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ITALIANA RACCOLTA MENSILE DI SCIENZA, ARTE° E
S,TÒRIA. MIL I T A .Rr
DELL'·ESERCITO ITALIANO
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S erie III. -
Anno XVIU. ·
Tomo IL . .::.
ROMA, 1873 VOGHERA CARLO, TIPOGRAFO-EDITORE . Piazza del Gesù, N° 47 ,
J
SUL SISTEMA DI PROIEZIONE PIÙ CONVENIBNTE
. . ' PER .LE CARTE TOPOG;RAI<'lCHE D'ITALIA
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Il topogmfo , che deve figurare sulla carta una ·1;egione · di poca estensione, fa' astrazione dalla curvatura della 'superficie ·terrestre e la considera come piana; e tale convenzione sono fondati tutti i metodi di . rileva111ento topografico; ma quando con la riunione · di rilevamenti paniali si vuole comporre la carta di . . un'a vasta proviQcia o di uno Stato, allora·gli effetti della curvatura della terra non sono più trascurabili, e si affaccia al geografo una quistione. della massima im. pol'tanza , che. è quella della scelta di un sistema di
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Prtopr:(età letteraria.
·· proiezione.
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Se la · superficie del globo fosse di que11e · che si · chiamano · sviluppabili, non sarebbe necessario di s.ta. ' bilire n essuna convénzione per poter disegnare sulla carlq una parte di superficie . tei·restre; e la riunion e . sopra un piano .di tutte le levate fatte in campagna · si potrebbe rigor0sé!,mente effettuare, ·qual~mqµe foss.e .l'estensione del terreno da rappreseìltarsi . 1\fa siccome la superficìe dello sferoide terrestre non è sviluppabile, .. .cosl riunendo in.sieme i lavori parziali fatti .sul terreno, clie rappresentano tanti elementi della superficie ter.: . . restre, si otterrebbe una superficie. sferoidica simile ·
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SUL SISTE)IA DI PROIEZIONE PIÙ CONVENIENTE
a quella della terra. Che se si volesse forzare la superficie curva così otlenula a distendersi sopra un piano, ne risulterebbe nella connessura dei fon'li un o lace1·amento lanto più considerevole quanto maO'giore 0 è l'estensione della regione rilevata. Volendo evitare quest'inconveniente bisogna necessariamente incorrere in quello di far subire un' allerazione più o meno ,grande ai diversi fogli per poterli unire margine a margine e formarne unà carta sola. Quest'operazione non può e non deve essere fatta in h10do arbitrario, ma deve essere fondata su principii convenzionali mediante i quali si possa sempre determinare la relazione che passa tra le linee, gli angoli e le aree rappresentati sulla carta, e le linee, gli ' angoli e le aree corrispondenti sullo sferoide terrestre. La scelta di un sistema di proiezione consiste appunto nello stabilire quesli principii. Il problema di cui ~i tratta, considerato nella sua generali tà, ha occupato i più distinti geometri antiehi e moderni da Tolomeo fino ai Mercator, Molweicle, Fl'amsteed, Lambert; Eulero, Lagrange, Gauss, Littrow, Airy, Herschell, Clarke, ecc., ece. e venne trattato nei libri di Puissant, Lacroix, Schiavoni, Germain e nelle recenti memorie di Bonnet, Tissot, Collignon, e_cc. Ma in quèste poche pagine ci asLerremo da ogni considerazione teorica, limilandoci al caso speciale di una ; , quale 10 000 pensi?,mo dovrà essere pubblicata per cura dell'Istituto_ topografico militare, riunendo in un tutto omogeneo le varie carle• finora coslrutte nelle provincie italiane con diversità di scale, di proiezione, di segni coavenzionali e di espressione del terreno (1 ). carta topografica dell'Italia alla scala di
(1) Veggasi la tavola annessa alla presente dispensa.
PER LE CARTE TOPOGI\AFICftE O'l'l'AL!A
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I. La scelta di · una proiezione è un problema essenzialmente pratico la cui soluzione deve essere in relazione con Io scopo che ci proponiamo nella formazione della carta. Se si vuole per esempio rappresentare la totalità della superficie terrestre e costruire un mappamondo, si adoperano preferibilmente le proiezioni prospettiche. Se si vuole invece rappresentare una vasta · zona, sia terrestre che marittima, si impiegano le proiezioni . che si ottengono sostituendo alla superficie della Le~ra superficie eoniche o cilindriche ad essa tangenti; e Je proiezioni cosl ottenute sono della specie chiamata per ùviluppa·mento. Le proiezioni cilindriche sono usate per le carte marine, mentre per le carte terrestri si adoperano le proiezioni coniche. Queste ultim~, cioè quelle cli cui ci dobbiamo occupare, sono di moltissime specie; ma quella reputata migliore nella maggior parte dei casi è quella di Bonne o di l?lamSleed modificata, che venne impiegata nel.la carta di Francia, nella carta delle antiche .provincie d'Italia e nella recente formazione della ·carta de.lle provincie meridionali, ed é quasi generalmente adotlata dagli Stati d'Europa. La proiezione di Bonn.e è una modificazione della proiezione ··conica propriamente eletta, di cui' diremo qualche cosa. . Per fissare le idee, consideriamo la regione llalica che è compresa tra i meridiani 5° 45' ovest e 5° 50' est dal meridiano di Roma e tra i paralleli 36° 40' e 46° 40 di latitudine nord. Il parallelo medio viene ad essere all'incirca quello di Roma; e volendo sostituire alla superficie terrestre quella di un cono tangente alla medesima, assumiamo . per linea di contatto tra il cono
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e lo ·sferoide il parallelo di Roma. Abbiamo così una superficie conica che non si allontana eccessivamente dalla superficie terrestre nei limili dell'Italia. Ora, tanto la proiezione conica come la proiezione di Bonne dipendono dallo sviluppo del cono a cui alludiamo . La sola differenza che passa tra le due pro'ieziòni dipende dal modo diverso di tracciare i meridiani. I paralleli sono in entrambe rappresentati da archi di circolo concentrici ed equidìstanti, il cui ·centro · comune è il vertice del cono tangente allo sferoide, e la distanza tra di lor.o é proporzionale alla lunghezza dell'ai'co di meridiano che intercellano. Nelle due : proiezioni il meridiano centrale é rappre-sentato da una linea retta; nella proiezione conica sono rettilinei anche gli altri meridiani, e per tracciarli si portano sul parallelo medio distanze proporzionali alle lunghezze che gli archi di parallelo cli un determinato numero di gradi hanno alla latitudine cornspondente: i punti di divisione cosi ottenuti si uniscono. al centro del cono con Ìinee ·r ette che rappresentano i meridiani. Nella proiezi one di Bonne i mel'idiani si tracciano invece po!'lando queste distanze proporzionali non ·s ul parallelo medio soltanto, ma su tutti. Cosi i. meridiani sonO" rappresentati dai luoghi geometrici dei punti di divisione corrispondenti; ed essi, m eno il centrale, saranno curvilinei e presenteranno la loro concavità verso il meridiano principale. Una modificazione delle proiezioni sopradescl'il!.e è la proiezione policonica usata negli Stati Uniti d'America. Essa differisce dalla precedente inquantochè, invece di dipendere dallo sviluppo di un solo cono, risulta dallo sviluppo di tanti coni quanti sono i paralleli che si considerano: I caratteri essenziali di queste tre proiezioni sono i s eguenti:
9 La proiezione coni ca ha il vantaggio di conservare la perpendicolarità reciproca dei meridiani e dei paralleli, ma alter<a la lunghezw degli archi di parallelo ild eccezione di quelli del parallelo medio . Come conseguenza di quest'alterazione ne deriva un'altra nelle · distanze, neJle aree e negli angoli, come si vedrà in seguito. La proiezione policonica conserva la perpendicola:.. rità reciproca dei meridiani e dei paralleli ed i valori relativi degli archi cli meridiano, i quali ".anno aumentan do a misura che si allontanano dal meridiano prin. cipale. Con seguenza di quest'alterazione è un'accrescimento nel valore delle distanze e delle aree ed tina certa divergenza tra i paralleli. La proiezione di Donne conserva i veri rapporti tra gli archi di parallelo e di meridiaho, e non altera quelli tra le aree c he sono conservali quali si presentano sullo sferoide terrestre. Ciò che viene alteralo è l'angolo tra il parallelo ed .il meridiano, angolo cl;e invece di essere retto come sullo sferoide, presenta una le·ggera obliquità. Conseguenza di questa deviazione dei meridiani è un'alterazione in più od in meno uelle distanze che non sono misurate lungo un parallelo~ ed un'alterazione di poca enlilà negli azimut. 11 pr egio della conserMzione delle aree è quello che in generale fa preferì re la proiezione di Bonne a lle altre. Si potrebbe discorrere di numerose altre proiezioni dipendenti dal cono, ma si uscirel)be dal campo prefisso . l~ bene di porre sott'occhio al lellore alcune cifre che diano un'idea precisa delle varie alLerazion i prodotte dai s istemi di pro iezione che abbiamo clescriltc, applicati alla rappresen-tazione della regione· Italica. Esse sono state ottenute prendendo per base gli elementi dello sferoide terrestre determinati da Be~scl, che sono i seguenti: J'EU LE CA·HTE TOPOGHAFICI:IE D l'i'ALlA
SUL SISTEMA DI PROIEZIONE PIÙ CONVENIBN1'E
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SUL SISTEMA DI PROIEZIONE PI Ù CONVENIENTE
Semiasse maggiore a = 6 377 397"', 16 » minore b 6 356 078'\96 .. . . a- b 1 Seh 1acc1amento -a- = 299 HY
=
' di sviluppo l'OsserSiccome si è preso per éenlro vatorio Romano, ne daremo la posizione geografica, che è.longitudine 0°. 00'. 00", latitudine 41°. 53'. 53". 72 nord. Il. Esaminiamo le alterazioni che presenterebbero i tre sistemi di proiezione coni·ca, policonica e di Bonne. 1°
Proiezione conica.
Si è detto che nella proiezione conica il valore degli archi d1 parallelo è allerato; la seguente tabella presenta i valori degli archi di un grado di parallelo alle varie latitudini della regione Ilalica calcolati sullo sferojde terrestre e sulla proiezione conica .
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Al'CO
A l'CO
cl
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C N di di parallelo parallelo @-o·~ sulla sullo proiezione sferoide ~o~ conica terrestre A ~
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:a .a :.::: e:!
H
37".00' 89309"'.8 89000".8 309"'.0 4~'.30' 82~90"'.6 82485" 9
~'O:
0''.'l 4".6. 42~.,
37-.30' 88662"'.6 884H'".2 254 '".4 43°.00' 81Si3r'.3 8453P'A 38°.00' 88015"':3 8782~".6 ~93m,7 43°.30 1 80896".1 80863" 8
22m.3
38°.30' 87368' .i 872~8m.8 H9".3 H'.00' 80248"'.9 80496"'.o
52".4
~ 04"'.8
84".8
0
39'.00' 86720"'.9 866'16''A
44'.30' 7960~...7 79546"'.9
39'.30' 86073"'.7 85999"'.9 40' .00' 85426.,,5 85383"'.7
73m,8 45".00' 78964"'.5 78837'°.3 1·17"'.2 .um.8 45°.30' 78307"'.3 78445" 6 461".7
40'.30' 84779".3 84754".4
24".9 46'.00' 77660"'.l 77453m,9 206"'.2 7••.o 46'.30' 77012"'.9 76750'".4 262".5
44'.00' 84432"A 84125"'.•1 .H'.30' 83484"'.9 83483'".0
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., "'~ .s=
Al'CO Arco N di di parallelo parallelo ., o ... sulla sullo proie7:ione sferoide ~ s comca terrestre A ?.
36'.30' 89957m.o 89576".7 380"'.3 42° 00' 82840'".7 82840".0
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PER LE CARTE TOPOGRAFICHE D 1TALIA
~"'.91 47' 00' 76365"'.7 '76046"'.8 318".9
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Osservando l'ultima colonna di questa ta:vola si vede come, a partire dal parallelo 42° che è il più prossimo a quello di Roma, le deformazioni vanno aumentando rapidamente, sia che si ·proceda verso il nord, sia che si proceda verso il sud. L'alterazione che subiscono i paralleli nella proiezione conica è pressochè nulla se ci allontaniamo soltanto di un grado al nord ed al sud dal parallelo medio. Poiché gli archi di parallelo si vanno allargando coll'allontanarsi dal parallelo medio, ne risulta eh.e in generale le distanze vengono aumentale, come pure le aree. Per dare un'idea sempre ' più esatta delle de-. formazioni lineari che si presentano nella proiezione conica, consideriamo il trapezio sferotdico intercettato tra i paralleli 46.0 • 40' e 47° ed i meridiani 5°. 30' e 6°, cioè alla massima distanza ·da Roma, sempre però nella regione Italica. Le diagonali di questo quadrilatero misurate sullo sferoide terrestre sarebbero lunghe 53 174 metri, ·mentre che nella proiezione conica sare· bero circa 53 350 cioè all'incirca '186 metri di più . Nel trapezio analogo· il cui centro sia R.oma la de 7 formazione invece è nulla. Le aree, <:ome si è detto, sono aumentate . Così per esempio un trapezio compreso tra due meridiani che distino di 30' tra di loro e due paralleli che dis tino 20' avrà le deformazioni che risultano dalla seguente tavola.
Trape.zio comp1·eso tra i paralleli
Area conica / At·ea sferoidica / Dift'ereuza
· 46°. 40' e 47°. 00' i~o. !O' e 4·1°. 40'
H48kq. 74
36°. 20'
6
36°. 40'
4545kq, 25 rn53kq_ o5
I I
t412kq_ 35
6 kq. 39
~545'4. 30
>
·1656·~. 47
7kq_ 08
42 SU.L STSTElfA Dl PRO!EZIONE PIÙ CONV ENIEN'Ì'E Si vede che la massima deformazione nelle-aree dì {juesti trapezii è di circa -7 c11ilon-ietri quackaLi alle latitudini estreme, e che è presso eh è nulla alle latitudini medie. La perpendicolarità reciproca dei meridiani e dei paralleli non impedisce che n_ella proiezione coniéa vi sia una defoÌ'mazione ncgh anù'oli. lnfulti nella misura 0 di i.in ango_Io sopra ~ma cari.a d'1talia costrutta.con la proieziòne conica si può avere ùn' alterazione in più od in meno di. circa '16'. ~2" alle latitudin1 estreme , . che però alle latitudini·. m_edie si riduce a pochi ~e condi. Se foolsi a vere un'idea del!' influe·nza· dèi difetti . della proiezione conica ne.Jla determinazione della distanza di due punti molto lontani e deUa direzione della linea che li unisce, si esaminino i resultati se)guenti :. . . . . ·f -S.f è calçola ta la lungh~zza della linea geodetica che unisce l'Osservatòrio Roma.no al punto la cui longitudine è· 6° ovest e la latitudine 4.7° _n ord, e si è ottenuto 'i,i.0680 metri. ·La stessa 11nea misurata· sulla · proiezione con ica è 74, ,J168 mclri, con una differenza di 488 metri, che è relativamente piccola, perchè la direzioi1e considera ta non è quellasecémdo la quale nella proiezi?ne _conica sì presentano le . maggiori deformàzi..oni. E evidente·· infatti che le maggiori ·deformazioni lineari sl ·in contrano neila misura delie distanze da est ad ovest e viceversa, perchè gli atchi di parallelo sono appunto quelli che v13ngonQ · alter-ali · m aggiormente. · L'azimut della linea geodetica .che. abbiamo considerata, contato dal nord verso J'o,,est, è dì 38° 02' 36" 2,1 · mentl'è .queHo dato dalla ·proiezione cQnica é cli 38° 08' . 54" 82, con una deformazione che supera appena i 6 2° ll punto la cui .latitudine è 37'' nord e la cui longitudine è · 6° est · dista dall' Osservator_io Romano 7104'76. metri; e _la s~èsstl _distuqza misui'ata s·opra unà · 0
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PER ·LE CARTE TO).'OGll.AFlCHE Ì>'ITALIA
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carta secondo la proiezione conica sarebbe 749896; e per conseguenza l'alterazione risulterebbe di 42.0 metri. L'àzimut della linea pi~ breve che UI?,isce·il punto con. siderato all'Ossèrva·wrio Rorriano è di 225° 2i 47" 83 · e l' azi1nut secondo la proiezionin:onìca 225° 32' 49" 23; con un'alterazione di circa 5(. · · . 3°. Se ci. avvièiniamo vieppiù .al. e.entro di sviluppo, · e consideriqmo il puntò. di. latitudine -44ò é longitudini:·· 3° ( ovest qd est è · indifferente pede lunghèzze)° là:sua distanza dall'Osservatorio Ronfano è 338. 220 rnetl'i sulla,. .sferoide ~ 338 '.il68 inetr~ suUo. sviluppo·_çonico,; si ~ede · · che la differenza _è Ì'i<lotta . a 48 nieLri. . '. , · . · . 4° -.Parimente piccola è la differenza per la distanza : dell' Ossei:,vato.rio -Roroano al punt~ di latiiudine,-40~ e,
e
. longftudine 4°. Per -queSta··aistanza si na. ·397 !30'rÌie.t1:i 1
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' stillo sfefòide . è, 391:·264, . con una· diffei;ell'za· di·· mi :
. m~ tr i c·ir:èa_. .
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o Infine s~ prendiafI1:ò le distanze clall'O"ssel'Vatorio 0
1 al punto di latitudìne 43° e longitudine 1° si ha 147 443
' .
metri sullo sferoide, e ,14.7 44'7 metri-:3ulcono s,,iluppatci, con una deformazjone trascurabile.. . Da quello che si è detto_fin qui si vede chiaramente che 1a proiezione conica ap.pJicata alla regione _Italica ·. presenterebbe notevoli alterazioni di distanze, dì- aree e di angoli alle latitudini estreme della regione che si . considera, · e che tali deformazio:ri_i vanno· diminuendo avvi_cinandosi al . parallelo medio, per modQ · che al .. ·centro di' -sviluppo esse diventano ·nulle .. . ... · Si è per ovviare ud una parte degli incon.venienti della proiezione conica éhe vennero immaginate le proiezioni" p~liconica e di Bonne. 2° Proiezioiie policonica. . Com,~. si è détto, la proiezione policonica ha i suoi ai·chi di parallelo di ugqale · lunghezza degli archi di parallelo terrestre. G:li archi di meridiano· si manten.:.
H
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SUL SISTEMA DI PROIEZIONE PI Ù CONVENIENTE
J>Ell LE CARTE TOPOGRAFICHE D'ITALIA
g?no ~gual~ sul meridiano principale , ma siccome i d1vers1 com tangenti allo sferoide hanno un vertice diverso, così i circoli che rappresentano i paralleli hanno un centro diverso. Per conseguenza i paralleli 'd ivergono_ i~vece _cl~ mantenersi paralleli fra di loro, e gli archi d1 mend1ano che essi int.erceltano vanno aumentand_o. di lunghezza a misura che sono p·iù lontani dal meridiano centrale . Tutta la fa.scia di superficie terrestre che è rinchiusa entro limiti ristretti di lono-itudi ne ad est ed o,1est del meridiano prin cipale è r;ppresentata con una geandissima esattezza; mentre che a grandi distanze dal meridiano centrale si hanno noL.eYoli alterazioni nelle aree e negli an o-oli . È faci le comp1;endere come nella pr;iezione polico~ mca, analogamente a quanto accade nella conica le aree e -le distanze possono essere alterate in più, 'ma non in meno . Siccome nella proiezione policonica ciò che viene alterato è l'arco di meri.diano a misura che la sua longitudine cresce, c0sì per dare un' idèa dell' entità del!~ deformazione presentata da qt}esta proiezione, si dà 1l seguente specchio per gli archi di meridiano compresi tra i paralleli 4,1° e- 42·.
d ue paralleli che si considerano nei diversi meridiani è dato dalla tavola seguente.
lI
Arco j Arco di m,c,ridiano Alterazione di 1• in Loogi- di mdi " Jdi 1· ""' tudine $Ulla proiezione] metri tudine sulla. proiezione policonica poli conica
Longi-
oo 10 .20 30
4H051 m. 00
o
40
1H070rn. 02
rn. 02 as: 04
rso
14 ~089... 04
HH08'". 06 1 57. 06
HH27'". 08 . HH46"'.
.....
60
rn
HH65". 42
I
~
0°. o. 0°. 00'. 0°. O,!'. 0°. 02' . 0°. 03'. 0°. 03'. 0° . 04'.
20
30 40
50 60
76. 08 95. ~o H4. n
1
b j
,o
00 47'',0 34",2 2·1",2 08'',7
155'',7 42",7
Si vede, come del resto era evidente di per sè, ghe queste deviazioni sono in ragione dell'alterazione subita dagli archi di meridiano . · · Conseguenza dell'allargamento della zona compresa ira due . paralleli è un aumento nelle aree. 1° Consideriamo, come si è fatto per la proiezione conica, un trapezio compreso tra due paralleli distanti di .20' e due meridiani distanti di 30', e vediamo quale è la sua area misurata sullo sferoide e sulla proiezione policonica. li trapezio sferoidico il cùi cen tr o di figura è a .4-6°. 50' di la titU:dine e 5°. 45' di longitudine ha la sua area uguale a H12k''· 3506 e nella proiezi one poli conica l'area sarebbe f415kq. 1600, cioè presenterebbe un'alterazione metà di quella presentata dalla comca. 2° Il quadrilatero sferoidico esteso 30' in longitu~ dine col centro di figura a 36°. 30' latitudine e 5°. 45 longitudine ha per ·area 16/W\ .i,73,i., e sulla pro iezione poli conica ,i 660~'1• 4850, con un'~lterazione di circa 4 chilometri quadrati, inferiore di molto a quella data dalla proiezione conica. 3° Finalmente al centro di' sviluppo le aree diventano uguali, e così accade lungo tutta una fascia 1
in . metri
L'angol o che misura ·1a divergenza delle tan.ù'enti . o . ai
oo ,io
II""''"'°"
;
Divergenza
Alla longitudine
16 SUL SISTE:IIA DI l'llOIEZCOr-E I'l Ù CO~VENIENTE compresa Lra due meridiani vicini ad esl ed ovest del meridiano di Roma. A formarsi un concello più esalto aricora della deformazione dei quadrilalpri di cui abbiamo determinato le aree, diamo il valore delle loro diagonali. che in questo caso non sono piu- uguali tr.;,. di Joro come nella proiezione conica, ma difleriscono. di qualche metro èpJanclo non ha1mo il loro punto di intersezi_one sul meriaiano centrale, nel q.ual caso sono uguali. Trapezio il cui centro di figura è a 5°. 45 di longitudine e ~6°. 50' latitudine .. Diagonale m~ggiore. : .. minore . . . . . » Diagonale del tr.apczio sferoidico . . . . . . . . . . . . .
bulino pott'ebbero renderla apprezzabile all'occhio per luno·hezze lineari non grandissime. T~rminiamo questi cenn:i sulla proiezione policonica col fare un confronto fra alcune. distanze ed azimut di ptmti lontani.
I .
la Secondo proiez/one Sullo sferoide Difi'e\'enza pohcomca
Distanza da Roma a.i punti
Latitud. 47' 440 > »
53 2~6 01 ) sulla ~roi~zionc 53 234m ) pohcomca. · · 53174m
Differenza dalla media delle precedenti 61 metri; e qùesto dimostra che nelle circostanze più sfa rorévoli l'alleraiione lineare locale è assai piccola. Per i qu1.1drilnteri· policonici il cui centro è sul meridiano principale le diagonali sono uguali tra di loi·o ed uguali a quelle dei corrispondenti quadrilateri sferoidici . .· Le deformazioni angolari od azimula.li risultano a sufficienza dalio specchio che abbiamo dato per indicare la divergenza dei paralleli , ma aggiungeremo che la mass11na deformazione angolare che possa verificarsi applicando la · proiezione policonica alla roppresentazione dell'Italia è di 8'. 50'' circa Ciò equivale a dire che nelle circostanze ·più sfavorevoli un angolo che ha un determinato valore sopra lo sferoide viene rappresentato da un angolo che ne differisce in più od in· meno di 9 minuti circa, quantità che a vero dire è trascurabile di fronte agli errori inevitabili nelle rapp.resentazicini grafi.che, in quanto che n~ lapis né
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l'ER LE CAl\'l'E TOPOG-RAFICIIE D'ITALIA
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43° 40° 37°
Longitud. 6° 30 »
'744084'". O 338267". O
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447446'". 6 397256". O 749816'". O
740680... o 1 404"'. O 338220". O 47". '~ ,4474·. w·. 9 3'". 7 397•t30m, 0 'I 426'". O 749476". O 340· . O
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Si vede da questo specchio con:ie sia .minima l' ~Iterazione quando ci discostiamo soltanto d1 un grado rn longitudine dal meridiano di Roma. L'azimut del primo punto indicato nel suddetto spec.. chio, all'Osservatorio Romano, é 38°. 02'. 36". 2 11, e lo stesso azimut determinato sulla proiezione policonica è 37°. 57'. 30". 93, con un errore di circa 5'. L'azimut dell'ultimo punto indieato nf'l lo specchio precedente é 225°. 27'. 4 7 83 e colla policonica si ha 225°, 22'. 35'', 66, con un errore di circa 5'. Riassumendo quanto si è dello sulla proiezione policonica si può .conchiudere che senza elim inare completamente gli inconvenienti presentati dalla p_roi?zione conica semplice essa li riduce però a proporz.ionr as$ai minori, e si può ritenere come un ottimo sistema di proiezione per le regioni che si estendono poco .ne l senso dei paralleli e mollo nel senso dei meridiani. Le coste dell'America setteno'ionale a vendo una direzione gene1·ale pressochè dal nord al sud, le carte idrografiche che si fanno negli Stati Uniti sono rappresenta te se11
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:ANNo xvm, VoL. 11.
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2
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8 SUL SISTE1IA D1 PROIEZIONE PIÙ CONYENIENTE rornlo la. proiezione policonica che viene perciò anche chiamata Americana. Ma trattandosi dell'Ilalia la quale è inclinata rispetto ai meridiani ed ai paralleli in modo da estendersi quasi ugualmente in latitudine e longitudine, la proiezione policonica presenta il grave inconveniente della allerazione de!Ie aree per le longitudini estreme. 3° Proiezione di Bonne. La p;.oiezione di Bonne non allera le aree, e gl-i archi di parallelo e . di meridiano conservano i i:nedesimi rapporti esistenti sullo sferoide. In questa pro-: iezione i quadrilateri formati dai paralleli e rneridianl conservano · le stesse basi e le stesse altezze, ma si inclinano verso il meridiano centrale in guisa che alenne distanze vengono aumentate ed altre dimiuuite. . Gli angoli dei paralleli· e dei meridiaoi non sono più retti, ma . ne differiscono pochissimo. Se poi si riflette che lungo il meridiano principale e lungo il parallelo medio le deformazioni di qualunque specie sono nulle, si comprende che questo sistema di proiezione debba essere preferibile ai due precedenti, almeno nella generalità dei casi, poi chè la proiezione conica è esatta ·soltanto secoÌ1do il parallelo medio, la policonica lo è lungo il meridiano principale e quella di Benne lungo l'uno e l'altro, ed ha perciò due direzioni nelle quali non vi sono alterazioni sensibil~. Ma siccome, quanclo si tratta di scegliere una projezione, ci troviamo sempre di fronte ad inconvenienti . · di cui bisogna scegliere i minori, così se la proiezione · di Bonne ci dà rigorosamente le aree, tutto il male viene a gravitare sulle distanze e su gli angoli. Infatti le alterazioni angolari ~sono maggiori nella proiezione. di Bonne che nelle altre due e raggiungono 23'. 5J/', nei limiti della nostra regione e nei punti più sfavorevolmen le scelti:
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1
19 Ma se le alterazioni angolari sono un grave inconveniente quando si tratta di carte marine perchè il navigante cerca sopratutto la direzione del suo cam. mino, per le carte terrestri questo inconveniente è tra- · scurabile sintantoché é nei limiti che abbiamo accennato, e non contribuisce ad alterare noLevolmenle le distanze. I quadrilateri formati , da due meridiani e due paralleli si trovano schiacciati nella direzione da nordest a sud-ovest, se sono situati a levante del meridiane> principale ed al nord del parallèlo medio; sono schiacciati da nord-ovest a sud-est se si trovano ad ovest del meridiano principale ed al nord del parallelo medio; sono schiacciali in senso inverso ai precedenti al sud del parallelo medio. Ciò spiega come nella proiezione di Bonne le distanze possono essere alterate in più come in meno secondo la dire:zione nella quale son · misurate. Nell'Ital ia le maggiori dislanze si possono misurare soltanto nelle direzioni secondo le quali la proiezione di Bonne le diminuisce Il!>,evolmèntc, e ciò dipende dalla sua direzione generale -dal nord- ovest al sud-est. Diamo un quadro delle alterazioni angolari sul paraJlelo 47° lungo il quale esse sono massime: · PER lìE CARTE ·roPOGRAFICHE D ITALIA
Lo~gitudine
o· 4 2 3
4~
5 6
1
Inclinazione del mel':diano
sul parallelo
o• o• 3' 59'' oo 7' 58'' o• H' 56'' oo '15' 55" o· 19' 54" Oò 23' 54''
E si vede come esse vadano aumentando con la lon-gitudine.
20
SUL SISTEMA Dl PHOIEZIONE I>1Ù CONVlENIENTE
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'Le dliagonali di 1m quadrilatero sferoidico chiuso tra due archi cli parallelo di 30' e ch1e archi di meridiano di. 20' nella proiezione di Bonne s i trovano un.a allungata e 1l'allra accorc iata; e per il quadrilatero il cui cBnt:ro è a 0°. 43' di long itudi,n e e 4,6°. 50' di lat~tudine la differenza · delle due · Gliagonali tra. di lor0 è di 340 metri, e la loro differenza · comune con la diagonale sferoidica è di 17'0 metri. Sì :'ede perciò come sotto questo punto' di vista la proiezi.one di Bonne lasci sd.a
r
1
1
desiderare . Analogamente a quanto si è fatto per le altre . ·due prciezioni diamo ·alcune distanze ed azimut:
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Loro distanza da Roma Stessa distanza. misurata misurata Differenza sulla proiezione sullo sferoide di Bonne
I
Posizione geografica dei punti
/
Latìtud. 47° ~
'
43°
'{
))
40°
»
3' 1• 40
})
3!7'
))
60
))
.
Longìtud. 6°
44°
>
I
7a9885m. O 740680"'. O ·795m. O 73m_ O 338447m. O! 338220m, O 3m. 9 447439m. O 447442m. 9 396\!65m. O 748666m. O
397~ 30 01 • O 7,19476 00 • O
>
165m. O
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ciò p:roviene dal . fatto che le minori deformazioni ang,olari succedono nelle direzioni in cui le alterazioni .lineari sono massime o minime, principio generale pe,r tutte le p1·oiezioni. Si può quindl conchiudere che la proiezione di Bonne, malgrado il vantaggio che ha di conservare lo aree, presen.ta. tali alterazioni lineari da mettere in .dqbbio s.o prala sua adozione, specialmente trattandosi di carte topografiche a grande scala per una regione eome l'Italia, che è d isposta sullo sferoide in mo.do da avere grandi alterazioni in qual.sia.si dei sistemi di proiezion~ che abbiam@· descritti. Dall'esame che si ~ fatto cli tre specie di proiezioni c©aiiche si è potu lo vedere che tutti i loro .inconve. menti. tendono a spari,re coll'approssimarsi al centro di svHuppo, la qual c0sa suggerisce l'idea di una pr,oiezione policent,rica i, cui vantaggi ed . inconvenienti esarnineteroo nel paragra{o seguente ..
III.
810"'. O
Come si vede anche qui le distanze presen lano alterazioni sempre minori a misura che ci avviciniamo al centro cli sviluppo . Si. osserverà che queste alterazioni .gono notevoli, ma ciò proviene dalla circostanza che la direzione secondo la quale le distanze sono misurate è appunto que1la in cui si hanno le maggiori alterazioni. · Per una coincidenza più fortuita che altro, l'azimut all'Osservatorio Romano del priìno punto indicato nello specchio suddetto differisce di pochi secondi dall'azimut vero, come pure l'azimut dell'ultimo punto; e
PER LE CARTE TOPOGRAl!'ICHE D'JT~.\.UA
)
Corne si .è deuo. in p11incipio, la scelta di una proiezione non. è UJJJJ:a cosa che dipenda da reo'ole inva0 riabili, . ma · è una quistione. pratica ch·e dip ende dal'l:o scopo. che ci propomiamo nella formazione di mia carta, ~alla forma,. rlimensioni e:d orienLamelàlto de.Ha regione rilevata, ed anche dalla scala alla quale la cair ta dev'essere tracciata .. Così nel caso nostro abbiamo da stu~iar~, .il problema. della proiezione in. rapporto con I Itahai e con unà carta alla scala di ·I a 400 mila. Si tratta dunq.ue di una carta topografica, la quale venenclìò r.iunita tutta in un piano non . avrebllle meno
..
22
SUL SISTEMA DI l'!tOIEZIONE PIÙ CONVENIENTE
'
di rn o ,t 7 metri di lunghezza per 1:il di larghezza; ed a nessuno può venire in mente che si presenti il caso
<li dovere riunire tutti. insieme i fogli di una simile carta. Una carLa topografica essendo destinata allo studio 1ei ya~'ticol~r.i del terreno non verrà impiegata che a fogli staccati, e presentandosi il caso di dover riunire insieme un certo numel'o di fogli, questo numero sarà assai limitato. È quindi naturale che' sia sorta l'idea <li svincolarsi da qualunque sistema convenzionale di proiezione e di ritenere come inutile la concliìione di poter riunire un gran numero di fogli sullo stesso piano. Già da molto tempo nell'Assia, nella Prussia ed in di versi altri Stati della Germania, e da alcuni anni anche in AusLria, si è pensato di conservare il rilevamento topografico come definitivo, di non forzarlo ad incastrarsi in un reticolato convenzionale di meridiani e paralleli, e considerare ogni foglio isolato come 'una carta indipendente il cui centro di p'roiezione sia il 'centro di figura . del foglio stesso. Quesla idea così naturale è quella che deve essersi presentata spontanea a coloro che fecero le prime car1e tO· pografiche. , È naturale che adottando una tale proiezione converrà di prendere per limite di ciascun foglio due archi di parallelo e due archi di meridiano che distino in modo da rinchiudere tm quadrilatero che soddisfi a ,certe condizioni cli forma estetica e comodità di lettura, come di facilità di riproduzione in relazione con la scala di 1 a 1 ÒO mila. Senza entrare pertanto in ,c?nsiderazioni ulteriori sopra questo punto, suppomamo, per fissare le idee , che si sia ammessa la massima che il foglio al mo mila debba estendersi 30' in longitudine e 20' in latitudine. In tali limiti di ·
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PER LE CARTE TOPOGRAFlCHE . D'XTALJA
23
estensione si pu.ò adottare indifferentemente qualunque sistema di proiezione e si può· anche considerare la . terra come piana senza incorrere in errori che superino gli errori grafici inevitabili in una carta a sif- · fatta scala. Diventa secondaria, se non inutile, la quistione di .s tabilire se il sistema di proiezione che conviene di adottare in ciascun foglio debba essere· q'Q.ella di Bonn~, la conica o la policonica, quella di Cassini od altre ; Nei limiLi cli un foglio, e nei limiti di esattezza concessi dal graficismo, tutte queste proiezioni sono ugual-:mentc buone, e nella loro scelta deve prevalere il cri. terio della comodità e della semplicità. Questa proiezione, policentrica o naturale che si voglia chiamare, può essere considerata sotto diversi punti · di vista egualmente plausibili per rispetto al suo modo di generazione. Infatti essa può considerarsi come lo sviiuppo di una superficie cilindrica la cui generatrice si muova appoggiandosi sopra due meridiani vicini e consei:vandosi sempre par·allela all'equatore. Essa può anche · considerarsi corue lo sviluppo di una superficie conica tangente al parallelo medio di ciascun foglio; p1,1ò anche considerarsi come una proiezione ortogonale sopra il piano tangente nel punto corrispondente al punto centrale del foglio . Per fare ben comprendere queste idee senza ricorrere a dimosteazioni scientifiche consideriamo un globo sferoidico simiie a quello terrestre e che abbia il suo semidiametro maggiore di circa 64 .metri, cioè la centomillesima parte del semidiametro terrestre. Si supponga questo gl'obo tappez- · zato cli, carta e sopra di esso sieno tracciati i meridiani di 30' in 30' ed i paralleli di 20' in 20', e sieno rappresei;itate le diverse parli della terra e specialmente l'Italia alla ·scala di ,f a 100 mila. Se da quest© globo si tagliano via 1 quadrilateri formati dai paral-
I,
24 SUL SISTEMì\. DI', Plt0l1i:ZI0NE PIÙ CONVENIENTE le'li e. meridrani che coprono la· regione Italica, si ottengono altrettanti fogli della carta d'Italia secondo il sistema di proiezione, di cui si sta discorrendo. Quelli . che costruiscono palloni areostatici ·risòlvono il problema inverso, e formano un globo con la riunio@ di tanti• pezzi analoghi. a queHi nei quali si è suddivisa la'. SU[!>erficie terrestre. . . Consideriamo pe.r fissare le idee· il foglio che contiène Roma e clie ha}i suoi angoìi Rei punti. di latitudine 41 ° 4'0' e ,i.2l> e longitudine 0° ,J;o' est e 09 115' ovést.. Tuttci quello che si dice fier q·uesto foglio si pdiY estendere a qualunque altro, perchè tutti si lrovano nelle medesime condizioni, dal ~omento che ciascuno· coriliene il rroprio cMtro di sviltrppo.. _ Dal'emo una ta,vol.a che presenta i•Yalori delle còordi. . dinate dei quattro vertici de.I· foglio neH'é diverse ipo42,r--------:,---=-- ....,,47.. tesi che si posso:no 1(-·- J'·-:---'! fare sul mo'do di generàzione. Tutto esjf sendo simmetrico ri, ! · 41; , spetto- meridiano 4 50 /. ;·-----·-----'---ra·----·------ --· . . so cent!'al e del fogli O ,
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basterà che si determinino le coordinate • l dei due vertici A e B: 4./'.4'0'_ 1 ._. I<-··:- Y -->4i4o' ecco pertanto la ta-· _bèila che' ce ne dà ii valotie in diversi sistemi di .
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proiezione. !ri.dicazion~'I Proiezi:oni Bonne dei punti~ e di policonica
I !
1r:·
Proiezione conica
.
-· Svi luppo ''Rettificazione del cilindro degli archi di parallelo che ha per direttrici e dlte mehdiani meridiano
208•17m, 99 208if711> , 208,nrn .. ~1 g ~854om. 08 . 48540"': 22 ,, 18509"'. I Y= I 20'11 Om. rn 20740'". 215 207A0111• Btx = , ~84-79"'. 25 48479m. 25 48f:i09m.
72 92 04 38
208·17m. 9•1 ~ 81509"'. 93 201mm. 20 •I 8509m.. 38..
PER' LE; CàR'Ì'lf fOPO(}liA:FICHE D'UA'.UA
2o
Si vede che q1:1.e'sti vàlbr,i oscillano entro limiti' cos.-i risirètti ehe s'©IfD a'tfatto) tra:scùrabili dì frnnte agh e.rrbri inevitabili nelle r'appresenLazionì. g.r:afiche,, i quali 4 e11r0ri alla scala, dell', 0'0 , ese1:citano un' influe1!z~ d' or1 00 0 ·. diné sùperiore · à:lle os-ciHazioni suaccennate. Infatti lifl'a, differenza: d! 30 . metri nelle coordinate si ridace
1
ad,~n terzo di millimetro a.Ifa. scaia dì , ; , e siccome 10 000 gl'i errori non si propagalJ.'J.o perchè le wordinate dei p'unti· posLi sopra un foglfo sòn0 it1l'dipendenti da quellè d!éi, punti' po·s ti negli altri fogfi·, così si Jll'l:IO indiffo-. réntemente adotta1·e: ùlno qùahrnque dei metodi clli p:rniezi'orie che· vennerò inaiJMti. E. si noti che f. punti' A e B essen-do i: piiù lontani dal centro (j del 1foglio, sono quelli che subiscono il maggiore spostamento, mentre per i punti posti internamente l'errore diventa sempre minore a misura che ci avvici'niamo al ceritro. . · · Si comprende ora che i meridiani ed i paralleli possono essere figurali con linee rette. Baste'rebbe • . l'esame.' delta tavòla: piie·cedentè per aNerne· mia prova, nw1· ·pe1· a·bliron(lanza sr fa ossetva:re d!rè in un foglio la massima fr'oceià' che pòssa avere uB àrn'o di. parallelo è di 3'0 metri s0pta tma lliflghezza di. oltre 40 cMl01me'fri, epp'erciè, fa curvatura del' patallèlo è trnscurab'ile. Jl>·er i ~ ·eri dian.i · tnàrginali dr un· fogfi o• ,. èhè sono i• pilli ,Hferatf, kt 'Éreccià é di 3ò C'entìmetri· (soli 3'5 contirttetl'ì F) sopra 31 e p iù chilot11erri. . Si facéia ora ir e(jftfronto degli errori affatto tra:scu--f.abili che deFi'vàno da: queste $1:1.pposizio11i con le al. tera:zi<e>rH te.latitan1ente enormi presentate da tutti i sistemi di proiezione ·a centro di sviluppo unico che à:bbiaruo esaminiaa, e si ve'd1'à · eorne diventi afi.Jìatto secònduria qaalnnt1t1e; éonsidefazi<me relafli.va. al modo
;26
SUL SISTE~U. DI PROIEZIONE PIÙ CONVENIENTE '
PEll LE CARTE TOPOGRAFICHE D'ITALIA
di proiezione da applicarsi ai singoli fogli e quale sia la superiorità del sistema policent1·ico o naturale sopra gli altri sistemi dal punto di vista · dell'esattezza e della. semplicità. · Che se dagli Stati limitrofi, come già si prati~a in Austria, si v.enissero a compilare le carte topografiche con un sistema di proiezione analogo a quello che si sta descrivendo, si avrebbe il vantaggio di poter innestare i fogl_i marginali delle carte degli Slati vicini con quelli della carta d'Italia, cosa che non si potrebbe fare con le proiezioni di Bonne e policonica, perchè i meridiani delle carte di due $Lati si presenterebbero a vicenda la convessità e si toccherebbero . nei punti più lontani dal centro di sviluppo, nei quali appunto le alterazioni sono massime.
IV.
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; od all' ~ noi non vediamo · qual van10 000 50 00 taggio se ne potrebbe ricavare, perchè non potrebbero aversene sott'occhio le diverse regioni se non successivamente. Nelle carte topografiche è dunque inutile di alterare tra le aree, le linee e gli angoli i rapporti esistenti sul terreno per il solo vantaggio di ottenerne lo sviluppo sopra un piano. Ma non basta. Trattandosi dell'Italia si può dimostrare che è possibile di conservare la proiezione naturale anche 1 per una carta geografica ali; scala:di o di ~ 50 000 250 000 e più. Infatti per poco che ci facciamo a pensare alla forma allungata, in guisa di striscia che ha l'Italia, alla sua poca estensione, al suo orientamento e po~ sizione sopra il globo terrestre, è facile persuaderci -della facilità di svilupparne la superficie sopra un piano se!lza ricorrere ad alcuno dei sistemi di proiezione usitati. Ritorniamo a considerare un globo ricoperto di carta sul quale sieno tracciati i m_eridiani, i paralleli, ed i contorni delle varie regioni, segnatainante i contorni dell'Italia. Ora, se vogliamo ad esempio una carta alla 4 se.ala di immaginiamo un globo il cui s~mi 500000 asse equatoriale sia circa 43 metri. La circonferenza di questo globo è di circa 80 metri ed è difficile imJ?)aginarsi una sala che possa contenerlo, se non è quella di un teatro o di un parlamento. Ebbene su questo gl'obo l'Italia (a parte le isole) verrebbe ad occupare una striscia lunga poco più di tre metri e larga in media poco più di mezzo metro. D'altronde, per avere ·un'idea di. questo, basta osservare la figura ,1", nella quale l'Italia è tratteggiata còn linee trasverse ed ocGupa un'estensione veramente impercettibile. Ciò posto, all'
1
Dopo quanto si è detto sembra difficile che si possa contestare l'utilità di un sistema di proiezione così semplice, così naturale e così logico per la rappresentazione delle carte topografiche. È tanto essenziale la distinzione delle carte topografiche dalle geogr~fiche per rapporto alla scelta di un sistema cli proiezione che non possiamo fare a meno di fermarci su di essa. Infatti scopo delle carte geografiche è quel.lo di rappresentare sopra un piano unico l'insieme di una grande regione , mentre le carte topografiche si consultano per studiare i particolari del terreno. Ammesso anche che ~opra un tavolo gigantesco si venga a spiegare tutta o gran parte di una carta d'Italia
27
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28 sur. SISTEMA. DI P.ROIEZIONE PlÙ CONVENIENTE è facile staccare. dal globo la parte di. carta sulla quale sono segnati i contorni dell'ltalia e distend·e rla s0pra un piano stirandòla nel senso- deHa sua lunghezza senza obblirgarla ad alcun forzan:rent0t sensihi'le. Questo modo di ragiona11e ha bisogno di essere aol!1'oborato dalle· cin.'e. Nella ta,.,0}a ,oTafica, annessa a questa memorfa. (fig. 2) sono segnati {contorni d0lil'Italia, i pa:11a~leh di i~· 20' ed i :vneridiani di 30'' in sio·. Parallelt e mencliiam fu11n1aià0 un reticolat0, di qtiadwila·teri che potrebbero esS'ere i foo-Ji nei quali verrebbe suddivisa la carta d'ltàlia. Su~p(i).J11famo che sia così, è uniamo il massimo, numero di fogli dhe ~ necessari0:..di far· comba- · éfa,re lungo un m·eridiano·: questo nurnem i:rotr si11pera i dodici, cioè corrisP'ond:e ad un'estension:e di 4 gradi in la:.titudine al più. Orn uw a:rC'O di rneridian0, di 4 gradi nella f.l'rOiezioHff naturale non presenrta che tma
PER LE CAf\TE TOPOGRAFICHE n' ITALIA 29 Concludendo non ha dunque alcuna ·utilità pratica il preoccuparsi del sistema di proiezione più conveniente per ci?,scuna ,carta ,d'Italia a qualunque scala, e ci augu.riamo che l'Istituto topografico militare prescinda nelle· sue pubblicazioni ulteriori da qualunque considerazione relativa· a tal punto, nel quale, come in tanti altri è avyent1to che sono 'l e idee più semplici ' . quelle che si sono presentate per le ultime.
~0'.
freccia di circa 50 rnetr!, che alla:scala di rebbe mezzo millimetro, all'
10
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~~oti· da-
1 due decimi di 250 000
1 un decimo· di millim~tro. Sono 500 000 queste quantità apprezzabili? La congiu~zio~e dei fogli lungo iI parallelo è una cosa àltrettanta fa~rle perché, se si consi'd-erano come rettilinei i l,Hii supe'ricri ed jlÌ!rferiorii dei fogli, essi cornbaciarr0 rigoròsatriente coi fogli Hmitrofi, E) se. si p·ossonro consider~,re. come retti4 linei alfa scala di lo posto000·0, a più forte 'ragi'one . · 4 ' if sono e lo dev~no essere a l' l 25000 0 d· alf"500000
,millimetro, aU·
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34 prevalse l'opinione di chi voleva ad ogni costo opporsi · alla dispersione, che produce il combattimento in ordine rado e ai danni disciplinari che esso apporla. L'ultima guerra. troncò ogni dubbio: « l'esperienza dimostrò che l'impiego dei batlaglioni, -:f ormati in colonna serrata su un terreno piano e scoperto ed esposti ad un fuoco efficace, è cagione di perdite enormi. Per contro si fece con profitto un uso estesissimo delle colonne di compagnia e di flue linee cli tiratorì » ('I). · Fu dunque T,J.eccssità l'abbandonare ogni vecchia idea e studiar:e come trarre profitto degli insegnamenti dell'esperienza, spogliando il nuovo modo di combattere di ciò che poteva avere cli disordinato e di arbitrario. , L'istinto della ,rropria <.;Onservazi.one, fortemente e continuamente cimentato, la vince alla lunga sulla più forte disciplina: e così avveniva nell'esercito prussia,no che le colonne e i sostegni si sbandavano ·sotto il fuo co nemico, poichè ogni soldato, di fronte alle perdite· straordinarie che subivano le colonne, sentiva che, isolato in ginocchio o sdraiato, egli correva minori pericoli. Ma se si troverà una formazione che offra il minore bersaglio possibile al fuoco nemico, il soldato vi si adatterà e resterà sottò gli ordini dei suoi capi per l'istinto stesso che prima lo induceva a sfuggirvi. Quesle considerazioni e il bisogno di fissare una forma da combattimento consentanea alle esigen~e della guerra moderna, hanno spinta e guidata la Prussia ad esperimentare nelle esercitazioni autunnali del 72 delle formazioni tattiche che rispondessero per quanto era possibile al triplice scopo della massima n-Ìohililà, siESPERlENZE DI NUOVE FORMAZIONI ECC.
ESPERIENZE Dl
NUOVE .FORMAZIONI DA COMBATTIMENTO ' I~
PRUSSIA
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FRANCI.tl;...
I. Le· forti colonne d'attacco hanno ormai fatto il loro tempo. Le enormi perdite, che cagiona il fuoco nemico quando si entra nel sno raggi o d' ctzione, rendono impossibile l'impiego delle colonne di battaglione e th necessità sostitufrvi quelle di compagnia e linee di tiratori. ' La Prussia. però parve rinunciare a malincuore a tal formazione. L'azione dissolvente dei combattimenti in ordine sparso nella campagna di Boemia l' avea spaventata; e i capi dell'esercito, preoccupati dei pericoli che lo sbandamento. delle truppe o il loro sfuggire di mano presentavano contro un nemico più intraprendente di quello del 66, reagir_ono contro l'impiego eccessivo della compagnia e dei forti stormi di cacciatori. È perciò che il regola·mento 'd'esercizio fu ristampato alla vigilia stessa della guerra del 11870, senza apportarvi nessun cambiamen to all'antica tattica delle forti colonne. Non mancarono uomini che reclamassero modificazioni razionali alla tattica regolamentare, ma
(t) Ordire di gàbinttto, 4 luglio 4872.
.·-,··. ~~
ESPER~ENZE DI :NUOVE lìOJlMAZlON;[ DA CQjlI)3A'l;TJM&NTO
cureiza ed ef)Jcacia -delle propri~ anni. ~la pr:inia di passare ~11· esame d·i e.sse cr,edo ,utile parlQ..re ):Jreye,.. mente delle disposizioni tattiche regolam_en~Q.rj, che ti.no ad ora hanno retto l'esercito ,pr,ussia,n.o. Il reggimento di fanteria è Ht -co.mposto di tre ba,ttaglioni ; ciascuno della forza media di 1000 uomii1i e dividentesi in 4 com pagnie. · ~a . disp,osizione regolamentare della fanteria (ad ecc.~z1one dei ~attaglioni cacciatori) è quella su tre righe . . La compag111a così disposta vien divisa in due plotoni; quando ,però, com e d'ordinario, si p,ren de la formar zione su due righe, la terzé;l riga, compos_ta degli uom1ui più svelti e dei migliori tiratori., costit.uisce un terzo plotone, dettg r.totone tir·at01·i (Schutzenzug) . Se ;il pl;tone ~a 16 o più file si divide in due mezzi plotoni e questi alla lor volta in sezion~ , cbe n_on possqpo ' avere .più di 6 file, nè meno dj 4'. Trè formazioni d' attacco .pot~va prendere il battaglione.: 1° In colonna:; 2° In linea di colonne di compagnia; 3° Spiegato in linea co.ntigua. · La prima formazione ho già detto -quali ~·isultati abbia dato e come sia ora da tutti considerata· come ecée~sivamente viziosa in terreno scoperto e sotto il fuoe.o nemico. La secondafo la più usata nella campagna 1.870-71 e tu adottata dalla Prussia fino al 1847, imposta da condizioni allora affatto speciali a quell'.esevcito. ln_fatti la grande forza del battaglione (1000 -i;iomini) lo rende difficile e pesante nei suoi movirw~nti, esso nqn può passare ovunque, nè approfitta.re- sufficientemente dei vantaggi del terreno; la compagnia invece rappr~:.. s~nta una truppa assai forte (250 uomini) e manegg1ev0Ie ad un tempo, ed atta ad appro:(ìttar~ e su;p_e r.are 1
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. . :",,:/; ' ·. :c_i;ò.i)_i10.: daf.. t'e1t1ik,dr, F.~d,éd_qo' ù -i r·cap{ta1~'0: ·ta ··n.èl- !'•' '),_, . ·. . l'_ès,,~te·i(o_·uu~ P.dsi~lone e!èvatà/ n:iolta \ùJt0tìlà~·grande . ~ t c-on5-ip-er·aziò.J:1~ ·:· çp n'land;.Ù:ifé: di \ jqa\trc/ uffici;1li e re:,:'_ : '• / . ,sp:ò:n?·a.b.ile a tutto· :rig9re :cH térmi'ne .. de.ll'.ist.t;t1zi'o-i:Je ed:: · ..... ,· èducazi~_~e~'.dèl\f $l:1U _corppag.n:ia e._ cle'Ha ~ondolla dellà' .·· ·. ·sies~a in'.giJcr1:a<_)gli·-:è gel.Ò~ò· Glel suo · co nian~lt :-~ . po~La~o ad usare: larg.àme11.t~ : deffa :sua . iniziativa .. -~ . . S~'·.:.còD?,prencte':<.foìpd}, ·c9_n1e: ( anche pl'iù:i;a .:clie. Ì' ati~..: · . . rpén·ta!a : efficacia .. tleL {i.io·cci:: d' attiil-Ji·eda,-e'·. f~c·iIèi;i~ . · · . · .._: refidesse· o·ppor~uno· ~:n si.s tetrùt -d-i' dftatthr. è.òn.lerripo·-:-'. ·· ·.-:·, : : .. : _. ran~i, smi·nùzziti pà çift'r.1-r~ _l)'lin0'i;: pi0sa _a{ W6-·. .. ... ..• ' . ietti -r_p~~ndess;e jn. frussic~ gca_n:de_~vi)u,ppo' la tait~(;~: . '. / ·. :_ '. . dì,. c_Of11pag_ni~,..~spI'essfon~ dell(l•quale s6,n.ò tju~JJ·è ,p:i,C-" -:,: ', :: ~ote- colo.mie,. ~lle qual,i ~ssi auribuisc--òrio .:lanta ·part~ ... ;,'· · . . nelle' loro viuo·rie{ e· che·oggi p_iù. che mai hùrfrìo nélia · · · ·· · massima corisi,dera:d9tte> ~ .n:plotoù~ ·tiratod .ft;;.~a:- · :,, .. . . •. ' Ja. ~ùd~ ·~è_ll.a _colo~r·a }l_i; GOl_l)pagni-a, ma: $ . <.Jùel,lo :de~ ' ' . ·. ~~1p _a. to: a .çopriNa. 1~1. s.qo: ·;1·van?are.'. Pet c1ue~to ess.o .. ;. ya.__ a ,co]lo calsi .a.vanti ad nn·a ·distània coi1venie11te. ·. ·.. (10:0 ·passif e,•spieg,1· a~aiiti a 's·~ 'ù-na ;eziorie. (12 ··uo~ ; '• ~:- ·'.' ;. · ·m,ihi al_pi_ù). ..o que-ll,t .màgg:io,: forza che 'è rie:oessari~..:··.. · .. ' pèr no~ ta~cia:re fo_terva!li inaggiori d( f passi :J·,, fila' .,.: ' a _Bla. '}~ prescrilt0 , d1e .gli· ùominì · della stessa "fìi.f re- . stioo sempre µn : diéu·o l' allr,o anche . nella lin.éà. dei .ca_cci3:tori: )l resto,· del. ,plotone ·.forma il sostegno: .....;. ·. ·Se ·Ja ·colono~ è per. mez:zi plotoni, é iL6°,dì e.ssi che -dà · i tixator_i.e-)l -·~os'tegno·: se·· tutto . il _plò't~·n~ ·.v:idne·· ad essere spiegato, fa colonna stessa 'diventa sosteo·no e ·.rinforza la '' linéa· èon sezioni prese 'sµècessi v:m.e;te .dalla coda. · lln bauagl_iope in linea- di colonne di coinpagnia ,combàtle mandando avanti le due colonne it·ala iè ~uali ?oprqno . me.tà fronte ciascuna col ·loro plot~ne tmtton. · ·Talchè ne ris_ultàno .quatlrq linee d1stint~ _:
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3i ESPERIENZE nI NUOVE FOR}L\ZIONI DACO~IBATTINEN'l'O 1a Quella dei cacciatori. 2a 1 sostegni, 1150 passi indietro .. 3a Le due compagnie d'ala a 100 pas:::.i dai sostegni; 4" le altre due compagn ie colla bandiera, a 1/50 passi dalle prime, cioè a 400 da ll a linea dei (~acciatori. - - In ùna brigala ciascun battaglione di ·P li,nea si copre nel mo do sop.radètto e così viene ad essere coperta l'intera fronte della brigata. Finalmente la terza formazione del buttaglione è quell!l in linea contigua. - Cosi spiegalo, se non è su tre righe, il battaglione prussiano presenta pur ·sernpfedue linee distinte; perchè i plotoni tiratori si formano in ciascuna compagnia dietro il plotone di destra o di sinistra, secondo <:he la compagnia trovasi a destra o sinistra della bandiera (Ogni battaglione ha una ban · diera). In tal formaz ione per combattere il bawigli one si copre coi plotoni tiratori delle compagnie ~·uta, le quali avanzano di 1100 passi e si formano in colomia. I plotoni tiratori spiegano dapprima una sezione e il resto sta in sostegno, le colonne rinforzano la linea come già è stato detlo di sopra. Delle tre formazioni acc·ennate la 1a. sola è da tuLtt condannata quale forma di;l combuttimento; le altre due offrono dei vantaggi ai quali non si può rinunciare. La formazione in colonne di compagn-ia è sopratutto atta al movimento, essa pennette di a·vanzare con ordine e regolarilà: quella in linea è generalmente più conveniente per le minori perdite che subisce. ~Ia esse, come sono stabilite al presente, offrono varii inconvenienti che è necessario togliere. Uno che apparisce sub ito è l'insufficienza della forza distesa in ordine spicciolato; ciò che impedisce di otten ere molta superiorità ed efficacia di fuoco. È troppo impacciato il modo di rinforzare In catena in tempo opportuno e nella mìsura conveniente; e la distanza del grosso da quella è troppo poca per . risparmiargli i colpi
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nem1c1, mancando così nnche l'elemento sicurezza. Tali prescrizioni sono in gran parte il frutto <lei tempi iu cui la linea delle colonne era la 'linea oornbattente e quella dei cacciatori era accessoria e preparatrice. Al presente invece, dopoché l'ordine rado è dive·n!ato l'unica forma di co mbattimento per la fanteria, la linea dei cacciatori è la vera linea combattente, e le truppe che la seguono non hanno altro còrnpilO che d i aspet1are, riparate più che è possibile dai tiri nemici, il momenLo opportuno per rinforzarla. Essa non è più una linea che sgombrn la fronte, ripiegnndo sui sostegni , ma è una rada catena che avanza tastando il terreno e acq uistando sempre più densità mano mano che si avvicina al momento e al punto decisivo: aìlora essa diventa una, fiua eJ unica linea formata da tutta la truppa che opera su quel terreno. , Perciò, non potendo più le prescrizioni dell'attuale regolamento cl'esercizi prussiano essere praticale vantaggiosamente in guerra, e per togliere l'inconveniente di una contraddizione troppo sensibile fra il prescritto e l'effettuabile, furono ordinati esperimenti di n uove forme di combaltimcnto. Come base di tali esperimenti ,il gabinetto mili tare dell'impera tore emelleva i principii che i lellol'i già conoscono ('1). Colla guida di Lali principii furono fatti gli esperimenti delle nuove forme di combattimento, le quali, tolte piccole differenze da corpo a corpo, si possono classificare secondo due tipi principali. Scopo supremo da raggiungere è la massima diminuzione possibile delle perd ite apportale dalle nuove armi, seinpre conservando il niassi1no vigore all' attacco. 11 primo tipo , che sembra essere il più dif-
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{·1) V. Rivista Militare, dispensa del gennaio ~ 873, pag. 82 e seg.
-36 ESPEillENZE DI NUOVE FOI\MAZI0Nl DA C0)Il1A1'TIMENTO '. uso, ·espel'irri~ntato sia pre~so· Berlino. sfà. nei dipartimetiti fran cesi occupati, risolve il quesito impiegando pochi uomini al principio dell'azione, quindi un poco più, poi dippiù àncorn, .e in fin e tnlte le forze disponibili; in modo da arrivare sul punto decis.i vo colla massima forza possibile. . Supponiamo un ballagliònc in ·1a linea, costi tuito come -,abbiamo . visto, colle ·· compagnie divise in tre plotoni:· esso h~ perciò 8 plotoni ordinarii e .4 plotoni. tiraLOri, distinzione ormai senza scopo. Volendo a vanzar~e all'allacco , esso si copre anzituuo col 1° e IV0 plotonc tiratori, . che si stendono compl etamente in modo da copdre ·!'intera fronte e collegarsi c:olla linea dei battaglioni vicini. A 80 metri circa addielro viene una seconda linea composta del 1° e 8° plotone; i quali, seco ndo . i corpi, furono pure cl istesi alla spi cciolata o fo rmati in gruppi di una·seiione ciascuno (8 a 12 uomini) marcianti di fian co.- :_ Dietro -ad essi a 180. o ~00 metri vien_e una terza lin ea costituita tl el ·2° e 'i<> plotone del bauaglione.· Questi avçtn~ano in linea o: (come alcuni corpi hanno fallo ) in colonna per sezioni, che, g iunte in prossimità del nemico, si cambiano in una linea di sezioni marcianti di fiunco . Restano così impieg_ate completamente due compngriie; la 1a e la 4,•. - li éapitano di ciascuna di ess0 si tiene presso le d ue prime linee, ove sono i due terzi della sua forza, e dà a seconda del .bisogno la direzione al suo terzo plotone. · l e altre due compagnie colla bandiera ·costituiscon<i una riserva ùi mezzo battagli one e vengono dietro a 300 metri circa dai SCr!ondi sostegni, formate in co lonna di compagnia; al momento deci sivo però ciascuna compagn ia avanza colle sue sudd i risioni pcl fi anco e para lelle· fra loro . Tale è la formazion e che pare sia stata più gene-
37 · ralmet)le segui ta. Che vi è di nuovo o di modificalo rispetto a quélla finora regolamentare per (!.Il battaglione in linea di colonna cli compagnia? Sussistono . t~ttora le quallro linee, la propòrziune 'fra la. fo rza . di ciascuna di esse è di mollo ·carnb i~lla : le prime due son o state di molto rafforzate a scapito della terza. La distanza fra le rnrie_lin ce è stata pure di molto . cambiata diminuendola fra le du(;l·prime e aurnen tun- · dola moltissimo fra le altre, in modo da dare al bat- ·. taglione una profondità <li più cli 600 metri. Oltre a ciò è stata · amm essa una disposìzione delle truppe costituenti le varie linee diversa da quella in linea e in colonna ed è la disposizione per fianco in linee parallele. I primi sostegni sono tenuti in linea solo per eccezione e,' si fo rmano d'ot·d inario ·in ord ine rado, a gruppi chiusi , o spicciolati come la 1" linea. ll secondo ti po di formazione del battagli one si distingue dal p1'imo ora descritto pella maggior densità de lla linea dei cacc:ia~or{ per avere tre sole lince a vece di quatt.ro e per la diversa disposizione deiie truppe di riserva. Pare peeò che sia stato esperimentato in pochi corpi soltanto e che in con fri minor favore del , primo. Ecco succintamente la disposizione delle truppe secùndo questa fo 1·mazione : In ·1• linea distesi completamente alla spicciolata il I plotone tira tori, il 1° plotone, 1'8° e il Yl ti ratori. :Dietro a questi come sostegni il 2° e 7° plotone, e finalmente in terza linea la 2· e la 3 compagnia con tutti e tre i loro plotoni spiegati in li nea contigua. Per ben g iudi care queste nuove form e da combattimento è d'uopo tener eonto grandissimo degli effetti del. fuoco, alla stragrande efficacia del quale sono in gran parte dovute le modificazioni apportate alla tnlti ca elementare. - t cosa nota che l'artiglieria cagiona maggiori danni nelle colonne che nelle linee so LLili. IN. l'RUSSIA E [I J\ANCL\.
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ESPEP.!ENZE DJ NUOVE FOR/JAZfONl DA CO)IBATTlMENTO
L~ s~e_ssa_cosa può a prima vista non parere pel fuoco d'. fuc ileria, . ~e,m~rando. che d8bba esservi tanto maggwr probab rl 1ta di colpire quanto più esteso è il bersaglio. Esperienze fatte in Prussia su bersao·li aventi le dimensioni delle varie un i1ò. lattiche nelt~ loro diverse formaz·ioni, provaruno che l'efficacia del fuoco di f~cileria a distan;.e sl1pel'iori ai 300 metri ci rca, non varia sensibil ment0 col crescere dell'estens ione del fronte, ma aumenta invece in modo sorprendente col crescere della profondità. Talchè su bersaglio rappresentante un bauaglione in linea alla distanza di 1~00 metri furono messi 8, 5 colpi su ·I 00, mentre che una sola compagnia in co lonna per ploton i ne riceveue 11,. Di . ciò è cnusa la poca radenza della traiettoria; .per CUI hl pa lla che cad e anche di poco oltre al bersaglio, ma sotto fone angolo, factlrnenle non co lpisce una linea sott1!e, . ma non cade in fa ll o se dietro a quella di pochi passi si trovano altri ·uomini. - A distt1nze minori di 300 me(ri per:ò la tensione della traiettoria compensa degl., erron dr t1pprezzazione della distanza e delle dif~ ferenze di gittata, rendendo effieacc. anche i til'i luno-hi; cosiccbè le probabilità di colpire un bersao·lìo lat>ro·o e souile sono maggiori di quelle di colpirne t~no stre~o e profondo. · Tali sono i risultati delle esperienze di riro col fondamento delle quali il .llllitéir- Wuclienblau, in un articolo c?e : i?hiamò l'~ttcnzione di tuua la stampa militare, g111dwo per pr1mo i. principii informatori dei nuovi · ordin i da combattimento . . Esso trova anzitutLo erroneo iÌ mantener~ nell'attacco l~ colonna cl! compagnia. Se un battaglion e io linea ~h ?olonne d1 compagnia soffre oli.o volte p' ù che non m fwe~, perchè disporlo in tal trù)do? Tenetelo spiep;aro, esso dice, e che i plotoni Lir;Hoti serrino contro la seconda riga dei due plotoni ordinari ; così le perdite
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saranno minori ed i comandanti di battaglione '.100 vedranno too·li ere oo·ni comando dall'in iziut.iva dei capitani cornana°anti <l i ~olonna . Di più, continua il Militéi:'Wochenbtatt. da spieii;ati è molto semplice il p~ssagg 1~ alla· disposizione cli fianco e gli intervalli fra _1 pl0Lo~1 risultano naturalmente; mentrechè per passarvt c~sendo, eseguire sotto il fuoco e in mol·n colonna ' bi:;oo·oa o .h . mento difficile un cB.mbiamento dì fronte, e s1 a poi ancora una. mussa compatta, non bastando gli in~ervalli di ,~ metri fra plotone e plotone. Per le ulmne linee poi vi è più ragione anc~I'a di n~~ adouare la forma in colon na di compngma, perche 11 r_app?rto delle perdite fra Lale disposizione e _quella m lmea cresce appunto colranmcntare della d1slanz~. . . Tt-1.l i ra.gioni sono stretta conseguenza dei nsultatl delle esperienze' fatte al bersagl io, e sono tt:tt'allro. ehe infondnte, giudicand o alla sola st.regua dei dunn1 del fuoco. - ~la , prima pi tutto, fino a qua_l punto P?~sit1mo fondarci su dati fornit i da un pacifico ~serc~?o di tiro, per gil;dicare una formazione da prat1c<.1rs1 m guerra? Ed oltre a ciò, è scopo dell'atwcco_ _pe:·~lere pochi uo~nini, o riuscire a guadagoure 1:·t pos1zt0~e al nem ico? E per questo è solo mezzo 1l nspi' rrrpo d'uomini o non vi è anc~he il rnantenirnento dell'oi'dine e d~ll'influenza dei capi, nonchè la facil ità dì manovra? La critica dell'nrticolista del giornale tedesco è troppo un ilaterale, fa nstrazione cli troppi ele- · menti costituenti una buona forrnn dn rnanovrn e non tiene conto delle variflZion i immense che subirebbero i suoi do ti, se, a vece di essere eseguito con tutta calma e sicure7;1.<.I, Sll bersagli fissi e a distanza no~a, il tiro fosse eseo·uito in guerra ove manca tutto ciò, e vi è mollo c1/'contrario a ciò. Un tiro al di lh dei 700 o 800 metri fatto da gente ec~citata, contr_o bersagli incerti ·e senza l'esatta conoseenza della d1stnnza
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+0 ... ESPERIEN~E DÌ. N_UOVE FORMAZJONI ,Jj,\ C01Il3AT'.l'HIENTO
~On yub . ayere· U~: effe~·to nè ce~lO, l1è g·~·ande ;··in ogni' caso :noh ~·a rà mai talè da far -rinunciar~ aO'Jj immensi. 0 . v;ahJaggi delle colopne di compagniu. ,. ' -,_.:Pe_gran.cl.i Vine.e_spieg'é!,te .. (riserva nel 2° tipo), avan.: · ..)ano .difµcilrr}entè con ordiiie,. specialmente poi sòlto:··.. . ' il fuoco :, una .depres~ione .:an_çhe lieve del sù'olo; :un -' . . : . fossè-H?~ _uo picco/o ,cespuglio ·vi apportano una· d~n"" ·· n6sa confusione: le varie unita · serbano rarainenie ·1a·' loro dirézione ·di marcia e hi. truppa vie~e · a: irovà~si · ammà~$a1.a ih punto, mancante in Ul) oJfrò . Di più la voce del comar;idaute non può esse.re da tutti se11ti.ta, causa l'eslensione del fronte, e cio concorre .ad aumèntare la· diffico![à di manovra, · già grande per la poca . . elast:icita' delte· linee contigue. Le piccole co lonne sono .· izivè·c e eminentemente atte al movimento, e, se·guidate da · ufficittli di esperienza e che sappiano trar . partito · ,q~l. terreno, esse subiranno anche minori perdite.delle · ~rupl)~ _in lin~a; pèr.èhé . possono adi:lttarsi a itHte· le . pieghe del suolo, ·e- p.pprofittarn·e anche se si Jrovano .. più a destr.i o a s_inisira delle loro direzioni di ·marcia. ·: 'Del . resto a che'., èonèlannare· assolutaménté questa o ,;. que_lla fo rmaJ Fermi e in terreno affo.tto privo di .ri- · pan co.nvenà la linea sottile; in movimento e in- . · t érreno anche J)OCO' accidentato, la f'orma1,ionc in colonne di compagn1a sarà preferibile. Piutt0sto, può : parere co'n~.eniente lo · svincolare maggiormente una, ,· dall'altra · le due compagnie cli riserva del ,1° tipo aumentandone l'intervallo; parmi ne verrebbe l'utile . di u~ -miuor.e ammassamento di n:uppe; di .sdoppiamen.to . di ·;bersaglio e di più spigliatezza çli mosse. ~fa ciò si'. farà· certamente al bisorrno . o ' come si sono fatti fraiio1iamemi anche maggiori nella campagna del 70-7 tJ. Un purito sul quale dissen_tono pure le opinioni dei mi_litari è la disposizione in linee parallele avanzanti · Ji fian co in prossimità del nemico. Si 1.1:ova che se la
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·· truppa è··rneno·; esposta di _ fro1~_te ·lo · e mv~ce mag-:- :_ .giormente !3ul · uan·co; che · if riparto_ <ljsposto . in : tal ... modo non è atlO" a c·oµ1bà.tt0re· ~enza '.- p~r'dere.'. t~1:np~ a rimettersf in :·linea-; che ·il comandante. di ess6 non . ~ede'· più tutli:glì u~mfr1i; che infine non può·- ~pprofitlare d~lle p~c~ole accidentalità senzà -sèompors-1. ·. Forse _.l~: novità della marcia di fianco , (i Prussi_ani marciano in colònna per .. sezioni' o mezw-s~_zioni)_fa troy_~re t~ntl incoòvenientì in 'questa forn'tazione, che parrni s~mplice, . ·ollremodo pi_eo:nel'ole e che si adatta ad ogni terreno · - p11rchè tp.le ri~àrto non sia troppo grande. Essf'!1do di fianco si mette con facilità in linea e viceversa. E però necessnrio mantenere.molto intervallo fra i riparti, per noq dare troppo ~iuoco ai tiri. obliqui d~ fucileria .e a~ fuoco d'artiglieria. Ed allora SL ha pure 11 vantaggto di . · : indurre· fa ciimcnte in inganno il nemico sulle forle atiacicànti, poichè difficilmente questi. potrà rendersi ragiol)e della, quantità degli uomini dai tanti pj~coli front\ che .gli ·si ..presentano. · · Ma le ' maO'i!ÌOri controversie si agitano fotorno ali a . . Ov quistione del teù~re o no i primi _s0S(eg·r1i o rinforz~ in ordine rado dietro la linea dei ca cciatori. Nol1 s1 vuole dal bel principio introdurre molti uomini nella catena dei cacciatori per non estendere di troppo la fron1e, per non incagliare con soverchio ammassamento di gente l'avanzare della linea nel primo momento dell'attacco, quando del resto non si fo 'fuoco o non è necessario farne tanto da dovere spiegare quasi tutte le truppe formanti la ~es.ta di ~t~acco . D'al tra parte si vuole avere un rinforzo ncmo e che non· soffra troppo pel fuoco nemico, prima di entrare in azione. Tenendolo diviso in piccoli gruppi, è più facile il riparare gli uomini, approfillando d' ogni lieve variazione di terreno; non sarebbe così se il sostegno si tenesse unilo. Allontanarlo maggiormente non si potrebbe senza rinunciare nd un p1·onto aumento ~i fuoco, !
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ESPERlENZE DI NtOVE FOH MAZlONl DA COMBA.TTDIENTO
dipendendo tal distanza da un dato invariabile, la celerità del passo dell'uomo . Dunque, d1cono i sostenitori dello spicciolamento dei rin forzi, è necrss,mio tenerli vicino alla catena e dislesi in catena. D'al tra parte si obbietta che il capo .non ha più i suoi uomini sotto la mano , già prima che sia giunto il momento di impiegarli e che gli sfuggiranno più ancora appena sia impegnato il. comba uimenl0 . Qaando pure non succeda, specialmente se truppe giovan i, che esse api:ano il fuoco contro la ·1a catena. A mc par·e che non vi sia grande ineonveniente nel fraz ionamento in gruppi; che questo è anzi una necessità anche pel 2° sostegno quando si avvicina al nemico , per moltipl icare e rimpiccioli re i bersagli; ma sembram i pericoloso o stendei·lo in catena a vece di tenerlo iu gruppi. densi: se questi non si voglion·o, si ordini la testa di attac:co in due sole linee come nel 2° tipo , introducendo. i rin forzi nella caLenn' ; parmi più logico e più conve11iénte, che non il fare una seconda linea di caccicito ri. Queste sono in massrma le osservazioni fau.e dalla stampa mi litare ai ·nuovi ordini da combattimento esperimentati . Trnlasc io di parlare d'altre, che si r iferiscono più speciaimente alla condotta dell'attacco, com e per esempio, se si debba procedere a sbalzi gettandosi a terra volta n volta, o avanzare di seguito, o avnozare per grupp i successivi e alternando, ec:c, (1). 1 ( 1) Il 19 ma n o 1873, l'Imperatore Gug!iP.lrno ba emanato un nuo,·o cd iru portantissimc', ordine di g~binetto, risguardan te le formazioni da combatti mento. Eccone la traduzione: · << Come seguito al mio ordine datato d'Ems 4 luglio 187:2, e dopo aver preso cunosccnia drllc rclnioni dei gcner;di conrnndnnti le truppe, io dclcido che lì no a nuo"o ordine i principii seguenti siano adottati nell'istruzione dnlla fanter ia: « 4° Sotto il fu oco efficncc del nemico, l'irnpirgo delle colonne di battaglione non può giustilìcHsi che in circostanze speciali. La for-
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Ho già detto che dei. due tipi esprimentati, è il ·1° quello che pare abb ia maggiori probabilità di essere i·eso regolamental'e ; ma esso pure ha oppositori fo rti, specinlmen te fra co loro ai qua li dispiace vedere il batta.glione perdere importanza come unità cli combatt imento e acqu istarla la compagnia. L'ord inamento per ala della mazione normale da combattimento per la prima linea ò pereiò quella in colonoe di cornp:1gnia. ! battaglioni devono cionostante, in ogni circosta11za, essere sotto la mano del loro capo, il qualr. comanda le colonne di compagnia, come il colonnello comanda i prnprii battaglioni . . << 2' Nei casi, che sarà ri<'hiesto dal fu oco nemico, anche le linee retrostanti prende ranno una formazione atta a diminu irnci gli effetti mi<.:idiali. Perciò può convenire che queste linee o una di esse si formino tutte o parte in colonne di compag'nie o in linea Le compagnie possono pure spiegarsi ,. in linea o r r,mpcrr per mezzi plotoni e sezioni. Nelle conversiolli però 'e nei cambiamenti di direzione i battaglioni devono in massima mantencrre la formazio1H\ in colonna. « 3" Per la forn1azionc della catena dei cacciatori devesi impiegare dal bei' principio <.lei mezzi plotoni al meno. « 4° I sostegni possono seguire la catcoa in linea o in colonna (di plotoni, mezzi plotoni o di St'Zioni) , e, in_casi affatto eccezionali, anche pel fi anco. • 5° Secondi, le circostnnze e la natura del terreno, l'attacco dovr1t effettuarsi in modo <'hc, dopo aver percorso un certo sp.izio (50 a 60 p,issi/, ìc truppe si corichino e, do po un breve riposo. proseguano ad avat1za rc jn qu.,sto 1nodo (avanzare a riprese}. Le prcs'}rizioni re-· golament:iri pnr l'esr.cuzi,me dell'.,ttacco alla baionetta in linea o in colonne più o meÒo forti , rcst;ino in vigore. « 6· L'attacco dPl!a cavalleria può pure riceversi in formazione diffllrente da qu"lla in quadrato Le · t ruppe saranno av vertite col segnale « attenii ,,, che s0no rilin~cciate dnlla cava lleria: dopo quel segna le, il comandante ordinerit la l'ormazion(, che rcputel'à più adatta alle circosta nze. <e 7' Le distanze prescritte dai paragrafi H4 e 420 del regolnmento possnno essere aumentate secondo lo scopo che si propone il tema d'esen·itazionc. « 8" I reggimenti e le bt'igato devono essere esercitate a mano\'rare con precisione nelle J'o rruazioni risultanti dalle presenti pr.iscrizioni. « Scopo de' principii suesposti è di tener conto delle esigenze dc
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ESPERIENZE DI NUOVE FOR)IAZIOl\'1 DA COMBATTDIENTO
lesta,d'altacco (una compagn ia per ogni al~ con sostegni propri), sebbene tradizionale nell'esercito·prussiano, non soddisfa a costqro; che, pt1r avendo l'aria di accettare come progresso i più liberi ordini tattici modei·ni, vor.rebbero rinserrare ancora il ballagliene in un tutto lega to e intlivisibile, co me .lo era prima. combattimento odierno. Devo ancora insistpre in modo speciale, a che, nell'istruzione delle compagnie, battaglioni , reggimenti e bri gate, le prescrizioni degli articoli· 43, 88, 98, 99, H ,, H 3, ~ 14, ~ ,15 e 430 si.ano oggetto di un'attenzione sempre più grande; affìnchò il frrqucnte sparpaglinmento e l'impiP-go di forti linee di tiratori, richiesti . dal· l'attua le modo di combattere, n.on degenerino in uno scioglime11to ruinoso delle unitit tattiche. B soltnnto con la perfetta conoscenza delle forma7,io11i da combattimento per parte degli ufficioli , e con una disciplfoa del comba.t tim,·nto e del fuoco spinta al massim<> grado, il tutto appoggiato su una istruzione sistematica e rigorosamente eseguit::,, che •i potrà ovviare in modo efficace a questo pericolo. « Nel dover prescrivere questo soprappi ù di lavoro p!lr l'istruzione della fanteria voglio però fa cilitare il còmpito di quest'arma col sop· primere alcune parti del regolamento e colla res trizione di altre. Pu ciò prescrivo che d'ora innanzi non siano più impiegate nelle esercitazioni: e La contromarcia (§ 3.i), le formazioni di colonna antPponendo un riparto all'altro (§ 60), gli spiegamenti sulla coda (§s 94 c> 96), i mo,·imcnti della col_onna d'attacco su tre righe, il rompere e il riformarsi dei riparti della colonna d'attacco sul fianco (§ 79), la formazione del plotone tiratori nella colonna apert.n o sc~rata {§ 84), e là formazione del quadrHto essendo su tre ranghi (§ 89). e Inoltre non devono essere più oggetto d'ispnzione: e La formazione dnlla colonna per plotone, rompendo dalla sinistra, (§ 60), e lo spi~gamento di questa colonna § 93). La marcia di fianco del battngliono (§ 63), il rompere o il riformarsi in battaglia della cdonna d'attacco dalla testa e dalla coda (~ ": 9), e il passaggio dalla co),1nna d'ott.acco alla colonna per plot,1ni serrata od ape rta 80). « Il ro111p1lre per compagnia e quindi riformare In colonna d' attacco (§ 79), sarà come pel passato oggetto di esercizio e di ispezione. •< Ilerlino, 19 mar1;0 4873.
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Nel 1859 la fanteria fra ncese_seg1:1ì,.P~~ che ~:a ta_L: . tica i·àzionalmente offonsiva, una Lat_t1ca d impelo. branch masse fidenti nella s~a insuperabile potenza ?~Ila ba.i~netta, l' arme francese pér eccelle~za, furo?o _con~ o~~~ a d attaccare e] 1. fro· nte, la trop·po passiva . . fanteria ausu 1a. . c,1., e riusci1·ono ·ad ollcnere delle viuor1e a.cl on~o. del disordine e scompigli o prodo tto dalla loro [un~,, :~p~u~lo erchè l'avversario aggrappato al suolo, sub~,a: rnattrvo i'assallo lascian.do inoperose le forti sue . r1s_erv? . . La buona riuscita della campag.na. fu . au~·1bu1La all~ loro frresistibile, offensiva, che insp1ravas1, d,ce,:uno, ai solidi prin cipii e alle buone t~adizioni , dcl_l: . g~1~r~'<: · ·· he E' a queste contmuarono a rnspirnISL napo1eomc . .· . · · · · · fino al 1866, non tanto ~01 loro regolament1, e1se non . da vano ·norme per l'atla.èco e-. conli·~tta_cco, rnu nelle istruzioni date dai loro genera.h, specw.lmen le camp{'. Chiì.lons e .che· servivano loro di base per glL ordini da combatti mento .. Ma la gùer,;a del 1866 camb_iò . tolalment~ le loro idee. Impressionati .della grand1 ss1ma efficacia del cile a retrocarica, compresero che non sarebbe p1u -·b·11e operare sul campo come avevano fa tto statQ pos~ 1 . . · • • ., . t d · dosi del 59; rinunciarono alla lattica cl urto _e~ on an. . sui loro chassepot ' che oltre a!Ja p~·ec1s1one e ia~1- . dità del ~iro' aveano il vantaggio cl_1 uua lunga gittata, proclam~rono l' in vincibili Là d1 una loro n-~?va tattica, della tattica del fuoco . . Secondo quesl~, dal~ Jora in poi . avrebbero attaccato .Poru.111~0 innanzi con ordine e a riprese una dPnsa linea d_i fnoc~, co: . .stituita da ti'uppe in linea. Una catena cl , caccrntor1 ..
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E~PEHTKNZE DI ~UOVE FOR.UAZIOl'liI DA C:Ol!OATT111E1"1'0
avrebbe pr·otello, <l istogliendo il fuoco d,\lle masse maggiori~ l'a~anzar~ in colonna di compagnia per mezze c·ompagn1e eh •100 111 ·I 00 passi circa . Ad ogni fermata la. catena clovea sgomlm,re la frÒnte ripicO'andosi snlle o.lt ; . a~lora le. colonne si spiega vano, apl'iv~no il Cuoeo, si r1p1cgavano, la fronte si ricopriva di caccialot·i si . ' a:anzava :rncora e <ftundi si rii;oniincia\'a lo stesso g1uo:o· Crò a ~?minciare dagli 800 pnssi circa dal nemwo, pc~· ut1l1zza1·c e l1·ar pal'tito della lunga portata ?el lo.ro.f~ct!e, coprendo di palle l'avvcl'sario prima che l SUOI lll'l pote$Sero colpirli. Dielto a quella prima linea, ne veniva una seconda e una te:r·za in colonne di battaglione. Jn prossimità del nem_1co la seconda linea, passando negli intervalli della pnmn, dovea avanzars,i all'assalto, spazzando il campo col fuoc:o de lla sua lrnppa fresca e, in caso e.li ulteriore resistenza, impiegando la baionetta. Se l'assalto era respinto·, la linea rimasta seconda e la riserva, dorevano trattenere il nemico con fuoco accelerato e la ritirata procedere per lince successive a scaglione Era infìnc una tattica di passaggi di linee, che_ a,·ca r~cr base le grosse colonne di battaglione e la linea spiegata, che si ripro111 clleva oTancli risultati tlall'irnp iego del fuoco a grandi <list.an~e e dal fuoco accelerato. . (Juesto quanto all'allacco. l\Ia siècome voleYasi traJTe 11 mas;imo v_a?taggio dall'~so dei fuochi a lunga gittata e dal! oppos1z10ne della linea piena alla fronte rnda dell'avversario, ne venirn che non si sarebbe dovu to allaccare; ma tenersi sulla difensiva sconcertare col fuoco i prepara tivi d'auacco del nem,ico, danneggiarlo con un fuoco da piè fermo e quindi con trnttaccad o nelmod?suesposto. - E da ciò la soverchiaimporlania data net loro campi alla costruzione di opere in terra e trmcee per r ipararsi dal fuoco delie nuove arrni, a
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scap ito di una più solida e raziona le istruzione della truppa . Durante l'ultima campagnn, c·ostrelli, anche se non lo m·esse1·0 voluto, a srguirc una talli ca puramente difensiva, essi non applicarono ma i in modo generale il loro sistema d'anacco. JI quale, del resto , non avrebbe prodotto fo1·sc altro ri:;ultato , che quello di mnggiori perdite che non abbiano avuto; poichè il cnnnone e il fnoco di fuC'ileria avrebbero anllo troppo giuoco in quelle dense ed estese lince e nelle compatte masse per bauaglioni, costrelle a scoprirsi per avanzare. L'ordine rado, corne vero ordine da ·combattimento, i Francesi non vollero mai impiegarlo. I.a scuola tattica francese ad un sistema, che presenta clapprimn una linea mo lto ,racl,l e rinforzal>ile mano mano che si avvicina al nemico con truppe, che frattanto avanzano più 01·dinalc e coperte, fìn o a portare in linea, sul punto e al momento clecisiro, la maggior quantità cli forze possibile, contrappone la linea continua, da lei considerala come il migliore ordine do. fuoco. I 1·cgolamenli francesi, anche l'ultimo del ~6 marzo 1869, auualmentc in ,·igorc, dedicano appena poche pagine alln cosidetla école des tiraillenrs, o vi si cercano invano delle norme sull'uso in combattimento dell'ol'dine rado; per essi la catena dei cacciarori non è stata finora che un accessorio, una semplic·e linea coprente, mentre la. linea combattente si :-Jvanzava dicrro quella . - Oru l'orùinc rado si é imposto solennemenle da sè, manir~standosi come solo possibile in guerra, spccialmenlc poi all'auacco. Ogni altra forrnu, se potrà forse qualche vol ta usarsi, lo sarà solo temporuneamente ed eccezionalmente. Tutti gli eserciti studiano perciò delle formazioni normali da attacco in armonia col nuovo modo ùi combattere, e la Francia pure, sembra. non voglin
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ESPERIENZE DI NUOVE FOnMAZfONI DA COMDA.TTJMÈNTO
rinunciare, ';a-Imeno· per principio ' .ai vanta·ggi della nuova tattica. Nell'ottobre del 187~ fu infa1ti esperim entala al caf1')po di 'Versailles una formazione · d'attacèo per la fàtÙcria, che ·a dir ,·ero parmi risenta ancora · troppo dell'influenza delle vecchie idee in fatto di ·tattica nel suo éom_plesso . e dell a rigìdez~a di. piazza· d'arni i' nei par- ,, ticolari. Il titolo stesso della relativa istruzione« Sistèr:;ie de tiraitleu1:s » richiama iùee vecchie~ e dimostrn clie la mente non · s~ è ancora ben sv incolata da es~e; .l'insieme delte disposizioni dat~ per la imova formazione d'attacco, non fa che confermare quest'asserzione. Ecco fratlanto il riassunto di tali disposi:ttioni: « Ogni qual volta sarà possibile alle brigate e divi• sioni cli spiegarsi, esse prenderanno la disposizione seguente: - Una ,1• linea co_mposta di due battaglioni · per reggirn~nto, desti'nali per turno 1 in linea o in colonna cli divisione con intervalli Yariahili secondo la n·atura del terreno; irnl non mni mi~10ri _di g.uelli regolamentari per le lin ce spiegate ('I). Non si pretende da Lati ballaglioni · un alineamento perlello, dovendo essi approfittare d'.ogni più_ piccola depressione -~i te,.·1·eno. Una 2• linea d'un baunglione pel' reggimento, . · dietro l'interrnllo dei due battaglioni di 1" linea a distanze variabili, secondo la forma· del terreno e In. vicinanza ciel nemi-eo; fol'mati in colonna scrrnta quando riparati, spiegati in linea,· se no. li b,,llaglione cacciatori.di ciascuna divisione costi tuirà una terza linea_1 fo rmando riserva per la. divisione; quando però il comandante di corpo d'esercito non istimi conveniente riunirne parecchi come riser\'él generale ai suoi ordini. « Nel çorpo d'eserci to, quando le tre divisioni dovono
49 operare di concerto, due di esse ~orme1·_anno d'ordinario una ·l" linea, disposta per ogm reggimento, com~. si è eletto· ad eccer.ione però dei reggimenti d'ala·, 1 cui balla~li oni _di sostegno, i_nv~ce_di ..c~llocar~i ?ietro l'intervallo fra 1 due battaghom d1 I hnea, si disporranno dietro l'ala non appoggiata. - La 3• divisione in riserva for merà un'altra linea, posta, secondo il terreno e le circostanze, a una distanza indeterminata. « Quando sia ?l caso(!?) di coprire le lince con cacciatori oo·ni battaglione si comporter,\ nel modo seguente'~ ~he permette di impiegare in tale es~rc1z10 tutte le compagnie per turno : - Due co1~pagm~ fo~niranno la linea dei cacciatori che dovra coprire ~l fron te del b.attaO'lione e metà degli intervalli adiacenti. Esse si seguira;no in questo còmpito nell' ord~ne della 4" e 6a compagnitt; - 2" e 5n; - 3n e 4a: m ~odo che, se la 1" e 6" devono essere rinforzate, lo siano dalla 2,a e 5•; queste dalla 3a e 4" e queste ultime dalla. i( n e U8 , eCC, « La linea dei cacciatori deve avere una rise1'va (sostegno) di 1/2 sezione almeno ( I /4, e.li com?agn~a) per ogni ·compagnia. Qualora ·le ?ue c~mpag111e_ ?1stese, per esempio, la I(• é 6•, abbiano bisogno rmforzo, la 2" e 5" compagnia, lo1·0 naturali sostegni, avanzano e si .stendono fra la 1" e 6", che si serrano più verso le ali. Le due compagnie ultime stese, lasciano, come le altre Ja loro riscrrn di 1/?. sezione. - Se é necessario di rinforzare ancora la linea dei caccia.tori, le 11/2 sezioni di riserva. si portano avanti raggiungendo la loro compagnia e sono sostituite ciascuna da una sezione (mezza compagnia) delle compagnie 3· e-~·. Queste,. a vece di restare riunite, dovranno appoggiare verso destra o sinistra, per non formare una massa troppo eonsidererole e per essere in .caso cli sostituire più rapidarnentc le ·1/2 sezioni chiamate in linea. Il mag·· IN l'HUSSIA E FJ\ANCIA
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(.4) 30 passi fra i battaglioni, 65 fra i reggimenti, 60 fra lo brigate. ·
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°50 ESPERIENZE DI NUOVE FOIUIAZIONI DA CO~IDATTL\IENTO giare si terrà d'ordinario al cerwo del su.o battaglione, ma polrà ciò non osLanLe recarsi ove stimerà più utile la sua presenza. « Quando,. a vece che la 1'' e 6•, si stendono per prime due ahre compagnie, tutto procede in modo analogo ; solo è da osservarsi che 3• e 4• compagnia dovendo restare al·- CJJl!:!:_ro ne!l'o1·dine di battaglia, quando debbano esser r inforzate dalla 1a e 6" compagnia, si rinserrano verso il centro a vece çhe verso le ali ; e le due nuove compagnie si stendono a destra e a sinistra di esse. « Se, dopo distese completamente quattro compagnie, la linea dei cacciatori dovesse ancora essere aumentata, le due compagnie di riserva (che sono venute in quattro sezioni a sostituire le 1/2 sezioni di sostegno) potranno portarsi in linea. In questo caso esse si stenderanno sul posto e andranno in seguito a incastrarsi ciascuna sezione fra le file della compagnia alla quale formava sostegno. Questa condizione priva gli ufficiali di due compagnie del loro comando : essi aiuteranno gli altri a dirigere ed a condurre la linea dei cacciatori. « Finalmente dovendosi diminuire o ripiegare la linea dei cacciatori, si ritireranno sempre per le prime le compagnie prima distese, e quelle entrate per ultime nella linea ·conserveranno la posizione . « Il terzo battaglione, appena la maggior parte dei battaglioni che ha dinanzi sarà distesa, si avvicinerà ad essi, e, quando non vi siano più che piccole riserve dietro la 13 linea , esso ne costiluirà delle altre, ripartendosi metà per parte, dietro ad ognuno dei dué battaglioni di ,1a linea. Se la linea dei cacciatori deve avanzare o ritirarsi, le 1/2 sezioni di sostegno , le due compagnie formanti il nòcciolo del battaglione, o lo stesso battaglione di riserva diviso in due, come si è detto, potranno far marciare di fianco ciascuna suddivi-
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· s ione (1/2 sezioni o compagnie), qualora vi sia pericolo .a restare in colonna o spiegati. « Può occorrere che si debbano· sostenere o rilevare .· i due battaglioni stesi in cacciatori; allora i due' mezzi . ·battaglioni di riserva si stenderanno s.u l posto; e avanzeranno oltre la 1" catena per permettere a questa di riordinar?i o teper fermo. «· Al contrario q1iando questa debba ritirarsi, i due mezzi battaglioni, stesi SlÙ pQsto, si lascieranno at, travèrsare dalla 1" linea , che aridrà a riordinarsi .in addietro in l-çi.ogo conve,niente. . « ·Questo modo di disporre i tre · battaglioni d'un reggimento , ha il vantaggio di fornire una -linea di , cacciatori molto foi;te e sostenu!,a da una partè · dello stesso COI'.po; e f30pratutto di lasciare al cofonnello nel · suq reggimento,' e al generale nella sua brigata, una direzion~ pòssibile ed ,efficac~. . « Tali disposizioni devon-o in massima sempre seguirsi, ma niente si oppone ·che, .quando il maggiore lo reputi conveniente, invece di due con1pagnie in una volta.. costituisca la catena. con una sqla compagnia per volta.-:-- Si. è pure supposto che ogni battaglione fosse formato . in linea, ma niente resta modificato . nell' ordine di clesignazion~, se il battaglione ,è in ·colonna; sia in colonna doppia (la formazione che devesi adotta.re più di frequente per la.rapi.dità e facilità. di spiegamen.to ), sia in colonna per divisione _o per compagma. .. « Le · due prime compagn ie distese si fanno rinforzare addiriLtura da due altr-e compagnie ; perché è naturale che, dovendosi fare uno sfo.rzo decisivo, lo si · · faccia in modo da non aver bisogno di ricorre1:e ad . altre riserve. Ln. linea dei cacciatori risulta così formatà da 4 compagni~, o~nuna delle quali ha 1/2 . se-: · zione di sostegno . La catena è perc,iò formata dalla 1
M! ESPERIENZE DI NU OVE l•Oll~(AZIOi'il DA CO~lDATTD!EKTO forza di 3 compagnie su una riga, e copre quindi interamente, con interYalli insensibili, l'intera fronte del balt.aglione : non è dunque da pensm:·e seriamente a rinforzare ancora la catena, e se pure ve ne è necessità, le '1 /2 sez'ioni di sostegno bastano, portate avanti, a dare una linea completamen~e piena. « Le due_ultime compagnie non saranno dunque d'ordinario impiegate che come riserva, o per rilevare la catena stanca, in mod o da formare uno scaglione nuovo da portare avanti , o per tenere la posizione mentre la catena si ritirerà ».
Tali sono in complesso le principali d isposizioni contenute nell'istruzione emanala dal comandante il 2° corpo d'esercito al campo di Versaille:-, allo scopo ,li sperimentare un nuovo « sis tème de tfraillenrs ». A che si riduce tl:l.le sistema? A costituire dal bel principio una fiua catena di cacciatori di quasi un terzo della forza del battaglione, ,la q LW.,ie non ha g iù propri sostegni, ma trae i rinforzi cJal grosso stesso; e non li trae gradatamente, ma raddoppia addirittura la linea. L'istruzione che ho sopra riassunta non ci fornisce un dato che pure è indispensabile : la distanza media della catena dal grosso. Affinchè questo possa fornire esso stesso i rinforzi (come è stabilito in detta istruzione) in tempo opportuno; è necessario non sia lontano <.la.Ha catena che un mo metri al massimo . ~Ia può amrnellersi che si pensi a tener tanto vicin o a lla li nea di fuoco un nucleo di foeze così considerevole qnal è quello di ,i. compagnie riunite. E se no, dobbiamo ritenere che manca in quest'or dine da combattim ento u na parte essenziale, il sostegno; senza del quale non s olo non vi può essere pronto soccorso , ma Yi è spreco di fo rza fisica in chi deve pereorrere troppo :-;pazio per portarsi in linea. Le due '1{2 sezioni che
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sono dietro alla catena, oltrecchè sarebbero un troppo esi<ruo e debole sostegno, non sono impiega.te . Qual è du~que il loro còrnpito? . . . . · Quanto al raddoppiare la lmea d1 caccmto~1. a ve~? di aumentarla rrraclalamentc, mano mano che si fa ptu vicino il nemic~ e mano mano che l'artiglieria scu ole ]e truppe della difesa, si porta la ragione che ,·olendo fare uno sforzo decisivo devesi farlo in modo da non abbisoo-nare dell' aiuto di altre truppe. Ma non è già per op~rare uno sforzo decisi-v? che si aumenta la catena ; bensì per accrescere 11 nostro fu?co gra~? gro.do che il tiro si_fa p_iù s~c~ro, e ~he d1:enta prn p ericoloso il marciare matt1v1 soL~O 1_ coI1~1 ne:111c_1. Sul principio dell'azione quando 11 tiro di fuc1ler1a. dell'avversario è incerto e poco efficace, le truppe s tanno riunite in piccoli nuclei dietro la catena per avanzare più comodamente e prestamente, . e si _stendono · quando la. loro sicit1·ezza è troppo ~macciata e qtvwdo sono in caso di recar danno a l n~m1co col 101:0 fuoco . Lo sforzo decisivo è fallo in prossinutà della pos1zione del nemico; ma non sarà ccrtnmente soltanto allora che si vorrà pensare ad aumentare la catena, avanzando prima per tanto spazio con una debole linea di fuoco e molte truppe riunite in riserva. E se pure è cli. tal momento che parla l'istruzion_e citata'. perchè non portare in linea tutta la forzn_ 111vece _d1 metà (i compagnie - .i, mezze sezioni - 3 compagme) soltanto del battaglione? Nè posso tacere che mi sembra inattuab(le in ~uerr.a quel passaggio di linee di due catene .eh cacc1_ator1, che si vorrebbe f..ire per sostenere o nievo.re 1 due batta()'lioni di 4a linea stesi sul fronte. Sia avanzando, che ;etrocedenclo, ,rii pare che tale attraYersamento di catene avrà nn solo risultato, quello di fondere in una 0 sola linea i tre battaglioni;· e in caso di ritirala la !
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ESPERIENZE: DI NUOVE FORMA~IONl DA COMBATTIMENTO
JN PRUSSIA E FRAN CIA
. catena, a vece di sostenere, potrà darsi non faccia, che accrescere la confusione del retrocedere. .Ed è pure inattuabile· in guerra sotto il fuoco ne- · nnco quell'appoggiare a destra e sinistra della catena p_er far posto a {\UOV:8 truppe. S_on mo~imenti che riescono e appagano· l'occhio in piazza d'armi · ma sçmo dannosi e impossibili in .guerra. · ' . A~tre osservaziòi'fi -si poLrebbero farn a t~le forma.:.. z1one cl-a combattiI?~nt~; P: e. parmi si voglia troppo mantene~e le cond1z10m d1 uguaglianza fra le varie· compa?me, _e_quel turno di · spiegamento e di rinforzo · ·. come e stab1hto, non è cosa certa.mente semplice. Quel · voler mantenere l'ordine di battaglia fra le compagnie: · costante .(com; lo ~ostra la ?isposizione data per il · c~so che la 3 e ·4 _compagma stese debbano esser· rmforzate dàlla 1" e 6a) dimostra un eccessivo attaccrumento alla simmetrica regolarità a scapito della semplicità delle mosse. Del resto non bisogn~ atti·ibuire a questa istmzione U?~ soverchia impo.rtanza; · essa è cosa puramente in-, . d~ vi.duale. la Francia continua a seguire il sistema di abbandonare ai suoi generali l'istruzione delle truppe. ~En. LA G~EnnA, pi.uttosto?hè farne ·oggetto di pres,criz10m 1:e~ lamenta_r1, come è·in Prussia. Questo . f~ .s1 .che_ essi,_come o~servava già il principe Fede- ._ . m.co Carlo nel suo · studio sul 1lfodo cli combàttere dei · · Fr~n~esi~ non ha_nno niente di_fisso riguardo ai loro . o.rchm d1 combattimento. Allora 1ò Spectateur Militaire 111spondeva : « Ciò qimostrare che essi non si. fanno schiavi di nessuna forma »; adesso credo-che questa frase so:i;i.~ra non troverebbe eco in nessuno di quella eletta sduera. dì ufficiali studiosi,. sorla dopo la guerra • e propugnatnce di · tante utili . riforme-. Non è farsi schiavi .di, una forma. lo accettare quanto concorre a, . dar ordme e facilità di manovra ad un esercito, m.a,
è approfittare di un mezzo· pot~nte per la ri\lscita delle operazioni, è dare una guida sicura a :'h1 non. ha mente ed animo tale da inventare sotto Il fuoco nemico, è dar compattezza alla truppa coll'.abitudine· d'una forma costante e farla così capace d1 superare gli immensi attriti del ~:nnpo -~i battaglia. ~, _ i 1a la nuova generazione militare, tanto attn a e de. siderosa dì richiamare la viuoria s0tto gli stendardi francesi non tarderà certamente a far riempire questa lacuna ~ell'istruzione dell'esercito . Già più d'uno ha parlato in questo senso, e non pas~erà m~lto c~e noi vedremo l'esercito francese dotato d1 un umco sistema regolamentare per gli ordini da combattimento·. ,s~rà allora il caso di analizzare quello, con molto prn interesse di . quel che possiamo avere nel sap.ere qual~ siano le opinionì di questo o quel generale m fatto di tattica.
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Nella 1a parte di questo lavoro ho cercato di dare un' idea di quanto si sta facendo in Germania per trovare un ordine normale da combattimento per la fanteria, ed ho anche accennato che i militari di quel paese sono lungi dall'essere concordi su tale questione . Vi sono persone molto influenti che, anche dopo la guerra del 70-'i ·1, la 9:uale ha segnato il trionfo della compagnia come unità tattica, persistono a combattere qualunque formaz·ione che sia per lasciare ad essa una parte anche piccola di autonomia. Costoro continuano, a riguardare il battaglione come L'elemento primo di forza sul campo di battaglia, e soltanto ad esso son disposti àd accordare quell'individualità tattica, che la.
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56 ES!'EltlEKZE DI NUOVE FOR1IAZIONC DA COMDA'l'l'LMENTO compagnia ha acquislalo per cc useguenza necessaria del combattere in ordine rado. Il tempo ha messo in chiaro che fu errore il non trar profitto dell'esperienza della guerra di Danimarca per svincolare la tè1Uica dalla soverchia rigidezza dei densi ordini anlichi; errore che apportò gli scompigli e il disordine del 66. Jl non aver voluto regolame11lare quanto di necessità proclucevasi in guerra neanche dopo questa campagna, fu causa che sul campo_di b~t~aglia, di front? ~d. un'arma a lir0----_ celere , gli ordini regolarnentan s1 mfransero; altre {orme sorsero spontanee o dovettero irnprovvisarsi; ed é dovuto in gran parte anche alla intelligente azione dei capi inferiori, se lo scompiglio, prodotto dal non esser le truppe abituate in -pace nl nuovo mo do di combauere, non ebbe effetti irreparabili. Eppure anche dopo t.ale campagna vi è chi si spaventa di lasciare qualcosa alla « inspirazione dei capi infel'iori », e vuol ristretti i freni delle regole fino a prescrivere . che il capo battaglione non abbia facoltà di disporre come meglio c rede delle sue compagn ie. Vi è chi ad on la del trionfo della tattica di còmpagnia sui campi boemi e francesi, vuole ritornare alla stretta unità del battaglione, incatenandone le varie parti in modo da farne un tulto unito e indissolubile; invece di stabilire normalmente in pace, quanto in guerra si è, naluralmente e per necessità di cose, prodotlo. . Soste~ilore di queste idee in Germania si è fatto 11 maggiore del grande slato maggiore ScHERFF in un opuscolo di gran pregio intitolato: Studi sulla nuova tattica della fanten·a, opuscolo che ha mosso gran rum ore colà e fuori, e che sta per esser tradotto in l<'rancia ed in Italia. Parmi non sia fuori pl'oposito il trattarne brevemente per ciò che ha relazione cogli ordini normali da combattimento per la fanteria, che sono il soggetto di questo lavoro; tanto più poi quando
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le leorie dello ScherIT hanno trovato seguaci fra noi, ed ufficiali di molto studio se ne sono fatti sostenitori (1} . Egli nell'affrontare, sebbene poco esplicitamente, la questione dell'unità tattica, dice che la compagnia è massa troppo piccola per eseguire completamente un attacco, e alla quale non si potrebbe assegnare sul campo un obbiettivo particolare, come parte dell' obbiettivo (Tencrale'd'attacco: Perciò egli non parla neanche di form~zioni di compagnia e studia addirittura un ordine di combattimento pel battaglione. E qui parmi anzitutto che il solo criterio della st~f.ficenza di forza per raggiungere uno scopo tattico duratu1·0, non basti per determinare l'unità tattica. Va1iie cause hanno concorso a sostituire la compagnia al battaglione; p1!imissima le nuove armi che non consentono più le grandi masse; d'altra parte l'aumenlata forza della compagnia (200 e pi"ù combattenti), e l'ordine rado fanno sl che essa possa avere sotto il fuoco un' estensione uguale, e spesso anche superiore, a quella che pt'ima occupava un batt..1.glione. . Quanlo al bastare per un attacco, una compagma sarà sufficiente o no, a seconda della condizione del suo obbiettivo e delle forze che a lei lo contrastano. Se, per esempio , un punto può essere conquistato da due compagnie, dovremo noi attaccarlo con un battaglione? E questo basta forse sempre a raggiungere uno scopo tattico? Certamente no: e allora neanch'esso potrh costituire unità tattica. - Come si vede, tale criterio é troppo indeterminato per servire di base alla nostra. definizione, ed un altro ben più razionale ci si
(4) Vedì Rivista militare italiana ~ 873 - Dispeose I\ Il" e Ill3' La tattica odierna della fanteria, del capitano ORESTE DAnnrnn, .
·ro presenta, quello della condotla. - Unità tattica è quel massimo di forza, che può esser guidata dal diretto· coma!ldo di un sol uomo . - Sia pure che questo massimo di forza, che forma unità, non basti ad ottenere sul cam po un dato scopo tattico; ciò vuol dire che l'obbiettivo è di tal natura d~ ri chiedere l'impiego di un complesso di 'Unità. La sola compagnia, a mio avviso, soddisfa ai nostri giorni alla suaccennata condizione; il ballaglìone non più, poiché é impossibile che un sol uomo possa guidare direttamente una massa che occupa da 300 a 500 e più passi di fronte, e da 400 a 800 passi di profondità. Il maggiore non può che dirige1'lo, assegnando a eia-, scuno dei capitani·, che da lui dipendono, un còmpi to speciale. Come si potrebbe quindi, senza portare inciampo al razionale impiego delle forze, fissare un ordine da comballimeuto che individualizzi, per così dire, ciò che di sua natura è complesso, il battaglione? Nello stabilire un ordine da combattimento costante non si può quindi rimontare più in su della compagnia, e su questa bisogna basare l'ordine noTmale per gli. altri corpi. Facendo altrimenti si ritorna a impastoiarn la tattica con regole inceppanti, che non si adattano mai a tutti i casi, nè a tutti i luoghi in cui può trovarsi un corpo cli truppa~Chi arriva al grado di maggiore ed ha il comando cli un .battaglione deve saper disporre le sue forze secondo le speciali circostanze in cui si trova; ed appunto perchè al battaglione è assegnato sul campo un obbiettivo particolare da raggiungere, il suo comandante deve avere sufficiente libertà di adàtlare a quello la disposizione delle sue forze: ciò che non esclude un ordine normale prestabilito, purché di tal larghezza e natura da. consentire il libero movimento d'ogni singola parte. Lo Scherff e, dietro lui, il capitano Baratieri in Italia, 58
IN l'RUSSlA E FRAKCIA
ESPERIENZE DI NUOYE FORMA7.10Nl DA COMDATTDIE
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vorrebbero che, delle due compagnie d'un battaglione che devono d'ordinario costituire la testa d'attacco, l'una desse i tiratori e l'altra i sostegni, mettendosi l'una dietro all'altra, a vece di mettersi l'una a fia~co dell'altra e dare ognuna sostegni e tiratori. Quest'ultimo modo mantiene l'ordine normale d'attacco della compao·nia e viene a stabilire · come ordine normale del baftaglione due compagnie affiancate alla testa d'alta~co e due, loro riserva, al corpo d'attacco. - L'altro ~-invece incompatibile coll'autonomia della. com~agm~. Esaminiamo succintamente i vantaggi che 1 suoi sostenitori si riprometlono da tale disposizione'. intesa principalmente a dare uni~à di _condotta. a ciascuna delle due linee dei tiraton e dei sostegni. Con la catena formata da una sola compagnia si ha. dicono, più assieme nelle sue mosse e si evita _il pericolo gravissimo di divergenze di vedute fra 1 d~e capitani che la conducono nel sistema delle ~ompagme affiancate. Perciò la catena si stenderà tutta m un dato momento, comincierà il fuoco accelerato tutta in una volta, concentrerà tutto il suo fuoco in un solo punto, quello che il suo unico comandan~e.stimerà ~ebba essere il punto d'irruzione sulla posmonc nemica. Oltre a ciò gl'avilerà nvturalmente verso il suo centro, ove è jl suo comandante; mentre che, se la catena é formata · da due compagnie, queste mostreranno una spiccata tendenza centrifuga. In tutto questo é supposta nulla l'azione del maggiore, che è pur quegli che deYe dare l'i ndirizzo all' attacco, e deve, sempre lasciando la condotta della tr~ppa ai capitani, additar loro l'unico obbiettivo da raggrnngere, e stabilire antjcipatamente tutto quanto può con- . correre a dar unità d'azione all'attacco. È· vero che « se prendesse egli stesso a condurre le sue compa« gnie di 1a linea, le compagnie di 2"' linea potreb-
. 60 ESPERIENZE DI NUOVE l!'OH)IAZIONI DA COifllA'l'T])fE~TO « bero di leggeri andare in falsa direzione ed anche «. sfuggirli affat~o di mano »; n~a non è questo che s1 ~~ole. Altro_ e co:1-du1Te altro è dfrigere: il maggiore dovra tener 9'occh10 e una linea e l'a ltra; sorveo-liare 1~ m?:se ,di _tutti, s.enza immobilizzarsi in nessun l~ogo. L umt~ d az10ne v1 sarà purchè siano dati ordini chiari ~ tull1, e sopratutto purchè le truppe siano abituate m pace a manovrare con disciplina e con unione. D'altra parte i due capitani, avendo un comune ob~iettivo., _P:ocederanno conve1·genclo verso quello ; nè ~ ammrss1b1Ie che essi tendano a far uno addiriLtura 11 contrario dell'altro. Le loro piccole divero-enze ·uell' app:ezz~re la situazi-0ne, né potranno a v;re grandi efle.tt1, ne _P~tranno dar luogo a irragionevoli ed ostinati conflitti, quando ·grandinano le palle, e l'onore e la salu.te · prop~'Ìa e delle proprie truppe sono sì fortemente impegnati. Gli inconvenienti, inv.ece, cli una sola compagnia per formare la catena non sono trascurabili. Tale sistema dà minore sorveglianza là dove più ne òccorre sulla fronte: e il vantaggio dell'unità d'azione sparisc~ appena la fronte d~l battaglion~ si allarghi alquanto ; e Il ter:eno c:he s1 percorre sia rouo o intersecalo da fossi, da filari d'a Iberi, vigneti, ecc. La fronte di 300 passi, sutla quale calcola d'ordinario lo Scherff n?n potrebbe essere accettata che come un limite mi~ mmo, specialmente da noi. E quando essa rao-o-iunD'e 05 • r, 00 600 . l t, 1 o e . passi, a catena non potrà in modo alcuno esser. g~tdata da un solo comandante; e se per di più, questi vien messo fuori di combattimento essa rimane senza guida affatto. ' Quando poi ali~ larghezza del fronte si aggiunga la ~atm:a frastagliata del terreno tanfo comune in I,taha, dive~ta ùnposs1:bile l'unità d'azione, e pericoloso l aver pochi ufficiali sul fronte. l~ questa una grave
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6'f. considerazione, che mi pare sia sfuggita al , capitano Barati eri . Veniamo ora alla linea dei sostegni . Si crede che, diminuendo l'affinità delle due linee (catena e sostegno) col farle di due differenti compagnie, si rimedierà all'inconveniente che spesso si manifesta dell'accorrere i sostegni troppo sollecitamente in rinforzo della catena. « Il comandante autQnom0 dei sostegni, mentre co« noscerà, come ragion vuole , Io andar del combat« timento, potrù vedere come vadano le cose nella « catena che gli s ta dinanzi, meglio di quello che vi « sta incastrato in mezzo; giudicare con calma ed « esattezza circa al momento, al luogo e alla for.za « dei soccorsi da darle; e, poiché questi soccorsi sorio « cosa sua, raffrepre efficacemente !'intempestivi ar« dori dei sottocomandanti ». Porrei in dub~io che il capitano il quale non è sul fronte, e non può conoscere niente di quanto concerne il nemico e le condizioni speciali della catena, possa apprezzare meglio di quello che vi è, i bisogni reali della catena, il momento in cui rinforzarla e di quanto, dipendendo questi atti dalla posizione e condizioni nostre rispetto al nemico. Quanto all'accennato inconveniente dell'entrare i sostegni troppo ' presto :in azione, parmi sia indipendente dall'esser questi della stessa o cli differente compagnia cli quella che hanno innanzi. Che effetto produce infatti il fuoco nemico sui sostegni? Dapprima, quando i tiri sono pochi o mal sicuri e il nemico è lontano, essi tendono ad allontanarsi dalla catena coprendosi dietro ogni riparo che incontrano; poi quando il fuoco nemico si fa efficace, l'orgasmo che produce e il desiderio di non fare l'ingrata e passiva parte di parapalle, li spinge ad entrare in linea, ed essi si fondono colla catena. Il capitano comandante i soJN J>l\USSIA E FRANCIA
62 ESPER!RNZE DI NUOVE FO RMAZIONI DA COMDAT'rIMENTO stegni nel sistema delle compngnie atterga.te, non si opporrà certamente alla prim a tendenza ed anzi terrà riparati più che può i suoi uomini, a costo di allontanarsi anche troppo da una catena di altra compagnia. Giunto il 2° momento accennato, avrà egli la freddezza di trattenere i suoi uom ini dietro la catena eg!i c~e ard,~rà da_l desiderio di prender fin almente parL~ all az10ne? Il capllano della catena, non avendo alcun · interesse di risparmiare i sostegni non suoi, lo inviterà a_ soccorrerlo, ed è molto facile che, specialmente se d1 temperamento eccitabile e cli indole "'enerosa errli . . o ' o s l.esso ced a agl1 intem'l'lestivi ardori' cui accenna il rnarr"/.' o g10re Scherft'. Ad ogni modo, come impedirà che i comandanti di piccoli riparti entrino suo malgrado nella catena? I sostegni son ripartiti dietro tutta la prima linea ed occupano_ pe~ciò u~·~stensione dai 300 ai 500 e più p~ssi, non e qumdi poss1b1le che il capitano tenO'a sotto la man~ tutti i suo~ uomini . Egli può non esser~ ovunque, e puo ben darsi che mentre egli trovasi verso un'ala, la catena chieda rinforzo all'altra. Potrà l'ufficiale 0 sott'ufficiale al quale sono r ichiesti i rinforzi rifiutarsi a darli ? La catena può fo rse farne a meno: se il capitano fosse present.e non esiterebbe un momento a farli avanzare, e con criterio potrà negargli un sottocomandante qualunque? Se si volesse pretendere che solo il capitano dei s~st~goi possa giudicare dell'opportunità del momento d1 rinforzare parte della linea, si pretenderebbe una cosa ineffettuabile in guerra e dannosa oltremodo. Ed ora vediamo cosa succede quando i rinforzi d~bbano entrare in linea. Essendo essi di differente compagnia di quella che fo rma la catena, una.compagnia deve di necessità incastrarsi nell'altra. « Che mi-
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scuglio ! Che disordine I » Esclama lo Scherff. « ~~ ciò solo basta per· mandare a monte tutte queste teone » Questo solo no: mà basta fo rse a dar lor? iJ colpo di grazia: Con tale m iscuglio sarà forse poss1b1le sen~~. gra:"1 incomenienti lo avanzare all'attacco : i soldati febbril mente eccitati e inebbriati dal fuoco ~on . ~uard~: r anno troppo pel souile se sono comand~ll dai ~roprn ufficiali o da altri. Ma se l'attacco è respinto, chi potrà riordinare tale massa confusa ed eterogenea? - T,o stesso Scherff sente la gravitò delle consegue~ze che possono derivarne , ed esclama. « A~dopp1amento « tEindoublirung) parola non bella, cosa in vero m~no « bella. ancora, eppure oggimai inevitabile »: ,1nev1tabile, E perchè? L'ordine per ala evita tut~oc10. Come si vede il sistema delle compagnie attergate è ben lungi dal presentare tutti i vantaggi che s ne ripromettono alcuni ; per lo meno non s~n? . ~ali da fai·ci rinunciare alla semplicità e alla flcss1bihta dell'altro colle compagnie affiancate. . . . . Quali sieno, oltre ai g ià accennati, i prm~1pah vantaggi di quest'ultimo, ha giù eletto persona d1 ben altra autorità che la mia, ccl io, non volendo malamente rimpastare quanto è stato già bene scritto, r iporterò, concluclendo, le sue stesse parole. « Tra le rao0ioni che si possono addurre nel trattare « dell'ordine ;orma le da combattimento del battaglione, « nelle presenti condizioni della tattica'. a favore della « disposizi one per ala invece che per lmea delle com« pagnic di testa o avanzate, mi semb:a di m?lto peso « quella che si fonda sulla personalità ~attica de_lla « eompagnia, che dice in sostanza_: se d ~ « scuna compagnia la sua parte d1 c~tena,_d1 rrnf?rz~ « e di sosleO'ni le conserviamo tutti quei mezzi d1 o ' . « azione che sQno necessari a costituire potenza tattica ~ efficace. Ne risulta che invece di avere due ordini nor-
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6q. ESPERIENZE nt .NVOYE FOR)IAZIONI DA COMllATTI MENTO « mali di combatlimento, cioè uno pe1· quando è sola « ed un altro per qitando è iinita alle alh·e, la com« pagnia Yiene ad aYerne uno solo per ogni caso, mo4: difi cab ilc sì secondo le circostanze, ma completo « sempre, o almeno non mancante di alcuno di quegli « elementi che si ri chiedono allo sviluppo dell'azione « offensiva o difensiva. Di ciò maggiore facilità <l spe« ditezza nello addestramento, oltre al vantaggio gran« dissi mo che un ordine normalo cosl cos tituito si « adatta alle srnriate condizioni dei luoghi e dei casi « infinitamente meglio dell'altro rigidissimo che stende « una compagnia intera in catena e un'altra in so« stegno. Vantaggio cli gran momento specialmente per « noi con questi nos tri tRrreni tanto frastagliati e co« perti, ove le fronti mobili degli a ttacchi s'allargano « e si ristringono tanto facilmente, e quelle delle di« fese prendono necessariamente (per necessità di adat« lamen to al terreno) dimensioni e form o spesso molto « irregolari, ove il battaglione può così di frequento « trovarsi nel caso cli dover mettere in fronte for za « maggiore o minore di quella d'unn. co mpagniu. In« vece di due compagnie affiancate ponetene una sofo , « o mette tene tre : non isconvolgerete con ciò l'ordine < normale, non farete altro che modifi carlo alqua nto, « usando però sempre quei mezzi che egli stesso vi « insegna e vi somministra, che sono, per cosi dire, « nella sua essenza medesima. E se vedrete opportuno « prolungar la fronte non con intero compagnie ma con « frazi oni di compagnia, potrete farlo benissimo, nel « modo stesso, voglio dire senza ricorrere a nuovi « spedienti, e ogni parte di catena, avrà il suo rin« calzo. < Insomma l' ordin e di combattimento colle com« pagn ie di prima linea del battaglione affiancate, « a confronto dell'altl'O colle compagnie ora delle at-
rnussa E FRANCIA 65 « teraate ila il merito di una maggiore sempli cità e cli « un~ macrgiore applicabilità, oltre a quegli altri che « spiccan; a prima vista, cioè la più fa~i le. c~ndo tta « e il minore scompiglio quando 1 nuclei cli rincalzo « (rinforzi, sostegni) vengano a immedesimarsi colla « catena». (C. CoRSI, ltalia Mil. ~. 34,). IN
LUIGI CONTI-VECCHl
Luogotenente di stato maggiore.
