MILirf AR}: RACCOLTA MENSILE DI SCIENZA , · ARTE E
STORI A
l!vfJ.LITARI
DEL L'ESERCITO I TALI AN O
Serie III. - Anno XV . 'l'orno rv.
VOGHERA CARLO SUCCESSORE G. CASSONE E COMP. TIPOGRAFO DI S. M.
"Firenze,
1870.
LA PRUSSIA NEL 1806· I 801.
CONTINUAZIONE -
reggdsi la Dispensa del settemb1·e
1870.
V.
Proprietà lettera,1·w.
t
Le capitolazioni di Custrino, di Magdeborgo, di StetLino, di Spandau, di Hameln, di Breslavia, ecc., sono uno dei più tristi épisodii della campagna del 1806. Queste conquiste troppo facili non accrescevano punto la gloria della Francia, e si può dire, che in definitiva le furono piuttosto nocive, rendendo Napoleone troppo esigente. « Di tutt0 le cittadelle prussiane - dice l' autore dei Vertraute Briefe __:_ cinque sole non sono state prese. tutte le altre sono cadute dopo essere state difese, le une bene, come Danzica e Cosel, altre mediocremente, e altre niente affatto». Fra queste ultime compare in prima filà. Custrino, il cui comandante Jngersleben fu giustamente punito colla .morte. Ecco, secondo un testimonio di veduta, come si passarono le cose in questa piazza : Al principio della guerra, la popolazione di Custrino, come quelle di Berlino e di Konigsberg, aveva creduto a una vittoria prussiana più splendida di quella di Rosbach . Il '18 ottobre si conobbe la vel'ità, senza che
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però vi si credesse ancora, e sin dall'indomani il co mandante ricevette dal ministero della guerra l'ordine di rnetLere la piazza in istDto di resistere se non ad un assedio in regola, almeno ad un colpo di mano. Eeco a qual punto si era rid otti rispetto ad una delle principali fortezze del regno I Si proibì per conseguenza agli abitnnti l'accesso ai bastioni, e si comineiò a fa re alcuni preparati vi, come il taglio di un ponte, il riattameqto <li alcuni affusti; provvedim enti ben in significanti, ma che erano giustificati dalle sinistre notizie già di ffuse in mezzo nlln popolazione. L'arrivo del re ali' ind om ani mattina pt'odusse un e ffetto indescrivibile; egli era accomp agnato dal principe di Sassonia Coburgo, da l conte d'Haugwitz ministro di Stato, dai general i di Zas trow e di Krockeritz. Smontando di caroz.zll, egli disse all e autorità civili e iriilitari: « È 11n ben rl isgrazi ato a vven imento che mi condu ce q ui . ... » I.: allarme era già sparso per ogni dove. Durnnte iuua la giornato gli abitanti dei sobborghi e dei villaggi vicini D.ffluir ono nella piazza ca richi di quanto potevano trnsporLot'e . Vei·so le dieci di sera, la regina orr ivò da Stellino, accompagnata da un celebre dip lomalico, che più felice di lei, doveva vedere giorni migliol'i splendere sul lol'O paese, il baron e, p.oi principe, di Ilardonberg. Da otto giorni questa bella e sventurata principessa fuggiva, incalzata di con tin uo da un posto all 'altro dalle orribili notizie che si succedeva no sem.a tregua . Pnrecchi mastri di posta avevano già condottu le loro carrozze ·e i loro cu va lli nei bo schi. La regina era sta tu obbligata a. fal'c lu nghe e penose fermate in più di un villaggio, e !in anco a. raddoppiote la pos ta, corn o a Ban\'ald, con cavalli sfiniti dalln stanchezza. « All'indomani mat.ti,na, la real coppia visitò i bastioni, accompagnata dal comandante. Sanguinava il
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cuore nel vedere quella. povera principessa, in abito {li viaggio, gli occhi rossi dalle lacrime: e col.l'insonnia, comminare a fianco del re sotto un cielo piovoso. Col capo basso, domin ata dai suoi tristi pensiei·i, yareva che essa non vedesse nulla di quanto accadeva rntorno a lei. >> Il re anch'egl i doveva essere beo preoccupato per non rimanere colpito della condotla si_ngolore d~ Ingersleben, che sembrava estraneo a tutt~ 1 dettag)1 ,della sua fortezza, a segno da essere obbligato a rivolgersi a un subalterno per indicare al re i nomi delle varie opere dì difesa. Sembra che quest'uomo, da lunga pezza abbl'utito dai suoi eccessi di og_1:i natura, fosse in quelle .gravi circosta11ze ancor p1u ub.briaco· del solito. Nei giorni seguenti, arrivarono truppe da Fra~co,for Le e da Berlino, e segnatamente un battaghone intero cli artigliei·ia venuto attraverso ai campi, e che aveva preso la fuo·a fo seguito a una falsa voce della ~ . B comparsa _de i Francesi, i quali n~n entraro no m .erlino che pochi giorni dopo. Grnnsero suc~ess1vamente fuggiaschi, fer iti di llalle e nnche d.1 Jena.; dei primi, nessuno aveva conservato le proprie ar1m. Vi erano giù più di 4,000 uomini. di truppe, ma che evidente,mente avrebbero avuto bisogno d1 essere co~ mandati ·da un uomo energico. La popolazione dei contorni continuava a riaffluire nellu città, al punto da interromperne la cii·colazio ne . Gl.i abitant.i si. affrettavano a traspo rLare i loro effetti nelle cantme, aspettandosi un prossimo_ bombardament?. Ma l'i dea di una resa immediata, senza alcuna resistenza, non era ancora venu la a nessuno . Il 26 ottobre al mattino , la coppia reale fece i suoi mesti saluti d'addio agli ab ita nti di Cu~trino. Il .re, partendo, raccomandò al comandante d1 ten_ere. s1~0 .all'ultima estremità, per ritardare l' avanzarsi dei vin-
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citori sull 'Oder e dare all'esercito russo il tempo di entrare in linea. Secondo l' opinione degli abitanti, Ingersleben tradì i suoi padroni sfrontatamente il giorn o stesso della loro partenza. Nella sera, un ufficiale francese comparve accompagnato da un trombettie!·e, e ripartì dopo essersi traUenuto mister.iosamente più di un'ora col comandante. All'indomani giunse la notizia, col mezzo di alcuni soldati fuggiti da Francoforte, dell' entrata in quella, città dell'avanguardia di cavalleria del corpo di Davout. Il 30, un cittadino venne a rife rire c.he vi erano tre cacciatori francesi al mulino del villaggio di l\'Iunschenow, discosto una piccola lega nella direzione di Berlino . Vi si mandarono alcuni usseri che s·· impadronirono di quegli esploratori tropp o poco vigilanti, che avevano sorpresi svestiti e in braccio a un sonno profondo. « Fu ron o i nos tri primi prigion ieri, e furono anche gli ultimi, , dice melanconicamente il borghese di Custrin o la cui narrazione qui analizziamo. Il 30, verso mezzogioh10 , si senti gridare per tutta la ci ttà: A1Tivano i Fmncesi! Varii abitan ti corsero alla torre e assistettero a tutte le peripezie della scar am uccia impegnata tra un ploton e cli usseri e un piccolo corpo fran cese sboccan te da Munschenow. Yerso le q11attro, gli avD.mposti prussio.ni, vivomente incalzati, rientrarono in città, e il comandante diede l'ord ine di distruggere il ponte dell' Oder; ma il fuoco, appiccato c0n un a visibile negligenza, non prod usse che un guasto insignificante. Fu una vera fortun a, poichè la piazza doveva soccombere così presto. I tiragliatori fran cesi erano già postati nel sobborgo : il comandante l' artiglieria sollecitò l'autorizzazi one di gittarvi alcune bombe ; gli fu ricusata I Ingersleben passò la notte in .una casamatta coi su oi soliti compagni di stravizzo e dicono che vi facesse più co-
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piose libazioni del solito. La guarnigione, che natu ralm ente era stata in piedi tutta la notte, ebbe al mattin o il permesso di reca esi ai suoi quartieri. « V'è odore di capitolazione » disse a questo riguar~o _un capo baLtao-lione. L'indomani, 1° novembre, s1 vide infatti l' indco-no comandante, accompagnato dal!' ino b . gegnere della piazza e ~a un tr~m. et11ere, attraversare l'Oder in battello, 11 capo dt distacca mento fran cese ven iro·li all'incontro e fargli presentare le D.rmi . Tutto era ~,isib ilmen te combinato sin dal 20 a sera. Essi si diressero insieme verso un a casa del sobborgo, e poco dopo, il comandante ritorn ò acco~pagn.D.to da alcuni FrancC'si . Tutto era finito I La stol'la, bisogna dirlo, non offre un secondo esempio di un tradimento cosl sfrontato I ~la ID. demoralizzazione di quelle truppe doveva anch'essa essere ben profonda, giacchè niun uffizi o.le osò prendere, in una simile circosta~ za, la iniziativa della ribellion e più legittima che mai fosse stata, e interdire a quell'uomo l'accesso alla for tezza che egli aveva allorn all ora consegnata senza comballimento {1). Subito dopo ri en trato il comandante, la guernigione ricevette l'ordine di riunirsi sulla piazza del Mercato . Il passaggio del ponte si trovava interceltato dall'incen dio del giorno innanzi; il compiacente Ingersleben mandò dell e imborcazioni che in brev' ora trasportarono nella città i du.gento e cinquanta Francesi dinanzi ai qu ali qiiattromi'lct uomi ni circD. deposero le armi I.... Si è parlato dell'indegnazione, della disperazione dei soldati, degli amari rimproveri rivolti dalla 1
(1) L'uffiziale francese cho impadronissi di Cuslrino er.~ quell~ stesso Peti! , poi Juogolcnenle generalo, che doveva . PJU. tardi rappresentare una parte nella ·gr an scena d'addio d1 Fontainebleau.
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più parte degli ufficiali al comandante, impassibile nella sua on La. Bisogna confessare che avrebbe meri talo qual cosa megl io dei rim proveri (1) . . . Quest'affare di Custl'ino è il tipo delle cap itolazioni _vergognose . Quella di Harneln offre delle particolarità interessa nti e poco note fuori di Pru ssia . .Ne esistono due relnioni assa i partico lareggiate, fotte da testimoni oculari· e che clifi\:)r-iscono cionondim eno essenzialmente su aleun i punti; l'una di un ta le Lùders, sindaco della cittù , e l'altra del!' llffìziaìe del o·enio De . h ~ Rheclen, e e faeeYa parte delìu guarnigione. Ques L'ultima è natural mente la più tecnica e sembra altresì la più imparziale. 11 comandante, senza car1Jttere, ondeggiava tra le lll ina cce dei parlamerrta~·i nemici e l'opposizio ne energica di una parte dei suoi ufficia li. Egl i giurava cl i non arre ndersi giammai, in quella rhe usciva dal disc utere gli anicoli della cap ito luzione che un bel mattino si trovò flrrnata . li sindaeo d i Uide,~s, come molti aìtri civili c:he nbitano piazze fot"ti , si crnde un ingegnere llell' c fallo, e ragiona di fortificazione a torto e a . rov escio. Egli nrnltratta fo r te gl i ufficiali e non fa ect;ezione che per un solo, ii ri"spettabile tenente colonnello Harnrnelberg. Dc Rheden p(~r conL1·o so~tie_ne che q uest'·uffi? iale ~u precisamente l'istigatore p!·mc.1pale dclln cap1tolaz1one, e sp iega i rio·uardi di Uidet·s con questa con siderazio1rn, certarne~te di peso, che Hammelberg ern suo pigionale. La vin·il ia del g iorno in cui la piaz za doveva essere ccrn se <r~uta a! Fi·Fm cc•.; i, le truppe si ribellarono, grid ando ~issai grnstamente al tradime.nto . Ma non si trovò alcun uffiziale abbastanza energieo o abbastanza amato per . (J) Ingerslehen fu condannato u morte. come pure il c~mandanLe di Stetti no, la cuì'debolezza, forse meno criminosa, aveva avuto conseguenze ancor più disastrose.
da re al movimento una direzione onorevole. Questo si spense pe r mancanza di alimetito, dopo alcune depìoi·evoli scen·e di succb eggio e di u bbriacl_1ezza . . . La resa di ~Iagdeborgo co i suoi ventidu ermln uom,rn di guarnigione e il suo immenso materiale (nov~111 l:rn) esercitò un a grande. influenza su lle deterrn inaz10rn d1 Napoleone . 11 vecch io generale dì Kleist, governa lore del la detta città , non era nè un vi l e, nè un traditore, ·ma un uomo ]oo·orato. Uno deì' suoi aiutanti di campo , di farr. una specie d' apo logia Che ebbe il cò~am,.io bb della di lu i condotta, affermò che egl i era malato, quasi rrroeibon do ai bag ni di Pyr mo nt, qunndo la notizia del disastro di Jena lo richiamò al suo posto. ·Megli o sarebbe sta Lo pet' la Prussia _e pe r lui. stcss~ che la forza gl i fosse mancata per ritornare. D1cevas1 che un da to numero di. uffkial i aveva divisa to di oppoesi alla capi t.olaz ione, che erano sicuri de_i loro sol~ dati, che uvevano vanamente soll ecitato 1 generali Wa r tensleben (ferito) e Alvensleben di mettersi alla lo ro testa. « Ciò che è certo - scrive un contemporaneo appoo-o·iato al rappor to di uno degli ufficiali_ oo I .. 1· della guarnigione - si è che nell' uscire da Co ns,g 10 cli guerra nel qu ale la maggioranza aveva _opinato per la resa , Klcist venne ulla parala e disse 1n. presenza di tutta-la guarnigione : « Signori, io capitolò. Se qualCll no di voi è di un allro avviso lo dica,» Vi furono rn.orinorii prolunga ti, ma niuno prese la parola~ Tra le pubbl icazio ni ù ·cu i cli e' liJogo questo depl orevole incidente, men zioneremo quella che oppon eva all a resa precipitata del 4806 il ricordo dell ' assedio memo: rah il e sostenuto nel Hi50 e 155 1 da quella stessa citta contro Carlo QLi into, dopo la bauaglia di Mii hlberg. ~folgrado l'impress ione rece nte di questa dis1.atta, così di sas trosa pei confederati protestan ti, come era stata quella di Jena per la monarchia pr ussiana, la guar1
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nigiòne e gli abitanti di Magdeborgo avevano bravamente resistito per un anno e sette settimane alle truppe imperiali vittoriose e ottenute condizioni inspe1~ate. Qual contrasto straziante fra questo passato g~or1oso e le vergogne del presente I {'I). Il comandante d1 Span:lau, B~~p~·f, fu egualmente giudicato degno d_, uno d1 quegli ignominiosi castighi a cui un u~mo cuore avrebbe .anteposto Ja morte. Ma quest ufficiale era anch'egli uno di quegli uomini loO'ori nei ~uali, secondo un libello del tempo, «lo sto~ac~ era li solo organo che funzionasse ancora. » Nel momento in cui i Francesi entravano nella fortezza Benekendorf non sembrava preoccupato che dell~ sgombro del suo alloggio. La caduta troppo rapida di Schweidnitz fu una di q uell~ che fer!rono maggiormente l' amor proprio prussiano. Il ricordo di questa cittadella si collegava ~oi più _gloriosi incidenti delle lotte del gran Fedenco : egli aveva fatto lavorare attorno alle sue fo1~tificazioni ~redici anni di seguito dopo la guerra dei Selle Anm, e gli ingegneri francesi che visitarono la piazza dopo la capito lazione, la trovarono così forte c?me quel(a di .L~1ssemborgo. 1t vero che la guarnig10ne era msuff1c1ente, ma il corpo incaricato dell'attacco eralo ancor di più, e secondo un apprezzamento c~1e sembra imparziale, la piazza avrebbe po tuto resistere quattro mesi invece di tre sole settimane. An nunziando al re la trista notizia, il comandante di Haak (un vero Fabtaff così nel fisico come- nel morale,_ g i~sta i suoi compatrioti) vi aggiunse una memoria giustificativa, verbosa ma sfornita di pla(1sibili ragion i. La sua scusa mi_gliore era una lettera del
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(l) Jferkwu..rdige belag,n·ung 11Jagdeburgs. Berlino 1807,
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suo superiorn immediato, del maggior genera le di Lindener, il quale dopo averlo esortato a fare bravamen te il suo dovere, finiva con q!Jeste equivoche parole: << Non bisognerh repdere la fortezza se non quando sarà evidente che non si può più conservarla a lungo senza frragi·onevolezza » .
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Il signor di Haak si credette sufficientem ente autorizzato da questa singolare conclusione a copitolare, mentre nessuna breccia non . era ancor fatta al cor po della piazza. Fra le sue ragioni, e6li faceva egualmente campeggiare l'incernlio di varie case della città alta, i lamenti, lo spavento degli abitanti . Un contempora neo, testimonio oculare, rese giustizia con uno sfogo patriottico di quest'argomentazione ben poco mi litare. « Vi era posto - dic'egli - nelle cantine e neHe casematte I È vero che gli abitanti i quali osavano circolare nei momenti in cui il fuoco pareva si rallentasse avevano delle faccie abbastanza turbate, ma io non ne aveva ancora sentito un solo a profferire la parola capitolazione. » Eppure i civili di Schweidnitz non br.illavano pel coraggio, come se ne troverà più innanzi la prova. Gli avvenimenti di Slesia hanno dato luogo ad ap prezzamenti contradittorii e meriterebbero uno studio speciale . .'.'{oi ci limiteremo a indicare alcuni dei tratti più salienti, secondo testimonianze degne di fede. Alla prima notizia del disastro nell'esercito prussiano, un valoroso giovane, il conte Piickler, aveva indirizzato al re una letLera che conteneva il piano d'una specie di Vandea slesiana il cui nucleo sarebbe stato formato dalle guardie forestali del paese, tutta gente avvezza alla fatica e tra i più abili tiratori. Il re aveva abbastanza senno per comprendere il vantnggio d'un simile sislerna; ma non ei'1be abbaslcinza carattere r,er imporne l' eseguimento, e proteggere
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Pii ckle r contro gli attacchi combinati degli alti fun zionari civi li e mi li tari . La pi ù parte di questi appnrteneva no a quc,lla razza di pedanti ostinati dirmi il Brid' oiso n di Dea urnarcbais porge una caricatura così rassomigliante . Ln sola parola lwulstitrm li faceva tl'nsnlire : I' ide_n di afficlare la solvezza del paese a milizie estrunee alle finei ze delle manovre classiche sembrava loro un fa Lto della pi ù al ta sconvenienza : megl io valeva soc.cornhere regol armente . li perchè sebbene il re àvesse segnalato il pia no del co nte Puckler all 'attenzione delle a t1torità, quest'uomo di ('Uore si vide fatto òersnglio a od iose ncc.use . Si andò flno ad acc usarlo di volere specu lnre s1Jlle sventure pubbliche per O!'ganizzare bande cli brign nti. Men tre queste cont rarietù par·n li zzavario i suoi sforzi, l'invasione si compieva, e Pikkler dispera to del ln sua impotenza e· delle calunnie che lo per.segui van o, prese il partito di bruciarsi le cervella. Secondo l' opinione di mo lti con temporane i, fu un a perdita i1Tef.1é1rabi le . 11 pr incipe d' Anhal!.-Pless e alcuni alli'i tentarono successiva mente di realizzare in parte il proge tto Ji Pii.ckler; ma le loro intrnp rese, troppo tarde e mal comb innte, fur ono agevolmen te represse. La piazzn di Gloga\l soccombette il 2 dicembre, do po un mese cli assedio. Sebbene ln presa di questa.piazza nvesse dato in m:-rn o al m~rn ico un materiale immen so, la pronta resa sembrò scusabile, poichè Ja guarnigione era in gran part<~ composta di antichi pola cchi, che disertavano in massa, sa pendo che la loro patria era risorta . Io ques ta ciecostanza, i gen tiluomini delle campagne cìrcosté.ln ti mostrnrono poco patrio ttismo. Noiati per le req uisizioni degli assedi anti, mandarono al comandante di Gl ogau una depu tazion.g per pregarlo a capito lare, perchè la sua resistenza li rovinava. Fra questi deputa ti figurava un conte che
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aveva , a quanto sembra, un sogg0tto di pÌt:t intima preoccupa zione. Sua mogli e trovnvn si rin chiusa nella piazza, e maliziosnrnente fu detto che egl i aveva paura che anch'essa fosse presa di assat lo. Jn cambio, la rnagisLrl"ltura di Glogau si eomportò on orevolmente . Il generalo Bertrand, governatorn della Sl-; sia durante l'occupaz ione fra ncese, nvendo voluto esigere dai membri de l coll egio di giustizia un giuramento dì fedeltà all 'i rnpe!'atore , riceve tw drtl pl'esidente Kieckhasen, in nome dei suoi colleghi , questa bella ri sp os1a: « Vogl iate rifletLere, signore, che il re di Pruss ia, 1~ostro sovrano non ci ha sciolti dal nostro giu ramento; noi non possia1110 dunque, in buon a cosèìenzn, prestarne uno contrario a qu ello che ci vincola. : voi ci disprezzeres te e non terreste in aleun pregio i nosteì servizi. Noi non abb iamo quasi tutti altra fortuna che i nostri impieghi , ma non li con serveremo a prezzo cli uno spergiuro, preferendo di cercare· qunlche altro mezzo di esistenza onorevo le. » Il generale commosso si affrettò a ri sp ondere che egli non intendeva punto di es igere da loro una defezione , ma ch e si con tenterebbe della loro prom<'.SSa di onore di non immischiarsi in alcun atto con trario all'i nteresse del·l'esereito francese e al buon esito delle sue opernzioni. Questa condotta da parte di Bertrand non òrve punto stupire. Il futuro compagno del prigioni ero di Sant'Elena doveva rispettare e onorare negli altri la fedeltà alla sve ntura. Breslavia non tardò a soccombere nlla sua vo lta e meno onorevolmente (7 gennaio 11807}. L'influenza egoistica di una gran parte della nobiltù e dell'alto commercio ci en tcò senza dubbio per qualche cosn. « In questo paese - dice un contemporaneo - i grossi negozianti si fanno la cro ce al solo nomt~ di !anclstunn. L'abitante della montagna, e soprat utto il
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contrabbandiere è patriota: il citladin o rientra nella categoria delle donne vecchie. 1> Colù come dappertutto vi furono però onorevoli eccezioni. Secondo testimonianze degne di fede, una gran parte della classe media e il popolo in tiero si pronunciavano energicamente per la resistenza. Il governatore (generale Thi ele) aveva molta loquacità, ma poca capacità militare, e il gen eral e, comandante su periore delle fo rtezze slesiane, che trovossi rinchiuso in Breslavia (ben suo m~lgraclo, si dice) non vi si coprì precisamente · di gloria. Si rimproverò loro sovralutlo di non aver secondato con una sortita _il tentativo di diversione del principe di Pless, che essi lasciarono schiacciare a Strehlen. Secondo un contem poraneo , L.. . avrebbe meritato un cnpestro sull a torre di Glatz. Di tutte le guarnigioni tradite dai loro capi in questa cam pagna, qu ella di Dreslavia era la più disposta a . ben difendersi e fu quella che mostrò maggiore irritazione quando si trattò di deporre le armi. In una incision e molto popolare in quel tem po, si veggono quegli infelici sold ati infrangere con rabbia i loro fu cili, torcere le baioneue, spezzare le lame delle sciabole sul pavimento, per non lasciare che informi rottam i ai loro compalrioti della Baviera e del Wi.irtemberg, all ora ausiliari dei Francesi. Il generale Thiele fu, come Klei st e di Haak, cancellato dai quadri senza pensione. Si dice che q!1est'uffiziale aven do osato presentarsi a una pubblica udienza del!' imperatore Napoleon e, questi lo respinse con un gesto di disprezzo. Molti personaggi della. nobiltà e dell'alta borgliesia ricevettero i vincitori con una premura eccessiva. Alcuni giun sero fino a illuminare, e si menzionarono alcune belle signore che avevano mostrato in questa occasion8 molto più che co1tes~J , sempre per il più gran bene del paese.
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In quel vergognoso sconquasso vi furono per~ onorevoli proteste. ll principe Gerolamo essendosi . mostrato più esigen te del g~neral~ ~e:lr~n? ~el g1 ~ramento di fedeltà, pareccln co ns1ghen v1 si rdìu tniono e diedero la loro dimissione. Alla testa di essi, l'a11lore dei Vertmute Briefe ci la un nome destinato a brillare un giorn o fra i più illu stri, qu ello del presidente De Bismarch (·1).
VI. L'assedio d i Colberg ebbe un a grande impor tanza morale durarile questo periodo. Delle quattro fortezze prussiane che non si erano ancora arr~:e .alla fine della guerra, Colberg, che era stai~ b. prn v1 ,,amente attaccata, era quella in cui il patriottismo .dell a. popolazione aveva meglio second~to il ~orngg10 de1 soldati. Questa difesa, ch e contr1 bul smgola.rmcnt_e ~l risvegli o dello spiri to pubblico in Prussi~, .ru. pnnc1palm entc dovuta all'iniziativa di due uomm1 d1 cuore, Ferdinando Sch ill e NeLtelbeck. Lo sl es iano Sch ill, che non è guari cilnto. dagl~ storici fran cesi che per la sua audace alz~La d.1 s~u?1 nel 1809 e per la sua morte tragico, era, m princ1p10 della ca mpaO'na del '1806 , secondo lu ogo tcmen Le_ n~l reggimento della Regina. Ori.ginario di una ,fom1gh~ oscura e poco f~inala, egli era, a dc.lla d '.mo dc~ suoi primi biografi, tennlo in poca con s1dern1.1one d~1 suoi superiori e commilitoni, p~rchè n~n gettava _11 danaro dal le finestre e astenevasi da ogm spavalderia risp etto alla Franc ia. Timido in tempo di poce sino
(1) Vel'tra11 te TlJ·iefe m, 201. AN:'\O XV. VOL. IV.
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alla stupid11ggine, .egli fuggiva il giuoco, le spl en dide riun ioni , e rnostra vasi gentile ceri borghesi e la gente poverD . Ond'è che egli passava per un uffìziale dei più mediocri. Ferito gravemente ad Auerslcedt, riuscì a scappf.l.re, · gua dagnò il territorio della Pomerania e fermossi a Colberg. Questa piazza è situata , come è noto, sul litorale rlel Baltico, tra Sle tti no e Dan zica, all 'i rnbocca~ura d'un fium icello, il Persante, su di un'eminenza quasi attorniata da paludi. Fu colù, quando le notizie più disastro se sopravvegnenti l'una dietro l'allra spandevc1no lo scoraggiamento intorno a lui, che Schill concepì il disegno di scorrere la campagna da partigiano, per procurare di rialzare l'On alcuni colpi di mano arditi il coraggio del presidio e delle popolazioni . Guardossi ben bene dal comunicure quest'idea al governatore di Colberg, Lucadou, vecchio militare fo rmn lista, che non avrebbe mancnto di opporvisi. Gli pa rlò solo della necess ità di perlustrare il paese per raccogli ervi grani e dirigerli sulla piazza, nella probab ile e prossima evenLualitA di un assedio . Si mise in carnpugna nel corrente del novembre, colln fr onte fas ciata , perchè lD fe rita ricevuta nel capo non era per anco cicatrizzata, e se,guito solamente da due dragoni del suo reggimento . I suoi prirn i passi furono segnati da un successo. Egli ebbe ]a buona ventura di intercettare nel villaggio di Mardof un convoglio di pioni eri e di carri di forngg i avviati verso Stellino, scortato da cinque o sei uomini . · Un urrà dei tre dragoni disperse quella scorta che, assai fortunatamente per Schill, non era composta che di giovani coscritti badesi. Egìi rimandò i lavoratori nei lo ro villaggi e percorse varie località - o ~ dronissi in nome del re delle casse pubbliche che sa-
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re.bher0 pochi gi0rl!l,i app t"esso caclute in ,rmrno Glel ne.1mio@. 11 secondo giorno deJ1l•a sua sortliita egli aveV,a già ta-coolti 13,000 ,talleri che s~edì a ·C0'1berg. -Sob1·ill, da uomo prud en te., diffondeva su:I sl'Jr@ passaggio la notizia che i Russ.i eTuno sbarcati j,n quel poTto., 'Ciò che effetliivarnente 'llvreibbero dovuto fare. Oome lo aveva previs to, pa11•ecchi soldati fuggiti da &tetti.no e da Prenzlau v&lil·ner.@ .a riunirs i 'Con lui, Bnd'è che il teTzo giorno ·.e-gli tnovavasi alla testu di ventitrè uo mini tanto a p:ied,i quanto a ca-vano. Con questa piccola truppa , che in'grossava a ogni pusso, egli proseguì a impadronirsi delle casse a 8augu11dt, Greifenbcrg, Trep tow; quindi portossi su Golnow, località più importan te, ove esisteva un gran deposill@ ·di effetti di vestiario. Colà Seli ill en·a staio P@~enuto: ? foseguì il nemico e gli ritolse una parte del bouino. Ma i11formato che un d i.s taccamento forte di d1JcenLo uo mini manùvrava per t1:1gli argli la ritiratu da lla parte <li Gullro«r, pnssaggio dirflcilo che Schill non poteva scan sa re rientrando a Colberg, sm~.za perdere un. momen tod i tempo avviossi nuovamente in qu el la direzione, sorprese quelli che avevano spera t0 di sorprenderlo, e 7 ricondusse n<~lla piazza dn cui era sortito ~ li terzo <. venti prigionieri badesi , parecchi cavalli e cani di bagagli. Un tale successo eea certamente poca cosa in mezzo a sì grandi rovesci; pure ebbe una grande influenza sul morale della nazione e dell'esercito. Fu susseguito da alcuni scontri- dello stesso genere, la cni importanza era esagerata dal p3triottismo: ù1 meno di tre mesi, Schill era diventato un eroe di leggenda popolal'e, a segno che è ben diffici le oggidì di chiarire la sua vera storiu. Molti episoclii incontesLabìli della sua vita attestano una fermez za poco comune. La sua audacia crescendo col su·ccesso, egli tentò, il 46 feb1
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braio 1807, di sorprendere la picc·o]a città cli Sta rgardT che era occupata da una forte avang11ardia italiana: sotto gli ordini di un. eccellente uffiziale, il generale Bonfanti. Prevenuto o no, questi slava vigilando attentam ente, e Sch ill respinto su Naugardt, vi fu ben presto assalito da forze superiori . Ferito assai gravemente su l principio di questo nuovo combattimento, ma convinto clie i suoi soldati indietreggerebbero se egli cessasse da ll 'incoraggiarli colla sua presenza, rimase al fuoco dal tocco fino al cadere del g iorno, senza prendere il tempo di farsi medicare, e minaccianùo di bruci ar le cervella a chiunque tenterebbe di fuggire. Lo si sapeva capacissimo cli esegufre la minaccin, non ostante la sua dolce fisionomia. Egli conserrò cosi la sua posizione, e i suoi biografi pretendon o che avrebbe cambiato la ritirata dei nemici in una rotta, se la debolezza cagionatagli dalla perdita del sangue non gl i avesse impedito di montare a cavallo. Ciò che è certo si è che due giorni dopo fu attac.coto cli bel nuovo e rigettato su Co lberg, ma da forz e rnolto superiori. Sin da quell' epoca, vend evansi a Ko nigsberg, e segretamente a Berlino, ritralli di Schill; il suo nome risuon ava in canzoni che son o giunte sino a noi. Ecco alcuni pass i di una delle più notevoli, composta da un soldato della Pomernnia che morì gloriosamente durante l'assedio: 1
Avanti! Noi siamo ancora i vecchi Prussiani, impazfonti del giogo straniero: noi li conserroromo, o ColbC'rg ! nostra fo rtezza. - li nome di Schill, no~tro capo dilello, ù il nostro grido di gucn11, pegno di villoria o di morte glori ,isa. - Crnzie a lui , il predone strauiorn conosce al suo turno la paura: il lavorato l'o ritroYa alcune ore di so uno. - Egli lihcra i nosll'i frat c!:l :·i·lgionie:-i. r<'~ titui$CC ai su,.,i focolari i! contadino che anuarn lrislamente a smuovere la torr.i pci n:mico . - La sua.
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spada, quand' egli In trne ·dalla guaina , r iluce su tutti i nostri passi come un astro di Yitloria. - La forluna dei combattimenti è una palla che gira incessantemente su di se stessa: il Yinto di ieri può essere il Yiocitore di domani. - No, Io splendore delle ar mi prussiano non è ecclissato per sompre ! ··Ciò elle Federico ha creato non potrebbe perire !
Per apprezzare degnam ente questi tentativi di re·s istenza che tennero di etl'O così davvicino ai primi ·disaslri, è mesti eri riguardadi all a luce dei documenti in cu i si palesano lo scoraggi am ento, l'abbattimento moral e di una parte ragguardevole della popolazione, sovratulto nell e classi agiate. Uno dei docu men ti più atti ad agevolare questo confronto è un proclama esatlameote contemporaneo alla prima impresa di Schill, e da cui trascriviamo qui alcun i passi:
' Amici e concittadini, noi abbiamo anche noi. la nostra par te di pericolo .... Riponiamo la nostra fiducia in Dio, come hanno fatto gli abitanti di Berlino. Senza il suo permesso, non un solo capello potrebbe cadere dal nostro capo. Egli può dissipare i pericoli e i timori corno lo nubi dal cielo. lllirale ciò che accado nella natura: da migliaia di anni, il sole, la lu na seguono il loro corso regolare, anche quando la torra ò inondata di sangue. Quegli la cui mano li dirige saprà bene conservare anche no i. ... Se il nemico penetra noli<~ nostre mura, a 1 forza di atti vrenwrosi amichevoli(friedlichcs iind vorsichtifJ_a.§. , ~ :.n Benchmcn) noi rrnsciremo senza dubbio a<l addolcirlo; noi ci """' ... / s~ m o di sod,lisfare ai suoi bisogni nella misura dei qostri mezzi, od esso non po trà a meno di 1·ispettarci (ehr en), come 'buoni o degni civil i che sanno tenersi al loro posto e adattarsi alle necessità della loro situazione. Chi fra noi, per un falso patriottismo (!} si lasciasse trascinare a qualche tentativo di resistenza, sarebbe un insensato, tradito1·e verso i suoi concittadini e verso se stesso. Sapete voi qual è il miglior modo di tutelare i nostri beni, la nostra vita e la nostra salute? È quello di rimanerci ben tranquilli, di evitare fin la menoma apparenza di illecita immistione nei provvedimenti della difesa, i quali sono della esclusiva competenza dell'au torilà militare ...•
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:C:A. PRUSSI A:
Segue unir serie dii prescrizi•oni degne di questo, esordio. Per· evilare tentazi'oni pericolose alle testeesaltate, tutte le armi a fuoco, comprese le pistole., debbouo essere deposte al municipio nel termine di ventiquattr'o1:e ;. dopo· di che, si faranno visite domi:ciliari per assicurarsi che quest'ordine di disarmo generale, che la prossima. comparsa del, o.ernie@ rende indi,s pensabile (sic), è sta~g strettamente esegu ito. ~la i s0t.t@sc1i.tt0ri di qu.est© proclama non eran o, come be.-ta si. p.ensa•, g~nLe Cél'pace da profitt.arsi malam ente di u;r.i sirnilA deposito. Tutte queste armi mes·se in rastrejliera dove,iano essere diligentemente notate col no.rr1e dei Lero proprietari e disposte per ordine alfabetico, affincb~ la r1e.stituzione potesse esserne più comodamente op.e rata quando ogni pericolo fosse scomparso. <( Niuno doveva muoversi sotto ve run pretesto, ti:anne in. caso d'incendio; era queno il pericoln più gnave, ~1uello di cui, bisognava sovra tutto p reg\are ldd i:o ài essere· preservati·. Fortunatamente si aveva un govematoTB la c11i• umanità andava di pari passo colla bravura, e che avrebbe saputo conciliare i rigqarcfi dovuti alla sicurezza dell'abitante coi suoi doveri militari, ecc. » Questo proclar,na· era l'opera degli amministrai/ori civil'i di S'chweid'nitz che nella loro g-ioventù avevano dovuto contempJ'are sovente il gran Federico a ispezionnre i lav:.o ri della sua piazza r~worita ! Quest' eccesso di rwudenz::i n.on aveva nemmeno la scusa di un pevic@lo immin ente. Non un esploratore nemic@ era- in vista a quell' ep·oca ( 1O novembre). Una cosa forse ancora più stran a si' è che questo documento fu inserito senza commenti in parecchi fogli uffi ciali. A frcmte di un vale avvilimento, si comprende.il vero , l'i1mrienS0' meritò d~ Schill, dell'uomo che Ìil' quelh~ avvilimento generale· osò il primo rivolgersi contro
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1l nemico, fargli vedere << che vi erano ancora dei • Prussiani ( 1} ». Segnalato all' attenzione del re che aveva autori zzato con un'ordinanza speciale la leva ta del · suo corpo franco, Schill gi unse in pochi mesi al grado di maggiore; ma il suo rapido avanzamr.nto e la sua popolarità gli procacciarono non pochi invidiosi. Egli fu fatt(1 segno all e stesse accuse del suo sfortunato compatriota Pi.ickler. Fu specialmente rimprove r·ato di aver tollerato che, per armare i suoi uomini, si prendessero alcune arm i di caccia a gente incap ace di servirsene contro il nemico (2). Questa irregolarità era tanto più degna di scusa che Schilì dovern _lottar~ contro il sistematico ma lvolere del suo supenorc, 11 colonnello Lucadon , comandante di Colb erg. Quando . Schill chiedeva qualche ai11 to per le sue sortite, Lucadou ri spondeva inv ariabilmente : « lo devo difendere la fortezza : il resto non è mio affare. >> Si è visto nondim eno che quelle sortite avevano largamente profiltat·o all'approvvigionamento_di ~olb:rg._Uo g iorno Schill perdette pazienza e lasc1oss1 sfuggire aknne recriminazioni che g li frn!.l.arono gli arresti. Qu esta scer1a n vcvn fatto qu alche rumore, e uno _dei più onorevoli <·.ittad ini di Colberg, Nettelbeck, del quale riparleremo fra poco, venne, 'in nome dei ~uoi compa~ triotti, ad attes tare al maggiore quanto essi erano tutti indeo·nati pel trattamento che si faceva subire al loro più b ravo difensore. Schil], che preferiva alla sua popolnrità il manten imento della disciplina, p regò Net1
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(l J Espressione di Schill medesimo ._ . . . (2) Pl'r l' armamento doi suoi uom101 , Schill er as1 protìttat~ dapprima financo di vecchie picche state deposte al ~alazzo dt ciltà di Colberg sin dalla g uerrn dei Trent'Anni e le cm aste tarlale si spenavano al primo urto .
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telb cck di smentire le voci che erano cors.e per la città e di affermare, che se egli stava rinchiuso in stanza, gli era solo a motivo di una grave indisposizfone (1). Egli era riuscito a organizzare un corpo di miUe uomini circa, tanto di fanteria quant9 di cavalleria. Durante l'inverno 1807, questa piccola truppa, tuttochè male armata, turbò seriamente, a varie riprese, le comunicaz ioni di Stettino e di Custr.ino col quartier generale principale, t impadronissi di pareéchi convogli di armi e di viveri. Schill avanzossi fin sotto i bastioni di Stellino; ebbe anzi colù una delle ~vventu re che gli fecero maggiore onore, perchè questa volta i suoi avversari erano cacciatori francesi, in numero di settanta. Egli non presentò loro dapprima che un picciol numero d'uom ini, e con una sinrnlata ri tirata Ji attirò insensibilmen te in un bosco in cui il reslo della sua. truppa era disposto in imboscata. Colà i cacciiltori -si videro ad un tralto avviluppati da forze molto superiori, e il lor-o uffiziale doveLLe consegnare la sua spada a Schill, che gli disse in francese col1' accen Lo più dolce : Ewcusez I Questo atto cli poca importanza in sè è riferito in una moltitud ine di scritti del tempo, con una compiacenza che prova quanto rare erano allora simili buone fortune dalla parte dei Prussiani. Nettelbeck, l'eroico borghese di Colberg, non aveva, a dir vero, di borghese che il nome . Era un vecchio lupo di mare che conservava in un'età avanzata una energia giovanile, sebbene avesse lasciato da un pezzo il servizio marittimo per dirigere una distilleria di acqua vita. Duran te la sua giovanezza aveva preso parte
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alla difesa della sua città natale nei tl'e a:ssechi che aveva sostenuto contro i Russi all' epoca della guerra dei Sette Anni (,t). NetLelhcck era nel 11807 un vecchio .di settant'anni, ca lvo, cl' una statura media e già un po' curvo, ma di una salu te di ferro e di un'attività infaticabile . La sua fisionomia assai espressiva è invariabilmente la stessa in tuLt.e le stampe del tempo: essa porta l'impronta di una fermezza a tutta prova'. temp erata da un misto di bonarietà non mancante d1 finezza . La più conosciuta cli queste stampe lo rappresenta, in sull'esordire dell'assedio, mentre rivolg~ al comandante .Lucadou e al suo vice-comandante, il ~ui contegno gli sembrava equivo co, qnell' apostrofe celeb re nella storia di Prussia. « Signori, bisogna che a oo·ni costo Colberg sia conservato al re l Noi abbiamo <lell~ provvigioni e delk armi in-maggior quantittl eh~ non ci occorre, e siamo decisi a tener fermo, noi altri borghesi , quand'a nche tutte le nos_tl'e ~nse d~vessero essere converti le in un mucchio d1 ceneri. Dispeezzale adunque le geremiadi di al cuni miserabili egoisti e per l\im ore di noi non ~e_nsate eh~? combatter!'. Quanto a me , il primo m1hti~re o cm le che pl'onunzierà la condannevo le parola <li cap itolazione, io gli passo attraverso al corpo questa spa~a che Sua Maestà e voi stesso mi avete affidata, dovessi ben anco conficcarla dopo nel mio petto (2) >>. Nettelbeck, come si vide, consideraYa le cose sotto un tult'al tro aspetto de1 borghesi di Schweidnitz.
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• (l) Quest'aneddoto servì di testo a una stampa in cui erano r iuniti i due eroi popolari della difesa di Colberg, Schill e Nettelbeck .
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(1) Nel 1753, 1760 e 1761. Quest'ultimo assedio, ~he du rò dal 24 agosto sino al 17 dicembre, fu il solo che Lermrnò con una capitolazione. . . !2) Le prevenzioni d<'l wtloroso decano delln borghesia d1 Colberg contro questi due ufOciali superiori erano certamente esagerate. sovratullo riguardo a l vice-comandante che morì gloriosamente durante l'assedio.
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U?a prim? intimazione recata a Colberg da un trombettiere subito dopo la resa di Stettin o era stata respinta; ma la piazza non avrebbe potuto a quell'epoca sostenere un assed io : non vi era allora fortezza in P:~ss~a ~n peggi•or~ stato . Nnpoleone la dimenticò per pw d1. crnqDe mes1: non se ne ricordò che dopo la bat1.agl1 a dt Eylau , al quartier generale di Pinkenstein. L'assedio propriamente detto com inciò la notte del 13 al ,14 n: ;irzo e-"fu. spinto vivamente dal generale, poi ~aresciallo, Mortier. J.Ua la guarnigione e la popolaz~ooe a.vev::1no avuto tutto il tempo di prepararsi; Ja difesa fu vigorosa al pari de ll' attacco, sovratutto dopo c~,e al Lu~ado.u fu sostituito un uomo più istrutto e Pl:l energico, il colonnello Gncisenau, che rappresentò prn tardi una gl'ao parte nel In gnerra del ,J 813. Gnei- , senau se l'intese a marav igli a con Nettelheck le cui cogni zioni n;intieh e_gli furono di un gran- sòccorso. Co ll ocato su di un cul!e in mezzo al delta che forma jl Peesan te alla sua imboccatur·a nel Baltico, Colbercr ave.va. per d ifos~ _rri.nci pale J'i A non dazione di quelle pa~ lud,, 1mrnergtb d1 sino a unu gran profondità . Niu no ~on.o~eeva meglio di Nettelbeck la carta di quel lago • ~a~.trz10, sul q~iale ~gli_ aveva frequentemente nav igato ~11epo~a ~egh antw.h1 assedi . Egli potè fornire così rnd1caz1001 essenz iali ai bastimenti ingl esi e svedesi che vennero a vat'i.e rip rese a recure munizioni rinforzi: e di eui alcuni poterono, grazie a lui, a~vicina1·s1 abbastanza alle opere attaccate da associarsi · alb di fesa. ~fa qu'. non si limitav::mo i servizi di. Neuelbeck. Nelle ultime settimane dell';issedio, il bombardamento a:eva pr-eso una intensi tà terribil e; abita·oti e soldati vivevano so no una volta di fuoco ('1). A ogni ora del . (1) Espressione di Kleber a p-roposilo delf'assc~dio di Magonza.
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giorn o o della notte, ovunque scoppiava l' incendio, vedevasi accorrere dei primi il vecchio Nettelbeck, col suo cappello appuntato e col suo pastrano grigio. Egl i si postava volontar·iamente ne~ punL.o più esposto e non si· allontanava che qllando il pencolo era pas~ · sato . Sembrava che avesse il dono di nbiquità; lo s1 era lasciato ncll' atto che s' imbareava per andare a ri'conoscer.e un naviglio segnalato al'J'orizzonte; lo si rit,·ovava a c,Hallo, scortnndo provvigioni per le trnppe 0. presiedendo, in· mezzo alle' pi:'.lle, al traspo~to de~ feriti. Egli aveva tro,rato per ricondurre al. fuoco 1 foggiaschi un metodo che gh rius6va egr~giamente. Portava di cons11eto nel'I e largh e saccoccrn del suo pastrano due tazze e una borruccia .del la sua mi5 liore acquavila. Quando, nelle sue passeggia le Yerso le opere avanzale, s'imbaLLeva in qualche soldato che a passo sospetto ritornava verso la éittìi, lo fermavél, gli.pro· poneva un brindisi, e poscia lo ricon~ 11eeva arnichevolmcnte dalla pnrLe ove la lotta era impegnata.« H? l'idea, gli d1èeva Agli so rridendo, che là si hu più b1sogno di te che in ciUi.t ~a ci t.tù ~ _il in.i.° affare. »_ Gli auacchi più vigorosi, le nol1zrn p 1u de~o la.nt1, quella della resa cli Danzica e della giornuta d1 Fnedland, non avev;ino potuto stancare la costanza dell a guarnigione e degli abiwnti cli f olberg. ~opo molte peripezie, le opere avrrnzatc erano dd1mt1varnen~e cadute, e spee ialmente il fortino di Wolfs?er~. ~l rido tto di Ma ikuhle che copriva le comun 1eaz1on1 col mare non fu preso che il 1° luglio . Questo slt,;i,o giorno il bombardum enlo, più in tenso e più ravvicinato che mai, aveva fallo saltare parecchi magazz ini cli polvere, sch iaceia to i principali ed ifi zi e sviluppato sn di uo qu ecrra n numero di pu nti molti incendii, che ribelli . . esta volta a tutti gli sforzi, si estendevano e minacciavano di trasformare J'intiern citt.'t in una collina di fiamme . 1
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Ciononostante nessuno vi parlava di arrendersi, anche sotto condizione, nessuno vi pensava, dicesi, quando arrivò il il luglio fa notizia dell'armistizio generale conchiuso dopo la disfatta del grande esercito russo·. La piazza era agii estrem i, ingombra cli cadaveri e di rovine fumanti; ma là almeno l'onore delle armi era 1'Ìmasto assolutamente intatto. Se Federico si fosse allora aìzato dalla tom b\, l'aspetto di Colberg avrebbe potuto solo consolare la sua grand'ombra. Quest'assedio merita un posto nella serie degli assedii eroici, a cui la !2:fill_cia fornì, per sua parte, da ! ,....,.. { P?CO meno di un secolo, le difese di Lilla, di Baclajoz, . ~ d1 Berg-op-Zoom e quella forse più mirabile ancora " ,,_ \ della testa cli ponte d' Huninga.
(Continua) .
LA SERBIA • STUDIO
POLITICO-MILITARE
CoNnNUAZIOxE-
Ycggasi la Dispensa delsettemb1·c 1870.
V. Comunicazioni, strade ferrate, poste e telegrafi.
Sotto il rapporto delle comunicazioni, la Serbia è fra i paesi orientali quello certamente che ha fatto incomparabilmente di più in questi ultimi anni. Qu~nd_o si lascia Belgrado e si irradia nell'interno del prmc1pato, si rimane gradevolmente sorpresi di percorrerebelle strade conducenti nelle varie direzioni, ed in alcuni punti fino alla frontiera o ben vicino alla mede- , sirna; e la sorpresa è lanto maggiore in quanto che talune delle strade che partono dalla capitale nel tratto di territorio da questa dipendente, sono ancora in uno, stat; così primitivo e di abbandono, da giustificare pienamente i lamenti che in prnposito si movono dallealtre comuni dello Stato. i iJ7 capi luoo·hi di provincia sono collegati 0 1ro·idì oE o con un sistema di stra de co mode per larghezza, ayendo esse al minimo 6 a 7 rn 0tri, traccie le non sempre nel
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LA SERBIA
modo più felice, ma pur sempre carrozzabili, riparate due volte all'anno, in autunno e primav era, a sp esa ed a cura dei comuni e sollo la direzione degl'ingeg neri provinciuli. Le limitate risorse delle comuni e la diffic oltà di. trovare della g hiaia impedisco no che le vie p rin cipali, dette chJt_ussées, v 1 abbia no ovunqu e tutta la clesiderabt1e sodez.za e che le riparazioni siano sempre sufficienti; non dim en o la più parte di tali vie provinciali, sono carrozz.abi li anche nella stagione meno buona; benehè in ta le epoca dtell 'ann o, pei tratti ove man ca loro un sufficien te stramazzo <li douol i e gl1iaia, il percorr1:Jrle deve offrire qualche drfficolti'.t ai rotabili leggeri e moltissima ui carri pesanti. La cattiva stagione vi è lunga e dura ben cinque mesi : dalla metà di novemb re all'aprile . Lungo le vie carrozzabili esistono tutti o quasi tu tti i ponti necessari, i quali sono di legn o, di solidità differente, ma facilmente assicurabili mercè il legname che abbonda in quella regi;rne, cosi ancorn ricca di boschi d'al to fosto. Lungo la Morava. i 4 ponti esistenti, come già dissi, sono fatLi coi. pontoni del genio e custoditi da d istaccamenti di quest'arma. . Il principe Milos' fu l'iniziatore della rete stradaJ·ia, la cu i coslruzione spinse colla selvagg ia ed intelligenle energ ia che gli era propria; essa fu pl'Oseguila senza interruzione dai governi che gli sucéessero. Nella mia gita nell'interno della Serbia potei constatare coi miei occhi stessi il tracciamento iniziuto e la costruzione in corso dì strade laterali, destinate a collegare ;:iJle due arterie pri ncipali da mc percorse (q uella cioè Belgl'ado-Kruguievac per Topoi a; e Belgrado-Kruguievac per Semendria e la va lle della Morava) alcune fra le più cospicue località dell'interno . •
STUDIO P OLITICO -lliILITARE
Il benefizio .che il commercio in terno ne provò in qu,es ti .a nni, convirn;e la popolazione dei vantaggi di un a 1iete stradaria, e già si vedono ·comuni unirsi a con sorzio e costruirsi vie'per propl'iO uso e vantaggio; le str.ade laterali di cu i fec i cenno or orn; sono appun to nel numer-0 di cod este ul tirn,e . Ali' infu ori dell e strade t racciate rngol arm eu te, le altre · mol te ehe co llega no i vjJJaggi tra loro e che li metLono in relazjone colle arterie g ià costrutte, so no •seratìeri o carreggiab ili praticabili uell a stngione asciutta , rna che appena piova alquanto si stemperano più o men o prnfondarnente e diven tano oltremod o malagevoli.tianche al cr1 rreggio leggerìssi mo dell'agricoltu ra locale. L'ins ieme delle strade cnrrozzabili rappresenta finora una lunghezza cli 2000 chilomeLri circa. Sulle carte, anche sulle migliori, come ad esempio quelle di Scheda, Ja rete stradaria ser.ba non vi è ancora traccia La colla desiderabile esattezza; in quella stessa <.;be va unita aJ pregevole opuscolo d.el maggiore austriuco Fi lek di Wìttinghausen, e che~ in ce-rt? modo una carta di ri!~ogoizi one, le strade v1 sono disegnate con insufficiente precisione; basta, per ciò dimostrare, di dire come ei facci.a partire la principale arteria della Serbia, la strada Belgrado-I\isch., da Groska r,ul tro nco Belgrado-Semendria, e le faccia seguitare à mezza costa il pendio occidentale della valle della 1\forava, mentre invece ne pqreone sempre il fondo e in molti tratLi quasi cosLcggja il fiume. La via tracciata dal Wittinghausen e cons iderata da esso come maestra, non è se non la infelicissima carreggiabile antica . . Al ministero serbo esiste una carta stradaria del principato, ma è disegnata a mano e quindi non an-
LA SEnDIA
cora in commercio, e la pochezza estrema del1e copie non mi permise di potere venire in possesso d'alcuna. Ora, appoggiandosi a riconoscenze fatte in tutto il principato da uftìziali di stato maggiore e del genio, si sta correggendo un'antica carta, piuttosto buona in quanto a~a planimetI'ia, e si conta pubblicarla fra 1 breve. Le principali arterie sono: ! La strada postale di Costantinopoli, da Belgrado per Semendria, la valle della Mor·ava e Alexin ac, ov~ lascia il territorio serbo; buona, anzi la migliore fra tutte; è però in istato rned i.ocrissi mo to st.ochè entri nel terri torio turco; ha una buona dirairlazione su .Kraguievac da Batucina , benchè presenti qualche pen-denza troppo pronun ciata. 2° La strada Belgrado-Kraguièvac per Topo la; a saliscendi . 3° La strada che rimonta la Sava e la valle della Kol ubara; col legando Belgrado con Uzica (Ug'ica). t 0 La strada che si spicca da.ila prima poco sopra Semendria e per Posciarevalz conduce nella KrQ.ina e per essa sul Danubio a Brza.t:Palanza, donde move verso il Timok, etti rimonta dirigendosi su Niscb; è buona, anzi buomss·ima, se debbo giudicarne dal tratlo che ne potei osservare io stesso dal basso Timok fino ollre Brza-Palanka ; però verso l'alto Timok si converte in st.radiciuole e sentieri difficili. 5° La strada che si dirama da quella Belgrado- . Uzica, presso la foce della Kolubara e si dirige alla · Bosnia, su Zwornik; quasi tutta carrozzabile. La parte più elevata della Serbia, cioè quella sulla de;:;tra della Morava serba, non ha strade rotabiH, anche solo mediocri; la linea Uzica-Karanovac-Nis, traccia ·il limite estremo :n?•·idionale delle strade rot.-bili buone. 1 0
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Il confine serbo, segnato a nord, come fu detto, <lal laSava e dal Danubio, ad occiden te dalla Drina, ,e ad oriente in parte dal Danubio e dal Timok, si svolge pel restante (rappresentato da un arco di 320 .chilometri circa, che ha il suo sommo presso Novibazar; e il suo diametro in una retta condotta da Visègrad su lla Drina a Alexinac e sulla Morava bulgara) su una serie. di montagne aspre, selvagge, e attra- . . ,J.) verso le quali le com unic~~~~-,~!... f~n~o. cp_~.-rri,ç>Jta.(...~ f ' _,)c'f i <liffieoltà. Le migliori sono: que1Ia che da Karonovac ~i~o~n\a l'ibar e~&ffitl&l~Ra,z,ka, D&ncltè:§]10 nnrtrrutm-1:t per quasi tuttn la sua lunghezza e domi- · . ~;........... n ata dall-e goJc clell'Ibar; e l'altra che rimonta la l\fo- ,i,v'Sv · 1,-,. ? r~_g_).:})a fino alle origini, conducendo su Novibazar; ~ P'· 'f...., • imp9r'lanti amendue pel'chè adducenti all'altipiano -centrale della n.resia o di Kosso);folo , dal quale si dominano insiem e la Serbia, 'il Mon tenegro e la Macedonia. . In oggi esistono nel principato 25 stazioni telegrafiche, cioè : Belgrad o, Semendria, Jngodina, Cupria, Paracin e Alcxinac, su lla grande strada di Costantinopoli; Sciabac e Loznica sulla strada Belgrado-ZvornikKraguievac; - Gorni, Milanovac o Brusnica, · Cacak, Pocèga, Uzica , Karanovac, Kruscevac, collegate per Kraguievac alla grande linea Belgrado-Nisch; - Srilainak, congiunta alla linea ·telegrafica Nis per un cap'.) che le si annoda presso Batucina ; - Posciarevatz e Gradiste, ques t'ullima sul Danubio ; - Rladova, sul Danubio, Negotin , Zaicar e Kniacevac lungo il Timok; collegate tutte a Belgrado per Posciarevatz e Semendria; - Yalievo , _finalmente, ed Obrenovac; la prima collegata a Belgrado per la valle della Kolubara; Obrenovac, non rammento su quale strada si !.rovi, nè la carta vale a ricordarmelo. Quindi un sistema di linèe telegrafiche congiunge tutti i capi-provincia colla capitale, pi ù ancora alcuni 1
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l,A SE1ll3IA
luogh_i che senza essere.capiluoghi di provincia hanno nondimeno una certa importanza. Tali sono: Poscega, ICaranovac l'antica capita le del rt>gno serbo di Lazaro, Negotin, ecc. Un anno fa il servizio postale coll 'estero e con Co- • stantinopoli era ancora affidato al Consolato austriaco ' in Belgrado e veniva disimpegnato esclusivamente da austriac;i impi egati; dai St'rbi ·era fatto solo il serv~zio postale nell'interno del principato. Oggidì però l'rntel'o servizio posta le è esercitato dai Serbi, giacchè, per una determi nazione recente e che co minciò ad aver effetto nell'ottobre ultimo scorso , il governo di Belgrado volle, non senza raofone cer:tamente avere . 5 . I m_ sua m~no questo rarno tanto importante di pubblico servizio. l?ur?no _quindi licenz iati tutt,i gli impiegati austrìa c:1 e so_st_1tu1t1 con altri del puese. 1n questo cnmb io H serv1~10 non g uadagnò nulla ceriamente, giacchè gli Au.sl.nac, lo fa0eva110 con un a esa ttezza che lasciava poco da desiderare, e che derivava non solo dalla diligenza che vi mettevanv, ma altresì dall 'istruzione e perfetta loro conoscenza 'Cli tal ram o . . Ora_ la poc~. perizia cli impi ega ti novizi e la poca 1sl.ruz1one nel porta-lettere, molti dei quali non sanno leggere o leggono stentatamen te la loro sola lingua, e_forse anco nn po' la indolenza congenita all a naz1on~,. so llevarono già varie lagnanze a riguardo del serv1z10 postale, specialmente da parte dei residenti esteri. 1\1a il governo serbo che è deciso ad emanciparsi per quanto -gli è possibile da ogni dipendenza dal di fuori ed a sopperire coi proprii mezzi ai proprii bis?gni, _non si la.scerà certa_inente smuovere dalla presa r1so}_uz1one ed attenderà a correggere le pecche che si. manifestano nel servizio delle post.e, e finirà per farlo
STUDIO POLlTICO·MILITARE
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cammin ar bene; me ne clà fidanza la solerzia colla quale vigila s u ogni ramo della pubblica amministrazi one. Il servizio postale interno è fotto da carrozz.e scoperte a due ruote, e da procaccini à piedi eò a caval lo. Lascia ancora molto a desidei·a re . Le stazi oni posti'l li sono in nu mero di 50. La Serbia non ha ancora strade ferrate, nè potrà averne insino n tanto che la Turchia non si decidh a costr uirne essa da Costantinopoli nl confine serbo; gia cchè il principato ha ancor-a troppo pochi elementi proprii di cornrnercio per potere presentare probabilità di utili ad una compagnia che si sobbarchi n costruir0 ferrov ie nel la risr.retla cerchia, su cui esso si estende. ? Si ccome però pare che il governo del Sultano fosse_,x deciso , se trovava una co rn pagnia ehe se ne assumesse l'incarico, ad intrapren de re la costl'uzioue della grande linea, fra Costantinopoli e Belgrado per Sofia e Nisch, destinata a collegare Costantinopoli eon Vienna, così quando io era a Belgrado , il governo era in tra tta tive pel tronco incluso nel principa"r.o, BelgradoAlexinac . Al lora vi si trn vavano i rappresentanti di 8 o 9 società che si offrivano, a patti discreti, di cffettu.:ire il divisato tronco; il governo perb non aveva presa alcuna decisione e me!'canteggiava. Al ministero mi fu gentilmente mostrato il tracciato del tronco anzidetto, al qua le si darebbe la prefel"enza. Esso partirebbe ad occidente di Belgrado, dai piedi ·1 dell'altura su cui siede la città, dove si ha spazio comodissimo per una vasta staz ione cenLrale, alla quale arriverebbe, traversando il Dunubio a nord-est della citLadella, la fet"rovia ungarica. RimoIHerebbe la valle del Topciderè ed indi uno dei suoi affluenti,
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dal quale, superando la schiena che collega il monle Avala col Kosmai, passerebbe, tra Ripani e Raglia, nella valle di quest'ulLimo , che la condurrebbe nella valle della Grande Morava. La ferrovia proseguirebbe poscia per la· l\lorava fino aJia frontiera turca, fra Alexina c e Ni s. Un Lronco se ne staccherebbe presso Prahovo, e discendendo la valle della Morava andrebbe a meller capo al Danubio e Somendria. Una galleria di qualche lunghezza condurrebbe la ferrovia dalla va lle del Top ciclerè (·1) in qu ella della Raglia (2); altri brevi tunnel sarebbero necessari nell e gole della Morava Bulgara tra Sveli Roman e il con fin e. La lunghezza totale ne sarebbe di circa 280 chilometri. 1n tu tta tale distesa si avrebbero relativamente pochi sterri e rinterri, giacchè la va ll e dell a Morava ha una pendenza leggerissim a, e l'incontro dell e du e vall i minori del Topciderè e del Ragl ia si fa per ascesa dolcissim a. Per cui il costo relativo di tale strada non sarebbe soverchio. Jgno ro, quali determinazioni definitive il governo serbo abbia addottate in quistione che così altamente interessa I' avvenire commerciale d/ quel paese (3). (1) Il Topciderè è un torrente che ha origine nel versante occidentale degli Avala e l{osmai e meUe nella Sava a poca distanza e ud occidente di Belgrado, percorrendo il gra zioso vallone, noi quale è il parco principesco che denominasi dal torrente medesimo. (2) li Raglia è pure un torrente che scaturisce nel rovescio opposto del medesimo sistema di monti e motte nella Morarn. (3) Dall'epoca in cui io fui in Scrbin , paro che la qucsti ore delle lince ferroviarie destinate a collegare Costa o li nopo li col resto dell'Europa ahbia fallo pochi progressi. Limitandomi allo linee destinate a unire la Turchia coll'impero Austro-Ungarico,
STUDIO POLITlCO-Mll.ITA.flE
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VI. Luoghi principali e luoghi fortifica ti.
Avendo alcuni dati statistici recentissimi attinti al ministero serbo stesso sulla popolazion e delle principali città e borgate, credo utile di qui riportarli: due furon o i progetti cli trncciato che si misero innanzi fin dal principio. . Amendue si 11ccordavano n<'l seguire la valle della :Marilza fino alle origini. Da questo punto l'uno vorrebbe che la ferro.-ia si dirigesse ad Agram per le sorgenti dello Struma e quella della Morava orie'l'Kale e clell' Ibar, o percorrendo _la Bosnio, l'all.ro invece, pel pa sso di Trnj ano, e per Sofia e N1s, volgerebbe su Belgrado, quiri r iunendosi alla rote unga_rica. J l primo tracc'nto, come quello che sviava dall'Unghena la a rando arterie Coslantioopoli-\'iouna, fu aspramente combattuto da l ministero trasleitaniauo, e quando io mi trovavo a Belgrado, pareva che la partita di questa linea fosse d~cisamente peròula. Naturalmente la Serbia vi era troppo direttamento interessata per non essersi dessa pure adoperata a lutto uomo por far trionfare l'altro progetto. Ma ecco che, o~t\ sono poche settimane, ritorna a galla il progetto della Bosnia, per il quale propr~ndette un tempo il ministero vi?~ncse, che. volen1 chiamare sù\la Croazia, su ll'Jlliria e la Slma, su provrnce più afTezionate ali' impero, una ,·ia comm~rcialmente cotanto importante, mentre poi vi era favorevole _11 govorno tU1:co, a cui preme di tenersi collegato colla Bos01a, dove ha ne1 n_obili rinneo-uti di stirpe serba ancora un notevole appogg10, cou tro la ~assa de-i Serbi cristiani, agitati dal desiderio dell'euwnc.ipazione 11 governo del principato di Serbia, visto il pericolo che una all.ra .-olla minacciavn il paeso di rimnnere affatto segregato dalla progettata grand e arteria ferroviarin, levò le alle ? rid~ presso il Divano, e fece persino intendere, a quanto ?1ces1, qualchH minaccia, e pare che abbia raggiunto lo scopo, gia?cbè si sarebbe tornati al progetto della Yia attraverso la Serbrn .
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Belgrado capitale del principato, ha 24,768 abitanti e 3,478 case ; si compone di due pani: della città e della fortezza . La città è in ma nifesto incremento e miglioramento, essendo molto numerose le fabbriche rncenti e quelle in corso di esecuzione; si aprono nuove vie, si rettificano o migliorano le antiche ; della p rima cinta in te rra, che un tetnpo avvolgeva la città e che ora si trovava aifatto nell'interno di questa, si sta fac endo un pubblico passeggio , o, come dicesi ( Ì!!..-s~rbo, un bulvar, e l'opera ùi trasfo r1mzione cammina a passi rapidi . De.Ila fortezzn di rò più avanti. Semendria, s ul Danubio ha . Posciarevatz, tra la ~l lava e la bassa Morava ha Svilainac, sulla des tra della Morava Cupria Paracin Jagod ina, sulla sinistra della Morava Kraguievac, seconda capitale, con sede principesca , nellù valle della Lepen izza Karanovac, qu as i al confluente dell'lbar colla llo ra va Se rb a
Kru scevatz, s ulla des tra della Mora va Serba Alexinac, presso il confine della Bu lgaria, e sulla Morava oriental e Kniacevac, nell'alto Timok Zaicar, tra i l Nero e piccolo Timok Negotin, a sinistra del basso Timok Sàbac, sull a Sava · Kladovo, sul Danubio Losniça, sulla destra della Drina Ya ljevo, nella valle dell'.alta Kolubara
5, 122 abitanti 1
6,909 4,009 2,.4.39 1J,, 302 4,4,29
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Uzica, nella valle del Pocega, afflu ente di sinistra della Morava 3,•163 abitunti Scl'ba Cacak (Ciaeiak), sulla destra della 1 /H 2 ,> ~forava Serba Bann o fortificazioni : Belgrado, Semendria, Kladova, ) Sàbac (Sciabac), Soko1, Uz ica e Nuova Orsova . . [o potei esaminare con qualche particolare la fortezza di Belgrado e so lo fu gacem ente Sern en cl n a, Kladova, e Nuo va Orso va nelle due occasioni in cui feci il cammino del Dan ubio. Dirò alcun e parole però su tutti codes ti luoghi fortificati, ehe oggidì paìonmi aver poea importanza . Cittadella di J3elgrado . Capace di una guarnigione dagli 8 ai rn,ooo, t10 mi1ii; almeno i Turchi tanti ve ne Lcnrre ro in qn ald1c occnsione . Se però lo svil uppo de lle opere è considerev ole, e in p ropo rzione con tal numero, i locali interni vì sono 1USuffìci ent1, 111algraclo i bei fabbricati fatt i c·ostrui ce dal p rincipe Eugenio, e che ne portano tuttora il nom e. La fortez:,;a si di vide in alta e bassa: L'alta sorgo ali' es tremità sett ent rion ale di un contra fforte delle eolliu e, cbe verso sud fanno coro na a .Belgrado, il quale prima di finire sul Da nubio. e ~ulla Sava (gìacchè coincide alla loro confl uenza) s1 rialza a lqu anto e cn<le co n sca rpe precipiti verso nord, erte verso occidente, declivi vel'so ori ente, e con leggerissima chi na si co nfo nde a sud nel piauoro che sorTegge la part.e alta della città . La fortezza ha quattro fronti corris ponrleuti ai quatlro decli vi anzirletti; il suo punto più ele vato sorge dal pelo dei due flumi di ~irca 60 metri. Il fron te meri·d iooale mi dette 250 passi circa di lungh ezza; altret-t anti rie ha l'opposto. Il fronte meeidionale presenta
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due b3stioni, con una corLina casamattata e con rivellino; come lato più debole della piazza, le opere ne furono costrutte solidamente. / Il fronte settentrionale non ha forma alc una e ripete la sua forza dalla estrema ripidezza della parete del contrafforte. Verso occidente ·e verso oriente, cio è verso la Sava e verso il sobborgo turco (la così detta citlà turca,. perch è quivi abitava un tempo la popolazione musulman a) a quanto poLei valutare ad occhio, non avendo trovato un piano della fortezza, i due fronti misurano in larghezza, all'incirca la metà degli allri due e le opere r.onsistono in cinque ordini di batterie, che si elevano le une sopra le altre, dal pi ede del contrafforte al suo sommo. La fortezza bassa si compone di due parti: l'occidentale consiste in una cinta spezzata e mun'ita di alcuni bastioni, che per la sua sinistra si appoggia alle opere più basse del fronte occidentale della fortezza su periore, l'orientale è 1,1n'opera o. co rno che per la sua estrema destra si va sollevando fin contro le opere inferiori della fortezza superiore stessa. Queste opere battono bene Sava e Danubio, hanno forse al parapetto uno spessore un poco esiguo, comprendono largo spazio, caserme, magazzini, un ospedale, ma pochissimi fabbricati a prova di bomba. _I Serbi hanno fatto e fanno molto per riparare e ~1ghorare le diverse costruzioni intern e, poco o nulla: mvece per le opere fortificatorie che son o in istato· di semi abbandono. Considerata nel suo insieme questa cittadella, mi pare non risponda più alla ~torica sua riputazione, per le seguenti ragioni: 1° Perchè le opere sono antiche e in istalo di trascuranza;
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· 2° Perchè sul fr0nte più attaccabile non vi ha opera esteriore altro che il rivellino che è addossato alla cinta ; e perchè da tal parte i fabbricati della citth arrivano a 200 passi dal fronte e ne impediscono completamente l'azione; . . . 3° Perchè colla portata odierna delle arllgherie non sarebbe diffici le trovare alcuni punLi sul le circostanti colline da cui ballere con dominio lo. piazza; 4° Perchè la bo.ssa fortezza potrebbe essere battuta assai efficacemen te e resa inserv ibile da batterie collocate sull'opposta sponda della Sava e del Danubio, malarado il dominio che su quelle . eserciterebbe il o fuoco della parte più elevala della piazza; 5° Finalmente per i troppi insufficienti ripari che la g uarnigione avrebbe nell'interno; non vi essend_o, come accennai, che pochissime casnmatle, e locali a prova di bomba. La città non ha più fortificazioni immediatamente all'rnrriro però sulle nlture che le si ripiegano at' torno,0 esistono ancora le opere in terra costrmte dal principe Eugenio, e più tardi rafforzate dal ~aresciallo :&andou, le quali potrebbero ancoro. servire a coprire Belgrado, malgrado la loro gran de e~ten~ion e. Semendria ha un'antica fortezza turca rn riva al Danubio co~sistentc in un ricinto di forma di t.riangolo irre~olare e costituito da una rnuragli_a rcttilin~~ fiancherrgiata da torri quadrate, sporgenti, elevant1s1 b sopra la mura, qunsi quanto questa e' aI la .. V ~rs? 1·1 Danubio, non ha nè fosso nè spalto: le ton·t distano l'una dall'alLra di 20 a 25 metri, e ne noverai da 19 a 20 sul perimetro del trinngolo . . . . . È fortezza di nessun valore oggidì, e m 1staLo d1 completo abbandono; contiene una piccola ~asermo . È dominata affatLo dalle alture che attormano Semendria. 0
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Klado'IJCt, è pur una fortezz a turca; siede in riva al Danubio, dalla sua parle destra, sul declivio ùella riva, ed è una specie di ::rnlico coste-dio fo rtifico to. Ha torri quadra te , toz-z e e robuste, collegate fra di loro da col'tine in muraturn, co11 fossaLi a controscarpa rivestiti . Vi. è una piccola guarnigione . Non ha armamento di sorta. t do minata completamente dalla spond<\ sinistra, e dalle alture che si trovano poco lungi sulla stessa sponda dritta . Nuova Orsnva o Adakt.ileh; è un'iso la del Danubio, fortifìcata che dom ina la stro.da, la qua le viene da Turnnl Sevcrin, e a vercbia Orsova si connelte con quella che pene tra nel Banato; per cu i si può dire che Adakal sh dom ina r1nche lo sbocco ciel Banato. L'insieme delle sue fortificazioni consiste in un quadrilatero bastiouato in mu ratura , con qualche opera staccata; non ha spall i clalla pa rte cl11 me ossel'Ya ta, per cu i le mura sono allo scoperto in tuua la loro: altexza; di fossnto servono i la rghi bracci del fiu me.i Snlla desll'a di questo , e ri 111 pe lto nd Ad Hka leh, è il forte Elisabella, ap_pofgiato all a mo ntagna cd al fiume, consi:-Lente in due mrzzi bastioni ed una torre. Il fiume e le d ue vie che co:-;tegginn o il Donubìo, sentiero me<liocrissimo la via di desLl'a , otLima proYincio.!c qut>l!a di sinistra, sono Lattuti perfettamente dai due forti , le cu i condizioni mi pa rvero b11one. riia il non a\'Cl'e spalti, e sopratnllo l'esse re cosLl'Ulti nel fondo della valle, quivi ristretta fra niontngne raYviciuate, : ··11clono n1olto prob lernati ca la possibilità di resi stcn zn cli ta li opere. Sà.bak (Sciabac), ha ottim a posizione strategica per rapporto alb strada del!a Bosnia. li s uo castello fortificato è ocrò oggidl in uno stato di semi rovina. Sokot. Nodo di sen tiel'i che dalla Orina adùucono
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alla Koluba ra; il suo castello siede. su un'alta roccia, e mi si assicura sia ancora in buono st-ato. U:;ica . l\odo p ure di sC'nt1eri in diversi direzion i, tra l'alta Morava e la meclia Drina, e allo sbocco di una strella che adduce a Yissegrnd, nella Bosnia . Il forte ne è in parte rov in alo . Oltre ai p unti ora enumerati, m11niti di fo rtilizi permanenti in istoLo di m ng- 1 O'io1·e o minor consen·nzio11<', e i qua li lutti, bencliè ~on capaci pel' le loro condizioni intrinseche <li serja resistenza , sorvirrbbcro nondimeno di bu on i nppoggi Ì al le mil izie nel cnso della difesa òel ter1·itol'io, vi sono poi qua e là, co111c presso Alexinac, Ciuprit1, Losni~a ed <1l trove , ùelle riilo lte e fo rtifi cazion i in wn·a es1- ' stenti lìno ria l tempo dell'insurrez ione. \ AItre opern poi furono tracciate ed anche costr11tte recen temen lc, ai passi principal i, sui monti che cop ronq J<raguiern c ed in altre loc,1li t.\, oppor tu ne o <'op rire ~la Se rV1ad,1ll'invasione turca, quando per avventura lu si tcn t.assf-. Gli uffic iali del ge nio e dell o stato maggiorn hanno ? I \i in questi anni prrcorso e studi.:ito tulio il territorio della Serbia, nonchè l'adiacente, e ne hanno compilato Memorie clescritLi ve ed abb ozzi, elementi eccell en ti pel caso di Lina g1H'1Ta . Essi ebbero pur!' !=;pcriol<' incnrico di rintrncciurc e studiare tutte le posi zioni <hdle quali si possa uti lI mente trnttcnere l'i11vasi0Pc turca. I fobbri(·at i df-ilc cinù, anche d,.Jlc piccole, sono gencl'nlrne11to mc-colti e _co111palli, a dif~'erenza dell e ciLLlt di Rnmcnia, Bu lgana, ecc.; per cm esse presentnno sempre un nucleo d'abitati proporziom1tamente considerevole. Tnli so no: Kraguie\'a<.:, Scin bnc, Scmen dria e simili. Le ab ita zion i vi sono gener~lmente basse, e del solo piano terreno. Però vi esistono già molte nuove costrnzioni all'europea (le alLre conservan o
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LA SERBIA STUDJO POLITICO-l\UUTAl\E
il tipo orientale) che hanno due piani; rarissime quelle di tre. I villaggi invece consistono in abitazioni isolate, sparse sui p endii, nei pianori, biancheggianti generalmente, e collocate per solito in mezzo al podere coltivato dalla famiglia eh~ le abita. Cosicchè ogni villaggio occupa si può dire, colle sue case, tutto il suo territorio.
LA TELEGRAFIA NELLA GUERRA CONTI N U A ZIONE (Veggansi le dispenso di gennaio, ottobre e noYembre 1869. febbraio, aprile e maggio !S70).
(Continua)
GIOVANNI
SmoNI
Luogotenente colonnello di stato maggi·ore.
XXIV. Dopo aver dato una descrizione generale delle macchine del sistema Morse e delle importanti modificazioni introdotte da Degney è tempo di entrare in alcuni particolari sugli apparecchi adottati pei nostri telegrafi da campo. Il manipolatore non differisce in nulla da qu elli generalmente in uso, e per rappresentarlo in tutti i suoi particolari ne diamo il tipo nella fig. 13. Iri è disegnato in una scala abbastanza grande, metà del vero, essendoci proposti di rappresentare in q11esta stessa scala i principali _apparecchi che sono in ser· vizio pei telegrafi ad uso militare. Ricol'dando ciò che si è detto intorno all'ufficio del manipolatore, sarebbe superfluo di aggiungere a ltro. Noteremo solo che in 1, 2, 3 sono rappresentati i contatti dove si fermano, a vite, i reofori provenienti dalla linea dalla macchina e dalla pila e perciò il n° 1 comunica col fulero, il n° 2 col bottone sottostante alla leva, dalla parte opposta al manubrio, ed il 3
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LA 'l'ELEGIIAFI.\
NELLA GUEl\1\A
col bollonc che sta sotto alla leva dalla parte del manubrio . Tali comunicazioni han no luogo mercè fili metallici attacca ti di so ll o allo zo ccolo. Oltre ai tre contatti descritti se ne noterà un quarto situato dalla pa,·té opposta dello zoccolo, mn il suo u[ficio è identico a quello co rrisponden te al n° 2 e l'un o e ]'n itro sono riun iti con un fil o per modo elle il reoforo di macchina può indifferentemente essere fe rm oto nell' un o o nell'altro, second ocl1è torna JYÌÙ com odo nella disposizione dei fili che stabiliscono le comunicrJzion i fra i div1~rsi apparati . La vite <·he vedesi suì!u testa del manipolatore ha un pnsso brevissimo, e permette di diminuirne od accrescern e insensibilmente la corsa . La fìg. ,H. dimostrn in iscnla metà del vero il ricevitore in servizio pei nostri telegrafi da campo. Questa rnacchina dei sistema Digney; nel niodo coine venn e costrnttn da Ilipp, ha il prrgio di essere molto solidn e di:-posta in !llaniera che iutta è nJ, colta in pie;cnlo spnzio e ben custod ita. In fatto , ad eccezione dell'apparecchio scrivente, tutto il rec;to si racchiude in u11n cassetta di ottone di cui la parte superiore è munita d' un crislallo che introducesi a scanalatu ra nel lembo s upe,.iore della scatola. Tutta la macchina è formata sopra un zoccolo di legno il quale si fissa con viti s ulla tavoletta in cui si dispongono i diversi apparati. In questa macchina son o da distingue re tre parti: il meccanismo di orologeria, l' apparecch io scriven te e l'orga no elettro-m agnetico. Il meccanismo di orologeria si compone di un tamburo I entro di cui è racchiusa, anol ta a spire, una forte moll a d'acciaio , fo rm nta, da un capo, alla parete in terna del tamburo, e dall'altro all'albero. Questo
prolunga si al dif"uori dell a sca!ola e mercè una chiave può essere giralo da destra a si nistra ogni volta che debbasi caricare la mol.la. Ad impedire che, per inavvertenza, l'albero fosse girato in s-enso contrario, serve un cric ci molla che vedesi io e nell'elevalo del la fig ura. Quando la molla è caricala man rrrnno tende a svolgersi e fa girare il tambu ro il qunle porta un giro dentato che ingrana in un rocchetto e fo girare l'asse .2, e quindi la ruotu 3 che tra smette il movirnenlo alla 4, affidata ad un asse fisso nelln parete della scutola, il qu ale porta al t.lìfuori il cilind ro ·,i del laminatoio che produce lo scorrimento della carta. La r uo ta 4 ingra na in un' al1ra il cui asse è n e questa in un rocchetto al cui asse è affidata la rotella scrivente 1·, ch e gira confri.ca ndo il tampone e. La ru ota 3 precedentemente des<:ritla, comunica anch e il movimento ad un rocchetto situa to nella parte infe riore e fa girare l'asse 5 che porta la ruota 6. Finalmente quest'ultimfl ingrana nel rocchetto a cui è unila la ruota 7 e questa mercè un altro roccl,ct.to produce una rotazione assa i rapida del volano 8, munito di un'ala che nel suo giro incontra nell'aria unn resistenzo maggiore. o minore secondo che è più o meno rapid o il movim ento. La molla spirale, avendo un grado di ten~ione vari ab ile a misu ra che va svolgen dosi, il movimento da essa prodotto dovrebbe aver Jnogo con velocità decrescenti, ma appunto il vol ano wovvede a renderlo uniforme giacchè J':lla di cu i esso è munito, a vel ocità maggi.ori, oppon e in compenso maggiore resistenza; e così esso compie l'ufficio di regolatore . Il descritto. movimen to di orologeria d ura dieci minuti, e quando la macch ina è in buon stato, la
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NELLA GUERRA LA TELEGRAFIA
striscia di carta si avanza con movimento uniforme percorrendo da ,Jm, 30 ad 1m, 40 al minuto. Per arrestare e lib erare a volontà il movimento dì orologeria basta girare a sinistra .o a destra il no_ttolino f il quale fa muovere nell'mterno un braccio ch e, nel primo caso, va ad impigliare la ruota 7 e la ferma, nel secon do caso, se ne discosta e la rende libera al movimento . Lo stesso effetto può anche ottenersi con una piccola leva g, situata al di dietro dell a macchina, la quale costituisce un piccolo freno applicnto all'asse del volano. . L'apparecchio sc:rivente si compon e della rotella i che o·ira confricando sul tcimpone e, per diminuire lo attri~o, qu est'ultimo anche esso gira appoggiandosi al cilindro d, il quale mediante un ingranaggio è mosso dall'altro cilindro h la cui rotazione è prodotta dallo scorrere della striscia dì carta tirala dal !ami.., natoio. Dei due cil indri che formano il laminatoio, quello inferiore a è mosso, come si è detto, dal macchinismo di orologeria, il cilindro superiore è girevole attorno un asse fisso all'estrem itit di una leva a molla k la quale tien e in istrntlo contatto il secondo cilindro col primo, e quando si abba ssa il capo apposto della leva, il cilindro ad esse affidato si solleva e così può essere introdotta o tolta la carta fra i due cihndri. L'organo eleUro-magnetico si compone di un elettro-calamila a due rami e di un· àncora la quale è mobile rnercè due perni situati in- o o'. In . tt u vedesi l'armatura di ferro dolce affidata all'àncora e che present.a i due bracci sui poli dell'elettro-calamita. Quando l'armatura è allratta si ah bassa il braccio r e l'albero o o' rotando intorn o ai suoi perni solleva un braccio piegàto a gomito fissato all'estremo o. 1
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Sì l'uno che l'altro braccio riescono fuori della scatola e sono liberi nel loro movimento attraverso aperture pn1ticate nella parete della medesima. Il primo di essi oscilla fra i noti arresti che limitano la corsa dell'ào cora e sono: la vi te m e la testa di una co~ lonoina la quale nel disegno rimane nascosta. L'i!l~ro braccio a gomito porta il coltellino che serve a spmgere la carta contro la rotella scrivente. In n' vedesi una disposizione per regolure la molla antagonista e consiste in un botton e, che ~irato a destra o a sinistra, per mezzo d'un eccentrico, abbassa o solleva il braccio a cui è attaccata la molla la quale in conseguenza s1 allunga od accorcia. Un indice unito al bottone stesso segna sopra una graduazione il o-rado di tensione della molla. · · b Per compitre la descrizione di questa macc h'rna rimane a dire delle comuni cazioni stabilite per dar luoo·o ai circu iti. · T~l i com un i,;azion i son o formate con fili a tta0cati al disotto dello zoccolo e si vedono rappresentate con linee punteggiate nella fìg. 15. . · La corrente, come si dirà in seguito, entra nel n cevitore o dal contatto S o dall'a ltro L secondo che voo,liasì o no farla passare per la soneria. Per formure il circui to in ciascuno dei due casi vi è un piccolo commutatore formato di un a li~iguet.t.a g·irevole la qnale è in comu nicazione m~tall1ea con uno dei capi del filo dell 'elettro-calarn1ta, meatre l'altro capo comunica col contatto Jlf da cui la correo te esce. Appoggiando la lingue tta o sul contatto so sull'.altr~ l si vede d1e nel primo mod o l'elettro-calamHa s1 troverà nel circuito dei reofori fe rmati in S ed ili, nel secondo in quello dei reofor: fermati in L ed lJJ. ANNO XV, VoL. IV.
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LA TELEGRAF1A
xxv. Il ricevitore ed il manipolatore sono gli apparecchi indispensabili in ogni sistema telegrafico ed aggiungasi ancbe la pila quando la corrente non sia prodotta da un generatore magnelo-elettl'ico che, di ordinario, fa parte del manipolatore istesso. Vi sono però altri apparecchi necessari pel servizio nelle stazioni telegrafiche e sono : i commutatori, le sonerie, od allarmi, i galvanometri, ed i parafulmini. I commutatori, di cui già se n'è dello l'uso in un caso particolare quando si è parlato ·dello traslazione, danno il modo di mettere in comunicazione mctalJica due fili che debbono far parte di un medesimo circuito. Da principio gli estremi dei fili da porre, a volontà:,. in comunicazione si facevano pescare entro vaschette riernpiute di rne!'curio ed il circuito si ch iudeva mercé archelli rnefallici coi quali si facevano comunicare a due a due le vaschette. - Queste ora non sono più in uso, però in taluni casi possono utilmente essere adoperate come un buono espediente. In generale negli uffici telegrafici sono adoperati i comm uta tori propriamente detti, i quali hanno avuto svariate forme; ma i più semplici e più in uso sono i due che descriveremo cioè: il cornmuta.tore a disco· ed il commutatore svizzero. Il primo consiste in un disco di legno, fig. 46, il quale può essere fermato sul banco nell'uffizio con due viti. Nel centro evvi una colonnina metall ica sulla quale, rnercè un manubrio, si fa girare un braccio a mol la la _cui estremità ripiegata preme sul disco. Intorno a quest' nllimo sono in costrate cl ell e lastrine metalliche a b e nelle quali sono pralìcati dei fori.
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per ricevere i reofori, di ogni circuito, formati con viti di pressione. il braccio a molla mediante una lista od un filo metallico comunica con la lastrina 11 dove melle capo il filo che, secondo il bisogno, deve .comunicàre or con l'uno or con l'altro fra quelli che concorrono alle altee lastrine dello zoccolo; e vedesi subito che per. stabilire la comunicazione tra il filo A. ed uno fra · quelli ora accennati basta girare il braccio mettendolo in contatto con la lastrina corrispondente. Con questo commutatore è sempre il medesimo filo che può nìettersi in comunicazione con ciascuno degli altri; ma quando occo-rrano più variate combinazioni nei circuiti. si adopera invece il commutatore svizzero, 'il quale vedesi nella fig. 17 che rappresenta a metà del vero un tipo dei commutatori che abbiamo nei telegrafi da campo, e che del resto non differisce in nulla cl;i. quelli generalmente usati. Esso è formato da un pezzo di 'legno assai grosso di forma paralellepipeda. Nella faccia superiore vi sono in~ castrate delle la.strine met.alliche parallele ad uno de1 lati, e nella faccia inferiore ne sono incastrate delle altre in direzione perpendicolare alle prime. Alle estremità delle liste sono dei contatti muniti di fori e viti di pressione per fermarvi i _ capi dei vari circuin. Attraverso la grnssezza del legno, e nei punti dove accadono le intersezioni delle lastrine superiori ed inferiori sono praticati dei fori per ricevere dei piuoli metallici, detti anche spine, con cui si può fal' comunicare le lastrine di sopra con quelle cli sotto. Uno di questi piuoli vedesi rappresentato in P. Basta la semplice descrizione di questo commutatore per vedere che con la stessa faciltà onde nella tavola di Pitagora si trova la casella in cui è scritto il prodotto di due u umeri, qui si rin viene il foro in cui d.o_vrà
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53 ·stano unu certa elasticità che favorisce l'esatto contatto col contorno dei fori. Negli uffici telegrafici essendo necessario che l'impiegato possa avver tire l'annunzio d' un dispaccio anche quando si trovasse lontano dalla macchma si ri corre all'uso delle soneri·e, le quali cons istono in un timbro sul qu ale un martell ino b atte una serie di co lpi. Il martelli no può esser mosso da un meccanismo di or0logeria ·: he è liberato dalla corrente con un organo elettro- rnugnetico , oppiire è mosso direttam ente da un organo di questa specie. Le sonerie della prima maniera che diconsi a movi mento di oro)ogerin, in genernle, possono fnnzionare con correnti più deboli, perchè l' el ettro-calam ita non ha altro uffieio ' oltre qu ello di attrarre il freno che tiene fermo ì1 mo vimento di orologeria. Esse però sono sempre di una costruzione alquan to delicata e perciò nei telegrafi militari sono preferib ili le altre sone,·i e. quelle cioè in cui il movim ento del martellino è direttamente prodotto da un' elettro- calarnita. Queste ultim e ch e i frnncesi ch iamano à tremblewr e c-he noi dic iamo vibranti , h anno avuto forme diverse. La fig . '18 rappresenta. una delle più ~emp lici. L'appareechio elettro -magnetico, come vedesi , è racch iuso in una scatola di legno sulla quale è S()s tenuto il timbro su cui va a ba ttere il· martell ino. La corrente che enlra per L ed esce per 1' o viceversa, passa per la. moll a m, pel martell ino e pel 'filo della elettro-cal amita, la qu ale attrae il bracc iq n ed il timbro è percosso. dal m;irtellino; ma intan to il bl'acc io n scos tandosi dalla molla viene a rornpersi · il cil'cuito ed il martellino ricade nella p rimiero posizione e c·biude d i nuovo il circuito; e così, finchè dura il passaggio della corrente, si ripetono le stesse NELLA GUERRA
porsi ¾a spina per far comunicare due fili qualunque; e così. se trattasi di mettere in comunica:;;ione i fìli b e g la sp in.:1 andrà posta nel foro n° 6; tra f e e dovrà porsi al n° 111, ecc. Si può dun g l.le fa r comuni care uno qualunque dei fiJi' della serie a, b, e, d con uno qualunque degli altri della serie e, /, g, h. Possono pcire stabilirsi contemporaneamente vari circuiti e, per esempio per qu elli appresso notali basterà porre le spine ai numeri che per ciascuno dei ci rcuili sono indicati a fianco ..
a -
,q
b -
f
e-
e
d -
b
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12 13
Si vede facilmen te come si possano for mare i circu iti in tutte le altre combin azioni a due a due. Volendo anche meLtere in comunicazione due [fi li della medesima serie, p. es. , a ed e basterà porre due spine nell e due in tersez ioni tra le lastrine a ed e con u_na 'qualunq ue dì quel le dell'al Lra serie; però si avrà cura di ' stacca.re il reoforo ch e fa capo a q uest' ultima; · p. es ., se si pongono i piuoli in 4 e t2 si stacch erà il reof~r·o e; ponendolo in 2 e 11Osi staccherà il reofo ro g, e così di seguito. Questo commutatore ha il pregio di una grandissima seruplicìtà ed è di un uso più che mai al{evole. , Ciò che richiede molta cura è che si verifichi un contatto perfetto tra i piuoli e le lastrine metalliche . A . tal uopo hanno essi una sezione di diametro alquanto maggiore di quello del foro e vi sono praticati dei tagli longitudinali snella parte inferiore, così acqui-
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NELLA GUERRA
LA TELEGRAFIA
alternative dando luogo ad uoa serie <li oscillazioni del martellino. Notisi in ·questo apparecchio l'ufficio della molla rn la quale, seguendo per un certo tratto il movimento del braccio del martellino quando è attratto, dà tempo alla corl'ente di operare più a lungo sulla elettro-calamita che perciò acquista maggior energia per aLtirarlo. La soneria che si adopera negli apparati della nostra telegrafia da campo vedesi rappresentata a metà del vero nella fig. 19. Essa è formata di un' elettrocalamita •doppia innanzi alla quale è disposto il martellino, mobile intorno l'asse a. Nella parte inferiore del braccio del rnarteìlino è disposta a croce un' armatura la quale presenta i due rami in nanzi ai poli della elettro-calamita. Una molla antagonista C, la quale può essere regolata mercè la vite ni fa s1 eh.e l'armatura nella po sizione di riposo rimanga appoggiata alla vite di arresto n, discostandosi pochissimo dai pol i. I due es tremi del filo della elettro -calamita mettono capo a due viti n situa te da una stessa parte dello zoccolo. A queste vi ti si fermano i reofori del circuito per cui entra ed esce la corrente che percorre il filo dell'elettro-calamita. Nelle so nerie, in ultimo descritte, quando la corrente è immessa dalla stazione scrivente mercè un tasto Morse, secondochè la durata di essa corrisponde ad una linea o ad un punto, si producono nel tirnbro . dei suoni distinti che perm ettono di leggere ad orecchio. Però è diffic ile che le sonerie poste all'estremo di lunghi circuiti funzionino regolarmente , dappoi'c hè si richiederebbero delle elettro-calamite assai forti e perciò molto resistenti e quindi delle correnti molto energiche. Ad ovviare tuttociò si è, anche per le sonerie, ricorso all'uso del rela1·s per modo da farle operare non già con la corrente della linea, ma sì
bene con quella di un circuito locale servendosi di un certo numero di elementi della pila della stazione. In tal caso se il ricevitore sia una macchina Morse o Digney può esso stesso servire di relais di soneria ed allora il circuito parziale abbraccierà gli elementi che si assegneranno per fornire la corrente locale; ed i due capi di questo circuito saranno i due arresti dell'àncora, dei quali uno comunicherà col polo positivo l'altro col negativo . Devesi per altro avvertire che nella macchina ~forse -e nella . Digney i battiti dell' àncora producono un rumore sensibile e tale che si poLr~bbe, almeno nelle s tazioni mil itari, fare a meno delle sonerie quando uno dei telegrafisti sia obbligato rimanere in pe1'.manenza nel luogo ove è posta la macchina; ma ip generale nelle stazioni in cui una stess<l: macchina deve servire a più linee (ed in questo caso d'ordinario _si trovano le stazioni militari), le sonerie lianno un .altro ufficio, perchè allora facendo comunicare cia.scuna linea con una di esse, può il telegrafista se~..tire la chiamata da una data linea e mettersi in comunicazione con questa col mezzo d'un commutatore. .Si potrebbe giungere allo stesso scopo sostituén~o alle sonerie dei galvanometri; ma. il movimento dell'ago non può essere avvertito se non si tiene cl'oc.cl1io il galvanometro, la qual cosa non è sperabile ottenere neppure-tenendo un impiegalo in permanenza presso la macchina.. . La questione delle sonerie per l'uso dei telegrafi da campo richiede ancora di essere studiata e fino a che non si risolva in modo sicuro e pratico, l'uso delfe attuali domanda molta diligenza a ben regolarle, acciò per quanto è possibile adempiano al loro ufficio. I n una stazione per essere sicuri che arrivi la cor.rrnte immessa dalla stazione corrispondente, e nel
a
.1":
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tempo stesso per acc,ertarsi che quella della propria , pila passi nella linea, è necessario d'interporre un galvanometro tra la lin ea ed il manipolatore, pèl quale sappiamo che deve passare tanto )a corrente di arrivo quanto quella che parto. Nel primo dei cnsi . acce nnàti il galvanometro accuserà sempre la presenza di .una corrente anche debole che proviene dalla linea, nel secondo ci darà segno che la corrente passa nella linea; ma è facile in tendere ·che ron ciò no n si è sicuri egualmente che giungn all'altra stazione, potendo essere derivata prima di arrivarci; nondimeno nei casi· che s'abbiano a ricercnre dei gnasti che impediscano il servizio telegr,1fìco, sarà sempre utile di snpere se la corrente della propria stazione passa o no nella ' linea. Nelle ricerche da fare in casi di guasti oc~orrono· poi dei ga lvanom etri sensibilissimi i quali sogli ono trovarsi nelle stazioni di qualche importan za; come pu re, per le esperienze nelle quali debbasi tenere esatto conto delle intensità delle correnti, è necessario aver disponibili delle bussole dei seni o delle tangenti di cui già precedentemente abbiamo par-lato. I galvanometri adunque hanno diverse forme secondo l'uso a cu i si addicono. Il tipo ordinario di quelli che servono ad accusare semplicemente la presenza della corrente consiste in un telarino ·intorno a cui un filo sottile, ricoperto di se1a, fa da trenta a quaranta giri; nel mezzo del telarino è hilicato un ago magnetico al qmlle è collegato ad angolo retto un ind ice leggero di avorio o Bnche di ottone che segue su di un quadrante le deviazioni dell'ago, j] quale assieme col telarino rimane nascosto al disotto. Aifinchè il perno che collega l'ago e l'in- diée possa liberam ente muoversi, in luogo di un te- · la1·ino se ne pongono due paralleli sui quali però si
avv9lge lo stesso filo. In tal modo il perno può liberamente muoversi nel loro intervallo, si usano anche e molto utilm ente per la telegrafia da campo i galvanometri detti verticali . In essi il perno è situato orizzontalmente e l'indice si muove dinanzi ad un quadrante verticale. La figura 20 fa vedere in iscala metà dal vero il tipo adott.ato pei nostri telegrafi da campo. Tutto l'app arecchio è racchiuso in una scatola di legno, che può esse re fermata con viti, la :figura N° ,1 mostra il davanti. del galvanometro dove è scritta la gradunzioo e innanzi alla quale vedesi l'indice; ed il tutto è, riparato dietro un vetro. L'indice è affidnto allo stesso perno a cui è affidato l'ago magnetico m n che si vede nel la figura n. 2, la quale rnppresenta la ·parte posteriore del galvanometro immaginando tolta la parete della scatola. In q q è j[ filo galvanometrico diviso in due fasci avvolti od un telarino di legno a forma circolare. I due capi del filo vanno ad unirsi alle mollette s s le quali spingono contro due colonnine r.h o sono in comunicazione metallica coi contatti esterni dello zoccolo B B (fig. N. 4), ai quali mettono capo e son fermati a viti ·i reofori tra i qua!( rimene intercalato 'il filo galvanometrico. Nei gn\vanometri, qu11ndo j\ fiìo non è percorso da lla corrente, l'indice deve segnare la zero; ma poich è ìa posizi one di equil ibrio dell 'ago dipende dall'azione magnetica della terra, si dovrà necessariamente· stabilire lo zero della graduazione in corri spondenza di questa posizione d1 equ ilibrio. In luogo di segu ire questo mclodo, talorn si pone, in vicinanza del!' ago, un' appendice magneti co che con la sua azione a breve distanza, prevalendo su quella della terra, obbliga l'ago a riprendere sempre
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la medesima po sizione. - Questi galvanometri sogliòno . chiamarsi ad oriente fisso. Da ultimo un modo semplicissimo per ottenere lo stesso inten lo si lia nei galvanometri verticali costruendo l'ago un po' preponderante da una parte in rnodo che da se stesso si mantenga vert.icale. Appunto secondo questa disposizione sono costrutti ì galvanometri, già descritti, in uso nei telegrafi da campo: In quanto alla graduazione, ricorderemo che dessa non vale a dare una misura della corrente; ma solan1ente può accusare la · maggiore o minore intensità di questa . Solo si può approssimativamente ritenere che quando le deviazioni sono piccole e non eecedono . i 20 o 25 grndi possono senza errore sens tbile ritenerii proporzionali alle mtensità delìa corrente. , Non è raro il caso che delle scariche elettriche durante i temporali alterino il magnetismo dell'0go. Per ridonargli il mugnetismo perduto basta stro~icciare l'ago da un capo ali' altro con uno dei poli di una calamita. Questi contatti si faranno facendo che l'ugo sia strofinato sempre nello stesso verso ricominciando sempre dallo stesso capo. Se l'ago conservava ancora un resto di magneti smo si comincia a toccare <.:ol polo della calamita il polo dell'ago del lo stesso nome, quello cioè che è respinto, e si striscia andando all' altro polo . A tale uopo sia le cassette portatili sia i carri-stazione, sono corredati ciascuno di una calam ita d'acciaio a ferro di cavallo. L'eleLL,·icità atmosferica influendo sui fili telegrafici, avviene che durante i temporali, essi si carichino di elettricità a tal grado di tensione da poterne derivare non solo la fusione dei fili sottili, come quelli dei galvanometri e delle elettro-calamite; ma possono anche accadere delle scariche tra i pezzi metallici dei vari apparecchi che sono nella stazione con pericolo delle persone che vi sieno dappresso.
