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MILITARE ITALIANA RACCOLTA MENSILE DI SCIENZA, ARTE E
STORIA MILITA.R!
OELl' ESERCITO I TALI AN O
Serie III. I I
Annq XVII.
Tomo i,
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ROMA, 1872
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VOGHERA CARLO, TIPOGRAFO-EDI'rORE . Piazza del Gesì1, K0 4.7.
Proprietà lettei'C1ria.
Io straordinario favore col quale è stata accolta la Nota minis teriale del :2o novembre ultimo scorso, relativa alle nuove condizioni di associazione alla Bi·vista, Mihtare Itahana, non ci consento d'incominciare le pubblicazioni di ques to, che è ormai il xrn anno di esistenza del detto periodico, senza constatare pubblicamente un fatto, il quale alLes ta in modo così singolare tluanto sia Yivo e diffuso il desiderio dcll'istrnzione negli ufficiali dell'esercito italiano . Confessiamo francamente che, qnando la Nota ministeriale sovraccennata comparve nel ('11,ornale Milila,re, noi nutrimmo qualche dubbio sui ris u.l tati della medesima. La Rù;ista ]llilita,re, seguendo l'uso di tutti i periodi~i militari stranieri , aveva ,fissato un prezzo piuttosto elE)vato per le sue associazioni, perchè, credenÌ-lo di non poter fare assegnamento su di 1111 largo numero di assoèiati, era indispensabile che i pochi, dei quali si teneva sicura, le offrissero modo di proseguire col minor dnnno possibile le sne pnbbhcazioni. 1
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Anchq diminuendo notevolmente il prezzo di associazione, sarebbesi poi ritrovato facilmenteun numero ragguai'devole di ufficiali s tudiosi i quali potessero e volessero associarsi a un periodico che, per l'indole delle gravi materie in esso trattate, non presenta un'attrattiva presso l'universale dei lettori? Il Thiinistero delJa guerra tenne per l'affermativa, e, d'accordo col benemerito editore della Rivista, il prezzo fu ridotto da L. 2./i, a L. Ht Il M.inistcro non s'ingannò. Il numero degli associati non sofo raddoppiò, ma triplicò, ed è in via di continuo aumento. Notiam.o questo fatto con particolare soddisfazione, perchè, come pur dianzi abbiamo accennato, dimostra che negli ufficiali del nostro esercito è vivissimo il desiderio di istruirsi e di coltivare la mente con severi studi. Dal suo canto la Direzione della .Rivista, ·si adoprerà perchè gli ufficiali rin,·engano nelle pagine di questo periodico una leUura istruttiva, e sieno tenuti a giorno delle qnistioni più importanti che si dibattono nel. campo militare. La Direziçme spera che gli ufficiali stessi vorranno renderl.e qLiesto còmpito più facile e _più profittevole · proseguendo ad onorarla dei loro consigli e specialmente dei loro scrìtti . ·
t L'ESERCITO ITALIANO NEL 1871.
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Roma, ,15 geirnaio .~ 872.
LA DIHEZIONE.
L'anno 18'7 ! spuntava fra gli ultimi bagliori di una tra le guerre più formidabili che la storia ricordi; la Francia si avvicinava al termine di una lunga serie di avvenimenti, durante i quali la mano della sorte aveva pesato forse con so verchio rigore sul suo capo, e se la sinistra . luce degli in cendii della Comune dovea essere come l'ultimo atto cli disperazione di una grandezza caduta nella polvere e . rendere più gravi ancora le conseguenze della lolta che per ben otlo mesi aveva squarciato il seno della Francia, la pace, una pace cupa ed affannosa non poteva tardare ad imporsi all'Europa piuttosto come un segno di pros\razione, che come principio cli tempi calmi e rassegnali . Né l'influenza di avvenimenti così portentosi rimase circoscritta ai due paesi ed ai due popoli eh' érano stati impegnati nella lotta; è proprio delle grandi guerre moderne soverchiare i limiti materiali del campo di battaglia per distendere la ìoro azione anche presso
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8 i popoli più -lontani; . d.' altronde la guerra dei 1870 aveva troppo spostato l'equilibrio delle forze politiche in J~uropa, troppi mulamenti nell'assetto politico e territoriale dei diversi Stati avevano potuto compiersi durante il per iodo di una. cosl violenta commozione, perchè la mente sagace degli uomini cli Stato non si spingesse al di là di un presente molto precario, e nella contemplazione- delle superbie fiaccate , ma non dome, dégli interessi offesi e delle animosità del passato, non paventasse le complicazioni dell'avvenire. La guerra del 1870 aveva :finito per convertire anche coloro che rimanevano incerti sulla bonfa e sulla ef.:. ficacia delle isLituzioni mililar·i della , JJrussìa; se la campagna del ,J 866 aveva cominciato a scuotere tutto l'edificio dei vecchi ordin i militari, qnella del 4870 dava loro l'ultimo crollo. Dinanzi· n:i rapidi e decisivi successi d i quell'esercito che nello spazio di solitre mesi s'era spinto di vittoria in vittoria dalle sponde del Reno alle rive de.Ila Senna e della Loira, il dubbio e l'incredulità non erano più possibili; per quanto l'ingegno e la previdenza degli uomìni politici e militùi d i quel grande paese non I dovessero aver poco concorso a rendere p iù facile e più pronto il successo, pure nemmeno ad essi sarebbe stato possibile ottenere così. completi risull.ati, se il meccanismo di cui doveltero servirsi non fosse stato perfetlo in tutte le sue parti, È naturale adunque che ciascuno Stato misurasse i pericoli ed i bisogn i della propria posizione dal repentino e inaspctlalo scroscio di. un impero che aveva · fino allora eserciLalo il primato mi.liture in Europa. Nè ultimo fra questi Stai.i pmirosi doveva essere .l'Italia, la quale venuta fuori quasi per miracolo salva anzi rinvigorita da una guerra piena di pericoli e di tentazioni per lei, senti va dalla sua nuoya altezza tutte
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le apprensioni di chi si trova da un momento all'altro spinto in su senza osservi preparato; ed in mezzo a_ questo timore ·vago e eonfoso s'accresceva in lei la c:oscienza della propria debolezza. Né questi timori e queste apprensioni · erano vane. L'Italia mantenendo la pi ù stretta neutralità fra le due potenze belligeranti che si disputa voflo il primato sul continente europeo, · aveva compiuto l'atto più ardito che si potesse i maginaré; r imossa la. base delle anLich·e allcanzè, s' am.dava ai venti rapidi della sorte, cd aveva atteso, armata megiio che le potè riescir-e, le supreme parole cli battaglie non sue e per lei non comballute. L'acquisto della sua capitale storica , ed il compi mento dei destini. nazionali, malgrndo le proteste e le minaecie di un partito, reso impotente dalla scunfitta, rna che rwn si cl1ctava e tanto più ingt'Ossava la voce, quanto più grande diventarn l' impos::;ibilità cli muovere a materiale difesa del p·olere caduto, rendeva però nelio stesso tempo la situazione deìl'Ilalia assa i i ncerta e gravida di possibili avventure, cosicché il paese, mosso da un pensiero di patriottismo, volgeva lo sguardo con apprensione verso le aperte frontiere e s'aG.liggeva della insufficienza: dei propri ordini militari . Non è. qui il caso d i riandare le cause per le quali alla carnp1.1gna tlel ,1866 non tenne dietro in Italia la r iforma dell'eserci to; cause politiche, militari ed economiche ad un tempo, concorsero a far sì che l'Italia dopo quattro anni-di discussioni e di inutili recriminuzioni sul passHlo, g'avvicinasse ad una delle più ·g randi e decisive conflagrazioni che ricordi la ·storia, senza una sostanziale riforma di quegli ordini militari, che alla prova s'erano visti affatto insufficienti allo scopo. &iova qui no Lare però un fatto, il quale, poco avvertito, ha: forse concorso più d'ogni altro a rilardare una riforma, eh' era desiderata non solo dalla,
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_ pubblic·; opinione, troppo facile alle repentine commozioni, ma nnehe dagli uomini più versali nelle cose militari. Molti a vevano credu to in qualche modo di spiegare in poche pagine le cnuse cosi complesse dell'insuccesso delle nostre arm i nel 1866, ma in questa dolo rosa èra di recriminazioni e di violente polemiche il concetto scientifico s'eru sperduto, e la riforrna mili- · lare poteva anche sembrare· come uria concessione al rumor vano del gi.orn<1lisrno e dc~lla parte meno moderata dc.lla pubblica opinione, contro la quale si eivoltava il giudizio e l'amor proprio degli uom ini che erano folti segno alle più vive 'accuse, se non come la conseguenza di uno studio attento e imparziale degli avvenimenti ecl il frutlo delle indagini della critica, di cui l'acuto sguardo aveva scorto nei successi militari della Prussia nel ,1866 ii pr~ncipio di una potenza militare, che aveva preparato nel silenzio le sue formidabili istitnzioni, e collo studio, col valore e colla . disciplina si apparecchiava a volgerle verso l' attuazione di una grande idea. · fn queste condizioni era mai possibile che l'Italia indugiasse ancora a prendere una risoluzione, era conyeniente attendere impreparati i g iorni del pericolo, dopo clrn un esempio Lrc~mendo aumentava dovunque negli uomini di Stato e principalmente in coloro nelle cui mani sono nffidate le sorti degli eserciti e) l' onoro. delle nazioni, il sentirne.nto della propria responsabilità? Gli avvenimenti e la fortuna avevano completato la ricostituzione della patria italiana, come ii portato naturale della nuov1 situazione creata in Europa in quest'ultimo decennio; spettava ull a prudenza dei suoi uomini. di mettere questo grande r isultato al c0per!.o da ogm possibile · rovesc io, e assicur-ure il patrimonio nGzionnle coll'amplian} le istituzioni militari e co l porre
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il paese in grado di difendere seriamenle colle armi e col concorso di tulle le proprie risorse quella patria che aveva formato il sospiro e il palpito cli tc1 nte generazioui.. L'impresa però non era facile; ritoccare gli ord inamenti militari in un momen to cli caìma faticosa, coll'erario sco rso di forze , colle ésigcnzc degli ::;iati moderni più disposti a provvedere giorno per gi orno ai bisogni del momento, anzichè capaci di abbracciare collo sguardo e colle opere un periodo sufficiente, perchè un concetto politico e rnilita1:e, serio e proficuo possa svolg1~rsj naluralmen te senza sbalzi e senza disturbi, toncretare in Lrn c·.erto numero di provvedimenti legislativi e di ordinanze ministeriali, tutto ciò ch_e presso la veccihia Ge!'mania era stato l'opera cli. pa recch i. lustl.'i., durante i quali la bont:\ delle istituzioni era stata vantnggiata dalla docilitù e dalla serietù delle popolazioni tedesche, e dall'azione lentn mn. efficace del tempo, non era impresa da sembrar facile anche alla ·volontà più ferrrw e più deliberatb. a carnminar diritta alla propria rrH:ta . ·Malgrado queste diflicollù non comuni , in ogni tempo, e principalmente dur1rnte una grande trasformazione politi<;a interna, l'opera fu tentata con coraggio e con risoluzione; e l' anno da poco tramontato può giù contare tra quelli ehe recarono al nostro paese una maggior c_opia di forze militari ee.1 apersero ì' an imo a maggiori s13eranze. · Giunti ad un punto così a runzato della nostra riforma militare, non ci è sembrato inuti le di riassumere più brevemente e più chiaramente che ci fosse p·ossibile le più .importanti modificazioni in(rodotlc nella nostra legislazione militare, non giù. per trarne argomento di inconsulla fiduc ia, od ineon,ggiarnento all'oz io ech1llu neghittositù, ma eome colui che arrestandosi u n mo-
rn mento sul pendio dì un' erta salita, riprende fiato e nella contemplazione del cammino percorso trova novella Iena e nuovo vigore per movere il piede a più sublime altezza. Non ci nascond iamo la difficoltù di riassumere, in poch'e pa"'ine, ciò che ha costituito il lavoro di un intero i:, l ·1 . anno, e che avrebbe bisogno di ·essere svi uppato m un lavoro di maggiori. proporzioni; tullavia ci incoraggia il pensiero e la speranza di polere , s~ · non altro , tracciare le grandi linee della nostra riforma militare, e dimostrare che non manca nelle popolazioni iLaliane il patriouismo e la disciplina necessarie a rendere ef!ìcaci le riforme seriamente volute. Forse nel gettare un rapido sguardo sui provvedimenti legislativi e sulle principali disposizioni ministeriali che videro la luce durante il ,J 871, sarebbe stato storicamente ed anche amministrativamente più esatto seguire l' ordine cronologico ; ma poichè queste brevi considerazioni devono piuttosto servire a chiamare l' atternione sul concetto e sul carattere delfe principali riforme, anzichè sugli accessorii e sulle disposizioni secondarie che non variano pm;1to le leggi fondamentali che regolarono per il pasaato la costituzione dell'esercito italiano, ci è parso più utile e confacente · allo scopo raggruppare queste riformo a seconda che esse si riferivano alla legge sul reclutamento , alla costituzione tattica delle diverse armi, al b ilancio, od erano (lirelte a migliorare le condizioni morali dell'e- . sercito nostro . In ques~o modo eonficliamo d i raggiuno-ere lo scopo , senza entrare nei particolari di una ;sposizionc minuta e forse troppo faticosa per chi scrive, ma principalmente per chi legge.
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Lo studio della Jen·,;re sul recluLamento in Prussia· \')0 colpiva· a prima vista per due carat.t~ri . css~n'.'i_ali ;. 1~ generalità del servizio imposto a tutti 1 c1ttadm1 rnd1strntamente e la possibilità di tradurre in pochi giorni suì campo di battaglia eserciLi così numer?s~ e così p.erfelta: mente ordinati, quali non se n' e·ran v1st1 per lo rnnanz1 in Europa. La generalitù del servizio aveva sancito i1~ Prussia un principio altamente morale, quello che ogrn cittadino è ohbligatb a difendere colle armi l'interesse e la dicrnità della patria, principio che presso i princicipali Stati d'Europa non era ancora r iescito a farsi strada; ]a superioritò. del numero accompagnata. dalla rapidità della mobilizzazione aveva costituito nella campagna. del ,1866 eq ancoi più in quella -~el /4 8'7~· tale un elemento di successo, che due delle plll grandi potenze militari d'Europa avevano dovuto soccombere quasi ai primi colpi. _ ,. . La costituzione dell'esercito pruss1ano ofiriva moltre un'altra caratteristica oltre le d ne che abbiamo già accenna te, cioè~ dire presentava l'esercito di campagna. di vis0in due grandi masse, la prima che av~va il suo nocciolo nell'esercito stanziale, la seconda che si raccoglieva in tempo di guerra temporaneamente, ed era per la . massima parte composta di individui i quali avevano g ià fatto parte per un tempo più o meno .1?~go dell~fi le dell' esercito stanziale. Questa suddms10ne de1 due grandi eserciti era una necessità eco~~mi:a in-· dispensabile , onde evitare che le spese m1htan non gravitassero con soverchio peso sulle finanze dell0>
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H Sluto. QuesLo espedìente economico riesciva anche di- . più fac ile atLuazione, mercé la cos!iluzione dei corpi attivi sopra una base térrìtorìale .fissa ed immutabile. La Prussia insomma aveva saputo tradurre in atto i l contetto democratico della propria armata, con tutta . la serietà e la fermezza di un Governo e di un popolo i quali sanno ciò che vogliono, abbandonando tutto ciò ehe il e;oncetto della nazione armala può vestire di fantast ico e di romanzesco presso le menti leggere, e senza togliere all'esercito, che né doveva essere la risulLanza, tutto il vigore di una macchina egu almente buona così alla oilesa come alla difesa . La legge itnliana sul reclutamento , la quale altro non era ehe la legge piemontese del 11851.- applicata a tutte indislintamenle le province italiane, reggeva essa il confronto della ·legge prussiana? Se ci è permesso adoperare questa frase, a noi sembra che questa legge piemontese del 1854 era la migliore che si .potesse adoltare per un paese piccolo, il quale a vessc voluto rriisurare le pr0prìe forze economiche colle rare occasioni che gli si surebbero presenlat.e cli essere involto in una grossa guerra, solo e senza alleati . Applicata questa legge ad un grande Stato i rapporti · si alteravano profondamenle , e ciò che su di una piceola scala · poteva dirsi perfetto , trasportalo su di una più vasta si mostrava affatto insufficiente. · Difficoltà di mobilizzazione , difGcollà di istruzione per quella parte dell'esercito che non essendo immediatamente incorporata nell'esercito, doveva essere consider-ata come una riserva, un numero di uomini esuberante pci quadri, un'a1tra parte troppo vecchia e disusata alle armi per essere incorporata nell'esercito di prima linea; ecco in poche parole i diffelti che si notavano a prima visla e che parvero rilevati fino dal 1866 nella nostra legge sul r.ecluta-
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mento, e che avrebbero dovuto richiamare tulta l'attenzione del legislatore, ancbe indipendentemente dai successi del!' esercito prussiano . · . . A questi gravi e rnolLeplici inconvenienti provvedeva pienamente la legge prussiana sul rcclutamenr.ò, la q'.1ale in due SLlCcessi ve campagne aveva dimostra(o eh poss_e clere ben altri e maggiori requisiti di quelli. che noi andavamo cercando per riparare ai nostri difetti, e doveva essere inoltre . considerata come la base immanchevole cli una grande trasformazione militare cli tutti i principali Stati d' Eurona. ~Ia sebbene i van la.g gi del nuovo ~istema fossero cos~ eviàcmi, sar_e bbe stato prudente trasportarlo in ltalw. nella sua pienezza senza tener conto delle peculiari condizioni del paese nostro , delle nostre ab itudini, dell'indole e· del carattere assai differente dei due popoli ? Era <lessa indispensabi le una radicale tra_sformazione? La storia e la costituzione politica dei due paesi presen tavano una parità di condizione così perfetta da consigliare a ll' Italia una imitazione fedele di quanto face vasi in Prussia? Ecco alcune do mande, dinanzi alle quali doveva arrestarsi dubbiosa l~ mente del legislatore e che la spingevano a studiare se per av,ventura non fossero opportuni alcuni temperamenti di tempo e cli so'Stanza. . La legislazione di un popolo deve essere, per quantò sia possibile, in armo.nia colla sua indole, col suo carallere , e principalmente quando si tl;atli di istitu~ioni militari, colle sue condizioni politiche ed anche m parte colle sue abitudini. L'Italia da soli dieci anni costituita a Stato unitario, l'Italia che aveva avuto uno ~peciale affetto per il primo esercito veramente suo, mquantochè appariva come il simbolo perfetto dell'unità dei cnol'i e d~lle speranze, poteva accettare senza qualche titubanza il sistema territoriale? Non era forse
46 un passo troppo ardi to q uello di sancire ìmr.n edi a ~amente il principio del ser vizio personale obbhgato r10? J.<'i nalmente, se mbra va egli possibile e conveniente abolire le due diver se categor ie dei contingenti di leva senza creare· il pericolo di dover restr ingere di troppo la durata della ferma sotto le armi a scapito della compattezza dell'esercito , o di_ gravare. il bilancio della guerra di una spesa superiore alle forze del pubblico erario ? . ~ Frutto di queste rnedit&zioni 1\1 il progetto di legge che il Ministro della guerra presentava nella tornata del 6 dicembre 4870 a ll'approvazione dei due rami del -Parlam ento. Esso non .faceva che r iprodurre i concetti fondam entali dei d ue precedenti scherni di legge, già presentali dal ministro della g~erra conte T~aon di Revel , e dal ministro Bertolè-Viale alla . sanzione del ootere lco-islatìvo e che per cause diverse non avev~no avut~ la fortuna di essere discussi, ed erano stati perciò ritirati. Le nuove proposte del mi~istro Ricotti differivano però in questo, ch'esse partivano da un concetto più largo dei bisogni presenli d'Italia e conducevano percib a più radicali deliberazioni. Questa nuova legge non dislurbava co~1plet~rnente l'economia dell'antica, mu la modificava m gmsa che essa potesse risponderè in modo conveniente _a i b!s?gni del paese; perciò anzichè una. nuova legge 11 ~Iimstro della guerra preferiva presentare alcune p1:oposte, le quali modificavano in parte la legge o_rgamca. del 20 marzo 1854 sul reclutamento dell'esercito. Aggmngeva k' a queste proposte un proge:to di legge per 1~ isti~u1· ~ione del!~ _m . ilizia. provinciale j final_mente :71 uru~a ~n-terZ-0-p rogetto--di--legge _che mo?1fìc~v_a 1~ pa1 te 1a legge 27 giug no rn50 e 7 febbra10 1865 su.!e yen: sioni militari e col quale si determinava u~ l:m1le ~.1 età , dopo il quale gli tHficiali passavano d1 pieno d1-
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17 ritto dalle posizioni di serv1Z10 effettivo, disponibilità od aspettativa in quella di giubila1.ione. Questo terzo progetto di legge però veniva più Lardi a·bbandonato dall'onorevole il'Iìnistro della guerra, onde farlo oggetto di maggiori studii, anche secondo l'avviso della Commissione militare del Senato, eh' ebbe occasione di riferire sulle proposte mìnisteriali e delle quali fu relatore il generale Menabrea. X Gioverà ricordare lmwemente le disposizioni principali dei due progetti di legge del Ministro della guerra, siccome quelli che costituiscono il cardine delle importanti riforme, che, mentre scriYiamo, sono in via di esecuzione.~Le modificazioni alla legge sul 4 reclutamento mantenevano la suddivisione del contin- \ gente annuo di le:va in due distinte categorie: la prima in servizio temp'o raneo di dodici anni, da passarsi non meno di tre e non più di quattro sotto le armi, gli altri parte in congedo illimitato parte nella milizia provinciale, e la seconda con servizio per anni 9 da · trascorrersi alle loro case in tempo di pace , con :,. un servizio sotto le armi a titoio di istruzione, per un termine di tempo non maggiore di cinque mesi, ripartibile in uno o più anni. Per i militllri di prima categoria appartenenti aìl'arma di cavalleria si stabiliva un servizio temporaneo di dieci anni da prestarsi per non meno di quattro e non più di cinque sotto le armi, ed il restante del tempo in congedo illimitato. Colle stesse proposte si · aboliva l'esonerazione assoluta dal ~ervizio militare e vi si sostituiva il trasferimento dalla prima aìla seconda categoria nella stessa classe di leva, mediante il pagamento di una data somma da determinarsi ciascun anno:X Finalmente all'antica legge era aggiunto un ar ticolo che istituiva il volontariato di un anno, di cui crediamo superfluo riprodurre le disposizioni di legge che lo accompagnano. ANNO xvu, YoL. 1.
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Queste modificazioni sostanziali che avv1crnavano la nostra legge sul reclutamento del 1854 alla legge prussiana, do;evano portare naturalmente con sè la costituzione dell'esercito rli t·iserva, le di cui proposte erano appunto contenute nel secondo progetto di legge menzionato più sopra per la istituzione della milizia distrettuale, che prese poi più tardi il nome di milizia provinciale. La milizia provinciale destinata a. sostegno dell'esercito in tempo di guerra e più particolarmente a concorrere con esso alla difesa interna dello Stato, temporaneamente per la sua istruzione, ma in ogni caso anche per ragione di ordine e cti sicurezza pubblica, doveva essere composta: dei militari di prima categoria nel 10°, 41 ° e 12° anno del loro obbligo al mililare servizio, ~ eccettuati gli indÌvidui appartenenti alle armi di artiglieria e cavalleria e degli individui ascritti alla seconda categoria nel 4°, 5°, 6°, 1°, 8° e 9° anno del loro obbligo al servizio militare. Determinate ie norme per la nomina degli ufficiali di queste truppe sussidiarie, la legge proponeva che la milizia provinciale avesse costituzione territoriale. Le modificazioni che abbiamo accennate sommariamente dovevano condurre, secondo il concetto dell'onorevole 1\Iinistro, adavere· un esercito così composto: Forze militari di terra 750,000 uomini circa, prodotto di 12 classi di prima categoria e di 9 cli seconda, stabilite di forza poco presso uguale, nel contingente di circa 90 mila uomini che la leva dà. ogni anno alservizio militare ; cioè poco più del 3 Oro della intera popolazione del Regno·. Di questi 750 mila uomini, 300 m. dovevano rappresentare l'esercito combattente di prima linea, HW mila essere addetti ai depositi per riempiere i primi vuoti. Queste erano le idee principali che informavano i 1
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progetti di legge deìl'0norevole ~linistro della· guerra, le quali potevano dirsi generalmente acceltate, perchè frutto di maturi studii per parte di e,spcrti uomini di guerra, che si erano occupati dell'importante questione subito dopo la campagna del ,1 866. Quali erano i punti essenziali che distinguevano la nùova legge sul reclutamento proposta, dal sistema prussiano? Il mantenimento r2arziale del diritto di affrancazione, la costituzio:nc ~ . per adoperare una parola espressiva, dell'esercito di prima linea, la divisione del contingente in due diverse categorie. .Queste proposte presentate quasi contemporan,eamente al Senato cd alla Camera dei deputati nella tornata del 6 dic;embre 1870, sebbene studiate da Commissioni parlamentari appositamente nominate, non erano state ancora discusse al principio di giugno 187 ! . Pochi giorni ci dividevano dal trasporto della 1 capitale sulle rive del Tevere, e la riforma militare da tanto tempo invocata minacciava di essere dilazionata ancora una volta. Le formali dichiarazioni e le vive insistenze del Ministro della guerra ottennero che il Parlamento prima di prorogarsi si occupasse di questo argomento vitale per l'avvenire del paese. Le discussioni in Senato e nella Camera dei deputati non furono lunghe, ma vivaci; esse non ottennero l'approvazione così nell'uno com~ nell'altro ramo del Parlamento senza . incontrare la resistenza di uomini autorevoli, i qua.ti giudicavano le proposte modificazioni alla legge sul reclutamento ·né necessarie, nè opportune . Sarebbe tr oppo lungo seguire passo a passo le tornate della Camera e del Senato , nelle quali la nuova legge militare diede occasione a profonde disquisizioni. Alla Camera dei deputati in special modo fu da alcuni oratori notato il carattere transitorio delle
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~o proposte ·ministeriali, e fu in questa circostanza che il Ministro della guerra con verbali e ripetute dichiarazioni rischiarò la legge in quelle parti in cui parve non avesse ottenuto una de:finitivn soluzione. L'onorevole Ricotti predisse non lontano il giorno in cui potessero venire abolite le due categorie del contingente, ora conservate per una considerazione di bilancio, si mostrò disposto ad abolire col tempo sotto ogni forma il diritto di affrancazione, ed inclinato a fare ogni possibile concessione al principio dell' ordinamento territoriale , fin dove questo non tornasse di danno all'interesse politico del paese ed alla salda costituzione dell'esercito. Quanto alla durata della ferma, l'onorevole l\'Iinistro della guerra non si manifestò completamente alieno dal ridurla definitivamente ·a soli tre anni, quando la progredita coltura delle 'popolazioni e lo sviluppo del sentimento militare avessero consigliato di farlo senza pericolo di allentare la disciplina e la compattezza dell'esercito. La nuova legge sul reclutamento approvata dai due rami del Parlamento e sancita dal potere esecutivo veniva promulgata in data ,19 luglio 187L L'onorevole Ministro della guerra, sollecito di evitare possibilmente ogni perdita di tempo, aveva già emanata iu data 4 ° luglio una Circolare in cui si dichiarava aperta l'iscrizione al volontariato di un anno nei corpi dell'esercito per l'anno 1874-72 ·ctei giovani nati negli anni 18505HS2-53-54, e poco più tardi in data 23 luglio il Regio Decreto che approvava il relativo regolamento. E qui giunto alla fine della prima parte del nostro lavoro riassuntivo, che riflette la riforma essenziale dalla quale doveva scaturire un complesso di provvedimenti che ne formavano l'indeclinabile corollario, è duopo arrestarci un m omento per chiamare l'attenzione del lettore sopra un'altra serie di considerazioni.
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La riforma della legge sul reclutamento che allargava
le basi delì'esercito e geuava le fondamenta di quello di seconda linea o cli riserva, era un fatto troppo capitale, perchè non dovesse portare con sè un'alter~zione profonda nella costituzione mililare di tutto 11 paese . .Dinanzi alle formidabili proporzioni eh~ acqu~slava l'esercito, bisognava provvedere perchè 11 moVImento di mobilizzazione non solo non veni?se incagliato e quindi ritardatp, ma acquistasse invece quella celerità 5che i progressi della scienza e lo svilupp_o di rapidi mezzi cli comunicazione e <li concentraz10ne, hanno reso necessario alla vigilia di una dichiarazione _di guerra. L'esperienza della campagna del 1870, e gli strao_rdinarii successi dell'esereito tedesco, diventavano m questa circostanza un'utile guid~ ~er determinar? quali fossero le condizioni indìspensab1h p,.:ir una sollecita mobilizzàzione. L'esercito francese che in questa parte si er(l. mostrato assai difettoso, aveva pagato ben duramente l'imprevidenza e la esagerata fiducia dei suoi ' capi; infatti chi ben considera le prime fa~i .clel~a guerra del 1870, le quali esercitarono una dec1s1va influenza su tuu.o il seguito della campagna, di leggeri si persuade che l'inferiorità numerica dell'esercito francese di fronte ·al tedesco, era sensibilmente aggravala da una mobilizzazione lenta, difficile e laboriosa. Se la l?rancia, all'epoca della dichiarazione di guerra, fosse riescita a concentrare sulla frontiera del Reno tutti i duecento cinquanta mila uomini che aveva disponibili,
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22 forse la caduta· non sarebbe stata nè così fatale nè così repentina. Né in migliori condizioni, relativame~te alla mobilizzazione, poteva credersi l'esercito it-o.hano, il quale nel ~ ~66 a vev~ d?vuto subire le conseguenze degìi stessi . mconvementi, cagione di tanti rovesci per la Francia. Che se nel 1866 questi inconvenienti non si palesarono così gravi in Italia, quanto lo furono al di là delle Alpi nel 1870, ciò devesi sopratutto altribuil'e, alla lunga fase diplomatica che~ precedette quelìa guerra, ed alla possibilità per ciò di mobilizzare l'esercito con c~lm~ ~d i~ u~ lungo periodo di tempo ; se in otto g1orm l Italia fosse stata costretta a schierare il suo esercito sul campo di battaglia, è assai probabile che l'insufficienza del sistema di mobilizzazione sarebbe apparso anche maggiore che in Francia, attesa la conff~urazione geografica del paese nostro, il quale poco s1 presta alle repentine concentrazioni · ed al facile trasporto delle truppe. Da queste considerazioni risul ava in nìodo evidente che la riforma della leo·n·e sul ;eclut.~mento sar~b.be stato un lavoro imperfo~t~, se l attenz10ne del Mm1stro delJa guerra non si fosse portata contemporaneamente verso una più utile AÙ economica distribuzione delle forze, e verso una migliore sistemazione degli elementi primi della mobilizzazione. Trovare un mezzo per liberare i corpi altivi dalle soverchie cure amministrali ve al . momento della mo' bilizzazione, costituire in seguito uri altro centro inI torno al quale potesse raccogliersi il secondo esercito, li ecco il problema più complicalo che si presentava \\, alla mente del legislatore, e la cui soluzione si im1 poneva come una quistione di essere o non essere. La istituzione dei disrreui militari che, insieme alle modificazioni nlla legge sul reclutamento, eostitui-
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scono la parte sostanziale delle riforme compiutesi nel 48'H, ebbe appunlo di mira la soluzione del duplice problema. I distretti introducevano uello Stato una nuova circoscrizione militare, ed avvicinavano l'Italia al sistema territoriale vigente in Prussia, i di cui vantaggi erano apparsi in modo evidente in due successiYe campagne; essi devono costituire per l'avvenire il perno della mobilizzazione di due eserciti, quello di prima e quello di seconda linea; infalti mentre ad essi spetta di raccogliere, di vestire, di armare e di istruire i coscritti delle nuove leve, di custodire in deposito una parte clel corredo 'd egli individui in congedo illimilato, con grande vantaggio dell'erario, • s.a ranno neJlo stesso t.ernpo il centro di riunione dei soldati in congedo illimitaio che venissero chiamati sotto I le armi, il punto cli concentramento delle milizie proYincìa]j, ed il grande deposito tlel materialo di mobiJjzzazione di entrambi gli eserciti. L'fstituzibne di questi distr0Lti, consigliò anche la trasformazione del corpo dello stato maggiore d_e lle piazze, il quale era divenuto una delle ruole superflue dell'esercito. I distretti mililari r;rea.ti con R . Decreto sullo scorcio delì'anno 18'70 in numero di 45 con mo compagnie vennero con R. Decreta rn settembre 118711 portati al numero di ri3 e forse v0rranno nncora aumentati in seguito onde meglio rispondere alle diverse esigenze del servizio; in questo modo l'onorevole Ministro della guerra s'era preparato a raccogliere presto i frutti delle riformD immaginate, qualora, come era facil mente prevedibile, il Parlamento avesse deciso favorevolmente alle modificazioni circa la legge sul reclutamento ch'erano . state sottoposte al suo giudizio ed alla sua approvazione. Questi distretti militari hanno già incominciato a funzionare regolarmente provvedendo nJl'istru,,ione della '.2a categoria della classe ·18 11,~
u e <lei Yolontarii di un anno ed uua circolare minisLcriale or<lina che la classe del -1800 che deve giungere sollo le bandiere al principio del 1872 sia parimenli vcslita, armala, equipaggiata ed istruita .in parte, dai distretti, i quali provvederanno anche a quelle operazioni clie per l'addietro affaticavano i corpi aHi vi, e li distraevano dalle occupazioni loro proprie. Nello stesso tempo i distretti prendevano sotto la loro speciale giurisdizione le compagnie di disciplina. Appena costituilo questo grande meccanismo indispensabile alla pronta mobilizzazione di due grandi eserciti, l'attenzione del )Iinistro della guerra si volgeva a riformare la costituzione laLlica cd amministrativa di alcuni corpi dell'esercito allivo, la quaìe si moslrara difettosa, menlre d'altra parte il )Iinistl'O prendeva impegno dinanzi al Parlurnento di so!topone alla sua apprornzione in un'epoca non lontana i quadri organici dell'esercito, promessa che arnva per iscopo di soddisfare un desiderio più volte esternato, di sottrarre questi qcladri organici alle troppo frequenti mutazioni di cui si areva avuto esempio in molte occasioni. Un R. Decreto del 5 marzo 1187,t riord inò i reggimenti cli fanteria di linea, costituendoli di uno stato maggiore, di 3 battaglioni a i, compagnie ciascuno e di una compagnia di deposito; cootemporanearnente venne tolta la dc11ominazione <li gi·anatieri a sei degli 'otto reggimenti esistenti; furono aboliti i tamburini e sostituiti da trombettieri, e si ottenne cosl di dare ai reggimenti cli fanteria maggiore uniformità, e di iugrossare l'unità tallica della compagnia, la quale sul piede di pace era costituita da un numero d'uomini insufficiente, tanto per attendere nl servizio c:he nlle esercitazioni. La l!'asformazione dei sei reggimenti di grnnatieri fu consiglìata della considerazione che le fanterie speciali tendono a scomparire cla tutti gli
~5 eserc1t1, e la conservazione dei due più antichi reggimenti granatie,ri fu suggerita unicamcn!e dalla_ op~ portunità di destinare nel un corpo sp~crn.1: lt~U1. gl~ individui dotali di una statura non ord111a.ria, 1 quali chiamati a fai- parte <lei resto della fanteria aYrebbero prodotto una disparilù .disgustosa. . Più tardi un R. Decrelo in data 15 ottobre soppr11neva le brio-ate permanenti di fanteria nella considerazione clte costituzione delle brigale senza vincolo di rimanere fede li al numero progressivo dei reggimenti, daYa alla fanteria un assello tatticù più snodato . più rnaneg(•evole, e rendeva più rapida la mobilizzazione, e 0 meglìo si presta.va alla dislocazione dei diversi corpi nelle guarnigioni del regno. Però a conservare delle onorevoli tradizioni, Yeniva in pari tempo stabilito che ciascun reggimento conservasse il nome della brigata alla quale aveva per il passato appartenuto. e; n R. Decreto in data del ·1 O settembre riordinava in ser•uilo l'arma di cavalleria. Dinanzi al nuovo impiego d/\uesl' arma nelle guerre moderne, parve utile di ino-rossare l'effettiYo degli squadroni in uomini e raYalli o ' . e di mantenerlo presso a poco cgu.ale cos1 rn tempo di pace come in tempo di guel'ru . Ji'u inoltre stabilito che i diYcrsi reggimenti, pur consenando il loro nome, fossero per lo innanzi distinti con un numero progressivo; gli stendardi forono al.Jo1iti atteso gli inconvenienti di cui erano sempre stati cagione in tempo di guerra. I?inalmente lo stesso R. Decreto creava un 20° reggimento tli cavalleria, destinato a stabilire un'equa proporzione fra la cavalleria e le altre armi. Anche l'artiglieria ricevette un sensibile svilu.ppo per mezzo della trasformazione di dieci batterie <la piazza in dicci batterie da battaglia, cosicchè l'esercito italiano entrando in campagnn potesse presentarsi al nemico con 90 batterie da hatlaglitl, in tutto 720 pezzi; un
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26 doloroso sacrificio fu la soppressione delle due battel'ie a cavallo, le quali in tempo di pace ecl in tempo di guerra avevano resi degli eminenti servigi, ma il loro numero era troppo sproporzionato colle esigenze attm1li dell'esercito, nè d'altro lato le condizioni finanziarie del paese erano tali da consentire uno sviluppo troppo grande di questa speciale artiglieria, per cui il Ministro della guerra eredette più conveniente proporne addirittura l'abolizione. Tutte queste disposizioni che abbiamo riassunte brevemente insieme a molte altre di minor conto, fa cli cui sola citazione ci porterebbe troppo lontano, erano dirette quasi esclusivamente ad un solo scopo, cioè a far si che le diverse armi fossero dotate di ordinamenti tattici semplici ed elastici come si richiede nelle guerre moderne, e che con pnrticolarc attitudine si prestassero al lavoro sempre più difficile e complicato della mobilizzazione. A questo riguardo non citeremo nemmeno le pubblicazioni di un gran numero di nuove teorie e ùi speciali regolamenti per le diverse armi , nei quali furono raccolti con molta chiarezza tutti i principali conc~ai tattici e ìogistici che parvero escire trionfanti da due grandi guerre quàsi consecuti re. Ma una parola dobbiamo pur dedicare alle grandi esercitazioni tattiche che anche quest'anno furono eseguite da una parte notevole dell'esercito; ì grandi vant1;1ggi ottenuti negli scorsi anni do questo genere di esercitazioni persuasero il Ministro della guerra ad imprimere loro un Maggiore sviluppo. In questa intenzione suile pianure di Somma e cli J)lontcchiari s1 raccolsero per lo spazio di sei mesi due divisioni, le quali furono colla maggior diligenza ammaestrate m tutti i servizi di guerra. Più tardi queste due divisioni, unite ad altre tre, eseguirono sotto la illuminata direzione del luogotenente
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generale Pianell, delle fazioni campali che ~uraro~10 ben venti giorni; in questo periodo non breve d1 marc1e, di. attendamento e di fatiche non comuni, ufficiali e soldati fecero a gara nel dar prova di disciplina, di intelligenza e di buona volontà. Anche le truppe della divisione di Napoli, per quanto lo permisero le esigenz.e del servizio, attesero ad istruzioni analoghe sotto la direzione del generale Angioletti. . In questo lunc•o periodo di manovre le truppe eoo bero tempo di provare i buoni effetti prodotti"d~ una istruzione più avanzata degli anni scorsi, e}dalle rnnovazioni introdotte negli · ordini tattici; che se qualche servizio lasciò desiderare un progresso anche maggiore ciò non vuol dire che questo non abbia ad essere ragaiunto in un vicino avvenire. 0 Dovremmo occuparci in seguito delle riforme amministrative che vennero sviluppandosi di pari passo colle riforme tattiche; ma anche qui la mancanza dello spazio ci obbliga a restringerci in limiti assai_ .mod:sti. R~corderemo solamente che dopo lunghi e d1ltgenl1 espenmenti fu applicato il nuovo Regolamento <ii contabilità, il quale può vantare sul suo predec~ssore una ma•r()'iore semplicità. Questo Regolamento no . .puo aver pro., dotto nei primi tempi qualche rnconvemente, ma_ ero non poteva non avvenire nel momento della transazione da un sistema ad un altro, ma non v'è dubb10 ch'esso costituirà certo un grande miglioramento ed una grande semplificazione, appena cioè sarà entrato nella abitudine del personale che se ne deve servire; nè tacerò le speciali disposizioni prese dal Ministro della gucr~a al~o scopo di esenitare un severo controllo s:1lla ~ab?rtcazione e sulla confezione degli oggetti di vestiano. Qualche particolare considerazione meriterebbero anche le disposizioni ministeriali che si rif'eriscono alla diffusione della coltura negli ufficinJ,, sott'ufflciRli
.28 ' e soldati <lell'eserc1to, ma sebbene per il loro carattere possano COI'l!ìliderarsi come parte integrante dell'ordinamento ge:rierale dell'esercito, preferiamo parlarne più tardi, quando cioè discorreremo di tutt0 le disposizioni destinate a migliorare le condizioni morali e materiali ùell'esercito, lo quali vanno sempre di pari passo col maggioro sviluppo dello studio e della cultura. Chiuderemo invece questo breve capitolo accennando le disposizioni più importanti destinate a gettare le fondamenta. dell'esere.ito di seconda linea . E(J'li era infatti necessaeio pensare subilo ad una istifuzione nuova in Italia, e dnlla quale si può dire prendesse forma e concetto la riforma della legge sul reclutamento. Appena le riforme dell'esercito attivo cominciarono a prendere il loro naturale incremento, l'onorevole Ministro della guerra non tardò a provvedere alla migliore costituzione dei quadri dell'esercito di riserva. Con mnnifesto del rn agosto si pubblicavano le norme per l'ammissione ad uftìciali nel corpo delle rnilizie provinciali; cun altra Nota dell'11 novembre si istituì una Commissione per l'esame degli aspiranti; finalmente con una Nota dell'8 novembre 187•1 si tracciarono le linee generali di questo secondo esercito, mercè la costituzione dei suoi quadri , i quali erano per ora stabiliti in 960 compagnie di fanteria di linea, in 60 compagnie di bersaglieri, ed in -10 di zappatori del Gemo . Questa Nota stabilisce in pari tempo. che le compagnie di fanteria delle milizie provinciali devono esse~e ordinate per distretto, le seconde per sede d'ogni regg1rne~to bersaglieri, le ultime infine presso il corpo zappatori. Passate èosì in rivista le principali riforme tattiche ed amministrative introdotte nell'ordinamento dell'esercit? e destinate a mettere insieme l'ossatura della parte att1Ya e permanente, e di quella provinciale e tem-
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poranea per il caso di guerra, passeremo a considerare brevemente le disposizioni che ebbero per iscopo di migliorare le condizioni morali ed intellettuali dell' esercito; e se lo spazio non ci consente di dedicarvi tutto lo studio che pur meriterebbero, il lettore rivolgendole nella mente ne apprezzerà da sè l'importanza ed il valore, so]o che voglia considerare come il sentimento militare affermato in tulta la sua fierezza. ed in tutta la sua forma, costituisce insieme alla scienza il vero soffio di vita degli eserciti moderni.
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L'anno che s'è appena chiuso ha pm visto iniziate non poche riforme della più grande importanza nel!' ordine mople ed intellettuale; gli studii e le discussioni di molti unni, confortati da esempii di cui nessuno oserebbe oggi contestare l' alto valore, sono riesciti a stabilire anche tra noi alcune verità, ed a mettere in evidenza alcuni bisogni verso i quali- non . doveva tardare a rivolger si la mente del legislatore. L'impresa di fondare un grande esercito non è delle più facili e comuni, e male ragionerebbe colui il qu ale pensasse di esservi riescito, sol perchè ~vesse potuto raccogliere un dato numero di uomini sotto l'imper o di alcune determinate leggi più o meno buone, più o meno perfette. Gli eserciti vivon o e prosperano non solo per 1a osservanza delle leggi e dei regolamenti ; queste possono bene esercitare la loro .influenza in tempi tranquilli, ma subit_o si allentano e l'istituzione si sfascia se nel momento delle forti prove e dei duri · sacrifici non soccor rono le bu one qualilà morali, la
30 disciplina, il senlimento del dovere e l'amore dclìa paLrb, e quello sviluppo intellettuale che riaccende lo spirito e 1D volontà, quando le forze sembrano esauste. L'esercito italiano s'è venuto costituendo in mezzo a difficoltà d'ogni genere; nondimeno l'aver potuto raccogliere tutta la parte viva del paese intorno ad un forte nocciolo in - cui le principali virtù militari non facevano difetto, ha fotto sì che le conseguenze di una improvvisazione quasi miracolosa fossero in realtà minori di quelle che si sarebbero potuto temere. Però il modo col quale l'esercito si era venuto coslituendo, e le eonsegucnze della campagna del 1866 bastavano a persuadere che gli ordinamenti militari del paese non avrebbero preso salda radice :fino a che il livello morale cd intellctl'uale dell'esercito non fosse stato sensibilmente rialzato. Le disposizioni adunque le quali tendevano a perfezionare gli istituti scientifici già esistenti od a fondarne dei nuovi, ed il miglioramento delle condizioni morali e materiali del personale di ogni grado appartenente all'esercito, devono essere considerate come un complemento indispensabile ·delle riforme delle leggi fondamentali. jf Il numero assai grande delle promozioni che avevano avuto luogo durante la campagna del 1866, la formazione su larga scala di nuovi quadri, i quali erano stati sciolti l'indomani della conclusione della pace, avevano prodotto tale una lentezza nelie promozioni da gettare un · sentimento di sfiducia anche negli ' uffici~li più giovani ed animosi. Nè basta, poichè la presenza di due o tre migliaia di ufficiali nell,r posizione di disponibilità o di aspettativa costituiva una . grave difficoltà che a nessun lliinistro della guerra sarebbe stalo dato di rimovere da un momento all'altro. Questo inconveniente era già stato segnalato negli anni
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addietro, ed il ministro Gornne aveva cercato cli allontanarlo nel 18'i0 q1~ando presentando al Parlamento il suo progetto di legge per ulcune economie milit.afi, ,,i unì la domanda che per un dato pcriodQ di tempo fosse data facoltà al Governo di collocare a riposo o riformare un certo numero di ufficiali dcll' esercito, mediante aleune norme le qualì si scostavàno d'alquanto dalle leggi esistenti. Senza dubbio il ~linistro avrebbe poluto valersi di quesle, senza bisogno di ricorrere a straordinarii provvedimenti, ma per avventura sarebbero riescite troppo dure per un gran numet·o di uiììciali, entrati nell'esercito ad una età già avanzata, e che avevano reso nondimeno troppo eminenti senigi) per essere messi fuori delle file dell'eser-cito,- senza che loro si usassero certi speciali riguardi. Poichè l'intervento del potere legislativo era inevi- \ tabile, l'onorevole Ministro della guerra sottoponeva \ all'approvazione del Parlamento un apposito progetto , cl.i legge sulla riforma degli ufficiali, guardarmi ed 1 irnpiegati assimilati al grado militare. Questa legge dava facoltà al Governo di collocai:e a riposo od in riforma durante il periodo di 18 mesi, e mediante un trattamento rche può dirsi di favore ' quegli ufficiali che o per l'età , o per infermità, non si mostrassero più oltre adatti al servizio attiYo. L'utilità di un simile provvedimento non fu da aìcuno disconosciuta, e non trovò per questo motivo serie difficoltà a vincere dinanzi ai poteri legislativi , i quali richiesero solamente. che la posizione degli ufficiali riformati o pensionati d'autorità fosse circondata da serie guarentigie e che agli indi1idui colpiti dalla legge temporanea fosse lecito appellarsi, desiderio che il Ministro della guerra si affrettò a soddisfo.re mediante la nomina di apposita Commissione incariQata di decidere nel caso di ricorso per parte degli ufficiali riformati. Questa legge
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32 non ta!'derà a raggiungere il suo scopo, epurando il personalG degli ufficiali dell'esercito dagli elementi che non costituiscono per esso una forza, sibhene una debolezza, ed aprendo agli ufficiali giovani un più vaslo e sereno orizzonte . Un'altra quistione . ctie non po teva rimanere più a lungo insoluta era ' quella degli ufficiali ammogliati senza permesso . Considerazioni d'ordine superiore consigliavano di collocare in una posizione sostenibile e · decorosà un gran numero di ufficiali , i quali erano andati incontro con animo leggiero ai legami del matrimonio, senza ottemperare alle disposizioni della legge sul matrimonio degli ufficiali. Sottoporre puramente e semplicemente questa gravissima mancanza disciplinare alla grazia sovrana non bastava; la classe di questi ufficiali negli anni addietro era salita ad un numero così grande ed ogni giorno aumentava in guisa da consigliare qualche efficace provvedimento collo scopo di porre un freno a questa tendenza generale, la quaJH sotto un certo aspetto poteva diventare a poco a poco una seria minaccia allo spirito militare che deve essere seriamente diffuso, princ~palmente nei quadri degli ufficiali, e che in ogni m odo coìlocava il più delle volle . un gran numero di ufficiali in una posizione econolnica assai difficile a detrimento del decoro ·Joro e della nobile istituzione di cuL fanno parte. Conveniva a dunque modificare la legge già esistente sul matrimonio degli ufficiali e rendere più esigenti le condizioni pecuniarie stabilite perchè questa facoltà potesse venire concessa. A questo duplice intento rispondevano il Il. Decreto 3 luglio che accordava il condono delle pene disciplinari agli ufficiali ed impiegati assimilati militari i quali avevano contratto ma trimonio senza permesso, e• la legge in data 3 1 dello stesso mese la quale stabiliva le nuove norme, discusse ed approvate 1
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dai poleri dello Stato, alle quali dovevano soddisfare coloro che des ideravano ammogliarsi. Colla legge sulla riforma, e con questa sul matrimonio, gli unlciali del nostro esercito vedevano rìalzale le loro condizioni morali , aperto l'avvenire a nuon~ promozioni, a più rapidi avanzamenti, e si provvedeva ad una condizione di cose, la quale n è la dignit,\ dell'esercito, nè l'interesse ed il prestigio degli ufficiali permettevano che fosse più lungamen te tollerata. i'ìello stesso tempo che venivano adottati quesli importanti pr ovvedimenti non era per nulla d imentieato il bisogno di meglio diffondere la ·coltura tra gli urflcia li dell'esercito e di far nascere l'amore allo studio e all'emulazione; un gran numero di disposizioni non ebbe altro scopo ; ci .limitiamo a citare le più rilevanti, quali sono l'abrogazione della disposizione per cui i colonnelli di stato maggiore dovevano essere reclutati nel corpo stesso, le modificazioni all'ord inamento della Scuol0 superiore di guerra, le nuove norme di servizio pel c.omitato del10. armi di linea , fra le quali deve essere notata quella secondo cui è fati.a facoltà al presidente di chiamare quQ.lunque uffieiale per fo rnirH spiegazion i e sch iarimenti o per collaborare temporaneamente, l'istituzione di u n corso di ginnastica della durata di quattro mes i presso la Scuola c;entfale di Pa rma, l'invio alle fabbriche d'armi di aleuni ufficiali dei distretti per ricevervi un'istruzione sulle armi. a retrocarica, la chiamata alla Scuola di Parma di parecchi luogotenenti anziani di fan teria per attendere ad un breve corso intorno alle materie degli esami di promozione al gra.do di capitano, la riaper tura del corso d'istruzione pr esso la .scuola norrnale d i eavalleria, la riapertura del corso preparatorio alla Scuola superiore di guerra, l'invio di un certo numero di capitani ad assistere alle eser citazioni delle truppe che ANNO
xvn, VoL. i.
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prescrn pnrèe ai campi, rn maggior cliligenw richiesta nelle confoecme militnri, flnnlmcn tc la diminuzione dei prezzi di akune pubblicazioni mil itari, o:1de fo::;scro in questo modo rneglio acces8 ibili a tetti gli ufficiali che sentis;.ero iì desùlerio di applic;arsi ,dio studio ed alla letlura. Dopo gli ufficiali, la classe de i sott'ufficii:J!i era quella che meglio doveva chiamare sopra di sè l'attem,ionc del legislatore; ibfa tli se si co nsidera ché l'avere dei. buoni quadri . di sotL'ufficiali vale avere a propria disposù.ione i mezzi per diffondere l'istruzione e la disciplina e per ottenere l'csnlto disimpegno de i. più importanti serviziì, non si poteva a meno di deplorare il progressivo depauperamento di questi qr,adri, dovuto a cause di diversa natura. La fociliUl con cui un gran numero di sott'ufficiali erano stati negli anni addietro promossi al grado di ul'ficiale, ed il suc<:essivo ed inevitabile rallentamento in quelle promozioni. la troppo facile speranza <li trovare al di. fuori dell'esercito ahri im pieghi più lll<5rosi, lu riduzione della ferma, erano tutte circostanze che influivano sinistr-amente sull.à buona costituzione dei quadri dei sott'uffic iilli, ai quali vc,niva meno ogni giorno la possibilità di rinvigorirsi col mezzo di nuovi elementi. Un così arduo problema venn e studiiJto sotto tutti i punti <li •·1• vista, e se generalmente venne ammesso essere c111ficilissima cosa poter allontanare da un r.nomento all'altro tutte quéste cause, le quali trovavano la lol'o_ spiegazione' nel campo morale, in quello economico ed anche llcl sociale, se fu da tutti riconosciuto che forse molle di esse non potranno essere tolte di mezZ:o se non col graduale incremento delle istituzioni e dello sviluppo del sentimento militare, 1utt1wia fu anche dimoslrato che alcune disposizioni legislative di una opportunità. incontestabile· sarebbero riescile se non 1
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.altro ad arrestare i11 parte le conseguenze che si erano manifestate in questi ullimi anni . Ad ottenere questo risultato fu emanata la Nola 30 agosto 187·1 circa l'ammissione anlicipata al riassoldamento con premio dei graduati ascritti alla classe di leva •1846, e colla quale il ~1inìstero, volendo usare un riguardo ai graduati di. quella classe, stabilisce di accordare subito il soprassoldo annuo mentre che la ferma non decorre che dal giorno in cui cffettivnrnenle quei graduati abbiuno comp iuti i cinque anni effettivi di servizio .souo le arm i. Questa dir,posizione unitamente alla circolare ,J6 novembre, eolia quale vengono accordate molte facilitazioni ai sott'ufficiàli e caporali in congedo illimitato che non oltrepassano il 35° anno di età, onde possano essere riamm essi al servizio effettivo est.enclenclo lai favore ai sott.'ufficiali, caporali e cara.bin ieri che abbiano ottenuto il congedo assoluto, purchè non sia trascorso un anno dì tempo dalla data del detto coHgeclo e riacquistando g li tmi e gli altri il grado, l'anziamtà ed i titol i per aspirare al riassolda. 01fl're ,mega speranza cne un b uon mento con prernw, numero di sott'ufficiali, alleHato dalle anzidette facilituzioni ed ammaestrato dalle lezioni dell'esperienza, vorrà continuare a far parte delle file dell'esercito, o ritornarvi. Se si aggiunge che il Ministero non ha dimenticato di curare la diffusione dell'istruzione nella. classe dei sott'ufficiali ed ha offerto loro il modo cli aspirare ad una promozione nei gradi superiori acquistando prima quelle cognizioni che sono indispensabili a coprire degnamente il grado dì ufficiale, chiamando anche nel 187•1 ad un corso speciale presso la Scuola di fanteria e cavalleria 250 sott'ufficiali dei diversi corpi, di leggeri si comprenderà come non venisse trascurato alcun mezzo per offrire ai sott'ufficiaìi una posizione l
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mor~le ed economica sodclisfocenLe e per invogliarli allo sLudio cd all'applicazione colla s1wrnnza di una meritata promozione. Non ch iuderemo questa breve l'assegna delle disposizioni destinate a migliorare le condizioni della classe dei sott'nffici.nli ed a prepara!'e delle basi più larg;he di reclutamento, senza ricordare il Regio Decreto ·1 i novembre, che istituisr,e un battagl10ne di fanteria di linea, nel <prnlc saranno ummessi soldnti di levn. e volon(arii el1e per una svegliai.a intelligenza, e per f[milche cognizione letteraria dimostrino una certa attitudine a diventa.re sott' ufficiali , e I' istituzione di uno squadrone e cli una batteria d'istruzione per la cavaìleria e l'artiglieria con analogo intendimento . Nè L\.mministrnzione della guerra traseurò di provvedere affinc hè i sotto uffìeiali, i quali dopo un certo limite di servizio ahbando!rnno le fi le dell'esercjco, trovassern nelle autoritit governati ve nn sufficiente appoggio per il loro collocamento. Con :Nota 15 dicembre si der.erminnva che sieno usali particolari ri~ guardi a q uei sou'uffic:iali che lasciano le bandiere dopo dod ici anni cli servizio, non solo coi preferirli nelle nomine a sottotenenti nella · milizia provinciale, ma ezin ndio col faci litare ad essi il conseguimento di adeguato impif~go particolarmente nei servizii dipendenti dcll'amm inist.ra7.ÌOJJe della guena . 'Ed u tale riguardo stabi li va che i comandanti di corpo considereran no come un dovere della loro carica il cereare per quanto possono di far.ilitare il eonvenien 1.e collocarnenlo dei medesimi, sia a.ll'atto del· loro congedamen to, sia anche dopo, quando ricorreranno ad essi, non solo in impieghi dipendenti dall'ammini strazione militare, ma da qualsiasi altrn amministrazione dello Stato, delle ferrovie, dei telegrafi, dirigendosi all 'uopo d'u(/icfo, ai capi cli se rvizio- di essa amministrazione.
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37 Tutti , questi provvedimenti, i cui cffclli non si potranno apprezzare se non fra qualche tempo, segnano il principio di una nuova fose, dtmrnte la quale ìu classe dei so tl'ufficiali avrà campo di sviluppare ìe proprie risorse e di perfezionare quelle particolari ntt.i.tudini che essi devono cons(derare eome un mezzC1 di gwi·are a se stessi cd all'esercito del quale cos1iLuistono uno dei cardin i più ferm i e sicuri. Non potremmo chiudere questa bre·ve esposizione delle riforme che riguardano il personale dell'esercito senw quu ldrn parola sulla modificazione recata alle divise dei diversi corpi. Quistione lungamente agitata, essa fu finnlmentc risoluta nel ,j 87,t mediante l'approvazion e di una miova tenuta per le diverse arm i, e se non la si poté eonseguire colla universale npprovazionf:, giova però osservare che in argomenti di questo genere è r.ssai difiìcile ouenerc l'unanimità del giudizio. .Bas.lerù tuuavia constatare che le nuove divise, dopo . .l unglii e pazienti esperimen ti, no n vennero defìni tivn rnente upprovate , se non çlopo cons\lltato il parere di coloro elle doveva110 essere maggiormente inleressati nella quistione ; e se si considera che l'esperienza delle guen'e moderne hn. dir.nostrn lo come i requisiti prineipali della divisn militare si possano ridurre 1-lla comodjtà, alla semplicità, all'economia, e ad una uniforrn ìtil, sommamente desiderabili. nelle diverse armi quando si tratta di grandi eserciti , nessuno vorrà ne:f_çare che le divise di recente approvate rispondono generalmente a queste c:ondizioni. Che se nell'avvenire esse si mostreranno bisognevoli à i qualche piccola modifìeazione, non sar~ difficile, una vol ta che ne sìa c!imostra La l'opportunità , il mandarla nd esecuzione. J>oichè ci si è offerti, occasione di discorrere del vestiario clell'esercito gioverà ricordare la diminuzione dell'assegno di corredo, e del cleconto giornaliero,
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unitamente all'abolizione dello sconto del 5 per t a favore dei consigli. amm inis(raLivi dei corpi negli acquisti degli oggetti di corredo del soldato e dello sconto • del 1~ per 0 1° obbonuto dal Governo sul valore deile stoffe e degli oggetti cll'esso fa disLribuire da\ suoi rnagaiziui, ed alla riduzione delle tariffo degli oggetti di corredo, ottenendo una notevole sem plifleazionc ; in tal modo venne anche abolito un artificioso con.:. gegno ed il conleggio reso pi°ù sempli ee e piÌ! vero. Diremo per ul timo che l'amministrazione milité1re, nel desiderio di lasciare più a mpia iniziativa a-i eomanclanti di corpo, principio codesto <.:he teude a fri.r pl'evalere in tutte le disposizioni che da essa emanano, ha fatto esperimentare presso alcnni corpi un nuovo sistema d!ordinari.o, pcl quale i comandanti di corpo sono abilitati a comporre il rancio di quei gen eri che essi crederanno più convenienti, più economici, e più graditi alla nutl'izione del soi<fato, fissan do però alcuni · limiti estremi, da. non potersi oltrepassare, onde impedire che una malintesa. econornia potesse danneggiare il benessere 11el sold ato. Per qunnto l'iguarda la bassa forui dell'esercito ; non è facile concentrare in poche pagine la grunde trasformazione ch'essa. ha dovuto subire medi ante le modificazioni della legge sul reclutamento, di cui abbiamo tenuto abbastanza lungamente parola nelle pr-_ime pagine di quest'articolo; sarebbe necessario ripetere e sviluppare molte delle cose già dette, aggiun6crnc del!i> altre, mcuece insomma in evidenza qua nto l'nbofo:ione del diritto assoluto di affranc;.azione deve concorrere a rialzare le condizioni mornli. dell'esereito in generale. S,mo eonsidcrazìoni cli un ordine così elevato che potrebbero th se sole essere argomento di uno sti1dio dì un certo sviluppo, per cui restringeremo it uostro dire a ricordare i vantaggi che deve recare al0
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l'eserciLo attivo la costituzione di un esercito di seconda linea . Abbiamo visto da una parte il poco aiuto che portavano all'esercito aLtivo nel momento della mobilizzazione le classi più anziane, le cçuaìi, composte di uomini lontani da mollo tempo dalle abitudini di diseiplina, e che per la maggior parte avevano contratti dei vincoli di matrimonio, diventavano piut.t.osto un elemento di disordine e di dissoluzione, anzichè una nuova forza per l'esercito. Assegnando quesLi più vecchi contingenti all'esercito di seconda linea si accresceva il vigore dell'esercito attivo e si utilizzavano diversarn ente delle forze le quali non promettevano nessun reale vontaggio, se non erano diversamente impiegate. D'altra parte la diminuzione della durata del servizio, sollo le armi e la disposizione che stabilisce un m11ggior periodo di istruzione per · le classi di secon~a ca tegoria, rende il servizio mili.tare di minore aggravio per- le popolazioni, e raPrsic.ura in pari tempo l'esercito dagli inconvenienti verificatisi nella campagna del 1866, CjlWndo alla' vigilia della dichiarazione di g uerra rliveese elùssi di seconda categoria raggiunsèro i corpi in condizioni d'istruzione molto im perfette. Pero il nuovo ordinam0nl0, che nllarga le basi dell'esercito e pur deve mantenere il bilancio della guerra in proporzioni non troppo onerose per l' erario nazionale, fa evùlcnternent c un grande assegnamenLo sulla miglior coltura media delle masse, in<1l1:mtochè le discipline milital'i ed anche il sentimento del doYer e sono più facilmente acccf;sibili agli animi in cui l'istruzione e l'educuzi.one hanno giù dirozzala l'umana naturn. Sotto questo aspe lto le popolazioni italiane si avviu no appena ora verso un sensibile migliorume'.Ho, e 1ale sfavorevo le c.;ondizi one non p·o1eva sfuggire ad una intelligente amm inistrazione, la quale, òcc"!:tpandosi dell'istruzione della bassa forza dell'esercito, coni1
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piva un atto non solo propJZIO allo sviluppo delle fo e;ollù e delle auitudini dell'esercito, ma vantaggioso e veramente patriottico Yerso tu!.to il paese . Alludiamo con qL1esta osservazione al migliore ordinamei1to delle seuole reggimentali di lettura e scrittura, le quali, istituite neìl'esercito piemontese fino dai prim i anni che seguirono le foriunose vicend e çlel ,1848 pe r opcrn della ·intelligente iniziativa del generale Alfonso La ,'1_armora, allora ~linistro della guerra, non poterono conseguire tutti i risultati che se ne potevano ripromettere, attesi 1 successivi avvenimenti che accompagnarono e fino ad un cerlo puuto contrariarono la calma e progressirn eòstìtuzione del gra nde esereito italiano. L' a vvicinat'si di Lempi assai più tru.nquilli cd ordinati suggeri ali'amminisLrazione della guerra il riordinameuLo di queste scuole, le quali avevano funzionato nel modo migliore che le condizioni dell'escr(;ito e del paese avevano consentilo . Si stabilì quindi, per mezzo di una cireolare ministeriale , che fra ]G istruzioni del periodo invernale tenessero un posto principale le scuole reggimentali, divise in scuole per analfabeti, scuole per i caporali e gli aspinrnti. caporali, scuole pei solt'uffìciali ed aspiranti sott'uffìciali; una scuola di contabil ìlà ed un·'altru pci sott' ufficiali che desìdenwo prepararsi agli esami di concorso per la scuola speciale pei sott'ufficiu li, presso la Scuola normale di (rnteria e di cavalleria. I.e scuole non sono obbligatori.e, tranne quella· per gli analfrtbeti , a proposiLo delìa quale venne inolire stabilito che, a cominciare claìla leva 1S.&-8, allorquando una clussc deve essere mandata in congedo illin.1itato pri ma ùel termine fissato da.Ila legge, coloro che non daranno prova di saper leggere e scrivere sufficientemente, saranno trattenuti sollo le amll fino al compimenlo della loro ferrnu . QuRsla specie di
sanzione disciplinare per coloro i quali non cerchernnno di trarre il maggior profitto dall.e scuole reggimenluli sarà senza dubbio uno stimoio effieuce per i meno diligenti, e servirà in non piccola parte a diminuire la cifra ingente dr ;Iletterati, rivelala d,.dle più recenti statistiche, e· 1' esercito diventerà, anche sotto questo punto di vista, uno degli elementi principali che fìtvoriscono l' incivilimento ed il progresso dell'intera nazione . Questo lavoro riasslrnt1vo deìle principali disposizioni emanate dal Ministero della guerra durante l'anno 187-i, non riescirebbe completo se non accennassirno unche al bilancio, questo scoglio contro il qnale s' infrangono molte voli.e le stesse riforme megìio architettate . , La questione del hilancio, il quale deve essere quasi semprn subordinato alle condizioni finanziarie del paese, è ancora oggi una delle più gravi che preoccupino gli spjriti serii ; la necessità di improvvise economie, le quali tagliano spesso i nervi alle migl iori istituzioni, hanno prodouo sul bilancio della guerra da un anno all'altro tali mutazioni, affatto iuconcepibili, con quel bisogno d i stab ilit.'t e di regolare ed ordinato svi luppo che costituiscono il carattere più spiccato delle istituzioni militari. 11 bi-· lanci.o preventivo delle spese aranti che scoppiasse la guerra del ,1870 era disceso a così meschine proporzioni, che e le rnu1ate cond izioni dei lernpi ed il bisogno di provvedere convenicntement~ ai principali servizi non poternno più oltre tollerare. Fu per questo rnotiYo che il bilancio della guerra per il 487·1 r isalì sino a H.-·1)S76,092 di lire e che quello previsto per il ,137;2 ammonta a Iirn H8,4!..i5,920. t desso sufficiente ai Lii::;ogt_1 i militari deìl'ltalia? Confrontato coi llilanci dei paesi c:he nella gean. prova delle armi
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-42 diedero rniglior esempio di se, il bilancio itaEano offre de i dati soddisfacenti? Questo bilancio presenta seria guarentigia per un paese che s'incammina verso una radicale lrnsformazione dei propri ordini mi litari? Non ci atteuleremo a rispondere a tutle queste domande, pe~·chè cambieremm o la natura di questo lavoro sintetico, e ci n_ddenlrerernmo in una questione che richiede da solu larghissimo sviluppo, pçr cui preferiamo accennarle appena al lettore, come argomento degno cli studio e di serie med i!azioni. cai E~sereiti hanno sempre bisogno di riten~prare le proprie forze in larghe risorse econorniehc, come i giardini ed i campi deYono essere di frequente annaffiati per produrre dei fiori e dei fruHi. Possa l'avver1ire sorridere alle sorti d'Italia, e far sì che il suo riordinamento militare abbia a erescere e grandeggiare. senza chie· de!'e alle nazion i un supremo sforzo pecuniario. Noteremo tut.tavia come, compatibilmente coi mezzi che offriva il bilancio, l',unrninistrazionc de!Ja. guerrn si occupasse a dist!·ibuirc la sposa in modo ch'essa torriasse al maggior possibile vantaggio del!' ese1·ci.to; così, successivamente i1.w Lnie in congedo assoluto la seconda ealegoria della dasse ' ! 815 e la classe ,J 83H appnrtenenrc alìe antìehe provincie 1_) alle R.ornagne ed i Yeiieti requisiti per la leva del ,j 86'1, congedate temporaneamente lo (:lassi di rrima catcf;ori:1 ,J 8V>•18i,6, ottenesse dal potere ìegisll"ltivo l'autorizzazione di procedere alla leva deÙe due c·lassi 1850-5 l con un conr.ingP-nle di prima cntr.goria di 50,000 uomini per cadauna delle ·dette dussi. e così nel complesso di '100 ,000 uomini dei quali però .w mila, cioè 20,000 per ogni classe , pur correndo la ferma dei primi 60 mila n rnarranno temporariamente alle case loro a disposizione_del Governo, per essere all'evenienza di un bisogno od anche a solo scopo <l'js1rnzione, chia-
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mati souo ìe armi nella misura, in quest'ultimo caso , dei mezzi che si. avranno disponibili sul bilancio. In questo modo si otteneva di mettere in pari. la leva, la quale era stati ritardata di un anno , iniziandone subito le operazioni preparn.toric e cli supplire nlla constatata deficienza ùi soldati di prima categoria verificatasi negli anni nnu~cedenli.. Quasi eontemporanearn en!e il Minister·o della guerra a,·eva chiamnto sotto le arm i presso i clistrclti, come già precedentemente accennamino ia 2" categoria della classe 18W, e 49-l O individui che ne foeevano pHrle venivano dr.sti nati ad essere istruili nell'artiglieria da piazza. U compiio ebe ci siamo prefissi arrcsla questa rapida corsa nel cnmpo della riforma militare, in un periodo pieno di interesse e di attrattive. n 1Iinistro del!a guerra ha presentato in questi ultimi giorni all'approvr1zionc dcì potel'e legislativo un progetto di legge, nel CJlrn.le la riforma della legge rnilital'e, la creazione del secondo esercito, e la modifkazione d<~llù circoscriz.ione militare territoriale del Regno sono co mpletate da alcune proposte relative agli approvvigionamen ti ne<.:e_ssari per un grande escr- . cito, alla trnsforrnazione delle armi, ed nlla difesn terri toriale dello Swto, la quale fn oggetto di profondi e pazienti sllld r per parte della Commissione permanente per la difesa dèllo Stato , Commissione che venne seiolln dopo ln. presentazione delle sue conelusioni e delle sue proposte. Un vasto orizzonte si apre a<lnnquc dinanzi, rn:.i la riservn che impone unprogeuo ùi. legge non ancorn discusso ed npprovato, ei persuade a richiamarlo solamente alla memo ria del lettore, siccome frutto del laborioso periodo eh~ si inaugura va per l'esercito col ,187'1. Se, c:ome non pare dubbio, questo progetto di leg:; e vel'rà nel suo complesso approvrtto , c~so ricseirù pe r il '18'72 la frn~e di par-
44 tenza per gindi.care il pl'ogresso f; lo svilu ppo delln trasformazione militci re che si va ora tranquillamente compiendo in Ilalia. Con queste considerazioni il nostro lavoro tocca .la 1ìne; addentrandoci nella lunga e complica1,a serie di disposizi oni che cambiarono in parte il modo di esistere dell'esercito nostro nel 187,f, non ci siamo celali nè 1a clifficoltù cl i ordinare razionalmente tultociò che aveva clalo argomento cli un lavoro di dodici mesi, nè quella di eadere in qualche inesattezza, e nemmeno Taridità del tema che ci eravamo proposti cli svolgere; tuttavia, armati di coraggio, ne è sembrato che giunti ad un punto così avanzato della riforma militare non fosse opera priva di utilità quella di raccogliere in poehe pagine le essenziali modificazioni introdotte nei nostri ord ini militari, ricordandone il concetto ' che le insp irò; il lavoro fotto, ed i progressi ottenuti, ei siamo deu.i, saranno st1rnolo pungente pei volonterosi a far meglio ancora per l'avvenire. Esposte le conside razioni politiche e militari che co nsigliarono di. ampliare te basi dell'armamento nazional0}, ci siamo trattenuti a discorrere delle principali modificazioni alla legge del reclutamento, alla circoscrizione territoriale, toccammo di volo la riforma degli ordini.tattici ed nmministrativi, quindi credemmo fossero meritevoli di rnaggiore stud io quelle dispos izioni destinate a migliorare le cond izioni mondi, intellettua.li, ed economiche del personale, che senza distinzione di grado fa parte del!' esercito; finalmente accennate Hppena le question i del bilancio, ci arrestammo dinnanzi alle nuo ve proposte per gli approvvigionamenti, per la trasformazione delle armi, per la difesa te rritoriale, che come si disse aprono per il 1872 un periodo di lavoro nè meno copioso nè meno importan!e di quello compiuto ne l 1874. Stim olala l' attivi1Èt militare del paese, abb ozzara nelle
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s1.w lir1He principnii lu grande imp1·e;:;a dell'armamcnLo nazionale e dell a difo~a lCiTitoria lc, quale la richieggono iu· nuorn e glori osa altezza delln pa tria nos1ra, la sua posizione geogndku, il non piccolo concorso di forze morali , inicllcHuali cd ceonomiche eh' essa può pol'tare allo ?viluppo del progresso sociale, e le in vidie che non mancherù di sollevare, non ei resta ad augurare se non che l'Ita lia perseveri risoluta nelin via intrapresa, e che un1:l serie di riforme così altamente civili fec ondino lo spù·ito, la disciplina delle popolazioni nos(re e le face ia degne cli scrivere ancora una volta con onore nel!(~ pagine immortali de1la storia il nome dell'a patri a.
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DELLA
DUrE8A T~~RHITORIALE o· ITALIA ME1Y~ORIA SECONDA (•1)
I\el marzo ultimo scor:;o io scrissi una breve memoria sulla difesa territoriale d'Italiu , fo. quale fa poi pubblicata in ques1,1 Ri·vista Mffitcire (puntala di giugno).
(•I} Questa Memoria fu consegnata fin dall'agosto ultimo scorso alla Direzione di questa Riv·ista.. Per abbondanza di materia non pot.è esser prima d'ora pubblicata. Dall'epoca di sua ·compilazione vennero in luce ùue importanti do. cumcnti sulla stessa questione ; il rappo rto della Commissione di difesa e la ·rela;i;ionn sul progetto di legge presentato alla Camera dei deputati dal ministro della guerra. C!L1esti contengono idee che in qualche punto discordano da quellii esposte. nella presente Memoria, '. per cui era stato suggeri to all'autore di essa di esaminare se non era il caso di introdurvi qualche Yariazione. Egli però, tuttochè riconoscesse che le varianti che pot rebbe introdurvi riguarderebbero piuttosto la forma che la sostanza, preferì che fosse pubblicata nella sua originale integrità colla speranza che quando ciò si sapesse sarebbe rimasto eliminato il pensiero che da parte sua si ,·oglia far polemica contro idee che emanano da fonti ,così autorevoli. Non ha potuto per altro abbandonare il desiderio cli vederla pubblicata perchè la scrisse a dilueidazione di alcune delle idee che uvea esposte in precedente Memoria, idee nelle quali era stata trovata qualche lacuna.
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41 Con qu'el succinto lavoro io non ebbi. intend imento di proporre un piano completo della difesa della Penisola, perchè, tanlo allora come adesso, riconosco esser 1. nt còmpito d'ahi omeri soma che da miei . lo mi lirni.tai n :;vilupp11re in esso una tesi che, in un opuscolo auribuito a Nnpoleone III (11), si rimproverava al Comitato dei genio francese di non awr voluto· arnrnel.Lere in tempo opport.11110, e di. nrer avuto bisogno dell'esperienza di una campngn,1 di guerra per riconoscerla . La qual tesi è che di piazze fortificale devcscne preparare meno che possihi1c, ma quelle che si fanno devonsi condurre a compimento con ogni più valida disposizione acciò risultino per: forza imponent.i. A questa proposizione io aveva già accennato in un lavoro sulle servitù mililnri che , sebbene uìtimato da alcuni anni, pubbìicni soìarnente ai p rimi di questo . Nella recente ~Iemoria io l'npplicava all'ltaliu, col for consistere iì ridotto centrale delle sue difese nelle for1.ificazioni cli ltoma, e col propor!'e che per la vaìlata del I!o si faccia un sol cuinpo trincerato a Piacenrn. Non concludeYa in quella Thicmoria che, all'infu ori di queste due piazze, altre non se ne dovessero cr-eare, che anzi nlcune altre chiaramente giù declinava neecssarie come Genova , Spezia ed Alessandria; altre forse avrei arnmesso dopo uno studio più completo, rna -insisteva che sopra ì detti due punti di Roma e Piacenza dovesse essenzialmente attirarsi l' attenzione degli ingegneri militari. Alcuni amici e colleghi, propensi o no che sicnsi mostrati ad appoggiare quelle poche mie idee, le quali ollre ad essere incom plete avevano anche il difetto di essere in modo dis.adorno espresse, mi fecero osser-
(4 ) Des causes qui ont ,imCllé ù la capitulation de Séda11.
48 vare che avrei dovuto accennar meglio alla relazione ehe passa, secondo il mio conectto, fra Roma e Piac·enza. A questo richiamo, che prova appunto che era incompleto il mio lavnrn, avrei voluto subito rispondere che la repubblica romana, conquistata l'Etruria e. 1a (~alJia Cisalpina (2.2,1 anni avanti deìl'èra volgare), pose Hl .confluente della Trebbia col Po un nucleo dei suoi figli, .che facessero da guardiani dei nuovi possedimenti cqntro le invasioni dei Gaìli, e Gosì fu stabilita la . colonia militare di Piacenza. Che appena tre anni dopo de.lla sua origine, avendo Annibale divisata la spedizione in Italia, riconobbe in essa l'estremo degli anelli di quella catena colla quale 1-loma tendeva ad ~~,vol~e~e Elr:1schi, Boi ed Insubri, epperciò spinse i Ltsalpim s~ec~a.lmente de.Il: colonie galliche, delle quali le deputaz10m aveanlo visitato a Cartagena, ad insorgere contro di essa e devastarne il t<3rritorìo se non fossero ~·i~sciti a~ annientarla, come lasciavali spera.re la cond1z10ne d1 P.Ssere da poco istituita, e di non poler perciò presentare un nucleo di sufficiente res:stenza. Ma contrariamente a tal previsione essa non soccombette, e potè essere il quartie:r generale di Scipione prima e dopo la famosa battaglia della Trebbia. Anzi come i Romani, nppena passato l'invasore ris.toravano alle sue spalle il loro dominio nella Gallia Cisalpini). e nell'Etruria, fecero ancora in tempo rinvigorire l~l loro colonia a t.alchè poté nuovamente opporre resistenza quando alcuni anni dopo Asdrubale recavasi a rinforzare . l'esercito del proprio fi:-atello. A questa seconda resistenza, che fece perdere al generale cartaginese forze e tempo in un assedio infruttuoso, devesi il felice risultato delle armi romane sul Metauro. Imperocchè senza che fos se stata ritardata la marcia di Asdrubale, il console Claudio Nerone non avrebbe
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a vulo tempo di compiere la faniosa mareia che in o!.to giorni dall'Ofanto .lo portò a ri unirsi alle schiere del collega Ghe campeggiava l'esercito di r inforzo; mentre il p:rnico che avrc~bbe sollevato la marcia più sollecita di Asdrubale avrebbe fatto con maggior fa.c.ilità pervenire ad Annibale notizie del suo arrivo, ed egli non lo avrebbe lasciato soccombere. Quindi si deve a Piacenza se Annibale fu obbliga(o a rinunziare defìnitivamenl.e all'i dea di penetrare in R.orna. . · Però in questi prim i anni di vita fu me~sa a fuoco dai Cisalpini in rivolta, cnpitanati da un Amilcare cartaginese che disceso pur esso in Ital ia con Magone per raggiungervi Annibale, uon giunse in tempo a soccorredo. Quindi la colonia romana fu pienamente ristorata un'altrn ,volta dopo appena ~1 anno dalla sua fondazion e. Questa tenacità di proposito degli antichi Romani a costituire Piacenza, prova cho essi vedessero l'importanza di aver ivi una sentinella avanzata per tenere in rispetto i Cisalpini e contrastare il cammino ai Galli che avevano lenula soggetta queHa regione per 400 anni da Belloveso in poi. Nè la stoi'ia si ribellò alla loro previdenza che quel terreno fu da essi con:sacrato col sangue che sparsero nell'infelice battaglia della Trebbia, quando tentarono di arrestarvi lo stesso Annibale, che per far loro la guerra erasi portato sullc1 linea d'operazione dei Galli. Se adunque è vero che i principii strategici si trasmisero immutabili dalla più remota antichità a noi, non può trovarsi fatica a for vedere che esiste mililare · relazione fra Roma e Piacenza. La qual relazione consiste nell'esser la seconda destinata dalla sua posizione a far da guardia avanzata nella valle del Po pella sicurezza della prima. Dar pertanto qualche sviluppo a quesla tesi forma il primo oggetto della pre-· sente l\iemoria. ~N!iO XVJI, YOL. l.
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Siccome poi mi consta che ancora assai numerosa è la schiera di coloro che sono avversi alle fortificazioni di Romn, mi credo in obbl igo di fare un al tro tentativo per giuslificare maggiormente quanto in proposito ho esposto ·nella prima 1Uemoria. È sarà questo il secendo oggetto del mio scritto. Nel parlare di· Piacenza ripeterò meno che oossibile quanto sulle sue qualità militari h'o già espo'sto neìla prima Mernoria alìa quale mi riporto interamente. Per seguire invece un procedi.mento più analitico, traHerò a parte della sua importanza nel caso che venisse attaccata la nostl'a froniie-ru dal lato di Francia, da quell o che potrebbe avere quando l'attacco provenisse dalla Germania. I]; siccome in siffatti stud i bisogna prender l'abito di riportarsi a.considerure la questione da Roma, cosa che da qm innanzi non sarà più una difficoltà come adesso provano alcuni, perchè quello sarù il centro di ogni opini.one, la sede di ogni deliberazione, il punto di partenza di ogni direzione, sem brnmi naturille che mi abbia prima a preoccupare di quella parte di front iera che per essere più lontana può essere creduta la più compromessa. Quind i come da lloma è la fron tiera francese che dista maggiormente, è relativamente ad essa che incomincierò lo studio delle proprietà militari di I)iacenza. Ammesso in conformità di quanto accennava nella prima Memorin, e di ciò che a questo proposito scrissero altri ufficiaìi più autorevoli, che con forti di sbarramento sieno difese le vallate di frontiera per le quali il nemico dovrebbe penetrare in quella del Po ·o del Tanaro, tratterebbcsi di determinare il punto ove stabilire la vera stazione di resistenza. Secondo il mio concetto sarebbe Piacenza che dovrebbe adempiere a siffatto officio, mentre la maggior parte delle altre pro . poste cospirano a farlo assegnare ad Alessan<ln a. Pre-
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metterò adunque un esame attorno· a quest' nl1i1:1a piazza. La Francia per tale invasione potrebhe tenta re di .a prirsi la via per h10!t.e strade. Jlcr quelln. nella valle ,della n ora Bahea, che accenna esclusi.vnrncnte a l .Po. Per quella del ,\Ioncenisio, quella della valle della Dora Riparia e quell a della valle ·c1el Chisone, che hanno, si può dire , egual tendenza a raggiungere l'una delle tlue· vallate del Po e del Tanaro. Per quella della valle Stura di Tannro e l'allra del Colte di Tenda che tendono direttamente alla vallata del Tanaro. lnfìne per quella della Cornice, ad onta che a sua difesa esista il forte di Ventimiglia che non costituisce barriera insorrnontabìle comechè facilmente può essere girato . . Avanzandosi per questa strada e spingendosi fino a Savona, avrebbe quattro strade co!ìe qlrn!i dalla riviern superar le Alpi marittime e raggiungere le tributnrie della gran vallata del Po. ·rali strade sarebbero quella cla Oneglia a Pieve, quella da Albenga a Garessio, quelia da Finale a Monesigl io e quella da Savona a Cairo. Di queste quattro, le due ehe hanno origine .ad Oneglia l'una e ad Albenga l'altra, lcndono alla vallata del Belbo, mentre le aHre due che muovono da Finale e Savona tendono alla vallata della Borrn ida. Sebbene queste quattro sti-nde parlano tutte da quella della Cornice, pure potrebbci-o su di esse venir avviati simultaneamenle corpi d'eserei.to ben numerosi per superare questi quattro passi alpini , perchè i porti di Savona, di Oneglia e di PorLo Maurizio porgerebbero all'attaccante la comodità degli approvvigi·onamcnti per via di mare. La superiorità lanto decisa che ha la Frn.ncia su di noi dal la. Lo di mare faeiliterebbe molto un simile progetto. Sarebbero adunque giù dieci si.mdc per le qu ali. la lrrancia potrebbe tentare un'invasione, clel!@7 grni li la
5~ massima ·parte avrebbe tendenza al corso del Tanaro o suoi tribuluri; linea questa che probabilmente verrebbe, di preferenza a quelJa del Po, adottata dal grosso dell'armata. d'invasione perchè da essa potrebbe più facil mente venir separala Alessandria da Gen ova, e po. ten do si tenere le forze di Le tTa in comunicazione col mare potrebbe tentarsi qualche azione combinu tfl dell'esercito colla iìotta. Non è però d1e un esercito invasore, di forza imponente come quella che potrebbe rneuerc in• piedi la Franciu, dovrebbe in ,ale operazione sempre uttenersi esclusivamente ad una delle dette due linee d i • operazione del Po o del Tanaro, che potrebbe seguìde tutte due con temporaneamente in date circostanze. Irnperocchè le eolline del Jfonforrato che le separano sono abbondantemente solcate da strade ner dmerlc in comunicazione fra di loro; il .Po in qu~l trailo di suo corso non è U iJ ostacolo sel'io per i mezzi che si hanno a disposizi.one per trarnrsarle . ,UenJ.re la recente guerra franco-prussiana ci p1·esenta casi nei quali due parti del medesimo esercito cospira vano al medesimo punto, seguendo linee d'operazione più separale di quanto non si scosterebbe la linea del Po dn auell n del Tanaro. Ad ogni modo anche in tal caso l'una' delle due colonne sarebbe la principale . Supponiamo ohe questa percor·f'a la linea del Po, e trascuriamo l'azione delle forze mobili della difesa. delle quali non è mio còrnpito il trattare. :Essa nor; troverebbe ostacolo alcuno alla sua marcia, . s·i troverebbe libera di portarsi in Lomellina e di avanzare fino al Ticino s.cnza trovare alcuna fo rtezza su·t suo cammino. c,asale è così poca cosa che sì può ben trascurare_ J~ bensì vero che ossa avrebbe azione cli fianco contro quel.la linea, ma. nel suo stato attuale no n po trebbe resistete ad un aHacco dalla collina che non
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t 03 mancherebbe di di rigerle l'in vasore . Alessa ndria non vi avrebbe alcuna aiione , separata come se · ne trova. per mezzo de[ Tanaro, de.I Po e deìle intermedie colline. lnlanto quell' esercito che si fosse stàbilito in Lomellina con un passaggio del Po in vicinanza cli Sannazzaro potrebbe agire sulle comunicazioni di Alessandria colJ'Italia centrale ed inlerceltargliele. Suppo niamo invece che l'in vasore si presenti dalla vallata del Tanaro, sempre (rascuriamo l'azione delle nostre forze mobili, che non sappiamo se sarebbe o no fortunata .. ln questo CllSO, la colonna che discendesse pel Tanai'o potrebbe unirsi prima di arrivare ad Alessandria a quella che fosse stata avviata per il Belbo, che lu J1iazza si 1.l'overebbe sul cammino di am endue. ,\la in• questo caso so una colonna avesse discesa la Bormida, e che fosse forte abbastanza da poter tenere la pianura e portarsi all'incontro di quelle che avrebbero percorsa una o tuHe due le vallate suindicate, lo sarebbe altresì per spuntare la piazza e stahilirsi a mezzogiorno di essa per separarla da Genova.. E non sarebbe soltanto la colonna che avrebbe discesa la Bormida c:he potrebbe aspirare ad eludere l'ostacolo ehe presenta la piazza ; chè se l' esercito rlisceso per il Tanaro od il Belbo fosse abbastanza preponderante di forza da poterne imporre ai difensori della piazza, come ne imposero i Prussiani al,l'esercito di Bazaine attorno a Metz, essa potrebbe girnrl,1 egualmente da Peliizano per Oviglio, Castellazzo e Frugarolo . La foei li Lù con cui al giorno d'oggi s'intraprendono e compiono ì lavori stradali, l'esempio degli si.essi Pl'llssiuni che in condizioni simili sotto a Metz eseguirono circa 40 chilometri di ferrovia , non pienamenle foori della portata delle opere più .avanzate ehe oceupava il difensore, sta per provarci che esis[e la possib ilità che la piazza di Alessandria
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venga giruta da un esercito francese disceso dal Tanaro. · Bene inteso che accennando a tale possibilità, io non intendo di riporiarmi esclusivamente allo statodelle fortificazioni di detta piazza al giorno d'oggi, chè anche coll'aggiunta di forti staccati attorno ad essa alla distanzn. di ci t'CU ,i ch ilometl'i sarebbe possibile il movimento girante, pcrchè i paesi, ai quali ho accennato per indical'e la via che potrebbe seguire il nemico, trovansi a distanza maggiore di 8. mila r'rietri dalle attuai i fortificazioni . . Io dunque ne concludo che come Alessandria puo. essere evitala da un esercito francese che discendesse per la vallata del Po, potrebbe essern girata da uno che provenisse da quella del Tanaro e parimen te evitata da quello che avesse seguita la ]3ormicla .. M:a non è ancora completa l'enumerazione dei casi nei quali può rendersi illusoria la posizione di Alessandria. Nell'accennare che i Francesi avrebbero potuto inoltrarsi per la strada della Cornice, io supposi fin ora che non sarebbero arrivati oltre a Savona, ammettendo che la piazza di 6enova, la quale forma, barriera a traverso di detta strada, avrebbe loro impedito di avanzarsi da Voltri per Masone alla vallata dell'Orba, da Sestri per la P.olcevera alla vallata della Seri via e prendere alle spalle la posi7,ione di Alessan dria. L' ollenere un tale risultalo dipende dal]' adempirnento della condizione che Genova possa resistere ad un attacco francese . Ora se con una difesa at.tiva ed intel11gente sarà possibile di arresta1·c il nemico che auaccusse Genova dalla pa.rle della slracla dellaCorniee, prima (;hc giu nga al conlrafforte che si stacca dall'Appennino a ponente di Arenzano, se gli si potrà interdil'e il dominio del!' Appennino stesso da quel punto verso Genova, se anzi gli si potrà efficacemente •
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contras.tare il possesso dell'alta valle di Orba, di Stura <lel Lemmo, di Scrivia, sì potrebbe colto stesso fondamento calcolare cli pot"r respingere un a!Lacco che facesse alla piazza dalla pal'le del mare ? Le corazzate ehe potrebbero dirigere contro alle fortificazioni del :mo fronte marittimo sarebbero forse arrestate clall'insirrnificante armamento delle nostre batterie di eou \ . sia? Ammesso anehe che non r.iuscisse a sforzare il porto, perehè con Lorpedini ne fosse chiusa l' i mboccatura, l>Oleebbe ussoggettar la piazza ad un bombardamento éhe, per i danni che arrecherebbe, non· avrebbe risc:ontro alcuno con c1uelli sofforli in altri tempi dalla stessa piazza. /\on si. dovrebbe dunque' trascurare il pericolo che ci minaccerebbe , quando dietro un auacc.o irnprovviso fallo con mezzi preponderanti, quella città popolosa potesse restar invasa da un subito punico, o profondamente aueerita dalla realtù dei danni mo.feriali che appunto per la sua costituzione ha più che molte alLrc a temere du un bombardamento. E senza riconere al colpo improvviso , siccome le colonne invadiLrici ehe avessero discesa la Bormida, potrebbero rimontare l' Orba e la Scrivia senza darsi tao to pensiero di Alessand.r ia, secondo quanto sopra si espose , avrebbe Genova in lal circoSlonzu a temere un a!lacco combinato da terra e da mare, nel quale per la sua infol'iorilà da questa parte potrebbe soccombere. Ammessa questa eventualità, i .Prancesi avrebbero dalla parte delkl Cornice e dal mare una linea d'operazione che toccando i porti di Genova e Savona potrebbe far loro trascurare la linea che già avessero seguito lungo la vallata del Tanaro. In tal caso che cosa avrebbe prndotlo la piazza di Alessandria? Essa non sarebbe stata una barrieea all'invHsore, sarebbe s!ata girata da un,1 parte del nemico, e da altl'a evì!ata, le truppe della sua difesa
M clovrcbbe t'O sobbarcarsi al compito di abbandonarla per discendere e dar battaglia campale a quell' eserf cito che sarebbe rimasto ad osservarla dalla pianuri'l fra Novi .e Tortona. Epperciò nel mentre sarebbe s(ato da noi preparato il campo di battaglia per ricevervi il nem ico, dovremmo so stenere la lotta· ove meglio sarebbe per piacere a lui. Tutto .ciò senza impedfre che quando il nem ico avesse forze preponderanti po.:. lesse con una porzione di esse uvviarsi in cerca di quell' obbiet!ivo più lento.no che si. fosse proposto, a similiLudi ne di e.pianto fecero i Prussiani ne!!' ultima guerra . Ma si obbieuerù clic eiò non può immaginarsi senza suppor·re ima 1:nfe1·iorità numerica che non deve ancora s·uss-isterc in sul p1·inàpùJ di una campagna . A tal obbiezione io dovrei rispondere che il non essere noi inferiori per numero ai Francesi in sul principio di una campagn;\, potrà dipendere in principnl modo _dalla legge organica di mobilizzazione del nostro esercito e dai va{ltaggi che a questo ticoìo essa potesse avere su quella che si daranno i Francesi. Che perciò fino ad ora nulla potrebbe, esser stabilito a questo riguardo . Ché solamente quando in ambiduc i paesi sarù emanaja la nuova legge potnrnsi istituire degli. studi comparativi sulla faci li!à di mobilizzazione de i due eserciti. Ma ad ogni modo non potrassi mai dimenticare che la Francia, malgrado le sue recenti. sventure, è sempre più r icca di uomini e di danaro che non J'Italia, ch1:: essa. ha di tanto più sviluppate le sue .risorse industriali , per cui avvi motivo a credere che questa nostra inferiorità non voglin tanto presto cessare. Eppoi l'inferiorità numerica nei dintorni d' AJessandria non pott ehbc già essere il risultato di qua1che scontro mfelice deffe truppe mobili che avessero avuto l' incal'ico. d'i mpedire il rétnnoda-
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menlo di quelle francesi? R ·se non si dovesse suppcwre da parte nostra l'inferiorità numerica, qual bi sogno vi sarebbe di preoccuparsi tanto di fortificare il paese? Egli è, ed a che g ioverG--bbe il dissimularlo? che ci riconosciamo inferiori alla Franc.ia ed alla Germania , e che perciò sentiamo la necessità di for tificar alcuni dei punti più importanti dello Stato per stabili're possibilmente l' equilib rio. Dal fi n qui detto mi sembrerebbe di essere auto- .. rizzato· a concludere che Alessandria non è opportunamen Le scelta per essere Ja stazione di difesa contee la Francia. Ma vediamo ancora in qual modo diviserebbeeo di fortificarla coloro che la propongono come tale , per riconoscere se con qualche esped iente avrebbero posto r,imedio ai segnalati difetti . Egl ino per togliere l'inconveniente che Alessandria non ha azione sulia sponda sinistra del Po , avrebbero immaginato di riu nire in nn' ttnià1. piazza Alessandria e Valenza. Valenza, siluata sulla sponda deslra del I,o in un riel}trante, non avrebbe il vantaggio di Aiessandria che intercetta in parte la linea di operazione nemicu lungo il Tanaro. Che se, come sopra abbiarn visto, Alessandria non chiude maleri.~Jmente la vallata del Tanaro , per cui potrebbe essere anche da quella parte girata, potrebbe raggiungere questo intento estendendo il suo campo trincerato nella zona fra il Tanaro e la Bormida nella direzione di Ovigl i0, mentre un consimi le risu lLato in nessun modo potrebbe attendersi dalle fortifìcazioni di Valenza. Anzi qu~sta piazza non ba neppure il vau Laggio che ha la piazza di Casale di t.rovarsi nel fianco di u na grande 11 rte ria di viabilità com'è hl strada. che costeggia la sinistra del J)o da Chivasso a Mortara. Dunque da Valenza si ruiflaccerebbe il nemico che si volesse portare in quel-
58 l'estremo lembo della Lomellina, ma la mrnaec1a si farebbe da lontano. Siffatto concetto, se non erro, è · un' emanazione di. quell'altro : che ·un eseràto, massime se aiqiumto fo1·te · e numeroso, non ha d'uopo cli essere cotlocato a cavallo di una st1·ada per clifcnde1·fo, 1na piiò estendere la. :;-ua az1:one anche a qua.tche distanza., massi1ne ,çe
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l'aggnssore che 1,olesse perco·n·eda fosse cosfretto ad ' espwre prima 1:l s·uo fianco e JJoi te su.e spalle al dt:-fensore . La qual proposizione .nel mentre tenei ptr evidente in un sistema di difesa auiva con forze mobili contro altre forze mobili , non potrei più accettarla che con grnnde riserva quando il difonsore della posizione per teneria ha bisogno di opere di fortificazione. In questo caso non 6 egli in potere di attrarre a sè l'invasore in quella posizione, pe1: fargliene provare i v,rnu:iggi tattici per i quali. la prescelse; ma invece può trovare un nemico che, prese alcune disposizioni contro alle sue niinacòe di sortita, seguiti a rnano;rare liberamente al di lh della portala massima dei suoi cn.nnoni, come fecero .i Prussiaoi at-torno ìiiclz. Io perciò saeei. lontano dal credere che sernplicement.c minacciando rin vasorc dalla piazza di Valenza gli si possa togliere la possibilil.'1 di girare la piazza nè si possa oubligare ad acceuar-e il combattimento nella posizione da noi fortificata . N(~ coneludo aduncpie che, così focenclo, nel mentre molw imperfotta mente sarebbe provvisto a procurare olla piazza l'azione sulta si11istra ·del Po non sarebbe menornamente provvisto ud eliminare il difetto che essa ha più grave cli poter esser ginlta dal Tannro. Premesse tali considerazioni di ordine strntegico intorno a questa gran piazza (Alessandria-Valenza riunite) osserverò che per rendere efficac:e la minacc ia di azione da Valenza sulla spo9dn. sinis[ra del Po sarebbero ne-
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cessa.rie due teste di ponte, l'una per la strada ordinaria , l'altra per la ferrata; cbe tali opere si avanzerebbero sino a 4 chilometri circa a 11ord di Valenza e come essa é di circa 1~ chil ometri distan te da Alessandria, che a sua volta avrebbe i forti alla distanza cli circa 4 ehilom etri, ne verrebbe che la nuova piazza misurerebbe ç;irca 20 chilometri da nord a sud; ehe avendo le due ciuù ai due estremi avrebbe i! centro formulo da un gmppo di col.line con un circi11to dello sviluppo cli 50 chilometri determinato da ,J O forti, e racehiuderebhe internamente un' arca di 450 chilometri quadrati . Una tale c:)tensione sarebbe ancora inferiore a queila di Parigi, il cui circuito esterno dei forti è di circa o'.2 chilometri. Ciò i10n pertanto anm1cuerei che sarebbeprovvisto sufficìentemenle a che la nuova piazza non ' possa essere con tanla facilità accerchiata. Perchè io opino che dovendo credere l'i nvasore elle la caduta di essa non sarebbe il segnale della cessazione di ogni resistenza, non avrebbe neppure inc:itarnen Lo a circuirla. poLcndosi dichiarar pngo clt paralizzarne le forze con corpi d'osservazion1~ ,l cavallo di quelle lince ùlie vorrebbe riservars i per le sue ul!cril)ri operazion i. J>erò· mentre la piazza di l'arigi eon 5:2 ch ilomclri di sviluppo avrebbe ·19 opere , o n11!gl10, siccome dal monte Valeriano i forti non sono in continuilà perch& quella pinzza resta ivi dif.'esn da una doppia lunala ùellG Senna, rnenlre allorno a Parigi si anebbero ,18 opere im piega le a copri re un fronte di circa 33 ~h ilometri, in questo caso con un froJJte tanto rnagg10rc se ne av1'eb be poco più dic la metà. Che possa con essi essei' provvi sto ad un energica difosu , quando fosse necessaria? Io credo ch e S10vi ragione a dubitarne. Infatti i ,io forti sopra uno ~w iluppo di 30 chilometri verrebbero a ri:rnl!ar1~ alla d,siunza med ia cii . 5 chilo--
60 metri l' uno dall'altro, e trattandosi di terreno molto ondulato dovrebbero lasciare irti di essi molte parti non battute, od almeno non efficacemente dominate. Sicchè non dovrebbe risultare tanto difficile lo sforwr la linea . E, per lo stesso motivo, c1uando uno di essi venisse attaccato non potrebbe avere un eflicace sostegno dai suoi laterali , i quali o a troppa distanza si troverebbero dall'attaccante od avrebbero a combatterlo troppo obliquamente. Quind i l'espugnazione cl i ciasc.uno rlt ess i non dovrebbe esser considcrnta come -cosa estremamente diflìcile. ira se c1uesti fort i .pel motivo cbe verrebbero ad essere disposti a distanza fra di loro doppia di . quel!~ 1.;he prescrissero i maestri del!' arte fort ifi c~atoria, ~ d'. quello che vediamo prnticato ?ei grnnclt ese~n~1 d1 opere di tal genere, salvo che circostanze speciali ab.biano determinate deroghe speciali , se per siffatto motivo saranno stat i defraudati di un elemento im port.ante di resistenza, potrù credersi che al~bia~o ad avere un compenso per la rinforzata loro rnlnnseca {:ostiluzione ? Anche su di ciò mi sia lecito · dubitare quando scorgo che per tutta la sistemazione di questa piazza straordinariamente gra ndè non si proporrebbe ·di spendere che soli 25 milion i ; potrù far piacere al Ministro delle finanze il sentire ehe con somma relati va.mente così tenue possasi 'fare un baluardo molto potente, potransene compiacere i contribuenti, ma per poco che uno addentri la questione, non potrù a meno che scorgervi un po' cl' illtrnione tla parie di chi lo asserisce. I Francesi allorché fortificarono Parigi credettero necessario l'impiego di circa 3 milioni per difendere un ·chilomet.rn di sviluppo dul loro fronte, e noi potremo procurarci una difesa abbastanza robusta irnpieo'ando soltan to mezzo milione per chi lometro? Eppure o
fH ho no lato nella .\fomoria precedente che sono ora aumentate le esigenze del!u difosa , cosa ehe sta anclie forzandosi di ridurre la fo 1·tifieaz ione alla sua prim itiva sempJici tù pet· quanto riflette il tracciato . Che se. al~ torno a Parig i gl i a<:Tuisti del !crreno, le cos1ruz10m murali è:ugionarono una spesa relativa mente muggiol'(~ di quella che a n·ehhcro rich iesto per consimili costru~ zioni ad Alessar1dria, bisogna anche notare d ie se HG i ora po tessimo costrurre queste opere coi prezzi cl e!la mano d'opera che erano in eo r·so 30 anni or sono, potremmo fare ben altl'e cose di guello ehe colla stessa :-.om rna otterremmo al dì d'oggi. 11a sianvi pu re delle considerazioni per le quali le costruzioni ehc or si farebbero in questa localitù vengano a minor prezzo che quelle dello' fo rtificazioni di Parigi , noi potremo ill uderci al punto cfi credere cli poter spendere appena la sesta parte della somma che i Francesi hanno speso nel ,18,i ! per cadurt' chil ometro noi preparare il loro fro nte di battaglia ? Eppoi analizziamo più purtitamente qu esl.i cinql~anla chilometri di linea fortificata ehe chiudono la pos1z1one , e troveremo che di essa la chiave tanica sorebbero le colline. Le quali però dalla parle cli ponente potrebbero esser soggette ad un auacco cowhinato del10, truppe che fossero arrivale nei din~or ni di Ji'elizzano, ~cendendo la vallata del Tanaro, d1 quelle che avessero percorso le eolJine de! Monferrato, com e di quelle -che avendo seo·uito il corso del Po vi si dirigessero per Casale ed Occim iano . Ivi la po:; izione sareb be fesa da una linea di forti, semplice, senza nucleo mterno fortificato . Si avrebbe cioè una disposizion e che si allontanerebbe dalla massima, adottata da sommi autori , che per la difesa d'un· campo lrincerato la linea semplice sia troppo debole. Perchè <lessa per sorpresa o per forza, di notte co.me di giorno, può esser sempre
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rotta in qualche punto, e linea rolla è linea perduta.
t ques ta una massima che ci ha tramandato Vauban , che fecero prevo.lere Rogniat, Rernard, raixhans, Gouvion-Saint-Cyr, Soult, e che ancora recen temente ha svolto i I Brialmont, che perciò potrebbe essere assai -az;:ardato di vo ler postergare. Secondo questa massima, vi clovrebbe essere un nucìeo fortificato interno sulle colline · perchè l' aLtuai piazza di Ales~andria, non corrispondendo più alla ehi a ve tattica della posizione, non potrebbe servire di nucleo . Col non proporne si ollerrù certo un gran risparm io di spesa, nia saril provv isto cgualrnenle alin sicul'ezza? Mi sia lecito creder che no . Si aggiunge però, da ch1 patl'Ocina tale propost/.l , che in questo campo trinceralo vi sarebbe1'0 le rism ·sc 1·accoltcvi dalla previdenza.. Ma quali? I forti io non creclo che potrnbÌ)ero contenere più che quanto è ne1;essario per sos tenere:: la rispettiva guarnigione ùurante ùn assed io. Il resto ove sarebbe raccolto? Si stabilirebbero magazz ini, tettoie, officine a cnmpo aperto? i n qualunque sito si vo!essc avere uno stabiiimento di lal geneee, che per i bisogni <lell' esc!'cito. sarebbe certo considerevole cosa, vi si donc~hbe foro una cinta cli sicurezza tutto attorno. Sarebbe po i questo l'avviamento alla costituz ione del nucleo fortificato? Si aggiunge ancora, che in questo campo vi sarebbero le riso rse t·itevcmtissime liclle colline nbertose 1·accMusevi. Se le risorse che promeuono tvJi colline .potessero qualifieàrs i çome rilevantissime , quu l frase più espressiva si pOtT'ebbe usare per cai·atterizzare le . risorse che trovò Trochu in rar-igi nell'ult ima guerra? Essendovisi ehiuso , può dirsi senza esercito, ma colla deliberata volontà di costituirìo, vi trovò i mezzi per armare, ves tire ed equipaggiare un esercito. Invec;e nelle coll ine di Valenza si troverebbe a mala pena un
63 banco da falegname, una fucina da fabbro , ma nessun deposito cli legnnrni, ferrament i, cuoi, cordami, teleri.e e simili che pure abbisognano nella vita di campo . Vi si_ troverebbero le 1·isorse del suo lo, ma ognun sa che il principale proclouo di queste colline è il vino, chè il resto appena bas,a al consumo dei colon i. Non può dunque esser che neppur le derrat.e aiimentario si trovin riuni te in gran copia nelle diverse eascine ehe vi sono comprese·. Tufo ciò che vi .lia di più essenziale potrebbesi calcolare di tro var in queste colline ovunque acqua sufficiente -per abbeverare uorn ini e cav.alJi mHssimo dopo un prolungato soggiorno? Si avrebbero in quel te rreno ondulalo spazi sufficientemente piani per forvi parcare il earr..1ggio numeroso o va.rio che si troverebbe a! seguito dei c;orpi d'eserc:ìto che prendrrebbero posizione sullo stesse r,olline? No n troverebbero impedimento nlc:uno alle rapide mosso queste eo)onne di carri da un continuo succedersi di pendenze e ,eonlropenùenzc inevitabili nelle strade di colline? Comprendo che mancandovi ora comp!elammlte una rete di s trad e, che sodd isfi n quesiu militare bisogna, sarebbe intendimento di chi vuol organizzare quella posizione di crearveìa , e con trinceç:, con ponti, con tunnel cli eorreggerne i vi;,;i naturali . - ftìa se con cib potranno essere attenuate certe pendenze, non potranno farsi sparire, nè potrassi evilare la tortuosità delle linee. E siccome vi rnani~herebbe un centro ben definito , à menoehè non vi si facesse il nucleo fortifi cato di cui sovra, non si otlerrebbe mai un sistema cli viabilità coll'impronia del semplice concetto come sarebbe desiderabile di avervi . Dopo tali considerazioni , come già prima avea concluso che per motivi strategici non eredeva buona la scelta di Alessandria per slazione di res is{enza in
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una guerra contro la Franeiu, dovrei aggiungere che neppur- posso credere che tatt.icamente 1:1erili rno~to favore la proposta di un gran campo trrncerato ira Alessandria. e Valenza. Che volendosi portare a clife1~dere il paese da quel punto cosl arnnzato snrebbe un compromettere l'Italia sul Tanaro, invece di d.iienderla sul Po. Per segni.re il programma proposwmi dov~·ei or~ far vedere come .Piacema soddisfi al compito CUI . giudicava impari Alessandria. Farò dipendere ogni cosa da considerazioni strategidie, perchè son d'opinione che sono esse che devono primeggiare nella determinazione delle posizioni da fort.ificaesi. Le. strategia c'indica i punti che non si possono lasciare impunemente occupare dal nemico. Essa ce Ii addita generalmente sulle linee prineipali d1 viabilità ow~ da altre sono intersecate, ove si ha la fru:ilità di passare un fiume considerevole, oYe si ha la possibilità di chiudere uno stretto e simili . Se questo punto mi viene chiaramente additalo , io ne concludo che é questo che deve esser fortificalo per impedire ed allontanare la possibilità che venga dal nemico ocwpato, e se trovassi che tatticamente questo punto non avesse certe prerogative per le quali nel progettar le sue opere si potesse realizzare quuiche (~c.;onornia, ne dedurrei di dov r fore ogni studio per persuadere al paese la necessità d' impiegarvi somme più vistose a fortificarlo, piultostochè lascfarlo indifeso. Hagionando altrimenti avrei timore di andar contro all'essenza dell'arte fonificaloì'ia, che è di munire i punti deboli. Trovasi adunque Piacenza alla me tà della vallata del Po , sulla sua destra , al punto ove la grande arteria della via Emilia si suddi vide in tre rami che accennano alla Lomb<!,rdia, al Piem onte, alla Liguria . Trovasi quasi a cavallo del fiume ed abbastanza prossima alle estreme digitali dell'Appennino.
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Por essere a metà del corso del Po , come ho già ç}etlo nella prima Memoria, trovasi in sito più che altro rnntaggioso per il concentramento de!te truppe delle diverse guarnigioni delle altre piazze della vallata, non meno che di quelle che <lovessero varcare l'Appennino accorrendo dail' ltàlia peninsuìare. Trovandosi suìla destra sponda, in un attacco del nemico, la piazza si farebbe schermo dello stesso corso del Po che avendo ivi di già raccolto il Ticino può essere considerato un ostacolo impone:nte .. Occuperebbe materialmente la via più naturale che avrebbero a percorrere i Francesi che si avviassero ai passi clell' Appennino per indirizzarsi a Roma che sarebbe il loro obbiettivo. Trovandosi al npdo delle comunicazioni fra l'-Emilia, la Lombardia, il Piemonte e la Liguria, non solo soddisferebbe alla condizione di essere a portata facile per un concentramento di truppe, ma altresì a quella di prestarsi ad una comoda distribuzione dello stesse nello fazioni militari che dovrebbero aver luogo attorno ad essa. Voglio con ciò alludere al grnn numero di strade che ha Piacenza Ghe staccandosi da essa a guisa di altrettanti raggi fanno capo alle posizioni o villaggi più impo11tanti dei dintorni, traversano o percorrono le Yaìli del Tidone, delìa Nuretta, della Trebbia, del Nure, del lliglio~ rimontano e discendono il Po . Potendosi . mettere con tutta facilità a cavallo del fiume, l' esercifo che la difende viene ad avere un piede in Lombardia nello stesso tempo che tende a sbarrare le porte dell'Emilia, mentre la vicinanza ai contrafforti più avanzati dell' Appennino gli procura il mezzo di rendere effettivo ' questo sbarramento. Inoltre la g ià enunciata circostanza che attorno alla piazza si osserva un gran numero di strade irradianti, mentre assai poANNO XVII, VoL. I,
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. 66 ch e sono le trasversali, principalmente nel tratto fra essa e le colline , e quelle poche che vì hanno sono strette stradicole di campagna, ç ostituisce un sistema di viabilità che cospira a rinforzare questa idea della barriera e!lettiva fra il Po e l'Appennino. Vi influisce l'esistenza delle strnde irradian1i perchè darebbero al difensore della piazza il mezzo di attaccare il nemico che si accingesse a girarla; vi influisce 1a s carsità delle traSVE\T'Sali perchè sarebbe sempre più difficile il condurre a buon termine siffatta manovra . La ·barriera però dovrebbe ottenersi colle opere di fortificazione che si farebbero attorno alla piazza ove, secondo l'idea che ho giù enuncia.Lo nella ,1 • Memoria, dovrebbesi costituire un campo trincerato a sirnilitud ine di quello che fu fatto ad Anversa. Ecco in qual modo potrebbero combinarsi le cose. Considerare come non più· esistente l'antica cinta; costrurne una nuova, continua, cho partendo dal Po, senza chiudere la piaiza da questa parte, fronteggiata dal suo corso, comprendere nell' in(erno od appoggiarsi alle opere in muratura che vi eressero gli Austriaci nel ,1859, stabilire avanti a questa cinta ed a circa 5 mila metri da essa una linea di forti stac.cati a tre chilometri di àistanza l' uno dall' altro . Sul contrafforte più a vanzato d ell1Appennino fra il Nu rc e la Trebbia, all'altezza quasi di Vigolzone e Rivergaro, impiantare altro forte di mezzi tali di resistenza da potersi lungo tempo abbandonare a se stesso. - Fra questo ecl j più meridionali di quelli che formerebbero il perimetro del campo tri nceralo , collocarne uno di collegamento in po-sizione da battere il rifiuto e la maggiore delle strade trasversali, quella che dalla Trebbia accen na a Podenzano e S. Giorgio. La cinta continua verrebbe ad avere un sviluppo di circa 1 O chilometri, meno estesa che quella di An-
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67 versa che è di rn. L'area che rirnarrebbe chiusa fra
il Po e questa cinta continua sarebbe di chilometri quadrati 12, rnentre la corrispondente ad Anversa sarebbe 117. Ciò non pertanto, tenuto conto che in Anversa noveransi i 50 rnila ab itanti che probabilmente· in tempo di guerra non aHehbero avuto tempo da evacuare, mentre a Piacenza non ve ne sono 35 mila, l' area che si. assegnerebbe al!' interno di Piacenza potrebbe considerarsi corrispondere ad un concentramento di truppe maggiore di quello che non capirebbe ad Anversa. Coiìa distanza assegnata per i forti sia fra di loro . che dalla cinta, tenuto però conio delle lunate che · presenta il J>o e dei siti che lascia impraticabili nei suoi dintorni, risulterehbe che con 9 forti sulla sponda destra e due o tre sulla sinistra sarebbe determinato il perimetro del campo tri.ncerato a ca.vallo del fiume. AggiuIJgendovi i due di collegamento coli' Appennino si uYrebbero in totale -13, o H, di varia dimensione, mentre fra le due riYf) dello Schelda se ne hanno ,f9 ad A.nrnrsa . Con tale clisposiziolle il perimetro del campo trincerato inlersecher-ebbe la Trebbia a ponente, menrre a levante avvieinanclosi al Nure 11e resterebbe ancor separato di. circa un chi.lornetro . Il suo sviluppo sarebbe di circa 38 chilometri. e l'area totale del campo di 4 ·I O chilometri quadrati , mentre di quello d'Anversa lo sviluppo al perimetro sarebbe di 45 chilometri, e ·1'ì.O chilometri quadrati sarebbe la misura della sua area. Però essendo inondahile 113 circa del terreno occupp.to dal carnpo di Anversa , mentre di quello di J>iacenza non sarebbe che ,1I1 O circa da considerarsene impraticabile, ne verrebbe che r area del campo di Piacenza sarebbe superiore alla corrispondente di Anversa .
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us E per quanto riflette lo sviluppo, cssendochè i 38 chilomelri del campo cli Piacenza si misurerebbero sulla linea dei forti concentrica alla piazza, senza calcolar e quelli di collegamento ali' Appennino, quando di questi si tenesse conto, si aYrebbero 1:5 chilometri come ad Anversa. Ma sarebbe più giusto considerare che siffaui due forti avendo per iscopo di separare le truppe che attaccherebbero il campo da ponente da quelle che gli si fossero volte contro da levante, verrebb0ro ad aumentare il fronte di battaglia di quasi due volte la distanza che separa l'estremo dal perimetro del campo. Ed in tal caso anche lo sviluppo del campo trincerato di l)iacenza snrebbe considerevolmente maggiore che quello di .\nversa. Con tutlo ciò nell'esecuzione di siffatte fortificazioni non si raggiungerebbe la spesa che doveUc incontrare il Belgio per Anversa, perchè oltre all' essere , come sopra notammo, maggiori in numero le opere di quella piazza, dovevansi impiantare sopra terreni di prezzo maggiore come sono tutti i dintorni <l'una ricca e così popolosa città (1). In tal modo sarebbe tratteggiata la costruzione di una piazza, che a meltt del corso del Po ne dominerebbe le due sponde, che, sita sulla destra all'estremità della via Emilia sarebbe la chiave di essa come di quelle .:i lla Lòmburdiu, al Piemonte, alta Liguria, che occupando l' intera pianura fra il Po e l' .\.ppennino formerebbe barriera continua nella parte della vallata stessa che sarebbe praticabile ad un esercito . })rima di chindere su questo argomeuto è però necessario far luogo ad altrn dilucidazione. Giù nella precedente Memoriu io aveva accennato
(·1) Le fortificazioni di Anversa costarono al Belgio più di 50 milioni .