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ANNO XVlll, VOL, Il •
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RACCOLTE DUR.ANTE UNA RAPIDA ESCURSIONE.
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ALSAZIA E LORENA E A SEDAN NEL SETTEMBRE 1872
Mars-L a-Tour (Rezonville) . . (Cont. - V. dispensa del marzo.1878).
Cavatleri·a. La battaglia di ~fars-la-Tour essendo stata la sola. in cui la cavalleria abbia rappresentalo uria parte molto importante , ritengo che valga la pen.a di esaminare un po' particolarmente quale fu quesla sua importanza, quale azione essa ebbe, se 'f)Oteva essere meglio ordinata, e quali risultati ottenne. ~li gioverò perciò delle relazioni Bazaine e Frossarcl, della storia del Borbstaedt e di altre notevoli pubblicazioni. . Quando vc1:s~ _le 42 '1/2 la divisione Bataille e porzione ~ella dms10ne Vergè cominciarono a piegare, il maresciallo Bazaine, per arrestare le masse nemiche che _si avanzavano, fece caricare la fanteria prussiana dal 3° lancieri, sostenuto dal reggimento corazzieri su tre linee; questa cavalleria si spinse con grande bravura sulle truppe nemiche che non potè rompere, ma di cui ~
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NOTERACCOl,TE DUI\ANTE U:\.\. RAP[DA ESCUIISLONE ECC. 67 arrestò la ma r·cia. Alcuni squadron i prussiani , dicono il Uazaine e Frossard, la brigatll. di cavalleria llcdem, dicono le altre relazioni, inseguirono i corazzieri nella loro ritira ta , giu nsero a circondare Baztrìne ed una balleria a cava.Ilo che si era avanzala a sostenere la cavalleria; ma accorso da Rezonville lo squadrone di s·corta del maresciallo , liberò lui e la bnlleria, 0 rincacciò i cavalieri prussiani. Frattanto la 6" <liYisione di cavalleria Mecklembourg con le due brigate avanzossi a sua volta per proteggere e raccogliere gli usseri,rcsp ingere lo squadrone di si;orta, ed altra porzione per caricare la linea di fanteria francese; ma non giunse a 500 passi da questa che fu obbligata a ritirarsi - anzi debbo dire che l'effetto della carica della. divisione Mecklembourg deve, esser e stato cli ben poco momen to , non facendosi menzione di essa nè nel rapporto Frossard nè in quello di Bazaine. · In quell'incontro di cavalleria troviamo dalla parte dei Francesi una brigata, più uno squadrone di scorta del maresciallo :Bazaine, in tutto 9 squadroni ; e dal1' altra, la brigata Rcdern, che al minimo contava 8 squadroni, e la divisione )lecklcmbourg che ne contava 20 . Nella brigata francese ved iamo caricare i lan cieri in una linea, i co razzie ri in tl'c; fors e questi ultimi avrebbero fatto meglio a fo rmare una, o tuu'al più due sole linee; tre e rano troppe : troppo breve era il fron tedi alta.eco, quindi quasi impossibilità di riuscita. La brigala. Redern pare che abbia caricato v fondo, ma non abb ia provvisto per una seconda linea, e per gli attacchi di fianco , perchè la vediamo roYesciata dal solo squadrone cli scorta del mare·sciallo Bazaine, la qual cosa conferma sempre più, se pure bisogno ve ne fosse, quanto sono deboli i fianchi di una cavalleria che attacca, se uno squadrone ha potuto tant() effetto produrre ·
tìS . NOTE RACCOL:E DURÀNTE UNA RAPIDA
ESCURSIONE
La divisione Mecklembourg pare che abbia appena potuto accennare il suo movimento; bastò quell'accenno per fade subire gravi perdite, . . Dopo le .2 .'I /2 pom. i movimenti dell'ala destra francese, protetta da forte .batteria situata sull'antica via romana, rendevano difficile e pericolosa la posizione deìl,a sinistra della 6" d-ivisione prussiana Buddenbroch; nel mentre si sapeva che i rinforzi erano prossimi. Allora fu deciso dal comandante la divisione di far .caricare la destra e la batteria francese . dalla brio-ata Bred?w, che ~,fa rido~ta. in quel momento a 8 s;rndrom (4: . del !Jt coraz~1en, .1, del 16° lancieri), un regg imento. essend o distaccato per altri uffici. Ma veramente non caricar.ono ché soli 6 squadroni , perchè uno squ~dto~e di cias?uno dei reggimenti fu spedito -contro V1onv1lle, che s1 credeva occupato da fanteria francese . · Questa brigata passando all'ovest di Vionville e contornando il "limite · est del. bosco , è girando quindi a d.es~ra c~ri_cò .la , linea · nemica; il reggimento di coraz~1e1:i a sm1stra, e quello di lancieri a destra un po' più rn.d1etro . Questa brigata caricò valo1·osamente la baJteria e la pri~a linea di fanterìa, le oltrepassò, e stava per abbattersi sulla seconda linea della fanteria francese, .. quando,prima che si 1is!abilisse l'ordine dopo una carica così a fondo, venne attaccata a sua volta dalla divisione di cavalleria De Forton, che la prese in fianco ed in · coda; dimocfo che· quei 6 squadroni furono quasi completamente annientati ; non ritornarono che solo · 70 corazzieri ed 80 lancieri con ,t 3· ufffoiali. ~iò ~ondirrieno questa arditissima carica ebbe per fehc_e risultato di arrestare per alquanto tempo lo avan~ars1 del VI° corpo francese; guadagnare brevi mo.menti · e sovente una fortµna in guerra . In quanlò al modo, quella brigata o avrebbe dovuto
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IN ALSAZ IA E LORENA E A SEDAN . . ..
agire almeno su due linee, o essere meglio protetta da altra .cavalleria in ..seconda linea e sulle ali . Egli è· certo che CO'si i suoi effetti sarebbero stati maggiori, e minor~ I.e perdite che essa avrebbe suhito; per alt,ro vi. sono momenti fo guerra in cui il più importante è di agire ed anche sacrificare corpi intieri . per il bene , ·. gener·ale d el!' esercito; e quello era cetto ·uno dei casi. Si rifletta ~he l'attacco della brigata Beedow fu fatto verso la destra del VI0 corpo, il quale, come sappiamo, non era sino allora stato . s.qosso dal fuoco, perocchè solo 4 batterie a cavallo situate sino dal principio della batta~lia ad ovest di Vionville potevano tirare sulla sua. fronte . Tr·a· le 5 e le 6 ·pomr, quando; sopraggiunti i rinforzi , fa brigata prussiana Wedel del X0 corpo tentò di attaccare la I divisione Grenier a · Grevère e re. spinta si ritirava incalzata: dal nemico, ' due reggimenti dragoni della guardia fecero due cariche per· proteggerne la ritirata; ebbero a soffrire perdite crudeli, e dovellero ritirarsi sopraffatti dal vivo fuoco nemico . . . ·Ogni reggimento non caricò che con 3 soli squadroni, il quatto fu lascialo di gùardia allo stendardo; .cattiva abitudine che è da fuggire; lo stendardo dev'essere il punto di riunione e non rimanere indietro; devé anzi trovarsi là ·dove la mischia è più cald.a ! Verso le 6 pom. il gene~ale Barby, clie si trovava al nord di Mars-la-Tour, estrema sinistra dell'ordine di ?attaglia de' Pruss.iani, rit:evette ordine dal gen~rale Vo1ght-Rhetz di fare una carica contro I-a estrema destra francese per liberarn la siriistrà prussiana. Questa brigala,. forte in quel momento ~i -6 reggimenti, si porlò . su V1lle-sur-Iron per attaccare di fianco i Francesi ma . ' incontrò la divisione Clérembault, che era di ,1O recr.. . o g1ment1, essendo stata rinforzata dalla brigata guardie e da un reggimento della divisione -du Barail. Succe-
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70 NOTE l\ACèO LTE DURANTE UNA RAPIDA ESCURSIONE delle u n urto, ma in tutte fo relazioni mancano i particolar-i del mo do di attacco; pare che i Francesi non avessero la meglio anche per sbagli pr esi nelle divise dei reggim enti , ma s i ritirinono l'uno da una parte, e l'altro dall'altra; i Fraucesi pare un po' più malmenati. Quello che è certo si è che i .Francesi non si avanzarono su )lars-la-Tour. Verso le 7 pom. il principe Carlo fece e~eguire un attacco dalla 5" e 20" divisione contro la divisione Lafont de Villiers, preparato da una can nonata di due ore ed appoggiato da una carica della ,J 4" brigata di cavalleria della divisione del duca di Mecklembourg. JU p rincipio questa carica r iescì, un pezzo nemico fu preso, fu presa l'aquila ù~l 9:3° reggimento, ma, quando questa brigata proseguì la sua corsa, fu attaccata dalla divi- ' sione di ca vallel'ia Vallabrègue ùel 11° corpo, fu respinta e riperdette il pezzo e l' aquila acquis Lata. ;\nche qui mancano i particolari; sembra che la brigata prussiana non avesse seconda linea per proteggerla. Con l'oscurità crescente il fuoco si era a poco a poco quasi spento su tutta la linea, quando verso le 8 pom. il principe Carlo riunì l'altra brigata della 6a ,divisione, brigala De Ranch, alla cui sinisu:a si spiegò il reggimento dragoni n. 9, e gli ordinò di caricare su Rozonville, passando fra Yion ville e Flavigny, traversando la strada di Verdun. Così fu fatto, e dicono le r elaz:ioni prussiane che qualche quadrato frane ese fu r otto, ma bentoslo b isognò battere in ritirata dinnanzi a una viva fuci lata che partiva-da tutte le parti. E questo fu l'ultimo episodio della batlaglia di )Iarsla- Tour, che eo01inciò con un attacco di cavalle ria ed artiglieria, e fini con una carica di cavalleria! Furono fatte nella bauagli a di )lars-la- Tour sette cariche di cavalleria, come ho narrato più sopra, e cli cui farò qui un breve quadro :
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I~ Al.SAZIA E LORENA. E A SEDAN
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1a carica, ore 112 4/2, Ji. squadroni dc_l 3° lanc~eri, ,t 0 squadroni corazzieri caricano. la fan_t~r1a prus~1ana che si avanza. Sono respinti cd m seguiL1 dalla brigala Redern che a sua volla viene contro attaccata dallo squadrone di scorta del mareseiallo Bazaine. . . ''" carica dalle ore 12 1/2 ad 1 pom ., 20 squadrom dell; ùivisio~e ~lecklembourg attaccano la linea ~an~ ce5e, ma giunti n 500 passi da essa, sono obbhgau dai vivo fnoco a battere in ritirata. . 3" carica , ore 2 4/2 pom ., la brigata prussta~a Bredow composta di 6 squadroni attacca le batterie e la fanteri a francese dalla destra del VI0 corpo,. m~ quando ha tutto rovesciato viene a!taccata e quas_1 d1strulla dalla divisione De Forton d1 16 squadrom . 4" carica, tra le 5 e 6 pom ., i due reggimenti dell~ brigala dragoni della guardia_ prussia:ia, 6. squadro~1'. due squadroni rimanendo d1 guardia agli st~nda1 d1 attaccano la fanteria francese divisione Gremer che incalza da vicino la brigata Wedel che si : iti~a, ~o~ron_o molto perdite dal fuoco .nemico e sono obbhgat1 a nt1rnrs~ . 5" carica, 6 poro., sei reggimenti (24 Stfll_a~r_om) alla estrema sinistra prussiana attaccano la dms101:le Clérambault, for te di rn r eggimenti (,~O squadr o01), succede mischia, ognuna delle parti si ritira. . 6" carica, 7 pom., la 44" brigata ('1'2 squ~d~o~1) divis ione Mecklembourg a ttacca I.a (anteria ed art1gI1_er1a del centro del Vl° corpo e dopo averla r otta, vie.ne dispersa a sua volta e sconquass_ata dalla divisione fran cese Vallabrègue ('16 squadrom). . 7~ carica, la brigata Rauch , cioè l' altra bngata della 6" divisione cavalleria del duca di Mecklembourg, alle 8 pom., rinforzata da un reg?imento ?ragoni divis ionale carica nella direzione dL Rezonv11le e rompe qualche' quadrato. Le due brigate della 6a divisione cli cavalleria sono 1
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NOTE RACCO.L'fE DUI\ANTE UNA RAPIDA ESCUHSIONE
le sole che nella giornata di Mars~la-Tour abbiano ca-· ricato due volte. !fl queste sette cariche i Prussiani adoprarono 68 squadroI?,i su 87 squadroni che contavano presenti, ed i Frani;esi nelle loro quattro cariche impiegarono su 108 squadroni che ç_ontavano sul campo di battaglia solo 81 squadroni. Durante cinque ore l'estrema sinistra prussiana è costituita da una brigata di cavalleria Redern e da 4 bat. terie a cavallo, che mantengono vivo il fuoco durante , tutlo il tempo della battaglia ad ovest di VionviUe. Queste batterie e questa brigala sono quelle che aprirono il. fuoco al principio della battaglia, e per molto tempo rappresentarono la estrema sinistra prussiana contro il VI0 corpo ,. e non cessarono mai dal prendere parte <lella battaglia sino a sera. Da ciò sembrerebbe che si possa dedurre che l' artiglieria a ca·vallo assegnata alla t? divisione fece buona prova, avendo potuto sostenere il ~ombattimento per sì lungo tempo. La cavalleria francese non ha preso l'offensiva eh~ una sola volta, ·e fu quella ordinata dal marescialloBazaine al 3° lancieri e . corazzieri della guardia verso Je 12 1/2. · La cavalleria prussiana ha preso l'offensiva, durante · la battaglia, 6 volte, cioè quella della divisione Mecklemhourg, q nella con la 'brigata Bredow per disimpegnare la sinistra del II1° corpo che veniva troppo serrata dal nemico, quella per reggimento della brigata dragoni àelle guardie per proteggere verso l'estrema sin istra circa . le 9 11/2 la ritirata dalla brigata Wedel; quella della brigata Barby composta di 6 reggimenti contro la divisione Clérambault di 1O reggimenti , estrema destra francese; quella della 14a brigata Diedenbroich ordinata dal principe Carlo sul centro de!
73 VI corpo ed infine quella eseguita. verso le 8 pom. dall'altra brigata della 6,.. divis19ne. Anche dunque nella cavalleria prussiana vediamo molto più adoperata l'offensiva che non nella francese, poiché questa ha attaccata una sola volta, .e le altre volle non ha fatto che controattaccar~ la . prussiana, mentre questa ha preso l'offensiva 6 volte. La cavalleria francese, come ho già notato, n on ha preso che una sola volta: l'offensiva verso le '12 1/2, ma non ha potuto rovesciare o penetrare nelle linee prussiane; per .cont1·0 ha eseguito. due ' contrattacchi perfettamente riusciti contro la brigata Bredow e la 14"· brigata assai bene a proposito ed a fondo in modo che molto furono malmenate le due brigate di cavalleria prussiana; ma nell'attacco della divisione Clérambault contro ' la brigata Barby, quantunque superiore in . numero fa francese non ebbe il sopravvento. La cavalleria prussiana prese non meno che 6 volte l'Òffensiva; una volta contr.Ò cavalleria e le altre cinque ·folte contro artiglieria e fanteria; di queste cinque cariche dÌ1e riescirono a penetrare nelle batterie e rompere ·la ' fan ter.:ia , . e se nqn fosse sopravvenuta la cavalleria francese maggiori danni' avrebbe apportato, per cui ne uscì molto malconcia dalla sua impi·esa; un;l carica, cioè l'ultimrr della giornata, pare che sia riuscita in sul principio ma poi sia . stata respinta infine le due C!lriche di 2 reggimenti dragoni della gnardia, e queHà della 6.. divisione Mecklembourg non riuscirono e si dovettero ritirare mollo. prima di raggiungere · il nemico . Per allro non vi ha dubbio, che tutte quelle cariche fatte a fondo , con audaci a grande, che ora minacciavano un punto ed ora un altro, han dovuto non poco contribuire ad. infondere tjtubanza e lentezza nei movirnen.ti dei corp1 francesi, e perciò dovette derivarne un gran bene al II1° 1N ALSAZIA E LORENA E A S~DAN
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74 NOTE RACCOLTE DURANTE UNA RAPIDA ESCUUSIONE e X° corpo nella ineguale battaglia che combattevano. Ma se la cavalleria prussiana ha agito molto offensivamente, se ha caricato quasi sempre a fondo, pure quasi sempre ha mancato di seconda linea e di riserve, o almeno d'appoggi di fianco, per cui le cariche anche le meglio r iuscite , sono da ultimo state cagione di disastri per loro. E debbo confessare che ciò mi ha fatto meraviglia, avendo visto nelle loro manovre autunnali come sempre si preoccupassero nelle car iche sia dei fianchi sia delle spalle della cavalleria che spingevano alla cari.ca. · Cosi per es . se la bella carica fornita dalla brigata Bredow fosse stata seguita da una seconda linea, e da una terza, come una volta si usava fare, quali immensi risultati non si sarebbero potuti raccogliere! Ma le divisioni di cavalleri a venivano soveme scisse nelle singole brigate, e queste sovente indebolite e di molto per più <lella metà per molti distaccaiuenti, di modo che veramente non andò all'attacco che un pugno di uomini, che finirono per soffrire perdite immense. Così per es. la 5a divisione di cavalleria, generale Rheinbaben, che era forte di 36 squad!'oni, venne di,visa al cominciare dell'azione in tre punti, cioè brigata Barby al nord di i\iars-la-Tour, brigata Redern verso Tronville, ed infine la brigata Bredow al sud di l?lavigny presso il bosco di Vionville. l\fa ciò non basta; quasi ognuna di queste brigate era indebolita da non pochi distaccamenti, tanto che la brigala Bredow, la quale era di 12 squadroni, non poté caricare se non con soli 6; per cui io credo che sè una massa di cavalleria si fosse potuta riunire anche in quella battaglia, si sarebbero potuti ottenere i risultati sul campo come ai bei tempi della ,cavalleria di Zieten, di Seidlitz, di Murate di Lasa.Be. · Verrebbe poi. spf,ntanea la dimancia per conoscere le cagioni di quel frazionamento della cavalleria. Io
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75 penso che vi abbia non poco contf'ibuito l'opinione, 1a quale si era fatta strada, che cioè la cavalleria valesse meglio a collegare i diversi co!'pi fra loro, a sorveglfare ed osservare le mosse del nemico , anzichè a produrre un utile eftetto mercè il suo urto; e anche un poco vi abbia contribuito l'avere assegnato un reggi mento di cavalleria a ciascuna divisione, e nessuno affatto al corpo d'esercito, al quale poi, per missioni da aclemp.iere secondo le circostanze, si assegna va una divisione di riserva di cavalleria. Un reggimento di cavalleria per· divisione è troppo per semplice perlustrazione della divisione o eollegamento; è troppo poco com e corpo che debba agire offensivamente, e parmi sia più utile assegnare uo paio di squadroni alle divisioni, ed una brigata di cavalleria al corpo d'esercito , poichè almeno una brigata può avere una certa importante azione nelle cariche. ] e ne inte~o che inoltre dovrebbero esservi ancora division i .o corpi di cavalleria a disposizione de' comandanti d i armala. Una breve osserva2ione sull'oggetto e finis co . Dopo la guerra del 66 si disse in Prussia che i corpi d'a rma ta di cav.:dleria erano troppo pesanti, difficili a m aneggiare e che valeva meglio form are delle divisioni di cavalleria, e -così si fece nella guerra del 4870. Solamente rni pare che fu un cambio di nome anziché di cosa, perocchè . la 3°' divisione · di cavalleria Rheinbaben era composta 'di 36 squadroni e ;2 batterie, e µivisa 1n 3 brigate; laddove il corpo d'esercito , di cavalleria nella guerra clel 66 e11a composto di 4 1 squadroni con '.24 pezzi; differenza minima. Avere disp0ni.bili de' corpi di ca- . valleria potrà essere utile oggi come per lo passato. Se anche tutte le cariche fatte dalla cavalleria alla battaglia di Mars-la-Tour a vesserei avuto i risultati non felici della 1 a carica sovranotata, fatta dalla brigata francèse, e della 2a carica fatta dalla divisione BieckIN ALSAZIA E LORENA E A SEDAN
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NOTE RACCOLTE DURANTE UNA ' RAPIDA ESCURSIONE
lembourg, non capirei neppure perchè si ·voglia e si pos.sa mettere minim~mente in dubbio la efficace cooperazione della cavallena sul campo di battaglia, perocchè anehe una carica la quale non rovescia la linea nemioa produce certo l'effetto di arrestare la marcia innanzi eh; il nemico· abbia incominciata, obbliga a serrare le file se pure non si prende una formazione più compatta ; per la polvere che innalza fa rimanere incerti per .~ualehe tempo su . quello che è succeduLo, e da ultun o, quel che è il più, interi·ompe, raf[redcla lo slancio che si èra comunicato alle truppe, che si avanzavano i~ quale slancio i~ più sovente non si sa o non si può r1pr~ndere o c~nt1~ua.re; oltre che al difensore dà campo d1 riconoscersi, d1 rmforzarsi, · o di fermarsi. Quindi, quando .anche una carica di cavalleria non possa andare a fon·do, produce sempre ottimi risulta ti perché .nel peggiore dei casi fa guadagnar tempo, ed in guerra 11 tempo è più che danaro, perchè è vittoria. cionondim eno, s~ si potessero mettere in dubbio questi effetti, alla battaglia di Mars la-Tour ne abbiamo visti di molto maggio~i; infatti la :~a. carica da me notata, eseguita dalla bngaw. Bredow (di soli 6 squadroni) fu una caripa completamente riuscita perchè potè superare Je artigli~rie, ro,:esciare la fanteria. Da questo esempio si puo conchrndere che oggi come altre volte le carichè bene eseguiLè possono dare gli stessi risultamenli di allora; ed è da riflettere che nella carica anzidetta la cavalleria attaccò truppe nemiche poco o nulla scosse le quu li da pochi momenti erano entrate in azio1i.e: qual ~ra la destra del VI° corpo (Canrobert). Se i ris1:1ltat1 furono di · poi funesti alla cavalleria, ciò non chp~se dalle cliflìcoltù dell'attacco, e dalle gravi perdite soflerte dal fuoco nemico nell'è!.tlO dell'atta eco, ma bensi dal vigoroso contrattacco fatto dalla divisione francese De J!'oi'ton ; controattacco al quale oggi come altre
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77 volte bisogna procurai;e di parare anticipatamente con provvedimenti adatti e conosciuli, cioè o ·con seconde · linee e terze linee, o con colonne sulle ali . Qui è da osservare che formando parecchie linee l'azione del fuoco principale sarà assorbita specialmente dalla .,a linea, e se questa riesce a rovesciare quanto ha innanzi, molto meno avranno a soffrire le altre linee che la se. guono per proteggerla. Anche quella che abbiamo notata come 6" carica; eseguita dalla ua brigata della divisione Mecklembourg,fu una carica riuscita, avendo sbaragliato la fanteria, e preso un pezzo ed una bandiera; proseguendo la sua corsa, quella brigata fu sbaragliata a sua volta dalla divisione di cavalleria francese Vallebrègue; quindi se non colse i frutti fu perchè priva di sostegni; ma è certo che la linea ·nemica fu rotta e dispersa. Perciò mi pare che si possa conchiudere. dalle sette cariche di cavalleria fatte · alla batta 0 ·lia di R.ezonville che oggi come per lo passato, cioè ~rima del fueile p·erfezionato ed a fuoco celere la cavalleria può ~endere importanti sP.ryizi non solò' per ricoo·nizioni e per far l'ufficio di una zona di sicurezza intorn~ all'esercitò, ma può avere parte importante nell'andamento e dec'isione di una ballaglia, perchè caricando a fondo, e scegliendo bene il rnotr1ento, può rompere una linea di fanteria nemica. Gop.,ciò non vorrei già affermar-e che le cariche di cavalleria non presentino oggi delle difficoltà m~~gi.or~ , che per lo passato, e che non riescano più m1c1d1ah, avvegnachè la più gran portata dei nuovi fucili, la maggior precisione del tit:o e la maO'ò·iore 0 rapidità del fuoco costringono la cavalleria a dover prendere le mosse dellà carica molto più da lontano che per lo passato, e quindi a stare molto più tempo esposta ad un fuoco assai più efficace, locchè si traduce in dover perdere molta più gente di prima. Debbesi per altro eziandio considerare che la rapidi~à del IN ALSAZIA E LORENA E A SEDÀN
78 NOTE RACCOLTE DURANTE UNA RAPIDA ESC UI\SI ONE tiro è sovenle a scapito della giustezza,come lo è altl'esì la più grande precisione dell'arma, pero cchè il più piccolo errore di calcolo nelle Jistanze ne porta per conseguenza uno grandissimo nei risultamenti del tiro, cui contribuisce pure la difficoltà dell'adattare l'alzo opportuno, perché nel tumulto del combattim ento non molti avranno il sangue freddo di abbassarlo a tempo, ed. inoltre la non grande tensione ùella traiettoria, per cui so da una parte le perdite dovrebbero essere i mmense, col correttivo di cui ho parlato, ne vanno dì gran lunga diminuite . Desse però saranno sempre molto mug·giori di quelle che si soffrirono pel passato, abbenchè possano ancora venir tempr.rate se un'adatta munovrn si adotta dalla cavalleria per portarsi nel sito ove si voglia caricare, come fu. praticato nella carica dalla brìgaLa Bredow.
Arh/J lieria. Riporto qui vari brevi passi delle relazioniFrossard e Bazaine sull'impiego e l'effetto dell'artiglieria alla battaglia cli I't1ars-l a-'four. Questi passi si riferiscono specialmente all'ala sinistra francese, occupala. al principio della batlaglia dal 11° corpo (Frossard) poi sostituito da porzione della guardia imperiale. « Due delle sue ballerie (divisione Bataille) che hanno « in un momento preso posizione su di un poggio a « sinistra. della strada, arrestano cou un fuoco nudrito « ed efficace ·i primi sforzi del nemico, e proteggono « il movimento della divisione. Alla sinistra di queste, « la divisione Vergè corona anche le alture con la sua « artiglieria ... Il generale Lepasset di faccia al bosco St« Arnould ed ai suoi sbocchi spiega in prima. linea 1'84° << reggimento ed una batteria ... ln fine il comandante il « TI0 corpo fa mettere in battaglia, pronte a portarsi ove
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« fo.rù il bisogno, le batterie della riserva generale ....
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Su tutta la fronte del nemico, batterie numerosissime e di forte ca.lil>ro cì coprono de' loro proiettili. La nostra artiglieria fa i più vigorosi sforzi per controbatterla. All'estrema sinistra 2 batterie da 4. della « riserva sono mandate in rin1orzo della batteria del « generale Lep~sset; ma la loro inferiorità dì calibro, « le perdite che provano, obbligano a rilirarle mo« mentaneamente .. .. L'artigl ieria della\1ivisione Vergè « concorre anche in un col fuoco della fontcl'ia a « rompere lo sforzo degli assalitori. La potenza su« pcriore dei pezzi prussiani li domina ben presto. « Lo stesso accade alla nostra destra (destra del 11° « corpo} ove parecchie batterie della riserva che hanno « rinforzato il generale Bataille non possono prendere « il disopra .... In'tanto fa. cannonata del nemico diventa « sempre più intensa; noi siamo inquietati sopratutto « dalle batterie di posizione di forte calibro, stabilite « sulle creste dominanti all'est di 'fronville. La nostra « artiglieria di visionaria, essendo insiilficiente, il ge« nerale Frossard fa avanzare le 2 batterie da 12 della « sua riserva sotto il comando del colonnello Deau« douin . « Il combattimento in questo momento è sopra.tutto « una lotta di urtigliel'ia. « Sostenute da questo fuoco e da quello delle bat« terie della riserva generale, che il comandante in « capo aveva chiamato, le linee di fant(:ria del Il0 corpo « avevano continuato a tenere saldamente le loro po« sizioni » (Rapporto Fuoss.rno}. Nel rapporto del marnsciallo Dazaine sulla stessa battaglia e su questo punto è detto cosi: « Queste « prime disposizioni prese, io chiamai le batterie da 12 « della riserva generale, per combattere le batterie ne« miche che inquietavano il II.0 corpo». 1
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NOTE RACCOLTE DURANTE UNA RAPIDA ESCURSIONE
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Secondo quanto asseriva il maresciallo Bazaine, furono adunque poriate in linea solo le batterie da 112 della riserva generale, e credo che talibatterie non fossero che 4, mentre tutta la riserva constava di 16 batterie. Nè nella relazione Frossarcl, né in quella di Bazaine è detto il punto ove vennero impiegate; probabilmente lo furon·o al sud-ovest di Yionville per battere le artiglierie del Ill° corpo d'esercito che erano postate nell'intervallo ci'era tra le due divisioni prussiane . . Da quanto ho riportato mi pare r,he si possano dedurre, se i fatti sono esattamente narrati, le seguenti conseguenze: · Che l'artiglieria francese non fu impiegata in grandi batterie, ma invece successi va.mente e divisa sulla fronte. In fatti il generale Frossard spiega le sue divisioni. ciàscuna con la propria artiglieria, e tiene spiegata indietro l'artiglieria di riserva del corpo d'armata . A misura che la sua artiglieria divisionale si sente inferiore, la va rinforzando e vediamo che manda prima 2 batterie da 4 alla estrema sua sinistra per rinforzare la batteria della brigata Lepasset, poi successivamente manda altre 2 batterie a rinforzare la sua ala destra; finalmente, quando l'artiglieria della sinistra ha dovuto ritirarsi, e quella della destra è dominata dal fuoco prevalente del nemico, egli si decide a fare avanzare le sue 2 ultime batterie di riserva .che sono da 42. Ora, se invece cli sminuzzare così le sue 6 batterie di riserva, le aYesse portate in una buona posizione, · avrebbe senza dubbio ottenuto molto migliori risultati. Avendo agito come agì, era naturale che le artiglierie nemiche, la cui maggior parte era situàta tra il V0 e VI0 corpo, mettessero subito fuori di combattimento le sue per la superiorità del fuoco concentrat0, e per la potenzialità ddle batlerie. . I Prussiani agivano all'inverso, perchè spiegavano
tosto la loro artiglieria di corpo d'armata in una posizione centrale, e dirigendo con avvedutezza e scopo determinato un fuoco concentrato. ottenevano grandi risultati. Alcuni tattici credono, è vero, che si possa conseguire lo stesso effetto dalle artiglierie senza esser concentrate, anzi dieono che così divise si possono meg lio sottrarre alle offese nemiche; ma tale ragionamento vale in teoria, ma non in pratica, perché è sino ad un certo punto vero che delle batterie site in luoghi diversi possono prendere di mira uno stess·o bersaglio (,J), ma è pure incontestabile la difficoltà che esiste di far giungere a queste batterie cosl divise l'ordine su quale punto dirigere il ·1oro fuoco, ed inoltre, avendo esse di contro al~re difficollà e pericoli, è probabile che dirigeranno il fuoco contro il ,pericolo vicino, anziché nello scopo· che si era · prefidso il comandante di artiglieria. La gran batteria unica potrà meglio essere sorvegliat"a dal cornandante di artiglieria senza tema d'essere influ~nzalo dai comandanti di divisione viciniori. Dunque mi pare che a Mars-la-Tour come a Spicheren, le artiglierie del Il0 corpo francese non furono bene adoperate. Questo può conformare un principio antico, posto molto in onore da Napoleone I, ma dimenticato dai suoi discepoli, cioè che per ottenere buoni effetti di artiglieria bisogna una grande concentrazione di h.atterie. · Il secondo svantaggio che ebbero i Francesi si fu: che mentre le d ivisioni prussiane si spiegavano aprendo i} fuoco con 4 batterie, le divisioni francesi non po-· tevano spiegare che 3 batterie, di cui una cli mitragliatrici, e l'effetto del fuoco di quest'ultime non do-
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(,t)° Dico sino ad un certo punto, perchè bene spesso piegature dì' t erreno alture, case, boschi ecc. possono impedirlo.
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ANNO XVIII, VOL. Il. · I
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l'iO'l'E R.\.CCOLT.E DURA NTE UNA RAPIDA ESCt,RSIONE
veva essere gr ande in un combattimento di artiglieria contro artiglieria . Il III° corpo di armata prussiano po tè sin dal principio mettere in azione 8 batterie diYisionali , 6 batterie della r iserva, e .1: bauorie a cavallo, che erano colla 5" divisione di cavalleria, cioè 16 balterie (96 pezzi). e prima di mezzodì altl'e 2 batterie della bricrata distaccata del X° corpo ; mentre Frossard non ~o tè fore entrare in azione che 7 batterie divisionali , comprese quella della brigata Lepasset ; e 6 della r iserva di corpo d'armata, cioè ·1 3, di cui 2 batterie di mitragliatrici, quindi veramente H batterie cioè 66 pezzi contro !)6 ( Ricordo che al principio il VI0 corp o (Canrobért) non prese quasi alcuna parle, e che inoltre non avea in tullo che 7 batterie, le altre essendo rimaste a Chàlons) . Uunque inferiorità numeri ca dj artiglieria, per cui sin dal principio della n arrazione della battaglia, e cosi sempre n el corso di essa il generale Frossa1:d non fa che parlare della su~ periorità del!' artiglieria ne°:i~a. Da ciò. mi p_are SL potrebbe ricavare che, negh or dinamenti degh eserciti, bisogna fare il possibile onde nei combatLimenti Ja propria artiglieria non sia numericamente inferiore a quella nemica. Un'altra conseguenza si può trarre dalle citazioni fatte, cioè l'importanza de' grandi calibri, la potenzialità. delle artiglierie; sia desso sovente un fatto morale o materiale, non vale discuterlo, ma è certo che in ogni · modo eserciteri.t sempre una grande influenza. La relazione Frossard succitata fra .Je altre cose dice: l'ioi
siamo molestati sopm tutto dalle batterie di posizione di_ forte calib1·0; - ed altrove : la .nostra artiglieria divisionale essendo insiiffìciente, Frossarcl fa avanzare le· battm·ie da 1.2 della sua rise1·va. E difatti delle 11 batterie di artiglieria il II0 corpo
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non ne aveva che 2 sole da rn, le altre essendo -da 4; mentre i Prussiani avevano la metà dei pezzi di batterie gravi n on che 2 batterie gravi nell' artiglieria di corpo d'esercito, dimodochè pot~rono mett~re in battaglia 6 batterie gravi contro 2 francesi, quindi grande squilibrio; e quando il maresciallo Bozaine fece avan7.are le b atterie da '12 della riserva generale, nondimeno la proporzione delle batterie .gravi restò uguale dallo due parti , non contandos i (per quanto ho potuto conoscere) che 4 batterie da 12 nella riserva generale. Da questo fatto si ricava ancom un'altra conseguenza ed è che non bisogna disprezzare quest' altra qualità provenien te dal maggiore calibro; che cioè fra · due artiglierie, le quali si controbattono, quella che è dotala di una proporzione maggiore di pi11 forte calibro, ha un vantaggio, sia desso morale più che materiale non è il oaso clisculere, su quella che n' è dotata in proporzioni minori. E questo mi ricorda ciò che ho lelto n elle 1'Iem01·ie . . di Napoleone I, quando semplice ufficiale di artiglieria fu incaricato di armare le coste del Mediterraneo , a Hyerès; i proietti de' vascelli inglesi giungevano alle batterie nel mentre quelli delle batterie di costa non raggiungevano i vascelli inglesi, perocchè nei pezzi "a bordo al loro angolo di elevazione si aggiungeva quello provenien te dal tangheggio, per cùi quei cannoni · tir aYano sollo un angolo di quasi !3°. - Napoleone fece costrurre in ogni ba lleria un o o due affus ti che potessero dare elevazione al pezzo« perchè, diceva, i nostri soldati yedendo arrivare ben'anche i loro proietti non grideranno più alle cattive qualità di polveri, tradimenti, n egligenze . . . . ». È una ragione morale della quale b isogna molto preoccuparsi. Da quanto ho ripl>rtato si rileva la necessità che vi sia nell' eser cilo sufficiente artiglieria di battaglia ma
84 NOTE RACCOLTE DURANTE UNA RAPIDA: ESCURSIONE che vi sia anche artiglieria di posizione; ma si rilevà altresl che dev'essere la proporzione tra le due artiglierie non minore di quella nemica. Infoltì nella francese l' artiglierfo. grave rappresentava 1/4 e meno del, totale, mentre nella prussiana era quasi 1/2: epperò vediamo il ~nerale Frossard lagnarsi sovente della più grande potenza dell'artiglieria nemica. Ho riferito che il maresciallo Bazaine chiamò sul campo di battaglia le batterie da 12 della riserva ocrenerale; non so perchè non gli sia venuto in mente di fare avanzare anche le altre batterie per potere avere una superiorità decisa sull'artiglieria nemica! Solo il generale J3ourbaki fece un buono e laro·o uso 0 delle artiglierie; dopo le 7 p . m. vedendo che i1 nemi,:o preparava ancora un attacco su R.ezonville, riunì una forte batteria composta di M pezzi, che fulminarono le masse nemiche e le disorganizzò, per cui. rese la sua posizione quasi inaccessibile. Avevano adunque i Prussiani i seguenti vantagcri,in 0 quanto ad artiglieria: 1° Spiegamento sollecito ed opportuno di tutta la loro a rtiglieria. 2° Maggior proporzione di artiglieria. :1° P.iù grande proporzione di batterie prn gravi. A _cui aggiungansi altri · fatti anco più imporianti qt!ah erano un pezzo a tiro più esatto, una spoletta a · percussione, ed infine una pralica di tiro più esatto e preciso degli avversari. E quindi non è da far le meraviglie de' grandi ri- . sultati ottenuti. Che tirass<?rò molto bene lo prova che non appena (così nelle note raccolte), le batterie francesi prendevano posizione, tosto le perdite che subivano (e for~e anche i guasti) le obbligavano a ritirarsi; lo che dimostra certamente la grande pratica e giustezza cli tiro dell'artiglieria prussiana. 1
IN ALSAZIA E LOllENA E A SEDAN
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La battaglia cli Rezonville cominciò con la comparsa sul campo di battaglia cli una brigata cli ca.valleria e col fuoco cli quattro batterie di artiglieria a cavallo · che presero· posizione ad ovest di Vionville. Queste quattro 1)atterie mantennero il, fnoco durante tutto il tempo che durò la lunga battaglia cioè d.alle 9_ ant. sino alle 8 pom. Verame nte dopo un tale esperimento è un po' difficile dire che le batterie l:li artiglieria a cavallo non abbiano la stessa forza di resistenza delle batterie ,montate; devesi anzi dire che hanno al di sopra di queste il vantaggio di poter seguire ovunque celerernente la cavalleria. Le osservazioni che ho rilevate non ci dicono certamente nulla cli nuovo, ma è sempre bene raccoglierle per confermare viemeglio priocipii già stabiliti, cioè· Che l'artiglieria deve concentrare il suo fuoco st~ un dato oggetto se vuol produrre un grande · effetto: Che la quantità come la qualità numerica clell'artiglie1fa non dev'essere inferiore a quella dell'avversario: Che non va dim enticala neppure la più gran potenza che può avere una artiglieria di un macrofor calibro , 00 e sarebbe errore anche per qµesto .rimanere al disolto del nemico. . Fo_rs,e vi sarebbe da esaminare un'altra questione, -s e c1oe convenga meglio a vere una riserva o-enerale di artiglieria dell'esercito, o se meglio valga rh1forzare con ~uelle e far più potenti le artiglierie di corpo di esercito. Per parte mia sarei per questo secondo riparto delle .artiglierie., _altesa la difficoltà di a,'ere sempre sotto mano l'artiglieria della r isena generale. ~
Perdite. Nella battaglia di Mars-la-Tour i Francesi perdettero ·. per morti, feriti e dispersi ,J 6,954 uomini, cioè :
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NOTE . RACCOLTE DURANTE UNA RAPIDA ES'CURSIONE Ufficiali
Truppa
l\1Òrti . . . . 147 . $eriti . . : 597 Dispersi . . . 93
1215 9523 5379
1362 10120
VI° corpo
1
5472
116954 Totale . . 837 16'117 · · Viene inoltre affermato che i 5472 dal.i per dispersi · d;ille situazioni francesi , erano quasi tutti de' feriti .lasciati nelle ambulanze di Rezonville e Gravelotte occupate nel giorno .dopo dai Prussiani. . .,. · Le perdite delle truppe tedesche sono ad un dipresso, le stesse .~ioé, 16,448 così divise:
Ufficiali
III 0 corpo e 6a divisione di . cavaJleria cli. riserva · .. 329 X 0 corpo e 5" div. di cavall. 25.i VIII0 e IX0 corpo e dragoni 1Hl
Truppa
1'o(ale
6700 6600
7029 6854 '.::!565
2446
r
Totale
Truppa
Totale
484 17
2605 2480
2789 ~497
5085
5286
1
-20 1 1
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Ufficiali .
Truppa
Totale
179 >>
3713 11745
3892 1745
179
5458
5637
1
1
Se é vero e molte considerazioni mi·portano a crederlo , che i dispe~si non erano de' prigionieri, nrn. de' feriti ~ morti lasciati nelle ambulanze, siccome 11 corpo di Frossard contava 26,000 uomini e la perdita fu di · 5286, si avrebbe una perdita del ,, 9,8 per 100 nel Il0 · corpo francese. · · 0 . JI VI corpo era di 35,600 uomini, ma non giunsero 1 a Metz 3 reggirnen ti di una divisione, nè la sua artiglieria, l'artiglieria di riserva, nè la divisione di cavalleria · nè' il 5o-enio·' se quindi ne sottrarremo '1 /4, rimarremo· . · al Glisotto del vero; quindi il VI0 corpo poteva eo[!tare al massimo ~6,700 uomini di effettivo; perdette 5657, cioè il ~ 11 per 1100. . Or da queste proporzioni si scorge che le perdite pe.r 100 · dei Francesi non sono minori di quelle prussiane. ·se dunque il II0 e VI0 corpo francese hanno, potuto sòpportare le s.tesse perdite gravi sop·p ortàte . dai due corpi prussiani, m,i pare si possa dedurreche la forza di resistenza che presentava la· truppa era ugtlàle dall'una corhe dall'altra parte, che la differenza consisteva sòlo in questo che dagli uni quelle forze si sapevano .usufruire ed a,doperare, e dagli altri si lasciavano consumare inutilmente. . Debbo confessare che sin oggi anch'io era rimasto ·s otto l'impressione della grande differenza di solidità àl fuoco delle due nazioni, ma guardando e misurando meglio . le cose, mi convinco sempre più . 'cì1e l'errore·
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Ufficiali
Feriti e morti '.Dispersi . Totale
1 Totale . 702 15746 1644S. Ora lin cÒrpo d'esercito prussiano, composto come · il III0 corpo, è di un effettivo di più di 35,000 uomini; · aggiunta la o" clivisionè di cavalleria che doveva avere una forza di 3,iOO uomini si ~anno per l'effettivo 38,400 uomini: le perdite sono state di 7029, cioè il 118,3 ·· per 1100. · · . . Così pure il X corpo che, se aveva 3 battaglioni distaccati, aveva pure seèo la 5• divisione di cavnlleria, . Ja quale in luogo di 5 era composta di 9 reg~ùnenti, dàrebbe un totale di 39,000 uomini effettivi, e siccome· le sue perdite sono state di 6854 così si ha una perdita di '17,5 per 100. , . · · Nei corpi france~~ troviamo che il U° corpo perdette,
Feriti e morti Dispersi
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lN ALSAZIA E LORENA E A SEDAN
Totale
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88 NO'l'E n;I.CCOLTE DURANTE UNA RAPIDA ESCURSIONE principale. dalla parte francese è stata la mancanza di una buona direzione e quel eh' è più il metodo della passiva difensiva adottato quasi per principio in tutti i combattimenti, avvegnachè gli elementi era·no pur buoni. E veramente non mi pare giusta, e direi piuttosto l'espressione sfuggita in un momento di dolore, quella attribuita ad un generale francese, che vedendo un giorno ritirare le truppe esclamasse : que f aire
· avec de pareZ:lles t?·onpes I! ~na conferma di ciò che sos(engo · l'abbiamo nella proporzione fra le perdite degli ufficiali e quella dei souuf.ficiali e soldati. - Infatti troviamo che i Francesi hanno perduto (fra morti, ferili, e dispersi) 1 ufficiale per ogni 20,3 di bassa forza, ed i Prussiani hanno perduto 1 ufficiale per ogni 23,4 di bassa forza, proporzione piuttosto jn favore dei Francesi. I Francesi hanno avuto 1362 morti tra ufficiali e bassa forza su 10,120 feriti - (qui non conto i dispersi) cioè a dire 1 -morto per 7, 4 cli feriti, proporzione non forte anzi piuttosto debole - l'istessa proporzione che fu alla battaglia di Borny. Nel mentre nella battaglia di Sadowa gli Austro-Sassoni ebbero 1 morto per ogni 2, 8 di feriti, ed i Prussiani 1 morto per 3, 6 di fer iti - per ogni ufficialé perduto si contano 20 di bassa forza negli Austro-Sassoni, e 23, 7 nei · Prussiani, questa ultima proporzione si è quasi mantenuta costante nelle due battaglie. 1
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Marcia della III" armata p1·uss1·ana a trave1·so i" Vosgi. Nel mentre la 1'1 e IJa armata prussiana davano le battaglie di Borny e Mars-la-Tour, la IIP armata era arrivata con le sue teste di colonne sulla Meurthe tra Nancy' e Lunéville. La marcia, non che le operazioni
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89 della Hl" armata comandata dal Principe Reale, in questo primo periodo procedettero in modo .che mi sembra non solo non diano appiglio alla critica, ma anzi meritino essere citate come ottimi esempi da imitare,. I combattimenti dati dalla . Ill" armata sino al '16 agosto non furono che dL1e, cioè a Weissenburg ed a Wi5rth; in entrambi il Principe Reale vi concèntrò tale preponderanza di forze sul nemico da non poter. lasciare il rninimo dubbio sulla felice riuscita- di essi; tanto più che tutte e due le voltè la offensiva fu presa con rnanovre adattate preventivamente in guisa da ren<lerne la soluzione anche più certa e sollecita. Così pure abbiamo già visto procedere la marcia della III'' armata su Worth talmente compatta che nella stessa · giornata, se fosse stato d'uopo, tutti i corpi avrebbero potuto concorrer<:! ad una battaglia. Dopo la vittoria di Worth lo stesso 'buon metodo di marcia fu tenuto nel traversare i Vosgi, anzi mi piace di intrattenermi· qualche poco, per farla notare nei particolari essendo, come rni · pare, buon esempio da imitare (Le notizie . sono tratte dalla storia del Bordstaedt). Due erano le difficoltà, le quali si potevano incontrare per traversare la catena dei monti: ,1° che il_nemico ne difendesse i passi,.2° che si concentrasse sulla Saar per dare addosso alle colonne isolate che sbucassero, o se fosse stata formata una sola colonna, di romperla man mano che avesse tentato di spiegarsi. E sarebbe stato da parte del nemico un ottimo consiglio quello di seguire un metodo siffatto, purchè ben inteso non avesse adoperato troppe forze nello interno delle vallate secondarie a scapito delle forze concentrate per la difesa dello: valle prin cipale . Così operando la difesa, è quasi impossibile che le colonne avverse attaccanti possano con movimento combinato contemporanearnente sboccare nella vallata principale, e quindi JN ALSAZIA E LOHENA E A ·sEDAN
90 NOTE RACCOLTE DURANTE U.NA RAPIDA ESCURSIONE è possibile alle truppe che la difendono di agire con superiorità di forze su quelle delle colonne che prima si presentano. Ma i Francesi non opposero alcuna resistenza nè nello interno delle vallate secondarie, nè · · · nella vallata principale. La IIJa armata tedesca attraversò i Vosgi su cinque colonne per cinque strade; cominciando dalla destra, il I1° corpo bavarese, seguito da una divisione del Vl 0 corpo passò per Bitsch, RolU'bach a Férétrange 2a colÒnm1, I° corpo bavarese per Barenthal a Bettborn; 3a colonna, divisfone wiirtlemburghese Ingweiler; lneisenthal a Raunviller; 4" colonna, V0 corpo, Petite-Pièrre a Saar : Altroff; 5" colonna, XI 0 corpo, 4" divisi'one di cavalleria, e l'altra divisione del VI 0 corpo, per. Saverne a Saarburg. Queste colonne nel momento che erano più lontane fra di loro non comprendevano una · fronte maggiore di 3:S chilometri, che si andava sempre più · restringendo sino a non presentare allo sbocco. una fronte ·maggiore di 22 chilometri. Nel caso che fosse sLato ·d'uopo di concentrarsi durante la marcia sarebbe stato agevole farlo mercè . le strade . traversali · che le congiungeva, per esempio una per le Quatre-Vents, Oberoff, · La Petite-Pierre, Puberg, Meisenthal, Lemberg, di niodo che mercè questa strada in un giornl1 le varie colo.une si sarebbero potuto concentrare sulla colonna del centro. Più innanzi era vi anche alLra strada traversale, . cioè Phalsbourg, Ottewiller,Rahling, dimo(lochè questa marcìa della rna armata, quantunque fatta su d'una fronte , , almeno,- sul principio, di 35 chilometri ed aura verso · montagne, pure non presentava péicoli, avvegnachè per le frequenti strade traversali, che ho accennate, si faveva. agevole, quando si voleva, il concentramento delle principali forze. Per mantenere bene il legame tra la III• armata e la 11", e per agevolare lo sbocco dalle montagne In na armata aveva spinto da Saarguemines ..
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IN ALSAZIA ·E LORENA E A SED_AN
il IV 0 corpo su Saar-Union. Inoltre ogni colonna, presa separatamente, era abbastanza forte da poter superare qualunque resistenza nello interno delle vaHate secondarie; e nel caso in cui avesse incontrato un forte concentramento, potevano, mercè le strade traversali, essere rinforzate sollecitamente. -Dividendosi in cinque colonne si agevolava il passo dei monti, ed era facile e presto lo spiegamento alli sbocchj, perchè è da ri- · cordare che ogni corpo d'esercito si sviluppava per quasi 19 chilometri I Si erano poi dati i seguenti savi ordini, cioè che i convogli rimanessero ad una o due n;:iarcie indietro, che le truppe dovessero vivere di requisizioni durante il passo dei monti, che inoltre ogrti Uomo avesse con sé per due giorni di viveri. Le colonne del treno non . dovevano comin'.ciaI·e la loro marcia se non quand.o i diversi corpi avessero superato la stretta. ·Si era stastabilita una linea di tappa per Petite-Pierre. La 4a divisione di cavalleria. che era stata tenuta indietro·, appena le truppe sboccarono nella vallata della Saar1 fu spinta innanzi, ed il giorno 11 fu spinta su Luné. ville e l\ioyenvic. 1
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E. C.
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93tentarci della riuscita di quelli più evidenti ed assoluti, per cui, dopo i! combattimento di Condino ci si fec e libero l'investimento del forte di Ampola del quale ottenemmo la capitolazione; e dopo il combattimento di Bczze.ca ci si era resa libera la marcia sino a Trento. Voglio nolare che ella è troppo modesto per sè, per i suoi distinti uffic iali, e per la valorosa brigala d'artiglieria nel non fare abbastanza rilevare la portata dei servizi, che forse eccezionalmente in una guerra di montagna si prestarono con pezzi da campo, mentre pure eilicacissimi ne prestò la batteria da montagna. 1':fi abbia per interprete dei sentimenti di riconoscenza dei nostri commilitoni del corpo dei volontari e de!lo stesso iUustre nostro capo i! generale Garibaldi, nel ringraziarla qell'opera sua riparatrice, che desidero di vedue prontamen te pubblicata. Mi permetto però di aggiungere come, anco nella prima pal'le dell'opera sua, mi sembri, che el!a riveli quella profonda convinzione del sistema difensivo italiano, che le speciali cÒndizioni del nostro territorio forse impongono esclusivo per la sua giacitura geogl'nfica e configurazione topografica, di fronte a un ob hictlivo est-nord- ovest; e come nel di lei lavoro spicchi ugualmente la semplicità e chiarezza del concetto, e l'ampiezza delle applicazioni. .È quindi, che per l'una e l'altra parte dell'opera sua m1 auguro che ella ottenga quella considerazione che esse meritano, mentrechè, egregio signor Maggiore, offrendole il mio modesto suffragio, colgo occasione per rinnovarle l'espressione dei miei sentimenti d'affelto e di stima quale DIFESA DELL I'l'A LIA SECONDO I PIHNCIPII ECC.
DIFESA DELL' ITALIA SECONDO I PRINCIPI! SVILUPPATI
,
dal generale
FRANZ
VON
KUHN
nell'opera (DBR GEBIRGSKRJEG ) LA GUERRA DI ll'!ONTAGNA
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All'lll. mo sig. cav. ORAZIO DoGLIOTTI Maggiore nel 5° reggimento artiglieria
Venarin Reale.
Egregi·o Signor 1ll aggiore, Ho lello, immediatamente ricevuto, con attenzione e vivo interesse il di lei manoscrilto : « Difesa dell'Itali,a secondo i princip'i.i sviluppati dal generale Franz von Kuhn, nell'opera La Guena di Montagna »; e le sono grato della premurosa comunicazione. Mi affretto a dichiararle la mia solidarietà nel riconoscère la esattezza delle reLLificazioni di fatto e quindi delle deduzioni, che ella nella seconda parte del suolavoro oppone agli errori incorsi dal generale Kuhn, nel vole re far servire esempi della campagna del Tirolo del •f 866 a dimostrazione delle sue teorie per quanto d'altronde astrattamente pregevoli. . E mi riserbo infatti ad altro momento il dimostrare in quale condizione cogliesse la nostra campagna del 1866 la sospensione d'armi, e come alla assertu riuscì ta degli obbiettivi i'n pecto1·e noi fossimo in istato di con-
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Roma, ~8 febbraio ~873.
Suo commilitone ed amico N. FADRIZI.
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DIFESA DELL' ITALIA
SECONDO I PRINCIPII SVILUPPATl ECC.
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. PARTE . PRIMA.
Il generale von Kuhn, già comandante le truppe austriache per la difesa del Tirolo italiano durante la campagna del 1866, espose non è molto al pubblico le sue idee; le sue massime sulla guerra di montao-na, in ' . b un opera, che ben a ragione venne accolta con molto favore dai militari studiosi ed intelligenti (1). Io credo di non esagerare coll'asserire che mai da nessun scrittore di cose militari, prima· del Kuhn, venne trattata ,tal :rarte importantissima dell'arte militare còn tanta larghezza di vedute e con si elevati concetti. · Dall'attento esame di tale ,opera, ne risultano criterii di utilissima .applicazione alla difesa dell'Italia; e sarà oggetto della parte prima di questo scritto di accennarli sommariamente. Formerà oggetto della seconda poi, la critica di alcuni fatti d'armi della campagna del 1866 nelle valli Giudicaria e di Ledro, descritti dall'illustre autore austriaco nell'opera suaccennata. Il generale Kuhn, non dubito, vorrà permettere a me, quale ex-comandante l'artiglieria regolare presso il corpo dei volontari italiani, di rettifìcare alcune inesattezze che gli sono sfug·gite nella narrazione dei fatti d'armi summenzionati.
(,1) Una traduzione italiana di gran parte di quest'opera ~enne fatta per cura del luogotenente HuGUBS CHIAF.P'IDO. V. Rivista Militare, agosto ~ 872, pag. 290 o seg. · \
Configurazione geografica dell'Itali'a. - L'Italia per la sua configurazione geografica è superiore senza dubbio a qualunque ·a ltra parte di _Europa costituita in stato politico sotto . l'aspetto tattico e strategico: Da sei anni essa ha , rivendicato la massima parte dei _ suoi naturali confini, ed .è ormai tempo, che approfittando degU immensi vantaggi che le ha dato la natura, addivenga alla creazione di un sistema difensivo tale, che le permetta, senz1:J, tema pel suo avvenire, di consacrare tutte le sue forze ~ivè .alla grande opera della civiltà. L'Italia è cinta dal Mediterràneo all'Adriatico dalla più vasta' ed -elevata giogaia di monti che sia in Europa. Questa giogaia o sistema delle Alpi che si estende dal monte Cadibona sopra Savona al monte Bittoray presso Fiumé sull'Adriatico, ·descrive un arco di 1500 chilometri circa. Al monte Cadibona cessano le Alpi ed ha principio l'Appennino il quale · volgendosi a levante e.ammina per buon tratto parallelo alle Alpi, e quindi dir.igendosi al sud fino allo stretto di Messina suddivide la penisola in . " · due zone. L'-Italia con una linea da, Piombino Rimini vien di. visa i.n due part~. La prima, alta Itali'a, od Italz'a swperiore è cinta in gran parte dalle Alpi, in piccola parte dall'Appen~ nino e bagnata dai due mari Mediterraneo ed Adriatico. La seconda per contro è suddivisa dall'Appennino e circondata completamente dai due mari. Nell'alta Italia sta la prima e più importante difesa
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• 96 , DIFESA DELL'ITALIA d'Italia. La bassa Italia è utile alla . prima pel con- ; corso che le deve e può prestare, ma la sua difesa dovrà essere completamente subordinata aìla prima perchè (come vedremo) le quattro linee principali d'operazione convergono e .s'incontrano nella v.alle Padana. Nella prima si dovrà stabilire una difesa offensiva, nella seconda una difesa passiva. · . Lasciamo pel momento la bassa Italia, ed occupiamoci de~l'alta Italia, nella quale dovremo creare (secondo la f ehce e~p1\es~i~ne. de.l colonnello Ricci) « una di quelle « gfand1 pos1Z1om difensive-offensive, che sono l'ultima « espressione della moderna fortificazione. Ove se ne vo« lessero crear due, riescirebbero certamente insuffi« cienti ». Nell'alta Italia (o Valle del Po) si dovrà determinare, secondo la sua configurazione geografica, astrazione fatta da qualunque altra consi.derazione, quella posizione strategica che ~onverrà convenientemente fortificare, perchè da questa s1 possa far fronte a tutte le eventualità di una guerra, da qualunque parte essa si presenti. ,Questa zona strategica fortificata, paragonabile aJ cuore nel corpo umano, deve potere trasfondere vita ed azio.ne in ~utte le arterie dell'Italia, fino alle estreme periferie, e rmnovare la sua vitalità alle .sorgenti vive del paese. Un centro difensivo-offensivo fortificato che non sòdd_isfacesse a que!tè condizioni, non potrebbe aver altro r1sult~to ch.e. quello di accrescere il numero già abbastanza sensibile delle capitolazioni. Una nazione non può sperare di difendersi con successo, se non è capace di organizzarsi in modo da poter prendere una vigorosa offensiva. Il miglior modo di difendersi si è di attaccare. , Il ~istema .delle ~lpi, mentre chiude dà una parte 1 Italia superiore, si estende dall'altra per un buon tratto nella German.ia. Molti altri rami, che si staccano dal
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SECONDO I P-RINCI PII SVILUPPATI ECC.
sistéma alpino vanno a raggiungere i Balkan, i Carpati, gli Erz-Gebìrge, la Selva-nera, i Pirenei. Dal massiccio alpino hanno origine Rodano e Varo, -con foce nel Mediterraneo, Po ed Adige nell'Adriatico, Reno nell'Atlantico, Danubio nel Mar Nero; e dal sistema ·alpino si dipartono quindi le catene montuose, che formano le ·tre grandi vallate adiacenti a quella del Po. Nel profilo normale in genere delle Alpi, si osservano le pendici italiane molto più ripide e scoscese di quelle opposte; i contrafforti quindi nella Valle del Po molto brevi e soventi ripidissimi, ' e quelli negli altri versanti molto più lunghi. In generale poi le trentasei valli italiane sono più basse di quelle opposte che mettono nelle· tre grandi vallate dianzi accennate. · Queste valli in generale tengono una dìrezione normale alla gran catena, due sole eccettuate in dfrezione . longitudinale, Aosta e Valtellina. I varchi meno elevati e più agevoli sono sempre al punto di separazione di due valli opposte. L'Appennino, che ha principio al c·o ne di Cadibonasopra Savona cinge per un tratto la riviera ligure, entra nella - penisola, e .si slancìa diagonalmente verso l'Adriatico, tuffandosi coi suoi brevi contrafforti nel mare presso · -· Rimini. , Il dorso della catena. prosegue nella bassa Italia parallelaménte alla costa adriatica.più vicina a questa che a quella del Mediterraneo. La valle del -Po forma la gran parte dell'alta Italia. Le valli (e quindi i dossi montuosi) appennine nel versante Po in massima sono normali alla direzione della catena montuosa. I contrafforti che delimitano dette valli scendono fino al Po; per cui si può definire la destra del Po una successione · di dossi montuosi paralleli, a poca distanza gli uni dagli altri. Il terreno sulla destra :del Po è quindi più atto alla difesa, di quello sulla siANNO XVIII, VOL. li.
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DIFESA DELL'ITALIA
SECONDO I PRINCIPI! SVILUPPATI ECC.
nistra. Il comando poi della destra sponda sulla sinistra , consiglia al difensore di concentrare le sue difese sulla destra, per obbligare l'attaccante a spiegarsi assolutamente sulla sinistra, dove avrà o sul suo fronte, o sul suo fianco destro, il Po difeso potentemente dall' Appennino. Le Alpi marittime, Cozie e Graje la delimitano in semicerchio al sud-ovest ed ella poi si stende a levante coll'Appennino a destra, e le Alpi a sinistra sino ali' Adriatico. Da monte Viso a Revello il Po discende di 1,600m e di qui alla foce solo 350m. Fino a Piacenza l a sua larghezza varia dai 450m ai 50m a Cremona qi 900m. La lunghezza del suo corso è di 527 chilometri. I guadi sono rarissimi. Poco sotto la Stellata incominciano quelle numerose diramazioni, che formano il gran Delta del Po di 94 chilometri di estensione dal nord al sud. Gli affluenti di sinistra sono numerosi. e raramente guadabili ed hanno il carattere di fiumi; quelli di destra di corso più breve e soventi senz'acqua.
Comunicazioni 01·dinarie-interne ed esterne. - Sono numerose le comunicazioni di primo, secondo e terz'ordine tra la valle del Po e le valli adiacenti. Di queste comunicazioni molte sono in mediocre stato. Le comunicazioni nell'interno (valle del Po) sono insufficienti tanto per numero quanto per lo stato in cui si trovano, e non sempre fra di loro collegate come dovrebbero essere sotto l'aspetto militare. Le comunicazioni ordinarie-principali della valle del Po (comprendendo nella medesima le altre valli secondarie) alle vallate adiacenti sono : Pel colle di Tenda, alla valle della Roja (della quale
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non occupiamo che la parte superiore; le forti posizioni di Saorgio e Breglio sono della Francia); Pel monte Ginevra, Moncenisio, pel piccolo e gran San Bernardo e Sempione nella valle del Rodano; Pel San Gott~rdo, Lucomagno, San Bernardino, Spluga, Septimer nella vallata del Reno e suoi affluenti: Pel Maloggia, colle di Bernina, Brenner, colle d1 Toblach (stradà del Cadore); Pontebba, colle di Adelsbe1·g, nella valle del Danubio ed aflluenti.
Debolezza dei nostr·i attuali confini. - Gli attuali nostri confini sono deboli: 1° Alle sorgenti del Tanaro (colle di Tenda) dove non esiste alcuna linea militare difensiva; e tan to meno offensiva· rimanendo per tal modo scoperto tutto illittorale ligure, ~d aperta alla Francia la strada .del~a Co~nice; 2° Sul Ticino e sull'Adige le sorgenti dei quali non sono dell'Italia; 30 All'Ison~o (il quale costituirebbe una buona linea difensiva se la massima parte del suo corso non appartenesse all'impero austro-ungarico). . . Il nostro sistema difensivo sarit sempre provvisorio e mal sicuro fino a che non occuperemo l e linee mass,me di displuvio delle Alpi.
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Gomunicazi'oni dell'Appennino. - Dall'Appennino (da monte Cadibona a Rimini) si hann? comunicazioni col littorale ligure-toscano e colla pemsola per mezzo del colle di Cadibona, della Bocchetta, dei Giovi, della Cisa, dell'Abetone, della Porretta, della Futa, ecc. L'Appennino si può facilmente superare e rendere praticabile con buone strade ordinarie e ferrate. . . Nella difesa di un paese le strade ferrate ed ordmarie devono senza dubbio esser coordinate ad un unico con-
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DIFESA DELÙTALIA
-cetto militare,. e non solo commerciale; e quand'anche il secondo scopo non fosse interamente raggiunto, non per questo si dovrel~be cessare dal costruire quelle giudicate di maggiore importanza. . Oltrè le arterie principali e secondarie tanto sulla destra ·ch,e sulla sinistra del Po, occorrono 'alla. difesa de_ll'Italia diverse strade di ronda; o come le chiama il Kuhn di arroccamento (ne daremo la: spiegazione più innanzi) a piè dell'Alpi e dell'Appennino. Una. prima ;trada · di ronda sarebbe, pei· ésempio; da Garessio a Cuneo, Busca, Saluzzo, Pinerolo, Rivoli, Lanio, Ivrea, Biella, Arona, Varese, Como, Lecco, Bergamo, Iseo, Salò, ecc ..... . ed in modo analogo per !"Appennino fino· a Rimini. Qu,este .strade sono indispensabili ad una· difesa offe1\Siva per potere ·rapidamente concentrare la difesa in dati punti ed opporre forze maggiori a minori. Non meno importanti sarebbero quelle strade che rappresentano linee secondarie di . operazione. Su queste strade di ronda e su queste linee secondarie, si raggirerà la prima difesa offensiva, la 'quale dovrà essere stata preparata in tempo e non allo scoppz·o di una
guerra. Potenzialità fe,·roviari'a. - In quanto a potenzialità ferroviaria (è d'uopo convenirne) l'Italia ha molto progredito, ma molto ancora le rimane a fare, perchè non vi ha dubbio, che più di ogni altro paese essa ha-bisogno del potentissimo concorso ferroviario, per correggere in gran parte i difetti della sua configurazio'ne geogranca: Fu logico concetto quello di avviluppare tutta la costa italiana (mediterranea ed adriatica) con una rete ferroviaria. . Fu asse~na:ta deliberazione quella di accompagnare ciascuna lmea di operazione principale con una linea f àroviaria.
SECONDO I PRINCI~II SVILUPPA'rI ECC.
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Linee principali di opemzione. - ' Nell'Italia superiore convergono quattro linee principali di operazione. La prima dalla valle del Rodano, per le Alpi Graje, Torino, P iacenza, Bologna, Rimini. La seconda dalla . valle del Reno, per le Alpi centrali, Gottardo, Ar.ona, Milano, Piacenza, Bologna, Rimini, (in costrli.zione il Tunnel-Gottardo). · · . La terza dalla valle del Danubio (Inn) per le Alpi Retiche, Verona, Mantova, Bologna, Rimini. La quarta dalla valle del Danubio, per le Alpi Car- . niche e Giulie, Udine, Padova, Bologna, FirenzP,. A coi:npletarelanostra potenzialità ferroviaria, mancano: l O Molte linee di racc.ordaù1ento fra le linee principaH{ ad esempio (Lucca-Modena) (Spezia-Parma) (Savona-Acqui); 2° Diversi tratti _n ella ferrovia di ronda, o di ar-roccàmento delle Alpi e dell'.A.ppennino. Molte linee sono in costruzione e molte altre in studfo. · Se l'Italia vorrà poter trarre tutto il partito possibile . dalie sue ferrovie, converrà che quelle esistenti vengano · adattate non solo allo scopo direttamente più utile, che si è il cominerciale, . ma anche a quello militare; e che quelle avvenir~ sieno costrutte · secondo il concetto .·di difesa genei:aie dell0 Stato, che sarà per adottarsi.
. Norme del generale voN IfoHN per la difesa dei · paesi montuosi. - Il generale Kuhn nella: sua guerra · di montagna ci fornisce molti: criterii per la difesa offensiva in paesi montuosi applicabili alla <lifesa del- • . l'Italia. · fo, colla scorta di tali massime, mi proverò qi determinare nell'Italia superiore quel ridotto strategico di difes~ offensiva, -che diede luogo a tanti accui·ati studi, a sapienti dissertazioni · ed a diversi pregevoli scritti, quali sono la Relazione della Commissione p~rmanente-_
102 DIFESA DEU,'lTALIA per la difesa dello Stato; g1i Appunti sulla di/esa dell'JtaUa, del colonnello Ricci; quelli del sig. A. G. (Bologna e l'App1nnino); del colonnello Veroggio; del maggior e Charbonneau; ecc. Il Ricci, con dovizia di argomenti e con logica stringente, vorrebbe il ridotto strategico di difesa, Pi·acen,z;a, Mantova, St1•adella, Bobbio . L' A. G., con non minore dottrina, propugnerebbe il conce.tto di Bologna, St'r·adella, Mantova. Io, paragonando le molte ragioni esposte dai loro autori in favore sì dell'uno che dell'altro sistema, con quelle del Kuhn, ne trarrò quelle conseguenze che mi parranno del caso. L'autor e ora citato esordisce con queste parole : « La storia delle guerre di tutti i tempi dimostra che « la difesa di un paese montuoso nello stretto senso « della parola è riescita soltanto in rarissimi casi, . e « che però l'aggressore ebbe a lottare contro ostacoli » appena superabili ogni qual volta il difensore sapendo « valersi dei suoi vantaggi conosceva il terreno e con« trobatteva energicamente» . Tale esordio del ICuhn ci deve porre in avvertenza, che ·potremo solo fare una difesa efficace, quando sapremo approfittare dei potenti mezzi di difesa che ci ha dato natura.
Oriterii del KuHN applicati alla difesa dell'I taUa. I° Criterio. Lo elevarsi della strategia a scienza distrusse l'erroneo sistema adottato nella difesa dei paesi di montagna, di occupare cioè tutte le alture, disperdendo per tal modo le forze, e rendendo possibili non solo le disfatte, ma le catastrofi ; e fece prevalere l'idea non assoluta, ma r elativa, che il possesso della pi'anura decide di· quello della montagna. Noi dovremo quindi cercare la base di operazione di'\
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SECOXDO I PRINCIPII SV ILUPPATI ECC ,
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fensiva ed offensiva dell'Italia, non ai piedi delle Alpi, ma nella gran valle Padana. 2• Criterio. Le zone montuose strettamente collegate -col teatro principale di operazione, devono esser difese seriamente, e la loro conservazione e difesa è tanto pi~ importante, quanto più l a linea di operazione corre v1dna e parallela alla montagna. Il Kuhn combatte a ragione l'opinione di coloro che vorrebbero fare della difesa delle · Alpi una questione di secondo o terzo ordine, mentre per nor è questione primaria, e sarebbe certamente una colpevole follia quella di non approfittare degli enormi vantaggi che ci ha dato natura. Se noi consideriamo le linee di operazione dalla valle del Rodano (nord-ovest) lungo la destra del Po, l'oc-: cupazione della zona alpina sarà menp importante d1 quell'appennina, perchè da quest'ultima si potrà sempre minacciare seriamente la destra nemica; ed infine perchè perduto l'Appennino rimarrebbe scoperta l'Italia peninsulare. Per la linea di operazione nord-est, dalla valle del Danubio (Inn) converrebbe occupare fortemente le zone montuose fino alla divisione principale delle Alpi centrali; ho detto conve1'tebbe, perchè nel caso nostro dovremo limitarci al confine artificiale, ossia alle Subalpi Retiche . 3° Criterio. « Un paese di montagna che forma come « un bastione sul fronte strategico dello scacchiere e -<< che divide questo scacchiere in due teatri di opera« zione, acquista importanza di gran lunga maggiore ». Valga di esempio il Tirolo italiano, il quale perciò -è indispensabile alla nostra difesa; e mi sia permesso di ripetere, che qualunque sia il sistema di ridotto strategico che verrà adottato, la difesa dell'Italia sarà sempre non solo incompleta, ma gravemente compromessa da
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104 DIPESA DELL'ITALIA questo cuneo · di ferro, il quale minacci<t la sinistra del: nostro fronte strategico verso l'Isonzo, ed il centro del. fronte verso il Br enner. 4° Criterid. I .paesi di montagna formati a conca concorsi .d'acqua concentrici (ed estendendo il concett9 del Kuhn; con corsi d'acqua convergenti sopra una sòÌa li- . . nea) presenpano al difensore il vantaggio di una difesa diretta e sostenuta da un · punto (aggiungerò da una zona) solo centrale, e lo svantaggio per contro di poter esser facilmente avviluppato tatticamente quando il perno. strategie@ fosse troppo vicino alla zona montuosa. La difesa dovrà'. esser tale, da impedire all'attaccante di potere serrarsi contro le nostre forze, e quindi assumerà il carattere di offensiva attivissima, previdente ed energica. · L'Italia superiore trovasi precisamente in tale caso, e la sua dif~sa strategica dovrà bensì essere ·fatta da una .zona · centrale, ma non presso le catene · montuoseper evitare appunto l'avviluppamento. 5° Criterio. Nei paesi montuosi, ·foggiati a conca, le diverse linee .principali di oper:,,zione verranno a riunirsi concentricamente in prossimità del punto .centrale (o z0:r:1a centrale) e questa è la_zona strategica più importante che dovrà essere convenientemente fortificata pér_ costituire il ridotto strategico di difesa. · Nell'alta Italia (gran valle Padana) le quattÌ·o lirieedi operazione vanno ad incontrarsi nella zona Bologna, e questo do-vrebb'essere il per:n,o strategico di difesa od. il centro di gravità difensivo dell'Italia superiore, e quindidell'Italia tutta. · ·· Successivamente vedre:ipo, come attorno a questo perno · debbano collegarsi · altri perni o centri di gravità se-condari di difesa, per far fronte colla necessaria rapidità. a tutte le diverse eventualità. 6° Criterio. Le linee strategiche import~nti nei paesi/
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SECONDO I PRINCil'JI SVILUPPATI ECC.
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montuosi foggiati a conca, sono quello linee di arroccamento (Rokade:..lznz·en) che correndo parallelamente alla periferia, o ·dietro alla parte più importante del fronte strategico, coilegano fra di loro le linee di oper-azione. Sul punto à'incontro delle linee di operazione con quelle di arroccamento, e là dove le linee di operazione valicano il monte debbonsi ricercare i punti che hanno un valore strategico di secondo o terzo ordine,. ,Le linee quindi strategiche importanti per l'Italia superiore saranno quelle di arro.ccamento . esistenJi o da costruirsi, come per esempio le seguenti: I Garessio , Cuneo, Saluzzo , Pinerolo, Ivrea, Arona, ecc. 2° Millesimo, Cherascò, Vercelli, Milano, Bresci11-,. Verona, Vicenza, ecc . 3° Dal colle de'Giovi, Acqui, Asti, Casale, P_avia, ecc. 4° Parallelamente all'Appennino da Stradella, Modena, :Piacenza, Bologna, Rimini. Riguardo all'Appennino forse occorrerebbe una linea di arroccamento para.llela a quest'ultima ed ai piedi dei monti. Cosi sarebbe necessaria una linea di arroccamento non interrotta da Pontremoli, Pistoja, · Firenze, Are,zzo, Perugia. I ptmti strategici di secondo e terzo ordine per la · difesa alpina si troveranno facilmente a Gapra-zopp-a, a Melogno, a Ceva, a Fenestrelle, a Bard, Fuentes, . Edolo, eèc, O
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Definizione di Unea di· a1·r-occa11iento (Rokade-linien): . Il Kul:Ìn per linea di àrroccamento, nel senso prin.ci...:., ·. palmente strategico, intende quella linea che è trasversale a parecchie linee di operazione sia ai piedi, sia a distanza, ·sia sul davanti della zona montuosa a difendersi. Un ese.rcito concentrato sopra una tale line!lc potrà, nel .più breve tempo possibile, portare rapidamente le sue
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forze nei punti di incontro colle diverse linee di ope- · razione. Non v~ ha dubbio che se detta linea è importante per la di~esa, l_o sarà ancor più per l'offesa; perchè permetter~ di realizzare la massima di Napoleone, di opporre c10è sempre la massa alle fraz ioni; principio questo -che venne con tanta abilità applicato dai Prussiani nella guerra 70-71. Una linea di arroccamento avrà maggiore o minor valore, secondochè troverassi dietro ad un ostacolo di maggiore o minor rilievo. · Tale linea potrà essere più o meno vicina alla zona montuosa; ma condizione prima della sua utilità e del suo impiego sarà la sua vialiilità. 7° Criterio. Nei paesi di montagna formati da dossi montuo~i, paralleli, la ~ifesa potrà essere più' ostinata, e sarà prn favo re vole se 11 fronte strategico sarà parallelo al dosso dei monti.
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Col criterio 2° abbiamo conchiuso che l'occupazione ~-ell~ zona ap~ennin~ sarebbe più importante dell'alpina 11spetto alla l inea d1 operazione· nord-ovest. L'Appennino potendo essee considerato come formato da dossi montuosi paralleli; sarà meglio difeso da un fr~nt~ strategico parallelo, come dalla linea BolognaPisto;a, ecc. che_da un fronte perpendicolare. Proseguendo nel suo ragionamento, Kuhn dice: << Per « la difesa di u_n a tale zona montuosa, avrà maggior « valore strategico quel bacino, nel quale succederà l'in-· « c:~ciamen:o della linea di arroccamento con quella di ~ ·r1t1rata e eh operazione principale »; e tale si è appunto 11 caso di Bologna·. . 8~ Criterio. Quando il p~nto centrale di difesa (o meglio 11 ridotto strategico di difesa) fosse troppo lontano dal fronte s~rategico, il difensore dovrà occupare quel punto concentrico più prossimo a detto fronte, e possibilmente
SECONDO I PRINCIPII SVILUPPATI ECC.
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sull'incontro delle l_inee di arroccamento con le diverse linee di operazione, t~nto principali che secondarie. Il fronte strategico nord-ovest sarebbe troppo distante dal perno principale Bologna, e sarebbe quindi necessaria l'occupazione di ùn perno secondai;io sulla linea di a_rroccamento nord-ovest, e la scelta potrebbe cadere sopra Alessandria, Stradella o Piacenza. Il fronte strategico nord-est sarebbe egualmente troppo distante da Bologna, ed occorrerebbero due perni seconda.rii per le due linee principali di operazione dal Brenner e dall'Isonzo. Se l'alto Adige, colla linea massima di displuvio fosse nostro, allora Verona sarebbe uno dei perni; ciò ·non essendo, la scelta cadrà su Mantova, posizione eccezionale rispetto al Po; e su Padova perchè assicurata alla sua destra del Po ·e con posizione vantaggiosa per la difesa presso i colli Euganei. Secondo i criteri del Kuhn (se furono da me bene sviluppati), la scelta del ridotto strategico di difesa sarebbe, con perno principale a Bologna, e con perni secondari ad Alessandria ( Stradella o Piacenza }, Mantova e Padova, concetto questo, che in massima accorderebbe con quello del chiaro autore A. G. (Bologna e l'Appennino) e dissentirebbe dalla proposta del colonnello Ricci e di altri egregi scrittori, i quali vorrebbero che la posizione Stradella, Piacenza, Bobbio, completata da Mantova-Borgoforte, e dalle fortifìcazioni Pavia, Pizzighettone e Cremona, costituis::;e il ridotto unico strategico per le due frontiere nord-ovest e nord-est.
Osservazioni sulla Relazione della Commissione per la difesa dello Stato. - La Relazione della Commissione permanente per la difesa dello Stato per contro non ha ,creduto di accettare la necessità di un ridotto unico difensivo per la difesa dell'Italia; .e cosi nelle sue pro-
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poste propugna il principio opposto, del disseminamentocioè delle piazze-forti e della difesa delle linee frontiere. -Infatti la Commissione esordisce colla difesa delle frontiere continentali e con quella delle frontiere mii.rittime e colla difesa interna dell'Italia continentale,. · emettendo il seguente parere: « La Commissione fu d'avviso, che, senza 'fare i1)otesi « di piani d'operazione , • convenisse creare nèi punti « strategici di maggiore importanza, delle piazze di ap« poggio àll'esercito, ecc ..... » proponendo solo per l'Italia. superiore n° 9 piazze. di guerra di 1° ordine. La difesa con questa enorme suddivisione delle sue· forze non potrà mai assumere un carattere offensivo. . L'assenza di un centro solo .di irradiamento di vita,' per• metterà ad un aggressore audace d'i paralizzare le forze della difesa, riducendo questa ad una passiva resistenza. dietro le mura di molte piazze forti. Il sistema Vauban delle line.e frontiere fortificate ha · · · fatto il suo tempo . La Francia con un ridotto ~i difesa diversamente organizzato attorno a Parigi avrebbe forse potuto continuar.e la lotta con speranza .di r iuscita. Il Belgio distrusse il suo antico sistema di difesa , e .creò una g-rande posizione difensiva col quadrilatero ili Termonde, Malines, Lierre ed Anversa. Le propost.e però della Commissione sono utilissime nello studio di un ridotto solo di difesa e t anto pi:ù ne. cessarie in quanto che si estendono alla difesa peninsulare, ed a quella delle isole. Io non starò a ripetere ai miei lettori le ·mille buone ragioni, con tanta chiarezia svolte dal Ricci, pèr sostenere la sua proposta. Io mi limiterò ad osservare corne i criterii del Kuhn te~de_rebl)ero ad appoggiare l a proposta di Bologna, perno · _prmc1pale di difesa. Ammettendo le considerazioni del
SECONDO I .PRINClPII SVILUPPATI ECC.
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Ricci , della poca convenienza, cioè, di utilizzare Alessandria come centro di gravità per la difesa frontiera nord-ovest e le considerazioni dell'.A. G., relative a Piiacenza, come posizione non abbastanza collegata coll'Appennino (dal quale dista più chilometri), noi dovremo accettare Stradella , come perno secondario per detta frontiera, e Mantova-Bo;rgoforte, coll'aggiunta di Padova, per la frontiera nord- est.
Ridotto stmtegico .difensivo-offensivo. - L'aggiunta di Padova la trovo giustificata dai criterii -del Kuhn, e dalla consid_erazione giustissima del Ricci, che il nemico dalla linea dell'Isonzo potrebbe facilmente gittarsi fra Mantova e Bologna. Il colonnello Ricci ammette che Bologna sia in posizione migliore di Piacenza per coprire l'Italia peninsulare, ma considerando che la potenzialità ferroviaria attorno a Bologna sarebbe minore .circa della metà di quella attorno a Piacenza, proporrebbe di accettare quest'ultima· come base del ridotto -offensivo-difensivo. È vero che le comunicazioni ordinarie attraverso a_l1'Appennino _toscano e ligure non sono sufficienti, e che bisognerebbe quindi realizzare il desiderio del generale Fanti propugnatore di Bologna centro difensivo, espresso con tanta chiarezza da quel ben adatto paragone che l'Appennino si dovrebbe Ustcire di strade f er1·ate come ·il niantello di una zebra. · Come· già dissi, il Ricci forse non sarebbe comple-tamente contrario a Bologna, quando la sua potenzialità ferroviaria, e quella di viabilità ordinaria, fossero di molto aumentate. Ebbene, se queste soltanto fossero le obh1ezioni, io credo che , bisognerebbe a qualunque costo aumentare queste comunicazioni e non fare dipendere l_a scelta della posizione difensiva da.circostanze speciali, dovute all'arte e non alla natura.
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11 1l 1° Il declivio della montagna in generale da quella parte sia più rapido, e quindi il versante della montagna meno esteso; 2° La larghezza compl essiva della catena, cioè dei due versanti riuniti, non sia troppo grande in ragione dell'altezza. 3° Dalle linee secondarie, che stanno ai lati della linea <li operazione principale, nissuna o pochissime linee di comunicazione portino entro il paese montuoso, ovvero quando quelle che vi esistono possano esser facilmente sbarrate; 4° Le manovre sui fianchi necessari alla difesa, non siano impacciate, ma invece favorite dalle condizioni del terreno, caso che si riscont1·a, quando dinanzi al dosso muntuoso principale, come pure dinnanzi e sui lat i della posizione scelta, non vi esistessero monti avanzati, che presentassero al nemico una favorevole controposizione; 5° La posizione da 'occuparsi presenti però i necessari vantaggi tattici, e sia in giuste proporzioni colle nostre forfe , e le condizioni del terreno sul davanti rendano possibile l'azione offensiva. Io non credo inutile di qui trascrivere gli apprezzamenti del Kuhn, r elativi a Bologna, dai quali risulta che tale posizione non solo corrisponde esattamente allo scopo principale cui è destinata, come perno essenziale della difesa, ma anche come posizione locale per la difesa dell'Appennino (1 ). SECONDO I l'RINC!Pll Sl'll.UPPATI ECC.
DIFESA DELL ITALIA
Io non starò nemmeno a ripetere le molte e valide ragioni dell'A: G., per provare la bontà tattica del fronte appennino da Parma a Rimini, ma certamente queste ragioni sono molto convincenti, e tali da consigliare la adozione di Bologna come perno principale di difesa. Non mi pare contestabile l'asserzione, che colle linee difensive Bologna.Stradella e quindi Stradella e Bobbio (come vedremo) sia anche coperta e riparata la Spezia. Non sarà inutile di aggiungere che colla posizione Bologna avremo un campo più vasto per concentrare e manovrare le truppe della difesa, che colla posizione di Piacenza. Per la sola frontiera nord-ovest, forse la posizione di Piacenza sarebbe migliore di Bologna, ma insufficiente certamente per quella nord- est, perchè non potrebbe che rispondere di fianco alle due linee principali di operazione del Brennero e dell'Isonzo. Ad ogni modo se Bologna dovrà essere il perno principale del ridotto, si dovr à preferire Stradella a Piacenza come perno secondhrio, dietro l'osservazione fatta da principio, che cioè la sponda destra del Po (compreso l'Appennino), deve essere considerata dalla difesa come un'immensa cortina, di cui il Po sarebbe il fosso. Ciò posto, la difesa del Po sarà certamente più efficace da una posizione che non sia sul medesimo. Nell'ipotesi che sia dimostrata la scelta della posizione difensiva-offensiva (Bologna), colla scorta sempre dell'opera del Kuhn mi proverò a dimostrare la parte dif?n siva- offensiva riservata al perno secondario Stradella, rJspetto alla frontiera nord-ovest, ed al perno principale Bologna rispetto all'Appennino.
Bologna ri'spetto all'Appennino. - Il generale Kuhn s~r_ive ch.e una_catena montuosa è difendibile con pos1z10ne drnnanz1 alla medesima quando:
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(~) • La pianura del Po tronra quasi in linea retta e di colpo le zone montuose, ed ai piedi d()i contrafforti corre una magnifica strada dal mare Adriatico per Bologna, Modena e Piacenza. " La linea di operazione principale, che dal Po corre verso Firenze e Roma, taglia questa linea di arroccamento sotto un angolo quasi retto a Bologna, per conseguenza nel caso di una difesa dcli' Italia
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DIFESA DELL' lTALIA
Seguitando il Kuhn nelle sue osservazioni, noi vedremo come si debba fortificare la catena montuosa appennina e le linee di oper~zioni laterali . centrale verso nord, perduta la linea del Po, qui si avrebbe a scegliere un'altra posizione, a 6ne di attuare, basati sulla medesima, le operazioni offensive della difesa tanto verso est,· quanto verso ovest. « Proteggendo , con fortificazioni la posizione presso Bologna, <lessa presenterà tutti i vantaggi desiderabili per ogni riguar<,lo tattico e strategico. Da Bologna due buone linee di ritirata attraversando · la montagna portano a Firenzll; una nella valle del Reno per Vergato, Porretta Pistoia; l'altra per Lo'iano. Quella del Reno converrebbe assièurarla con una testa di ponte sul fiume e con forti6cazionè sull'altura di Casalccchio. Dallo linee d'operazioni laterali (che all'ovest d.i Reggio e di Modena SU})erando l'Appennino portano a Lucca ed a Firenze, e poi ancora all'ovest di Fdrl\ traggono pure a detta città sull'Arno) non diramasi al nord della montagna alcuna comunicazione laterale praticabile da tutte le armi, quindi la linea di ritirata principale di Bologna ben diflìcilmente avrebbe ad esser minacciata dinnanzi a Bologna come pure a destra e sinistra di questo punto, verso le linee di operazione laterali, non trovai alcun ostacolo, il quale renda difficile le operazioni offensive; perchè i molti torrenti (anche lo stesso Reno) che pendono dal!' Appennino, solo in seguito a forti pioggie valgono a presentare un reale impedimento; e però di breve durata, che al cessar di quelle, in grazia della precipitosa scesa, accade che tali correnti hanno sempre a scaricarsi prontamente. · « Finalmente la posizione di Bologna quando· sia fortificata dal lato tattico corrisponde pienamente alla· forza di un'armata di 1BO a 200 mila uomini. cc Un altro grande vantaggio della difesa degli Appennini da una posizione presso Bologna sta ancora in ciò; che la parte orientale fino al mare è coporta più che inetit, in causa deHe grandi paludi di Comacchio, ed una armata che dal nord operasse in questa parte avrebbe a correre il grave pericolo di trovarsi serrata contro tali maremme od il mare. cc . Il Piemonte ha compreso rettamente e con avvedutezza· l'alta importanza di Bologna, e nel collocarvi un campo trincerato·, seppe crearsi una posizione stupenda, ed una baso per le sue operazioui I),
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. sE·coNno. 1. PRIN.CU>H ·sYILi.J.PrA·.i:1 Ecc . ff3 · : Per aJ)poggia;è Ìe op~razio~ .6ffensiv~, dovrà. 'éssei·e .' fortifféatò d'apprima in se:ns<:>. o:ffé,tjs_iyo,, sulia lip.ea .~i ope- . tazionè prl'n.ci·pale,. il punto base (Boi6gn:à), 1andogli il carattere di urì campo trincera:to. . Sulle linee poi di o·perazi~ne seconda,he laterali come ... 'Itavénna-Pontrémòli-S.pezia; : ,. ' . Reggio-.Oe,r1·eto -Luccd: e Spezìà; :·:.' ~ Mod'èna:: ·Rondinajà, .e . Lucca/ : <.j ··: .: ,·. -.. . .. · ·Imolà, FirE)nztiola, e .firenze; .· .. ·: .. . F orlì, S ..· 0odènzo:,e Firenze '; . . , . , · Con.verf,ì fortific;r:e i·. punti .così. ·detti di . s~afr amento. · _ Si. ~ostriliranno egualn;iente· forti di sb'a rrament o stilÌè linee. tr.avers~li, .che t,engano in comunicazione fra c)i · loro queste linee second<ariè · 1ater,aJi di, ope.çazione. Le proposte della Corùr.nissione per . questi · forti dì sbarramento sull'Appennino . da fÒrtificarsi, ·, indicàti ·Ìn detta Relàzìo.nè, sono in·arr,nonia precisàmente colle riòrme . · fissatè .dal ge:r:ierale von Kuhn. · . Vediamo · ora· quale · debb'a e.sserè· la basé della posi..: . zione . strat~gica presa. dinanzi' alla montagna. Sulla.· linea di .arroccamento . che trova'si dietro l' Appennino t9scano e neì, punti d'incontro delle linee di ·operazione colla direzione dell'Arno, si erigeranno pic\:oli. forti, e cosi il detto fiume rappresenterà la base per ." llJ. difesa dell'.Appennino verso .norq; e. Pisa, Firenze ed A.rezzo ·ne ·s aranno i· pu11ti sfrategici_ -più importanti.. . La· Commissione per ia cHfes.a dell'Italia centrale vi : aggiunge Ancona e. Perugia, ed in questo sarebbe di · accordo· coll'autorè. . -~ Siccome l'Arno rappresenta la base per la difesa del'-·. l'Appennino, sarà necessario fortificare .un punto 'inter- . medio tra Pisa e l\fode.na ed. a questo ha pure . abbondantemente· provveduto la Commissione. · .Io diceva che .la linea : strategica Strad~lla-Uologna .. copriva la Spezia, e su questq non vi.sarebbe più dubbio .AlcNo xvm, Voi.. 11: s
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DIFESA DELL'ITALIA.
SECONDO I .PRINCIPll SVILUPPATI ECC .
alcuno, quando fosse completamente assicurato l'Appennino a Pontremoli, punto nel quale passerebbe la nuova ferrovia Spezia-Parma.
provveduto la Commissione coi forti di Ceva, Vinadio, Fenestrelle, ecc. Non ripeterò le ragioni g·ià dette per provare la convenienza di mantenere una buona prima linea di arroccamento ai piedi delle Alpi e praticabile da tutte le armi.
Stradella rispetto all'Appennino ed alla f1·onti"era nord-ovest. - Ammesso che le Alpi formanti la frontiera nord-ovest non possano essere difese che da una posizione situata entro · le medesime, vediamo se Stradella soddisfa a tutte le condizioni richieste da una buona difesa offensiva. Stradella trovasi presso il punto di riunione della linea di operazione principale, colla linea di arroccamento; e non essendo troppo prossima al dosso della montagna, risparmierà il pericolo al difensore di essere avviluppato, o facilmente raggiunto nella ritirata. Le condizioni del terreno sul davanti rendono possibile l'azione offensiva. Stradella per la sua posizione veramente eccezionale. rispetto al Po ed all'Appennino 1igure, non può essere girata da forze importanti, e la linea Spezia-PontremoliParma in ogni caso non lascerebbe minacciata nè la Spezia, n~ la base d'operazione dell'Appennino. La posizione di Stradella poi r ispetto al perno ·Genova è di tale importanza che converrà riunirla alla seconda con un fortino a Bobbio. La riva destra del Po sarà completamente sbarrata· e la linea di operazione nord-ovest andrà ad urtare contro il Po (sponda sinistra) e contro l'Appennino, dal quale , .sarebbe continuamente minacciata. Non entrerò ·nei dettagli di fortificazione di Stradella, essendo mio solo scopo quello di indicare, colla scorta del Kùhn, quei punti che dovranno esser fortemente occupati. Le linee di operazioni laterali dovranno essere assi-curate con' forti .di sbarramento, e a questo vi ha pure
Piazze di deposito per la f1·onti'era nord-ovest. Mi limiterò ad indicare come Stradella essendo distantesei o sette marcie dalla prima linea di arroccam~mto, e non potendo quindi la sua sfera di azione giungere colla voluta cBlerità :fino alle ali del fronte strategico, sia indispensabile costruire pictzze di deposito nei punti di incontro delle linee di operazione laterali colla linea di arroccamento. Anche qui la Commissione ha provveduto in parte, ma non completamente, e di queste .Piar.ze di deposito parmi bisognerebbe erigerne a Mondovì, Cuneo, Pinerolo, ecc. Queste piaize di deposito saranno utilissime quando suRerato il dosso montuoso si volesse continuare l'offensiva. Concl'usi·oni·. - Riassumendo le diverse considerazioni, svo1te fin qui, conchiuderò che: 1° L'Italia superiore cinta dalle Alpi, le cui pendici verso l'Italia sono più scoscese di quelle opposte, e dal. l'Appennino il qu;1le, come un fronte bastionato, separa l'Italia peninsulare dalla continentale, coprendo il littorale ligure-toscano e percorsa nel senso della sua maggior lunghezza dal Po non guadabile, e di difficile passaggio, è più di qualunque altra regtone a~ta ad una difesa offensiva ; 2° Nell'Italia superiore (o gran Valle Padana) si dovrà creare una posizione strategica difensiva.:.offen-· siva per la difesa generale dell'Italia; 3° Che la prima ·difesa, coordinata al ridotto suddetto,
·H 6 DIFESA DELL'H'ALIA dovrà esser fatta alle Alpi, approfittando degli immensi vantaggi che . ci ha dato l a .natura; 4° Che la posizione a crearsi secondo i principii del Kuhn e di molti egregi autori dovrebbe essere di preferenza Bologna-Strade!la-Mant:ova-Borgofo.rte e -Padova con perno principale in Bologna. Io intendo di accennar.e solo le parti principali del ridotto difensivo, e non--tutte le opere accessorie occorrenti, ecc.; 5° Che brsogna listarè · 1,AppenninÒ di · ·ferrovie . è comuriicàzioni ordinarie; . 6~ Che · sono nece·ssari forti cli sbarramento irei punti .indicati sull'Alpi e sull'Appennino; .· · 7° . Che sono indis·pen:Sabili buone linee di arroccamento per tutte àrini. . · 8,0 . Che si dov.rà c9mpl.etare il ridotto difens\vo su~menzionato .colle piazze ·di Genova, della Spezia e di ' : Ancona, a11nullàndo o modificando · 1e altre fortificazioni
. , SECONDO I PlUN'CIPII SyILUP PATI ECC.
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9° Che infine do:vremo con prudenza· e costanza ed anche con sacr.ifizi a:cq uistare le nostre frontiere naturali, . senza di che, sarà sempre imperfetto qualunque siste~a · di difesa adottato . Il colonnello Ricci scrive a proposito delle fortificazion i:, « L'inventario de1le .fortificazioni italiane è presto fatto; « esse son.o in massiipa parte da c0struire ». · Rammentianioci . che l'indipendenza-d'una.nazion~ .non può dirsi assicurata fino a tanto che tutte le sue forze mobili, potentemente organizzate, non saranno appoggiate · ad. un ridotto strategico difensivo-offensivo. . Il · minimo rovescio . 'può mutarsi in catastrofe, e le · catastrofi si scontano sempre a caro prezzo. ·
Difesa mobile delle · zone montuose. - Norme del generale von Ku1:.rn. - L'autore della guerra di montagna tratta con eguale chiarezza la questione della difesa
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mobile, ed io accennerò sofo quen~· norme principali, secondo le quali dovranno essere organizza.t,e le . truppe dest inate- alla difesa delle zone monfaose. L'attuale Ministro dell~ guerra còll' istituzione delle cori1pitgnie alpine ha fatto un g·ran passo nella .questione importantissima della difesa alpina, e sperìamo che questo sarà soltanto un primo passo e che pe:rciò a questo ne terranno dietro molti altri. La . difesa. alpina (comprendendo sotto que.sto titolo la . \ zona montuosa in complesso fino alle linee ·sulle _quali sarebbero collocato le riséve strategiche) dovrebbe essere suddivisa in tanti segmenti di difosa permanénti, i quali potrebbero non avere rapporto alcuno coll'attuale · circoscrizione distrettuale. A ciascun segmento ben definito dovrebbe essere assegnato un riparto locale di truppe (fan teria ed artiglieria) ed in quelli principali anche di cavalleria l eggera . Questi diversi segmenti della zona montuosa a difendersi, sarebbero coordinati ad un solo concetto difensivo. Per esempio la zona montuosa frontiera nord-ovest sarebbe d·ivisa in diversi segmenti difensivi, e per cias~un segmento -preventivamente determinate le linee secon-. darie di operazione.,...le linee di arroccamento, l e Unee di. ritirata, i varchi, .gli sbocchi, i magazzini di approvvigfonàmento, le posizioni della l" ·linea (avamposti ossia .. l" difesa), ht posizione delle riserve tatt iche, ecc..... A ciascun secrmento verrebbe lasciata una g·rande inio . ziativa, subordinata però sempre al concetto generale cli difesa della zona montuosa. . . Ve~rebhero determinate anche preventivamente le posizioni delle r iserve strategiche. Le esercitazioni nelle · stagioni propizie, tanto di 1° grado Jattacco e: d~fesa di . un dosso montuoso); . di 2° · grado (attacco e di.fesa di una vallata'·; cli 3° gracl9 (attacco e difesa di Una zona montuosa); si farebbero sempr13 cori'ipotesi· c@forrni ~l
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DIFESA DEu:rrALIA
SECONDO I PRINCI Pil SVILUPPATI ECC.
-v:ro, onde realmente dalle truppe locali incarica-te.specialmente della difesa, si venissero a conoscere tutte le risorse della località, tutte le difficoltà del terreno. Sarebbe una fata-le illusione quella di sperare buoni risultati da una difesa organizzata al momento della guerra, e con ordini improvvisati. Nella guerra di montagna vi sono maggiori difficoltà nella. tra~m~s~ione. deg~i. ordini, nella correzione degli errori, nei r1p1egl11 ad mconvenienti.
'p overi volontari che non avvezzi a tal ge.ne~e di g~err~ faticosissimo , e non sufficientemente quindi prev1dent1 contro le sòrprese, così fac.ili in montagna, ebbero a lottare contro truppe rotte alle gra11di fatiche, ed esperte delle località nelle quali si combatteva.
' Compagnz'e alpine. Le compagnie alpine potranno rendere buoni servigi solo quando, dopo di avere stabilito un buon sistema di difesa alpino ed appennino (alla paro~a «" stabìlito » io at~ribuisco il senso più lato), .avranno ciascuna un còmpito locale ben definito di difesa, al quale potranno dedicarsi permanentemente in unione colle altre armi e specia:lmente con artiglieria di montagna.
~e. co_mpag~ie alpine dovranno esser reclutate fra gli alplgiam ste.ss1, e possibilmente fra quelli nativi di quel certo segmento a difondersi; poichè questi ultimi avranno il vantaggio della maggior conoscenza del luogo, e della maggior affezione al sito natìo, affezione di gran lun (J'a più sentita dall'abitante dei monti, che da quello della pianura. L'artiglieria da montagna formata in batterie permanenti verrebbe ripartita in proporzioni ' a stabilirsi nei diversi segmenti ed esercitata come già si disse colle altre .truppe. · Le difficoltà in .montagna sono tali, che io non esito ad asserire_ che la difesa, anche meglio organizzata, potrebbe fallire, quando le truppe tutte non fossero avvezze a guerreggiare sui montì. Io ho potuto persuadermi di questa verità nel 1866 nelle valli del Tirolo, e meglio di me possono dirlo i
·Arti-glz'eria di montagna. - Maggiori ir.convenien.ti .si incontrano nelle batterie di montagna, p·e1·chè formate solo al momento della guerra, e quindi senza coesione, nè pratica alcuna. · _ . . . Il Kuhn preferirebbe pel trasporto delle mumz10rn, e di altri oggetti, i cavalli di montagna, perchè più docili, ed io credo che abbia pienamente r agione. Alla artiglieria di campagna o. da montagna, ma guer:reggian te fra i monti, dovrebbe essere assegnata una scorta fissa, e di1 truppe scelte, per evitare sorprese e paralizzare a tempo il tiro dei cacciatori nemici, i quali .da posizioni dominanti possono recare gravi danni alle .b atterie, casi questi più rari nella guerra sul piano. Conclusione della part~ '!)rima. - La storia militare ·di tutte le epoche è ricca di guerre difensive in tagna, sostenute per lungo tempo, e con tale tenac1ta dà offrire campo allà nazione di chiamare a raccolta tutte 'le sue forze mobili. Noi possiamo dire, e con orgoglio, che non vi ha sbocco -0 varco , o posizione importante sulle Alpi e sull' Appennino che non sieno stati contrastati e difesi eroica- _ -mente da Italiani. Da Annibale a Napoleone le Alpi se non impedirono riescirono però sempre a rallentare la discesa degli eserciti invasori nelle valli italiane, ed a disturbarne i con.centramenti. . In venti giorni, se .non difesi alle Alpi, noi potremmo .,esser sorpresi dal nemico a Piacenza ed a Bologna. .
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. fo .-avev·~- qatd terniiné
ai: 'm i~i . riflessi sull/ · a{fesa .
. ·. dell'Italia·. seco1ido, l~·nor.me tr~cciate dal generale K uhp, ·.. qua1fdo la· memori-a del·. colonnello '. Verog-gio, · inserta: . nella · Rivi·sta mJli'tare del :febbfaiò ultimo . scors.ò~ i~ti- . tolata _. Piacenza ò B°blogna?- ·venn~ . in teiU})O·; luce .. . · per · ran1n1enfarJ11i che io non av~a sufficientemente·com:·.· . · . . . batt,uto alchne· ol?lhezioni . che ·pote.~·ano far~i ~l ~onc~ttò . . ..di J3olognà ,cen~ro di . gràvit~ : dell~ . ddesà. territ.oriaÌè . · a~ Italia. · Io non . seguiterò l''egr·egio scr:ittòre ~ielle · sue. : aç;curate C'911~ide1;~zioni •· tattiche . non solo __ pet.chè ) 1011 .. sar eb,be ff CÒmpito I!JÌO, 11).fi perclJ.~ nella r icerca di. quéto . · ridotto difon ~ivo d~vono -assoiidèf,mente ed i~riicaménte prevalere le c0nsideta_zio:ò.i stratèg-ièiie. · . · . ,; . · La strategia .deve : a.ve.re sulla tattica .9. ue' dfrit1i .·di .. · precedenza assolu.t à ·_611e .J a natura tie.ne sufr art~ .. Ii punto strategiéo_.sul ·quale . ài)poggi_are :nOstre difese' . ,. noi dqvrèri10 ricercare nella coi1fìgurazio'ne geografica della gran valle Padana, sµlla q.ualè. corivergoJ10 · le 4. \g'l'~ndi . Jjnee di operazione; ; facendo . astraz.ione dalle· •, ·•.. consid~razi_oni . tattiche, e da quelle locali artifici.ali come .. _p er,-. eseri,pici-éli 'm aggiore svih1pp6 ferroviario, di ·esiste!!,Ìa · . · di altri puut.i: fortificati ,- ecc..... . · . · . . · : . . La· str'àte~ia. è ·Bcienza, appm1t6 .P~r.c hè) suo.i teorémi · . Cs.ono· -verità matematiclie . . Un .' buon : ridott.o.difensivo nei qù,~le preval~$Sero gU eleme1;tdattici su, q.ùel,I( strat~:gici, nori r ~ppreseriterebbe che'un'arme ecceu'ente nelle'~ani. . d~ ·uri . fç1,nciullo, Io non . çompremlo quindi com~ alcuni. :oppositòri- aJle idee :Svolte dà.11'.egregio colonnello al~biano · ·potuto ·dare -maggior peso alle considerazioni tattiche che . alle str;ategfche. · · '. · ·· Questi oppositor·i- (dice lo scrittore). _h à,nnò .· am~esso
aUi
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SECONDO I P.R~NCIPII -SVILUPPATI . . . . . ECC:
. 1~f
. che Piacenza ahisse -maggfor vaior~ s·trategico di Bologna, .e dopo. tale ·concessi'oné p~eferirebl:Ì.eto sempre la prtma. alla· seconda come perno dell& ili~esa._. . ... Qùesta sèconcla ·èonèlusicinè, ·parrni confutata· dall-e os. servazìoni dianzi svolte.•. .. ·10 ·ini . propongo s9ltant6 di combattere, e ··brevemente, . le ragioni del Veroggio in ·ordine .strategico, per poter conchiudere · che Bo~ogna deve essere preferita a Pia. oénia. ' ·· . · · · . · .. . · · . ' Il chiaro scrittore esordisce :coi s·egue11te ~eòr.ema del . ·. -geirerale . Jomini, che· an}1.lizzer"!m\> él~ttagli_ata:m.~;n te : ' . ·• ' ··<<' :Le piazze de,vono . essere· èo~t(utte ~u punti strate~ . · « giq_i importanti ) >:, · · · Coi criterii · a,j Kulii1 . .CÌ'edò di . a.vere;. diù10str'atò che ::~·()logna· è in posizione :strategica più fryè>revole :·cÌi- Pia.. .cènza. .e tantorispe_tto .alla valle del Po, co'inè r i~petto . ·a ll'Italia ì)e:ninsuiar,{ :· . . Queste_ragioni ::saièbpèi'o che: . . •, . ,; . ' l 0: A Oolo'gna ha l.ùogo·l'incontro délie fgealidi linee di opèr;i.zion1; méntre Piacenza interceitere9he·sòlo,qttella nord-ovest ; . . . :· ,· , 2° Con Bologna sono assicurate· le èomùnicazi'Oni, e quindi i soccorsi dall'It:1.[i a peninsulare; mentre'-con · Piacenza saranno più incer te e pericolose le · relazio1il . colla bassa Italia. . · . 3°. La- linea· .di ·operaz.ione · nord -oves.t verrebbe: é;ìi( · urtare c~nt.i~o.·1a zona montuosa ·aell' Appennino, .for~ata· . da contrafforti paralleli, i quali· C'oi · loro ultim i · d{~cli vi pfeclmlono . comp,letame·nte la .des.t ra del P_o. . . · . ·· · La d-ifesà di una tale ·zona montuo.sa è favorevole al difensor e, . questo perciò conviene di trarne il -~ .figgio't partito: : · . ·. . . . . . . ff difen sore stabilito·. in B1Jlogna potrà contrastar.E! piu lunga.mente. 'ii ten:e~1ò che se . fosse iri . Piacenza, p,erchè il pritnò ptinto ti;ornsi quasi' -~ll'estremità. della
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:,·,·.:.· .
,t 2z DlFESA DELL'ITALIA zona appennina precludente la valle del Po; mentre il secondo trovasi a meno della metà della zona m~ntuosa. Il generale Kuhn ci dimostra :fino all'evidenza come Mntro la linea nord-ovest sia mag·giore convenienza fortificarsi sull'Appennino che sull'Alpi; e come una zona montuosa a dossi paralleli si difenda meglio con un . fronte strategico parallelo alla direzione dei contrafforti stessi. Contro Bologna, si potrà soggiungere, il nemico si avanzerà sulla sinistra del Po, lo, varcherà. per esempio -(dimentichiamo per un momento il perno secondario Mantova) prima di Borgoforte e marcerà su Bologna. E che avrà mai ottenuto? Quale sarà il suo reale progresso dopo di esser stato costretto · ad avanzare sulla sinistra del Po, r ipetutamente attaccato dalla difesa offensiva che noi avremo iniziato? Si troverà di fronte al ,fortissimo bastione Appennino, che noi (essendo padroni di due versanti per tutta la sua lung·hezza) avremo potuto a nostro bell'agio render potentissimo, si troverà ·di fronte al campo trincerato Bologna, co.n una · seconda linea di base (Arno) ed alle spalle il Po, nemico quest'ultimo ben terribile per truppe costrette alla ritir ata. A Bologna., l'invasor<?. si troverebbe infine di fronte alla avanguardia della maggior'parte dell'Italia armata. 4° Le linee di operazione nord- est verrebbero ad urtar e contro il r idotto difensivo; mentre a Piacenza non sarebbero minacciate che di fianco. Un rovescio a Bologna è riparabile ancora sull' Appennino e sulle forti linee dell'Arno, e non troncherebbe le comunieazioÌ1i nè colla capitale,. nè coll'Italia penins ulare ; mentre una disfatta a P iacenza ci potrebbe separare _dal' rimanente· dell'Italia, e con mol ta facilità assumere le proporzioni di una catastrofe. Il generale Jomini, continua : « sotto l'aspetto tattico « debbonsi scegliere di preferenza i siti non dominati, -<< che permettendo di fare sortite, rendono più difficile ~ il blocco ».
123 Come mai può il Verogg-io ritorcere a <lanno di Bologna tale pr e.scrizione? Il Jomini intende certamente, località non p0ssi'bilmente dominabili dal nemico. E quale posizione migliore dell'App<mnino dietro Bologna? Quando mai in quel caso potrebbe il nemico giungere :sull'Appennino e dominare Bologna? Il colonnello per combattere Bologna soggiunge: « Piacenza è precisamente alla metà della vallata « del Po, mentre Bologna trovasi ad un suo estremo » e quindi conchiude che un concentramento di truppe sarebbe fatto più presto a P iacenza che a Bologna. 1'ale proposizione può esser vera oggi, e non domani, secondo il maggiore o minore sviluppo di strade ordinarie e ferrate. Un~ tale concìusione infine potrà anche avere -poca importanza, quando si consideri che Bologna si trova a poca distanza da Piacenza e che sarebbe cosa facilissima di riunire questi due punti con una ferrovia a binario quaclruplo. · Ma l'autore non ha considerato che il concentramento -delle forze dell'Italia peninsulare è molto più facile su Bologna che su Piacenza, perchè incerte sempre · 1e GOmun icazioni per mare, e che la potenzialità ferroviaria, maggiore su Piacenza che su Bologna, è trasmissibile faci lmente a quest'ultima. L'autor e prosegue nelle sue obbieY-ioni, dicendo che: Piacenza per la s·ua posizione pitò cop1·ire metà della valle del Po, nientre che Bologna n on_ne coprirebbe che una minùna parte. . Il -coprimento strategico non ha che fare col_ cop1•imento tattico., Nel primo caso, nè Bologna, nè Piacenza non coprono la valle del Po, ma sibbene la d ifendono con maggiore o minore potenza di irradiamento; ed allora ricorderò SECONDO I PRINClPlI SVILUPPATI ECC..
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lz4. .
DifÈSA DELJ;'I1'AL1A
Jiuovali:).ente .che ·Bologna trçivasi al punto di. riunione .···: : delli-linee_ di . operazione principale. Nèl ·.secondo casòt Bol9gna cop're l~Appénnìno ·meglio . di Piacenza . . Ammesso }i.'r-id'ott,o . d[ difesa COI?-, J)e:rno ' p1;incipale. · Bologna e con· .p erni _secondari--a Stradella, · Mantova e Padova, cade"l' obl:itezione-che dà: Bologna non si potrebbe mqlestare la sinis.t rà del Po. ·, . . · · :. .Uegregio colonnello non ·suppone un ridotto di-d.j:fèsa Ìn . vaste propoi:zion-i; come· venne poé'ànzi definito, 1ùa. . solo u!Ì campq trincerato innanzi· a Bologna. E _bbene, .· .· ùn tale _ridotto :qon a.vrebbe altro scop_o eh.è quello .: .tattico e non ' applic.àhilè- qiindi alla difesa geriel'ale del. l'Italia. · .. · · .
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Il ridotto che no'i: d.esidét~mo è quellò che si appoggia sùll'AppenJ1 ino da . P _a rma a. Rimini pf?r coprire tatticamente ·. la Spezia e · le ·çomuni<i~zioni ·ç:'olla capitai e e _colla peùisòra: . . . · · L'autore vorrebbe dimostrare ·che Piacenza. sa:rebbe . miJglio ·collegtita· allà capitale di . Bologna. Io credo che . 10_ ragioni addotte ·sul principio di quest'appendice,"'. :v:algano a confutare tale asserzione (.1). Il chiarò scrittor e infine vorrebbe convincere suoi-
.·'
125· . · lettori, che investita · Piacen~a, il ~e~ico interro·mpere le , .nostré comu11tcaiioni qolJa capita!~ do:vrebbé per, · Parma e Pisa })erèorrere una sfrada più lunga di quella che ··gli si· present~rElbbe collo stess.o fine, . per . Moclena.. · Abetone, ecc., . quando · Bologni:C fosse investita. . Io vogiio mtovamente ' dimenticare che .u ridotto di . difesa rion .ppò essere limitato. a . Bologna, ma ciò am. inetten~o; io · dico che investita Piacenz~ (e q~ùtsi; ,SCQ,- _. . porta ; rìma~endo · quindi' Bologna, J a qUale probabilrr1enté . costituirebbe che un punto secondario nella difesa) . .il nemico non avrebbe bisogno -di passare nè a :Pa,rma, ·n·è a Modena,. ma direttamente s~ Bologna, se cialla fron. tie·ra n·ord-est, .e da Parma;. se da qUellà nord-_ovest, colla convinzione che n01i· sono quattro ore di marcia . cii più o di meno ,che reriderebhero_più ·o meno cr1tica la . posizione del difensore. SECOt'WO I PRlNCI).'JI SVlJ;UPP,~tI ECC.
/·
(,t) Il coloonello_ belga BnlALMONT in un·a s·ua opera recenfa suÙa fortificazione i>oligonale, scrive: . . « La piazza forte .~be servir/1 di rifugio al Governo sarà puramente .militare e servirà: di perno alla . difesa miÌitare del pai!sc: Essa non . . do vr/1 esser troppo lontana dalla capitale, afTinchè vi si possa fare . '. ent"r.are fac ilmcntw le risorse d'ogni ·natura provenienti da una . grande città, colla parte sana ed atti,;a delle sue. popolnioni. La, . vicinanza di questi due centri impt!direbbe ali' inimico di nulla tentare contro la capita lè. » Evidéntemente . Bologn;i .· e Ro ma corrisponderebbero pienamente, . sotto ques_ti> aspetto, alle norme indicate . dal IlnrAUIONT, eccetto · che a . Bologna perverrebbero le risorse d'ogni_ natura non solo da Roma capitale, ma da tutta l'Italia peninsulare.
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ORAZIO DoGuon·r Maggi'ore d'artiglieria.
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CONSIDERAZIONI SUI METODI PRATICI ECC .
CONSIDERAZIONI SUI METODI PRATICI PER ·
L'ISTRUZIONE TATTICA DEGLI UFFICIALI
Sembra ne,:e$$ar-io dirigere.principalmentel'attcuzinne sulla iormaiione deuli 1.1 [11.clali alla condotta de113 truppa, nello eondiùooi della grau 9ucrra. Yt:.nDY DU VtRMOl!.
La frase che abbiamo riportato in testa a questo sçritto
è tolta dalla prefazione che il chiarissimo' autore, colonnello nello stato maggiore prussiano, appone al libro che tanta fama riscosse anche all' estero : Études sur l'art de' condu,ire les troupes. Questo libro particolar.mente dedicato ai giovani ufficiali cho in avvenire p~r il loro grado o per il genere del loro, servizio potranno esser chiamati a disimpegnare importanti funzioni nelle grandi operazioni di guerra, contiene la pratica applicazione di tutti quei principii teorici di tattica che trovansi astrattamente deposti sulle pagine di un'infinità di libri relativi a questa materia. Tutto, come osserva l'autore, càmbia in guerra secondo le circostanze, e son queste sovente che hanno la decisiva influenza al di sopra delle regole le' quali non possono tener calcolo naturalmente che delle condizioni del terreno. Ed è su questo proposito che più d'una volta ci venne fatto di pensare, parte per quello che vedemmo in varie #
127
guarnigioni, parte per quello che ci fu dato di udire anche dalla bocca di persone che per grado e per esperienza altamente stimiamo, come nei metodi pratici per sviluppare- l; istruzione tattica degli ufficiali e particolarmente degli ufficiaH superiori, non sempre appunto si tenga il debito calcolo di quella considerazione. Chi è di ·:11oi che non abbia assistito più e più volte in occasione di esercitazioni tattiche a vedere incaricata una compagnia o un battaglione dell'attacco di una data località, senza per niente distinguere le circostanze in cui quest'attacco si produceva? Fu veramente un' esercitazione istruttiva quella che conduceva ad impadronirsi di un bosco o di una collina, senza conoscere la causa per cui ciò veniva ordinato, i risultati 'immediati o mediati che se neI attendevano, le circostanze insomma in cui aveva luogo? Le norme contenute nell'Istruzione per l'ammaestramento tattico delle truppe contengono esempi che, se fossero nello spirito più che nella lettera. fedelmente imitati, condurrebbero gradualmente ad immedesimare la coscienza di tutti con tal verità: pure, contrariamente a t.al principio, non sempre si tien conto dei vincoii che ·si imp9rrebbero all'azione di qualsiasi unità, dal fatto che essa o direttamente o indirettamente forma sempre parte di un'unità di ·un ordine più elevato. Un'unità combattente si troverà ' sempre in -guerra in uno di questi due casi: o agirà simultaneamente -ad altre, come avviene ordinariamente sul campo di battaglia, o agirà isolatamente, come avviene molte volte nelle operazioni secondarie della guerra: però, sia nell' un caso come nell'altro, venendo a combattimento coll' inimico esse avranno sempre da soddisfare a un concetto di duplice carattere, rig·ua-rdante cioè il combattimento in. sè stesso e ri<Tuardante le circostanze m cui esso ha luogo: o . senonchè in linea di battaglia sarà la prima parte quasi intera predominante, agendo isolatamente lo sarà la se-
,
·128
CONSillEHAZÌONI SUI · METODI .PilÀTICl .
·.. ()ond.a:· ..È .i~ sostanza il. qua'<:lr~ strat~gico che inyolge ·i'l. tema tattico::. · ·-.- · ·· :·· · · · Imbevuti qa · troppo astratte te:Orie,· ché òccuparidòsi sèpàratam'éntè dì tatli'òa e di strategia abituano ht merite a . riguàrdarle .pù1: separ.ata~rnrit~ nélla l~nj e'ssenz~; :~v?,'nÌl~ ' . al~unf a: di mentica,re che nella pratica :esse i~iiò' indis- : . .. ·solùbilfoe.I.1te .l egate. Ed è_ co~i ·che non :~ ra:r9 . ii'_védere .. ', ·. pa,lmio $9gghJg~are qiianèlo ·n.eI.-.s.·upppslo di un mh·dèstò. entraré \ . nomi d~lle . tema . di cori1pagriìa si ··vuol .lbcaÙtà dove ·si dirige o ·dove · fu battuta . la. d'i;i~i-0i1e- o'. .,il ·teggime.i;i:to .di ' èur fa _parte . . Fu· .ur?uti.lissima . ~v;~r..; . ten.za che·ven)le dat~ nèll'istì;'uzione nostra regòla.ni'~~tàre . quell:a di nqn esa[ieràr~ l'importanza da .darsi .al, terreno, ~a~ìnentan'do ·c!iei' un . ~le mento . più . iinp~rtahte· . aI1cora è il -nemico: . ma se 'Venne . forse. universalmente .. seguita, rig.ua1~do al1'. istruzio!le del sold~to· e 'dei gr~ppo, . mosttarono· d·i non seguirla riguardo all'.isfruzione degli · .ufficiali coloro .che nori . poS'ero -poi -mè.nté. allo spiri~o . cui si informano gli ~sei:npi: .stessi del tes'to :. gridano . tlUesti al .. . .stessi . ·contro la· tendenza . . . . teorzj;zare . . ~' nè~ si .ac'... corgon<) quanto sian· poco pratiche. le loro idee ammèttendo .che · si possa fare- astrazione dalìe circos.tanze le · ·quali appunto indefinitamente modificano le regole fisse, · buone soltanto. pe1 terreno astrattamente considerato! : « Non . devesi ..riguardare ~o scopo del combattimento, .· «· scrive i.I Ye.rdy d~r .Vernois, ·Mme ..cosa ~ccessoria:, .e ... « trascurarlo.còJ · pretestò che· rientra riel dominio della « stra.tegta: separand9 la tattica dalli strategia, le 'teorie « hanno separato due cose inseparabili. .. : . . . . Le « circostanze in cui avviene il combattimento, e la ma« niera con c~i allora procede, · sç>h d~e cose intima~ mente collegate: la prima trasci~a la seconda: e ·. « colui che noµ conosce che quest'ultima, manca di un · «. ele~ento,. ~enza del quale nessun co~aridante _di trupp;, · « dal sottotenente· al generale in capo, non può agire «· util.mente e con indipendenza ». ·
:fare ·.