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È necessario adunque di premunire le stazioni da tali accidenti e servono all' uopo i parafulmini, che hanno per iscopo di scaricare nel seno della terra la elettricità di tensione che può accumularsi nei fili . Senza descrivere minutamerite le diverse forme di parafulmini ideati, accenneremo più particolarmente quelli applicabili per l'uso della telegrafia militare. Prima di tutto è agevole comprendere che se nel tratto. del filo di linea, dal punto in cui entra nella stazione fino a quello in cui si attacca agli apparecchi, s'intercali una lamina metallica munita di punte, e di riscontro a questa pongasi una seconda lamina, anche essa munita di punte, comunicanti con la terra, avverrà che tra la ·prima e la seconda si scaricherà l'e lettricità di tension e; mentre, a causa della distanza anehe piccolissima, intercelta tra le punte clell\una e quelle dell'altra, la co,Tente non abbandonerà il suo cammino diretto a far funzionure gli apparecchi. È anzi condizione necessaria perchè il parafulmine adempia bene il suo ufficio che la distanza accennata si riduca al minimo possibile potendo sempre rit~nersi che la in l.t~nsità del le correnti '. necessarie a far operare gli apparecchi è di gran lunga inferiore a quello che sarebbe capace di vincere la resistenza che ha luogo nell' in terruzione tra le punte delle due lamine . . Però quando le pun te si moltiplicussero sarebbe difficile di esser sicuri che a quella breve distanza con cui vengono messe a riscontro non avvenissero dei contatti fra alcune cli esse nel qual caso la corrente sarebbe derivata . Frnttanto è da osservare che la condizione la quale assicura la scarica fra le due lamine anzichè dal numero delle punte dipende prin,~ipalmente dalla brevità dell'intervallo che separa quelle di una lamina da quelle dell'altra; per modo che con un numero
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limitato di punte, anche non più di due per ogni lamina, si raggiunge lo scopo; pnrchè si abbia cura di ravvicinare moltissimo le une alle altre. V' è però un mezzo di semplifica re ancora la costruzion e di questa specie di parafu lmin i, sopprimendoJe punte in una delle lamine e ravvicinando molto alla superficie di questa le punte dell'altra. Da ultimo un'altra disposizione assai semplice è di munire bensì di punte ciasr.nna lamina; ma, nonchè metterle a riscontro le une e le altrè, disporle in moào che, a vicenda, quelle di una lamina si discostino pochissimo daTla superficie dell'altra; come vedesi indicato nella fign.r a 2.0. Con questa disposizione sono costrutti i parnfulmini dei nostri telegrafi cla campo e la figura 2'1 ne rappresenta il tipo ad una scala metà dal vero . Sia nel carro-stazion e sia nella casset.la portatile i parafulmini sono fissati nella parete ant<,riore, ed ognuno, dovendo servire · a due linee, va consid era to come un pn rafulrnine doppio. Sopra un pezzo di legno rettangolnre, il quale si avvita alla parete del carro-stazione o della cassetta, è incastrata e stretta con viti Uìln lamina rnet.:.illica in B munita <fi du e punte che si vedono in e, questa piastra comunica con la terra. Le due lami11e C, C so no disposte innanzi alla prima _e portano ciascuna due punte b, queste lami ne comunicano rispettivamente con -nna dell e due linee che. mettono capo ;dia stazione. Ln hllnina di terra e qu elle di linea sono sepnrate da ca lastrelli di legno d. Le punte sono for·mnte a vite e possono qnin di farsi avanza're o ritirare. Que lle della lamina di terra hann o le teste entro cavitit formnte nelll'l parie di dietro del pezzo di legno in cui essa è in castrata. Le comunicazioni occorrenti tra le parti dell'nppa recchio sono indicate con linee piene le apparenti, e
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con linee punteggiate quelle che corrono dietro del quadro di legno ora accennato. 11 filo Tè quello che va alla laslrn di terra e la lamina del parafulmine è intercalata in questo filo rnercè le due vi(i rn, m, così pure le viti n servono ad intercalare .Je lamine r, C, ai fili delle linee 1, 2. - Il parafulmine descritto quantunque molto semplice pÙre lo è meno di un altro detto a la1nina i"solante, il' quale adempie benissimo all' ufficio di siffatti appal'e cchi, non solo, ma ha il pregio di poter sempre essere costrutto quando già non si avesse disponibile, peroccl1è bastano due lamine ed una striscia di carla p'e r formarl o immediatamenle. La fignra. qui unita rappresenta uno di c.otesti semplicissimi para('ulrninì. La m è la lami na comunicante con la terra, e ]a n -quel.la intercalata nel reoforo di lin ea; due viti infisse in sostegni isolanti stringono assieme le due la mine, separa te da una striscia di carta o di guttaperca o di qualsi asi sostanza coibente. L'elettricith atmosferica si accumula nella lamina n e si scarica nella lamina rn d'onde pa ssa alla terra. Osservan do la carta. dopo una scarica si trova bucata in alcuni punti; ma q uesti fori non imped iscono che l'appareechio seguiti a funzionare perchè le due lam ine rimangon o semp re sepa rate per la gro!,sezza della carta. In questo parafulmine, poìchè la distanza fra le due lamine è ridotta al minimo, si ottiene lo stesso effetto dei parafulrn ini a punta. Quando però le scariche sono molto forti può avvenire che le due lamine rimangano saldate ed allora converrà cambiarl e. Avuto riguardo alla semplicità di questo apparecchio ed alla fac ili tà d' improvvisarlo, quan do mancasse, ci sembra che rnofto utilmente potrebbe essere introdotto ne' telegrafi da campo. Un altro espediente per ovviare alla fusione dei fili sottili degli apparecchi è d'intercalare tra questi 1
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ultimi e la linea dei fili più sottili e più fusibili. Questi fil i venendosi a fondere prima degli altri rompono la comunicazione tra la linea e le macchine per modo che queste rimangono isolate. I fi li adoperati a tale ufficio hanno il nome di preservatori; ma si comprende agevolmente che costituiscono una imperfetta guarentigia, perchè nelle forti tensioni, malgrado la interruzione, in seguito alla fusione dei fili preservato6, può l' elettricità scaricarsi sui pezzi metallici dellè macchine. A completare l'ufficio dei detti fili si sono cercate var.ie disposizioni mercè le quali, non sì tosto avvenuta la fusione di essi, la linea isolata dalle macchine entra invece in comunicazione con la terra. · · Un modo facilissimo per ottenere questo effetto è quello indicato dalla figura. li filo di linea L comunica con le macchine mercè l'intermediario di una . molla piegata per la tensione del filo R sottile e che può di preferenza essere di ferro, perchè offrendo maggiore resistenza sì riscalda e si fonde più facilmente. Aceadendo la fusione la molla va ad urtare e rimane in con tatto con una vite a cui mette capo il filo di terra. I parafulmini si possono anche situare fuori delle stazioni e la forma. di essi è sempre la stessa cioè si comporranno di due lamine munite di punte o sep.araLe da uno strato isolante, ed, al solito, una di esse dovrà comunicare con la linea, l'allra con la terra. Si può anche intercalare . un filo preservatore tra il pa:. raful,mine e la stazione se per le condizioni del sito si creda necessario.
(Continua) CESAIIE GUARASCI
11Iaggiore del Gem·o.
OPERAZIONI IIIIJTARI NELL'AGRO RO:.NIANO NEL SETTEMBRE 1870.
(CENNO STORICO).
Se militarmente le operazioni di guerra delle nostre t1:uppe nell'agro romano non hanno e non possono avere una rilevante importanzn - e niuno vi ha ~he pensi tra noi di attribuirvela - tuttavia il fatto compiuto, mercè di esse operazioni, è tnle che nella storia dell' unificazione d'Ital ia gli si appartiene una delle pagine pri'ncipali. In questo la ragione del riassunto puramente militare, che segue.
I. Il 2 agosto il governo francese notificava al governo italiano di aver richiamato le sue truppe da Civitavecchia per ntornare all'esecuzione della Convenzione del 15 settembre 4 864. Sino dal 29 lugìio si erano portaie sul confine tre brigate di fanteria: la brigata J\eggio alla parte di Siena; la brigata Sicilia nell'U mbria; e la brigata Savona e qualche battaglione del 3:2° e del 5·1° fanteria e di bersaglieri sul tratto del confine napoletano fra Carsoli e Fondi. 1
OPERAZIONI MILlTAnl
In tutto 6,000 uomini, sparsi lungo una frontiera di 370 chilometri. Evidentem~nte ques Le forze erano insufficienti per imporne a bande, le quali avessero voluto, c0me nel 1867, entrare nel Pontificio. Di qui la prima ragione del concentramento di un corpo di esercito tra Orvieto e Rieti. Questa concentrazione di truppe fu dal governo deliberata la sera del 12 agosto, ed il 17 il corpo di esercito era costituito: una divisione .a Rieti, un& a Narni ed una ad Orvieto , formate come segue:
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13' .DIVISIONE.
Comandante generale - Maggioro generale F.r.nnmw. Capo di stato maggiore . - Luogot. colonnello PozzOLINI. Brigala Cuneo (Maggior gene- ç 7° fant. a Perugia. raie DE FonNARI) . . . . t 8° » a Spoleto. Brigata Abruzzi (Maggior gene- ç 57° » proveniente da Pisa. raie BEssONE) • • • . • t 58° » l> da Lucca. 1 6• battaglione bersaglieri I provenienti da Liv~rno . » » I 36• 5° e 6° squadrone lancieri di Milano provenienti da Lucca. 4', 5• o 6' batteria del 7• artiglieria » da Pisa.
11' 'DIVfSIONE (A RlETl).
Comandante generale - Luogotenente generalo CoSENZ. Capo di stato maggioro - Maggiore MANTELLTNI. Brigata mista (Magg. generale f 19° fant. proven. da Ancona. BOTTACCO) . . . . . . . l 35• » » da Padova. Brigata Sicilia (Magg. generale \ 61· » • nell'Umbria. LANZA VECCHIA m Bunr) . . I 62' » 21° battaglione bersaglieri proveniente da firenze. 134° » » da Foligno. 2' ~ 3° squadrone lancieri Milano (già nell'Umbria\. 10', 11" e 1.2' batteria del 7° artiglieria, provenienti da Foligno. ))
))
12' DIVISIONE (A TERNI E NAlìNI}.
Comand. generale - Maggior generale MAzÈ DE u. RocnE. Capo di stato maggiore - .Maggioro D'AHLA. Brigata Bologna (Magg. gene- f 39° fant. proven. da Napoli. raie ANGELINO) • . . . . l '10° » » > Brigata Modena (Maggior gene- ~ 41' >> ~ daVerona. raie CAtlCUIDIO) . . • . l 42° » » » 12' battaglione bersaglieri proveniente da Parma. 35° » > » da Perugia. l°. 2°, 5' e 6° squad. laocieri d'Aosta provenienti da Firenze. l", 2• e s• batteria del 7• artiglieria > da Pisa.
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NELL. AGI\O I\O MANO
RISERVA. i :y 1(
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Brigata Reggio (i\iagg. generalo 1 45° fant. a Radicofani. DE' VECCHI • • • . • • l 46° » a Siena. l' comp. prov. dal la Spezia. Brigata zappatori • . • 2• » » dà Casale. 4• » » da Casale.
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La concenlrazione di queste truppe (42 battaglioni . fanteria, 6 battliglioni bersagli"cri, 8 squa_droni e 9 batterie) la cui forza era allora di '.27,000 uomini e ~,800 cavalli fu effettuala per mezzo delle strade ferrale: le truppe a piedi delle divisioni 1111a e •12• per la ferrovia Aricona-Terni, i c.tvalli ed il maleriale dell' artiglieria e .del treno per la ferrovia Pistoia-FirenzePerugia-Spolelo; l' intiera 113• divisione per la linea ferroviaria Empoli-Orvieto. Il lrasporto richiese 4- giorni, perchè le strade ferrate percorse hanno un solo binario; perchè .le ferrovie romane scarseggiano di materiale adatto ,a Lraspo;;ti" mìlitl!,ri; pcrchè infine non si volle totalmente interANNO XV,
VoL.
IV.
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OPEHAZIONI \\IIL1TAHI
NEl,I;AGt\O ROMANO
rompere il pubblico servizio su codeste forrovie, ed in verità non era iì caso di farlo. · Se fosse sLaLo necessario precipitare le mosse, le divisioni ~ ,ia e rn•, tuuochè dovc>.ssero venir truppe da Napol i e da Ycrona, avrebbero potuto essere concentrate in tre giorni rnercè le due linee ferrov iarie che da Pistoia e Ancona fanno capo a Foligno; e la formazione della ,13" divisione a Orvieto avrebbe sempre richiesto da se sola almeno 3 giorni per le infel ici condizioni di quel tronco di strada ferrata, ove mancano i piani scaricatori ed ove vanno adoperate vetture speciali a motivo della strettezza di alcuhi ponti. Accenno a questi inconveni._enti pe1·cl1è è in dispensabile si · provveda ad eliminarli. Il comando del corpo d'esercito che fu chiamato Corpo d'esercito cli osservazione nell'Itali"a Centrale, fu affidato al luogotenente generale CADOnNA, comandante generale della divisione militare territoriale di Firenze ed interinalmente del 1° corpo d'esercito; ~ furono nominati: Capo di stato maggiore del corpo d'esercito. - LuogotHuente colonnello di slalo maggiore PnrnllRANO. Comandante la cavalleria. - Mnggior generale
D'IImmLLY nv
CHEVILLY.
Comandante l'artiglieria. - Maggior generalo CORTE. Comandante del gonio. - Colonnello GAMBINI. Comandante dei bersaglieri. - Luogot. colonnello PINELLl. Intendente militare - SANI. Medico-capo - GIACOMEl'Tl.
Il giorno 18 a sera il generale Cadorna andava a porre il suo quartier ·g enerale a Spoleto.
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II. Le truppe del corpo d'esercito non erano su piede di guerra, bensì su piede mobile; e si misero su piede mobile nl momento medesimo della partenza: i reggimenti di fanteria formandosi su tre battaglioni (1°, 2°, e 3°) lasciando come deposito il 4·°, cogli uomini meno atti al servizio attivo; i reggimenti di cavaller ia formandosi su quattro squadroni, e lasciando come deposito gli altri due . Siccome non si avevano ancora sotto le armi che 5 classi (,1848-47-46-45-4-4.) la fo r1.a dei batLaglìoni partenti risultò in media di 460 uomini, e qualche reggimento lì ebbe s·oltanto di 350 uomini. <ili squadroni di cavalleria dovevano avere ,160 cavalli , ma toccavano appena gli 80, e ve ne furono di 70. Le batterie sole mossero sul piede di guerra (6 pezzi, 188 uomini e 138 cavalli), e mossero pure di -tutto punto fornite le sezioni di parco d'artiglieria; ma molti cavalli, comprati da due o tre giorni, non erano fatti al tiro e ve ne erano anche di scadentissimi. Il carreggio dei reggimenti di fanteria componevasi di due carrette, ciascuna ad un sol quadrupede; e nell'atto stesso della concentr:azione codeste carrette f~rono portate a 2 per battaglione di fanter ia e di bersaglieri. Mancavano quindi a raggiungere il piede di guerra per ogni reggimento di fanteria 8 carrette e 22 quadrupedi, compresi quelli per i cofani d' ambulanza ; per ogni battaglione bersaglieri 1 carretta e 1 O quadrupedi . Per la mancanza di cavalli le colonne dei traini dei quartieri generali e delle ambulanze non si pote1
,. 68 Ol?EllAZIONI MILITAllI rono dare che incomplete; e si dovette prescindere· affatto dalle colonne per i viveri. Questo stato imperfetto di cose poteva bastare se il corpo d'esercito non fosse stato~destinato che a guardia del confine, ed a questo preciso scopo infatti era stato primieramente formato; ma certo non bastava se si doveva portare su Roma. Ì~ vero che da Terni e Rieti a Roma non vi hanno pit1 di quattro marcie, e che non si po teva attendere una p rolungata resistenza per parte delle truppe pontifi cie; nond imeno cinque o sei giorni ci sarebbero sempre voluti prima di entrare a Roma, e si sapeva che campeggiare nell'Agro Romano, era, quanto alle sussistenze, come campeggiare quasi fo un deserto . Pertanto tosto che si vide la probabilità di passare il ·confine, si pensò a somministrare ai corpi il complemento del carreggio particolare, e si pensò pure a completare le colonne d'ambulanza ed a formare quelle per il trasporto del pane dv munizione chè a quello dei viveri doveva provvedere un'apposita impresa - e si allestì un equipaggio da ponti, ed una brigata d'artiglieria da 12. Per tutto ciò occorrevano poco meno di 3000 cavalli da: tiro , che non siavevanoechebisog·;n.va quindi comprare. La provvista di questi cavalli ~nrebbe slato un affare di pochi gio rni, mentre aveva ;. ) ·12 commissioni che procedevano agli acquisti di e::: \·alli e di muli nelle varie provincie dell'alta e med ia Italia; ma allora premeva del pari preparare i traini per altri 2 corpi d'esercito, dare qualche carretta a tull i i reggimenti di fanterta, e rimettere almeno uria pb~ ~0 delle batterie d'artiglieria in grado dì muovere. In .tu tto abbisognavano pi ù di 13000 cava.lii. . E per comprendere come per mettere in pied i 3 soli corpi d'esercilo occorressero tanti cavalli, è mestieri 1
NELI: AGRO ROMANO
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1·ammentare che nel luglio 1870 il treno militare era ri<lotto a 480 quadeupedi , ed i reggimenti d'artiglieria da campagna a meno di 40 cavalli per batteria, mentre ne abbisognano 77 per muoverle anche solo su 4 pezzi. Pet' questo motivo, e perchè d'altra parte pareva, se possibi le, non però ancora vicin o il momento , nel quale . il corpo d'esercito d'osservaz ione sarebbe chiamato a varcare la frontiera pontificia piuttosto che ad operare .altrove, ed anche per riguardi diplomatici dei quali il pubblico non vorrebbe tenere conto alcuno, ma che gli uomini ,di stato hanno il dovere di al lamen te considerare, soltanto nei pi·irni giorni Jcl seUembre vem1ero effettivamente completati i carreggi del co rpo d'esercito, salvocliè le .colonne pc' viveri furono limitate a circa la metà di quanto è1.1orrnalmente prescritto per il pieJe di g uerra. E doveva essere sufficiente, trattandosi di poche marcie e di non lunghe e difficili operazioni.
III.
Il 19 agosto la fregata 1Ifaye1ine salp nva da Civitavecchia, portando seco le ultime truppe frarn'.esi, e lo stesso giorno la bandiera di Francia era calata dal pennone del forte di S. Michele in qlrnlla for tezza. La Camera, il Senato, l'intero paese spingevan o il Minis tero a non p(~rdere l'occasione di sciogliere la questione di Roma e sopratutto a non lè~Sciarsi prendere la mano nè da avveni men ti improvvisi e contrarii, nè da quel partito chè, a cognizione di tutti, voleva inalberare sul Campidoglio una bandiera che non è Ja bandiera nazionale d'Italia. La Francia piombava intanto di sciag ura in sciagura; e dopo le giornate di Courcelles, Vionville e Gravellotte (14 , '16 e 18 agosto) e l'al'l'ischiatissima marcia del ma-
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OPERAZIONI l\IILITARI
NELL' AGHO ROMANO
resciallo l\fac--Mahon, non era diffici le il prevedere le catastrofi di Beaumont e di Sédan (30 agosto e 1° sete tembre). Il 29 agosto il nostro ministro degli affari esteri, Visconti Venosta, mandava ai rappresen tanti del Regno d'Italia all'estero una circolare, n ella quale lasciava presen tire non poter essere lontano il momento in c,ui le nostre truppe avreb.,bero dovuto en tl'are nel territorio pontificio per assecondare le aspirazioni del paese, per compiere il progn:unma. nazion ale e per assicurare ad lin tempo la indipendenza e la autorità religiosa dello stesso Pontefice. Quasi contemporaneamente il governo p ontifi cio si rivolgeva ai gabinetti esteri perchè volessero opporsi alle nuove violenze, dene quali il governo sardo minacciava il San to Padre. Ma dei. gabin etti esteri alcuni lasciarono senza risposta la lettera del cardinale Antonelli, altri risposero di non voler immischiar:-i in una questione che non li riguardava . La Francia aveva be.n altro di che occuparsi. L'Austri:~ , sull a quale il governo pontificio, dopo riescito infruttuoso un suo tentativo sul conte di Bismarck, pare facesse il più grande assegnamen to, avrebbe risposto che il governo austto-u ngarjco era troppo in buoni rapporti coll 'Italia, e teneva troppo a conservarli per opporsi ad un atto che non poteva contestargl i il diritto ed il dovere di compiere. Il 4 settembre la repubbl ica era proclamata a Parigi, e n~l fatto stesso potevasi ritenere come spezzata la Convenzione de l H> settembre 1864 . E la g uerra tra la Pl'llssia e la Francia, come lo avvertiva benissimo il nostro ministro degli affari esteri nella secondn sua circolare ai rappresentan ti italiani all'estero, avendo preso un carattere estremo « onde erano rese gran« demente incerte le relazioni internazionali; ormai
« non trattavasi più per noi nella qu estion e romana « di una r ivend icazione legittima dei nostri diritti e « dei nostri interessi, ma della necessiti\ di adempiere « gli imperiosi doveri che sono la ragion d'essere « del governo. )) Con questo secondo atto diplomatico il governo italiano a nnunzi ava esplicitamente la decisione presa di occupare prossimamente i l territorio romano , dichiarando che : « S. ~I. il Re, custode· e depo« sitario della integrità e della inviolabili tà del « suolo na zivn ale, interessato come S0vran9 di una "' nazione cauoliea a non abbandonare in balìa di « qualche sorprèsa la sorte del Capo della Chie sa, « prendeva, come era sn o dovere, con fiducia in faccia « alla cattolicità ed ali' Europa la responsab ilità del « mantenimento cleH'ord ine nella Penisola e della tutela « della San la Sede . )) Sebbene si avesse ogni ce rtezza di senLirci a rispondere il solito non possimius, tuttavia per atto di cortBsia e particolarmente per atto di deferema personale del Re al Sommo Pontefice, il giorno 8-·settembrc i] governo nostro incaricava j] senatore conte Ponza di San Martino di recarsi a Roma lato re di una lettera di Vittor io Enrnnuele a Pio IX. « Con affetto « di figlio, con fede di cattolico, con lealLà di Re, « con an imo cl' Italiano » il Re nostro ri volgevasi al Santo Padre con le pnrole le p iù rispettose e piene d'affetto, facendo appello al s uo sacro carauere, alla benìonitù de ll'animo suo, al suo amor di patria, perchè f.> . non volesse opporsi coll a forz a a che le nostre truppe entrassero nel territorio rom nno , per evitnre violenze e di sordin i, che sarebbero inevitabilmente seguìti, se i1 partito della rivoluzion e cosmopol ita ci avesse potuto precedere in Rom,L Il conte Ponza di S. Mal'tino giungeva in Roma il
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OPERAZIONI ni,LITARI
NELI,'AGRO UO!YlANO
9 settembre e la sera stessa aveva un colloquio col cardinale Antonell i, dal quale potè più che convincersi come il suo tentativo di conciliazione sarebbe riesci Lo a vuoto . Il giorno dopo ottenne udienza dal Sommo Ponteuce : gli consegnò la lettera del Re ; ma n'ebbe per risposta che non avrebbe mai acconsentiLo alla spogli azione di un potere e di un'eredità che egli era in obbligo di trasmettere intatta ai suoi successori. La sera del '10 il conte di San l\lartino telegrafava al gabinetLo italiano il risultato negativo della sua missione, e la sera medesima il governo mandava ordine alle nostre truppe di varcare il confine.
L' ordine dì formazione fu dato il matt ino del 5 settembre ; il 7 il generale Bi xio arrivaYa ad Orvieto col suo capo cl i stato maggiore colonnello di stato maggiore Di S. Marzano ; il giorno 8 la division e era bell'e forma ta, salvo un po' di carreggio, che era in ri tardo sulla ferrovia tra Empol i e Orvieto , e ciò a motivo delle cattive cond izioni, cb0 ho segnalato, di questo tronco di strada ferrata. . La composizione delb 9° divisione venne totalmente lasciata al comandante generalo del 3° corpo d'esercito. Gli si telogra_fò da Firenze la sera del 6 invitandolo a far sì che pel giorno 12 la divisione fosse di tu tto punto formata e pronta a varcarn la fron tiera a Isoletta per marciare su Frosinone. ~Ialgrado mancasse ro i cavalJ i, non che per il treno e pei· i parchi dell'artiglieria e del genio e·· per le stesse batterie, cionond imeno la sera dell',1 ·1 la 9° divisione era i n assetto a S. Giovanni Incarico. Le difeuavano però ancora parte del carreggio dei corpi , la colonna d'ambulanza e quella dei viveC'Ì che trovavansi per ferrovia, e mancava eziand io la sezione da parco che si ern fatta partire da Bologna a grande velocitit; e tutto ciò non potè raggi ugere la divisione che nelle gi ornate del ·15 e 116 settembre. Il comando della 9a divisione ora tenu to dal luogo tenente generale Angioletti; capo di sta to maggiore il colonnello di stato maggiore Mayo. Componevano la divisione : la brigata Savona (maggior generale De Saugct} 45° e '16° regg.imento fanteria che già eran o sul posto; la brigata Pavia (eolonnello brigadiere Migliara) 27° e 28° reggimento fanteri a proven ien ti da Aversa e da Nocera , ·ove erano assai fraziona ti; 36 e U 0 battagli oni bersaglieri, reggimento Savoia cavall eria da Nola; 4•, 7a e 42a batteria del 9° reggimen to di artiglieria da Caserta, e la 2/S" co mpagnia zappatori del genio da Capua.
IV. Duran te queste trattative , nella speranza che un maggior numero di forze potesse più facilmente indu1Te il governo pontificio e le sue truppe a desistere da ogni velleità di resistenza, si erano portate sull a fron tiera due altre divisioni , la 2a e la ga_ La 2" divisione si era formata in Orvieto nello spazio di tre giorni : con la brigata Reggio, che aveva un reggimen to a Siena e l'altro a Radicofani, e che già faceva parte della riserva del corpo d'esercito d'osservazione; la brigatlt' granatieri di Lombardia (maggior generale Cavalchiniì che si tolse da Modena ; il 20°, il 29° e 33° battaglioni bersagl ieri che venn ero il primo da Parma, il secondo da Bologna, ed il terzo da fifcs trn : il reggimento cavalleggeri di Lodi, da Bologna; quattro batterie (,1", '.i:l" e 1,ia dell'8° reggimento, che erano a Siena , e la 3a del 7° reggimento tolta da Pisa), la ,J 0° _compagnia zappatori del genio, da Piacenza. 1
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OPEIVi.ZIONI 111ILITARl
NELL'AGRO ROMANO
La 2n divisione era di circa 9,600 uomini e di 9,000 la 9a. Altri 6 battaglioni bersaglieri (6° da Ravenna, '10° da Faenza, 117° da Perugia , ,19° e 40° da Firenze , 28° da Ancona), e il reggimento lancieri di Novara da Parma, ve nn ero trasportati con ferrovia a Terni tra il 5 e 1'8 settembre, per costituire una riserva al corpo d'esercito d'osservazione. Fra il corpo d' esercìto e le divisioni 2a e 9a, 1',1,1 settembre avevamo sul confine pontificio, preparati a varcarlo, 5·1 ,000 uomini con 7,300 cavalli e ,1'J 4 bocche da fuoco. Era una forza pressochè tripla delresercito. pontificio; e come ho già detto si pensava che di fronte a sì notevole preponderanza numerica i pontificii avrebbero poLuto senza scapito per l'onore delle loro armi cedere senza com battere; e davvero che il simulacro di res istenza a Civitavecchia e a Roma non mutò guarì le cose.
1'm:1dine di trasferirsi il più rnpidamente possibile da Orvieto a Narni, mentre le divisioni ,J,1 • e 112a dovevano restringere il loro concentramento e avvicinarsi maggiormente alJa frontiera a Passo Corese.
V. Sulle prime pare che nell'eventualità di muovere su Roma il disegno d'operazione fosse: marciare con due divisioni ( l' 11• e ma ) per la riva sinistra del Tevere ; col la terza (la ,13•) muovere da Orvieto contro Civitavecchia. Accennava ~d un tale intendimento la prima concentrazione di tre sole divisioni attive; due tra Terni e Rieti, ed una a Orvieto. E sembra altresì che questo disegno prevalesse sino al giorno 4 settembre, ma che allora sarebbesi parzialmente mod ificato, in ciò che la ,J3a divisione dovesse entrare nel Pontificio, non piò prendendo le mosse da Orvieto. bensì da :Narni per .Ponte Felice é Ponte cl'Orte. Difatti fa notte del 4 settembre la ·13"- div isione riceveva 1 1
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La formazione ord inata, come già ho detto, nei giorni 5 e 6 di altre due divisioni, la 2° ad Orvieto e la ga a S. Giovan ni Incarico) indica chiaramente che allora si volevano condurre le operazioni con temporaneamente su quattro linee : 1P e 12° di visione sulla sin istra del Tevere per Passo Co rese e l\lonterotondo; 13" division e per Ponte Felice e Ponte d'Orte su Civita Castellana e Viterbo e poi per Neri, Mon terosi e la via Cassia: la. 9a divisione per Frosinone e Valmontone, e poi secondo l'opportunità _per il Colle Favetta, ovvero per Velletri; finalmente la 2a divisione per Montefiascone , Bagnore.<l, Corneto su Civitaveccl1ia. Le tre prime colonne convergevano direttamente su Rorna; la qllarta, occupata Civitavecchia, avrebbe potuto concorrere allo investimento di Roma, se per avventura già non ne fossern state aperte le port.c. Ma anche questo disegno fu parzialmen te modificato negli ultimi g iorni. Fu stabilito che l'Ha e ma divisi.one entrerebbero per Ponte Felice e la rna divisione per Ponte di Orte, e quindi muoverebbero su Roma riunite . Crenendosi r.he Ponte Molle non sarebbe praticabile, perchè i pontificii si preparavano a farlo saitare, era inteso che si sarebbe gettato un ponte sul Tevere a monte di Roma, sia per presentarsi alla parte più debole della cinta , a Porta Pia e Salara, sia perchè la città Leonina rimanesse assolutamente inoffesa, quando fosse venuta l'i nesorabile necessità di ricorrere al cannone. E così fu fatto.
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OPEHAiIO Nl nllLl'fARI
l'iEU,'AGl\O ROMANO
Non è certamente il caso di fermarsi a discutere quale dei tre disegni d'operazione fosse il migliore dal punto di vista militare, <lacchè qualunque si fosse adottato, la ri.cscita non poteva essere dubbia. Quanto a forze sarebbero basta le tre, come due divisioni. Quanto a linee d'opcrazioni, la più spedita era quellà per Passo Corese e Monterotondo;, sia perchè Ja strada più diretta e corta, sia pel'chè così si faceva a meno di gettare un ponte sul Tevere; e la ge ttata di -un ponte è semp re soggetta a difficoltà e ritardi. ' Per altro di fronte ad un nemico che avesse po tuto attaccarci per via, è evidente che questa linea d'operazioni era la pessima; un corso d'acqua a des tra, .ed alture a sinistra, ed alture sempre poco praticabili alle artiglierie ed impraticabili affa tto alla prima pioggia ,... un po' prolungata. _ · Nel caso attuale non v'era probabilità di essere attaccati, perocchè il grosso de' pontificii aveva di che fare in Roma per tenere in freno la popolazione. Non fu dunque di certo per considerazioni d'ordine puramente militare che il primitivo dìsegno d'operazioni venne mutato , bensì essenzialrnen te per altre considerazioni. ]~g. a -me sembra possan·o essere stole le seguenti: 1° Evitare la regione di Corcse che è malsanissima, e dove basta arrestarsi poche ore per essere presi dalle febbri; 2° Avere maggiore spazio per le mosse e per gli accampn men ti delle truppe; 3° Entrare subi Lo nell'importante provincia di Viterbo con tali forze da costringere i distaccamenti pon tificii che vi si tl'Ovavano ad evacuarla, senza crie avessero temp o di far danni e violenze agli abitanti. 4° Allentare di due o tre giorni le operazioni decisive, sempre nella speranza che il Papa potesse indursi a più mite consiglio;
5° E forse anche ingannare i pontificii circa al vero punto per il quale in Lcnde, amo entrare in Roma. E vi si riusc-ì poich è munirono di ar~iglierie l\Ionle Mario e lasciarono quasi prive di difesa e Porta Salara e Porta Pia.
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1
VI. Il 40 seLtembre, giorno in c'ui, come già ho detto; fu dal governo dato l'ordine di entrare nel territorio
romano, la ;2a divisione era sul confine a Sugana, Porano e Torre San Severo , pronta a marciare su Montefiascone; la ga stava ultimando il suo concentramento di formazione tra Aree, Isoletta, Roccasecca e Palazzolo , col q,1artier generàle ad Aquino; il 4° CorpJ d' esercitù trova vasi tra Poggio l\Iirteto e Narni, col quartier generale a Terni. L'Ha divisione era ancora sul Corese, ma pronta a muovere su ~fogliano; la ,12a accampava nei dintorni di Mag liano, guardando Ponte Felice; la 13a divisione, partita tra il o ed il 6 da Orvieto, era giunta la sera del 7 a Narni , dopo una mossa assai faticosa e perfetta men te eseguita ; e merita di accennarne il modo . Alle 1O di sera del 4 settemb re arriva va alla ma divisione l'ordinedi trasportarsi su Narni. L'unica strada praticabile per •tale mossa era quella per Todi, lunga 67 chilometri; e vuol dire tre marcie ordinarie, o due marce un po' lunghe, se non fosse il ,terreno troppo accidentato, incessanti le sali te e le discese. La ferrovia sebbene non sia ancora in esercizio che sino a Baschi, 8 chilon1etri oltre Orvieto per chi venga da Siena, è ·tuttavia praticabile si::o all'altezza di. Alviano, cioè sino a 20 chilome1 1i d1 Orvi eto.
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OPEI\AZIONJ l\llLITARI
Il generale Ferrero pensò di utilizzare questo tratto di strnda ferrata per accelerare la marcia delle sue fanterie (8 battaglioni, perchè la brigata Cuneo non aveva ancora raggiunto e moveva dil'ettarnen te da Perugia a Spoleto per Narni). Cotesto trasporto fu eseguito il mattino del 6 da &O vagoni, che fecero sei corse tra Orvieto e il passo di Alviano. Rimanevnno 26 chilometri di strada per Lugnano e Amelia, e di pessima strada che gli zappatori furono costretti di aggiustare in più punti: e questa distanza venne percorsa a piedi. I due squadroni di cavalleria, la brigata d'artiglieria, il treno, le ambulanze ed il carreggio tutto dei corpi di trnppa passarono invece per Todi. L' 8 la divisione doveva proseguire per ~Iagliano, ma, come con:)egucnza del mutato disegno d'operazion e, la sera del 7 ricevette ordine di arrestarsi a Narni, e fu raggiunta dalla brigata Cuneo.
L'o1Jine di entrare nel tcrrit01·io pontificio partì da Firenze la sern del ,10 mediante telegrammi direlli ai generali Cadorna, Bixio e Angioletti, che sino al loro arrivo sotto lloma doveano operare indip enùentemente l'uno dall'altro. Quest'ordine portava che il confine doveva essere varcato non prima delle 5 pomeridiane ùell'·I 1, e non dopo le 5 an timeridiane del giorno successivo. E la sera stessa del 1 O partivano da Firenze per Terni, Orvieto e Aquino t1·c ufficiali, latori della conferma in iscritto dell'ordine di passar la frontiera e delle istt· uzioni tlcl governo. In queste istruzion i era indicato a ciascuno dei tre gene rali l'obbiet.tivo proprio. Al genernlo Cadoma era prescritto di entrare per Ponte Felice e Ponte Orte, occupare Civitacastellana e Viterbo, e marcial'e quindi su Roma; giunto in vista della citlit, arrestarsi e mandare un parlamentario per chiedere il licenziamento della soldatesca straniera al servizio del Papa e per vedere di ottenere senza violenza l'ingresso delle nosll'e truppe in Roma. Al generale Angioletti era detto <li marciare per Frosinone e Valmontone; di arrestarsi ad una marcia da Roma, cd operare la sua congiunzione col 4° Corpo d' esercito, appena possibile, passando allora sotto gli ordini del generale Cadorno. Il generale Bixio aveva por còmpito : muovere di-
Compagnia di disciplina
1874 uomini
618 1679 1148
. .
. .
3010 1195 1075
1000 159 506
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Civita.vecchia era presidiata da tre compagnie di zuavi e da 900 soldati indigeni, in tulti ci1·ca 1300 uomi n i. Le trnppe sparse in distaccamento nelle provincie di Viterbo, Velletri e Frosinone, avevano ordine di ritirarsi a Roma, appena i nostri avrebbero varcato il confine .
Le truppe pontificie, la forza delle quali ne' primi giorni del settembre ascendeva a 4'.2600 uomini (~) erano distribuite come segue: In Roma 9300 uomini. Tra Velletri e Frnsinone 1400 uomini. Tra Viterbo e Civitavecchia 1900. (1) Gendarmeria Daltagliono sedentario Reggimento fantoria. Bnllaglioni cacciatori. Zuavi . . . . . • Carabinieri esteri . • . . Legione Romana (Antiboini) Artiglieria . . . . . . Gonio . . . . . . . . Dragoni . • . . . . Trono. . • . . . .
NELl,' AG no ROMANO
id id. id. id.
id. id. id. id. id. id. id.
Totale. • . 12621 I'
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OPERAZIONI MILITARI
NELL' AGllO ROMANO
rettamente e per la via più corta sopra Civitavecchia, cercare di penetrarvi, però senza ricorrere alla forza; ciò non essendo fattibile, investirla e bloccarla col concors6 della squadra, che a tal uopo era mandata nelle acque di Civitavecchia, e attendeee un ordine espresso del governo prima di aprire il fuoco. Era prescrizione comune di condurre le operazioni in modo da evitare le occasioni di combattimento I presentando ovunque una tale preponderanza cli forze che poi.esse indurre le truppe pon tificie a ri tirarsi e a cedere, adoperan_do, per mezzo di parlamentari, le forme più concilian ti e miti per non is pin gerle ad una inutile resistenza per p untiglio d'onore . Le case e gli ordini religiosi e le persone, a qualunque partilo appartenessero, doveano essere non solo rispettate, ma protette contro ogn i violenzo, come pure la libertà dei Romani e la sicurezza della Santa Sede. Ed era altresì categoricamente prescritto cbe si dovesse lasciare la più ampia ·libertà ai _cardinali di r ecarsi ovunque loro aggradisse, e così al Sommo Pontefice, al quale, jn caso d'incon tro, le truppe nostre . dovevano gli onori militari come a Principe Sovrano. Tre colonnelli e due generali dell' esercito italiano nati vi delle provincie romane, erano stati designati pe; assumere, mano mano sarebbe occupata una provincia, i necessari poteri per la tutela dell'ordine pubblico e pee promuovere la formazione di giunte .distrettuali e pro,iin cialì. Queste giunte dovevano esercitare Je attribuzioni politi?he e . amr.ninistrati,'e dei deleg;1ti ,e dei governatori, e ptgliare quegli urgenti provvedimenti che fossero indispensabili al buon andamento della pubbli ca cosa. I comuni si sarebbero governati. da sè , entro
i li miti delle proprie attribuzioni, mutando, se d'uopo, le rispettive rappresentanze comunali. Gli impiegati amminis trativi e giudiziari che non avrebbero abbandonato il loro posto, continuerebbero nell'esercizio delle loro funzioni. Le casse erariali e provinciali non avrebbero alcu n carico di spesa per viveri e trasporto di truppn, e tutte le somministranze fatte per ques to od altri argomenti sarebbero png~te in contanti dall'amministrazione mil itare. E per assicurare il manten imento dell'ordine in ogni luogo eran o state preparate all e spalle del 4° Corpo d'esercito e della ga divisione altre truppe che avrebbero tosto forn ito i pres idii necessari. Tutte queste istruzioni e disp osizioni emanate dal governo italiano, e che furono religiosam en te c,sscrvate dai nostri capi militari e da tutti, sono la prova la più manifesta com e fossero sincere e schiette le dichiarazioni diplomaticamen te fatte dal nostro gabin etto , e come fosse il suo più vivo deffiderio cli riescire nel compimento del vo to nazionale senza violenza ed elfosione di. sangue; ed in tale co ncetto era deLtnto il proclama col qua le il generale Cadorna annunziava alle popolazioni romane l' ingresso delle tl'U ppe nostre.
ITALIANI DlJLLE PftOVIN"GIE ROAIANE!
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Il Re d'Italia m'ha afll dJta un'alta missione, della quale voi dovete essere i più cftìcact coopera tori. L' Esercito, simbolo e prova della concordia e dell' Unità Nazionale, viene tra voi con affetto fraterno per tute lare la sicurezza d'Italia o le vostre libertà. Voi sapr<)tc provare al l'E uropa come l'esercizio di tutti i vostri di ritti possa congiungersi col rispetto alla dignità ccl all'Autorità Spirituale del Sommo Pontefice. La indipendenza della Santa Sede rimarrà inviolabile in Al\:1':0
xv.
VOL. lV.
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OPERAZIONI ìl! ILITAI\I
NEl,L' AGRO ROMANO
mezzo alle libertà ciUadirn~, meglio che non sia mai stata sott() . Noi non ve-nia.roo a portare !A gner ra, ma la pace e l'ordrne vero. Io non devo intervenire uel Governo e nt:lle A.mminislrazioni a coi provvcdcro'te voi stessi. Il mio còmpito si limita a mantenere l'ordine pubb lico ed a clifcndero l'inviolnbili tà det suolo della nostra Patria comune.
la prolezione degli in tervenli stran i.eri .
T<\r ni. Jl se llcm brc 1870.
Il luogotenente generale Comandante il IV Cm-po d'Esercito R. CADOilNA.
·'
VII.
La 2° divisione varcò il confine ali ' AppRr ita alle pnmtr :diane del g: crno 11·1, cioè alla primo ora consentita dal governo , e verso la mezzanotte ponevn if suo campo sotto a Mon~efiascone, r:he le truppe pontificie avevan o sgombrato un' orn prima, ritirandosi sopra Velralla. Un battaglione del .i-6° fan Leria occu pava il 'fr , ~Qmi.ttino seguente Bagnorea e vi faceva prigionieri un a ven ti na di zuavi, tra i qunli nkuni uffiziali. Lasciato un distacca;nento a Montefiascone, versù mezzodì del 12 la '.z" divisione ponevasi in marcia per Marta , ove aceampava la notte. Fin dalla sera preccclr: nte il generale Bixio aveva formato una colonna volau te, composta dei tre battaglioni bersaglieri della div.ision e, di due squadroni del reggimento cavalleggeri di Lodi e cl i. una batteria·(la '.z" rlell'8° regg.) Questa colonna doveva portarsi co lla massima celeritlt su Civitavecchia per tentare di sorprenderla se possibile , od nltrimenti tagliare le comunicazioni r,;
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di quella for.tezza con Roma ; e carnmin face ndo doveva cercare di tagliar la ritirata su Roma ai d istacMmenti pontificii della provincia di ViteTbo . Il comando ne fa dnto provvisoriamente al luogotenente colonnello del 46° fanter ia, Rossi, finchè giungesse il colonnello del 36° fanteria, Crispo, chia mato npposiLamente olla 2a divisione . Questa colonna moveva da Montefiascone nel mattino del 12 e dopo aver riposato qualehe orn della noLLe a Toscanella, riprendeva la sua marcia e giun geva alle 9 anl. del '13 a Co rneto, ove arrestavasi dopo percorsi 70 chilometri -in me no di ,1'0 ore: ciò j·: •7 che può ben éliìàmarsi cnmminare abbasLaqza rapi-
~'· damr. nle.
Fn~tt1-1nto il grosso della division e si era portato da 1\Iartn 2 Toseanella; ma il generale Bixio, cui premeva di veder cli tngli are la ritirata alla colonna pontificia che avevn sgombra to Vi,lerbo e ritirn.vasi per Vetrall a e Monte Romnno su Civitavecchia, proseguiva per Corneto, ove giungeva verso il mezzodì. Qui vi ordinava alia colonnn vol:inte di muovere subito su Monte Romano , ma i suo , esploratori vi giunsero che i pontiGcii n'erano da più ore pnrtiti per Civitavecchia, onde verso le •I 11 porn. la colonna ri entrava a Corneto. Nel H il grosso della divisione da Toscanella si trasfer iva a Corneto. Da ~fonte (foscone aCorneto non corrono che42chilometri, ma la strada è cattiva; si succedono interminatamente erte salite e discese rapidissime; ed in molti passi è d'uopo l'aiuto delle braccia dei soldati per ispingere su i carri o per trattenerli nella scesa. Onde sebbene non rJ lu nga, questa marcia tornò ussai impicciata e faticosa. -- All'alba de.I '14, ilgeneraleBixio conducev;l in persona una ricognizione composta di 2 squadroni di caval( . . leria e 4 batteria d'artiglieria, da Corneto v~rso Cmta-
OPERAZIONI nllLITAnl 84 vecchia e verso la Torre d'Orlando, alla quale egli voleva trasferire il suo quartier generale (1) . Questa ricognizione verifica la presenza degli a.vamposti pontifici alle Torrette , e trova molte fami o·lie che fugo·ono dalla città per la paura del o o d. . bombardamento. I nostri soldati cercano 1 rassicurarle , ma loro si risponde che anche più delle bombe italiane gli abitanti di Civitavecchia temono le ire cleg!i zuavi, i quali sono esaspcrn ti e decisi a non arrend_ers1. Nel pomeriggio il generale Bixio abboccavas1 col conlrnmmiraO'lio Del Carretto, comandante lu squadra ch'era ~ncorata a 'Porto Clementino; e quivi fu con;binato come bloccare e minacciare lu fortezza il domani . La squacfra doveva nelle ore antimeridiane del ,15 avvicinarsi a Civitavecchia per indurre pi Lt faci lmente c'olia sua presenza il comandante della fortezza alla resa che gli su rebbe stata offertu da un parlamentario mnnd"to dal geuerale Dix.io. Se la resa non era accol tn, la squadra avrebbe aperto il fuoco con tro i bastion i n° 5 e 6 per evitare di recar dann i alla città. Prima dell'albeggiare del 15 tulle ìe tri.1ppe della divisione ,prendevano le mosse per portarsi ad occunare le loro posizioni d'imestimen to . A d0stra stahil ivasi la brigata granatieri di Lombnrdi a CQn due batterie : la fanteria a destra della struda maestra, coperte. da Monte Rozzo ; una batteria a l\ionte Rozzo , e l'altra su di un altipiano a circa ,1 ooom ol l'cst di Torre Orlando. Al cen tl'O erano disposti i tre b,.lllaglioni bersHglieri con· le due altre batterie della divisione, a cavallo della strada cli Tolfa . A sinistrn era 1
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la brigata Reo-o·i sulla. via t,o o a Torre del Marangone, • Aurelia. I1 rima di sera l'investimento era co rnprnto. Nel mattin u il capitano di staton1aggiore Orero era stato mandato parlamentario al comandante di Civitavecch ia per dom andargliene l'occ upazione per parte delle . . truppe della '.t? divisione. Il colonnello Serra comandante la fortezza ricevette il nostro parlam entario in presenza del consiglio di difesa. Faceva parte dì questo il magg·iore Dalbiousse comandante gli zuavi, ed aveva voce preponderan te, at~alchè la dom anda fu respi nta. Si richiesero però 24 ored1 tempo, ma il generale Bixio, consultato, non ne accordò ch_e ,12, dichiarando risolutarnen te. che se per le 3 an timeridiane del 16 le porte di Civitavecchia non erano aperte, le nostre artigl 1erie di terra e cli mare avreb . bero aperto il fuoco. A auanto pare il comandante della fortezza desiderava ~vitare l'effusione di sangue e i danni alla cit.tò, , ma il mao·o· iore Dalbiousse voleva che almeno si sparassero alc°une cannon ate; perciò si chiedeva che solo le nostre artiglierie di terra avessero fa tLo fuoco, e non . quelle della squadra. Il fatto sta ehe alle 11 della sera giungevano al ge. ne rale Bixio due parlamentari per annunciargli che la resa era accettata, pnrchè si lasciassero tem poraneamente in libertà gli ufficiali degli zu avi; proba~i_lmente volevano riparare a Ro ma. Ma il generale B1xto respinse siffalla condizione, lascia~do 3_o.re di tempo a toglierla. Eq infatti all e 2 ~n t1m?ndiane del -16 la resa era conven uta, e la cap1tola z1one era estesa, alle 51/ antimeridiane, nella fortezza stessa, dal colonnello S. Marzano, capo di stato maggiore della 2•divisione, e dal comandante di Civitavecchia; ed eccone in sunto le condizioni: « La guarnigione di Civitavecc:hia si determ in a ;,1lla 1
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(1) Salvo a Orvieto ed a Civitavecchia il qua.rlier generale del generale Bixio fu sempre un bivacco .
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resa considerando impossibile la difesa contro il doppio attacco per terra e per mare da cui è minacciata. « Tuttt le truppe della fortezza, qualunq!le sia la loro nazional ità, saranno considerate come truppe regolari del Santo Padre. - Gli ufiìziali conserveranno le spade, i cavalli e il bagaglio - la truppa poserà le armi, ma conserverà il bagaglio. « Agli ufficiali ed ai graduati di truppa ind igeni saranno riconosciuti i loro gradi, gli stipendi e i diritti acquistali . Agli ufficiali e so ldati esteri sa rà concesso il rimpatrio e i diritti stipulati col governo pontificio. « Alle ore 7 del giorno ,J 6 una nave italiana entrerà nel porto di Civitavecchia, sca mb iando il saluto d'uso. Alle 10 antimerid iane Je truppe della · 2a divisione avranno ingresso nella fortezzn. « Il Bucintoro papale Immacolcita Concezione, col suo equipaggio, rimarrà a disposizione del Santo Padre. » In conformità di qu este con.dizioni alle 7 antimeridiane del Hì la corazzata Terribile entrava nel porto e s'ancorava dirimp etto, al Lazzaretto, ove doveano stare rinchiusi gli zuavi sino al momento della loro pat'tenza; ccl all e ,JOen trnvan op urel e nos lretrn ppe per le ti·e porte di Corneto, Camporello e Romana. ~1igliaia di bandiere nazionilli adornavano le viè percorse dai nostri soldati; e la ci ttì1 echeggiò tutto il giorno di applausi e di evviva al Re ed all'Italia; alla sera lum inaria generale e festa completa e quasi frene tica. · Il 17 arrivava il generalo Cerrotti destinato ad assumere il comando del la fortezza e della provincia; e la 2a division e riceveva l'ordine di portarsi celerement0 verso Roma, ino ltrandosi sino al fiume di Galera.
stato, pensò valersene per il trasporto delle sue fanterie, mentre la cavalleria, l'artiglieria e i carri seguirebbero la via Aurelia. La mossa princip iò il 18 di buon mattino, e prima della mezzanotle dello stesso giorn o l'intiera divjsione trovavasi a Palo, e ne ripai-Liva alle 2 anl. del '19 -per occupare la linea del Galera. A presidio di Civitavecch ia erano rimasti tre battaglioni. Nel pomeriggio del 19 un telegramma da Firenze annunciava al generale Bixio che la mattina seguente il 4° Corpo e con esso la 9n divisione avrebbero attaccato Roma dall a parte sinistrn del Tevere, che per ciò I-a :2" divisione doveva procedere verso Ro ma per essere in misura d·i concorrere dalla sua parte all'attacco, rispettando sempre, ben inteso, la città Leonina. E la divisione l3ixio lnva va immantinente i suoi campi e per la via Aurelin porlavasi sotto Rorn a, ove all'albeggiare occupava villa Carpegna , villa ~lattei e la strada che ha nome da quest'ultima villa; il quaetier gen erale a villa De Antoni . Anche ques ta marcia merita menzione. In due giomi furono perco rsi i 63 chi lometri da Civitavecchia a Roma per la via Aurelia, e 8·1 chilorn.etri per la strada ferrata. Scarseggiava il materiale ferroviario, ma si fecero andare e tornare tre volte gli stessi treni, e tutti· si sopracaricarono; si tolsero i banchi di dentro alle vett ure, e i bersaglieri, per la maggior parte, fecero il tragitto sopra i vagoni. Senza un tale ripiego, ci sarebbero voluti tre giorni per cotesta mossa.
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Il generale Bixio fatta riconoscere la ferrovia tra Civitavecchia e Ponte di Galera e sap uto la in buono
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VIII.· L',1 1 la 9a divisione erasì concentrata in avanti sul Liri : la brigata Savona ad Isoletta, la brìgnta Pavie. ad Aree, la cavalleria e l'.,n·tiglieria a cavallo della strada dietro Aree; il quarti er generale a S. Giovanni Incarico. Alle 7 ant. del 42, prima a varcare il confine fu la brigata Sa.~ona, e dietro ad essa il restante della divisione che andò a metter le lende sotto a Pofi, 8 chilometri prima di Frosinone. Il quartier generale si stabilì a Ceprano. Alle 5 ant. del ,13 fu ripresa la marcia, la brigata Pavia in testa . La divisione allraversò Frosinone che i soldati pontificii aveano precipitosamente evacuata, e si portò ad accampare fra la ferrovia e il convento della: Neve. Il quartier generale si arrestò in Frosinone. Il 14 la divisione, sempre alternandosi in testa di colonna l'una e l' altra briga(.a, si portò ad Anagni, ed il 15 raggiunse Valm ontone. Ivi sostò il 16 ; ed il '17, per cenno del comandante del 4° Corpo d'esercito, sollo gli ordini del quale era passata il dì prima, riprese la marcia per Roma; passando per Vel letri e Genzano, ove accampò la notte. · Il giorno dopo la division e s'innoltrò sino a bivac~are nei campi cli Roma Vecchia, a 4 chilometri dalle mura. La 2° division e percorso così 126 chilometri in 7 giorni, cioè 21 chilometri al giorno, tenendo conto del giorno di fermata a Valmontone. Le marcie non furono lunghe, ma la divisione giunse al posto suo anche un dì prima di quello d'attacco : furono
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quindi giustamente regolate, e ve n'era bisogno, _attesochè la divisione si dovette completare per via, come già notai, delle necessarie colonne del treno e di munizioni da guerra e da bocca.
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IX. Il ,i.° Coepo passò il confine un po' prima delle 5 ant. su dne colonne, 1'1 11° e la ,12° divisione e la
riserva per Ponte Feli ce, ]a :J3° per il Ponte d'Orte. La prim a colonna, diretta a éivita Castellana, aveva in testa la ,i,ia divisione, e per vanguarc1ia: il ,i-0° fanteria, il 35° bersagli eri, due squadrnni dei lancieri di Aosta un a batteria ed un disUiccarnenlo di zappa' tori, sotto gl i ordini del generale Angelino. Civita Castellana dista 9 chil. da Ponte Felice. Sorge sopra una specie cli rupe tufacea, al cui piede settentrion ale scorre entro un profon do P, largo burrone il torren te Treja. Per tragittare il Treja altro mozzo non vi ha che il ponte, ch'è pienamente battuto dall'antica e solidissima ròcca posta nel lato occiden' · tale di Civita Castellana. Vicino casa Cioui, a 5 chilometri circa da Ponte Felice, si distacca bensì, a sinistra per chi vien dal detto ponte, una stradicciola mulalliern, la q~a_lc scende per Palazzetto e il convento dei Cappucc1rn nel letto del Treja e risale poi per riunirsi alla strnda maestra: ma siffatta viuzza è affatto impnHicabile ai carri. La guarnigione di Civita Castellana - una compagnia di zuavi ed una compagnia di disciplina, in Lutto 226 uomini sotto gli ordini del capitano Papi - ave~ occupato con un suo- avamposto il convento dei Cappuccini, che trnvasi a tiO O metri prima del pon Le, e
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con un altro avamposto guardava il cigl io del burrone del Treja, laddove traversa la strada mulauiera poc' anzi accennata. 11 restante del presidio tenevasi nella ròcca. Verso le 8 la 12• divisione giungeva in vista di Civitacastellana ed arrestavasi a circa un chilometro al di qua di Cascina Crotti. Un battaglione del 39° fanteria che camminava in testa del grosso della colonna venne mandnto per la strada mulattiera , di cui ho parlato sopra, per girare il convento dei Cappuccini e cacc iarne i difensori. Contemporaneamente l'avanguardia si disponeva ad entrare in ciLLà r,el ponte. I pontifici ricevono a fucilate il battagli one del 39°, ma si ritirano prontamente nella rocca; onde il battaglione stesso, attraversando il burrone, pene tra in Civitacastel lana, ove entra pure quasi nello stesso momento una compagnia bersaglieri dell' avanguard ia, poi un'altra ed un battaglione del 40° fonte rìa. I pontifici, riun iti tutti nel caste llo, fanno fuoco su queste nostre truppe, ma esse, visto che la ròcca uon si può prendere di pr{mo àssalto, si me ttono prontamente al coperto nella città. Frattanto la balleria dell'avanguardia s'era portata innanzi ed avevn aperto il fuoco contro alla rocca. Non uno de.i" suoi colpi sbagliavr1; ma aprir la breccia in quelle antiche ma robuslt muea sarebbe stato affare lungo. Onde il generale Cadorn a , dopo circa un'ora, e per non perdere tempo, ordinò a due altre batterie di mostrarsi, e questo bastò perchè la bandiera bianca ven isse inalberala :;ulln ròcca e si presentasse il ·comandante a chiedere di capito'lare. Forse la guarnigione pensava di potere, dopo una breve resistenza, ritirarsi su Roma; nrn il generale Cadorna aveva avuto la precauzione di ord inare fin
dalla sera precedente al ·luogotenente colonnello Pinelli di passare con due battaglioni bersaglieri il Tevere sul ponte ferrovinrio cli Colle Rossetto e quindi rimontare la valle del Treja e portnrsi alle spalle di Civita Castellana per tagliar la ritirata alla sua guarnigione. E il tenen te colonnello Pinel li aveva eseguito la sua rniss ione, vincAndo rapid~inente tulle le difficoltà del terreno. La guarnigione ottenne di escir dalla rocca con armi e bagaglio. Le armi furono poi consegnate ad un nostro battaglione, ed i.prigionieri vennero tvsto sped iti a Spoleto. I pon Li ficii ebbero tre feriti, ed altrettanti ·i nostri bersaglieri. L',1 ,1° divisione, mossa l' ,1,1 dal suo campo presso all 'oster ia del le Fontanelle, dopo aver pernottato a Stimigliano, aveva tenuto dietro alla. Hl°, colla quale accampò il 12 al di là di Civita Castellana a c.a rallo della strada a Nepi. Lé1 riserva bivaccò invece all'ingresso della e.ittà . Queste truppe dovevano quivi sostare per atlendei:e che la ma division e avesse eseguita la sua operazione su Viterbo e si fosse condotta a Ronciglione. La ,13a divisione, che trnvavasi a Nami fin dal 7, ne era partita in direzione d'Orte a mezzogiorno del1'1'1 . Tulle le truppe a piedi tennero la strada mulattiera che costeggia la sponda sin istrn della Nera, passa alla destra sul ponte a.Ila Mole di Mon te d'Oro, e per Santa Liberata tende ad Orte. La cavalleria, l'artiglieria ed i carriaggi vennero trasportati con nove treni ferroviari sinu al ponte d'Orte; ma per questo movimento ci vollero due in tere giornate, n motivo della calca di vagoni, che per il servizio delle sussistenze del corpo d'esercito, si trovava su quel tratto di ferrovia.
NEJ,r.'AG!lO aO~IANO OPERAZIONI .11ÌLITAnI 92 Sino dal 1O due battaglioni, un o dcll'8° fanteria e l'a ltro del 58°, erano stati po rtati a Santa Liberata per invigil ore a che i pontificiì non guastassero la ferro,1ia o tentassero di roYi narc il ponte dì Orte; e questo distaccamen lo, vedendo nel pom eriggio dell' 11 clie i gendarrni ponlificii si preparavano a danneggiare il ponte, aven varca to il confi ne scambiando qualche schioppclluta ed aveva occ upata la stazione ferroviaria <l'Orte. Verso le 3 pomeridiane del 12, dopo una marcia lu nga e fa ticosa, il genc:rnle Ferrero co n le tru ppe di fanteria e dei bersaglieri, due squadroni di ca.valleria e una batteria entrò n Viterbo, cito gli zuavi pontifì cii amano sgombrata qualche ora prinrn. Installato il comando mili tare della provinci a, la 1 13" divisione dovevn il giorno '13, come già aecennai, portarsi a Ronciglion e, <laddove jJ 14 avrebbe raggiunto le altl'e dne division i del coepo d' esercito in ma1·cia per Roma suìla via Cassia. )la pervenuto verso le 1O pomeridiane del 13 a Roncig·li one il o·cnerale ' b Ferrero ricevette ordine di proseguire senza ind ugio, nella noLte medesima, per Monterosi. Il 13 era venuto al comandante del 4.° Corpo d'esercito 11n ordine elci governo di accelerare la marcia; e poco dopo il mezzodì erano partite da Civita Castellana la 11n e la J2a divisione, questa in testa. Per ren dere più sciolta la marcia, tnllo il carreggio era stato messo in coda della colonna, salvo una carretta per battaglio ne per portare i ,,iYeri di due giorni. L'equipaggio da ponti pt·ecedeva la colonna del carreggio. La no tte del ·13 al 1 t , l' l 1a e la 12° divisio ne accampa· rono alle SeUevcne, pochi chilometri oltre ~lonlerosi. La marcia fu ripreso. alle 3 antimcridit1 ne del 1t, prece duta
dalla cavalleria, che si spinse sin o al Casale della Giustiniana, mandando ricognizioni sulle vie Cassia e Trionfale. In una di queste ricognizioni una pattuglia del 2° squadrone dei lancieri di .l\orara , inn~ltratasi.sin o alle prime cnse di S. Onofrio, s'imbattè 1mprornsan~cnle sull e sco!Le degli zuavi pontifiei. Le cancò, ma ~rnnla sul sostcO'no e riceYula da vivissimo fuoco . di moschctteriu dovette rctrocedern. In questo pmno scontro ebbimo dalla parte nostra un morto, due feriti, e fallo prigioniero il luogotenente Crolli,. _cl~e i~ ca~·all o sfrena to aveva balzato di sello.. I po11L1hc11 chccs1 abbiano avuto tre morti e tre fcl'iti. ~
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Al tocco del giorno ,1i.-, il quartier gi>nera!P · ei. 4° Corpo era stabililo a Posta della Storta, a ,15 chilometri <la Roma . La ,12u divisione accampava in prima linea p1·csso r osteria del Casale della Giustìniuna ; la ,J1• , in seconda linen, a Posta della Storta. . . La 13" divisione, giunta. a l\Iontcros1 alle 7 anllmeridiane dovette arrestarsi per riposare, perocchè da Vi terbo' a Monterosi corrono 37 chilometri d_i stra ~la'. e cli stra<la disastrosa , ove più d'una v~lta 1 carn s1 dovettero trarre a braccia.
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Nella giornata del 15 la '13° clivi~ione ~aggiun_se ~I Corpo e andò ad accampare al Casale oe)la Grnst1niana. L' 11n divisione era mossa alle 7 del mattino dal suo campo di Posta della Storta, cd ave:a y orlale le sue tende tl'a il Casnle della Sepoltura d1 l\:~rone e quello di Grottarosa, ove medita vasi ~ass_a1:e 11 T~verc; la 42" divisione da Casale della G1ust1mana s1 . e1:a traslocala a destra del Casale della Sepoltura d1 Nerone
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OPEllAZIONI MILI1'AJ\I
sulle alture ove è il Casa le della Luchìna cogli avamposti dinanzi alla Casa del -~Ia rma, e col 35° bersaglieri e mezzo squadrone di ca valleria a S. Onofrio. La riserva clel 4° Corpo bivaccò dietro la 4 3a div isione a Posta della Stor1 ,1. La g iornata fu occupata in ricognizioni verso il Tevere e verso Mon te Mario, e in lavo ri per aprfrsi il cammino al tragi tto del Tevere: cosa non facile mnncando le strade praticabili a grossi. caniaggi de'pontieri, e_i borri, scavati dai molti rivi che fras tagliano , quell'aspra e deserta campagna, essendo senza ponti . Onde la brigata zapp atori del geni.o , sussidiato da drnppelli cli fanteria, non ebbe poco da fo re. , 11 giorno medesimo, il genera le C11clorn n, nniforrnandosi all'ordine ,n utone il giorno priina dal governo, mandava un parlamentnrio a Roma , il luogotenente colonnello di stato maggiore Caccial upi, laLore di una let.tern. diretta al generale Knnzler, c:omandnnle generale delle !ruppe pontificie. In questa lettera ch iede. vasi , a nome di S. M. il i·e c1·1talin , ì! libero ingresso dell e, ll' uppc italinn è in no ma per oceu pal'l a rni lita rniente; soggiungevasi la mission e di queste essern pnramente conservat.iva e diretta a tutel are l'ordine; ,1gli uffi cìal i e sott' uffic:inli indigeni sarebbero consenati i gradi; le lr ll ppe estere verreb bero licenziale, concesso e spesato l'immediato rim patl'j o c. guarentiti tntti i diritti regolarmente stipulati col go r erno pontificio. . Il gen erale Kanzler rinviava il parlamentario rispondendo: Sua Santitù desiderare di vedere Roma occupata dall e proprie s ue truppe e non da qu elle di altro sovrnno, oncl' egli (generale Kanzler} era risolut.o di fare resistenza con i mezzi a sua disposizione. Dopo una tale risposta altro non rimaneva che conseguire colla forza quanto erasi dimostrato impossibile di ottenere altrimenti. Nondimeno il governo italiano volle
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fare un estremo tentativo , e ordinava al · generale Cadorna di mandare il ,16 un altro parlamentario al ge nerale Kanzler per notifieargli. la resa di Civi.tavecchia e indurlo ad evitare un in utile .spargimento cli sangue. Questa missione fu affidata al maggior generale Carchidio e fu espressa nei termini i più cor\esi. Il general e Cadorna foceva appell o ai sentimenti di umanità del comandante generale de.Ile truppe pontificie, sentimenti che appunto per esser egli vicino alla Santità del Sommo Pontefice cloveano avere mag11;ior forza ed efficienza; essere così manifesta la inuti lità della resistenza, che doveva fai' tacere nn sen timento di esagerato punto d'onor militare, stimabile ed ammii:·abile. sl, ma · al momento inopportuno; pensasse all a responsnbilità che sopra dì lui s1 rivolgerebbe in caso di ostinato rifiuto. · Il generale Kanzler rispondeva: la presa di Civitavecchia non mutare sostanz ialmente la situazione e quindi non poter modificar,~ la prima sua risposta, e · rigettando con aeerbe parole la- respo nsabil ità cl.egli atti vi0lonti successi e ehe potrebbero succedere, ripeteva essere fermo suo proposito resistere. Mentre pendevano queste trattative, si continuavano soll ecitamente i preparativi per il passaggio del Tevere. Sin dal mattino del 115 il generale Co ne.con alcuni uffiziali del genio aveva eseguito la ricognizione del Tevere a Grottarosa, e trovato conveniente il sito, anche se la gittata del ponte avesse potuto essere contrastata: Le difOcoìlà cbnsistevano nel condurre i carriaggi da11 a via Cassia sino al luogo del ponte, senza passare sotto j J cannone di Monte Ma rio. Il terreno tra la via Cassia e la via Flaminia ch e scorre sulla riva destra del fiume è, come già accennai,
OPERAZJ.0'.\:I MIUTARI 96 montuoso e qua e là tagliato da fosse e da borri. :Nonostante si trovò una strada, appena appena tracciata, che aggiustata dagli zappDtOL'i, consentì stentato pDsso all'equipnggio da ponti.
La costruzione del ponte principiò· alìe 1O pomeridiane del 16, sotto la protezione di una batLeria e dei dodici banaglioni bersaglieri del corpo d' esercito, raccolti sotto gli ordini del luogotenente colonnello Pinelli. Una buona parte di questi venne subito traghettata co' ponton i sulla sinistra del Tevere, l'altra stette di scorta aìla batleria. La gittata del ponte costò quasi 7 ore di_lén'.oro a motivo deH'altezza delle spond e, nelle quah gli zappatori dove~~ero scavare delle rampe così dall' una come dall' aìtra parte: rampe che riuscirono anche troppo ripide, quella paTticolarmente dello sbocco; e fu causa di ritardo al passaggio dei carri, ulla gran parte dei quali si dovettero raddoppiare. i ?avalli . . Verso le 5 1/2. passati gli ultimi bersaghen, passò la 1] 3a divisione, ch 'era partita alle 9 della sera precedente dal suo campo presso all'Osteria di Casole della Giustiniana, e audò a fermarsi presso la villa Spada, accosto alla ferrovia . Alla ! 3" divisiooe tennero dietro: alle -IO ant. la ·i '.2" divisione , e poi la brigata d'artiglieria di riserva e la colonna dei bagagli e dei parchi divisionnli d'artiglieria. L' 11·l"' ~divisione stabilita sulle alture del Casale della Sepoltura cli Nerone, prnteggeva il ponte contro ogni offesa che p -'·sse essere tentata da Ponte Molle e con una sua batteria infilava il basso corso del Te verone per fa cili tare ai bersaglieri del tenente colonnello Pinelli l'occupazione dei ponti Salaria, Nomentano e Mammolo su di esso fiume. 1
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Non bastò la giornata del 16 al transito dell 'intero ,corpo d' esercito ; e non è .cosa da meravio·Jiare chi ~ensi . all'an_g ustia del passo ed alla stermin!ta quantità di carr1 che ha seco un corpo d'esercito . La Ha divisione restò pertanto sulla destra del Tevere, che varcò nel maLLino seguente. . Nel ~orneriggio del ,17 la 13• divisione si era portata m faccia a ponte Nomentano, nella cui vicinanza ac.campò la notte. La 12• divisione sostò invece innanzi . allo sbocco del ponte militare la destra alla via Salaria e la .sinistra al fiume . Il quartier gerierale del 4° Corpo fu st~bilito entro· un casotto della fereovia presso a villa Spada. I nostri beesaglieri avevano guarnita la riva destra delt Te verone ; ma non erano giunti in tempo ad impedire la rnviua del ponte Salaria della ferrovia , che un uffiziale del genio pontificio fece saltare, anche ' prima, dicono, ne avesse avuta la formale ino-iuòzione 0 dei. suoi capi. · La_ mattina d~l .'17, mentre il generale Caclorna presenzrnva sulla srnistra del Tevere lo sfilare delle s:...e truppe sopra il ponte, gli si era presentato ikontdrnim ministro di Prussia presso la corte pontificia , e l~ avea caldamente pregato volesse ritardare di almeno 24 ore l'attacco della ci ttà, cbè egli avrebbe cercato di indurre il Papa, malgrado la pressione che sopra l'animo soo esercitavano i capi· militari, a desistere da ogni resistenza. Il generale Cadorna, conscio delle precise intenzioni del governo italiano cli non ricorrere alla violenza se non come ad estremo partito, accolse dì buon oTado la domanda. D'altra parte il soprattieni che egli accordava, gli era necessario per raccogliere ed ordinare AN~O
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98 OPERAZIONI MILlTARl Je sue truppe. Pare però che i pontificii non avessero e,ognizione di questa specie di tregua, o non volesseroda rsene per intesi, <lacchè nel mauino del 18 élprirono il fuoco contro la divisione Ferrcro, che passava il Teverone a ponte Mammolo. A mezzodl del 18 il conte Arnim significava al generale Cadorna l'insuccesso dei suoi tentativi, ringraziandolo della deferenza usatagli e sciogliendolo dallo impegno preso. Fu allora soltanto che il governo pienam eote convinto come la. volontà del Santo Padre non fosse Jibera ma soggetta a qu ella dei capi delle sue milizie straniere, ingiunse defiffitivamentc al comandante generale del 4° Corpo d' esercito di adoperare la forza delle armi per entrare in Roma. Qu ella sera (1 ~) la 13a divisione era accampata a cavollo della via Tiburtina, la brigala Cuneo a destra, e In brigata Abruzzi a -sinistra, con due batterie al centro; e i suoi due bottaglioni bersaglieri, in avanti,. alla nasilica di S. Lor1::nzo. La 1'.2" divisione trovavasi ancora sulla destra del Teverone, in faccia a ponte Nomentano, il 41° fanteria era spinto al cli là del ponte, a Santa Agnese, col ·12°' battaglione bersaglieri in sostegno. L'H" divisione, della. quale il ~enerale Cosenz, tuttochè non ancora perfetlnmen 10 ri messo della sua caduta da cavallo, aveva ripreso qu el dì stesso il comando, bivaccò a Ponte Salariil , avendo però anche esso i suoi bersagl1eri su lla sinistra del Teverone, sul qu ale, presso al ponte rov inato, gli zappatori stavano costruendo un ponte di cavalle ti i . Le Lruppe dellfi riserva bivaccH vano dietro la 12"' divisione. li quartier generale del comandante del .corpo d'esercito lrovavasi a Casal dei Pazzi.
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Quando fosse stato assolutamente necessario, l' attacco avrebbe po tu I.o , eseguirsi il •I 9, le 3 divi sioni del ~° Corpo e le 9•. trovandosi fin dall18 a 3 chilometri dalle mura dt Roma; ma era senza dubbio ~iglior ?onsigl!o las~iare un a giornata alla truppa per r1posars1 ed ai capi per riconoscere bene il luoO'o ove doveano operare. E ciò conveniva altresì per d~r tempo alla 2a divi sione di giungere solto la città: non perch_è fossevi stretto bi sogno del suo concorso, ma era prossimo e poteva sempre tornare efficace. E l'attacco fu rimandato al 20.
X. Le disposizioni date dal generai Cadorna per l'attacco erano le seguenti: La 9• divisione, che il 19 erasi innoltrata sino a porta Furba, attaccherebbe le porte S. 6-iovanni e Latina. La ,13a divisione, postata sulla via Tiburtina, cercherebbe di penetrare per porta S. Lorenzo o per porta Maggiore. Questi due attacchi non dovevano esse re propriamente che finti attacchi per occupare l'inimico e distoglierlo dai veri punti d'assalto, cioè dal breve tratto della cinta compreso tra le porte Pi a e Salara. Ed erano incaricate di questo la 11 • e la 12• divisione. La 2• divisione doveva essa pure attaccare la città dalla destra del Tevere. . ~ra ordinato che il fuoco s'aprisse alle 5 1/. antimeridiane, e, naturalmente, prima dalla 9• e dalla rn• divisione .
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OPERAZION I M1LITAlU
Le pri me canna.nate partirono alle 5 % antimeridiane p.recise del g iorno 20 dal le batterie ,della 13à. di visione , Il generale Ferrero dietro un'accurata r icognizione eseguita !l giorno precedente, aveva giu dicato che sarebbe. stato più conveniente il dirigere le sue offese cuntro i tre archi · di Por,ta Maggiore p er i quali la: ferrovia di Napoli entra in cittft. Quel punto era protetto da una- 61Jecie di tamburo in muratura, ma l'azio·nc del cannone era più li bera e dominan te, e qu indi sarebbe 'riescita più efficace e pronta che non .contro la porta S. Lorenzo. Per ciò nel pomeriggio del ,19 egli · aveva fatto nppoggiare a sin istra le sue truppe onde· preparare pel domani l'ordine seguente: . La briguta Abr uzzi , schierata in due linee sulla sinisL_r~ de)la vi'a Tiburtina, la destra appoggiata alla basilica di S. Loren zo e al CDmposa nlo; la brigata Cuneo era p ul'e in due linee, aLLelata a cavD llo dcHa via ; P~_enestin~; i due battaglì oni bersuglieri (16° e 36°) prn av;rnt1 , a destrn e sinistra del pnnto ove la strada ferrata taglia la via di Malabarba ; la cavalleria in riserva, sulla via I'renestina , dietro ii fosso della Maranella; le tre hatt.e rie scaglionnte nel tratto di terreno tra via Prenes Lina e via ~fa laba l'ba. Per coprire questo movimento, il 3° battaglione del 57° fantet·ia aveva dovuto spingersi avanti , fino a porre sotto le mura i suoi avampos ti . La fanteria pontificia si era limitnta.duran~c il giorno a far fuoco contro a queslo' batt.aglione, ma sul far della notte aveva tent~,t,o una sortita, rbe era stata vigorosamente rinc:ac- , ciata alla baio·n ena dalla 9• compagnia del 57°. In questo scontro ebbimo due ucc-isi e due feriti . . Alle prime cannonate della 6a batteria del 9° reo-o g~mento contro ai tre archi della ferrovia, i pontifici !lsposero con qualche colpo d'artiglieria, ma poi si
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limi ~ar_ono al ~u~co. di fucil eria, lllantenendolo però assai vivo dnllefentcne e dall'al to del~e torri deHe mura. ll general e Ferrel'o fece allora avvicinare le sue batterie sino a 300 m0tri per aprire più speditamente la brecci~. La fanteria si portò ·essa pure inMnzi, coprendosi colle ineguaglianze del terreno per essere pronta all'assalto. · · · La 6" batteria g ià aveva aperto il fuoco a 270 metri e già due colonne d'attacco eransi appressate per le vie Prenestina e ~1alabarba a 100 pa-ssi dalla cinta e stavan o per slanciarsi ali' assnlto, quando sulle ~u ra venn e innalzata la bandiera bianca e sospeso 11 fuoco .
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Dalla parte della 9a divisione alle 4 antimeridiane erano mosse da porta Furba due colonne : l' una in direzione di porta S. Giovanni sotto gli ordin i del maggior genera le De Sa uget, e composta: cl i tre batt~gli.~ni della brigata Savona con 14 pezzi, l'altra in d1rez10ne di porta Latina , comanda ta dal colonnello br!gadi ere n!igliarn e composta di tre battaglioni della bngata Pavrn, con 4 pezzi . Dodici_ dei 14 ~ezzi dell a colonna De Sauget si posero rn batteria alla cascina MaL Leis per ismantell are la porta S. Giovan ni, che era stata coperta. da uno spa.JJ eggiarnento armato. con .i, cantloni . Alle 5 % ques ta batteria apriva il fuo co, e lo continua.va v~vissimo per due ore, cagionàndo gravi danhi alle difese della porta. I pontifici, levate le lo ro ar tigli erie dallo spalleggiamento, rispondevano qualche ra.r·o colpo dal bastione a sinistra della pona . Ivi a vevano soltan to due pezzi, ma non si potevano ef1ì_~ac~mente controbattere dalla cascina Matteis; per cio ~I ~cner~le_Angioletti ord inava che gli Dltri due pezzi d1 cm disponeva il generale De Sa uget e che
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sino allora erano rimasli in riserva, fossero messi in batteria sopra una rislretta elevazione di terreno che trovasi ~I bivio de_lle vie per Frascati e per Na poli. A questi_ due_ pezzi ne. veDn ero poco dopo aggiunti due alln tolL1 da quelli a cascina Matteis, gli altri 10 furono mandati a rinforzo della colonna ai si nistra. Qu esta colonna erasi bensì porto ta dapprima su portu L?tina, ma non.avendo trovato un sito ove poslare convenien temente le sue artiglierie, si era diretta invece ad allaccare porta San Sebastiano . 1~ veva aperto il fuoco alle 6, ma con pochi risultati, non avendo che 4, pezzi da campagna, ed il terreno non essendo propizio all'attacco . ..Era _poco più delle 10? e il g13nerale Angioletti aveva g~a disposto due pezzi suJia via di Napoli a breve distanza dalla porta San Giovanni per finir di aprirla, quando ad un tratto la porta, che da qnal che tempo ardeva, rovinò . Dastaron o altri pochi colpi di cannone per isgo mbrare l'ingresso, e la colonna d' assalto era già sulle mosse, allorchè anche qui venne alznta bandiera bia_nca e cessò il fuoco. Il generale Kanzler già a'\leva chiesto ed ottenuto dal generale Cadorna di capitolare.
In tale intendim ento, nella notte dal 19 al 20 la 11• <livisiune aveva preso le seguenti posizioni di combattimento: in prima linea la brigata mista 19° e 35° fan teria e con essa i battaglioni bersagl ieri '.il'\ 0 e 34°\ occupando col 21° battaglione bersaglieri e col 35"0 fanteria la villa Borghese, e col 34° battao-lionc bersa. o 1 ,g ieri e 19° fanteria la ·villa Albani; la brigata Sicilia in seconda linea, a 300m circa dalla prima· una balleria I ' (la 10• del 7° reggimento) a villa Celbes (Collegio dei Gesu iti}, a 500"' da porta Salara, per batterla in breccia; le altre du e batlerie (,t1 •e ,12• del7°artiglieria) su di un'elevazione presso a villa della Porta per molestare i difensori con tiri in arcata. La 12• division e dal canto suo si era disposta in modo da poter formare, da destra e a sinistra della via Nomentana, due colonne d'atLacco: l'una a sinistra per porta Pia, l'altra a destra per la breccia che l'artiglieria di posizione doveva aprire. La prima colonna sotto gli ordini del generale Angeli no, era composta del 35° battaglione bersagli eri, appostato a villa Torlonia, del 39° fanteria stabilito nel parco di villa Alassimo e del 4-0° reggimento a Santa Agnese. La seconda colonna, comand ata dal generale Carchidio, era fo1·mata colla brigata Modena ed il ·12° battaglioni bersaglieri dietro il rialto di terreno sul quale è cascina Bonesi. Dodici pezzi della divisione erano posti in batteria. innan zi la cascin a ora nominata, e l'altra batteria a villa Dies, con due suoi cannoni sulla via Nomentana stessa, imberciati a controbattere quelli che i pontifici avevano stabilito entro 1,rna freccia eretta dinnanzi la porta Pia. La cavalleria della divisione stava indietro a Santa Agnese, ove alle 5 antimeridiane gi unsero pure i sei bottaglioni bersaglieri della riserra. Le batterie della brigata di riserva f~ron o così stabilite;
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La 9• e la 13· divisione avevano cias~una un obbietti ,·o parti cola re e quindi agivano indipendenti; non così però l'H" e la rn• division e, al concorso delle q~al! e~·a affidato l'altacco principale. Onde le opera~10111 dt questo furono condoue dal generale Cadorna m persona. L'H• _divisione doveva colle sue artiglieri e aprirsi il passo d1 porta Sa lara; ed uo-ual cosa doveva fare la • 4~· c) iv!si~ne _rispello a port~ Pia; mentre la brigata d art1gliena d1 riserva avrebbe cercato di far breccia nel b1·eve tratto {300m} della cinta tra le predette porte.
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una a. villa Albani, a cìrca 500 metri dal punto della _cin ta che dovevano battere in breccia; le a'itl'c due un po' pi~t indietro, sovra un altipiano, subito alle spalle della villa ùlacciolini. Il generale Cadorna aveva prestabilito di tenersi a cascina Bonesi. durante le prime operazioni dell'attacco, ma poco dopo le o si trasferiv a più innanzi a villa Albani, dal cui tetto poteva meglio scorgere e dirigere l'azione. Verso le i5 1(2 le batterie delle due divisioni e della riserva aprivano il fuoco, e fu lavoro dì brevissimo tempo il far tacere le artiglierie opposte. I pontifici sostituirono al cannone. un vivo fuoco di fucileria su tutta l'estensione del fronte attaccato, · sparando attraverso feritoie formate da sacchi di terra. CO i1 i quali avevano coronato l'alto delle mura. La moschetteria 'era pi ù intensa a porta Pia, là .dove una partita di tiratori occupa va la villa Patrizi e molestava, con colpi assai bene aggiustati, le batterie della ,Ha divisione e qu elle della riserva. Bisognava quindi sloggiarneli, e ciò fu fatto dal 35° battaglione bersaglieri penetrando, di viva forz ar: nel par~o dì villa Patrizi per un' apertura che vi fu ap~ pos,tamente fatta dagli zuppatori. Anche da porta Salara piovevano moschettate sulla villa Albani · e parecchie di queste penetrarono nelle s_tesse sale ove erasi posto momentaneamente il quartiere generale; per la qual cosa il generale Cosenz, spiccava innanzi, a pied i delle mura, tiratori scelti del 34° battaglione bersaglieri e del ,19-0 fanteria per· occupare i tira tori PO.I? tifici. Dopo circa tre ore e mezzo di fuoco una larga breccia era stata aperta dalle batterie della riserva nella cinta tra le due porte; ma le difese di que~te non erano perp.nco abbattute. La porta Pia era solidamente bar-
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ricata allo· interno, ed all'esterno incamiciata con un grosso strato di materasse; la porta Salara era stata murata. Continuava la moschetteria dalle mura, e alcuni pezzi stabiliti sul monte Pincio molestavano la destra. Perciò il generale Mazè portò innanzi le sue artiglierie, collocandone due sulla via Nomentana, all'altezza di villa Torlonia, per battere di lancio la porta Pia, ed alcune altre su di un rialzo nell'interno della villa per battere il Castro Pretorio, da dove mantenevasi vivacissima la moschetteria. Dalla parte sua il generale Cosenz collocò due pezzi a · villa Borghese per controbattere l'artiglieria di Monte Pincio. Contemporaneamente muovevano in avanti le colonne di fan'teria, e le loro teste già occupavano le ville Patrizi, Falsacappa e Albani. A11e 9 e 3/4· una breccia di 30 metri era praticata tra porta Pia e porta Salara, ed erano total mente rovinate le difese di esse. Le vie all' assalto erano così aperte e pochi colpi di cannone ancora le avrebbero appianate. Il generale Cadorna manda ordine ai generali Cosenz e Mazè di avvicinare alle mura quanto più possibile le truppe destinate all'assalto, cosicchè al momento in cui egli avrebbe fatto tacere le nostre artiglierie, potessero correre alle breccie. . Il generale Cosenz innoltra le sue colonne d'attacco dietro ad un ciglione di terreno che costeggia la strad~ di circonvallazione, rasente la cinta. Il generale Maze riunisce entro villa Patrizi il 39° fanteria e lo dispone ali' assalto di porta Pia, ordinando al generale Carchidio di tenersi pronto a slanciarsi .alla breccia di mezzo, tosto che la colonna di sinistra avrebbe intrapreso l'assalto di porta Pia. Alle 1O si mostra sulla torre di villa Albani una bandiera coi colori nazionali; è il segnale perchè il
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cannone cessi di far fuoco e percbè le colonne si portino all'assalto. . Il 39° fan Leria sbocca da villa Patrizi e corre su porta Pia. I pontificii danno la massirria irÌ.tensità al loro fuoco, ma non basta ad arrestare lo slancio dei nostri soldati, che, protetti dal fuoco del 35° bersaglieri da villa Patrizi, penetrano in città e fanno pri:gionieri i difensori della porla. Contro la breccia di mezzo muovono contemporaneamente due colonne: da sinistra il Hl 0 batt. bersaglieri ed il 2° batt. del 4·1° fanteria; da destra il 34° battnglione bei·saglieri ed una parte del ,J 9° fanteria con un distaccamento di zappatori. Ma la breccia non si può arrivare direttament~, perchè il suo piede è coperto dal muro della strada di circonvallazione; e bisogna che le colonne vado.no ad imboccare essa strada sino presso porta Salara. Nondimeno il giro è fatto di corsa ed in pochi minuti; ma le due colonne gareggiando a chi prima, si frammischiano. e così entrano per la breccia, primo il 34° batt. bersaglieri, cbe paga caramente quest'onore colla perdita del suo comandante, il maggiore Pagliari. In quel nl'omento sulle mura della città si alzano più bandiere bianche: il generale Mazè en~ trato col 39° per porta Pia le scorge ed arresta la sua marcia; da più punti parte il segnale di tromba perchè si cessi il fuoco, ma gli assafitori delln breccia di mezzo nell'impeto dell'attacco nè vedono le bandiere bianche, nè odono il cessate il fòc, e d'altra parte gli zuavi appostati dietro alla breccia ne1la villa Bonaparte cortinuano vivacissimo il fuoco, finchè le baionette dei nostri li costl'ingono a deporre le armi. Il combatti1.iento viene allora sospeso dappertutto. Si presentano tre parlamentari con una lettera diretta dal generale Kanzler al genernle Cadorna per chiederi di capitolare, e la richiesta è accolta.
La 2• divisione che, come dissi, dopo lunga e veloce marcia era giunta il ,t 9 a notte avanzala a 3 chilometri da Roma, sulla destra del Tevere, era rr;ossa all'alba contro a porla S. Pancrazio. Il generale Bixio, · che nel •18.i-9 aveva strenuamente difeso quello stesso luogo che egli ora attaccava, ben sapeva come la porta S. Pancrazio, per le sue difese, fosse al sicuro contro un, primo soprassalto. Ma còrnpito suo era di far~ una dimostra.zione pel' quiv i attrnrre una pnrl.e dei soldati pontificii; e perchè la dimostl'azione fosse fatta in tempo utile, non poteva appigliarsi che a cotesto punto. A tal fine egli ripartiva le sue truppe in tre colonne. La brigata granatieri di Lombardia con una batteria dovea seguire la via Aurelia , volge.re a destra per vigna Carpegna e Casale di Pio lI e andare occupare ' villa Panfili. I tre battaglioni bersagliel'i con 2 batterie ·dovevano precedere i granatieri sino all'incontro della via del Casaletto col vicolo della Valle dei Ca nneti e di là entrare in villa Panfili. La brigala Reggi o con una batteria, camminando per la strada di Tiradiavol, avea ordine, una volta giunta all'altezza delle Fornaci, di portarsi ad occupare il Convento S. Pancrazio pel vicolo della Vall e dei Canneti. Alle 6 antimeridiane le truppe erano -grecisamente nelle loro posizioni, e aprivano contemporaneamente il fuoco contro porta S. Pancrazio le due batterie ch'erano entrate coi bersaglieri a villa Panfili e quella che era con la brigata gran atieri. L'altra batteria dal Convento S.' Pan crazio non potè entrare in azione che qualche tempo dop~, e diresse i suoi tiri contro porta S. Pancrazio e contro il bastione tra essa porta e porta PortP-se. Dopo circa un'ora di cannoneggiamento, il generale Bixio ordinava alle due prime batterie di unirsi l'una a quella dei granatieri e l'altra a quella della brigata
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Re_gg~o, affichè così polessero meglio concentrare il loro fuoco. Presto le batterie opposte vennero allora rid9tte al silenzio, sal vo una cl ell_a cittò Leonin a, alla quale, fedele alla consegna avuta, 1l generale Bixio vietò assolutamente si rispondesse, tuttochè ci fosse assai molesta. · S'impegnò la moschetteria fra i difensori e i bers~g_lieri_ distesi in catena, ed, impaziente, il generale B1Xlo già parlava di ?nirla con la scalata, allorquando, ~Jle 1O, sul maschio della porta di S. Pancrazio fu 1~alberata bandjera_ bian ca; r,essò il fuoco, e per mezzo d! pai:Iame?tano s1 seppe offerta la resa e trattarsi ,d1 cap1_t~laz1on~. La 2a divisione aveva avuto 7 uccisi e 23 fer1t1,. perdita relativamente non lieve.
XI. 11-1 capitolazione fu intesa nella stessa 6o-iornata del 20, all e se~u en ti c?ndizioni, trattate fra. i1 luogotenente colonn ello Pnmer:rno, capo di stato macro-iore 0 d~J 4° Corpo ?'eserciLo, e il maggiore Rivalta, ~apo d1 stato magg10re del generale Kanzler. « ;10 _La ci_ttà _d:i Roma (Lranne la parte limitata ~I ~ud dm bast10m S. Spirito, e comprende il monte '~t1ca~o a Castel S. Angelo e costituisce la città Leornna), I~ ~u o armam ento completo, bandiere, armi, ~ agaz~ 1~1 da polve1·e, tutti gli oggetti di spettanza ?ov ern,it1va saran no consegnati alle truppe di 8 nr 11 Re d'Italia. · · 20 « Tutta la guarnigione escirà cocr]i onori di ?u e~~a, ~on bandiere, armi e bagagli. n:si gli onori I .m1l1Lar1 .deporranno . . . le bandiere, le arm1·, a. d eccezrnn e degli uffiziali, 1 qu ali conserveranno le loro spade,
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.::avalli e quanto loro appartiene. La uscita della guarnigione avrà luogo alle 7 antimeridiane del 21 , le truppe straniere in testa. » Seguono altri trn articoli di mino re importanza reldtivi al ri mpatrio dei militari esteri ed al trattamento · . degli indigeni. L'assalto dato avrebbe potuto escludere la concessione dell'art. 2°, ma fu accordato senza difficoltà, onde niun o po tesse djre che non si fosse per la parte nostra largheggiato sino all' ul limo li mite. Nella stessa gi ornata del '.20 alcuni nostri battaglioni occuparono la parte della citlà a sinistra del Tevere, e l'indomani vi fece ro tu lti solenne ingresso, in mezzo ad una entusiastica accoglienza, degna di Roma e del grande atto nazionale che così si è compiuto. Se, come ho detto i11 principio di questo rupido cenno storico, le operazioni d i guerra che ci hanno copdotto a Roma non hanno una rilevante importanza militare, tuttavia fu un'altra volta dimostrato che i nostri soldati han no slancio e bravura ; e ciò non so.lo è concordernen te affermato clagl i uffiz iali, ma cial fatto slesso d elle perdite che abbiamo subìto. Ventisette morti e cen totren tanove feriti è pur qualche cosa. e tanto più quanto m inor importanza si voglia attribuire al fatto di gu errn. Olt!'e aì prode maggiore Pagliari ucciso sulla breccia in testa al suo baLlaglìone, perdemmo Dllo assalto di Ro ma due non meno valorosi uffìziali, il luogotenente Paol etti Cesare del 7° reggimento artiglieria, e il luogotenente nel .1-0° fanteria ValenziDni Augusto. Ed ebbimo fe riti 1'I uffìz iali: il luogotenente nei lancieri di ' Novara Rosso Roberto, ferito di baionetta nello scon tro del 14 se Ltembre a Sant' Onofrio, e del '20 sotto Roma : il luogoLenente colonnello del 40° fan-
OJ>El\AZ10NI MILITAnI HO teria Giolitti Cesare, il capitano nel 39° fanteria Rossi Cesare, il capitano nel 40° fanteria Deferrari Giovanni, j capitani nel ,12° battaglione bersaglieri Serra Leopoldo e llippa Andrea, il luogotenente nel 34° battaglione bersaglieri Ramaccini Alessandro, il sottotenente nel 19° fanteria Vialo Michele, il sottotenente nel 2,1° battaglione bersaglieri Lodolo Yitlorio, il sottotenente nel 35° battaglione hersnglieri Strada Giulio ed il luogotenente nel 1° reggimento granatieri della guardia svedese Key Ivan, ammesso a servire nel nostro 20° battaglione bersaglieri, il quale a porta S. Pancrazio foce onore all' esercitv ed al paese cui egli a ppal'tiene.