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che ammetteva per massima che una gran piazza per poter essere stazione di resistenza contro un'invasione <lovea riuscir ben collegala colle p.:irLi più vitali del paese. ì'ìel caso di Piacenza siffatlo collegamento dovrebbe essere coli' 'Emilia, colla parte del Liguria finittima allf1. Toscana e con tutta l' Italia peninsulare per trovarsi in continui rupporti con Roma, da cui avrebbe sempre a rice,cre ispirazione. Considerando e.dunque L1alla nuova capito.le la posizione di Piacenza non si donebbe poter immaginarla come abbandonata a se stessa nella pianura del Po da poteni essere circuita ma dovrebbe esserlo come indissolubilmente legata' agli Appennini che formerebbero per Roma e l'Italia peninsulare la linea <li difesa la più importante . Anche questa ,idea ha contribuito a concretar la proposta dei due forti di collegarnento del campo t1·incernt:o col corrispondente contrafforte dell'Appennino. Qualcheduno forse, n1~l còmpito dell'ingegnere, per combinur l'estremo cli questi forti, sebbene su cli un'altura, troverà che siaYi qualche di!Iicollà, perché la sua posizione riesce dominata dal seguito dello stesso contro.ffor te come da qualche punto dei laterali. Ma queste posizioni perché non possono essere invase d~ forze straordinariamente grandi come quelle che s1 fanno agire in pianura, io ammetto che facilmente sarebbero assicurate alla difesa. Anche nel caso che GenoYa avesse dovuto soccombere ad un attacco dal lato di mare, l'intera valle di Trebbia si potrebbe sostenere con una difesa inlcllirrente cd alliva. Chi aYesse l'incarico di dirigere le trupp; doncbbe farlo con ogni sforzo perchè non potrebbe impunemente abbandonare al nemico tont~ parte della catena dell'Appennino. Finchè adunque s1 mantenesse una tale dife~a non n potrebbe essere pericolo ehe questo estremo forLe fosse completamente avviluppato, ma quando ciò avvenisse, che dovr ebbe essere
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l:Ìabilìtà · a dar di cozzo infruttuosamente contro i nuovi baluardi. Eppure il Frances-e ehe volesse combauere l'Italia dovrebbe tendere a raggiungere i passi dell'Appennino ehe dallll. vallata del Po accennaqo a Roma, dei quali qualcuno trovasi ussai prossimo a J>iaeenza. Epperò se non potesse sforzare la barrieru in capo alla via J~milia sarebbe obbligato a girarla dall.a parte del Po. ì\la per far questo chi è che non veda qual maggior numero di truppe si richie:derebbe che per girare A1essandri.n? La prima è più distante da lla frontiera francese, richiede adunque per esser girata un esercito superiore per far fronte al maggior numero · di stazioni di resistenza colle t1uali avrebbe ad assicurare la propria linea d'operazione. Il I1 0 nei dintorni di Piacenza avendo assunto un andamento assai tortuoso e èostitue~1do un ostacolo di gran lunga più serio che no n i corsi d'aegua nei dintorni d'Alessandria contribuirebbe .in sua parte a far ehe sempre maggiori avessero ad essere le forze per girar la po. sizione . Inoitre se fosse fortificata Alessandria, secondo il concetto espresso nella prima Memoria di farne la piazza di d<~posito del materinle ferroviario, s1 dovrebbe ancorn deLrarre dall'esercito d'invasioi,e quei corpi eh.e dovrebbero arrestarsi a!torno ad essa sia per espugnarla che per osservarla, ed anche ciò contribuirebbe a diminuire sensibilmente la forza disponibile .per operare attorno a Piacenza. t dietro siffatte considera. zioni ch'io ritengo questa piazza come molto atta ad essere trasfor-mata in stazione di difesa per una guerra contro la Fr-uncia. Ma non basta aver cli essa constatala tale attitudine, chè occorre altresì osservare se qualche altro sito. potesse pretendere alla stessa considerazione. Osservo adunque che nessun altro ch e si scegliesse nel tratto tra Alessaildria e Piacenza, potr0hbe come quest'ul-
dopo che avesse già contribuilo a rendere segnalati servigi, non si rimpiangerebbero _le somme spese per procurarle corrispondente resistenza dalla piHte d i questi punti pericolosi. In quanto poi alla difesa, ambidue questi forti rice,,erebbero un qualche fiancbeggiarnent-0 dagli altri del campo, per cui se potrebbero lasciar qualche dubbip sulla resistenza di cui sarebbero capaci se fossero cornpletamen Le abbandonati a loro stessi, non lo potrebbero più in questo caso che vi Hebbero della stessa vita del campo·trincerato . E come di essi il più eievato potrebbe rendere qualche servigio come osservatorio per esplorare i movimenLi dell'attaccante, adempirebbe a quest'uffizio con sicurezza, mentre quelli che per la piazza di Alessandria sarebbero stDti progettali a Seravalle, Tortona e Stradella come altrettante piccole opere abbandonale a se · stesse riuscirebbero di un uso troppo precario. Ne concludo adunque come tali forti completano lo sbarramento della vallata, sono altresì convenienti per assicurare le comunicazioni della piazza colla .parte più interna del paese, sia per la via Emilia che pe1' quelle degli Appennini. In questo stato cli cose se avessero avviato i Francesi un grosso esercito fra il Po e l'Appennino per Tortona e Stradella, se si fossero già innoltrati a padroneggiare la valle del Tidone come fecero Sou.warow e Melas nel 4799, prima della battaglia della Trebbi.a, potrebbesi più ragionevolmente supporre che sarebbero da tanto da girare la pinzza come lo fece in quella circostanza il general russo? Potrebbesi credere che avrebbe luogo la marcia in avanti di quell'esercito ad onta delle fortificazioni di Piacenza come progredirono Annibale ed Amilcare nella seconda guerra punica? Se volesse tentar l'impresa ven·ebbe secondo ogni pro-
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tima aver azione sulla sinistra del Ticino quando . di questa linea di difesa fosse il caso di valersi. Del resto se Stradella cd alt.re città di quei dintorni presenterebbero eguale facilità per chiudere lo stretto fra il Po e l'Appennino, nessuna avrebbe la prerogativa di essere ad un nodo di comunicazioni così importante •come Piacenza. Nò si potrebbe esser tentati di discendere la vallata del Po per la ricerca del sito adatto allo scopo pcrchè tanto Cremona come Casalmaggiore, che sono sulla sponda sinistra del fiume, non potrebbero esser collegati coll'Appennino, nè coprirebbero tutte le strade che mettono a suoi passi, e Pai·ma che potrebbe esser legata ali' Appennino non sarebbe più in posizione di dominare il corso del Po. ì\Ia perchè cercare da questa parte un punto per stazione di difesa contro la Francia mentre per ques!o riguardo il difetto maggiore di Piacenza è di lasciare esposta giù tanla. parte di paese all'i nvasione e portandosi più a valle se ne abbandonerebbe sempre di più? A ragione adunque si deve conchiudere che se è impossibfle cli trovare un punto <.:he pienamente sod.disfi a tut(e le condizioni per essere una buona stazione di difc~a contro la Franeia , è però Piacenza quello ,che meglio di ogni ~ltro vi soddisfo. Che perciò quivi dcv'esser stabililo 11 campo trincerato che altri avrebbe proposto di fare ad Alessandna. Dopo quanto ho esnosto fln ora intorno alle condizioni per determirn) re' il punto stazione di ~difesa per fa frontiera occidentale della vallata del Po, sembrami superfluo ch'io passassi a dimostrare come non ravvisi conveniente stazione per la difesa della stessa froni iera dalla parte del Yene~o, quella che fu progettata sui eolli Euganei. ara se la stazione di difesa contro la fron tiera francese è a metù della vallata del Po, per combattere l'imasione che provenisse da altre parti
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saeebpe realmente necessario di creare un'aHra stazione.? Per negarlo non insisterò sull'osserrn:Ùone che volendo creare nella rnllata. del Po due campi trincerati si finirebbe per fal' ciuscuno di essi e per le opere fortifi.catorie,.. e per i mezzi d'azione che vj si concentrerebbero, d'importanza minore di quanto non sì farebbe se sì potesse r-idurlo ad un solo. Che poi, secondo ogni probabilità, dovendo essere un solo di essi attaccato in una campagna, si finirebbe per presenlare al nemico un frc,nte cli battaglia meno potente che se ad un solo campo ci fossimo li mitati ; se volessi insi'stere su di ciò correrei troppo rischio di ripetere cose già dette nel.la prima Herno.ria, e cli allungare il mio scrilLo più di qu;rnto mi sia proposto. Mi limiterò invece a. far qualche osservazione per dirnoslrare il mio assunto per esclusione, per indicare cioè come qualcheduno dei punti designati a quest'uffizio non vi si presti meglio che PiacenztL E prima di tutto ricord isi. che nessuno di questi può riunire le doti di un punto appartenente alla linea di difesa del Po nello stesso tempo che lo avrebbe di appartenente a quella dell'Appennino. Questa dote, ripeto, è esclusiva a Piacenza. Quindi che cosa dovrei dir di ~Iantova se non ripetere qunn to giù dissi nella prima ~Iernoria? Che essendo sulla sinistra del Po , ne è tanlo disgiunta da non poterne avere il dominio, senza l'esecuzione di lavori straordinari, che quasi imporlerebbero l'abbandono delle vecehie opere e la creazione di nuove. Che neppure con ciò elirnineechbe l' in comrenienle maggiore di esser p;:.ssibile della sorte ch'ebbe Bietz nella recente carnpngna. Di Bologna basterebbe che aggiungessi, a quanto ne ho già detto, che mal si pre8terebhe ad un'azione offonsiva per non avere il dominio del l)o, che meglio non si presterebbe per la
'Z4 diferisrva, nulla coprendo della vailata, che anzi tutta lascierebbe in preda all'invasione. In quanto a .Ferrara si dovrebbe osservnre che sarebbe troppo vicino all' estremità della stessa vallata per prestarsi con venientemenle ad un concentramento di t1·uppe. A. proposito poi dell'idea di coloro che ammettono potersi trovare un punto strategico di somma importanza da poLer convenire per lo stabilimento ài una gran piazza, all'infuori di e.entri attualrnente abitati, e che perciò ammetterebbero potersi trovare la posizione opportuna per stazione di difosa di cui trattasi all'infuori delle piazze suddesignate, io aggiungerò, anche con pericolo di ripetere quanto ho già dello, che essendo un buon sistema di vinbilità la earatleristica più importante di un punto strategico, mnssime se destinato all'oftensiva, come si vorrebbe che fosse quello di cui sì fa rieerca, questo sistema sarebJ)e follìa sperare cli rinvenire lungi dai centri abitati . Che quindi neppure si possa nutrire cotale speranza di ri.nvenire a Guastalla od in altre località èli quella Co marca qnest0 punlo che soddisfi a tanti requisiti come abbian visto essere Piacenza rispetto alla1frontiera francese . Che . perciò sin irnpossibile di sceglierne uno qualunque senza ottenerlo accompagnato da inconvenienti str-a1.eg:ici assai gravi. E quando tratcas i che un qualche inconveniedte non si può evitare, perchè non scand1;1gliare se, malgrado i difetti ehe sotto qualche punto di vista presenterebbe Piacenza, in una. guerra da questa parte della frontiera non sarebbe conveniente di attenersi ad essa perchè il vantaggio di averla più forte possa contro.bilanciare il difetto di sua posizione? Eppoi non vi sarebbe nulla a dire in favore di questa? Il difetto di Piacenza sarebbe di essere un po' distante dalla linea d'operazione dell'esercito germanico
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proveniente dal Veneto. Il che potrebbe fare che un esercito invasore, sconfitte le nostre forze mobili nel Veneto, si lasciasse indurre a prendere per Bologna la. via dell'Italia peninsulare. Io ammetterò questa probabilità, ma siecome ritengo che scopo della difesa non dovrebbe essere di impedire all'invasore di passare per Bologna, di portarsi in Val d'Arno, ma sibbene di recarsi a Roma, ove per me sareobe la fine della rruerra io Lr-ovo che Piacenza avrebbe con che com::, ' battere tale risultato. Difatti considerata la posizione di Piacenza rispetto alla linea che dovrebbe percorrere l'invasore per recarsi dal Veneto a Roma, se non puossi negare che siane fuori, devesi pur convenire che vi sarebbe abbastanza vicina per esserle di seria minaccia. E questa vicinan~a non solo intendesi osservando la, posizione relativa di Roma con Bologna e di Bologna con Piacenza, ma meglio ancora si ammetterà confrontando la natura alpestre delle strade <~he dovrebbero essere superale percorrendo la linea Bologna-Romà con cjuelli del trat.to di via Emilia che dovrebbe esser percorsa nell'altrq caso. Concentrando adunque a Piacenza le truppe di prima mobilizzazione che avrebbero avuto lo scacco nel Veneto, indirizzandovi tutte quelle cli seconda mobilizzazione che potrebbero ricavarsi dai diversi punti della vallata, nonchè da molti altri siti a ridosso degli Appennini, vi si avrebbe forza tale che non solo potrebbe essere di minaccia al nemico, ma potrebbe compro- · metterne l' operazione quando azzardasse di assottigliarsi tanto di ·poter essere in grado di avanzars1 'su Roma . La piazza di Piacenza, se<.:ondo il concetto nel qunle sarebbe stata proposta, avrebbe le comunicazioni. con Genova e Spezia e perciò coll'Italia peninsulare. Av rebbe · inollre una ~econda conmnicazionc per via di mnro
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sulla quale in una gnena colla Germania si potcebbe !are grande assegnamento, mentre non lo si potrebbe rn una guerra contro la Francia. Il difensore di Piacenza non avrebbe a far altro che a non lasciarsi separare dalla valle di Trebbia e da Genova, problema che anch~ co1:tro forze preponderanti gli potrebbe es· sere assai facile, ed allora da tal posizione potrebbe sempre imporre al nemico, perchè non avendo perduto le comunicazioni col restante del paese avt'ebbe conservata la facilità di essere rinforzato e di potere a. tempo opporluno riprendere l'offensiva. Questi sono i motivi per i quali nella prirna fllemo ria io proponern Piacenza come stazione militare tanto per una guerra contro la Franeia quanto per una contro la Germania. Sono questi le doti della posizione per le quali dichiarava che, strategicamente parlando, Piacenza è il punto più singolare di tutta Ja 'liallata. Ed è per esse che J3rialmont ha caratterizzato questa piazza la capilale militare dell'Halia. Passando ora a tratttire del secondo oggetto della presente Memoria, cioè della nec\':)ssità di fortificar Roma, in un sistema cli difesa terri(oriale dell'Italia riunita, per seguitare anche a questo riguardo il sistema. usato fin ora, dovrei premettere le obbiezioni alle idee propugnate dagli avvcrsarii prima di, dar luogo a quelle in fovol'e della mia. Ma avendo io scritto la m.ia prima l'!Iemoria per combal.tere l'idea del r idotto centrale sull'Amo e ve' dendo, da una successiva Memoria che dall'autore di essa fu pubblicata. 11el maggio, (:ome la sia stata quasi ritirata, dovrei ora continuare a combatterla.? Non ve ne sarebbe l'opportunità quando si dovesse intendere quell'idea abbandonata, p1a 1.1 me sembra di intravvedere che nell'animo di chi la propuo·nava s'inten,derebbe di solamente aggiornarne la di~cussione .
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77 Sembrami di piu che di tuHo il complesso di opere che secondo la primitiva proposla avrebbero costituito quel ridoLto centrale sia stato mantenuto ancor quanto basta per: poter dar luogo ad un'osservazione. Voglio alludere alla piazza di Bologna che, secondo il concetto generale, avrebbe dovuto essere un avamposto del ridotto cen lrale, mentre nella proposta di un piano semplificato sembrerebbe clesLinata a costituire da solo il ridotto stesso ,od a formarlo unitamente alle opere destinate a chiudere i passi dell'Appennino dalla Cisa a Bocca Trabaria. Al qual proposito osservando che tratterehhesi della &composizione di una linea di difesa, qual è questo tratto di Appennino, con un punto fortificato in avanti, avrei desiderio di conoscere come si pòssa dire che µoiogna farebbe parte del ridotto centrale della dife·s a. Io comprendo l'idea di un :ridotto quando mi rappresenta una posizione nella quale si ricovera, come nell'ultimo baluardo, dopo che si fece tulta la resistenza possibile sulla linea di difesa. Epperciò se non potei applaudire all'idea di un ridotto sull'Arno potei rendermene ragione. lvi si sarebbero ritirali i difensori dopoché avessero dovuto abbandonare l'Appennino che fra le linee di d~fosa d'Italia è la principale. Ma data una linea così estesa cli oltre a 250 chilometri, come sono dalla Cisa a Bocca Trabi:tria, che influenza può avere sulla resistenza alle due estremità una piazza sul suo mezzo avanti ad essa? Potrebbe forse impedire che sforzata la linea alle estremità tuLta la posizione risul(asse girata'? Preparata la difesa della linea col porvi avanll le fortificazioni di Bologna, non se ne a vrebhe altro r isultato che il risparmio delle opere di difesa ai corrispondenti due passi dell'Appennino di Ospidalelt.o e delle Filigare. l\Ia sarebbe questo un bel risultalo sostituire a due posti fortificati di montagna la coslrmione
d'una immensa pia~za di guerra? Come. adunquc ho ·concluso precedentemente che Bologna non ha lutti i requisiti per essere stazione di difesa contro un'invasione dal Veneto, or ne concludo che non ve ne scorgo alcuno per poterla considerare parte integranle del · gran ridotto centrale. In quanto poi all'idea di voler considerare per ridotto una parte della linea. di difesa dell'Appennino , anzi quella porzione di esso che sarebbe infa1lanternente attaeca(a dal nemico che tentasse l'invasione nell'Italia peninsulare, sembrami che adottandola sia voler trascurare uno degli sta.dì della ca mpagna, quello nel quale la debolezza del difensore si farebbe maggiormente se111ire. Imperocchè ammèttere che l'App-ennino · che separa l'Emilia dalla Toscana s,iu parte del. ridotto centrnle e contemporaneamente sopprimere le fortificazioni sull' A.mo è lo stesso chè dire che oltre a tal limite non debba più essere provveduto alla difesa. C siccome è ammessibile che questa linea di oltre a '.200 chilometri possa essere forzata, quando ciò avvenisse, il difensore non troverebbe più schermo ulteriore . Quindi è che la preparazione del ridolto in ta.le località, più ancora che la primitiva idea . di sistemarlo sull'Arno, io la ritengo viziosa perchè presupponendo che ivi gli sforzi del difensore debbano e~sere cororluti da vittoria, non provvede al caso più disperato, al momenLo in cui per trovarsi nel massimo stadio di crisi sarebbe rnnggior bisogno dei soccorsi dell'arle fortificatoria. Ma i propugnalori di questa idea cli ridotto disg.iunto dalla capitale dissero non essere indispensabile alla difesa generale del .Regno la conse1·vazione d-i Roma,
]JOte1·si ritenere che l' occ·upazione, per parte del nemi·co, della capitale d'uno Stato sia sotto il rapporto militare mi evento senza conseguenze semp-re quando si avve1·ta
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79 di non concent1·arvi delle ri'sorse uti'li pel nemico; ç che nè lo Stato, nell'attuazione del s-uo piano difensivo, nè tanto meno il generalissimo, nella combi'nazione · delle sue operazioni, non hanno a preo-ccupa1·s-i dei pericoli nwme.ntanei n ciii fosse esposta. È su questa teoria ch'io mi trovo in obbligo 'di obbiettare qualche cosa perché se la fosse ammessibile potrebbe realmente influjre a far condannar la mia tesi . Ossc~rvo adunque che colle guerre grosse che si fanno oggigiorno non è altro che la capitale nemica il punto obbiettivo di ciascun contcrndente. Sentimmo ultimamente al risvcgliur:,i della guerra tra la Francia e la Prnssia che la prima voleva andar ad imporre la pace a Berlino, e vedemmo che lo fu poi a 'Parigi. Eppure sia l'uno cp.e l'altro dei due contendenti non agognava che al possesso <li qualche provincia, la perdita come l'acquisto della quale non pot.ea essere lo sfacelo del so ccombente. Questa tendenza all'invasione dell'altrui capitale la si risvegJia tanto più ir-: resistibile quanto maggiore è.la resistenza clH~ sì attende dall'avversario . E se giù si manifesta quando scopo -della guerra. sarebbe l'attuazione di un progello d'importanza secondaria, come sarebbe quello relativo al possesso <li una provincia di nazionalità contestabile, non si potrù certo negare che debbasi egualmente manifesta.re quando scopo della lotta divenisse il desiderio di annientare l'influenza del vicino perché fosse prevalso il principio che la floridezza di uno Stato dipende dall'i ndebolimcnlo dei suoi confit1anti. Quindi come nessun Italiano di. cuore vorrebbe mettere in dubbio che i suoi nazionali opporrebbero questa energica resistenza quando venissero attaccati, dovrebbe far calcolo che scopo del nemico sarebbe di recarsi a Roma, · e che suo dovere sarebbe di colà difendersi ancora .
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Che se Roma qual eapitalc d'Italia sarebbe l'obbiettivo finale del nemico per tale condizione che noi abbìamo · comune con tutti gli Stati, lo sarebbe inoltre per altro Lholo tutto speciale ad essa. Roma è da così poco tempo che era sede di un altro potere, che non può dissimularsi raccoglieva in Europa delle sirnrJo.tie . A mantener queste contribuiva anche in parte la considerazione che la esistenza di quel potere ostava alla rafforzo.mento della nostra unità. t poi costituzione noto a noi, come all'estero, che la sua ristaurazione sarebbe il colpo più fatale che or si potrebbe apportare all'Italia . Quindi potrebbe essere che presentandosi la circostanza opportuna qualche estera potenza avesse la tentazione di restaurç1.rlo come metodo dì guerrq. contro cli noi. La }?rancia per attùa:r.e tale progetto non avrebbe che ad attirarci sul Po, _co:1 tutle le n?s!.re forze, ed allora colla su a flotta eh e d1 tanto superiore alla nostra non avrebbe a far altro che una spedizione su Roma. Se ciò avvenisse non potr ei credere che quella su Roma fosse una semplice diversione militare per diminuire , le nostre forze nel t.eatro della · guerra sul Po, come sembra che voglia credere chi, g ià ventilando simile even tualità, avrcbb_e suggerito d'imitar Napoleone a i)fantova quando abbandonò l'assedio di quella piqzza per recarsi con tutle le forze a combattere W urmser. Io credo che invece d i veder vi una semplice mossa m ilitare si dovrebbe considerare quell' atto come uno dei più complessi che avvenir possono in una guerra, quando cioè l'impiego dei me~zi militari è a totale d isposizione della p olitica . E piuttosto qualificare come semplice diversione la mossa del nemico su n oma, io qualificherei com e tale il concentramento primitivo delle forze nella vall ata d el Po . Io q uindi avrei timore
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che lasciando cntr{lre il corpo nemico a Roma , imitando l'esempio di Kapoleone a !1Iantova, si vedesse camb iato totalmente l'i ndirizzo della lotta, che neppure u n posterior risultato favorevole delle aemi nostl'e sul Po fosse da tanto da poter ristabilire. La Germania non a vtebhe certo la stessa facil ità che l;{ Franci.a di attuare un simile progetto . Ciò non pertanto essa pure potrebbe essere indotta a tentarlo perchè pur essa sta organizzando una marina potente. ~la notisi che dicendo !a Germania non intendo alludere esclusivamente alla potenza che governa attualmente le provincie gerrnaniehe nostre fìnitlime . Che la Confederazione , sotto il protettorato dell'Impero, con pochi passi che ancor faccia nel suo cammino ve~·so l' uniti: , potrebbe in un tempo non lontano trovarsi al nostro confine, e· quando gli avvenimenti la portasser~) a sostenere interessi opposti ai nostri, potrebbe riprendere la teoria , che non ha molto sosteneva , ch_c per la propria sicurezza le è indispensabitc u na posizione militare sull'Ad ige . · Ma o:li avversari delle fortificazioni d i Roma oppongono resempio di Torino che non fu fortifica to sebbene dopo il disastr o d i Novara, volendo tener alto lo stendardo che avca spiegato nel 181:8, avesse tanto a non ~o. s~ temere quanto ora la nuova capitale . costoro abbiano esaminato se sono eguah le condJZ10111 p olitiche di Roma di adesso a quelle di Torino nel 11 850, Il Piemonte capi va che i n una guerra che avesse avuto a sostenere con tro l'Austria non sarebbe st.alo che l'avanguardia della Francia. 'frovavasi allora_ in posizione di poter specutal'e ~ulla s~a debolezza, precisa~ mente come si trova tuttora il Belgw , che comprende s1 protrarrit la sua esistenza au tonoma finchè n ~n ve~g~ annesso alla madre patria , ma che non so.ra mai 11 caso che abbia a sostenere una g uerr a d'indipendenza 1
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ANNO xvII, V oL. 1.
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8'~ senza che abbia ad avere contro un potente nemico un non meno potente alleato . Siccome però, cosL ragionando, sembrerebbe ch'io mi sia ispirato ad idee politiche, mi urresterò, perché un ul'fizinle molto autorevole ha scritto che la politica è calliva consigliera dal lato del militare . Che se io mi astengo dall'entrare in politica non è che io la creda doversi tenere ussol utamente eslranea a simili studii, ché anzi dal momen to che la guerra si fa per risolvere delle cfuistioni politiche, non per dar campo al generalissimo cli far sfoggio del suo militare sapere, credo ch8 si a im possibile sceverare completamente le consideeazioni di un genere da quelìe dell'altro . E che la eosu sia così lo hu dimostrato col fallo lo stesso autore del concetto surrife1·ito, il quale venne nll'ulteriore coucìus ione che le immutabili considerazionj delln scienza militare non devono mai essere subordinate alle considerazioni sempre incerte della politica, uppena ebbe fin ito di dimostrare l'inutilità delle fortificazion i di 1loma con argomento tutlo politico, ricavoto dalt' affetto che la dinastia di Savoia. seppe procacciarsi in Ilalia. Sembra però che non solo la politica, ma altresì la scienza deì diritto costituzionale sia evocata. per comb~tte~e il ~o~cetto di quelle fortificazioni, perchè nel d I leL dorrumo troravasi chi imrnaginava l'onnipotenza assoluta del generalissimo per corroborare lo apprezzamento che la perdiUt di Roma sarebbe senza. conseguenze nell' ulteriore condotta della guerra. Ma anche in questo particolare io son ben lungi dn l concordare con lui. . Per me l' esercito non è altro che il braccio della Nazione che agisce unicamente nell'interesse di lei per uno scopo ben determinato dal suo Governo . Comanderà dunque il generalissimo a tutte le !ruppe
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83 mobilizzate , avrà estesa ingerenza nelle attribuzioni delle aulorità civili nelle provincie ove ~uerreù'o·ia· :SO ' rna egli sarà subordinato al Governo e dovrà regolare le sue disposizioni sull'indirizzo che avrà ricevuto e continuamente riceverà dal Ministero della guerra. Co! telegrafo oggi giorno non si può più supporre, che 111 casi disperali, il ·generalissimo abbandonato esclusivamente ai suoi apprezzamenti. Quesli casi. non sarebbero quelli. che vorrebbero supporre ·i miei contra ddittori, pei·ehè ciò equivarrebbe ad immaginare girato o sfondato in qualche punto il ridotto centcale da essi proposlo sull' Appennino. Ammesso adunque che il generalissimo agisca pienamente , sicuro dalle sue spalle, egli si troverebbe costantemente in comunicuzione coìla sq'd e clel Governo per riceverne o·li ordini come i suggerimenti . L'esempio di questo :edemmo recentemente nella marcia militare su Horna nella quul cireostanza il ::1Iinistero della guerra si 1·iservò cli d irigere da J?il'enze ]'andamento delle varie frazioni di truppa. Ed un Ministro della guerra che non esiti nd affrontare la responsabilità non mancherebbe ~li fare lo stesso i n allre contingenze ancora più solenn'i. Quanto io dico a questo riguardo è pienamente conf~rmc. ai p1:ineipii di diritto costituzio~1ale, e in omagg10 a1 quali non s1 può nemmeno immaginare il capo dello Stato al comando diretto dell'esercito in campagna senza che ahbia a lato il Ministro della guerra o qualche altro membro del Consiglio della Corona, che ali' occorrenza risponda all' intero Gfi.binetto cd alla nazione delle disposizioni. adottate. Nè, così essendo le cose, io temo di trovarmi in con traddizione con quanto altra volta cercai cli provare: essere cioè di regia prerogativa lo s!ab ilire l' organamento tecnico .dell'eser cito, cioè la sua divisione in unità tattiche, .
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84 in battaglioni, squadroni o batterie, in brigate, corpi d't!Sercilo e simili (,1) come recentemente ha pur moslrato di credere il generale Bertolè-Vi:tle nella discussione sulle basi genernli per l' ol'ganamento dell'esercito. E cib perchè quest'atto di regia prero,.,.a. ' o tn-a non può essere svincolalo dalla responsabilità ministeriale. Così quando il Jlinislro che accompagna il capo dello Stato nel comando dell'esercito, ed il Ministro della guerra quand'anche rimasto alla sede del Govemo, Cùpriranno colla loro responsabilità l' au,.,.usto Cap.o invece di farsene scudo, non potrà esseni, ~omc altri asseri, grav(' inconven iente che egli assuma in persona questo comando. 1\"on nego che dalla dipendenza del generalissimo dal Governo non possano venirne dei mali. come nvvennero dalla dipen denza di Jiac-Jiahon dal 1Iinistero Palikao, nella recente campagna franco prussiana, di cui il frutto fn il disastro di Secl an. Ma ness unn. assemblea approverebbe la teoria dell'onnipotenza del ,.,.cncrn.lissi mo come or fu posta fuori per dimostr; re l'inutilità delle fortillcazioni di Roma. Non l' avr ebbe approvato. quella Camera dei deputali che si mostrò tanto partigiana delle teorie di Romagnosi contro la preponderanza dei capi militari da far abolire nel nostro esercito l'istituzione d ei grn.n comandi, sebbene politicamente avrebbe do vuto ritenersi per innocn~. _No~. 1: approverebbe, io credo, que lla che applaudi 11 Af1rnstro della guerra quando dichiarò che non si sn rebbe mai spaventnto per la r esponsabilità
(1) Si allude ad un opuscolo che col titolo lo Statuto e l'Esercito pubblicò nel 11867 l'autore cli questo ì\Icmoria.
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85 che gli apporlava la sua posmone di fronte ad ogni allra autorità militare. :fon è dunque nè la politica, nè qualche lcoria del diritto costituzionale che possano far prevalere l'id ea di lasciar indifesa la rapilale. Per cui senza più divagare e far u lteri ori indagini sull'utilità delle fortificazioni di Roma , potrei conchiuclere coll'opporre In mia in farnt·c ali' altrui contral'ia opinione. Ma come, ad onto. delle ragioni da me addotte, questa mia opinione non sarebbe confortala da abbastanza di autorità, io produrrò invece il g iudir.io <li Napoleone I. Leggesi nelle sue memonc clic essendo una gran capitale la sede della parlc scelta della naziònc, il siLo ove i g randi hanno il loro domicilio, le loro fam iglie, essendo il centro dell'opinione, il deposito di ogni risol'sa, sarebbe la massima delle contradd izioni e delle incoercnz.e il lasciarla senza dif'csa. Egli cita' a questo proposito l'esempio di Vienna che se fosse stata fortificala, nel ·1805 e ,180D auebbe forse ristorato i pl'imi disastri della campagna, l' esempio di Berlino che se fortificata -a\Tebbc risparmiata una grande umiliazione alla. l>russia. C·ita l' esempio di Madrid nel ,1808, di l\Iosca nel 18·1'2 , d i Costn.ntinopoli in grazia alle cui fortific~zioni fu prolunga ta l' esistenza dell'Impero di Costantino di cit'ca 800 anni. Enumera dieci casi in cui anche Parigi fn salrala per le sue fortificazioni. Lamenta che non lo fosse nel 48,U. e 18,15. Noi potremmo aggiungere che le fortificazioni di Parigi nella scor sa camp1gna salvarono l'onore militare della Francia , che se non fosse stato per lo sbaglio di Sedan , ne avrebbero o totalmente cambiate od almeno migliorate le sorti. A questi esempi recenti corrisponde quello di Roma antica, che se dopo la battaglia di Trasimeno nòn si fosse trornta munita di opere fortificatorie, non fos-
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sero queste stale subito posLe in istato di difesa dal dillatore Fabio, l'esArc1to di Annibale mvece di cambiar base d'operazione col portarsi nell' Ilalia meridionale avrebbela atlaccata, come l'avrebbe un'altra ~ol~a. osato, quando dopo la battaglia di Canne si lnmto a contemplar la metropoli dalJe adiacenti colline.
BELii:\ TATTICA DAL ·1866 AL 487·1
Casale, 119 agosto ~87~.
Continuazione, Ytqgasi la dispe,1sa dell'ottobre 1811.
B. V:EROGGIO Colonnello del'if:,Geni'o. ,,,
Nella campagna ciel ·1866 un esercito poderosissimo , in posizion e s Lndia ta e rafforzata, é distrutto per modo da non poter più contrastare seriamente al nemieo la marcia sulla propria capilale . Noi, tralasciando di accennare le molte cause di natura diversa che dovettero concorrere alla esplicazione di qnesto gran fatto , ci limitiamo alle considerazioni che cadono entro la sfera della tattiea. Nella guerra del 1866 un nuovo strumento lattico comparisce sul campo di ballaglia, il fucile ad ago . Invero quest'arma erasi già usala contro la Danim arca, ma non si era attribuita troppa importanza tauica a quella campngna, e gli eserciti non si erano preoccupati di trarre dalla medesima tuui quegli ammaestramenti che po Levano tornare interessanti . Come nel 4859 appari va il cannone rigato di fronte alle bocche liscie, così nel 4866 si presentava in scena il fucile a relroea rica eontro il veechio sistema. di
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caricamento dalla bocca. Però le fanter ie cornb auenti nel teatro del sud non erano munite cli armi a rntro~ari ca ; e _qu_incli la lotta ivi dibattutasi, quantunque mtere~sant1ss1ma sotto infiniti punti di vista, non polè tuttavia dar luogo a tulli quei fenomeni tnltici che si osservarono nel teatro del nord, ove una delle parti possedeva il nuovo · armamento. Per conseguenza, nel riandar~ i progressi della tatt.ica, converrà particolarmente 11 far emergere quei fatti che nella Iloernia e sul lìfeno furono precipuo sprone al conseguimento dei primi. Dalle pubblicazioni Yélrie, dai rapporti particolari e dalle ·relazioni. uffi ciali stesse della campagna de! '1866 evidentemente si rileva, che qualunque fosse prima dell'azione l'ordine in ballaglia delle truppe combattenti, desso immediatamente si sformava al primo cozzo col nemico ; ~ la linea cli battaglia tendendo sempre a prolungarsi verso le ali , veni va ad assottidiarsi mollissimo in tutti i suoi punti. Appariva inoltre il fotto, che giunte a contatto coll'avversario le fan(erie si disorganizzavano in breve a tal segno, che clifficiJissimo, quasi impossibile, riesci va il dare in se.o-nito un nuovo indirizzo alle medesime ; per cui esse ~ombaltevano in. certo modo per conto proprio, o per lo meno segui vano appena le judicazioni dei comandanti le unità minori; i quali nella prima linea erano i soli ?he ?ol geslo, la voce o l'esempio potevaµo ancora mflmre sulla cerchia degli individui loro vicin i. Questo soverchio disordine nell'azione, e la manifesta propensione a frazionare ed individualizzare il combattimento, richiamarono l'attenzione del mondo m(litare_; _avvalorarono in parte e crebbero i dubbi già es1stent1 mtorno a molte cose, ed aprirono quindi il campo a critiche, studii, innovazioni e progressi con"
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-iinui che caratterizzarono, ed oecuparo110. senza posa la tr~1rua· precedente la guerra franco-germanica. Vol;ndo breve!.11ente ricordare ciò che avveniva nel nord. noi noteremo che tattici prussiani distintissimi cred~ttero di seorgere la causa di quesla indivicluaìizzazione del combattimento nella potenza deì fu cile ad a-o·o nella tendenza istintiva di cercare ogni mezzo per dir;1inuire gli effetti micidiali delle arn:1i_od!e:·ne_, e per ultimo nella cresciuta istruzione degli md1v1dm~ i cruali prendono parte al combaui_rn?nto ~o.rtan?ov1 il peso di tutte le loro forze materiali e spmt.:1ah .. ~folti videro pure nel nuovo armamento delle 1ant~rie la inauguruzione di una nuova epoca delJa tattlca, diversa dulla precedente quanto quella delle ar:11~te rivoluzionarie di !Francia si scostava da quella d1 I1 ederico il Grande. Dalla utilizzazione dell'arma ad ago essi traevano appoggio ad affermare, che il personale ·dell'armata prussiana trovavasi cìernto ad un grado di perfezionamento relativamente altissimo ; perché infatti prima del 1866 esercito veruno aveva creduto alla possibilità cli usare il fucile a retrocurica in guerra, dubitando che il soldato comune potesse usare con vantaggio questo potenle ma ~eric?loso armamento ; e la fanteria orussiana. aveva r1schrnta la prova per la prima, ed oti.enuti buoni risultati, perch~ possedeva e seutiva in sè l'attitudine per un'arma siffatta. Come conseguenia di queste condizioni m~ta~e nel personale e nell'armamento concludevano q~rnd1, c?e la tattica sempre usata non poteva più soddisfare pienamente alle esigenze del combutt:imento attua~e . Un opuscolo anonimo, cbe,. per la_ vivac~tà_dBllo ~t1le e le cognizioni militari che m molti . punti v~ traspiravano, interessò assai l'esercito prussw.no , diceva appun to che unicamente soldati ed ufficiali forniti di u~a elevata coltura rnilitare, e do!ati di coscienza personale 1
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e .nazionale, possono esplicare la potenza dell'arma a retrocarica; ma che un esercrlo avendo la fortuna di posse~ere .q~esti elementi dovrà utilizzarli largamente, n.on ~1elro. nstrette vedute; e quindi sarà costreUo di ripudiare· tutte quelle formazioni, le quali non servirebl~ero che a paralizzare questi fattori preziosi. Dietro la corrente 1i queste idee veniva biasimata soprattutto .la colonna su! centro prussiana, che nei re~olament1 figm~va come la colonna d'attacco per e~~e!~~nza (Angr:iffs-Cotonnc), accusando appunto il p~1 .:1J1zza~ento d~ ~roppe forze, e la irnpossibiìità di presentai~ una sunile colonna entro la zona di fuoco delle armi a retrocarica. Ed .il combattere troppo disordinato de.Ile fanterie prussiane nel 1866 era secondo alcuni unicamente la naturale conseguenza di ciò : « Ch.e :'isultava impossibile l'utilizzare le aj)prese formaztom reg-olament.ari, e per altro non se ne avevano. delle nuove per. sostituire le medesime; il rnodo cli c?mbattere sanzionato e prediletto dall'esercito prussiano basava sempre sulle colonne di battaglione, e scars.a era la fiducia riposta nelle colonne di co . pag~ 1f ; ,co~.ì _venu~i .a.Il~ v~ra applicazion e pratica, ~i mamlesto l 1mposs1b1!11a cli usare le prime, ma diffidavasi alquanto delle seconde colonne· perciò I ., trupp . , , a cune e, co~e i 1 50 corpo d'armata, ricol'sero ad ·rn ~1ezz~ .termrne,. fo.ndando l'ordine di battaglia sop\·a I m~z~1. ~attaghorn; fatto. che, indicava la grande fless1b1hlct truppe _di PrussI"..., ve,.1i·va p e1,'o a tl,on. , . delle care defimtrvameme il Jeo-arne del bauao-11·0 . dd · d :1 ° o • ne ra op1 numero delle unità tattiche » pian . In seguito_a queste_considerazioni noi .vediamo dopoil 18.66 Je c~lonne _dr compagnia caldamente prop·u gnate. ~uale formazione utiJissirna pel combattiment ma eswendo ad un te . .· . o, ;:, ' mpo ne11.a me desima spigliatezza
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maggiore; per guisa che le quattro compagnie do vessero combattere sempre in modo indipendente , riserbando al comandante del battaglione la importante rnissione di assicurare, per mezzo dei suoi ordini e della. suu direzione, l'insieme e l'un ità d'aiione di que~te parti ·staccate. Adducevasi che un tale rapporto tattico corrisponde interamente ai principii sui quali s i fonda l'educazione e l'istruzione dell'armata prussiana; essendo in tempo di pace il comandante di compagnia l'un ico superiore avente rapporti personali col soldato, quindi l'unico famigliarizzato cogl'individui; per couseguenZD. la compagnia essere portata a combattere come un tutto indipendente, non perchè la voce ancora basti a condurl'e tale unità, ma perchè in essa vibra una forza che nel soldato disperso o riluttante agisce co·me il sentimento del proprio paese attraendolo continuamen~e ; come d'altronde nel comandante il battaglione richiedersi già non poca abilità nel giudicare il terreno, ed una grande tensione della mente per. tener dietro all'incalzare di tutta la sitliazirne, a fine di trovarsi in caso di dare le pronre indicazioni; nè esseee possibile ad alcuno lo scioglieee il problema di dirige re il tutto, e guidare l'azione nei particolari. Le esperienze della campagna del 1866 fecero pure accusare di poca importanza l'ordine chiuso di fronte allo spicciolato, e criticare quindi il rapporto ammesso regolamentarmentefra queste due forme durante l'azione. E la 4uistione delle' form azioni traendo naluralmente dietro di sè quella dei fuochi, portava a riprovare cli nuovo la teoria prussiana, perché per essa quello in tiragliatori era sempre fuoco d)introduzione e preparazione, ovvero atto a trattenere ed ingannare il nemico, mentre i combatlimenti del 4866, i quali quasi non conobbero che fuochi in eacciatori, autorizzavano.
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92 ad asserire che il fuoco in tiragJiatori decide il combattimento, e gli altri fuochi non possono impiegarsi che eccezionalmente. ~el ragionare poi intorno alla direzione del combattimento in genere delle fanterie , non mancavasi cli riapplicare Ia stessa latitudine già propugnata nelle pregedenti quistioni . La direzione secondo queste idee moderne non doveva più consislere nel prescrivere decisamente cosa, e come questa dovesse avvenire; essa non poteva somministrare che indicazioni generali, ed il come, ed in molti casi anche il cosa, dovevano essere abbandonati ai sottocapi, e talvolta fo rse anche al soldato. Come · è facile ad immaginare, questo combattere tanto individualizzato incontrò in Pmssia molti oppositori, i quali scorgevano in esso la dissoluzione della stab ile commeltitura dell'armata . Alcuni chiamarono perfino tale modo di combattere un ritorno verso lo stato primitivo della umanità, cd j] lottare dei popoli sel vnggi . Affezionati al rigorism,o ed alla precisione del_le formazioni e manovre abituali, i tattici troppo conservatori non volevano scorgere il minimo vincolo fra individui combattenti apparentemente senza regola. Esagerandosi l'idea di quesla individualizzazione del combattirnento, essi subivano la stessa impr essione, che proverebbe un tale sempre avvezzo a manovrare per colonne, e che d'un tratto scorgesse le mosse regolamentari dei tiragliatori di un battaglione. Una parte del regolamento prussiano, che s'ebbe pure attacchi non indifferenti, fu q uella riguardante le inversi oni; e con tutta ragione si riprovava questo impaccio_continuo ner manovrare, il quale ollre di creare ostacoli alle evoluzioni, causava nell'azione spesse volte perdita di tempo, non permettendo di utilizzare tosto le frazioni che erano in caso dì agire, nè auuare
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rrli spiecramenti nel modo più pronto ed opportuno. 0 Quest~ e molte aHre considerazioni (gran parte cl:He quali negli scritti d i tattica non nuove anche pmna del 1866) vennero ripetute, discusse e po1~tatc cosl a di tutti ; il che, se non ottenne mvero tu tte coanizione 0 le desiderate innovazioni del codice tattico prussiano, fece però sì, che nell'esercito di Prussia si sradicarono molte idee antiquate; e si richiamò l'attenzione sopra il valore di quelle formazioni, che meglio dovevano giovare nel combattimento odierno. . Non era la Germania sola però che portasse a giorno gli errori, proponesse i rimedi, ~ d!~eguass~ le nebbi~ che ancora avvolgevano le menti m alcurn adoratou del passato. ln Austria ed in Italia ferv~va_ u? lav?r_o incessante diretto allo stesso fine. Buomss1m1 scnlt1, nell'ultima speciillmente, svolgevano le quistioni sotto i più svariati punti di vista. Gli Austriaci. po_i per la impazienz.a di miglioramenti (forse eccessiva ~n causa della tremenda lezione avuta e l'incubo contrnuo pel minaccioso vicino) e gli Italiani pure per la cl(siì~usione toccata, portarono nei codici delle fanterie novazioni assai più prontamente che non i Prussiam s~s~. . In Italia, in special modo, la teoria aa; '~ 866 in poi fu continuamente migliorata, e gli studi tatt1c1 andarono sempre più allargandosi nel!' esercito. A poc? ~ poco nella istruzione individuale e nelle eserc1Laz10m della piazza d'armi sparì un ammasso di cose superflu~, dapprima al più alto grad~ apprez_z;lte. Il r:nanegg:o d'armi, che costituiva quasi una scienza a .se,_per ~1a dei molteplici movimenti e delle progress1om vane, che bisognava religiosamente rispettare, ca~~e d'un colpo, per dar luogo al necessario e nulla prn. Gli ordini naturale ed inverso, la prima e la seconda riga, cause di dubbi e guazzàbugli senza fin e , furono
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di pia~1ta. abolite, per co11seguire una semplicità di evohmoni pe r: l'addielro mai sognala. Il ~roppo aLtaccam~nt~ per gli ordini chiusi, i quali ~uas1. to(almente cost1tmvano la gios!ra delle nosLre fanterie sulle piazze d'armi, venne bravamente frenato d~lle prest:rizioni. reg~l~mentari, per far posto conveme.nte anche agh ordini spicciolati. . I foochi in ordine serrato, cui si attribuiva esao'erata rn'..~}Orfa~z~'. vennero ~overchiati dai fuochi in tiì~aglia1011, che ~1 estesero 111 grande scala a tutta la fanteria; la qua~e. h aveva usali sempre con certo ricruardo e per p,c?ole fr~zioni, .cf~nsidenmdoh quasi. un privilegi~ clt aleum corpi special1. La ~:ombinazione dell'ordine chiuso collo spicciolato dapprima poco euratn, od almeno parcamente usata dalle .solo u~ilù maggiori, andò famigliarizzandosi ed cstendenclos1 anche a frazioni stesse del battao'lione. .Alcune forma_:1.i?ni per l'addier.ro generalmcnt~ poco ~Limate preser? vi.la. rn breve tempo, e si aprirono un '\-art:.o nelle ab1tudm1 e nelle convinzioni deO'l'indi\'idui. Tutti rammen.i.ano il poco fondamento che° prima deJ ·18~6 p~n~vas1·, da rn~lli nelle colonne di compagnia, e per cot,tro 1aceogl1mento che s'ebbero le medesime, -qu~ndo furono raccomandate dai fatti, dagli scritti e dai regolamenti. ' . !-'istr~zione prese nel suo complesso un carattere piu raz10n~le . La piazza d'armi, che dapprima era tuu? per -~'1st1:uzion~ de.lle fa_nterie, divenr.ò quasi nulla, ·e s1. c.ons1~er~ nociva 111 molli casi. L'imma{)'iriazione degl~ md1V1dm non fu più chiamata a sfor;i sovrumam P.er raf~gurarsi selve, ponti, stretti, fiumi ed a~tre mille acmdentalità dentro un recinto limitato e piano; che . colla sua monotona regolarità avrebbe tarpale le ali alla fantasia di Pindaro: quando anche esso per tante volte avesse in tutti i sensi ripestato
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quel terreno, ove Ie fanterie volteggiava110 come cavalli nel maneggio. L'istruzione degli avarnposli per l'addictrn difettosa e pedante presentava sempre un impianto simmetrico ed invatiabifo cli date linee e punti, il più delle volle poi all'atto pratico inapplicabili ; e causava un falso criterio inlorno al s.isterna in generale; perchè avezzava l'individuo a curarsi pinuosto della regolarità delle pariì dell'avamposto stesso, anzichè delìo sforzo che queste dovevano sopportare. Anche questa isimzione ricevette un giusto indirizzo, e gl'individui fin dalle . prime lezioni vennero portati in località svariate, ove il terreno, dettando legge, proibiva qun.lsiasi disposizione simmetrica e preconcetta. Lo scostnrsi dalla piazzn d'armi portò pure un altro vantnggio incalcolabile, pcrchè obbligò tutta la fanteria ad occuparsi se.mpre dell'elemento terreno, che dapprimn se mutabile era considerato piuttosto come in<.:ìampo, e nella maggi.o r parte delle istruzioni accuratamente evitato . Se ne comprese così l'importanza immensa, e tutta la fanteria si persuusè della necessità di eontinuamente utilizzare questo elemento. Le formazioni di 111arcia subirono an ch'esse variazioni irnporLanti, che resero le medesime più conformi allo scopo. Pel passato il fì.anchegg i,amento di colonne non molto profonde di sola fanteria al~ua vasi invariabilmente per mezzo di quadriglie staccale sui lati a qualche centinaio cli metri; obbligando le medesime a fatiche inutili ed enorm i, per osservare sempre tale intervallo dal1a colonna., ed attraversare il terreno in qualunque condizione si presentasse. Questo sistema, che indicava il poco vulore attribuilo all'elemenlo terreno, e non servendo allo scopo portava con sè inconvenienti seriissimi, precipitò all' apparire di nuove prescrizioni ministeriali, che conce-
96 dettero anzi imposero latitudine tielle formazioni cli · marcia. Le ullime anzilutto dovettero · adattare i mezzi di sicurezza alle condizioni della località che attraversavano, spingerli a dislunze maggiori, giovarsi degli sbocchi laterali, e curare il .terreno non sempre in egual . misura; ma occupandosi più o meno di una data parte o di dati punti, a normu della maggiore o minore facilità con cui potevano essere dal nemico utilizzati. Il manoYrare in terreni svariati obbligò pure le truppe a famigliarizzarsi cogli ordini separati per l'addietro non curati abbastanza; e le unità tattiche videro aumentare la loro potenza, coll'allargarsi del proprio campo d'azione, e coll'acquistata facoltà di combinare atti diversi con vari elementi s.taccati, ma cooperanti ad uno scopo comune. Di grado in grado ai capi ed alle truppe apparve sempre più raz10nale l'accordo, cioè l'unico vincolo conseguibile fra corpi operanti nei terreni accidenlati, ove gli ostacoli spesso impongono l'azione per frazioni divise da larghi intervalli; e tutti si convinsero della necessità di coordinare le mosse, e di attuare ogni sforzo per mantenersi in relazi.one coi drappelli adiacenti. In seguito a tulte queste riforme regolarmente sanzionate, il codi ce tatlico della fanleria italiana già prima del 70 aveva uguagliato, e, per amor del vero diciamolo pure, superato in bontà tutti i regoìamenti in vigore presso le armate europee. Non poteva dirsi perfetto, perché forse erano attuabili ancora semplificazwni e migliorie, ma tutti dovettero riconoseerlo fin d'allora buonissimo; ed il problema. per la nostra fanteria non stava più nel perfezionare la teoria e lo prescrizioni regolamentari, ma nel farne una conveniente applicazione . Problema la cui soluzione presenta sempre difficoltà non indifferenti. lliinore di molto della Prussia, clell' Austria ,e di noi
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97 fo il progresso · della tattica. di Francia dopo i! 66 . Gelosi delle glorie prussiane, certi di tenzonare quanto prima con questo rivale vittoti.oso, tuttavia i Francesi non vollero giovarsi abbastanza degli ammaestra men! i dell'ullirna campagna. Munirono di uno stupendo arrnamento le lo.ro fan terie, ma poi non seppero incarnare nelle . masse la .razionale utilizzaz ione di questo mezzo tattico. Modificarono in alcune parli i loro J'egolamenf.i, ma nell'ap- · plicarii le vecchie abi tud ini arevano sempre il soprav"cnto; e durava nella convinzione dei pit'.1, che la furin. franeese avrebbe sempre bastato a neutrnlizzure i ritrovai.i di yualsiasi taUif'.a, e la potenza di qualunque armamonlo. I minacciosi discorsi di Niel, le amrno· nizioni profetiche' {l i Trochu andarono perduti con~o voee al deserto; e l'esel'C:i.to francese, tronfio per le tradizioni gloriose, non preoccupandosi seriamente nè dellc1 i.altica , nè delle altre tante cose· interessantissime in cui difettava, correva cieco e udente verso il vicino precipizio. La campagna di .Boemia, ove la fanteria raccolse !arga messe di risultati , lasciò invece moli.o a. desi<Jerare rispetto alla cavalleria. Le masse imponenti di quest'arma, che seco Ll'aevano ~,rnbi gli eserci"! i heJligeranti nel Nord, poco o nulla operarono di fronte alle occ-asioni opportunissime che si prcsenLarono duranle la campagna. Snecessì migliori di molto c:onseguivansi nella lotta dibattutasi fra l'Adige ed il Mincio, ove la cavalleria italiana per- piccole frazioni prese parle attivissima al comba:timento eoa<liuvando energicamente le aìtre armi impegnate; e la cavallel'ia austriaca esereitò una grande influenz<1 sulla giornata, coll'assicurare il fianco del proprio esercito , e parulizzare una parte delle forze nemiche. La guerra del 66 valse però a rilevare con evidenza il difettoso impiego di queANNO XVll, VOL. L
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98 st'arrnu; provando contemp'oruneamente quali utilissimi servigi essa fosse in caso di prestare, non~stante ]e mutale condizioni delle armi e del guerreggiare. Nè andarono perdute le P.sperienze del la ca:r1pagna, ed i pr·ogressi delle cavallcri~, che tennero_dietro_al(~ medesima, non temono certo 11 confronto dt quelh gia sen·nalati per le fanterie. . Vista la diffìcollà di impegnare~ masse di squadrom simultaneamente neìl'azione , ed all'incontro ricordando le tante situazioni iri cui l' intervento anche di un solo ploto ne era o sarebbe stato opportunissimo, si generalizzò l'idea di ripartire la cavalleria fra le brigate o le divis ioni. . La tattica manifestò in parte l'infl.uenza. di questo nuovo indirizzo, accordando una più gran de importanza allo squadrnne ; il quule per l'addietr~ molt_~ volte doveva considerarsi piuttosto qua le sezione d1 una colonna o fraz ione di una linea, anziehè elemento capace d'indipendenza e di missioni rilevanti durunte . l'azione. Formazioni per l'avanti freq uentemente usate, le q~aI1 si basavano sull'agire simultaneo eh più squadroni, e sull'impiego in genere del regg_i menL~ r iuttosto che dello sq uadrone, ebbero nei codw1 tatt1c1 qu~lla considerazione lim itata che loro spettava, cd ali opposto ~cquistarono pregio rnaggiore forme d~pprirna .n?~ [\~bastanza apprezzate. Le colonne doppie, per {~1~1s1orn , 0 per squadroni presero posto fra le eolonne eh nserva, mentre per l'addieLro ancora non ~fìgurava~10. fra quelle di combaltìmento . Le colonAe d1 spezzali mvece applicate a squadroni isolati, ed anche a parecchi squadroni cooperanti ad uno scopo comune, _crehbe.ro ~ella genera.le estimazione ; e nei terreni ucc1de~tal1 d1ve~taro no le colonne di manovra e di combatumento p~ù famigliari; permettendo desse di giovarsi delle vane
99 ,comunicazioni, e delle ncciclentalità in tal modo attissime a coprire e mascherare i movimenti della cavalleria. Si rese più frc~quente il manovrare in cp.wln nque specie dì lerrcno, e più aceurato lo studio per I alersi .. di questo elemento, e delle situazi oni latt.ichti svariale; preparando così negl'indivi(ÌUÌ la convinr.ione , che parecchie frazioni (quantunque piccole di forza , purchè .lanciate a tempo opport uno) coll'apparire e caricare simultaneo ed improvviso, diverp;ono in varie direzioni l'attenzione della fanteria sorpresa , ed ottengono bu oni successi. I terreni attuali coperti da ostacoli, che spesso ingonibrano la vista e permettono l'avvicinars{ inosservato, si manifestarono appunto giovevoli a tale modo di agire spigliato; mentre fecero del tutlo dimenticare l'antico prine; ipio seguitQ dalle cavallerie del pass;i.to , le quoli nella intensità e nella successione degli sforzi fondavano i loro risullati. · Il riguardo eccessivo per i terl'eni frasl.Hg!.iati àndò :;empre più diminuendo col crescere della fiducia negli ·Ordini separati e sottili ; i quali sostituiro!lo nel cornbattirnento quasi del tutto te fÌ:lrrne serrate, fatte pei•icolose <rnche nelle locaìità aceordon ti il loro im-· piego. Sotto il punto di vista dell'azione la co. vnlleria do·vetle mod ificacsi in modo uon moli.o diverso della fa.nteria. 1:u1tima negli orclini spicciolati fn costretta. a cercare il mezzo per utili'i:z3re il fuo eo ed il terreno, e neutrali zwrc gli effetti del primo , ìoitando a lungo però colla ripugnanza che si avewa per le forme sciolte appnrnntemente fo rnite di consistenza veruna . La cavalleria pure dovette di necessità dare finalmente una · · decisa preferenza alle forme spicciolale, cos!1·euavi •da.Ha potenza d~ìle armi odierne, da!le condizioni dei
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mo terreni e dalle formazioni della fanteria; anch'essa però mtanclo colle tradizioni, le abitudini e le convinzioni, che frtc.evano :;corgere ancora da molti nella massa e nella velocità la potenw quasi esclus iva di quest'armo.. · ~fa il più sensibi le miglioramento nella cavalleria dopo il 66 non riguarda solamen te l'uso più largo di alcune formazioni, <[Uanlo la più retta 'Utilizzazione della medesima secondo !n vera sua missione. "Nclli:l sovraccennata campagnu la eavalleria non aveva corrisposto bastantemente al còmpito suo principalissimo, qual è quello di tasleggia1·e e riconoscere continuamente la situazione e le mosse del nemico, velando · invece 1a posizione e gl'intendirnenti della propria al'rnata . In Boemia ed in Italia s'ebbe il caso di ~contri con truppe, la cui presenza poche ore prima non era neppure sospettata; e dopo il 66 le più grandi curr: presso la maggior parie della cavalleria europea in- · tesero quindi u preparare rprnst'arrna in modo, che in avve~1ire pote::.se dirsi il vero orr,hio strategieo degli eserciti. Nel calllpo della discusstone agitavam;i pure questioni interessanti . La cavnlleria · grave incontrò accaniti avversai·i, i quali la dichiarnnmo inutile anzi:· • dannosa, in. vista dei terreni e dei senizi cui è chiamata la <:aval1eria del giorno . lno lt.l'e ritornarono in campo i sostenitori. dei dragoni, alcun i \'Olendo cavallerie atte a combattere appiedate, nltri invece dei fanti destinati a servirsi del cavallo come mezzo <li trasporto; e fo ndamento a tali proposte erano aneora lf} ardite seorrerie de~a guerra <l'America, ed alcuni re(:enti fatti eompiuti nel 66 dalla cavalleria prussiana; i qua!i h,ciarnno seol'gere Ja probabilitù di potersi trovare un distaceamento di quest'arma nella necessità cli fnr eombnfiere a _piedi una parte dei cavalieri,
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quando a ·grandi distanze dalla propria armata incontrasse ostacoli al conseguimento del proprio mandato, . ,e non pòtesse altrimenti superarli. SoHo questo punto di vista- però le cavallerie non adottarono modificazioni importanti, nè riguardo all'armament?, nè rispetto all'istruzione. Alcuni corpi di cavall?rta del nord , come pure alcuni corpi frances i, .arrnat1 di earabina a retl'ocarica, dovevano più tardi n?l .campo pratico chiarire e riattestare l'importanza eh tale questione. . N~n . meno interesse destava pure il. cozzo delle op in_iom mt.~rno alla utilità di conservare tuttora grandi nsel've d1 cavalleria. Lo straordinario impieo-o inevir.~bile degli ordini separati aveva indotto alc;ni a giudica i_-e. del 1.utt0 superflue le masse di quest'arma, le quali rn causa delle moderne artiglierie non avrebbero potu!.o rimonere m prossimità delle schiere comboltenti; e dovendo rimanere assai lontane non sarebbero state abbaslanza sotto mano, per poterle lanciare nell'azione a tempo opportuno. Altri più occula.ti, senza scalzare e combattere i vantaggi allribuiti alle cavallerie divisionarie, sostenevano essere tuttora conveniente l'avere alc:uni grossi corpi eh quest'arma, ed asserivano 110n doversi aggiudicare ai medesimi qual còrnpito priJJ cipale l'irromperè nell'azione ; 11).a invece essere_util~ conser:arli quali corpi indipendenti, per des(marll ad esegU1re operazioni ardite sui fianchi ed alle spalle del nemico, proteggere i fianchi delle colonne n le ali delle linee, riconoscere il terreno e l'avversario c~ol!egare i corp·i staccati e velare del tutto le moss; strategiche dell'esercito. La guerra del 70-71 dpveva sentenziare in modo assoluto anclie intorno a tale questione, più non ammei-tendo discrepanza di pareri. Dalle poche considerazion i sovruesposte vediamo dopo
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essere certo irrilevanti i progressi attuati nella tallica della cavallena. Per amor del vero però è d'uopo osservare che questi miglioramenti non si ottenero nè tutti, nè in ugual misura, presso le varie arme.te del continente . Tulle si adoperarono per gliot'are questo e.lemen10, ma noi ved iamo poi la Prussia . raggiungere un perfezionamento praLico meravip;lioso, cd all'irrconLro la Francia poehissimo giovarsi di quest'arma, come le idee domimui!i e le ultime esperienze avrebbero consigliato .
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L'artiglieria pure, nella campagna del 66, non diede nel teatro del nord risultati troppo soddisfacenti, partiuolarmente la prussiana. Migliori servigi rese quest'arma alla pari.e avversa, quantunque il merito principale ·c~elle .artiglierie austriache sia stato l' eT'oismo più· che la tatLica spiegata nella disastrosa giornata di Kèinig!lTi:ilz. Nel teatro d'ltalja non mancaron o esemoi di a • ben inteso impiego di quest'arma, ma non in scala così vasta, nè in modo tale da assicurare decisamente <tll'artiglieria il posto altissimo che meritava nei combattimenti odierni. Critici versati riprovarono poi particolarmente l'artiglieria prussiana, per·chè il più delle volte incerta sul da farsi, e guardinga troppo, perdeva tempo prezioso in manovre inutili, o si rimaneva inerte, non coadiuvando nell'azione le fanterie impegnate, sulle quali cadeva tutto il peso del co1nbattimento. Causa di tali errori era forse ancora la eccessiva preoccupazione per 1P bocche a fuoco durante l'azione; per cui molti artiglieri prima di occupare una data posizione consideravano 'piuttosto i pericùli · cbc avrebbe incontrati la batteria, anzic:hè gli effetti taLtici ch'essa sarebbe stata in t aso di olténere. La campagna del 66 non fu però inutile prova per l'artig1ieria . Dopo la medesima si sviluppò nel campo,
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tecnico e tattico un'attività mai veduta in quest'arma. La necessità di occupare posizioni per l'addietro giu. dicate quàsi inaccessibili, e la spedjtezza i~dispensabile nelle manovre attraverso ai terreni i più ostacolati, ricbìarnarono l'aLl.enzione dei tecn ici sul material0. da bauaglia; e si auuarono cspel'imenti e studi per adottarne uno più lcggi ero e train abile da minor numero di cavalli. Sollo queslo punto di vista però gl'innovamenLi non furono certo rilevanti. La nuova potenza dell'arma a retrocarica spingeva le artiglierie a cercare ogni mezzo per poter recare alle fanterie danni più gravi a maggiori distanze, e cogl.i skrappnels e le granate a segmenti cercavasi di conseguire appunto que~to più grande effetto distruttivo. Nel dubbio p ure che le artiglierie non fossero sufficienti a controbilanciare in ogni circostanza il fuoco delle fanterie, presso alcuni eserciti tornarono in campo le complicate macchine, che, per secoli abbandonate , , erano riappai<se nella guerra d'America; cd ora si ripresentavano col nome di 1nùrctilleuses , r,annoni Oatling, Tn(ante1·iekanone, ecc. La Francia sola si occupò seriamente di quesli ord igni di guerni , che serbò sempre a vvo1Li nel più grande mistero, preeonizzando intorno ai loro effeHi le più inaspettate meraviglie. J)erò il progresso sensihili.ssimo nelle ar tiglierie dopo il 66 fu la pratica maggiore acquistata nello accordare la loro azione cogli ordini e gli atti delle truppe combattenti . L'agire più spigliato delle altre armi portò come conseguenza naturale arditezza e celerità più grande nelle manovre di quest'arma; e quindi l'artiglieria doveae studiarsi di apprezzare colla massima prontezza le posizioni, trarne tosto il maggior vantaggio possibile, e scegliere nell'avvicendarsi del com-
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baltim,ento quei bersagli più opportuni , giovandosi. all'uopo dei sorprelldenti effetti che la concentrazionf:: dei foochi sarà sempre in caso di ottenere. Nel tratteggiare le vicende toccate aH'arLiglieria dopo il 66 vuol essere infine menzionato il ridestarsi di al- _ euni partjgiani delle bocche a fuoeo liscie, i quali nel carnpo tecnieo e lattico mossero gravi accuse ai pezzi riga.ti da campagna ; e per qualche tempo cogli scritti (non privi di vivacità nello s1ile e nella critica} richiamarono l'allenzione degli artiglieri . Vondamenlo tattico allo loro accuse era specialmente il paiagone degli effetti t.a(tici, che nel combattimento a brevi clislanze doveva conseguire il pezzo liscio di fronte al rigato Le ripetute esperienze compiutesi in Austria, ove agitavasi tale questione, ebbero lo scopo appunto di far tace.l'e quelle voci, le quali si sforzavano di l'ipI'islinare in vit.a le giù seppellite artiglierie . Intorno alla condotta generale del combattimento vediamo poi affacciarsi svariate opinioni dopo la CiUTI pagna boema. Alcuni vedevano nel nuo~/0 arnwrnento delle fon terie una causa di decadimento o di annientamento della tattica dell'urto, ed un dominio s,overchio di quella del fuoco ; e dietrn tali idee stimavano opportuno, anzichè pol'iarc offesa <liretta, ed eseguire attacchi contro il fronte nemico, auendere invece l.' ultiuio in ,posizione , e col fuoco da fermo dec.imarlo, ricorrendo all'ul'to solo dopo di averlo disorganizzato colla prepotenza dei fuoch i. Altri opinavano che gli eiTelti del fucile n:ln avrebbero neutralizzato ì'efficacia dell'urto, ma unicamente resa necessaria una più accurata preparazione del medesimo . Era ,,i chi voleva inizi.are u n fuoco misurato a grandi distanze, e gradatamente accelera~lo in guisa, che l'av-
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10!$ versario dovesse atlrave(·sare tutta la zona compresa nella portata delle nuove armi sotto un fuoco continuo, il quale si sarebbe fatto più preslo e micidiole a. misura che il nemico andava maggiormente avvicinandosi alla posizione contrastata. Allri all'inccmtro stimava più conveniente l'attendere l'attaccante a breve distanza, ,{. - 500 passi al più, poi fulminarlo colla massa di fuochi rapidissimi, sicuri quasi per la vicinanza del bersagìio . Appendice di quesla tattica passiva era l'idea .di creare fossati o trincee celerissime a praticarsi, le quali permettessero cli utili.zzare pcl fuoeo da fermo anc:he le posizioni meno alle a eoprire il difensore . Nella disposizione delle grandi unitù tattiche pel eom .: battimento vediamo cl1e si generalizzano dopo il 66 opinioni e Corme per !"addietro poeo usate . L'ordinamento per ala dapprima non troppo famigliare, per le brigate, a poco a. poco guadagnò favore presso le ultime ; e per contro più guardii:igo e ris8evato si fece l'i mpiego della formazione per Iinea, poco adatta agli ordini di battaglia del giorno ed a i terreni frastag liati . Si adottò una formazione in battaglia piuttosto profonda, ed ogni gcometrismo di ìinee troppo studiate venne del tutto abbandonato, per afferrare prontamente, e di cominuo, q1-1elle combinazioni Lattiche reclamate dallo esplicarsi mutabilissimo dell'azione . Le esercitazioni in grande delle truppe subirono l'influenza di queste idee più spigliate intorno al combattimento . Si fece 'ogni sfol'zo per avv icinarsi alla rcaltù. d~lle cose, e nelle grandi mm10Yre e fazioni campali più non si svolsero lcm i con mosse e risultaci prestabiliti, ma si presemarono concetli generali, abbandonando ai capi delle parti opposLe l' esito finale ed il dettaglio della s0luzione. [n tal modo si ottenne che le fazioni campali (quantunque diversissime sempre dal vero) valsero però
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mol1issiino a risvegliar~ la iniziativa dei capi e delle truppe. I primi particolarmente furono obbligati a superare una massa di difficoltà, chf' per l'addielro nelle manovre non apparivano; e non andarono esent i da molte preoc.cupazioni diversissime, le quali si ripetono fedelmente anche in guerra. Nelln relativa cel'chia poi, capi e truppe ebbero campo u famigliarizza·rsi alquanto coll'imprevisto, e studiare i mezzi. pel' far fronte a questo nemico tanto pericoloso per chi non c1bbia l'abitudine a scongiurarlo. Tali eserc itazion i raffermavano pttl'e più sodamente il legame inlimo che deve esistere fra le varie armi,. focendo meglio apprezzare il vnlore degli atti combinati; ed il disord ine, spesso inevitahiie anche nelle manovre incruenti, abituava l'occhio ed allargava iì erilerio e le viste nei comandanti più elevali, preparandoli a giudicare con culma la siiunione, riparare i parziali insuccessi, impègnare cou parsimonia le truppe, ed approffittare dei momen ti oppor1u11i non risparmiando ar-ma venma. (Contini~a)
HDGUES CHIAF'FREDO
Luogotenente dei Bersaglieri_
NOTE
IN CAMPAGNA
LA CAVALLERIA DI RISERVA SUL CAlllPO DI BATTAGLI.\
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Come abbiamo veduto nel!' articoio precedente ( ! ) !a riserva di cavaìleria è cornf)OSla di varie divisioni, di cavalleria grave e leggier-a, riunite fin anco in corpi d'armata, come nella campagna del 4812 in Russiu, alle quali.. sono addew~ baucric d'artiglieria preferibilm ente a cavallo, onde fo rnire questo nncleo di forze dell'elemento manc;unte, quello cioè del fuoco . Solto Napoleone queste rt.s ene formavano una ma::;sa formidabife cli cavalleria {uella campagna del 1805, a mo' d'esempio, "5 mib cavalli }; generalmente due divisioni di corazzi.e6 , lr-e o quattro di dragoni, ollre varie divisioni di. envallcrin leggf!ra. Per far marciare e vivere sl gran numc i·o di cavalli , certo s1 saranno incontraie grandi difficoltù , ma i risultati che l'Irnpe1
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(4 J Y. Rfoista Militare, dispensa ddl'ottobre ·1874
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ratore seppe ricavare da quesle truppe in ogni campagna furono tali da ric:ornpensarlo ad usura, delle fatiche e pene cl1'era giuocoforza superare per sostenltlrlc. Kelh' campagne odierne Yedia1110 gli Aus1riaci, nel 66 in Boemia, riunire un'ingente forza di cavalli per riservil; i Francesi nel 1870 ne riunirono circa ·15 mila al medesimo scopo: ma presso ambedue gli eserciti con hen poco profìlto. La Prussia non ha una risena speciale di cavallerin: il suo esercito è l'orm;ito di tanti corpi d'armala, i quali riuniti in vurio numero compongono varie armale, ad ogni corpo d'armata è addetta una. divisione di · cavalleria, generalmente di due brigate, con una batteria d'artiglieria a cavallo . Queste brigute sono però cornposte di differente numero di reggimenti; ·così 1101 70 la tlivisione Rh ciubaben è composta di 9 reggimenti . Nella ullirnn campagna queste division i si lascia1·ono indipeudenti: fo rmavano come la risel'va di cavalleria delle nemutc a cui erano addelle: sori desse che furono semp:·e d'a,·anguardiu nelle marcie, esse che sul campo di ballaglin agi1'l)JJO come truppe di riserva. ])cr la lattica del giorno d'oggi, è forse 11 uesla la 111igliorè formazione che si possa adollare: poichè nel caso d'un bisogno, o quando si sia preventivamente ideata una grande azione di cavalleria, riesr·e sempl'e facile il riu nirn vn i·ie di queste divisioni, pet· formarc1 una potente mass,) di cavalieri. Queslo quanto alla formazione: ora torniamo al nostro còmpilo, cioè all'i mpiego di queste forze sul campo di battaglia. A tre scopi è specialmente destinala la cavalleria di riserva: decidere un'azione con attacchi , inseguire il rotto nemico, copt'ire le ritira te . 1
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Nessnno ln(\glio di Nnpolcnnr seppe impiegare queste grandi masse di ca\·alli. f' ritrarne portentosi risultati: per es:;c cl~cisc qunsi sen1pre l'esito delle suP grandi ha11uglic, per (\SSO, terminnfo il cornbalti111cnlo, sepp<' sempre t·ica, ,:re ta! prolilto ch!IP sttc ,ittol'ic, cltc nnlla finora. si vide cl'ugunlo. Occupimnor:i dello prima rc1rlc. 1l posto di battaglia della cnrnllcria, come resta <'ltìnrn pN lo scopo 6ui è chiamolu, san\ in terza linea, insieme alla fanteria cd artiglieria di risenH : però potr:, essere t:o!locata dietro il centro, o alle ali secondo il piano del comandante in capo. In uno battaglia. ditcnsivu preferibilmente sarù collocata al l:Cntro, onde il geuerale supremo possa averla sotto mano. P spedirla nel momento opportuno, ove oecorra la sua azionn: ne' comboltimcnti in cui si prende l'offensiva, le ,·errlt assegnato il po:-=t, più uti le pcrcltè possa C!ltrare in lizza al momento der:i. irn. Così, per esempio, potrà essere collocata dietro le truppe di fanteria. incaricale elci movimento princip.,le; oppure posta in colonne sui fian chi delt'urmata, potnì avere un'azione libera, per poter manovrare contro le ti.l i, od alle spalle dell'avversario, scrnadroncggiantlo secondo il piano generale della battagli.i . -·· Ed anzi dirò, che creùo quesLo il miglior posto, ove collocare una grossa massa <li carnlli; poi eh~ posta i.ndietro, dev'l.>ssere a tale distanza cui non poss.ino arrivare i pl'Oietti nemici: sicchò anerrà elte bPn diflirilmenle si avrà sollo mano nel momento opportuno. Come eccezione, non rnai da adottarsi come buonn disposizione, qualche volta è chiomata in difetto di fonterin a oceupare de l leneno in pri ma linea, per unire un corpo con altro. Ove la necessità il dimostri conveniente, piuttosto
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che lasciare una lacuna fra un corpo e un altro nella linea di battaglia, pel quale potrebbe introdursi il nemico, certo è oli.ima cosa l'agire in tal · senso : ma g uante volle vi si può supplire diversa men le, è bene di non farlo . La eavalleria è l'arma dell'offens iva, tutta la sua forza sta nell'urto, e non ha in sè alcuna azione difensiva, ond 'è che messa in tale posizione resta totalmente paralizzata . Così a Solferino bene agì il -rn;1reseicdlo J\Iac<1fahon a coprire l'intervr.llo fra il suo corpo e queilo del maresciallo Niel, sito sulla sua destra, colle divisioni di cavalleria Desvaux e Pertounneaux, perchè non eravi altra truppa a' sostituirvi. Dopo queste succinte osservazioni sul posto da occuparsi della cavalleria nelle linee cli baHa:f;lia _pa:-;siarno agli attacc~h i. Qui si presenta s ubito !a questione : sono ques ti ancora possibili'? Egli è certo che ora è impossibile di poter decidere l' esit.o d'un combattimento con cariche: quindi i gl'andi attacchi, sirni ii a quelli ordinati da =~apoleone I, diflkitrnen Lc saranno attuabili: ma certo ragionano a torto quell i che assolupu nen,e proscrivonu Ia possihilitù deHe cariche. E qui è d'uopo ricordare, cc,me g ià un secolo fa, p1·irna òi Napoleone, fu scritto che pel migliornrnento del le armi . a f'Lioco, la cavall<~ria c1'a presso che inutile : questa dovevasi solo i.mpiegar·e nelle ricognìzioni del nemico, e nelle esploraziori'i. del lerreno , .:talcM il Lloyd diceva. llel '1756 poca parte di questa doYere essere addetta ad un'urmaia. Venne :Napoleone, formò le grand i masse di cavalieri, i q ~ali comandal i da abili ed arditissimi generali, compirono tali gesta, che ora sembrano raccanti da romanzo . Il rrwresciallo Marmont all'incontro profetizzava che .1.;pl tempo sarebbe diminuila l' importanza della fanteria.
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~H cd accresciuta 11uella della cavalleria . Nel volume 1v delle -sue Memorie egli parla degli esperimenti che aveva veduti in Russia coi rnzzi alla congreve, e ragionando sulla potenza di fuoco di tale strnmenlo di guerra e pensando all,i possihilità che venisse addoaato negli csr.rcìt.i europei , veniva a tali considerazioni. I fotti gl i hanno dato torlo, il che provn quanto sia fucile anche a chi. pur sia maesfl'O nelle cose di guerra, il prendere abbagli . I] ragiorw.rriento del'Marrnont sulle prime non sembru sbagliato; le hullaglie, egli dice, si vincono col forzare il nemieo. ad abbandonare le Sìle posizi.oni, e coll'occuparle 'noi stessi ; adunque poichè le uuove armi ,renderanno tanto micidiale l'avanzare contro r avversario, sarù necessario cli giungere al lo stesso nel minor tempo possibile. Ora l'nl'ma che più celercmente percorre un da:o :;pazio di terreno è la ca v,illeria; donde la consegaenr.n. che di pi·eferenza si debba usare l'arma a cavallo: e, con modificazioni nella taltica della ca·valleria, egli prevedeva il gi.orno in cui questa prenderebbe il posto della fanteria , e viceversa questa quella dell'vrmi a cavallo . Nello esprimere •ali\dcc, il :.fa rm ont di inenticava totalmente che la cavall er ia non va duppertutto, che anii il minimo ostaeolo, corne un burrone, che per la fanteria può servir di riparo, è pel cavallo un passo insormontabile, e dimenticava poi il più essenzi,~le, che cioè una carica spin ta sin contro il nemico, non è per questo una carica riuscita . Gli esemp i storici in genere pl'ovano che raramente le cariche ebbero effetto contro fanteria in posizione. Queste vanno intrapl'ese quando la fanteria è già mollo scossa dall'artiglieria ; e per questo Napoleone scrisse essere l' artiglie1·ia il complemento della cavalle1·ia . In se.condo luogo le cariche riescjranno sempre an-
1H che oggigiorno, quando la fanteria nemica sia. attaccaln di fronte dalla fante1·i.n, e quando si eseguiscano contemporaneamente su d'un fia n:·o, come, ln eelebre carica di Kellerrnann a i1arengo. In terzo luogo quando si pos::;a c:aricare uua fa nteria, nel momento in cui pressa da una forrnazione ad un'altra: arrogi qualdw momento in cui i fantaccini sieno q uasi sprovvisti. di munizioni : caso che non succederà poi tanto di rado. , Sonvi però due condizioni a~solutaruenle indispensabili pel buon esito ~egli altac:chi, e sono : lo sltincio , e l'opportunità. Lo slancio; arrivare, cioè, sul 11crnico nel maggio r grado cli velocità che si può impone ai. cavalli. : l'opportunità, vale a dire saper cogliere il Yer·o 1nomento , passato il quale la carica è perfettamente inu1.iìe. Quest'ultima condizione è In più difficile a conseguire : é <lessa che trascurt1ta, o male inter.prelata mandò a vuoto molti assD lt.i della cav{.llleriu, è pe r essa che abili generali, i quali avevano in dono naturale di saper in d'ovinare il momento propizio, come }lurat e Lassalle, J.eeero eseguire .rlei mira.col i alla nostr'nr-rna: per essa a converso in altri tempi, pel' mancanza d'uomini verarnente adatl.i a comandal'la, perdè la sua importanza . Havvi ancorn un'altra causa, che aumenfn gli •)staeoli, già molli , che s'oppongono al buon esito degli attacchi, e questa si è il muggior sviluppo che va sempre prendendo la coltivazione ed irrigazione dei campi, ond'è, che se sempre si riconobbe la necessità di far prima esplorare cla qualche ardito cavaliere il terreno sul quale rnlevas i caricare, ora ciò è in. dispensabile. Se volessimo internarci in questo argomento, non la finiremmo più, tante sono le osservazion i di cui
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esso· è suscettibile ; epperò basti 11 poeo sin qui detto, e terminiamo con qualche ·esempio storico. A Eyìau, dopo due ore di vivo cannoneggiamento d'ambo le parti , Napoleone ordina al corpo del ma.:. resciallo A.ugereau di portarsi avanti contro il centro dei Russi, cercando di unirsi a destra alla divisione Sant'Hiloire, e al corpo del maresciallo Davout, <.:he formava l'estrema destra francese, e minacciava il fianco della sinistra riemica. Questo movim ento non po(è eseguirsi in parte per una fitta nebbia, che oscurò n campo di. battaglia, in modo che si perdette la direzione della marcia, e le colonne appoggiarono troppo a sinistra : in secondo luogo pel fuoco micidiale che s'aprì dal centro dei Russi contro le divisioni che s'avanzavano , avendo smascherato in quel momento una batteria di 5:2 pezzi : fuoco che in un quarto d'ora ridusse a mal partito il corpo del duca di Castiglione. La fanteria francese era obbligata a n t1rarsi, e i Russi iniziavano un serio attacco a sinistra del villaggio d'Eylau contro il così dello molino. Napol~on~ ordina tosto che si porti avanti tutta la cavallena d1 riserva e quella della guardia imperiale, ch'erano .rmnite dietro il centro . :Murat, comandante della pmna, e Bessières dell'altra, eseguiscono immediatamente t; l' ordine ricevuto, ed intraprendono una carica generale con tanta celerità ed audacia, che la fanteria nemica non ha il tempo di formarsi in quadrato per riceverla. Impetuosissimo fu lo slancio di que' cavalieri, ed alcuni squadroni di eaceiatori della guardia altrave1:sarono tutte le linee dell'infanteria russa, che formava 11 centro dell'armata nemica e vennero ad urtare contro la cavalleria, la quale, collocata indietro, movevasi in quel momento per prestar soccorso alla propria fanteria . Il risultato di questa carica fu immenso : per essa . ANNO XVII, VOL. I,
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il · movimento in' avanti de' R.ussi fu completamente arrestato: la .fanteria sciabolata dai cavalieri francesi cercò riparo indietro in un vicino bosco, ove trovò uno schermo contro i ,cavalli . Da quel momento le battaglia si vide vinta : l'avanzare quindi del corpo del n;iaresciallo Davout sul fianco sinistro, o più tardi verso sera la compàrsa del corpo di Ney sul fianco destro, ed anzi quasi alle spalle dei Russi, decise questi ultimi alla rilirata. È a lamentare che non si abbiano i dettagli degli ordini impartiti per' mandare ad effetto sì brillante carica : que' cavalieri avanzarono ad onta di un fuoco micidiale, che aveva già costretto la fanteria a indietreggiare : e si può dire che in quel giorno compirono uno de' fotti più gloriosi che possa notarsi 1 nei fasti della nostr'arma. Alla battaglia della Mosckowa la cavallerià francese , formata in corpi di varie divisioni , era collocata nel seguente mod o : il 4° corpo (Nansouty) era in colonna pee brigata dietro l'ala destra, il 2° (Montbrun) al centrn, il 3° (Grouch;y) alla sinistra, il 4° (Latouri'1aubourg) in riserva e in ultima linea. Truppo lungo sarebbe il riportare la parte che pt·ese ognuno di questi corpi in quella giornata ed anco pcrfettam(\nte inutile: mi limiterò ad accennare qualche cosa del 2° corpo per la. straordinaria impresa da esso compita . I Russi avevano innalzato delle opere campali sul loro fronte, e fra queste una gran ridotta : a metà della giornata a questa ridotta appoggia va appunto la linea di Kutusoff. Napoleone impartì l'ordine al principe Eugenio e al re di Napoli di fare un movimento combinato contro quest'opera. Fu qui che si vide ciò che può fare un'eccellente cavaìleria.
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Caulaincourt, che rimpiazza. Montbrun , ucciso poco prima, net comando del 2° corpo, deve, oltrepassata la ridotta, girare a sinistra, e auaccare l'opera per di dietro, mentre le colonne d'Eugenio marceranno di fronte. I corazzieri volano attraverso quel terreno battuto in tutti i sensi dalla mitraglia, annientano tutto ciò che loro si para innanzi, e in breve momento si precipitano per la gola dell'opera nella ridotta. Caulaincourt vi perde la vita in mezzo a quel trionfo, nuovo per la cavalleria : ma la ridotta è presa . e 2·1 cannoni cadono in potere di que' bravi soldati. Le colonne del vice-re scalano i bastioni dell'opera, e vi entrano e trovano i corazzieri. Quando la mente si rivolge alle cariche d'Eylau, eseguite nel momento in cui la fanter ia non poleva più avanzare pol fuoco micidiale su di essa scagliato, e a quest'ultimo fatto della ridotta presa d'assalto dall'arma a cavallo, e che riportandosi ai J:atti recenti, si vede essere possibile alla fanteria della guardia prussiana, alla battaglia del 18 agosto 1!870, marciare all'attacco di Saint-Privat-la-~fontagne per '.zOOO passi in terreno scoperto, e ferm arsi a metà distanza per aspettare il movimento d'una divisione sassone sul suo fianco sinistro ; quando si pensa a questi fatti, davvero ricorre il dubbio se l'azione ·del fuoco sia proprio capace a fermare una massa di cavalieri ben decisi a morire, purchè una parte riesca nell'intento. Pensando ai due attacchi sopradescritti, noi vediamo che tali cariche sono vere valangh0, al cui avanzare tutto cede, tutto si spezza; l'immaginazione nostra si esalta, ,e ci fa credere che non havvi fanteria al mondo capace di resistere a tali urti. Altro esempio trarremo dalla battaglia di Waterloo. Non parle'rò delle immortali cariche eseguite dalla
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cavalleria francese che lutti conoscono, e che ora sarebbe impossibile di eseguire in simili cond izioni ': accennerò invece a quella degli Inglesi e de' Prussiani sul finire della battaglia, per mostrare quale danno può arrecare quest'arma e quindi quale effetto se ne può ritrarre. Tuu.i sanno. che Napoleone aveva già quasi guadagnala la battaglia contro gli Inglesi, quando l'arrivo di Bli.icher venne a strappargli di mano la vittoria . Nel momento decisivo, allorchè i Prussiani di Bli.i.cher eransi impadroniti della Haye-Sainte, e quelli di Bulow marciavano su Planchenois , Napoleone ordinò un cangiamento di fronte alla guar~ia che erasi fermata per portarsi avanti: ma la cavalleria prussiana si sparse pel campo di battaglia, e poco dopo sopraggiunse una brigata inglese, che arrivava da Ohain. Questi duemila cavalli penetrarono fra il generale Reille e la guardia : il disordine divenne spaventevole dappertutto; Napoleone stesso a stento potè salvarsi entro un quadrato della guardia. La battaglia non solo era perduta, ma non era più possibile al~una ritirata in buon ordine; fo una rotta completa , ed ognuno pensò a salvarsi come meglio potè. L'arrivo delle colonne prussiane fu quello che decise della battaglia, ma l'esilo così completo è dovuto alla cavalleria , e questa mirabilmente adempì alla sua missione. . Sinora abbiamo veduto l'impiego della riserva di cavalleria nell'ultima fase della battaglia, ma sempre per decidere la vittoria : però è pure doloroso ufficio della cavalleria, nei supremi momenti, quello d' opporsi all'avanzare dell'avversario, e financo sacrificarsi totalmente, onde poter riuscire nell'intento propostosi. E a questo scopo potrà sempre e.ssere impiegata,
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147 purchè accqmpagnata da numerosa artiglieria, ed aiutata da -qualche frazione di fanteria. Cosi nobile esempio ci offrirono i cavalieri francesi a Worth ·, quando tentarono di aprire la comunicazione del loro centro coll'ala destra, intercettata dall'avanzare dei Prussiani su Elsashausen. La brigata ulan i Nansouty , e particolarmente la briga(a corazzieri rilichel (8° e 9° reggimento), attaccarono col più grande impeto i Prussiani: i due rego·imenti corazzieri furono quasi distrutti dal fuoco dell'infanteria e dell'artiglieria prussiana, che l'appoggia va sulla riva smistra della Sauer. '150 uomini soli vuolsi siano rimasti di que' due reggimenti, ma non era possibile di dare maggior prova di valore e di bt:on~ volontà di sacrificarsi a pro' dell'armata : i loro sforzi furono infruttuosi, ma la storia ricorderà que' tratti di eroismo . Alla battaglia di Vionville la cavalleria prussiana eseo-uì furiosi attacchi: alle 3 pom . circa il corpo del ma;esciallo Leboeuf erasi avanzato a Bruville, e min acciava le posizioni dell'estrema sinistra prussiana. I dra(J'oni della guardia , e la divjsione R.heinbaben si po:tarono avanti, i. primi urtarono_ nel!~ fanteria di Leboeuf, la seconda in cinque reggunentl della cavalleria della guardia francese : impetuose cariche si fecero con molto coraggio, con gravi sagrificii; e gran danno ambo le parti patirono specialmente pei fuoco de' moschetti e dell'artiglieria . . Il risultato di questi altacchi in se stesso fu di ben poco· momento pei Prussiani; ina influi invece immensamente all'andamenlo generale della battaglia, poichè in questo frattempo la fanteria scompigliata ebbe il tempo di riordinarsi, e altre divisioni ebbero quello . . . di giungere sul luogo dell'azione. Basti il sin qur detto circa agh atlacch1, 1 quah, se
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non sono più creduti possibili con buon -risultato, sono però in dati momenti indispensabili, come ci dimostra la stor ia stessa dell'ultima campagna : ond'è che le cariche saranno sempre, se non la principale come una volta, una'parte però importante del servizio della cavalleria di riserva, Passiamo ad altro. Durante l'azione sarò. pure dalla riserva di cavalleria che si torranno gli squadroni, reggimenti, ecl anche maggiori frazioni che vogliansi incaricnre (di qualche spedizione o scorreria, sia sul fianco, sia alle spalle del nemico: cosi alla naltaglia di Gravelotte vediamo . due squadroni sassoni incaricati di portarsi dietro l'armata francese, e tagliare la. comunicazione telegrafica fra l\fotz e Thionville a Woippy nella valle cieli ~ Mosella : questi due squadroni dovettero passare per mezzo a boschi intricatissimi, durarono molta fatica ad eseguire la missione avuta, ma vi riescirono . Alla battaglia di Sedan, una divisione intera di ca.- · valleria si porta alle spalle de' Francesi sulla strada che mette nel Belgi o, -per intercettare anche quella via di scampo. Quando si è prima sicuri dell'esito del comhattimerHo , come potevano esserlo i Prussiani a Sedan per le posizioni che occupavano, e pel numero superiore di truppe di cui disponevano , non si può meglio irbpiegare la cavalleria , che portandola sulla via di ritirata che può restare al nemico . Di gran giovamento sarà pure l'impiego della cavalleria di riserva. in circostanze sLraordinarie :· <lessa, · o una parte cli essa potrà portarsi celeremente su di un altro punto del campo di battaglia per rinforzare le truppe ivi collocate : come fece Napoleone a vVagram che · portò rapida.mente due divisioni di corazzieri alla sua.,ala destra, ,per respingere l'offensiva degli Austriaci ,, e poscia le fece 'r itornare al centro•.
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H9 Alla battaglia di Koniggrael.z, se Bened ek non avesse sparpagliata tulla la cavalleria di riserva su tutto il fronte della sua estesa linea, avrebbe potuto con quella opporsi all'avanzare dcli' arrn·a ta del principe reale. Egli è certo che la sola cavalleria non sarebbe stata capace a trattenere i vari.i corpi del principe Federico, ma nop sarebbe cli certo avvenuto il fatto che una sola divisione ebbe l'agio d'impà.dronirsi, e con -.poca fatica, di Klum, ch'era la chiave della posizione . La cavalJeria avrebbe momentaneamente tn,ttenuto il nemico, e intanto ìc divisioni di fanteria avrebbero avuto il tempo cli portarsi nelle nuove posizioni. Per me credo fermamente che in sim ili circostanze imprevedute è benissirno impiegata la cavalleria, spingendola avanti per tenere momentaneamente a bada l'inimico; in questo modo ~i guadagna del tempo, e col tempo si possono prendere delle disposizioni. E con questo diamo termine a questa parte del servizio della cavalleria di riserva sul campo di battaglia, .e passiamo agli inseguimenti.
In guerra non si ha il solo scopo cli guadagnare le battaglie, ma si cercano Lutti i mezzi per fan~ all' avversario tutto il male possibile : il momento più opportuno è precisarnente quello che succede 1').d una battaglia perduta . Napoleone I fu pure maestro a tutti nell'arte di sapere approfittare della vittoria. L'arma più adatta a questo scopo è appunto la cavalleria: essa può anche valersi. della velo.cità del cavallo per portarsi alle spalle del ner.nico, e tagliargli . la linea di r itirata, come quella di .Grouchy dopo Vaux. champs : ben impiegata in tale operazione può rendere all'armata tali vantaggi quali si potrebbero ritrarre dal guadagno d'altra battaglia e forse più. Anche qui è d'uopo ripetere l'avvertenza giù detta sopra: e eioè, .
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essere necessario però che molla artiglieria e qualche frazione di fanteria sicno addetti a questo col'po di cavalieri. L'fosegufmento solo fa cadere nelle mani del vincitore gran numero di prigionieri, cavalli, armi, ece., d1 più per esso si viene maggiormente a demoralizzare l'esercito battuto. Qui non è quistione di grande slancio nè cli colpo d'occhio: solo abbisogna vengaiio a tempo impartiti gli ordini, onde i tali reggimenti si mettano in movimento per tempo: e a seconda che l'armata nem ica è più o meno in disordine, è più o meno difficile il compilo di questi cavalieri. Nella campagn,, del l813 in GermaniaNapoleonesprovvisto di cavalleria,.gu.adagnò bensì a Lutzen e a Baulzen, ma nessun vantaggio ebbe da queste sue vittorie : le armate allea Le si riunivano più indieteo , ed erano ancora pronte a incominciare la lotta. È lecito il supporre, che ben differentemente sarebbero andate le cose, se l'arrnala francese avesse avuto una massa potente cli cavalli, come nell'altre campagne dell'impero. Per continuare il sistema sin qui tenuto di offrire sempre esempi storici a maggi.or pr. wa del nostro asserto, passeremo in rapida rivista l'inseguimento dell'armata prussiana dopo lena nel 11806 (11). Le campagne fra la Prussia e la Francia sembra debbano sempre risolversi in avvenimenti straordinari : . nell'ultima testè combattuta abbiamo due capitolazioni, quella di nletz e di Sedan, che fecero strabigliare tutto il mondo, perchè faui nuovi negli annali della storia militare, e tali che a nessuno era dato prevedere potessero mai succedere; per soprappiù vediarno l'armq.ta 1
(1) Qui non trattasi precisamente dell'impiego della cavallefo sul campo di battaglia: ma poichè l'inseguimento del nemico sconfitto è il complemento della vittoria, ho creduto dovesse trovar qui il suo posto.
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francese, r:itenuta, e a ragione, una delle migliori d'Europa, intieramente schiacciata dall'altra, e non poter riuscire vittoriosa neppure nel più piccolo combattimento. Nel ,1806 altri eventi fuori dell'usato : una sola v:ittoria de' Francesi rende padrone cli tutta la monarchia prussiana il fortunato vincitore: dopo Iena non è più quisti<rne di battaglie; i varii corpi francesi fanno a gara a chi marcia di più per tagliare le strade alle disorganizzate colonne nemiche: nel corso di un mese, tranne un' pìccolo corpo (i 20,000 di Lestocq), tutto l'esercito prussiano è foùo prigioniero, quasi tulle _le fortezze hanno capilolato, a Berlino comanda Napoleone. Havvi alcun che di quasi soprannaturale in questi avvenimenti: pare che la fortuna si.asene incaricata a bella posta per mostrare l'instabilW.1. delle cose umane ; ma ritorniamo al nostro argomento. fileÌltre ferveva la lotta innunsi a Iena, la cavalleria di J\Iurat trovavasi indietro sulla strada che mette a Cambury e Naumburg al di qua della Saal: essa continuò a marciare tutto il giorno, e arrivò sul campo di battaglia nel momento propizio. lUentre il centro della linea prussiana aveva già iniziato il movimento di ritirata su ·weimar, la riserva sotto gli ordini del luogotenente generale Ruchel erasi portata avanli per frenare l'avanzare dei Francesi. Le divisioni del generale Riichel vennero ad urtare contro le truppe del duca di Dalmazia : attaccàte con impeto avevano indietreggiato, e Rùchel aveva preso posizione a ·wiegendorf sotto la protezione della sua numerosa cavalleria. Le· truppe francesi formavansi in quadrati per resistere agli attacchi della cavalleria nemica, quando videsi in qu0sto momento giungere n1urat colle sue divisioni di corazzieri e di dragoni precipitarsi sul nemico , mettere nella più grande confusione tutto il
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corpo di Ruchel fu l'affare d'un momento . Ciò compiuto prendono a rovescio le truppe del centro gjà in ritirata sulla strada di ·weimar: invano la fanteria si fo1:ma in qm1:drali di baLtaglione : cinque o sei di questi ballaglidni sono _rotti e sciabolati, e i loro cannoni cadono in mano di que' valorosi. Da quel momento una ritirata si cangiò in rotta completa: i Francesi inseguendo l'armata nemica entrarono quasi insieme a Weimar, e i dragoni della riserva si spinsero sin presso Erfurth . Il giorno dopo non solo la cavalleria, ma .lutti i corpi d'armata francese si posero ad inseguire il rotto nemico: m a la cavalleria adempì a questo compito in modo ammirabile. Il 215 ottobre il gran duca di Berg attorniò Erfu.rth, e il 1\ O la piazza capitolò con ,f i mila _u omini : il 119 era a Halberstadt, e nel giorno 20 inn~mdò tutta la pianura di Magdeburgo della sua cavalleria, fìnchèrilevaLQ dalla fa nteria marciò su Spanèl.au e Stettino , alla qual volta erano dirette diverse colonne prussiane. Il 26 era giunto u Zehdenik colla brigata· di cavalleria leggera del generale Lasalle, e le cli_yisioni di dragoni dei generali Beaumont e Grouchv erano in marcia per arrivare in questo punto . v A Zehdenick i Prussiani portarono contro i Francesi 6 mila uornini di cavalleria, che formavano l'avanguardia del genera le Hohenlohe, il quale r itiratosi da l\fagdeburgo marciava alla volta cli Stettino. . La brigata del generale Lasalle contenne il nemico sino all'arrivo delle divisioni dei dragoni: brillanti cariche si eseguirono d'ambo le parti; ma alla fine i Prussiani furono obbligati a ritirarsi : 700 uomini coi loro cavalli furono fatti prigionieri, 300 rimasero sul campo di battaglia, gl'an parte fu gettata negli stagni dei dintorni, il resto a stento scampò. Interessante è questo combattimento, perchè ·nessuna fanteria pro-
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123 teggeva quei cavalieri, e bisogna pur dire che i Francesi si dimostrarono ben superiori ai Prussiani . Il 27 Murat arrivò a Hasleben , e quindi a Templin, ove saputo della marcia di llohenlohe su Prentzlow si diresse a quella volta. Marciò tutta la n otte colle . divisioni di dragoni dei generali l3eaumont e Grouchy, e coll'avanguardia spinta molto innanzi formata dagli ussari di Lasalle. A 9 ore del mattino arrivò avanti Prentzlow, ove infatti stava il corpo del generale Hohenlohe, che mettevasi in maecia. Il gran duca di Berg prese subito le sue disposizioni : la brigata Lasalle, sostenuta. dai dragoni e dall'artiglièria a cavallo di quelle divisioni, doveva caricare nei sobborghi della città: tre reggimenti di dragoni pas~arono il piccolo torrente, che passa a Pr entzlow,/ e dovevano carioùre il fianco del nemico, ur11). brigata di dragoni infine fu incaricata di girare la citlb.. Cavalleria, infanteria e artiglieria, t_utto fu respinto dentro la citlà : Murat avrebbe potuto entrarvi insieme al nern ico, ma preferì incaricare il suo capo di stato m aggiore d'intim are la resa a quello truppe. Il generale Hohenlohe infatti capit-0lò, o 116 mila uomini al{bassarono le armi. La brigata Lasalle si diresse quindi a Stettino, ove giunta intimò la resu a quella for te~za, e c!uest~ ~apitolò : ,160 cannoni, magazzini cons1derevoh e seinnla uomini caddero così in mano degli ussari. La completa demoralizzazione dell'armata prussiana può solo spiegare questo fatto. . In questo frattempo il generale Milhaud, formant ~ la sinistra del re cli ·Nnpoli, fa.ceva abbassare le arnn ad altra colonna di 6 mila uorn.ini a Passe·walk . ,100 mila uomini erano giit caduti prigionieri nel lasso di tempo , dal ~4, gio rno della battaglia di Jena e Auerstaedt, alla fine del mese : i\iurat, instancab ile, continuò la sua marcia per tagliare la strada al generale 1
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124 .Blùcher, che tentava d1 varcare l'Oder. Questi infatti spuntato a destra e a sinistra dalla cavalleria, riparò ~nvece a Lubecca ove dopo sanguinoso combattimento, 11 7 novembre, essendo circondato dalle divisioni del granduca di Berg, finì egli pure per cedere le armi. Egli. è ~mpossibile di concepire qualche cosa di più mera~1gli_oso del s~rvizio reso all'armata da quella cavalleria.: m tre settimane !Uurat colle sue divisioni ·d alla . Saal ~rasi portato si~o al mare : a cavallo giorno e notte non s1 trattava solo di marciare, ma ogni giorno si doveva c?mbattere: non si sa se si debba ammirare di più il valor dimostrato nei va~·ii scontri, o la resistenza di q nelle truppe nelle marc1e, e nel sopportare si dure fatiche. Oggi si crede di aver inventato qualche cos,a di nuo,·o c_olla scuol~ d'all.enamento: ma quei cava)li per resistere a tali rnarc1e ed essere ognora parati a sostenere un combattimento, erano altro che allenati. Ricordiamoci adunque questi bei fatti, e fissiamoli bene nella nostra memoria, poichè questi ci mostrano quali utili servigi può prestare la nostr' arma in mille circostanze, ma specialmente negli inseguimenti. Nell'ultima campagna i Prussiani non dimenticarono a'.la fine ~·ogni bat~aglia di portare avanti qualche reggimento cli cavallena, per inseguire il nemico : a "\Vorth ne. furono in~aricati la brigata wurtcmberghese Schiler, e 11 44' reggimento ussari, e il H 0 rego-imento drao-oni 0 0 della Germania del Nord. · La brigala wurternberglrnse presso Reichsoffen s'impadronì di. alcuni cannoni e carriaO'o-i e fece molti . . , 00 , pr1g~om~:1. Nel_le b~uaglie in_torno a Uetz era presso che mutile 1rnsegu1re 1 Francesi, attesa la vicinanza della piazza : però nella giornata del 16 ao·osto cess"to il fuoco, il principe Federico Carlo all~ ott~ di s:ra diè ordine alla 6a divisione di cavalleria che da J?lavrgny s'avanzasse verso Rézonville : e la brigata Rauch
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(3° e 6° reggimento ussari) fece in quest'occasione dei prigionieri. . .Abbiamo trattato mano mano dell'impiego della cavalleria di riserva negli attacchi, negli inseguii:nenti, in date circostanze impreviste, passianio ora all'ultimo e non meno importante, al suo impiego cioè nelìe ritirate. Trattasi d'un momento ben critico, e qui sonvi maggiori o minori difficoltà a superare, secpndo il grado di disordine in cui si trova l'annata da coprire. Egli è un momento ben difficile a scegliere· pel generale in capo, quello per ordinare la ritirata, poichè troppo presto rinunciasi a tutte quelle infinite combinazionj, che alle volle possono far piegare l'esile della battaglia in nostro favore, e troppo tardi, come Napoleone Waterloo, non è piV po.ssibile ritirarsi in buon ordine. In tutti i casi è un fatto che le truppe destinate a proteggere la ritirata sono incaricate di ardua missione. La cavalleria, con frazioni delle altre armi, s'adopera pure in tale grave momento, e bisogna si sacrifichi pel bene dell'armata. Una delle principali avvertenze che si può ricordare, è quella di tener riunita tutta la propria artiglieria, \ onde poterne ricavare il maggior frutto possibile, e pe.rchè non si abbiano a lasciare nè squadroni, nè maggiori frazioni sparpagliate qua e là in sostegno dei peizi. Nel proteggere la ritirala, se si deve ricorrere ad attacchi, questi devono essere il più impetuosi che sia possibile, e specialmente se si ha contro della cavalleria, essendo sommamente importante di porre un freno al di lei inseguimento, onde la nostra fanteria possa così avere il tempo d'allontanarsi. Non sarà neppure inutile il ricordare, che nell'acquistare terreno indietro è d'uopo impiegare il passo di preferenza a qualunque altra andatura; il galoppo poi mai. Una · colonna di cavalleria messa al galoppo in ri-
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126 tirata, vuol dire incutere il massimo sparento nella nostra fantel'ia, oltre il pericolo che la stessa in breYe si sbandi, e trovisi poi fuori mano di chi la comanda. E una prova di quanto sopra ne fornì la divi sione pesante ba.Yarese, comandala dal principe Thurn-Taxis, nel 1866 nella campagna sul )ìeno. Questa divisione non trornvasi nel caso di cui trattiamo: essa marciava sola verso Uersfelcl. Essendosi fa punta dell'avanguardia imbattuta in frazioni cli fanteria prussiana, al fuoco di questa fece fronte mdictro, e via di galoppo. ll panico si comunicò all'intera divisione, e ne nacque tal confusione che occorsero vari giorni per poterla radunare. Come buon impiego di carnlleria nelle ritirate, accenneremo alla cavalleria ausu·iacn. nella hallaglia di Sadowa: ad essa si deve se ali' armala austriaca non avvenne di peggio in quella giorna.la: per essa la fanteria ebbe del tempo per portarsi ind ietro; solo generò della confusione perchè alla fine si ritil'ò al galoppo. Avrebbe anche poluto fare molto di più; ma, come già ho detto piti sopra, 13enedeck aveva sparso le divisioni di carnlleria di riserva su tutla la linea, invece di tenerla raccolta in un sol punto, e così non polè ricavame quei risultati che avrehbe potuto. Ricorderemo finalmente il buon impiego che si fece della nostra cavalleria nella sera del ~4 giugnò 4866. La divisione di linea coprl la ritirata del 3° corpo da Villafran ca al Mincio iu bellissimo modo, e solo nel mattino del giorno 25 ripassò il detto fiume. Con questo poniamo termine a quanto riguarda la carnlleria di riserva : ci resta a parlare di quella addeHa alle <livisioni e ai corpi d'armata, ed é quanto vedremo in altro articolo. 1
RECENTI PUBBLICAZIONI
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DIAN Cm n' ADD.\. MARZIALE
Liiogotenente di cavaller·ia .
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SULLA GUERRA DEL ~870-7~ (~}
VIII. ~,e••w-e de t8~0. -
Parigi 487-1. -
Pubblicazione dello Spectate«r llfilitaire, Un yol. di 620 pag. con tavole.
\• Il tomo 2~0 dello Spectateur, comprendente i fascicoli dal gennaio al giugno 1871, contiene una parte della storia della guerra franco-g·ermanica scritta da un ufficiale distato maggiore francese firmato colle iniziali V. D., e precisamente quella parte che riguarda la lotta delle armate dell'Impero contro i Tedeschi. Questo laYoro elaborato con cura, intramezzato àa riflessioni 1)rofonde e studiate, fa un contrasto spiccato con la generalità delle pubblicazioni di origine francese. Lo stile ne è severo, forse un po'crudo, ma le inesatlezze sul racconto dei fatti son rarissime e la critica non può trovar appiglio alt rochè sugli appr ezzamenti.
(4} V. Rivista Militare, dispense dell'ottobre, novembre e dicembro 187•.
128 Non per questo vorrem dire che tutto in quest'opera sia perfetto; quando l'autore parla dei Prussiani, l'odio che traspira violento fa un velo alla sua intelligenza certamente superiore, e si vede chiaramente che egli vuol trovar qualche cosa da biasimare, non solo nel loro modo di agire, ma anche nelle operazioni militari da essi compiute; non potendo negar loro la perfezione dei movimenti e lo studio profondo, si applica a dimo-strare che non ebbero mai la scintilla del genio, e perciò i loro trionfi sono in gran parte dovuti ai falli dell'avversario. Ma queste deviazonidell'immaginazione, scusabili ove si rifletta al sentimento patriottico, 1101} son comuni, e dopo uno sfogo che parte del fondo dell'anima l'autore ritrova la serenità della mente e ci riconduce nel campo veramente tecnico, in quello della ve:ra e spassionata discussione. L'introduzione in cui è dipinto lo stato attuale della Francia contiene pagine sublimi ; non è più il solo militare che parla, è un profondo scrittore convinto intieramente di ciò che dice; egli r icorda alla Francia esser ·l'ora di porsi allo studio e al lavoro per r imarginare le piaghe aperte, cominciando_ dall'esaminare il passato per trarne profìtto nell'avvenire, imperocchè mancando anche questa volta la necessaria energia non rimarrebbe · altrochè ad esclamare: la Franoz·a ha vissuto; la Francia è mo1·ta. Nel primo capitolo, sotto il titolo Il regime imperiale e la socz"ctà, comincia l'autore dall'occuparsi di considerazioni politiche, terreno su cui è per noi ozioso il seguirlo, ma dopo esamina lo stato dell'esercito francese nel 1870 che considera dal doppio punto di vista della forza material~ e del valore morale. Colle cifre alla mano mostra che col massimo sforzo poteansi solo mobilizzare 336 mila uomini per opporli a 675 mila Tedeschi, crede che l'armamento della fanteria fosse di 1
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qualifa superiore aJ prussiano, ma riconosce l'immensa inferiorità dell'artiglieria. Ritiene e vuol dimostrare che le mitragliatrici per valo1· distruttivo equivalgono nè più ne meno che a una squadra di fanteria, e in ogni modo trova che la loro utilità non era corrispondente alla spesa, e che si era falsato il loro servizio collocandole alle divisioni, mentre il posto naturale era per esse alle riserve d'artiglieria. Forse questi apprezzamenti sono ancora un po'prematuri, ma sono esposti con abbondanza di prove. La qu istione del pe-rsonale è anche più accuratamente: trattata; vi troviamo preziose informazioni sul valore intellettuale e morale dell'esercito francese. Seguitiamo adunque per un poco l'autore nelle sue stesse parole.« Il soldato er ri, sempr e quel tipo speciale che la « storia ha popolarizzato, pieno di iniziativa, di sponta« neità, d'immaginazione, tanto aito agli slanci eroici, « quanto facile al subitaneo abbattimento. E nonostante « non a.veva più il suo valore delle guerre di Crimea « e d'Italia. La l egge della dotazione avea reso i rim« piazzi tanto frequenti che una gl'an parte dell'esercito « si componeva di mercenari. Il contingente del 1869 « su 75 mila chiamati avea fornito 42 mila r impiaz« zanti. Ora il soldato che. entra al servizio per danaro « pensa al suo peculio e ai godimenti che rende. Il « sel'vizio è per lui un espediente pecuniario; lo com«· pirà meno bene che se obbedisse semplicemente allo « Stato. Inoltre, in conseguenza della gran quantità « d'uomini r inviati ai loro focolari, sia per essere in<< scritti ai ruoli della riser va, sia per rimanervi in con« gedo, l'esercito al momento della guerra doveva veder « le sue file invase da una folla di soldati che avean « perduta l'energia al loro villaggio. « Nella classe dei sott' ufficiali l'avanzamento era « rallentato al punto che in certi r eggimenti vedevansi ANriO XVII, Vor.. L
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« sottotenenti con undici anni di grado e undici cam« pagne , aspettando le promozioni per dar posto a « lor volta a sott' ufficiali. D' altra parte i vantaggi
« che ritenevano altra volta nelle file uomini di una « solidità. a t u tta prova , perchè un grado cli sergente « dava loro un comandò reale , un'importanza, non « lieve considerazione · e una prospettiva di avvenire « modesto ma sicuro, quei vantaggi, infine, che face« vano una carriera del· grado di sott' ufficiale erano « .scomparsi. Per conseguenza i buoni sott'ufficiali, gio« vani d'avvenire, o istruttori emeriti, destinati a inqua« drare il coscritto e a mostrargli il cammino clell' o« norc eransi a poco a poco ritirati. Questo elemento «. sì importante in un esercito cominciava a manca.re. « Fra gli ufficiali si distinguevano categorie svariate. « Prima di t utto il giovane promosso di recente. Que<< sto da alcuni anni era.si modificato. Col subire l' in« fluenza del tempo e il cattivo esempio della gioventù « non militare , essendo poco occupato nelle sue fon« zioni in forza dell'abbassamen to degli effettivi, ma« nife.stava poco gusto pel suo mestiere. La specie di « uomini designata col nome di bellimbusti (petits ere« -vés) era il suo ideale, e il miscuglio di questo con« cetto colle abitudini militari produceva i più singo« lari risultati. « Oltre questa categoria se ne trovava un'altra, quella « degli uomini di 30 a 45 anni, quasi tutti luogotenenti, « capitani e maggiori, ufficiali rotti ai dettagli del me« stiere, aventi per la maggior parte acquistato in A-<< frica o in altre guerre una seria esperienza, cli un va« lore a tutta prova e di un carattere onorevole , ma « disgustati dal servizio per l a diminuzione degli effettivi, « per la prospettiva di un limitato avvenire, infine per « i dettagli di un mestiere male compreso e chA ogni << giorno più diveniva fastidioso. Malgrado ciò era in que-
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t,;·H ,<< sta cla.sse di uomini che producevasi dopo il 1866 un -<< sensibile movimento intellettuale. Comprendendo l'im·« minenza e il pericolo di essere in guerra colla Prussia, « penetr,iti dell'importan;rn. del progresso moderno, sen-« tendo che la loro passata istruzione li lasciava in·« completi in presenza di innovazio1{i di ogni genere , « molti di essi eransi rimessi al lavoro, m un'età in « cui il ritornare sugli antichi studi è divenuto difficile, « spesso anche senza speranza di ricompensa, taluni « colla certezza di ricavarne più danno che profitto. « Quale incora.ggiamento per questi uomini che sta,Yano « per aver bisogno un anno più tardi di riunire aì co« raggio il più provato una estesa istruzione e le scienze · ·« della guerra! Frattanto questa categoria d' ufficiali , « in tutte le armi, era ancor la mig1iore, quella che « conosceva meglio i pericoli della sit uazione , i vizi « della nostra organizzazione, le riforme da operare. « Non pochi, avanti la guerra del ,1870, sapevano che « saremmo vinti; conservavano questa convinzione na« scosta in fondo al cuore, e trovavano amore e ·« forza d'animo sufficiente per compiere atti d'eroismo. « Son questi ufficiali che piì1 pagarono cli persona du·« rante la guerra e spesso in una proporzione enorme « paragonata. alle cifre cle'soldati . A Metz è sfata di 10 -« per 100 per gli ufficiali feriti. « Ecco ciò che erano i nostri ufficiali al momento ·<< della guerra, uomini solidi, conoscenti il loro mestiere, -« b~'avi, disciplinati, e che in tutti i luoghi hanno fatto « largamente il loro dovere, trascinando i loro soldati -« e riparando talvolta dei falli venuti da.ll'alto. « Era il migliore el emento dell'esercito ; era pure un ·« elemento di successo, se l' organizzazione, il numero ·« e la direzione non fossero mancati. « Al disopra di ess i i colonnelli e generali potevano ,s(< esser divisi in due categorie: i giovai1i in piccol nu-
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« mero, di cui la maggior parte doveano l'avanzamento . « al favore combinato coi loro servizi , taluno ai soli « servizi ; poi gli uomini di età che aspiravano solo a
« godere in pace del ritiro. « Il loro n umer o era assai considerevole. Il valore « di quest'elemento, uno dei più importanti per le ope« razioni di g·uerra., era .debole. La causa in speéial modo << era dovuta al modo di avanzamento in vio·ore da. oiìL b t . ' « d1 trent ann i. « L'istruzione, le scienze della guerra, l'arte militare « pr opriamente detta non erano mai state le condi;;;ioni « che si esigevano per conferire un grado elevato .. ... » Queste considerazioni sono tutte esattissime ? La r isposta a questa domanda non· può farsi in modo assoluto ; è però di reale evidenza che ha molto del vero e lo si capisce dall'analisi dei risultati della guerra e senza ingolfarsi in astratte discussioni. Sappiamo dalla pubblicazione che abbiamo sott' occhio che i primi ordini di mobilizzazione si spedirono il 15 luglio alle 2 dopo mezzogiorno, e che il movimento dal ca1111)0 di Chalons, da P arigi, da Lione, dall'Algeria cominciò la sera del 16. I Prussiani , osserva a. ragione ~, autor e , fnron sor presi dei primi movimenti. rapidissimi, ma questa rapidità ebbe presto un termine,. perchè l'amministrazione nulla avea provveduto in antecedenza onde. sollecitarla attivamente. Ago·iuncrasi a ,. 0 0 quest mconvemente la superiorità effettiva del sistema di o~·gani~zazione prussiano e l'errore commesso di sparpagliare 1 cor pi su di una frontiera estesissima, e r imarrà spiegato come i Tedeschi potessero prender~ l' iniziativa dell' aggressione. Il piano di campagna elaborato dall' Imperatore è soo·gett~. di. m~a critica speciale. L' id~a poi sparsa nelle menu d1 rmnovare la campagna di Jena è di mostrata J)el' falsa e fantastica, giacchè avanti quella campagna
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·~ r
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Napoleone I possedeva giit la Baviera, le rive del Reno e del Meno , mentre nulla di tutto ciò avveniva nel caso attuale. Un' attitudine difensiva sulle l inee che stanno fra il Reno e Parigi, sulla Mosella, i Vosgi, l'Argonna e l a Mosa vien giudicata a ragione per la migliore che convenisse all'infer iorittt numerica dell'esercito. Ma imme<liatamente dopo, e qtii con minor logica, ispirandosi alle idee frances i , l' autore recalcitra cont ro il pensiero di -subir l' invasione , e crede che con una rapida concentrazione si potesse schiacciar e l' ala destra nemica tagliandola da Magonza e arrivan do sulla riva del Reno per trattarvi la pace. Errore di appre1.zamento grandissimo è t1uesto, sapendosi che.l e pri ma armata prussiana non si i1;10ltrò da Treviri su Saarbri.ick altrochè quando l'ala sinistra fu in prima linea for te, compatta. e quando potè capire che i corpi frances i non erano ancora ordinati e concentrati. I combattimenti di Saarbrùck e di "\Vissembourg, le battaglie cli Worth e di Spickeren, la successiva r itirata del 1° e 5° corpo su Saverne sono accuratamente descritti con ampiezza e rlettaglio, Il generale Failly vi è pienamente giustificato dalle accuse mossegli dall'opinione pubblica, come quello che eseguì letteralmente gli or dini ricevuti. Noi abbiamo esternato un parere quasi consimile in ·una delle antecedenti bibliografie, e non ne ripeteremo per conseguenza le r agioni esplicative. Ma l'errore massimo di cui viene incolpato il mar e·sciallo ì\fac-Mahon dopo , Vor th si è quello di aver dir etta la ritirata su C~àlons, invece che cli r ecarsi a Metz per l a sinistra della Mosella o a Belfort. Il primo concetto non impediva all'esercito prussiano di tentare le manovre di blocco contro la stessa Metz, ma avea il vantaggio di obbligare l'esercito del Reno ad aO'ire in .o :una sola massa, vantaggio non dispregevole; il secondo
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attirava l'inimico ve1·so il sud-est in direzione eccentrica e ne arrestaYa la marcia nell'intemo del paese; questo, a nostro parere, era il migliore. Un simile concetto balenò dopo nella mente del W impflèn che lo espresse a Palikao ne l brano di colloquio che noi· riportammo in un precedente fascicolo della Rivista. Il capitolo n- descrirn la battaglia intorno a ì\!etz. Il maresciallo Bazaine che tardi assunse il comando sì decise ancor più tardi ud ordinare la ritìi'ata su Verdun che fu prescritto doversi eseguire per la via la più espo~ sta, !quella di Gravelotte e Mars-la-Tour, trascurando del tul.Lo l'altra libera di Briey. I 'l'P-deschi profittarono di questo ritardo attaccando violentemente il 14 agosto le rett"oguardie francesi fra Borny e Metz; questo combattimcmto è a ragione caratterizzato per un successo tat·(ico difensivo, nè più nè meno; l'autore non si illude e constata che il vero successo strategico, consistente nel rallentare la marcia dcll'a,versario, è rimasto in modo indubbio ai Prussiani. Nella descrizione della battaglia del 16 a Mars-la-Tour tutlo non è però così esatto. Vi sono dei calcoli stiracchiali onde proYare che i Francesi non vi ebbero la superiorità numerica, ma vi è confessato che la storia deve considerare q Llesta battaglia come indecisa, o del resto si mostra. che la strada settentrionale da ì\fotz a Verdun era ancora libera alla sera e nel giorno susseguente, cosa verissima e che niuno può ragionevolmente contestare. Sembra però che sul momento così non giudicasse il maresciallo Bazaine ingannato 1.lallo scorazzare della cavalleria nemica in tutti i sensi, il che lo indusse a retrocedere nella posi1.ione difensiva che si estende da St-Privat a Rozieureulles. Fu colà che si combattè la più gran battaglia di tutta la guerra, chiamata dai France.,;i di Amanvillier~, dai Tedeschi di Remnville.