129 Ecco ora,, secondo l' autore stesso, le qualità ché lo studio e la pratica devono sviluppare in tempo di pace in qualunque comandante di truppa: « 1° La facoltà di prendere decisioni chiare e giu. ., « diziose; « 2° La facoltà di comunica.re queste decisioni agli · « altri . çhi:,~1:a~~:q.~~ e nettamente; ·. « 3° ' La facoltà. .. di' . .poter . .dirige:rè le truilpe . p~r « l'esecuzione di tali disegni ». · Quanto alle qualità ·del carattere, che sono necessarie1 per prendere·· energiche decisioni ed eseguirle, non sono che doti1 naturali dell'individuo che la pratica aiuta del pari a sviluppare. Studio e pratica sono indispensabili allo sviluppo di tali facoltà; ma se il primo può dipendere dalla buona volontà individuale e dal corredo di cognizioni acqui~ite, la second:3, . non pi;iò esser che il resultato.. dei sk . sterni che si téngono .in ·un esercito: sistenii' che .offràn modo, non t anto di agevolare lo sviluppo medesimo, quanto ancqra di ben conoscere e per così dire pesare il valo1·e intellettitale mffitare di coloro che per ragione di anzianità vengono . a mano a mano chiamati a funzioni di ·gl'ado mag·giormente elevato. · Non permettono più invero i tempi attuali che il solo titolo de' lunghi servigi antecedentemente prestati valga a conferire comandi di battaglione, di reggimento e via discorrendo : come già scrisse egregiamente uri nostro ufficiale in questa Rzivista (1) bisogna che il superiore di diritto divenga superiore di fatto. Se ciò ·non fosse oggigiorno e dovunque ritenuto per vero, donde verrebbero i maggiori rigor i e gli esami introdotti in PER L'ISTRUZIONE TATl'lCA DEGLI UFFICIALl
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(4) V. Rivista del maggio 4872 « Pensieri e proposte ~ del luogotenente RAFFAELLO BIANCIARDI. 9 ANNO xvm, VoL. 11.
•130 CO~SlDERA:tlO'i!I. SUI )lln'OnI PRA'J'lCL quasi tutti gli eserciti per l'avanzamento dei· luogotenenti a capitani, dei capitani a maggiori? Non occorre di veder qui qnale via mig·l iore possa s.eguire lo studio per conseguire le accennate facoltà : l' autore del lihro, da cui abbiamo preso l'epigrafe di questo scritto, meglio lo indicéì di quanto certamente sapremmo far noi. Ma quali sono le occasioni che le sviluppano praticamente , o danno agio ai superiori di apprezzarle in coloro sul di cui conto debbono c~porre ~un giudizio? Ci<> si fa nelle esercitazioni tattiche, nei campi cli istruzione, nelle granrli manovre, nelle manovre sulla cal'ta, nelle manovre ~ul terreno senza truppa. Nelle esercitazioni tattiche però che si fanno nelle varie guarn igioni, a causa principalmente delle condizioni del terreno e dell'esiguità della forza delle singole unità dell'esercito sul piede di paco, può dirsi che l' occasione di istruirsi praticamente cresce in rngione in,ersa del grndo. Oltreciò difficilmente potrà derivarne incremento all' istruzione tattica pratica degli ufficiali superiori particolarmente, finch0 passando sopra su certe suscettibilità malintese, non si facciano, dovunque ciò sia possibile, concorrere nelle esercitazioni di combattimento di secondo e te?"ZO grado frazioni di corpi e di armi diverse, traendo anche modo da ciò di applicare, meglio di quanto <l' ordinario non facciasi, quella proporzione di forza dei due partiti opposti che la razionale soluzione del tema richiederebbe. Quella parte di lavoro poi che chiameremmo intclletli6ale, indicando con esso quell'insieme di r apporti, ordini, schizzi, memorie descrittive, ecc., che dovrebbe accompagnare l'esecuzione di qualsiasi manovra, rimane pur troppo non sempre curato, come c~bbe a rilevar e S. A. R. il Principe Umberto nella Relazione sullo grandi manovre dell'anno decorso. Solo collo insistere di continuo in tal pratica durante l'anno nelle esercitazioni tattiche potremo sempre più accostarci
PER L'ISTRUZIONE TATTJCA DEGLI UFF1CIAl.,I
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a quell'ideale di perfezione cui tutti dobbiamo tendere: rare eccezioni non distruggono il fatto che se non manca in esse la buona volontà di tutti indistintarriento per ciò che costituisce il complesso della manovra e per le fatiche che vi sono inerenti, molti rifuggono tuttavia da quell' insieme appunto di la\'Ori onde abbiamo fatto menzione, sia per parte degli inferiori nell' eseguirli , sia per parte dei superiori nell'esaminarli e nnnotarli. Riguardo alle grand i manovre, sebbene mezzo essenziale per istruire praticamente nelle operazioni di guerra gli ufficiali tutti e particolarmente quelli di grado elevato, non possono tuttavia riguard.arsi come sufficie11ti, osservando quanto sia poca la porzione dell'esercilo che annualmente vi partecipa, cioè 1/6 all'incirca. Se ad imitazione di quanto praticasi in Prussia si eseguissero annualmente nel rimanente pure del Regno manovre colle tre armi anche per la durata di pochi giorni ed in limiti più modesti con truppe appartenenti a varie guamigioni, sare~be forse possibile elevare ad 1/3 almeno la parte dell'esercito che eseguirebbe durante l'anno ese1·citazioni tattiche di 3° grado: queste, se ben dirette, possono riescirc di utile ammaestramento non meno e forse più delle grandi manovro. L' impiego delle tre armi per parte dei comandanti di battaglione, di reggimento e dì brigata non progredirà universalmente quanto sarebbe desiderabile, sinchè le eccellenti prescrizioni che l'Istruzione per l'arn:maestramento tattico delle li·wppe contiene al riguardo non saranno generalmente anzichè eccezi'o nalmente applicate. Nori parliamo dei campi di istruzione, essendo essi occ~sione piuttosto all'istruzione della bassa forza che non a quella degli ufficiali, specialmente cli grado e1evato. Quanto alla manovra sulla carta il cu.i uso sta ora appunt<? diffondendosi nell'esercito, comincia già. ad entrare nella persuasione di tutti quali utili risultati possa
i 32 CONSIDERAZIONI SUl )IETODI PlH1.TIC1 apportare nell'istruzione tattica degli ufficiali: si ritienein Prussia come apparisce da una memoria del generale Troscke in proposito, .che molto debbasi all'uso dì tal gioco quello spirito speciale di iniziativa e ad un ·tempo di armonia in un comune concetto, che tanto si rivelò nell' ultima · gu~rra dai comandanti più elevati ai più infimi ·nelle armate germaniche. Mentre le grandi manovre non possono effettuarsi se non in certi tempi ed in certe determinate zone di terreno, dove pure l'invasione che va facendo di giorno in giorno l'agricoltura. costringe a fare non rare concessioni all'ipotesi, nessuna delle difficoltà di tal. genere si presenta nel gioco di guerra. Ci sembrerebbe tuttayia un'illusione il credere che tutti quanti gli uffiéiali ne trarranno quell'utile onde diciamo, almeno in grado rilevante; limitato anzitutto è il numero di coloro che possono essere i·iuniti insieme · per prendere parte come attori o come spettatori a una manovra: le dimensioni del piano su cui essa si effettua porgono un elemento positivo di apprezzazione su tal criterio. Se poi può essa considerarsi siccome un mezzo di imprati'chirsi nella lettura delle carte, lo è ben inteso per coloro che san già adoperarle, sia pur e con poca fra.nchezza e mediocre abilità, ma non per chi appena . conosce i segni convenzionali. Non sappiamo su questo proposito dispensarci dall' esternare un' idea che ci sta fissa in mente. P erchè l' utile da ricavarsi dalla manovr.a sulla carta fosse il maggiore, occorrerebbe che al più prestò si fornissero i corpi residenti nelle grandi guar:q.igioni di carte topografiche a grande scala dei terreni adiacenti: ciò non dovrebbe, volendo, presentare grandi difficoltà, quando fin d'ora o per cura dell'ufficio di stato maggiore, o dei comandi s.te.ssi divisionali , si desse opera alla riproduzione s.u scala maggiore di carte già esist~nti o d{ mappe locali. Ci ~embra che- così facendo:, mentre-nel ~ro.ssimo inverno
PE!l L'ISTRUZIONE TATTfCA DEGLI UFFICIAI.I
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una gran parte degli ufficia.li sarebbe già fra.ù~a nel1' andamento del gioco mercè le carte che stanno ora · diffondendosi, potrebbesi con quelle onde parliamo incominciare allora ad eseguire manovre di qualche mag:giore importanza, pur tenendosi al limite di forza di un reggimento Ò di una brigata. Scelta allora la .zona di. terreno su cui effettuar poi la manovra. sulla carta, gli ufficiali muniti della parte già lucidata andrebbero avanti a riconoscere il terreno ste$So per fars,i un'esatta ·idea di tutti quei dati che la c~rta di pe1r sè non somministra, e che appunto nel caso ordinario vien lasciato in masssima all'arbitro di determinare. Tali sono la larghezza e praticabilità delle strade, ìl reciproco dominio fra l:e colline, la larghezza e profondità dei corsi d'acqua, la natura delle ripe, le dimensioni dei muri, l'esistenza delle siepi e la loro natura, la natura e conformazione delle case, delle chiese, ecc., tutti ipsomma quei dati che forniscono altrettanti elementi da utili zzare pel concetto di un attacco o di una difesa. Eseguita poscia la manovra sulla carta e fatta la discussiope, verrebbero nuovamente <:Ondotti gli ufficiali sul terre?O, per correggere le apprezzazioni non giuste che taluno avesse fatto , e per far meglio rilevare l'impiego· che nello sviluppo della manovra eseguita si satebbe fatto degli accidenti .locali già antecedentemente osservati, ma ormai confusi alquanto nella memoria. Meglio poi se le condizioni delle guarnigioni, e quelle dell'agricoltura nel terreno percorso, permettessero di ripetere effettivamenté colle truppe la manovra studiata. Ci sembra che così facendo meglio rimarrebbe scolpito nella mente di tutti il concetto tattico delle operazioni ·studiate, colle relative deduzioni: abituale diverrebbe il por mente alle più piccole accidentalità del terreno e l'appigliarsi con prontezza ad un partito per profittarnfl; più facile ne verrebbe il buono e pronto impiego delle
13i CO:-ISIDERAZIONI SUl nETOlH PHA'HCl forme tattiche regolamentari : meglio sarebbe compreso l'impiego delle tre armi perchè meglio si compenetrerebbero la teoria coll a pratica: più si impratichirebbero gli ufficiali nell'abilità di. servirsi delle carte topo_gra.fiche: più proficue infine diverrebbero 1~ -esercitazioni tattiche colla. truppa per l' abitudine da tutti acquisita di studiare il terreno in armonia con un concetto tattico determinato. Nelle sedi divisionali poi, la pr e~enza di ufficiali delle varie armi e di grado elevato potr1:\ forn ire in seguito buona occasione, conforme appunto si accenna in un periodo del testo (V. pag. 6), per acquistare cognizioni che riescono poi sempre utili. Fra i vantaggi onde può esser fecondo all'ufficialità l'uso della manovra sulla carta emerge specialmente -quello di potere eseguire, in un modo che sta fra il })ratico ed il teorico e in condizioni di terr,:mo le più -variate, tante e ·tante operazioni di guerra cui si opporrebbero mille ostacoli, ove si volessero fedelmente · tradurre in pr.atica nelle manovre cli pace. Qì.1a11do però, come accadrebbe specialmente e ad ogni modo per molte guarnigioni, non si potessero adottare le proposte fatte precedentemente, è innegabile che la -mano-vra ,$Ullà carta avrebbe sempre più del teorico che del pratico; e l'ufficiale, fosse pure il più dotto,· che alla teoria non fa tener dietro la pratica, si troverà sempreper le prime volte almeno nelle condizioni di un novizio·, esposto a veder sogghignare i pratici puri, che fidenti nel loro genio, credono di poter fare a meno di qua1unque teoria. Certo, se le esercitazioni tattiche e le grandi manovre pote~sero :farsi sempre, dovunque e colla debita cura per parte di tutti, costit uirebbero di per sè il metodo sovra tutti migliore per formare l'istruzione tattica degli 1.iffiqiali d'ogni grado ed arma : ma: delle 'difficoltà che a ciò si oppongono, molto _v i sarebbe da
PER CISTllt.J'ZIONE TATTICA DEGL1 UFFICIALI
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dire : circa alla manovra sulla carta poi accennammo già co me non dobbiamo illuderci esagerando l' ntìlità che potrerhmo trarne: qualche utilità non neghiamo possa trarsene da tutt.i ;. ma una cer ta fac ilità di lettura delle carte ed un. cel'to fondo di cognizioni militari pensiamo che sieno requisiti indispensabili per sperarla in quel grado che appunto occorre per preparare, riguardo all'istruzione tatti6a, bu.oni elementi ·per ufi~ciali superiori e pei gradi elevati in generale. D'altronde, per quanto si faccia e si speri, essendo difficile di rompere, se non grado a grado e ben lentamente, i vieti pregiudizii, molto tempo passerà ancora primachè vedansi insieme raccolti a serenamente discutere sopra uria carta ufficiali super iori ed ufficiali generali. Un metodo che, può dirsi intermedio tra quello delle g-randi manovre sul terreno e quello delle nianovre sulla carta, è quelto del manovra:re sul terreno senza truppa, salvo l'uso di pochi uomini intelligenti di fanteria e di ca.,-valleria, ma préferibilmente di quest'ultima atma, muniti di segnali convenzionali per rappresentate "le varie fruppe. Esso rende possibili le manovre, su qualnnque terreno: abitua ad apprezzarne a colpo d'ucd1io le · proprietà. , e dip~ndentemente dal · concetto_ della manovra e dai caratteri tattici di esso, abitua alle pronte disposizioni per l'impiego delle truppe · dellé varie armi. Ta.l meto1:lo di istruzione, tranne alcune varianti, è già in uso da assai tempo per le grandi operazioni ·di guerra ed in Prussia ed in Russia. Nel primo di questr paesi si . eseguiscono senza truppa affatto ; serve più che altro per l'istruzione degli ufficiali di stato maggiore, e l'insien1e dei lavori costituisce quanto chiamano ..colà Ji·aggi'pmtici di stato maggiore. Ecco come si esprim'e su tal proposito il generale prussiano, autor e del lilrno: I.,'Eser.oito tedesco, sita or1ganizzazione, siw armamento
1'.:il6
CONSIDERAZlONL SUI ì\IETOOI PllATfCI
e siw rnodo di combattere (1): « supponendo due eser_.
•
« citi · operanti l'uno contro J 'altro secondo determinate « condizioni, gli ufficiali adempiono alle ' attribuzioni « di servizio che eserciterebbero in guerra allo stato « maggiore del corpo , d'esercito, ·dei corpi d'armata e « delle divisioni, Facilmente si scorge l'utilità di questi « esercizi pratici per l'inteJligenza e per lo studio del « terreno dal punto di vista della sua importanza tattica; « essi permettono di meglio apprezzare le osservazioni « e gl~ insegnamenti del capo che li dirige, perchè han « luogo sul, terr~no medesimo ». Altri viaggi pratici analoghi vengono poì fatti, sotto la direzione di ufficial,i superiori di stato maggiore, dagli ufficiali che seguono i corsi preparatorii , allo stato maggiore e da alcuni che, senza appartenere a tali corsi, si distinguono per spespeciali attitudini; .... « inutile, dice l'autore stesso, il « parlare dei risultati di tal metodo: l'epoca attuale li « mostra al mondo intero: {acta loquuntur ». Presso di noi si fa qualcosa di simile alla scuola superiore di guerra, -sia per le grandi come per le piccole operazioni : si fanno operazioni di pura tattica n el corso pratico d'istruzione del 2° anno, e si fanno grandi operazioni tattico-logistiche n el como pratico del 3° anno: p~rò , sì le une che le altre sono fatte contro nemic; ipotetico e senza truppa affatto. In quanto all~ prime, studiate le disposizioni generali dipendenti da un'ipotesi razionale stabilita e dalle condizioni del terreno ·c he gli ufficiali percorrono prima a cavallo, passano poi ad eseguire i detta,gli, ·stabilendo le truppe ipotetiche in
(•I) Questo libro tradotto in francese nell'agosto _del ·187•1, e scritto quando la guerra era al suo termine, _fu attribuito dai traduttori al generale Moltke medesimo, Comunqtie sia, anche a giudizio del cò-· lonnello di stato maggiore Rrccr, (V, Appunti sulla difesa dell'Italia) à 'C.onsiderato come i_t frutto di una non comune intelligenza.
137 p.(i)sizione e riportandole poscia sul disegno ali' 10,k: stabilitisi da un verdetto arbitrale gli effetti dell'azione, si passa poi alle conseguenti disposizioni e si prosegue analogamente per le posizio11i ed azioni successive. Un -rapporto dettagliato, corredato dalle proprie osservazioni intorno all'eseguita operazione, viene poi da ciascun ufficiale rimesso al direttore dell'esercitazione. In quanto alle seconde, esse formano una campagna ipotetica, se~ondo' un piano di cui sono stati svoltì antecedentemente i dettagli durante l'anno, come in applicazione delle teorie svolte già. in quello e negli ann,i precedenti. Incominciasi dall'esame accurato delle condizioni di potenza dei due Stati impegnati in guerra, dal punto di vista geografico, militare, economico e politico; procedesi quin!lli al piano cli mobilizzazione dell'eseroito o cli parte di esso verso la frontiera, movendo dalle sedi dei corpi, secondo la tabella ,di dislocazione del giorno, e facendo andare di pari passo tutte le disposizioni che riguardano i servizi ammin~strativi, arrivasi al concentram~nto dei corpi ai siti designati per dar principio ai movimenti della campagna, Gli ufficiali allievi ·vengono distribuiti in 7 o 8 gruppi cli 3 o 4 ufficiali ciascuno col rispettivo caposezione, rappresentanti le diverse- divisìoni di cui i capisezione {ordinariamente capitani di stato maggiore) sono i comandanti generali e gli ufficiali addetti disbrigano le attribuzioni di ufficiali di stato maggiore o <li comain<lanti ·di brigata o di corpo, ecc. I dettagli sono çur ati con quell'impÒrtanza e quell'esattezza stessa che si r ichiederebbe come tipo in operazioni cli vera guerra. Il nemico però è ipotetico ed è il direttore della campagna stessa, che assumendo le parti di comandante in capo dell'esercito operante, porge i dati e i criteri che modificano a mano mano l'andamento generale delle operazioni. Così essendo, si intende tosto quanto poco campo abbia l'iniziativa - dei capi di pronunziar.si. Alcuni uffiPER L'JSTUUZ!ONE TATTICA DEGLI UFFICIALI
138 CONSIDERA ZlONI SUI METODI PR ATICI ciali d( stato maggiore ad l ati is del direttore lo aiutano nella distribuzione e sorvegli_anza dei lavori. In Russia si sono fatte delle canìpagne in grandi pro:. porzioni a cui han preso parte oltre ad ufficiali di stato· maggiore, ufficiali dei più distinti d'ogni a.rma e d'ogni grado, con pochi plotoni di uomini di truppa, scelti dalle varie armi per indicare con segnali le posizion,i occupate. Sembra anzi che tal metocl9 somministri col.\ quasi un mezzo d'esame pet valutaré la capacità non bene com-provata di ufficiali supe1'iori, colonnelli o generali, che debbono avere prossime promozioni. Vi prendon parte ufficiali sanitari ed ufficiali di intendenza per la parte t\he loro competere?be in una vera campagna, e le operazioni si fanno tra due par titi con nemico segnctto. Intorno .a questo argomento crediamo utile di qui porgere alcuni dettagli, trascrivendo qualche pagina di un interessante seri Lto del capitano ingle::;e, signor FedericoBurnaby, nei Royal Horse Guards, lettosi in 1{na conferenza tenutasi 1'8 luglio 1872 nella sala del consiglio della Royal United Service Institittion. _ « Pensarono in Russia che le nianovre autunnali « fossero mezzo di utile istruzione, pri1~cipalmente per i << colonnell:i é i ·generali ; fn quindi determinato di isti« t ui1'e alcuni mezzi di insegnamento pratico pei loro, « più giovani colonnelli e per gli aiutanti di campo, « intorno alle cariche più elevate in tempo di guerra .. « Venne adottato il sistema di mandare da ognuno, dei « distretti militari in cui è divisa l a Russia, delle bri« gate di ufficiali di stato maggiore e di aiutanti di « campo, e dividerle in due partiti da farsi poi mano« vrare l'un contro l'altro, precisamente come nelle ma« novre autunnali, con questa differenza però, che i corpi « d'armata, le divisioni e le brigate sarebbero soìtanto <<' rappresentate ...... Due di queste spedizioni forono man« date dal comando gener ale dello stato mag·giore a
139 « Pietroburg·o nella primavera del 1871, ed altre tre « nell'autunno dell'anno stesso da Mosca, Kiev e Var« .savia. Dirò ora quanto fu fatto per par te degli v.ffi« eia.l i provenienti dal distretto di Mosca. « Il gruppo componevasi di 2 ufficiali generali, 16 « -ufficiali di stato maggior e, .29 aiutanti di campo, 2 « ufficiali di intendenza, e 3 ufficiali sanitari; furon poi « aggiunti alla spedizione per l'uso dei segnali 75 sol« dati di fanteria, 60 di cavalleria e 28 di artiglieria; « 120 cavalli furono assegnati per uso degli ufficiali « dur ante la eampagna di istruzione. Il piano delle ma~ « novre era il seguente : (1} « Un'armata dell'ovest {evidentemente prussiana) ha « passato il Niemen tra Kovno e Grodno (al primo dei « quali punti intendono i R ussi di costruire una for« tezza, essendon'e già disegnati tutti i progetti quan« tunque non cominciati i lavori), ha investito Duna« burg, occupato P skov e da Looga marcia su Pietro« burgo. Un'armata del sud (evidentemente austriaca, « alleata della prima) ha occupato Titomir e si dirige « quindi su K iev. Un distaccamento della prima, dopo « l'occupazione di Pskov, riceve ordine di spingersi avant i « e assicurare la linea d'operazione del corpo principale, « marciando per Rj e:ff su Volokolamsk e quindi su :i\fosca, « occuparla possibìlmente e impedire la formazione delle « riserve per l'armata dell'est, già dis fatta in una bat« taglia che supponesi avvenuta al momento in cui l'ar« mata dell'ov est passava il Niemen. « Essendo stati gli ufficiali divisi in' due partiti, uno « di questi era cfestinato a r appresentare la forza di« r etta da Pskov su Mosca e l'altro a rappresentare una « distaccata dall'armata dell'est arrestatasi a VoskrePER L'ISTRUZIOKE TATTICA. DEGLI UFFICIALI
(4) Vedi lo schizzo annesso alla presente dispensa.
'140
1
CONS[DEnAZIONl SUI nIETODI PRATICI
PEU L 1S'fllUZION,E' TA!.l'TlCA DEGLI UFli'IGIALI ·
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1.6_.il
1
« Gli ufficiali sanitari avevano· da informarsi, sia sul-
« sensk, in vista di impedire il tentativo d~ll'arma:ta « dell'ovest di impadrouirsi di Mosca. La forza asse- .
« l'impian.to degli ospedali militari, sia sul modo di
« gnata a ciascuno di questi distaccamenti era di 3 di« visioni di fanteria, 8 Yeggimenti di cavalleria ed una « proporzionata quantità. di arti;Eerfa, l bai"taglione del « genio, 112 battaglione di pontieri, e un comando rer-· « roviario. Il . colom1ello di un reggimento di fanteria « ~mandava da un lato e il colonnello di un reggi« mento di cavalleria dall'altro. · · , « Avanti di cominciare le operazioni. gli ufficiali' « d'ambo i lati avevano da oompiere una gita d'istru« zione preliminare. « Quelli delì'arm.ata dell'ov est cloveva1110 occ1;1pars1 della « descrizione topog~afica militare del camminro ·t11a Pskov, ·«- e ì\fosca, porgendo un dettagliato rapporto· s:Ulle fer.:. « rovie, sulle strade e sui mezzi in generale di oomu« nicaiione; avevano da accertarsi della forza numerica« di ogni divisione appartenente alla rispettiva armata, « riferendosi alle statistiche e da stabi-lii-H i1 miglior « modo di avanzare l e truppe per· Pskov ed Ostrov su « Volokolamsk: doveva.no inoltre cpmpilare rapporti sul « miglior modo di coprire il loro·fronte durante la marcia, « di man~enere le comunicazioni, di scegliere i siti con-' « venienti pei depositi, designando per ognuno di questi << la quantità d'uomini necessaria a lasciarsi a guardia. « Gli ufficiali dell'intendenza avevano da studiare la « natura del paese per cui doveva passare la sped1izione « e riferire in quali distretti avrebbero essi potuto prov« vedere le truppe con mezzi di requisizrone, su quali « avrebbero dovuto valersi dei mezzi di trasporto. Gli « uffizìali d'artiglieria avevano da dare una dettagliata « relazione sull'ammontare esatto delle munizioni da « assegnarsi alla forza combattente e ai magazzini di « deposito, come pu~e sui migliori mezzi per portar « questi ultimi avanti.
« fornirli d'ogni occorrente. Quanto agli ufficiali del« l'armata dell'est avevano da studiare la descrizione « topografie.a militare dei distretti di Mosca,' Kiev e <e Smolensk, ed inoftre da disegnare un progetto di for« tifìcazione per Mosca: si propose in questo di forti« ficare Mosca dal lato ovest, di elevare trenta ope.re « in terra e porre in buone condizioni .di difesa il ci« mitero e le grandi fabbriche adiacenti; si calcolò « che 10.,000 uomini occorrevano per la difesa delle « opere, e che queste sarebbero state idonee a proteg« gere un'armata di 100,000. Gli ufficiali di intendenza: (< avevano da riferire intorno ai mezzi migliori per mun ir « Mosca di provvisioni per la durata cli 10 mesi, e in« torno al metodo' più conveniente per fornire i v.iveri « alle truppe quando tenessero la campagna. Gli uffi« ciali del servizio ferroviario avevano da occuparsi del « tèmpo occorrente e dei mezzi relativi per spingere una « divisione da Nijni Novogorod su Mosca ed una brf« gata di cavalleria da Pietroburgo su Mosca. « Come termine di questi lavori preliminari, gli uf« :ficiali coma,ndanti d'ambo i lati diedero istruzioni ai K loro dipendenti affiuchè durante le operazioni di eam« pagna si eseguissero rLcognizioni, si preparassero iti« nerari di marcia, si scegliessero i siti più adatti per « accaimpare, si organizzassero spedizioni per foraggiare, « si ordinassero di tanto in tanto le · rispettive forze in · « battaglia e riferendo sui mezzi migliori di fortificare. « con 1avori di terra le posizioni prescelte, si desse uno · « stato dettagliato della forza per eseguire ciascun l a · « voro indicamdo pure il tempo oecorrente. « Insieme alla solu,zione · d'ogni problema tattico do« ve vasi daigli · ufficiali somministrare uno schizzo della « località ed un ragguaglio indicante per iscritto le di-
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'14'.2 CONSIDERAZIONI SUI METOD1 PRATICI « sposizioni della truppa rispetti-va : prima d'iniziare un « attacco doveva eseguirsi uno studio di tutti gli accessi « della posizione. <~ Il comandante in capo_del distretto di Mosca era « designato quale arbitro su'pre~no: aveva la direzione « generale sulle due parti ed aveva quali assistenti 8 « ufficiali che lo aiutaìrano nel verificare i lavori èse« guiti. Il medico ispettore militare di .Mosca aveva da « verificare i lavori dei medici addetti alla spedizione: « Un giorno veniva concesso per l a soluzione dei pro« blemi più complicati e tutti gli uffici ali avevano da « tenere un diario in cui dovevano r egistrare tutto quanto « veniva da essi fatto durante la giornata - r elativo al « servizio; un giornale stampato veniva poi tenuto da « ambe le parti per inserirvi il progresso di . ciascun « giorno di marcia ed il corso delle manovre.. ~ « Ogni mattina a mezzogiorno l'arbitro in capo man« dava ai comandanti in capo di cìascun par~it<> infor:. « mazioni circa al nemico, e dipendentemente da questo « dovevano essi prendere le loro ,dis.posizion i e trasrnet« terle in iscritto all'arbitro stesso ragguagliandolo in « pari tempo del come nel giorno prima eransi eseguite « dagli ufficiali dipendenti le ·rispetfore missioni. L'ar« bitro capo al ricevere di queste informazioni, mandava « indietro l'ordine sul quando, dove e da chi dovevansi « verificare i lavori. Se le due parti si avvicinavano « così che il cozzo sembrasse inevitabile, l'arbitro in « capo mandava ordine ai due comandanti di prendere « tutte le disposizioni esattamente come se si trat« tasse di vera guerra, e di bene indicare i terreni oc« cupati mediante uomini con bandiere. Durante l'a- . « zione gli arbitri rispettivi cavalcavano d'ogni intorno· « ed informavano i vari comandanti di divisione e di bri. « gata di quanto stavasi facendo dai comandanti di di« visione e di brigata della parte opposta, dovendo poi•
PER L'lS'rRUZIONE '.l:ATUCA DEGLI UFltICIALI
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4,i,3
i capi cosi ragguagliat i agire in conformità. Ogni cambiamento di posizione doveva essere accompagnato da uno schizzo all'ingrosso del terreno, stabilendovi la disposizione delle truppe. Attaccando un reo-o·imento t>t> ,< di fanteria, il suo comandante doveva pure disegnare « ·uno schizzo, indicare la natur a del terreno ed il modo « cli condurvi le truppe evitando di esporle troppo al « fuoco nemico: medesimamente ricevendo un attacco, « dovev.asi indicare il partito tratto dalle· località . Ogni « ordine dui·ante le manovre era mandato per iscritto, « •mentre durante le. manovre di autunno a S. Pietro« burgo erasi risconkato che così non . facendo molto « spesso sorgevano degli equivoci, e conosciamo quali « disastrose conseguenze possono avvenire in seguito « ad un errore cli trasmissione. Durante questi sclieletri « di manovl'e (skeleton m anoeuvres) ogni ordine doveva « poi conservarsi per ess~re esaminato alla fine della ,< giornata dall'arbitro, cosicchè nel caso che fossero « sorti equivoci, poteva scorgersi chi ne fosse impu « tabile, se ·colui che aveva mandato l'ordine e non « aveva usato precisione di linguaggio, o colui che « l'aveva ricevuto e che · aveva mostrato scarsezza di « comprendimento. « Una certa quantità di giovani, ufficiali · e~ano pure « addetti alla spedizione come aiutanti (gall9pei·s) per « portare i messaggi.: ricevevano gli, ordini scritti per « i capi delle diverse divisioni o brigate, col tempo « esattamente annotato sulla busta: r,icevuto un ordine « avevano da cavalcare talvolta per 6 o 7 miglia (1 O « a. 12 kilorn.) e trovare, mediante la ,carta la loro via « per t rasmetterlo a destinazione: chi lo riceveva vi « annotava dentro l'ora esatta della consegna, ed al se« guente gi'orno l'arbitro capo paragonando i due tempi « accer ta.vasi se l'ufficiale aveva po:ntato il dispaccio co lla 1< dovuta celerità. L'ufficiale di ciò incaricato aveva
'14_.4 , CONS1DERAZl0NI S Ul ?J:ETODI· P.RA1'!01 « inoltre da fare uno schizzo ,del terreno su cui aveva « galoppato e dare informazioni sulla natur a di esso. « Il giorno dopo una battaglia, l'arbitro iri capo si portava « a cavallo sul teatro dell'azione con tutti. i r apporti <( e schizzi r elativi, e confrontando gli uni cogli alt ri, « additava gli errori che avrebbero dov uto evitarsi, . o « approvava sè ne 'era il caso. . . . . . .·. ..... . « Furono dedicati 21 giorno in tutto per queste ma-· « novre: 7 di · essi per le istruzioni preliminari, 7 per « le esercitazioni d.i campa,gna, pr opriamente dette, e 7 « per la verificazione dei problemi, e dei lavori eseguiti « dagli ufficiali. . « Ecco i soggetti che :furono trattati dagli ufficiali « sul campo: per l'armata dell'ovest fuvvi una battaglia « a Voskresensk, quindi effettuando una marcia di fianco « da questo punto sulla grande strada di Smt>lensk eb« bero. luogo tre comba_ttimenti in r itirata iino a Viazrria: . « per l'ar mata dell'est fuvvi la battaglia stessa di Vos« k resensk, quindi una marcia in r itirafa su Toosh-ino « e Kinsk, e da qui una marcia avanzando con tr-e com« battimenti lungo la gran via di Smolensk. « T~rminate le manovre, gli uffì0iali di artiglieria « compilarono un rapporto circa al modo con cui avreb« bero dopo la battàglia di Voskresensk rifor nito di mu« nizioni le tr uppe; gli ufficiali d'intendenza circa al « modo con cui avrebbero messo in movimento i car ri « durante l a ritirata; i medici sul come avrebbéro mu« nito di tutto l'0ccorrente i loro ospedalij e c0me _in~. _. « viati i feri ti a Mosca ed a- Viazma; gli altr i ufficiali « sulle ricognizioni eseguite $Ulla Moskva e su11:rstra. « L'ar bitro capo mandò, poi un dettagliato rapporto a « Pietr oburgo per ciascuno dei par titi, e questi r apporti « furono poi sotto.posti all'esame di una commissione com« posta di distinti generali. Questi, accuratamante lette le « varie osserva!li.oni, vennero in conclusione a riconoscere
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~ .«· l'utili~à grande di queste maliovre: esse costano. pri. ( tnier.a~~ntt3-:ben poc? àl _p~ese; in secondo 1uogo offrçno «..mezzo. di. poter liberamente'. n1anovrare in luoghi chi usi · « e limitati senza recar <lann6 alle proprietà; finalmente « si offre opportu_nità a ufficiali che non hanno coniando .·.«.neilemanovte autunnali di i~pr::ttichirsi in q't1elÙ anche . « più elevati che potranno avere durante la guerra: Fu « risoluto .che sarebbero in avvenire praticate in tutti « i di·stre,tti mili~ari della .,Rtissia, una volta al certo, « se non due volte l'arino, ·mà che anzitutto la· dire~ione « delle manovre avrebbe specialmente sede alla fron. -« tiera dell'ovest ·»·. Quanto · .ab_biaàn;· qui riportato si rif~risce,. egli è vèro, ·.ad -una istruzione _c he riguarda s.egnatamen'te . gli ufficiali ·· _di stat9 . ma:ggiore, ma abbia,m .visto c.ome , vi prepdau· partè :purè alcuni ufficiali di · tutte le ·armi e di tutti i sei·vizi. F~tte alcune ··modificazioni; se ~i stimassero convenienti, non vediam·o : perchè tal 'sisterna no~-- potrebbe pure a~tu,ars~ da ,noi, face'nd'Qvi concòrrer/3, apptinto conte dic_emino parlando deila 1nanòv:ra sulia'c:arta·, unitamente' · .ad ufficiali ·_di stato. maggiore, quegli ufficiali pt1re d'ogni' grado . ed arnia' che più. presentano probabile in un ·pros-· simo· in un remoto avvenire la prospettiva di occupare gradi elevati· nella gerarchia militare (1). Ma v'ha di più: perchè in un limite più modesto, pure collo stesso_ metodo, non potrebbe coltivarsi l'istruzione tattica .dégli uffi~iali .. i.n generale? Noi .non pos$iamo ..-yeèlere . iì:l· ciò . che dU:e .Òstaèoli:' -quello ,d.ei yari ·Servizi ed ist.ruzioni interne, ·ma int.o rno a ciò·. non pqtreinmo . che raccomandare · q~ianto scrivemm·o in questa Rù;ista. nel mese èli novembre· (V: pag. e 47) : quello poi 1
· PEn· L. 1STRUZIONE TATTICA DE°GLI UFFICIALI . . . .. ' ..
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(I) Posteriorme'nte alla data di questo sè'ritto abbiamo potuto co· , nosccre che .qualcosa di simile si è comiriciato a fare per l'is'truzionedegli ufficiali di stato maggiore presso il com.ando generale del corpo.,
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ANNO XVIII, V'OL. li.
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U.6 CONSIDERAZI0i'fl. SUI ME'rODI PllATJ.r.I delle volontà rivestite sovente coll'abito dell'impotenza, -e su questo è in utile il discutere. . Uno scritfo intit0 lato 1' Arte cli cornanclare, che comparve negli Annali per l'Eser·cito e per la Marina teclesca, (lahrbùcher fùr die Deutsche Armee, und_ lYfari_ne) de~ mese di dicembre 1871, propugnava 1 adozione d1 metodi analoghi esso pure per gli ufficiali dei corpi, ed osservando appunto che non basta lo studio ma è ~ecessaria la pratica, soggiungeva che il guidare al combattimento è dovere dei generali, come il guidare nel combattimento è còmpilo particolarmente degli ufficiali inferiori. Per le molte istruziòni ·interne, per le guardie, per l'esigua forza delle compagnie, per l e coltivazioni, osserva esso pure che l'istruzione pratica non riceve sufficiente svi.luppo, nè bastano le esercitazioni campali: è d'uopo ricorrere, esso dice, alle esercitazioni senza truppa. Non sembra qui fuori di proposito l'accennare, quantunque rispetto al no.s tro argomento formi quasi una di.gressione, come se si tenessero in considerazione tali proposte, si avrebbe implicitamente un mezzo eccellente per formarsi soldati buonissimi pei vari servigi presso i quartieri generali in tempo di guE}rra, e per quello specialmente di guide. È un'idea in cui ci andiamo ogni giorno più confermando, quella di avere a tale scopo in tempo di pace un personale appositamente reclutato ed istruito; ecco come si esprimeva in proposito il luogotenente g·enerale conte Pianell nel suo Rapporto al lVIi. nistero sulle man9vrc autunnali del 1870: « Alcuni generali mi fecero osservare la difficoltà che « presenta la diramazione degli ordini. Nelle scorse « manovre, per la ristrettezza del temro e per la man« canza di uno spèciale personale di ordinanze a cavallo, ·<( avvenne~o ritardi ed errori di recapito ..... Queste or« dinanze, tolte dai vari reggimenti di cavalleria, non 1<· hanno in gen erale i requisiti necessari per tale im-
' 147 -« portante incarico; cosicchè io credo che sarebbe uti« lissirno destinare il reggimento guide pei servigi dei « quariieri generali. Questo reggimento potrebbe be« nissimo avere identica istruzione degli altri, ed essere « adoperato, quando occorra, come reggimento di caval« leria; ma d vrebbe ricevere un'istruzione speciale per « il senrizio di guide: gìi uomini dovrebbero essere scelti « per intelligenza e buona condotta, e tutti saper leg« gere e scrivere . « Io sono convinto che questo setvizio è di una somma « importanza in guerra e che merita d'essere preso in « considerazione e studiato ». Ecco come s i esprimeva sullo stesso argomento il luogotenente generale Petti ti nella Relazione sulle grandi manovre eseguitesi pure nell'autunno 1870: « Per serviz/ di ordinanze a cavallo vennero scelti « indifferentemente soldati del reggimento guide e di « altri corpi di cavalleria. Per tal modo venne chiarito « che le guide più degli a.ltri soldati sono adatte a sif« fatto servizio sia pel modo col qual e fino a poco fa « quel reggimento venne reclutato, s ia per un diligente « studio fatto in quel corpo per familiarizzare i soldati -« alle speciali incombenze di ordinanze. « Senza volere accennare se · convenga più o meno « avere un reggimento di cavalleria specialmente pre« destinato a somministrare i distaccamenti delle ordì~ nanze a cavallo, il quale dagli altri differisca solo « per la cerna dei soldati, sembrami tuttavia riesca utile ~ di constatare la necessità che tali ordinanze sappiano -« leggere e scrivere, e vengano preparate ai'disimpegno -« del loro servizi.o ». Nei vari articoli che leggonsi sulle Riviste militari francesi intorno a questioni di ordinamenti militari, non· tralasciasi di porre in rilievo di tanto in tanto questo argomento: deplorasi che ed in pace ed in guerra i PER r,'1STRUZIONE TATTICA D'.EGU Ul!'FICtALI
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. CONSIDERAZIONI- _SUI METODJ PRATICI
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corpi . di f~nteria e di cavalleria vengano continuamente spogliati· dei Joro .migi"iciri individui p~r fornire i bw·eairKXf e 1e scorte · dei quartieri gener1;ili. Squadroni di guide · · esistevano sotto la 1a e sotto la 2" :Repubbltca; ma sotto somiglianza di quanto fecesi sotto il 1° il 2° Imper~ che aveva ·i suoi chasseitr~ guìdes, vennero in -seguito ·. inr:èggimentati, formando in seguito il nucléo:_ della ca- . . · : .vaHer1a dell~ guardia imperiale, folsando così'la primfl- •··· istituzione. ., , · · . In Austria esiste, còme è noto, · nel corpo dì ~tato •. ·maggiore pure la bassa ~orza che· è ad~~_e tta appunto_·a tal genere di servizio, .pe?'' 1wn inde_bolz"re· le ·t?·uppe combattenti, (op.liendo lor·ò numerosi di·s_taccarnénU (1): · sembrerE:bbe·. che .ciò fosse degn.o di .studio -.e forse d'iini-. non s~.to .il°-personile d~lla bassa foi·zq.ùonverrebbe .. :· ·:· 'tazion.e; .. . . . • 1 ~l).e fosse a.çcurataménte r eclutato.. (facendo p·erò meno pesare in . questo corpo che per qualunque .altl'O le con-, siderazioni fisiche) ma .quello pure degli ufficiali: . se però .si volesse àssolutamente evit_ar"è.- di. veder.e rtuo;vàmente travisare col tempo lo scopo _dell'istJtuzione; coriveri~ebbe studiarne l'organ izzazione per . niodo che - riuseisse im-· ,possibile il .riunirlo in r"eggimenfa; e ciò appu."nto sembra che in Austria abb_iano conse 6 uito.. Le esercitazioni .dette poc'anzi formf)rebbero per · un tal perso.nale la migliorè istruzione ·pratica per i1 suo ·ufficio in tempo di guerra. R itornando .all'argomento, di cui le osservazioni pre-:. cedenti :non son~ :.che "incidente, . trovi~iJ;J.Ò che il . todo ., di -ma"n ovre· pro_pÒs.to òffrir:ebbe . pure l'immenso vantaggio di 'cònàscere da_molti utficiàli in . -tutti i . loro dettagli le . particolarità .geografiche e .. topografi eh o tli molte zone del n·o stro paes~ che riescono· ordinaria-
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· (1) V. Rivista Militare Italiana, aprile 187~- « Delle presenti concli.zioni militari dell,;i .Monarchia austro-ungarica >.
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PEfl L'ISTRUZIONE. TATTlCA DMU UFFICIALI H-9 · ·mente inossèr vate. Ben si comprende che la maggiore ;attenzio~1e per chi si dedka . airo: s-tudio . dei . progetti di ·d ifesa .del nostro territorio .. si ·· rivolga' èssèn_iialménte . . coJà.. dove fe: consideraiìo.ni ·str:àtegiche ì'anuo. intra,,è-. d~re' 'in ogni caso si trov~rebbe. il teatro . :della . g-uerrà:.- prirrèipale: v~diamo per<) che p1ù o meno in tutti i progetti emessi - si : fa pure assegnamento sull'azione. di -~<frpi sec0ndai;i ché potrebbe1'.o agire ora in un punto · .. -ora ..in un àlti·ò della penisola secondochè il· caso ri.diiedessè. ·NessÙh uffl.cia:le pu.<) : certo_; vatic_inare se nel . easo .d ( una guerra" ~ul. rrostr9 territorio si troverà a:d ,àgirè nel n ord d'Itili~t ovvero · ·a fàr parte di un c~r;po . . nella valle dell'Arno od il1· quella del Garig'liano o: in · Calabria: si profitti adunque di un sistema cbe r.-1ggiùnge un perfezionamento n ell'istruzione tattica degli ufficiali e la maggior conoscenza del proprio p_aese.
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Ro.ma., gennaio ~ 873.
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G.
S .\N'.l'-\RELLI
1Wagqior·e nel 1. ,r;ranatieri. 0
• TECNOLOGIA
TECNOLOGIA Strumenti topografici. Nel~H ~rti ~obili_e meccaniche Hvviene. non rare ,,o!(o, che a_lcu.n1 p1ccoh ma rngegnosi trovati, per la loro semplicità, non s1 divu lgano abbastanza, sicchò non producono tulla l'utilità che do essi si potrehbo ritrarre. Abbiamo ratto diverso ,,olle quosta riflessione e non ha molto ~i è risvegliata in uoi, ndoporaado una livelt~tta a bu.~sol~ ideata dal capitano Loo1 del gonio. . Sentiamo quindi il b1SO!tno <li fare un breve conoo di questo 10strume11to, che, nella sua piccola sforn , potrà oo 11 ,)imeoo con?orrort: a lla compilazione delle ccirtc e doi piani, a cui ,. ogg,, col cr esccu~o svil_up~o scenlifìco o commerciale, è d'uopo, le ta1~te yollc, alfidars1. sra per ela borare importanti progetti di arte, 111trnprendere lungh i viagg i od escursit)ni sceutifictw, n-uid~~'e lo g randi speculazioni inJustriali (1 sia per cause di mi:or r1he.vo. E non basta, giacchò alle cario ed ni piani è dovuto un còmpito. J'~r~c su_poriore e di special e interesse, qual è quello di forrnrc1 1 dal, onde rogolaro i mo,·imenli degli eserciti lorquando sono diretti, por intend imenti guerreschi anch~ alle ' più lontane r rgiooi. . ~r la conoscenza del terreno che si deve percorrere al princ1p10 o duninle lo fasi di una cnmpagoa, quella in ispecio del torr.mo che forma iI teatro delta gu,erTa, è senza <l u bbio il principn le elemento dal qua ledipondooo lo operazioni loaisliche e tattiche. esercita una siogol11ro influenza, sul mornl: do Ile trnppe ,.. cJ lrn mol ta parie su ll 'esito dello batta.,.lie. . Si ò forso cita In fin troppo la Campagna ; el 1870-71, ma bisogna pur collveoire che fìn quando non potremo specch iarci altrove, se ntiremo sempre la nocussità di rammenttU'la. _Eb beue, durante questa famosa Cam pagna , cho ci è stata d'rns~gnan_1eolo in tanti diversi modi, fra lo svariate pr0\'0 di ab1! 1La e d1 perizia, i Prussiaui mostrarono di avere una pro-fonda ed esatta co noscfJnza non solo de l proprio torreno ma benanche di quello sul quale portarono le loro armi. '
Or questa conoscenza si acquista in due modi, cioè: o mediante minuto od accurate ricognizioni loc11li, o per mozz0< delle corte lo pograOche. i\la poichè non è sempre possibile di riconoscere minutamente il terren o - o quando sia possibile - è poi sempre inclispensabilo il sussidio di buooe carle, comunque si ab bia la men te e lo sguardo cornpr<'nsiro, così uo cons1•guo che lo studio e perfeziooamcoto degli strumenti topografici o geodetici, dai quali rlipende anzi tutto l'esattezza e IH bont,\ dellH carte speci11li, ò mollo ioter Pssa nte, e vuolP essere in ogni maniera coltivato ed incoraggiato. La serio degl' instrumenli, di cui ordinarinmeo te si fo uso in campagna, è ben lunga, o si può dire che la topografia e la geodesia ooo ba11no ancor<1 un passalo c11duto total!'lJcnte nell'obblio, fotta eccezione dei primi ltimpi. Son poche le invenzioni che abbiano ratto dimenticArH le precedenti, o quasi qu11si dal primo all 'ulti mo, tntli g li strumonti. secondo i casi, prestano i loro particolari servigi. Cos) per lo operazioni planirnetricho, si adopera tu tta vin: lo squ11dro ag rim,iusorio, la bussola, la plancetla; e per lo altimetriche: il lin~llo ad acqun , il livello a cannocchiule, il clisimetro, l'eclimotro, o qua lche volta anche il lil'ello a bolla d'aria; talchè. non di rado, qu~ntlo si traila di faro qua lche rilievo o livellazione, non si cerca il tale o lai nllro inslrumento, ma sibheue un qualunque strumento, o cos) avvientt prosso le nostre direzioni del genio, che. per solito, sono aocho mo!to modostaruento fornite dell'occorrente. Ciò dipende , è vero. da chn non tutte le operazioni-sono della medesima importanza e richiedono I' istllssa es,1tlezza, ma dipendo altres1 daccbè gl'iostrumr nti di maggior perfnione impongono gran cura . attenzione e diligenza. per il loro uso. D'a ltronde vi sono casi , come quando trattasi di fal'e operazioni allim1•triche. sopra terreni mollo r ipidi, io cni difalti può riuscir più giovevole l'impii>go di un instrumeoto di poca importanza, co me il livrllo a bolla rl'aria . Or, siccome la livr,llclla a bussola del capitano Lo01 ha relazione con qucslo caso, così cc ne occupt•remo di preferenza. Premesso che voglia farsi uso del livel lo a bolla d'nria, come è noto, si stnbiliscooo prevenlivamcote gli allin1•a111c'nti , quind i bisogna avor cn rll di ~eguirne Ili direziono nC'I corso delle oporaziuni, traguardando ad ogni stazione noi senso delle pa-line; il che riesce oè comodo nè foci lH, massi me quundi> il l.t:rreno è coperto di alberi o di sterpi e di cespugli.
rncNO LOGIA
TECN010G~A
A<! ov.iare a siflallo inè"oovcnieote il capilaoo Lom provvade
ingeg oos<1mr•n to m;irit1rndo il livel lo a bolla d'a ria çou una picco la hnssola d'ur:i,. nt,n:ionc. · Con questo instrnriwnto che procura il ffiP7.ZO di rrgolare la d!rt>zio11e mediante la llussola e di dott'rmin11re r oriz7.011talità col livP llo a bollA d';1ria, e col socco·rsn di due cnnnc metriche ··1e oµrrAzio.ni·procodon0 1:on maggioro sppditezza. ' Siccome però l'ago ralarnitato, trAU:indosi di un piccolo instrumPn f.o, doveàvero una lunghezza ben limitata a-qu indi.ri.esce ·· ·poco sensinifo, così trnsportanclo l'instrumenlo <la una slaz.io.a e ad un'altra, rag0 a,-rPbhe stratato II perdere il movimen to oscil lato rio ed a ·porsi in quiPle, se il capi l,tno Lon1. non avesse im m,1g ina to di circondH re l'ag,) cal,lmilalo con un anl'l lo di ferro d,,lce, cioè di costruire J:1 parete cilind rica della bussola, di f,•rro SPnsibilmealo µrivo di sostanze eter ogeneo, clrn ado- . pera~i pr.r fol'ma re lo ca:a,nite m·tiflr;iati . · In lai modo, nel passare I' instrum Pnto dA un sito aò un altro o cominc;iando, l'ago cnlamita1o, ad oscillnro, si manif~sla nell'anel lo di fc_t1:'.) dolce una cm·rente d'induzione, la quale tendC-l momelHancanH•ntc A ritardare il mo\·imento dell'ago. Poco dopo P'rò, per l'azfone direttrice del magnetismo tcrr ~strP, _dessa ò_ obbl igata a portarsi rapida monlo verso il meridiann magnefico. e. canginn,losi in forza molr:ce. si aggiunge alla coppirz magneti~a lerre.~tre. con la quale concorre ad aumentare la vclocilìJ dell'ago , le cui osci lla1.ioni , dopo ciò , han l11 ogo comt1 non più "sistosse raoello di for rb dolcA. Ma siccome, a tal punto. lo ampiezz<) di oscillazioni sono piccioliss,m,!, e:;sendo aumenta ta l:1 forza che r t>gola il mov ime nto del1'1Jgo, vr!rso il morid ia no magnetico, cosl l'ago si pono ben prt•sto 10 riposo. La hussola ò coperta con un disco di vetro (\"irevole, su l quale è visi l>i lmeo lo m11rcr1 to uno doi suoi 1li11 melri. Jnlorno a l corchi11, che costituisce il fondo dolla scatola . evvi un circolo gradualo, e, sul cerchio ru1}desìmo, sono tracciati i diametri corrisp .. ndon ti a llo g rad uazioni. P,•r fare uso d1°ll"ins1rnmenlo si pone nna canna metrica in posizione preswchè orìzzonl;1le. con una dello sue estremità co11tro la linen del tcrr.eno, secondo la quale si deve operar e, e l',iltra ca nna io posi,.ioue verl.i c,ile, rnodianlH nn lìlo a piombo. ~ulla prima d1 t-ssc sf sovrnppo1rn la li\•(·lll'lta, con la quale si stnhtlìsce de!ìnitivamHnto l'nrizzo11 lali1à <lolla canaA, quiorli si fa g-irar >J il c:oµe_rc hio cfo lla bus-ola finc hè il diametro segnato sul medesiµio si trovi sull'istesso piano verticale, cho passa
per rosso dell'ago, e per uno dei _d-iamelri m~rcali ·sul fond11 della s<la lÒla. Ca mbiando staziono, p i.sognerà invocò, .por se,r baro la direzione preCìssa, wuovere· l'instrurncnlo e le canne mPtrichC' in guisa che l'ago venga a .stabilirsi nel piano verticale che . passa per il diametro del coperchio e per quello del fondo della scatola, al quale corrispondeva nella stazione precedente. Ci è capitalo diverse volte, H sempre con profitto, d.i adoperare la livellella a bu,sola di cui abbiamo parlalo; però non bisogna confondere. la sua imporLaaza, In quale è limitala soltanto ai casi in cui il terreno ò molto ripido e frastagliato o le. òpornzioni non richì eggono g ran<le esattezza. Volendo, si potrebbe anche rendei:e·più comoélo ·l'instrumento costruendo due regoli della lunghezza ognuno di 3 metri, della larghezza di o centimetri o della grossezza di 3 contimetri, con divisioni metriche n el senso della lunghezza. Ad uno di essi, verso la metà, si può fissare l'instrumento, por mezzo di due vi~i. L'altro r egolo dovrebbe munirsi di un piccolo livello a bolla d'aria· rotondo, da collocarsi a circa 2/3 della sua lunghezza, il quale servirebbe a r egolare la verticalità, itweco del filo a piom bo. l a tal modo col regolo a cui ò applicala la livelletta a bussola si avranno lo distaaz.e orizzontali, e con l'altro, le altezze di livello, e due personc1 potra nno eseguiro delle lµug he operazioni, con molla speditezza . Noi dunque raccomandiamo l'uso di questo instrumento, mollo semplice cd economico, il quale può essero anche van.taggiosamen te impiPgato trallando~i di rilevamenti a curve orizzontali, e C<'loro che ne desiderassero più minute. notizie. potranno leggeré la brevo ·memori'i , pobblic,a~a .in pr oposito, dal ca pilan o LODI, nell'Annuario della società dei Nat1iralisti, anno VII. che si stampa a Modena, nella quale l'egregio autore con molta modaslia conclude cos) : e Non si· è in toso dallo sérivenle di present.are nè una novi!à · < nè un instrumeoto di precisione. < Trattasi semplice.mente di un'applicazione per ottenere un . « po· di sped itezza nel gc1rnre di r ilevam en ti sopra indicali, cioè e quando non occorra di avere una grande esattezza. •
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F. SPON7.ILLI Capitano del genio .
IUVIS'l'A BlDLIOGRAFICÀ
RIVISTA ·BIBLIOGRAFICA Tattica per CARLO Còns1, luogotenente colonnello di stato maggiore. - Firenze, Casa editriee la Minerva, 1873. . Il l.uogo!enente colon_nello. C_òr~i, alla_ cni inraticab_ile operosità 1eserc1fo deve tao Li ulll 1ssnrn scr1tt1, ha r1pubbl1cato, con molto aggiunte, varinnti e cc1rre1.ioni, le sue Cunferenze d'artern-ilita,·e, stampato tra il 1865 e il 1867. Nel_ suo libro spicc11no ch iaramente le pagine pc,Tteriori alle espl-'r1eoze dell'o lt1ma guerra da quello anteriori Le prime ~ànno a 11•ord ioe rndo tutta l'importat?Za cht, merita. Non è più 11 caso d! parlare d1 accordo de ll'ùro1tne rado co l Otto. sibbAne dell'uso ~lell"ordine rado . La catena fitta, o m f•glio raffittlta progress1va m_ente nello avvicinarsi al nomico, è in generale forma prnferib1le alla lìnPa spiegala . .Manovrare in ordme ristretto soao il fuoco · nemico ~a rebbe fo llia. La colonna serrata di battaglione non è più forma da manovra ecc. · Nelle pagine vergattl anterio rmen te a l 18i0 l'autore, a nostro avviso. cc,nsacra spai.io soverchio all'ord ine chiuso Non rlimentica veruoa delle questioni grandi o picco le che hanno occui:,ato i tattici in quest'u ltimo dece nn io, veru no dei vecchi e nuovi ord ini di com ba llii:nento, nos1ri n stran ieri, veruna delle ta~te forme, atti, ~vo lnz1oni, passaggi ecc. ccc. No considf.fa , minutamente pregi e difetti, ne analina le mossfl ne sLudia l'impiPg-o. Le son cose di ieri, mol te già iuvecchi~te,, alcune < artifìzi oggimai più che superflui -- dragooate di vecchia scuo la " c~':1e egli stesso si ,,sprimo. Ma è pur foxza ammirare tan ta erud1Z1one. tan to acume, tanLa cop ia di fatti e di o-iudi'Zii. tante attrattivo di liog1Ja e di stile. ~ · \l'utLo Ci? la ob liare le dìssonanzc, che qui. e là si presentano fra la _talt1_ca del 1867 e quellii del 1872, fra mauovre cou fucile ad ant1car1ca o man ovre con fuci le a retrocarica Ma auche quanto è stato scritto parecchi anni or sono mostra . in moltic~si singolaro tendenza al progrtsso, singolare previdtmza dei b1so~n_i a".vt~nirn. Anche allon.1 i.I Còrsi volen1 scrnpli~ilà di ordini. c~\erita d1 mosse , p1ccolf'ZZa d 1 cnlonne manovranti , 11mpio uso eh fuo~\O . Ed a proposi to di armamento scri veva nel 1864 essere , semp lice questione di t,,mpo il rimed io ai difotli del retrocarica, quindi la sua adozione universale. · Fra i vari ordini di combattimento per la fan ler ia, ne ,dà uno , , ,.>
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normale, cou catena, primo e secondo sostegno: formati dr compagnie per ala, e risel'va di dlJA compagnie. Tratteggia assai ben e lo svi luppo storico dei vari ordini presso i diversi eserc! Li. . Fin_o dal 1865 scrjveva con tro la ftwia. francese e notava I d1felt1 di quella tattica a 'O alanga . Carattfl rizza la tattica francese anteriore al 1870 colle parole: tattica di passaggi di linea, tattica di scompiglio, L•··ggaosi lo pagine rela tive ,dl"tlttacco, che così rias~u mo: (( D'ora inoanzi l'attacco consisterà in sost11nza di un fooco crescente e procflciento a ripn,se ed a rapidi sba lzi . quasi· per linee successive, 11vanzando di riparo in riparo, scivolando terra !Orrd, ~os_trando se possibi le a l tlt'roico nulla e poco più che . 1 lamp\ · e 1! fumo delle scariche, fìno all'u ltimo istante in cui uua selva <li baionette gli sorga dinnanzi come per incan to dal. suolo a pochi passi da l petto. li fumo aiuterà lo avanzare. La. crisi ultirn~ ~ar~ una ti'mpesta di fooco, cui dovrà segu ire l<> scontro ch,1 !erri se l'una o l'a ltra parte non ceda prima "· La raccolta a ragione è dotta porno della tattica odierna; i più perfetti ordini, i I più accurato addestramen to, nulla v,ilgono s~oz:a l'arte ~ l'abi lo di . raccogliersi prc:sto ed iu qualunque circostanza cli luogo e d1 m omen to. . . La cava lleria da lla co ndizione di semplice fattore tattico èrnoalzata al grado a i po ten za strategica. Essa devo profittare dalla sua mobi lità: 1" Per agire a modo cli sm'presa quanto p1ù può; ~· _Per ottenere l'intento dei S'Uùi attac,,hi nl più presto possibtte; 3' Pe1· moltiplicare sempre p'i1ì qiiei vantaggi ohe può ottenere. Gli aL!ì dt~lla cavalleria contro la fanteria saranno piuttosto mostre o m i11accir che veri assa lli; giacchè proc,,Jla che lui.Lo schianta è la grandine di l'e rro e di piom bo seagl iata dalle armi a r<'lrocarica Miglior gioco avranno le cariclrn contro l'artig lieria. principa lmente quando dirette ai fianchi ed al lo spall.e. Cavalleria appiedata val poco, ma talvolla è necessaria. Non è lontana l'epoca in cui tu tta la cavalleria ~arà armala ad un modo, con lancia o s,mza, ma certo ccn carabina e p istola. , Allo svilup po completo di questi e rii molti altri principii fond-amenln li, al lo s'l.11dio minuto dHi mi lle atti e miltle mosse reg~lamentari, j.J Còrsi intreccia brillanti, vive, allraenli descriz1001 dolla carica impe tu osa ed a fondo, del servizio d'avanscope rta su vasta e su r,iccola scalçi, delle doti indispl' Dsabi i ad t.in uffìcia le di cavalleria ecc. Molto interessante è il par,1tlelo 1ra la carn lleria di Francia, Austria e Prussi<.1 ; molto isLru l.livo è il riassunto- rfelle teorid1e adotta te in codesti paesi per gli ordini e g li atti dei corpi di cavalleria. L'autore, mentre consncra i~fla fanteria circa 300 pagine ed alla oav11lleria 160, in 30 pagine se la sbriga coll'artigli Pria, la cui tattica sta nello sc<->glil!r bene la posizione, nel tirare e nel rego lare l'intensità dd fuoco in modo che corrisponda all'effRtto che vuolsi ottenere. La parte qoarta tratta de lle tre armi. Corpo tattico c.ompleto-
15'i
RIVISTA
BIOÌ.IOGRAFICA
ò quP'lo che. 111.IA fante Yirlù offon$h'e e difensi.ve della fonlPria
tratto tratto si drizzauo lungo il cam mino, rischiarando dubbi. ril,impi,•odo lacune.. . · E l'autore si nlLitlnP fedelmon lo a qu,~sli principii. La gemesi delle formé, l e dPfìoizioo i sli'ilt•'g iche e tattiche, 'hanno il pr,·gio non comune di t>videnza. precisione e brurità; gl i svariati esrmpi. le frequr·nti dirorsioni fuo ri d'ltulici . lu m,,lle.cit11z1oni cl illustri scritl•>ri, clàuno -nutorità a, precott i, intorrompono lo mono1onia, tracciano un corso di lettera tura mil iwre. o ncc«'ncf .. ndo la cu rio.:. sità rin! lettore, lo iorogliaoo a completare i suoi studi. . QualcuncJ-pt,r avvuntura tro,·crà a rii.lire sui molti brani di s.cHUori ·atquar,to invec'r. hia ti. Convi~1 0 t) però CC>11 1'Pssa rc, che deg li scritti aotoriori all'ullimn guerra non sono in gr>n.,ralc r iporl,1ti che i passi cui rt-sli ancora val11re; cho l'autorità di c~rti nomi e.in cerle questioni rirnanfl tutlaYia inconcussa; che l'autore .ra r icco teso ro di quanLo· si · ò ullimnmcnto pubblicalo fo · Germania e Francia; iutino che le sue ideo. fino ad uh cerlt) punto. combinano c01i quel le di lll',:1:nslaw~ky, Scherlf. Tellembacll, \'prdy. du Vernois. J>lèio11ies, l1 <1ffmnn11, Bonio P. di -tu~ta la pleia.dr., di scrittòri, i quali, ringpainata la sciat;ola, comballono oro colla pcrno;i. Rispt!llO alla t~1t1jca d'ella fanteria egli è trascinalo ad ammettere come ioevi!Rbile il combattim••nto in oroine sparso; ci sembra tuttavia che attribuisca soverchia importanza allo masse ed agli alti in ordine clliuso . Gli dà non lieve pensil.'r o il pericolo cho si nascondo ntJllo sparpa1?liami>nto nell'az one indivjdualo troppo pronunzia ta, nello scioglimento elci lt•gam1 tnllici. E siffolta apprensione, sotto un certo punto di vista, è b1m ragionevole, ed ò dil'isa da quasi tutti g li odierni scrittori di tattica. · · · Mn altri moli\•i possono averlo indot!o a fare spiccare qua e li! g li incontrastabi li pn•gi di riunion e di fofZO, cli eucrgin di comandò . di les tezza di moss,., di sirnullnneità, di disciplma, propri all'ordllle chiuso; pregi però che Lulli sfumano di rro ntc al terribile grandinar dello palle. Qui>SIP ragioni sarohbero: il bisog no cl t ad;1Ltare l' istruzione tattica al rpgolamento ufficia le, senza di che 1wlla mente degli al lievi si aodrebho formando un caos di idoe discordnnti e co11traddicen ti ; la cnnvenienza di abituarli a I maneggio della massa prima di lanciarli nell'intricato lnb,rinto de ll'ord ine sparso: l'ulilttù di far li passare g radualrno1110 p qr la trafila cfol l1-1 eolorine di compagnia, ad imitazione dello svolgimen.to storico avvenuto n, H'esP1·eito prussiano, per giungere all'ordine aperto applicato su vasta scala. Sistema 1100 divC'rso tienti il gen••r11Ie Paris .nell'ultima edizione della classica opera <li Perizonius, corretta e riveduta do po lt1 esperienze dol l'ullima guerra. · Ma diamo un CP.ono ra pidissimo dei priocipii tattici che servono lii guida all'autore. n asi fondam en tali della tatlica son o !o nrmi ed il terreno. Di qui la im portanza del fuoco, il quale accumulando enòrmi perdite servo ad accroscere la resistenzn della difesa come la gagliardia dell'attacco. li fuoco a grandi distanze è inutile spt cco di munizioni, ù
un,,c,~ la. formJ1\nbilc potr.nza · <listruttiya d,\lrntliglicr ia e la mob htil e la mllg1ca poto11 za d'ella cava lleria L'esorcìlo italinuo do:r~b.bc UVf;.'i. 26_ r ..~gim«'n(i 1i 9av,-ll ·ri11,. {f ~oi ~uali por for m,11 e i d,~ 1s1on1. i• a mestieri d1 forte art1gherrn <hvisionu lo. ~!a ''.' r:onveogooo al la g1rnrca modero a lo grairdi· r iserve di ar· . . l1gl1cria. "L'autore es<1mina la quo•!ione dell'estrnsione da darsi alla fron.!e d, mano,·~a e di lrnuaglia, ma t•·rmioa coli esclamilre eh .. qu,·gl 1.. ord1n 1 c,>sì regolari non sono applic11hi li fuorchè allo gran'.1> mos.tro. r:rod,, che del la forlifièn 'zinnè- si farà grande: \ISO p,•r I an:rrn~r. ma poco o. p1rnto si or.cupa. d1'I genio . . J~~er:r~snn.'1 ecl 1stru.ttivi sono i molti e particola reggiati esempi ù1 °.' d1n1 da _com.battimento e da riserva . · H1sp,·1.tn agli 11~nmposli g ti sembra ·p i,ì.1 adallo· ui nostri terre,!, rn /!''llP!'11l~· 1.1 mo lo d"i poehi e !?r0$Si posti ftll'mi cli fanlf'ria con ar~1_ g hPr111, prec,·dcnti a molte o rnrie distanze da appo~t11m1!nt1 e scorn·rie di ca vallPria, e completato dn patturrlio 0 d1 Co 1,lc-'g11mn n \O ed aggu11 li di fan Ioria. · , . NPI m.itWg~10 o. nel cnmhallimPnlo dei corpi misti stud ia nccurayi~cn t_e .1 <'1!St s1·11r1a lissimi di ,·ombi1111zione dolle diverse arm i. 11 c111 imprngo si- agg/ra , emp ro su l prin·cipio fonda'm ·•ntalc·: Col m ass1.m() acc01·do eh tutte le forze nost1·e t·on,pcre lo
acr.,wdo cl··lle for::e nemfrhe.
li libro L<'rmmn coh due artièoli. l'uno consacrato alla condotta, l'altro allo addestrumento dello truppe. -.
• 'l't1lli"~ e,l OJJera:io11I R/Je!Jltrli, per GrusnPPB 0TTOLR1i'Glll ma:rg1orn nel _62° r<•<sgimeu:o f'anLPria . - Volumn I, Taltica delle tre armi. - Modena, tipografia sociu1(1, lti73, pag. 456 .
_Er.co. un libro. prPzioso, una copi~sa footo cli cognizioni poi g10vH11 1 eh,) asp1rnno al g'f'ado di ufficia le. pb l' OD'li ufficia li cho • hrnmann a 1'Crt<SCP 1·0 la loro co ltura milil/1re . 11 m_ni:r:.riore Ollolenghi n buon rtirilto ama la storia. Le basi ÙI Ordl!lilml'Dtn C le SUCCP!'SÌVA (1'1lSforma1.ioni rlegti CSP.rCiti dcvo_ns1 r 1_r)l'tc'.rc clal l<! condizioni polttico-sociali. Qunsta è l'id ~a e~~ 1llum111a !I. mo 4ut11iro storico goneralP. cho dii forma e r1l1Pvo a, s11111 qundri storici parzi111i. Dal che non arid ità non 1?rella e . P"'sa_n le nud!ziono. non noioso accatastamento c;onologwo d1 fatr!, ma d11arf11.za. brol'ilù, parsimo nia, sa"'o-ia di00 str1h111.1orrn d1 omliru e co lori. ~al? uno sguardo alla storia, vedute, l'assieme del arando od1fìc10.. conviene pure ,-,n~lizwr11 I" parti con stud·o p;i~iente con Qrd1no l_og1co eh~ possa servire a chi è chiamato pocÒ ap~rHsso. a l~rla da m;i es_tro i.n un os'-'rcito nel qualA, con l'11hb!1i:..n u_mver,ale i! I snrv11.10, s1 raccolgono tutte le g1·at1ua1.iooi ~.1nlvlh~e11zn e. '11 coltura. Ne vieni\ la convPnienza di svoJapre J 1Slrnz·~ne. l~tt1sa r.ol l'<'_g,olament_o <li.eSPl'Ci7.iO 111 1a m;ino, ~p iegando la r .ig1ono d1 tutti I pr ecetti, sc10gl1endo le questioni elio
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RIVISTA
-cos) il fuoco marciando· no n si t· · ~ d ri e da fenno. Si r.e.rch i di,. m poi: ~og_ola a più rii 500 ai proie tti contro nd ,o nceutrn i e i! nrn_gg1or numero efficacissimo . 11 fuocou~ ~~t~tg 10 ; Il __fu,.oco dot cacciatori è 0 .,a .allo molto da pre.,so. Il fuoco a comando se . b' 1 dente: si badi hensl 'che ~~1 ~Ìt·~c~~tlo_llo ;noralo sorpron0 . H in uoco a volontà. Assurclo è il fuoco . succP~sh·o di se·ltOne. Le mo sso VOO' Irono ~entµre es·. . . . . · con riparti picc31issi i- li 1 ~ero semp 1rcr e rnp1de, eseguite collt-llil'O. l'unità cl~n.f\nl~r~LOJ~1/arprosen ta il primo e lemento essere tatticam ente s1-incolat· , <t • o~~z~. L~ . comp31gr.ia deve cellenza, costituisce l'i>lerrwnfo o b~~o-/i unna t~tl1ca per ecdioo srarso. Nè ciò f'SC ludo il ' I s~ .e' rnnccan,smo dell'ornel !lall?glio11c. scopo del qual~o~~..,a?l~;?t,, dello con~~ngnie ma il. no~olo di accordo tattico. o e aziono un1Jorme, . ~g-girna 1 ma lo si pntrebho us11re noi . d r ì>ntlaglior,e. Uti lissimo sarebbe com 1_)atl1mento la co lonna a quello or ora esp13rimcnt· . ~n ordino r.,or_male. analogo far Jroote allo possibili cve~~~a\~àl ~~-n~s,oaf,flda ~m muovoro p~r tattica . cac1a f!d economia La que~ti_one delle compaoooie per r . p_er ala Jrvulo il campo dei Lattici l p'-~ea o,. d~Jlo co~ pa9n1e sistema. Lo si adolli in O"n i · iu pro errs~ono 11 primo sia chiama lo ad operare in ~~~g~ll~odo~ quando 1/ ba i.taglio ne biettivi distinti. a I compagnia verso obDil canto nostro ci sembra eh iff· tt r . . l,lJeglio s'arldica di quella di Scho~ft~· i a a< ,strnz)one d~lf'autore compagn ie accoppialo nelln d'~ ·. I qua le nel! offous1va vuole li maggiore OlloÌen~hi s' bb1 ens,ya compagnie attergate. fuoco 'di fanteria srbbeo~ i i /otr•?ono~ca tutta l'efficac:ia dal o mass~ di compagn ie, pnro f<~~s~<l~( ree,,~~ ~~oat~ pei qundratt quadrali p10ai e vuoti piccoli e O'ra~lo1ct°,'c '? st trattiene sm ~cacch1cre ed a scaglio11i. 1,ran p~ 1·t0 1 irc·~ll od obliqui . a rntoresso storico ma l •bb . . questa r o~a. ha !Jonsl ment! g-iovinelle fa lsi 0~;1[illi :0 fi~ rp;~1;vent~rt1: set.~1oarH nefl_e 0111rn1 sono i proceUi per I' tta. e9{a , ec1proca <lellP-arm1. fuoco concentrico contro il Pl:nr/~0 , .1.. quale 1·a preparalo dal rnt, mo, incessnnte continuo f. ' c_ec1s1vo, condol.lo con nesso d irett~ specialmeÒto contro rufì~~~tne ~par so e l'o_rd i,oe chiuso, megg1ar!ll_, con progressivo ilftìllire de1f:f·n rad~dfl lrnee _st_or1 ea alla pos1z1one nemica a ·t· · I uoco; v1c1no im ptituoso assa flo a!Ìa e~ ~~g~en~°i: f?oco accelera to e qu indi 01 prepo~doranza numerica. J ma avviluppunte o con Vemamo alla cavalleria L' t b , . . cara bina alla ma r,i ·· au or e Sllre b_e <l avviso d1 daro la Alla storia ed al l~~d~~ parte delf,a cav::i lfer1n , la la ncic1 al ros Lo. ~ia_ut~ analisi del rog61~!~~olod~!T lspJ_en<l1cla arm,? segu!,l la 1 m1gl1ori prece tti di tattica t' I \ 2, ~I quale_s 1otrncc1ano 1 co nviensi al socr.,. •tt '1· . o s , o vivo , amma lo, q ~u le colle suo m·1sco,,/~ o.d enti d ba ttogha colle sue caricho brill~nt1· 11e ar co· · · . . v , l'esplorazione colle sue miile i~c~~~Jit 1mre.luos1_ m~cguim_enti; suo scopo grandioso ,... . . o e, -·!'' ~uo1 mille casi, col ' auascrnano 1e monti g iovanetto ed addi-
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DinLlOGJUFIGA
tano loro, anche nel campo ristretto del sottoteneate, larga ,copia ri i all or1. Nella cnrica contro faoloria ci sembra non si tenga abha._ stanza conto dello nuovo 11rmi; ma un po' di temerità sta cosl bene al l'arma per ecccllen,.a veloco ed ardila . Mollo p:ù fo cile, n ragione. è rl!\lla la cnrica co ntro l'arti.glit>ria. <lacchè coi cannoni rigati la mitragli.i ba perduto gran parte del suo prestigio. Bisogna addostrarn la cavalleria a combnttere a piedi, quantunqun per tal modo Pssa si trovi in condizioni affatto anormali. li progollo di assc•goare alla Cll\'alleria caccia lori in vettura male si addico alle q11alità oss1: 11ziali dello .tu':l armi. L'autore fa risaltare moltt1 accom:inmento ln potPnza offens iva dell'arllglieria e l'audacia che essa deve spiegare ancho con pericolo di perdere i pezzi. Concent ri i suoi ruochi ,oµra un obhiollivo importanto; rer rogala snpra fanteria o cavalluria. Ma conceolrarncoto cli fuoco non vuol dire conçentramen lo di pezzi. Molta artiglieria deve marciare coll'avanguardia. La scorta lo ò indisp,msnhile Ai serventi meglio converrebbe un rcwol.or cbe non il mosd10llo. Quc~li cd nllri principii snno svolti colla solita chiarezza, facilita, ernd izioue li IPLtore per i:vventura brarnerehb11 maggiore svilu ppo nel la stari~ dell'arma. Ap1wndice oll'arriglioria sono le mitragliere; esso però hnnno tulli gli inconn•nienli della prima, senza possederne il vasto campo di aziono, la potente efficacia e la gr11n,te libortà di mosse . Con ri ncrescimenLo dall'1u·tif{l ierin s,i ltiamo alla Lattica delle tre armi, P1~rchè l'autore, ad imitazione dPi più recenti scrittori di tattica, e spPcialmonte di RntzPohofer, non ci dice qualcosa d'.li lavori di l'ortifìcazione applica ti ai camp i di battaglia1 t bPn necessa rio che gli ufnciali Lutti 00 abbiano un'nsa lta idea affìncbè se ne sappiano valere a tPmpo ed a luogo senza correr rischio di immobilizzaro le truppe vuoi nell'attacco, vuoi · n ulla ciifcsa. Poche pagine sono consAcrate a lla lallica delle tre armi. In esse però è I gicamente studiata la coruposizioao e forza dei grandi corpi di truppa. l'op portunit.\ drillo divisioni di _cavalleria, lu suporiorità della difensiva sull 'oft'onsi va, la necessi lfl. di concentrare l'allacco coatro un punto. l'importooz.a della riserva, le condizioni nelle quali un capo può accorrere al tuonar del can nono. l i li bro cho abbi amo cos\ brevemente per corso 0 de~tinato a servire di base all'orlucaziooe lallica do' nostri ufficia li. e quindi ha un·importa:. za così spiccata cito ci sembra dover sobbarcarci all'iagra to urtìcio <li rilovore qua lche piccola menda. Noa sembra esngf'ralo il pl'rcento delle perd ile subhe a S11rtowa ed a ~lars la Tour (pag. 83J1 L'ultimo rPgolamenlo austriaco non comprendo fo rse anche le evoluzion i cli parecchi hattag lioni riuniti (pag. 159)1 Non convPrrehbe megl io invc>rlire l'ordiao dei vari uffici dolla riserva (p11g. 178). mellondn io coda l'ufOcio secondario che ora si trova io testa 1 Non sembra forse un po' troppo assolu ta questa sentenza (pag. 307) « Nell' inse-
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J\IVISTA DlDLIO'GRAFICA
guit11('nto la carnlh,ria rapprosoata la p:1rle principale ia ragione dtdla velocità o del grande P.(fe tto mora le eh.e prùduce, tantochè un esercito può essere annientato quando essa sia audace ed intraprendente? > Ci duole che lo spazio non ci abbia concesso di dare un'idea meno incomµl ota di. 4ur>st'opera, intrapre~a con lanlo corAggio o condotta con taata abilità. Essa riompiP. una vera lacana n" lla. nostra letteratu ra mili tare Augurandole quel successo che si merita attendiamo con impazienza la pubbli cazione del la ia parte, quale portar.i il titolo di Operazioni speciali.
MARTINI CARLO,
gerente
BOLOGNA O PIACENZA?
RISPOSTA AGLI SCRITTI DEl COLONNKLLl
VER.OGGIO
E
RICCI
§ 1. La polemica assai viva pei provvedimenti necessarii alla difesa territoriale del Regno impegnata fra i nostri principali scriLLori di cose militari, può dirsi ormai che abbia appurato alcuni fra i priincipii fondamentali di tale difesa, e ch!3 questi vengano accettati in massima da tulli, sebbene sorgano poi molle divergenze sul modo di applicarli. Uno di questi principii annunziato per la prima volta con maschia e persuasiva eloquenza dal generale Cialdini in un suo celebre discorso al Senato nel dicembre 186&:, si è: che la difesa dell'Italia· contro qualunque attacco proveniente dal contin~nle e sviluppantesi nella valle del Po debba avere per basi principali l'Appennino ed il Po, ostacoli naturali importantissimi, dai quali l'esercito difensore debba cercare con ogni mezzo di non venire mai separato per effetto delle operazioni nemiche . Un altro principio che pure viene dalla massima parte ~<lottato si è: che indipendentemente dai vari H · ANNO xvm, VoL. 11.
162. BOLOGNA O PIACENZA? perni eventuali di operazione "che possa. convenire di attuare e fortificare validamente nella vasta vàlle del Po per le prime opera:i'.ioni difensive, debba pure stabilirsi un grande perno principale addossato _all' Appennino, come ridotto della difesa sulla destra del Po, per le eventualità ·più disastrose dell'andamento delle operazioni difensive; e come base opportuna per riprendere l'offensiva colle forze n;:i.zionali ristorate e riordinate da un sufficiente riposo, e rinforzate dall'arrivo sicuro di numerose riserve. Sulla. sceltai del punto ove collocare questo principale ridotto della difesa, le opinioni sono ora ridotte in due soli campi, ·salvo poche leggere divergenze di dettaglio. Nell'uno prime.ggiano il generale •del genio cav. Antonio Brignone, il colonnello pure del genio cav. Felice ì\farti1,1i, ed il maggiore Antonio Gandolfi del 71° fanteria, già capitano del genio e quindi capitano di stato maggiore; e questi propugnano lo stabilimento del ridotto centrale nella vasta . posizione militare di Bologna. Nell'altro campo primeggia il colonnello del genio . ca.v. Benedetto Veroggio, comandante il corpo dei zappatori, il quale vorrebbe stabilÌre il ridotto centrale a Piacenza, collegandone aU' Appennino il vasto. campo trincerato sulla destra del Po mediante una linea di forti che si protendano fino al contrafforte fra la Trebbia e la Nure, e con una vasta testa di ponte sulla sinistra del fiu,me: e questa idea è poi stata grandemente anipliata dal colonnello di' stato maggiore cav. Agostino Ricci, immaginando una piazza-posizione Stradella- • .Pia cen'za-Bobbio alla quale vorrebbe affidalo interamente il còmpito del suddetto i'idotto centrale, contro qualunque attacco continentale proveniente dall'ovest, dal nord o dall'est nel nostro paese. Partigiano come sono della posizione di Bologna che
BOLOGNA O PIACENZA?
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ho potuto studiare minutamente in tutti i suoi particolari per debito del mio ufficio di direttore del genio in tale località, mi sono tenuto interamente estraneo alla pubblica polemica; sia perchè conscio della mia poch6Zza. e carico di svariate occupazioni mi gravava espormi a lotte letterarie ed alla necessità di nuovi studi snlle altre posizioni proposte; sia perchè sperava sempre che l'evidenza delle singolarissime proprietà strategiche e tattiche di questa posizione militare che prende il nome di Bologna, giungesse a lungo andare a fa'r aprire gli occhi agli oppositori ed a ricondurli a sè per la forza di quei medesimi principii pei quali se ne mostravano avversi; sia infine perché i pregevoli scritti . del geperale Drignone e del colonnello ~Iartini, e quelli sbpratutto più speciali del maggiore Gandolfi mi parevano la risposta più-ampia e più con"incente agli appunti degli avversarii, e la dimostra.· zione la più. evidente della falsa applicazione che questi facevano delle più elementari prescrizioni dell'arte militare allorquando sostenevano o sola Piacenza, o la piazza-posizione Straclella-Piacenza-Bobbio, e combattevano Bologna. · l\1a orà il colonnello Veroggio, in un opuscolo pubblicato sulla Rivista militare dello scorso febbraio ed intitolato Piacen~d o Bologna'! ha fa tto una nuova ·carica a fondo contro la posizione di Bologna: e mi ha persuaso della necessità di ribattere ad una ad una tutte le varie accuse che egli le fa; di sviluppare con la maggi.ore possibile ampiezza la descrizione . · •delle imponenli proprietà tattiche e strategiche le quali ne formano invece il p:regio principale; e di rilevare infine anche una volta i difetti essenziali ed incorreggibili che presenterebbe per un ridotto centrale di ·difesa, tanto la sola piazza di Piacenza, qual doppia testa di ponte sul Po collegata all'Appennino propugnata
..
ii{~,
164, BOLOGNA O PIACENZA? dal Veroggio, quanto la vastissima piazza-posizione-. propugnata dal Ricci. · E tanto più credo necessario tale còmpito, in quanto che le prossime discussioni della Camera dei deputati sopra i provvedimenti per la difesa territoriale. del. Regno potrebbero forse traviare qua1cuno fuori dal retto cammino, quando le cose non vengano in tempo utile. rischiarate e rettificate per quanto è possibile. Non mi dilungherò pertanto in una discussione sopra un piano generale di difesa dello Stato in sostituzione di queJlo proposto dalla soppressa Commissione generale di difesa, perchè ciò mi. porterébbe troppo lontano, e le mie deboli forze potrebbero non bastare ad un assunto così vasto e éornplicato. . No~ mi estenderò ne~meno a fissare le norme principali che regolar dovrebbero le operazioni generali di difesa nella valle del Po, potendo a ciò servire am-: piamente la bella Memoria del maggiore Gandolfi, Bo> logna e l'Appennino, le cui assennalissime massime I generali io . divido pienamente. . Solo in omaggio ai due principii fondamentali sui quali,. come dissi in principio, cadono ormai d'accordo tutti oquasi tutti i contendenti, io mi petmelterò, di notare: Che poichè la base principale della nostra difesa dev'essere il Po e l'Appennino, e poichè è riconosciuto indispensabile un grande perno d'operazioni e ridotto di difesa addossato o collegato all'Appennino, ogni buona regola d'arte militare e la logica più elementare con- ; si.glierann~ .s empr~ a cominciare la preparazione della , . , difesa sull Appennino e sul Po nella posizione che { • verrà definitivamente scelta pel ridotto centrale. ,..,,,,.... E passerò per prima cosa a ribattere gli appunti fatti .. dal colonnello Veroggio contro la pbsizione di Bologna, per. ~ce~dere quindi a dimostrare i difetti capitali delle poslZlom caldeggiale, sia dal Veroggio che dal Ricci.
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BOLOGNA O PIACENZA?
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§ 2. Il. concetto fondamentale dal quale parte il Veroggio nel giudicare la posizione di Bologna si è di considerarne come unica parte principale ed importante il ·campo trincerato di pianma, e la città come corpo di piazza: mentre delle colline cui dello campo trince.rato è a ridosso, egli tiene ben poco conto, e conclude '.COl dire che il nemico non può avere interesse a forzarle ed occuparle per passare di quivi nella parte · peninsulare: ma che meglio gli converrà tenere a bada quelle colline e sforzare l'Appennino in altro punto. Ebbene, il conçetto che ha mosso i fautori di Bologna a propugnarne l'importanza ed a promuoverne la fortificazione, è precisamente l'opposto di quello del Veroggio. La parte essenziale della posizione è per noi il campo trincerato di collina con una fronte verso pianura di . oltre a 16 chilometri, e con una profondità rilevantissima, da 70 ad 80 chilometri dalla pianura, cioè fino alla . dorsale del!' Appennino, protetta sui due 'fianchi da · due giogaie elevatissime, inaccessibili al. l'esterno quasi dovunque, con rari e difficilissimi passi, ed accessibili dall'interno con molta facilità e comodità mediante le numerose strade esistenti e qu~lle :progettate. In questa enorme profondità, la cui sicurezza ri~chiede appena pochissime truppe di guardia e vedette .·sulle giogaie estreme laterali, è possibile di tenere scaglionate nelle due grandi valli di Reno e di Savena e 'lungo la via delle Filigare enormi ~asse di u·uppe, e non manca sul sito l'acqua necessaria; e nella sola parte est!'ema di questo grande gruppo montuoso verso .la · pianura e limitata da 4O a 12 chilometri di lun1
BOWGNA O l'L<\CENZA?
166 BOLOGNA O PIACENZA.? ghezza dalla stretta di Casalecchio al Sasso pel Reno., e dalla stretta di S. Ruffillo a Pianoro per la Savena, esistono oltre a 60 chilometri quadrati di terreni piani o pianeggianti, e di altipiani a dolci pendenze, nei quali possono accampare, anche per qualche tempo, con molta comodità 150 mila uomini almeno, pronti a sboccare nella pianura in· un terrnine cli 3 ore al più. . E quando occorresse di sboccare con maggior forza s1 potrebbe sempre concentrare momentaneamente, entro gli stessi limiti, una forza assai maggiore chiamata dalle parti superiori delle due vallate: è lo sbocco operato per queste due valli, per le due esterne di, Lavi~o e Ze_nà,_ e per le interne di Ravone, Aposa. e S. Vittore_ r1ch1ederebbe tutto al più sei ore di tempo, e potrebbe anche venire accorciato sboccando con ·truppe leggere per. le altre due valli finitime esterne· di Samoggia ed Idice. Il Ver~ggi? dice che non s~ immaginare come si possa trovare il bivacco sulle colline per ·una conside1·evole porzione di t1·uppe, ecc.; e che quadrupedi e ca1·1·iaggi
sfatta del corpo osservante le colline sarebbe inevitabile, e la linea d'operazione dell'esercito operante altrove risultere~be seriamente compromessa in poche ( - (: ore di lotta~!s'e non fosse inleramente perd~
-m_...'qù; nèlo
1·
pot1·ebbero fa1· solo assegnamento sulla pi'anura /... Io non posso accettare questa opinione del mio colleo-a perchè dovrei rinnegare l'esperienze di tutte le gue~r~ passate e quelle anche più recenti e continue per noi delle grandi esercitazioni campali, nelle quali ho sempre letto! o ~edotto o visto, che le truppe coi quadrupedi e carrrngg1 hanno accampato dòvunqueunterret10 asciutto" e scoverto a pendenze non troppo rapide lo ha-permesso} e dov~nque l'acqua pei bisogni del campo . non era,· eccessivamente lontana. . E per un campo trincerato che presenta le eminenti' · proprietà da me descritte, potrà dirsi ancora che il nemico potrebbe contentarsi di tenere a bada le colline e rivolgersi a tentare il passo da altro lato ? Io rilengo che nel caso considerato dal Veroggio la dì-
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ç.,
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la r1ostrà difesa potesse disporre di forze
tanto imponenti, ed il nemico non commettesse l'errore di esporci il proprio fianco teritando un passaggio lateralmente a Bologna, lo sbocco delle nostre forze in pianura per riprendere l'offensiva. sarà anche nssai più efficace se contemporaneamente un forte corpo _ distaccato discenda~per le valli di Panaro o di Secchia, a ponente cli Bologna, o per quelle .del Santern6 e Lamone a levante onde minacciare seriamente e compromettere le comunicazioni dell'esercito nemico proveniente dall'ovest o dal nord e dall'est. Ecco pertanto il campo trincerato, o meglio fa vasta posizione militare che si vuole considerare di così poco conto, e éhe noi invece apprezziamo in modo principalissimo: e crediai110 che contro di essa principalmente saraono dirette le prime operazioni nemiche, e che non potranno riuscire. La cerchia e perimetro esterno cli questo · campo abbisogna di ben poche ·opere di fortificazione per es- · sere resa. insuperabile agli attacchi di · viva forza ed ai tentativi di accerchiamento. Queste opere occorrono quasi unicamente. sul fronte rivolto alla pianura di 116 chilometri onde assicurarsi il possesso delle creste, e sbarrare o coprire gli sbocchi delle minori valli che · lo solcano in senso più o meno perpendicolare. Pel rimanente sviluppo, e cioè sulle due giogaie laterali che si riattaccano alla dorsale dell' App.ennino, seguendo a ponente il corso del Lavino e contornando in seguito le sorgenti del s·amoggia e del Panaro, e seguendo a. levante il col'so della Zena e contornandGl in seguito le sorgenti dell'Iclice, del Silla:ro e del San-
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BOLOGNA O PIACENZA.?
terno, non occorrono che pochissimi lavori di difesa, e quasi unicamente una vasta sistemazione di strade in(erne. E ciò perchè la natura ha provvidenzialmente costituito queste giogaie di una potenza tattica straordinaria, sia pel considerevole dominio sulle prossime valli e sulle giogaie contrapposte, sia per le pendenze ripidissin_1e e ~rano~e delle falde esterne, e per gli alti scoscendunent1 a picco che per lunghissimi tratti ne difendono il piede, lasciando soltanto a lunghi intervalli passi difficilissimi e sentieri da capre, ed una sola strada praticabile (in costruzione) a ponente comunicante colla valle del Panaro; strada che può essere dominata e sbarrata in molti punti colla massima facilità. Esaminando altentamen te la costituzione geografica e topografica di questo vasto gruppo di colline e montagne è forza il concluderne: che se Ja· natura si fosse prefissa nel costituirlo lo scopo di una vasta zona di superficie inaccessibile agli attacchi esterni, non avrebbe certamente potuto operar meglio di quello che 1ia fatto. Il concetto di approfittare in tutta la sua estensione di questa provvidenziale disposizione del terr~no, e di sostituire alle opere limithtissirne della mano dell'uomo (e che la mano dell'uomo può sempre distruO'gere) quelle titaniche della natura contto cui è imp~tente ogni forza umana, è un èoncetto interamente logico ed informato ai più essenziali principii d'arte militare: in quanto che .questa vasta zona di montagne è solcata . da due buonissime strade postali ordinarie e da una ferrovia di ,1 ° ordine le quali'forniscono comunicazioni per(ettamente coperte e sicure, e di rilev~nte prod·uttivit'a!col versante meridionale dell'Appennmo e col rimanente della penisola.
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DOLOGNA O l'IACENZA1
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§ 3. Finchè la dorsale dell'Appennino, da Monte-Creto sopra Genova fino a S. Marino e Cattolica presso l'Adriatico, sia in potere della difesa (il che può ottenersi con poche truppe distrettuali distribuite nei punti più importanti appoggiate ai forti da costruirsi sui vari valich1 · dell'Appennino e potentemente aiutate dal dominio rilevante delle loro posizioni sovra quelle che può occupare una colonna nemica che tenti un passaggi~), il vasto c~rnpo. trinc_erato di c?lli:!; che ho+(i e,.IJu· · descritto ~ p_ot!'a. !E.a!_ '!-'. eni1:.! ,_acce_rchi0f:...o, e le sue . . fv comunicazioni colla Penisola rimarranno intatte e si~~ f· 1 cure per qualunque pel'iodo delle operazioni nemiche. Che se, un nemico polente e fornito di una marina molto superiore alla, nostra cercasse sbarcare sulla costa del Tirreno da Viareggio ad Orbetello un corpo d'esercito che minacciasse di trnncare la nostre comunicazioni, il maggiore Gandolfi ha già dimostrato nel suo pregevole scritto Bologna e l'Appennino con quanta facilità e prestezza le truppe accantonate nella valle supetiore di Reno, nei contorni di Pistoia, e sul rovescio dell'Appenninç> potrebbero concentrarsi in numero a lui superiore e batterlo e ricacciarlo ed annegarlo in mare. E nella peggiore ipotesi di poche forze disponibili per parte nostra in · quel critico momento, la lunga giogaia che staccasi dall'Appennino alle Piastr~ pr.esso San ftfarcello, e scende a Serravalle presso P1sto1a, e di quivi per i J.\rlonti Albani circonda quasi · a semicerchio il grande bacino di Pistoia e Prato e s1 rattacca alla stretta di Signa ai nuovi contrafforti della l inea dell'Appennino ove questa corre già longitudinal-
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BOLOGNA O l'JACENZA?
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e cioè la presunta o sospettata mancanza d' acqu_a P?tabile sufficiente ai bisogni d'un numeroso esercito m tutta la zona montuosa, e precisamente perciò nella parte più capitale di questa posizione _milit~re: Allorquando secondo il primitiv? con~etto ristret~i~s-imo _del ~ 860 il campo trincerato dt collma fu slabthto umcamcnte sul nucleo interno delle alture fra Reno e Sa:ena, contentandosi di dominare ed infilare coi fuoclu ~~a porzione di queste valli, onde imped!r:i un? slab1h-:rnento pei'manente del nemico, e fac~htare 1 soccorsi e riprese offensive lungo ~e ~trade d1 Porr?Lta e tlell_e Filigare, nucquero sospetti pmttost~ fondal1 ~he le risorse d'acqua esistenti nelle vallate mterne eh_ R.avon~ ed Aposa potessero risultare troppo scarse a1 b1sogm dei rn,ooo uomini circa che evcntualm~nte avrebb~ro dovuto ricovrarvisi dopo aver perduto 11 campo trincerato di pianura. Difatti i piccoli corsi d'acqua che scorrono in· quelle vallette sono cl' estate completamen_tc asciutti; e le cisterne private esistenti nelle molle v1llego'iature sui colli (salvo a Barbiano e Ronzano) ed i p~zzi delle case presso il fo~do del!~ valli avrebbero realmente fornito una risorsa msuffic1ente. l\fa ora che, secondo il nuovo e più logico concetto, ilcumpo trincerato di collina abbracci_a pe~ inte:o le du~ valli principali di Reno e Savena formte d1 cor~1 pere.nm d'acqua abbondante, che dà vita a frequen~L cd importan ti opifici e mulini; j bisogni d'un esercito, a1~che numerosissimo raccolto m quel nucleo montuoso sono interamente a~sicurati, e con ben poco incom?do, anche per le truppe accampale sulle sommità; le quali non distano mai più cli.~ chilon:~tri dal ~?rso d'acq1:1a, ed hanno in altri corsi secondarunuoveep1u comodensorse. Di più esiste lungo il Reno un ant~co ac~u~dotto romano (detlo di Mario) di circa ,t 9 ch1lometn d1 lunghezza ed il quale portava an ticamente a Bologna una
mente rispetto alla penisola: questa giogaia, dico, presenta un nuovo campo trincerato, vastissimo è vero, ma di grandissima potenza tattica; che servirà a coprire interamente anche con forze mollo limitale le comunicazioni di Bologna coll'interno della penisola. Queste comunicazioni pertanto rimarranno sempre coperte e sicure sia che il nemico opel'i unicamente nella valle del Po, sia eziandio che tenti una seria operazione di sbarco nella parte peninsulare del nostro paese. E questo un vantaggio di valore incalcolabi/e, ed una proprietà preziosissima di questa vasta posizione militare che prende il nome d;1 Bologna perché sbocca nella valle del Po a destra e sinistra di quella importante città. Nessun'altra posizione nella valle del Po offre queste due essenzialissime proprietà: 1° di essere fortissima naturalmente e quasi inespugnabile nel suo perimetro esterno; 2° di poter mantenere costantemente' intatte numerose e comode comunicazioni col rimanente della penisola e col cuore del regno; 3° di poter ·contenere perfettamente al coperto dalla vista e dalle offese nemiche una forza rilevantissima di truppa e di materiale d'ogni genere. E poichè tali qualità sono certamente quelle che debbonsi principalmente ri chiedere nel ridotto centrale della difesa per la valle del Po, ne viene di naturale conseguenza che questa posizione di Bologna deb.b a venire preferita a qualunque altra per lo stabilimento del detLo ridotto.
§ 4. Prima di proceder oltre cred~ utile, per evitare ripetizioni, di ribattere qui un grave appunto mosso 'in form a di dubbio contro Bologna dal co lonnello Ricci,,
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massa imponente d'acqua poLabile buonissima presa dal torrente Setta; e fu già studiato dall'egregio ingegnere comunale cavaliere Antonio Zannoni un bellissimo progetto di riallamcnto, mediante il quale colla spesa di 52.f.,000 lire si potrà riattivare nuovamente l'acquedollo e portare a Bologna una copia d'acqua di 45,000 metri cubi all'ora . Questo acquedotto continuamente sotterraneo lambe per lungo tratto (circa 7 chilometri) la riva destra di Reno, e si interna quindi nel maschio delle colline percorrendo per- un buon tratto la valle di Ravonc, e passando quindi in quella dell'Aposa: per dirigersi poi direttamente sovra Bologna sul mezzo circa della sua cinta daziaria rivolta alla collina e per conseguenza al sud. È dunque facilissima ed ovvia l'idea (già proposta nel progetto di sistemazione delle attuali fortificazioni) di aprire lungo il percorso di questo acquedotto, quando venga riattato, numerose prese d'acqua nelle valli. di Reno, Ravone ed Aposa, onde rendere più comodo ed igienico l'abbeveraggio nella prima, ed onde assicurado interamente nelle seconde in qualunque stagione. Finalmente accurate indagini da me istituite lungo i piccoli torrenti delle valli interne mi, hanno dimostrato che anche nelle stagioni pitÌ asciutte esistono correnti subalvey e depositi di acque buonissime; delle . quali si può assai utilmente approfittare, sia mediante P?zzi permane nti in muratura (alcuni dei quali furono già costrulli), sia mediante pozzi istantanei coll'uso delle pompe Northon; purché gli uni e gti altri vengano stabiliti dove es iste un terreno perm eabile in comunicazione col letto del torrente . L'abbeveraggio in queste valli minori è pertanto del tutto assicurato, non solo nelle loro parti inferiori percorse dall'acquedotto, ma anche con grande comodità nelle parti superiori.
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§ 5. veniamo ora ~l campo trince~ato di pianura che pe: me è soltanto un complemento utilissimo di qu.e~lo d1 ollina e non già la parte principale della posiz,one; ~ cont~o il quale il colonnello Veroggio ha accumulato tante accuse di radicali difetti. . . In primo luogo sta, come bene osse:·va 11 Verogg1,o, che questo campo addossato alle colhne possa paragonarsi a quello di Piacenza ~ddossato al ~orso del Po: ma con questa differenza m fav?re del pnmo, ~he le opere estreme e quelle che non d1stan? oltr.e 4 ch~l?~ metri dal piede deUe colline ricevono dai forti ~tab1ht1 sulle alture un polente sostegno, mentre per P1acenz.a quellè sole che trovansi in riv.a .al ~orso d'acqua : 1cevono da questo l'unico suss1d10 d~ non poter vemre girate da quel lato, e di avere perc1ò un solo fianco assicurato. ·D · E qui mi occorre notare come il Veroggio ~ra 1 ortt estremi della posizione di Bologna n?n abbia tenuto conto che dei soli principalissimi d1 Monte-Capra ~ Monte-Calvo, mentre esistono e furono anch_e pr.og~ttati in copia altri forti minori che collegano 1 pr1m1 ,co~ piede delle rispettive alture dove debb.ono so~gere 1 più vasti forti di collegamento fra colhn~ e pianura. Dietro questo rimarco si comprenderà fac1.lmenle co~c l'azione collegata di questi forti di.pen~e~tl dal .cul~me . pi·ede e quella dei vasti forl1 d1 congmnz1one verSo 11 ' . . . d presti un appoggio p~tent~ssimo a1 pr1m1 u~ g~·an ~ forti di prima linea m pianura, ed a quell1 d1 se conda linea più prossimi anco:a. . . Sei essendo i grandi forti di prima ~me~ ed ott~ quelli di seconda, rimangono quattro d1 prima e. sei
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174 BOLOGNA O PIACENZA? di seconda ·i quali o non hanno appoo-O'io rilevante dalla collina, o debbono interamente bast~~e a sè slessi. Però a lranquillare alquanto le inquietudini del colonnello Veroggio sulla fronte troppo convessa che secondo lui dovranno presenfare questi forti ao·li attc1cchi nemici, noterò che per tre di questi a parlire dalla destra esp_osti ali' attacco principale dal nord l'angolo del P?hgono esterno fu tenuto appositamente oltusissimo, .sicché la ~onvess~là é minima e minimo il vantaggio che può ritrarne 11 nemico; pel quarlo forte situato a cavallo del!a. ferrovia di .Piacenza ollre il ponte di lleno, la posmone molto avanzata del forte di OlonteCapr~ ed il dominio considerevolissimo (quasi 400 metri) permettono malgrado la distanza di 8 chilometri di !anciar~ granale micidiali sugli approcci e le batterie nemtehe che sarebbero perfettamente viste da t~e altu~·~; e ciò. indipendenl~mente dalle maggiori difese v1cme e dirette che s1 potranno accumulare presso quel punto più esposto di tulto il perimetro del . campo . La poca convessità del fronte costituito dai tre forti di prima linea di cui sopra, deriva da ciò che il tracciato .del poligono esterno non fu già delineato matematicamente facen<lo centro nel centro della città e come descrivendo un cir colo di 1S chilometri di raO'<YÌO 0 suppone ~l Veroggio; ma dovendosi attaccate al piede colline soltanto dove questo meo·lio vi si presta ' delle . o s1 è tenuto per base co me distanza minima dei forti dalla cinta. daziaria del nord quella di 4 chilometri e si è descfoto un perimetro allungato nel senso da est ad ovest, in modo che i forti eslremi risultano distanti dalle cinte ovest ed est circa 5 chilometri mal~rado che la lunghezza della città in quel sens~ raggmnga circa 3 chilometri, mentre nell'altro è di 2 s oltanto.
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Quanto alle maggiori difese di cui in tesi generale dovrà circondarsi il forte situato oltre Reno a cavallo alla ferrovia, e che non sa:rà certamente difficile di attuare la loro necessità è più apparente che reale quand; si consideri, che in un campo trincerato <li questa natura colle vie continuamente. ape_r~e ai soccorsi e sussidi d'ogni genere, le quah faciliteranno e moltiplicheranno cont~nuamento i ritorni offe~sivi, opere esterne di cui si compone non possono m realta andare soggette a procedimenti regolari d'attacco lungamente continuati; ed u n vasto forle solidamente costrutto secondo- i più moderni sistemi e con abbondanti ricoveri casamatta.ti, e munito di potenti artiglierie, potrà sempre · resistere facilmente agli alta~c~1~ improvvisi e scondessi che solo ~·este:ann o ~0~~1b1h al nemico nella massima parte dei casi prevedibili.
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§ 6. Il primo e principale appunto che il col~nnello Veroggio fa al campo trincerato .di pian~ra 10 Bol?gna si è che non è ampio o. sufficienia per ncoverare 1 ~00 mila uomini almeno che potrebbero rimanere al difensore dopo le perdite subite per la lunga resiste.nza opposta nelle altre provincie della valle del Po pruna di ritirarsi a riordinarsi entro il ridotto centrale. Io ho già dimostrato come 'una forza di 150 mila uomini almeno possa tenersi concentrala e perfettamente coperta alla vista ed alle offese nemiche e~lro il gran campo trincerato di collina ed alla m~ss1ma distanza di 12 chilometl'i dallo sbocco nella pianUI'a per i corpi accampali più lonlano da tale sbocc~. . Credo inoltre di avere bastantemente confutata 1 opinione che non si possano accampare regolarmente
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truppe, anche nel cn.so di doverle riordinare, in terreni montuosi . Resterebbe pertanto a trovarsi posto unicamente per un 50,000 uomini da accampare nel campo trincerato di pianura. Che questa cosa sia assai facile lo dice l'estensione di 60 chilometri quadrati che a questo campo assegna lo stesso colonnello Veroggio, e che in r eallà è maggiore; ma ritenendo io che i soli n.ccampamenti utili a ristorare le forze dègli eserciti ed a riordinarli quando sono sconnessi, siano quelli situati al di là del tiro ordinario delle artiglierie nemiche, e possibilmènte anche dalla vista, dimostrerò facilmente che anche con tale condizione è facile assai il soddisfare a tale bisogno. Premetterò soltanto che attesa la maggiore lunghezza nel senso est-ovest data al campo trincerato, l'area cc,mpresa entro il suo perimetro ed il piede delle colline è di 80 chilometri quadrati piuttostochè di soli 60; ed abbiamo quindi estensione disponibile maggiore. Aggiungerò che nella zona di 13 chilom etri di lunghezza, e di 2 in larghezza aderente al piede delle colline vi è una porzione intermedia di 5 chilometri di lunghezza la quale dista 4 chilometri dalla estremità della prima, e presumibilmente 5 chilometri dalle batterie che il nemico potrebbe tentare di stabilire per battere i forti di collegamento eolla collina; e che atteso il grande dominio di questi e degli altri scaglionati sulle alture ben difficilmente riuscirà a stabilire. Questa zona interna portata o 3 chilometri di larghezza misurerebbe 4 o chilometri quadrati cornpren, denti l'area de1la città e situati oltre il tiro ed in gran parte oltre la vista del nemico: ed in questa estensione io non credo esagerare dicendo che vi si potranno co-
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,modamente accampare od all~ggiare circa 55 a 60 mila uomfoi, dei quali 20 mila in città. . Di più. il presidio di sicurezza sul perimetro dei due grandi campi -,r rinceratì, e le riserve sempre pronte a respingere gli attacchi' giornalie~·i non p~.tranno ~alutarsi a meno di altri -·25 a 30 mila uomm1, coperti per la massima parte nelle casematte dei forti di prima e seconda linea, e concentrati dietro il trinceramen~o continuo di terza linea·. Di guisa che la forza che può alloggiare perfettamente sicura nel campo trincerato di pianura ammonterà, comP.reso il presidio di sicurezza dei due campi, · ad 80 o 90 mila. uomini.
E_quella che in eomplesso può calcolarsi COI}.tenuta fra i due · campi eà in posizione di pol_e r concorrere prontamente ad una potenfe azione offensiva ammonta da 230 a 240 mila uomini. Eo:Ii è evidente perciò che questa grande posizione mil~are è capace di ricoverare un esercito imponente, e quale può : divenire necessario dì qu_ivi conce~!rare -onde ristorare con. una potente offensiva le sqrt1 del nostro p'aese e per riéacciare indietro rotto e disordi. nato il nemico invasore. Ho già notato di sopra _come in collina possa all' ocr.orrenza conce11trarsi una forza maggiore di quella ora calcolata, ed è ovvio l'immaginare che pure una molto -maggior forza si potrebbe concentrare moment~neamente · nella pianura; ma ho pure notalo come rn tal casÒ convercà assai meglio operare con un forte corpo distaccato pei fianchi e s:ulla line_a d' operaz~one del nemico, contemporanearoenle all' a_tta_cco d1. fronte eseguito pef ·:gv .sbocchi e per gli mtervalh .. delle nostre linee.
. ANNO XVIII,
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§ 7. ll colonnello Veroggio osserva giustamente come se
il nemico impadronendosi della città potesse distruggere tutti i depositi, magazzeni, arsenali, ospedali, ecc., necessari ad un esercito che. deve riorganizzarsi, non polrèbhe più dirsi ehe, anche pùrduto e sforzato il campo trincerato di pianma, comincierebbe quasi il migliore momento per la difesa concentrala nel solo campo trincerato delle <'olline: ed io sarei pienamente del suo · avviso se tulle quelle indispensab ili risorse dovessero tenersi concentrate nella città, e ques ta fosse co m'egli suppone il corpo di p iazza . . Ma la cosa è ben altrimenti; e nel concetto de' propugnatori di Bologna i magàzzeni e depositi di ogni cosa necessaria alla guerra debbono venire invece raccolti al sicuro nel vasto gruppo delle colline, e suddivisi nelle adatte vallate principali, e nella centrale dell' Aposa, come vi sono già raccolti e ripartiti i magazzeni a polvere, e come ora progettasi di stabilirvi un vasto panificio; Tale ripartizione è custodia di tutte le cose più esseriziali necessarie alla guerra risulterà assai facile in gra,zia delle nnmero-sissime ed importanti ville signorili, palazzi, castelli che si incontrano dovunque nei due tratti inferi.ori delle vallate cli Reno e Savena, senza che occorra erig,ervi in prevenzione appositi fabbricali. Il solo arsenale d'artiglieria senz'essere proprio in città trovasi però situato lungo il piede delle colline a così poca distanza da essa da dover essere ab" bandonato quando il nemico ne occupasse l'abitato . Ma il materiale di guerra in tal caso sarebbe già da lungo tempo tutto ripartito nei forti e lungo le linee di difesa;
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~e l'inconveniente maggiore che potrebbe derivarne, oltre· ai danni evenibili ai molti fabbricati, sarebbe la forzata sospensione della fabbricazione delle cartuccie metalliche e delle altre munizioni da guer;a: inconveniente da non trascurarsi certamente, ed a cui si può provvedere fabbricando in prevenzione una rilevante quantità di munizioni, quale può essere richiesta durante una lunga guerra, e trasportando in tempo provvisoriamente ,le macchine principali in qualcuno dei molti opifici di val di lleno mossi da acque abbondanti, onde proseguire ivi al s icuro anche durante gli attacchi la parte più importante delle munizioni d'artio·lieria · e le . o Tiparazioni al carreggio e materiale che possono venfre .istantaneamente richieste. Il corpo di piazz9, immaginato dal colonnello Veroggio 'non esiste in tull.a que~ta vasta posizione militare, e solo può avervi \ma languida rassomiglianza il trinceramento continuo di 3"'1inea. P.erchèquand'anche questo potesse venire momentaneamente forzato, non sarebbe perciò forzato e perduto il campo · trincerato di pianura, se i forti chiusi di prima e seconda linea resistessero ancora, come dovranno certamente venir costrutti in modo da n~sistere a lungo e difendérsi anche isolatamente ciascuno da sè. In tal caso il nemico non potrebbe mai stabilirsi solidamente e con prontezza nell'interno del campo mOmentaneamente occupato, avendo esso le proprie comunicazioni interroLte dai fuochi dei forti esLerni: ed un violento attacco operato in massa da,lle riserve del campo di collina lo ricaccerebbe ben presto al di là di quelle linee con perdite gravissime. È questa una differenza essenzialissima fra. il moderno sistema dei campi. trincerati a ridotto, sostituito a quello delle antiche piazze eh~ ormai ha fatto il suo tempo; e cli cui l'ultima guerra colossale di Francia J1a climoslrato-la piena insufficienta. Per ,applicare .l'idea
.l·
BOLOGNA O PIACENZA? di un corpo di piazza alla posizione di Bologna ner ~ens.o di un recinto comprendente le risorse prinèipali. della: :difésa · occoiTe considerar .come tale, non già la .città Q la_3,a l.iriea COMinuà, ma·bensi piuttosto il g1;ande· campo Jrinc'erato di collina, tenendo però conto: che .il difensore. p11ò ritirarsi j:>asso passo v~rso ì' a]to delle valli opponendo accanita. .resistenza.nej passi più.stretti (come nella imponente. stretta detta del Sasso) .senza mai compromettere e sempre coprendo le proprie comtmicazioni colla penisola, e sempre salvandosi, . col ··possesso delle ~reste laterali, la possibili tà di potenti ritorni_ o1)'ensivi che ricaccino il troppo :· audace assalitore fuor{ ·. delle va!Ìi teme:rariamente invase . .. · · Sulle molte· combinazioni .e sul concetto tattico del.· l'-andamerito generale e · parziale della difesa di queste colli.ne secondo le più tristi eventualità che è pur forza ·all'ingegnere militàre di · prevedere, onde stàhilire tutti i particolari .di un progetto co.mple(o di fortificazione, troppo vi s.arebhè a. dire · perchè io possa Ma entrare in questo vasto argomento che appena ho delibato.. . Afa non posso a meno di segnalare Ìf! que~t'incontro alla attenzione dei . miei çolleghi dell'esercito e sp·ecial~ mente dell'arma del·gep.iò un pregevolissimo e recente scri't\o del .. capitano sig. . Enrico Cosentin.o professore aUa Scuola militàre di' fanteria e cavalleria à Modena (1) ove ho visto ammirevolmente espresso . con chiarezza e semplicità di .'idee e grande copia . di argo.menti il pensiero di u'n accordo simultaneo fra il'cçmcetto stra- .· tegièo, il concetto tattico, . ed .il concetlo . topografico, i quali debbono contemporapeàmente servire -di norma all'ingegnere 'militare- nella compilazione di ogni su9 Pl'.9getto dì f()r~iflcàzìone. 480 .
(1) Sull'irìdiriiz~ degli stJd·i d.ella f ortificàzione èampale. - Mo. d!)na, Tipografia Caj>pe\li, 4873. · ·
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§ 8. Ritornando sull'argomento della città di Bologna, egli
·è certo che se questa. non esìste·sse , la difesa dellà posizione i·.i sulterebbe più libera d'assai e _p~ù spigliata; ed .il campò trincerato di pianura potrebbe ·a cquis.La.re · . . 1J,fai. . forza difensiva : assaìi maggiore; poichè Je opere .cf.µtt~ potrebbero -tenersi più. vicine alla colliria, e sa,r:ebbero efficace'tnenle 's ostenute .dai fuochi di questa·. . Allora l'ostacolo naturale a cui tal campo è · addos,sato, non solò ne assicurerebbe le ali come-il. Po a Pia:validamente tutto ..lo cènza ' . ' ma ·, ne sosterrebbe inoltre .' sviluppo esterno . Ma poichè un·a , città esiste ed ( una delle . principali . · del régno pe,r popolazione, per industrie e commercio, -e per riso1;s·e -terri(oriali d'ogni genere, come per energia · e patrioiti!';mo degli abitanti, è pur duopo coprire tale centro abitato dri: ogni insulto nemico per il maggiore
possibile
lasso
di tempo. E per::CO mpenso l''esercito
'difensore · approfitterà dei comodi e delle risorse che : :in copia grandissima abbondano in Bolognu. · ... Per quanto le sorti dèl paese vogliansi supporr~ cadute in basso per causa di una guerra disastrosa;· non · è possibile . cli supporre ridotta .ad · una forza minore di. 50 a:".60 ·mila combattenti la par(e dell'esercito nazionale -~he potrà ritirarsi .nella . posizione di Bologi1!l · per riordinarvisi e rinforzarvisi, ed ,alLendervi l'ar~ivo · .di nuove riserve. Questa forza colle libere comumca~;ioni die'fré{ di . sè non ·pu6 a meno di venire gradata. mente aumentata. in poco tempo almeno fino ad 80 mila · · ubniini di tùHe le armi: è nella peggiore ipotesi si potrà . per Io meno ·andar sicuri eh~ potrà essere mantenuta ..costanJe per-lungo tempo anehe nella sola meschinis·..siroa cifra.· di 60 mila. ·
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1°Non solo non èìnsufficien le a contenere nei suoi limiti l'esel'cito nazionale, ma può contenervelo interamente coperto dalla vista e dalle offese nemi'che; qualità speciale quest' ullima il cui pregio niuno v' ha che non comprenda, per un esercito che dev' essere riordinalo. . 2° Il campo trincerato di pianura non solo non presenta nella sua parte più esposta una grande convessità all'esterno, ma ne presenta una piccolissim u, e minore certamente di quella che presen te!':\ il oampo trincerato di Piacenza. 3° Non solo non v'ha mancanza di un forte ostacolo naturale che avvaloTi in qualche parte la pos izione: ma un ostacolo naturale imponentissimo costituito dalle elevate e dominanti giogaie all'est di Savena od all'ovest di Reno, e limitato verso la pianura dalle loro teste e da un nucleo intermedio pure assai elevato ed a rapide pendenze, forma il perimetro della parte principale ed essenziale della posizione. Quanto a quei pregi tattici che il colonnello Yer'oggio paragona all'orpello, credo d'aver dimostrato esuberantementc l'importanza del campo trinceralo di collina e montagna, e la necessità in cui sarebbe il nemico 'di attaccarlo quando fosse riu::;cilo ad impadronirsi della pianura; e la bella )lemoria del Gandolfi, Bologna e l'Appennino, ha fotto toccarcon mano meglio di quanto potrei io f'are ora, come una porzione dell'esercito nazionale basato sovra Bologna arriverà ,sempre in tempo a rintuzzare vittoriosamente ogni conato <li passaggio dell'Appennino a ponente o levante di Bologna, e ad arrestare le sue Leste di colonna impegn ate ndlc gole; mentre il nucleo principale sbo ccando da Bologna potrà coglierle in coda o di fian co e sgominarle interamente. Un altro orpello trova il Veroggio nella proprietà segnalata da qualcuno co me fol'se preziosa : che il ge-
Or~anche quesla sola forza di 60 mila uomini è più che . suffi~ientc a tenere validamente tutta la posizione da:vant1 ~d. un .nemico triplo od anche quadruplo; poiché 11 pr~s1d10 d1 sicurezza è valutato streLLamente a soli 20 mila uomini; e rimarrebbe sempre disponibile una n:iassa comp~tta di 40 mila uomini, colla quale operare ~gorose sorlite ed attacchi sulle linee nemiche onde disturbarne i lavori di approccio, · ?ra la po.ssibilità di eseguite attacchi di tale potenza all 1mprovv1so so-~ra una distesa di 24 chilometri circa, . quale corre dagh sbocchi del Lavino e della Zena e lungo la cerchia de' forti esterni protetti ed appo,....,.i.i.ti dal campo di collina, ~ u~ elemento di tale imporl~~za, che affid~to alle. mam eh un bravo ed energico generale, asstcura pienamente la riuscita di una valida e pertinace difesa della pianura. . P~rciò la eventualità di ritirarsi dal campo trincerato d1 ~1~nu~a è b~n lontana in realtà; ed è appena pre"~~1b1l~ lil casi eccez ionalissimi di disastri incalcola- · . b1h o d1 sorpresa: e ciò se rvo a tranquillare sulla sorte dolorosa riservala ai palriollici cittadini di Boloo-na in 0 quella deplorabile eventualità. Che se q?esla pure dovesse verificarsi, non sarann o ce~tamen~e ~ proiettili. italia~i che andranno a distruggei e la c1ua; perchè il nemico non potrebbe fortuna ta~ent~ stabilirvi in alcun silo batterie o ridolli che . mmacc~asscro la elevatissima cresta di colline che vi sLa a ridosso. E gli abitanti non soffrirebbero che il dolore .del contatlo nemico, e delle sevizie che forse per odio o per necessità loro inferirebbe. Ri.epiloganclòmi io credo d'avere finora sufficiente~ente dimostrato che questa vasta posizione militare ?i ~olo?na, non solo non ha i tre cardinati difetti tattici mdtcati dal Verog.g·io, ma ha pur converso le _.qualilà opposte, e le ha m grado eminente; ed iufau.i:
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DOLOGN.1. O PLI.CENZA~
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nerale in capo dell'esercito nazionale avrà nella posizione sufficiememente dominan te di S. Michele.in Bosco un sito assai a~auato per la sua residenza, perchè di . là potrà seguire col suo canocchiale tanlo le mosse nemiche quanto lo sviluppo delle proprie, e provvedere piLl prontumente alle eventualità dei comballimenti. Io mi associo a gran parte delle osservazioni del mio collega nel non attribuire troppo pregio a, questa proprietà che appartiene a tutte le posizioni montuose, e mi vi associo per ciò che riguarda il generale in capo; ma non posso omettere di fargli rilevare come sia grandemente vantaggioso alle operazioni della difesa il poter sorvegliare dalla vetta delle alture i movimenti i più minuti del nemico enlro un raggio di ,t Q a 12 chilometri almeno, ed i grandi movimenti anche a distanze maggiori . Se ciò non fosse sarebbero inutili le vedette che negli assedi ed in molti casi dì estesi combatti menti si tengono sulle più alle torri; e sarebbero inutili i palloni aereostatici prigionieri, che il moderno prog1:esso consiglia di portare al seguito degli es~rciti combattenti. Ora le alte vette di monte Capra, Barbiano, S. Luca e monte Calvo alle ali, quel!a pure assai elevata dell'Osservanza al centro, ed anche la più modesta di S. Michele in Bosco , pure presso il cen tro, faranno nel nostro caso le veci delle torri e dei palloni prigionieri, e comunicheranno mediante l'elettrico al generale in capo Jdovunque egli stabilisca il suo posto) le notizie più interessanti sui lontani movimenti del nemico e sullo sviluppo delle ordinate operazioni difensive, assài più presto e meglio di quanto poLrebbc:si ottenere dai rapporti tardivi degli aiutanti di ·campo ed ufficiali di stato maggiore, e dalle spie o dagli esploratori spediti ad assumere notizie fra mille pericoli ed ostacoli.