Di truppa: 3° regg. granatieri ebbe )) 7° regg. fanteria so )) L' » » Il 16° )) » » Il 21° » » » Il 35° » » » )) Il 39° » 1> J) ,, 1 Il 40° )) » , Jl 4'10 » }) » J) Il 45° » » 11 4:60 » » » }} Il 157° )} » J) )> Il 6•1" » ,, Il ~2° batt. bersaglieri » d l 16° » » » )) Il 20° » » / n 2·1° » :& » ) Il 29° » > Il Il
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Le perdite furono quindi del ,i.2,77 0/0 nella fanteria di linea, del 34-,SM nei bersaglieri, del 20,39 0/0 nella artigl ieria, e cli 2,63 0/0 tra cavalleria e zappatori. Proporzionatamente, le perdite furono dunque più sel)sib il i nei bersaglieri e poi nell'artiglieria. Le perdite per parte dei pontifici non si sono ancora potute prec;samente accertare, ma credesi sianovi stati in tutto una decina di uccisi e 50 a 60 feriti. Il paese ha voluto dare in quest'occasione un nuovo attestàto di stima e di affetto al suo eserr.ito coi numerosi indirizzi di felicitazioni mandati dalle rappresentanze municipa.li e dalla pubblica stampa, e colle ragguardevoli e generose sottoscrizioni aperte a soccorrere i feriti e le famiglie dei caduti sul campo. Il Re ha manifestato la sua soddisfazione con la seguente lettera diretta al min istro della guerra e che fu portata all'ordine del gior?o delle truppe:
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« Esprima. ai generali Cadorna, Bixio, Cosenz, An« gioleLLi, Ferrero e Mazè, Dgli ufficiali tutti ed alle « truppe ai loro ordini la mia alta soddisfazione per <e le novelle prove date di abnegazione, moderatezza « e disciplina, per il valore acldìmostrato.
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OPEflAZIONI MILITARI NELL'AGRO ROl'rIANO
"' Anche in questa congiuntura l' esercito ha piena"' mente corrisposto alla mia fiducia ed a quella della « nazione.
« VITTORIO EMANUELE.
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CRONACA POLITICO~MILITARE Di queste manifestazioni r-i11tero esercito italiano non può che sentire orgoglio ed aver gratitudine a quella parte sua che le ha saputo meritare.
La guerra del 1870.
14 ottobre 187'0
Colla immensa catastrofe cli Sédan si clìleguò per la F'l'ancia -ogni anche più lontana speranza cli poter riprendere l' offensiva e di tenere la campagna . L'esercito .francese - e dicendo esercito. vogliamo dire ciò che merita veramente questo nome - non faceva più impaccio al ll' colonne tedescbo nella loro marcia su Parigi ; parte di esso era prigioniera se11z'armi nelle piazze forti di Germania, parte era prigioniera coll'armi in ~Ietz; e solo il corpo Vinoy, scampato a l disastro che aveva incollo l'esercito di Mac-Mahoo, si ritiravn so:lccitamcnto su Parigi . Ma questo corpo, anche unilo alle truppe regolari che ancora trovavunsi nella capitale cd :-i quelle che si poterono in fretta racimolare di qua e'di là, non costituiva una forza suffìciente per numero a tener la campagna attorno a Parigi; o se ancha il numero poteva bastare, g li mancava sopratu tto la consistenza e la disposizio ne mo rale, che sola può sino ad un cer ~o punto compemarc l'in'f.criorità numerica. Avvenne cos'1 1'incredibi le. Parigi , il più vasto campo trincerato del mondo, r,on solo vidn approssimarsi alle mura dei suoi forti uo esercito nemico, ma ancora questa mm eusa piazza si trovò in pochi giorni così strettamenltl in vestila, da non poter -comunicare col mondo di fuor i con altri m~ssaggcri che palloni volanti e piccioni. ANNO XV, VOL, IV,
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CRONACA
POLl1'1CO- mLITARE
r nostri lettori non hanno certo r1·uopo chfl noi di.uno loro una dt•scrizione della piazza di Parigi, do' suoi forti, della sua cinto co ntinu,1, della ua !dra del tenono circosl:into, dei vnrii fronti di difesa, dollo maggior i o minori cl ifficol lii che questi Yarii fronti presentano . Il disegno delle fortincazioni di Parigi ero staio \'Crnmonto. nelle sue linee gri,wrali, 11n concetto grnndi oso e gigantesco ne' suoi tempi, o sebbene rsegnito ne' suoi particolari secondo le vecchie idee del ~istemn ln1di;:ionale del gonio francese, tu il.ivia esso r itencwa ancoro adesso, e 11011 oslante i pt'ogressi falli d'al lora in poi nr.i 111<•:r.zi d'offesa, un immenso rnlore. co!'\ immenso da potrrsi dire ,·eramPn!c che ne~sun esPr<:ilo al moudo di!<pon(•rn di forzt' così co!o,sali da polPrn< intrnprcntiere l'assedio. Tale er11 l'idea goneralm<'n lc ricerula DPl lc sfere mi litari; e noi riteniamo eifrssn fosse giusta. ~la ossa presupponcrn implicilnmenl.n la condizione che a 1l ifesn di Porigi si trovas~c, oltro alla forza destinala ali' immedinla di!'(•su dellu fort irìcnzioni, un esercito cnpaco di tenerr In campagna . e cli manovr/'lro attorno a q11esto grnn campo trinceralo. menlrP dnll'interno dc li ·i Francia un altro esorcito si sn re bb c mosso in soccorso della capitale. Nou entrò forse mn i nel!~ mente di nlcuno di s•1pporre cho u11 escrc1Lo nemico avrebbn petulo pri>sentarsi s,1tto le mura· di Parigi, dopo avoro ritiollo ali' inazione tulle le for41-' milit11ri <iclla Francia, cosicchò la grnn c11pitale si sar ebbr ,isia ahbnnòonata al le solo forz e cho aHebhn potuto trarre cléil la numerosa sua popolazione, eri a quelle rnccollc in frella in furia e senza alcuna preparazione dai dipartimenti. Eppure queslo appu nto è avvenuto. Trerenlo mifa uomini al di fuori, disposti n!I' ing i1·0 per una disteso ch e misura dulie lro alle qualtro marco. separati in tre gruppi di~tinli dai d11e fiumi della Senna e della Marna, i cui ponti vennero tutti di~Lrulli. tengono rinsP.rrali nitri lrecPnlomila o pili armali, i q1lll li lrnnno per loro il vantaggio delle fortificazioni e della posi:r:ione interna. grazie a cui putrehbcro lutti uniti gellarsi sopra l'uno o sopra l'nllro dei gruppi del nemico, seuzn c;ho questi l'ossero, abbastanza in grado di sostenersi. Un simile spettacolo ci fa ricordare quello che si dà nei serragli di bestie feroci, :Jorn un solo e debole uomo, non armato c;he della forza de llo volontà e dcli' intelligenza. contiene o domina parecchi leoni, cho fremono invano sotto gli sguardi e le sforzate del domatore. Do-
mandiamo.per?ono ai nostri lell.ori di questo paragone, il quale però meglio di tani" parole ci sembra delineare al vil·o larispolliva situazione dei Prussiani e doi Parigini.
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. Con tul!a la ricchezza di particolari che ci fornisc~no le corr1spondcnzc elci gioroali, noi non siamo ancora atiesso in grad~ .di conos:cero i I drLlaglio per corpi deliri mar cia degli escrc~l1 todcsch, su Parigi. Qursti movimenti formeranno senza duhh10 una delle parli più istruttive e tirgne di studio di que.,::la camrrngn11 ; quando si pensi ol io difficoltà in mezzo a cui tali ~ ovrm_ent_i si compirono, non si può a meno di amme!Lerc che 1 ~ru.s~ran'. f€'CN'O tutto ciò che era umannmenle possibi le. Lasc1;'. t1 n Scd;in tre corpi (il X•, l'XJ 0 o il 1• corpo ban1resr.) per ~ss1ste1:o a lla esecuzione del!n capitolaziono, tulli g li altri pa1·t1rono _11 4_ sctlemb_re <!aSédan, per avviarsi ,·erso Parigi. il col'po d o}! l~rinc,pe ored1tar10 di Sassonia battendo una linea µiù setten l.rionnl{· e qn°llo del Principe erediturio di Prussia un a linea più meridionall•. Noi possiamo a questo momento da re compiuta la lista dei qunrtieri grnerali del Re cli Prussin e del Pri ncipe renio di Prussia . Il Ho ontrnrn il "'iorno 5 in n oims il giorno 14 si trnsft•rh'a a CIJùtoau Thierr/ il 15 a c11(<1 ux, iÌ 19 al castello di Ferrières. li quartiere generalo del Principe r eale pen:orse 11 seguente itinerario: 4 settembre. Atli" llY · 5 Varmerville: 6, Rei ms; 9, Uoursault (sulla )!orna a ;n;st di Eperna)'); 1:.>, .Hontmirail; 15. Coulo01miers; 17, Chaumes; 18. Corbeil: 19. Versa illes. l i l~Jl'reuo che le tru ppe prussiane dovevano attraversare per uomµ1rc 11 monmcnlo era gi;ì stato in pa rte percorso da esse medesime, o perciò trornva~i già pressochèl c·omplotamente esaurii.o ; avnnza ndo piì.1 verso Pa rigi, le r isorse invero di aumcutaro diminuivano ancora; por opera stessa dei Frnncesi· tutta la zona•di lcrr,•no cho dalla Sciampagna si esteudc fino alla capi lalo ora stala rido tta nl lo sfato di deserto, e prP.sentnva lo spctlacolo della dcsolazìo11 e : vil laggi inliori, intiere città vuoto di abitanti, i quali avcrauo asportato fuggendo quanto averano potuto in mozzi di sussistenza. I ponli fatti sa!t11re, le strade tagliato eia !11rgho e profonde rosso, lutli insomma gli ostucoli passivi erano stati messi in opera por tentare d1 rnllrntarG la marcia dei Prussinni. Questi non a,·ora110 oltre n ciò a loro disposizione alcuna linea ferroviar ia, In ~1ualc fosse in comunicnzionc non interrotta col la Germania, e c,~sì continui> ad essere fino alla pr esa di Toul.
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POLITICO· MILITAHE
loro ,: foti ~ .nlj':;_ngqlo ;tid-y ve~t Pa~ig i. )jo;c :1: nltÌ1re' dj C.lamart e d1 lloudon. ban no un co.nsiderevole dominio sui forti ~'lssy o' iJLVanves.' '. - ' " ., . . ' •
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CllONACA.
impossibilità il rarne un sacrilìcio ,·olonlc1rio. A.I nome di Slrasborgo, r irerisce il ministro fru nccse, f ai bondi de doul.eu1·, et rne lctant, jc ·1ne sui~ écr ié: Vous 01tblicz quc vous pa1·lez à, im _ frn_n~a~s. monsieur. le ~01,ite; sacrifier tme garnison hé?'oi"que qw1,_/ait no tre admiration et c1!ltc dtt monde serait une lacheté; et Je ne 'IJOUS pr-omct.~ pas dc din (cì lct France} qiw vous m'avez posé une tellc condition. JI ministro prussiuno limitossi a risponrlere che egli non c1vr1•c1 punto intoso d i otrendr ro il suo inlrr locnlorc, ma che si co nforrna vn. unicnm enlc alle leggi della gnnrra . . È facile l'indo\:inare da questo mio incidente, guaio impressione dovettero fo ro su l Favre i diseg ni che il Bismarck fu \rallo ad espo_rg li ri!~petlo al lo co 11dizioni di pace, clm avret.!Jero tenuto dietro a quello per l'armistizio. L'impressione del Fune fu nppicno di1•isa dallH Fr.i11cia; e uun gucrro nd oltranza fu proclamala contro lo slrn11.ie't·o che ardiva 1:iar lar e della necessità cli anriellere alla Germ,11ti.l l'Alsazia o la Lorena. Uua _nuo,·a guerr.i come questfl sarebbe g1it stata un peso gravissimo per un govern o rego la ro, s0l icl,1m,rn le stabililo; essa diveniva un peso immcuso por una naziono che si tro,·ò $postata ad un tratto clnl centro di graYità su cui ripO$n,·a da ta nti ann i. Cambiali~ le islituzioni e lo spirito che lo info~·ma .. c,,mbiate n:1che qunsi tnllo le nu lorità, il governo sc,_sso in ùuo pnrti, runa risiedente a Parigi, l'altra a Tours, e in capo a poch i giorni un p11 ese cos'L centrn lizza to come la Frn 11cia . privalo qn.isi inlieramrnlc d'ogni comnnicn?.ionc col suo solito crnlro, lutto r.iò l'Olcva dir l'a narchia I).
( 1) PerolTrircun S3ggiotli questodisorgon mento, menzioncro~oquesto mio faUo. Il gooc,·aJo ~lazul'O, ritir,, tosi da vari a nn i dal scrl'izio, o fl'rira , a ll' in<lomaoi della cn tns t,·ofe di Séclan, la sua spada alla Francia, o vetJ nc tosi.o c hiam11to ~1 comando d_ellc forze militari raccolto in Lion e. Il ,o settembre il prefetto di qul'Sla cittb sig. Cballerucl-Lacow·, gli annunciò di aYero rice\'uto un dispaccio da Tours' d~'..ato. allo . G pomeridiane ciel giorno precerlent.P, che lo in,·csti,·a ciei pieni po~ t~, 1 Ol il.'t.a1·1. 11 gener~lo ÀfOW l'e n s11osc c he ogl i ave,•,1 p111· allora rlrevu to un <hspac~io del ministro liella guern, n Tour.,, dalato alle G 10 1>omcrl,iiJ11c cosi ~onc"~•.to =. ~ l_l governo cli Tours, come quello di Parigi, intende di man(enero Wliit.ll I du·,u1,o i pdvil~gi dell'aut.orit/1 mili t~•·<' • . 11 prefe tto e il grne:·a le, in q u.os t~. d 1Ie1_11 tl~c,sc,·o c he il meglio da f ,wsi ~,.a di tclcgrafa1·c a Tours po,· cbiod~, ~ spie.,nziom ; e n un tempo stesso iJ generale signirtcò com'cgli fosse clisp~s_11ss1mo_ a ra~se~naJ"c la sua autorità nelle mani del p,·oretto tost~hè fossero arr1'ato istt·u,10111 go,ornative. In riscontro a questo tclcgrnm m a il generale Mazure r 1cc1·ot to dal ministro di guc1Ta due clisr<1cci conrc,.manti il primo; li
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Il governo, a giudicarne da' suoi proclami. fa mollo nsse,gnamrmto sulla « naziooe armata"· Dubitiamo assai che mal-grodo la sua prover biale bran,ra la nozione frn nccso possa far più di cii> che il suo eser cito ha fallo. I.I lllOndo sar ehho troppo fortunato so dal solo valore si potesse aspettare ciò che è il còmpit0 de lla discipl inn . So ldati I alor0si o disciplioati com(, quelli che co mlrnllcrono a Spichnron e a Mars-la-Tour. non r iuscir ono, nonostante che aressero il ,·antaggio riel numrro e delle posizioni su i Prussiani, a procacciare la villoria; è egli possibile che vi riescano bando di volonlul'i e di franchi l.iratori ? ilei resto la nr.zionc stessa ha la coscienza della inutilità ù"una simi le lotta, dopo la catastrofe di S6da n; quindi essn non ha risposto all 'appello con qu o! fer vor e e con quella uua nimili1 --ehe si polern ripromellero c1lcune settimane prima . Si possono ·tro1·ar0 degli uomini risoluti a morire per la rita drlla loro ·patrin, ma non per mo rire insieme con essa. In al Lro pnrolo: niuno è disposto a combailero senza c1ualche speral)za, per quaut,, liero, di villoria. Est:mpio i 9'.J,000 uomini di Sédau che ,non vollero esporsi II trn n morte certa pel solo onort•. Vi sono eroi ill Franciu, mn vi sono anche uomini. In mono a questo disorga oamento g-cnrrale, il Governo ,provvisorio intese a raccogliere cl11e eserciti, uno sulla Loira e l'ullro a Lione, fol'mando li cogli avanzi delle tru ppo regolari · scampate ai disastri di ,rol'lh e di St1dan. con guardiP mobili , fran ch i tiratori, ecc,, e coll'inlrrndi m(•nlo di accorrere coo riueslo masse contro le lr11 ppc a('.cerchinnli Parigi. All'orn io cui ·scriviamo l't•sercilo c..lella Loira, cbe c1·a stato posto sotto gli
com111 kc\ tos(o nl prefetto, esprimcnùo il rincrescimento òi. trovarsi rosì obbligato a mantenc,·c la pro pria autoi-ità. Pe1· risposta, il prefetto, in nome del consiglio mumcipu lc, in\'itollo a dure le sue dimi,sioni. li gencrulu rifol'l 11uesta clomandn al miniSll'O della guorru. Non ,·ico,·etto a lcuna risposta 11siorno seguente, ma il prefetto µli niaodb co1>ia di un dispaccio confermante ì suoi pieni poteri. Allor,1 il genera lo tclesrnrù ,rurgcnza a T<mrs per una· rispost~. Il pror, lto minacc iò di arrestarlo. l i ;(encrale pregò g li si lasciasse il tempo al meno cli maoclare u n ufnciale a Tours, facondo sentire co illo a lui rosse impossihile d isubbidire agli ordini del suo superiol'e Jirctto. li prcfolto ru iucsorabile. li i;ene,.alc si deciso di rin1,1nere o! suo posto, ma se nza fare resislenzo ; fu arrestato o tradotto pe1· le st1·a<le, accompaguato dalla moltilndino che gli l)rodigò ogni manicrn d'insulti, -chi~111.inctolo Lrndito,·e, codardo, prnssiuno e minocciando a gra n voce (li fucilarlo o gilt~l'lo nel Rodano . .\rrh".ito alla prcfet.tura, il generale lro,·ò un dispaccio c he 1o clcstina,·a al comando militare di i'\antes, con ordine di parffre immediatamente: ma invece tli esscl'e lasciato libero . fu cucciato in p,·igiono !
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CRONACA
-ordini del -vecchio generale La Motteronge, dopo alcune avvisagl ie ha dovuto cedere il campo d inanzi ad una colonna tedesca staccata dall'esercito del Principe reale, la quale non ha, avuto grande difficoltà ad avanzarsi su 0I'léans e im padronirsene. Quanto all'esercito di Lione, esso è tuttora senza capi, senza quadri, senza artiglieria cli campagna, elemento di disordine es$0, stdsso fo un ;dipartimento dis brdin}tis; imo. La sola forza · su l1a qu~le la Francia potrebhe anc'ora fare assegnnriien lo, è rinchiusa in illet.z;_1}1a nulla purtroppo induco a sperare che il maresciallo Bazaine riesca a spezzare la cerchia di ferro che Jo tiene ·prigioniero in quella piazza. L'illustre generale fa quasi ogni giorno qualche sortita; I' ulJ.ima dello quali, 7 ollobre, ha dimostrato nna volta di più la sua intrepiùiL/f "e, àtld,foìa:''Il vecleré ~c·ome egli n<5n: è •stato "'bbbligatÒ a capitolare per 1nà1ncanza \ Il' vivéri i poéh( giorni" cÌOpo Sédan, e come la sua resistenza si prolunghi ancora oggidì, fa crescere lo stupore per la mossa tentata da Mac-Mahon, la quale non pote:v;.i:.avere a ltra· spiegazione che l'urgente necessità ,di, sahva:r~ da una c,apilolazipne il fiore dell'e~ercito. , , ,,, -~ l·
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. Fofont,,ri e 11•,u1olro-i, -,. Libri t-1:e, di PA!JJ,_o FAnIBRI. ,, , .. ,. Eirenze, 1870, .Succo~sori Le Monoicr. , ~ ~i"• ,
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un libro di attualità ,.
poichè tocca un .complesso di • question·i , le 'qur.1li tengono con- :. tinuamenle viva la discussione nel paese, e di cui si sente ornai, un vero , bisogno di vonfrne una buona ad una cònclusione... «· D'él paì'ecchi anni ·~ dice il Fambri stesso - c1ue llo. deii « v0Iontari era ,uno degli argomenti , il prirùo anzi di ctii non, · e s'i discorreva mai senza reticenze' e ro,trizioni ìnentali >. At . Fambri parve giunto il momento di trattare questo argomento, e cli trattarlo coo· intioù liberti)' di giudizio; <facendo giti stizia:, sommaria di quelle· reticebze e , restrizioni menta li. Da. ciò- il di-·· scorso· da I lui tenuto al Parlamen'to' nel dit',e.rribre ,lei l867 io occa sione 'delle inlerpcllahze sui fa tti di l\len taùta ; e da questo'" diSMrso è! nà'toli! -;Ji'béo. 'L ,,,A·~i. l"! .. Non è quindi a stupire, se un libro venufo,su in mezzo a t'ali-' .. circoftanw; d'e(tato dal \- ivo tlesic!er'io cli voler: reagire contro· quellà: tlirad:imo quasi ipncrisia, con cui il · paese circbndava. · semi;;re·. ogni discussione che si' facesse ' sull'argomeu!ò, por~i l' impronta'·:ctella franch erza e di quo!!' uiilor battagliero, che ' è uu po' la caratteristica dell'autore, e che scmi:,re si trova' ~. in quegli scritti, in cui opera non solo il cervello, ma anche il 11entimento. Ciò è tutto guadagno pel lettore, il quale si sent~ quasi pigliato pel braccio a seguire l'autore dovunque egli voglia, menarlo; le soli!e quistioni del!' efficacia delle moltitudini armate di fronte all'esercito regolare, dell'entusiasmo momentaneo di fronte al!' organizzazione permanente, e simili argomenti.
volta
. >Di Toul già acceonammo,1 la capitalo imporla.nza.- Difesatin ,• grran parte .da :gual)dje-1 mobili, ,-e;;sa sostenne vac.ii bòmbaiida- , m (}pli, e ,finalmente,. il .23 settembre si•anesè·. Il giorno'.)2~ g.ià > un. coµvogl{o ,di , prova,,,.si dirigeva »sn Chàlons, e .. da:1que's.to,w giorno in·, pqiufu :possibile, spcdi11e pèr ,ferrov ia all'eser.cHo di ,·· ass,e.dio 1df Psirig~,i ,\\rlv<:mi ,ei il~rnate1::iale id'assedio;o i0 , hur;imr · ~Jrasb1,1rgo- e'-'il,•f,uo 1 wrnandanto ,Ulhrich ,diedero , al :inondo, , uno , spett11colo dlr9iltin,ata difosa; e solo• quando la <li.reccià· flll•o aperta, e lo munizioni vennero meno ag:lir,assedialli;i là pia~za: h capi-tolò {;!,7 ,settembre}.,,,, .,., , 1 ,~ '..\ · ,,,,. n :t ì n é'i , ,)'i' Bitsche e ;pra lzbu,rg, guardate ·da' poca forza,,r esistono ancora=:", H poco ,impeg1~0 cJ~e:vi :rosero i Prussiani è spiegabile dal f~tto eh~ _anche senza di esse ,i Prussiani sono .padroni del pi~ssaggio ,·~ d(:)i, Vo~gi per , la .. fèrrovla I ché da \T. endenh_eim va ra ,Nancr e .a '·
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trattali sino alla nausea da chi sa e da chi non sa, si veggono in questo libro riprodotti e discussi con tanta originalitil nella forma, con tanta precisione nel la sostanza , che il lellore si trova cop tiuuamen te sollo un fasc ino, che !o conduce ùalla prima pagina sino all 'u ltima con sem pre cresC'Co tc interesse. L'opera si può considerare co me divisa in due par li, demolizione e ricostruzione ; nella prima, che abbraccia i due primi libri. l'autore in tendo a sgombrare il terreno su cui -innalzare l'edifizio, di cui egli ci dà il disegno nel terzo . Ad ogni libro fanno seguilo come appendici rnri ar ticol i che già videro la pubblicità, nei quali sono trattali gli argomenti che si riferiscono all'oggello di ciascun libro, e che servono come ad illustrarlo~ Riassumere uo buon libro è cosa sempre difficile; condensare in poche righe le molte idee sparse e svolte in molte pagine conduce ncccssariamentHa sopprimerne moll<>,a mozz::i rne altre. a scheletrirle sempr e. Sar ebbe quindi più spiccio e anche • più giusto pregare addirittura il lettore, che si pigli lui iu mano il libro,· del Fambri e che s<~ lo legga, Ma, oltrecchè ci parrebbe di avere speso trop po por.he par ole intorno ad un' opera di morilo come questa , se ci ferm:1ssimo qui , una -succinta analisi della stessa potrà forse essere util e per quel li i qual i, prima di leggere un libro vogliono non solo sapere di che si fratti, ma .a nche il come, e forse nnche per quelli che do po averlo leUo .amino vedere compon<liatn in sommi capi le materie ivi racchiuse. Lrnno 1. - 1 VoLor;nnT. - Considéran<lo un buon esercito come la somma di tnnti buoni soldati, e face ndosi ad ~rnmiuare quali siano le doti che caratte.r izzano il ·buon soldato, sia come individuo , sia come parte di un tu llo, il Fambri d·imostra che i sold ati buoni , massime in Ita lia, non nascono come i fun ghi, ma si forma no coll'ecluci'lzione, Qioè mediante l'opera di abili superiori, e in on discreto lasso <li tempo. Ciò poslo, i soldati dei corpi volontari improvvisati sono pegg iori dei so !dn l.i dei corpi rngo lari, percilè nei primi, per maucan;r,a <i i tempo (quando non si voglia anche dire per mancanza <li abili su periori), la ma teria prima non può essere elaborata, <:ome lo è nei secondi. Oltre a ciò la stessa mc1teria prima non solo non si migliora, ma si fa ancora piì1 scndente a con tatto -degli elcmenli·deleterii (volonl.ari d'industria) che, volere o non · v1> IM0, si infiltrano sempre in buon dato in tutti i corpi improvvisati e raccogliticci . Inoltre ia stessa materia prima dei
BIBLIOGRAFICA
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corpi volontari Onisce coll'essere più difficilmente. riduci !'.ile a buon soldato, poichè nei migliori fra gli arruolali le doti che nel buon soldato devono anelare unite, vicendevolmente s'esch1dono. «, Se è prode cli mano, gli è ha Ido; se è colto, è ragio-. < natore. Un Ac:billc ncll'esr•rcito rrgoiarc vale la nroro; tra l e vo lontari r isica d'esser e una peste ; bisogna dargli il posto c di Agamennone a lui, se no, si ritrae. Legge te Omero: i Greci a Troia erano rriolto ga ribaldini; non per nul la ci hanno messo 41 dieci anni a prenderla . Il Garibaldi non ci avrnbbe probaÌlil"· m'enle messo meno ' tempo sotto Capua, seppur e nou gli toc(! cava il caso di Anniba le » (pag. 21). Quanto ai peggiori, è 'superfl uo il parlarne . . La massima parte invece di quel li che compongono 1 corpi · r egoiari, i contadini, se rion porlél110 sollo le armi una bril. laute apparenza, vi portano robustezza e doci lità, per tui mo lto più facilme nte si riduco'no ad ottimi solda ti. Qu indi i corpi vo-, l(lntari improvvisali valgono meno dei r rgolari. Non possono · esserè abbastanza forti per numero , e costano mollo di più a fronte dei r isu ltati che dànno , A dimostrare l'efficacia dei corpi ,1 olontari por la difesa d'un ,paese si citano snupr e lo gesta dei vo lon.lari nella rivol.uzione francese, nelle guerre di Spagoa e nell'u ll1 ma g uerr\,l civi le dell'Amer ica . L'autore, colla scorta de' piì.t autorevoli scr illori, riduce al suo giusto valore il merito cli cotali volon tari, e precisamente colla storia per guidn, egl i conferma ciò ehe aveva dimostralo col semplic\') ra gionamento sulla natura dello cose, Eo-li fa cioè toccar con mano <;hc i corpi volontari -valgono meno o "costano più dei co rpi r ego làri, e dimostra nello stesso tem po come i corpi volontari ita liani, che così poco si citano dai n?stri_ più sfega tn ti p.ir tigia n i dei corpi rnlou tari in g~ne.ra 1,•, s:aus1 ,mostrati all'alto di gran lu nga mig liori di qualsrns1 stramero, cosicchè sono ben male scel ti gli esempi che codesti ragionatori 1;ecano in campo a sostegno della loro lesi, an elando a cerca.r fuori il peggio, meutre tr overebbero in cas~ il ~neg lio. . _ L'irntore non crede necessario del resto di soflermars1 a discutere il valore pratit::o dei GOrpi ro!ontari ital ian.i per dimost'rare com' essi, sebbeno migliori di qualsiasi volont;irio straniero. non fa cciano tuUnvia rcéezione al le co11clusioni già cli sopra rammentate, Egli conchiude il suo primo libro mostrando come in llalia non sia più conveniente il contare sul c;oncor so dei corpi Yolonlari per la di fesa del paese, e ciò sempre per le solite tre ragioni , cho sarebbero pochi, varrebber o meno ù
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coslerehhero pii1 che un eç'~al numero tl i soldati r cgolari:r 1}; ciò aggiung(:1 una consider azione <li grnn peso 1 quel la del pericolo che present.ano per 111 sicurezza del paese, a molirn delle ter.donzc faziose ché tali. corpi portano scco , essendo <:ss-i più . politbi che mi li tari . ' ' ' ' A quc~to libro fa segui lo un'a ppendice , in cui si prendon l) ud esame le condizioni rhilito ri dcll'Iòghiftcrra, lavoro già noto ai leltori di questa llirista. Tullo il libro si può riassumere in in queste parole: I voloDtari soli so no insufficic.n ti; acçanto aft1ese1'cito 1·egola-1'e sono super flui, quando non siano pericolosi e dannosi. L!nno !f. - LE QUIJSTIONI l'Rl'GI UO IZIALI. - Queste sono tre: la militare, la civile e la economica.. Fra il sistema dei volontari accozza ti in sieme in fr1~lla e in furia e quello dogli eserciti per manenti v'è un termino: inlermedio, che dic«:'si na:;ione armata; ·q uesta si presenta corno una vurn quosti one pregiudizia lu milit1Jrc . Secondo l'autore, il concollo di naziono armala può a,·ere un valore positivo in -paese. dovo 1° l'11uili1 e l'indipendenza naziona le non sin no cor.trastnte da nessun pa rli to in terno , 2r la nazione abbia trad:1.ioni, istinti. costumi militari: 3· le fo rze o il valore iodividna le siano portati ad un grado sodd isfnccnlc ; 4• il lavoro sia già foll o abitudine matoriulo e bisogno morale. Io un paese invece o,·e manchino tali condizioni, in Ita lia, p. es., lu naiio~e orma la è un concelto di ro lore negativo, che si diride in due negazioni: non più esercito ; non ancora nazione. Per trattar e questa questione il Fambri si corea fra g li o.v- . versari quello che pii.1 gli sembrn mrrilovole di riguar do, il Cattaneo; messo una volta quesl'avrcrsar io fuori di comba ttimen to, la g iornata è vinta . Al Callaneo pan-ero insufficienti le ordinanze milita r i dell'antico r og no d'Italia, qna li venner o stnbilito da Nopoleonc, e così puro quelle posteri 0ri del PiemoDte e di Napoli , appoggiando un tale giudizio sugl'insuccessi che subirono quegli eser citi. Il Fambri sostiene, e certo co n ogni rag ione , che non bastano i r oYesci militari a far condannare le istituzioni. g iacchò un dato sistema si svolge entro un ambiento di condizioni am minislraliYe o sociali cloLE'r min ate, alle f[ua li pure bisogna por mcute per farsi un giusto criterio della bontà di quello. li Cattaneo, secon do il nostro au tore, por sostenere la sua lesi non doveva punto condannar e n per n tutto un complesso cli ·ordinanze , allegando mule prove, prima di tutto storicamente discutibili,
poi im pulal,ili a un rilu ppo di cause, da cui non sarebbe diffici le il venir e 'aa "una conseguenza per lo appunto contr,11·ia a quella accennata dal Callané.o,' il quale dall'analisi di poch i fatti· lia tiralo conclusioni generali, ed nnzicbè lrqrre glj.. a rgo.c •l I t • • 11 l(l!~ '! I_, I f , . m'éllt'i del suo ragionamento dalla natura norma le ed 10t1roa~ del soggello e dai fatti psicologici quolidiaui e; necessari, crede ile meglio basa rli sui fn\l i,s~orjci, !.,quali.di ,ia tura loro sono comp lessi per modo, da pda ttarsi ad ogni scnmbio cli Yalulazione dei 'proprii .e singoli fattori .. Cos), se l'eserci to che l'!)bo l'Ìfaliii sì.i l) principid di questo sècolo non riL1scì ad imredire la: ca1élutà del r egno d'Italia, è egli giusto il darne la causa come fa il Cattaneo all'insufficienza doll'org~niz~az,ione militnr !}, su 1 CU'i' qtiOli'eSOl'~it0 era fot1dàlO? l'iùn ~ egli CYitlrnte Che )e CUU50 di talo ca.Juta si vogliono ricercare in un. altro ordin e di fo tti ? esétc:'.itJ,' por ~ua'n to t1wnicm:oeut<1 br.n c~stit11ilo; ùlle còs'Ù il qualr. 'non rappresenti nè un popolo , nè un gorerno, nè una. ideà? j,; un braccio staccalo dal Lro11co. L'Jluliu n,01\ <,ra a)lora . '( h (. I ~ I l I I • che i.in,e rtllpC ·~enztt dell'impero nnpolèouico, caduto 11 q11ale caddero 1 ure tutte le creazioni politiche a cui esso dava vita; l'eVorcito italia'110 era cdme un cor po d11)1-rnatn del grn1)de C'scr- , c1iò nnpbieonico, sehza vita proprià, o quando la parlo. principale h1a nr:ò uncl1'essò venne0 1110110 e 11011 potò nemmanco t.cn1 tare' d.'f\uµo1di;.~ la boc'it1ta . \1a iu Lutto ciò q~nl colpa si può dure alle istituzioni militari? Seco ntlo il. Cqttrneo la Più sever~ cpnd~1,nqa ~egli e$qrciti s~qnzfali si 1 (iòva nel fallo che' Napoleone, dopo aver pass'.!gg1alo l'Europa trorossi poi colle mani 1 vu,ote per ~ifendere Parigi. • ' , ' ·1 . , ... (' ,~ 1 ' 1 ·j I ' ' ' )" 'q . e elell'Itu·1·ta. ,ua, " seb bene clispones?o dello forze dolla · raocw <i~esto è un dimenticare le condi1.ioni in ~ui si trornra la Francia nel 1814 o tlcl ·18i5, pill stanca essa q.o!l\''-_ vitto1tç f iportate, clJc . non r Europa dello toccate scouritte. Ciò che ancbbo ancora po'iùto sah·arla . se Ciò fosse stato possiqile, SF(\Ube stato il genio .' I 11, I . •t di' 'Nhpol~iono', 'qudnc~o avesse av ulo,, per 1s,tn nY)enL~ u_n ~scr_c1 o itr qu'~llo condizioni appunto che erano dettalo dal,e 1slltuz1ou1 militdri di quoll'eµoca . È disculihile_,, flcl r cs,to, se N~pol,eono neL 181\ 1 e1 n&l 1815 'abbia'' sAputo' trarre) da liti Francia più risorse ch6 non no avesse · trallc vent'anni pri1,n a il Comitato di salute pub'b lica; m'a è esatto il clire ch'qgli l/011, si troyava più 11 lo ttar(! contro de' Mack e dd Coburgo . ma contro un riputalo geoerale io 0 lo$o e con tro un famoso ussaro pruss\aoo. ;1 1 ;:)yi \ ona° i nson'1111~ tro sisi°Jnii d'ar'~amih to , cllo il Famhri riduèe a queste tre formule : Pochi e buori\ - .Mo~U e buoni .lii 11 , ' ' l '
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Comunque, ma tutti. L'a ut0r e è d'aceordo col Cn!tane<1 ncll'escluch!re la prima ; ma si Sf•para da lni nel non ammettere la terza, appig lia ndosi invece alla seconda; per tal modo tgli vuol venire ad un moneto ordinato, mentre il Cattaneo con duce immancabil mente al oaos. Si citano, è vero, esempi J i grandi effetti prodotti da 1.11Ì io tiero popolo in un mome nto di straordinaria sovreccill1iione ; ma ,i io fati.o di forze materiali e mor a! « bisogna ragiooarn su l criterio di. medie ehe nbbiano ca« ratiere di p('rmanenza . Chi non ha veduto qualche volta nna « debole giovanf'L!a cl iba tLersi in convulsioni e sottr<irre i polsi « alla stre!.la dolio mani pfo vigorose? Ebbene in tali momenti « qua le speriment11 loro eoscicnzioso ·porrebbe mai iI dinamo« me tro tra le dita di qnel!a delJolP cr C'r1turn (for tr., pcrchè ma« la!a, r edi parado~so i; per dedurne la poteuza de' suoi muscoli · « e de' suoi nervi ? .» (pag. 152). I.a seconda qucslione pregiudiziale è In civi le, e l'autor e fa pone· in qtJesU lcrmio i: È <>gli vrro che pi'r formare il buon ~oldalo bisogni di sfare il cittadino? È egli eséllto che gli oaerciti stanziali siano un per icolo per le isti tuzioni di nn paese come il nostro ? L'nntore din1os tra cvme il so ldnto di un paese civile, ,rnzichè essere In negnion r. o la corruzione del 1;itt,idino. sia in vc>ce la espressione del cillatlino per fm: ionato; il. cho dove dirsi a ltrcs't di quegli stessi esorci ti ch e appartengono a<l nn governo dispotico, poichè, se è vera la formu la che ogni paese ha il gover no che si merita, ne' j)aesi non liberi i sen limcn !i nobi li e ci vi li vi sono soffocati fra i ci!tudini , mcn lre se non altro nelle file dell'esercito lo stesso governo ha inlercsse <li eccilare il sentimPn to del l'onore. che nobilita pur sempre l'uomo; gli eroi possono ug ualmente essrre creati dal scmtimento dell'onore, come da cp1rllo dell'am or patrio. Il fambr i r icorda a tal proposito mo llo giusta menlo, come 1rnlla nostra Itii°lia stessa dal 21 in poi gli eser citi stanziali degli stessi governi dispotici che .fur ono ablrnll.uli nel 1860 fornirono un larghissimo cont.in"genle a quella schiera d'i llustri e generosi uomini, i cui nomi sono scritti n caratteri d'oro nei fas ti del nostro r isorgimento. Se trattando le a lire questioni, il Fambri si abbandona volentieri all'umorismo cd ha un fare spigliato e brioso, in questa invece ci si sente commosso e commuove, toccando ben soventi le corde del sublime, mnssime quando, a conferma delle sue asserzion i egli ricorda di quante civili vir tù sia esempio l'esereito nostro. « II nostro soldato - egli dice - è pronto sempre
IlJDL,JOGRAFICA
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conlro ogni specie di nemici della sicurezza e della eivilti1. e Scoppia un incendio? gli è pompiflre; c'è nn bambi no da sai« vare ... padre e madr e si arres teranno dinan zi alle fiamme , e egli no .. . , ci cade denlro? n'è asfìssial?? Se, ne fa innanzi « un nitro, altri due, allri dieci, e se i l pencolo e um,rnamentc « superabile, si può contarvi. Un Oume è rollo? gli è bar« caiuolo : noo ha mai preso io vita sua un remo in mano! Che « impor ta·? li suo urncio ò 111 somma di lu lli g li urne.i, il suo « dovere è la sornma cli tutli i dovHi. C'è là una fam iglia alla « quale hisogna portare del pane !... Rovescio? Affoga? Pilzienza! « in un·a!lra bare/l monta un alleo ; av&oti alla seeooda, alla « terza . a lla quin ta prova . -- C'è il cholèra ? il farm11cisla del e paese è fu ggito, il medico non può essere dappertu tlo, la " fam ig)i;l medesima ha diser tato il letto del morente; ebbene, « c'è un carabiniere cbe s' improvvisa farmoc;stn, un bersa« gliero chi} suda fn!gando le ga mbe al ma la to: men tre. un I~~« ciere gl i porge da bere ! - In verità anche in q.u~.sl1 .coltivi'. e astiosi e codardi tempi c'è d,\ fare rossi ed um1d1 gli occhi « a ripensarle, non che a scriverle queste cose che . pur sono « la storia d'og ni giorno, la rc!gola cioè, non l'rccez1o no » (pagina Ì73}. . . . . . Fin almente quanto alla questione pre.grndiwde eco1~om1ca, eo-li m1 pone un'al tra , dicendo cho la cura elci rispa r mio della fi~anzn non dmie ollrepass.irc un certo limite. « A considera" zioni che importano proprio l'esse1·e o non osst>1·e come si può « nnii efOcacernonte contrfl ppornr allre che si rifer iscano sol« tanto nll'av1we o non avere? » (pag. 181). Anch'egli però si protesta amico del!' ecooomifl, della vera economia, ci s' in~ tende, di qn€'.lla ehe fo en trare iri rango mrigg1or nu,mero dr baionette~, sopprirnendo buon numero dr p(''.rn''.; mn e questa una questiono che l'autore sfìora appe1rn, r ~rclrn a voltJrla approfondire era mestieri cam~i,:r natura e t1tol? al libro . I.nrno III. - I REGOLAUl. - Sgombra to cos't 11 trrreuo dalle macer ie dei sistemi da lui abbnttul.i , procecln il F~rnlm nel terz.o libro alla costruzione del nuovo edi[izio. ~la qui preferi am o nportare addiritltwi le conclllsion i a cui egli :ie1:e, perchò mentre Jaletlura dei due primi libri ci ba sempre r1eluama lo 31la monte la simpalica figura del Cflpi!ano Terremoto, leggP.ndo ·i.~vece molli tralti del terzo, vo lere o non v~lcre , non a bbwm p1 u po tuto ricordarci d'altri c;he del Famhri 9 dell'autore del Caporale di Settimana. Ecco intanto le sue concl usioni: « Non voglio volontnri che facciano da sè:
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l\lVISTA
BIBLIOGRAFICA
·« l' Perchè i volontari dei ·corpi irregolari non sono aù-
bastanza soldati. « 2° Perchè i soldati dei corpi regolari non sono abbastanza ~ volontari. · « Nei volontari separati dall'esercito c'è pochi rn1i11:1. « Nei soldati separali dall'elemento volontario c'è poco MOTORE. « Voglio contemperati questi due.preziosi elementi della re< golarili.1 e potenza della meccanica mi litare. « li volontario perfetto è quello che è istruito dal soldato. « Il perfetto regolare è quello che è scaldato dal volontario. « Quindi per la perfezione del coscritlo e per quella del vo< lontario voglio che questi due praziosi elementi s'incrocino < in un elemento so lo, il quale compie le mie tre aris toteliche "' unità di re, di parlamento e di esercito. « Del cappotto bigio del nostro soldato ce n'è abbuslanza per < le spa Ile di tu tli. " La camicia rossn, restando quindi per di piì1, sarebbe, a < scanso di dualismi, pericolosi sempre, da portare su al museo < del Bargello, quand'anche alle ragion i tecniche non si ag< giungesse il rincalzo delle politich<~, cioè' quand'anche una < degc~nerazione di spiriti e un risvegliamento di passioni set-« tarie 11011 minacciasse di farne la porpora d'un sanculottismo « oramai più socia le che po litico ». <
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cosa e brillante sintesi, che vi si trova, dello stato e del pro• grosso di codesti due rami importantissimi dell'arte della guerra dal!' epoca di I<'ederico a quella di Napoleoae, sin tesi che dimostra · la profondità ed ostensione degli studi di chi l'ha saputa fare . Rinunciamo a dare un sunto di questo lavoro, nel quale i due grandi uomini sono discussi e confrontati come tattici e come strategici; le idee vi sono già così condensate che il voler riassumere sarebbe un voler mutilare; annunciamo un libro interessante e di sole 68 pagine; ciò ci dà il diritto di dire ai nostri lettori: leggetelo, se volete meglio conoscerlo.
La tattie(f, e ia sl,•ategla sol!.o JJ.ì'ede1•ieo Dli e ì\To:polemw l!. ·- Lettnra, fatta all'ufficiatUà del presid'io di Bologna dal capitano di stato maggiore A. G.n, nOLFr. Firenze, 1870. Tip . c. VOGHERA .•
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È un opuscolo di 68 pagin0 , che fa parto della collezione dì Letture ]I'ilitari che si viene ì' ·· :,blicando da un anno a questa
parte. Quando lo scopo cieli' autùre non fo5se stato che quello di stabilire un confronlo tra Federico e Napoleone per assegnare il primato all'ur.io dei due, noi gli diremmo francamente: "il wostro non è che. un lavoro accademico, la cui utilità non può .essere che accademicci e nulla più»; ma havvi una cosa, che rende veramente interessanl(1 un tale opuscolo, ed è la sue-
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ANNO XV, VOL.
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I\IVISTA TECNOLOGICA
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RIVISTA TECNOLOGICA
Sulle osservazioni geodetiche. La sostiluzione dei teodoliti reiteratori a quelli ?'ipetitori nelle .osservuzioni geodeliche ha di molto accorciato il tempo, che prima era necessurio por determinare con la voluta precisione g\J angoli azimutali e zenitali, e questo vantaggio ct·cvesi attribuire a duo cause, e cioè alla maggiore precisione nella fabbricnzione degl'islrumenti ed a l cangiamento nel si-. sterna di Jet.tura della géaduazione (1), Lu maggiore precisione dei reilcra tori consislc oella più accurata graduazione doi circoli orizzontalo o verlicale, e, sotto un certo aspetto, aucho nella soppressione dl•i circoli che portano i nonii, porchè, quanlunc,ue questa modiGcaziono sia intimamente collegata col nuovo sistema di lettura, pure contribuisco a rendere inaltorn bile la rotazione di tutto l'is!.rumenlo, essendosi Lolla la causa principalo dello st.rascico, che prima si verificava sempre, in quantità più o meno considerevole, noi teodoliti ripetitori. Jl cangiamenlo di sistema di lettura .offi·e il vantaggio ·di poter apprezzare l'angolo semplice alla pri1iia lettura fino al l" non solo, ma anche a frazioni di esso so vi potesse essere ulilità pratica nello spingere a tal punlo lo approssimazioni. Ma un vantaggio assai conside1·ovole, secondo me,. è l'aver rosa la lellura dell'angolo indipendente dall'osservazione al microscopio del circolo graduato ; in altri .
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(1) Nor1 entro nei particolari delle ·rorroe dei diversi teodoliti, giacchà •upp;mgo di parlare a persone famigliari con tali istrumenti.
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'ter mini: pri ma, quando si leggeva sui teodol iti r ipetitori, l'oc,chio compiva in un sol tempo due funzioni, quella di determ inare la linea del nonio coincidente con la linea del lembo, e l'al tra di leggere il numero di secondi corr ispondenti ; ora invece nei teodoli ti rcitoi;-atori l'occhio deve compire le s·trsse funzioni in d ue tempi distinti, g Lwrdando prima nel microscopio per condurre a posto il doppio filo di ragno del telarino mobile , ciò che io chiamerei il puntamento della gruduaz'ione, ~ quindi . eseguendo sulla lesla. di vile graduato la lellura ma~ teriale dell'angolo, .. Per effetto del l'indipendenza di queste due operr1zioni l'osservatore non può in a lcun modo essere iuflucnzalo dalle letture precedenti dolio slesso angolo, inconveniente gravissimo cho si veriOca nello osservazioni con gl i antichi teodoliti, Iu ques ti l'osservatore, il quale da un certo numero di serie di osservazioni ha potuto formarsi un certo criterio del va lore dell'angolo che sta misurando, tiou può non sentirsi turbato -dal veder r isu ltare un valore sensibilmenle diverso da quello ch'.egli aveva stimato fosso il vero, e sposso nel guardare~ il nonio cerca_ di attenuare la differenza, procurando di persuadere se stesso, che la linea di combaciamenlo e di lettura sul nonio, anzichè qnelia già prima apprezzata, fosse l'altra che immediatamente la precede o la segue, ed intanto in buona fede inganna se stesso e la scienza, Questa causa di orrore, a cui si presta così facilmcnle il teodolite ripetitore, è distrutta completamente in quello reileratore. "\_Mer~è ~1uesti 1_niglior~menti introcloUì :101_ teodolilo lo osser'vazioni si comp1scono 111 un tempo assai più breve d 1 prima, e, ~r formarsene un'idea, .supponiamo che vagliasi determinare \ un giro d'orizzonte di 1° ordine cosliluìto da 6 punti, Secondo le istruzioni finora seguile dal Cor po di Stato Maggiore occorrono coi teodoliti ripetitori per ogni angolo di 1° ordine 10 sorie di angoli decupli, e quindi per 6 ango li occorrouo 1200 puntamenti, mentre coi teodoliti reiteratori sono sufficienti 20 a 24 osservazioni per ogni punto, in tulio 120 a 144 puntamenti, e cioè un lavoro, <:he è dall'l/8 al 1/10 del .precedente, Queslo lavoro può essere ancora raccorciato alquanto me·dianto il procedimento segucnle, applicabile ai soli teodoliti reitoratorL Si punti, per esempio, un segnale A : avendo il ~anuoccliiale. a destra e guardando nel primo microscopio si faccia il puntamen_to del doppio Dio di ragno, cioè della gra~
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duazione , e quindi si .Iegga, sul la testa di,· vile graduata ~om:e alf solito; poi; dopo a'/er .di1poco altera la la,posizionn.di questa tè:rsta di vilq, d,~ si ricònduoa •nuovamcn te a posto, h'aguardando· al microscopio; •e si legga- una seconda volta :. le stesse 015erazioni si ripetano sul secondo microscopio: si a.vr anilo in tal·guis1t doppie letture cli uno stesso an·golo. Ma' ciò non· è tu lto. Prima .di )çassare a l ·s.e goale seguente B· -per lo osservazioni azimutali o di"capovo lgore ··iJ. canocchrale per quelle zenitali, si dia un mezzo.g iro alla vite micrometrica: od io altr i t!:)r mìui,c·si ·alteri ... il pu1itamento del segnale.' o poi, guardando nuovamenl~' ille~ ca11occhialc,' Lo, .si punti unaFseconda· volla, dopo di cbe .si: ripelano ancora tutte le operazioni indicate pel _primo· rùntamento: è .chia1·0 che si avranno così 1 letture pf)r ognuno, clei · duo ,microscopi: Quello ehe" si , è .dctlp pel seguale ,1 si r ipeta su J,Htti .gli~ a1tri segn.1li del. giro d'or izzont.e, . e poi, capo.v olge.ndo il cànnoochia1e, elprocedeu(,")o;iiin,or dine inverso, s-r}C'o;p-cl·o .iV'>lmÈitodb i1di' rBesself•,si completino ~. lc·:."oss.brvazioi1i, sempre (5p~ra.ndd con\ lQ ,stesso sistema o.n'a1r.enirnciat0 1iI0 ·son, d'a~vfao· cbe questa quadruplico serie di .l.0:ttum~JPOssàr'consiaerar-si c,orne eq;ui~alenteHai~ serie' <ii:dilll)rie:,,; lrrg" e I I i .. I e Jl ' nH ~.,.'lFf.'•per potore.'infatti 1e:saminaro1·HJva;lorerdi, queste o.perae:ionf 'è 'linèstieri..r,icord·are quirl,ùrsféno1il(:} cause·, éllerroré clìe possono· infiuiJ'e' suHà ·tleterinina,zi·orre? ,leUecdirezfoni delle visuali. •i\ilteun'e1'sOno fdipen<lenti•J da i sco1:reilio11i noln•teodolite, ~e qufls.to 11&-a••balri nolta lcunar imporitiw'zan P.eF.cbè re~ta no ,·a nnullata, ·cor nietotlo d;i Besse!; raltrel,st nifeviHlonb invece-agli, errori dii p.un-··1amen.to, 1·qY Jettura~e dfl fase •tl'èl segnaJe,~é queste non possono viù<lersi''Che' mQItiplicaùdolil ,num.enO delle" osservazioni. 1[acoio del.lo- s~rasekò di tutto , il e,erchio o gradua to,q'J)en<hè .coi .budni. teodoliti~ r-e.iteJ,1atori ciò noù,•.siJ v~rniOca ·fo ·alcun .modo, ecLio ih<J potuto"da me stèsso",as!ajcùrarà1ene ,piit 1vJ11.lo,1i1i .cu·i. dopo à:~·er tgira t. ct d n, vaT» se'nsi>rilntoodo lite pèr,J a t:iccreardi punti d i 4t.l orçline,) cioè. per r osseri1dzioni r-c\10 non 1ri_chiede;Vano ,grande ·ptacisfo;ne·,1EìbbÌ''8 Ticadece rsujpffi111lO, d'Ql'.jgi!.1,0 ,con lQ ~s.t~§SO 'ait~ olo1p'lie-eis;ò\ donde 1era par.~il0i';J d',all11p';parte il melQd9i·pro.:r,osto è fodip'endenle dar1bilo·tcausa- d'èrror<~. . ;, ,.; -., , ,n1iJ! 'H,Gli errori1pnov.errienticld'atlmfase,d'él segnale ,soup c.orretttrroedìante osservàzionh fatte i m ore. diyc0r se,del~giorno equidi~t~nti dal nleziodì; e poiéhè pev: la 1tniangola.zi'o.ne, di l° ,e di :i dì.ne, 'e ,spècià lmente ·,!')eF :qùelJa,idid .!, ·occorro1io p.e.r og11i. angol1&1 mfJ Ilo ossor va:zioni;i lan-çor1dizion~adi for. queste·, in oorn diverse cd equidistanti . dal mezzodì si soddis{'.1 quasi da se-
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stessa per la ragione che le 'pih importanti ossei:vazioni si ~èseguiscouo specia-lri1enle verso,' l'alba ed il tr.arnonto. Si vedequindi che il , laYoro si poggia essenzialmentt1' sulle molteplici ,osser vaziqni• e •letture. Ora· col metodo da me proposto que$.te . -o;ssorYazioni> e letture nom sono .rispa,rmiale, ma' solo eseguile .pec gn1ppi iu modo eia rprocedere •pih -sollecitamente .nèl !'a.voto . È indubitato che porzione' di .tempo non indiffenente viene impiega ta nella ricerca grosso[ana del segnale, io modo cioè ·che esso r esti "nel campo, del .cannocchiale,, e similmente _per quanto r iguarda la le ttura av-viene che si perda un cento tempo per pun tare a\10he" grossolanamente la graduazion,e e .per. attendere ognii volta 1ad una ·lettura sempre diversa per ·1, 1, . og 01i -puntàmento. fl l)metodo chè io propongo 'imprimerebbe ·al lavoro. una gt1arrdA rapidità e 1sollevèr,ebbe ancirn un poco 'l'osse11vn.tore. dalla ;fatica mentale, ,per ·1a factlità..de!Ja,,lettui;a d.egli augoli, aggiruppando · te· ossenvazi'oniidirAt)ilir,4 Si rpuò>J.Calco.lare)JP-hf ,1rnun0gnLr3 giri 1d'onizzòntm fan~·col, thetocl0 IDrdiuar:ier siripossorrol:' fare :2• giri J1d~o1,i1zzon:tm fo:nnta'ti da? girnp,pi:rdi 4i!os.sellr:,~~io-a·i,' e. cio"ù' ,8!rgiri~dJ0ri»zonle F1 'frIO?. D'1 '· rnbnup r.l?.:;.,.,p od:> Ho detto innanzi che ogni gruppòldi, oss-eFva.zi9 ni ,fatte:q wl .m:odo. da me prorJost:u- rpotéwa'sinnHenenè equival011rte ,a·4,.pss-orvazioni •_disli'nte ;1<J eiòJ:n0n pit@ lclih1òstrarsh c,on '.lJ'llgi-onam@nJi dfreHi[,i!perdhè., a]! trii1>otr ebl:iel, 1:eY,o:G.aré 'ìin 'l<h1hbWrla nessU'n.a intJ uenza ·da• mo·•ani rnressaodi:)'la,Juni r .e lémenih çlle io11Yenx iQ•a tr:asc'urare ·· mel rip:~r ò··s·ep,ra.u o:girfrr segnale, 2,'v,.olt.e .i l, pun:Ja·ffie Qfo :dir r;<s-so .e;4 j\;o]te 1Jaole.tturi:rr. Sol0 , non sj ,pu'O tieg.areicl1~ inoque~to• modO' lH lett·ò1.·e;:;sarebberor berrs\ ,4, 1na ii'pl1nta,i ut}11ti sareb'.bétoJ soltnnto)2•, lel,quiodicanehe' irpiù esige.oli, dO \IP.<Jbl)erp -almeno• as5èg-nnr0 •a f;ci1ascun ogra1:rpo m 1wnlo1:è dh ,tr,e,10ssenia,.v.idni, donde risuHerebbe1ii1m r ispaTmio idi · tempo1icli- una:1melìt. 'i['È ' or mai,· ov,:lio it1p;ro,\ier.hro . ingl:e.s< Ù ,tirne :is »i.oney\ y lltl cà'so · ll. Lli.in le,'t' nÒ'll .c soJo·i un:lrispn:'rniiò,,di tompo:1 jn:.octu·Q_e r,urt_a ·,proporzionata ecdnoinia, c<i(.uan tor.da~ •sap-er co@tiér~, op'po_rtu-narhentc ed a teintw iut1à,1:gj oìmala .Jav(!),revole ,,t3, limpfcla su\l'orb:zont e, è da11' ~ap11rne' di:sp0nr~ util m'<cmte d,i pèn<l,e dif•pf!1Ler ultimare in quel giorno • un.1 Bstazio ne'1di. primo,1i1, di seG.OJ),d,-0 · o'rtlino, la' qua lo: se11za dli ·ciò- avrebbe fòrse ,riçlìiesto molti :giorlli ancora· di oziosa · aspètt.a liva, ' sempre nociva. e fasti dio.sa · pel lavoro, e per gli .ufflziali e pel p-ersona1e-di quello incaric.ati. Il metodo cho propongo potreb be essere applica to uti lmente alle osserrazioni angolar.i : di primo ordine, o tuttG, al pi.ù d.i 0
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RIYIS'l'A
TECNOLOGICA
secondo, e converrebbe limitarlo ai soli angoli azimutali ed a quei zenitali, che si collegano direttamente con un idrometro, pei quali 'si richiede un gran numero di osservazioni. Pei pu nii ausilìari o di terzo ordino, e per qùelli di dettaglio o di quarto ordine il processo enu ncia lo non avreb be alcuna utilità. Am messo il principio della r ipetizione dei puntamenti , sì dei segnali che della graduazione, lo si può applicare in vari modi, e quindi, per quelli elle avessero qualche difficoltà ad accettare integralmente il processo da me indicato, propo rrei di sopprim ere la du plice lettura per ogni puntamento e rii limitarsi a ripetere ogni volta contemporaneamente tanto il pnntamirn to ciel segnale quanto quel lo della graduazione ; in ta l gu isa ogni giro d'orizzonte avrebbe un valore do ppio di quegli ordinari. Al contrario non sarebbe prudente di por tare al di là di 4 per ogni m iscroscopio lo lettur/\ dc•gli angoli di direzione per ciascun segnali', perchè allri mcnli aumenlerebbe di troppo la durata di una serie, e qui ndi lo variazioni nella fase dei segnali succedute durante li\ serie stessa potrebbero acquistare una certa importanza non trascurabile. Q4auto al peso da dare a queste serie osservo dapprima, che quando tulle fosser o fatte con l'istesso sistema, svanirebbe affatto la qu istione. Quando poi ci :fossero da paragonare serie s~mplici con altre a grnppi, io non esiterei a ritenei;e queste come equivalenti a tante serie staccate per quanto sono le letture ri pe tute. E se avvenisse, com.n difatti avviene, che alcuni risultati si riproducono senza alc'1fla differ enza, non si deve dimenticare, che anche nelle serie ordinarie semplici consecutive si riscontrano spesso identici risultati, e quindi l'identi tà devesi riferire alla bontà delle osservazioni e non già all'inutilità delle ripetizioni di letture e di puntamenli. Finalmente, circa il modo in cui si dovrebbero r egistrare le osservazioni nei libretti di campagna, non sarebbe difficile aggiunger e altro apposite co lonne in quelli di cui fa attualm·eute uso il Cor po di Stato Maggiore, ma parrni però che per agevolare il calcolo della deduzione dei medii parziali rii ogni serie sarebbe megl io tenere inalterato il modello di libretto ora in uso e scrivere le osservazioni come se apparte nessero a tantt1 serie distinte; l'identica ora annoiala accanto a pi ù serie. consecutive basterebbe por poter lo distinguere e raccogliere in gruppi. FED )M ICO
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L'artigliea•ia da campagna francese e prussiana uelln guerra 1lel 'B S7@. · (Dal 1'imes del 16 settembl'e) .
Tulle le narrazioni sulle recenti bal, lie concordono nel. l'attribuire una buona parte dei grnndi successi ottenuti dai Prussiani a lla loro superiorità nel!' artiglieria da campngna. Il Chassepot ò conosciu to come un'arma d'una precisione e d'una giltata superiore a quell/del fuci le ad ago e potremmo soggiungere, per informazioni personali, cbe è più perfetto, quantunque il car attere eccitabile dello truppe francesi abbia loro apparentemente impedi[o di trarre il massimo partito dell'arma che possedevano. La initraglìatrice ha pr eso il suo ·posto io guerra come un'arma terribilissima. e sarà fra non molto adottata dai Prussiani, i quali ne banno subìti i tristi effe tti . Il fuoco dell'ar tiglieria prussiana in vece, !Ja quasi sempr e · trionfato di. quell a opposta dal nemico, ed è provato dalle descrizioni delle battaglie che ci sono pervenule, che la fanteria. tedesca non sarebbe riescita mai, nello varie battaglie, col solo fuoco della sua fu ci leria a cacciare il nemico dalle forl posizio ni da esso ocçupate. . La semplice esposizione del fa tto indurrebbe in su lle prime a credere che i pezzi prussiani di campagna sii,no ecccllonti e debbano quindi essere adottati dagl i altri eserciti, e che i francesi invr.ce sieno tanto inferiori da mettersi in non · cale tulio quartto li r iguarda. Eppnre nulla havvi di nuovo nel le artiglieri e di campagna prmsiano o frances i, nul la che non sia statq conosciuto prima della guerra, ed i motivi della superiorità della prima sono faci li assai a spiegarsi. Anzitutto i cannoni da ca mpo todeschi '.> OOO superiori in numer o, e questa circostanza è quasi sufficiente per se ,tessa a spiegare il loro successo, dati lo stesso calibro e gli stessi mezzi di traino . Una fanterin inferiore in numero può talvolta avere una tal superiorità di fo rza morale, da affrontare jJ nemico e dispP,rderlo. 'Cna volta avvezzo il vostro avversario ad essere battuto , la battaglia è mezza vinta primà ancora di .esser e incominciata.
F ALANGOLA
Capitano clei Genio.
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A. RlVllS'fAXH
L' ozi,one .dell'artiglieria 1all' op19osto t,ba . bisogno,'di1 sangue, freddo ., Gli ins.erv:ienti non s0uo co.sL vicini ai loro, nemiciried il' tr.emolìo,, della ma110 , nohcdevia 1il>tpunto ,di inira d'un. pezzo da;Jicampagll!a, me11tre çiò ,succede colle; piccole armi rigate., È assai più foci le puntare esaltamen.te~un,. cannone da campo che un f'llcile; a meno cbe. si,~tratli di brevi distanze, ed.,infittti non si può •trovare che,una·scusa ip,e1:..un)1cattivo puntamento, delllartiglieria da campagna~ iLnon sàpere _v.alutare la djstauza. , Noi ., crediamo cbe . i Francesi ,11011"1 son.oi,,mollo xalenth nol calcolare le,,ùistanzc, ma; avendo, C'òmbatbulo ge.neralmei;i\e in posizioni scelte da loro stessi 111wo sii.può ammetter,e1,çh.e siano stati. così biasimevolm,ente.,incurantr u;la non a\éer l misurate e ~egnate le distanze di . mo1Li ogge.tti· in vista, ,t.anto da cono.scene la ,distanza del , nemico nei giorni della battagHa; Bis.og,na convenire dunque; .,che i cannoni d'entrani_be. le,.parti ti1iamanoiugu4lmente li>ene UD'IIJLW)la, messi in .haUèria : e alle,i Tedes:cbi av.nebbero a:,iutO'lg,r,andi'I"]antaggb per il numer.o assai ma-g-giona tiòel'larnlo110 a1Jigli.eni<!',nJqu{rntl.' anche la ,2.portataBrp..ei pezzirifosS"e., stata ...eguale. , Bérrihè lsia,1effic<!,cn,coccorro,n o 1ajlrar: Hglieri11,.1 d•rn1ampàgna,d u!of r.a,.qu)sitìiim p.ontanti nArrziH.1lto l'e.lil'etto de:Lfuocòrche.sta1.in 1mpp:ortoi~della1,yel@cità1c.ol··peso .del proi'etlo,; ;;eoqndariaD!l'e11te Ja, mobilitàHDisoo.nriamom-ea del mate.rfaleiper $.èUstefso.;.mn:ontre·. V'.'e dre'mò.1oin.1seg1iHouil mo-do _di adojYerar,l;o: !J'P-nussia:ni Ira ip arro irolcamp'.ng,nll:Joaunoni, di fdue ;calibri:;ol~uu-o è~tl'lc©sì;rde.ub@r. pez.z.o, il·a a:-xliobreµ; il.ì'.qoa:lewlllncia m n,a-1pa:.llaJfdi 9'tlihbve, cir:aaltedlr.è· ar uu di·présso;[eguale, ah cannone,,Jrance.se d3li4 ed ialliarbiglieriauioglesl}i auea~al'io di 9 libbre. l L' altro t.è dflHolrdau6 el1lan.cio tfo~tprmi'eitto..cteJ p..mo di1ù.8 ·libbre circa E•u• tramb)ic ~uesti~pe.zzù sorro1,agne1Jt,oc_arica, u igati. ,NeliJ!866ìiJRnus,,. · si·a:ui ;a>v,eva,110 un cm:lo1,I)1ime.r.o.1;tir ca,ononid isci i'lcui, etfettit i.n ca'mp:a~ria1}.cnìe·11a l.o.r.@,lélr,tiglieria<!rfuu.quasi. sempre unfenioheca qoe.1 1.a;~deglit Arustriaci; fufon:o:1co,s}uinfeli,ci'.chQ li ab6lirono1p.e1' • s.e Q){Yre1e@Iiballrol'ca mbiameuit'o Y.eJ)Ìlci1-pm1 fa.Ho n01llarliglie1~ia diacr; rn pagnaliprussi'an'a, 'Jlld1,,l)o.n.11s.appiamo 11grecisamentro fino. a.:::qa'àl IJ}IflU'{!)':l.è ,an;ivatoiLiiccanh1orni.l adopcpatL ne.l 1866 erano cl',léciaio ì:.rrH\ i m.o lli.1difeHirqhe )si1scaper.s.ero(dmantergii, espe'Cim:dn ti·;pra,ti'ti 1entiuran.te,tla,campàg.rra·, oL>bligai:ond il·comiibato d ~ arliglierh1 f'1no<Berlir,r0;~dr 'procede-ne· achcµu a .serie ..d:i 'esp.eri~ menti con.1pdzzi di br_onzò. U,risu,it;atol detle:. pi:òv,ei•fu~l'adozfono d:.u% cannone di broi;tzo per. j J (Sel\lizio~di campagna. ,L'anno. sc:òiiso ,c0oatat.ammo .che 1èrano1. stati già:, fatti più pi 2001 di questi pezzi.'!l.!'retr.ocanica'!e, si può •con ra'gione supporre 1ch~
TECNOI10GICA
lt37.
un \Consitl'erevole , numero ,d'essi tr.ovisi ora .in cam pagoa,1Il,sis.tema,de I.cannone a refroc&rica è S'em plicè:e permette di spàra:r.1:1
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con una •r1rpidilà sorprendehte.1ùJotturatore ·ha:iJaf forma1,d'un c.61w ...ed .è collocato su un fianco del pezzo. Il focone à,.,net ca11,n onet stesso e mon nel,.cono.,JL.;Pruss·iani nilengono çhe, i\ loro . pezzo a retrocarica sia Jsu periore a quelJi -.delle altre nazioni.; . ma le p.ersone co mp,etentL .che sogliono faro un9 studio delle a11mate o delle ,1,rmi-estere; sanno benissimo· che gli anli~ gl.ieri di fogni nazione giudicanò ,,iblioro pozzoj l zpiù 'perfetto; appu.nto come la danteria) di, tutti ,i paesi s'jmmagioa .d'essere la: prima nell'uso•:dclla baionelloi.. , · ' .:1foJ 1q · I.!F1·ancesi •adoJ,Jerano inw ampag,na ·,1 1n cannone di Ibronzo dà 11 che si caricai dalla.bocca e rancia un fpr.oietto qunsi eguale a q1101Io del pezzo da 4 prussiano e pressochè della stessa por-t{lta e giustezza' di tiro ,..a l cannone foancese ha. iii vantaggio della, semplicità, •.mentre, iL; r1r,us&i.anor ba una.JcSupetj.ori.tà1as.sai li.exe ne.JJaupo.ttal'aqe\ n~ellar,rreoisioye, lcosl lie.:llè.,da·rnon~e.sser.e ap;par.enteiqsuli catrupo dL1b.é\1la,g.Ha'..ÌIQltr.e ahrcannaile ,diui~i:pJ10 è1,i1 l'pez~o;da eam pugoiìl.us•ùa la\uil'lBr"anaesi ;hanuò~un.,c.anho.ne uigallo .da .121ik1quale.slanohu uuep11ofallot-.da ,g5qhb:hre Q.ues.l~ è \1n ia-rina1formiàaqi l.e..irita·ltfopp.otf1fos.ai'nt(lJ•per1rilo.mmeJ1tiJoete'.l:H.. Se,Ji rFràncesi: avesseroo aNUtO'Ji:l'lèllaj loao."arma!mamai , p:uopon. zione.. c.ony.enient.midi questi.-;ç.anaonif'i:la1t12, edù1xe:s.sen&.,p·otuto trasjfor tarJi. e.olla Ibs.tessaaaoeletj tà.J ml'elle1i bu ppe-4! iaiv;rebb.erct p'.otuto,1.tr.oYarsi .su15eEiori 1ir.i i a..rtiglieria :ai Br.ussjanii\!J lii a?invèce questo i'cannoneQfrancese ~ drud211.µiaMava ass0l.1:1.tamen.tèdisui c·ampi dilbatt.agJia I n Ime110.r.fa.,· q.uel'liosu r, c.ui ,çòmhallè 9 Il ar., màta .di :.-,.lllac-Ma.hoii Ghu1 éosaJs0n01tps_si1di;venlam-, n:nronlreJ ,è cenlol ch.ekquesti ·cag,honiJa:ppa,nLeng0u01aU'ordiq11ùz0J.,(raiice.s.e? a011side11ando l:assoluta1mancanza,1diLpr0parahvi stati d'atrti i,da.1 mimistco1de Ha guerrat..Crpnaes.e1pei'o:tiesiste.re a ll'0in:.vqsio,ne1m:bbialit0Ymolt~ ragioniLpe11 rsupporr.erlGhe le! piccote fo.stezze:t lnoµ v,èn,u.e.ro1.mirnite. .tli( peizi311igati .1,(l!,na!ll:do .Le, aTmatèidiir ,éamp~gna sia frQva ro.no~rresRi n;tea.e' s~d'eceoipales:e , I.a mecess,i tànp_,eri1q ueste pia1zze fòr.ti è: pernqu.elfei, c[iap.rim~oonclioe' .din sos'ten'e reqilld'upco degl.n at11ochi..pmssi:ani;, s:emhrarpiòhàliile ;c,he ì pezzicdah25;'Ii qùaJia.avre.bber.a.cg,o.v.u,to .s.egt.1ticeilHes.clrcito 1vén,né:r01, lqsciatirr~n essei come r.ioforz@1pért sJ.rstc·ner.eql'iilss.e.dfo stSCtJ'./l .m0strs)l ,sup.posizione 'è:,esatta1.1 sa'rebb:0rsta,t61dbn.tr.app.oslo .solté\rnto:.dlJca,11none. france.set;dan4 m da;;91lihbr.e ;rcqme. pvefeniamocahiatnanlo, a qu'èlli.t1pr us.si_a nii-cla!\~_; e,idru 15. libbre,frEcco1 p.ertaat©o~un1-aHr.o J)10Liv.o. dell'infe1:ior[tà1 aeLfuo.c9 dell'artig-lienia- frances~. l~:.rn
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l\lVISTA
TECNOLOGICA
Havvi ancora qualche dilforenza nella mobilità dei pozzi, poichè i Francesi trasportuno come gli Inglesi i loro artiglieri principalmonto su carri e questi non en trano in azion e coi pezzi. Gli insorvienli pertanto debbono correro a piedi se vogliono rimanere presso ai loro cannoni quando questi s'uvnnzano con rapidità. I Prussiani invece hanno combinalo sulla sala della ruota del retrotreno due sedili cho portano due artiglieri. Gli Austriaci ed i Russi raggiungono lo stesso scopo con mozzi .poco diversi. Qualunque pertanto sia la velocità con cui il r.an:: none debbasi muovere, esso trasporta sempre seco un numero d'uomini suffi~ienlo a rnettorlo in azione, e non si può negare che qLtesto non sia un vantaggio importantissimo. Non dobbiamo credere cho i cannoni prussiani siano superiori per il loro model lo a retrocarica, e tutte lo esperienze fallo in Inghilterra hanno provato che i pozzi da campagna caricantisi dalla bocca possono vincere in precisione quolli caricantisi dalla culatta, mentre non sono loro inferiori nella rapidi là del fuoco . I cannoni a retrocarica dei. i;istemi inglese e prussiano hanno un difotlo capitale. li proietto è rivoslito di piombo e combacia con tnnta precisione nelle righe del peizo cbe la namma della polvere non accendo la spoletta. La non accensi ono è poi resa più difficile nncora dallo spandimento d'una certa composizione che serve acl ingrassare !,'intern o del pezzo. Un vero motivo perchè. i pezzi a retrocarica debbano a,·ero dei proiclli riresliti dì piombo non si conosce e non ò stato sostenuto dai loro stessi patrocinatori. Quanto a noi, uon vediamo in questo artiglierio un vantaggio sì ingento da sostituirlo alla mancanza di semplicità. I Prussiani sostengo no che un cannone a retrocarica debba tirare assai moglio di quollo cho caricasi dalla bocca perchè nel primo il proietto combacia perfettamente nell'anima e non permette ness11na sfuggita ai gas, mentre la palla si sbatte in questo attorno al pezzo ed è invi luppata dai gas della polvere. Il loro ragionamento è ottimo, ma i folli lo distruggono. Essi hanno preso il cannone francese corno tipo del cannone che si carica dalla bocca, e mentre non bisognava dimenticaro che la Francia adoperò i suoi primi cannoni rigati nolla campagna contro gli Austriaci nel 1869, faceva d'uopo di toner in valido conto i miglioramenti che d'allora in poi sono stati falli nella fabbri cazione cli essi. È stato provato con esperimenti fatti in Inghilterra che so i can;-ioni caricnntisi dalla bocca sono lavorati con cura o lo dimensioni delle aletto proporzionate alla profondità delle righe in modo che gli at-
tuali,,, proietti di ferro non no tocchino. le paroli, il tiro sarà preciso quanto può esserlo col cannono a retrocarica. li pezzo
avrà una grandissima resistenza e le spoletto potranno essere semplicissime. Piì1 di un comitato composto di ufficiali cli ogni grado ha sludiata questa quislione ed il loro parere è stato unanime in favore del cannone caricantesi dalla bocca. Farà d'uopo allrosì cho quind'inuanzi l'artiglieria da campagna sia provvista di carri in forro. Essi sono pi~ (eggori degli antichi modelli di legno e piu forti; talmcnto forti rnsom ma da permettere l'uso di cannoni più leggeri. E questo no~. è u~ paradosso. Il danno principale n cui andavano soggell1 1 pezz~ lisci ·era prodotto dal r:mbalzo del proietto contro le pareli intorno. Essendo invece i proietti rigati tenuti formi, più non occone uno sp·essore così grando allo pareti dei canuoni. Ma un pezzo leggero cbo scaglia un proicllo pesante, rincula con forza talo da danneggiare in poco tempo un carro di legno. I carri di ferro possono so pportare un tale rinculo senza sof. friro il più piccolo guasto ed ahbiamo così il mezzo di aceroscore la potenza della nostra artiglieria do. campo senza un solo svantaggio. Un passo conduce ad un altro, od i pozzi che erano or sono pochi mesi i migliori d'Europa debbono Yenir solloposti a nuovi perfezionnmenti, se l'Inghil terra non vuol~. t:ovarsi colla sua magninca arliglioria in uno stnlo di infcr10rità , in un momento di pericolo supremo.
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I distaccamenti di krankent1·ager sono stazionati ovunque i loro ser vizi possono essere meglio utili;;zati, essendo il laror1> dei loro medici diviso nello stesso modo cli ({Uello dei medicf di reggimento. Tanto i medici di reggi.mento quanto quel li dei krankenl!d.iger si limi tano in generale allei prime fasèia,\)lre ed allo operazioni' pitt indispensabili ossia iÙ termini t~cnici a incttere i feriti i rN islato d'essere trasportati. Il trattamento propriamente detto è effettuato negli ospedalf di campagna od in quelli dello èittà o dei vi llaggi vicini a'f luogo del combattimento, ove le operazioni vengono interamente ultimate, indossando il dottore su l suo uniforme di lana, una camicia rossa su ·cui non rimane tra<;cia ·del sangue che sta: per versare . ., u ,e •. Un ospedale Ji campagna è provvisto di lutto l'occorrentePf&,~Pa;{eri.ti 1o,_m~\;iJi_;)'. cipfme t n1~dic;i,;,e, un,i,(J,q<torinu m_cno1 df a$si~\eP,,ti ipfei;Lorfoc;sw, trq &ngua~~11p.,,~_ar:ri, .ne 1.00JY)pougoìi'o 'it corpo sanitario che in ca~<;>,rfl) 1)?ifQ.gnpj 4J l;)um~q,lal_Qida·t.l~?'.tmken;t1:qg_e7; O ~a >S~i{),é).li1~8,\l}f/licJ·. 'Jl1rn1 if " 'f 'IIÌ èj'g"'l •1 [,..' ;,Ogqi ,.~orpo çl1arp:H1,t{\)1,a ~g1liJJ(t81ì,~lJj1q(I Qspedali di' cam]i)agna. PlPl§is-H,òoll 'occ9.rr.en,te,weru u;ri_ tr~~t~i;n,en to •1)el)fet.to,!e scientifico· ~t ·g4Qp per og,ni, 40,Q9,QJ·UO!l)iaj1crnJY•tl ~r..erh i é,l •ì~11,1 Questi preparativi sembrava dovessero esser hastevolii niafni.'sI1J,tar9p o ji;i~uftìc;ieqtj ~n. dsi,t 1p11imj,rfat\i .pj q,ucs,ta càmpag:-na . .quJ,n,do,1f'u ,r~so , i_ i;ia1Ji l~r1un i terzo,.d1;,1?lj, ~lOl_ll.ini ,di ciascun ne~g;i:-~ -ento. I l /a,,,zza..r:.ett.P 1191A:arn,Ji),agn& '.lìl r r.n\lOYe •coll~ ;truppe, 1m:peroc,çhè,Ic -g ue~·t~:J!Jlpdern,.~1rg11].ls)J,'flOc!.9\ trna serie di: 1b·attà'gJie-in' ypo ,spa,zio ristr~1t9; ~é!i:e!:!be,.{rru:i,(j),s?-i:J:ljle· di mantenerlo q)er.· un tempo lungo r,n~l~-0 , sj~ssQ1 lu,ogo.k>,.Pe.r conseguenza luttr · i fe:i:(ti,,,leg&.ei:men,te, _a.IJpena,,yppssono >MOA(r trasp·orta·tL, sono1in- . _Vift li i_I.1:&~r.q1apja ,~.eg)i·fO~W'tl̽I\ m.Hitar,i. <;isliLuzio11i,1pubbliche· e.rP};iyaJ_ç,,d)r µqa,;,~a\(;)1, itp AQ!ìl~n z&r,çlui 1con tong.onoE,65,ooo~latti~ Dei -f§ ri fi , più, graveJne1)J\l,:;qrQQlti •imu~iO.no-, to-$lò. r,do.poòi1 tl0110 riç;qy,imon,t,Q1cd i:\1ries~g., q~c.),t\<il.9dWa.:-1ia;rctto1di,'c'aò:J.pag:naideve ayal1z.ar,e, si 1r,icçn;eir'i-t...iin, yµ cJ;imzaretlel'J di ri$.ervar,sotto 11a 1dit<i~ zio!'.;t,ç, ~i· 6, ,meçlici ,PtM~tU; ~pgpiJrlm!'lnte..a· .q u~tq 1s-er vizio:J2pèr: qia,sç,im, !1W'PO d';jl;m;at,1.:;') nl .<,<; 11;:, 1, h i1r· il · 9'11,l· 1;q21"1 1 ti -~_l,W'J <H'o ,_dei nJqii,ict ài tìiJtrva,. che 1:è, s.emprei stato ,r iconos.~,iH!9 ..t1:9ppo e_siguo, ;s.i;: è .m gstralo) J11 qi;iesta guerra,i sangui~ nosq _la.Imon le it~snfficien,te,·da r ichJgf.) p.J!f\ la nom iJH!.· di ,altri 20tx on1c , imp,iegarli ove, ,Io ric!Jio~lt; va ili l/l?,og·no. Il sordzio medico, sul campo di battaglia è diretto da medici di dh·isione, uomini
,u_,3
RIVISTA
STATISTICA
i quali accoppiano l'abilità medica all'energia militare e me-
Il numero totale doi medici impiegali nell'esercito tedesco in questo momento, eccede 2,700. Onde facilitare il trallamonlo in caso di cambio di medici, quello che visita per il primo un paziente, scrivo la sua diagnosi su di un foglio che viene attaccalo al collo dell'informo. Questo pezzo di cartono non si a ttacca che in caso di malattia, mentre ogni soldato no porla un a ltro che gli si lega al braccio quando lascia la guarnigione per recarsi al campo, cho contiono il numero del suo roggimonto, la sua matricola, o sei·ve por constatare l'identità in caso di morto.
diante il loro zelo ollimamen lo impiegato, hanno salvata la vita di molli bravi giovani. Loro superiori i11 grado sono i medici generali, uno per ciascun corpo d'armata, il qunlo riceve le sue istruzioni dal medico dello st'ato mrif)f)'iO?·e generale o capo dolio stato maggiore modico . Affinchè i soldati profittassero dol beneficio dei soccorsi necessarii , tulli i chirurghi più eminenti del paese sono inoltre <.lati invi Inti a portar5i sul fronte ed accottoro a lli gradi militari creati a questo scopo o per la sola durata della guerra. • Ho già detto che gli ospedali tli guerra in Germania contengono 65,000 letti; 50.000 di questi sono stati proyvisli dallo Stato: il rimanente è dovnlo alle <lonazioni $pontanrr e enritalevoli. Una buona parte di questi letti non è occupa la, imperocchò un gran numero doi loggormenti forili non è entrato negli ospedali o li lasciò ben presto. Altri, o questi in nn paese ove tutto lo classi dividono i poricoli d'una guerra sono assai numerosi, hanno prefÙilo essoro curati rispoUivamonto nelle loro caso. Onde accompagnare i feriti pro,·enienti dalla Francia negli ospedali del paese. sono stati dc~tinali dal go\'erno 30 medici cd alcune centinaia di assistenti o di infermieri. Ogni trasporlo di 100 feriti ha una scorta di un o o di dno dottori, di duo assistonli a l· lazzaretto o <li 13 infermi eri. l 30 medici' c·ui incombo questo còmpito, dirigono il loro triste conYoglio soltanto allo tre tappe princi7><ili o stazioni principali sulla frontiera, per mezzo delle quali l'esercito si tiene in comunicazione col paese. Di qLli agli ospedali, il viaggio si compio sollo la direziono di uno dei medici di qualche altro gruppo fra rruelli distribuiti lungo le tappe: Questi medici dcslina!i ai viaggi, quelli straordinarii sopra memionati o tutto il numero immenso di coloro cho s'adopr uno a pro' dei feriti negli ospedali della Germania, sono civili o pagati secondo i loro sorvizii. Tutti gli altri sono chirur gh i militari di cui una metà stipendiati per tutta la vita, mentre il resto si compone di giovani medici i quali compiono ai doveri do! s('rvi.lio militare csercondo la propria loro professione. La mnggior parte di (]Uesti non è chiamala che in tempo di guerra, appunto come gli altri ufficiali o semplici privati di-Ila landwoh r. ln sussidio del corpo sanitario, 200 chirurghi esteri circa hanno guolilmenle messi i loro servizi a. disposizione dell'esercito tedesco,
:&IARTINI CAnLo
Gerente.
LA SERBIA STUDIO POLIT I CO-MILI T ARE
Co•T1~uu1oxs - VeggaMi le Dispense del settembre e ottobre 1870.
VII. Organizzazione della forza armata. serba.
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Le forze militari dcli!)- Serbia hanno un'organizzazione tutta speciale, e che si accosta a quella della Con federaz ione Elvctiea. Essa fu ideata e studiata principalmente dietro l'ipotesi della difesa del suolo pat1·io contro i Turch i, e nel duplice intento di avere il inoggior numero di armuti col minor di spendio possibile, e <li nutrire ed accrescere lo spirito militare, di cui la popolazione del principato è largamente provvista . La forza armata della Serbia si compone dunque di due elementi molto fra !oro disuguali, cioè di : Truppa od esel'cito regolare, Truppa od esercito, · o milizia nazionale. Amcnduc dipendono dal ministero della guerra . Comandante supremo ne è il principe. AritiO xv, VoL. IV. 10
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LA SERBIA
STUDIO POLITICO-MILITARE
r
I. - .Truppa regolare .
Il quadro degli uffiziali dell'esercito regolare comprende oggidì : 8 cotonnelli.
a) Fanteria; 4 battnglioni a 4 compagnie; ciascuna compagnia ha 125 uomini senza gli uffiziali; rn tutto . 2.000
2 luogotenenti colonnelli.
33 ,123 227 30 10
1
b) Cavalleria; 1 squadrone di ,132 uomini, senza gli uf-
1
fiti~i 1 plotone di guardie del corpo
.
1
13! 31
c) Artigli'eria; 4 batterie leggere da campagna, a 6 pezzi, da 8 ce9timetri rigati (modello italiano), a 125
uomini ciascuna . 500 3 batterie da montagna a 4 pezzi (modello e sistema italiano) a 50 uomini ciascuna 150 Oltracciò i quadri per 22 batterie leggere da campngna per l'esercito nazionale, a 23 uomini per batteria rio& N. B. - Più innanzi si trovano i dati principali dell'artiglieria leggera da campagna. d) Genio;
2 battaglioni a 3 compagnie ; ogm compagnia 130 uomini . . 780 e) Compagnie operai; 1 Compagnia di 246 uomini
2.i:6
f) Gerdarmeria;
Gendarmeria a piediJed a cavallo in totale 200 Totale generale Quindi i500 uomini circa e 800 cavalli.
Totale
maggiori. capitani. subalterni. medici militari di diverso grado. veterinari id. id.
433
In Serbia non vi sono generali. Fra questi uffiziali parecchi provengono dal syrvizio austriaco e russo; la gran maggioranza è però oggidì indip:ena, e in buon numero proviene dalla scuola militare di Belgrado. Molti tra q~elli delle armi speciali, artiglieria, genio e stato maggiore, hanno completato i loro studi all'estero. Il corpo degli uffiziali della truppa regolare, mollo più numeroso di quello che si vorrebbe per la piccola forza della medesima, fornisce all'esercito nazionale il numero di uffiziali dei diversi gradi indispensabile per l'istruzione di questo e per dargli una maggior consistenza. La Serbia possiede sul Danubio un piccolo vapore da guerra, denominato « Deligrad » che però ora è affittato ad una compagn ia privata che lo adopera per commercio. La durata del servizio nella truppa stanziale è di 3 anni . Ogni soldato e sott'uffiziale, finito che abbia la sua ferma, può riprenderne una seconda, purchè abbia ancora le necessarie condizioni pel servizio miiitare. Non si permette il ringaggio per un tempo minore di un anno. . <
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,, ;i i\", SERBIA
STUDIO POUTIC0'-1\ULITA IIE
Durante l'inverno sono concessi alla bassa forza dei permessi della durata_ massima di 20 giorni. <.:>
DATI PRINCIPALI
CANNONE
GRAN,\TA ·.i\,,:
' (-",<>'· é) :,
sul materiale leggero da campagna dell' ar,tjg}ieria,, Serba: ,
f'alibro . . . . metr. O 08155 Lunghezza 'dell'anima . » 4 2838 La rigatura è identica a quella del nostro cannone da montagna . » Peso del cannone . . , .chil. 3;20 Carica di fa.zione . . 1> O 600 Pes? d~llà gr:anata vuot~ chil. · 3 1600 Canea mterna de~la gra..:h · ·" . ,nata v:, •,:J :11 • c/ •11t ,01 » · 0.o ,r·1sOT· Diametro 1deflet :Ì'ùòéeil odmett.r "'i 4 "g300 , Carreggiat~;_,V~J i·i fi .:rp . i 9<)) oltl'lll 'l l':330
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, El E~lSSO · ;11,; ,· .'.1 «:'J ·1i'Jc·:-1'fff r» r 1·,< · 2,d '1 ~P; • Diainetro delc1rcol9;rnw1m9 r , .• 1 ! . ''l•) . l' '~ntro : è:ur'!il()/#e~~oll tiò'tr I . r ! ~ ( I . OfTO'Tl?
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op()n!l'.;deJ [pos~r6' •ca pitìfao d'&:ligl iw,ia'l sig. (Zai10li,rti, i i' 'r1uafé soggiorno per be_n_qua ~tro mesi _presso. tawc;na,l_e,dt Kt8;g'.}l it:Vac,
P!estan_dov1 servm t<l:li da lasciare 'nell'artigl'icria ·se1'ba:· una riputazione ed una riconoscenza beu meritate.
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II. - Esercito nazionale e su.a organizzazione,
La truppa stanziale non è che il nucleo intorno al q1.J.ale, in caso di gnerra, deve aggrupparsi tutto l'esercfto nazionale, nel quale consiste realmente la forza della Serbia. Istituito questo esercito con ordinanza del principe Michele Obre'novic nel 1861, subì da qu ell'epoca div.ersi cambiamenti, intesi tutti a dargli maggiore estensione, maggiore vita e maggiore consistenza. L'istruzione de]Ja truppa e degli uffiziali P- il for~ marne lo spirito, furono le preoccupazioni costanti del governo .serbo dal 1861 in poi. Per formarne i quadri degli uffiziali si scelsero i p-iù benestanti proprietari e nella stagione invernale furono loro dati e si danno tuttavia i principali rudimenti delle. manovre, del servizio di campagna. del combattere per bande, e del modo più acconcio a difendere il territorio . Siccome però per quanto far si possa a tal riguardo, nelle condizioni generali ancora molto arretrate dell'istruzione in Serbia, cotali uffiziali dal fato istruzione ed ascendente morale non possono, in genere, valere gran fatto, così il governo attende con interesse tutto speciale ad aumentare il numero degli uffiziali aventi ricevuto una apposita e regolare educazione. E molto fece in pochi anni, giacchè ne ha già portato a più del doppio il numero. Principii generali dell'organizzazione. - L'esercito nazionale si compone di tutti i Serbi indistintamente dell'età dal 20° al 50° anno inclusi vo, essendo debito d'ogni cittadino di concorrere alla difesa del paese e a sostenerne i diritti.
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LA SERBIA.
Sono solo esclusi da tale· obbligo: gli ecclesiastici, quelli notoriamente incapaci per fisiche imperfezioni. i ministri, i membri del senato ed i magistrati . L'esercito nazionale è diviso in due classi. La 4a classe debb'essere sempre pronta a marciare; ·n on deve superare il quarto degli individui masehi soggetti .all'imposta, e sono in essa ammessi primieramenti gli uomini più giovani. Un decreto del principe determina ogni anno la forza che deve avere tal 1• classe. La 2• classe deve pure essere preparata a seguir.e la prima al primo ordine che rjceva. Reclutamento. - Il reclutamento dell'esercito nazionale si fa contemporaneamente a quello della tl'uppa stanziale, cioè comunemente in autunno, dopo finite le esercitazioni che sogliono aver luogo in tale stagione. Esso avviene sempre dietro ordine del ministero della guerra, e sempre nel senso delle istruzioni da esso impartite al reggerite del _distretto (prefe~to) per le commissioni di reclutamento. - · In ogni distretto si riunisce una commissione di reclutamento, composta: del prefetto o suo . faciente funzioni, di un uffiziale, del medico distrettuale e di uno scritturale . Questa commissione è incaricata di fare la leva per l'esercito na.zionale a · norma del riparto sui singoli comuni presentalo dal prefetto. Questo riparto però deve essere proporzionale e tale che le due classi insieme rappresentino la metà degli individui maschi dal 20° al 50° anno inclusivo. Le commissioni di reclutamento devono ogni anno r ivedere le liste di arruolamento, affinchè lo stato degli individui, i quali com pongono la· 1a classe, sia mantenuto al completo, e vi sian.o sempre ascritti gli uomini più giovani. Perciò esse debbono annua!-
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STUDIO POLITlCO·IIHLlTARE
men te aggiungere a tali liste i giovani che compiono il loro 20° anno, passare i più vecchi dalla 1a alla 2a classe, e finalmente cancellare da quest'ultima coloro che compiono il 50° d'età. Ottenutosi per tal modo il numero di giovani ne-cessario al reclutamento, tutti coloro che dai medici vengono dichiarati .atti al servizio di guerra, sono dalla commissione ascritti definitivamente alla 4a classe .ed incontanente ripartiti, come reclute, nelle diverse armi, tenendo conto possibil!nente delle speciali at·t itudini individuali . Composizione dell' esercito nazionale. - L'esercito ·nazionale si compone di: Fanteria, Cavalleria, Artiglieria, Pionieri, Treno. ta forza della fanteria dà la norma per la proporzione delle altre armi, ed un decreto principesco, sopra proposta del ministero della guerra, stabilisce a i·apporto reciproco di queste diverse armi. La fanteria è formata per compagnie, la cui forza varia fra mo e 200 gregari. 4 èompagnie formano un battaglione, la cui forza però non deve essere inferiore ai 7:20 gregari . Ocrni ma ndamento (sudd iv isione del distretto} dà un .battao-lione o due, secondo il numero degli abitanti. Ogni distretto, secondo il numero dei battaglioni rispettivi, dà una o due brigate. La cavalleria è ripartita in isquadroni, la cui forz a è stabilita a 100 uomini. Quest'arma si recluta preferibilmente <li quegli individui di truppa nazionale, i quali volontariamente vi si ascrivano.
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i !.''artiglieria s( recluta fra gli abitanti della città, e
in tal m0do che una medesima città.abbia a formare una o più batterie a norma del numero della sua popolazione. Però nel caso che al completamento della: batteria o di alcuna delle batterie, manchino alcuni individui, questi ultimi· vengono presi da qualcuna delle loèalità viciniori. · L'artiglieria si compone di batterie leggere a piedi, da campo e da montagna; le prime forti di 200 uomini; le seconde di 120. Esse hanno, anche in tempo di pace, presso l'esercito stanziale, un quadro d'uomini. e cavalli. · Anche i pionieri sono, come l'artiglieria, reclutati fra 'gli abitanti delle città; i pionieri di un distretto eostituiscono una èompagnia di H8 uomini. La città di Belgrado, invece della compagnia di pio-:. nièri, deve fornire una compagnia di pompieri. P.e r soldati del treno . si· prendono g li individui che 1 al'>'b iano cavalli più àtti al· traino che alla sell a, e che posseggano la ·voluta abilità nel maneggio dei c'arri'; . Ogni soldato dèl i't r·eno è obbligato di averP, il proprio caval11o e il •propr'i'ò basto, quando venga chia. ma:to, epperò di' aver sempre pronti e l'uno ~ l'altro. IJ. numer0 • di talf ,soldati , è regolato di etro quello ~tlegli uomini delle albré- armi; si ·calèola u,n soldato del tl·etio· per ogni rn" di fanteria o dhmiglieria e per ogni 5 tli cavalleria.-o ·pionieri. ·,: 1.. : . i i· 11Per tal modo 'l'eserci.to nazionale 'viene- ati essere <rco$tituit0 di: ·> ,:•'! : :· , \ 81 battaglioni di fanteria·,· .;,10'·;, ,:,
• i , J 33 sqbad·,,on1 di cavalleria;
f,'.I .1
19 cort;pagniè. di piònif.)rC,
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28 battérie. · (,ì Sezioni ' del tréno.
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STUDIO PQLlTI.CO-:-MILITARE
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., Tutte queste forze sono riunite in 19 brigate ripartite fra i sei comandi divisionali seguenti: a) Di Sava-Drina, che com prende , i distretti dio Sciabaz, Valjevo, Podrinje. Lo stato maggiore a Valjevo. . . · b) Della }forava-Sud, ché comprende i distretti di Ciaciak, Ug1ca, Kruscevaz. Lo · stato ·maggiore a J{aranOVJlC.