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1:315
)
La baJLag1ia è descritta, con ch iarezza. La sintesi è completa e giusta; vi è chiarito che sebbene i Francesi conservassero quasi lutte le posizioni, meno che all'estrema destra, un altro gran successo strategico fu completato dall'avversario che col suo movimento giran!e tagliò del tutto l'armata del R,eno dall'interno della Francia, ponendola in una posizione non ancor disperata, ma. per lo meno gravissima. '11 utte le critiche che possono farsi alle operazioni militari eseguite dal G al 18 agosto vengono poi dottamente epilogate ed esaminate nel capitolo v. Due principii generali vi son stabiliti a spiega.re i successi dell'esercito germanico, e cioè: 1° la sua rimarchevole organizzazione basata su cli una disciplina di ferro, un lavoro costante, un metodo ed una previdenza incessante; 2° l'abilità dei capi di corpo d'armata. Quest'ultimo punto è schiarito e spiegato con diffusione, dimostrandosi ad eddenza che i generali prussiani conoscendo a pedezione l'arte della guerra non rifuggirono mai dnll'a~sumere l'iniziativa delle operazioni quando creder ono che il prenderla potesse condurre a un buon esito, e ciò indipendentemente dal comando in capo della loro armala. Nello studio del concetto strategico che guidò i Tedeschi <lal G al 18 agosto l'atrtore distingue tre movimenti : la disfatta di un'ala francese col successi,o passaggio dei Vosgi; l'occupazione della linea della Mosella; l'intercettamento della linea di rit irata Metz-Verdun. In questa serie <li movimenti la linea apparente di battaglia dei Tedeschi sembra eguale allo sviluppo dei Francesi, ma, soggiunge lo scrittore « non Yale « l'ingannarsi, impcrocchè mentre i nostri corpi erano « scaglionati come brigate di doganieri, il nemico con<< centr:wa le sue tre grandi masse in punti di cui la « situa1.ione geografica ayrehbe dovuto indicarci in an« tecedoma i suoi progetti di inrnsione ». Questa chiara
136 percezion e, questa sottil riflessione che gli ha fa.Uo percepire come si fossero aggruppati i nemici mostrandosi in apparenza meno compatti, è solo sufficiente a caratterizzare una mente superiore, una profonda abitudine di investigazione. L'esecuzione del piano d'invasione è egualmente elogiata: « essa, vi è detto, non è dovuta soltanto al capo « di stato maggiore supremo dell'armata, ma a due uo« mini che la Francia troverà forse ancora dav~nti a « sè in un'altra lotta, il principe reale e il generale « Blumenthal,. uno dei più brillanti ·allievi del :Moltke. « L'ebbrezza della vittoria non immergerà il nemico « nell'indifferen.r.a. L'esercito ger manico ha il culto delle « t radizioni, e fra queste ha la trndizione del l avoro. « Esso non vedrà, come noi, scomparsi gli eroi del primo « Impero per dar posto a figli degeneri ; e già viventi, « i nostri vincitori hanno preparato i degni continuatori « della loro scienza. Questi uomini, se vogliam vincerli « un giorno, li.troveremo allevati dai loro maestri, istruiti « e perfezionati dallo studio ». Ed ancor questa è una giusta previdenza. La critica sottile, fors'anco troppo, che si svolge nella pubblica7.ione, ·trova nonostante qualche cosa da rimproverare a i Tedeschi, mentre contemporaneamente stigmatizza altamente i gen erali francesi. La posizione dei tre corpi di Steinmetz a Borny era critica se Dazaine ripassando la ì\1osella li avesse assaliti con tutto l'esercito, ciò è verissimo. L'armata del principe F ederico Carlo presentava il suo :fianco destro esposto nelle sue marce da Sa.rreg·uemines a Pont- ~t-Mousson ; ma giova riflettere che la sua immensa cavalleria la mascherant. completamente, il che rendeva il pericolo più appar ente che reale. Ma quello ch e l'autore vuol provare, e ci sembra con ragione, si è che malgrado l'abilitiì degli ~wversari, il maresciallo Bazaine avea avuto dirnrse oc-
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137 casioni favorevoli cli riportar dei successi, cioè primieramente il 14, e poi il mattino del 16, giorno in cui poteva presentare al fuoco un effettivo superiore al n emico. Ed insino il 18, dal punto di vista tattico un capo aYVeduto ed intelligente avrebbe pot uto approfi ttare del momento in cui il primo attacco delle guardie prussiane sopra St-Privat era stato respinto per lanciar le sue r iserve sul centro malmenato dell'avversario e rompendolo con un energico sforzo decider la vittoria in favore dell'armata del Reno. La tattica, le nuove ui{ità, il loro impiego, le man ovre e formazioni sono riassunte con assai precisione. La manovra d<3lle due armate prussian!? il giorno 18 ha giustamente colpito l'autore, e riportandone le parole crediamo offrire un serio soggett o di meditazione ai militari t utti. ' « Il 18 i nostri n emici raggiungono l'altipiano che si « stende al sud-ovest di Metz, e fin dall',ùba il loro « movimento si dirigeva verso il n"ord, ogni corpo in « due colonne, comprendenti. ciascuna una divisione ag« gruppata in formazione di marcia. Verso le nove l e « r icognizioni renclon conto della nostra attitudine sul « loro :fianco destro. La battaglia è subito decisa, in« sieme col cambiamento di fronte e là manovra girante « che .decideranno l a vittoria. Ma per far ciò ogni corpo « deve cambiar direzione a destra e l'armata e.seguire « màrciando una conversione ver:so Metz. Alle 9 un « ordine del comai1dante in c:'.ipo ferma i corpi sul posto, « una mezz'ora dopo comincia la conversione senza « cambiar la formazione delle colonne; alle 11 tre corpi « senza colpo ferire prendono la formazione di combat« t imento . in faccia alle ·nostre linee e impegnano l'a« zione. Vi erano col à sette corpi, 240 mila uomini ma«. novranti fra l a strada di :Vfars-la-Tour e q nella di Briey « che eseguivano an.nti a una armata nemica di 150 1
138 « mila uomuu una marc ia in anmti in orù ine cli bat-
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« taglia generale e in formazione di marcia indi~·iduale.
sarebbe stato conforme alle buoni l eggi di guerra che comandano di aYere in mira un solo obiettiYo, il quale nel caso pratico dovea esser di necessitii l'esercito di 1'1ac-Mahon . E se per uno di quegli eventi imprevedibili, ma di cui nonostante vuolsi ammettere la possibilità, i Tedeschi avessero subìto uno scacco parziale, non poteano attribuirlo altrochè alla divisione inconsulta delle forze. Operarono con prudenza è ,ero, ma con risolu1.ione, non lasciarono nulla al caso, e secondo il nostro parere, è la ripetuta applica1.ione di queste due massime che soYentc assicurò loro la Yittoria. Il capitolo vm che parla <lcll'assedio di Metz presenta un'importanza speciale perchè somministra una. folla ù i 1·aggnagli ancora non conosciuti su ciò che succedeva nel campo deg·li assediati. L'autore. ci mostra le idee che predominavan'o nei graùi s11pcrio1·i sulle pt·obabilit,\ di una fine prossima della guerra; ci ùice che nel consiglio di guerra del 26 agosto fu stabilito che l'armata dovesse rimanere sotto :Vfotr,, onde immobiliz11are un grosso esercito nemico e dar tempo alla piazza di terminare il suo armamento; poi viene a parlare della battaglia di Noisseville. E qui mostrasi come qualora s fosse voluto procedere con ener gia e risolutezza, eravi facilità. di schiacciare le due divisioni del 1° corpo prussiano e quella della landwher Knmmer che sotto gli ordini cli i\1anteuffel erano sole rimaste s ulla destra della Mosella. Il re;:ultato di quella batt.aglia di due giorni fu solo <li accrescer e l'entusiasmo dei Prussiani, abbattendo al tempo stesso il morale del soldato francese che vide benissimo il modo fiacco ed incerto con cui eran dirette le operazioni . Dopo Noisseville scorrono 2 1 _ g iorni in inazione assoluta, oltremodo biasime,;olc, e che lo diveniva più nncora perchè poco abbondanti erano i ,·iveri. La notizia del disasrro toccato a :\[ac- J·hhon nvnLa in nn cambio
« Cominciarono il loro movimento, lo fermarono, cam-
« biarono di fronte, e vennero a dar battaglia sormi una « linea perpendicolare alla direzione primitiva, senza un « incom·eniente, un equi\'Oco, senza uno di quecrli er-
« rori di esecuzione che talvolta 1·ovinano le pi; belle « combinazioni ». La descrizione di quella parte Lii campagna che cominciò a Chftlons per finit'e miscrnmente a. Sedan è fatta egualmente con precisione. Vi è constatalo che il maresciallo )lac-)Iahon , olea ripiegar su Parigi, asserto oramai, in cui tut-te le Jmbblicazioni concordano, che perciò ohblignto a marciar sulla l\fosa esii.ò e lemporcggiò fuori di proposito; già. al 28 di agosto era impossil,ile l'eYitaro una battaglia clisnstrosa. Altrettanto esattamente descritta non è la giornala di Sedan, allribueudosi al generale Ducl'ot un progetto che finora non ci sembra r isulti da ness tm documento, quello cioè rii concentrar tutta l'armata i:;ulle alture d'Illr, alle spalle al Belgio, mentre invece si sa r1uasi con ccrte;;za che il generale Yolea rompere le lince riel nemico ad occirlente, sulla strada di ~fozières. Seorgesi del resto che l'autore non ha dati precisissimi sulla campagna di Sedan, imperocchè ricorre so,-ento alì'opera clel colonnello belga Vantlevel<le onde desumerne infonrn::11.ioni e attir:ger,·i argomenti per la critica. E neppur questa critica sviluppata nel capitolo nr è sempre esatta. l\Centr e vi è seriamente di mostrato che la marcia da Chùlons verso il nord fu un errore madornale, s i pretende _Yoler prornre cl10 i Prussiani pofoan far meglio di quel che fecero , 11otianclo cioè il grosso delle loro masse contro Mac-:\fahon e im,iantlo contcm}l_~ra~eamente 100 mila uomini su Parigi onde sorprender l mchfesa capitale. Xon crediamo che un rn l procedere
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di yr~gionieri non conlribuì certamente a rialzare gli amm1.' e u~1a maggiore .incertezza vi fo arrecata dal snper camb1_ato 11 Go~erno. Intanlo l'isolamento era completo e .~e h1;ec prus~iane d?1westimento si afforzavano sempr e p,1.u. _L autor~ ci de~cr1Ye breYemente con quesle parole -1 ms1eme dei lavori degli avversari. « Dopo a;-ere instnllato le loro truppe attorno Metz, « i Prussiani cil'condai·ono la città con una cinta di for« tificazioni, di batte!'ie, di trincee-ripari che in cerii « luoghi formarono fino a tre lince successiYe. Fu un « 11~1ovo campo trincerato attorno l'antico. I primi lavori « ù1 questo genere si innalzarono sulla linea dei soslegni. « Quelli delle grandi guardie e dei piccoli posti furono << specialmente guarn it i di lrincee sca.-ate, di ba1·ricatc « sulle strade, di abbattute lungo i boschi. Inoltre, sn « tutti i punti in stato di cornandare uno sbocco, furono « costruiti degli spalleggiamenti per batterie o delle « ridotte. I villaggi posti sulla zona d'invesUmento, in « un colle cascino isolate furon messi in stato di difesa. « Gli avamposti furono spinti avant i la linea dei so« stegni tanto lungi quanto era possibile , arrestando ·« d'ordinario le gran guardie e i piccoli posti al limite « cli portata dei pe7,zi francesi, colle vedette giusto all'e« strema portata dei nostri chassepots. Degli osservatorii « furono stabiliti a S. Barbe, sull'fio1·imonte, a S. Blasio. « . Infine t utta questa attività si completò con un'opera « eh gran mole che dà una grande idea della pre.-i« denza e tenacità dei nostri nemici, la ferrovia da « Rémilly a P ont- à-:Mousson. » I combattimenti che ebbero luogo nella 2" quindicinn del settembre sono giustamente classati secondo la loro importanza; il 2 1 per far prendere 25 quintali di ptwlia segnal ata al villaggio di Lavallière, Leboeuf fa s;iegare tre divisio11 i; uno sci uadrone di cavalleria po tea bastare . L'indomani è ripetuta un' intrapresa consimile
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su Vany e Chio ulles e si crede necessario fare anche una diver sione su Peltro e una manifestazione dell'intier o corpo di Canrobert, ma l'inimico stava in guardia e la for aggiata non riusci. Segue qui il racconto dell'episodio Bourbaki di cui crediamo inutile l'intrattenerci. I combattimenti di Peltre 27 settembr e, di Ladouchamps 2 ottobre e di St-Rémy 7 ottobre presentano, s~condo l'autore, un consimil caratter e, giacchè lo scopo avuto in mira è sempl'e quello di procacciarsi dei Yiveri. Nel primo i F 1·ancesi riuscirono completamenie, ma ebbero il torto di non mantenersi nel caslello di Mercy-le-Haut, posizione importantissima come quella che somministrava un buon punto di appoggio pel caso ili dover tentare una sol'tita decisiva. Ma l'idea di questa sortita. non venne mai al Damine, e l'accur alo lavoro che abbiamo fra mano dimostra chiar amente che anzi il m..1resciallo arrestò sempr e le sue iruppe ogni qualvola impiegandole r igorosamente ancbbe avuta la possibilità di sgominar gli avversari e usci r dalla piazza_assndiata. Ond'è che esauriti a poco it poco i ,iveri, uccisi i cavalli dell'al'tiglieria mentre i t1·incoramenti prussiani si rinforzavano sempre più, si fu infine indotti ad intavolar trattative. La missione a Versailles del generale Boyer, il suo insuccesso, le opinioni che predominarnno nelle file della armata del Reno e le delibeJ'azioni del Consiglio di guerra sono successivamente esposte con chiarezza e ben coordinate fra loro e formano una pagina storica di gr andissimo interesse. l\el capitolo 1x, esaminando l'assedio di Metz, l'autore comincia col dire che bisogna andar guardinghi nel lanciare l'accusa di tr adimento, che per quanto la riprovazione universale abbia colpito il marésciallo Bazaine occorre attender e un'inchiesta. mim17,iosa e giusta per pronunziare una condanna_ tanto severa. Egli ha. ragione .
1/2.2 Non ammette in principw che armate di più di 100,000 uomini siano astrette a capitolare, e confessiamo che in verità a meno di casi di natura eccezionalissima dividiamo la stessa opinione. Ricapitola e riassume poi tutti gli errori commessi dopo la battaglia de.l 18 agosto, e ne conclude che ben guidata l'armata, del Reno avrebbe potuto più volte aprirsi una strada in direzione del mezzogior no o rimane11do sotto Metz apportarvi gravi èlanni al nemico e prolungare l a Jotta, combattendo secondo i casi sull'una o l'aHra l'iva · della Mosella e approffittando del gran vantaggio che la sua interna posizione le dav a c.onfro un an·ersario, separato in due part,i da un fiume di una impoPtanza non incUfferente. Il capitolo x descrive gli assedi di Toul e di Strasburgo e constata che le due piazze, in special modo le prime, s i son validamEmte difese. L' xr ed ultimo di questo volume parla delìa campagna dell a flotta nel mar del Nord e nel Baltico. Vi si osserva che un t)o-ran numero di posizion i erano inattaccabili per la natura siess~. delle coste, che non si vollero,,. bombardare le ciHit _ aperte e che del r esto- l a marina, non era nè pronta ni· preparata per qualche colpo di gr1:1n vigore. La caduta poi dell'I mpero e l'avanzars i della stagione invernale Pesero impossibile ogni impresa ulteriore. Così termina la discussion e del primo periodo delLt guerra franco- germanica. · La conclusione e il parallelo che in poche parole vien fatto nel chiuderla colle l otte avvenute nel per iodo repubblicano ci permettono cli credere che l'autore vorrà trattare anche questo ultimo. E non possiamo altrochè aug urarcelo, essendo certi d i vederle altrettanto bene descritte quanto (JUelle cli ctu s ommariamente intraprendemmo l'esame.
RIVISTA TECNOLOGICA
@iw~n" und :ir:ibuh·,n•;,nclu) mlt :.,ynamit und eom1n•imirtel' §c!llem;;"1,i':mnvolle (Esperiment·i _di esplosione e di accens~one_colla
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namite e col cotone fulmmante compresso) per GroHNNI LAUEn, capit~no nello stato _maggior~ del ger!io. U~1 volume con 9 tavole e -13 figu re ; Ywnna, Se1clel e Jìgho rn·,::t .., . Die neuen !B:..:;tloslv stoffe (Le nuove sostanze esplodenti; per Isr-: nono TnAUNGLN, luogotenente colonnello clel genio (1).
La polYere ordinaria s i ac~en~e _c on una, le!ltezza re~ lativa e lascia così tempo a1 prnm gaz d1 vrncere gli ostaco'l i leo-gieri e cli fare intorno il vuoto , pr ima che t utta l a m~ssa della polvere sia conver tita in g~~z. I g.az che successivamente s i sviluppano trovano spazio s ufficiente per espandersi, e perciò ne soffre l a loro tensione. Di qui il bisogno cli serrar ,ben e la pol ver~ ~a t utte ,l e par ti, ovvero di .adoperarla !n gr~nde qu ant it a per ~oter frantumare cor pi molto resis~ent1. I~1 t~l modo _pe1? l a distruzione delle opere o dei me,121 d t comumcaz10ne n emici riesce in campagn a lenta e mal s ~cur~. Occor re una sostanza che con centri molta forza m piccolo volume, e che scoppi ista~taneamente anche r~cch iusa in involucri di min ima resistenza, A queste esigenze cor-
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rispondono, in particolar modo, il fulnii-ootone ed i vari preparati di ·nifro-glicedna.
Il colonnello austriaco Traungln, molto conosciuto pei suoi studi ed esper iment i sulle nuove materie esplodenti e per i suoi preparati di accensione, nello scritto che ci duole non poter se non rammentar e di volo, dopo aver accennato a.Ha polvere di picrato ed al cotone fulminante, passa. in rivista una serie di sostanze alle quali la nitro-glicerina dù una terribile potenza dilaniatrice. La nitroglicerina fu scoperta nel 1847 dal nostro Sobrero, ma, perchè l'ingegnete svedese Nobel primo accuratamente la descrisse, si chiama anche olio .esplodente cli Nobel. Si compone di una materia general- · mente conosciuta, la g'licerina, nella quale si versa una mescolanza cli una parte di salnitro e due parti cli acido solforico. La nitroglicerina pura è. ·un ottimo prepàrato esplo dente ; fra tutti queHi attualmente conosciuti concentra la maggior forza nel minore Yolume; non s'infiamma cogli ordinar i mezzi di accensione, come fuoco n corpi roventi, ed è assolutamente .insensibile all'umidità. Ha però l'inconveniente di essere fluida alle ordinarie temperature; di qui le molte disgrazie, lffovenienti dalla facilità colla quale si fa strada a traverso le pareti dei vasi che la contengono. Ad evitarle, Nobel fa assorbire 75 per cento di nitrogl icerina da 25 per cento di una specie di sabbia silicea (Ifreselguhr ) c110 trovasi in abbondanza nell'Annover ed ottiene così l a Dùiarnite . Ciascun poro del Kieselguhr forma una specie di vasetto, molto resistente agli urti ed alle pressioni, nel quale è contenuta una piccola particella del liquido terribile . In tal modo i colpi, le frizioni, i tritura.menti. non producono es1)losione di sorta. La dinamite è al giorno d'oggi l a miglior sostanza. dilaniatrice per uso milita.re ed industriale. Il suo smercio cresce rapidissima.mente. La Germania possiede quattro, l'Austria due, la Svezia una, l'America del nord due fabbriche di dinamite : fra breve ne avr,\ una l a Francia ed una l'Inghilterra. , La sola città di Amburgo ne mise l'anno scorso in commercio più di 4500 centinaia. La dinamite ha però chw difetti: non si può lasciarla
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145 a lu11go nell'acqua senza un involucro impermeabile, e pei: accenderla occorrono appositi mezzi fulminanti. L'ultimo difetto dal punto di vista della sicurezza è un pregio, perchè ~'acce!),sione ordina:ia p~lrta .seco ~~nsibilità, e quinch pericolo. A togliere 11 primo chfetto,. Traungln consiglia una mescola.mm di nitroglicerina ~ di fulmicotone, la quale offre la stessa forza della dinamite, è quasi impermeabile, ed anche imbevuta di una certa quantit..\ di acqua perde pochissimo della sua potenza.. . . . . . Molti altri sono 1 preparat i esplodenti, nei quali la nitroglicèrina è assorbita da diverse materie. Fr a essi si distinguono per uso di guerra il Dualùi ed il Lz'to('rattore, preferiti in Prussia, perchè qualche anno fa si dubitava della faci le accensibilità della dinamite alle temperature cli 10 e 15 gradi. Ora però si è provato che essa esplode colla. stessa· sicurt~zza ad ogni temperatura. Il litofra:Ltore è composto di una metà di nitroglicerina e del resto di carbon fossile, di nitrato di soda e di zolfo. Secondo Traungln è inferiore alla dinamite, perchè più sensibile all'umidità ed alle .a~te ~empera: ture, perchè sviluppa una grande quantita cl1 gaz d1 ossido di carbone e perchè a pari volume ha forza mi: nore. Il litofrattore fu impiegato con successo da1 Prussiani per far saltare le grosse bocche a fuoco trovate nei forti cli Parigi (1). Migliore del litofrattore è il D1:f,alin, composto .cli 50 per cento di nitroglicerina, 3~ d1 segatu~a, 20 ~1 sol: fato di nitro; ma esso pure ha m grado mrnore gh stessi svantaggi. .. . L'esercito austriaco ha adottato defimt1vamente l a dinamite. Le truppe del genio ne sono munite in cartuccie con bossolo di pergamena di circa om,03 di diametro sopra om,12 di lunghezza, ed in scatole fulm:inan~i di latta cilinclrìche, lunghe om,63, larghe om,07, le quali ult ime contenO'ono 7 libbre (K. 3,92) di carica. Es1)erienzi su vasta scala ha intrapreso in questi tre ultimi anni il Comitato del genio austriaco, tanto sull'ap-
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(~) Veggasi a questo proposito l'articolo dei Militi:irische Bli:ittcr - giugno ·l 87,1. ANNO XVII, VOL. J.
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plicazione pratica deila forza dilaniatrice della dinamite, messa a contatto con costruzione in legno, in muratura, in ferro, qua.nto sul miglior modo di accensione mediante capsule fulminanti e miccie, come pure pro-ve comparative col cotone fulminante compresso . Di questi èsperimentt e studi con sing·olare dottrina e precisione tratta il libro del capitano Lauer. Da esso ci pare utile riìcvare alcuni dati saìienti, tanto più che corre voce non esser l ontana l'adozione delht dinamite anche per uso del nostro genio militare.
a · confronto con altri a fine di dare agli esperimenti un indirizzo pr atico, lesto ccl economico.
3° Per le costruzi'oni in ferro:
l O Per le costri,ziòni in leg1~0: Ad abbattere una palizzata composta di forti pali di 0"'.36 di diametro basta una carica cilindrica di K. 2,52 per metro di dinamite. Nei ponti di palafitte mediante una carica di K. 1113, sospesa liberamente, si fa s~iltare uno dei più grossi pali; con due cariche pochissimo concentrate si riesce a frantumare forti gruppi di cinque o sei pali. A spezzare travi di lungo di qualsiasi dimensione è sufficiente una carica di K. 1 1t2 per ogni 0'",30 di SJ?essore ;- bensì è d'uopo che la sostanza dilaniatrice sia egualmente distribuita lungo tutta la linea da rompere.
2° Per le costruzi·oni in rnuratu1·a: La scatol a fulminante di sette libbre fora un muro di cotto grosso 0"',77, due scatole aprono una larga breccia in un muro cli 0"',93. La potema aumenta notevolmente quando le cariche invece di l ibere sieno interrotie o coperte di sacchi di terra. Caricando di otto libbre di dinamite una mina scavata. . nel terrapieno si riuscì a demolire un muro di controscarpa di om,70 cli spessore, zm,50 di altezza per un t ratto di qua,.,.i 3 112 metri. · L'autore offre, raccolti in una tabella, molti fatti di questo genere : non crede però ancora di poter stabilire una teoria dell'impiego della dinamite contro murature, sia perchè nelle ricerche havvi ancora qualche lacuna, sia perchè manca sem1)re una formula per proporzion are le cariche alla ì·esistenza. Ma è pur necessario consultare questi fatti, studiarne le conseguenze e porli
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Un ponte, per quanto sÒlido, può esser~ i_n brev.e ora demolito. Mentre una carica, anche fort1ss1ma , cli lJOlvere ordin aria accesa in involucri poco resistenti contro un oggetto in ferro non fa che annerirlo, basta ~m chiloarammo di dinamite a spezzare una lastra d1 feno battuto di om,16 di larghezza e 0"' ,Ofi di spessore. Venti ch iloo-rammi stritol arono una travafa composta di sette ruotaie di ferrovia solidamente collegate ed avvitate sopra una gTossa lamiera. Una _scator".' fu~mina11;te di sette libbre, accesa nel punto dL congmnz10ne , d1 due r uotaie di ferrovie, spezzò cuscinetti e traversa, strappò le due ruota.ie, le ruppe e fece volare dei pezzi di ferro . . a 800 passi di , distanza. Molti tenfativi si sono fatti contro piastre d1 forro. Ma se da un l ato è dimostrata l'utilità cli caricare di dinamite piccole torpedini per rompere le più sol ide navi ,corazzate, dall'altro non pare abbia grande speranza di successo l'idea di sostituire alla forza di percussione dei gro,ssi proiettili la for~a . <li espl~sione della dinamite. « E però molto veros1m1le, chc,e 1~. rappoyto de~la Co~« missione austriaca, che l'effetw <l1strutt1vo dei pro1et« tili penetranti poss~t esser~ di n~olto aumentato col « riempirli di dinamite di ft~ltrncot?ne, ~ ?arebbero « giustificat i e desiderab111 degli espemnent1 m propo« sito ». Allo scopo cli trovare una . caps_ula fulminante da s~rvire per l'accensione della .dmam1te furono so~topost~ a molte prove il cotone fulm~nante . compresso, 11 dual m: il litofrattore, la polvere eh Nobel ecc., ma nessuno d1 questi prepar ati fulminanti present~ i vantaggi di quel ~o trovato dal colonnello Traungln , c10è del cotone fulm inante inzuppato di n itroglicerina. Egli ~ perciò, specialmente dopo le applic~zi?ni .~ratich.e fatte nel corso. del 1871, che pare non v1 sia pm dubb10 ~ul~a sua adoz101~e per le truppe del ~-onio e per le s~z101~1 delle ferrovie · in campagna austriache. Sembra unmrnente . a:1che la soluzione del problema complesso, della miccia, cioè,
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H8 più comoda per trasmettere le detonazioni alle scatole fulminanti senz~t dover ricorrere all'accensione elettrica. Completano questi studi le esperienze comparative fra la dinamite ed il cotone fulminante compresso .. Per cause da attribuirsi ai metodi di accen<lirnento, gli effetti del fulmicotone inglese sono inferiori a quelli dell'austriaco; ad ogni modo però è d'uopo confessare che la potenza esplosiva del fulmicoio_ne in generale è rivale a quella della dinamite. · . In lnghilterra si stanno facendo ricerche per applicare questa potenza alle artiglierie, e dicono con buoni risultati, Siamo per avventura ad un periodo di trasformazione. Forse la vecchia polvere, la quale da secoli non ha subito perfezionamenti tranne nella sua preparazione meccanica, sta per cedere il posto ad altri mezzi distruttori più potenti. Frattanto nessun Stato d'Europa se ne sta colle mani alla cintola. Anche :il nostro corpo del genio ha intrapreso esperimenti sulle proprietà delh~ dinamite, esperimenti, a quanto ci si assicura, riesciti in un modo molto soddisfacente, sia riguardo alla potenza, sia al modo pratico di applicarla in campagna, sia riguardo all'economia cli tempo, di uomini e di quattrini.
RIVISTA BIBLIOGRAFICA
I
Considerazioni di A. G. a proposito del piano _generale pi:oposto dalla Commissione permanente per la difesa d~llo Stato: - Dologna, ~ 87,1, presso Nicola Zankhelli.
!Bolor,un e l'AJp11e,mi,ao ,.,ella ,lifes« ,l'Jftulin. -
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L'autore pone in testa al suo lavoro le m_assime di Napoleone sulle piazze .di _g~erra, e, nel~a pr11:1a parte, prende le mosse dal prmc1p10 che la dzst1·uzzone dell'ese1·cito nemico debba risiilta:l'e dall'u,1·to della 1nassa sid piwdo decisivo s'trategico del ter1·i~orio da _ esso difeso: principio che ebbe nuova e lummosa ~an~10ne de,,li ult imi avvenimenti in Francia. Lamenta qumd1 che la °Commissione permanente per la difesa dello Stato non l'abbia ammesso nella sua integrità, stante che, nel piano completo da essa proposto, dissemina sul territo~io i~aliano 97 punti fortificati, senza un concetto d1rett1vo unico e ben definito'; critica questo piano osservando che il punto (Bolog!1~) a cui m~ttono capo le du~ l~ee d'operazione Genzsw-Alessand1·za-Bologna e Val dAdigeJ11antova-Bologna, soggetto ad amendue le invasioni d~ Francia e Germania, sarebbe più debole in confronto dei punt i (Alessandria e Verona) prossimi alla frontiera ed esposti all'urto di una sola di esse.
H50 L'autore è convinto che l a resistenza debba essere pi Li valida nell'interno che sulla frontiera, perchè nell'interno si trova naturalmente il punto stn itegico decisivo ove fissare il perno principale della difesa: secondo lui, le proposte della Commissione sono una flagrante infrazione del principio della massa e delle massime napoleoniche intomo alle piazze di guerra. Nella za parte, il sistema difensivo propugnato dall'autore si basa sul concetto, che un invasore non possa consumare la conquistfl. dell'Italia, se p1·ima non a.bbùt in suo poter e il punto decisivo strategico, cioè Bologna. Rinviene nella configurazione dell'Italia condizioni geografiche favorevoli alla difesa, e nell'Appennino l'ostacolo più for midabile che copre l'Italia e si presta ad una difesa concentrata.; e soggiunge, che una gran 1rnrte di coloro i quali vanno ripetendo che i destini del nostro paese saranno d~cisi nella valle del Po, si basano su di uno studio superficiale dei fatti storici militari, e che una tale asserzione è un pretesto troppo spesso allarmato di èhi vorrebbe conservato ,in questo bacino il centro della difesa. · L'autore passa quindi ad esaminare il piano della Commissione, partendo dalla supposizione che il nemico sia riuscito a r espingere l'esercito della, difesa dalle Alpi sul medio Po, e dimostra come qualor a si ritirasse in Piemonte o nel Veneto, abbandonando l'Emilia all'invasore, avrebbe irremissibilmente perduta qualunque linea terrestr e di comunica:1.ione colla Penisola, e non gli r imarrebbero che le marittime di Genova o Ve.l).ezia, esposte anch'esse alle minaccie della :f'iotta nemica. Nella terza parte rende un esatto conto della forza difensiva della posizione strategica decisiva di Bologna, e si estende in ragguagli interessant i. intorno ai varchi dell'Appennino ed alle vie di comunicazione costituent i, per una fortunata ecce7.ione, una linea d'operazione protetta nei fianchi e molto adatta a preparare al sicuro dei ritorni offensivi, come ad eseguire una ordinata ritirata. Inoltre mette in evidenza l'importanza strategica delle posizioni di S. iWcwcello e Val di Sieve, quali centri della difes a mobile dei detti varchi e formanti le pia7,ze d'armi del saliente sul quale é posta Bologna, e riconosce la necessità di proteggere il golfo della Spezi·a da mare e da terra.
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1/H Nella quarta ed 11ltima parte, l'autore fissa l'attenzione primierarnente sulla stretta di Stradella, quale posizione importante e nodo di comunicazioni; e sul tr atto del Po da Stradella ad Ostiglia, nel quctle si raccolgono tutte le linee d'invasione che dalle Alpi discendono in Italia; prova quindi che due perni secondari a doppia testa cli ponte, l'uno a Stradella e l'altro a },fantova, sarebbero sufficienti per chiudere le strade che dalla front iera mettono nell'Appennino Etrusco, abbastanza vicini al perno principale (Bologna) per essere protetti all'occorrenza, e bastantemente r it irati _dalla frontiera per non essere girati. · In seguito mostra la necessità di conservare le opere sulla sponda destra del Ticino, a Pavia, e quelle sulla sinistra del Po, a Piacenza, allo scopo di provvedere alla libertà d'azione del nostro esercito sulla sinistra del Po, ed aHresì di fortificare potentemente Genova affine di impedì.re al nem ico di operare, cli concerto colla flotta, un movimento girante da Bobbio ove, perciò, proporrebbe di sfabilire un posto importante a cui affidare ezianclio la ·difesa della strada che da Voghera mette a Bobbio stesso. Portando poscia lo sguardo verso la parte orientale, l'autore opina che Verona non dovrebbe essere fortificata., perchè molto debole dalla parte del nord, troppo vicina alla frontiera, facilmente girabile verso l'est e prontament e soccorribile da. :Mantova che la sosterrebbe quanto basta , anche lasciandola scoperta. Mantova col Serraglio eserctterà invece, secondo . lui, tale un'influenza sulle operazioni del nemico, che questo non potrà dirsi stabilito sulla sinistra del Po, se prima non l'avr,\ espu. gnata. Sulla sinistra del b,~sso Adige nota l a necessità di conservare l'attuale doppia testa di ponte di Legnago, aumentandone il perimetro con forti staccati, e di mantenere le attuali teste cli ponte a Cremona ed a S. Maria Maddalena sul basso Po. Qualunque altro punto fortifieato nella valle del Po, l'autore lo crede inutile, perchè la linea Alessandria-Casale se potè servire ali' eserci·to sardo contro l'Austria, non potrà. egualmente servire all'esercito italiano; e dall'altra parte Verona sarebbe più dannosa che utile. Osserva di poi che Alessandria e P iacenza, non essendo collegate
152 all'Appenni no, si potrebbero giraJ'e lungo il piede dello stesso ; che la pianura di Marengo sarebbe pi tl propria all'offesa che alla difesa; che i forti di sbarramento delle gole alpine, pei quali la Commissione assegna la som111a di 16,000,000, dovrebbero esser e esclusi, perchè l'espugnazione di due o tre dei più deboli basterebbe a renclere inutili tutti gli altri. In quanto a Roma, esso dice non essere ammissibile che il nostro esercito arrivi sotto le murn della Città E terna, senza prima avere esaurite le sue forzo al punto da rendere necessaria una pace : e che un corpo di sbarco di 30 a 40 mila uomini non sarà in condizioni favore,oli per tentare un'impresa decisiva contro la città, la quale potrà da una parte, dalla destra del Tevere, essere difesa con pochi forti stacca.Li, e, dalla sinistra, con un corpo di truppe mobili raccolto sull'antico campo d'Annibale a Rocca di Papa. L'autore infine propugna l'organizzazione d'una buona marina, che completi il sistema difensivo, no protegga le nostre coste, e ci rifomisca di quanto sarebbe necessario a sostenere la nostra difesa terl'itoriale; pone por capi saldi del nostro fronte occidentale marittimo, Spezia e lo stretto di :Messina; vuole proletti da buone batterie i principali porti e r ade cli questo fronte, affinchè la nostra flotta possa recarsi al loro soccorso prima che la nemica riesca ad impadronirsene; e conclude col dare uno specchio della spesa necessaria per attuare il suo sistema difensivo, dal quale risulta un totale generale di 103 milioni di lire. Il concetto generale di queste considerazioni, se è alquanto discorde dal concetto che traspare dal piano completo di difesa dell'Italia, pare lo sia molto meno da quello che informa il piano r idotto ed il progetto del Ministero, anzi vi si scorgono non pochi punti di contatto; la divergenza caratteristica si rilern in ispecie nella preferenza data dall'autore a Stradella in luogo di Alessandria, come perno di difesa verso occidente, nella esclusione dei forti di sbarramento dei passi alpini, a cui sostituisce un sistema di mine, e nel concentramento della. difesa in Bologna. Impertanto se la Commissione ed il :Ministero mantennero lo sbarramento dei passi alpini o la linea di-
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153 fonsiYa facente capo in Alessandria, non si può esser~ coll'autore nel credere che ciò sia avvenuto senza che s1 sia tenuto conto, e seriamente, delle lezioni della storia. I forti di sbarramento si ritenrrono necessari per dar tempo al nostro esr.rcito di compie~·e la sua mobilitazione ed il suo concentramento; od Alessandria, distanlo 6 marcie dalla frontiero. occidentale, trovasi in tali conàiz~oni tatiiche e strategiche da formare ridotto d'una prima linea di difesa verso ovest, come Mantova lo sarebbe verso nord. D'altronde sembra che il vantaggio del concen~ram~nto della nostra difesa dehbasi molto sagacemente bilanciare col danno dell'invasione delle forze nemiche, alle quali si allar,"11crebbe forse un po' troppo il campo dell'offesa, r cstring~ndo la difesa nel punto sLra'Lcgico decisivo :fissato dall'autore a Bologna. In quanto alla spesa calcolata di 103 milioni, ~i rilevano a prima vista due somme, u_n a per le fortificazioni di Roma, e l'altra per la pr ovvista dell'armamento, che paiono n.Lquanto inferiori alle e~i~enze cli que~t.a ~ cli quelle. Ed infatti come sarà poss1h1le co.n 4. 1mh~DL rinforzare la cinta fortificare ~fonte ù-Iar10, cosirmre diversi forii stacc~ti attorno Roma? E con 2 milioni, in luogo di 22 milioni domandaLi cl~ M_ini~te~'O, pr:ovveclere all'armamento delle nuove fortifi.caz10DL di )lessma, Spezia, Genova, .Alessandria o _S~·adella, Mantova-Borgoforte, Legnago, ecc. ecc., ogg1d1 che, soltanto le bocche a fuoco per la difesa specialmente delle coste, valgono almeno 50 mila lire caduna·?
l'•fru:;ioni pt•11tiol•e s1•ecinli pe,. gli :;n1•JJ"'"',.• d el (JC~aio. -
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volume di ,ao pagine con tavole. - Roma, 1872, Tipografia d1 Voghera Carlo.
Il nuovo organico dei reggimenti di fanteria stabilit~ coil decreto delli 5 marzo 1871 assegna due soldati zappatori per ogni compagnia in tempo di pace, e cinque
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in ~empo di ~uer_ra; onde ogni reggimento avrà .24 soldati zappatori nei tempi ordinari, e 60 in caso di g·uerra. Fra poco_, come fu già annunciato nel Gi01·nale J.1ilitar·e. saranno mtrodotti gli zappatori anche nei reo·o·imenti ber~ sagl)eri, ed è a supporsi che ciò si farà nell~t> stessa proporzione ·usata per la fanteria. . Era quindi n atura~e che il ~inistro della guerra studiasse ~l mod~ di trarre 11 magg10re e miglior partito da tale mnova.z10ne. Mentre dunque quanto prima uscirà un reo-ol an_ien~~ speci~le intorno il mo~o di scegliere gli zappatori, dt 1mpart1r loro la necessaria istruzione e fissare il ~oro posto nelle manovre ed i servizi cui devono attendere m temp.o di pace e. di .guerr a., furono intanto pubblicate p~r. es~1 1~ Istruzioni pratiche speciali'. Sono queste d1v1se 111 cmque parti e trattano: la 1• della fortifìcazione improvvisata; l a 2" dei nodi di cordame e dell'unione di legna.me; la 3a dei passa o-o-i diversi e dei piccoli ponti; la 4• delle distruzioni ~t> dei riattamenti parziali .1i ~trade ordinarie e ferrate; la 5• dei l avori accessorn d1 accampamento. . L~ Ist1·i~zi'o1~i ~orrnano un elegante e comodo volumetto d1 circa 2o~ pa~me, corredato da 40 tavole contenenti 236 [rgure fotohtografate. La materia è ripartifa in bell'ordme, e tratt_a t~ c?n .di?itux:a .Piana e sempre chiara, come app_unt? s~ r1ch'.ede m s1m1ll l avori. Lo scopo poi delle lst1 uzioni e spiegato nella breve e succosa introduzione che vi è premessa. In essa è detto che il loro sco_po essei:zia.le è « _cli for11:are degli 1.appatori cli fanteria capaci di ese~u:re . quei pi?c_oli l avori di campagna cl~e _t_orn~no soventi md:spensa~1li_ alle !·ruppe per poter prnv,eclere a se stesse m molt1ss1me circostanze della guerra, ed in talune altre essere in grado di prestar~ o:pera pro~cua alle truppe del genio nei l avori di mao·g10re enttì:à ». E noi riteniamo queste Istruzioni n3n p_ure. attiss1rne ad ottenere lo scopo predetto, ma le cons1.der1amo anche come un manuale prezioso, meritevole d~ essere_letto e consultato da tutti _g li ufficiali inferiori d1 · fanteria, perchè è forse l'unico nel suo o-enere che conte~g'.1 esposti brevemente e con chiarezza t~tti i lavoPi ~pedit1v1 che una truppa può essere chiamata ad esel'l'uire 0 m campagna.
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Die ,D.t,.rp•iff&i,eise ,le,• 1Jt•euss,sclrn•• ~••ft1Hfe rfe in~ Pel,l,:;!"fle
(Il modo di attacco usato dalla lanter,a prussiana · nella campagna del 1870-74).
:as:ro-H -
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È una memoria del feld-maresciallo austriaco Gi1r glielmo cl{wa cli vVùrtemberg, reduce dagli ultimi campi di battaglia. Fu letta il 31 maggio 1871 nella riunione degli ufthiali di Praga e pubblica:~a 1all' Organ cles Wi'ener m,ilitèi1· 1,issenschafilichen Ve1·eins - VoL m . Vienna, Carl Gerold's Sohn . I Francesi, durante l'ultima guerra, fidenti nella. superior iUL dei chassepots e nella potenza ?ifensi:'a ~lel fuoco, manovrarono poco e male. Coperti da rrpar1 .o trincee, senza curarsi di puntare, gettavano una pioggia di proiettili , la quale in una zon_a ~lista~t~ cl~~ ~200 a 1800 passi seminava la morte nei r1part1 nemtc1 sopra i quali a caso andava a cadere. II). lu.ogo_ però ~i rovesciarli , di sol ito li invita.va a l anciarsi avanti p~r giungere più vicino alla posizione ag~gnata_e megh~ far uso delle proprie ar mi. Allora sparivano 1 vantag~1 del fucile e sottentravano quelli della ca.lma, della cltsciplina, dell'abile maneggio dell'arma; i Francesi, sprecata. grande quantità di munizioni e buona p~rte di energia, o si ritiravano o con~ro,atta:ca.v:ano. ~a 11 controattacco, condotto sempre d1 fronte, m ordme denso e profondo, senza finte, senz!t colp i _ai fìa~chi , sen~~t far profitto del terreno, accumuiava tali perdite da deprimere . in pochi istanti ht foga della t ruppa più ardente. Il battaglione prussiano marcia, ~econdo il regolamento, all'attacco con due cornpagme coperte . da cacciatori in prima linea alle qua.li seguono le altre due in riserva. In pratica però la risen7 a spesso si spingeva avànti' e ne veniva una linea di colonne di compagnia, la quale in terreno scoperto era esposta a stragi enormi, il cui effetto poteva essere solo in parte paralinato dalla ferrea coesione delle compagnie tedesche e dalla poca mobilità ed iniziativa. dell' avversa.rio. La Guardia nella batta glia di Gravelotte attaccò St-Privat in l inea di col onne ed in ordine per i Prussiani
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eccezionalmente serrato - 13 uomini per metro cli fronte . A mille passi dal villaggio il fuoco era così tremendo che in dieci. minuti caddero 6000 uomini. La marcia fu sospesa :finchè i Sassoni col girare il :fianco destro francese · scossero la potenza difensiva della posizione e resero possibile di rinnovare l'attacco. . Q~e~to ed altri attacchi del 1° periodo della guerra riesc1t1 solo al prezzo cli spaven-tosi sacrifici, fecero cercare un altro modo di avanzare sotto il fuoco distrut!ore_. Già la presa del Geisberg nel combattimento di \Ve1ssemburg· e la mossa offensiva contro ·vvorth nella battaglia successiva avevano offerto esempi cli una · nuov-a tattica aggressiva. La Guardia la adottò forma.1mente e su grande scala nell'attacco cli Le-Bourget (30 ottobre). Le compag·nie e plotoni avanzavano alla corsa in cacciatori pel terreno scoperto , quindi successivamente si raggruppav-ano sempre avanti appena un saliente , una piega di terreno , un riparo qualunque permetteva di riprendere fiato e di far uso del fucile ; poi nuova corsa sparpagliata e protetta dal fuoco dei riparti che erano ferm i, e nuova raccolta. In tal modo proc~dendo a: m?' d_i ~ormiche, avvicendando il romper le righe ed il r~umr.s1, la corsa veloce ed il tiro a piè fermo, l a Guardia grnnse senza molto sangu~ ad avviluppare e prendere l a forte posizione. francese. Da questo momento fu s~veramente proibito conduri'e sezioni in ordine chiuso ad una distanza minore di 2000 pas,si dalla fanteria nemica in attitudine difensiva. . E nota la simpatia dei Prussiani pet' le manovre avviluppanti·, simpatia giustificata da tanti successi. Appena l'avanguardia si trova. a contatto col nemico ing:aggia co!1 esso l'a~ione; l'artiglieria si avan za al galoppo, s1 mette m batter111 e colla sua potenza difensiva tien duro al centro. Frattanto la fanteria del grosso man mano . che giunge gira ed a tempo opportuno piomba offens1Ya.mente c0ntro un' ala nemica o contro ambedue : · 1a fronte di attacco si allarga e si assottigfot, scarse d'ordinario rimangono le riserve; ma il nemico colpito nel_ st~o. punto debol~, minacciato di un disastro, piega e s1 rrtira. A porre m evidenza questa maniera di combattere il duca cli vVi.irtemberg descrive con mano maestra il combattimento di Saar bri.icken : non gli audaci
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457 assalti alla baionetta come da molti si cr ede , ma le mosse offensive contro i Francesi diedero ai Tedeschi la chiave di quella .splendida vittoria. Ma chi gira rischia di essere girato, chi .si assottiglia di esser .sfondato , chi manca di riserve corre pericolo che là sua ritirata precipiti in fuga. Si deve dunque consigliare questa tattica ad un . eserci'&? meno soli~? del prussiano contro un. avversario meg~~o ari:nato e pm mobile che non l' austriaco nel 1866, pm solido e meo·lio condotto del francese nel 1870? Sia lecito dubit> tarne. Nelle teorie tattiche che hanno fatto il loro tempo è detto occorrere , vuoi per occupare una posizione, vuoi per battersi in campo aperto, 12 uomini per 1:1etro cli fronte. I Francesi non seppero colle nuove armi spastoiarsi dal vecchio princi11io. A Mars-la-Tour (16 agost?) cinque corpi cl' armata in vece di allargare le_ braccia ed usare una botta vigorosa ad un :fianco nemico , lottano l' inter a giornata contr~ l a me!à cl! Pruss~~mi in uno spazio di quattro chil_ometri. _Due g1.o rm doro _l o0,000 uomini occupano una pos1z10ne d1 12 clulometr1 d1 fronte. Lasciamo Sedan dove al principio dell' azione l'intero esercito è costretto a battersi in un terzo, e più tardi in un quinto di miglio quadr ato. Faidherbe pre_ss_o . Queurieux (23 dicembre) attende con 70,000 1101111m. m una posizione di 6 chilometri di fronte Manteu:ffel, ~l q~ale prende l'offensiva con metli for~e ed avanz~ m lme~ di due uomini per passo. Cha~zy 11 12 g~nna10 _davant~ Le ~fans occupa una zona dL terreno d1 12 ch1lom~t~1 con un esercito che si fa ascendere a 200,000 uomm1. Durante tutta la campagna queste masse fran?esi, poc~ maneggevoli, lente , impacciate offrono enormi bersagli alle artiglierie nemiche. Uopposto fanno i Prussiani. Tengono dife~si:amente le posizioni con poche truppe ec~ hanno qumd1 camp~ di disporre per l'offensiva, eseguita .. su vasta sca~a, d1 forze molto considerevoli. A Saarbrucken hanno cmque uomini per passo; a Mars-l_a-Tour 6. N: l seco1;1do periodo profittano della minor cons1st:-nza nenuca _e s1 alla~gano ancor più. Il principe Federico C::trlo ed 11 duca d1 M~~ cklemburo-o attaccano H bosco d1 Orleans con non piu di due uo~ini per passo. A S. Quintino (19 gennaio) 30,000
,15s Tedeschi m1z1ano il combattimento sopra una fronte di 38 chilometri, che poi si r estringe a 15. « La forza dell'o~ensiva esclama giustamente l'autore, « non dtpende dall ammassar .truppe, ma dal condurle « all'attacco con abilità e dallo scoprire le varie. parti « deboli del nemico ». I Francesi non sono mai riesciti negli attacchi perc11è -sempre vollero prendere il toro per le corna. La fanteri;1 rrussiana par alizzò fino nelle prime battaglie la splendida fanteria francese, e quindi la ruppe ed annichilò coll'abilità nel marciar e, colla disciplina al fuoco, colla compattezza di. tutti i riparti. Di qui il feldmaresciallo !)r ende occasione per rivolO'er consigli all'eser?ito aust~iaco. Domanda sti:vali e gamelle alla 1m1ss1ana: desidera pel fantaccino molto esercizio nei fuochi di combattimento, nel 1rnntamento e t iro contro oggetti mobili e continuata istruzione teorica sul t iro per t utti i giorni dell'anno. Propone che si addestri molto la truppa nel raccogliersi non indietro come d'ordinario ,.si. u~a anche da n?i, ma avanti, se1~pre avanti vers~ 1 n:u.mc~. Accenna a.l vantaggio di avere le compagmc chv1se m tre plotoni, uno dei quali di cacciatori. Sopratutto inculca di educare il cuore e la mente del ~old~to, di . lascia~g·li un certo spirito di iniziativa, di 1mpmner~h fiducia nella propria forza, nella propria br~vura m moc~o ~he a seconda delle circostanze possa agire per propr10 impulso con vantaggio dell'operazione comune. Termina con una grande verit,\ : la molla che ha reso
Ù!IGANIZZAZIONE OEI COSACCl!I. - Il giorna.Ie russo la Raccolta Militare, contiene in uno dei suoi recenti fascicoli un articolo sulla
g1·ande l'ese1·cito pnissiano sta nel sentim,ento del dovere.
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leva, l'organizzazione e la mobilizzaiione delle truppe cosacche. I dati più interessanti sono i seguenti: Nell'introduzione l'autore dice che i Cosacchi costituiscono una parte considerevole delle forze combattenti della Russia. Secondo le situazioni del 1° marzo ·l 87·1 possono venire chiamati a prestar servizio fuori delle loro sedi '184 squadroni di cavalleria, ~ 07 compagnie di fanteria e 26 batterie a cavallo. Di codeste forze trovavansi al principio dell'anno scorso in servizio .att ivo 323 squadroni, 35 compagnie e 112 111.i batterie. L'effettivo di siffatte forze comprende va ~737 generali ed ufficiali superiori ed inferiori, e ,64,433 uomini di truppa, in tutto 66,'170 uomini, cioè circa il '13 010 delle truppe di campagna o il ,io 010 del totale delle forze di campagna e locali che si tro, avano in servizio attivo al ~· marzo ·1871. I Cosacchi essendo principalmente impiegati quale cavalleria, ne risulta che la Russia non abbisogna di una cavallcr.ia regolare molto numerosa in proporzione delle altre armi. All'introduiione tengon dietro notizie particolareggiate sulle condi1,io'ni dei reggimenti cli Cosacchi dnl Don, di Oremburgo, dell' Ural, del Kuban e del Tcrcck, cioè su quegl i eserciti cosacchi che possono venire impiegati su di un teatro di guerra europeÒ, od anche prender parte alle operazioni dell'esercito del Caucaso. Presso i tre primi eserciti cosacchi è fissato il piede di guerra soltanto, presso i due ul timi anche quello di pace . In via normale .in tempo di pace un terzo dei Cosacchi prest; servizio fuori dei rispett ivi paesi, mentre i rimanenti si trovano in congedo alle case loro. La durata del servizio è fissata a 22 anni, di cui 45 di servizio attivo (per lo più fuori dei rispettivi territori) ed -altri "i nell'interno del territorio rispettivo. Dopo che le truppe chiamate a prestar servizio fuori del proprio paese abbiano passato in tale servizio 2 o 3 anni, viene dato ad esse il cambio con altre finora rimaste in congedo. Siccome perv per queste ultime non esistono in tempo di pace quadri permanenti, così le frazioni destinate al servizi() esterno devono Hssere formate volta per volta. .
mo Codesto sistema, se non presenta verun inconveniente in tempo cli pace, in tempo di guerra è assai svantaggioso pcrchè per esso riuscirà assai difficile di portare i Cosacchi contemporaneamente coll'esercito regolare su di un dato teatro di gL1crra. L'esperienza insegna che per la mobilizzazione di nuovi corpi cosacchi occorrono ~a 3 a 4 settimane. Nel 4863, per esempio, quando sembrava possibile un conflitto colle potell7:e occidentali, il governo chiamò sotto le, armi i Cosacchi del Don, di Orernburgo e dell'Ural. La formazione dei Cosacchi del Don, iniziata nel mese di gennaio, durò nei punti di riunione dai 27 ai 37 giorni; i corpi, la cui formazione venne decretata nei mesi di marzo ed aprile, furono per contro pronti in 2·1 giorni. La riunione <lei Cosacchi dell'Ural e di una parte di quelli di Oremburgo durò 4 settimane. Da ciò concbiude l'autore che nelle prime 3 settimane non possono essere pronti a mettersi in marcia se non 46 reggimenti di Cosacchi del Don più qualche altro di Cosacchi del Kuban e del Tereck; mentre per la mobilizzazione dei rimanenti di questi, come eziandio di quelli degli eserciti cosacchi di Orernburg e dell'Ural, occorrono almeno 6 settimane. Infine l'autore riassume nel modo seguente i difetti della presente organizzazione degli eserciti cosacchi: .1° I reggimenti di cosacchi si formano solo quando il governo ne ordina la partenza; 2° I reggimenti entrati in campagna non ricevono dai rispettivi territori delle riserve per riempire i vuoti nelle file ; 3° I reggimenti sono ripartiti in truppe tattiche unità (6 sotnieJ; il numero degli ufficiali è insufficiente; si difetta di treno (solo un cavallo da basto per ogni ,1O uomini), non esistono soldati del treno, cosicchè vengono comandati quali conduccnìi dei Cosacchi combattenti; finalmente il personale sanitarip è insufficiente assai (ad eccezione di quello degli eserciti del Kuban e del Tcreck) ; 4° In tempo di pace i Cosacchi non veng-ono mai addetti ad unità tattiche superiori, la qual cosa non permette che si dia ad essi una buona istrur,ione tattica; · 5° Finalmente è da temersi ~he avvenendo il caso di mobilizzazione, i reggimenti cosacchi non potranno formarsi con quella celerità che il governo si· aspttta.
MARTINI CARLO,
PHOGETTl DI LI~GGE PRI~JSENTATI ALLA. CAYIERA DEI DEPUTATI
· DAL MINISTRO DELLA GUERRA (RICOTTI) I
nella tornata del 15 gennaio 18;·2
Gerente. ,,
SIGNORI. Ossequente al voto espresso dalla Camera nella sua tornata del 20 dicembre 1870, ho l'onore di presentarvi tre progetti di legg·e: 1° Sull'ordinamento dell'esercito e dei servizi dipendenti clall'amministrar,ione della guerra; 2° Sulla circoscrizione militare territoriale del regno; 3° Sugli stipendi cd assegnamenti fissi degli uffì.ciali, della truppa e degli impiegati dipendenti da1l'am• ministrazio11e della guerra. Accennerò in breve i principali cambiamenti che l'approva:.-::ione di questi tre schemi di legge reçherebbe alle nostre istiiur,ioni militar i ed i criteri che mi furono di guida nel divisarli. ANNO XVIJ, VOL. I.
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I.
Ordinamento. Nel primo progetto ho raccolto quanto, al mio vedere, può essere stabilmente determinato non solo senza inconveilienti, ma con vantaggio per l'esnrcito e per i vari servizi che ne derivano. A taluni scmbrer~b forse che io mi sia tenuto troppo sulle generali, ma io ritengo che la maggioranr.a del Parlamento nella sua saviezza riconoscerà invece come io sia sceso sino a quel limite che non si potrebbe oltrepassare senza pregiudicare a quella stessa stabilità che è l'essenzial e obbiettivo cui miriamo. Nel capo I ho cercato di de:finir0 in maniera precisa l'ufficio clell'Psercito permanente e quello della milizia provinciale e <li elassifìcare distintamente i personali militari . Queste deflni1,ioni e classificazioni' io le credo uti-li non sc~lo per la chiarezza della legge stessa e di tutte le altre disposizioni alle quali essa deve servire di base, ma anche perché stabiliscono alcuni principii importantissimi che emergono dal testo stesso della legge. Nel capo II è descri'tto l' orga.namento dell' esercito permanente. I vi è :fissato invariabilmente il numero degli ufficiali generali, ciò che non è fatto nella legge stessa per alcun altro personale. R/;\gione di questa eccezione è che il numero dei generali dipendendo dall'ordinamento in grande dell'esercilo, la stessa legge che stabilisce questo deve determinare quello; mentre, se ugual cosa si volesse per i personali dei singoli ordini e sei<vigi
rn3 militari, ogni qualvolta occorresse il benchè menomo ,cangiamento al congegno particolare di ciascuno cli co. -desti servigi ed ordini, ci vorrebbe una nuova legge; e ciò non solo incepperebbe la azione governativa, ritardando l' attuamento dì provvedimenti talvolta urgenti, ma toglierebbe, come già accenna.i, a questa. legge es'Senzial mente costitutiva, ogni carat-tere di stabilità. Propongo un Comitato di stato maggiore generale, e nel testo stesso dell'articolo 12 è espresso l'oggetto principale cli questa istituzione che io credo indispensab ile. Si presentano infatti non solo eventualmente, ma anche abitual mente delle grandi questioni, per la decisione delle quali può tornare utilissimo al Governo il parere dei militari più eminenti per la carica che coprono; ed è di questi che i~ Comitato di stato maggiore generale dovrebbe essere composto. Di esso Comitato non siederebbe permanentemente che l'ufficio cli presidenza, mentre i membri, che normal mente sarebbero i 7 comandanti ,generali, i presidenti dei due Comitati delle armi di l inea e dell'artiglieria e genio e il comandante del corpo di ·stato maggiore, non verrebbero convocati che quando ·se ne presenta il bisogno. Perciò questa istìtuzione non è pel b ilancio un aggravio da tenerne conto; tanto più -che propongo la soppressione di un altro Comitato, come accennerò in appresso. Ommetto pei· amore di brevità le ragioni che mi hanno suggerito la creazione dell'Jstilitto topografico m,ilitcwe, <lacchè ebbi l'onor,e cli esporle alla Camera nella tornata dell'l l maggio dell'annp passfLto. Nell'ordinamento dell'artiglieria e genio 1)ropongo due .innovazioni abbastanza rilevanti, e sbno : la fusione dei Comitati di codeste drni armi e il transito dei pontieri al genio. Fra i servizi tecnici· dell'artiglieria e del genio furonvi sempre molti punti di contatto, ma or a più che mai, mentre sono pendenti grandi questioni inerenti tanto
HH all'una arma che all'altra la solur.ione delle quali deve essere studiata e iro,ata in comune.' 11 tr ansito dei pontieri al genio è cons igliato dall,t natura stessa del seryizio di quel cor1>0, che ha e,identernento assai più affinità. con quclJo del genio che non con quello d'artiglieria; così vero che pres:,o qtiasi tutti gli alfri eserciti, fa costruzione elci pon li 0. affidata al genio. E diffatli al gittamcnto dei pouii con materiale preparato e carr eggiato al .seguito degli eserciti, i.l più <lolle Yolte non solamente richiedesi il concorso òegli zappatori del genio per l'arl::i.Ltarnento <lello ram1>e di ,1ccesso ai medesimi, ma henanche per prestare mano ai pontieri nei lavori d'arte in casi d'urgenza. Ora è facile comprendere come similci cooperazione debba riuscire megl io assicurata e p iù efficace fra riparti dello stesso corpo sotto unitit di 11irezione e con comunanza cli preparazione negli esercizi del tempo <li pace. D'altra parte anche nell'aii.ual e sfora delle rispettive nttribnzioni hanno com uno l'incarico del riattare i ponti e gittare quelli di circostanza; e la loro riunione vet·rebùe in cerio c1ual modo a lJerfezionarno e compierne fa istruzione rispettiva. Attualo. questa fusione, le truppe del gonio consteranno di due reggimenti, formati cia~cuno parte di pontieri e parte di zappatori : uno di essi avr à. inolfrc due compagnie speciali JJCl se1Tizio fcnoviario, ese1·cita le spe(;ial1ncnte· n ei diversi servizi inerenl.i all'esercir.io delle ferrovie ed al mo...-imento <lei treni. Nelle armi dì linea non propongo alcun mutamento allo stato attuale, essendochè già ho a,uto campo di in~ ' t.rodurre nell'ordinamentotli esse armi quelle modificazioni che mi ~embravano le 1>iù opportune. Kell'al'rna dei r eali carabinieri è divisata la fol'mazionc di una nuoya legione territoriale, quella <li Roma, cosa d'evidente convenienza. Potrel,besi forse ~opprimere la legione di Cagliari, ma mi astengo di proporlo per de-
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fere nza ad un voto espresso in proposito dalla Cas.1er:i. nell'anno 1870. Le due Case reali ,eierani invalidi verrebbero riunite in un sol corpo, il cui personale superiore sar ebbe co11sidereYDlmente diminuito, ridotto cioè al puro bisogno di se1Tizio del corpo ste.sso. . Simile diminuzione era da lungo tempo determina.tu, e· lo climostrn il fatto che da pi Lt anni una. delle duo Case è annoYerata nelfa parte straordinaria del bilancio della guerra . . . Verrebbe soppresso il Collegio militare. E questa una questione che fu più volt0 sollevata , e cl).e rimase sempre insoluta. . Aver e un solo ·collegio militare, e cosi sca.rsi i concorrenti ad esso, è, nel mio modo <li Yeder c, la piìi mani festa prov;,t della convenienza di soppr imerlo. D'altro . canto siccome sarl~ di molto facilitata l'ammissione al· !'Accademia cd alla Scuola militare di guisa ch e vi possano aspirare, senza bisogno di cor:-i preparawrii, i giovani dei pl'i mi anni di liceo· e di istituto tecnico, il Collegio · militare più non avr ebbe ,cr:unente ragione di esistere. Come puo ve<leesi (fagli al'ticoli 39 e 45, ed aneli e più chiar amente dagli specchi posti a corredo di quesLa. relazione, è rn ia intenzione non solo di stabilire meglio l a posizione militare dei medici, dei veterinar i e dei funzionar i d'intendenr.a, ma di accrescerne il prestigio e di rialzarne la carriera a'cleguata.mente all' importanza dei · servizi rispc!tivi. Propongo la istituzione di un nuovo personale, quell~ cle..,.l i it((ìciali contabili (articoli 46 a 48 dello schema d1 b . . . . l egge). Questo personrtlo, composto di imp10gati rtssnnilati a gradi di uffìciali, a rnnte carriera. da sè, e tratlo t utto quanio darrli u ffìcialì e sott'ufficiali rlell'osercito, o 1· fornirebbe i contabili ai corpi di truppa, a luogo deg 1 ufflciali ch e ora sono direttori dei conti, ufficiali ùi massa
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166 e d'_a mminis lrazione. Il cambiamento consiste quindi unicame~te nel sostituire ufficiali assimilaii ad ufficiali effettivi. Questa mi~i proposta è ap1)oggiata sulla c;msiderazione che il servizio di contabilità è cosa talmente disparata <lal servizio veramente militare, che non è possibile il pretendere che lo stesso individuo abbia uguale attitudine per entrambi ; o che, avendol a per l'mÌo, non la perda· coll'esercir.io continuato dell' .tltro. Ed invero succede che ufficiali dè1pprima ottimi nelle pratiche delle armi, dopo parecchi anni di carrir,ra contabile, divengono inetti a proseguire nella ·carriera propri1t, e quindi o sono promossi e r iescono male, o non sono promossi e si disgustano dell'impiego speciale che loro ha troncato l'avanzamento, e l 'esempio ne distoglie anche gli alt ri. Quando invece la carriera contabile nei corpi sia ben distinta e sia costituita da sè, come lo è, ad esempio, quella dei medici, chi l' avrà abbracciata per elezione dopo averne pensata.mente estimato le condizioni e<l -i limiti, non avrà più ragione a lagnarsene, e pìù non succederanno gli inconvenien~i ed i discrediti cui ho poc'anzi accennato. Del resto, questo sistema è seguito da lunghi aìlni in altri eserciti, e con miglior successo che non da noi còll'attual e nostro. Nef capo III, 1vlili"zia. p1·ovincia.le, vennero ripetuti alcuni dei precetti che aià sono statuiti dalla le ot> o,.,.e H:lluglio 1871, e ciò mi è sembrato necessario per eornpletare lo schema di legge che ora sottopongo alle vostre dcliher'azioni; ma vi sono inoli.re determinati gli organici de11.e varie specie di truppa della milit.ia, quali già forono ordina.ti per decreto sovrano in base alla l egge che ho rammenfato sopra. Nel capo IV invece vi è proposta una. disposizionH interamente nuova nella nostrn legislazione militare, ma che io credo assolutamente indispensabile. ~
Per quanto in tempo di pace si possano tenere al completo i quadri dèll'ufficialitù. dei corpi di trupp~ dell' eser·cito permanente, nondimeno, quando questo vien portato alla sua forza massima ed entra in campagna, succede un'infinità di vuoti nel servizio militare territoriale e si · ere~ un'infinità di impieghi attinenti allo stesso esercito combattente : così l a sostituzione dei comandanti e degli stati maggiori territoriali di vario ordine, l'indispensabile sussidio di personale ai distretti cui ailiuiscono le truppe . di complemento, il servizio di tappa alle spall~ degli eserciti operanti, ecc. Se ·per tutto q\rnsto non si · può disporre ·cli ufficiali in ser~ir.io temporan~o'. bisog~crù. o mantenere· in tem1)0 di pace un numero assai maggiore di quello comportato <lai quadri, ovvero all'è.1.prir~i d~ un~ guerra :fare un :qumero considerevole di promo;,;iom e di dànnosi spostamenti. Se il primo sistema è eccessivamente dispc.n dioso per lo Stato, il secondo è anche peggiore, perocchè non solo prepa~a. imbarazzi per dopo l a guerra, ma sconcerta l'esercito in quel momento appunLo ove esso ha bisogno su. . . prei:no della sua maggiore compagine. Ad evitare questi. inconveuienti che ebb1mo occasione di sperimentar~ più volte, io vi propongo che siano obblio·ati per l eo·g o o · e a. riprendere servizio in tempo. di guerra ·gli ufficiali ed impiegati militari in ritiro o riformati o dimissionari. Sono persuaso che, anche . senza quest'obbligo lega.l e, al l~isogno chiamati, tutti accorrerebbero, ma io riteno·o o n ecessario che ciò sia prestabilito in modo . . regolare ed invariabile, e che in tempo di pace tutti_ ~ richiamabili siano inscritti a r uolo ed abbia.no predefimt1 i loro impieghi in caso di guerra, così da poterli assumere al primo cenno . Del r esto nui.ro :fiducia che questa disposizione sarà accolta con plauso da coloro stessi che sembra colpire. Nei- capi V e VI sono definiti i vari personali acces-
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sori, quelli cioè degl'impiegati ci,·ili che non hanno assimilazione di grado militare, o gli uffizi e ·stabilimenti militari; e qui 110n occorro spiegazione aicuna., attesochè non sia.no sensibili le variazioni pl'Oposte allo stato attuale delle cose. Solo è di qualche entitl la fusione cÌell'uffìzio della revisione della contabilifa <lei corpi ~on l'uffo::io centrale delle matricole (articolo 9J) e qn<31lo del Consigli1) d'amministrazione dei personali di\·ersi con l'uffizio del quartiermastro (articolo 92). Il primo progetto di legge finisce con tre articoli che conferirebbero al Governo l'autorità di ordinare con so-· vrano decreto la requisizione cli cavalli e veicoli per i h~sogni straordinari dell'esercito in caso di mobilizzazione parziale o totale di questo. Io credo necessario che il Governo abhia questa facoltà senza che occorr,a una legge speciale ad ogni volta, e ciò non solamente in vista cli ca~i cli urgenza che si possono presentare, ma anche più perchè è essenziale che il modo Ji consimil i requisizioni sia rngo~armente prestabilito in tempo cli pnce, cosicchè aìl'occorrenza possano essere eseguite ordinaiamcnte, utilmente e presto. A chiarimento del primo schema di legge ho unito vari specchi, i quali dimostrano gli organici che avrebbero i corpi e penionali in esso contemplati. Codesti organici non so1~0 da considerarsi come immutabili per le ragioni che ho enuncin.to · sopra, e non possono ,1uindi far parte integrante dell a legge.
169
n.
Circòsf.rizione militare territoriale. Nello schema <li legge~ sulla circoscrizione militare territoriale, i più i.rnportant.i cambiamenti da. me proposti si r iassumono nei seguenti: · A.umento di quattro comandi generali (quelli . che ora si c1°1iamano comandi gener·ali di co1·po d'esercito); ·Aumento di nn comando territoriale d'artiglieria e di un comando territoriale ciel genio; Aumento di nove distretti militari. L'ideale sarebLe che la forma dell'eseroito in· tempo· di pafe corrispondesse precisamente a queHa che dovrebbe a.vere in guerra., e che quindi fosse permanentemehte costituito in eserciti, corpi d'esercito e divisioni attive. Ma non è d'uopo clw io qui rammenti ed enumeri i motivi che 1ion ci consentono, almeno per ora, di ridurre ad atto questo concetto. Bisogna però che per quanto è possibile vi ci avviciniamo, di maniera che la trasformazione dal piede di pace a quello di guerra non sia una crisi, uno sforzo, ma un atto preparato ad effet,.:. · iuarsi colla maggior regolarità che si può. Ora, fra qu esti apparncchi, uno degli essenziali è che gli uftìciali i quali sarebbero chiamati a comandi dei grandi riparti dell'esercito combattente, non vi giun- . ga110 affatto nuovi e sconosciuti; e per questo richiedesi che anche in tempo di pace essi generali siano iu contatto colle truppe ed in po~izione adeguata a quella che dov1~ebbero occupare in guerra. Perciò ritengo necessario che il numero dei comandi genera.li sia r ecato
470 da ire a sette, quale potrebb'essere il m1mrno numero dei no.stri corpi d'esercito in caso cli una gcnei:-a.le mobilizzazione. Del testo nçm è a creder.si che l'esistenza di questi comandi generali sia ùn'inutilità pcl fompo di pace, l'esperienza stessa lo ha comprovato. Esistevano e si sono soppressi, ma poi si dovettero ristabilire. L'essenziale sta nel fissarne le attribuzioni entro giusti limiti, ed ho motivo di credere, che anche come si esercita aiinahnente, l '.azione dei comandi gener,tli di corp0 d' esercito torna assai proficua al buon andamento dell'esercito. Quanto all'aumento di un comando d'artiglieria e di un comando del genio, basta mettere l'occhio· sullo specchio annesso allo schema di legge, per intenderne b co1rvenienza per quanto riguarda l'uniformità del riparto territoriale dei vari servizi. Propongo di fissare a 62 il numero dei distretti mili- · tari, il che implicherebbe la creazione di altri nov<:1 11uovi distretti. Quest'istituzione, che, come ebbi più volte l'onore di esporre alla Camera, dev'essere una delle basi essenziali del nostro sistema militare , sebbene ancora novizia, tuttavia ha g·ih preso sufficiente asseiio da poter -aflermare la sua importanza. Perciò spero che il Parlamento vorn\ accogliere la mia proposta che è li mitata · a quel tanto che io credo necessario nell'interesse del · servizio militare.
471 che fosse aumentato lo stipendio agli ufficiali e segnatamente a quelli nei gradi minori ; e in accònto di simile aumento stanziava nel bilancio una somma da di·stribuirsi come indennità d'alloggio agli ufficiali subal. terni e loro assirnilati . Veramente, se si volesse tener conto · della carezza dei vi veri cli- oggi giorno, non è sola.mente il tra:tt::nnento dei gradi inferiori, ma quello di tutti i gradi che bisognerebbe migliorare. Ma lo nostre finanze non si trovano in tale sfato da poter consentire per ora quel troppo sensibile aumento di spesa, come oècorrerebbe per portare tutti gli stipendi a con veniente misura; onde mi fu forza limitarmi pei gradi superiori ad una genernle sistemaiione ed inoltre ad un tenue aumento pei gradi inferiori. Una sistemazione generale era necessm;ia, anche indipendentemente dal proposito di accrescere gli assegna·menti, perchè gli stipendi degli ufficiali delle varie armi non era.no tutti uniformemente scalat i; e così ad esempio:
"
Sti1)c11dio ammo Fant.eria
Sotto tenente. Luogotenente . Capitano. Maggiore . Luogotenente colonn. Colonnello
Sti1le.iuli ed assegnamenti fissi .
•
»
6600
1700 1900 2800 4100 5500 7000
D,ffe1·e11.::e
100
100 300 100 iSOO
400
.
III.
In occasione della discussione <lel bilancio deÙa guerra per il 1869 la Camera stessa formulava il desiderio
L. 1600 » 1800 » 2500 » 4000 » 5000
A·rtigz.ieria,
I
Un'altra a nomalia., forse anc4e più sensibi le, esiste nel r iscontra delle paghe degli ufficiali subalterni con quelle dei capi tani e clegli ufficiali superiori della, cavalleria; perocchè, mentre la. differenza tra subalterni di fani.eria e di cavalleria(:\ solo di lire 200 anirné, tra i aradi superiori corrispom1en1i neìle due armi i! di lire GOO. " .
472 · Nello ' schema di legge che ho l'onore di prese1itarvi mi sono studiato di correggere queste anomalie; ma, })er poter ciò fare senza cagionare troppo grave spesa allo Stato, 110 dovuto naturalrne1ite togliere ad alcuni per da.re ad altri, avendo per guida l'inter~.sse g·enerale. Nel complesso però pochissi1i1i ne avranno discapito, e questo solament e temporaneo , · gjacchè col proposto a~ment o di ~tipendio dopo ogni sessennio di grado, ogni differenza viene ad essere compensata. Nel sistema di stipendi, che propono-o })er o·li uffi. 1· o o eia i , non ve ne sarebbero che due specie: l'una per l'ar~na di fa.uteri~, e l'altra per la cavalleria, artiglieria, gemo e stato maggiore, l' una e l'altra ug·ualmente graduate. E questa diversità mi sembra giustificata: tra la fanteria e la cavalleria dalle maggiori spese che gli ufficiali cli questa ultima arma lianno per i cavalli; fra gli ufficiali cli fanteria e quelli _dello stato mag·giore; dell'_artiglie~'ia _e c~el genio, coine compenso a.i maggiori studi che si nchieggono per essere ammessi a servire in queste armi. Gli stipendi sono pareggiati nelle carriere di cavalleria, stato maggiore, artigli~ria e genio, tranne che per i capitani, !3SSendochè per quelli di stato ma<r<riore e di cavalleria ho creduto necessario di mantene~·~ o·li stipendi un po' più alti, perchè non avesser.o a perde~·e troppo di quello che ora fruiscono. · Ho. creduto di stabilire che le razioni di forao·<rio non 00 possano essere prelevate dagli ufficiali che nel giusto numero dei cavalli che posseggono. So benissimo che q~esia _mi~ura tornerà a danno di coloro i quali, ~vendo ~m raz10n~ che cavalli, si giovano di quelle percepite m contanti per sopperire alle spese di mantenimento d:'cavalli che_ posseggono realmente; ma siffatto espediente non mt pare doversi ammettere perchè può facilmente degenerare in abusi e scop.ci dannosi.
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1
Per soVYenire gli uffk iaìi obhlig~iti a tener cavalli, i o propongo un'indenniLà mensile, variabile tra le ìire
15 e le l ire 25, secondo l'arma. alla quale appar tengono, per gli ufficiali infol'iori e superiori, e di lire 50 per gli ufficiali generali , come appate dagli specchi a.nnessi allo schema di legge. L'amrnontare di questa indennità verrà versato alle casse dei corpi ai quali gli ufficiali so~w ascritti, e costituirà, per ciascpno un fondo sul quale pok!t fa1;e prelevamenti od anche ottenere anticipa.zioni per rimontarsi all'occorrenza. Ed io sono di opinione che, se aneli~ l a concessione <Ìi quest'indennità ecce(les.se il r isparmio che può pr odurre la soppressione delle razioni di· foraggio in cont anti, e cagionasse quindi una maggiore spesa allo Stato, non si deve esitare ad ammetterla, non fosse altro perchè tornerà di vantaggio più generale e perchè invog·lierà di pi tì gli ufficia.li a tener cavalli, ciò che è ben dèsiderabile nell'interesse dell'esercito. Un'altra mia proposta, cui già ho per incidenza accen. nato, è quella di un aumento cli stipendio per ogni sessennio <li grado. Nella carriera militare il passaggio da grado a grado è affar<>. lento, e tanto più sar à per molti anni nell'eserc'ito nostro, ove nei gradi supei·iori hannovi ufficia.lidi buona età.Perciò l'aumento sessennale mi parrebbe non solo equo, ma incoraggiante. D'altra par te consimile cosa si pratjca già per gli impieghi. civili , per decennio, se non })er sessennio; e, ponendo mcntè alla tenuità degli aumenti da me divisati, si r iscontrerà agevolmente che, se propongo di scemar e il tempo per l'aumento, ne ho pure scemati gli (?Jnolumenti . Il complesso di queste proposte porter à nec~ssariamente un qualche aumento· di spesa allo Stato, ma non sarà di grande momento ; ed 6 facile comprenderlo se si consider a che l'aumento vero non è che per i g1·adi subalterni, e che nel fatto è di poca entità. Diffat.ti se agli
174 ·stipendi degli ufficiali subalterni si aggiungeranno 200 lire all'anno, per contro essi più non avranno la quota fissa d'jndennità d'alloggio . che ammonta a lire 157 all'anno; per il che in sostanza l'aggiunta individuale si ridurrit a 43 lire. Però in quelle fra le g-randi città ove l a spesa per l'alloggio 6 grave, bisognerà,1rnr sempre' sovvenire l'ufficia.le con una qualche speciale indennità; e questo sarà contemplato nel bilancio annuale. Q_uanto alla truppa, il progetto di legge si limita a sistemare gli assegnamenti meglio che non fossero, ed a raccogliere _in una· sola cifra tutte le aliquote di assegnamento che fin qui si facevano, parte agli individui come . competenza diretta,e parte per essi ai corpi per manutenzione. E ciò particolarmente intende a semplificare e agevolare .la contab ilità nei corpi ed anche la dimostrazione dei conti ne' bilanci. Riguardo infine agli impiegati civili non assimilati io stipendi mi \sono attenuto alla stessa gradazione deo·li b . e h 'e _proposta in altro schema di legge sottoposto alle vostre delibera:zioni, quello sul riordinamento dell'amministrazione centra.le e prov inciale dello Siato, ché vi fu presentato il 1° dicembre 1871, attesochè io credo conveniente ed equo ché g·li impiegati civili dello St~tò, anche in diverse carriere e dipendenti da difforenti amministra.zioni, siano ugualmente trattati.
•
1·
J •
PROGETTO DI LEGGE sull'ordinamento deH'esercil.o e dei senizi ditlendenli dall'Amministrazione della guena-.
CA.PO I. OENERALIT.\..
Art. 1. - L'esercito comprende tutte le forze militari -di terra del regno, e si divide in ese1·cito permanente e
milizia provinciale Art. 2. - L'esm·cito permanente è costituito di tutti quei corpi e personali dell'esercito che sono permanentemente mantenuti in servizio. In tempo di pace è la scuola cli guerra della nazione; in tempo di guerra fornisce gli eset·citi attivi per le oper'azioni campali. · Art. 3. - La rnilizùi provinciale si .compone di truppe le quali in tempo di pace non prendono le armi, se non che t emporaneamente per la loro istruzione, o eventualmente per ragione di ordine e di sicurezza pubblica. In tempo <li guerra è più particolarmente incaricata della difesa dell'interno dello Sta.to e di presidiare le fortezze, ma pub anche essere destinata a sostenere o a far parte degli eserciti attivi nella guerra campale. La chiamata sotto le armi della milizia provinciale dev'essere fatta per decreto sovrano .
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1'76
Art. 4. I personali militari dell'esercito sono classificaii in due grandi categorie:
a} Ufficialià b) 'l'ruppa
( Ufficiali eifottivi: ? Ufficiali · assimil;ti di grado. Sott'ufficiali; Caporali e soldati ;
~
Art. 5 .. - La progressione dei gradi nell'ufficialità è la segue11te: ( Generale d'esercito; ? Tenente generale; ( Maggior generale. r Colonnello ; Ufficiali superiori ~ 1'ene~te colonnello; ( Magg10re. { Capitano; · Ufficiali inferiori ? Tenente. ÙfficiaJi generali
I tenenti si distinguono in p1•imi tenenti e secondi tenenti; ma siffatta distinzione non implica differenza di grado, bensì, solo di stir>endio. La progressione dei gradi nella truppa è la seguente: Furiere maggiore, Furiere, Sergente , Caporale, Soldato.
l
Sott'uffi.ciali.
Art. 6. - Gli ufficiali assùrdlati di grado sono funzionari od impiegati militari, i quali, a ragione deìl'impiego che coprono o del grado che rivestono nella carriera rispettiva, hanno assimilazione ad un grada d'ufficiale, e come tali sono ugualmente soggetti alla disciplina ed alla legge penale militare. · L'assimilazione però non dà diritto agli assimilati di
far 10 Yeci, in cnso di mancanza, dei militari effettivi di qualsiasi grado. Art. 7. - Sono assimilati : il personale medico militare, il pei·s ònale d'intendenza militare, il personale deg·li ufficiali contabili militari, ed il personale Yeteri11ario militare . Art. 8. - Gl'impiegati dipendenti dall'Amministrazione <lella guerra e specialmente eontemplati nel capo V della presente legge, non sono .assimilati di grado, e quindi non sono sogg·etti alla clisciplina ed alla legge pehale militare. Però, p@r reg·ola.ro le precedenze nelle circostanze di riunioni, ovvero di pubbliche o prin~te funzioni, ove· concorrano con ufficiali, hanno i pareggiamenti di rango determinati nel succitato capo. Agli impiegati 11011 assimilati sono applicabili, quanto alle posizioni di dis1)onibilità, aspettativa e congedo ed alle pensioni, le leggi relative agl' impiegati civili dello Stato.
CAPO II. ESERCITO PEIUiANEN'rE.
Art. 9. - L'Esercito permanente consta dei seguenti personali : A) Sfato Magg-iore generale ; B) Corpo di stato maggiore ; C) Armi d'artiglieria e genio; D) Armi di linea (fanteria e cavalleria); E) Arma dei carabinieri reali ; .F) Corpo degl'invalidi e veterani ; G) Istituti m ilitari; H) Personale sanitario ; I) P ersonale d'intendenza militare ; L) Personale degli ufficiali contabili militari. ANNO xvu, VoL. 1. ~;a
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418 A. ·- Stato J.}faggiore gener·ale. Art. 10. - Lo Stato Maggior·e· ,qeneraie è costituito degli ufficiali generali, il cui nume1~0 è stabilito a 129, dei quali: · 5 General i d'esercito ; 42 Luogotenenti general i ; 82 Maggiori genera.li.
129 Art. 11. - In tempo di pace non possono essere fatte promozioni da tenente generale a r;ener alc d'esercito. Però le vacanze nel grado di generale d'esercito saranno compensate con altrettanti ten<~nti gener nli in più dei 42 stabiliti dall'articolo precedente. Art. 12. - 11 Goniitato di· stato maggior·e genemle è il corpo consultivo del Governo nelle gcandi questioni militari, e si compone degli ufficiali generali che coprono i più alti impieghi militari. L'ufficio di pl'esidente del Comitato di stato maggiore generale può costituire l'unico impiego di nn ufficiale generale, ovvero essere cumulato ad altro. L'ufficio invece cli membro del Comitato stesso va sempre cunrnlato ad altro impiego.
B. -
Co1"pO cli stato 1naggi·ore
Art. 13. - Il Cor·po ùi stato m,aggi'ore consta. : a) Del comando del corpo di stato ' maggiore; b) Degli ufficiali di stato maggiore (effettivi o aggr~)gati); e) Degli ufficia.li applicati <li stato maggiore. Art. 14 . - L'Istituto topog1•afico ·mJlitaTe è incari~ cato dei lavori geodetici e topogra.fici che possono oc-
correre per l'esercito, ed ha un personale tecnico proprio. Dipende però dal comandante del corpo di stato 1~aggiore.
C. -
1frmi cli at·tigUeria e genio.
Art. 15. - Il Comitato delle anni cl'm·tiglierz:a e genio è il corpo consultivo del ministro della guerra in tutto quanto concerne il servizio delle armi dell'artiglieria e del genio. Non ha giurisdizione pro1)ria, ma deve di sua iniziativa studiare e chiamare l'atten1.ione del ministro della guerra su tutto quanto può vantaggia.re i servizi delle due arìni. • Il Comitato d'~rtig1i0ria e genio si compone di : Un presidente (generale d'esercito o tenente gener.ale); S0i membri (tenenti generali o maggiori generali) ; Un ufficio di segl'e!:eri ~1.. A 1·1;w cli artigtieria.
Art. 16. - L'arma di a1·ti_qlieria consta : · a) Dello stato maggiore d'artiglier ia ; b) Di dieci reggimenti d'artiglieria ; e) Di compagnie operai e veLcrani cli artiglieria (in numero da fissarsi secondo le esigenze del servizio). Art. 17. - Lo stato m,aggiore cl'artigliàia provvede agli ufficiali superiori ed inferiori , ai seguenti / servizi ,d'artiglieria: a) Alla segreteria del Comitato d' artiglieria e genio; b) All'ufficio di revisione della contabilità del mat eriale iartiglieria; e) Ai sei comandi . territoriali d'artiglieria; d) Alle dodici direzioni territoriali d'artiglieria; e) A dodici <lil'ezìoni di stabilimenti d'artiglieria; f) Alla scnola d'applicazione dell'artiglieri~i e del ,genio.
~80 Art. 18. - Ogni 1·e{Jgi1:1ento d'artighm ·ia si compone di uno slalo maggiol'e, dieci batterie, sei compagnie <la fortezza, · tre compagnie del treno, e un deposito.
A?·nia det genio. Art. IU. - L'ai'ma del genio consta : a) Dello stato maggiore del genio; b) Di due r eggimenti Llol g·cn io ; Art. 20. - Lo sla.to maggiore del genio provYede gli ufficiali superiori edi nferiori ai seguenti senizi del genie : a) A,lla, segretet'ia del Comitato d'artiglieria e genio; b) All'ufficio di revisione della contabilità del materiale del genio; è) Ai sei comandi territorinli del genio; d) Alle sedici direzioni del genio; e) Alla scuola cli applicazione dell'artiglieria e del genio. Art. 21 . - Ogni 1·eggùnento del genio si compon e di uno stato rnagg·iore, C[Uattro compagni e pontieri, quindici compagn ie zappatori, t re compagnie del treno e un deposito. Cno dei due reggimenti ha inoltre due compagnie speciali pel ser,·i7.io ferrovia.rio in guerra.
D. -
A;·mi cli' lùiea.
Art. Zi. - Sotto la denominazione di cmni di l inea si comprendono l'arma di' fanteri'ci e l'arma di cavallerz'a. Art. 23. Il Comitato delle a1-··mi' eh Unea è il corpo consultivo del n1inistro della guerra. nelle questioni ri guardanti l e armi di linea. E sso è composto Lli: Un presidente (generale <l'esercito o tenente generale); Quattro membri (tenenti generali); Un ufficio di segrete l'ia.
A;·m, di fa,1lr11·1'c1 . Art. 2·-L - - L'm·nw di j'cmtei·ia comprende: a) La fanter ia cli linen ; b) I hrrsaglieri; e) I haHaglion i cl'ii;trnzione di fanteria; cl) Gli s tati maggiori e l e compagnie pel'manenti elci dislretti militari; e) Gli ufficiali clelle fortezze, t) Il corpo moschettieri. g) Le compagnie cli discipl ina. Art. 20. - La fan/e ;'ia cli line,i consLa di 80 rc•ggimemi formati in 10 hrigate. Le brigate sono no1·11 ir1lmcntc composte cli due r eggimenti, rna possono allclrn essere di trn reggimenti, od n.nche di un solo r eg;irncnto. Il comando di briFarn. è ese1•citato da un mnggior W'ncra1e. Cinscun reggimento di fanteria di linea i) formato di uno stato nwggiore , cli lrc haltaglioni a qnaUro <·ompno-nie, e di un deposito. :\rt. 2G. - I bersaglie i'i ;:,ono formati in lO reggimenti. Ciascun rcggi n1enlo di bersagli<'ri si com pone di ttno stato !l!aggiore, cli qmìttro battaglioni n. quattro C'0?1 1pngnie, e di un Jeposito. Art. 27. - I battaglioni cl' i·st1"uzio1w sono istiwiti per fornire· sottufficiali ai reggimenti della fanteria di linea ed n. quelli <l<'i bersaglieri . Il numero dei J,aiiaglioni d'isiruzione può Yèì.l'iare da uno a tre , e quello delle compagnie di ciascun ha ltaglione da quattro a se i. .. .\rt. 23. - Il n11111ero dei dist,·etti milita;•i è determinato dalla leo·fre sulla circoscrizione militare del r egno. Oo...J Il per!>Ollfl.ie rli O{:fl1i llistretlo si compone di uno stato
48~ maggiore e cli due a sei compagnie permanenti, secondo l'importanza del distretto. Art. 29. - Il personale degli ufficiali delle /m·tezzecomprende quel numero d'ufficiali superiori ed i nferiori che si richieggono pel servizio speciale dei comandi delle fortezze, e che quindi dipende dal numero di questo. Art. 30. - Il co1•po moschettie1·i, pel governo disc'iplinare ed a.mministrr.ttivo degli sfabilimenti militari di pena, è com1)osto di uno stato maggiore G di due compagnie. Art. 31.-- Le coni~oagnie dì ctìscijJlina sono destinate, parte ad incorporare temporaneamente e per punizione quei soldati che si dimoslrano insensibili ai mezzi corr ettivi ordinari, o che contraggono matrimonio senza la prescritta autori1,zazione, e parte ad incorporare· clefini-· tivamente quei soldati che per incorreggibilità assoluta o per colpe grav1 o di indole indecorosa, si sono resi immeritevoli di servire negli altri corpi dell'Esercito. Il loro numero è indeterminato e dipende da quello dei .sol dati che debbono esservi ascritti.
.ti1'nw, di ca'Galleria. Art. 3.2. - L'r.w ma di cavaller·ia consta di 20 reggimenti, compon enti 6 brigate. Le brigate di cavalleria sono formate territorial mente, cioè si compongono di quei reggimenti che hanno stanza in determinate parti del regno. Il comando_ di brigata è esercitato da un maggior generale. Ciascun reggimento di cavalleria si compone di tmo, sta-to maggiore, di seì squadroni, e di un dep_osito.
E. -
A.rma dei cw·abini·eri 1·eali.
Art. 33. - L'arma dei ccwabinùJi'i 1·eali comprende: a) Il Comitato dell' arma . b) Undici legioni territoriali ; e) La l egione allieri carabinieri. · Art. 34. - Il Com1:tato dell'arma dei carabini'e1·i 1~eali, oltre ad essere -corpo consultivo del Govern_o ip. quanto all'ordinamento e al servizio in gener a.le dell'arma, esercita giurisdizione propria, invigilando e provvedendo al retto andamento del servizio, della discipìina e dell' amministrazione dell'arma, come è determinato dal r egolamento dei carabinieri reali. Il Comitato è composto di tre ufncial i generali e di un ufficio di seg1~eter1a. Art. 35. - Lo Legi'oni territoriali sono istituHe per attendere alla sicurezza pubblica, e ciascuna di esse è formata conforme le esigenze del rispettivo servizio. Art. 36.' - La Legione allievi carabinieri è istituita per istruire nel servizio dell'arma i nuovi arruol a.ti in essa .
F.
Corpo veterani" e invalidi.
Art. 37. - Il Corpo veterani e invalidi ii istituito per incorporar e i militari che a termini delle vigenti · l eggi hanno diritto d'esservi ascritti. Si compone di uno si.alo maggiore e di un numero di compagnie variabili a seconda. del ni.nnero dei veterfl,ni e imalidi.
G. -
lstitidi mili'tari.
Art. 38. - Gli Istituti 1n1:lita1·i del regno sono: a) La Sciwla di gi,erra, istituita per coltivare negli
o
,1s4.
·185
ufficiali subalterni quelle cognizioni scientifiche e militari che sono necessario a servire uel . corpo ùi stato maggiore, o a reggere i comandi superiori e g·li alti impieg·hi militari; b) La Scuola d'applicazione d'w·tigli"eì"ia e genio, per com1)ieee l'istruzio1rn tecnica dei tenenti che escono dall'Accademia militare e si destimmo alle a rmi dell'artiglieria e del genio ; c) L'Accademia 1;izUtare, pee p1·onet1ere di ufficiali le armi. dell'artìg'lieria e del · genio; cl) La Scuola milita;-·e, per proFeckre di ufficiali l e armi cli fante ria e di cavalleria; e) La Sciiola cli fanter i'a, centro cl' insegnamenLo per il tiro ccl alLri 1·ami d'istruzione di fanteria ; () La Sc·uola eh ca1),,lle1·ia, per forui.re all'arma di ca:rnìle ria sottuffìciali ed istrntto1·i di equitazione, ed anche per compiere l' is fr u1,ione tecnica cloi tenenti che escono dall a Scuot i mil itare e si cle~tinrmo alla caYnlleria.
Pe1·sonale sanitario.
H. -
Art. 39. -
Il p ersonale sanila r·io ·niilitare si com-
pone :
a) Del Coì1siglio s upeciore mil itare di snnitib; b) Del co1·po medico militare ; e) Del corpo , eterin ario mil iiaro; cl) Delle coinpngnie informierL Art. 40. - Il Go,iszglio supei ·iore 1nititare di sanitù è corpo consultirn de i ministri cleìln guerra e della 0
marina nellé qnestioni cone;e1'n(rnti il servizio sanitario ùell'Esel'cito e clell' Armata. Non ha giurisdizione propria, ma deve d i sua inizi:1Li va studial'e e chi::m1are l'a:ttenzione dei pr edetti ministri su tnlto quanto può torn are a. Yantnggio cl e l s.er,·izio sanitario militare.
'
Si compone di : Un presidente (i.l medico generale); . . ~ (~natLro medici capi; Crnquo membri 1 U Yetcrinario ispettore; Un ufficio (li segreteria. · Ar t. 41. - Il Corpo 1necUco mititare è composto : Del medico gener ale, assimilalo a maggior g·eneral e (presidente del Consiglio superiore di sanità); Di medici capi, assimilati a colonnelli; Di medici sotto-capi, id. tenenti colonnelli; Di medici di divisione, icL maggiori ; Di rneclici di reggi.mento, id. capitani ; Di modic i cli battaglionP, icL primi tenenti; Di medici cli battaglione aggiunt i, id. secondi te11enti. Art. 42. - IL Coi~po veter inario militar·e è composto : Del veteriuario ispettore, assimila to a tenente colonn ello (membro del Consi;.rlio superiore di sanità); Di veterinari capi, nss irnil n:ti a maggiori ; Di v~1terinari cl i reggi mento, id. capitani; Di vet erinari di squadrone, id. primi tenenti; Di veterinari di squadrone aggiunt i, id. secondi tenenti. Art. 43. - Lo Compagni·e ùi{e;•rn,ie1·i sono composte di truppa pel servizio degli sperb li mili tari e dello ·ambulanze mil itari in campagna . Esse sono secli'ci, cioè quante le rlfrczioni degli spedali militari d ì. cliVtSione. La lor o forza numerica in tempo di paco è adeguata. al bisogno particolarR <legli speda.l i m ilitari in ciascuna. divisione.
I.
Personale d'intendenza milita1·e.
Art. 44. - Il Personcde cl'ùitendenza militcire, per delegazione dcll' Amministrazione centrale delht guerra e sotto la antoritù dei comandant i delle divisioni, so-
'186 praintende ai servizi delle sussistenze, dei foraggi, llel casermaggio e di altri approHigfo1rnmenti per l'esercito. Da questo personaìe traggono il loro le intendenze division ali. Art. 45. ...,,_ Il Personale d'intendenza rnilitare si compone: Di intendenti militari capi, assimilati a colonnelli ; Di intendenti militar i, id. tenenti colonnelli; Di sottointendenti militari, id. maggiori; Di commissari <li guerra, id. capitani; Di sottocommissari ùi guerra, id. primi tenenti; Di sottocomrnissari di g uerra aggiunti , id. secondi tenenti.
L. -
,J87
CAPO III. l'>UL iiI A PROVINCIALE.
Art. 49. - La rnilizia provincz"ale ha t ruppa di: A) Fanteria di linea; B) Bersaglieri ; C) Artiglieria ; D) Genio .. Art. 50. - I quadri, i r uoli, il Yestiario, l'equipaggiamento, l'armamento e tutto l'occorrente per l a milizia. provinç.iale deve troval'si costantemente apparecchiato. così che in caso di cl1iamata sotto le arnu 1 corpi ~li essa mil izia possano immediatamente essere costituiti e prestar serYizio. ' Art. 51. - Alla milizia pl'ovinciale , chiamata. sotto le armi , si applicano tutte le l eggi ed i regolamenti dell'Esercito permanente. Art. 52. - Quando la milizia provinciale non è sotto le armi, gli uffiziali della medesima non .h anno obbl igo cli servir.io fersonale. Possono però esser e chiamati temporaneamente presso i distretti militari o presso ad altro corpo dell'Esercito per l a loro pr~pria istruzione militare , ovvero anche per servizi eventuali. In questa occasione hanno ragione ad mm inclennitit . . giornaliera determinata. per decreto s?vra.~o: . Ar t. 53. - In tempo di guerra gli u n17.1al1 ascr1tt1 alla milizia possono essere destina.ti a prestar servizio nei corpi dell' esercito permanente, e viceversa ufficiali dell' Esercito permanente possono essere destinat i a prestare servizio nei corpi deila milizia. Art 5,1. - In tempo cli p,,1ce la milizia t, ordinata per
Person ale degli ufficiali contabili.
Art. 46. - Il person al e degli uffiàali· contabz"U fornisce ai corpi dell'Eset·cito permanente, agl i istituti ed agli ospedali militari il personale necessario per l a contabilità, in sostituzione dei direttori dei conti e degli ufficiali di amministrazione esistenti prima della promulgazio11e della presente legge. Art. 47. Il personale degli u fficiali eontabili si compone di: Ufficiali capi contabili assimilati a maggiori ; Ufficiali contabili principali, id. a capitani; Ufficiali contabili, id . pr imi tenenti; Ufficial i aiutanti contabili, id. secondi tenenti. Art. 48. - Il persona.le degli ufficiali conia.bili è esclusivamente scelto fra g-li ufficiali e sott'ufficia1i dell'Esercito, e fa carriera da sè, g·iusta le norme sta1)ilite per decreto sovrano.
•
•
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189
compagnie, ma in tempo di guerra può essere fo rmata in unità di forza magg·iore (battaglioni , reggiment.i, brigate.' divisioni), sia da sè, sia in unione a truppe dell'Esercito per manente. A. -
Fanteria di' linea.
. Art. iS5. - La f anten·a di linea della milizia provinc1~\e è costituita di 960 compagnie, ordinate per distretto m1htare, e composto degli uomini ascritti alla fanteria cl~ linea della milizia, i quali · hanno il domicil io nel distretto stesso. · · " ~rt. _56_. - In tempo di. pace le compagnie della fant:'na (~1 lmea della milizia hannt:> per centro di forrnazwne ~ . ~ :'orna~r1·1 de1· e1·tstretti· , cui fanno pure capo pe1· l ammm1s'kaz1~ne_ e la conta~ilità in tempo di guerra , quando costrtmte m Lattaglioni od un ità di forza mao·g·iori. Ou
Art. 57. - I bersagliài .della milizia provinciale sono formati in 60 compagnie.
. Art'.. 58. Le compagnie bersaglieri della milizia h anno rrpar~tttamcnte per centri di formazione e di amministrazione i 10_regg:imenti bersaglieri dell' esercito perrnanente, e r1spett1vamente quello alla cui sede amm inistrativa trovansi più vicini i distretti ovo sono domiciliati gli uomini ascritii ai bersagliel'i della milizia. . .Art. 59. - Sono ascritti ai bersaglieri della milizia gli uomini che hanno servito n ei bersaglieri dell'esercito permanente , e vi possono nnchc essere ascritti uomini -.di seconda categor ia.
C. -
A.1'Liglie,·ià,.
Art. GO. L' ari.iglieria 11et· la milizia provinciale è costituita da 60 compagnie, aven1i ripartitamente per centri di forma1/,ione i l O reggimenti di artiglieria dell'es<3rcito permanente . Ar t. 61. - Le sei compng-r1ie d'ogni reggimento sono normalmente composte degli uomini di prima categoria. delle tre o quattro classi più anzian e che hanno servito sotto le armi nel reggimento stesso. Art. 62. - In tempo di guerra le compagnie predette possono essere trasformate .parzia.lrnente o to·talmente ·in batterie. D. -
Zappato1·i del genio.
Art. 63. - Le truppe del genio delb milizia sono for.mate in 10 compagn ie avenJi ripartitamente per centro di formazione e di arnminist.razione uno d<~i due reggi-· menti del genio. Art. 64. - Sono ascritti al genio della milizia gli. u omini che hanno servito n ei reggimenti dell'genio dell'esercito permanenie , e vi possono anche essere ascritti uomini di seconda. categoria.
CAPO IV . UFFICIALI E TROPPA DI 00}1PLEMENTO.
Art. 65. -- Gli ufficiali e la truppa di complemento ser vono a portare o a tenere al completo in tempo di guerra i corpi dell'esercito perman~nte della milizia.
mo Art. 66. - Gli 'Ufficiali di complemento sono forniti: a) Dagli ufficiali in ritiro; b) Dagli uftlciali riformati dal senizio nell'esercito permanente ; e) Dagli. uffìciali che hanno lasciato ìl senizio nell'esercito permanente per dimissione volontaria; d) Dagli ufficiali provenienti dai Yolontari di un anno. Art. 67. - Gli ufficiali in ritiro od in riforma, tranne c1uelli cli provata assoluta inabiÌitù a qualunquo servizio militare, possono in tempo di guerra essere richiamati in servizio di complemento sino ai seguenli limit i di età : Gli ufficiali generali sino al 70° anno compitllo; Gli ufficiali superiori al 65° id. al 55° id. Gli ufficiali inferiori Art. 68. - Gli ufliciali che hanno lasciato il servi1.io militare per dimissione volontai'ia sono soggetti s ino al 36° anno di età compiuto acl esser,·i richianiah in tempo <li guerrà, come uffteiali di complemento. Art. 69. - Gli ufficiali provenienti dai volontari cli un anno fanno parte clell'uflicialità di complemento sino al termine del loro obbligo al servizio militare per fatto cli leYa. Art. 70. - Gli ullìciali di 0omplemento, quando anche siano in tempo di pace sui ruoli della milizia provinciale, possono essere destinati in tempo <li guerra a servire nell'esercito permanente. Art . 71. - Gli articoli 67 e 08 sono applicabili agli assimilati, ed in generale a tutti i funzionari ed impiegati proYveduti di pensione di ritiro o cli riforma per aver servito fedelmente nella dipendenza dell'Amministrazione della guerra. Art. 72. - I soti'ufficiali, caporali e soldati dell'esercito permanente e della milizia provinciale che siano di professione medici, Yeterinari o farmadsii possono essere destinati a prestar 1;;er,Tir.io, in tempo cl i. guerra,
rispettivamente corno medici, veterinari. e farmacisti o sottofarmacisti aggiunti. . . . Similmente gli ascritti alla milizia che siano grnd~cati abili a qualche speciale servir.io militare d'am1~1nistrazione, coniabilil à, giustizia ,poste, telegrafi, .ferrovie, ecc., vi possopo ess0re destinati per il tempo cl1 gu.er1:a. Art. 73. - La tru;ppa di complemento è coslitmta degli uomini delle classi di categ~ria a dis~osizion.e per l'esercito permanente, e con~e. ~ah arruolati nel distretto militare ove hanno clonucil10. . . Art. 74 . - Il ministro della guerra è autorizzato m iernuo di o-ue1·ra a dis1iorre degli uomini di cui all'art o 1· · ticolo precedente per compiere o rinforzare qu~ ~1~s1 corpo di truppa dell'esercito permanente o .della .m1~1zrn. Art. 75. - I distretti militari è i rcgg11nent1 d1 cavalleria, artiglieria e genio devono essere cost.n.ntemente pronedul.i del necessario per vestire, equipa?giare ed ar~ mare nou solamente gli uomini di l" categoria delle classi in conaedo ~limitato, ma eziandio la truppa di complemento ~he iii oo·uerra può essere l'ispetiivamente destinata . a rifornire la fanteria, l'al'Liglicrio. e il gen10.
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CAPO V. PERSONALI l\11T,1TARI ACCESSORI!.
Art,. 76. -· Ai servizi accessorii dell'esercito provvedono i seauenti personali : A) P~rsonale della gius,~ir.i.a. militare '. . .. , . B) Pel'sonaleiecnico dell 1;t1tuto topog1 a fico ~il_1~a1 e'. C) P ersona.le civile per 1 msegnamento negl Isi1tut1 militari; D) P ersonale fa1·maceutico niilifarc; E) Contabili dell'artiglieria;
·192
493
P) Contabili del genio ; G) Capi offidna e controllori. d'cu·ti:zlieria e bo-en1 ~ . ·0 ; Ii) Contabili delle sussistenze militari; I) Contabili del vestiario ed equipaggiamento; L) Scrivani locali ; .M) Assistenti locali del gonio. Questi vari person:1li costituiscono altrettante carrier e distinte. A. -
Giustizia m ili'tare.
Art. 77. - Il personale della g{ustz'zia m,ilitare è composto in conformità di quanto è stabilito dal Codice penale per l'esercito. ·
B. - Per·sonale tecnico dell'istitii;to topo,qrafico milz'tare. Art. 78. - Il personale tecnico dell'istituto topografico rnilita1·e si compone di: · Ingegneri geografi capi, con rango di colonnelli; Ingegneri geografi principali, id. di tenenti colonnelli; Primi 'ingegneri geografi, .id. di maggiori ; Ingegneri geografi, id. cli capitani; Aiutm1ti ingegneri geografi, id. di primi tenenti; Topografi capi, id. di maggiori; Topog-ra.fi principali, id. di capitani ; Primi topografi, id di primi tenenti; 1 'l opog-rafi, id. di secondi t(menti; Aiutanti topografi; Alìievi topografi e calcolatori ; Direttore fotografo ; Fotografi; Aiutanti fotografi ; Capi officina; Sottocapi offìcina.
•
C. - Per·sonali civi'li per l'insegna;nento negli istituti militari. Art. 79. ·- Il personale per l'insegnaniento scientifico negli Istituti militari si compone di professori militari (ufficia.li appartenenti ai vari corpi clell'esercito) e di professori civili, cioè di : Pr0fessori, con rango di capitani ; Professori aggiunti, id. di primi tenenti. Art. 80. - Per l'insegnamento della scherma negli Istituti militari si adoperano maestri militari (sott'ufficiali patentati maestri di scherma per l'Esercito), ovvero insegnanti civili: Professori di scherma con rango di primi tenenti; Professori aggiunti di scherma, id. di secondi tenenti. I professori e professori aggiunti di scherma per gli istituti militar i sono scelti esclusivamente tra i sott'uf:ficiali maestri di scherma che hanno lasciato il servizio milit are. D.
Per sonale farmaceuti'co 1nilitare.
·Art. 81. - Il personale farmaceutico rni'litare si compone di: Farmacisti capi con rango di capitani; Farmacisti, id. primi tenenti ; Sottofarmicisti, id. secondi tenenti; Sottofarmacisti aggiunti.
E. e F. - Contabili dell'artiglieria e contabili del geni·o. Art. 82. - I personali contabili dell'artigli'erùz e del genio sono impiegati presso gli stabilimenti, i comandi, ANNO xvu, VoL. 1. 13
194 e le direzioni territoriali dell'arnia rispettiva, e si compongono di : Contabili capi dell'artig-lieria (o del g·enio), con rango di maggiori ; Contabili principali, id. capitani ; Contabili, id. primi tenenti; Aiutanti contabili, id . secondi tenenti.
' 195
1
G. -
Capi officina e controllori d'artiglie1·ia e genio.
Il personale dei capi of(ìci11.a e controllori d'ar'tz"glier'ia e genio è irnpiegatò presso gli stabilimenti e presso le direiioni dell'ar-tiglieria o del genio, e si compone di : Capi officina o controllori principali, con rango di capitani; Capi officina o controllori, id. })rimi tenenti · ' Sottocapi officina o sottocontrollori, id. secondi tenenti . Art. 83. -
.
H. -
Contabz"li delle sussistenze rnz·zz·ta1·i.
Art. 84 . - Il personale dei contabili delle sussi·stenze militan· attende .a.l ser vizio dei viveri e dei foraggi dell'esercito, e si compone di : ' Contabili capi delle sussistenze militari, con r ango di maggiori; Contabili principali, id. capitani; Contabil i, id. primi tenenti ; Aiutanti contabili, id. secondi tenenti ; .Aiutanti contabili aggiunti.
Si compone cli: Direttori capi del vestiario ed equipaggiamento, con rango di tenenti colonnelli; Contabili capi, id. id. maggiori; Contabili principali, id. id. capitani ; Contabili, id. id. primi tenenti; Aiutanti contabili, id. id. secondi tenenti.
L. -
Scrillcmi locali mililcwi.
Art. 86. - Gli sc1·ivani locali servono per i lavori d'ordine e cli scrittura in tutti gli uffì1.i militari, eccettuati quelli dei reggimenti dell'esercito permanente. Art. 87. - Gli scrivani locali non possono essere mutati di residenza senza il loro consenso. Possono però essere cambiati d'ufficio nella stessa residenza. Art. 88. - Gli scrivani locali non hanno graduazione d'impiego, bensì di stipendio, come è determinato dalla legge che stabilisce i loro assegnamenti.
M. -
Assz'stenti locali del genio.
Ar t. 89. - Gli assistenti locali del genio sono impiegati ad assistere per conto dell'Amministrazione militare all'eseguimento dei lavori affidati al genio militare. Art. 90. - Gli articoli 87 e 88 sono applicabili agli assistenti locali del' genio.
CAPO VI. UFFICI E STABILLMEN'l'I MILITARI.
I. -
Contabz'lz' del vestiario ed equipaggiamento.
Il personale contabz'le del vesti"a?"io ed equipaggiamento è irnpieg·ato genera.lmen te nei macrazzin i centrali dell'Amministrazione della guerriJ. e pr~sso quelli dei distretti militari. Art. 85. -
Art. 91. - L'Ufficio cli revi'sione delle matricole e della contabilità clei corpi è diretto da. un ufficiale generale, ed il suo personale è composto di ufficiali e di impiegati militari appartenenti ai vari personali dell'esercito.
rn6 Art. 9.2. - L'Ufficio cl'am1niùii·strazione dei personali vari attende all'amministrar.ione di tutti i personali che non hanno consiglio d'amministrazione proprio, e nello stesso tempo è l'intermedio delle varie amministrazioni militari per le operazioni di conto corrente. Il personale di quest'ufflcio è fornito da quello degli ufficiali contabili di cui all'articolo 46. Art. 93. - Gli Stabilimenti d'arti"glieria sono i seguenti: Due arsenali di costruzione ; Tre fabbriche d'armi; Tre fonderie; Due polverifici; Un laboratorio di precisione ; Un laboratorio pirotecnico. Art. 94. - Sono istituiti in Torino, Firenze e Napoli tre Magazzini centrali rnilita,·i come depositi delle stoffe da somministrarsi ai c-listretli ed ai corpi dell' esercito per il vestiario e l'equipaggiamento militare. Art. 95. - L'Opificio meccani·co 1nilitare ha lo speciale incarico di preparare•i vari campioni del vestiario e dell'equipaggiamento di truppa, e coadiuva i distretti e i corpi nelle lavorazioni che loro occorrono. Art. 96. - Gli Stabilimenti militari penalt sono di due specie, come è stabilito dal Codice penale per l' Esercito, cioè la reclitsione milz'tare e le carce1·i mili"tari; e sono luoghi di detenzione e di lavoro obbligatorio , retti da speciale disciplina.
CAPO VII. REQUISIZIONI DI CA VAL LI E DI VEICOLI PER SERVIZIO DELL'ESERCITO.
Art. 97. - In caso di mobilizzazione di tutto o di parte dell'esercito, il Governo è autorizzato a requisire per·
497
espropriaz10ne, in qualsiasi provincia del regno, cavalli eù altre bestie da soma o da tiro pel servizio dell'esercito, mediante pagamento di estimo. La requisizione sarà ordi11ata con decreto sovrano , nel quale verrà fissato il prezzo massimo degli animali requisiti. Art. 98. - Nelle circostanze di cui all'articolo precedente, il Governo è anche autorizzato a requisire per espropriazione o J)er prestanza temporanea veicoli di qualsiasi specie per servizio dell'esercito, mediante indennità ad estimo per ogni veicolo . non restituito o restituito deteriorato. Art. 99. - Apposito regolarnènto stabilirà le norme per le requisizioni di cui agli articoli 97 e 98 che precedOI\O.
IL PROGETTO DI LEGGE
Per la circoscrizione militare ttrrit,oriale del regno. Art. 1. - La circoscrizione militare territoriale del regno è determinata come segue: a) Per il servizio rniliiare territoriale in generale sono istituiti: 7 Comandi generalì; 16 Comandi di divisione territoriale ; 62 Comandi di distretto militare. b) P <1r il servizio territoriale di artiglieria sono sta biliti: 6 Comandi territoriali d'artigl ieria; 12 Direzioni territoriali d'artiglieria-. e) Per il servizio territoriale del genio :
...
198 6 Comandi territorial i del genio;
16 Direzioni del genio. cl) Per il servi1,io territoriale d'intendenza : 16 Intencl'enze militari divisionali, cioè una per divivisione territoriale. e) P er il servizio territoriale sanitario: 16 Direiioni cl' ospedali militari divjsionali, cioè una per divisione. Art. 2. - La tabella annessa alla presente legge specifica l a . circoscrizione milita.re territori a} e determinata dal precedente articolo; ma il Governo ha facoltà <li modificarla, purchè non alteri il numero dei comandi, delle direzioni ed intendenzè stabiìite dall'articol o 1.
III. PROGETTO DI LEGGE
Sugli Stipendi ed /lSSCf!IWlllCUti fissi ag·li urnciu!i, alla h·u111rn ed agli imJlieg·at,i dipenden!.i d:ill' Amministra-
zione della guerra . Art. 1. - Gli stipendi ed assegnamenti fissi agli ufficiali ed alla truppa dell'esercito e<l agli impiegati dipendenti d:1ll'Amministra?.ione della guern.1 so no stabiliti da-g·li specchi annessi all·a presente legge, Ar t. 2. - G-li ufficiali (esclusi quelli in servi7,io sedentario) hanno diritto per ogni sessennio cli sel'vizio nel.lo stesso grado all'aumento di stipendio indicato negli specchi annessi alla presente legg·e, con che però lo stipendio accresciuto non abbia mai ad oltrepassare quello del grado immediatamente su1)eriore.
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· 199 L'aumento ora detto è limitato a due scssennii, e nel computare il sessennio si tenà conto del tempo _passato nello stesso grado od impiego anteriormente alla promulgazione della presente legge, non però oltre il 1° gennaio 1867. Art. 3. - Dopo sci anni di grado compete al secondo tenente cd allo assimiliato di tale grado l a nomina a primo tenente e lo stipendio. I secondi tenenti di artiglieria e genio usciti dall'Accademia militare hanno ug·ual diritto dopo tre anni di grado. Art. 4. - Nel computo dei sessenni di grado di cui ai precedenti al'ticoli 2 e 3, si terrà conto soltanto del tempo che, a tenore delht legge sullo stato cleg'li ufficiali, è computabile per l'avanzamento e per l'anzianità di grado. . .. Art. 5. - Agli ufficiali i quali sono asseg·n ate raz10111 d1 for agnfo , è accordata una mensile indennità cavalli, cléll'ii~porto sfa.bilito dagli specchi annessi alla pres.ente legge. . Art._ 6. - Le r azioni di fo~'aggio non possono essere che in ragione del numero dei ca\'alli che gli uffiziali effettivamente posseggono. Art 7. - È abrogata la legge sul riordinamento del corpo sanitario militare in data 28 giugno 1866. Ai medici militari saranno abbonati, per gli effetti della leg()'e sulle pensioni, cinque anni a titolo di studi prelimi;ari, i qua}i, aggiLmti agli anni effettivi cli serv_izio, sa,ranno valevoli per raggiungere il tempo di servizio stabilito dalla legge predeitl per aver diritto al collocamento a riposo. In ogni caso però questo tempo non può decorrere che dall'età <li 17 anni compiuti. Art. 8. - La presente legge andt·à in vigore dal 1° gennaio 1873.
2.00
201
Tabella A indi'cante la c2·1·coscri·zione miWare terdtoriale del regno.
Segue Tabella A fridicante la circosc,,.izi·one militare
territo1·i'ale del regno.
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9801 41401191 40) 1 12601 » ,14960 mae·gil)re, a. squ,1d1:01.11 : d •I d r pos,to ,. . . .. . Anna dei roalr ciara b1n1c•1·1 , composta di 1 comifato .f f lrgioni terri toriali cd I allie\'i . . cJ 450f 31821 l 68 1SI 204501 ,. 27 1OI e) Fra cui 5 uffizinli generali. Co1·po' in1·alidi e vetrrani, composto di 4 stato ,1000 » 900 119241 )) magg. e di un numero 1·ariabilc di compagoie r!) )) )) ! 200 119; » Id) J) i cui l ulrìzialc generale. Scuola superiore di guerra » 11 133 6 » Scuola d'applicazione d'a rtiglieria e del genio 18 8 n 24 » Accademia militare ,, ,1,1 indct. 38 indet. Sciiola militare ,, ,j,j ij(ì 88 5 Scuola di fo. 11tcria 4,80 5·11 572' 4 35. Scuola di cava lleria » 5251 » » ICompresi i medici anno,·ei·ali > Corpo medieo militare nfl quadri orgn nici dc: corpi,
<lis tretti ed istituli.
Coq>o Yeterinario militare Sedici compagnie infermieri militari comandati clagli uffic ial i conta bili addetti agli osp. milit. Pe1·so11ale d'intendenza militare Persouale dégli ufficiali contabili
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15,000 et) Agli aiutanti di campo ed agli uffiziali cl'ordinauza cli Presidente clel comitato di stato maggio re gE\noralo S. M. e doi RR. Principi, a qualunque arma i1ppar ten Comanùanto gonarale . . . . . • 1 7, 200 gano, corupetono gli assegnamenti stabiliti per l'arma di Comandante ùi divisione territoriale atth•a o d'istruzione, presiùente dei Com itati dello anni ù i linea, d'artiglie1·ia cavalleria ili ugual grado. b) Agli u ffii iali app licati al Corpo di stato maggiore com. e genio e dei 1·eali carabinieri, e comandante del Corpo di stato magg iore . . 3,600 petono·gli assegnamenti stabil it i pcl rispctiivo grado r,cl!a j Comandante <lella scuola superiore <l i guerra, fM teri:i, di linea . e) .ài med ici di reggimento aLldetti ai reggimenti di fanteria ùella scuo la d'applicazione <l'a.r tiglieria e Se tenente e ùt}tsaglieri è accordata. 1:ma J·a.zione Lii fo raggio) rna nou gonio, dell'accademia. militare, <lella scuola ·geMralc . 3,600 ~ - l'indennità mensile cavalli. - Agli uffizfali ,li fanteria di militare, membro ùì Comitato, segretario ij linea e ùci bersag lieri no. minati aiutanti cl i campo sono generale o direttore generale al Ministero Se maggior della guarra, direttore iloll'ntlìcio di revigenerale . 1,200 - accordate clue razioni giorMliere di foraggio e l'inden11ità mensile cavalli di .L. 50. · sione delle matricole e cont1J,biliti1. d) AlJ>ai ut.ante maggior o in ,1• dei reggimenti cli fant.cl'ia Coma"ndautc t.erritori,1le d'artiglieria o genio, comandante è accordata. utw. i-azione di fo raggio e J>inùeuni(./, mensile · di 'brigata di fanteria o di cavalleria, (lirettore dell•ufcaval li di L. ·15. ficip topografico , comandante in 2° del Corpo di stato e) Ai tenent.i genera.l i coman<lan ti generali e primo aintantoùi ' maggior e, comandante di presidio, nominato tal() c,on campoéli S.M.competonocinque rnzion i giorual. (li foraggio. I"egio decreto, maggior generale comandaJ1te una legione ùi carabinieri reali . . . . . 1, 200 j) .Ai maggiori generali comandanti ili divisiono, o comandanti di br igata ùi cava!leria o<l aiutanti ili campo cli S. M. UJ:lìziale su11erio re funzionante da e.o.po di divisiouo al e RR. Principi competono t111att.ro razioni di foraggio. } Hnistero della·· guerra . . . . . . . . . . . . 900 g) Nei reggimenti bersag lieri spetta la razione: foraggio Comandante di un reggimento di fanteria, bersaglieri, casoltanto 11i capitani comm1dunti di compagnia at tiva ed valleria, artiglieria, genio, cli distretto, o di una legione &!l'aiutante maggior e in 1°. carl].binieri, direttore di artiglieria o genio, comaudauto della scuolii. di fanteria, comandante della scuola <li ca.valL'n ffiziale della miliz ia provinciale di qualnnque grado ricove i ler ia, comanda.n te (lei corpo veterani e invalidi, comanl'inùennità di L. 200 per ,ogni anno che rimane inscritto dante Ml battagli oua d'istrnzi oue, o comandante degli nei ruoli della miliziu. E escluso eia questa indennità stabilimenti pènali militari, ufficial e superiore fanzionante w l'uJfoiale della milizia proveniente dai volontari di un 600 da capo sotione al Ministero della gct0rra . o anno. c.n
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207 ASSEGNO GLORN.ALIERO ALLA. 'fRUPPA
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Presidente del Tribunale supremo 4,200 del grado di guerra. ~,200 > Giudice non militare . l'.2,000 Av,·ocato generale militare 7,000 Sostituito avvocalo generale rnilit . 6,000 Id. 5,000 Id. 6,000 Avvocato Jì.~cale militare 5,000 Id. 4,000 Id. 3,500 Sostituito avvocato fiscale militare 3,000 Id. ?.,500 . Id. ll Uffiziale istruttore . . , · · · del grado ed arma da L. 800 a 700 Id. da L. 500 a 400! · Sostituito uffiziale istruttore 1 Segretario presso il tribunale su4,000 premo Seo-retario dell'ufficio dell'avvocato 3,500 generale milit~re . . . . . 3,000 Segretario archivista . 3,000 Segretano 2,500 Id. 2,200 Id. 2,000 Sosti'tuito segretario ~ ,800 Id. ~,600 Id. ~ ,500 Sostituito segretario aggiunto , Id. ~. 1,200
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annuo
Ufficiale di goyerno - Ufficiale professore aggiunto - UffJcialo co11tabile - Professore di lettere e di scienze di ~ o. classe L. 3900; di 2a classe 3600; di 3a classe 3300; di .i0 classe 3000. Professo re di disegno e professore di scherma di 11a. classe . . . . . . . . . . . . . . . Jd. id. di f· classe, profess. aggiunto di lettere e scienze di f' cl. Id. id. di 3"' classe id. id. 2a. > Id. id. di 4!1, classe id. id. 3a. » Professore aggiunto di disegno e professore aggiunto di scherma di ,i:i. classe . Id. id. · · id. di 2.i classe Id. id. id. di r~classe NB. Agli ufficiali professori spetta il soprassoldo annuo di L. 800, e agli ufficiali professori aggiunti di L. 500. li personale civile insegnante aumenta di classe e quindi di stipendio dopo ogni sessennio di servizio effettivo sino a raggiung<~re quello;.dclla l'" classe. u,:-_-~_:::-- ~
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HIPIEGHI
Ingegnere geografo capo. . . . Id. !principale. . . . . . . Topog'rafo capo . . . . . . . • . . . . . . . . . . .