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§ 9. .Vengo ora ad esaminare le proprietà. strategiche e tattiche tanto del doppio campo trincerato o doppia testa di ponte sul Po propugnala dal colonnello Veroggio·, quanto della vastissima piazza-posizione Stradella-Piacenza-Bobbio proposta dal colonnello Ricci, onde stabilirvi il perno principale d'operazione ed il ridotto centrale della difesa per la valle del Po. Commc1erò dalla doppia testa di ponte collegata colle ultime falde dell'Appennino mediante tre forti staccati, come propone il colonnello Veroggio, e premetto: che ben lungi dal porre in dubbio l'importanza strategica della testa di ponte sulla riva sinistra, io le attribuisco e riconosco un valore forse maggiore di quello che le assegna il Veroggio, in quanto che io vorrei conservata .e considerevolmente ampliata questa soltal)to, ed abolit!:l completamente l'altra, come meglio verrò in seguito esponendo, ed accostandomi in ciò interamente alle idee del Gandolfi. L'importanza s trategica di una posizione militare· è .certamente proporzionale al numero ed alla importanza delle linee di comunicazioni che ad essa mettono capo: e fra queste linee è grave err ore il trascurare interamente le strade ordinarie per tener conto unicamente delle ferrovie come ha· fatto il colonnello Ricci · nei suoi due opuscoli sulla piazza posizione Piacenza-Stradella-Bohbio. Per quanto sia minore la produttibilità di una strada ordinaria rispetto a quella di una ferrovia, pure a pari sviluppo e direzione vi sarà sempre fra le due un rapporto di qualche entità, che sarei anche disposto a concedere nella esigua misura di 1: 3 non avendo dati ,sufficienti per poterli paragonare. ·
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BOLOGNA O PIACENZA?
BOLOGNA O l'I ACE.NZA?
L'importanza relativa poi di queste comunicaziom rispetto alla difesa dello Stato varia d'assai secondo che desse si dirigono -dalla posizione militare alla frontiera od alle provincie finitime a questa, o sec·ondo alle provincie interne e centrali, . che si dirio·ono o . e segnano le linee naturali di operazione dell'esercito ocoupante la. posizione a scopo dife~sivo. · . Ma v'è ancora un altro elemento del quale devesi necessariamente tener conto nel valutare il valore relativo di· queste varie comunicazioni, elemento che non ho visto abbastanza valutato tanfo dal colonnello Ricci quanto dal mio collega colonnello Veroggio. . Questo elemento è la durabilità di queste comumcazioni, tanto rispetto al tempo durante il quale si può calcolare che desse rimangano libere e coperte alle operazioni ddl'_esercito difensore, quanto rispetto alla · qualità ed abbondanza delle risorse che per quelle linee possono giungere alla piazza. L'introduzione di questo elemento semplificherà di assai il. calcolo nel confrontare l'importanza strategica ·di Piacenza, o di Piacenza-Stradella-Bobbio con quella. di Bologna. . E per, mettere spontaneamente dalla parte avversana tutti i possibili vantaggi cornincierò dal dichiarare che un esercito nemico attaccante Piacenza non deve a mio avviso dividersi in tre corpi di forza quasi uguale per frònteggiare i due fronti est ~d. ovest sulla dP.stra · del Po, é la testa di ponte sulla srnrstra: ma deve operare concenlrato sulla deslra del Po contro il fronte ovest se è sboccalo in Italia dalle Alpi ~'.Iaritlirne o Cozie' o Graie con un piccolo corpo indietro sulla sinistra del Po avanti Pavia onde assicurare le sue comunicazioni dalle sortite che potessero tentarsi dalla testa di ponte. E se il nemico · proviene dal nord o dall'.est dovrà
necessariamente operare concentrato sulla destra del Po (che avrà passato a Ferrara o Cremona) tenendo un forte corpo indietro a Parma, Guastalla, Casalmaggiore, Cremona ~ Reggio onde o:-;servare Mantova, che per consenso unanime viene certamente conservata: Plasciando libern verso il Piemonte le sortite alla testa di ponte, la cui lontananza dalle proprie linee di operazione lo può lasciar tranquillo sulla loro sicurezza, trattandosi d'un esercito che si ritira iri quel campo trincerato dopo ripetuti disastri · per riordinarsi: e trattandosi che da quel lato non può ricevere grandi risorse di nuove leve. Dovrebbe però tanto l'un esercito quanto l'altro scorazzare con corpi volanti attorno la detta testa di ponte ad 8 o 11O miglia di distanza onde intercettarne le co- · -municazioni colla maggior· parte della Lombardia già sgombrata dall'esercito nazionale, e l'arrivo di s occorsi, viveri e munizioni da quel lato. In tal maniera il carnpo trincerato di Piacenza attaccato da un solo fronte conserverebbe iptatte le comunica~ioni dell'altro per tutto il t~mpo necessari~ al nemico per impadronirsi dei tre forti di collega-· mento colle colli ne, e per acce1·chiare interamente 1a posizione anche dal fronte opposto. Con questa combinazione il campo cli Piacenza perderà bensì fino dai primi giorni dell'attacco tuue· le sue comunicazioni colla Lombardia ed anche quella con Genova attraverso l'Appennino (poichè occorrerà . ben poco ad un nemico soverchiante di numero a risalire per otto o dieci chilometri la Trebbia o' la Nure e per impadronirsi di questa strada al di là del raggio d'azione dei forti): ma gli rimarrà ancora per un certo periodo di tempo libera alle sue operazioni una ferrovia cd una strada ordinaria. Ne! caso d'un attacco dal!' ovest queste due comu-
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BOL_QGNA · O PIACENZA?
nicazioni ·sono ; di primaria importanza perchè tr0vansi lungo la lìnea naturàlé d'operazione dèll' esercito dif'erisore: nel caso d'un attacco dall'est ·esse diventano rivolte dalla parte opposta., e per sµpporle di qualche vantaggio bisogna ammettere a priori che il nemico · non poss·egga una flotta .c he possa incagliare i nostr'i · trasporti per mare, ·e tentare ·nessuna operazione sttlla ferrovia. littoranea della riviera che quasi dovtmque è esposta ai fuochi ed alle intraprese dal mare da Ge; · nova fino oltre Viareggio, vale a ,: dire per oltre 200 . chilometri. Ammessa anche questa fortunata · ed 'eccezionale combinazione, e valutando di pari produttibilità le due ·. linee eh~· nell'lin caso e nell'altr;.o rimarrebbe~o libere per Piacenza (sebbene nel seòondo caso· la maggiore . lunghezza e tortuosità dovrebbe diminuirne il valore): la produttibilHà disponibile per· Piacenza e per un periodo limitalo di tempo potrebbe r9-ppresentarsi .col numero 4·, considerando, come dissi, la produltibilità · ferroviaria tripla di quella della strada ordinaria. · Quando invece Bolognà venga attaccata, ed il suo campo trincerato di pianura sia completamente accer:- chiato dal nemico, le rimarranno sempre libere due strade ordinarie èd una ferrovìa, e ciò per tutta la ·durata della sua difesa. Vale a dire che la sua p.roduttibilità stradale sarà costantemente rappresentata dal numero . 5. · · Se poi si volesse tener conto della quantità di risorsè che giunger possono a Bologna per le sue vie comunicariti direttamente con tuttR la penisola, mentre quelle cli . Piacenza finiscono ben presto alla frontiera, non sarebbe · forse !;sagerato il raddoppiare il valore rispetto a BologI1a ,e stabilirlo con Piacenza come 1 O: i. ~fa io mi contenterò di mantenerlo nella prima misura indicata. . . Nei primi periodi di difesa di Piacenza, . ammesse
189 tutte le supposizioni piò favor;evoli, avremo pertanto una differenza 4: ·a 5 rispello a Bologna: e quando la ~overchiante forza nemica avr.à superato il contrafforte fra Trebbia e Nur.e e quando aiutata dal dominio .di queste· colline avrà distrutto i forti di. collegamento; il campoJrincel'ato qi Piacenza rimarrà completamente . accerchia,to sulla destra del Po e -.la produttibilità delle .St!,e. cori1gnicazioni sarà ridotta a zero, mentre quelladi Bologna si conserva costante. ·. · Le prop1;ietà strategiche di Piacenza, quali le intende il colonnello Veroggio, la convenienza di farne i\ nostro . ridotto e perno principale (anzi unico) di difesa, sono · . tali . èhe si riducono immediatamente a meno della · metà appena che <lessa venga attaccata; e scompaiono . interamente dopò breve periodo di un attacco operato . con forze molto preponderantL · Questo difettò essenzialissimo è del resto comu,ne a tutle le posizioni che possono essere accerchiate, siano desse o no situate a cavallo di un fiume : ed è difetto proveniente unicamente dalla accerchiabilità suddetta.· Mi s(potrebbe forse obbiettare che nel modo in cui io ho supposto condotto l'attacco contro · iL campo trincerato della . riva destra, .l'esereito nazionale sarebbe libero di ~ortir~ in gran f'orza dalla testa di ponte della riva . sinistra· e di tentare. quivi operazioni sulle comunica. zioni çlell'avversario. Ma non bisogna dime.nticàre che per ipotesi comune, tanto per Bologna che per Piacenza, trattasi d'un eserciio ripetutamente battuto e réspinto in diversi incontri sfayorevoli, che ha .sofl.erto perdite grandi e clie è. obbligato a ripararsi nel ridotto .princ.i pale della difesa per quivi riordinarsi, ristorai'si e rinforzarsi coll'arrivo di nuovi soccorsi per ripren- , dere dà. quel punto una vittoriosa offensiva. · · · :.. Un esercito ridotto in tale condizione, stremato di forze :dalle diuturne fatiche e .disagi sofferti,. non è evi-· BOLOGNA O PlÀCENZA? ·
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dente mente nel caso di tentare grandi operazioni of-. fensive prima d'essersi riordinato, riposato e d'aver ottenuto considerevoli rinforzi. Ora come potrà ottene~e questi se fin dai primi momenti le comunicazioni principali col rimanente della penisola ·gli vengono interrotte o seriamente ·minacciale, e se dopo breve periodo le perde interamente1 È questo il caso preciso dell'esercito di à'Ietz; e la fine del nostro sarebbe pur troppo la stessa! Nel caso di un attacco proveniente dall'ovest le condizioni sarebbero alquanto migliori nel primo periodo di resistenza: poichè la strada e la fcrroviaBologna-Piacenza, uniche che rimarrebbero coperte e disponibili, potrebbero condurre al nostro esercito rinforzi e soccorsi di ogni natura. Ma perché questi arrivino in copia suf.. ficiente occorrerà allora ri chiederli anche alle provincie più lontane della penisola: e bisogna in tal caso poter calcolare almeno sovra un lasso di tempo cli 15 a 20 giorni perchè il paese possa riaversi dallo scoraggiamento. e le ultime truppe di ri:;erva possano essere poste dovunque regolarmente in moto sulle quattro fe rrovie che solcr1.no pel lungo la nostra penisola, unitamente al nuovo materiale d'ogni genere che occorrerà incamminare sempre pei valichi dell'Appennino e per le ferrovie che fanno capo a Bologna. Ora non é assolutamente credibile o sperabile che un esercito soverchiante dì numero ed imbaldanzito da ripetute vittorie possa arrest1H·si più cli quattro a cinque giorni davanti alla piccola difficolth di superare il contrafforte fra Trebbia e t''hlre, al di lù dell'azione dei fort i di collegamento. · E superata quest?. diffico ltà naturale , egli sboccherà sul fianco sinistro ed alle spalle dell'esercito difensore, .e lo obbligherù: o a ritirarsi sovra Bologna c91la massima rapid ità, od a rin ch iudersi in Piacenza per su-
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4\)ii birri in breve tempo la sorte dell'esercito di Bazaine, e di quello cl i Mack ad Ulma. Ecco le conseguenze tristissime ed inevitabi li che apporterebbe necessariamente la scelta di Piacenza ~d unico ridotto centrale della difesa pel nostro esercito respinto dalle provincie· della sinistra del Po, ed affiev olito, bisogna pur ripeterlo, da ripetute lolle infelici, le quali sole possono determinarne la ritirala nel ridotto centrale di difesa . BOLOGNA
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Dopo queste considerazioni che mi sembrano d'im~ portanza capitale, non sa.rebbe fors.e più . il ;aso estendersi a confutarn gh argomenti che 11 , erogg10 adduce a sostegno della 8Ua idea, ed i punti di somiglianza che avrebbe la sua piazza con quella che egli pare avere assunto come tipo della mas,sima resistenza, cioè con Anversa. ora poichè vediamo pur troppo di sovente che la m ente umana si lasci/'\ fuorviare facilmente da cose accessorie e di dettaO'lio, perdendo interamente di vista l'obbiettivo principo.le, che nel caso nostr o è la libertà e s icurezza di abbondanti comunicazioni dirette col ~more del paese, io credo ancora ne,cessru:io di aggiunO'ere qualche osservazione sui pregi ulteriori che il Ye~oggio riconosce nel suo campo trincerato sulla destra del Po . Dallo sviluppo di 34 chilometr:i che il Veroggio assegna al suo campo trincer.ato, appa1:e.che qu~s to av~ù. prossimamente la form a d1 un sem1c1r?olo d1 . 8 ch1_lometri di ra"'O'io, addossato al Po. Egh descrive m1:nutamente il ;1~do col quale intenderebbe di distribuire g li accampamenti pei 200 mila uomini circa che in-
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tenderebbe di riunirvi; e spiega come Ii distribuirebbe · sovra più linee in un~ profondità di 5 chilometri circa (nel se?so ·del raggio certamente) spaziando Ie linee c~nv_ementem~n.te in modo .da « dùti·ngue1·e i campi di ciascun.a, divisione e corpo d'esercito, e di' avere tutte . queste unita complete nei loro accessorii >>. · · _ _Eg~i è, a rit~nersi. che la zoria . dei · 5 chilometri r, 0 .:.. . mm~rer~ dagli spalti del corpo di piazza e. si estenderà perc1_ò fmo ~d un chilometro ch'ca di distanza dai fron~z. esterm di. ·1" linea: ed una parte dell'esercito potra pure alloggiare in_città, e nella stretta zona esistente fra questa ed il fiume. . La distribuzion~ immaginata dal c~Ionnello Veroggio · è certamente logica -e conveniente per un vastissimo i'n tèmpo di· pace , ma non e' a m·10 · accampamento · , . avviso. ne pratica nè possibile in tempo di guerra e sotto 11 fuoco d)m esercito attaccante. ' ~a~ta _inf~tti co~si~erare. che i proietti delle grosse art1ghene d assedio, 1 quah sorvolano sui forti esterni possono ~olcare una zona di ,i. a 5 chilomètri di Iun~ g?ezza dietro ai forti stessi, per compren-dere immed1atam_ente:_eh~ questa zona non potrebbe più servire ad ' ~ss~derv.1 gh açcampa~e.ntf ·delle_truppe, le. ·q uali abb1.s0 0-:1ano sopratutto d1 nposare al. sicuro per risto· rars1f dei sofferti disagi. Che se poi l'attaccante schierasse le sue batterie di campagna davanti agli intervalli dei forti ad un chi- , lometro dalla linea e facesse sparare, anche alla cieca, con g~a~de elevazione, ogni colpo sparato avi<ebhe una . · grand1ssuna probabilità di arrecare grayissimi danni · ent~o quella massa compatta di accampamenti almèno fino a 4 chilometri di distanza, ossi'a a due chilometri dentro la prqfond.ità dell'accampamento. L'unica zona pertanto nella quale l'esercito . difensore potrebbe accampare c~n sicurezza quasi assoluta:· · ·
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di non vedersi uccidere gli uomini nel sonno, nelie occupazioni giornaliere del campo, o nelle istruzioni, si ridurr.ebbe ad una profondità di due chilometri appena dalla-cinta del corpo di piazza ed attorno a questa: vale a dire all'area di un semicircolo di 4 chilometri di raggio. Quest'area sarebbe precisarriente la quarta parte di quella calcolata dal Veroggio: e tenendo conto che comprende la città ove le truppe, sebbene meglio riparate dalle intemperie, non potrebbero accampare colla stessa proporzione di numero che possono avere in terreno spacciato di pianura, io credo di essere molto largo nel éoncedere al colonello Veroggio che potesse accamparvi una forza di 70 a 80 mila uomini amma·ssati quanto più è possibile col corrispondente materiale é quadrupedi. Di questa irnpossibilùcì reale di accamparvi una forza maggiore io mi rallegro e mi cornpiaceio assai, in quanto che obbligherà necessariamente !'esercito della difes.a a ripiegarsi in tempo per la massima parte verso Bologna, od a geltarsi, quando troppo incalzato d'appresso, sull'Appennino; e la porzione di esso des Linata a fare entro le linee di :Piacenza la fine di J.Uetz, di Sédan e di UJma, non costituirà più la totalità dell'esercito attivo nazionale tutt'ora disponibile; ma soltanto una sua quarta parte all'incirca. Sarebbe però un disastro troppe doloroso, perchè la mente rifugga dal solo immaginarlo. Per Bologna invece io ho già ampiamente dimostrato come una forza di '.240 mi la uomini ~Imeno possa tenersi (pronta a sboccare tutta intera in poche ore) perfellamente coperta dalla vista e dalle offese nemiche; e ciò grazie a quel campo trincerato di colline di cui il Veroggio non ha avvertilo l'importanza c·apitale. Se anche pertanto la piazza di Piacenza immaginata.. ANNO XVlll,
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194 BOLOGNA O PlACENZ,\? dai' Veroao'io avesse t.anti punti di confronto con quella 00 . d' An ~ersa il che non è realmente perchè le comum' . cazioliljr_di qllesta coi mare e h1ngo la costa $Ol10 sempre interamente coperte; se anche soddisfacesse pienamente alle prescrizioni del passo del J.omini da lui riportato, il che pure non è perchè i suoi forti di collegamento coll'Appennino sarebbero enormemente dominati fra Trebbia e Nure; se anche infine potesse mantenere a luogo intatte e sicure in ogni eventualità le sue comunicazioni col resto della penisola, il che sventuratamente non è; la piazza di Piacenza non potrebbe servire qual ridotto centrale di difesa a raccogliere, riordinare e rinforzare l'esercito nazionale, perchè non avrebbe la capacità· necessaria a contenerlo.
§ H. Veniamo ora a discorrere della piazza-posizione proposta e propugnata con tanta copia di argomenti dal colonnello Ricci nei d t1e suoi ·opuscoli. « Appunti sulla difesa dell'Italia » e « La piazza di Piacenza-Stradella · nella difesa della frontiera nord-est dell'Italia ». fili affretto di buon grado a riconoscere fino dal principio che il concetto del colonnello Ricci sfugge a gran parte degli appunti fatti contro quello del Veroggio; e precipuamente al gravissimo difetto di poca capacità interna cd a quello pur rilevante di averJìno dai primi giorni dell'assedio troncata dal nemico la éomunicazione con Genova per Bobbio e Torriglia. In questa vastissima posizione che s'appoggia al corso del Po· per 35 chilo~etri di lunghezza e che si estende per lunghissimo tratto sull'Appennino, l'esercì to difensore può accamparsi con ogni sua convenienza e comodità fuori dalla vista e dalle offese nemiche, qua-
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95 lunque sia la forza di quell'esercito, e qualunque sia la parte d'onde venga in principio attaccato . Da qualunque parte provenga il nemico, l'unico fronte sul quale egli, a mio avviso, possa operare con speranza di vantaggio, è quello di levante: e sarà necessario, per garantir.e la strada di Uobbio, che corre in val di Trebbia, che venga fortemente occupato il contrafforte fra Trebbia e Nure, e ciò per un tratto assai lungo, risalendo verso la dorsale dell'Appennino. A questa necessità che certamente il Ricci avrà preveduta, si può facilmente · soddisfare da un esercito numeroso che può liberamente manovrare entro quel vasto scacchiere limitato a ponente dalla giogaja fortissima che scende alla stretta di Stradella fra la Versa e lo Scuro- pass'o, e cinto al nord dal corso del Po. La pochezza delle forze che occorrono ad assicurare questi due lati, lascia ogni facilità di concentrare sul terzo di questo vaslQ triangolo ogni forza necessaria di truppa, per disputare ,,alidà.mente la parte montuosa, e la linea della pianura. Ammetto che il contrafforte fra Trebbia e Nure var lidarnente fortificato possa .garantire per lungo tempo la sLrada di Bobbio, sebbene tale contrafforte non abbia la potenza delle giogaie esterne di Bologna, e presenti alcuni passi non difficili verso l'alto. Ma tale strada sarà l'unica che rimanga libera alla posizione, dopo che sarà investita dal nemico : ed è una strada di montagna, piuttosto ristretta ed· a pendenze assai forti, e per soprappiù si dirige a Genova invece di dirigersi verso Spezia _ossia verso la penisola. Quando il nemico provenga clall' ovest, sarà certa men te un grave imbarazzo per lui (ed un pregio corrispondente della posizione) il non potere attaccarla con buona · speranza di successo che dal lato opposto della sua .linea _n aturale d'operazione: siccome però non sarà BOLOGNA O PIACENZA?
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~96 BOLOGNA O 'PIACENZA? incagljato dalla piazza di Alessandria, che il Ricci non conserva, polrà assumere e stabilire una linea sussidiaria d'operazione attraverso la Lombardia per Voghera, . Pavia, Lodi e Cremona; per passare ivi presso il Po e stabilirsi a levante delle linee di Piacenza. Nel caso di forze mollo preponderanti e di grandi successi anteriori, tale impresa non potrà riuscirgli mollo difficile e gravosa di fronte ad un esercito più volte battuto e costretLo a ricoverarsi nel suo ridotlo per rirnellere le proprie forze. In questo caso l'investimento sarà completo per tre lati, e rimarrà soltanto libera alla piazza-posizione la strada di montagna di cui·si è parlato. Quando invece il nemico provenga dal nord e dall'est, egli troverà il solo fronte attaccabi.le della posizione sulla propria linea naturale d'operazione, sia che prcscelga il partito di passare il ro a Ferrara per risalire la valle lungo h via Emilia, sia che lo passi a Cremona dopo aver girato ~fantova al nord-ovest, ·e lasciato forti riserve sulle sue linee d' operazione per assjcurarle dalle sortite di quest'ultima piazza che il Ricci vorrebbe, se non erro, quasi sola conservare. Anche in questo caso potrà il nemico stabilirsi una base sussidiaria di operazione per potere passare il Po a monte di Stradella e tagliare le comunicazioni ordinarie e ferroviarie con Genova. Ma attesa la grande quantilà dì forze che deve lasciarsi indietro, onde garantire da Mantova, come ho detto, le sue comunicazioni, io stimo che, salvo i1 caso di una enorme superiorità di forze, sceglierà più facilmenle il partito di intercettare soltanto le comunicazioni della riva sinistra del Po, osservando la testa di ponte e di far massa principale contro il lato est di
Piacenza. Allora rimarrà libera alla posizione una ferrovia di ~· ordine ed una buona strada ordinaria per Genova,.
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e le provin cie piemontesi, e non potranno fargli difetto i viveri e le munizioni, ed anche un discreto numero di eccellenti. riserve per rinforzare i quadri della truppa combattente. La posizione Piacenza-Strade.Ila si troverà pertanto .in migliori. condizi oni, salvo casi straordinarii, contro un attacco proveniente dall'est e nord, che contro un un attacco proveniente dal!' ovesL Da queste considerazioni sommarie appare ad e.videnza che la piazza-posizione ideata dal colonnello Ricc~, possiede realmenle delle qualità slrategiche e tattiche imporlanli, in quanto che: di tre soli fronti attaccabili di cui si éompone, due possono ritenersi insuperabili: e la posizione del terzo fronte dietro al Po, obbliga il nemico, proveniente dall'ovest, ad un lungo circuito e ad uno sviluppo di forze rilevantissime che 1·aramente può accadere si abbiano disponibili. 'Però, se ben si considera la cosa, queste grandi proprietà strategiche e talliche, derivono unicamente dalla forza naturale dei due lati ovest e nord, e dalla testa di ponte sulla riva sinistra; e l'aggiunta del terzo lato o fronte rivolto all'est, non fa altro che isolare l'esercito difensore dal rimanente del paese, in una picc~la regione a nord..:ovest dello stesso, e paralizzarne le forze per la difesa di tutto il rimanente della valle del Po e della penisola, che rimarrebbe esposta senza alcuna difesa (poichè l'esercito di 1a linea sarebbe tutlo a Piacenza) agli attacchi e scorrerie di a!Lri corpi distaccati nemici. Nè mi si dica che non potrà mai il nemico intraprendere operazioni contro iL rimanente della penisola, finchè non avrà distrutto il nostro esercito principale. L'esempio della Germania è troppo recente per dimostrarci quali danni si possano ancora arrecare ad un paese, e quali grandi operazioni si pos.sano pure tentare mentre si tiene rinchiuso e guar-
198 DOLOGNA O PIACENZA? dato a vista in un angolo del territorio il suo esercito principale I. ... E l'esercito di Bazaine poteva ancora considerarsi quasi intatto dopo le rotte di Spickeren, di Forbach e di Gravelotte e contava ancora circa200 mila · comballenti !..... Ora io credo avere dimostrato come la posizione di Stradella-Piacenza possa venire circuita per tre lati da un esercito nemico, sia che provenga dall'ovest o dall'es t Ed invece di consumare ragguardevoli forze in violenti attacchi, un nemico prudente ed assennato preferirà di bloccare la posizione e tenervi costretto, l'esercito difensore, cercando di tagliargli l'unica comùnicazione che può rimanergli colla penisola per la riviera occidentale dietro l'Appennino . Se il nemico sarà la Francia, le sarà facilissimo colla sua marina enormemente superiore alla nostra di tagliare in più punti le strade e ferrovie lungo quella riviera, e di impedirci ogni trasporto per mal'e a Genova; quando non riesca presto ad impadronirsi col bombardamento di quest'ultima piazza. Se il nemico sarà l' Au· · stria o la Gel.'mania, la sua marina potrà darci pure seri fastidi cd incagli pei nostri trasporti per mare : mentre un corpo distaccato da 60 ad 80 mila combattenti potrà tentare di forzare il passo degli Appennini, e vi riuscirà, perchè nessuno di questi potrà essere · difeso di fian.co dall'armata di Bologna, che il Ricci non ammette. E forzato il passo scenderà su Pistoia o tue.c a o Pisa ed intercetterò. egualmente ogni comunicazione colla penisola dell'esercito immobilizzato a Piacenza-Stradella. Il fronte est della piazza-posizione del Ricci, potrà farsi forte quanto egli desidera, potrà forse con tutte le risorse accumulatr. dell'arte, e sostenuto da una fol'za imponente, ' riputarsi insuperabile. Ma , in ultima analisi, non perverrà ad altro che ad.
199 immobilizzare l'esercito principale, il fondamento pre cipuo della. nostra difesa in un punto lontano, eccentrico del territorio, senza possibilità di comunicazioni sicure e brevi colla penisola; perchè assista colle armi al braccio e col cuore sanguinante ai disastri che piomberanno lontani, sul centro del paese e sulla cupitale, mal difesi dalle truppe di complemento ed ultime riserve, mancanti di nn solido nucleo a cui rannodarsi; e debba finire per cedere le armi o per fame o per una pace ignominiosa, cui la sua forzata immobilità avrà costretto il paese. DOLOGNA O PIACENZA?
§ 12.
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Io ammP-lto perciò della piazza-posizione del Ricci i due soli fronti oYest e nord che costituiscono la vera forza della posizione micidiale al nemico ed utile alla difesa del paese: ma non ammetto il fronte est che immobilizzerebbe l'esercito difensore. La piazza.posizione si ridurrà soltanto ad una posizione, ma questa varrà assai meglio di quella: giacché l'eser~ito difensore, meno la piccola parte che occorre a guernire Stl'adella e la fortissima giogaia che di qui si rattacca all'Appennino, si stenderà lungo la linea del Po ad impedirne ogni tentativo di passaggio, e sostenere la testa di ponte. E quando il passo venga sforzalo potrà ritirarsi ordinatamente sovra Bologna e sovra l'Appennino ravvicinandosi alla penìsola, ed andando incontro alle riserve cd alle risorse d'ogni genere che in questa parte principale del paese gli verranno preparate e spedite. ' In tal maniera l'esercito attivo, fondamento principale della difesa, non potrà mai venire segregato né dalla sua base principalissima l'Appennino, n~ dalle risorse
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della penisola: e la sua maggior parte ricoverata nei due campi trincerati di Bologna potrà sempre accorrere di qui a sostegno delle provincie o dei punti minacciati da sbarchi o da operazioni eccentriche e staccate dell'armata nemica. Questo· sistema che riassume quanto fu esposto con molto acume e lucidezza di idee negli opuscoli del Gandolfi, meno la postazione della testa di ponte che io preferirei di fronte a Piacenza per l'importanza delle vie che vi mettono capo, e che fu pure ampiamente svolto negli scritti del generale Brignone, è a mio av~ viso l'unico, logico e possibile per un esercito inferiore di numero che contrasti passo a passo al nemico il possesso del proprio paese, mantenendo costantemente un' azione concentrata, e non ·staccandosi mai dalle sue basi principali d'operazione -e dalle sue .Ìinee naturali di difesa. Ma forse potrebbe qualcuno immaginare che l'esercito difensore della piazza-posizione rinforzato eventualmente da aléune riserve del Piemonte e della Liguria e ristorato dal riposo al sicuro potesse tentare una vigorosa sortita sulJe linee d'operazione dell'assalitore. l\la in qual direzione?. .. Se verso levante, sarebbe certamente schiacciato dal grosso dell'esercito nemico, superiore in numero. Se verso il nord, uscendo dalla testa di pontP. rischierebbe di trovarsene tagliato fuori e spinto a forza contro la Svizzera per farvi la fine di Sédan e di Pontarlier. Se verso ponente, in una lotta colla Francia, verrebbe arrestato dalle grosse riserve di questa, e forse tagliato fuori da Stradella e falto prigioQiero: e se contro la Germania o l'Austria, l'ipotesi più favorevole sarebbe quella che potesse vagare senza ostacolo in alcune provincie del Piemonte e della Liguria occidentale senza poter arrecare alcun aiuto alla penisola, salvo
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qualche corpo leggiero imbarcato a Genova sulla flotta nazionale o da essa scorLato, colla totalità della forza navale disponibile. Finalmente potrebbe tentare di ritirarsi sull'altro versantedell'Appennino, per l'unica via di ritirata di Bobbio e Torriglia 1 cercando di raggiungere per la riviera orientale la Spezia e quindi Pisa e 'Livorno. Ma senza contare che questi ultimi punti potrebbero già essere in potere del nemico, e la linea littoranea interrotta i~ diversi punti, valev1,1. la pena di concent.rarsi e mantenersi a lungo nella posizione di PiacenzaStradella per dover poi tentare di uscirne con grandi stenti ed in mezzo a mille difficoltà, lasciando in mano al nemico la posizione ed un immenso materiale che sarebbe assolutamente impossibile di trasportare per quella stretta ed incomodissima strada? E se in questa lunghissima e disastrosa ritirata fosse inseguito dai corpi leggeri del nemico: o se venisse colto di fianco pel valico della Cisa attaccalo e superato con forze maggiori '?... Concluderò pertanto che la posizione Piacenza-Stra:della è troppo eccentrica per potervi stabilire il nostro perno principale delle operazioni çlifonsive, ed il ridotto centrale della difesa. L'Appennino che può servire di base alla nostra difesa è limitato dalla linea Genova-Stradella, o meglio ancora, a mio avviso, Quinto-Stradella: poichè nella impossibilità assoluta di riparare Genova da un bombardamento dal mare, e potendo raggiungere egual. ·m ente a Quinto lo scopo di chiudere il passo sulla riviera, non vedo la nece!-siLà di conservare ancora le fortificazioni basse della eittà. I forli superiori sostenuti da monte Crelo e mÒnle Fasce sono più che sufficienti ad imp~dire che un nemico potente · in mare . possa servirsi del porto come sua base di operazione:
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e .così i .. due obbiettivi sostanzialL di Genova possono venir raggiunti senza che occorra tener fortificata la città. Comunque siano le opinioni su questo particolare, che però è stato accennato daJ Ricci, a cui mi associo volontieri, credo ormai indubitato ed ammesso da tutti che 1a porzione d'Appennino base della nostra difesa territoriale comincia s0ltanto a StradeJla e si estende fino alla Cattolica, giacchè l'ulteriore giogaia , fino alle Alpi marittime può venir presa di rovescio daHa Francia. La piazza-posizione del Ricci si troverebbe ·pertanto alla sua estremità occidentale e ben presso a questa si troverebbe pure la piazza 'del Veroggio . Bologna invece trovasi quasi precisamente nel suo mezzo, e quindi meglio situata perchè il difensore possa accorrere dovunque se ne presenti il bisogno. ~oche sotto questo aspetto pertanto, che è stato framteso dal Yeroggio, la situazione di BoloO'na come 'd 5 ri otto centrale è preferibile a Piacenza ed a PiacenzaStradella.
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§ ,j 3. Dopo aver dimoscrato i gravi pericoli a cui condurrebbe l'attuazione delle idee propugnate tanto dal cblon~ello Verog?i_o quanto dal colonnello Ricci ed i, vantaggi mcontest.ab1h che ha sempre la posizione centrale di Bologna per .la difesa del nostro territorio, il mio còmpito sarebbe finito, se non mi rimanesse un obbligo morale di ribattere le dieci conclusioni cui è O'i unto il Ricci nel suo ultimo opuscolo. « La piazza di Pia. cenza- Stradella nella cl ifesa nord-est dell'Italia » e fra queste principalmente l'ulcima a cui non so dare alt.ro titolo. eh~ quello di paradossale ed alla quale ho vist0, assoc1ars1 anche il colonnello Veroggio.-
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Tale proposizione, e da cui comincierò subito, in so. stanza è la seguente:« Sebbene geograficamente Bologna abbia dietro di sè la penisola, pure logisticamente pa-1·-· lando si è Stradella-Piacenza e non Bologna che ha la penisola dietro di sè ». La rao·ione principale che condusse il Ricci a sco~ o . h prire e formulare questo singolare asserto s_i è: e e egli intende la mobilizzazione dell'esercito all'aprirsi · di una guerra eseguita mediante trasporti per mare; non solo per -le truppe delle isole, ma ben anco p~r quasi tutte le provincie napoletane . Egli intende perc1ò che la nostra marina militare, meno le corazzate, e la mercantile, debbano tutte occuparsi a trasportare nel termine di 15 giorni circa una forza di quasi 400 mila uomini a Genova ,od a Spezia perchè siano poi incamminati sulla ferrovia a Stradella-Piacenza. In primo luogo io rimango assai in dubbio se la nostra marina militare e tutti i legni mercantili a vapore ed anche a vela, che potranno venir requisiti o noleggiati in éosì piccolo spazio di tempo, potrann~ bastare al trasporto di una quantilà così rilevante d1 truppa, e specialmente a quello di tutto l'inn~m~revole materiale, e dei quadrupedi che quelle provrncie debbono fornire all'esercito combattente. Di più non posso a meno di osservare che la marina militare, se deve attendere ad imbarcare e portare così enormi carichi, non potrà certamente trovarsi in pieno armamen~o e pronta a combattere le battaglie navali nel brevissimo termine fissato alla apertura delle ostilità. Bisognerebbe che la marina tutta intera avesse cominciato il suo armamento ed il richiamo delle sue classi almeno ,15 giorni od un mese prima che cominciasse la mobilizzazi one dell'esercito di terra. E se le ostilità per mare cominciassero prima degli attacchi per terra, come abbiam visto più volte ad accadere fra le grandi potenze
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BOLOGNA O PIACENZA?
nav·a li, ~uale sicurezza ~otrebbero avere i traspQrti per mare d.1 tanta massa d1 truppa e materiale? Ma v'ha di più; v'ha la possibilità di una 1:iurrnsca che duri ?li otto, i quinqici giorni, e renda impossibili affatto 1 trasporti durante il tempo limitatissimo fissato ·alla mobilizzazione I Non ha riflettuto il colonnello Ricci che il mare è la cosa più instabile che esista e che oo·ni calcolo .fondato sulla sua tranquillità non ha alcuna b~se sicura? . Queste poche riflessioni bastano a mio credere per d1m_9s~rare com.e la base dei calcoli di potenzialità ferroviaria concentrata attorno SÙ'adella-Piacenza non ha f~nd~mento sicuro: e che le sue conclusioni in favore eh Piacenza-Stradella non possono venire ragionevolmente ammesse. D'altronde nei suoi confronti egli ha completamente tra~~urat~, c~me dissi più sopra, tutte le strade rot~b1h ordmane: e se queste sono scarsissime attòrno P~acenzll per _rispelto ai trasporti provenienti dalla pe.n_1sola, sono rnve?e _nu~erose assai attorno Bologna, sia per 1~ çlu~ pn?c1pah che vi mettono capo diretta~ente; sia pe~ valichi dell'1betone e Cerreto a ponente ·d1 Bologna, sia per li valichi e strade di Faenza e .For~ì .a leva?le, i quali sbo_ccano a poca distanza dal11,1. po~m~ne d1 Bologna ed entro il raggio delle sue ope_raz10n1. · · . Con_ ~~esti :iuovi elementi, e tenendo conto della mstab1ltta ed rncertezza dei trasporti per."mare , e. spe· 1 ..c1a mente della durata utile conispondente alle varie strade, sarebbe assai facile di rifare i calcoli istituiti dal colon.nello Ricci, e di dimostrare che si può con.centrare m Bologna tutto l'esercito nazionale esistente .nella parte peninsular_e del regno as,5ai più pre.sto di -quello che possa farsi per concentrarlo in Piacenza. E questi nuovi calcoli saranno tanto più utili in q~anto
llOLOGNA O PIACENZA,?
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che serviranno a togliere la enunciata ~ontraddizione fra due sèienze affini, la geografia e .Ja logistica, di cui la seconda ha per necessario fondamento la prima e non può mai trovarsi, quando sia bene applicata, in. contraddizione con questa.
§ ·14 .
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Venendo alle.altre conclusioni del Ricci, per le prime tre credo di aver risposto ampiamente dimostrando la falsità della base su cui il Ricci ha fondato i suoi calcoli di potenzialità ferroviarià relativa, che una sola burrasca di mare può mandare a monte completamente. Ciò pel periodo preparatorio della guerra, e fino a che l'una o l'altra delle due piazze vengano investite, come possono esserlo afl)bedue solo per tre lati, est, nord, ovest, rimanendo sempre libero per ambedue il Jato)ud. In questo. caso rimane sempre a Bologna libera una ferrovia e due· ottime strade_ordinarie: mentre a Pia- . cenza-Stradella rimane una sola strada ordinària ben difficiÌe ·e ristretta: che però potendo essere migliorata e compiuta (giacché non Io è ancora nemmeno) considererò di produttibilità o potenzialità egD;ale a quelle della Futa o della Porretta. . La potenzialità strndale di Bologna sarà pertanto di . 5 e quella di Piacenza-Stradella di 1 . La quarta conclusione del Ricci è formulala come segue : « Piacenza-Stradella a distanza dall'Adige doppia « di quella a cui se ne trova Bologna: a ca vallo del « Po di cui domina le due rive, mentre Bologna non « ha che un'azione limitata sulla riva destra; sul pro« lungamento della linea di ritirata Vicenza-Mantova « e Padova-.tJ!antova, mentre Bologna si trova in di-
1 206 , BOLOGNA. O PlACENZAf rezione ad esse normale, offre un campo molto più « fecondo alle operazioni difensive, dall'Adige indietro, « di quello che lo offra Bologna ». Ho notato in corsivo le parole che dinotano il concetto parziale che il colonnello Ricci si è formato della line~ d~ ritirata dell:e~erciJ~ nazionale, quando respinto · dall Adige debba ripiegarsi sopra Bologna. ~e. invece della dir~zione Padova-Afantova egli avesse considerata quella di Padova-Fenara tutto il suo ragionamento cadeva. A:I~ s~~·eb~: caduto anche un altro apprezzamento assai pw. difettoso che egli formola nella sua seguente quinla conclus.ione: « L'esistenza della piazza Manto va-Borgoforte chiamata, « ad avere un~ par.le imp?rtantissima nelle ,operazioni « o_ra de~te, se e logica~ dt una utilità evidente, quando « s~ abbia per ba~e Prncenza-Stradella,. si· vede diffe-<<
« c~lmente come risponderebbe ai due 1·equJsiti· quando « ~i a~esse pe1·. base Bologna, se non è forse più giusio « il_dire che, zn questo caso, potrebbe eventualmente « essere ·un pericolo Il? »
Se il colonnello Ricci avesse consi.derato la direzione d_i ritirata diretta Paclo-va-Monselice-Doara-llovigoS. l\far1a ~addal~n~-F~rra.ra-Bologna, nella quale ad ognuno dei puntl · mchcat1 corrisponde una sosta ed una. non tr~scur~bil.e_ resistenza dietro il riparo dei colli Eugane1, dell Adige e del Po : se avesse considerato che il presidio di Mantova, all'uopo rinforzato o da nuove rise.rve, o da qualche corpo d'ala dell'armata ~etrocedente, .può esercitare sulle colonne del nemico inseguente una potente azione di fianco che lo cos~ringa ad arrestarsi e riformarsi tratto tratto; e ciò sia sboccando per Legnago ed Este dietro la linea dei .-co!li Euganei sulla sinistra dell'Adige, sia, sboccan-do ,Per No-vara e Badia sulla sinistra del Po, avrf:hbe cer-
BOLOG-NA O P!ACENZA? 207 (amente compreso come tale linea di ritirnta dfrètta sovra Bologna é la migliore di tutte, e sfugge alle osservazioni da lui fatte: e dimostra ad evidenza l'utilità ~ssenziale ed incontestabile della piazza Mantova-:Borgoforle per concorrere ad assicurare la rilirata' e trattenere a. lungo validamente il nemico al passaggio delle linee naturali di difesa. Della azione di Mantova nella controffensiva pa.rlerò confulando la nona conclusione. La sesta conclusione dice: « Le qualità tattiche delle « due piazze, posto come fattore comune il si1,.ssidio " dell'arte, non potrebbero essere meno buone, ove - « il Po e l'Appennino ne formano la base, di colà, ove ·« tiene il luogo del primo una pianura affatto aperta ». Il fattore comm;ie dell'arte, applicato a terreni, dì eguale natura può dare risultati prossimamente paragonabili .ed equi valenti : ma nelle pianure aperte com. pletamente od anche leggermente ondulate, la forza ricavabile dall'arte ha un limite massimo che si riassume in un determinato numero di giorni di resfstenza e nulla più : posto,. ben inteso, che attaccante e difensore abbiano egualmente mezzi proporzionati allo scopo -l'elativo. Perciò, per poter dichiarare di quasi egual forza le <lue pia-zze considerate di Piacenza-Stradella e di Bologna, è necessario tener conto delle conseguenze che deriverebbero all'una ed all'alt'r a, nel caso che venissero sforzate le loro linee di pianura le quali ne tormano certamente la parte più debole. Lo sviluppo di quesle linee non é molto differente, cioè circa 18 chilometri per Piacenza, ci1.1ca 20 per Bologna. Ho ammess·o fino dal principio che la forza delle -linee di montagna di Piacenza-Stradella possa farsi ·-come per Bologna assolutamente inespugnabile e ciò per non dilu.ngarmi in una discussione di poco interesse.
lJOLOGNA O PlACEJ'lZA? .
208 BOLOGNA O PIACENZA'? Ora se il nemico giunge per caso a sforzare, o dopo una lotta accan ita, aiutato dallo sviluppo di potenti mezzi d'assedio, o p~r sorpresa, una parte qualunque delle Ji9ee di pianura di Piacenza-Stradella: egli tro,,asi nell'interno di una piazza, dove non è possibile costruire un ridotto insormontabile e capace di raècoglicre rapidamente i corpi che debbono abbandonare le posizioni esterne lontane lungo la riva del Po : intercetterà anzi il passo a quelli col solo avanzarsi nell'interno della posizione, cd accadrà in questo campo (vastissimo è vero ma pure aperto da tutti i lati) una battaglia campale, ove il numero prevalente avrà ragione facilmente del valore e della abnegazione delle masse relativam ente piccole che gradatamente incontrerà ed incalzerà sul suo cammino. E l'esercito difensore costrello a ritirarsi a furia penrna sola strada di montagna, rimarrà in gran parte prigion iero di guerra e perderà quasi interamente ogni suo materiale, rnrugrado i più eroici sforzi di valo/'e: e ciò an che pcrchè questa unica strada, in luogo di trovarsi in posizione centrale rispetto alla fronte nord della piazza, ed ugualmente ·accessib ile dai due estremi, trovas i corrispondere sventuratamente alle _estremità orientali della piazza (1).
(~) Si può invero costruire con ingenti speso nnche in questa piazza un ridotto piuttosto forte appoggiato alla parte montuosa; le cui lineo partendo da Soriasco sul contraO'orte di Stradella vadano prossimamente per Pianello, J>anaro, Fiorano e Travo a raggiungere presso Ruglio il contrafforte fra Trebbia e Nuro. 1\fa non avrà questo certarr.ento la !orza difensiva del ridotto di collina di Bologna, nè potrà nl pari di questo contenere un esercito molto numeroso, non avendo por approvvigionarsi che una infelice strada di montagna. E per soprappiù le linee di questo ridotto sarebbero distanti più di 20 chilometri dallo posizioni, cho l'esercito difènsore 'deve 11ccessariamcnte occupare lungo il corso del Po.
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C~i
Per Bologna ho già dimostrato, rÌspondend~ al lonnello Verorro-io, come dato il caso che le hnee . 'pianuni. veng:o forzate, l' eser~ilo di~enso~c possa n . tirarsi ordinatamente .entro le lrnee d1 collina, pen.e trandovi per le numerose valli, e quivi si trovi pienamente al sicuro. Forse io mi sono troppo dilungato a confutare questa sesta éonclusione del colonnello Ricci, perchè hq .dovut? considerare una eventualità, as~ai difficile a veri_ficar~1: quando il difensore è·numeroso e risoluto :. e tanto prn difficile, in _quanto credo, e l'ho già dichiarato, che un nemico prudente si limiterebbe i~ t~l caso a bloccare la posizione, come fecero i Prussiam a l\l~tz,. tenendo l'esercito segregato in un angolo del Lerr1tol'lO . Io doveva però far, risaltare il_ vero pu~1to ~el q~ale consiste la differenza assoluta d1 forza d 1fens1 va f1 a l~ due piazze chè il Ricci . considera prossimamente_d1 forza uguale (11). ·. _ . . . .. . . . Alla settima conclusione rn cui 11 R1cc1 d1chiara m-
cli l'iacen:ta-Stradella pert tutto conte~tata la su'(leriorità 1• . ciò che rigua1·da le facilità di ap1'.rovv~giona~1,ie1_i o ~e1~ uornini e cavalli, risponde la rett1fica~10ne g1a fatta a1 suoi computi di potènzialità .ferroviari~: e quest~ rettifica rispqnde pure alla ott~va conclusione ove a~erma che nel periodo di preparazione della co.ntroffens1va, la probabilità di Bologna sare~b~ ridotta ad uno, mentre . quella di Piacenza-Stradella s1 conserverebbe per un · tempo relativamente lungo a sei.· È rnvece un rapporto (~) Taio dilTerenza essenziale consiste in ciò: che ammesso il .caso di un fon.amento delle linee di pianuta, Bologna può pros:guirc ~ resistere indefinitamente nel campo trincerat~ o grande ridotto ds . . mentre quello di Piacenza-Stradella flSUlterebbc pure forzato CO li ina, t 1 . tutto e preso di roves~io,. 0 ~on potrebbe servir~ a con enere a sicuro l'esercito dlfensore. ANNO x,•111, VoL. 11.
.2•10
DOLOG-NA O l?lACENZA?
inverso di 5: ,1, che nisogna sostituire in favore di Bologna ed a scapito di Piacenza-Stradella.
§ 15. Vengo finalmente alla nona conclusione, che il Ricci formola così : « Nel passaggio (folla difen siva alla controflensiva, « la piazza di Piacenza-Stradella a cavallo del Po, si « presta a combinai.ioni, sull'una o sull'allra riva, se« condo le convenienze; combinazioni che sono asso« 1utamcntc esch~se ' dalle condizioni topografiche di « quella di Bologna, donde non si potrebbe sboccare, « se non affrontando subz"to le sorti di' ima battaglia, « e quelle 'Successi ve del passaggio del Po col nemico « ùi faccia ». . Una piazza situata a ca,,allo ad un grnn fiume ofii·e rncontestabilmente il vantaggio di potere operare a scelta sovra l'una o l'altra riva di esso, secondo le convenienze. e questo vantaggio è rilevante. Ma per potere operare con probàbilità di riuscita, bisogna essere superiori di numero, lù dove si vuole portare. l'a,t_tacco, ed avere la probabilità che questo vantagg10 di n~mero possa mantenersi per qualche giorno. Ora se 11 corpo assediante nemico è divenuto inferiore di numero al nostro: egli è e_vidente, che tanto per Piacenza-Stradella, quanto per Boloo·na il micrlior . a· o , o ~artito _è .1 attaccarlo direttamente e sfondarlo: perchè 1~ ogni triste eventualità, si hanno sempre le spalle sicure. ìlfa se nel caso di Piacenza-Stradella il nemico è inferiore di numero soltanto sulla sinist;a del Po e nel complesso è superiore a noi: una operazion; con grandi forze su questa riva può risultare talvolta assai pericolosa, perchè i pronti soccorsi dalla riva
DOLOGNA. O PIACENZA?
21 f .
destra potrebbero invertire la proporzio~e de!~e forz~:.ed alcuni dei nostri corpi troppo avanzati nell rnsegmmento potrebbero trovarsi chiusa la ritirata nella testa di ponte. . . Finché pértanto la preponder~nza. complcs~1va ?elle forze si mantiene alla parte nemica, 11 vanlagg10 dt ~otedo attaccare a nostra scelta, sull'una o sull'alt~a riva del 'Po, obbligherà bensì questo a non sparpagliare l~ sue forze ed a mantenersi concentrato: ma, salv? 11 caso di gra,·i errori per parte sua, che prudenzialmente non debbono supporsi, come non lo de~bon~ per parte nostra, ciò non costituirà ~n van~agg10 d1 grnnde rilevanza in confronto della pos1zfone di_ ~ologna: E tanto meno, perché anche da questa pos1~1one s~ può sboccare sulle ali del nemico per le valli laterah del Panaro o della Secchia a ponente, come per f1_uelle del Sillaro e del Santerno a levante. E queste operazioni combinate con un contemporaneo attacco dell.l. fronte nemica, possono in molti casi 1~iuscir~ ~a?taggiosissime; e non esporranno mai la lin ea d1 ritirala, se si avl'à l'aVYertenza di operare costan~eme~te lungo il piede dcli' Appenni no e di conservarsi sohdam~nte collegati con questo. . : Io confosso di non comprendere bene 11 d1fett_o che il Ricci appone a Bologna, dice~do che _no?- s1 può sboccare se non affrontando subito le sort_id~ una battaglia !. .. Io credo fermamente, che ~a nughore condizione di un attacco, sia quella d1 ~:er~ le spall~ perfcttamenle sicure, e la ritirata fac1Iissrn~a: ~ d1 potere contemporaneam~nte ~olestar:e e mmaccrare . seriamente il nemic~ su1 suoi fìan~l~1. Questa, a mio avviso, è la condIZione c~t ~ologna, ed io francamente la preferisco a quella d1 P1~cenz~, le cui operazioni sulla sinistra del Po, non m_1 offhrcbbe"ro (sebbene più vaste even~ualmente ed mdeter-
ilhl
21 i ·di sboccare per Massa e Le~dit1ti.ru ·sul fl'anco-ed ri°lle
.. BOLOGNA O PlACÉNZA?
m.friate) una. eguale sicurezza in ,caso di non -riuscita. . . Ci~ poi che com1'.irendo assai meno, si è il pericolo · che il colonnello Ricci ravvisa . . nel passao·rrio eo del Pò , · dopo_ aver respinto il n_emico da Bologna.: e che egli definisce: passaggi·o del . Po col nemi'co in faccia. Prima ài tutto è ovvia. l'osservazione che in caso di una._ balt?glia sotto Bologna, il nemico si · batterebbe con u1i gran fiume dietro · alle sue spaue·, e quindi in una C?ndizione gcneh1.le assai inferiore a quella. del-· l'eserèìto nazionale\ che avrebbe invece dietro di sè tutte le sue risorse e la ritir;lta sicura. . Ma quando -~uesto ~emico ·sia respinto da Bologna' ~ costr~lto a· r1p~ssare Il Po per opporsi a che noi pure lo passiamo, chi non vede quanto difficile e disastrosa · riuscirà per lui tale ritirata che deve eseguire per una sola strada, quella di Malalb~rgo a Ferral'a e Franco. li?o, ... o ~uUo àL pii), per due, ci?è anche .p~r.Cen.W, · . F:rnale e F:,cmol-o? Altri ·passi sut Po !Jòn potrélibe· af.-:· certo aì•ere. dìspo~ibili. e sicuri dietro di sè; giacchè · s~ si estendesse di · più verso Man.~o~a potrebbe' sof fru:e ?r,n:i perdite·, opera della sua guarnigiÒne. · . . a vvert1ta m tempo coi telegrafi . ottici. · Chi non vede che in que.sta disastfosa r.itii;atu ·esé-. guita s?tto t incalz~re d'1:1n esercitò avi<lo dì riparare , e vendicare le patite oflese, la condizione del nemico ··· sare;o.~e :deplorabile-, ed occo rrerebbe per parte su<;1. la ~ass_ima' fermezza e: valore . per altenUl,lrne le dolo~ose ·.. c6nseiuenzeT · ·: ·. · -~ ·' E. quando .9uesto nemi,!o sarà ·r iu·sci-to a ripa·ss~re, decimato e d_1sordinalo, quel gran corso d'acqua, egli potrà forse ancora riordinarsi alla rneo-Ji o e contrastai·ci il ,passo per qualche giorno : ma pro~tì e rilevanti so·ceorsi inviati alla guarnigione di Mantova e da ·questa. a Legnago,_ porranno ben presto queste'' giiarnjgioni in grado dt attaccare Ostiglia e Badia e superarle, e· ·
p~r
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I
Bo10GNA o. PJÀ.cE~Nz{? ·,·:~
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·spalle dell'esercito nemico,. ..obblighil.dolo a ripiega1;si-
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in fretta e furia oltre l'Adige, · ed a lasciar hbero il passo del Po al nostro esercito vincitore, . . Io mi fermo a questo _periodo della nostra controf.:. fensiva, onde non abusare della psi~ienza del lettore, descrivendo le· ulteriori· operaz.ioni che dovrebbe naturalmente eseguire il nostro esercito, quando rinforzato .,di numero e di mezzi d'ogni maniera, fo~se riuscito a. -respingere i'esercito nemico oltre il Po ,ed oltre l'Adige. M.a .da quantò ho detto mi sembra che risulti evidente la facilità dì quella op,erazione, del passaggio ·del Po coi'nemico in faccia, po ichè la opposizione del nemico non potrebbe esser.e che tempora1~ea: e ci_ò ,grazie all'".azione potentissima, che la ·piazza di l\iantova ,è destinata ad esercitare nella controffensiva del hostro ~sercito. . . .. Di questa. azione mi era riser.vato di_.parlare confo-tando nel §' 1 i la -qu-i nta conclùsion_e del colonnello Ricci ; ed a quanto ho accennatò. ora, ben poco credo .necessario di aggiungere e cio( .che la piazz_a di Man. tova-Borgofor te si tuata a cavallo del Po e del. Mincio, · = darà costantemente gravi preoccupazioni ai comandanti dell'eserc_ito 1iemico, e li c·ostringerà.,a tenere occupati fortemente gli· sbocchi di Ostiglia e Badin sulla sinist-ra ,del Po, coine le posizioni .di Revere,, Concordia, Carpi . -e l\Ioclena sulla destra, onde premunirsi dalle sortite, ed assicurare le, s'ue comunicazioni. Parmi perciò evideute che l'importanza dell'ufficio difensivo della pi.azza Mantova-Borgoforte sia egualmente impllrlante, rispetto alla posizione Il1ilitare di Bologna, com~ lo è i.p.dubbiamente per quella di Pia-. ,cenz,a-Strade11ri.
BOLOGNA O PIACENZA?
§ 16. Prima di deporre la penna, credo utile di ribattere ancora un altro grave appunto, che da molti dei nostri s?~ittori ~i cose militari, ho visto fare contro la pos~z~ one dt Bolog~a.' Sì dice in genere, che è una po-· s1zro?e _troppo . ritirata, e clte lascia esposte troppe provmc1e alle mtraprese del nemico. In ciò si viene a confondere i caratteri che debbono avere . i grandi perni eventuali di operazione coll'ufficio cui de~e soddisfare una base principale della difesa, cd un r idotto centrale di rifugio per l'esercito nazionale soverchialo e respinto da forze superiori. Alla difesa delle frontiere e delle provincie finittime · d_ebb~no provvedere i perni eventuali di 'operazione, situati quanto più è possibile a cavallo alle nostre linee fluviali di difosa, ed in quelle posizioni che rneg·lio si prestino ad uua azione concentrata, che mantenga loro costantemente coperta la lin ea di ritirata. Ma la base della difesa territoriale nella valle del Po· ed il ridotto centrale di difesn. , non può avere una posizione avanzata, perchè questa può d'ordinario ess~re giral~: ~d anzi deve essere collocata quanto più s1 possa rndietro, e coperta da ostacoli naturali, ed in situazione tale da non potere essere accerchiata . ' né girata, salvo a rilevanti distanze, le quali esigono sempre uno sviluppo di forze, che d'ordinario rendono l'operazione impossibile. Bologn a coperta a distanza dal corso del Po rafforzato dalla pos izione di Piacenza-Stradella quale noi l'intendiamo, da l\Iantova- Borgoforte, e dalla testa · di ponte di Santa nfaria Maddalena di fronte a Ferrara: Bologna addossala all'Appennino, e collegata a questo
'.z 15 cosl solidamente, da non poterne mai venire separat~, e da formarne uno sbocco ampio e sicuro, è la posizione che meO'lio si presta per l'ufficio di ridotto centrale della difesa, e di base e perno principale della · difesa alliva nella valle del Po. La sua posizione ritirata che le viene attribuita a difetto, è ipvece per rne un pregio ed una conseg_uem:a necessaria dell'ufficio di ridotto a cui deve soddisfare, cd a cui soddisferebbe se fosse più avanzata. BOLOGNA O PIACENZA~
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Nel dar termine a queste considerazioni sono ben lie~o di poter annoverare anche il tenente g~ner~le ~el ?~m~ commendatoré Filippo Cerroti fra quegli scnltor1 m1l_1Lan che stabiliscono a Bologna il ridotto centrale della difesa nellà valle del Po. Nella prefazione ad un suo recentissimo ed assai pregevole lavoro sulla progettata ferrovia da Terni ~d _A v~z~ zano e Roccasecca, egli infatti dimostra con cop10sissirn1 fatti stori ci ed assennate induzioni come: la nostra grande base di difesa nella valle de l Po dev'essere la riva de~tra di questo fiume da Stradella al mare, e_d, il :idotto ultimo e centrale deve necessariamente stab1hrs1 a. Bologna.
ÀNTONlO ÀRAL~l
Colonnello del genio.
217 soluzione del medesimo problema, e ·diedero origine a diversi ti pi di mitragliere, le qu nli però, se si eccettui la Feldl dP.i Dava res i ed il cannone a r·oiazione HotchkissBroadwell, possono considerarsi tulle quali modifica_zioni ed anche perfezionamenti di due sistemi principali, quello Gallling e quello Monligny. Carattere saliente delle mitragliere Gattling è quello di poter fornire una serie mai interrotta di spari ·successivi l'uno àll'allro, mentre quelle del secondo sistema devono essere caricate ad ogni salva e perciò non danno continuità di fuoco che per la durata della salva medesima . Le mitragliere Gattling constano di un fascio di canne di calibro eguale o superiore a quello del fucile di fanteria, disposte a corona attorno ad 11n albero di ferro col quale sono .collegate per mczzò di due dischi di bronzo. Le canne, a seconda dei varii tipi di questo sistema, sono in numero di 4, 6 ed anche 10. Per sostenere e l'albero e le canne hnvvi un telaio di ferro formato da due ·correnti laterali, da ùn frontale ante~ riore e da un tubo po~teriore unilo ai correnti laterali e munito di un trn mezzo (·I). :Nel frontale e nel tra.mezzo del tubo stanno imperniale le estremità dell'a.1bero , il quale essendo fornito posteriormente di un rocchetto di forma tronco-conica, può ricevere in un colle canne un movimento continuo .di r otazione col mezzo di una vite perpetua fornita di manubrio ch e ingrana il rocchetto. Subilo d·ietro alla culatta delle canne trovasi un cili ndro di ghisa, fisso anche esso all'albero e munito di scanalature longitudinali, ciascuna delle quali è capace di una cartuccia. DELLE l'IUTRAGLIERE E DEL LORO Dfl'IEGO IN CAMPAGNA
DELLE MITRAGLIERE a
DEL LORO IMPIEGO IN CAMPAGNA
Nel 1862, un anno dopo il principio della gigantesca lotta per la. Secessione, gli Stati dell'America der nord, riconosciula l'imperfezione dei loro armamenti e la necessità di rimediar,·i per poter aspirare ad un felice su.ccesso, dopo aver ricorso a tutti i magazzini militari d'Europa, si rivolgono all'industria del proprio paese, la quale riesce a fornire in poco tempo armi abbastanza appropria.te ali 'uso di guerra. Fra i fucili ed i cannoni di ogni tipo che da ogni parte vengono offerti al governo, si trovano richiamati a vita gli antichi organi di distruzione già conosciuti prima del quindicesimo sec0lo, riprodotti a dir il vero sotto una forma tanto più perfetta e più adatta a lla guerra da potersi ritenere che i nuovi costruttori non avessero di quelli conoscenza alcuna. Il signor Galtling presenta per il primo una di tali armi che vien tosto esperimentata ed accettala, ed in tal modo prendono posto per la prima vol ta fra. le armi da guerra le mitragliere, destinate a fornir con pochi uomini il maggior numero di fuochi possibile. Contemporaneamente ed in seguito · a l s ignor Gattling di versi costrutlori si applicar ono alla
r
l
(4} Essendosi creduto conveniente p_er la mi~li?r i_ntc!lige~za _del~e cose che seguono, di dare un'idea dei duo prrnc1palt s1stom1 .cf1 m1tragliore, bo preferito prendere a baso i tipi più perfezionat i.
'~18 DELLE MITIJ.AGLIERE Queste scanalature in numero .eguale a quello delle canne, sono disposte sul prolungamento dell'anima di queste e servono a ricevere le cartucce, le quali si dispongono in un tamburo verticale e girevole attorno al proprio asse, direttamente sovrapposto al cilindro ·scanalato. Il fondo del tamburo ha una feri toia attraverso della quale le' cartucce passano in una tramoggia che le porta successivamente nelle scanalature del cilindro. Dietro questo sta ·un doppio cilindro collegato anche ess o all'albero, il quale contiene e diri'ge i congegni di scatto e di chiusura delle canne. In appositi canali del cilindro maggiore passano tanti otturatori quante sono le canne, ogni otturatore contiene in sé l'estr'àttore, il percuotitoio e la molla spirale necessaria a farlo scattare, ed è fornito alla sua estremità posterioredi un ·nasello, il quale, durante la rotazione dell'albero e del doppio cili.nclro, è obbligato a _percorrere due scanalature elicoidali inverse che sono praticate in un tubo di bronzo fisso nel cilindro di culatta. Mentre il nasello di un otturatore percorre la prima, esso vien spinto verso la canna, ed una traversa del percuotitoio, incontrando un apposito ritegno, fa mettere in tensione la spirale; l'otturatore stesso poi ne viene allontana_to quando il suo nasello ne percorre la s·econda. Jl meccanismo è combinato in modo che appena una cartuccia si trova nella scanalatura del cilindro che si trova sotto al tamburo, l'otturatoi'e della canna corrispondente si avanza e la spinge nella canna ., l\fentre avviene questo movimento, l'estrattore scorre· sull'orlo di presa della cartuccia e .si dispone in un taglio praticato a tal uopò nella culatta delle canne, si mette in tensione la molla spirale del percliotitoio;. la quale poi col proseguirsi del movimento di rotazione dell'intero sistema vien lasciata instantaneamente in lib.ertà, producendone l'urto contro la parte posteTiore
E DE L LORO DlPIEG O IN CAMPAGNA
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della' cartuccia, che deve essere ad innesco centrale .. Continuandosi ancora la rotazione, il nasello dell' otturatore passa nella seconda scan alatura ,elicoidale, e vien allonlanato dalla canna, dalla quale l'estrattore ritira il bossolo della cartuccia consumata. Durante tal tempo l'intero sistema c_o mpie una rotazione, la prima scanalatura si ripresenta sotto la tramoggia disposta a ricevere una nuova cartuccia, e tutl.e le canne vengono caricate, sparate e liberate dal bossolo, cosicchè ove non si interrompa fa rotazione si ottiene un fuoco non interrotto. La mitragliera poi é incavalcata sopra un affusto per modo che possa ricevere le elevazioni volute dal tiro in relazione delle distanze, e le si a possibile descrivere in direzione orizzontale un settore più o meno ampio per spargere lateralmente i suoi proielli. Essa non dà luogo a r inculo sensibile, e perciò permette di utilizzare un sofo puntamento per una lunga serie di colpi. Questo sistema venne preferito dall'Inghilterrae dalla Russia ové fu adottata con alcuni perfezionamenti dovuti al generale Gorloff. La mitragliera Montigny si con-wone di un fascio di canne rinchiuse in un tubo cli ferro fucinato , o di bronzo, il quale alla sua estrem ità posteriore si prohmga oltre la culatta delle canne, secondo due faccie piane formanti una 'specie di scatola aperta al di sopra ed al disotto. Ques te faccie sostengono una cassa di bronzo, che racchiude il meccanismo di Cé!,ricamenLO, di chiusura e di scatto, e che mediante una bva a gomito può farsi scorrere lungo le medesime. Immediatamente dietro alle culatte delle canne si dispone una lastra d'acciaio munita di tanti fori quante sono le cann.e, in ciascuno dei qliali si introduce la parte posteriore di una cartuccia. Questa piastra eletta palmella è munita di maniglia e può esser facilmente collocata in modo da portare le cartuccie in direzione delle singole
220 .. ' DELLE MITRAGLIERE . canne. Dietro:·.aJJa··,patm:eua havvi ùn' altra piastri~u. nita anche.e~sa ·ai un. numero di fori eguali ·a quello delle canne, coHocàti sul probngamenl.o degli assi delle canne stesse, h.ei '.·qualì pren~ono p_o sto '. i percuotitoi, formati da uria parte ingrossata che- loro serve di gu ida, · e da .una .punta: Dietro queste piastre .1ei percuotitoi . havvi una piastra di scatto, la quale, col mezzo di una leva di scatto' collocata lateralnienle, può farsi scorrere , dall' alto al fosso. Finalmente un tubo di bronzo, al fondo del quale trovasi articolala la.. leva a gomito destinata a far sco·r rere la cass!J. lungo le facce piane in cui termirìa . l'all.r-o tubo che racchiude Je canne - ' contiene in canali cilin_d rici, pos_ti sul prolungamento dei fori dei percuotitoi, tanti rrieécanismi cli scatto quante sono le ca,nnc. Ognuno di tali · me_ccanis;ni si compone di una spina cilindrica avvolta da una, spirale la quale· s'appoggia da un la!o su di un collz.re -della spina, · dal!' alt.ro sul fondo del tubo. Per servirsi del!' arma baste1;à adattare una . palmelia fornita di carLu-°ccie -alla cassa. di culatta, indi agire alla leva a gomito. , L'azione di questa spingerà la cassa contro la culatta delle canne ed il tubo delle spin è contro la I lastra di scatto la quale trattenendo -le spine comprimerà .Je spirali che le. avvolgono. . Operando allora alla ·leva di scatto nel senso di abbassare la lastra dalla quale son trattenute le spin~; quest~ a misura che saran lasciale libere andranno ad urtare i percuotitoi corrispondenli, dai quali sarà prodoua l'accensione delle cartucce. Volendo prose: guire il tiro basterà agire nuovamente alla leva a gomito per allontanar la c;assa dalla culatta delle canne, togli~r la palmella assieme ai bossoli vuoti che saran rimasti nei suoi fori, rimetter una palmella già preparala e ripetere le operazioni già indicate. 11 peso della. leva _ di sca lto basta a ricondurre la lastra in· posizione
22! normale. Onde ottenere che l'urto: delle·· spine coritr.o i per:cuo.tiloi avvenga successiva~ante; l'orlo superiore · della · lastra di -scatto è frastagliato in· modo che coll'a- . z-ione o-raduale della leva si ollenga lo sparo di una sola c~nna per volt.a. Anche questa mitragliera è in-: · cavalcata . sopra un affusto che permette di darle le 'elevazioni richieste per il tiro, ed è provvista di un . meccanis;mo in · virtù del quale l' az1one della leva di scatlo òltre al produrre l'abbassamento della lastra; dà luogo ancora ad una dispersione la~erale e gi:aduabile dei proietti. . . . Le mitragliere descrilte furono adottate m Austrrn · con 37 canne, ed allo stesso -sistema possono a~1che riferirsi quelle a ~8 canne che 1a Francia_avevà a?o'ttate prima della Cilmpagna del 1810 {11). · ·· · _·Noh .e n;:iio propo$ito stabilire un co·nfronLo fra i due sistemi di cui ho fatto CeQ11,0; rtori sarà petò-~inutile l'osservare come ·màlgra'do ·1a continuità di ftr~cl:ii .c_h è fornisce,' non si debba accordare in modo ·assoluto la . preferen-za al primo: Molte circos"t~n.ze stanno_·p~re à . favore del secondo. ' ·ove :si tenga m pronto -g.n certo · .. Iìu~erò' di palmello car:iche, le interruzioni ~i fuoc_o ~u~ .reranno un tempo piccolissimo e trascui'abile; se pois~ consideri che nel sistema Gall! ingil rompersi di una molla spirale o di un perchotitoio' · l' inceppamento di u.na cartuccià, il guasto di un estrattore possono . e.sse~ frequenti cause di ritardi, si vedrà che la _sola esperienza potrà indicare a quale dei due tipi si _debb~ da_re la _ fuoco. -~cl .ap· preferenza per riguardo alla ce.Ieri.l~ punto dà diversi esperimenti· esegm-us1 m Prussia allo E DEL LORO ÌMPIEGO .ÌN "cAMPAG-NA
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(~) Una descrizione coml)leta e chia~is:sima _di questi va:ii t ipi, di mitra.,.liere trovasi nel libro stato teste pubblicato dal capitano dartiglie;ia GIUSEPPE ELLBNA col tit_ol_o di ~orso _di ma.teriale _d'arti- · 9lieria. Dal medesimo furono tolti I brevi cenni sopra esposti.
22 2 DELLE ?tIITl\AG-LIERE sGop.p di paragonare s otto a tal purito di vista varii sistemi <li mitragliere, risultò come: La mitragliera inglese· (sistema Gattling) possa darè in un minuto un numero massimo di mo, medio· di 80 colpi; . La mitragliera francese (analoga alla Montigny con 25 canne) un numero massimo di '150, medio di 75 a · 100 colpi. . · La mitragliera au~triaca {Montigny-~igl a. 37 canne} un numero massimo di 370, medio di 259 a 296 colpi. La mitragliera russa (GalLling modificata dal generale Gorlofr) un numero massimo di 400, medio di 300 colpi; La miLragliera austl'iaca !Uontigny-Sigl esperimentata presso di noi al poligono di S. Maurizio diede in media alle diverse disLanze 500 colpi per minuto, essendone però il servizio stato fatto da un capo officina e. da un operaio dello stabilimento Sigl mandati espressamente da Vienna. . La mitragliera Gattling di piccolo calibro esperimentata pure da noi in condizioni analoghe aJla MontignySigl non clied~ che la media di 3 112 colpi al minuto, mentre con quella cl( calibr·o medio se ne ot~ennero appena· 7L Mentre da queste-esperienze risulta che il vantàggio non è sempre;per la Gattling, risulta pure come nessuna arma moderna per riguardo alla celerità di tiro possa sostenere il confronto di questa. Se non che la celerità del fuoco edsendo preziosissima, ma non la sola qualità da ricercarsi in un'arma . da guerra, sarà utÌle mettei· in chiaro quanto da questa ~i possa aspettare relativamente ad ampiezza di gettata, probabilità di colpire, azione dei proietti, osservazione e correzione dei tiri, mobilità e resistenza, onde esser poi in grndo di apprezzarne con criterio gli effetti s.ui. campi di battaglia.
223 Neìl'ottobre del 1868 si radunò a Versailfes una batteria di sei mitragliere alÌa quale venne assegnato un bP.rsaglio di 180m di lunghezza per 1,80 di altezza. La distanza non cono.sciuta fu giudicata ·tra 11?00 e 11900m e si cominciò a tirare coll'alzo corrispondente a '1300 metri, eseguendo ,1 O salve, per ciascuna delle quali si aumentava l'alzo della quantità voluta per un aumento di 50 metri di distanza, al fine di poter battere success.ivamente tutto il terreno compreso fra i limiti di distanze giudicati. Si spararono 1500 cartuccie delle quali 2:23, cioè il 15 °lo, colpirono il bersaglio. La distanza reale era di metri 4500, e la durata del fuoco essendo stata di 3 Ìninuti 1[4, si sarebbero ottenuti 69 colpi utili al minuto. Lo stesso bersaglio collocato-ad una distanza, che fu giudicala tr~ 1500 e 2200 metri, ricevette in modo ?-nalogo ,115 proietti, 1'8 °fo. La distanza r~ale era 1700 . metri, ed il tiro durò minuti 3 1/4. In un altro esperimento fattosi il 24 aprile 1869, si collocarono su una prima linea 69 bersagli quadrati di 0,50 di lato a distanza di 2 metri l'uno dall'altro, rappresentanti una linea di cacciatori a terra ; a 100 metri più indiefro forono posti 20 bersagli analoghi ,rappresentanti i sostegni, ed ancora 100 metri più indietro un bersaglio di un metro d'altezza. per ·I 60 di lunghezza, che doveva rappresentare un battaglione di riserva collocato in ginocchio dietro un avvallamento . di terreno per modo che n_on potesse esser veduto dalla balleria. Venne giudicato che la distanza, alla quale si -trovavano i diversi bersagli, fosse compresa tra 800 e 14:00. metri, e cominciando a tirare coll'alzo di 800 metri si fecero 5 salve ad elevazione crescente. Il tiro durò mi, nuti 4 1/2. e si ebbero 4 bersagli nella linea dei cac·Ciatori, 1 in quello dei sostegni, 57 nel battaglione di riserva. Un'ultima esperienza si fece nel maggio 1869 contro E DEL LORO IMPIEGO IN CAMPAGNA 1
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.224 DELLE MITRAGLIERE sei cannoni disposti io batteria a distanze regolamen' tari; bersagli di 1,80 d'altezza per I di larghezza, rappresenta vano i serventi a ·.d estra e sinistra delle boc'che a fuoco, allri bersagli di 2,25 d'altezza per 2 di larghezza rappresentavano le pariglie degli avantreni coi lero conducenti; bersagli analoghi servivano ad indi. care le pariglie ed i conducenti dei carri da munizione. 11 fuoco della batteria di mitragliere a distanza di 1500 metri diede, in 2 miuuti, 4'6 bersagli nella linea dei s~rventi, 34 in quella degli avantreni, 3!:\ in quella dei · carri da munizione. Due soli bersagli rimasero intatti, ciò che proverebbe come la dispersione laterale dei proielli sia più che sufficiente. Contro gli stessi bersagli a 2300 metri si ebbero in 2 minuti 4O proietti sui serventi, 15 sugli avantreni, ,J 6 sui carl'i da munizione. ·1e ~avole di tiro per la niitragliérh frances~ · si estendono fino a '.2800, m~tri alla qual distanza l'angolo d'elevazione è di H°, quello di caduta 4-2°, ed il p!!oietto oltrepassa _ancora una tavola d'abete dello spessore di 9 centimetri. La distanza di 1600 metri però vuolsi considerare come limile del tiro utile, l'iducendosi per la medesima al s olo ,19 °/o la probabilità di colpire un bersaglio di ~ ,80 d'altezza e di lunghezza indeterminata. Ilo riferite le esperienze state fatte colla mitragliera francese, perchè fra quante si conoscono sono quelle che vennero eseguite in circostanze più prossimamente vicine a quelle che si possono presentare in ~ampagna, e compren,iono tutti i dati necessari a conoscersi, e se i rìsullati che con quelle si ottennero non possono rigorosamente applica-rsi agli altri tipi di mitragliere, ·specialmente per quanto .riguarda l'estensione delle gittate, poichè in questi, sia per non complicare il munizionamento, sia per poter trasportare un maggior numero di costuccie, si prescelse pP.r le cannP. il ca-
~2o libro stesso dei fucili di fanteria, mentre nella francese esso fu mantenuto sensibilmente superiore, non sarà men vero che, Lenu(o c~nto della maggiore celerità di tiro, che la massima parle di quelle presentano, i loro effetti nel limite della portala di cui sono capaci, dovrauno ritenersi, se non superiori, almeno eguali agli accennati per la mitragliera francese. Confermano la cosa i risultali di tiro che si ottennero, sia nelle esperienze che colla milt.aglici'a Gattling del calibro di mili: '10, 7 si fecero presso di noi nel febb raio del 1871, sia in quelJc che pure da noi si fecero nell'agosto dello slesso anno col'la ~fontigny-Sigl, sia finalmente quelle più numerose che si compirono in Inghilterra e che portatouo all'adozione della Gattling di piccolo calibro, Tulti questi risullati si trovano raccolti nella 2. parte del Gi"ornale d'1-frtiglien·a per l'anno 1872, e mi limiterò ad aggiungere clte la mitragliera austriaca a 91 O metri presenta ancora il 25 °lo di probabilità di colpil'C' un beC'saglio lungo rrletri 56,88, largo 2,84, e la russa a 11200 metri porla ancora il 53 °/0 dei proietti sopra un bersaglio di 17,78 di larghezza per 2,74 di allezza. Nei limiti dunque delle armi portatili, ò d'uopo riconoscere in queste armi, oltre alla grantli:::;sima celerità di fuoco, una probabilità di colpil'e, superiore a quella del fucile cli fanteria per le distanze più ordinarie di combattimento, e se si aggiungerà che il loro servizio s traordinariaO'iente semplice è assicurato da lre o quattro uomini, che la mancanza di rinculo permette di utilizzare un solo puntamento per quanti colpi si vogliono, che della stessa mancanza potrebbe forse anche trarsi partito per spararle, lenendole riunite al loro avantreno, e riducendo per tal modo ad un mini:no il tempo necessario per passare dal movimento al fuoco, che il loro. peso è inferiore a quello ordiE DEL LORO IMPIEGO 1N CAMPAGNA
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ANNO xv111, VoL. 11.
. 2.20 DEJ,LE MITftAGWEllK nario delle bocche a fuoco da campagna, che la resisleuza del m<:1ccanismo, ·µer quanto almeno riguarda il tipo Monligny, venne cons~atata in modo non duqoio nell'ultima guerra franco-germanica, . si vedrà di qua,l potente aiuto possano tornare in determinati casi agli eserciti combattenti. Pat'c1goniamo infatti il fuoco che esse forn iscono con ·quello· che si può· avere dalla fanteri~, pre;ndendo P.er base la mitragliera austriaca, che può considerursi come un perfeziono.monto di quella francese, e sembra si dimostri più di ognl altra adàttà. ao-li usi cli o-uerra, giacché, corne abbiamo accennato, d~Ile esperi~n~e pt'Ll:ssiane .risulto. come la sua celerità · media di lil'o una volta punlàta, oscilla fra 259 e296 colpi al minuto, e ~ p_erc:iò c:itenersi di 270 . li n~~e1:~ dei tiri chr. in un mu;rnto s1 possono .otten ere dai fuc1h a retrocarica, senza trascurarne il puntamento, varia secondo i diversi sistemi di chiusura e prendendo la media di quanto si conosce riguardo al Wiinzl ausfria:co · ' (7 colpi al minuto), al Werder bavarese (15), all'Albini · del Belgio (8), al Remingto~1 di D~nimarca (9), allo Enfield-Sinder inglese (8), al Dreyse prussiano (6), al Karl dei Russi (9) ed al nostro trasformato (8), dovrà esser fissato a 9 .colpi per minuto . Ne segue · da ciò · che og·n i mitragliera può rendere un servizio eguale a quello che si avrebbe da 30 uomini di fanteria .e che per conseguenza il fuoco cli una batteTia di sei mitrao-Jiere verrebbe a corrispondere a quello di una o . compagnia di fanteria di 180 uomini per quanto riguarda il numero dei proieùì sparati, mentre -~ ri_sµItati dei tiri dovranno ritenersene alquanto supenon. Che se è vero che gli uomini in graz_ia della loro mobiliLà individuale possono più facilmente coprirsi, e collocarsi dietro ripari, e coricandosi od aumentando i loro intervalli, render minore.la probabilità -di esser colpiti, non è men vero Ghe le ·mitragliere, occupando uno
E DEL LOllO IMPIEGO IN CAMPAGNA 221 spazio piccolissimo, pÒfranno il più ~elle voltè esser collocale su quei punti della linea di battaglia che loro permeltano di far fuoco al coperto dei colpì nemici, e manterranno sempre nella ·celerili'1. del · loro tiro una costanza che non si saprebbe pretendere dagli uomini. Paragonandole ad tinà batteria rli e.annoni, noi abbiamo visto come dalle esperienze fattesi in Francia, risulti che uua batteria di sei mitragliere avrebbe me~si 223 colpi in un bersaglio situato a distanza cli 4i>OO metri; in minuti 31 /4, ed un'altra volta nello stesso tempo Ho colpi su un bersaglio collocato a· 000 metl'i . .In . un tempo eguale una batteria di cannoni appena appena polrebbe esser giunta a rettificare i propri tiri, ritraendo dai medesimi poco o nessun 1:isultato. È ben· vero che continuando il fuof!o, mentre da una batteria di mitragliere non s i può sperare cli ottenere risultati superiori agli indi cati , essendone ne1 casi _orclinarii diUicilissimo e pressochè impossibile l'osservazione dei tiri, la batteria. di cannoni invece, dopo rettificato il tiro, aumenterà considerevolmente la sua probabilÌtà di colpire, ma è appunto la proprietà che hanno le rnitragliel'e di· potet· produrre in pochi rninuti grandi effetli, quella che -più specialmente dere esser presa in considemzione in quest'arma. St? non che, .anche tenendo conto 'dei colpi che succederanno a quelli necessari alla correzione del tiro, non sarà difficile il vedere c.orne il · vantaggio rimarrà se)Upre flll~ rniira. gliere. Ésaminando infatti ciò che potrà succedere,· per esempio nei 6 minuti successivi alla rettifica_zione dei tiri, si vedrà che per la mi trngliern, i;iferendoci ancora alla esperienza citala, si dovranno calcolare 6 X 69 = 41l colpi utili. La batteria di cannçni . inv.ec~ tirando eon fuoco. ben n~vefocità ordinaria, corrispondente ad trito e compatibile con un rello impiego delle muni-
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.228 DELLE MITRAGLIERE zioni, potrà in tal tempo sparare 24 colpi (1 ). Ammett~ndo pur~ che la metà (ciò che non è) d i questi rag0 gmngano . . 11 bersaglio, sarà ao·evole farsi un'idea deèrli o effetti c~ie arrecheranno. Ogni granata che scoppia si s.ep_ar~ 1~ .20 o .22 scheggie, che si sparpagliano in direz1~m diverse, tanto che si può ritenere, e l'esperienza lo d_1most.ra, che app~na 1/3 di esse colpisce il bersaglio al qual~ era d1retta la granata. Avremo dunque 12 X 7 = 84 scheggie, al qual numero, se per tenere conto di tutto, aggiungeremo quell.o che potrà essere· f~rnito_ dai sei fra i. dodici colpi perduti; che saran rimasti cort~, avremo un totale di 84 i-2 1.26 scheggi e nel .bersagho, nel quale la batteria di mitragliere nel tempo sLesso metterebbe 414 proietti. . La proporzione diventerà alquanto più favorevole per 11 cannone, ove se ne consideri il tiro degli shrapnels, che ben presto verranno anche introdotti nella nostra ar-
' E DEL LO!lO UIPIEGO IN CA:I\Il'AGNA
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(4) Le prescrizioni regolamentari per l'esecuzione dei tiri di bat. taglia a distanze superiori ai ~000 metri accordano 8 minuti per sparare .1 6 colpi a granata di lnncio, con quattro bocche a fuoco cioè
2 minuti per ciaschedun colpo, intendendosi in questo compr;so ù · tempo necessario per rettifica1:e il t iro. Secondo tali norme il numero dei tiri che una batteria di sei pezzi potrebbe forn ire in sei minuti d~po rettificato il tiro, si troverebbe alquanto superiore a quello in: d1cato. In campagna però, a cagione della preoccupazione del combattimento, della natura del terreno su cui poggiano le bocche a fuoco, della necessità di tener dietro ai movimenti dei bersagli ed a"'li elfotti dei tiri ecc., è impossibile il poter far ca.fcolo sopra una t:le celerità, che d'altra parte non condurrebbe ad altro che a far consumare ~n ~oche ore~ con poco effetto l'intero munizionamento dei pezzi. Denche s,a meccarncamente possibile lo sparue due colpi per minuto e per pezzo, tuttavia si suole ritenere come ben nudrito il fuoco, quand;. le bocche a fuoco riéscano ad eseguire cinque colpi in otto minuti. La pro~abilità poi che a •1500"' il cannone da cent. 9 DR ha di poter colplre un bersaglio di dimensioni analoghe a quello contro cui si spararono le mitraglière sarebbe solo del 26 anzichè del 50 per o1o.
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229 tiglieria. Ricavasi da dati che si riferiscono allo shrapnels da cent. 9 prussiano, come esso alla distanza indicata sia capace di mettere 36 de.i '180 proietti che racchiude, , in tre bersagli collocati l'uno dietro l'altro a distanza di metri 7, 50, cioè 12 proiel ti per ogni bersagli o. Ancorchè dunque si voglia ritenere per il tiro degli shrapnels la stessa celerità di tiro indicata per le granate, avremo sempre soli 288 'colpi utili a fronte dei 414 delle mitragliere: Consid,è rando per ultimo il tiro a metr.aglia del cannone nei ristretti limiti di distanza in cui esso è a[.tuabile, esperienze eseguitesi in Francia col cannone <la 4 (calibro mill. 86,5), fanno vedere che in media il numero delle pallottole di mitragliera,. che in un minuto colpiscono il bersaglio, è triplo del numero di pallelte che nello stesso t~mpo si avrebbe dalla. me.traglia del cannone, nel bersaglio stes.so (1 ). Queste considerazioni generali, vengono in buona parte confermate dalle esperienze 1;omparative che si fecero in Inghilterra, fr;a la rnitragli~ra Gattling, del ca..: libro cli mill. 40,7, il cannone Arrnstrong, da 12 libbre a retrocarica, ed un cannone da 9 libbre a caricamento per la bocca, le quali dimostrano la superiorità che la mitragliera conserva, anche nel tiro a distanze conosciute, sia di fronte alla mitraglia, sia rispetto alla granata a segmenti ed agli shrapnels, per distanze inferiori a 900 metri (2). Quest'arma adunque, { cui effetti di tiro sono cosi potenti, potrà essa soslituirsi ai battaglioni, o far perdere al cannone quell'importanza 'cl1e va ognor più _acquistando? - La questione posta in termini così
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. (~) Giornale d'artiglieria, rn7~, parte 2". (2) Giornale d'artiglieria, 4872, parte 2•.
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assoluti, non ·può a meno cl~e esser risolta in senso negativo,l anto per un verso .quanto per l'altro . . E per ciò che riguarda la fanteria, se più sopra ho cercato di dimòstrare che il fuoco di una batteria di mitragliere deve ritenersi superiore a quello di un a com ·pagnia di mo uomini, é qui il luogo di -accennare come i risultati di -tiro che ho riportati, si riferiscono alle . ordina.c:ie esperienze fa tte nei poligoni. Non si potrehbe sostenere· che le cose si passano in modo eguale nella realtà del combattimento, poichè è ovvio J'osservuro che il soldato punta e dirige ad ogni volta il suo fucile, e può con tulla facilità tener dietro al . bersaglio allorché cambia di posir.ione, ciò che per la mitragliera porla sempre dell'incertezza e va tuÙo a scapito della sua celerità di tiro. Ancorché però non si creda di dover tener calcolo di questa circostanza · difficilmente apprezzabile, sarà facile il vedere come a formare la batteria occorra un personu le non molto infcrioie . a quello della compagn ia, e per di più un determinato numero di carri e cavalli. Ritenendo pure che ad una batteria di sei mitragliere possano bastare sei carri di munizioni, non potrà essa certo fare a meno dì una fucina e clu-e carri a bagaglio, e la sua for- · mazione pitì sempli ce richiederà 15 vetture, al traino delle quali, ammettendo che occorrano 4 cavalli per ciascuna , e tenendo conto dei cavalli da sella e di ri serva, sa.r an _n ecessari non meno di 80 e.avalli. In quanto aJ personale inferiore, se si assegnano sei · serventi per mitragliera onde far fro nte alle jnevitabili per. dite-, · se si tien conto del • numero di conducenti, · trombettieri, fabbri, maniscalchi e sellai necessarii, si , · arriverà fac ilmente a '100 uomini per balleria. Si noti che le batLerie di mitragliere che la Fran cia avflva formate per l'ultima guerra, constavano di H8 uomini, 41 O cavalli e •18 v·e lture. Tenendoci dunque ai ristretti
E DEL l,ORÒ IMPIEGO IN CAMPAGN A 231 nostri calcoli, al;>biamo 100 uomini, 80 cavalli, 15 vetture, frnpiegnti ad otten~r risultali di ti1·0 analoghi . a quelli che si avrebbèro da 180 uom ini di faµt eria, e non vi può essere dubbio, che per quanto riguarda a costo,. vettovagliamen to, manutenzione,. dilficoltà nel!~ marcie e negli accampamenti, tutto il vantaggio rest1 per la c.01npagnia di fan1eria. Questa pe_r ~,i P! ÌI . rie~ scir'à .sempre più maneggevole, adatta a1 piu d1 spara~L s.ervigi, composta di un assieme di indiYid~alità intel~t: genti, capaei perciò dì trar partito ognuna <l1 tutte le prn piccole circostanze, cli muoversi in qualunque terreno, coprirsi e manovrure a seconda del bisogno, mentz:e la mitrngli era sarò. il più delle· volte condunnata artma.nersi immobile in quei punti che per avverlura le permettessero di agire al coperto del fnoco, . essendo qu"esta co1_1dizion'e essenziale al suo impiego, e la. ~ostanza . con cui in ogni occasione potrà sempre formre il numero di tiri, di cui è capa~e, non potrà certo da sola bilan ciare i vantaggi che su di essa ha la fante ria. ,E questa mancanz~ relativa di mobilità cui ho _accennato, fa sì· che non si possa nemmeno considerare com·e i1tile compagna della fanter ia in tulle le ~ircostanze in cui questa i:iuò trovarsi. Un ostacolo di terréno che le mitragliere non · possano superare c.; _olla facilità dell'uomo a piedi, obbligherà a lasciarle in· . dietroi. od a ritardare la marcia della linea allo. quale si trovasse riunito., in am endùe i casi co n gran svàn. .. taggio dell'azio.ne generale. Nè il maggior numero di proietti che ab btam visto poter èssa lan"ciare in determinato. tempo in pa~·agone del cannone, sarò. mai ragione suff;c1ente a farle ntenere atte a ~u,rrogare questo in tutte Je circostanze di guer~·a.~ Basta il considerare che la gettala del cannone nel tiro della oerra na ta e dello shrapnel è più che . doppia di .quell,a. delle mitragliere, generalmente udollale, perconvrncers1
232 DELLE MITRAGLIERE · che il primo' sarà ancora in grado di apprestare i più segnalati . ' servizi, anzi comincierà appena a trovar rao-ioo nato 1mp1ego a quelle distanze, alle quali le seconde ,d iventerebbero non solo inutili, ma un·molesto ingombro. Una baHeria di mi_Lragliere potrebbe esser messa fuori servizio da una batteria di cannoni; senza che questa avèsse a ris,mtirne il più piccolo danno. Ma anche considerando le minori distanze, è age,;ole il vedere, come il cannone, in g.rnzia delle diverse specie di tiro che r .uò fornire, sia avuto riguardo alla qualità del proietto, che aJJe proprietà delle varie traieUorie, mercè la potente forza di urto di cui va dotata la sua o-ranata o ' ?arà sempre in grado di ottenere risultati speciali, che m nessun modo potrebbero essere richiesti dalle mitragliere. Cosl a lui sarà sempre riservata la distruzione de_gli ostacoli r~sistenti, a lui iJ colpire le truppe .~vvers~r~e collocate dietro i ripari, a lui l'appiccare 1~cend1 m quelle posizioni ove fosse riputato conveniente, e t·utto questo tanto alle distanze a cui il tiro delle mitragliere sarebbe ancora efficace, quanto alle superiori. La sol_a superiorità che lo!o rimanga sarà pur_sempre quella di poter pprtare una fitta mitraglia, a distanze alle quali quella del 1cannone non sarebbe più efficace ·ed il tiro degli shrapnel darebbe risultati inferiori. A questa proprietà, che in' molti casi potrà cerco tornar vantaggiosissima, non converrà però nemmeno attribuire un'importanza assoluta ; poichè, se le mitragliere avranno le stesse canne e le medesime cartuccie dei fucili di fanteria, come pare generalmente ammesso, ne avranno ancora egual portata, e si troveranno perciò il più delle volte in condizioni sfo.v?revoli davanti a truppe di fanteria. 11 tiro a mitraglia c~oè poteva ritenersi della massima.importanza, quando · si poteva usare contro la fanteria all'infuori dell'azione delle sue armi, ma non sarà sostenibile lungo tempo
233 quando per servirsene occorra esporre i serventi e gli attacchi delle batterie ai tiri di una fanteria ben diretta. Venendo a con's iderazioni di ordine inferiore, potremo ancora mettere a vantaggio del cannone la maggiore facilità con cui se ne possono osservare e correggere i tiri, il maggior effettQ morale che produce in mezzo alle truppe lo scoppio di u_n a granata o di uno shrapnel, cose tutte di cui in guerra si deve tener il debito conto. Non ultima delle cause che fecero toccare alla Francia gli inauditi rovesci dell'ultima guerra, deve appunto essere stato l'errore in cui cadde, di voler surrogare parte della sua artiglieria <livisionale con batterie di mitragliere. Essa aveva assegnato alle sue divisioni 2 batterie di cannoni ed ·1 di mitragliere, i-n tutto 118 bocche a fuo<w, mentre divisioni avversarie contavano 2t cannoni. I Prussiani, che dàlla campagna del 1866 avevano saputo imparare come la base fondamentale della potenza del cannone risiedesse appunto nella sua gettata, superiore a quella. delle altre armi, e coine di tale proprietà convenisse trarre il massimo partito, se pure non si voleva volontariamente rinunciare ad un èfficacissimo mezzo di. vittoria, portavano sempre in linea tutte le loro batterie, tulrpinando le colonne e le batterie nemiche, a distanze tali a cui le mitragliere qovevano rimanersi inoperose . In tal modo . venivano a rendere la potenza della propria ai;ciglieria precisamente doppia di quella avversaria, e con tale preponderanza è facile immaginare in quali ~ondizionì potevano tròvarsi nei momenti decisivi le divisioni francesi. Lo stesso presidente della repubblica, signor Thiers, ~l quale nessuno vorrà certo contrastare la conoscenza dei fatti e l'intelligenza in cose militari, nella seduta del 17 settemhre 187 4, davanti alla commissione d'inchiesta parlamentare del 4 settembre, accennando a tutte le cause per cuì l'esercito francese E DEL LORO IMPIEGO IN CAMPAGNA .
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DELLE MIT.RAGL1ERE
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non poteva' riguardarsi conrn~rò~t~· alla l<;>t;a; enum~rò , · come principale l'inferiorità dell'art1gli'eria, sia per qua.: li~à .che per -quantità, sòs~enen.cio che le mifrngliere tr9ppo van late da principio, t1:cippo . _deprezzate jn seguito; . p~r la loro li'milata por:tàta, non . potevano .alc'un modo rimpiazzare il cannone. · . Se dal sin qui detlo. risulta che: le batterie di mi-.. tragliéi·e non posson o: rilener~i eqliivaleriti nè a compagnie di fanteria· ·nè a batterie di canrìorii, e percìò non è possibile sostituirle nè alle une nè· allé altre risrilta:_p~re com~ esse.: ~adano fornite di_quali'tà propri; . f . spec1ah, che m determinale circostanze le rendono · atte a prestar servizi,' che' non si potrebbero avere dalle. altre .pres05 . .armi. La.grande potenza distruo·o·ifrice soch e istantanea· di . cpi sono .dotate, la proprietà che ·. . esse . posseggono di poter lanciare un · g.r~n mirrrnro . . 'di p1·oietti da un sol punto limitato di" ferreno la fa...: ·cilità, che presentano di poter.esser spinte ad· ar;d~ture ' celeri .su quei punti <lelle. posizioni ove si rendesse necessario un pronto e potente fuÒco di . fucileria fa facoltà di éui godono di.. potere accompagnare la' ca.'.. .valleria nelle. svariate imprese che la tattica moderna . ·assegna .Rquest'arma, sono q~alità che ne renderann·o . frequente l'impieg.o in molte . circoslan~e di guerra· e che ne fanno desiderare l'introduzione negli esei·citi. .Già· dopo la c~mpagna, .del 186.6, si era scorta ia .còn- . -verìienza di dotare la cavallerigt di una buona arma da fuoco, che la· reridesse atta à cons~rvate· e difendere quelle posizioni che la sua· mobi lità :· 1a niette~a in grado di occupare, ed attraverso le. dffficoHà che presentava una soluzione di , tale problema '~he Soddi~ · sfacess_e sotto tutti i riguardi, eran _venute,fuod molte proposte, · che qui non è il caso di enumerare ·; · anche · la Prussia ~ell'_ultima campagna sì' trovò .q.\.l:aléhe voftà.: · nella necessrtà di far trl)_spotlare su carri·alcun·i distac-
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<!ameriti di fante1;ia. Queste·difficoltà, che àppunto perohè . in. guerra. si _presen(ano con minor frequenza, possopo lasciar dù.bbi'o ·sulla conveni,enià di introdur.re modi- . fìcazioni ad armamenti che oltennero la sànzione di lunghi anni d'esperienza, non potrebbero· esse superarsi in gran numero di casi, trainando al ~eguito delle 9-rmate alcunè batteri'e, di mitragli ere chè.fosse.ro volta a volta assegnai.e a ·qiielle trn'ppe chf} ne abbisognas-' serò ,per la buona :riuscita delle loro :Òper.azioni? , ·J>otrèbbe sembrare che la quis.tione della maggiore . o· mi'nor.e conveni.enza di aclotlar-e queste nuove l',l.rmi, avesse dovuto trovare una definitiva soluzione nei ri'suÙati dell'ullima guerra, in cui Ìa Francia le aveva a.do- · pera te in numero. cotanto considerevole. Se la cosa sta · · diversamente, e se la loro potenza nori ·pòtè esser con- · · stàtata il). mpdo assoluto, si deve atlribuirne la . causa al cattivo impiego tattico che di esse n.è fecero i Fran:.. ce~i, i quali pàrtirono ·dal ·principio che anche a grandi distanze po'tessero lòttare vantaggiosamente col caniwne, e ccintiriuarorio a servirsene in mod.o assai poco gìu. dizioso, lo si deve attribuire alla poca abilitò degli uffizi ali e dei cannonieri nel maneggiare e ~parare un'arma chè loro era stata consegnata al solo rompersi della guerra, e forse anf.he alla. difficol!.h che naturalmente si dovette incontrare nel voler distinguere in modo Qerto gli effétti dov;uti alle mitragliere da quelli identici prodotti ,dal -fucile: · Un'altra circostanza, che dovette lirriitarè J'.azione delle rnitragliere, si fu la piccola quantità di munizioni che avevano seco; per lo meno i rap.porti che dopo la battaglia di Wi:irth pervennero al conte ·di '.Palikao, allora mitiistro della guerra, constatano che molte mitragliere dovettero abbandonare il campo prima del tempo, perchè' sprovvisle di munizioni. Ma se malgrado ,questi. errori, che i Francesi stessi sono costretti
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236 DELLE UITRAG-LIERE a confessare, come si può rilevare dall'opuscc.lo che porta il titolo: Les f o·rces militaires de la France en I R7O, attribuilo allo stesso imperatore Napoleone III, od. all'altro: Un 1l1inistère de la guerre de 24 jours, dello stesso conte di Palikao, le milragliere riescirono a farsi accettare in Russia, in Inghilterrn, in Spagna, in AustriaUnghcria, non mi pare possa trovarsi argomento rn igliore in loro favore. I giudizi che dopo la campagna vennero dati sulle medesime, non potendo appoggiarsi a fatti inconlraslabili, ebbero a risentirsi non poco della posizione morale di chi li emetteva. Gli ufficiali inglesi, i quali seguivano l'esercito tedescu, furono di parere che in molte circostanze esse possono tornar utilissime in guerra. - I Francesi i quali avevano per sè il merito di essersene serviti pei primi in Europa, e che da tale novità si aspettavano straordinari successi, ben chè' de. lusi nelle loro aspettative, non cessarono dal riporvi la più grande fiducia. Dopo aveme perdute 142 nei combatLimenti di Worth, Mctz, Sédan, specialmente colla capitolazione <li ~Ietz, ne rifornirono in tutta fretta le armate della Loira e dr Parigi. - I Tedeschi, i quali sebbene sprovvisti di · un tal mezzo d'offesa, erano riusciti ad otlencre insp.crati risultati, non potevano a meno che guardare con 'tlisprczzo uno strumento, sul cui prestigio i Francesi specia lmente avevano contato per compiere la troppo proclamata entrata in Berlino. Ancora adesso vi si mostrano avversi; e non potrebbe esser improbabile cli e i loro gindizi attuali si risentano degli apprezzamenti fatti durante la guerra, dietro la considerazione sola dei risultati finali dei singoli folti d'armi, certo anche nello scopo di raffermare il mornle delle proprie truppe. Alcuni fatti particolari da essi riportati per dimostrare i mediocri effetti ottenuti dalle mitragliere, possono ritenersi ben poco convincenti. Così, se molti dei loro eroi caddero trapassati
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E DEL LORO IMPIEGO IN CAMPAGNA ~37 ad un tempo da 5 proietti, ognuno dei quali da solo avrebbe bastalo ad arrecare la morte, se un ufficiale prussiano potè esser toccato da 31 pallottola, sen~a perdere la speranza di guarigione_, _se alcu~e ~atten_e ricevettero diverse scariche fra gli mtervalh dei pezzi, senza che né un uomo, nè un cavallo rimanesse offeso, tutto ciò al più potrebbe confermare la poca abilità dei serventi nel valersi del meccanismo per la dispersione laterale dei proietti. - Accanto a questi falli se ne possono facilmente trovare nei rapporti dei Tedeschi stessi degli nltri i quali dimostrano chiaramente che le mitragliere non furono sempre inutili. Così il 18 agosto, col quale finirono i combattimenti attorno a Metz, le batterie del 9° reggimento d'nrtiglieria prussiano occupavano davanti. o.I bosco De-la-_Cusse le _alt~ire fro. Amo.nvillers :e Verneville; la 1n bngata a p1ed L stava all'ala destra della posizione, seguivano le altre brigate a piedi e o. cavallo, ed all'eslrema ala sinistra in direzione perpendicolare alla linea occupata dalle _altre, erasi disposta qna batteria pesante sopra una piccola spianata al nord-est del boscb De~la-Cusse ~er proteggere il fianco dagli attacchi che 1 l?eances1 potevan~ spino-ere da Amanvillers e St.-Privat. Il terreno avanti b a quesla balleria si eslendeva in salita per una a·1stanza di circa 300 metri, quindi si abbassa va fino ad Amanvillers in modo che da questo luogo, senza esser veduti, era permesso l'avvicinarsi alla posizione delle batter~e tedesche. Approffittò di tale circostanza una ?a:tena di mitraaliere e cominciando inaspeltatamenle il fuoco a 500 ;elri di distanza prese di fronte e di fianco la posizione dell'artiglieria nemica, cagionan~o in 3/_4 d'ora la perdita di 2 ufficiali e 4-6 uomini. Nella stessa giornata un battao-lione di fanteria, per effetto del fuoco delle mitraglie~·c, perdé in 20 minuti la metà dei suoi uomini ed i 2/3 degli 'ufficiali. Nella stessa giornata ancora, le
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mitragliérè .resero inutile il p~·imò attacco della fanteria della guatdia con.tro St.-Privat. Che non siano siate~·d el .fuHo . inefficaci le mitràgliere ce 'fo dicono anche · legra viss_imè perdile che toccarono -alla brigata Webel . nell'a g10rnata del 16 agosto, mentre si avanzava· contro il cascinale Grey~:re, ove ~ùrova,;ano in posizione diverse ntitragliere,. e fa brigata Rei, che· coi tre rea;itnenti . ('I ;I°, 40°, ,7:i>, 0 ) di cui era fotrnata non riusc/~d padronirsi dell'altipiano· di Ilezonville occupato da· mi:.. · . tragliere. La stèssa batteria di mitragliere Fe.Jdl, che !a ~aviera solamente verso. ,la 'fine di seLLen~bre pot{ .·. · mvrn.re al · 11° corpo d'esercito' bavarese, ebbe o·iò. al · 9 di novembre l'occa$ione di prestare seo·nalàLi ser.vizi al . corpo . stesso, che sotto gli 'ordin(def generale . v:o~ der ~an_n avev~ ~'incarico. di sorvegliare è.d opf>o.rsi . agli t;Llter10n tentàtiv1 dell'armata .della Loira. Attaccato 'in tal giorno nèlla sua posizione di Coulmiers e costreUo a · .ripiegarsi dopo 7 ore di accanito·c.o nibattimento ·dal con.. tJn:uo?rompere .di .fo::ze preponderanti? già aveva pres- · soche_ abbandonato 11 villaggio, ove era · rimasta poca ·f~ntenà.:·senza artiglieria, qµando si reputa necessario d1 mantenere il più ,:d(mgo-pq_ssibile tale posizione onde copril'e la 6tira(a, seriarnente minaèciata. La :si fa occupar~ da un battaglione di fo.nteria e dalla batteria di ~i- · tragliere, che per due lunghe 'ore. riescono a trattenèt~ ~Il ne~ico s_uBeriore ~n forze. ·Per· tre vcilte ,son respinti 1 ?o~p1. ne~1c1 che s1 avanzano e fra questi uno · dei m1gltor1 dell'arma~a della · Loira, . la ·1egioné · sti·àn.ièra; ·u.n~ batteria di c:annoni è costl'ètla ·a cambiar di pos~zione per sol1rar:si agli effetti micidiali delle mitragliere, e la .ritirata P?-tè effettuarsi ~en~a molestia sopra · .S.t-P.eravy, appena un miglio a nord di· Coulmiers. · Se dunque le ·mitragliere non corrisposero e ì10n po. 1evano corri$pon~ere alle gl'ài1di speranze. che in. essé · ..avevano ripo~to i Fr:ancesi·, non pà.re ,tutta~ià possa :
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239 . rimaner . <labbro, : ch(le ·re qualità ,:speciali di cui s·ono . :: ' . do,tate, · le pongano in grado. di apportare, in de(~rrrii- . nate _' circo~tarize, grandi.ssimi vaptaggi alle armate cl~e ne . anda~sero fornite. M?une batterie di •mitraglier~, aggiunte ·all'artiglieria: di_riservà, trover'anno più d'unél volta, nel ·_cot·so çli una campagna; l 'occasione di spiegare l'intera lor.o efficacia, e ton.tribuirannQ non poco a ten.er .· saldo . il morale delle trqppe, specialmente se ·Ie avversarie ·ne fossero anch'esse fornite. 'E certÒ che coJ.ta ·loro . introduzione, non poierido per riulla . ess.ete dirninù,i ta fa proporzione dèi cannoni ·che un'armata .in ' campagn;i. d~ve avere, . verrà aumentarsi alquanto il . . numero degli irr1pedimenli che le medesime dev:ono trai- . :. · ' pare al loro .seguiJo; tna riftettendo che una serie non lunga d'anni, la pr·oporzione delle bocche a fuoco pOtè variare dàU"uno e mezzo fino al 4 per mille . uoniini, senza che per questo. gli eserciti · abbiano ·avuto arisentirsene nella lol'O mobilità, si potrebhe credere., che anche attualr!1ei1te non si sia ancora raggiunto. preci. san?entè. quel limite oltre · il quale quafunque aumenfo : riescirebbe d'ingombro .anziché di vantaggio. Lo. spazio poi; di cui ibhisogna . una batteria di mitragliere cç>nfronto di una-cli cannoni, tanto minore, è che l'irì.çonveniente .a~C<?mÌato · IlOU sembra do.versi' .ritenere . come ragion sufficièntè per far rinunciare ai vantaggi . che da quelle si possono ottenere. · Stabilito _cb.~· le· p.ropriètà particolari ~Ile mitragliere· consistono nella fac6ltà che presentano di poter lanciare da un· punto · limitato di terreno Hn fuoco equivalente à q ue,llo :di una massa . di_fanteria , nella loro grande . potenza distri:tggitriçe, pressochè istantanea, e nella celerità con cui' possono ess.cr 't rasportate nei diversi . punti nei quali può· esse~è ,richiesta l'opera loro, non ·s arà' difficile l' es{lminare i va rii casi che in_· campagna _p-otr~nno p;·es.tarsi favorevolmente al loro ·impiego. . E DEL WRO IMPIEGO. IN ~AMPAGNA .