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e) Del Timok, costituita dai distretti .di Alexinac,. K1,1facevac, Crna Reca, Kraina. Lo stato maggiore a Zaièiar. 1 • d) Della ftforava Orientale, C'.OÌ distretti dj Ciupria e Posciarevatz. Lo stato maggiore .a .Svilaioac. , . ·· •e) ICentrctle,, . oo.sti¼ui'l<(· dai distretLinf.Ùi iJi:igodina·, Kraguievac·, .Semendrih. a·.Rpdpi~ke. Lo stato~,H1ag.g ior~· a- :~ràguievac. , r. ' •1•19 ·ni ,:)b<n;,hfl if; ;;1 ' r () 1Di Belg.rado, c9=.sti}Ut~ta cl,ç1Ua città, et d'§.,l s]is~re.Wx dr Belgraao., Lo stato maggì0reHi1:1 1B,eJ.grJ:t~~l. ,s 1/I • 1Lo stato maggio1:e dèl, 1 coma.1J,f]o ' qiJltu~a:.: di}1isi.0n r risulta d'i: {,.li!JéJ; Ji,t 1 vJ '; '.j,'~•;.!c \.);. 11 comandante di ·d ~'Vision~ r{l;lffiziale,.supes.iorw);'' ~·1r, capo di statoi ;;ag,g:i-0r:e {àaw.ita no·g.ene1ralm.enre). · ~J capo del genio (c?pitjlnQ,,ed an,clYe ~u];)aJferno), . ,, rr1uca~o 1deJl' arti'gl,ietia, ('1 tnfl?.g'gior:e o. c.apj,t~no), ~ -~ aiutante di .di,·isipf1e 1 od"t?.h1tanté, di,1oi;1m_p0i;,., e~ iik nurr:ìer.o . necessariò ~ir s'btt\uffi!::iaH fl scrJttur.;1li. Lo stato maggiore .diJima{pdg~ta faon;SLa jgi:~ 1•1;;::i , , f •comandante ;1J'ella i.P1rigat1Hmag~io,te,r9. èf,lpita:po).. 1 uffiziale di stato maggiore, che è i:n[pa,11ì 11te.m.p!)aiutante di brigata, e del numero bisognevole di sott'ufficiali e scI1iHu.11ali. ili 1",Ji!~f\!Ji:rl ! ~ Fino alla ~~finitiv~ 1 cq~titp2iit>Qe1d:egli stati maggiori delle division,i ,~ìt br,igate,,,pig ;~he . sar.à effettuato tra breve, fanno il servizio di .Q,òmandanti di di visione gli attuali ispettori, d~~1,q)ua,Ji,b èirprincjpal dovere di .
.! ·15.f.
STUDIO POLITICO-MILITARE
LA SERBIA
ganizzazione, i graduati, fino al fm:iere, sono nominati dal sotto prefetto (amministratore del mandamento) dietro proposta dei comandanti. di compagnia. I sottotenenti, tenenti e capitani sono nominati dal prefetto d'accordo col rispettivo comando dipartimentale, dietro proposta del sotto-prefetto, e dopo un esame per iscritto. I comandanti dei battaglioni sono nominaLi dal ministro, dietro proposta del prefetto. I comandanti di brigata da S. A. dietro proposta del ministro . Finalmente gli altri più elevati comandanti sono nominati direttamente dal principe. Esercitazi·om: clell'e:;ercùo nazionale. - Gli esercizi si fanno due volte all' anno, cioè in primavera ed in autunno, sempre dietro ordine del ministero della guerra, il quale ne fissa il tempo e la durata, e determina il modo de) concentramento delle milizie. In massima la durata di esse non deve eccedere gli 8 o 10 giorni. Nella primavern il concentramento si fa abitualmente per battaglioni, e le truppe sono istruite nei deuagli delle manoHe; nell'autunno invece si ri,miscono le brigate e si fanno anche concentramenti di corpi maggiori. Gli uffiziali dell'esercito nazionale, durante il concentramento, dirigono l'istruzione delle ·1oro rispettive frazioni di truppa, e curano il mantenimento dell'ordiue e della disciplina. Gli uffiziali poi della truppa regolare del nspettivo dipartimento militare ne hanno l'alta sorveglianza. Come già fu eletto, nel tempo delle eserci tazioni, vengono dal ministero della gnet·ra inviati .nei capiluoghi di concentramento uffiziali specialmente inca- · ricati dell'ispezione delle truppe .
· ispezionare la truppa nazionale di tanto in tanto e dietro ordine del ministero della guerra, per constata r~10 l'organizzazione ed istruzione, non che lo siato della montura, delle armi ecc. . •~tt.u_almen te al posto degli stati maggiori delle div1s1om e brigate esistono i dipartimenti militari. In og~i distretto è istituito un dipartimento, da cui dipende tutto quanto ha tratto alla partita militare. Esso consta di uno o più uffiziali di fanteria, di ~. di cavalleria, 4 _d'artiglieria e di 1 dello stato maggiore, col necessario numero di sott'uf'fiziali dell'esercito stanziale e, di ogni arma . . Questi dipartimenti militari sono nella immediata dipendenza del ministero della guerra. L'esercito nazionale è armato e vestito dall'erario, mercè però di un aumento apposito e transitorio del testatico; questa sovra imposta fu messa e p,wafa nell'.ann~ ~n cui la Ser·bia acquistò 102 mila fucili d°egli Stati Umll, e nell'anno passato ·per completare i fondi nece~sari alla compera e confezionamento degli uniformi. . \ Nell'es~rcito n~zionale esistono i medesimi gradi e le medesime cariche che nell'esercito r.egolare, cioè: caporali, guide cli plotoni o squadre, sergenii, furi eri comandanti cli plotoni (sottotenenti o tenepti) , coman~ dan ti di compagnie (capitani), com andanti di batta:.. glion i (capitani o maggiori) e comandanti di brio·ata (luogotenen ti colonnelli o colonnelli ed anche s~mplici maggiori). . A qu_e~te due ultime cariche, appena verranno impw.ntat1 1 .comandi delle divisioni e delle brio-ate, sa. . 5 sanno aggrnnt1 1 necessari ufficiali di stato maggiore della truppa regolare. Nomina dei sott'u/'fìziali ed uffiziali nell'esercito nazionale. - Dietro le norme che reggono l'attuale or- \ .
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LA SERllIA
STUDIO P0Ll1'1CO-MILI'1'ARE
La milizia nazionale non riceve alcun asse(l'narnento o ne m contanti, ne m natura, m occasione di chiamate per esercitazioni, e provvede coi propri mezzi tanto a recarsi al luogo di riunione, quanto a mantenervisi dopo giuntavi. .. La relativa legge fa eccezione per un solo caso, ché è il seguente: . Per otteneré la voluta uniformità nella istruzione delle truppe, ogni anno , per ordine · ministeriale, un certo numero di ufficiali e sott' ufficiali dei diversi gra?i di ogn.i battaglione e squadrone della truppa · nazionale, vien chiamato ai capi luoghi dei distretti per ri.cevervi, ?a uffiziali de!J' esercito regolare, una 1struz1one teorica e pratica per un determinato nu.: . mero di giomi. Per analogo scopo si riuniscon~, a.i'. capi distretti dei tamburini e trombettieri per esservi istm i ti da militar.i della truppa regolare. Tanto gli uflìziali che i sotto uf.fiziali, tamburini e trombettieri sono poi destinati ad istruttori presso ' resercito nazionale nel per·iodo delle esercitazioni; es.si tutti r:icevono una corrisponsione. giornaliera per la andata e ritorno, nonchè durante tutto il soggiorno loro nel capo distretto. Tale corrisponsione è determinata ogni volta dal ministero della guerra, ed è soddisfatta rnercè di una sovra imposta. ~ Anche gli ufficiali dell'esercito nazionale non rice- · vono stipendio di sorta, solo ai comandanti dei battaglioni e squadroni è accordata ,una indennità annuale di 60 talleri pel cavallo. · Il tiro a segno è la parte principale dell'istruzio~e, ed è perciò curata in modo particolare, come quella nella quale risiede essenzialmente la forza dell'esercito nazionale. \ 'I
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Nelle com 1rni · sono stabiliti ' dei' , bersagli ove i militi nazionali, nei dì festivi, spontaneamente si recano ad addestrarsi al tiro, nel quale il serbo si compiace, o a farvi ltiri di gara, mantenendosi _per tal modo in esercizio nel maneggio dell'arma nel periodo di tempo che corre tra lé esercitazioni annuali prescritte. Per istimolo a tale importantissimo· ramo dell'istruzione miJ.itare, Yengono distribuiti a.i migliori tiratori dei. premi, consistenti in armi scelte, od altri oggetti mili tari. Oltre al tiro a segno, considerato come il principale insegnamento,; le milizie· s·ono esercitate nelle diverse evoluzioni fino ~ quelJ·e •di l'inea, , e:JSegnatamente nello spiegarsi ,e piegarsi rapid'à'il~~k. · La teoria~adottata è quella ché eh inr uso neH'1E'letrorato di Assia, la quale, per fa. s\uatf rsernplicitb,ì·1J.ìùd:P_iconosciuta per la più adatta:YtJ I 1.411 1:<i"'' ,! , 11 b n" . · L'ignoranza della lingua- s:erMi:1e•l1fofo1rr~ÌJl? nè1~délle e.sercìtazioni per le-sopràggi'unie ;piùggìe, 1n1illtolsérò di -:poterla apprezzaTe. · r,<"·""'i l ,,' · 1, ,• i~r,rI 0 1: ' ' 1 r Las $cuolà di cacciatòri1ecl. .i i iservi,zio di1 'aN .aìtlposti e,,diqì>:a.,Huglia ent;.ari I puué nel· pro'gr::xrflma 'fd&ll'istru:... zione pratica annuale. ,01:,,·i1;_,· 1 • "~e-, ; 1 · · . 1,·.ll'isfruzi0.lle te0·.rica consiste:; rrell'ai·spiegazione i:l~Ile princlpali · n~Tm'.e tilcli's oipfo1ari .é'"del ..,codice •niiN Lare;' . nella spiegazione di una specie di catechiS't:i1tc'l' 1poliLicd' d: hai d1irò ~più•;j,1rnarrit,. .e"'oe-Ha :grierl·1a J:5@J.' 'Ìb1an de; pet"dqué.stà ,uJ:timar1wen1ne càd0ua.t(1t>e :fratlotc~r:un <vJJll'" scoio i;italria:no.; chen.mefrdYsi1a •sti td ,stahlpafo cni l ·1i'8i 9: o in quel turno, e che cf br.giudfeattd'litlfmigl;foPe id tal' genere., ·N.e 11gnoro1 rl'aut,oire! th'! si A w·:.,·,, ~ 0'1' ;' •. Lìa:rtiglieria della,: gui'!rdia nat lonhle' vi ér!e ' i.str'n~(a", solo. n ei 1due "centri di Belgùlclo "e- K1•aguiev·a~:1 ove s(à' riunito il materiale necessario. Anche pe/ •q11est'arma•
STUDIO POLITICO-MILITARE
LA S.ERDIA
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~a cura prin?ipale vo.lta al tiro a segno, pel quale Il serbo ha rndubb1amente attitudine ed amore. Come artiglierie da manovra·, il serbo, sia esso della truppa_ r:golare o dell_~esercito nazionale, possiede poca ?1smvoltura e un mediocre maneggio del. suo °:ateriale e· ?ei cavalli. Sotto questo aspetto manca del necessano addestramento. . , Ad a.rt!glieri ~ella guardia nazionale sono per quanto e poss1b1le desJgnati coloro che già servirono in tale arma nella truppa regolare; ma il loro numero è inferiore al bisogno; servono però per istruire ed inquadrare gli altri. · ~· istru_zione dei pionieri nella Jo.ro specialità , si· o~lie~i e rmnendoli per un certo tempo.nei capi luoghi d1 distretto, ove uffìziali del genio impartiscono loro le necessarie istruzioni teorico-prati che . Provvigioni, munizionamento, carreggi, parchi da ponte, ecq. Armi portat·ih. - Pe.r assicurare il sostentamento delle guardie nazionali e della piccola truppa regola_re'. c_h~ vi.. si fonderebbe in caso cli guerra, furono 1st1tmt1 nei diversi comuni dello Stato dei magazzini di grano turco e fromento, nohehè di avena i~ alc1~ne località scelte opportunamente. La provvig.1one e calcolata in base ·alla forza della truppa naz10nale del comune, si rinnov<). t~tti gl.i anni e deve essere sempre mantenuta al completo. Gli anz, iani del ,comune e il sotto-prefetto veO'liano , 5 I su questi magazzm1, e veglierebbero sulle distribuzioni in caso di mobilizzazione. La Serbia h_a attualmente nei ·si1oi magazzini quanto basta per alimentare tutta la sua forza armata pel corso di più di un anno. Le provvigioni vengono ogni anno vendute e il ricavo è versato al tesoro; il rinnovamento ne avviene
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mercè di un tributo proporzionale , in natura, · che ogni famiglia all'epoca dei raccolti versa nei magazzini. Quando i raccolti falliscono e vi sia quindi penuria di derrate, si diminuisce la quota di tale tril5uto, o non si esige affatto, ip tal caso anzi i magazzini comunali vengono in aiuto alla popolazione somministrandole l'alimento indispensabile, a patto di rifusione o in denari o in natura, · a} prossimo raccolto. La Serbia possiede depositi . di munizioni di ogni specie, depositi di carri d'artigheria, di carri del treno, di pezzi di ricambio, di quanto insomma può abbisognare al suo esercito in campagna, l~rgamente provvisti, siccome ha a KraguieYac una generosa dotazione di ottimi pezzi d'artiglieria, con cui all' occorrenza armare ahre batterie; oltre quelle che già possiede e formare eziandio un, piccolo parco d'assedio, che vi si sta preparando. Il polverificio di Stragari, l'arsenale, la fonderia, il laboratorio artifizieri e glì altri stabilimenti di Kraguievac, otti.mamente tenuti, e il piccolo arsenale di Belgrado; provvedono ampiamente a tutte le necessità della Serbia'. Il genio o corpo dei pionieri possiede un maleriàle da ponte numeroso, ma pesante, consistente in pontoni fatti nel paese. Esso è poco atto per gli usi di campagna ed è impiegato quasi per intero lungo la !!forava, sulla quale il genio mantiene con tal materiale quattro ponti, ed altrettanti picchetti di sorveglianza, cioè: tra Kruserac e Jasika, Ciupria e Jagodina, per la strada di Pesciarevatz e presso la foce a Drago,,ac. Un equipaggio di un cento metri di eguali pontoni è nei magazzini di Belgrado. Ma un altro più leggero assai e più confacente ai bisogni della guerra e della lunghezza di 150 klafter (200 metri circa) era in costruzione a Gratz, e a que-
mo
LA SEnnu.
st' ora prnbabilmen'te sa rà già stato condotto in Serbia, per la Drava ed il Danubio. Esso sarà scompartito in quaLLro equipaggi da ponti, -0i 40 a 50 metri ciascuno, attissimi ai bisogni di una _guerra in Serbia. Occorrendo di stabilire passaggi sulla Mora va, la cui larghezza in media è di ,t 00 a d20 metri si riunirebbero due od anche tre di tali {lqt11pagg1. L'armamen to delle truppe consiste in fucili r'igati ~aricanlisi per la bocca e in fu cili a retrocarica. Dei primi la Se rbia ne possiede a dovizia; giacchè ~!tre agli antichi lisci, riga li dopo il 1862, ne ha 102 mila nuovi affatto acq uìsta li dagli Stati Uniti. Di questi : 30 mi la furono giò. ricloLLi a retrocarica secondo il sistema Green, e se ne arm ò la fanteria :Stanziale e una parte di guardia nazionale, quella -cioè dei distrc LLi occidentali. 12 mila sono carabine rigate, sistema simile a quello -dei cacciatori di Vincennes . Queste non si conta di >trasformarl e e saranno di stribu ite ai migìiori tiratori. Finalmente gli altri 62 mi!a venanno trasformati a retrocat'Ìca col sis tema Peabody modificato; pel quale si pronunciorono unanimamente le commissi oni che furono in ca1·icate di studi compa rativi, specialmente :tra il Peabody ed il Krnka pel quale ultimo propenderebbe l' attuale mini stro della guerra colonnello sig. Markovitd1. La riduzione si farà nel l'arsenule di Kraguievac e nella sua succursale di 1elgrado ; si calcola che si possano trasformare non meno di 3000 fuc ili al mese. Consegu entem ente non andrà molto tempo che tutta la milizia nazionale serba sa rà armata di ottimi fucili .a retrncarica e a piccolo calibro. · Le eartuccie, di qualunque specie, vengono con fezionale in paese, e precisamente Kraguievac. \
STUDIO I'OLlTJCO-llllLI'l',\nE
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Il v~st1ar10 della milizia nazionale è semplice, c:omodo e ben inteso. Consi ste in un berretto senzu visiera, di panno grigio, del modello au striaco; una tunica corta di panno marrone scu ro senza imbottit ura, comoda in tutte le sue parti; pantaloni del medesim o panno, larghi, alln moda dei pantaloni se rbi e terminan ti sotto il ginocchio; uose del med es imo panno , e snndah o opanca, per calzatura, e fi nalmente un ampio cappo tto. Per l' estate hanno tunica e pantaloni di tela. La buffetteria è nera; non hanno fodero di baionetta, per cui, come i Prussiani, hanno sempre lo baion etla i nnastata. Questo vestia rio piace al Serbo perchè non si discosta gran fatto dal costume nazionale. La Serbin non ha finora olcun corpo d'intendenza, ma ne sarà istituilo qnunto prima, in proporzioni però molto modiche, e in re'laz ione colla modicità <lei mezzi. In Lem po di pace i cavall i dell'artiglieria sono adoperati frequentemente per t.rasport·i militari, in causa della scarsil.\ di tali quadrnpedi; ciò incaglia l'istruzione della truppa dell'arma. Pe rò i trasporti si eifettuano comunemente pel mezzo di buoi, dei qu nli il paese abbonda; mezzo lento ma econom ico, applicabile ogni qualvo lta non sia quistione di soll ecitu dine. Giustizia militare, punizioni ccc. - Dopochè siano stati pubbli cati gl i elenchi degli indivi dui che, pei motivi preveduti dai regolamenti, son o esclusi dali'obhl igo del servizio, gl i nitri fonno corpo dell'ese rcito nf\zional e e sono soggeui alle leggi militari, ogni qualvolta siano clti vma ti a pres tar serviz io. Sono pur giudicati secondo le legg i mil ita ri tutli quei soldati clell'cserc1 to naz ional e che incorrono in trasgressioni contro la <list:iplino durante il tempo d~lle esercitozioni. li cod ice milita re e le nitre prescrizioni rhe ne diANNO XV . VOL, lY .
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LA. SERBIA
pendono danno agli uffiziali della guardia nazionale, dal capitano in su e pel tempo anzidetto delle esercitazioni, certe attribuzioni disciplinari, che essi esercitano verso i lo ro dipendenti. La punizione del bastone è tuttavia in vigore nell'esercito serbo fnon solo, ma ancora nella milizia nazionale e in quel ramo di gi11stizia punitiva, che chiamarei comunale. Tale punizione però viene inflitta raramente ul è sempre accompagnata da tulle le cautele che, se non valgono a distruggerne il carattere di barbarie, le t0lgono almeno, e ciò non è poco, quello dell'arbitrarietà. Nella truppa la facoltà di far amm inistrare tal pena è concessa solo ai gradi più elevati, cioè dal capitano in su, e il regolamento di disciplina prevede i casi e prescrive norme rigorose di applicazione. Nei comuni, la bastonatura è pure regolata da apposite disposizioni, e viene applicata dietro una specie di consiglio di disciplina formato dalle autorità comunali. Esecutori della legge vi sono i così detti panduri che già dissi essere una specie di guardia comunale. ' Ogn i comune possiede due o più di tali panduri che vanno sempre armali, hanno una piccola retribuzione dal comune, e vi godono di una tal quale autorità. Essi fanno da messi comunali e comunicano alle diverse autorità sparse nel territorio del villaggio gli ordini prefettizii o comunali, accompagnano le autorità nei loro giri pel comune, vegliano sulle proprietà del comun e stesso ecc. Oggidì si tratta di costituire u.n picco] corpo di tnli panduri per la custodia dei detenuti. Già fin da quando: fui io a Belgrado tale servizio presso l'ergastolo della cittadella era fatto promiscuamente .du truppa regolare e panduri: \
STUDIO POLI 'rlCO MILI'l'Al\E
, Gl.i ufficiali, sott'ufficiali e soldati semplici dell'esercito nazionale prestano il giuramento di fedeltà al princi pe ed alla costituzione col!a stessa formola che è stabilita per la truppa stanziale, ed in presenza delle autorità civili locali. . L'ar:imontare delle spese cagionate dall'organamento, 1struztone, ecc. è portato nel bilancio del ministero della guerra. VIII. Riepilogo delle forze della Serbia,
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. L'~s_erci_to nazionale, come già fu detto più sopra, s1 d1v1de rn due classi il cui tQtale comprende la metì1 degli individui maschi, dai 20 ai 50 anni di età. . I~a J~rirna classe è costi Lui ta oggidì da 87, 9:35 indmdu1, de' quali 67,600 di fanteria 3;937 di cavalleria 5,065 di artiglieria 2,807 di pioni eri 8,526 del treno Totale 87,935 La seconda classe comprende : 38,000 uomini di fan teria 3,800 » del treno Totale della 2a classe 41,800 Totale della •I a elasse 87, 93~ To tale generale dell'esercito uazionale 1 '29,735 uorn111i .
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STUDIO POLl'rlCO - MIL!TAIIE
I.A SERnl A
Questo numero è cel'tamentc forte;' però quando si tenga conto della speciale organizzazione delle forz e della Serbia, non è sproporzion ato colla popolnz ione, ln r1ua le, dietro gli ultimi dati stntistici, novera 700,000 circa inrlividui di sesso mascolino. t poi d'uopo altresì di avvertire che la 2• classe non è organizzata regolnrmente, ma verrebbe chiamata solo in caso di estrema necessitò, e solo per lil difesa e l'o rdine interno. Qu indi tutta la forza armata serba consta di Esercito rcgol. 4,500 uomini, 7 hall. (36 pozzi) 800 ca,•alli Esercito nazionale organizz. 87,000 1> 28 » (168 1> )-4,000 » Uffic. vari reg. 430 Totalo .. 91,930 I•
Pii1 2• cl. rlcll'c-
sorci Lo naz . . 41,000 Tot. forlC srrbc 132,930 uomini , 35 bnll. (204 pezzi) 4,800 cavalli
IX . Valutazione ed apprezzamento di codeste forze.
Volendo co mp11 ta re le forze sulle qunli, in CDso di bisogno , la Serbia potrebbe fare un ,·cale assegnnmento, io credo si debba addirittura escludere la ~· class.e,. cl~n non <': organizzata e che comprende gli uomrn 1 p1ù vecchi epperò meno in grado di pt'estarc · un utile servizio mi litare. Restando così circa no,ooo uomini, tra truppn stanziak ~ truppa nazi onale. \
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Nelle esercitazioni dello scorso autunno (4869} a cui t utti i militi nazionali erano stati chiamati, si trornrono raccolti nei 17 cap iluoghi cli distrettof poco più di 70,000 uomini sugli 87,600 inscrilti, ossin, era rimasto a casa per dive1·si motivi, tutti però plausibili, all'incfrca il 12 per °lo· È indubitato che in caso di guerra il ,·apporto tra i mobilizzabili e i non mobil izzabil i cambierebbe a scapito dei prim i, segnntamente se si trattasse di portare l'esercito oltre j confini. In fa tti dai militari intelligenti serbi non si conto per tale ipotesi su più di un 50,000 uon,ioi, ed a mio giudizio un tal numero è nocora assai considerevole messo a confronto colla popol nzione, e colla sca rsezza cli convenienti mezzi di tra sporto, ed io ispecie di bestie da traino dn guerra. Io penso dte diffìeilmcnLe potrebbero uscir di Serbia \ più di 40,000 uomini. Que::.Li però sarebbero ben ar- 1 mati, ben equ ipaggiati, fornit i d'un eccellente e copioso ( materiale c~'ut'ligl ieria, avrebbèro nella ca.valleL'ia nazionale un discreto corpo per le esplorazioni, e, eome : appoggio cl' una insurrezione delle provincie turche, \ codesta massa, fosse pur ridotta a soli 30,000, sa l'ebbe \ imponente. Nella difesn del suolo patrio però la Serbia può con tare sul braccio di tutti i suoi fig li, e quindi su LULLi i validi, di qualunque età, del suo esercito naz ionale, segnatamente se si trattasse cl i respingere un 'invasione LUl'Ca .
Mi si assfou rò cl~c, or sono non molti mesi, un rappresentante estero u Costantinopoli, accademicnmente discorrendo sul continuo armarsi della Serbia, n~ facesse balen nl'e agli occhi del governo turco o d'uno de' suoi membri, il pericolo che un giorno o l'a ltro potrebbe derivarne all'impero, e n'avesse a risposta
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LA SEftlHA
STUDIO por,rr-1co - MlLI1'A{lE
che la Turchia si sarebbe sempre ingo lla to la Serb ia in un sol boccone. -···,,. Se l'an eddoto è vero, e se tale è la credenza del Divano, v'è da scommettere il dieci contro uno, che quel boccone rimarrà nella strozza, e non che esse re inghiottito e digerito, polr1) tornare funesto alla es istenza dell'i mpero, semprechè, ben inteso, la Serbia non si dia a correre la carriera delle ::ivventure politiche, ciò che bo pe r fermo non accadrà. Grandissimo è l'amore che il Seì·bo ha pel suo suolo ,_ e non è solo amore platonico, ma amore efficace, giaccb è con anim_o fer;mo sostiene tu tti i sacrifi ci che il govern o gli domanda pel bene e la gra ndezza sperata della patria. La storia delle lotte per l'indipenden za è, per così dire, nota fino aU'ultirno contadino; e tema predilett~ de' suoi ragionari intorno al focoìare dornestico o al desco delle mean e {osterie) sono le azioni cli valore con cui i padri e gli avi si segnalarono combattendo il Tu_rco. I nomi dei valorosi passano per tradizion e e sono oggetto di culto speciale. · Il principe Michele, vittima del sanguinoso dramma del parco di Topcidere, era pel popolo serbo la personificazione del sentimento patriottico pjù puro e delle nazionali aspirazioni; come tale e specialmente perchè tale ritenuto, più ancora che per le sue molte eccellenti qualità perso'nali, era fallo segno all'affetto più profondo ed a1Ia devozione più in tera del suo popol o. La sua trista fine immerse tutto un popolo in un lutto così intenso, che trova perfetto riscontro in q uello lasciato in Italia dalla morte del conte Cavou r; solo che là accresceva il pubblico corrotto l'immagine del tragico fine del principe. Questo profondo amore per il proprio paese, associato alle tradizioni dell e lotte sostenute già per redi· \
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merne una pa rte, ed alla genera le convinz_ion_e ehe devfl pur venire un tempo in cui per compire 11 programma nazionale do vrassi di bel nuovo dar mano alle armi e final mente il sentimento soldatesco che vi ve nell; razza serba, rendono a CJ llCSta ca re le armi e gradito tutto ch e al loro uso e r~an_ernio s! riferisce._ Quindi, malgr<ido i pesi non 111d1ffe rent1 che _cfo_n~ vàno dall'istituzione dell'e:,ercito nazionale , tutll v1 s1 sottopongono volen te rosi ; accorrono _tut~i al!e chi~rnate, si sottom ettono con amore alle eserc1taz1om, al bivncco e agli strapazzi di una esistenza affatt? solda~esca, e ne traggon o un certo · frutto . A Kra ~Uteval~, 11 n:iag: giore che vi comandava una bella br1ga t? d1 quas_1_sei mila uomini, mi fece vedere la nota dei n-:ancant1, e come tutti, meno piccoli ssime eccezioni, avessero prodotto ragioni che giustificavano ampiamente l'.i sse nz~. Sono numerosi i richiami di coloro che per l'applicazione della legge su l reclutamento ve~gono esc_l\1si dal far p_arte dell'esercito naziona]P.. Riesce urrn_hazione incom portabile pel Serbo l'esser:' pubbhc~mente giudiealo inetlo a portare le armi pel propri o paese. . . Per quan to adunque molto ancora nma~g~ ,cta,fare per dare alla forza serba l'insieme e la sol1d1ta duna truppa ben organizzata ed istrutta , per quanto, a cht superfic ialm en te si arresti a conside~are_q_uell a mass~ di gente al momento in cui da_lle ab1_tud~m carnpesln passa ad un trcitto ai cam pi d1eserc~taz1o~e,y~ssan~ parere, e siano J iffatti, poco app_agant1,~olt1ss_1m1 degh ufficiali di quelle 1~ilizie ,_ non~1m~no, v1_ ~a ~n c~u~ll_e masse un'accolta dr sent1ment1, d1 trad1~10rn, cl asp irazio ni generalm ente diffusi, che congiunti alla gr_'ande attitudine che ha il Serbo per la guerra da chicane, alla natura di molto parte del suolo su cui avrebbe
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LA SEUllIA STUDIO POLI'l'ICO- l\IILI'l'AITE .
da combattere, e all'odio antico che ha contro il Tui'eo-, formano un assieme di condizioni che, a mio credere, danno alle forze del principato un va lore reale da farben anche morire di sincope il Turco che volesse far-_sene pasto. , 1 ·
LA . TATTICA '
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STUDIATA COGLI ESmiPI E COI CONFRONTI
(Continirn)
DESUNTI
DALLE CAMPAGNE DEL 1866 E i870
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GIOVANNI
SrnoNI
FASE H.
Luogotenente colo'nnelto di" stato maggiore.
l\1ella quale si p1•eodc posizione, a1,peoa, si suppone il ncmieo in forza.
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Nella Ja parte di questo lavoro stampata nella dispensa di luglio io scriveva nell'introduzione: « Nulla « meglio degli esempi tratti dalle campagne potrà « fargli (al lettore) apprezzare quelle leggi teoriche « c~e si trovano \_'..ergg.te nelle migliori opere di tattica, « nulla meglio degli esempi comparati potrà insegnargli « a farn e l'applicazione, e nulla meglio degli esempi « tratti da queste ultime _campagne potrà indicargli « la via da tenere nel guerreggiare e manovrare se« condo i progressi che ha fatto e va tuttora facendo « la tattica; quantunque gli ultimi abbiano bisogno « della sanzione del fuoco ecc. ecc. ) I progressi che va facendo la tattica hanno ricevuto la sp inta, l'impulso per effe tto del!' adozione delle nuove armi, ed io osservava appunto, che r,er accettarne - le co ns~guenze era necessaria la sanzione del
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S'l'UD[ATA COGLI ESEM PI E COI CONFRONTI
I.A 'i'ATTICA
fuoco, auesochè nei" ,1866 la Pn1ssia sola (osse ·' armata · di fuc ili a retfocarica: ragione questa abbastanza val ida per tutti coloro che amassero le opposiz ioni. Venne, quando l'Europa meno se l'aspettava, za·sanzi·onc del /uo1;0 a stabilire le basi ricercate. La guerra del 1870, che dal 2 agosto si. combatte tra Germania e Francia, potrebbe .fornirci materia di terribili esempi ci rca gli effetti del Chassepot e del Drèyse e dei nuov.i modelli d'artiglieria, - e ci potrebbe suggerire delle utili osserva zioni sull'àpplicazi.one dei principii dì nuova tattica e di strategia cui si dovranno informare- le operazioni degli eserciti e delle loro suddivisioni. La II e III parte del , presente lavoro erano già scritte e pronte ad essere pubblicate; ma mi sembrava che 11vrei fotto male darle alla luce senza amplinrle con qualche commento sugli avvenimenti militari dei dne primi pe riodi della campagna del 1870: periodi oltremodo I'icchi_di fatti, ché aggiungeranno materia ba stante per corroborare coll'esperienza le nostre idee ed opinioni circa il modo di combattere oggigiorno. Il lavoro rendendosi più interessante ed acquistando un'importanza di vera attualità, lo raccomando anche più caldamente a'rniei compagni d'arrne per quel poco ' d'utile ch'esso pu ò contenere. 1
Ma,·cia ndo all' inimico è naturale si debba presumere dì iocootrarlo. Quando si ha sentore d'essergli vicino si passa dall'ord ine di ma rcia a quello di combattimento, - e giunti a contatto del medesimo è prudenza, è regola di prendere posizione. È assai difficile prender posizione' dove si vuole; · ma se saremo ben serviti dall'avanguardia, e specialmente dalla cavalleria che ne forma la punta, lo potremo. Duplice in conseguenza sarà lo scopo dell'avani
guard ia: 1° vedere, sco prire il nemico- e ragguagliarne subito il corpo principale-; - 2° conservare a questo l'iniziativa delle proprie disposizioni . 11 secondo intento l'avanguardia lo ottiene combattendo. Non deve adunque l'avanguardia risparmiare sagrifizi, e perdurando più che può, renderà agevole al. corpo principale il suo primo còmpito Lattico ch e è quello di prendere una vantaggi·osa posizione, per conservarla o per preparare con sicurezza le offese. Se la posizione è preventivamente indicata dal piano di battagl ia, deve il corpo principale impiegare ogni mezzo per giungervi ed occuparla; ma ciò non toglie ?he, supponendo il nemico più vi cino di quello che invero sia, o non ·avendo notizie precise del terreno, eg)i vi giunga per posizioni mccessive. Se la posizione non è preventivamente indicata, allora un comandante sì regola a seconda delle informazion i e dei casi. Prend er posizione vuol dire disporre le forze in modo da potere accettare con vantarrgio il combat. b t,_mento. La posizione è occupata sempre da una 1• line_a , la quale spinge avanti più o meno truppe in ord~n~-sparso, Spesse volie si è veduto occupare la posIZ1one colle sole truppe in ordine sparso e collocare la 1• linea alquanto_ indietro in luogo basso e svantaggio.,o: questo è un e-rrore che può costar caro. ~a 1• linea si schiera parte in battaglia , parte si tiene m colonne o masse cli battaglione, di divisione o Ji compagnia, a distanza di spiegamento a seconda del terreno; e sa1~à sempre utile ed indicato che situi o conservi qualche battaglione più indietro. La 2• linea può adottare un ordine più concentrato e serve come di riserva o di riscossa alla 1•. La cavalleria fa parte dell'avanrruardia cerca un terreno che non . . b ~ropizw per eollocarsi, l'artiglieria si dispone parte lrt ,1•, parte in 2° linea. 1
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1, A TATl'lOA
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· S'l'UOl ATA COGLI ESEMPI E ·COI CONFHONTI
L'avanguùdia combaue e può . decidere se il corpo principale deve aLLendere il nemico di piede ferm o o procedere oltre. Ta lvolta può riuscir di vnntaggio, o essere anche nel nostro piano, il far retrocedere l'ava9gu ardia dopo breve scontro per adescare il nemico a pronunziarsi; - come può esser utile, per conservare l'iniziativa quando si agisce offensivamente, rinforzare grado a grado l'avanguardia , è cosl portnrsi avanti· ad occuparn la posizione da cui quella ha aperto il combattimento. In ogni modo è cosa certa che è difficile lo sce~liere una buona posizione, e trovRLala, occuparla convenientemente. 1
avanguardie ebbero i primi sr.ontri cogli avamposti austriaci; e intanto i corpi prussiani andavano coronando quelle al ture ed occupando quei villaggi e fabbricati (lloskos, Dub, Mza n, Lhota, Zawadilka, Sucha) situati sulla destra della Bis~ritz a 1000-3000 passi di distanza dalla sponda. La sola '?' divisione (Fransecky, varcò il ruscello e andò a· r.ollocarsi a Cerekwitz · dovendo a suo tempo dar la mano alla Il" armata destinata a marciare contro -la presumibile aln destra degli Austriaci. La 3a, 4", o\ 6°, 7" e 8° divisione della J• armata, la cavalleria e l'artiglieria si disposero ;-~l copert.o in ordine di combattimento e presero quindi una prima posizione. L'armata dell'Elba compostti di una forte avanguaròia (7 battaglioni , 1Osquadroni 3 batterie ed un distaccamento zappatori del genio)' e di tre divisioni ('14", •15• e 116'1} agì diversamente: la sola avanguardia prese una prima posizione lu ngo il margine del bosco Kobylic, con tre battao·lioni in ,in linea a grand i distanze uno dall'altro, in fa~cia al vì!Jaggio di Alt-Nechanitz, a ore 8 antimeridiane. - Alle 9 circa sforzò il ponte di Nechanitz, occupò la piccola città di questo nome ed avanzando in ordine cti combattimento verso le posizioni austrosassoni di Problus, Prirn e Hradek, entrò seriamen te in azione perdurando fino alla 1'1 ¼ circa, alla quale ora cominciarono a sfilare per il solo passaggio di Nechanitz, dapprima la 15° _divisione, e due ore dop·o ('I ¼ - 2 pomeridian e} la 44" e 16" divisione. Qui l'armata dell'Elba commise vernmente un errore; e fu per essa, ed in 0crenerale pei Prus:'iani, una fortnna che gli Aust.ro-Sassoni fossero legati da ordini perentorii di difenderè le'posizioni occupate: altrimen ti se avessero preso l'offensiva durnnte la marcia delle tre divi sioni dell'armata dell'Elba, e mentre sfilavano per Nechanitz (come balenò per un istante nella mente del generale 1
~la senza dilungarci tanto in teorie di cm sono pieni i libri, passiamo agli esempi. ,
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.'i,idoma (5 luglio) . Lm"f/O lti Saale ( I/O lu glio) .
La sera del 2 .l uglio il quanier generale della 1a armata prussiana in IIoritz (Boemia) ha notizia cerlf\ che grandi ma~se austriache occupano le posizioni avan ti Koniggratz, tra l'Elba e laBistritz. I Prussiani, il cui piano era di marciare avanti il 3 lugli o e prender . piede su quel terreno, sen tendolo occupato, preve-· dono lo scontro. Le disposizioni per la marcia in avanti sono date nel corso della notte; al buon esito della prnBabile ba Llaglia deve cooperare anche la Il" arma ta che ha il suo quartier generale a Koniginhoff. All'alba del 3 luglio le divi sioni prussiane sono ~utw in movimento . Dovevano queste marciare d ifi late ali.a Bistritz e passarla senza prima p1·endere una posizione preventiva o di preparazione ~ No certo, Le /
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LA TATTJCA
Edelsheim, comandante della -1a divisione di cavaller~a leggera all'ala sinistra delle posizioni auslrosassoni), le avrebbero senza dubbio respinte in disordine, il qual fatto seco traeva un ritardo nel movimento in avanti della Ja armata e forse la ritirata di questa dalle sponde della Bristritz che frattanto erano state dalla medesima occupate colla ;J • linea (3•, 4a ed sa divisione). La prima armata prese adunque una posizione preventiva davanti alla Bistritz, __:_ l'armata dell'Elba, no. Quest'ultima passò il ruscello ,in ordine prol'onçlo, si dispose al combattimento sotto l'azione del fuoco avverso dopo passata sulla riva s1111stra, mentre la Bistritz doveva essere valicata in vari e colonne. Se la Il" armata non fosse giunta in tempo a piombare sull'aln destra austriaca (Il e IV ~orpo): se la 7• ' divisione prussiana non avesse eroicamente combattuto quattro ore nel bosco di Maslowed (Swiepì fino al giungere della II• armata, la battaglia poteva andare peràuta per le troppo fiduciose disposizioni rlell'arrrwta _dell' l~lba. -Qui avverto una cosa, ed è che l'Ùvanguardi a (gene1ale Scholler) non avrebbe nernrn eno potuto sostenersi offensivamente dalle ore 9 sin verso mezzogiorno se gli Austro-Sassoni fossero stati Mrnnti di fucile a retrocarica. I battaglioni di Scho l!er si sostennero in faccia a Problus e Prim percliè a un colpo di fucile austriaco essi potevano rispondere con tre colp i almeno, locc~è triplicava la forza di quei pochi battagl ioni impegnati contro il corpo sassone, du e brigate dell' VIII corpo v.ustriaco fr'· la prima divisione di cavalleria leggera, oltre una corrispondente ar, tiglieria. La na armata nell'avvicinarsi al campo di battarrlia ebbe l'ordine d1 prendere le posizioni presso nirenowes e B.aci!.z, come le prime e le migliori che si pre- \
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sentassero sulla carta e all'occhio del principe reale, per mettersi in grado cli disporsi, pienamente e confo rm~ i casi, alla battaglia. Assolu.tamente, quando si sa che il nemico è vicino, in forza, e che si p·revede lo scontro, bisogna nellà propria mente, coll'aiuto dell'occhio, della carta e delle ricognizioni, prefiggersi di occupare una posizione preventiva: una posizione dalla quale si possa momentaneamente spaziare.da lungi colla vista e prender con precauzione ed al sicuro le sue m'isure d"i com battimento . . Il prend er posizione colla schiena addossata ad un grave ostacolo, come afi">esempio un fiume inguadabile, è e sarà sempre un'imprudenza . Gli Austriaci la commisero fino dal ·1 ° luglio, quando decisero di occupare con tutto l'esercito il terreno tra l'Elba e la Bistritz. Le alture di Horeoves, di Chlum, di Lipa~Langenhof' e di Problus erano, è vero, dal lato tattico, indipendentemente dall'Elba, di un valore reale considerate per se stesse; ma nello stabilire una posiz ione, quando si hanno la scelta ed il tempo, bisogna por mente sempre a ciò che a noi sta, non solo avanti, ma indietro e sui fianchi. Le regole c'insegnano di scegliere la posizione o dietro al fiume o a cavaliere del medesimo, cioè con truppe su tutte e due le sponde, onde essere padrone delle medesime in ogni emergenza. E le truppe non debbono disporsi nè troppo concentrate 11è troppo distese. A Sadowa mille combinazioni, produssero per risultato la sconfitta tùtale degli Austriaci; ma non ultime dovettero essere queste due: 1 • condensamento esagerato delle forze combattenti sopra uno spazio relativamente ristretto; '.2° un fiume a tergo delle medesime .. Il principe di Baviera, corrwndante del 7° corpo federale tedesco, al contrario di Benedek, commise
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LA TAT'l'ICA
il 9 luo-lio lo sbarrlio di prender pos1z1one lungo lìl o Saale o(-1) distendendosi per ben 35 ch"I1 ometrt. ~on circa 45-50,000 uomini '(forza eguale a quella d~ll l'lrmata prussiana di Falkenstein) occupando Neustadt, K.issingen , Harnmelburg ecc.; quantunque le sue forze , si trovassero di sposte a cavallo ciel fiume, pure lo sparpagl iamento gli riuscì fatale il 10__ luglio, P:rchè Falkenstein si presentò compatto a Bruckenau (mezza tappa dalla Saale), divise a te'.n~o gli att ~c~hi,, e nel combattere a Hammelburg, K1ssingen, ~1mkels ecc. seppe poi cercare di nuovo un ragion.evole con?entramento delle proprie forze, a ~ec~ d1 cotT~r d1e~ro, ~ corpo perduto, a' singoli vantagg1 ottenuti su d1vers1 punti.
A Wo·r tl, e ,,. .Stia.rbriiel, (6 agosto 1b70).
La pos1ztone presa tra il 5 e il 6 Hgosto 1870 dal marescia llo Mac-Mahon, comandante il 1° corpo d'arma ta fra ncese, nei dintorni di Worth era tatticamente vantaggiosa, ma aveva un àifetto strategico capil.~le. li combattimento cli Weissembnrgo sosten11lo 11 .f. agosto dalla divisione distaccata del generale Douay contro l'esercito germanic:o del sud (III• arrnat<)) comandato d_al principe ren le cli Prussia, avrebbe dovuto mettere rn avvertenza il quartier generale del I corpo francese su di un fotto inèontestabile, ravanzarsi, cioè, nel dipar·timento del Basso-Reno dì un esercito tedesco rnolto su periore in forza al corpo di lUac-Mahon . Questo ma1
{l.) AJfl uente di destra del Meno che n sua volta è un ·amucntc de! Reno È chiamanto anche << Saaie di Franconia,. • \
:S'I'UDfATA ·COGLl RSEMl'I E "COI CONHONTl
resciallo , il di cu i eroismo non si può ccrtamentt~ revocare in dubbio, doveva avere evidentemen te col s110 corpo d'armata un a o l'altra delle due seguenti mire: 1° Coprire Strasburgo, ovvero 2° accogliere In sconfìttà divisione Dou·ay e quindi unirsi a Metz 111 g rosso dell'esercito. Se la d_i~isione Douay fosse s~ata distaccata a :Weissenburgo con unq scopo offensivo, il corpo di .l\lac-Mahon avrebbe dovuto moli.o prima · pel 4 ag?sto trovarsi ad essa più vicino, e Wòrth in tal caso era ·ima posizione assai acconcia; ma in allora la: protezione di Strasburgo spettava ad altri. Se al contrario, da parte del comando in capo Jell'eserc-i to francese non vi ern l'idea dell'offensiva, fu errore distacca re a Weissenburgo una divisione, e Mac-Mahon, uditi i rapporti sul fatto d.el 4 agosto ed ~llii~te informazioni sulla forza delle truppe attac-cant1, non poteva fore altro che abbandonare a se stessa Ja, divisione Do.uay e prendere una posizione, o a portata tattica di Strasburo-o, o del grosso dell'eserci to francese. Nel primo ~aso non poteva avventurarsi al di là di Hagenau, e nel 2° caso avrebbe do,,u10 post/\t'si a cavallo della strada dell'Est, tra Falsburg e Bochfeldcn, per esempio, a Saverne a Falsburg, ovvero s11Jl'alt.ra strada clte da Worth per Buxwiller mena a Saverne. La posizione di Worth non occupata nei gio rni :in teriori al fatto del 4 agosto era troppo avanzata, perchè dovendo lottare contro forze di niolto superio ri , la linea di ritirata non era più sicura nè per NiBderbroon-Bitsch , nè per Sa\'ern e. L'occupazione della posizione dirimpe,tto alla piccola città di Worth fu adunque per parte del marescinl lo l1Iac-~lahon una generosa imprud enza . La posizi_one s ull e colline in faccia a Worth col centro in Froschwilkr non era in grado cli c~prirc che la linea cli ritirata 1
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STUllIÀTA COGhI ESEMPI E COI CONFRONTI
Niederbronn-Bitsch. Forse Mac-Mahon la preferì contando con certezza di unirsi al corpo d'armata che si trovava o doveva trovarsi, stando alla primitiva dislocazione dell'esercito francese, a Bitscb. E se prontamente fossero stati impartiti gl i ordini a mezzo de] tel~grafo, il generale cornandnnle il corpo d'armata a .Bitsch era in tempo di collegarsi a Mac-lVIahon;, ma noi fece ò ne ebbe l'ordine assai tardi, e soltanto una divisione fu. spedita in aiuto , e fu troppo meschino soccorso. D'altronde la linea SarguemineBitsch-Niede'rbropn \;l'a lroppo esposta, perch è viei- . nissima alla frontiera: un conce·ntramerito di forze in un punto qualunque di questa linea non era più et~ fenuabile, - esso non poteva farsi ·che avanti: o indietro. E siccome, avanti, dopo il fatt'l del 4 agosto, sarebbe stata follìa il volersi concentrare; così dovevasi una tale o·peraziòne effettuare indi:etro, dal . momento che, al seguito di una dislocazione tanto SJ)arpagliata, bisognava rinunziare ad ogn i velleità di offensiva. Le conseguenze della battaglia di Worth dimostraì·ono l'errore all'evidenza: le forze preponderanti del principe reale accerchi'arono quasi per intero il corpo di 1VIac-Mahon , e non fu che l'eroismo del maresciallo e de'suoi soldati che salvò il 1° corpo da una capitolazione. Le forze soverchianti del principe reale, per naturale conseguenza del numero e del piano di guerra, intercettarono quasi subito le strade tanto nella direzione di Bitsch che di Hagenau , ed a stento il corpo del maresciallo potè guadagnare Saverne pèr Buxwiller. Io però voglio ammettere che se il maresciallo Mac-Mahon avesse saputo che un intero ese.rcito di cìrca '140,000 uomini era in marcia · per Weissenburgo, egli avrebbe impartito ordine alla division e Douay di ritirarsi a tempo, nè si sarebbe avanzato su Wortb. Ma allora io mi sen to spinto a /
chiedere in qual modo la divisione DO!l<:lY ed. il corpo <li ~fac-Mahon ·eseguivano il servizio di ,~splorazione1 cosa faceva la cavalleria? come era organizzato il servizio d-elle informazioni? - t mai possibile, avendo della cavalleria abbastanza nurnero~a, non,essere informati a tempo intorno . alle principali mosse di un esercito nemico numeroso? Qui fuvvi chiaramente trasc!_lratezza o indifferenza, ·o queHa noncuranza tante volte rimproverata ai Francesi. Gli inestimabili servizi resi invece dàlla cavalleria prussiana mi persuadono sempre più che quest'arma · ha tutt'àltro che finito di esistere. Se noi ce ne sapremo coraggiosamente servire, eombatteremo sempre in buone condizioni tattiche, ed una sorpresa sarà impossibile o per lo meno difficilissi ma . Anche la posizione tenuta dal generale ' Frossard cli fronte a Saarbruck, a due passi dalla frontiera, fu erronea. Poteva esser buona avendo l'intenzione di invadere il paese nemico; ed in tal caso tutto l'esercito francese doveva esseré più co ncen trato e più vièino al 2° corpo d'armata, perchè un'invasione non si può mandare ad effetto con corpi spicciolati, ma bensì con masse concentrate o prossinw a concentrarsi, ·e di una forza rilevante. E la concentrazione delle forze dovend·o farsi sempre ad una conveniente distanza dal nemico, era stato uno sbaglio il collocare Frossn rd così in ·vicinanza del con fine. Lo stesso di casi degli altri corpi d'armata situati a Thio~ville ed a Boulay, avendo il grosso dell'esercito in l'iletz e la riserva a Chàlons.-- E se anche l'eserci to francese fosse stato nell'intenzione di prendet'e l'offensiva, era sempre nna grande Ì!nprudenza il far mar0iare avanti in pa ese nemico cinque corpi d'annata distribuiti a granrli distanze uno dall'altro lungo la frontiera ., La concentrazione (perchè alla fine bisogna ~ur concentrarsi) si
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LA TATTICA
STUDIATA COGLI ESEMPI E COI CONFRONTI
sarebbe .dovtita effettuare in :terreni poco conosc1ut1 e confro fol'ze nemiche sconosciute. Non agirono così i P'russiani: essi si decisero a pronunziare il loro movimento offen sivo solo quando ebbero riunite le loro forze in tre grandi masse, ciascuna di un tale effettivo da essere in grado di sostenere, senza troppq pericolo, l'urto del nemico . L~ sparpagliate forze federali (i 0 ed 8° corpo) nel ,1866 dispo~le lungo la linea del Meno, precisamente come· i Francesi nel passato agosto lungo la frontiera, credettero fattibile un conce.ntramento in avanti in posizione vantaggiosa. Iniziarono le mosse, ma il generale Voge! de Falkenstein non gliene per·mise l'effettuazione, e cacciandosi compatto in mezzo a loro, battè gli uni e poi gli altri, e rovesciò completamente il loro piano.
giosa 'in altre condiz:ioni. Guai a quel capo che ant1 · cipatamente s'innamora -di una posizfone: essa po.:. trebbe all'atto pratico riuscirgli fatale. Una posizione deve indubitatamente possedere delle caratteristiche tattiche e topografiche; ma chi la rende poi perfettamente acconcia sono le truppe che la occupano ~ le vantaggiose relazioni di queste con i corpi vicini: - Vedasi adunque di quale e quanta importanzu sia una conveniente scelta delle prime posizioni, quélndo si presume vicino lo scontro, e come trascuéando questa massima si possano pagar cari quell'esagerato ardire, quell'ìrripr,udente fiducia in se · stessi, ammirabili nel soldato, ma che non si tollerano nei capi, Nella III fase avremo occasione di ritornare su certe spiccanti particolarità degli avvenimenti testè sovraccennati . Vogliamo ora scendere, e sarà sturlio anche più proficuo, a più modeste citazioni.
Quanto ho detto credo possa avvalorare un principio fondamentale nell'arte de!Ja guerra, cio è: che· una posi·zi·one sarà buona sotto ogni aspetto quand'essa riu,nisca non solo vantaggi tattici, ma anche strategici. E siccome trattandòsi dì minori distaccamenti come di una · compagnia, di un battaglione, dt un reggimento ed anche di una brigata, la strategia, qu1<]e la si studia ne'libri, ci entra apparentemente poco 0 nulla; pur.e mi permetto di sostenere che il' prin cipio surriferito è applicabil'e a tutte le unità tattiche, le piccole come le grandi . Vuol dire che per le piccole unità, i vantaggi strategici' di una posizione si rifeeiscono alle relazioni che quella ta! compagnia, quel tal batti:,1glione, quella tal colonna ecc. deve mantenere colle truppe più vicine, per , essere in · grado di · coordinare la propria azione al piano comune. Nulla vi è di assoluto in guerra, t-utto è relativo; ed una posizione lnrnnissìma in dati casi, può diventare ;:issai svantag- ;
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lffomlel e llerltVel, -
(27 gi·u gno 1866}.
Cl<iuse,w ilz e Hiller - (27 e 28 giugno 1866) ,
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Parlammo nella I fase del modo di marciare della brigata )IondeJ; abbiamo detto quando, prevedendo il nermco vicino; piissassè dall'ordine di marcia a qu ello di combattimento,, ma non si fece parola com_e procedette all'oceupazione delle posizioni designate. ~1ondel sfilò in ordine di marcia fino a p·oche centinaia di metri da Hohenbruck. Questo villaggio situato sulla strada TrauLenau-Jaromer dista circa 2000 metri dall'uscita ovest, e 1500 dalle alture di Trautenau (distanza presa dal Galgenberg) che la dominano e la occultano agli sguardi di chi vi vuole andare da Prausnitz. ll terreno è montuoso tutto ed offre presso 1
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della brigata. I quattro squadroni riuniti del reggimento dragoni si mantennero all'ala sinistra avanti, e marciarono contro lo sbocco ovest della città. , A ore 9 1/~ le alture erano occupate: il solo reggimento dragoni ebbe durante questa operazione uno scontro con tre sq uadroni prussiani, perché fu appunto d,alle 9 alle 9 1/ . che comparve in Trautenau la punta dell'avanguardia di quella colonna proveniente da Altstadt che fiancheggiava il 1° corpo· d'armata prussiano sulla destra. Appena giun ta in· posizione e collocata la brigata, cominciò il combattimento colle prime truppe della fanteria nernica giunte in Trautenau a ore ~ %- La relazione austriaca, dalla qnale ho desunto queste notizie, non ci dice in qual formazione i bnttaglioni delle due linee sono marciati avanti da Hohenbrnck al Capèllenberg. Se si considera quel terreno, simile per configurazione al nosrro del Mincio, io sono pe r credere che i-battaglioni ·austriaci saranno marciati in colonn e o masse di divisione, a distanza, più o nieno grande, di spiegamento. Ogni colonna di divisione si sarà coperta di qualche stormo di tiratori. Il '10° battaglione di cacciatori marciò all!ala destra, perchè il terreno sulla destra è più accidentato ecoperto, ed anche più esposto alle scorrerie nemiche. li 1/2 sq uadrone avrà guadagna to la via che da Alt- · Rognitz (a circa 1,300 metri a levante della strada postale) conduce a Trautenau, e sarà marciato su questa fino al Hopf'enberg, ove per attraverso il monte immette nel lato su d della città. Io suppongo, quan.:. tunque la relazione taccia, che i battàglioni della 1• linea siano marciati. così rome ho detto; ,ma fossero anche, in un terreno così accidentato, marciati ciascuno di fianco per quattro, erano però sempre, considerato il complesso della linea , in ordine di combattim en to, ·
:Hohenbruck delle posizioni acconcie· per disporsi ~l combattimento ed anche ·per accettarlo se il .nemic0 improvvisamen_te.sboccasse eia Trautenau. Quantunque dni rapporti della cavalleria d'avamposti (reggimento dragoni Windischgratz), che si era nel mattino riunita e situata in luogo basso in prossimità di Hohenbruck, dòpo di avere mantenuto il contatto _col nemico il giorno prima e nella notte che precedette la battaglia, risultasse a . Mondel che i Prus,siani non erano per il momento ancora entrati in ciHà; pure . potendovi essi giungere da un istante all'altro, non credette prudenziale di marciare difilato al Galgenberg, al Capellenberg ed al Hopfonberg (che così si chiamano quelle alture che dominano Trautenau dal sud e precludono le uscite della città nella direzione di Hohenbruck e di Alt-Rognitz), ma volle prima prendere una posizione preventiva, una posizione che in certo qual modo gli potesse anche servire poi di luogo lili raccolta in caso di cattivo esito della lotta. E la prese sulle alture d( llohenbruck. Eseguì il passaggio dall'ordine di marcia , a quello di comba.ttimento ed alle 7 % a. m. dispose la sua brigata come segue= In in linea a ponente della strada (sinistra): la batteria sotto scorta del 1° battaglione del reggimento Parma e di ¼ squadrone, quindi il 3° battaglione Parma; a levante (destra) ; il 2° battaglione del reggimento~ ora detto, il battaglione cacciatori, ed alla estrema ala destra l'alLro ¼ squadrone. In .2• linea i tre battaglioni del reggimento l\fazzuchelli a cavallq della strada postale. A ore 8 1/~ ~fon del portò-avanti la brigata, in questo ordine . dando la direzione del CapeUenberg al ~ 3° bauagJìone Parma; la batteria e )a scorta dovevano star ferme nella loro posizione dominante, dovendo appoggiare in caso di bisogno la marc-ia in avanti y
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e presto sarebbero stati in grado di formare Je cofonne o spiegare in battaglia. La direzione era data, e assai visibile: la cappelletta di S. Giovanni sul Capellen.berg; - il fianco destro bene guardato (cacciatori e cavalleria);. - ii terreno più agevole (strada postale e colline scoperte a ponente} assegnato alla cDvàlleria ed ali' artiglieria. Fosse a Mondel toccato anche un rovescio, egli non aveva nulla .a rimproverarsi. Quantunque io abbia già accennato (I• fase) alla con dotta inesplirabile del 1° corpo prussiano a Trautenau, posso ancora Dggiungere quanto segue: lo scopo di; marcia era design.alo alle tre colonne prussiaue, e· questo era .Trautenau e le sue colline; là dovevano i Prussiani, primi giunti, prender posizione; e siccome nessuna altra località conveniente si pre5enta prima, venendo dalla Slesia, così non si poteva assolutamente trascurare di portarsi su Trautenau con tutta la rapidità possibile ed occupare le posizioni del Capellenberg ecc., e gli sbocchi che accennano a Hohenbruck, ad Alt-Rognitz ed a Krieblitz. . La posizione di Hohenbruck scelta preventivnmente dal colonnello ~fondei gli servì molto bene, quando dopo tre ore di combattimento dovette retrocedere in attesa di rinforzi, i quali cominciarono ad arrivare a ore '12 ¼ pomeridiane (2 squadroni ulani Mennsdorf ed una batteria dP.lla brigata Grivicic al gran trotto}. I Prnssiani guadagnarono bensì quelle contrastate alture che avrebbero dovuto occupar prima, ma te guadagnarono a duro prezzo, perchè sopraggiunte }e altre brigate au.;;triache, quantunque successiva~ mente, sul campo di battaglia, Gablenz potè ricon-quistarle sulle stanche truppe del generale clP. Bonin.
La, brigata· del generale Uertwek del 6- corr-o au.-0
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striaco nella giornata di Wisokow o Nachod (27 giugno; .non scelse per prima posizione un terreno vantaggioso come fece Monde! a Hohenbruck, e rimase perdente, quantunque movesse all'attacco con molto valore. Esaminiamo l'operato di Hertwek. La sua brigata doveva natufalrnente incontrarsi per la prima col 5° corpo prnssiano, perchè, come dicemmo nella prima fase, marciava alla estrema destra sulla strada che da · Neustadt in direzione s:1d-nord conduce a Nachod, sboccando tra Altstadt e Wisokow in quella che da Nachod va a Skalitz. Ilertwek a vanzò in ordine di marcia fino a Wrcl)owjn. Qui c'è una biforcazione; da Wrchowin si 'distacca t1na via che passilndo per Sonow e Prflwodow va ad incontrare, circa 800 metri a levante di Kleny, la postale ~achod-Scalitz a 3,800 metri"' circa dallo sboceo de1la prima. Hertwek ritenne esser cosa prndente differire l'incontro col nemico, allontanandosi dalla- s·trada Neustadt-Nachod e prendendo invece quella di Sonow-Prowodow, onde avvicinarsi alle brigate che marciavano sulla sua sinistra f\d avere così più tempo, imb_attendosi nei Prussiani, d1 disporsi pel combattimento, facendo fronte a levantetramon tana. Difatti giunto a Sonow vide la cavalleria prussiana scorréee per le alture, da Wisokow a Wenzelsberg, e sulla strada di Ne.ustadt per la quale aveva fatto marciare il 3° battaglione Gorizzuti e due mezze compagnie .,del reggimento Kelloer come truppa fiancheggiante. In prossimità d1 Sonow, a destra e sinistra di ·una via secondaria che passa accanto ad una grande masseria e conduce a Wenzelsberg, salendo il pendìo delle alture che limitano fa destra riva della Metta u, , fermò la brigata e la dispose su due linee di fronte a queste alture, cbe intanto andavan·o coro1:iandosi delle pr-inrn truppe d'avang unrdia del 5° co rpo (S1.einmetz):
LA TATTICA
L'ordine di combattìmento fu il seguente: alla chiesti evangelica di Wenzelsberg (a. circa ,t ,000 metri dalla strada di Sonow) il 25° battaglione cacciatori con due compagni e avanti in ordine sparpagliato, e quattro' compagnie alla chiesa -due pezzi a breve distanza da questa: - il grosso della brigata a destra e sinistra della gran masseria in du e lin ee, cioè: . f• linea: 1° e 2° battaglione Kellner in masse di divisioni, il 3° battaglione in sostegno alla masseria un po' indietro della linea, a destra di questà 111 batteria t 6 pezzi). 2• linea: due battaglioni Gorizzuti; il 3° battaglione marciava, come abbiamo già detto, sulla strada di Neustadt-Nachod. I tenta tivi poco felici di Hertwek per iscacciare i Prussiani . dalle posizioni dominanti che a poco a poco occuparono con fanteria ed artiglieria, dimostrano come la preventiva sua posizione fosse stata mal scelta. Egli dovette accorgersi come ardua bisogna fosse quella di dar l'assalto di fronte ad alture difese da soldati armati di fucili a retrocarica. · · In generale la inarcia dèlle quattro brigate del corpo di Raming non era bene ideata, e noi sappiamo che non tutta la colpa è da darsi al comandante del 6° corpo; e forse appunto per questo Hertwek credette l:Jen fatto appoggiare a sinistra. Ma ben considerando le cose, valeva meglio assai, piuttostochè prend er po.:. sizione a Sonow in basso ·, procedere invece sulla . strada direttu che da Wrchowin mena a Nachod, e prender posizione a cavallo delle altnre tra nrazec 1 e Wenzelsberg, che scendono: a levante molto ripide verso la Mettau, a ponente più dolci verso Sonow e Prowodow. Da tale .posizione Hertwek avrebbe guadagnato più facilmente la spianata tra Wisokow e Wenzelsberg, e poteva anche piombare sull'ala sinistra
STU DIATA COGLI E,SEìl! l'I E COI CO NFRO l'f l'l
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dell'avanguardia prnssiana prima di dar tempo alle· truppe a pi edi nemiche di distendersi parallelamente alla strada di Neustadt fronte a ponente. Era insomma , sempre da preferirsi una posizione che permettesse l'attacco di fianco ad una che obbligava gli Austriaci all'assalto di fronte. Se Hertwek non si fosse troppo preoccupato delle brigate che marciavano sulla sua sinistra, sarebbe certamente andato diritto al suo scopo; e ciò poteva forse ·agevolare la vittoria a Raming (·1). Però non bisogna mai n~l giudicare delle mosse di un corpo essere assoluti sia nel biasimo che nella lode. Gli errori d\')i sottoposti molte volte dipendono dall'errore dei capi. E qui Io sbaglio principale fu di Benedek che ordinò a Haming di eseguire in una volta sola due operazioni che erano in contraddizione una coll'altra: 1° impedire lo sbocco. dei Prussiani dalla stretta di Wisokow; e 2° marciare a Skalitz. O bene l'una o bene l'altra . Raming dovette regolare il suo piano secondo tali strane esigenze: non riuscì a trattenere i Prussiani e fu battuto. Lo sbaglio della · brigata Hertwek fu una conseguenza degli ordini superiori.
(1) Asserisco quanto sopra e credo di non cadere in errore, quantunque nella Relazione austriaca sia petto che anzi Hertwek, prendendo p·osizioue a Sonow, riteneva attaccare il nemico di fianco, mentre supponendolo a cavallo della strada di Neustadt lo avrebbe incontrato di fronte. Non posso credere che si dovesse supporre che i Prussiani sboccando da Nachod avessero a collocarsi col fronte rivolto al sud (Neustadl}, mentr• per tulle le ragioni immaginabili il loro fronte doveva rivolgersi a ponente (Skalitz). Ritengo per fermo che Hertwek temendo di esser tagliato fuori appoggiasse su Sonow, onde così mettersi più presto in comunicazione con la brigata vicina; è fa sopposizione più ragionen>le o chir lo scusa molto meglio.
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, LA TATTICA
S'fUDIA'l'A COGLI ESEM PI E COI CO NH\O N'l'I
L'err0re invece del generale Clausewitz, che giunto in Parschnitz colla sua divisione a ore 8 antimeridiane non .spedì subito truppe ad occupare Trautenau e le alture, non fu una conseguenza di ordini superiori, ma una man1.:anza d'iniziativa per parte sua; perocchè non vedendo giungere la colonna Grossmonn , egli doveva immaginarsi che qualche impreveduta circostanza l'a.veva trattenuta nella marcia, e che in conseguenza toccava a lui intanto spingere una avanguardia fìno alla città ed alle alture di Trautenau per mantener liberi i veri sbocchi del 1° corpo d'armata.
dendo, e che non si possa assolutamente <1ndarn avanti alla ciec,a senza avere in mente una po'-izione preventiva da occupllre.
Il corpo della guardia prussiana (principe di Wi.irtemberg) composto di due divisioni, doveva il 28giugno sboccare da Eipel su Prausnitz-Kaile per liberare dalle strette il 1° corpo dopo la giornata di Trauten au. La divisione lliller marcia in testu. Giunta a OberRaatseh e avuta notizia dall'avanguardia che forti colonne erano in marcia sulla strada maestra Trautenau-.Jaromer, riceve ordine., nella previsione di un attacco, di prendere una buona posizione . A OberRaatsch non' ve ne sono,· e _più avanti non era pru- ' <lenza lo ' spingersi. Hiller decide di retrocederP ad Eipel e prender posizione sulla sponda, sinistra dell'Aupa. Però non giunge in tempo di mettere in esecuzione il suo progetto, perch è poco dopo nuove informazioni dell'avanguardia ragguagliano il principe di Wi.irtembe1·g che qtielle nuvole di polvere e quelle oscure masse sono colonne di veicoli e di artiglieria; i per cui il principe supponendo il 1 O· corpo austl'iaco in ritirata e Bonin vittorioso , decide di marciare verso di quelle. Ilo voluto accennare a questi preliminari del combatti rn t>nto di Soor o Blìrkersdorf' (28 giugno) per dimostrare come la posizione preventiva o di prepcirazione, la si debba alle volte cercare, anche retroce-
Ascaffenbm•g (14 lii,qli o 1866ì,
Quantunque )'8° corpo federale tedesco abbia perduti) la giornata di Aschaffenburg (sul Meno) il ,14 luglio, pur nonostante è degno di encomio il P.l'incipe d'Assia per la prontezza con la quale, una volta presa la decisione di occupare Aschaffenburg, fece partire più truppe che aveva sotto mano (;) le spedì ad Aschaffenburg. Gran parte della divisione Neipperg giunse la sera del 13, il resto della divisione e qualche altro battaglione giunsero nel mattino successivo. A ore 5 antimeridiane la divisione aveva già occupata una buona posizione ad un miglio a levante d~lla città a. cavallo delle due strade ferrata e postale. La divis'ione prussiana del generale Goben che alle 8 antimeridiane del H marciò da Lonfach, ove la sera del 13 aveva ·vinto gli Assiani, sopra Aschaffenburg, trovò il nemico in posizione. Non credasi però di dover biasimare Goben perchè non marciò prima allo scopo I Goben aveva dovuto fare marcie lunghe e continue, il 40 luglio combatteva a Kissingen e a Winkels, il '13 di sera ·a Lanfach: era pur necessario concedere alle truppe un poco ,di riposo pl'ima cJi procedere a nuove offese; e siccome la distanza da Laufach ad Aschatfonburg è appena di mezza tappa , così dovettfl Goben · fin dalle prime ore· del mattino disporre dai bivacchi le sue colon ne in ordine di combattimento, prima di muovere all'assalto delle. ,posizioni occu pate dalla divisione Neippei'g. 1
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LA. 1'A'l'1'ICA
,\'oo,• ,> Burl,ersdorf (i8 ,qillgno 186'6').
Marciando in ritirata non si può impunemente dimenticare la regola di far occupare indi etro una pos1Z1one che protegga il movimento: Gablenz av·eva vinto _i Prussiani a Trautenau. Non ignorava però che da E1pel poteva sboccare il corpo della guardia e attaccarlo da tergo. Questo pericolo richiedeva una · seria custodia della strada che da Prausnitz conduce ad Eipel. Gablenz invero aveva chiesto al comando i~ capo che si assumesse di dare ordini perchè truppe di un altro corpo d'armata oceupassero e custodissero gli sbocchi di Eipel. _ Il mattino del 28 Gablenz riceve l'ordine di ritirarsi immediatamente da Trautenau a Jaromir. I battagli~ni ( chi dice quattro, èhi due ) della brigata Fle1schhacker del 4° corpo, destinati dal comando;sin ~ capo a p~oteggtre il tergo e il fianco des~rò di GattJw·· a Prausw1tz-Ka1le, erano invece marciati a Ober-PraÙsrìitz I Lo sbocco di Eipel era sgombro, il fianco scoperto. Sono dì quelli errori che in guerra accadono· ed appunt~ _p erch~ accadono, la prudenza insegn; c~~ .nelle ntir~te s1 debba prevedere a tutte le poss1b1!1 eventualità fino a che ci froviamo nel campo talt1co. Gablenz adunque avrebbe dovuto fare immediatamenle marciare almeno una brio-ata in· ritirata O ~ri~a _di. avvi_ar~ indietro la colonna del carreggio ; I_ arllgherra dt riserva. Questa brigata avrebbe rinforzato la posizione dei battaglioni di Fleishhacker se eran o a Prauswitz-Kaile, o avrebbe preso essa stess~ posizione. Questa imprevidenza per parte' di Gablenz, quantunque u11 po' scusabi le, fu causa della sconfitta che
STUDIATA COGLI ESEMPI ll:. COI COIUHÒN'fl
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subì il 28 a Burkersdorf. È bensì vero che la brignta Grivicic ebbe da Gablenz l'ordine di coprire il fianco minacciato marciando in ritirata per Alt-Rognitz e Rudersdorf; ma questa brignta coprl ben poco il fianco esposto perchè partì dalle alture di Trautenau (Kratzau) molto tempo dopo, essendo rimasta in osservazione sul campo di battaglia del giorno precedente. La prudenza in guerra non sarà mai troppa ; anche i più arc1iti piani vanno eseguiti con cautela; ciò non toglie che si debba fai• uso della massima energi!1 negli attacchi, ed in tutte le operazioni decisive. Noi abbiamo veduto che, salvo rarissime eccezioni, frutto del caso o della debolezza, la prudenza ha sempre recato buoni frutti. Anche i voli più alti del genio hanno bisogno di esecutori prudenti ed avveduti. Non si può nè si deve esegidre una ritirata in (liccia al nemico senza prepararsi indietro ima buona posizione, che si abbandona quando, più indietro ancora, se ne è fatto occupare UrJ,a nuova. Il 1° corpo austriaco (Clamm-Gallas) e il corpo sassone non trascurarono certamente l'osservanza di questa legge. Nella loro ritirata da Munchengriitz, Podoll e Turnau, ossia dalla linea dell'Iser fino a Gitschin (28, 2H giugno) seppero marciare r.on precauzione. Furono ·occup ate indietro alcune località, specialmente la stretta di Podkost, per dar tempo al corpo principale di marciare a suo agio e con sicurezza.. Presso Gitschin presero eccellenti posizioni. E se perdettero J,a battaglia del 29 giugno, la colpa fu di Benedek e non di quei due corpi d'armata. ( Cont'inna) P..lETRO VALLI!:
Colonnello di fanteri·a.
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LA PRUSSIA NEL 1806· I 807.
CO NTINUAZIONE E FIN}; -
veggansi le Dispense di settembre e otto/Ji·e 1870.
VII.
Noi abb iamo già descritto l'aspetto di Berlino sotto l'impressione del primo annunzio del disastro di Jena. Togliamo ora da altre relazioni il quadro "dell a comparsa del le trnppe francesi e dell'entrala di Napoleone .in quellu capitale. Dopo che niun dubbio più Cl nmaneva intorno .alla nostra sciagu ra, i contadini fuggiaschi non cessavano dall'affluire nella città, meDtre che la gente agiata se ne .fuggiva con tutto ciò che poteva traspor tare con sè. Muoveva a compa~siomi il v1idere tutti i c·avalli di Berlino adoperati a trasportare vecch i mobili, vecchie donne paurose che avrebbero po tuto rimanere alle case loro sema il menomo inconveniente, mentre che una buona parte del materiale dell'arsenale giaceva in balìa del vincitore. Si dimenticaro no parimente i trofei della guerra di sette anni, l a spada di li'ederico ! .. . Negli archivi di un Ministero, il cui capo era sta to tra i primi a scappare, i Francesi rinvPnnero la raccolta completa di tutte le carte migliori del regno, i piani di tulle lo fortezze . In mezzo a quella fi iga generale, nOD -si aveva oi una cura per t~ttto ciò che rz'.gu/'/.rdai:a ~olamenle lo Stato.
PII USSIA N EL
;1801)-'1801
Il 23 a sera, lutto 11uel tum ulto rl' im migrazione ~ di emig razione cessò ari un tratto: pareva una di quelle Cll lme sinistre fori ere delle tempeste. All'indomani, gioruo lristamente memorando negli annal i della 1rnstrn città, io era appena entrato pc!r 1{11s.lare un po' di cibo in una taver na della VriBdcrichsstrass~, a pochi· passi dalla passeggiata dei Tigli , al loraquando improvvis.1mènte sentissi un gran rumore nella strada: un individuo, fuori di sè per lo spavento, entrò di corsa gridando: « Sono ~rrivati ! -:- M,~ dove? - Alla porta d·i Brandeborg-o. » Io feci come tuth: m1 precipitai a quella vo lta. _ . All'aspetto di unifof'mi verd i. si gridò dapprima: • Ma sor~o Uussi ! » e si cred ette per uo istante che fosse l'an1oguard1a dì qualche corpn a llealo sbarcato a Stellino. Pur troppo erano Francesi, u ua truppa frammis ta di cacciatori a c;wal1o, di ussari, cli artig lieria volan te che si avviava verso i'I palazzo di città a ttraverso alla passeggiai.a, in mezzo a un concorso immenso di popolo. Ritornando a ca~a mia, r.n 'imba ttni nel 9• ussari che arri vava , muska in trsta, daHa porta di Potsdam. NP,l pomoriggio apparvero tre reggimenti di caccia tori a cava llo , e contemporaneamente tutto il corpo di Davout arrivava alla porta di Hallo e vi prendeva le sue disposizioni per accampare a cielo aperto .... . La curiosit/1, piì.1 forte del!a paura. trasse la fo lla da quel lato , e non ne nacque verun inconveniente, eia alcuni' baci infuori per le pih bel le curiose. Bisogna co nfessarlo. nel ,·edere davvicino quei lerribilì CO !Hiuistatori. si respirò più li beram enl<~. I poltroni, secondo il consueto. 1~rano i primi a mettBrn in cilnzone ·10 sbigo ttimento passato. Purtl la situaziontj no!'J Bra lieta. anche rigua rdando solo l o stato materiale delle c;ose. Il numerario era estremamonto scarso, i mMcati singo lar mente spt·oyvisli, a motivo del pani co della gente di campagna. Gli 11l loggi mni tar-ì stav<1no per diventare uno degli aggra11 i più incresciosi ... Ma il male presente, nettamen te defini to. è 011 tormento minore dell 'incertezza: Il generale Hullin, n0miuatn conrnnda nte della ci ttà, crllrò in funzioni il giorno s!tlsso . Egli si mostrò giusto e finan cn benevol o. e con cilìossì l:i stima genera lo. Il 25 ottobre il maresciallo Davout entrò in Ber lino al la testa del suo corpo d'al'mata \ magistrati e una deputuziooe del la borghesia lo aspeLtavanrJ alla por ta di Pobdarn e g li foL:e ro un'arringa, al la qua le egli rispose con.cortesia : « Mostra te, diss'Hgli, stima o affeiione ANNO XV, VOL. JV. l:J
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Nt::T. ,j 806-"807
LA l'IIUSSI A
ai Francesi seuza mancar o ai voslri doveri verso il vostro sovr11 no '>. Diede l'eccellente consiglio rii rormaro una vera guardia. composta esclusivamento di nobili o dei proprietari di terre, per cooperare olla conservazione dell'ordine, invr,ce uella protesa milizia borghese che e5isleva allora , o nella qualo entravano uomini della plebe, che le rwrsonc agiate pagavano perchè facessero il :;ervizio in cambio di esso. La pi11 parte di quei rimpiazznnli si presen tavano in abito di fa tica; ond'è che il co lpo d'occhio generale non a\'eva nulla d'impoucnle. Durante tre giorni le truppe francesi· sfilarono in Berlino . L'ingresso di Napoleone, piti \'Olle an 1Hmciato, avvenne il 27 ollobro al le quattro del pomeriggio. Un senl imenlo indefinibile, misto di dolore, rii ammirazione, di ardente curio5ità agilava la moltitu,line aft'ollata su l suo passaggio. Io lo vidi hco davvicino quel successore del nostrn gran Fed11t-ico .. .. l\li.. pàr ve alquonlo ingrassa lo a giud icarne dagli ultimi suoi r itralli .... Lu tinta è olivaslra, i musuol i del volto for tement.c accennati, il complesso dei lineamenti armonico, impononte. Bisogna essere dotati cli nna r aro energia per non chinaro la testa sotto quello sguardo .. . .. La sua fisonomia seria fino all'austerità , si rischiara talvolta per uno strano sorriso che vorrei dire sfolgorante, perchè lo sensazione cbo produce è ana loga a. quel lo del lampo. Io non lu vidi so rridere in questo · modo che una volta sola, quando, in mezzo allo esclamazioni dei soldati, i suoi occhi si soffennarono uu istante su di un gruppo di Berlinesi che gridavano anch'essi: Vive l'EmpereuTI (Seco uclo un altro testimonio , parecchi di quei singolarissimi pa trioti supplicavano i loro conciltadioi a far coro con essi " noll'intcresse della città). > Egli fu r icevuto al la porta cli Brundeborgo da quei pochi fu nzionari che non avevano abban donato il loro · posto, dalle 11utorità della citlà, dai depu tati del l'alta borghesia, ecc. Li ritrovò sul suo passaggio nell'entrare al castello. Contentossi di far IOl'O un lieve sa lulo o ri tirassi tosto negli appartament i che gli erano stati preparati. Egli aveva parlato loro alcuni giomi . prima, quando erano venuti a troYarlo a Sans-Souci. Sembrava abbastanza, anzi troppo a giorno delle manifestazioni che eraoo avvenute in Berlino qnanclo la guerra fu dichiarala. Egli aveva detto tra l'altre cose ai deputati: « Gli abitanti di Rerlino si sono augurati la guerra: si cantnva in teatro che la guerra Hr a una buona cosa . Impareranno a loro spese che essa non è buona c:hc nei dipinti . » I deputa li. assai con fusi, allcg11 rono
-che era solo una parto della borghe5ia cho ... e S'1. sì, interruppe l'imperatore, ufficiali di gendarmeria, giovani esaltali .» Av1w a ciò nondimeno promesso di proteggere la città, e ha manl.1rnulo la pa rola. !\ella stessa guisa che s'era trovata gente per applaudire all'ingresso del vincitore, se ne trovò per illuminare la sera . Le i.Jluminazioni, troppo l.Jrillanti nello vicinanzo del caslello, erano <>norevolmenle rare 11egli altri quartieri. Una gran parte della guardia :mperiale passò la notte a I cielo scoper to ne~ Lustga~~; i fu ochi dei bivacchi vi prod'ucevano un effetto d1 luce dei p1u ' pittoresch i. {Par igi vidù nlla sua volta sim.iglia~ti effo lt~ di l~~o nel 1814 nel suo Bois de Boulogne e 001 suoi Campi Ehs1.) All'ind-0mani si presentarono al nobile straniero i primari membr i dei tribunali , quelli de l concistoro. Egli si trattenne alcun tempo con vari magistrati. principalmente col signor di Kircheisoo , uno dei più capaci. Gli domanuò alcu no in formazioni sulla giurispruJenza prussiana. Sentendo che vi ora~o tr e grad i {li giurisdizione, disse che ciò era tro ppo canonic?, 1i quindi dovevono derivarne non pocht:l lentezze. l~for1~oss1 al: tresì della legislazione ipotecario , chiese come 1 beni dotali delle donne fosser o gna rentili dalle leggi prussiano, come si esercitasse il diritto di g razia , ecc.. Conversò eziandiJ per una mezz'ora coi ministri dol culto, o promise loro la sua protezione. Le circostanze gli impedirono di mantenere piena m~u.to 1a sua parola, giacchè parecchi templi furono trasformali 1n easerme e lìnanco i11 isclHIOfie (1) .
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t.·auLore di unn clclle rela?.ioni s u cui ci appoggiau,n racconta · successiv;imen te .issa i in disteso un fo llo ben noto, che a vvenn e il 28 ottobre, il perdono nccordHto al principe di Hat;,.feld, per le istan;:e della giovan e sua sposa. Quest'atto di clemen za produsse una profonda sen sazione a Derlin o. e vi si nutrì la lusing,, 1:he il vin citore non si sa rebbe mostralo meno gc•neroso verso la nazio ne prussiana stessa. La popo·lazio ne fu ezìancli o sensibile alla co ndotta di Napu -
----------- - - - - - - - - -(1) Die Pra,n::uscn in /Jerlùi , \'. 13. n' 39 .
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LA PI\USSIA
leo ne verso il prin cipe Augusto cli Prnssià, fa tto prigioniero nei dintorni di Preozlau. Eru il figlio dl~l principe Ferdinando, l'ultimo fratell o sup erstite di Ff!clerico il Gl'ande. In consid erazione della bravura che qnesto gio \:'.ane principe aveva mostrato resistendo lunga .pezza a forze superiori, l'imperatore gli aveva permesso di ritornare a Berlino, senza esigere da lni ·altra cosa che la sua parola di astene rsi da: ogni corrispond eozn coi nemici della Francia. Più ta l'di, è vero, alcuni discorsi indiscreti intorno agli avvenimenti della (;arnpagna spiacq uero vivamente a Napoleone. Egli trovava che il principe Augusto non . aveva antecedenti militari nbbastaoza spiccati da permettersi così acerbe cens ure contro i suoi superiori militari , come se egli fosse stato sicu ro di far rneglio al loro posto. << Tutto .ciò che si sa di lui, scriveva duramente Napoleone, si è che egli è stato trovato in un pantano. » Nei giorni seguenti si . vide Napolt'one dirigere in persona lo manovre della sua guardia, passare l'ispezione del le tru ppe c·trn allraversavano la città. Durante queste r iviste, i messaggi · di vittoria si succedevano senza tregua; capitolazioni di Prenzlau, di Anclam, resa di Stettino, di Cuslrino, 11 popolo diceva · the Napoleone, vedendo tulle le sue previsioni cos) ampiamente sopravanzate, aveva sciamato: « Io no'.; so piÌI se debbo ral legrarmi o arrossirR di simili van taggi . »
QuesLi avvenimenti eser(;itarono noa grande e deplorevole influenza sqlle sue risoluzioni politiche ; git1cchè Io trascinarono a pretendere, per consentire a ·un semplice armistizio , cond izioni così esorbitanti che il re di Prussia, ridotto alla disperazione, rupp e il negoziato e gittoss i nelle braccia della R_ussin. Napo leone usciva quasi tutti i giorn i senza corteggio; montava ordinnrinm ente un cavBllo bianco ,
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Trovò il te1:npo di occuparsi de ll'amrnini strazione d"lla cittn, e le disposizioni ch'egli prese, uopo è r.onfessarlo, ·erano mirabilmente adatte alle circostanze, Fece insediare un nuovn municipio, e nffretLare l' organizzazion e dell11 guardia. bo rghese con sigliata da Dn,~out. Per la sua formazione , si scelsero in ciascuno dei venti quartieri della ci ttà sessanta tra g!i ahitnnli più agiati, ·il che diede un t.ot11le di ·1 ,200 uomini, incaal mantenimen to dell'ordine, cl'a.c:ricati di veo·liare 0 cordo colla guarnigione e cogli impirgat.i dell_a poli_z!a . Sul principio della guerra, il re desideravn dr stabil ire alcun ch e di simile, ma s'era lnsciato tosto comrn 110 vere dai reclami. Dicevasi clie era impossibile costringere la gente 'agiata ad un saci·ifizio così orribile delle loro notti. l\'.l'a non appenn N11poleonc r.sp resse ;i 11Jodo suo il medesimo voto, la cosa impossibi le divenn e faci le ad un tratto. Quella specie di guardin nnzionale aveva sicuramente la sua utilità; tuttavolla i buoni patrioti non si trovavano guarì lusingati ~i vederla far mostra di sè, allato alla truppe francesi, in quello stesso l,ustgarten ove un tempo Fedei:ico H faceva manovrare le sue trnppe scelte. Fu peggio ancora dopo la partenza di Nnpoleone, quando si vid':', su qu el terrençi consecrato, succedere nlla gunrd1n imperiale le reclute della Confederazione del Reno, e sempre l'irnperlurbnb ile guardia nazionale berlinese coi suoi uffièiali « rilucenti come tanti soli.»« Mentre io contemp lava un sì bello spettacolo, dice t'.n. conternpo1·ane.o, una clonnn attempata che era vicrno a me, e ricordava si se nza dubbio di nver vist0 colà « il vecch io Fritz, >> disse a. mcz7,a voce : Ah I che uomini 1. .. Napoleone conosceva bene i berlinesi! Egli dette loro degli uniformi, de1Je spade, dei pennacchi, ecc., tutto ciò li assorbe e fa loro dimentieare tutto il resto. Si veggono giovanetti clelicnti, On'nn co
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f}egl i eb rei , che sono, come a tutti è noto, gJi uomin i meno bellicosi della terra, pavoneggiarsi nei loro uni-· formi nuovi, passare senza lagnarsi la notte sotto le armi, fare pattuglie e gridare: TVer da? coll' ac.cento più marziale. · In tutti i luoghi pubblici non si parla più che di spalline e di penn~cchi ». Quest'apprezzarnento ironico ema na senza dubbio da · qualche ufficiale prigioniero in parola. Bisogna sapere che la quistione dei pennacchi era ali' ordi ne del giorno, perehè gli ufficiali della nnova guardia eransi messi d'accordo per ndottare per i loro il nero e il bianco. l militari, chiedevano perchè mai quei borghesi, che potevano disporre per il lo ro travestirne-nto di tutti i colori dell'arcobaleno, si avvisassero di accapari·are quelli dell'esercito. I borghesi risposero dispettosi che quei colori erano quelli della nazione, e che era loro mereè se li si vedevano ancora in qualche luogo, poiehè l"esercito era scomparso. L'argomento lasciava a cles-i derare: era difficile di scorgeré un'intenzione patriottica in quella fiera esposizione dei colori nazionali in oecasion e di lÌn servizio cli polizia munieipa.le fatto d'ordine e so tto la direzio ne dei conquistàtori. Variì libelli furono scritti da una paC'te e dall'altra intorno a una q.uistione sì grave, che por- . geva giornalmente motivo a vivi alterchi in riunioni p ubbliche o private.· Si fece altresl rimprovero agl i abitanti di Berlino per le loro deputazioni e Ie loro illuminazioni. Dicevasi che avevano dato un esempio funesto alle altre città con quella sommess)one premurosa e ossequente. I Berlinesi, dal canto loro, sostenevano che non avevano potuto far meglio o altrimenti. Quelli il cui mestiere si era di battersi li avevano lasciati alla balìa del vincitore . La sitpazione, la configurazione si.essa della città ostavanc, a ogn i tentativo di resistenza . L'invio dei dep utati, le illu-
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minazioni, erano state 111 con seguenza d'invito equ ivale_nte a ordini formali:_ la men orna manifestazion e ostile, la rnenorna disu bbid ienza arrebbe avuto conseguenze terribili, ecc. Qu esti argomenti non avevano nulla di eroico, ma era difficile rispondervi. Egli è cosi che la sciagura comune, in vece di conciliare gli animi, diveniva una nuova occasione di intes tin e disco1·die.
VIII.
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Questa polemica non era un fatto isolato, accidentale. I bnoni cittadini vi r icon oscevano con inquietud ine uno dei risultati di una evoluzione sociale che non era stata estranea ai disastri mililari e contribu iva ad aggravarne le consBguenze. La Len denza dello spirito pu bblico, frutto delle lezioni del tempo (Lehre der Zeiten, perifrasi adoperata dai contemporanei per evitare di nominare la Rivoluzione francese) scavava tni la popolHzione civile e militare una demarcaziòne di giorno in giorno più profonda. In quella monarchia d'origine guerriera , il prestigio dell'esercito aveva dovuto essere- dapp rima immenso, ed erasi presso a poco con serva to sino alla morte del gran Federico. Ma a patlire da quell'epoca, era andato sempre scemando: la camp agna del 1792 gli aveva recato sovra tutto un colpo tenib ile, men tre che per una progression e eontraria, la borghesia andava sempre crescendo in benessere, in educazio ne, in istruzione. Per un a strana anomalia, la più parte dei nuovi ufficiali prussiani, ancora vergini di all ori, traUavano i borghesi del loro tempo, é,ssui superiori ai loro predecessori, più male ch e questi non fossero mai stati trattati dai. comp11gni di gloria d_el « vecchio Fritz I » 1
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Da lunga _pczz«, uomini asse nn ati sì sforzavano di . lottare co.ntro questa funesta tendenza. Un libro di filosofia militare assa i rimarche,•ole per il suo tempo, il Sofronio, stampato a Francoforte nel ,1792, contiene a questo riguardo rifless ioni che sin d'allora sarebbero sembra te di una volga re evidenza in Francia, ma eh~ scand olezzavano gli orgogl'iosi ufficiali del duca di Brunsvick. Fra altre cose vi si leggeva: .« A torto molti di noi affettc1no un disprezzo per ogni altro mestiere che· non si3, quetlo delle armi .... Uno Stato rio n potrebbe es.s ere e$dnsrv arnente composto di solJati , come not polrefuhe., essere di poeti o di arti sti . Qualunque indi v:r.d:61'.0 ehe adempie i doveri della sua professione, fosse anche un semplice artigiano , o un maestro di: scnola di villaggio (testuate) è onorevole. t cosa i·idieola il disprezzare qualc uno , unicamente pe rehè non porta pennacch io; è cosa odi osa il fa rgli ·v.edere questo disprezzo. Tali mod i di agire compromettono l' uni forme .... .» ,, LQ. stesso autore segnalava con molta vigoria eragione· l':1-n altro abuso non meno pericoloso. Per co ni enare Fa sti ma che loro sfuggiva, molti uffiz iali non vedevano f'iliente dì, megli o che di esagerare i rigori de f strvizio, l'alterigia rimpello al solda to, l'applieazione delf' umiliante vergata per i più piccoli trascorsi. Questa severità sconfinata spi.:iceva gra11demente ,lll'autore òel Sofronio. Un simi le sistema prodùce"a, second o lui, uno degli incorn enienti più gravi in te mpo di guerra, la disaffez ione del soldato. « Quando 110n si, h:1 più che la vergata per fa r rrrn overe gli t1o mini>, diceva egli, non si può più guarì far calcolo su di essi .... Quand'anche Fede.rico II 3vesse ;,iv11to un gen io superiore a quello che possedeva, non av rebbe co mpiu to sì grnndi cose se non avesse saputo farsi ,im:11·r d.11 sokfoto. 11 soldnto non 0- un automa,
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è un uomo che ha co me noi delle passioni, il sentimento del gius to e del!' ingiusto. Nel dra mm :i della battagl ia, come nella commedia (Lustspiel) delln manovra, è la base, l' elemento essenzia le .... » Queste massime sembravano all ora talmente ardite che l'autore, distinto uffiziale, credette di dover con servMe l'a nonimo. Da quel tempo in poi, lo stato di cose era andato sempre peggiorando. Ali' epoca della rottura colla Francia, tra soldati e borghesi si era giu·nti da una parte quasi sino al disprezzo, e dall' altra quasi fino all'o dio. (( Per trovare in guropa, dice un contemporan eo, un esempio di antipatia così spiccata tra il civile e il mi litare, si sarebbe dovuto andare sin o a Costantinopoli ... » Qu esta disposizione, nella classe media, si combinava con un'altra più recente P. d' impor'lazione francese: l'avv ersione per la classe de i nobili, nell::1 quale si reclutava allora l' immensa maggioranz:i degli uffiziali. Ond'è che quando il prin cipe d' lsemburg lanciò il famoso proclama che doveva più tardi costargli i suoi Stati, per reclutare trn gli ufflziali e i soldati prigionieri o lib eri in parola un reggimento al soldo dell a Fran cia, si notò, e fu constatato ben altamente, che una t!·entiria di uffìziali di antichissima nobiltà aveva no risposto tra i prim i all'appello. Qu esto proGlarna, di cui gli stot·ici non tedeschi non sonosi guarì occup ati, è del 18 novembre 1806. Odioso ai patrioti, ern del resto fatto co n molta <1bil ità . Invece d'insistere· principalmente su l!' onore di appartenere al più valoroso degli eserciti, il proclama si rivolgeva di p_reforenza agli istinti materiali. « li soldato francese (ivi si diceva) è fra tutti il meglio pagato, il rn0.glio vestito, e sov ratutl o il meg lio nutrito. Vive più a suo agio che non i sott' uffìzia li degli altri csc r-
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Nf.1,
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citi, ecc. >> Parrebbe cli sentire gli ingaggiatori dell'antico regime a vantare ai contadini novizi le dolcezze della cucina del rt~ggimento. Non erano certamente considerazioni di questa natura che decidevano i nobili di vecchio lignaggio ad arruolarsi nel nuovo reggimento. Cionondime.no la loro condotta, che non si osava di qualificare troppo severamente · in presenza dei Francesi, produsse una vera recrudescenza d'inclegnazione contro i nobili in gen-erale. Si ricordarono, con un'affetlnzione marcata; parecchie circostanze in cui il gran Federico li aveva trattati con una disdegnosé1 alterigia, e quasi con disprezzo. Si disseppellì specialmente l'ordine cli gabinetto, indirizzato una trentina d'anni prima al conte di Schulenbourg, che sollecitava un pronto avanzamento per suo figlio, alfiere nelle g uardi ~ del corpo. Larisposta reale era così coneepi La :
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unn specie di miracolo nn conte potesse mai essere buono 11 qua lche cosa. rendere qualche servizio al mondo e al suo paese, ciò sarebbe unicamente per suo m e'rito personale (queste due parole sono in francese nel lesto originale) e non pel suo titolo e la sua nascila, che non sono chfl sciocchezze.
Una r.ircostanza particolare dava a questa riproduzione ·un a attualità pir,cante. Il giovane alfiere che aveva procacciato a s uo padre questo rabbuffo era precisamente quel conte Schulenbourg, governatore di Berlino nell'ottobre 1806, che aveva abbandonato precipitosamente la città, dopo aver raccomandato al popolo la fermezza nei rovesci. Egli ritornò di lì a poco per soggiornare presso suo genero, il principe di Hatzfeld, e scandolezzò -forte i Prussiani mostrandosi in pubblico colla sola decorazione della legione d'onore.
\ IX.
Ho preso conoscenza della domanda che voi avele fatta il 22 maggio scorso per vostro figlio : ma debbo dirvi che da lungo lempo io aveva dalo l'ordi ne di non riceYerB più alcun . conte nel mio esercito. Quando questi sigoo.ri hanno servito un 9nno o due, se no vanno alle case loro, e tutto è finito. Se vo,tro fig lio vuol servire, il titolo non ci ha nulla che vedere, e non deve rar Cillcolo sull'avanzamento che quando avrà imparato sul serio il mestiert1 delle armi.
Vostro Re FEDERICO .