1° Ingegnere geografo ..... Topografo principale -- Contabile capo. . . . . . . Ingegnere geogrnfo e primo topografo di 1a. classe - Direttore fotografo - Contabile principale 1
6000 I 5000 I 4500 I 4000 I I
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- Capo officina o controllore princìpnle di ~a classe . . . . . . . . . . . . Ingegne1·c geografo e primo topografo di 2a. classe - Farmacista capo - Contabile principale Capo officina o controllore principale di 2~ classe . . . . . . . . . . . . . . . . J.\.intante ingegnere geografo, topogr~fo, contabile, capo officina o controllore di 11I\ classe - Capo officina delfoffieio topografico - Farmacista . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Aiutante ìngegn. geografo e topografo, contabile, copo officina o control. di 2/· classe - Sotto-farmacista. Aiutante topografo - Aiutante cont. - Sotto-capo orrìcina - Sotto··Controll. ~ Farmacista aggiunto l•'otografo . . . . . . . . . . . · . . . . . . .
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A.\li.cvo topogr0i.fot_cupo·: e calcolatore - Aiutante fotografo
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Scrivano locale di 4" classe Id. di 2" classe Id. di 3" classe Id. di 4" classe r Assistente locale del genio di 'la cl. Id. id. · di 2,a cl. Id. id. di 3" cl. Id. id. di 4" ·cl.
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ANNO XVJI, YOL. I,
4,400 ,1,:200 4,000 800 4,600 ,f,400
1,200 11,000
Gli scrh·ani locali e gli assistenti locali del genio aumentano [ di classe e quiudi di stipendio ogni 6 anni . cli effettivo senizio, sino a raggiungere quello di ·1"· classe. 1
211 torno agli eventi militari del ·1870-71 non è tale, da non permettere che già si tragga dagli ultimi argomento a discutere e dedurre conseguenze. Se esaminiamo la parte rappresentala dalle fanterie tedesche nella suaccennata campagna, scorgiamo in esse ugual valore, ma maggiore abilità di quella spiegata dai Prussiatri nel 1866. Sarebbe una esagerazion e l'affermare che sulla s in istra ciel Reno i battaglioni di Germania abbiano presen tala O\'Unque un perfclla applicnzione di tutto ciò che appresero nel quadriennio precedente la guerra di Franci.u; ma per al tro è incontrastabile che ess i diedero prova cli essere preparati meglio che non nel •1866, e più del loro avversal'io, a superare le difficoltà del combattere odierno. Nei vari comballimcn Li avvemu i fra il Reno e la Mosa le fante rie imperiali vanno ripetendo senipre gli stessi errori, ristrclli troppo en tro la famosa tallica francese di cui si era tanto pa rlato dopo il 1866; e le tedesche invece spiegano una clasti c.i tà e pieghevolezza continua nell'azione. La fanteria fnrnce sc il più delle volle s'annida nel!e posizioni, e poi affidandosi completamente alla· potenza del Chussepot apre un fuoco spensierato, diretto rnalc, regolato peggio, ccl assolutamente inetto u paralizzare l'auivitù ùell' avrcrsario . All'i ncontro le fanterie prussi8:ne utilizzano il terreno cd il fuoco più largamente; cercando se mpre cli neutralizzare con accortezza h. res istenza incontrata, a tul1: intento manovrando cd adoperandosi tutti, dai comandanti più elevati fino al soldato comune. Nei primi scontri i battaglioni di Prussia attenendosi alle formaz ioni regohrncntari attaccavano generalmente con due compagnie in prima li11ea, coperte da caccialon, mentre le altre compagnie seguivano quale riserva in secondo linea. Osservando però che queste riserve
DELLA TATTICA DAL f866 AL 1871
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Continuazione e fino, l'eqgasi la dispensa del gennaio 1811.
L'anno rn7o giustificò le tante preoccupazioni che dopo il rn66 avevano continuamente agitate le nazioni, e con esse gli eserciti del continente. La lotta gigantesca iniziata sul Reno coi suoi incomparabili successi ecclissò gli stessi grandiosi fatti della campagna di Boemia. Quanto precipitosa era stata la disfalla dcli' Austria, altrettanto completo apparve!' annien lamento della Francia. Le truppe germaniche segnavano il loro cammino con una serie non intetrolla di vittorie, capitolazioni e rese favolose, mai registrate nella storia ùelle nazioni, mai allese nei fas ti degli eserciti. Troppo breve è il tempo che ci divide da tait even ti , perché in ogni sfera si possa con giusta misura apprezzare tutte le cause che produssero effeui tanto straordinarii; e s i attendono tuuora rapporti ufficiuli, completi, dettagli ati e s icuri , i quali valgano ad irrad iare una chiara luce sul modo <li funz ionare sorprendente di quella mcra,,igliosa macchina che fn 1' esercito confedera to. Nel campo della tattica però il dife tto di cognizioni in-
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~'12 durante l'azione spesso finivm10 per cacciarsi nella lineapiù avanzata (fo tto già notato nel 1866), ricorse rn quindi alla linea di piccole colonne. !\è queste formazioni erano le sole cui si appigliasse fa fanteria germanicn per esplicare la proprietà dell'urto . Più tardi avendo per esperienza appreso quali perdi te eno11ni patissero p~re tali colonne nei Lel'reni sgombri ('I), i haW1glioni utilizzavano ancbc negli attacch i l'ordine aperto . Anzi qtrnn!unque l'ultima campagna non sia priva di attacchi eseguiti <la colonne, tutta vi a è innegabile che la formazione ape r·ta ha avuto un sopravvento straordinario anc_he _riguardo all'urto, in special modo riegli ultimi per10cl1 della lou.a. No? credo a~pun to inutile qui menzionare il giudizio che m proposll o esternava sua altezza il luogotenente genera.le duca cl i Wùrtémberg in una dottiss ima conferenza into r·r?o alla campagna di Francia, da lui tenuta nel 31 mnggio del eorrente anno . Riguardo alla fanteria le esperienze tratte dalla campagna del "870-7 1 si compend iano in CJ11este sue parole: « Il coeso della campagna ha dimostralo che l'attacco « in linea di colonna sopra terreno so-o mbro era un <\ inutile saerificio d'uomini, e quincltvenne definiti« va mente · rigettato; ed in luogo di questa formaz ione « si adottò l'ord ine aperto, il quale col concorso dei « cacciatori nppt1riva l'unico effettuab ile nei terreni sco« perti ; come pure eonlemporaneamente si diede la « -pro ibizione assoluta cli portare frazioni in ordine « ch iuso ad una distanza dal nemico minore di 2000 « passi. » Il duca di Wùrtemberg in appoggio dei suoi giudizi
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<lescrive appunto l'attacco di Le Bourget che noi qui leuernlmente tra cl uciamo: · « Negli alti estesi muri dei giardini cli questo lungo villaggio si erano praticate feritoie, mentre con lavori in terTa si era prepnra!a la difesa, barricando pure gli sbocchi. le JJourge t fu assalito da tre parli. Le due colonne laterali spingevano a vanti storm i di cacciatori i quali guadagnavnno terreno correndo, poi si gettavano a terra. A questi tenevano dietro sostegni e riserve sciolti in stormi parimenti alla corsa . Quando gli ullimi per riposare si buttavano a terra, i c·acciatori correvano nuovamente avanti , e ad un tempo piegavano alqu(l.nto verso i fianchi ; giunti a buona portata si gettavano di nuovo a terra, ed aprivano il fuoco sopra il nemico. « I vuoti provenienti dal!' appoggiare verso i lati venivano colmati da ploton i stol'Ineggianti nell'avanzare ; come le ali pure v.e ni vano prolungate da compagnie che avanzavano a scaglioni, sempre però in forma seiolta (in au,f.qel6ster Ordnung) , per cui l'auacco che in passato anelava facendos i sempl'e più denso, ora invece si formav a sempre più avviluppante . Le fra:l ion i spicciolate uti1inavano le aecidenlalità del terreno per coprirsi , e dietro nlle medesime nuovarnente riordinarsi e riunirsi. Così sul fianco verso nord-est una serie di mucchi cli letarne rimasto lungo i campi rappresentava il posto di raccolta (Samm,elplat:z) per una in lera compagnia. · .L'ultima apciva da questo punto un fuoco terribile contro le frazioni del nemico irrompenti offensivamente. Dall'altra parte l'i nfossamento del torrente le l\ioleretoffriva adatto coprimento, ed era tosto occupalo da parecchie compagnie riunile, allo scopo di guai:ent ire l'assalto da un contrattacco d1e poteva arrivare da Drancy. « Il meccan ismo dell'attacco consisJeva specialmente
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(1) li corpo della guardia nella battaglia di Gravelotte all'attacco di S. Privat in dieci minuti perdette circa 6000 uom ini.
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nel rapido passaggio dall'ordine aperto a quello serrato, appena il coprimento anche il più insignificante accor-. dato dal terreno permettesse un riunirsi del plotone movimento o. della compagnia; mentre all'incontro oo-ni . o 1~ ava1~l1 sop r~ lerreno sgombro avveniva sempre in lrnee d1 storrrn molto aperte, le quali si avanzavanocome form iche (ioie Ameisen). « L'ala destra era rimasta indietro, il centro non si era sufficientemente spicciolalo, nè abbastanzci scostato dalle fo1·mazioni· abitucilmente 'usate, per conseguenza sopportò perdite enormi. Ma l'ala sinistra, che assaliva in lunghe e sottili li11ee sotto il comando del h100-oteo neme colonnello conte di Walclersee, era riescita a stabilire una cinta cli cacciatori fin sotto i muri dei giardini, far tace re il fuoco che partiva dai medesimi, e lateralmente ed alle spalle penetrare nel lungo villaggio. fl che decideva del possesso del medesimo· perchè il generale .Budriski poteva penetrare dall; parte di davanti , ed anche la colonna laterale di destra senza Lroppo gravi perd ite poteva raggiungere lo sbocco stante nella parte opposta del villaggio ». I Pruss Lani però si sono giovali di questo modo di attaccare in ord ine aperto (ge6ffnete angr1:ffsart) non solam~ntP- nei _terreni ~gombri, ma anche in quelli coperti ed acc1clental i. Nei terreni frastag liati generalmente si riesci.va a portare colonne al coperto cd inosservate fino ad una distanza minore di 2000 passi; e si potevQ. iniziare un regolare combattin1ento a stormi nel quale la potenza d~l. Cha~sepol restava di molto scemata. Ma per avY1c1nars1 del tutto al nem ico si era forzati infine a superare uno spazio scoperlo, il che di nuovo accadeva o per .mezzo di cacciatori alla corsa le \ l)er verità molte volte rnutilrnente) ovvero co ll'avanzare sui fianchi di frazioni s<.;iolte prima stnn(i in riserva ; ciò ripetendo •
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più volte, fin chè fin almente si avesse trovato il lato debole dell'avversario, ed i cacci,itori fossero pervenuti a circolare e cucciarsi nella posizione. Il rluca cli Wurternberg sostiene che anche trattandosi di cacciatori inesperti come i Francesi, tuttavia solamente pel fuoco delle mitragliatrici e delle granate ben diretto, sarebbe imposs ibile il portare frazio ni in ordine chiuso ad una distanza minore di '.2000 passi; e quando poi l'arma a retrocari ca si trovasse nelle mani di abili tiragliatori, ogni atta.eco per frazioni serrale in terreno sgombro Lorne1·cbbe assolutamente infrnltuoso, ed anche in ordine aperto costerebbe sempre molto sangue. In tnlla la campagna. del ,J810-'H è pure da notarsi come l'impiego degli allacchi frontali fu piuttosto scarso, ed invece si alluarono in grande scala. gli attornianti; cosicché l'avanzare all'urto e la relativa preparazione (come intenclcvansi in passato t1·auandosi di <:ombat.. timoni.o fra fanterie) il più dc~l-le volte venne sostituilo da un fuoco avanzanle ed avviluppante di linee aperte , Jc quali erano coadiuvale dai foo chi. e dalle mosse rapide dei cacciatori. L'a preponderanza dell'o rdine aperto in tutta la campagna. franco-germanica non impedì per altro che in alcuni casi la fanteria traesse cla.Ue formazioni chiuse molto vantaggio: l' impiego della linea contigua a fine di esplicare fuochi a sulve od accelerati, e l'uso delle coloun.e per le truppe retrostanti, ovvero decidenti gli auacchi ben preparali, e perfino qualche esempio di quuclrali fiancheggiantisi fra loro, te~tificarono t1ncora che tutte le formazioni possono tornare vant;:iggiose, purcli è siano opportunamente utilizzate. Per altro anche contro le cariche delfa cavalleria francese le fanterie tedesche si servirono nella muggior parte dei cusi della formazione a stormi, cercando appoggio nelle acciden-
2'16 talitò. del terreno. Le frazioni stanti in ordine contiguo al momento dell'attacco fo rmavano delle masse il più d_elle volte ir~ego_lari, ricorrendo ancora ai gruppi se s1 trovavano m hnea, serrando sulle sezioni di testa se in colonne come a vVorLh, e raramente adottando formaz ioni regolari di quadrali come fecero alcuni battaglioni a Vionvi Ue. · Il modo di combattere cosi spicciolato dell'ullima compagna non mancherà certo <li ravvivare nuovamente la questione da tanto tempo agitata fra il battaglione e la compagnia, a fine di decidere quale debba essere la unità tattica più imporlanle per le fanterie del giorno . Il certo si è. che ai. comandanti di batfao·lione è imo posta ora ptù che mai una parte direttiva, ed all'incontro resta allargata la sfera di attività dei capi-compagnia ; i quali come nel 1866 pure nel rn70-71 ed anche in avvenire, finchè la ÙJ.Ltica non subirà mutamenti radicali, saranno l'elemento il più influente nella prima linea, e quindi il più prezioso nel combattimento davvicino delle fanterie . Per altro ai comandanti di battaglione speuerà sempre !'.importantissima missione di dare un giusto indirizzo alle loro compagnie, impegnarle a tempo opportuno , e giudicare colla massima prontezza l'effetto dol fuoco nemico, a fine di utilizzare ? li spazii coperti o meno bnltuti, e rresenlare sempr~} 11 '.m mor bersaglio possibile. In ogni specie di terrei1i le armi a fuoco _presentano irregolarmente zone più o meno ballute: e talvolta · di fronte al Chasseoot. in terreno piano e scoperto, convenne avvicinar~i più al nemico per diminuire le perdite, occ1,1pando una zona meno bersagliata : il che accadeva quando i difensori avendo cominciato il fuoco a molta distanza, non curando poi l'angolo di tiro, continuavano a coprire di proiettili le zone pièt lontane dalla posizione. Questo prova pure quanto debba esercitarsi in tempo
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di pace il fantaccino per ottenere risullati discreti nel combauimento, durante il quale l'individuo non è certo calmo come di fronte ai bersaglio; e l'attenzione che hanno pure a prestare tutti i graduati per regolare il . fuoco nel modo il più conveniente. Solo in casi particolari potrà giovare un fuoco non mirato, ma questo dovrà arer luogo sempre dietro indicazione dei capi; quando per esempio la vicinanrn del nernico attaccante rich ieda un fuoco acceleratissimo, allo scopo di cagìonal'e ul medesimo le più gravi perdite cd il nHi.ggiore sbalordimento; oHero <1uando si voglia rendere mal sicure date zone coperte da ostacoli, dietro dei quali si supponga trovarsi il nemico, ed in tal modo impedire ch'egl i possa liberamente manovrare . Diversamente op,erando si cadrebbe nel caso dei Francesi, i quali scagliavano una grandine di proiettili innanzi al fronte spessiss imo i out.ile; vnlendo neppure l'esperienza dei primi scontri ad avvisarli, che per l' elevato ungolo di t.iro molte volle l'e1IetLo dei loro fuochi si perdeva quasi tolalmente entro la zona al di là degli 800 m8tri dalla posizione; nè giovando loro l'esempio delle fanterie tedesche, pr<~sso le quali si cercava sempre di regolare il fuoco a seconda dello scopo che si voleva ottenere. Così in tutto appari va i.i di verso grado d'istruzione tattica di quest'arma pl'esso i due avversari. La fanteria francese fn sempre ristretta, pesante, inetta a tentare nuove risorse; la prussiana . im·ece sorprese per la sua strana prontezza neìlo alternare le forme spicciolate eolio contigue, e nell'adattal'si a modi di combattere svariati, mostrando sempre abi!Ùà straordinaria. nel neutralizzare i vantaggi clell'avvers·ario. Il grande perfezionamento che nell'ultima guerra si riscontrò nelle fonterie gel'maniche, non trattenne però qualche tattico tedesco dall'indagare ·quali innovamenti dovrà subire quanto prima quest'arma. E quantunque la ,
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campagna del 1870-71 avesse . dimostrato che non era certo nè il Chassepot, nè il Zundna!delgewe.hr quello che po tesse decidere delle viU.orie , ltlltavia qualcuno segua• lava come inevitabile una prossima innovazio ne nell'armamen to, ed a.rrivava al punto da predire che quella fanteria, la quale potrà essere in caso per la prirna cli sel'virsi utilmente dell'arma a ripelizione, avrà in avvenire dalla parte sua una superiorità non molto lontana da quella che nel ,f 86G la fan leria prussiana possedeva . di fronte all'austriaca. Pare che finora nissuna delle g randi armate europee divida questa opinione. La guerra dell'anno !870-7 1 come riescì a porre 1
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sempre più in vista g;l'incontestati pl'egi delle fa.nterie germaniche, giovò parimenti a rialzare il prnsLigi.o della cavalleria tedesca, in mod o da far cli monticare del tutto le accuse che questa si era g uadagnato nella precedente cam pagna. Anche tenendo conto di tutte le cause che nel ·I866 più che nel 4870 potevano difficollare i risultati di q uesL'arma è certo che i servigi resi <la essa ultimamente sono tal i, da non permettere paragone di sorta con c1 ue!li prestati rrnl teatro di J~oemia. Mai esercito alcuno in territorio nemico po lè godere sicurezza maggiore di quello di Germania ne ll't1ltima campagna. Circondato per ogni pa rte da cavalleria, esso conservava ~onlinw:unente intorno a sè una larga zona tranquilla, elle mai ern inaspettatamente atlravecsata n~ ~a truppe, nè da sguardi nemici. A. distanze grand1ss1rne delle loro annate, dcappelli di cn.v<l lleria tedesca spiavano le posizioni e seguivano lo mosse dei corpi francesi in ogni clil'ezione Così il comando supremo dell'esercito germanico, a giorno sempl'e delle disposizioni, delle forze e · dei movimenti più min_uti
219 dell'avversario, si trovava in grado di concertare con precisione matematica quellè mosse che fecero traseeolare il mondo AH'opposto sembra che nè il comando supremo, nè i com andanti dei co rpi fran cesi obbiano saputo impiegare la cavalleria secondo il vero suo indirizzo ; né ri spetto al serv izio di sicurezza, nè riguardo a quello d'inforrnazioni. Il lungo tratto del Reno da Kehl fino a Basilea , conformemente al piano stab ilii.o, non era per nulla difeso, ma unieamenle sorvegliato da un piccolo corpo · (das Schwarzwald-Detachement) coadiun1to dagli abitanti. Ma nel quartiere generale, dell'esercjto francese, quantunque si fosse completamente al buio cli quanto riguarda va il concentramento delle forze nemiche e -lo scopo strategico delle medesime, non si dava tuttavia la minima disposizione ehe potesse chiarire le intenzioni dell'avversario. Una sempli ce r·icognizione, una sola.vigorosa punta attrn verso al sottile velo delle trnppe· sorveglianti il confine, a,·rebbe fatto anrertire i movimenti delle trnppe di Germania, e neeessariamente con dotto alla con oscenza del piano strategico di quelle. Mac-1\fahon avesse spinta sull_a sponda destra del Reno una scorreria di cavalieri comandata da un capo. deciso cd intelligente, egli dopo sole 48 ore avn~bbe conseguita la sicurezza, che in tutto il Badese (eccett uata la divisione posta fra Rastatt e Karlsruhe) non vi era riunito alcun gr-osso corpo tedesco , che i passi Cilella Foresta :i\era erano guardati da un debole distaccomento, e che il nemico cercava cli far credere l'ultimo di molta fo rza c.:i.mbiandolo di posizion e ogni giorno, fac en dolo marciare lungo il Reno in direrse cl irezioni, e dileguarsi od appari,:e in varii punti. Così una forte scorreria di cavalieri, sostenuti da alcuni pezzi, direl(a verso Landau e Gemerseim, avrebbe
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220 tosto annunzia to che là .si raduna vano grossi· corpi : e quindi porlato a conclusioni non dubbie intorno alle viste dell'avversario; e cond~uo all'adozione cli misure alte ad assicurare il corpo isolato in ·Alsazia ed evitare l'attacco . I Tedeschi invece attiviss imi, come già si disse, riconoscevano terreno e nemico cacciando cnvalleria sul fronte e sui fianchi in ogni direzione_; e, fra le tante compiute subito all'inizfarsi delle ostilità, citeremo la ricognizione eseguita dall'uffiziale di stato maggiore conte Zeppelin (accompugnato da quatlro ufficiali e poch i dragoni), il quale nel ~o lugl10 si spinse fino al · cli là di "\Vorth, percorrendo un trauo vastissimo cli terreno, e raccogliendo informazioni preziose; le quali chiarivano al comandante della 3• arma~a le condizioni in cui si trovavano le truppe nemiche in questa parte dello scacchiere. . . Tura dalla parte dei Francesi trascuravansi non solo il servizio di ri<:ognizione, ma pure quello di sicurezza per modo , che nella notte del 23 àl 24 luglio una pattuglia di ulani, senza c.ssere min imamente disturbala, rovinava il viadouo della strada ferra ta di Saargemund , ed interrompeva così la comunicazione ferroviaria fra detto paese di confine ed Hagenau. Le prime notizie venute dal teatro della guerra non segnala vnno che scontri continui di pattuglie cli cavalleria {cdesca, le quali. urtando nel nemico erano costrette a ritirarsi . Più tardi l'esercito francese comprese lo scopo e l'importanza di quei meschini drappelli, i qunli spesso malmenati, fuggenti sempre di fronLe all13 truppe che avevano spiate o stuzzicate 1 preparavano colle loro informazioni l'avanzare viLtorioso delle masse retrostanti. Quale esempio della vasia scala. in cui i· comandanti delle armale germaniche sapevano utilizzare le loro
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cavallerie durante il corso della carnpagn~, ~iteremo il buon impiego cli quest'arma fatto dal pnnc,~e eregiornate ditario nella marcia .verso la ~Iosa . Dopo di vVeissemburg e Worth correva voce che 11 generale Fuilìy si fosse gettalo, con due divisioni d_el suo_ corpo e gli avanzi delle truppe cli ~foc-M~hoJ?-, sui _Yos~~ '.'erso il mezzogiorno. La 2• divisio~c. d1 cavalleria, gw. mc~1'.icata di coprire il fianco s101slro ~ella_colonn~ ir~ marcia, ricevette l'incarico cli raccogliere 1~formazwm precise in proposito. coya bri~a~a Barn~~o~v- m t:.s~a _e la brigata Daumbach sul fianco snnstro la d1VJs1o~e :si spmse sopra Gerbéviller, Charmes, Beaumo~t ~ Mart~gny, st~ndendo tutt'alJ'inlorno una rete estes1ss1ma d1_pattug!1e, le quali arrivarono fino a Ramberv~ll~r, Epmal, M:irecourt Chaumont e Duieux. Le notme ratcolte .dalle mede~irne come pure gli ordini originali francesi trovati a Ch;rmes, assicurarono indubbiamente che _n on aveva avuto luogo alcuna marcia di truppe nemiche verso il sud; 11ia che invece le ultime, in gran parte per mezzo della ferrovia, si erano ritirate sopra Chù_lons. PiCi tardi, negli ultimi periodi della carnpagna, s1 te~nero cliv.isi oni •di cavalle ria sole, senz'altro a~poggi o che nelle loro forze- per settimane intere, d1 fronte all'esercito némico, riuscendo con quelle a tener , a bada il medesimo, ed isolarlo per _JTìodo cb_e nulla potesse sapere delle mosse · de~ corpi tec~~:~l-11 ·. : , Onesto an·ire indipendente d1 alcune dms10m dt ca- · yalÌeria fu ~uello che ottenne app~~to da_qu~st'arn:i~ i risultati più importanti ; ed obbligo tuttl g_l1 esercit~ à preoccuparsi tosto per preparn~·e la medesima a tal~ missioni nel modo il più convem~nt~. ~onsegu~~z~ cli ciò fu il r iaccendersi delle questtom ngua_rdantl l_organizzazionc e l'armamento de~ìa _cavalle~·ia _; ~' v1st~ la necessi~à di ave~·e coma~dant1 atti ~ serv1rs1 ~1 q~~st~ corpi ind1pendent1 , a!cum v~rrebber o che gh u,t1m1
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22'.2 fossero già organizzati nella pace allo stesso modo che in guerra; perché avrebbero occasione i capi cli acquistare pratica e facilità nel servi-rsi di queste masse, si produrrebbe coesione nelle medesime, e :-;i eviterebbero le difficoltà che sempre s'incontrano nel concentrare ·prontamente grossi corpi di quest'arma. E r iguardo all'armamento, dietro l'esperienza dell'ultimu ·cam pagna parrebbe ormai troncala la diversità dei pareri, che dopo il 11866 esisteva intorno all'utilità di dare un'arma a fuoco alle cuvallerie. Una piccola parte della cavalleria prussiana possecleva anche nel 1866 una carabina a retrocarica, ma la brevità della campagna (e la mancanza quasi, assoluta cli operazioni di piccola guerra, sostenuta da popolazioni coadiuvate da terreni appropriati) impedì che si potesse giudicare in proposito con qualche .fondame nto. Altrimenti avvenne nella campagna contro Francia, in ispecìal modo nella seconda metà della medesima. Una parte della cavalleria francese (particolarmente i reggimenti venuti d'Africa) era arm.ata ed avvezza alle ·carabine di lunga portata. A distanze le quali per mettevano che il minimo movimento del terreno li ·soltraesse alla vista dei cavalieri tedeschi, i Francesi si appieda vano e spara vano su questi spesse volte con . successo; e prima che la sciabola degli ussari gli avesse raggiunti, erano già nuovamente scomparsi. In special modo crebbero gli svantaggi quando i combattimenti si trasportarono rìei dipartimenti più occi~ dentali della Francia, ove il terreno si presentava frastagliatissimo. Le strade avvallale rar.chiuse di folte siepi, serrate da sbarre e fossati, quando erano difese da cavalieri appiedati, francs-tfre·u rs, od anche soli contadini armati, impedivano ogni ulleriore procedere, e costa vano smisurati sagrificii. · 1
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223 Per riparare a tale inconveniente si dovette ricorrere . al mezzo di armare partP del la cavalleria prussiana coi Chassepot tolti. al nem ico ; e queste armi quantunque Jungbe e disadatte per cavalieri, i qunl_i pet' acwiunla non le avevano mai minimamente prattcale, 00 l .. fac ilitarono tuttavia di molto i servmo. Questa necessità pei cavall eggieri di possedere armi a fuoco apparve così urgente dopo il 1870, che in Austria si fece perfino la proposta di costruì-re dei carri · leggieri e resi~tenti, che pot.e:osero trasporta re dietro · gli squadroni rompagnie di .fanteria, e porle in caso di sempre coadiuvare col loro fuoco le cavallerie ne.Ile loro opernioni indipendenti e staccate dall' esercito. Il luogotenente colonnello conte Schweinilz studiò e presentò un carro in ferro, che doveva soddisfare all_a summentovuta esigenza., il quale venne pure esperimentato nei dintorn i cli Vienna. E presso tutte le armate si sta disc L1tendo, se ccnvenga dare· l'arma a fuoeo a ret.rocarica semplicemente, a ripetizione od a rivolta; e se sia megl io armare squadroni interi o frazioni del medesi mo; ma sembra che nessuno voglia tuttora osteggiare la clist.ribuzione di un taìe armarrn~nto alla cavalleria. I grandi servigi resi dalle divisioni indipendenti non devono però far dimenLicare la parte rappresentata dalle c&vallerie divisionali anche nella guerra del 1870-7 L L'ulti.ma campagnn, ed anche quella del 11866, hanno dimostralo come la divisione nel suo complesso è giì1 un corpo di tale r ilievo, la sua estensione durante il combattim ento e la marcia già così grande, e la rappresentanza. delle altre arrn i in essa tanto ragguardev?le, che è una condizione indispensabile per la meclesuna il oossede1· sernpl'e una fraz ione di cavalleria a lei im~1ediatarnente devoluta. No n solo pcl ser vizio d'ordinunza e cli sicurezza, e per la osservazione del nemico
;a25 Troppo lungo sarebbe l' enumerare tull1 1 servigi svariatissimi. che p1·estò la cavalleria tedesca nella · guerra colla Fran cia, e basleranno i pochi succiLati per conchiudere che l'istruzione della medesima doveva essere altissima, a fine di accordare una sì vasta utilizzazi one . Ma una tale istruzione non può raggiungersi in poco tempo, quindi ne nasce la necessità di una ferma per quest' arma che perm ella di abilitarla alla sua missione. È da osservarsi inoltt·e che la cavalleria vuol esser e subito utilizzata al primo iniziar~i delle ostilità, essendo quella che deve fornire i più sicuri dati intorno ai concentramenti delle truppe ne miche ; ma d'al lromle essendo impossibile rnobilizzure masse di quest'arma nel brevissimo tempo in cui oggi si compie la mobilizzazione delle armate, ne deriva l'altro bisogno di conservare sotto le armi in tempo di pace un effettivo non ci iverso da quello che dovrà aversi in guerra. Riguardo poi all' indirizzo a seguirsi nella istruzione della cavalleria, esso è facile a dedursi dai fatti e dalle missioni più importantt dalla medesima compiute nell'ultima campagna. I campi di battaglia quasi sempre molto accidenta ti, ed il servizio di sicurezza ed informàzioni, causarono l'impiego larghissimo degli ordini spicciolati. L'uso più frequente di queste forme, ed il carattere più indipendente acquistato dalla cavalleria nella sua azione in genere, esigono quindi, che anche nella istruzione si dia un maggior valore alla individualità. È indispensabile in special mod o sviluppare larghe viste e molta in iziai.i va negli ufficiali tutti, eh~ tante volte hanno a trovarsi con poca forza a considerevoli distanze dai loro corpi, in territorio ostile, non conosciuto ; per cui quando non avessero pratica nel giovar si delle carte topografiche, facilità nell'orientarsi, e l'abitudine a trarre conclusioni non false anche dietro
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nel r aggio più v1cmo , ma anche durante il combattimento, il bisogno di queste frazion i di cavalleria apparve sempre di una necessiti\ grand issima per le divisioni di fanteria . Uno degli e rrori di cui si accusa Mac-i)fahon eircn la disposizione delle sue truppe nella giornata di Worth è appunto cli arer data la destinazione di cavalleria di riserva a tutta la sua cavalleria ; e di non aver distribuita quasi frazione alcuna cli quest'arma fra le divisioni di fanteria fo rmanti le vere linee combattenti dell'ordine di battaglia. Come pure per mancanza di cavalleria presso la sun divisione, il gcnentle Douny non veniva minimamentP: avvertito della mossa iniziala dalle truppe tedesche a fine di gir.Jre la forte posizione del Ge1·szborg ; e doveva impreudere la ritirata, quando sul fronte e nel fianco destr9 era già troppo seriamente rninoccialo da forze esuberanti. E prima di troncare le osservazioni riguardanti l'impiego della cavalleria nella guerra franco-ge r manica, noteremo che in detta campagna si riscon lrano pnre parecchi esemp i di forlunali combattimenti sostenuti da quesl' arma combinata coli' arLiglieria ; come ad esempio presso Poupry, ove i due reggimenti della divisione Baumbach di cavalleria (ad ognuno dei quali stava annessa una delle due ballerie) vennero attaccali da due divisioni francesi composte delle tre armi. Sul prin cipiare dello scontro i Tedeschi mossero in ri lirata, finchè le batterie trovarono una favorevole posizione presso Tivernon ; da questo pnnlo le ultime aprirono un fuoco efficace che dapprima arrestò il nemico, poi lo disordini) alquanto, e permise alla cavalleria cli entrare in azione ; per cui i Francesi furono costretti a ritirarsi lasciando gran numero di prigionieri nel le mani degli usseti, i quali attuarono l'insegu imento accani tamente fino a notte inoltrata.
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ANNO XVJl1 VOL. I.
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~% pochi dati, difficilmente potrebbero compiere le delicate missioni che loro dovrebbonsi affidare. Per attenersi all'ordine fin qui seguito in questo scritto, dobbiamo tratlal'e ora brevemente della parte toccata alle artiglierie nella guerra del 11870-7 4., la quale non fu meno splendida di quella rappresentata dalle armi sorelle . · Tutti ricordano che dopo la campagna del 1866 un autoee a nornmo prussiano scriveva che : « .Nella prima guerra avrà una incondizionata supe« riorità tat.tica colui che saprà meglio giovarsi della « sua artiglieria. » A dir il vero, non tutli i tattici divisero tosto questa opinione . Alcuni, anzi, avevano veduto nella guerra di Boemia un argomento per riaffermare come fo sse stata eccessiva la fiducia che altri prima del ,1866 avevano riposta nelle risorse delle artiglierie, ed in Prussia non si tralasciò di gettare anche il ridicolo sopra quella asserzione., che nel fatto erf.l veramente profetica. Il luogotenente colonnello von S., appartenente all'alto stato maggiore prussiano (già conosciuto per canche speciali importantissime da lui disimpegnate} scrivendo contro lo Sgua·rclo Tattico Retrospetti·vo riportava il succitato periodo, e nel commentarlo chiamava superflua una tale proposizione riguardante l'artiglieria in pm:ticolare, compassionando quasi l'autore con parole ironiche , che crediamo superfluo il riportare . · Ma la campagna del 11870-7;1 doveva dimostrare colla massima evidenza che gli attacchi di fanteria sarebbero stati sanguinosissimi sempre , per non dire talvolta impossibili, senza la preparazione ed il concorso dell'artiglieria . Quanto era sfata impaeciata, guardinga, direi quasi paurosa, quest'arma nella campagna boema, altrettanto, apparve svelta, arrischiata , intraprendente, per non dire onnipotente, in quella di Francia. Non vi fu
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227 ,combattimento rilevante ove essa non abbia trovato il modo di segnalarsi , comunque fossero le condizioni lattiche o topografiche che si presentavano . In tutto il corso dell a campagna quest'arma segue sempre il vero prjncipio lattico che la governa; e non vi ha guerra alcuna che presenti così largo ~sempio di fuochi prepondera,nti e concentr,ati di artiglierie impiegate a massa. A Forbacb, a ,Veissemburg, a '\Vi.irth, a Rezonville, a Sédan, sulla Senna e sulla Loire sono sempre grandi batterie che con fuoco poderosissimo scuotono le truppe francesi, quantunque situate talvolta in posizioni fortissime, e preparano l'assalto alle fan terie tedesche, disorganizzando tal mente le linee nemiche da rendere tosto problematica ogni resistenza . Generalmente le batlerie cercav.ano di prender posto alle ali, quando il terreno ed i rapporti tauici non imponevano loro una posizione centrale, e sempre con rapidità grandissima riescivano a mettersi in balleria, nei terreni i pi ù aecidentali. Molto più impacciata in'Vece si mostrò l'artiglieria francese, la quale , lenta ad entrare in azione, sprecava, spesso inutilmPnle, il tempo ed i fuochi, non concentrandoli sui punti tatticamente opportuni, e lasciandosi, il più delle volte, soverchfare dalle batterie dell' avversario. La guerra de l 1870-'i,1 diede luogo ad alcune esperienze di grande importanza tattica, perchè relat.ive alla pos izione a prendersi nor.m almente dalle artiglierie I).el'1' ordine di battaglia . Rammentiamo che dopo il ,1866 si dubitò non fos-sero troppo serii gli effetti del fuci le a retrocarica sulle artiglierie neì combattirnento davvicino. L'ulti ma campagna prova appunto conte solo in casi speciJli è utile ·Favvicinarsi molto al nemico, e che per lo più in tali casi le perdite delle batterie stanno in rapporto spropor-zionato cogli . effetti che desse possono conseguire. 1
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228 Risulta pure che l'artiglieria tedesca, alla quale tutt1 ~iconoscono l'importanza capitale avuta nei recenti successi, ha generalmente sostenuto il combattirnento a distanze più vicine ai 2000 che ai '1000 passi, e che, relativamente, la prima si s,ervì più volle delle distanze mag?iori di duemila, anzichè di quélle minori di mille passi. Certo si è combattuto anche a distanze assai min ori come, ad esempio, le artiglierie del 9° corpo a Grave~ lotte ed alcune batterie a St-Quintin, ma questo avveniva per cìrcostanze particolari, ed i risultati conseguiti furono pagati a prezzo troppo caro. Qualche scrittore prussiano sostiene che gli odierni rapporti tattici hanno. fatto subentrare le distanze cli '1500 fino a 3000 passi circa, al posto di quclje di 700 - 1500, entro le quali le artiglierie da campo liscie esplic1:tVnno tempo addietro la maggior parte della loro azione·. E basandosi su questi dati si proporrebbero nuovi studi, a fine di pe1fozionare sempre più il tiro a granala, e rendere più pratico il ' tiro a strapne l, il quale dovrebbe sostituire del tutto il colpo a mitraglia. La guerra franco-german ica vide pure in campo le famose macchine, che, sollo il nome di mitragliatrici, cannoni Gatling, ecc., volevano in fallo di potenza tattica gareggiare colle artiglierie da campo fino ra usate. L'utile che si trasse dalle medesime non auuao·ò l'asnett, t tazione generale, ma bastò a provare the, quantunque · desse non possano ottenere risultati pareggiabili con quelli delle artiglierie, vista però la loro leggerezza, precisione di tiro (sebbene a dislanie limitate) e la poca complicazione del tramo e servizio, non souo da dispregiarsi quale elemento ausiliario della fanteria. Per conseguenza, presso ogni esercito si vanno tuttora compiendo esperimenti, i quali tendono a togli ere i difetti che presentano queste macchine in special modo deli--
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cati.ssime. E nel campo lattico si discute intorno alla 1oro missione in gen ere, e la loro ripartizione fra le truppe. Vi sono alcuni i quali vorrebbero aO'l'rrecrarle , . 1· . ' 00 o all arttg 1eria e formare cosl batterie di mitragliatrici, come s1 hanno quelle dei pezzi; altri invece vorrebbero -annetterle ai reggimenti di fanteria (per cui anche il no me :li Infanteriekanone), stimando così che queste macchme dovessero invariabilmente seguire i movin;enti çlell e fanterie, appoggiandole direttamente e continuamente, ccl a tal uopo rimanendo le varie sezioni cli rn itragliatriei sempre sotto mano del eomandanle dei battaglioni ai quali queste sarebbero accollate. Parrebbe ad alcuni che in 'questo caso le ultime potrebbero se non altro trovare più facilmente l'occasione cli essere utilizzate, e rialzare l'elemento morale delle fanterie . ll po co servizio che prestarono all'esercito francese questi nuovi str·umenli di guerra, non si potrebbe addurre quale prova della loro inutilità. In Francia tali macchine si tennero sempre nascoste, si raccontavano .le piLl strane cose intorno al loro effetto distruttivo, ma pochi~simi er?no gli eletti ammessi agli esperimenti altt~1H1 nella ptù grande segretezza. !Uolte mitragliatrici a_rrwarono presso. ìH?tz 1.ullora incassale; furono qui r~c~rr:iposLe e d tst.ribmte per la prima volta ai corpi già v1c:rn1_ alla II.'Onllera. Non è quindi a meravigliarsi se qu~st1 non seppero poi giovarsi di queste macchine mai adoperate, le quali tnlvolta portarono terse un risultato. in parte negativo, perché le truppe credendole ::rn talrsmano dotato Ji pot.enzn sovrumana, e vedendo rnvece ~pesso in quelle un nuovo in ciampo per i capi, e q uas t ~empre un effetto molto limitato sul nemico r1~11 e_b~)ero certo a gundagparne moralmente. Le mitra~ gliatnc1 provarono così sempre più la netessità di rendere famigliare a lle truppe durante la pace tutto ciò di
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cui avranno a giovarsi in guerra; nel combauirnento essendo solo utilizzab ili quei mezzi che già prima fnron o oggetto per gl'individui d'istruzione, cme cd abitudini in ve tera te. E per ultimo, prim a di ch iudere quesLi cenni riguardanti la tattica dcll' ultima campagna, dobbiamo aggiungere che nella medesima l'azione, anzich è svilu ppa rsi per linee collegate o continue, si esplicava piuttosto per singoli gruP.pi, 1] più delle volte aggirandosi il. comballimento intorno ai diYersi punti fo rti della contrastala posizione, i quali, conquis~ati quasi sempre mediante l'aiuto di truppe fresche, andavano 1-iperduti forse dietro i con lraLLacchi del nemico, poi venivano riguadagnati ancorn con nuovi rinforzi ; non essendo raro l'ondeggiare a lungo intorno a qualche località, prima che uno degli avversari potesse c.lefinilivarneute guadagnarla. La presa di questi punti fo rti però difficilmente decideva della giornata, ma non serviva che a stancare, impegnare e divel'gere le truppe nem iche, permettendo in pari tempo al generale in capo cli pot·Larc gl i sfo r1.i p reponderanti in quella direzione che risultava la più decisiva . Convenne pme più Yolte di gellare la massa maggiore delle fo rze nell' azione tosto al co111incì~tre della medesima, ma normalmente il combattimento si svolse in va.ri periodi, e la decisione, anzichè accadere per mezzo cli un attacco immediato e dirello sul fronte nemico, s'ebbe per via cl i mosse aggiranti per una delle ali . La. resistenza incontrata sul fronte della posizione, ed il modo stesso di combuttere della prima linea, generalmente obbl igavano l'ultima ad estendersi vel'SO i fianchi (fatto già osservato nl'! l ,1866), dal che ne deriva.va un continuo allungamento cd assottigliamen to dell'ordine cli battaglia. Di qui nuovamente la necessilà di
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conserrnre sempre forti riserre dietro la linea combatLente, ed impegnare in questa il numero di truppe puramente opportuno. I cnpi più elevati stavano dietro la pI'ima linea per osser\'are attentamente le fasi dell'azione, riconoscere i vantc1ggi e gli svantaggi incontrati dai combalten ti in avan ti, ed utilizzare colla rapidità del lampo 1a posizione qu_ale appuuto si presen tava . Valersi -degli errori del nemico potrebbe dirsi la caratteristica dell'ultima campngna, eome nella strategia, così nella tattica, fin nel più minuto <leltaglio delle operazioni. Grosse riserve collocate più indietro Ycnivano gelo.samente conservate al coperto e sollo mano, ponendosi attenzione grandissim a per impegnare nuove fraz ioni d~ ~ruppa solo rptando e do ve esse foss ero indispensab tli; frutto qnesto della campagna del 1866, nella quale, come già si disse, il piLt delle volte le truppe sfuggendo troppo presto dalla mano dei capi andavano travolte nel tul'bìne del combauirnento, durante il quale non era più possibile governarle in modo alcllno. In La.l gnisa si evitava pure l'inconveniente che la prima linea, nel più dei casi rappresentata da soli stormi di tiragliatori, potesse rts ultare troppo debole ed offeire il destro al nemico cli spezzarla ; perchè appunto colle truppe retrostan Li si era sempre in grado di arrestare i progressi del medesimo e rafforzare i punti minaccia ti. Appena poi i corpi lontani erano giunti sul campo di battagha, la posizione, le disposizioni del nemico sufficientemente smascherate, e le manovre destinate a risolvere l'azione non lasciavano più dubbio intorno alla loro opportunità e riesc.ita ; generalmente col fuoco di tutta, o la più gran parte dell'artiglieria, si dava l'ultimo crollo alla resistenza dell'avversario , e si proteggeva l'avanzare. delle fouterie cl1e decidevano la giornata . .Le cavallerie divisionali coadiuvavano le altre armi durante
232 il combattimen to, cd unilamcnte alle divisioni di cavalleria disponibili c:ompievano la disorganizzazione del nemico, attraversandolo, inseguendolo e cercando di sbarrorgli Lnlte le vie di rilimta Questo per parte dei Tedcsr.hi, menlre mollo diversamente accadeva presso i Francesi. Nellu stessa misura che i pt·imi spiegando un'o1fensi,,a continua miravon o ad annientare qualsiasi attività nell'avversario, altrettanto gli. ultimi dura,,ano ostinali nel voler utilizzare al massimo la difensiva. Vediam o le tmppe francesi, ordinate non di rado in dne linee troppo viein e, riman r rsi attaccate alla loro posizione, lasciarsi avviluppare colle manovre, folrninare co i foochi e sloggiare cogli attacchi, senza <1uasi mai tentare risorsa alcuna; limil:inclosi inYecc per lo più ad un' opposizione passiva, che si riduceva ad iniziare un fuoco spensierato di artiglieria alla distanza di 3000 o .t.000 metri, e di cacc ial.O l'i dai i!OOO fin o ai ·I 400, per cui di frequente difettavano presti ssimo le munizion i, le quali per mancanza di ord ine e disciplina venivano tardamente rif'ornite. Le cavallerie francesi, ten ute ordinariamen te indietro, non impiegate pel' rischiarare il fr onte (cosicchè gli attaccl1i giunge vano sempre inaspellati}, né per appoggiare le altre armi durante il comlrnaimcn to, venirano impegnale quando la disfalla era disperata, non pensando neppure a soste nerle in modo alcuno, e sciupr.ndo così quest'arma tan·lo generosa, che spiegò sempre un eroismo insttper·abtle . Oltre il moùo di co rnbatlcre è d'uopo menzionare pure gli ordini di marcia della campagna del 70-71. Nel 66 presso l'arm atu prussiana la successione delle varie armi era difettosa, perché la cavalleria formava abitualmente la coda delle colonn e in marcia, ad ec· cezione di quella poca ann essa alle avanguardie. Al-
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l'incontro nell'ultima campagna le colonne tedesche furono sempre precedute da divisioni intere di cavalleria; e la esperienza provò largamente l'utilità di questa disposizione. Notiamo ancora che nel 70-7 1 si vide più volte la necessità di tosto impegnare nel!P. prime fasi dell'azione masse considerevoli di artiglieria, il che sembra non sarebbe stato possibile, quando per voler troppo cautelare quest'arma, secondo gli ordini di marcia finora usati, le batterie sì fossero trovate a distanza non indifferenle dalla lesta delle colonne. Anzi dietro le succitate considerazioni alcuni tatti ci vorrebbero di nuovo accampare dei dubbi anche intorno alle riserve di artiglieria, nonchè di cavalleria, formate ed intese almeqo secondo le idee finora dominanti ri·spetto alle medesim e. Inoltre osserveremo che la campagna franco-germanica provò nuovamente la necessità di adottare ordini di manovra poco profondi, e di passare all' ordine di combattimento a distanze considerevoli dalle p~sizioni nemiche, a meno che condizioni speciali neutralizzassero gli effetci dei fuochi dell'avversario. Diremo fin almente che le rivoluzioni portate nella tattica dall'ultima campagna furono minori di quelle causute dalla guerra del 66. Nissuno s'aspettava risultati così slraordinarii, nè tutti credevano nella superiorità prussiana, ma di certo però la tallica usata sulla sinistrn del Reno non si scostò di troppo da alcune opinioni, già prima da molti accettate, riguardo alla condotta in genere del combattimento. La novità più grande apparì nella latitudine, varieLà, proporzioni ed intelligenza palesate nelle diverse applicazioni, nè meno sorprendente fu l'accordo continuo e la precisione con cui si attuarnno dall'esercito germanico le operazioni tattiche le più complicate. 1
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234 Una sì costante armonia nel funzionare di lante membra :=;vari aie ci porta naturalmente a ponderare gli ostacoli imme11si,, e gli attriti senza fine che si doveltero neutralizzare : e per conseguenza le cure, gli sforzi e le abnegazioni continue di tutto quell'esercito dal capo fino al gregat'io. · Né cred iAmo esngerato il dire che la dignità personale sviluppata negfi in dividu1 ed il sentimento del dovere furono certarneme i fauori più potenti della campagna del ,0-1'1; nè l'istruzione tattica la pi.ù perfetta, particolaC'mente co l modo di combattere odierno, avrebbe bas;ato per ou.enere success i tanto s'trepilosi da t1~uppe che non fossero state anche fornite di elevate quali1à morali . E qui per amore di brevità concluderemo . che il complesso della guerra franco-germaui~a ha rnssicurati alquanto gli escrci1i rispcuo alla tattica che devono seguire attua lmente; e servì a completare le esperieuze cbe si erano solo parzialmente attuate nelle cumpagne precedenti. Ed infine quando alcuno volesse paragonare fra loro gli ultirni periodi attraversali dall a tatlica troverebbe che, rnentre quello dal ,1859 al 66 è il meno interessante, e presenta buoni studii tattici, ma non corrisponden ti progressi reali, il susseguente dal 1866 al 70 è. invece il più fecondo d'innovazioni. e migl ioramenti, anzi non vi ha forse per l'addietro periodo vet·uno nella stoeia della tattiea che prcsen Li una attività maggiore e più utilmente applicata ; e. l'ultimo, cioè dalla guerra del 70 7·1 in poi, presenta fino al giorno d'oggi un'attività ugualmente grandissima, ma forse ancor3; megl io indinz.zata; perchè priva delle incertezze del periodo precedente, e rischiarata dai fatti recenti. Questo periodo finora non tende a porta re mutamenti radicali nella tattica, ma piuttosto a perfezionare i migliora1
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menti già iniziati prima del 70. Ciò non toglie però che possano anzi debbano apparire nuovi mutamenti; perché la tattica non può mai durare a lungo nelle stesse condizioni, se vuol conservarsi in armonia con quella congerie di elementi c~e si presentano variati sempre in ogni nuova guerra.
HUGUES CmAFFREDO
Luogotenente dei bersaglieri~
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PROGETTO DI UNA CARBtTTA l'Ell IL TRASPORTO
DI MUNIZIONI DI FANTERIA (con annessa tavola litografica)
Oltre quel num ero di cartucce, dalle 80 alle 100, che ciuscun soldato porta con sè, p.:irte nella giberna, parte nello zuin o, vi ha al seguito degli eserciti in cum~ pagnu una riserva cli munizioni . Questa riserva è generalmente divisa in due parti: cioè, una prirna rise1·va di 20 a 30 colpi per ogni fuci le, da potersi distribuire alle truppe sul campo stesso di batlaglia, ed in una seconda riserva, per riforn ire ulteri_ormente la prima, che porta il mun izionamento totale alla cifra di 200 a 300 colpi per fuci le, ma che è utilizzafu soltanto in parte ( 1) . Il trasporto della prima riservn. facevas i non ha mollo dalle batterie del!' artiglieria di batta~lia. Per dare maggiore mobilità ed indipendenza ulle batterie e per rendere nello stesso tempo più sicuro e pronto il servizio di mun izionamento di cartucce du rante il combattimento, videsi quasi ovunque la necessità di togliere alle ];>atterie i caeri di cartucce e di formare parch i 1
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(I) V. Giornale d'Artiglieria, ~870, pag. 259 .
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~3T di munizioni di fanteria al seguilo d'ogni divisione o brigata , dai quali distaccansi poi i carri che seguono Je singole frazi oni cli truppa al fuoco. 'Nè a ciò si liO)ÌLÒ · la riforma, ma si pensò eziandio, a sostituire ai pesanti carri a quattro ruote delle carrette più leggere d'assai e più mobili. Questo mio scritto ha appunto pe r iscopo di svolgere il progetto d'una carretta destinata al trasporto delle cartucce di prima riserva per un hallaglione <li fanteria .
lUi si permcua anzi tutto di indicare le ragioni dalle quali, a parer mio, dipende la maggior convenienza delle carreu.e sui carri nello special genere di servizio cli cui si tralla . Il grave inconveniente dei veicoli a quattro ruote. è d'esser piccolo assai il peso utile trasportato da ciascuna vettura relativamente a quello delle parti che la costituiscono, e tanto più piccolo quanto minore vuolsi che riesca il peso totale. I carri da cartucce, dovendo essere dotati di grande mobilità per poter seguire le truppe nei loro movimenti anche su terreni un po' · accidentati, è d'uopo siano leggeri; per essi adunque si verificherebbe in sommo grado l'inconveniente accennato, e si avrebbe qLiiodi spreco di forza motrice, vale a dire di cavalli. Posso esprimere in altro modo il mio pensiero dicendo che, se vi può essere convenienza a scegliere un carro piuttosto che una carretta, egli è quando s'hanno da trasportare dei forti carichi, non nel caso opposto in cui i carichi sono piccoli perché si esige leggerezza. La poca facilità di volta, la- grande lunghezza di ciascun veicolo, l'esser soggetti nel traino ad una maggior resistenza da parte d~l suolo per lo stesso maggior numero di ruote, sono altri inconvenienti dei carri, ma certo di minor momento di quello sovra accennato ..
'238 Veniamo alle carreue. Si dice di esse: - che presentano difficolUt di traino nei terreni ce-devoli a motivo della maggior pressione (ad egu_algli.anza nel pe_so della _vettui:~) ~i ?iasc~na ~uota ~u: terreno. Ma l'rnconvemenle dumnuist:e d assai allorche ,p iccolo è il peso della carretta, com'è il caso di quelle da cartucce; _ che si prova difficoltà a far sormontare gli ostaco~i che trovansi nei terreni irregolari. Anche questo d1felto svanisce se il veicolo è leggero; d'ali.ronde è da notarsi che possono le· carrette essere p_rovve_dute cl~ Tuote di diametro maggiore d i quelle deL cam, e tutll sanno che le ruote più alte godono della proprietà di superare più faeilmente gli ostacoli che inc_ontran? ; - che il carico è soggetto più che ne1 carri a spostamenti e guastL° Se ciò può valere pei: ce1~te sorta -di cùrico, n on vale assolutamente per quello m discorso, che è sempre dil igentemente assestato entro cassette . Si avverta ancora che le attuali cartucce a bossolo metallico resistono molto m eglio alle scosse de.i tra:sporti che non quelle di carta; . . .. - che si ricbieggon o infine maggwr1 cure nella disposizione del carico sul veicolo , onde il cavallo sul quale ·cade uno dei punti di appoggio della carretta non v'enga di troppo oppresso . Ma an.c he sottò questo rigua.r'.fo le carretle da cartucce non peccano, perchè é facile lo scegliere per le casse una disposizione tale che il carico, totale o parziale, riesca sempre opportunamente colloc<:1to . Il peso di ,1000 a 1 mo chilogrammi, pel quale bastano due cavalli, credo non debba essere oltrepassato in una carretta. . · Ho detto ~ bastano due cavalli . Ciascuno di essi viene a trainare 500 chilogrammi circa. Ora, è ben vero
239 che nei. carri delle batterie di ba ttaglia la parte di peso tirata da ciascun cavallo è in media di sol i 300 chilogrammi ; ma si osservi : che 11el la carretta i cnvalli agiscono am bedue direu an1~n le su l veicolo ( 1), ell e essi non sono montali (2) ; ehe infine, circost,in U.\ già indicata, le resistenze del suolo per le carre1te sono minori che pei cani. Puossi dunque rn~iou evolmente portare a 500 .ed anche a 550 chilogrammi la porzione di peso da vincers i da ciascun cavallo della carretta in istudio, tanto più che non sarit g rave inconveniente se il grado suo cli mobi li tà ri usc:irà di aleunc:hè inferiore a quello dei p ezzi dell'artiglieria r ampale. Del r esto, ove queste considerazion i n on sembl'assero abbastanza convincenti, rni riservo di dirnostrarn più ~nnanzi, per via dirnua, corne non sia 1roppo grande il numero di 550 '.. che ora prendo quale dato di partenza. 1
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Le cartucce a bossolo metallico del noslro nuovo fucile pesano 35 g rammi. Quel le delle vecchie unni ~rasformate a retrocarica ne pesano invece 44 . Di. queste 11 soldato ne portava seco 80, fo r manti insieme un peso di chilogrammi 3, 600 . ·Am rnell.endo di voler gravare · il soldato d' un egual peso, egli potrà recar seco mo delle nuove cartuece. In tal caso una pl'ima riserva di 20 cartucce stimo sia sufficiente . Lu forza in uori1mi, provveduti di fucile, di un battaglione in campagna può ritenersi dL 720, 1J 80 per compagnia·. Vo lendo che la ca rretta trasportt da sola
('1) !,o sforzo fatto dnllc pariglie di volata e di mezzo nei carri ,dell'artiglieri:J da campo è certamente inferiore e di molto a quello della parigl ia di timone. (2) Si ammette che un c,l\'allo montato dal conducente faccia metà lavoro di quello non montato.
'.2JO tutlo l'approvvigionarnento del battagìionc, bisognerà che essa sia capace di U . ,400 cartucce, numero che ho porluto a 14-,592,(•ISSH, pacch i da 8, peso di 538 chilogrammi), per la giusta distribuzione dei pacchi entro le casse. 1
Le carrette sono generalmente munite di stanghe ; in mezzo ad esse collocasi il ca vallo. Se il peso da trainare è tale da richiedern più d'un cavallo, altri se ne dispongono in fila anteriormente alle stanghe. Questo modo d'attacco non conviene per le carrette destinate ai servizi' militari, essendochè: - s'.allungano di troppo 11'\ colonne; - difficilmente i -cavalli possono continuare d' accordo in celeri anclattire. A vece di attaccarli di punta è adunque meglio porre 1 cavalli di fronte, accanto a quello di stanghe. Trattandosi di due .soli cavalli, com'è il caso delle carrette da cartucce, il secondo collocasi ordinariamente sulla sinistra e tira su di una bilancia o bilancino sporgente cl.a tal parte . Però anehe questa disposizione non va esente da difetLi, e puossi essenzialmente notare : - che lo sforzo del cavallo collocato lateralmente non è tullo uLilizzato nel trnino, ma una parte è consumata inutilmente, anzi con danno, nel far ruotare il carro dal lato opposto e quindi nello spingei·e la sinistra stanga contro il cavallo c:he tira su cli queste; - che si richiede per il passaggio della carretta una. larghezza di strada maggiore di quella sufficiente nel caso in cui i cavalli fossero s immetricamente situati rispetto alla linea di mezzo del carro; - che i due cavalli lrovansi in condizioni ben differenti, stantechè quello cli stanghe, oltre allo sforzo di tiro, sopporta una porzione del peso , e nelle discese resiste da solo alla spinta del carro.
~,i.1
È per ovviare ai due primi inconvenienti che in alcuni e~erciti le carrette provvedonsi bensì di st~nghe, ma dr esse l'una è centrale e l'altra a destra . Con ciò tutlavia !a vettura perde in semplicità, e rimane poi sempre 11 fatto dell'esser l'un cavallo più dell'altro affaticalo. _Cr:~o si guadagnerebbe assai se fosse possibile sost1tmre alle stanghe un timone; imperocchè, oltre all'annullare completamente Lutti e tre li indicati inconven!enti, si verre?be a godere dei seguenti vantaggi: - cl i poter rnegho condurre la vettura; - di alleggerirla; -. di r~ndere ambedue i cavalli più liberi nei loro mov1ment1; - di poter adoperare lo stesso .timone bilancia bilancini: ti~elle,._ ~cc. elci carri clell'artiglie~ia da ca~1po, per cm s1 faciliterebbero i ricambi. La conclizi_one senza di cui non è ammessibile l'uso del timone è quella di togliere la necessità di far sopportare dai cavalli una parte, che in certe circostanze diventa ragguardevole, del peso della carretta; od almeno, siccome non è possibile prati ca mente di rendere perfettamente nulla la pressione che si esercita sui cav~lli, fare i_n m~d~ che q~esta pressione abbia sempre ad essere p1ccohss11na, sia che la carretta trovisi in piano, sia che monti o scenda luno-o una strada 0 inclinata. · A raggiungere l'intento richiedesi che la verticale del ?entro di. gravità di tutto il sjstema riesca sempre molto m prossimiLà della sala e dalla parte anteriore. Ora! è impossibile l'ottenere tal cosa, ove il portacarico. si trovi unito in rn odo invariabile al carro, a n:ieno che non lo si costruisca per guisa che il carico riescendo situato un po' sovra, un po' sotto la sala, il centro cli gravità della vettura vada precisamente a ÀNNO XVII, VoL, J.
fi
:i:14-2
cadere all' altcz,m della sa la e dall'asse di questa pocqissirno disc:csto. Questa maniera n'ln è tutlavia quella cui mi sono atte, rnto. perchè essa complica di non poco la costruzione dl'lla vettura, massime allorchè quesLu deve essere forn ita di timone, cd inoltre può la poràone del portacarico che trnvasi sollo la sala riuscire d'ostacolo alla marciù in terreni accidentc1ti, nel passar guad i, ecc. Ilo preterito di collocare tull.o il · carico al di.sopra della saln , però in modo ehe il suo centrn di gravità non avesse posizinne fissa rispetto alle altre par-ti della carretta, mu p1•tesse a v()lomà s postarsi di quantità tu li che la direzi one dell a risultan te del peso dell'intero s:sLema rimanesse sem pre alla stessa d istanza dall'asse della sala ; ciò che ottenni col fare i cofan i, contenenti le cas.se da càrtucce , girevoli attorno alla sal:::, e col pro vvede.re la vettura di un meccan ism o per mezzo del <r1ale il conducente può fl;trli con facililà ruotare ora in un senso , ora in un altro . Lo · s esso meccani:3rnO è q,lcl;v 0he serve a serrare o ad alìentare il freno ad aLtrito . Snpposto ehe, stando la carre Lta su di piano, con i cnfan ì o: iaonLa!i, si<1 si regolala a dove re la posizione del c:eu.ro di gravilà totale, cioè in modo che piccola sia sui c,wa lli la pressione 1lel timone, bisognerà, allorché la _c,1rreùa passa dal piano all a discesa, far ruolare i cofani all'indiPLro, poichè se no il peso si pocterebbe t.!'Oppo avanti; fad i ruotare sul dinanzi a llorchè si passn ad una snliia, ché altrirnent.i il peso tenderebbe a far ruotare il timone colla punta in alto. ~el prirno caso un itame nte all a rota1,ione dei r,ofani si ouen à il serramento dei freni contro le ruote . l1 erchè poi sia vi h1 ce:·Lezza che, col togLiere anche solo ulcune delle casse, non cangi la distanza Qrizzontale della ris ultante dei pesi del carro e del carico
l
2t3· tlalla sala, ho voluto che la lunghezza delle casse fosse quella stessa dei cofani. Oncl'è che la mancan za di una o più cusse potri.t produrre spostamenti laterali nel cenl1'0 cli gravità, non spostamenti in avanti od all' indietro. Stabililo così il princtp10 su cui ho basato la coslrmi one della carreu.a, passo alla descrizione delle s ingole sue parti. Prima però m'è d'uopo l'esporre i critCÌ'ri ai qua li mi sono attenuto nella determinazione .dei due dati di maggiMe importanza per un veicolo quolsiasi, voglio dire della carreggiata e del diametro delle ruo te . Citea la carreggiata, so che quella dei nostri carri da campngna è considerata come troppo grande. E per vero, essa è la nuÌggiore di quante riscomransi nei varii carreggi dello stesso genere. Difatti, nel mentre ,da noi è di metri 1,54, in Pruss ia pel pezzo da 4 è di 1,53, in Austria di ,1 ,5'.25, in Russia di ·1,t,, in Francia di •1,4.-3 , in wgh ilterra per il pezzo da 12 di ·1,45. Tut tavia siccome per le carrette la faci lità di ribaltare è muggiore, così ho creduto bene di non discostarmi dalla carreggiata attuale de i nostri carri. La ricerca del diametro più conveniente per le ruote <li· un cinto veicolo è quistione molto complessa. La facili tà del traino, la stabilità ciel carro, la comodità di caricamento, la direzione più o meno conveniente per le tirelle sono tutte in intima correiazione coll'altezza delle ruote . Si aggiunga che l'influenza di questa allezza sul traino varia secondo che la strada è in piano od inc linutn all'orizzonte, in buono od in cattivo stato . . Suppongasi per ora che si tratti di determinare il raggio d ì rnota più vantaggioso dal lato del traino e nella ipotesi di una buona strada in pianura. 1
1
2U
245
La resistenza T al traino è in tal caso espressa approssimativamente dalla formola:
T -
-
A Q -1- 2 P R
+ f Q__!_R'
ovvero:
!. ...... 1 -/-2pKR 2 +fQrR
(I)
Il raggio che renderà un m inimo il valore di T sarà dunque dato dalla equazione:
dove: Q è la pressione esercitata dalla sala sulle ruote,. p il peso dell~ ruota, R il raggio q.ella medesima, r il ragg·io interno della buccola, che è di metri 0,025, f il coeffìciente d'attrito fra fuso e buccola, il quale può ritenersi eguale a O,~, A un coefficiente r elativo alle resistenze che le ruote incontrano dal terreno , e che, stando alle esperienze del Dupui.t ( 1), sarebbe, nel caso di buone strade inghiaiate, eguale a 0,028 v'B, essendo il metro l'unità di lunghezza, il chilogramma quella di peso. Dico p una costante, e pongo pel momento A= py'n, Il peso p è una certa funzione del raggio , variabile col modo di costruzione della ruota e colle qualità dei materiali impiegati. Per ruote fra le quali non sia vi troppo grande differenza nella grossezza del cerchione, la funzione p iù semplice e che rappresenta con sufficiente approssimazi,me la relazione fra peso e raggio, è la seguente:
1
-
9 ""
3
1
-!)
pQR-ii"-/-3pKR 'z - fQrn
-
O,
1a quale riducesi a : 6 p K R3 . -
2 f Q r VB= O,
Qp R -
{IJ)
1
che si può risolvere per successivi tentativi. Affine di avere un primo valore di R da sostituire, scrivasi la equazione nel seguente modo :
6 PP R - Q P R- 2 f Q r VR = O, e ricavisi il valore di p. .S arà:
p = KIP .
p = Q 6
Sostituendo il valore di A e questo di p nella {I),. ottiensi: 2
v'1i
(1) li Morin, che pure ha fatto molte esperienze sul traino dei veicoli, trovò il coefficiente A indipendente da .R. Quantunque i risultati forniti dal Morin siano i })iù conosci1,1ti, non credo meritinc., maggior fiducia ·di ,quelli del Dupuit ai quali sono più propenso.
•
1I
(III)
Ciò che dimostra essere il peso della ruota di poco i>uperiore al ses to del peso che gravita sulla sala. Nella carretta in progelto questo peso viene ad essere di circa 900 ehilograrnrni, e quindi puossi ritenere come prima approssimazione di p:
+ 2 !( R -f r T = P - ---,-,,,- - fQ -R. , Q
(1 Y..!...) PVR -
.,
p -
900
6
= 150.
r (
246
247
I due valori R2 ed R3 sono pross1mi tanto da poter la loro media ,1,'182 ritene rsi come valore esauo. Questo valore del raggio non p ,1ò ev identemente socldisf~re al!a condizione di render minimo lo sforzo di trazioi:re che nel caso speciale considernLO. Senza ricorTere al calcolo è foei l8 vedere come p')r una strada in salita il raggio del!e rdote debba , a parità di altre cireostanze, essere minore. Imperocché in tal caso vi ha una componente del peso della ruota che vincer si deve direttamente dai motore, per rn9do che l'aumento di peso prove niente dall' ingrand imento del raggio ha una maggiore infl uenza che ~ul!e strade in piano. Ma vediamo anc:he il ca lcolo. L'espressione da rendersi un minimo è:
Il valore di J( che .ricavasi dal paragone della formola K R~ col peso delle ruote dei nostri carri delle· batterie campali é di 173. Ma questo coeffleiente non può servire al caso in ist1:1dio, sl.antechè le ruote dC' lla carrelta non abbisognano di tuua la robustezza di queUe del suddetto materiale. D'alt ra pnrte possono essere arrecate alcune non lievi variazioni al modo di costruzione della ruota, le quali valgano a dim inuir-neil peso pur raggiungendo la necessaria solid i,à. t per tal motivo che; nel fissare il valore di K, mi sono a l- · tenuto ad una media fra quello di H50 delle ruole del carreggio da campo alleggerito che sta sperimentandosi per cura del Com itato d'artigheria, e l'altro di '100 che rinvengo in una carretta da munizioni a ·due ruote proposta, anni sono, dal generale Cavalli, media che risulta di 125. Servendosi di tal numero si ottiene per primo valore. del raggio, 1
n+ 2p cosa -f- /.Q li.r cos <X,
1
T =(O+ 2 p) sena + A ~ R ')
dove a indica l'angolo di inclinazione de lla strada, angolo che rare volte, nelle strade ordinarie, supera i ft, 0 (in1
Questo valore è però minore del vero; soslftuendolo nella espressione di p, si ha per questo un secondo valore superiore al vero, 1)2 = 176, 1
dal quale, servendosi sempre del coefficiente K = 125,. r icavasi: 1
R2 = 1,183. 1
Sostituendo nuovamen te nella (W), · si ha :.
P.s = 174,6. Ra = 1, 181 . 1
1
1
clinazione dell' - ,. ) . 1/J: •
I
Sostituendo a p ed A. i loro valori in funzione di R, l'espressione di T prende la forma : Q-l--2fCR2 ·vB.
.
r ...
1'= (Q+2Kll 2 )sena+p-·. 1 - - cos <X+f O I? cos(f,, ovvero : 1
1' · Q sena -J- 2 K.R2 sen <X+,-: Q B- ·:( cosa 3
+:2 rK R'!f'cos<X +fQrB-2 cosa.
r 248 E il valore del raggio che renderà minima tale espressione dovrà ricavarsi dalla equazione : 4 K R sen IX -
249
f.
Ne viene che anche il raggio riusc;irù minore di quello testé trovato . · Ricercando, in modo identico al precedente, i successivi v<l.lori clip o cli R si riesco ad avere per raggio che rende minimo la resistenza al traino su d'nna strada or-
~ p QR - -¾ cos IX + 3 p 1( .R -½ cos IX - f Q r R - 2 cosa = O,
dinaria ben tenuta, ma inclinala cleìl'-~ , Il= 0,638 (,1). 14
la quale, dopo aver subìto alcune semplificazioni, riclucesi alla
Nessuno dei due valori trovati 1,'18:Z e 0,638 deve essere preso in modo de.finiti vo per la ruota, poiché allenendosi all'uno piulLosto che all'altro, si faci literebbe il traino in una dello circostanze per renderlo diffi cile noli' altra. Se si nota che le si.rade ordinariamente percorse nel nostro paese, e più specialrncnte q uellc dei probabili teatri di combrJll.imento, Lombardia, Veneto e Piemonte, sono i n massima parte piane, sarebbesi condotti ad avvicinarsi di più al primo che al secondo. Però non si ha iinorn consideralo clie le bnone strade; e non è sempre possibile in campogna il battere le migliori; tDlvolta anzi sorà necessario che anche le carrette da cartuc:cc abbandonondo le straùe , trafersino terreni vergin i o co ltivi, più o meno cedevoli. Ora nei terreni molli, nei sabbiosi ed in Lulti que.l! i che per non essere preparati ul passuggio di veicoli, cedono alla pressione da questi eser<.;itata , egli è certo che convengono ruote di più piccolo raggio che s ulle buone strade ; basta notare che in cotesti terreni ha 1
+ 6 p J(Jl 7. - p QI(2 - 2 f Q r = O. 5
8 K R 3 tanga
l
Cangiando in p il K IP che entra nei primi due termini, si ha: 1
1
8 p R tanga+ ·6 p p R2 - p Q R 2 - 2 f Q r
=O
da cui ricavasi:
)
1
+
Q 3 pilT
6( r . l 6 3 pR2+4 R ta.ng a
p = -
ossia:
O(
JJ = -6
1
+6 /
4 R tan,q a
1• -
1
3 p 1nr-
+ 4 R tang
)
,
(I V)
IX
espressione che, ove si faccia a = O, si cangia in quella già trovata pelle strade in piano; ma la quale, se ci prende un valore posilivo, per quanto · piccolo esso sia, ei dà subito per p una quantità minore di quella forn ita dalla (III).
(4) La serie dei valori di p e di R è la seguente : PI = Hi0,00 39,•15 P2 Pa 5;J,25 p4 49,65
=
= =
R1 = •I, 4 R2 = O, 56 Ra 0,652 B;1 0,624
= =
2/'H Tenni la carnpanatura un po' rninore, avuto riguardo alle andaLure meuo veloci alle quali la carretta deve essere g~neralmente condnLta. I gn.velli ho follo sensibi lmente più stre Ui e più bassi in conseg•.w n;,a del I" a ve r assolligl ia lo il corpo dellerazze. Volli pure c:be il cerchione riuscisse un po' più sottile, cosa che mi era permessa dai. minori sforzi di stiramento cu i soggello, e, se vuolsi anche , dal fotto che cbe le carret.e a cartuct5e non dovendo essere adoperate che ben raramente in 1empo cli pace, i ìoro cerchioni • lo6oransi meno preslamcrlle. ~ti mai p,ii conven ien te ranoto ndarne li spigoli esterni, com'è indieato dalla tavola. E difatti è all'incirca questa l;i forma che co ll'uso assu me il cerch ione, e coll'adottarla si ragg-iunge, un itamerite ad un'eguale resistenza, Urn) diminuzione nel reso della ruota. S'aggiunga che la forma mTo tondala niuta ni cangiamenti di direzione del ve icolo_, e con essa le ruote sormontano con maggior facilità gli ostacoli. La sala ho fatto cilindrica, perchè è questa al certo la forma più conveniente, sia dal !alo della resistenza che da queUo del suo co llegamentu colle. altre parti del vei colo. Del resto es:;a era essenzial mente richiesta nella carretta in istudio affine di prncurarsi la possihiliLà del moto di rotazione dei cofani. Una innovazione che frn arrecato alla forma dei fusi é quello di sopprim ere affatto la loro con ieitù , facendoli di diametro un po' minore di quello del corpo cle!la sa.la, ma pcrfetlamente ei lin<i rici. Questa forma sembrami la più atta a favorir e il regolare movimcilto della ruota e quindi il traino; essa non nPcessita la in cavall atut'a e semplifica la fabbricé:lzione della sala.. L' idea però non è mia, che ne vidi un esempio in alcuni delli affusti e carri di recente costruzione dell'aniglieria da campo prussiana. Sarà con ciò d'uopo
250
più influenza la pressione prodotta dalla ruota che non il suo raggio,· essendo che la resistenza opposta dal suolo non cresce in tal caso proporzionalmente alla presswne ma più rapidamente, cioè a dire proporzionalmente ad una potenza della pressione superiore alla pi·ima . D'altra parte conviene pensare a fornire la carretta di una stabilità grande abbastanza perchè non vi sia pericolo che essa ribalti in passaggi difficili, e la stabilità si accresce col diminuire il raggio della ruota, con che si abbassa il centro cli gravità del sistema. Q\ieste considerazioni mi hanno spinto ad accostarmi al più piccolo dei due valori trovati, avece che al più grande, attenendomi al raggio di 0,85, che non è poi molto discosto dalla media dei due valori, e col quale il centro di gravità della carretta viene a trovarsi ad un'allezza di circa 1,10 da terra, ciò che dà una stabilità già di uri poco inferiore a quella dei nostri carri da campo. In vista dei reali, vantaggi che h;mno i mozzi metallici su quelli di legno, ho stabilito che le ru?te fossero costrutte con mozzo del primo genere, preferendo, fra i metalli adoperabili, il ferro fucinato come quello che permetLe di limitarne maggiormente il peso, e seguendo per quanto ha riguardo alle propor~ioni delle varie parti il modello fornitomi dalle ruote del materiale alleggerito i'ifattei . Il numero delle razze lo lasciai eguale a quello delle ruote del carreggio attuale da campagna, che sono di poco inferiori in dia:rpetro . Le assottigliai però stanle . che per il diffcre,nte modo coi quale le razze sono rallenute al mozio, s'otLiene la voluta robustezza nella zampa della razza, che è la parte più tormentata, senza dai'e al corpo rilevanti dimensioni.
, I
'2152 di rinunziare all'uso. del grasso , attenendosi invece al-
i' olio, del quale la maggior convenienza per la costan Le e regolare lubrificazione del fuso è da tulti ammessa. I cosciali sono bande dì lamiera di ferro ripiegata ai due bordi. Appoggiano sulla sala, alla quale sono .raltenuti da robuste staffe . Per impedir loro di girar attorno alla sala, questa presenta degli sfaccettamenti piani là dove le staffe pr endono appoggio. In prossimità deila bilancia, i cosciali avvicinandosi molto fra di loro danno luogo ad un restringimento che serve ad abbracciare la testata del timone . La bilancia, di Jegrio, sottostà ai cosciali. Alle sue ,due estremità vanno a collegarsi due tiranli partenti <lalla sala. . I bilancini sono quelli stessi molto leggeri del carreggio )fottei. Il .timone differisce da quello ar.tuale per essere : 4° Un po' più assottigliar.o; esso ha difatti bisogno di minor robusleiza; 2° Affa tto diriuo, vista l'altezza a cui la sua testata -già si trova da terra. Sovra du.e bande di ferro disposte sui cosciali, l'una dinanzi e l'altra dietro la sala s'erge il sedile pel conducente . Esso è fatto in cuoio . Lo sorreggono alla . voluta altezza clçi ferri a squadra, ai quali è pure rattenuto il meccanismo di manovra dei cofani e del · freno . Questo meccanismo obbedisce ad una manovellavolante situata sulla destra, ed è perciò che il sedile non trovasi precisamente sul mezzo de i cosciali, ma ,un po' sulla sinistra, affine di lasciare dalla parte opposta il vano richiesto per il maneggro de lla manovella. I cofani sono costrutti con sottil lamiera di ferro . S'aprono posteriormente . Comengono ciascuno quattro cassetce cli cartucce, disposte, due a due, l'una sulJ'altra nei due scompartimenti in cui il cofano è diviso .
253. Le cassette di legno, foderate internamente di latta, lunghe quanto l'interno del cofano , pesano 4,750 chilogrammi e contengono 228 pacchi disposti su sei strati in due file. Allorchè cariche esse vengono ad arere un. peso totale cli 72 chilogrammi . A facilitare l'estrazione delle cassette del cofano e il trasporto di esse servono due man iglie di corda o di cuoio. Per impedire i traballamenti delle casse entro al cofano credo potrebbero valere due bande di cuoio, collocate e rattenute in modo stabile l'una sul fondo e l'altra contro il cielo cli ciascuno scompartimento ('I). Il lato posteriore del cofano, il quale forma sportello, è serrato a forza COlllro le casse per mezzo di due viti di pr essione rattenute a dei tiranù che possono spostarsi lateralmente ruotando all'infuori, ciò che rende pronta l'operazione d'aprire e chiudere lo sportello. I cofani so.no sostenuti da telai fatti con strette elunghe sbarre piatte di ferro, rafforzate da allre trasversali. Ciascuno di questi telai, che ho chiamatò reggi-. cofano, .forma sistema con due cuseinetti di bronzo,. avvolgenti la sala, per l'intermedio di staffoni. Sul lato esterno e su quello anteriore il forro dei reggi-cofano é ripiegato a squadra. Il collegamento del c ofano al reggi-cofano è fatto con due fermi, a piuolo, orizzontali che penetrano in appositi fori praticati nella ripiegatura arHenore del reggi-cofano, e con. due altri fermi, a vite, che ne attrnversano il fondo , all'altra estremità ed ai quali s'avvita poi un dado.
(1) Tengo opinione che dovrebbe sempre stabilirsi quale condizioned'ull:). carretta da munizioni, q11ella di avere le cartucce contenute entro. a cassette da potersi togliere da entro ai cofani. Esse danno modo di, poter somministrare con facil ità le c.artucce a truppe che occupassero., siti ove non potesse giungere la carretta, trasportando le casse a braccia d'uomo o a sclliena di mulo.
<354
Un doppi.o cofanelto, fatto esso pure di lamiera di ferro , è sorretto da i coscia li nell a lo1:o pane posteriore. L'un scomparLimen Lo è deslinnto ad ailogare delle parti d'armi di ricambio , l'altro a conten:-re quei picculi oggetti necessari alla manULenzione della earreLLa ed alle prime e casuali riparazioni. ll freno ud attrito è sostenuto da due bracci di ferro che diparlenclosi dalla estrem ità dei cosciali vanno ad attraversare la stanga per due fori praticati in essa . Le piastre del fr eno sono di larghezza un po' maggiore del cerchione dell e ruote. La stanga cli legno è rinforzata da due bandelle di ferro nelle sue due facce, anteriore e posteriore. Nei suo mezzo è al.traversata da una ch iavarcLa ad orecdlie · alle quali s'unisce il Ur.ante che comanda il. freno. Mi resta ora a dcscrivel'e il mecca nismo col quale proclucesi la rotazione dei cofani ed il serrumento del freno ; ma ragion vuole che espong.a da prima in qual maniera abbia tegolata la posizione relativa delle varie parti del veicolo. Immaginando la carretta su di un piano orizzontale con i cofani carichi, la ver1 icale del loro centro di gravità si fece passarn per l'asse della sala, ond'è che essi non modificano nullamenle la pl'essione che il timone esercita sni e.avall i. Le resLanLi parti, comprese ·in queste il conducente seduto sul sed iìe, ma esclusene le ruote e la. sala, si disposero in guisa che vi fosse quasi equilibrio fra le anteriori e le posteriori alla sala ; dico quasi, perchè, affine di dare una certa stabilità di posizione al timone, ed anche per precisare lu parte da cui avrebbe gravitalo la carretta allorehè libera dai cavalli, si po r·tò il loro centro di gravità in avanti della sala di una quantità a tale che il preponderante alla punta del
235
timone fosse di mezzo chilogramma circa ; · ciò che fa lo stesso come aggiungere al collare dei cavalli un peso in più di 250 grammi. Dicasi : G il centro di gravità dei cofani, del loro c'aricamento, non che dei reggi-cofani, vale a dire cli quanto deve ruotare attorno i:iìla sala, G' quello delle parli unile alla sala in modo invariabile e che perciò seguono i movimenti del Limone, q il peso in G, q' il peso in G' . Nel passaggio dal piano orizzontale allo inclinalo vi sarà spostamento nel centro G', ed anehe in G se i cofani seguono il movimento di rotazione in .alto od , in basso del timone . Allo spostamento del centro G si rimedia eol far ruotare i cofani dalla pàrte oppost.a a queHa cui ha girato il timone di un angolo a eguale a quello della inclinazione della strada; ed allo spostamento di G' coll'aumentare l'angolo a di ro1.t1:zione dei cofam di un'altra quantità ,B che vado a deter mmare. Per mezzo del calcolo mi accertai che jl centro G' trovasi alla effettiva distanza di metri 0,24-0 dall'asse della sala, e che se il vcicol() è in posizione orizzontale, l'angolo all'orizzonte fatto dalla retta che misura tale distanza è di 87° 40'. Ora, se la carreLLa si inclina cli a gradi, il centro G' si sposta di una quantità che misurata orizzontalmente è : cl = 0, 'z,i-0 [ COS ( 8'7° 40; + oc) -
C<lS ~7° 40'
J,
in cui si faccia a pos1t1vo nel caso della salita e ne. gativo in quello della discesa .
~57
256 Quindi la quantità e di cui bisogna fare a sua volta spostarn il G, vien data dalla equazione:
ossia: d= O, 039.U.;
e
(a + d) q' - q e = q' d,
{3
q' d-q c=O, q' e= d -q
ovvero:
181,'100
= 1° 57' 30".
L'angolo totale di rotazione dei cofani sarebbe dunque nel caso consideralo di 1 1° <J.7' 30'', pon iamo anche it,1° 30'. Ma quest'angolo lo si può ri tenere come il massimo, poiché è difficile si incontrino tratti di strada. 1
Nella quale a d si dia il segno che risulta avere dalla sua formo la, e che è positivo nel caso della discesa, negativo in quello della salita. Ciò che dimostra subito come e debba esser positivo, vale a dire preso dietro la sala, nella prima circos1a nza, e negativo, cioè innanzi la sala, nella seconda. Ora siccome il cen tro G è a metri 0,300 dalla sala, così l'angolo /3 di cui esso deve girare per spostarsi della quantità e, è dato dalla relazione :
inclinati più clell' ~ . Per costrurrc e porre a sito il meccani smo di manovra dei cofan i, io ho quindi ammesso che questi non debbano ruol.are dalle due parti d'un angolo superiore alli 1 1° 30' {'1) . Ecco ora la descrizione del meccanismo. Consta di una vile situata parallelarnenle ai cosciali nel piano di simmetria . del carro e rallenula da due collari entro ai quali può girare. Il modo di rotazione della manovella-volante, collocata, come già s'è dello, sulla destra del sedile, comunicasi alla vite per l'intermezzo di due ruote con iche dentate di cui una fissata all' albero della manovella e l' altra. a quello della vite. Una · chioeciola provveduta di due orecchioni cilindrici scorre lungo la vile all orché questa gira. Li orecchioni della chiocciola muovonsi in due feritoie parallele all'asse della vite ed intagliate in due lami ere di ferro che sono fissate verticalmente ad una certo. distanza dal corpo della chiocciola. 1 1
O, 300 sen /3 = e
che cangiasi nella:
c.'
O, 300 sen {3 = d 1 · q
e quindi: d
0,0394-4,
sen {3 = O 300 X 697 300' ' 0,034H,, ' sen {3 =
1.
sen /3 = 0,300 q
Per un a di 9° 30' in discesa (tang 4/6), si ha: d = O, 240 (cos 78° 10' -- cos 87° 40') 1
Ì'
(i) Si noti che la rotazione al dinanzi riesce minore che non quella all'indietro. Lo dimostra la stessa espressione di d. ANNO xvn, YoL. 1
m lii1j~I.J:ÌJ !PIWJ1Jll1.r·er~DSlìJrDJ'ÌlSJUUJ(aO;;<rl.elm dbl"'lill')clnfenfiloi1Ii~$~~/.:/m1'iJ\i .c1.1tJ.10,mlcy·1tllfleuQ\n:z-a;: J; mi(J r.'1'19~ i n1:ìo:> i j:,.j·ro'JJ 0 J2.sr;p ,'08 ''2 H'n:·J ìb o Jr,·;i ~~ urWHd ;Jh•1p ob1rnr;p 1
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·'
260 Volendo che lo stesso meccanismo il quaie fa girare· i cofani sern) pure a serrare il freno, sarà d'uopo che· quando quel li hanno girato di circa 2° 30', questo lrovisi già contro i! cerchione, e che, se debbono i cofani continuare a girare per una maggiore inclinazione sopravvenuta nella strada, . il freno continui esso pure a- serrarsi contro la rnota ma per gtad i insensibili, tali, vale a cl ire, che non ne possa venir danno alla spranga del fre no e clrn non ne sia difficolta to l'ulteriore movimento di rotazione nei cofani. Ora le due piastre ad allrito distano normalmente dal cerchione de!la mota di 4 centimetri, spazio che è neeessario per permettere il passaggio della· mota ehe resta aderente alla ruota . A.dunque nel mentre i . cofani ruotnno di 2° 30', ciò che richiede 22 millimetri di corsa nella chiocciola, il freno dovrà percorrere il suddetto spazio di fk centimetri, per non muovers_i dopo che di quantità impercettilJili che gli saranno permesse clall'elastici lù del legno della spranga. Al disotto drlla vite si è dispdsta· una leva à i primo. genere a bracci disuguali ed alla quaie s'è data la forma di un V. Al vertice di questo sta unito a snodo il tir-ante che comanda il freno; ai due terzi dal vertice· le due braccia del V sono attraversate da una sbarra che fa da fulcro, ed aila estremità, esse braccia, formano ciascheduna una specie di gu ida entro la quale· vanuo a finire gli orecchioni della chiocciola. Le due guide trovansi a leggero contatto colle lamiere in cui ho deuo essere praticate le ferito ie per il passaggio' degli orecchioni. Codeste feritoie e le guide hanno in comune la lunghezza e l'altezza, la quale ultima è eguale al diametro degli orecchioni ; difleriscono in ciò che nel mentre le fer itoie hanno ·andurnenlo rettilineo patallelo alla vite, le guide formano tre tralLi cli differente inclinazione. L'anteriore di essi
~6-1
trovasi, allorchè la chiocciola e nella sua ord inaria posizione, trovasi dico a coincidere in moclo perfetto ,colla porzione . anteriore di ferito ia; il ti·atto di mezzo forma un piccolo .gradin.o ad arco di circolo, di ,raggio egu.ale a quello degli orecchioni, il terzo Lr.11to ;;1d andamento circolare, ma cli por,hissima cu,.vatura, rimane · inclinato sulla direzione della ferito ia. Per intendere il giuoco di ques.e guide suppongnsi che il veicolo passi dn l piano ad una disce.~a. I cofani dovranno ruotare in alto dalla parie anteriore, la chinc-ciola sarà dunque spinta allo indietro, ma non potrà muoversi se non spingendo innanzi a sè il gradino delle guide , il quale nello indietl'1;ggiare ruoterà in basso . L'altezza di questo gradi no fu stabi lita in modo che esso Lrovisi totalmente abbass,:1.Lo sol.Lo il lato dell a. feritoia quando la chioceiola ha perco rso 2'.2 millimetri ,(angolo cli rotazione di 2° 30' nei cofan i). Il gL"adino ne llo abbassars i si sarà dunque portato all' inclietrn esso pure di 22 rn.illimetri, per ta qual cosa il vert.ice della leva a V, che è unito al tirarne , si sn rà mosso in avanti .di 2 volte 23 millimetri, ossia cl i h, , 4 centimetri, traendo con sè il freno che si. troverà cosi .se·rra,to contro i I cerehione. Coll'abbassarsi del gradino il tratto posteriore della. guida si sarà pure abbassato , e i pr imi elementi dell'arco secondo cui è traccialo si saranno portati sulla éli.rezionc stessa del lato dc·ll;:i feritoia, nel mentre che i riman enti punti si~ ne tro1reranno al disopra, ma di t1uantità · affou.o piccole, stame la leggera curvatura ,-della guida . Spetterò ull'orecchione per portars i all'indietro di spingerli in basso di codeste piccule quantità, .le quali non prndurranno nel freno che spostarn<'nti di pochi n:1 illimetr:i. Se fann osi ruotare i cofani in senso opposto, 11 freno ,scostasi dal cerchione da prima lentamente, poi rapi-
..
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Chilogr.
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7,500
265
264 Metri
fatti con lamiera grossa . lunghezza larghezza Cofani altezza peso dei due cofani . Reggi-cofano - peso dei due reggicofano, compresovi quello dei cuscinelli e staffoni . ìn legno ai pioppo foderate di latta ti lunghezza totale Casse larghezza. altezza peso delle. otto casse è tallo con 1am iera di fono grossa lunghezza Cofanetto doppio larghezza altezza peso altezza sui cosciali larghezza . . . Sedile lunghezza. . . . lunghezza totale lunghezza della i)arte rnunila di Yerme Vile diametro . ,passo di ferro con rivestimento interno di bronzo lunghezza Chiocciola diametro esterno diametro degliorecchioni lunghezia id. id.
l
•
,
)! etri
Chilogr.
0,002 4,435 0 ,350 0,420
Ruotcdcntate~ di bronzo coniche ( dia metro
26,000
1,125 O,H38 0,204 • 38,000 O, 002 0,305 0,400 0, 1110 6,000 0,1550 0,400 0,380 0,390 0,280 0,032 0,0'10
0,055 0,075 0,035 0,070
0,090 0,260 0,035
Manovella ( llmghezza volante ( diametro dell'albero . Peso complessivo del sedile e mecca ni smo . . . . . di legno di quercia, formata di due assicelle lnnghezza delle assi celle 0,460 Pedana 0,100 larghezza id. id. 0,0·15 id. id. g,·ossezza Peso toLal e . . Peso dei 18.24 pacchi contenuti nei cofani . . . . . . . . eeso del con tenuto nel cofanetto doppio . . . . . . . Peso del c[lricamento esterno che andrà appeso alla porte posteriore dei cosciali . . . . Peso del condu<"ente . .
95,300
Peso totale della cat'relta
j I !A
Chi\ogr.
27 ,000
2,200 538,000 ~2,000
rn,ooo 73,.JOO 1,100,000
Per finire interamenle mi rimane a lrovare qual è lo sforzo di Ll'azione necessario per mantenere in movim ento la ca rrella, ed a paragonarlo con quello che possono realmente eserciLare i due cavalli che si attaccano ad essa. Di cusi F lo sforzo incognito, la direzione del quale va in reallà a pa ssnrc un po' al disollo della sala, ma cli una r1uantità che puossi trascurare in un calcolo d' upprossirnùzionc; come anche si può trascurare l'angolo l'be essa direzione fa coll'or,zzonte, an?olo che'. stante la poca differenza ct·altezza dei due punti estremi delle tirelle, riesce piccolissimo.
.
ib oll!:iup 0!02 obr1 C1i329 "lJon iJ n92. r;·1q slbb oqo')i;, owdd9 i2 o:)01i't r. orl'.J·)orl ni i11uisn1 ,b ilr;up ~l'lf;:.>ibui i110-g13·1r,q n q·11rr i1·rn oliJsg')c nr r,~;~oq ie 9hno ,oqm1,:-J JJi -fii sf /llG~siqrni 9j•19il·~iJ·11; li in,-,i:,M )l, 9lfH?, iilm:;; o sd.:) iqoisnssinn~:r10 ollr. onnc·101i1nil Ì?, eir.l, inoisn'.)i b iup iJJdl islnc:1~'fflrf.Il(l'1 n E. Pil1pr1i\N121'f)~IO'l'.j'{01l j;. IHUH.Jt\talJ 1\ Ut .M :Hlrni .rnqoi'! SULLE ARTIGLIERIE FRANCESI E TEDESCHE ADOPRATE N ELLA duERRA DEL 1870-71
-.c'ILG 1;orri! ni ono·11rro·11 i;: orh i1h2oh9ì iJi:ns20 i!T') -f;Jol> iH1s1J~oa ol 0·1sdd!J ,ino i:·unoqo 0·101 0Jl0I., i2·1i·1q .o:,on'1 n sr!::>'.lod fii ioois ,;::.\smJùs\?, - oJi:nCJ~:I 1 Gli eserciti tedeschi e francesi diOerenziarono assai ~\qi:iqBr·.o~p-~Pl h'i.lf:\f~Ì·~, OfiiM·:>.o~garRz.~1.ili(M1i?, ciijtltr~1 9-1tlciW6>,12p~P c1frem~ìi~V~ej,l 1ij)(! 6la2iei\fii r~ • 0 1à?sp'èei~ delle bocche a fuoco adoperale nell'ultima g-ét'ell}tr:n·) ifE" '1:4'1l'A Ì!U 11,,,i · f.:. Al.i· 'H\i<l~ f ) V't'.{ [ ~) ,:.("(' ·fr•s._}Ji.:..t:I s;·;1. •• ·m11l::iy)1tl ::WBltC,· ::H.;"'u u::, e 1 èll'I? t:'J'IOl'I 01?1 gttlCll.Zl,l, negli sludii e nelle consep;uenze a· t'r'àrYr1c!W? 1¾lle'lHP1&f!. YCfli me11 ti p'.lli1Jbénél1ktaBHiM %uppr'tÌnal I qt~all dotazioni cl i ~occ~bf,s~l) ~\Jgf,f1\Wi.Phç{{%9·\19 ~ .i cRìi-YiiSJ!i ~ira del.li. Stante le ncende ben noie d1 quella guerra, gli @s~Mti'ffrlan&e~i'!~·W,'hitict5tm·hrganPJ.±n'ìWlrlé!Jd@ffifHh ,"§on 0 dtri'ffinto~fN eQn'vènf&r~li,,'è'dri.1tl'{)'tah61hli 1m hScci~iay-tf&~8 fi fltl~i'ttlrn&riJ Iefl ~t:i11 )1flit6', o/(!Ji@ il ~ ltfi~h.'lfHèfbc'l!l$Jlt é1ft'e'?i'l Hè1~n~,ish·thti, lfjefl lli!:rflifii iJVi )\l\fl~' ié i f~ti"isedi\n911 F,t.rc?c !~~ gli eset·eiti or·n·anizzali in secrt1if~IJs~jiield labnfJJaillpiHia l'iunire blfl!/l{)l~, flh{j{,¼?H_@da iR.foe,'V cH1'1éJ lVd~s~?spcc-ie, ricorrendo tll(dJJiV;41ai_p~Ji~·~JJ'.:Ye~~} .a C'annoni da montagna per compiere le cercate dotaz10m, a lJocche @fll\Wcoé> di <Wao?"é9 étefiWìziònf 1do1f' UcPMtlb <siù<lfat& o p~lòv&l.f~'l:P@[H;HtU:!i\k ~& ,%D1r,·rr,d Ol{'IO:) 1 ,01i·1'JS?,9 'h 0
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aì_~mwr
0
269 268 Scopo delle presenti note essendo solo quello di indi care quali dotazioni in bocche a fuoco si ebbero in campo, onde si possa in seguito arrivare a paragoni e stud i i sulle dotazioni e<l artigli erie impiegate, le .i ndicazioni cln te s i limiteranno alle organizzazioni che si trovarono di fronte fino a compimento dei fotti qui sopra indicati.
visione badese, divisione wurtembergltese (•1), 2a divisione di cavalleria, ,:1,a divisi one di cavalleria. 91 ball.erie = 54-6 bocche a fuoco . Ossia in totale, gli esèrciti leclesch i ebbero: 21G batterie = ·1296 bocche a fuoco. Gli eserciti francesi che si presentarono a· sostenere la lolta ebbero le seguenti dotazioni:
1° Corpo d'esercito -
.s, di visioni di fonleria, 3 brigate di cavalleria.
I.
46 ballerie 4 id. Gli eserciti tedeschi che s i trovarono in linea all'aprirsi delle loro operazioni, ebbero le seguenti dotazioni in bocche a fuoco.
I° Esercito -
Steinmetz.
1( corpo d'esercito, 7° corpo d'esercito, 8° corpo
d'esercito, 1Ja divisione di cavalleria, 3• divisione di cavalleria. 13 batterie per r. orpo d'esercito, 2 bauerie per divisione di cavalleria. 4•1 batterie = 246 bocche a fuoco. II0 Esercito -
Principe Federico Carlo .
3° corpo d'esercito, 4° corpo d'esercito, 10° corpo d'esercito, 9° corpo d'esercii.o, ,12° corpo d'eser cito, corpo della guard ia, '.z0 corpo d'esercito, 5" divisione di cavalleria, 6" divisione di cavalleria, divis1one di cavalleria della guardia. 84 batterie = 504 bocche a fuoco . III 0 Esercito -
Principe Beale.
5° corpo d'esercito, H • corpo cl' esercito, 6• corpo . d'esercito, 1° corpo bavarese, 2° corpo bavarese, cli-
•
Mac-Jlfahon .
= 96 bocche a fuoco. = 2.i. mitragliatrici.
n° Corpo d'esercito -
Frossard.
3 divisioni di fanteria, 2 brigate di cavalleria. 42 batterie 72 bocche a fuoco. 3 id. 18 mitragliatrici.
=
=
Ill° Corpo d'esercito -
.Hazaine.
4 divisioni cli fanteria, 3 brigale di cavalleria. H3 batterie 96 bocche a fuoco. 4id . 24 mitragliatrici.
= =
1v° Corpo d'esercito -
Ladmirault.
3 divisioni ai fanteria, 2 brigate ùi cavalleria. 73 bocche a fuoco . 12 batterie 3 id. ,18 mitragliatrici.
= =
(4) I corpi bavaresi hanno ~ 6 batterie, cd 8 le divisioni badesi e · wurtembergbesi.
-;i.PO ~()~
-ivib ·~ ,{Ifi2&/f!;R&c1Jbg~11r,9jt~flOl,}J'ffilfywbn<l onoi2iv 3 divisrci~illfeW ffi1nt~rrtqo~ib~1gaie ,~WtHfVMlBr{i~. oa oi2 -1~ G:lWI.tGr ~ f '.tzl)tt'.20 hò C'è-11 e9 iaOf/iobol: (ì : 01 ·:t fr!o iJirJ'.)2sG..@.J ,tg ·)iWrtila~ijatp;fÌéJi!.01 ni l.lr2r.: O .oooot f; $.rlo"Jod oG&: 1· = eé·1s11r;d u~Q 0 -9'i9 fi ')J::: 02 Vl 0Gm,:w. cA~~f<~~t~rh:ri;:{i'g,11nfPqrh'.rG~e iIJ 4 divisiorn di f~nf~ifr},O~ 1Èi~PgRì@2 c11rc'?t'Valf& 1·i&!lol BI . 16 batLerie = 96 qoccht da fuoco . 4srni\tè)~.-:m1L ~4 °tIBtP&glfàtPfH?:) or .Bi1slfWWJ::i Col'p.nng'toàetciiGi·1,e.J.,:r.clJloi!Xt.yn oi2i·, ib J, l' · ..O:)or{l {·; 9Jl ~:1od é)(ì . =. oi-relJr,cf iH 3 e mswm , q1. aQ tfI Ia cl1v1s10ne cn cavalleria. ,JC>'f,r/}t fl ll,):lJ31JlITi..., ~b= h .bi,. -il -4' JJa Le118 = 1 occ e a moco , 3. id. . = 18 ·milr.a 0 ·liatri.ci ]nni:io ·1 1 - 0 J1:J'W2S. D "or.po:J "II Co~·po della _guardia imperiale - Bourbaki. r f;['J?flf.l:,f,-'.l. rµ 9J'.wghd &'. ,.Ghelnn1 ib raoì2i·rib 8 2 eivisio_i;~l:)dt}ì 1i~!i~f3!3ocP ~~-ri@tii-fYJJb~v:~teria.
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= 112 mitragliatrici .
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•
.,a:Hl~·t~dmoh,nr
272
I Tedeschi seppero condurre a combattere quasi tutto il III0 esercito (Principe Reale) conducendo a decidere della giornata i corpi prussiani 15° e ,Jil 0 , i due corpi bavaresi e le due divisioni badese e wurtemberghese,. non che cavalleria, cioè: 70 a 72 batterie = 420 bocch.e a fuo éo. In seguito a tali combattimenti gli eserciti francesi: furono divisi, e si concentraror10 sotto Jletz i seguenti corpi: 2°, 3°, .4°, 6°, guardia imperiale, riserva cli cavalleria, riserva d'artiglieria, con 468 bocche a fuoco e 96 mitragliatrici . I Tedeschi condussero a )1etz i seguenti corpi:
B_atwglia del '16 agosto (ilfars-la-Tour). I .Francesi vi impegnarono la totalità, si può dire, del loro esercito mene una divisione e qualche distaccamento, impegnando quindi 450 bocche a fuoco e 18 mitragliatrici. I Tedeschi impegnarono tutte le loro truppe, meno il '14° corpo che fu mandato sull'alta Mosella (il 4), disponendo così dei seguenti corpi : di caval,, ' 3° , ,10° ' 9° ' 7°' 8° ' 9°' e le 5 divisioni ... leria, disponen do così di 606 bocche a fuoco. •
0
Battagha del ! 8 agosto (Gravcllotte). 1
I° Esèrcitu -
Stei'nmetz.
I Francesi impegnarono i corpi più sopra menzionati con !-50 bocche a fuoco e 78 mitragliatrici. I Tedeschi impegnarono. i corpi n° 3°, 7°, 8°, 9°, 110°, 12°, 2°, guardia, e le divisioni di cavalleria, disponeudo così cli 744 bocche a fuoco.
1° corpo, 7° corpo , 8° corpo e cavalleria con 246 bocche a fuoco.
II0 8sercito
P1·incipe Cc(;do.
3° corpo, 4° corpo, 9° co rpo, il0° co rpo, 12° corpo, corpo della guardia, 3 divisioni di ca vaHeria, e poco dopo il '.ili!° corpo, <:On 504 bocche a fuoco. Cioè in totale 7150 bocehe a fuoco . , Nelle bauaghe del ,14, '16 e 118 agosto attorno a l1etz si impegnarono le seguenti quantità di bocche a fuoco.
Battaglia d1: Sedetti.
1
Alla battaglia di Sedan l'esercito francese (&facMahon) condusse il ! corpo (Ducrot), il 5° (Failly), il 7~ (Douay), il 42° (Lebrnn), disponendo di riserva di cavalle eia e riserva ù' artiglieria, ed impiegando, come risulta dai bollettini prussiani che presero tutle le artiglierie, di 360 bocche a fuoeo e 78 mitragliatrici (1). I Tedeschi seppero condurre a quella battaglia i seguenti corpi: 1
Baltct,g lia del 14. (Bo1·ny). I J.?rancesi impegnarono il 3° e 4°corpo con 168 bocche a fooco e 32 mitragliatrici. I Tedeschi impegnarono parte dei loro due eserciti, e non- ci è passi.bile indicare con certezza con quanle bocche a fuoco. · 1
•
l ,
0
(4) Si perdettero già bocche a fttoco e mitragliatrici dal 5° corpo al combattimento di Beaumoot. 48 ANNO xvu, VoL. 1.
274
275
Esercito del Principe <li Sassonia: guardia, 12° corpo, 6° corpo con d ivisioni di cavalleria; J~sercito del Principe Reale : 5° corpo, 4° corp o , H 0 corpo, 1°. corpo. bavarese, 2° corpo bavarese, ·ai-· visione wurtembergbese, 4" d ivisione di cavalleria . Essi disposero quindi di più cli 700 bocche a fuoco. (Il 4° corpo fu perciò distaccato dall'esercito attorn iante iHetz) . Non · sarà inopportuno qui ricordare il detto di Napoleone I, che se convicn diminuire l'artiglieria negli eserciti per alleggerirli nelle :iparce, nelle manovre, si pagherà talvo!la caram.onte tale diminuzione d'artiglieria sul campo di baltaglia.
II.
Le bocche a fuoco che componevano le dotazioni d'artiglieria per gli eserciti tedeschi e francesi erano le seguenti : L'artiglieria prussiana comprendeva cannoni detti da 4 e cannoni deLti da 6. Queste due bocche. a fuoco sono caricantisi d alla culatta, ed un colpo da 4 pesa ch il. 4,500 circa, ed un colpo da 6 pesa 7 eh.il. circa, e per ambedue il traino si fa con tre pariglie, ossia con 6 cavalli. Ecceltuando le divisioni. di cavalleria che erano provviste di batterie a cavallo da 4, l'artiglieria dei corpi d'esercito si componeva (per formazione normale) si può dire di 4{'.il in cannoni da 4 ,1fz in cannoni da 6. L'artiglieria francese comprendeva cannoni detti da 4, e cannoni detti da 112 .
Queste bocche da fuoco si caricavano dalla bocca (erano quelle stabilile nel 4859) , ed un colpo da 4 pesava clii!. 4,600 circa, ed uno da '12 pesava chil. -12,000 circa; per· il cannoné da 4 il tra ino s i faceva a 4 ca. valli, e si e:;egui va con 6 pel èannone da 112. Eccettuando le divisioni di cavalleria che erano provviste di batterie a cavaìlo da k , l'artiglieria degli eserciti si componeva in bocche a fuoco meno di 'I [5 di cannoni da ,12, più di. 415 di cannoni da 4. I Francesi adoperarono inoltre, come si indicò, batterie di mitragliatrici, nella proporzione di ,1 batteria, ossia di 6 mitrag liatrici per ogni divisione cli fanteria. Le due artigl ierie sparavano granate, provviste di spolette, per produrne lo scoppi.o . Le spolette tedesche, stanle il sistema di bocca da fuoco, non erano ad infiammazi one per effetlo della vampa dello sparo, ma a pereussione . Le spolette francesi erano ad infìarn1mizione per effetto e conseguenza della vampa dello sparo . Sebbene ì dt1e cannoni da 4 delle due urtigherìe usassero quasi gli stessi pesi di cari.ca e di proieLto , d ifferivan~ · assai per i risultati ottenuti, come differenti assai erano i risultati delle altre due bocche a foo-co, e più volte si daranno indicazionj a questo riguardo. · A cornple.lare sufficientemente le informazioni sulle due artiglierie, onde Lrarne assennate conseguenze e giudiziosi paragoni, · converrebbe ane,ora indicare le differenti necessità di servizio, di maneggio, di munizionarnenlo, di trnino, le differenze d' effetti sui bersagli divtrsi., le maggiori o minori d ifficoltà di costruzione, di conservazione, le differenze d'uso sotto ogni rapporto . Non potendosi entrare in apprezzamenti ancora assai delicati a farsi, non fosse altro per mancanza di suf-
216 fìciente cognizione dei fatti, si indicheranno solo i risultati arn messi del tiro, presentandoli non astrattamente, non matemaLicamente, ma in iDJaniera di forma concretata più militarmente, siccome risultano dai tiri di scuola o di esperienza, e a ciò faranno seguito le osservazioni sulle due artiglierie in questione di alcune pubblicazioni sull'ultima guerra franco-tedesca.
III. Come indicazione dei risultati di tiro del cannone da 4 prussiano, daremo un estratto in proposi_to tolto dal volume n . 112 d~lle Conf'(mmces militaires belges, · pubblicale a Bruxelles nel 118'1 11, notando che l'artiglieria belga ha il cannone prussiano, ereclendo anzi d'averlo in qualehe modo migliorato come tiro; tale squarcio è tolto dalla pagina 6 e seguenti. « Le considerazioni seguenti valgano a dare u n con« cetto dell'azione della nostra artiglieria da campagna. « Alla distanza di 800 metri la deviazione in git« tata è di 11,t metri, e la deviazione laterale è di 0,50 « circa, essendo l'angolo di. caduta d i soli due gradi. « Il tiro della nostra artiglieria a tale distanza deve « quindi necessariamente produrre gli effetti p iù mi-« cidiali. , « A 1600 metri la cleviaiione in gittata è di 12 « metri, la deviazione laterale di ,J ,M, l'angolo di « caduta di circa 5°. « Il rettangolo fatto da tali deviazioni rnppresenta, « si può dite, lo spazio occupalo da un cannone colle « pariglie attaccate. « ~i può dunque affermare che l'azio ne della nostra « artiglieria è ancora efficacissima a 1600.
•
Ìl
277 « A 11800 metri le deviaz ioni ìn gittata sono di U, << essendo quelle laterali di 2 metri. « A questa distanza adunque un battaglione di fan« teria in colonna serrata sarebbe con ttHta probabì« lità colpito dalla metò. dei colpi. ·« A ,i-000 metri la deviazione in gitlat8.è; di 20 metri, « quella laterale essendo di 5 metri. « Ma siccome l'angolo di caduta è di 5 metri, gli « effelti di scopp io sono deboli nella massi ma parte « dei casi. · « Da ciò quindi r isulta che la noslra arligÙeria è « efficacissima contro la fanteria, la cavalleria e l'ar« tigVieria fino a 1800 rnelri . Al di là dei 2000 metri, « le probabilità cli colpire diventano minori stante « l'accrescimento degìi- angoli di caduta, e la riduzione « conseguente degli spazii pericolos i, ma la regolarità « delle gittate è più grande. Epperò contro bersagli « estesi si potrà sparare fino a 4000 metri almeno ». Ed a pagina 7 si legge : « Le granate possono inollre essere sparate sotlo « grandi angoli e con cariche ridotte. _Questo Liro che « gode di r'imarchevole precisione, permette di tirar « partito degli effetti di scoppio della granata fino a « 1800 met.ri còntro truppe situate dietro masse co« perle, dentro villaggi, o. nascoste da movimenti del « terreno ». G-li effetLi del cannone da 6 dello stesso sistema aumentano per lo meno in conseguenza degli aumenti di peso d el munizionamento . · Ìl · In quanto alle bocche a fuoco francesi da 4 o da 1:z, i loro effetti di tiro, come erano valutati dai Francesi, risultano dall' Aide-1némoi°'re francese sulla artiglieria da campagna , sistema 11859, e troppo da noi conosciuto perchè occorra citarne bi'ani riguardanti questa questione.
.~78
279
IY.
Nell'apprezzare le citazioni che seguono di pubblicazioni francesi converrà però ricordare che sono giudizii dei vinti, i quali non potevano accampare certamente l'inferiorità del loro fucile e che si trovarono, direm quasi, avviliti dalla preponder:rnza dell'artiglieria prussiana sia per se stessa che pel suo impi ego, tanto più di fronte alle mitragliatrici, sulle quaii essi facevano tanto asscgnam ento. Giovi inoltre il ricordare che. per tutte le battaglie citate più sopra, eccettuando Sedan, le perdite tedesche in morti e feriti furono sempre superiori a quelle francesi, e che nelle battaglte sotto Met.z vi fu talvolta per lo meno dubbio· d'esito tattico, e che in quel periodo gli esercìli francesi, malgrado la superiorità numerica ed in bocche a fuoco di quelli tedeschi, non si credettero di esserè in eondizioni cln non dare battaglie èon probabilità cli successo, cioè non credettero fosse sì grave la loro inferiorità in artiglieria. Nell'opuscolo del generale DF.LIGNY, comandante ]ft '1'' divisione dei gnrnatieri della guardia imperiale, intitolato Année de 1tetz, e Slèlmpato nel tempo che egli era prigioniero di guerra a Miinster, si legge a pagina ,J3: « Se la nostra artiglieria era inferiore a quella prus« siana pel numero delle bocche a fuoco, pel calibro, « per la celerità di sparo, noi sapevamo già che rac« corciando le distanze, combattendo più da vicino, « questa inferiorità era notevolmente diminuita; ed « in quanto alle pariglie, alla condotta e servizio delle « boc'c he a fuoco non potevamo desiderar meglio ».
•
Il generale PALIKAo, ministro della guerra da ultimo di Napoleone III, così si esprime a pagina 45 e h-6 del suo opuscolo: Un ilfin-istère cle la gue1Te de 24 fow·s: « I cannoni caricantisi dalla culntta ernno respinti « da taluni dei nostri generali d'artiglieria; ma, a mio « avviso, eravamo sotto questo riguardo relativamente « all'artiglieria prussiana in uno stato d'inferiorilà che « non poteva essere compensato dalla superiorità del « nostro fucile su quello prussiano ». Ed a pagina 59, in un rapporto dopo i primi combattimenti: « Finalmente, e ciò è quanto v'ha di più grave, la « nostra artiglieria é in uno stato d'inferiorità deplo« rabile rispetLo a queìla dei Prussiani, sì pel numero « che pel calibro. « I nostri cannoni da l, bellissimi giocatoli in una « esposizione, non hanno potuto tenere un istante davanti « alle batterie da 6 dei Prussiani ; gittata, esattezza, « celerità di sparo, tulto senza paragone, é a vantaggio « dei nostri nemici . « ~J.entre la nostra artiglieria non tenne in nessuna « posizione, quella prussiana non lasciò posizioni, se « non per portarsi più avanti, sembrando nulla patire « dalla nostrn, e regolandosi colla stessa calma, collo . « stesso sangue freddo come se s i fosse trovata a un « tiro di scuola. « Credo inoltre · ricordarmi che in Prussia là pro« porzione d'artiglieria è di cinque batterie per di« visione, mentre non è che di tre in Francia. « Si completino le nostré deboli batterie da 4: con " « batterie da '12, e si assicurino i loro munizionamenti « onde non dovere interrompere il fuoco in combat« timento, così se avremo ancora lo svantaggio di non « avere bocche a fuoco caricantisi dalla culalLa, saremo « almeno in migliori condizioni di numero e di calibro.