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Cominciando dalle azioni d ifensiv.e, i punti della,linea di difesa ove le mitragliere saranno al meglio collocate, saranno specialmente quelli i quali, benchè dotati di importanza relalivamenle all'andamento generale della difesa, non presentino tuttavia spazio sufficiente od opportuno per riceYer masse di fanteria, o non permet-: tano a questa di manovrare co.n facilitò.. Cosl gll streui in generale, le strade fiancheggiate da case, quelle molto incassate e simili. Le milragliere saranno pure opportunamente collocale in quei siti i quali pennet. tano di dominare gli accessi che mettono tanto sul fronte che sui fianchi della-posizione, non potendo, a mo.tivo del pie.colo spazio che occupano, .incagliare le disp~sizioni difensive delle altre armi. Si otterrebbe con ciò il vantaaaio di a vere una straordina ria violenza di fooco. 00 i·n quei punti che più probabilmente saran percor~t dall'allaccante, od in quelli altri nei quali l'avversaI'IO fosse costrelto a spiegare la sua fanteria per potere procedere innanzi. Ogni posizione ha generalmen te llei punli d'appoggio i quali benchè imporli di conserv.ar~ e difendere, non hanno tuttavia a temere attacchi d1 forze numerose sosLenute da numerosa artiglieria; in questi come in tutti gli altri di importanza speciale che una posizione alquanlo estesa potrebbe compren~ dere, l'impiego delle mitragliere permeuerà sempre dt diminuire le forze occupanti a vantaggio delle riserve e perciò del buon andamenl(? finale della difesa. Contro attacchi per sorpresa sui fianchi, torneranno di u tililà incontrastabile le batleric che in ogni caso si avrà cura di lasciare in riserva. Esse saranno sempre in • grado di arrivare in tempo e colla lo~o completa dotazione di munizioni là dove la fanteria forse non potrebbe giungere che troppo tardi o spossata di forze, e trattenendo il primo irrompere dell'attaccante, ove per sè sole non riuscissero a respingerlo, ,d ar agio ad
E DEL LORO IMPIEGO lN CAMPAGNA 2,i,1 organizzare una buona difesa. Che se queste batterie di r iserva non avranno ogni volta l'occasione di sostener una parle così importante, potranno però sempre esser spinte là dove si è manifestato l'attacco principale, per decidere alla ritirata il nemico già sconquassato dai fuochi dell'artiglieria e della fanteria, oppure per rinforzare il fuoco insuffici ente delle proprie lince, o riempire i vuoti che nelle medesime giù arnsse fallo il nem ico, ritardando per tal modo il bisogno di dover r icorrere alle riserve. - .Nelle difese dei villaggi, poche mitri:lgliere. collocate dietro barricate al principio delle principali vie d' accesso, mentre rimarranno nascoste all'artiglieria nemica, formeranno il più delle volte un ostacolo insorm ontabile, .senza pregiudicare per niente tutte le altre disposizioni difensive che le circostanze potessero consigliare. Ritirate dalle banicaté, esse avranno ancora campo di spiegare tutta la loro efficacia nella difesa e fiancheggiamento del ridotto, quando l'importanza della posizione avesse anche fallo pensare all'organizzazione di tale mezzo di difesa. Siccom e a motivo della ognor crescente collivazione dei terreni, le ba LLQglie si r isolveranno il più delle volte in un assieme di combattimenti separati in cui terranno il posto principale l'attacco e la difesa di località speciali, fra cui in special modo i villagg i, così anche sollo questo solo riguardo si presenterà un campo vastissimo a ll'impiego delle mitragliere. La storia dell'ultima guerra dimostra come i villaggi siano stati il più delle volte i p'\lnti decisivi delle battaglie, e come l'occupazione o la perd ita dei medesimi abbia sempre tratLo seco la villoria o la sco,n fiua . .Lo provano i nomi di Sainte Marie aux Chenes, S. t-Privat, Brie, Champagny, Le Bourget, ecc. - Collocate ne lle opere di fortificazione campale, esse potranno utilmente t ener il posto dell'n rliglieria, la quale trovandosi per tal modo libera nelle sue manovre, potrà con maggior ANNO XVIII,
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vantaggio scegliere e copril'si in quelle posizioni dalle · quali .per avvenlura fosse possibile prendere di fianeo o dì schìancio le balterie e le colonne d' auacco. Quesla allirandosi allora il fuoco preponderante dell'artiglieria auaccanle, farà sì che rimangano inlatte le forze della difesa per il rnornenlo decisivo. Quando però si credesse conveniente munire di miLragliere i parapelli delle opere campali, per non render illuso ria la lorn azione bisognerù che siano Lenute perfellamrnle al coperto e siano sµin le sui Le1Tapien i solo al mom ento in cui le colonne d'ullacco arriveranno nel campo della loro pur tata efficace, potendosi ancora ritardare maggiormente un tale islantc per quelle che \'enissero destinale al fiancheggiamento tlei fossi. Disposte nelle opere, le mitragliere presenteranno ancorn il vantaggio di dare per uno stesso sviluppo di linea ai fuoco un numero di tiri molto superiore a t.Juello che si potrebbe avere dalla fanLeria disposta sulle banchine. Ogni mitragliera non richiederà più di 4 metri di lunghezza. di parapetto e sarà capace di fornire un numero di tiri equivalenti a quelli di 30 uomini di fan teria per i quali ne occorrerebbero all'incirca 1 t5 metri. Anche esaminale sotto a questo punto di vista, esso non aYrebbero certamente mancalo di rendere eziandio ai Prussiani grandi servizi nei numerosi accerchiamenti di cui si valsero nell'ultima guerra, non potendo per 16 meno esser dubbio che alcune mitragliere collocale nelle numerose opere che furono costrulle per Io scopo indicalo, avrebbero di molto alleggerito il servizio della fanterio.. . Qualunque 'poi sia l' occasione che nella difensiva potrà presentarsi ad un favorevole impiego di queste armi, gioverà sempre tener presente che le mitragliere non potendo mai sostenere una lotta prolungata col cannone, dovranno esser disposte in modo da non ca· dere, per quanto sia possibile, sotto l'azione di esso,
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utilizzando a tal fine convenientemente il terreno 0 costruendo degli appositi ripari. Così collocate e~se dovranno esser tenute n,~sc~ste e ?on smascherate prima c_h~ le c~lonne al_Laccanl1 giunte m prossimità. della posiz~o~ e, _mterceurno buona parte dei ti ri della propria art1gI1ena . Potrebbe fare eccezione il caso in cui si rendesse necessario lo spingere qualche batteria su qual~hc punto nel quale si manifestasse un attacco im~1·ev1s1~, oppm:c si dimostrasse la necessità di un rinf~rzo _~IL fuochi. In tali casi l' impo rtanza dello scopo ?mst1ficllerebbe sempre le perdite alle quali si andreb.be ~nc,ontro, e poche mitragliere che possono proseguire 11_ tuoc? per qualche minuto, daranno sempre un milis~ sirno risultato. ~\_~pe_na comin1~i~to .il fuoco esse dovranno prosegmd o senza prec1p1taz1one e per poco clte il medesimo possa esse~e cont(nuato non sarà difficile che Je col~nne nem1cl1e, già state prese di mira ùall'artio-lieria s~ano costrette a titirarsi. In tale caso le rnitr~o·lier~ nmarranno n~_cora in posi7:ion~ per opporsi alle tr~uppe f;esche che gmngessero in rmforzo e riannodassero I attacco ; ma quando anche queste fossero battute qua~do fosse gi~n to il momento di passare dalla di~ fen s1va ad. una Vigorosa offens iva, alle mitragliere non ~otr~bbc n~aner:e ~ltro còmpito che quello di passare rn ~1se_rv~, r1forn11·s1 cli munizioni, ed aspettarè le occas1orn d1 esternare la loro potenza. II ca nnone colla sua maggior gillata, col maggior effetto morale che p~ò produrre sarà sempre più adatto a dec idere la rotta di_ trup~e,che si ri~ira~o. Che se in;ece malgrado tutti , gh sforz1 l ~ttacc? r1.escisse! a nessun: altra arma meglio che _a!le m1traghere sarà nservato l'mcarico di coprire la ~-m~ata. Ognuna delle proprietà elle la distinguono la rnd~ca ?ome s?mmamente alla per tale scopo ed un paio di batterte che si ritirino lentamente di 'po-
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s1zron0 in posizione basteranno nella màssima parte dei casi a trettcnere un nemico viùorioso. Basti per tuui il fatto della ritirata del 1° corpo bavarese da Coulmi ers che · più: sopra bo accennato .· · Nei · comb.atlimenti offensivi entreranno fin da principio in azione dalle ·due parli le batterie divisionali e: di riserva nell'intento di controbatt~rsi reciprocamente e danneggiare la fanteria avversari a: Questo cannof neggiamento avverrà la massima parte. delle volte a distanze · alle qu~li le mitragliere sarebbero ass?lutamente inefiìcaci, e però durante tD.l primo periodo del-. · . l'azfone, esse do·v ranno stare. so!tomano del comandan!e,. . a~ sicuro del fuoco nemico., ·pronte ad accorrere al più ·. p iceol.o ceimo dove se ne manifestasse ìl bisogno. Se però per circostanze Si,)eciali tale loua avvenissA ad una distanza éomprèsa nella loro· sfera d'azione, le mitra. gliere potrebbero vantaggiosamente prendervi parte. Una batteria di mitragliere isolata pò:;ta di fronte ad una balleria di cannoni, in un combaLtimento prolungato avrà certamente ·sempre la . peggio, ma non sarà cosl quando p. es. al fianco ·ai · 4 bàl!erie intènte a controbatterne altrettante avversarie, se ne disponesse una ·di mitragliere. La gran potenza distruggitriee di questa darà subito luogo ad una considerevole superiorità, e condurrà ad un risultato decisivo assai più presto di quel!o che potrebbe fare una balleria di c~nnoni chia-· . mala in rinforzo, specialmente se il .s:uo comandante avrà cura di farsi indicare . la distanzi esatta delle bat- • terie di cannoni già. impeg'n àte, O riescirà a colloc,f.lrSi . )_ · obliquamente. r ispe!to alla posizione nemica. Comunque però si passino le cose, sarà b~n raro . che da questo primo periodo si p9ssa otlenere altro · ri.sultato tranne che di metter fuori ·servizio qualche · bocca a fuoco, e recare maggiore-o mi nor dan~10 alle linee avversarie. Esso.non po~rà conside'rarsi che com.e
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CAMPAGNA
1.ma preparazione ali' attacco delle masse di fanteria al:le quali spetterà· sempre di portare il yoJpo decisivo . Nè per quanto si tenti nelle guerre moderne di avvi- · ,cina:re e rendere. strettamente fra kiro collegati questi due diversi periodi, si potrà mai a meno di ricorrere agli attacchi di fanteria per arrivare ad · un risultato finale. È appunto in questo secondo periodo clJe 1~ mitragliere troveranno iILil issime occasioni al loro im. • piego. I combattimenti di fanteria si S~·iluppano e progrediscono a seconda delle più piccole circostanze del . terreno, e compre·ncJono un'alternativa . di movimenti guadagna un' acci-· avanzando e retrogradi. Appe.na dentalità di terreno, succede una momen tanea pausa, la linea di cacciatori piu avanzata vi si arresta, aspetta l' ari'ivo di qu,ella che la segue méntre · GOD fuoco accelerato cerca di preparare un movimento in avanti, · oppure di respingere la fanteria avvdsaria che dal ·suo canto avesse presa l'offensiva. Appena si arriverà a questo secondo periodo, le mitragliere acc:ompagneranno eol loro fuoco le diverse fasi di questi combat.timenti, col vantaggio di far subire straordinarie perdite alla fanterìa: avversaria, di fornir un tiro mai interrotto anqhe quando le propl'ie linee son costrette a manovrare, e di potersi difendere da per sè col mezzo del loro foo.co irresistibile, da ogni attacco che contro di loro fosse diretto, perinettendò per tal rnodo alla fan:.ei·ia di r iordinarsi. ·quando ne fosse il caso , o di prendersi qualche momenianeo respiro se il terreno lo permettesse e la . spossatezza delle sue forze lo richiedess.e: Allorquando in qualche punto importante della posizione allaccata si manifosti uria troppo vigorosa ed • inaspettata .. resistenz~, -le mitragli.ere. vi potranno esser impiegate con succe·s so togliendole fra quelle non an.cora ~mpegnate, o sfornendone quei siti ove la loro .azione divenisse meno. necessaria.. La loro celerità farà
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sì che potranno prcssochè sempre arrivare in tempo,e determinando una grande preponderanza di fuoco, faciliteranno l'opera della propria fanteria facenclo in pochi istanti cambiar faccia allo stato delle cose. Lo stesso dicasi quando si rendesse opportuno il rinforzare gli attacchi principali con altri secondari, approfittando degli e rrori momentanei nei quali l'avversario potesse incorrere. Le mitragliere destina le a prender parte ad un attacco dovranno cYitare di tenere dietro a tutti i piccoli movimenti della fanteria, e continueranno un fuoco non int errotto riducendosi solo a cambiare di posizione quando nun fosse più possib ile eseguirlo · senza pericolo per la propria fanteria, quando s i presentasse l' opportunità di potersi portare a distanze sensibilm ente minori dalle truppe attaccate, o quando la posizione stessa venisse troppo bersaglia ta dai tiri aggiustati dell'artig lieria nemica . Giunto il momento in cui mercé l'azione delle diverse arm i, la fan teria potrà occupare le posizioni contrastate, le mitragli ere vi. terranno dietro con tutta celerità collocaudosi snbito in quelle pos izioni che meglio varranno u réspingere i ritorni offensivi, cd il più delle volte basteranno da sole a guadagnar il tempo necessario per rimediare agli inevitabili disordini . Egli è ce1'lo che il fuoco delle batterie nemiche non tarderà a concentrarsi sopra tali effica<:i strumenti di offesa, ed a ffinchè abbiano a ri sentirne il minor danno possibile e non possano servire ad attirare proietti sopr~ l~ altre truppe, non solo dovranno occupare posizioni scelte colla massima accuratezza ed il più possibil• mente riparate, ma saranno anche situate a grandi in~ tervalli fra loro ed a conveniente distanza dalle a ltre truppe coJJe quali concorrono all'attacco . Nelle azioni offensive sarà soventi difficile il sòddisfare completamente alla prima delle condizioni accennate, ma anche
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in tal caso non converrà esagerare !roppo gli inco nvenienti ai qulli si potrebbe andal'c incontro. Il solo grave çlanno ehe potrebbe ricevere la mitl'agliera dal cannone, sarebbe quello di venir colpita dire ttamente dal suo pro ietto, ed essere in tal modo messa fuori servizio. Se 01·a si pensi a l tempo che il più delle volte sarà necessario per dal'e ol tiro del cannone la precision e voluta per ottenere tale risultai.o e lo, si par agoni agli effetti che nel tempo stesso avrà potuto produrre la mitragliera, si vedrà come possa succedere che queste abbiano già soddisfatto al loro còmpito, quando quello sarà giunto· a rettificare i proprii :Liri. Notisi che ai1che dopo rettificato il tiro si dovrà sempre consiJerarc come abbastanza improbabile che un proìelto possa colpire direttamente il piccolo ber saglio offerto dalla mitraglie ra. Ad ogni evento poi si po trà sempre far calcolo sulla propria artiglieria per tenere in rispetlo l' a-vvcrsar_ia e sostenere le mitragliere in quelle posizioni che fosse ro favo revoli al loro impiego e si prestnssero al conseguimento dello scopo che si avesse di mira . Le batterie impegnate in un'azione offensiva dovranno nelio stesso modo che si è delto per la difensiva, sebbene certo con maggior diffi coltà, portare la massima attenzione a trattenere Ja natmale impazienza di comb~utere, non collocandosi in posizione che a quelle <hstanze a lle quali il loro tiro potrà esser realmente utile, ed anche alle maggiori distanze comprese in questo li mite avranno cura di non accelerare di troppo il lor:o fuoco , riserbando la maggior patte delle munizioni per quei, momenti in cui lo. minori distan~e permelte11anno loro di riportare effeui istantanei e decisivi, i quali ollreal disordinare l'avversario, non man cheranno di, esercitare un' influenza assai vantaO"O'i l:>t> osa• sul ' morale delle truppe destinate all'urlo finale·. Il tiro
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a distanze troppo considerevoli potrà bensi produrre delle perdile nelle file del nemico, ma non sarà certamente capace di quei risultali immediati e repentini di distruzione, che formano la qualità essenziale delle mitragliere; esso mentre condurrà ad un consumo di munizioni per niente proporzionato agli effetti che si ollerranno, farà ancora sì che l'avversario si abituerà trnppo· per tempo alla loro prnsenza, e cercando di sottrarsi per quanto possibile alla loro azione , potrà far loro mancare l'occas~ne di produrre un colpo decisivo. Ad ouenere il quale risultato sarà sempre nE;cessario far concorrere ad uno stesso scopo più mitragliere aù un tempo. Se negli esperimenti di tiro al poligono succederà certamente che ufla mitragliera, la quale spari sei salve successive, mella nel bersaglio un numero di proietti eguale a quello che si avrebbe da sei mitragliere, che contemporaneamente tirino una salva sola ciascheduna, avverrà ben diversamente in guerra ove i bersagli per esser mobili rimarranno per un te111po assai breve nella zona balluta. Con una mitragliera sola converrebbe ·a~divenire a frequenti cambiamenti di alzo, senza dati cerli pee eseguire una tale operazione, e sacrificandovi l'altra qualità. particolare a quest'arma, la celerità del suo fuoco; all'io- • contro con uria sola salve di un adeguato numero cli esse, eseguita con prec.:isione, si potrà. ottenere il più delle, volle l'effetto al quale si tende . Altee considerazioni si aggi ungono ancora a dimostrare la nccc:;sità di dover tenere riunite queste armi, semprechè con esse si voglia ottenere uno scopo determinato; cosl il solo modo di regolarne il tiro essendo fondato sulla osservazione delle perdite che esso farà subire al nemico, sarà necessario che queste sieno assai rilevanti per poter essere apprezzate in modo non dubbio. Alle distanze ordinarie del tiro, sarà difficile se non im-
249 possibile l' ollenere tale risultato con una mitragliera sola, mentre lo si dovrà con tulla ragione aspettare dalla riunione di buon numero di esse. Così ancora il morale delle truppe sarà semp1:e assai più vivamente impressionato dalla istantaneità . del danno che se le perdite fossero state prodotte successivamente. · A diminuire i danni cu~ le batterie di mitragliere . destinate ad un atlac.:co andran certamente incontro , gioverà oltre tulle le maggiori precauzioni che si crederà di prenrlere per coprirle alla vista del nemico sia quando si troYano in posizione, sia quando .muov.ouo per arrivarvi, gioverà ancora il ridurre al minimo possibile il numero delle velLure destii1ate per accompagnarle. Il numero di cartucce di cui è fornito il loro avantreno deve bastare per fa. massima parte degli impegni , e quando. per ragioni speciali non fosse giudicato sufficiente, basterA sempre il condurre uno, al più, due carri da 111 unizione a porlata della posizione. Fin qui ho cercato di dimostrare in qual modo razione della fanteria negli awrcchi possa esser sostenuta e resa irresistibile col concorso di . queste armi ; ma non la fanteria sola, anche la cavalleria in alcune circostanze potrà avvantaggiarsene. La potenza distruggitrice delle mitragliere riunita alla forza delle armi bianche della cavalleria, colla grande mobilità di entrambe, potrà in qualc;he caso riescire a risultati che· non si potrebbe sp erare di ottenere colla semplice unioue della cavalleria con balle rie di cannoni. A questi infaui manca oramai la proprietà di produrre un effetto considerevole in un tPmpo pic.:colissimo che può esser computalo a minuti, ed a piccole distanze essi hanno una potenza difensiva inferiore a quella delle mitragliere. La battaglia del ~ 6 agosto in cui il 3° corpo d'armata prussiano assieme alla t? e 6a di visione di cavalleria, sotto gli ordini del generale Alvensleben, B DEL LOl10 IMPIEGO IN CAMPA!.NA
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'250 DELLE lHTRAGUERE piombarono sul fianco dell'armata de] 'maresciallo·B~ zaine · in marcia sopra Verdun , diede luogo a molti · combattimenti di cavalleria. I rapporti di ufficiali. prupsiani sopra tale giornata constatano che le batterie _a cavallo perso il contatto colle divi.s ioni di. cavallena alle qùali erano addette , non poterono pr:~t.ar I_oro valido appoggio~ ed avrebbero trovato un miglior 1m. piego utilizzate come batterie di riserva per rioforz-are la posizione generale dell' .artiglieria. Nè colla grande celerità di tiro e colla poetata che al pres.e nte posseggono le armi portatili, il più delle volte potrebbe essere divensamente. I brillanti risultati che nelle guerre passate 'J)Otè riportare la cavallèria unita all'artiglieria aveva?o specia.Jmente il loro fondamento nèll~ potenza del llro .a mci.raglia e nella gettata che questa manteneva su. periore a quella ·del fucile di fanteria. N~ derivava da . ciò che l'artiglieria senza esser inquietala dal fuoco della fanteria, poteva avvicinarsi a distanza efficace per Ja sua metraglia, e con pochi colpi preparare in tutta pr.ontezza l'attacco alla cavalleria . Colle a,r mi odierne, divenuto. impossibile ravvicinarvisi a portata efficace pe~ il tir0 a metraglia, alle batterie, sien_o pur es~e, cupa~1 di portarsi in posizione co.lla massima cel~nta des1~ derabile, non rimarrà altro mezzo per predisporre gl~ attacchi di cavallei::ia ,. che di ricorrere· al fuoco de1 suoi shrapnels o delle granate. Ma questa specie . di tiro del quale bisognerà osservarè gli effetti per i prim i colpi, e che richiederà diverse variazioni di puntamento, prima. di aver acquistata l'esattezza voluta, non potrà a meno che esse1J troppo lento e poco conso?o alla rapidità. d'effetti che si richieggono alla cavalleria. Ne conseguirà che, 0 ' la cavalleria dovrà pronunciare i suo~ attacclu.i prima che gliene sia stato convenienteme1He. preparato il terreno, o dovrà sub0rdinare fa sua aziòne a quella troppo lenta dell'artiglieria perdend~
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E · DEL LORO IMPIEGO IN C,UIPAG·NA 251 forse l'occasione di grandi successi. Le mitragliere colla loro facoltà di lanciare in pochi minuti uno straO'rande nun;iero di proielli ad una distanza se non su- · ~eriore almeno eguale a quella delle armi. di fante.r(a: e nella più gran parte dei casi con maggior probab1 hta di colpire, sarà la sola capace di prestare alla c~valleria gran parte di que i servigii che altre volte ntraeva dalla mitraglia del c:innone. . Tutte le volte dunque che le divisioni di cavalleria saranno impiega,te quale riserva per compiere la. vittori~, imriieo-heranno utilmente le loro batterie di cannom, le cut' granate hanno O'eltata superiore a quella del proiett~ delle mitraglie~e . e producono maggior e~'etto morale,. l\'Ia allorchè la cavalleria è chiamata per decidere . l'azione su qualche punto, o per riparare allo sfavorevole esito di.un combattimento, quando si r i,chiede c.he senza badare alle sue perdite si ge tti sul nemico per scònne.tte.ulb o trattenerlo fintantochè la fanteria si sia riordinata, o si. gnadagni il tempo necessario a far giungere sufficienti soccorsi; 'allora si dovrà rio_forzar~ con le batterie di mitragliere. QLrn~tc spingendosi avanti con acditezza, senza ·r iguardo alle probabili. perdite, precederanno con tutta cele.rità 1~ ca valleri~, e .coprendo . in pochi minuti l'avversario coi lo·ro proietti, faranno sl che a quella non rimarrà che ad utilizzare il successo, . approfittando dello scompiglio del nemico. . Le· butterie- di mitragliere saranno pure utilmente assegnate alla cavalleria, Lulle le volte che essa o per raccocrliere r10 tizie nell'interesse strategico , o per altro · . scopo~ qualsiasi, d·e bba por ma~o ~d impr_e se nelle quali fo~se impossibile alla fanteri~ d1 ac~ompagn&rla. La loro azioae potrà in lai caso r1teners1 :fino ad un certo punto analogo a quello della fanteria_ stessa,_ e la cavalleria posta in grado di tr.arre tutto 11 magg10r
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partilo dalla sua mobililà, senza aver troppo a lemere gli ineonvenienti cui polrebbe andar incoqtro pe.r la mancanza di mezzi proprii cli difesa, diventerà alta alle più svariale operazioni di guerra. Per numerarne una sola e non la meno importante, accennerò alla facilità éon cui tali masse di cavalleria e mitragliere si presteranno ad attacchi rcpenlini sui fianchi, allo scopo di avviluppare l'avversario. Questi risultati, cui tentlerà sempre ogni comandante di truppe, aVJ'anno tanto maggior probabililà di riuscita quanto più mobili ed indipendenti saranno le frazioni destinate ad ottenerli, e non mi pare dubbio che queste qualità spetlino in sommo gTado all'unione d'armi accennata. Non è mi,a intenzione l' es.porre i vantaggi che da ,quesle armi si potranno ricavare neJJa guena. d'assedio, nella quale tanlo per opporsi alle sortile delle .piazze, quanto p~r impedire i lavori i·apidi di trincea e per i fiancheggia.menLi essi non mancheranno certo di acquistare imporlanza grandissima; piuttosto, per soddisfare al desiderio di chi polcsse avervi interesse, terminerò cercando di riassumere in poche parole, ricavate in massima parte dal nostro G1·oniale cl' a·rl(qlieria, le diverse •fo:si e lo stato al quale Lrovasi dà noi presente· mente la questione delle mitragliere. Fin dall'anno 4867 il ~linisLero della gùerra aveva -dato l'incarico alla direzione del laboratorio di precisione di iniziare gli studi necessarii per addì venire alla fobbricazione di una milragliera, e qualche tempo ,dopo ne usciva dal detto slahìlimenlo una a sei canne , . sul ti!iJO della Gattling, che trovavasi all'esposizione di Parigi, sulla quale il direllore del laboralorio aveva avuto agio di assumere in persona le informazioni necess·arie . Si iniziarono tosto le prime esperienze di tiro .colla nuova arma,· rna essa non poté mai preslarsi ad
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- una serie prolungata di tiro, specialmente a cngione dei difetti delle carlucc'ie. Intanto nell'nprile del rn: o· . veniva consegnata aJ co·mitato d' artiglier,.ia la mi Lragliera a 37 · canne del calibro di 14, millimetri, di cui la dilla Montigny-Christophe aveva fatlo omaggio a. S. M. il Re, ,. e nel giugno dello stesso nnno si intrapresero con questa · 1e prime esperienze di tiro sulle lande di San Maurizio. Mentre i risultati ne furono cosi poco soddisfacenti da la.sciar supporre che l'arma non si trovasse in buone condizioni balistiche e che con canne o cartuccie diverse ne avrebbe potuto dare dei migliori, si ebbero anche a riscontrare in essa molti difeui di servizio ai quali si cercò di rimediare portandovi alcune , modificazioni. Si attendeva per proseguire ti studii che fossero eseguite le modificazioni proposte, quando la socielà americana àauling-Gun proponeva al Ministero di porre a sua disposizione una milragliera del tipo Gallling con recmi ti miglioramenti; affinchè venisse esper,imentata. La proposta venne accettata lanto più che in quell'epoca si era giunti a cognizione dei risultat'i favorevoli alla Gattlrng che l'lnghillerra aveva trovati in una nurnerosa serie di esperienze fra lai Gatlling e la Montigny, cannoni da campagna e facili. In conseguenza di ciò la compagnia Gatt.ling-Gun spediva a Torino due mitragliere, l'una di calibro piccolo (mill. 10,7), l'altra di calibro medio (mili. 16,5). Le esperieoze che con queste vennero falle parte alla Venaria il 28 febbraio ,J 87 1, parte al campo di San Maurizio, il 4 marzo successivo, dimostrarono le buone condizioni della canna e delle cartuccie, la sicurezza del meccanismo e. la celerità insperata di tiro della mitragliera di piccolo calibro, e riescirono assai poco favorevoli per quella di ca.libro medio, la cui celerità di tiro giunse appen·a a 74 colpi per minuto. In s,eguito · 1
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. a tali risultati venne proposto di fare acquisto di una delle ·rnitragliere di piccolo calibro per servirsene in tutti quegli ulteriori esperimenti che le. circostanze fossero per consigliare. Nel frattempo il laboratorio di precisione avendo compiute le modificazioni state proposte alla Montigny-Christophe, essa venne di nuovo esperimentata al campo di S. Maurizio il ,rn luglio A874. ·I 1risultati dimostraron.o che se si era ottenuto qualche vantaggio nel servizio dell'arma. e ,nella celerità. del tiro, il numero delle cartuccie non esplose che ad ogni salva rimanevano nelle palrnelle, e ,Ja irregolarità del tiro, erano inconvenienti tali da non renderla ancora ,atta ad un impiego pratico, e rendevano necessarii ulleriori studii. Frattanto arrivava da Vienna la mitragliera Montign3~-Sigl del tipo adottato in Ungheria ed in Austria, che la ditta Sigl aveva proposto al 'Ministero ·di far esperimentare, ciò che avvenne al campo di S. ìtia uri zio il 19 agosto 187 ,t. Dalfe esperienze di tiro fu provalo che questa mitraglieru, bench~ 0imentata a diverse prove, presentò in ogni occasione una grandissima· facilità di maneggio senza inconvenienti dì sorta, ed una celer ità di tiro maggiore di mtte le -altre già esperimentate, alle quali perciò,doveva riguardarsi come superiore. La sola esattezza di tiro ·riescì alquanlo inferiore a quella della Gg.ttling, ciò che era conséguenza del minor peso del suo proietto e della sua . carica. {,'issate per tal modo le idee sul tipo eh.e meglio degli altri si prestava all' impiego pratico,. i prima di proseguire ulteriori esperimenti, diveniva necessario lo stabilire il calibro che d0vevano avere le oanne llledla ~nuova arma, e sull'esempio· di quanto :già ,aveya fotto la massima -parte delle potenze che avevano ,adoUé\:te ile mitragliere, -per evitarf' le diffic0Ità che sarebbet-0 · .rapidamente cresciute ove si fosse :voluto , aumenu¼lre
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il peso del proietto, per e~ser certi eh~ il1me~~nism~ Montigny-Sigl avrebbe seguitato a d·a re 1 buom 'I:1su!tat1 ottenuti· dalle esperienze prime; finalmente per non compiicare il n).unizioname~to, veniv~ determinato che il ca:libro delle , canne della mit~·agl1era fosse ~uell~ stesso del fuc ile modello mio. 1Conseguenza dei varn tentativi cui ho accennato fu la proposta del cornit_àto accettata dal . Ministero di proseguire gli studii per l'a.do~ione della mitragliera Uoptigny-Sigl con canne e cartuccie dcl·fucile modello·18'i0, facendosi con esse su va·s ta · scala esperienze s'ia di tir.o ehe di conservazione in circostanze analoghe a quelle di guerr~. Pertant,o si procedette nel novembre scorso ad espene~ze_ comparative di tiro fra la mitragliera Gattling d1 _piccolo calibro già esperimenlati.•, però con cart~ceie· s!ate espressamente fabbricate dal laboratorio . p1rotecmco, fra la mitragliera Gattling di calibro medio presenta~a dalla compagnia Gattling-Gun, ehe aveva cartuccie speciali, fra it nuovo cannone da campagna da cent._ ~ nel tiro della mitraglia e degli shrapqels, fra ~ O· fuc1lt , 1870 rnanerrn·iati da altrettanti b~rsaglieri, e fra la ' oo . d 1 mitragliera l\Iontigny-Sigl con canne e. cartucc1e e fucile '1870 . I risultati di queste esperienze non sono ancor fatti di pubblica ragione, mi risulta però c~e 'anche in esse la Monttgny, sia per facilità di maneggio . che per celerità ed esattezza di. tiro, si conser~ò supe~ riore alla. Gattling, e che il suo tiro a distanze rnfer10:1 a '1000 metri riuscì più efficace che quello della mitraglia e dello shrapnel del ca~none, ed al di_ là ~i 600 metri anche più efficace di quello del facile. R1. manevano a farsi esperienze di traino dirette specialmente a verificare come e quanto .il meccan~smo potesse soffrire nelle marcie dalla polvere delle strade. Anche sventuratamente per tale riguardo nello s9orso autunno
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256 DELLE MITRAGLIERE EDEL LORO IMPIEGO IN CAMPAGNA la polvere nelle strade fece difetto, e le esperienze dovettero essere rimandate. Giova sperare che in questa primavera p.ossano esser compiute e riescano favorevoli, onde non rimanga più che a decidere sulle quesLio.ni che rcsler~bbero da risolversi, cioè sulla convenienza di fornirne l'esercì lo in campagna e sulla ., organizzazione che dovrebbero prendere.
NOTE SULLA CAVALLERIA
MAnCAUJNl SEBASTIANO
Capitano nel 3° reggimento arliglie'l'ia.
= === =--
Uno ~tudio accurato si fa oggigiorno di tutte le questioni allinenli all'orclinamenlo mililare; tutti i dettogli . dello ste.sso sono sottoposli ad un'attenta disamina, e l'arma di cavalleria fornì ampia materia agli studiosi. La quistione dell'armamento fu discussa in mille guise, e: non havvi libro che ·tratti degli avvenimenLi del 1870, nel quale non si tocchi tal soggelto; lo stesso ·però no.n può dirsi . di molli altri quesiLi, che si riferiscono davvicino a quesl'arma, i quali furono invece negletli sinora o trattati molto superficialmente. Un soggetto importante è quello risguarda.nfe ·il riparto della cavalleria negli eserciti. Alcuni, entusiasti dei trionfi riportati dalla cavalleria prussiana nell'µltima campagna, portano aJlc stelle la formazione dalla Germania adottala, di divisioni di cavalleria cosi dette indipendenli. Non poco si abusò . del significato di questa parola; per mezzo di essa si c,!rcò di trovare il segreto di quei trionfi, e per tal modo si confusero i mezzi collo scopo, s'invertì la questione, e si spostò il significato istesso della parola. Che intendesi difatti per divisioni indipendenti ? Intendonsi forse delle divis{oni che non dipendono da alcuno? ma questo non .ANNO XVIII,
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'.268 NOTE può mai essere il caso di qualunque frazione di trupp~, la quale almeno sarà · sempre sottoposta al proprio capo diretto o al quartier generale, e manovrerò {orzala mente c1rn un certo nesso colle altre truppe. li trovalo non è però nuovo; nella campagna d'America dal 4862 al 65, era deUo espressamente che la riserra di cavalleria dovesse manovrare indipenden lemenle dalle alLre truppe e ricevere gli ordini direltamenle dal comandante in capo. Ola in questo_ caso le divisioni di cavalleria difatlo manovrarono quasi sernprn senza alcun legarne colle altre lruppe, e nelresecuzione dei così delli raids, per più settimane talvolta, agirono isolatamente. La parola adunque non è hen trovata; non fu per aver agilo indipendente mente (il che non fecero niai) che quelle divisioni arrecaro~o vantaggio alle· a1L1·e truppe ecl illustrarono la propna arma, ma bensì perchè furono impiegate secondo il vero ufficio della cavalleria. La cavalleria prussiana, nella guen·a del 1866. in Boemia, formala in grossi corpi, essendo stata mantenuta in coda all'esercito, qualunque fosse stata la sua cosliluzione, non poteva rendere ulcun se1:vizio nel campo strategico; mentre dopò la battaglia cli Sado,v.a, la divisione Hartmann, spinta innanzi al (ronte dell'esercito ed incaricata di trovare il perduto contatto colle truppe austriache, e quinùi di agire secondo l'ufficio dell'arma, rese subilo segnalati serv igi alle proprie truppe. E nolevole danno arrecò pure all'avversario, il quale, dopo lo scontro di Tobischau e la ricocrnizione di Goeding, lasciò la strada diretta di r itira ta° per Vienna, e prese quella della valluto. della Waag. Lasciando per ora glt esempi st~rici, e con~iderando la quistione _in se stessa, è mcontestab1le che la cavalleria dovrà essere ripartita in modo da poter rendere i maggiori servizi nell'adempimento
259 delle sue principali missioni, cioè : 1° nel servizio d'esplorazione; 2° sul campo cli battaglin. Prima di risolvere la. questione ci sia permesso di dare un rapido sguardo a quanto si prati cò in alcune campagne di quest'ultimo secolo. Sotto Napoleone T, per esempio nella campagna del 1805, noi vediamo che ad ogni co1·po d'esercito è addetta una divisione di cava!Jeria, piccola però e di differente forza, e quindi una grossa riserva di cavalleria, composta di due divisioni di cavalleria pesante, di quattTO divisioni di dragoni montati, cli una divisione di ca valle ria leggiera (ussari e caccia tori) e finalmente di una divisione di dragoni a piedi. Questa massa di cavalli formava in tutto 1;il2 squadroni, con 415,68 1 soldali, ed era comandala dal principe Murat. Nel '1859 ogni corpo d'esercito francese aveva una divisione od una brigata di cavalleria, e non si formò alcuna riserva di quesl'arrna. J~ qui arrcsliamoci un momento e consideriamo il servizio fallo dalla cavalleria in queste due l:ampagne. Nel 1805 vediamo che la riserva di cavalleria si porta subito innanzi all'esercito ; iucaricata di coprire le mosse delle proprie truppe, e far n ote quelle dell'av- . versa.rio, precorre l' ese1·cilo d'una giornata cli marcia e più, e per tal modo fornisce le necessarie e più importanti notizie al quartier generale. Cieca la sua azione sul campo di battaglia, non havvi bisogno di ricordare le_ cariche di Austerlitz, per le quali ia cavalleria austriaca e russa dovettero di buon'ora ritrarsi dal ·campo di battaglia. La cavalleria poi uggregata ai corpi d'esercito, coprl le truppe del proprio corpo , mantenne il contatto fra una colonna e l'altra, adempi insom~a a tutti gli uffici che deve compire una cavalleria addetta alle truppe di fan teria e bene im.Piegata. SULLA CAVALLEHJA.
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~60 NOTI~ ·E considerando invece quanto compì la cavalleria francese nella campagna del 48159 , possiamo quasi dire che avvenne precisamente l'opposto; nessun servizio di esplorazione, poca azi<;>ne sul campo .di battaglia, nessun inseguimento dopo la medesima. . La cagione di un servizio cosl div.erso devesi forse cerr.are nel differente riparto della cavalleria? Nessuno certamente vorrà sostenere tali idee; nella camp~gna del 4805 esisteva àifatti un riparto più adatto all'jmpiego dell'arma, ma nel 1859 nulla impedivl'.l di unire varie divisioni di cavalleria e spingerle innanzi al fronte .dell'e'sercito, come avanguardia generale dello . stesso: oppure nulla ostava a che le varie divisioni precèdessero i p.r:opri corpi d'esercito, e ponendosi in comunicur.ione fra · 1oro, ~tabilissero un· vero c0rdòne di cavalleria~ . incari cato dell'esplorazione. Nel 4870 dopo ·1e battaglie di Worth e di Forbach le çlivisioni di cavalleria ··delle tre armate tedesche , nello. loro marcia sino alla l\Iosello., agirono precisamente secondo le norme surriferite; nel 70 erano divisioni di tre armate che si collegarono· innanzi all'immenso fronte delle loro truppe, nel 59 invece sarebbcr9 state le divisioni dei dillerenti corpi d'esercito; il che era ben più facile. Nel 11805 fu l'avere un giusto concetto dell'impiego dell'arma, cd un capu nato appositamente pcl comando della cavalleria , che decisero del suo servizio e ta11to illustrarono quest'arma; e la mancanza di · idee giuste sul servizio della stessa fu la causa in·vece del nessun risultato.ottenuto clo.lla cavall~ria francese nel 1859. Se prendiamo à considerare la campagna del 1870, troviamo che dalla parte tedesca o~ni divisione ha un reggimento di cavalleria , e che gli altri reggimenti 'SOno uniti in divisioni add ette alle tre armale; così ·1a 1a armata ha due divi:;ioni, la 1• e 3• divisi one con
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,i.O_ squadroni; la II• armata ha tre divisioni, ·1 2•, 0• e 6" con 7~ squadroni , più 32 sq.uadroni del corpo della guardia; la Ili"' armata .infine due divisioni, la t• e la .2", ed una grossa forza di cavalleria addetta al 1° e 2° corpo bavarese ed alle divisioni del Wi.irtcmberg · e del Baden. · . Dalla parte francese ogni corpo d'esercito ha una d.ivisione. di cavall eria , come nel 59, più havvi una riserva dr 48 squadroni. È inutile il rammentare il differente servizio prestato da queste due immense masse di cavallerja nel conflitto ~ran~o-germanico; dalla parte dei Tedeschi, sempre bene 1mp1egata, lç1. co.vàlleria prussiana riempi il mondo delle sue· gesta; nel campo francese, impiegata solo nelle battaglie, e quivi pure caricando sempre di fronte, servì solo a dimostrare iLvalore di quei reggimenti, ma ben poco attestò in favore della loro istruzione di campagna, e di quella dei suoi capi. I Prussiàni colla formazione di queste · così dette divisioni ind ipendenti e col rigettare il solito nom e di riserva di cavaJleria , vollero allontanare persino l'idea che in taluni genera ra parola riserva; ma nel fatto ciò ha poca importanza. . Napoleone I immaginò l'impiego delle grosse masse d~ ?avalleria nel servizio d'esplorazione; pei di lui ordm1 la cavalleria di riserva marciò sempre innanzi all'esercito, come avanguardia strategica dello stesso, e_ nella campagna. di Russia non solo si spinse ad una giornata di marcia, ma preccdè l'esercito sino a 60 e più chilometri. La spedizione dì. Murat alla ricerca del contatto col nemico, perduto dal generale Sebastiani dopo l'ing·resso delle truppe in Mosca, rimarrà sempre un'operazione rimarchevole e degna dì studio, anche dopo le imprese compiute dalla cavalleria tedesca nel 1870.
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2.63
NOTE
SULLA CAVAJ,LERIA
La parola riserva, riguardo t!lla cavalleria, non ha mai designdto, sollo Napoleone I, un corpo che doveva mantenersi inoperoso sino alla fin e del combat timento. Egli stesso, nelle sue Memorie, a proposito della carica eseguita ùai corazzieri del generale l\li lh aud a Waterloo contro un a brigata inglese, alla metà circa della battaglia, ne dice che quella carica fu P-seguita a momento opportuno, e che le cariche di cavalleria sono buone egiialmente al principio, alla metà, alla fine di ww battaglia, e che devonsi sempre eseguire quando si può caricare la fanteria nei fianchi , specialmente quando è impegnata cli fronte. Ritornando a noi, devesi pure dire qualche éosa della cavalleria così della divisionale; i Prussiani nelle due campogne del (36 e del 70 hanno sempre aggregato ad ogni' divisione di fan teria un .reggimento di cavalleria, e, a loro detta, ne ritrassero sempre grandi vantaggi. I Frances i pure nel 70, sembra abb iano avuto questa cavalleria di visitmale; non furono pe1·ò reggi men ti addetti stabilmente alle divisioni, ma erano invece reggimenti, distealli per quel servizio dalle di vis ioni ai cavalleria· dei corpi di esercito. Tale formazione era caldamente sostenuta nell'opuscoletto stampato per cura del ministro Niel, Observations .sw- le service rle la cavalerie en campagne; infatti sembra che i Francesi sieno rimasti poco contenti dell' esperienza tentata. I~ ogni modo è innegab ile che il generale di divisione ha l'assoluto bisogno di avere sollo mano una ce rta forza di cavalleria, sia per.servirsene all'avanguardia , sia per unire le sue colonne, sia pel servizio di ordinanze, ecc. La Germania, possedendo un'ingente forza di cavalleria, agisce otti mamente destinando a tale scopo un reggimento inti ero; quelli poi che vorrebbero assegnato ad una divisione un solo squadrone, male
interpretano il· servizio che deve prestare; due squadroni però potranno bastare, ma destinandone tre si ri caverebbe un maggior van taggio. In quanto al restante della cavalleria, le campagne napoleoniche e la recente campagna di Francia hanno chiaramen te dimostruta l'utilità di riunirla in masse più o meno grosse, per impiegarla nel doppio servizio strategico e tallico. Napoleone l poi, avendo elci capi abili e nei quali poneva la maggior confidenza, assegnò sempre un comandante alla sua riserva cli cavalleria. I Prussiani seguirono un di verso sistema , e le divisioni furon o sottomesse al solo divisionario e al quartier generale dell'armata. Poichè il principale campo della cavalleria è quello dell'esplorazione, l'organizzazione prussiana conviene perfettamente a questo servizio; i Prussiani stessi però, e sptcialm enle alla bHllaglia di Rézonville ('16 agosto), l' hanno molle volle e con vantaggio impiegala negli attacchi con tro le varie armi. Il fatto si è, che una carica di cavalleria contro fanteria ed artiglieria, é colle arm i attuali una vera ecatombe di uomini e cavalli, e che imporla la dist rnzione dei reggimenti che caricano. Le circostanze però rendono talvolta indispensabile questo sagrificio; il risultato materiale degli allacchi effetti vamenle è quasi nullo, quello morale resla però sempre , e fu desso infatti che co ronò di successo le cariche della cavalleria prussiana nella battaglia ora citata. A fronte di questa necessità, che nel co rso di una campagna avverrà sempre qualche volta , è inappuntabile la formazione tedesca? A noi pa1:e di no ; sul campo di battaglia e quando vegliasi mettere in azione una grossa forza di ca valli, reputiamo necessari un solo comando ed un'unica direzione. E se vi fosse bisogno di una
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pro,r'a, · basterebbe il . ricordark gli attacchi della cav?-lleria francese .- alla stessa l:>attàgÌi~ di Rézonville · eseguiti all'e.s trema destra . francese· verso le ,i. pomeridiane. Quegli altacchi non · riesci:rono a verun risultalo, perchè ogni divisioné agiva per suo ~onto ~~nza alcun nesso colle fruppe sopravvegnenti . . Così si finì. per generare · tale confusione, che gii stessi reggimenti franc esi si sciabolaro.n o fra loro, che la ritirata sU:o~ nata per gli uni servì anche per. gli altri·' conseO'uen·za o , finale: spreco. cli u.omini e cavalli, risùltato nullo. L'obbiezione maggiore. che si può fare è quell~, che ·· se si affida la cavalleria a mani inette ' tutla la càval. leria per tal modo non può più rendere quei servizi che giustamente si pretendono dalla medesima. Tale obbiezione è capitale; però colla istruzionepiù diffus.~, . col maggior campo offerto ai generali d'impratichirsi nel maneggiò di grnssi corpi di truppe, co.me avviene nelle grandi matrovre, è -a sperare c~e col tempo non si potrà più accampare una simile osserv·azione. E prima di lasciare questo argomento voglia mo accennare ad un appunto sulla quantità della cavalleria. Il capitano Boguslàwski scrisse nel pregevole suo lavor9, Tatktische Folgerungen, che la cavalleria tedesca era nella campagna del 70 troppo numerosa, e che eravene un quarlo di troppo. Questa osservazione come è sviluppata dallo scrittore . è giustissima; riferendosi all'esercilo tedesco occupato intorno a Me iz, intorno a Parigi, sulla Loira e nelle provincie del nord, egli domanda se 'in tale occasione due divisioni di fanteria non sarebbero state più uLili che due divisioni _di cavalleria. Posta la quistione in tali termini, larisposta non 'può essere dubbia; ma ciò nulla prova . contro la necessilà di avere molta cavalleria, specialmente per impiegarla nel servizio di sicurezza e ' di · ricogni.zione. Quella era una circostanza straoi'dinaria ~
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26[.; l'esercito trovavasi impegnato in llùa . lotta colossale, e per quanto grandi fossero i suoi mezzi, in dati momenti trovava esigue le imm ense sue forze; ·certamente. due divisioni di fanteria avrebbero meglio aiutato che . non due divisioni di cavalleria·, ma ,è un caso ecce,-.· zionale, fuori d'ogni regola e d'ogni previsì_o ne, e del · q~ale non si può tener calcolo nel fissare il quantitativo · necessario di cavalleria . .· , La storia c'msegna che la cavalleria si distinse nel servizio di esplorazione, solamente quando fu nume- · rosissima; nel 70 la cavalleria francese non si oppose m'ai alle mosse di quella avversaria, ma se aves~e· agilo energicamente, e a vece dì tante cariche disastrose sul c:ampo di battaglia, avesse marciato_conù.·o · la cavalleria prussi_a na col concetLo di batterla ed arrestarla nelle sue manovre di esplorazione, in~ al16ra s.arebbe risaltata l'importanza:del possedere una brava e numerosa cavalleria. La prussiana probabilmenle avrebbe adempito al suo mandato nell'egual modo, ma con ingenti perdile, alle quali solo avrebbe fatlp . fronle col grosso effettivo di cavalleria di cui disponeva. Riassumendo quindi,. diremo che il riparto della ca.:. valleria potrà avere qualche influenza suf di lei servizio, . ina in minima parte., mentre si . è irnpiegandola ·,con giuste norme ed appropriate al carallere dell'arm a, . · che si potranno ritrarre dalla medesima quei servigi i quali, come quelli della cavalleria tedesca nel · 70, formano l'onore àella cavalleria e ridondai10 a vantaggio di tutto l'esercito. Diremo infine, che il riparto della ca vaUeria prussiana . ci sembra più logico e quello che meglio corrisponde all'impiego cui è chiamata quesl'a rma; epperò quando credasi che non possa portare . un danno sicuro, noi stimiamo ottima cosa il porre sotto un solo · comand.o le varie divisioni , SULLA CAVALLERIA
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266 NOTE le quali sieno chiamate indipendenti, sieno deue di riserva, non è men vero, che costituiscono effettivamente la riserva di cavalleria dell'esercito. I • · Passando ad altro soggetto, e propriamente a quello risguardanl.e i diversi generi di cavalleria, caldamente appoggiamo i fautori di un'unica cavalleria, nel senso cioè che ogni cavalleria deve essere istruita ed apparecchiata per qualunque servizio. 11 generale de Brack, nel noto suo libro Avantpostes de cavalerie légère, disse già che non sapeva comprendere come fosse posta nelle mani del cavalleggero e del corazziere una stessa teoria, e quindi ricevessero un'eguaJe istruzione. Dopo il 1870, e specialmente' _in Francia, furono emesse analog}~e idee; ma se il De Braclc poteva aver ragione quando seri veva quelle righe , ora sarebbe proprio dalla parte del torto . È impossibile colla tattica odierna voler determinare a priori i reggimenti che. in guerra dovranno caricare. Non si possono ammettere delle riserve di ·cavalleria create appositamente per aspettare sul campo dì battaglia il momento fi:1.vorevo'le per un attacco, e tanto meno se si formano, secondo l'idea dei tempi napoleonici, per decidere con esse della sorte finale dèlla battaglia. ~i sogna francamente riconoscere che quei tempi sono passati; la cavalleria ora è l'arma dell'esplorazione, l'urlo è divenuto un'azione affatto secondaria; ma poichè nella sua principale missione dovrà di sovente combaltere contro la cavalleria nemica, chiaramente ne emerge · la conseguenza, che ogni reggimento di cavalleria ·deve essere perfettamente addestrato nel servizio di campagna e nelle manovre d'in-. sieme. Così avvenne nella campagna del 1870; dalla parte tedesca ussari, ulani, dragoni, corazzieri, tutti furono.
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impiegati_nel servizio d'esplorazione senza discinzione di sorta, tutti indifferentemente caricarono nelle battaglie. E coll'appoggio di tali considerazioni, ci sembra di~ mostrato come siano false e senza valore le idee dei: partigiani dei corpi volontari di cavalleria. Volontari .che non abbiano ricevuto una sufficiente istruzione (ed in allora divengono soldati come gli altri) non possono essere né . abili esploratori, nè valorosi soldat.i per una mischia. Si _cita sempre l'esempio dei cavalieri americani, ma questo è interamente fuori di posto; è bensì vero che impiegati ben issimo sbrigarono in modo brillante il servizio di sicurezza e di ricognizione nel quale particolarmente furono _a doperati, ma non devesi dimenticare che sì da una parte che dall'altra erano reggimenti di volontari. Non· di rado avvenne che fantaccini, per mancanza di uomini, furono oggi passati nei reggimenti. ·di cavalleria, e il domani spediti agli avamposti. Son questi i cavalieri che . voglionsi prendere·· a modello? Senza molta perspicac ia, è dato a tutti di vedere che 1 O reggimenti formati in tal modo non resisterebbero cinque minuti innanzi ad un solo reggimento di vera cavalleria. Buoni soldati istrutti e disciplinati sono ora necessari; l'esempio degli eserciti americani non può essere preso in seria considerazione, ed una pro-ya convincen te la si ha pure nellacampagna del ,1870. Dalle storie di quella guerra scritte dagli ufi1ciali stessi prussiani, chiaramente si rileva qual differenza di resistenza abbiano opposto gli eserciti imperiali ed i corpi improvvisati della repubblica. Se il ragionamento r egge per la fanteriu, tanto più deve valere per le armi a cavallo. Tempo e fat ièa costa la formazione di un buon cavaliere, e noi crediamo che sia poco meno che-
"NOTE
· utopia la formazione di · truppe di volontarì a cava.ilo. Ad. avvalorare maggiormente il noslro asserto, citeremo.. la lettera del maresciallo Ney a Napoleone dopo la battaglia di Denriewitz. Tutti sanno che l'Imperatore incominciò la campagna del 18 '13 sprovvisto totalmente . 'd{ cavaller:ia, sicchè non potè r~trarre alcun risultato . definitivo dalle splendide vittorie· di Lutzen e di Bautzen. · Durante l'arrhistizio però, susseguito a quelle due ba·ttaglie, coll)nergia sua abituale, avéu creato 1.ina forzv_ imponente di cavalleria; ma n on è!'ano vecchi soldati. -..•a prova di qualunque fatica e d'ogni .vicenda dì g uerra, _erano reclute istru.Lte si eon cura, ma all'inf'retta, erano insomma uomini di Cé.lvalleria, perchè messi a cavallo, ~a non v'eri c'avalie1:i. E conseguenza di tale· costit.u-:- , zione fu che il maresciallo Ney, rendendo conto all'Imperatore dello spirito delle sue truppe, tei·minava la . leuera colle seguenti notevoli parole : il est dou-
teux si l_a ca'l.?alerie que j'ai avec-moi _n'est pas_ pl.i is . nuisible, qu' uti'lè (1). Eppure erano scorsi appena ·pqchi giorni da .cl~e eranò r icominciate le ostilità; del pari è .sicuro che quei soldati erano migliori· di volontari improvvisati, e quindi le parole di quel prOde gene-raie <levo~o servirci di lezione e convincerci che né in 24: ore, né in tre mesi non si possono formare· buoni soldati di cavalleria. ·un'unic·a cavalleria· adunque devesi adottare, e' non . . ·devonsi tralasciare né spese. nè fatjche per averla ·ben montata e ben istrutla in ogni ramo del suo servizio. Così costituita, <lessa potrà veramente essere l'occhio del gener:ale . in capo, e nelle bat.laglie e specialmente .negli i9seguimenti rendere ancora i più segnalati servigi. Passando ad a ltro, vogliamo pur dire due parole
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THIEllS 1
!listoire du Consulat et cle l'Empire.
SULLA CAVALLERIA 269 sµl pacchettàggio .del cavallo. · Yeran):ente in teoria é una quistione da. tulli sciolta nell'egual modo., d~ tutti · cioè è riconoséiuio che devesi aUegge-rire il' cavallo _ pet quànto -sia' ·possibile . . Dove · però manifestansi. le··,.· divergenze! si'è :nel campo pratico. ·La ·questione no~ _ sarà. mai sciofra veramente sino a che · non si sta.bi- · -!iseano due sorta di affardellame~ro,· l'ùnu pél tempo· . ,di pace, l'altro per que:llo _di ·g_uerr!l,: .Ed infatti l'in. çlispensabile al soldato . rioff è proprio lo stesso in -guarnigione ed in campagna ; se in tempo normale· ha' bisogno di tre camicie é un fatto che in campagna due· gli . possono lia..stare; se deve avere in tempo di · pace dué o tre . paia di pantaloni, un solo nuovo glì · è sufficiente per 'unacampagn~ di. sei mesi. . È queste un quesito che riflette molto da vici~o . . ·. anche · l!l .. noslra Cà,valleri~, .la quale, .specialmerite pèr ùna . cimpao0 ·na, . . .ha bi:::ogn.o che . il cavallo sia di molto . allr.ggerito, e; secondo il nostro: debole par~i·e, l'umca- · soluzione pratica· è quella di far partire il soldato col puro indispènsabile, consegnando gli altri effetti all'uf-. . '.ficio della· massa del Tìspetti,(o reggimento. ·. La bandoliera pure non ha più Q.lcuna ragione di · esistere e quindi dovrebbe essere tolta. A ché serve . poi la nostra gualdrappa? Dessa serve pur~men_te nell~ parate, ed a faticare il cavallo nelle marc1e pe1 cambi. di guarnigione; non ha adunque titoli S\lfficienti _in favore del suo mantenimento, quindi ·v orremmo abolita pur quella. . La bardatura del cavallo dovrebbe essere sotloposta ·ad . uri serio studio; la nostra sella è buona ma è pe~ sante, e ·adottando l'arcione di.un'altra qualità di legno, · · . si potrebbe ridurre più leggiero: La cavalleria francese dicesi che esperimenti le selle in uso· presso la cavalleria inglese; l'austriaca ha in prova in ogni squadrone sei o sette modelli di sella,
270 NOTE .e ciò nello speciale intento di evitare le fiaccature dei cavalli, clte sono uno dei difetti gravi delle due cavallerie surriferite. Presso noi, mercè l'assidua cura prescritta per la scelta degli arcioni e pel loro adattamento al dorso dei cavalli, la piaga delle fiaccature esiste in minima proporzione, . ed usasi chiamare col nome di fiaccatura la più leggiera infiammazione della pelle o la perdita <li . un po' di pelo. Ad onta di questo, noi pure esperimentammo le seUe coi cuséinetti del cosidetìo sistema Bart, coi qualì si sopprime la grossa coperta sottosella. I risultati ottenuti furono in generale buoni, e noi crediamo che adottando una copertina di buon feltro in 'luogo della ec,pertina da campo, in uso con tali selle, si avrebbero ottimi risultati. I vantaggi di questo sistema sono molti e rilevanti ; il d_orso del ·cavallo che si mantiene sempre fresco, la possibilità di montare cavalli fiaccati, e nello stesso tempo farli guarire, praticando un vuoto nella parte del cuscineuo che corrisponde alla parte del cava.Ilo contusa, ed infine quello importantissimo di poter sellare molto più in fretta e senza alcun timore che nella coperta si formino delle pieghe. D'altra parte richiedesi una maggior cura nell'assegllamento d~gli arcioni ed anche una certa pratica, la quale non si ottiene molto facilmente. Coll'adozione però di questi temperamenti, è un fatto che il carico del cavallo subirebbe un notevole alleggerimento. E giacchè abbiamo parlato di arcioni, esprimererno il rincrescimenlo che presso di noi non siavi una scuola . di arcioneria come quella, a mo·· d'esempio, di Saumur in Francia, che tanto sarebbe necessaria. Questa scuola, o per meglio dirn fabbrica, dovrebbe fornire tutti gli arcioni · nuovi necessari ai vari reggimenti, ed inoltre
271 ogni reggimento dovrebbè possedere un operaio arcioniere per le riparazioni necessarie. Non comprendiamo perchè avendo un capo armaiolo, non si abbia parimenti un artefice incaricato degli arcioni, che costituiscono la parLe più importante della bardatura del cavallo. Ci auguriamo c!:J.e queste due proposte sieno pres~ in considerazione, e per tal modo si avrebbe un'ottima istituzione nella fabbrica di arcioneria, ed un òperaio indispensabile in ogni règgimento. Tutte le cnre nell'arma di eavalleria dovrebbero però essere rivolte all'istruzione degli uflìciali e dei soldati. Questo è un argomento che da sDlo potrebbe essere l'oggetto di innumerevoli pagine, epperò accenneremo solo alle idee esagerate che si stampano in proposito. Taluni vorrebbero che l'uffh:iale di cavalleria fosse un vero uffiziale di stato maggiore, ma in allora bisogna convenire che si ha un· ben piccolo concetto delle molteplici funzioni dell'ufficiale di stato maggiore. t passato il tempo che l'essere abile cavaliere e buon sabreu1· costituì vano le doti principali del bravo ufficiale di cavalleria (che del resto dubitiamo che anche in allora queste doti fossero sufficienti), ma non è <l'uopo di esagerare la cosa. L'ufficiale di cavalleria, a nostro avviso, dovrebbe conoscere, al pari .di quello di stato . riwggiore, quanto riguarda le ricognizioni e la lettura d,~lle carte topografiche; pel restante se possiede maggiori istrnzioni, ciò sarà una miglior garanzia pel servizio che dovrà prestare ; ma il saper cavalcare bene e il conoscere a fondo tutte le ist,r uzioni proprie dell'arma, è e sarà sempre uno dei princJpali' requisiti dell'uffiziale di cavalleria. La riscaldata fantasia dei Francesi vide ogni cavaliere tedesco munito di carte topografiche e delle quali sapeva servirsi a perfezione. L'esercito che possiede ,d i tali soldati, non è di questo secolo; che il soldato SULLA CAVALLERIA
. ~7'.2. , . N O.TE '" SULLA CAVALLERIA '. . . . pru~siano sappia ·leggere, scrivere é far di cbnti, è da · tulli àmmesso ed è già un non piccolo vantaggiò, ma ' . il, resto· è ·.tutta esageraZ:ione. · . . .· · · . Le vittorie dei Pr,ussiani sono a~basfanza spiegate . :dal detto del genérale)omini: L'arméè, d01it tous les · offic,i"ers généraux approfondiraierit .les' rnaximcs et les . vues du chef: sàaiì la première . arniée monde. Le 'chef qui,aurait de pà1·eils instruments pourrait tout en- . •· ·. trep1·endre; il semit inpi,ricible (,t):,: · · . E qui· facr!iamo punto; abbiamo . acèe.nnato di volo a varie ·questioni, senza approfondÌrn.e alcuna: Nostro desiderio era di porre in ril ievo l'importanza di questi que~i_Li; -abbiamo tentalo di .esporre qualche . nostra idea, ma il timòre di errare ci ha soventi ·volte ·tratL . tenqto . dal,l'enirare a fo.ndo nell'argomento' come ne a~remmo avuto l'intE:nziorie; .altri di noi più ·competenti . spe~iamo · che . prende1'an{!O la penna e dàrinno un · maggiore syilqppò.:
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·. MARZIALE BTÀNCHI.
n'A~i:ÌA
. Luogo.tenente. di cavalleri·a • .
(1) JomN1, Traité .des grande~ operations militaires.
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( MODIFICAZIONI .lLLA
FORMAZIONE DI COMBATTUIENTO IN ORDINE SPARSO 1lll\.
LA NOSTRA FANTERIA ~
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recente disposizione .del Ministero deUa guerra ha i11Lrodottò alcùne modificazioni nel no!)\fO Regolamento d' esercizi e ·di evoluzioni per le truppe a piedi in data 4 dicembre 18G9, sulla importanza delle quali è ,necessario: che l'ufficiale si faccia un giusto criterio; . al fine di apprezzarle ·ed applicarle giudiziosamente. L'ordine sparso; che sebbene adoperato anche antecedentemente ('I), non fu propnarnente un modo di còmbattimento ·se non se nelle guerre della rivoluzione francese, ebbe origine, non già, come taluno pre-. tende., dalla necessità di combattere molti con pochi soldati, bensì da'.quella ~i preparare.l'assalto alle truppe . · in ordip.e chiuso.' Dovendq at.taccare uqa :.posizione · · , trincerata i generali franéesi slanciavirno in tiragha·.:· tori ·sopra l' uno 6 soprù i .du~ fianchi della posizione un·battaglione, un reggimento e talvolta anche un'intera brigata, ·menti:e un'altra brigata, formata in colonne' fuori della gittata del cannone, minacciavél. Una
(I) Nel xvi secolo da Coligny, Montluc e Enrico IV. ANNO XVIII , VOL. Il.
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MOOIFICAZLONl ALLA FORMAZIONE DI COMOATTUIENTO
con altri tiragliatori la fronte della posizione. La truppa in til·agliatori sui fianchi, superando facilmente tutte le difficoltà del terreno, e meno esposta, perchè sparsa, al tiro a palla del cannone, giungeva rapidamente sui fianchi od anche alle spalle dei trinceramenti nemici, ed una volla trovatasi sotto la mitraglia e la moschetteria, irrompeva alla baionetta, mentre la truppa in fronte faceva }'ugual cosa al passo di carica ed in ordine chiuso; e il difensore, costretto a far faccia da tutte le parti, ern il più soventi soperchia to e costretto ad abbandonare la sua posizione. Negli altri eserciti si ten.tò di adott.are come forma di combattimento l'ordine sparso, ma non vi si riesci, per la n.ftura stessa dei ·soldati, meno svegl i e bald\ dei repubblicani francesi; nelle schiere di questi militavano cittadini d'ogni classe della società, mentre dalla parte opposta erano tulle baionette inintelligenti .. Questo abbiamo voluto ricordare per mettere in sodo due fatti: il primo, che la vern ragione dell'ordine sparso fu, come è ancora, non tanto di abbracciare estesa fronte, quanto di scemare per le truppe della prima linea di attacco (della prepal'azione ùell'atlacco) gli effetti distruttori del fuoco nemico; ii secondo, che l'ordine sparso richiede un soldato più istruito, più intelligente, cosa d'altronde evidente, poichè cotesto modo di combattere poggia quasi .interamente sul""." l'azione individuale. Ciò essendo ne conseguiva, come benissimo affel'ma un valente scrittore di tattica, il maggiore prussiano W. Scherff ( 1) che .<t: sin dai primi progressi della nuova tecnica delle armi questa forma 1
(~) Studi per la nuova tattica della fantèria - libretto recentissimo, or ora tradotto in italiano, e C'he consigliamo a tutti i nostri ufficiali di leggere e meditare, come opera di rilevante progio. (Veggasi il cenno datone nella Rivista del febbraio u. s. a pag. 4~ 3 e seg.).
2'71$ venne sempre più acquistando importanza; i fucili ri-_ gati (4809)' la posero a paro cot.l' ordine a massa; i fu,cili a 1'etroca1·ica (1870-71) _la innatza1·ono sopm a quella ». Cosicchè, « contrartamente a tutte le p~ec~denti parvenze e teol'ie della guerra, sla saldo, md1scutil.)ile questo fatto, che l'irruzione effettiva nella posizione nemica (sia in campo aperto, sia su qualche margine) nella guerra 1i870-71, _avvenne e(et~iv~rnent~ IN ORDINE SPARSO PER LA NOSTRA FANTERIA
aovimque e semp1'e soltanto mediante st~rnn d~ twciton, seguili più o meno dappress~ da tru~pe rn ord1~e denso (in linea o in colo_nna) ». Ed ~l m~gg1?re_ s.cherft n~. c~n~ chiude senza es1 tanza che 1 01·dine individuale (Lmzel ordnuog) è diventato di fatto l'unica forma di combattimento della fanteria. ~leno recisi di lui, noi ci limiteremo a dire che l'unica forma odierna di combattimento della fanteria é l'ordine misto, cioè truppa in parte sparsa per cuoprire e preparare l'attacco, ed in parte densa per sostenere e decidere l'assalto; ma nel fondo non sarebbe forse che una. controver sia di parole di denominazione, attesochè anche il maggiore Scherff ammette la necessità che tf?. od i :2f3 di una fanteria attacc~nt~ debb~no come nerbo o corpo d'attacco stare ed agire 1~ ordme chiuso al momento decisivo. E questo propnam~nt~, nel suo insieme, sarebbe più ordine misto che md1viduaie o spicciolo, se così vagliasi tradurr:e )a parola composta Einzelorctnung adoperata caratter1sttcamente . . . ,. dallo scrittore prussiano. . Noi non fummo tra gli ult1m1 a riconoscere 1 vantaggi e le necessità dell'impiego ~ell'ordine s~arso: anzi potremmo quasi affer~ar~ d1 e~sere stati tra L primi, mercè i nostri bersagher1, c~e m questo modo di combattere acquistarono ve!'a fama; e poco ~op~ la campagna del 1848, nella quale la n_ostra ~anterra d1 linea ebbe le molte volte a combattere m ordme sparso
.276 MODIFICAZIONI ALLA l10RMA7.10NE DI CÒMOATTIMENTO for:atamente e naturalmente, cioè senza che f9sse prescritto nel suo Regolamento di manovra, la scuola in cacciatori divenne obbligatoria per tutla la fanteria e di frequentissimo esercizio. In quella prima Istru;:;ione l'elemenlo della catena era la quadriglia; due erano le forme normali della compagnia chiamalo. ad agire in ordine sparso, secondoché in dipendenza di altre truppe o isolata. Nel imo caso i due ploloni erano disposti su11a stessa linea, staccati l'uno dall'altro dell'intervallo di una squadra distesa in catena: ogni plotone distendeva una s~a squad_ra in catena e t~neva l'altra in sostegno alla distanza d1 100 o 200 metri indietro. ]el secondo caso cioè quando isolata, la compagnia distaccava una sol; squadra, metteva l'ultra squadra. in sostegno, e le alt;e due squadre della compagnia stavano di riserva da '150 a 225 rne~ri dietro il sostegno . I princip.ii si1i quali si basa va quell'Istruzione erano buonissimi) avuto riguar~o alle idee tattiche çhe allora prevalevano. Era raccomo.nclato alla quadric•lia di ·,;alersi il pi~ possibile degli accidenti del terreno ;er cuoprirsi, mQd1ficanclo, --se occorreva, le distanze e l'allineamenlo della quadriglia, cd egual cosa era raccomandata ai sostegni ed alle riserve. l\Ia la manovra aveva qualche cosa anc~ra di troppo rigido,..e, diremmo, di teatrale, mentre d1 sua nalura .la manovra in cacciatori vuole essere sciolta e semplicissima: Ì.fuoch{ avanzando; retrocedendo od appogg1ando, e le famose linee successive facevano bellissima figura in piazza d'armi, però male reggevano alla pratico. su terreno accidentato: la quadriglia poi era un elemento di combattimento Lroppo piccolo, che troppo facilmenté sorvola.va e sfuggiva d~l~'occhio e dalla mano del comandante del plotone . S1r1conobbero questiinconvenienti nella campagna del 1859 ed anche in quella del ,1860, e si studiò di 1
'.z77 poi, e particolarmente al campo di Somma· nel 1865, come riparani; ma nel ,J866 nulla si era ancora modificato, f\ ci trovammo a fronte di un avversario che ci aveva di alquanto preceduto nei progressi dell'applicazione dell'ordine sparso. La fanteria ausu·iacaavcva adottato l'ordine a sto,rmi, cioè quello presso a poco che adottammo in principio del 1868, nel quale l'elemento delle catena è il gruppo di 8 a 12 uomini, ed ha quindi maggiore consistenza, mag"iore unità ed 0 efficacia d'azione. . Il Regolamento d'esercizi e di eYÒluzioni ora vigente per le tmppe nostre a pieài {~· dicembre 1869) annette all'ordin e sparso la meritata im ponanza, e gli <là quindi una larga parte, innestandolo propriamente nelle teorie tattiche di ciascun reparto <li truppa, e combinandolo coll'ordine chiuso nelle formazioni normali di combattimento de' reparti stessi; e così vi si trova l' applicazione dell'ordine sparso sia per la compagnia, sia per il' battaglione, sia per la brigata. Ed invero si può affermare, senza tema di essere contraddelli, che fra tutti i regolamenti consimili dell'epoca, il nostro è quello che primo formulò in precetti i buoni principii dell'odierna tattica. Esisterà qua e là qualche lacuna e fors'anco qualche menda, che la pratica di qualche altro anno ci consiglierà come correggere: ma il fondo è buono : il testo ha quella semplicità, chiarezza e concisione che in s:mili materie tanto sono necessarie; i precetti sono neuamenle definiti, e le norme sono esplicite, pur lasciando quella latitudine di manona che gli antic,1i regolamenti non consentivano e che è indispensabile nelle applicazioni della tallica elementare (1). IN OllD1NE Sl'AIISO PER LA NOS'l'RA FANTERIA
(4) Ricordiamo, ad attestato di gratitudine, che questo Regolamento ò opera del compianto gonorale GOVONE, cbo vi lavorò assiduamente quasi tre anni. J
278 llfODIFICAZIONI ALLA FORUAZIONE DI COMBATTIMENTO E davvero possiamo essere soddisfatti del nostro Regolamento tatti co della fanteria, tanto più dopo che fu completa lo dalla Istruzione per l' ammaestmmento tattico, lavoro esso pure abbastanza ri escito, a giudicarne non foss'altro dal favore che incontrò all'estero, ove se ne fecero pareccliie traduzioni io più lingue. Dove p erò c'era qualche utile rnodificnion e da introdursi, e che era suggerita dallo studio dell'ultima guerra, è appunto intorno all'ordine sparso. "'Bisognava stabilir meglio le regole al fin e di scemare il più possibile gli inconvenienti del disordine inseparabile da siffatta maniera di combattimento, bisognava, per così dire, no1·malizza1·e questo disordine, e far sl. che le unità tattiche non si sconneUano troppo, e che gli uf-;fiziali possano aver sempre nella mano i loro uomini; bisognava ancora, particolarmente nell'offensiva, fare normalmente una più larga parte alla truppa in or dine sparso, poichè è oramai incontestabile che gli 9:Uacchi non si possono eseguire o quanto meno preparare bene senza l'impiego di forti linee di cacciatori; bisogna va finalmente combinare anche più intimamente l''Ol'dine sparso col chiuso, posto che l'ordine misto, come dicemmo in principio, sia divenuto l'unica forma odierna di combattimento per la fanteria. Ed a noi pare che questo scopo siasi raggiunto abbastanza soddisfacentemente colle Modificazioni or ora pubblicate al Regolamento di esenizi e di evoluzioni per le 1ruppe a piedi.
I.
L'istruzione individuale per l'ordine sparso non fu toccata ; solo furono soppresse alcune raccomandazioni al soldato circa al modo di valersi del terreno: le quo.Ii
ll'i ORDINE SPARSO PER LA N0$TRA FANTERIA
.~
2'79
raccomandazioni si trovano ora più estesamente date dal capo 2° della parte 5" dell' Istm.zione per l' ammae~ stram.ento tattfro. L'istruzione del plotone invece fu quasi interamente cambiala: sono rimasti poco presso gli stessi comandi e gli stessi modi di eseguirli, ma qu~sta parte del Regolamento ha ricevuto maggiore estens10ne di prima; ed era necessario. . Fu· stabili to che per agi re in ,>rdine sparso 11 pio~ tone si dovesse dividere, anziché in due o tre grup1n di 8 o ~ 2 uo mini , in d1te squadre, e la squadra in due squadriglie; se però la squadra ha meno di 8 file,. n?n si suddivide, ma agisce come una sola squadriglia. Questa nuova suddivisione in r elazione con qu~lla recentemente aclot.tata pel reparto della compagma (Alle.gato N. 5 del Begolamento di disci~lina), .è un.a conse~ guenza della maggiore forza che nei nuovi ordmament1 s'intende dare alla compagnia di guerra. Po~to che la compagnia possa trovarsi realm ente di 80 o 90 file, il frazionamento del plotone, che risulterebbe di 20 a 23 file è necessario forse non solamente per la manovra in ~rdine sparso, ma per quella eziandio in ordi?e chiuso· d'altronde richiedevasi per poter reparlll'e il plot~ne in 1·i1i(orzo e catena, come vedremo in appresso. _ La .~quadrigUa (denominazione che ci sembra nell'accezione sua co mune più appropriata al caso che quella di gruppo) è l'unità elementare dell'ordine sparso , considerata in ciò che è il primo reparto che ha un capo e ma novra da sè. · . . La nuova Istruzione vuole pertanto che pmna d1 passare dall'addestramento individuale a quello del plotone, si faccia r egolarmente quelto di squadriglia sia per lo stendersi e rinserrarsi, sia per tulle le mosse in avanti, indietro e di fianco , sia per appostarsi e
280" MODIPlCAZIONI ALLA FORllIAZCONE DI COMBATTIMENTO
I N ORDINE SHRSÒ PER LI\. NùSTRA F,IJ'{'fERIA
o
far fuoco, sia ·per la difesa contro la cavalleria, sia per l'attacco. · · La squadriglia si distende a destra od a sinistra : ma.i dal centro, mentre l'antica Istruzione ammetteva pel gruppo il solo distendersi dal centro; ciò che nel distendersi simultaneo del plotone dava luogo a ripetuii spostamenti a destra e a sinistra delle file. Analogamente, la squadriglia si risserra sulla sua destra o sulla sua sinistra. Per la direzione della marcia della squadriglia distesa si applicano le stesse norme e si adoprano gli stessi comandi, comè per la marcia de( plotòne .in ordine chiuso: cioè se non vien dato comàndo, la direzione appartiene alla fila di destra; se invece la.. ~ direzione dev'essere alla fila di sinistra, il capo squadriglia comanda guida sinistr. Questo stesso principio è succes.sivamente applicato alla catena formata di un · qualunque numero di squadriglie-; e crediamo sia stato ottimo partito quello di fissar "!legl\o le regole della direzione deJla marcia nell'ordine sparso, di ciò che , prima non 'fossero, perocchè anche in quest'ordinanza è necessario di mantenere un cerco quale allineamento, se si. vogliono evitare gli agglomeramenti e ]e sconnessioni, cioè il disordine e la confusione. Per far eseguire i r.amhiamenti di fronte alla squadriglia distesa, .il capo suo comanda: ·squadrigli·a a destra (o a' sini"stra) - nIAitCHE, e la squadriglia cambia di direzione per mezzo di una conversione, r:ome se fosse in ordine chiuso. Quanto al fuoco, l'innovazione principale è che si esclude quello· màrciando sia in avanti sia in ritirata . ' ' che prima era ilmme·sso, sebbene fosse raccomandato di non usarne che parcamente e in pa~ticolari circostanze. Fa portare il suo fuoco più in avanti o a destra od à
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sinistra, quando le ·o ccorra di retrocedere, la squadriglia senza far fuoco ed al comando del suo capo, si reca avanti, a destra o a sinistra o indietro, e poi · al comando Alt-Fòc si ferma, si apposta e riprende il fuoco. Questi spostamenti devono. essere fatti rapidamente, e .di corsa veloce se il terreno è scoperto.,··. « In quest'ultimo caso, dice il Regolamento, la squadriglia deve muoverè per così dire a sbalzi successivi, percorrendo, ad ogni sbalzo , un tratto di circa 50 metri, o poco più, sia per non esporre troppo gli uomini, sia · perché possano conservare abbastanza. lena per subito far fuoco a dovere ». Consimile prescrizione era · già . l'accomandata dall' lstruzione sull'ammaestramento· tattico del ,f 5 maggio 1872, e la troviam pure nell'ordine di gabineuo del ,"9 marzo_ 4873 dell'Imperatore Guglielmo, che questa Ri'vi'sta ha riportato nella dispen,sa precedente. E veramente il fuoco individuale marciando sconnette le squadriglie, fa perder tempo nelle mosse, e non può produrre buoni effetti, attesochè il soldato, libero di far fuoco 'interamente a suo èapriccio, spara e rispara più per far rumore che per colpire giusto. La nuova lstruzi"one consente per altro eh.e quando la squadriglia sia in movimento, e particolarni.ente marciando e a passo ed al · coperto da qualche riparo, talun soldato possa sparare alcun colpo sul nemico: purchè per comando del capo squadriglia e con probabilità di colpire: ed ammette, anzi prescrive, ehe nell'assallo, chi ha l'at;me carica faccia fuoco . Riguardo alla difesa contro la cavalleria la nuova l sfru.zione 'dù norme più ampie e precise che l'antica: ma ne parleremo in appresso, parlando della. compagnia.
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MODIFICAZION I _.\LU. FORMAZIONE DI COMBATTIMENTO
II. Or si presenta il principale tra i cambiamenti introdotti. Nella antica Istruzione, il plotone doveva distendersi tutto; nella nuova invece i1 plotone distaccato in _cacciatori distende, di norma , una sua squadra, e · tiene l'altra in ordine chiuso come ri"n(01·zo della prima, a 50 o 100 metri di distanza indietro di essa. Così in . · 1a formnzione normale di ~na èompao-nia o d or me sparso verrà a constare effettivamente di tre linee: la catena ; la linea dei rinforzi, _il sostegno.
283 non si é ancora sotto il vivo fuoco della moschetteria ?emica) non è necessario di svolgere subito la maggiore intensità di fuoco, ma bensì di cominciare a -tastare l'avversario, e sopratutto ad orientarci sul t'erreno e sulla situazione nostra rispetlo al nemico. In questo primo stadio del combattimento (pdmo e secondo momento dell'attacco, § ,t 30 parte 7a deI-l'Istru,zione per l' am.niaest-ramento tattico) può dunque };)astare di avere in catena una metà della forza destinata ad eD;trarvi quando il combattimento divenga più vivo; mentre l'altra metà potrà meglio ripararsi dal fuoco nemico, tenendosi un po' più indietrò, a tale distnnza per altro di essere in misura di intervenire prontissimamente. Essendo di regola stabilito che fra le squadre in catena debbasi lasciare l'intervallo di una squéidra distesa, ne consegue che momento opportuno di entrare nella catena, ciascuna squad rn in rinforzo, troverà il suo posto a destra od · a sinistra dell'altra sua squadra. Così la catena diverrà continua; !3 cotesto raddoppiamento della linea di fuoco potrà ayer luogo, senza spostare le file delle squadre già distese; vantaggio questo grande assai, attesochè ·niente è più pericoloso c~e lo spostamento laterale delle file sotto il fuoco nemico, sia per le perdite che può coslare, sia per il disordine che produce inevitabilnwnte. Con questo però, la nuova Jstru,.zione non s tabilisce in modo assoluto che il primo distendimento abbia sempre da aver luogo in siffatta maniera:· perocchè possono succedere molti casi (casi d'incontro improv-· viso) ove subito occorra di aver la catena continua ed afforzata. La squadra in ordine chiuso si .distende a destra, a sinistr a, o dal cerltro, come può essere, meglio conveniente: L'intervallo normale tra le due squadriglie distese IN ORDINE SPARSO PER LA NOS'fl{A FANTERJ A
al
La catena è fornita da due squadre, intervallate tra loro della -fronte di una squadra distesa; e ciascuna di queste ha dietro di sè, come rinforzo, l'altra squadra co1la quale forma plotone. La catena, se consideriamo per un momento quella fornita da più compagnie in ordine sparso, riesce così più r_ada, non per gli intervalli tra fila e fila, ma pe~q:1~1h tra squa?ra e squadra; e questa novella dispos1z10ne fu saggiamente suggerita dàl riflesso che,. generalmente, in principio del combattimento (qÙmj(lo
28i,
)10DJFÌCAZI0NI ALLA FORMAZIONE DI COMBATTIMENTO
della squadra è di 6 passi; ma può restringersi, ovvero anche allargarsi siJ.10 ad agguagliare la fronte cli una squadriglia distesa. L'intervallo tra fila e fila può variare fi:i: ·-~ e 6 passi Potendo giovare ad un reparto di truppa in ordine chiuso n.ella zona del fuoco nemico, di intervallare le sue file· sia 1/ei' incorrere in minori perdite, sia per meglio potere vanlaggiarsi dei ripari del terreno, la nuova lstruzione -stabilisce all'uopo i comandi: aprite-destr (o simstr; oppure dest1· e sinistr) a (tanti) passi; e poi per restringere: .se1·1iate-si·nistr (o dest-r o al cè?itro). L'Istruzione prescrive che il capo plotone, anche quando abbia una sola sua squadra in catena, di questa debba speci almente occuparsi, e questa debba agire al suo comando diretto: per ciò deve egli tenersi a non più di 20 metri dietro alla catena, in modo da vedere e dirigere tutta la sua truppa. « Negli assalti deve essere .in prima linea per rinvigorire colla sua presenza quest'atto çlecisivo e a.d un "tempo per poterlo meglio ,dirigere ». È' ra-ccomandat.o di non fi'amrnischia1~e le file di di·verse squadriglie, collo inframmettere le file del rinforzo_ a quelle della squadra già distesa, perchè ciò porta disordine e confusione. Questa è si curamente un' ottima raccomandazione, come lo è anche più quella po'i fotta di evitare il framrnischìamento delle compagnie: ma nella vera pratica pur troppo consimili racco!Tian.dazioni non sortono poi tutto l'esi'to desideralo, tant'è che taluno scrittore prussiano del giorno vorrebbe che il frammischiamento· degli uomini di diversi repai:ti fosse non solo ammesso, ma rcgola1nentarizzato. Noi uon andremo fin là, ma ci pare che non sarebbe fuor di proposito un articolo del Regola~ento, il quale decidesse che sul campo di battaglia, qualunque soldato o frazione di trnppa si trovi incidenlalmenle nella zonR
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.IN ORDINE SPARSO PER LA NOSTRA FANTERIA
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d'azione di un repa:rto di truppa maggiore; debba di regola concorrere con esso ed ubbidire al capo di esso . i\,)nruettiamo benissimo che così debbasi intendere nelìo spirito stesso dei regolamenti e del dovere militare: ma la è cosa che è sempre meglio sia · detta ben chiara. · •
m ·. Già abbiamo indicato la formazione . normale della compagnia, nella quale: due plotoni costituiséonò il sostegno. L'lst·ruzione ammette però casi, ove :treplotorii della compagnia· possono essere rr;anddti -in' cac- . datori. (,f) ed ·solo._ ploi,one formare il so:slegno~ o viceversa: . . . La. distanza·. normale· fra la catena il s.ostegno .è . di 450in; v·ariabiJe pérò seeondo le circostanze: . Il capita.no· sla ordinariamente all'altezza dei rinforzi per poter personalmen Le comandare e dirigere i suoi · plotoni in cacciatori, lasrianclo però ai comandanti di essi sufficiente libertà d'azione per a<lattare àl terreno le disposizioni della loro truppa. Egli deve, per quanto po?sibile, dare i comandi a voce, o mandare verbalmente . gli .ordini s:uòi ai capi dei r~parti, e non ser: virsi dei segnali di tromba che nei casi di àssoJuta ·
un
e
il) Nella nuova Istruzione troviamo una dist!nzione di ·deno.minazione che ci sembra· utile far rilevare. La linea delle -file distese si chiama, come una volta, catena. La catena e i rinforzi /costit~iscono la truppa in caccfatori. La catena, i rinforzi e i sostegn_ipresi insieme sono hr truppa in 9rdine spm;so: così il capitano comanda: tali plotoni · in cacciatori (n• .i86j; ed il maggiore: tale compagnia in ordine sparso (n° 5~9) .
287 Riguardo alla difesa contro alla cavalleria per parte della truppa in ordine sparso, come già dicemmo, la nuova lstruzione dà norme più estese e precise che l'antica. Prima di tutte è stabilito che appena il comandante della truppa s'accorge dello avvicinarsi della cavalleria, deve far dare un apposito segnale di tromba che ne metta in guardia la truppa; e queslo preavviso noi lo crediamo utilissimo, attesochè il più pericoloso di una carica di cavalleria por la tmppa sparsa '.è la sorpresa. Se il comandante della truppa può .presumere di essere atlaccato dalla cavalleria, egli deve tenere ristretto il suo ordine di combattimento, guardars i bene sui fianchi ed alle spalle per non essere sorpreso, per aver tempo di ricevere in ordine chiuso la cavalleria. Quando in vece l'attacco venga improvviso, le squadriglie ed i rinforzi minacciati si formano da sè in mezzo circolo od in circolo, secondo che la carica minaccia da una sola parte od è avriluppanle; e così fanno pure i sostegni, se minacciati; ma i reparti che non sono direttamente attaccati non devono aggrupparsi, ma conset'vare la primitiva formazione. Su questo precetto insiste la nuova lçtruzione e giustamente, perocchè è nota astuzia di guerra quella che, quando la truppa avversaria ha un buon appostamento per i suoi cacciatori dal quale sia difficile sloggiarli, si mandi una partita di cavalleria a fare una dimostrazione sopra _ una delle sue ali per indurla ad aggruppal'e frettolo samente i suoi reparti ed a presentare così un bersaglio migliore al fuoco nostro concentrato; se l'o.stuzia riesce a questo, novania volte su cento si è sicuri di rincacciare l'avversario. L'Istruzione raccomanda che le file distese si guardino dal lasciarsi cogliere dalla cavalleria, sparpagliate nel movimento della raccolta; e per questo p1·escrive 1N ORDINE SPARSO P.ER LA NOSTRA FANTERIA
i86 . MODIFICAZlONl ALLA FOllMAZlONE DI COMBAT'rllt1ENTO necessità. In passato si ab usava di siffalli segnali_ e bastava che fossero in cacciatori 2 o 3 compagme, perchè non si sentisse altt·o che un incessar~te squi~lar~ di tromba che echeggiava a più e più chilometri d1 distanza, e svelava ali' avversario tutte le mosse nostre. 1l sostegno non deve, come è dello nell'Istruzione, impegnarsi nell' azione, senza espresso ordine del capitano, a meno che non sia esso stesso atLaccato, nel qual coso il eomandante del sostegno dev~ prend~re le disposizioni necessarie e mandarne immedtato av'!1so al capitano. A guarentirsi dalle sorprese, il sostegno (quando si tratta di una com pagnia isolata od all'ala ùi una linea di buttaglia) deve guardarsi con qualche piccolo reparto o pattuglia fiancheggiante. La posizione normale del sostegno è dietro il centro della catena: può però mette1·si anche dietro un'ala, purchè per quanto possibile riparato e sempre a portata di soccorrere prontamente la truppa in cacciatol"i. Può tenersi in linea, in colonna, di fianco, per due, pet· quattro, gli uomini diritti, seduti, o coricati, conforme torna meglio per coprirsi dalle offese del nemico. Il sosteo-no serve al capitano per afforzare la linea dei cacci;tori nei movimenti decisi vi, facendoli qui vi ao·ire in ordine chiuso od anche in cacciatori sia per b . . . . aumentare la resistenza nella difesa, sta per rnv1gonre lo sforzo nell'attacco; per eseguire attacchi di fianco od a rovescio della linea nemica, come eziandio per far testa a consimili allacchi che il nemico tentasse; per offrire, stendendolo per tempo in buon~ posizi?ne, un appoggio ai cacciatori che retrocedo?o. mcalza~t da~ nemico; per fare il cambio ai plotom m cacciatori guando ne sia il caso. Come complemento di queste regole per l'impiego del sostegno, stanno le norm; date in proposito dal § 2°, capo 2° della parte 7a dell lstruzione pell' ammaest1·amento tattico.
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288 MODIFICAZIONI ALLA FO,RMAZIONE DI COMBATTIMENTO che quando l'attacco è improvviso i gruppi si fac?ian o a squadriglia per isquadriglia, a rinforzo per rinforzo . Se la truppa in ordine sparso si vedesse minaccia~a da successive cariche di cavalleria, nell'intervallo tra l'una e l'altra di queste, i singoli gruppi, devono cercare di riunirsi gli uni agli altri, formando successivame:nte massa di plotone, di compagnia ed anche all'occorrenza di battaglione. Questa raccolta vuol essere fatta, dice l'Istruzione, coll'osservanza la più rigorosa del precetto, che in p1·ese'(l,za. .della cavalleria la fanteria dé~e 'irJ,Jio_vere al passo· é rnai di corsa. · Quando la cavalleria o ,penetrando da un fianco o sfondando la linea dei cacciato1;i, · irrompessé sul sostegno, i ~acciatori siano <Jncora sparsi, ovvero già formati in gruppi; devono m_et4ersi a terra, pèr non essere colpiti dal fuo~ò del sostegno, che nat:uralm_ente non · può ·.a meno . dl- usarne a sua difesa ùirettp. ; ·e·ct ugual cosa· devono fare anche i sostegni, se la cavalleria riesce· a ca'.ricare la truppa retrostante. La. pa1te . dell' Isti·uzi'one riflettente la compagnia in ~rdine sparso, contiene alcune norme generali sul com~ battimento della cqmpagni a, le quali, senza discostarsi . da quelle date nel § 2°, capo 2, parte 7a dell'lst1·,uzione pei' l'ammaestramento tattico, le completano e rischiarano in quanto all'applicaz.ione della nuova for· . • · mazione per l'ordine ·spélrso. , · · « Nell'offènsiva, dice l'.lst1:ùziòne regolame.ntare, Je · . ·« due squadre ~n cate_ n a a_vanzaJlo di appostamento in «: appostamento tutte due sulla st'8ssa linea, oppure << anche a séaglioni , cercando di guadagnar terreno « sul nemico. I ririforzi.tengono dietro alla catena per « entrare in linea con essa, ·tostochèfa resistenza del« -ravversario divenga tale che, a superarla, richiegga « di rinforzùe la linea di fuoco. Il sostegno appoggia « il movimento, finchè giunto il momento di pronun-
si
289 « ciare risolutamente l'attacco, entra esso pure, tutto « od in parte, in prima linea per portarsi contro il « punto decisivo. « Se la compagnia agisce di concerto con altre truppe, « queste concorrono con essa -all'assalto, e le servono « di appoggio in caso che l'attacco venga respinto; « ma se agisce isolata le sarà necessario di staccare <1 dal suo sostegno e di lasciar indietro al momento « dell'assalto una piccola riserva (un plotone od anche « soltanto una squadra} per se:rvirsene ad occupare « immediatamente la posizione nemica, se l'àttacco « riesce, per procedere all'inseguimento se n'è il caso, « o per proteggere la ritirata, se l'attacco è respinto, « e dar tempo alla compagnia di riordinarsi per ri« prendere il comb~uimento. « Per la difensiva si presentano in generale due casi ~~ distinti: .o la vera linea di resistenza è quella oc« cupata dai cacciai.or-i della compagnia; o tale linea « è più indietr9. «Nel primo caso, quando cioè è neçessario di difendere « col massimo vigore la linea stessa occupata dai cac« ciatori: appena si è pronunciato l'attacco i rinfqrzi « devono completare la catena, e deve avvi cinarsi il « sosLegno per essere in misura di entrare in azione « e di sviluppare la maggior resistenza prima che riesca « all'inimico di sfondare un qualche punto della catena. « In questo caso quindi l'ordine di combattimento o « si prepara più ristretto, se l'attacco è preveduto; o « si restringe subito, se l'attacco succede improvvi<< sa.mente. « Nel secondo caso, i ·r eparti che si trovano d'in<{ nanzi la. vera linea di difesa non devono opporre che << una resistenza limitata al tempo necessario alla troppa « retrostante per prepararsi a ricevere l'avversario. Le « squadriglie in catena si ripiegano ordinariamente IN ORDlN E 3PAI\SO PER LA NOSTRA FANTERIA
ANNO XVIII,
VoL.
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MODIFICAZIONI ALLA FOnMAZlONE DI COMBATTIMENTO
IN OnDINE SPARSO PEil LA NOSTllA FANTERIA
« d'appostamento in appostamento, per tempo e senza « impegnarsi soverchiamente; i rinforzi non si disten« dono, salvo sia necessario di ampl iare la fronte o « di far testa ad un troppo precipitoso avanzare del« l'assalitore ; il sost~gno retrocede pure, se n'e il caso, « badando agli attacchi di fianco che per avventura « potessero essere tentati: ma rinforzi e soslegno non « entrano ve ramente in az ione, se non quando siasi . « raggiunta. la vera. posizione di difesa. Qui vi soltanto « bisogna spiegare la. massima resistenza di cùi la. « truppa sia capace, sia con contra.ssulti parziali ed « improvvisi ai Dnnchi, sia so pratutto co l dare al fuoco « la maggiore intensità possibile, nell'istan te in cui « l'ayversa.rio muoverà all'assalto; istante che il co« mandante della. truppa dovrà perciò cercar di pre« vedere in tempo. « Anche in entrambi i casi ora accennati, se la com« pagnia agisce isolata, dovrà tenere una picco la ri« serva sia per guardarsi nel momento decisivo delle « sorprese ai fiancl1i ed alle spalle, sia per inseguire, « se è nel caso, l'inimico respinto, sia infine per so« slenere la propria ritirata. « L'ordine di combauimcnto della compagnia può « modificarsi in più modi a seconda delle circostunze. « Ora può convenit·e in pri ncipio dell'azione di non « impegnare in cacciatori che un solo plotone, e te« nere gli altri tre in sostegno ; ora in vece può esser « necessario di metterne tre in cacciatori. Ora può « giovare di non iniziare il comballimento che col di« stendere in catena una squadriglia per ploLOne e « tener le altre in rinforzo: ora invece può presen« tarsi il caso di dover subito stendere in catena « gl i interi ploton i. Sta nel criterio del comandante « la compagnia di adottare la forma più acconcia « aù ogni occasione; l'essenziale è di non impegnare
« ù~uti~mente le proprie forze, di non esporle a perdite infruttuose, e di non trov(l.rsi sfiniti di forze al « momento decisivo ». L'lstru~ioneacccnna poi come una compa<Tnia inavang~~rd i~ ~ disposta com'è stabilito nel!' Ist·ru;ione pel se1·i.1z1? dt sicurezza, delle truppe 1n campagna, debba regolarsi per trasformnrsi dall'ordine di marcia in quello di combattimento. Se l'inimico è segnalato per tempo, il plotone in tesla del grosso è portato in avan ti, per essere messo in cacciatori insieme a quello d'estrema avanguardia, e così viensi subito alla forma normale (fig. 4•) . Quando invece l'incontro sia improvviso, il plolone d'estrema avanguardia si dispone subito in cacciatori; quindi, riconosciuta la situazione, il comandante della compagni a, manda dal grosso ad a[~ forzare i cacciato ri: un solo plotone, se si tratta di allungare un'ala soltan10 della calena; due plotoni, se bisogna contemporaneamente estendere le due ali . Quest'ultima formazio ne, fa notare l'Istruzione, si distacca dalla normale e dal precetto di avere in sostegno metà della fo rza, ma in generale consimile rnodifl co.z ione è preferibile all'inconve niente di frazionare uno slesso plotone sulle due ali del plolone pri.mitivamente disteso. {<
IV.
L'Jstrnzione ammette che l'ordine misto, cioè la combinazione dell'ordine sparso col chiuso, sia per la massima parie dei casi il vero ordine di combattimento per i battaglioni di prima linea. In quest'ordine
292 M0D1FICAZI0NI ALLA'FO'RilIAZIONE Dr CO!IBATTiilIENTO la forma normale del hatlaaliorie sarebbe quella in,~ 0 dicata dalla seguente figura.
.,.
Due compagnie coprono la fronte, disposte nella· formazione normale di compagnia in ordine. sparso. La · fronte occupata dalle quattro squadre in catena è al1'incirca quella del battaglione spiegato in ordine ch iuso: può per altro essere estesa; come -può convenire sia ,\d un battaglione che trovisi ad un'ala della lin ea di battaglia, sia ad un bauaglione che debba agire isolato, bastando allargare gli intervalli tra i vari elementi della ~atena_ (file, _squadriglie e squadre). Ie due compagnie in ordme .chrnso e che costituiscono il grosso si teng ono normalmente a 350m indietro della catena. La differenza principale tra l'antica e la nuova fo rmazione norma le è dunque, che in quella il bawwlione distaccava i9 ordine sparso uria compagnia, n~entrein q1;1esta deve staccarne due.
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IN ORDINE , SPARSO PER LA NOSTRA FA!'\TE!UA
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Questo cambiamento viene da ciò che dapprima la ,truppa in ordine sparso era destinata essenzialmente ,a scaramucciare per inizi.a re il combattimento e masct1erare le truppe in ordine chiuso retrostanti nelle loro mosse di offesa, ovveto nelle loro disposizioni di difesa, ed all'uopo poteva baslar(un quarto della forza: ·ma oggi invece che la truppa in ordine sparso deve -.n on solamente iniziare l'azione, ma condurla a fondo o sostenerla sino al momento dell'atto risolutivo, il quarto della forza più non bastà; ed in generale bi. sogna destinarvene la metà fin dal principio del com.battimento, affinchè questo possa essere avviato subilo r isolutamente ed energicamente. Posto che normal~ente il battaglione debba distac·care in ordine sparso la metà della sua forza cioè due · ,co mpagnie; si affaccia,il ciuesito: se delle due compagnie ~l'una debba dare i caccia tori· e l'altra i sostegni, mettendosi l'una dietro l'altra; oppure se ciascuna debba dare cacciatori e sostegno, mettendosi l'una accanto all'altra. La nuova Istruzione risolve la quistione in · quest'ultima maniera, e malgrado tutte le buone ragioni in senso. contrario, che i nostri lettori potranno ,·trovare nel libro del maggiore.. Scherff, noi ~rediarno -che la migliore soluzi~ne è la nostra. La formazione ,1:1,nitaria della. catena "P UÒ avere i suoi vantaggi, ma certo non compensano gli svantaggi di non avere uni.tarietà (ci si passi la parola) tra cacciatori e sostegno. .Per quanta affinilil e solidarietà ci possa essere tra le -compagnie di uno stesso battaglione, esse sono due ,unità distinte ed hanno due capi distinti, e quindi quell'intimo accordo che deve sussistere tra sostegno -e cacciatori non potrà essere sempre bene assicurato. -- Oltre a questo, se i cacciatori saranno respinti, suc.,.,eederà il frammischiamento fra compagma e compa,g ma, clfè pur sem.pre un serio inconveniente; men.tre
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MOOIFICAZlONI ALLA 1''0RAL\ZIONE DI COA!llA1'TIMENTO
invece colla formazion e eia noi adottala il frarnmischiamenl? non avverrà che tra soldati della, 111edesirna com~ag~1a. Questa qui~tione rissolleva per l'ordine sparso 1antica .controversia dell'ordine lineare e dell'ordine perpen cltcolare per l'ordine chiuso; e forse darà luocro a ?o.o meno lunghi dibattimenti. Ma, lo ripètiamo, n~i o~m~amo ch_e la nostra Tstruzi'one si sia appigliata al miglio r partllo, sopratutto colla espli cita prescr·izione da es~a fatta che il comandante del balla<Tlione debba tc~er~t sulla linea dei. sostegni, appunto p~· dare unilà al! az10ne della sua truppa combattemc. . ~.,'Jst:·u;;ione modifica pure alcuno dei numeri relutm aU attacco e difesa nelle evo luzi oni di batt::wlione . . b ' ma quast urncamente inquantocliè abbiano da essei· due le compagnie in ordine sparso. Nell'allacco, la truppa spa rsa deve avanzare, regolandosi secondo le n.orme. date per la compagnia e gli ordini del maO'grore, 11 quale avrà indicali ai comandan Li ùel le co;pagnie l'obb_iettivo dell'attacco. A 200 metri dalla posizione nemica od anche più vicino ad essa, se il terreno lo consen le, i sostegni en lrano anch'essi nella. cate~a'. e comiucia il fuoco accelerato, per quanto poss1bde convel'grnte verso un pun to predeterminato onde p~·eparare l'assallo. 11 grosso, forma to ord inaria: mente 1~ colonne di compagnia od in una sola colonna o parte 1? colonna e parlo spiegato, accelera I'unda tura per raggmngere la catena. Questa con un ultimo sbalzo cere~ di avvi~inarsi sino a •I 00 metri dalla posizione ~e1?11ca, e dt là conti nua colla maggiore intensità 11 fuoco a~c~le1:ato; tosto è raggiunt:\ dal gl'osso, si dà da tutti msi cme l'assallo: la catena conlinuand o ~ far fuoco e cercando di avvolgere l'in imico, il grosso irrompendo contro al punto decisivo. ~a parte regolamentare concernente le evolu zioni di brigata non ha variante alcuna, tranne la prescrizione
I N 01\DINE SPARSO PE Ll LA NOSTIIA FANTEilIA
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che di r~goln generale ogni battaglione di prima linea debba impegnare in ordine sparso, non nna, ma due compagnie, e che si danno regole e comando per mantenere un allineamento generale alle truppe sparse.
V. Le modificazioni fanno un'aggiunta alle evoluzioni di battaglione, ado Llando pel bauaglione una forrr,uzione analoga a quella dell'ordine ristretto per la brigata, cioè la linea di colo nne di compagnia con intervalli ristrelli e clic possono r idursi sino a quattro passi. Simile formazione polrà impiegarsi con vantaggio ,in_ luogo della colonna di battagl ione, come più sciolta nei suoi movimenti ed adauabi le alle accidentalità del terreno, che non quest'ultima. li nostro Regolamento di esercizi, neppure dopo le modificazioni di cui discorriamo, non ammeue in modo assol uto, come l'ullimo Ordine di gabinello del 19 marzo ultimo dell' fmpera,lore Gu gli elmo (1) che« in presenza del nemico e sollo un vivo fuoco, l'impiego delle colonn e di bauuglionc non possa essere giustifìcalo che da particolari circostanze, e che quindi la formazione normale di combattimento per la prima linea, è la formazione in colonne di compagnie>>, ma nel fallo pralieo così si dovrà fare anche da noi, or tanto più che le nostre compagnie sul pied e di guerra devono esser grosse quan lo le prussiane. Ciò stante, fu ottima l'idea di adottare anche pel battaglione la formazione in ordine ristretto , perocchè,
(•I) V. Rivista J,liliturc, dispensa dell'aprile 4872, pag. 42 o seg.
296 MODlFIC . ALLA FOlUfAZIONE DI COMBATrI]IENTO ECC . se ess~ndo~i in linea di colonne di compagnie per plotoni ad rntervalli di spiegamento, divenisse necessario d~ produrre un urto più concentrato ·e· potente sopra d1 un punto, l'ordine ristretto ne darebbe il modo cosi efficace,. come se fosse una colonna di batlaglione per compagnia. Il nostro Regolamento di esercizi e di· evoluzioni pe1· le truppe a piedi è sicuramente suscetlibile ancora di miglioramenti, e non dubitiamo che vi saranno introdotti, perchè sappivmo che il Comitato delle armi di Hnea se · ne occupa con molto studio e con molta sa.pienza: ~a siccome. opiniamo che le modificazioni più essenz1ah ed_ urgenti sianosi ora apportate; se ci fosse permesso un consiglio, daremmo quello di andare un P?' a r~lento prima di adottarne altre, e prima perfino d1 modificare la forma del testo per quanto possa sembrare imperfetto , perocchè simili cambiamenti perturbano sempre, ed in questa materia è forse più giusta che altrove la sentenza che il meglio è nemico del bene. ,
SULL'ATTITUDINE DE LLE
-L OCOì\l OT I V E S T R A:O A L I AL
SERVIZIO MILITARE
Coi tipi De Angelis di Napoli fu recentemente pubb licato un accurato lavoro, del luogotenente LUIGI GrLETTA di stato maggiore, tendente a propugnare la sostituzione delle locomotive stradali in parte del traino militare (1). Mentre rendiamo pieno plauso all'autore, e ricono-sciamo che si deve ai suoi perseveranti st~dii ed alle ·sue pazienti ed attive ricerche se presto dette locomotive saranno esperimentate tra noi e se potranno attecchire nello Stato, radicalmente dissentiamo circa l'avvenire che esso preconizza per tale nuovo motore come materiale da guerra. Questa nostra dissensione è sì profonda e siamo talmente persuasi che se gli studii e le prove fossero:condotte col punto di vista che il luogotenenteJsignor Giletta segnala, non si otter~ebbe risultato alcuno, che ci deci(~) Una parte di questo lavoro fu primameote pubblicata in questa .Rivi.sta (dispensa del febbraio ~ 8'73). Nella dispensa ùel!!ottobre -1869 avvi, la descriiione e disegno di ·un primo tipo da locomoti1•a Thompson.
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SOLL'A'('TITUDINE DELLE LOCOMOTIVE STllADALI
demmo di scrivere queste poche righe le quali hanno per unico scopo di accennare a quell'indirizzo per gli studii futuri, che r iputiamo per unico in caso di condurre a risultati, di far cioè che se l'impiego di detto nuovo mezzo di locomozione ha realmente importanza milftare, la si possa giustamente valutare. Niun dubl;io che è enorme il carreggio .che deve accompagnare e seguire un esercito, che il nostro Sta~o non è ricco di quadrupedi, che questi mezzi di iraino . hanno potenza limitata, rich iedono cure, foraggi, ferrature, molto personale per servirli ed inoltre non senza inconvenienti si possono di balzo distogliere dalle abituali occupazioni per attaccarli ai carri militari. Importantissimo quindi sarebbe quel mezzo meccanico capace di sostituire numerosi cavalli nell'esecuzione di un dat o trasporto, che al risparmio di quadrupedi e quindi di uomini per governarli, accoppiasse ancora la possibilità di diuturno servizio, mentI'e il cavallo non può dedicare al lavoro oltre ad una determinata frazione delle ventiquattro ore. ':rvia ·questo niezzo, appunto perchè meccanico, non può senz'altro sostituire il cavallo, ma solo arrivare agli: stessi scopi di questo, colle vie che gli sono esclusivee proprie. Non facciamo questione di modello se Thompson cioè, Fo,vel o Burrel ecc. perchè per dare giudizio sicuro su questi varii tipi sarebbe indispensabile conoscerli bene davvicino, e poco, si può far calcolo sovra notizie di giornali od altri periodici soventi inspirati da esagerato sentimento di incoragg iare una nuova invenzione, o da interesse di aver molte commesse . .Per quanto diremo ci basta essenzialmente ricordare, -che questo mezzo meccani·co abbisogna di combustibile e di acqua per f unzionàre. . Ammettiamo così per il momento, che esso sia in
299° grado di superare le. er:tè e le svolte stradali e .che con. uguale facilità si muova sulle strade selciate, impietrate od in semplice térra e che il fango e gli impaludamenti non gli _dieno. iq1barazzo, proprietà tutte, che come diremo, l'esperienza ha sin.o ra constatato ma solamente entro certi limiti. Ma noi le ammettiamo per ora, perchè in qualsiasi grado esistano non alterano il nostro modo di vedere. Esse riguardano se quel mezzo p()ssa o no divent~red'uso pratico, noi invece ci occupiamo per intanto ~i studiare quale posto potre_bbe occupare in un esercito quando fosse tale. Trattasi adunque d'un congegno, che si muove consumando combustibile ed acqua e che per rifornirsi di questi ingredienti non ammette dilazioni; l'acqua infatti non solo se manca ma se anche sol amente scarseggia produce, come è noto, un disastro. Con esso non è .quindi il caso di lesinare Ia razione, od anche . solo di . ritarJare La profenda, come ammettono i quadrupedi; ma al momento opportuno acqu~ e combustibile devono subito essere . in pronto, perchè quand'ariche mancassero pochi ~hilometri a trovarne bisognerebbe fermarsi per forza, se. l'elemento in difetto. è il combustibile, rer prudenza tosto che l'acqua comincia a scarseggia~e. Finora abbiamo accennato in genere a combustibile. 'La ·qualità di combustibile su cui i vari tipi di l ocomotiva stradale sono essenzialmente regolati essendo il carbon fossile, materia assolutamente esotica per il nostro · Stato, è di prima necessità . di èalcolarli invece sul combustibile più comune del nostro paese, ossia sulla legna. Noi quindi dissentiamo·Tadica~mente da quanto l'autore opina circa al combustibile da impiegare. Esso non la r itiene questione grave .. Infatti· nota che · eolle ferrovie si potranno, scaglionare sul teatro d'opeAL SERVIZIO MILlTAHE
.l
300 SULL' ATTITUDINE DE T ,LE T,OCOliOT!VE STRADALI razione le occorrenti riserve di questa materia, e che in peso il fa bisogno per locomotiva è inferiore a quello delle razioni dei corrispondenti cavalli. Ma sul teatro d'operazione tosto queste sono intraprese, le ferrovie, che già per sè esigeranno una quantità di carbon-fossile che in molti casi senza grandissima previdenza non sapranno trovare, mai potranno scaglionarlo così opportunamente percbè torni possibile il rifornimento di quei mezzi meccanici, che ne abbisognano in ore determinate ed in località che gli avvenimenti guerreschi 'improvvisamente determinano, ed il paragone colle razioni non regge, perchè non si ricorre a regioni lontane che dopo averne depauperato il territorio su cui si opera. La sostituzione di legna al carbon-fossile occasionando perdita nella forza di trazione, e questa perdita essendo tanto minore quanto più le locomotive stradali per co&truzione la prevederanno; è ben meglio basarsi essenzialmente su di essa e nemmanco supporre che' questo nuovo motore abbisogni d'un così speciale e difficile sistema di rifornimento per funzionare. Ammette per verità l'autore, che al bisogno si fàrà uso di legna con scapito nella forza di trazione ed aumento nella frequenza dei rifornimenti, ma lo considera caso accidentale, mentrecchè per noi deve ritenersi normale, onde non prepararsi disillusioni. Non dubitiamo quindi che nelle prove che si vanno ad intraprendere il carbon-fossile sia proscritto, ed anzi che nel commettere la fornitura delle locomotive si sia tenuto conto di questa particolarità, per poter così stabilire il vero grado di trazione, velocità e consumo che · si avrebbe in tempo di guerra. La questione dell'acqua è pur trovata lieve dall'autore . Calcola che l'occorrente per un giorno è circa il doppio di quella necessaria per i ·corrispondenti cavalli, che la
30 f metà del bisognevole per 10 ore di lavoro è portata dalla locomotiva e che non mancheranno occasioni di rifornirsi per via. Ma i cavalli vanno da sè all'acqua per dissetarsi, ed alla locomoti,,a bisogna invece portarla, e trovare e versare nei serbatoi di queste oltre ad· una tonnellata d'acqua per ciascuna, non è cosa di poca entità d'aver lusinga di far sempre senza inciampo. L'autore dà gran fiducia al pozzo Northon, apparecchio sicuramente utilissimo, ma che dà acqua nel solo caso in cui questa si trovi a non più di 8 metri dal suolo, condizione non tanto facile da trovare. Basta inoltre averlo maneggiato alquanto per convincersi che occorrono generalmente più ore prima di ottenere acqua passabilmente limpida, e che il prodotto di quelli da millimetri 37 a stento raggiunge una .tonnellata e non tre per ora. La questione del r ifornimento d'acqua e di combustibile, fatta anche astrazione dalle difficoltà di via, per prima cosa insegna che questi nuovi mezzi di locomazione richiedono di camminare sovra a strade· preparate per riceverli, sovra a strade in cui ai punti acconci possano trovare apprestata acqua e combustibile per rifornirsi. Questa considerazione già per sè sola nega che possano aver posto fra truppe mobili, ossia camminare alla ventura senza preventivamente conoscere la strada che · realmente si seguirà, l'ora d'arrivo e se per eventi che ad ogni istante succedono ai carreggi di quelle non occorrerà di stare imprevedutamente per più ore fermi o camminando a passo da formica e così consumando acqua e legna per trovarsi poi privi di questo o di quella quando la marcia deve continuare. Nè per quanto sieno ubbidienti, sarebbe possibile incolonnarle a pochi metri d'intervallo come calcola l'autore, perchè faC'endo anche astrazione da ingombri od AL SERYIZIO MILITARE
.
30'~ SULL'ATTITUDINE DELLE LOCOUOTJVE STRA DAU altri inconvenienti, sarebbe necessaria una comunanza di velocità ben difficile da ottenere . specialmente con .locomòti ve di varia potenza. Oltre a questi inconvenienti tecnici, per adoperarle con frutto nel carreggio delle truppe mobili bisognerebbe, come infatti propone fautore,. attaccare ad una stessa locomotiva più carri che coll'attuale 1raino a cavalli marciano invece ·non s0lo indipendentemente uno dall'altro, ma in colonne distinte. Con questo si introdurrebbe del r.igido in un sistema che vuole invece molta · flessibilità, per piegarsi alle ,esigenze di guerra. Bisognerebbe infatti, come risulta dalle tabelle compilate dall'autore, attaccare ad una stessa locomotiva amb½1anze e carri da trasporto, più carri da utensili da zappatore, più carri telegrafici, ·più: .carri da munizione, tutto il carreggio d'un reggimento, ecc., cori che si trarrebbero in prima linea dei carri che abitualmente devono camminare in seconda, o si unirebbero dei carri i quali come le ambulanze, quelli dà munizione, quelli da utensili, quelli da telegrafo, ecc. abbisognano di. traino indipendente onde poterli' ripartire: sul fronte delle po-sizioni o lungo il ··l avoro, per il che i cavalli che vorrebbe conservare l'autore sarebbero in ogni caso insufficienti. Restano ora l e difficol tà di via. Dal .complesso delle -i nformazioni che emergono dal 1av:oro che esamini amò, -che trovammo nelle varie annate de1l'Annuar2·0 scienti· fico ed indust1~z·ate, nèlle.Années sci"entzfiqu,es del FrnurnR· nel trattato: Les Machines del vVITH, nel JAC:MIN: . Lès ,chernins de fer, ecc., r isulta abbastanza dimostrato l'utile servizio che le locomotive stradali sono in caso di fare' · E sse infatti diedero prova di . essere i~ grado di per-correre terreni cedevoli e di superare pendenze di strade, ma appena la· cedevoL zza del terreno o la pende])zarag_g iunge un certo grado, che in fatto di pendenza special-
303 mente non è grandissima, la locomotiva solo conserva la forza necessaria per muovere se strssa. È questo, oltre alle difficoltà di rifornimento, .un altro motivo per escl uderle dal carri ggio delle truppe mobili, perchè richiederebbe di proporzionare il numero dei carri da attaccare non alla loro forza normale', ma a quella che possono conservare nel imperare le difficoltà, non sempre prevedibili, che volta p :r volta incontreranno . per via. Ma se tali locomotive non trovano posto utile fra ~e truppe mobili , possono invece rendere a queste gra~dissimi servizi considerandole come mezzo di niai interrotto tr-asp01·to a disposizione del servizio di tappa. A questo proposito vuolsi notare, che in prevenzione del funzionamento di que~to ser1;ùio di tappa, l'organ ico del carreggio presso le truppe mobilizzate è ora assai ridotto a fronte <li quello del 1866 preso ad esempio. dall'autore. Paragonando infatti quest' ~!timo coll'odierno , che emerge dalle ist ruzioni p~r la mobilizzazione dell'artiglieria e del g nio, risulta assai diminuito il carreggio che deve accompagnare le truppe mobili, ed · inoltre ritenendo che· le a;1 ,bulanze, i carri da munizione, i ca 1ri <la utensili e da telegrafo, quelli reggimentali ecc. esigono traino indipendente, ben pochi sarebbero i carri da attaccare senza inconvenienti dietro ad una stessa loco·motiva, ammessa per un momento la possibilità della presenza di queste fra le dette truppe. Considerando invece le locumo,i ve stradali come nuovo mezzo di trasporto, oltre le ferrovie cioè ed il carreggio .-0rdinario, a disposizione del ser'Vizz·o di tappa, .di quel . servizio che ha per scopo di mantenere la nazìone in immediato contatto colle truppe mobili: 1° Il rifornimento in combustibile ed acqua non presenta più difficoltà perchè si avrà sempre tempo e mezzi -di predisporlo; AL SERVIZIO M!LlTAilE
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SULI}ATT1TUD1NE DELLE LOGOMOT1YE STRADALI
2° Se ne potrà utilizzare la continuità di lavoro ,. collo stabilire ricambi di personale o di locomotive, quale proprietà loro affatto speciale si è la 1,iù i:;aliente da usufruttare e corregge la poca velocità da cui sembrano capaci, tre chilometri per ora, quanto ottennero cioè i Prussiani nella campagna del 1870-71, dato questo sino a prova contraria il più attendibile per considerazioni militari; ' 3° Si avrà latitudine nello scegliere le strade su cui avviarle e mezzo di distrurre molti degli ostacoli che ne potessero impedire od anche solo impacciare la circolazione, come · svolte troppo risentite, traversatedi abi·tati', ponti" deboli", declivz"i troppo ripz.di", quali ad esempio le rampe che guidano su ponti di corsi di acqua torrent i1.i (Trebbi~, Taro, Nure, ecc., ad esempio) Je quali quanlunque assai volte raggiungano pendenze notevoli lasciano tuttavia il titolo di piane alle strade che vi conducono, e :finalmente se occorre si alterneranno con ricarnJ>i di cavalli con cui far percorrere a quanto esse trainano quelle tratte per le·· quali o non· valgono o valgono solo per se stesse; 4° Se è naturalmente preferibile per certe materie, come · ad esempio le munizioni di trainare anche i r,.:lativi carri militari, per le vettovaglie e molti altri riforn imenti si potranno con vantaggio' addottare carri appositi, con ruote in caso di non distrurre le proprietà speciali , he hanno quelle delle locomotive ed in gradodi . realmente ammettere che un convoglio di sei vetture scenda senza disctstro sostenuto da un solo freno , del che se se ne cita un : sempio non si dice poi se lo stato della strada o la distribuzione del carico non costituisse per sè naturale od accidentale freno, acchè quella fìla di veicoli a congiunzione snodata non s'inserpeggiasse a suo beneplacito; 5° Circolando solamen.te nel territorio coperto dal-
AL S.E.RV1Zl0 MILITARE 305 . l'esercito mobile, le locomotive di requisizione .potranno conservare i loro nJacchinisti, mentrecchè si dovrebhero educare ~nche per queste dei macchinisti militari se dovessero aver _posto nell'esercito. Ora è evidente che mai se ne potrà fa~ uso in grande scala in guerra se · non presr.nteranno utilità agricola o commerciale, ed in questo caso nel requisirle è pur ' necessario di poter anche assoldai~e il rispettivo ·macchinista, cosa· solo facile se non lo si espone a pericoli; 6° Come si è notato il servizio di tappa per fatto della sua istituzione ha già concesso delle riduzioni nel carreggio delle truppe mobili e con ciò diminuito d'alquanto la llifilcoltà dì trovare quadrupedi, perchè se.molte' condizioni limitano ia scelta di quelli da. destinarè all'esercito, qualsiasi attiraglio è buono ·pèr i servi:zii ~i tappa. . Se quindi per fatto delle locomotive stradali l'attività del ~ervizio di . tappa aumentasse d'assai, comé fa supporre il continu~ servizio di cui sono capaci, è certo che qualche altra riduzione si potrà fare nel carreggio delle truppe mobili e per conseguenza nei cavalli occorrenti, · con che lo scopo dell'autore sarebbe raggiupto senza creare una nuova varietà di impedi?nentq,. . Egli. è perciò in questo solo· senso, di ferrovie per così dire mobili" a disposizione del servi"zi"o_di tappa per prolungare òd irradiarsi dalle esistenti , ch'e riputiamo utili per il militare le locomotive stradali, in quel senso cioè cui fece ·appunto ~llusjo~e . il Ministro della guerra in una recente seduta del Parlamento.
AN!\O xv111, VoL. 11.
HIVISTA BrBLlOGRAFICA
RIVISTA BIBLIOGRAFICA
$tudien ~ur neuen lnfmalerie-T"l.tik (Studi sulla nuova tattica della fanteria} von ScHllllFF, major im ge~eral-Stabe. 2• fascicoJo:I La scuola del tempo di pace. Berlin 1873. )
Il maggiore Scherff, il chiaro autore di un o::,usco!o che sotto
lo stesso titolo 'di Studi sulla niuroa tattica della fanteria ):la visto la luce a 13erl ino nel 1872, e del quale noi abbiamo fatto , cenno nella nostra dispensa del febbraio scorso, ne ha testè pubblicato un secondo nel quale, come continuazione del suo studio precedente, tratta doll'educazione e della istruzione da impartirsi all'esercito negli ozi <lolla pace per prepararlo alle lotte della guerra. Molti dei pregi che riscon.trammo nell'opuscolo precedente si trovano in questo, e forse ancora in più la,r ga copia. Il ipaggiore Scbertr si mostra qui profondo pensatore, che con sana logica e con retto criterid, sa investigare molto addentro ne.Ila natura dei fotti per deduroe giusti apprezzamenti sul modo di educare e di istruire l'individuo, la . massa ed i capi che la debbono guidare in mezzo alle difficoltà ed ai pericoli della guorra. .Non sempre egli scende aù indicare come si debba compiere il lavorìo di preparazione del lempo di pace, ma IascianJo ad altri il trovare i mezzi, si accontenla di far 'vedere, ma. di far vedero chiaramente, lo scapo . Egli balte in breccia alcuni pregiudizi che ancora esistono sul modo di educare ed ammaestrare la :fanteria, atlribuisce giustamente una somma influenza olla disciplina, allo spirito d'ordine ed al sentimento di una illimitata ubbidienza, fa larghissima parle a l principio della coesione morale della mas8a od al conseguente effetto della cospirazione. degli sforzi di lutti gl'individui e di tutte le singole parti; non , vorrebbe che da tutti i soldati si pretendesse una istruzione perfetta in tutto, ma (.Jreferisce un sistema ahe
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-si accontenti di richiedere alla massa solo la parte necessaria, lasciando che nel rimanente vengano più accurolamenle istruiti solo i piì1 alti; sa che il mezzo migl iore per far bene una cosa 'è quella.d'essere abituati a farla, e perciò consigl ia con insistenza ~he le istruzioni del tempo di pace non siano che una continua ripetizione di quel le manovre che effettiva mento e piì1 di frequente occorrono in guerra, Ma a ~eno far comprend ere le ideo dell'autore, servirà meglio un sunto del suo la voro. L'opuscolo è diviso in tre capito li: il primo tratta dell'istruzi'ono del soldato ·e <lolla truppa, il secondo dell'educazione dei capi, il terzo dello grandi manovre. Premesso nell'introduzione il principio che, solo la scuola del tempo di pace può superare l'enorme att1·ito del campo rli battaglia, l'autore enumera le basi fondamentali por poter ,operare concordi e vincere: fermezza e disciplina nel soldato, gronde attitudine a manovrare nella truppa, criterio militare ·pronto nei comandanti in solt'ordine, assoluta sicurezza nella condotta delle n;iasse per parte dei gradi elevati. Còmpito non facile ùella scuola del tempo di 'pace è quello di preparare tutti questi e.lementi. Or bene, la particolareggiata istruzione individuale del soldato. ·così segue l'autore, è dà lungo ' tempo base è.·el nostro metod~ di pace, le nostre Gsercitazioni· pratiche dello truppe godono filma europea, l'educazione teorica dej nostri nffiziali è riconosciuta essere ad un livello molto elevplo; i risultati di tre 'Campagne hanno impresso su ciò il suggello dell'approvazione. In presenza di tali fatti ù lecito affermare c.he conviene man·tenere inalterata la base della nostra precedente educazione del tempo di pace, sopratutto per quanto di grande questa ed ucazione ha fatto rispetto alla disciplina, al patriottismo, all'idea dell'onore, e solo io trodurvi quel le modifìcazioni che l'esperienza ' ha dimostralo necessarie. Per noi che dobbiamo occuparci dell'istruzione tattica. cos\ l'autore, sarà nostro còmpito lo esaminare quali prove ha fa tto in guerra, ciò cbo On qui abbiamo cercato di ottenere ed ot·tenuto in tBmpo di pace sotto questo punto di vista, sopratutto quali progressi conviene ricercare; poicbè se possiamo guardare · con gioia a quanto abbiamo ottenuto, coll 'occhio imparziale della critica dobbiamo cercare di dedurre dalla fatta esperienza comè si sarebbe potuto for meglio. E ciò parrà naturale se si :ponga mente che gli immensi per.feziooame.nti tecnici dei nostri
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tempi furono praticamente sperimentati solo nella guerra del 1870-71.