A questa graziosa risoluzione era unito un postscriptum, dello stèsS'1 stile, scritto di proprio pugno
del re: Quei giovani conti che non vogliono nulla im parare sono degli ignoranti in ogni paese. In Joghi!terra il figlio del re ha esordito come semplice marinaio a bord o di un bastimento, per studiare seriamente lo stato di uffìziale di marina. Se per
Niuna nazione profittò più presto d6lla nazione prussiana alla scuola della sventura. Le prove a cui fu assogge ttata nel 1806' furono forse, al postulto, un male necessario. Esse scossero -violentemen te quelle popolazioni « assopite sugli ·allori di Federico, » e fecero più in meno di un anno per la loro educazione democratica che .non avrebbe fatto un mezzo secolo di . pacilìea sonnolenza. Quella scossa militare fu ravvivata, prolungata dopo Tilsit dagli stimoli incessanti della. stampa, da una moltitudine di pubblicazioni che comparivano a intervalli indeterminati per isfuggire agli antichi regolamenti e i cui titoli (Tizzoni, Raggi di luce, ccc. ) indicavano da sè soli le patriotiche intenzioni. Tranne ben rare eccezioni, si cercherebbero indarno in eletti fogli parole insultanti contro i vincitori. Qu esta osservnzio:1e si es tende anzi alle pubblicazioni
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non solloposte nlla c0nsura francese (dàl ·180i al 1809). Vi si rende per contro bene spesso pienn giustizia al genio di Napoleone, nlln bravu1·0 dei ·Frnncesi, nlla loro generosità, che in non poche circostanze contrasta colla condotta dei loro ausiliari tedesch i. Cionondimeno il risentim ento dell e umiliazioni traboc<·a; si rintraccian o, si colpiscono inesorabi lme nte gli errori che coope rarono al trionfo dello strani ero. Notevoli sovrntulto sono i Nuovi 1'izzoni' : questa raccolta 11prì su tutti i punti del terri torio una vera in chiesta che non rispa rmiava alcuna dcbolezzc1, 11lcun abuso. Se ne pu ò avere un saggio nei seguenti estrani degli Schizzi raccolti al naturale in Berlino nell'ottobre e no11embre 1806 (n° 10, N. F.). Ecco una piccola scena che ci mostrerà quale co lpo profondo, irreparabile I gli avvenimenti co mpiulisi· avevano recnto ai pregiudizi della nobilLù. Due giovnni s' incontrano sulla bella passegginta dei Tigli (Unter der Unden) . Alla loro taglia ancor.i cin gh iata sotto l'abito borghese, s'indovinano d11c di quei « guerrieri dal vin di Sciampagna cosl n11llan 1atori, cosl supe rbi prima della guerra del lumin oso De (Von) che precede i loro nomi. Da qual campo di battaglia hanno t'ssi spiccato il loro volo? Forse da quello di Aue rstroclt, ove si pretendeva che il solo aspeLto dei guasLaLori francesi era bnstalo per mettere nllo sbarllglio alcuni di qu ei gio van otti che tilla loro barba li nvevuno scamhiati per creditori ebrei ('Il: Sentiamo la co nv ersazione: « Camerato, sai lu cnpirc come sia mui che noi ci
(1) Per intendere il sale .Ji qu1jsto frizzo. ocr.orre sapere cho nel 1806 I' edillo del 1727 che obll!igar:i ili ebrei a portare la harh:i lu nga. Pra a1H:ora in rig<Jre
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Lrovia1110 qui? Quanto a me, sul mio 011111·e io non 1111 ci r,,ccnppczzo. - È la colpa di quel duca (Bnmswick). Sol cli e avesse comandalo ~lolleu dorf, la ern spacciata peiNapol eone. - Per bacco I è la ganza <lei duca che ci lia traditi. - Olt l mira un po', ecco là che sfila un battagl ione di quei Frances i. Ma diresti tu che quelli sicn soldati, con que i ca 1nici0Lti grigi, senza co rdon i al ca ppello ... - t vero, i nostri terzi battaglioni fanno più bellu fig11ra, in fe<le mia I - E guardami quegli ufficial i: co111e son messi ridicolamente I Come sono trascurati I Mn son proprio uffiziali costoro? - Tu sai benl: che rnzza di ufriciali sono: tutti fìo-li dì sani o di calzolai. Senti una bella st.oria. I o L'nlLro giorno, un ca lzolaio di qui negoziava un paio di stivali a uno dei loro capita ni. Costui trovò a dire su ll a rn ercunz ia come uorno eh e se ne intendeva, e soggiunse: « Non vi stupite, amico:mio, ho fatto anch'io questo mestiere. » Che ne dici? - Ah t alt I Magnificat Corro a scriverlo o mia zia. « Adriio. » A questi du e frelu,quets (espressione napol eon ica) succedono un corazzi ere e un dragone, clte gesticolano con calore. « t la s .... fanteria che ba perduto ogni cosu. Noi avre1nmo tagliuzzato quei Fran cesi come tante felle di arrosto. - Oli I tu hai ben ragione, cnmerata. Essi non sa ,ino nefllmeno store a covallo I Ma, cosa vuoi? la fonl erin se ne è andata al diavolo, e il canno ne ha spaventato i nostri cavalli. » Ecco ora la parte opposta. Arrivan o sotto bniccio un cannoniere, un fuciliere, un grnnati ere.
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Il cannoniere. - Per tutti i fulmini I Comenoi avremmo
in ab bissato a Jena _quei b .... di Francesi J Ali J Se la fanteria fosse stata più solida! Ma l'artigliere non può far tutto. Il granati·ere. - Camerata, nun dir sciocchezze! Noi avremmo rovesciato ogni cosa colla baionetta o che il diavolo mi porti via I Tutto il male è deriv~to dalla cavalleria che aveva riconosciuto male il terreno, e che ci ha mancato bellamente nel momento decisivo. » L'altro fantaccin o fa coro naturalmente contro la ca valle ri a, e lo scrittore cli e ha raccolto questi dialoghi nota con ragione che vi è ancora un certo sentim~nto d' onore in ques la suscettività dello spirito di corpo.
X. ,. Si ritr~va in alcuni canti popolari contemporanei l 1mr>ress1one ancora palpitante deo-Ji av.venimenti del ,J806. ~ei primi mom enti, quando t>la certezza del disastrn succ_edeva a una fallace speranza, quan do tutta lu popolazione, correndo al!' impazzata per la città «_semb~ava una ~ola famiglia . unita nella contemplazione disperata d1 una comune sventura» si era visto '.rn, omiciattolo ,_ un tale Lange, redattore ·del giornale il Telegrafo, rnnasto fin allora tra i più os lili all a F~·ancia, percorrere i_ cappanelli gcstico lan<l o e arieggiando la parte ~i Tirteo . .Egli rimproverava i poltroni, domandava se· s1 era perdute ogni ricordo della rruerra di _Selle_ Anni, della vecchia g loria prussiann, :onsigl1a va d1 correre in massa s ull'lfavel per baueh;i contro i vincitori. Era pronto a marciare tra i prir'ui , tuli o solo all'uopo, per attiraré s ul suo petto, come un altro
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\Vin kelried, un fa scio cli baionette nemi c.Ji e .... Alcuni giorni dopo, uno di quelli che avevano ascoltato le s ue elucubrazioni pat1·ioti cbe, assistend o all'ingresso di Napoleone, ricon obbe questo stesso Lnnge che circola va ancora di gruppo in gruppo, ma per stin1olare gli applausi, dicen do all'uno e oll' altro : « L'impera tore! l'imperatore! lo vedete laggiù~ è quello che ha l'abito verde I » Il telegrafo che sin dal ,J805 declamava in termini così violenti contro la Francia, che la su a circolazione era stata vietata dall'autorità, era divenuto il i::a negiri sta sfreno to di Napol eone. Questa sì improvvisa conversion e facev a sospettare a buon diritto della sincerità del linguag~io anteced ente. Il patriota Lange era infatti un agente segreto della polizia francese. l':: a lui che allude una lettera di Napoleone al c.;orn mi ssario imperiale Bignon, di q~1eslo tenore: « Dite a qu ell' individuo che se serve ben e, avrà una pensione e uo impiegti in Franeia. >) Ecco uno dei più notevoli docum enti, ispirato, a quanto si di ce , dall a presenza d0ll' imperatore a un Pn1ssiano fedele al suo paese, ma dominato in un certo limite dal prestigio del gen io e della gloria. O lu. a cui nu) la fì n qui ha saputo resistere ! rendine il nostro buon re. rosliluisci la pace, r esliluiscila al monòo ! Noi l'imploriamo questa pace, in nome dell' urn anilà intier a, oggi prosternala a' tuoi piedi. Guarda dallorno a te , o g rande impcratore,guarda pi ù lungi , al <ii lit de' tu oi invincibili ! l'iella tua clemenza riposa la speranza cl i milioni d'uomini. Aggiungi alla tua propria g loria la moderazione, là pielà , come incoronamento della tua villoria. Il volgo li crnde solameote un g ran capitano: io veggo più chiaro e più lungi nel tuo profo ndo pensiero. Ma il tuo destino nasconde un laccio terr ibile! È un giuoco pericoloso cdifìc,1,re, com.e t1i fai, i l fnt1iro benessere clell' mnanit<i sulla sua suentwra p1·esente. Docll du hasl in deine n g rossen Pl~ nen ~1e nschenwobl auf Menschenschimerz g cbau t.
~. 208 Ignoriamo se questo documento è, come si pretende, contemporaneo al i' ingresso di Napoleone a Berlino. Ciò che è incontestabile si è che esso si trova a pa gina-257 del tomo 1° dei Vertraute Bricfc, che. comparvero nel 1807, immediatamente dopo la coneb iusion e della pace. Non si potrehbe dunque disconoscere nell'opera dr.I poeta sr:onosciuto una sagacia profetica, e i due ulti mi versi esprimono la critica più profonda cbe sia mai stata fatta del sistema politico di Napoleone. Sì, l'imperatore era più che un gran capitano 0. un volgare conquistatore. Egli correva in traccia, da un campo di battaglia ad un altro, di un'ideale superiore allH gloria delle armi, la distruzione della tirannia rrrnrittima dell'Inghilterra, la pace universa le sotto l'influenza francese. !Ua egli non seppe o non voll e compi·cndere che per raggiungere uno .scopo così veramente grande, imponeva all'Europa continentale maggiori sacrifizi e mnggiori soffe~enze di quello che questa a\'l'cbbe potuto allora sopportare e che egli anJdva incontro al rischio di una caduta niorL,ile per la sua fortuna, per quella della Francia, arnnznndosi ve!'so il suo ideale per una strada troppo umida di sa ngue e ,di lngri rne . Un altro documento conlemporirneo ci rnost.ra un vecehiò inva lido di Rosbach, appoggiato sul la sua stampella, e co ntemplante con istupore I' ent.rn1a del vincitore di Jena. Grnsse lacrime gli sgorgano dagli occbi, egli vacilla, cade svenuto, e noo riLorn11 in ~è eh~ per esp rimere il rammarico di avere troppo vissuto ... Questo ravv icinamento si prescn1av:) così naturalmente ai pensiero, che prol;>abilniente non fii quello che un quadro di fantasia. Per contro teco qui 1m commovente aneddoto d'invalido che ~i trova in un libro pubblicato prima del la fine dell a · g 11 er ra e la cui au lenticità sembra incontestaoile. LA Pl\USSIA
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Era verso la fine di ottobre del 1806. Un uffiziale su periore prussiano si avviava verso la fortezza slesiana di Glatz, quando raggiunse sulla strada un individuo il cui esteriore attirò vivamente la sn~ attenzione. Era un uomo di alta statura, che conservava ancora in un'età evidentemente molto avanzata il fare di un soldato, e marciava con una vivaci tà giovanile. Come egli camminava alla stessa·volta Dei1\ifficiale, questi gli offrì un posto nel su? .le~no. « Grazie, disse il veterano, mi · esercito per np1ghare l'abitudine delle .tappe ... Oh I non ridete, signore I è vern che ho ottantaquattr'anni, ma in-un tempo come questo si ritrovano le forze. Ho fatto 1~ gue,:ra d.ei Sette Arini ; ho parlato· due volte al vecch10 Fr1tz, 11 quale mi disse cbe io l'aveva aiutato a conquistare la Slesin. ebbene I Fritz, eccomi ancora pronto per aiutare il tuo nipote a consprvarla. Eeco perchè vado .~ Glatz e di là ovunque si potri1 fore qualche cosa d un povero vecch io come rne ». Napoleone lasci ò Berl ino la .notte <~el 25 al 26 no·: vc mbre . Durante questo soggiorno eh un rnes.c, egl~ aveva conquistiJtO col suo genio l'iJmmirazi_one .d 1qnell1 che ma led icevano maggiormente alle sne v1ttor1e. Tutte le tes ti monianze conLernpol'anee concorTo?o a p1:ov.are che in questi primi tempi si provava m1n~re 1rn1..a~ zione che eo·Ji avesse vinto., di quello che l' 1ncapac1la altrui ne av~sse ass icmato il trionfo . Parimente la popolazione si sentiva invo lontnriam~nte lusin~at.a della premurn che egli aveva posto a 11npadro111rs1 d~ll a spada di Federico 11, nel tempo. stesso che essa sir· ritava dell'incuria deplorabile cl, coloro che avevano lasciato in sua balia una spoglia così opin1c1 . .I ma ligni pretendevano cl1e Nupolcone, avend? a?che trovata la mazza del grand'uomo, l'nveva rin viata al re ÀNNO XV, VOL, I V,
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di Prussia, raccomandandogli di farne buon 11so al suo ritorno n Berlino. Il trasporto a Parigi della quadriga in bronzo della Pace che decorava la porta di Brnncleborgo aveva colpito assai vivamente la popolazione berlinese; ma nlcuni borghesi ottimisti ricordavano che questa perdita, al postutto, non era irreparabil e poichè la forma di questo bronzo era ancora a rotsdarn presso il fonditore Jury. Tutti gli scritti indipendenti pubblicati in quella epoca, e anche posteriormente, fanno l'elogio del governatore generale Clnrcke, del comandante militare Hullin, e del!'arnn,inistratore Bignon. Essi dovettero più di una volta, e sovratutto in principio, difendere i BP-rlinesi contro le esagerazioni di zelo e di sotto~ rnessione delle autoriti1 prussiane. Queste non credevano mai di fare abbastanza per conciliarsi i vin(;itori, a meno si supponga che agissero così per infìarnrnnre le passioni e preparare un· insurrezione. Per esempio, quando arri vò Clarcke, il decano della corpornzione dei negozianti aveva diramala a' suoi confratelli una ciri:;olare per eccitarli, dietro l'invito del principe di Ilatz.feld, a sottoscriversi per offrire . nJ gove rno frnncese un pi cctllo regalo di un milion e. Clarcke, cioè l'i,mpcratore, avendo lasc;iato tr::ipeltirc che era assai malcontento di qu estu circostnnza, il principe sostenne che egli non aveva detto nulla di simile. Alquanto più tardi, ·il generale Hullin avendo ordinai.o puramente e semp licemente la consegna delle armi per pnrte degli abitanti, le autorità prussiane si fecero premura cli in serire nei giornali un proclama per invitare tutti i cittadini a consegnare le nrmi, sotto pena di esserf'l fucilati. Hullin affrettossi a man dare agli stessi giornali un avviso per con statare « che egli era f'or·te stupito che i mrigistrati si fossero ar-
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hi lral.Ì. di imporre di loro ,iniziativa ~na sim_ile penalitìi, mentre nulla d:i parte sua ve h autor1.zz~va ». H~llin, uno degli antichi vincitori della Bastiglia, era divenuto quasi popolare a Berlino. Egli mostr~v~ specialmente moha imparzialità nelle contestaz1om che sorgevano t-a. lvolta riguurdo agli allogg.i ~1ilitari, e non temevà ·di dar ragione all'a~itante. Egli s1 lagn::ivar anz~ r:he non si ricorresse a lm frequentemente. « No~ si ba abbast,rnza fiducia, Jiceva egli,- nella nostrn 1m~ parzialitiì. Il soldato deve vivere? f~a n.on arri~c~1irs,, 'I\ spese del borghese.». Per van g~orm non _si. p~rlo in Berlino che della vigorosa correzione. amm1mst1 nta dal governatore francese di B:rlino ad nn ~ransi,uga prussiano, un Jsemburghese, ,ti.ranno d?rnest1co d un povero sarl0 nella cui casa era allo,gg~ato. . Tali eccessi, cor.vi e.1 dirlo, erano randa parte dcgh tifficiali e ben anco dei soldnti fruncesi. « Si potrebbero fa~ilmente nnmerure (scriveva sin dal 1.807 un testimonio oculare), eppure passaror~o per Berlmo, durante ln guerra, ducen to mila uomini almeno. Qualche domanda indiscreta fu fatta qua e là, ma raramente s'insisteva ... Molte fami glie conservano il ricordo della generosità dei loro o~piti. Un .gio.rno un_ s?ldato ar.riva col suo biglietto di allogg10 Hl .caf.a. di_ u~ ~es~i~ tore. Vi trova qunttro bambini semrnud~, mtmz~1t 1 dal freddo in un solaio; mette la mano m saccoccia, e dà una mon'eta a ogni bambino e si ritira ... Du e nitri soldati, indirizzati in cusa di una povera vedova se ne andarono egual1riente, ma ritornar:ono due ore. dopo per offrirle le razioni di pane e ?1 carn e t be avevano ricevute )). Questi fatti attestati da un con temporaneo, del resto assai osti le all'invasi on e, me~ ritano cli esser.e menzionnti per l'onore dei sold 0 t1 francesi.
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fnoco, allri sui quali i soldaLi arevnno spPrimenlato, passa11do. le loro sciabole o \e loro baiooell.(l, eceo le so le traccie di distruzione che si offrivano a' miei oechi. Hilrovai tul!o a cas:1 mia nello stesso stato e la città assai rm•glio tenuta di quello che avrei potuto crodern. Dopo le cinque di sera, non s'incon . tr.Jva pit1 un soldato; durante la noLlo, freqmrnli pattuglie percorrevano le vie, ecc.
XI. La narrazione di un fuggiasco berlinese, che dopo il primo allarme ritoròava tranquillamente a casa smi, ci porge un'idea abbastanza esatta dell'aspe tto generale del paese e del contegno dei soldati francesi durante l'occupazione. ~li era stato dello che sulla strada <la Francoforte Il Berlino io avrei trovato i viHaggi incendiati e deserti, una carestia di viveri completa. strade sfondate, e che sarei stato probabilmente svaligialo dai µrodon i. Fu a Francoforte che io incontrai i primi Francesi. li comandante della piazza vidimò il mio passaporto o fu gentilissimo con me ... Sulla strada maestra incontrammo vari reggimenti, e non pochi ritardatari; nissuoo ci r ivolse la parola Noi eravamo, così in cassetta come nella carrozza, una ventina di viaggiatori . fra cui alcuni mili tari francesi ed otto donne, di cui due o tre non sarebbero forse state malcontente cl i appiccare conversazione: ma lu tto si passò ron una perfetta conven ienza . I nostri nobi li uffìcia lolti non avrebbero sicura-:menle mostrato lo stesso riserbo. Jo stava sempre tutt'occhi per scorgere i vi llnggi roYinati e solitnri, ma non ne vidi alcu uo. Tutto era assolulnmente nello stesso stato di . prima. Lu carrozza essendosi ferrmita per n cambio dei cavalli tra Francoforte e Mùncheberg, nissuno ard iva por piede nell' albergo, pieno di soldati francesi. Io tentai di farlo bravamente colle mie provvigioni so tto il braccio. Trovai i11falli nella sala un buon numero di cacciatori e di dragoni .seduti attorno ad una lunga tavola, e in un cantuccio sei contadini che giuocavano alle carte, così tranquillamente come se fossero stali in piena pace. I solda ti con ogn i premura mi fecero posto o mi invitarono con molta gentilezza a prendero parte al loro pasto J'rugnle, consistente in patate con un po' di salo. Questi loro mod i mi commossero sì vivamen te che io misi a loro disposizione tutta la mia cantina: giambone, salsiccia, arrosto, rllum, vino d' Ung heria, tutlo fu in brev'ora consumato ..... Lungo la strada , io trova i senza difficoltà di che ristorarmi; non vidi un solo vetro fracassato. Alcun i alberi tagliati per accoi1der e il
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~; giustizia l'aggiunge!'e che non tutti i Francesi non mostravano la stessa beneYolenza pel contadino, com e ne fa fede _l'aneddoto seguente, che eccitò per un momento il buon umore dei Berlinr.si, sebben e uno dei loro compatrioti vi sostenesse la parte di vittima. Durante un passaggio di tnìppe, un coltivatore di Brandeborgo era giornalmente requisito per trasportar,~ nella sua. carretta soldati affaticati e anche qualch e ufficiale. La sua ignoran za della lingua francese era delle più profond e e la sua intelligenza delle più ottuse, così che i suoi viaggjatori impazientiti finivano spesso pee ricorrere al bastone per farsi cnpire. Gli cap ita un giorno, per fonuna, di dover trasportare un sergente alsaziano o lorenese e gli racconta le sue tribolazioni; « fatem i il favore, gl i diss'egli, indicatemi una o due parole di fran cese che io possa adoperare a proposito, almeno per dimostrare la mia buona vol.ontà e preservarmi dalle bastonate.- Niente di più facile, ri sponde il sergente con una serenith imperturbabile. Ogni \'Olta che vi si chiederà qualclie cosa in francese, assumete un'aria amabile, e dite: Oiii, b.... e. »Equ i prende a dar·e alla sua vittima u;-1a lezion e di pronunzia in rego la su queste due parole, per tema che egli non iscambi poi una parola con un'altra. Accadde che il viaggiatore dell'indomani fosse uno di quei , funzionari, poco pazienti per loro natura, battezzati dai soldati della Repubb lica col nome cosi espressivo di Hiz-pain-sel. Appena insediato nell n ca r-
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re tta, costu i con un accento bul'bero dice al co~1 J 1.reente che vuol essere condotto alla lesta . Oui, b... .. r risponde tosto il contadino, eon un grazioso sorriso. 11 commi ssorio furi oso risponde imm ed iatamente colla sua mazza, e tutto il vi;1ggio si pa ssa, da una po rte a battere, dal!' altra a ripetere le due pnrole protettrici . « Ah I com'era cattivo il signore di quest'oggi, diceva la sera a sua moglie il contadin o ammaccato dalle bastona te. Egli m'avrébbe certamente finito senza le due parolette di franeese cl1e quel bravo gioranotto dell'altro giorno mi aveva insrgnato ieri ». Le pri me notizie cli Pultusk , e più tardi quelle cli Eylau, mi sero alla prova la vigilanza e la fer mezza det soldati francesi a Berli no. Si annunciava che l'esercito irnperiale era sta to distrutLo, Napoleone fuggiasco. Si 1:rovb dell a gente che prE:tend eva cli averlo visto passa re in Sassonia; era ·un anacronismo di se i ann i. L'agitazione fu ancora più viva quan..io si seppe che il corpo di Mortier aveva levato il blocco di Stralsund e si ritirava dinanzi a forze superiori. Si <:listribuivn n1i steriosam en te un bollettino enfutico del generale rn sso E'ssen, elle <lopo aver fatto ripiegare alcuni avamposti s' immaginava di aver lavato gl i affronti cli Austerlitz e di .rena. I -più im mngino si pretendev,rno cl i ,1ver g iù se ntito la fuci lata dal lato d'Orianenburg. Pareccbi nnzi anda ron o per incontrare j Russi e gli Svedesi che ar!·ivavano, così si diceva, ben a tempo per dispensarn In città di Berlino dal pagare il su o terzo qu nrto della con tribuzion e di gue rni. Questa illusror1e fu dissipata ben presto dalla notizia autentica del disnstro d'Rs~en a Pasewalk. E <lacchè abbiamo citato il l,ravo e onesto Mo1·tier, osserveremo cbe niun generale francese lasci/) un nome piìt onorato in Prussia. Egli non si contentava di far regn11 1·c tra' suoi soldati la più esa tta disciplina:
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lo si vide più cl 'u11a volta indennizza1·e sulle sue e11 trate pe r·sonali le vittime della guerra. Dumay, suo i11Lende11t~ generale, fece altrettanto in varie circostanze. Durante gli uhi rn i mesi, un suppl emento di contribuzion e di g uerra di un milione di talleri di cui fu onerata la città di Berlino eccitò grandemente il pa triottismo degli abi tanti. Vi era sovratntto nel decreto firmato dall'ammini stratore genera le Estèv e un certo articolo 8 che c11gionò loro crud eli insonni e. La nuo\'a contribuzione era esigibile dal 30 aprile al J I maggio. Passato quest' in tervallo , i ritardatari dovevano pagare unn .m ulta di Jue talleri per ciasc un o Je i due pl'irni giorni di ri tardo, quattro per il terzo, otto per il quarto , e così di seguito. Questa clausola penale avrebbe ridotto la metà degli abitan ti di 'Berlino alla rnendicit,ì. ~fa era un provvedimento puramente comminatMio, che non fu mai eseguito. Nella primavera del ·1807, sei fertezze prussiane sostenevansi anco1·a: Gfatz, Neisse, Cosel, Danzica, Grnudenz, Colberg; queste due ultime furo no le sole che ricusarono fino all'ultimo di capitolare. La difesa di Cose! fece il più gran<le onore al maggiore ~eumann, un veterano la cui età non aveva agghiacciato l' nrdore. La sua ri spos ta all a intimazione del generale Deroi, comandante delle trnppe bavaresi e uno dei ~iù bravi ausiliari della Francia, fece un grrn rumore. E un mod ello di deco ro e . di energia militare ell e meri La di essere riconlato. Eccone i tra tti piu notevoli. ... « Malgrado tutta la mia stima personale per Vostrn · Eccellenza, io non posso deferire a' suoi voti. S. AI. il re di Prussia, che io come su ddito rispetto e che amo come si merita, mi ha fot.Lo trasm ettere l' ordine esp resso di difendermi sino alt' ultima estremità. Se io disubbidissi a .quest'ordine, snrei indegno della 1
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LA !'RUSSI A
stima di un militare così distinto quo! e Vostra Ecc€:llenza, stima cu i io annetto la più grande importanza. La sorte di questa fortezza dipende dalle eventualità della g uerra; ma se essa deve soccombere, ciò non aecadrà che con onore ... Oso lusingarmi che Vos tra Eccellen zél, così buon giu dice in simile materia , non potrà che approvare questa r·isposta, e io ne sar~ò mol to li eto. li· sentim ento di aver compiuto il proprio dovere è la vera ricompensa e la vita stessa del soldato». Il cordoglio di essere obbligato di arrend ersi fo risp urmiato a questo vecchi o onorevo le. Egli morì durante l'assed io, dopo aver sostenuto per quindici giorni un bombardam ento qua si continuo, che aveva distrutto una grnn parte della cittù. A partire dal mese cli marzo l'assedio era stato co nYertito io blocco. Putkamrne r, il <legno successo r·e di Neuma nn, fu costretto, per mancanza di viveri, a sottoscrivere, il 18 giugno, una caµitolaz ione condizionata: ma la pnce, con.chiusa nell'intervall o, dispen soll o da ll't1 prire l e sue porte al nemi co. La difeso di Courbi ère, i! cornandante cli Graudenz, non fu meno eroica. « li suo linguaggi o e la sua condotto, dice un contemporaneo , non rasso migliavano guari a quelli del vigliacco e g radasso Ingerslcbcn, che aveva detto nl re: « Vostra l\l aestà mi trnpassi <'olla mia propria spnda se io rendo Custrino prima d'un anno .. ... » Qua nto a Courb ières, egli aveva semplieemenLe promesso di compo.rlarsi Ja uom o d'onore, e tenne paroln, resistendo sino al l'ultimo a tutte le intimazioni, a tutt i gli aLLacchi. Al l'ultimo pnrlamcntnrio clie gli fu ma11dato dopo Fricdla nd, rgli ri spose: « Voi mi assicurate che non esiste più un re di Prussin? Ebben e I io, io sono re di Grau denz, e non cedo il mio regno » . · Noi nobiamo già indicèllo in un'altrc1 pnrte di questo
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lavoro , la profonda impressione che produssero i piccoli ·successi di Schill, e più tardi la bella resistenza. di f.olberg . Le simpatie tedesche pel celebre partigia no avevano un carattere quasi rivoluzionario . La immaginaz ione_ dei patrioti, anticipando largamente sull 'avven ire, vedeva in quel piccolo assembramento <li volontarj mal equ ipaggiati, appena armati, il germ e di un movimento nazion ale analogo a quello della !•'rancia repubblican a del 1792 o almeno quello di una Vandea pomeraniana. Non si poteva , così si dicen, resistere alla Francia che imitando · ciò che avevan o fatto i Francesi in crisi consimili. Vedevasi altresì in quel corpo franco il principio di una rigenerozionc militare s.1 di una base largamente democratica, ri generazione di cui i primi avvenim enti avevano troppo bene dimostrato la necessità. Le relazioni clandestine delle imprese di Schill chE- circolavano in Prussia durante l'inverno <lei 1807 contengono molti particolari esagerati od apocrifi, ma che sono cionondimeno degni cli essere consultati come espression e sincera cl eìla tendenza dell'op inione pubbli ca. Si face va ri sa ltare con a marezza il contrasto dell'operosità i nstancabil.e di Schifi e de' suoi ausiliari, del loro coraggio in mezzo alle più dure privazioni, coli' intemperanza e colla mollezza di quei giovani ufficiali nob ili che bevevano così bene e si battevano così male, che non entravano in campagna che con forgoni imbottiti di cuscini, e ri pieni cli provvigioni d'o~ni specie (1). Si aggiungeva che Schill erasi all'rettato ad abolire nella sua trupp a il vergognoso castigQ della vergata, a;loperolo senza 1
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(1) Seconrlo la giustissima osservazione dt uno scriUorn milita re, al Lcmpo di llosbach l'u ltimo capitano francese avevo pih d'impedimenta che i generali prussiani ; al tempo di Jcna eru precisamcute il contrario.
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misericordia per i menomi Lrascorsi commessi nel~ l'eserciLo regolare. Egli l'aveva su1Too·ato, dicesi con una punizione abbastanza o,;iginale. Quando un' sold:ito era c~m·inLo di aver abbandonato il , suo posto d, combatt,menlo, era costretlo d'indossare un eostume femminino, di prendere una conocchia e di filare dinanzi a' suoi camerata. Qui ricorre naturalmente · un aneddoto di cui ·si fece ro molte risate per alcuni giorni a Berlin o, in un ~01!1ento in cui del resto non si aveva gran voglia d, ndere . Uno degli ausiliari dj Sch ill, chiamato Muller, che da semplice tamburino era divenuto ufficiale baLtendo la campagua coi; una trentina di cavalieri v~nne a chiedere l'ospitalitb per una notle al le autorità della P!Ccola· città di Angermund8. Poco tempo prima, un distaccamento . francese aveva fucilato il sindé1co di K?'itz pe1· avere deferito a una simile domanda. Quello dt Angerrniinde, nominato André, temendo una sorte eguale, fece suonare la campana di allarme, e volle es~eller:e ~ partigiani. Sventuratamente per lui, gli ab1tanll, sia per paura , sia per l'onta d1 trattare dei comp~triotti come n"lrn iei, non secondarono punto il loro srndac:o, e lo lasciarono in balia d.i Miiller che gli fece dare una buona bastonala. La narrazione di questa traversia si diffuse in tutta la Prussia; si fecero canzoni , caricature e lo sfortunato André si copri d' un nuovo ridicolo facendo inserire una rettificazione nei giomali di Berlino. Egli riconosceva· bensì di avei' toécato delle bastonate, ma 'non una vergata in regola, cos'Ì che irnpegnossi una polemica per sapere a .qual pa_rte_ dell'individuo la punizione ern stata applicata. St diceva altresì che egli aveva agito saviamente, nella previs ione d'un ritorno dei Francesi, e cbe tra la vergata o la morte, la scelta d'un borghese prudente non poteva es:;ere dubbia. - .
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XII .
La narrazione dell'assedio di Dan zica, completata e rettificata in alcun i punti dalle relazioni tedesche, meriterebbe di t:ssere trattata a parte. I palriotti prussian: fondavano grandi spera nze sulla resistenza di questa piazza, ove un esercito anglo-russo avrebbe potuto sbarcare per prendere Napoleone a rovescio. Ond'è che quando il signor Julius Lange, .la cui venalità non era più un mistero, annunziò questa notizia a Berlino nel suo giornale il Telegr<t(o: si cominciò dal gridare alla menzogna; · tutti i rancori che si ammassavano da lunga pezza fecero esplosione contro questo miserabile. Si gi ttava fango e sassi nel suo ufficio, situato in piazza del Castelio: si veniva a chiedervi « per un groschen di .bugiarderie» (era il prezzo d'ogni numero); un operaio ·vi lanciò una corda · gridando: « Telegraf'o, impiccati! » L'interven to della polizia fu più di una volta necessario per guarentìrlo dalle -vie di fatto, ma non ·bastava a disgipare gli assembramenti che si riformavano di continuo dinanzi alla sua casa, e sul suo passaggio. Si f"lcero altresì sul suo conto varie caricature: una di esse prova che i Tedeschi sanno all'uopo maneggiare il bisticcio con una destrezza speciale. Era un ritratto di Lange assai rassomigliante, che portava questa semplice epigrafe: Lange - ? come per interrogare se si sarebbe avuto ancora lunga pezza a sopportare !a presenza cli questo personaggio (·1). Un'altra caricalura rappresentava il diavolo che pescava colla lenza un Lange grottesco, ma facilmente riconoscibile, e sciamava : « Oh I che puzza l questo qua mi appesterà
- - - -- - -- (]) Lcmne, longa pezza.
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LA PRUSSIA
il mir, inferno I » Questa caricaturn ebbe un tal successo che l'autore fu chiamato a presentar-si dal comandante mil itare (HulJin): ma ne andò ~alvo con una ripassata abbastanza lieve. Si proteggono sempre male quelli che non si può a meno di disprew,are. Nella stessa occasione, Rullio fu obligato a mostrarsi più severo per un ufficiale prigioniero in parola, di nome Kanacker, il quale da lungo tempo faceva pompa un po' troppo rumorosamen te dei suoi sentimenti patriottici. Costui aveva scommesso in publico che le notizie di Danzica erano false. HuJJin gli aveva gi11 raccomandato in varie circostanze di mostrare magg ior temperanza. Questa volta gli disse:<< Voi avete tutto il diritto di avere la vostra opinione sull'affare di Danzica, ma non di manifestarla in · guisa da turbare la pubblica quiete . » Kanaeker fu dunque trasportato in .Francia, donde ritornò dopo la conchiusione della pace. Quando non si polè piLÌ dubitare di questa resa, · la costernazione fu profonda e la vecchia reputazion e di Ka lkreuth non preservollo dalle più odiose imputazioni, sebbene non avesse capitolato che dopo cinquantasei giorni di trincea nperta. Si sa o'ggi che questa cap itolazione fu la conseguenza di una colpevole negligenza di Manste.in, il predecessore di Ifo lkreuth, negligenza clte questi non aveva avuto il tempo di riparare_. Fu la mancanza di polvere che obbligollo imperiosamente ad arrendersi . Non dirnentichj amo, in questa occasione, un piccolo incidente che fa onore al . senno del nuovo governatore francese di Danzica, Rapp, quello stesso che doveva così ben difendere questa piazza alla sua volta nel Un capitano francese di nome Blanchard, essendo alloggiato da un negoziante ingl ese, aveva avuto col suo ospite un g rave alterco, in cui tutti i
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torti 0. rnnn , n qn anto sembra, dalla p.arte dell'Inglese, che nveva creduto di sosten ere l'onore della bandiera rnostr1indo la più grande insolenza. Rnpp mandò venticinqu e solda ti ad alloggiure da lui, e condannollo a unn mnl:a di 400 talleri, a profitto dei poveri della città. Quesia sentenza fu generalmen.te approvata. Coloro stess i che erano m~ggiormente , rattristati pel successo delle armi francesi, l'avevano amara cogli Inglesi per le loro ostinate pretese alla tirannia maritti ma e per la debole assistenza che prestavano ai lorn 1)ll euti del continente. Quando avvenne Ja battaglia di Fri edland, gli abitanti di Berlino, e financo quelli di Kcenigsberg, ricusarono dapprimg di credere a una nuova vittoria dei Francesi . La notizia della sospens ione d'.armì no·n bnstò per convincere gli incred uli, i quali pretende- · vano clie l'armistizio era ·1,;tato soll ecitato da Napoleone vinto. Però di ' lì -a poco la verità apparve, e allora fu una pioggia d'imprecazioni contro Benningsen. Lo si accusò di tradimento, d'iricupar itii, d'inerzia: si raccontò che egli aveva pass&to tutta la giornata a f'nmare tranquil lam ente, fuori della portata del cannone, che uffiziali russi di stato maggiore avevano anticipatnm enLe annunzinto ai loro ospiti di Friedland che li aspettavano cli essere bnttuti, grazie alle disposizioni n.dot.tale dal generale in capo ..... Al mornenLo della l'ipresa delle ostilità, gli eserciti belligeranti avevano trovato tutti i villaggi deserti. Gli ab itanti avevano preso la fuga e trasportato seco nei boschi tutto il bestiame che nve,,,rno potuto salvare all'epoca di Eylau . Parecchi di questi accampamenti furono sorpresi dai predoni delle due parti. Una cerimonia imponente ebbe luogo, in occasione dell'armistizio, nella chiesa cattolica di Berlino. Tutte le autorùn f'ran cesi e pru ssian a in gran tenut~ assi-
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stettero all' esecuzione del Te Deum cli Graun , direuo dal maestro di cc1 ppella Righini. La commozione era sincera questa volta, anche nei vinti. Molti di essi sopraffatti, affascinati dai nu ov i aues tati del genio militare di Napoleone, proclamav:rno che un tale uomo sarebbe stato necessnriamente gene roso, che avrebbe sentito ·c be la clemen za .era il solo incoronamento degno di una tal gloria. Alcnni ostinati sostenevano ancora che la òornanda di armistizio non era che uno st.ratagemrna di guerra di Alessandro. Ma i falli li ridussero in breve al silenzio. L'opinione , in questo momento, era meno sfavorevole, in genern le., ni Frnncesi che.. ai Russi e agli Inglesi. Tu tte le classi della popolazione non potevano che so_spi r~re con gioia 1-a fine d'una g uerra costanlemènt e mfehce. 11 19 Jun-lio vi fu a Berlino un nuovo Te fienm, spettacolo ogrHtis e illumina zioni, il tnt.to p~r ord' su p~riore, per lu ronclusione cld]a · pace. V! P 1n 0 1~ vieto di gridnre: Vivei Fcclen:co (i-ugliehno ! 11 ~110 111 patrioui ch iaro veggenti pnrve di sinistro auguno per le condizioni del tr1ttato . . Il palazzo del re. dese rto e· melanconico, cont rastava durnrnent e coll e piram idi <li lampioni che clf!Co ravano la facc iata del castello e hl Scuola "lei Cade ui. All'indomani, si seppe press'a poco il tenore delle conrlizioni della pace, e più di un abitnote si dolse di avere troppo splen didamente i!l uminaLo. 'Si sarebbe dovuto, dieev asi; seg11ire l'esem pio ben noto del calzolaio di Stockolm, egualmente obbligato a prr.ndcr parte a un vergog noso si rnulacr? di gioia n propos_i Lo della pace che costava alla Svezrn un pezzo della Finlandia. Egli aveva c.:ollocato sulla sua finestra una br:utta lampada avviluppata da una cartn in oli ata, per 11 mm orzare il più possibi)e la lu ce, e ~he portava qu esta ep igrafe: « Ta le pnce; tnle illu min azione. >-•
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La ciLLù di Krenigsberg, occupata dal corpo del ma resciallo Soult dopo la batLaglia di Fri edlan d, andò anch'essa sclD'getta :1 dure peripezie. Mentre il popoio si sollaZ7.u vi:i° attorno ai piccoli giardini che i soldati accantonati nei sobborghi eransi fatti e coltivavano attorno ai lo ro bivacchi, i borghesi non avevano nessun motivo di . ridere. La città er-a stata colpita da, una contri'bur. ionc militare di venti milioni, ridotta a otto per supremo favore. Questa esige nr.a die·de luogo, dal 16 o-iugno al principio di agosto, a una serie di pitblic~nda, emananti (fall'autoriLà munic;ipale. I magistrati avevano assolu tam ente perduto la tesla. Essi accumul arono i te1ntativi i più male ideati: tasse sul mobiliare, sui fi tti , valutazi oni approssimatiYe delle entrate, rnin accie di esecuzione rnilitare, e non poterono raccogliere elle una piccola parte della som111a imposta. L'i ntend ente generale Daru, probo ma meso rabile, rip eteva ch e il corpo di 01!C UJ:Hlzi one non si ritirerebbe che dopo essere stato in.Lierarnente pagato della contribu zi one dr guer·1·<1, o alm eno quando il pagamento sarebbe guarenLito. I principali negozianti finirono per accordn rsi tra loro e dare una cauzione suffìci enle; ma durante quell'intr.rvallo, le spese fatte dall a eittà pel mantenimento del corpo di Soult, la tavola dei generali ecc. arnmontnrono, dicesi, a setLe milioni di talleri. Qu esta pnce di Til sit, così gloriosa in apparenzu, conteneva germi di distruzione che dovevano fatal mente svolgersi più tardi. L'imperatore che avrebbe potuto di~truggere affatto la Prussia o legarla a sè con una risoluzi one generosa, aveYa preferito un mezzo termine, non lascian dole che un 'esisten za se nza onore, schiacciandola sotto il peso di sngrifìzi di dan aro e di territorio. Rgli doveva pagare ben ca~·o, sei anni dopo, quest'errore polili c_o, uno dei più gran del suo regno.
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'SUl l'UOGRESSI DELLE AT\Ml DA 'FUOCO PO llTATILf
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SUI PROGRESSI
DELLE ARMI DA FUOCO PORTATILI NEGLI - ULTIMI ANNI
\ Da vent'anni all'incirca in t.uUi i paesi civili_ si vn. compiendo una vera rivoluzione negl_i armamenll degli eserciti cd ora possiamo dire che 11 progresso raggiunto ~ellò :studio delle ·arm i porta.Liii è p,:iri all'in teresse ed alle cure con cui si venne trattnndo ques to importante argomento. . .. Scopo precipno _ degli sforzi durat~ rn. q_nesto no~ breve periodo di. tempo fu quello _di_ · n11gl_1orare per qu,into pllssibile il tiro del le . armi rn. gmsa che ne fosse notabilmente avvàntaggiat.a la gittata efficace, accn'scendosi in pari tempo .l a probabilità di colpire, e si ottenessero delle Lraiflttorie radenti per auà1en-:tare gli spazi battuti; mezzi imp iega ti: pa ss~ggio ai piccoli cnlibri e rigatura accuratame_nte stud;ata. al~ l'effttto d'impi egare pro iet.tili allungati con forme assai più acconce a vin e.e re la resisten~a .dell'_aria in modo costantemente regolare: inoltre d1m111uz10ne del loro peso onde aecrescerne la veloe itù ini zié1lc.
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Nell'applicazione di questi mezzi si dovette però !tener calcolo di altre quistioni abbastanza importanti q uantunque non attinenti al tiro, quali: il peso delrarma, che sarebbe vantaggioso ridurre, ove per ·questo fatto essa non venisse a perdere della necessaria solidità e non derivasse un aumento conside,revole di rinculo; e il peso delle cartucce, iì quale se eccedesse certi confini converrebbe o aggravare i n modo eccessivo il soldato, o limitare il munizionamento ad un numero di colpi insufficiente pei bisogni ,della guerra. Ma i perfezionamenti che abb iamo oggidì raggiunt·i nelle armi ~ortatili non furono dir.etti soltanto .ad ac-crescere i ~ balistici onde risoive1,e -i -p11obl<em4 del t iro; si mirò ancora a rendere st11aordinariament,e semplice e presto il loro impiego mediante il caricamento per la culatta - progresso rilev.antissimo, d,i indole però essenzialrnente tattico. In questo breve lavoro noi seguiremo lo svolgimento <lei miglioramenti fino ad oggi ottenuti nelle armi, i quali- si possono riassumere nelle quistioni della n-duzione dei Cl:l libri e del caricamento dalla culattn. A rendere meglio evidenti i vantaggi grandissimi che da questi fatti sono derivati stabilirem o degli opportuni paralleli tanto sulle armi vecchie, che su quelle nuove recentemente adottate od in istudi.o nei varii pa.esi; diremo poi brevemente delle armi nuove a retrocarica o trasformnte, limitandoci u porre ·in ri!,ievo i pregi ed i difetti dei vari sistemi di chiusura -ed i perfezionamenti mnn rnano introdotti.
A NNO
xv,
VOL. l I' .
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SL,/ 1'1\0(.;ll"SSI
DELLI~ AIl ~lT OA l•'Li OCO POn'fA'l' I LI
stezza di tiro; ma l'u impresa lunga, irta di Jil'ficultb, che ebbe una soddisfacente soluzione solo poco t<'mpo addietro , ùopo trent'anni all' incireadi connl.i :;lu.dio,' L.1 ca usa prima della curval11ra della tra1.cLl ?r1a e la forzn cli gravità che tira in basso il pro1~Ud~ facend ogli subire degli abbassan1cnti dalla d!l'ez1one iniziale llel movimento. È evidente che quanto maggiore sarb la velocità iniziale che spinge q~esto proi~Lto, altrellanto diventerà pil'.t lungo il trug1tto compiuto nell'u nità di tempo; e siccome nell'unità di tempo'. qualunque sia la velocità, il proietto si abbassa .d,1 una quantità pressochè uguale, cosl con ~eloc1~.a maggiore a pari tà d'a ltre condizioni, la traictLona deve riuscire più tesa. L'aumentare pertanto la Yelocità iniziale do~eva essere il primo tentativo per addivenire alla s?luz1?ne del problema. ~1D i mezzi per arrivarvi, coi ~ol'.?n d'allora in massima di rnmm, non erano scevri d rnconvenienti. Si avrebbe potuto aumentare la cari<.:a; senonchè lasciando indeciso se poleva poi tutta nbbruciare 'nel ·brevissimo tempo che il proietto impiega ad arrivare alla bocca della canna - condizione senza la quale si ven iva a sprecarne inuti~mente una. pa'.Lc - ne conseguiva un aumento cons1?erev_ole dt nncu lo. Nè era agevole cosa il porre rimedio a questo inconveniente, giacchè l'unico mezzo per at.tenuare il ri nt;ulo è quello di dar rnoggior -peso all' arma,. m_a allora si cade uell'inconveniente d'aver un'arma di disagevole maneggio. Oltreccbè le velocit~ inizi ali non crescono nello stessa ragione delle cariche, ma approssimativamente come le radici quad~'ate ~li esse ; per cu i con una carica. doppi~ ~o~ s.1 ot~1ene :lrn un li ev issimo aum ento d1 vcloc1ta, 111sufficie11tc allo scopo, e necessiterebbero ~e~ qua~ll:o ct1richc per raddoppia ria. Non cssenclo qu1n<11 poss1b1le usare questo
mezzo senza incorl'ere in grov i svontaggi, s1 pensò d'utilizzare meglio la carica così com 'era, e difatti vi si è giunti fel icemente colla soppl'ess ione del vento. Nel 1827 il cap itano Delvigne, nel 1842 il colonnello Thouvenin nelle loro carabine a camera ed a stele, trovarono it mezzo di ottenere il forzam ento del proietto non più all'atto in cui si introduceva nello canna, ma nella canna stessn. I loro sistemi segnano il con1inciarnen to di tutti i perfezionamenti successivi. Però la soppressione del vento non bastava n dnre un tiro che ::>Otesse stimarsi veramente .~oddisfacente, poichè se ora cresci11ta In velocità iniziale, erano però anche aumentnte sensi'bilm en te le cause di deviazione prodotte dalle forme irregolari che il proiettile assumeva sotto l'ozione dei colpi della bacchetta con cui si fo!'zava ad enirare nelle righe; per cui in compless0 riusciva iusensibile il guadngno fatto nella giustezza di tiro e nel limite della gitl.ata efficace. Visto che con questi tenlo.tivì non si ottencvono gl i effetti sperati, malgrado qualche piccolt, miglioramento atto ad impedire elle il proiettile si alterasse (cornr ad esempio, l'aggiunta a quello della carabina Delvi gne di un tacco che lo calzasse e l'uso nel l'orma n stelo di una bacchettn colla capocchia incavata), si ideò di dare alle pallottole 11na formo nllungata , ed accuminata diguisachè fosse reso più agevole il loro cammino nell'aria. Le sferiche si comportavano male, perchè, opponendo uno superficie di rcsistenzn uguale ad nn circolo massimo, la q11antitù di peso applicatn ad ogni unità di questa superficie è relativamente piccola e quindi si ha una penetrazione debolissima nel mezzo da allrnversare 011 una pe rdita di moto assai considerevole - ragi oni queste del rapido incu rvarsi della traiettoria. Di due proietti unimati da pari vclocit~J inizi ale, i
edi
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S UI PnOGnESSI 230 quali presentino ull'aria un'arca di resistenzn ugunle , è evidente che si regoli meglio quello che nd ogni m illimetro ,quadraio dell a sua sezione ha applicato un peso maggiore, e con seguent emente a parità di massa si troverà in condizioni assai più favorevoli quello <:lie essendo più allungulo oppone una superficie di resistenza minore. Naturalmente percbè queste premesse si vehfichino è indispen sabi le che i gravi comminino sempre colla punta avanti, poichè in caso contra rio surebbe preferibile una pallottola sferica, come quella che si trova in condizioni costantemente normal i. L'idea dei proiettili allungati segna un grande passo nei perfezionamenti delle armi da fuoco, ed è il cardine intorno al quale si vennero effettuando tuLle le migliorie che ci hanno dato oggi la precisione di tiro . del Vetterli e dell'Henry-Martini. Allungare le . pallottole senza. diminuirne i diametri eq uivaleva ud accrescerne il peso, e se da q uesto fatto non fossero state pregiudicate altre quistioni, il loro movimento nel!' aria dove.va avvcn ire molto meglio, perchè rimasta costante la sezione e cresciuta la massa si favoriva la penetrazione. M:a le cose proce-· devano in modo diverso. Anzi tutto, siccome il proietto era cresciuto cli peso .senza che aumentasse la carica, diminuiva necessuriamente la velocità iniziale; in seeondo luogo si rend eva molto più sensibile il rincul0 , perchè crescendo la tensione dei gaz nel primo stadio del movimento del proìetto, riusciva maggiore· anche l'urto che dall'arma era trasmesso alla spalla del tiratore. [n questo modo, senza lo studio di. altri temperamenti atti ad eliminare gli inconvenienti accennati, non si poteva approdare a risultati soddisfacen ti. Dopo l'aumento delle curiche, dopo la soppression e
DELLE AnMI DA !?UOCO POJ\'l'A'flf,I
23·1
del vento, dopo l'idea dell'allungamento della pall,Jttola perchè fendesse meglio l'aria e conservasse· quindi la maggior quantità di mo to possibile, disponevasi di altro mezzo ancora - quello cioè di alleggerire alquanto il peso del proietto, af!ìnchè la forza dei gaz, trovando una massa minore da porre in rnoto, pote&se imprimerle maggiore velocità. ~fa il togliere peso alla pallottola è in aperta contraddizione coli' ali ungari a, e d'altronde era impossibile farlo finchè i proie tti erano sferici, perchè avrebbero acquis tala una forfr1a ancora meno acconcia per superare gli strati dell'aria. Quello adunque clte si sarebbe guadagnalu in velocità i1.1iziale per il peso più piccolo del grave da muovere, si sarebbe abbondantemente perduto per la minore penetruzione. Per combinare felicemente tuÙi questi criteri, tenendo conto dei vantaggi reali che ne dovevano emergere, ed eliminando in pari tempo gl' inconvenienti che .da nna parte e dall'altra immancabilmente si presentavano, era necessario venire ad una riforma delle canne r:estì'ingendo i calibri . In tal mo do so ltantò fu possibile conciliare i buoni effetti della diminuzione di peso e dell'allungamento del proietto, ottenendo col primo fatto una maggiore velocità iniziale perchè scemata la rna.ssa che la Jorza dei gaz deve muovere, e col secondo (cioè lancian do nr.ll'aria un corpo più pesante relativamente alla superficie di resistenza) Ja sicurezza di conservare meglio questa velocità Ad. assicurare la stab ilità dell'asse rnagcriore del o prn1etto nella direzione del movimento si trasse partito dalla rigatura elicoidale della cannu, e ad OttC'nere ii f~rzamento senza incorrere negli svantaggi. che l'in1 p1ego della bacch etta causava, si venn ero trovando vari modi ingegnosissimi, il cu i effetto rirrwse assicurato dalle forme speciali benissimo studiate delle
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sor
1'IIOGRESSJ
pallottole. La rigatura è destinata ad imprimere af proietto un moto costante di rotazione intorno al suo asse maggiore, per modo che la stabilità di questo asse nella direzione del movimento non possa venire alterata nè dai piccoli- perturbamenti dell'atmosfera, nè dal con~rasto fra le forze applica te ai centri di. ))esist13nza e· di gravità. La rigatura quindi contribuisce non poco ad aumentare la tensione della traiettoria e la giustezza. di tiro. Con essa si manifestò la derivaz ione, ossia quello spostamento regolare del proietto, da una pa·rle d~I piat10 di tir·o, che è sempre. costante per la stessa arma e che viene sperimentalmente determi,n/.HO. È questo un folto le cui cause non si possono·con esauezza precisare per l'impossibilità di conoscere il valore dei molti fattori da i qnali dipendono, ma che non altera per nulla la bontà del tiro, essendo sua conseguenza soltanto uno studio speciale circa la ·posizione delle· linee di rnira. Sogg·elto co ntinuo di sbudio fu il numero delle righe da dare alle canne, la loro lungl1ezza, la loro profondi là e fìna lrnente il passo. dell'elica, che ven ne sempre gradatamente accorciandosi onde aum entare la velocità angolare del pro ietto, la quale quanto è più grand e, meglio assicura la stabilitfi dell'asse cli rotazion e. Così, mentre nelle armi v,~cchie il passo arrivava a 2 metri o poco meno, in alc un e nu ove non raggiunge che poco più cli 50 cenlimetri, appunto per accrescere la veloci tà di rotazior;ie . Questo sarà forse l'estremo limite oell' accorciamento dei p,, ssi , poich é dirniuuendoli davvantaggio le righe s'inclinerebbero di sove rchio ed il proietto in luogo di seguirne l'andamento, usc irebbe dalla canna- lacerato e senza mo, vimento rotatorio, specialmente qu ando foss e an imato da · g ra nde velocitn iniziDle. Noterem o in oltre come
233 coi pns5i siasi diminuita la derivazione fìno a diven tare, in alcune delle armi nuove, quasi trascurabile. Riconosc iutasi la convenienza della riduzione de~ calibri, i governi di moltissimi paesi rivolsero le loro cure a provvedere gli eserciti di un armamento più. consono ai progressi raggiunti. Ma di fronte ad una quistione così importante sia dal lato tecnico che da quello econom ico, non era nè facile nè -convenien ternu tare del tutto le armi vecchie-in uso e si diressero quindi i tentativi ad uno studiv più fecondo di risultati sulle forme dei proietti. Nel 49, per opera del capitano Miniè, nacquero le pallottole ad espànsione, che dopo una serie di perfezionamenti loro apportati da Peters è da Nessler, . s'impiegano ancora oggi in tutte le nostre armi e nella carabina inglese Eofield con soddisfacenti risultati. La cavità in esse praticata posteri.o rmente, ol tre al permettere il forzamen to per la semplice pressione dei gaz, pressione che si esercita in ogni senso eolla stessa in ten sità, che non altera quindi irregolarmente la foggia esterna dei proiettili, permette altresì di allungarne la forma fino ad una volta e mezza il calibro senza accrescerne il peso. ll foi·zamento per espansione applicato ai proietti li oblunghi si può ritenere come il massimo perfezionamento a cui si potesse giungere nelle armi ca ricantesi dalla bocca e di grosso calibro. Con esso si rese agevolissimo il caricamento dell'a rma anche dopo molti spari non ostante le feccie , perchè il proietto è di diametro minore del calibro, e questa condizione non impedisce che entri ·nelle righe all'atto dello spllro; d'altra parte il tiro risentì un non lieve migl ioramento, perchè la forma acuminata faci lita la. penetrazione e la velocità in iziale non scerna non essendo aumentata la massa . And1e la giusi.czza di Liro erebbc col perDELLE ARMI DA l/UOCO PORTATILI
SUI PlWGRESSl
DELLE Al\MT DA FUOCO POl\'l'A'rlLl
fezionars i dei metodi di forz arne 11 to, essendo tolto il vento che era causa di sbattim enti e quindi di deviazio ni anormali. Ma tutto questo non fu che un ripiego per utilizzàre un po' megl10 i gross i ca li bri, finchè le necessità della guerra e le condizi oni economich0 dei diversi paesi avessero consigliato l'adozione di srmi nuove . È appunto il passaggio graduale da i g ross i ai medii e da q uesti ai piccoli cal ihl'i che ora noi seguiremo brevemente, .tocr.ando delle prin cipal i potenze che l'hanno effettuato . Prima del 1850 gli eserci ti euro pei avevano tutti armi di ,17mm, 5 a '18 01"' di calibro; solo in qualche paese alenni corpi spec iali erano provvisti di calibl'i un ~o' minori . La Prussia nel 4,8 adottò il fucile ad ,)go (Drf>JSe) di soli 115mm /k3 con qua ttro righ e~, il q uale .segna fo rse stori eame nt.e la pr ima ridu zione. È da not..ue la specialità del modo di fnrzarnento che ha luogo in qt1 esta
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era allorà la migliore pel tiro, ed oggi, ridotta a retrocarica, e modificatone il proiettile col praticarvi un'altra e;avità anteriore , r.onserva ancora i suoi pregi balistici superando notevolmente tutte quelle trasformate dei differenti paesi. Con carabina Enfield a .cinque rigb e in luogo di tre, e qualche altra piccola variante, vennero armati nel 1186'2 anche i corpi della nostra marina. La potenza che risolse in modo assoluto di una vera riduzione nei calibri fu la Svizzera. In questo paese, dove g1i studi balistici furono sernpre tenuti in pregio e coltivati con molto interessa mento, si espe rimentò fra il o3 ed il 54' una cara.bina ad otto righe di so li ,1omm J, di calibro. Vi s'impiegava una çarica di quattro g rammi, ed il proietto a forzam ento per compressione era molto leggero (•17 g r.), pr r cui usciva dalla _ca?na animato da grande velocità e si comportava hemssimo nell'aria, perchè. di forma all ungata cbe fovo riva molto la penetrazione. Quest'a rm a fu im mediatamente oggetto di studio per parte di tutte le potenze; ma non venne accettato il calibro cli ·101m11 ,4 perchè creduto forse eccessivam ente piccol o, sebbene non vi concorressero . . . buone ragio ni a sconsigli arlo. L'Austria fra il 515 ed il 58 adoltò per 11 fucile d1 fonteria lo stutzen da e;aeciatori e la carabina dei ' corpi speciali ; il calibro di ,rnmm, 9, un proietto di 30 grammi (Lorentz, forzamento' per compressione) con 4 grammi di carica. La Russia e la Svezia nel 56-157 diedero ai loro ese rciti armi di 15m, 2, e questa ultima potenza nel 60 le ha poi ca mbiate in altre di ,t2mm. 17. In Sassonia ed in Ispagna nel 57-5~ si ammise il calibro di H,mm, /j . L'Olanda nel 53 feee distribuire armi di Hlmm, 6.
a r ma . ·11 proiello pien_o ha fornrn d'un O\'Oi<~e (parliamo del l'a ttua le, perchè il prilllitivo era formato dalla ri11nion e di un corio (3 di un em isfero) di di ametro mo lto inferiore al,calibro ed è racchiuso fino alla metà del sno :isse maggiot'e in 11n lacco cli cartone compresso dal quale riceve il movimen to rotator_io. Vedremo più . i1rnanzi i dati rnecc.;1n ici di ques lo fucile, che dall 'epoca dell'adoz ion e ad oggi non lta subìto se non leggere modificaz ioni. In Inghilter!'a nel ·1853 si accett.ò la carabina Enfirld del ca libro di millimetri H , 6li con 3 r ighe. Nel proietto ad espansione del diametrn massimo -14,mm 55, che pesa 34. 5 ramrni, è prnticata posteriormente una ca vith tronco conica , in cui sta un tacco .d' argilln co mpressa p.er agevo lare il forzameuto , Quesl'.irma
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TlE(,T,E AIUH DA l"liOGO POl\'J'.\TJLl
SUI PI\OGI\ESSf
Intunto l'Italia, seguendo lo sviluppo degli studi che si facevano all'estero; pensava a migliorare l'armamento del suo giovine esercito, e nel 65 si commis~ro trenta mila carabine pei bersaglieri del calibro d1 H~m (modello Valdocco) ritenute ìn eccellenti condizioni dalla Commissione che le aveva esperimentate, per tensione di traiettoria e per giustezza di tiro assai lu~ing~iera anche a 1000 metri.~ Ma sospesane la fab br1caz10ne per la campagna del 66, fu smessa intera mente quando si vide la neçessità di tener dietro con nuovi studi alle recenti invenzioni per giun.gere alla scelta di un'arma che possa stare al confronto delle migliori adottate dalle altre potenze. Da quanto abbiamo veduto fin qui, appare chiar~m~nte come i calibri siano venuti gradatamente diminuendo fino al 1865 dai rnmm ai ,J2mm in tutti ì paesi eccetto che ìn !svizzera, dove fino dal 1853 si era adott.ata una carabina di sol i fomm,4.. Nel .,1864, un'altra arma ancora rneo·lio st11diata fo . t, sostitmta a questa, la quale dii tullora dei risultati di tiro soddisfacenti e forse superiori a quelli dnlle migliori più r~cen ti. Ha il calibro di 1omm,4 e 4. righe col passo d1 750"11" , il proietto di :JOmm,8 di diametro, lungo 26mm, pesa grammi 20, 2, ed è messo in moto da grammi 3, 75 di polvere. , Con questo elo(luente risultato divennero incontestabili i vantaggi dei calibri inferiori ai 12mm, e non c'erano più i'agioni per non avvicinarsi ad essi nell'adozione delle armi nuove. Difa tti i fucili più rimarchevoli per i loro pregi costrutti dal 1866 in poi sono_ tutti compresi fra i ,10m 01 ,5 e gli 11mm,43 e lanciano prnietti di peso vario fra grammi 20,2 e grammi 3·1, 1, lunghi da due a tre volte circa il 'diametro, con eariche da grammi 3,715 a 5,50 di polvere. 1
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Essi sono : 4° Il Chassepot adottato in Fnrncia nel •1866 dietrn accurate ·esperienze della Cornrnissione cli ·tiro a Vincennes. Ha nome dall' autore del sistema di chiusura che gli fu applicato; 2° ll Werndt adottato dall'Austria; 3° 11 VeLterli, a ripetizione, adottato dalla Svizzera, che lia la canna del 64, col passo delle righe però di 66 centimetri; 4, 0 li Vetterli a car icam ento successivo. È l'arma sv izzera precedente con piccolissime vnriantì nella lunghezza de\la canna, ri'eJ passo delle righe (82 centimetri) e nella c~riea di 4 gramm i amichè di 3,75. ffo. la stessa giustezza di tiro dell' altra e maggiore veJocità iniziale per l'aum ento della carica; quindi una traiettoria più tesa. Fu esperimen tata dalla nostra Commissione e pure debba essere prescelta per l' esercì to nostro ; 5° L' Heury:Martini, adottato da ll:Jnghilterra. 1 t l'arma che dopo gli 850 01 ha la trniettoria più tesa e la muggiore g iustezza di tiro . La tensione è dovuta principalmente al maggior peso applicato ad ogni unità di sezione del proietto; la giustezza di tiro dipende in gran parte da l metodo di forzamento e dalla form·a dell'anima . Difatti le feccie dopo alcuni spari debbono necessariarnenle alterare, sebbene in minima parte, il regolare movimento del proietto ed influire in conseguenza qunlche poco s1illa giustezza del tiro; ma nell'Henry-Martini si è potuto ottenere, mediante una canna specia le, che il proietto esca ad ogni sparo in cond izion i perfettamente identiche senza che abbia a soffrire mai atLrito di sorta per causa delle feccie .
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SUI PllOGllESSI
UELLE AllMI DA FUOCO l'Olll'ATil,J
La sezione delJ' anima è un poligono regolare di '7 lati, ai cui rientranti sono sostituite delle sporgenze ad angolo e .tali che il loro vertice si trova sulla circonferenza del circolo inscritto. Le faccie di questo poligono e conseguentemente gli spigoli sporgfmti dai. rien tranti girano ad elica con passo di 559mm analogamentl~ alle righe di tutt'3 le canne. Il proietto resta duncprn a contatto delle pareti dell'anima in 14 punti sui quali scivola, nell'uscire, ad ogni volta con uguale facilità, perchè le feccie si raccolgono nei vani rimanenti; pesa grammi 3,J , 1; si trova in ottime condizioni per la penetrazione, giacchè è molto lungo (quasi tre volte il di:i.rnetro) e viene lunciato da una carica di grammi 5,5. Non si conosce nè il peso nè il rin cu lo di quest'arma; ma o l'uno o l'altro deve essere molto sensibile, come pure sensibilissimo è il peso del la cartuecia (gramm i 46,4-). Per queste ragioni non si è da noi propensi alJ' adozione dell'Henry-Martini originale. Però la nostrn Commissione, scorgendo i vantaggi cli questo sistema di canna, ne imprendeva lo studio, onde tentare di dirniQuirne il calibro. Se ciò fosse possibile si lascerebbe probabilmente la canna svizzera per npplicare a quella Hen.J'y-Martini il sistema di chiusura Vetterli già ndottato. Riassumendo il fin qui detto sulle nrmi portatili, noi troviamo che il pnssaggio dai grossi calibri di
48~m ai piccoli di rnmsn,4 ha recato i seguen ti importan tissimi vantaggi: 1° nlaggior velocità iniziale, perchè diminuito it peso del proietto e mantenute le cariche fra i 4 e 5 grammi; 2° Aumentata la penetrazione coll'allungare le forme del grave (ciò che vuol dire applicare ad ogni millimetro quadrato di sezione una quantità di peso più grande}, ottenendo il mezzo di conservare meglio la velocilà e raggiung-ere una maggior gittatd ed una maggior tensione alle grand i dis tanze; 3° Notevolmente accresciuta la giustezza di tiro per il forzamento det proietto e per il suo moto nell'uria ben definito dalla forma oblunga e dal movimeuto di rotazione; 4° Scemato il rinculo senza nccrescere il peso dell'arma, perchè- scemato quello del proietto; , 5° Alleggerite le cartuccie, donde la facilità di fornire al soldato tin munizionamento maggiore senza aggravarlo di più del convenevole. Non si conoscono armi da g-1.i erra in uso di calibro inferiore ai ,iom'",4, nè sarà forse possibile lo averne senza cadere in grandi svnntaggi. Per effettuare unn maggiore riduzione converrebbe infatti o allungare ancora di più il proiettile, o diminuirlo di peso. Sono troppo evidenti le conseguenze dannose in cui facilmente si verrE·bbe ad incorrere col secondo fatto; d'altra parte un eccessivo allungamento riuscirebbe forse nocivo alla stabilità dell'asse cli rotazione, dalla quale dipende in gran parte la tensione della- traiettoria e la giustezza di tiro. La cnrica poi pP-r adnttarsr in una camera più ristretta, dovrebbe sub ire un accre~cimento di lunghezza t11le che gli strati anteriori poteebbero, al l'atto dello sparo, venire spinti fuori dalla cnnna prima di essere comn letamente nbbruciati.
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SUI P J\ O«;l\ESSl
H. (~enni comparath•i -sulle armi di grosso e di plccolo calibro .(Ì).
Paragone fra le armi di grosso, medio e piccolo caHbro. corredo di quanto abbiamo detto sui grandi miglioramenti ottenuti nel tiro colla riduzi one dei cah bri , poniamo qui sotto degli specchi dimostrativi, in c ui son o espress i i dati princ ipali cli alcun e fra. le a rmi chi; segnan o il periodo d i tran saz ion e da i grossi :1i piccoli cu1ibri e che compongo no ancora oggi in tutto od in parte l'armamento di vari eserciti. eu rop ei. . Queste armi sono : il fucile italia!lo di 17"'"',5, trasforma to a retroeari ca ; il prussian o ad ago di rnmm,4-3; la carabi na Enfield irtglese di omm,66, ridotta Sn ider; il fucil e di fanter ia austriaco di 1J3m 01 ,9, ridotto Wa ozl; fi nalmente, come termine di confronto peì piccoli calibri, la carabin a Vetterli semplice, che con molta probabil ità verrà da noi adottata, sempre quando non diano buoni risnltali gl i studi intrnpresi sulla C/Hrn a Henry. A
(1) Per quanto concerne il nos.tro fuci le ci siam o a ttenuti ai dati dello Ist1·nzioni Slille armi e sul tiro per la fan ter-ia; per , 4a maggior parte dello cifro cho si riferiscono alle a ltre arm i abbiamo ricorso ai Cen ni snlle armi portatili dei signori Giovanotti e Ccrruli, alla Rellne 1IIi4itciil'e Siàsse ed all'opera SuUe anni di piccolo calibro, del signor l(rnpatschek.
'1Jat1, mtccanici e velocità iniz-laz.i.
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Fucile ital~no Fucile prussiano Fuoilo austriaco Ca:·abina Enficld di fanteria ridotto (Dreyse) (Wanzl) inglese (Snide1·)
Vctterli semplice
<:
g Cali bro
. . .
.
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~ Longhezza della parte rigala della canna
>:
numero
<
Righe
profondità
»
passo . .
»
Pro:eltilo (2) i· ri~~·hc~za· : '. .· diametro massimo
Carica ,, .
~
peso ..
\,artuccrn . t genere
Peso dell'arma senza baionetta
17.5 a 18,2
15.'13
898
13.9
842
4 0,25 ·
4 .
0.78
. gr.
2000
732
(da S a IJ)
(da S a O)
mi li.
24.5 17.2
))
gr . »
. kilog.
36
31 27
44 carta
13,6 4,8 40 7 carta
3,960
4,68
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I
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4 0,18 2107 (da S a D) 29.7
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. metri
816
I
l
21.2
4,25
391
10,5 792
3
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012f5 (l ) 1981 (da Sa. D) 34 284
14À,Ob -4.43
14.45 4,4 41 metalli ca
_.___--·-·I VPlocità inizinle
14,66 &75!5 ,
884
I•
46 ,3 metallica (Box0.r; 4, 16
0,225 820 (da S a D) 20,2
26
J0,8 4 3418 m~Lallica .•
·1,08
378
457
'
.
(ll Profondi tà media . U rigatura è a profondiUt progressiva. (2) Il forz(lmento ha luogo nel nost1·9 fucilé e nella cru·ahina En fleld per espansione, uel Di·eyse 'per mezzo del tacco, nel Wanzl e nel Y1!tt<'rli rerchè il diametro del proietto è un po' maggioro del calib1·0.
~
SU l PHOG-ll ESSJ
DELl, E ;\JWX DA l~U OCO POl\'l'ATlLl
Dalle esperienze che si fonno sulle .,u·mi pct· ricavare i dati di tiro . rìs ulw elle .in rn olte di esse la tra-
ie ttoria alla bocca dello. canna non ha per tangente lu linea di tiro (cioè l'asse del !u canna prolungnto), nia bensì una retta che fa con questri un piccolo an golo di depressione o d i rilevamento. B qu esto fatto un fen-omeno di cui mal si pub trovare una spiegazione soddisface nte, ma che si attribuisce in generale alle vibrazioni de lla ca nna. Le armi cli cui noi trattiumo, eccettuato il Vetterli, presentano tutte quest'angolo, che è: Di H' in depl'èssione pel Di •1 0' id. Di '11 ' id. Di •13' in rilevam en to
fuci le ituliano. id . · Dreyse. id . Wa nzl. id. Enfield.
Abbassamenti della, tra·iettoru.1, sotto la li'nea di tiro. Distanze
ltnliuno .PrussianolA.ustriaco J 1nglùso. Vo tlerl i
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Co n gli elemf:mti di questo specchio furono tracciate le traieLlorie fi no a 600m ri ferendo le ad una sola linea di. mira orizzontale (fl'iguta 11•:. Guardando ne lo svi-luppo possiamo nolarc le seguenti disparitl\.
La carab ina Ve tterli ha una radenza di gran Iunga s uperiore alle al tre armi ; l'Enfield ec1 il fucile Wanz~ -0ffrono presso a poc;o gli stessi car-atte1'.'i ; la traiett orìa delrarma inglese è per pochissimo più incurvata dell'altra fino a ~60m circa, ma dopo acquista una tensione migliore. li Dre_yse p resen ta una curva un po' più sensibile delle preceden ti ; finalmente i1 fucile italiano, come quello che -si trova in condiàon i meccaniche meno b uone~ ha ia traiettoria meno tes~ di :tuue. Queste differenze si faranno p alesi anche dal seg 1:1en Le confrontq.
Spazi battuti (•!) all'altezza ·di rnetri (soldato a piedi). Dis-tanza
Italiano Prussiano Austriaco Inglese 173,n
178
01
184"'
l-84"'
245'" 73111 '12'"
254"' 93"'
261"'
258"' ,96>U
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28
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( l) Nella ricerca deg li spazi battuti si è supposto il suolo ol'izzontale e la linea di mira ad esso parallela ùii·otta a metà altezza del bersaglio (0",85) .
La 2a figura del disegno rappresenta le curve dei raggi dei circoli di giustezza contenentt la miglio1·c metà dei eolpi. Si può dire che per le grnndi distanze {J11este cu n e s t.ieno fra loro appunto come quelle degli abbassarneuti. Infatti la maggiore gius tezza .u.i.
SUI PllOGl\ESSI
\)ELLE AnIIH DA l•' OOCO PO l.l 'r.A'l'II.T
tiro è pÒsseduto. da l Ve Lterli, quantunq11e a ,ioorn sin per pochissimo sorpassato dal Dl'eyse ed a 200"' si confonda eoll'Enfìeld, che gli rt'sln superio re fino a 350m; è al di lù di questo lim ite che esso acquista una precisione grand1ss1ma . Viene dopo l'arma inglese, rna per i primi 150 (.;irca è inferiore alla prussiana ed all'austriaca, la quale ultima g uadagna sul Dreyse soltanto oltre i 270 111 • Il nostro fucile è di mol to inferiore agli altri (1). 01
1
Ecco le lunghezze dei raggi cli giustezza.
Raggi dei circoli contenenti la mi,qlior metà dei colpi'. Distanze A 100"' » 200°' » 30011\
» 400"' )) 500'" » 600m
700"' » 800"' 0 >) 900' »
Italiano Prussiano Austriaco Inglese om,os om, 1 O 0'" ,15 0'",12 om,1 s om,17 0"',13 0"',32 om,63 om,26 0"',18 ~"',27 om,2s l "'.03 0"',40 0"';35 om,46 l"',52 0"',43 0"'.b4 om,68 · om,55 2'",11 0"',69 2"',74 0'",97 ~"',42 » lm,3fl » » » 1'",94 ))
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))
Votterli 0"',09 om, 13 0"', 19 om,25 o.u,s1 0"',51 om,69 0"',92 1"' ,21
• (1) Questa inferiorità può provenire in par te dal modli con cui vengono fatte lo osporienze noi diversi paesi, poichè mcntrn da noi si 1doperano 11rmi in servizio prese a caso, negli altri Stati si ha cura di scegl ierle fra le migliori per costruzione; di modo cho i nostri dati rappreson !ano i risu l!ali oUenibili con tulto le armi in distribuzione, gli altri invoco quelli ctw si possono avere soltanto con tipi d'armi.
245
Paragone fra le armi d-i piccolo catibro . Stabiliremo ora dei confronti su cinque armi tutte di piccolo calibro, quatt.ro delle quali già adottate dalle principali potenze ed una (Vetterli semplice} - presa in speciale considerazione dalla nostra Commissione. Di quest'ultima abbiamo già 'riferiti i dati di tiro prec.edentemente, mD li ripetia mo affincbA il paragone riesca più conl'pleto. Le altre quattro sono: il fucile Chassepot francese, il Werndl austriaco, il Vetterli svizzero a ripetizione ed il Martini-Ilemy inglese.
.Dimensioni' e pesì prindpaèi -.. Velocità ùii'zìcili.
---- -
Vetlerli
Werndl
Chassepot
a I'ipcLiziono
Calibro . , . . , . . . . . . , Mili. Lunghezza della parle rigata della canna » numero . . . . . . . . • » fii ghc profondità . . . . . » passo . . . . . . . )
l
. Cbil.
Peso dell 'arma senza baionetta
Grammi
peso . . . . . . . Proiettile lunghezza . . . diametro massimo .
l
Carica . . . .
.
. f peso .
·
Millim. » ))
Lartucc1a {genere . .
'
~
.
.
11
789
702
6 0,18 "' 724 (da S a D) 4,48
4 0,3 550
20,'27 22,9
11.35
Grammi
. .
10,9f3
3,78
32 metallica
(da D a S) 4,05 25 25 11,6 5,25 81,5
carta
..
10,4 789,5 4 0,225 660 (da S a D) 4,520 (}) 20.2
26
10.8 3.75
30,5
metallica
Vetterli
semplice
10.5. '192
1
0,2.25 820
. . . . . • . Metri
436
420
11 ,43
809 !2) )) (3)
'
)
559
(da S a D)
4,08
»
20.2 26 l0,8 4 3,1,8. metallica.
31.1 32,2 11,56 5,5 46,4 metal lica
Boxer
----
·Velocità iniziale .
Henry
435
457
415
. (1) Il peso del fucile Vetterli a ripcti:lione r.ol serbatoio pieno è di circa chilogl'ammi 4,90. (2J Nunmo approssimativo. Esattamente non si conosce che la lunghezza totale della canna, che è di ssgmni.
(3) Per il numero e la profondità delle 1·ighe si veda in fine del ca pitolo !" quanto abbiau;io detto su. quest'arma.
D~LLE Ai\Mf l)A FU,JCO POI\TATILT
Dalle espe rien ze di tiro risu lta elle, mentre le c11rabine Vetterl i non presenlnno il fenomeno degli angoli di depressione e di ril evamen to, il fucile Chassepot · ne dà uno di '7' in depressione, il w~~rndl uno di 42' pu l'C in depressione e l'llenry-Martini uno di 4' in rilevamento. Passiamo ai confronti sull a tensione della traiettorin. La figura 3", che vi si riferisce , fu disegnata coi dati dello specchio qui sotto.
Abbassamenti della trnicttoria sotto la linea cl·i tiro . Distanze A 100"' ~- 200 111 » ·3oom 40Qm ,. 500"'
>>
» 60'.l"'
)) 700"'
om,67 2'",06 4"' .45 sm ,12 J3"',19 · 2om,06 28m,74
» 800"'
39m, 69
90Qm
53"',09
>)
IVetterli
Vettcrli
I
·- - - - ---
Wernd l Chassepot
0'",52 1m ,80 4m,lQ 7"',-15 12m,Q7 1sm,15 25"',87 35"'. 16 46"',64
Uenry
a semplice ripetizione om_ 47
l "',92 '1"',45 8'",03 l2m_95 19"',03 26m,69
35"',63 46"',68
Otn,28 lm,45
0"',49
3"',59 6"' ,04 10"'.60 15'~'.90 22"'.80 31'",26 41m,s3
1"', 10 7"',33 Jlm.n3
1111 ,80
Il
17"',46 24"',44 32m,s3 42'",7 1
Ci limiteremo a porre in evidenza le differen ze che. appariscono da l disegno, quelle cioè esistenti frn l e varie . traiettorie considerate nel loro sviluppo sino a 900 rnelri. Di tutte ln. pil'.1 tesa è qirnlla del fucile inglese. Viene subito dopo quella del VeW'\rl i semplice e quindi qncllo. del Vett,erli a ripetizione, che dai 600m in poi aequista una rndenza un po' maggiore delln precedente . La tra iettoria del ChDssepot si a·llontana poco dai due Vetterli. Notevolmente piò curva di 101.te è q uella del Wemd l.
•
.. ùRL Lll: Al\MI DA !!UOCO PO l\TATi tJ
Come complemento del pnrall elo clte precede, dforna la tnbella degli spazi battuti.
Spazi battii,ti alt' altezza di metri 1, 7 O' · (soldato a piedi). Distanza
Wernld lchassepot
Ve.tterli
\letterli a dpetizione semplice
Ilenry
- - - ----..
A lOOm » 200 01 » 300"' » 400 111 » 500"' )) 600"' )) 700111 ~ 800"' » 900111
215"' 272"'
20i"' 271"'
141'"
140
01
77'"
84"'
52'"
52"' 40ni
40"' 30 1"
24'" 19"'
I
311"' 28"'
23
192m 200"', » z59m 2r10°r, » 119m J29m.40 so•» 98'",60 59m 68"',5~ ,19•• 52"',50 89'" 32m
111
II
))
201"'
275'" 148"' 84"' 65"' 50"r
38"', )) 31"', »
40'" 34"' 29"'
»
Trattiamo ora la quis tione d8lla giustezza di tÌl'o . Ecco lo specchio dei raggi dei circoli contenenti la inigl ior meli\ ùei eolp i. Haggi di circoli che contengono la 1r.età déi colpi. Vell<1rli
f)istnn ze
Wernrll Chassepot
100"' 200"' ì> 300'" » ,100°• » 500'" 60 ,m
0"',06 0111 ,14 0"',22 0"',32
A )>
.
, 00"' I >> 80 ."' I » (J00"' ))
!
0111 ,44
0"', 15 0"',25 0'".33 0"',41 0"',50
0"',60
on,79 l"' ,02 l '",BO
1
VOttC'rli semp lice ripetizione
a
01
om,09 0"' ,13 0"',19
1
0"",26
0 ,09 0"',13 o·~, rn 0" ,?G
Ifoory
I
0"',12 0"',25 0"',37 0"',50 0"',62
0"',37
0'" ,3i
0 ,Bt
0"',51
()'>•, 51
om~78
0'",69
0"'.69
l 111 ,0l
0"',92
0"',921
0"',75 0"' ,87 l'H, »
l "',82
l'",2]
1m,21
l'",13
111
I
I
24.g
Tanto da questi clati quanto dillle cu r ve della fi-g11 ra 4" si scorge come i due Vettedi abbiano l'ugual e giustezw di Liro, appunto perchè si trovano in quasi
identiche condizioni meccaniche sia per il proietto, sia p<~r la canna; giacchè la diffei·enza ch e vi ha nel passo della rigatura non può menom.'lmente influi re sul fa t!O' della giustezza. Abbi.imo invece notato una maggior curvatura nella traiettoria dell'arma a ripetizione fino a GOO ,n per causa della carica mino re che in eSSQ s'impìega, la quale dà naturalmente una velocità ini ziale più piccola. Questi due fucili supera no nel complesso per g iustezza di tiro Lutti gli altri; ma per i primi rnom circa stanno disotto al Werndl e daglf 8fi0 metri in poi all'Henry-Martini . li fuc ile a ustriaco ha la maggior giustezza fino n •190111 ; al di là rim ane inferiore al Vetterli; dopo i 650m cede anche al Chas :-epot, quantunque se ne allontani pochissimo. L'arm a francese in fe riore alle altre fino a 200m, sorpassa a questa distanzf1 l'inglese ed ai 650';, acqui sta vantaggio anche sul Werndl; ma dagl i 850m in avant i ritorna a perdere in confronto di tutte. Fina lmen te l'Henry, super iore soltanto al Chassepot fino a 200m, rimane sotto di tutte fin verso . i 790m, dove sorpassa il Cbassepot ed il Werodl, ed agli 850"' vince anche i due Vetterli. Il criterio migliore per determ ina re con molta ap pross imazione la bontà relativa di diverse armi si può dire che stia nella ricer·ca della forza di penetrazione dei lol'O proiettili, la quale è come il riepilogo di tutti i pregi bali,,tici, perchè da essa dipen de in modo quasi ;issoluto la maniera di compo rtarsi del proiello ne ll'aria. Noi cercheremo di acqu istarne una idea approssi inativa mediante un caleo lo sem plici ssimo. La pe nc tl'élzionc non è altro che il lavo1·0 meccanico c:rrn fa un corpo lanc iato nello attraversare gli Btrnti del!' aria o di uu altro JTll'. 7.:l.O oiù densn quo-
250
SUI PllOGUESSI
lunque. Si sa che qur.sto lavoro 1neccanico è in rn gione diretta colla massa del grave e co l quadrato dell a velocità da cui questo è :mimato (1), ed in ragion e inversa dell'area di resistenza opposta. Occorrerebbe tenere conto esatto di molti altri fattor: i, quali: la forma e la durezza del grave, gli attriti c-he subisce, lu densità del mezzo in cui penetra, ecc.; ma siccome non è possibile di urrivare ad apprezzarli, e d'altra parte a noi basta di formarci un'idea approssimativa. dell:, forza di penetrazione di un' a•·ma reJativarnente ad . un 'altra, trascuriamo tutti questi ~lernenti , supponendoli in ogni caso gli stessi. Se dunque si moltiplicano fra di loro il ·peso del proietto ed il quadra to della velocità che lo muove alla bocca della can na, ovv ero nel punto della traiettoria in coi si vuol ca lcolure la penetrazione, e si divide il prodotto per l'area di resist~nza, · che sarà sempre nguale alla sez ione del ]' anima (la quale corri,;ponde alla vera con cui il proieno si presenta all'aria) si vic:.e ad ottenere pe r q uoziente un numero as_tratto proporzion ale con nna certa app rossimazione al lavoro meccanico di cui un proietto in q11elle <1ate condi°zioni è cnpace . Oal par.igone di questi numeri ottennti cogli elementi di ciascun 'arma ci p'ossiamo fcmnare un cri terio approssimativo del come esse stieno fra loro; ed applicando al nostro caso particolare le operazioni uccennate (prendendo per il fattore veloci tà quella alla bocca della canna), si trovn che l'Henry-Mart·ini p-oss iecle la · m;iggior for za di penetruzione, malg rado che sia in fe ri ore per velocitb iniziale alle altre armi. 1\Ia il suo 1
· (1) Se la veloci tà si.essa è piccola (come nel caso dei proi etti lanciati con armi da fuoco), poichè ora pare invece che quando lo velocftà sieno moHo piÌ.1 considerevoli la pen etrnzionr mcnti in ragione dei loro cubi .
rnoco l'OU'l'ATILI proietto si trova in condizioni assa i più acconcie per mantenere qnesta velocità, avendo ogni un ità della sua sezione aggiunto un peso rel ntivamente pill g rande, ed è da ciò che dipende la sua maggior penetrazione nell'aria. Gli altri fuc ili si succedoAo nell'ordine serruenle: Veti.erti sempli ce, Chassepot, Ve ttcrli a ripe- • izione e Werndl. Se in luogo della velocità iniziale si fosse presa quella in un pu nto qual unque dellu tr~iettoria avremmo fot'se ottenuti dei r.isultati differentr, perchè i proietti non conservano tutti allo stesso modo la loro velocità e quindi può benissimo accadere cbe di due proietti, animati da velocità inizi ali differenti , .c:onsiderati ad una data distanza dalla loro bocca della canna, possegga maggior velocì tù quello che inizialmente ne aveva meno. Però nelle arnli da noi prese ad esame, avuto riguardo a!le cond izioni dei loro proi,"ltti molto favorevoli pel tiro, anche in qu esto ca-so non vi possono essere delle dispr•ritlt molto sensibili sui t;isultati prima ottenuti . Per dimostrare i vuntaggi che assicu ra l'impiego fo.ttico delle armi di piccolo su quelle di grosso cn lib rn, gioverà il seguente parallelo fra il nostro fuci le e la carabina Vetterli, che mira a porre in rilievo rton solo il grande passo che noi faremo adottando defin itivamente quest'arma, ma ancora i risultati otten ibili con nrnri a traiettoria. tesa quando sì spari cl a braccio sciolto, da gino.cch io e da coricato, e .rimurranno quindi evidenti gli incontestab ili vc1ntaggi, ch e dall'uso specialmente dell'ultima posizione in comballi mento si possono ricavare. DF.LLE AM1I DA
.JU-
0
~
252
l>ELI.E AllMI OA flJOCO POI\T\TlLl
sc;J PI\OGI\ESSI
SPAZIO BATTU!O 'fJRANDO A (1)
200 metri 300 molri 350 metri 400
melri
li r.
500 metri
Afl.llA
.1.rmi a rctroeurlco .
Fucile italiano . . · 1243 245 257 67 73 78 51 53 59 41 42 44 'f7 28 29
Vette r li
l
semplice 263 270 283 121129 360 102108 128 90 99 105 68 69 74
(I) Per la ricerca delle cifre di quest.a labello, qualunquo sia la distanza alla quale si l'iferiscono, s i è supposto il terre no orizzontalo, il be,·saglio alto Jm,70 co punto di mira nel mozzo e la bocca della canna sollevata l••,30 noi puotamonto, da braccio sciolto, 0",85 in quello da ginocchio, 0"',80 in quello da terra. I numeri: quindi segna ti per la posizione di ginocchio sono ueuali a quelli conte nuti nella tabella degli spazi battuti delle diverse armi.
I· risultati dei confronti fatt; non si possono ritenere pe r ma ternaticnmente esatti, giaccl1è presentano fra di · loro delle discrepanze che non si spiegano senza ammettere delle inesattezze nei dati racco lti. A questo proposito ecco quanto è detto in fine ai Cenni_ sulle• armi portatili clei signori· Giovanetti e Cerruti. « La ragione di queste anomalie, che però non in« fluiscpno guarì sul paragon e fra le diverse armi, « può in parte <,ssere attribuila alla divel'silà delle « circostanze nelle quali sono state eseguite le espe« rienz~ nei diversi paesi, in parte agli errori, pres« sochè inevitabili , delle osservazioni, in parte fioal« monte al diverso modo col quale sono stati tra ttali « i risulta.ti d' esperienza per rettifìcal'li.
.·,
Dopo i mi()·li o oramenti d'indo le bolistica restano .eia esaminare i progressi avvenuti nella parte mecca nica delle armi dall'epoca in cui fu genera lizza to il caricnmcnto dalla culatta . Con questo g,:onde perfezionn111cnto le armi portati li dn g11 ena accrebbero rnolLi$simo il loro valore, avendone la semplicità del caricamento immensamente aurnentat1 1 Yantaggi tattici, sia col permettere una celerità straord inaria negli spari, sia col rendere assn i più facile e pronto il mane(l'O'io anc:.he dalle posizioni di ginocchio e da terra Ob . I Jc quali in combauimento riescono di r.on picco a n Lii iLà. Prima del '18GG la sola Prussia era armata di fucili n retroca ric:a . Negl i altri paesi, malgrado che si co~ nosccssero i pregi del caricamento dalla culatta, si crn restii od arn ~n euere una innovazion e così ra di cale, fieram ente comb..ittuta <la molli i11telligcnli, i qual i si esagc ravand' gl' incon venienti dell e sfu gg ite dei rraz a cui dava luogo l'arma prussiana, e ritenevano ~oco sicu ra e poco solid a la ch iu su ra dell a cu latta. Ma la campagna del 4866 confermando in modo così eloqu ente la supcrior1 Là tattica del fuci le ad ag?: valse ad elim inare i dubbi. In tutti gl i eserciti si riconobbe l' 11ro·enza <l'avere delle armi a re lrocn ri. ca e tos to in o . . co minciarono gl i studi onde ottenere I magg1on perfezionamenti possibili nel sistema di chiusu ra. 11 Dreyse cloveru naturalmPnte essere il modello into1·?0 a cui elaborare i prin1i miglioran1Pnl i. La Francia , . l' Jtalia e In Russia sono le potenze che det·ivarono
DELLE AII MI DA FUOCO POH'l'ATILl
SUI PHOGl\ESSl
255
carica, ci ò che reca sva·ntaggio alla celerità del tiro, ma diJ. fors e sicurezza maggiore contro gli spari fortuiti. t faci le da scomporre ed il so ldato ne pbò riparare i g'nas ti con tuua prestezzu anche in combattimento. Nel sistema Chassepot ln chiusu!'a si fa completa, ma non per effetto di sempli ce COlltatto di parti metall iche. L'o ttura tore en tra nel la canna c:olla parte anteriore all a quale è fissato (d'intorno ad uno stelo sporgente ch iamato dardo, su cui si appoggia la cartu ccia o-dentro il quale scorre lo spillo} un elisco di eaoutchouc, che compresso al l'atto dello spnro si dilata e se; rnnclosi contro le pareti della cameru impedisce il passaggio dei gaz. A togliere che questo disco per effetto della vampa si raggrinzì e non serva più al bisogno, gli fu coJ!ocato dava nti una roteJJa di ferro, ciò non ostante dopo un ce rto numero di sparì la chiusura si fa imperfettnrnente ed è necessario cambiare il caouteliouc scomponendo l'o tturatore; operazione abbastanza lunga, la qua le richiede l'impiego . di ordigni speciali. Si noti ancon1 che i gaz portano le f'eec ìe allraverso il ~oro del g ra no nel meccanismo di sca tto, di eui insudiciano in breve tutte le pa rli. ll vano circolare che res ta intorno· allo stelo spo rgente , è destinato a ricevere, appena ha luogo l'infiammazione, una parte dei gaz, i quali dovrebbero poi, spingendosi in fuori dalla canna, portar via i rimas ugli della cartuccia; ma un tal fatto non si verifica sempre compi utamente. Del Chasscpot si può dire cbe, quan tunque sia superìore al Dreyse nella chi usura e nella celerità di tirn, richiedendo un movimento di meno per lo sparo, lrn lo svantaggio di non perrne ttere la pronta scomposizione per pulire quelle parti cbe in sud iciate non possono più agir bene e por cambiare il disco. di
da questo i loro sistemi, rna con varie/ risultnto nel perfez iona mento del sistema di chiusura, per impedire la sfuggi ta dei gaz. Tanto nel fucile prussiano , quanto in quello dei paesi ora detti s'impiegano cartuccie di carta, ed il meccan ismo d' otturazion(! è composto di un otturatore ci lìnd.rìco scorrevole, nel cui interno si racchiude il congegno di scatto a spillo, che ha per motore una molla spirale. . L'otturatol'e del Dreyse abbraccia colla faccia anteriere incavata a tronco di cono la parte posteriore della can na, in modo da riuscirle quanto meglio aderente e dn impedire il passaggio al la vampa . Ma la semplir:e adere nza delle due supedìc.ie c:onìche metall iche, per , q ut:i.nto possa esser'e me('.canicamente esattil, non è s ufficiente a rendere la ch iu sura perfetta . Si hanno per conseguenza ad ogni colpo delte sfuggite di gaz dannose pel t.iro, che non possono però offendere il so ld ato che spara, essendo obbl igate dalla disposizio ne speciale dell'otturatore contro l'orlo della cu latta a dirigersi ve rso la bocca della canna :• La cartuecin impi egatu in quest-'arrna constn di un boss9lo di carta elle contiene ·1a yolvere ed il proietto calza to da un tacco dì cartone compresso, il quale ha il duplice scopo di portare •il fulm inante e di ri cevere il movimento rotatorio entrando nelle rigbe ..Lo sp illo che determina lo sparo deve quindi att.ra versare Ja ca rica per arrivare all'i nnesco e l' infiammazione succede dall'avanti ali' indietro . Qurindo l'arma è carica e l'ottu ratol'e chiuso rima ne dietro la cartuccia un vuoto, dentt·o il quale all'atto della esp losion e" penc~trano i gaz che uscendo poi fuori dalla canna e.sportano i poch i rimasugli di cartu. Il congegno di scatto a confronto dì quello fran cese e del nostro esrge un movimento di più per la
,
,caoutchouc allorchè si mnnifest~no sfun·o·ite ili n·az. 00 o . d' La cart~ccra I questo fucile è ricoper'Ln da un involucro d1 .seta e porta l'innesco nellu pal'l.e posteriore .cont.enuto in una cassuletta, la quale ha davanti un piccolo disco pure di caou tchouc, che restn quasi sempre attaccato alla estremità dello sp illo invece di essere espulso insieme ai l'irnasugli . La sua fabbricazione e sige molte cure ed una spesa assai elevata relati· vamente a tutte le 9-]tre. Il sistema Karle adottDlo in Russia è in condizioni presso a poco ide ntiche nl precedente. L'o tturatore porta davanti, in luogo d0l caou'chouc, tre dischi di pelle sovrapposti l'uno éìll'a ltro. La celeri tà che si può ottenere negli sp..iri è ugllale a quel la data dal fucil e prussiano. La ca rtuccia di CHrta ad innesco come la fràncese ha posteriormente incollato un fondello di pan~o, che . contribuisce a tralle1Jere :i gaz. I ri masugli non s1 estrnggo no, ma si spingono avnnti nell'introrlurre la nu ova cal'l.ucein. Nella nostra tra sform azion'e la ch iusura si fa completa colla cartuccia, la qun le con ti ene nella pnnc P?St~riore un forn)e ll o di pan no, imb ibi to di g n1sso, d 1. dian'le~ro ~naggiore del calibro, che imped isce qualunque sfuggita per modo , che anche_l'ottur·atore ed -il canale in cui scorre si conserrano lungamente pu liti. Questo metodo sempl icissimo di basare interam(~n tc l'otturazione sul fondel lo uni to alla cartuccia è certo migliore del fran cese e ciel russo , poichè in oo·ni . l o sparo v1 1a sempre un fondrllo nuovo che ch iu de; ma rende necessaria l'estrazione dei rcsiclni , per In qua le bisogna for uso di un estrali.ore a mano, venendosi ad accrescere di un movimento la carica. L' impiego dcll'estrnttore dopo ogl1'Ì spal'O deve ri uscire di g rave incomeniente in combattim ento, rna è indi $p.ensabil e, perchè del resto non si potrebbe pi ù fa-
257
bELLE ARMI OA FUOCO PORTATILI
SUI PllOGHESSl
cilmente introdurre la.nuova cartu·ccia, e si perderebbe molto nella giustezza di tiro. La cartuccia italiana consta di un bossolo di carta che racchiude la polvere ed il proietto calzato di un tacco di cartone compresso, il. quale porta l'innesco e serve a fermare la cartuccia stessa in conveniente posizione nella camera. Un contro-bossolo pure di carta lungo la metà circa del bossolo, · racchiude il fondello e lo collega alla parte posteriore. Con tutti questi sistemi a cartuccia di carta era impossibile ottenere la chiusura perfetta della culatta senza cadere in qualche svantaggio, che, come abbiamo veduto, riusciva in tutti i casi assai grave. Si diressero quindi gli studi a recare perfezionamenti tali nella parte meccanica delle armi, da im- · pedire in modo assoluto e sicuro le sfuggite dei gaz, e da rendere.ancora più sollecito il caricamento, onde raggiungere una rapidità di tiro maggiore. Primo risultalo di questi studi fu l'introduzione delle cartuccie metalliche, le quali assicurano compiutamente la chiusura e permettono di semplificare l'otturatore. In conseguenza di quesra innovazione, aglì spilli troppo suscettibili di guasti, si sostituirono dei robusti percotitui, e per la chiusura è bastato un otturatore girevole attorno ad una cerniera o ad un perno che va ad. appoggiare colla faccia anteriore contro l'orlo delfa culatta , all'unico scopo di a~sicu· rare la cartuccia nella cam era, giàcchè le sfuggite non possono pil'.1 aver luogo per la natura stessa della cartuccia. Quasi tutte le armi vecchie dei diversi paesi d'Europa furono trasformate a retrocarica con sistemi di chiusura basati sulle migliorie ora accennate. Questi sistemi sono l' Albini-Braendlin (trasformazione dei fucili di fanteria del Belgio, mod. 18i53),
f
,.
ANNO XV, VO L, IV .