;3.8,t
280 « Quel che ci ha mancato nella battaglia del 6 (Worth)
« Non potevamo a meno di notare la loro cura a
« si fu l'artiglieria, mentre eravamo schiacci.ati da
« scegliere le posizioni che potevano essere convenienti « per la loro artiglieria, a defìlarsi dalle nostre viste,
« quella prussiana. » Nel .Rapport su1· les opérations du second cMps de l' a1·mee d,u llhin del generale FRoSSARD , si legge a pagina 38, trattandosi del combattimento di Sarrebruk o Spikeren : « Un vivo combattimento s'impegnò fra le due ar« tiglierie; la nostra da principio ha il vantaggio, « ma i Prussiani smascherano successivamente bat« terie di maggior calibro ; noi ne spieghiamo altre « due, di cui una da 42 ». Ed a pngina 88, a proposito della battaglia del 16 agosto sotto l\Ietz: « Siamo specialmente tormentati da batterie cli forte « calibro e di posizione stabilite sulla sommità domi« uante all'est di Tronville. « La nostra artiglieria divisionale essendo insufficiente, « il generale Frossard fa avanzare la batteria da 42 « della sua riserva, sotto il colonnello Beaudonuin. « In questo momento il combattimento è anzi tutto « una lotta d'artiglieria, in cui le nostre batterie si com« portano tanto con energia quanto con abilità molta» . Ed a p,1gina ,J,16 l'a~l.Ore fa, le seguenti riflessioni sui combattimenti dati sotto Metz e specialmenle su quello del '18 agosto : ~ La nostra artiglieria in tutti i corpi, fece c ome « sempre il suo dovere con audacia, sacrificandosi « all'uopo, ma la sua inferiorità materiale ci parve « essersi maggiormente manifestata il 18 agosto. « I Prussiani ci erano superiori non solo pel numero « delle bocche a fuoco impegnate l3 almeno contro 2) , « ma ancora e specialmente per la potenza d'effetto del « proietto, per le gittate e, perché non dirlo? per la « precisione del tiro. 1
•
« a costituire rapidamente per le loro batterie mezzi '« artificiali di protezione, finalmente a provocare con « tiri di prova, in apparenza timidi, le batterie nostre, « affine d,i farne accusare la presenza e l'importanza « per poter quindi opporre loro un numero superiore « di bocche a fuoco, cose queste che la nostra ar« tiglieria sa fare essa pure, ma che forse non mette « abbastanza in pratica ». Nella pubblicazione intitolata Seclan, del generale vVnrPFFEN, trovasi a pagina 222 quanto segue del rap. porto del generale Douay, comandante il 7° corpo alla battaglia di Sedan : << I Prussiani non si sono serviti, si può dire, che « della loro artiglieria per ridurci; non è che allor« quando le nostre batterie, la nostra fanteria, la « nostra cavalleria .furono schin.cciate ed in parte disor:« ~anizzate da tale artiglieria, che la sua fanteria· si « avanzò». Ed a pagina 34.0 troviamo nel rapporLo del generale Liegard che comandava l'artiglieria del 7° corpo: « Dopo un'ora e mezzo, d ivenne evidente che "l'ar« tiglieria nemica (prussiana) aveva una portata, una « radenza, una esattezza di Liro, che le assicuravano << un'eriorme superiorità. « Da quanto si potè giudicare il nemico (Prussiani) « doveva avere in batteria un numero di bocche a « fuoco triplice del nostro ; inoltre, per la forma della « nostra linea cli battaglia, i nostri fuochi <~rano di« vergenti, mentre convergevano i tiri nemici sulle « nostre posizioni. . « II1 un' offensiva tèntata per rioccupare UJla posizione « imporlante abbandonata dalle truppe del 1° corpo,
282
« 2 batterie della riserva accompagna vano, il movi« mento, ma appena esse giunsero sulla posizione, « furono schiacciate da fuochi d'una potenza e d'una « precisione tale che fu loro impossibile la lotta: pa« recchi cofani scoppiarono immediatamenle, parecchi « cannoni furono smontati, e, dopo perdite enormi in « personale e materiale, tali batterie dovettero riti« rarsi, abbandonando parte del materiale. « ........ Da quanto si osservò nel combattimento, i « proietti nemici {prussiani) sono a percussione; quelli « che colpivano il materiale ed anche gli uomini od i « cavalli scoppiavano in generale, quelli invece che. « cadevano in terreno molle non scoppiavano ....... . « ~folte delle nostre granate, specialmente quelle da « '12, scoppiavano anzi tempo. « In conclusione, l'inferiorità del nostro sistema d'arti« glieria ci pare evidente, ed è completamente a rifarsi». Nella pubblicazione del generale DucRo'r, intitolata la Journée de Sedan, trovasi a pugina 36 : « L' artiglieri{). non si dimostrò meno ammirabile « della cavalleria. Due batterie della riserva nuova « sono in un istante polverizzale dal fuoco di 50 bocche « a fuoco nemiche {prussiane) , altre batterie le rim« ~i~zz~no i'.nmedialamente, prendono miglioi·i dispo« s1z10m e rispondono energicamente, e per qualche / « tempo giungono a chiamar su di esse tutti gli sforzi « dell'artiglieria nemica, il che permette alla nostra « fonteC'ia e cavalleria di fare un ultimo tentativo. Ma « indipendentemente dalla nostra inferiorità nùmerica « di cannoni, dalla inferiorità del nostro tiro, delle « nostre proiettate, la configurazione del terreno ci « era contraria, i nostri colpi erano divergenti, mentre « convergevano su noi i tiri del nemico. « Bentosto la posizione non si poté più oltre tenere; « cofani scoppiano, affusti sono colpili, e le batterie
•
283
« dovettero ritirarsi, abbandonando parte del,loro ma« teriale ». Nella pi1bb licazione del generale FRoSSARD, citata più sopra, trovasi a pagina 90, per la battaglia del giorno 16 intorno a Metz : « La maggior parle delle loro batterie (divisione del « 2° corpo) rimangono in batteria, e dopo rinnovati i « munizionamenti continuano il fuoco con altre bal« terie della riserva ». Nella pubblicazione del generale FAIDHERBE, ml1tolata: Ccmipagne de l'cwmée du Norcl, leggesi a pagina 96 la seguente opinione del colonnello d'artiglieria Charon, che comanda.va l'artiglieria di quell'esercito, a proposilo di nuove granale usate in quella campagna: . « Quelle granate costituiscono proietti di grande « potenza, il cui primo effetto è di aumentare il valore « del nostro cannone da 4 da campagna, che, nell'opi« nione del detto colonnello, ben -condotto ed impiegato « a buona distanza sarà sempre un materiale da guerra. « molto maneggevole, passando ovunque, percorrendo « tu lti. i te'rreni. « Gli si r improverò la sua poca portata; questa cri« tica non ha iierò quel valore che si potrebbe credere. « Quand'anche si avesse per la guerra di campagna un. « cannone da spararsi a 6000 metri, si troverebbe tale « gitLata ancora insufficiente qualora non si collocasse «. a 7000 dalle batterie nemiche ». Nella pubblicazione deì maggiore di stato maggiore {francese) To:MAS, irilitolata Guen-e de 1870 - ,+fet.z, troviamo a pagin a 83 : « È indispensabi le che la nostra artiglieria da cam« pagna sia modificata ed aumentata d'assai. « L'artiglieria prussiana impiegò molto i fuo chi con-« vergenti, ed ha inoltre una notevole superiorità sulla
28,~ « nostra, pel numero delle bocche, per le gittate, per « la potenza di calibro. << Il 18 agoslo, il principe Federico Carlo smascherò « alla nostra sinistra una batteria da 80 bocche a fuoco . « Al dire dei nostri uffiziali d'arllglieçia, i nostri « cannoni da 4, da adoperarsi specialmente contro « truppe, non furono impiegati con sufficiente ardire, « essi hanno una superioriLà , come mobilità, come « leggerezza, specialmente pel numero di colpi (40) « contenuti nei cofani. « Il proietto da 4 dà un numero di scheggie uguale « a quello da 12, la sua giUata utile è cli 2000. « I Prussiani impiegano il J. e il 6, caricantisi dalla « culaua, la loro portata efficace è di 3000; onde « neutralizzare tale loro vantaggio, la nostra artiglieria « avrebbe dovuto portarsi a 1000 o 1200 metri avanti, « coperta da bersaglieri. . « Questo modo d'impiegare la nostra artiglieria, « approvato da ufficiali d'artiglieria audaci, ha però « l'inconveniente di esporre di più le bocche a fuoco ; « ed a proteggerle converrebbe avvicinare le linee cli « fanteria, col che si porterebbero queste sq_llo il fuoeo « nem ico. Con questo impiego, non si otterr,ebbe un {< risultato conven iente che ad un motnehto decisivo << per respingere o sostenere un attacco, ma è fuor i « dubbio che l'artiglieria pruss iana ha molti vantaggi « sulla nostra ». Ed a pagina 86 : « Una batteria non è sufficiente per una divi« sione di cavalleria , ne occorre una per brigata, « due o tre per divisione, secondo il numero dei reg« gimenti. « A Rezonville i Prussiani cominciarono l'attacco « con tre batterie, sostenute da due reggimenti di ca« valleria ». 1
I .
.l
28~ Nella pubblicazione del generale W1MPFFEN già citata trovasi a pagina 188 (Rapporto ufficiale prussiano) : « Le perdite del nemico (Francesi) specialmente « caO'ionale dalla nostra artiglieria furono molto cono « siderevoli , le nostre, tani.o più in confronto c1·1 « quelle sofferte· nelle battaglie notecedenti, furono « deboli. « In ultimo il fuoco di J.oo o rsoo bocche a fuoco « erasi concentrato S\lll'esercito nemico, che lunga« mente si difese con gran valore; ma che fo final« mente rigettato in fuga dentro Sedan ». Ed a pagina 260 : . « È da notarsi che se la nostra artiglieria fosse « stata in istato da poter lottare in questa campagna « con quella dei Prussiani, i successi di questa sa« rebbero stati meno grandi, ma mentre i nostri pro« ietti scoppiavano a 2000 o 2.1:oom, i loro arrivavano « ~ oooru più lontano. « Ne risultava che i cannoni prussiani tiravano « come alla scuola, rettificando a loro bell'agio il tiro. « I nost.ri nemici (Prussiam) certi della superiorità << della loro artiglieria, ne inon_ darono i campi di bat« tagl'ia , e generalmente non è che dopo averci « schiacciati sotto i loro proietti, che facevano avan« zare lu loro fanteria. « Al bo.sco della Garonne (Sedan) avevo fatto col« locare tre batterie, io le dovetti for ritirare per la « poca potenza del loro fuoco, e lo scompiglio in esse « prodotto dal fuoco nemico. « Le nostre bocche a fuoco erano certamente col« pile in tre colpi. . . « Una delle superiorità delle truppe prussiane s1 è « cer(amente :che in esse ogni uomo pimtci ,. mentre « da noi s'a~riva alla massima precipitaiione nello « sparare ».
287
286 Nell'eccellente pubblicazione d'un ufficiale di stato maggiore prussiano, tradotta in francese da ufficiali dell'esercito belga ed intilolata La guerre franco-p1·ussienne de 1870-71, t.rovasi a pagina 132 . a proposito della battaglia di vVcissemburg: « La nostra artiglieria (prnssiarra) aveva dato in « ql].esto combattimento prova di una grande supe« riorità, e se non potè sloggiare i Francesi dal Gut« .Lenhof, fu per lo meno sotLo. la sua protezione che « la 17" brigata potè avvjcinarsi e slanciarsi all'at« tacco di quella posizione ». Ed a pagina 137: « Il tiro dell'artiglieria nemica (francese) non erasi ~ eseguito con tanta calma, e con tanta cura come « dalla nostra parte, per cui ne segue che, a circo« stanze u~uali, la nostra artiglieria aveva prodotto « effetti più considerevoli ». In detta pubblicazione a proposito delle mitragliatric1 leggesi quanto segue a pagina rn : « La creazione delle mitragliatrici, i cui effetti fu« rono micidialissimi in ce rti momenti, ci fece consi- .~ « derare la questione sotto altro e nuovo aspetlo. ' « Il peso di questa nuova arma, molto più pesante « del nostro cannone da 4, avrebbe imbarazzato più « che coadiuvato la nostra tattica audace che coperse « i nostri battaglioni di gloria, che fece il noslro cser- \ · « cito il primo del mondo, ed il cui massimo van« taggio con::;iste in un'offensiva molto mobile ». Nell'opera del colonnello DE filoNTLUISANT, comandante la riserva d'urliglieria del 6° corpo (Canrobert.) a I1Ietz, ed intitolata, ,frmée du Rhin, Chute de Jlietz, trovasi a pagina 20 : « In totalità il 6° corpo alla bai.taglia di SL-Pri vat, « ( Ue_tz, ,J 8 agosto) non aveva che 76 bocche a fuoco « ad opporre alle 180 prussiane, e le bocche a fuoco
« non avevano che 100 colpi da sparare , essendo « prive del parco rimasto a Chàlons. « Dal lato. dei France"ìi, le munizioni dovettero pur « troppo presto terminare , e diventò necessario non « solo di rallentare il fuoco, ma di spnrare un colpo « solo ogni 114 d'ora, e finalmente di tacere, riser« :vando solo 1O o. '.15 colpi per pezzo, onde far fronte « aìl'uo po a possibili attacchi in seguito ». Ed a pagina 21 : « La ritirata si fece in buon ordine, al passo. Essa « fu protetta da una batteria collocata gal-colonnello « De fviontlu isant, indietro di St-l)rivat, · avanti delle « escavazioni di Arnanviiliers, e composta di 60 bocche « a fuoco poste in terreno molto inclinato, e che per« metteva a varie •linee di bocche a fuoco di sparare « le une dissopra alle altre. « Questa imponente batteria, arrestò fino a notte « le truppe prussiane, e le baHerié si ritirarono a « a l\ietz dopo sparalo l'ultimo colpo disponibile, e « senza lasciare nè un cannone, nè una vettura». Nella pubblicazione intitolata: 1\iote sur l'organisation militaire cle la Confédé?'ation ge1·mcmù1ue dii Nord (atlribmta a NA POLEONE III), leggesi a pagina e: « Prima della campagna del ,18,0 nessuno voleva « riconoscere che il materiale dell'artiglieria prussiana « era più perfezionato del nostro, e capace di pro« durre maggiori effetti ». Benché in altro ordine di fatti, si possono pure, ·per avere maggiori informazioni-, citare i seguenti passi di rapporti militari sulla Prussia del ·1866 fino allo scoppio dell'ultima guerra franco-prussiana del colonnello d'artiglieria (francese) barone STOFFEL, pag. 87 : « Dal rapporto prussiano sulle esperienze compara« tive fra il cannone da campagna austriaco e quello « prussiano che trasmetto, si può essere convinti della 1
1
1
~
288 « grande superiorità del cannone prussiano su quello. « austriaco, superiorità che esiste pure disgraziata« mente pel nostro (francese) ». Ed a pagina 339: « Ritorno ancora sulla moltissima accuratezza con « cui in Prussia si eseguiscon o le scuole di tiro . « Potrebbesi quasi dire che gli ufficiali deWarti-« glieria prussiana considerano le loro bocche a fuoco « quali stromenti di precisione, e nulla tralasciano « per trarne i massimi vantaggi ». Ed a pagina 342: « Ogniquaivolta ho assistito a queste scuole di tiro « fui sorpreso della giustezza di tiro dell'artiglieria « prussiana da campagna. « La loro sensibilità (se cosi è permesso espri« mermi) è tale che ho visto una batteria cambiare «. 5- volle di posizione, avendo sparati soli 12 eolpi, « cioè ad ogni posizione il bersaglio era stato colpito « dopo soli due colpi ». Ed a pagina 4U : « Di fatto il cannone da 4 forma quasi i 3/5 clell' equi-- • « paggio da campagna dell'esercito federale tr.desco, « giacchè ogni ·reggimento ha 9 batterie da ,i, e 6 da 6. « La celerità di sparo è di un colpo ben puntato « in 36 minuti secondi, ed è la più grande cli quella · « delle bocche a fuo r,o da campagna usate ». « In quanto alla leggerezza, il cannone da 4 prus« siano è più pesante delle bocche a fuoco dello stesso « calibro delle altre artiglierie, giacchè esso pesa 1,947 « chil. a vettura carica tot?lmente e con serventi mon« tati, mentre in quelle stesse condizioni il cannone « da ft austriaco pesa 1,500 chil., ed il cannone da 4 « francese pesa 11,600 chil., ma in compenso esso è « trainato a 6 cavalli, il che lo rende più mobile delle ' « altre due . .
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« Il cofano di quel cannone da 4 porta un maggior « numero di colpi che · il cofano corrispondente delle
« altre artig lierie, perchè ne contiene 48, mentre « il cofano francese ne porta 40, l'austriaco 39, il « russo 18 solamente. In quanto alla p recisione di « tiro, esso è riconosciuto sufficiente e superiore a « quello delle altre artiglierie ». 1
Ed a questo riguardo leggesi a pagina 443:
« L'artiglieria rigata presen ta l'inconveniente che la
« sua efficacia di.pende da una troppa giusta estima« zione delle distanze, cosa sempre difficilissima in <<
guerra, per cui un progresso da desiderarsi sarebbe
« quello di fabbricare una bocca a· fuoco dà ·cam-· « pagna in cui gli effetti fossero in minor dipendenza
« della giusta· apprezzazione delle distanze >>. Valgano questi cenni, meglio d'ogni apprezzamento, a fornire agli studiosi gli elementi atti a farsi un assennato criterio SLll valot"e delle due artiglierie e delle due dotazioni impiegate in questa guerra del 1870-71.
C. R.
Uf fiziale d' ar tig li"eria
1
.ANNO XVII, VOL. J•
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REC ENTi PUBBLICAZIONI SULLA GUERRA DEL ,1870-711 (,t)
IX.
Ber de1.1t:scl•-f••t1J·1z01Ji.11clip JH.,, • ietJ '.i1S;-o., ,-u:,.cl, ,tena ,i nneren ::u.. ,..,.,nen/Hu•rl" tl<H·fft.Ml'elll ve,• ,I . R,whstaedt obe,•d ~ . ,t. Jlle• ,ltil,teu,• ,,.,~ .~lititt1ir Rfl<>cl•c••f>l(lltes . - ( la guerra f ,·anco-tc-
dcsca del 1870, analizzatci nella intima coesione da A. UonoSTAJ>DT, colonnello a disposizione, redattore clel fo,qlio militare settimanale), 3 fascicoli. - Berlino, ·1871, Ernesto Siegfried e figlio.
Non abbiamo aucora soit' occhio altro che i primi tre fascicoli che ci promettono un lavoro completo, una re.lazione generale della guerra. franco-germanica. Sopra 97 pagine cli cui consta il primo fascicolo, 50 sono dedicate in modo speciale a lla parte politica. È evi-
.. (··I) V. Rivista !lfil-itare, dispense dell'ottobr:.,, novembre e dicembre 187,t, e gennaio ·J 87'.2.
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;Z9·1 ·dente che non si potea far di meno in un lavoro che , clovrà natural mente avere una gran mole e che sebbene specialmente des. ina.to ad esser letto e apprezzato dai militari, non poteva tagliar fuori ·1e cause · che pr odussero quella guerra t itan ica. È sottintèso che tutti i ragionamenti che commentano e coordinano l'esposizione dei fatti sono elaborati dal puuto di vista. escl usivamente iedesco, facendo colpa assoluta alla Francia, governo e popolo, di aver voluta la guerra. Cominciando dal far vedere che al principio del luglio 1870 l'esercito prussiano si preparava alle manovre autunnali, ove doveasi sperimentare il nuovo regolan~ento per il servizio delle truppe in .campagna, l'c}utore sviluppa successi v~L111ente le ragioni del rancore che la F rancia. serbava alla Germania dopo Sa<l.owa, e riassumendo le diverse fasi per cui passò la <:anclidatui· a Hohenzo llern ci conduce fino alla dich iar azione cli guerra, al ritorno del Re a Berlino e alle parole pronunziate da questi n ella seduta straordinaria del 19 luglio al Reichstag della Confederazione del Nord. Noi non a bbiamo da giurliçare il valore cli tutte le argomentazioni politiche di cui è sufficiente il rapidissimo cenno sopra esposto. Sotto il r apporto tecnico e militare, il paragone tlelle forze rispettive della Fra.ncia e della Germania è fatto veramente con mano maestra. Vi si comincia a constatare che l'esercito fra.ncese da lungo tempo er a riguardato come il migliore di ogni altro, ed in Francia non solo, ma in tutta Europa quest'opinion~ era invalsa i11 modo incrollabile. Dotato cli br avura indiscutibile., d i grande esperienza della g uerra, r icordava soltanto le vittorie, non le sconfitte subìte, e risalendo nella storia: . :fino alla campagna di Russia attribuiva ai soli _elementi la causa cli que!la grandiosa catastrofe. Ma paragonando dopo i due eserciti, osser va l'autore ,che il principio del servizio universa.le esistente in r ealtà
~9~
in Germ ania, mentre non lo è che di nome in Francia,_ dava al prussiano una forza molto maggiore come quello che assorbiva le forze tutte intelligenti della nazione, mentre l'armata francese, non ccceUuati gli uffiziali, si reclutava n elle classi inferiori, quasi esclusivamente nel proletariato. NoLa con ragione che il confuso agii.arsi dei partiti e il continuo cambiamento cli governo aveano avuto un'influenza deleteria sull'esercito francese in cui la disciplina era talmenLe rallentata da far prevedere come al primo scrio insuccesso sarelJbe rimasta total mente distrutta, e di ciò fa fede l'esempio di Seclan. Aggiunge che mentre il soldato francese sovente per diffidenza si isola iu appartate caserme o nei campi, il tedesco spesso è acquartierato presso i borghesi in guisa che i r apporti colla massa della popolar.ione, di cui l'esercito n on è infine altrochè la par te più v igorosa, si fanno intimi e cordiali e il soldato si affeziona sempre più alla patria, senza che se ne rallenti la disciplina. In tempo di pace in Prussia, ad eccezione del corpo delle g·uardie, tutti i corpi stazionano nei circoli in cui sono reclutati, e le r ecl ute non sentono altrochè un lieve distacco n el passar e dalla casa alla caserma. Chiude l a serie di consider azioni di ordine morale col rammentare che il generale Trochu nel 1867 avea già segnalato l'inferiorità relativa dell'armata francese, indicando per r imediarvi l'adozione di quei principii da lungo tem1)0 stabiliti n ella prussiana. Segue un'esposizione dell'organismo generale dei due eserciti, ove è discorso del contingente annuo, del tempo di servizio e della cifra totale, toccando brevemente l'esame della legge del 1868, e dimostrando che nella l oro istituzione le guardie mobili non potean paragonarsi alla lanclwher. Secondo il Bc,r bs-taedt, e non vi è da contraddirlo, l'organismo militare prussiano presenta delle dimensioni col ossali, l e più grandi possibili combinate
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293 -con una el asticità non comune, e un aggravio relativamente non troppo forte . Abbiamo quindi la composizione t atLica accuratamente 11articol areggiat; e descritta con precisione prima pei Francesi, poi per la Confederazione del Nord, quindi per gli Stati del Sud. Vi sono distinti gl i effettivi sul piede di pace da quelli sul piede di guerra, e poi due quadri complessivi in poche cifre permettono al lettore di istituire un confronto. Da questi quadri eminentemente istruttivi ed esposti {;OD quella precisione tutta tedesca. che non vi annoia, anzi invogli.a ad istituire utili confront i, togliamo testualmente i de LLagli seguent i: « 1• Sul piede di pace la. for7,a dell'a!'mata francese, ,, compresi gli ufficiali , in 379 mila uomini, sorpassava « quella della Gernrnnia, nord o sud prese insieme, di « 15 mila uom ini; « 2° Quella por la guerra dell'esercito mobilizzabile « .francese, in 427 milft tiomini, resta inferiore di 2-41 mila « uomini alla cifra complessiva dell'esercito del nol'd e « del sud presi insieme e ascendente a 668 mila uomini; .« 3° Le tru1)pe di deposito in Francia (87 mila con « rrli ufficiali) ascendono, alla. apertura cli una g uerra, a b . « 139 mila uomini meno di quelle della Germama « (226 mila); « 4° Al di fuori dell'armn.ta d isponibile per la cam« pagna. vi erano in Francia (157 mila uomini) delle « truwe di g uernigione in una. cifra inferiore di 84 mila « uomini a quelle della German i. a, e sempre supponendo « che la Francia non distogliesse dall'esercito mobile « nessun corpo per Parigi, Lione e l'Algeria.; « 5° In complesso a.dunque, mentre l'inticro eser« cito germanico era. inferiore al francese di 15 mila « combattenti durante la pace, in tempo di g uerra . lo « super ava:
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294
« Per t ruppe mobili di . « In truppe di deposito « In t r uppe di presidio .
241,000 139,000 84,000
uomini » »
« E perciò .in tota.le di .
464,000
»
CO'MBA'r'l'EN'l'I Fn111cia
133 250 Una compagnia fanteria nomm1 Un battaglione di font. o cacciatori 800 1,000 2,400 3,000 Un reggimento fanteria 500 600 . Un reggiment o cavalleria 5,600 6,000 Una brig~tta. cli fanteria 1,000 1,200 Una brigata 'cli cavalleria 12,000 13,000 Una divis ione di fanteria 2,500· Una divisione di cavalleria . 2,000 a 3,000 guardia . . . . 23,000 ~ U~ corpto corpi a 3 divisioni 28,000 ~ 32,000 cl arma .a . d' . . . 50,000) corp1 a 4 1 v1s10m
« Lo che è una prova evidente di quanto l a. bont,¾ « dell'orgm1izzazione germanica s uperi quella francese)> .. Dopo il paragone delle cifre, sorge que llo della for-· mazione t attica e del,1'org·an izzazione delle pa.rti degli' eserciti. In German ia in forza dell'org-a.nizz'lzione terl'itoriale i corpi entrano in caro p,agna nel modo stesE:o con· cui erano format i in pace, talchè i loro comandant.i con oscono a perfezione le i.ruppe, e anche in tetn po cli tranquillità hanno il massimo interesse a ispezionà.rÌi con cura e vederli sovente . In Francia invece. ad eccezione della guardi,), imperiale e delle. armate Pario·i e di. Lione, le truppe erano sottoposte a. comandi territoriali e ispezionatr~ d,t gener ali inv iati di tanto in tanto. dal Minis tero, in gu isa che al momento della mobilizzazione, oltre al 1n voro grandissimo da farsi per la formazione delle brigate, divis ioni e c:orpi d'armata, s i avea l'altro inconveniente di po rre a. con tatto element i che. :fino allora poc0 o punto erans i r icnnosciuti. L'organizzazione delle fanterie in- regg·irnenti di diverso numero di battaglion i e co mpagnie, quella dell.a caval- • leria, dell'artiglieria, del .gen io e di tutte l e un ità tattiche è esani. ina.ta minuziosamente, corredandosi l'esame di finiss ime osservazioni. Chiude un tal esame un piccolo quadro statistico cli confronto fra l e uniU tattiche delle due armate, e ci piace cli l'iportarlo come quelÌo che può fornire idee giuste a t utti coloro che nello studio della. guerr~t volessero fare delle va.l utazioni sulla cifra delle. forze impiegate nei diversi fotèi cl'arrne.
l
·Constata qui l'autore con ~mmfrabile imparzialità che mentre le t ruppe ger maniche entrarono in campagna al completo, i battaglioni francesi furono sempre lungi dagli indicati effettivi, e pochi sorpass arono bu.:ifra <li 700 uomini. Nel capitolo che ch iude il 'primo fascicolo vengono esposte le caratteristiche principali e distintive clei due eserciti sottù tutti i punti di vista del dettaglio tecnico. Dicesi dapprim a qual è l'armamento, quale il corredo, è desc:ritto lo Chassepot e il Z1.mdnadelgewehr (fucile ad ago), viene indicato quante cart.t1ecie portassero i soldati delle due armate, e non s i nega. la s uperiorità del pfono special mente rapporto alla portata. Ed anzi, qu i di~e il Borbst aedt : « Alle grandi di~tn nze, fino a. 1500 « passi, alle qu ·1li i Franc:csi aprivano il fuoco, l e truppe « tedesche che non potevan rispondere anclaron sottopnste « a gravi e dolorose perdite. » Quest.o, egli soggiunge,
di
J.
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Germa nia li}
(,1) Queste cifre sono quelle prussiane, essendo v~ r ial.iili, a seconda dei di1·ersi Stati, le cunispondenti in Assia, Sassoni:: e ndla Germania del Sud.
296 avvenne a Worth, e nelle grandi battaglie sotto Metz; ma spiega poi come quando la distanza diminuiva per modo da permettere ai soldati germanici di utilizzare . l'arme loro, questi si trovavano assai meglio provvisti dell'avversario in munizioni, ed anzi all'ultima e definitiva fase della lotta, i F r ancesi si trovarono spesso ridotti a far uso soltanto delle loro baionette. E qui, a illustrar e le sue r iflession i, conclude l'autore : « Le vittorie prussiane del ì866 erano per· la mas« s irna parte spiegate ed ascritte unicamente all'uso del « fucil e ad ag·o. Ma, adesso, la guerra deÌ 1870 ha mo« strato ad evidenza che anche truppe provviste di a.rmi « inferior i possono battere un avversario armato a per« fezione. Non è la migliore o peggiore qualità dell'arma, « sono i principii e la qualità dei soldati che decidono « la vittoria. Ed è questa una :fiera lezione che le truppe « tedesche h anno dato al mondo! » Parlando dei sistemi d'artiglieria e delle mitragliatrici è detto che fin dal 1867 esse "furono studiate in Prussia su due modelli, belga e americanò, ma che ven~e universalmente concluso che tali orçligni erano troppo complicati e costosi in. r apporto all'effetto reale che pro-ducevano. Nè mancano di essere discussi i sistemi· d'istruzione e l a. tattica. Il metodo prussiano di istruire le recl ute ai cor pi invece che a.i depositi, come si praticava in Francia, è riconosciuto per mighore; si dimostra poi che il concetto general e delle manovre d'insieme è facilitato dalla organizzazione territoriale, e che le manovre cli fazioni simulate applicate al terren o sono molto più utili di quelle scolastiche che si effettuano nei così detti campi d'istruzione. Accennando alla. superiorità che distinse in tempi anteriori .la fanteria francese nei combattimenti in ordine sparso, ricordasi che il principe Federico Carlo, nelle sue conferenze cli Stettino del 1860, accennò la
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297 prima volta la tattica che doveva seguirsi per combatter e e vincere i Francesi. E questa tattica fu seguita nelle ultime guerre distendendo dapprima in ·Storrqi una lunga linea cli ca,cciatori, a cui facevano rinforzo colonne di compagnia o talvolta di mezzo battagl ione, mentre i Francesi combattevano più sovente in battaglioni spiegati che offrivano maggiore bersaglio al tiro rapido delle armi di precisione. Nelle marcie, l a fanterfa t edesca, meno carica della francese e di cost ituzione più robusta, dovea resister meglio alle fatiche, e questo :fatLo crede l'autore che siasi verificato. La provenienza degli ufficiali è pure analiz,rn.ta in modo sottile. La frase che ogni soldato francese ha nella sua giberna il bastone di maresciallo, non era in oggi p iù vera a motivo della legge cli avanzamento, che vige in quell'armata, per l a qual e a misura ehe si salè ai gradi superiori è reso pitt difficile l'avanza., mento per quegli ufficiali che prov(mgono dalla· bassa forza. Da ciò n asce l a di visione dell\1ffizialità in due classi, fra cui uon può regnare l a buona armonia. In P r ussia invece, in cui tutti gli ufficiali escit i da1le scuole hanno una coltura uniforme, questi motivi di dissenso non esistono. L'abitudine poi che vi ha in Germania che tutta l'ufficialità, i generali compresi,ri vesta sempre l'uniforme è ritenuta anch'essa per una. delle cause che fortificano lo spir ito militare. Il modo con cui si formano e si creano gli ufllciali di stato maggiore in Pruss ia., donde resulta la loro su-· periorità sui Francesi, è spiegato alla l unga.. Non ci arrestiamo' su tal sogg·etto essendoci intrattenuti l unga pezza in proposito sullo studio bibl iografico dei rapporti del colonnello .Stoffel. Quin di son dedicate alc une linee all'esposizione del modo con cui vien regolato il servizio sanitario, e si passa
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a far menzione di un altro servlZlO speciale fìnonL posseduto dalle sole armate prussiane, quello delle tappe che funzio11ò per la prima volta nell'anno 1866 e che fu poi regolarizzato dal Ministero della guerra ,..collo stabilire un regolamento speciale in proposito. La sicurezza delle comunicazioni dell'esercito tedesco in Frnncia, la facilità delle dislocazioni, della spedizione dei drappelli di rinforzo, non che delle munizioni e dei viveri derivat i al modo con cui l'ispezione generale delle tappe e quella dei tre eserciti stabilirono le linee di fappe chEl partivano da punti scelti nell'interno a principio di tappe, ove il servizio si faceva da ufficiali pensionati o a dispo- , sizione dell'ispezione generale e presi indifferentemente in tutte le anni. Chiudono il fascicolo due quadri in cui son segnati gli o,·dini dz' battaglia dell'armata francHse e quello delle tedesche dal principio delle ostilità fino. alla battaglia ·del 18 agosto, gia.cchè è noto che da quell'epoéa. in poi tal· ordine subì diverse variazioni. ' ·Nel secondo fascicolo il Borbst,aedt incomincia col discorrere della mobilizzazione, e tratta questo argomento con diffusione ed esattezza. Dice prima di ogni altra cosa che una pronta mobilizzazione è un. immenso vantaggio per l'esercito che può compierla, perchè gli permette di prender l'inizia.fora, sconcertando fin dal principio della guerra i piani dell'avversa.rio. Mostra dopo che, onde rag-· giungere un tale intento, occorre che tutte le disposizioni siano regolariZ?:ate e stabilite in antecedenza, cioè durante l a pace, di maniera che all'apertura deÌle ostilità un solo cenno telegrafico basti a mettere in movimento l'int iera macchina senza ostacoli o indecisioni. Ciò avveniva appunto in Germania ove og·ni anno l e istruzioni per l a mobilizzazione eran riviste, corre tte senza l asciar nulla d'incognito, fissando fin anco il personale per ogni servizio speciale. Aggiunge che la mobilizzazione è inmen- ·
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samente facilitata. dal discentramento, in altro termine, dall'organizzazione territoriale, pér cui il comando su-· premo dell' esercito si limita a stabilire le disposizioni, generali, mentre il dettaglio si repartisce·a seconda della maggiore o minore import:.u1za fra i comandi generaU di provincia, quelli di divisione, di brig·ata e anche di r eggimento. La descrizione del modo con cui le diverse armi passano dal piede di pace al piede cli guerra è minutamente sviluppata, esponendosi fin anche il numero cli vetture e di t reni che accompagnano i singoli corpi e contengono. le munizioni, i medicamenti, i bagagli de,gli ufficia.li ecc. Vi è indic,{to il modo ingegnoso con cui l a cavalleria e. l'artiglieria si provvedono rapidamente dei cavalli necessari a completarle, acquistando immediatamente nel loro circondario di reclutamento questi animali dai privati e giovandosi. a tal uopo delle liste compila.te in antecedenza durante la pace e r ivedute esse pure ogni anno. · Qni osserva con ra.gione l'autore che un tal modo di pro-·· cedere non può usarsi altroché in uno Stato in cui le. r ane cavalline abbondano, e in generale mostra come il sistema di 1;obilizzazione prussiano è fondato nel perfetto . accordo, anzi snlla . subordinazione delle autorità civili verso le militari in tutto ciò che concerne i preparat ivi di o·uerra. L'autore ha perfettamente ragione; è alle istituzioni speciali che da molti anni reggono la Germania e al carattere disciplinatissimo dc3i popoli che devonsi in. special modo quei facili r isultati di mobilizzazione che, atnto hanno meraviglilJto l'Europa. Il riassunto delle cifre fatto dal Borbstaedt è la prova la. pii1 eloquente delle sue asserzioni. In un periodo di tempo di 8 a 10 giorni dal giorno dell'ordine telegrafico di mobilizzare, a quello in cui i corpi d'armata potevano essere imbarca.i.i al completo sulle ferrovie, l'esercito della Confederazione del Nord passò dall'effettivo di pace, in
300 ·circa 12 mila ufficial i, 285 mila soldati e 73 mila cavalli, a quello di guerra della forza di 22 mila ufficiali, 932 mila combattenti e 193 mila cavalli . Resultato è questo quasi portentoso, ma che riceve l a pi Li log·ica spiegazione . quando si è letto il fascicolo che abbiamo sott'occhio. Dando un'occhiata rapida alle istitu,,ioni militari francesi l'autore mostra quanto più difficile fosse l)er quel paese una mobilizzazione completa. A vero dire le truppe d~l campo cli Chàlons, quelle degli eserciti di Parigi, di Lwne e la guardia imperiale pofovano venir condotte r api- · damente alla frontiera, ma coi semplici effettivi di pace. Il grosso dell'armata dovea costituirsi di nuovo in brigate, division i e corpi, e i r eggimenti avevan bisogno di at~enclere il richianio dei congedati, ai quali era giuoco forza 11 passar prima dal deposito. Al momento della dichiarazione di guerra, su 100 reggimenti di l inea solo 35 avevàno i~ deposito nella stessa guarnigione del corpo; il 98° sJanZiato 111 Dunkerque aveva il deposito a Lione, 1'86° in L ione a;reva il deposito .a S. Malò e il ·32° a Chillòns lo aveva. in Aia.cci.o. La confusione che produsse l' in-crociamento delle riserve chiamate sotto le armi paralizzò· del tutto ogni tentativo di pronta mobiìizza.zione. Osserva poi l'autore che anche volendo usufruire le · truppe già organiz:i:ate, come le armate di Pari o·i, Lione e Chilons, per una rapida offensiva onde disturba/e ·la mobili ,,zazione germanica, i Francesi si sarebber o urtati in un g ran~le scoglio, quello cl i provvedere tali truppe del .n ecessario materia.le di corredo, imperocchè questo essendo concentrato in pochi centri non era in buon ordine, e occor~eva dd tempo per provvederne i corpi rispettivi. In ogm modo anche sormontando questa difficoltà, non crede che una tal offensiva avrebbe potuto portare rea.li successi, e la ritiene contrari a ai principii solidi con cui vuolsi dir_iger e. t~na grande e ser ia guerra. E conclude poi che Dramai rn Germania la mobilizzazione, dopo ~lmutz, era·
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304 studiata con tal esattezza di vedute da non aver tema di essere sorpresi da un attacco impetuoso. Seguono alcune riflession i sulla parte gr andiosa. che hanno nelle guerre moderne le linee fefroviarie in ispecial modo onde concentrare le truppe sulla. frontiera minacciata. Sotto un tal punto cli vista è dimostrato come la r elè francese avesse un valore superiore alla tedesca che non formava. uu insieme strategico omogeneo come quella che era stata creata dai piccoli Stati , prendendo a fattore il solo interesse commer ciale. La mancanza della linea della .Mosella Coblentz-'l' reviri e cli quelle da Treviri a Saarbrùk er a un grande svantaggio. Approvando quest'ultima riflessione non possiamo divider e gli altri apprezzamenti dell'autore, che qui evidentemente volle esagerare l e difficol tà., mentre la r ete germanica dalle provincie orientali alle occidentali presentava al meno due, e si può anche dire tre gr andi linee per la concentra-. zione sul Reno, appunto come la francese che potea. usufruire le ferrovie dell'Est, quelle del Nord ripiegate poi sulle piazze della frontiera belga e l'altra da Lione a Strasburgo. Leggesi dopo tali considerazioni u n dettaglio della for-mazione , for za e agglomerazio110 dei belligeranti sulla. frontier a. La val utazione delle forze francesi in un totale di 310 mila uomini è evidentemente esagerata, ed è esposta, come è naturale, con minore diffusione di quella delle a1:mate germaniche. Un paragone, dal punto di vista mili-tare, dei due sovrani presta soggetto alla critica, ed è in og ni modo ozioso il vero paragone, dovendosi far e in-vece fra Moltke e Lebreuf. Riepilogando, per l'effct,tivo totale delle truppe germaniçhe portate in prima l inea è data la cifra. di 447 mila. uomini repartiti in 314 battaglioni di fanteria 27 di cacciatori, 336 squadroni, 13 battaglioni di pionieri, 13 del treno e 1196 can noni. In questa val utazione non sono
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302 compresi il 2° e il 6° corpo e una divisione del 9° corpo lasciati dapprima a guardia delle coste e ad ·osservare l'Austria in Slesia, e debbono anche escludersi alcuni reggimenti che formarono la guarnigione di Magonza, Coblenz, Colonia, Rastadt, Flensbu1·g ed Ulma. Se a queste t ruppe di prima r iserva, ascendente a 188 mila uomini, ,<;i aggiungono 4 divisioni di landwher della forza complessiva di 160,000, e le truppe di deposito (Ersatztruppen) in 226 mila, si arriva in complesso alla cifra di 1,021,000 combaitent i ; cifra enorme, ma pue troppo real e. Esposte queste generali considerazioni, l'autore passa a. parlare del principio delle ostilità e della concentra1.ione dei due eserciti lungo la frontiera, della. quale accenna l'estensione e la forma. Nella sua minuta espo-sizione si scorge come :furono usufruite in Germania le ferrovie e stabilite le l inee di tappe pei diversi cor.pi, in modo da sbarcarle sulle linee d'operazione da Colonia' a Magonza; vi si legge anche come fossero distri lrniti più in avanti i · deboli avamposti che sulla Sarre~ nella Baviera Renana, di fronte a Strasburgo e :finanche nella Selva Nera seppero moltiplicarsi per modo da ingannare il nemico che sempre li suppose più forti di quello che -erano in realtà. Si accenna rapidamente al piano di campagna dell'imperatore Napoleone desumendolo evidentemente da un opuscolo scritto l'anno scorso da quel sovrano, e si dice che la pronta offensiva dei Tedeschi fece àn<lare a vuoto tutti quei progetti. Una volta concentrato sulla sua base d'operazione principale l'esercito germanico ricevè l'ordine cli cominciar e la marcia strategica in avanti e cioè la l • armata di riunirsi nei dintorni di Treviri, la 2• sulla linea BingenAlzey-Mannheim e la 3a fra Landau e Gernersheirn. Per l a 1a armata, che dovè marciare quasi intieramente a piedi, questa marcia riuscì molto :faticosa; ai primi di agosto tanto questa come la 2a armata erano ancora.
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303 assai indietro dalla frontiera specialmente perchè non si era potuto provvedere a fornirle di viveri a sufl.1cienza. La prima offensiva francese del 2 agosto contro Saarbrùk è descritta con minuti dettagli; l'autore vi si applica .con cura a far vedere come il corpo di Frossard non avesse a fronte altro ·che tre battaglioni e tre squadroni, che seppero trattenerlo qua1che ora. Mostra poi che i movimenti degli altri corpi fl:ancesi verso la Sarre non erano inspirati a nessun fisso concetto, e lo de:,;urne dall'enumerazione degli ordini e contro ordini che ricevevano. Vien poi spiegata e r iassunta la manovra che il grande c1ua.rtier generale germanico si decise a porre in pratica, ,quella cioè di eseguire un gran movimento di conversione con perno a clesir a sulla l" ar mata per venire a rigettar e su Metz e tagliar dalle sue comunicazioni l'esercito nemico. In tale intendimento la 3a armata che stava all'ala marciante e che fu la prima in linea ricevé l'or.di~e· cli ag·ire a fon do slllle truppe francesi stazionate in Alsazia, ~entré le altre due tratterrebbero il grosso delle forze nemiche. Quest'offensiva condusse successivamente al combattimento di vVeissembourg, e alla battaglia di '\1/orthReichshofen. E l'uo.o e l'altra si comprendono a perfezione dall'accurata descrizione corredata di piante esplicative. Nel primo, il Borbstaedt si sforza a volere scemare la spropor,,,ione numerica fra i combattenti e stabilisce che 11 battaglioni franc,esi hanno lottato contro 22 tedeschi ma in una posizione fortissima; questa sproporzione che stabilisce esser e di 1 a 2 è in realtà di più che _l a 3 ove si rifletta alla ·differ enzit di effettivo dei battaglioni di fanteria in Fra.ncia e in Germania. • La battaglia di '\1/orth non dovea aver luogo il 6; il Principe, Reale di fronte alle fortissime posizioni occupate dal suo avversario vole\"'·a portare in massa all'attacco il suo int iero esercito e calcolava assalire il 7. La
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304 battaglia si impegnò per azzardo; il comandante gli avamposti del 5° corpo prussiano, generale maggior \1/alther· di Montbary, credendo scorgere un· principio di ritirata nelle file del nemico, cominciò l'azione che la divisione Bothmer del 2° b~varese appiccò pure all'ala destra, cli maniera che le altre truppe dovettero impegnarsi successivamente per liberare e sostenere quelle di prima linea. Osserva l'autore con ragione che tutti i comandanti di c9rpo si affrettarono a marciare in direiione del c·annone senza ordine superiore, giovandosi di quelle larghe facoltà di iniziativa di cui l'armata francese non ha dato guari esempio. Dal canto suo il Principe fino dalle 11 antimeridiane si adattò alle circostanze ed emanò ordini precisi onde lo scontro imprevisto potesse convertirsi in vittoria. Quesfa volontà risoluta di riuscire, quel desiderio troppo spinto di combattere, quell'ardente iniziativa sono elog·iati grandemente dall'autore che le parag·on a alla fredda abitudine di attendere ordini, sempre tenuta dai ' generali francesi. Constatando noi pure esser a quell' iniziativa che l'armata prussiana deve nel 1870 i più brillanti trionfi, dobbiamo nonostante permetterci di osservare non doversi trascendere nell'applicarla, imperocchè può condurre a scontri non previsti nè prepar ati, come avvenne appunto lo stesso giorno a Spickeren fra Saarbruk e Forback. Mentre si combatteva in Alsazia si combatteva difatti anche sulla Saar. La battaglia fu colà appiccata dal general e cli cavalleria Rheinbaben che precedeva il 7° corpo d'armata e che in unione al generale von Kameke della . 13"' divisione credé rimarcare uri movimento di ritirata nel 2° corpo francese agli ordini di Frossard. Avendo comunicato tal falsa notizia al generale Zastrow capo del 7° corpo, questi modificò le istruzioni claie il mattino ordinando cli spingersi più avanti verso Forback per preparare l'attacco decisivo pel mattino del 7. I Francesi essendo,
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305 invece sempre in posizione a Spickeren e Stiring ne successe la battaglia che poteva avere per i Prussiani triste conseguènze se il 3° corpo francese avesse marciato come poteva al soccorso del 2°, o se questo ne avesse in tempo richiesto l'aiuto. Abbiamo insistito su queste osser vazioni onde h10strare che anche negli eserciti meglio comandati e diretti si commettono qualche volta degli errori assai gravi. La descrizione che il Borbstaedt fa delle tre battaglie suaccennate é interessante anche dal punto di vista tattico e può fornire materia di studio a chi si occupa speci<'llmente di tali questioni. . Con un esame succinto delle conseguenze della battaglia del 6 agosto chiudesi il 2° fascicolo che è corredato di 4 piante esplicative su cui si possono segttire colla massima chiareu;a i movimenti dei belligeranti. Nel 3° fascicolo si esordisce con una par te politica, colla spiegazione cioè del come cadesse il ministero ~llivie: e l'imperatore Napoleone cedesse il comando dell'esercito. Poi vien 'esposto l'ordine cli battaglia dell'armata del Reno e di quella di Chalons, non senza mostrare che questa divisione e l'abbandono dell'alta Mosella era massimo errore. L'autore apprezzando questo concetto si esprime in tal guisa : « Dopo lunghe perpless ità, nel quar tier · generale era « adottato il piano cli dividere le forze francesi in due « gra.ndi gruppi, i quali molto lontani l'un dall'altro e senza « un unico ed ener gico comando in capo, si sarebbero « radunati a :tvietz e a Chà.lons, credendo in tal guisa di « aver presa una precauzione onde coprir meglio Parigi, « 1nentre invece conseguenza di tal divisione fu la ruina « delle élue parti e il rapido annientamento dell'intiero « esercito francese. » Segue un'esposizione del concentramento dell'armata del Reno intorno a Metz, della ritirata del 7° corpo franÀ.Ni'io xvn, YoL, 1
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307 a segno tale che G soli ussari occuparono il 12 Nancy, e 2G ul ani l a stazione e l'intiera ferrovia Nancy-Frouard fino a Maxe,·ille. Descritta l a posizione de i due eserciti al mattino del 14 agosto, viene spiegato come il generale Goltz comandante l'avanguarùia del 7° coq)O si rendesse conto del movimento di ritirata che l'armata francese disegnava dietro la }Iosella e, conscio del come la 2" armata si recasse ad intercetta.re al nemico la strada tli Verclun, si decidesse ad attaccare ad ogni costo per ritardare quella ritirata. Tutti gli incidenti del combattimento di Colombey (Borny) sono minuziosamente sviluppati. Dopo la spiegazione <lei movimenti eseguiti dalle due 1rn.rii nella giornata del 15, dopo la indicazione dei punti in cui la media ?iiosella fu passata ùai Yari corpi prussiani, si esaminano e si riepilogano le cause per cui l'armata francese non polc ritirarsi in tempo su Verdun compendiandole in tre, cioè ritardo proveniente dalla battaglia del 14; difficoltà di passare rapidamente la :.\Iosella e la'Seille coll' interminabile fila <li vettul'e che erano nel campo francese, · e mancanza di ordini di solleciti movimenti pel giomo 15. Segue la descrizione della balta.glia di Vionville del 16 agosto, studiata con profusione di dettagli tattici, con desci·izione del terreno e suddivisa per maggior intelligenza in due periodi, uno del mattino fino alle 4 1/2 pomeridiane, l'aliro da quell'ora fino alla sera. Dei bozzetti disegnati con la massima chiarezza aiutano il lettore n ello studio delle battaglie. Qui si manifesta in modo superiore l'intelligenza elevata dell'autore. Egli caratterizza ~iustamente la battaglia del 14 solo come un gran r·isitllato sfrategico, e dal punto di vista tattico si limita a dire che non si potea desideraré di meglio ove si paragoni la disparità di forze dei .d,ue avversari s ul campo della lotta.
cese da Belfort per Parigi a Chàlons, coll'osscrrnzione che ess~ rese, senza pericoli l'assedio cli Strnsbut·go, poi è descritto 1 avanz:.uuenio della l" e 2a armata germanica verso la linea della l\1osella. Ampi clettag·li e ohe finora rimasero imperfettamente conosciuti mostrano il morlo con cui la 30. armafa superò la catena dei Vosgi per arrivar s{11la Saar, dividendosi in 5 colonne, cli cui sono indicate le strade seo-uite. Vien anche spiegato che il 6° corpo e la .2" divisione cavalleria raggiunsero la 3" armaia verso la metà di an·osto ,·enendo di Slesia. Si parla delle piccole piazze della linea dei Vosgi e si. rende un giusto omagg io di elogi al coman- , dante di P.falzlbourg che all'intimazione di resa rispondeva lacomcamente: Io accetto il bombar·damento. Alcnne pagine sono destinate a. render conto dell'avanz~mento della divisione badese con!r-o Strasburgo. Vi si ~ccenna la grand.e imp_?r-tanz::i. di quesLa piazza sia per 1 o~esa che la difesa. m una guerra franco-germanica, e s1 fa meraviglia clell'incul'iu con cui era tenu1a; al 6 di ag~sto l'armamento non era ancora al completo. Il quartter genera.le della 3" armata ordinò alln divis ione bad~se di .limita1·si ad investire Strasburgo, e fu solo più fard~ ~he 11 com~ndo in capo decise lli occ;upare l'Alsazia; stabili che la piazza fosse assediata. e bombardata destinando,i in unione ai Badesi le divisioni di landwher delle Guar die e la l" div isione di riserva e formando di questa truppa un nuo,·o corpo il di cui comando fu affidato al generale YOll vVerclcr. · . Parfas i in seguito dell' arnnzamento della l " e 2" armata fino al 12 agosto, descrivendo i moYimenti dei corpi,. acce~~anc'.o le lince di tappa od eJlilogando i grandi servlZl e 11 11uovo modo di impiegar la caYalleria per l e larghe ricog-nizioni. Si notit come l'armatn francese ' ammassata passivamente sotto i forti di rvfotz nulla facesse p8r impedire il passaggio della Mosella e della Meurthe,
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Altre spiegazioni dei movimenti della 3a a.rrt-iata verso l'alta Mosella e la Meurthe servono a far comprendere come questi · era.no strettamente collegati a quelli delle d~e prime per_modo da poter anche all'occorrenza appogg_1 a:h sorvegliando al tempo stesso quei corpi nemici che r1p1egavano verso Chàlons. Chiudesi il 3° fascicolo colla gran battaglia di St-Privat (G~,a,~elotteJ esposta prima ne i movimenti . preparatorii , qumch nell apertura dell'azione per parte del 9° corpo e nella marcia .in avanti dell'ala sinistra; da mezzogiorno alle due nell'attacco del 7° ed 8° corpo alla destra, ancora più tardi dalle due alle cinque ritornando a esaminare la l?tta su t utta la linea, e terminando infine colla · pitt ur~ la più esa~ta :l:gli u!timi periodi della battaglia. Non può darsi un idea giusta del come sian bene coordina.fa le singole descrizioni. e come tutte si colleg·hino a dare un concetto esattissimo a chi legge. In mancanza di tal possibilità riassuntiva non rimane che a. raccomandare, a chi vuol fare un serio studio, le ultime pa(')'ine del 3° fascicolo dell'opera del Borbstaedt, opera c11: se prosegue come ebbe principio accrescerà di gran lunga . la fama e la meritata riputazione di cui a r ag·ione 0,:rode il suo autore.
può muoversi censura all'autore che non ha veramente analizzato le cause dei disastri subiti, nè lo poteva avendo -obliato di desèriverci minutamente questi disastri. Per tenersi nell'assoluto princip io di esaminar gli eventi in -se stessi senza collegarli alle persone che li decidevano o li ispiravano, ha finito col darci un lavoro monco , sconnesso e incompleto. Come alcuni sbagliarono nel voler attribuire i disastri subiti dai Francesi solo alla mancanza di direzione e all' inettezza de i capi, così il Favé commette l'errore opposto, e nella guerra franco-. prussiana non -vede altro che la superiorità. di organizzazione dell'esercito prussiano, e questa constata e descrive formandone l' unico fattore della vittoria. Ma vicàersa quando l'autore ci parla di quest' organismo differente delle due armate belligeranti si vede ,chiaro che le ha studiate e le conosce a perfezione e ogni pagina contiene un'idea, una riflessione pre1.iosa, un utile -ammaestramento. Tale , sciolto dalle divagazioni e r icondotto in una doppia corrente d'idee e di apprezzamento l' une all'altre opposte, è il concetto che possiam formarci di questQ lavoro. Ciò posto si capisce benissimo come dalla I " fino alla 69a pagina non si sia incominciato a parl are di quei rovesci di cui si vogliono indicare le ca.use, talchè l'esordio, la parte che può considerarsi di introduzione, assorbe i tre quarti dell' intiero lavoro con gravissimo ,e naturale scapito dell'insieme, con disillusioni ripetute .del lettore, .che è obbligato a fare un grandissimo sforzo · cli sintesi per rintraccia.re quelle cause che l'autore ha annunziato di voler indicare. Questa pecca nello sviluppo .dell'idea vitale, neutralizza i mille pr egi innegabili che lo stile, la chiarezza delle idee accessorie, e l'esposizione ,eminentemente riflessiva e impar ziale avrebbero dato al lavoro stesso. Cominciasi ad entrare in materia con una storia
V
X. ,Vos JIMve,•sJ par le generai
FA VÉ. Paris ,f87,f. - · Librairie mil'itaire dc l Dumainc.
·•
È q~~s: o. un. opuscoletto di 96 pagine , del quale è .molto d1ffic1le 11 dare un giusto , ma compendiato giutlizio. Volendo guardare al titolo che porta in fronte
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dell'armata francese dalla caduta del primo impero fino alla legge del 1868. L'autore tro,ra che l a Ristorazione scartando il principio del ser vizio obblirratorio portò il primo scrio colpo all' organizzazione n~\litare della n azione, ma conviene al te mpo stesso che questo :fatto fu una conseguenr.a dello stato dei tempi. Dcsc1fre i cambiamenti e l' aumento introdotto nell' esercito dalla Monarchia orleaneso, e crede che il governo parl amentare introducesse l'abitudine negli ufficiali di far passi e brighe poco in armonia coll'esercir.io della l oro profoss~one. Non abbiamo da apprezzare quest'opinione, che puo esser esatta. Vien quindi diritto al secondo imper o e dettaglia t utt.i i migfom1menti chi esso inLrodotti nell' organir.zazione del person ale e nel migl ioramento del materiale, deplorando che la morte del maresciallo Niel abbia l asciafa incompleta una creazione che avrebbe a~i:uentato grandemente le forze della Francia , quella c1oe delle guardie mobil i. Noi crediamo che qui l'autore si ~·ormi delle illusion i, non sembrandoci che quell'istit uz1on? possa paragonarsi. alla landwher prussiana; cerlo e però che sarebbe stata un rinforzo non indifferente. Concludendo questo riassunto storico, il Favé spiega che mentre la legge del 1868 permetteva di porre sul piede attivo di guerra 540 mila uomini, non se ne ' portarono altrochè 2,10 mila sul Reno, e questa enorme tlifferenza derivò da ciò che l a mobilizza;1,ione pronta delle prime cifre in breve tempo avrebbe necessitato derrli ef- · accr;scere fettivi tanto considerevoli durante la paco enormemente le s11ese del bilancio. Ci perdoni l'autore, ma tal conclusione non è logica ; quasi tutti gli Stati d'E uropa avean risoluto assai completamente il problema che ricerca il r apporto fra gli effettivi di pace e di guerra tenen~o fis~i dei quadri limitati. Del resto l'esempio della P russia esisteva l uminosiss imo sopra ogni altro.
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3 11 Forma natural r iscontro alla storia dell'esercito francese quello del prussiano dalle guerr e del primo impero .fino all' anno 1870. Lo sviluppo che la P russia, umiliata e legata <la trattati onerosissimi, sep1Je <lare nel 1813 alle sue istituzioni militari , l a creazione della landwher e della l andsturm sono giusta mente elogiate. Poi viene indicata di volo la formazione delle truppe in corpi d'armt\ta per manent i e son dati alcun i cenni s ulla organir.zazionc tattica della cavalleria, artiglieria, genio, servir.ii amministratr.i e sanitari. L'estensione data all' ar mata prussiana nel 18GO è soggetto special e delle meditazioni clell' autore, che vuol mostrare come i progressi d'organir.zazione, di manovra e d'nrmarnento sieno stati tali e Lanti dal GO al G6 da far sì che che un'armata, i cui soldati non a,eano passato pi Lt di t re anni soti.o le bandiere, h a avuto il vantaggio in tutti gli scontri. Questo fatto colpisce con r agione il Favé, il quale stabilisce come il principio cli un tal progresso sta nel l avoro intellettuale che si applica a tutte le parti dell'arte , traccia i piani ùi campagna e dirige i movimenti delle truppe. E queslo lavoro intell ettuale si propone subito di. descrivere e esaminare. Siamo alla parte più importante dell'opuscolo. Le 30 pagine che la compongono, staccale dalle altre e precedute da un titol o diverso, fo1·merebbero uno scritto inappuntabile. Si comincio. da indicare il modo con cui sono nominati, promossi ed istruiti gl i ufficiali, si accenna l'organizzazione del corpo di stato maggiore , l e attribuzioni e le suddivisioni. del comando dell'armata, per passar quindi alle estese attribuzioni degli ufficiali dei singoli gradi. Questo ulUmo argomento è trattato a perfezione, come 1mò desumersi da qualche brano che qua e là ne stralciamo. « B principal base dell'amministr azione milita~e come
3t2 «. di quella civile dei Prussiani che il funzionario abbia « molto da agire, molto a decidere sulla responsabilità. « Il comandante di un corpo d'armata, oltre .alle attri« buzioni puramente militari, decide d'accordo coll' au« torità civile tutte le quistioni che si riferiscono al « r eclutamento. . « In Francia tutto è regolato dal ministro o più esatta« mente dagli uffici del ministero che moltiplicano inces« santemente prescrizioni e isti"tuzioni sui dettagli senza « arrivar mai a regolari1,zare tutto. Le istruzioni mi:O:i« steriali si accumula.no e si complica.no incessantemente « senza essere abrogate. Vanno a riempire il giornale « militare officiale, i cui volumi sono divenuti tanto nu« merosi che non solo i capi di corpo, ma anche coloro « che ne hanno fatto studi speciali si smarriscono in tale « dedalo. <( Al contrario, cosa si vede in Prussia? Il colonnello « di un r eggimento ba ta.nta latitudine che può fare « economie in forza della stia buona amministrazione. « Non è raro che il Re esprima personalmente la sua « soddisfazione a capi di corpo per la loro capacità « in tal materia, eccitando~ così un'emulazione lode« vole. Così l'amministrazione centrale del ministero « della guerra è diretta da un ufficiale generale. Gli · « intendenti militari, che sono in numero piccolissimo « e non escono dalle loro attribuzioni, sono considerati « come funzionari civili senzti assimilazioni di grado « cogli ufficiali , non passano riviste di truppe per con« statare gli effettivi; i soli generali se ne incaricano, « ma nelle ispezioni dei reggfo1enti hanno presso di sè « un sottointendente militare incaricato· specialmente « di verificare la cassa e la contabilità. « Si sono rialzati tutti i gradi dando importanza alle « loro funzioni e si sono resi gli ufficiali più contenti del « loro stato di quel che non lo sono in Francia, anche
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31J3 « quando un avanza.mento eccezionale li ha fatti giun« gere ai gradi più elevati, perchè le loro attribuzioni « mancano di importanza e di interesse. « Non si osserva nell' armata prussiana quella con<< t inua. inquietudine che dà il desiderio di avanzare ad « ogni costo. Questo desiderio eccita le ardite intraprese, « ma talvolta anche abbassa i caratteri. In generale gli « uffiziali son tratta.ti paternamente in Prussia, ·e quando « si tratta di regolare gl'interessi e la sorte di un uf« ciale si ha sempre un riguardo alla posizione partico« lare in cui si trova. In Francia l'amministrazione re<< gola tutto in antecedenza ed in modo assoluto, senza « darsi pena di sapere se l' esecuzione dei regolamenti « non leda interessi particolari. È impossibile che un « regolamento possa prevedere tutte le circostanze che « sono suscettibih di presentarsi in un personale tanto « numeroso come quello dell'armata. Le sole autorità « locali· potrebbero apprezzarli; ma esse sono senza « forza e inabili a far ragione ad un recl amo, per quanto « giusto apparisca. Si capisce a prima vista che è pos« sibile sottoporre il materiale a regolamenti assoluti; « ma è andar t ropp'oltre l' applicarli in modo inflessi« bile agli ufficia.li. « Ecco ciò che si legge in un libro scritto per l'istru« zio ne degli uffizi a.li: I soldati non debbono essere « istruiti come macchine; il caporalismo ha finito i1 suo « tempo. L'ufficiale che sa stimolare tutte le forze vive « del soldato, che mette in opera l'intelligenza, l'onore, « potrà solo formare delle truppe che si distingueranno « alla guerra.. Facendo osserva.re i principii disciplinari, « pr~ndendo cura degl'interessi morali e materiali del « soldato renda.si il servizio piacevole tanto a se stesso « che ai suoi inferiori, si diventa utili non solo all'ar« mRta, ma ancora al Governo ed alla nazione, perchè « i principii di obbedienza, di moralità, d'ordine che si
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« danno alle r eclute sotto le bandiere gli restano .loro « nella vita civile. Così l'armata forma dei cittadini che « conservano sempre delle qualità solide, e può chiamarsi « a buon diritto la scuola del popolo. . » Chiude l'autore lo studio analitico e stol'ico dell'esercito prussiano col fo.r notare l'importanza grandissima che vi si dà alle manovre pratiche, al tiro al bersaglio, al servizio di. campagna ; entra in molti dettagli su tal proposito, e fissa le cifre delle truppe di prima linea, di deposito e di guarnigione con le cifre stesse somministrateci dal Borbstaedt e gi,\ da noi riportate. Siamo alla parte 3" dell'opuscolo, che porta impropriamente per t itolo: La g·uerra del 1870. Occorre di fatto aver già un'idea non ·superficiale, ma esattissima degli eventi di questa guerra per poter capire le argomentazioni dell'autore. Si comincia dal constatare che l'eccessiva centralizzazione di tutti i servizi al Ministero della guerra fu la causa principale per cui l'esercito· non si mobilizzò pronta;nente, poi si constata che per lo stesso principio si pretese di regol are da Metz le manovre speciali di ogni corpo, invece di creare una. seconda armata colle truppe lasciate in Alsazia, donde il disastro di Reischoffen. Questa argomentazione, buona in tesi generale, non è punto esatta nel caso particolare, non avendo mai il comando supremo imposto al mare- · sci,:1,J:lo :Mac-Mahon di dar battaglia in un punto piuttostochè in un altro e di fronte a forze doppie delle sue. Nell'epilogo delle battaglie sotto Metz, ove i concetti.· strategici non sono neppure di volo esaminati, l'autore· vede .il gran successo dei Prussiani il 18 in una perfezione di tattica; dice che essi cercando di star sempre al coperto si sono situati nelle piegature del terreno, boschi, cascine, case, villaggi, il che ha d~tto loro irµmensi vantaggi sul soldato francese quasi scoperto. È il più erroneo apprezzamento che si possa fare, essendo
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ormai cognito che mentre l'armata del Reno era coperta su tutto il suo :fronte da trincee in~errat~ scavat~ il giorno 17, la tedesca dovè attaccare m ogni sorta d1 terreno. e ben lo ricordano le guardie, il 7°, 1'8° ed il 9° corp~, che vi subirono enormi perdite. Il bloccò di Metz viene spiegato per la prontezza con cui i Prussiani elevarono i trinceramenti cli circonvallaiione e al giudizioso impiego fatto per difenderli . delle armi a t iro rapido e dei cannoni r.igati. L'autore dimentica che corse un tempo non indifferente dal 19 agosto al giorno in cui quei trinceramenti furono compiuti ed armati. La campagna di Sedan è appena accennata, nulla descritta noi suoi part.icilari; l'unica osservazione in proposito si è quella che presenta la capitolazione come .una necessaria conseguenza di · un piano di campagna chfettosissimo. 1 Più dettagliata., benchè sempre incompleta, si è la ~ -elazioue dell'investimento di Parigi ; il concetto che mforrnò il comando in capo nell'accettare il primo combattimento cli Bagneux e Chatilfon è criticato con raO"ione perchè non presentando possibilità di Sl.1ccesso, 0 • ebbe ' l'effetto ' inevitabile · di abbattere 11 morale de11e . truppe· sconfitte, rendenclol~ im1Jro:e~i_e per . lun_go temp<~ ad operazioni di entità. E pur criticato 11 .s1ste~a çl~ sbarrare ogni passo, ogni slracla con opere chfens1ve cli gran mole, perchè fu dannoso alla prontezza delle sortite e condan11ò l'armata parigina alla difesa passivà. Sulle operazioni delle armate cli provincia pochi o unti rao-o-ua()"li; il Favé osser va solo che esse hanno P t>t:> b , . ·1 violato il principio generale di strategia che assicura 1 vantaggio a t hi da una posizione centr_ale. manovra contro un nemico sparpagliato sulla periferia. Invero dire non sapremmo come i Francesi che si organizzavano contemporaneamente nel nord, nel mezzogiorno, al-
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l'est avr ebbero potuto togliere quel vantaggio all'armata tedesca che possedeva la linea Strasburgo-Parigi. Vi ha una conclusione gener ale sul modo con cui potevano essere dirette le operazioni che crediamo utile il riportare ; essa concerne tre periodi di tempo : « 1° Dopo Reischoffen le nostre truppe di Lorena « essendo ridotte a cinque corpi d'armata non potevano « più rimanere a quella frontiera pe1; difenderla. Il prin« cipe reale di Prussia, che doveva arrivare presto a « Nancy, poteva portarsi di là sulla nostra linea di riti~ « rata , e, ponendosi in comunicazione con l'armata del « principe Federico Carlo, concentrar e intorno a Metz . « forze quattro volte maggiori delle nostre. Se la nostra « armata, ripiegando allora in buon ordine, non si fosse « preoccupata altrochè di ritardar la marcia delle forze « prussiane, sarebbe stata senza dubbio respinta fino a « Parigi; ma il nemico, indebolito dai distaccamenti ne« cessar i alla sicurezza della sua lunga linea cli comuni« cazione, non poteva rimanere tanto forte da intr~pren« dere il completo investimento della nostra capitalo. In « ogni caso la difesa della piazza sarebbe stata protetta « da un'armata di soccorso- che poteva essere tanto più « utile inquantochè avrebbe somministrato alla provincia « di che rinforzare i quadri delle nuove leve. « 2° Quando le nostre migliori truppe fucono bloc« cate nel campo trincerato di :Metz, il partito da pren« dersi era ancora più doloroso. L'armain in fo rmazione ·« a Chà.lons doveva avvicinarsi a Parigi, occupare suc« cessivamente tutte le posizioni favorevoli alla difen« siva in modo da non impegnar combattimento altrochè « dopo aver mosso dalla sua parte tutte le probabilità < del successo. Il temporeggiare era certamente il mi-~ glior mozzo per impedir l'investimento. « 3° Dopo l a capitolazione di Sedan, quando il blocco ·« di Metz e della capitale avevano tolto alla Francia
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ogni- forza militare organizzata, si fece bene a radu-
« nare a qualunque costo gli elementi di nuove armate,
« ma quest'ultima e supre ma risorsa fu ancora .compro« mossa da un piano difettoso. Un'armata che Ya a dare « battaglin, avanti che l'org·anizzitzione delle sue truppe « sia stata cementata dal tempo è condannata alla disfatta, « perchè al momento del bisogno l'indisciplina ed il di« sordine cedono il posto al panico ed alla sconfitta. « Agendo con piLt chiaroveggenza, non si sarebbe ten« tato di salvar Parig i con una vittoria, ma dopo la « sua .caduta la Francia avrebbe posseduto delle truppe « formate che potevano arrestare ~tt marcia del nemico. » Approvando completamente il Favé in ciò che dice nei primi due capi, non possiamo fare altrettanto nel terzo. Considerate lo condizioni politiche e militari ~ella Francia, il non tentare di salvar Parigi era un doppio errore politico e militare; poliiico pel' l'influenza sul morale del paese, militare perchò rendeva disponibili i 250 mila uomini dell'esercito d'investimento, condannando le armate francesi ad una inevitabile distruzione. Chiude l'opuscolo una nota in cui è caldamente perorata l'istituzione dei corpi d'armata permanenti e territoriali.
3'19 La differenza sta nella diversa importanza accor data .; -1.lle opere fortificatorie e segna:tam_ente ~lle piazze_ cli guerra per rispetto alla dife.sa . degli Stati; la quale impor tanza nel concetto de~ l~1cc1 sembra d_t gra':1 lunga minore di ciò che non sia m quello degli altri. Rimanendo nei termini modesti di una rivisfa bibliografica, noi ci aster remo dal porta.re giudizio ~lcuno su qu~sta discrepanza come s u ogni altra che c1 sia ~ccorso r1le. vare n el campo pratico delle prop?ste: l as?iando al !et-: tore l'apprezzare il valore delle cliscor~lam 1. op1111om, e~ limiter emo ad accennargli, a quale prmc1p10 ccl a quali criterii il Ricci abbia atLintc l e sue premesse e quale cammino abbia tenuto per venire a.lle sue _,conclus ioni. Il principio cardinale da cui egli è ~art1t o nell' ~saminare il vasto problema è racchiuso m una massi.ma da lui posta in capo ai s uoi prelimi~~ri .e che è. la se-: o-uente : il ?'nez zo 1nigliore per di/encle1·e gli Stati
RIVISTA. BIBLIOGRAFICA
Ap,,..,.,. auUa ,t.festi ,lelt' Hl,ilia ... 9m•e1•,d e e tlella IJU(I r,•ontie,•a ,w,•tl-ove.. t ,,. 1,m.1•Ucolm·", per A. R1cc1, colonnello di stato mag-
gio re. -
Torino ·1 S72, editore Ermanno Loescher.
Il lavoro del colonn ello Ricci, coerentemente al t itol o che porta, non è uno studio parLicolareggiato sulla pii\ acconcia distribuzione a darsi alle opere di fqrtifìcazione sul territorio dello Stato perchè queste possano porlare il più efficace appoggio all'azione difens iva delle forze armate della nazione, ma sibbene una ·esposizione di considerazioni r agionate sulla quistione della difesa del paese veduta sot to il suo aspetto più g·enerale, ed una applicazione di pr incipii des-unti da tali considerazioni al casò pratico della difesa della nostra frontiera nord-occident ale. P erciò sarebbe errore voler stabilire un confronto fra questo l avoro e l e molte pubblica;,:ioni sull'argomento della difesa d'Ital ia che hanno veduto r ecentemente la luce, essendosi g·li autori di queste ultime astenuti dall'esame general e del problema per trattare con tutto il .dettaglio di una parte cli esso cioè , di quella delle fortificazioni. Tuttavia non si può a rneno, risalendo dalle proposte fatte ai criteri dai quali gìi autori h anno preso le mosse,, di notare come una sensibile differenza corra in materia . di fortificazione fra l e idee del Ricci e quelle di J)ressochè t utt i gìi altri scrittori militari che da poco tem1)0 in qua hanno reso di pubbl ica ragione il frutto de'loro studi su questo argomento. o.
~onsiste nel p1·ender·e l' iniziativa ed attacca1·e chi sta o si p·repara per agpredir-ti. . . . I'
Ammesso -questo concetto come prmcip10, non pu? a nreno di essere trovata naturale la poca o nessuna fede che manifesta l 'autore nella buona l'iuscita delle guerre difensive, presa tal e espressione nello str etto senso de.Ha par ola, . sopratutto per quegli Stati che, come l'Italia, han no una vizi·osa confi.CJurazione. Negando ogni possibilità di esi~o. fo~·t u:iato .a .quella specie di guerra, non esclude pero 11 R1cc1 ogm idea d1 apparecchio difensivo . · Per ragion i polit.iche o miEtari yuò oc~orrere ad un esercito, allo aprirs i delle ostilità, d1 tene1~s1 ~er un _tempo più o meno l ungo in sulla dif~sa e qumd1 un sJStema difensivo per far fi:onte ad o&"m even~enia ~uol ess~re adottato. Ma perche questo ~1~tem~ s_1a logie? , scrive egli, deve presentare una conchz1one. md1srensab1le, qu~ll~ di prestarsi facilmen te al passaggio ~alla difesa all offesà, di essere an;,:i l'ultima preparaz10ne a_ ques~a.. Posto ciò, l'autore precisa maggio~·m~nte 1 termm! del probl ema :- viene a dire come_ egl\ m~enda l.a difesa o-enerale eh uno Stato col defirnrl a 11mp1ego utile delle forze di terra e di mare, delle ferrovie e delle fortificazioni di un paese in funzione della sua config~razione _geografica e struttura 'topografica, della sua cost1tuz10ne
3:20 politica ed economica, delle frontiere che lo dividono dagli Stati limitrofi, e della potenza di questi. In queste 11arole noi vediamo gif~ enumerati i fattori che debbono concorrere alla soluzione del problema e che l'autore classifica secondo l'importanza loro attribuita nel seguente modo: l O L'esercito. 2° La flo Ua. 3°· Le ferrovie. 4° Le fortificazioni. 5° L'attitudine ad un pronto impiego degli elementi accennati. 6° La çon:figurazione g·eogra:fica generale e la strut tura topografica del paese. · 7° La sua costitu7.ione politica ed economica. 8° La natura. delle frontiere, che . lo dividono dagli Stati limitrofi. 9° La potenza di questi. Ora qual è lo studio che vuol farsi prendendo a trattare della difesa dello Stato? Esaminare le condizioni di questi fattori sia nel paese dre si vuol difendere sia per quelli da cui si hanno a temere minaccie, e vedere che cosa sia da · farsi per portare tutto il vantag·gio dalla parte nostra. Un fale studi o il Ricci ha fatto in modo dettagliatissimo per r ispetto a.lla difesa della nostra frontiera nordoccidentale, non senza premettere l'esposizione di alcuni dati cli fatto e di alcune considerazioni sulle nostre forze di t erra e di mare, sulle nostre ferrovie e fortificazioni, sulle forze di terra e di mare della .Francia,. ed un cenno sul concetto che si è formato della difesa generale d'Italia, in rapporto ai dati precedenti, alla sua c.onfigurazione geografica, a.lle sue condi1/.ioni politiche· ed economiche ed alle :frontiere che la separano dalla F rancia. , Da ciò la divisione del suo lavoro in due parti ben • distinte, quantunque int imamente connesse fra loro. Sono contenuti nella prima i dati e le considerazioni ora accennati; è oggetto della seconda lo studio speciale fotto della fronti era nord-ovest. Vediamo ora. in succinto quali siano le idee prinéipali svolte dall'autore sia nell'una sìa nell'altra. o
321 P er l'esercilo e la flotta egli ha considérato la questione sotto due aspetti , quello della forza. e quello della facilità cli mobilizzazione. . Valutando da 450 a 500 mila uomini la forz_a r~ob1l '! del nostro esercito, cioè quella delle truw~ eh 1 . e 2 linea sornrnate assieme, senza tener conto d1 quegli ~lementi di rimp, i azzarnento che rimarrebbero presso 1 ehstretti per riempier_e i ~,uo~i c)1e si .fanno c1urant.e : a _g u:.rra nelle fùe dell'e.serc1t o, il R1cc1 nota come 1 esercito ~runa linea che, per quanto si può g·iudicare·dalle. intenz1~111 manifestate dal Ministero, vorrebbe essere eh 300 mila u,~roini, non pu<'> raggiungere una tal forza che .qm~~1~0 11 nuovo oro·anico sia da qualche tempo entr ato m Hgore, cioè circ,~ nel periodo 1874-75, non prima certa_mente; e dichiara come egli non ritenga che un t aìe effetttvo po:3s,a essere sufficiente per far fronte a tutt~ le eventuahta? lamentando che le nostre finanze non c1 perme~tano eh accrescerlo almeno -cli un quinto (porta'.ndo _d a a 72 mila il contingente annuo di l a categoria) ~ia?che .a suo credere un tàle aumento basterebbe perche 1 Italia P?tesse essere posta in misura di guardar e con fiducia all'avvenire. Riconoscendo come il bilanci~ non consenta ~~r 01:a cosiffatto accrescimento del coutmgente annuo, l aut~re non l ascia però di osservare come anche .portando l_esercito alla forza da l ui creduta necessaria non s1 rago-im10·erebbe ancora il peso pecuniario sopportato da altre potei~ze (Fr ancia , Prussi~, Austria) , per le ~oro .spe~e militari, n<~ si ecceder ebbe 11 rapporto_esistente m Fra1:ic1! ed in Austria fra la cifra del contmgente annuo d1 l . categoria e quella della_popola~ione , rimanendo al d1 sotto di quello adottato m _Russia. ., .. La deficienza di forza , rispetto a c10 che la 1:az1one potrebbe dar e, il Ricci nota non meno per 1~ flotta, che per l'esercito, aggiungendo eome pe1~ ora 1 I~al'.a .non possa contare che su quello _che ha 1~1 fa~to d1 n_av1 da guerra, visto che _a questo ~·1guarc~o s1 puo ~ncor ~eno i mprovvisare che m fatto cl!. esercito, ~ss.endo q1:est,on~ di materia.le, e di un materiale costos1ssnno, prn ehe eh personale. . , . b'l" . H.ispetto al problema della celerLta d1 mo 1 1zzaz1~ne l'autore ritiene che il sistema territoriale, quantunque ~I ANKO xvn, VoL. i .
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sia quello che meglio si presta ad una rapida mobil izzazione, pure n?n sin condizione indispensabile per ottenere un tnle r1sulfato, ed espone in modo affatto o-enerale un suo concetto su ciò che potrebbe fare l'ItJia per pl'eparare il terreno al passaggio dall'aituale al s istema territoriale, J>Onendo in r ili evo come allato alla questione d?ll'ordin~mento v e ne siano due altr e alle quali è ind1sp~~sab1~e prov:e,der~, se si ,uole assicurare una r apida mob1hzz_az1?ne: c10c, 1 quello della istit uzione pennanentc di ciò che egli chiama il motore cleU' esercito e che è rappresentato da uuo sfato mao-ofore 0·enerale 0 dell'ese1~cito che sia pratico, solerte, o~tgeneo, rotto al manegg10 delle truppe e dei servizi che loro sono nc~cssari, e che esista e funzioni perciò tan to in pace che m g·uerra; 2$ quella delle 1·z·monte straordinarie occorr enti per passa~e d~l piede di pace a quello di guerra. Per la flotl~ 11 Ricci riconosce, se possibile, ancor più c~1~ per_l'eserc1to la n ecessità di facilitare una pronta moù1hzzaz10ne, al tempo sLesso che ammette le mao-o·iori dif0 fi_colfa che vi hanno per ottenere una tale facili q uanclo s1~ ~anten~1Lo un grande distacco fra il piede di pace e 11 pwde d1 guerra. Perciò invocando l'autorit,\ dell'ammir~glio _Ilou~t-Willaumez , e ricordando quelle paì·ole dell ~rnm1ragl10 Lalande « GardonS-1iov,S siw toid cl'ime ~t:rine sans _marins », si manifesta francamente part1g1ano del sistema di tener poche navi , se le finanze no_n pe1~n~ettono di largheggiare nella s1)esa, ma dei migliori tipi, ma armate la rnctggzore parte , e le altre
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pronte con una_pa1·te almeno dei loro equipaggi. . Ve1~endo poscia a tr-a-ttare delle ferrovie, l'autore non s1 perita '.'1-d asserire come egli ravvisi in queste la più e[0ca~e nsorsa, dopo l'esercito, in caso di una guerra ddens1va, segnatamente per l'Italia, e come ad esse voo·lia per~iò e~se:r:e n:ttl'ib~ita ben maggior impurtanza che ~lle fot·tificaz10n1, grncche queste moltiplicano è vero le forze del paese, ma immobilizzandole, mentre le ferrovie rag- giungono lo stesso scopo movenclole. E qui occorrono spon Lance due domande ; cioè l" a quali condiz!oni dovran~o ri~pondere le ferrovie per ~cquistare tutto 11 valore d1fens1vo che possono ra..,.o-iun.crere: 0 2 ~ a c he puni o s1. ..,.H'Ov1. l'Ita1·1a nella soluzione00 di siffatto problema.
Alla prima di tali domande l'autore risponde dicendoci che onde le ferro, ie possano recare alla difesa del paese tutto l'appoggio che posso110 darle, è mestieri : 1° che il loro traccia to genera.le si presi.i a tale scopo ; 2° che tuUo sia predisposto onde si possa fare del tracciato stesso un impiego uttle; pronto e sicuro. Alla seconda domantla egli non risponde in modo abbastanza completo. Infatti, circa il trncciato, tlo110 aver e ripari.ita la r ete ferroviaria italiana in tre grandi gruppi, settentr ionale, cenfrale e meridionale, cd a,er es:uninati partitamente e nei loro ,·icencle,oli rar.porti questi gruppi, egli conchiude dichiarando eccellente it setlenti'io,iale, buono il centrale, clefiàente i·t r,ie1·iclionale; ma qiwsto in
compenso di mino?·e ùnportanza militare; dz'screto, ma non siciwo, l'allacciamenlo (Nt il settent,rionala ed il centNde; meçlioci'<J (;•a questo ed i·t m,e?·ùiÙYliale ; lungo, d1f(lcile e con ,ql'inconvenienti dei dv.,e ora detti it collegamento fra il gnllf)po se/te,it,rionale ed il meridionale, siccliè mililm·mente dei n'tenersi pe,· quasi nullo. )ifa circ:i l'impiego egli afferma di non esser in grado di rispondere, solo essergli noto che degli studi su tale maicria se ne .fecero e se ne fanno, ignorare però da tJualc es~to segu~ii: E noi, falando nelle ass icurazio.ni dale teste dal ;if1mstro della guerra al Parlamento, faremo .-oti col Ricci p<.'rchè l'el-ito degli stu<li a cui questi accenna e degli accordi_ che il ~linistr? _si ~ i~np~~-n~to. di prendere con quello de i lavon pubblici sia 11 pm tebee eù, aggiungeremo, ancl1e il pii1 pronto possibile. Anche per le fortificazioni l'autore esamina, come per gli altri fattori, la questione sotto due aspetti, cominciando dal consicler are in quali condizioni si trovi l'ltalia e qu ali siano i suoi bisogni su tale rapporto, e ponendo quindi anche qui una. questione di mobilit.:i:azione, per quanto questa espressione possa essere troyafa str ana in simile materia. L'Italia, a suo dire, può considerarsi 01·a quasi sprovvista. di forti ficazioni, giacchè quelle che possiede, costl'Utte per la massima parte per iscopi dfrersi da quelli ai quali ora au~bbero a servire, non possono assolutamente 1·ispondere alle sue esigenze difensive, soprattutto dal punto di vista strategico.
3~,i.
325 ~1on e~sere troppo tardi nei nostri apparecchi, e questo è 11 periodo 1874-75, nel quale, come si è veduto l'Italia può aver già il suo esercito di prima linea clelÌa forza normale, e. che segnerebbe al tempo stesso il termine della m_agg1or debolezza francese, sia. pcrchè in. quel torno dt tempo potreùbcro dirsi rimarginate le ferite riportate dall3: Francia nell' ultima guerra per rapporto alla forza, sia perchè il terricorio di quella nazione si trovereùbe soltanto allora perfettamente sgombrato dall'occupar.ione prussiana. Il solo scopo a cui intende l'autore nel fare una tale considerazione è quello semplicemente cli porre sott'occhio com~ l'Italia abbia innanzi a sè 'Un t1·iennio di p,·eparazzqne, del quale conver1·ebbe appro(UtMe con solerzia, .non fosse clte per la spm·· anza di evitare, facendosi (01·te, un conflitto, che, 1·i1nanendo essa debole, potrebbe (orse . ave;·e qualche p,,obabilz'tà di scoppiare. Entrai:ic~o po1_ nel_ c~mpo del~e consi~lerazioni geogra-fìche-polttic~ie, 11 R1cc1 cerca d1 porre m evidenza come a rendere 11 nostro paese meno atto d'ogni altro a porre q_ualche speranza nel buon successo di una guerra difensiva val(5a non solo la sua struttura fisica, ma anche l'css~re m e~s? gli clementi tlella vita politica ed ccono1mca spa.rst 111 parecchi punti, come pure il modo col quale si è andato costituendo spontaneamente in nazione per via cl~ plebis?iti, ~iacch_é, a suo credere, per conseguenza dt questt fatti ogm atto agg-ressivo di un ne~ ico che penetrasse ":lquanLo profondamente nel paese m qualunque punto eh esso, toccherebbe sul vivo e port~rebbe .q_uella stessa scossa che negli Stati nei quali la ·nfa politica ed economica sia accentrata attorno ad un solo punto, si risentirebbe soltanto allorchè l'invasione fosse penetrata fino a questo centro_ . Fedeli all'assunto propostoci, noi ci asterremo dal giudicare se la rnoHiplicità dei centri di vita economica e politica possa essere un elemento di forza o di debok zza per rispetto alla difesa dello Stato cont1·0 invasioni .nemiche, e seguiteremo l'autore nel suo esame, ammettendo senza riserva con lui ·il vizio della configurazione geografica del nostro paese_ Questa configurazione, scrive egli, ci obbliga a considerare l'Italia divisa in tre distinti teatri d'operazione,
Dei forti di sbarramento nella sua froniicra di monli chiama' tagna, alcuni., forti d'impedimento, come eo-li o nelle ra de pm fa,oreYoli ad uno sbarco 11em ico - e quindi pochissime, ma estesissime piazze terresh'i o mnrittimc, sia per rifugio dell'esercito o della. flotta, s in ller mettervi a. coperto dagl i insulti nemici le risorse militari del paese; ecco quanto occorrerebbe all' Italia per dirsi suflicientemente munita contro ogni evenienza. Circa il prohlrma della pronta mobilizzar.ione , ossia delln facilità di pone le fortificar.ioni in istato di difesa, l'aulore nola come un tale risultalo non possa ramriun0 gersi che drcentrando cd allargando la cer('.hia della responsabilit.'~ solto l'alto indirizzo ministeriale, e propome a tale cll'etto che il còmpito di costiluit·c, in caso di mobilizzazione dell'esercito, i presidii dei vari 1mnti fortificati del 1'Pgno sia a priori affidato alla milizia proYincia1e, ordinata sulla base della circoscrizione dis~rettuale, spingendo una la.le disposizione fino al punto d1 dare aJ ~e diverse opere o fronti cli tali pnn ti il nome della. local1tà, che evenLualmenie dovrebbe somministrare la guarnigione. Fatto questo esame cd esposte queste considerazioni sugli elementi di difesa d'Italia, il Ricci chiama l'attenzione del letlore sulle condiiioni di forza dell'esercito e della flotta. francese, ed osserYa. come sotto questo duplice ~peti? la. Francia abbia non piccolo rantaggio sopra . eh 1101 , e corno tale yantaggio sia per r endersi magg10re quando la nuova l,?gg·e di reclutamento funzioni da qualche anno, e g1i effetti della recente guerra coniro 1~ Prussia si??lO resi meno sensibili per l'incor1)oramenlo di nuove e prn numerose classi. Di qui la ncccssitìi per l'Italia cli tenersi in misura più di ogni altra di poter scansare, quando avessero a rendersi ostili le suo r elmiioni colla Francia, di dover l asciare a questa i Y~1~t11ggi _dell'iniziatirn, tanto più poi • quando la potenza militare d1 quella nazione abbia ran-giunto t.utto lo s,-iluppo a cui possono poriarla la nuo~a legge d1 reclutamento o di ordinamento, il che avrà luogo, al dir c!el Ricci, nel periodo 1876-1877. Accennando ad una tale epoca come la piìt favoreYole per la nostra vicina, l'autore tro,-a acconcio di citame un'altra, che, a suo vedere, c'impone l'obbligo di
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lI
3~6 il nordico cioè, il centrale ed il meridionale, i qual i non possono essere collegati in un solo sistema difen$ivo essendo soltanlo possibile od anzi razionale un sistema che _c?lleghi il teatro nordico al centrale, o quoslo col mon d1onale. Ciò poslo, e tenuto il debito calcolo delle nostre relazioni geografiche colla Francia o della indiscussa superior/t~ d~l.la ~arina d~ questa. potenza sulla nostra, qual e 11 ptu razionalo sistema dtfensiYo che potrehbe essere adottato dall'Italia in previsione di una lott.a colla Francia? Al dire del Ricci è uno solo, cioè : affidare alla flotta la ·difesa delle isole e delle coste del teatro d'operazione 11:oridionale coll' ~ppoggio fisso delle milizie pl'ovinciali eh quella zona cli terr itorio, e l'eventuale di una par te dell'esercito di prima linea; all'esercito i teatl'i di rruerra nord~co_e. cenirale coll'appoggio (isso delle loro ~ilizie provmciah, e l'eventiulle della flotta. Stabz'liamo, egli dice, questo concetto di1·ettivo della nostr a dif esa naz ionale e coo1·diniàmo acl esso i t la~oro di tutti; organici, fe~·mvie, forti{ica~iorii, rutto inso?mna ne prepari l'attuazione, e se no,i ci sm·emo dati la ce1·t~zza di v~1ic~r·e, ci scwemo dati qi,ella cli
combattere in coridiztonz cla poter· vincer·e.
. Posle a questo modo le premesse del suo studio sulla difesa de~la nostra frontiera nord-occidentale, ecco ora C?me egh tratta questa parte che forma il soggetto speciale del suo lavoro. Egli comincia a determ inare la zona cli terreno che v_uol essere abbracciata per la difesa della no~lra fronti~ra, e l a co~crcta in un sett~re che, avendo per centro Piacenza, _abbw. pe~· arco la lmea di demarcazione cho, sta:candos1 d~ll8: litoranea Genova-Ventimiglia, attrave1sa le valli nizzarde, e dalla punta di Collolun aa al n~ontc Grapillon si confonde col c)isplu·vio massimi, ag- _ giungendo come questo non voglia essere considerato c~e qu~le l'o.r·co polz"ti"co del settore, mentre, nella cons1clerazion~ _che la linea cli clisph,vio appartiene in gene1·ate mzlilar·ment(J all'Italia, l'a1 ·co militare vorrebbe e~sere J?Or~to al di là di dotta linea. e più precisamente at punti d1 Scez (alla testa. della Tarantasia), <li Lanslebourg (alla testa della Mariana), di Les-Alberts (alla
327 testa della valle della Duranta) e di Glaisoles (alla testa della valle di Barcellonetta) in faccia ai colli principali del Piccolo San Bernardo, Monte Cenisio, Monte Ginevra e dell'Argentera. Ciò premesso, egli di vide questo settore in due zone, una interna e l'altra esterna; la p't·ima rappreseniata da un settore inscritto in quello principale ed a.Yentc per arco una linea che passi _pei punti di Ivrea, Avi~liana, P inerolo, Cuneo, CeYa, Carcare, Sassello, Ovada., uavi e Serravalle ; la seconda rappresentata dalla differenza fra il settore principal e e quello inscritto, e dimostra c9me questo riparto risponda a due periodi della difesa, nel primo dei quali si tratterebbe di valersi della massa alpina ed appe.nnina-ligure per far fronte agli attacchi di terr a. e di mare che inizierebbero le ostilità, e nel secondo di disputare jl punto per cui questo settore della difesa generale si rannoda al resto del paese , se fosse possibile, gli accessi che mettono al punto 1stesso. P assa quindi l'autore all'esame particol areggiato dell'andament-0 gener ale che ,errebbe imposto dalre condizioni topografiche di questo teatro della nostra .frontiera alle operazioni di un esercito invasore per declune da ciò quale sia il còmpilo assegnato alla clifosa. E qui ci piacerebbe poter seguire l'autore in tutto il dettaglio delle sue osserrnzioni onde far rilevare al letlore con quanto rigor di logica e quanta profondità di studi il Ricci abbia svolto questa parte del suo l avor o, ma non essendoci ciò consentito dalla natura di questo scritto, cercheremo raccogliere qui sotto per sommi capi le considerazioni che egli espone come conclusione dei suoi r ag ionamenti . Rispetto all'attaccante l'autore considera : 1° Che le Alpi costituiscono per gli eserciti moderni un ostacolo la cui importanza non si può apprezzare alla stregua delle guerre passate, giacché quando gli eserciti sommavano al più a 4.0 o 50 mila uomini il problema si riduceva, com'egli dice, a doYer p assa1 ·e o sboccare, mentre con eserciti di 2 a :300 mila uomini che debbono per necessità dividersi in più colonne per attraversare un tale ostacolo, conviene una volta passati e sboccati compier e un'altr a oper azione, cioè r iunirsi.
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. 2° Che le l inee stradali da percorrersi dall'invasore gli sarebbero naturalmente tracciate dalle strade carreO'giabili che attraversano le Alpi le quali non sono molte e fanno capo ai punti più innanzi indicati d'Ivrea Avigliana, Pinerolo, ecc. ' 3° Che il movimento delle colonne invadenti in base a qua.1!t~ si. è detto dovrebbe passare per tre periodi success1v1, cwè : . a) l a traversata delle Alpi sino allo sbocco delle valli italiane; b) il possesso degli sbocchi; e) la marcia oltre tali sbocchi per darsi la mano · ed operare armonicamente. ~° Che al momento dell'apertura delle ostilità e coordmatarnente ai m?".imenti d'invasione per via di terra, ?On t utta probabilità un corpo da sbarco prenderebbe 1:l mare .per . sbarcace sn un punto delle nostre coste sia ad oriente sia ad occidente di Genova eser'citando in questo secondo caso un'immediata influenza sulle operazioni che si compissero nell'alta valle del Po. In base ~ t~li cons_ider.azioni ecco ora quali sono le sue eonclus10m per rispetto alla difesa: l. Ammesso, com'egli ammette, che sieno determinate m modo non dubbio le linee stradali per la traversata delle Alpi, come le posizioni di cui l'invasore deve impossessarsi per sboecare da esse la difesa dovrebbe in primo luogo creare alle colonne aggredienti sulle strade che debbono necessariamente percorrere tutti o·li o~t.acoli permanen~i ed eventùali possibili, evitando pebrò d~ impegnare, 1~ell'mterno delle ;valli, corpi di prima linea d1 qualche entità ; ed in seconao luogo dovrebbe disput~re alle teste delle colonne invadenti le posizioni che s1 trovano allo sbocco delle valli e di cui sarebbe ne~essario che es~e ~'impadronissero })er dar campo alle forze retrostantt eh sboccare e spiegarsi; " 2°. Una volta che il nemico fosse riuscito a varcare -le Alpi ed a sboccare dalle valli r imarrebbe alla difesa il ~òmpito d'impedire alle sue colonne di riunirsi. B q?esto ·~;erzo. periodo delle operazioni dell'attacco e della dif?s~ v1e~_r1guarda~o c~all'auto.re come i~ più vantaggioso pe1 1 esei c1t? che s1 chfende, 11 quale rrnnifo e compatto potrebbe ba'ttere separ atamente le colonne invaditrici; 0
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3° In vista di un prevedibile sbarco sulla costa ligure ad occidente di Genova, pel quale rimarrebbè minacciato di rovescio e sulla sua linea cli ritirata l'esercito operante nell'alta valle del Po per impedire alle colonne nemiche di congiungersi, converrebbe non far assegnamento, per far fronte a tali minaccie, sul solo esercito di riserva che si fosse tenuto nell'Italia centrale e che potrebbe per ferrovia essere trasportato ad Alessandria, ma creare ostacoli permanenti ed e;rentuali anche da questo lato all'invasione, fortificando il litorale o l'Appennino ligure fra Vado e Genova per impedire gli sbarchi nemici o la marcia dei corpi sbarcati verso l'interno. Veduto così il còmpito della difesa, l'autore non la- . scia di contemplare il caso che le operazioni dell'esercito sull'alt o Po abbiano esito infelice e che convenga ritirarsi. E qui viene in campo la grave questione del punto a seegliere per crearne un gran campo di rifugio J)er l'esercito in riti-rata ed un appoggio per prepararlo a poter riprendere nuovamente la difensiva. . Le due condizioni indispensabili alle quali un tale punto dev-e soddisfare sono, al dire dell'autore, le seguenti: l ° Che esso sia tanto forte da offrire un asilo in caso le l'rivppe della ctifesa provate dai primi fatti, possano rinf'rancar·si e rifarsi delle conseguenze di tali fatti; 2° Che si trovi postato in modo che le comunz'cazz'oni ve,·so il centro del paese sz'eno assicurate nel rnaggi01· grado possibile (e ci'ò sopratutto nel caso speciale dell'Italia) sicchè i'l n1wmero non possa irJnpedire l'C111·rivo del personale e niate,·iale, occ01·renti per rimpz·azzar·e le perdite fatte e rùiforza?'li. Partendo da un tale concetto l'autore ha trovato che nessuna altra posizione meglio di quella Stradella, Piacenza, Bobbio si presta alla soluzione del problema. P erciò egli propone che ivi si formi un gran campo fortificato di rifugio per la nostra frontiera nord-ovest, il quale avrebbe come naturali complementi le fortincaz10ni cli Pavia, Pizzighettone e Cremona. Dimostra l'autore che questa, che egli chiama gran piazza-posizione di Piacenza e Stradella, soddisferebbe
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assai meglio ai bisogni della difesa della nostra frontiera nord-ovest che quella di Alessandria e Val~nza, che è da molti altri patrocinata, e gli argomenti dei quali egli si vale per provare questo assunto sono dedotti sopratutto dalle conclizioni topografiche delle due posizioni. Alessamlria, a suo dire, era un'ottima piazza difensiva e offonsi,a quando il Pi emonte era un dipartimento francese o quando quello Stato non aveYa a temere minaccie che dall'est; ma ora che la situazione si è affatto invertita ed il nemico, a cui s i deve tener testa, non è più all'est ma all'ovest, per quanto si faccia, la posizione di Alessandria alla confluenza delle valli per le quali scenderebbe il nemico, offrir ebbe a quésto t roppa fac ilità cli avvilupparla e di intercettare le sue comunicazioni verso l'est, d'onde potrebbero arrivare soccors i. La piazza-posizione di Stradella, invece, non si presterebbe affatto all'attorniamenio e potrebbe ben difficilmente essere girata per il sud quando fosse ben sbar.:. r ata la strada Voghera-Bobbio; sicchè al nemico che volesse intercettare le sue comunicazioni col resto del paese non r imarrebbe che ad eseg·uire questo suo moYimento giranle al nord per la sinistra del P o, il quale movimento quando fossero conser vate le fortificazioni di P avia sul Ticino, di Pizzighettone sull'Adda e di Cremona sempr e sulla sinistr a del P o veuebbe reso così lento da dare tutto il tempo a quei rinforzi che s i potessero attendere dalla media e bassa Italia di affiuire verso l'esercito di prima linea. {!~ ultin:o vantagg'io _che il Ricci trova nella piazzaposmone d1 Stradella d1 fronte n quella di Alessandl'ia e Valenza, è che mentre quest'ultima non servirebbe in ogni caso che per la difesa della fronti era francese, la prima potrebbe egregiamente adempiere allo stesso uf:6.cio anche per la fron tiera nord, e perfino per quella nord-est, cosicchè questo solo gran campo di rifugio • basterebbe contro ogni minaccia d'invasione che si possa temere, sia dall'ovest sia dall'est, il che permetterebbe di largheggiare nella spesa e di far di questa piazza una di quelle posizioni difensive-offensive che sono l'ultima espressione della fortificazione moderna, con vantaggio evidente d~lla difesa in previsione d'ogni evenienza.
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)iè si contenta. l'autore di provare la possibilità di u~ilizza re questa sua piazza di Stradella e Piaconz~ p~1; 1~ chfes3: delh, frontiern nord-orientale, ma porla eh p1u rnna1:lz1 ar O'omenti non pochi per climosfrare con:e essa possa. n usc~·e ben piti vantaarriosa per una ta le difesa che la piazr.a 0 di BoloO'na, da aliri proposta, concl1iudendo che quando anche p.wi fosse ro le condizio.ni, con.-errebh~ pur se~11pre accordare l a preferenza alla prnnacome quella. che s~1 ebbe unica pe1' lo Stato e soddisferebbe a tut~e le esigenze della difesa per rispetto alla nostra frontiera terrestre. A sussidiare pel'Ò l'of>era difensi,a che .dovrnbbe preslare l a piar.za-posizione e i Strndella, pe~· r1speHo alla [r~ntiera nord-est, il Ricci proporrebbe eh mantenere e migliorare assai le fortificar.ioni di :Mantova e Borgoforte! come punto temporaneo di appoggio, affine di lrarre tutlo 11 vantan-o-io possibile dall'ostacolo trasversale che .ne~ Po troverebbe innanzi a sè il nemico nella sua marcia mvadente. Nessun'altra piazza, ad eccezione di quelle ora..accennate vorrebbe l'autore nè d~ una parte nè dall'altra . Le f~rtifìcazioni dell'Italia continentale aclunque nel suo concetto si limilerehhcro ad nlcuni forii di sbarramento nei passi alpini e dell'Appennino ligure ; a qualche testa di ponte sui corsi d'acqua del Veneto.; ud opere passeggiere <la costr.uirsi al momento del bisogno,. ma da studiarsi prevent.1vamen_tc, al i.o sbocco delle valli ~1pine ; a fortificazioni sulla. lmea ht~ranca_Yado, e Gcn~, a, quando non si credesse sbarrare 1 P.ass1 d~ll A p_ennu~o, rendendo Genova. città aperta; alle piazze eh Pav1~, P1zzi ghetlone e Cremona t ali qn~li. s.ono; a quello ,d1 Mantova e Borgoforte da costr~ll'Sl m parte; e finalmente alla gnm piazza.-posir.ione dt Str ?clella:· . . . . . Per attuare un tale sistema d1 forl1ficaz1om, il R1cc1 dimostra che non si eceeder ebbe nella spesa. la so ~u ma domandata dal Governo per il medesimo scopo , ripartendo tale somma nel seguente modo: . 5 milioni per for ti di sbarramento verso 11 confine fra ncese ; . 5 milioni per fortificazioni sul litorale ligure ; 8 milioni per Mantova e B~rl?oforl~; 25 milioni per la piazr.a-pos1Z1one d1 Straclel~a. Circa i punti a. foriificarsi nel r ir?anent~ d'ItalLa l ungo le coste e nell'interno della Pcmsola, 1 autore non fa t
33~ a~c,una precisa proposta oltre le idee generali delle quali cenno, giacchè scopo essenziale del suo lavoro era, come si è detto, lo studio della difesa della nostra frontiera nord-occidentale. Non crediamo t~1ttavia privo d'interesse pel lettore di ·a_~ce~nare, nel chmdere questo nostro esame, come il I~1c~1 ammetta un'importanza grandissima alle fortificaz10m della Spezia, e com'egli convenga nell'opinione di -coloro che sostengono l'opportunità di mettere al sìcur o la nostra capitale da un colpo di mano fortificandola ,come meglio si può. ·s1 e fatto
(La questione del fttcile tedesco), pEl,r Guglielmo PLONl'iIES, maggiore, . cd Ermanno WEYGAND, capitano nel granducato d'Assia-Darmstadt. Lipsia-Zernim, 18'7'.2. Un volume in 8° di pag. '.296.
. .Die »~utscl,e Glevel... frnye
L'opera è divisa in sei parti. La p~trte prima tratta del valore pr atico e dell'efficacia in guerra delle varie a~'mi. Questo valore dipende principalmente dalle per. dite che esse fanno subire al nemico. Al fucile di fanteria spet~a la par~e del leone. I Danesi nella campagna del 1864 ebbero, cifra rotonda, 10,000 morti e feriti dei q~ali il l_O per cento dall'artiglieria, il- 4 dalle ~rmi bianche,_ 11 2 d_a cause_ ignot~, ~'~4 dai fucili ad ago. Le perdite subite dagli Austt'iac1 m Boemia nel 1866 si po~son_o _at~ribuire nelle proporzioni: del 3 per cento all artiglieria, del 4 alle armi bianche e da fuoco della ·cavalleria, del 5 a cause sconosciute, del 90 al fucile ad ago. Similmente i loro alleati dena Germania del sud., nella campagna del Meno rit engono poter ascrivere il 90, pe1~- c:n~o r{ei morti e fe.~it\ al fucile prussiano, il 5 all artiglieria, 11 3 alle armi bianche e di cavalleria il .2 a cause varie. ' _D'altra. parte le ferite riportate dai Prussiani nel 1866 s1 ~ossono cla~si~ca~e com~ segue : 79 per cento, fucile Loienz, 16 artiglieria, 5 sciabola o lancia, 4 baionetta.
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Le perdite au8triache stettero nel 1866 alle prussiane come 4,43 : 1. La celerità del fuoco dei fucili era come 1 : 4,50. Curioso ravvicina.mento ! Il libro cita molte altre cifre di combattimenti parziali, r.he noi per brevità ornmettiamo. Ci pare però utile rilevare dalla Relazione statistica del generale Torre (1) che di 2903 ferite riportate dall'esercito italiano n_ella campagna deì 1866, 2811 furo_no cagi?n~te da. armt_ da fuoco e 92 da arma bianca: s1 ha qumd t per le pruue il 93,83 per cento, e per le seconde ~l 3,17. , , I casi di o·uerra del 1859 non brillarono pero cos1 sanguinosi p~r le armi da fuoco. Di_ 12,689 _ ferite! curate negli ospedali di Milano, Brescia, Pa:7rn, ~orrn~ e Vercelli, 2,100 (il 16,7 per cento) erano d1 l ancia, sc1a_ l)ola. o baionetta. Veniamo al 1870 e 71. Dallo spoglio delle liste dei morti e feriti, dall'accurato studio di molti combattimenti e ila varie r elazioni di medici militari, si crede poter asserire doversi al Chasse1)ot _i_n media _il 90 p~r cento delle ferite e morti sofferte dai Tedescl11, alle m1tragli4trici circa il 5, all'artiglieria al maximimi il 4, alle armi bianche meno del 2. Ben diverse sono le proporzioni da parte avversa. Si calcola (ci sembra alquanto gratuitame1~te) che, a.11.'incirca i Francesi abbiano ad assegnare 11 25 per cento delle' perdite loro all'artìglieria tedesca, solo il 70 ai fucili ad ago, ed il 5 alle armi bianche. L'autore tedesco :nota con compiacenza quest'ul_tim~ cif:,~ a prov~ delle brillanti cariche di cavalleria, degli ero1c1 attacch~ alla baionetta, non meno che delle vigorose botte d1 calcio di fucile (?) distribuite da' suoi co.nnazionali. Interessantissimi sono pure i dati sullo spreco delle munizioni. Anche qui ci duole di _dov~rci rcst.rin_gere · a citarne solo qualcuno di volo. M1rah1le economia seppero _fare i Prussiani nelle due cll:mpagne del 18~4 nello Schleswig, e del 1866 in Boen:na, a:re_ndo essi 1~esso fuori di combattimento l'l, 5 d1 nem1c1 per ogm 100
(1) Della leva sui giova11i nati nel •1845 e delle vicende dell'esercito ùal ~ 0 ottobre 1865 al · 30 settembre ·1866 .
334 oartuccie spa.rate, risultato ben superiore a quello della campagn~ sul Meno, nella quale il rapporto discese a 0,9. Per l'ultima, guerra mancano cifre abbastanza sicure: l'autore però, basandosi sopra molte e svariate notizie e sopra sottili ragionamenLi, crede poter ammettere un rapporto anche minore, vale a dire del 0,7 per cento di colpi efficaci. La par~e seconda tratta delle proprietà balistiche delle armi da fuoco d1 modello anteriore al 1866. Dall'atte~to es_ame ~ d~l profondo e paziente studio di parecchie trai~ttor1e s1 ~onclude che il prog·resso balistico, segnato anzttutto d::~Jl'1?troduzio11e delle righe e dall'allungamento del proiettile, deve continuare la sua si.rada del perfe7,ionamento di due condiyjo11i essenziali del tiro e~fic_ac~: 1·~denza e por·tata. La prima si ottiene col d1mrnu1re 11 peso del proietto rapporto alla polvere ed all'_arma: la seconda coll'accrescerlo rapporto alla sua S?~1011e tr_aversa~e, vale a, dire ~oll'~umentare la qua1it1fa del_piombo m proporzione a1 nullilnetri quadrati di superficie de~~a ~ez~one ,stessa. A ~ella ·prima pare che le due cond1z10m s1 escrndano a vicenda : tuttavia esse trovano il loro punto di contatto nella riduzione del calibro ad un minirrw.mi. Questa verità, risultante per il Plonnies dal pratico confronto delle proprietà balistiche, fu teoricamente ?imostrata, fino dal 1867, dal colonnello Araldi. Questi, m una dotta memoria (1), la quale mirava a « rap« presentare la potem:a relativa delle diverse armi da « fu?co col r~pporto fra i_ pesi ed i quadrati dei ragg·i « de1 loro proietti » (a cm sono proponionali le sezioni t:aversali), _deter~in_ava i_l cali.bro minimo della pallott9la oblunga a nul11metn 9, e la sua l unghezza a mill nnetri 18 circa. ..~a part~ ter.z a : P1"e,qi· e cost'l'uzione degli ultimi fi;_ c~li d ~7·dinanza europei', contiene un esame minutis-* snno d1 ~nodel_li . d'armi a retrocarica rapporto alle loro proprieta balistiche ed ai vari sistemi di chiusura.
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. (·1) St!llc traictt?rie identiche e sui preietti cqtlipollenU - lhvista nnlitare : aprile, maggio, giugno, luglio e settembre 1867.
335 Da canto nostro ci' limitiamo a spigolare qua e là qualche dato di confronto fra i :fucili riputati migliori ed il Vetterli, il qua.le, perfezionato dallo stesso inventore, sarà adottato da no i, e, con modificazioni dell'armaiuolo Mauser, probabil mente anche dall'intera Germania. Il Vetterli ha fra tutte l <~ nuove armi il ca.libro minore (millimetri 10,40). Segue il Berdan russo, ìVI. 1871, con millimetri 10,66. L'Austria ha scelto il calibro di millimetri 10,99 tanto per il Werndl, M. 1867, che pel Remington, ìVI. 1866. Il vVerder bavarese, M. 1869, !'Albini belga, M. 1868, il Chassepot, il Beaumod olandese, M. 1871, hanno tutti lo stesso calibro di 11 millimetri. L'Henry-Martini inglese, M. 1871, lo ha cli 11,43, il Remington danese, ìVI. 18(l7, di 11 ,44. Molti dei fucili europei hanno, come il Vetterli, 4 righe ; il Berclan ed i fucili austriaci ne hanno 6, l'Henrylvfartini 7, il Remington dan<~se 5, il Peabody svizzero 3. La cartuccia meno pesante è quella del Vetterli (gr. 30,50). In un pacco cli tre chilogrammi il soldato avrà 98 cartuccie, meutro col Vverder ne avrebbe 83, col Berdan 76, coll'H~nry-Martini 62. Esse còstano anche meno di tutte. Mille cartuccie svizzere si pagano 60 franchi, mille inglesi 108, mille austriache 112. In quanto alla radenza vediamo, in seguito alle esperienze fatte in !svizzera nel 1867 e 1870, che, supposta l'altezza del nemico 1m,'70, lo spazio battuto claì fucile Vetterli tira a 300 metri, è presso a poco pari a quello degli altri ; a 300 metri (spazio battuto 157m) è supe-:rìore a tutti; a 400m (spazio battuto 88m) è eguale al bavarese, cli poco inferiore all'inglese (90m), di molto superiore a.l belga (66m), al~'obrnlc~e (68m), a~ francese (60m). In comJ?lesso il 17:aa:,imu,m c~ello spazio battuto ,è di 344 metri, 18 metri prn Gl. el fucile olandese, 5 meno del fucile baYarese. La gittata orizzontale è di 289 metri. Gli abbassamenti della traiettoria dall'asse della canna sono : a 300 metri. om,96, a 600 metri 5m,oo, a 900 metri J4m35. La velocità iniziale del Vetterli è di 4L10 metri : non è superata che da quella dei fu_cili . austr_iaci. Il. r aggio del circolo che contiene la meta dei colpi sparati, a 300 metri è di ' om,22, a 600 metri di ocu,59, a 900 metri di 1 m.06. Il confronto è limitato al Remington danese, al _Beaumoncl ed al ·werndl; rispetto a precisione il Vet-
336 terli è superiore ai due primi, alquanto inferiore all' ultimo. Non si hanno <lati sulla forza di penetrazione dei pr oietti alle varie distanze. La pal lottola. ha il calibro di 10,8 millimetri. E lunga 26 millimetri, cioè più delle altre, eccettuata la BoxerHenry inglese (31,10 milimetri) e la russa (27,10 millimetri). Ad ogni millimetro cli superficie della sezione t r:aversale corrispondono gr. 0,235 di piombo e gr. 0,043 d1 polvere. D~lle . due ultime cifre, che sono presso a poco l a mecha d1 quelle delle altre cartuccie europee, l'autore fa in gran parte dipendere le sue propos te. « Tutto il « segreto balistico dei buoni fucil i, esclaxi:la ec,li, sta « nel ridurre al rninirnif/Jn il calibro e nel po?tare al « rnarmrawni il · peso del piombo e della polvere relati« v~me.n~c alla sezione traversale della pallottola ; il « prmc1p10 fondamentale della riforma si trova nei nu« meri : 10 millimetri pel calibro, 0,3 gr. di piombo e « 0,08 gr. di polvere per millimetro q. di superficie della « sezione suddetta ». . Passiamo al sistema di otturazione. L'otturatore Vetterli consta, tutto còmpreso, di 20 parti. L'Henry.:.lYiartin1 ne ha altrettante, il Beaumond 22, il vVerncll 33, il "\Yerder sole 17. Nel modello italiano si stanno introducendo alcune modificazioni, le quali naturalmente concorreranno ad accrescere i pregi del sistèma. Attualmente si può esigere che con un huon fucile a retrocarica il soldato eseguisca mediante due movimenti quattro operazioni - aprire e cacciare i rim.asugli - chiudere ed armare. Forse in seo·uito si trover! 0 i~ mo~lo di ~ncaricare delle dne prime fa, stessa forza r 1puls1va dei gaz. Per ora, alle esigenze meccaniche di celerità di tiro, e di sol idità, quattro modelli corrispondono perfettamente, cioè 15Henry-Martini, il Werder, il Beaurnond ed il Vetterli. • Segue quale appendice l'esame accurato di molte cartuccie e di parecchi meccanismi di chiusura. Si accenna al Vetterli adottato in Italia. Non si parla però che , delle modificazioni nella cartuccia; principale fra esse la sostituzione dell'innesco centrale all'innesco anulare. La patte ;1uarta .tratta della scelta del modeìlo per là 0 Germama. Nella rifor ma devono trovar luo • t>·o le mitra-
337 g-Iiatrici, epperò l'autore, senr.a troppo preoccuparsi del nesso logico, incomincia a ragionare di esse. La loro adozione è giust ificata dal principio di l anciare ciascuna pallottola per una propria traiettoria onde poriare lungo mo lte linee la morte in luogo cli riun irle in un solo proietio, il quale percorre una curva unica ed esercita tutto il suo effetto distruttore al momento dell'esplosione. Di qui ht preferenza da darsi alle mitragliatrici fornite di molte canne . Non occorre che queste sieno divergenti, ovvero disposte paralellamentc invece che a fascio le 1nille si sparpagliano sempre, anche troppo. La mitragliatrice Gatling, recentissimamente migliorata colla r i<luzione a 10,7 millimetri del calibro delle canne, è In, migliore. La Germania dovrebbe int rodurle nel suo esercito portandone il calibro a 10 millimetri, 300 mitragliatrici con 4000 artiglieri e 3000 cavalli sarebbero sufficienti. Alla proposta di adozione delle ~ itragliatrici segue quella del fucile a r ipetizione Vetterli per tutti i battaglioni di cacciatori e di tiratori e per tutta la cavalleria, diminuendone il calibro a 10 millimetri. Il nuovo fucile di fanteria sarebbe un Vverder, di calibro ridotto di 1 millimetro, con una cartuccia cli 36 gr., 6 di polvere e "' 23 di piombo compresso. Ma perchè conservare il meccanismo di chiusura W erder, il quale, a confessione dello stesso Plonnies, lascia molto a desiderare? Il Vetterli ed il Beaumond sono, sotto questo rapporto, ben migliori. Non occorre per essi che il soldato accompagni la cartuccia nella camera. La loro leva cli otturazione presenta maggiore . solidità. Il cane dell'arma bavarese è due volte piegato a gomito, e se si rompe, è reso inservibile. Il Vetterli ed il Beaumoncl non hanno nessuna parte così esposta.. In essi la culatta si apre e si chiude per mezzo della forza sicura del soldato·, la cui mano spinge avanti o r itir.a il manubrio, mentre W erder affida la funzione dell'aprire ad una molla, che se non è perfetta costringe a pigiar. col pollice sull'otturatore. L'impiego del cane per armare e serrare può dar luogo ad esplosioni, alle quali nella cafabina si dovè cercare ripiego mediante una tacca di sicurezza. Altri inconvenienti · si notano nella faciliti\ dell'otturatore ad insudiciarsi e ad irrugginirsi e nel calcio alquanto debole. Non pertanto si ANNO xv11, VoL. 1
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338 preferisce il meccanismo bavarese, perchè la Germania possiede già 70,000 Werder, e perchè esso ha fatto buona prova nell'ultimo gigantesco conflitto. La pa.rte quinta, Osservazioni balistiche, sviluppa mediante ingegnose for mule , alcune leggi sulla resistenza dell'aria, modificata in guisa così speciale, come difficile a deter minare, dalla rotazione del pro ietto. La parte sesta consiste in un supplemento. Avevamo già letto nell'Allperneùie 111i·war-Zeitung di Darmstadt la proposta svolta dal Plonnies di una cartuccif1, tedesca, unica per militari e cittadini, per arm i da guerra, da caccia, da bersaglio, per revolver ed armi a r ipetizione, che il Governo dovrebbe imporre all'inter a Germania., allo scopo di facilitare l'arma.mento generale per la difesa del paese in caso d'invasione. Il progetto però ci sembra olt remodo l esivo alla libertà, di difficilissima attuazione e pericolosa in caso di sommossa. Seguono alcune interessanti memorie. La prima è una descrizione del fuci le a granata di Dreyse, in odio al quale fu fatta, dicesi, la convenzione di P ietroburgo contro le palle esplodenti. La seconda tratta delle cartnccie francesi a mitraglia, le quali hanno trovato modo di del udere la stessa COffvenzione, giacchè esse non esplodono nè si sciolgono da un involucro e lanciano ciascuna tre palle, triplicando così l'effetto della mitrag·liera. Le altre tre memorie offrono molle notizie relative agli esperimenti inglesi per l'ado"ione <lel fucile a r<~troca:rica, all'influema della baionetta innasta.ta sul t iro, alla. velocit,\ iniziale modificata a seconda della specie cli polvere, alla lega di bromo e fosforo, proposta dai si- ., gnori Monte:fiore e Levi pel meccanismo di chiusura.. Il libro, come si vede, è ricchissimo. Forse la materia non· è sempre bene ordinata, qua e là si notano ripeti"ioni superflue e tal volta contradcfoioni più. apparenti elle r eali, l'esposizione è alquanto arida e non sempre chiara. Ma questi difetti, a<l usura compensati dalla grande dottrina, si devono in massima parte a.ttri- ~ buire all'immatura morte del Plonnies, avvenuta il 21 agosto 1871 , prima che il ma.noscritLo fosse pronto per la stampa, cd al delicato r igna.rdo del capitano W eygand di unire insieme tutti gli uli.im i scriUi del suo illustre amico sulla questione che così altamente interessa la Germania.
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RIVISTA DI J•EIUODICI ESTERI
;.,-,.1..-biiclw,• f ih• '"" BJe.,lscl,e
Ai o•n11•e t,url lfifat•ine ( Annali
11er l'eserc'ito e per la marina tedesca).= Berl ino. (Dispense del uo vcmbr·e e dicembrn 1871).
..... Sulla difesa della (1·ontie1•a octJidentale tedesca, con speciali riqucwdi au·4tsa,,;ia. ed . atza L:arena. L'autore consiglia tre grandi c?mp1 ~l'l.~1cerati - Met:t., Stn1sburo·o Mùlhausen - quali pcr111 01 difesa verso la Francia, °c~Uegl'..ìi fra. loro da for~ificazioni a Tl~ionville, Hombur0· P.falzburo· ed al occorten za a Schlettstadt, non che da f~rti di s1)~--;,ramento nei passi dei Vosgi. Pcl campo di Metz vede probabile la ?ii'~zionc di un atta.eco contro il fo1·tt~ sud. Domanda qum<l1 un grosso forte sul monte St-Blaise ed un pote nte armamento per l'altura. di S. Quintino. Con ci<> e con due altre opere, una piccola al nord, ed una grande all'est dove . ora è il debole forte Les Ba.tLcs, r iLicne che la Germama formerebbe un campo tr;.ncerato da tener a ba~a..con 30,000 uomini un esercito di 150 o 200,000 nem1c1. Due· sarebbero i campi di Strasbur go: il primo intorno alla città, cinto da due grandi e tre piccole opere per-
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340 manenti, ed in caso di guerra da due provvis orie, il secondo intorno a Kehl munito di tre forti . Uri corpo d'armata basterebbe a difondere quest'immensri. doppia testa di ponte sul Reno contro un esercito di_ 150,00_0 Fi?ncesi. Di fronte a Belfort, che Thiers destma a divemre una delle prime fortezze çli _Europa, sorgerebbe il ca_mpo t rincerato di Mùlhausen. Per essa. non occorre ridotto : la città, r icca e çommercian te , non deve essere serrata da fortificaz ioni: per l' ere1.ione di cinque grandi e sei piccoli forti si prestano egregiamente l e colline che dal canale Rodano-Reno scendono al R eno. Queste opere, appoggiate da tre forti sulla riva destra del Reno, chiuderebbero una zona di terreno vasta, elevata, r icca di villagg·i, difesa da acque e da. foreste, d'una importanr,a strategica e tattica eccezionale. La Ger mania meridionale sarebbe sempre al coperto di un' invasione mediante un presidio di non più che 12,500 uomini. La spesa di tutti i lavori non ascenderebbe a più che 7 milioni cli talleri. Ma un immenso campo trincerato potrà resistere a lungo senza un ridotto centrale, anima, perno, sostegno, rifugio di ogni difesa? . Altri campi t rincer ati desidera l'autore a. l\fannheim ed a Treviri, pel caso non fosse rispettata la neutralità del Belgio e del Lussemburgo. Non sono troppe tutte queste fortificazioni? Non richiamano esse alla mente la r isposta di Federico II a chi gli proponeva cli sbarrare tutto: è-piw necessario che lasci una via aperta perchè
Dal 6 l uglio 1870 al 31 marzo 1871 sono stati inviati all'esercito per mezzo della posta militare : Lettere e cartoline postali . N° 89,fì59,000 Giornali . . » 2,354,31 O Danaro dalle casse dello Sta:to. tall. 43,023,460 Danaro da privati . . » 16,842,460 Pacchetti di commestibili o vestiario pei soldati . . ta.11. 1,853,18 Il personale contava 5901 individui, dei quali 1826 impiegati; i me1.1.i di trasporto consistevano in 1933 cavalli e 465 vetture . La spesa ascese ad un milione e mezzo talleri.