' Oggidl siamo io grado di trarre profìtto dalle fatte esperienze, misurando qu11nto si è fotto e quanto devesi fare, dovrem dire che. per quanto fosse buona la istruzione ùei nostri sol<lati, sott'uftìciali cd ufficiali suballerni, è sposso mancala loro la coscienza o la chiara inlolligenza dell'azione cospirante ad 1m gmnde scopo, che per quanto ai nostri capitani, uffiziali di sta.to maggiore e capi più elevati fossero famigliari le pratichedella guerra in genorq;lo o la direzione del comballimenlo in particolare. essi hanno incontrato grandi o spesso insuperabili difficoltà a far entrare Io truppe come parte di un tutto nel grande insieme di una battaglia. Le teorie non ci hanno fotto difotlo; ora da che se non dalla mancn nza di grande abi tu dine ed esercizio in queste coso può esser nato che noi abbium visto ~i spesso la nostra fanteria muov<'ro al l'ussn lto senza lasciaro all'ar~iglicria tempo o modo di preprirarro, che abbiamo visto g1·andi unità tattiche impegnarsi prima di avor ultimnto il loro spiegamento, distaccamenti vicini o combattenti insieme avanzare slogati anzichè con forza unite, corpi di truppa relativamente deboli (avanguardie ad esempio) occupare una fronto molto ,superiore ulle loro fo rze, ed allri molti casi di simile natura? Dobbiamo apertamente riconoscere che simili orrori sono andati faconòosi più rari nel corso della guerra, e elle la nostça fanteria andava man mano facendo tesoro clcll'osporienza che acqulstava, ma non gli è questa una ragione di più -per indurci duranto la paC8 n metterci in grado di non più commellcre all'alto pratico che il minor numero possibi le di errori? Noi non dobbiamo sperare che l'esperienza rie lla recente guerra basti da sola a farci raggiungere questo scopo. Anche se questa esperiooza fosse stata più lunga, i suoi ammaestramenti sono spesso di nntura troppo problematica se Ja·critica no.o lt illumina e li coordina , cd il loro opprezzameoto può talora dilungarsi mollo dal vero ; onde più che la semplice esperienza individuale fanno mestieri salde prescrizioni basate sulla necess'ità della gran guerra. Svolto· nella prefazione simili considerazioni, delle quali a · nessuno potrà sfuggire lutto il grande !;igoificalo perchè lumino sa mente provano come nell'esercito tedosoo auzichè ad. <lorrn eutursi sui molti allori conquistati, seriamente si pensa all'avvonire, facondo tesoro delle csperi~nze del passato, l'aue,
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tore entra in materia, e prima si f:l a trattare dell'istruzione del solda to e della truppa. La par~e materiale dell'istruzion e Jcl solda to non è più l' unico -e neppure il principale criter io por giudicare della sua attitudine, che oggidl dipendo assai più dalle suo qualità morali ed intellettuali. li possesso di una dMermiuala quantità di questa is truzione mnteriale non basta più, colhe già un tempo, per fare quello che solevasi dire uu perfello solòato. Onde ne consegue o ne conseguiva già prima delle ultimo esperienzo che nella questione del la istruzione poi so ldato, di fronte ad un tempo limi tato di servizi o sotto le band iere, no·n si traila nè si poteva trattare propriamt>nte che rii un minfmum, relativo, del quale conviene tenersi paghi: ma che d'altra parte però, nel tempo dato di presenza alle armi durante la pace, la · istruzione tci deve forzare di possibilmente raggiungere ad ogni momento del suo progressivo sviluppo una certa quantità relativa di attitudine che ne permetta un pronto impiego . Qnale è lo scopo ch e si propono la istruzione, quale la 'materia greggia che essa ha per le mani! Obbietto materialo del.:. l'istruzione. militare si ò quello di portare l'uomo considerato como singolo combattente, ed i singoli cornbatLcnti cousiaerali nei loro reciproci rapporti di commilitoni al . più allo grado ,possibile di olti ludioe nl combattere, di forne cioè so ldati e truppa; innalzare contemporaneamente il soldato o la truppa all'altezza morale del loro còmpito gli è fìn dal primo giorno il lavoro dulia militare educazione. Tale ò lo scopo; ma la materia dalla quale cotanto si vuol trarre, considerala sotto il punto di rista tattico, ci si presenta affatto rozza, e cioè come· una massa assolutamente non p1·eparatal Gli eserciti moùorni hanno e debbono avere per loro base una lova in massa del popolo, la massima partedol quale però pr ima della chiamata è a[atto ignara del mestiere dellea r mi. Un tempo bastava istruire un numero limitalo di soldati di elezione, oggidl è giocofor za, iu un tompo pi&lfreve di servizio, islruii'e là massa chil popo lo, e ciò montro la ·g uerra si rn facendo vioppiù difficil e. Ecco perchè abbiam dello essere necessario accootontarsi di un cer to minimo d'istruzione, e se questa necessità anche , pr ima d'ora facevasi sentire, oggid.l provalo in modo eviden- tissimo. Ma fa mestieri rice1·care sino a qual punto puq arrivare questa diminuzione nell'istru zione materiale senza da nneggiare la ,esis tenza e possibilmente il miglioramen to della" qualità cl1e è
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andata aumeniando di importanza, o vedere so e quanto può giovare il sisterna di istruzione. Siamo perciò condotti a si ab ilire una dislin7.ione finora forse · non abbastanza avvertila, fra l'attitu<line necessaria al singolo soldato e quella necessaria alla trup pa. Per il va lore collettivo di una tru ppa non è n~cessario, come pol.rebbesi credore, e non lo fu mai perchè mai fu possibile ottenèrlo, che ogni singolo soldato sia eguol!11 ente ben preparato a tutti gli svariati còrnpiti che ad una truppa possono essere affidali in guerra. Se anche teoricamente si può ammettere che una truppa composta di . soldati lutti perfettamente bene addestrati rappresenterà il massimo di valore possibile, non è questo che un luogo comun e basato sopra una moder na utopia, affatto insussistente in pratica. Di fronte alla realtà delle cose posiamo la questione · in termini precisi: sarà meglio alla al la guerra una truppa composta di soldati che abbiano avuta una certa r egolare istruzione . media in tntti i possibi li servizi che occorrono in guerra, oppure composta di soldati di cui la maggior pa-rte ha un'isLruziono µerfettamente ·sicura , dei principali e continui servizi di guerra e solo un piccolo uu nrnro è iniziato nelle cose pih <lirtìcili, meoofreqneuti e spesso nella vera pratica non decisive? · Nessuno ci vorrà negare che oggidì veramente non può esser questione che di questa alternativa, e che nei due o tre anui, . che di fa llo si hanno a dispo,izione, è impossibile dare ad orrni fantaccino una istruzione ben fondata di tutti i diversi ser;izi. cui ·egli può esser e ch'amato in guerra. Che ove da tutti si voglia tutto pretendere, rion si farà altro che impedire un _maggior sviluppo dei migliori per capacità e buon volere, e come risultato finale n on si avrà che una rne- diocre istruzione complessiva. E se anche alcuni pochi si solleveranno al di sopra del livello medio, l'utile che se ne potrà; trarre di fronte all o svantaggio dei molti rimasti al di sotto di quel livello, non arrecherà vantaggio alcuno allà massa. Ben~ a!lrimen ti cam mi uerebbero le cose dove nell'istruzione del tempo" dt pace, tenuto conto della capacità individua le, si ponesse come scopo alla maggioranza, ciò solo che in guerra è assolutam·ente necessario, e non si richiedesse il di più se non a coloro cho fanno pron di speciale altitudine mi litare. Questi potranno ai.: . lora essere oggetto di assai più accurata istruzione che non sarebbe possibil e ove mancasse. l'acccmnata dislinzione. e per -tutto il resto si guadagnerebbe tempo e modo per viem'meglio , addestrarlo nelle cose a lui necessarie. ·
Onde, a ditforenza di quanto si usava , nel passalo, noi dovremmo ora forzarci, lasciando intalttl In fondamenta della vecrhia trad izione, di stabilire un sistema di addestramento che abbia per base una specie di divisione in classi. Nè con ciò noi domandiamo alcun che di nuovo; poichè un simile sis tema fu già da luogo tempo ado ttalo nella nostra istruzione sul tiro o fu fecondo di buoni risultati; ma sarebbe necessario porlo a base del noslro metodo di addestramento per beo metter e in luce lo scopo a cui si deve mirare. -Essere perfetlarnente sicuri che tutti conoscono bene le cose neçessa1·ie. e ricercare la mag_qioT attitudine possibile de·i miglio1·i ·in ciò che può essere desiderabile alla gite1-ra, deve essere la parola d'ordine di un'epoca io cui cos) breve è il servizio del tempo di pace · E le cose 1eramento necessarie sono: ptil soldato, òllre ad un profondo sentimento di disciplina, l.a perfetta abilità nell',iiso delle p1·oprie armi e là capacità disaper utilizzare il te1·reno; e per la truppa : in primo luogo, sfcuTa· e decisa attitudine a muoversi in ordine a massa, attit1;d·ine a passare prontarnente da una forma ad un'altra deU'ordine a ·massa, e da questo nebl'oTdine spa1·so e 'uicevirsa; in secondn luogo un seveTo contegno della rr:iassa, ord'ine e vrecisione le più perfette; in terzo luog·o mobilità. attenzione e disciplina del fuoco nell'ordine sp,~ so. Questa so la ed unica vera forma di combattimento con tutte le sue modalità, in gran parte oggid) ancora nuove, od alle quali almeno non siamo ancora abbastanza avvezzi. deve diventare quasi una seconda natura per la fanteria. Dopo ciò, dice l'autore, bas.terà per preparare bene la massa della ·fanteria ad o,qni Hventualità della gran guerra darle una genera le ·-conoscenza del le forme e delle modali là del servizio di sicnrezza, che vorrà essere insegnato in modo pratico e semplice limitandosi al puro uecessario. Non a ltro vuo lsi richiedere dal la massa della fanteria per quanto potessero ·essern cose desiderabili, nè ciò farà danno al:l'insieme dove si dia ai migliori più a,:curata istruzione. Trascorso il primo anno cti servizio, o cioè dopo che il giovine solda to in occasione dello manovre autunnali si sarà fatto un'jdea del la v_ita giornaliera della g uerra, si prendano i più alti, quell che si sono distinti per più facile intelligenza. capacità e buon volere e si proceda a perfezionarne l'istruzicrne, abbrncciando tutto ciò che da no.i si s'oleva sinora intenderH ma in sen_so pih ristretto sotto il nome di servizio di campagna. Si J'uccin loro
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più p~rticolareggiat~1: islruzione sul modo di utilizzare il t.er~euo, ·si ammaestrino ne_l servi7,io (1i pattuglia. e nelle operazioni sacondarie della guerra, si .iniz_iino anche in· quei larari cj1e talvolta possono. ocwrrere alla fanteria,- corno ad esempio lavori di forti!ìcazioM campalo, nè ~i trascurino quelle cose che alla fanteria ponno essere necessarie· nf.lla g11erra attorno alle fortezze, negli investimenti ed assedi, rami di servizio, malgrado la loro importanza, sinora quasi affatto dimenticati in tempo di pace. Finisce Pautore questo primo càpilolo coll'esprimere la fiducia cho u·n siste1na d'istruzione il quale, limhandosi mater-ialrnente al puro necessario in guerra, tendesse. ad un effetth;o miglioramento della. parte esecuzione. non potrebbe mancare 'di apprestare anche per l'avvenir.o ai capi quei solidi e buoni elementi -coi quali potranno raccogliere nuovi allori. · .: :. · Ne_l secondo capito-lo è svolta la 'questione della istruzione èei cap.i. . · · Quanto più, dice il maggiore Scherff, le esig<rnze tattiche dei nuovi tempi obbligano a diminuire la p::irte materiale d'istruzione che si può impartire alla ma.ssa della fanteria, t11nto più si rende eviden te la importanza della istruzione dei capi. : La influenza che gli ufficiali esercitano, tanto piil,necessaria quanto più si vanno facendo diffici li le conditìoni della guerra, .i;ion potrà farsi valere jn modo ef(ìcace se ognuno di essi T,ion pos.siede iatimame11to l'assoluta capnçità ài giudicare in modo . rapido, giusto e chiaro di qualsiasi situazione tattica nella qualepossa ·trovarsi. Ciò che oggidì pih che mai debbesi richiedere. da ogni ufOciale, ciò che rende la sua posizione Jaranli al frorHe · della tq1ppa ricca di in,fluenza, sj è l'attitudin11 a •s.-iper rispo_ndere con retto criterio a Ha gran questione del modo come regolarsi secondo la propria posizione gerarchica verso lo scopo che ·ha ogni combattimento che si inizia, e saper prendere in conseguenza giuste determinazioni. Alla tmppa spetta portare i suoi colpi là. do,,e le viene or~ dina'lo e quando le viene ordinato, ma al capo · che dà questi ordiµi tocca tutta la responsabilità. Egli deve darsi e sapersi dar e.onta di ciò che vuole e può ottenere, chè solo 1tllora potrà ulill;nente adoperare la sua gente. Pei capi, di qualunque grado essi siano, è il ma?si.mo dei djfet,ti, dopo quello di temerla, lo scordare questa responsabi lità. Ciò detto. l'autore dipinge con vivaci parole lo stato d'animo !n cui si troverà l'uf(izia le nel moroe.nfo- di entrare in azione, ,11 suo desiderio, la sua smania-di ' cocc.iarsi innanzi o di agire
<:on. quèlia energia chP,. è pr.opria delle rapide dotermioazioni, , ma, soggiunge, quosta onergi,1 , e questa sinania debbono ·essere frenate, al lor.o posto déve subentrare la pazienza riflessiv<1 . _anche quanòo le palle n1:miche provocano l'impazien.za e trascina rio innanzi. QtÙndi si domanda" se il pretendere ciò ··sia volere più di quell Q cfi h: un uomo può dare, e se il ~entativo cli c.ostringerlo e di frenare gli impeti del suo a11i~10 non potrebbe avern per consc•guenza di fargli perdere la fermezza o l'ardire nece6s,1ri. Ma l'alto ooncet\o che l't.llltoro ha delle · ,qualita degl_i ufficiali del suo paese, gli fa esclamare: o: No, noi cred ia.mo. che qnesto lentat.ivo possa f;1rsi sinchè « i nostri uffizi ali :;aranno e .r estera o uo ciò che oggi so ilo ». Coltivare in loro l'a,nlico spiritò di sacrifìzio, di devozione e · di coraggio elevato , ma educarli ad u.na più tranquilla riflessione, ecco ciò che vuole l'autore, Sul campo di baUaglia si potrl).nno poi perdonare anche gli slanci giovanili, in tempo -<li paCP,, sui campi'_ d'istruzione, dovo si appalcserobbero a troppo buon mercato, questi slanci vogliono assolutamente essere repressi. Fu pur questa una delle esperienze qell'ultima guerra, soggiul)ge egli, che il cieco .c. slancio » non è poi un nemico mplto terribile quando· si sa nou lasciarsene imporre. Un Sf:\Iltimento intimo di ben coltivata energia sostituirà sompre van"" taggiosamente oiò che può esser fatto da una troppo focosa , . .auJacia. . . , Ma la condizione per 'impar.lire agli ufficiali un'isti;ozione che -svilup.pi il loro criterio·, dice l'autore, è quel la di romperla cogli esercizi di .comoattim:ento .sulla ptazza d'armi, è quella, d~stabilire una esatta distinzione fra le P.sercitazioni ehe debbono farsi su questa ~ quelle a fal'si sul terreno. L'istruzione degli uflìciali, comi ncia sòlo sul terreno delle <;>sercitazioni di . com.battimento, oltre le porte del quartiere, oltre i limiti della piazza --<l'armi. I veri f)sercizi, quelli in cui si applicano le forme dj manovre ai nuovi l)isogni de.I co.m}Jattimento, non debbono più cercax:e un terrefio piano,, l)niforme, ma bensì il terreno rotto, acci.dentato, quale è quello sul quale in guerra si combatte: Di un posto . ad dallo ad insegnare il meccanismo della fori;na può forse aver bìsògno ancota la sola compagnia, ma quanto battaglione non più, se si eccettuino i pochi movimenti in colonna pèi quali hastaq.o sriazi aoche assai più limitati che · ,quelli' di un ie.mpq: , Qiian'to . a ll e allre esercitazioni del batta. ,glione esse non ·hanno più che faro con ciò che sole.vasi in-
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tendere sotto la denominazione di osercizii, ma vogliono essere, trattate come • ammaestramento al combattm·e ~, epperciò non fa più mestieri. una piazza d'armi piana ed uniforme; bensì' opcorrono terreni accidentati , quali per la fanteria se ne trovano anche in vicinanza delle gra ndi guarnigioni. Sopra questi terreni ondulali, talv:>lta attraver·sati da qualche ostacolo di mag-giore o minore entità, potrìi: assai convenienteinente educarsi j[ criterio tattico e l'in telligenza dei giovani uflìciali al pari di . quella dei più anziani. . Ma perchè queste esercitazioni di combattimento r ìescanO' protìcue conviene che sin dal primo g iorno siano subordinate ad un coocetto chiaro e ben divisato . Solo dalla moltiplicità delle cose vedute ed operate in questo senso sarà possibile formarsi q uel co lpo d'occhio sicuro che prontamentll riconosce il da faTsi, ed è appunto questo lo scopo cui dobb iamo mirare per prepararci alla guena vera Sono pochi gli uomini che sotto il fuoco nemico sanno giudicnre con chiarezza, e sono vere eccezioni quei tali a cui tn mezzo al fischiare delle palle la men te si risch iara e si fa piLt lucirl.w pertanto sarà solo coll'abit1,d'ine di fore che si acquisterà la miglior garanzia di saper giudicare chiaramente anche in mezzo al pericol.o. . · _ Come pei soldati l'abitudine della disciplina :fa sì ·che l'ubbiùienza diventa una loro seconda natura anche nei momenti· i pih diffioi li, così per l'uffìziale l'abitudinu di giudicare il terreno· deve connaturare in lui quel retto criterio che gli insegna a bene utilizzarlo, Ma ciò non si polrà ottenere che con un grannumero di eser,;itazioni pr.i tiche intercalate con brevi correzioni• e spiegazioni. In queste numer ose esercitazioni potendo ciascuno rendersi con to dei reali bisogni o delle condizioni vere del comba ttimento, i' g iovani ufficiali impareranno inoltre airestare, comesi suol dire, nella mano, quel li di grado più elevato a guidarli con polso fermo; e ·tuUi imparer anno in giusta misura· qua le , è il valore dell a frazione di truppa da essi comandata in rapporto all'insieme, e si saprallno subordinar e agli scopi generali. Con ciò si riacquisterà quella precisione tattica che una vo'1ta for mava l'orgoglio e la for;za dell'esercito, e che negli ul ti mi anni e nelle ultime guerre, diciamolo francamente, ci era sfug. . _ . ·, .; · g ita di mano. Quella antica e rinomata disciplina del fuoco dei tempi di Federico che ha _fatto tante grandi cose , esdama il màggiòfe
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Scherff, ci abbisogna ancora oggid\ come e!lora e come- sempre; ma essa non risiede più, come cento anni addietro, nei soldati beus\ negl i uflh;iali suballerni. L'indipendenza del singolo . soldato nel combatlimento si è anda ta straordinariamertte accvescendo e con essa la difficoltà di guidarlo, ma non è meno necessario guidar lo ora di ciò che lo fosse un tempo, E come in questo senso s'è fatto ora più diffici le il còmpiLo dell'uffìciale subalterno di facnia al suo plotone, così lo è diventato, stan te · la mutata natura del modo di combatter'e, quello del capitano · vorso g li ufficiali subalterni, quello <lC'l maggiore verso i capi tani, divenuti assai più iDdipendenti nr.lla loro sf~ra_ d'~:Zione, . e così via, senza che ne siano scemati il valore, il s1gmficato, la necessità La guerra ha dimosirnto che dove sia venuto meno il laYorìopreparatorio della pace ,e con questo non sia entrata, per cos) dire, nelle o,sa la persuasione della necessità di mantenere salde le infl uenze superiori sino a lle più elevate, la pressione del momeoto ò più forte cli tulle le teorie e di ogni buon voler e. È certamente qualcosa di grande, esclama l'autore, quel- l' istinto generale, posseduto anche dai più piccolidislaccanie!l ti ,_ di volersi spirigen avanti, ma se questo alto sentimento deve tornare utile all'insieme e non sfruttarsi spesso inutilmonte in singole azioni eroiche, devesi prima, durante la pace, acquistar e · la convinzione che una illimitata u bbidienza vale ancor più del coraggio, e che chi dall'alto dirige il comba ttimento saprà a suo tempo apprezzare giustamenle il bisogno che ognuno ~cnle · di distingu~rsi . l i superior e allora non avrà più a t~merè rh~ gli · si facci/I cari co se non si caccia innanzi anche nei momenti_ critici, ed i subordinati avranno imparato _che con _·un po' di · pazienza si acquistano maggiori allori. Pertanto, continua l'autore, noi non ci stancheremo di Tipe-· tere che il centro ,ii g ravità rlell'istruzione dei capi sta nelle· esercitazioni p1·atiche di combattimento corrispondenti alle esi · genzo della nuova tattica. ' Sappiamo che con ciò non è detta l'ultima parola su q~es~? · argomento, tanto dagli uffiziali di grado elevat? _quanto dai pn~giovani si richieo-gono molto alt.re cose porche possano d1rs1 assolutamente nll'al tezza del lor o còmpitci; ma come i1issimo dei soldati, così degli ufficiali diremo che sopratutto urge prepar11rli per le cose comuni, e sem pre necessarie in~ uerra, malgrado sia pur Iorù nece~saria, una conoscenza assoluia- menle ben fondvta di tutti gli altri rami dell'attività mili'tare.
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Passo fin~lmente il maggiore Scherff a trattare la quostione delle grandi manovro, che egli chiama quelb parte della scuola del tempo di pa~e in coi tanto gli ufficiali quanto la truppa· ven.goqo condott1 verso gli scopi più l'levati della loro preparazioni:' alla guerra, e che, ponendo fine al lavoro dell'anno, serve a provare ai capi più elevati ed allo stesso comandaoto supremo cho l'esercito è all'aliezza della sua missione. . Tre c?se: dice egli, dobbooo ricercarsi in queste grandi oserc1 taz1om d1 truppe: devesi aver di mira e 1·ich ieder e una re·c1proca conosèonza di tutti, truppe e capi, frn di loro, e Ja tend.eoza a pre.starsi mutuo appoggio tra le diverse troppe e le diverse armi; gli ufficiali d'ogni grado debbono esercitarsi a mett~ro rettamente in pratica ciò che sin qui hanno impa,rato, di fronte ad un avversario attivo; fiotti mente i soldati debbono imparare a conoscer e la vita giornaliera della "'uerra ed abituarrisi. b Rispondendo a questa triplice tendenza, cos\ continua l'autore, già prima d'ora lo nostre ~ esercitazioni aittunnali nelle divisioni ,. si dividevano: in esercitazioni di ca mpacrna e di servmo tli avarnposti, in manovre tattiche di due f~;1zioni di truppa fronteggiantesi ed in manovra dell'intera divisione. Questa tripartizio~e ~uole essere esaminata un po' più dappresso , dal punto d1 vista del modo odierno di condurre la gn13rra. Ed anzitutto conviene constatare che queste esercitazioni -annuali io r egola non oltrepassavano mai sin qui i limiti di una divisione. Le riviste del Re, per le quali si riunivano Je due division_i di un corpo d'esercito, o lo g1;andi eser citazioni uut~nnali_ por .le quali si co.nceutravano a/ massimo due corpi eser cito, s1 potevano chiamare rare eccezioni, se se no tolga 11 corpo dalla guardia in grazia dolla sua felice dislocazione. Siccome la divisione co mbinata rappresenta. l'odierna unità combattente, la sua riunione annuale è la base di una istruzione corrispoudenle anche ai più alti scopi. Ma per corrispon~ere ~Ile esigenze ed ai desideri dolla nuova tattica può essere 1mpl:'r1os.ame~te necessario di modificare la ripartizione del tempo r1sp1)Lt1vamente o ciò che sin qui si è praticato. Le vigenti disposizioni non consentono olla divisione per le suo cos) dette· " esercitazicni di dilisione » (manovr a dell'intera divi. \ h s1on?, c e tre ed eventualmente anche soli due giorni, dei q~~l~ uno ancora può essflre utilizzato per uno rivista del la •d1v1s10ne, di maniera che per manovrare unita essa oon trovasi
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3,t7 DIDLIOGHAFICA raccolta sollo la mano do\ suo comaudante cho due volte od anche una sol volta all 'anno. Un tempo così limitalo paro assolutamente insufu,ciento di fronte ai grandi còmpiti che nella ])ollaglia mod erna spellano alle divisioni . Dodici ba ttnglioni e ven liqnattro pezzi d'artiglieria, non computando pel momento il reggimento di cavaller ia, sono una forza così im ponente anche sui moderni campi di battaglia, quando unili sotto un sol comando, cbe possono ben decidere dei iiestini di una giornata. L'urto (li una ·divisione, ben condotto e hen eseguito, può portare In desiderata soluzione là dove da molte ore pende indeciso il ,::ombattimento fra centinaia di migliaia d"uomini. mentre per contro la fiacca r esistenza dì una divisione può µrodurr o nella linea di battaglia una lacuna impossil.Jile a colmarsi. Come piccola unità indipendente sulla 4uale il generale s1:premo conta per un dato scopo è ·assolutamente necessario noo appena alla gran tattica ma alla strategia stessa che l'azione della divisione sia assolutamente sicura . La divisio110 rappresenta pel comando supremo come una co~tante di urto e di resistenza sulla quale esso basa e dove poter basare con assoluta certezza i suoi ca lcoli ultimi e più elevali. Così fu nel passai.o, cos) vuol essere nell 'avvenire; ma di fr!1nto alla forza dissolvente della haltagl ia moderna ciò è più di.fOcile, assai più diflìcile ad ottenersi. Fa mestieri una salda abitudine ad impedire che sotto l'alta temperatura del campo di battaglia intere divisioni si fondino come la neve al sole. l pericoli dello sparpagliamnnto a cui conduce la tallica moderna sono grand i, ma l'uni là della divisione cementala negli esercizi della pace deve essere la rupe contro cui si spezzerà quoll'onda cos\ terribile. Ci parve necessario, soggiunge ·1·autore, far r isa ltare tutto l'alto significl\to .della divisione di funtoria per la battaglia moderna onde più chiaramente rrn emerga l'importanza di bona esercitarla in tempo di pace Che ovo ciò riesca dimostrato si vedrà subilo come faccia mestieri un tempo più lungo di quello che ora vi si dedica. Ma anctio, qui può forse valere, in grado piì1 olova to, quanto dissimo in rapporto al soldato ed alla truppa e cioè, il còmpito della divisione noo è egi;alo alla somma dei còmpiti dei singoli suoi battaglioni. Dodici batta glioni, quattro r eggimenti, due brigate, possono , essere egr egiamente beoo addestrati, eppure riuniti in divisione · non rappresentano più lo stesso valore, ed anche possono tra-
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scinaro quella, e quindi so stessi, a rnina, so non sono abituati .a subordinarsi illimita tamente all'unica direziono del comand~nte la divi~ione. E la ragione è questa, che anche la brigata, d1fronte alle pro porzio ni dello fo rze ora com b1\ltenti, n'on può .trovarsi che ecceziou.almente nel caso .di tener testa da ·sola altro çhe per un istante del combattimento, e che propriamente comincia solo ad essere la divisiono quella unità che ·èatta a principiare ead ul timare vittoriosameoteu n fattod'armi. . Inoltre l'.\ divisione non è propriamente cpe la prima, la piì.1 .,piccola unila combattente, e anch'essa pertanto deve imparare a saper prendere secondo le circostanze il proprio posto nel combattimento come parte di un tutto; è in questo senso che anch'essa ha mestieri di esorcilazioni talliche nelle quali poter · entrare come uni tà aven te uno sc.opo determi nato e limitato ·(Jualo le sarà imposto da un comando superiore. ' Ora .di fronte .a questo duplice evidontissimo scopo dell'ad· destramento, dico l'autore, ci è forza dichiarare come assolu. tamen te desicÌerabile che lo spazio di tre giorni las<.;iato annua lmente alle eserci tazioni dell'intera divisi()Jle sia portato · .almeno a sei, e~ quando non debbano aver luogo altri maggiori ··concep.lrarneul1 di tru ppe, possibilmente ancho a nove giorni '<Cii vera istruzione. Passando quindi ad occuparsi d@lla necessi tà delle manovre -f~tto. da grosso riunioni di truppe, egli soggiunge: dal punto •d1 vista dell'attuai modo di condurre la guerra, le numeroso .riuuioD;i di grandi masse di truppe a scopo di esercitazione sono una condizi ono i!T\prescindibile, e che non si può senza -,svantaggio trascur,ire, per un sistema d'istruzione che vocrlia parare con certezza a tutte le eventualità. Le proporzioni di +queste ~sercilazioni rimarraono sempre grandemente al di sotto ·delle esigenze della realtà,ma nella preparazione è mestieri avvi· cinarsi quanto pili si può ai bisogni della gue11ra. Ripetiamo , cbo conviene premunirsi contro l'idea che il còmpito di grandi •COI'pi di truppa rappresenti la somma dei eòmpiti delle singole ·parli che li compongouo; noi crediamo anzi che esso aumenti in proporzione mu ltipla. Epperò non ci pare esigere troppo ·domandando che dentro i limiti delle nostre eserci tazioni del .tempo di pace a bbiano luogo di tempo in tempo riunioni di 'truppe che contino un numero di battaglioni , di squadroni e ·di batterie pari almeno a quello cho può en trare in azione anchti ·nelle più piccole b1ttaglie moderne. e non monta che essi non ,.abbiano tutta la forza del tempo di guerra. Che se considerazioni
BIBLIOGRAFICA
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~i spesa non permettessero di eseguire annualmente ?oncen~ tramanti relativamente tanto importanti qua nto quelli che s1 · facevano ai tempi di Federico, sarebbe però a!Lamente desiderabile fosse stabil ito por regola che ogni due anni abbia luogo una riunione nella giurisdizione dell'ispettorato del corpo d'e.sercito, e che un anno per l'allro si faccia un concentramento del corpo d'esercito. D'allra parte queste grandi esercitazioni non dovrebbero durare a lungo, essendo loro unico scopo quello di porgere alle truppe una imagine del loro impiego in massa ,e di fornir modo ai capi più elevati di eserci tarsi Ricordandoci, così conchiude l'autore, che i veri frutti dell'opera del tempo di pace non maturano che sui campi di batta.glia, ·credi11mo uti le si faccia no esercitazioni tali che raf6gurino io parte almeno il cozzo di grosse masse, perchè so lo da queste possiamo sperare di imparare a conoscere, per q~anto lo è .,p os:<ibile, in tempo di pace, ciò che è una battaglia .. Tali sono le idee che il maggiore Schertf svolge 1D questo ,suo secondo opuscolo, del quale ci. siamo compiaciuti fare un sunto piuttosto di[uso non appena perchè ci sembri_). ricco di .,cose importanti , m3: perchè apparisca come ,molte delle cose .che da noi già da lungo tempo si praticano, siano da un uomo ·competente, come lo Scherff pare essere fra gli scrittori militari tedeschi, indicate quali necessarie ad essere introdotte nel sistema d'istruzione dell'esercito tedesco. L'avere riprodotte con certa ampiezza le idee dell'autore ci toglie per ora di poter aggiungere alcune osservazioni ?d ap,prezzamenti nostri sulle questioni da lui svolte, e non. c1 con·seote altresì di fare alcuni appunti critici a parecchie delle ,cose dette dal maggiore Scherlf, ma ci riserbiamo di farlo in ,seguito, poicbè ci pare che il soggetto merita di essere studialo ·da vicino e con amore, tanto più da noi italiani che per molte · .e diverse ragioni più che altri, e certamenie più dei tedesc?i, · .abbiamo motivo di curare grandemente l'istruzione dell'eserc1 to e la preparazione del tempo. di pace; non foss'altro noi abbiamo mestieri di ovviare per quanto si può alla pochezza re'la tin delle nostre furze procurando di accresc~re quanto più è possibile il v:alore in trinseco di queste; il difetto di q.11antit~ per alcuni anni ancora impostoci dalla searsezza . rl01 n?·stri mezzi sia compensato almeno da un incremento dt qualità,. Da parecchi anni ferve nel nostro esercito un lavorìo che può essere arra di buona riuscita, ma dobbiamo purtroppo con·vonire cho molto ancora rimane a farsi . Però noi abbiamo
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RIVJSTA BIBLIOG.llAFICA
bisogno di sta mparci ben booe in mente o di porre a guida der nostri sforzi il principio co l quale il maggiore Schel'ff ha esordito nel suo secondo Stµdio sulla n1wvatattica della fante1··ia, e cioè: e Solamente • la scuola del tempo di pace può siiperare l"enorme att1·ito e del cmn110 di battaglia •. Lt1 eampagna di B0/u1n nella Jraltellina, dall'opera Der Gebirgskrieg dol luogol. geDP.rale barone FRANZ VON KunN, versione di CJIIAFJl'nllDO HUGUES. - Modena 1873, tipografia, sociale:
La campagna di Robàn nella Valtellina, che ora, per eccitamento dolio stesso autore, generalo Kupn, vien pubblicata in italiano dal sig. Hugues, è uno dei piu pregevoli studii sullo. applicazione dei priocipii <lPlla guerra di montagna . · Presentato a grandi tralti il oiano generale delle operazioni del teatro di guerra, che 01·1 1635 si comballeva fra.Austria e Spagna dn una parte. e Francia e suoi alleati dall'all.ra, ed ac· connato lo scop~ e la missione strategica che aveva il corpo di truppe comandato dal duca di Rohan, passa l'autore a prendere in esame i fronti e 111 linfle d'operazione della Valtellina. Discorre quìndi de llo fortificazioni di questo speciale teatro di guerra iudicando lo scopo e l'importanza di ciascuna: espono e discuto il piano di operazione delle due pnrli combaltenli & termina in ultimo colla narrazione e la critica delle operazioni stesse, mellendo sopra lutto i)l Juco che la difosa in montagna non può mai esser~ condotta in modo puram ente difensivo, o che solo può essere attuata con felice r isultato per mezzo di una offensiva che si appoggi alla dìfonsiva ben preparata. Il particolareggiato r d intollige'nle studio fatto dal Kuhn sulle condizioni dellà Vallellina rispetto alle sue linee e fronti di operazione nel\' ipOl(·si della guerra del 1635, la profonda discussione dei principii della guerra di montagna ed un' ammir abile chiarezza e sobrietà d'esposizione r endono questa pubblicazione sotto ogni aspetto p!'egevole e grandemente iuloressante, in specia l modo per noi . · Non si può quindi a meno di accogliere assai favorevolmente anche questa versione del sig. Hugues, destinata a completare quf311a dell11 Guerra di montagna pubblicata nell'anno scorso .. · ERRATA-CORRIGE. A pag. 9 della dispensa precedente, riga 10& invece: degli archi di meridiano, i quali ecc., leggasi : degli archi di parallelo, ma altera quelli di meridiano, i quali ccc. A pag'! 2 l , r iga 3" si sopprima: o. minime. MARTJN r CARLO,
gerente
I REGOLAMENTI Dl
ESERCIZI E Dl EVOLUZIONI PER LE TRUPPE APIEDI IN
A. USTRIA ED IN PRUSSIA. _,., _.;OC=>• - -
I. .Austria. I regolamenti tattrc1 m uso nei diversi Stati, scritti allo scopo di preparare la truppa al grande dra°:~a della battoglia, sono fattori eminentemente stonc1 '. giacchè ofli'ono l'immagine più viva e completa dei singoli eserciti, concorrono ~ far conoscere le cause intime delle vittorie. e delle disfalle, e rappresentano, in parte, la quintessenza del pro?rBsso tatti:o. in. ar~ monia coll' intelligenza, collura, mdole ed 1st1Luz10m del paese. . E' dico in parte, perchè nel secolo pr~sente i lungh1 anni di pace succeduti alle guerre g1g~ntesche ?el primo Impero, avevano lasl:iato stazionaria la taltl?a regolamentlne, la quale troppo spesso allettata_ da~ facile splendore delle mostre incruente, perdeva d1 vista lo scopo per il mezzo, la_batta_g~ia per la m~novra fastosa_. I perfezionamenti maud1t1 delle armi da fuoco, .11 rapido succedersi delle ultime gu~rre, ~orte, ~ang~1~ nose, complesse, la co ltura cresctUta, gli studi belhc1 A1u10 xv11t. VoL. 11.
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.. 323. . 1 -IlEGO_L~Ù!Eè'i!Tl n'i~SEllCJZI E> D1 EV.OÙr.7.IONI · fforenti, le basi d~l reclutamento ;ambia~e.: .>mostrarono il bisogno di radicali -riforme nell'ap.pl_ieàzione dei · veri principii di guerra che siav.ano latenti in qualsiasi regolamento . La lattica carnmina, anzi corre;' svolgendo rapidamente sotto fofrni diverse, secondo . il vada:re · ~elle armi e delle istituzioni, i pochi principii generali, i quali rimangono sempre a basé inconcussa. · Non era però facile trovare il bandolo nel labirinto in cui ·p.ggirav~i l'arLe militare, per alcun tempo ridotta a minute analisi di fatti d' arme, scelti emp iricamente da campagne unti.c he e moderne, a so.sLegno _di idee preconcette o succhiate da autori che avevano . fatto il_.lor tempo. Come- togliersi la .camicia· di Nesso . delle invetcrl).le abitudini "?. Come ·rifare mente e cuore ··. · pi n1igliaia d1 valorosi soldati affezionati alle forine che li. ayeario educati alle armi, ·cne <,tveano i.mpre.sso 111 loro le. belle vinù militari dèl!'òbbèdienza . . . : . . ' dell'ordine . . ,.. ~ella ·coesioùe, della fictezza, ch(3 li aveano già gùida t( alla vittoria'? Abbattendo il glorioso edificio rroh si. cor: reva ris.chio cli . seppellii'e sotto le sue ·rovine la d1sci. plina , iI ceme-.ri:to .delle forze, le·glorio?e traçlizioni .del. passato ? Ed ali~ fin fine S1!, quali. . bàsi rifabbrica_re .f . · :.BàsLa vp.no forse le ·èsp_erienze proprie . ed altrui .? · . Ma necessità _incalzava; coi nµò vi fucjlj erano impossibili le vècchie ~anov.re . Quasi tuÙi gÙ _esérc-iti,·: o prima · o poscia, modificarono · più o meno i ·1oro regolamenti latlici; i quali, compllaLi in ·mezzo a .tutte codeste ·titubanze, manifeslario a primo ·aspe.lto ·,due · correnti diverse. L'una non perde mai di visLa il combattimento, la potenza del fuoco, l'impol'tanza del terreno,· là lestezza e· semplicità delle· evoluzioni . L'al t_ra pensa alla bella pres~nza, agli esaui allineamenti, all'incedere maestoso, alle .evol~zioni di effetto! atle parate. E queste due correnti non vanno. parallelàmente verso il loro scopo, ·ma
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LE TllU;-~-E A p 1.&Dt JN AUSTRIA ED.IN PRUSSIA' . 3;33 ~i incon~r;riò; ~i ~ò~:fond~~o, oscura\;o( fai:votta:si PE~
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còntràddicorio; ora ~Qliriha i'una ora l' ultrà. Nella pr~ma · tr.oviamo. i. migliod ·pr·ecetti-,della tattica odierùa, nella .. -secon_d(l. scorgiamo: sempnda tatt~ line_are del secolo scorso. E trop po sovente ques_ta rim;o.rchi'a quella, e ". , : turba.l'armonia che dovrebbe regnare fra l'ordine chiu::;o . , · .· ·· · ·. e -1' ordine sp;irso ·. affine ·di raggiungere il vero scopo di ·ogni istruzìopè milita1:è -,- la vittoria. ·. Gli Aust1'iaci., i ·- q1,J.ai1 a buon· dirittq. si gloriano dei loro ·studi taÙiCI, fÌ'uHo ·delle esperienze· di lunghe cam- · · . pagne e di ostinale ·-battaglie, èon meilq scrupùlo degli · .aJtri, specialmçnte in questi ultimi tempi, hanno ri. formato le loro .vecchie istituzioni militari, le quali ·esse· pure risenton~ . il soffio .g·iovanile .dell' AÙstri~·nov:ella .. Il- lo.ro. reg9Iameàto, sebbene . manifesti le '. traccie . c~el p~rfodÒ .inevitabile di trasformazione, .sèbbene .scritto . . · prima. dèl 4870, pm;e meglio cli quasi tu:tti gli ~Itri s~· .adatta; aì nuovi mezzi di guerra) e rnegl10 degh a1Lr1 . rappresenia i progressi della tattica odier.na. E però . mi propongo di farne una breve analisi,. èoglienqo ({!,la . e là alcuni degli ·. amrnaestramenli che· mi sembrano più utili a.11' esercito nostro: . .. . . Il regofo,rnerito tattico au~triaco _è diviso_in ·due vo-. · . lumi ben distinti. Il primo volume: Regolamento cl'istru.. · zione {1lb1'ichtungs-Reglernent); coniprendè rìstruzior~e .... individuale, l'istruzione del plotone e le evoluzioni di comp.agnia. Il ·secondo volume: Regola_rnèìito d'esercizt . (Exercir'-lleglernent), abbraccia le evoluzioni · d_i uno. edi più battaglioni (•1}.
· (•1) Abrichtungs- Reglement fUr die k. k. Fusstruppen. 'Yien 1868
(pag.. ~2'6).
, . . Exm·ci1·-Reglement.fit1· die k.k . Fusstruppén. Wien ~872 (pagAoO),
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I REGOLAMENTI· D'ESERCJZl E. Dl EVOLUZIONI
I.
PER LE TRUPPE A PIEDI IN AUSTRIA ED IN PRUSSIA
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·siffatto modo è tolto il peric·olo che alla recluta si insegni a sparare meccanicamente, prendendo forse così vizi e pose forzate contrarie allo spirito dell'istruzione . D'altronde è bene che l'idea dello scopo, l'idea della guerra animi ezianJio il precetto più elementare. Il maggiore HOTZE, il quale in un esame, del resto pregevolissimo , sul nostro regolamento d'esercizi ('I), sorrideva argutamente alla posizione di preghiera, obbliava forse in quell'istante e la preghiera . e l' in g1·nocchìo, e il ,r;iuramento, e lo scoprirsi il capo., e i fuochi di pamta del regolamento proprio. Al maneggio d' arme segL1ono le prescrizioni per gli onori. Il saltito si fa quando il superiore non. s ia a distanza maggiore di 30 passi. L'alt e /1·ont è onore serbato ai membri della famiglia imperiale. Degli onori coli' arma si parla alla fine del.seguente capo, che tratta della scuola di riga. La quale non ha ornai più ragione di essere, perchè quanto vi si frova cli utile può veni re. compre~o altrove, e va meglio sopprimere i fronzoli non rnd1spensabili, come gl i allineaménti successivi e la marcia con tutti i movimenti dipendenti. I soldati della riga non devono to~care g?rn ito a gomito; 6 uomini occupano .la fronte di 5 passi. Cessando il fuoco, gli Austriaci tengono l'arme ca. rica; possono quindi interromperlo di botto ed essere ~e·rnpre pronli a ricominciarlo. 1
.
La Parte 1 del Régolamento d'i'st1··uzi'one comprende,
l' 01·dine chiuso. La scuola del soldato ha molta analogia colla nostra. Nei movimenti individuali al completo giro del corpo ( Kehrt-euch) succede il fronte avanti (vorvarts-F1·pnt). 1'Ji pare che in tal modo si inspiri fin dal principio alla recluta l'idea di due fronti diversi. Col noslro diet1·0 front, puro e semplice, non ha luogo tale distinzione, la quale è ben inutile, <lacchè bisogno supr~mo impone di combattere del pari con ambe le righe. Il passo (compreso quello di cacciatori), si di vide in. passo ordinario con cadenza da ,112 a 115 al minuto, accelerato da 125 a 130, di co1·sa da '150 a 160; in Prussia il passo ordinario è dì 1112, l'accelerato di ·120 al minuto. In Francia il passo accelerato è di 1,1O, il ginnastico di 165 al minuto. Da noi il passo ordinario è di 120, e pei bersaglieri di 140 al minuto. Nell'istruzione austriaca sulla marcia spiccano non poche minuzie presso noi f!}ori d'uso. Ambedue iregolamenti prescrivono il (1~onte indi'etro marcz'ando. Questo movimento, che esige tre o quattro giorni di paziente addestramento, e fa girare il capo a tanti istruttori, non è forse superfluo pel vero scopo di guerra? Il maneggi'o d' armi è molto semplice. Si saHa di botto nell' esecuzione senza fermarsi a descrivere le posizioni. Il bilanc-a1·m é eguale al nostro d'una volta; c'è il coprit-arm necessario pei fucili Wanzl. Per ve-· nire a crociat-et i talloni rimangono s.ulla stessa linea. Si presenta l'arma col portarla, come in Prussia, non dinanzi il corpo ma dinanzi la spa1Ia destra. Nella carica e sparo si dànno tutte le raccomandazi,oni sul tiro da noi contenute nel regolamento speciale. In 1
r
Veniamo al plotone. Le righe nel plotone prussiano sono distanti om,64, nel plolOne austtiaco ,100 ,05, nel
·- ---·---- ---- - - -~----- (i) Das Jnfanterie Exerci1·-Reglement der ltalienischen Armee. ,Osterreichis,:he Militarische Zeit:;chrift - luglio.4872.
,.
326 . ·
:I. REGOLA~lENTI n'ESERCizÌ . E DI F..VOLUZIÒtu
no~tro' om;"/5 (1 ). -Le .righe troppo distanti .in.g1iandiscon·o · il he1·sàglio ci .1a · f'econcia ·rioa , . . e nei fuocf1i cosli'ÌnD'on .o ·5· a. serrare sulla pri mar · . ·. ·:.: · ' ·. . . .. 11. j)lòtoné è diviso in dùè nieÌzì. plotoni, : e· questi m due squadriglie (s'Cliwéi.rme). ·I quàuro .. sotlufficiàlì · · che le comanda,no · staJJnò alle a.li.· JL plotone d.i meno · che 12 file è solo diviso in ri1ezzi plotoni. Maùcano i serrafile. · · ·· · La ripartizione permanente del plotone in squadre e :squ·adriglie mi sembra molto acconcia per stabilire il collega mento fra· l'ordine sparso e l'ordine chiuso: . J}Allèga.to N. 5 al Regolamento didisciplina e le !116~ cli(ì,cà'zioni al 1·egolamento di' esercizi e di evol·uzioni ('1. 0 .maggio 1873), hanno introdotto tale desiderata sud. divisione anche nell'esercito ·nostro. , ·· ì .· ·cui'ioso, · ora che abbiamo perduto l'abitudine· dei ~ ille .particolari meccanici, è il· mç,do prelim inare cl{ formazione delpl~tone e della compagnia. I sold,Ùi si dispongono sopra una riga, prend_?no il nuù1ero, for- · mano le due righe e serrano a des!ra od a sinistra precisamente come iri antico da noi . · ' Del pari superflui per la ta:ttica odierna mi sembrano: l'allinéamento col f'a1· sortire le ,q1.àde, la cont1·omarcia (cambiamento ·d'ala e di fronte), il sulla destra o sulla · sini"str_a·in battaglia, l'obbhquare a comando nella marcia cli fianco, . ecc: . . ' . -. . Il plotone è diviso in coppie di fil!3 (Rottenpaai·J; le quali servono a formare la colonna di quadriglie, in Austria usata bensì quanto da noi, ma · senza che .il ·regolamento la prescriva come n~rrnale. Essa si volge a destra o sinistra col comando di conversione (schwenken), (~) Il regolamento francese deLl869 stabilisce la distanza di 0"',85, misurata dal petto dell'uomo di secondi:> rango alla schie·ìia del sn()· ,èapolìla, ovvero ·sello ·zaino di costui.
. PER LE ·'l'RUPPE A J.>rnDI IN .-1.usnÙA. ED.I~ P1Ì:ussrA 327 COlJle·· la linea, come 1~· colonna at" ripa~tL D'onde sern-. · plièi.tà', risparmio- .di comandi aualcighi al nostrn pe1· · fila dest·r·, · ovvero · al testa ·di colo1ina ·destr, idea chiaro. . e sempre uguale di uri moJimenlo che per ·variare di formazione della truppa non varia natura · sua. Entrando in una stretta di .fianco per quaitro,' il plò~ ton e. si ·assottiglia successivamente per due o per uno; ·. sortendone si allarga, pure successivamente, per quaLLro. È .rnoviment.o semplice che può occorrere in guerra _specialrn ~nte pci · sostegni marcinnLi ... d' ordinari o _dì fianco. · · · · Nell'esercito nostro da Lempo immemorabile (meno la breve reggenza:d.e1Tegoh1,mento provvisorio.del 1868), · il pass<;lggio ùi linea dalla posizione di fianco ha luogo sempre, come in Prussia, alla corsa, e ciò è nnehe conforme al vero bisognò .di guerra, il quale vuole al possibile .lesta la -pericolosa mossu. Invece in Austria ' si usa farlo di passo, forse perchè. si teme disordine e confusione; ma all'al.lÒ pratico chi non si varrà della corsa? ll fascio s''insegna nella scuola di plotone. Al comando di fascio a,nn (come pure a qudlo di cissalto), i soldati innastano senz' altro la baionetta; con ciò si evita un comando ed il" rischio del ridicolo per una dimenticanza pur troppo non tanto rara ('I) . Fallo il fascio si rompono Jé righe. Al segnale d'in riga (Vergatterung), lULti si raccolgono dietro i fasci eclattendono ulteriore eomando : al segnale d'alla1·1ne invece ciascuno ripiglia per conto suo la propria arma . La distinzione mi pare utile; in campagna al primo indizio foriero d'allarme, tutti danno di piglio al fuc ile, ed è 1
(~) In Prussia la fanteria porta sempre la baionetta in canna; i cacciatori, i quali in ciò fanno eccezione, la innastano, quando occorre, senza comando.
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I REGOLAMENTI o'ESEflC!Zl. E DI EVOLUZ!ON,l
perciò bene add estrarli in pace affinchè all'atto pratico nasca il minor disordine possibile. Nel paragrafo che tratta .dei fuochi tro,,iamo ottimi precetti. Per abiLuare la truppa ai diversi tiri a varie distanze e secondo che più o. menn è vis ibile il nemico, si prescrive di segnarlo con alcuni soldati ritti, in ginocchio, sdeaiati, coperti o scoperti, ecc. Si con- duce pure la truppa in terreno ondegO'iante che offra ripari, e gi fa manovrare un plotone ~ontro l'altro. Con sezioni chi use solo eccezionalmenle si fa fuoco al di là di 400 passi. · Il superiore nel comandare il fuoco non indica la distanza: .ma ordina di mirare alto, basso, obbliqna-· mente. l\11 sembra preferibile qnesto sistema, che è prussiano, al sistema nostro e francese, giacchè all'atto pratico è_ diffici le càlcoJare con sufficiente esattezza la distanz~, ed essere uditi dai soldati, i quali sono poi costretti a fare un lavor·o di mente nella febbre della Joua, nell'istante della più viva esaltazione. Poco si parla dell'attacco alla baionetta; si dice che in esso condizione essenzialissima è la lesta ed ordinata raccolta . Il Capo come tuUi gli altri capi relativi ad uri gruppo distinto d'istruzione, termina eoglì onori che ~end: la truppa rìun~ta; fra cui è anche .compreso 1 apnre e sen1are- le nghe, atto non di guerra ma di parata.
3°:
Il Ca'f:o 4° comprende la scuola di compagnia . Già dalle prime parole spicca il concetto di lascia1·e a questa nnità l'auton om ia che le è indispensabile. · Nella co~p~gn ia . in linea i comandanti di plotone stanno tutti _dietro 11 centro del loro ploto ne. r.oJ :;isl~ma prnssrnno e nostro essi sono in riga e la li nea dei serrafile è: formata dai sottufficiali .·
PER LE TII.Ul'PE A PIEDI 1N AUSTl\IA E D IN PRUSSIA
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I pregi e difetti dei clue sistemi si bilanciano quasi. Se da un lato abbiamo sorveglianza più autorevole e mao-D'ior lestezza di evoluzioni, dall'altro abbiamo sorveglt·rnza più nurnerosa ed attenzio ne più facile aì movimenti nemici; se da un lato l'ufficiale a tergo • incnte timore al vigliac:co che vuol darsela a gambe, dall'altro l'ufficiale accanlo incuora coll' esempio e coll'energico contegno . Colonna normale è }a colonna serrata per plotoni: Infatti l; colonna per mezza compagnia ha fronte troppo lunga, è meno sald a, meno pieghevole al terreno, e sottoponendo uflìciali subalterni ad ufficiali suballerni reca pregiudizio all'autonomia dei plotoni. La colo nna di squadre, troppo profonda, troppo tarda a venire io . linea, è forma più da marcia che da manovra. La colonna a distanza intera offre grande bersaglio, è poco maneggevole, si spiega lentamente, manca di gagliardia morale e fisica . La colonna a mezza distanza non serve che alla formazione del quadrato ; del resto all' atto pratico, quando , come, i.n quali condizioni . si può mantenere la mezza distanza prec isa? L'avere poi una colonna nor11uile serve singolarmente alla concisione e chiarezza dei comandi, e non lascia incerto l'ufficiale, anche meno provetto; sugli incontrastabili vantaggi che nei casi ordinari ha l'una forma .sull'altra ('I). Del resto mi seìnbra opportunissima anche la colonna serrata per mezza compagnia, la quale al fuoco degli shrapnels offre bersaglio meno pericoloso che I~ colonna per ploloo i, lo spiegamento ne è meno complicato ed abbastanza pronto , ed ({.lggiungono alcuni tattici) in certe condizioni eccezionali, come ad esempio pas(11) Colonna normale è in Prussia la colonna serrata su tre plotoni, uno dei quali di cacciatori; in Russia la colonna serrata su due plotoni.
.330·· ..
. . . . . ' .~ . .... : I JlEG.OLA1fENTI D ESERCIZI E DI .EVO LUZ!ON.f
fa;
saggio . di,streÙli;, _offre moclo . di. fuoco · s~ 'quattro . . rig·he· col. serfare.· la .~ecOnda ·sulla prima sezione. · La colonna · austriaca si . forma ordì nBriamente · sul seconçlo plotone, il quale avanza qnantò occon:e mentre .. gli altri plotoni, volgendosi di fian CO, veng'OITO. SUCcessivarnente a prendere i'l loro posto: Essa:· .si.. forma pure come da ~oi dietro .uno dGi plotoni -d'ala: ff primo sistema, se Mn più semplice, 6 céi;to .p.iù lesto. ll volgersi di fianco e poi piegare indietro per fila è néccssario in tutth molti. e.asi nei quali -non si può.avanzare; ma quando .si ha cnmpo dinanzi il frOrite, mi pare preferibile l'evOluzione normale austriaca. Per diminuire la profondità della colonna nelle marci e si forma_ la èolon,na 4z' quadriglie con mezze compagni'e ,ad eguale altezza. È ,oppoi·rnna questa forma per traversare rapidamente certi paesi e cerri terreni, e perciò si potrebbe per avvehtùra accennarla nel nosfro re. gelamento, senza tuttavia darle l'importanza di forma od atto· di combattimento. Le altre evoluzioni sono eguali nei due regolament.i ; solo nell'austriaco qua e là traluce più .distinto lo scopo di un .atto · 6 di. una fòrma. · La compagnia si raccoglie sempre in colonna. li :. quadrato si forma dalla colonna come segue·: . II primo plotone non. muove; il secondo serra sul"primo; · iL terzo col mezzo plo tone di destra forma il lato destro, col mezzo plotone di sinistra il Jato di sinistra; il quarto fa di'etro-/'ront . .Per tal modo con quattro plotoni si ha moli.a saldezza sul lato di testa e riserva per tutti i casi; l'evoluzione poi è celerissima perchè fatta dalla colonna. normale, senza bisogno di ricorrere a distanze speciali. Nel frequente caso in cui non si possa formare U quadrato, i plotoni si raccolgono .in circolo intorno ai loro. comandanti. ·
~ÈR LE TRUPI'E A l'IEDl IN AUSI'llIA E~ ÌN PRUSSIA 331 Del )·~sto . mi parrebbe ornai opportuno aggiungeré : che it ·quadrato è fon:na eccezionale, seifalta alla compagnfa -sorp1;esa mentre si trova in colonna.. . . La compagnia iri .linea o non ha tempo d1 P!·e~ar-sr in colònn'a, o . lo ha, val megliQ eh~ ne profitti:per volgere tultì ·i suoi ,fuochi co.ntrò la cavalleria.
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La Parte TI tratta del combattimento in ordine sparso ed abbraccia un buon terzò del regolamento d'istru.zione. · ff metodo seguìto è esaLtamente quello di Waldersee. · Nel Capo 1° si parla dello scopo, del conteg~o, comarido, della maniera di còmbatlere delle srngole _ membra di "trna truppa disGiolta in cacciatori, seguendo l'ord ine stessò che per solito ussume la lotta; nel Capo :2° poi · si addita particolareggiatamente il modo di_ ad·· destrarvi il soldato e le -singole sezioni. i · Codesta p·arte costituisce un vero · manuale tal.tico . I vantaa-o-i dell'ordine sparso, l'importanza del- fuoco,. 00 . d eI. il contegno dei- sostegni e.delle riserYe, l''1mp1ego. l'offesa e della difesa, tutto vj è trattato con amp_iezza cli vedute, con ricca copia di particolari, col pensiero sempre fisso allo scopo del com baLLimento. Gli Austnaci qui, com~ in tutti gli altri rami del. ·l'arte militare, hanno ritratto singolare profitto dalle ·dolorose esperienze del 1866. . . La nonc ueanza del fuoco, le grosse colonne, 11 timore di perdere l'impeto preparando l'aftacco, eran~, state le cause della loro inferiotità tattica. Perciò il reo·olamento scritto sotto tali impression i, le quali non !~scià.vano giudicare serenamente la lice offensiva prussiana, ad ogni piè sospinto vanta 1 pregi del fuoco , dei ripari , delle piecole colonne, deJl'orùìnanza rada . . Talvolta vi trapela so,,erchio ,amore · alla difensiva.
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1 REGOLAMENTL D ESERClZI E DI EVO.LUZIONI
Era_quella l'andazzo di quattr'anni fa. Scritti di tattica, regolamenti, istruzioni, manovre, tutto si plasmava alla forza della difesa innalzata alla quarta e quinta , pot~nza dall'efficacia . dei nuovi fucil i e dei nuoyi cannoni. . Al dì d'oggi, dopo le prove del 4870, il compilatore, 11 quale fa grandissimo caso degli scrittori militari prussiani, avrebbe per.. avventura dato maggiore .rilievo alla conlrolfesa a tempo e luogo prudente od audace, a~la potenza mo:ale del!' attacco, alla gag-li ardi a della resistenza appoggiata bensl al terreno, ma avvivata dallo slancio offensivo, al bisogno di far concorrere questa e quello per la decisione finale, per la vittoria. Ofa è pur d'uopo restringersi ad accennare brevemente alcuni dei ·più interessanti precetti. « Sco.po del combattimento spicciolato si edi preparare od anche etlettuare la decisione coi minimi sacrifizi >>; esso è « la forma più adatta pel combattiménto isolato delle unità minori, come plotoni, compagnie e·cc. » Alla ~at~na, del~a Schwannlinee (linea cli squadriglie} spetta ins1eme c,01 sostegni il combattimento a faoco. Ecco. nettamento fì.ssalo il còmpito dei sostegni: di appoggwre col. loro .fuoco la catenn sempre in ordine sparso, solo rn casi ecceziona li ssimi in orcline 'chinso ». I 8ostegni perciò van no considerati come una pa~'te d:ll~_cate~a tenu~a. alquanto inclietro. r.orrispondono ai rinforzi prescriitt. dalle nostro recenti .l'lod,ficazioni con questa differenza che la parola rinforzo dà l'icle; più immediata dell'intimo collegamento che deve esi.sle re tra le due parti. I s.ostegni . possono· essere formati eia pJo!oni e da mezzt plo.to:n;. aHrn:-nno di fianco per due o per qnattl'O, . ovvero di fronte a righe aperte o chiuse. La, ri~erva .va ben distinta dalla linea cl{ fuoco; scopo suo e di ser'.'1rle d'appoggio in ordine chiuso, di impri.merl(~ energia, eh darle il camb io qnando srossatu, di
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PER LK TRUPPE A PIEDI IN AUSTRIA ED IN PRUSSIA
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deciclere l'azione, di raccogliere i cacciatori che ripiegano, di inseguire il nemico respinto. Essa può stare unita o frazionatà, e marcia come i sostegni. Anr.he la compagnia ha per solito la sua riserva. La truppa d'ordinario si stende fuori dalla portata de'l fuoco nemico. Lo stendersi troppo pvesto sperpera senza bisogno le forze e ritarda il movimento, lo stendersi troppo tardi espone a disordine ed a sbaraglio. I segnali vanno d.ati con molta parsimonia e possibilmente non dalla tromba, ma dal fischietto. Gli Austriaci oltre i nostri segnali hanno : squad1·iglia! sostegno! Non hanno il centro! nèl'attentiper l'attacco! segnale quest'ultimo pericoloso, perehè metle in guardia l'avversario. Il regolamento· non si stanca di raccomandare l'au.: tonomia deJle singole unità, le cui mosse vanno condotte in accordo collo-scopo comune. Merita di essere studiato il paragrafo 52 - Impiego del fuoco. Contro teste di soldati coperti non si ~para al di là di 200 passi, contro soldati mezzo coperti al di là di 300. Ogni colpo tiraLo a meno di 200 passi contro un uomo scoperto deve toccare; i migliori tiratori sparano con successo fino a 400 passi. Contro singoli cacciatori si tira fino a lOO passi, ~ontro ufficiali a cavallo da tiratori esercitati anche .fino a 600 passi. Contro sezioni . e colonne della fronte di un plotone e di piccola profondità si fa fooco fino a BOO, di maggiore profondità, come colonna di compagnia, ecc., fino a 600, contro grosse colonne i cacciatori più destri possono tirare fio oa 900 passi (1). (~) Tali distanze, malgrado la precisione, portata e radenza del nuovo fucile \Verndl, sembrano soverchie allo STEEB, il quale espone le sue idee in un'accuratissima Memoria pubblicata nello scorso anno; Der Treffwahrscheinlichkeit dcr /Jsterreichischen Infanter·ie G.ewehre.
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. 1 REGOL.:\.MENTI D ESER:CIZ1 E DI EVOLUZfONf · . 0
n tuq~ ;i.on va mai ratto .marciando. Qu~sc òttimo principio ~ .ora adottato. ez_1andio nell'~sercito nostro. Singolaee ·cura · merità l'economia tielle munizioni. Non· s'ìnculc..a mai abbastanza ai èomandanti . di prov. veder~ ognora a tempo ed enel'gicamente ·affinché sul· · campo· dell'azione non vengano giammai a rnancare. Nel° paragr!lfo relativo all'impiego det ·ten:eno si dice che il vero campo del c0mbauimento in ordine sparso · è il. terreno frastagliato, ondulato, . coperto. .. È idea cl~e ha fatto il suo tempo. Dalle esperienze : dell'ultima guerra non ri.sulta forse che. lo spicciolamento deve essere tanto mnggiore, qutJ.nto più -pianoe scoperto è il terreno pel quale si· avanza? che sotto H grandinar delle palle è impossibile tenersi riu111t1 a ltr.imf:)nti che <lietro. qualche ostacolo riperibile sol. tànto in: terreno. rotto? . · · . Il parngra.fo 54 traua·deloòmbai.time,.ito·. L'attacco alla baion.et.ta non va, fatto ~he ecçezionalmentè · da sjngoli . · ripartì. La- difesa rion .deve. g"ià tenersi soltanto passiva; · è. tuttavia per-icoloso la·nciai·si all'offesa i.rin1a che il 1iemico sia respinto . Si accenna di volo. alla bot.La al fìflnco;_per .conlro si .inculca più volte, e mo.IL? aç. cqnc:iamentè, .di ', star in gua;·clia .pel fianco.proprio. ' Tl C<!-mbio di catena è dètlo a ragione diffi.cile. e pericolo.so; meg!io vale manclar.\ muniz.ioni ar cacciatori. .Chi s_i ritira . dalla catena và freddatò sul posto; .· qné. st'o!'dine energico· è più , olte ripctu.to. , · P.e r marciare all'attacco è necessario a ve1:e la supérioritò. locàle. Da prima si stanchi e scuota il nemico mediante il fuoco della_catena, 'ia quale vamah mano rinforzata dai sostegni finchè avanza anche la riserva e le forze riunite concentrano il fuoco sopra uq punto. Il fuo co soverchiante basta d'ordìnario a caqcia,re il nemico di posto. È pril).cipio · di G ATTI ( 1), fondato teo-
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(4) D·ie Taktik der _niichsten Zukunft. ·
iE ìRUf>PÉ·1 r•1Eoi ht AUSTHIA i;b rn PnUssÌA·· 335 · ·rièafue~-t~·: s~ll;etllc~~ia delle, .armi e ~1.llla prohapilità · èhe la, truppa, nei ranghi della quale le perdite toccano . una cifra più o meno. elevata ri'spetto alla coesione ·mo rale e. fis ica, alle forze ed al tempo, cada d'anii):w~ -si ritiri e volga in fuga._, , Si parla assai, fin troppo, della .difesa contro la cavalleria. Catena e sostegni chill.dono -in cfrcolo . I circoli cercano 1;iunirsi por offrire maggiore resistenza. La. riserva forma il quadrato . Si accenna soltanto alla possibilità di .accogli~re la cavalleria in orµine sparso, possibilità provata in pa- ' recchi fatti dell'ullima guerra. Le più volle citate 1Jfodificazio-iù àl re,qolamento no'stro . · p~escrivono che contro pochi cavali!;:ri i:1emici ·« la sgua- · ',.. «· driglia si difenda .da distesa coi fuoco ed 'anche ·« co'lla baioneua. ... : >), « L'essenziale è di poter « ricevere la cavatleri.à c.ol massirn.o fuoco ». Le .stes·se · . 'JJforÙfi.oazioni nelle evoluzioni µi conipagnia .al segnale ùi circola sostituiscono il segnale cavalle1·ia, affinch$ le squad,riglie resistano nel modo più oppùrtuno, anche senza, riC.OC''('erè, ad ulia formazio11e che toglierebbe l' ~f. fica.eia dei .tiri ed offrirebbe buona presa·· all'artiglieria. In ·complesso questo Capo I racchiude con maggior · abporidanza di particolari i precetti dati qa\ nostro. Regolamento _e dalla .nostra · lstmzione JÌer l'amrnae·strainento tattico . .Vi si .notano frequenti ripetizi_oni di · reo0 ·ole tattiche esposte. con fo1·me e colore diverso; vi' è. talvolta un po' di contrasto tra le antiche teorie, che . hanno paura dell'ordine sparso, e la logioa dei fatti e dei ragionamen ti, che vede nell' ordine misto . la vera . forma normale della ·tallica a vven i'r·e. . . . · ·E cotesta: logica · è così potente· da trascinare il com:pilatore, malgrado le reticenze che fanno qua e là capolino' .a ri unfre tutti i pteceui relati vi a~ .vero .. cocn bàttimento.in questa parte che tratta dell'ordine spar•so. · ~EÌ'l
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336 l REGOLAMENTl D ESERCIZI E DI EVOLUZlONl L'allra parte, l'ordine chiuso sta da sè ed apparisce quasi come un mezzo che conduce allo scopo, come la maniera di riunirsi, muoversi, manovrare, di abituarsi alla disciplina ed a ll'idea della forza colleui va, di mantenere al possibile l'ordine e la coesione, di appoggiare la linea di fuoco; ma al coperto, al di fuori della gragnuola delle armi portatili. E cosiffatta importanza dell'ordine ·sparso si vede anche più chiaramente nel seguente capo. E il vero pregio dell'opera, la quale in ciò sarà, non v'ha dubbio , . imitata da tutti i regolamenti a-vvenire.
PER LE TnUPPE A PIEDI IN AUSTRIA ED- IN PRUSSlA 337 mente il v·ero cornbatti·mento, combinazione di fuoch-i da fermo e di mosse al possibile veloci. Forse i precetti sovrabbondano, forse çonviene lasciare maggiore latitudine all'ingegno naturale senza cercare di prevedere teoricamente tutti i casi , forse qualche generalità, meno corredata di circostanze speciali e di eccezioni, meglio varrebbe ad imprimere certi concetti, a dar -corpo a certe forme. lUa ·tutto ciò dipende naturalmente dalla destrezza· intellettuale e fisica. La nostra Istruzione per l' amrnaestramerito tattico si tiene più sulle generali, dando le norme in modo meno sislematico e meno pedagogico. E qui mi sia lecito esprimere il voto che quei precetti elementari sieno riuniti, come in Austria e come in ' Prussia, nel regola.mento. d' esercizi affinché il militare in questo suo codice trovi riunito tutto ciò che può guidarlo alla vittoria.
II Capo 11° - Addestramento delle truppe in caccùttori - procede dal semplice al complesso con mirabile ordine, chiarezza e precisione. Le idee tattiche si svolgono man mano, senza salti, senza sforzi, senza contraddizioni; i precetti si adattano al corso logico delle idee nelle menti rozze ed incolte, le inducono al ragionamento, le educarw, le istruiscòno, si valgono dall'innata accortezza per destare l'iniziativa individuale tanto necessaria in mezzo all'infuriare dell'azione moderna. E ciò si fa a poco a poco, pratica-mente, destando l'interesse, la curiosità, l'amor proprio, additando ognora il vero scopo di ogni atto, .di ogni movimen to. · A tal fine tutte le esercitazioni, tutte le istruzioni si fanno in terreno frastagliato e con soldati contrapposti. Il sc,l dato apprende presto a coprirsi , a far flloco sul nemico che si scopre per avanzare, si avvezza ad apprezzare le distanze, a pensare alla probabilità di colpire. Ecco l'idea della difesa. · Jn seguito deve marciare sotto il fuoco; cerca quindi di balzare di ostaèolo in ostacolo, scoprendosi il meno possibile, valendosi del!' alt per fare il suo colpo ecc. Ecco l'idea dell'attacco . Viene poscia l'addestramento per la ritirata, e fìnal-
La Parte. III comprende le esercitazi·oni ginnasti'che. Essa è semplice, chiara, non ingornbrà la mente con molleplici posizioni, con progressioni artificiali, e non perde mai di vista il vero scopo di guerra, che è di rinforzare 'i muscoli, di esercitare il soldato a correre, saltare, arrampicarsi, vincere ogni ~orta di ostacoli , da prima senz' arma, e poscia con arma e bagaglio. Cosl il fucile non è soltanto mezzo od arnese ginnastico, ma ancor es~o è scopo di esercitazione. Il salto è di tre specie: in alto, in basso, 01·izzon. tale. Mi sembrano utilissimi gli esercizi di equilibrio · alla barriera ed alle sbarre. La scalata si eseguisce come da noi. Non si parla di volteggio. La scherma alla baionetta fa parte delle esercitazioni ginnastiche. Si entra subito in materia, senza le miANNO XVIII, VOL. Il.
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,REGOJ,AnlENTl n'.ESERCI.Zl , E DI EVOLUZIONI: .
rnLte.pr~scrizioni',d i :stendersi. .In. cinque f)agince è detto tutto e vi si hanno pe.11.s:opra,mmercato. cinque fi.gure, .I rnov.i menii: .sono. :r:istr:e.tti ltl . p.ù1ro .nec.essarì9; mancano percjò la finta,, il b.asso p·11,1·ate., il saito .a :dP.stra, ed il saltfJ a sinisl-ra., , :r ., .J,a ,Parte.1 V dà alcune norme sulla posizione (SteU ung) d.ei., sottuflki-ali, , tamburini, 1.r9mbr:ttieri ed ufficia.J,i a pied i ed a cavallo, ,,,, La.:Parte V ,si -occupa -di . preparare il gr-nduato al comando di.,un r ipai'to. Le poch e nozioni clemen taris~ sime su~!e linee, sugli nngo,li e suile snperficie .non mi sembrano nui, .aL. loro :vero.•pos~o. .Sing;olar~ ·CC:Hrs iùerazione., invf;ce, meritano .le norme per a.ddesLramento. del. gr;)clt1ato .nell'ordine ,sparso. Esse si, tengono, alquanto:sulle generali., giaçchè: « non sot;1ò che cenni, sul me.Lodo .da segn ire, cli cui 1:utile applicazione viene affidata ali' intelligenza · ed accoi·,tezza del capitar.io, il quale cltve procedere senza · pedanteria, ma con .un sistema ben pensnto, mnn mano progredicn,te ed .. acconcio ali' indole dei graduati, a . fine di,, giungere •presto e sicuramente a,Ho scopo ». , ....T:ultitna J:artr:, tratta .cle.11' a,ddestrnmen Lo delle r.eclUle, -0he deve comp,i.ers.i nel periodo di otto seuimanè. B\sogna"guardarsL· dal soffocare la scioltezza individuale ·ci:m . disposizioPi arbitrarie tendenti ad ottenere unifor,miu\.. contraria allo spirito del regolamento. È una bo.u~ ,bell'.è .buona all'antico :sìstema au'striaco; ,i"
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IL .. Opl .uno .. sguardo al .Regolame.n,to d' esercizi. La Par·te I tralla dell' .istruzi.one ed impiego di ·un
battaglione. in ..ordine ,chiuso. Nell'introd1Jzione raccomanda !:esercizio della forma· in teneno :svariato: <t U'nj-
PEI\ LE TI\ UPl'E A PJE))I lN AUSTI\L\ ETJ 1N PRUSSIA
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camente in tal guisa si può far toccare con mano alla truppa che la forma dipende non so lo dalle condizioni del terreno e del combattimento ed altro non è che un mezzo per raggiungere lo· scop'o, rna eziandio che questo scopo - azfone rùmita det battaglione - si .-ottiene nel morlo più lesto ed acconc io medinnte l'ar.monia nei movimenti ·dei singoli riparti (compagnie) ». 1l battaglione austriaco si forma e si rn·uuve: 4° In linea; 2° In linea cli colonne;
-3° 1° 5° 6°
In massa; In colonna sèmplice; In colonna doppia; Jn colonna di quadriglie.
Nella forma in linea gli. intervalli fra le compagnie sono di tre, imece che di quattro passi. . La . linea di colonna {si sotlintenJe di compag·nia~ . normalmente serrata per plotoni) può essere sia a di.$lan.za di spiega.mento, sia sul centro colle due compagnie "' centrali accoppiate. La linea di colonne wl cent1·0, usata eziéÌ.ndio dai Prussiani e dai Russi, è detta buona forma preparatoria per l'attacco·, e singolarmente adatta per l'avvicendarsi del combauimento a fuoco in ordine sparso e chiuso, pel rapido passaggio alla colonna doppia e pel pronto eondensarsi in quadrato. A mio avviso, pregio essenzialissimo della medesima si è di tenere 1'iunito il battaglione, ·senza tuttavia offrire grosso ber·saglio all'artiglierin, e senza infirmare l'autonomia dei capitani . Essa si presta a:ltresl al rapido passaggio alla nostra fo,·ma normale di combattimento, prescritta dalle recenti Modificazioni. È però sare.bbe forma sovent.i opportuna ,per la se -
3i-0 I REGOLA~IENTI D'ESERCIZI· E DI EVOLUZIONI conda linea in sostituzione alla nostra colonna serrata per compagnia. La qualé, in ispecie colla forza attuale del battaglione, è pesante, poco maneggevole, poco flessibile, lenta a spiegarsi, offrente §.OVèrchia presa ai tiri. Figlia della vecchia scuola che voleva il battaglione tutto · d'un pezzo, essa sopprime affatto l'azione autonoma deI1e compagnie, ed è perciò da lungo tempo abbandonata dagli eserciti aùstriaco e prussiano. Fortunatamente ora abbiamo la lùiea di colonne di compagni·a in ordine ristretto , la quale corrisponde a cappello alla massa austriaca. Sarà bene valersi di essa in tutti i casi in cui il battaglione debba occupare il minimo spazio o debba muoversi al di fuori del fuoco efficace defl'artiglieria. La colonna semplice corrisponde alla nostrà colonna serrata per plotoni. La colonna doppia consiste nei due mezzi battaglioni accoppiati in colonna semplice. Codesta fornia, molto usata nelle evoluzioni dei grandi corpi, colla sua picco~a profondità e suffi_?iente larghezza, facilita il pronto spiegamento verso qualsiasi lato , come pure il passaggio a qualsivoglia altra forma. Seguono le norme pel comando. I_ capitani si tengono là dove possono meglio condurre la loro truppa e meglio udire gli ordini del co: mandante il battaglione. « Ricevuto qualsivoglia ordine, essi devono prontamente formarsi il concetto della nuova posizione e c?ndurvi i loro riparti per la via più breve, con speciale riguardo al terreno ed alle circostanze del comb attimento. Sopratutto bisogna lasciar l'azione dei capitani e~tro certi limiti al possibile autonoma, e badare molto più al modo semplice ed opportuno col quale e's si concorrono all'evoluzione principale, di quello che tenere all'uniformità dei movimenti ».
PER J.,~ TRUPPE A PIEDI IN AUSTRIA ED IN PRUSSIA
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Il maggiore deve dare l'avvertimento (avertiren), il_ capilano comandare (komandi'ren). II,regolamento non perde mai di vista l'atto pratico, ·e però ad ogni -piè sospinto parla di fuoco, di ripari, ,d i terreno, di modo di coprirsi ecc. Gli ufficia.li a cavallo nel dom inio efficace della fucileria possono smontare. Il maggiore, eziandio col battagli0ne in ordine chiuso, si vale di segnali di tromba. I trombettieri stanno presso le compagnie. . . L'allineamento col far sortire le guide non si usa che col battaglione in linea e per le parate . Qualche vecchia dragonata, come la contromarcia per compagnia, fa capolino qua e là; ma ben presto è lasciata cadere in obblio. Grande semplicità troviamo in generale nelle evoluzioni di combattimento. Ad esempio pel cambiamento di fronte della 'linea di colonna di compagnia si prescrive: « I capitani fanno eseguire le mosse necessarie per condurre i lovo riparti sull!J. nuova linea ». Ma non sempee l'affare procede così liscio; al qual proposito mi si permetta osservare· che i cambiamenti di fronte p·ossono bensì apparire ancora necessari per le ·evoluzioni in ·s econda e terza linea , a ·patto però che sieno rapidissi.m i e semplicissimi , tenendo sempre conto che soventi vanno fatti in vicinanza del nemico. Che diremo noi dell'evoluzione che condensa la linea in colonna di battaglione a fine di farle eseguire un cambiamento di direzione e poscia spiegàrla'/ Ovvero dell'evoluzione austnaca che dalla linea spiegata passa a quella di colonne di compagnia, conduce queste sul nuovo posto, e quivi riprende la prima forma? All'atto p.ratìco non si eseguirann·o forse sempre i cambiamenti di fronte col mandare le singole compagnie spesso alla corsa, verso una linea più o meno segnata da ostacoli,
}l4z I REGOLAMENTI D'ESERCJZI E DI EVOLUZIONI ripari od altro, e sempre coperta da nuvoli di cacciatori? (I) . La massa cambia direzione in due modi; o ·colla conversione successiva delle sin o·ole compao-nie ovvero. . o o ' con m~i'lmento a~a)ogo al nostro fiahco-dest.r· (sinistr) e per fila destr (smrslr;, eseguito sirnultnneamen te a comando del maggiore . La prima evoluzione offre i !. va~taggio di volgere subito la fron te nella nuova dire.zwne, senza che occorrano rn ovimenti di fianco pre-Ratorì .. Porse andrebbe adotlata per la linea di colonne i~ orilme 1·z'st1·etto, cui non è applicabile il nostro cambrn.men to di direzione . Lo spiegamento è per rego la fallo da ambi i lati conteni poranen men te . . Per spiegare la ~olonna sempli c0 sul fianco, il maggwre a~vcrle le srngole compagnie e poscia orclina·· il passn.ggto al!~ linea. I capitani prendono sen z'altro i 1~ro intervalli e spiegano i plotoni. Allorchè l'cvolu:~one ~ebba al'er ~uogo d?po il passaggio cli una stretta, s1 u~a 1I no~lro ant~co movimento sulla dest1-ci in battaglia .. S1 1?a~·c1a foon del campo di azione in colonna di quaclrrgl1~. -I~e distanze fra le compagnie aumentano secondo 11 b1.sogno. Per diminuire la profondità della colonna, le mezze compagnie possono .marciare alla· stessa altezza. Quando la testa della colonna abbia fallo un per fila, essa deve rallentare il passo . Nel passag·gio · dell.e ~strette precede l'Di~tante di ~atlaglione ·e ripete a_ Cta:,cun comandante · d1 compagrne l'ordine del ma0'-0 g10~·e. pel coll?ca~cnto dei singoli riparti. . .Nei qu~drat1, n:11 pare c~1e ~I solito si perda . troppo t~mpo.. . vi son~ 1 _quadrati cli compagnia, i quadrati d1 mezu battaghorn ed i quadrati di battaglione. (!) Vedi !n p_roposito: Stu dicn iibcr dic TaktischcnFormen.-- WehrZeitung d1 Vienna, "873. ·
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PEff I,;E' TRUPPE A PIE'in l N AUST~ù. ED I N PRI,; ,
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. Tu.Un volta si finisce ;cot :àire:,,che li1 colopna _son.[1Jr:esu in· n1a1•cia ,·Jall.1.,c:avaHeria; ·qua,nde, i ca~c:iaton ,no.n b~t~Lino fa fuoco coll e sezioni. di,testa e :d,1 coda.©,,s.tenc.c j . fiu riclt.i. un plotone ,0<1::l'ue." ,,,.: ~· • , . . i .. . ., Il Capo · V parl::i,;del ft~oco·. Di>rett~men:ed·e~p.00,~~lr.1:;1 <le1la, d:Ìt;C iplina aì fuoco ord1n€} d 1_ms.o sono 11 rnno-gi.ore,dà il comJ.rrdo ,di.i11ao1tJrne1-a re e. ch .fir1.1~·0 ! ,1:. slnrndit-o.il f1,1oco simultq.ne6·('a, comando) c1etl b¼ungli on:~· Le singole .sezi'©1ù,tpossono far fuoco an<i:h<i sopra uua
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tralla del .bauagliolle ,in otl'din~,i spa.rso
del oomba.llimen10. in generale. Dal ,tilOl<i> slE!sso emero·e con-J.e · il ve,ro scopo· d'ogJ.1ti 0-s.cr,eizio guerres,c:o ~ -,l':tione ,su.,l ,ca!flip,o, cli battaglia-.,- sia,i nseparabue da,Ha '. rnanov1:a spiécioiata. " ,, , . i ' \ , ·,,/· . ,NeÌ eornbattimento in CtlCCÌatori b~sog,na, ?SS~rtarc 1 seguenti principii': · , ,. , . , ... ,, 1° Non slen<l ere mai ptù trupµ~ d1 , quell.~; F?e è indispensabilmente richi'est~ dnl momento de.li ~zion'.; . " , . 2: "Rinforzal'.e ,a poco a poc;;o,, ovvero da1:e ·11 c~rnhio i.bile. see.ion i ·impeima te nel- 1fuo co , e cosl ayvalers.1 sDgg,i:a:me.FJte, della, tl~ppa e. del!e·m11ni1,i0n i ;,,in .Qgm1oa tw dis•FJOrre, di suflìci,e'm ti 11iserve . . . ,. · . i.i·. :, ·· . n,i .. 30::Bk'l;dal/ se.mp.!!C · all'acco;rd0 delle ,sez1~m:s1.ese,1_ n cacciatori . co n quelle rimaste· fa1 1osd:i.n~· cb,1.;us.o. : ; .,Le çlue ,,t:tr.irnc senlenzèr sebbcnc trovrnò !_a· )oro vera spiegazione , ne;Lle •norme .success~ve, lD,~tre ,1111 ~~~,1~ra~1,~ alqt.IéWL<D ·assolule, ;eJ;0.rsc att~ ,q.cl:rndu::r_e.1-.ul1ìct~~~-.'1 s: venolii-.:t:Qi0 r1oniiur• cli trnppe Hl sul pnncJ~1tci. .dell,az10nf, . Èlbe,nsi,ViP.'.r0>Cfhe n,on c0:P1Yieu.e sprqci.1'l'e .l c f~·ze , ma. è vero /J.hr:esl c;:he1,FreU:,o.ffe{1S.iva gio xa t}repa~·a,rp. l a W.1.ccp, cnergica 111 cnt e, colla rnussirna emcacia d1 fuoco, e che nella àifensh:a ·bisogna e~ss<fr pr0 n_ti ud abbattere per t?m po lo slan cio nemico 09p. 1 una Jttla tern.pest11 q1., paJ1e.· 0
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I I\EGOLAMEl'fTI D ESERCIZI E DI EVOLUZIONI
Ta!e è l'opinione degli odierni sèrittori di tattica e specialmente di ScHERFF ( ·1); tale è l'idea che informa le nostre recenti Jtodificazioni. . Il regolai:nenio austriaéo non ha un ordine normale di comhau1mento. Raccomanda di non stendere ìn ~1Jlle prime più_ del quarto della. forza, cioè: a) 0 una mtera compa?ni~; b) o melà di due_compagnie; e) 0 u? pl_ot.o ne d1 c1ascm~a delle quattro compagnie . D'ordmar10 mezzo battaglione va tenuto in- riserva. Il bauaglione agisce: o isolatamente, o sostenuto alla lontana da altre truppe, ovvero in isti·etto collegamento con altri battaglioni. · ~el primo e nel secondo caso, l'azione procede del pari; v'ha qualche differenza· pel terzo caso. Il_ battaglione isolato prima che incominci il combattimento ha le forze presso a poco disposte come segue: Una compagnia Due compagnie Una compagnia -
avanguardia . · grosso. 1·iserva..
L'avanguardia nell'attacco spia Ja forza dell'avversario
~ que!la _del posto_ occupato; nella difesa, esplora le 111te~z10m del nemico, cerca trarlo in inganno, ed econo_m1zzando le, proprie truppe, alletta l'avversario a sRieg~re le sue. Di qui prende le mosse la descrizi~ne d1datt1ca del comballimento. · Il modo di iniziarlo, il collocameri(o della riserva la . scelta del punto d'attacco, le minacce al fronte' mentre si scaglia il colpo ai fianchi e viceversa J~ ~nte, le con~r?ffese, gli attacchi, il fuoco concentrico, 1-_a~sal(o dec1s1vo, l'inseguimento o la protezione della r1t1rata, tutto apparisce chiaro, preciso, giusto, senza
(~) Studie1i zur neucn lnfantcrie Taktil,.
345 .s overchi particolari, senza distinzioni noiose. L'interesse de.I lettore è singolarmente attratto, le idee sorgono, si svolgono, si imprimono; la. mente concepisce chiaro il concetto · della siluazione; dal generale si scende al particolare, dalla teoria alla pratica applicazione, e ciascuno trova da sè il modo di regolarsi negli infiniti ,casi della lotta. Mi duole che lo spazio non mi conceda di offrire ai lettori la traduzione di questo paragrafo (29} e del susseguente, il quale dipinge il combattimento di un battaglione in intimo collegamento con altri. A vero dire, linea di demarcazione non vi è; quasi tutti i precetti buoni nell'un caso, sono buoni pure nell'altro. Tuttavia la distinzione è opportuna per svolgere convenientemente un· ordine diverso d'idee. Nella difensiva conviene: 1° Aumentare la· gagliardia del posto secondo il tempo e·secondo i mezzi disponibili. Gl_i Austriaci hann? sempre avulo una tenerezza pronunciata per le fort1ficàzioni passeggere. Orn specialmente si danno a tutt'uomo per applicarle ai campi di batlaglia (,t )· • 2° DisLribuire opportunamente le truppe m posti .determinati, adattando le forme ai ripari che offre il t erreno. 3° Stabilire le comunicazioni colle truppe alle ali ed a tergo. 4° Proteggere. i fianchi e le spalle di soverchio . esposte . Jn 'questo paragrafo spicca più che allrove 1_1 co~cetto offensivo, il quale dà corpo, movimento e vita ai p~ecetti, colorisce l'azione e somministra allo stìle grazta, calore. e vigorio, pregi che per solito indarno si cerPER LE TRUPPE A PIEDI IN AU.STRIA ED IN PRUSSIA
(~) Vedi DnuNNEn - Uber Taktisch-technische Feldubungcn <isterreicl1ische Militarische Zeitschrift, Aprii 1813.
31-6 I HEGOL All!E:'iTI O'!!SEUC!Z! E 01 EV'OLUZIONI cano negli asciu rti paragrafi di un regolamenro. Né ciò reca nocumento alla 111atematica esattezza, là dove tanto margine con vien lasciare alle facoltà imm aginative, dove tanta potenza hanno i fattor i morali . La Parte ll[ si occupa della posizi one , comando e movimen ti dei corpi maggiori di uuppa. Ornai non si entra più in evoluzion i regolamentari. Basta quanto è prescritto per condurre le compagni e. nella scuola cl: battaglione. A che bO'li allineamenti i manegO'i d'arme ' . o > gli schieramenti ed i dischieramenti, le formazion i e le tra sformazioni a comando? Tutto è superfl uo, perchè possibile solo in terreno all'uopo spianalo. « L'i.m~iego e movimento d1 un corpo tanico di più ballag-honi devo sem11ro avére per guida un concetto tatti co, basato soprn un 'operazione, vuoi effettiva, vuoi, come neJ!e grandi manone, supposta ». li comand11nte non ha da occuparsi dei particolari. La sua atlenzione si a rivolta al ne mico pcl' osservarne j movimenti, ed alla sua truppa pc1· mantenere l'arn10nia nelle evoluzion i. Ogni eorpo di più che due lw. ttaglioni, va diviso, comc_in Prussia, in due linee. I corpi isolati hanno pure una riserva del qnarlo o terzo della forza totale . La brigata e la divisione us:minono norrnalrnonLe l'ordi nanza per ala. Unitù tanica ne! tegJimento è il ballaglione, uolla briga~u e nella di vi siono il reggimen to , onero il bat~ tuglione autonomo . 11 conrnndante la di visione, seco ndo le circostanze, manovra con o senza riguardo alla ripartizione in briga ta. I comDnda nti i battaglioni e t't'ggim enti d'nla , sono responsabili della guardia ai fianchi . Le batieric che mancano di scorta o l'hanno insufliciente, van no senza altro protette dal bauaglione più vicin o.
PER LE T llUl'PE A l'IEDl IN AUSTRIA ED IN l'RUSS lA
3n
Le fornie pl'incipali d'un grosso corpo di fanteria sono: a) l'ord ine ·ristretto; b) 1'ortli11e di battaglia.; e) 1'01·dine Ji rna·rcia. Nell'ordine risl retto i battaglion i sono piega li in massa a ·1~ passi d' intervallo e<l a 30 passi di distanza f_ra le linee. Nell'ordin e di ba ttoglia il grosso ('I" e~· linea) è co· .. . pcrlo dall'avanlinca od avanguardia . I baua o-lioni di prima linea, secondo le cond1z1on1 del tcrre~o o le circos tnnze del comballimentn, si fol'mano in linea spiegata, ovvero di colonne di cornp~· gnia, con o :.<'nza cuccia tori_. 'L~u110 ciò è affida to_all'_abilitù od int ciligenza dei magg1ol'1. !i rego l.amento _1tal.1ano in vece preferisce Helle singole brigat0 1 bnttagli orn_ ~r: dinati tutti nello stesso modo « perocch·~ la se,,1phc1ta « è una delle qua lit.\ più essenziali di un buon ordine « <li battaglia ». · L'iulervallo fra i batlaglio11i è di '13 passi; l'intervallo fra i reo-O'imenti del quadruplo. - Proferisco nel primo caso il ~~ostro intervallo di 20 passi, il quale dà maggior agio di valersi ùeli'ordine sparso e di ini piegal'a la seconda linea e le riserve . Spelta al coman dante {sempr-e secund~ il reg?la~ mento austriaco) di stabilire il numero <lei battagl10'.1_l in prima, in seconda lin ea ed in ris~rra. Qu~nto p,u egli é ridouo a combattere colle proprie forze, 111 tiln te più linee deve ripartirle a fine <li nutrire a poco a. il combattimento. I battaO'lioni di scc:onda linea si ùispo ngono ad in· tervalli d~1 spiegamento e per s·011·to ce,•1· t1·0 ,·1 centro coi battaglioni di prima linea . La distanza ordinaria fra le linee é solamente da tre a quattroeento passi. Questa. distanza va diminuendo di.
348 I REGOLAMENTI D'ESERCIZI E Dl EVOLUZIONI mano in mano che si avvicina il momento della decisione. La riserva sta, come da noi, in ordine ri,s tretto. E qui mi sia lecito domandare a quale distanza dal combattimento dovrà rimanere questa massa compatta, grossa e pesante, perchè l'artiglieria non vi semini la morte? Di certo ben lungi. Ma in tal caso, come sarb essa in grado di accorrere là dove sia richiesta, l'opera s1;1a? A che serve tenerla tutta riunita al centro, ovvero più o meno verso un'ala, quando il suo· concorso può e~s~re necessario in posti ben diversi, quando estes1ss1ma può essere la linea di Jrnttaglia, quando può ~a?care spazio, tempo, opportunità di impiegarla tutta rns1eme sopra un punto? _.II pensiero corre spontaneamente alle due più grandi g10rnate dell'epoca nostra, a Sadowa ed a Gravelotte. Nella prima, l'artiglieria prussiana della 1a divisione della guardia da Chlum, e l'aJ'tiglieria ciel 6° corpo da Nedelist, senza inquietarsi del fuoco delle batterie nemiche, concentrano i loro tiri sulle masse profonde della rise,rva austriaca, ne fanno strage e costringono la 1a divisione della cavalleria di riserva a ritirarsi verso' Rosnitz. Nella seconda, la riserva francese, collocata al centro, non arriva a tempo non solo per profittare dello scacco del!a guardia prussiana S.t-Privat, ma neppure per resistere a?li attacchi rinnovati posteriormente, e per guardare 11 fianco destro dall' avviluppamento dei Sassoni. .P er le evoluzioni di grossi corpi, il regolamento offre norme generali tanto più opportune inquantochè in esse l'ufficiale superiore di fanteria trova qua e là brevi norme (forse troppo brevi) per l'impiego deJla cavalleria. e dell'artiglieria. ' Del resto « quanto maggiore è il corpo di truppa, · tamo maggiori sono le difficoltà del comando tanto .. ' prn terqpo occorre per diramare gli ordini e per ese•
a
3{9 guirli; e però tant_o più semplici vogliono essere le evoluzioni ». Si toccano quindi di volo e i cambiamenti di fronte, e gli scaglioni, ed il passaggio di linea per venire ad alcuni esempi pratici che completa.no l'istruzione, la quale tèrmina colle seguenti parole : « Ed allorchè i dov.eri della guerra, con tutta la lorq serietà s'impongono alle truppe, i comandanti devono volere ed esigere soltanto le cose più semplici. La vera pratica esclude ogni artificio e richiede invece un afferrare istantaneo della situazione e del terreno, comando conciso e chiaro , calma esemplare , sangue freddo e coerenza perseverante nell'eseciizione. . <I. Quando i comandanti coll'accurato addestramento di pace, il q~ale altro non è che la scuola di. gu~rra, abbiano educato le truppe in modo. che esse sappiano per conto proprio valersi del terreno in tutte-le situa~ioni, che comprendano celerernen!ele circostanze della lotta e gli ordini superiori, allora esse, anche nel combattimento, basteranno ai còmpiti più difficili, e conserveranno, , eziandio con forma disseminatissima, la disciplina, la -calma, la costanza; brevemente port~ranno in sè i germi che garantiscono il più bel prem10 d'ogni pena, d'ogni fatica: la sicuta vittoria ». I'ER LE TRUPPE A PIEDI IN AUSTRIA. ED IN PRUSS~A
Torino, maggio l8'7l. ORESTE BARATIERI
Capitano di fanteria.
SAGG10 DI UNA NUOVA TEOlUA ECC.
351
sollo di sè, in causa della divergenza che ben rresto si verifica tra la direzione del suo a.sse, e · quella del Jatercolo di traiettoria che pereorre. Che la direzione di questo moto rotolatorio è costantemente nel senso opposto a quello con c~1i ruota con grandissima velocità. angolare la uarte inferiore del · proietto, ossia quella s ua porzione che trovasi momentaneamente verso il concav0 della traiettoria . Che tale moto di ruzzolamento doveva produrre pel centro ·di gravità un moto uniformemente accelerato durante ogni rotaz.'.uuc eornpleLil dd proietto 1) uorno .a l pi'oprio asse di figura e di rotazione : e che la forza u.cceleratl'ice andava gradatamente diminuendo da una .rivoluzione alla sua successiva, per la perd ita della velocità angolare prodotta dall'attrito dell'aria c,ompressa contro la superficie del proietto. 1 Che la detta forza acceleratriee doveva pure diminuire a misura che diminuiva la compressione dell'aria contro al nroietLo colla rallentala velocità lfimpub;,ione: · r perchè la resi$Lenza d'attrito doveva risultare minore. Che però n~l caso pratico delle' armi da fuoco, co~ velocità considerevole d'impulso e di rotazione, Lah -differenze non potevano prod urre effetti sensi bili e da tenerne conto fuorchè entro periodi discreti dì tempo; durante ciascuno dei quali il.moto poteva considerarsi come costantemente accelerato da una stessa e medesima forza, sebbene ogni periodo comprendesse. molte -rotazioni del proietto. Ann·unciava inoltre che avrei svolto più ampiamente col calcolo le leggi del moto di dèrivazione, e 9atà.ne la formala in altra occasione. · Vengo ora a soddisfare questo mio obbl igo, e çlebho notal'e in prevenzione: che la mìsura della forza aGceleratrice da me data nella predetta prima. p_arte non è esatta e deve essere sostituita da quella che vedren:io
SAGGIO DI UNA NUOVA TEORIA .l>EI,LA
DERIVAZIONE DEI PROIETTI LANCIATI DALLE AP.MI I FUO~O RIGATE
PAHTE SECONDA.
§ I.
_N~lla p~·i_ma parte ,;.?L.questi studi pubblicata nella Rw1sta rnihtare del~ 1868 ho cercato di dimostrare: ~ome la teol'ia del celebre professore Afaom1s di Berlino adottata generalmente nelle scuole d'a~iglicria è nella sosla~za erron:a, tanto pei proietli sferici, quanto per· qu_elh ol~lurtgl11: e come i principii fisi ci e meccanici ~m quali tale teoeia é fondata, o sono di una influenza impercettibile, come le differenze di pressione dell'aria sulle opposte superficie rotanti considerate dal J'rfaO'nus· o n_o~ sono ~ppli~abili al caso concr.eto, come 1/'com~ pos1z10ne dei moti rotatorii. · Dimo~trai inoltre. coll'appoggio dì poche sì, ma co-n·ClucJent1ssime esperienze, le quali possono facilmente vemr da ognuno ripe.tute e verifi cate: ~he il proie_tto lanciato da .ut~'arrna a fuoco rigata de, e necessariamente concepire un moto di ruzzolamento sugli str~ti d'aria for(emenre compressa, che, <lopo breve tragitto percorso trova costantemente al di
ì
3i.i3
UEI.t.A DEHl V.\Z lO NE DEI I'll0IETTI
352 SA.GGIO DI UNA NUOVA -TEORIA determinata in queste scritto: essendoché ommisi allora per inavvertenza di tener calcolo d'un elemento importante del moto, e cioè del momento d'inerzia del corpo ruzzolante. ~
§ ,2.
Dietro .qua?to ho ~sposto nella prima parte, la legge d_ella d~r1vaz10ne dei proietti è una semplice applicazione di quella del moto di un cilindro eh.e ruzzolà sovra un piano solido. Comincieremo pertanto dal risalvere il seguente: Problema Un cilindro retto a base circolare animato da una
velocità angolare w attorno al suo asse di figura viene posto a contatto con un piano orizzontale MN: Cercànsi le leggi del moto. La figura rappresenta la s~zionc retta del cilindro passante pel centro di gravità G. Il peso del cilindro indicasi con P, il raggio con r. La freccia indica la direzione di w,
Il cilin dro dovrà necessariamente roLOl:ire sul piano fr1 direzione A.\I. Consideriamo il moto durante la prima rivoluzione del cilindro, appena avvenuto il contatto col piano; e dopo un tempo t dal prin cipio del rno{o sia 'O la velocitù concepita dal centro di gravità G parallelamente _a d A3I. Conducasi il diametro verticale AB che nell'i stante con si,dcrato (al termine del tempo l} trovasi a · contatlO c.ol piano nel punto A. . Nel s uccessivo tempuscolo·clt, se non esistesse l'ali.rito del piano, i due punti A, n percorrerebbero per effetto <lellu velocità angolare (ù due archetti uguali Aa., Bb espressi da Aci= wr·dt. Ma il moto del punto A è ra1-· lentato dall'attrito di .fregamento sul piano: ed fo<licanclo con f il coeflìcìente di questo attrito, la forza che si oppone al moto de(punto A è espressa da / P. lndicanclo con I il momento d'jnerziu del cilindrorispetto al suo asse di fig ura, la forza f P applicata in A riel senso Aìli imprimerebbe al ci lindro una velociti'.r (Pr angolare u = - - , e farebb~ pcrconere nel tempuscolo, 1 2
· dt, nI punto A, un orc·11ctto espresso da f- p. -r dt . L'. ar.
l
chetto pereorso dal punto A nel tempuscolo dt in forz a della velocità w e dcll'.1ttrìto surà pertanto .
f Pr~ Aa'= wrdt-. ·- --dt. [ Ove ponendo il valore Ji l espresso da
I
4 = -P. ·g ~
•
1..
1
= -P'Zgr-
si ha )I
(Aa' = (w 1' - 2 g/) dt. (1) ANNO XYlll 1 ì'OL Il,
354 ed
S,\G(HO DI UNA NUOY,~ TEO !llA
DELLA DERIVAZIONE DEI PROIETTI
Ora dalle formule del moto vario indicando con 1a forza aceeleratrice variabile abbiamo :
U=2g(
r
dv
1"
Mentre il punto A si porta in a', il pu·nlo B non ru!lentato nel suo moto sì reca inI b , ed il· diametro AB prende la posizione a'b; ed il cen tro G sì trasferisce in fl. essendo evidentemente Gg
355
= }
a·a.
Il centro di ·gravità percorre pertanto ad ogni contc:1tto cli una estremità di diarnet1·0 col piano la metà dello spazio che questa estre1niU1. perconerebbe in senso contrasio alla velocità w se l'attrito fosse una forza attiva: e concepisce per consegnen-za ad ogni contatto suddetto una velocità uguale alla metà di quella che l'attrito i mprimerel,be al punto A, espressa da 1,(,r = 2 g/. OJ'a il numero dei contatti col piano che accadono mentre il pnnto A si reca da A in a' è evidentemente rappresentato dall'archetto Aa': e perciò la velocità acquistata dal centro G parallelamente ad A~i nel tempuscolo clt · per effetto dell'attrito sarà
r = Tt ·e quindi (2) "(
=
gf (w1· - 2-gf)
·s arà la forza acceleratriçe nel nostro caso. Questo valore di r varia soltanlo al variare di w e si mantiene costante :finchè w rimane tale. Ora l'attrito del piano toglie successivamente la velocità di rotazione w· = 2 gf ad ogni punto della circonferenza che gli viene a contatto, lasciando intera quella degli allri punti: di guisa che la velocità della circonferenza viene diminuita per intero soltanto alla fine di ogni rivoluzione completa.. ,E cosi la velocità angolare iniziale .w si mantiene costante per tutta la' durala della prima rivoluzione completa, e per un 2 tempo .t ' 1t : quindi si intraprende una seconda rivow
.Juzione con una velocità angolare dv=½ urAa' I
2 gf r
w = w-u=c,;- -
ossia dv = gf(c,,r - 2gl) dt (1) .
Passato quel primissimo istante un a.itn diametro del circolo viene (1) l'cr meglio darsi ragione di quanto ho esposto, occorre considerare: che appena avvenuto il contatto ddl'estremo A dCll diametro AB · col piano vi è un primissimù istante {che può indicarsi con d't od anche con d»t) nel quale il punto A, mèntre perde la velocità ur viene arrestato nel suo rnoto; ed il punto B interamente libero percorre uno spazietto od elem:nto cicloidale rappresentato da wrd"t=aa.'. In allora il centro G percorre parallelamente ad l\I~ lo spazietto 1
'
u= 2aa.
G
.
·a contatto col piano, e solleva e libera il punto A, il quale prosegue
·a muoversi colla velocità rimanente wr -
tw .
E poichè dt = dt - d"t, così lo spazio percorso nel tempuscolo dt - d"t sarà espresso da (o)r - ur) dt. Che poi il punto B prosegua o muoversi colla velocità wr mentre .il punto A muovesi colla velocità diminuita o)r - ur non deve far meraviglia: attcsochè al moto di rotazione comune viene a comb;narsi jl moto generatore della cicloide, nel quale 1() estremità dello stesso .diametro muovonsi necessariamente e.on velocità diverse.
356 SAGGIO DI UNA NUOVA la quale dura un altro tempo
357· lo rallenta, perchè imprime (come abbiamo già visto}
TEORJA
· DELLA DEUIVAZIONE DEI PROIETTI
•
= ~}1, che farebbe N un archetLo w· dt =
2'1! 2 rrr t'- - - ---:---;::,- w' - wr-:_ 2g(
al cilincko una velocità angolare u
dopo il quale la velocità angolare si residua ad W
11 ·
,
·
wr - 4- g(
0 =W- ..:;U= .
r
.
•
e così di seguito. _ ll moto ~el centro di gravità G sarà per conseguenza uniformemente accgilerato 'durante il tempo di ogni rivoluzione completa del cilindro, e la misura dP.lla forza acceleratl'ice varierà soltanto da una rivoluzione a lla successiva a second a che varia la velocità angolare . · Le successive velocità angolari w, w', w', w"' ..... . wl«J saranno
(3) w. wr -2 f.q •. cvr '
1·
!.
. percorrere; al punto A verso 2 gf dt, ed al punto n in senso opposlo altr~ eguale · spazio·ur dt . · Perciò se prendiamo aa' = ur dt m senso neO'ativo rispetto a v e ~W = aa' in senso positivo, o . la posizione del diametro AB dopo iJ tempuscolo dt sarà quella della retta a' [3' la quale interseca la a_ [3 nel suo punto di mezzo r. Da ciò si vede che lo spazro percorso dal centro di gravità G rimane lo st~sso di quello che sarebbe se il piano n_on opponesse reststenza al moto; e che la velocità rettilinea v rimane inalterata. Si è finora fatta astrazione. anche dall'attrito di 2" O'enere opposto dal piano al moto di rotolamento : e ~iò attesa la poca ·importanza di tale attrito.
4 f.q ; wr -6 f.q .. : wr -2n,q { r
r
1·
§ 3.
I tempi o periodi dei vari mot~ uniformemente accelerati saranno
2'1!
,
21t
t= -C,) ; t .= -,; t w
,
S!"1t
,J
=w,, .... t·" =
21t
Dal valore trovato (2) di I e dalla sec~nda equa-
· v= · dt ds ·zione ..generale del moto vano
w(n/
Abbiamo finora· fatto astrazio'ne dalla resistenza del . pi.ano al moto rettilineo prodotto dalla velocità v acquistata. Ma questa resistenza non rallenta il moto del centro di gravitù; e soltanto trasforma parte della -velocità del c·ilinqro in i·otatoria. Difatti se non esistesse · l'attrito del piano, il diametro AB si rnnoverebbe paral_lelarnente a se stesso nel tempuscolo dt percorrendo uno spazio Gr=vdt in virtù di una forza~ v applicata al g . punto G. Ora ·l'attrito del piano oppone anche al moto rettilineo del punto A verso ~I una resistenza f P la quale
ds
= v dt = y t dt
ed s =
·l"' y t
2
= J Y dtd a cm·
e v = · r t abbiam o le
formole del moto durante la prima rivoluzione del cilindro· con velocità angolare
w
e pel tempo t =
2 w
'it'
.espresse da: 2-i.
.V
= gf(wr- 2 gf r W
Per le rivoluzioni successive coi valori'di w', w", .. ..
,t' t" .... .. riportati di sopra avremo per le velocità_ -a cquistate o spazi r .ercorsi separatamente; nei vari periodi:
.,
358
+ gf (wr - ·4 g() c,Jr-2gf 2TC r . v" = v + v' + gf (wr_;,6 gf) 2n r wr-4 gf . v' = v
{M)
v lK> =v +v' ...+v!n-1J+gf(wr- 2 (n+1 )gf) 2r. r . c,>,r -2ngf 2 '7T;
1'
s = v r,H-2gf . I
f
/
k +-,12 gf (<J) r -IJ:[.j ,. () -,- - .. 0-f_'_)' , ~
2 1t' ?'
1
.
_!,,..!
,wr- ,., g /4
2 ., 2
s=vw--;-.+ - gf(wr-6gf) . ,'l't"1 • .(N) r - 4 gI 2 (w 1· - 4 gf)" s [u) = v<n-1) 2 '7T: ·1'
.wr-2 ngf
+ 2,1 gf(w 1-2(n+1)gf( • ,•
/J.. ·Tt'21:2
. '> 1)2 w1-,..ng
. E lo. sp~zio io tale percorso dal centro G in n+,1 nvo_luz1_om c~mplete si nvrà facendo la somma -z s di tut~1 gli spazi percorsi separatamente per · oo·ni rivo-· 0 luz1one. Il rrtolo variamente acceleralo da noi :finora desc1~ilto non p~·oseguc pe~ò indefinitamente: e deve· trasfor~ .8:51 m moto ~rnforme quando la forza acceleratrice -s~ nduce a zero rn causa dei successivi decrementi che r1d,uco~o a zero_ la velocità angolare del cilindro. E f~~1le determmare il tempo in cui ciò avverrà, e basta per c10 porre w<nJ = O nella equazione w'nJ1·=wr-2ngf, Si ottiene allora n = ;~ che darà il numero delle ri2 vo:uzioni complet~. del cilindro ctte occorrono per di-s~rng?~re coll attrito la velocità. angolare preconcepita <l_al cil:pd~o. Il tempo necessario a compiere queste n J'1v0Iuz1om si troverà facendo la somma dei . tempi 21t+ 2'it'
"ro
-<l' <
211: +-,, ...........+~ 9.,,..
(T)
359
DELLA. DElUHZ!ONE D'EI PP.O[ETTI
SAGG·lO DI UNA NUOVA TEOnTA
c,J\u-! J
Indi0anùo con l t'"l questa somma la· veloc ità: acquislata dal cilindro in questo tempo sarà evidentemente 1 data d,il]a somma delle veloci là . v,. v'. v", ... ... v '"- ' concepite .dal cilindro nelle parziali sue rivoluzioni, e che chiameremo 'E v<"l. · F: chiamando pure ~s:nJ la somma degli spo z.i' parzi'ali percorsi duranle tal e tempo Z l("l, lo spazio totale percorso alla fine di un tempo qualunque T sorà espresso da (D )
S= I
s '")
+~
v 'n)
(T - ~ t("l)
Da lla distruzione della Ycloeità nngolnre preconcepita non deriva però che il cilindro cessi dal ruotare in torno al proprio asse : giacchè rotolirndo esso sul piano eseguiscc una rivoluzione completa nltorno al proprio osse od ogni spazio percorso uguale in lunghezza alla sua circonferenza. Se la velocità angolare tù fosse mantenuta costnnle per tutte le rivoluzioni med iante l'azione cli una forza che rimettesse costantemente le pelrdite subite alla fin e di ogni rivoluzione, allora il problema verrebbe di molto semplificato , atteso·ché la forza acceleratrice rimarrebbe costantemente la medesima pei· tulle le rivoluzioni, ed il moto sarebbe uniformemente accelerato per tutta la sua durata . In tal cnso si avrebb e evidentemente dopo un ternpo qualnnqne T (A) (Il)
Questo caso è quello cli una locomotiva da ferrovie, nella quale la tensione del vapore mantenuta costante rimetta continuamente alle ruote motrici la vel~citù.
•
..
360
SAGGIO DI UNA 'riUOYA TEORIA
DEl,LA I>EnIVAZlONE DEI Pll.OIETI:I
angolare che queste perdono. Ci riserviamo a trattare a lu?go questa quistione in altrn occasione con quelia ampiezza che viene richiesta dall'importanza dell'argomento. · § 4-.
.. I
A~cl~e nel caso _dell,e de~i,?zioni dei proietti oblunghi lanciati dalle armr a fuoco rigate la velocità a1wolare e,, P:l~ cons~derarsi come costante quando vogli;si sudcl1Vtde'.e _il li1oto in !anti periodi composti di piccoli interv~l11 dr_tempo: ed rn allora le formule (A) e (B) possono applicarsi al caso. Però la diminuzione della Yelocità li~1e~re del prù ietLo ~nfiuisce sulla densità degli strati d arrn compressa sui quali il proietto rotola e ne fa diminuire la res istenza dell'attrito oppost; alla rota~ione : pe~·ché l'aria meno condensata deve opporre mino~·e rcs1st?nza alla rotazione del proieuo. Egli è perciò necessario di rettificare di tratto in tratto il _valore di /' o meglio quello di y che ne dipen~e, ass umendonf un valore medio per ogni d_imi-· nuztone della -velocità di 40 1:1, . 50 metri circa, e di c~Icolare le deri Vl'.zioni eseguite ·ne'i distinti periodi eh tempo che corTisponclono a queste diminuzioni. Alcuni casi pi'alici spiegheranno interamente il procedimento indicato. Prendiamo ad esame la tavola esistente a pag. 43.t del Manuale d'artiglieria .del capitano sig. Rognelta, dalla qual tavola appariscono le derivazioni verificatesi nel tiro del cannone da campagna di c1mtimetri 1'.2 a distanze progredienti cli 100 ip ,J00 metri dalla bocca, colle corrispondenti velocità restanti e tempi impieD'ati 0 nel tragitto. · Un ,pri mo esame delle derivazion i confrontate coi tempi relatil'i dimostra che per i primi 3 secondi del
• ' .
·
36'1
moto corrispondenti ad una giUata di UOO metri gli · s~azi percorsi nelle . derivazioni sono prossimamente · proporzionali ai quadrati dei tempi. Difatti la derivazione corrispondente' a o•,f18 è di O'U,40 e quella corrispondente a 3", 1O è di 3m,90. 11 rapporto dei qua'-d rati. dei tempi è 1 O ed è di ben poco -$Uperiore . a quello dei spazi percorsi che è 9, 75. Per questo tempo df 3", 1 O si può dunque c9nsiùera re il moto come uniformemente accelerato e determinare la misura della forza acceleratrice ·r .in base allo spazio percorso s = 3, 90 e colla formula 2s
r=y la quale di viene
'"'80 r='-=08H6. 9,ti1 , 1
Quindi dalla espressione
y
=
gf
(wr -
2gl) avremo:
wr +- vcwr) Y r-- -!1:g ~' - . !i:g . 'i!/ 2
•
Il valore di w viene dato dal rapporto frà la velor:ilf 'iniziale di ·311 metri ed il passo delle rigature dell'anim a . 3,25 .moltiplicato per la circonferenza di raggio . 1 d1é è 6/2832; sicche <•> = 95, 7 X 6,2832=601,30. -E moltiplicando pel ruggio 0,06 · del proietto, tenendo conto della piccola sporgenza delle alette, si ottiene <N = 36,078. Sostituendo questo valore e quello di g = 9,8088 nella (C) si ottiene ( = 0;00231 come CO· efficiente d'attrito dell'aria . compressa al moto di rotazione del proietto. Le derivazioni e velocità derivatorie acquistale dal -proietto. nei vari tempi in cui la forza acceleratrice media sopra determinata si può considerare costante :saranno dati dalle due formole
362
SAGGIO
•
:n l:NA NUOVA TEOnIA
· s = 0,4058 T2 ;
. 100 200 300 400 500 600 700 800 1)00 1000 1100 1200
Der iva- ·
Durata
Deri,·a zioni zion i spciri- calcolate mentali
Io;,.,,w
1 Deri,·a-
Durato
- i-.- --- - -
0,32
0,05
0,041
0,18
0,171 0,389
1400 1500
0,705 1,115
1600 1700
1,636 2,255
6,89 7,38 7,88 8,39 8,92
30,1
9,47
33,6
1,32 1.66 1 2,0-1 2,36 2,73 3,10
0,40 0,71 1,12 1,61 2,27
1300
3,0.2 3,90
3,018
1800 19CO 2000
3,892
2100
3,48 3,87
4,90
4,90
6,04
4,27
7,32
6,06 7,383
<1.i'r
Dcrin1iioni zioni spe1·iC3lcolate moota li
0,65 0,98
2200 · 2300
I
I
4,68
8,75
5,10 5,53
10,30
5,97 6,42
12,10 14,20 16,5
19,06 22,05,
24,0 26,9
28,4
8,2ì8
·r = gf (w' -
12,38
18,8 21,3
= v>r -
=
27,800.
Sostituendo w'r ad w·1· nel valore della forza acceleratrice, e tenendo conto che gf = 0,02265 avremo
8,869 10,53
14,43 16,69·
363
A tal uopo osservo che la velocità v di derivazione·' acquistata dal proietto· alla distanza 1400 melri dalla bocca è espressa da ·v = 0,8,t66 X :5'11,,10 = 4 ,130; e che la perdita di velocità rotatoria al la circonferenza de~' esse1:e perciò il doppio, ossia 8,2i8: di guisa che·. la velocità rota.tor"ia del proietto dopo il tempo 5",10 sarà .
V= 0,8'116 T.
~ostituendo in queste forrnoleper T i tempi indicati _nello SP,ecchi·o cornc durate dei vari tragitti perle èhstanze crescenti di 100 in 100 metri si otterworio 0 i seguenti" risultati : · Dis tanze
DELLA DERIVAZIONE DEI PROIETTI
..
25,14
e questa sarà la nuova forza accelei:atrice derivatoria che proseguiril ad animare il proietto oltre alla velo-· cità già acquistata V= 4-,139: di guisa che. gli spazj percorsi separatum ente dopo il tempo t?,89 saranno espressi S' '
32,2. 36,32:
2gf) = O,ò046
= VT
1
+ i2 r' TI!= .-i-,'139. T' + 0,3023. T'!
essendo T1 = T - 5,'1 O e la derivazione lolale sarà espressa da S = '10,53 4,-133 T' 0,30'.il T'2 • Applicando qu esti nuovi valori avremo le derivazioni successive date come segue: fino alla .distanza 2300,
+
.
. Oss?rvnndo questi risultali, è evidente l' approssi- · s~maz1on_c delle derivazioni calcolate con queJ!e· sper 1ment\lli date dul Manuale cCa1·tiglie.ria; e la differen·za di 20 centimetri circa che si verifica alle distanze da 1 300 a '1800 me_tri è pure di nessun,i importanza perI esa~tezza del _ tiro, Lraltandosi di der·ivazioni procedenti d~ metn 8,ii5 a metri 18,80. Però quesle diffe- · renze divengono sensibili per le successive distanze ed ind icano che la fo rza acceleratrice di dei'ivazion ; del pro ietto è sensibi lmente dimmuila e deve essere-. ' rettificata .
,Distanze
Dur:)te meno 5'' ,10
+
Derivazioni i . . . sperimen- D_erivaz1on1 tali c"tcolate
-- -
1
1900 2000
2,28 2,88'
21,3 · 24,0
21,62 2,! ,38
2100
3,29 3,82
:26,9 3Q,1 33,6
27,40 30,73
2200 2300 .
1
4,37
34,86
• 364
SAGGIO DI UNA NUOVA TEORIA
•
DELLA. OEI\IVAZJONE OEI PROJ:ETTI 365 non riesca tale da produrre errori d'importanza nelle regole di ,tiro e nella correzione laterale degli alzi. · Però questa differenza in più dovcYa realmente verificarsi, sia pcrch,è la forza acceleratrice y~ .realmentedirn inuendo ancora e noi l'abbiamo tenuta costante, s ia perchè non abbiamo tenuto conto d~lla resistenza dell'aria al moto di derivazione, il quale assume a 2000 metri circa, una velocità di qualche importanza, è cioè cli. o,80 . al m1nuto secondo, ossia di quasi 22· chilometri all'ora. Quando si voglia la massima esattezza nella dcter-·minazione de.Ile varie derivazioni si potrà sempre · applicar~ acl ognuna. di quest~ la correzione dovuta.' alla resistenza dell'aria, la quale si potrà anchè sup-· pore proporzionale alla velocità derivatoria in Yece che al suo quadrato. Esaminando nuovamente la formola finora ado-· perata Yedesi che non si è tenuto alcun conto della successiva diminuzione della velocità restante d' impulso e della minore compressione che deve risultare· per gli strati d'aria sui quali rotola il proietto. Il coefficiente f non può più rappresentare in questa formola la so la intensità del!' attrito opposto al moto di rotazione; ma rappresenta invece una quantità complessa che addatta il Yafore di (.g al caso considerato. Per applicare completamente la nostra teoria al caso dei proietti Ianciàti dalle armi a fuoco e tener conto speciale di ogni vai·iazione di quanti(à che influisca nel moto derivatorio, è necessario di seguire intero · il procedimento indicato al § 12 della nostra Memoria tenendo conto: che attesa la piccolissima divergenza delrasse del proietto dal latercolo di traiettoria percorso, la prua del proietto può considerarsi interamente immersa nel fluido compresso, e che Ja derivazione é prodotta unicamente dalla resistenza
Per questa distanza rettifichiamo di nuovo Ia forza ,acceleratrice ricavando V'=2,639; . w''r=w'·r -2 V'= 27,800-5,278=22,1:i22: e quindi .
w''r _,: 2gf = 22,522_:_ 0,0452 = 22,4768:
r'' = 0,5089 donde le nuove for'mole
+
+
S = 3t,36 tì,768 T1 0,254 T' 2 ; V" = V+ Y' -j- 0,5089 T' = 6,768 -j- 0,5089 iv ove intendiamo T' = T - 9',t7. Applicando alle medesime. distanze àvremo:
.
Durate
meno
Distanze
G'') lO
Derirazion i speri men- Derivazioni
.2j.OO
4,90
37,4 .
2500 2600
5,50
41,4
6)0
45,6
6,70
50,()
~800 2900 3000
7,30 8,00 8,70
55,0 . · GO,O
3100 _ 3:200
2700
I
calcolate
tali
-·-- 38,01 42,33
l
46,81 5::?,09 51,37
66,0
62,it6 68,41
'9,40
72,0
74,68 .
10,10
78,0
81,19
:Esaminando questi risuliati e tenendo a nche· conto deJla latitudine piuttosto ampia colla quale furono evidentemente determinate le ultime sei derivazioni sperimentali, vedesi ·c"he quelle calcolate super;mo :sempre sensibilmente le prime, sebbene la differenza
l '
366 SAGGIO DI UNA NUOVA TEORIA. d' a Uri Lo dell'aria contro la superficie della parte cilindrica del proietto. • Indicando pertanto con h l'altezza . di questa parle cili ndrica, con k = 0,3 un coefficienle costante, e con v la velo cità reslante del proietto, }a resistenza d'attrito contro l' emicilindro inferiore sarà esprèssa (cqme .nel sud detto § 12) da ·.( ..:' kv'h :ik 4. .
= f;.... ;.hkfv' ,
-e lo spazio ds percorso dal centro di '.gravilà G duranle il contallo col piano dell'arco Aa' espresso da A.a'.~ aci'
cls
dv= dt ,e
u=
2
·
_ n1·!hkfv' _; nr!hk(v' _
I · ' u -
2l
-
P 1·2
'1t'
-
9
ghkfv' P
Y
'1t'
ghkr
sarà
qfv'
U =-
r
ed
ur= qfv' Ripor:landoci quindi alla figura 1.. avremo
aa' = q(v'dt
= 21 q(v' (wr -
q(v') dt:
=. èdvtt = 21 qirv• ( c,JJ. -'- q,vr ' ) ·
(A')
V=½ qfv
2
(wr - q/v')
T
(B')
Rinnoviamo ora l'applicazione fatta al cannone da ,12 centimetl'i pel tempo 3' ,1 O colla derivazione S 3,90 ,e troveremo egualmente y 0,81'16: quindi ponendo i valori di 1·, h, le ed w1· che sono: 1· = 0,06 : h = O, 1ii: .k = 0,3: wr = 36,078 e prendendo per la velocità restante v il valore 289 medio frà la velocLtà iniziale 311, e quella di 2&7 restante alla fine di 3' ,'10, il valore 2r di f viene dato dalla equazione /qv 2 (wr - fqv') ,da cui ricavasi
=
=
=
ed Aa'
= (w1·-qf~')dt:
·
Se pertaplo si potranno considerare costanti tanto w quanto v per un dato tempo T, le formole del molo -saranno per quel iempo T
·Posto per brevità
q=-p-
qfv') dt'
la forza acceleratrice y sarà espressa da
La velocilà ·angolare che tale forza può imprimere nl proietto sarà - r'hk(v'
= ~ q/v~ (<1->r -
-sarà perciò
•
'1t'
367
DELLA DERIVAZIONE DEI PROIETTI
(C')
wr
4
/
I = 2 qv! + JI
(
wr
')'
2y
2 qv• - qV
·368
Applicando i valori di cui ·s opra si ha q = 6, ·1D9: 2 qv = 5'14405,74 ed f 0,00000009; donde fqv'l:
=
0,04636,i.5;
i
=
fqv~
=
Applicando questi nuovi valori abbiamo :
0,01'1_o9 ; e le equazioni (A'),
(~') ridiven?ono ~ = 0,8416 T; S = O,i-058 T! le quali c1 hanno già servito a determinare con molla esattezza le derivazioni fino a 11,i-00 . metri pe.r la dura ta . Per ten er éon~o della dtminuzione di velocità restante dopo il tempo iS,1 O assumo per v il valore della velocit.\ restante media corrispondente al tempo 5, ,io che è 236 e lo soslituisco nelle formole (A'), (B') per v. -~n tal caso il nuovo valore del termine q f v 2 si ottiene subito moltiplicando quello già trovato per- •
1800 1900 2000 2100 2200
q(v'-
.
=
0,030866.
II valore di w'r è dato da w1·-2 V= 36,078-8,2'i8; w· r 27,800 essendo V · 4,·139. Quindi il valore della forza · acceleratrice ridotta dopo 5", 10 sarà dato dalla espressione
=
r'= (27;soo-0,03086)0,0154,3 = o,4'284e le deri,,azioni totàli dopo il tempo 5",10 verranno-
date da
S' . rn,53+t,139(T-5",10) + o,2142(T-5"1!l)' e la velocità
V'= t,139
+ 0,428+. (T -
5";10).
..
5,53 5,97 6;42
170(:
2300
'
Deriva-
Deriva-
speri-
zioni
ziori i
Distanze
men tait calcolate
I
6,89 7,38 7,88 8,39 8,92 9,47
12,10 14,20 16,5 18,80 21,3 24,o 26,9 30,1 33 6
''
12,34 14,29 16,36 18,61 21,07 23,68 26,46 29,46 32,70
I I
2400 2500 2600 2700 2800 2900 3000 3100 3200
10,00 10,60 11,2 11,8 -12,4
Deriva-
Deriva-
SJ ieri·
calcolate
37,4
36,19 39,75 43,73 47,86 52,14 57,33 62,7·3 69,16 74,16
zion i
Durate
D'l entali
--- - - - - - -
di 5", 10.
sicchè si ha
Durate
Distanze
1500 1600
236)! O "6'' ( 289 = ,o 08
369
DELLA DEIQVAZIONE DEI PROlEITl
SAGGIO · DI UNA NU OVA TEORIA
I I
I
13,1 13,8 14,5 15,2
41,4
45,6 5O 55 6O 66 72 78
zion i
i
Se si esaminano attentamente questi risultati, e se teniam conlo della latitudine indispensabile nelle esperienze di tiro spinte fino a distanze superiori a 2000 metri, vedesi facilmente che una differenza sensibile in pratica fra le derivazioni da noi calcolale e quelle date dalla esperienza comincia soltanto allora; che per le derivazioni sperimentali si computano soltanto i decimetri, per procedere in seguito con differenze costanti di 5 o di ~ metri; e quando pei tempi impiegati si tiene conto soltanto dei decimi di secondo. • Questa osservazione potrebbe bastare a tranquillizzare sulla sufficiente approssimazione delle derivazioni càl- colate, e tanto più in vista che la maggiore differenza trovata (che è inferiore a quallro metri sovra 78) non potrebbe influire sulla precisione del tiro a 3:200 metri, . perchè allora il bersaglio ,od oggetto preso di mira ha dimensioni assai maggiori. Ma poichè tulte le derivazioni calcolate risultano ANNO xvm VoL 11. 24
370 . SAGGIO 1H UNA NUOVA TEORlA sensibilmente inferiori alle sperimentali a cominciare dalla distanza di i900 metri, deve esservi necessnriamente una rafl'iòne fisica non sullicientemente apprezzalc1, ·o non c;ntemplata, nella formola di cui ci siamo . . serviti. A me sembra di scorgere questa rngi,me nella circostanza che la cnrvalnrn della tra)elloria diviene certamente assai sensibile ulla distanza di 2ooomcirca dalla bo.cca:. é che fa resistenza direttrice dell'aria, diminuita in ragione del quad rato della velo cità res~~n~e, non rmò più rirnntencre l'nsse di figura del pro1eLLile in una posizione che faccia un piccolissimo angolo colla tanrren~e alla : curva . O ciò acr.ade, come in fatto . accade, la prua del pro·i~ttile non rimano più immers'.i per i~tero nell~ strato d'aria compressa che trovasi davanti e sollo cli essa,. ciò che abbiamo fino dal principio supposto . . · Una parte della prua, e precisamente una porzione della sua pnrte superiore, rimane perciò al di sopra di quello strato d' arià còm pressa, e non trova pìù ·nell'aria rarefatta, i11 cui pesca, una resi.ste_n?,a d'altri to al suo moto di rotazione, che possa controbilap., eia.re e neutraliùare l'azi"one derivatoria risentila dalla · p11rte inferiore della prua. .. . La forza derivatrice · totale pertanto, m luogo d1 decrescere sensibilmente colla diminuzione delle velocità restanti di ·rotazione e di impulso, risente invece una minore diminuzione in ca.nsa della maggiore estensione della forza derivaloria sulla superficie del proiet!o. Colle sole nozioni leoriche e pratiche che la bali_stica possiede ~nora sul tiro dei proietti oblunghi, io credo impossibile,o quasi, il deterrriinare con qualche esnltczza l'angolo che l'asse del proiello colla tangente ~Ila traiettoria alle distanze superiori a 2000 metri, ed impossibile anzi ~ qualunque distanza.