17
DELLE ARMI DA F'UOCO POR'l'A'l'ILI
SUI PR<JGnEsst
l'Albini (tr,1 sformazione delle carabine Enfield delfa nostra mar-ina), il Terssen( riduzione belga delle armi dei carabinieri), il Wanzl, il Milbank-Amsler (trasfol'tnazione svizzera ,1863-64) , il Berdan (riduzione delle armi della Spag·na, modeHo l8f>7 e 59) , lo Snider (riduz ione della carabina Eo.field inglese e delle armi di grosso c·alibro frances:). Essi o-ffrono il vantaggio su quelli a sp-illo d'una maggior sicurezza nel!' otturazione, dovuta al bossolo metaHico della cartnccia; tna hanno l'inconveniente dr una maggiore complica~ zione nel congegno di scatto costituito da un accia• rioo che non può essere riparato dal tirato re nel combattimento, Con questi vari sistem i d'otturazione la celerità di tiro è stata mollo avvantaggiata, però non ancoru fino al grado raggiunto nelìe armi più recenti, in causa dei movimenti e del tempo necessario per armare il cane e far cadere il bossolo. Aprendo la culatta rl bo·ssolo è costreuo ad uscire dall'anima da un estrattore unito al sistema di ehi usura; però nello Snider ciò non avviene se non dopo aver c-ompresso una molla spirale avvolta in giro atla cerniern. li bossolo si fa poi cadere inchinando l'arma a sinistra. Se coi sistemi fin qui esaminati rimaneva beniss~mo risolta la quistione ddla chiusura, non si può dite che lo fosse ugualmente quella della celerità, la q_uale si doveva raggiungere molto maggiore perfez!onando ancora i meccanismi ed ottenendo l'espulsione del bossolo all'atto stesso in cui si apre l'otturatore per rinnovare il caricamento. Il genio degli- inventori non ha mancato di, darci in breve nuovi mod~ll i, in cui questi scopi vennero perfetLamente raggiunti. Mol te potenze ne intrapresero tosto l'esame C(?mparativo per farne la scelta migliore. li Peabody, il ~1artini, il Remington, il Werndl, il
Burton ed due Vetterli sono sistemi che hanno fino ad oggi il maggior valore meccanico e che hanno ottenuta la preferenza presso le Commissioni d' armamento dei diversi paesi. La Svizzera fece costruire rn America 15 mila fucili Peabody per i carabinieri ed adottò pel resto dell'esercito il V.etlcrli a ripetizione. In Inghilterra fu applicato alla canna Ilenry il sistema ~iartini. La Danimarca e la Svezia adottarono il Remington; l'Austria. il Werndl e l'Italia il Vetterl i semplice. Nel Peabody e nel Werndl è conservato l'acciarino. . 11 Rernington ha un congegno speciale di chiusura e di scatto molto ingegnoso, costituito da un otturatore e da un cane semplicissimo e solidissimo; per cui è certo preferibile agli altri due, quantunque esiga lo stesso tempo per la carica, occorr~ndo in tutti e tre il movimento dell'armare il cane. Il Martini è una derivazione del reabody: in esso è sostituito · ali' acciarino un meccanismo di scatto a molla spirale. Finalmente i due Vetterli ed il Burton sono ad otturatore cilindrico scorrevole, per cui hanno il grande van taggio di permettere la pronta scomposizione e ricomposizione. In tutti questi sistemi l'espulsione del bossolo succede all'atto in cui si aprè l'otturatore; però col Rernington è necessario nel tempo istesso di rdddrizzare alquanto l'arma. La maggior celerità di tiro è data dal Vetterli aripetizione quando si fa uso del serbatoio dove possono capire 13 colpi. Quest'arma ha però un peso assai notevole, di front~ al quale non bastava il pregio della rapidità del fuoco per consigliarne da noi l'adozione. Col caricamento- successivo ad ogni sparo si ottengono gli stessi risultati che col Vetterli semplice. 1
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llEl.LE AHm DA FUOCO P01l 'rA'l'U.T
SUI I'TIOGl\ESS!
la espe rienza ha dimost,·nto difficil i ad accnderc se non dopo molri spari, si riducono a n ull a, perchè il solcl:Jto è in grado di ripararli con tut-ta prestezza senza muovere dal poslG sostituendo ai rotti i .p;ezzi nuovi di cu i è provvisto. No i non potevamo per la grandezza dei r;alibri amm ettere le ca rluccie me tnllicbe, le quali avrebbero necessariamente pesato molto e quindi abbiamo dovuto attene rci ,1i sistemi con sp il10. Da questo punto di vista la nostra trasformazione può di rsi sollo ogni rapporto soddisfacente, tanto più che essa ha irn portato una spesa rcla ti va assai leggera ed ha reso per fino possibile una diminuzione nel peso totale dell'arma . Mentre la riduzione a rctrncarica delle armi vecch ie soddisfaceva. in via provvisoria ai bisogni dell'esercito, òuvn anche Lempo alla Commiss ione incaricuta di proporre un nuovo nrrnamento di traLtnrc maturatartlente la qnistion e nell a maggiore amp iezza. La Commissione fece oggetlo di studio tanto le armi che in questi ultimi cin que anni vennero adottnte o sperim en tate fuori d'Italia, quanto quelle che le venivano presentate direttnrnente dagli inventori, e ne mise in prova presso alcuni corpi un ce rto num ero per ciascuno dei tipi da essa. rep11tc1ti migliori, che sono i due Vellel'li, il Burton, il Remington ed il Wernd l. Ultimamente il Minis tero della guerra venne ne lla dP.terminnzione di provved ere subito ·1 O mila nrmi nuove, e 1a Commissione so lleci t;1 a pronu nciarsi addivenne alla scelta, senza che per ques to dovesse però chiudersi il campo a quelle osservazioni cd a quegli stud i che potrebbero consigl iare un giudizio diverso per l'epoca in cui si dovrh decidere definitivamente il nuovo nrmarn en to. Non essendo nltimate le esperienze su lla canna Ilcnry ri man e ancora indeci sa la scelta fra questa. e quella svizzera, ma lo sarù fra
Quest' ultimo però è in condizioni migliori di ogni altro, giacchè è il solo che permetta di porre sem.:. plicemente le cartuccie nel canale, senza bisognò di ~pingerle col dito nella camern, bastando poi di chiudere l' otturatore per mandarle a posto. Neì Burton invece se si eseguisce Ì,l cnricamento a questo modo potrebbero accadere degli spari forluiti. Per questo motivo e per la poca robustezza di congegno non ·1,ehne accettato. Tanto il Vettedi, quanto il Burton hnnno sugli altri un sensibile vantaggio nel peso. Con quanto dicemmo sui sistemi di chiusura, abbiarn o ce.reato di fa r vedere la successione dei progrnssì r-ccati alla parte meccanica delle armi portatili da g uerra. Non si può dire in modo assoluto quale sia il migliore. tanto più che a consigliare la scelta concorrono delle considerazioni speciali inerenti ai diversi paesi ed agli usi pei quali l'arma è destinata; come ne -sono prova i differenti pareri emessi ·sulla bontà dei vari sistem i dalle Commission:, che presso i principnl i Stati ebbero l'incarico di proporre l'adozione di un'arma nuova.
lV. Armamento nu1/à-0nale.
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:t\ccenneremo ora brevemente alle condizioni in cui sì trova l'armamento del nostro esercito. 11 sisterna. di trasformazione delle armi vecchie è ce rto il 1higliore fra quelli che si potevano adottare, poichè alla una faci lità • semplicità dei rnecca ui smi cona:iuno·e t) d1 scompo rli e hcomporli, che non si ha in alcuna delle ridu zioni . struniere. tl li sì rimprovera la poèa soliditù; ma i g uasti the ne possono derivare e che V
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'ùELLE .\R~I'.[ 1) .\ J<l.iOCO POl\'P.\ 'J'lLl
SLTI PUOGI\ESSI
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'llnteriore tutta ad un tratto, onde si ado.ttì completamente alla superficie del proietto ed i gaz non possano agire altl'imenti che sulla p.i 1te posteriore di .q uesto. Per ammo11ire le fecc ie e pul ire-in certa guisa Lrnima '1d ogni sparo, onde il pro iettile sco rra megl io si usa · in aleune ca rtuccie una sos tanza untuosa contenente del sevo col locata estcmamente attorno al pr01ello , il quale ha talvolta dell e apposite scannellature peJ· . riceverla meglio; i n altri invece s1 colloca un piccolo -disco di cera mista a grasso da\'anli alla carica. Questo secondo melod,o sembra miglio.re. Le cnrLuccie metalli che po rtano generalm ente l'in. nesco nclln parte centrale contenu to in una cassuletla, che si può togliere e rimeuere. Per il passato, ·incont randosi molta difficoltà a costruirl e in tal mod o, si foc evano ad innesco periferico, cioè col fulminante <.l isp osw internnm en te in to rno ali' orlo. Cartuccie di q uesto genere s' impjegano nncorn nel YeLLerli a ripetizione. Col l'arma Mn rtini -Hern·y é coll a ri-d uzi one Snid er si ,1_1sano le cartuccic Boxer, che sono com poste di un robt.1slo fond ello di metallo con cassula centrale pel fulminnnte e di un t ubo fo rmato da una lam ina di ottone arrololnta due volte e ricope rta di cartà. Sono b uone e si confezion ano co n maggi ore fa.c·il ità delle · altr.e . Al giorno d'oggi preval e l'uso dei proietti di piombo com presso onzichè fuso , µe rcl1 è in tal modo si hanno più densi, e si im pediscono le il'rcgolarità e la for. rnazione di inte rstizi che talvolta si incon tra no in quelli fus i. In alcuni poi viene fram mista al piombo una· piccola quantità di antimoni o, OYvero di stngno, per aumentarne la durezza. Queste innovazi oni favori scono la giustezza di tiM. Sembra t1n cora ch e i proietti li si
poco. In :ll}ant_o al si~ terna cli ch iusura , dopo che furono messi m disparte il Burton, il Werncll e moltissi mi ed il altri, pende\:a la decisione fra il Rcmin(rton 0 ~ew~rli semplice; quest'ultimo, in seguito alle relaz10rn ~ulle _esperienze compiute presso .i corpi, venne preferito. Noi, convinti che ad un buon armamento vnda an nes1,~ una quistione morale altissima, quella citiè deìla fid ucia del soldato nella superiorità dei suoi mezzi di o~esa, ci auguriamo di veder presto dotato J'eserC'ilo' d1 un'ar.ri:a, la quale si possa di re la migliore fra tut te que lle dei paesi strani eri. ·
V. ('.artuce ie metalliche e loro 1>erfezionamenti.
Prima di porre termine al nostro lavoro diremo poch e parole ~ulle cartuccie metalliche e sui miglioram en ti ai quali andarono soggette. · I bossol i son o di -rame, o di una leo·a in cui entra grand_issima parte il rame. Quelli ~he sembrano pw _ ad~tt1 a resistere agli scoppi sono di tombak, ossia_d1 un composto di ram e, zinco ed arsen ico. Ve ne hanno però anche d'ott'one . La loro fo rm a è feJ'.1'germente conica per tutto il I.ratto che conttcne polvere; ma dopo prende questa forma in modo nssa i più . se?sibile, onde racchiudere la parte posteri ore del proiettile. Questo però non res ta interamente aderente a!le pare ti del bossolo, e rimane quindi un vuoto dove s1 spandono i gaz appena succede lo spnro. Si vuole d1 e quando la pression e dì questi gaz avviene irregolnrn~ente ~agioni degli .sba ttiment'i·, per cui si è pensa lo d, modificare il bossolo rest ringendone la parte
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SUI PnOGRESSI DELLE ARMI DA FUOCO POn'l'ATìLI
comportino meglio nell'aria quaùdo non ·hanno l'unpronta delle righe; per la qual cosa si ideò di costrurne di diametro inferiore al calibro ottenendo il forzamento solo per effetto di carta che li ravvolge per lo spessore di due decimi di mill imetro all'incirca. La cartuccia adotLata dalla nostra Commissione per l'arma nuova ha il bossolo di tombak molto resi stente. La carica è di 4 grammi di polvere. Il proiettile è oblungo di piombo compresso; nel caso che si adotti · ,, la canna Ilenry, g·li sarà unito una piccola quantità d'antimonio. Tra la polvere ed il proiettile havvi un disco di cera. Quantunque metallica questa cartuccia pesa molto ?'1eno di quella cli carta attuale (soli grammi 3J., 8); ed 11 suo costo è di poco superiore. Le cartuccie metall iche, oltre all'offrire il crrande van~aggio di completare la chiusura della culat~a, im~ ped1scono che la carica si deteriori sia per effetto d_ell'umidità, che dei trasporti; di più i bossoli quando siano. molto resistenti possono essere utilizzati parecchie volte senza pericolo alcuno di rottura nello sparo. In t.al modo resta anche compensato il leggero a~mento d1 costo della cartuccia metallir.a sopra quella d1 carta. Parma, 28 agosto 1870.
Luogotenente nel 10° fanteria. CA11Lo, Sottot. nel .2° regg. bersaglieri.
F1onA VITTORIO, ConTlCELJ.I
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l\IETZ E LA FRONTIERA N. E. DELLA FRANCIA
I. Un'altra grande ed irreparabile sciagura deve segnare la cronaca della Francia; un altro disastro più tremendo de·; precedenti ha colpito quell'infelice paese e quello sventurato esercito che sconta troppo duramente gli errori antichi e nuovi, e l'impreyidenza e la precipitazione colla quale venne decisa ed ini ziata una guerra, condotLa di poi in tal modo che riuscirÈl ben malagevole alla severa storia di convenientemente qualificare. Allorchè 1\'.Iac-Mahon abbandonando le sponde della 1\'.Iarna e distruggendo dietro a sè il campo di Chàlons sembrava fosse partito nella certezza di rialzare le sorti della Francia, gli amici cli questa nazione sp eravano che la fortuna potesse arridere ancora una volta alle armi di un esercito riputato fino a poco prima per invincibile; ma a togliere qualunque dubbiezza venne la capitolazione di Séclan, nella qunle, caso fino allora inaudito. più di rno,ooo uomini
266 deposero le armi e senza condizioni si arresero al vin citore. - l\Ia ch i mai avrebbe in all ora osato supporre che tale straordinario 11 vvenìrnento sa rebbe stato poco di poi sorpassato dalla resa di un esercito molto s upe riore io fo rze, di una schic~ra co tanto numerosa di vecchi e sperimentati. soldati di un esercito che si appoggiava ad un forte campo trincerato? Fin dal p rincip io della campagna, allorch è il poco savio indirizzo dato alla g uerra aveva condotto all..i sepa razione dell'ese rcito francese del Reno in due pat·ti, obbligando il Bazaine ad ap poggiarsi su lle l\losella da p1·ìma e rinch iude rsi ùi poi a &Ictz , s1 calcolava come considerevole la fo rza rimasta ai d, lui ordini ; ma ogni previsione era per certo inferiore alla realtà, se dopo due mesi di assedio, di bnttaglie sanguinosissime e di perd ite oltremodo gravi, o.onora si ebbero 170, 000 uom ini cui toccò la sciagura di dare jl nome al disastro più colossale che forse abbia ma i a registrare la stor.-ia . J)i fr onte ad un fo lto così straordinari o l' an imo r imane turbato , la men te pe rplessa e ti tnbante; tu lle !è convinzioni le più profonde e la fiduci a la più ragionevole negl i uomin i ù nel le istiLuzioni rimangono scosse. - Sa rebbe pazza presunz ione il voler emettere un giudizio qualsiasi su di un fa tto tanto inatteso quanto straordinario; il tempo solo potrà chiarfrne l'origine e le cagion i med iate ed imm ediate; ma astra zi one. fotta da qualun 4ue altra considerazi one so rge spontanea la domanda come mai ad una massa cosi co nsiderevole di fo rze che flgiva dietro ad una potente linea difens iva e si appoggiava ad una fortezza di p t·imo ord ine, non sia riu scito, nè pri ma nè poi, cli. svin colarsi dallo avversaeio, di. uscire dalle sleette di un blocco che non poteva essere ovunque tale da fa r fron te ad una massa mob il e cli '100 a 150,000
E LA t~RON'J'[E I\ ;\ N. I];. DELLA 1-'nANCIA
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uomrn1; come mai, a costo anche di sacr~fica 1:e bu?na parte dei suoi, a Bazaine non sia riusc~lo ~1 .!ascia~e la piazza anzichè arrendersi allorchè ~gh s1 r1pu tò m condizion i tali da non potere ulter10rmen te sostenersi? .... .... .. H.
I campi ti-incerati di grande estension ~ ai quali nelle n-uerre mod erne si allt·ibui sce a giu sto titolo un valure ~d un' importanza·straordinaria - pel fatto ~ppun~o eh~ dan do mezzo di ricoverare, raccogliere e n orgamzzar~ grosse masse, cui deve sempre. ri u~cir . agevole di muoversi entro una larga cerchia dt azione, sono chiamati ad agire come perni strategici e_ d~ manovra -non avrebbero per certo più ragione d1 esister~ quando la loro missione dovesse li_rn_i tars~ a quella d1 un'an tica ci LLtt fortifi cata , susce tt1b1le d1 uno strett~ blocco di fronte al quale danno inv.aoo di cozzo ~f tenlati~i e rrli sforzi dell'assediato. Essi riusc'.irebbero per contra° di dan no in_estimabile, ~ià perc~è neut:·a_1izzerebberp l' opern d1 forze cons1de1:evoli le qu,ili, · in aperta ca rnpagna , pagh erebbero 11 lo~·o tri buto per li?- difesa del paese, si~ percl1 è ~ cagione. dell e grandi masse che devono vivere a canco della piazza, essi non potrebbe ro resistere molto a lungo. Da quanto ora si può giudicare, che cosa ha fallo ~Ietz per sostenere il cbmpito che le era assegnato, co me campo trince rato?~on mancav~no le _n~mero~e Lt up~e~ nè vennero meno i molli e ripetutt v1goros1 tenlat1v1 di uscita, nei qual i i Francesi si _son? battuti con molto va lore e con un erois mo am1u1rab1le ; ma da che si deve egli presumibilmente ri pe~er~ il fatto che Metz ha completamente falli to alla m1ss1one che ovitebbe
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E LA f1HON''l'iEltA N. E. DEl,LA 'l!'f\ANCIA
ME'J'Z
dovuto compiere, sia da primo, allorchè iniziatosi il s~condo periodo delle operazioni dei Pn1ssia ni, questi s1 conce1H'.avano· sulla Mose!Ja, sia cl i poi, allorchè Je for,ze ?egli avv~rsari~ sminuite dai frequenti e san?11mos1 combau1~c11~1, agivano di necess ità seporate 1~ due masse, dt cm una, quella del principe reale, s1 avanzava lentamente verso la Marna; sia infine in questi ultimi giorni nei quali per effetto della resa che colpi una seconda volta il mondo di rnaravio-lia si abbandonò mezza Francia in mano dei Prussian it ' A tutt'altre cagion i che non sieno la deficien~~ .. forze e la debolezza .del luogo devesi ciò 1Htribuire. Per posizione geografica e per costruzione, Metz doveva essere chian:ata ad un gran còmp ito in una guerra franco-prussiana . Posta .a cavallo della Mosella di ~ui cos ti tu~sc~ una gran doppia testa cli ponte, ~ssa e c~ntro di d1fesa della regione compresa fra la ~lo sa ed d Reno, ossia della front iera N. E. la più debole ?ellu Francia, poichè da Lauterburgo a Bosilea si ha 11 Reno come buona linea difensiva, e dalla Mosa al mare la fro ntiera è guarentita dalla neuLrnli tà del Belgio fino ad ora ·rispettata. ' . Di ~iò si chiarì Lanto persuaso anc·h e il g@verno 1mpenale che allorchè, incominciando ad adombrarsi · della cresciuta potenza german ir.a ed a temere i risult~t-i ~i una futura guerra, fece, sebbene troppo tardi, rivolgere studi speciali sul sistema difensivo delle frontiere, esso si preoccupò sopratutto 'della n~cessità d( mettere in buono stato le principali piazze dell'impero, fra cui primissima è quella di Metz, la sola che posteriormente al ,1866 da città fortificata sia stata trasformata in campo trincerato. Come è noto, la piazza di Metz , quale veune costrutta in o~· igine, risulta della cinta fortificata secondo il tracciato 1111a Vauban e delle due doppie corone della
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Mosella e di Bellecroix, riputate capi d'opera . di Cormontaigne, le quali formano teste di pon te: la prima sul la riva sinistra e la seconda sulla riva destra della l\fosella. La difesa della piazza riposava, ad 0 -N. sul forte Mosell a, ad E-N. sul Dellecroix, ed al S. su di un ingegnoso sistema di innondazione. La guerra del 1866, die doveva ad un tempo eccitare la suscettibilità ,della Francia e suggerire a taluni la necessità di meglio provvede re all'eventualità di una guerra con quella nazione che si era rivelata tanto vigorosa e potente per fibra nazionale e per efficacia di organizzazione militare, fece nascere, come dicemmo, il pensiero della urgente necessìtà di accrescere la forza e ·l'efficacia delle antiche opere di Metz e di trasformarla in campo trincerato. L'attività spiegata nell'intraprendere e nel portare a compimento i progettati lavori che si iniziarono nel 1867, fu tarda ma straordinaria; ed era ben necessario, poichè taluni di essi non erano per anco completati, allorchè quella piazza venne occupata dal fiore dell'esercito francese e stretta dal blocco del principe Federico Carlo . I miglioramenti introdotti nell'antica piazza si ottennero col ri-aìzare il rilievo cli tutti i parapetti e specialmente quelli della doppia corona Bellecroix allo scopo di correggere in questo la soverchia radenza, caratteristica delle opere di Cormontaigne; il che era reso tanto più indispensabile in quanto codesto forte; costituendo il perno di difesa della sezione orientale, sarebbe ·stato di necessità il primo e più importante obbiettivo di qualunque razionale piano direttore di attacco. Oltre a ciò, così lungo la cinta come al di sopra dei parapetti delle doppie corone, vennero elevati dei gran cavalieri indispensabili pet· 1
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l"'.OnseÌSuire un maggior comando ed aprire un campo più vasto alla poderosa artiglieria della difesa. Le oper·e di maggior importanza però sono quelle costrutte per la trasformazione jn cnrnpo trincerato. Le collin e circostanti a !Uetz se rrano questa cittiì per modo da darle forma di triangolo, i cui vertici sono costituiti da tre a!Lipiani che per giacitu ra , comando, defilamento e conveniente distanza reciproca dalla cinta, sono di loro naLUra indicati come posizioni da occuparsi fortemen te per gua rentire la piazza ed allargarne il perimetro difensivo in tal misura da lasciare una vasta are.a all'azion e ed alle mosse interne : era quindi ovvio . che se ne tenesse 4conto per !:i. costruzione di forti staccati. Due di codesti forti vennero elevati su lla riva des tra della Mosella: essi sono il St-Ju.Zien (1) ed il Queuleii (2); altri due sulla riva sinistra: ossia il St-Quentin (3) ed il Plappville (4) , siti questi ultimi alle estrem ità. di uno stesso altipiano tramezzato da tin leggero avvallamento. Oltre ai fol't i permanenti suaccenna ti, si costruì ·di
U F'l10N'1'1El\ A !'i' . E . DELLA fl\ANCL\
poi il fo1·te St-Privat per coprire il soverchio i_ntervall~ che corre tra il Queuleu ed il. St-Qnentm, e s1 aggiunsero moìte altre minori opere in . ter~·a. per completare e viemeglio $' uarentire il raggio d1 difesa del campo trincerato, . È noto che i Fran cesi han sempre avuto pel tracciato bastionato, detto · appunto sistema francese, u_n culto ·che fino ad ora faceva tacere qualunque opinione contraria. Per quanto, anche presso quell'esercito si contino fautori del sistema poligonale, il quale ~eglio risponde alle nu~v~ c?ndiz ioni imposte dall'im piego di nu r,nerosa art1gher1? e dalla. grand.~ portata della med~s1ma, pur tuttavia non arrecheia stupore a coloro che conoscono con . q_uan ta e q ua(e tenacill.l quella nazion e si conserva hgia alle ~ropri~ tradizioni il sentire che anche nella costruztone di quei forti 'non si abbandonò il sistem~ ba~tio_nato. Allo scopo però di ovviare agli incon-:ementl ~1 tale tra?· ciato, che sacrifica troppo alla difesa passiva e lascia così scarso posto al!' artiglieria cui si dovrebbe accordare un campo d'azione corrispondente alla accresciuta sua importanza, si ricorse in dascun fo:te al!~ costruzione di un elevato cavaliere, app oggrnto a1 fianchi dei fronti estremi, il quale, çorrendo con grande sviluppo a foggia d'arco sopra i fronti stessi, costituisce un altro piano di difesa con comando straordinari o sul terreno circostante. Da quanto siam venuti esponendo, appansc~ ch iaramente come ben legittimo sia lo stupore dt coloro che non sanno militarmente rendersi ragione della tremenda ed inatlesa catastrofe della resa di Metz. La forz a e la feli0e giac itura della fo rtezza doveva rendere ao·evole, specialmente nel primo periodo dell'assedii, di rompere il cerchio di investimento '. infa.Ui, mentre i Prussiani, poco superiori in forze ai
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(1) Di forma regolare a quattro fronti bastionati, chiusi alla gola; i fronti di circa 250 metri di lunghezza. la gola di ci.rea 600. - Dis!a 2600 metri dalla cinLa. (2) Di forma regolare H tre fronti chiusi alla gola; i fro nti di circa 350 me tri di lunghezza, 600 circa ne misura la gola. Bista 2500 metri cl.alla cinta. Il Queuleu è di una capacità straordinaria. (3) È il minore, ma il più elevato dei forti; ha forma r ettarigolare, coi fronti dei lati maggiori che misurano circa 250 metri e quell i dei minori 150. - Dis_ta 4 chi lometri dalla cinta . (4) Di tre fronti; il bastiono centrale di circa 300 metri ed i due laterali di 150. La gola ha 400 metri. Pure questo forte, come quello di St-Quenti u col quale fa sistema, dista 4 chilometri dalla cinta.
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272 ME'l'Z Francesi, erano obbligati a stendersi lungo un perimetro lnrghissimo per stab ilire il blocco e tenersi in pari tempo fuori del raggio di azione delle artiglierie di - grosso calibro e di grande portata onde eran o armati i forti staccati, Bazaine da una formidabile posizione centrale avrebbe dovulo potere a suo beneplacito co ncentrare tutte le forze e le risoese in quella zona dì ierreno ch'e si fosse i:ep utata più fa v·orevolc per sfondare ed anche pren dere di rovescio l'avversario, al quale sarebbe riuscito impossibile di trnvarsi ugualm ente pronto dappertuLLo ed atto · a concen trarsi in tempo ed in forze sufficienti da poter far fronte a masse considerevoli. · La s.toria non ci somministra un solo esempio, e forse non ne registrerà neppure per l'avvenire un secondo, di un esercito regolare fortissimo per numern .ed eletto per qtialitò, il quale, appoggiato ad una delle migliori piazze forti, siasi :dimostrato cotanto impotente di fronte ad un avversario non di molto superiore. Eppure, giudicando dalle npparenze, sembra che non abbia fatto difetto alcuno di quei fattori, il concorso dei quali avrebbe dovuto condurre ad un prospero suc~esso. Il numero, la disciplina sempre ferma c. rispettata, gli approvvigionamenti larghissimi Lanto da poter· .per quasi tre mesi vettovagliare 200 mila uomini, munizioni di guerra abbondantissime, i corpi più eletti dell'esercito, il coraggio non mai smentito, e .basti citare i brillanti fatti del 14, '16, ·18 e 31 agosto che presero nome da Borny, Mars-laTour, Graveloue e Noisonville ...... _ A che adunque vuolsi attribuire la capitolazione di l\letz, o meglio da c~he vuolsi ripetere il fatto che Bazaine siasi ridotto alla disperata condizione di dovere cedere'?.. ... • Perchè prima che i Prussiani r~nclessero mollo più malagevole l'impresa rinforzando il loro bloccò con
"E l,ì\ FI\ONTIEI\A ~ . E. DELLA FRANCIA
_2°7:1,
·grand i opere difensive, ;; eon formidabili baltèrie , Bazaine non t.entò vigorosamen te con tutto il suo eser{: Ìlo uno sfo rzo che sembra avrebbe dovuto felice ment e riuscire? .... t un profondo misi.ero che forse d ·Barà <lato scop rire allo l'a solo che il velo tenebroso che ricopre tutta q1:1esta cam pagna sarà squarciato dalla storia severa ed imparziale. Frattanto, giudicnndo dai fatt i compiuti, è lecit o indurre che lunovella fe ri ta onde venne colpi to quello sventurato paese -rende assolnla1I1ente ìmposfiihile lu co ntinuazione della g uerra. . Il drarnnrn potrebbe tutto ,Il più continunre fino ,illa pre;a di Parigi~ la q uale, nou meno infelice del resto della nazion e, non po trà per certo fa r fronte ;i l formidabil e bornba rd11me nlo che si prepara so llo la protezione di oltre mezzo mili one di soldati . La g uerra si fa col calcolo e n-0 11 col sentim en to ; epperc iò cred iamo che t11 lti gli arniò della Francia, pu r <Jeplorando 1~~ cru deli sci[1g ure di qnel gene1;oso paese, ilebbano far voti per la eessazione di uno stato di di : -:perata, · roa ormai vana· resiste nza .
lll.
No i nutriamo iu singa ebe nè il fallo ultimo CH Metz, nè la sorte toccata ancoril nel co rso delln presente guerra a taln ne fortezze le qunli !mono dovuto capitolare dopo eroica resistenza, si presenteranno al pubblico co me prove della inutilità delle piazze forti, come g ià im pruden ti novato ri pretesero di dimostrare traendo esemp io da altri fotti della storia moderna . Le fortezze di· que lla stessa frontiera ot'ienlale della Francia presso la quale sr decise la so rte della g u t'rTél ANNO
xv.
VOL . IV.
18
MET7.
J~ LA J?RQN'l'IJrnA N. E . l> ELLA l•'l\,\NCJA
nLLua lc, salvarono lJUe lla nazione nel ,J7!}:3-94 e resero possibili le vittor·ie di l)ennin e di Flcurns. Na poleon e I nelle ca111pagnc d,~J 18015 e del ,1809 po tò anda re fino a Vienna percbè non trovò alcun ll$Lacolo dopo Ulma. Nella g uerra di Sp.:igna le grandi piu zze sostc unero degnamente la loro ·missione ed ese rcitarono u_u'i~fluenza grand issima sul risultalo delle operazrnn 1. Solo dopo le <lisfo tte di Fuentes ùe Onoro e di Sa lumanca e dopo perdute le piazze di Ahueida, Ciudad Rodrigo e Badajos, Wellington ebbe il soprave nto, e la posizione dei Francesi si trovò di-sperata . Gli alleati nel 18'14 po ternn o arrivare fìno a Parigi µe rchè , coll'estendersi della potenza napoleonica, la front iera della Francia non era più qu ella di Luigi XIV; onde ne vonnè ch e essi trova rono Ji sa rmatc ed abbandonate quelle forte zze cli c avrebbero potuto essere la sa lute del paese; eppure ad on ta di tu tto ciò la coalizione reputò an co l' miglior consigl io di 1:alpestace la neutralità svizzera pér girar<! qu elle posizion i che pur nelle cond izioni in cu i vennero lasciale nvreblJero potuto presen tare poco serio os tacolo. Qu ale impol'Lanza ann ettesse Napoleon e l alle piazze forti, lo prova il fauo dei grandi lavori dn lui ord in ati a Strasburgo, ad Anversa, a Magonza, a Coblenza, a Wese l, a 1'exel, a Flcss inga, all e for tezze dell'Elba e della Vistola, non che a q uelle d'Italia; a proposi~o delle q uali ultime basti accennare ai venticinque milioni destinati per Alessandria, circa la quale quel ~rnnd e uomo <.li guerra diceva: Cette place est pour mai toute l'Itatie. · Nel 18G6 l'Au stria fu sorpresa dall'i nDttesa e sorprendente attiviLù clell'cscr1.: ilo pnissiano. Mentl'e furono senza n1gione accumulati i lavo!'i ;id Olmi.itz in
'Honnia, l'rnvasionr avvenne in Boemia; tuttavia, ad onta della precipitazione della ri til'ata che tenne J ietro a Sadowa, è innegabile che Kèiniggl'iltz, sebbene non preparati) com-enienteniente, facilitò non poco il !llovimento retrogrado degli Austriaci. Un buo n campo Lri ncernto non avreb be messo l'esercito a ustriaco in balìa de ll'avversorio in una sola grnnd e bauagl ia; esso avrebbe prevenuto od almeno mitigato <li molto le co nseguenze di Sadowa. Ond'è che sono a ritenersi per e1-ronei gli app rez:zurnenti di coloro che vogliono negare nelle guerre moderne qualsi asi importun za strate~ica alle piazze -di g uerra. È tultaviD da animetters i che la fo rtifica zione. la quale, come tutti gli altri rami dell'arte dtlla gucm:i , trovas i in uno stadio di trasfo rm az ion e, segue ·ia legge dell a con cen trazion r. d~gl i eserciti; coll'allarga rsi del cam po della strategia, col formarsi dello grandi mas.se di truppe, coll'a(;crcsci nta mobiliti!, po tcnzn e portata dell e artiglierie, le ci ttà for tifi cate d1c altre volte si tro,·av.ino ad ogn i piè sospinto e l>isognavu conqu istare una ad una, <·os tituivano quasi sem pre il 1·eale cd unico obbieLLi vo delle guerre nell o qua li il terreno sì acquistava palmo a palmo percl1 è -esse ernno altrr.ttanti osta roli. Ora le fortezze non devono più essere nè un os tacolo pe1· la difesa, nè una scopo de ll'offesa, ma perni cli manovra o mezzi d i difesa, il cui valore strategico va messo in correlazi one co i mutati el ementi coi quali si fa la g11 cna . ~ Qui nd i <\ elle se, in ragione della superioritù numerica degl i eserciti, si può passnre oltre ..,Il e min ori fortezze di limitnto raggio di nzione cinte dn se mplici muro e faci lmente blocc:abi li, lo stesso non può operarsi per le grand i piazze, nelle qun li , rncrcè un buon sistema <li forti staccati , si I1a mezzo <li rar.eogli err, riordin are cd orga ni zzare .:il-
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f. LA \inONT:l lWA N. E . DEU, A l<'IUNCIA
l'occorrenza g-randi masse di lruppa. Sa r<:!Lbe oILre modo pern icioso il disconoscere J'influcnzn grandissima che devono csercitnr·e nella gran de guerra i gran pern i di manovra se stabiliti in punti stratcgiei di primo ordine con c,imando sulle va rie lin ee di openizione e di comu ni cazione. Le fortezze non sa lv<1n o un paese, ma devono entrare come uno dri fattori principa li di un buon sistèma difensivo e se rvire di perno alle mosse degli eserciti mobili. Se sarebbe arrisch iato il portare fin d'o,;a un giudizio qual sinsi sulla influenza ese rcitata dall e piazze Jorti nella guerra attuale, giova però rivolgere il pensiero alle condizioni ben diverse in cu i si tro verebbe ora la Francia se l' esercito di Bazaine avesse saputv manovrare ntlorno a Metz e se, indipendentemente dall'indirizzo generale dato alla ca rnp:Jgna, un vo.sto campo trincerato avesse raccolto a Soissons e a Lan g res gli avanzi dell'esercito e foss e stato possibil e di ivi ordinare nuove schiere a perenne mir.aceia sui fianchi dei Prussiani . Forse questi non sarebbero so tto
ved iumo completamente abband onat a in balì a al potente invasore buona parte del paese verso quell a frontiera , al miglioramen to della qua le si intese sempre con ogni sfo rzo. t noto con qual e lungo, . le nto, ma persovcn.rnte studio Luigi XIV, so rretto dai cons igli di Turenrrn . di Louvo.i s e di Vauban e proseguendo l"oper·a ,intraorcsa da Richelieu e Mazarino, abbia indefessamente ;1tt.eso all'acquisto ed ,dia costruzio ne di quella fo . mosa triplice linea di fo rtezze che doveva Rss icura1·c e chiudere l'accesso della Francia al N. E con un a fron ti.era di ferro, che venne così bene qualificata come diminutif ctes murailles de lei Chine; è risap u Lo con q nale legittimo cornpiucimento eg_li vedess~ in qn~lchc modo posto riparo al lamen tato mconvemente eh no n po 1er seconda re le aspirazioni nazionali collo arri 1·are a lla sinistra del Reno; è troppo conosciuto come dopo che, verso la fine del xvm secolo, per la prima volta si raggiu ngeva tnle intento, il difetm di moderazione e l'eccesso di potenza di Nupoleone I abbia portato il ben funesto risultato di perdere e riu utare più volt<~ In frontiera del Reno a quel generoso popolo che, sedotto dal fascino de l suo genio, lo aveva accompagnato e soslenuto nella com1uista del mondo , fi n_o a che il disa stro di Waterloo . portò perfino alla di struzion e di una parte dell'opera benefica di Luigi XIV . l trai.Lati di diffidenza del ,181 i5 (che da mezzo secolo si 1en ta invano di cancellare), col consegnare all n. Ge rmania Luxemburgo, Sarrelouis, Landau , e coll'esio·ere la distruz ione di Uninga hanno abbaridonatu in p~tere della medesima gli a~cessi delle arterie principali della front iera N-E. Napoleone III, uncora più sventurato dello zio, dopo essP.rsi per 20 ann i con sec uti vi preocc upato della fe li citò e dello splendore ma'teriale della nazione, è trascinato d<1 urrn gnerru
Parigi I
IV.
Ad ogni modo è pur troppo evidente che le conseguenze militari del nuovo atto ciel dramma cui noi assistiamo con profonda amarezza sono incalcolabili, perchè vediamo distrutto completamente l'ulti mo nudeo di quel bello e poderoso esercito che si era coperto di gloria e di onore su tutti i campi di ba ttaglia d'Europa; consegna ta al nemico la miglior· fort~zza della Francia, l'esistenza della quule e per forza d1 luogo e per posizione da va sempre speranza di poter profittare di 11n l'Ìtorno della fortu1 1a, ed infin e
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Il. L.\. l'!lOl'i'!'JEflA N. E. DEI.I.A t?I\ANCL\
imp!'eviden te n perdere il trono ed il paese, lasc ia ndo· tJ uesto sollo il peso di così gravi e crudeli sventu re da corripromelterne l'esistenza politica. Quella stessa Prussia che all'epoca della Ristoruzio ne, q.uasì presaga dell'avvenire, av rebbe voluto che la nuovn delimitazion e lasciasse la sua rivale completamente nl lo scope1to, pu ò oggi, pel magistero delle sµe armi, imporre sola ed assoluta la p1'opria volontà, per modo d:.l farne uscire l'avversario esausto di forze e dim inuito di pi::estigio e di potenza territoriale. Colla presa di Metz è riso!tu di fatto una di quelle spinose quistioni che avrebbero potuto essere oggetto di trattative; colla capitolazione di Bazaine scomparisce l'ultimo vestigio di forze organizzate. Resisterà Parig.i r,ircondata da mezzo rn ilio:ae di armati, dopo ebe si sarà cffcttivarnente incominciato l'attacco ed il bombardarn ento? Che havvi dietro quella sven turata metropoli per tener test.a u centinaia di migliaia di soldati forti per num ero, per orgunizzazìone e per disciplina, esaltati dal fascino delle r iportate vitto rie~ Ove sono i quad ri per orga nizzare nuove milizie, ove, le grosse falangi che . possano far fronte al nem ico, ove le fortezze, ove i grand i cnrnpi tri ncera ti nei quali raccoglierle é raffo1·zarle, se si eccettua Lione? L'avvenire forse pl'ossim o risponderà a tali domande e chiarìJ'à quali degli esposti dubbi siano ·destituiti di fondament o. Ad ogni modo è pur troppo prevedibile che anche ques ta volta il vae victis si im po rrà assoluto e che un'altra più crudele lacernzione si forà in quella porzi one dellà frontiera che benchè coperta da ll'Alsazia e dalla Lorena, ossia dalle provincie più mili I.ar i della de lla Franc·ia, costitu.iva tuttavia giù primu d'ora l' aTea slrategicfl più fa vorevole aJI'invasione: la storio. antic:a e moderna, rimontando ni barbari che si rovescin-·
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.rnno nella Galli a e scendc.ndo si no oll.a conlizione degli alleati ed allo. guerra che ancol' si stn combaltcndo, ce Io app rende.
V. A colui che s1 foccia ad esa minare i limiLi dr!l a Francia pel tratto di terreno che fronteggia kl Germania, apparisce com'essi possano sudd ividersi in tre distinte sezioni. La prima partendo dal mare del nol'cl, al di sopra di Dunkerque, segue una linea tortuosa affatto conve nzionale; costeggia la Lys che traver·sa a Menin; corre parallelamente alla sinistra dell' Escaut, passandolo di poi sotto al co nfluenu-: della Scarpa; segue indi per poco la destra dell'Fscaut; scavalca la Sambra presso Maubeuge; volge a sud in direzione delle sorgenti dell'Oise scendendo poi a forma semicircolare fino al saliente di Givet, dopo traversala la l\Josa; fl mezzodì e per buon tratto di terreno fi nn5 . Pieo·a r,heggia la destra della Mosa stessa, passan do a no rd di Sédan e Montmedy; ìnfine per Longwy procede fin presso la sinistra della Mosella fra Th ionvi lle e ·Luxembu rgo. La sezione di fro ntiera testè descritta non presenta alcun ostacolo na~urale, che consenta di 11rrestare la marcia dell'invasore il qunle minacciasse il cuore della Francia; per contro i fi umi correndo in senso perpend icolnre all a frontiera, le test.e di ques ti essendo in mano straffiern ed a sepa rare qnei corsi d'acqua non avendosi nemm en o forti e difficili posizioni cui appoggiarsi per pre~)aru.re una .clif~sa l~terale, relat_i~arnen te ben agevole nn sc1rebbe il compito ad un esc,uto a cui talentasse di scendere nel bacino dell n Senna.
Onde si com prend e di leg·gieri il perché il genio Ji Vauban, più che altrove ver:30 la p,irte della frontiera in discorso come la più vul nerabile, nbbia accu mulato i lavori della sua triplice linea di difeso. A gua1·entire però in qualunque modo il territorio francese tla un attacco che procedendo diJJ nord percorrerebbe altresì la li neu più breve e più- direHa di invasione 1 sta l'assicurata neutrnlità del Belgio e del Luxembourg la quale, forse perchè ut.iìe alle due parli belligeranti, abbiamo veduta rispettata durante la guerra attuale. Ond'è a ritenersi che fino a cbe le. condizioni politiche non mutvno, nessun pericolo corra In Ffaneia pel tratto di frontiera che confina con quei territori. Anche nella seconda sezion e, che corre dalla sinistra della Mosella al Reno, la frontiera è costituita da una linea del tutto nrhitraria {~ convenzionale. Essa &i diparte a nord di Thionville; Ve) tortuosamente . fino alla Sarre procedendo per gran tratto parallelamente alle acque òi questo fino oltre Forhacl1; passa a set-tentrione di Sa rregue mines sollo Snrreb ruck; seg11B la destra riel torrente Blies; cor re in direzione est verso ~ Vogesi nl· noni di Bitehe; taglia il torrente , Sulz; raggim1ge hi Laute1·· e ne seg ue la sponda sini stra · tocca-ndo Wissernbnrgo e pl'Oeedendo fino sotto Lauterburgo, ove quelle acque ve1·snno il loro tributo al Reno. Ecco- pertanto un altro tnicciato artificiale difettoso ' se nza seri ostacoli; anche qui abbiamo cOr$i d'acqu a che facendos i strada in senso perpendico la re, aprono l'adito al l'invas ione; anche qui si hanno fra i corsi delle acque n!ture insignificanti che mal si prestan o ad un a difesa efficace; anche qui vediamo la Germania µadrona non solo delle teste delle vallate ma altresì de lle fortificàz ioni di Sarrelouis e di Lrndnu, la cui iinpo rtnnza c:om e fu riconosc:iutn cln Luigi XIV e da
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fé !,A F flONTIEHA N . E . DELLA FI\Ar{CIA.
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Va11ba 1J, non era ignornta dall'Europa che nel 18Hi> ne spogli ò la Frunc ia. Ln terza sez ione finalmente costituisce la più formidabile frontiera nnturale della Francin. Essa corr.e da Lanterburgo fino a Basilea sul Reno, avendo dietro e parallelamente a questo la catena dei Vogesi, la cui difesa locale è resa agevole dall'angustia del le vallate e dai forti che vi esistono. Ma anche a riguardo della frontiera del Reno non fu innocua l'opera della . diplomazia nei trattati del 18'115, perchè nello stesso modo ctw il domin io di Sarrelouis e di Landau, oltre ali' aprire l'adito della frontiera nord-est consente a chi ne è padrone di girare i Vogesi a settentrione, si volle imporre la demolizione di Un inga per aprire l'accesso dei Vogesi stessi a mezzodì. Pur tuttavia non può revocarsi in dubbio la forza della frontiera orientale, vuoi per l'ostacolo che presenta il pnssaggio del Reno, vuo i in virtù dei Vogcsi dalle creste boschi ve, dalle st rette cli mnJagevole transito e dngli erti pendii; difficoltà tutte accresciute dalla forza della · piazza di Strasburgo e dal le altre oltre di minor irnporln nza che con essa fan sistema. A proposito di St ra sbu rgo, Louvois seriveva n Luigi XIV:« C:ette ville « seeD un monument éternel de la grandeur dù roi « et du soin qu'il a pris pour rnettre son royaume à « c.ouvert des entreprise.s de ses en'nemis ». Oa lla fatta esposizione si comprende di leggieri come in caso di guerra offensiva per parte della (;erm,rnia, la Francia dovesse attendersi l'invasione verso la sezione centrale, siccome quella che, oltre ad essere sgnerni ta di ostacoli naturali, facilita per moltepli ci linee di operazioni le mosse avanzando dello atrnce,rnte, il quale, pndrone di Sarre louis e di Lnndnu, procede vP-rso la valle della Marna e della
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Senna, gil'audo Metz, sola fortezza di importanza che possa preoccupare un esercito numeroso. · Di fronte alla costante aspirt1zione dell a nazione di migliorare la propria frontiera, ed in presenza del pericolo gravissimo che ne sarebbe ridondato se una inattesa.in.vasione od un non sospettato rovescio del le armi avesse po tuto esigere o consigliare una ritirata, doveva sembrare ovvio che, co'. concorso dell'arte, si cercasse di prepa.ri:ire una forte linea che potesse servire di base di operazione o di ritirata, a seconda dei casi, per porre argine in qualunque modo alla marcia dell'avversario. Da Thionville fino al versante oves t dei Vogesi, per una distesa di eirc..1 HO chilometri, non si ha che la piccola p iazza di Bitche; ma nè questa nè Thionville, qunli sono, Jlossono presentare un ostacolo qualsiasi; d'altra parte Bitche non è suscettibil e di essere ridotta a grnn piazza, e Thiooville è in posizione troppo eccentrica perchè possa riuscire utile la sua trasformazione. Così dicasi di tutti gli altri forti dei Vogesi quuli Lic!iten berg, Petitpierre e Fa lsburgo che al sud di .fl1 Lche seo·uono In direzione dell a cresta da seLtentrione a mezz~dì, non che delle - famose li nee di Wissemhurgo che banno avuto in altri tempi la loro celebrità, ed ora sarebbero facilmente girate dalla piazza cli Landau. In qualunque modo nè li uni n è le altre sarebbero atti ad altro che ad unn difesa 1-ocale, la qunle non avrebbe grande influenza su ll' nndanwn to generale della guerra, come ce lo dimostra l'attual e campagna. Jn altri tempi s'era pensnto di elevare a Marsal al nord di Nancy, punto strategico di grande importa~za come nodo delle linee ~letz-Strasburgo e Bitche-Nancy, una gran piazza fo l'te a campo trincernto, che si collegnsse coi Vogesi ad oriente e colte piazze della Mosella ad occid ente; ma il progetto non venne mai
E LA FUONTIEI\A N. E. DF.LLA FUANCIA
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post0 ad- esecuzione. Onde ne~ venne che lo scoppi o delle ostilitù trovò la sez ione centrale, qual sempre t'u, spogi ia di una buona base di operazione e di una conveniente linea difensiva. La piazza di l\'letz , , sebbene di molta importanzn, si trovò insufficiente, perchè se essa potè arrestare ,i l procedere dell'ala destra dr! nemico e distrarre forze considerevoli del cl i lui esercito operante, non ne venne perciò in nulla incagliata la marcia offensiva degli altl'i corpi, i quali. in seguito alla giornata di WortJ1, poterono scendere fino nella valle della Marna, e dopo battuto Mac-Maho.n durante l' arrischinta e nou giustificabile di Iui marcia verso il nord, irnp,unemente presen tarsi alle porte di Parigi. Chi sa qunnto diversamente sarebbero pro ced ute le cose della guena, se sulla i\Iosella, che è la prima vera linea difensiva che si presenta a chi dalla sezione centrale tende al bacino della Marn~ e della Senna, si fosse apprestato un buon sistema dì piazze che avesse abilitato l'esercito battuto a raccogliersi ed ord inarsi e prnsentato un ostacolo all'avversario? Forse bas tava soltanto il progettato ca mpo trincerato di Marsal, od altro a Nancy o più indietro a Toul (ciWi già fortificata e di agevole trasformazion e) per comandare una delle princ ipali arterie di comunicazioni, facendo sistema ad est con Strnsbu rgo e ad . oves t con l\'Ietz. Se e quali siano per essere i sacl'ifici territoriali che verranno imposti alla Francia, non si può conoscere per ora; quando però questo paese venisse spoglia to dell'Alsazia e della Lorena, troveremmo ancora affatto scoperte la Champagne e la Piccarcl ia; il cuore della Francia rimarrebbe in assol uta balìa delln Ge rmania e Parigi stessa diverrebbe quasi citlà di frontiera . Infatti, per quanto ha tratto all a fron liern N-E., diPlro il corso int'ei·iorn della Mosclla
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non si incontrano che le linee del la ~Iosa e della ~iarna, le qua li sono debolissime ed affatto sguern ite di posizioni cbe possano strategicamente avere un qua lsiasi valore: di poi si aprono le nnturali ed agevoli linee di invasione della Senna, de lla Marnn, de ll'Oise conducenti direttamente su Pn rigi. Lo stesso può dirsi della frontiera orientale, se l'Alsazia ridiventasse provincia tedesca. Quand'anche si lasciasse nlla Francia il versante occidentale dei Vogesi, le cond izioni non sarebhero gran fatto migliori pe1; la considerazione che codesto versante non si po trebbe difenrlere da lla cresta, e, sceso dalla cresta stessa il nemico, si vedrebbe padrone della tesla delle valli della Mosel la e della Meurthe, dalle quali egli potrebbe avanzarsi d'accordo con altro esercito proveniente da ]}fe~z. L'unica posizione difens iva che avrebbe tuLtavia un eerto valore verso la frontiera orientale, ma rno lto più fil sud, sarebbe l'al tip ian o di Langres, ove converrebbe avere un vasto campo trin cerato, ehe sa rebbe mirabi lm ente situato, vuoi per coprire Parigi dagli nuacchi diretti dal Reno, vuoi per minacciare il lìanco sini stro di un ese rcito che dalla Mosella procedesse verso la capitale, mentre il fianco destro sarebbe minacciato da un altro campo che si -dovrebbe preparare a Soissons. Per accennare all 'i mportanza di codesta posiiione basti il ricordare quanto la sua perdita sia stata fatale a Napoleone I durante la magnifica earnpagna del 18H. e cli qual giovamentr la fort.e occupazione del la medesima surcbbe stata nella guerra attuale se, nello sfacelo dell'esercito fraucese, si fosse potuto salvare un corpo regolare che ave:,se su quel perno cli manovra nppoggiate le sue mosse. Soissons, distante una sola marcia dalla Marna, eserciterebbe una g rnnde azione sulle valli dell'Oise, .dell'Aisne e della
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E LA !lJIONTIEllA N, E . DELLA FJ\ANC l A
~Jn rna stessa, per minaccinre il nemico che di lù ac· ccunnsse all'obbiettivo di Parigi. Le cond izi oni che si vogliono imporre oggi alla Francia c; i rich iamano alla memoria il prirno progetto dello srnembramenlo vol uto dagli ulleati nel 1815 e Je parole dette da Luigi XVIII a Wellington allorchè seppe che Io si voleva spogliare rlell'Alsa"zia e della Lo rena: « Je crovais, en rentrant en Frnnce, regner « sur le royaume ·ae rnes pères; il parait queje mB suis « trompé. -Je ne saurnis rester qo'ù ce prix. Croyez<< vous que votre G·o uvernement consent à rne r<~·· « cevoir si je lui dernan<le encore un asile? » AI che più vivamente il n1 inistro degli esteri, ducn di Richelieu, aggiungevu: « Qu'on voula.it une nou« velle guerre de 25 ans, qu'on l'aurail.; que l'arrnée « dc la Loire pouvait ètre en peu de jours rétabli e « et doublée; que J'arrnée vendéen ne entrern it dans « ses rangs et. que la France mona1·chigne ne se mon« trerait rrns moins redoutaLle que ln Fra nce répu« blicnin e. » Quulunque possano esse re le conseguenze dellu guerrn co lossnle cbe ora insanguina. l'Europa, è indubbio che grand i in segname nti se ne poLranno ded11 rre; e sopra LuLto si dovrà riconoscere col fatto che se la vittoria è in mano di Dio, è però in potere degli uorn ini di preved ere o provvedere a tempo ; locchè si ottiene con quel perseverante studio di preparaz ione il qunle fa si che nel campo delle istruzioni, dell'a rmamento e della difesa territoriale gli avvenimenti trovino sempee l'esercito in cond izi oni da poter degnamente rispondere ·alla propria missione. 1
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CRON ACA POLITJCO - MiLITAI\E
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CRONACA POLITICO-MILITARE
La guerra del 1870. • 14 no,·embrc 1870
La capitolazione di Melz o lo trattative d'armistizio. ecco i d ue fatti principali su cui si concentrò l'a ltonzione clell'opin ion e ;pubb lica nel lo quallro settimane scorso. L'uomo si avvezzo a lutto, e dopo g li slt·aonlinarii nventi del primo mese drlla g uerra, durante il quale parve che !'.Europa attonita a vesso dimEmtìc;a to ogni altra cosa per assist.ere a l colossale duel lo. a .poco a poco anche le ni tre nazioni si r icordarono d'avere esistenza propria , o ciascuna riprese il filo dei propri affa ri sospesi un momento; quel la febbri le impazienza con cni si nltol,(levaoo allora di minu to in minuto i teleg ri\mm i dal teritro della gm\rra , ora ha fatto luogo ad una calma relativa cho permetto all'opinione pubb lica di ciascun paese di occupat si nuovamenle delle questioni interne. 1.'lla lia, dopo la presa oi lloma, sta discutendo su lle reiazion i fra la Chiesa o lo Sta lo. e si pn1para al le nuo,·e elezion i; la Spag na, dopo aver visto qua l cataclismu· abbia prodo-tto la candidatura del principe di Hohcnzollern, s'è rivo lta ora nno vamen te ai n eali di Savo ia ; l'Austria lorna a ricordarsi ch'essa si tro va in uno stato permuirnnte di crisi costi tuzionale; la Germania stessa pensa fi n d'orn a lle basi della sua futura CO!Jl'ùdm·aziooe. e neg li Stati de! -noni sono state indette lr nuove elezioni.
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gi usto p0rò agg iuogerB che questo minoro .i otenisse chH presenta oggi la guerra è dovuto non solo alla forza d'abilndine, la quale ci avrebbe fatto riguardare con occhio indifferente l'aurora boreale, se questa avesse continuato a riprodursi alcuno a ltro sere, ma altrosl a l caraltere stesso del la g uerra, la quale avendo cessalo con Sédan rial!' essere guerra manovralo, cd essendosi immobilizzata attorno alle for tezze o sminuzzata in piccole colonne, non poteva più dar luogo a quei colpi di scena , -in cui l'improvviso e l' imprevisto esercitano tanta parte. Non ci voleva appunto altro che un avven imento cosl capitale, e fino ad un certo punto misterioso, quale fu Ja resa di Motz, oppure l'annunzio che lo stato d i guerra entrava nell'ultimo suo periodo, per procurare uua nuova scossa all'opinione pubblica. · L,1 ca pitolazione di ì\Ietz. sobbL·nc non così imprcvedula, fu .tuttavia por la sua importanza un avven imento che colpì l'immaginazione, non meno che la capito lazione di Sédan. Ciò che aggiunse alla rnaraviglia fu la cifra de ll'effettivo dell'esercito di Bazaioe, che nessuno avrebbe creduto così forte, ri tenendosi dai più ch'esso non eccedesse di molto i 100 mila uomini. Questa circosta nza unita alle altre mol te che prececlettm·o o accompagnarono la ca pi tolazion o, rlovcva naturalmen te pròstaro ma teria a molte domande e snpposizioni che nemmeno a l pr0son te si 'possono dire suf6cicntcmont,! chiarito . La storia dei 70 giorni che durò l'assed io. o pi uttosto il blocco di ~Ielz. formn come un quadro separato nella storia di questa g igantesca gu(•na: ma ossa non ci è Onora conosciuta ·che neJI,~ genera liti1 dei fatti esterni, e Ono a questi ultimi giorni , pe1· l'u na dfille due parti so ltanto, cioè per quella dell'esercito a:;sedia nte e vi rwiloro. da cui uou abbiamo più altro da apprender e che i particoluri dei lavori eseguiti e delle disposizioni date; per l'altra pa rte, quel la dell'esercito vi nto, comincia a forsi un po' di luce appunto ora; ma qnal sorta di luce si può ~perare sollo l'impressione del sentimento offeso? Rivelazioni indiscrete, accuse, recriminazioni, pro teste, insinuazioni, ecco il tri5to spettacolo . che ci dan no ora i vinti, i q'..la!i mostrano c1ua si di scordare in qua li condizioni si trnvi ora la loro patria, per lacrrarsi a vicenda su poi giornali; non ultima questa fra lc sciagure ch e toccano alla parte perdente. L'assedi o cominciò dol J8 agosto. Dopo la g iornata del 16, .in cui l' esercito francese ma ntenne lo sue posizioni, ma sonzrr poter· guadagnaru nn palmo di l.erreno sulla strada di Verdun ,
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il maresciallo Bazaine sentì la necessità di rifornire ìa fanterìa e l'artiglieria rii muDizioni; essendogli riuscilo impossibile. per !'ingombro dei carri, di fare avanzare il materia le a portata del'le truppe, dovette fare indietreggiare le trn ppe fino a portata d.el materiale, e dare così la battaglia difensiva del 18 con una fronte, la qua le faceva presu,;-ire, noi caso di un insuccesso, .quale sarebbe stata la sorte dell'esercito. Dopo la g iornata del 18, che costito't l'esercito francese prig ioniero in Melz, passarono 12 g iorni di relati\'a quiete. Sei <:orpi d'esercito tedeschi (I, III, VII, VUI. IX, X) o l,1 divisione Kummer della Iaudwehr furono incaricu ti di tenere l'esercito fra ncese rinch iuso eotro · la piazza. Eranu così appena 200 mila uomini desti na ti a tenenrn. rinchiusi 100 mila i,cr lo meno. La line~ clw passa poi for ti- staccati di ~letz ha uno svilo ppo di 30 chilomelri circa , coo u n diametro che vHria fra gli 8 e i 12 chilometri (l}. Per cui suppoueodo che i campi degli assedianti fosscrn stabiliti a 5 .ch ilometri dalla linc!a de i Corti, la linea di sviluppo di questi campi surebbl:) riuscita cti oltt'tr a 60 chilNnolr i. Da questi dati, calcolati all 'ingrosso,' è facile comprendere (fual momento di crisi debbano essPre stati pei Prussiuni 11ssedianti i primi giorni dell'assedio. Tre cor pi francesi potevano irrompere ua qual punto volessero della linea dei forti . assalire un corpo nemico, il quale av.rehbe tutt'al piì.1 potulo sperare 11clla giot·nala d i venire soccorso dagli altri due corpi posti dalla stessa parte della \losclla . I Prussiani però, rendendosi conto perfe ttamente di .ta l situazione , non perdettero un mioulo, e di fronte al c:impo trincerato francese uo altro 11e ,fecero sorgcrn a propria dife.sa, la cui forza 11ndava naturnlmente crescP-ndo di giorno in giorno. Questi lavori si trovarono il giorno 31 agosto g iil ah hasla nzn a buon pnuto, pe.rchè l·e prime lruppe prussiane, su cui si rovesciò l'attacco di 13nzai oc. potessero resist1're tuo lo da dar tempo alle truppe attigue di accorrere su l luogo del comba ttimen to. - Ciò non osfaule vi fu un momento che le colonne francesi si spinsero lanto oltre, da rompore la cérchia del nemico e da avere quasi libera la via per uscire alla campagna . (1) Per tal modo la linea che passa pei fol'li staccati di Metz_racchi ude una superficie quasì ug ua le a quella elle av rebbe 11 campo t1·rncerato dt Verona, se la ci11ta dei forti staccati SLtlla destra dell'MUge s'intendesse contimiata tiUl!a s inistra.
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Si pretende che Bazaine oon avesse inlen:r.ionc di uscire e che non avesse dato perciò le disposizioni per far lo, quando la possibilità ve ne fo~se. Invero noi non sapremmo fargliene un 0arico; finch'eg li manovrava a ll'appoggio delle fortitìcazioni di Alelz, ogli era superiore al nemico; una volta uscito alla campagna, lontc1no eia quell'appoggio, ùra supponibile che tutte le truppe prussiane concentrate attorno a Metz Io avreblrnro inseguito ed allora la bilanC'ia del numrro sarebbe tornata a cndere dal la parte pr1hsiana; l'unico caso in cui egli avrc-1hh11 al lora potuto nscire e tenP-r nuovamen te la campagna sarobbe stato quello che egli fosse riuscito ad olt(lnere una completa 1·ittoria sotto Melz, in modo da mellcre fuori di questione una delle due parti, in c11i l'esercito prussiano del principe Federico Carlo era diviso ,folla Mosella. Ciò non g li fu possibile il 31 agosto, perchè già av13va d,lto troppo tempo all'avversario di afforzarsi nei suoi trinceramenti. Si potrebbe allora domandare, perchè egl i abbia dato questo lempo a l nemico . Ma per rispondere a una tale domanda ci vogliono ben altri dati che quelli forniti da l rapporto Valcourt; certo è da una parte che l'eserci to di Bazaine dopo le giomate del 14, del 16 e del 18 aveva bisogno di riposo e di riorganizzazione; fors'anche trova vasi in uno sta to morale depr,esso; certo è pure dall'allra, n Bazaine non poteva ignorarlo, che anche l'esercitu nemico era stato assai maltrattafo in quellt1 g iornate, e che pci primi g iorni dell'investimento doveva trovarsi debole su tutti i punti e sprovvisto di suffìciente r iparo. Del r esto è bene notare che egli stando a Metz rendeva con ciò stesso un servizio alla Francia, trattenendo immobile una forza superiore a quella di cui egli disponeva. Certo sarebbo stato assai meglio per la Francia, s'egli avesse potuto eseguiro la sua ritirata , riunirsi con l\lac-l\lahon, ingrossare e riorganizzare l'esercito, per non ripresentarsi davanti ai Prussiani , se non superiore a loro di forze. Ma una volta· che egli era stato obbligato a chiudersi in Metz. meglio valeva il rimanervi anzichè compromettersi nuovamente all'aperta campagna, almeno {ìnchè c'era speranza in ima liberazione. E questa speranza era per alloru abbastanza fondata. Egli aveva dinanzi a sè, corno il fatto dimostrò, due mesi di viveri assicurali, e in due mesi si possono far grandi cose. Mac-Mahon poteva rimettere iu piedi un esercito abbastanza forte ed ordinato da potorsi misurare nuovamente coi Prussiani, obbligarli a ri• tirarsi, e liberare Melz. Poteva Dazaine prevedere Sédan? ANNO XV, VOL. IV.
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Non fu $e non dopo queslo disastro dre la sftuatiorre do'-·;,ette camb iar d'aspPtto per Bazaine Ogni speranza di libera1.ione veniva con ciò a svanire. Ma che potera egli ancor fare? Tentare di uscire? Ma i combat~imenl'i def 31 agosto e del l" settembre gli twevano fa tta .toccar eon mano la difOcolt/1 di rompere que! cerchio di ferro che lo stringeva, e non era a dubi tarsi che ora qu esta difOcoltà s'era fotta assai maggiore, perchè i Prussiani non avevano cess;:i lo .dall'erigere trincera-menti. E quando pur fosse uscito, dove dirigersi, dove cercare un nuovo appoggio? L'esflrcìto del principe Federico Carlo non sarebbesi mosso per inseguirlo? L'esperienza di ciò che i Prussiani avevano fallo da Wissemburg a Sédan poteva forse la-· sci'argl i dubbio snlla sorte ch'egl i avrebbe nvuto laneiandosi fuori di M'n!z? Dunque? .... La conseguenza era ·dura; ma, no n sentendosi un Napoleone. era inevi tabile. Rimanere; far tu lto èiò che l'onor delle armi esigerebbe, <~ quando venisse il fine delle provvigioni, e nessun caso lo avesse liberato, duro a dirsi, ma impossibile ad evitare, capitolare. . Militarmtnite parlando ecco la t::ondotta cbe era tractiata act un uomo, il qua le, fosse colpa delle istituzioni, o a'egli uomini o della sua stessa mediocrità , erasi lascialo r inchiudere in Metz, e il quale perciò non poteva avere in sè o nel suo esercito fiducia baslan tc per rompere adesso quella corchia. e per· avventurarsi all 'a perta campagna con un nemico più for te -di lui per numero e per abi lità. Fu forse so ltanto allora che il maresciallo scorgend0 inu·iiJe l'opera sua come militare, nssociò a sè l'opera dell'uomo po litico, e considerando come nello sta to di anarchia in cui era cadu ta la Francia, l'unica forza organizzata era quella che oi teneva in sua mano, pensò ebe ai Prussiani stessi convenisse tenerla in piedi, perchè servisse di guarentigia a ll' esecuzione del trattato cli pace. Fino a questo pun to non si potrebbe dini che il BazainH uscisse da quei confini che l'alta sua posizione e la situazione g.enerale gli traceiavano. Andò egli pit1 in là? &Jeditò egli cli farsi strume.nlo di una restaurazione napoleonica, o di rendersi egli stesso arbitro dei destini della Francia? Era un ~ionck o un Wa llenstein, come molti gliene fecero accusa? Che qualche cosa cli simile egli abbia tentato sembra che non si possa negare. · Il generale Boyer nel la prima metà di ottobre si recava al quart.ier generalo del pr incipe Foderico Carlo, e quindi il 14 ottobre a Yersnilles, donde partiva H
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}];Ìor110 seguente ritornand o a Mel1. al qu<1rtier gtinerale del pr incipe.Federico \ari?, dondoancora partiva pr~r l'Jngbi llerra, per conferirvi cnll ex-1mpcratnce Eugenrn. Tuttn queste mis, sioni fallirono; nè Bismflrck accettò a i lasciare l'esercito di Bazaine ritirarsi arma~o ·Hd intntto mii sud de!Ja Francia. ove snrebbe rimasto lino a gucr·ra finita, come pare· g li si ch iedesse, uè l'ex-imperatrice volle <•ntraJ'e in negoziati di sorta alcuna. A noi non spHtla pronunziare, in questi momenti di ecci ta1.inne u senza una precisa conoscenw dei fatti, un giud izio su questi procodimenli del marescia llo Bazainc . Dal lato mil itar" egli foco quanto era in poter suo; dopo i comb11tlime11 ti dol 3l agosto e del 1• settemb re, egl i fece una grossa sortii.a il 27 settembre verso Ars Laquenexy, nella quale ri uscì a predarn alcun e mandre di buoi; un'altra ne fece il 3 oltohre: e un'altra molto più importante il 7 ottobre, in cui impegÌiò il corpo della guard ia; un' altra in!ìne ne cscgttì il 14 ottobre, il risu ltato della qua lc.Ju nuovam~nl~ la presi! di. provvigioni al nemico. Oltro a cio. non passo giorno ch'egli non tenesse e0ntin uamente sveglia l'attenzione dell'avversario con piccole so1·t il.e e col cannonPggiamento dai fprLi. Ma tutti questi com battimenti o queste sortite non potevauo ornai mirare ad allro seupo che. a salvare l'.onor mi litare fran.ci'.so ~ a prolungare di 11ualche giorno la rrs1s1.e11za col le provv1g10 m prese al nem ico. (.)uanlo alla parte po litica, se pure la storia im parzia le vi \rnverà. a ridire, una grande scusa ha ç•f•r sè il Bazninc, ed ò quel la di avere cercalo lutti i mod i che g!i si offrivano alla mente di evitare una capitolazione, cha a nessuno . certo po1.C'l' H sembrare piì.l gravosa che a lni stesso . il qua le l'avrd11Je firmata. Solo una cieca passione può credere e far credel'e che Bnzauro Abbia voluto di lieto animo questa <~,trema eveutualitil ; solo il delirio può giuog<1re a immaginare che la natura umana produca simili mostruosità , per cui un generale .non so lo sia contento di far pass,1re il sno esercito so tto le ful'che caudi ne, ma cerchi anzi ogni mezzo di farve lo passare, quasicchè la glor ia e l'onta dci l'eserci to non fossero g loria ed onta sua. Non neghiamo la possibilità por un esercit9 come que llo di 13azaine di romporo con uno sforzo la linea nemica ma, è bene ripeterlo, non si trattava so lo di questo; bisognava po1 mnovere e far vivere una massa di 100 mila uomini per molt.i giorni in cerca di un lontano punto d'appoggio, mentre il 1rnmico avrohbe incalzato al lo reni, più fortu del doppio. Solo un gran. ca pi lano avrebbe rotu lo osarlo. ~la prima dcli' annunzio della talastro fe di Séclan poi.è ragionevo lmenle sembrar questa una pazza impresa; dopo quell'annunzio le difficol tà di un attacco rlc-!ll e linee prussiane eransi fatte s't graodi, che per ottenere l'intento di romperle l'esercito francese avrebbe dovuto lasciarvi un'ecatombe d' uomini, senza nernmei10 po tersi lusingare cou La i sacritìziu d'aver raggiunto uno scopo deOuilivo Il marescia llo .Bazaine fo sempre ten uto in alto onore por l'energia del suo carattere ed.anche per l'abilità di maneggiare grosso masse di truppe; noi non potremmo dire fino a qual
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punto egli meriti questi elogi. CPrto quesla volta egli lrov& dinanzi a sè una situazione, che fu più forlf) delle sue qualità morali e io tclleltuali. Ma quanti a l suo posto si sarebbero mostrali assai rla meno di lui 1 Tl soccombere,, sollo nn tal poso , dopo aver fatto ogni prova di resistenza, è ancora onorevole. Visto che gli ·erano ùhiusc tutte le porlH d'uscita, visto che l'inflessibilitil prussiana non cr-deva d'un palmo dal le primitive condizioni, egli sottoscrisse il 2.7 ottobre quella capito lazione, rJcr cui la fortezza di ~letz era l'imessa in mario del nemico. e 180 mila nomini, di cui però i veri combattenti non raggiungevano fol'se la metà di ta l cifra . doponevano Jr, armi . • È questa del resto la prima prova seria di un cam po trinterato corrispondente allo esigr-nie della mo -lerna fo rtitìca' zio nr.. E questa prova, <liciamolo pure, noo sarebbe fatta per legittimare tutte le speranze che si ripontwano nei campi tri ncera ti: si ebbe lo stesso spr.ttacolo che avrebbe dato una piazza a cin ta continua. coll11 sola di!Terenzo rlolle proporzioni ingrandi te o di una maggior facilità pcl dift>nsor e di far le sorLHe. Ma men Lre si credeva che do'vari modi co n cui una fortezza si però prendere, il blocco sarebbe stato impossibile con un campo trin cerato, fu invece .appunto questo il mezzo a cui i Prussian i ricorsero davanti a Pnrigi. e. quel che accresce la meraviglia, con f'orze o di poco superiori od anche inferiori, Se mettiamo in bila ncia i vantaggi e i da nni che la p&sizione l'o rtificata di Metz arrecò al la causa francese. noi saremmo invero dubbiosi sull'esito di questo paragone. L'esempio di ~i'etz t) di Parigi varrà forse a rneltcre la qutistione della difesa degl,i s 1ati r, quella dei campi trincerali $Olio u n nuovo aspe tto, e . forn irà argomento a gravissimi studi. Jntanlo l'insegnamento i,;he lìn <l'ora si può raccogliere, sembra essere quello che per , queste pi11ize il periodo di crisi, ~I periodo decisivo non è puolo l'ull.irno, ma il primo; l'investimento non è, come si credeva, impossibile, ma rosta pur sempre diff:ìcile; dipende dal difensore l'aumentare qties1a difficol tà fino a rend~:rla una vera impossibilità . Ma se non si riesee ad impedire l'investimento, oppure se, questo operato, non si approtìl.ta de·primi giorni per sch iacciare l'nvversar10 sparso su tuU.a la peri l'eria. fo questione si riduce anche qu i ad un cail'olo di giorni, a meno che non intervenga un esercito esterno di soccorso . Ed ora: venia mo a Parigi. ìllentre 200 e più miÌa Tedeschi sta .. vano attorno a Metz, altri 800 mila stringevano e stringono tuttora ~a gran città . L'assedio e la capitolazione di Mct.z non furono che un episodio, importantissimo se vuolsi, ma un solo· episodio del gran dramma, il cui nodo risiede i,o. Parigi; qui la qnesLiono militare si complica colla qneslioirn economica e 001Ja pol ilic;i , fl la soluzi1rne di quosle questioni, vio lènla o pacifi ca , segnerà il fine della guerra Sono già presto due nrnsi dacchè fu._ compiuto l'inveslirnento , e Onora nessun avvenim ento mi litari! d' imporlanza,vcrarnente <'apila le è VPnu to a cambiar faccia aìle cose. Qui come o Melz
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i Pruss.iani hauno sistemato .attorno al g ran campo trin1:erato <11 Pans1 un. altro campo trincerato valendosi a tal.uopo di rnolt1 d1 quei forti stess1. che I l<'rancest ave11aoo commciato a 1,,Jstruire in previ~ione dell'assedio, rna che poi dovettero abhand,onarc. Lo sviluppo rh· lla loro prima linea supera gli 80 d 11lometr1,_ e .su q !-lesta li oca sono disposti a larghi intervalli ncJve corpi cl esercito. 11. 4' esercito ~otto il comando del principe ereditorio di Sasson111, col qu1Jrt1er generale al Grand Tremblay, sla sulla riva ilestra della Sen o;i. guardando il fronte nord-ovest delle for- , tificaiioni di Pnrigi da St-Denis a Nogent. sur Marne. Alla destra il Xlll' corpo di nuova formaz ione occupa Argenteuil. dove si coll ega col 3° esercito e tiene gu mla ta la strada di Pont.oise. Il IV• corpo occupa le alture di PiHrretì tte, di fronte ai forti di .St-Denis, tagliando la strada di Calais. Su lln sinistra del Crould, chr, sbocca nella Senna a St-Dfmis, si stende poi il corpo dello g uardia, di fronte ai forti di Auhervilliers e di Romaioville a cavallo del la strada di Lilla. Viene finalm ente il Xll0 corpo sassone .. sulle altu_re. di fronte ai for ti di Rosny o cli Nogent, ap·· pogg1aoclo la sinistra al la Marna, e coprendo le stra.de che co11dncono a Me,)ux. Il 3° esercii o, souo il pr incipe <·red i.la_rio di Prussia, col quartier generale a Versailles, chrnrl!' Parigi <lalla parte sud . sulla sinistra deliu Senna. li v• corpo al la sinistra occnpa la penisoìa di Nan~orre, -cogli avamposti a SL-C:oud e a Sévrcs. Sul la sua destra, 'Cli fronte ai forti d'Issy, di Vaovres. di MonlrouO'e e di Bicòlr<1 si stend ono i due corpi bavaresi sulle alture di M~~udon o cli Clamart, segue indi il Vl 0 corpo di fronte al forte d'Jvrv. Finalme:1 te nell'angolo fra Sr~n na fl MHrna, d i froote al forte Gharenlon, sta l'XI' corpo coi Wurtem berghesi. Qm1ltro divisioni di cavalleria, oltre quel le acldelte ai corpi d'esercito, sono impiegate nel se.rvizio di co llegamento e di pef'lu strnzionH. li col'donn stabi lito por tal modo 11ltorno a PkJl'igi da l 19 s0.llcrnhrc non fu mai rotto. e la città è 11bbanc19na l;11 .1 i soli ~uoi mozzi, µroso;;uendo però sempre le comnu1c11z1on1 per meu.o dei pallon i e dei piccioni. Ollre a ciò la cava lleria fu pur do rnta impiegare, ora so la, ora in un inno a colonnn composl.n nnche delle allre armi, por orgao1zza rn su amp ia scala uo sistema di requisiziOili oei dipartiment i circonvicini, per un raggio nllo1·no a PJrig i di tro n fJ1 1atlro mnrco , od ancho pi ù. F'ino alla rrsa di Soissous (lB ottobre) nessuna frrrnv ia me~teva in diretta n non inlèrrot!a comunicazi one il Cilrnpo di Pnngi colle risorse pro\'enien ti dalla Germanfo; lì-1 ferrov ia eh Cha.lons, che av('va potuto funz ionare dopo la presa c!i To ni, si fermava a Chàteau Thierrv, •!ove ,un tu nnel .e!'a sta to ro tto _dai _Fnrncesi., ed anehe quan,lo In poi potu ta utilizzare quella d1 Reims e So1sso 11 ,, ben si comprnnde com'essa non potesse da sola serv ire per assicura1·e il servizio delle sussistenze ad una così grande massa d'llOR ii ni , tanto più che oltre a eiò dovette puro cssrrr impiti~ata n,.J trasporto del mater.iale d'a,sedio e dell e truppe 11i rinforzo . L'opinione pubblica rilllase non poco sor presa pcl la lardanza
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doll'anivo di qnrsto mal.rriale; piì1 vnl lc J'u annunziato ciie ogni cosa ora pro11ta pc:I bombardamento d i Pnrigi; ma sembra i;llu ciò uon sia :rncora a l momento in cui scrivinrno, alm"no in modo compie (<> . .Invero era una ,;osa faeilc a prevedersi, solo che si ricordasse come ci vollero dtw sellimaon per portare io nuUH'I\J sufficien te pezzi di grosso calibro col loro m unizi ona mento sotto Strasb urgo , piazza vicinissimn alla frontiera , cont.uttOC:hè si disponesse liberamenlu della fer rovia, o non si avesse ehe a r itorrere a lle piazzfl di Laudau e di Gcrmersheim . Del r1' slo sembra cho quanto a l modo cl i prendere Pnrigi n on sia nnc.ora stata presa l) na risolnzionH defi nitiva dal comando supremo prussiano: si f'a in lanto venire pe:r ogni even to il materi11le cl 'ass,~dio, ma for,se non. se oe farà uso se no n all'u lti ma estrem ità, o tutt'a l più per demolire i for ti. È cred ibi le che dinanzi. a lla risponsabi lilà che inco1T(1rebbero i Prussia ni in faccia a tutt0 il mondo civile, sn homt>ardasser o Parigi, essi mostrino qualche csi lanza, e 110n sieno alieni da ll'a ttr·ndero che la mancanza dei Yiveri prodnca il suo inevitabile effello, tan to più che non sembra debba essere un tal lerm inH troppo lontano. Dopo le prime trattative di Favre con Bismarck, di cui rendemmo conto nel la r;ro naca preceden te, H por tuuo il mese di ottobre, le sor tite furono abbastanza frequenti. Nol~wole fu quella del 13 ottobre, in cui, stando a rapporti fra ncesi confermati ,iltresì da var ie corri~pondenze di fo n te tedesca, i Fréincesi si dir essero verso Bagneux e Ch,1tiilon, e.d 01:cupnrono momenta neamente questi vi llaggi, facendo piegar<• i ballaglioni havaresi , n prendendo loro cle' prigionieri. I bol lettini u('fiziali prussiani 1i1antenner o un osti nalo silenzio su questo fotto, estendendosi soltanto a parlare dell'incendio del parco di St-Cloud, pl'odo tto dai proiellili francesi. Altro sort.ìtn furono falle il 21 ,: il 2;2 dall a parte sud-ovost verso la Malrnabon e Bougiv;il, e vennero d11 lle due parti riferite in difl'er,in te modo. È na tu ra le; lì nchè non si tratti di uno sforzo gL·nN·a le, decisivo, q11cs te sorti te devono necess11riamentfi lìnir sempre .colla ritira ta dei Francesi sollo la protezione dei forti, e le dne parli potranno sPmprc sostenere di avere raggiunto il loro scopo. Queste sortite vengono eseguite con truppe regolari e con mobil i , e il gcnerHle Troclrn ne' suoi ordin i del giornc, mostra un'11rtfl infi nitn per lnnsigare l'amor proprio degli uni e deg li a ltt'i e per .. rialzare il morale di l11tli. Cc rlfJ, con u oa scuola com0 ql)(~sla, prolungnt.a per qnalche mese, si po;;sono crenre eccellunti soldati. Ma ne avrà il tempo Trochu? Un ultimo fatto aoleYo lissimo. non tanto per se stesso. quanto per essere stato una delle cnnse immediate della g iornata del :n otlohrè,· fu l'occupazimrn del villaggio del Bourgol, opera ta il giorno 28 dal genera!e Bellcm11re coi franchi l.iralori dHlla stnm µa. Quo>st' occupazione fu manten uta ancora il giorno seguente. ad out.a degli sfo1:zi c:hc foùc il nem ico pn ricq nqui,taru il 1·i llaggio perduto. J\Ja il :;iorno 30 i difenso ri del Bonrgd ~i lasci,11·on(, sorprendere, <· in parte tag liar ruo ri, cosicchè il villaggio !ornò in pol.<'i'l' del r·nrpo del la :;u.:i rdia J'l'll,siuna:
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questì cnmbattimonti costarono da una parte e dali' altra non pocho vite. . . Intanto si avviavano nuove pratiche per concluuder e un a:.:mistizio. Questa vol ta anco ra fu l' lnghiltorra che m oss.e 1l p ri mo passo. li m inistro de~li est.eri ing!ese, lor d Gra?v1llfl, "'i adopel'ò pr,)sso le due parti bel1 1g·er1rnt1: rer. ques to fin~, f? nel s~mso di permettere alla Francia di addiven ire a.Ile eleziom generali per la convocazione di uu' !J.S~ernblea . n.az,oirn le,. che nom inasse un Governo. Era ques ta rnfolli la d1ff1co lta pr1oc1{li\le., perchè si potesse lraHarn di pa~e con qu?lche. gua:re~tigia ; mentre da una parte 11 conte Bismarck r 1mpoverava <11 'Governo della difesa nazionale di essere sorto dalla piazza ed! no n possedere perciò · le qualità volute per poter tratt,&~e sm destini del la Francia, dal!' a ltra questo stesso <]overno riconosceva Ja precarietà di u na simile condizio ne d1 <\~se, ma chiedeva sollanto gli si dèsse modo di far pronun ziare 11 paese. L'armistizio doveva quindi avl're per iscopo d1 perr;11euere le e lezioni e la convocazione·dell 'assc\mblea . J.l conted1 U1smarck r ispose dichiara(1dosi pronto, come sempre, a trattare .su 9uesto. HJ'O'Omeòto e r ,o-otLando sn l t;overno la rosponsab1ltlà d1 voler ~ro lungaro' la g~erra e cli ave r ro tto le prime trallat!ve, . È nolo come a trattare col Bismarck sia stato scelt0 11 Ttner s, ii <i]lHJle r educe allora in Frnnc.ia da l suo viaggio presso i gabinetti di Lo nd ra. di Pietroburgo, di Vie~1na r: di Fire nze: s'in,.tese al l'uopo. co lla delegazione goveroa~iva d1 ~our~, e_~1 r eco incli a Versa 1!10s. Pmna per ò d1 confer ire su!I arm1sttz10. egli ollenoe di potere cn lrnre in com nnicazi(me cogli uom in i del Coverno ri Pa rigi. Queste facilit.az1ooi concesse all '_ill ustre s~o,r ico e statista, unii.e· col dispaccio pri:-ce<lento del 81sm~r ~k. fe{;er o credere immancabile la conclusione dell 'arm1st1210 . Ma q~ando si v(·nue a formularne le .condizioni .. Bismar ck offr) u n ,Hmislir.io di 25 giorni, duran te 11 quale s1 m~nt~1-robbe lo .<;ta.tu quo militare;; intanto san:bbersi falle le ele1,1orn ~ o ~onvocata l'a5semblea; sorse discussio ne quan to alle provrnc1e rlell'A lsazia e rk lla Lorena; ma· lo scoglio principale fu .l'a.pp1·ovvigiooamenlo di. Parig i, limitato a11a dura i.a dcll'ar!~.1sl.Jz.10; 11 Coverno della difesa n.iz1on,1le ne Jacr.va una condlZl~ne. si1~e qua non, ed i l conte di Bismarck ostinatamente v1 s1 rifiu to . per quan to il Tbiers adoperasse .tutta la sua oloque11za por n 0 1.tcnerl:1 . Le trattulive si protn1ssoro così alcuni. giorni , e rnalme~ite j ! 4 novembre. il Governo della difesa nazionale. ve1:.1endu l'rn- . .couci lia bilità dol le dun proposte, o considera1:1<10 che uu armisLizio seuza approvv1gionc1mento era la r;a p1tola.1,ioue a sca{ienza nssa. ordine) a Thiers di rompere le tra ttat1re. Noi saremmo inclinati n crrclero che. per quaD to da nna parlo ,,. rlall~alt.ra si ost<mli nelle circolari una grande sinc<'ril.il e 1111 ,;·ivo nmorc cieli,, pace, nè l'u na nè l'a ltra voles.so conchi 11dere u n armistizio, so non per rea lizzare 11~1 Yi1 nlagg-10 e gu11d11gnar tempo. Corto era gius ta IA d.o rnanda Jr~ne~se dHl vd.lov<Jgl1am èuto ·di Parigi per In du ra!a dlJl.1'arrmsl1zto; '1!a poteva llll_l' parern gi 11 sto al Bismn rek di c]nf)(lerc un ,corn,prttivo m1lt-
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CI\ON.ACA
l>OLITICO- MI LITAII I':
tare, che il governo francese~. non accordii va . ~la il vero ò che quest'ul timo uun_l:a l'orza se no!l quçnta g li e ne dà l'OJ~iniono pubblica_ d1. Pan g i , H que~t11 s1 mosl.rn coulrnr1a al i armistizio; di qui la net1•,sità pPr quel G·;v1·roo d1 stipularlo a condizioni tanto v11ntal!!-dose. ria pn1erlo prPsenli1re comn accettabile. Quanto a l IJismarck ed ai Prussiani sarnbbo un non cnnosccrn la natura um ana il non n1kre com e essi vogliano rnlle pagine clfllla loro storia scrivnre rlopo le capitolazioni di Séda n e cl i J\IHtz anche quella di Parigi; quindi la proposta cli condizioni <lifficilmc~nte accettabili. Il m e 'Oictis di Bisma rck è meno brutale di quello di Brenno, ma non è men o gra ve, nè mEmo inesorabil e. t e voci d'un nrmisLizio co nfermate dalla presenza cli Tlliers a Parigi, la notizia della capitolaztone cli Metz, lo sgraziato accidt1nte del Bourgot, ecco tre falli, ciascuno dei quali Pra basta nte per se solo a comurnovero qua lunque popolazione che non fosse la parigina; essi piombarono tu tti e tre co ntempor aneamenlfl in mezzo a quel popolo così ahilualnrnnle sensitivo, e la cni irri tabilità nervosa non dovette certo esser fl smin uita dalle conti nue punture d'uno stato Qos~norrnnle, qual è qu(•llo i n cui si trova Parigi do po il suo investimen to. Le ma terio in cendiarie, che non vi mancano mai, presero fu oco , e Parigi fece 1,1 sua « giornata. » Fu la giornata del 3l ottobre. la quale sarà menzioDflta ucl la storia accanto a quelle del 20 gi ugno . del 10 agosto, del 31 maggio, del 9 Termidoro ecc., ma, a differenzn di queste. Ih>n rnncchiata di sa ng ue. Rispa rmifl mo ai lelt.ori la narrazione di questo avveuimonlo non militare, i cui particolari giunti per 111 solita via dei pall oni aerostatici furono lelli con avid ilù da tuttò il mondo. li Governo della difesa nnzionale rimesso in seggio da lla gran ma~gior~nza clclln popolazionr., credette .ciò. non os.ta~ le di dover fa re n eon fer ma re 11 suo potere <la un ptchisc1to. L os1to t1 i questo non poteva essne clrn una . conferma del ple~iscit<~ nssai pi ù eloquente, che av!;)va sa lvati dalle ma111 <legl' msort1 i membri del Governo. Forse è possibile chfl questo abbia dato ,11 Govorno stesso una misura dell:1 sua forza e del la sua vituliti, 1wr cui ci altenrliamo che dia ora prove di 'maggiore Pncr,,.ia' orn tanto più che la crisi suprema sembra avvicinarsi a gra'n passi, se _è ''.''r ? ell e. a . Pa rigi ~om inci a sP.nt!rsi il_diretto di molti generi d1 vi tto .. E passa_lo 11 mo'?enlu_ 1h er.c1 ti1re la cnriosi lil pubb lica c:ogl1 scanda li delle n velazion 1; è ven uto quell o di prPndore una decisione, o poichè arm istizio non si vnotH. si cl11hbo vo lern la gue1'ra e noi modo cho convie!"!e alla so!Pnn ità delle promesse raue, alla gran<lczza del le eircostanzo pt'esen li. Trochu l'ha dello: Parigi non deve aspettare salute che ria s(~ ste$sa . Saprà procurnrsela , o almeno cadere degnamente? ·. Ed ù proprio vero che Pnrigi non può aspel!a1: :;al uln dal di mori . La Fr'qncia è in nno stato di complola ··lissol w\ione. ,\.vvczzn ad nsret.té1re la pal'O la d'ordino dalla cnpi tnle. urgaoizZ8 lrt tulla con nn sistr rna di nr·c,,ntr.imr·n fo nnico ili mo ndo,
orn ossa si trov? come nn corpo a cui manchi il c_u ore -ed_ il c<~rvello. Pr ecipitata _v iolentemente n~I momento_ di ,magg~or cri.;i da una fonna eh gover no ad un·allra, essa _vide ~amuw_to io un criorno tntto il per sona le govema_t1: o, e s1 trovo abbaudona ta''a; pr oprii impulsi, alla prop (·1a mizi~t.1v!;1, eh~. ~on era mai stata chiamata ad eserci tare. Ogni princ1~10d auto11 ta_ scosso e ne••ato. arfìda ta la forza a ll P mani di tultl, le passton, poeoJari ~bbero libero campo di. manifestarsi in tutta la. loro vio: lenza; e mentre nelle campagne regna la desol?z10_ne, ed i eoo tad ini abbnrriscono la guerra , cercando salvarsi dai fran chi tira to1~i non men o che dagli ulani, i~e!le città , la plebag l_1a innalza e depone a posta sua le au tor1ta. Oggi e 110~ citla, domani è uu'allra che inaug ura la ba_ndiera r9ss~ ': 11 reg?o <!e! terrore. La delegazione di governo d1 Tours s1aff<1!1ca a ~nandac decrnti e proclami, ma. bf,n _si_sen te ~he quello ,~ oma, .~~1 g?.Yerno nomintilB, a cm ul)b1d1sr.e cln vnole. F1,rnch 1 tu atoi1 , mobili rr uar dic nazionàli, soldati dapper iullo; ma form orgauizzatè b"en poche, e queste, se capita i_l caso, de pongono esse stessA i proprii capi, _nomiunndone altr_1. . . . , , ., s i par la bens) di crnqLle oserc.il1 rl e_U.1_della Lo11a. del Nord , di Lione, dell'Est B dell'Ovest; ma chi Cl puodire \a loro c:omposiziooe e i loro generali che sono ~ambiati ogni momP? to? A queste forze più o nrnno regolari e venuto or a arl 11ggiun~ gersi Goribaldi, a capo di trna h~gione cosmopo llll<_:a, anelo form andosi e organizzandosi a poco a poco Ce1lo 0 0 1 non possiamo che loda re ed ~mqii rare il sentim_ento_~~n:-r?so e}~'. ' lo spins_e a. tal _pas~o ;. pnit;h_e Lt'. Lta !a. ~ua v1,~ù p_.i~salcl f'.1. spe}~ a fa r tm:mfare 11 pr111,~1p10 d1 nnzH)1Jdl1 la e d rnd1pendenza, e.,h r,ra conseguente a se stesso acconcod_o a prestare 11 s1~.o bracc10 in sostegno del ln naziove _l't a ncese_; 11 pr1V1leg10 dell i(Te~rlOnsabilità e dcli" r,xtra-legal 1ta. a cui egll non voll<i mai rrn t}nziarn e che gl i venna sempre, almeno ta citamente, consenl1lo, que,to pr ivilegio egli vol le far valer:e anche gu~s.ta _volt,~. Invu o c'è sempre dell'eroico, <lr l poet1eo. d~I pr imitivo lil lui: e il vedere che la causa, ch'e!:tli a nelava a difendere, ~1:a cosi disperata non pollwa essere per lui che un 111v1to d1 p1u. E eh ciò nessnno gli fa colpn . Ma è _depl_or~v?le 1l veder e eh~ lo ablJia sedotto piìJ lii fo r ma che 11 prrnci~110 , e r.he _per tidender e oru la ca usa tic.Ila Francia r epubbli can~. a bbia_ credute~ di svill11negcriare quel la bandiera sollo la cm protezione egl! stesso compl le sue piì.1 glorioso imprese, s~gu1taodo CO$Ì_ ad a li eoarsi 10 simpatie di quelli i qua li avrebbero voluto accompao-narlo co' loro voli . Le sue forze non s?nu i?ume1:ose e Lrova~si tu ttora in via di fo rma ziorrn e d1 orga01zzaz1one; 11governo di Tours non si mostrò molto spi lecito nell'arm~r!e e nel provvederle clell 'oc;corrente : i lagni , com'era suppornb1le, ne fnron_o vivissimi. Senza Jeo-ame ed accordo colle altre forzi-i fran cesi, esse va rrno incoutr3' alla distruzione, appena si Lrovino a fro nte di un o-rosso corpo nemico. Ma Garibaldi è l'uomo clolle avvenLt,trn $tfaordin11ri t\ e henchè occolto _in ~ener~il e con. fr e,ldHzzai o in alcun i Iuo»IJ i so ltanto con sl.C1'l ll g rida eh en1.us1asmu_. egl i persevera nella"' sua imprern . Fino a qnc:;to momento egli ll(' O
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r. nONAC.,
sostonne ancoro veruno scontro col nemico, e le ullime notizie ci vengono da Aulun, dov'ogli si è trasportato por ferrovia da l campo di Dòle. . · La situazione militnro dei Pruss'aoi in Francia è certamente al momentfl d'oggi senza pericolo imminente., ma non senza
difllcollà. Fincllè ~lctr. r esislelle, .le loro forzo si trovavano ag,gruppale per la massima parte allorno a l'arigi e a ~Jelz, mentre un 'altra parlo assediiwa le minori piazze, e uu 'allra ancora teneva la cnmpagna, sin pel sem plice scopo di ap provvigionamento , sia por uno scopo m ilitare. Queste colonne, quando più, e quando meno forti. r idotto anche tal volt.a a semp lici scorte di convogl i, sono soggotl1;1 bene sposso a piccoli scon tri, ad attacchi, a rnol es tiH, se non altro, per parte dei corpi fran ch i francesi e dello popolnzioni. u necessità di procedere a forti requisizioni in un pacso già così aspramonto Yisilalo dalla guerra fa sorgore mille diffìcollà, òà luogo aviolonzo, rnpprosaglie od eccidii, di cui ogni giomo i fogli ei recano i particolari. Intanto lo piazzo forti d<'lla Francia cadono ad uoa ad una. li 16 oltobro capitolò Soissons I centro importantissimo dello comunica;,;ioni fra la Sciampag-na, la Piccardia e Parigi, o an. cura più irn porlantu pe' Pr ussi,lJJi a l momento prn:;entu, eomè di sopra si 11 olò. per aver e aperto uoa comuuicazion o rerroviaria fra Ch;ìlons e Parigi, monlre rp1!llla diretta si trorn intcrrolla. Venuo indi la volta di SchleUstudt, investila il S ottob re o che c,apilòlò il 25, duo giorn i soltan to dopo aperta la p ritna par.i llela. \'ordun, oi:srrvala soltanto da principio, investila sul fine di sellornbre, lw capitolato essa pnre 1'8 novem brt·. Colla sua ca, lul,1 i Prussiani hanno libern dui Francesi la comunico;,;ione niù diretta frn Parigi H la fro11t.ie.ra prus~iana, ed ac411istano Ìa ferrovia Verdun-Chàlons. Finalmente co lla capitolaziouo di No u-13rissach , avvcr.u ta il • lO di questo ruese, cadde l'ultima resistenza dei Francesi nel la va llo del Reno; cosicchè tra nne lo due picco le piazzo di l'falzburg e di Ilil3che nei Yosgi l'Alsazia è complelamonlo i11 mano dei Todcschi. Ma pr ima ancora che qunste piazze dell'Alsazia capit.olnsscro , erasi già iniziato un movirnenlo cl'invasiOnP della li'ranea Con tf',1 . Lo truppe che avflva oo assPdiato Strashurgo, fo rmalo in u11 corpo d'estJrcilo che 1'11 il XIV°, sollo il comando del goncralo Werdor , si avanzaro11u fin da l principio d'olloh t·c atlnn ci-so In regiolle dtii \'osgi, per noi.tarla dalle i;o lonnc tl i l'rn oeh i tiratori <' di truppe rcg,>lari che 111ol<'st..wano non poro le comunica . zioni fra Strasburgo o Nanc,r . Dopo ,·arii comballimenti, di cui nuo accanitissimo 11 SL-Oié, questo cor po s'avaul.Ò fin o a Epinal , do ro giunse il 15 ollobn•. ili lii ~npcrando la catrna di alture che ('ollega l'altipiano di Langres <' i monti Faucilles cnl Bnllon d·Alsac<', il ~cmcrale \YPrdl•r discrso colln i;nc truppe nc•l l111cino cld la Saona e• de l D,lllh::;, occ11 pand11
POLITH.:o-m u ·rA IIE
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\'1•soul, <i ro,pingon.Jo dinanzi a sè le truppci che il generalo Ca 11:1tm els i.l\'C\'él ml's_s~. insieme co n varii bullaglioD i di deposito e g u11rd1e mobrll . l i giorno 22 _il corpo \\'<wdor arnaznndosi da Vesonl a Bosançon i~conlro n,uovnmenle ques te truppe fra Rioz e Vorn v su(I,~ c~eslra r\ell'(?tgnon, e dopo un lungo comballimco to, iii ~u1 1 1' ran c1:~1_sp1o~urono mu lto valore, li obb ligò a riµa ssnru 11 fìumc, o r1 111·ars1 a Besancon. . Scifuiro1_10, nlcuni giorni ui ina2io11 e da un n pnrle r dall'all.ra ; t ga ri t,a_ld1111 starano allora a Dòlc, donde si c1ranznrooo beu nnc.he ~1!10 ~ Pesm es. _Ma i Prussiani agirono come se ovrssero ortl rno d1 1·v1t,_1re og 01 ~con 1ro con essi. Finnlmento dopo rsso1·s1 lratlc11ut1 una se_tl1manc1 fra la Saona o l"Oignoo, si conCP11lraron~.a. Gray, e 11 30 ottobre comparvero sollo Oijon, 0 1111 pm1 rpn11!s1 delle a lture che clom inano qu esw città, il giorno appresso v1 entrarono . ~ no sgtiardo allfl carta hi~!!'la P<'r r,~r co~p-f·,·n_dere l'im portanza dell occupaz1000 d1 01Jon. Tre linee lenov1ane vi fan no capo : l'una per la valle dell'Armuoçuo, poi dell'Yonne e tìnalm~nte d~ lla ~en!rn corre iu tl ir1->zin ne. nord-o rcsl a Parigi, !J11 .a ltra rn dtroz~one sud "" direllameu le n Lione: la terza infine ,·~rso est s1 collPga p1•r rnrio diramazioni collr fc rro vio d<d la Sciampagna, della Lorena, dclrAbazin e della Franr.a Contea. . . Ci unto ~ D}jon. non .s('mbrn che il corpo di Wèrdcr abbia fallo ulterior! pr?gress1. forse. riconoscentfo la $UH posiziontt alquanto orr1,sch1at_a , esso all,•nde i rin fo rzi che gli devono g1nngorc dnll eserci to clrn assr:diava Melz. . ~cllo stc~so t<~mpo altre I.ruppe l.od osche, di cu i finora non c1 111 d~Lo appurar bene l'oriKi1..1e e I.i composiliune, ma che p_robab!lmunle sono quello slesse chu nsscdiavHno Schlrll:;Ladl, s1 ~? no ava nwte 1wll'Alla Alsa zia verso la frirnosn t1·m1ée dii Bel(vrt; cssn non Lrovaronu dinan;j a sè che poche fo rze fran cesi, "? gn~n f)a rte della guardia mobile; IE\ respinsero in varii ~contr1, e 11 giorno 4 e!"se a,·oruDo iuv(1slito la piazza di Helforl. li ~1orno 8 queste stesse truppe ledesclm occuparono senz11 r es1strnza ~looth61io rd P. il g iorno seguente Dell l'. - Per la valle del Doubs f'~Sf' _accrnnano .i riunirsi col éorpo di Wcrd1• r. A oche l'es_.. rc1lo chfl assedia Parigi ha irradia to, come dicemmo, vat'l o colonne per oc,:upare una vasta zona di terreno f:ò assoggollarla allo r cquisil.ioni. Di queste la più importé,n le lu quelld comandnla dal generale bavarese von dor Tann . com1>ost.a drl J• corpo barnrcstt, della 22' divisione di fnnleria · (Xl 0 corro) o delle divisioni di cavalleria 2' o 1• . Qnes tc I ruppe ora no ~la lo mail dato contro l'<1sen:ilo della toira, elio da Orl(·,!11s s1 era avanzato 1•erso Parig i fino a Toury : esse Jo r esprnsero tìn sotto O~léans d9,·o gli diodor~ battaglia il 10 ottobre, fl dopo avorio oùblrga lo a ripassare la Loira. entrava no il giorno 11 i 11 Orléans sll' ssu . · J_I i;'enera le von ,lcr Tann si spi n,o ben ,111(·0 al di l/1 della Lotr/1. ma, !1(!11 ~rodendo fos~c prudente arrnnturarsi co~ì lont,1110 da Par1151. ritornò ben presto ~u lla dcstr11, contentandosi
300 di mandare al la sua voltn dello coJ()nnn all'i11toruo r er fare requisizioni. CJna rii questo occupò il 18, doro un aspro combaltimento, la città di Chntcaudun. che trovasi sulla ,·ia diretta fra Parigi e Tours Il 21 ottobre fu pure occupnta Charlres. Lo notizie giu11te in questi ultimi giorni ci npprondono i primi rovesci dellt\ ar mi Jndc'sclle. il pm110 sorriso df'lla villoria sulle nrmi francesi L'f'srrcil') 1Hla Loira, che. ora si trova sotto il comando del genor,1le Aurolles dP. Paladino, rlopo avere villoriosamt>ote r espinto un attacco tiri Tedeschi su Chateauoeuf, pr ese nlla sua vo lla l'o(fonsiva e il giorno 9 allaccò il corpo cli Tano presso Orléuns. Nou si conoscono ancora i part icolari di quoslo combattimento che fu proseguito il giorno 10, e il cui esito fu la ritirata dei Tedeschi o la rioccupazione di Orlòans per parto dei Francesi. i qua li cootano fra i loro trofei o ltro a un mig liaio di prigionieri, duo cannoni e gran quuntitù di carri. Questa vittoria non fu dis~imulata dai bollellini prussiani, i quali parlano d'una brigata ba,·aruse che avendo smarrito la strada fu in gran parto tagliata fuor i. Il generalo Tunn si ritirò a Toury, riunonu osi colln colonn,1 eho avova occupa to Cbnrt.ros, e aspeUundo i rinforzi che l'urono dir etti a quella rolla dal campo di Parigi . Dalla loro parie i Francesi non sonosi arnnznti molto oltre da Orléans; cosicchè tutto d/1 a dived ere che nppt•oa il genera le Tann avrà riccrnto i riuforzi vorrà far loro µagar cal'o l'onore di qu<·sta v11.toria, l'un ica finora per parte doi l<rancesi. Di più non ò lo11tano il 1-{iorno che entreranno pure i11 azione IH truppe cho <'raoo n llotz. Queste, dopo lii capitolazione . furono nuovamonle distintn in duo eserciti. di cr.i il l" vC'n11c puslo sotto g li ord ini dol generale Mn nleuffel, mentre il p1·iocipe Fet1erico conservò - il comando di quello cllo"giù prima Nél il 2•. Del l esorcilo il \'II• corpo è rlestim1lo a restare in Mclz. ricevendo anche la missiono dell"assAdio ùi Thionville; il rnsto, cioè il 1° e l'Vll! corpo. ~i dirig.) vorso il nord della Frt1 nci11, dove si parla d'uo esert;1lo fraoceso che si for1na a Lilla so tto g li ordini del ~enerale B011rhaki. Del 2° esercito il !l0 corpo fu avYiato ,·orso Parigi , il resto marcia verso il sud, e a quest'ora osrn deve ~ià a vero iu gran parla raggiunto il corpo Werder a Oi.i on, po1chè sappiutllo cli uo comhaltimeoto che ehr>0 luogo il 7 a Chaumn nt fra i fr.in chi tiratori u truppl• dt>I 111• corpo. che fa pa rte nppunlo di <jlll'it'eserci to. L'arr ivo di qunsli r inforzi i"l i pnnli d(•signati segnerà la r iprern di llll',ll'di La oll'unsiva sulla r,,,irn dn u1rn p.:1rl11 e sul la Snorw dall'altra. Liolle, Bonr;;cs t· Tours sono minacciate Parigi s<.mliril In necc~sità di 111111 sforzo gnprPDlO o di umiliar•i. li momento di r.a lma prl'~rnto prcwode la granrle c111astrofe. Po vera l"rapcin ! 0
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l 'investimento altualc di Parigi ci porge occas ione di riferire un rstrall1J della tornata del 2:2 aprile 1869 dPI Corpo legislativo, nella qunl e sorse incide ntnlmente la questione delle fortificazioni della capitale frnncese. Molti e svariati sarebbero i commenti a farsi : li ome ttiamo pcrchè la situDziòne attuale delle cose in Francia ci pare che parli troppo eloquentemente di per sè. 1
Pelletan (1) - Propongo che a datare dal 1° gennaio 1870 In 1.0na mi litare di Parigi sia soppressa . ... Non ho In fatuitò di trattare la questione tecnica di nanzi all'illustro mar esciallo ministro dr--.Jla guerra, che ò stato uno dei noslri più brillanti uffiziali del genio: ma gl i chiederò di rolerci dire quali sono oggi p1•r Parigi i rnnlaggi di una zooa militare a fronte di cannoni 1:1 fucil i che han no una gittala. g li uni di 8 chilometri, e gli altri di 1500 metri. Del resto, la difesa di Parigi non risiede forse alla fronli era , e sovratullo nel nostro ammirabile esercito? La Francia non ru mai invasa elle in due circostanze: al tempo dulie nostre divisioni feudal i, qunnuo gli Inglesi s'in sodiarooo in Parig i, poi uol 1814 e nel 1815, quando i disastri di Mosca e di Lipsia succedettero alle nostre vittorie su tutti i punti dell'Europa. l,:Ia 1) q1testo 1tn tempo ohe nonpitò ritornare; le cause che hanno pnrtato la coalizione a Parigi non hanno più, nello stato attualo della civiltà, alcuna specie di probabilità. Parigi ò stata fortificala in previsione d'una uuova invasiou e dolla Francia e della perdila. possibile di una battaglia sul Reno, o nel le pianure del la Sciampagna. Si volle dare all'esorcilo hatluto 1111 punto d'appoggio, e non già mettere Parigi in istalo tli sostenere un 11ssodio. Si può egli fare, si farebbe l'assedio di Parigi? Il ministro della guerra sa bene che si prenderebbe Parigi come il generale Grant ha preso Richmond, tenendosi a una lega • cli distanza o interrompen do lo co municazioni. Non si nvrebbe neppur bisogno di quei nuovi stru menti d'artiglieria (1) Uno dni memhl'i dell'attirnle gol'crno dolln difesa naziona le .