Il fucile lVei-de1• aclottato nell'esercito bavarese: s1,1,a storz·a, sue prop1·ietd, suoi vantaggi di fronte al fucile ad ago prussiani') e ad altre ar·!ni 1·ecer;,ti _a ret.r·ocarica, per f:RNEs·ro Bu.LLER, maggiore nel! arl1gher1a ba_vares-e .-B un'apol oo·ia del fuc ile Werder, il quale aveva molta probabilità di ~ssere a.do~tato per. l'inti:ro es~rcit~ tedesco, prima che la Comm1ss10ne tecmca d1 Berlrno s1 ,fosse decisa per un modello consistente in una combinazione de'meccanismi Dreyse e_\ ,V etterli. L'autore paragona l'arma b~LYarese al fucile ad a.go, al Chassepot, al \Verndl ed alle armi a ripetizione in generale, e lo tro,-ra supe:r iore per uso di guerra. Ci pare che a co11:1plemento .de~ s uo studio avrebbe "dovuto estendere 1l confronto ad altrt ottimi fucili d'ordina111.a, come il R.emington, il vVetterlì, l 'Hemy-Martini, il Berclam, il Beaum.ond, l'Albini, ecc.
il sorcio possa ent?·cr:1·e nella t?·appola? La posta da campo tedesca, per G. TYBuscn, segretario presso la Dz'rezione gene1·ale delle poste. - Grandi servigi ha reso all' esercito tedesco l a posta militare. Durante l'ultinu1 g·uerra è sfata l'anello di congiunzione colla madre patria. Sfidando ogni sorta di pericoli e di fat iche è sempre riescita a tener dietro a ciascuna frazione di truppa ed a distrib1~ire sul campo di battagli,:i, di Gravelotte, come su quello di Sedan, a Dig·ione come a Le Mans, le recenti notizie, gli affettuosi ricordi, i cari regali delle fam iglie. L'autore tratta a lungo di questi servizi. Crediamo interessante riassumerli nei seguenti dati statistici:
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Sgua1·do all'esercito inglest -:-- È u1: inte1:e~sant~ lavoro, ma il suo contenuto e già noto m tutti i s uoi particolari ai lettori della . Rzvi~ta, l a q_u~le _i~ magg_io ha pubblicato un articolo sulle rif?rme m1lLtar1 1~ Ingh ~lterra ed in dicembre : Le grandi manovre dell esercito inglese nell'aut-unno 1871 , del colonnello DASSECOURT. Preo?·dinazione (1 ). Subordinazione . - L'autore. vuole i ndicare colla parola preordinazione i doveri de1 supe(~) Praordincition. - Per amore di brevità e per anHlogia alla lingua tedesca ci si perdoni il nuovo significato dato alla parola italiana.
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342 riori verso gli inferiori. Suo scopo è dimostrare che preordin,11.ione e subordin azio11e sono gli elementi viiali di un esercito . La subordinazione è bensì la forza che lo mantiene, ma spetta alla preord inazione infondergli vita sempre nuova e vigorosa , elevnrlo ed educarlo a i grandi doveri. Perciò è necessario che sìeno rispettati tutti i reciproci diritti. Diritto e dover e sono parti essenziali della legge: chi v iola l'uno o l'altro viola la l egge, l a quale sta al cli sopra ed ab braccia tutto ciò che deve fare o sfuggire il mi litare di qualsiasi grado.
Il canale ft·a i·l mare Baltico ed il mare del Nord. - A congiungere i due mari fino dall'anno 1781 si è scavato un canale, il quale partendo dalla rada di Kiel mette vicino a Rendsburg n el fiu me Eyder , che va a scaricarsi nel mare del Nord . Ma le molte chiuse, co. strutte pet· la differenza di livello de.lle acque, impacciano la cqmunicazione. Occorre una via per la qualé possa passare la flotta tedesca , la cui potenza in guerra sarebbe notevol mente accresciuta colla facilità di n:1ano. vrare n ei due mari e col rifugio che le offrirebbero i due porti all'estrem ità del canale. Rispetto al commercio basta uno sguardo all-a carta per vedere quanto tempo g uadagnerebbe la navigazion e a vapore di Londra con Pietroburgo, dei porti tedeschi del Baltico coll'Inghilterra e l'Ol anda. L'arte di coman dare. - L'autore prende occasione dal libro del colonnello Verdy du Vernois : Studi s·ul 1nodo di condiwre le tn,1,ppe, per consigliare all'esercito tedesco .. dì aver.maggior cura n ell'abituare i giovani ufficiali al comando. Non basta lo studio - è n ecessaria la pratica. - Il guidare al combatti.mento è dovere dei generali, il guidare nel combattimento è compito specialmente r iservato agli ufficiali inferiori, còmpito che va <1ssumendo sempre maggiori proporzioni. « Noi abbiamo condotto là. « nostra gente nell'azi.one , ma ch i può dire d'averla « avuta in mano durante la lotta? Io no : di certo non « come l'avrei 'bra rnato ~'. Le molte istru1.ioni teoriche, i troppi serv.i zi, la forza limitatissima dell e co1npagn ie, la mancanza di metodo,. il terreno coltivato non permettono di dare alla pratica
343 <lel comando sufficiente s,'.iluppo. Le esercitazioni campali non sono sufficienti. E d'uopo ricorrere alle esercitaz:ioni senza truppa, sistema talvolta usato in alcune divisioni anche da noi . Il comandante di battaglione o di compagnia si porti coi suoi ufficiali o sotto ufficiali sul terreno, supponga un combattimento o qualche fase cli esso, esa.rnini, interroghi, istruisca, corregga; applichi ed insegni ad app licare i precetti di Perigonius, di Griesheìm, di \Valdersee. In Prussia si · fa bensì questa . istruzione, ma cli rado ed ai. soli sottoufficiali, ovvero agli aiutanti ed ag·li ufficia.li di stato maggiore, ma su vasta scala e durante appositi viaggi. Il consiglio è ottimo : la sua attua1.ione esige zelo, attività, intelligenza, energia: benchè difficile non è impossibile, e potrebbe portare ottimi frutti anche all'esercito nostro . {Dispensa del gennaio 1872.)
L'anniversario di Fede1·ico. - Nei circoli scientifici militari dell'esercito prussiano è nobile e pietosa costumanza di volgere nel 24 gennaio, giorno di nascita del Gran Re, uno sgua.rclo a qualche tratto caratteristico della sul). v ita. L'autore, valendosi della ricca corrispondenza cli Federico, ricorda in questo articolo le tendenze militari dell'adolescenza e gli studi incessanti della giovinez:z:a del Capitano, riformatore e fi losofo, e si trattiene con compiacenza sulla vita tranquilla e rit irata , ma infaticabilmente operosa, da lui condotta quando era principe ereditario nel castello di Rheinsberger . S'interrompe però sul più bello : di tutte le produzioni letterarie giovanili dell'am ico di Voltaire. non r ammenta che di volo l'Anti-Machiavelli . , Un corpo d'ufficiali tedeschi'. - La Germania h a finalmente un corpo cli uffìciali. Ma l'autore con modestia, serietà e franchezza, condizioni essenziali dì forza, scienza e progresso, confessa che in esso v'hanno elementi negativi. L'uflìciale deve sollevarsi ad una sfera oo-nor più alta mediante l'attività ed il culto di quanto è l)ello, nobile
344 e grande. Non si perda in minuzie, ma non dimentichi che spetta a lu~ di educare il soldato, sviluppargli le idee, inspirargli sentimenti generos i. Vi sono ufficiali che istruiscono il loro battaglione allo stesso modo che il sotl.onfficiale istruisce una quadriglia; vi sono pure ufficiali che si lagnano di vivere troppo a contatto coi soldati. Lasciate al caporale ciò che spetta al caporale, ma avvicinate il soldato, occupatevi dei suoi bisogni, parlategli al cuore ed allo spirito. Nessuno monti in superbia. Noi Prussiani, ricordando il 1866, non teniamoci per maestri ; continuiamo a studiare, combattiamo ad oltranza le due nemiche capitali di og·ni esercito : l'indolenza e l'ipocrisia. Da per tutto c'è il punto nero. lviu,ndw, vidt decipi. L'arte del savoir (aire, del vendere orpello per oro, c'è in Germania come altrove : - è dovere impr escindibile cl' ogni militare lo smascherarla. All'opera dunque. - Fondiamo uniti il nobile ed ifizio del corpo degli ufficiali, ma fondiamolo sulla virtù, sull'operosità, sullo studio, sulla concordia, sull'affetto profondo per la gloriosa Germania.
I bisogni dell'i'struzione ,9z1inasti·ca. - La ginnastica insegna a superar'e prontamente gli ostacoli, dà forza ed qlasticità alle membra, sicurezza e coraggio allo spirito. E indispensabile, specialmente colla nuova tattica. · Il corso centrale cli ginnastica istituito a Berlino nel 1851, da parecchi anni non basta a dare ai reggimenti un numero di maestri sufficiente a mantenere l' umformità e le buone tradizioni. Occorre una scuola, per ispezione d'esercito (tre corpì d'armata), alla quale ciascun anno ogni reg·gimento dovrebbe inviare un ufficia.le, ogni battaglione un sott'ufficiale per frequentarvi un corso di sei,. mesi. L'Istituto centrale di BPrlino riformato c) iverrebbe un corso supc~riore per chi aspirasse ~lla1_)atente di mae- . stro. L'autore h f.L molto a cuore il s uo tema e lo sviluppa a fondo. Sembra però che l'Amministrazione della guerra prus'liana ritenga che ad addestrare ..la massima pm·-te dei soldati bastino le norme regolamentari, giacchè, in seguito ai rapidi aumenti dell'esercito nel 1860 e nel 1866, tutte le istituzioni sì sono accresciu te ed allargate, la Scuola centrale cli Berlino è rimasta stazionaria.
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3!-5 L'artiglieria di campagna delle g1·andi potenze eu!l'Opee e le bocche a fuoco rigate. - Appunti storici. L'Inghilterra fu la prima a valersi (1853) dei cannoni rigati del sistema Lancaster. Ma essi fecero nasco a Sebastopoli ed ·a Bomarsund. E fiasco fecero i loro successori Armstrong contro le batterie da costa giapponesi di Simonosoki. In breve ora 15 Armstrong, già .Proclamati i primi del mondo, fur ono dal propr-ici fuoco messi fuori di combattimento per guasti all'otturatore. Sorsero infinite nuove proposte ed invenzioni. Dalle prove fatte su vastissima scala nel 1864 e 1865, uscirono vittoriosi: il cannone vVhitworth per l' artiglieria <la campagna ed il cannone francese per l'artiglier ia da costa e marina, ambi a caricamento per la bocca. Proprio in quel torno la Francia adottava per la grossa artiglieria il carica.mento per la culatta. Il sistema francese fu introdotto in Inghilterra sotto la denominazione di Woolwichgiwi, in luogo di French-gun; suscettibilità nazionale! , La bocca a fuoco Woolwich fu poi anche accettata per l'artiglieria da campagna; momentaneamente però fu conservato l'immenso materiale dei cannoni Armstrong a retrocarica, e solo furono fusi pochi ·woolwich per le Indie. Ora si a:ttl'aversa un periodo di sosta. La Commissione incaricata dello studio del materia.le non ha an ·· cora., deciso. Tuttavia, a quanto sembra, il fnturo pezzo per l'artiglieria d~t campo sarà un Woolwich di 16 libbre (c. w. 9, 14), e per l'artiglieria da montagna un pezzo di bronzo ed uno d'acciaio, ambo di 7 . libbre. Primi i Francesi hanno usato in campagna i cannoni r igati. Ma il sistema La Hitte è inferiore a molti altr i per portata, precisione, radenza e sicurezza di scoppio dei proietti. Le esperienze del l 867 sui cannoni da campagna a r etrocarica non ebbero alcnn risultato. - Nel 1869 si stabilì di rigare gli antichi cannoni lisci da 8, i quali a poco a poco avrebbero dovuto sostituire i cannoni da 12. La guerra del 1870-71 mostrò l'inferiorità <lell' artiglieria francese sotto tuLti i rapporti. Durante l'assedio di Parigi Trochu fece fonderB un cannone a retrocarica da 7 libbre (8,5 1 c.rn.) di sistema simile al pruss iano. Su di esso le fabbriche cli Parigi fornirono circa 100 peni, i quali ebbero parte notevole nella lotta sostenuta dalla Comune contro Versailles, e probabil-
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31:6 mente formeranno il nucleo della futu ra artiglieria francese . Dopo il 1859 l'Austria s i affrettò ad adottare i cannoni L a liitte: ben presto li sostitu ì con bocche a fuoco a cotone fulminan te, e quindi mutb (la terza volta nel corso di quattro anni) pel sistern,1, attuale di cannoni da campagna da 4 (8,08 c. m.) e da 8 (10,04 c. m.) , e di cannoni da montagna di 3 libbre (7,25 c.m.). La prova di guerra nel 1866 sod<lisfoce a molti -- non a tutti. Una Commissione nel il870 pron unz.iò ch·e, senza disconoscere i pregi superiori di giustezz,l e di penetrazione delle bocche a fuoco a retrocarica, per ora si dovrà mantenere l'attuale sistema, accrescendo l'a.r t iglieria con batterie di mitragliatrici Mont ig·ny. Dopo il 1866 la l{ussia a bbandonò il sistema L a Hitte pel pr ussiano a retrocarica di 4 e 9 libbre. Bensì continuò a rigare cannoni cli bromo di calibri corrispondenti, a fìne cli non trovarsi nel periodo cli transi1/.iOne senza pezzi rig,Lti. Attualmente non possiede meno di sei modelli diversi. La Prussia adottò i suoi cannoni a. retrocariea d'acciaio nel 1860. Nello Schl.eswig ed in Boemia essi non e bbero campo cli mostrare tutti i loro pregi. Fu in Franèia durante sette mesi di guerra, nella quale apparvero in numero di ben 1600, che diedero splendide pr·ove e. decisero soventi dei fatti d'ar mi più briJ:lanti. Ma non per questo bisog·na accontentarsi. La tensione della t raieti oria e l a precisione del t iro possono essere accresciute, ed a queste due proprietà devono essere principalmente rivolti gli sforzi degli ar t ig·lieri.
1i JJectntem• ,Pllilit"'i,•,1 di
combattuta. Premette che dopo Waterloo l':1rto t~a l a Francia e l a Prussia er a inevitabile. Esamina . gli uo-· mini, le idee ed i fatti che precedettero lo scoppio _d ella passata guerra, e fa ~ ciasc~mo la sua pa~te 1;esponsabil ità. Nessuno r1spa_rm1a: Nap? leo1:1e III, 11 Go- · verno imperiale, il Senato, 11. Co!'po l~~·1sl at1vo, la stampa? i generali, 1'hiers, le popolaz10111 ; tmt1 tro,? r espons~b1h delle disgrazie che han colpito la Francia. Al Tluers, fra altre accusH, muove pur quella d'esser ~em?re stato e d'essere ancora uno dei più accanili oppositori del servizio militare obbligatorio per t utti.
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2° D1·oit de la ,9'ue1·re chez les nations 'inoclm·nes del professore Bluntskli (tr aduzione). 3° La réorganisati"on de l'infante1·ie f r·ançai~e (ét1:'de de tir) . -:- In q:rnsto s~?clio i_l capitan? L . Granc~m, riconoscendo msuffic1ente l 1struz10ne sul tiro che S t fa attualmente nell'esercito francese, propone un nuovo metodo, inteso ad ot tenere dal soldato di mirar ))ene secondo l e . . distanze e con prestezza. Le proposte del Granclin sono giudiziose ed ut1l1, ma n_on hanno il merito della novità. Nelle ist1·iizionisul_Ie arnu e sul tiro in uso presso l' esercit o ita.lia.110, e che·crecharno possano essere prese a modello anche d~ll'esercito franc_ese, si trovano appunto incarnate la maggior parte ?elle H.lee che in questo scritto si propugnano . Non sa1}ptan'.o però spi egarci come, mentre l'aut ore riconosce la neces~1tà per · resattez.za del t iro, di mirar bene secondo le distanze, consideri poi inut ile la . scuola ~elle_ distanze per il so~dat o e l a escluda. Il dire che 1 ufficiale cleY~ sempre d1-· riaere e sorvegliare il tiro dei s uoi soldati, e che per 0 co nseguenza sta a lui di indicar~ la giusta , clista~za d: l nemico. non sembra buona rag10ne, perche coll 1mpo1 tanza àcquisfata dal combattimento in ordi~e ~parso l'ufficiale rimanendo regol armente al quanio mcl1etro dalla linea dei combattimenti, gli riescirà clifficilissii:10 e_, qualche volta, anche impossibil e di vigilare bene 11 t iro delle· truppe dipendenti.
Parigi.
(Dispensa del 1;; dicem bre 187 !.j
Questa dispensa cont iene :
1° Les responsables de la guèrre de 1870. - L'au. tore cerca chi siano i responsauili della guerra testè
4° E x posé cles prùicfpales dispositions co11:stit,~dives dii servi<)e d,e santé militaù·e dans les a1·mees et1·an-
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g~r_es, etc. (suite). - Si espone come è ordinato il serv1z10 sanitario militare in Ino·hilterra nel Belgio in ·Olanda, nella Svezia, in Prussi~,. in Tm:chia. nelÌ'Egitto e nel Messico. · 5° La Gastromanie. - E uno scritto di Eugenio Brunechasse contro i campi permanenti, che considera come fomiti di prepotema, di indisciplina e di ignoranza per l'esercito. 6° Révi6e bibliogm1phique. 7° Révue des cartes. (Dispensa del 15 gennaio 1872).
_1° Sw· quelques points cle l'organi·sati'òn militaire. - S1 toccano alcuni punti dell'orO'anamento militare in generale, e, parlandosi delle un~à tattiche e del loro .raggruppamento, si accenna all'ottimo ~rdinamento delle varie armi nell'esercito prussiano. . 2° De _la défense de la f rontz'ère de l'Alsace-Lor'i·ain~. - E un estratto degli Annali per l'esercito e la ma1·ina tedesca, nel quale si discorre b.revemente della parte eh~ devono ave!'e le fortezze nella difesa degli Stati, e clel~a 1mporta!1:,:a d1 Metz, cli Thionville e dei passi dei Vosg1 per la difesa d1 quella parte della frontiera occidentale della Germania.
3° Le droit de la qi,erre chez les nati'ons modernes (fin). . · . 4° De lei réorgcwiisation di, corps de santé mili'tazre en Fra1~ce. - . Nelle dispense di novembre e dicembre 1871 fu accennato al modo con cui sono ordin~ti i servizi ;'>anitari presso i vari eserciti, ed ora si ' <l1~~orre _clell orclmamento attuale del corpo sanitario m1hfare m Francia, nell' esercito e nella marina, e si JJropongono alcune riforme per ottenere che tanto in .tempo di pace che in tempo di guerra .tutte le pa.rti di
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questo servizio funzionino bene, con vantaggio della salute dei salda.ti. 5° De la remante de la cavalerie et de l'éqibitation ré,9imentair·e, par il... Gaume. - L'autore, dopo aver dètto che in Francia mancano nelle campagne gli uomini capaci di curare la produzione e l'allevamento dei cavalli, e che è insufficiente l'istruzione intorno all'equitazi;rne che si dà nei reggimenti di cavalleria, propone, come rimedio, d'interessare di più i soldati nelle cose equestri, eccitandone l'emulazione ad apprendere col non promuovere se non quelli che danno prova di possedere pii\ conoscenza sull'ippologia e l'equitazione. L'arma di cavalleria così si perfezionerebbe, ed in appresso fornirebbe all'agricoltura ciò che ora le manca, vale a dire. degli uomini adatti ai cavalli.
6° Révi,e bibhog1·aphiqite. 7° Revue cles cw·tes .
NECROLOGIE
Ci\MPAGNE. ~ 848. - Decorato della medaglia d'argento al valor mil itare pr.1· essersi distinto nei fatt i d'armo di Volta e di Cerlungo :il 2G e 27 l11glio -1 84!). - Oecorato della mcd:iglia d'a rgento al valor militare per essersi distintn nei fatti di Genova, successi nei primi giorni del mese di aprile. · 1855-56. - J\Ien;,;ione onorevole per nssersi distinto alla battaglia della C!\rna ia , il ,16 agosto 1,55_ • Decorato de lla ernce di ea\'nliere dell'ordi ne militare di Savoia, per i servizi prestaii du rante la sptidizi<>ne in Crimea ,! 859. - Promo1.ione al grado di colonnello nel corpo 1·eale di stato maggiore pel cnr:1ggio, per l'intell igenza s_pit'gata du ran!c. l'.nione: c per l'atti vo ed effica<·e concorso prestato ai generali d1 d1VJS1one sui ,·ari punti riel campo di bat tagl ia e ncii va rii periodi del comlnittimento di S. Mar tino, il 24, giugno. ,1866. - Dr.corato della croc·e di g rand'uffici ale de ll'ordille militare di Sa1·oia pel vigore spir.gato nnlla presa di Custoza, 24 giug·no, e per la valorosa resbtcnza fotta contro /'orze preponder:rnti. 1
1
I GENERALI GOVONE E CUGIA. Nell'intervallo di men che un mese l'esercito italiano ha perduto due dei suoi più chiari generali, G1usEPPE_ Govom:: cd E n·rs r~ CUGJA. Il compia nto universale col quale essi lorono accompagnati al ~e-
polcro attesta abbastanza la gravitJi della. perdita . ?he l'I~alia .e l'esercito in ')articol~r modo hnnno Jat.to. Diremo pw tardi dei loro pregi emin:rnti e dei servizi resi al paese : per ora ci limitiamo a reg istrare gli atti principali della loro carriera.
GIUSEPPg GOVO~R - nacque in Isola ~· Asti il 119 11ovembre 48~5.
A.llievo nell a R. militare Accademia d1 Tormo, ·16 marzo 4836. Sottotenente nell'esercito sardo, 27 agosto •I 844. Luogotenente in soprallllumero nel c~rpo real<;. di stato maggiore, 28 settembre 48Mi. Luogotenllnte effettivo, 116 novembre ,1 847. Capitano di stato maggiore, .J4 ottobre 184-8. l\faggiore nel ,1 6° reggimento fo ntcria, 9 ottobre 1854.. Trasferto nel corpo di stato maggiore, ,I 6 marzo ,1855. Luo"'otenente colonnello di stato maggiore, 24· aprile ,1 859. ColÒ~nello di stato maggiore, 112 lu{l'lio 1859. C::ipo di stato maggiore del 3' gnm comando militare, '.27 marzo 1860. Comandan te la brigata Forlì, ,J,l. giugno ,1860. Maggio!' gener~ lo, ,15 ott~bre ,1860. . . . .. A disposizione del generate comandante il 6° d1part11nento_militare (Nopoli) per ass L1mcre il comando dellCl truppe lungo la frontiera pontificia (sede a Gaeta) per la repressione del brigantaggio, 28 giugno 1862. Comandante la 9" divisione attiva (Palermo), 27 settembre ,J 862. Com:rndantc generale della divisione militare territoriale di Palermo, '.22 febbra io ,1863. Luogotenente gwe rale, ,13 diccrnbra •1863. Cornu ndante generale della divisione militare te rri toriale di 'Perugia, ,14 sett(rn1bre 11864. Comand~ t1te la !l" divisione attiva, ,10 giugno 48H6. Comandante generale della divisione militare territoriale di Ancona, 26 settembre 118G6. Comandru1te de lla divisione di Piacenza, 30 ottobre 1$66. Comaoclante generale del corpo di stato maggiore, ,J.I luglio 1867. :M in istro della guerra, 114 dicemb re 1186!). A disposizionù del Ministero della guerra, 7 settembre ~ 870.
:qI1ss10Nl SP ECIALI ,184-9- 1830. !Il Germania. ,! 81,3-5/f. P resso le truppe turche snl Danub io. 1854- 55 Presso gli esl\rciti a11glo-francesi in Crimea. 4866. Presso il Gove rno di S }l. il Re di Prussia pcw assicu rare accordi militari t ra l'ora detto GoYerno e quello italiano per la difosa com une contro l'imp,\ro d'Austria. DllPO'J.'ATO Al, P,1nr,A,lllN'l'O NAZIONALE ne11'8"' e ,1oa. legislatura. I Cessò ai vivi in Alba i! 25 gen naio ,187'.2.
J,;FJèlSIO ('.liflfA - nncquc i_n Ciigliari ii 27 aprile del '18 18. Allievo dt\ lla R. militare Accnd<imill di Torillo. Uscito ne sot totenente nell'esercito sa rd o, ,1;; no v<arnbre ·I834. L110°·ol:e11~ nt,1 nel R. corp o d'arii;;-liCl1'ia, 9 maggio ,1837 Capitano .nel R. corpo tbrtiglierfa, 24 ma rzo 11848. l\faa·giorc nnl R. corpo d'artiglitJria, 19 ge11naio 1855. Tntsfertv 11Cll R. cc,rpo d i stntu rn,ì;,rgiorc, ·12 ma rzo ,1859. Luogot<'ncotc c,olo1111clio noi R. corpo di stato maggiore, ,16 ma rzo 1
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rni.i9. Capo di stato maggiore dcllf\ 4" divisione atiin (Cialdini), 2,i. apr'ile 485!), Comandante il collegio militare d i Mi la no, 20 novembre 1185!). Capo cli stato maggiore del corr o e.l'armata dell'Emilia (Cialdini), 7 marzo ,1860. Colùnnello di stato maggiore, ,I 3 marzo ,i 860. .. Capo di sti,to maggiore de l 4• gr:an coniando md1 f.arn (Bologna), 27 mal'Zo .1.860. Comandante la brigata Como, 14 giugno 1860. Maggior gennrale, '11:ì ottobre 11860. . . Direttort} generale della direzione gr.ncrale per gli a!Tan della guerrn del teni torio 11apoletano, ,H 11ovcn1b1·e 1860.
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352 Incaricato delle ruuzioni di direttor generale delle armi di fanteria e cavalleria nel l\{inistero della g uerra, if'i marzo ,186'1. Incaricato tempo rariamente della direiioue superiore del Ministero della guerra, ,13 giugno ·J 86 1. :Membro de lla Commissione permanente de lla di(esa generale dello Stato, 23 gennaio ~I862. Comandaoto della ,JO" divisione attiva e delle truppe stanziate nell'isola di Sicilia, 3~ lug lio ,1862. Commissario straordinario in Sicilia coi poteri civili e militari '1'7 agosto ,t 862. A disposizione del Ministero della guerra, 2 ·1 agosto ,t 862. , :Membro del Comitato consultivo di stato maggiore, 8 gennaio 1863. Segretario della Commissione permanente · delI a difesa generale dello Stato, rn marzo ,1863. Ministro dellfl marina, ·12 ap rile •I 863. Luogotenente generale (con tinuancio nella carica cii Ministro), 14 settemb1·c ·I 864. Esonerato da detta carica, e collocato a disposizione del J\Iinistcro della guerra, 29 settembre ·I 864. Comandante 1'8' divisione attiva, 40 giugno ·1866. Ministro de lla guerra, 22 agosto 48fi6. • Esonerato da detta carica, e collocato a disposizione del :(\finistero della guerra, 4 aprile 1867. . 4• Aiutante di campo effettivo di S. A. R. il Principe Umberto, 20 aprile ,1867. 1
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CAMPAGNR. ,t S48. - Decorato della medagli:i_ d'argento al valor militare per essersi distinto nella battagl ia di Gòito, del 30 maggio. ,1811,9. - Decorato della medaglia d'argento al valor militare per essersi distinto nella battaglia di Novara, del 23 marzo. ~ 859. D<icorato de ll a cro-;e di ufficiale dell'ordine militare di Savoia, per i distintissimi servizi presfati durante la campagna, come capo di stato maggiore della 4" divisione (Cialdin i). ,1860. - Decorato della croce di commendatore dell'ordioc militare di Savoia, per la ·molta intelligenza spiegata, come comandante la brigata Como, in tutto il corso della campagna d1 Ancona e bassa Italia. ·J 866. - Decorato de lla croce di Grande urtìciale dell'ordi ne inilifarc di Savoia, pcl valore dimostrato e per le saggie , d!sposiz!oni date nella giornata del 24 giugno, come comandante dcli 8 dtl'tSlOll~ nel 3° corpo d'armata (Della Rocca). DEPUTATO AL PARLAMENTO NAZIONALE nella 5", 60., 'i", S"', 9", ~ O" e H"' legislatu ra. Cessò ai vivi in Roma il '13 febbraio 1872.
iYfaR'l'INI CARLO,
•
Gerente.
L E
GRANDI
MANOVRE
DE L L'ANNO
1871
RAPPORTO LUOGOTENENTE GENERALE CONTE P IANELL
A S. E. IL ~lINISTRO DELLA GUERRA
Con dispaccio in data 26 giugno; N° 4080 (Ufficio ope1·àzioni 1nititari e G01po di stato maggio1·e), V. E. mi manifestà.va essere suo intendimento che nel mese di settE>mbre successivo , e per la durata di 20 giorni, avessero luogo, sotto la mia direzione, delle grandi manovre, alle quali avrebbero pr~o parte due corpi d'esercito, composti cfascuno di due divisioni ed una r iser va. V. E. m'invitava in pari tempo a fo rmulare un progetto sommario delle operazioni militari che i due corpi d'esercito avrebbero potuto eseguire . .Portando tosto la mia attenzione sul quantitativo delle truppe da V. E. indica temi , mi convinsi (in seguito ad interpellanza fatta ai comandanti delle divisioni terriANNO xv11, VoL. ,. 23
31H, • toriali da me dipendenti) rhe, senza temti ~li cornp~·omettere il scrriz10 nei presidii, si potern fai~e. mtel'_,·en1re alle manovro qualcl1e altro reggim ento fo n~erw. non che di caralleri a; e V. E., pl'esa in cons1d~nlz1o n~ uua mia proposta a tale rigual'do, mi_ an'.1unz1arn di ~rnr , disposto pet·chè le truppe dn mo 111<l1cate ~<_ll1:_e d1spo_nibili concorressel'o, con ulu·e tolte <la prcs1<_l1L non da me dipencl€'nti, a formare una 5a d~" isione cli ma~ona da nggi1tngcre alle quattro già unteriurmente clestmate. Datomi a s tudiare il terreno sul 1prnle lo 1:1an~vre si sarebbero pol11lc eseguil'e, la pi·ima c_o'.11bmaz1one che mi si pro;;entò ru naturnl_m_e1:1te :iuclla_<l1 lar n~uoYcre le une contro le altre le clms10n1 forrnlo dalle~ Lombardia e 11uello fon1ilc d,11 \'enclo, allo scopo di eqlrnrno.nle ripartire le rnurcir preYenti, c. . • Ma una tale rornhinazione, clic a,·1·ebhc latto cadere il punto d'incoutro tra Dergamo e Ilrçscia, prcSénln\'a serie difficollò: ljllCl!D regione; infatti, è _inlic>l'~n~<'nte coltìrnta a viti e perciò soggetta a gravi danm,_P- :'o~ perla da fo ltissima vegetazione, è tagli ata dn molt1ssrn11 c·mali O poco si presta al manoYrn rt> . E f)t1a11do anche fos~e lasciato il. piano pel' enlraro nelle valli Bren_1- ~ bana, s0 riana O C,wallint1, slll'ebbe P:ll' stato_ necessc1rt? salire molto in su per incontrare torse n~rno_l'e . coltivazione, ma cerlamente rnnggiori i11conve111c11ti d1 a.ltra natura. . · l Dopo un attento studio io dovetti conv1~~e:~i e ie il rnirrlior proge110 sarPbbo stato quello_cl iniziare 1~ operu:ioni tra il &I.ella cd, il Chiese, e d1 por:are_ fl?l successivamente i due copri d'escr·cilo vel'SO il 1l111cio su quelle alture che cosl m_irt1hilrnent~ si ~res~a~~ alle mn novre, e dovo l' espenenza degli m:11_1 ~c,0 1 :,l faceva presurne1·e che i danni sarebbero min_1m1. Questo progetto fu approvato da Y·, E_. , ~d 10 allo~a feci m imuamente riconoseere da ufticialJ. delle van e
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si
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3515
armi tulio il tencno su <·ui le operazioni si do,·e,·,rno , svolgere, tanto pPr lo stud io dclln posizioni mi litiu·i, quanto 1icr la scolla pl'evcnliva degli accampameuti, sollo il doppio p1111to di vìsta di risparmiare i danni , e di non conipromcttere ln salute delle trnppe. Anche il. tema ehc dovcY11 regolèlro l'ancla1ncnto dello operazioni, e le rnie proposte circa il rorn·enlramento delle truppe e l'impianto dc>i rnri scrrizi l'ice,·crnno l'approv«zione cli V. R; e i11 data 7 agosto 187 1 codesto }linistcro c>mettern le norme(' gli ordini relativi alla dc!initirn costituLionc dei <lit<' corpi d'csen;ilo, alla destinazione dei varii potsorial i, all'inipinnto di tutti i servizi e fìnalrnento alla di:;tribuzio11p delle carte topografi.che; agli nt(iciali. Le tr11ppe ginnscro nei pun ii di co ncentrnrnonto già etlottc dello nol'!ne · secondo le qnali esse <lornnrno regolarsi, ccl io mi limitai pi>rciò nel emanare col mio online del giorno genetalo, l'ì 1, q uelle disposizioni di dettaglio cli e non erano comprese uelle minislerialt istruzioui. Prima che i Corpi partissero dallo rispelli\'e guarnigioni'. io avcv,o fallo clistribuiro a~li ufflcinli un~ ri- 1/i;t produzione dell opll-;colo : le grn11d1 mcino1•rc, co lf ag- , giunta di alcune nuove raccomandazioni e di nna breve · istruzione sul scnizio dei (,i udici cli campo, cbc avea. ottenuta l'appronlziune dell'E. Y. Quantunque le ni..rnone 1100 do,·essero eflettivamenle aver princ:i.µio che il gi.or1 10 '1-1 sellcmbre, fil ~abilito che il conccntrarne11to delle tl'uppc incominciasse il giol'no iS per essere interamente compiuto il giorno 8. Tale provvedimcn Lo mi permise di passare successivamenlo in rivista tanto le divisioni, lIUanto le riser·,·e ' dei corpi d'esercito; i rispelli vi comandanti ebbero o..unpo di conoscere le loro truppe, almeno alcuni giorni prima di adoperarle sul terreno, e credo di non 1
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1
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t
356 ) errare asserendo che ciò àhbia non poco contribuito Ì a che tutto s ia proceduto,, in seguito, senza incag~i e senza ineonvenienti. Prima di intraprendere la descrizione delle fazioni, credo opportuno riportare i ;3eguenti documenti :
COMANDO GE NERALE DI
C OR P O
D' E S E R C ITO
IN
VERONA
ORDINE DEL GIORNO GENERALE N. 2
,1..,
,1
•
Affinchè le esercitazioni di quest'anno si acc?stino, per quanto possibile, alle operazioni di guerra, clieno luocro a svariate- combinazioni, che offrano mezzo ad og;uno di mostni.re, nella rispettiva sfera, la propria intelligenza e eognizioni militari: e riescano così ma~giormente proficue, è neces~,u~o c'.1e una g~an~le hberLà sia lasciata alle operaz10m dei due corpi d esercito cohtrapposti. D'altra parte è indispensabile che le. suddette esercitazioni si svolgano in una determinata zona di terreno, nel periodo di tempo assegnato, ed abbiano . termine dove è prestabilito. Onde conciliare questi vi ncoli colla maggiore libertà di azione, i due corpi d'esercito saranno considerati come distaccati da due eserciti supposti, coi quali
•
357
abbiano il legame e la dipendenza che avrebbero realmente in guerra. Il concetto generale che qui appresso s i espone contiene il tema delìe ,prime operazioni dei due corpi contrapposti. In seguito il generale rncaricato della superiore di- /.. rczione colì'inlervenire nel mocl o istesso che interver- / rebbero i ~omandanti in capo dei due eserciti, se 1 realmente v1 fossero, e col co rnunicare ai comandanti dei due corpi staccati le fittizie operazioni dei supposti eserciti principali, ne farà derivare nuovi. temi per le successive esercitazioni, ed avrà modo di guidare l'an- / <lamento generale di esse subordinatamente alle im- ,\ 1 yoste cond,izioni di tempo e di luogo . . Il concetto generale non si. propone come soggetto dt studio ; esso non è ideato che per limitare e guidare le operazioni dei due corpi operanti. Per meglio conseguire questo scopo, il genernle incaricato del.la superiore direzione si riserva inoltre di assegnare all'occorrenza ad una frazione di truppa di uno dei due co1·pi un supposto · speciale mandalo di passare effettivamente questa stessa frazione di truppa all'altro corpo come rinforzo ad esso sopraggiunto . Con questo alterandosi la · proporzione delle forze opposte, si avrà maggiore latitudine a nuove combinazioni.
e
CONCETTO GENERALE E TEMA PER LE PRIME OPERAZIONI
« Un p"oterùe esercito nemico, raccol~o nelle alte valli della Dra va e del]' Adige, accenna ad entrare in Italia pel Cadore colla prineipale part<i delle su~ forze,
,
358 e coll'altra suddivisa per la valle Sugana ed il piano delle Fogazze. . . . « Nolla lasciando supporre che il nemtco voglia mtranrcndere operazioni di sorta :,ulla destra dell'Adige, l'e~ercito italiano, occupali i passi alpini, si è concentralo in una posizione centrale col proponimento di bau.ere sepal'atamente le vane colonne nemiche o almeno nccettar battaglia colle proprie forze riuni Le. « T,r, operazioni mili tari essendo gi~ irnpe_g~r~le, . un corpo d'esf!rcito nemico, composto lh lr~ cl1v1s1001 ed una .riserva, da Trento irrompe irnprovv1sam enle per la valle del Chiese verso Anfo, che sì suppone non fortificata. « Per opporsi a questo inaspettato attac~o, si concentrano rapidamente su Brescia le truppe che si pos-· sono taccogliere dalla Lornbardia e si form~no in una divisione completa. Altra divbione e~ una riserva, pr:elevat.e dalle forze rimaste nel quad t1latero , si organizzano fra Desenzano e Lonato. Queste due divisioni e la riserva si costituiscono in un corpo d'esercito. « Scopo dell'aggressore è di attirare a sè _u na _frazione dell'esercito concentrato nel Veneto, unpn.dl'onirsi di .Brescia cd intercettare, ;;e viltorioso, le comunicazioni tra il Veneto e la Lombardia . « Scopo déll'eser-cito italiano è di impedire la occupazion e di Brescia, respin~ere il nemico su Trento, o. meglio, tagliare Ja sua linea cli riLi rata . , « Le poche truppe che sta.vano postate a _difesa dell'alta valle deì Chiese hunno ostacolata e ntarclata la marcia del nemico in modo che il giorno Vz seltembre e::;so è giunto ad Idl'O e Vestone, ed ha spinto li;t s~a avanguardia a Nozza; menfre che il corpo d'esercito organizzato a Brescia, Lonato e Desenzano ha le sue tr~ppe accampale a non più di olto chilometri innanzi a qt1este località, pronte a muovere al primo cenno .
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. .:
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35~ Colla di.visione · di Brescia vi sono· quattro squadroni di. cavalleria appnrtenenti alla riserva. - Durante le operazioni, le truppe s'intenderanno sprovviste dei mezzi occorrenti per valersi della fe rrovia o della navigazione sul lago di Garda. » Per lo sviluppo 'di quesro tema i comandanti gene- j \\ rali dei due corpi d'eserciLo sono interamente liberi ~ di manovrare secondo il proprio intendimento. Essi 1 possono riunire o dì vi cl ere ìe loro forze, conseguire prima l'uno che l'altro degli scopi prefissi dal terna , o anche adempirli contemporaneamente. Le loro operazioni si compinnno in quel numero di giorni che lo sviluppo del tema richiederà. I suddetti comandanti saranno solamente tenuti a comunicure giornalmente al generale incaricato della superiore direzione gli avvenimenti del giorno, le posizioni che le rispettive truppe occupano e ciò che si propongono di fare il giorno seguente. Fra un giorno e l'altro di uperazioni sA.rà Qfclinato, quando sia ~ossibile, un giorno cli riposo, che sarà impiegato a, studiare le operazioni compiute , farne l'esame critico e preparare le operazioni susseguenti. , Durante i1 giorno di riposo non si potranno meno- / 1 mamente alterare le posizioni delle truppe.
Il Luogotenente Gene1·ale PrANELL.
36 ·1
360
3° Le ore dalle '.2 pomeridiane alle 7 del mattino ! / successivo saranno considerate come ore di riposo. . f 4° Quando un comandante di truppe , durante un combattimento, credesse convenienle di togliere all'avversario la possibilità cli servirsi di un ponte, egli ~ovrà stab ilire sul ponte stesso uno degli appositi segnali che saranno distribuiti per cura di questo comando generale. 5° Il segnale non potrà tuttavia essere stabilito che alle seguenti condizioni: a) 11 nemico dovrà trovarsi a tale distanza da non poler impedire co' suoi fuoch i le supposte operazioni per la distruzione del ponte; e queste operazioni dovranno essere protette allo stesso modo come real.. mente si farebbe in guerra qualora se ne presentasse il caso . b) Al momento dello stabilimen to del segnale le truppe dell'occ_upanLe dovranno essere ritiraLe alla distanza voluta per evitare 'l e consèguenze che nel caso vero potrebbert derivare dallo scoppio di mine; il soldato incaricato di piantare il segnale doveà agire colle stesse precauzioni colle quali agirebbe il minatore incaricato cli dar fuoco . 6° Le operazioni necessarie per rendere nuovamente praticabile un ponte distrutto saran no comiderate come possibili a compiersi nello spazio di tre ore; epperò il segnale di ponte distrutto non potrà essere levato se non quando le truppe che vogliono operarne il passaggio si trnvino già da tre ore sul luogo e abbiano preso le disposizioni volule per proteggere efficacemente i lavori di ristaurazione. 7° I signori g iudici di campo si assicureranno che siano rispettate le condizioni stabilite nei numeri antecedenti. 8° Le piazze forti e le città presidiate comprese 1
COMANDO GENERALE DI
CORPO
--
D'ESERCITO
IN
VERONA
. ORDINE DEL GIORNO GENERALE N. 4
,!' l 1° Le truppe non prenderanr10 mai le armi prima /'•, i delle seue anlirnericliane, e non più tardi delle ore due/ )
I pomeridiane dovranùo trovarsi agli accampamenti. 2° Le fazioni di combaLtimento non dovranno ol;trepassare la durata di Lre ore. Epperò i signori comandanti generali e tutti i comandanti. di truppe inca.ricali della condona di una fazione vorranno procedere in modo da potet· ·dare al loro concetl.o un regolare svolgimento entro siffatto limite di ·, tempo; ma quando allo spirare dell e tre ore la fazione non si avvicinasse ancora. alla fine e non fosse neppure possibile di portarla prontamente ad un punto razionale di svil!!-ppo, i signori comandanti generali di corpo d'esercilo o di divisione, od anche (quando trattisi di combauimenLi parziali.) il più elevato in grado od il più anziano tra i due comandanti dei partiti opposti daranno il segnale del cessare della fazione ; i signori giudici di campo , recatisi a tempo sul luogo d'azione, prenderanno allora esatta cognizione delle posizioni rispettive dei due partiti, e decideranno, quando il loro intervento fosse necessario, quale dei due possa rimanere sul terreno occupalo, e quale debba ritirarsi per prtndere altrove posizione di accampamento.
B63
362
negli ordini del giorno o ne' miei rapporti sulle rrianovre degli anni scorsi. Anzitutto vi rammente rò, come fu eletto dal più gran capitl'lno del secoìo , che la pr.ima virtù del soldato consiste nel saper sopporlarc le fatiche e le privazioni; / il valore non è che la seconda. Voi dovrete , durante le poche settimane che saremo riuniti, accampare, eseguire lunghe rnarcie e forse affrontare taluni disagi, che saranno probabilmente resi maggiori dalle pioggie . Tutto questo però non sarà che in mini me proporzioni in rapporto alle fatiche, alie privazioni ed ai grandi pcri coìi della guerra. · Voi dunq~1e dovrnte indurare r1eìle fatiche e superare le diffìcoltù ·che sono inerenti a tutte le operazioni mi!itari anche le più sempli ci, coo la rassegnazione e la calma che derivano dalla eoscienza di esercitare la prima cl i tulle le virtù militari . D.ebbo, 'in seeonclo luogo, mettervi in guarcl ia contro delle opini oni fo rma le per opera di coìoro che nulla sannQ delle militari isliluzioni e· non hann o mai avuto occ..as ione di sperim entare le immense cl iffico ltà che , accompagnano il .rego iare funzionamento non :solo. c~i . 1 un gl'ancle esercito, ma henunche di una sola d1v1- I sione. I giovani militari i quali non hanno ancora \ nessuna esperienza e non hanno nneora avulo occasione cli sostenere responsuhihtù alcuna , uccellano facilmente quesle op inioni . Dico a questi giovani che la disciplina militare esige I che non si facciano cr·itiche . mal fondate su quelli t inconve ni en ti che spesso derivano da cause inevitabili ; da e~si ignorate; che chiunque riveste la milita.re divisa ed ha l'animo informato a sentimenti militari deve cercare con tulte le sue fo r:~e di riparare ocl allenuare gli inconvenienti suddetti anziché accrescerli con eleva,·e nuove difficoltà.
nel teatro delle operazioni saranno considerate come tali realmente, ad eccezione di Hocca d'Anfo, come già fo detto nell'ord ine del giorno I\ 2, epperò le poche truppe rimaste allualmente· in dette localilit dovranno regolarsi eome realmente farebbero in tempo di guerra, qualora le truppe del secondo corpo d'esercito (che rappresenta l' in vasore) si inno!trassero ne! raggio d'azio ne del presidio. Il comandante generale del ,1° corpo d'esercito, da cui s'intendono dipendere le truppe clei suddetti presiclii, potrà di~porne, entrn i limiti imposti dalla esig;niLà delle forze o dalle èsigenze del servizio, per farle concorrere a fazio ni che aYessero luogo nelle vicirianze del sito rispetti vam ente presi.cli alo. 0
Brescia, 3 settembre ·18711.
It Liwgotenente Generale PrAN'ELL .
COMAN DO GENERALE Dl
CORPO
D ' ESERCITO
IN
VERONA
~
ORDINE DEL GIORNO GENERALE N. 5 Ufficiali, Sott' Ufficiali e Soldati'! Alla vigili a d'intraprendere le nostre esercitazioni, trovo necessario di indiriz;w.rvi alcuni avvertimenti; e lo farò colle parole stesse di eui mi sono servito ·
•
·""'
364 Un ese rcito a che cosa si r idurrebbe se in esso ognuno facendo poco si riservasse il comodo ma pericoloso uffizio del sindacare? - Se il limite di un ordine del giorno lo permettesse vi potl'ei in poche lince, con la storia alla mano, fare u n quadro dei mali inseparabili dal terribile dramma che è la guerra e vi mostrerei che gli eserciti i megli o organizzati ed i più agguerriti in tutti i·tempi, sino a quelli in cui viviamo, non li hanno po tuto mai schivare ; con questa differenza che quando la vittoria sorride ad un esercito, le critiche cessano, e c.oloro che non si danno fastidio di appurare diligent.emcnle i fatt i, prima di giudicarli, credono che lutto vi sia proceduto senza il menomo inconveniente, con pochi sacrifizi, e minori danni; mentre che condannano ciecamente tutto quanto si appartiene all'esercito che ebbe la sventura di essere buttuto. Voi dun11ue vi mostrerete llleglìo infornrnl i delle ineYitnhih necessità della ,·ita militare e cercherete di comprendere e praticare tutto quello che contr ibuisce alla formazione del vero sp irito mili lare ; sarà questa la parte morale e la più importante· della nostra istruzione . Essa consi terà poi in quanto alle marcio nel funzionamento dei varii se rvìzii organizzati coma in campagna, nel trasportnre al seguilo delle t.rnppe il nurnernso, incomodo ma pure indispensabile carreggio, nel prendere gli accampamen ti e nel lernrli; consisle rà iuoltre nelle esalte ricognizioni, nel rné11·ciare colle precuuzion i di gue1Ta, con ordine e spcd·itezza ; nelle perlustrazioni, col coprirsi diligentemente in marcia e con un ben in teso sistema di avamposti nei campi. 1, Quanto alle fa zioni campali, la parre meno essenzi ale e meno proficua sarà il combattimento simulato, il quale non potendo dare risultati reali è per ciò stesso inverosimile. Per cui l'aLlenzione gcnerule vorrà esse re cli rclla di preferenza a quelle operaz ioni che
365'
precedono il combattimenlo stesso : .scegliere le posi- 1 zioni, occuparle con intcll:genza, disporne la difesa, oppure riconoscere quelle clell'anersario e prepararne l' attacco . Ecc.:o le coso c.: he si devono specialmente avere in mira nelle faz ioni . Il co mbattimento, ripeto, non sarà eh<' la parte complementare ; e du rante il medesimo ciò che sarà veramente istruttivo sarà il rnlatare su ciascun punto della linea cl i battaglia le condizioni del te rreno in rapporto co lle forze, per giudical'C da quale delle duo parti siano maggiori Je probabilità cli successo, e de:durne chi deve mantenersi nella posizione oceupata, clii ritirarsene ; e ciò, astrazione falla dal valore, che ha tanta parLe nei fatti cli guerra ..e che insieme con varie altre circostanze, le quali non si verificano che nel combaltirnento reale, ha spesso il po tere di far pendere la vittoria dalla parte meno numerosa e collocata in più sfavo revole posi zi one. Da quanto precede si desume chiaramente quanto sia inopportuno nei combattimenti simulati ogni soverchio calore o sopraeccitamento. Conquistare o perdC!'c una posizione, essere vittorioso o vini.o non può ) aYere la menoma importanza ; non è la Yilloria che si dere ouenere, ma l'istrnzione; non si tratta di fare prova di bravura, ma di giusto criterio, di militari cognizion i, di ordine e di cal ma.. E a questo riguardo mi rivolgo specialmente agli ufficiali pc!' prevenirli che di qua lunque di sordine derivante da un soverchio ardore, che in questa circostanza non mi asLerrò dal · chiamare puerile, i comandanti d'ogn i singolo rcpal'lo ne saranno diretta mente responsabili. Io conto s ulla buona volontà di tutti e quando questa sa}à man ifesta raccomando la massima. indulgenza. Per contro si userà somma severità verso coloro che mostrassero poco zelo, o creassero difficoltà, o sorgessero sindacatori, o dessero prove di animo fi acco o di poco spirito militare.
366 Per ultimo sappiano· tutti che queste esercitazioni. hanno pure per iscopo di sperimentare l'intclìigenza, lo zelo, l'attilud ine di ciascuno alla posizione che occupa, e che le infonnmioni ehe ne deriveranno sarnnno prese in seria con:-.id.erazione. Sforziam oci dunque di fare il nostro meglio e, senza sconfonarci per quegli inconvenienti che non potremo evitare nè Pf)rd1è rimanessimo inferiori a quel grado di perfezione, a cui pure dobbiamo aspi1·are, ci sia gràto compenso il eonstaLare quei progressi che corlarnento otlerremo. Brescia, addì 5 settembre 187,1.
Il Ltiogotcnente Gcnemte
----
J>IANBLL.
COMAND O GENERALE nr
CORPO
D'ESERCITO IN
VERONA
--='-~~
CRITICllE S[WANDHENTO DELLE MANOVRE
La critica cbe tutti, seeondo il proprio gL"ado e la rispetti va sfera di azione, hanno non solo il diri.tto ma il dovere di fare durante le esercitazioni, voi·rà essere sempre considerata co me divisa ·in dt1e parli , una delle quuli ri~uarda l'inosservanza dei reo·ol,:nncnti e u o . delle norme giù pubblicate per l' eseguimento delle , grandi manovre, o dei principii più elementari della
•
367 I.atti ca;. q nesta deve accettarsi senza riserva alcuna da coloro a cui. è direttR. ln quanto poi alla critica che riflette l'andamento generale delle operazioni militari o l'applicazione in grande della taLtica, questa vuole essere intesa ed acce!.Lata noIJ eorne verdetti inappellabili, bensì come argomento di studio e di riflessioni . Essa non infligge biasimo, non s'impone cli auloriJ;\, . ma si propone come mezzo ' di discussione nei con- '. vegni degli ufficiali, come soggetto di meditazione e nel fine esclusivo della comune istruzione. , E a conforto di coloro a cui, per soverc:hia susccttibil i li\ o -presunzione, non garbassero le os:,ervazioni ., loro dirette, dirò come le operazioni militari presentino molteplici soluzioni e dipendano da mille circostanze diverse che difficilmente si possono tutte antic.ipalamente conoscere ed esattamente valutare, e che di una opeGtr. ione eseguila se no scorgono facilmente i vantaggi e gli inconvenienti, non così di un'al1ra che sembri preferibile ·nella discussione astraila ma che non ha ' s'nhìto la sanzione della p1·at.ica applicazione . Soggiungerò ancora che se questo è vero nelle operazioni di guerra, è vertssimo nelle operazioni per sern plicc istruzione, innanzi alle quali restttno sempr-e intatti gli ostacoli che si presentano. Conchiuderò dunque che questa parLe dì critica non dovrà considerarsi co me titolo cli demerito o di ri mprovero per nessuno, e che percib chiunque mostrasse risentimento, o se ne adombrasse sollanto sarà meritevole di rimprovero od anche d1 punizione.
.
•
Il Luogotenente Genemle PIANELL.
369
368
FORlli\ZIONE E FORZ.l DELLE TRUPPE
FORZA
CHE PRESERO P ARTE ALLE GRANDI MANOVR E
~°Truppa
Riserva Coinand. Gener. Maggior Genera le cav. RIZZARDI,
FORZA
~
7° reggimen to bcrnl.! !lieri Lancieri di Mon tcbello . Cavalleggeri di L odi . Lancieri cl i F iren,,.c . . . . . . B rigata clel 7° reg~ imento artiglteria Brigata zappatori <1el genio . . · .
1° CORPO D'ESERCITO Oomand. Gener. Lnogotco . Gcncr. cav. LONGO~!.
TOTALE
1~ D ivis ione
Oomand. Gener. l\Ingg. Gener. cav. MAzii DE LA RocnE. 78 64
1056 796
56 57 7
841
262
3739
ç (l't reggimento fanter ia O
Maggior Gen erale
id.
1444 503
37 36
8 10
558 501 215 207
208
3428
•
1"' Brigata LANZAVECCIIIA DI Bun1 ( 75°
.
81 31
id.
20. Brigata
( 64° regg ime~to fanteria 71° id. id. Brigata del1'8• reggimento artiglieria . Col onnello
GADUTTI 01 BEST AGNO (
TOTALE
SOl 245
- -- ----- - --
2° CORPO D'ESERC[T0 (omand. Gener. Luogotenente generale cav. Cos1mz.
r~ ....-::
.,
,{i ;a E·~ 2 2 Divlslont" l ·:~·~ .,''·
F, ~
Comand._Ge11e1·. J.,uogotene nte Generale cav. C.rn1N1
1"' Brigata
1a Brigat<t
Maggior Generale L OlIDAI\DINI
63
I 5° r eggimento fanteria.
( 6°
icl.
icl.
50
.
940 976
Colonnello PASl
( 55° e 24° rcgg. fant. (2 hatt. } del 55°, 1 batt. del 24°) GAOBT { 72• rcg:giment-0 fanteria. . Brigata del 3° r eggimen to ar t iglieria . . .
. Maggior Generale
•
'
l 9° r eggimento fanteria l 77° id. id.
68 63
878
893
2" Brigata
20. Brigata
•
1 ~
3• Divisione Comand. (;rener. lfoggior Generale conte PONINSKI.
64 65
-
12 254
888 777
321
Colonnello 1 57° r eggimento fanteria "· V ANOOMl { 65° id. id. Brigata clel 9° reggimento ar tiglieria . . . .
--3897
TOTALi
ANNO
xvn, VoL. 1.
.
I s95 65 1 951 16 273
65
--;;13890
310
37t
-- -
0
FOH.ZA
Ufficiali Truppa
Riepilogo generale della Forza
4 • Divisione
Comand Uencr. Luogotenente Generalectw. DANZINI. 1• Brigata
5 17° reggimouto fanteria l 18° id. id.
Colo nn ello CASCCCl:SI Bo~c,
57 57
985
FOR ZA
___,.____
883
I
Uflìziali Trupp~
2" Brigata
Maggior Generale
( 47° reggimeuto fanteria l 59° id. id. Brigata del 4" reggim ento ar tiglieria . . . BOCCA
56 67 15
983 859 371
252
4081
- -- - --
TOTALS
.
--- - --
5• Divisione
846
55
923
65 10
911
239
1° r eig!m~nt? be~·saglieri . ,. Lanc1en di I!ogg1a, . . . . . Cavalleggeri cli Caser ta . . . .
65 30
1172 510
48
2 squadroni reggi mento guide . . 2 squadroni c:wallegged di Lucca . Brigata dol 5° reggililento artiglieria Bt·igata zappatori del genio . . .
10 12 14
554 223
190 325
9
162
5 54° reggimento fanteria
id. Brigata del 6" reggimento artiglieria
icl.
- ----261 3894 - -- ---
TOTAl,E
Riserv a
Gomand. gene1·. .Maggior Gener alo cav. MARIO.
•
Riserva
. .
' 2" Divisione .
TOTALB
'
™ 1 3136 •
I
592
262
3739
254 203
3897 3428
4001 4151 3631
277
3890 4081 3894 3136
4167 4333 4155 3324
261
188
.
ToTALK
373
252
'f OTALI
2°' B rigata
l G7°
1:
975
65 66
NED11,ll,
f 3. D/v!s!one . D1v1s1one . l Riserva . .
5 27° reggimento fanteria l 28° id. id.
Maggior Generale
'10 CORPO D' ESERCITO
) 4"' Divisio110 . D'ESERCITO } 5~ Di visiono .
1.. Brigata M 1GLIARA
219
•
2° CORPO
Coinand. gener. Maggior Generale cav. BorrAcco Colonnello
•
QUARTIERI GE'.:'!ERALI •
I
19161 264381 28354
372
373 5" DIVISIONE. - Idro. RrsERvA. - 1° reggimento bersaglieri; 1 batteria a ca vallo; ) Nozza 2 squadroni cavalleggeri Caserta; ' Brigata zappatori del genio. 1. batteria a cavallo; 2 squa dr·oni cavalleggeri Caserta; 4 .id. lancieri Foggia; ldro Equipaggio da ponte. Colonna viveri di nserva; ~ Vestone Colonna pane;
DESCRIZIONE DELLE FAZIONI
)
l
Giorno 11 settembre. La sera dell' 11 settembre le posizioni occupale dalle· truppe dei due corpi d'esercito erano le seguenti: 1° CORPO.
4". DIVISIONE -
Brigata Buri;
I due r,omandanti di corpo d'esercito, nel formare .. e disLribuire in tal ·modo le loro colonne, accennavano già cvidenlernenlt; alle operazioni che avevano in animo di eseguire il giorno 12 a svolgimento del terna contenuto nel mio ordine del giorno N° '.2 . Il comandante generale del 1° corpo , nell'incertezza del punto verso il quale il corpo avversario avrebbe portato il suo sforzo prineipnle, aveva dovuto riconosd~re la convenienza, per ogn i eventuulilà, di appoggiarsi sopra la posizione di Lonato. Affidando infatti la difesa cli Brescia ad un dislaccamento ch·e a tale scopo avrebbe occupato il colle di Sant' Eusebio, e concentrando la maggior parte · delle sue forze innanzi a Lona to sulle nlture tra Padenghe e Carzago, egli si ripromelteva i seguenti vantagg,i : ·1° Di pro teggere efficacemente la sua più breve e più importante comun icazione col quadrilatero e coll' e·s ercito principale. r1 2° Di minacciare la linea di ritirala del corpo nemico, nel caso che questo voh·sse gettarsi sopra Brescia per Val Trompia e per il colle di S. Euseb io. 3° Di poter fa.cilmerlle stendere la mano , sia per
2 batterie; 2 squadroni cavalleggeri Lodi; ·1 compagnia del genio; Brigata BesLagno ; . · Re~a~ 1 batteria; S. Eufemia.. 2 squadroni cavalleggeri Lodi ; 3" DIVISIONE - (Tra Carzago e Moccasina). . RISERVA 7° bersaglieri ; 2 batterie ; Padenghe 2 squadroni lancieri J:Iontebello. LaD(;ieri Firenze ;. . Boro·hes10 · . 0 · 2 squad1;orn lancien Montebello. 2 compag~)ie ?~pa~ori del genio; Colonna v1ven di nserva; Lonato. Colonna pane;
!
1
1
1
l ! l.
2° CORPO. 2• mvrsroNE . - (Con due squadroni guide) ~ Lra Nozza e Vestone. 4a DIVISIONE. - ( Con uno squadrone cavalleggeri·Lucca)> - Idro.
•
•
•
1
37,t la strada di Rezzato che per- quella ·di Sopraponte e Vallio, al distaccamento che sarebbe incaricato di difendere Brescia dall'Alpe di S. Eusebio. Ma oltracciò la distribuzione delle truppe del ·1 ° corpo d'esercito era stata suggerita da un'ahra considerazione; da quella, cioè, che per la conngurazione stessa del terreno tra il Chiese e<l il Mella, il nemico non ·avrebbe potuto intromettersi tra due colonne, delle quali una fosse tilla difesa di. Brescia, e l'altra tra Gavardo e Salò, se prima il nemico stesso non si fosse reso padrone di Gàval'do. Epperò il comandante generale del •I O corpo d' esercito diede per la giornata del ·12 le seguenti disposi-
z10m : ,1° La riserva (7° reggimento bersaglieri, 2 bat.terie e 2 squadroni sotto gli ordini del generale Rizzardi}, da Padenghe per la stdlda nazionale, si sarebbe recata ad occupare le alture di Santa Caterina sopra Salò all'altezza circa di C. Vallene. - Di là i due squadroni di cavalleria avrebbero spinte ricognizioni verso Sabbio e Barghe. · 2° La terza divisione ( Poninski) da Carzago per la strada cli Castrczzone e S. Faustino sarebbe andata a prender posizione sulle allure di Bocca di Croce, protendendo la sinistra verso Monte Covolo. 3° La brigata Bestagno (della 1" divisione) con · una balleria ed un ploLone di eavalleria da Rezzato per Gavardo si sarebbe porta(a ad occupare le falde sud-ovest di i\Ionte Covolo alla sinistra della 3" divisione. 4° I due squadroni di Sanl'Eufemia (meno il plotone addetto alla brigata Bestagno) avrebbero sorvegliato il terreno compreso tra Sant'Eufemia, la destra del Chiese e Gavardo. 5° · Il generale 'Mazé de la Roche colla brigata Buri 1
•
375 e 2 batterie avrebbe occupato fortemente il colle S. Eusebio, coll'incarico di difendere Brescia dalle colonne nemiche, che potevano avanzarsi per Barghe e Preseglie. 6° I due squadroni che il generale Mazé aveva seco avrebbero sorvegliato Val Trompia, spingendosi innanzi fino a riconoscere le mosse del nemico da quella parte. A questi squadroni si aggiunsero poi nella giornata stessa del 12 un bauaglione ed una sezione spediti dal generale Mazé a Gardone. 7° Sci squadroni (reggimento lancieri di Firenze , e 2 squadroni lancieri Montebello ), riuniti a Bedizzole, avrebbe,ro eseguite ricognizioni nel terreno tra Burago, la sinistra del Ghies.e e le alture. 1
•
Lo scopo che il 2° corpo d'esercito doveva proporsi nelle sue prime operuzioni era indicato dalle seguenLi parole dell'ordine del giorno generale N° 2 : « Attirare a sè una frazione dell'esercito avversario « ao_n centrato nel Veneto, impadronirsi di Brescia ed \..« intercettare, se vittorioso, le comunicazioni tra il « Veneto e la Lombardia . » Ma per raggiungere siffatto scopo il corpo d'esel'cito doveva anzitutlo sboccare dalle valli anguste nelle quali si trovava impegnato, ed il primo còrnpito immediato ch'esso doveva proporsi nella giornata del 12 era quello di porre l'avversario nella incertezza circa il punto sul quale si sarebbe portato l'attacco ptincip~le, riservandosi poi al giorno successivo di concentra.re la massima parte delle forze su quello sbocco che per condizioni topografiche e per la dislocazione delle forze avversarie sarebbe parso più conveniente. Questo fu H concetto su cui si appoggiarono le se... guenti disposizioni del generale Cosenz ;
I •
,,
376
377 1° Una colonna (2 battaglioni, ,1 s.quadrone ed una
batteria, sotto gli ordini del colonnello Filippone), da Nozza per foclrino aveebbe aecennalo a sbocéare per Val Trompia su Brescia. 2° Una colonna (2" divisione (Carini), meno le forze precedenti) da Barghe per Alpe di S . .Eusebio avrebbe minacciHto Val di Garza e Brescia. 3° Una colonna (la -1'' di.visione (Danzini) preceduta da una avanguardia di 4 battaglioni bersagl ieri 1 una batteria a cavallo e 2 squadroni} per Val. Sabbio doveva forzare le posizi.oni di S. Pietro-Gazzane, d'onde, impossessandosi poi di quelle cli 'formino, potrebbe scendere pee Val cli Chiese a Ponte S. Marco, oppure, costeggiando il lago di Garda, potrebbe portarsi a Desenzano. Il. cornanclanle generale del corpo d'esercito si era preoccupato della evidenle necessità di prevenire il nemico a Vobarno; epperò, mentre aveva dato ordine all'avanguardia di accelerare la marcia, egli aveva disposto che un reggimento della 4" divisione, da Idro per Treviso e Degagne, si portasse sopra Vobarno; scopo di tale movimento era quello di occupare a forza quel paese, nel caso ehe il nemico vi si fosse già stabilito, o di rinforzare le posizioni più avanzate che fossero già tenute dall'avanguardia. 4° Una forte riserva generale (la 5" divisione (BoLtacco) e sei squad roni di cavalleria) doveva poi prendere posizione a. Sabbio, d'oncle sarebbe accorsa il giorno successivo, o su Odolo, per fare il massimo sforzo all'Alpe di S. Eusebio, o su Vobarno per forzare le posizioni di 'formino.
•
.
Giorno 12 settembre~
•
I movimenti delle varie colonne, com'era prescritto · dal mio ordine del giorno N° 4, avevano principio alle ore selle ·del mattino . · Alle 8 3[4- i due squadroni (cavalleggeri Caserta) e la baueria _a cavallo dell'avanguardia del 2° corpo giungevano a Yobarno, è coll'estrema punta occupavano Pompignino ed il ponte sul Chiese. ' Press'a poco alla stessa ora, l'avanguard ia del 1° corpo (2 squadroni lancieri di &1 on tebei lo partiti da Be,,lizzole e una sez.:ionc- d'artiglieria della 3a di visione) prendeva posizione a S. Pielro, occupando coi pezzi 1' altura del cimitero e spedendo innanzi in ricognizione un plotone di. cavalleria. A sostegno di questa avnnguardia stava marciando """" verso S. Pietro 11!1 bauaglione del 6° fanteria. 1\:lentre la cavalleria dei due partiti si avanzava in - e'splorazione, giungeva a Vobnrno l'intero reggimen to bersaglieri del 2° corpo; ed il generale Mario comandante di quell'avanguardia decideva allora di portarsi innanzi. Uno squadrone e la batteria a cavallo marciarono su Gazzane e S. Pietro; il reggiruento bersaglieri coll'altro squadrone per la destra del Chiese si diresse su Pompigc1 ino, e lasciato ivi un battaglione, sfilò col resto sul ponte poco efficace men te battuto dai due pezzi in l:iattèria a S. Pietro e si portò a coronare le altul'(~ ad ovest di Gazzane unitamente alla batteria a cavallo. La superiorità di forze che in tal modo l'avanguardia del 2° corpo poteva allora spiegare su quel punto, indusse un giudice di campo a richiamare 'l' attenzione del comanclanle l'avanguardia del 1° sulla difficile situazione in cui si sarebbe presto trovato; e
378 quel comandante s1. decise subito ad abbandonare S. Pietro. La ritirata dei due squadroni e della sezione trasse a rétrocedere anche il battaglione del 6° che appunto allora arrivava; ma accorsero in sostegno di queste truppe due altri battngli oni del 6° fanteria e sei compag~1ie del ti°, mentre sei pezzi d'artiglieria della stessa divisione Poninski avevano già preso posizione sulle alture di Liane . .Così rafforzata, l'avangmFdia del i1° corpo polè ri prendere l'offensiva stendendo la sinistra sin presso la riva del fium e e riuscì a riconquistare la posizione di S. Pietro. Vedendo lo sviluppo che _andava in tal modo prendendo l'azione, il generale Poninski, mentre tratteneva il rimanente della brigata Aosta (6 compagnie) a sostegno delle truppe già impegnale, mandava la brigata Gabet a prendere posizione presso Caccavero per opporsi ad un possibile movimento girante del nemico·; ed iq pari tempo il comandante generale del corpo d'esercito faceva avanznre la brigata Bestagno sin presso il ponte di Pranclaglio sul quale sin dal mattino era stato collocato per ordine suo il segnale di ponte distrntto. -Giungevano frattanto in rinforzo dell'avanguardia del 2° corpo quattro compagnie del '18°, il 59° reggimento e una batteria di artiglieria (divisione Danzini); e queste truppe già si disponevano a: nuovamente attaccare la posizione di S. Pielro, quando fu dato il segnale di cessare la rnanovra. La · distanza a cui si Lrovavano in quel momento le truppe dei due' partiti era taolo piccola che i giudici di campo credeltero di dovere intervenire; e viste le forze considerevoli che il 2° corpo slava per mettere in azione, grazie all'arrivo della ,1,a divisione, decisero che la posizione di S. Pietro sarebbe rimasta aìle truppe del 2° corpo .
•
j
379 Conseguenternenle a questa decisione le truppe del 1° ripiegarono a prender_e posizione sulle alture di Li ano.
:Mentre suécedevano questi fatti, la 2" divisione (Carini) s'era mossa essa pure alla ricerca del nemico. La colonna Filippone entrava alle '10 antimeridiane in Lodrino, dopo aver respinte le ve iette del partito avversario che s'erano avanzate sin là, e procedeva poi sin presso 13rozze. Il rimanente della divisione, giunto all'altezza di Odolo, s'era diviso in tre colonne: que!la di destra s'era incamminata su Aguosine e S. Giorgio, quella del centro su Binzago, Lino e le Camere, quella di sinistra su Gagnatico e ~fonte Ere. Il generale Mazé dal canto suo aveva disposto, per la giornata del rn, che la maggior parte delle forze di cui disponeva andasse ad accamparsi presso Noale, ,e che due soli bauaglioni del 6,1°, con una sezione d'artiglieria ed un plotone di cavalleggeri di .Lodi, proseguissero sin P,resso il conLraffor·te cli Rocca di Bernacco ed accampassero ivi con avamposti all'altezza . di Mon te Ere. Grnnto all'Alpe di S. Euseb io qrn~sto dislaccamcnto trovò che gli esplorntori d'avanguardia della colonna centrale avver-saria avevano già messo piede al valico di Rocca di Bernacco. Il comandanle del diswccamento, sorpreso del fono, ne spedì subito avviso al generale ~fazé il quale, re' catosi sul luogo, si decise all'istante di respingere la cavalleria nemica, occupando eolla fanteria e coi pezzi a ciò destinati la posizione di Rocca di Berna eco; e poichè le batterie dell'avversario messe in posizione e le varie sue colonne rnoventisi sui :fianchi gli facevano supporre un scrio attacco, chiamò a S. Eusebio le truppe che dovevano accamparsi al piede della salita pres~o Noale.
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38,J:
Grazie a silfaÙe disposizioni il generale Mazé potè trattenere a Binzago e Lino le lruppe avversari.e della colonna centrale; ma frattnnto le colonn.e laterali del generale. Carini, che non avevano trovalo alcun ostacolo alla loro marcia, s' eran spinte in Val cli Oarza quella di deslra e in Val di Yallio quella di sinistra. Quest'ultima poi, occupato Oriolo e Somagro , ruppe il filo telegrafico che la brigala del genio del 1° corpo aveva stabilito tra l'Alpe S. Eusebio e Gavardo pel' la Val di Vallio; e così, spuntata alle uli, e rotte le sue comunicazioni con Gavardo, la posizione di S. Eusebio era già seriamente compromessa al termine delle operazioni delia giornata.
Ma il generale Longoni volle tentare di contrastare all'avversario lo sbocco dalle strette della valle; e non potendo, per ragione di distanza, occupare Vobarno, si accontentò cl i prevenire il nem ico a S. Piet1·0. Ora le ulture di S. Pietro non costitmscono una efficace posizione se non ri legate colle alt.uro di Gazzane; ed occupando le prime bisogna va pure occupare le seconde; e per mandare ad effetto quella presa di posizione bisognava far ava!)zare tutta intiera la divisione: Poninski sopra S. Pietro-Gazzane e farne appoggiaee la destra da una pat'Le almeno delle truppe della riserva destinate a Santa Caterina. Infatti la brigata Gabot a Caccnvero non poteva avere alcuno scopo sino a che il nemico non fosse shoccato da Gazzane, e la posizione di Santa Caterina, già forte in se stessa e perfettamente sicura sino a che il nemico non fosse presso a Salò, poleva essere sufficientemente occupata oon qualche battaglione e pochi pezzi. le alture di Gazzane non occ npatc dalle truppe del 1° corpo lo furono ben presLo da qùelle del 2°, le quali impadronitesi poi di S. Pietro, ebbero così assicurato lo sboceo principale nella valle; e mentre la brigata Lombardini si trovò sola impegnata contro il nemico che ingrossava, la brigata Gabet a Caccavero e la riserva a Santa Caterina, se ne rimasero inoperose.
Ossea·va'j!ioni.
Gl i ordini dati per questa prima giornata dai <lue ·comandanti genf:'rali di corpo d'esercito rivelano un giusto apprezzamento dei caratteri militari de lla zona di terreno in cui dovevano svolgersi le operazioni; ma la distribuzione delle forze e le posizioni occupate possono dar luogo alle seguenti osservazioni: La posizione scelta dal comi}ndante generale del 1° corpo d'esercito tra Bocea di Croce e Monte Covolo era senza dubbio la migliore ad occuparsi per coprire la zona di co lline che si stende a sud di Salò ·tra il lago di Garda ed il Chiese; quella posizione, appoggiata a destra alle alture di Bocca di Croce ed a t sinistrn ulla massa inaccessibile di Monte Coyolo, e provvista sul fronte di uno spalto coperto e ripidissimo, avrebbe permesso alle truppe del ·1° corpo di contrastare effica<.:ernente alle colonne nemiche sboccate da Vobarno e S. Pietro il procedere per Val . . di Chiese. •
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Sarebbe stato necessario che tra gli incarichi affidati alla brigata Bestagno, fosse stata compresa l'oc-· cupazione di Sopraponte e Montemagno. Quell'occupaziorw, oltre a proteggere efficacemente la posizione di Gavardo, della cui importanza il generale fongoni s'era giustamente preoccupato, avrebbe pure rilegate tra loro le posizioni del ,1° corpo sulle due rive del Chi ese, rafforzata la posizione del ge-
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382 nerale M:azé, e assicurata la comunicazione VallioGavardo. Gli ordini dati per questa g iornata dal comandante generale del 2° corpo d'esercito rivelano quanto gli premesse di impadrnnirsi della posizione cli S. PietroGazzane per assi curare alle sue · colonne lo sbocco dalle streLle della valle; ed il generale Mario portandosi innanzi non appena, gli giunse il rinforzo dei bersaglieri mostrò cli comprendere l' importanza degli ordini ricevu.Li. Se non che la disposizione data di far marciare l'intiero reggirnenlo bersaglièri per la destra del Ch iese su Pompignino e di far poi sfilaee sul ponte i tre battaglioni desLinati a Gazzane poco mancò non mandasse a male l'intiera operazione; giacchè il terreno circostante al ponte di Pompignino è completamenle dominato dall'altura cli San Pietro; e se l'artiglieria del 1° corpo, che già si trova va su quell'altura, fosse stata meglio collocala e avesse agito efficacemente, i bersaglieri non avrebbero po tuto sboccare dal poni.e a meno di gravissime perdile . Ove poi foss e riuscilo alle truppe del 1° corpo di sorprendere o distruggere il ponte i bersaglieri del generale Mario sarebbero stati paralizzati per buona parle almeno della giornata, e l'occupazione delle alture di Gazzane avrebbe dovulo essere .rimandata all'arrivo della 4"' divisione . Sarebbe certamente stalo preferibile che un battaglione solo di bersaglieri avesse marcialQ per la riva destra, - e g!t· altri tre si fossero tenuti sulla riva sinistra, dove, oltre a non correre il pericolo accennato poc'anzi, essi avrebbero trovata una stra.da che li avrebbe portati a Gazzane per le allure sempi·e al coperto dai tiri di San Pietro . L'occupazione di Gamme sarebbe Jstata così assai
383 meglio assicurata <~ avrebbe potuto compiersi con magg iore celel'ità. II primo abbandono della posizione cli San Pietro per parte delle truppe del ,1° corp'(l si dovette, come s'è vist?, ad u n'osse,·vazione di ~m giudice cli campo ; C:fUell' ossel'Vazione era appoggiata alla superiorilà di for:ze che l' avanguardia del 2° corpo pote va spiega re . m quel momento ; ma sarebbe cert11.mente stato meglio il r isparmiarla e lasciare che l'azione a vesse il suonaturale sviluppo, moìto più che appunto allora stava arrivando in sostegno dell'avanguardia del ,1° corpo -un battaglione di fanteria. Il comandante di quest'avanguardia fu poi troppo pronto a ritirarsi; se i:t\'esse invece l'ettificata la posizione de'suoi due pezzi in modo da battere efficacemente il ponte, egli anebbc po Luto ten ere la posizione sino all'arrivo del battagìione di fanteria già poco di scosto . L'abbandono definitivo della posizione di S. Pietro per parte delle truppe del ,J " eorpo al Lermine · della giornata fu dovuto ad una decisione dei giudici di campo, appogg inta anch'essa s ullo squilibrio tra le .forze dei due partiti in presenza su quel punto . Sembra dubbi.o che tale decisione fosse abbastanza fondata, poiché infatti. i giudici tennero calcolo delle truppe della divisione Danzin i, le quali, quantunque vicine, non erano ancora g iunLe sul luogo. Se al termine della giornata la posizione di S . Eusebio si trov.ò già così seriamente compromessa, ciò dipese non solo dal non es~ere stato occupato ì\1onte l\1agno, n1<1 altresì dal non· a vere il generale ftiazé provveduto contro la possibilità di un movimento nemico sopra · Val di Vallio; e se le colonne laterali del generale
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384 Carini conti nuarono forse a marciare oltre l'ora prescritta per il termine delle operazioni, non è men vero che esse non trovarono alcun ostacolo alla loro marcia. Il taglio del filo telcgl'aflcQ fu indubitatamente cffottunto nelle ore riservate al riposo delle truppe; ma questa circostanza non spi()ga eome il carro-stazione della brigata del genio abbia potuto essere scqueStl'alo , giacchè quel carro aVl'el>be sempre dovuto esser protetto da una c:onvenienlc scorta .
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Per le truppe del 1° corpo d'esercito le operazioni del '13 non potevano essere che una continuazione di quelle del giorno antecedente, e la loro missione in caso di ritirata no11 poteva consistere se non nel difendere e cop r·ire le po sizioni successive che uvrebbero incontrate sul terreno collinoso compreso lra il lago di Garda cd il Ch iese a nord di Lonato. Le notizie giunte dall'Alpe di Sant' Eusebio aYeYano indotto il generale Longoni: a premunirsi contro la possibilità cli un allacco di fianco per la valle di Vallio; e la brigo La Bestagno a vcva perciò collocali sulla sinistra del Chiese, dirimpetto alla vallnta, due battaglioni ùel 6.i con una sezione di artiglieria, e sulla destra del fiume, all'altezza cli C. Bozzina, l'allro battaglione dello slesso rc-:ggimento . 1
Giorno 13 settembre. Padrone ormai della posizione di San Pietro, e sicuro che la superiorità di fo rze d.i cui disponeva a Sanl'Eusebio gli avrebbe dato il pieno possesso della comunicazione Yallio-GavanJo, il comandante generale del 2° corpo d'esercito risolvette di adottare per linea principale di operazione la strada Vobarno-Gavar<lo. Le disposizioni <la lui emanale per la giornata del ~ 3 furono le seguenti : La t>" divisione rimasta in riserva a Sabb io si sarebbe porlHla innanzi so pra \'obarno e Gazzant. La 4" divisione avrebbe occupala difensivam ente, in unione alle truppe dell'avanguardia, la posizione San Pietro-Gnzzane, sinchè, giun la la 5", si sarebbe intrnpreso l'allar.co delle posizioni di Tormino e Casseniga Due ballaglioni della 4" divisione per nrandalc e Mezzane, sulla riva destra del Chiese, si sarebbero portati ·verso il ponte di Pranclaglio. La 2°' divisione, rinforzata da un ballaglione della 5a · e da uno squadrone di cavalleria, avrebbe altaccato il nemico a Sanl'Euscbio e cercato di rendersi completamente padrona della strada Vallio-Gavardo. · I cinque squadroni rim asti in riserva avrebbero marciato alla coda della 1:? divisione.
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Al principiare della fozione la brigata Lombardini dalle alture cli Liano, dove si er-a ritirata il giorno prima, si avanzava. immed iatamente all'allacco del nemico a Sa.o Pi elro; ma il generale Danzini aveva già radunalo co lit la sua intiera di\·isione, nonché le truppe dclln risel'va, e gli fu facile respingere quell' attaceo. Hiunite ailora sulle alture di San l' ieleo le tre batterie dell a sua divisione e la prima batteria a cavallo, e rinforzato eon un altl'o battaglione il distaccamento che già si trovava ::;ulla destra del Chiese, a l\Iandale e irezzanc, il generale Danzini potè inizia.re u sua volla il movimen to 'innanzi ; la br igata. Lomhardini , balluta di. fro nte dal fuoco delle artigli erie e clisturbatn. sul suo fian co sinisteo dai tiragliatori che si avanzavano lunO'o la ri ,·a dcstrn del Chiese, fu costrella a continua:·c la sua ritirata fin sulle alture di Torrnino, dove, prendendo posizione, polè collegarsi verso destrn colla brigata Gabet, di cui un battaglione s'era porlalo a.d ANNO XVII, YOL. I.
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occupare Sant'Anna, minacciato pure, ma debol1,1enle, dal generale nanzini. Giungeva frallant~ n Sa bbio, a rinforzo delle truppe .· d.el. 2° corpo, la 5a divi sione, e andava a disporsi a sm1stra della 4," cli fronte a Sant'Anna e CaccaYero. . Il comandante clell'al'Liglieria del 2° corpo cl' esercito, collocate allora due ballerie della 5" divisione sulle alture di Gazzane, dava ordine clte l'allra batteria e la 2" a cavallo si portassero all'estrema destra della posi:-ione di Sau \lielro, accan to alle <1uattro giù collocatcv1 dal generale Danzini per battere ins ieme la posizione di Tormino. E così, mentre la 5" divis ione inizia va il suo auocco contro Sant'Anna e CaccaYero, il generale Danzini concentrarn. tutte le sue fol'ze contro l'ala sinistra dell'avversario.
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La divisione Poninski ( 1° corpo), costretta allora ad abbandonare la strada cli. Villanova, nonchè le alture di Tormino e Caccavel'o, e minacciata seriamente nella sua linea cl.i 1·itieala, rice,·eue ordine cli ripi ega.t·e su Bocca ~h Croce e Soprazzocco, dove la brigata Bestagno s1 sarebbe portata ad assicurare la sua sinistra. . Le ll'll~pe della. r iserva del 1° corpo , in posir.ione s in dal giorno prima a San ta Caterina e Villa, erano ri~astc sino allo!'~ inopel'os~; ma una ricognizìone spedita all e 9,30 d1 questo gwrno 113 avevn annunzialo dapprima it movimento del nemico verso Caccave1·0 e poi Ja ~·itirata clella brigala Gabet. Il generale Rizzardi con s tava g1.à per avanzarsi allo scopo cli proteO'O'ere 00 una rnos~a ?11? nsiva la ritir~lta di quella J)l·ignta, quando s1 udi Il segnale per 11 cessare del co mbauime_nto, e la sua azione si limitò quindi a pochi colpi di n annone. •.
387 Non a!Lrimenti a vcvano proceduto le cose all'Alpe di SanL'Eusebio; le posizioni occupate il giorno prima dalle trnppe del 2° corpo in Val di. Garza e in Val cli VaHio costitui.vano al generale ~fozé una siLUazione delle più pericolose, e gl'inclicavano chiaramente come inevitabi le la ritirala su Brescia . Il comandante generale del 1° corpo d~esercito aveva pure giuélicalo iu egual modo quello stato di cose; e, temendo che la colonna del gene1·ale i\faz6 potesse JHÙ tard i essere pt'esu i'n mezzo tra le truppe nemiche, che l'anebbero inseguila, e le altre che potevano scendP.re per la strada Gavardo-Rezzato, spedì ordine al genernle i\Iazé nel la sera clel 12 di nITitlarc ln difesa di B1·escia alle forze del presidio e portarsi per la via più brere a Ponte San )!arco sulla sinistra del Chiese. Liberatosi pel' tetnpiss irno cli tutti i CflITt-viveri, e lasciala una retroguardia prima all'Alpe di Sant'Euscbio, poi al punto dorc il toneule Garza incontra la strada di Caino , il gcneru !e Jlaze fece iniziare nllc 7 e for:;c prima il suo movimenlo di ritirai.a su Nave e Ponte San .1tìareo, mandando l' at·tiglicria. e i carri per la via di Brescia e la fanteria per quella traYersale di Bolli ci no . An che la colonna di Val Trnmpia (coìonnello )Iontù) ebbe orcline dal generale l\Iazé dt ritirarsi su Brescia e di lù su Ponl(~ San nra1·co ; costretta a fornw.rsi ad Iosino e Gardonc per trattenere il nemico che incalz~rn, ecl inseguita poscia sin presso Concesio, questa colonl1l\. polè di lù continuare senz'altro molesti.e la sua mareia in ritirata. Visto l'approssimarsi dell' ora fissata per porre tormmc ai movimen ti della giornnla, il generale Maz6 si decise di soslare per la noue a Rezzato e Sanl'Eufemia, assegnando la prima di queste località alle truppe che
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388 aveva condotte seco dall'Alpe di San L'Eusebio, e la seconda alla colonna J\IonLù.
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Tra Yolciano, San Pietro e Termino. 5" DIVISIONE. - Sa lò e vicinanze. R.rsERVA . Presso la struda Vobarno-Yillanova, all'allezza circa del ponte di Prandaglio. Brigata zappatori del gen io - Pompignino. ,V" DIVISIONE . -
Il generale Carini aveva frattanlo riuniLe in Val di Caino le tre coìonne del grosso della sua divisione; l'ordine che egli aveva ricevuto era di non perdere di visla l'avversar:io che aveva di fronte, e, ove questo si ritirasse verso Brescia, di scendere egli stesso su Vallio per quindi riunirsi al reslo del cor.po d'esercito . Ma la celere marcia dell'avversario trasse il generale Carini a scendere sin presso Nave per averne notizie, e così l'int.iera 2" divisione (meno la colonna Filippone, che rimase in Val Trompia) prese posizione quel giorno tra Caino e Nave.
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Ossea•vazaoni.
Le posizioni occupate dalla brigata Lombardini al principio della fazione, di fronte al nemico ?ià pa~ drone di San Pietro e , Gazzane, dovevano cons1derars1 deboli e pericolose. Il generale Longoni, che aveva giustamente app~·ez: zato un siffatto stato di cose, iniziò le sue operazioni coll'atLacco di San Pietro; ma oggi, più ancora che ieri, dinanzi al nemico che ingrossava, bisognava far con.correre a quell'attacco un 1.naggior numer9 di forze, richiamando da Cacca vero la brigala Gabet, e facendo entrare per cempo in azione la colonna agli ordini . del generale Rizzardi. La brigata Lombardini, rimasta sola, non poté rmscire nell'attacco , e fu respinta da San Pietro. Costretta allora a ritirarsi Jinanzi al nemico in buona posizione, si trovò espo sta al fuoco di numerose ar: tio-lierie; ed avendo poscia questa brigata protratta d1 tr~ppo la sua resistenza nc~lle posizioni _cli Li ano e. di To.rmino il nemico, che già ave1,a spiegato due m' . . . -tiere divisioni, ebbe agio d'incalzarla da vrcrno e m1nacciarne l'ala sinistra per modo che la sua ritirata sarebbe stata assai seriamente compromessa, se, giunta l'ora per il cessare del combattimento, il suo~o _dell~ fanfara non avesse posto termine alle operaz10m de1 .due partiti.
Ecco ora la dislocazione delle truppe dei due corpi d'esercito alla fine di questa giornata : 1° CORPO.
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Colonna Buri - Rezzato. Id. Montù - Sant'Eufemia. 'Brigata Bestagno - ~Iocasina. 3" DIVISIONE. - Tra Carzago e l\focasina. RISERVA. 7° bersaglieri; Brigala d'artiglieria ; Padenghe. 2 squadroni lancieri J\fonLebello; Lancieri Foggia; Borghesie. 2 squadroni J\fonlebello ; Brigata zappalori del genio Carzago. 1 a DIVISIONE. -
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2° CORPO.
2" DIVISIONE. - Caino e Nave (meno la colonna Filippone ad Artignaga).
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390 Come s'è visto, la colonna laterale sin isuia della 2" divisione era gi.à scesa sin dal giorno Hl in Val di ·Vallio; una ricognizione che da questa colonna fosse stata spedita verso Gavardo nella sera stessa del 12 o nel mattino del 13 non avrebbe dunque tardato molto ad incontrarsi colla brigata .Bes tagno, che si trovava appunto tra Gavardo e Vi llanova, ed avrebbe potuto dare al generale Carini la certezza che una sola brigata della di visione ~fozé gli stava di fron te . Ad ogni modo, anzichè scendere eo-li stesso su Caino ·1 o ' 1 ge~1erdle Carini, nppena accortosi, la mattina del ,13, 0~1e 11 ~~o av~1 ersario aveva abbandonato le posizjoni di . Sant Eusebio, avrebbe dovuto farlo inseguire da una . brigala, ed affrettare intanto coll'altra la sua marcia per Val di Vallio su ,G avardo. Giungendo a G~vardo la . giornata stessa del.13, egli avrebbe ottenuto 1 seguenti vantao·o·i: 1° Qu!)llo di seriamente m in:iciare l'ala sinistra del 1° eorpo d'esercito in ritirata . 2° Quello di poter manovrnre sulla riva destra del Chie~e e intromettersi tra il grosso del ,t O cor:po d' eserclto e la colonna del generale ~Iazé, realizzando appunto il pericolo che il generale Longoni aveva tanto, temuto. 1
,Giorno 14 settembre. La gi_ornata d~l ·1 ~ destinala al riposo delle truppe· .fu spec1a:lmente 1mp1egata in ricognizioni di cavalleria. Il .comandante generale del 1° corpo d'.esercito se n:' valse tuttavia - largamente in!erprelando la facoltà eh rettificare, nei giorni di riposo, le posizioni delle truppe - per richiamare da Rezzato e Sant' Eufemia a Ponte San Marco tuLto il distaccamento del generale i)fazé. 1
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In questa stessa giornata del '14 la brigata zappatori del 1° corpo eseguì parecchi lavori, fra i quali una batteria per 8 pezzi della lunghezza di circa m. 66 in una po?izione difensiva presso il castello di Drugolo.
Giorno 15 settembre. Per la mattina del 15 il comandante generale del 2° corpo d'esercito dava ordine che la 5" divisione prendesse posizione sulle alture tra Villa e Vallene; · .La 4.. si raccogliesse a Volciano; I bersaglieri con una batteria a cavallo a Soprazzocco; e che numerose ricognizioni di cavalleria si spingessero innanzi per tempo a prendere e mantenere il contatto col nemico. Contemporaneamente la 2a divisione (meno la colonna Filippo ne) da Caino per Val di Vallio doveva portarsi su Gavardo. AlJe 9 1(2 doveva poi iniziarsi il movi mento innanzi . La 5" divjsione si sarebbe posta in marcia sulla .s trada di Desenzano e si sarebbe fermata verso Manerbe. La 4a per Caccavero e Puegnago si sarebbe diretta a Polpenazze. I bersaglieri da Soprazzoceo per Puegnago si sarebbero portati verso Sojano: La ~" divisione da Gavardo avrebbe proseguito per Cas!rezzone, mandando tuttavia un reggimento e u na batteria in rin forzo ai bersaglieri . Queste operazioni u vevano per iscopo d'incalzare l'avversario e dargli battaglia se avesse preso posizione per opporre resistenza . La colonna Filippone, portata a 3 battaglioni di fan1
M2 teria, ·I balleria e due squadroni - doveva frattanto proseguire per Val Trompia su Brescia.
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Dall 'altru parle il comundante generale del 4° corpo d'esercito aveva disposto che le trnppc ai cli lui 0 1·dini si portasse ro ad occupare la mattina del 45 le forLi posizioni di Drugolo dalle quali avrebbero potuto ritardare la marcia del nemico, coprire le comun icazioni con Pescltiera e stendere in pari tempo la mano ulla colonna elci generale Mazé. Le posizioni assegnate alle diverse truppe ful'Ono le seguenti: Alla riserva (generale Rizzardi} le altu re di Chizzo-
line, meno un batlaglionc bersagliel'i e una balleria a monte .\rzago. Alln brigata Best<:1gno le altme D sucl ovest di Arzngo che dominano tutta la pianura ad occidente. Alla 3" divisione (Ponin ski) le alture presso Madonna delle Selve, con un battaglione ai Cappuccini. Ai lancieri di Firenze la pianura sino alla strada Carzago-Lonato. Ai lancieri di Monlebello la strada tra Padenghe e )Iadonna delle Selve. I movimenti delle varie colonne del 2° corpo furono eseguili nn po' lentamente sia per attendere il risultato delle ricogn izion i spedite su tutto il fronte sia per dar tempo alla '.2" divis ione di effettuare la sua mareia da Caino; - e le operazioni delln giorn ata tra il Garda cd il Chiese si limitarono qui.ndi eia una parte e dnll' altra alla presa di posizione ed a ricogn izion i di cavalleria. T1 comandan te generale del 1° corpo d'esercito aveva credulo ch e una intera divisione nemica da Caino si fosse portala su Brescia - per avanzarsi poi, di lù,
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verso Rezzato ed il phi esc contro il generale Mazé; aveva quindi dato ordine a questo generale di far eseguire, nella mallina del 15, grandi ricognizioni di cavalleria nel terreno compreso tra Brescia ed il Chiese da ~fontechìal'i al ponte cli Belloletto, e di distruggere poi i p·onti sul Chiese e concemraL·si in luogo opportuno non appena fosse venuto in cognizione del punto dove il nemico volesse tentare il passaggio. Come si è visto, il comandante generale del 2° corpo d'esercito non aven. inviato su Brescia che la colonna 1?ilippone. Quesla colonna, avanzatasi la mattina del .W su Brescia, avera facilment e respinte le poche truppe del presidio ( 175 ba ionette e 55 cavalli ) che tenevano occupati gli sbocchi <li Val Trompia, e s'era impadronita di Bol'go ))illc. Se non che appena oltrepassato il borgo si tl'Ovò esposta al fuo co dell'artiglieria della difesa (una bat- · teria} stabilita al castello - e fu costrclla a fermars i; - il colonnello Filippone fece immediatamente co llocare in batteria due pezzi sullo stradale per con trobattere il castello, ma il loro fuoco non poteva essere efficace; - cercò cli far occupare le colline che prospettano al castello a nord-est; ma non fu trovata nessLLna strada praticabile all'art iglieria; - e siccome frattanto l'artiglieria della. difesa continuava il suo fqoco, il giudice cli campo che accompagnava la colonna Filippon e, giudicò che le truppe· d'altacco non polevanÒ n.vanzar$i più oltre. Ri escì finalmente n<l un batLaglione di inohrarsi entro il letto del torrente 1'; arza, allora asciutto, e di penetrare in città pe r porta Pille. La fanteria del presidio corse allora a rinchiudersi nel castello, e la poca cavalleria, ritiratasi nel quartiere, fu dichiarata fuori <li combattimento.
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A questo punto il colonnello Filippo@ in_Li1:1ò la resa· al castello ; ma il comandante del pres1d10 (colonnello Galli), giudicando il castello an:'ora inl_au? ~ se~• tendosi in 0·1·ado di continuare la difesa, v1 s1r1fiuto. Il colonn~llo Filippone decise allora di ri me.llere la cosa all'indomani e dispose le sue truppe nel modo seguenle1 Un battaglione a guardia degli s~o~ch_i del castello. una sezione d'arnghena e uno squaUn battao·lione o ' . drone a porla Torrelunga coll'incarico di spingere mnanzi ricoo·nizioni verso Sanf Eufemia. 0 . . Un battaglione, una sezione, uno squadrone rn n serva in piazza d'armi . Alla sera di questo giorno ,15 le truppe dei due eorpt { d'esercito si trovarono così dislocale: J
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Os~e1•vazioni, Il colonnello Filippone agì quasi ìndipendentemen te dall'azione della difesa. Egli infatti foce avanzare i ~uo~ battaglioni quando il ofoc1ice cl.i campo aveva dteh ,arato che le lmppe cl':i.lacco non potevano anela.re più oltre; fece attraversare la città da una parte delle sue tmppe, e neaccampò un'altra parte in piazza d'armi, poco curan.dosi delle artiglierie della difesa le quali dal castello .dominavano completamente tanto la piazza d'armi, quanto la città. Il di lui operato non può quindi formare oggetto di utili considerazioni.
4° CORPO. Colonna i\fazé - Ponte· S. 'Marco. Brigata Bes Lagno- Morti di Drugolo . 3" DIVISIONE . - Drugolo. RISERVA . Padenghe. Brigata éli cavalleria. - Sedena. 1a DIVISIONE.
;:2° CORPO. 2" DIVISIONE . -
Cast.rezzone. Colonna Filippone. 4"' DIVISIONE, - Pucgnago. 5" DIVISIONE. - Polpenazze. llISERVA . Puegnago . Brigata di cavalleria. - Carzago.
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Brescia ..
Giorno 16 settembre,
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Il comandante generale del 2° corpo d'esercito aveva giudicato che, a comp imento del tem~ assegnatogli, convenisse orn di respingere l'avversano sulle alture di Lonato crirandolo sulla sua sinistra per separarlo intierarne~t; dalla Lombardia e costringerlo él ritiearsi sul Mincio. A .lale scopo egli aveva dato per la giornata del 4 6 le seguenti disposizioni : • ,1° La /;$" divisione (Bottacce) marcerà in due co lonne : quella di sinistra (tì7° fanteria ed una batteri~ sotto o·li ordini del generale Nedbal) per la strada d1 Des~n~,rno su Padenghe ; quella cli destra ((H/, 27° e 2,8° fonteri.a e 2 baUerie} per la strada di Soiano su monte Pratello . '.2° La 4" divisione (Danzini) inYierà una brigata e '.2 batterie sui monti d'Arzago, conservando in riserva
J 396 a Cl1izzolìne l' altra brigala 0011 una batteria e l'intero reggimento bersaglieri. 3° La 2"' divisione (Carini) con la cavalleria di riserva s'impadronirà di Bedizzole, scaccerà il nemico da Ponte San Marco, e convergendo a sinislra rninacceri'.t di fianco ed alle spalle le posizioni di Drugolo. h, La colonna I?i!i ppone proveniente da Brescia, concorrerà all'attacco di ponte San Marco, e non trovando il nemico si congiungerà colla divisione cli cui fa parte. 0
Il comandante generale del 1° corpo d'esercito, il quale, come si è visto, aveva indovinato le inlenzioni dell'avversario, confermò alle sue truppe gli ordini <lati per il giorno· antecedente ; e le posizioni ch6 queste occuparono la mattina del 46 furono le sc·guenli: Sulle alture di Padenghe. - 3 battaglioni bersaglieri e 3 s~zioni d'artiglieria con avamposti di cavalleria (2 squadroni lancieri di l\lonlebello) a Soiano del lago e Jnoniga . Sul ciglione nord dell'altura di Drugolo. - La divisione Poninski con avamposti a monte Colombo . 8 pezzi dell' artiglieria divisionale erano collocati nella batteria appositamente coslrutla dal genio nella posizione stessa, ora occupata dalla divisione. Sull'altura di Cascina Arzago. - La brigata Bestagno con· una batterio.. A Monte Arzugo . - Un battaglione bersaglieri ed ,una sezione d'artiglieria della riserva. Ai Morti cl i Drugo!o. - 2. squadron i lancieti di ~Iontebello. Nella pianura a sinistra della strada Carzago-Lonato ed all'altezza di C. Palconc: - Il reggimento lancieri .di Firenze. A Ponte San ~Iarco . - La colonna del generale 1\fazé 1
397 con un · baHaglione al pomte del Bettoletto, uno al ponte nuovo ed uno a Calcinato. Le ricognizioni di cavalleria spedite nel mattino. ~vevano annunziato al generale Longoni che il nemico 1~grossava .ve~so Carzago e So iano ; - egli allora, rJservandos1 dt opporre una for'.e resistenza sul fronte s'era deciso di attaccare l'a.Hersario sui fianchi mentr; ancora era in marcia, e a tale scopo avea spediti iseguenti ordini : Al generale ~Iazé : di spingere la sua cavalleria sulla destra del Chiese u riconoscere le forze nemiche che potevano giungere da Brescia e di portarsi col rimanente delle sue truppe sul fianco destro delle colonne del 2° · corpo che si fossero avanzate da Carzago ad attaccare le posizioni di Arzago e Drugolo. Al generale Rizzardi (rafforzato da due battao-lioni della brigala Lombardini): di portarsi colla ma~·o·ior 00 parte delle sue forze v~rso Cà-!?ichi. . La colon~a dJ destra .della. 5°' divisione (2° corpo),. gmnta a Ch1zzohne, s'era divisa in due: - il 54° colle due balterie aveva continuato verso · Cà-Fichi, - il 27° • s'era diretto verso Pratello e, girando attorno al monte dello ste~so no~·1e, era venuto a sboccare con qualchecompagma al d1 sopra del villaggio. A quell'ora (8 4[2 circa) giungeva presso C. Em iliano il co loçnello Bertolè coi due baua.()'lioni del 6° spediti da Drugolo in rinforzo al generai~ Rizzardi. I cacciatori del 27° non tardarono· ad attaccarlo di fianco aprendo il fuoco dalle alture; ed il colonnello B.ertolè, sospesa allora la marcia dei suoi battaglioni, fece fronte al nemico e procedette a respingerne l'auacco In questo frattempo il generale Rizzardi, lasciata ai colli una compagnia di bersaglieri con una sezione~
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cli artiglieria, era arrivulo, con tutto il resto, ·,a1 villaggio di Paclenghe , - in marcia verso Cà-Fichi. . Ma il generale Nedbal, comandante la colonna d1 sinistra della t? divisione, aveva egli pure spedilo su Padeno·he sci compagnie e una sezione; e i due parLiLi nc~nici, incontratisi così nel villaggio, vi appiccarono combal.limento. Ben presto però il generale Rizzardi, minacciato nella su a linea d1 ritirata dalle altre truppe del suo avversario ch e si avanzavano per la strada di Desenzano, si decideva a ripiegare sui colli, dove più lardi vennero poi a r aggiungerlo i due baltaglioni del colonnello Bertolé costretti essi pure alla r itirala dalla maecia dell'intiero 21° su monte Pratello . Mentre succedevano questi fatti la 2" divisione, entrata senza ostacoli in Bedizzole, ama occupato fortemente la vicina altur-a di San Rocco e s' era estesa a s mistra sino a Cogozzo e a destra sino al ponte Bettolello per slendece la mano alla colonna Filippone . . · Questa colonna, oltrepassato Rezza,Lo, aveva dovuto • sostare pit'.t volte per prendere posizione e r espingere col fuoco dei suoi pezzi le numerose ricognizioni ( cavalleggeri di Lodi) speditele incontro dal generale l\Iazè ; - ma g iunta verso le 1,1 al ponte di Bettoletto e trovatovi il segnale cli ponte distmtlo, era passata a guado , sulla s in istra clel Chiese e veniva infatti a congiungersi col rimanente della divisione. Il generale Mazé, secondo gli ordini. r icevuti, aveva distrullo tutti i ponti sul Chiese, meno quello di Ponte San J\Tarco, per cui dovevano ritirarsi gli squadroni spe.d iti verso Brescia ; - e lasciato un dis taccamento a ,custodia del ponte e ad osservazion e del fiume, aveva
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399 ,d isposto che la brig~ta Bur i an dasse ad occu pare ~Io nterosio, Bedizzole e San Rocco. Un ritardo successo nel mcvi.mento di u n battaglione fece sl ch e la marcia su Bedizzole e San Rocco non po rè effettuarsi prima delle '10; e le truppe del generale Carini le quali, come s'è v isto , avevano g ià occupato sin dal mattino quelle posizioni, accolsero i battaglioni della brigata Bmi eon u n vivo fuoco d' artig lieria, e li costrinsero a ripiegare . Il cannone di Bedizzole e Sari Roceo aveva richiamato l'attc~nzionè del comandante gep.erale del 1i 0 corpo d'esercito; il quale, temendo per la sua sinistra, dove la brigala Buri si trovava impegnala contro forze su.J periori, vi mandava tosto in r inforzo l a brigata Gabet della 3a divisione con una batteria. Il 54° fanteria giunto colle due batterie ad un chilometro circa da Cà-Fichi, era. stato arrestato nella sua marcia dalla sezione d 'artiglieria· del 1° corpo assai opportunamente collocata su di un poggio dell' estremità orientale di monte Arzago, che domina tutto il terreno circostante e la strada da Cà-Fichi a ChizzoÌine ; - ma verso le ore 9 11[2 era pure arrivata presso C.'.l-Fichi la brigata Boc<.:a colle tre batterie della 4" divisione ·- ed era slato aperto u n vivo fuoeo contro monte Arzago. Veclenrlo che l'avversa.rio ostinavasi a rimanere in posizione, la .brigata Bocca marciò rapidamente contro monte Arzago, ed il 04° contro le alture di C. Colombar a. Per far fron te a quest'attacco il generale Longoni spedì sub i to un ba1.tuglione della brigata Bestag no in r·in fo rzo a quello dei b ersaglieri che già o ccupava m onte Arzago - e due b altaglioni della brigata Lomb ar clini contro q uelli del 54' che s'avan zavano sulla Colornbara .
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400 Quei quattro battaglioni, valendosi con intelligenza delle fa vornvoli condizioni del terreno; poterono opporre alle truppe del 2° corpo una resistenza delle piò: efficaci; - ma poco dopo il 28°, rimasto si n allora in riserrn, veniva a -rinfo rzare l'attacc;;o giil. iniziato dalla brigata Bocca e dal 54°, corooando le alture. di monte Pratello: - e il generale Longoni, fallì allora portare gli 8 pezzi della batteria di Drugolo su d'un poggio più elevato . alquanto a destra d0lla batteria stessa, ~i:·dìnò che si aprisse il fuoco. · · L'azione fra le ~ruppe dei due partiti divenne allora vi,rissirna da monte Arzago a monte P.ratello . - }fa in questo frattempo le truppe della riserva del . ·1° corpo cl' esercito, minacciate sulla sinistra dal 27° fanteria che s'avanzava da Pratello', e attaccate in pari tempo di fronte dalla colonna del generale Nedbal, avevano abbandonato le posizioni dei colli di Padenghe e s'erano ripiegate su monte Corno e monte della Riceià. Questa ritirata delle truppe della r.iserva aveva scoperto il fianco destro della brigata Lornharclini già compromesso d'altronde da uno sfortunato equivoco; giacchè il ballagl ione della brigata Crabet ch'era stato incaricato di tenere i Cappuccini, aveva al)bandonato quell'importante posizione per unirsi al resto della brigata accorsa in rinforzo dell'ala sinistra Per di più l~ 2" divisione (Carini) dopo. aver respinto Yattacco della brigata Buri, avea eseguito un movimento di conversione a sinistra, e si dirigeva contro il fianco sinistro delle alture di Drngolo. Il cor:qandante generale del ,1° corpo d'esercito ve?endosi troppo seriamente minacciato alle ali per poter impunemente prolungare la difesa al suo centro, - disponeva tosto per la ritirata, dando ordine che il movimento· s'iniziasse per la sinistra. La brigata Gabet che stava allora marciando verso
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~ogozzo sul~a destri?- del generale Mazé, e che già aveva u:°~e_gnato 1.1 .combattimento contro le truppe della 2" dms10ne, r1p1egò su San Zeno·. Le truppe del generale Mazé si 1:itirarono su C. Sabelli e Bettole. ' L~. brigata Bestagno . si portò indietro a prendere pos1Z1one presso il castello di Drugolo ed inviò un batta?lione ~ui Cappuccini per scacciarne qualche compagma nemica che da Pratello s'era già spinta sin là. · La batteria. del generale Bestagno andò ad unirsi agli otto pez_zi già concentrati innanzi at castello di Drugolo. · Il battaglione bersaglieri s i dispose in linea accanto alla brigata Lombardini, - e la sezione d'artio·lieria 0 di r~serva prosegui sino ai Cappucc.:ini. Sotto la protezione della brigata Besta.o'no e della batteria di rn pezzi, la brigata Lombardi~i, rimasta allora in prima linea, ebbe ordine di effettuare Ja sua r~tirata ~ -frattanto il comandante generale del_~0 corp~ . cl esercito aveva portato la 4_" divisione con 5 batterie sulle alture cli monte Arzago , accanto alle truppe della 5" divisione che già s'avanzavano dalle alture della Colombara è di monte Pratello; e la ritirata del generale Lombardini sarebbe stata gravemente compromessa se il s~gnale della fanfarn reale, suonato per errore e tosto ripetuto su tutta la linea, non fo sse venuto verso mezzogiorno a troncare la fazione. ~e truppe presero allora posizione di accampamento sm luoghi stessi dove già si trovavano.
Osse1·vazio11i. L~ alture sulle, quali s'era ridotto il 1° corpo d'esercite> presentano all'osservatore due divei·si nuclei ANNO XVII, VoL, J,
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1-02 di posizioni assai nettamente divisi l'uno dall'altro dalla strada che da Bedizzole conduce a Padenghe. Il nucleo a nord della strada compren'de i mo1iti Arzago e Pratello e le alture del castello di PadeÌlghe. Quello a sud ·comprende le alture cli Drugolo e dei Cappuc_cini e si collega a desLra coi colli di Paclenglrn. . Il primo di questi nuclei ha i suoi punti più elevati alla · sua estremità nord; il secondo all'estremith sud; .. e i versanti opposti dei due gruppi d'alture .scendono poi l'un verso l'altro e vanno a costiti;ùre la stretta per dove passa lç1. strada. Questa cil'costan~a topografica, considerata dal punto di vista della difesa contro un nemico che s'.avanzi dal nord, conduce a riconoscere nel secondo nucleo un vantaggi.o sopra il primo . Infatti il difensore, una volta costretto ad abbandonare le alture di Arzago· e monte Pr-atello si troverà esposto a dover eseguire la sua ritirata in condizioni assai difficili e att_raverso un terreno tutto dominato. Costretto invece ad àbbanclonare le posizioni avanzate del secondo nucleo, il difensore av.rà dietro cli sè un terreno su cui il nemico non !.o potrà inseguire che lentamente; e l'altura dei Cappuccini che domina tutto il teneno circostante, offrirà mezzo alle truppe in ritirata di opporre un'ultima ed assai valida resistenza. Al vantaggio _or.a a:ccennato, veni va . ad aggiungersi, nel caso concreto, un'altra considerazione, quella cioè : · che l'ala sinistra .del 1° corpo - appoggiata a Ponte San Marco - si sa~·ebbe collegala assai meglio colle alture .di Drugolo, anzichè con quelle di mon'te Arzago e monte Pratello. E infatti una colonna nemica che si fosse avanzata da Bedizzole, si sar8bbe ben presto trovc1,ta alle spalle cli monte Arzago - mentre per contrario avrebbe dovuto compiere maggior cammino . vincere ei:uindi
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maggior .resistenza p'r ima di rompere in un punto qualsiasi la linea Drugolo ])onte San Ma°rco. Sì l'uno che l'altro dei dcte nuclei presenta poi questo svantaggio: - che chiunque li occupi a scopo di difesa dovrà stendersi da una parte sino al Chiese, e dall'altea sino al Garda; - giacchè le alture di monte Pratello e dei Cappuccini che s'innalzano nel centro di quèsta zona di terreno possono facilmente venir girate dall'attaccante ·s ia -che ·s'avanzi da Carzago, sia che scenda lungo il Garda per la, strada Salò-Desenzano. E a questo inconvenien~e non si presenta altrÒ ri{ . medio foorchè quello di tener collegate· col centro le due a.li estreme per mezzo di posti opportunamente .' stabiliti. Il ,comandante generale del ,1° corpo si decise appunto per il 2° nucleo ossia per le alture di Drugolo e dei ·cappuccini ; foce ·cosLmrre una balleria cli .8 pezzi inrianzi al . castello , ·dispose presso quella batteria l'intiera 3a divisione ·e mandò ad occupare a destra i colli di Padenghe. · La brigata Best~gno sulle alture a su.cl di cascina Argago era essenzialmente destinata a premunirsi da un attacco dalla pianura; e il battaglione bersaglieri a monte Argago poteva considerarsi come in posizione avanzata. Se non che, durante il combattimento, il comandante generale del 11° corpo si lasciò trascinare non solo a protrarre la difesa di monte Arzago, ma altresì a farla sostene.re còllo sn,edil'e altre truppe alla Colornbara; e la resistenza su quelle ~lture, se polè traLtenere per qualche tempo l'avanzarsi delle colonne nemiche, ebbe però per. risullato che le truppe ivi impegnate si trovarono poi in condizioni difficili quando furono co- strette a ritirarsi.
404 I colli di Padenghe, occupati dalle truppe della ri-serva, erano un appoggio eccellente all'estrema destra del 4° corpo; ma non essendo slato stabililo alcun posto di collegamento sulle alture intermedie tra il centro e la destra, !'azione dèl generale Rizzardi non ebbe /;\lcun legame coll'azione della 3a divisione; e la resistenza al centro, mentre l'ala destra erl,l già in ritirata, compromise gravemenre ),a brigata Lombardini . A siffatta mancanza di legame, resa ancor più sensibile dall'al)bandono dei Cappuccini, sarebbe statorimediato se i due battaglioni del .colonnello Bertolè che s'erano ritirati da P~·at.ello avessero occupato una posizione in termedia tra i colli di Padenghe e lo alture di Drugolo. La ritirata del generale Rizzardi dai colli di Padenghe fu troppa precipitosa; egli disponeva colò. di cinque · battagliqni e tre sezioni d'ar(iglieria contro un nemico che gli opponeva sei battaglioni (27° e 67°) e · due sezioni; la forza delle posizioni e la superiorità dell'ar. tiglieria permettevano una più lunga resistenza. Ia brigata Gabe(spedita dal centro in r inforzo all'ala sinistra, e subito· richiamala appena iniziato il co~battimento còritro le truppe della. 2" divisione, non prestò azioné utile nè in -un punto nè nell'altro. A. quelia parte del teìna che riguardava l'au.aceo ela difesa di Brescia, non fu dato che un' assai deJ)ole· · importanza . ... La partenza del colonnello J?.ilippone da Bresci·a nella. mattina del -16, quando il presidio era ancora rin'-· chiuso nel castello, disposto a prolungarne la difesa,. equivale ad un completo abbandono della città. Quella colonna sarebbe stata costretta; nel caso-
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405. reale, a r_imar1ere in Brescia almeno tutta la giorqata <lei ,J6 per compiere le opèrazioni i:nerenti alla presa di P?Ssesso della città, e non avrebbe · potuto allon:tanarsene se non las·ciando una parte delle forze à tener bloccato il castello, sinché il comandante del presidio non si.. fosse indotto a lla resa. . . La superiorità di forr;e assegna ta al 2° corpo d'eserc1to doveva appunto e1sere interpretala come un mezzo . per soddisfare anche a cprnsta parte del tema. 11 comanùante generale del 1° corpo d'esercito., tenuto calcolo·della propria inferiorità di forze e della nec(}:sit~ · di coprire le comunicazioni col quadrilatero, pens?. d1 abbandonare .l~ difesa di Brescia al presidio; ma I 11nportanza della cltlà avrebbe eerlarnente o·iu. slificato il sacrifizio di qualche battaglione dell'eser~ito operante per ingrossare quello scarso presìdio; e nel fatto, anche un piccolo rinforzo sareblie forse - stato suffi~ientc per impedi,re alla colonna Filippone l'occupazione della città. ·
Giorno 17 settèmhre. Vista J,a impossibilità di difendere le pòs1z1oni oc~upatc alla fine del cohrbattimen to del giorno iunanzi, 11 comandante generale del ,J O corpo d'esercito dispose che le sue truppe, continuassero itmovime1Ho ùi ritirata e . andassero ad occupare presso Lonalo le alture che coprono -la città a · nord. Parecchi lavori eseguiti nei giorni antecedenti daÌla brigata zappatori del genio sulle. strade delle alture da monte Cappuccini a Lonato, dovevano facilitare la marcia delle truppe ed il traino delle artiglierie . La brigata Lombardini ( col baltaO'lione bersa.o·lieri .che il giorno· innanzi aveva occupal~ monte Arz~go),
406 per la strada Carzago-Sedena, va a prender posiziope. • a nord di Lonato sulle alture del castello. Le due batterie, opportunamente collocate, dominano tullo iL fronte da San Zeno a Paradiso. 'I due squadroni di.. lancieri di Monlebello che dapprincipio a,,evano protetto la ritirata di questa brigata, vanno poi a riunirsi presso Bettole al reggimento lancieri di Firenze. La brigata Gabet, con una batteria prende prima posizione a San Zeno sulla destra del genera.le Maié,_ ma poi ripiega essa pure su Lonato ed occupa le alture ad ovest della città. La colonna del generale Mazé (br:igata Buri e due batterie) occupa con un .reggimento Bettole e coll'altro C. Sa.belli; rna al ritirarsi della brigata Gabet d?- ·San Zeno il generale ~fazé si porla a _p render posizione a cavallo della strada nazionale all'allezza del Fenile dei. Molini, protetto nella pianura dai caval1eggeri d1 Lodi· e lane:ieri di Fìren_ze. E ·finalmente, la brigata Bestagno, rimasta in ret1;0guardia colla sua -batteria e la sezione della riserva, per la . strada delle aìlure -va a prendere posizione sull'altipiano di casa Rova innanzi alla brigata Lombardini; mentre a destra le truppe del generale Rizzardi oècupano monte Corno e. stendono la loro sinistra sino a Castel Vecchio soJ:,ra Maguzzano. La batteria della brigata Bestagno vien collo.cala a ~00 me,1.ri èirca dietro la brigata su· di un poggio-elevato , e la sezione · della riserva a _d estra~ ed alquaii.t0 più ind.ietro. Alle 1O circa questi movimenti erano compiuti e il 1° corpo d'esercito concentrato in bella posizione intorno a Lonato faceva fronte al nemico e si disponevaalla difesa.