. Se
la
•
DELLA DEUIVAZIONE DEI PROIETl'I
371
Di modo che non parrni possibile ùi rinvenire una base. teorica esatta per determinare 1a quantità di cui dev'essere accresciuta la forza acceleratrice alle distanze .da noi contemplate: e stimo miglior partilo di cercare un mezzo pratico, che forni sca una sufficiente appros:simàzione. nel maggior numero dei casi. Partendo <la questo concetto o,sservo che ne Jr ul1irna formol a di cui ci siam o serviti, il solo termino: 0,2lt2' (.T-5 10)2 deve variare coll'aumento della forza derivatrice. Ora i valori di questo termfoe, i quali corrispondono alle distanze da 2000 a 3200 metri sono : 1,65; 2,3·1; 11
,
1
3,12; 4,08; _5, 43; o;47; 7,9G; 9,60; H,40; 13,69;16,19; · 18,69;21,83. E se alle derivazioni da noi trovate si aggiunga, ri- ' spetlivamente la quinta parte del_vulore corrtspondente · fra quelli ora notati: si giunge ad\.un risultato ehe differisce pochissimo dalla corrispondente derivazione ,sperimentc1le. In fatto le derivazioni calcolate divengono allora.: 24-,01;' 26,93; 30,,12; 33,t>'I; 37,21; ,i.1,04-; 45,32; ,i.9,78; oi-,,i.2; 60,07; 65,97; 72,86; 78,52, la cui app1;ossimazione colle derivazioni sperimentali si riduce sempre a pochi cèntimetr:i. Sembl"a adunque che nel caso del pro_iettile da 12 centimetri convenga dì aumentare di 1/5 la. forza acceleratrice per le distanze superiori a '.2000 rr1etri, portandola a r=0,5·1.i-1. E sembrami pure che· eguale aumento possa darsi alla forza acceleratrice di derivazione anche delle Hltre nostre bocche a fuoco i cui proietti sono armati di alette di zinco o di rame ed hanno la prua cli forma pressochè simile; e ciò a comincia,re da quelle distanze alle quali la curvatura della traiettoria diviene molto sensibile. Ciò che sembra risultare indubitato si è che a tali distanze la forza derivatrice diventa prP.sso che costante. Pei pro~ iettili d'allra natura occorrerà certamente una speciale esperie~a per determinare la misura deìl'aumento.
372
; .1$'AIGGI0 D1 -UNA 'NUOVA TEORIA
·§ 5.
Dai due esempi esposti è facile ricavare il metodo da seguir::;i per calcolare a priori le cleri vazioni normali di una qualunque arma a fuoco rigata. Si possono infalli calcolare colle note formole, i tempi e le velocità restanti al proietto per le distanze progredienti di 100 in '100 metri dalla bocca .. Quindi con una accurata esperienza si può rilevare la derivazione .corrispondente ad una disunza per la quale occorra un tempo di 2 secondi circa. Sulla base di questa derivazione si determina il coefficiente d'aurito che corrisponde alla qualità del proietto, secondo che è armato di alette, ovvero porta soltanto le righe della canna leggermente impresse sulla sua parte cilindrica ricoperta o composta di piombo. Tale determinazione si fa mediante la foririola (C'). Quindi mediante Ja formola (B') si ricavano le derivazioni corrispondenti a distanze per le quali la perdita di velocità iniziale non superi i 100 metri. , Le derivazioni successive si ricavano poi rettificando i .valori di w e di v nel modo che abbiamo sopra · adoperato. Sembra che il coefficiente d'attrito determinato per una velocità iniziale di 31111 metri e pei proietti d'artiglieria muniti di alette f = 0,00000009 sia abbastanza esatto (poichè ha corrisposto con tanta precisione alle derivazioni sperimentate nel proietto da 12 centimetri) e che possa servir€ di base per determinare il corrispondente di altro consimile proietto · d'artiglieria di diverso calibrv tenendo conto della diversa velocità ini·ziale. ;Pei proietti di piombo delle· armi portatili e per quelli rivestiti di piombo delle più moderne artigliérie, ere-
DELLA, DERIVAZIONE DEI l'ROIE.TTI 373 -diamo necessario che venga determinato, almeno una 'VOita, per nn dato calibro d'arma portatile e di: nuova .artiglieria sulla base di una deri w,zione deter:minata sperimentalmente con tutla la possibile esattezza.
Nel dar termine per ora a questa breve memoria noi portiamo fiducia di avere dimostrato in modo ir:refragabile; 1° Che la teoria della derivazione di:i proietti delle armi a fuoco rigate, da noi esposta nella nostra procedente memoria (inserita nella. Bioista llfilitare dell'unno ·1868) sulla base della prima spiegazione datane dal 'fam isicr, è inte.rarnente vera ed esalta; 2° Che la teoria del dottor Magnus, così inconsulta'mente ?osti1uita alla prima ed accettata universalmente dal 18511 in poi, è da abbandonarsi interamente; 3° Che la forrnola ed il procedimento di calcolo da - ·noi proposti per ·determinare la. misura delle derivazioni corrispondenti alle varie distanze corrisponde con tutla: -esattezza in teoria e con sufficiente approssimazione in pratica alla realtà . Questa determinazione offre un modo facile di costruire ed applieare ad ~gni pezzo d'artiglieria., e probabilmente anche olle armi portatili, un alzo curvilineo che presenti naturalmente tutte le correzioni corrispondenti alle varie clis.tanze; ed è facile immaginarlo facendo corrispondere agli alzi come ordinate verticali le derivazioni (ridotte alfa· posizione del traguardo) come ascisse orizzontali. Nelle ricerche teor-ichenoiabbiarno;è vero, trascurato qualche elemento _che a Lutto rigore avrebbe dovuto essere tenuto a calcolo, come p. e. la resistenza dell'aria ..al moto di derivazione; e nella_pratica applicazione ci
374
, SAGGIO DI· UNA NUOVA TEORIA ECC.
s~amo, ~ccontentali di d~ter~iinare il coefficiente f sullabase d1 una sola denvaz10ne sperimentale, mentre avrer~mò potuto prendere · una media fra i risultati b~s-~t1 sovra diverse distanze . Ma noi portiamo la convm_z,one _ch_e que~te leg?'ere inesattezze non possano in?utre_sm ri_sultat1 .(ìnah che per pochi centimetri, ossi a rn. m1s_ur~ i~con?luden te nella pratica ' specialmente pei primi r.nmut1 secondi di tragitto. Se_ q~e~ti pochi stud_i riusciranno a cattivarsi dagli stud10s1 dr queste matene maggiore attenzione di quanto , ne ~lle_nnero fra noi i primi, non mancherà certamente f~a i_ giovani . ~~ìci~li chi abbi~- muggior tempo e pazienza da ded1carv1 per perfezwnare quanto abbiamo ora abbozzato. ·
-DIFESA DELL' ITALIA ' SECONDO 1 PRINCIPI! SVILUPPATI dal gene1·ale
FRANZ
VON
KUHN
nell'opera (DE R GE13IRGSKRIEG }' LA GUERRA Dl MONTAGNA
(Cont o fine -
V. dispeosa dell'aprile 1873)
PARTE SECONDA. ANTONIO AHALDT
Colonnello del Gem·o ..
In questa seconda parte è mio intendimento 'di riempire diverse lacune che rinvenni nell'opera del generale Kuhn, · relati va mente ad alcuni fatti d'armi della campagna del Tirolo (1866) nella valle Giudicaria (Chiese) e nella valle di Ledro , ·tra le truppe austriache ed i volontari del generale Garibaldi, coadit1vati da N. 3 batterie da campagna(dieciotto cannoni da centimetri 9, DR), N.2 batterie da montagna (dieciotto cannoni da centimetri 8, DR) (1 ). Io descriverò sommariamente la parte presa dall'artiglieria; nei fatti d'armi accennati dal generale !fohn, (1) Le tre batterie da campagna erano: 7a capitano J,arinctti , ) .
' . 8" capitano Man-de-Rivera ( B• reggimento 9a capitano Olivieri J , Tali batterie attualmrnto hanno i numeri progrcssi'vi di batteria. Le dne batterie da montagna erano comandate: ~ .. capitano Eymann 2" capitano Bellani .
s·, 4a e 5a
376 . DIFESA OELJ)ITALJA lascian~o ad altri, più di me competenti, di correggere alcune mesattezze, riflettenti i movimenti dei battaglioni dei volontari. Per ben comprendere ed _apprezzare la condotta tenuta dalle due parti combattenti in questa guerra di-fficilissima di montagna, è necessario premettere, che i volontari da poco tempo soldati, non avvezzi a grandi fatiche, inesperti della montagna, si trovarono di_fronte a truppe scelte, a vecchi soldati agguerriti, .ed esperti delle località nelle quali si combatteva. Sono certo di non aver taccia di esagerato, nell'asserire che solo_ l'immenso prestigio del generale Garibaldi, guadagnato in cento .combattimenti, la sua previdenza, · la sua straordinaria · forza di volontà, pot~rono condurre · pf ù volte alla vittoria le giovani legioni di volontari contro i vecchi battagli9ni. di fanteria e le agguerrite squadre di I{ai·ser-:fàger. Il grave errore commesso nel 66 di ammucchiare la massima parte dei 40,000 volontari nelle ristrette valli del Chiese, fu causa di ingombri eccessivi, e di difficoltà _di approvvigionamenti (1). Il perno strategico doveva esser Brescia; e forse questo concentramento eccessivo di forze venne fatto· dapprima nello scopo di avanzare contemporaneamente dalla Valtellina, dalla val Camonica e daila Giudicaria, sull'alto Adige, per troncare la più diretta. comunicazione del gran quadrilatero col centro · dell'impero·. Il 24 giugno dovette modificare essenzialmente tale progetto, e colla ritirata sull'Oglio dell'esercito regolare
(4) Eva intel1'dimcnto del comando supremo che una metà sol. tanto dc! Yolontari operasse in Tirolo Fu il genera/e·Garibaldi, che, ' senza clucdernc autorizzazione al comando supremo, ordinò ai volontari stanziati. nel sud, di venirlo a raggiungere. V. Cenni storici sulla guerra del ~866; v:.01. II, pag. rn9. -(Nota cf,ella Direzione).
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SECONDO I l'R!NCIPII SV1LUPl'ATl ECC, 377 creare una critica posizione al corpo dei volontari, il quale fino dai primi di luglio avea. occupato for.tement~ ·1a linea del Caffaro, coi brillanti combattimenti a Ponte di Caffaro ed a monte Suello. Dopo il 24 giugno fu veramente cr~tica la posizione del generale Garibaldi, e la suaresponsabilitàgrandissima. Si dovettero abbandonare le posizioni conquistate e coprire Brescia. . La ritirata in armonia colla lit.1ea di difesa occupata , -dall'esercito reg·olare, sarebbe stata inevitabile senza Sadowa · (3 luglio). Questa vittoria eh~ fulminò nel cuore l'Impero austriaco, rese possibili i movimenti dei volontari nelle valli Giudicaria e Camonica. e sul° lago di Garda. I volontari protetti da artiglieria da campagna, e da uria batteria da montagna (tre batterie da campagna giunte il 1 luglio a Brescia) poterono nei giorI)i 7 e 10 resistere vittoriosamente ai b,attaglfoni austriaci, appoggiati anch'essi da batterie da montagna, e da batterie ,di racchette,. provenienti da val di Lcdro, val d'Ampola e da val Bona. L'artiglieria di campagna e·montagna. era cosi distribuita: Linea del Caffaro: Bagolino una batteria da. montagna. Monte Suello, S. Antonio e cimitero, una bat.teria da -campagna. Delle altre due batterie una a rocca ,d' Anfo, l'altra in marcia dal lago di Garda. T-anto nel giorno 7 come nel 10, ,il nemico ci attaccò vigorosamente in tali posizioni, e venne respinto fino al di là di Storo e del ponte del Da.zio in val Bona. Fin da questo· momento ho potuto convincermi della . · utilità. deil'artiglieria di campagna anche nella gMrra di montagna (cosa questa che sarà maggiormente pos-, .sibile col nuovo materiale da _campagna. alleggerito).
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378
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.. DIFESA
DELL'l1'ALIA
Il generale Kuhn, a proposito di questi fatti d'armi (7 e 10), scrive: <~ Il 7 come pure il 1.0 luglio, sboccavano ancora tr~ppe « ~1 questa mezza brigata dalla val d'Ampola, e davano « 1 combattimenti presso Darzo, LodrÒnè e Ponte di Caf« faro, i quali chiarivano che il grosso di Garibaldi era « nell'atto di avanzare versò le Giudicarie, e si stabiliva « presso Darzo, Lodrone e Storo .». .Io avrei desiderato che parlando di combattimenti presso Darzo, Lodrone e Ponte di Caffaro, il generale Kuhn avesse soggiunto che furono favorevoli ai volontari ital_iapi, P?~to che in altri combattimenti parla con ragione aella r1t1rata delle truppe italiane. Obbiettiv~ unico del nemico in questi combattimenti (7 e. 10) n~n p~teva esser alt/o che quello di riprendere la lmea _d1fens1va del Caffaro; perchè perduta questa non poteva nmanergli altra linea sulla destra del. Chiese, che quella che si disegnava sulle alture a sinistra del Giulis; da monte Bruffione, a monte Castello-Nàrone a · ~astelert; e sulla sinistra '.de1 Chiese,. èhe quella cÌie s1 stende dal contrafforte da ~onte No.ssol a monte Giovo e "Rocca .Pagana. Io comprendo benissimo come dovesse esser critica e difficile la posizione del generale Ifohn dopo Sa<l~wa e dopo la ritirata di gran parte ddl'esercito del sud· • ma non per qu~sto sta. il fatto, che, dopo il 7 e 10 luglio,. le truppe austriache dovettero ritirarsi da val Bona non solo, I~~in val Da?n~,sullarivadestra de1Chiese(l3 luglio) perche 1 volontari gia avevano occupata la linea dal passo ~r~ffi_one, Alpe. Clef al M. Narone, colle eccellenti pos1z10m d1 Condmo-Brione. . · - Il nemico ·occupava però l'importantissimo c0ntrafforte I . poc anz! ~ccennato, da monte Nossol a Rocca Pagana~ sulla sm1stra del Chiese, e quindi aveva assicurato il . dominio in val d'Ampola ed in val di Ledro.
379 L'artiglieria da campagna era cosi ripartita (13 luglio): 1 batteria a Còndino-I3rione; · , 1 » linea Caffaro ; 1 » presso Storo; 1 » da montagna a Bagolil!b e parte al passo Bruffione. Perchè il nemico, se non fosse stato fortemente scosso dai combattimenti del 7 e del 10, non avrebbe conservate le posizioni difensive sul Giuiis? Il generale Kuhn poi nello spif>gare il concentramento preparatorio pel combattimento del 16 luglio presso Condino, scrive: « In seguito alla· conoscenza di questo stato di cose, « il ·comandante dèlle truppe divisò di dare nelle Giu« dicarie un combattimento contro Garibaldi; per inti4: midirlo e poscia ecc. ecc. ». Io. non credo che il nemico potesse tanto sperare di intimidire il generale Garibaldi, mentre per ben due volte era staio respi~to dalle forti posizioni della linea del Caffaro. Mi pare che, sarebbe stata più chiara la spiegazione del concentramento dicendo : Il comandante .delle truppe volendo occupare nuovamente l a linea del Caffaro ecc ...... . SECONDO I l'RINCIPU SVlJ.llPl'ATI ECC.
Combattimento di Condino e Stor·o (16 luglio) ed attacco del fortino Gli'genti in val d'Ampota. - Prima di passare al combattimento del 16 sarà be.ne di precisare . per sommi capi le posizioni occupate dalle due parti còm~ battenti. I volontari italiani occupavano: za linea Caffaro, Bagolino, monte Suello ecc. ....•. colle posizioni del cimitero e S. Antonio sulla destra del' lago d'Idro ~on una batteria da ca~pagna. l"" linea, sulla sinistra del Giulis da passo Brnffione-
3H0
DJFESA DELJ!ITALIA
a Castelert-Condino-Brione cqn una batteria da campagna, ~d una da montagna. Val Bona e Giudicaria fino a Cimego con una batteria da campagna. Storo allo sbocco di val d'Ampola. Le t ruppe austriache occupavano: 1° La sinistra del Chiese fin sopra a Storo, dominando la sponda destra dalle posizioni dianzi dette, cioè, da monte Nossol a Rocca Pagana. 2° Sulla de.stra del Chiese, parte delle alture sulla destra di val Daone, e la valle Giudicaria sino a Cologna. 3° Val . d'Ampola col fortino Gligenti. Senza dubbio alcuno, le posizioni del. nemico erano molto migliori delle nostre, e l'offensiva quindi difficilissima per noi. Avanzando nella valle Giudicaria if nostro fianco destro sarebbe stato c.ontinuamente minacciato. Era indispensabile quindi di renderci padroni della valle di Ampola, col possesso del fortino Gligenti e coll'occupazione del contrafforte · da mon~e Giovo a Rocca Pagana. Tale appunto, si fu, io credo, il concetto della fazioDB dal generale GaribaMi messa in es13cuzione il ·giorno 16, di fare, cioè, un finto attacco nella valle Giudicaria al di là di Cimego, e di approfittare di tale diversione.per investire il forti'no d1 val <l' Ampola, occupandone le alture che dominavano il medesimo. Frat_tanto nel giorno 15, dietro ricognizione eseguita, io aveva scelto monte Croce a 2000 metri dal forte, per stabilirvi pezzi da campagna coi qual.i controbattere le artig·lierie del medesimo, e costringerlo così in poco tempo .alla resa. · Nel giorno 15 a sera infatti, la batteria d~ campagna, che trovavasi in riservf! in val·Bona, ebbe ordine di far sal ire alcuni pezzi da campagna su monte Croce. Nel giorno 16, come dicevo, per distogliere l'atten-
SECONDO I PnINCIPII SVILUPPATI ECC. 38 •1 zione dei nemico, il generale Gariba'ldi or dinava alla colonna dei vol ontari che era nella valle Giudicaria, di . marciare . al di là di Cimego occupando le buone posizioni che si trovavano sulle ·pendici di monte Giovo e Rocca Pagana sopra il Chiese, come S. Lorenzo, e_cc. Contemporaneamente con questa colonna, avevano ordme di avanzare gli avamposti sulla sinistra del Giulis contro le alture di val Daone. Nella val Bona poi (valle di difficile difesa) si doveva mantenere una dffensiva molto oculata, e nello stesso mentre molto risoluta, perchè l'abbandono di detta valle avrebbe seriamente compromessa l'artiglieria da . campagna diretta su monte Croce, e la ritir~ta delle ;truppe impegnate nella valle Giudicaria. A questo .,scopo _si erano occupati fortemente Darzo e Storo, e due cannom 12 B R i~ batteria presso. Storo concorrev_ano a render forte questa posizione. . . . . Queste furono le previdenti e logiche d1sp?s1z1om e~anate · dal comando generale del corpo e spiegate cluaramente dal generale Garibaldi ai capi di corpo. Ìl comandante le truppe austriache aveva appunto per tale giorno (161 ordinati i seguenti mo:Time~t_i d~ trupp~ nello scopo di farci abbandonare le forti pos1z10m <la noi occupate sulla destra del Chiese e di respingerci da val Bona, fìn contro la linea del Caffaro, costringendoci così ad abbandonare- l'attacco del fortiiiò di Ampola, col possesso del quaJe ci . sarebbe stata aperta val ~i Ledro. A questo fine le truppe austriache furono disposte per uh attacco aggirante sulla nostra destra (molto debole), con finto attacco sul nostro centro. L'ala destra con una batteria di racchette di montagna, ricevette ordine di occupare fortenierite (sulla destra del Chiese) le alture a sinistra di val Daone (Doss dei morti) e di spingersi quindi fin contro le posizioni di Narone e Castelert occupate da noi.
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DIFESA DELL'ITALTA
I_l centro con ùna batteria di montarrna e con una s:zi~ne di _pionieri doveva marciare in v~lle Giudicaria, lasciando a Brezza e Colorrna L!no ,a c·1mego. , .riserve . o ,u L ala simstra con fanteria e con una ~atteria da montagu-a doveva avanzarsi da monte Nussol sul monte Giovo e Rocc~ Pagana, occupando le alture dominanti la destra del Cluese, e Iacen<jo dimostrazioni poi sopra Condino. Era naturale _i~carico dell'ala sinistra di occupare · fortem.ente le pos1z10m .sopra val d'Ampola e val di Ledra. . Alle 7 1/2 del matti~o del 16 il nemico iniziava la sua mossa aggiran · t e (e b.1sogna convenire con un accordo ' amm! r-abile; difficile_ sempre in montagna) in modo tale · che 1 attacc~ al centro era quasi contemporaneo con quello · sulla nos~ra destra, e quest'ultimo avrebbe certamente preceduto il primo se non fosse stato ritardato dalle enormi difficoltà incontrate nello scalare la massa granitica di Hocca Pagana. · · · Questo mirabile accordo non si può ottenere in montagna che con truppe molto esercitate in tal genere di guer_ra, avvezze alle più grandi fa.tic.he e ben c·omprese dell'i~p~rt~nza dell'iniziativa individuale, congiunta ad una d1sc1plrna di fe rro. · . Alle 6 de_l _m attino i v0lontari iniziavano egualmente 11 loro movimento in valle Giu<liéaria. . n· centro nemico si scontrava col centro nostro alle 9_ 1/~- circa a Casamorte, a mezzo chilometro .dal ponta d1 Cimego . . . I volontari non occuparono a tempo, come si conveniva, diverse buone posizioni sulla sinistra del Chiese, sulle estreme pendici da monte Nossol- a monte Giovo. · Lo scontro fu terribile, ammirabile lo slancio del nemico e non meno ostinata la difesa dei volontari. La nostra artiglieria non potendo avere posizioni favorevoli, dovette ritirarsi ed occupare le forti posizioni di CondinoBrione contro le quali il nemico non osò più avanzare. ·
383 . Contemporaneamente con questo scontro nella valle Giudicaria l'ala destra nemica urtava contro la nostra sinistra nella :valle del Giulis da Narone a monte Castello. I nostri col riiiro della colonna del centro, dovettero cedere terreno senza abbandonare però la linea del Giulis, e tenendo sempre occupato Castelert. L'ala . sinistra del nemico spiegò un fuoco vivissimo da Rocca Pagana sopra Storo, disturbando la nostra artiglieria, che con gravi· stenti aveva iniziato il suo · movimento su monte Croce. I volontari riavutisi dalla sorpresa ed animati dal generale Garibqldi, e.I).e colla sua presenza e colle sue disposizicr.ì era riuscito a ricondurr.e la calma in tutti gli spiriti, impedirono ogni ·ulteriore progresso dell'ala sinistra; ed un f1i1oco ben nutrito di 2 cannoni da .12 BR da Storo contro le posizioni di S. Lorenzo arrestò senza altro l'attacco del nemico. · ' , Verso le 11 del matti:QO ii centro e l'ala sinistra del nemico si erano arrestati nelle rispettive :posizioni, solo l'ala destra continuando il suo attacco contro la · nostra sinistra ~ra riescita verso sera ad occupare Castelert abbandonato dai nostri, che si erano r itirati sulla destra del Giulis, appoggiati _a Brion.e, guernito d'artiglieria da campagna (8.. ba tteria). Il generale Kuhn scrive: · « Mentre svolgevansi questi fatti il comandante delle « truppe, avvisato per telegrafo della minaccia di un « attacco in Yallé Sugana e nella valle Arsa, ordinava « al colonnello Montluisant di troncare il combattimento « e di ritirarsi »; In fine poi soggiunge: « Ciò nulla meno alle truppe austriache . molto più « deboli riesciva di scuotere l'avversario superiore in ~ forze ecc. ». Io sono .il primo ad ammettere che dovemmo lilla fine SECONDO I PRlNCIPll SVILUPPATI ECC.
e
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3 Si,
DIFESA DELÙTALlA
della giornata abbandonare la sinistra del Giulis ma tutto quanto ·il risultato dei nemico si riduce a · qu~sto, mentre non' fu forzata la nostra destra (e questo era quanto temevano). . Perchè le truppe austriache si arrestarono sulla linea del Giulis? Perchè il passo di Bruffione era nostro, e perchè la posizione di Condino-Brione (munita di 6 bocche a fuoco da campagna) non sarebbe stata.forzata così facilmente. Qualunque però fosse stato l'evento, avevamo dietro a noi ~a linea del Caffàro, contro la quale già per due volte s1 erano spuntati gli attacchi del nemico. Io quindi sono costretto, a conchiudere, che: 1° Lo scopo dell'intimidimento non fu raggiunto. 2° Le nostre buone posizioni scelte a tempo, ed il contegno fermo dei volontari in valle Bona, furono quelle che arrestarono il . nemico . più della minaccia in · val'le · Sugana. ·· Infatti solo al 23 luglio parte delle truppe scaglionate nel-le valli Giudicaria e di Ledro venivano inviate cont~o la divisione Medici in valle Sugana. 3°. Che tale attaccò non riuscito non interruppe per nulla 11 nostro (come si vedrà) contro il fortino Gligenti. Il nemico si ritirava dopo il 16 per la destra, in valle Daone e monte Nossol. Pel centro, dietro i forti di Lardaro. · Per la sinistra, a monte Giovo ed in valle di Ledro. I volontari si avanzarono: · Per· la sinistra a monte Castello, Castelert Narone cogli estremi avamposti contro la destra di . vai Daone.' Pel cen~~o, ~n quasi sotto Cologna, occupando alcune buone ·pos1z10m sulla sinistra del Chiese. Per la destra, Rocca Pagana -e i'parte delle alture dominanti il fortino Gligenti. Dopo .'di aver vinto con.
SECONDO I . PurNClPII SVIWPPATl ECC. 385 ,r ara costanza ed energia mille difficoltà, 1a 70. batteria e la 9" riescivano far salire sul Monte Croce la
a
l• -N° _2 cannoni da 9 DR. 2" N° 3 cannon'i da 9 BR.
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meno di osservare, A questo punto io non posso -come sia stato grave errore del nemico quello di non occupare preventivamente queste posizioni, se-nza le quali._ . . diveniva inevitabile la tesa del forte. Senza scendere ai miile dettagli dell'attacco e presa del forte (non essendo questo lo scopo mio) dirò solo, che nel giorno 17 s'apriva un vivissimo fuoco contro il medesimo. Al mattino del 18 vi erano in batteria sul monte Croce, N. 5 cannoni da 9 BR. Il fuoco continuato . nel 18 ed in parte del 19 costrinse i difensòri ad accettare ·. _u na resa. a discrezione .. ,Il generale Kuhn ·discorrendo degli inconvenienti di radunare troppo person~le· nei fortini di montagna reca · · ad esempio:
La resa élel forti'no Glig.enti i·n valle d'Ampola. Non posso ammettere che tale sia stata la causa della resa del fortino Gligenti. · Detto forte era circondato da tutte le parti e battuto p~tentemente dalle :, bocchè da fuoco da campagna di monte Croce e danneggiato dali'artiglieria da montagna da -posizioni laterali. Contro detto forte si spararono : N. 558 granate da centimetri 9 BR » 71 O » » 8 » ed al momento della resa i danni erano tali da rendere impossibile un'ulteriore difesa; e questo lo debbo dire ad onore dei difensori, i quali fecero brillantemente il loro dovere. In prova del che dietro mia proposta il .A.Nl'iO XVIII,
Voi..
Il.
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1
DJ'FESA DELL ITALIA
generale <!ar!baldi permise che la guarnigione, che si era resa a discrezione, ne uscisse coll'onore delle armi. Il fortino aveva ancora munizioni da "'Uerra, e da bocca in quantità sufficiente per prolungar la sua difesa d~ qualche giorno, se gli fosse stato possibile, in attesa d1 soccorso, ed era certamente intenzione del comandante in capo della truppa della difesa che il fortino Glio·enti resistesse qualche giorno ancora, per appoggiare l'atfacco che ebbe luogo nel 21. . Il posse~so del fortino Gligenti ci apriva il passaggio m ~alle d1 Ampola e in valle di Ledro , e permetteva cosi al generale Garibaldi di realizzare il suo concetto· di tenere cioè osservati i forti di Lardare, di avanzars/ in valle_ di Ledro, e girando quindi i forti della parte settentr10nale del lago di Garda, penetrare nella valle della S_arca, per concorrere colla divisione Medici all'occupazione dell'alto Adige. Nel giorn_o. 20_ i :7olontari, per l'ala s inistra occupavano l e pos1z1om già dette sulla sinistra del Giulis. Pel centro nella valle del Chiese spingevano "'li avamposti al di là di Cimego. b P er la _destra si erano avanzati in valle di Ampola, e valle d1 Ledro con ordine di occupare il contrafforte da ~onte _Giovo a monte Nossol, ed il massiccio prismatico triangolare che s. guisa di cuneo separa le due valli di Consei e di Ledro. Da monte Pichea (punto più importante di tale sistema di monti) il dosso montuoso si protende a Dos-di-Fratt· ed a monte Laval si staccano due rami secondarii ; l'un~ da monte Lava! scende rapidamente sopra P ieve di L edro, a Bezecca, L occa e Lensumo; l'altro da monte Lava! a monte Pari a monte Oro e monte Giumel a. Il generale Garibaldicomprendevabenissimochesarebbe stato pericolosa una occupazione in valle di Ledro e valle Consei senza avere il possesso del contrafforte sopracitato.
SECONDO 1 PIUl'iCIPll SVlLUPl'ATI ECC.
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Era quindi indispensabile occupare i passi di monte Laval, monte Pari e monte Oro per difendere ed aspettare in tali posizioni il nemico. Nella sera del 20 e nella notte del 20 al 21 i volontari ebbero ordine di avanzarsi con molta prudenza in valle del Consei, e di guardarsi bene dalle sorprese pos~ibili dalle posizioni sopra indicate. Gli ordini del generale non vennero eseguiti che in parte. Poche furono le posizioni occupate, e ciò si deve attribuire a difetto di tempo, all'essere stati prevenuti dagli Austriaci, a fatali contrattempi causati da poca pratica nella guerra di montagna per parte dei volontari, e di alcuni comandanti subalterni. E qui non mi stancherò dal ripetere, che per la guerra di montagna, oltre l'iniziativa, oltre la buona volontà ed.il coraggio individuale, sono indispensabili buoni polmoni, e buone gambe, ossia uomini scelti per robustezza, perchè altrimenti le migliori d,isposizioni falliranno sempre innanzi all'impossibilità fisica. Senza entrare in altri dettagli mi liqiiterò ad indicare le posizioni difensive-offensive occupate dai volontari e dal nemico. I volontari nel mattino del 21 occupavano: Coll:ata, sinistra, le alture su1Ja sin ~stra della vaUe del Giulis. Col centro, la valle Giudicaria fino a Cimego e Cologna e monte Nossol, coll'ordin e di occupare gli estremi declivi di monte Viesch per appoggiare la posizione di Lensumo n ella valle del Consei. L a seconda batteria da montagna giunta da poco tempo, aveva ordine di occupare poi la ·cresta di detto monte. Coll'ala destra, la valle di L edro, fino a Pieve e Mezzo-Lago ecc. e valle di' Consei, a Bezecca, Locca, Enguiso ecc., con quasi nessuna posizione sul contrafforte che chiameremo di monte Pichea.
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DIFESA DELÒTALIA.
L'artiglieria da campagna era così distribuita: Una batteria allo sbocco di valle <l'Ampola in valle di Ledro (7 batteria). Una batteria a Bezecca e dintorni (nell'iootèsi che fossero sta,!e 9ccu?ate Je posizioni qoprastanti) (9"batteria). La terza a Bnone-Condino (Sa Latteria). L'artio-lieria O • da montagna era co~ì ripartita: , Una batteria nel fortino di Ampola, messo in stato di difesa. . · La seconda · in marcia dal Caffaro verso monte Nossol e monte Viesch. _Il .n~mico (da quanto scrive il generale Kuhn) diede p:mc1p10. alle sue disposizioni offensive nel giorno 20 dirigendosi colla colonna principale (centro) verso Campi, coll'obbiettivo immediato dell'occupazione di monte PichP-a e posizioni adiacenti, coll'ordine di attaccare verso . Ampola. L'ala destra, ebbe_:ordine di avanzare per un tinto attacco contro Condino-Brione. · L'aia sinis.tra per l a strada di Ponal (Lago di Garda) nella valle d1 Ledro, e di appoggiare l'attacco del centro. Come si vede da queste disposizioni, il concetto del 11~n1ico .era di attaccare nuovamente con una mossa aggirante sulla "n·ostr~-rde.~tra. Batterie da mont~gna e batterie di ~acchette . a·ccompagnavano specialmente la colonna del centro, l'attacco avea luogo quasi co.p.temporanearrfente da1la destra e dal centro. Non mi occuperò dell'ala destra nemica come comb:ittimento di poca importanza, e paralizzato immediatamente dalla :forte posizione Condino- Brione. Nel giorno 21, alle 4 del mattino, le truppe del centro che ·dovevano eseguire l'attacco principale, marciarono suddi·vise in due colonne convergenti ambedue verso Lensumo.
' 38,9: Il primo scontro successe pre:,.'so questo villaggio, verso le B del mattino. Io non descriverò le fasi successive di questo combat-· timento · inolto onorevole ce~tamente per ambe le parti, poichè se audace e preficlente fu l'att_acco, . non meno- -. ostinata fu la difesa dei volontari. · Caddero in mano del nemico successivaménte Lensumo, Enguiso, Locca e Bezecca .. -·· L'artiglieria a stento e con molte dolorose perdite potè ritirarsi fino a Tiarno di sotto, incalzata ·dalle colonne nemiche e bersagliata dalle batte-rie di racchette. Il generale Garibaldi colla sua calma consueta riusci a Tiarno di sotto ad arrestare le irrompenti colonne nemiche, ed a dar tempo ad una batteria <li campagna di .avanzarsi da val d' Ampola al trotto (7" batteria). 'l\ile batteria da vantaggiosa posizione sulla destra di Tiarno con fuoco ben diretto, e molto efficace, riesci ad arrestare tosto le colonne nemiche. Sorprese da que-sto inaspettato ritorno offensivo di ar~ tiglieria, minacciate e poscia attaccate da colonne di volontari, le truppe austriache si arrestarono da prima per volgere poscia in ritirata nella valle di Ledro e di Consei, e pei monti che sepn.rano dette due valli. L'ala destra respinta da Cimego permise ai volontari che occupavano monte Nossol e monte Viesch di minacciare seriamente la ritirata del nemico in val di Consei, e questa minaccia certamente fu una delle cause che lo decisero alla ritirata. L'artiglieria ed i volontari prima del fine della giornata ripresero la posizione che avevano al.. mattino prima del combattimento. · L'autore parlando del "combattimento di Rezecc·a, scrive: · « A fine di scuotere il corpo volontari più ancora, « che non fosse accaduto il 16 luglio ». SECONDO I PRINCTPII SVILUPPATI ECC.
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390 DIFESA DELl.'lTALIA Veramente le diverse scosse subite ci fecero sempre· guadagnare e mai perder terreno. Io ammetto (e la verità non è discutibile) che i volontari furono malamente sorpresi nella valle del Conzei.. Io ammetto, che l'artiglieria e volontari furono costretti all~ rit irata fin contro 'riamo; ma non posso a, meno al riguardo di quanto scrive il generale Kuhn: « Alle 111/2 il nemico era straordinariamente scosso, nè « deliberato a tentare qualche nuovo attacco, e mentre il « combattimento taceva per 3/4 d'ora, giungeva l'avviso « da ogni parte, che le munizioni erano quasi totalmente « consumate, solamente le riserve ei·ano ancora prov« viste, » non posso a meno, dicot di osservare che non solo èravamo deliberati a tentare qualche nuovo attacco, ma che lo tentammo davvero, e che ci r iuscimmo. O perchè dunquè lasciare incompleta l'espos izione del fatto d'armi, accennando neppure l'arrivo di nuova artiglieria: che si spiegò in batteria sulla destra di Tiarno? Non posso }\mmettere che dopo 4 o 5 ore di combattimento tutti i corpi fossero sprovvisti di munizioni. E , come accettare tal fatto senza tacciare di grave; imprevidenza i comandanti di truppe? , Il generale Kuhn ripete nuovam~nte ed insist~ sulla
nessuna p1·obabilità che da noi si potesse tentare una m ossa offensiva; ed io ripeto nuovamente, che da noi si riprese l'offensiva e tale da costringere i1 nemico alla ritirata. Il Kuhn infine scrive: « D0po che il comandante le truppe aveva raggiunto « lo scopo prefisso, imprendevasi la ritirata, ecc. ». Io ignoro quale scopo avesse raggiunto il nemico costretto alla ritirata dalla valle di Ledro, del Consei e Giudicaria. Il suo attacco del 21 non poteva avere altro scopo, che quello, del g~orno 16, di costringerci cioè alla ri-
SECONDO I PlllNCIPll SV ILUPPATI ECC ,
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tirata sulla linea del Caffaro, e questo scopo _non s~lo non fu ·raggiunto; ma il fatto d'armi ~el 21 ~1- pernus; , , r1·solutamente e solo 1 arrn1stmo del 2;:, di. avanzare pm ha potuto arrestare le nostre colonne. Queste franche ma cortesi osservazioni di un soldato non otranno spiacere ad un leale e prode s?ldato quale è l'iliustre autore dell'opera : La guer1·a di montagna.
ORAZIO DoGLIOTTI
1v1aggiore d'a1·tiglieria,
SAGGIO l)l FORMAZIONE E o'1sTllUZI0NE, ECC.
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.. SAGGIO DI FO RDAZIONE ED' ISTIWZIONE Ol
Stc1to maggiore
UN PLOTONE ZAPPATORI DI FANTERIA
Sergente zqipatore. C~porali zappatori .
Compagnie Soldati zappatori . TOTALE
Il plotone deo-Ii zau t · d' f . . . o . '.' .Pa ori I anterra per ciascuno deo-1' eggrmentr dr lrnea è una d 11 o l tuale ministro della u ' , e e _r;fo:me, che l' atnell' esercito ·t 1· g e~ra'.generale R1cott1, haiatrodotta , J a iano , ispirandosi ad . t 1 ·t . . esistenti o-·' d' t is uz10ni simili ola a empo, presso l'Austria e la Prussia. , 80 r
Per ottenere un buon ·s ,. . d . di fanteria erano er: iz10 a questi nuovi zappatori necessarie tre cose assolute e . , . . a) A umentarne il n . ' ctoe. falegnami; . umero, relativamente agli aboliti . b) Dare a questi soldati phce e proficua istruzione·· zappatori, un'apposita, sem-
e) Munirli di istrume~ti . d tt'1 . . stesso tempo. a a • forti e leggieri nello Pel primo caso' fino dal . quadro organico della forza ma~zo 1871 .s1. stabiliva un ogni reo-o-· t degli zappatori dt fanteria per ootmen o, tanto pel tem1Jo d' qnello di gu r t pace, quanto per e ra, come al seguente specchietto:
N.
. e cioè;un plotone di 28 uomini nei tempi ordinari e di · 67 in tempo di guerra, compresi i graduatì. Siccome gli è in guerra appunto che si ripromettono 1 buoni servigi da questo plotone, così fu eccellentissima l'idea di tale sensibile aumento di personale. È evidente chè con 134 U\)mini per brigata e 26.8 per .divisione ( oedinariarnente questa composta di i2 mila uomini), si potranno eseguire lavori con rara prontezza ed in qual unque circostanza di tempo e di luogo, abbattere ostacoli ed aprire passaggi su strade rovinate, tra i boschi o su le erte rup i , lavorare e, combattere nello stesso tempo. In quei casi poi, nei quali ·occorre l'impiego di migliaia di lJraccia, nell'erezione di grandi parapetti o di ridotte, in SC<\Vi di lunga lena od altro, i 268 zappatori potranno prestare. la loro (,pera in qualità di capi-squadra, dirigendo gli altri soldati, guidandoli e sorreggendoli fino • ad opera compiuta. Grandi vantaggi al certo si ritrarranno dalle cognizioni di questi uomini e dall'intelligenza 10 1 o, sviluppata con annue islruzioni e con continui esercizi pra;tici.
-894 SAGGIO l)I FORMAZIONE E .D'ISTRUZIONE È chiaro che con ciò si toglie il bisogno di ricorrere in ogni circostanza al corpo_ degli zappatori del gemo,, ed è già molto. . Quel c_orpo del genio, non sostenuto dagli zappator ·. d1 fanteria, avrebbe dovuto o essere considerevolmente aumentato, per trovarsi in grado di dare una squadra ad ogni battaglione di linea, rimanendo cosi eccessivamente frazionato, o frequentemente sarebbe stato distolto da lavori di mag·gior importanza, quali l'impianto di linee telegrafiche, di ferrovie provvisorie, di trincee per artiglierie, ecc., lavori tutti che ricbiectono scienza grande negli ufficiali, pratica e maestria somma nei subordinati. E per ottenere poi, con facile prontezza, la forza massima voluta in tempo di guerra , si ordintwa èhe, il plotone di prima formazione, si componesse di uomini appartenenti alle due classi più antiche (1848 e 1849), e cioè, uno per classe ad ogni compagn ia. C,lll tale disposizionA, savia sotto ogni riguardo, si possono avere dodici zappatori per ogni classe in congedo illimitato, co , guaii, appena ne venga il bisogno, si r itrarranno i 67 uomini richiesti dall'organico di guerra, già istruiti e pratici n1 Ue !oro ~ttribuzioni, oltre a quelli altri necessari a riempire 1 vuoti . che continuamente si van facendo anno par anno. Il regio decreto 5 marzo 1871 così definiscn le attribuzioni deg.li zappatori in discorso: «. In g.uerra occorre quasi ad ogni momento alle truppe « d_1 aprir passaggi nelle siepi e nelle chiudende, p,ra« t1care rampe nei ciglioni delle strade e dei fossi, ri« parare e guastare le strade, ap rir feritoie, stabilire « P?nticelli su fossi o in piccoli canali , eseguire bar« r1cate ed tin'infìnità di altri consimili lavori, che sebbene « di non difficile esecuzione , pur non possono essere « prò;ntumente fatt i, se non da uomini pratici e muniti « degli opportuni istrumenti ».
395 È certo, che a tale bisogna non potevano servire i sette falegnami e tanto meno, nqmini presi a caso e senza una preliminare e ben condolla istruzione. Per quest'ultima considei azione si ordinava , che ogni reggi111ento di fanteria, manda~se presso il ·corpo degli zappatori del genio in Casale lY~onferrato, un ufficialn subalterno, un sergente e dne caporali , per un corso normale di istruzione di due mesi. Si ordiriava pure·, che l'invio di tali graduati si facesse in quattro riprrse, e cioè 20 reggimenti per volta, che l'ufficialo sarebbe destinato, al ritorno da Casale, a dirigere l'istru7,iont. e che il sergente ed i due caporal i dovessero passare effettivi al plotone. Si fecero infatti gli ordinaii corsi d'istruzione, nei quali, per sommi capi, si diede un'idea pratica di quanto può occorrere in campagna in fatto qi costruzioni passeggiere, cominciand0si dai piccoli bisogni di cucine e tronchi di strade, fino ai più faticosi di denti e ridotte; e perchè, in tutto ]'esercito si potessero seguire le stesse norme, si pubblicava -nel medesimo anno 1871 una « Istruzione pratica per g li zappatori di fanteria ». Con questo libro, nelqu:iletrovasi esclusaogniformola _e calcolo matematico, frutto di lunghi studii praticati dal Ministero della guerra (ufficio operazjoni militari e corpo di stato maggiore), raro per la semplicitàcleU:esposizi,,ne e chiarezza di fatti, adorno d.i 237 disegni, si è ottenuto piepamente lo sciopo di guidare l'opera di chi dirige e di presentare a prime, tratto l'idea del lavoro da eseguirsi. In esso trovansi indicati i sistemi più semplici, per addivenire, in tempo di guerra, con qualunque materiale si presenti e quasi senza istrumenti, àlla _costruzione di piccole opere cli fortificazione, di ponti, di latrine, cucine, abbeveratoi, capanne, ecc.; contiene una chiara istruzione sulla formazione dei nodi ed unione di legnami mediante cordami, e insegna i modi per r iattare parzialmente e distruggere strade ordinarie e ferrate. l)J UN l'T.OTONE ZAl'PATORl DI l•'ANTEIIIA
396
397
DI UN Pl,OTONE ZAPPATORI lll FANTER1A SAGGIO DI F'Olli\IAZ[ONE E D'ISTRUZIONE .
Sarebbe stato bene, che in fine a questo prezioso libro si fossero date alcune norme sulla costruzione dei bersagli, come quella che più sovente occorre fare pel t iro annuale dei reggimenti, presentando qualche varietà di profili e prescrivendo alcune regofe fisse sulle località da sciegliersi. È vero che nell'istruzione sulle armi e .,;ul tiro per la fanteria, 15 febbraio 1869, parte III", pag. 129 e seguenti, si parl a di ciò con qualche estensione, ma a mio parere, non sarebbesi fatto male il ripetervi quel passo, adornandolo di qualche disegno. Ed altra cosa n ecessaria ed ommessa, sarebbe stata . q1,1ella di dire poche parole sulla teoria del disegno di fortificazione. Potrebbe avvenire al sergente o ad un caporale di ?,vere tra l e man i un disegno d'un' opera qualunque d~ farsi e senza la conoscenza di alcun e regole semplici, che spieghino il.congegno rappresentativo di quel lavoro, potrebbero trovarsi impacciati. A ciò si può rimediare, con alcune brev i lezioni fatte dall'ufficiale·ai graduati del plotone; ma, ripeto, con queste due aggiunte, il libro avrebbesi potuto dire completo ed u tilissimo (1 ). La question~ dell'armamento era ardua e di non facile soluzione. Volendosi avere dei lavoratori senza perdere in numero di combattenti, occorreva che i zappatori, continuando ad essere provvisti di fucite e cartucce a pari degli altri soldati, dovessero anche portare gli utensili necessari, senza essere sovraccaricati d'un peso eccessivo, con pericolo di renderli poi, non solo inabili al lavoro, ma ben .a.neo alle marcie.
----
-- ----------- - - - --
--- . -(1) Di{(ìcilmente si potr/1 dare il caso che gli zappatori di fanteria possano nmire incaricati di qualc·hc lavoro d'importanza, e più dif_ficilc ancora, che la direzione ed i disegni rc:ativi possano venire dati al sergente o ad un caporale; ma siccomn è bene il prevedere i casi, anche rari, piuttostochè non farùe conto, così ritengo non assurda la mia osserl'azione. ·
p
ottenere dunque un conveniente risul_tato, si s~udiar5:o i vari sistemi v igenti negli eser~itl europei e fra i principali, quello austriaco e p~·ussta~o, _e dopo maturi studi e replicati ~sperimenti, .s1 add1v~~1va o~~ l'adozione di un equipaggiamento speciale, stab11lto c al seguente specchio: ---:--
- p~~ I .
1~
i
MODO
cli poi·tur\l rutensUe Am1otazioni
u
l
i11 diviclu.1le
I
~
DOTAZION E
---·--·------·
o l'attrezzo
~!_J_- - - - - ;: - - - -
IJt,t. t · fI nastro a rotel la ~ I
] (il .
•
,... » Nello z~ino. . Scr.,en e . ,. , » Sotto al coperchio zapputuro I metro pie., 1ic, :; dell a " iberna(il) . l·~ se.,.accio ... . ~ 00\ Appcso? I Clll · tur · ! Ip;g poso clell'eqo1· g1c1 me 11 t<Y Cnporalc ,1 a·;ort ai succhi ,1.00/2 00 Su llo zaino. . salea kil.2.370, zappatore \ .\ ~ctro picghcv. ,, ) Sotto al c_opercl110 ~i;,,k:?no~f;6. O
.1~I \
I
della giberna.
I
i a1110.
P es O de 11a
guaina del sc-
gaccio.
.
, . bando- llpesodell'equigra\'ina . . .. . 3.~2 / " ~1oppia paggi,.,monto · JI da mtl 3 4'> liHa. 1 Zappatore. •I f~ 11cc . a · • \ · ~ so~p•s'.l sotto lo $ale.1k1l.3.920, comprencle1130 0 limctr1 6 . . · · • . dosi kil. o 500,
·
·~ piccozza . . . . 2AO\ l,1 mannaroso . . . ~.ool 3 t ) ' ' · Zappa oro. (1 fu nicella da md\ Jimetri 6 . . . 0.30 .
.
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A banclo'·cra '1 • • p agg ir11nen to Appesa al crntur. saleakil.4 1so,.
40 S
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pesocteLa doppia baorloliera da gravina. . 11pesodel requ1·
osp~sa zamo.
sotto
c o mp re ndendovi kll. ().5SO, 10 per la .bando!.
delle p icozze e kil. 0.200 per la guain~ da
I
man11ar ese.
r II pesodelrequi1 badile .. . . . A b311do ier~. r agg i amen to ·I .00 3 30 Appesa al cintur. sale a ki l. •1.1 00, 1 1n·inwircs . zapp ator3· ·1 fun• icella ' · · ··1 ·· e o mprenden da m 1 • S a •otto lo dovi kil. o GOO \ lim.,tri 6 . . 0.30 osp~s p er la bando-
2.00l
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zarno.
Her~ da hacl,lo, e kil. 0.'200 pel' la g\1ài11a da mannaresc.
. d essere munito di rucile, non può portar~
ro . <~~~1 110 °deihi gib~rna, chè questa 1a d ~ve versare /7l terrà aduoque in tasca.
> 11 serse nie iap~atorc. il met ro rwgl!evoie soltl~a0,.m'1 al magazz.100 --.u1 uu co {,
0
398
SAG(-;.10 DI FOllMAZlONE E 0'1STRUZIONE
, Da_ que~to specchio risulta che l'au mento del peso nel1 equipaggiamento dei soldati di fanteria è di: Sergente. Caporale. Zappatore con gravina » con piccozza . » con badile
Chil. 0,000 }) 2,370 }) 3,920 }) 4,180 » 4,100
;non indifferente, ma ~l certo impossibile averlo minore. Onde allegg·erire in qualche modo e compensare in parte de~ soprappiù di peso degli utensili, i caporali e zappatori che devono essere armati ed equipaggiati nello s~esso mo~o eh~ i soldati e graduati del rispettivo reggimento, s1 ordmava che d'essi abbiano a poFtare soltanto che_ 4 pacch_i d i cartucce a vece di 6, percui deducendo 11 peso d1 due pacchi di cartucce del fucile a retrocarica, mod. Carcano attualmente in uso e rago-ua0 gliato a chil. 0,704, si ha: ' Pel caporale Per lo zappatore con gravina . » con piccozza . » con badile
Chil. l,666 )) 3,216 » 3,416 » 3,396
. Accennata così di volo l'idea di questa istitu; ione ed ~rovv~dimenti d~ti pe: ,porla in effetto, pr~ndo ad esammar~ 11 c~~o pr~two, c10e la formazion e di uno di questi , plotoni e _l 1struz1one a questo impartita. Il r~~g1~ento a~ _quale appartiene il plotone in discors?, _e ~1 guarn1g10ne in Sicilia e con due battaglioni s~ars1 1~ mnumerevoli distaccamenti, due ragioni da r'.cordars1, perchè cause di difficoltà che non si saranno r1s~ontrate in altri reggimenti riuniti e stanziati in località vantaggiose. _ 1
DI UN' PLOTONE ZAPPATORI DI FANTERlA 39!} Il c;mando del reggimento cùn ordine del giorno dello scorso lùglio prescriveva, che dovendosi fare nelle compagnie la scelta_degli zappatod colle norme indicate dal decreto ministeriale, queste dovessero dare: a) Uno zappatore per compagnia, scelto fra gli in~ividui di professione miwatore; b) Uno zappatore per ogni compagnia dispari, fra i falegnami, spaccale,qna e car'Pentieri; e) Uno zappatore per ogni compagnia par·i, fra i
terraiuòli, barcaiiwli, lavoratori di ferrovie, ecc.; d) Che gli zappatori proposti da ciascuna compagnia appartenessero, unQ per cadauna, alla clas.se del 1848 e l'altro a quella del 1849. Ma siccome suole sempre accadere, e per la difficoltà della scelta e per l'assoluta mancanza di individui a-venti i requisiti voluti, le prime proposte dovettero essere modificate, escludendo gli inabili , i deboli per fisico , e quelli 'i_:>Ur anco di poca .volontà sebbene idonei, poichè è evidente, che senza volontà sarebbero riusciti pessimi lavoratori e solo costretti alla fatica dalla disciplina. Dopo alcun tempo di esperimento, si poteva formare il plotone nel seguente modo: Stato maggiore. - l Sergente: contadino, ma dotato di sufficiente pratica ed intelligenza; fu parecchie volte in Francia· e lavorò per due anni quale canneggiatore nel tracciamento della fer rovia ,t\.lba-Mondovì; fece anche il corso di due mesi a Casale (proveniente dall'll .. com·pagnia, passò effettivo allo stato maggiore). Stato rnaggiore. - 3 Caporali: dei quali, uno fale. gname braviss_imo, l'altro buon muratore ed il terzo contadino. Tutte e tre sono della classe del 1848, ed uno solo, il terzo, fu al corso d' istruzione di Casale (pròvengono questi, il 1° ed il 3° d·~..lla compagnia deposito, il 2° -.dalla 7•, e passati effettivi allo stato maggiore). , È da notarsi, che in congedo illimitato si trovano altri
4-00
SAGGIO Dl FORMAZIONE E D' ISTll"(JZIONE
due caporali, cioè l'antico caporale fale()'name ed il se0 condo caporale che fu a Casale. · · · Jn Compagnia. - 2 Zappatori, ambedue contadini· 2" Compagnia. - 2 Zappatori, uno contadino, l'altr~ muratore proveniente dalla 10a.. . 3a ,compagnia. - 2 Zappa~ori, uno lavorante· di fer:rovie, 1 altro muratore; . 4•. Compa~nia. - 2 Zappatori, uno muratore l'altro tagliapietre; . · . ' 5.. omp~gn~a. - 2 Zappatori, r. uno coptadino, l'altro
c
·
murat~re e sp1ec~almente pratico nello scavo di pozzi; 6. Compagma. - 2 Zappatori; uno muratore uno oontailioo; ' 7a. ompagnia. - 2 Zappatori, uno barcaiuolo uno contadino; '
e
.
8• Compagnia. contadino;.· . . . .
2 Zappatori uno barcaiuolo, uno '
9• Compagnia. - 2 Zappatori, uno contadfno, uno . carrettiere; Joa Compagnia. - 2 Zappatori, due contadiiii·· 11 a Compagnia. - 2 Zappatori, uno spaccale;na uno 0 muratore; ' 12a Coinpagnia. - 2 Zappatori, uno tagliap(~tra, uno contadino; per cui si hanno: Muratori. N. 8 compreso; 1 caporale; Contadini » 12 » 1 serg. e I cap.; Lavorato_ri in ferrovia» l )) Tagliapietre 2 Barcaiuoli )) 2 Falegnami » I un caporale; Carrettieri )) l Spaccalegna » I Totale.
N. 28
Dt UN' PLOTOl'U•~ ZAPPA.TOR I . DI FANTERIA
.i01
. dei qnllli 5 sono inalfabeti (1 ); 4 sanno scrivere il loro nome; 19 sanno leggere e scrivere. Totale
N. 28.
È evidentè che il numero dei contadini. è superiore a quanto sarebbe richiestp, ma . si spiega facilmente, quando si pensi che l'elemento delle campagne è straordinario nei reggimenti di fanteria, mentre quelli delle arti e mestieri si trova scarsissimo, essendo che, i muratori, falegn ami e barcaiuoli vengono requis_it1 ad ogrii levata di classe ·dai corpi del genio e dell'artiglieria, i quali, essi pure, lamentano scarsita di simili ele.menti. Ciò perp non toglie che un buon contadino non· possa riuscire un eccellente zappatore, ed· anzi qualora fosse prescritto che, come nel caso nostro, la metà del plotone , dovesse essere- composta di. scelti giovanotti robusti e · e pratici nel maneggio del badile, non sarebbe che un vantaggio per esso, basandosi le attriouzioni degli zap-• patori più su , scavi di fosse e r ialzi <li terra, che alla fabbrica di mura od altr;o. Ad ogni modo nel reggim~ento, ad onta di tutta la buona volontà, non si sarebbe pot uto fare altrimenti, e siccome L'istruzione · dovrà farsi giornalmente e per degli, anni interi, . come si usa per i trombettieri e gli allievi istruttori, così vi è a sperare, che gli zappatori contadini, oltre al maneggio delle terre verranno a tanto · da poter prestare buoni servigi anche negli altri injlu(~) Dei cinque inalfabeti, tutti appartenènti alla classe ~848,· due . vcm{ero congedati, pcrchè frequentando _la scuola serale ci1e facevasi . al plotone, vi si applicarono tanto da poter subire un buon esame. Gli altri tre facilmente otterranno il loro congedo nel prossimo marzo. ANNO
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YoL . 11.
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.&-03 Su questi utensili ho potuto f~re le seguenti osservazioni : 1° Non mi sembra giust9 che siensi distribuite 12 gravine ~ soltanto 6 badili, mentre che l'esperienza ha dimostrato ad esuberanza che dovrebbe esse.re il contrario. DÙrante l'istruzione si sentì continuamente il bisogno di un numero maggiore di badili, mentre sovrabbondavano le gravine; ed infatti, colle gravine destinate a smuovere le terre, si faceva sempre più del doppio di lavoro del badile, il quale, dovendo r accorglierla e get. tarla ad una djstanza talvolta non minore di 4 metri, richiede più tempo e maggior fatica. Da ciò nasceva, che almeno sei gravine rimanevano inoperose, e che i dodici uomini muniti di questo strumento, potevano a loro bell'agio cambiarsi e riposare, ciò che non p0teva succedere cogli uomini provvisti di badile. Secondo il sistema della divisione del lavoro e la proporzione tra i. palaiuoli e gli zappatori, avepdosi per dato certo, che nelle terre leggiere occorre 1/ 3 di zappatore per 1 palaiuolo, nelle terre mezzane 1', .. e nelle terre dure 1 o . 2 zappatori, ne viene di conseguenza che 12 zàppatori sopra ·5 pa.laiuoli sono di troppo. Converrebbe perciò cambiare sei gravine in sei badili, e si potrebbero distribuire, al posto dei sei mannaresi che dovrebbo~si dare in più, qualche istrumento tagliente d'altra forma, ,eome ad esempio, una falcetta, colla quale potersi in ,caso di bisogno segare le messi nei campi o le folte erbe che riescissero d'impedimentoaqualche operazione, oppure ' una roncola, specie di mannarese a punta ricurva, uti. lissima n,el fare .le punte ai legnami, ed in ispecie a quelli, che già piantati in terra., devonsi acuminare (1 }. · DI UN l'LOTONE ZAPPATORI 'Pl FANTERIA
402
SAGGIO DI FORMAZIONE E D'lSTitUZlONE
merevoli impieghi, nei quali richiedonsi ·con~scenze speciali ed arti proprie. Scelto nel modo sopraccennato il personale occorrente procedevasi all'arni.am·ento di esso, come al sottonotat; specc~ìo, ar~ame_nto_ però che seguiva ·assai tardi e dopo · esaurite le 1Struz10ni accennate nel seguente capitolo.:
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8 - - 4 - 3 - :-0 - 6·- 6 -42 Totale gener. N. 26 31
(~) La Prussia, che in giornata ò maestra nell'organamento ed ·armamento di truppe, non assegna in media eh~ 4J4 di gravina sopra 4 badile.
.. 404
1
SAGGIO DI FORMAZIONE E D lSTRUZIONE
2° Essere di tutta necessità il far eseguire di so~ ventè degli esercizi in armi e bagaglio, onde assuefare gli . zappatori a togliersi con prestezza gli utensili ed a non trovarsi impacciati dalle lunghe e complicàte correggie che cingono il corpo. 3° S111la bontà di questi utensili notai ·l'eccellenza d~l~a · for~a e ~a- b~ona qualità del meta.Ho delle gravm.e e dei badth; . m · tutto il corso dell'istruzione nen si ruppero che due soli manici dellé 12 gravine impiegate, e ciò a causa di difetti riscontrati nel legno. 1 mannaresi lasciano a desider11re alquanto sulla loro tempera, in alcuni dei quali non è ben data, ·ciò che . causa il facile guasto dell'affilatura, e le guaine loro, per quanto robuste e ben cucite si tagliano facilmente dalla parte dove. poggia il filo.
Le operazioni di scelta ed armamento de()'li uomini definitiva1;0ente eletti a zappatori portarono ~on meno d! due mes i, luglio ed ag·osto, durante i quali l' istruzione procedette lenta ed incompleta, più teorica ché pratica. · Ciò nullameno si poteva istruire il plotone nelle se. · · guenti materie: a) Scuola dei nodi, per la quale si fe~e provvista . di cordami_ di varie dimensioni e lunghezze e di alcuni legni a: sezione quadrata e cilindrica. Quest'esercitazione im~ortantissima e necessaria per l'applicazione delle ~arie- le?ature, fasciature e nodi, venne in . seguito co_n.:. . -tmuata m varie riprese . . b) Spiegazionè del ·metro e mÒdo di misurare. e) Spiegazione di alcuni termini tecnici e delle· più e~eme~tari e necessarie figure geometriche, Iinee, angoli, circoli, ecc. d) Nomenclatura del carreggio e riparazioni momentanee di alcune parti di esso.
405 e) Costruzione di materia~i di rivestimento, fascine, . gabbioni, graticci, ecc. ecc. Seria difficoltà presentava questa parte di 'istruzione; per l'assoluta mancanza di materiali. Siccome non era solo scopo di mostrare il ino,do di fare le fascine ed i gabbioni, ma sibbene di a;rerne un dato num.ero da im- . piegarsi nei rivestimenti e negl-i altri casi in cui si usano questi eccellenti congegni, così occorreva fare una scelta di rami d'albero, che in mancanza del salice, dell'olmo e del platano, fossero atti ih . qualche modo all'ufficio da essi richiesto. ~fa il territorio di Trapani non presèntando che olivi e ,viti, genere di piante poco adatte per la cortezza dei rami e la forma l oro capricciosa ~d on~ulata, rendeva la cosa assai difficile. Il bosco -Dimina, che forse solo avrebbe potuto somministrare le occorrenti ramaglie, trovandosi nel territorio di Castelvetrano, distante ben 70 chilometri da Trapani, rendeva anche impossibile il pensiero di farle venire da cola: poichè la sp,esa di trasporto avrebbe superato il val9re dell'oggetto. .. . ., Si ricorreva adunque alle canne palustri come le pm adatte, meno costose e più facili ad aversi, e queste {liedero· sì bu~m risultato da rimanerne pienamente soddisfatti. Non so se altre volte queste venissero impiegate nel confezionamento del materiale di• rivestimento; se no, si può acccertare d'essersi ritrovato un nuovo mezzo, fra i tanti, per ripiegare al difetto di rami d)albero. Le canne nascono in abbondanza nei terreni sostumosi di' Trapani. Facendole raccogliere dai soldati, ·nella stagione d'autunno, e trasportare coi. carri del, _reggu:nento, vengono a çostare L. 20 _al ·mille. Nell mverno, ed . allorchè se ne fa ricerca dai fabbricatori di case, onde usarle per le soffitte clell? camere, raddoppiano di prezzo: . l)I UN PLOTONE ZAPPATORJ DI FANTERIA
..
.Ì.06
SAGGIO DI FORMAZIONE E o'rsTRUZlO:\'{E
.Una fascina di due metri può essere formata con 68 a 72 canne, per cui, scegliendole della lunghezza dai 4 ai 5 metrì, si possono avere dalle 26 alle 28 fascine,· del peso caduna di chilogrammi 20: 500 a 21 circa, e cioè di ben poco superiore a quello delle fascine di salice, che è di chilogrammi 20. 000. · Colle foglie delle canne si possono fare delle eccellènti ritorte, resistenti e pieghevoli come la corda; con ' metri 8 di ritorta siffatta, si léga una fascina di rivestimento. Il modo di fare le fascine con le canne, non può differire da quello Òrdinario, per i rami d'albero. Costrutto il laboratorio, uno zappatore taglia le canne e ìe colloca: fra i paletti, coJl'avvertenza di porvele simultaneamente, una col grosso a destra e l'altra col grosso a sinistra, · mentre un secondo zappatore le .sfronda ed un terzo prepara ·1e ritorte, le quali, con· un poco di pratica, si possono fare quasi contemporaneamente al taglio delle canne; in 20 a 25 minuti di tempo se ne costruisce una. I gra!icci riescono pure bene, e se non solidi quanto quelli di salice, pure si presentano bastantemente forti da · riesc.ire capaci d'un buon impiego. , I gabbioni sono di più difficile costruzione e non possono, che dietro molta pratica, riescire buoni. Tagliate e spaccate 1~ canne per la loro lunghezza, si intrecciana fra i paletti piantati nella terra, ma bisogna ayere molta cura nel maneggiarle, per non romperle. Una volta finito il gabbione e posto in opera ripieno di terra, presenta, · ·al pari dei graticci, la ste?sa resistenza di quelli di salice. È inutile però il notare che non potre.bbero usarsi vuoti. f) Costruzione di profili per parapetti. ·g) Modo di segnare le scarpe sul terreno. h) E finalmente, costruzione ,di istrumenti che po·s sono occorrere durante i lavori, quali il metrq, ia squadra, jl mazzapicchio, ecc.
Dl UN PLOTO'NE ZAPPATORI 'DI FANTERIA 407 Giunti gli utensili ed ottenutosi, dietro le pratiche del coµiando generale della divisione di Palermo, un tratto di terreno, di pertinenza del municipio di Trapani e consistente in un vasto bastione di 400 metri quadrati, facente parte delle antiche fortificazioni del castello di 'l'erra, si cominciava, in sul finire di agosto, l'istruzione pratica regolare; in breve volgere di tempo, ,colla celerità voluta dallo spirito del nuovo r egolamento, senza alcun materiale preparato, proprio come in guerra, davanti il nemico e dove il bisogno rende l'uomo industrioso e svelto, si fecero man mano le seguenti opere:
1. Parapetto.
Coi profili già costrutti ed impiegandosi tutti gli zappatori, secondo il metodo di riparto prescritto dal regolamento d'istruzione sopraccitato, si procedeva alla costruzione di un parapetto della lunghezza di 16 metri. Il fosso riusciva alquanto maggiore delle volute dimensioni, perphè rinvenutosi molto materiale di riempimento, che si volle con$\ervare per altri lavori, si dovette estrarre maggior quant ità di terra della voluta. Il rivestimento veniva fatto per metri quattro con graticci confezionati con canne, per metri 2,65 con quattro gabbioni fascinati, per metri 2,00 con fascine, ed il rimanente con muro a secco, impiegando dei parallepipedi di tufo di Palermo ritrovati· ·sul sito ed assai atti a tale uso. Un -fianco del parapetto lo si costruiva con muro a secco a scarpa ripidissima e l'altro, con terra, alla pendenza naturale dell' 1 per 1, sostenuta con zolle. La terra leggierissima e sabbiosa, dapprincipio rendeva l'opera alquanto debole, ma per pioggie sorvenute e per l'erba cresciutavi, si co.nsolldava in modo ta1e, che dopo quatt.ro mesi, benchè in sito esposto all'azione di forti
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4-08
SAGGIO Dl FOR?i{AZIONE. E o'rs:n .wzroNE
ventì ed ai guasti dei ragazzi, si trova ancora in perfetto stato. Rivest~mento , "Scarpe e fosso , · non ebbero mai bisogno alcuno di riparazioni. In fondo al fosso interravasi anche un tratto di palizzata, che veniva poi levato, _o ècorrendo il legname per altri lavori . 2. Ponte
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di fasoi'ne ..
Dal . parapetto, si passava alla costruzione di un ponte a fascme, con tratto di strada retta ed un secondo curva. Scavato un fosso largo metri 3,00, profondo metri 2 00, 1 ed ottenuti, dietro lieve compep.so da un carradore, alcuni le9nami, si istruirono gli zappatori nella costruzione delle coscie, collocame~to delle travi e disposizi~ne delle fascine sovra Fimpalcata. · Non poca difficoltà :r:iscontravasi n ello stabilimento della coscia sinistra, che rinvenutosi un tratto di terreno sassoso, formato da grossi macigni colà riposti a o-uisa · di riempimento, si dovette tog·lierli con gran pena: rif~rla_ con terra battuta e ·zolle. Tale' incidente però nusc1va opportuno per far comprendere agli zappatori c?me, capitando in campag.i:ia in ostacoli di simil genere, s1 debbano superare e come tali · ostacoli non debbano per nulla scoraggiare nè rallentare la ·Iena del I~v~ro. Per _riguardo all'impalcata, dapprima si erano impiegate cinque. abetelle di frassino a sezione trapeziaJe; larglie metn 0,07 per 0,.16, ·e lunghe metri 4 30 ma • . 1 ' queste, benchè abbastanza. buone per un'is.truzione, non essendo state ritenute' di sufficiente forza per sostenere pesanti c:J.rri, le si Jl!rrogarono con tre grÒssi ·fusti di · albero, coi . quali si otteneva un ponte capace di regcrere · · o . ' grav;e peso. a1 prn I due tronchi di strada si costrussero per una parte con la cassa e la massz·cci'ata e per l'altra, si · rendeva solida con semplice inghiaiata superficiale.
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DI UN PLOTONE ZAl!l!ÀTORI Di l1ANTERIA
3. Ponte terrapz"enato· con rampe. -Continuato lo scavo del fosso, facendolo girare a destra, -con fondo più ristretto, si costruiva un · pont~ terrapienato o, per meglio dire-, un passaggio sul fondo di fosso, nel quale, temendosi lo scorrere improv,,ìso delle ac-que . in tempi indeterminati, vi si lascia uno sfogo attraverso . un condotto. Con grosse pietr~ estratte dallo scavo del fosso, si formava il canale largo metri 0,60 alto metri 0,50, lungo metri 2,0Q, fornito di ah alle estremità, congiungentesi colle sponde del fosso. · Coperto il p;i.ssaggio suddetto con metri 0,20 di terra, si apriva la strada con rampe ascendenti e discendenti, · munita di scoli per .le acque e resa · forte da· buona inghiaiata. . Questa strada, che va a congiungersi con quella del ponte a fascine, larga metri 2,DO, può benissimo . servire al transito di carri ·e dare opportuno sfogo ad un ingombro accid;ntale che .su quella avvenisse.
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4. Pozzo.
Siccome suole . avvenire di frequente che nei campi di lunga- durata occorra scavare dei. pozzi per attingere acqua sul posto, così facevasene uno p_e r prova, benchè l'idea di ·:forare tutt'o il bastione, toccare la strada che passà à metri 3,20 sotto di esso e cercare ·l'acqua a 7 o, 8 metri di profondità, non fosse delle più peregrine e non . mancasse il pericolo di qualche disgrazia pel franamento di terra sì leggiera, la quale non sarebbesi potuto sostenere con rivestimenti, att~sa l'assoluta mancanza di materiale opportuno. . Fattisi però glì scandagli necessari e _visto che acqua
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SAGGIO DI FORMA:UONE E o'rSTRUZlONE
Dl UN PLOTONE ZAPl'ATOilI DI FAN'rEJUA
n~n sarebbesi dovuta cercare a lungo, perchè nelle vieme. case _la si' trovava a soli metri 2 o 2,500 di prof?nd1tà; visto che . due zappatori, pratici di simili lavori, s1 assumevano con gran.,de ardore l'impresa (I), pensando ~he ~on _fi.na ~t~e~zione si sarebbero potuti scongiurare 1 pericoli _poss1b1h . e probabili, ·si decideva per lo scavo. . A ~etr_1 3,20 cominciossi a trovare uno strato di pietre e_ mac1gm, che durò per metri 3,15. A colpi di gravina s1 staccavano pezzi di metri cubi 0,50 a 0,60 e si estraevano felicemente, impiegando un cavalletto collocato sopra la bocca del pozzo, con carrucole e buona corda. . Lo str~to di pietra servì egregiamente a togliere ii timore d1 franamento delle terre ed a dimostrare la bontà delle ·gravine, ie quali, con tanto rovistare in massi· durissimi, non guastaronsi punto. A metri 6 trovavasi l'acqua, acqua salmastra e di poco valore; ma erasi raggiunto Io ,scopo.
6. Forno. La gran quantità di pezzi di tufo di Palermo, sparsi lungo il bastione e componenti mura dirocc!l,te e di nessuna importanza, faceva nascere l'.idea di fabbricare un forno a secco. · Esso riusciva benissimo, tanto nella facciata che nella volta interna, · e benchè non lo si riscaldasse che quel tanto necessario per vedere come funzionasse, si aveva il piacere di riscontrarvi difetto alcuno e di presentare' un'opera, la quale, senza cemento di sorta, può stare a confronto di forni eseguiti dai più pratici maestri (I). Avanti il forno si scavav~ la madia, secondo il pro-· filo dato nelle Istr'!,6zioni pratiche, ma non la si copriva con là voluta tettoia, per mancanza del materiale
5. Strada in rampa. Bellissi~a oltre ogni dire riusciva la strada in rampa,. costruttas1 dopo il po?ZO. : Essa è di metri 4,00 di larghezza, lunga metri 36,00, con pendenza del 7 °lo ed un arco di 146 gradi e la si co~truiva .con le terre scavate dal · pozzo e dal 'fosso. ~a s1 abbelliva con paracarri , collocati a 3 metri di distanza l'un dall'altro, e scolpiti nel tufo dagli stessi zappatori. · La solidità di ques'ta strada, nonchè dei due ponti,
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occorrente. 7. ·Muro di èinta con due ordini di fuochi.
. Prevalendosi di alcune feritoie esistenti in un muro, si riduceva la difesa a due ordini di fuoclii, scanndo il fosso, erigendo la banchina e riducendo· così le feri-
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· · t (~) . ·Sono del ,parere che. l'istruttore non avrebbe dovuto lasciarsi s rascmare. dall ar~ore dCJ due zappatori , ma penso pure che senza un poco d1 audacia nulla si fa, e che conviene mettere ad esperi~en~o le cognizioni d'ogni uomo, per sapersene poi servire in caso d1 bisogno.
------·---------i_..------·----- ---·~ (~) Questa lode va tutta a favore degli zappatori muratoi:i diretti· dal loro caporale, che, per vero dire, fecero in breve tempo tale lavoro da meritare gli elogi dì quanti lo vanno a vedere .
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,i1 -1'
-veniva provata col farvi passar sopra clùe carri carichi di pietre , del peso complessivo di .circa l_,000 chilogrammi cadauno, tirati da I O uomini, cioè ,1 alle stanghe e 6 a corde combinate con nodi da galera e con i manichi delle gravinè. I carri levati di· peso con appositi congegni di cor. dami e di nodi, venivano con molta facilità trasportati sopra il bastione, dalla parte del muro interno, non potèndosi farli passare per altra via, e ciò serviva egregiamente ad istruire gli zappatori in manopere di forza,
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412 SAGGIO DI .l!'ORMAZIONE F. o'IStnUZIONE toie a metri 0,20 dal piano della banchina, per la prima riga a posizione di corzcati e stabilendo alla sommità del .muro il secondo ordine, per gli individui di seconda riga all'altezza d'appoggio.
DI UN ~LO'fONF. ZAl'PA1'01\I Dl F ANTERIA
11. Cucine scavate nel terreno con due filari di" fornelli". Onde· provare la ·costruzione della cucina data dalle figure 213, 214 e 215 del Regolamento, se ne scavava dapprima un breve tratto di soli sei fornelli, ed essendo questo riuscito discretamente, facevasi pure quello di 20. I fumaiuoli, costrutti con l'anima a pezzi di tufo incavati, funzion arono benissimo nell'esperimento fatto, allorchè si accesero i fornelli. L'acqua nelle marmitte si rese · allo stato di ebollizione dopo venti minuti e con leggerissimo consumo di legna. Le forti acque sopraggiunte poco dopo non cagionarono danno allo scavo, e se il lavoro non fos.se troppo lungo e penoso, queste cucin~ sarebbero da preferirsi a qualunque altro sistema. Prevalendosi poi di due grosse pietre con fori circolari rinvenute sul bastione, si costruivano anche due fornelli in. muro a secco ai due fianchi dell a cucina, onde servire alla cottura del condimento del rancio. Altri vari sistemi di cucine scavate nel terreno o fatte nel fondo di un fosso, nel taglio di un argine o costrutte con pietre e sassi raccolti a caso, dimostrarono agli zappatori come sia facile in guerra, a gente indu: siriosa e pronta ai ripieghi, a fare quanto occorra pe1 più stringenti bisogni del soldato .
8. Trincee di" battaglz"a. Tre differenti sistemi di trincee di battaglia si scavarono e cioè le ordinarie, quelle per tiratori in ginocchio e quell~ per tiratori coricati a terra. Colla trincea ordinaria si fecero vedere i tre stadi nei quali può convertirsi, e cioè : a) · Coprirsi; b) Rinforzare l'opera; c) Ridurla in opera campale. 9. Buche da bersaglieri.
Si scavat'ono pure tre ·buche da bersaglieri per .un uomo, due con pianta rettangolare ed una con pianta s1micircolare. A destra del fosso del parapetto , se ne sc~vava una per quattro uomini, secondo i disegni portati . dal Regolamento d'istruzione alle fiO'u re 46~ 48 50 51 e 52. · · b . ' ' 10. Buche da lupo. Benchè non prescritto dal Regolamento precitato, si fecero pure alcune buche. da lupo a difesa del fosso del para~etto , profonde metri 1,50, diametro della bocca metri 2,00 e quello del fondo metri 0,50. trac~iarono coi centri equidistanti gli uni dagli altri metri 3,25, e nel fondo piantaronsi i voluti pali aguz1:ati per aumentar.ne gli inciampi.
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12. Garretta da campo. Sempre impiegando il tufo, si eresse anche ~n~ garretta da campo a base quadrata, che serve benissimo al soldato, che permanentemente sta di guardi~ sul ba: stione, onde impedire che gli estranei arrechmo_gu~st~ ai lavori-, come succedeva, quasi ogni giorno, nei prmn tempi dell'istruzione .
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SAGGIO DI FORMAZIONE E o'ISTRUZION&
13. Colonna. Ed infine, onde esercitare gli zappatori in manopere ..di forza, facevasi alzare, sopra un piedestallo appositamente costrutto, una colonna di marmo di metri 2,57 .di lunghezza e del peso di chilogrammi 610. Per tale operazione si ottenevano d~lla capitaneria del porto gli .attrezzi occorrenti , e cioè la capra, le carrucole ed i cordami, e ciò dava . :fine all'istruzione pratica, non es.sendovi più terreno 'libero. Nella passeggiata militare eseguitasi il 27 novembre,
il plotone zappatori dava saggio dell'istruzione avuta colla costruzione d'un ponte che erigevasi attraverso il fiume detto di Sa,lemi, lungo la strada da Trapani a Salemi, senza anteriore studio della località. La prova riusciva benissimo. Gli zappatori, deposti gli zaini e col fucile e gli stro- . menti alla inano, si posero al lavoro. Costrutte le cosci"e, ,una scavata nella sponda e l'altra in rialzo, in meno di tre quarti d'ora, diedero compiuto un ponte· di 4 metri .di luce e 2 di larghezza. La demolizione di esso ed il .l'.itiro del materiale avvenivano in dieci minuti. Il mater;iale, consistente in tre grosse travi di metri 6,30 di lunghezza, in 32 fascine da due metri e 4 da tre, per la carreggiata ed in un conveniente numero di picchetti di varie dimensioni , veniva trasportato sul luogo da un carro da battaglione. Se ne provava la solidità della costruzione, col farvi ;passar sopra un iutiero battaglione e due -carri. Benchè gli impacci ·del chepì, del cinturino e giberna .ed in ispecie della borraccia fossero seri, pure gli uo.mini vi si adattarono e con 1~ stessa energia, come se fossero stati in manica di carni.eia, collocarono al posto
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DI ·UN PLOTONE ZAPPATORI Dl FANTERIA
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le travi, trasportarono, anche da lontano, gro~se_ pietr~ .e stabilirono una strada in rampa di pi:ù che d1ec1 metri • I d1 lunghezza. , La borraccia, utilissima a ~uesti soldati, che lavorando e sudando hanno bisogno di bere di tratto in t~atto, riesce, colla correggia attuale, assai incomoda. S1 dovrebbe studiare un modo da tenerla fissa al :fianco . Il fucile, tenuto vicino al luogo del lavoro, è sempre alla portata della mano; in c_aso di bisogno, si_ possono cambiare i lavoratori in altrettanti combattenti. · Tutti i lavori fatti durante l'istruzione, non costarono gran somma al reggiment0 ·, e ciò lo si de:e in_ parte alla fortuna d'aver trovato del buon materiale d1 tufo'. col _q uale si seppe trarne tutto quel profitto che . s1 poteva. . Le spese fatte si ridussero alle seguenti: Chilog. 5 1/4 di c.ordami di varie dimensioni L. Spago ~ Legnami per la scuola dei nodi » 1,000 canne pel rivestimento del parapetto a lire 2 al cento . » l,;300 canne pel ponte . . » » Affitto di legnami di varie dimensioni Provvista di ceste pel trasporto della terra » Metri 20 di tela per lacostruzione di sacchetti » Totale L.
9. 100 l. 500 ,. 4. 700 20. 000 26. 000 16. 000 6. 000 · 12. 400 95. 700
Calcolandosi a 674 i pezzi di tufo impiegato nelle varie opere e dando a questi un valore ~i ~ire 10 al cento, si avrebbe avuta una spesa maggiore d1 lire 67. 400 la quale, se si fosse dovuta anch,e _soste~ere, n?n sarebbe stata di gran rilievo, allorche s1 pensi, che _s1 spendono talvolta, in cose di molto minore importanza, delle · somme assai più gravi. ·
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SAGGIO DI FORMAZIONE E D'ISTRUZIONÉ'
Alla cifra suesposta di lire 95. 700, vanno aggiunte altre lire 20, importo di 11000 canne provviste per l'i· struzione degli allievi zappatori della classe 1850, per cui in totale_si avrebbe , per quattro mesi di scuola impartita al plotone effettivo ed allievi, la piccola -somma di lire 115, 700. · · Mentre il fy.finistero della guerra con Circolare dell'ottobre 1872 dava d preavviso pel licenziamento della classe 1848, il comando del reggimento chiamava al plotone degli zappato!'i 12 allievi, uno per compagnia, della classe 1850, onde poter surrogare i partenti. La classe 1850, presenta ancor merio delle anterioridel 1848 e 1849 degli uomini conoscitori di· un'arte', e sopra· 12 allievi, si ebbero: 1 falegname; · 2 carrettieri; l minatore ed 8 contadini. È ~ero che questi allievi al presente si trovano ancora in via .di esperimento, e che a furia di frugare fra le compagnie, si potranno r invenire forse alcuni individui intelligénti da poter surrogare gli incapaci, ma gli elementi buoni, i professionisti muratori, falegnami, tagl iapietre, non si potranno pretendere dove· non vi sono, e sarà forza l'accontentarsi dì buoni e' robusti contadini. Dal fìn qui esposto, mi sembra che un plotone di zappatori di fanteria, siffattamente istruito, non potrebbe a menò di fare buona prova in guerra e di prestare ottimi s~rvigi, e lo si spera. · Trapani, gennaiò 1873. CESARE QOARENGHI
Sottotenente nell't t• fanteria.
DEDUZIO]I TATTICHE DALLA GUERRA DEL 1870;71
(Taktts~ll.e Poluerungen a,u,.~ dem J(riege 1870-11 von A. nooun_AwsKr,
bauptma1111, und Kompa.gniechef i111 O. Niedt' r·schles1,c: he11 l nla111er1e Rcgimeut N. §0. - Berlin, Ernst Siegfried l\litLkl' uud S0l111 (1872).
Nel settembre del 1871 io compilai uno scritto (1) che, secondo il titolo appostogli , aveva per iscopo di trattare brevemente delle vicende e de' progressi della tattica, particolarmente dopo le ultime guerre ~om battute sull'Elba e sulla sinistra del Reno. Dopo la pub. blicazione di que' cenni miei di tattica, comparirono tosto, e vanno tuttora comparendo , ·parecchie opere , per le quali noi, siar~o chiariti assai meglio intorno alle svariate operazioni compiute dagli eserciti in quelle guerre. E però sebbene anche presentemente non mi parrebb~ necessario modificare quel mio scritto, nullameno, quasi a completarlo e raffermarlo in qualche modo, non credo soverchio il dare qui un cenno della pregiata opera del capitàno Boguslawski, a ragione dagli studiosi consid~rata come una dellP- più commendevoli fra quante furono pubblicate dopo la guerra franco-germanica. Tale opera ha per titolo: Deditzioni tattiche dalla guerra del 1.810-11.. In essa l'autore primamente ra(~) Questo mio scritto è intitolato: Della tattùJa ~àl 186G al _4874~: fu pubblicato, nelle dispense dell'ottobre~ S'H, gcnmuo e Cc!Jlmuo ~8 d della Ri-cistii Militare ltaliaria. A.r.l'(o xvrn, voi.. u.
OEDUZIONI TA1'TrCll.&
giona <legli esercit i di Prussia e di Francia, indicando le cause che determinarono il declinare, o il riaversi, di queste potenze militari, dal tempo di Luigi XIV infìno a noi; di poi prende ad esaminare la ripartizione degli eserciti, le operazioni strategiche dell'ultima campagna, gli accerchiamenti di Metz e di Parigi, e svolge utilissime considerazioni riguardanti la condotta in genere delle truppe, la tattica, e particolarmente la istruzione delle fanterie. Ancorchè commendevolissima ogni parte di questo lavoro, noi tuttavia ci ristringiamo a trattare de' principii tattici, della direzione delle truppe , del carattere de' combattimenti odierni, e della istruzione, rispondente alla guerra, che in particolar modo è a darsi alla fanteria; e riporteremo passi considerevoli dell'opera che r iguardano tali ' questioni. E però anzitutto n?tiamo, come il Boguslawski creda che la forza principale dell'esercito prussiano stia nel connubio della scienz~ con la pratica. Il più giovane ufficiale, egli scrive, studiò la storia delle g·uerre ; ed essendosi formato un criterio intorno alle cose di tattica e strategia, qualunque situazione gli si presentasse, era. in grado di condurre il suo plotone con abiljtà, e stando serrato ne' ranghi, e operando sciolto in cacciatori. Da una tale scuola sarebbero provenuti i più vecchi condottieri degli odierni eserciti di Prussia; in essa cresciuti ancora i più giovani capi, e tutte le forze novelle, che (da 20 anni còntinuamente immettendosi nell'esercito prussfano) rappresentavano l'elemento impulsore; il quale, senza promuovere misure precipitate o salti r ischiosi, tuttavolta particolarmente adoper avasi allo scopo di contrastare alla schematizzazione (Schemalisirung) dell'operare in guerra, come ancora in ogni altro r apporto militare. Cosi già. da qualche tempo, secondo l' autore, nell'e-
DALLA GUERRA DEL 1870- 71 t19 sercito prussiano sarebbe visibile un indirizzo , che, in opposizione alle teorie astratte, intende considerare la guerra unicamente sotto un_ aspetto pratico. Infatti (egli scrive), le situazioni in guerra sono di natura sì svariata, e torna lauto spesso in un luogo, e a un dato momento, acconcio e giovevole, ciò che altrove è inopportuno e dannoso, che soprattutto converl'à. astenersi dal fissar regole, che poi ad ogni passo avrannosi a rinnegare o a porre in disparte. Quindi anzitutto l'autore raccomanda lo studio di campagne consultando la carta, e poscia la soluzione di temi pratici, sulla carta pure, con supposto numero di truppe; chè per tal -m0do si acquista pratica nella direzione di queste, riesce agevole il rappresentarsi le situazioni varie in cui uno può trovarsi , e formansi quelle qualità , che ne' momonti difficoltosi permettono di afferrare decisioni appropr-iate. Le norme ed i principii fondamentali dell'arte della guerra, dice il Boguslawski, avrebbonsi a comprendere nel vero senso ; e chi gli arprende intenda bene che esistono essi unicamente allo scopo di essere con larghezza applicati alle circostanze dominanti. Vuolsi cioè <!oglierne lo spirito, non· il morto vocabolo. Quando così accada, e si avverta che, non nel seguire precisamente quelle regole hassi la formula per ottenere la vittoria, ma per contro nella loro applicazione secondo vogliono il tempo e i rapporti, allora que' principii saranno in ogni situazione di vero aiuto al comandante di tr u,ppe; e contribuiranno a conservare in lui la chiarezza· della mente, in campo tanto indispensabile per ogni capo. E r agionando intorno a tali norme, l'autore osserva come i principii fondamentali dell'arte della guerra, 1e particolarmente della strategia, dai tempi più remoti infino a noi sempre si ·conservarono gli stessi; mentre invece continuo è il mutare della t attica ; e per conseg uenza della direzione delle t ruppe, -essendo q,uesta ,c0n· la ' t at1
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DEDUZlON[ 1'A'fTICilE
tica strettamente legata. Spesso un uomo, non di rado il moversi di una intera nazione, apportano un tale innovamento. E così, rimanendo invariati i princìpii del1' arte della guerra, vediamo tuttavia variar sempre le formazioni tattiche nelle qu~li si combatte; e ne' tratti principali chiaramente appare in ogni tempo che si sta mutando, ed a riscontro quanto vuolsi avere ancora per istabile, almeno momentaneamente. Per conseguenza , secondo il Bogusl,rwski, il ricercare le forme che tornano più appropriate, e l'acquistarne perfetta cognizione, sono al presente, e continuamente, uno de' problemi di maggior momento per lo sviluppo progre_ssivo del la tattica, giovando ancora il considerare che non molti sono chiamati a valersi della strategia, mentre i più sempre della tattica s'hanno a servire. · . Perchè le regole prime di una normale disposizione delle truppe abbiano quasi a presentarsi per se stesse, l'autore tratteggia in grande le battaglie odierne, e le circostanze ond'esse differenziano dalle napoleoniche del primo impero. E però egli nota che nel diciotlesimo secolo la posizione molto estesa, e per nulla mobile, delle truppe nell'ordine di battaglia, rendeva agevole il conseguire la vittoria, con inferiorità numeÌ·iea di forze, ai capitani che eccellevano in talenti militari. .Ma la strategia e la tattica sviluppate per mezzo della Rivoluzione e di Napoleone I, in seguito all' accoglimento generale de' l oro principii , ebbero poi a consr.guenza che per l'ordinario il buon exito sia dipendente dalla forza numerica de' combattimenti, con che per altro è lasciato ancora un larghissimo campo al genio, e all'arte del capo , nella grandezza del successo a conseguire. Nelle guerre della Rivoluzione e di Napoleone I hannosi molti casi, ne' quali la inferiorità numerica ottenne risultati decisivi. Ora per contro, dopo la introduzione delle armi a retrocarica, l'una <lelle parti avendo anche
4870- 7 •1 t'.21 miglior direzione, llullameno è quasi impossibile conseguire ri<:ultati considerernli nelle battaglie offensive con minoranza numerica di truppe, ammettendo queste non diverse per quali'tà presso i due avversarii; perchè l'assalto dirP.lto va unito a difficoltà indicibili, quasi mai può riescire al primo cozzo , e per l' ordinario finisce con dar luogo ad un lungo combattimento a fuoco, che svolgesi o stando fermi in ·dati punti, ovvero avanzando assai lentamente: onde la necessità di gittarsi verso i fianchi, il che ordinariamente non torna possibile, quando non si nbbia soverchianza di forze. Per tal guisa, scrive il Hoguslaswki, l'aggiramento sarà la forma. della grande offensiva tattica, come scorgemmo accadere a Gravelotte e a Sédan; e vuol essere considerato quale tipo delle batta~lie offensive odierne; per lo meno con egual diritto che già non s'avesse lo sfondare il centro ai tempi di Napoleone I. Ancora il terreno, sec.)ndo l'autore, ha nelle battaglie dei giorni nostri una uguale, se pur non maggiore, iniluenza, che già non s'avesse sessant'anni adJietro. Chè oggi, come per lo passato, i punti consiJerevol i sono sempre agogr.ati, e contrastati. E quanJo se ne abbia conseguito il poss_esso, ì combattiruent: intorno a questi punti esercitano forse presentemente una influenza anco maggiore; chè, per la efficacia delle nostre artiglierie, puossi dominare una più larga parte nel campo di battaglia, mentre per contro il riguadagnare tali punti torna ora più difficile assai. L'autore svolge ancora varie considera1.ioni circa il corso ordinario dei combattimenti. L'iniziamento, egli dice, non appare ora diverso da quello delle battaglie del primo I mpero. Lo scontro è iniziato da vigoroso fuoco di artiglieria e da combattimenti di fanteria intorno a località sporgenti a lquanto innanzi dalle posizioni. Di poi ha luogo un impiego ancora più grande di artiglierie,· J>ALT.A GUERRA DEI,
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DEDUZIOVl 'fA'fTIC!lE
e qui comincia la differenza._ Mentre l'aggressore impe~na ora la sua fanteria parzialmente sul fronte (allo scopo di trattenere l'avversario; onde questi è tratto a sviluppare i suoi fuochi) addirizza,' sòpra l'ala nemica che intende aggirare, i corpi già innanzi a ciò.designati. La cavalleria è ritratta dietro alla linea di battaglia, ovvero allargata sulle ali dell'aggressore, o finalmente, secondo i casi, rimanendosi a conveniente distanza dal nemico, riempie gl'intervalli fra i singoli corpi di esercito. Nelle battaglie napoleoniche per l'ordinario in tale momento aveva luogo il moversi delle colonne di attacco delle fanterie, per avanzare (appena l'artiglieria avesse convenientemente operato) al diretto assalto di questo, o di quel punto, che potevasi trovare così al centro, come sopra un'ala del fronte nero ico (1 ). La cavalleria, che, nello svolgersi della giornata, il più delle volte intrammette.asi nel combattimento, era in questo urto a massa lanciata essa pure sopra quella parite de1la posizione nemica, ordinariamente il centro, cui divisavasi spezzare. E infine l'attacco alla baionetta delle fanterie avea luogo parimente dopo breve combattimento di cacciator i, _é seguivane· allora una lotta lunga e ondeggiante, nella quale spesso le due parti sciupavano le loro riserve; i villaggi ad esempio essendo qua e là presi, poi perduti, e ancora fino a quattro o cinque· volte riconquistati. Accennato così lo svolgimento delle napoleoniche, il Boguslawski presenta il riscontro delle battaglie odierne.
(1) Xl Boguslawski conviene senza dubbio che ancho Napoleone siasi giovato d0gli attacchi aggiranti; ma sostiene che questi erano rare volte compiuti a quella distanza, con che li vediamo attuati oggigiorno; cd erano usati assai più raramente che ora non accade. Aggiunge ancora che se Napolco1u avesse al presente a comandare un •sarcito, egli pure dovrebbo rinunziare agli attacchi diretti.
4:23 1870-71 In queste avviene diversamente. Quando l'aggiramento già è pervenuto a tal punto da permettere la conversione, è parimente iniziato l'attacco con ispaventevole fuoco di artiglierie; segue l'avanzare della fanteria (in· folti stormi di cacciatori, cui tengono diet.ro piccoli sostegni; diversamente dalle forti colonne <li brigata o di~ visione, che in ispecial modo erano usate nelle ultime guerre napole.:micue) ed essa solo lentamente guadagna terreno. Dove l'attacco non sia ben preparato, o mala· mente eseguito, potrà fall ire; ma frattanto, in grazia del sopraggiungere della notte, la battaglia resterà indecisa; · anche se per numero di truppe l'aggressort> avesse a soverchiarr di mollo l'avversario. P er contro, quando nell'attacco si riesce a guadagnare una posizione, laritirata torna talmente disastrosa, in ca'usa cle'fuochi accelerati dell'aggressore, che l a sconfitta dell'avversario è ordinariamente pii1 seria assai, che già non fosse sessant'anni sono. La cavalleria talvolta forse ha l'occasione cli attuare attacchi isolati, ovvero, come a Vionville, essere sacrificata quale provvedimento imposto dalla necessità; ma per regola essa è trattenuta, come a Gravelotte ~ a Sédan, dietro alla linea di battaglia. Le riserve hanno la stessa · parte a rappresentare che per l'avanti; colla differenza per altro che si è costretti a tenèrle pi-ù indietro; onde ne consegue che talvolta non possono a tempo opportuno. entrare in azione. L' in~eguimento ancora oggigiorno è lasciato alla cavalleria, coadiuvata da artiglierie leggiere, come a' tempi di Napoleone; ma quivi. ancora i risultati sono molto_ meno grandiosi, poichè la fanteria, se pur battuta e disorganizzata, è sempre tuttavia in grado di presentare una resistenza considerevole alla ciwalleria. E in.fine il difensore, in una batiaglia odierna, è costretto ad occupare la prima linea con molte forze, per conservarla ad ogni costo. Le riserve vogliono essere collocate dietro DALLA GUER RA DEt
!2i.
1810-'7 ·1 ,i 21> Egli non trova per altro perfetto questo ordine di combattimento, e a proposito accenna i rime dii, che da qualche tempo si è cercato apportarvi. Una volta cioè, partendo la linea de'cacciatori in gruppi e plotoni, s'introdusse una buona modificazione, ma insufficiente; altra volta si pensò conservare, anzi rendere ancora più rigida, la disciplina delle esercitazioni di masse in ordine serrato; ma questo mezzo come il primo non tornava bastevole, durante il combattimento, nella linea de'cacciatori (per' il frammischiarsi delle sue parti fra loro, e ancora con truppe di altri corpi) tosto scomparendo ogni suddivisione. Inoltre le esercitazioni le più rigide e severe, secondo l'autore, non procacciano per nulla alle truppe l'abilità di ben -condursi ne' ·grandi combattimtJnti di cacciatori, e di manovrare in ordine sciolto; eh.è mai si gi un gcrà, per mezzo della più dura scuola d'esercizì in forme chiuse, .ad infondere nelle truppe quella disciplina del combattimento indispensabile nelle battaglia di cacciatori d'oggigiorno; mentre i mezzi a coltivare tale disciplina stanno per contro unicamente nella educazione personale del soldato, e in una più estesa e svariata esercitazione al combattere spicciolato. Lo scrittore insiste quindi perchè al giovane soldato il combattere per. istormi sia, come è realmente, rappresentato qu·ale forma principale del combattimento di fanterie. Glì s'avreLbe cioè a dire, e ridire, ch'esso torna buono per l'attacco, e la difesa, nonchè per qualsivoglia circostanza dell'azione; che l'impit)go dell'ordine chiuso nel combattimento è ristretto a pochi casi; onde come normale è a ritenersi l'ordine sciolto, e come eccezionale il serrato. Nè parrebbe sotto questo aspetto, che anch-e in Prussia possa dire soddisfacente la istruzione ; chè, stando all'autore, quivi al soldato si racconta una storia discretamente lunga intorno alle qualità riersonali neJ)A J,LA GUERRA DEL
DEDUZ TONl TATTICHE
le ali_,-per opporle agli aggiramenti; e ricognizioni spinte a grande distanza dovranno dare pronto avviso delle mosse aggiranti dell'aggre~sore. ' Da questo confronto del Doguslawski è agevole lo · scorgere come non poca sia la differenza che corre fra le battaglie de' giorni nostri e quelle di sessant'anni addietro; d ifferenza che, secondo l'autore, è dovuta alla poten.za del fuoco, in ispecial . modo dell'arma a retrocarica e del cannone rigato. E ora particola~mente voJgendoci alla fanteria, notiamo essere opinione dell'autore che grossi stormi e piccole unitlt, siano le vere forme di quest'arma, e c;he debba essere asso! utamente abbandonata l'idea di condurre all'urto grctsse masse ser rate, ovvero g·iovarsi di queste ordinate in rango per il combattimento a fuoco. La quintessenza del combattimento de lla fanter ia, egli scrive, sta nel regolare e dominare la iniziativa dei singoli individui, e del. capo di una unità tattica per modo, che la direzione del combattimento sia per quanto è possibilr. agevolata; senza che per ciò vada perduto il vantaggio di tale iniziativa. Chè i terribili. effetti del fuoco producono lo spicciolamento; e nelle ultime battaglie batt!lglioni, reggimenti e brigate intere, combattevano sciolte in cacciatori. E qui l'aut'ore sostiene che se gli stormi della fanteriagermanica erano ancora in qualche modo Jilieghevoli e governabili durante l'azione, vuolsene saper grado alla intelligenza degli individui, al!' abilità degli ufficiali, ~onchè a:l'abitudine, ch'era in quelle truppe, di com'battere divise in piccole unità. Onde trae la conseguenza che lo scopo della istruzione tnttièa abbia appunto ::1.d essere quello di rendere p0ssibile una facile direz;one, a dispetto dell'inevitabile spicciolamento, nel quale dovrà trovarsi le tante volte la fanteric1; essendo la-forma in istormi di cacciatori quella in cui realmP-nte si combatte.
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426 DEDUZlONT TATTICHE cessarie in un cacciatore; l'ori,e ntamento, l'astuzia , il coraggio, hanno.vi buona parte, ma pochissimo .sì ragiona . della calma, dell'attenzione, del:la intellig~nza de' segnMi,. e de' comandi, che sono-pure indispensabi,li alla linea dei ~acciaiori. Inoltre, anc?ra oggigiorno, jn Prussia, dalla più parte delle truppe la istruzione sarebbe iniziatacon gli esercizi dell'ordine chiuso, senza dar luogo ad un tempo a quelli dello spicciolato; il che biasima lo scrittore; pe.rchè se le forme sciolte non sono tosto presentate. all'individuo unitamente alle serrate, ne :nasce che, quando questi abbia poi a manovrare per istormi, vedrà in tale forma spigliata un allent amento del rigore cui soggiaceva ne'· ranghi; e qui appunto sta il .primo errore della istituzione. Il Boguslawski vorrebbe ancora che· la istru:.. zione intorno all'ordine sparso fosse aécompagnata da ammaestramenti. circa le conversioni, e l e mutabilissime impressioni, di un combattimento in g-rande di cacciatori; ripetendo ogni giorno le norme opportune, e altri pochi ma buo,ni principi, ad esempio: ché una corsa incominciata non sia ma.i arrestata a mezzo, se non si vuole incontrare la disorganizzazione e la morte; che ad un àttacco del . nemico bis?gna star fermi, e far fuoco più potere; .che ad· un improv:iso apparire dell'avversario, per evitare il panico, il meglio è rispondere . con un poderoso hurr:ah, e cacciarglis~ contro ecc. ·..... Egli v.orrebbe ancora che, unitamente alle istruzioni teoretiche, non si .tralasciasse mai di pl'Omuovéte il sentimento militare negli individui,. con raccontare azioni eroicLe de-gli avi, o de' coetanei, facendo ciò con semplicità e per brevi racconti, e aggiu·n-· gendovi stringate e precise rappresentazioni de' fatti più. i mportanti di guerra, e rischiarandoli, all'.uopo, conqualch& segno sulla l avagna. E qui il Boguslawski ai molti cheopporranno: quanti de' soldati comprenderanno un'acca di tali cose! uisponde che se u n quarto solo di essi potesse comprenderle, già se n'avrebbe assai, perchè questo quarto ·trascinerà il tutto.
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DALLA GUERHA DEL 1870 -71 427 E an cot·a preoccupandosi_ della istruzione a darsi al soldato di fanterja, il Boguslawski osserva che fin dal 1854 · l a linea di fuoco de' Prussiani va divisa in gr1,1ppi, e vale il principio, ch·e il fuoco debba essere r egolato dagli ufficiali e dai sottufficia,li, e che il frammischiarsi delle truppe si-a· accuratamente evitato. ·rn teòrià· egli · t~ova ~empre buonissime tali norme, ~naorchè grandiss_1ma d1ffei:enza corra fra il p.oderoso fuoco di _grossi stormì di cacciatori con armi a r etrocarica, ed il deBolissimo · di sottili linee con fucili caricantisi dalla bocca; ma in pratica poi egli· .sostien e accadere così spesso che sia inevitabile il frammisch iarsi di truppe divel.'s e in quei folti sciami di tiratori, che gl i è vano il pensare si possano conservare distinte le suddivisioni di" una linea di fuoco. E però afferma che appunto l'abitudin e contratta dagli individui di vedere distinte quelle suddivisioni,. torna poi perniciosissima quando è inevitab ile il r i méscola,mento, chè l'individuo non è più soggett.o al fasc ino del suo superiore immediato, trovasi attorniato da soldati .di altri reggimenti, e allora tanto mag·giormente .allentansi l a coesione e l a disciplina, guanto più diversa sarà l'abi~udine-contr~tta n elle esercitazioni. Non già che l'au ... t0re, mte_n da con ciò di abolire.del tutto ogni suddivisione .di gruppi e plotoni nella linea di fuoco; ma raccomanda· vivamente che abbiasi la cura di non stabilir~ negli ~sercizi stormi e fr,azioni nuove, sempre a l ato. di quelle g ià stese; che per contro, q ùando accadde rinforzare, si- usi addoppiare la l ine,a cli fuoco, in quella guisa che, innanzi al. ne.mico, il più del!~ vol~e non è· altrimenti fattibile. qu indi egli vorrebbe che, appunto nelle eserdtazioni• d_i masse in .ordine spars?, si framm ischiassero spessissime volte fra loro varie linee di cacciatori; ·e tanto si facesse che anche tale l inea, composta di individui app~rtenenti a ~orpi diversi, rimanesse tuttavia governa.:. bile e suscettiva di direzione.
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!29 il8i0-7t verrassi a sanzionare in certo modo il disordine; ma sim ile obbiezione, secondo il Boguslawski, soltanto può · venire da chi non abbia convenientemente studiate le condizioni del combattimento odierno giacchè dopo il 6G si lavorò assai per rimovere tale disordine, ma nel 1870, in quelle grandi e splendide battaglie esso è riapparso più grave di molto che mai non era stato. E però non nell'esercizio r igido, o nel manovrar bene, e con }>recisione per colonne di compagnia, ma in altro deve stare la cosa. La fanteria vuol essere cioè abitùata a queste miscele di frazioni diverse; e resa tale che, a dispetto di que' frammiscbiamenti, essa sia in grado di manovrare con celerità maggiore che mai non abbia raggiunto; e sciogliere -questo difficile problema. ~ncora nelle più critiche situazioni. Non vi ha, dice l'autore, alcuna fanteria nel mondo che il possa; e, se noi impareremo alle masse questa grandiosa tattica dell'ordine sparso, avremo dalla parte nostra quel vantaggio, che· altra volta già ne diede il nostro combattere in colonne d1 compagnia·. Ue.bung in der Unordri,ung (1) è la frase che vediamo ripetuta e ricalcata nello scritto: Sia dato, scrive l'autore, un puntò di direzione· alle estese linee di cacciatori, poscia sia tale punto mutato; e· si avvezzino le linee a cambiare tosto direzione dì marcia. Questo avvenga non una, ma cinque o 11ei volte per ogni giorno di eserciz.io cli battaglioni, reggimenti e brigate intere; e allora si accorderà al fattore più importante del combattimento odierno, che è il combattere spicciolato, quella consi<leraz:one che realmente gli è ·dovuta. Cosi le conversioni non avrebbero, secondo lo scrittore prussiano, a essere giudicate così poco importanti, come si sono DALLA, GUERRA D'El,
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42R bEDUZTONT 'f ATTICHE Così oggigiorno, secondo l'autore, anche nelle manovre camp<)li, qu,mclo nasce confusione e disordine, per l'ordinario i superiori non lasèiano mai di biasimare e r iprendere severamente; il che egli non può trovar conveniente; chè il capo avrebbe· anzitutto a guardare come ufficiali e soldati si regolano in quel disordine, se essi sforzansi di operare in modo rispondente allo SCOP.O a raggiup.gere col combattimento, e come siasi prodotta tale confusione; e. poi, se occorre, biasimare; e tollerare la confusione, o il rimescolamento delle truppe, per tutto quel tempo che, 'i n posizioni serie del combattimento; puossi ammettere avrebbe a durare. Qui il Boguslawki non lasd!l per altro di ricordare che i legami taUici avrannosi prontamente a ripristinare, appena le condizioni del combat~ timento siano per accordarlo. Ma perchè le linee spicciolate sieno, ancora so~to il fuoco, atte a manovrare, e ad es$ere dirette, lo scrittore prussiano raccomanda che già durante la pace all'indiv icluo sia data, almeno appros~imativamente, un'idea di ciò che in realtà accade in guerra. F in nell'ossa . e nel sangue converrà gli sia innestato il principio che, staccato dalla sua co,npagnia, e non poten,.do piiì a que~ta unirsL, egli deve tosto passare sotto il comando di chi governa l'azione ove appunto egli si trova; e parimente radicat:.-gli l'abitudine a contrarre subito stretti rapporti con que' compagni da lui prima punlo conosciuti; come similmente gioverà che l'ufficiale, ove s_corgesse individui non aventi chi li guidi, deve tosto prenderne il comando, e formandone chiusi sciami, o linee di cacciatori, condurli avanti. Simili cai, scrive l'autore, sono stati frequentissimi nelle ultime . campagne. E basterà il dire che presso Worth vedevansi sostegni composti da individui di quasi tutti i reggimenti del 5' e- dell'l l° corpo. Si obbietterà senza dubbio che, così facendo nel;e esercitazioni,
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( 1) Esercitarsi al disordino.
430 DEDUZIONI TATTICHE reputate finora. Il più de ll e volte sono-quarti di conv~rsi~ne che s'hanno a eseguire. Ad esPmpio si avanza verso un punto çlesignato, e giunti a 800 passi, scor,gendo essere sbagliata la direzione, si è costretti a.convergere. E anche sotto il fuoco delle stesse fanterie talvolta a ppare in un subito la necessità di attu.a re con- · versioni; che in un bosco, e ne' terrèni frastragHati, non è r.a ro il caso di un improvviso attacao né' fianchi, il quale ordinariamente porta · il panico e la . confusione . ; nella parte assalita, se almeno con una porzicme della linea non si riesce a volgere il fronte verso il nemi·co aggirante. È presto detto, scrive il Boguslawski, che la cavalleria deve avvertirne circa le mosse den·avversario. Ma invero essa non può di certo scorazzare, ed aggirarsi a poche centinaia di passi dal nemico, durante il grandinare de' proiettili. · L'autore trova poi in.dispensabile il giovarsi di segnali in simili esercitazion i; quindi raccomanda che ogni ufficiale sia munito ap1>Unto di un fi$'chietto per segnali; cosa che se fu ~nora usata in Prussia non era però prescritta regolarmente; mentre l'esperienza ha provato che un fischio acut,o e trillànte lo si avverte anche durante 10 scoppiettìo dellè armi a retrocarica. Nel rl.lgionare de' sostegni, l'autore svolge ancora considerazioni, in't omo ·alle conèlizioni neHe quali ora trovansi quesli · elemept1 dell'ordine di batta.glia: ;Egli os, ser.va che col ·vecchio · armamento · liscio, o rigato·, rna ~on a retrocarica, tornava molto vantaggioso l'avere '. i sostegni vicinissimi arta· linea di fuoco; che ·n on érano · ques,ti · sove·rchiamente danneggiati dai proiettili del ne-_ · mi~o; anzi le perdite tornavano in molti punti minori che non restando a maggiore distanza, perchè al vecchio fucile rigato per l'ordinario mancav:l un tiro .r adènte. La loro vicinanza . alla linea , de' cacci:atori ,era tanto
:i-3·1 pm opportuna, perchè la efficacia del fuoco di questa era assai limitata; quindi da un serio attacco essa ve- . ili va quasi sempre .costretta a piegare; e non essendo i ·sostegni prontissimi ad appoggiarla, il combattirnento a forza doveva volgere alla ritirata. Ora · invece, secondo lo scrittòre, una poderosa linea di cacciatori ( e solamente con · una tale vuolsi. oggi entrarB in azione) ha in se stessa una ·consistenza per rintùzzare ogni attacco; ·quando non le venga meno il sangue freddo; e sappia giovarsi della tattica del fuoco. · Quindi non importa che i sostegni sieno vicini. Essi · particolarmente là sono per invigorire con nuovi stormi la linea, ovvero essere portati contro a truppe nemiche le quali forse intendessero di operare nei fianchi . All'incontro se i sostegni stanno assai vicini , ne risulta che tropp? facilmente si è tentati a scioglierli; e il più delle volte l'addensarsi de' proiettili tosto li scompone, e trascina in mezzo alla m ischia. Naturalmente il terreno dovrebbe sempre portare la sua quota nelio stabilire tale distanza; chè talvolta minaccian,do il nemico un attacco, e tornando possibile ·di avvicinare e porre al coperto i sostegni, sarà giovevole il non averli lontani dalla linea di fuoco. Per contro in terreni piani e scoperti converrà d 1e fra i cacciatori ed i sostegni vi sieno più di quattrocen,to q cinq·u ecento · passi. · Potrà tornare utile quì riportare un paragone, che il Boguslawski presenta fra la esercitazione al combat'tirnento in terreni piani qual e .avea luogo finora, e quale invece dovrebbe praticarsi per l'avvenire. È indicata con A la esercitazione come si è sempre fatta, e con ·B come per contro avrebbe a seguire. DALLA GUERRA DEL
1810--71
Dl!.DUZ10N1 TATTlCH E
-f8ì0-Ìi 433 - i cacciatori si ·arrestano, ed incalzano il nemico con fuoco accelerato. · Con ciò l'aut~re non intendE:\ di presentare in modo preciso, e assoluto lo schema di u:la esercitazione, ma unicamente di dare per tal guisa un semplice l;J.Sempio del come ( in opposizione al fin qu,i usato) si possa, e si debba, accordare al combattere,spièciolaio, anche sulla piazza d' arnie, la parte che gli conviene; quando non si voglia essere in contracldizione coi principìi, che dall'esercito prussiano sono seguit i nel combattimento vero, nonchè nelle manovre campali. Infine per terminare questo cenno intorno all'opera del Boguslawski notiamo che egli ha riepilogato dò che riguarda la ·fonteria nell'affermare che il variare prestamente la formazione , lo spicciolarsi con celerità, il raccogliersi con prontezza e il saper. combattere, qualunque sieno le circostanze (così sotto ,i proprii ufficiali. e. nei r apporti abituali , come_ altre.sì sotto il comando di nuovi capi , ed involti con frazioni d(truppe prima non conosciute) hanno a considerarsi co6,: i punti cardinali della tattica , e della istruzione miÌitare a darsi alla fan te ria. Da tutta l'opera, meglio che dal poco da noi accennato , appare il bisogno- di una elasticità e latitudine grandissima nel modo di combattere odierno; e in quasi tutti gli scritti pubblicati dopo la guerra franco-germanica, in varia misura ma sempre, una tale necessità è riconosciuta. Invero non è a dubitare che, per giovarsi àl massimo grado d.elle armi attuali , converrebbe accordare alle truppe combattenti in prima linea· una spigliatezza direm quasi sconfinata; e quindi tornerebbe indispensabile in tutta la istruzione della fanteria uno spirito d'iniziativa esagerato; e tale, che c0n abituare l'individuo a governarsi da sè , rendesse ( essendo già: preparata ) anche meno pericolosa unà certa individua1>ALtA GUERRA DEL
A. . l" e 4a spinte avanti - - un 1° Le compagnie . plotone per ciascuna si stende _in istormi - i sostE:gm tengono . . di·etr·o a circa 150 passi: · d.i f uoco - si sp1e20 I sostegni entrano nella lmea . ano _ esplicano salve: · . . g d l o battao·ìione frammezzo alla lmea 30 Urto e me:i:z · I? · · il risultato è fadi fuoco unitamente ai cacciatori -
vorevole: . . ·t· man40 Le due compagnie, che dianzi erano ~ ate date avanti, si raccolgono: 50 Il mezzo battaglione si spiega, ed incalza il nemico per mezzo di salve. B. . sprnta · 1o La la compagma avanf 1. Questa. si . stende . . 1s . t orm1.. La 4.. comnaO"nia tutta m i e , a 400 passi mdietro,
segue come sostegno: · 20 Là 40 compagnia move obliquamente a d~st~a stende un plotone avanti verso il ~anco? per md1care , 'bili , sernp·re hass1 a tener conto delle che, ove sono poss1 minacce verso i fianchi: 30 Avanzare a sbalzi, alla corsa' sempre un ce~tinaio di passi, poi tosto a terra nuov~mel).te: - un ~lotone della 4a compagnia rinforza la lmea d1 fuoco. . 40 Il mezzo battaglione si divide; una compagma dietro al centro ' ì' .altra a destra sporgendo alquanto . all'infuori: . , . 50 Ha luo"'O la corsa in avanti de c~cc1ator1' e del ploto·ne anc~ra chiuso della 4" compagnia: di 60 Le due compagnie chiuse seguono a suon . riesce; tamburo alla distanza di 300 passi; - l' attacco
ÀNNO XVIII,
VoL.
Il,
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43i, DEDUZIONI TATTICHE DALLA GUERRA DEL '1870-7•1 lizzazione del combattimento, ne' momenti che questa tornasse i~evitabile. Per altro è ancora cosa nota che tutte le difficoltà dell'operare pratico stanno appunto in ciò: che i fattori de' quali è forza giovarsi non sempre per ogni aspetto corrispondono alle ideali pretese della teòria; n è tale verità potrebbe in tattica essere scordata. E però non . è a meravigliar si punto , se non pochi sono coloro, che leg·genclo le relazioni e gli scritti varii con l'aiuto de' quali a noi s'affacciano particolareggiate le· batta o·lie del 70, ne rimangono alquanto impensieriti; per~hè guardando alla còlturà, , alle attitudini, t radizioni e condizioni svariate che hannosi nelle diverse . re(Tioni di E uropa, sorge in loro il dubbio che possa o . non tornare incondizionatamente acconcia per tutti una tattica, la quale sarebbe fotse _buona per gli eserciti di Germ~tnia. .Modena, aprilo 1873.
HuGUES C mAFFREDO.
LAVORI DI DIFESA DEtLO STATO (Relazione della Giunta della Camera doi Deputati)
Il 5 di questo mese è stata distribuita alla Camera dei deputati la Relazione della sua Giunta incarica·~a dello esame del progetto di legge per le opere di di fesa dello Stato. È un lavoro cli mole, perocchè conten uto in 360 · éolonne di stampa, formato in folio: tuttavia stimando possa interessare ai lettori della Rivista di averne notizia senza indugio, ne diamo un rapido cenno, il quale sebbene inco mpleto, basterà tuttavia a dimostrare quanta cura abbia preso la Giunta della Camera nello adempiere al suo mandato. Questo progetto di legge che fu presentato dal Ministro della guerra alla Camera il L? diceml ,re 1871, cioè or sono 18 mesi, portava la somma di 15 !- milioni per armi, provvigioni e lavori di difesa dello Stato, da spendersi partitamen te t ra il 1872 al l88 1. La Giunta nom inata dalla Camera nelle persone degli onorevoli Depreti's (presidente), Acton, Bertolé-Viale, Carini, Cavalletto, Corte, D'Ayala, Farini, l'errane di S . Mcwtz'no , Tenanz", e Maldini, giudicando n ecessario di ap profond ire la quis tione della .difesa dello Stato n on solo dal fato economico, ma ezianclio dal l ato ,-tecn ico, decideva di sÙddiviJ.ere il suo lavoro in sei relazioni speciali, due
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LAVOl,lI DI DIFESA
DELLO STATO
delle quali presentate nel corso del 1872 (l) di-ederoluogo a due leggi g ià in vigore (2); le altre tre rel azioni sono quelle ora pubblicate ed abbracciano: la difesa dei valichi alpini (relatore l'onorevole 'l'enani); la difesa continentale e peninsulare (relatore l' on. generale Bertolè-Viale); la difesa delle coste e delle isole (relatore ronorevole Maldinì); -i lavori ferrovz"ctri per la difesa del regno (relatore l'onorevole Depretis). Le conclusioni della Giunta sarebbero per la spesa di L. 161,400,000t delle quali: . . 16,300,000 per la difesa delle frontiere terresti-i; 60,500,000 per la difesa continentale e peninsolare; 60,600,000 per la difesa delle coste e delle isole; 3,000,000 per costruzione e sistemazione di magazzeni e stabilimenti d'artiglieria; 21,000,000 per l'armamento delle opere di fortificazione. Ond'è che nel suo complesso la spesa eccederebbe di. L. 8l,700,000 la proposta del Ministero, perocchè dei. 152 milioni da lui proposti, 72,300,000 sono già impegnati per le leggi 26 aprile e 12 luglio dell'anno passato. T1,1ttochè la Giunta proponga di suddivid,ere le spese in due periodi, che insieme abbracciano dieci anni di tempo, (L. 92,900,000 dal 1870 al 1877, e L. 68,500,000 . {~) A~mi e mobilizzazione - Relazione dell' onore,•ole FAl\lNL Difesa del golfo della Spezia; fabb ricazione d'arti,c}licria di gran potenza; costn,1,:;ione di una nu.ova (ondtria per cannoni di g:J"Osso cçilibro - Relazione dcll'onoreYole ì\lALDINI. (2) V:gge 26 aprilCl ~ 872 per la spesa straorèHnaria di L. 38,300,000 · ~ Leggo 42, luglio 48'i2 per la spesa straordinaria . di L. 38.800,0QO Totale L. 72,300,000 Dei 452 milioni del progetto ministeriale, resterebbero
da votarsi. • .
. . . . . .
L. 79,'iOO,OOO L. 452,000,000
431,
.. dal 1878 al 188.2), ciononostante la'somma è di tale entità? che prima di deciderla il Parlamento ci mediterà ancora. seriamente; e sebbene nell'intimo dell'animo nostro ben vorremmo che le savie e patriotiche proposte della Giunta pote.ssero essere accolte, pur temiamo che esse nol siano interamente per l'esitaxione che si ha sempre ad impegnar tanta somma tutta in una volta. Ci si dovrà ben venir e un ;giorno, se vorremo poter riposar tranquilli e fidenti sui nostri mezzi di difesa: ma vedendo come si proceda con titubanza anche per decidere spese di maggior urgenza militare che non quelle di crear nuove piazze forti, e so. -prattutto come ci sia riluttanza nello !lccrescere i proventi . dello Stato, affinchè que lle i::pese si possano fare, noi crediamo pr9priamente che dovremo vivere anche parecd1i anni in questo stato di perplessità , che a parer nostro è assai più dannoso che non un qual,s ias i aumento,d'imposte, che un qualsiasi nuovo balzello. Ben vorremmo .ingannarci I. ..