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CJ\ONACA ,
l'O l.l'L'lCO-~IILl'l'A !IE
che annullano i vostri fo r ti e le voslrA muraglie. D'oli.ronde, non è g ià sui suoi bastioni che Parigi sarebbe difesa, ma sibbene nelle sue strade, sulle barricale ove l'operaio e il soldato si incontrerebbero por difendere insieme la patri a (Benissi~mo, benissimo I ) . Si è sempre così_ben compreso che Pa'rig i er a una piazza . forte d' una natura par ticolare, che non le si imposero lo tre zone di servilù militare, calcolate su ll'anti ca portata delle arm i a fuoco che le determinava. Qnesta portal1 avendo r.ambiato, le vecchie cifre. di 250, di 425, di 1000 metri non significa.no più nulla ... Nel 1840 si era dichiarato che le servitù militari non sarebber o state app licate a Parigi. Ma nel 1856 il genio ba Lutto ad un t ratto preteso l'applicazione rigor osa della ser vitù anche a questa ci ttà, e a mano armata ha distrutto tutte le costr uzioni .. . A Pantin, il genio è andato, coll 'arma al braccio, con un lusso notevole di truppe, a distruggere On anco delle al talene fabbrica le poi divertimento dei bambini! .. .. Voi non agite che per superstizione ai vecchiumi, e ptw timore di un pericolo impossibile (Approvazione a sinistra). Nie l, ministro dell a guerra. L'onorevole Pelletan ha domandalo se le zooe di servith militari esisten ti attorno . alle piazze fo rti e segnatamente attorno a Parigi, erano ancora abbasrtrnza utili per essere conse.r i;ate; ;e i perfezionamenti delle armi attua lì non ne avevano fatto scomparire i vantaggi. Le opinioni sono oggi divise sulla questione di sapere se por offello del la trasfo rmazione delle arm i, le piazze hanno perduto o g uadagnato. Presso di noi l'opinione genera le si è che hanno piuttosto perduto. Ma all'estero si sostiene l'opinione contraria. Per impadron irsi di una piazza; le bombo e il cannone possono bastare: in tutti ì tempi si è pobuto, senza aprir Lrincee, portare la desolazione. e la mo.rte nelle Ole nemic:he; ma un simile atto fu sempre r iguardato come un .utto di bar harie; ·- a questo riguardo nu lla è cambiato. Vi sòno, ha detto Pelletan, tre 1,oue; nella terza zona non si è assoggettati cbe ad obblighi senza impor tanza: nella seconda si autorizza la fa bbricazione. Ma la primn è la più imµor tante, µe rchè è vicina al punto che bisogna proteggere contro gli attacch i dei nemici. A Sebastopoli noi abbiamo . mollo sofferlo per la precisione del le armi. Noi abbiamo avuto dell e trincee costruito selle od otto volt.e su tre r anghi di gabbioni ; esso erano rove.sciato in
hrcv'orn, t) la lottn s' impegnava seuza che ooi avessimo guadngna lo pi Ì.1 di 5 metri. Certamente rwi n()n sicvmo. esposti a vede1·e mai attaccata la piazza di Parigi . m~l gli è la zona stessa di cui voi vi lagnate che rende impossibile una simile eventualità, pcrchè la que~ stionc delle fo r tificazio11i di Parigi ha preoccupato la nazione ugni qualvolta essa ha avuto a temere avvenimenti infol ier, sollo Luigi XVI. sotto la Repubblica. rn~I 1830. Quando si è trattato seriamente di fortificare Par igi, le opi·· nioni si sono divise: i più illustri ingegnc>ri sostenevano che il miglio e sistema era una cinta continua. Altri dicevano: una einta continua non basta, essa può essere for zn t.a: a motivo stes·so della sua estensione, ci vogl iono attorno alla capitalfl forti staccati ·per tenere il nemico a una certa distanza. In questo conflitto d'opinioni, il govemo si è deciso a far e ad un "tem po e la cinta e i forti. Parigi non vedrà dumque più il nemico e non sarà, mai completamente assediata. Por assediare una piazza bisogna infatti invtistir la: ora pensato . allo sviluppo di forze che sarebbe necessario per iove.stire una città la cui cin ta ha quasi 20 iegho ! Si verr.ebbfl forse a stabilire l'assedio di alcuni punti isolali? Gli assedianti sarebbero b.en presto assediati essi stessi. Ì\Ia le fortificazioni di Parigi perderebbero una g ran parte del loro valore se si lasciasse libera la fabb r icazione nella zona rnilitllre e alterno ai for ti , dacchè non è possibile consHrvare le servitù attorno a é1uesti ultimi e non far!e rispettare attorno alla cinta. Se si lasciassero innalzare delle costruzioni sia dinanzi al la cinta, sla dinauzi ai forti, Parigi sarebbe ancora esposta a ve· dere il nemico in circostanze disastrose che è sempre prudente il prevedere, anche noi tempi in cui esse sono meno a temersi. Uno Jei più grandi genii e al tempo stesso UDO degli uomini più onesti e migliori che àbbia avuto la Francia, Vau bnn , scriveva a Luigi XIV nei giorni della sua più grande prosperità: « Siro, voi siete circondato da successi, ma gli avvenimenti sono ben mutabili, bisogna prevedere l'avversità e preparare la d'ifesa anche nell'interno della Francia.>) Le zone sono dunque necessarie: la loro soppressio ne a n11u llerebbo in gran parte il va lore drlle for tificazion i di Par igi e questa aonullazione avrebbe per conseguenza: di rid urr e al nulla il valore delle piazze forti, sentinelle delle nostre frontiere. Oggidì i rnoviment.i di un esercito sono ben pii.I rnpidi
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CRONACA POL!T!CO-)IILITARE
<:ho una vulla: si può, se si ha la speranza del successo, lenlare una marcia ardila per colpire il nemico al cuore e distruggere le sue forze più ,·ive. Quando la capi tale è fortificata. la riuscila di una tale impresa diventa per Io meno assai <lnbbin, il nemico esita a coiIucarsi lra questa capitale e una linea di cillà fortificate . Lu fortificazioni di Parigi sono cosl divenute la base di tutto il sistema della nostra difosa territoriale. Bisogna ben guardarsi dall'indebolirla (IJenissimol benissimo!) Pelletan .... Io farò una sola questione al marescia llo. Non è egli vero che quando si decise di iutrapreòdero lu forLificuzioni di Parigi, poco mancò che si abbandonasse l'idea di una cinta continua e che fu ripigliata unicamente pPr un motivo politico? (Rumori) . I forti staccali erano l'idea cl i Napoleooo; solo si temè che nell'ipotesi di un co lpo di SI.alo, i forli slncca li non potessero bombardare Parig-i. Quanto a mc, io domando con tulli i militari: se uno o due di questi forti fossero presi, che cosa ne sarebbe della vostra ci nta continu a? Non è tutto: si è detto che bisogn1wa impedire al nemico gli approcci della piazza . Ma Carnol, per difendere AnYersa. non ne fece abbalterH i sobborghi. o Richmond ò stata presa da lungi. (L'oratore tratto qu indi la qur.stione legale e lìnisce per r itirare la sua proposta}.
I MAnTJNt CARLO
Derente.
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LA. SERB.lA
S TUDIO POLl TICO-MI:éITARE
COSTlNOHlùU
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regaanti le Jlispc11so del settembre, ottoùt·c e no11embrc '/870.
X. Condizioni economiche e politiche generali; 1·apporti colle popolazioni finitime.
L'ammin istraz ione della Serbia è regolare, ordinata, economa; gli impiega ti vi sono poco n umerosi ma ben retribuiti, siano essi civili o militari; le prevaricazioni e gli abusi vi sono rari e son o puniti esempla rmento. Ne segue che ad onta dei limitati proventi, il prin cipato non solo non ha debiti di sorta, mn , come già accennai, fa annuitlmente qualche rispal'mio. Cosicchè se per qualclie rara e straordinaria occasione il governo si trovò nella necessità di imporre al paese un au mento di tasse, ciò fu sempre cosa pa sseggiera. L' espel'ienza del passato, ha inienerato nella popolazione quella fede, che nei popoli non si ha gran fatlo nella transitorietà degli accrescimenti dei pubblici gravami. ANNO XY, Vot. I\' .
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LA SEHBIA
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Il suolo è, corrie pur dissi, lontnno ancora troppo dal dare ciò che potrebbe, non dirò già in relazione colla sua estension e assoluta e colle sue qualità, ma neppure tenendo conto del numero dei coltiva tori. Nondimeno le vi~ ,,.che dal!' interno conci ucono alla frontieru, diedero al traffico una vita che prima non aveva, facilitarono ,lo scol_o dei prodotti, e coli' aumentalo guadaigno, stimolando nel Serbo l'omore innato al peculio, ne eccitarono pure l'aLLività. Per cui mi si assicurava che da alcuni onni il pubblico benessere si accrebbe notevolmente; e che tale condi. zione di generale e relativa agiatezza, o per meglio dire che la classe degli indigenti sia. Yeru mcnte piccola, lo trovo con fermato dal non essermi mai imbattuto, nè. in Belgrado, nè fuori, in taluno che stenda la mano e chiegga ~ali' elemosina il pane che gli deve procurare il suo lavoro o la famiglia. È queslo del resto un fatto com une o tutte le regioni che visitai;. in nessun luogo ebbi ad in conì trarmi non solo nell'acr.atonaggio schifoso -..._ _,,. che troviamo in molti punti d'Italia, ma neppure in qualche· cosa che gl i si assomigli. Il commercio dei porci, che si fa in ragion e CO· tanto larga tra la Serbia è l' Ungheria, e di cui scalo principale è Semeodria, e mercato principalissimo Pest, ha per via primissima quella della valle della Morava; è il traffico che più guadagnò alla costruzion~ dell~ strade ordina1:ie e f,iù favore ne attende da quella della ferrovia destin ata a collegare di retta-. mente la fonte di produiione, la Serbia, colla piazza di esito, Pest. ., Quali sono ora le condizioni politiche e morali ge' nerali del pnese? Le riassum erò quaJi mi sembrò poterle desumere dalle osservazioni mie personali e .da quanto udii in proposito dai discorsi che ebbi colle _
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molte persone d'ogni ceto e cariche che potei avvicinare. Comin cio dalle interne. Grandissima è la quiete di che si gode nel principato di Serbia, e ne è sodd isfacentissima la pubblica sicurezza. I rari delitLi di sangue che a volta a volta succed ono, sono il più sovente occasionali dal risen timento e dalla vendett a; affetti com uni ai popolt ai quali la civiltà non ha ancora addolcito i cos tumi, o ammollita la fibra. Grande vi è la concordia degli animi e l'attaccamento all'attuale ordine di cose. li partito dei discendenti del ILarageo t'ge aveva forse ancora qualch e f'orzn prima dell'u cc isione del Principe Michele, del qual e però tutti indistintamente ammiravano le esimie qualità ; ma la catas trofe del parco di Topcidere segnò l'ultima ora di quel partito, facendone disertare gli onesti, giustam ente inorriditi e vergognosi di più oltre farn e parte e ri ducendo al silenzio e alla impotenza gli altri. Nella cospi razione che conduss.e a quella cata strofe due ufu ciali ebbero mano; uno stimato pel suo ingegno, ma domiuato dal demone dell'ambizi one e impaziente di salire i gradi della gera rchia; l'altro nullo; il restante dei , cosp iratori si componeva in rnassìn1a parte di gente di nessun valore, reclutata per le strade e per le gale re. Ernno 17 e Lutti furono giustiziati a Belgrado, non solo senza che nel paese si fac esse un moto qualsia si o una qualsùisi agitazione in favore dei Karageorgi vicl1, ma bensl ron pla:n so generale, e framm ezzo alle imprecazioni della folla immensa accorsa d'ogni pa rte del principato, alla quale si durò foti ca nell'impedire che facesse giustizia sommaria degli assassìni. Nei giorni in cu i la salma principesca stette esposta, seco-ndo una serba cons uelUdine, dalle più remote parti
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LA SEllDIA 308 del principato conven nero a frotte in Belgrado gli abitanti d'ogni condizione, per versare una lacrima e rendere un ultimo tributo di ossequ-io e venerazione alla memoria dell'amatissimo principe. Fu spettacolo, al dire 'anche degli stranieri, sublime e straziante in un tempo, e certamen te molto significativo. Esiste è vero in Serbia, ove è così diffuso il cuho degli eroi dell'indipeodenza, ancora un profondo sentimento di venerazione per la memoria dell'iniziatore . della lotta contro i Turchi, del primo Karageorge; ancora se ne visita coti rèligioso rispetto la casa a Topola; ma parmi che il trono di Serbia sia assicurato agli Obrenovic. Vi ha bene qualche personaggio eminente, come sarebbe il Gàrascianin, egregio patriota che per lunghi anni ebbe parte notevolissirn a nel maneggio degli affari amministrativi e politici della Serbia, che si ritrasse dalla vita politica. Ma la parte che l'attuale . reggente, colonnello Blasnavatz per la for~a stessa delle ci rcostanze, ebbe a sostenere negli avvenim enti che tennero di etro all'assassinio del principe Michele, asseO'nò al medesimo necessariamente il primo posto o ~ nei consigli della coroJ;Ja, e relegò gli al tri (l d un posto subalterno: ora è appunto qu esto posto che pon vorrebbe occupare chi per tanti anni , .come appunto il Garascianin, primeggiò fra tutti. L'astensione in questo caso non deriva da dissonanza vera di vedute; ma piuttosto da un poco di dispetto, o dall'orgoglio di non volere essere secondo là dove si fu lungo tempo " il primo. E poi sopisce le gare interne, che forse troverebbero qualche alim ento nelle memorie delle passate lotte intestine, il sentimento nazionale, l'aspirazione, universalmente sentita, a ricostruire l'antico regno
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309 serbo, raecogl'iendone intòrno i ali' attuale principato il maggior numero degli sparsi elementi. , Era per me causa di dolce comm'ozione l'osservare con c(uant'o compiacirqent.o, con qual fuoco tutti i Serbi, coi quali ebbi a L'rattenerr,ni, pnrlino delle loro 1 speranze a riguardQ del futuro, ·e come· un solei grande e nobile 11tfeLLo li spinga ad armarsi, ,a farsi forti, a prerararsi, per quanto lOI'o riesce possibi le, .igli avvenimenti cr1e la sorte sta maturando pér un avvenire che sperano non lontano. · l\1a in ciò non vi si adoprano coltardore subitaneo che presto• svanisce, ma colla calm::ì, colla decisione, col ,seguito di propositi e colla coscienza dello scopo ed anche della diflicoltà di raggiungerlo, le quali sono per solito arra di successo. Ad illuminare la popolazione, a farla consapevol e d1 ciò che fu, di ciò che è, e di ciò che ha da essere, fu dal governo diffuso a migliaia di copie, fra le classi anche infime, una specie di catechi_smo poliJ,_i.co_, --r:iel qualJL SQflO rja:,.sun_ti_SR_~çf~!n1entè i doveri del Serbo indipend ente verso il proprio pÙ.esé,''e vérso l..SerbT t uttavia soggetti al diretto dominio della Porta. Vi si 'fa pr·esentire come un giorno verrà in cui la Serbia sarà chiamata ad appoggiare i propri confratelli; che ·in tal caso debito d'ogni Serbo sarà di accorrere alla chiamata, e che allo ra dovrà egli mostrarsi nobile e generoso come nobile e generosa è la causa per cui avrà da combattere, porgendo ai fràtelli una mano veramente socconi tri ce, astenendosi da ogni violenza o sopruso contro le popolazioni, evitirndo possibilmente di essere loro a carico, e riserbando tutto il peso del suo hraccio contro il comune nemico . Qnesto caiechism o è spiegato nelle scuoi~ dei viL aggi, alle milizie, ai soldati stanzrnli, e nulla si preSTUDIO POLI1'IC0-MIL1TARE
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LA SERBIA
terisce affinchè esso divenga il credo politico èel paese. Non ho potuto assicurarmi se dalla Serbia' irradi veramente una propaganda attiva; so che esiste una associazione della giovane Serbia, di cui dim enticai ~ il nome slavo, e c11e pochi anni or sono contava aderenti sia nel1e provincie turche sia nelle austrouhgariche. Il poco tempo durante il quale dimorai a Belgrado, non mi permise d'avere su De attuali con· dizioni di tal e associazione alcun preciso ragguaglio. Ciò che mi pare certo s1 è, che, mentre il ,governo di Costantino.poli sembra quasi non darsi pensiero de.I 1 continuo cònsolìdarsi di 'questo piccolo principato, . i l'impero austro-ungarico se ne adombra non ' poco, ed osserva con crescente sospetto le simpatie incontestabili che i Serbi dell'impero nutrono pei loro con :\ frateili d'oltre Sava. :~ In generale, ,.\ustriaci ed Ungheresi, non solo no n ammettono apertamente l'esistenza di tali simpatie, ma ailettano altresì una certa disistima pel Serbo, di èùi~meuono·tn·-ev1tlenià~-·1'·ìngèo1ìa~,-ìnaoferi'za... ed il tardo progredire nel cammino della civiltà. Ma se il 'l'edesco può giustamen te fare ta li rimproveri alla schiatta Serba e Slava in ge.nerale, ne ha ,poi eguc1l diritto la forte, simpatica, ma pure tutla".i·a semi-: , asiaticn razza magia\·a? Checchè be sia di queste manifestazioni, sta di fatto che l'AÙstria ha l'occhio vigile e sospettoso su ll a Serbia; la quale a sua volta terne più ·che altro un eventuale ingrandimento dell'Austria nella Bosnia :' nella Erzegovina; se ciò si avverasse ogni avvenire della Serbia sarebbe più che mai compromesso. Per contrastare ad un ìattò simile, vedremmo Serbi ,.e r ·urchi combattere insieme; tale almeno mi p,irve
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3H -essere, non senza ragione, il sentimento dei Serbi, -coi quali ebb i a trovarmi in contatto. ( La posizione del gabinetto serbo è assai ardua; da una parte deve esso mostrarsi animato da sinceri sentimenti di devoz ione verso il Gran Signore; dàll'altra conservarsi le simpatie della razza se1~ba, mantenersene iJ centro delle aspirazioni, progredir~ nel consolidamento del!' acquistato e nel cammino del.la indipendenza, resistendo alle spinte degli impazienti e a stimoli che forse gli vengono da l!' estero e pro<::urando di persuadere all'Europa che non è governo rivoluzionario, e che il costituirsi di una Serbia più forte sarebbe una garanz ia di più per la quiete generale. Per quanto diffici le sia effettivamente il far camminare d'accordo cosi diverse esigenze, pure non vi ha dubbio che il gabinetto serbo vi riesca felicem ente, e prepari al paese un avvenire, che parmi non debba fall irgli. In fatti, fra tutte le provincie della Turchia, -è quella che presenta maggiore cpnsistenza, più seguito di propositi e di vedute. Quale è l'influenza della Russia in Serbia 1 La comunanza di' lfriguaggìo7'.clìè""'e - fésì{"'"in~anifesta pia ·specialmente dalla molta affinità della lingua, crea e mantiene una non dubbia simpatia nelle popolazioni serba e slovena verso la Russia. li panslavjsmo, se non 11iescì {nè credo sia mai per riesci re\ a determinare in quelle popolazioni una tendenza alcun poco pronunciata ad annettersi, a fondersi nell'impero mo-scovita, giunse pero a persuaderle che hanno col Russo comune lo stipite. Per altra pa rte il gabinetto di Pietroburgo, in cui il carattere prettamente slavo si fa , ogni dì più spiccato tendendo esso a mettere in disparte ogni altro elemento, seppe accortamente nutrire le simpa'tie di razza, appoggiando le popolazioni STUDIO POLlTICO- MIL!'rAf\E
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o almeno facendosene crede.re appoggio, nelle lorn aspirazioni all'emancipazione. La comunanza di credenze e di riti religiosi è un allro e non insignificante anello lra Serbi e Russi. · . L'appoggio ovutone in passalo, fa ai Serbi · sperare di pot ere avere anche in futuro, quanto meno, simpatico e con senzien te il gabinetto di Pietroburgo, allorchè nascesse ro seri dissensi fra Belgrado e Costantinopoli, o si avverassero sollevazioni delle altre popolazioni di rnza slovena. Ma se il Serbo simpatizza pc! Ru sso , e non è alieno dall'attendersene qualche vantaggio per l' incarnazione dei suoi progetti, egli pe,~ò guarda con ben maggior fede e compiacimento le proprie armi e i propri mezzi che ogni giorno si accrescono. Pronto ad avvalersi di qualunque aiu to gli possa venire dall'estero, dalla Russia o da altra potenz.i, spcran,lone poi a pL'eferenza dalla primn, non è però pe1· nulla disposto a farsi assorbire l)_e] gran~i impero -~Sarnaìico; r1·è iri'-àltro·. ta= Serbia aspira a sede rsi dornjnatrice sm l3alkan; com e giù fu nel xrv secolo; si compiace e vive nel suo passato, ed ha troppo orgoglio e troppo amore pe1· la libertà, per restringere le sue aspirazioni a divenire una sen~plice provincia del già troppo vasi.o impero degli Czar. Tale sentimento almeno mi parve generale, e per me lo credo l'espressione vera de ll'animo di quel piccolo paese, e la consegu enza logica del suo passato. Dirò di più. 11 protettorato, in certo modo la tutela, che Ja · Russia sovente affettò ed affetta ·di esercitare, in mani era talvolta troppo marcata, nei consigli a Belgradò, vi riesce un po' incomoda, e vi si desid era forse l'ingerenza più attiva di qua lche altra potenza, che non sia nè l'Inghillerra, nè l'Atistria, nè la Francia, le qnali sono troppo e in diverso modo interessate Jw'GllN,i;·
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nella questione d'Oriente e troppo vincolale dai loro precedenti per potere ispirare alla Serbia una fiducia / esente da sospetti e preoccupaiioni. ~~-~a p9~n.~a _E~.2.9.tUJtali,~ . la qua le, nelle qui stioni che sorsero , dopo il bornbardam cnlo di Belgrado, e che precedettero " e accompagnarono lo sgombro definitivo del territorio serbo, da. parte de.i Turchi, seppe condursi in modo affatto disintcre'ssato e acquistarsi un cerio numero di simpatie. Le molti ssime memorie dell'epoca romana, i numerosi rapporti colla repubblica veneln, la vicin anza alla costa dell'Adriatico e la speranza di avervi un giorno uno scalo (si mirereb be ad Antivari), la persuasion e che il nostro paese, non così interessa to come le allre potenze alln distrnzione od al sostegno ad oltra nza del cadente impero degli Osmanli, non sarebbe alieno · dal trovare giusto e ragionevole a. Belgrado, quanto giusl') o ragionevole riputò per se stesso nella sua lotta. per l'indipendenza; tnlte queste circosta nze, se mal non mi appongo, farebbero salllta re con gioia una maggiore e più diretta azione del gabin etto italiano negli affari serbi . Nella lotta delle influenze che s_i disputono il predominio presso i gab inetti indipendenti o semi -indi pendenti dell'Ori ente, l'Italia entrerebbe colla l>ilancin della impanialitù, della giustizia e del disinteresse, e vi acquisterebbe ce rtam ente un peso grandissimo che torn erebbe a ·suo lustro e le darebbe nella peni sola dei Balkan, tanto prossima alla noslra, qu el pos.to e quel prestigio, a· cui pub legiltima wen le aspirare. Per conto mio, nel giro che feci nell'interno della Serb in a Topola, a Kraguicroc, n Semendria, a Groska, ed altri luoghi, era sa lu tato con segni di mnnifesta simpatia tostochè venivo designato come un uffizial e
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italiano. Col·à la patria nostra è considerata, come è infaHi, fra le m-aggim·i potenze dell'Europa attuale, e, malgrado i guai che noi tanto risen tiamo perchè ci viviamo in mezzo e che ci fanno fo1rse stimare noi medesimi meno di quelle, che dovremmo, gode ripntazioue di avere fatto grandi c_ose nell'ultimo ventennio, e ci si guarda r.on occhio d'invidia; sarebbero felicissimi, e non a torto, di conseguire, 1·elativamente, quanto _già la .terra nostra giunse ad acquistare nel ,'.Qlgere di pochi ann i. Due nostri consoh, il s,ìgnor Astengo e Scovazzo {non paTlo dell'egregio ed intelligentissimo attuale console generale conte Joaninì, perchè di poco tempo in Setbia) e il capitano d'a1·tiglierià ZanoÙni, alla cui opera l'artiglieria serba e l'arsenale di Kraguievac, come dissi .più sopra, devono in parte la loro attuale flori-dezza, contribuirono largamente a farvi conoscere favorevo1lmente ed apprezzare il ·nome italiano. A. quest5 punto m;i si permetta una piccola dioTes0 sione, la quale di sghémbo almeno entra nell'a rgomento che sto sv0lgendo, mi s1 permetta cfoè un eenno sulla condizione dei rappresentanti delle potenze europee in Oriente . . In generole, nei paesi d'Oriente, non solo gli agenti diplomatici, ma un conso'le ed anc·he un vice-conim1e, pom10 esercitare una gra,JiJde influenza sia in pro, che ~ontro, ·e per ·così dire rendere caro o mal viso il nome di un intero Stato. Le abitudini diversissime daHe nostre, il difettò -quasi generale di vita sociale e di molte delle comodità a cui siamo avvezzi, la diversità di climì, · di lingue e di raz,ze, !'·e strema carezza del vivere e di ogni pi11 pic·coln conforto, rendono grave, tedioso, - uggioso ai più dei nostri concittadini, e degli europei in genere, il h1ng0 abita·r e in quelle cohtrade;
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donde nascono la stanchezza prima, poi l'avversione ai luoghi, alle persone, alle abitudini, e il desiderio, -che degenera in ismania, di allontanarsi da luoghi divenuti insoffribili. pi tali condizioni d'animo soffrono naturalmente i rapporti tra i rappresentan ti esteri e ·i govern i e le nazioni appo cu i sono accreditati, e ne sono generati gli screzi, i dissapori e talvolta anche le collisi-oni, che, se non intorbidano, incP.ppano almeno il regolare procedere dei n1pportì stessi e guastano l'armonia che ,è per essi tanto giovevole e necessaria. Ohrecciò sono frequenti i contrasti anche fra i rappresentanti med:e simi, essendo l'Oriente uno dei principali teatri di lotta delle influenze estere. In tali contrasti poi il governo nostro, finora ;rssorbito quasi per intero dalle int?rne difficoltà, forse non prestò sempre il desiderabile -appoggio ni su·oi rappresentanti, con discoramento di quest'ultimi e scapito notevole di prestigio e di i.nfluenza. Da tutto ciò a mio giudizio emerg-erebbe: 1° essere necessario d'avere in Oriente rappresentanti che vi stiano volonterosi, ·o almeno a cui un lauto corrispet· ti~o tenga luogo dell'amore ,al soggiorno, difficile a trovarsi; 2° che vi soggiornino lungamente, e àìrei anzi, vi faccia no l'intera carriera (come gli In~lesi) non essendo possibile di prestare opera veramente utile nelle l'egioni orientali, ove è tanta copia d' interessi disparatissimi e tanta diversità di lingua, di razze, di costtimanze, se non dop·o un lungo soggiorno; 3° che vi portino·, insieme ad un grande spirito con~iliativo, una grande fermezza e una grande indipendenza di carattere per non subire le influenze; 4° che il governo sostenga i propri agenti, ognorachè sono nel giusto, e quasi direi anche nel caso c·ontrario, giacchè in quelle regioni ba più ragione chi più si
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mostra energico, autorevole e risoluto; 5° esserP. desiderabile che si creino, mercè degli ottimi elementi che si trovano nel corpo consola're, segnatamente nei molti giovani che ~i sono ascritti, un semenzaio di rappresentanti pP.r un prossimo futuro, scegli endoli per le regioni orientnli fra coloro che già vi hanno fatto un noviziato di alcuni anni, stimolandoli ad apprendere qualcuna delle lingu e locali, e rimunerandoli nella misura più larga possibile dell'esistenza; non certo invidiabili, e, che nella mnggior parte delle local ità (Sulina, Salon icchi, Varnn, ecc.) sono costretti di menare. Non m:1ncano ne ll'egregio corpo dei noslr,i agenti . e consoli personalità ricche d'intelligenza, d' istruzione, di buon volere, di amore alla patria ed · al patrio decoro, e già versati nelle intricate quistioni che si agitano intorno nl gran centro di C6stantinopoli. · Il governo nostro pnò, volendolo, avere in essi ottimi interpreti delle sue disposizioni ed ngenti delle sue· decisioni. Per mezzò loro l'Italia potrà riprendere una parte di quella influenza che · in quest'ultimi anni pur troppo le è indubbiamente sfuggita e accrescerla in breve, con lustro e vant;iggio comune. Tornando ora al le· relazioni della Serbia indipendente ed alle sue ;ispirazioni, debbo aggiungere che, mentre dai suoi patrioti si vagheggia, come dissi, la ricostituzione dell'antico regn0, ripromellendosi forse di ridonargli un giorno quei limiti stessi entro i qnah si era esso allargato -nel xiv St' colo, per ora le aspirazioni e le visle dei più, si restringer~bbero in un campo più pratico e si porterebbero segnatamente sulla Bosnia e l'Erzegovina. Ciò conseguen<lo la Serbia si mettel'ebbe in contallo coli' Albania, e col Montenegro si avvicinerebbe alrAdriatico, meta quest'ultima giustamente agognata .
347 -come qu.ella che le lascerebbe sperare rli potere avere 11n piede sulla costa, e di aprirsi così uno sfogo sul mare, ~,ferrandosi dalla cerchia di montagne e di popòli che d'ogni intorno la soffocano . • È in dubbio che il partito nazionale non perde di occhio quella prov in cia e vi cerca aderenze e vi colti va quelle che già vi ha. l\la l'assimilazione della Bosriia presenta non poche difficoltà, pur facendo astrazione da quelle, ben serie al certo, che proverranno dall'opposizione del gov·erno ottomano. · Per comprendere la natura · di quelle prime difficoltà è mestieri ricordare le condizioni generali in. terne di eletta provincia. , La Bosnia, passata definitivamente sotto il giogo ottomano al principio del xvr secolo, vide allargarsi i propri limiti mercè l'aggiunta della Croazia turca e: della Er:z.egovina. Benchè siasi per tal modo messa· a contatto, per una porzione non piccola della propria frontiera, coll'impero austriaco, e quindi coll'Europa civile, nondimeno essa rimase non meno estranea al movimento della civiltà europea,. che le regioni più inospiti del ~fonLenegro e dell'Albania. l'llent~e la vicina Serbia si va spogliando dell'nntica rozzezza, e cammina a passi decisi e relativamente rapidi nella via del progresso intellettuale e materiale, la Bosnia colle sue attinenze è rimasta press'a poco quale la trovò il principe Eugenio, qr è più di un secolo e mezzo, donde una disparità di livello sociale tra le due popolazioni del medesimo stipite , ,che sono divise soltanto dalla Drina. La causa di questa refrattariet~ al progresso è dovuta probabilmente al fatto, non avvenuto negli altri rami della popolazione slava compresi nel dominio turco, dell'apostasia cioè dei feudatari bosrriani all'epoca della conqufata ottomana. S'l'UDIO l>OLITICO - MlLITARE
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I Turchi per politica e per ossequio al corano, quando si allargarono fra il Danubio, l'Egeo e l'Adriatico, sottomettendo una dopo l'altra le popolazioni cristiane che vi abitavano, concedevano i privilegi stessi de lla razza conquistatrice a quelli fra i con, q11"i:.;tati che si convertivano. Tali privilegi consis~evano specialm ente nel diritto di possedere 'terre, di porlare Drmi e di potere aspirare a tutti i gradi, sia nelle milizie, sia nelle ammin istrazioni civili. La Bosnia al l'epoca della conqu ista era domin ata da una quantità di signorotti, i quali venendo a transaziol'le colle proprie credenze, per conservarsi il poter~ ed i privilegi, Dbbracciarono in massiroa parte l'islamismo, mentre la massa della popolazione ·si conservò cristiana. In questo carnbi~mento però di fede religiosa, fatta a g·uisa di mercato, il nobile bosniaco conservò lingua, cognomi e costumanze slave, pe1· le quali si m»ntenne legato ancora a quella popolazione, da cui lo separava· orr'nai la mutata credenza. Il tristo mercato non fu sen.za imitatori anche nella massa della popolazion e, per · cui il numero dei mussulmani slavi andò crescendo, cosicchè or sono pochi anni, si calcolava che <li un milioffe cìrea di abitanti, quas i un terzo pl'Ofessava l'islamismo; il restante era cristiano di comunione greco-scismatica e cattolici; di questi ultimi se ne calcolava il numero a 100 mila circa. I cr1sLiani non trovarono nei loro capi rinnegati un trattamento migliore di quello che avrebbero potuto attendersi dai Turchi, e anzi ne furono oppressi in grado forse meno tollerabile. I più .accaniti nemici di ogni civile progresso, la Bosnia li trovò sempre nei propri nobiJci, cosiechè i cristiani di qualunque rito (la comune oppressione
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fa :,ì. c?e vivano gli · uni accanto gli altri, cattol'ici e greci, m perfetta arr,nonia) ebbero spesso a ri,voltarsi contro i propri signori1 e1 ad invocare l'appoggio del governo centrale. E questo a sua volta fu più d'una v?lta c::is,t,re\to a mettere a segno i nobili ricalcitranti, ricorrendo ora alla forza, ora alle insidie e all"astuzia. L' haui-scerif di i,Gulhan,è, il Tanzimat,' I' Hatti-Hurn3jum, e altrettanti disposizioni con cui i Sultani riform~tori_ Mar.n ud e Abd,ul.-!1ej id teo taro no 1nigliorare l~ sor~1 dei raJù, trovarono nei belligeri e prepotenti signori b.osniaci il più! deciso e. insuperaili.Jile ostacolo. . Solo da poco tempo in qtJ.a si nota un po' di avviame?to ad uno stato di cose p"iù equo. Ma il complesso di codeste infelici condizioni esiste ' ancora ai dì nostri, e le aspi,razion .i serbe debbo~o necessariamente. urtarvi, contro. Il ~a!·ti~o nazionale ~erbo troverà egli più a·rrend.e:voli 1 s.1gnorotti bosniaci, pi~ giusti, più inclinati a far cessione dei propri diritti, dei quali finora si mostrarono così tenaci, per il bene della massa della popolazione. ~ in osseq ui o aJ sentimento nazionale che debbono pur sentir molto debolmente •t Per non lo credo. Il Lrovare un terreno su cui intendersi mi pare cosa quasi impossibile. . I! partito nazionale dunque non può, a mio giu- . 1 d1~10_, fare assegnamento se non sulla popolazione f, cristiana. Quando venisse l'occasione in cui questa ' do!n~nda-ss~ un'altra v0lta, armata rrnino, quelle franchigie che ,.1 governo centra,le v01le a più riprese conc~derle, e~I,, com alfa testa· il governo serbo, non deve riman.er~ rnsensibile· al grido di dolore degli Slavi di oh.re D.rm.i, e movendo in appoggio al buon volere del Sultano e. insieme delle popolazioni rivoltate, ro-
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vesciare a colpi di cannone . i covi di quella nobil tà turbo lenta, ignorante e tirannica. Per tal modo forse si sgombrerà il cammino alla annession~ della Bosnia, preparandola coll a ernaneipazione della massa cristiana, dal pqco numero dei fondatori rinnegati. E che tali siano le viste della Serbia indipendente panni poterlo desumere anche da ciò che ùno degli articoli del catechismo politico, di cui più sopra · ho deuo, che con rna 5giore insistenza s'inculca, si è il rispetto delle credenze religiose diverse . Con ciò si · vuol rassicurare non solo i cristiani di rito cattolico, ma allresì quella par"te cli bassa popolazione slava che si convertì success ivamente al maomettismo e che fa pure ·essa parte della popolazione sofferente: ·. Dal che si vede come la attuazione anche di u4a sola parte del programma nazionale serbo, · presenti ostaeoli moltiforrni e gravissimi, e conseguentemente come ardua e ·grande sia la missione che le con.dizioni storiche ed il genio del popolo, hanno affi.daia a quella frazione della nazione serba cbe siede fra il Tirnok e la Drina.
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XI. La, Serbia sotto il rapporto geografico-strategico.
Su questo argomento, che potrebbe essere tema a molt~ considerazioni, esporrò solo alcune idee, ìnt13se a mettere in rilievo le relazioni fra la Serbia ed il resto · delle provincie turche, ossia partendo dalla ipotesi di una lotta· fra la Serbia stessa e l'impero sov.rano. Due punti principali esistono nella Serbia, 'la perI
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dita dj ciascun €lei quali far.ebbe sulla popolazione una impressione funestissima ed eserc.iter.ebbe sulle operaz.ioni militari una grar:ide .e forse decisiva influenza, nel cJso cli una lotLa a mano a.rmata. · Tali punti sono : Belgrado e Kraguievac. La prima città capitalr, sede della corte, del' go · verno, e centro non solo della méig.gior massa di interessi economici, ma antora delle relazioni col resto dell'Europa, e coi Serb·i della 'rnon~rchia aus,triaca . Kragu ievac, centro delle principali risorse ,mili.tari, . e in ottima posizione strcHegir.a, giacchè nel cuore del principato, qua$i al centro dl'll grand'arco dE>scriLto dnl confine serbo-turco, al nodo di strade che irradiano in ogni senso verso il confine stesso, in regione rotta sì, m,1 pure aperta e atta a grossi concentramenti di forze, in mezzo alla parte di pqpolazione più ricca di tradizioni mil itari, perno infine deJla guerra della indiper.1den1.a, giacchè nelle gloriose lotte di Kara;!'·~v~ · george, di Mfc\ele., Obrenovich, Kr-aguieva6; fu sempre il luogo di rifugio ove i Ser.bi .ritraevansi ognora che l'esito meno favorevole della guerra li costringeva a ripiegarsi _nell'i_nterno _del paese. . '\ ~a _rerd1ta_dr ~r_agu1evac ese_rr:1terebbe c.ertamenl~ ') un a~1Gne p,u es1z1nle sullo spmto delle popolaziom che non . Belgrado ,stessa. t Del resto, ultne l'effetto morale, la cadu.ta cli Kraguie,vac in mano di un esercito nemico, avrebbe le ·più gravi conseguenze strategiche, g:iacchè per essa la -Serb ia orientalt-~ sarebbe separata dalla occidentale, il nemico dorniner~bbe tutte le altre va,lli prinçipali, · · ed avrebbe in sua mano la regione più produttiva. La lotta fo tal caso sarebbe decisa, quanclo non vi fossejntervento dell'impei'.O /HJ8tro-ùngarico, e Belgrado non tarderebbe grirn...' fatto a seguire le sorti della seconda capitale. · ANNo· xv. Vot. 1.v.
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LA SBRHfA
Nel caso d' in tervento per pal'le dell'Austria, Belgrado, e in generale lrr zona lungo la Sava ed il Danubio, sarebbe naturalmente la base, l'appoggio delle forze serbe e assumerebbe un va lore assolutamente prevalente. · · Sicc?me poL.!_!~'.;,~~~~~~~p e Belgrado si trovano nella medesima zona centra le di territol'io, nella zona cioè che è compl'esa fra la grande Morava, là Morava serba . , così. si può dire clie obbiettivo di orrni e la Kolubara . p · operazwne aggressiva contro la Serbia, provenga esso dalla Macedonia e Tracia, dalla Bosnia, o dalla sinistra dalla Sava e Danubio, sarà sem'pre l'occupazione di tal zona. ' A questo obbiettivo, dal ·resto dal!' impero turco, conducono le seguenti linee di operazion i: · 1° Quella che da Vicldino, appoggiandosi all'estremità nord-ovest della Bulgaria, conduce per Poscìarevac e Semendria a Beìgrndo, attraverso la regione più montagnosa e più rotta della Serbiu, epperb difficilissima; potrebbe servire ad u1i còrpo secondario . tutt' al più. Oggigiorno essa J_ia _il __,aì·avissirno in con( veniente di avere in fianco ed alle sr.alle la Rurna( nTa, i1 cuC contegno, nel ciìso di lo"tta tr~ s~;·bi e 1
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Serbi, questa linea ·era, per rispet.to ai Turchi, in ben migliori condizioni, giacchè era secondata ed appoggiata dalla linea del J)anubio, su cui i Turchi . avevano delle barche armate, e dai forti di Kladova, Vecchia Orsova, Elisabetta, ora tutti in mano dei Serbi; nondimeno per le difficoltà grandissim e del terreno non poterono trarne un grande partito; 0 , ~ La grande strada da SoGa a Belgl'ad9 per Nit,, la valle della Morava e Semendrìa. È la linea più diretta e migliore da Costantinopoli alla ·capitale
STUDIO POL!TICO - MILITARE
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serba; essa, per ·1e gole di Alexina~e Sveti Roman, conduce nel la bella val le de lla grande Morava, ove -a nche grossi corpi di truppe troverebbero comodità di si::azio e di manovre. Nella va.I le della Morava, si svolge di fianco alla posizione di I{ruguievac, nel eui bacino si penetra per tre v.ic da Jasika, cioè, Jngodina e Batucioa; migliore l'ultima ; tutte presentano delle buone posizioni difensive. Il possesso della valle della l\Iornva d1viderebbe in due la Serb ia , prenderebbe di rovescio la regione, tanto opportuna all,1 guerra di parltti, compresa fra la Morava ed il Tirnok, minaccerebbe da presso Belgrado e Kraguievac e cornprornette_rebbe seriamente l'esi stenza del principato. Però per pkdroneggiare Lai valle fino al sno sbocco è mestieri di im padronirsi, o quanto meno neutraliz:znre, mercè di un forte corpo di osservazione, la posiz ione d>i Kraguievac, nelle cui vicinanze sarebbe ,certamente stabilita la massa de~le forze serbe . Qnf'sta . linea d'operazione avrebbe nel piano di Sofia un ottimo luogo a portnta deJJ,1 ~Iacedooia, delh1 Tracia e della Bulgaria, ove concentrare i mezzi d'offesa e da cu i movere come da ottima base con tro la frontiera. sud-est del principato. La prima linea di -0pero.zione sa rebbe una buona succursale a questa , ultima . Le gole della Morava bulgnra sarebbero i punti da cui le avanguardie serb'e potrebbero contrastare il. .terreno ai Turchi . l Una volta condotte le opgrazioni nella valle dell,1 grande Morava , sarebbe inevitabile qualche grande · scontro; l 3° Linea di operazione è quella che si appoggierebbe alla Macedonia ed alla Albania settentrionale, · · ed avi·ebbe per grande ed eccellente piazza d' arm~
LA SEI1BIA
l'a.Jtipiano di Kossovopo'\o (Amselfeld dèi Tedeschi, ·alt'O-piano centrale della Mesia) origi·ne comune del V'à:i1ela r che scende a Salonicchi, del Drin albanese, ' dell'Jbar e della Morava bulgara, che poi si confon'ì doh·o nella grande Morava. ©o·desta linea conduce sulla zona obbiettivo per le valli d<ell'Ibar e della Morava serba, nonchè per la ~lorava bulgara a traverso alle montagne che la disgiungono dall'Ibar. , Consiste !E- ~ "~~ieri.t._ q!ltJw.11no PJtlLQ.çl,,,Q.J;u.:ir:L9.! P..~.1.~,--~o.~L ~i\~:U:, s ùi eon fi ne e . nella valle dell'Ibar, ,~ traversan9 gole e strette ass111 atte alla difesa, fra le quali vuolsi cita re cruella presso· Cacak (Ciaciak) a cui mettono capo i sentié'r i provenienti dalle origini della Morava serba, e dall' alia. Drina. Poco atta a gross•i corp•i di truppe, tale linea hail vantagg'io però ,assai notevole d.i tenere in rispetto dal oampG di Kossovopolo (•I) ove esistono alcune vecchrie fortificazfoni turche, in un tempo la Bosnia, (1) Trattandosi di regioni in cui la civillà europ!la non ha finora invialo che qualche debolissimo barlume e che la gelosia turca ebbe cura di nascondere per quanto potè allo sguardocurtoso dei viaggiatori, atlal,ch0, buoni tratti di esse sono co- , n'osciute ·~o po' per benn solo ai dì nostri, non sùrù forse st1pcrfluo che 10 qui spBOda alcune parole intorno a qnesto campo . di Kossovoe_olo, e ne metta in maggior evidenza l'i mporta·::iza geografico:stralegica e slori<:a. LO' carte e i.libri geograOci elle girano comunemente per le scuole, rappr~sentano la catena dei Balkad come spiccantesi con ischiena decisa da quella delle · Alpi Dinari·che al nodo del ~Jonte Scardo, che in turco, conservando quasi incorrotto il 'nome latino, chiamasi Scard-dag. Tali carte e libri ci raffigurano quindi uno spartiacque affatto teorico. · La catena dei Balkan comincia propriamente ad oriente dell'alto Jsker, nella m·assa montana del Kodscha Balkan (a ltoBalkan), e mentre C'la una pa1·te si avanza verso il mar ·Nero,.
STUDIO P,OUTICO-MitlTARE
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il Mo0tenegro, l' A}bania e la l\facedo.oia, e di inter·Cettare le relnzionì che la Serbia ha e pr.@<?.urere.J,be mantenere coi suoi connazionali di quelle rezior:i,i . i,1 dìre,,ione dì oriente con una massa elle si fa folta, aspris sirna e imper.vìa e all'origine del Ramscik si suddtv,i'de it1 <li versi rami, che tutti v(lnno ad appoggiarsi al mare, dall'altra circonda'ndo la pianurn va lacco-1.Julgara raggiungo il Da.nu]Jio, formando il gruppo montagnoso della Ser.bia orienta le, e co I_ lt3gandosi alle montagne del Banato. Il monte Scar.do, .forse. i .punto cu lminante di tutto il sistema orografico della Turchia~ ·europea, è come l'addentellato fra le due grandi catene de1 Ba lka n, cioè, e delle Dì nari che . Tra le du e, come legame, è interposta una conLrada ·p.ianeggiante, relativamente mollo depressa, la quale serve di displuv,io quasi indistinto fra le acque che scendono verso nord, alla Sava ed al Danubio, verso rnezzodì al mare Egeo, e verso occide.nte all'Adriatico. Dimodocaè una specie dri depressa, ampia ed agevole insellatura mette in questo punto ·in molteplici e relativa1rnmle mollo facili rapporti le due grandi ed opposte aoquependenze. Codesta depressione consiste io una successione di altopiani, di cmi quello di Sofia ,nell'alto lsker a nord del displuvio è il più elevato, e non ha chfl un'altitudine di 500'1' a 600m, e quelli di Uskup e Komanova, nella valle dell'alto ".ardar, epperò a sud del disp luv.io, piì1 bassi, avendo da 200 a 250"' di altezza sopra il mare. Due altre contrade elevate ~i trovano a cav.allo del displuvio e si confondono, può dirsi, affatto !'·una nell'altra, ,cioè l'alto piano di Metoja solcato dalla Drina Rianca che mette nella Drioa albanese, epperò corre all'Adriatico, passando ,p er un profondissimo varco tra lo Scardo e le Alpi dìnariche, e l'altopiano di Kossovopolo più volte mentovato, alto 500·~ ciro;i, . e origine insieme dell'lbar, della,.Morava bulgara od Grìentale e del Vatdar, il quale ultimo ne scende verso Uakup, lambendo il piede orientalo dello Scardo . Il Me!Gja e i,I Kossovopolo formano come una sola o vàsta r egione elevata e pianeggiante, con dolci ed opposte pendenze per le quali scendono le nominale conenli, la quale sprotungandosi verso nord-est va a confondersi coll'alto piano di SoOa, mentre a sud e a sud-est per le larghe foci che si incontrano nello spartiacque tra il
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SERBIA
STUDIO POLI'l'JCO- Mil,ITARE
Là trascuranza di un tal punto potrebbe farlo ca-
Bosnia, e certamente il concorso attivo dei Montenegrini, dei R9sciani e degli Erzrgovini. La posi'zione centrale di Krnguievac, coll'occupazione delle strette dell'lbar e della Mo rava, si presta egregiamente a con trastare 1' ingresso in Serbia, da tal parte; / 4° La linea di operazione che si appoggia alla Bosnia e clte entra in Serbia per le due principali benchè mediocrissime comunicnzioni di Vischegrad, sulla media Drina, e Zvornik, sul basso Drina (vecchia e ogginrni insignificante come piazza da guerra, ma punto pu r sempre notevolissimo come porta della Bosnia). La linea di Vischegrad è un po' eccentrica e conduce o verso la linea di Novibazar per Uzica e per la valle della Morava, o verso ia strada di Zvornik per la valle della Kolubara; poco atta quindi a risultamenti di qualche momento. Più vantaggiosa 'invece quell a di Zvornick perch è sbocca nella regione della Masva, la più pianeggiante della Serbia, e per Sàbac e Pales conduce direttamente su Belgrado. Sciabac, col suo vecchio castello, e Pales, allo sbocco della KolHbara, dominano questa via e coprono Belgrado. Le condizioni degli anim,i dei Serbi bosn iaci, ogni giorno più pròpendenti verso la Serbia indipendente, fa credere che 'Ja linea d'operazione deJJa Bosnia non possa più in avvenire assumere l' imp ortnnza che ebbe in passato ; ed è a credere altresi che il gabinetto di Belgrado tutto metterebbe in opera per garantirsene·, tenta ndo di provocare un serio ntllvimenlo in quella provincia, ove, come è noto, µ~!-~P,L?...~ s)qve,pR•• ~ largamente . rappresen tato nella popolazione. Dalle quali brevi considerazioni mi pare poter dedurre che da ·parte 'dei Turchi, direttrice principalissima sarebbe la linea Adrianopoli-Sofia-Nis-Belgrado,
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dere in mano dei' Serbi, siccome fu tentato dal Karageorg_e, e determinare la perdita definitiva della Karadag, l'Egrisçiu Dag (Orbelo), i Balkan e i monti Rodope, si congiunge ali' alto-piano dell'alto Vardar ed alla vallo di Kosteudijel (ossia ·dell'a lto Stroma) e più in là a quella della Maritza . ! più agevoli passaggi corrispondono alle sorgenti del \lardar. della Morava e dell'Jbar ossia all'acrocoro di Kossovopolje. ~ Da que$tO insieme di a ltipiani, su cui torreggiaJ;Jo diversemasse montagnose, ma isolate, partono comunicazion i che, per foc,i r elativamente basse, conducono nei prin,cipali bacini della Turchia eu ropea, della Orina albanese, cioò, del!' lsker, della Morava, dell'Ibar, e dHl la Orina bosniaca, ecc ., dimodochè codesta elevata contrada centrale può riguardarsene come il nodo comune. Evidentemente chi la possiede tieM le chiari di tutte le comunicazioni che menano alla Bosn ia, alla Serbia, alla Ilulgaria occidentale. all'Albania settentrionale, al illonteuegro, alla Macedonia e perfino· alla Tracia . E siccome il pi1mo di Kossovopo lo è come il centro della contrada stessa e comµrende il transito più facile tra le .due acquependenze merid ionale e boreale, così esso ne è, a giusta ragion<1, considera lo come 'i l punto capitale, e come quello che commercia lmente e militarmente concede al possessore la più larga faco ltà di muo- . · versi in tulti i sensi verso le differenti parti della Turchia europea. Arrogi che la surripetuta contrada è 'lun tana da'll'essere selvaggia erl incolta come per avvonlma da taluni geografi fu rappresen lata. Le grandi strade romane dall'Illirico alla Mesia passavano per esse. In questa contrada in ogni tempo si diedero grandi battaglie. Nel 1389 li.I potem.a serba vi cadeva, insieme al re.: .. Lazzaro, sotto la scimitarra dei Turchi. Ungari, Serbi, Bosniaci. Albanesi e Bulgari vi combatterono, in dive1:se epoche e con diverse viconcle, contro i Turchi, sotto il comando del figlio df Lazzaro, dell'Hunjado, di Scanderbe~. di Mattia Corvino, 11cc., ora prHsso Perserim, ora nell'A.rnselfeld stesso, ora nei piani di Sofia. Presso Wran,ia e Kossovopolo vennero coi Turchi a battaglia g li Austriaci negli anni 1669, 1689 o 1690.
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LA SERBIA
e chie le altre linee sarebbero secondarie · che fra . . . ' queste 1rnportant1ss1me sarebbe la linea di Novipazar, e che_ i · Serbi hanno nel!Ja Sclrnmadia (regione dei hosch1) e nel centro di essa a Kraguievac un'a posizione interna, ottimamente situa·fa per tenervi concentrato il nerbo delle loro forze, da cui muovere agev?lrnente, mercè la rete di strade interne, per raggi e corde verso qualunque punto del loro territorio, e dare così- alh difesa una grand€ atti·vità ed ·un carattP-re eminen-temente aggi·ess_ivo; mentre nelle forre e sole h111g0 il coofine, trovano opportunità a trattene re e pa·tal~1zzare le operazioll'i secondarie. Nel ?a11attere po•i, rotto-cop·erto del loro suolo, nelle loro 1rnmfmsi, va.Ili e val!ette, nelle loro selve !ranno tante c~nd1ì7,. ioni eminnnterne,nte v,q1t.Jggìose p·e r la guerra di parnigiani, per cui la popoJa.zione ha speciale attitudine. · Xli. Conclusione.
Conchiuderò questo mio lavoro, dicendo: . Che ta Se:rbia è paese d·i propositi serii ed efficaci, 11 ~uale ha innanzi allo sguardo uno sc0,po· bene defirJ.i,t0'. ,noto a tuHa la popolazione, e prepara con tenaeita e costanza esemplare i mezzi per conseguirlo, affrontando spese, i,0genri, senza però squilibrare pe1: ciò I,e proprie fina1ne .; . Che pe,r quanti difetti si possano imputare ali' or,,·ana~ 1:nento delle s,ue, forze armate, queste sono pu r se~npre·. rugg~aràev~l-i, e for:mida0ili anzi dhierrebbe ro appogg1·aimdro una insurrezione delle popolazioni' finitime di,pendienti a.ncora immediatamente dal gral'l· Su lMn o; Cbe la consistenza di queste forze si fa maggiore
STUDIO POLITrCO- MILlTARE
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<l'anno in anno, stante gli sforzi persevernnti che a tal fine si fon no dal governo e dalla popolazione; · Che le simpatie, incontestabili e facientisi ogni dì più pronunciate, delle altre popolazioni di stirpe serba verso la Serbia indipendente, dànno a questa una importanza che essa non troverebbe. certo ne!Je sue .sole condizion i individuali ; Che un altro argo111ento di forza deriva alla Serbia -dalla riputazione di bravura di cui gode il suo popolo nella pen,sol.a de.i BaJkan, e .d ell'assegn amento che si fa sul suo concorso, da Greci ·e Rumeni, pel caso che una lotta si impegnasse contro il governo di Costantinopoli; , Che conseguentemente la piccola Serbia viene ad assumere, rispetto alla quistione orientale, una importanza speciale e che potrebbe ben anco essere decisiva in certe eventualità; Che è di , sommo interesse il seguire attentamente e passo a passo lo .svolgersi progressivo di questo piccolo Stato, e studiarne le relazioni palesi e nascoste colle diverse popolazioni della Turchia, per potere alt' evenienia calcolare la portata · e il peso che 11ecbevebbe nella bilar:icia degli avvenimenti; . l Che finalmente l'Italia hà un interesse tutto pnr- f ticolare a tenersi in buoni rapporti con uoo Stato · f piccolo ora, ma che un giorno nssni probabilmente, mercè le valli del Drin albaoese e della Narenta, entrerà a far parte del ba cino dèll 'Addatico,. e acquisterà nella penisola orientale europea una vera preponderanza; si creerebbe per tal modo la pàtr.ia nos~ra ,rn mezzo di !f?,gi'ltima influenza presente ed avvenire in quella penisola, nel cui seno, len tamente sì, ma con . moto progressivo, si va effettuando una -completa trasformazion·e sociale e p.oli tica. G10vANNl SmoN1 ·
L1.wgotenente colonnello di stato maggiore.
I;A TATTICA STUD JA'fA COGU ESEM PI E COI CONt~f\ON'l'I
LA TA·T TI e· A STUDIATA COGLI ESEMPI E COI CONFRONTI DESUNTI
DALLE CAMPA.GNE DE L 1866 E 1870
FASE Ili. ì'iella quale si p1·epava l'attacco o la difesa e si viene all'urto delle fo1•zc.
Quasi tutti gli eserciti d'Europa sono ar'matì ora di fucili a retrocarica . Nel •1866 la sola Prussia ne fece uso. Italiani, Austriaci· e Tedeschi-federali impìegarnno negli attacchi è nelle difese una tat.Lica di combattimento. non troppo in armonia col progresso continuo .dell'iotellig1~nza e dell'iniziativa !individuale e colle esigenze volute da una sempre crescente perfezione delle armi çla fuoco. Il solo esercito prussiano si servì di una "ta tti ca differente; tattica che corrispond eva all' incessante sviluppo dell'_int.elligenza ed alle nuove armi a tiro rapido. I Pcussiani possedendo da oltre dieci anni il fucile ad ago , venivano naturalmente., per le diverse fasi d'un combattimento; istruiti conforme alle esigenze di questo nuovo strumento da gùerra, nella supposizione che un giorno o l'altro
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anche gl i altri eserciti lo avrebbero adottato; e poi quella loro Lattica doveva ad ogni modo esser buona,. e, a parer loro, anche migliore òi quella del nemico, quantunque non scevra da qualche appunto. Nei regolamenti d'.esercizio per la fanteria la base dell'istruzione è ordi nariamente fondata sulle qualità dell'armc di cui il, soldato è provvisto, non su quelle, quantunque conosciute, del fucile col quale è armato il nemico. Codesta circostanza metteva già i Prussiani in condizioni tattiche assai favorevoli perchè migliore era l'arma da fuoco, e nel tempo stesso assai sviluppata l'intell igenza, frutto di un sistema di educazione giovanile promosso ed esteso in tutti i ceti dellti potJolazion e con lnrghe e re11 lment.e liberali vedute. In conseg uenza , sarà più specialmente il modo di attaccare e difendere le pos izioni usato dni PrussiRni che noi esamineremo, e per incidenza la tattica che · vi contrapposero gli Austricci ed i Tedeschi-federali. Forse coi confronti giungeremo a farci un criterio circa il valore della tattica prussiana ed a stabil ire · se sia suscettibil e di modificazioni o no, dal qunle esame dlwrebbe emergere qual i potranno essere in avvenire le basi generali della tattica moderna applicala alle nuove armi, e se quelle sulle quali si fonda il rego:amento che quest'anno è andato in Yigòre per le truppe ? piedi del nostro esercito sono conformi alle esig0,nze presenti, almeno per quanto lo si possa ritenere dali' indirnione, risultato del confronto tra lorO' di fatti in con testabili. Mentre appunto io stava occupandomi di questo lavoro, scoppiava, come ho già detto nella II parte, quella guerra colossale che tuLti pur troppo (quanLunq11e non così prossima) prevedevano. Quang,o saremo in possesso dì rapporti ufficia li molto dettagliati sull'andanrnnto di quei sanguinosi combattimenti che
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LA TATTICA'
han no già avuto lu0go &ul suolo francese e che- mieterono vi-tfim'e a migliaia, sia da una parte che dal1' altra, «llora , io credo, passeremò ele.ll'induzi0ne aUà certezza circa ai sistemi tattid da usarsi in queste guerre micidia li, ove lo spirito di creazione procede di pari passo collo sviluppo nel ritrovàre mezzi dii distruzione. Purtutlavia dal le scarse notizie che fino a questo momento si sono ricevute, si può argu.ire che la tattica prussiana, ne'suoi principii, è la stessa del 1866 . Vi figurano pe.rò in maggior nume110 che nel 1866 gli attacchi alla baio netta e qualche impo!. nente assal to di fronte; conseguenze naturalissime di un armamento presso che egual~ d'ambe le parti, -della fortuna di guerra dei Prussiani che infonde maggiore audacia, e del coraggi,o matP.riale straordinario . dimostra to in pareccl~ie occasioni dai Fràncesi: coraggio che non pote.va esser superato che dall'urto, dal cozzo delle baionette. I Francesi al con trario usarono nel maggior num ero -dei loro scontri una tattica difensiva di posizione ed impiegarono· largarnen te i fossi a parapetti per la fanteria ( tranchée-abri) di cui si fecero tante esperienze anche da noi dopo il 1866; ma che furono bensì .provati, però pochissimo app,rezzati, dai Pru$siani, per l'influenza assai passiva che que' fossi difensivi potevano eserc.itare sull'animo e sul co raggio del soldato. Del rimanente osservasi ne' P.russi·api -quell'intelligente impiego della cavalleria, delle ava:p.guardie, delle mosse accerchianti, · degli attacchi di f]anco, che {lbbiamo avuto campo di {Hnmira re nella campagna del '1866, e cui ora, dal carattere grandioso della gue11ra, è dato uno sviluppo più ampro e deciso; - osservasi il medesimo parco impiego delle forze :Sul principio di ogni çombattimenlo, cui segue quel1
STUD1AT,\ COGLI ESEMPI E COI CONFRONTI
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1··aumentaresempre cor,itinuo, c9rne il bisogno richie.det è fo;10 a-Ila decisione. Sè ·dovessimo poi parlare della stra~egia, diremo, ehe questa scienza, presso i Prussiani è al!' apogeo'. per ilo rner10, ·della perfettibilità ~.resente. Le .pre~~a'.lit©lil i nella séienz-a della strategrn per parte dell m-t.eH·iwer.i.z.a prussiana ,, s0no enormi, gra ndiose e certrum~nte ispirale dal igenio e son1ette da un profondo calc~lo. Dovesse la P-r,mssia in segu.ito anche perdere, resterà se;Eopre il fatto, com'essa a.libia m~strato fino a q1:1-esto ·momenho a:ll'evidenza in q.ua~ !11_od_o e con qual'i, accorgimenti dellhlasi prendere l'm1ztat1Va delle offese e conser·varla facendo guerra ad un possente Stato militare, qual è la Francia. La Prussia_ha sap~~o · poi·tare .:,,vanti masse di combattenti superi on d'assai ~n numero a quelle francesi, ed ha saputo cond~~rle m maniera da mascberar.nP- 1<.l presenza fino all istante dell'-az:ione. , . Ma il mio còmpito non è tanto di parlare di strate~ia, come di tattica; e debbo peroiò starmene più specialmente ai fatti positivi del 1866•: .fatti però che-, bene stud iati, facevano presagil!e come sarebbero st~te sanguinose le guerre future. La poter.mi deJ fu~Jle_a retrocarica ar[).pa·rve Jurninosa nel ,1866; e 1 .dati d1 con_fronto ch'i o darò in seguito trovano perfetLame?t~ 11 loro rriscontro nel •1870: superiore anche al prevecl1b1le, dappoiohè due fattori inatt~s-~ ve_nissero a_c~·es~ere la potenza delle forze: quello c10~ d1 una a_rt1glieria perfez-ionata, .e l'a!Lro di un accammento rec1pro~o, effetto. fot·se dell'odio di ra,zza e di' una ,presunzione, per parte de',Francesi, fatalmente delusa .. · . Ma pr:oseguiari10. . . Secondo le nostre fasi, noi siamo nella 1a marciati• all'inimico, ed avu·to sentore della sua · presenza a destra, a sinistra o avanti a noi, abbiamo trqsfor1
..
(,A TATTICA
mato la lunga colonna di · marcia in un ordine più breve o da combat.timento: vale a dire, coperti dall'avatlguardia, avremo preparati gli elementi di una prima linea; formando òue o più colonne di uno, due od anche più battaglioni ciascuna·, a distanza variabile a seconda delle strade e del terreno; ed avremo designata una· 2a linea in ordine più ristretto; - e co\l'arliglieria è cavalleria convenientemente disposte siamo andati innanzi fino a che l'azione avviata dall'a;anguardia, gli oedini ricevuti, od una circostanz·a quaiunque di entità, non ci abbia suggerito essere giunto il momento di prendere posizione, locchè fu oggett~ speciple della nostra II• fase. La III°· fase abbraccia tutti i periodi della lotta, cioè: a) Lo svolgimento dell' azione impegnata dall'avanguardia. b) I preparativi d'attacco o di difesa per parte del corpo principale, e che si fanno mentre l'avanguardia combatte. · e) L'urto e le sue varie perip~zie. Comincia male quel corpo tattico , sia esso un battaglione, un reggimento, una · brigata ecc. che dovendo agire iso:atamente. o dovendo avere il primo scontro col nemico per trovarsi in testa d.i una magg ior colonna, non fa iniziare il combattimento da un'avanguardia, le cli cui truppe prendono una tal denominazione se il corpo rnarc.ia, e la scambiano in è1ue1la di avamposti se il corpo riposa. L'avanguardia agisce secondo le stesse norme e con maggiori precaiizioni del corpo principale. Se marcia, arresta il movimento, prende posizione, tasteggia il nemico e procede all'attacco o si dispon e alla difesa per procacciare tempo al gross~ di farsi un'idea delle posizioni, della forza e delle intenzioni dell'avversa.rio, ,allo scopo di adottare quel piano che meglio conviene _
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alle sue roiee. Un contegno amdogo osserva· l'avanguardia quando durante le fermate fa ufficio di avamposti. Se l'azione nostra dev'essere decisamente offensiva, il grosso, dopo aver preso per precauzione una posizione pr,eventiva, procede avanti per istabilirsi nelle posizioni difese o preparale dall'avanguardia, e quindi passare agli attacchi decisivi; - e se l'avanguat'clia non riuscisse a sostenersi, la si rinforza gradatamente onde eSSil sia in grado di conservare a noi l'iniziativa, iocchè è e sarà semp re un gran vantaggio . Se le combinazioni tattiche richiedessero invece da parte nostra lei difensiva, ci disporremo in posizioni aceoncie, e dopo aver preparate le varie armi alla difesa , attenderemo il lento ritir~rsi delle truppe avanzate. Talvolta, anche essendo l'offensiva ne'nos Lri piani, le circostanze potrebbero obbligarci ad una momentanea difensiva. Sarà perciò sempre molto difficile discernere i momenti opportu.ni dell'attacco o della difesa; ed è appunto il retto giudicare de' _medesimi ciò che costituisce la più bella dote militare di un comandante cli truppe. L'avvicendarsi degli ass<'llli e delle difese nella lotta fa nascere quelle varie peripezie che sono la c.onseguenza naturale dell'urlo in ogni comhattirne,nto, in ogn i battaglia. Chi, vèrso il declinare della mischia, avrà saputo conservarsi forte·, mantenendo ·intatle e vicine .delle riserve, colui può esser si curo della vittoria . Lo sperpero delle forze s·ul principio dell'azione · è indizio di cattiva direzione, - come lo sarà puré il cieco procedere degli attacchi senza conoscenza certa delle posizioni e della forza del nemico e senza aver i convenienti riserbi di truppè addietro. Ora meno che mai si dovrà procedere ciecamente 'all'urto; ed ora ben più di prima si rende indispensabile il
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J.A TA'l'TICA
prQcurarsi una esatta cog.oizione del terreno e delle , disposiz1ioni avvers~. Il nuovo armamento richiede grandi cautele nei preparutìvi, tanto dà p0;rte di chi attacca, che da parte dj chi si d.ifend e. J~a cavalleriu sarà la prima a presta.r servizio: ad essa incumbe fare le pTime ricognizioni, ed ove il terreno non perrnetta l'az.ion e di ques t'unna , saranno le tru,ppe legge,re che down nno eseguirle. L'artiglieria sarà molto v1cioa ed ap.rirà il fuo co appena le sia fattibile e le si pre·senti un be,rsaglio opportuno . Le prime truppe di fanteria ~i disporrunno in ordine sparso, ma DOf! troppo niJdnm ente da paralizza re la propria forza che co.nsiste adesso assai più nel fuoco che · nell<,1 baioue~La. Le principali colonne d' aU.acco non si avvicineranno troppo, se prima .l'artiglieria non avrà seompaginata o per lo meno indebolita la lin ea .nérnica. L'aW1cco di .fronte s_a rà sempre sostenuto .du attacchi di fian co; an zi questi, se ben diretti, avranno una influenza -grande che tnh·olta potrebbe esser decisiva e faci.J itare imm ensamente l'assalto del fronte . Ritengo perfino di non andare errato , asserendo che il primo attacco di fron te debba. ese~uirsi, nel maggior nu,mero de' casi , con forze rela tivamente esigue, ·e si debba solo procedere all'urto princip ale, non appena si abbia sen tore della probabile riuscita delle operazioni di fianco. Se il terreno ch e si ha da percorrere non o-fJ:ris.se il destro d), coprirsi bastantemente nell'a,vanza~·si, sarà di convenienza fa r agire po ten temente l'ar.tigiieria a si impiegh eranno distaccamenti, molto forti sui fianchi del nemie:o . Si dovrà guada-· gnare alla corsa gli ogge tti del terren o che possono servire a -coprirsi avv icinandosi alle posizioni n,emiche ; e allora si ,potrà fare una sosta, crescend o la intensità del fuo~o . Parte dell'artiglieria si farà più dappresso, parte rimarrà nelle primiere posizi oni.. La
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cavalleria addetta alle diyisioni ed alle brigate coglie,,à i momenti opportuni per agiì·e sui fianchi ed anehe alle :spalle dell'avversario. , Chi si difende cercherà di appoggiare le ali ad ostacoli non facilmente superabili . L-a 1" lin ea sa rà molto ben fornita di artiglieria; ed ove i fianehi non · potessero essere assic·urati a sufficien za si dovranno rinforzare con artiglierie scortate da cavaHe'ria. Nello avanzarsi dovrà unfl parte delle 'truppe disposte avanti io ·ordine sparso, approssimarsi più che può all'artigl ieria nemica per abbatterne i cavalli e i serveT,Jti, facendo fuoco da posizioni coperte. E chi si difende non dovrà ommett.ere di tar perlustrare ed anche occ upare quei luoghi coperti a porta ta di fucile che . potessero perrneuere al nemico di danneggiure l' a11tiglieria O di attnccada all'imprevista. Negli attacchi, . specinlment.e se il terreno è coperto, frastagliato, ·collinoso, o se il te.mpo è nuvoloso, non si omm etterà mai di dare alle colonne una direzione generale di marcia ben visibile, come p,ure non si tralascerà d' iodicar loro il luogo della raccolta in caso di ritirata. Senza una direzione generale di marcia, le colonne, specia lmente le piceole colonne di co.mpagnia o di mezzo b,ittaglione, si spa rpagliano facilmente, perdono il lega rn e tattico e possono farc i mu ncare allo scopo. La direzione gene rale non è da confondersi coll'obbiettivo speciale d'a ttacco assegnalo a ciuseuna colonna . Il punto di d irezio,ne generale sarà sem pre più lontano dell'obbiettivo speciale, e sarà di grande aiuto nel proceder oltre. · Nel disporre le truppe all'attacco non dirò ora a quale fo rma zione debba darsi la - preferenza. Molte volte convennero le colonne di compagnia, e molte volte hanno fotto eccellente prova le colonne di mezzo ANl'iO :X.V, VOL . lV.
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LA TATTICA
ST UDIATA COGLI ESEMPI E CO I CONFHON'l'I
battaglione (2 compagnie); at'Jche le colonne o masse di battuglione, hanno trovato in parecchie circostanze una favorevole applicazione, · Cosl pure la formazione jn battaglia a linea spiegata è riuscita spesso. Prova adunque che tutte codeste forme sono buone, ,e che solo è difficile conoscere 1.·t segreto dell' opportunità di impiega1·e u-na p1·uttostochè un' altra, o eh passare cla.
breve in tervallo (dai ,100 ai 200 metri circa) una parte delle truppe che la compongono, come sostegno, pronto a passare in linen appena se ne presenti la necessità. Questi sostegni c:he non dovranno mai eccedere il 4, 0 della forza della 4" linea e potranno consistere di interi battaglioni, o cli un a compagnia per battaglione, saranno il più delle volte di una grande utilitù. Di sovente accad rà che sostegni e prima linea, e t.al fiata nnche la 2a linea , nella foga degli . attacchi si confonderanno insieme: qui l'o cchio e la direzione del capo debbono usare la massima avvedutezza ed en ergia onde tutte le truppe non vengano impegnate in una volta, e gli resti sem pre una riserva disponibi le al s uo imm ediato comando . La potenza del fuoco col fucile a retl'Ocarica è tale e tanta che ogn i <:apo dovrà por mente di conciliare sempre r.oll' fll'te e perspicacia sue due esigenze di natura affatto opposta , cioè: esporre il meno possibile la
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una all'altra secondo le circostanze. La potenza della fanteria sorge dnl fuoco. Converrà quindi saper cogliere il momento opportuno per trarre il _massimo"" partito dal fuoco . Ciò si ottiene collo stendere le truppe in maniera che tutti possano far fuoco. La formazione in ba.ttnglia a li nea spiegata, sarebbe perciò la più acconcia; ma potendo la medes ima essere facilmente disordinata, sfondata o girata, bisognerà saperla prendere a tempo, e a tempo ripiegarla in colonne. Nel!' avanzare contro · Jé posizioni nemiche darà prova di accorgimento quel capo che saprà in momento opportuno guad1:1gnar terreno, presentando poca presa al fuoco nemico, - stendersi e fermarsi onde trn r partito di tutta la potenza del :rno fuoco, appena avrà trovato una piega di terreno od un ostacolo per coprirsi, e quindi p1:oseguire la marcia ripiegandosi di nuovo. Gli stormì o gruppi in testa alle colonne e avanti al la linea di battaglia, e l'artiglieria leggera che d i paei passo accompagnerà le truppe a.Il' assalto, saranno i migliori ausiliari in queste operazioni, che sono senza alcun dubbio le pip im- , portanti e quelle che· finiscono col ·decidere la lotta. La .P linea che procede ali' attacco sarà seguHa, a distanza di 4-00, 500 ed anche 600 e più metri dalla 2° lin ea; ma non dimentichi essa elle la ~· linea potendo, per fortuite circostun ze e in conseguenza della più rapida nndatura Jella 1\ aumentnre di molto questa distanza, le converrà tenersi dietro a
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propria truppa cil fuoco pieno della parte avversa, e tmrre dal proprio fuoco il p1:,ù· grande partito. Conveniamo che sarà moll.o difficile. Avanzarsi al coperto e sapersi ben coll ocnre ;· cercare il terreno più acconcio per poter operare così; - rinunziare ad un attacco di· fronte se il terreno che si deve percorrere n9n offre vantugg io alcuno; in Lai caso manovrare su i fianc;h i e trascinare con mosse ardite il nemico a in debolire od anche sguernire la posizione occupata: farlo allontanare dalla sua lin ea naturale di ri tirata, - preparn1·ci insomma un facile accesso, o richiamarlo sul terreno che desideriamo per attaccarlo vantaggiosamente e batterlo. , l\la io m'acco r·go d'essermi troppo dilungato in teorie: gli esempi che seguono mostreranno però al lettore che tali teorie hanno per base le azioni tattiche delle ultime campagne.
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STUOJAT-A COGU ESE~{PI E
LA TATTICA
L'armata dell'Elba alla battaglia di Sadowa.
(5 lztglio 1866).
La battaglia dì Sadowa o di Koniggriitz offre un, vasto campo alle investigazioni ed al lo studi o della tattica. Analizzando le disposizioni e gli atti di com bauimento di qualche grande corpo LaLLico, noi po-· tremo apprezzare i meriti e i torti delle due parti combattenti e trame quelle conseg uenze che ci sem breranno più giuste. Ho scelto a scopo di quest'esempio gli ammaestramenti che si possono dedurre dalla parte che ebbe alla battaglia l' armata dell'Elba coma nàata dal generale ·Henvar'Lh de Bittenfeld dal mattin~ a ore 3 circa p. m. - Se io volessi porgere al lettore una descrizione minuta delle diverse fasi dell' azione su tutto il campo di battaglia dal principio alla fine,. sarei obbligato, seguendo questo metodo di analisi, di scrivere un grosso volume, perchè gli atti di combattimento da considerarsi, in certo qual modo, isolati, sono infìniti, ù le due relazioni ufficiali prussiana ed austriaca, che li descrivono tutti non ommettendo perfino le operazioni e le mosse di singole compaanie 0 e plotoni, creano un tale caos nella mente del Jettore, che per quanta attenzione facc ia seguendo ogni mo1:imenLo colla carta alla mano, giu nto alla fìne deve cominciare da capo, prima di farsene un criterio esatto. ·· Il terreno che ora generalmente si scegli e per dareo accettare un combattimento, è svariatissimo: non rmente accisi cercano più quei ter-reni piani o leO'gr. b d entat1, scoperti e uniti che si sceglievano un a volta:
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CONFRONTI
·collo svil nppo dell'intelligenzo è cres~i ut~ es~b.era? le~ mente l'iniziativa tattica dei capi delle minori fraz1om di truppa; e col progresso che hanno fatto l~ arm_i da fuoco, le di cu i qualità ·ai tiro si puù dire _s1eno adesso gitrn te all'apogeo della perfezion e, le diverse unità tattiche, piccole e grandi, traendo profitto ~ell.a svegliatezza dei capi, e del bisogno che hanno dt_ ripararsi il più che sia possibile dal fuoco nen:nc~, cercano per battersi i terreni più diffi cili ed oscun. Una battaglic1, in conseguenza di ciò, s~ fraziona in una serie infinita di atti diversi, cbe si potrebbero -consid erare isoJ.ati, se tutti non teI)dessero allo scopo comune. È però mirabile cosa if vedere come _cotesti atti, per effetto di una intelligenza sempre più raffinata, tendano tuLti a ...rBggiungere lo scopo supremo _che si è prefisso il genera le in capo : scopo .conosc1 uto da ogni singolo comandante, da quello d1 plot?ne a quello di corpo d'armala. A que~to stiipe~~o ~il·uppo della mente, ed a qiwsta inesorabile necessita di sapere e dli ragionata iniziativa, deve lo studioso volgere tutta la sua attenzione . I Prussiani incontestabilmente hanno ricon os,c~uto da molto tem po questa necess.itil, e tutte le loro cure ·in pace sono state rivolte a dare in questo s~nso, e secondo i presenti bisogni, _µn'istruzione applicata e ra O'ionata non tralasciando esperimenti e spese. Dopo d 'la campagna del- 1866 tutte le potenze nconoscen o la verità dell'esistenza di un té!l bisogno hanno dato un possente impulso allo svilupp.o dell'istr_uzione applica,ta ad un terrenQ assai sva nato: ogm capo, nel limite della su.a giurisdizione o com ando, ha cerca,to di condurre l'istruzi one secondo questa tendenza, cercando di ·inculcare negli uffi.::iali e nella truppa quello :spi.rito d'i!il.izia~iva, cbe non. dimentica o met~e in non l')
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LA 'rA'l'TrCA 342 cale lo scopo generale di un'operazione: slancio di iniziativa ragionata, e da non confondersi. con qu~l cieco avan_.zarsi sempre che non calcola che sul proprio coraggio. . . . , La quintessenza di un tal metodo d1 1struz1one puo . contenersi nelle seguenti massime: (1,j Approfittare delle forme del terreno e deglr oo-getti che ne coprono la superficie, sempre, quando q~elle e questi permettano il r~ordinarsi,. il fa~· f~ oco al 'coperto, l'avvicinarsi · a gradi al nemico, 11 riposarsi, il nascondersi per sorprendere, ecc. ; b) Tener d'qcchio la propria truppa e le frazioni di altte truppe che agiscono in prossimità; c) Agire in ternpo opportuno energicamente e senza risparmio ; d) Non compromettere nè se stesso, nè le truppe vicine con un attacco intempestivo, non ragionato e fuor di luogo; · e) Ritirarsi od arrestare in tempo i propri movim enti ; . · f) In un primo attacco non aver mai troppa fretta d'impiégare molta truppa, specialmente di fronte; g) Abbracciare possibilmente la posizion: nemic.a dai lati, o almeno tentare dì far cadere la difesa, g1r.andone un fianco; · h) Far nascere i movimenti opportuni pe.r gli attacchi col potente aiuto dell'artiglieria, appoggiata, . quando sia possibile, dalla cavalleria; i) Ovr. il terren o ]o permeHa, non mancar mai di cavall eria ; l) Impiegare a tempo opportuno le riserve, ovvero sapei esser forti nei momenti decisivi. Ed ora veniamo ai fatti. Figuratevi un terreno collinoso ed eminentemente svariato, coperto qua e là di villaggi, di boschi pie-
STUDIATA COGLI ES EMPI E COI CONFRONTI
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coli e grandi, in parte coltivato, parte · inculto, prativo, umido ed anche impaludato nelle bassure; e intersecato· nel mezzo da un fiumiciattolo a sponde paludose e gonfio abbast.rnza d' acque da ?on permetterne il guado che in qualche raro punto; fiancheo·giato dall e collin e : sulla destra, a circa HiOO, 2000 p;ssi di distanza, e sulla sinistr·a, subito; -:- ~ qu este colline formanti poi più in )à al_tre depr~ss10n~ che le isolano a gruppi pianeggianti e costlluent1 buone posizioni. Codesta in generale è la topografia della contrada che è stata campo di battagl ia il 3 luo-lio. Il fiumiciattolo è la Bistritz .' Gli Austriaci stretta~1ente con centrati tra la Bistritz e l'Elba occupano. le migliori posizioni e le hanno affortifìcate .co~ ~a costruzione di batterie e di abbattute. I Prussiarn rn tre potenti masse (la armata, centro; armata dell'Elba ala destra; Il" armata, ancora lontana dal luogo di azione, ala sinistra,) marciano ali' attacco con que~to concetLo generale : « L'armata del prineipe Fedengo « Carlo (I•) assalta di fronte, e sen za troppo compr~ · « mettersi o spinger~ a fondo, deve sosten ere 11 « combattimento fino a tanto che l'armata dell'Elba, ( e specialmente la na armata, giungan? a stri~gere « le ali della posizione austriaca, obbliga~do 11 ne- · « mico a cedere; quindi movimento energico, gene« rale e concentrico in avanti. » L'armala dell'Elba è all'ala destra, e si compone come segue:
A.vanguardi~: Fanteria 6 battaglioni. Cacciatori i id. Cavalleria 10 squad roni. Artiglieria 3 batterie. 1 distaccamento. Pionieri
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LA. TATTJCA
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Corpo, principale : 14• e 16• di·vùione Cioè: Fanteria 18 battaglioni. Ca~ciatori 1 battaglione. Cavalleria 8 squadroni. Artiglieria 6 ba tte·rie. Pionieri 2 compagnie ..
1a Divisione di cavalleria leggera :
1
1
'J'otale -
Riserva: Brigata di cavalleria 6 squadroni. · Artiglieria ,f .2 batterie, , con un batt_aglione di 1,;corta. dùJisione .: Fanteria Cavalleria P.ionieri Totale Fantel'ia Cacciatori Cavalleria Artig.lieria Pionieri ed un·, distaccamento. 16n
9 3t4 battaglioni. ,i.
squadroni..
1 compagnia. 34. 314 battagl~oni. 2
29 24 3
id. squadroni. ba.tterie. compagnie,,
Que~t'_armat.a, ha lo scopo di avvolgere ed· attaccare l'ala ~m1sJra degli Austriaci, Ja quale consta deile segueut1 truppe :
Corpo d'armata sassone: Fanteri,a 20 battaglioni. CM1 alleria 16 sqlladroni. Al'l.iglieria 1 O ba.tterie. Pionieri 1 compagnia. 8° Corpo d'armata (3 brigate) :
•. Fanteria 21 batl,Jglioni. Cavalleria 5 squadroni. · Artiglieria 8 batterie . Pionieri 1 compagnia.
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Squadroni 30 · Batterie 3 Fanteria 41 bauaglioni. Cavalleria 51 squadroni. Artiglieria 2·1 batterie. Pionieri 2 compagnie.