11 comandante generale del .2° corpo d'esei:cit0 aveva-
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40'7 frattanto portate inna1ùi le ·sue colonn·e, precedute da numerose ricognizioni di cavalleria. La brigata di cavalleria di riserva spinta sulla destra tra il Chiese e le alture .aveva avuto missione di agire nel piano e minacciare la linea di ritirata del nernìco. La brigata Vandone della .2" di visione si era diretta. a Ponte San Mar:co, e trovatolo d·isoccupa.t.o, aveva proceduto contro Lonato a cavallo della strada na• zionale. La brigata Pasi, diretta essa -pure verso Lonato, aveva seguita la strada Ponte del Zocco Bettole-S. Zeno. La 4/ di,,isioi1e, al centro. , · s'era avanzata per la strada di Sedena. E a sinistra la 5" divisione coi bersaglieri" . aveva mosso contro le truppe del generale Rizzardi. · Il cannone dalla pianura annunciò ben presto l'appressarsi della .2" divisione a Lonato; ed il generale Cosenz, informato già dalle sue ricognizioni di ·cava_lleria delle posizioni occupate dal nemico, diede allora ordine che si iniziasse l'attacco su tulla la linea. La 4_... divisione, . sboecata ad un tratto, dopo una marcia assai brdinata e coperta innanzi alle posizioni" del 4° corpo, fu sub Ho accolla da un vivo fuoco cl' artiglieria; rila collocat~ due batterie a C. Baricelli di Sotto, ed una . a San Zeno, il generale Danzini poté far avanzare la briga(a Casuccini verso Paradiso e· la brigata Bocca su C. Baricelli. Queste brigate, spiegatesi celeremente e copertesi per quanto il terreno lo permetteva, aprirono subito il fuoco; e _le trup-pe dei due partiti, lasciate _in pre-:senza per qualche tempo in posizioni fortissime e assai adutte a 1}ombattimento, ebberò agio di spiegare una azione energica ed ostinala . In questo . frattempo l'artiglieria ·della riserva stabilita a monte Corno aveva fortemente battuta la co-
408
409 Vandone, che già attaccava Fenile dei l\'Iolini, ripiègò subito per Esenta ·su Castel Venzugo, sotto la proteziorie di due squadroni dei cavalleggeri di Lodi. La brigata Gabet aveva pure· iniziata la sua ritirata quando .la brigata Pasi, gih collegata a sinistra colla 4" divisione, verme ad att?,ocarla di fianco e la costrinse ad arrestarsi·. · La b1:igata Lombardini e l'artiglieria si ritirarono subito; e la:- brigata Bestagno lasciala sola sulle alture del castello· di fronte all'azione del generale Danzini già diventata aggressiva, si trovò seriamente com- · ·promessa. Se non che poco dopo mez~ogiorno fu dato il segnale del cessare della fazione, e le truppe del 1° corpo pòterono continuare la loro ritirata su Castel Venzago. · Le posizioni occupi:it.e dai due corpi d' esercito la sera di questo giorno furono le seguenti:
lonna del generale N~dbal, e ritardata: la marcia del.l'intiera 5" di visione; ma più .tardi il generale Rizzardi s'era . concentrato in più vantaggiosa posizione tra monte Corno e .Prisoniero. Verso le 4 1 112 fu sospes·o il combattimento per dar riposo a.Jle Lruppe. Il generale Rizzardi, à cui non · giunse . il segnale delfolt, continu·ò ~ far fuoco contro le truppe della 5"' divisione, sinchè accortosi che l'azione presso Lonato era cessata, credeLte terminata 19. fazione, e secondo gli ordini avuti precedcnt~rnente, si pose in ritirata su Desenzano . Durante il :riposo io avevo richiamato l'attenzione del comandante generale del 1° corpo d'esercito sulla opportunità d'iniziare per tempo la ritirata dalle aÌture innanzi Lonato, onde evitare il pericolo che le sue colonne si trovassero strette troppo davvicino · dalla divisione Carini. Ripresasi verso mezzogiorno l'azion~~ il generale Danzini (,i/ divisione) non potendo impossessars i della forte posizione· che gli stava di fronte, manovrava sui . fianchi in attesa del risultato che avrebbero avuto le operazioni della 2" e 5" divisione Il generale Bottacco (5• di visione) lasciata una colonna sulla strada cli ·nesenzano per seguire il movimento del ·generale Rizzardi, s i avviava con altre due sulle strade l>arcuzze-Mancine e ~laguzzane-Vaglio; il generale Longoni temendo allora. per la sua destra, vi spediva in rinforzo due battaglioni della b1·igata Lombardini ed una sezione d'artiglieria. Poco dopo le truppe del 1° corpo d'esercito ricevettero . ord ine di ripiegare su Castel. Veniago , · è la brigata Bcstagno e la cavalleria di coprirne il movi-
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• Caste\ Venzago é C. Fornasetta . - ·san Pietro e Centenaro. C. Zarrtbelli e dietro C. I?ornasetta.
1n DrvrsroNE -
3a
Id.
RrsERVA -
2" DivrsIONE e cavalleria di riserva - ad ovest di Lonato. . 4" DrvrsroNE : - a nord-est di Lonato. 5" Id. e bersaglieri - nord di Desenzano .
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m~W .
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Osse1•vazioni.
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La posizioné scelta· dal generale Longoni era senza · dubbio fortissima..
La b rig~ta Buri minacciala dappresso dalla brigata
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4H) Le alture del castello che dOminano a nord tutte le altre a portata di cannone, e si collegano a destra colle belle posizioni innanzi H. Desenzano, potevano permettere al 1° corpo d'esercito di opporre all' avversario una valida resistenza sul fronte e di · ritardarne . l'avanzarsi. Ma qùeste alture possono facilmente essere gjrate dal piano ed il difensore deve stendersi a sinistra verso il Chiese per tener lontane le colonne nemiche che dirigendosi a sud di Lonato potrebbero minacciarlo alle spalle. Il fianco sinistro della posizione del 1° corpo era pertanto il più debole; e il generale Longoni avèva . provveduto a rafforzario col destinarvi le brigate Buri e Gabet con tre batterie d'artiglieria e due reggimenti di cavalleria. . Se non che, quanélo le brigate Lomhard~ni e Bestagno si portarono ad occupare le alture del castello,. anche le truppe dell'ala sinistra ebbero ordine di ripiegare su Lonato; e la 2" divisione {Carini).che stava loro di fronte potè cosi portarsi senza nessun ostacolo sin presso J?enile dei l\'lulini, e minacciare dappresso il fianco sinistro della posizione. · Le alture del castello furono bene occupate; ma forse a completare la posizione sarebbe stato necessario comprendervi i punti avanzali di. Paradiso e di San Zeno, e questa asserzione sembra avvalòr·ata dal fatto che l'attacco del 2° corpo fu appunto preparato coli' aprire il fuoco da quelle due alture. Prima a ritirarsi su Castel Venzago fu la colòrma del generale Mazé. Questa colonna, che verso il finire della manovra costituiva l'unica pi·otezione del fianco sinistro, e copriva ad occidente la città stessa di Lonato per la quale tutte le altre truppe del corpo d'esercito erano costretle di passare, avrebbe invece dovuto esser 1
l'ultima; e in ogni caso il suo movim.ento retrogrado doveva essèr preceiluto da contr'attacchi offensivi destinati a dar terr1po alle altre ,truppe di scéndere in ordine dalle alture. La brigata BestagnÒ si trovò in cattiva posizione . perchè priva affatto di artiglieria; poehi pezzi rimasti in batteria sino all'ultimo, anche con qualche pericolo, sarebbero stati sufficien1i per ritardare la mossa · offensiva del generale Danzini e permett0re alla .brigata stessa di ritirarsi ·oi'dinatamente. . Il seguente òrdine del giorno da me emanato la sera· stessa del 17 mostra l'impressione lasciatami da: quest'ultima fazion e: 1
ORDINE DEL GIORNO .GENERALE N..7. .'/
. « Uffizi'ali, sott'ufficiali e spldati, . La fazione di stamàne procedette nel modo più· lodevole. Taluni difetti che si notarono qua e là, e . che adclite1;ò in altro ordine del giorno, nulla tolsero, 'al buon andamento dell' azione, la quale da a~be, le parli fu condotta con intelligenza e con calma,, sia nell'insieme, sia nei particolari . Tutte le fruppé furono opportunamente impegnale, le posi.zioni scelte, difese, occupate con accorgimento ; ognuno diede· prova di buon volere . Io nqn posso quindi a meno di esternare a tutti voi la mia piena sodd-isfazione, nella speranza che queste· mie parole vi . siano incitamento a far meglio. ancora. E ·se, come spero, S. AL il ne verrà ad onorarci di sua presenza, non dubito punto che tutti, raddoppiando di zelo, eliminando ogni malinteso amor-
4·13 .
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proprio, e conservando sempre la calma, faremo in modo di meritare la sovrana approvazione. « Drugolo, H settembre ~871 ».
Volendo in pari tempo riassumere ed esporre alle truppe le -varie osservazioni fatte · smo allora circa. la applicazione dei prlncipii ta:Uici, io emanava pure il seguente ordine del giorno N. 8: Sebbene le osservazioni su taluni ei'rori e diletti, eh' ebbi. campo di' notare nelle passate fazioni abbiano g,ià fatto oggetto di lettere ai signori generali , comandanti cli corpo d' ésercilo , credo .ciò f!On pertanto utile il presentarle riunì te in apposito ordine del giorno., aftiri.chè tuui sappiano qualj sono le principali mende di cui debbono cercare di c_~rreggersi. 1° Movimenti .in ritirata: devono farsi in ordine consei·va.nclo il più possibile le ·formazi-0ni ta~tiche più convenienti, ed •evitando s_ovratuHo l'ordine di fianco. Non dimenticcwsi mai di proteggere la ritirata con una retroguardia, massime quando _si devono oltrepassò.re passi .difficili. È molto raccoma,ndahile in simili c_asi il far riprese ·oflensive. 2· Co llegamento e contatto: ogm frazione di truppa, grande o piccola che sia, deve serµpre preoccuparsi di quanto sue.cede. sul fronte e sui panchi, circondarsi perciò cli spesse paLtuglie, che riferiscano sulle posizioni delle truppe · amiche attigue, e su . quelle del nemico. ' · 3° .Usare · il meno che sia possibile i segnali di tromba, che oltre al difetto cl' informnre il nemico di · ciò che si· vuol fare, diventano facilmente causa. cfi -confusione .
4° Anche in posm.oni tatticamente bene occupate, le truppe non son~ sempre ben disposte; talune volte esse sono tenute allo séoperto . . 0°·La fanteria manqvra poco;. l'azione si limita talora ad un duello d' artiglieria, senza che si v~clano le fanlerie cooperarvi con a(.tacchi opportuna. mente preparati. . . . 6° Si fa raccomandazione speciale d1 non restare . mai ino1)erosi; chi non ha. nemico ~i fronte, si ripieghi. ;~Ile truppe amiche ~rn~egnate i1~ cornb_~!.timento per sostenerle o cerchi d1 cadere al fiancln od <).lle spalle del nemico. . '7° Ncll' intervallo fra due . fazioni, sono severaquelle operamente vietati tutti quei ' movimenti zioni che possono· cambiare in poco . o in molto la situazione del· momento. Si deve invece far tutto quello che· valga a provvedere · al servizio di sicu-· rezza e mantenere . costantemenle il contatto c.ol nemico. I giudici di campo sono incaricati di prender nota delle posizioni che occnpano le truppe al ~o-mento che cessa la manovra., e devono sorvegliare ailentamente a che non si faccia veruna mossa che possa alterare le reciproche condizioni del_le due ~arti, segnalandomi senza indugio qualunque 11•regolarllà. 8° Nelle ma.rcie offensive è conveniente avere· moltl artiglieria ali' avanguardia massime . guand? dietro la posizione che occuperà l'avanguardia dovra poi operarsi lo spiegamento. del ~rosso. . Sono infine in dovere d1 aggmngere che talmxe delle rn~nde ·sopra . notale, e sulle . quali richiama.i l'attenzione dei sign~ri comandanti generali di ?orpo. d'esercito, si manifeslarono assai meno, o spanrono quast affatto nell'ultima fazione.
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· « Drugolo, 48 settembre 187~ >.
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Colla fazione di tonato rimaneva esaurito il tema -per le pnme operazioni contenuto nell'ordin.e del giorno generale N· '.2, ed io allora, .intervenendo eome avreb,bero fatto i due comanclaqti in capo degli eserciti principali dai quali s'intendevano staccati i corpi d'e- · sercito operanti, dirigeva ai ;comandanti generali le . due leuere seguenti :.
Al Luogotenente Genera/è cav. LoNGONl. « Il corpo d'esercito agli oi'dini di Y. S., costretto
-· « dalle forze pr~pondéra:nti del nemico a · cedergli il · « passo dall'alta valle del Chiese, ha tuttavia ritar« dato il suo avanzare, e mi ha frattanto permesso
« di. concentrare le forze necessarie sui coìli Berici,
• « a clifèsa prineipalmente della Val di Schio 'forte-
.« Io ho ora riunilo parte delle -mie forze a minaccia
« ~del colle delle I?ogazze, e spero di pQter incontrare « tra pochi giorni. ìl nemico in Val di Schio. « Importa dunque che V. S. continuan1o le opè<<
razioni già così bene avviate, si porti al più presto
« a raggiungermi per poter poi concorrere in tempo « ali' éittacco dei Berici . « A tale scopo la S. V. valendosi dei risultati già , . « ottenuti, vorrà ora affrettarsi. a scacciare il nemico « dalle belle posizi.o.ni che ancora occupa sulla destra « del Mincio, a respingerlo sulla riva sinistra del fiumi « ed o_b bligarlo a rinchiudersi in Verona. . « Lasciata àllora una piccola parte delle sue forze « sulla destra dell'Adige per osservare Verona, V. S. « vorrà passare col rimanente sulla riva si_nistra del « ·fiume ed impadronirsi clelia strada di Vicenza ».
« mente minacciata. << Importa ora che V, S. valendosi delle belle posi.:. « zioni che ancora le rimangono sulla riva -destra « del Mincio, .procuri di leatteneri quanto più può il « corpo avve.rsario e di contrastargli col massimo « sforzo il p~ssaggio di quel fiume. « Ove le forze superiori · che le, s'tanno cli fronte « la costringessero a .ritirarsi su Verona vorrà. con« tend~re .a l nemico il passaggio dell'Adige ed . im« pedirgli ad ogni modo ehe s'impadronisca èlella « strada di Vicenza ». ·
(La fine al prossimo numèro)
Al Luogotenente Generale cav. CosENz. V
« Superale le difficili posizioni dell' ;lta V:alle del « Chiese, battuto il nemico in più incontri, impadro« nitosi di Brescia e di Lonato, il corpo d'esercito « ai di lei ordini ha ormai compiuta la prima parte « della. missione che gli avevo affidata .
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SULLA DIFESA DE.GLI STATI IN GENERALE E
DELL'ITALIA IN PARTICOLARE • DIFESE INTERNE DELLA VALLE DEL PO
I. Dopochè il l\Iinistero cl.ella guerra ha fatto di pubblica ragioqe il piano . generale di dif'esa dello Stato, compilato dalla disciolta Commissione di difesa, la discussione su questo vi tale argomento si è vivamente animat.a, e a1 pochi opuscoli dettati quasi tutti da ufficiali del genio che, prima di quella pubblicazione, eran(} comparsi per le stampe, molli altri vi tennero dietro· elaborati da ufficiali di ogni arma ed anche da individui che non appartengono . all'esercito, motivo per cui si può ben dire che la questione è stata trattata s·otto i suoi varii punti di :vista e che oggimai la vi~ deve essere spianata alle. definitive determinazioni del · Parlamento sul progetto che· dal Ministro~della guerra è stalo sottoposto alle sue deliberazioni. Quando si ponga ' mente alle idee che prevalgono, nelle più recenti pubblicazioni,' non si può disconoscere che la discussione pubblica ha pur apportato qualche
417 frutto, imperocchè alcune di esse abbastanza radicali che in sui primotdi furono molto contestate, hanno ora quasi raccolto il suffragio unanime, eEl anzi piu non sollevano opposizione e nemmeno discussione. Tuttavia molte divergenze, ed alcune essenzialissime, si manifestano ancora, le quali formano, come di ragione, oggetlo di vivissima disputa nei campi avversi · senzachè sia dato di prevedere se e quale esilo potranno avere dall'ardente ed appassionata discussione in cui tullora si aggirano. Eppure egli è intefesse supremo della scienza militare e più ancora della nazione italiana che q:iesta controversia abbia un esito, cioè a dire che la grande maggioranza delle idee si aggruppi piuttosto in uno che nell'~ltro dei campi opposti, sicché almeno i punti cardinali della difesa d'Italia sieno determinati per quasi univérsale consenso degli uomini c~e si .assun~ sero l'arduo incarico di dibattere la questione mnanz1 al pubblico ; senza · di eiò 1~ stessa esitanza ed incertezza che si manifesta ancora nei militari non potrà . a meno di prodursi nel Parlamento e condurre a ben perniciose conseguenze. · Se io mi arbitro di discendere ancora una volta nel difficile e spinoso arringo, non è certamente perchè io mi çreda da tantp da poter operare questo benau'"" gurato ravvicinamento di idee, rafforzando co)l'opera rpia per modò gli argomenti di una delle parli d~ confutare completamente quelli dell'altra, ma urncamenle per · additare una vi~ che mi pare possa e debba a questo fine essenzialissimo necessariamente condurre. Sarò io abbastanza for tunato da riescire in così arduo intento? Me lo .d irà l'accoglienza che sarà fatta a que.s ta nuova mia Memoria sulla difesa degli Stati in generale ~ dell'Italia ùi pa1·ticolare ch·e io affido alla pubblicità in questo distinto periodico, il quale già accolse · - ~~~.To~1
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neUo scorso anno le altre mie Memorie sullo stesso argomento ;, ma ad ogni modo i.o spero che mi sarà condonato ,il tentativo, quand'anche avesse a tornare. infruttuoso, imperocchè il mio scopo, come sempre, si è quello di mantenere la dis cussione sul terreno dei principii, di evitare perfino l'ombra di polemica, e di scioo·liere il grande problema della difesa d'Italia, tenendo il debito c'onto, non di tutti indis tintamente gli interessi che vi pòssono essere impegnati, ciò che complicherebbe oltremodo la 'q uestione e lai renderebbe in. solubile, ma bensi degli interessi principal i, ossia di quelli che non possono essere trascurati senza perniciose conseguenze a danno di tutto l'o Stato.
II. Ricorrendo i vari ·scritti od · almeno i principali che videro la luce da un anno a questa parte, ed esaminandoli con occhio, per qùanto mi fu possibile, imparziale, io · fui colpito da due distinti fatti. In prima io ho rilevato che nessuno degli autori si è fatto ca:rico dì stabilire coll'autorità degli scrilLori m ilitari o col raziocinio, ed anzi nemmeno di dichiarare i principii · a cui vuole informate le sue propos.te, come se la . soluzione del problema· per la 1ifesa ·degli Stati non dovesse informarsi ad alcun princip'io, fosse in oggi per la prima volta . sollevato, e tutto quanto si è . studiato in precedenza sul grave argomento non m·eriti nemmeno la nostra attenzione ·; tutto al _più si vedono in qualche opuscolo citati dei passi staccati di Napoleone I sulla importanza di tale o tal altra posizione tallica o strategica del territorio italian o, ma senza poi far conoscere in quale intento il passo è stato scritto, a q-uali combinazioni parziali rispon-
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deva ecc., come se gli studii sulla difesa dell'Itaii~ di quel gran genio dominatore abbiano potuto essere diretti in senso consono ali' attuale nostra posizione e non pi11ttoslo a.cl uno scopo direttamente contrario. Il secondo faUo da cui rimas i colpito nella lettura <li que_sti opuscoli si è che nella discussione delle proposte m controversia nessuno degli· autori si è ascritto a dovere di tener conto degli. argomenti in contrario che qualunque tesi sempre presenta; ma si limita a far, valere quelli che più gli sembrano atti a sostenere la propria, a un di presso come succede r1elle polemiche quotid iane dei giornali, quasichè in una ques~ione cosi vitale cjual è quella delta difesa generale eh uno Stato si debba. avere in mira piutto.sto una soddisfazione di amor proprio che non fa ricerca della soluzione pi11 sicura e ponderata del gra vissimO' problema . . , Ora io non so ·se realmente questi fotti· sieno stati · da altri rilevati , o se tutti almeno vi abbiano dato la voluta imporlanza; ma per me non posso a meno di dichiararlo, l'importanza loro è grandissima e tale da indur.mi ad attribuirvi l'origine prima e principale òi tutte le divergenze abbastanza 'rilevanti ·in cui si p_erde ancora la discussione, e da ritenere che la cllscussione istessa continuerà sterile ed influttuosa fino a che una delle parti almeno non muterà di proposito per appigliarsi alla vera vi.a che deve condurre alla desiderata soluzione. Eppertanto fopera mia in questa Memoria savà intierarnente diretta à ricercare nei varii punti in controversia quale delle proposte che si trovano a fronte meglio si informi ai noli principii della scienza militare, in quale eh esse prevalga per rigore cli raziocinio la validità degli · argomenti addotti in favore_ od id con..tr.ario, ripromettendomi così che almeno per gli uo0
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mini imparziali restino pienamente delucidale le que-· stioni, agevolato il loro apprezzamento, assicurata la definitiva .loro soluzione. ·
III. Per procedere con ordine, io comincierò·per P:e~èleread esame le questioni più generali, quell~ c10e_ che intei:essano non soltanto la difesa di una determmata frontiera di un settore speciale del territorio, ecc., ma bensì la ' difesa generale dello Stato; passero' succe~sivameni.e alle altre che pur · abbiàno qualehe seria · importanza, lasciando solo in disparte qnelle èhe sono di poco rilievo e la cµi soluzione piuttosto in un senso che in un altro non può certo arrecare grave perturbazione allo scopo eh.e si ha in mira. ·. Seguendo ·un tale sistema, che è il più 1:azionale, s~ · avrà questo altro vantaggio_, che la s?luz~on: ,a darsi alle questioni parziali quasi sempre s1 cluama ?a stessa come conseo-uenza di quelle· più generali ~1a in precedenza disc~sse e definite , sicchè il com_r1t~ mio e di quelli che benevolmente vorranno segmrm1 si troverà s ingolarmente agevolato .
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IY. Come ho già detto, la discussione p~bbli?a sul_ sistema difensivo dell'Italia ha già dato 1 suoi frum, e molti p.unti sono, per cosi dire, de!ìni Li .col suffragi~ unanime od almeno della grande maggioranza degli scritti massime fra i più recenti; questi punti sono: 1° Che per la penisola italiana gli attacchi da mare sono molto meno a temersi di quelli che possono.,
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~t 21 ,esserle diretti da terra; che questi altacchi da mare .non p€)SSOno assolutamente per sè soli a-vere conseguenze funesle e decisive a danno di nostr-a unità ed indipendenza, comecchè saranno immancabilmente respinti dal difensore per gli incomparabili vantaggi che ai concentramenti delle truppe offre la viabilità terrestre su quella del mare; che ove gli attacchi da mare e da terra sieno combirwti ed anche simultanei, purchè i primi debbano ne cessariamente effettuarsi a grande :<listanza dai secondi, offrono più pericolo che van- · taggio ali' attaccante per la con~eguente divisione di forze a cui è costretto · momentaneamente d-i ricorrere di fronte alla- difesa, la quale può invece approfittarne per assalire separatamente il suo avversario in questo :pericoloso periodo. · . · 2° Che le prime e più urgenti cure de_lla nazione ,i~aliana, se vuole assicurare la sua indipendenza ed unità, vogliono essere rivolte a rafforzare la propria difesa contro gli attacchi che possono esserl'? diretti èla terra, ma nel tempo stesso a combinare le opere di difesa intese a questo scopo in modo che sieno ·pure potentissirnamente contrastati gli attacchi da mare, i quali potrebbero compromettere la sorte delle opernzioni di difesa verso terra, ossia vengano respit~ti .gli sbarchi a prossimità dell'esercito operante a difesa ,delle frontiere terrei':tri. 3° Che quando la difesa del territorio italiano sia formidabilmente costituita nell'alta Italiajn modo da .assicurare la ·resistenza la · più e1ficace e durevo'le contro gli attacchi_ provenienti dalla frontiera terrestre e dalla spiaggia che si estende da Ventimiglia a 1\Jonte Argentaro verso il Jiediterraneo, gli attacchi da l~rr~ che sono assolùcamente i più pericolosi 1 quelli tra gli ,attacchi da mare che possono a vere una ·re~le sinistra fofluènza si ,troveranno contrastati , e quindi le mi-
!22 sure più essenziali ed urgenti si po tranno ritenere come adottate, la sicurezza dello Stato convcnienlem ente . assicurata., in una parola la difesa gener¼le del territorio suff1cientcmenle sistemata. 4° Che in conseguenza non è necessario di costituire importanti difese interne in tutta quella parte d'Italia. che si estende dal paralello di Monte Al'gentaro fino allo stretto ùi Messina,. e che ivi alcune difese alla cosla nei centri di popolazi one di commercio più importanti per impedi re troppo facili scorrerie e soprusi della marine ria nemica , nonchè qualche piazza di deposito per le milizie provin ciali sono sufficienti ad ogni bisogno.
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4:2J ligure, cioè Genova e Spezia, vogliono essere robustamente difesi, e '.!OSì pure la gran rada di Vado; che infine il tratlo di fron tiera interamente aperto ad orien te tra Gormons e l'Adriatico de ve essere lasciato sprov- • visto di difese peri fcriali. Enumeriamo adunque queste gravi diYergenze che si man ifestuno sul modo d ì costituire la difesa interna della vallo· del Po, e discutinmolea ccurutamenle sotto il punto di vista che ho indicato nell'esordio di questa Memoria, cioè in base ai principii più comunemente ammessi dagli autori mi litari e col confronto degli orgomenti addotti in favore od in contrario dai loro aderenti od avversarii e vediamo dove prevalga la . ragione.
Y.
VI. l o so bene che alcuni di quesci punti non sono ancora unanimemente amm essi, che, per esempio, taluni vorrebbero sempre una. vastissima piazza a Roma, altri dei campi tl'incerati a Foggia, Altamura, ecc., altri un arsenale marittimo a Taranto colle conseguenti sue difese , ecc., ma sostanzialmente L fautori di queste proposte sono in numero così esiguo che non sembra più il caso di protrarre una discussione in merito, ed io mi. credo autorizza to a ri tenere come acquisiti i quattro punti or ora enumerati. Dove' veramen!e la lolla· ferve in tutto l'ardore si è sul modo di costituire la difesa dell'alta Italia e dirò anzi la difesa interna della valle del 'Po ; imperocchè per quanto si riferisce a quella delle fronti ere, salvo pochissime eccezioni, che spero non tarderanno a scomp arire, si conviene in massifl)a cogli autori militari più accreditati che i passi rotabili di montagna debbono essere lulli sbarrati, che .i due gran porti della riviera
Giova però premettere, a scanso di equivoci, che fra questi contendenti non vi è discussione sop ra un punto essenzialissimo nel quale tutti convengono, cioè che la vera chiave della difesa dell'Italia sta appunto nella valle del Po, che perciò, perduta que$La, l'Italia non ha più alcuna speranza di riso rsa nel protrarre la guerra, e non farebbe che espol'si a danni inevitabilmente magg iori col volerla proseguire, e che di consegu enza su questo teatro e non altrove vuol essere stabilito, e nel modo più formidabile possibile., il grande ridotto centrale della difes~ di tutta l' Italia, colla certezza che gli sforzi i vi concentrati saranno di gran lunga più efficaci che non una marcia r etl'ograda su<:cessiva a Roma ed anche sino ·a Messina.. Se io rilevo questo punto esse~ziale non è tanto per la soddisfazione che provo di vedere assodato un principio che fu oggetto di così lunga controversia,
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421: ma essenzialmente perchè queslo prioc1p10 deve formare, almeno a mio avviso, il più ¾lido argomento a dimostrare dove stia la ragione fra i contendenti nella gi-ave discussione della s istemazione della difesa interna. della valle del Po, di cui finalmente passo a trattare. VII.
Se male non mi appongo, tre sono le opinioni che si disputano il campo circa questa sistemazione; gli unJ vogliono. stabilire il ridotto a Bologna e collegare p01 questo r1dollo colle difese di frontiera come segue: ,erso nord cd est con una 9iazza perno di manovra a_ ~Iantova, verso ponente con una g ran piazza perno di manovra ad Alessandria, e con una successi va stazione a Piacenza. Altri vogliono ancora stabilire il ridotto centrale a Bologna e collegarlo colla frontiera settentrionale e orientale con una piazza pe1·no di manovra a 3Iantova, ma verso ponente ,·01Tebbero sostituita Stradella o Piacenza ad Alessan dria come piazza, perno di manovra. Altri finalm ente vorrebbero stabilire il ridollo centrale sia a Piacenza isolata, sia a Piacenza 1·iunita con Stradella, conservando bensì A.lcsso.ndria e l\Iantova quali sono, come piazze di momen taneo appoggio, ma non come perni di manona per sostenere cnergicamenle la difesa alliva a ridosso delle fronliere. HII.
Esaminiamo in _prima la queslione principale che forma oggello di divergenza fra queste tre distinte proposte, cioè a dire se sia più opportuno di slabilire in Bologna che a Piacenza isolata, oppure a Piacenza
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425 riunita con Stràdella in una sola vasta piazza il grande ridolto centrale della difesa dell'Italia superiore e per esso dell'Italia intiera. Se si considera soltanto la questione sotto il punto di vista della difesa della valle del Po, come se questo Lerritorio non formasse parte integrante di tutta Ilalia, non si può negare che la posizione di Piacenza è alquanto più cenlrale di Bologna per rispeuo alla frontiera, giacchè le · distanze da Piacenza ai due punti più lontani del confine a ovest e ad est stanno fra loro circa nel rapp orto di 4 a 5, mentre queste stesse distan ze ai confini estremi verso est ed ornst stanno nel rapporto di 3 a 5 per Bologoa. Egualmente se si considera la questione sollo il punto di ,istn del valore strategico della po'sizione per il di fensore che viene a ripararvisi allo scopo di manovrare e contrastare le operazioni ulteriori del nemico, non si può disconoscere che Piacenza situata di a cavallo del Po è in siLUazione molto mialiore o B ologna staccata di oltre a chilometri 50 da quella gran linea fluviale, motivo per cui se da Piacenza si minaccia sempre lo. linea d'operazione dcli' awcrsario che venendo da una pnrte qualunque volesse oltrepassare la piazza s~pra l'una o sopra l'altra riva del fiume, da Bologna invece Lullo il territorio di riva sinistra resta completamente libero al nemi co e non si protegge con qualche efficacia che il terrilorio di riva destra; cioè, in una parola, con ridollo centrale a Piacenza si conserva duninte la sua resistenza al difensore il mezzo di attendere alla difesa di tutto il territorio dello Stato che trovasi dalla parte opposta a quella per cui viene il nemico, menLre da Bologna _questo mezzo non sussiste che per una parte di detto territorio, ossia quella eh.e sta sulla r iva destra del Po. Queste due prerogative di Piacenza per rispeuo a
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426 Bologna come gran piazza da guerra nella valle deì Po sono -innegabili, e conviene che le amrnettano· fra.neamente anche i fautori del partito contrario se. desider?no, come suppongo, una discussioqe · franca, leale, informata ai principii della guerra, ed è perciò che io volli ben stabilirle e chiarirle per le prime. Ma ciò ammesso, ne viene egli mai la conseguenza che Piacenza sia da preferirsi a Bologna quale ridotto generùle della difosa d'llalia? Ecco la grande questione che · vuo.lsi ora esaminare e discutere per modo da non lasciare più campo, se · possibile, a qualunque divergenza d'òpinioni fra i militari che vogl_iono il piano generale di difesa dello Stat.o info~·mato alle vere esigenze delle operazioni della guerra.
IX. Per questo osserviamo che fra una gran p iazza da guerra ·destinata a servire di perno di manovra per la difesa parziale di una determinata zona di terrilorio, ed una gran piazza da guerra destinata ad essere il ridotto finale di resistenza di mtto uno Stato, i caratteri ·strategici e taHici possono essere ben diversi, o, ·p er dir ·meglio, fra i vari caratteri inerenti alle piazze forti in generale alcuni hanno la maggior loro importanza nel primo caso, mentre gli altri -l'hanno invece nel secondo. CòsL- ad esempio, per una gran piazza da guerra perno di manovra , a ridosso di una déterminatafrontiera, sulla quale è d'uopo che l'esercito atlivo trovi il necessario appoggio per opporsi in prima al passaggio del nemico altra verso la frontiera stessa, per cornbatterlo poscia con tutte le forze riunite e seae- ·
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eiarlo .dal territorio se abbia riuscilo ad invaderlo, per raccogliersi e ri orèinarsi dopo una prima sconfitl.a e· impedire che diventi un disastro irreparahile,'per opporsi, finchè sia possibile , al ·s uo ulteriore avanza-. ' men to, per assicurarsi frdìne u na- ritirata verso il suo ridotto, dopoché ogni ulteriore resistenza pi·esso la fròntiera potrebbe comprometterlo, egli è chiaro che rl carattere più importante della piazza non sarà già quello, di una gran forza di resistellza oppure una impossibilità assoluta al -suo completo accel'chiamento, comecchc l'esercito attivo non deve rinchiudervisi per resistere ad un 'assedio , ma solo servirsene per opporsi all'avan zamento ulteri_ore del nemico, uscendo dalla· piazza stessa per assalirlo nelle operazioni necessariamente azzardose . che deve fare per investirla, e quando poi la sua ritirata vers o il rtdo tto corresse· · qualche serio pericolo, l'eserci to deve assoluwrnente abbandonarla. I caràueri più importanti in tal caso saranno anzitutto che dalla piazza si scoprano i movimenti dell'invasore a qualunque di stanza vol esse tentàrli per cornpromeuer e la ritirala del difensore, e . poi che da essa si abbiano gli sboçchi assicurati su tutto il territorio in giro per allaccare il -nemico al momento· opportuno e sopraffarlo nell'istan te delle suepericolose, operazioni di accerchiamento . Per chiarire meglio ·questo eoncetto supponiamo· per un mom ento che la gnu~ piazza perno di manovra a ridosso della frontiera occidentale fosse stabilila a Tortona , a distanza di e più chilometri dal Po ; s·e dopo un primo rovescio delle armi italiane 'in campo aperto l'eser:cito venisse a r ifugiarsi in questa piazza, eo-li è evidente che il nemico non cercherà nem meno o di imvestirla completamente, ma formando improvvi-· samenl.e una robust_a testa di ponte sulla riva destra del · Po, di fronte a '1'01:tona, terrà ivi un forte corpo,
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.:t28 d'esercito di ossel'vazione e col rimanente delle sue for_ze sj avanzerà in Lombardia per opporsi ai soccorsi -che si dirigessero su Tortona, valicando anche il Po molto più a valle, se all'uopo sarà necessario; ed in tal caso, se il · difensoTe non vuole ridursi all'inazione, .n_on avrà_~i meglio a fare che uscire dalla sua piazza, ·srn pe1• r1t1rarsi sulla riva destra ciel Po fin che ne ha ,il tempo, sia per portarsi ulla sinistra a rninacciare la ritirata dell'invasore, ma colla difficollà gravissima di do-ver superare questa barriera sopra ponti da cos~ruirsi, colla certezza di ti'ovar il nemico· avvertito e quindi pronto ad una lolta in terreno cli sua scelta e dove p_roba?ilmente· prevarrà quegli che ha già la 'superiorità d1 una prima vittoria; colla trista conseguenza infine di aver lascialo passare il solo momento in cui ~uestà _lotta poteva tornare a suo vantaggio, .cioè quando 11 nemico , sfilando con una marcia di .fianco innanzi alla piazza, lrovavasi realmente nel grave pericolo di essere sopraffatto in cattiva posizione e di vedersi rotte le sue colonne. E perchè quest.o momento l'esercito. ~n Tortona l'ha lasciato passare? Non per altro stt non perché Tortona n?n trovandosi sul Po non aveva aperto lo sbocco sulla riva sinistra per attac:care ii nemico · quando si avanzò con una pericolosa marcia di fianco verso la Lombardia. J~ a che cosa avrebbe servito pe1 difensore, quand' anche la piazza di Tortona fosse stata ina~ces~ib_ile sui -~uoi fronti a sud verso gli Apermini se 11 miglior partito che gli r esti si è quello di abband_ona_rla per correre appresso all'esercì Lo nemico?Dunque rltemamo· che la proprietà per così dire caratteristica <lell~ piazz~ di manovra perni pa1·z·iali cli' appoggio per la difesa eh una determinata zona di territorio si è ·quella di dominare, per cosi dire, lutto il tratto di ter,~itorio _del~o_S~ato che si_aggira attorno la piazza, sicché J esercito 1v1 ncoveratos1 possa scoprirlo nella sua totale
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429' estensione,_ e agirvi vigorosamente, improvvisamenteper approfittare del momento opportuf\O in cui il nemico può essere altacca to; se tenta d i oltrepassare la piazw; e questo momento è quello in cui l'avversario sfila innanzi alla piazza con una · marcia pericolosa di fianco senza protezione di so rta, sicchè il difensore o lo S.Ceg]ie risolutamente e si }-!Orla ad attaccarlo, oppure è inesorabilmente costretlo a ritirarsi od a ri-· dursi all'inazione. ·
X. Ma le cose si presentano sotto un é!-Spetto ben diverso, quando un esercito, dopo avere strenuamente difese le frontiere e quindi passo a passo con una o più battaglie generali e con replicati combattimenti di retroguardie ·tutto il territorio che si interpone tra la fron·tiera ed il ridotto finale di difesa, yiene a rifugiarvisi per opporvi l'ultima resistenza. In tale contingenza, se_ noi supponiamo, come di ragione, ehe l'e~ercito· difensore abbia fatto il suo dovere, non si potrà più generalmenle far calcolo sulle sue operazioni in aperta campagna almeno fino a che non siasi riposato dalle sue fatiche, rinfrancato nel suo rnoral~, e non abbia riparato alle sue perdite; eppertanto m ques~o caso nella gran piazza da guerra in cui viene a ricoveraì-si, se sarebbe ancora certamente· molto desiderabile che l'esercii.o potesse domina1:e tutto · il te'rrenò in giro alla tortezza per opporsi, potendolo,. ad ogni ulteriore avanzamento del nemico, sorprenderlo nei suoi·azzardosi movimenti di accerchiamento lo scopo principalissimo non -s arà però più questo, -ma' bensl che le truppe vi trovino in prima una forza intrinseca di posizione che unitamente alla validità delle
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fortificazion i assit:uri alla pia,:za il mass imo grado di' .resisLenza contro un assedio, essendo ques to il solo mezzo di assicttrare alle truppe il tempo che oceorre al riposo di cui abb isognano ed allà ripa.razione dei çlanni morali e mat.eriali che han no sofferto; ed inoltre poi ciò che occorre in modo assoluto a questo grande ridotto si è che di . qualunque superiorità numerica o morale ùispor1ga il nemico, la piazza non possa essere completamente accerchiata e le rimanga sempre una comunicazione si.cura colla rimanente parte , del territorio dello Sfato per· riceverne i soccorsi e le risorse · d'ogni genei:e di cùi può ancora disporre, e al caso anche quelli più etllcaci· di una poteqza estera cli cui fo foÌ'tuna ci favorisca l'appoggio in questa difJicile situazione. I Se ciò non fo sse, ossia se questa p iazza potesse es · sere chiusa intieramente senza possibilità di ricevervi soccorsi di sorta, il difensore che vi si è rifugiato in grande inferiorità per rispetto al ném'ico, non avrebbe più i mezzi di eipararla, ed il nostro ridotto non sa. rebbe più un' u ltima ancòra di salvezza per . rialzare le nostre sorti, ma tutto al piu un rifugio per Lrattare delle condizioni più o meno disastrose di nostra sottomissione, ed in tal caso nè la forza intri,nseca della posizione, nè~la validità delle fortificazi.oni, e nemmeno l'eroismo dei difensori a nulla più servirebbe1·0 se non forse a maggiore nostro danno, perché e il te,mpo di nostra resistenza e le perdite cagionate al nemico dovrebbe il difensore scontarle colla maggior gravezza delle condizioni di pace, sicchè diverrebbe allora ben discutibile· la convenienza per uno Stato di preparare con così ingenti sacrifici questo estremo baluardo di difesa. ·
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XI. Qui sta tutta·la. verità sulle condizioni caratteristiche, indispensabili, che deve presentare un ridotto centrale di difesa di uno Stato. Chi non vnole am metterlo nel piano generale difensivo e preferisce di disséminaì·e ovunque le piazze di guerra senza un concetto unico di dìfesa informato ai principii dell'a rte della guerra, io non dirò certamente' che venga con questo sistema a rendere impossibile u na resistenza efficace e talvolta anche brillante del territorio, e ciò per le molti plicate combinazioni a cui esso si presta; ma senza clu4bio dovt'à imporre allo Stato sacrifici molto maggiori per prepararlo, col :r:ischio gravissimo che al momento della gnerra molle delle piazze div.engano inutili ed anzi dannose per i presidii, lasciali aUa loro custodia , oltrecchè poi questo genere di operazioni esige nel generale ù1 capo una sicurezza · di giudizio ed una prontBzza di· clee isione che non è sempre dato di trovare, ed allora le co.nsegue°i1Zc cli un errore possono condùrre a i più irreparabili disastri. Chi vuole ammettere il ri dotto, ma o non lo collega convenientemente colle difese di frontiera in modo da assicurare nei miglior· modo possibile la ritirata in esso delle truppe che Yurqno impegnate nelle precede11ti operazioni attive, oppure non lo costituisce in modo da prestare la più cifiqace e durevole resistenza, · oppure non n·e sceglie la postazione di maniera da tenerlo anche durante la sua difesa unito alla rimanente parte del territorio per riceverne i soccorsi e le risorse, potrà bensì ritrarre qualche particolare vantae;giò per qlianto ha trn,tto all'ordinamento generale ,d~lle opera,zioni di difesa; ma nel primo caso si esporrà
432 alla eventualità di perdere il più Yalido elemento di una ~slrema difesa qual è l'esercilo atttvo che si è portato m campo per sostenere il primo urto delle masse invadenti; si esporrà nel secondo cas9 al rìsehio di non pote:r protrar.re la difesa locale del ridotto per tuuo il t~mpo che occorre al riordinamento delle truppe e all'arrivo dei soccorsi e di dover accettare le condizioni del vincitore in un momento in cui forse la sua situazione avreabe potuto singolarmente avvantaggiarsi; si precluderà assolutamente nel terzo caso · l~ v_ia a ritentare qualunque riscossa col pericolo grav1ss1mo che la stessa più eroica resistenza in questo ·estremo baluardo abbia ~ tornare di maggiore danno allo Stato. · Chi solo ammette il ridotto centrale con tutte le sue più essenziali condizioni taltiche per la miglior difesa locale; e strategiche per la sicurezza dell.e comunicazioni colla parte del territorio dello Stato non ancora invaso, può essere certo di avere sistemata la difesa del proprio paese sull~ più solide basi e di aver fatto ~manamente qua~to è possibile per sottrarsi alle pencolose eventualità della guerra; e se ciò maloTado non riuscirà nel suo intento, almeno certo si sa1~à assicu'rate le più favorevo.li probabilità, oltrecchè poi sempre si sottrarrà a quei disastri spaventevoli che · in un giorn.o bastano a scuoter~ i regni e le nazioni anche più floride. XII. Per chi adunque, o sotto il nome di ridotto centrale,.
? sotto il nome ·di piazza di posizione (il nome poco
importa), ammette che per la difesa effica,ce di uno Stato è indispensabile che si prepari una posizione·
,i 33 militare fortificata, in cui Li]tte le · forze attive dell' esercito clifonsore possano riunirsi in un deterrn.inato periodo _della guerra per riordinarsi, riposarsi e riparare le sue perdite, attendervi le riserve ancora disponibili dello Stato oppure i soc.:corsi di qualche potenzà amica, questa discuss ione rrri pare debba far conoseerc quali debbono ·essere i caratteri non solo più imP,orlanli , ma realmente indispensabili onde pos?a èompiere al sno ufficio . Io li ripeto ancora una volta petchè possano essere ben presen ti al lettore che ha da portare giudizio sugli apprezzamenti che segLrnno: questi caraueri essenzialissimi sono due, cioè: 1° Che la gran piazza cli posizione o ridotto centrale cli difesa sia, per natura e per sussidio dell'arte, costittJita. nel modo ·il più robusto e formidab1]e per modo da assicurarle una resistenza la più lunga e durevole contro qualunque mezzo d'attacco possa il riemico impiegare per la sua espugnazione , e .ciò perchè il difensore abbia Lutto il tempo neçessario per raccogliervi le sue estreme risorse e al caso attendervi i soccorsi delle potenze amiche od anche solo i buoni uffizi della. diploma zia.. 2° Che. questa 1?tcssa gran piazza noù sia completamente accerchiabile dal ne.mico per· quanta superioritb di forze· disponga sul difensore, ma questi abbi~ sempre colla rim anente parte dello Stalo non ancora occupata dall'invasore, le più sicui·c e facili comunicazioni per ricevervi i soccorsi e le risorse d'ogni genere che solo · possono, dopo· le patile sconfitte, metterlo in grado di ritentare Ja sorLe delle armi in campo aperto, ricacciare il nemico dal tefritorio e sottrarsi alle sue condizioni. · • Ora, come ho già osservato più sopra, la necessità e in ogni caso la somma utilità di questo grande ri1
ANNO xvn, VoL. 1.
2.8
4,3i,
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douo o piazza di posizione è riconosciuta da tutti gli aulori' di opuscoli che disputano ancorn per le stampe sul grave argomento della difesa generale d'Italia: solo essi divergono sulla posizione a scegliersi per stabilirla e sul modo cli costituii-la. Che cosa rimane a fare per decidere la questione? Evidentemente non altro che esaminare con accuratezza quali delle tre posizioni Piac.:enza isolata, Piaeenza riunila a Stradella, Bologna, meglio si presti per ottenere coll'arte i due grandi de• cisivi inten ti sopraindicati, e la scelta migliore si chiarirà da se stessa.
XHL Considerando dapprima la questione sotto il punto di vista della forza costitutiva, ossia del valore com-
binato della posizione ta'uica avvalorata dall'arte della fortificazione, io domando francamente ngli opposi.tori stessi di Bologna se essi c.:i:edono in buona fede che . vi sia confronto possibile fra le .facilità eh.e offre all'uopo Bologna e quelle che presentano sia Piacenza isolata,. sia Piacenza riunii a a Stradella. Anzitutto in Bologna, ritenuto (ciò che è di fatto e ·quindi incontestabile) che le due posizioni laterali di · Monte Calvo sulla destra della Savena e di Monte Capra sulla sinistra del Reho, quando siano robustamente fortificate, ·non consentono al nemico di occupare con grosse artiglierie alcuna alti1ra che le domini, tutto il fronte di . difesa verso un nem ico che . siasi impad ronito della valle del Po si riduce ai 3[,4: di ·un cerchio descritto con centro nel mezzo della ·ciltà e con raggio di 5 chi-
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lometri, sicchè lo sviluppo riescirà di chilqmetri 24 circa: invece nella pi azza di Piacenza isolata, quando (come è indispensabile per ottenere il secondo grande scopo . di cui parlerò in appresso e come viene infatti proposto dal suo autore) si estendano .le sue fortificazioni dal Po agli Apennini, si ha. innanzitutto un semicerchio rivolto a ·settentrione di raggio chilometri 4, quindi · due lunghe ali di chilometri 15 cirea.ciascuna: e quindi uno sviluppo totale di 42 ch ilometri: ed infine nella piazza. di Piacenza riunita a Stradella, quando si costituisca nel modo indicalo dal proponente, sì ha uno sviluppo di circa 70 ch ilometri, cioè 1'1 sul suo fronte a ponente innanzi a Stradella, 36 .a settentrione lungo il ro, 45 sul fronte a levante innanzi all'apertura eh~ esiste tra Piacenza e l'Apennino.' E un aumento di sviluppo in queste proporzioni per una gran piazza, dove il difens.ore $i r iduce stanco, disord inato, s!remalo cli forze, bisognevole di riposo in attesa di rinforzi, è. desso . a vantaggto suo o non piuttosto del nemico tutto·-inebriato dal suceesso, che non anela ad altro che a terminare decisivamente la lolta e sa· pur troppo che se lascia al SLlO avversari.o il tempo df stabilirsi soli.damente nel suo ridotto, la guerra può durare ancora lungamente e forse anche esserne compr.ornessi i primi risultati? Quanto più .favorevoli combinazioni non presenterà ad un ardito attàccanle una vastissima linea di fortificazioni che non può ne.mmeno esse~e abbracciata d'un sol colpo d'occhio .dal comandante in capo dell..i dilesa, anziché un cerchio esteso sì ma prÒporzionato alle. forze della ·difesa e che da una posizione centrale quale sarebbe, aq esempio per· Bologna, San Michele ia Bosco, tutto ad un tratto e ad ogni istante si scopre la posizione e le moss·e del nemico nel limite dell' estensione dello sguardo?
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In secondo luogo a Dologna il vero traUo vulnerabile della piazza, sul quale il nemico può con successo .tentare operazioni di atLacco, si riduce a quel sellore centrale verso seltentrion e ehe si trova fu ori del campo di tiro delle opere laterali dei l\lonte Calvo e .Monte Capra, imperocchò le batterie <l'aLlacco ch e venisser o a stabilil's i in questo campo di tiro sarebbero inteni bili sotto i fuochi dominanti delle opel'e stesse, nè per la elevatezza d'el dominio <liYiene possibile di ripararsi con qualsiasi opera di d cfìlam en Lo; questo seLLore riduce perciò il vero front e d i difesa a chilometri 43 circa, snl quale sarà quindi sufficiente di agglomerare ostacoli sn ostacol.ì per accrescerne la res istenza ai più esll'emi limiti, nonchè di concenlrare le truppe che devono soslenere la d ifesa della piazza. In Piacenza iso lata invece tuao il cireu ito cbe si estende dall' Apennino fiuo al Po ad occicle11te della città, quindi sulla rirn sinistra d el fiume, poi nuovam ente dal Po agli Apenni ni ver so oriente, ossia pel' ch ilom ell'i 4~ circa, può essere esposto ttd un attacco, e co1werrà bene che nella erezione ~ella piazza si cerchi di rinforzare egualmente lutto quesLO i111me11so cerchio, perchò dovendo Piacenza servire di ridoLlo generale nella valle del Po in qualunque ipotes i di gu e.r ra, non si sa se i suo i front.i più esposti abbiano a d essere il set1 en1rionale e l' occidentale, oppure l'orienta le ccl il seltenll'ionale ; in entrambi i casi poi i 28 chilo.melri che sono mis.u rati dalla riunione del fron le settentrionale con uno elci due Ìateral.i, dovrann o essere difesi con eguale vigore tlall'eser cilo che vi si è· r ifug ialo, pur non tralasciando almeno di sorvegliare il terzo lato meno esposto: infine, per quanlo si riferisce a Stmdella riunitci a Pwcenza, sebbene s i co11,venga che i 3~ chilometri lungo il Po sieno potentemente sussidiati da questo ,valide, ostacolo, non credo che si
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.. 437 possn a meno di avervi almeno tre tes.te di ponte sulla riva sinistra, cioè una a Stradella, una a Piacenza e l'allra interm edi a, cosicchè lo svilup po d i qu este tre ~pere isolate con uno dei clue rami cli unione del Po coll',\peunino oltrepasseranno sempre i .w ch ilometri, collo svantaggio durante la chlbsa di avere una linea estesissima sul Po per lo meno da so rvegliare e da · contrastare atti,·amenle, percliè se l'attaccanl<=: riescisse o sforzarla in un punto, lutla la difesa della gran piazza posizione sa l'ebbe sconcertata e non so pi ù quale scampo resterebbe al difensore cui capitasse un siffatto, n on impossibile sebbene difficile i_ncidente. E il vantaggio di avere una p iazza da difendere , di cui si conoscono quasi con certezza i punti che sono i pi1'1 vulnerabili, non ha alcun valore per un difensore energico ed operoso, che cerca di approfiuare della sua momentanea sicurezza per moltiplicare gli ostacoli alle ulteriori operazioni del nemico? Jn terzo l nogo; siceome il ragion amento e l'esperienrn dimostrano che, per quanto eroismo si spieghi da una parte e dall'altra, avverrà put· troppo s~mpre al 1l ifensore di un'orera d i dover cedere a i replicati attacchi, se noi supponiamo che sia forzalo jn Bologn a il campo trincerato di pianura, non ne segue per questo che l'esercito . difensore abbia a capitolare od anch e solo a cedere la p iaz7.a; rna anzi a quel m omento comincia per così.dire la miglior difesa di essa, q uella cioè in cu.i il difensore ha tutti i vantaggi sull' attaccante, ben inteso se,, come propongono Lutti i fautori di questa piazza, essa sarà stnta, sistemala con un secondo campo trincerato sulla collina; imperoccl1è queste fortificaz ioni · <l i collina avendo un doni inio sul nemi co che $la in pianura, non si comprende invero come questi possa, sia con fuochi in d istanza, s ia con ,operazion i regolul'i d'approcc:io, disteuggerle, ma si ·capisce
438 ben più che l'attaccante stesso abbia inevitabilmente ad essere soverchiato e si trovi p'erciò solo ridotto all'impotenza. · _ · In Piacenza isolata un attacco sul i'ronte di ponente o di levante, seconclochè avremo la gllerra colla Francia o coll'Austria, non presenta nulla di tutta questa seconda difesa, imperocchè forzalò. ua puntò della linea a tale disianza dall'Apennino che le opere di fortificazione collocate sulle sue estteme pendici non abbiano più azione, la piazza è perduta, il nemico se ne può servire liberamente e le opere isolare sull'Apennino, quantunque ancora rimangano in possesso del difensore, non esercitel'anno più alcuna azione ulteriore. In Piacenza poi uni"ta a Stradella iÒ convengo pienamente che in ur:ta guefra, che venga dalla Francia,. la situazione delle cose sul fron.te di ponei:J.te,-per r'ispetto alla difesa tattica della posizione, sia assolutamente la stessa che per Bologna nel :il0 peri'odo, sicchè realmente se il nemico vuol tentare qualche cosa di serio contro la piazza, deve. necessariamente rivolgere i ·suoi sforzi al fronle verso settentrione coperto dal Po, dove questo grave ostacolo è giù. una difesa ben valida per una piazza di posizione in cui si ·r icovera Ùn intiero esercito: non mi sorprende quin<li che una · s if fatta proposta sia venuta da un autore il quale per lo . ap-. punto · si è quasi esclusivamente occupato dello studio della difesa occiclentnle d'Halia, ed anzi r itengo che · non altra combinazione poteva dedursi da uno studio isolato cli tale natura . Ciò non pertanto il proponente dovrà con lealtà convenire che questa situazione dì cose si cambia singolarmente per il frontè di levante· .dell a sua piazza, posizione dove suss isterà in tutta la sua interezza l'in.. conv.eniente che ho dimostratÒ pit) sopra per Piacenza . isolata;· e che per conseguenza, sollo il punto di vista
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439 di cui ora ci occupiamo, Piacenza ri:uhùa a Stradella in una guerra contro l'Austria non soddisfa, come Bo:logna, alle esigenze di un riclouo gene-rale o piazza di posizione. A meno ad.unqùe di voler chiudere gli occhi all' e·videnza, ciò che credo non ·sia nell'interesse di alcuno , io mi l?enso cl1e tuui i militari converranno che le condizioni di Bolognci, per ·p restarsi ad una re.busta sistemazione e ad una difesa locale la più potente, sono molto ~superiori a quelle di Piacenza i·solatç, in qualsiasi i"polèsi di guerra, ed a Piac~nza riuni"ta con Stractella nell'ipoLesi 'cli guerra contro l'Austria ; mentre · non sono dissimili da quelle cli quest'ultima nell'ipotesi di guerra contro la l<'rancia: e per conseguenza in un . piano generale difensivo dell'Italia, che deve provvedere alle singole ,ipotesi, sia da preferirsi Bologna alle altre due~combinazioni che sono in discussione .
X.IV .
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Consideriamo ora la questione sotto il secondo punto di ·vis La che io chiamerò· strategico, cioè che al ridouo generale cli difesa o . piazza di posizione che si voglia chiamare resli assicurata la più sicura, pronta e fac,i le comunicazione _colla parte rimanente del territoc-io sul quale non· si è ancora- pronunziata l'invasione·, affine di riceverne anche durante l'assedio i soccoi'si e le risorse e protrarnt -per così dire indefi.nilivamente la resistenza. · ,. Perchè la. disè;ussione proceda franca, leale, senza fotili. clivagaziorì.i, io comincio per premettere che qualunque delle Lre posizioni fìn qui enunciate si assegni · .al ridotto· o piazza di posizione in cui deve essere concentrnla la finale difesa ·della valle del Po, purchè si
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costituisca con tale a.mpiezza e robustezza da accogliere in questo estremo periodo tutte le forw del difensore e da agevolargliene la difesa, purchè in fatto queste forze vengano a l'iunirvisi, io ammetto che tutto il territorio al di là <lall'.\pennino reslCl'à necessariamente coperlo dall'invasione ; essendoché non è possibile che il nemico vada. a compromctlersi con qualche operazione così lontana e così arrischiata, ma lutto al più potrà dirigere scorrer·ie di cavalleria per requisizioni; e contro di esse i foetini di sbarramento sui passi ro tabili del!'.\pennino e le milizie provinciali avranno facilmente ragione. Io ben mi so cl1 e anch!\ su questo. punto taluni pensano diversamente e ritengono perciò che con ridotto a Dologna un nemico oroveniente da ponente si dirigerà sia pe r.· l)ontl'emoli, sia per Castelnuovo dei Monti ecc. in Toscana onde t11gliare le comunicazioni di Bologna col resto dell'llalia; che con ridolto a Pia.c-enza un nemico proveniente da levante si dirigerà per le valli del Reno o ~ella Sa ven~ in Toscana, oppure per Pontremoli sulla ri~iera onde tagliare le comunicaziom cl i T\acenza col resto dcll'llalia: sento anche quale sussidio di argomenti l'avvicinarmi' a questa opinione rni offrirebbe ad avvalorare la scelta di Bologna come ridotto een (rale, imp~ro.cchè non vi è evidentemente confronto possibil e fra le llgevolez:ze che presentano per un nemico proveniente da levante, che tr9viJsse Bologna liberu, di recarsi al di là dell'Apennin o per le due brev i e dirette vie della Por-· retta e delle FiJi~are, anziché un nemico prornnienle da ponente il quale, trovando Piacenza libel'a, volesse aura.versare l'Ape nnino per le slrade di Pontrem oli, Castelnuovo dei. Monti· ecc: . · Ma siccome le mie convinzioni non sono queste,. ed io penso in vece che un invasore avveduto fal'à
sempre oggetto principalissimo per non dire unico delle sue operazioni l'inseguimento p, la distruzione dell'esercito difensore, e lo seguirà perciò colla tolalitù delle sue forze nel suo ultimo rifugio, si a che questo lrovisi a Bologna oppure a Piacenza, senza. avventurarsi in opernzioni azzardose e senza scopo, cosl io mi guardo bene dall'abbracciare questa via, ma anzi stabilisco e premello come principio fuori di coulesta1/.ione che se per la difesa generale d'Italia prcvanh, come spero, l'idea di costruir~ una grun piazza nella valle del Po in cui l'intiero noslt'O esercito possa rifugiarsi dopo avere strennamente difese le frnn tiere, con quesla gran piazza, ovunque sia la sua posizione, purchè collegata all'Apennino e per esso col rimanente della Peni.sola, tulle le alu·e parli • st1ranno coperte dalla medesu:na. . del regno contro l'invasione per parlo del nemico che proceda naturalm ente dalle frontiere terrestri (:N'on tengo ora conto delle possilyi]i diversi.oni da mare pPr non complica.re inutilmente la discussione, ma mi sarà facile di far l-·edere in seguito in pef:he purole come in queste se. conciarie ,ipotesi la scelta. di Bologna a preferenza di Piacenza si chiarisca ancora con maggior evidenza di opportunilà}. Ammesso questo principio, si fa ch iaro che per rapporlo al concetto s~rategico di manteriere le cornunicazion i fra il ·ridotto centrale o piazza di posizione e il reslo dcll'Ilalia, la scelia. del silo per il colloca-. mento di questa piap:a dipenderà esclnsivarnente cl.il numero, dalla brevil.\ e dalla condizione delle strade che debbono servire per queste comunicazioni, cioè ,sal'ù prefcrlbile que l si.lo il quale si trova eollegato coli~ Penisola con strade più numerose• più brevi, più spaziose e più comode. Ora io clirnando se una questione posata in questi
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termini ha bisogno di essere discussa, o se non bàsta · invece solo. di posarla perchè sia risolta a favore di ·Bologna. Da . questa piazza due otlime e . spaziose strade rotabili èd una ferrovia conducòno in Tçiscana, e l~ distanzll non oltrepassa. i 150 chilometri per le due prime e non arriva ·nemmeno a mo per la ferrovia: entrarnbe ·sono ,a ssicurate contro le intrc:1.prese del nemico . . Cosa si può desiderare di più? Da Piacenza invece, sia isolata sia riunita con Stradella, non v1' ha che una strada unica rotabile veramente cope rta dalla piazza, ed è quella non per anco ult.irnata che va per- Bobbio e Genova . e ÌJoi -da Genova per il 1ito~ale· in Toscana con un percorso che oltrepassa i 300 chilometri; non vi ha ferrovia nel . • I primo tratto Piacenza-Genova ed havvi poca, per non dire nessuna, probabilità che possa es.s ervi praticata, a meno che si 0ostruisca per scopo militare, giacchè la linea Genova-Novi-Tortona che qui si biforca per 1'1ilano e per Piacenza .è sufficiente ai bisogni commerciali, ed ove n·o1 filsse, le sarà sempre preferta la linea Genova-Chiavari-Pari1'1él con diramazione a 8pezja, sì e conrn io stesso già no vidi presentalo il progetto alla sciolta Commissione di · difosa. Quando poi pee la grande estensione della gran piazza di iPiacenzi+ i loro. fautori volessero soslenere che a questa comunicazione intieramenle coperta Piacenza-Bobbio- Genova debba sempre aggiungersene una seconda, cioè quella · di Piacenza-Bologna-Firenze in caso cl i guerra contro la Francia, e quella di' Piacenza-Tortona-Navi-Genova in caso di gQerrn. contro . l'Austr,ia, pnr ammettendo questa · loro tesi non assolutamente indiscutibile, si avrebbero s~pre non più cli due comunicazioni rotabili ed una ferrovia come si ha in Bologna, mà collo svantaggio cli un percorso più che dopp-io per l'una di esse e quasi tripla _per l'altra e per la ferrovia .
Ma qui non s(a tutto: vi · ha ancora una conside razione che spero varrà a distruggere qualsiasi dubbio . possa per avventura affacciarsi alla mente di qualcheduno sul punto in discussione. A Bologna le tre comunicazioni colla Toscana affiuiscono insieme colle va lli da esse percorse ai fianchi della cÌttà per modo che qualunque ingegnere militare sia chiamato a fortificare la piazza, non incontra alcuna difficoltà per cop rirne Io sbocco . e con esso tutto il retrostante percorso contro . le imprese nemiche; lo stesso naturale tracciamento di un campo trincerato sul fronte. settentrionale della posizione . ·raggiunge naturalmente questo i mportantissimo scopo, sicchè . la piazza non potrà a me'no di riescire in tutto il suo sviluppo seéondo le regole cieli' arte della fortificazione · e r iunire perciò le i:nigliori condizioni per la difesa locale. 1 A. Piacenza invece dove la città è collocata sul ·p o e l'Apenn ino colle ultime sue pendici si teova ad u na distanza di 15 chilometri circa, se si vuole che la piazza sia a ca vallo tlel Po per dominarne la riva sinistra con:ie tutti ne riconoscono la utilità, e che . al tempo stesso copra materialmente la strada per Bobbio a Genova, noi Yl?diamo <:he l'ingegnere militare è costretto necessaeiamentè a mantenete Ja esistente testa di ponte e forse anche ampliarla; e poi aggiungere due lunghe ale d i 115 chilometri circa in linea retta per coll egarsi all'Apennino . Se non altro, spero mi sarà eone.esso dal proponente. stesso che una siffatta fortificazione esce da tutte le regole del'l'arte, non. ha riscontro storico in nessuno Stato e in nessuna epoca, tanto pi ù quando a levante la linea non avrebbe nemmeno l1n ostacolo naturale qualsiasi atto ad avvalorarla, e verso ponente se si scegliesse, come credo probab ile, la Trebbia, l'ostacolo sarebbe ,
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tu. per la massima parle dell'anno insufficiente .. Io poss9 ingannarmi, ma credo che nessun ingegnere militare sarebbe per ammctlere un'idea così eccezionale e se dovesse attuarla non riescirebbe a costituire un;1 piazza . di ben solida con·sistenza. A Piacenza poi riunita a Stradella io ho già conve-nuto e convengo ancora che per il lato di ponente della piazza di posizione, cioè a Stra-della, il ttaeciato delle fortificazioni si svolgerebbe naturalmente colle migliori regole d'arte, ed anzi col singolare vantaggio su Bologna di dominare la riva sinistr:i. del Po; ma siccome a Stradella non fa. cupo alcuna comunicazione attraverso l' A.pennino, e che questa si rittene irld ispensabile dal proponente per tenersi in relazione · colla Penisola quando, corne non è assolutamente im-· ' I possibile benchè difficilissih10, la sua piazza di · posizione fosse accerchiatu o girata, così egli è· già obbligato ad abbracciare lo stess.o partilo più sopra discusso, di riunire sul fronte ,di levante Piacenzu all' Apenn ino, e per sopra più poi trovasi costretto a cadere in una eccezione più $p ìceata ancora, qual è quella di riunire Stradella a Piacenza, -malgrado i 34 chilometri di distanza che le separano in linea retta, ,e formare mia piazza di smisurata ampiezza, la cui cons istenza non so quale potrebbe essere in un ultimo periodo di resistenza. in cui le forze fossero alquanto ridotte e demoralizzate ed avessero bìse>gno di un riposo assictiruto, di una protezione efficace per · rneuersi in grado con nuovi soccorsi e risorse d'ogni genere di ritentare le sorti dell'armi in campo aperto. A Bologna aclunque si hanno due comunicazion i rotabili ccl una per: feuovia colla parte del territorio non invasa, e la loro prote~ione si ottiene natural. mente con u n campo trinceralo secondo le migliori ,regole d'arte, epperciò suscetLibile di riunire le mi-
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9:40, gliori condizioni difensive. A Piacenza, sia isolata sia riunita con Stradella, ammessa unche la più favore :vole supposizione, cioè che la piazza non possa in. · nessun caso essere eompletamente accerchiala, ma soltanto bloccata su due dei suoi fronti, non si possono avere mai più di due co1minicazioni rotabili ed una ferrovià, ma con uno sviluppo più che doppio sempre e , in determinati casi anehe triplo; di più, per conseguire questo intento, si è obbligati di ricorrere a espedienti di cui nè l'arte della forLificazione, nè le lezioni dell'esperienza non permeuono un cerlo apprezzamento. Avevo perciò io lorto di dire che la questione di cui ci intratteniamo è una di quelle ehe basta posare perchè sieno risolte anche senza discussione? E non avrò io I poi maggior ragione aneora di conchinclere che per ridollo centrale di diJ'ef.a nell'alta I t.alia o ·piazza di posizione, come vogliono altri chiamarla, Bologna deve o.vere la preferenza su Piacenza isolata ·e su Piacenza unita a Stradella?
- xv. Se nonchè sull'ultin10 di questa importante discussione, e al l1!;lc:essario intento di esaminare la questione sotto tutti i suoi aspetti, importu che noi volgiamo Ol'a fo sguardo n,on pÌu solo alla difesa dell'alta Italia ma bensì a quella di Lutto lo Stato, e supponiamo che mentre la quasi totalità delle nostre forze sostenerono nel teatro pi'incipal1ssimo deÌla· valle' del J?o gli ultimi ~onati della resistenza per dar tempo di preparare, se possibile, la riscossu con quei mezzi che l'eroismo del popolo o la diplomazia potranno ancora mettere in atto, una cliversione si pronunzi abbastanza ragguardevole dalla parte del mare per. far temere che colla
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sua invasione non ne restino sconcertale - tutte. le disposizioni a cui si attende neJla Italia peninsolare, sicchè si renda assolutamenle indispensabile che dal nostro ridotto si diriga un rinforzo di truppa alle milizi'e distrettuali che difen dono quella regione. In /tal caso a ·Bologna questa momentanea distrazione di for;ze sarà senza pericolo per la finale resistenza della piazza, perchè robustamente costituita e secondo le migliori condizi.oni difensive; il tempo p~r operare la nostra dive·rsione sarà ridotto al minimo perchè la distanza a percorrers i è la minore possibile; si hanno due strade rotabili ed una ferrov~a per giungere in valle d'Arno e dopo questa molteplici strade e tl'e ferrovie lo~1gitudinali . · Invece, ·se noi avremo il ridotto a I1 iacenza , isolata oppure riunita a Stradella, la grande debolezza o la soverchia estensione della piazza potrà ben anche non eonsentire, senza pericolo di una prematura espugnazione, una distrazione quuluntjue di forze; ma quando pure no i volessimo correre in soccorso dell'Italia centrale o meridionale, la grande distanza a percorrersi, l'insufficienza dei mezzi , firio a che non avremo raggiunta la Toscana, ci obbligheranno a imp·iegarvi \m témpo JJit'i che doppio per l'andàla e pel ritorno. . ~ in queste operazioni che cosl.iluisco·no la vera quinlessenza dell' arte della guerra, il tempo npn è desso il fattore più importante di riescita1 Io · credo adunque d\ poter porre termine a questa lunga discussione, che mi rincresce di non aYer saputo contenere in limiti più ristrelti, e di conchiudere cpnscienziosamenle che sollo qualsiasi aspetto · voglia considerarsi la grande questione del sito per una gran piazza ridotto centrale della _difesa dell'alta I talia ·e con essa dell'Jtalia tutta, la posizion·e di Bo-
447 lagna è incomparabilmente da preferil'si sia a Piacenza, . sia a Stradella, sia nel territorio compreso ·fra · questi due l':mnti. I, XVI. Io passo ora ad esaminare il secondo punto di di- · vergenza tra gli autori più accreditati che ora discu,tono in pubblico sul grç1.ve argomen·lo della difesa .generale d'Italia ·o per dir meglio della djfesa ciel teatro principale di essa, qual è la valle del Po. Questa divergenza si manifesta sulla scelta della miglidr posi- . zione a darsi .alla grande piazza di manov:ra per la . difesa del s~Hore òccidentale, che alcuni vorrebbero ·stabilire in Alessundria ed altri a Stradella. Qui bisogna riconoscere fin da principio .che il que_sito non è pi_ù così semplice; o. per dir ; ieglio la _prevale_nza di una posizione sull'altra non è più così marcata; incontra~t~bile ~me nella questione precedentemente esamrnata; .1mperocchè, come vedremo . dalla discussione, alcune considerazioni sono a favore .di Alessandria, aHre di Stradella, ed importa perciò · che si proeeda con .tutto rigore qi raziocinio e di ap- . J)rezzamento .se si vuole pronunziare un giudizio, per. quanto possibile, maturato e sicuro . A questo fine io· non credo possibile di seo-uire O altra via all'infuori ·di quella di farsi . in prima una idea giusta e precis~ dello scopo a raggiungersì colle piazze pei·ni· di . manom·a, ritrarne poscia le condizioni più indispensabili cui le piazze stesse ·devono soddisfare per conseguire questo scopo , bilanciare infine. dove sieno meglio soddisfatte, cioè se a Stradella -0 ad Alessandria.
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XVII. In quanto ullo scopo delle. piazze cli manovrn orrià · io l'h.o indicato superiotmente in questa )lcmo1·ia, ed è di offrire al difcnsote i mezzi di difendere altiramenLe il pn ssaggio delle frontiere ccl irnped ire per quanto maggior lempo sarà po::;silJile l'invasione del territorio; di combattere il nemico con tulle le forze ri unite che la difesa avrà potuto mellere in campo appe.na la frontiera sarà stata superala, onde ricacciare l'avversueio fuori del territorio; di raccogliersi e riordinarsi dopo una prima sconilua generale per impedire che diventi un disastro irreparabile; di opporsi pel maggior tempo che sar:ù. possibile all'ullcriore avanzamento dell'invasore, mantenendosi durante questo tempo in -sicura comunicazione colle sue riserve ossia col ridallo gener~)e della dil'csa ; . di ritirarsi· fin.li mente nella direzione pit'.1 conveniente per rnggiungcre il ridollo stesso qt\ando il nemico riesca a minacciare gravemente· le comunicazioni della piazza.
XVIII. In quanto alle condizioni cui deve sodùisfare · una p'iazza perno di inanovru, esse si ded ucono con H.tcili tà e per cosi dire naturalmente da questi moltipli scopi;' enumerale a. un dipresso per ordine di importanza. pare che sieno le seguenti : 1° Che la posizione della gra n pia¾za sia centrale al settore di fron tiera della cui difesa essa forma il perno di operazioni attire; abbia numerose e comode vie che da essa si dirigano ai varii punti accessibili
440 del confine , onde i rinforzi ai posti stuccati che li guardano possano essere spediti e richin ~ati colla massima celerità a seconda dei movimenti che fa il nemico ·e dei risultati che ne sono la conseguenza. 2° Che questa piazza sia possibilmente essa stessa un gran nodo di COII'.Unicazioni ordinarie e ferroviarie che giungano dall'interno dello Stato, o tutto almeno questo gran nodo si trovi in mollò. prossimità della ~iazza ret_roslante alla medesima per rispetto alla frontiera; e ciò affinchè da una part~ il concentramento dell'esercito con tutti i suoi approvvigionamen ti d'ogni genere possa essere fotto all'apertura delle ostil.ità colla m::.ssima. prontezza dalle varie pal'ti dello Stato, e tutto esse:e .pr~nto ail'az~onc quando si pronunzino i primi movunent1 del nemico, e dall'altea parte .il punto di concentramelllO non possa essere troppo facilmente occupato dal nem ico se mai la nostra mobilizzazione non .si compisse abb~stanza in tempo. 3° Che il sito d'impianto offra posizioni dominami sul terreno in giro alla piazza; e ciò non sola.mente pe1: il gran sus~:dio che da esse si ottengono per la res1st~nza locale,_~a anco~·a e principalmente per poter scopnre ad ogm istante 11 teatro di operazione del nemico, la disposizione delle sue masse, i suoi movimenti ecc. e prenderne norma nelle nostre contro operazioni allive çli difesa, senzachè sia necessario di . ric?1:-re1:e, per ~ue.sti rag·gnagli indispensabili, alle ricogrnz1on ~ così cl_1fficili e cosi incerte nei loro apprezzamenti, massime dopo una prima sconfitta. i° Che la piazza abbia sboechi numerosi facili . .. ' ' ass1curat1 1.11.•tulle le direzioni onde, al momento in cui il difensore venga ad appoggiarvisi il fronte verso il i;te?1ico presenti ogni agevolezza alle truppe per ent1:a:v1 prontamente ed occupare ordinatamente la pos1Z1one anche dopo una grave sconfitta; i fian chi offrano AN"O xvu, VoL. 1.
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450 possibilità di uscire offensivamente in grandi masse e, per così dire, in ord ine di battaglia allo .scopo di attaccare il nemico mentre si impegna in qualche movime~to azzardoso di accerchiamento; il fronte opposto aJl'.invasione si presti ad una pronta ~ ordinata evacuazione dell!:l ,piazza quando per le riescite intraprese del nemico sui fian,chi siavi prudenza od· anche urW3~1za di abbandonarla per ~on e~porsi a perdere la rll1rata. la . 5° Che le linee di ritirata che conoiunr.rono o o piazza col ridotto centrale sieno più numerose possibili onde se per qualche incidente, pur troppo sempre prevedibile in guerra, una· di esse fosse improvvisamente ed inaspettatamente intercettata ne resjno altre al difensore·.,Per sottrarsi al disastro· più umiliante e · irreparabile che mai possa incoglierlo, cioè di dover un giorno cedere le armi e capitolare nelle mani del suo avversario. 6° Che per quanto ,possibile la piazza sia inaccessibile ai suoi fianchi, sicchè il nemico sia ne~essariamente costretto ad ·urtare contro il fronte di essa e ad espugnarlo per procedere oltre nella sua inva&ione; ma siccome ·q uesta condiziò,ne non è generalmente possibile cli, soddisfarla per una pi.azza di manovra ed è m<;>lto si riesca a conseguirla per un ridotto centrale, si esige almeno che uno di questi fianchi, appoggiandcisi ad alture non accessibili ·alle grandi masse, non permetta un movimento accerchiante, sicchè l'altenzione e le contro operazioni della difesa contro glì accerchiamenti, che c9stituiscono il più grave pericolo per queste piazze , s1a ridotta ad un fianco solo e ne restino singolarmen.te · avvantaggiate le condizioni difensive sia per , la resistenza locale 'sia per la difesa strategica del territorio, 7° Che finalmente la piazza nella sua tattica co-
s~ituzione, ossia P.er la forza naturale della posizione Jivva lorata dall'arte della fortifìcazi.one:, presenti, almeno una capacità di resistenza conveniente perchè difesa ~a un · esercito , inticro non corra alcun pericolo di : ,e:sere esp~gnata di vi va forza da un nemi.co che pur .disponga d1 . qualunque superiorità maforiale e morale ·sicchè l'esercito difensore possa rifugiarvisi anche dop~ :,ma sc~niJlta, trovarvi sicurezza almeno fino a · quando .11 nemico non sia r iescito a minacciarne èfficaceme{i).te la ritira-la, e avere cosi càmpo ed ao-evolez.za di ogni maniera per rffettuare questa ritir~ta senza ·e ssere troppo· vivamente inseguito, come di certo gli succ~derebbe, se . dopo fa i)rima sconfitta · dovesse ritirarsi in campagna uperta e l'aggressore non trovasse, questo grande ostacolo della piazza che lo obbliga per lo meno ad arrestarsi, a divcrgel'e dalla sua naturale · direzione di marcia e di operazio·ne, ed insomma a perdere tempo . ·
XIX . O~a ?he ~oi ~bbiarno stabHite le condizioni più es- · s~nzrnh a c1!1 devono soddisfare le grandi piaz:te pemi ,di manovra per la difesa interna e successiva cli un territo~ìo, consideriamo le due posizioni di Stradella ed Alessandria per r ispe tto a ciascuna di queste sette condizioni, ~ vediamo di veni're acl un apprezzamento abbastanza giùsto della s~elta a farsi fra le medésime.
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C1rca al!a prima condizione cli centralità per rispetto nl settore di difesa delineato dalla frontiera marittimoterr~s~re c~1e si estende da Genova a Ventimiglia per .la nv1era hgure , e da Ventimiglia al San Bernardo per
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1~ Alpi, io credo che nessuno metterà in dubbio chesia molto meglio soddisfalla ad Alessandria . che non a Stradella, giacchè dalla prima posizione si ha, per così dire, uno. almeno e tal volta anche più strade speciali per dirigere le truppe ai nove varchi accessibili della nostra frontiera occidentale, mentre da Stradella non si hanno in origine per tutte queste irraçliazioni che due strade, una alla destra del Po ottima~ e l'altra alla sinistra molto meno atta aila marcia di forti co- . lonne di truppe; non parlo di ferrovie perchè in generale nelle operazioni attive in prossimità del nemico non è sempre il caso che possano ess_ere utilizzate,. ma per tutli i servizi accesso)'ii cui possono prestarsi, è chiaro che la preponderanza è ancora per Alessandria da cui irradiano" 5 ferrovie, anzichè a Stradella dove non ne p~ssa che una. Eppertanto se il generale in capo della difesa pref~rirà, durante questo prinio periodo di tempo, di tenersi colle prin.cipali sue forze nella stessa piazza.perno, di manovra per avervi al sicuro· tutti i suoi immensi . approvvigionamenti, per a~ere un punto sicuro di appoggio nella stessa prima· lotti/- c}re avesse a sostenere contro il nemico già disceso nella pianura, onde sopperire col vantaggio della posizione fortificata acl una inferiorità numerica od anche solo per accrescere le probabilità di vittoria, egli è certo che la piazza di Ale~sandria offrirà vantaggi inçomparabili; ìmperocchè-· l'irradiazione delle truppe alle frontiere e il loro richiamo · in Alessandria si effettuerà molto più prontamente, p iù ord inatamente che non a Stradella, dove per i primi 60 çhilometrJ, .. cioè fino ad Alessa,ndria, non si hanno che due str:ade invece di 9, sulle quali .per gli aridirivieni inevitabili in siffaHe operazioni si doVl'à deplorare più d'una vol.ta una confusione perniciosissima.. Io· so bene quale eccezione muoveranno a questa.
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153 · :_conclusione i fautori di Stradella, ·ed è che per soste.nere unà difesa attiva a ridosso della frMtie.ra non è j]Jcessario che l'esercilo si tènga ~oncentràto in una posizione fortificala, è che per conseguenza, anche quando la piazza çli manovra sia a Stradella, la maggior parte delle truppe verrà m·iginariamente raccolta .in Alessandria, e da questo suo primo accarnpameritÒ procederà alle operazioni irradianti. Ma questa eccezione non ha certamente un . grande valore; ed ·invero, éhe l1 esercito di operazione possa e debba anzi staccarsi tempol'aneamente dalla sua piazza perno di manovra per portai·si all'incontrò del nen1ico, se questi ·gliene · presenta favorevole l'opportunità, è cosa arrimessa da tutti, ed io convengo pienamente che anche colla piazza. di mano vra ad Alessandria , il difensore non dovrà rinunziare cli portarsi, ad esempio, p_iù àd occidente, come su.l Po, tra Carmagnola e Chivasso per dar bat,taglia all 'invasore, se ivi preYedelse di poterlo attaccare con superiorità di fo.rze, oppure di contrastare la riunione delle sue colonne al momento in cui sbocca nella pianura·; ma se la piazza dì manovra è così se·parata dalla frontiera che il difensore abbia già dovuto scegliere un prim o accampame_nto più avanzato e · farvi i suoi approvvigionamenti d'ogni genere per un 'lungo ?tazionamento e per le manovre attive irradianti, non è più cosa prudente che se·ne stacchi ancora, almeno . colla totali tà delle sue for1,e, per portarsi a combatlere il nemico più avanti ; e col farlo, . si esporrebbe non solo ad una ritirata disastrosa, in caso di sconfitta, ·per la grande distanza a percorrere prima di r ifugiarsi nella piazza, ma si esporrebbe anc he a perdere tutti gli approvvigionamenti che in tal caso hanno neces-sariamente dovuto essere prnparati al sito di concenrt.r-amento. Adunque con piazza di manovra ad Alessandria si
401> 454 ha ]'incomparabile vantaggio che in essa può effelluarsi il primo concentramento dell'esercito con tutli i .suoi approvvigionamenti al sicuro, ed appoggiale alla medesima le truppe possono essere irradiate a seconda ciel bisogno sui vari punti della frontiera ed essereportale anche in totaliLà a combattere il nemico nel momento più opportuno per la dilesa, cioè quando l'invasore sbocca da.1le valli per riunirsi nella piar1ura, il tuuo senza pericolo di perdere il suo punto capitale e prinèipalissimo di rannodarnento dove convergano tulle le strade provenienti dalla frontiera, perchè ro-· busta.mente fortificato; all'incontro, se la piazza di manovra tl'ovasi a Strndella, l'esercito difensivo, per sostenere con eguale efficacia la vera difesa aLLiva delle frontiere, deve egualmente fare il suo concentramento. in Alessandria, ma senza appoggio alcuno e con inceppamento nelle sue mano.vre, per l'impossibilità di staccarsene sénza pericolo di troppo allontanarsi dalla sua piazza manovra che è a 60 chilometri più indietro, con grave rischio, se se ne allontana, di aver e dopo una sconfilta una ritirata disastrosa e !orse anche di essere definitivumente separato della piazza stessa, la quale gli sarebbe allora slala perfeltamenle inutile.
centra.men li sono le comunicazioni prescelte, si hanno ad Alessandria quatlro linee diverse che vi l'a~no capo ed • 0 Slro.della una sola; sicché senza terna d1 essere contraddetto io posso ben dire che il _co1:centro.mento, quando dovesse farsi a Stradella, nch1eder~bbe un tempo molto maggiore, e ciò quando pure s1 appr?~fittasse della vicina piazza di Piacenza per operarvi _11 trasporto delle truppe e dei materiali, giacchè a?che in Piacenza due sole sl rade ferrate fanno capo, cioè .:ippena. melà di quelle che ·convergono in Alessandria.
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XXII. Considerando le due posizioni in discussione . p~~ · rispetto alla te1;za condi:zione, cioè di presenlal'e dei : 1l1 dominanti sul teacno in giro alla ptazza per scoprire tutto il territorio che la circonèla, fin dove può estendersi lo sguardo, si scorge facilrue1ìLe che e~lrambe le posizioni vi soddisfano ugualmen~e, perchè m Alessandria questo osservatorio si ha a V~lla del Pero ~ulla strada da Alessandria a Valenza, e m Stradella s1 ha dalla cosiddetta Rocca; non è quindi il faso che. ~otto questo rapporto si abbia a dare la preferenza pm all'una. che all'altra.
XXI. XXUI. Venendo ora alla seconda condizione cui deve soddisfare una piazza di manovra, quella cioè di essere essa stessa un gran nodo di comunicazioni ordinarie e ferrovial'ie che giungano dall'interno dello Swto o quanto almeno di averlo in molta prossimità e retros tante per rispello alla frontiera, io credo che sia cosa affatto superflua di discutere fra Alessandria è Stradella, giacché anche solo di .ferrovie, che per i con-
Considerando in quarto luogo sotto il rapporto degli sbocchi in tulle le direzioni per le quali possa occorrere a.l · difensore sia di entrare che di uscire dalla piazza colla massima celerità ed in grandi mas~e: s( scorge anche facilmente che ove entrambe le posmom dì Stradella e di Alessandria sieno fortificate a dovere
4!56 I con teste di ponte sui cor$i d'acqua che sono a prossimità , cioè sol Po a Stra:della, sul Po, Tanaro e Bormida presso Alessandria, le condizioni delle due posizioni saranno asso1utamenle · uguali; onde anche qui nQn é il caso c;he si abbia a dare la preferenza più all'una che all'altra.
4b7 questa prevalenza di una piazza sull'altra verrà discussa nell'esame sotto il rapporto della sesta condizione di cui ora appunto io passo a trattare.
XXIV.
Questa sesta condizione stabilisce che le piazze di manovra sieno compktamenl_e inaccessibili .sui due loro fianchi, o p&r dire meglio noti permettano il loro accerchiamento per .parte del nemico; in caso ciò non sia possibile, almeno uno di essi fianchi si trovi assi·curato, sicchè il difensore si veda cli molto agevolato il . còmpito per impedire questa operazione del suo avversario, che è incontestabilmente la più disastrosa, se riesce prima che si sia potuta evacuare la piazza coll'esercito operante, e in ogni caso pòi, se non si viene a capo di contrastarla con successo, conduce per lo meno sempre ad un prematuro ~bbandono della piazza stessa alle sue proprie forze , senza che si sia ritratto Lutto l'utile desiderabile della sua capacità di resi.stenza. " Solto questo rapporto non è·possibile il disconoscere che la posizione di Stradella. è in condizioni incom. parabilmente migliori di Alessandria, imperocchè c9ntro il suo ~anco sinistro appoggiato ali' Apennino in una regione non attraversata da strade che si prestino alla marci.a e all'azione di forti masse, un movimento accerchiante per· parte del nemico nor:i condurrebbe ad alcun risultato ; contro il suo fianco destro appoggiato ai' Po, che in quel tratto misura ben oltre ai 200 metri di larghezza, la manovra accerchiante, sebbene· non impossibile, .è però di difficile riescita; sicché, volendo ragionare sulle probabilità ordinarie degli avvenime?ti ossia che nella loHa, a cui fosse chiamata l'Italia sopra
Consi1ieraodole in quinto luogo sotto il rapporto delle linee cli ritirata che offrono all'esercito della difesa, si scorge anche· facilmente che contro un · movi mento accerchiante che si.. pronunzi sul fianco . . destro ' ossia. dalla rìva sùristra del Po, le con.dizioni delle due posizioni sono precisamante ugual i: imperocchè, se la ritirata si incomincierà dal difénsore abbastunza per tempo da poler seguire sema pericolo· anche la riva sinistra, si. avranno per entrambe due ritirale ver-so Piacenza; se quella di riva sinistra sarà già stata intercettata, ne rimarrà per entrambe una sola, quella cioè sulla riva destra che è però la migliore : solo .neJ ·caso in cui la ritirata non fosse dal· difensore ordinata a tempo, sicchè il nem ico con un passaggio del fiume più a valle della piazza fosse riescito ad intercettarle entrambe, la cond izione delle cose potrebbe considerarsi migliore per Alessandria. che a Stradella, g iacchè nella sec;onda l' accerchiamenJ.o sarebbe cornpleto ed irrimediabile, mP-ntrc in Alessandria resterebbe pur sempre una ritirala, mollo divergente è vero, ma in sostanza ·p?ssi?ile, su. Genova e quindi per la riviera ligure a:Pisa, P1sto1a e Bologna. Il confronto fra le due piazze nell'alcra ipotesi di un accerchiamento sul loro fianco sin istro non è possibile, inquantoché tale movimento non può nemmeno esser e tentalo a Stradella e solo diviene possibile ad Alessandria, ma l'imp.ortanzà di
xxv. .
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458 questo te atro di guerra, la disparità di forze non sia oltremodo soverchian te dal lato materiale e morale da ren dere impossibile una resistenza qualsiasi, si deve ritenère che la piazza di Stradella, quando sia robustamente costituita, arreste.rà la marcia dell'aggressore e non correrà alcun pericolo di dover ess.ere a'bbandonata, prima che sia caduta per espugnazione. Invece ad Alessandria non vi . ha di sicuramente appoggiato che il fianco destro, cioè quello che tocca al Po, e per essa le condizioni sono perfottamen te simili a quelle di Stradella ; ma. per contro il fianco sinistro è senza alcun appoggio; perfettamente in ariD, sicchè il nemico può tentare di accerchiarlo, sia aura versando successivamente il Tanar? e la Bormida se l'invasione si prommziò esclusivamente dalle Alpi, sia scendendo al piano per la valle della Bormida, oppure dirigendosi dalla vaJle stessa su Novi se l'invasione siasi pro·nunziatà esclusivamente per la riviera ligure di ponente, oppure simultaneamente per deua riviera e per le Alpi. In sostanza adunque, 12er reslare in tutta la verità delle cose; la situ.azione delle due posizioni di Stradella ed Alessandria per rispeuo a questa sesta condizione si può in brevi parole cosl definire : che il punlo più forte di Alessandi·ia, ossia il suo fianco destro, appena può stare a paragone col punto più debole di Stradella, che è pure il suo fianco destro, mentre al punlo più forte e per così dire inalti;iccabile di Stradella_non corri sponde ad Alessandria che il suo punto più debole ed espos to alle imprese nemiche. XXVI. Venendo fi nalmente a considerar-e le due piazze di Alessandria e Stradella per rapporto alla settima ed ul. tima fra lB enumerate condizioni cui ·devono ·soddisfare-
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le grandi piazze perni di manovra, supponendo come di ragione che l'arte ·abbia con egual perizia fortifi.cate le due posizioni in base alle circostanze locali, io osservo che Stradella col fianco .s inistro fortemente ·appoggiato ad alture nori accessibili alle gros·se artiglierie non potrà essere veramente attaccata che sul fianco ·destro, col grave svantaggio per l'aggressore di dover superare di viva fo rza e con ponLi da costruirsi un ostacolo. così forte . qua! ~ ·un fiume di oltre a 200 metri di lunghezza: mentre ad Alessan~ria l'attacco regolare della piazza sul suo fianco sinistro in co~pleta pianura non presenta alcuna seria difficoltà; epperciò non si può disconoscere che se il nemico sceglierà, come çli ragione, il pl,lnto più debole della piazza per tentarne l'espugnazione vi riescirà mollo più facilmente ad .Alessandria che a Strade l~a . Senonchè vuolsi qui avere riguardo ad una considerazione della massima importanza, sulla quale io chiamo tutta l'attenzione dei leHori, ed è: che-tanto Alessandria, quando vi si racchiudano le colline di Valenza, quanto Stra. della, se vi si erigerà un campo trincerato sul!~ esl.reme pendici dell'Apennino, divengono pi.azze forti.in condizioni di resistenza veramente ·eccezionale; imperocchè, quand'anche il fronte a sud della prima od il fronte· nord :della seèonda, situati in pianura, vengano a cadere per espugnazione, non. ne segue da questo fatto che la piazza sia perduta, rna anzi comincia- allora, per così dire, il miglior periodo· della resistenza, quello, in cui il difensore ha sull'altaccante il vantaggio della posizione dominante e con elevazione tale da renderlo, a mio avviso impotente: basterà all'uopo ehe in Alessandria il difensore si ritiri _nelle colline di Valenza e a Stradella sulle pendici dell'Apennin:o entrambe fortificale. · E siccome a Valenza, per una fortunata combina-
460 zione, la riva destra del Po domina di ben 40 a 50. metri la riva s inistra, ·così mi sembra di poter conchiudere che, sotto il rapporto taltico della difesa locale delle fortificai-ioni, le condizioni di Stradella, sebben@ in apparenza migliori, non valgono a darle efl~ttivamente una prevalenza sensibile sopra 1\ lessandna, comecchè anche qui la vera finale espugnazione dovrà dal nemico tentarsi cd effettuarsi sotto il fuoco dominante della: d ifosa non altrimenti che a Stradella contro iÌ suo più robusto fin.neo sinistro.
XXVH . . Riassumiàmo in breve i risultali di questa qiscus·sionè; essa stabilisce: · ' · 1° Che le drie piazze . di Alessandria e Stradella convenientemente sistemate sodd isfano egualmente, o quanto almeho in modo non sensibilmente diverso, alla .3"', 4", 5"' e 7:. fra le condizioni • più essenziali éhe devono riunirsi in una gran piazza di ipanovra; 2° Che · la piazza ·d i Alessandria soddisfa inco1nparabilmente meglio di Strad ella alla 1"' e 2\ cioè 'di punto di pt-imo concentramento dell'esercito e 1i cenlr? di operazioni· all.ive per la difesa di tutto il settore oc·cidentale della valle del Po ; 3° Che la piazza di Stradella soddisfa incornparabilmen'te meglio di Alessandria alla 6" condizione, cioè di impedire o meglio di contrastare con successo le manovre con cui i1 nemico vittorioso nei rjrimi in·co1Hri cercasse di accerchiare la piazza di manovra del difensore. . Qual conclusione dovremo ritrarre? Essa dipenderà dall'apprezzamento che ognuno -~'or:~ .e saprà farsi della maggior importanza a darsi plU
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·46f alle condizioni per le quali prevale 'la piazza di Alessandria oppure a· quella per la quale la p~evalenza è · per Stradella. . Chi fa consistere pl'incipalmente fa guerra nelle operazioni dell'~sercito atlivo; chi vuol favo ride con tutti i . mezzi possibili, lasciando la massima libertà d'azione · . al generale per portare le sue truppe ovunque il pericolo si presenti e di ritirarle a tempo ove corrano il rischio di compromettersi per un insuccesso o per . un falso movim ento; chi intendé che le pia.'4ze ·manovm devono essere a conveniente· portata dai siti più.probabili · delle lotte campalJ affinchè in caso di sconfitta non si incorra il pericolo di un disastro irreparabiJe, esista un ,rifugio sicuro dove si possa per qualche tempo contenerlo od anche sol~ obbligarlo di tentaremovimenti arrischiati, che lo espongano a compromette~si e perdere così il frutto delle sue prime vittorie; chi si persuade infine che una piazza di manovra ha 'soddisfatto al suo compito se ha riesc'ito a conseguire quesLi rjsultati, ·certo non esiterà . di dare Ja p1:eferenza ad Alessandria su Stradella benché possa ben darsi il caso che abbia ad ahbando~arla alle proprie sue forze prima ché sia stata espugnata. · Ciò che guarderà soltanto nel preparare questa piazza durante 1ft pace e nel. servirsene durante la guerra sarà di, n6n lasciarvisi accerchiare coll'eserc ito com.battente, e questo fine mi sembra conseg·uito col racchiudere in Alessandria le colline di Valenza e costruire in qu,esta ultima posizione una lesta di ponte o sbocco sulla riva s_inistra del Po; imperocchè per . tal modo l'accerchiamento sul fianco destro si può ritenere come di impossibile riescita od almeno dif-. ficilissimo, ed in ogrii · caso per un tal sinistro la condizìo.n e delle cose sarebbe forse peggiore a Stradella dove la riva destra non domina la sinistra· come a
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Valenza. L'~ccerch~amento sul fianco sinis tro per una aper~ura d1 4 O o· 42 chilometri (quanti ne separano la piazza dall'Apennino), in faccia ad un difensore che scopre tutti i movimenti d·el suo avversario ed ~La ,sbocchi assicur~ti su t1:1-tto il terreno in giro, non e ce1'Lo una _operaz10ne fac ile per il nemico, e ad ogni modo, -ove .r1esca, potrà improvvisamente interoèltare la comunicazion~ con Genova, forse anche rendere pericolosa quella di J>iacenza per la riva destra del Po, ma in nessun . caso quella per la riva sinistra, lungo_ la quale, con un fianco appoggiato E! protetto dal P 0, l'esercito riparerà sicuramen te a Stradella, se vi sarà costrutlo anche solo un forte di sbarramento per chi~dere al nemico la stretta, opp1:1re a Piacenza, dove esiste una testa di ponte ed anche una piazza di appoggio. . Chi per contro vuole assolutamente costituire 'ia sua piazza di manovra nelle m igliori condizioni difensive t anto sotto il rapporto strategico che lattico, mettersi • per . così dire nella assoluta impossibilità di veder accerchiata la piazza od anche solo di doverla abbandonare coll'eserc~to, prima cr1é sia dal nemico espu,gnata, ma non s1 cura o della necessità quasi assoluta in cui si troverà di dover sostenere un sistema di guer_ra ~ura.men!e difensivo per non staccarsi trnppo. dalla piazza, oppure ·del pericolo ben più probabile che corre, seguendo il · sistema con trari o di essere d~strutto in una precipitosa ritirata, prim~ che raggmnga la sua piazza di manovra; questi preferirà S!.r~della dove certamente se sarà riuscito a rifugiar1 . v1s1 potra, anche semplicemente stando sulla difensiv~ ·più . assoluté!,, resistere a lungo IP coprire clall'invas1one 11 retrostante territorio. q Non è adunque la divergenza di opinione che si palesa su questo punto essenziale della difésa d'It.alia,
463 che deve recare meraviglia, imperocchè l'una e l'altra rispondono a due concetti. diversi sul modo di sostenere questa difesa coll'esercito attivo, i quali ha~no avuto in ogni tempo i · loro propugnatori; ma quello che sorprende si è di vedere nel caso presente che la proposta cli Stradella sia partita dagli scrittori i quali con maggior vigore sostengono il sistema di guerra attivo ed anzi vanno fino al punto di enunciare i l principio che mal provvede alla ·difesa d'Italia chi non si prefigge per primo scopo· di prendere l'offensiva sul terriLorio nem ico, come se questo dipendesse dalla volontà · del difensore.
XXVIII. lÌia a qualunque dei due sistem i di gnerra si voglia
<lare la preferenza, io penso che prima di scegliere fra Stradella ed Alessandria s i vorrà ancora tenere conto della considerazione, secondaria se si. vuole, ma che per l'Italia nelle condizioni presenti ha però il suo valore, ed, è che ad Alessandria già esiste una piazza che con una spesa non troppo raggaardevole · si può , costituirla convenientemente, soprattutto se si · cercherà · di rafforzarla soltanto sui suoi più pr.obabili fronti di atlacco h. ovest e a sud, mentre a ·Stradella, dove tutto sarebbe a cr eare, si richiederebbe una spesa più che - tripla, anche senia estenderne le fortificazioni al di là dei limiti ragionevoli e del b isogno . Ne.1 mio modo di vedere io propugnerei pertanto per Alessandria anzichè per Stradella; sarò lieto se potrò aver tratto qualcuno dei contendenti al mio avviso, ma in ogni modo sarò pur sempre soddisfatto se mi sarà riescito di portare la discussione sul vero ,e solo terréno in cui sia . possibile una r isoluzione del
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464 graye quesito, quel1o cioè dei principii della scienza della . guerra e del vicendevole co~frorito degli argomenti che valgono in . favore dell'una e dell'altra fra le due opinioni divergenti. E con ciò io pongo termine a questa Jlemoria, osservando che, definite nel modo da me pi·oposto le due questioni di cui ho in essa trattato, si potrà ben dire risolto nei suoi punti cardinali il problema della difesa generale d'ltalia, imperocchè il p_rogetto di legge presentato dal Ministro della guerra al Parlamento, col . quale sono lradotle in atto le proposte varie della, Commissione di difesa, ad eccezione di due. che hanno. ·appunto ·sollevato maggior opposizione, potrebbe nella sua ìntègrità raccogliere il suffragio unanime delle Camere e offrir modo di attuare un conveniente sistema difensivo dell'Italia ponendo termine ad ogni ulteriore discussione generale sul!' argomento. ·
ll maggi'or generalG:_ ANTONIO BRIGNONE.
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LA NUOVA GUERRA E
I
LE NUOVE FORTIFICAZ IO NI
RICO.RDI E DEDUZIONI PET~
PR.OBLEMA DELLA DIFESA DELL'ITALIA
Il vero è il semplice.
La nuova guerra non è stata ancoh combattuta~ le nuove fort ificazioni no~ sono ancora_er~t.te; nè le nuove artio-lierie ancora le chfendono. Ed 11 risultato del con Hùtò franco-germanico rappresenta soltanto il !r.ionfo · definitivo del progresso sul pregiudizio e sofisma rni·litaro francese, o mt:glio europeo, e . segna l'inizio dell' èra d<:: Jla nuova guerra. È scopo a questo lavoro il ricercare le cause ine- ci sorabili della fa llacia delle istituzioni mi.lii.ari francesi 1 - posteriori al primo Impero, e trarne insegnamenti constatnnti la ·necessità di sviluppare fino ai limiti del possibile la nostra potenza militare, onde assicurare l'efficace difesa dell'Italia, della quale essenzialmente imprendo à trattare. La ragione doJJa forma elementare colla quale svolgo l'argomento, è il desiderio di facilitare i giudizii di coloro che, affatto ignari delle cose mili tari, potrebbero per la loro i)osizione contribuire agli ag,ognali risullamenti. ANNO xvn, VoL. ,. 30
, I• d 1cJ, i
466
Tulto quanto. avviene sulla terra e !'effe~to rigo~os~ delle cause che lo determ inano. Ed 1 fatti umani d1 qualunque natura ed a qualsiasi ordine apparleng~no, possono considerarsi come la più perfella soluzione di tanti problemi, i dati dei quali siano espressi dalle causo generatri ci, che anche esse quasi sempre si traducono in fotti. Abbiamo lulli assistito con animo mura.vigliato e commosso allo svolgimento del tremendo dram ma terminato colla catastrofe francese. Una assemblea vagliata fra quaranta milioni di cittadjni e Q.ella ~aie tulli i popoli civili credevano condensala la s;1pienza di una grande nazione, la spinge unanimemente nel batatl'O aper'lole da vanti da se col i d'inevitabile col'ruzione senza che un solo dei suoi componen ti lo avesse sapuL~ sco rgere ed additare. Ma ciò era fa.Lolo; poichè la verità non può Uionf'are di un secolare sofisma che la avrnlge, opprime e nasconde nelle sue mille spire, se non col fctJ'o e col fuoco . E presso a decidersi qua li tortificazion~ muni~'~nn~ l'Itul ia per la sua di fesa ; ma sono stat1 esaur1t1 gl~ aro-omenti che debbono contrib uire alla soluzione d1 problema tanto complesso, R di così vitale irnpo~·tam:a pel paese, dopo i Lenibìli avvenim enti francese? I fatti nei quali è impegnala moralmente e materialmente l'atti,·ità umana, sono sempre analizzabili colla razional e ricerca o valutazione delle cause e dei , mezzi determinanti. I problemi umani però hanno nel fallo molteplici soluzioni , e pressochè costnntemeote sono seo-u O ile quelle poco bene studro·ate, che i Francesi quasi a scherno della teoria den inano ·7Jrafiche, possibili cioè, se condo ess i, storpiane o il senso di qnel povero aggettivo, il quale dovre.bb~ appartene1:e alFapplicazione delle rigorose deduz1om della teoria. )la la ve1'a soluzione e quella che si consegue con non tra-
m:
467 scurare nessuno degli elementi che debbono concorrervi, compresi quelli di opportunità, ricercandone i rapporti por assegnare a ciascuno di essi il giusto valore, o a dir meglio per non alterarne alcuno, e col seguire rigorosamente le leggi naturali che govern ano la materia così nel fis ico come nel morale, cioè le leggi del moto. I dati fondamen tali del problema della difesa dell'Italia sono : 1° L'azi one successiva dell'esercito e della marineria nelle· gueue contro le potellze confinanti; 2° La durata che debbono avere tali gue rre; 3° Le fort ificazioni da stabilirsi in relazione ai due dati precedenti, ed al!e condizioni topografiche del paese.
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I.
L'ese1·cito e la marineria; lMo azione. I grandi erro ri nella guerra si riducono sempre alla violazione di taluno dei SQoi più clcmentat'i precetti, i q~tali sostanzialrnen1.c sono le leggi sempliciss ime del moto, o meglio ·dell'azione delle for7.e_! E testò in Francia coloro, nel cui verbo abbiamo giuralo finora, ritenendoli - corne i primi rnaslri di guerra, ne hanno dato pr;ova flagrnntissima, cagio nando la più grande catastrofo militare che ricordi la storia. Le norme razionali per . l'azione militare debbono c~ser dedouc dai princ1pii dell'aete della guerra coordinati al p1·ogtesso 'umano. Essi sono pochi, immutabili ed inesorabili, nè mai si potrà insistere abbastanza a richiamarli alla. mente dei militari, per quanto ovvii potegset·o sembrare, imperocchè semplici come il vero, del quale sono l' espress_ione .
\ 4Q8 Se analizziamo tutte le guerre combattute dopo' la cadut13- del primo Imp(;lro, r ileveremo d1e, ad ecç;ezione di q1.;telle prussiane, quasi nessuna di . esse è stata condotta dalle due parti impegnate secondo i veri principii dell'arte della guerra, e direi che sembrava1 essersene afràtlo smarrita la traccia. Esse furono vinte collo spargimento di torrenti di sangue che avrebbe potuto essere in gran parte r-isparmiato, e quasi per sola virtù del valore e sacrìfizio dei soldati. Gli uomini di genio intuiscono la verità, la scorgono e la seguono, ma la · scienza sola la enuncia rigorosamente. Così i grandi generali di tutte le epoche hanno costantemente osservato i principiì della strategia, ma soltanto ' la teoria ha tratti questi ultimi belli e splendenti dalla nebulosità nella quale, nel voierli ricercare, li avevano avvolti coloro cui mancava il filo conduttore della scienza. Essi non sono oramai più un segreto per alcuno, cons istendo in semplicissime leggi meccv.niche del · moto dei corpi, e riassunti nel preceLlo fondam entale della. scherma: baUe·re col fo1·t,e ·il debole deU' avverscwio·. Quindi la necessità di dìsporsì in guisa da P:ercorrere linee o meglio spozii più brevi pe1~ far. mas?a maggiore del nemico., asso.lula o relativa, e tenersi unito menlre esso è diviso. L' essenza o gran segreto della stralegia consiste nel oo·uadao·no del tempo, che in guerta vale anche Q ' . . più tlel danaro, e nel lenersi ben concentrato, sia attaccando che difendendosi . Col seguire questi sempli ci dettami non si sbaglia mai, ed j risultrni enti di qualche successivo errore s~ranno per ciò ridotti all~ loro minima entilà. Di qui l'obbligo sacrosanto di far concorrere con costanle· e razionale sollecitudine tutti i mezzi dei quali può disporre una nazione, allo scopo di scendere in campo con massa maggiore prima. d.ell'avversario. E.se questo
•
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469 . è un princ1p10 ineluttabile per tutte le nazioni, esso è affatto vitale per quelle che confinano cori altre più poten ti. per numero di popolazione e mezzi militari. A questo .semplicissimo e capitale eone.etto debbono convergere le assidue veglie dei mil itari e far capo tuiti i preparaLivi della pace, quando voglia assicurarsi il migliore esito possibile deila guerra. Togliamo ora a considerare l'influenza dell'altuale ·stadio del progresso umano sulla guerra . Quale é l'essenza del progresso ? Spoglialo dalle frasi elci retori, i quali confondono l'effetto colla causa, il · progresso è il risultato delle cont.i.nuate conquiste che l'uomo fa nel dominio delle . forze naturali, le quali egli incessantemente assoggetta ed adopera a suo vanlaggio . È il fiume che dalle sue scaturigini man mano si arricchisce delle acque di nuovi affluenti . Col progresso adunque s'impiega un maggior numero di calorìe agli at.ti materiali dell'umanità, quindi è accelerato il moto, accelerata e sviluppala la produ~ione del lavoro e della ricchezza, e però si ottiene guadagno di tempo, ullima espressione del progresso. I successivi segnacoli di esso sono tutti i fa ltori che creano ed agevolano il moto, ovvero le strade, le navi, !.a ·stampa, il v1;1pore, l'elettrico. Dal moto scaturisce l'attrito morale _e materiale, dall'attrito idee ed ..alti, da ambedue la civiltà; adunque la base deUa ci' viltà è il moto, e questo è generato da fattori materiali, cioè forze e veicoli dì esse. La 'massa della società umana, la di cui op1mone è quella che si danno la pena di. formarle coloro che ricchi di parole non sanno scorgere, o non vogliono affaticarsi a ricercare la ragione intima dei fatti , esagera sempre l'influenza delle idee, e non assegna ai fattori materiali del· progresso, ed alla soddisfazione
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che procurano agli umani inleressi, la parte essenziale che essi.esercitano nelle vicende dei popoli , .e scambia, ripeto, la causa coll'effetto. E il moto _materiale accresciuto, che imprime una gigantesca impul_sione .alle idee ed all'attività drll'nomo, e la risultante espansione ~ guarentigia ·degl'interessi concomita'.nti sono quelle che generano il progresso civile. . È poi veramente ridicola la credenza dell'uorno che . egli possa dominare e dirigere gli eventi, quando invece li sub isce ira volto nel prepotente e maestoso flutto del progresso. Questo marma ed accelera la determinazione delle questioni che hanno il lor9 germe nella soddisfazione degl'interessi materiali delle nazioni. Il prodotto dell'accresciuto. o meglio centetpl icato lavoro deve natur.a lmente diffondersi ed esJ?andersi, e però · promuovere gli scamhi con altri prodoUi e· materie prime, perchè lo stantuffo della macchina a vapore non può reslar~ immobile un solo istante. II lav9ro_. genera la r icchezza, e la celerità cli esso re dama come ineluttabile necessità la libertà degli scambii, la quale non può essere teoria assoluta se non ·solo pel" tempo che dureranno. le miniere di carhon foss ile, ma in seguito essa forse eSStr limitata , aifincbè il lavoro resti equamente distribuito fra le nazioni , meni.re ora debbono necessariamente la varare cli più quelle che posseggono cosi prezioso minerale. Le grandi agglomerazioni nazionali, scòpo ai desiderii ed. alle sol!ecitudini di tutti coloro che parlano la medesitùa lingua, non sono tanto l'idea fissa dei grandi patrioti, e lo scopo di azione . dei rivoluzionarF, per scuotere il giogo o l'influenza straniera, quanto l'effetto della concomitç1nza ed espansione degli interessi sociali essenzialmente cagionata e resa. possibi le dalla celerità che l'impiego del vapore cbme forza motrice h a impresso alle transazioni commerciali e civili. L'I-
una
clovra
471 talia sarebbe tuttora una espressione geografica, come piacque al buon uomo del Melternick di definirla, . poichè ad onta del sogno dell'Alighieri e del Macchiavelli, diventato idea nazionale, del sangue versato da ta:nti martiri per la patria, delle esagerate teoriche ed incessanti agitazioni del Mazzini, senza il vapore forse, non sarebbero stati possibili i fatti del Garibaldi, le splendide vittorie italo-francesi, ed il poderoso con. corso della Prussia a nostro favore. È la locomotiva alla quale è affidata l'espansione degli interessi sociali che inloll erante di sosta abbatte gli artificiali confini dei piccoli Stati, ed è stato il vapore che ha consentito l'azione concomitante di tutte le forze individuali e degli eserciti che hanno contribuito al mirabile risultato d i costituire nel presente periodo l'Italia in un solo Stato. La forma politica, ed il grado di civiltà delle varie nazioni dipendono in grandissima parte dalla maggiore o minore . poss~bilità del moto material1;, o meglio dipendono dal tempo necessario a ·percorrere un determinato spazio. Così vediamo la Svizzera stretta nelle sue parti a vincolo federale per la difficoltà delle comunicazioni a traverso le Alpi. La Fraùcia unila da secoli , abbenchè fra le varie parti che la costituiscono siavi gra nde diversità di produzione; ·<li costumi e di clima, appunto perchè quasi · di' form~ quadrata , e pressochè affatto pri-va di alle montagne . La Spagn.a poco avanti nella .civiltà perchè regione montuosa. Gli abitanti della valle del Po più civili di quelli delle alte montagne alpine ed appennine. l'Ital ia si è costituita a forma integra nazionale . quando è stato materialmente possibile. f,enza le ferrovie, ad onta della universale tendenza degli spiriti, il fatto- sareblie stato per lo meno mollo ritardato, g iaechè la sua conformazione topografica impedisce le rapide transazioni, ed · uno dei principali fattori
472 degì'intercssi umani è, il tempo. Tutto aiò che accade, è sempre l'inevitab ile consegùenza delle cause' domi,nanti, e l'Italia è stata finora divisa essenzialrnenle per le condizioni sovraccennatc. Colla guida della storia, osserviamo che i popoli i quali hanno maggiormente contribuito al progresso della civihà sono quelli delle rn2le germaniz::a ed italfafla, fondatori e cultori della vera filosofi.a, splendido faro del sapere. Ai primi si deve l'invenzione della stampa, perpetuatrice delle memorie umane, potente veicolo uelle idee, dall'aurito delle quali scatùrisce la diffusione della verità ; della po! . . vere che ha ao-uzzato o 11 vomere della civillà, cioè la guerra, e del vapore che accelerando l'attività umana rnoltip!ica quasi la vita, matma ed affretta la soluzione dei problemi so'ciali, .abbaue co 11a sua. potenza tutto quanto vi si oppone, e 1)ende presente i l fut·u1'0. Si deve ai secondi l'invenzione della bussola, che colla certa direzione che dà al navigante abbrevia la sua corsa; del .telescopio che fa sparire le distanie fra la terra e gli. astri ; la scoper(a dell'America che ha aperto un ampio sbocco all'attività dei popoli sopra un elemento ove è facile il moto, e l' invenzione dell'elettrico che anFJichilisce tempo e distanza. Ora la stampa, la polvere; · il vnpore, l'e)eltl'ico a che tendono, e che producono? ~empre il guadagno del tempo, estrema espressione del progresso. !fa. da qual cosa è rappresentalo i{ nerbo di esso? povera poesia! dal carbon fossi le. L'uomo ha messo la mano sulle due pnncipali fo rze che governano il creato e gli danno mo(o e vita, cioè -il calo1:e e l'elettrico, che ab eterno si avvicendano,,si completano ed equilibrano. Una rappresenta la gravitazione o .attrazione, ·cioè la forza coesiva, l'elettrico, l'altra, dilatante e benefica, dà il moto ai fluidi senza dei quali non esisterebbé la vita. È quindi da ere-
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na dere che il progresso umano abbia forse raggiurito 11 suo apogeo. l\ia quando manchèrù all'uomo la più importante di queste due forze, il calore, quando cioè saranno esaurite le miniere del carbon foss ile, se come è pr6bab1le non se gli sa rà trovato un succedaneo, ad onta di tutte lè idee, parole e conati, l'umanità subirà un grande regresso nella sua atli_vità, ritornando' presso a poco come all'epoea anteriore alla scoperta del vapore, e non potrà disporre di altra grande forza motrice che dell'acqua. AIIora l'America non sarà in relazione- coll'Europa . se non mediante le navi a vela, e non esisteranno pii'.1 le éomunicazioni telegndiche sottomàrine a grandi di·stanze, per l'i mpossibilità del collocamento dei cavi elettrici. Le transazioni commerciali riLornel':mno su per giù qu.ali erano all'epoca precedente l'im;enzi.one del vnpore, ed il protezionismo rifarà capolino. Gl'inleressi locali non potendo più espandersi nell'attuale proporzione, sia pel lavoro diminuito che per la limitata velocità• dei trasporti, tenderanno a polarizzarsi in tanti centri. La celerità del moto intrecc iando e collegando intimamente gli interessi umani cosLituisce 'tuia gran forza di allrazione o di coesione, e là diminuzione di essa, il disgregamento degli interessi medesimi·. L' influenza del progresso sulla guerra si è esercitata ,e dovrà esercitarsi con intrinseco legame : Sulle arm i; Sulla lattica ; Sulla strategia. Sull'ordinamento degli eserciti in relazione alla storia, alle forme politiche ed alle co ndizioni topografiche degli Stati . Sulla educazione degli esereiti in rela,zione alla storia, ed alla costituzione politica degli Stati .
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474Sulla intensità degli effelli della guerra e sulla sua dt1rala. Sulla specialità delle fortificazioni e sulla loro importanza.
Dietro l'invenzione della polvere, l'uomo fu armato del fucile e del cannone, e per essi caddero tutte le armi difensive. Il cannone corrisponde alla rnassa di tanti fucili e però al concentramento o simultaneità della loro offesa in un punto solo, ma con maggiore efficacia ed intensità, imperocchè la massa più grande del proiellile unico, p.e r legge meccanic:a, po ssa sopportare una più polen te impulsione e co rra perciò con maggiore velocità del piccolo proiettile ùelfucile. Queste nuove armi rappresentano le bruccia dei soldati moderni, le une lunghissime e poderosissime, ·più brevi lr, altre. Con tinuamente perfezionate, si possono ora fabbricare mediante le macchiuc a vapore cannoni veramente gigunteschi. Così Toffesa dal pugno dell'uomo inerme combaciante al corpo del nemico, adesso raggiunge ques to alla distanza di 8000 metri, e chi sa poi I Napoleone va fino all'estremo limite di.cencloci: « C'est « un principe de guerre que lorsqu'on peut se servir « dc la foudre il la fau t préférer au canon ». Se immaginiamo materi alizzate le lince di tiro delle armi da fuoco fino all'incontro del nem ico, esse, a partire dalle spalle dei soldati, figureranno le imm ense braccia o te11tacoli degli esCl'Citi coi quali questi reciprocamente si urtaoo e compenetran o cruentemente nella loro massa, disgregandola. « On se bat à coups « .dc ca.non, comme on se bat à coups de poings ».. La polenza dell'urto lontano, e ta eflì ci<:nza dell'attacco e difesa delle posizioni for tificate, sono stale accresciute dai perfezionam enti man màno arreca:ti alle armi da getto, le quali ora consentono <l'in com incial'e l'urto da una grande distanza e con grandissima celerità. Busterebbe, per darsi ragione della differenza fra gli effetti del fucile a silice a canna liscia dell'epoca ~apoleonica, e l'attuale fucile a retrocarica, ossen·are quanto sia stato da questo reso più esteso e mortifero ,
Influenza del p1·ogresso sulle armi.
La prima arma dell'uomo è slala il pugno, poscia il bastone per dare maggiore energia .all'urto immediato. I più deboli o meno coraggiosi furono i primi autori dell'urto <la lontan o, lanciand o pietre co lla mano o colla fionda. Scoperto il ferro ed il modo di adoperurlo, l'uomo si armò della picca, quindi della spada, allungando le sue braccia di quanto erano lunghe queste due armi, poiché il punto d'azione immediato dell'offesa, era stato portalo dalla mano alla estrem ità di esse, che penetrando nel corpo uman o rendeva cruenta l'offesa. Contemporaneamente furono inventati gli archi, le frecce ed i giavellotti che perrnellevano di eserci tare più da lontDno l'oflesa, cosi le braccia dell'uomo si allungarono di tutta la gittala degli archi. La spada e la picca poteva no insiememente servire all'offesa ed a schermo dai colpi dell'avversario, ma per maggiore garanzia ed essenzialmente per pararsi dalle frecce e giayelloui, l'uomo si coprì di corazza e di scudo, contro i quali i detti missili si spuntavan~. Queste anni offensive e di fensive furono adoperate fino al periodo dell'invenzione della polvere, ma la maggiore efficacia per l'offesa restò alle armi <la man@, la spada e la picca. Vediamo però sorgere un barl ume di transizione alle nuove armi negli archi dei Parti e degli Inglesi, le frecc e dei quali foravano le più solid e armature difensive e quindi assicuravano maggior potenza all'urlo da lontano. .,
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476 lo spazio interposto f,'ra d:ue linee nemiche. Potremmo oltenerlo in modo sensibile marcando graficamente e comparativn.menle tutti i proie uili dell'uno o dell'altro fucile che riempirebbero eletto spnzio nella lunghezza delle ri speltive gittate, e nel tempo necessario ad una 'linea per percorrerlo onde i ncontrare l'altra. ì\Ia quando gli ultim i pezzi di carbon fossile e le ultime macr.;hine a vapore saranno conservate c;ome oggetti d i rara .curi.osilà e memoria nei musei, l'ùomo non potnì'più fabbricare g]j attuali gigantéschi cannoni, ed allora 1e nnvi e le fortificazioni diminuiranno pure il peso opprimente delle lÒro corazze.