I. lf}cllo difosn dei ·lmlichi alpini.
L'onorevole Tenani esordisce la sua Relazione precisamente nel concetto che or ora noi abbiamo manifestatò, ricordando~ cioè che uno Stato_non può dirsi e sentirsi costituito nè economicamente nè politicamen~e,.: se prirna non ha provveduto alla propria difesa, sè:prima non si è apparecchiato i mezzi on_de salvaguardareT il proprio onore e la propria esistenza: al che si richiedono; non solamente un esercito numeroso e ben istruito, e molte armi e molte navi, ed un pronto e facile sistema di mobilb:zazione; ma vuolsi pur anco dotare lo Stato di numerose ferrovie e fortificarlo secondo la configu--
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razione e l a struttura topografica delle sue frontiere e dei suoi grandi perni strategici. Detto quindi come la Commissione della Camera avesse giudicato che la quistione dello sbarramento dei valichi alpini fosse la più importante ed urgente, l;onorev-ole relatol'e mette in sofo le ragioni di un cosiffatto giu, dizio, appoggiandosi alle sentenze di dotti scrittori an: tichi e moderni, ma, anche più concludentementr, prendendo a consiùerare in concreto la nostra posizione e configurazione geografica, e ricordando quante volte nel passato le frontiere alpine siano state un robusto baluardo per l'Italia, e lo avrebbero potuto essere se difese invece che aperte dagli stessi I taliani. L'onorevole Tenani rammentando come nel pa-:;sato giammai le Alpi nostre siano state ten[ate e passate con più di 50,000 so!dati, ~ mettendo per inconcusso cl1e ormai, anche senza fare troppo assegnamento sul valore difensivo d, Ile J;Ostre forze, l'impresa di calar e in I talia non sarebbe tentabile con un esercito inferiore ai 200,000 uomini, ne deduce la consegu,,nza che l'invasore sarebbe costretto a dividere le sue forze in varie colonne lungo l e sue valli diverg·enti e senza comunicazione diretta tra loro, ed es1Jorsi così al pericolo di essere separatament e battuto. I forti di sbarramento collocat i in convenienti positure per chiudere l e strade rotabili alpine e di così robust,t costituzione da poter resi stere più e più giorni, come bene dic.ava nelln sua Relazione la Commissione permanc>nte per l a difesa ge11 erale dello Stato, e come alla sua volta riconferm{t l'onorevole 1\man'i, servono a contenere l'inimico ed arresbì rne l'invasione, procurando così al difens ore un tempo prezioso pel' completare la mobilizzazione di tutte le sue fol'ze e concentrarle nel s ito piit opportuno per combattere; purchè questi fo rti cli frontiera siano ben muniti, il difensore avrà guadagnato per Ia mob ilizzazione e per i I concentramento delle sue
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~forze attive, tutt-0 il tempo almeno che l'aggressore impiegherà ad espugnare almeno uno di essi forti. Oltre a ciò il difensore avrà tompo di portarsi con soprav vento numerico ad affrontare hwversario, allorchè, espugnato un forte di sbarramento, starà per sboccare dalla sottostante valle; ed in cotesta guisa -'non potrà tornar molto facile - al nemico di' congiungere le · sue colonne, auche nella ipotesi assai improbabile, che queste riescissero a sboccare al piano contemporanenmente; perocchè anche in questo caso, come bene osserva l'unorevole Tenani, l'invasore.dovrebbe sempre operare per linee esterne, mentre il difensore per linee interne potrebbe contenere una delle colo~ne nemiche e scagliarsi sull'altra . Ecl a questo proposito l'onorevole Tenani cita con molta opportunità l'episodio delle g·uerra del 1799, quando Cha.r npionnet discese in Italia dal. Colle di Tenda e Duhesme dal Moncenis io: Melas, postato nel mezzo, batteva a Genola il primo, e poi a Saluzzo il secondo. Niun dubbio pertanto che tutti i valichi alpini accessibili alle artiglierie nop. debbano essere guardati affìnchè nessuna colonna di qualche importanza possa invadere il t erritorio nostro, senza essere in tempo segnalata, e senza incontrare una certa res istenza prima di giungere alla pianura del Po; e se si faranno i divisati fortilizi di sbarramento, e se la istituzione delle compagnie alpine prenderà tale sviluppo che di questa truppa si possa avere numero bastante per guardare-tutta la frontiera nostra, certamente potremo essere senza inquietudini per questo lato. Dopo di ciò la Relazione passa a discorrere particolarmente di cotesti l avori di sbarramento, cominciando dalla nostra frontiera occidentale e seguendo l'ampia curva . delle Alpi sino al confine orientale. La brevità dello spazio prefissatoci non ci permette di seguire passo passo in questo suo ragguaglio, forse
,i.40 I.AVOnl DI DIFESA un po' troppo minuto e tecnico per una relazione parlamentare, ma sicuramente di alto pregio ed interessantissimo per chi voglia o debba internarsi a fondo nel soggetto. Ci l imiteremo pertanto ad accennare le fortificazion i proposte.
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A) Confine fmncese. 1° Un forte di sbarramento sulla strada della Cornice presso Finale nella posiziono di Caprazoppa, per inter..: cettare la detta strada e coprire quella da Savona ad Acqui pel colle dell'Altare, ed anche per impedire un attacco da terra delle fortificazioni di Vado ed appoggiar e la difesa attiva del versante a mare degli Appennini - Spesa L. 500,000 - Presidio 300 uomini; 2° Un al tro forte, in posizione intermedia tra Ceva e Caprazoppa, presso il colle di Melogno, per difendere la strada che, partendo da Finalborgo, valica l' Appennino al colle di Melogno o dei Settepani e conduce a Calizzano nella valle della Bormida, e per concorrere esso puro ad appoggiare la difesa attiva de L versante a mare degli Appennini e della rada di Vado - Spesa L. 500,000 - P residio 300 uomini; 3° Forte r-:ul colle S. Bernardo par intercettare l a strada che dipartendosi da Albenga passa gli Appenn ini al detto colle e scende a Garessio n ella valle del Tanaro - Spesa L. 500,000 - Presidio 300 uomini; 4° For te al colle di Nava per- barrare l a strada che si stacca da Oneglia, attraversa la valle del torrente Arrosia , passa gli Appennini al detto cotle e scende a Ceva - Spesa L. 500,000 - Presidio 300 uomini; 5° Conservare, com'è, la fortezza di Ventimiglia, difend ibile da un presidio di 1500 uomini; 6° Forte a Tenda per sbarrare lo stradale da Nizza a Cuneo - Spesa L. 500,000 - P residio 300 uomini;
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7° :Migliorar e le difese del forte di Vinadio, sia ac-crescendone la spessezza dei muri, sia occupando con qualche opera av anzata alcune delle posizioni circostanti; guardare con un òlokaus il colle del l\Iulo, per il quale la valle di Stura potrebb'essere girata pet· la strada mulattiera che mette in val di Grana e in val di Maira Spesa L. iì00,000 ....:. Presidio 450 uomini; 8° Conservare, qual è, la fortezza di Fenestrelle Presidio di 900 uomini; 9° Migliorare le difese del for te di Ex.ìlles, occupando con un'opera staccata l'altura di Serre-la-Garde per battere meglio la strada, la ferrovia e l'intera valle - Spesa L. 450,000 - Presidio 450 uom ini; 10° Fortificazioni a Susa per barrare il passo del Moncenisio: lasciando al Min istero la libertà e la responsabilità di scegliere il luogo, che gli studi ancora in corso gli .consiglieran no come più opportuno-Spesa L. 3,000,000; 11• Conservare, com'è, il forte di Bard- Presidio 300 uomini. E tali erano anche le proposte della Commissione permanente fra la difesa dello Stato n el suo piano ridotto, pr oposto e accei;tato dal Ministero della guerra . Co~ì tutte le valli cui da Francia può accedersi per vie carrozzabili sarebbero sbarr ate. Rimarrebbero aperte le valli di Vraita e di Luserna ; ma quivi i passi alpini non sono carreggia.bili alle artiglierie, e la struttura .stessa di esse valli è favorevole assai alla difesa attiva, tanto più quando fatta da truppa pratica del luogo ed addestrata alla guerra di montagna, come saranno tra breve quelle nostre compagnie alpine.
B) Frontiera svizzera. Il piano completo proposto dalla Commissione per la d ifesa generale dello Stato consigliava l'èrezione : di una
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fortezza a Varese per intePcettare le due strade che, scendendo l'una dal San Gottardo, e l'altra dal San Bernardino si congiungono a Bellinzona, proseguono a Lugano e poi mettono per più strade a Varese; e di tre forti; a Gravellona, Fuentes e Aprica : ma nel piano ridotto vi si rinunciava, consfderando che la neutralità garantita della Svizzera rende meno probabile un attacco da quella parte ~ che d'altronde, anche costruite le fortificazioni sopraccennate, un tratto di quella frontiera, la va1 le Ticino, pur sarebbe sempre rimasto aperto, perchè d'impossibile difesa con forti di sbarramento, e n on si potrebbe quindi avere una garanzia assoluta contro una improvvisa invasione dalla Svizzera. E l a Giunta della Carnera si associò a questo parere della Commissione permanente, riputando che quella nostra frontiera sia ab bastanza protetta dalla neutralità della repubblica Elvetica e che d'altra parte il confine svizzero si possa fa0ilmente difendere anche senza il soccorso di forti permanenti. « Infatti, così si esprime l'on . relatore, la via che passa dal Sempione, non è molto opportuna a :opera:Zio,ni militari improvvise e serie. Prima di gi ungere alla nostra pianura percorre dne buonr, tappe di terreno montuoso; si avrà dunque tempo di provvedere in qualche modo alla sua dife.sa. Le Yie che scendono dal Gottardo, dal L~kman ier e <lal San Bernar9ino, e che metfono in comunicazione diretta o indiretta l'Italia colla Francia e colla Germania, prima di entrare nella pianura lombarda riannodano sul territorio svizzero a Bellinzona, e non sarà difficile al primo annunzio di guerra prevenire il nemico, e strozzare quel!~ vie alla loro gola, o salire più in su, ai valichi alpini. , « Le altre strade dello Spluga, del Maloggia, del Ber:.. nina e dello Stelvio e di altri passi minori, che accennano direttamente e indirettamente all'Austria e alla
Germania, percorrono d~pprima il terreno montuoso delle nostre valli e continuano poscia verso Lombardia per · d?e sol_e vie carreggiabili: la via Colico-Lecco lungo la riva orientale del .Lario, e la v ia dell'Aprica, che dalla Valtellina scende in valle Camonica. Ora qu~sta seconda sarà sbarrata almeno a Edolo unitamente alla via del Tonale, e la prima è assai facile renderla impraticabile, guasta_ndola nei vari suoi tunnels. Infine non dobbiamo diment icare che quel tratto di frontiera che sta fra il lago Maggiore e il lago di Como ha tutto il carattere di una frontiera aperta, che non si può difendere e tanto meno sbarrare con piccoli forti ».
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C) Frontiera austr·iaca. Come benissimo accenna l'on. Tenani, il nostro confine politico coll'impero austro-ungarico non coincide col confine geografico. Partendo dal colle dello Stelvio, il confine politico segue il contr11fforte che divide il bacino dell'Og1io da quello dell'Adige sino a monte Adamello; quindi, procedendo al sud, tag·lia l a parte supei·iore della valle di Daone, traversa l a valle del Cbiese al nord del lago d'Idro, taglia l'estremità nord del l ao-o o di Garda·, poscia da monte Altissimo, seguendo la catena di monte Baldo, cala sull'Adige .a Borgt!._e.i~9! e rimontando pei Lessini giunge al passo delle Fugazze. Da questo punto continua presso la giogaia, scende nella valle Sugana, · che t raversa a tre chilometri all'ovest di Primolano; segue assai çapri~ciosamente il contrafforte che separa la valle di Flei nis da quella di Agordo; lascia all'Austria la parte superiore del Boìte e raggiunge la cresta principale delle Al pi Carniche. Indi tiene questa catena · .6,~o alle sorgenti del Fella, abbandona aWAustria la parte superiore di questo torrente, come pure la testa del Natisone, e seguendo dapprima l'Iudrio, quindi il
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-~H LAVORI bi DIFESA ~rorre e poscia un tracciato affatto bizzarro, giunge al mare presso Grado. . . Questo confine è evidentemente poco vantagg10so p~r noi, pe.rocchè sono dell'Austria le teste di molte valli; così quelle dell'Adige, del Brenta~ del Cismone, del Corde'role, del Boite, del Fella, del Natisone ed altre; .ma il maggi_o r male non è tanto nella parte sette~trionale, i cui varchi pur possono alla meglio sbarrarsi, con le opere divisate dalla CO'mmissione permanente, ~ uanto nella parte orientale . là dove, all'Isonzo, la. f~ont1e.ra è interamente aperta. Vero è per altro che qmv1 abbiamo . più linee fluviali di difesà, che l'una all'altra si . succedono, che possono essere prontamente afforzate con f?rtitìcaziòni improvvisate, e sulle quali l'esercito attivo potrebbe· quindi sostenersi. .. Pensiamo quindi che sbarrati i valichi alp.m1, ~er proteggere dalle offese Jaterali la zona d'operazione ~ra l'Adige e l'Isonzo, potremo anche per questa parte essere .abbastanza tranquilli . Le foi.'tifìcazioni proposte · da1la Giunta della Camera. sarebbero le stesse di quelle' consigliate nel piano ri-dotto della Commissione permanente cìoè: 1° Forte ad Edolo per difendere la val . Camonica (Og lio) intercettando la ~trada rotabile che ~ali~a. il confine al pa~s9 del Tonale e scende nel terr1~0~10 bergamasco; spesa L. 800,000, presidio 300 uomm1. Però la Giunta invita il Ministero a studiare la quistione se non sia più conveniente e più utile per la difesa, chiudere separatamente il passo dello Stelvio, almeno con opere di campagna, « perchè, dice il relatore, se è ~ero eh~ con un forte a Edolo si difende la valle Camom.ca dagli inv~sori che procedessero tanto dall'uno quanto dall'altro passo, è altrettanto vero che rester~bbe. ape~ta la Va_lte1Jina a chi l'invadesse dallo Stelvio, 11 cm passaggio potrebbe pure essere favorito da quei passi per pedoni
445, e per bestie da soma, che convergono in prossimità di Bormio, resi cele~ri dallè ardite manovre di Fernarnonte e del duca di Roano nellaviemoranda,campagnadel 1635 ». 2\ Migliorare la fortezza di Rocca. d' Anfo che difende ia strada . rotabile, proveniente dal Trenti110 per la valle Giudicaria, e, costeggiando il lago d'Idro scende nel territorio bresciano. Per sistemare questa forte'zza e· migliorarla nelle singole parti e specialmente nelle più deboli contro le moderne artiglierie è proposta la spesa di L. 500,000; presidio 900 uomini. 3° Migliorare le fortificazioni ora esistenti a Rivoli e altr~ costruirne di piant(a monte Pi polo ed a monte Moscallo per la difesa della valle d'Adige. Spesa L. 2,000,000, presidio 1,050 uomiii'i. 4° Forte di sbarramento al passo delle Fugazze per sbarrare presso il confine la strada carreggiabile che da Roveredo per valle Arsa e val di Schio scende alla pianura vicentina. Spesa L. 800,000, presidio 300 uomini. Queste fortificazioni, secondo il progetto della cornmissioI;le }lermairente, dovrebbero consistere in una tagliata permanente co:q ponte levatoio, in u na batteria sulle alture più sporgenti del monto Covoli, ed in un ricovero per 300 uomini dietro essa batteria. La difesa di val d'Agno e di val d'Artico sarebbe affidata alla truppa, la quale vi potrebbe facilmente sopperire scegliendo buone posizioni ed afforzandole con trinceramenti · improvvisati. 5° Fortè a Primolano, per chiudere la via caroz~ zàbile che da Trento, per Valsugàna, scende a Bassano e per difendere la via di Feltre. Questo forte sarebbe .stabilito sul ripiano di monte San Vito o più in giù sul pendio del monte stesso, col fronte' principale r ivolto verso val Brenta e con un fianco a destra per ·battere la via di Feltre, e verrebbe armato con 15 bocche da fuoco. Si ·costruirebbe inoltre una chiusa casamattata DELLO STATO.
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sullo s.perone Tombione, a valle di Primolano, con ponte levatoio sulla strada. Spesa L. 1,200,000, pr€sidio 600 . uomini. 6° Forte a Castel Lavazzo, per intercettarè i vari passi rotabili che dal Tirolo sboccano nell'alta v-alle del Piave presso Pieve di Cadore. Spesa L. 1,500,000, presidio 800. uomini. 7° Forte ad Ospedaletto, per barrare le quattro strade che scendono p~r le valli del Fella, del But, del Degano e del 1'agliarnento e si riuniscono sopra Ospe~ daletto nella valle del Tagliamento . Spesa L. 2,000,000, presidio 800 uomini. 8° Forte a Stupizza, per intercettare la strada che . partendo da Caporetto nella valle dell'Isonzo, scavalca il monte presso Stara~ella, scende a Cividale per la valle del Natison~ e prosegue ad Udine. Spesa L. 1,000,000, presidio 500 uomini. Come dicemmo, in queste proposte la Giunta della Camera non fa che raccomandare quelle espresse nel piano ridotto della Co mm issione di difesa ed approvato dal Ministero. Laddove invece la Giunta della camera si diparte dalla Commissione di difesa, gli è rel;,1tivamente alla fortez:ta di Palmanova. La Commissione, dopo lunghe e sapienti discussioni sulle condizioni e sui modi di difesa di quella nostra frontiera orientale; dopo aver divisato nel piano completo di costruire a Sacileuna piazza di riiugio e perno di manovra sulla linea della Livenza per la difesa attiva della valle del Tagliamento, ed una doppia testa di ponte a l\fotta sulla Liveuza istessa, deliberava nel piano ridotto di non proporre per quella parte alc1ma opera di fortificazione, ma di conservare però la fortezza di Palmanova, sia per l'azione che può avere sulle strade di Gradisca e Gorizi a, sia per l'appoggio che potrebbe in qualche maniera portare alla difesa attiva di quella frontier&, sia infin~ perchè la
sua demolizione costerebbe danaro e porrebbe in allarme quelle popolazioni'. La Giunta invece della Camera, più radicale, ne propone senz'altro la distruzione; e crediamo sia il miglior parere, perchè Palmanova a nulla ci servirebbe, tranne a rinchiudervi un presidio che in breve tempo l'inimico ridurrebbe: mentre invece questo una volte impadronitosene, al principio della campagna, come diceva Napoleone I, ne potrebbe ritrarre molto vantaggio a tutela della sua linea di operazione e di ritirata. Che Palmanova sia dunque spianata, come spianata Verona vuole la G~unta della C:imera e noi con lei, per ragioni che diremo in appresso. Queste, che abbiamo di volo accennate, sono le conclusloni della Giunta della Camera, riguardo alla difesa dei confini terrestri, conclusioni che quasi collimano con quelle della Commissione permanente cli difesa e colle pro. p9ste ministeriali. La spesa, come già dicemmo, sarebbe di L. 16,300,000, e ci vorrebbe un presidio di difèsa di 11,250 uomini, cioè quasi una divisione attiva; ed è spesa sicuramente non indifferente, ma a nostro avviso, come pare sia pur quello del Ministero e della· Giunta della Camera, è fra tutte la piì1 urgente, perchè mercè di essa ci porremo nella condizione di non dover temere le improvvise invasioni e di poterci preparare a respingerle con tutte le nostre forze vive.
II. !l)ifesa contincn!ale e peninsulare.
La R elazione dell'on. generale Bertolè-Viale, tuttochè tratti l a parte più ampia della quistione della · difesa dello Stato, è così stringata e computtà che di{fìcilm~nte
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può farsene un sunto: e con dir ciò non intendiamo farleappunto, perocchè anzi nel nostro modo di vedere cosi dovrebbero esse:re fatte le relazioni parlamentari, affinchè siano lette e portino frutto. Ci proveremo però a dare un sunto abbastanza chiaro delle proposte che in questa:. relazione sono, fatte. L'on. generale comincia per <dire che nello studio della difesa del regno giova considerarlo suddiviso in due grandi regioni: la parte continentale, e la _p arte peninsulare, di. vise da una linea retta immaginalmente tracciata dalla foce della Magra nel Tirreno alla Cattolica sull' Adriatic0; e dimostra quindi quanto maggiore importanza abbia la prima sotto l'aspetto della difesa generale dell'Italia, e come una volta: potentemente costituita la difesa di questa regione, il più essenziale ed . uro-ente per la dio fesa generale possa dirsi fatto. Ad a1valorare questa sua dimostrazione egli riporta un brano di una memoria del generale Antonio Brz'gnone pubblicata in questa Rivis{a (dispensa del ·marzo 1871), e veramente migliore citazione non poteva essere fatta.
tova-Bologna, sia che siamo attaccati dall'ovest, sia che siamo attaccati dal nord-est. , Certamente, anche quando non ci decides<"limo ·a prendere noi l'offonsiva strategica, non dovremmo lasciar di combattere nè in Piemonte e in Lombardia se attaccati da Francia, n~ nella Venezia se attaccati dall'Austri~· ma i nostri maggiori mezzi di difesa, i nostri baluardi' devono essere preparati nel quadrilatero ora detto; perchè all'infuori di esso i perni di difesa strategica, che si volesserÒ stabilire, sarebbero trC1ppo discenirati e pot,:.ebbero esporre il nostro esercito a1l essere tagliato fuori dalla regione peninsulare e quindi dal cuore del regno. In quest'or,i ine di idee la Giunta della Camera resping.erebbe la proposta della Commissione permanente di difesa, che si dovesse sistemare ed ampliare. la difesa di Alessandria e fàrne una gran piazza da guerra con campo trincerato, collo spendervi 15 milioni di lire, ed apzi 18 mi lioni, e più, tenendo conto delle correlative proposte di accrescere le fortificazioni a Casale-Monfer'rato e di cr~are una doppia testa di ponte sul Po a Monti, rilegata ad Alessandria mediante un forte a S. Salvatore; · e respingerebbe pure l'idea di spendere 5 milioni intorno a Verona, come vorrebbe il piano ridotto della Commissione di difesa: ben più, vorrebbe che fossero distrutte tutte le attuali fo i-ti ficazioni di questa piazza. L'on. Bertolè-Viaìe ammette tutta l' impor1ama di Alessandria come _posizione militare; ricoùosc<~ la sua centralità rispetto al set tore di frontiera Genova-Ventimidia-San Bernarùo; riconosce altresì tu tti i vantacro-i Q <) tattici che una tal posizione può . presentnre, sia come nodo di molte strade ordinarie e di più ferrovie, sia per le alture che abbraccia nella sua cerchia difensiva; ma vi tr,.va, e con r,lgione, il d:fe tto ins ito ed irrimediabile che può essere girata pel suo fianco sud. Questo difetto fa sì che Alessandria non può essere considerata come una
A) Difesa della regione contlnentale. Contro gli attacchi provenienti 'd alla frontiera · terrestre l'alta ltàlia ha due grandi linee nat urali di difesa:. . la linea del Po e quella degli Appennini settentrionali. Gli è dunque su queste linee essenzialniente che dobbiamo apparecchiare i nostri mezzi princ ;pali di difesa. Secondo l'on. relatore (1) - e siamo perfettamente con lui - la difesa dèl bacin.o del Po si deve basare essen_zialmente sul quadrilatero Spezia-Piacenza-Man(1) E come aITmu:wa anche il Ministro della. guerra nella tornata · della C:.unera del!'~~ corrente mese, a proposito della linea furoviaria tra Spe:tia e Parma.
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gran piazza da guerra perno strategico per la difesa interna e successiva del territorio, ma soltanto come un punto d'appoggio assai valido nell'eventualità ta11to di una battaglia, quanto di una ritirata tra il Po e la Bormida. Ond'è che la piazza di Alessandria ben si deve conservare qual è ed anche migliorarne le difese quando si sarà provveduto ad altri bisogni. difensivi più pressanti; ma non ispendervi i 10 milioni proposti dalla Commissione <li difesa e neppure i 4 milioni del pro,getto ministeria1e « quando si stenta a poter decretare le somme necessarie per opere di difesa ben altrimenti essenziali ed urgenti, e quando d'altra parte il farne una piazza cosi vasta e di tanta importanza, come da taluni si vorrebbe ('una gr~an piazza da guer1·a con campo tri·n cerato), potrebbe per avventura torn~rci fatalissimo ; e ciò succèderebbe allorchè l'esercito nostro, per l'attra- . zione che ìe fortèzze quasi sempre esercitano, tanto j:>iù quando la sorte delle armi non si nÌostra propizia, vi si rinchiudesse sventatamente dopo una battaglia perduta, e riusci.3se all'inimico vincitore di intercettargli la sua linea naturale d'operazioni e di ritirata tra la: destra del Po e l'Appennino : cosa facilissima e naturalissima, tanto più quando egli insegua vivacemente e con forze preponderanti . Ricordiamo Marengo nel 1800, e ricordiamo Metz nel 1870 ». E neppure vorrebbe la Giunta che si ampliassero le fortificazioni di Casale, ma che anzi ne fosse· distrutta la testa di ponte sulla destra del Po, onde per avventura· non avesse a servire, a nostro danno, all'inimico che se ne potesse impadronire. Le fortificazioni . a Casale non devono avere altro scopo che quello di proteggere la ritirata su Alessandria dei nostri distaccamenti provenienti dalla linea della Dora-Baltea: al che basta la testa di ponte sulla sinistra del fiume. Non per questo è da supporsi che il Piemont_e abbia
· da essere abbandonato tostochè l'avversario abhia sforzato alcuna delle barriere alpine. Egli è anzi nel Piemonte -che dovrebbero succedere le prime battaglie. Minacciati dalla Francia, quivi dovremmo concentrare tutte lè nostre forze di prima linea, nel triangolo Novi-Casale-Torino; per portarsi incontro e battere possibilmente alla spartita le colonne invadenti. Il Piemonte, come dice benissimo il generale Bertolè-Viale, non ha da essere un teatro di guerra da fortezze, ma- un teatro di libere operazioni .campali, le quali se condotte con avvedimento ed arditezza potranno fin da principio procurarci successi decisivi: il .gravissimo errore sarebbe quello di volerci prepa.rare in Piemonte un sistema di difesa passiva; ed a questo punto ,<li vista non biso·gna dare ad Alessandria eccessiva importanza e ritenerla perno strategico o piazza di rifugio. Il concetto della Giunta crediamo sia ormai quello d1 tutti coloro che hanno seriamente e spregiudicatamente ponderata la quistione, e che Piacenza sia il vero perno strategico per la, difesa verso la frontiera francese e svizzera. Piacenza è il punto più centrale della valle del ;I?o; copre una metà di questa valle, sia che l'attacco. provenga da occidente o da oriente; essendo a cavallo di un gran fiume riunisce tutti i vantaggi dell'ofl:ènsiYa· e della difensiva; minaccia il fianco all'invasore della . Lombardia ; è la chiave delle vie di comunicazione coll'Emilia, colla Liguria, col Piemonte e colla Lombardia; è insomma sotto tutti i rapporti strategici, tattici e topografici nella miglior condizione per essere il bastione nord-ovest del quadrilatero difensivo della p·arte continentale det regno. Quivi dunque propone la Giunta della Camera che « si s~stemi una gran piazza da guerra con campo trincerato dalla destra del Po, con ampia testa di ponte sulla riva sinistra ed avente per avanzata Stradella robustamente fortificata ».
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A Stradella si dovrebberò erigere opere che sbarrino, quello stretto, ed inoltre una testa dì ponte sulla r iva sinistra del Po: così sarebbe protetta la ritirata su Piacenza dell'esercito nostre nel caso avesse il dissotto nelle prime battaglie. L'onorevole Be;·tolè-Viale mette in lire 5,000,000 la spesa per questa fortificazione, ed in lire 4,000,000 per la sistemazione di quella di Piacm1za: « con tale son1ma, <~gli. dice, sar~i fattibile di costituire abbastanza robùstamente la difesa di Piacenza e Stradella, compresa la costrt,zione delle due teste di ponte sul Po, e di aver così sulla nostra vera linea di ritirata e come caposaldo della nostra linea di difesa una prima piazza di sosteg·no e di rifugio nelle migliori condizioni difensive ~l tattiche come strategiche, che l'mimico non ci potrà indurre ad evacuare con ~emplici operazioni campali (come potrebbe succedere per Alessandria), ma soltanto dopo regolare e difficile espugnazione ». Egli propone altresì di mantenere le fortificazioni a Pavia, Grotta d'Adda, Pizzighettone e Cremona, come complementi difensivi della posizione Stradella-Piacenza, ma senza spendervi per ora somma alcuna. Venendo poi a trattare della di fesa nostra verso nordest, il relatore dice che non · bisogna pensare a :fare fortificazioni permanenti nè sulla Livenza nè sn qualunque altra ,delle linee fluviali tra l'Isonzo e l'Adi"e o ' ma affidare la difesa di quel .tratto di territorio all'esercito atti vo che quivj troverà buone posiz1oni, facilmente afforzabili con for-1ificazioni irnprovvisàte. Egli · nota specialmente la bontà della posizione dei Colli Euganei e Monti Bèici, quando per altro siano aumentate le fortificazioni a Venezia, come la Giunta della Camera propone (re lazione Maldin i), e quando sull'Adige si abl>ianu sicuri passi per la ritirata, e quindi: una doppia tE>sta di ponte a Boara (spesa un milione) per proteggere
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il passagg·io della strada ordinaria e· della ferrovia Padova-Ferrara-Bologna; una testa di ponte a Bndia per assicurare. lo sbocco del.le steade ai Colli Euganei, ai Mònti Berici ed a Padova; una doppia testa di ponte a Legnago (~pesa 2 milioni) per assicurat'e all'eser- • cito combattente questo importante ponte di pas·s~ggio comune alla di fesa verso nord ed a quella verso l'est. L'onorevole relatore vuole inoltre mantenuta la testa di ponte a Santa Maria Maddalena sulla linea Padova-Ferrara-Bologna, e sistemate a doppia testa di ponte le fortificaz ioni a Borgoforte, cui si destinerebbe la spesa di· 6 milioni proposta dalla Con-ÌÌnissionc permanente per la difesa dello Stato. Per Mantova la Giunta propone la spesa di 3 milioni, cioè 1 milione di più che il piano ridotto dalla Commissione di difesa. Essa giustamente considera Mantova come de lla massima importanza n on solo per la nos-tr<'t difesa nord-est, ma anche per quella d'ovest; ed in quest'ordine d'idee a noi pare che ci vorrebbero ben più di 3 n°1ilionì per· mettere :Vlantova nelle condizioni desiderabili per quel duplice scopo. Qtrnnlo a Verona, come già accc1mammo, la Giunta ne consiglia il radimento, ed ecco testuatmente le ragioni sulle quali essa ;:1ppoggia tale sua proposta: .« La vostra Giunta è venuta ·rneditatameiite in questa opinione considerando che Verona, addossata, com'è, alla frontiera. (35 chilometri), è esposta ad un colpo di mano, e n on può serviI'e come perno di manovra o piazza di rifugio. · ~ Per Napoleone Verona poteva avere •importànza strategica, pArchè sita fra ]a valle del Po e quella del Danubio, essà t :·ovavasi sulla sua g-rande l iriea d'operazione fra le Alpi e la sinistra del Po. « Per l'Austria, comprendesi di leggieri come doveva essere il punto strategico del massimo valore, inq uantocl+è
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<:opri va le sue linee di ritirata ed era una minaccia contro le invasioni d'oltre Mincio ed oltre Po. « Ma per noi eserciterebbe una funesta attrazione; ed il mantenere Verona come piazza forte, sarebbe non applicare µn o dei principii accennati per Alessandria, quello cioè che le piazze di guerra, col modo di guerreggiare d'oggidì, non devono postarsi in siti ove fino dalle prime· fasi della campagna potrebbero essere abbandonate a se stesse ed accerchiate dal nemico ; e che , ammesso l'altro principio dei forti di sbarramento di frontiera, · assorbirebbero inutilmente una grande spesa ed indurrebbero alla disseminazione delle forze mobili della difesa attiva. « Conservando Verona, anzichè, come vuole Napoleone, minaccz'àre le comunz'cazi·o ni del nemico senza compromettere le nostre, noi ci saremo .messi nella posizione inversa, quella cioè di compromettere le nostre comnnicazioni senza minacciare efficacemente quelle dell'inimico. Essendo essa girabile pel basso Adige, colli Euganei e monti Berici, noi saremmo tagliati dalla. nostra base, il Po, e saremmo addossati alle Alpi. « Partendo quindi dalla massima che un invasore,. veniente dal -tratto delle Alpi compreso fra le sorgenti' dell'Adige e Gorizia, non sceglierà per linea d'operazionL Padova-Rovigo-Ferrara-Bologna, perchè esporrebbe troppo il suo fianco sinistro e la sua marcia sarebbe impacciata dai numerosi corsi d'acqua del Polesine, ma bensi cercherà d'impossessarsi del tratto d'Adige fra Verona e Legnago, la piazza di Verona verrebbe in tal guisa t agliata l'uori e ci troveremmo obbligati a sgom-brarla; a meno che non si volesse rinchiudervi le forze necessa1~ie a presidiarla ed à sostenerne l'assedio, il che non ci darebbe altro vantaggio, per noi assai lieve, elle di paraliz-zare momentaneamente parte dell'esercito in-vasore sino alla capitolazione della piazza.
« Caduta Verona in potere del nemico, questo si ·fro-verà fortemente stabilito sul nostro territorio ed avrà completamente al sicuro la propria: linea d'operazionì, come nell'epoca anteriore al 1866. « La vostra Giunta non ignora come sia opinione di taluni fra gli asimii scrittori e studiosi del problema che ci occupa, che si potrebbe trarre qualche partito delle opere al nord di Verona , trasformandole in guisa da sbarrare l'alta valle dell'Adige. Parecchi fra essi, mentre riconoscono che Verona qual è non può soddisfare nè . strategicamente, nè tatticamente allo scopo di piazza di manov-ra ed ammettono anzi che quella cosLituisce un gravissimo pericolo per l'Italia, non osano poi cli proporne lo smantellamento totale è vorrebbero si riducesse ad una piazza forte ordinaria, atta. a costituire una doppia testa di ponte sull'Adige, modificando od ampliando le difese a nord e ad est ed abbattendo quelle sui fronti ovest e sud. Ma poich-è coloro stessi i q_uali si mostrano ;favorevoli a tale concetto riconoscono come a modificare o ad erigere nuove opere sui fronti nord ed est di Verona occorrano ingenti, somme, senza mai giungere aì desiderato scopo, perocchè le alture ivi si protendono sempre più elevandosi; e preoccupandosi inoltre la vostra Giunta deÙ'attrazione funesta che il suo nome e la passata sua imJibrtanza storio.a potrebbero esercitare su!le nostre operazioni _campali, e dell'effetto morale ch0 produrrebbe il cadere diI Verona, ancorchè ridotta a piazza forte ordinaria, fin -dal principio della guerra in mano - del nemico; tenuto conto delle altre considerazioni già enunciate, non esita, come già si disse, a proporvi la distruzione di tutte le fortificazionj di qu ella piazza , comprese le opere avanzate di Pastrengo. « Sicuramente potrà fare impressio·ne e rendere titubanti la proposta di distruggere fortificazioni che hanno .avuto tanto nome nella storia; ma, riflettendo che i ser-
45'6 LAVORI DI DIFESA vizi resi da quella piazza furono un danpo per l'Italia ed un benefizio per lo straniero, e che quando in una guerra del ·tutto italiana essa ptiò diven irci fatale, oh! allora, signori , bisogna cercare · nella forza della ragione la prudenza ed il coraggio di immolarla a quell'ingannevole fascino . che ancora esercita sugh uùmini di guerra ». Bologna riunisce tutte le qualità per essere una gran piazza di r ifug io e di riscossa, ove l a massa dell'esercito nostro do·po J)erduta la linea del Po possa r iparare per riordinarsi e rifarsi d'uomini e d'equipaggiamenti d'ogni specie; dev'essere il nostro gnm ridotto cen.trale di estrema resistenza nella regione continentale, nella quale è per noi di tti tta necessità il tener il piede a tutta oltranza, perocchè una volta interamente perduto quel territorio potremo forse prolungare la guerra, ma non più sperare un esito finale fortunato. Così a poco presso l'onore.Yole BertÒlè-Viale definisce l'importanza militare cli Bologna, e scioglie a nome della Giunta della Camera l'oramai famoso litigio fra Bologna e Piacenza. Ed in vero Bologna riunisce tutte le qualità topografiche, strategiche e tattiche per essere la principale piazza d'Italia, e non solamente rispetto alla difesa diretta del bacino del Po, ma eziandio rispetto ad un attacco simultaneo cli fronte ed alle spalle. Convergono ad essa le linee naturali d'invasione sia dall'ovest sia I dall'est, sia dal nord; per questo, e perchè com~nda l'ingresso nella Pen1sola, essa sarà quindi sempre l'obbiettivo principale di qualunque aggressione. Ad essa fanno capo le più brevi e dirette comunicazioni stradali e ferroviarie .tra la parte settentrionale e la centrale del regno; e mediante di esse può trarre ogni risorsa da tutta la Penisola; la sua posizione è. di non difficile affortificamento e vi si possono sistemare due campi trincerati (uno in pianura e l'altro in collina),
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abbastanza ampi per contenere un esercito di 200 mila uomini e più, il quale potrà o riprepararsi a1la l'iscossa o quanto meno far sì che le trattative di pace non riescano troppo disastrose. Intorno ·a Bologna la Giunta propone la spesa di 18 milioni, cioè 8 milioni più che la Commissione di difesa. . La Giunta vuole eziandio che la« cortina formata dal1'Appennino toscano ~ della quale Bologna può considerarsi 'n bastione terrestre e la Spezia il bastione marittimo, » .sia difesa in tutti i suoi valichi; crede per altro, col Ministero, che a tale uopo non occorrano fortificazioni permanenti, salvo per il passo della Cisa (strada Parma-Carrara), ma possano bastàre trinceramenti improvvisati al momento della guerra. Pel passo della Cisa ammette la costruzione di forte colla spesa di lire 1,500,000. Nel complesso la spesa per le fo1~tificazioni nella parte éontinentale proposta dalla Giunta sarebbe di 40 milioni e mezzo, cioè 16 mi !ion i piJÌ di quanto propose il Ministero, e lire 6,700,000 meno di quanto propose la Cl~mmissione di difesa nel piano ridotto. Questa differenza in meno deriva dalla somma che nel piano ridotto si progettava per Alessandria e Verona; spes.a che la Giunta non consente.
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B) Difesa della regione peni'lisitlare. Concordando nel parere della Commissione permanente di difesa, la Giunta della Camera ritiene non siavi assoluto bisogno di costruire nuove fortificazioni perinanenti sul versante Adriatico per le difficoltà che esso naturalmente pres-enta ad oper~zioni di terra sù ampia fronte. Per l'altro versante essa propone di . foftifìcare Roma e Capua; e se le nostre condizioni finanziai ie non ci costringessero a limitarci propriamente all'indispen-
458 uvo nr DI DIFESA sabile, gioverebbe, dice l'onorevole Bertolè-Viale, sia in vista delle aggressioni da mare, sia in vista della rWrata su Roma del nostro esercite{ dopo che fosse espugnata Bologna, di erigere qualche fortezza in Toscana ·e nell'Um bria e preferibilmente nel tri·angolo Arezzo-SlenaMontepulciano. . 'l'ra Bol0gna e Roma non avremo dunque alcuna fortificazione permanente, e la difesa dovrà essenzialmente basarsi sopra operazioni campali sussidiate da fortificazioni improvvisate. Per Capua la Giui1ta propone la spe;;a di 1O milioni, quanto cioè, l a Commissione di difesa nel suo piano, completo; e vuol dire 4 milion i di più che nel piano • ridotto e nella pr oposta ministeriale. E vtlramente Ja spesa non sarà trovata eccessiva da chiunque consideri l'importanza di questa piazza, sia per l a difesa di N~poli,. sia per protegg·ere la capitale del regno dagli attacchi dal sud, sia infine per sostenere la ritirata su Napoli dell' esercito che dovesse abbandonar Roma. P er Roma la Giunta delibererebbe l a spesa di 10 milioni, a « farne un campo trincerato che meita la capitale al riparo di un colpo di mano e la sottrag·ga ai danni di un bombardamento con materiale d'assedio ordinario ». -La Commissione di difesa nel piano completo, proponeva la spesa di 42 milioni per convertire Roma in gran piazza da g·uerq, con campo trincerato, come ridotto g·en erale di di.fesa dell'Italia peninsulare; ma nel piano ridotto limitava la spesa a 22 milioni e mezzo, per il che si sarebbero costruiti cinque forti di meno in prima linea e non si sarebbe nè ampliata nè sistemata l a cinta attuale. U Ministero per parte sua considerando « la gravità « della quisiione di fortificare o no l a capitale, e l'in« gente dispendio cui si andrebbe incontro » riteneva conveniente di lasciare impreg iudicata là quistione, « ri« servandosi, occorrendo, di presentare all'uopo uno spe-
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« ciale progetto di legge ». Che la capitale del regno debba essere messa a coperto di un colpo di mano, è cosa che nissuno può mettere in dubbio, e certamente la riserva cui si . indusse · il Ministero da altro n on proviene se non che dalla qu:stione della spesa. L'Italia si t rova in una condizione- assai seria: dall'una parte grandi e stringenti bisogni militari ; dall'altra la strettezza finanziaria; ed è come dire da una parte il timore di un'invasione che non si avrebbero i mezzi di contenere, e dall'altea lo spauracchio della bancarotta 'finanziaria, che il Ministro delle finanze fa balzar su ad ogni idea di nuova spesa. E quindi forza lo stentare: e pur troppo :clié a stenti non solo male si cammina, ma il pi\l soventi non si arriva a tempo a manca la lena, per arrivare. E questo spiega pcrchè il Ministero, della guerra ha dovuto limitar:si ~anto nelle sue proposte: noi speriamo per altro che Parlamento e Governo riconosceranno colla Giunta della Camera che· sarebbe un grave errore non solo. militare, ma politico, quello di lasciare affatto affatto indifesa la capitale del regno. I teoristi possono dire quel che vog·liono per sostenere che non conviene di fortificare le capitali, ma nel caso pratico chi non vede che Roma indifesa potrebbe divenire facile preda ad un nemico che di sorpresa sbarcasse in un qualunque punto del littorale, · tra Spezia e Napoli ? E chi non vede . quale gravissimo sconvolgimento interno, quale scossa terribile e fors 'anco fatale per l'esito d'Ùna guerra, sarebbe una simile perdita? Si lascerà, dicono, al di qua degli Appennini un corpo di esercito cli 40 a 60 mila uomini a portata di proteggereRoma contro qualsiasi attacco di mare : ma rispondiaìno, saranno così 40 o 60 mila uomini di meno che avremo sul teatro delle ·operazioni, l addove non avremo mai troppe forze per esser sicuri di vincere: persuadiamocene pur bene. E se perderemo n ell'alta Italia una battaglie'\ de~
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4-60 LAVORI Dl DlfESA DELT.O STATO c1swa per il difetto di questi 40 o 60 mila uomini che saranno r imasti inerti a far la guardia alla capitale? ,A llora malediremo la nostra imprevidenza; allora, come ben dice l'onorevole BertoJè-Viale, nel chiudere la sua rel azione, potremmo avere « il r~ammar.ico di dovèr scontare a miliardi e forse con peggio, quello che, fatto a tempo, può evitarci disastri, può assicurare l'esistenza e la floridezza avvenire, può con maggior fede conser• servare una, rispettata, indipendente l'Italia ». E qu·esto noi pure d iciamo, non solamente riguardo a Roma, ma riguardo a t ut ti quei provvedimenti di difesa di cui incontestabil,mente abbisogna lo Stato e che quindi devonsi fa re a costo di qualunque sacrificio. (Co11tinua).
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RIVISTA BIBLIOGRAFICA
( corso ,li nrnte,•iale ,l!nrligiie1•ia., cli GIUSEPPE ELLRNA, capitano d'artig lieria. Parte dest;ritli va - voi. l' - Pol veri, armi, artiglierie - Torino, Unione tipografico editrice 1872.
t questa senza dubbio l'o pera pill imporlanle e completa di quaule se ne siano puliblicate sul ma teria le d'artig lieria. dopochè i progressi della ,.sciE>nza mod <>.rna condussero tutti g li eserciti nd effoll uare radicali mutn zioni nel loro armamt•nto e nel loro · ma 1cr iale da µuerra. Tale è il giudizio che dell'opera stessa recarono di già i più rL•putali periodici militari ilalinni ed egter i, e tale essa si annunzia infatti dal volumu già pubblir cato, e del quale ci accingiamo a render co.n to. L'autore di quest'opera, professore di materiale d'arl.iglieria alla scuola d'applicazione delle armi d'artiglier.a e grnio . seguì, nr.1 riparlo dello rnatnie che gl'incombeva di svolgere, i pre• colli regolamcnlnt'i, i qunli dividono l'insegnamento totn lo sul m ateriale in quattro' corsi distinli, cioè: elementi cl'artigll<>.ria, descrizione e discussione del materinle, parte tlOrica, fabb ricazione, li primo d1 questi corsi, di ciascuno dei quali I'autore indica nel la sua prefaziono breve mente lo scopo, essendo pr ofessato dalla Regia mi litare Accademia, l'au tore stesso dovette suppone nei suoi lettori In conoscenza dei primi rudimenti d'artiglieria, in modo da non credersi c0stretto ad esporre le definizion i cli ogni più minuta parte del materiai~~. Volle però rendere pih completo i.I suo lavoro, aggi ungendovi una breve descrizione del materia.le in uso nell'esercito ita liano, e radunandone i disegni iu un Aliante di piccolo forma lo il -quale verrà in loce col 2• volume. · Alla mente pregevole per l'ordine e la esattezza delle descrizioni, per}'> sti le chi,no e corretto, per le considerazioni tecniche e scientifiche che vi sono svolte, t>d infine per la ricchezza delle citazioni o delle indicazioni bibliogra fiche in tese a fornire agli stu(\iosi i mezzi di estendere le lol'o cvgnizio ni al di là dei li miti
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RIY1STA
lll'BLIOG-RAF lCA
in cni dovolle mantenersi l'autor e, l'opera è allres\ pregevole pel numero degl i specchi sino!tici o comparativi ch'essa contiene, e per quello dei discgoi sia prospeltici e geometl'ici, rappresentanti molte parti del materiale, i quaJi, in tercalati nel testo, accompagnano le descrizioni. Non è possibile, nei li mili assegnati ad un cenno bibliografico, il seguir l'autore in tntte le sue descrizioni e nello svolgimento delle importanti aonsiderazioni tecniche o dei ragionamenti che formano gran parte di questo lavoro. Dobbiamo quindi restringerci ad indicar l'ordine ucl quale ·-vengono trn!fale le diverse materie, cd alcune delle conclusioni cui l'analisi e la . esperienza condussero i modi;rni artigl ieri sovra alcune questiou i riguardanli il materialo. La parte desc,rittiva ha per oggetto, servendoci delle parola stesse dell'autore « di determinare i principii che informano la coslruzione dèl materiale; cli esaminare - jn qual guisa i materiali adoperati rispondano ai preceUi della scienza mi litare e soddisfino alle varie necessità del servizio; infine di fornire utili dati di paragone r ispetto al le armi dei principali Stati "· Questa parte dividesi in due vo lu mi, il primo dei quali, quello già pubblicato, coni.iene quanto riguarda le polveri , le armi portatili e le artiglierie; le munizioni, il carreggio e gli affusti formeranno la materia del 2° volume. La parte l' tratta delle polveri, , e dividesi in quattro capi principal i. Nel capo 1° esplosione della pol·vere, vengono dapprima descritte le proprietà che dee possedere una buona polvere; l'ufficio di ciascuno dei suoi componenti, zo lfo, nitro e carbone: l'azione della polvere sul le armi e sul proietto; i mezzi acconci a far s) che la polvere soddisfi alle volule condizioni. Indicate quindi le norme per la scolla e la proporzione degl' ìngrediHnti, il dosamento tBorico cd il dosamento pratico, lo ragioni della granitura; paragonati tra loTo i diversi metodi di carbonizzazione ed i va rii legni adatti a· prodnrre un carbone conveniente, e descritte le proprietà dello zolfo e del nitro, sono svo lti per ordino i molteplici ·fenomeni che si producono nell'accensione, nella inOammazione e nella combustione dqlla polvere o le diverse circostanze che influiscono sull'infiammazione e sulla combustione. Passando finalmente all'analisi dei prodotti della combustione, e del calore sviluppato nella comb ustione, sono esaminate e paragonate sotto l'aspetto chimico le principali esperienze eseguite con questo scopo in Italia ed all'estero.
Il capo 2• tratta dei ca ratteri fisici della polvere. Tenendo conto d0li'iufluenza eh e hanno sui risu Hai.i del tiro la for,ma , la grossezza, la densità·, la consistenza dei grani, ed eziandio il ' metodo di fabbr.icaziono della polvere, l'autor<3 esamina, dietro gli studi e le esperienze pih recen li, le qualità fìsiche che debbono avùe i grani nello polveri che si adoperano a seconda delle circoslanzo, e paragona tra loro i vari sistemi di fabbri cazione in uso. ( Il capo 3° ba per oggetto i diversi metodi di prova delle polveri. ~ Indicale qua li sieno lo prove parziali necessario ad accerlar~i delle qualità e delle propriclil balistiche di una data spccrc ni polvere, l'autore ragiona e descrivo cia:cuna di qu_esto provo, e lel'mina col fare cenno dello provo d1 collaudaz1~n~ cui si sottopongono sia le polveri fabbricate noi polveriGm O'O\rernativi, sia quelle provenienti dall'indu stria priva la. 0 La descrizione del le polveri adoperate dall'nrliglier_ia ita liana e di quelle delle principali potenze estere forma la materia • del capo 4°. - - L'Eflena ci dà quiri il risultato dtl pnragon~ tra le vrimo e le seconde <li qué~li polve1:i, Da _es.so rtler~s1 .come la nostra polvere da cannono non srn sc11S1b1lmeo\e in feriore, in quanto a potenza, al le migliori polveri es tere di picc-ola granitura, quando venga adoi;ierata co lle bocche da fuoco lisce o rigate di piccolo calibro, e di scarsa lunghezza -d'anima; colle bocche da fuoco rigale di calibr9 meclio o grosso, essa riesce alquan lo èilaniatrico. _La polvere d_a fucileria può, in qnanto a potenza, ritenersi pan alla maggiore parte delle polveri estere. Tan!o quella da cannone quanto quella da fuci ler-ia imbrat!ano però sov'erchiamente le armi. La po lvere a dadi di recente adottala, è dall'esperienza dìmos!rata · convenientissima pcl cannone da 24: G R C. Finalmente un'appendice descrive i principali agonU balistici diversi dalla polvere' ordinaria, e ne esamina gli. effetti , Tali agenti sono: le polveri fatte con azotati. diyorsi, con eloralo di potassio, con picrato di potassio, la pirossilina o fulmico tone la polvere Sch iiltz, la nitroglicerintl ecc. parte 2' comprende lo studio delle armi portatili, o vien divisa in otto cnpi cd un'appendice. Definite dapprima le propriolà che debbono esser comuni a · tutte le armi da fuoco, cioè : facil ità di servizio; raclen7.a, efficacia e giustezza di tiro; rapidità del fuoco; ed inclicnti gli elementi (!_elle armi da cui dipendono tali proprietà, l'autore ,divide le ar·mi da fuoco in due grandi categorie: quello d osti-
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na te a truppe la cui potrnza dip1-1ude essBnzialmentr\ dal fu oco de ll'ar ma, e quelle di r.ui van prov1'.istr. le truppµ, P"i' le quali l'a rma da fuoco non è che un ,lr.Cf\Ss,irio Alla prima . categoria appartengono i fucili e le carabine da bors,ig lieri, ossia le armi lunghe; al}a secourlfl, i mosi;hdti, le pistole, i p istoloni Indica 4uindi le condizioni spi•ciali per ognuna di queste categorie d'armi : P"r le ar mi lungh e, la faei lità di trasformarsi in a rmi bianche, onde l'u~o della baionetta o !a Mcessità di u oa lung hezza_, baionetta comprPsa, di almPno l"',80; un peso CU<) non oltr,,passi i 5 chilogr11mmi; un cal ibro che p<>rmèlta al soldato di portar e con sè un numero sufncient» di munizioni, senza es,er troppo gravato dal loro p1•so ; una lung'IH•zZfl, senza la baionetta, tale da permettere senza pr.ricoli i fuo c;hi su due riglH•; una posizione rlel c,·nt.ro di gravi tà che r enda l'arma oquilib ra!H quando è appoggiata alla spa lla del tira tore; inlìne, la sir.urezza df'I mun·zionam<rnto in campagna rendii necessar io che tanfo il fucilo da fanteria quanto ia enra hina da bPl'Sfl•'l ieri ab biano Jo stesso calibro e la stessa cartuccia, o pc•rciò che siano uguali nello due armi le parti che hanno colla cartuccia l'eiazione immediata. · t·e's pnienza ha dimostrnto che, r<'golando convenientemente alcune di queste condizioni, la fanteria ed i hersaglieri, posso·not senza svanrag:,rio, essere forn iti di una ll)Hdesima arma. . Circa alic armi corto, il mosd'1ello dev'essere corlo e leggero in mod,o da non p rodurre . impaccio, però di lu nghezza t<1 le che li !noco possa ancora ,·sserne dfìcnce, almeno siito a ,100•• e che nll'occasiono si possa anche far fuoeo su <i uc-i rig-he. È però <iiffìcilo che un moschetto pesi meuo cli 3 chi loc:rr~mmi Ri<;hiedendo il moschello . le rnre volte in cui si ndopeta. rnolt; celerità di tiro, è i·onvonfonlc assai µer un'arma s;mi lo il sistcirna a ripl•tiz\one. Più co1·10 e pitt ll'ggero anc(Jr/-1 del moschello dsv'ess,..re il pist0 lone, il cu i pc,o non dl•ve eccedere · 2 chilogrammi Fina lmente la pistola, 1.1 più leggera e mnnPggevole rra le armi da fuoc >, deve pt'r ml'lt1·re di far fuoco con una sola mnt10; la sua lunghezza non le può quindi permett,•re se non un fuoco a brevissime clist.rnzo, cd il suo pl' rn n on deve eccedere I cltilogr. per le trup.pe a cavallo, e .::oo grammi per quel le a piedi. L'autore passa in seguilo ad occuparsi minutamente ed in tutti i parlir.olari, di eiascùna ·df•lie p11rti principa li che compongono un' arma da fuoco, cioè : la canna, il m,·ccan ismo di scatto, i~ congegno di chiusura dell:i culatta, 'la cassa, le parti acc;o,,;sor1e. 1
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Riguardo alla canna, si considerano in primo luogo tutli gli elemen ti .del l'ìnteruo· di essa, ossia dell'anima: fo r ma, lungbozza, cali bro, rigatura; quindi il metallo di cui son fatte le canne e la loro forma esterna, ed infine la forma, lo scopo ed il modo di collocamento dello varie parti che si r iferiscono · . . al puntamento . · I meccanismi di scatto sono divisi in due grupp1: quelh a molla a lamina, e quelli a molla spiralo. - DescrHte ~ ragi~nate separatamente e nel loro insieme le singole ~arti. cos_tttuenti ognuno dei due sistemi, si arrecano esempi dei prmci pali sistemi conosciuti. Quanto si riferisce alla cassa od alle parli accessorio è radunato in un so lo capo; nlle descrizioni fanno seguito lo indic~zioni dei legnami, alti alla costruzione delle ca.s:;e delle .varie armi, e doi metalli adoperati per le diverse parti accessorie. IJ capo che tratta dei congegni di chiusura: è naturalmente jl più esteso, ed è qu_ello di cui è perciò più difficile dare un compendio csatlo. Oltre ai r agionamenti gen,era!1, concernen ti la ragiono, l'uso, e le condizioni necessarie dell_e varie parti costi tuenti un congegno di chiusura ch_e cor~1: :;ponda allo scopo, sono descritti ~in~ola~mente ed_ rn tutti _1 loro particolari ben tredici C')ngagrn d1vers1, fra quelli prop~sll'. o già adottati dai ,varii eser.citi. Ciascuna ~i-queste _des?r1z1om è corredata da eccellenti disegni che n e fac1htano mirab1l'.n~n~0 l'intelligenza. L'autore divide i sistemi di chiusura conosciuti lU · tre categorie special i, quelli ad otturalore scor?wole secoud~ l'asse della canna, come il Dreyse, il Chassepot, 11 Burton; quel11 ad otturatore c:rirevole i ntorno nd un asse parallelo a quel!~ della canna, q;ali sono lo Snider, il Werndl; quelli infine in cui ]'otturator e gira attorno ad un asse perpendicolare atto~no a quello della canna; a quest'ultimo sistema appart~ngono 11 Re~ mington, il Werder, il Peabody, il Wanzl ecc. D1 _og1rnn o ~01 sistemi descritti sono ch iaramen te fatti r isaltare 1 vantaggi e •·gl'inconvenienti, sotto il puoto di vi_s~a ~ecoico e ~ra~ico_. P_ara: gonando tra loro, rispetto alla celenta d1 man~gg10, 1 p~m~ipah sistemi che già ebbero la sanzione dell'e~perwoza, ~ot/1 troviamo dall'E llena cJassificati come segue: il Werder, 11 \\ ~stley: Richards ed i\ Hurton, che r ich iedono ~olta.nto tre. movimenti per la carica; i1 Remiogton, il Peabody, 1l Werndl, 11 Ch.assep~t che ne rkhiedono quattro; il Milhank·A~sler, lo Smd~r, 11 wanzl, 1' Albini, il Terssen, il Dreyse, cm occorrono cmque movimenti. 30 .ANNO XVIII, YoL. I.
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Viene in seguito lo studio d·e lle armi a ripetizione, fucili e pistole a rotazione. Esaminato il modo di comporre tali armi, e le cartucce che ad esse si convengono, defluito le condizioni cui devé sodd isfare un'arma a :serbatoio, ed i principii relativi a lla conformazione di una pistola a rotazione, l'autore ci dà anche qui la descrizione dei tipi principali di ognuna di ques te due specie di armi; fra i fucili: il Wetterli, lo Spencer, l'HenriWinchester; fra le pistole: quelle dei sistemi Colt, Smith e \'Vesson, Lefaucheux, Chamelot- Delvigne, GalAnd. Finalmente, ~gli dedica un capitolo al la descl'izione ragionata e particolareggiata dell'armamento dell'esercito italiano, dal le armi trasformate a r etrocarica ,a quello mod. 1870, comprendendovi le pistole a rotazione da carabinieri reali, il pisto lo11e di cava lleria, e le pistole d'artiglieria e cavalleria; e vi aggiunge un cenno sul le armi in uso presso le principa li potenze estere. Alle descrizioni di ognuna delle armi citato vanno uniti gli specchi dei risultati che diede l'esperienza di essa, e v11ri specchi comparativi fra le diverse armi. Un ultimo capo tratta delle armi bianche e delle nrmi difensive; armi da taglio, da p un ta, e miste da taglio o da punta. Alle considerazioni generali sopra ognuna di queste armi, s~iabo.le, lanc~e, baionette, sciabole- baionette, o sopra le arny d1fens1ve, elmi e corazze, l'Ellena aggiunge puro la doscrizion'e di quelle adoperate da ll'esercito italiano. La parte relativa alle armi portatili è chiusa da un'appe.ndice, ove sono accennate le particolarità riguardanti gli asso rtimen ti. le parti di ricambio e le casse d'imballo poi: le armi portatili italiane.. Segue da u ltimo lo studio delle artiglierie. Esso è diviso in .sei capi, il primo dei qua li, Indicazioni generali, tratta dello condizioni cui devono soudisfore tu tte le bocche da fuoco, fa. ci lità di servizio, qualità del tiro, durata, e quindi dei metalli ada t.ti alla loro fo bbricazione, bronzo, ghisa, ferro fucinato, acciaio. Il capo 2° comprende lo studio della rigatura, e, premette le considerazioni gen erali , descrive i va rii sistemi di . rigatura, che si possono dividere in tre grandi tipi, cioti: sis temi a vento, cui 11ppar te ngooo la rigatura Cavalli, il sistema dell'artig lieria francese di terra e quelli che ne deri vano, la ri~ g atura a fondo eccentrico, qu ella a diversione di' Armslrong, quella della marina fran cese, la ·svedese, la Whitworth, l'au·s triaca, quella degli obici italiani, e quella di Woolwich, i sistemi a soppressione di vento, mediante la compressione, pei
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quali sono indicate le formo generiche dei proietLi e dell'anima, e di cui fanno parte la rigatura prussiana e quella Arms trong:; ed i sis temi a soppression·e di vento , mediante i'espansione, ai quali appar tengono il sistema di r igatura americano e quello svizzero . Paragonali tra loro questi diversi metodi e te nuto con to dei risultati esperimentali dati da ciascuno di essi, l'Ellena giunge alla conclusione che il sistema a soppressione di vento per compressione è d'assai superiore a quello in cui il vento si sopprime per espansione; e che il sistema a vento, mentre ha il vantaggio della semplicità di costruzione e, permettendo l'uso di forti cariche, può produrrl'\ velocit/) inizia1i considerevo li, ha d'altra parte l'incouvenieole d'impedire uno esatto ceotramento del proietto, il che produce minor esattezza di Uro, e l'altro inconveniente eziandio che la sfuggita dei gaz fra il p roietto o le pareli dell'anima cagiona a questi guasti maggiori. . Passando a disconere nel capo 3° dello forme del le artiglierie, l'autore incomincia a colisiderare la forma e la lunghezza dell'aJlima, dislinguendo le artiglierie rispetto a tali qualit~, ed indicando l'influ,!nza che ta le for ma e ta le lunghezza: esercitano sul diametro da darsi al proietto, sulla sua velocità, sulla ré- . g olarità del tiro, sulle conpizioni do! servizio io. genr.rale. Trallando della forma del fondo dell'anima, accenna alle anime camerate, allo camer e cd al pareggiamento dei mortai. Seguono le considerazioni stilla forma esterna delle · bocche da fuoco, riguaròo alla r esistenza ed al servizio di esse, e perciò sul profilo e sulla grossezza delle pareti; sul collocamento delle maniglie , degli orecchioni, degl i zoccoli rispetto al centro di gravità della bocca d-0 fuoco; infine sul poso di questa in r elazione al tormento dell'affu sto. Accennate quindi le particolarità del le parli refalive alla comunicazione del fuoco alla carica, focone e grani, vengono sviluppa te le considerazioni ,che riguardano i congegni di chiusura C:el la culatta, e date le descrizioni dei pri ncipali sistemi di ottur<1lori in uso. Secondo l'autore, un buon sistema di chiu sura devo soddisfare a molte condizioni le quali vengono. particolarmente ac.~ ennate, ma che riescon mollo difficili ad ottenersi in pratica. Trattasi di adaliare il sistema di otturatore a l gonern, alla potenza della ·bocca da fuo co, ed al ser vizio ch'essa deve prestare. Gli otturatori dividonsi in tre classi principali, cioè: quelli scorrevoJ.i nella direzione dell'anima, quelli scorrevoli in .dire.zione trasversale alla bocca da fuoco, e quelli che risultano
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.{.68 RIVISTA dnlla combinazione dei due primi. Tranne le condizioni indispensabili ad ogni ollurator<1, alcuni di questi possedooo certe qualità, allri, altro; sono indicati i metodi segu ili per ottenere tali quali tà, specialmente la più importante di'esso, quella cioè della chiusura ermetica . I principali sistemi di olluratoro sono: quello della marina franceso, il Krupp, il Wahrondorft', il Llroadwoll, il Kreinor, l'Armstrong . Term in a questo capitolo lo · studio delle parli r <' lative al puntamento nelle varie arliglierio, o del loro collocamento sulla bocca da fuoco. Nel capo 4• l'au tore considera i vari sistemi di costruzione delle bocche da fuoco, in relazione col la resistenza di questeEssi sono: le artiglierie fuso in un sol getto; lo artiglierie cerchiale; quello a tubi forznti; quolle formate di tubi ad elasticità progressiva, Accenna poi alle prove di resistenza cui debbonsi sottoporre lo artiglierie prima di porlo in servizio, cioè: provo d'adozione o prora ordinarie. Rispetto al servizio cui son(, destinale, lo nrtiglierie si diviclono in tre gruppi: eia cam pagna e da mo.ntagn a; d'assedio e da piazza; da costa. I requisiti speciali di ciascuno di qn~li gruppi di artiglieria, i dati su quelle di ciascuna speci~ io uso presso lo principali potenze; la descrizione dogli effetti drl tiro delle artiglierie da costa con Lro lo co1·ozzlltu re o lo consegucozo di esso rispetto alla disposizione dello corazze, ed infine il paragone fra la potenza di alcuni cannoni da cosla o la resistenza di alcuni tipi di corazzatura, formaao l'oggetto del c;ipo 5°, che termina con un cen no sulle artigli erie cnntimdentì e sugli. obici da costa. Il capo 6· è consacrato allo artiglierie adoperato in Italia, siano esse regolamentari o siano di modello vario. Vi sono indicate lo formo, i sistemi di riga tura, i sogni speciali, i caratteri particolari di ciascuna bocca da fuoco, il tutto corredato da specchi riassuntivi contenenti lo dimonsioui ed i pesi . Un articolo speciale tratta degli alzi e doi quaclranti pel puntamento. · L'ultimo cnpo !rallo dello mitragliere. Descritto, como tipi dei principali sistemi di milragliero, quella Gatling e quella Ml)ntigoy-Chrislophe, si fa cenno dello mitragl iere adotlate noi principali Stati. Circa alle armi da ramparo, definiti lo scopo ed il carattere di esse, son pure indicate alcuno di tali armi ' che trovansi in uso. Il sin qui detto bas terà a dimostrare l' imporlanza del libro òol capitauo Elleno, e la sua utilità por gli uffiziali che bramano
,di tenersi al ratto dello quislioni relative alle armi ed al ma·torialo da guerra. Noi, lo ripetia:no, non potevamo se non accennare lo m<1torie trattate, e l'ordine nel quale sono svolte; il nostro sun to dà quindi uo'assai pallida idea di quesl'opora. Termineremo quindi csprimondo il desiderio ch'oss~ venga òa molli tolta e studiata, e giovi co~ì ad accrescoro 1l tesoro dolio cognizioni do' nostri uffiziali. La nostra t•ete fer,•oviaria e la di(t!_"" dell.~ Sl~to. ~ Considerazioni di A. G. - Verona, sta1J1hmento C1velh, 1873.
L'autore di questo lavoro è lo stesso òei due opuscoli: Bol ogn_a e i'Apennino nella difesa d'Italia, e, Stra1eua ed ALessa1_id_n a ·neUa difesa occidentale d'Italia,, dei qua_ll la nostra Rvvista diede un cenno nelle dispenso dol gonna10 o marzo 1872. Ciò rammentiamo perchè fra i concetti di questi o de~ n~ovo opuscolo esistono taluni legami che, dircttaa_ie1'.to od rnd1re~tamento, vanno tulli a far capo nel nodo pr111c1pale della qui· stione, la difesa dello Stato. . · , ... . O"nuno ricorderà la viva impressiono prodolla fra m'.hlari da quello due interessnnti pubblicazioni, venute_alla l~ce_m un momento opportuno, quando cioò ferveano IH d1scu~s10m sull_a Relazione della Commissione permanente per la,. difesa l~rntoriale dello Stato; coo esse il valente autore, coli impeto d ~~~ profonda convinzione, spezzò una prim~ lancia _contro v1oll pregiudizii sul modo di considorare la d1fosa naz10nal~.. Ed ora, in questo nuovo lavoro, preodehd~ per capi stauih i punti µrin cipali del suo piano di difosa ed'. c~ncenlra~ento dell'esercito, egli formula il vasto progetto d1 ~1alla~carh con linee ferroviarie che ne aumoolino il valore d1fons1vo ed of~~~
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La quistiooo ferroviaria militare in l_Lah~ •. pe~ rapporto ~l)a produltibilità delle sue roti, ai trasporli m1lttar1 ed al _serv1Z10 ferroviario in guerra, era già stata _t~altata dal . maggt0r~ _dol genio Charbonneau (Vodi Riuista militare del giugno, luoho e settembre 1811). , Taluni In studiarono anche sollo l'aspetto mililar~ e commerciale ad un tempo, tra cui amiamo dist.inguere l'rnge_gnere Gabelli, deputato al Parlamento nazionalo, 11 ~uale pubbl'.cò ~n bellissimo lavoro su questo argomento nelle d1spoose dell aprilo ,e maggio 1873 della Nuova .Antologia.
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BlBLlOGRAFICA
Altri fecero degli studi parziali di tronchi di lince ferroviarie., tutti più o meno commendevo!i per lo scopo part:co lilre cui sono diretti, tra i quali ciliamo quelli dei e ornitati Iuc?hese e n_iodenese elci signori P. Aatonelli, I. 't. Protcbe e dogli 1ugegnen togli, Scarabeili e Mattei;- ma un lavoro comple to e collegato colla difesa d'Ital ia ern serbato nl signor A. G. di p~esentarl? al _pubblico io tutta la sua ampiezza e splendidezza d1 concetti e d1 vedute, specialmente mi li tari. Non è a dire qoa lmeote le opere di codesti scrittori di cose ferroviarie, come pure i vari discorsi fatti in .Parlamento, le proposte contenute nei ·div(•rsi opuscoli stampati, o sullo stesso oggetto o su quello della di.fesa, siano tutti perfettamente noti ed a proposilo citati da l signor A. G. nello svol" imen to de lle sue considerazioni. Egli fa tesoro dei dati divor~ in esse con·ienuLi, n~ aggiunge_ altri preziosissimi, e si r ivela, in questo come nei i:,recedeot1 opuscoli, coooscitoro accurato e profondo · dell'argomento che ha preso a trattare, e del quale diremo brevemente. · . L'opuscolo è diviso iu cinque capitol i. - Nel primo sono COil'· siderale lo condizioni presenti della nostra rete ferroviaria sotto l'aspetto ~~r~te~ico; ~ non tanto pel numero delle 1(nee, quanto pelle coM 1z1om plammetriche ed altimetriche, di polenzialit'à· e di esercizio più o meno acconce ad agevolare un rapid o con.. centrameuto dell'esercito Yerso l'una o l'altra delle due frontiere continentali . o-uerra franco-rrerL'autore, basandosi sui folti dell'u ltima . . , . O D ma111ca, pone rn evidenza come la fo r ma regolare di una rete ferroviaria non l5asti sempre a provvedere alle esi•>enze dei· trasporti mi litari e che la sua produttibilità spesso ~ufficiente· d~I. punto di vista commerciale non lo sia sempre sollo l'aspettom1htaro. In questa parto del suo lavoro egli fa toccar con mano ciò· eh~ fu a':l~esso sinora da tutti gl i intelligenti di questa maten~, ~ ~100: cht, se la rete dell'alta valle del Po non ha nulla da rnv1diare ad alcun'altra; la rote veneta è incompleta ed in- · suftìcionte ai brsogoi mil itari; ed ambedue sono malamente c~llegate colla tete peninsulare per difetto di sbocchi nell'Ape.u·-· n mo toscano. · Nel secondo capitolo l'autore mette in rilievo i concètli che.si dovreb??ro seguire nel lento e continuo · avanzarsi della nostra rete m1 l1tare fcrro1•iaria verso il suo assetto definitivo. E frammezzo ad una copiosa fonte di falli e di ragioni, egli fa sca-
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turire la massima fondamentale, che I; acceleramento nelle operazioni di concentramento non lo si deve soltanto attribuire alla quantità delle lince radiali, ma bensì al sistema eh~ fa de~ la mobilizza;r,·ione itn'operazione staccata che precede 1:mrnediatamente ii concentramento. Jn quanto poi al la zona ove tornerebbe op~ortu_no av~re una ceTta quantità di nodi ferroviarii da cui irradrnre 11 _mov1m~nt~ verso qualsiasi parto d'Italia e nei quali for'.llare 1 . centri d1 I rifornimento dell'esercito di prima linea, l'autore m questo '! capitolo ~i pronuncia in modo assoìuto per quella che sta dinnanzi e dietro l'Apeoniuo toscauo e sul corrispondente corso del Po con Boloo-na piazza centrale' per afforzare la difesa del l'Ap~nnino ste~so, .e per assicurare le comunicazioni colla penisola. · Nel terzo capitolo sono indicate le nuove linee cho l'autore propone di aprire per completare la rete continentale, ben s'intende, sotto l'aspetto mi litare: le radiali, cioè, pel concentramento delle nostre forze da oriente ad occidente, e viceversa; e quella pHr l'irradiamento dHllo medesime dagli sb~cchi settentrionali Jell'}.. pennino etrusco verso il Piemonte ed 11Veneto. Nel quarto capitolo, secondo ooi il più importante, per~hè tocca al vivo quistioni d'alto interesse m ili tare e commerciale ad un tempo, •sono determinate le linee di transito dell'Apennino toscano mercè le qua li ·ottener e la .conlinuazioue dolio quattro linee' peninsulari, due li toranee e due interne, in guisa che r iescano libere ed indipendenti per tulio il loro percorso e non creino dannosi a1;glomerarnenti d'uomini e materiali. !la la litoranea mediterranea aveudo già il suo prosieguo llella' linea Ji<rure pel passo dei Gio vi, e l'adriatica nella emiliana fino a Bologna e per Ferrara a Padova , l'autore, in'questo capitolo , si restringe naturalmente al la soluzione del pro~lema per la due iuterne, e la r inviene nelle tre li1~ee seguenti: La prima da Sasso a Cal<rnzano per le valli del Setta e del Bisenzio; la seconda , detta Tiberina, in gran parte per la val!e del Tevere, da Forll a Perugia ; la terza da Uodcna, Pracch1a a Lucca. Però !'autore, senza disconoscere i pregi militari della linea Tiberina~ la cr ede per ora tr,)ppo preco~e, perchè non f~rebbe che ritardare un buon assetto del la nostra rete, al quale s1 potrà giungere in brevo colle altre due suindicate._ . . Escludendo fin da principio la Parma-Spezia, come lmHa d1 prolungamento d'una dello due interne, per ragioni di vizioso
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tracciato, di forti pendenze e di esposizione, in un tratto, alle offese della flotta nemica, l'autore sareb be d'opinione che anchè per rapporto alla difesa, invece di detta .linea, converrebbe averne un'altra che da Spezia , ceutro principale della difesa marittima, andasse all'altro centro della difesa terrestre Bolo.,.na 0 al coperto .dal nemico che si trovasse già nella valle d;I Po. '. Infine, nel capi tolo quinto, nel prendere in esame la rete peninsulM'O e le linee di concentramento, l'autore vuole prima persuudere gli Italiani essere m-rorH:Ht la suppÒsizione che si P?ssa facilménte ridurre a mal partito la nostra oblunga pemsola cou un duplice e .contemporaneo attacco da terra e da mare, quando contro gli àltacchi da mare si avesse modo di, trasportare in breve tempo una parte del nostro esercito concentrato nella va llo del Po - in luoghi prossimi allo ,sbarco· condizione fa,vorevole questa, soggiunge egli, che si otterrebb~ senza difOcoltà, adottando lo linee di transito dell'Apeunino designute nel capitolo preced4:)nto. In quanto alla rete peninsula re, l'autore ne definisce il completam ento in modo che i gra ndi scaglioni, pel toncentramento delle nostre forzo dalla Penisola nella valle del Po, sarebbero determinati dalle trasversali Roma-Ancona, Napoli-Foggia, e da quelle toscane sottoposte all'A.pen nino. Nel ca~o della offensiva, dimostra che il suo" sistema, protraendosi le radiali continentali sino alla frontiera, provvede anche a questo caso. E nel concetto della difensiva è di parere che sarebbe prudente per noi lo rnegliere linee di radunata non più avanzale di quelle segnate dalla pianura di t\larongo, Casale e Sessa da un lato, e dalla linea dell'Adige dall'altro valendo assai meglio avviarsi compatti in cerca del nemico, di quello che essere c~strelti da una sua manovra a prendere una posizione più addietro. L'.a~tore term_i~a quest'ultimo capitolo ricordando vari principii tattici o strateg1c1 che dovrebbero app'iicarsi nell'impiego delfe nostre forze s\ nell'offensiva che nella difensiva; e fa altre considerazioni sugli ordinamenti tattici delle nostre forze attive . come pure sui sistemi delle nostre opere permanenti di difesa'. lamentando che ancora da noi esista · una pericolosa teudenzac~e ci spinge al disseminamento piuùostochè al concrntramento delle forze, al sistema del cordone anzichè del la massa. I pochi e larghi tratti con cui abbiamo ceMa to delineare il lavoro del signor A. G., se non bastano a fornire ai nostri lettori una idea chiara e completa di esso, quale avremmo de-
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"'lìiderato di dare e come lo merita il lavoro per se stesso, saranno sufficienti, almeno lo speriamo, a far intravvedere che nelle ·sue diverse parli si possono atlingere molli dati e snggie proposte per ri'Solvere definitivamente 1a questione in armonia cogli interessi militari e commerciali, vale a dire, colle vist<i strategiche ed economiche del nostro paese. Sotto l'aspetto militare poi si potrebbe dire che il suo progetto rappresenta propriamente un ordinamento generale do! nf,stro sistema ferro~iario, l'~tluazione de_l quale offrirebbe alla nazione un mezzo ·sicuro d1 a~evolare 11 concentramento e l'applicazione delle sue fo!'Ze vive nei punti probabili di resistenza, in quei punti cioè che si lrovano !ungo le naturali linee <l'invasione del nemico, vfmga questo da terra o da mare. Tale progòtto giunge veramente a proposito; noi lo raccomandiamo in ispecial modo allo stuclio serio e disin.teressato • dei rappresentanti del nostro paese. E infatt.i, a che gioverebbe armare tutta Italia. accumular tante forze mi litari, tanti materiali da guerra se~,za procurar loro quella rapidità di movimenti cbe è indispensabile per esplicare la loro fo r midabile sì ma latente potenza 1 A ·seguire soltanto la corrente dl•i lempi1 Sarebbe fatale! Noi impertanto auguriamo di tullo cuore all'egregio autore che il suo pregevolissimo lavoro possa cogliere quella ricca messe d'allori che già colsero i due preccclen li opuscoli sopracitati: sia come degno guiderdone al nuovo parlo del suo chiaro ingegno , sia perchè le palme riportate n el campo degli studi militari severi e profondi, prelucliano quasi sempre a certe vittorie sui campi dell'azione destinati ad affermare il nostro · risorgimento. 1Lt1 parie della marineria.nella 11ife11a degli Stati. Memoria cli PAOLO FAMBRI, deputato al Parlamento. - Ve-
nezia, 1879. Ci dis-place di non aver potuto prima d'ora po~gere nella nostra .aivista un qualche cenno su questa Memoria pregavo• lissima dell;onorevole Paolo Fambri, memoria eh' ebbe già il plauso dal R. Isti tuto Veneto di scienze, lettere ed arti, ~egli atti del quale venne inserla e di cui l'opuscolo che abbiamo -sott'occhio ò un estratto. Abituali a vedere trattate piuttosto diffusamente dall'onorevol6
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Fambri ogni sorta di quislioni, ci è sembrata uno norità questo suo lavoro di appena 30 pagine, rli cui solamente il titolo ricorda uno dei prob lemi più vasti e complessi su ll a difesa dogli Stati, e farebbe supporre, a prima vista, non dovesse essere sufficiente un grosso volume per svolgcrù l'argomento sollo tutti gli aspetti più importanti. Ma non sempre i grossi volumi racchiudono moltr1 sosta nza lulla omogenea e preziosa; talvoltn, ed allora è ~·eramento una fortuna, accade il contrario. E questo, del nuovo lavoro di Fambri, è proprio il caso, poichè io quelle poche pagine vediamo sviluppate lo parti più essenzia li del gran problema con molla chiarezza, dottrina, lùgica stringente, profondità o giustezza di concetti sonia digressioni di sorta e con diretto avviamento allo scopo. A parto lo scoppicttìo di qualche frizzo, qua e là lunciato con tro gli avversari dello sue opinioni, che rivola sempre la vivida ed infrenabile corrénte d'uno spirito tulll) proprio dell'au toro, e che rendo anche amena la lettura del la sua memoria, l'assieme di questa è tale da eroderci al di sotto d~l voro, l1Sscrendo: che essa golta molla luce SU di una quistiOilO stata in più occasioni offuscata .da un male inteso spil'ito di corpo; il quale, se dimostra possanza di mente e di cuoro in chi lo son te fortemente, può sovonto spingero a desiderare una corra ingerenza nel campo d'azione altrui con danno proprio e della causa comune. Epperò, l'onorevole Fambri, penetrato <lalle tristi conseguenza che sarebbero per der ivare al paese lasciando correre divergenze ed attriti, sorgo framm ezzo agli opposti campi con animo sereno e con potenza d'argomen ti, per determinare a ciascuno la sua parte e farli convergere allo stesso obbiettivo, ognuno colle proprie armi. L'autore infatti coo questa sua memoria è indotto, più specialmente, a porre la quisliono di cui parliamo noi suoi veri termini, dal concetto difAnsivo, secondo lui erroneo, propugnato dalla Rivista mar'iltina. Nel fare l'intavolazione del quesito intorno alla parte della marineria nella difesa degli Stati, egli si basa sul concetto cbo la giusta misura della preoccuµazione del la difesa deve ossero . data dai coefficienti d'attaccab ilità delle singole linee perimetrali d'uno Stato, e non dalla lunghe,:za di queste. Cosicchè, venendo al caso nostro, sebbene lo sviluppo della nostra frontiera marittima stia alla terrestro , presso a poco come otto aà «no. ciò non di meno, in forza dol coefficiente d'allacca-
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bilità assai minore dal lato di mare che da terra, le prcoccupaiioni di difesa dovrebbero essere quasi juvcrtitc. JstiluE,ndo poscia confronti lra lo grandi fortezze a mare e le piazzo forti terl'eslri, dico: che quelle sono arsenali, depositi, basi, a ditforenza di quelle di terra che sono sempre ostacoli e di raro basi offensivo; ecco la capitale differenza strategica. Le piazze di frontiera terrestre rappresentano un' incella di tempo por parto della difosa; quelle a mar e la negazione del progresso nemico, perchè l'inespugnabilità cho non esiste ne frouti di terra esisto por quelli di mare. In fallo di sbarchi, l'autore pa-rte dal principio elle non vanno moltiplicali gli sforzi per impedire ciò che non può in modo veruno essere impedil•> pri ma, men tre può venire represso poi e con perico lo gravissimo di chi l'abbia tentalo . A questo µroposito dichiara che pochissimi sono nel nostro litorale i punti • che presentnno tutti i vantaggi per contare su qualche probabilità di buon successo; ed afferma cho sulle frontiere marittime non saranno mai decise le sorti d'uno Stato, il quale abbia preveduto e provveduto a tempo. I punti inespugnabili nella nostra penisola, posta a cavallo di due mari, non po trebbero essere, secondo l'autore, mono di due· tre sarebbero il nostro assoluto bisogno, cioè : Venezia, Spe~ia o Taranto. inoltre, dotti punti, devono stare in questo rapporto colla quantità del materialo nautico e militare Ja rinnovare, riparare, armare od approvvigionaro. Tullo ciò, sogginage l'autore, ò fuori del concetto difensivo propugnato dalla Rivista rna1·ittirna, la quale, per hl difosa della fronti era marittima, dice: < Coprire da un colpo di mano, più e che da un a ttacco in rcgoln, i due o tro _puuli dove In flotta <1 può essere obbligata u rifornirsi, o contare sopra le navi, « nuovi muri di Temistocle, per la difesa dal lato di mare, è <.: il solo possibile concetto per l'Italia ». L' Inghi lter ra invece, con mollo accorgimento ha dello: fortifichiamo le nostre costo, percliè non. sappiamo dove si troveranno i nostri legni il giorno io cui occorrerà di difonderle. L'autore poi aggiunge che la flotta nostra non può e non èleve a vere altro obbiettivo che la flotta nemica, come l'esercito non deve averne altro che l'esercito nemico. Premesse quindi alcuno saggia considerazioni tattico-amministrative, che egl i fa scaturire dalle viscere del suo soggetto, perviene alla conclusione: che le forzo mari llime hanno dei servizi ùa rendere o non da chiodertl alle navi; e ciò contra-
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riamc11te a quanto a (ferma la Riv ista ma-rittirna, i cui scrittori dicono: noi altri marinai basliamo a difendere le coste del no~tro pa_ese; il n ostro raggio d'azione g uarentisce qualunque ·fazwne d1 sbarco; le piazze forti noi sol i ;:iossiamo difenderle· lo navi da guerra non souo vulnerabili che per meno di altr~ navi; lo piazz& marittime non difese dalle flotte sono ro ba che ·non si r egge di fronte . .... È_ vc.ro tt;llO qu esto 1 domanda l'on . Fambri: a cui risponde ·recisamente, no. . La parte della marina, egli soggiunge, è immensa nella difesa degli Sta li di molte costo, ma consisto tutta noi dominare i mari ed impedire che questi sieno veicolo anzichè ostacolo alle offese. Infine, dalle cose da lui ragionate, l'on . Fambri ded uce ed indica grandi e seri avvertimenti per gli ufficiali del genio e della marineria, onde i primi possano .fare i loro conti sulla difesa ed i secondi sull'attacco delle piazze marittime. E conclude dicenJo: a ciascuno la parte sua· al ma rinaro il mare al soldato <li terra la costa, che ò terra ~ncora . Tu tto ciò senz~ disconoscere ciò che c'è di promiscuo; vale a dire : l'esercito difende le p iazze che fanno comodo alla flotta , e questa piomba a tempo sui co nvogli marillimi cho trasportano truppe e materiale da sbarco e Ii rompe, o almeno li· divide, e r ende alla sua volta servizio all'esercito. Tatllca ed Oper,,ado,ai 11peciali, r er GIUS,B!'Pll 0TTOLllNGnr , m_ag1:pore ~o l_ 62 r egg-1meot? fanteria - Volume If, Opera. noni speoiati. - Modena, tipografia sociale, 1873. Qu~sto secondo yolume dell'opera sulla quale la Rivista (1) · ha gia chiama to l'attenzione dei suoi lettori è sotto oo-ni rap0 porto degno del primo. . ' . Le. mass.in:1:e ~ondamentali della tattica od ierna nelle operazioni spec:a l1 d1 ~uerra,. le norme regolamentar; ed ,in parti. colare qu elle del! lstruzwne sull'ammaestramento tattico, sono commenta_to con l~rghe~z~ e profond ità di vedute, con ricco corredo di esempi storici, col valido appoo-o-io dei migliori 00 scrittori d'arte militare. · Le d~fìn izioni breyi, ~sattei precise, additano subilo lo scopo d_el le s1ngo!~ operaz1?111, distinguono le varie fasi delle medesime, class_1fica no le idee.. danno ragio no dei precetti, . L? svolg:1mento _success1:vo ha luogo senza la polemica che 1 !1Jpmgua 1 v~lu_m.1 ,a scap_ ,to della chiar~zza e dell'utilità pra.tica, e senza I ar1d1ta che rifugge dall'esprimere il proprio parere (l) Vedi dispensa di aprile 1873.
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ed il movento di esso sulle questioni elle ora sono all'ordino del giorno nel campo tattico. . Dalle definizioni e dal loro svolgimento , dalle esperienze o dai g iudizii di cui v·a così ricca la lettera tura militare dopo l'u ltimo giga ntesco conJlltto, vengono tutte logicamen te le conséguonze, senza sforzo. senza contorsioni, senza contraddizioni di sorta. La riflessione si ap-paga, i concetti e le cognizioni si ordinano,. si imprimono e risaltano piene di vita e di evidenza sotto la luce pih vera. Qua e là l'argomento meritava forse maggiore sviluppo; ma ciò per avven tura poteva nuocer~ ali~ brevità e sobridà preGss~. Ad ogni modo ci pare acco_nc10 rnd 1car e ~ommar,~rnente 11 r,ontenuto del libro, valendoci, por quanto sia poss1b1le, delle stes~e suo parole e notando le aggiunte 1~he, a nostro avviso, nell>ìntoresse dei IHttori dpvrehhero completarle. II volume si divide- in i~ue parli . La pr ima tratta dei rnezzi di sicwl'ezza. di esploi·aw rw e et-i scoperta: o la seconda delle· posizioni e layalùà , • · . · . . Si incomincia collo pattuglie, le qualr, costituendo la parte offensiva e mo bile dul servizio di sicurezza in campagna, mnrciano e si ap postano_ al. coperto, ·o ~erò es_igono . nei solda ti mente sviluppata, attitudme a fare da se, ad or1entars1, ossorvaro e ri forire, · Seguono le rnarcie, per fe:1·ovia ~ pe_r t1ù~ ~o.mitne . . ~iogolarmente utili ed interessanti sono 1 dati stat1st1c1 e storlCI su lla produttività militare di quE>i muscoli potentissimi della guerra moderna che sono le ferrovie. Ci sembra tuttavia cho alla fine dell)aragrafo r rmang~ nel l_ettor~ un vivo d_es!de~io <li conosc~re con maggior copia rh parl1colan quanto s1 nforisce alla pratica applicazione dei trasporti di. truppe. . L'esercito nostro non possrncle m proposito ch e poche norme "'Onerali 1 e sente vivame11te il bisogno <li istruzioni più precise iulla r iu nione della truppa all<1 stazioni, sui rapporti cogli impieo-ati ferroviarii , sulle previd enze pel vitto, sùll'_im~arco e sha~·co degli· uomini e dei cava lli, ecc. ecc. I Prnssiao1 hanno l'ottima istruzion e dt-JI 1° maggio 1861, provata tnnto felicem ente nelle •)'uorre del 1866 e del 1870. Ma probabilmènte l'autore non ha dato maggior. larg hezza ?lla part~ :reg:olamentaro \n a.tte~a del-l'istruzione ufficiale che s1 spera d 1mmmcn te pubbhcazwne. Ento fondamentale delle mosse è il corpo d'esercitJ . L'a1Jang1w1·dia, come primo elemen to combattente, copr~. prepara e~ inizia Je operazioni tattiche della colonna; ~ p~ro ~ssa omat costituisca necessariamente una frazione doli ord1oe d1 battaglia; occorre quindi largo raggi~ d! .e.sptorazione, risolute7:za, forza sufficiente, prevalenìa d'artiglieria verso la testa. qt~1me son o codeste massimo fld ottime _le, norme_ sulla ~omposwo~_e_ ~elle colonne di marcia di .una divisione di fan tena, d1 una dlVlslone di cavalleria, e di un corpo d'esercito. Osserviamo tuttavia che i Prussiani, durantè la guerra riel 18'70 e 71 erano soliti far seguire l'artig lieria alla cavalleria dell'av;nguardia, e che giammai essi spezzarono le batterie. Lo
478 RIVIS1'A stesso autore dimostra l'opportunità della seconda misura in una nota a piè di pagina, dicendo che convien meg lio tenere tutta una batteria a ll'estrema avanguardia o ,in tosta a l corpo ·di avanguardia. · Nelle co lonn e maggiori si sarebbe eziandio desiderato di vedere il posto che occupa l'equipaggio da ponte del corpo d'esercito. La marcùi in r itirata è una delle più diftìci li operaziou i di ~ue_rra. Si copra con _buon nerbo di retroguard ia, il cui ufficio e di g uadagnare spazio e tempo . Si ripartisca. in tre scag lioni , i l primo dei quali sta a contatto co l n emico inseguente,. il secondo sostieue, il terzo apre il varco; si fiancheggi possibi lmente coo cavalloria. · La marcia di Oaoco, specialmen te se fatta in vicinanza dei nemico, ne\la guerra moder na corre rischio di finire in una catastrofe. F. su perfl uo qu ind i fo rmarvisi di molto. Cli esempi del grande Federico servono tutt'al ,più ,ad erudizione storioa. Molto interessante ed istruttivo è Pi'I c.1p·o elle tratta dei convogli. L'attacco e la difesa vi sono dtrsceri~ti cen brio e verità singolari. · Nella storia dell'ultima guerra hciggfamo par flcchi esempi sulla , scorta dei co9vogli di µr ig ionieri. L'autore per avventura avrebbe fat to cosa u tile parlando del modo co l quale furono trasportati i prigioni~ri francesi da s4ctan in Germaui11, con pochi soldati, a breve dtstanza da l\Iet1., JU epoca nella quale la situazione dell'esercito d'investimento era tutt'altro che ridente (]). Scopo degli aMmposti è l'osser vazione il coprimeoto, la resistepza ; donde la loro dlvisione in posti d'avviso e piccoli p_ost1 (col complemento delle ~a tt.ug lieJ, ·in gra n guardie ed in riserva. Ecco nettamente e cb1.aramente stabilito il còmpi to di ciascuna parte della zona di sicurezza. Giova luttavta tener conto (prosegue il maggiore Ollolenghi) della economia del le fo rzo; chi vuo le tutto coprire è da per tutto scoperto. Colla la ttica odierna pericoloso più che ma i è il ·sistema a cordone, il quale deve limitare la sua allenzione ad un. raggio molto rislrett.o, e manca di qualsiasi vigore per la resistenza. Fra i pos~i . si stabilisca un in timo collegamento mediante vedette rnob1J1, pf:r r ~gola dop pie; davanti ai posti si frughi il terreno con frequenti ed ardite pattug lio; del resto si combin i l~ ma~sima economi-a,_tattica colla mnggiore forZd dife'nsiva, e ·si badi che soltanto I 1nt~res~e del. corpo principale deve essere goida alla condotta degli alti degh nvamposti. Intorno a questi principii fondam entali, facilmente ammessi t~oric~mente; ma di frequente lasciali in non cal(l praticamente, s1 aggira con molla maestria . il capo I V. !•'orse il lettore omai abituato ad ese(nPi,espost! con tan~o garbo, bra!TI_ere~b~ l~gger.e qualche cosa d1 p1.u par t1colareggiato sul serv1z10 d1 sicurezza d i,11_le tr uppe. prus$1ane _durante _l"ul tima guerr11; fo rse al giova ne allievo r1esc1rebbero u L1h e g radi le le massime di qualcuno deo-li 0 ultimi maestri di ta ttica. V (ldl._Ordine tlel giorno del Principe Federico Oar:lo, 8 settembre 1870 e 1 ScnitLL - Dle Oper ationen der I Armee unter Generai v. liteiri,m,etz.
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Siffatti desideri sono piena01ente appagali nel capo !cguente che Lr11tta delle ricognizion 1; . , • • • Si dividono esse iu occulte ed rn palesi. Nelle prime la forza deve cedere il campo all'arte, e sovralutto c) ern prevalere la segt;eteua; nel la seconda si esige forza considerevoi_e, il ~ombaUimento essendo mezzo necessario per ,spostare ed obbligare a llo spiegamento il nen11co . . . Al le ricognizioni si col.legano natura_lmente. le scM··r~rie di informazioni e le scorre?"'w di partito. Vivace pittura fa. I autore dei partigiani, a buon om llo da l De Brack paragonati all avolto10 che tuito ad un tratto si getta su 1111 preda ed impadron 1tosenei disp;:1risc13. E qui vi0ne mol to i11 aeconcio il con no alle oporaz1ont di Garibaldi nel 1859 e 1866. Forse, trattando,i di scorrerie, non sare~be stato fuori di posto narrélre di quelle intraprese con tant~ ardire, condotlf3 con tanta celcrilà e<! acco_rt~zza, co_mp1te con tanta for tu na, duranltl la g uerra della secessione _am:·n ,:ana .. La Pa1·te prima tormina collo norme_per lo rela.nom ve'rbali o pe.1· iscritlO, assai oppvrtunamP-n t~ r icavate dal rogolamcnt.o prnssiano sul sorvizio delle trop pe. 10 crympagna (1~70). Eccoci alla Pa1·te secrmda . allo posizioni. il terreno e nle~c~to dal quale cos) l'attac;co .come la difesa dov?no tr11r_ co_ns1gl10. Esso ha grande ·im portanza, ma non conv11.>,10 attr1hu1rgllene soverch ia, giacchè anche la dife~a deve sempre essere attiva .. E diciamosernpre. sebbene,l'_autor1i m u11; pu nto •:hca nella rnagg ,or parte de-i, casi, perocche rn _altrt punti e perfi no .dove parla della fo rtificazio 11u carr.pale considerata qu.ale _co,-rezio!le. del terreno, spicca .ben chiaro codesto concetto ~O.en~n~o. om~1 liberato dalle n ubi nel lo qua li l'avevano avvolL? 1 teor1c1 . oma 1 a,1ottato come principio fondamen tale del la tattica e del la stra ~eg1a . . All'istruzio1rn pra1 ica serve non poco la desci'1z1o~e parli.co: Jareggiata delle forti fi cazioni. passeggere fatte d•1gh Austnac1 nel 1866 dopo la battaglia d1 Custoza, a Brent,oa, .Valeggio? Custoza e Sommaca mpagna ; ,l'l di quelle costru Lte dai Fran:-es; nel 1870 su lle al turo di Saarbrucken. per impedire ai_ Prnss_,ani di passare la Saar. Forse a questi due.esempi, narrati, 11 prnno dal capitaa.o Ta ubor, il secondo dal cap1tano_Brn11ner , era _prezz~ <1e1 1·opera aggi ungere qualche n.or~a Leo~1ca, ora ch_e 10 ~oli~ gli eserciti si dà \anta importanza ai lavori passe~ger1 appl icati ai campi di ballaglia. I quali lav~ri, sebb,ene . d'rndole _essen: zialmen te difensiva, possono servire altresi nei combattime!}ti offensivi a preparare la baso donde muovere al.l'attacC\l, a nn: forzare man mano i punti soccessivame~te pras1, ad ass1cur~rs1 i l fru tto della vittoria sul ter reno cooqmstato. Le ideo dell autor e sono garanti che egli anche di qui avr ebbe .sban~1to qualsiasi prin~ipio di difesa _inca~ena \a al terreno, d1difesa 11?mobi le o pass1vé_1 . N.o.n poch1 sci:1ttori_han~o tratlalo r ece?t1s·sìmamente · la que~tìone. Fra gli allr1 not1at?O Ha tzenofer (() e Brunner (2), ambi austriaci, il primo ufficiale d1 fanteria, 11 secon.do dol genio. (11 Die taltttschen L ehren de.• Krleges, 1870-71. . (i) Uber talttisch-techni sche tleldiibungen. La Cronaca mthtars
"N. 10 ne ha dato Ia traduzione italiana.
ut,ra.
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Le località vanno d!fese attivamente lun"'o il perimetroesterno; '!}01_1' interno r1erne assai ma lagevole sostenersi. 11 nucl~o princ_ipale dolla riserva va tenuto al di fuor i del ca~egg1ato .o. vi llaggio, altrimenti sarebbe ben presto ridotto a lla 111operos1ta dalla. potenza del!' artig lieria che tu tto abbaue e d1str~g:ge, e da\ s1~te1:11a ora prevalente dello manovro aggiranti •. Neol1 att~cch1 di_ v1 llagg10 grande 1m por ,anza ha l'arti o-tieria. < La fanteria che s1 sarà av~nzata con largo irrad ia men to~ andrà man ma_no concen_trandos1 a gruppi, _a plotoni ect a compagnie srallegg1ate dillle r 1spo(t1v_0 riserve, spiegando l'offemiva a g uisa d1 o_n(1ate successive 01 p1ccoie frazioni che si raggranellaDo e si rmforzano ~ poco a poco souo la protezione del fuo co eseguito da buom apposlllmenti, per tentare quindi da minor distanza · .u~ att~c~o cho1 a_ccennantlo contemporaneamente a m?ltepl1c1 p1!nt1, s1 mand~st1 più_ vi~oroso verso quelli decisivi >. Ecco la ta tt1c11 n~ata dai Prussiam nel secondo periodo della guerr? d_el 1870-7_1; ecco la tattica che si stud ia ora dovunque· pe;che sia m~terrn lmente ~ moralmente possibile di avanzare a li attacco _.. so ,t~ la g rand ine d1 palle delle guerre avvenire_ Esempio t;po d1 codesta lattica è l'assal to di Le Bouro-et 1 che J'~u to_re ri porta, togliendolo dalla narrazione fattane d~l duca d1 Wurtemberg. . E _questo attacco di_ apposta_m~nlo in appostamento, di riparo m rtpar o, questo avv1cenòars1 01 corse e oi fu oco, questo sparp_ag~ 1an:ie1)to che va coov_ergendo contro ,il punto decisivo, che si rrnmsce sempre avant, per crescer e di forza e di vio-oria lo · vedi_amo consi_gli?to dal maggiore Ollolenghi in tutte"' le s'uccess1ve opern~1om che hann_o per obbiettivo d'impadronirsi di alture, boschi, strette, ponti e nodi ferroviari. Ecco come all'atlo pr~tico, nel ver.o combattimento egli abbandoni le molte e complicate for me ~iell.'ordiDe chiuso per non occti,par;;i in sosta_nza c~1e dell'ordme aperto, o tutt'al più nella difesa dell'ordrne misto. ' · ' ~er tal mod~ qui, come _a~trove, senza troppo allontan.irsi dai . rego lamenl1, dallo trad1z10n 1, dalle abitudini del!' esercito nostro, senza per dersi in ardite speculazioni. Sf>nza lanci11r si tro ppo -~I tre .nell'avyon iro, l'a_utore tien~ conto 'del!o rnpide trasformaz1on 1che su b,sçe la_ lattica ai tempi nostri, nei quali le arti ~ le sci en ze, pr?gred1~nt~ a V_f; pore, sono ch ia mate a portare· 11 loro tri buto a1 mezzi dt resistenza e di distruzioDe. La g~ie,:-ra degli a8fll!__tli, per_ MAURIZIO pnuNNl!R, capitano del g,rn10 austriaco. Versio ne 1ta liana pu bblicata col coosenso dell'antore ,da CELl!ST1No_SACBBRO, maggior generalo.- Torino, st~mper1a dell'Ornone t1 pografico-editrice, 1873, , I ~e~tori del nos_lro periodico conoscono g ià la specialità e l ent1ta della materia contfJJ1uta nel libro del Brunner ed i preo-i dell'opera .di questo illustra scrittore di cose di fortificaz ioie ave°:clone già .1:101 disrorso _mila dispen~a del maggio 1872; stimiamo perc10 su perfluo d1 r ipetere qui il sonto rao-ionato. che altera abbiamo tentato di fare del suo pregevole J;voro.
BIBLIOGRAFÌCA
La comp~rsa della versionA italiana fatta per cura di un nostro g:n::ra le ci ha ver11mente arrecato piacerP, sì perdi è no t.il fatto CI e sembrato uoa splend ida conferma deU' impor111nza che av1wamo ddo a <fUP1lr1 pubhlicazionc:>, e sì pt>rclìè il fatto stesso ~i persuade semprn più cho se vi sono lihri d't>ffìmera esistenza, 1 qual, non rPggono ad una ~eria met1itazione d'uomini comp1>t,·nfi e segnano nel campo della scienza una fuggevole traccia luminosa, ve ne sono altri por lo contrario, come quello del Brunner, i qua li acquistano va lore più g rande quanto maggiore ò lo stonio che una me·nln elevata vi cJedica. • La traduzione è preceduta da un proemio nel quale, ollre irli elogi rivolii a li' autore, spiccan o a lcune brevi ma importanti co'i•r1siderazioni su lle innovazioni da intro<lurre nf\l sistP.ma di al acco e difesa nelle piazze in conseguenza doi moderni per~ . fezionamentì rl el le armi a fi.;oco. · Sl!con,1o l'opinione nell'autorevo le traduttore, le innovM:ioni non si dovranno per altro spingersi al punto da escludere affatto nelle guerre di fo rtezza dell'avveni re, g li assedi regolari e me~ to<lici come taluni asserirono, e dA r idurre l'azione dell'attacco al semplice blocco e bombar(famento, o tutt'al pih all'apertura di hreccie con tiri lontani indirettj. Gli assedi di Strasburgo, Belfort e Parigi hanno fatto vedere · non solo l'insuffkienza di q:.irsti ultimi mezzi d'attacco ma hanno inoltre dimostrato che il sistem11 Vauhan se non è ogai,H app li cabil e nella sua integrità, lo è però ancora nelle massfme fonda men la li. · Molti particol11ri d'attacco, coino ad esempi": coronamento della strada eoperta, passaggio del fosso,assalto della breccia, Pcc, sarflnno d'ora in avanti assai più rari ad e~eguirsi; ma d'altra parte la difesa potrà accresc:ero i suoi mezzi difensivi contro il tiro delle moderne armi a fuoco, erigendo ripari atti a garantire i cannoni e le truppe dai prnieiti nemici . Qu~J·lo ch_o vi ha di certo si è che l'a_rte di far la guerra degli assedi va d1 molto trasformata, e che 11 capitano Rru nner colla sua ultima .o pera l'ha fatta _p rog·redire notevolmeute, gettando le basi di nuove ed utili applicazi,)Oi attinte saggiamente dagli stncii della guerra franco-germanica , Ringraziamo quindi di cuore iJ generale Sachero d'aver regalato all'esercito una traduzione chiara e fedele del libro in discorso, alla quale ha saputo conservare l'impronta originale del tMto, ciò che presenta non poche difficol tà, come egli stesso lo dichiara ner proemio, per la libertà che lascia la lingua tedesca ad introdurre vocaboli nuovi, difficilmente ammessi nella lingua ila liana. Questa sua di ligente ed intelligente fa tica r iescirà senza dubbio uti le non solo agl i allievi della scuola d'applicazione d'artiglieria e geoio, a cui è dedicata, ma bensì -a tutti gli istituti militari del regno ed agli uCfìciali dell'esercito, i quali, ci è grato manifestarlo, oggi più che mai ·mostrano bramosìa d'istr uirsi e di formarsi un concetto chiaro dellC\ importanti innovazioni che si vanno rapidamente introducendo nei vari rami dell'arle della guerra. ANNO XVIII, VOL.
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Le -resistenze e le clifese tlel ctiv«Uo da sella dal punto ,li vista tlell!equila:;i,nte miUt,ire. Osservazi0n i di C. G. Gr.onrA ufficiale nd 18° reggimento cavalleria (Piacenza). - Un opust;olo di 164 pag. - Torino 18i3, libreria L. J3euf.
L'autore parte dal principio che la maggior parte delle diftlso del cavallo deriva dalla cattiva conformazione o da uno stulo qualunque di malattia dolio stesso, e quindi esamina i difetti eh.) si possono ri:;con(rare nelle vario parli del cavallo, e le ro~istenze che ne sono la conseguenza. E un accurato studio di tolti i diielli che si possono trovare nell'animalo equino, dal la testa ed incollatura del cavallo al le aucl)e <~d ai piod i poste1·io1·i; estendendosi a molto delle altre quistioui che hanno inll11onza ~ull'urte del cavalcare come l'i_mi:norsatu ra, l' inscllarnenlo, ecc. Lo osserrnzioni so;10 giusllss1me e possono essere di pratica uli li là per I' i:;Lruttore òi eq ui tazione che non voglia leggere di mo lti libr i, o non abbia ancora acquistalo una necessaria ospol'ienzn. Alcuni appunti si possono foro allo scrilloro: in primo luogo il suo libro s'avvicina di troppo ad un tratlato specia le di veterina ria cd in secondo luogo, mentre parlo da osservazioni o principii giustissimi. è poi nelle sue deduzioni forse alquaolo esagerato. Senza entrare in una mionta analisi del libro, ma prendendo solo qua e là qualche esempio, potremmo ossC'rvaro non r,sser e vero cbo la tesla o l'incol latura grOS$l1 rendano il cavallo _di diffìcilissimo a~maest1:a1~ento .. Ogni reggimento di caralleria possiede ca,ell1 r omani, 1 quali per l'appunlo difettnno genrralmente per la grossezza drlla tosta, il cho non impedisce che diven tino occol lenli cavalli militari e beue 1.1,Jdestra ti. Così lo stabi lire che il cavallo cagnuolo o mancino è improprio a l lavoro, o quindi non suscettibile d'ammaestramento, è solo vero nel caso che questi difclli siano in un grado massimo · ed eccezionale, ma non nel la plllra lità dei' casi nei qnali con una buona ferratura si oUiooe cli riparare in parte alla natura difcllosa. Ammettiamo coll'autore che l'immobilità, l'encefalite, la meningi te e la spinite so11-> cause di resis Lonz.i, ma in questi casi il eairallo ò affetto da malaltia, ed in allora non è ' quislione di montarl-o, il che naturalmente potrebbe µo rlare delle dil'ese da sua parto, ma dovosi invece r i(;overare al l'infermeria; onde non comprolldiarno bono perchè trq.llisi di qU t!Sle malattie in un libro che si occupa dei difelli del cuvallo e delle suo resistenze, considerandolo però dal punto di vist,1 dell'equitazione militare. Ad onta cli questi e altri appunti che potremmo fare, i l li bro del so ttotenente Gloria è veramento un libro oUimo, che dimoslra nell'autore una profonda conoscen,:.a della materia trattata, cho rirnla il suo amore allo studio.o la sua passione poi nobile animalo che ò la prima arma del la cavnl leria, o noi ci auguriamo d'avere soventi vo lte fra le mani lavori simili por parte di giovani ufficiali.
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Dei• !iJiengt im Fe'lde, im llCuhe, mi/ t.lèm !Blm•nclie tmd im Ge{ec/4t (Il scrtifaio in oa1npagna, in paca, 'in rnaroia e nel Ol)ntbattimento) C.\ nL voi'! ELGGI!!L Luzoro , Selb~Lverlag dcs Verfossers, 1872. L'nuloro osserva ch9 l'esercito sviz,:.erv non è p'rivo di pro·
scrizicni o regvlamenli, rispo Lto al servizio <li camp11goa; ma che per altro, omio abbiano a rirscire ancora più giovevoli. questi hanno bisogno di essere dilucidali, ampliati 0 corredati di esempi di guerra . Percio app unto io questo libro ha preso a trattaro largamente del le varie parti, e Joi rapporti speciali, <lol servizio in campagna. Questo servizio egli lo divide in quaUl'o parti, cioè: ~ 1• Servizio negli tlCcanlonamenli, no' campi, ne' bivacchi, agli avamposti . e, per ultimo, sen1 izio dello pattuglie, 2° Lo marcia sotto l'aspetto tntlico o strategico. 3° Le battaglio ed i combattimenti. 4• Operazioni speciali di gunra Nello svolgere queste varie parti l'Elgger non trascura cli discutere molto questioni moritev0li cli considerazione. Ad esempio, parlando degli al.tacèhi, osserva che l'attacco decisivo può essere attùato contemporn neamento co,1 lutle le truppe disponibili; ovvero con attacchi successivi, che seguonsi rapidamente, e sono eseguili sempre da truppo fresche; e prova come per l'addietro fosse a pref<,1·irsi il primo sistema, mentre per l'avvenire sarà invece necessario giovarsi più spesso del seco11do. Degli attacchi successivi poi, dimostra che quelli per scaglioni dovrebbero presentare i mioori svantnggi; chè uno scaglione sarebbe in grado di proteggere i fianch i dell'altro che sla più avanti, e la truppa non t1·overcbbosi custroua di avan½are per la str,icla, su lla qua le già nomina la confusione; mentre per lai modo sfuggirebbe pnre ali ' impressione che possono prodan·e sopra di lei i morti e i feriti. . L'autore ossol'va altres't como ne lla pian ura ap('rta, che accorda vista libera, sono inattuabil i gli attacchi parzilll i, perchè il nemico scorge prontamente ciò cho accado sai fronte. E invece fra le allo montagne o le mezr.ane, como ancora in terreni rotti e coperti, nl)i quali ò agevole il nasco ndere le f'otze, gli attacch i simulati tornano più facili, e raggi ungono al più alto g1·ad0 lo scopo cu i sono destinati. Ma in caosa ancora delle proprietà. de! terreno, negli alti monti gli attacchi simu lali In !volta debbonsi attuare a grand i distanze; nello montagne basse o nei terroni accidcnt:ili all ' incon lro possono alluarsi più. vicini, o collegati cou l'utlacco pri11cipale. Poi notasi ezianci io come quel comaodant~. cui ò affidato un unto attacco, dovrebbe sempre conoscur1J lo scopo gùneralo del combattimen to, ed il particolare dell'attacco simu lato ; che però, onde le truppe abbiano ad operare con vigore ecl insisten,:.a, condizione nec<.>ss11ria per atliraro l'attenzione. del nemico, non devono s11pore éhe trattasi soltanto di un attacco simulato. It1 altro p11 1 to l'autore, parlando del modo di dare gli ordini, osserva come no! combattimento non debbasi trascurare il carattere del comandante subordinato; che l'uno vorrà
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essere spronato, l'altro invece traltlmuto. Essere perciò giovt>vole che il capo conosca i suoi sottoposti, e faccia differenza fra quello che ha la tendenza a fare più, e l'a ltro invece a far meno di quello che gli è comanrlato; chè senza ta le riguardo talrnlla torneranno rnfrultuose le migliori disposizioni. . L'Elgger osserva ezia odio, che appena presa la decisione d1 dare ·un combattimento, e formulatone il piano, questo vuol essere attuato con decisione e costanza; e la formezza, con Chi:' ìl generale conduco la battaglia, aumenth le probabilità del successo; nè lo stnre attaccati al piano una · volta concrpito, è meno importante che non sia il combattere fino all'estremo. A!'!giun~e che in vero incidenti non preved ibili possono in casi eccezionali rendere necessarie delle moddìcazioni; però il concetto generale fondamentale deve restare immutabile; nè con uo esercito di centinaia rii migliaia di individui si manovra corrìe un battaglione; chè oltre a l pericolo di -malintesi, confusioni ed incertezze, perd"si tempo; e questo è del massimo valore. Cosl trattandosi di una grande battaglia, che capita inattesa, nella 4uale sono impiegate grosse masse, l'auto~o osserva . come il più delle volte bìsognino parecchio ore prima che l'impulso del capo supremo possa avere dÌl:lltO; ed ognì mutazione di un piano di battagli a, la cui esplicazione già sia iniziata, porti seco difficoltà straordinarie; talvolta poten<lo essPre ancora causa di disfatta per l'esercito . Non essere quindi erroneo il del.lo, che in guerra è migliore una decisione sbagliata, anzichè nissuna; e per conseguenza chi varia i suoi piani ad ogni istante non essere buon genera le; che le sue incertPzze anl,ora si comunicheranno ai comandanti subordinati. QuPst'opera racchiudo altresì buone considerazioni intorno all'impiPgo di artiglierie a massa, i cui effetti saranno tanto maggiori, quanto più pronto ed inaspettato sarà il loro intervento nell "azione. E perciò J'Elgger dice, che il capo · ,ii una riser, a di artiglierie, per potere poi al momento opportuno avanz,1re rapidamente, e di nascosto il più che sia posi:ihi le, sarà b('ne riconosca tosto il reneuo: e non -potendo in persona, ne in carichi alcuni degli ufficiali del suo stato maggiore; il che gli ri escirà agevolo al primo iniziarsi del lo scontro; altrimPnti accadrit talvolta che un ostacolo non preveduto a1-re,;terà o ritardérà l'intervento deila riserva d'artiglieria per modo, da far pPrdere la battaglia . Egli raccomanda che il comandante di una riserva di artiglieria, durante il fuoco di questa , stia in una posizione dalla quale possa sufficientemente sorvegliaro l'effetto de'suoi pezii, e le operazioni del l'avversario, pi::r reg.olarsi all'uopo: e che detto comandante non trascuri ancora di prestabilire dati segnali, che servano a CGmuùicare gli ordin: anche in mer.zo al fragore assordante delle artiglieriH; e sia egli circondalo sempro da alcuni ul'lìciali, de' quali possa giovars[ per comunicare ai comandanti delle batterie g li ordini opportuni. · . Nell'ac.cennare poi le difficoltà e gli inconvenienti che sempre S} manifestano _nell'impi1?go di questo masse di pezzi, l'E lgger riporta alcnne' considerazioni di un distinto ufficiale di artiglieria, che noi qui appresso, in parte traduciamo:
e Le manovre, come ancora i combaltimenli dell'avvenire, accadranno per l'ordinario in terreni coperti ed ineguali. Ora consideriamo come il più delle volle 11bbia luogo l'impiPgo di masse di aC'tiglierie :oei terroni coperti e frast11gliati ... ~e batterie stanno in colonna di marcia, ovvero ammassate m una posizione coperta, e debbono entrare in azione. L'ufficiale superio.re sfodera La sciabola, e comincia lo sue evoluzioni a norma dP.i paragrafi del regolamenlo per gli esercizi i : ioCO!)transi f<.,ssati e massi pietrosi, ma egli va ollre; e sollo la più severa responsabilità s'hanno a cooser11are dirczioo e giusla e intervalli. Ali' ultimo alcune batterie urtano contro ostacoh insuperabili; direz10ne e iutnrvalli vanno perduti; e nel momento io coi le artiglierie debbono entrare in azione, il comandante invano si rompe il capo, ruminando nel suo cervell o tui.,t to il regolamento delle esPrcitazioni, per trovare un comundo elfo valga a portare sul desiderato posto le sue batterie, Intanto la massa prosf'gue c·ont'usa e a furia; appc•na egli ha ora il tempo per dare disposizioni . .Alla perfioe è stabil ita una lunga linea di bocche a fuoco, con 10 passi d'intervallo fra loro, e 20 fra le batterie; linea che offre a tutto le batterie nemiche poste a ricontro un grande, unico, quasi infallibi le bersaglio . Considerevoli saranno già state le perdile nell'avanzare sotto il fuoco del nemico con questo mucch-io di macchine, uomini e cavalli accavalcali ma in special modo poi, quando alcune batterio nemiche giungessero a prendere una posizione di fianco, per tale vantal):gio, in poco tempo, esse renderebbero insostenibile la nuova posizione delle nostre artiglierie. E però gioverebbe a li' incontro il procedere in qnesla guisa: « L'ufficiale superiore dì artiglieria istrui to a vocr, ot·e sia possibile, intorno ai disrgni del comérn<lante generale, e alla missione affidatagli, ricooosce prontamente il terreno; fa la s•:.elta delle posizioni per le sue batterit~, e comunica verba lmente !e sue isLruzioni, o le manda per iscritlo (col mezzo di sott' ufOcìali, ordinanze ecc.), ai cornaudan:i ni batteria; abbanclonando loro -la cura di portare nella miglior formazione, e uLilizzan<io convenientemente il terreno , le batterie nel la posizione assegnatagli; che per tal modo si potranno evitare perdite, e presto, e piì.1 fac il mente. pervenire allo scopo. Una precauzione che talvolta, nell'entrare di una batteria in combattimento, potrebbe giova re, quando non si tratti di una intensa ed istantanea azione a fuoco, è-quella di lasP.iare la batteria indietro io una posizione coperta; e pnrture prima nella posizione a occuparsi uno o due pez,i . i quali facc iano alcu!li colpi [Poti e di buona prorn; poi, quando siansi apprezzate le distanze, apportare g li altri pt-!zzi, ed apriro un fuoco bene, aggiustato; senza così già prima essersi esposti a perdite troppo gravi . Ciò, come già si disse, non sarà sempre possibile: per a ltro preferiscasi ognora l'avanzare piì.l J,,nto, ma tnPglio ponderato, a quello troppo rnpido o sconsigliato; perchè oggi giorno ancora per le. artiglierie raramente sarà quistione di minuti secondi; . e Nè conYerrà che l'ufficiale superìore sì preoccupi del dettaglio r iguardante i pezzi, g li anntreni e i carri aa munizione,
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ma r imettasi ai comandanti di batterin; chè altrimenti guardando al dettaglio gli sfuggirà il tuUo. Al coma ndante di batteria sia precisamente indica to l'obbiettivo; e quando questo avesse a m utare diag liesene tosto avviso. « L'ufficiale superiore ,leve avero sotto mano il fuoco (fo lle sue batteri e; ma a tn l fine non è necessario che le batterle abbiano a star serrate l'un a presso l'altra ; q;l(lndo torna possibil!', particolarmente neWotfensiva, convnrà prendere intervalli di 25 o 30 passi fra i pezzi, e di cen lo e più fra le battPrio. JI fuoco a niassa non dovrà pe:r que;to scemare di vigore; prrchè con pezzi rixati la distanza per il tiro non sarà con ciò aumentata io_ modo conside.rovole; e per ta l modo rarti.. gl ieria nemica si troverà costretta di ripartire il suo fuoco, ovvrro prendere di mira una dopo l'a ltra le batterie. Sarà vantaggioso ancora no n collocare le baHerie aila stessa Hllezza, por evitnre l'infilata di tutta la posizione dc'pczzi ; ogni batti·ria abbia ULa posizione a sè, e solamente il fuoco sia comun e; da l che certo resta ancora ngevolata la di fesa r eciproca contro un attacco diretto. Una posizione di ta l geuei-e fu usata con sti ccesso dai Prussiani a Ko niggraiz. Fra le ore 12 e l'l J/Z pomr ridiane, secondo i rapporti ufHciali prussiani, il 2• esercito aveva fatti entrare in aziono 90 pezzi; i qua li stavano ripatliti qm1si sopra un mezz'arco t1i circo lo, eoo un raggio di circa 2,000 passi. Di cnn_tro a quelli stavano 40 pezzi austriàci in una posizione ristrelt.a, rnll'altura a l sud di Hot'enowcs. Questi presentavano un grosso ed unico. punto di mira ; nè tornerà difficile raffigurarsi in quale fuuco incrociato essi furono involti; men tre non era loro agevolo lo scegliere qua le del le 15 battPrie prussiane megl io convcnisso bersagliar e per la prima . Si contrapporrà forse che molli esempi di storia delle g nerre stanno cont.ro quaut.o si è affermato; o che i più grandi suceessi delle artigliorie per lo più furono conseguiti per mezzo di lunghe- e serrate linee di pozzi. Ma ù a tonsidorar:;i, che questi erano lisci, o la loro portata non concedeva l'insir me dell'azione stando a grandi distanze; ed in quel tempo non si adoperavano armi riga to, o a retrocarica ; e gli rfl'etti o ttencvansi la più parte col colpo a mitraglia, che oggi giorno, in sPgui to ai perfezionamenti del fucile di fantoria, tanto ha perduto del ~uo valore. » Seguono poi altre considerazioni intorno alla posizione da occupa rsi dalle artiglierie nel la offensiva, e nella di.fensiva, che per non troppo dilungarci ommettiamo. 1:)iremo per ul timo che l'Elgger in questa opera S11,lse?·vùrio ir,; campa,qna ha voluto presentare la continuazione di un altro suo lavoro, pubblicato da qllalcùe tempo; e intito lilto: Ube1· T(iktik , taktische Pormen un.et ihn .4nwendwi,g im Oc( echt. L Elgger è già conosciuto per parecchi scritti prr>g·iati di scienza ed arte militari; ed anche questo suo lavoro non merita minor considerazione dBgli altri da lui pub blicali. MARTlNI CARLO,
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Std sistema di proiezione più convenienti) per le carte topogra-.
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