Inffuenza del p1·ogresso sulla tattica . •
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Da che il mondo è mondo, l'essenza della guerra è l'itrto delle masse . Questa è la più perfotta definizione che ne sia uscita da penna veramente conscia, iriJperocehè, per ehi la pondeti, riassuma i precetti frrn. dam entuli della strategia e della tattiea. La forma elementare della guerra, ovvero la più semplice forma dell'urto è il pngi lato fra due indi vidui; s.e un terzo si associa all'azione d i uno dei due avremo .il primo elemento del concentramento della massa . Se moltiplichiamo · i eombutfonti, supponendoli tutli 4i ugual vigorn ·ed abilità, e pari d i numero, vinceranno quelli che formando massa maggiore concentreranno ·1e loro offese su massa minore. Vi :riusciranno , procurando che una parte d egli avversarii; per la distanza da pereorrere onde raggiungere il punto di attacco, non possa esercitare la sua azione contemporaneamente .ad essi. Per conseguenza ·si può trionfare di un avversario superiore in forze, pm;chè si sia sempre superiore ad esso nel, puntò dell'azione de~isiva. 9uesto è tutto il fondamento della guerra. Il combattimento
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Vi'1 degli Orazii · e Curiazii, citato a proposito dal De Cri-· stoforis, ne è una formula, chè l'ultimo degli Orazii, collo stratagemma della fuga, disgregò la massa mediante lo spazio, e vinse agevolmente g.li avversarii is'ola Li e, per le ferite toccate, meno vigorosi di lui. Dal pre<.:edente prmcipio scaturiscono queste verità, dal ram mentare od obbliar le quali dipende essenzialmente l'esito della guerra . Nf!l g iorno q,ella battaglia, l'esercito vale quanto le sue frazioni sirnultaneam~nte impe0'nate nell'azione nei suoi successivi momenh. Il o . resto, eccetto la parte che gioverà ad impedire al nemico di rinforzare le sue linee combattenti, è uguale a zero, eonciossiaché la sua forza rimanga inerte e . perduta . L'efficienza deffazione risulla dall'estensione dell'impiego di pa~·ti maggiori dell'esercito contro parti m inori cli quello del nemico, tenendo calcolo per le une e le altre del coefficiente di forza che danno le posìzioni. Le fraziopi minori impegnate contro maggiori del nemieo, eccetto casi Ji estrema necessità, p_e r tenerlo a bada o per la salute dell'esercito, rapprese~lt~no sempre inu tile effusione di .s a~gue a_vantagg10 dell'avversario, e sono causa po1ent1ss1ma d1 demoralizzazione nei soldati. J~saminiamo ora la ìnodalilà dell'azione tattica in relazione ~l principio fondamentale della guerra, l'urto delle masse, nelle tre ep0che, l'antica cioè, l' alLra s ucceduta all'inve;nzione della polvere, e quella moderna dopo il p~rfezionamento arrecato alle armi d~ ~et:o. Sappiamo che nella prima di. esse, . stante . 11 faci le schermo ehe le corazze, gli elmi e gh scud1 presen .. t;vi;mo contro le armi m issili, la massa degli eserciti era armala di spada e picca. Quindi il periodo tattico non· comprendeva infatti che un solo mome? t~, quell~ clell' itrto i?nmecliato , poiehè . le frecce ed 1 giavellotti servivapo precisamente contro gli armati alla leggera,
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allo scopo pel qu9.Je llttualrnente si usa' il fuoco in ordi11e rado, per tasteggiare cioè il nemico e prepa-;rare l'azione principale del combattimento. Per oLtenere la mass ima efficacia dell'urto, era impiegato esclusi'vamente l'ordine pl'ofondo del quale la legione romana · .nella sua forma ed azione era la più perfeua espressione. I due eserciLi avversi erano i due pugiÌatori. La falange macedoi1ica e la legione romana rappresen- . tavano tante parti della massa, gli elementi delle quali nella loro azione armonica e concomitante costituivano nell'insieme. uomini giganteschi dalle mille braccia, che urtavano e ferivano l'avversario nella lunghez~a della fronte impegnata. L'urto materiale era .prodotto .dal corpo dei soldati in movimento, ovvero dalla loro forza muscolare. Quelie due forme dell'ordine profondo erano sostanzialmente masse concentrate, la cui azione si esercitava agevolmente in tutti i loro punti esteriori. Esse dovevano avere tanta. consistenza o spessezza da. sopportare la pressione esterna dell'azione nemica su tutta fa loro superficie, e quando erano in moto aver tanta potenza da rovesciare le masse nemiche meno razionalm~nte ordin;1te. La transizione al predominio ·dell'urto da lontano:· la s.corgiamo, come .è s tato giù dettò , negli archi dei , Parti ' e degli arcieri inglesi. I Romani furono quasi sempre battuti dai primi, i cui poderosissimi archi forando gli scudi dei legi.onarii impedivano loro cli raggiungerli colle armi da mano. Inventata la polvere, il periodo, tattico fu arricchito ·di un nuovo momento, quello cle]l',u rto mecti'ato colle arm~ da fuoco, il cannone cioè ed il fi1cile, per il che _fu nmanclato al secondo momento l'urto immediato, . non più colla picca e_ la ·spada, ma colla baionetta. La 1ifferenza fra i due urti è che l'immediato è eser-
479 citato dall'az'ione muscolare del corpo umano, e l'altro, _mercè la potentissima forza espansiva . della polvere, dai proiettili delle armi da getto, l'o.flesa dei quali è sempre diretta e penetrante. Allontanata così l'azio ne fisica dell'uomo dal nemico, la consistenza della massa dei soldati passa all'azione concentrata dei proiettili.. Questa sarebbe ipoLe-ticamente ' rappresentata coll'immaginare simultaneamente riportati al centro di una lunghissima circonferenza di circolo tutti i tiri dei soldati di un esercito disposti lungo di essa. Ora se l'inimico, numericamen te inferiore, fosse schierato in una sola linea lungo U!} circolo concentrico a quello nel quale anche in una sola linea lo avviluppiamo, e supposte le armi identiche, il rapporto fra l'offesa e la difesa sarebbe espresso colla più scrupolosa esattezza da quello che corre fra i raggi dei due circoli ( 1). Dal. firi qui detto emergerebbe .il principio fondamentale per l'azion e dell'urto mediato, ovvero che. per assicurare la maggior potenza all'offesa bisogna preferire la forma di attacco che più si avvicini alla circolare 6 meglio ad un'ellisse allungata. Ciò condurrebbe alla necP,ssità di sviluppare l'esercito in una Jinea della massima lunghezza e della minima profondità ; ma per determinare le vere forme caratteristiche della massa dei soldati sul campo di battaglia, è mestieri tener conto degli altri dati i quali' debbono concorrere alla soluzione del p1·oblema. Essi sono : la limitazione della forza fis ica dell'uomo che non gli consente 1
'(4) La forma più completa o l'ideale del concentramento dell'offesa sar3bbe espressa da una figura composta di due linee parallele limitate da due semicirconferenze di circolo, i di cui centri fossero collocati agli estremi della linea nemica e con un raggio uguale ali; gittata del fucile. Ciò per altro· p9r essere possibile richiederebbe una stragrande preponderanza di forze .
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4/30 di combatlere tutto' il tempo che può durare, la bauao'lia . . o ossia tutto un g iorno; i vuoti prodou,i nelle file dalle offese nemiche, çla ultimo la necessaria consistenza · da darsi alle linee per resislere alla cavalleria . Col valore assegnato dall'_e sperienza a siffalti dati, · è risultato : che per l'azione I.attica, gli eserciti debbono esser divisi in tre parti , una prima linea cioè che impegni il combattimento, una seconda che sottentri a tempo opportuno per rinvigorirlo e permetta alla prima di rip_o sarsi e r icosti tuirsi, 1inalmente una riserva per decidere la battaglia o proteggere la ritirata. Altra volta pretendevasi le linee non dovessero aver meno <li tre . bghe, per dare il maggiore svih:1ppo . al fuoco, .garantire la loro continuità c0l pronto ricmp1mento de1 vuoti cagionati dalle offese nemiche ed opporsi efficacemente agli r-Ltac:chi della cava lleria; colle nuove arm i oggi bastano due solé righe . Non si è vincitori se non quando il nemico ·abbia abbandonato il campo ct·i bat.taglia. Ora, eccet.to il caso di_ essere affatto avviluppati e di non poter rompere ~l cerchio di ferro che li s tringe, i solda1.1 sono sempre rn grado di garantirsi in tutto od in parte dagli effetti d(?ll'urto med iato, laon de bisogna adoperare dopo di esso, q1!ello i mmcclinto, all'azione del quale non pòssono soHrarsi, e porre il pirtle dove es·si avevano prima il loro piede . · Em nec)essario si.ffauo rieordo per spiegare la successi vitù degli atti 1attie1 . che si vanno 11 descrivere. . L'_~rt? mediat~ serve a preparare l'ùnmediato, qu indi 11 prn forte fra t du~ combatten ti, quello cioè 'che ha concentrato mQ.g·gior qua~1titlt di, fuo co cont1·0 uL1a quantità minore, col restringere ad ogni . 1µomento l':tr~uo_:li · quesL\~lt.-ima, si avanr..a grada(amenle pe~: drmm;ure lo s~azto p~rcorso daj proietlili e raggiungere I avversario. ·
. 4-8~ Quale deve essere d unque la forma tattica per l'qrto immediato? I puuti p iù deboli di una linea .sono le ali, ché quando- non siano appoggiate a qualche ostacolo sono girabili. La prima forma e più completa pe_r l'azione, . quando. si abbia una grandissima preponderanza di forza, è di circuire 11 nemico imped éndogli il moto avanti, o indielro. La seconda, quando la preponderanza non sia eccessiva, è di avvilupparne le ali mantenendo la continuità della linea, e attaccandolo anche di fronte. La terza, l'attacco di fronte circuendo l'm'~la. La quarta, l'attacco obbliquo concentrando l'oifosa su di un'ala, e rifiutan :lo al nemico ht parte n0n impegnata della nostra linea. La quinta, quando il nemico abbia le sue ali ga ranLite, è· di far convergere il. fuoco sopra uno o parecchi punti delle sue linèe per i-sfondarle, moltiplicarne le ali e circuirle successi vamente; ma la sostanza è · sempre la rnedesimn, l'avvolgimento . Questo assicura allresì ]a maggiore possibile penetrazione ad una· par~e dei proiettili nella masso. nemica, imperocchè ne infili o prenda di sbieco le linee . Ecco spiegata la causa di quel proluflgarsi d~i soldati sulle ali : essi sentono istintivamente che 'la l0ro salute consiste nello spu-ntare quelle del nemico e nell'impedirgli èh'esso r iesca nello scopo medesimo . La forma_, più volgnre, meno efficace nei suoi effetti e che produce maggiore spargimento · di sangue, è l'attacco parallelo d'intensità omogenea su tuua la fronte, opponendo cioè cannone a cannone, fucile a fÙcile, per . ricacciare il nemico s1:1lla di lui · linea d'operazione . . Ora quando questi è in posizione e spiegato, e noi siamo in movimento per attaccarlo, il fhoco che egli apre sulle tesle delle nostre colonne è concentrico e corrisponde qua.,si a quèllo degli attacchi sulle ali. Che facciam9 per · diminuirne i letali effetti e po_ter ANNO xvii, VoL. r. 31
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/. 4.,82 spiegare le nostre linee? Ci serviamo delle braccia più lunghe, dell'artiglieria: da .ciò la necessiLà per l'assalitore di avere maggior numero di pezzi per distruggere o menomare l'azione dell'artiglieria nemica e neut.ralizzàre quella della sua fuci leria. Sarà quindi errore, anzi deliuo, allaccare il nemico in posizione q·uando esso . abbia grande quantità di artiglieria conce!ltrata che agisca sulle nostre colonne, se non po:,;siamo opporgliene una massa almeno pari se non superiore. ' Chi gira è girato; se questa sentenza non è sempre vera, lo è però nella generalità dei casi. Quale insegnamento deve· scaturirne? Che a meno qi avere grandissima preponderanza di forza, che consen ta di tenere occupata: tutta quella. dell'inimico con una parte di essa, méntre un' altra tenta di riuscii·e . sulle ' di lur c~municaziorii, gli attacchi debbono forsi in guisa da non perder mai la continuità e la consistenza della linea, . onde il nemico non riesca. a far testa e con uno sforzo ·concentrato sfondarla. La lunga gittata delle nuove armi aumentando lo spazio fra noi ed il nemico, dà maggiore vantaggio alla superiorità delle forze nei movimenti avvolgenti, imperocchè per 'distruggerne gli effetti, questo .sia costretto a percorrerlo, sotto il letale effetto della cresciuta celerità del tiro delle armi medesi.me. . . Poichè e.ntro nell'argomento, vorrei dire una parola sulla lungamente discussa e contestata influenza esercitata dal fucile a retrocarica nella. campagna austroprussian·a del 1866. · Dati due individui che si fronteggino, l'uno armato di fucile che tragga, per esempio, sei colpi al.minuto, e l'altro di' uno che ne tragga un solo nello .s tesso limite di tempo, è evidente c}:le per equipuare.le offese fra i due, presentando sempre il bersaglio di un uomo,
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183 converrebbe collocare in fila dietro al secondo altri cinque uomini che sparassero. successivamente coll'intervallo · di un quinto di minuto, · supponendo che il proiettile dell'avversario non potesse .colpire che soltanto il capo fila. Il fuoco del primo dei due sumrnentovati individui, se equivale ,quello di sei uorriini, deve però essere diminuito della differenza di effettò fra la simultaneità e la successività di sei tiri, non pocendo esso giammai trarli nel medesimò .istante. Per altro questa differenza :sparisce nella massa , primo perchè n~anche le line~ dell'avversario sparano simultaneamen(e, ed in secondo ,luogo pcrchè in conseguenza della celerità dei tiri del · fuci le a retrocarica, viene quasi. a ristabilirsene la simultaneità fra tutti i solclali. Dunque il vantaggio del fucile ad ago adoperuto contro il semplice fucile rigato, e considerando uom·o contro uomo, consisterebbe essenzialmente nella moltiplicazione delle righe nel rap~ porto del numero dei suoi tiri con quello dell' altro fucil~ nel medes imo intervallo di tempo. O pure allunga le linee nello stesso rapporto, poichè il fuoco di ciaseuno dei soldati valendo quello, per esempio, cli sei, C$Si possgno collocarsi alla distanza l'uno dall'altro di sei uomini. Però ogni colpo utHe del sernphce fucile ,r igalo dovrebbe considerarsi come avesse posto fuori combattimento un numero cl i uomini pari al rapporto ·s_opra ,indicato. Il fucil e ad ago dunque condensa il tempo e moltiplica la massa, ed a parità cli nurnero··di uomini agisce come fuoco concentrato, onde gli attacchi fra le teste di colonna dovevano riuscire sempre funesti agli Austriaci . Oea nel campo dei fatti, parrebbe che cogli elementi' razionalmente desumibili dai dati statistici e dalla storia della campagna del 48.66, l'effetto materiale. del fucile prussiano potesse essere espresso con sufficiente ap,prossimazione da una formula matematica.
/ '484 L'effetto morale prodptto dal fuci le medesimo deve· pareggiarsi a quéllo che supisce un nomo aì·mato d~ una pistola ad un colpo, contro un uorno armato d1 revolvero, diminui_ta però del favorevole influsso della
4-85 ·dati molta calma, molta istruzione e grandissima fermezza, e come vedremo a suo tempo il progresso me,desimo ne addita i modi dì conseguirle.
collettività militare.
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Influenza de.l p,rogresso sulla strategia.
I Prussinni asseverando di aver consumato in quella campagna circa 7 c·artucce a: testa, hanno fornito un· elemento prezioso per valutare fino ad un certo punto ]a influenza che vi ha esercitata il fucile ad ago. Qualora il numero anzideuo si riferisse a. tutti i soldati combattenti dell'esercito, se riportiamo allo scesso momento tutti 'gli atti della guerra, risulterebbe che nella campagna del -1866 l' eseréito prussiano avesse fotto un solo minuto di fuoco di fucileria . . In che dunque le· nuove armi hanno modi fica lo gli atti tattici? · La loro più lunga gittata, e l'aumentata giustezza e celerità dei loro tiri hanno reso più probabili la morte e le ferite. La gitlata avendo aumentato lo spazio interposto fra i cornbaL~enti, ha c?nsentito _d_i dir~dare le file scompon~ndole rn tante piccole umta raz10nalrnenl; composte · ed ordinate, creando deg!'i intervalli fra i quali sfugge una parte dei proiellili nemici. I soldati nel loro suecessivo avanzarsi debbono procu-rare d' offril'e il menomo bersaglio possibile col percorrere rapidamente spazii limitati, sottrarre i loro corpi ai proiettili approfitlanclo delle ac:cidenlalità del terreno o ponendosi bocconi, e così continuare il loro fuoco, ri~etencl0 :3iffatta alternati:a di moto ~~ offesa. Quando·. la loro azione preponden, vengon-o gradualmente ad accorciare la linea sulla .quale sono disposti, e finiscono col trovarsi ben compatti al. momento in cui essendo il ném ico già decimato e scomposto dar fuoco prepotente, essi se gli slanciano sopra per scac~iarlo dalle sue posizioni colla baionelta. Ciò richiede nei sol--
La strategia è la riunio1!e di tutta.la massa sul campo ,di battaglia, diretta sul punto debole del nemico; è il moto che precede l'azione. Nello attacco disegna da lol).tano la forma tatti.ca dell'avvolgimento. Dalle prime guerre dell'uomo fino all'epoca imme,diatamente precedente l'impiego·del vapore com e forza motrice, i mezzi . di locomozione degli eserciti erano limitati alle ga1ribe . dell'w>mo e del cavallo, laonde la velocità di moto, nei due periodi strategico e tattico, ·era un iforme. Per la sussistenza e servizii alle spalle degli eserci,ti erano adoper-àtì gli ordina.rii veicoli tratti da quadrupedi, e le antiche navi a v:ela e barche sul mare e' sui fiumi. E però gli atti strategici sono rimasti immutati durante secoli e secoli. L!applicaz1one del vapore al moto ha crcatb. il miracolo della velocità strategica, e di quella della sus. sistenza degli eserciti. Le navi a vapore e le ferrovie, proporzionatamente at loro numero è_d alla quantità del relativo materiale, consenton6 la m~ssima velocità -<li moto in tutco il periodo strategico, e segnatamente - nel concentr·amento dell'esercito, in cui uomini, cavalli, -cnnnoni e carri sono invagonati come una sola cosa. Esse la offrono anche in parte del periodo tattico, quando -cioè le grandi frazion i della massa. si dìspongono al combattimento, ed anche in piccola estensione a rinforzar0 l'azione, e da ultimo concorrono largarnente a ·facili tare la sussistenzà, e gli altri serviziì alle spalle degli eserciti. Il progresso ha dunque dato ·aua guerrn un nuovo incommensurabile vantaggio nel campo stra-
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tegico che consente d'impegnare in due soli grandiosi e solenni scontri, a breve intervallo, tutte le forze militari di due potenze combattenti, e risolvete in pochi giorni una grande guerra, cioé un gran problema nazionnle. • La ragione dell~ sterminate proporzioni degli attuali eserciti stanziali sia tutta intera nella inflessibile necessità creata dal progresso. Questo grande condensatore del tempo accelera la soluzione dèi più ardenti problemi politici, la costituzione Cioè delle grandi agglomerazioni nazionali. Le querule proteste contro questo fatto sono inutili ed erronee, imperocchè esso non abbia il suo fondamento, come taluni · credono o vogliono dare a credere,. nell'ambizione de.i g0vernant.i, cosa possibile solo in allri tempi, ma invece nèllai irresistibile spinta del progresso a risolvere le questioni che ora. ostacolano' il suo corso. Avremo ancora grandi guerre, ma decisive, ed seguito, per .quanto è dato, razionalmente prevedere, l'umanità sarà forse adagiata in un periodo, piuttosto lungo ma sempre limitato, di quasi generale soddisfazione dei singoli interessi nazionali ed individuali. Anteriormente all'invenzione del vapore e del!'elettrico e delle potenti prmi da geHo ora in uso, quando la celerità del moto era tanto inferiore all'attuale, poicnè le forze produttive ed i veicoli di esso consistevano; com~ abbiamo dello, nella forza fisica dell'uomo e del cavallo, nelle strade ordinarie e negli ordinarii mezzi di trasporto; quando per la mino1: produzione del lavoro, le ricchezze nazionali erano di molto minori, non potevano impiegarsi nella guerra se non eserciti limitatamente numerosì. Essi costituivano soltanto una parte delle forze o potenza militare delle nazioni e quindi potevano essere, più o meno facilmente sostituiti da nuovi eserciti. Si aveva perciò nel molo li-
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mitato, limitate masse, limitati risultati, e guerre incessanteml~nte rinnovabili.
. D'.ora inna1izi. invece, cqll'ùnpiego delle maggiori ricchez_ze nazionali e di tutte le forze delle qiiali dirspone la progredùa civiltà, il di cui primo saggio gu,asi completo, da wia sola 'pa1·te però, può. dfr!!.i esserne stato (atto net 1·ecente confli'tto f1·anco-germanico, avremo nella nuova guerra grande celerità di moto, g1·andi masse, ·w·ti poderosissimi, abbreviazione del. periodo della lotta, sollecito esaurimento di n:so1·se nel vinto, 1·isultali immecliati e clecis·ivi. · Così la guerra moderna può definirsi l'inteO'rale od il condensamento delle gnerre passate, epperò ~on una sola_ ca~p;igna si risolve un secolare problema. .D1: qm emerge adunque la imprescindibile necessità dei grandi es~r~iti stanziali, ognuno dei quali rappresenta una anticlpati:l parzial-c mobilitazione delle forze militari d'un paese; 0nde questo possa trovarsi in grado di ~?n esser prevenuto dal' nemico rJella' lottà, .adoperandole allora fino all'ultimo uomo . Per mélntenerli, le nazioni spendono anticipa!amente una gran parte di qu;:mto dovrebb~ro invece spendere durante e dÒpo la guerra. Il confl1Llo separatista dell'America del nord è stato una confermazione dì siffatta conclusioI1e . Quanto più le cognizioni si livellano, ovvero quanto maggiori verità entrano nel dominio universale, sono più rar~ gl! uomini di genio, i quali può dirsi rappre~entrno 11co?d:nsame?lo del sapere della lorp epoca; ed rn quella, 1 n velaton della verità. Ora la guerra, solo che ne sia ·s eriamente e costant~m~nte tenuta presente la essenza, è diventata dal punto d1 vista str~tegico. ~iù facile che pel passato. Le grandi masse ?egh es:rc1t1 moderni hanno, direi quasi, bella · e tracciata la via che debbono percorrere, poichè dall'esàrne razionale del sistema ferroviario e delle cssen-
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ziali i mmutabilì condizioni lopografiche del paese, e di quello con cui si è ii~ guerra, possiamo dedurre con molta esaltezza ove . convenga meglio concentrare l'esercito per 'invadere il territorio nemico, od opporci all'invasione del nostro. Oggi, o meglio . quando si sarà bene intesa l'indole e modalità della guerra moderna, non saranno più possibili le sorprese, perché si sarà finalmenle · compreso · che l'esercito. deve esser concentrato, e Napoleone il Grnnde n.on passerebbe le Alpi. ulla sord ina con un esefoito di 300 · mila uomini. Più gli eserciti s'ingrossano·, più l'idea s~rategica si seqipli.fica, giacchè più presto si entra neì ·campo della vista del nemico, ed j movimenti della massa nel p~rioclo tattico diventano più lenti essendo essi proporzionali alle lu_ngh èzze ed al numero d~lle colon ne. La massa rrrnggiore assorbe tutti gli accessoi'ii ed incidenti, che nella vecch ia guerra avevano grande importanza e preoccupavano siffatiamente i generali da far perder loro sovente di mira lo scopo essenzial'e di es5a . Ora. le piccole diversioni · o scorrazzate debbono valutar~i quanto una festuca, e le grandi castigarle con forze prep·ondera~ti, mantencudosi sempre acceritrato o a contatto col nucleo principale. Come le macchine a vapo t'e producono grandissimo lavoro in tempo brevissimo, cosi' i grandi eserciti nel loro scontrarsi. produrranno risultati decisivi ed immediati, quindi le fortificazioni dovranno essee considerate da tuLt'alLro punto di vista di quello dal qual~ s_ono state valutale finora. 1· mili Lari dovranno una volta per tutte smettere l'abitudi_ne di giudicare la guerta alla stregua di quella dell'epoca napoleonica, tras.curando di tener conto del condensamento del tempo dovuto al progresso. °L'accresciuta, o meglio la creata celerità di moto nel periodo strategico, e la maggior potenza dell'urto . mediato nel .campo tattico e nell'attacco e difesa 'delle
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489 fortificazioni, rappresentano la maggiore intensità, gli . effetti maggiori e la minor durata della nuova guerra. Essi. sono due fattori che bisognerà introdurre in tutti i precetti contenuti nel vangelq dei militari, cioè nelle .Memorie cli. Napoleone, dovÙnque quesLi non ;esprimano principii generali immutabili, e che sia m~stieri di armonizzare al progresso, segnatamente poi in quan.to concerne le -fortificazioni, come mi studierò in seguito di prov_are. Questi due fattori, esprimendo in sostanza il guadagno . del tempo, debbono entrare dovunque il tempo può modificare quei precetti, altrimenti peccherebbero di-anacronismo, e quale anacronismo I Affinché poi possano essere applicabili alla nosfra epoca, bisognei1~ sempre rammentarsi che ora uomini,. cavalli, -arrpi, materiali e sussistenze sono messi in . ferrovia · · e percorrono cencinq uanta chilometri al giorno, quando non ne percorrevano prima che venti, colle gambe degli uomini e dei cavalli: i soldati debbono sopportare ou.o o dieei colpi al minuto, quando ne sopportavano appena tre ogni due minuti: le artiglierie possono fulminare dalla distar\za di otto mita metri, mentre non lo potevano che a soli milledugento, e gli eserciti delle grandi potenze contano ora su per giù un milione di soldati. Nella guerra non rimane d'immutato se non i principii generali, la.forza fisica degli uomini e dei cavalli, ed i. bisogni per la loro · azione e sussistenza. Cominciamo ora a vedere come la Francia abbia già· una prima volta fatto regredire la guerrà nell'epoca ·di Luigi XIV, alteranqone assolutamente l'essenza, che sappiamo essere l'urto delle masse. Ecco_co.me questa nazione battagliera per eccellenza, la quale è s~ata quasi la sola rappresentante della civiltà latina nella lunga cruenta loua colla civiltà germanica; intese il senso della trasformazione degl{ aui tattici· dopo l' invenzione della polvere. · · ·
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490 Presso a poco quando tutti i soldati per opera del francese Vaubart furono armati di fucile, sorse la harocca idea . accettata dai militari eh tutte le altre n.azioni, che · la salute degli Stat·i consistesse nel maggior numero delle loro posizioni fortificate : ciò divenne quasi un affare di moda, anzi una manìa. Gl~ eserciti perciò furono divisi e suddivisi, cd al c~z~o 1?tegrale cli · essi fo sostituita lll. guerr~ delle pos1z10m, ·alter-· nantesi, cioè, fl'a gli urli in campo aperto e l'attacco e difesa di innumerprnli piazze, e che fu così ben denominala dai Ff'ancesi medesimi cavillosa. Sotto l'impero di tal sofisma, la guerra subì di fatto un regresso, poichè fu sostituito alla v_elocitù ,delle ~nosse, fattore dell'urlo, ed alla massa unita, altro suo fattore, azioni sconnesse ed ostacoli irnrooti, all'attività l'inerzia.. Così la guerra si faceva a minuzzoli e ne era indefinitamente ritardata la decisione. Immaginiamo se ora sarebbe possibile la guerra dei Trenta Anni; in ·un uguale periodo verrebbe ora tren la volte cangiata la faccia della terra! . · Spettava alla Prussia una prima volla la gloria di distruggere l'errore . Federico II ricondusse la guerra alla sua vera essenza, armonizzala al progresso dell'epoca, cioè all'urlo ~ell_a m~ssa. con.cenlrat_a, distinto nei suoi due momenti, mediato ed 1mme~iuto . E ne· ebbe premio condegno, trionfando di nemici tanto più potenti di lui, ma acciecaLi dal sofisma.· . · . Fino da quel periodo scorgiamo da parte dei Francesi . la viòlazione del preceuo su·ategico del concentramento della ·massa, e di far succedere nel campo tattico troppo sollecitamente l'urlo immediato al medialo, cosiccM· fu espr.essa la. sentenza, cli poi divenuta celebre, che· il fucile non era se non il manico della baìonetta,. sentenza troppo funesta alla valorosa Francia ! Prima che la guerra foss e stata col lume della scienza .,
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ridotta entro i confini di precetii assoluti, scqrgiamo nella sua interpretazione e nei suoi alli il predominio del carattere nazionale dei belligeranti. L'analisi delle guerre combattute nell'epoca i.n(erposta fra tutto il regno di Luigi XIV e la Rivoluzione dell'ottantanove, di.m ostra che i grandi generali francesi hanno sempre prescelto, o sono stati abituati a maneggiare eserciti di piccola mole. 11 carattere francese bollente ed impaziente d'indugi, fa preferire l'azione pronta e ripetuta a quella, più lenta ma complessi va, nè a quella si potevano prestare le grandi masse che sono costrette a muoversi più len tn mente . Per la medesima ragione in campo aperto, i Francesi anelavano l'urto immediato. Nell'epoca napoleonica, la guerra assumendo per ragioni politiche vastissime proporzioni, ·furono au. mentale le masse degli eserciti, ma solo quel Grande· sapeva maneg~iarle, ed i suoi giudizii sui generali francesi ampiamente ce lo conformano. Dopo di lui si ritornò in !<'rancia agli antic.hi amori, imperocchè nei generali di quella nazione sembrerebbe sia mancato quasi serqpre il coneetto dominante della concomitanza degli sforzi per assicurare l'azione unica della massa, abbenchè la guerra fosse oramai libro aperto per tutti. Sventuratamente chi aveva occhi non ha saputo vedere, e soltanto la fredda, perseverante e studiosa Prussia ha avnto l'arte di leggervi chiaro. Anche i g~nerali inglesi, in tutte le epoche, hanno rigorosamente osservato i principii della guerra tanto nel campo strategico che 9el tattico. Ma le vittorie inglesi sia per la liinitata influenza esercitata, o ·per la loro eco troppo lontana, perchè non magnificate e strombazzate ai quattro venti,· non hanno potuto. con-· tribuire, quanto lo dovevano, ad i!Iuminare le menti dei militari, -nè a qirni valoros i ed intelligenti generali è stata resa tutta. la lode che seppero meritare. Napo-
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· leone I, forse per odio all'Inghilterra, non ·si è mai degnato di .annoverare il Marlbourough fra i grandi generali, mentre avrebbe potuto .g iustamente collocarlo fra Turenna ed il Principe Eugenio di Savoia. Dopo i ·Prussiani di Federico II, quelli che han~~ meglio inteso la modali tà di azione nei due success1v1 momenti del per.rodo tattico, . cioè a dire l'us.o più razionale del fuoco, e del consécutivo urto immediato sono stati gli Inglesi di Wellington, e lo vedremo megli? discorrendo delle for'tificazioni. Ces~re nel periodo antico della guerra, Federit5o II, Wellington e Napoleone I nel peÌ'iodo compreso fra l'invenzione della polvere e l'applicazione del vapore al moto, e· Mollke nell'epoca moderna, rappresenlf1no i tipi più p0.rfetti pel paragone i·azionale degli atti della guerra nelle due trasformazioni che le ha fatL~ subiré il progresso. Per rilevarne l'importanza e ~h efletti, pon iamo a confronto le tre epoche, o, a megl10 dire fo.éciamo combattere Napoleone il Grande contro Cesare, e contro Moltke. . Siamo nel vecchio periodo strategico, e sono con. temporanee la Francia di Napoleone e · 1a ~oma di Cesare. Esse si dichiarano la guerra. Cesare raduna tosto le sue legìoni ed invade il mezzogiorno della Francia. Quando è poco lontano dall'esercito nemico, ·s econdo il èonsueto , scelto acconcio terreno, Cesare vi pone a càmpo le sue truppe le quali vi si fortificàno . Napoleu·ne con un esei-cito di quasi pari forza, giunto a vista del ca!Dpo romano s,i dispone ad iniziare la battaglia. Ecco la parafrasi della descrizione che egli medesimo presso a poco ne avrebbe folla, in un discorso riportato dal Marchand, sul confron to dell'azione tattica degli eserciti antichi e quella dei moderni. << L'armée de César était dans son camp retranché -« prète à se déféndre: je disposai qu'elle fut imm~diate- ·
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« mcnt e~vfronnée de tous còtés à distance convenable, « et fi.s ouvrir le feu sur elle. Prolongée, enV'eloppée, « enfilée, son camp d0vint l'égout de tous le coups, « de toutes les balles, et de tous les houlets. L'in« cendie, la. dévastation et la mort ouvrirent Ieurs « partes et fir.enl tomber ]es relranchemcnts, sans « qu'il fllt besoin de comblcr les fossés, d'e~calader ·1es «· remparts et d'en venir à l'assaut à l'arme blanche. .« Les b.rnves et intrépides légionnaires échappés à la « mori., furent en peu de minutes obligés de rnettre « bas les armes et d'e se renclre ù discrétion, lcur gé« n éral à la tète ». Napoleone combatte ora contro Moltke; supporremo i confini del 4870, la Francia non ha ferrovie e Parigi non è fortificata. La Germania dichiara la guerra alla Francia, e dal giorno della relativa comunicazione incom incia nei due paesi il lavoro della mobili tazione. Due· settima1'ie dopo, mentre la !?rancia riunisce faticosl),mente le sue forze attorno a Lione cd a Chàlons, l'esercito germanico si alfaccìa alla Siiar, e ·}ulle cime dei Yosgi, investe con lievi frazioni le fortezze, e dopo cinque giornate di marcia le sue teste di colonna urtano contro le poche e mal connesse forze francesi riunite a Chalons. Quelle colonne si sviluppano a guisa di -un cerchio di fe rro attorno ai Francesi . Il cannone tedesco · incomincia dalla distanza di 3000 metri a tormentare e disgregare le loro lince, quindi i cacciatori le bersagliano ad 800 metri, ed esse si· diradano sotlo quell'urto letale. Il cerchio tedesco sem pre più si stringe e sempre intatlo nelle sue parti, poichè l'artiglieria fran cese, decimala fin dal principio deltazione, appena lo scuote, ed il fuoco ·del fucile a silice a canna liscia fa l' efl'ett0 di un fuoco da parala. L' esercii.o francese di Chùlons cede le armi. Pochi ·giorni dopo quaranta o cinquantamila• Tedeschi
49{ occupano l'indifesa Parigi, mentre il resto dell'esercito volge a manca ad incontrare le forze cond'ot.te da Na_poleone che sa della caduta di Parigi, quando il nemico di già gli é a fronte. Egli tenta invano di sottrarsi .alla di lui strella fatale, e l'eroe di tante battaglie é in breve conquiso e vinto. Cinque contro uno, artiglieria rigata conlt·o artiglieria liscia, fucili a carica celere conu·o fucili a silice, la lolla è troppo impari ed il più grande Genio della guerra cade e deve consegnare la sua spada al vincitore. · Cesare, Napoleone e Mollke sono Lutti e tre abilissimi nella guerra, or come ha potuto il secondo trionfare così agevolmente del primo ed essere alla sua volta .nella stessa guisa vinto dal terzo? Ecco il vero ~ il primo è stato vinto dalla polvere, il secondo dal vapore, ambidue dal progresso! ~ _1 '"
(Continua) E. MAYO
èolonnello di stato maggi·ore.
I GUASTATORI A CAVALLO
Nella Rivista tecnolog.ica della Dispensa dello scorso gennaio si accenna essere in corso presso il genio militare ·délle esperienze per l'applicazione della clinamite in campagna; credo quindi non essere fuori proposito, l'esporre l'ide_a svolta in un pregevole periodico viennese (Streffleur's Militarische Zeitschrift) riguardante l' 1stituzione dei guastatori a cavallo. Già da molti uffiziali, specialmente esteri, fu espressa· l'opinione essere desiderabile che si istruissero gli uffiziali e soldati di cavalleria circa il metodo migliore di intercettare le linee ferroviarie e le comunicazioni teiegrafiche, in modo che questo servizio venisse fatto dai singoli distaccamenti di detta arma speditamente e con efficacia, senza operal.'e distruzioni ·superflue cd inutili, le quali potrebbero accrescere difficoltà a svantaggio di chi le ha ordinate, nel caso che le vice:9,de della guerra cambiassero. Ad alcuni, simile idea non andrebbe a. genio, sembrando loro che si voglia r·affinare di troppo il ser-
496 v1z10 della cavalleria a detrimento d~lla sua speditezza; però, ben pensando , non si richiede poi tanto, giacchè nelle cose militari succede spesso che alcune abbiano ad incontrare minori difficoltà in- praLica che io teoria, ed appunto questo sarebbe il caso. Sembr~: che i regolamenti di cavalleria austriaca riconoscano l'importanr,,t di tali cog·nizion i, poichè prescrivono le istruzioni sul servizio dei pionieri, particolarmente per quanto riguarda lo scopo sopra ·citato, per una suddivisione di ciascun. reggimento di c~ivalleria (il 4° o 6° sq uadrone, essendo i reggimenti di cavalleria composti di 6 squadroni ~ttivi ed 1 · di riserva). Oltr.e ai suddetti uomini , i quali sono forniti di speciale equipaggiamento, • S':) ne tolgono 5 per ogni squadrone, compreso quello di riserva, per l'esecuzione degli ordinari servizi di pioniere • negli accampamenti. A quest i uomini vengono forniti da e ciascun squadrone i necessari. strumenti ·. da fale..,.name o da guastatore nella dovuta proporzione. Qualora non sieno il loro posto è nei rano'hi altrimenti richiesti, . o assieme a..,.li e altri, intervenendo alle manovre diverse. Il perfezionamento di queste disposizioni già ini~iate è quanto ora occu1)a le menti degli studiosi militari , e fu lo scopo dell'articolo del g iornale già citato. È inutile qui l' cstendet'si nell' enumerare i risultati importanti , sia dal lato strategico che taWco , che si possono ottenere dall' intelligente ar,ione di un corpo di cavalleria, equipaggiato come si dove, e diretto con avve.:. dutezza. Ora <lecidano gli ufficiali di cavalleria stessi se il medesimo scopo potrà essere meglio r aggiunto adottando quanto lo scrittor e, più volte indicalo, suggerisce. L'autore tende a far rimarcare che gli strumenti da guastatore sono in realtà indis.pensabili tanto alla cavalleria quanto alla fanteria; però solo le brigate o divic:;ioni di fanteria, propriamente organizzate, possono far calcolo dell'opera dei distaccamenti di zappatori del genio for-
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niti dei rispettivi carri (1 ); la cavalleria invece nei movimenti rapidi bisogna che ricorra alle semplici risorse offerte ~lalle proprie file. Essa, per attendere il proprio carregg10, dovrebbe sacrificare i vantaggi dipendenti dalla .sua superiore mobilità, e tenersi pit1 d'accosto alla fanteria per usufruirne le risorse tecniche. . A~sai ~'imrorfanza è ora l'applicazione, nelle operaz1_0~1 r~p1de m campagna , dei nuovi potenti agenti di d1struz1one , quali il fulm,i-cotone e la dinamite. Quest'i~lti.ma specia~mente è di somma utilità, poichè in piccolissuna quani1t.'I ottiene effetti importanti e quasi sette vo~te ~aggiori della polvere. Le truppe del genio austr1~co so~o già mun~te cli cartiwcie di questa sostanza (2), fornite eh bossolo d1 pergamena, di circa om,03 di diametro.su om,12 di lunghezza, e di scatole fulminanti di latta con carica di chilog. 3,92 circa. La proprietà della dinamite cli non accendersi· facil mente e di poter ~ssere impiegata in piccola quantità la rendono su-bito prescelta per far parte d~l corr~do di distruzione dei guastatori a cavallo. La questio?e runarrebbe nel trasporto. Tre sono i mezzi che si offrop.o. individui e . Essa potrebbe essere distribuita ao-li t _sessi come parte dell'e.qu'ìpaggiamento,sia a cartuécie che a scafole, oppure trasportà.'La su carri del genio addetti ·alla cavalleria, o meglio · ancora caricata a dorso di cavalli. Il primo metodo, secondo l'autore, sarebbe discutibile giacchè il rischio di un'esplosione fortuita eiiminerebb; i vantaggi della facilità di trasporto. Il trasporto su carri è iu~mmissibile , per le ragioni esposte innanzi sull' incagl w alla mobiliLà deLla c_a valleria. Resterebbe quindi
(·1) Secondo le recenti istruzioni, sono gli zappatori di fanteria che d_ev~no cs_cgu ire in campagna i laYori di cu i è uso press~ Je divisioni o br1ga~e ~i fanteria. (Nota della Direzione) (2} Come s1 rileva ntilla parte tconologica della Rivista Afilitare Italiana del gennaio 4872. (Nota della Dfrezione) ANNO xvn, VoL. 1. 3!
,i.98 il sistema di caricamento a dorso. Questo sarebbe il migliore. Uno o più cavalli, caricati leggermente e con accm·atezza, potrebbero seguire i rapidi movimenti della cavalleria sfidando gli accidenti del terreno. lr'n'altl'a considerazione rcsfel'ebbe a farsi. Per trarre pieno profitto .delle risorse· che verrebbero così fornite alla cavalleria, occorrerebbe una discreta conoscenza non solo dei materiali, ma anche dei principii di cost,r,uzione delle varie opere cui andrebbero applicate. Ot'a lo scrittore citato, nella considerazione che il pretendere tali fondate cognizioni negli uffiziali di cavalleria sareLbe un volerli aggravare di troppo , essendo gi,\ molfi eèl importanti i servizi che richiedono la loro attenzione , proporrebbe che fosso seguito il pi.ano adoilato dal barone Edclsheim nel 18GG, cioè che un uffìziale del genio, coadiuvato da altri subaltemi , tuiti a cavallo, fossero destinati presso ciascnna divisione di cavalleria in campagna. In questo moùo, una divisione cli cavalleria. austriaca di quattro reggimenti, cioè 24 squadroni, av1·<ihhe: 1 Capitano del genio con tre u!Ticial i subalterni. 24 Squadre di guastatori a cavallo di cinque soldati ciascuna. 4 S·-1dd1visioni di riserva, composte ciascuna di un ulnziale subalterno, un sergente, due caporali e 32 soldati. 4 Cavalli per· trasporto a dorso coi rispettivi conducenti. Questa sarebbe l a forza stimata sufficiente, salvo casi eccezionali, per render la divisione indipendente dal soccorso delle truppe del genio. L e quattro suddivis ioni di riser va, c'oman<late dal capitano del genio, potrebbero venire impiega.te, sia alla avanguardia che alla retroguardia , secondo il bisogno; oppure si distaccherebbero da esse delle piccole frazioni per impiegarle in speciali commissioni.
MJ9 Riguardo all'equipaggiamento di questi uomini, l'autore suggerisce quanto segue: Ogni squadra di cinque guast~tori (due falegnami, e tre zappatori) sarà provvista d'attrezzi in questo modo: Guastato1·e 1Y. .1. ....:... Una bandoliera a borsa contenente una scure, una. roncola ed una trinella - In tota.le chilogrami 3,50 circa di peso. Gucistatore N. 2. -;- Una valigia coi seguenti oggetti: una i:cga, una lima, venti chiodi lunghi, venti id. mezzani, un succhiello, un paio forbici, una misura, quattro martelli . Circa quattro chilog. di peso. Guaslatm·e N. 3 e N.4- t;'na trinella, una gravina cd una v,,nga pel' ciascuno. Circa. ·i chil. e mezzo per individuo. Gu.aslato>·e N . 5 - Una bandoliera portante due van. ghe ccl una trinella - Circa cllilog. 3, 700 di peso. Ogni squadrone di cavalleria. av1·à quinùi nelle. sue file cinque guastatori muniti degli slrumenli suddetti. La. suddivisione di riserva sarà compost.a come segue: 1 Uffizialo subalterno. 1 Sergente, fornito di una misura metrica. 2 Caporali (sen~a attrezzi'). 32 Guasta.lori. Di questi ultimi, quattro sono equipaggiali comé il guastatoi·e N. 1 soprn, descritto, due come il N. 2 , dodici come il ~ - 3 e sei come il :N. 5; uno poi dei restanti porta una. bandoliera con una. scure, una sega a mano ed una funicella da 'tracciamento ; il tutto del peso di chilog. 4 circa; un all1·0 ha seco una. sega a mano, una scure ed una trinella , paso chilog. 3, 500 circa; due portano ciascuno un martello da minatore con picconi . da mina, peso 4 chilog. per indi,iduo; altri due hanno una valigia per caduno contenente tre for bici da fabbro, una chiave da viti, ed una cote, peso 4 chilog. per ciascuno; gli ullimi due portano poi una. Yaligia contenente due bat tifuochi con astuccio, pece (per la -distruzione dei ponti
500 di legno inc~ndiandoli), battifuoco completo, miccia, ecc., circa chilog. 4 di peso l)er individuo. Ora vediamo il caricamento a· dorso dei cavalli. Esso si compone dei· seguenti articoli: 12 cariche di dinamite del peso di chilog. I, 750 ciascuna. 6- cariche id. di chilog-. 3, 550. 20 cartuccie di dinamite, del peso ciscuna di chilogrami 0,180. • 50 id. da chilog. O, 100. 50 cannelli fulm inanti. 20 metri circa d'innesco alla Bickford. 20 id. (per mine sott'acqua). 2 salciccie da mina. 6 Pietre focaie. 2 Acciarini. I matassa di m iccia. 1 pacchetto di esca. 6 spol ette a tempo. 2 buttafuochi. · 100 cassule, ccc. Questi oggetti potranno essere forniti dal parco del genio più vicino. Il peso totale è di circa 65 chilog, per ciascun q~adrupede. Ora che tutto si è visto per. la for- . mazione ed equipàggì.amento elci guastatori' a cavallo , resta ad enumerare alcune delle operazioni che saranno di loro spettama e che facilmente.si offrir~DD;O in campagna: Eccole : · · · Riparazioni delle strade ; sbarramento o taglio delle medesi)Jle; costruzione di rampe per facilitare il passaggio delle truppe a traverso corsi d'a~qua ad alte sponde, o strade profondamente incassate, ecc. erezione di parapetti, e scavo di [osse a fiparo; ·costruzione o cura delle latrine divisionali negli accampamenti; preparazione dello parti in legno pel riasseti.amento delle selle; taglio degli
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501 alberi, ed atterramento di essi per la difesa; interrompimento di linee ferroviarie; demolizione ·dei fabbricati, ecc. distruzione di ponti in legno, in muratura, in ferro; disposizione a difesa ~ei fabbricati, e degli avamp0sti; costruzione di stagni ed abbeveratoi pei cavalli; disposizione di dighe e chiuse, ecc. (1). TuUe queste operazioni sono fatt ibili sen:1.a concorso di attrezzi meccanici, e solo per forza di bracci~ e pell'ìntelligente applicazione· della dinamite o degli altri agenti esplosivi. La prati'ca e l' i·stri6zi'one sono le sole che possono accelerare il lavoro e ren<lerlo efficace. I risultati delle es1)erienzc sulla dinamite, che anche presso cli noi si stanno compiendo, dimostreranno sempre più la utilità <lcl suo impiego in campagna, e quindi l'opportunità di adottare, se non tutto,- almeno in parte, il progetto dell'istituzione dei guastat01·i a cavallo.
GuAL'rmRo VERATTl
Luogotenente di Artiglieria.
(4) Tutte queste· operazioni· vennero contemplate nelle Istruzfoni pratiche speciali, già pubblicate dal )lioistcro della guerra, per gli zappatori di fanteria e bersaglieri. (Nota della Direzione)
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RECENTI PUBBLICAZIONI SULLA GUERRA DEL 4870-7.t (4)
XI. Ln Jour~•ée ,le sc,lan, par le générnl DUCROT.
Paris, Dcntu librairc-éditeur 1871.
Il generale Ducrot dopo di avere premesso nella sua introduzione che la storia non può scriversi l'indomani degli eventi, soggiunge esser staio 0bbligato a pubbli~are poche pag ine onde r ibattere alcune accuse scagliate contro di lui dal generale Wimpffen nella sua opera Sedan da noi già analizzata. I capi d'accusa a cui vuol rispondere Ducrot sono cinque, cioè : 1° Di non essersi condotto onestamente , abusando della sua influenza sul generale Trochu per impedire l a pubblicazione del rapporto di vVimpffen sulla battaglia di Sedan ; . 2° Di aver compromesso con false manovre la sorte della giornata, preparando così il disastro; 3° Di avere lasciato troppo presto il campo di battaglia;
(1) V. Rivista Militare, dispense dell'ottobre, novembre e dicembre H74, gennaio c febbraio ,1872.
4° Di aver rifiutato di obbedire agli ordini del generale in capo che ne reclamàva il concorso; 5° Di aver influenzato l'Imperatore perchè alzasse bandiera bianca e capitolasse. Di questi cinque capi d'accusa, soltanto il 2°, 3° e 4° merH1.1no di essere considerati dal punto di vista militare; gli altri entrano nel campo delle q uistioni personali e perciò per noi sono' inutili a trattare. Ma in ogni modo cio che risulta chiaro dall'esordio si è che l'opera del Ducrot ha essa pure un carattere cli difesa personale quasi esclusivo, nè può perciò essere un lavoro completo e di minuziosa esattezza. Jt difatti ciò che le manca; ma a compenso lo Stile ne è bril_lanie, affascina e invita a. leggerlo, le pagine si divorano con attività, tanto più che la parte aneddotica vi è framm iséhiaia continuamente alla militare. In altri termini, l'opera del Ducl'ot, che senza le note coBsta. di 73 pagine, più che un libro per lo studio, è da qualificarsi per l ibro di facile e divertente lettura. _ L'autore p1:ende a considerare l'armafa di )fac-:~1fahon l'indomani dello scacco sofferto a Beaumont dal 5° corpo, mostra che a quel momento era assolutamente impossibile il continuare il movimento verso Montmédy e l'est, e che inYece conveniva decidersi a ripiegare su Mezièlres per andare a formarsi una base di operazione sulle piazze del norcL; prova che la ritil'ata era possibile essendo fianch eggiati dalla ì\Iosa, ed ha ragione. Accenna alla confusione cbe regnava il giorno 31 agosto nelle lìle dell'armata, accusa la mancanza di ordini, e trorn che le indecisioni del maresciallo .i.\fac-ì\Iahon furono fatali alle sorti dell'arm,tta, come fatale fu la dimenticanza di distruggere i ponti sulla Mosa e sul Chiers. Parlando delle disposizioni delle truppe il giorno della battaglia, crede che bisognava situarsi colle spalle alla frontiera belgD , fronte al sud, la destrn. sulle alture cli Saint-
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501• Menges , la sinistra all'altipiano d'llly, ove si pote,,a èssere attaccati alle ali, rna: non atLorniati. Evitlentemente ques·to progetto è preferibile · alla cl isposizione prescelta · di schie1~arsi · ferro di cavallo ai,torno a Sedan; non avrebbe però ·portato una vittori~, ma avrebbe rigettato l'arma.t a francese nel Belgio. Ciò potea portare alt.re complic;.anze dr ordine extra-militare che è qui inutile il cercar d'investigare . Quando Ducrot ricevè dal generale Faure, capo dello stato rnaO'o-iore che venne a porsi a sua disposizione, · Ob ' , . l'avviso della grave ferita toccata a Mac-Mahon, ci racconta. che nell'assumere il comando pronunziò queste parole : « È tardi, la responsabilità è grave, l a sopporteremo « con risoluzione. » E poi r ivol ge'rl.dosi ai suoi ufti~iali: « non vi è un istante ·da perdere. Il nemico ci trattiene « ,sul nostro centro ment re . cerca cit·condare le_ ali . .È · . .4: il . sno eterno movirnelito d_ i capricorµo ; q ue;,ta v.o lta << non ci l ascieremo ingannare ». · DuGrot elette allora gli ordini per e.seguire la ritirata -verso il nord-ovest, incominciando questo ,movimento a scagl ioni dall'al a destra.; si 1:ecò in persona dal general~ Lebrun, e lo persuase. che -il combattimento irn·pegna,to contro i. Bavaresi. · i Bazeilles non era altro che un episodio . Per.s1.1ase poi anche l'Imperatore, che questo · io.ovime,nto retrogrado allarmava, e che. a confessione dell'autore non· vi oppose però nessun ostacolo. Non si può . n egare c1ie il D ucrot non mostrasse gran persptcacia nell'ii1dovinare i larghi movimenti giranti che-· da un l àto le guardie prussiane ed i Sassoni,· dall'altro il 1° ed il 2° col'po eseguivano sulle ali francesi, e noi abbiamo g ià detto nell'esame critico del lavoro del '\1/impffen che « questo prog·etto era preferibile, ma diffi« cile , perc11è esigeva una complic'ata marcia- maliovra « con truppe non solidissime in un terr eno solcato da
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« poche strade. » E ripeteremo anco. una volta col rap.:. port~ ufficiale prus$iano che a quell'ora la .via di Mezières era del t utto s·barra.ta, e c11e i'armafa frances~ a:vea. la sola risorsa dell~ fuga: nel Belg·io. · Comunq1,1e si.asi ·« qu el che il . sovrano fasciava fare, « un generale arrivato la vig·ilia sul campo, dice l'autore, << dov.ea impedire ». . . . _ Segue la relàzione del \olloquio fra i .due generali Ducrot e vVirnpffen-colloguio che fu un vero qiverbio. poi a tratti spiccati non sempre· ben coordinati, ma che impressionano, sbno epilogate le varie fasi de~ disastro; sembra di scorgere "il . fuoco . violento d'artiglieria che schiaccia va lè linee francesi , poi le profonde colonne prussiane .che spuntano. all'orizzonte, e poi _la carica impotente della ca-valleria contro q ucste linee . .Questa carica fu un'inutile ecatombe ; i F r ancesi rinnovaYano Sedan l'errQre commesso dagli Inglesi a Bal aclava·; dimentican~lo q.uel motto cli un coÌe.bre· ior gen'e ralé .che avea eletto : C' est bea'u, m,ai's ce n'est pas la guerre. · . Le descrizioni dell'autore costituiscono la vera poesia della g·uerra : il caratter e i mpre~sionabile del]'uomo vi ·si tradisce. Non potremmo raccomandarle· come modello di stile militare, chè cosi non scl'issero i grai:rdi capitani, ma confessiamo che si scorr'o!lo con piacere. A darne un'idea, scegliamo· il brano~ che rigua.r cli. lo stato dell'e. ·sercito alla . sera, brano che darà un'idea limpida del come triste sia lo spettacolo che presenfa un'armata -sconfitta e senza disciplina. . « All'interno di Sedan lo spElttacolo era indescrìvibilé , · « le strade, le piazze, le porte erano ingombre da vet« ture, carri, cannoni, e dagU impedimenti tutti di uh'ar« mata in rot ta. Bande di soldati senza fucili, senza « sacco, accorrevano da ogni lato , si gettavano nelle · « case, ne lle chiese. Alle porte della città si schiaccia~ vano. Diversi disgraziati per'irono. ~
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« .Attraverso questa folla correvano cavali.eri ventre « a terra, cassoni al galoppo, che si aprivano il passo « fra queste masse spaventate. « Quei pochi uomini che avev:ano conservata un po'
« di encr'gia se ne servivano per accusare e maledire: » si·amo stati traditi, gridavan.o, fwmmo vend1.,di ! . « Evidentemente con tali uomini non vi era più nulla « da fare ». Tutto ciò che segue e,.;;ce dal campo militare, imperpcchè è la semplice relazione degli eventi che precedevano la domanda di capitolar.ione, non che il colloquio del generale Wimpffen coi signori Bismarck e De :Moltke. La succinta conclusione tocca delle cause morali che produssero le rovine della Francia e termina col raccomandare, che alla divisa onore e pat1·ia aggiungasi. l'altra lavo1·0 e disciplina. Una serie di documeirli a corredo accompagna il lavoro del Ducrot, gli ultimi si riferiscono ad una quist10ne affatto estranea alla giornata di Sedan, alla confutazione cioè della nota diplomatica prussiana, che asserì a,,er · l'autore. mancato alla sua parola d'onore evadendo da Pont-à-Mousson, quando si trasportavano i prigionieri in Germania. Su questo :fatto la storia solo può giudicare con giustizia.
RIVISTA BIBLIOGRAFICA
l,tl ·11ia=a· tli Piacen::«•Sfw•adellt• ...~,,,. di(,!sa della b•Otttiet•a l'llo,·d·Est ,lell'll,.tia, per A. R1cc1, colonnello di stato maggiore.
- Torin.o, 'l 872. Libreria Loescher.
Nel suo lavoro sulla difesa d'Itaiia, del quale a.bbiamo dato conto ai nostri lettori nella precedente dispensa, il colonnello Ricci enumerando le vantaggiose condizioni che offrirebbe ~na piazza di guerra nella posizione di Piacenza-Bobbio-Stradella come centro difensivo del nostro paese, esprimeva, come si notò, la convinzione che una tale piazza sia in grado di rispondere così bene ai bisogni della difesa per rispetto alla nostra frontiera nord-est come per rispetto alla frontiera nord-occidentale. Un simile concetto che , tenendo calcolo della sola configurazione fisica del paese, poteva sembra;·~ alquanto arrischiato, meritava qualche schiarimento ; ed ecco che il Ricci, con una sua nuova pubblicazione viene a dar ragione della esposta sentenza, completando il suo studio sulle difese del paese con un esame dettagliato e comparativo delle pi,ù o meno favorevoli condizioni nelle quali si troverebbe come centro difensivo contro invasioni provenienti dalla frontiera austriaca la piazza da. lui proposta e quella di Bologna propugnata da pressochè· tutti coloro che hanno scritto ultimamente su questo soggetto.
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508 A rendere completo ed ordinato · questo esame, l'au- ' iore pone innanzi tutto soi/:'oç:chio al lettore qual_i s_ian~ le operazioni ché dovrebbero o potrebbero cost1tmre 1 1 · diversi periodi di movimeJ1fo e di az\<vne dell esercit~ difensore partendo dal concetto ~a l~u amm~sso quasi come ass iomatico, che trattandos1 d1 tenerci temporaneame1~te in s.u lla difesa contro un nemico minacciante dal ·nord-est, ci convenga non portare l'azione dell'esercito pilì in l à della zona di terre_no che _è comp~esa -fra il Piave e l' Adio·e se si trat~a: di fare chfe~a attiva; e rimanere sull a se~onda di quelle linee fluviali se la difesa debba essere puramente- passiva. . . I diversi periodi nei quali, · basandosi su <li un tale concetto, l'autore ha ,ripartito i m~vimenti e l'azion~ dell'esercito · difensivo ed ai quali rispondono altrettanti diversi aspetti sotto i quali egli ha studiata la questione, sono : · . · 1° Quello del concentramento dell'esercito sulla nostra frontiera, nord-est ; · 2° Quello della difesa attiva oltre l' Atlige e sino a . i1uesfa linea fluvfale;· .. . : . . . · .. : 3° Quello delle ·operazioni d1fens1ve SHlla ltne8, dell'Adige e fra questa e la gran i)iaz7:a cl~ guerra che costituirebbe il · nostro gran centro cl1fensrvo per rapporto aHa frontiera norcl-est; . . · .· . 4°· Quello ·della difesa sostenuta nella <letta piazza; 5° Quello dell'a.zione controffensiva intrapresa_~all'esercito movendo dalla piazza stessa dopo esse1:s1 r1f~t~o (~ rii:nesso · in _grado di rit~n~are la ~orte delle ar1m m aperta campagna. · . L'autore dimostra a lungo che per rapporto a ciascuna delle operazioni sòvrindicate 1~ piazza di _S tradellaP iacenza sarebbe meglio in caso di qnella di Bolo~na di rispondere ai bisogni d~lla difes~, fo1:da?-~o. essenz1~l-: mente i suoi rao·ionamentL ad alcum dati eh fatto relat1v1 alla diversa potenzialità ferrQv.i~ria 1~_ilitar~ delle _c~ue · _piazze e ad alo.une _ra~ion'."te cons1deraz~om cn~ca le ptu o meno sicure relaz10m esistent i fra la piazza d1 Ma1:tovaBorgoforte . e ·quelle in discussione, · e _sulla magg10re o minore facilità che offrono que~te ultime ad un pronto .e compl~to investinÌçnto, e ad. essere private delle, loro comunica7,ioni col resto del paese .
509 La parte che viene più. diffusamentè svolta e fors'anco , trattata con maggior novità di cimcetti dal Ricci, è quella relativa alle potenzialità delle forr.ovie,fattore della difesa al quale, come si è già veduto nel suo primo libro1 egli · dà la massima "importanza. · · Ripartendo le linee ferroviarie · per rispetto alla loro. potenzialità · militare, cioè aU'utilè impiego che se ne può .fare per operazioni militari, in tre grandi classi secondo le diverse condizioni. del loro tracciato , e più specialmente secondo il numero dei binari e la natura delle · pendenze, e dirnostrando come il rapporto esistente fr.a qileste diverse categorie sia quello cJi 1 : 2 : 4, egli· prende ad esaminare .quali siano le condizioni delle linee che fanno ca,po o passano nel raggio dell'azione strategica . delle posir,i@i di Bologna e di Piacen1,a-Stradella, e deduce da tal esame che l a potenzialità ferrov iaria della seconda di dette posizioni è doppia di quella. della prima non solo-, ma può essere conservata fino agli estremi periodi della difesa, mentre le linee che fanno capo a Bologna rimarrebbero inutilizzate fin da.i primi giorni in: cui ~l nemico arrivasse a. contatto della piazza. . . Di questo argorriènto della maggiore facilità, cioè, che avrebbe la piazza cli Piacenza-Stradella che · quella di Bologna, di conservare j)er lungo tempo lè _proprie comunicazioni col resto del i)~ese e sopratutto con quelle province ~he possono fornire_più abbondanti risorse d'ogni ·specie per la difesa, si vale _ancora. l'autore per . dimostrare, nel chiudere il. su.o lav9ro, · gome inclipendente:nient~ da t utti. gli altri vantaggi__ chè . offrirebbe la: piaiza da luì proposta a confronto deH'·altra , sia da ritenersi . erron~a .~' as~erzione ~he ' Bologna: si·a w·/ttegi·camente: .. ~neg_lio sztua.ta perche ha la .m assima pa1·te del te'rri~ · torio d' Itali"a dietro di sè. ·· · Infatti, egli scrive, Bologna non ha c-he ge_ografiéamente l'Italia peninsulare alle sue spalle, mentre una piazza n~lla . posizione di Stradella-Piacenza l' avrebbe logz·sti"ca17!ente, se è vè-fo che ha .1ogisticanrnntc il paese dietro di sè. quel punto che più sicuramente, più celere-· mente e più lunga.mente può trarne soccorsi in mate-· riale e personale . Svolta quest'ultima considerazione, sembra al R icci ché resti su.flicientemente dimostrato il suo assunto, .
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olO onde richiamando alla memoria le idee poste muggior. mente in evidenza anche nel suo primo scritto, conchiude il lavoro formulando il suo concetto generale sulla sistemazione a darsi alla difesa diltalia coll'esprimere il ,roto che si fortifichi e presto, se è possibile, l a Spezia per la flotta, le Alpi e Piacenza-Stradella per l'eser cito, pensando che qgando dovessimo lasdw·e ai nostì·i figli anche soli tali p'unti f orti(icati, ma come si co1wiene, avremmo lasciato loro con una patria 1·ifatta, i più validi e potenti sussidi per conser·v,arla.
Sti,-n,lella etl /il.les11antlo•iu ..eUll ,life1Jn Qcci~lm,tal*' ,Ì' /it,e.lia;
nuove considerazioni di A. G. chelli 4872.
Bologna , presso Nicola Zani-
Dopo l'inserzione nell'Italia Jvlilita?·e - N. 5, 6, 7..... di alcune osservazioni in risposta ull'opuscolo di A. G., intitol ato Bologna e l'Appennino, ecc. ecc., del quale la nostra Rivistci, nella dispensa precedente, ha fornito , un sommario r esoconto, lo stesso autore in questo suo lavoro cerca dimostrare che le fortificaz ioni sulla linea Alessandria-Casale, anzichè utili, riescir anno nocive nella ·difesa occidentule, e che la posizione di Stradella, opportunamente fortificata, a-v-rà invece .un'importanza assai più considerevole. E siccome dalle det te osservazioni l'autore rileva una lusinghevole concordanza di idee, circa il valore difensivo d~i punti clesig·nati nel primo opuscolo , meno che per Alessandria-Valenza, così esso per contutare le ragioni esposte nel citato ' giornale, si estende più particolarmente a svolgere nuove considerazioni tattiche e strategiche a favore della posizione cli Stradella, in confronto di quella d'Alessandria. Tenendo sempre fermo a Bologna il punto s trategico decisivo ed il per no principale della difesa permanente, coi suoi due perni secondari l'uno a Mantova e l'altro a St~·adella, l'autore deter mina lo scopo di quest'ult ima, in quello essenziale , d' impedire al nemico il possesso · della linea d'operazione della nostra difesa occidentale,
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ch_e è la destra del Po, perchè clessa È: l'unica, secondo lu~'. che copra e te?ga _l' esercito legato all'Appennino , base d~lla c!tfesa d Italia. . Ed a questo proposito cita in appoggio del suo concetto, l'esempio d'Annibale, che c~nqu1stata parte deJla Lombardia, ripassò il Ticino per r iprendere la sua ~inea 11atnr ale d'invasione, sulla destra del. Po, contro 1 ttrmata r omana che erasi concentrata a Piacc~1za., ap~unto per cosLrastargli il passo di Stradella: De!ìmtQ cosI lo scopo del pemo secondario verso la frontiera fr_ancese , non vede la possibilità di rao-1,-iung~rlo, congmngendo Alessandria al Po mecliàntif testa di po~te u_Valenza; che anii l'autore osserva, come in t~l gms,a s1 spo.stereb?e del tutto l'esercito dalla anzidetta linea cl oper?'l.z10ne, s1 perderebbe il vantagrrio di poter far C?~co~rere . n~ awto d~lle forze mobili le buone cond~z1~om tait1che d~fensive_che offre il terreno nei dintorni ~1 Stradell~, e s1 correrebbe il rischio di non essere più m tempo d1 ripre~dere la riva destra del Po. _qte se lo scopo di far passare l' esercito sulla riva s1?1stra del Po fosse quello di difendere le province del P1emon~e e della Lombardia , l' autore dichiara si cadrebbe intanto nell'errore di sper11erare le nostre forze pe: uno scopo s~con~lario; nel mentre il nemico, accer-~h~ata A~essandna, e p~ssato il Po sotto Valenza, insegm:ebbe 11 nost1:o esercito con molte probabilità. di far o·li s~b1_re la sorte d1 Mac-Mahon a Sedan e Bourbaki a Mo~tbell1ard. Ad avnlorare queste sue tristi previsioni l'autore sup~onendo il caso d'un'invasione dalralta vaÙe del p 0 ' ag·gmnge, che. l'invasore preferirà di portare le su; masse_ lungo 11 sett~r~ _sud-ovest della cerchia i:ilpina del ~wmon~e, perche m all'opportunità del terreno vi c_ombinerà il potente ausiliario delle sue fÒrze marittnne, .. e quell'altra di potersi creare una buona base d'~l)erazione _occupando Novi; dalla qual base moverà al P?ssesso eh Stradella, sue O?biettiYo princip,;i.l e, prendei;à di~'etta,1:1ente di ~anc,o 1~ ~mea Ales~andria-Tortona, e, 1:1macc~an~~ cosI all ese1cito della difesa l a sua miglior linea di r~tirata , 1~ obbligher à a quella pericolosa per la testa eh ponte d1 Valenza. . Volend~ i,IJ oltre provare che la posizione fortificata di Alessandria, per quanto ampliata, non raggiunger ebbe
'\.: . mai lo scopo di sbarrare completàmente la destra del Po, l'autore fa osservare, a proposito, che il centro di essa trovasi spezzato dalla pianura di Marengo e situato troppo avanti di questa; che il fronte 2\lessandria-Valenza non sarebbe efficacemente difendibile, per essere dominato dal nemico che discendesse· dà Superga; e che infine , la la grande estensione di . questo fronte cagi01:ierebbe un disseminamento di forze, senza ottenere il precipuo intento di poter battere isolatamente le colonne · nemiche prima del loro sbocco . in dotta pianura. · Considerando poscia la lin1,3a di difesa Alessandria-Valenza, rispetto ad un nemico attacc;ante dalla bassa valle . del Po, l'autore la·reputa valente in particolar modo per un · esercito francese che fosse giunto a stabilirsi in Piemonte, epperciò fa l a proposta di demolire anche le opere ora esistenti attorno Alessandria, comé la fece parimente, nel primo suo opuscol9, per q il.elle attòrno Verona. Tuttavia non nega l'importanza strategica della pianura di Marengo, quando .fosse giudiziosamente rinforzata da opere campali ; ed anzi vi attribuisce un valore tattico più proprio d' 1Jn vero campo di. batlagìia , che cl' una posizione forti'fì,cata, i11quantochè l'autore crede che considerata quale campo di battaglia, lascierà. maggior libertà. d'azione al capo dell'esercito di scegliere il luogo ed il momento più propizio, ·appunto por battere ad una ad una le colonne nemiche ad essa convergenti . · Passando in ultirp.o ad esaminare dettagliatamente· lçi._ posizione di Strad~lla, l'aufore indica i punti principali su cui si dovrebbero"erigere .ly opere di fortificazione permanente, e, quelli da fortificarsi mediante oper'e. campali; e cJalla sua costituzione nsica gener·a1e vi riconosce delle eccellenti condizioni tattiche, sia .p er appoggiare una of·fensiva v~'rso la pianura di Marengo, sia per sostenere limi 1ifensiva .da questa su Stradella; di modo che, concentrando · il nostro esercito sulla Trebbia, torni possibile tràsportarlo ovunque si pro.nul)ci il pericolo o lo rich iedano le- svariate· circostanze della guerra, tanto sulla destra che s.ulla sinistra del Po , senza comprometter e la sua principale linea di ritirata sopra Bologna. Dopo avere sviluppate non poche ragioni tendenti a dimostrare l a prevalenza di valore tattico e strategico che Stradella ha sopra Alessandria nella difesa occiden-
5m · tale , l'autore concludé , ciò· no-n pertanto, dichiarando esagerate le proposte di chi vorrebbe creare a Stradella il perno principale della difesa d'Italia, abbracciando il triangolo Stradella-Bobbio-Piacenza ; il quale, secondo lui, fra gli altri inconvenienti che presenta, havvi quello d'essere pr·ivo affatto di comiwii'cazi·o ni dir·ette colla penisola, d'avere i suoi punti di rifugio a Genova e Spezia troppo ristretti per un grosso esercito ed esposti al pe)'.'icolo di vedersi minacciata dàlle artiglierie della flotta nemica l'unica via del litorale che li congiunge.
I tlt<e 4i,sle,ni ,li d ·i fe•a tl'llalin 1•resentnti alito C,nnern,
generale Girolamo Ulloa. Capponi. ·
Firenze 4872.
per ,il
Tipografia Pier
L'autore di questo opuscolo entra nell'argomento col rammentare la discussione sorta nel Senato del Regno in occasione del trasferimento della capitale da Torino a Firenze. In quella discussione , il generale La Marmora, considerando la quistione del trasferimento dal lato strategico, esprimeva l'opinione: « doversi riguardare i campi della Lomòm·dia, dove sono state sernpre .decz"se le sorti d'Italia, com.e vero scaccMere di' g11.,erra a difesa della penisola »; ed il generale Cialdini dichiarava : « esser·e questo un vecchio sistema di dz/esa ; e lo chiamava pi·e11iontese: doversi trasportare la capi._ tale, i deposdi, le 1·i·se'l'1)e,' i magazzini, le fabbriche d'm•m,i, gtz· arsenali, le Tisorse d'ogni genere ùi qu,ella parte della penisola che gz·ace in mezzo ai due mari»; ed era di parere che Bologna si dovesse fortificare per coprire la nuova capitale - Firenze. · Secondo il criterio dell'autore, il sistema La Marmora gli sembra più sennato, ma osserva che con esso si face-va dipendere le sorti d'Italia.dalla resistenza delle sole province settentrionali; e discorrendo dei due sistemi di difesa presentati l'uno dalla Commissione e l'altro dal Ministero, scorge nel primo il tentativo di conciliare le idee di diversi autori; nel secondo intravede una propensione alle idee .!.NNO XVII, Ì'OL, I
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di Cialdini, le qµali, crede· siano sviluppate nell'opuscolo Bologna e l'Appennino nella difesa d'Italz'a, di A. G. Prima di for mulare il suo giudizio intorno a cotesti due s~s~~m_i, l'autore f~ precedere l'esposizione di· alcuni p.rin:.. cipn fondam entali, che, secondo l ui , dovrebbero informare J progett i Gle~la difesa d'Italia ; quali ad esempio: . l Non doverst fare altro assegna.mento sulle pia:J,Ze forti , se non come un coef.nciente della forza dell'esercito. 2° Non doversi far caleolo delle piazze erette prima 'd el compimento dell'unità italiana., perchè sono senza legame fra loro e colle nostre line~ strateo-iche interne e troppo deboli per resistere alle nuove ~rtio-lierie. ' . 3° Che i prog~·essi delle ~arti e delle scienz;, il ·grande sviluppo delle reti ferrovane, e la loro applica1,ione alle cose della guerra, dévono . inspirare ai generali idee più . · vaste e per avventura più semplici. 4 ° Che l' influenza delle piazze fort i deve sensibilmente. diminuir?, pe1:c~è _l'o~e~sore potendo disporre cli gr andi masse d uom 1m r rnscira ad eludere il difensore che si valesse più délle fortezze che deo-li eserciti. , · Ciò premesso, biasima l a CommiSRione d~lla difesa dello Stat o cl' aver fatto risorgere· delle piazze ritenute inutili secondo l'autore, sino dall'epoca. napoleonica - tal i Cre~ n:ona, ~ i7,7,ighettone, Pavia; - e trova strana la pro11osta dt fortificar e Stradella per una difesa occidentàle, in quanto che, resp into l'esercito dalla frontiera francese crede che si ritirerebbe su Alessandria, e, battuto anch~ colà., gli sembra che esso non dovrebbe nè rischiare una terza_ battaglia sotto Piacenza, nè tampoco varcare il Po per difende~e la L~m~f~rdia, a rischio cl' esser e tagliato fuori d~lla sua lt~ea dr, ritirata.7 ma bensì ritirarsi per la via · prn. breve dietro 1 Appennmo toscano, affine di coprire la capitale, e non dar tempo al nemico di marcia.re esso pur~ per la via di, Bobbio, :Voghera, Firenze, dopo aver lasciato un corpo d osservazwne sulla destra del Po per tener e a bada il campo trincerato di Piacenza. In quanto r iguarda la difesa dalla parte del confine at~st~iaco, l'autore stima inefficace la proposta della Comm1s~1one, per.eh~ prevede che l'Austria sceglierebbe per obb1ettrvo pr rnctpale Roma., e per obbiettivi secondari Milano e Fir enze : che girerebbe le linee del Mincio, dell'Adige e dell'Oglio, scendendo nel Bergamasco, e
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-<:he adotter ebbe per lineà d'oper azione quella di Trento, Milano, Firen ze, Ro ma: ovvero, avvilupperebbe l'esercito appoggiato a Verona, scendendo in Italia per tre strade diverse : · Trento-Lago d'Idro..:Brescia.; Trento-Verona per l a sinistra dell'Adige; Trento-Bassano, per la Brenta; oltre quella più aperta ' dell'Isonzo. · Riassu menclo b1·e,.,.emente, l'autore trova che la Commissione è stata avara colla front iera orientale più scoperta, e prodiga nell'assicurare i confini del Veneto colla . Lorn?ar~ia ; di t.al che, !1-ella piccolissima zona compre.s a fra 1 Adige ed 11 Mmcio, essa accumula sette fortfzze : Verona, Peschiera, Le·gnago, Mantova, BMgoforte, Boara, Cavanella cl' Adige. . . Venendo a parlare della capitale, dice che Roma non , si presta ad una buona difesa, e che non può essere la capitale mih~ar.e. d'It~lia; epp.erciò co~ba:tte la proposta della Co1111111,:::s1one d1 •Volervi spender e 22,500,000 lire per farne un campo trincerato , quale ridotto gene1·ale di difesa dell'Italia pèninsolare, nel mentre -questo si presenterebbe ad un attacco immediato del nemico non appena superata la bicocca di Civitavecchia. In caso di guerra, bramerebbe che il Governo si trasferisse altrove, e spendesse ivi i denari destinati per Roma: ma non fissa il · dove. ~a_ Comm.issione, . oU~e Bologna, propone _Radicofani, °Clues1, Magione, PerugLa per sbùrrare le stra.de che da Firenze per Siena e<l Arezzo çonducouo a Roma e non 1 considera, osserva l'autore, che il nemico, debeÙato Livorno e Civitavecchia, piglierà la strada di Lucca-PisaLivorno - Grosseto - Otbetello - Ci vitavecchia - Rorna, fianchegg·iato dal suo naviglio. Nota quindi che Capua assorbirebbe molta spesa senza · copr'ire Napoli, nè mantenere lè comunicazioni con Roma . c,h e padrone di Napoli, movesse' ne' arres t are l' avversario, conti·o ~o~a; che Gaeta è forte per la natura del luogo, ma fo9r.1 ~1 strada; che le proposte per Napoli sono troppo ltmrtate ; che infine, nella. Sicilia è trascurata la. difesa interna, mentl'e, per concentrar~ i difensori, . ,sar~bbe la 1ùag-~ifìca posizione di Castrogiovanni. 'Volge successivamente le sue osser vazioni e critiche
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5t6 . al sistema di difesa proposto dal Governo, quale sistema l'autore confonde coll'opuscolo .Bologna e gli Appennini ecc., e lo crede inspirato alle idee del Ministero; ma,· se le nosire informazioni hanno fondamento, ci sembra l)er contro di sc9rg.;re una sEmsibile discordanza fra il concetto del Ministro e quello dell'A. G., principalmente su ciò che riflette la difesa della frontiera francelle, per la quale il primo stabilisce la prima base d'operazione lungo la linea Alessandria-Valenza, senz'altre fortificazioni sul Po. che a Borgoforte: mentre lo scrittore A. G., tutto al contrario, vorrebbe demolire Alessandria e formare un perno secondario di difesa a Stradella. Stimiamo quindi utile prevenire i nostri lettori che le obbiezioni in appresso riassunte si possono ritenere rivolte più all' A. G. che al Ministero. Ritornando ·al nostro autore, notiamo : che esso tTo vere bbe giuste le considerazioni dell' A. G. se il punto strategico decisivo si intendesse la capitale od una grande piazza che la coprisse ; si mostrà propenso· per le piazzefrontiere e si appoggia all'esempio della Francia, della Prussia e dell' Austria; la menta che in Italia abbiasi invece l'intenzione di lasciare aperta la linea dell'Isonzo e di trascurare Verona; conviene nell'ammettere poche piazze, ma le vuole gran<li: dà molta importanza militare alle linee che CO})rono il .fiume Po, alla lmea Verona-Venezia ed a quella Alessandria-Casale. L'autore, riportandosi sempre all'opuscolo di A. G., rimarca che non sarebbe un'occasione propizia quella di intraprendere l'offensiva quando l'invasore avesse conquistato le ricche ed ubertose provincie pie.mpntcsi, lombarde e venete, ed esclama che tt'ascurando la l inea Verona-Venezia sarebbe come troncare la testa per difendere il cuore. Non stima ragionevole che con 750 mila uoinin i s'abbia ad ahhan donare la difesa delle frQntiere; nota che un esercito così numeroso troverebbe a gtave stento da vivere e di manovrare nella ristretta linea Cisa-S. Gaudenzio; e si mostra convinto che il triangolo strategico formato dal Po e dal Tanaro con le piazze di Alessandria, Valenza e Casale, e legato a Genova, costituirebbe una forte barriera coprente i passaggi delle-Alpi Cozie .
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5~7 L'autore termina. il suo esame critico senza conclu:<lere con un suo piano cli difesa, e senza esprimere i ·suoi concetti particolari sull'argomento, perchè gli sembra -che si possano dedurre dalle sue cons iderazioni,_ eppe~ò si limita a posare, pel risolvi mento della quest10ne, 11 . seguenti principii :. a) Poche ma grandi piaz;::e con campi trincerati sul modello di Metz, situate ai principali punti strategici; b) Ai punti str~itegici secondari, ed ai principa!i nodi di ferrovie, trinceramenti costrutti con opere m terra, durante i campi d'istruzione, ed armati in temp_o di guerra; . e) Piccoli fortilizi ai principali varchi delle Alpi e degli Appennini; , d) Oltre la flotta; poche ma grandi piazze marittime ai granch cent ri di commercio; e) Sistema di batterie in ferro mobili su ferrovie, ;-e cannoniere per la peotezione del cabottaggio e delle -costiere. Quali principii generali, se non erriamo, ci paiono i :medesimi che già servirono di _norma alla Commissione ed al Ministero per concretare le rispetti ve proposte.
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ArUi&cl,e .,,.,, un1u•irisehe YJ!anrle•nngen iibcr ,lle Gefechr•f.eklet• P,•e,usiNclwn Al•·•neeu in IJ<i/nnen 1!86t5 , (Escursioni
critiche ai campi di battaglia dcg!i esr.rciti prussiani in Boemia, A866}. - Berlino, A870-7~, lllittlcr e figlio .
Il combattimento presso Nachod. Toujours en vedette è la divisà di chi vuol conser·-varsi forte e rispettato. Imperiosa necessità esige che si studiino e si ristudiino profondamente e seriamente le ultime guerre per togliere di mezzo ogni superficiale apparenza, per riconoscere le casualità, per far sgu:.. sciare dn esse limpido e puro il vero, per guardarsi dagli errori e dalle false deduzioni.
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La guerra del 1866 può considerarsi storicamente come-· matura. A :fine cli studiarla a fondo .l'ttutore si è recato sui campi di battaglia, li ha percorsi passo per passo, ha posto a confronto le narrazioni delle due parti av-· verse e le pubblicazioni compilate . sotto un solo punto di vista, ed ha completato i fatti accertati con Ollservazioni attinte ai più sani principii tattici. Ha incominciato le sue ~scursioni coll'an~lisi critica del combattimento di Nachod, alla qµale naturalmente tiene dietro quella dei combattiment.i di Skalitz e di Schweinschadel: verrà in seguito Trautenau che lo scrittore prussiano si propone di trattare « con cura specìalis« sima giacchè gli avvenimenti infelici offrono la più « ricca m~sse d'insegna.menti ». Il combattimento di Nachod (27 giugno) si inizia alle 9 l 12 del mattino sul poggio di Venzelsberg: un batta-· ~lio~e dell'avanguardia de~ 5° c?rpo d'armata pr~ss.ianò (Stemmetz), protetto da sei pezzi e tre squadrom, e attaccato dall'intera brigata Hervek del 6° corpo austriaco (Ramming). L'errore di aver il grosso troppo lontano e scarsa artiglieria all'avanguardia minaccia cli divenir fatale ai Prussiani, i quali corrono rischio di essere cacciati nelle strette dei monti della Boemia. Ma gli attacchi austriaci slegati fra loro, condotti .con colonne di divisione e di ba.tta.glione troppo compa:Lte, sotto un fuoco nutritissimo, sono dovunq ne respinti: appena gi ungono altri battaglioni del grosso dell'avanguardia di Steinmetz, la lJrigà.ta austhaca è costretta a rit irarsi e per tutto il resto della giornatl;l, salvo due battaglioni, rimane nell'inar.ione. . Frattanto da una parte sbocca successivamente l'avanguardia prussiana e prende con cinque battaglioni. e mezzo e 12 pezzi una posizione di 3000 passi di fronte, dall'altra parte due fresche briga.te austriache si spiegano e marciano all'attacco, ma senza sufficiente vigoria, senza unità d'azione, senza idea chiara dei punti deboli del nemico. Dopo un'ora e mezzo di ostinata resistenza la linea sottile prussiana ripiega passo ·passo .fino al bosco di Bronka, dove pel profitto che sa trarre dal terreno (stupendamenie descritto dall'autore), dalla superiorità del tiro e dai ritorni offensivi tiene testa a forze tanto preponderanti. In questo mentre . fra· Wiso-·
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kow ed il bosco nove squadroni di cavalleria prussiana in;ipegnano unaa brillante mischia con sHi squadroni austriaci. I vantaggi tattici rimangono ai primi, ma gli uni e gli. altri si raccolgono donde erano mossi, e gli uni e gli altri si vantano della vittoria. Poco appresso giung~ il grosso di Steinmetz, il quale prende d'assalto il poggio cli vVengelsberg, chiave del campo di battfl,glia, .mentre l'artiglieria di Ramming si mette in bat.:teria in un'ottima posizione all'est di Kleny. · Fra .me1,zogiomo ed il tocco la situazione sorride ai Prussiani .. Ram ming lancia le ultime s.ue forze contro il loro fianco destro: il movimento può riuscire perico- . loso,- ma, scoperto a tempo, è mandato ·a vuoto. vVisokow ed il poggio che gli sovrasta al nord sono occupati. Il combattimento termina alle 4 . Il corpo austriaco senza essere inseguito batte in ritirata sopra Skalitz; l'intero . corpo prussiano bivacca al .di qua della str~tta. Avèvano combattuto : da parte prussiana 22 batta'glioni, 12 squadroni, 90 pezr.i; da parte austriaca 28 battaglioni, 31 squadroni, 88 pezzi. , Le osservazioni critiche, che sono seinpre sfate fedeli compagne all'autore nell'esposizione dei fatti, seguono più genenili, più coordinate e più complete, la narrazione stessa. Vediamone alcune fra le più importanti. Ottima è la direzione superiore ,prussianà. A torto tutti i successi del 1866 sono stati da taluno attribuiti ai comandfmti di compagnia: ne fa fede Trautenau, dove l'alta intelligenza, lo spirito d'iniziativa, l'abilità ed il valore dei capitani non bastarono a rimediare agli errori del . comando del corpo d'armata. Le doti ·però degli ufficiali inferiori, l'istruzione e l'armamento della fanteria hanno potentemente conirìbuito alle vittorie successive. La formazione in mezzi battaglioni, adottata dal 5° corpo d'armata., non è consigliabile: essa sconvolge il riparto e la responsabilità di pace. Steinmetz ha vinto non per quella innovazione, ma malgrado la medesima. Le batterie prussiane non erano ben distribuite,. nell'ordine di marcia. L'artiglieria di riserva stava male in coda alla colonna: coll'estrema avanguardia doveansi avere non sei ma dodici pezzi, colla retroguardia bastavan0 sei. Nel combattimento però l'artiglieria fu bene impiegata avendo quasi tutta preso parte all' azione.
5~0 Della cavalleria si dice con rara modestia che essa si mostrò in tutto pari alla famosa cavalleria austriaca. Da parte degli Austriaci la direzione superiore non lasciò tanto a desiderare. per energia, qu~nto per chiaro concetto della situazione aenerale e della conformazione ed importanza del terreno. L'attacco principale fu ,condotto senza unità: direttiva. L'ordine di marcia, qui come altrove, fu troppo metodièo. La fanteria austriaca si battè bravamente, ma l'errore -dell'urto frontale, la scarsa istruzione tàttica, la noncuranza delle accidentalità det suolo, la: sconoscenza dei pregi del fucile a retrocarica produ.,,sero tali perdite da paralizzare ogni valore. L'art iglieria merita elogi pel modo col quale si è piazzata, per concentramento di fuochi, per giustezza di· tiro, per audacia di mosse. La éavalleria a Nachod rese scarsi servigi : fu brillante nella mischia, ma di 30 squadroni solo 6 furono lanciati nel momento decisivo. La rapida corsa del duca. di"_ vViirtemberg a tra;rerso i campi di. battaglia del recente conflitto e l'accurata e minuta analisi del combattimento di Nachod, che aprì alle armi prussiane una delle porte della monarchia austriaca, saranno, speriamo, fra breve pubblicate in italiano. I nostri ufficiali nelle conferenze d'arte militare potranno scorgerYi il concetto direttivo che, valendosi dei grandi fattori del combattimento .......:. forme tattiche, efficacia del fuoco, tempo e terreno. - muove le truppe su vasta e su piccola scala allo scopo supremo · cli colpire il nemico nel suo· punto. delicato per rovesciarlo ed afferrare così ~a v.ittoria. Ogni ufficiale superiore ed inferiore, ogni · comano.ante di battaglione e di compagnia troverà esempi storici· che potra. rendersi più chiari colla pratica, collo studio, colla discussione, coll'esame attento (~ costante dei fatti di guerra, onde trarne nella propria sfera d'azione utili ammaestramenti sul modo di educare, istruire, condurre queUa parte di forza che è affidata al suo comando.
RIVISTA DI PERIODICI ESTERI
I. .ffittlacilHngen «ber Gcgen.,lii~ulc de., .4 lt•lillcrie-und Genie• 111eae.... (Noti;ie sopra mate:rie di srtta11za alle arrn·i d'artiglieria
e genio}. - Pubblicazione dell'l. R. Comitato militare-tccnico-amministrath-o. - Vienn.i, Tip. della. Corte e dello Stato. (Dispensa del gennaio 1872, con tre tavole).
Delle armi durante il confiitto franco-tedesco 1810-71. per ALFREDO Dt· KROPATSCHEiì:, capìt~no di stato maggiore d'àrtiglieria (con una tavola). - E la prima pa.rte di un notevolissimo lavoro. L'autore, senza entrare in, parti.colari meccanici cli costruzione, esamina e confronta le armi colle quali scesero in campo Germa.nia e Francia. If fucile ad ago :per celerità dL tiro e preg·i balìstici era nel 1869 inferiore ad altri fucili a retrocarica adotta.ti da parecchie potenze europee. Nella primavera del 1870 l'amn}inistrazione della guerra .prussiàna risolse di rimediarvi. . ·1 L'estremità del cilindro (grano) per entrare nella camera esigeva bene spesso uno ~forzo da parte del soldato, il che ritardava la carica; al grano si sostituì un anello di gomma,. il q:uale, come nei chassepots, ave;ra l'incarico d'impedire . la sfuggita· dei gaz. · Questo facilitava bensì al soldato l'aprire e chiudere .aella culatta, ma per l a' carica occ9rrevano sempre cinque movimenti:, e la gomma col tempo perdeva della sua elasticità. . Il calibro. della pallottola fu ridotto a 12 millimetri ,e d il peso a 25 grammi ; con ciò si ottenne maggiore radenza e portata, non maggiore precisione di tiro.
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52:Z Allo scoppio della guerra, 100,000 fucili ad ago erano trasformati e già distribuiti ai cor pi della guardia, furono però r:itira.ti nell'entrare in campagna per evitare l'inconveniente . di due cartucce diverse. Le ·trnppe bavaresi, ad eccezione di 6 battaglioni di cacciatori e di 6 ·battaglioni di fanteria (muniti di fucili \Verder), erano armate di_ fucili trasformati (1). Questi avevano due ~apitali difetti; tiro molto l ento , perchè la cartl).ccia era separatn dalla cassul a, e cartuccia molto soggetta a sformarsi e rompersi perchè di carLa. Tuttavia nel corso della guerra fecero miglior prova di quello che generalmente si credeva. Ottimo è il fucile '\Verder. Kropatschek però, esaminando con molto acume il mecca- , nismo di chiùsura, ritiene che in dati casi con cattive cantucce l'otturatore possa aprirsi durante l o sparo. Ma gli ufficiali bavaresi asseriscono unanimemente che nelle varie battaglie non si ebbe mai a l am:entare questo inconvenien_te, al quale d'altronde si è già messo rimedio col modificare il grano. Facendo astrazione dei difetti universalmente conosciuti, il fucile cha-ssepot è molto buono. L'a utore non si occupa dei fucili a tabacchiera e dei · vari modelli usati durante il secondo periodç> della guerra.. I chassepots tiravano a grandissima distam a, ma l'alzo non permetteva la mira al di là di 1000 metri. P er ottenere coll'elevazione della canna una gittata maggiore i soldati spesso facevano fuoco dalla posizione della carica, col calcio sotto il braccio, tenendosi sulla difensiva dietro ripari. Così a 11500 o 2000 passi cagionavano al nel)jico molte perdite, le quali diminuivano col diminuire -della distanza. · Presso Gravelot-te una batteria prussiana che avanzava superando un poggio a -1500 passi dal nemico ebbe pei tiri della fanteria parecchi morti A feriti, ma continuò l a sua strada. Ad 800 passi si pose in batteria ed incominciò il fuoco senza essere molestaìa, mentre n el tempo stesso una seconda batteria, situata più l ontano ·. e dtetro la cresta del poggio, subiva notevoli . danni.
(1ì Per la descrizione degli uni e degli altri, veggasi il Gior-naled'artiglieria ~ 87 ~, puntata la ·
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523 . La fanteria francese non h a saputo mai t rar profitto della radenza del chassepot e della forza della difensiva. Grande fu lo spreco delle munizioni da ambe le par ti. Soldati prussiani s i vantavano d'aver sparato durante la campagna 700 ad 800 cartncce. Spesso accadde, ?, confessione di ufficiali tedeschi, che gli uomini consumassero in un giorno di combattimento tutti i loro 80 colpi. Questi fatti servano di avvertimento. Nelle guerre avvenire si dovrf.1. tenere l e pitl serie discipline del fuoco, regolare colla mas~ima operosità il pronlo arrivo delle m unizioni ed accrescere l a dotazione di riserva della fanteria. Si addestri in pace il soldato, s'incoraggino nelle popol azioni l~ gare di tiro con armi e munizion i del governo. Le armi di fanteria delle varie potenze non sar anno molto diverse , e però la preponderam:a del fuoco , che quasi sempre decide della vittoria, sp·etterà a chi saprà meglio far u·so del proprio fucile. · .Oltre la sciabola, gli ulani tedeschi avevano lancia e pistola, i corazzieri pistola, i dragoni e gli usseri carabine ad ago, ovvero. carabine rigate a carica per la bo·cca. Gli ulani e corazzieri francesi er ano armati del pari che i tedeschi ; i dragoni , i cacciatori a ca.vallo e gli usseri avevano carab ine ohassepot. Nel corso della guerra la cavalleria tedesca sentì più volte il bisogno di a rmi da fuoco, e soventi si vide costretta a valersi dei fucili e delle carabine prese al nemico. I reggimenti di corazzieri e di ulani della 4" divisione di cav alleria, Principe Alber to di Prussia, si armarono di chassepot per la spedizione contro l'esercito della Loira. L' autore crede opportuno di fornire l a cavalleria di parabine; non si decide però sulla questione che ora è all'ordine del giorno, se cioè tutta la cavalleria debba. avere armi a lunga portata, se solo una specie di essa ovvero ~ma f~·a,zi?ne di ciascun reggimento o squadrone. La. m1tragh a"tr1ce Teldl dell'esercito bavarese ha mo~tr~~o 1~ci due combatti~ent i nei quali fu impiegata tutti 1 d1fett1 che erano stati notati dal Comitato austriaco n egli esperimenti fatti a Vie.nna. · Migliore prova per solidità e per efficacia fece il canon à batles francese . Ma i suoi pregi furono molto diminuiti dalla furia di sparare lontano. Usato .più razionalmente avr ebbe giovato molto più alla forza della difesa.
~24 · Da queste consider azioni .e <lai perfezionamenti ora introdotti. nelle mitragliatrici, pei quali la celerità del tiro è portata fino a 5 o 600 colpi al mim1to, l'autol'e crede utile l'adozione delle medesime per l' esercito d'operazione e consiglia d'assegnar.ne 'lma batteria per divisione, · · come in Francia prima della guerra: La Prussia, che ha una numerosa ed ottima artiglieria ed una fanteria bene · istruita e potente per sentimento morale e confidenza nel proprio valore , probabilmente non adotterà la mitrag-Iiatrice , ma il suo esempio non sarà seguito dagli altri Stati d'Europa, i quali i11V<~ce la troveranno utile perchè in dati casi semina la morte nelle schiere nemiche, avvalora le posizion i difensive e rialza• lo spirit~ della truppa. · ·
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525 ~ UNZEL , pubblicata l'ann~ scorso a Bruxelles, dalla·quale
risulta erre ,le prove fatte rn Belgio ed in Russia riescirono n~olto favorevoli al bronzo fosforico, metallo più adatto d1 qualunque altro per la fusione delle artiglierie.
II. &llge,m,, ..e ll6ilitU,-• ~eu.,,.,,,
pubblicazione di una società di ufficiali eq impiegati rnili ta_ri tildescbi. - Darrnstadt, 6, 13, 20, 27 gennaio; 3 e 10 febbraio 4872. - (Sunto deipiù notevoli articoli · di fondo). ·
Pel ?'I/uovo anno. - È uno sguardo r etrospettivo al 1871, alle vittorie di gennaio e fabbraio, alla proclamaziol!-e cle~l'imper?, alla pace gloriosa, al rispetto e alla simpatia che impone la Germania: L'esercito tedesco non dorme però suo·li alJori , ma coll:'operosità e lo studio conserva la posizio1ie che si è guadagnata di primo al mondo per br avura in gueiTa e per col tura in pace.
L'assedz'o di Parigi (1870-71), per GUSTAVO GELDERN, capitano dello st<1to maggiore del genio (continuazione)Questa parte della dotta Memoria si occupa, dal. punio di vista puramente ·scientifico , dei car atteri essenziali ~ella difesa e dell~attacco di P arigi, e cerca di ritrarne msegnamento pel tracciato delle fortificazioni avvenire. :Una. magnifica carta alla scala di 1, .25,000 rappresenta 11 ptano sud-ovest della città e suoi dintorni con tutte le opere costrutte dai due avversari. Sunto della Relazi·one Mtficiale della CommissùYtie p er la difesa generale dell'Italz'a, per Gcuuo BrnGLER, maggiore nello stato maggiore del genio. - Il sunto è preced_uto da una breve introduzione, la quale com, batte le idee sorte dopo il 1866 intorno · all'inutilità delle fortezze, e chiama l'attenzione degli nffiziali austriaci sul not~vole lavoro della Commissione italiana. L' articolo non è già un pallido estr atto ma quasi . la trad:Uzione le Uera~e.. ~ompi·end~ la prima parte, cio~ il. piano generale dt difesa. Seguirà 111 altra puntata 11 piano ridotto. A corredo si dà un lucido da soprapporre alla car ta d'Europa di Scheda, a scala pari a quella d' Italia annessa alla relazione. . Esperimenti sull'impiego di diverse leghe e special, .m e..nte del .br·dnzo fosfor·ico per la f usione delle bocche à fwco. - E . un estratto dell'opera di MoN'rEFIORE, LEVI e
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La lun,qhezza del f u't-ur·o passo 1nz'lz'tare. - L'autore propone che coll'adozione del sistema metrico decimale si :fis$i la l unghezza del passo per tutto l'e.s ercito tedesco a. 0"\75; 2 centimetri più dell'attuale passo bavarese.
)
Il maresci'allo Bazaine. e la capitolazione di i1'!etz, p~r HANNEKI.m , l~o&'ot~nente gen~rale. prussiano. - Scopo d t questo scritto e difendere Bazarne d1 fronte al tribùnale militare convocato per g iudicare delle capitol azioni. Due sono le accus.e contro Bazaine : l'una d'aver ceduto la vergine fortezza prima di esservi trascinato da estr ema necessità ; l' altra di aver trascurato gli espedienti atti a ritardare la catastrofe . Alla prima accusa risponde, secondo l'autoré, la fame tremenda; la quale ha lasciato in tutti i Francesi compo!lenti l'eserc~to del Reno un germe fatale cli malori :fis1c1 per tutto il resto del viver loro. Nessuna resistenza, non que_lla, di Strasburgo, non quella di Parigi, non quella cl~ Belfort, ~a perdurato fino all'estremo come quella dt Metz .
526 Lo spazio non ci consente di combattere un'asserzione l a quale , a _nostro avviso , è per lo meno t roppo asso~ Iuta; osserviamo però che malgrado tutti i combattiJ?ienti, le pri:7a~ion~ ed il digiuno, d@posero le armi, dopo l a q uas1 mazione di alcune settimane, 173 1000 u omini , dei quali 153,000 sani e 18,000, vale a dire meno del 10 per cento, ammalati e feriti. E qui entriamo n el secondo cnpo d'acc usa. · Il g~nerale t~.desc? t_rova questo fiÙ serio, e pe~ ribatterlo rlLmostra 1 mferio rità dell'esercito francese cli fronte al tedesco. Il soldato francese era troppo cari.co· la tenda ottima in Africa, in Europa non serve che ad ~crescer~ 1~ fatica,_ a r ii~.i·dare fa l evata dal campo, ad impedire di v:1l e~s1 degli. accantonamenti. Il carreggio francese era C?S~ numeroso da destar meravigl ia. Il servizio d'approv-v1g~o_nam~nto er~ cli~etiosissimo, perchè non permise le req u1s~z~olll _pe~· via diretta da parte delle truppe. Il serv1z10 d1 sicurezza. assolutamente tTascura.to. Il passaggio dalla marcia al combattimento lento e diificile, colpa lo stato maggiore poco esper to e poco istrntto. Del r esto l'esercilo buono, bene ar mato abile nelle evolm~ioni, ed i? quanto alla disciplina, b e~chè inferiore al tedesco, l asciava tuttavia. poco a desiderare. A proposito cli quesLe idee ci s ia lecito osservar e che è desiderio espresso <la molti uffiziali tedeschi l'ado: zione delle tende anche per l'esercito l oro e che ·le reqtùsizioni, poco sor vegliate e poco ordinate diseetano il pa~se . ed inarièliscon? le sorgenU dei vive;i (1). Sl .arr esta h~ prima parie del lavoro, i L quale sara. contmuaio nei n umeri successivi dell' Allgemein,e
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Zeititng. La qùestione dell'armamento. L'autore non si pronunzia p,er l'arma che deve scecrliere· l a Germania· ve ne hanno'tante di buone, e v'hannt tanti uomini tecnici che possono giudicarne ! Bensì è necessaria l'adozione di un n uovo fucile . Gli anni 1870 e 71 hanno fatto splen-
(~ ! Yng{fasi a questo proposito il prrgevole opuscolo Praktische Riir<;~blicke (Sguardo pratico r etrospettivo alla · campagna del 4866) ultimo capitolo, sul servizio dei viveri in guerra.
527 <lidi funerali al vecchio Dreyse. Prima però di decidere, si facciano esperienze su vasta scala coll'armare del nuoYo modello i H battaglioni di cacciatori, pei qua.li l'autore mostra una sirnpatia molto pronunr.iata.
Episodi mitita,·i della campagna 1.8ì0-7 I. (Il 19 gennaio 1871). Un ufficiale prussiano, accusato di troppa prudenr.a, fu messo dai superiori alla prova per vedere se movente ne fosse l a paura o l a circospezione. Incaricato J i attaccare, durante l'assedio di P arigi, una località circondata da mura e difesa da buon nucleo di nemici, di tre cou1pagoie messe a sua disposizione, una tenne seco in riserva fuol'i di tiro, ad un'altra fe ce faro un movimento girante, nel quale smarrì la strada, e lanciò la terza all'atlacco in ordine chiuso per terreno scoperto. Quest'ultima. fu costretta a ripiegare colla perdila inutile di otto uomini; il capitano che la comandava ricorda il doloroso episodio, ed i soldati, i quali, quantunque ben sapessero trattarsi di una prova, hanno fatto il sacrifhio della vita al grande dovere dell'obbedienr.a.
Oss<H·vazioilc sopra l'opir,scolo: La r;uena 1870-71. - Il . principe Augusto di Vùrtemberg, comandante gen erale del corpo della Guardia, rettifìca in questo scritto, il quale l1a avuto l'approy,\zione di Moltke, le asserzioni <lcll' Oesten·ez"chische ivlilitéti·ische Zeits<Jhr·1ft stùla parte presa dalle sue cli\·i:-ioni alla. battagli!.l. di Gravelott.e e specialmente all'attacco di St-P riYat. L'attacco ~ra slato 1)1'e paraio da parecchie oi·e col fuoco d'artiglieria, non fu respinto, non fu inutile nè prematuro; è inesatto clie esso non al.>hia avuto l'apprornzione del coma~dante il 2° esercito. La conquista della posizione non s1 deve soltanto al movimento r.riranic dei Sasson i, mn. agli sforzi comuni dei Sassoni della Guardia. Il 10° corpo chrmata seguì l'attacco in seconda linea. Le perdile indicano la parte presa all'azione. La Guardia · ebbe 5900 fra morti e fori ti, i Sassoni circa 2000 il . ~0° corpo circ~ 9_0 . Anche il calcolo delle forr.e è sb.agli~to; 1 50,000 uommi che, secondo Lo scrittore austriaco furono lanciati all'assalto di St-Priva.t, deYono· essere ri~lotti a circa 24,000, cioè a 3 brigate prussiane ed a 2 sassoni. 1
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L'artiglieria d'un corpo d'esercito. - Ad essa spetta : 1° Rin forzare l'artiglieria <li visionale: HL Jnhrbiich~r (iir tlio Pe,.f•cho Armce tnad .ffnrinè
per l'esercito e per la marina tedesca). -
(Am1alì
Berlino.
(Dispens;i d,•1 fob!Jraio 18ì2J
La i7" di'1)isi'one dz'fanterianella campagna 1.810-71.. Da documenti u(fiziali (con nove tavole). - Simili narrazioni, specialmente dal punto di vista tattico, meritano molta considerazione. Esse scendono a particolari, a minute descrizioni, a dati d'ogni genere, che una storia generale deve tr ascurare per non riescire troppo voluminosa e prolissa.
I conoogli-ospedale bavaresi (1 ). - Tre erano nell'ultima guerra i convogli-ospedale della Baviera, ciascuno di 21 vetiul'a, 12 delle quali destinate ai feriti. - Essi resero grandi servizi; ma convien confessare che avrebbero potuto renderne maggiori .. Alcuni vagoni troppo piccoli, aliri gt·andi in modo da non passat·e per la ferrovia succursale di Kanteu il, non tutti a sufficienza illuminati e riscaldati; relativamente pochi in comunicazione direUa gli tini cogli altri. S'aggiunga che arrivarono sul teatro della guerra dopo le prime grandi battaglie. . È necessario rimediare a tali inconvenienti ; provvedere comode vetture che portino i caduti dal campo ai co1n-ogli ferroviari, organizzare un personale permanente e<l escluderne i fl,aneurs des batailles. Si abbia il più grande rispetto alla proprietù ed alla neulralilà. Non si requisisca, si paghi subito. - Si completi la convenzione di Gine,-ra collo stabilire tariffe per gli alloggi. Cosi soltanto si otterrà la separazion e completa tra i combatienli ed infermieri, tanto necessaria pel sollievo dei feriti in terra straniera. (1) Vcggasi - Die bayeri$Chen Spitalziige im J(ricg.c 4870-7~ von . - Monaco, •I872, Ackcrmano.
Rs1NHOLD llmscummG
2° Riempire g li intervalli, sia per tenere a bada il nemico durante le soste dell'azione prodotte da necessari movimenti delle nostre truppe, sia per occupare punti importanti onde impedir e che venga sfondata la nostra linea o sieno minacciate le comunicazioni. 3° Ammassare il fuoco sopra un dato punto per rompere la resistenza dell'avversatio. · Nel pI'imo caso i suoi colpi devono essere radi ma aggiustati. Nel secondo concentri il fuoco di tutte le batterie sopra un p,unto ben scelto ed a distanza ben calcolata. Nel terzo massima concentrazione e celerità di tiri a minima distanza. Non è necessario che l'artiglieria del . corpo d'esercito abbia un coman dante speciale, <lacchè v'è il comandante del reggimento. Questi sta presso il generale d'esercito , ha la superiore direzione e vigilanza, ma lascia ai suoi inferiori, e specialmente ai comandanti di batteria, l'indispensabile libertà d'azione nella manovra e nell'impiego dei tiri.
.L'unione militare letterarz'a in Isvezia. - Scopo è di promovere tanto nei militari che nei cittadini lo studio della scienza e dell'arte militare. Fu fondata in Stocolma il 2 dicembre 1870, ed 1.a già pubblicato parecchi studi e tl'aduzioni sugli eserciti ester i, sul servizio di guerra delle varie armi, sulla storia patria, ecc. L'autore però non crede che la bella istituzione possa avere florida vita per l'alta tangente di prima entrata (72 lire), la quale , es<'.lude mohi ufficiali in Isvezia come altrove provvisti ai scarsi stipendi. Sg,uarclo all'esercito inglese. - Milz'tz'a Yeomanry, Volunteer~. :- Interessante è lo studio di queste forze sulle qu?~t .st ,basa ·Lutta la .. difesa territoriale ing'lese . L,'1. mitizza e tenuta per cmque annì ad una istruzione annuale di nn mese circa. Comprende la parte dei cittadi~i designati dal~a sorte, m.eno i pari d'Inghilterra, i preti, gli avvocati, 1 quaccheri e coloro che servono nel COl'po dei vo~o1;1tar_i. È per.mess! la surrogazione. Cont~ 116,000 uomm1 eh fanteria, fo,000 d'artiglieria. - E formata di truppa pochissimo istruita, poco disciplinata, ANNO xrn, YoL. 1.
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530 comandata da ufficiali senza esperienza; sarebbe impotente a resister e .a qualsiasi nemico. Poco fa dipendeva dai lord hwgotenenti; or a dipende ùal ministro della guerra, ma non può essere mandata fuori cli paese. Migliori i Yeoma.nry (circa 16,000); costituiscono la cavalleria della miliha, sono volonta1·i, in generale abili ed intelligenti cavalieri ed adatti a.I servizio di guida o di ricognizione. . · L'army 'Reser·ve Force (23,000 uomini) è composta quasi esclusivamente di individui che hanno servito 20 anni nell'esercito attivo. Solo una piccola frazione di essa (3,000) può essere impiegata fuori di Stato. I volontari, in numero di circa 140,000, non hanno che fare col Ministro della guerra; scelgono i propri ufficiali, possono ritirarsi a piacere. La forza dei corpi è molto val'ia, non hanno disciplina, non pratica di guerra , non ordinanze fisse, non ufficiali che meritino tal nome. Sebbene animati da vivo patriottismo non c'è da cavarne che qualche bravo .tiratore al bersaglio e qualche ardito cavaliere. La sentenza è forse troppo assoluta. Ogni Inglese però sente questo latQ debole delle patrie istituzioni, sul quale altra volta la Rivista h1i richiamato l'attenzione dei lettori (I).
Recenti' cw,inoni·-monstre.-Qualche tempo fa.il 1'imes cantava osanna al « W oolwich Infant » fuso in Inghilterra per armarne le torri della « Devastation » e profetava già rovina a tutte le corazze. · Il 18 giugno 1871 questq pezzo da 35 tonnellate, del calibro di 11, 6 pollici inglesi, tirò otto colpi con cariche da 30 a 59 chilogrammi <li polvere Pebble e proietti di 317 chilogrammi. Parve troppo stretta l'anima e fu quindi alquanto allargata. Sul finire del novembre scorso nuovo esperimento; ma dopo quattro colpi essendosi manifestata una screpo~atura, il figliD ·di Woolwich, così presto invalido, fu deposto nell'arsenale. L'autore tedesco osserva che non valeva la pena levar (~) Le riforme militari in Inghilterra. -
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l\Jaggio ~ 87.J.
S3~ t;nto rumore per ui1 cannone ben inferiote ai due da 1000? fusi qualche anno avanti nell' offìci~a Kr.u~p, uno de1 quali fu il: mo_stra all' esposizi.o ne d1 P ~r1g1 nel 1~6:· Ciascuno d1 essi pesa 50,000 cl11lo$'r.a:~m1, ~a un cah~1 o di 355 millimetri, pari a 14 pollici m~les1;. la g~anata pesa 480 chili, la carica di po~vere .prismatica 7'o. Eppure ambedue furon? so~topo~t1 a mo~te pr.ove, son? ~ · retrocarica, ed uno d1 essi sta m batteria .sui . baluardi di Kronstadt, l'altro è destinato al porto d1 K1el.
La Coca (Erythroxibon Coca), per BucHHOLZ. -Le foglie di quest'albero g.ell'America meridionale hanno una aziQne molto energica non s~lo ~ul cer:vel~o, ma su tu.tto il sistema pervoso. Esse dimmmscono il b1sog?? ~el c1b~ e talvolta 'lo possono sostituire, rendono. facili m cer~1 momenti straordinarie fatiche, sollevano 11 morale, attivano la traspirazione , costano meno del caffè, correggono gl' .inconvenienti che provengono dalla _cost~~t~ nutrizione di carne, specialmente se salata. Gl~. India~1 giungono talvolta all'età .di 130 anni, eppu~e ~all mfanz~a in su masticano tre o quattro volte al giorno le foghe di coca. . . L'autore in .appoggio dei suoi detti cita mol~ sentenze di medici, naturalisti e via~giatori. P~opone d~tmtrodurre la coca negli eserciti facendone un acquavi e, oppure bollendola nell'acqua ad uso the. ,
OrganizzazÙY'fl,e della landwehr itngherese od esercito degti Honvèd. - La landw.e~~ unghe~·es~ si recluta presso a, poco come la 1;1ostra m1ltzrn .Pr~v11:c1ale. ~onta, colla Croazia e Slavoma, 106 battagl10m d1 fa~ter~a! 36. squadroni di cavalleria, 20 batterie di mitragliatrici. Di~ende direttament~ dal proprio c?m~ndan~e g.e1'.e~al~ (~rciduca GiuseppP.). E divisa in sei ~1stret~1 (dms10n1). d1 due o tre bri..,.ate ciascuno. Le brigate (rn numero d.1 14) comprendo~o 4 battaglioni di fanteria , ad eccezione delle brigate di Gallizia che ne han:10 7, ed. 1 ovver~ 2 squadroni di cavalleria. Ciascun c1rcolo d1 bat~aghone 1 • abbraccia 4 circoli di compagnia. I . quadri di batt.agltone sono sempre formati con l ufficiale superi~re, 1 amtant~, 1 medico, 1 armaiuolo, 4 furieri, 1 sott'uffiz1ale, ~O soldati. Le esercitazioni hanno d'ordinario luogo dopo il raccolto .
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autunnale; ogni anno si riuniscono per due settimane le compagnie, ogni due anni i pattaglioni, i qu.ali succes-. sivamente prendono anche par~e afle grandi man~vre. Il 1° dicembre 1871 fu aperto m Pest un .corso d1 un anno per ,preparare buoni ufficiali di stato maggiore . . Le spese spettano _al bila~cio c)e.l Ministero d~J~a difesa del paese, ma in caso d1 mob1ltzzaz10ne al l\11mstero della guerra. Per l'anno venturo sono fissate 22,454,277 lire italiane.
tstadt, NeuJbrisach e Mulhausen. Si propone di trasformare Str~sburgo in un gran campo trincerato , e cli formare anche a Mulhau§en, per costituire cosi con Metz i ire appog·gi principali della difesa della Germania contro la Francia. 4° Du recrutement des cadres des sous-officz"ers, ecc.; di A. BERENGER capitano aiut. magg·. nel 61 ° di linea. , A sormontare le difficoltà che si incontrano nel riempire i vuoti che si fanno nei quadri dei sott'ufficiali e caporali dei r eg·gimenti di fanteria nell'esercito francese, si propone : 1° di aumentare il benessere materiale e morale dei sott'ufficiali, aumentandone il soldo ed alloggiandoli in stanze sepa.r ate da quelle del soldati; 2° di assicurare ai sott' ufficiali che hanno contratto una nuova ferma un impiego civile con sti_pendio non · minore di L. IO 00; 3° di sopprimere la surrogazione; 4° di istituire scu o le 1 di sott'ufficiali; come in Germania ed in Russia, e scuo e speciali pe'r i figli dei militari, per indi, compiuta l'e(\ di 15 o 16 anni, passare in quelle dei sott' uffièiali.
IV. Spect,.ieu.- mililt1't•o di Parigi. (Dispensa del 1~ febbraio 1875/j.
Contiene:
1° Bazaine et la capi(itlati·on de lrfetz. (Traduzio'ne dal tedesco). - L'autore di questo scritto,. che si dichiara poco favorevole a Bazaine, mette in risalto alcuni errori di fatto e di giudizio contenuti nell'.opuscolo, Der Krieg um lvletz; in cui. anche criticando ogni singolo a~to del maresciallo, si approva in generale la ~ua condotta.
5° R~vue de la p1·esse 1nilitaù·e étrangère. ,:_ Si fa cenno dei principali cambiamenti introdotti, dopo la recente guerra, negli esercit i della Germania, dell'Austria, dell'Italia, della Svizzera, del Belgio, dell'Inghilterra e della Svezia.
2° Sur ie Théatre de la gue9•re entrr3 Parz·s et Berlin, di FEWEL, colonnello del G.enio. - E l'introduzio:n e di un libro, scritto pri!'na del 1870, intoriìo alle principali . combinazioni strategiche, in caso dello scoppio d'una guerra tra la Francia e la Germania. Il manoscritto del libro. andò perduto durante i torbidi della Comune, e non si è r itrovato altro che questa introduzione, nella quale si passa analiticamente in rassegna tutto ciò che d'importante si 0 •s tampato all'estero dal 1830 in poi, nell'ipo- · tesi di iuua guerra contro la Francia.
6° Revue bibli"ographique - Revuè des ca1·tes - Petite chronique éfrangère.
~ --
3° Sur la défense de ta · froritière de l'Alsace-Lorraine. - Segue la traduzione · di questo scritto , tolto dagli Annali per/eser-cz·to e la m arina tedesea; in ciò si
. discorre dell'importanza strategica di Strasburgo, Schlet-
•
t.
INlHCE DEL TOito I - ANNO XVII /
---. (½ennaio.
L'Esercito italiano nel 48'H - D. . . . . . . . . Pag. 7 Della difesa tc rritorial!l d'Italia (Memoria seconda) -:- D. YEROGGIO, colonnello del genio . . . . . . . . . » •6 Della tattica dal 4866 al •1874 - BUGUES CHIAFFREDO, luogotenente dei bersaglieri (Continuazione} . . . . . . ,. 8'7 Note sul servizio della cavalleria in campagna - B1ANC!lt o' ADDA MA117.IALB, luogotenente di cavalleria (Continuazione) » ,l 0'7 Recenti pubblicazioni sulla guerra del ,1870-'74 . . . » 42'7 Rivista tecnologica. » U3 Rivista bibliografica » 4411 :Miscellanee militari > Hl9
Febbraio.
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·,
Progetti di legge presentati alla Camera dei Deputati dal Ministro della guerra (RICOTTI) nella tornata del Hì gennaio 48'72 • . . . . . . . · . . . . . . . . Pag. 164 Della tattica dal 4866 al 4874 - IlUGUES ClllAFFRWO, luogotenente dei bersaglieri (Continuazione e fine) . . . . » :2<1 O. Progetto di una carretta per il trasporto di munizioni di fanteria - A. Cu VARl:'lO, capitano d' artiglilria (Con annessa tavola litografica) . . . . . . . . . . . . . . > ~36 Raggu;igli e appunti sulle artiglierie francesi. e tedP.sche adoperate nella guerra del 4870-7·1 - C. R., u.ffìziale d'artiglìel'ìa » 26'7 Recenti pubblicazioni sulla guerra del 18'70..74 » 290 Rivista bibliografica . . . . . . . . 1> 348 Rivista di periodici este ri . . . . . . » 339 Necrologie - I generali GovoNB e CuGIA » 360
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Marzo. Le grandi manovre dell'anno 48'7'1. - Rapporto del l«ogotene-nte generale conte PtANELL a S. E. il Ministro della guc1'ra Pag. 31j3 Sulla difesa degli Stati in generale e dell'Italia.in particolare A. Bn1cNONE, maggior g1merale . . . . . . . . » 446 La nuova guerra e lf) nuove fortificazioni. - Ricordi e deduzioni pel problema· della difesa d'Italia - E. J\favo, colonnello di stato maggi.ore . . . . . . . . . . . . . » 4G5 I guastatori a cavallo - GUALTIERO VERATTJ, luogotenente d'artigliel'ia . . . . . . . . . . . . . » H.15 Receut; pubblicazioni sulla guerra del 1870-74 . » Li02 Ri,·ista bibliografica . . » 50'7 Rivista di peri.odi ci esteri . . . . . . . . ~ 521