L'armata dell'Elba parte nella .notte dal 2 al 3 luglio dai bivacchi, -- deve fare circa 115 ai 24 chilometri per strade cattive, fangosissime (~ c~us~ dell~ pioggia) e senza massicciato. li punto d1 direzione e Ned;anitz sulla Bistrit'l. l Snssoni occupano con truppe avanzate Nechanitz e 1-a sponda collinosa sulla sinistra del finmiciattol'o, e col grosso, rinforzato da truppe austriache, un .gruppo d'til~ure tra Problus, Ober-P:1~1 e Stezi-rek a circa 500 1n da _Nechenitz . Quest'ala sm1stra dell'armata di Benedek sì avvicina verso desJ,ra al centro della posizione austriaca ed è qualche volta appoggiata dal!' ar:tiglieria del medesi1_no.. . Era per l'armata dell'Elba una d1~fic1le impresa. Stavano da parte degli Austro-Sassom le buone posizioni e la superiorità: numerica. Avanii (o,vest) a Neehanitz , sulla sponda destra della, Bistritz, giace il· piccolo villaggio di Alt-Ne~ha~iit~ oc·c upato da un battagl'ione sassone; Necb~rntz ~ d1fe~a da un altro battaglione; il ponte è l'umco.passagg10 ·stabi le sulla Bistritz: bisogna impadronirsene. L'avan·guardia precede di circa· tr_e ore il corpo principale; essa sa che troverà il nernrco, ma quel che non sa ·è la forza e le posizioni del medesim'o . Giunta la "puoi.a all'u,scita · del b-osco di Kobylitz in_ vi~~a di ~ltNechanitz si arresta e dispone tre ballagl1on1rn pnma linea pe·r Io attacco di Al-t-Nechanitz: un battaglione marcerà di fronte, uno girerà da destra, l'altro da
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LA TATTICA
sinistra. Il battaglione che deve attaccare di fronte si forma in linea di colonn e di compagnia, le qual i, coperte da cacciatori, muovono contro Alt-Nechanitz. S'impegna il combattimento: è poca cosa; il bç.ttaglione sassone si ritira poco dopo a Neehanitz sulla sponda oppost~. I due batlaglioni latera.Ji cercano un passaggio, uno a monte l'alt1·0 a valle di Nechan itz: questo scaccia due compagnie sassoni da Kuncic' e s' impadronisce di quel passaggio; quello si slancia nell'acqua alta 4 piedi e la attraversa parte a guado e parte a nuoto. I due battaglioni sassoni riuniti a Nechanitz oppong@no una resistenza più lunga e sono appoggiati da. una batteria piazzata sopra una leggera altura presso il cimitero della piccola ciLLà. Una batteria prussiana la controbatte e la costringe aritirarsi. Intanto si avvicina il resto dell' .avanguardia. Il battaglione later1}le di destra, çhe ha. valicato la Bistr:itz a Kuncic, marcia avanti; ii passaggio degli altri due e l'approssimarsi del g rosso dell'avanguardia obbligano probabilmente i due battaglioni sassoni a muovere in ritirata; protetti dall'artiglieria e dalla cavalleria. Il battaglione di sinistra incontra a Luboo un altro battaglione nemico, impegna secolui il combattimento, e, sostenuto da quello che si è impossessato di Nechanitz, lo sforza a ripar,He indietro. Tempo impiegata: sbocco dell'avanguardia dal bosco, oro 6 111·antimeridiane, principio del!' azione, ore 8 antim eridiane, occupazion e della sponda occupata dai Sassoni, ore '10 1 ,,. . A ore 10 114· adunque l' intèra avanguardia è già passata sulla sponda n~mica ed ha preso posto sulle · alture situate di fronte alle posizioni austro-sassoni. ~ ore ·1 ·1 la_ 15• divisione è giunta a Nechanitz, passa 11 ponte e s1 schiera all'est dietro un'elevazione. Evidentemente gli Austro-Sassoni non si sono voluti com1
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promettere di fronte agli ordini di Benedek, col d!fendere ostinatamente la Bistritz, che del resto lo· avrebbero potuto: .hanno impegna to in verità poca forza; ma i Prussi ani pure non fecero combattere in quel. primo periodo che la metà appena della loro ava nguardia: si accorsero facilmente che il ne~ic0 non intendeva sostenersi a lungo. Colla Bistritz a tergo potevano in seguito i Prussiani trovarsi a mal partito; ma essi non fecero passare la 15° divisione che ad ore H; la 14• a mezzogiorn o; la '16• divisione poi giunse a Nechanitr. solo quando le suddette truppe insi eme alla avanguardia assaltarono le posizioni princi pali (ore 3 pomeridi,rne) e s' impossessarono di Prim, e di Problus. Per un rovescio eventuale e possibile vi era in conseguenza una divisione in riserva che le poteva accogli ere e proteggerne la ritirata. Prima di inoltrarmi a rogionare del 2° periodo della lotta (dalle 41 112 alle 3 pomeridiane) farò aie une ossena-· zioni. L'impi ego dell'avanguardia mi sembra inappuntabile; non così il successivo arrivo della HS• e u• division e. Queste du e divisioni rit.ennero inutile il geti.are ponti sulla Bistritz e passarono sull'unico ponte di Nechanitz. Supponiamo che mentre l'aranguàrdia combatteva sulla sinistra riva e la 45a divisione sfilava per Nechanitz in lunga colonna, gli. Austro-Sassoni avessero preso l'offensiva in forza;. cosa ne sarebbe avvenuto? Mo, fortunatamente pei Prussiani, codesta ispirazione di prendere l'offen siva non venne in pensiero del prin cipe reale di Sassonia. che verso le ore 1 112 pomeridiane, quando In 15° divisione si trovava già in buone condizioni pel combattimento, e la u..• era pa ssata e andava di sponendosi. E fu troppo tardi, perchè il fueile a retrocarica raddoppiava e triplicava anche il numero de' combattenti. Si aggiunga poi che nella ripresa offensiva, 1
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LA TATTICA
tenLata rial principe reale di Sassonia, due b rigate austriache i,ncont,:arono tale catastrofe, prndotta da erronee disposizioni talliclrc, come vedremo in seguito , che a nulla valsero il gran valore e l'esem plii.re fermezza Jell e trupp e sassonì, che furono coinvoLl.e nella ritirata. Ad ogni modo l'Armatn dell'El·ba commise errore passando tutta p,~r Ncclranitz, non s' ingan nò però nella valutazione del tempo e nella distribuzion e delle truppe al combattimento. l i gener11 le Herwa rlh sapeva di dover incontrare il nemico in fo rza; pur tu ttavia per assicurarsi meglio dello stato delle cose egli accompagnò l'avanguardia e fu presente a tullo il pel'iodo del combattimento; dopo di che, fa tta un'accur·nta ri cognizi one del terren o e delle posizioni, mentre la 15a divisi one giunge s ul luogo dell'aziooe, decide di assaltare gli Austro-Sasso ni su i loro fianchi, sembrandogli troppo pericoloso il vero attacco di fronte, e dispone in conformità le trupp e che ba sotto la mano. L'avangua rdia. divisa in tre gruppi fron teggia le posizioni nemiche; il gruppo di sinistra si avanza in un bosco e ne guernisce il margine orientale di faccia a Problu s (ala. destra degl i Austro-Sassoni); protegge così i movimenti di passaggio <lella 44n divisione che deve giungere tra breve, e ne copre lo spiegamento ed i successivi preparativi d'aLLacco. 11 g ru ppo centralo fronlf•ggia Nieder-Prim; il gruppo di destra occupa un bosco al quale si appoggia OberPl'im, il qual villaggio forma l'ala sini stra delle posi1.i oni nemiche. La 15~ divisione ba in parte oltrepassato Hradek e sta per entrare in qu esto bosco prossimo ad Ober-Prirn, tra scurato dall'avversario. Una brigata di caV,alleria austl'Ì aca g uarda gli sbocchi sul fianco sinistro ma è piazzata dieu·o il bosco (esl} che è vasto assai e i di cui acc,~ssi dal lato del nemico
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son o stati o ·abbandonali o dimenti cati (TuchlowiLz, Rad ikowitz). Di cesi che un bo~co alle ali è molto utile. le appoggia ed è un buon ostacolo; ma percl1 è lo sia veramente, bisogna custodirne gli accessi da tutte le parti per le quali può inoltrarsi il nem ico. Fatto sta rche in qu es to bosco, che sì chiama di Ober-Prirn o di Stezirek, oltre il battaglione ch e formava il gruppo clii des tra dell' avanguardia, vi entrò quasi intera la fanteria della 15• divisione . Udito ora le conseg:.:Pnze di tnle ·dimenticanza. Mentre la 45• divisione sta per entrnre nella fo r·esta di Obo:-·Prim , il battagli one di sin istra eJ il centro dell'avanguardia iniziano il combauirnento cont.r.o Niieder e Ober-Prim; · ma i Sas.: son i controattaccano con fo rze superiol'Ì (u na brigat-a), e costringono i Prussi·an i a r otPocedere . 11 battaglione di destra, respinto esso puTc, rientra nel bosco. I Sassoni inseguono il g ruppo centrale verso Ne u-Prim e nella direzione di un bdscheLto dello la Fagianoria; in questo mentre il battaglione esce riordinato dal bosco e piomba risolutame11to sul fianco e sul tergo dei Sassoni. A questo inaspettato ritorno offensivo la brigata si ferma e quindi si ritira : l'iniziativa e la disciplina cl i questo ballaglione (che era il 2° del 56° di linea) sono rimarchevol i. ~~rano le 42 314,. Un nuovo e sobitao co controattacco degli Au~tro-Sassoni avrebbe avuto senza dubb io un migliore risultato; rna essi rimangono inatti vi fi n verno le 2 pomeridiane. Questo· spazio di tempo, dall e '12 :3t4 alle 2, fu una nuova fortuna pei Prussian i, cd un nuovo errore per parte degli Au stro·Sasson ì. La 15" d ìvisione ebbe tem po di entl'vre nel bosco, e la 14.• divisione intan to era gi unta a Popo-witz di etro ad un.a foresta occupata dal gru ppo di sin istra dell'avangnardia. Men lre per parte dei Pru ssiani si sta disponendo
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le Lruppe sopraggiunLe, il principe reale di Sassoni~ ordinava (a ore 1 1fil pomeridiane) un nuovo ritorno offensivo nella direzione della Fagianeria e di NeuPrim. Una nuova brigala si avanza da Nieder-Prim, mentl'e dùe brigate austriache ~dell'8° corpo) formano uno scèlglione a sinistra indietro, lungo il margine settentrionale del bosco di Obcr-Prim per sostenere appunto l'attacco dei Sassoni, e perchè non si torni a verificare il caso di prima. I Prussiani ad unque, come si vede, furono prevenuti nel loro piano d'attacco dal nemico. Era sempre il gruppo del centro (t.rc bollaglioni dcll'avan~uardia) che doveva sostenere l'urto della brigala sassone, la quale si dispose in due lince con un battaglione in testa, mentre_l'arliglieria la sostene.va e ne facilitava i progressi. I Prnssiani si ballevano berne Dpprofittando di ogni accidentalità. del terreno; rrrn pure si sarebbero dovuti ritirare se una grave sventura. non fosse toccata agli Austriaci. Il bosco di Ober-Prim forma a settenh'ione un lungo e dirilto margine che va da Ober-Prim a Neu-Prirn precisamente in direzione quasi parallela colla linea di operazione della brigata sassone che moveva contro i tre battaglioni prussiani già menzionati. Le due brigate austriache dovevano, stando agli ordini, far fronte a quel margine e respingere le truppe prussiane che fossero nell'interno della foresta, preservando in tal modo il fianco sin istro dei Sassoni. Si prestarono di buon g·rado e con ardore, ma condussero sul posto te truppe sconnessamente e le distesero su d'una Jinea. Alcune truppe della brigata Schulz, prime giunte, avevano ricacciato nel bosco il battaglìone ciel 56° (dell'avanguard ia ) e si erano secolui mescolate. Frattanto la lunga lin ea a svariati intervalli, si era confusamente formata; guundo ecco un reggimento di tre baltaglioni (il 68° di linea)
STUDIATA COGl.l ESEMPI E COI CO~l<'fiONTJ
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della 45a divisione (303 brigata) sbuca fuori dalla foresta in una sola colon.na, il battaglione fucilieri in testa, piomba improvvisamente sul centro dell~ linea la sfonda, la disordina e la divide. Nessuna n' . serv.i hanno gli Austriaci da opporre; la linea spez~ zota in due si sbanda; chi fugg e da una parte, c111 dall'altra; il reggimento, appena ha spazio ed a man? a mano che esce dal bosco, si spiega a destra e s1n istra sul battagl iano di testa. I Sassoni sono me:z_o scompaginati dagli sbandati Austriaci che vanno nt1rundosi predsamente verso le colonne d'attacco sassoni: le truppe retrocedenti e scompigliate sono col~ pite da un vivissimo fuoco a comando per plo:0~ 1 alla breve distanza di 4 50 passi, locchè compie 11 disordine. I Sassoni e gran . pal'LC degli Austriaci sarebbero stati massacrati e fatti prigionieri, se _du~ battaglioni, il 5° sassone ed il 2° cacciatori austriaci: non fosse ro riuscili a frenare un poco l'impelo dei Prussiani col loro contegno risoluto ed esemplar~. Il 2° caccfotori, per esempio, si portò avanti in linea piena con tiragliatori _a!l~ ali .. la~ci~ ~ass~re nel suo mezzo l'onda dei fugg1t1v1, qurnd1 s1 rmclnuse e ~on un fuoco a salve ben nutrito trattenn e il nemico. Poco dopo, la divisione mosse all'attacco di Ob~r e Nieder-Prim; e la 1+0 che si era disposta, una bngata in prima, una in seconda li oca, dapp_rima ad 800 e poi a 300 passi una dall'altra, marciò sopra Problus. Alle 3 cil'ca pomeridiane, il principe reale di Sassonia ordinava la ritirata, e l'armata dell'Elba rimase padrona delle posizioni. ,. La .rn• divisione in quest'ulLimo attacco uni 11 resto della 30" brigata al 68° reggimento che marci~ su Ober-Prim; mentre la 293, di mano in mano che g1~ngeva, ebbe il carico di pr?c_e~ere verso Niede,r-Pmri. Le due brigate della u• d1Y1s1one mossero ali attacco
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un poco dopo . La loro formazione fu la seguente: in testa un baLLaglione con cucciaLori davanti al fronte; in prima linea due JrnLLagli oni; il resto in seconda linea. Alla 27a. brigata i battaglioni di seconda linea furono fat.ti appoggiare a sin istra e formavano cosi uno scaglione indjeLro . Alla 28• i qDattro balt1;1glioni, di, cui si componeva al momento, fonnavano una losanga e marciavano in colonna. Il margine orientale del bosco di facc ia a Problus, del quale abbiamo già fatto paro!'a, dista 1600 pa ssi dall"obbieLtivo di attacco: questo spazio, scoperto anzic:henò, è espostissimo al fuoco. La u• divisione lo percorse nll'ordinaria andatura , a tamburo battente, e col generule di divisione (De nhinster), i brigadieri e colonnelli rispettivi, in tesla àlle loro truppe. Queste erano in - piedi dalJa rnezzanotte, avevano già fatto ' 24- chilometri, e no.n avevano i-)eranco mangiato, pur nonostante giunte a portata assaltarono con un ardore esemplare. Problus fu difeso splendidamente da tre ·battaglioni e nn quarlo Sassoni. J>e r· parte però dei Prussiani :;i può asserire che i maggiori risultati furono oLLenuti dai due battaglioni di testa delle due brigate, i quali ebbero anche numerose pe1·dite da non paragonarsi a quelle dei battaglioni di prima e seconda linea. Ciò deve sempre più persuadere com e i Prussiani sieno avari nell'impìrgo delle trlippe, e come quelle · che si trovano all a testa ed hanno il peri coloso onore di iniziare un Dttacco, èompiario davvero la loro missione sostlméndosi fino agli estremi, da ct1i ne deriva notevole risparmio dei batlaglioni che segDono, e le ·perdite che questi subiscono sono da ascriversi più al fuoco dell 'a rtiglieria che a quello dei furili. Mentre la u.a di vi sione si disponeva per l'assallo, era protetta da due battaglioni e mezzo ohe forma1
vano il grnppo di sinistra dell'avanguardia. Uno e mezzo di questi battaglioni si aggregarono alla 27• brigala in 2° linea , e marciaron o secole i su Problus, qua.ntunque ~vessero a lungo eombatt11to . Tali fatti ci fanno toccar con mano che la fibra e la discip lina del soldato prussiano sono a tutta prova, e da ammirarsi universalmente. Conf1·onti. - Se gli Austriaci stesero due brigate in una luno·a linea di facc ia al bosco di Ober-Prim, troo viamo che anche i Prussiani fecero altrove lo stesso. Il generale Gordon, comandan te dell'avanguardia della 7a divisione, nel. mattino del 3 lnglio, all'Hprirsi del combàuimento, non <1veva che due battagli oni distesi davanti al bosco di Mas!owed (o di Swiep); ma poi portatine a van Li nltri due, h sp iegò a dPstra dei primi: aveva in conseguenza q11attro battaglioni in linea, a intervalli, e coperti dai cacciatori. Il loro fronte abbracciava tutto il margine del bosco occopato da truppe della brirrata Brandenstein . Ma sé noi vediamo Gordon con Lutd'; q1Jattro battaglion i dell'avanguardia schierati, dobbiamo però osserv.:ire _che ad ognuno cl.i e:;si era stato indicato un obbiettivo, e che lo scopo generale era quello di attraversare la foresta e, respingendo gli. avDmposti ausuiaci, perlustrarla cd occuparne gli sbocchi opposti, ondefocilitare alla di,i:ion~ il cbmpito che le era stalo addossato, vale a dire d1 trovare terreno per sostenersi in faccia H!l'ala destra austriaca, tanto da permettere l'arrivo dell,dla armata. Ciascheduno di questi quallro bauaglioni, una volta cacciDtosi nella boscflglia, agivu quasi iso la La mente. Differente invece era l'incurico delle due brigate austriache di cui analizzammo la catastrofe; esse dove-_ vano custodire ed appoggiare il lato si.Qistro della brigata sassone. Dovevano per conseguenza piazzarsi in ordine più concentrato da formare veramente uno ANNO XV. \'OL . IV.
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scaglionr ~ teqyrs~ a~; u.~a . qisi~rzi ~v.fqiti!:ln'4 P.?l rn~rg~r~ da '.1,vere. basta,pte }ib~rtà. di azio 9e;: e ciò tap~cfi più, se er~ ~ loro c,qgn izione eh.e, quel b~sc~, pe.r essere stato t~ascurato, era o doveva. essere già I' , , • occupato dal nemico. U9a sola testa di colonqa, u~cita improv yisanrnnte dal bo·9co bas tò a sfondare queHa linea sottile e- che quasi combaeia va all'odo del medesimo . Ma_volendo risalire all'origine del r.naJf',, torneret1lP a rip~tere che la colpa princjpale. ,fu queJla di non av.~re , irpp\eg?ta , convenienternénte la mo,~ta caval}eria, che gli A\1Stro-Sassoni avevano a loro ~isposizione .. Bisog~~v-a assicurars\ fin dal primo momento dell'azipne, c.l~e q b1os.co di Ober-Prim o di Stez/re.\{, come _lo si vogl j~ chi~n1are, situato , sul fianco sinistro delle posizioni ::iustr:o-sassoni, _fosse sgomb,1·0 òal nemico e tale rirriant\SSe. Quale posi_zione migliore per -qn{l brig!lta di cavalltria ed anche pe~· tutta la 1• divi~ione legge.ra, di quella di Teclowilz-Radikpwit~? basti esa~nina_re la 'c arta topografica . Cosa bu fatto tutta la ca\'alleria, in quel periodo della battaglia sull'ala. sini$tra dalle H alle 3 pomeridianet nulla. Al prrncipe reale d1 S~ssonia non mancò l'iniziat.ìva: egli tentò c\ue poderosi controattacchi ma fu mal secondato. Nel suddescritto esempio noi vediamo la 27a e ~.8" brigate prussiane, le quali, dov.endo assa]_tare la posizion;e di Probl~$1, percorrono al passo or9i_nar:io tµt.to _ lo siw.zio s.cone.rto (1600 passi) ch e 1e divide d.~l nern~~o : Gua i se a~essero impiegato il passo di corsa, sarebbfFO giunte . aI1_' obbiettivo trafelate ed incapaci d' f.l:gire. Er~p? espq$_ti,ssime al fuoco, ma avevano preso disposiz_ioni ta~ti·~J;ie moltq acconcie: poca truppa in te$t,a, e i b,att?_gli9n~ d~lle. linee fçmnati in. colonne_ e a larghi in~eF~ll1 . . Coi butt<}glioni spiegati si sa~ebbero scop•
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,nesse e non a vrebbero potuto pr0ced-e-re in nanzi che -con fu sa men te. I Prussiani che hanno studiato una· tattica ragi.onata sugli effe ui del fur-ile di cui sono arma.ti; fanncr,'mar·ciare le bl'igate all'attacco- con -un- battaglione, avao:Li alla 1• linea. {e rare volte due), eh.e: fa quasi' direi uf.fic-io di avangua-rdia; la, 1" linea muove quindi i.m colon ne di · battagl ioni, ,1/'t. bat.tagl ioni o di com pagra:ie; - la seconda e le riserve marciano io c0Jom1e di battaglione. Evitano sempre la ma-r cia1 in battagl·ia · a linea spiegata e schierano i battHglion i solo quando si fermano in posizione favorc::vole per far fuoco aon successo. Il battagliope d'avanguard ia, come amo·ch.iamarlo, combatte spargendosi in cacciatori e a ·gruppi, e prntegge il fronte della bi:jgata, che spesso nòn ha che · due e di. rado tre ballaglioni in 1a linea. Si ottengono così i seguenti notevoli van taggi, cioè: 1° La brigata su l principio e fin che vede l·a possi bilità di riuscire nell'assalto, espon·e ragguagliatamente ·poca trnppa, 2° Ta le truppa combatte a oltranza',' e la, ,1a linea preferisce spesso rinfor.z·a r,la piu1ttostochè farle1sgombrare il fronte e procedere innanr.i essa stessa all'assalto; dal quale, sistema risulta una, vera economia di vite umane, corne· puossi riscontr.are da,if confo@n{i delle perd ite . 3° l bcrsngli che la br;gata presenta aW-antig!ieria nemi ca son o piccoli, mobili assai e ad int.eeV:a lli maggiori di quelli di spiegamento. Nel regolamento per le truppe a piedi andato in attività nei primi mesi del co rrente anno 1870, la parte che tràtta delle nostre evoluzioni di:regg1imento e di brigata, non mi sembra deUata secondo. lo spir-ito della moderna tattica: te -brigata si, dispòne. sutJ:due linee: i battaglioni. della ~a linea·, aop·:rono') il• fro:n:te 1
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LA TATTICA
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stendendo ciascuno una compagnia in cacciatori. La-nostra brigata ha dunque quattro bauao-Jioni in 1a e 0 quallro in 2• linea. L'esperienza ha dimostrato che marciando all'assalto con una brigata così fol'mala: a) I cacciatori recano ben poca utilità, stantechè g_iunti a breve distanz~ dall'avversario sgombrano il fronte senza condurre il combattimento a fondo; a meno che il comandante la 1 a linea della brigata, trascinato dallo. foga dei cacciatori, non veda la necessità di stendere tutti i suoi bauaglioni. dal qual fatto, quando accades~e, ne COììseguirebhe l'inconveniente che il comando superiore vedreb be scemata l'azion e direUivn. b) La brigata impegna quattro ba uaglioni in una volta, cioè metà della forza, nel pl'imo atla cco. e) Un fronte di 4, battaglioni. per quanto comodo sia il terreno; agirà sempre troppo sleO'ato e sfuggirà facilmente dalla mano del brigadiere, ~'lnche non diradandosi tutto, come si accenna a lettera a). Le perdite saran no maggiori, e assai più grande 11 consumo delle munizioni: L~ brigata poi, stesa 0 spiegata in una sola linea,. abbia essa pure a tergo qunntn truppa si voglia, presenta una formazione che può esser buona fino a che .si .sta. ferrni in posizio_ ne, rrla ch e diven ta svan;,., taggt0s1ss1ma muovendo.~E una formazione da parata e non da combattimento: sarà t~gliata, dispersa al _primo urlo.
principio sani ssimo di mitiga r·e sulla totalità gli effetti micidiali delle armi a retroca rica . Bisogna sagri'-
d!
Un parco impiego delle forze, corne lo si riscontra nei Prussiani, non si scorge nelle opera~ioni d'aLlacco degli Austriaci; eppure da ora innanzi converrà adottare un tal metodo, ch e ha fatto buona prov1 nel 1866 ed anche nella campagn1.1 attuale, perch è si fonda sul
(foare quasi interamente una piccolà parte clet proprio corpo per 't!i.~parmiare la parte magg1·ore, oncle assere in grado di presentar questa al nemico in tempo opportuno. Quando più inn.lnzi parleremo del cornballimento nel bosco di 31asloweù, ed in seguito della ba llaglia di Saarbri.ickcn si riconoscerà la giustezza di questa massima importante. Se anche superiori in numero, •come a We issemburgo, a Worth, a Saa rbriicken , i Prussiani non si sono mai allontanali da un tale principi0; l'ado~ione del quale però esige una fermissima
,disciplina, valo1·e e sangue freddo st:raordinario.
La 7"' Divisione prussiana nel bosco di Maslowed.
(5 luglio 48CC).
Leg~endo attentam en te le due relazioni ufficiali, 'P rnssw na ccl austria co , e confrontandole tra loro, mi ~so no conv into <li tre cose: '1° I P:·uss iani conoscono e mettono in pratica .l'impiego dc:lle forze, come meglio non si potrebbe; 2° Sanno npprofìttare del terreno e specialmente .dei boschi in modo che veramente deve sorprendere; 3° Banno un colpo d'occhio tattico che invano .si cercherebbe in truppe di allri eserciti. Gli Austriaci invece in Boemia , coli' impiego della massa , dell e linee · compatte, hanno creduto poter vincel'e la resistenza e la flessibilità delle truppe prussiane, e quella straordinaria potenza che esse ritraevano dal loro armamento.
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I.A 1'ATTICA
Il bosco . dì Maslowed (o di Seviep) all'estrema destra della linea fronLale degli· Austriaci, potendo servir loro di valiclo appoggio sul fronte verso la Distriz e quale oggetto di congiunzione col lato destro delle posizioni che ripi egandosi indietro, quasi ad angolo reuo, andavano a toccare l'Elba: dovevo esser occupato dnlle loro truppe, onde collegarsi slre ttamente alle alture di Hornnowes, le quali alture !irnitDle piLL a destra dal paludoso ruscello della Trolinkn, costituivano nell'insieme una eccellente baniera verso nord, cioè verso la Il° armata prussiana. Sembra però che gli Austriaci non prevedessero nelle ore antimeridiane del 3 luglio l'avvicinarsi del principe reale, e dando al solo bosco ùi ~las lowed un' importanza superiore al merito del momento, trascurarono nel pl'Ogresso della lotta le interessanti elevazion i di Horenowes, e sped iron o invece forze preponderanti -nella foresta e contro In medesima, volgendo il fronLe all'ovest, esponendo così non solo la posizione di Horenowes, che fu presa dalla nu annata, ma prod ucendo pure, quel che è peggio, un grande spazio vuoto sul primitivo lato destro, del quale spazio la ·l" divisione della Guardia seppe tra1·J'e pi-ofìtto tanto bene ed energicamente, che fu posta in grado di assalire gli Austriaci a Chlum a tergo delle loro posizioni, aprendo così questa pericolosa via a tutta la II• arm111a, lo cchè decise della giornata D dnnno immenso di Bencdek. La 7a divisione prussiana ebbe uno spinosissimo còmpito : « sostenere il combattimento a oltranza all'estrema sinistra della fn armata, per favorire l'tivanzatsi delta JLa dal l\'ord al Sud ed i·t sollecito e sicuro collegamento della medesima colla Ja . - Quattro o cinque ore potevu durnre la lotto prima che le teste di col011na della na armata, partite dni bivacchi ne.Ile prime ore del mattino e che avevano dai 18 ai 24
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ciiilometri da percorrere, fossero in grado di presentarsi arnnti il fianco destro degli Au striaci. Jl rrenerale Fransecky, comandnnte la divisione, doveva \prire il combattim ento ai prin1i colpi, di f'uoc? tirali dalla 8" di,,isione. Egli riconobbe subito che Il miirlior modo di protra rre la zulfa con lc1 sola sua divisione contro non si su quante forze austriache, ora quello cli impossessarsi del bosco di Maslowcd, nell'interno <lei quale avrehbc potuto mascherare la propria debolezza e trarre g rùn prnfitLo di un _tcr_reno cosi boschivo, aceidentalo e favorevole a copr1rs1. Ma la foresta era nelle mani degli Austriaci, i quali avevano spinto i loro posti avanwti fino a Denat.ek. La selva di Swiep o Maslowecl è lunga (da est ad ovest) circa 2000 metri e larga 1000 (da nord a sud), e copre le cime eti i versanti assai rotti di un a br:ve catena di colline. A nord (a circa ,1000111 dnl margme) giace il villaggio di Benatek; a sud (o 300 111) Ci~lo,ves; a Jevant0 (600m) Maslowed; a nord-est (a cnca ,1,iooin) il villaggio di Horenowes colle alture dello stesso nome. Nella not~e Benedek aveva ordinalo varie jmporlanti modificazioni nelle posizioni dei corpi D11striaci; e nel mattino del 3, mentre si appiccava la battaglia, le si andavano effettuando. Quest' inconveni~nte fu d'anrioso fino dal p ri ncipio alla difesa del bosco e delle alture di HorPnowcs, affidata acl 'l.lna sola brigata {Brandenstein). Questa brigata nel mattino .er~ èlisposta cosl: 1 battaglione nel bosco; 2 bat,taglrom e 2 pezzi nello spazio tra il bosco e_ lf o'.·eno\\~es; .4 battaglioni, 4 pezzi e ·112 squad1·one in r1sr.rva sulla strad::i dìetro ~iaslowed. Nel tratto occiclentnle della foresta si trovavan o in oltre due battaglioni della brigata Appiano•; ma questi due_ batt~glioni dovel\ero ram•i unaere a Chlurn la propna brigala poco pnma Ot) , t>
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LA TATTICA
che si pron unziasse l'attacco dell'a vangua rdia della 7• divisione. Poco dopo le 7 •I 1'2 anl. I' avanguanlia della divisione si mene in 11111Virnento per assaltarn Bena tek . Ess.a si compone tli qun ttro ba ttaglioni cd una bat l~r1a sotto gli ordini del g0nerale Gordon. La punta ~1 d~LL~ avanguardia auac<'a gl i avamposti austriaci, I, resprnge ed entra in Benatek. I pl'imi du e batt~glioni prendono mome ntaneamente posizione al sud · cl, Benatck e si prep111-ano a con tinu are il movim ento oITensivo: ~n baun.glione piazza due compagnie in al ru ne particelle d, terreno, due in riserva al li mite r~ eridionaJe del villaggio; - I' altrn ballaglionc si ?1sµ.on.e a marciare rn r.olonn e di compagnia con tro ti sagl1 ente seuentrionale <.lei bosco. La batte ria si stabilisce pure al sud di Benatek. Il 3° e 4° battaglione del la avangua rdia sono ancora ind ietro. Il grosso della divisi one prende l'o rdine <l i combaltime'.llo a no rd di Beoatek in una bassura, nascosta agli sguardi nemici; uno squaùrone è in caricato di manten er~ il contatlo. c? ll'8° divisione e tre squadroni scorrono 11 paese a sinistra della divisione per prol'ala: un.i briaata di cavall<'ria viene più teggerne . o 1 I L, rc I a rinforzarli onde mettere nwglio al coperto qu es t'ala, espostissima, {inn ull' arrivo della II• armala. I due primi buuaglioni sentono, al contatto col ne~ico, cor~e questi sia ingrossalo; soprnggiungo_no rnt.a nto h altri due: il generale Gordon li fo spie_gA~e .a destra dei primi; e cc,sì con quattro bal~agl_,~nr su d'una sola linea, ad ognuno de' quali è 1nd1cato un obbieuivo, marcia ali' attacco del rnnrgine. della foresta. Brandens:ein all'npprossimM·si del nemico aveva di fatto spedito ne l bosco due bflltaglioni della riserva. Erano così in 1a linea: 5 bnuaglioni e 2 pezzi; io riserva, o meglio ·in 2• linea, 2
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bauaglioni, 11'2 squudron e e~. pezzi, ch e furono posti in batteria sopra un'a ltura ad ovest di Maslowed per controbattere l'artiglieria prussiaon. Evidentemente questa brigata non po teva difendere una estensione che misurava (dal ma rgine oecidentale della foresta alla vetta dei dite tigli di Horenowes) 3100 metri in· linea reLLa. Fransecky invece, qua nLcnque arnsse a sua disposizione 42 battaglioni e più Lardi H, (chè due gli vennero inviati in rinfo rzo dati'~" divis ion.~) si a~sunse . il còmp ito di attacca re una linea ben prn bre,'e, cio~· l' orlo settentrionale del bosco cbe misurava circa 2000 metri. 11 ca rico di proteggere il suo fia nco sinistro lo afftdò alla ca vall er:o. S'egli avesse voluto abbra<'.ciare una eslcnsione màggiore perdeva ogni vantaggio. li bosco gli ene offriva di apprezzabili: l'occupazione, ove fosse riuscita, .sarebbe stata una mìoflccia continua contro l'ala destra au striaca, e fonte di error i per parle di un nemico coraggioso ma poco oculato . Ed infatt i, nello spazio di tempo dfllle 8 1 t~ fio dopo mezzogiorno il 4° ed il 2° corpo d'armata (qua~i interi) 2 baLtoglioni del 3° e due baltao-lion i dcli' 8° corpo austriaci combatterono contro sola 7a divisione. li generale Fransecky impiegò i suoi ultim i quauro battaglion i intatti soltanto a ore 1o, alla qua le ora in voce gli Au striaci ebbe ro in azi_on~ circa cinque brigate. E quelli ultimi qua ttro ballaglton1 11 crenera le comandante la 74 divisione seppe risparmi~rli anche nel combattimento, imp iega ndoli in ordin e senato e nella parte nord-est del bosco che era la più vicina alla sua linea di ritirala per Bena tek. Allorchè la briaata BrandensLei n, che durante la low.1. era st.;1ta r~1forzata di quattro battaglioni di altri corpi, fu costretta a ritirarsi mezzo sparpaglin ta, la 7a divisione non aveva in combatti mento che otto battaglioni: i qu atLrn batt aglioni di riserva ed i due
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battaglion-i deW~· aivisione ·non entrarono in azione . che nel · momento in cui tre brigate del 4° corpo marciarono ali' assalto di Cisto,ves e cfol bosèo di lfaslowed (dalle 1O alle 1'1). E solo allorqudndo :tllre tre brigate appt1rtenenti al 2° corpo vennero in sostegno del ,f. 0 (ore ,11 112), la 7° divis ion'e dopo aver sostenuti ripetuti assalti dovette abbandonare il tanto contrastato bosco e ritirarsi verso Benatek e la Bistritz (poco dopo le 12 m.) A ore 10 circa le tre ~rigate del 4,0 corpo mossero all'assalto con due brigate avanti e la 3• in riserva; una delle due brigate (Fleischhacker), ingTossata da due batt.aglioni di altri corpi, fu foua muròare dapprima contro Cistowes; - l'altra (brigata Pock)· fu dfre'tta cidntro la foresta, con sei batloglioni in ,J• linea, mentre tre baHaglioni seguivan o in 2° linea a gran distanza e mantenendosi fuori del bosco. 1n testa a ciuscuna brigata niarcrnva un battaglione di cacciatori. La brigata FJ'eischhacker potè bensì im~ possesstl'rsi di Cisto·wes, ma non le ri'usci penetrare quindi nella foresta. - La 1• lin ea della brio-ata Pock -(sei battaglio·ni) si slanciò nel bosco con fo;a irresistibile ; l'att:.1cco sto va quasi per riuscire, quando improvvisamente, presa di fiauco dagli ultimi batta~ glioni condotti a sostegno della pericolante divisione dul genervle Franserky in persona, venne sgom inata, distr~Lta. I Prussiani tornarono ancora ad esser padrorn del bosco di Swiep. L'attacco successivo {ore H ,fJ'.2 anL.) con du e brigite del 2° corpo in 1n linea fo interamente Jabc iato contro il bosco. Queste due brigate murcfarono però molto alla rinfusa: i battaglioni dell'una erano frammischiati ai battaglioni dell'altra; molti battaglioni avevnno deposto lo zaino, - era un atl'àcco disperato; nonostante riuscì. illa le tl'up·pe della 7a divi-
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sione che avevano già prestato servigi 'imn1eosi, era.ho spossare: esse avevano sapute> ap proflttare sempre <Ìlel. t~rreno; quantun,~ue confuse il'lsieme come l~ na,tur~: del suolo le costfmgeva, e-sse cercav11no sempre d1 raggranellarsi, fossero anche di b~ttaglio~i ~ ~·eggirnenti diversi. ·Si piazzavano a gruppi serrati dietro le radi:li·e, le pi eo·he del terreno, le catoste di legna, è.d al p'resentar:i del nemico eseguivano un f~1òé? ra·p1:dissimo a volontà che abbatteva intere sez10n1. · 'Gli uttacchi degl i· Austriaci riuscivano inv~ce disordinati, foco s·i-ed esegui ti 1con truppe ragguaglrntamente sempre troppo numerose . Lo. dimostra il f~Lt~ che mehti'e Franseélty si -sostenne co·n H battaglioni e 4ba tterie o-Ji Austriaci impegnarnno in questa lotta ' o . d' . sahguinosa 4.9 bàt.tagl ioni e più di l1CJO pezz i artiglieria. Benedek non avrebbe voluto cotesto ~preco di forze ma non ebbe nè prontezza nè energrn per farlo ce~sare. I comandanti dei due corpi d' a•rni àta agirono di lor~ proprio impulso e senza un concetto. prestabilito: fu puntiglio o· falso apprezza~ entò . Comunque sia, qu esto memorabile combattimento eh~ mietè miglì aia di vittime, ha mesM.in chiara h'.11ce 1 micidiali effetti del fucile a retrocanca e la dest·rezza taùica delle ti'uppe pd1ssione, senza paragone sùperiore a quel! ~ degli Austriaci.
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Se si dovesse1·0 ~tabilire delle norme per i 'éom-· battimenti nei boschi, stando ·'ali' esperi1èhza. basot:a' sugli e·ff-etti · d·él fucil e a tiro rapiclo e sulla t'àttica u'sata dà1i Prus·si'ani e complel'amente i%scita, io dir.
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LA 'rATTlCA
rei : Nella difesa: munite il margine del bosco rivolto al nemico con gruppi · di cacciatori distesi a brevi intervalli, e in modo clre ogni capo possa padronegg'iare il s1to gruppo ; - ponete i sostegni più -i ndietro ma non troppo lon tarii, e le riserve pure in siti acconci, atti alla difesa di piede fermo. Se riuscite vincitori, non vi affrettate ad uscire dal bosco per inseguire il nemico: attendete le riserve. Se siete -perdenti, ritiratevi, coi sostegni, sulle riserve e queste aspettino l'avversario, non gli vadano incontro. Nel retrocedere verso l'interno, riunite i gruppi in .plotoni, e i plotoni in compagnie; non · fate una titirata in catena, altrirnenti d i.sperderete i vostri uomini ; già ne sparpagli erete abbastanza anche -cercando di rjuoirvi. Se avete cavalleria impiegatela -ad assicurarvi i fianchi fuori del bosco e a pro'teggervi la ritirata. L'artiglieria piazzatela indietro a buona portata dal bosco, possibilmente a tiro di mitragli a. Se il bosco è molto esteso, e se ha buone strade che lo attraversino, potrete anche piazzare dei .p~zzi in punti acconci lungo il margine difeso, ma un po' indietro senza perdere il campo di tiro. Nell'attacco: Non abbiate furia di attaccare, disponetevi bene al coperto, abbrncciate con poca truppa -sparsa il margine del · bo:5co e] fate manten,e re da questa truppa un fuoco ben nutrito s'ostenuto dalla -artiglieria. Procedete quindii in colonne di compagnie, di divisioni o di battaglioni a seconda degli obbiettivi ~ dello spazio da percorrersi prima di giungere al li,mite. Date a . tutte le vos tre colonne una direzione ,generale al di là ·del bosco,. non tanto per giungere ,ad essa, ma perchè serva alle truppe onde sperdersi meno, e ne faciliti invee.e il concentramento. Inculcate agli ufficiali tanto nella difesa eh.e ne'llo .attacco di ra·ggrauellar gente sempre. Quando siete
T,A. TATTICA S'l'UDIATA COGLI ESEMPI E COI CONFllON'l'l
365,
dentro f~rmatevi di tanto in tanto ed usate dei van-taggi della difesa. Il nuovò ' regolamento eh~ ora avete, nelle parti che inseg·nano il maneggio del plotone, della compagnia e del battaglione, vi offre tutti i ripieghi che desiderate.
(Continua).
PIETRO VALLE
Colonnello di fanteria.
,
1
PROGE'l'TO DJ LEGGI!: D1i:l,L 0ROINAMENTO ECC.
PI\OGETTO
o, LEGGE
PER L'APPROVAZIOKE DELLE BA,SI GENERALI
DELL'ORDINAMENTO DELL'ESERCITO PRESENTATO IN INIZIATIVA AL SENATO OH lill NISTRO DELLA GUERRA (RICOTTI)
,
nella t-0.-1111ta del 6 dicembre t 870,
·Signori Sonatori, JJ progetto di legge che ho l'onore di presentarvi non è in fondo diverso da quelli" cho per--lo stesso oggetto porgevono al Parlamento due miei predecessori, i generali Thaon di Revel e Bertolè-Viale, progetti che sono pubblicati nella raccolta degli Atti del Parlamento (1), ma la discussione dei quali non venne consentita dalle vicende parlamentari e ministeriali. Ed è naturale che non vi siano notevoli diversità, iuqulijllochè i tre progetti poggiano sugli stessi principii fondament-ali, che vennero seriamente discussi in seno ad una Commiss·ione appositamente nominata e presieduta sullo scorcio del 1866 dal generalo Cugia allora ministro dolla guerra, e nella quale obbi l'onore di siedero. Quella Commissione, basando i suoi studi sugli avvenimenti delle recenti guerre e sulla costituzione militare dogli Stati '-fl) Veggasi la R!vtsta MiUtMe, dispenzo. dell'aprile 1869.
'
367
che vi avo,·ano. avuto il sppravvento, riconoscera cho se era necess;iri9 lo avere no e_~çrcito permanente, solidamenlo costituito per disciplina, per formazione tallica, per istruzione e per armamento, e cbçi, potesse fa cii men te u pronta men lo trasformarsi dal piede di pace a quello di guerro, e notevolmente ingrossarsi in questa medesima trasformazione, era non meno indispensabi le avére un sistema di ris~rve perfettamente organizzato, cbc non solo eons~nlisse all'esercito attivo di entrare inlegralment.Q in campq, 111a gli potesse servire cli valido sostegno o mano mano fornire i necossari rinforzi per mantenersi costaptemonle a numero. E la verità e tutta l'imporlaoza' cli questo capitalo principio ci sono rnler.ncmente comprot·ate dalla dolorosa quanto ammae~lranto guqrra che ora si c11mbntle nello. Franc,a. Por buo,n~ ventura nostra l'applicazio~e di siflàlto principio, eome lq am!Jlot~çya, la çqmmissione che ho poc·aozi menzionata, non richiede uno sconvolgimento dello nostre istituzioni militari fondamentali, come an-enno in altri Stati, bensì s61lanto qualche moqHicaziono, e qua lche· perfezionamento di non difficile attuazione e di non troppo grave peso nè per lo Stato nè per le popolazioni. Senza mutare il nostro sistema di reclutamento, che non potrebbo essere migliore, sia perchè} stabilito sui più liberali priocipii d'ugunglianza de'citlndini, sia perchè suscettibile clella più ampia portata ci sarà surtìcienle lo estendere di poco la durala dell'obbligo al servizio militare della l4 categoria e di un po' pfo quello del la 2• categoria, perchè le nostre forze militari ascendano a cifra im ponente e adeguala 11i nostri possibili bisogni; ci sarà sufficiente lo accorciare alquanto la forma sotto le armi della 1• categoria, affìnchè, ~nza soverchio peso per, lo Stato. sia iogrossatu lo massa dei soldati.completamf:),qte istruiti e vigorosi, corno devono essere tutti quelli chiamati a co mpor.re l'esercito di prima linea; ci sarà sufllciente di apparecchiare i quadrj dell'esercilo di sostegno o di seconda linea, o se. in tempp di pa,cc avrem.o dalo alle nostre seconde categorie
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PROGET1'0. DI LEGGE
DEJ,L''o norn" ,Ulll;N'l'O DELL'ESEl\CI'fO
una prima istruzione sulle armi, tra queste è tra alcune delle. classi più anziano dPll11 l' categoria, il. nostro secondo esercito pulrà ,essere, .in caso di g•uer-ra, prontamente allestito, e così radù0ppiarc le fo rze militari a difesa della nazione. L'armamento non è il perfotto; ma oltrechè in questo, come in tutte le altre cose soggette all'incessante progresso. la perfettib ilità è di g iorno in giorno mutabìle: lo stato del nostro' armamento è tale che, in caso di guerra, non gli potremmo imputare un rovescio . Nondimeno è questa pure una quislion1} di prima importanza, che il Parlamento dovrà prossimamente risolvere, la qua le però per la sua natura specia le va traUatu separatamente dalla presente. Quanto all'ordinamento tattico, [uttochè io sia convinto che il nostro attuale non sia tanto riformabile . come altri 'lo pen. sano, e tuttocbè le recenti guerre abbiano dimostrato come non sia lo avere i battaglioni piuttosto su 6 che su 4 compagnie, ~ le di visioni formate di due anzichè di 3 brigate, che ha dato la vittori::l, bensì il num ero, l'istruzione e la disciplina dei combat• . tenti, e la buona direzione strategica e tattica; cionouostante ammetto vi siano miglioramenti da introdursi. · Ed anzi Ye ne hanno quattro sui quali mi panebbe inamm·issihile la discussione, e sono· l" che la forza del le unità lattiche ciel piede di pace non dev'essere minore della metà di quella del piede di guerra; 2° che per l'esercito permanente i quadri ciel piede di pace devono essere identici a quelli del piede 'di guerra; 3• che .la cavalleria del piede di pace dev'essere quasi tal quah1 lo si vuole sul pieclt• di guerra, particolarmente rapporto al numero de'cavalli; 4•che tutti i ser vizi m ilitari del piede tl i pace debbono essere ordinali in modo, che in non più di 15 gior ni l'iutero esercito permaoénte, affo rzato delle sue prime ca tegorie in congedo illimitato, possa esso perfettamente mo bilizzato e en~ trare ca1,npagna di tutto pun to fornito. In ques to intendimento furono da me proposte alla sanzione sovrana e sono i n corso di attuazione alcune disposizioni acconcie a facilitare e aeceierare la mobilizzazione, e nel bilancio
tlelle speso per il Ministero della Guerra nell'anno 1871 ho proposto al Parlamento alcune varianti nella forza degli uomini e dei cavalli, che spero saranno accettate; ciò che per altro non può pregiudicare le deliber9 zioni ciel Parlamento èirca alla presente legge. Ad ogni modo anche -quando si volesse riformare l'organismo tattico. tal cosa non può razionalmente essere fatta se non dopo che siano stabilite lo basi generali dell'ordinamento costitutivo dell'esercito, al cbe mira :Ja legge -cne porgo alle Vostre <leliberaziooi. Or poichè, come ho detto, le mie proposte non diversificano in quan lo ai . princi pii da quelle contenute nei due progetti di legge anteriori, e specialmente dall'ultimo, da quello del generale l3ertolè-Viale, al q11ale progetto, mi è sembrato, avesse fotto favorevo le accoglienza il Parlamento e la pubbiica opinione, mi rimetto, quanto alle generalità allo relazioni premesse ad E\ssi progetti di legge, limitandomi ad accennare le ragioni delle princip-ali differenze tra quelle proposte e le mie. · Lo schema di legge da me presen tato si compone di tre parli distinte, ciascuna del le quali forma da per sè una legge. La prima propone alcune modificiizioni alla legge organica 20 marzo 1854 sul recl utamento dell'ese'tcito, oggetto principale · della quale è di produrre maggiori forze per l'esercito, r ender possibile l'istituzione di un secondo esercito p!.'I bisogno di. guerra, e n ollo stesso tempo for sì che nissuno , salvo per diritti di esenzione concessi a tulli en tro le condizioni determinate da l la legge, si possa interamente esonerure dal personale tribu to della leva, trihuto grave, se vuolsi, ma nobil issimo inquantochè provvede alla difosà-,<lel lll patria . La seconda legge contiene le basi per la istituzione della fl1ìlizia Distrettuale, che così proporrei di denominare le truppe ,. desti nale ad ausiliarie del l'eserci to p.er mauente .in caso di guerra. La terza legge infìoe acchiude alcune modificazioni da introcl.urs1 nelle vigenti leggi sulla giubilazione e sulle pensipni ANNO I.V, VOL. IV.
24.
3i0
PHOGETTO Dl LEGGE
di ritiro, le quali io r eputo necessarie. sia in ordine a lla crell-· zione de lla milizia distretwale, sia per dare un adeguato campo a lla carriera degli ufficiali del!' esercito, ed affìnchè in tutti i • gradi di essi e specialrpente ne_i meno alti si trovi quel vig ore di corpo ch'è indispensabi lo per reggere alle faticose guerre d'oggidì. Mi è sembrato conveniente questo reparto in tre singoli schemi di legge dacchè, mentre il secondo ha un oggetto . espresso e nuovo, il ·primo e l'ultimo si riferiscono a dl.Je distinte, leggi organicb1:1_esistenti, che si vogliono, non già mutare radicalmente, ma soltanto modificare in quelle parti, ove necessario per raggiungere lo scopo comune alle tre leggi ora.presentate: quello di stabilire tra le leggi militari preesistenti e le nuove le basi generali dell"ordio.amento dell 'esercito. In questa maniera mi è riescito possibi le di presont~re nel complesso un minor numero di articoli alla vosf.ra discussione, e nello stesso tempo di toccar meno alle antiche leggi; v11ntaggio quosto sotto molti aspetti assai ragguardevole. Le varianti che io propongo di recare al la legge organica do! reclutamento tendono a fai' sì cbe la massa <lolle nasi.re forze militari di terra ra~giunga 750,000 uomini circa. Questo è infatti il prodott0 di ]2 clilssi di 1• categoria e di 9 classi di 2• categoria, prese di forza a poco presso uguale nel contingente .di circa 90 mila uomini che la leva . dìJ ogni anno al servizio militare . Sarebhoro quindi ]80,000 soldati più di quanti compor tasse il primo' progetto per l'ordinamento generale del!' eser cito, e 120,000 più di r~uelli che si _stabilivano nel secondo progetto. Queste differenze rrocedi>no esseozialmente da ciò : che r iscontro al primo progetto, nel mio la durata dell'obbligo a l. servizio militare è protratta di un an no per . a 1• categoria e quattrn anni per la seconda; e che riscontro al secondo progelf.o, sè nun vi ha diff\lrenza cir-ca alla du ra'ta dell'obbligo al servizio di ~· categoria, io propongo però di mantenere in quest'obblig o la 2' categoria 9 anni inve~ di 6.
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1
ì)E!.l,' ORD1NAMEN'l'O DELL ESElì.Cl'fO
3'7·l
Oltre a questo , la soppressione delle surrogazioni o la mo~ <litìcazione rer,ata alla 11ffrancazione, e cos\ aneho i 650,000 abitan ti dei quali s'è ultimamente 11ccresciut11 la popolazione del RPgno coli ' annessione del territorio Romano ed un aumento -che le anagrafi promettono alle venture love, produrranno, pflr 'l'esercito, alcuao mig liaia d'uom ini in pih di quan ti prima ' si potevano calcolnre. La forza di 750 mila uomini, cioè poco più del 3 o,o della popolazione del Regno. è quella appena c·ho può confarsi all'Italia; ed a persuadercene basta por mento alle forze enormi che in questa guerra tra la Prussia e la Francia si sono impegnate ed -al rapidissimo consumo che so n'è fatto e cho so ne va ogni giorno facendo . Con tale forza potremo mettere in campo un esercito attivo <li 300 mila combattenti ; averne altrettanti ;;ella mili,:ia dis lrèttua!e ; J20 - mila ai depositi doli' esercito attivo per riempierue i primi vuoti, ed il restanle a quei corpi i quali, come i reali c11rabinierì, fanno parttJ dell'esercito, ma che non sono propriamente istituiti per la guerra Ed a me pare che l'Ital ia non pf•s5a affidarsi sovra una miÙoro forza ~ilitare. Questa , o signori, è la ragio no per la quale io mi sono indotto a proporre u n qualch e maggior peso di leva sulla popolazione ; peso per altro che, gravan<1Q tolalmenle sugli uomini in congedo illimitato. non si farà voram t1 nte sentire se non in caso di guerra, allora cioè che il paese deve s opportare pesi anche maggiori e fnre qualsiasi sagrifizio per tutelare lc1 propria ind ipendenza, il proprio onore D'altro canto pr esso gli altri Stati <'uropei nè è di m~mo durata l'obhligo al servizio militare, uè è minore il rapporto del piede di guerra colla popo lazione. Nel progf1tto presen f.ato dal generale Bcrtolè-Viale si proponeva di divid~re l'attua:e 2• categoria in due:. la 2' e la 3• categoria. Ed era saviamente divisato al lo scopo economico. allorchè la 2' categoria. <frstinnt11 o1d essere incorporata nell'esercito altivo in caso di g uerra , avrchh<-i rkov11lo durnnle
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372
PROGETTO DI LEGG E
la pac<~ un' istruzione m ilitare di 5 mesi, mentre la 3• categoria, assegna ta interamente all'esercito di riserva, non avrobbe avuto che soli 40 giorni d'istruzione militare. lo invece propongo di lasciare indivisa la 2' categoria;· di <lare a tutta una istTuzione non maggiore di 5 mesi, e di stabilire che le 3 classi più giovani siano normalmente assegnate ali" esercito attivo n c~so di guerra, e le altre sei alla milizia dislrettLJale. La mia proposta dovrebbe cagionare ogni anno allo Stato una spesa di circa 2 milioni e 112 di più che non quella . del generale Bertolè- Viale: ma io calcolo che mercè i di- . stretLi militari, recentemente istituiti, questa maggiore spesa verrà considerevolmente ridotta; e per il restante, sono d'opinione che convenga piuttosto anticipare di qualche mese, il licenziamento dalle bandiere al le classi di l' categoria, ed anche scemare di qualche giorno la durata dell 'addestramento nelle armi alla 2° categoria, per ottenere cos} adeguato risparmio di spesa, ma dare all 'intera seconda parto del contingente una uguale istruzione mi litare, e tale. istruzione che codesti soldati una volta inquadrati si tr ovino, o nell'esercito attivo ovvero nella milizia distrettuale. fra gli anziani della l' ca(egoria; possano essore in pochi giorni, s-) non sul momento, capaci di utile servizio. Oltracciò le operazioni di leva torneranno più agevoli, che non quando la leva dovesse essere compartila in tre categorie. Non solla-nto l'abrogazione della s~rrogazione ordinaria io vi propongo nella J" legge, ma altres\ quella degli scambi di numero e d'ogni altra maniera di esonerazione <lai militare serviz\o . eccettuata la surrogazione di fratello . Questa mia proposta è fatta in omaggio ad un sacrosanto principio d'uguaglianza di tutti i cittadini nanzi a quello che suolsi chiamare il trib11.to di sangue, ma che a me pare dobba)>i piuttosto chiamare il trib1tto a·onore. Manterrei solo la surrogazione di fratello, come quella per la quàte la famiglia, l'unità elementare della società, paga egualmente il suo tributo alla patria.
l>ELl,' OHDINA)!ENTO DELL'E SEI\CITO
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L'affraocazionfl, che ora produco l'assoluta esonerazione dal servizio militare mediante pagameuto, pièt non consentirà clrn lo scambio dalla l' alla Q• categoria , quando venga approvata la mia proposta. Fino a.d un certo punto, se vuolsi, questa sarà un 1esonerazione; non però un'.esonorazione totale, dacchè l'affrancato se non sarà ~ nuto di passare qua ttro anni sotto le armi nell'esercito permanente in tempo di pace, si troverà al pari degli a ltri ad esporre in tempo di guerra la propria vita a difesa del paese. Sembrami d'altronde ind i~pemabile di lasciare aperta una via, nei tem pi ordinari, cioè in tempo di pace, a quei giovani i quali si dedicano a carriera il cui tirocin io non può essere compiuto nanzi l'età della leva, e non può soffrire lunghe interruzioni senza irromediabile pregiudizio. Ed anzi in questo concetto, onde estendere simile vantaggio a nche alle classi meno agiate, a quelle per le quali il pagamento dell'ordinaria somma per l'affrancazione torna troppo oneroso, non solo propongo. coll'arruolamento rnlontario senza soldo, una facilitazione pecuniaria per conseguire il transferimento dalla 1• al la· 2' categoria per i giovani ammessi agli studi universitari, ma la vorN1i esteadere a tutti, comecchè mi sembri più equo e _ad un tempo liberale. Nondimeno a me pare altresì equo e liberale che ·un vantaggio, quando conseguibile sul comune, debba essere in qualche modo compensato: per questo propongo che i volontari .senza soldo, non che mantenersi a proprie spese durante il tempo n~cessario per acqu istaro la occorrente istruzione militare. debbano altresì pagare una tangente alla cassa militare, tangente che sarebbe sempre fissata ameno della metà di quella per coloro. · che non avendo servilo punto, vorrebbr1ro ottenere la transcrizione dalla 1• alla 2' categoria. D'altra parte mèroè queste due specie di pagamento la CHssa militare continuerà a trovarsi in grado di fornire i premi del riassoldamento, come si richieggono per mantenere in servizio i sott'uffiziali ed altre classi di militari , che gi'ova di aver anziano sino ad un certo limite cli otà.
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DF.LL' ORDINAl\IENTO DELL' ESERCJ'rO
PI\OGET1'0 DI LEGIJK
L'art. 9 della l' legge mi è suggerito ct·a ua convenienza amministrativa di non dòver operare licen1,iam1mli quasi giorno per giorno, ciò che non solo è disturbo per i corpi, ma non di rado d/l luogo a calcoli complicati, e quindi facili ad essere (1rrali, re lativamente al preciso tempo da reslilui rsi da color (} i quali hanno perduto della ferma per colpa loro. L'art. 10 mi pare richiesto da g iustizia. L'art. 163 della legge organica sul reclutamento determina che g li ammessi per ragg iri o con frode, i renitenti, coloro che scambiano di numero o surrogano fraudolentem1mte, g li inscritti che groducono documenti fa lsi o infedeli. quelli colpevoli di essersi procacciate infermità temporanee e permanenti al fine di esonerarsi dal servizio militare, oltre ad essere puniti col carcere od altrimenti, non debbono essere mandali in congedo illimitato se non dopo due anni di servizio continuo in soprappiù del!' ordinario. Anzitutto noi mio modo di vedere il servizio sotto le armi non deve considerarsi come pena ; ~ quando si volesse così consider11ro, non mi torna equo che per una colpa si debbano subire du e pene. D'altro canto poi codesti soldati condannati a servire in soprappiù della ferm'a ordinaria, sono per l'erario una spesa sciupata. che mai può preventivamente calcolarsi nel giusto. L'ultimo articolo della l' legge propone, come disposizione transitorio, che la nuova durata dell'obbligo al servizio mi litare sia applicata a parte delle classi che già sono in obblig.o di servizio, conforme la legge v igente. Per quanto possa essere discor'dante coi principii ordinari della giurisprudenza ·generale-· 'il dare azione retroattiva ad ,rna legge che nel fondo porta nnere per gl i individui, nonostante io ritengo sia necessità per il bene pubblico che cotesta disposizione sia adottata, .perocchè senza di essa dovremo aspettare 12 anni prima che la presente legge abbia il suo pieno effetto ; e non è sicura~ente nei tempi che corrono che possiamo aflìdarci a sì lunga aspettazioue.
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Nel 2° schema cli legge che ho l'ono re di porgervi , si cornpre~dono, come già ho detto, lt~ basi per la istitu zione di un secondo esercito, il quale norma1$entc non dovrebbe essere chiamàto alle armi se non in tempo di guerra, per servir di aus iliario all'esercito permanentB s ia noi somministrare i pres idi da questo lasciali vuoti, sia pure al bisogno nell' appoggiarlo nelle operazioni della guerra campale, nell'islessa maniera insomma che la landweM prr~siana sussid ia il suo esercito attivo. Chiamerei Qtrnslc truppe milizia distrettuale, anzichè wrpi presidia1·i od esen;ito cli 1·is~rna, come nei due· progetti anteriori si proponeva di denominarli, per,)bè mi pare che il nome di corpi presìdia1·i non . esprima precisamente la loro destinazione, e perchè quello di esercito di riserva, potrebbe pér avventura confonclersi con l'uguale denominazione che occorresse di dare ad una parte dell'esercito permanente, la quale fosse destinata come primo sostegno d ell'altra. E d'altra parte cotesta sarebbe veramente milizia clist1·et·t-ùale, dacchè , nel mio concetto, verrebbe inscritta, ordinala, amministrata e messa in armi per distretto militare. Se considerazioni di gra nde importanza, tra le quali primeggia quella di affrettare, mercè la fusione dei contingenti delle differenti parli del regno nei corpi del!' esercito· perma~ nente, la intima unificazione dBlle popolazioni nostre, consigliano di non ordinare l'esercito permanente in corpi provincia li o regionali , come praticasi altrove, ove l'unità nazionale è antica quasi quanto da noi nuova : eguali ragion i non si oppongono a che le truppe nou permanenti, siano invece formate territorialmente, provincia . per provincia, o piuttosto distretto per distretto militaro. Difat.li il nerbo di questa milizia sarebbe costituito da soldati di l" categoria, i quali han no attinto nella gran fam iglia dell'esercito permanente il vero sentimento della nazionaliti1 : sentimento che essi non possono perdero, e che anche perduto riviverebbe in essi nel ri ndossare la divisa militare. D'altra parte quando la milizia distrettuale dovess' essere mobilizzata in regg imenti, brigale o divisioni , nulla im pedi-
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PROGE'l''l'O DI LEGGE'
DEr.r.'onoINAMENTO OELL ESERCITO
rebbe, ed anzi sarebbe forse vantaggioso, sotto vari rapporti, che codeste unità di forze maggiori venissero composte di battaglioni appartenenti a !1istretli di diverse regioni. Ad ogni modo poi la istituzione di siffatta specie di truppa, per servizio eventuale ed improvviso non è allrimenti possibile che per provincia. • Gli uffizi a li per la mili ii a distrettuale sarebbero di que categorie distinte. Gli uffiziali inforiori verrebbero presi in parte dagli uffiziali ~nferiori che cessano da !t'esercito permanente per ragione di età. ovvero per dimiss·ione volontaria, ed in pàrtè, specialmente j sottotenenti , dai volontari senzà soldo, previo esame di idoneità. Questa mescolanza di militari provetti e di giovani colti non può, nel mio modo di vedere, che tornar conveniente. L'altra classe, gli uffiziali superiori, d0vrebbe essere presa all'atto stesso della mobilizzazione della milizia distrettuale, d'a i corpi attivi dell'esercito permanente. Così usa la Prussia per la sua landweh!r, e così m i pare necessario, se vi vuole ehe i cor pi qella milizia distrettuale r iescano truppe di utile servizio attivo, come esser debbono, come è la landwehr prussiana, che r ivaleggia nelle battaglie con le truppe dell'esercito permanente, In tempo' di pace bisognerà avere in effettività di servizio (oppure anche per turno in nspeltativa) im certo numero di uffiziali superiori più di quanti comportino i quadri dell'esercito permanente; ma sarà questa una spesa indisp.ensabile, se si vuole una buona milizia distre ttuale. Per il terzo ed ultimo schema di legge, verrebero ad essere fatte alcune modificazioni alle vigenti leggi sulle giubil~zioni e sulle pensi_o ni di ritiro, le quali modificazioni già erano in massima proposte nei due progetti per le basi dello ordinamento dell'E$ercito, anteriori a questo; e sarebbero essenzialmente due: Colla prima. la ciuale meglio ché una modificazione sarebbe un'aggiun\a alle predelle leggi, verrebbero fissati i limiti
di età, oltre i quali nessun ufficiale. dal luogotenente generale al sottotenente, polr~bbe continuare in servizio nell'esercito permanente. •• Questa disposizione è ravvisata necessaria ad un doppio fine: prima affinchè non succeda che nell'Esercito siano conservati, in tempo di pace ufficia li, che scoppiando poi la guerra, non potrebbero per l'età avanzata sostenerne le fatiche; ed in secondo luogo per dare un campo sicuro alla carriera dei vari gradi dell'ufficialità. ~ Vero è che le leggi sulle giubilazioni e sulle pensioni di ritiro danno facollà al Govero·o di mPtlere in ritiro od in riforma gli ufficiali dopo una certa anzianità, e sempre quando cessino 'di avere la voluta idoneità al militare servizio; ma siff~tta facoltà essendo fino ad un certo punto discrezionale, nelle sue applicazion i possono succedere incertezze. esitazion i e qualche volta anche atti che non vestano tutto l'aspetto della giustizia. Tutti questi inconvenienti saranno rimossi, e la legge non potrà a meno di essere imparzia lmirnte appiicata quando il suo disposto sia assoluto. La seconda modificazione proposta è una indispensabile conseguenza della prima. Difatti , fis.sando che ad una determinata età l'ufficiale debba cessare dal servizio, bisogna egli abbia diritto ad un assegnamento , sì adeguato al numero degli ann i d1 servizio prestati, ma pur sempre vitalizio. Or conia le leggi attuali non danno ragiono ad una pensione vitalizia se non dopo venti anni di servizio, accadrebbe, particolarmente nelle attuali condizioni della nostra ufficialità, che dovrebbero lasciare · il servizio a motivo dell'età, uftìziali ai quali non comp )terebhe che un assegnamento temporaneo, o troppo limitato per poter campare onorevolmente la vita, come si addice a chi ha indossato le spall"ine di ufficiale e servito quanto ha potuto la patria. Quanto agli altri articoli del 3• schema di legge, il fin,~ e la giustificazione di ciascuno di essi, sono chiaramente espressi dal contesto medesimo.
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PROtllj;'l'TO 01 LEGGE
•• Signori Senntorì.
3'i0
r. LEGGE
. Ra ssegnando a!lo vostro deliberazioni il progetto di logge, del quale ho succintamente dotto le principa li ragioni. nutro una
doppia fiducia. In primo luogo sono corto cho l'alto senno Vostro saprà riempiere quello lacune cho per avventura potrebbero essere nello mie proposte. In sec.oodo luogo ho la forma spe~anza chr la promulgazione di questa legge, cbo J'Es11rcito ed 11 Paese attendono da quattro anni con viva o giusta impa1.ienza, potrà avvenire fra brove tempo.
PROGEfTO Dl LEGGE. Arl. l. Sono approvate le soguooti leggi: l'
LEGGE
Che modifica in parte la leggo orga1Ji1,;a 20 marzo 1854 sul neclu la monto dell'l!:sercilo.
Per l'istituzione dolla Milizia Distrettuale . 3'
LEGGE
Che modifica io parte le !oggi 27 giugno 1850 e '7 febbraio 1865 sulle Pensioni militari.
'
!H~l,L'onolNAMENTO oEr.1,'ESEIICI'l'O
che moclUicn in parte In legge oa•gaeicn ~O marzo 185<1 sul Reclutamento clell'Esea•cito.
Art. 1. Al penullirno capoverso dell'art. 4 della legge organica 20 marzo 1854 sul Reclutamento dell'Esercito è sostituito il seguont~: « Noi tempi normali concorrono alla leva nell'anno in cui campiono il vigesimo anno dell'otà loro. » Art. 2. Oltre gli arruolamenti volontari, consentili dal Titolo 3• della Logge organica 20 mal'ZO 1854. è iimrnesso uno speciale arruolamento volontai·io p.er una l'erma uon minore di nove mesi e non maggiore di un anno, per i giovani regnicoli che desiderano istruirsi nelle armi. Siffatto arruolamento può essere co ntratto ne1 vari Cor pi de llo Armi di Fanteria, di Cavalloria, di Artiglier~a e negli Zappatori del Gonio. Por essere ammesso a 4uesl'arruolameoto speciale, il giovane devo soddisfare alle condizioni 2•, 3', 5• e 8• dell'art 150 della precitata legge organica, <.'d inoltre a lle seguenti : 1° Aver compiutoill7°annodielàenon oltrepass"areill9'; 2• Sottoporsi del proprio alle spese di mantenimento, Yesliario, equipaggiamento durante la contratta ferma, ed anche alla provvista di un cavallo ed al mautenimnnto di questo, se intendo ar ruolarsi nell'arma di Cavalleria. Questi volontari non sono esonerali da verun obbligo di leva, nè conferiscono al fratel lo il diritto all'esenzione dal servizio militare. Art. 3.
Ari. 2. Le leggi approvato dall 'articolo procedente andranno in \"igore tosto promu Igato.
Sono abrogati i. vari i modi di esoneraziono dal serv1z10 mili tare, concessi dal Capo 3, 'filolo II della Legge organica 2Ò marzo 1854, ad eccezione della su1Togazione di fratello e dell'atrrancaziooo, ne' termini rislrettivi dei due articoli seguenti.
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Il ELL. on lH NAMENTO DE LL'ESERCITO
PHOGE'l"rO fH LEGG E
Art 4. La surrogazione di fratello è amm essa soltanto all'atto dell'assento d~I surrogante. Art.. 5. L'affrancazione stabilita dalla Leggo 7 lug!ìo 1866, cessa di produrre l'assoluta esonerazione dal se.rvizio militare, e produce soltanto il trasferimento dalla l' alla 2• caLegoria nella stessa classe di leva Art . 6.
I volontari senza soldo , menzionç1 ti all'articolo 2 della pre~ sente leggo, i quali al la fine della contratta ferma hanno dato prova di sufficiente istruzione militare, possono poi conseguire all'epoca della leva della classe rispettiva l'affrancazione nel senso dell'articolo precedente, pagando alla Cassa militare una somma c~e viene in occasione di ogni leva fissata per Decreto Reale e che non può essere maggiore della meU1 di quella stabilita per l'affrancazion_e. ordinaria.
Art. 7. All'art. 159 della Legge organica 20 marzo 1854 è sostituHo il sogueute: • « La durata del servizio d'ordinanza è di otto anni. « Quella provinciale per i militari di 1• categoria ascritti ai << vari Corpi dell'Esercito, eccettuata la Cavalleria, è di anni « dodici e si compie in tempo di pace c:on non meno di tre e « non più di quattro anni sotto re armi, ed il restante tempo « in congedo illimita,to. · « Per i militari di l ' categoria ascrilli alla Cavalleria, la du«.rata del servizio provinciale è di dieci auni, e si compie ·io « ·tempo di pace con non meno di quattro e non più di cinque « anni sotto le armi, ed il restante tempo in congedo illimitato. » ArL. 8. All'art. 166 della Legge organica 20 marzo 1854 è sostituilo il seguente: . « Gl'ioscritti annoverati nella 2' categoria del contingente « sono obbl igati al servizio militare per nove anni, decorrenti « dal 1° gennaio dell'anno sucéessivo a quello dell'estrazione ,i « sorte della classe di leva alla quale appçrteugono.
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" In Lempo di pace sono normalmente lasciati in congedo illimilato. . «Però,· onde riceverP. la necessaria istruzion.o militare, vanno chiamati sotto le armi per un termin e di tempo non maggiore di cinque mesi, ripartibile io uno o più auni. » ~
Art. 9. All'art. 162 della L\lgge organica 20 marzo 1854 è aggiunto quanto segue : « Nel éòmputo del tempo da restituirsi per i motivi ora detti, « le frazioni di anno sono valutate per anni iutieri. Cos), chi • èeve restituire 12 mesi o meno. va trasferito alla classe di "'levJ successiva alla propria per seguirne interamente la sorte; « chi deve r estituir~ più di 12 mesi e non più di 24 mesi, va « Lr;, sfc'rito alla seconda classe successiva alla propria, e così « di segoito. » Art. 10. È abrogato l'art. 163 della Legge organica 20 marzo 1854.
Art. 11 I militari in congedo illimil.alo sì di l ' e sì di 2• categoria
possono essere chiamati sotto le armi in totalità , ovvero per classe, per categoria, per Arma. o per Corpo, o per Distretto Militare, tao Lo per l'istruzione loro, quanto per rassegne, o per eventualità nelle quali il· Governo lo giudica opportuno . Art. 12. Le disposizioni contenute negli articoli 7 ed 8 della presente legge sono applicate alle classi di l' categoria 1842-1843-18441845-1846-1847-l S..18 e 1849, e alle classi di 2• categoria 18461847-1848
·e 1849. II.
LEGGE per la lstlluziooe della lllilizia DislreUuait!.
Art. 1. La ilfilìzia Distrettuale è destinata a sostegno del!' Esercito permanente in tompo di guerra, e più particolarmente a concorrere con esso nella difesa interna dello Stato
l'ROc;ETTO D1 l,EGGE
HELL' OltDl X Ai\11:::'iTO DEl,I.' ESERCITO
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Art. 2.
Art. 8.
La llilizia Distreltuale non è chiamata sotto lo urmi in lampo di pace so non che tempor aneamen te per la sua istru~ione, Ol'Yero ancho per ragione d'ordino o di sicurezza pubblico. In ogni caso la chiamata sotto lo armi della Milizia Distrettuale devo essere falla per Decreto Sovr ano.
Possono essere nomina Li suttoteneo li nd la Mi li zia Distrcttua le , previo esame di idonoità. coloro i quali hanno servito come volontari senz a soldo non meno di nove mesi llOll'eserci to pormanen lo. Questi uf'fìziali non possono essoro mantenuti nella Milizia Distrettuale oltre il 36• anno d'età .
Art. 3. La Milizia Distrettuale si compon e : 1• Doi mil itari di prima categoria nel JO•, 11° o 12° anno del loro obbligo al militare servizio, quelli ecceUuati appartenenti alla Ca1•alleria. oli' Artiglieria di campagna, al Trrno ed i.l"li Infermieri militari , i qua li rimangono ascritti ai Corpi 11: ll'esercil.o permall(rnto sino al termino del~'ob~li~o.al ~erviz_io: È però in facoltà del f.overno di valersi de, m1 l1Lan ascritti nlla Milizia Distrettuale per atrorzare l'esercito permanente. sempre quanJo ve no sia il bisogno in tempo di guerra. 2° negl i a~crilti alla 2' categoria nel 4•, 5°, 6°, 7•, 8• o 9· anno del loro obbligo al servizio militare. 0
Art. 4. Gli uffìzioli , i sotl'uffìziali, i caporal i cd i soldati del la Mili1.ia Dislrettualo sono soggetti, quando chiamali in servizio. alla disciplina ed nlle leggi ni11itar i a l pari degl i ufllziali, solt' uffìziali. caporali e soldati dell'esercito permanenlo. Arl 5 . La Mi lizia Oislrettualo è ordinntn por Distretti militari in ,hut·
taglicni o compagnie. Art. 6. Gli uflhia li de.Ila Milizio Distroltuole sono nominali dal He. Art 7. Cli 11ffìziuli inferiori dolla Mi lizia flislrettualo sono nominali tra gl i uffr1.i11li in feriori che cessano dal serl'izio .noll' esc:cito pC1rmanl".nlo ri r r ragiono di I u, Bel anche tra qnell~ eh~ la.sci.ano . il servizio nell'esercito 1wrmanent<· rier volont1ll'la d1m1ss1one 0 che chioùono di far porle della )li lizia Distrelluale. Questi uffizioli non possono essere manlonuli nella ~lil izia l)i~ l.rollualo oltre il 52' anno rii <'I,\.
Art. 9. Le vacanzo dei capitnui o luogotenen ti nei Corpi della Milizia l)istrelluale ~ no riempito, in massima, con uffizio.li dello stesso g rado che cessano dall'esercito pl'rmanente per ragione d"età. Al difetto di questi può. essere pro,·veduto con promozioni per anzianità di grado ncll'ufOcialitù del la Milizia Distrettua le. Per qu<>sle promozioni I' anziaoilà di grado Ira gli u fficiali nella Milizia Distrettuale corre per Arma e per Distretto Militare . Arl. 10. In tempo di pace il comando o l'amminislraziouo dei Cor·pi della Milizia Oi slreuualo appartengono ai Comandanti dei Distrr1 tti militari. Quando poi essa Milizia debba ossoro mobiliuala, il llinislero dolla Guerra desti'na temporaneam'lnlti ufOziélli superiori doll'osorcito pormanente a l comando dei Bat.tagtioni e de i Reggimenti della Milizia DislrcUualo, ed anche uffiziali gouerali quando sia !I caso di formarne Brigate e Di visioni.
Art. 11 . Le nomine ai gradi di caporale o so lt'uffic ia lo, sono fo lto dni Comandanti dei Corpi della ' Milizia Distrellualo giusta lo norme stabilito da apposito Regolamento.
Art. 12.
L'urfiziale nscritto alla Mi lizia Distrettua le tlopo aver cessato dall'esercito permanente per ragione di età~ ha diri lto ad una indennità annua dì lire 200, Òllre la competento prn>'ione vitalizia di r itiro. Arl. 13 . r.1i uffiziali della Milizia Oistrelluale. possono essere chiam;1ti presso al Comando del Distretto militare rispettivo por
PilOGETfO DI LEG.Glf
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DELJ.' 0\lDl NAMEN'l'O DELL' ESEl\CITO
coadiuvare nell'istruzione o nellè rassegne sì degli uomini di nuova leva, $Ì di quelli in congùdo illimitato. In questa occasiono essi hanno ragiono ad una indennità giornaliera determinata per Regio Decreto.
abbiano ccgsato da meno di otto anni per rag(one di età a termini dell'art. 1 ddla presen te 11:gge. Art. 4.
Art. 14. Sempre quando ,la Mi lizia Distrettuale è chiamata sotto le armi in tempo di guerra , gli uffiziali, i sott'uffiziali, i caporali ed i soldati di essa hanno ragiono all'eguale ti·attamento che gii uffiziali, i sott'uffiziali i caporali ed i so ldati delle Armi corrispondenti nell·esercito permanente, tanto riguardo alle competenze di effettività di servizio, quanto riguardo ai vantaggi derivanti dall'applicazione dello leggi sulle f. ensioni.
l!T .
I capit.?ni, i luogotenenti eJ i i,ottotenenti che crssano dal s~rv1z10 m forza del l'art. l dalla present~, leg"'e SODO ascritt· sma al 5~' ~nno di età compiuto, 11IJa Mi li: ia Distrettua1~' quando v1 s1aoo g iudicati idonei. . ' 1 . 9ua~cfo CJut!-·sli l f'fìciali cessano poi di essere ascritti alla MillZla D1s~ret'.ua l0 per ragione di età o per motivo indipi>ndento déllla loro \·Olo_nta, _la loro pensione vit.11 lizia vienil ouovanJente l1qu 1_data po::- ncevere uu numento corrispondente alla 01·età de~!'. a1Jn; durante i qu~li essi sono sta ti ascritti a lla ~l ilizia possorio aver olten uto .Distrettuale. . _.. ed al rnao-o-10r oo oo-rado che · . rn essa M1 l1ZHL qualunque sia l'anzianità nel grado stesso . Art. 5,
LEGGE ebe modifacn in 1uwte la fogge ~7 giugno 1850 e 7 febbraio 184•5 i.ulle pensioni militari.
Art. 1. Gli uffiziali cessano di pien diritto e d'a utorità da lle posizioni di servizio effellivo, disponibi lità od aspettativa, e passano a quella di giubi lazione nel compiere le età seguenti: I Luogotcd'enti Generali 62 anni I Maggior-i generali 58 » I Colonnelli 55 » I Luogo Lenen ti Colonnelli e Maggiori 52 » I Capilani, Luogotenenti e Sottotenenti 46 »
Art 2 .
Possono essere coi1servati in servizio anche dopo l'anno 62 di etù ma non oltre il 68' i luogotenenti generali che abbiano i titoli richiesti dai HR Decreti 12 ottobre 1849 e 2 ngosto 1866 . per il consegu imento del grado di Generale d'Eièercito. Art. 3.
In teinpo di guerra il Governo è in facoltà di richiamare in servizio e[ettivo g-li ufficiali generali e superiori. i qual i ne
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.· ~ ll'ufOziale che ~!l'atto di passare per rag"ione di e!à alla pos1z1one d1 _g1ub1!az'.one. a mrint,o dell'art. _l d,)1 10 presen te legge, non _ha gh a~~1 rh serv1ZJ0 prr avern diritto al minimo , della p_ensio n.e _r1t1ro del g rado rispettivo, è accordata una pens101H'. v1t/ll1_zia ~guaio ad altrettante quote del minimo del la p~1~s1one d1 r1L1 ro del grado rispettivo, quanti 0n-fi anni del •0 . v1z1 0 presLato. ~ r In . og11i ca.so questa ponsione non può m11i essere minore di venti qu_ote dol predetto minimo. non cornprHsi gli nnmenti per ~gn1 c.~mpagna di ? uerra fatta, che vorranno sempre essere rn tegralmenle agg1unt1 alla pensiono.
rh
Art. 6. I_ ~!ed i_ci __militari cessano di pien diritto e d'autorità da lle P?S1'.'-10~1 <._1 ser\''izio effettivo o di aspcttatirn, e passano a (JUella d1 g1ub1laz1one nel compiere le età sotto indicate : Gli Ispettori . • I Medici Capi . I · Medici Direttori . • I J\letlici di Reggimento . I Medici di Battaglione . ANNO XV, VO L. IV.
60 anni
Ì j 55 id. 52 id. 48 id.
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PROGETTO DI LEGGE DELL' ORDINA~lENTO ECC.
Ar t. 7. In tempo di guerra il governo è in f~coltà di r!chiamare in servizio effèllivo i Medici militari i quali ne abbiano cessato da meno di otto anni.
APPUNTI
Ar t. 8.
Il disposto dell"art. 5 ò applicabile ai Me~ici mil_ilar_i ~he passano alla posizione di giubilazione per ragione d1 età m forza dell'articolo 6· della presente legge.
INTORNO ALL'ULTIMA SPEDIZIONE
Art. 9.
Il tempo passat~ nolla posi_zione ~i _giubilazion~ no_n è_ ~om: putalo, io caso di richiamo 1n :ern?o, . nè nell anz1anilà dt grado, nè per l'avanzamento, ne per 11 r1collocamenlo alla po.. . . . , siziono di giùbilazione. Però per gli uffizi ali ascritti alla M1hz1a D1~tre_1.t~ale, ~ PI odetto tempo è computato per intero nell'anz1anita del ,,rado, 6 per metà riguardo all'avanzamento ed al ricollocamento alla posizione di giubilazione. ' Art. 10.
DI ROMA
'
La legge 27 giugno 1850 e quella 7 febbraio 186,5 sulle pensioni militari sono mantenute, salvo per quanto e mutalo o modificalo dalla presente legge.
"
Sotto il titolo: « L'ultima Spedizione di Roma: Ricordi tJi un Volontario>> abbiamo letto nella Nuova Antologia di Firenze del novembre scorso un articolo dd signor ·G iuseppe Guerzoni, antico ufficiale dei volontari, il quale essendo stato ammesso al Quartier Generale della ~a Divisione (Bixio) ha stimato pregio dell'opera di tessere una nanazione particolareggiata degli atti della Divisione stessa. Per vero dire , al vedere che codesto scrittore ci riferisce in un luogo che la '.:la Divisione quasi tutta trova vasi agli a va mposti , e per contro in un altro suppone che una sola colonna volante della medesima potesse essere spedita per bloccare la piazza di CiVLtavecchia fiwri della portata del tiro, siamo stati alquanto perplessi se era il caso di tenere in qualche conto· tale scritto; ci pa reva infatli che ce ne fosse più che a sufficien za pe r chiarire corne e quanto lo scrittore stesse ben addentro nelle cose militari l Poicliè fin
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APPUNTI
dalla nostra adol escenza sap evamo esser tutto all'opposto, cioè che por·he forze si spediscono agli avnmposti, perchè il corpo principale riposi, e molle se ne richiedano per un blocco efficace, fu ori della porta ta del tiro. Ma pensando poi, che il bello stile, i fio ri , le ameni tà letterarie di cui è cospar$O quello scritto, che dichiara esse re per con tro un'esposizione esclu sivamente militare, potrebbero appunto per la loro vaghezza trarre in ingan no gli estranei all'arte, cd indu rli altresì a prestargli erronea e dannosa <:redenza ' nei suoi giudizi in <:ose mil itari, ta nto più per l'ardito e sciolto se ntenzi are nelle medesime; ci siamo indotti a rileval'C quelle nsse1·zion i che rip uliamo le µiù fallaci; chè a tutte notarle ci manch erebbe e tempo e lena. L'autore dello scritto pigìi a lo mosse coli' attribuire a grossolano sproposito militnre del Ministero della Guerra (pag. ,16), il piano de l passaggio dalla sinistra alla destra riva del Tevere per operare contro Roma. Non è guarì difficil e il ri spondere a un appunto non diremo così grossolano ma così superficiale. Che il general e Cadornu preferisse di perco rrere la sinistra piuttostochè la destra riva del Tevere per reca rsi sollo Roma, lo si ri leva dalla sua relaz ione al Mini stro della Guerra tesLè pubblicata (1) ma che il ~linistero commeLLesse addiri uu ra il grossolano sp,·oposito de terminando altrim enti, è un vol er porgere una novell a prova quanto infon dati siano taluni giudizii. Ed in vero, falla astrazione anche delle ragioni politiche le quali non di rado colle militari s'intrecciano e tal vo lta perfin o a quelle prevalgono, pure anche dal (1) Tipogra(ìa Voghera, novembre 1870.
1
INTORNO Al,L UL'rUIA SPEDIZIONE DI ROMA
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lato miiltare solllrnto, vi er:ano vantùggi da giustificare app ieno il dete rminato con ce tto. E questi vantaggi si appalesnno cioè; nel dar la mano, all'evenienzn, all' impresa di Ci vitavecchia; di richiamare l'atten'zi one Jei difensori di l{om a e qui ndi dell e principali loro difese là do ve non si farcbbP. il principale attacco; ed altri simili che sa rebbe troppo lungo l'enumerare. Fra molti sistemi se ne può prefe rire uno ugualmente ngli altri b.uono, sebben diverso; e questo non po rta a ritenere in modo assoluto che si commetta un grossolano sproposito . Ed in quanto alla base d'opera zi oni, speriam o almeno, vo rrà l'autore di que llo scritto ricon oscere che non si andava i~npensicrili a prendel'la ovunque. L'autore dell o scritto vuole proprio vedere il pel nell'n ovo dovunque egli non fu presente, e no n proca'cciò ad altri la fo ituna di averlo ospite ; ovunque insomma egli non vide, non seppe e non polè dedurre da documenti, salvo come ei dice, <ia asserzioni di qualche U(fiziale o di alcun gio'l'nale. Qniodi è che egli non può far grazia nemmeno al gen er·nle Cadorna di aver ritardato a passare i confini per entrnre nel Ponlificio di 1'2 ore, che, noli si bene, non erano di rita rdo, dacchè il govern o, non senza i suoi motivi, gli avevn la sciato facoltà di sconfin.ire o alle 5 della sera o alle 5 antimeridiane <lei giorno veniente. In p,·imo luogo da qu elle parti si aveva tanto in mano e tanta confidenza da non essere preoccupati dalla terna di un pentimento e di un contr' ordine, come asserisce lo fosse il Qnartier Generale della Divisi one Bixio; e poi, la è r-,rop ri o così, che non ,essendo ancora alla portata la colonno viveri, non essendo completata la riserva, non terminate le marce di fianco per l'improvviso camb io di linea d'operazio,ni, e preferendosi lo sconfinar compatto al disunito,
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INTOUNO ALJ,' ULT!MA SPEDIZIONE DI ROMA
APPUNTI
· allo spez~a·to, nè ri levandosi svantaggio aìcuno dal passa.re 11 confine alle 5 del mattino piuttostochè alle 5 de_lla ser~ pl'ece~ ente, fo preferita la prima ora . Lo scrittore s1 compiace assai di fiaut·e rettoriche ci parla di fulmini di guerra, di saetre, di occhi rosseggiano e poi schizzano fuot..:o; ma se egli sapesse per_ ~v,ventura quanto frutto apporta in mezzo alla rap1dlla, all'energia, aJJ' iniziativa anch e la ca1ma .... a!re?be anch e quella del giudicare imparziale. Ora . se d1 q.uesta caln~a vorrà esserci cortese, vorrà pur co_nv_en1 re con not che egli stesso ci sommi11i S'<.l'a la m1gl1ore ragione, la migliore opporLunitù pe1· cui jl 4° Corpo d' Esercìlo non avesse poi tu LLi i torti ad oltrepassare i confini alle 5 del mattino. Difatti egli asserisce che il Cha rette precedeva di troppo .ve.rso_ Civita~ecchia la Divisione Bixio perchè fosse facile 11 raggiungerlo . Or sicco me il Chare lle sgombr~ ~i~erbo ali' apparir delle es treme avanguardi e della D1v1s1one Ferrero del 4° Corpo d' Esercito, per questo verso sarebbe stato assai piLt utile che si fosse scon?~ato ,f2 ore ancora più tardi , per rendere poss~b1le al generale Bixio di raggi ungere il Charette. Lasciamo a pal'te alLre rngioni che si potreb bero addurre'. le addotte ci sembrano già per sè sufficien ti. A _ragma 22 l'autore è largo e comp ia cente di lodi a clu poco peima biasimava. Dice che il con ceHo della marcia da 1\Iagliano a Civ itu Castell ana · fu ottimo ma soggiunge tosto che malauguratamente l'idea di u_n certo distaccamento nacque un po' tardi, e non · rtescì a compi1rnmto, se non quaµdo i Pontifici avevano de~oste le armi. } la noi, al contrario, siamo costretti a dire che malaugùratamen te l'autore non ne imbrocca una, poichè i fotti com e li espone so no lontani dal ,,e~o e quindi gli apprezzamenti erronei. · E contrario al vero che i due bat.tagl ioni be{-;aglieri
eh;
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partissero tropp o Lard i ; partivano· anzi prima che s'iniziasse il passaggio del Tevere (4} . È contrario al vero .che avessero peT scopo di · tagliare la ritirata; avevan o invece pe r iscopo precipuo di oècupare per sorpresa il ponte che dinnanzi Civita Cnstell ana, il quale se guasta to sarebbe st<1t.o di difficile e lu ngo riat.tn rn ento ed avrebbe d'assai • ritardato il progredire della ma rcia. Altre forze furnno sped ite sui fianch i, le quali circondavano il forte prima della resa. Ciò ch e si narra e si descrive a pagina 26, sulla marcia dell a Di visjoue Bixio, ci fece gra nde meraviglia e più ancora ch e, da tutto l'insieme di qu ello 5critto si dedur.e essè r l'esercito intorp idito, e si censura e si biasima senia ·ri serva ciò che era ed è nella coscienza di tutti cred uto' immeritevole di sì acerba rampogna. Noi però non ci avventuriamo a contraddire cose non viste come fa l'autore, quantunque ad ogni piè sospinto prenda lucciole per lanterne ; ci contentiamo d1 dornardargli : ma , la Dio mercè , conoscete voi le buone regole e le disposizioni di marcia, e conoscendole, siete informato se furono a dovere ordinate~ Perocchè egli deve a sua volta permettere di dirgli che per i qua ttro quinti, la regolarità ed il buon ordine di una ma rcfa dipendono appunto dalle disposizioni che si danno . E noi dubitiamo forte, se irregolarità vi è stata, che da ciò dipenda , e non ci entra e non possiam o persuadercene che tanto debba accadere in una sola Divisione, laddnve se vi ha pregio, che segnala le truppe italiane, è appunto la loro mobilità e la loro pron tezza. Un fo tto irrefragabile però è , che il 4° Corpo d' Eserci to tutto iotiero in tutte le marcie ·
(1) Relazione Cadoroa, pag. 11
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1
fu {, esempla re, e. possiamo affermarlo, con m11ggiori difficoltà I della Divisione io ·cui era pacifico osservatore e testirrione il signor Guerzoni, e ciò per quad'rupli cate 'fo rze èd im·pedim ento maggiori. ' ' ' Ritorniaino a Ci vita · Castellan~.· Alla pagina 22 già citata, l'}rnl.oreufferma che il generale Cadofoa dopo così scarse fatiche voleva riposare 26 ore, ma che poscia n1UO·· veva per· ordine del Ministero, e quasi fa apparire che se non vi era il pungolo si ri·maneva colà ihtorpiditi .' No, benigno scrittore e benigno lettore! Lasciamo stare che il riposo fosse beo minore dete proclamate 2<-i ore, perchè tutto ·è sbagliat.o: e l'ora d'arrivo in Civita Castellana, e I; ora designata della partenza, e , tutto quanto a'ltro riguarda i· tJarticolari della c6sa~ Il bello però si è che l' autore non, calcola che la rntlrcia dal confine, mentre non tien conto della marc ia di concentramento a Passo ·corese, nè 'di quella di spostamento dàppoi; prima di sconfìnaré. 11 ge neral'e Ferrero da Orvieto aveva fatto in "due murcie ciò che 'ir1 tempi no·11mali ne avrebbe,tQ richieste quattro . Di poi Da Orte sì et'.1 recalo e Viterbo e di qui doveva 1·aggiungere il grosso del' Corpo, amnienocl1è it signor Guerzoni non stimasse ch e il procedére · disgregato poeo o nulla importasse. E · ·Je colonne viveri incomplete che si formavano in marcia'? El 'ordin e proprio del momento di procedere a rilento, anzichè subire il più piccolo e' parr,ia le scocco, noh contano p;e r nulla? Se poi pervenne ordin1:' df.fb~celerarc, 'potevasi suppon;e che lo consigliassero nuove circostanze sopraggiunte; ed allora><vaàe totum, perchè in questo .caso le ragioni primarie diventano seconda ri e, e non vi · ha ostacolo · che arresti, nè impe'dìinento 'che trattenga·; massima al ' eerto che non può an da re d'accordo co lla generosa foga. e coll'impeto ordin ario dell'autore .
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· INTORNO ALL UL'l'lMA SPEnIZlONE DI RO~IA
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A pagin a 30, val proprio la sp.esa di citare testual· mente ì'autore. « Il Capituno .generale passò que l resto di giornata « a riposare la sue' truppe, e soltanto nella· mattina « del' quindici ordinò un movimento del quale a dir << vero non abb iamo ancora cot.npre~o Jd sc~po. Spinse « più avanti su lla via Cassia la Divisione Mazè e pre« cisamente fino al casale della Sepol tura Nèrone, e « mandò la Divisione Cosenz. ad accampare al casale « deJJ·a Lucchina su ll a via Trionfale, coli' Ol'd ine <li « spedire'' una JJ.iccola ri cognizione di cavaperia ·ve rso « Santo On'ofrio e monte ~iario, intorno al quale cor« revano voci diverse, senza che i nostri, in due giorni « che vi steltèro, riuscissero a verificarle. · « E qui ci sia ora permessa un a èuriosità, perocchè « non è ancor tempo di chi;nnarla quesito . Poichè << il generale Cadorna doveva passare fra 24 ore il « Tevere, poichè non ·voleva occupare monte Mario , « poiché nveva dec.:iso di andar al Tevere per tutt'altra « via che pe r la Trionfale, a che sciupare quellà « gio rnata, adallo ntanare le ~rnppe dal fiume, slancheg-« giandole con iniJLil ì marce, mentre là si poteva « impi eg{l re assai bene àd avvicinarvele? .A cbè un « inovimento che non fu che un rimutamento ed uno ,< spostamen to ? È una risposta che aspettiamo àl pas« saggio del Tevere.» · Passò di nuovo quel resto di giornata a /'a.r n'posare le sue truppe I Ah davvero? Chiegga alle medesime qua nta strada avevano percorsa prima e dopo di sconfinare ; e per quali strade I Ch iegg,1 loro quante le . fo[ iche , pel I.ungo carreggio mancante in parte di cavalli, questi ed i conducenti nuovi al lavoi·o, e per pendenze · rap idissime, train ato a forza di braccia l Chiegga pure alla Divisione Ft!rrero ss riposava in quel .
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APP,UN'l'I
t Scus, a·, dopo le erculee giorno, e ne sare bb e s ta~ . fatiche dei giorni precedenti I Oppure volevasi che passando il ~eyere e _tratt~ndosi di cambiamen to di linea d'.operaz10ne, gh um passassero, gli altri no il fium e, o sol~ successivame.nte? .Ordinò im movimento del quafe a dir vero non abbi~mo ancora compreso lo scopo. E troppo agevole . l accorgersi che non ne ha compreso lo. scopo e e~ ne duole, non per n9i però. In primo luogo e sbaglìata di ·pianta la posizione d~Jl~ truppe:. l_a Di visi one Cosenz fu accampata a sm1stra, la D1v 1sione filazè a drstra della via Cassi.a, ambedue alla .altezza della Sepoltura di Nero ne; la Divisi~ne Fer:rero, . che marci'ava tutt'ora, doveva rimanere m 20. hn ea; la riserva, le im ped irnenta, le :nunizioni da ~o~ca e da . o·uerra opportunamente collocate. Ora sa e?li ,_ l aut~re, ~erchè furono ivi collocate? Per più r~g1on~; pr,1_rr'.a per l'acqua cbe quando scarseggia, corn~ m tah locau ta'. bisogna pure, vole re o no, averne r1gt~ardo per gh accampamenti. Perfino le legna mancando 1~1 quelle nude e desolate lande, era pur forza portarsi dov~ trovavasi -i luno-bi steccati che circondavano i vasti possedimenti df q.uelle regioni, i soli che potessero s~mrn inisLrar fuoco per cuocere gl i .alimenti dell'Esercito. Poi se era pur forz a di avere rannodale è sotto la mano tutte le truppe prima di passare il Tevere,. perch non un sol uomo, non un ca rro, nulla doveva rimanere del Corpo d'Esercito suJla riva destra,_ ~isognava na~uralmen te che tullo si concentrasse pel dI v 1sa~o passaggi?: Intanto si facevano le ricogn izioni per 11 luogo P~~ acc.oncio alla gi ttata del pon te e per la str~da' pm agevole da percorrern ; in.tao to si spedi vano_ 1 parla~ mentari ordinati, e intantochè le col_~nn e .d1 test~ s~ mostravano all'avversario per appoggiare 1 negoz i_an dei parlamentari , portavano l'atten zione del nen11c.J
395 stesso vieppiù da qu el lato e specialmente ve rso San Onofrio, af'finchè le difese sul la sinistra del Tevere, dove da lunga mano s: era p1:escelto i l punto d'attacco, fossero di altrettanto in deb olite, onde il passaggio del Tevere avvenisse, come descì pel nem ico, iniprovviso, o per lo meno si tenesse nell'incertezza se a monte o a valle di Roma si effettuasse. ì\1a c'è, di più; cnè le truppe e le impedirnenta così disposte erano a portata. delle strade da percorrere per recarsi al luogo designato al passaggio del fiume, come ·vedremo. E intanto, secondo l'autore, tullo ciò si eh ipma sciupare la giornata, allontanare le truppe . dal fiume, stancheggi'arle im·ece d'frnpiegarle bene e di avvi'cinarle. Oh certo, non si doveva neppure ingannare il nemico, con finti apparati, del luogo di pas saggi.o ; ma avvicin are a pieno giorno le proprie forze a è1uel luogo proprio perchè quella operaz ione sempre delicata, delicatiss ima poi così prossima, anzi a ·vista dJl.11.:. ~_rnic9, fossegli in tempo e .per bene fatta cono-, scere I Ma agli occhi d1 chi non vede quel semplice e breve movimento, che ha pur conciliato tan te cose , una sola delle quali bastava per suggerirlo , sa rebbe senz' a!tro, com ' è cara tterizzato , un inutile ri'rnutctmento e spostamento! .... Tiriamo ava nti. . A pagina 38 d_ello scritto viene proprio il buono ed il meglio I L'autore p'a rla qui del passaggio del Tevere, e comincia a censurare il luogo perchè la riva si avvalla da un lato e s' ùTipi'disce dall'altro. Ecco un nuovo precetto d'ar.te; se ne faccia. tesoro. Ov'è jncassato di qualche metro il fìume non si stabilisca un po nte militare e non si acconci con addolcimenti il teneno, si cerchi piuttosto il prlSSagg10 a molte marce più lontano, quand'anche si dovessero perdere inutilmen te le in tiere giornate. Sia pure che tutte le altre ·condizioni strategiche, tattiche e topografi.che sieno ivi opportunet lNTOl\NO ALL ' ur; r)MA Sl'ED TZ IONE DI UO MA
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nossignore, v1 s1 deve rinuncia re, sol P.erchè il·punto non è piano come tavolo! Oh, se l'autore si fosse limitato a dfre chP. le rampe erano un po' troppo ripide perchè era mancato il tempo ai soldati del Genio di accomodarle ·meglio, quel tempo che manfpolato dal!' autore fa mir'acoli str'aordinari, alla buon'ora; ma respingere irremovibilmente il luogo scelto per il passaggio, solo perchè il fiume era incassato, è cosa di ·cui lasciamo giudice chi dell'arte s' intende e giudiziosamente s'informa. E poi , qual bisogno stringeva di abbreviare di ;12 ore l'operazione, quando la rnedes iina per le date disposiziorii ero tutelata ad ogni istante; quando per ragfoni politiche erasi accordata una dilazione all'ambasciatore di Prussia? Nella successione dei Corpi e delle colonne di muniz ioni e dei carreggi d'ogni specie, l'autore n,on si sofferma · ad avvertire se siansi osservate le regol.e déll'ane rispE'lto alla primitiva formazione delle trupp~, alla configurazione topogrufica, alla tutela costante del passaggio per rispondere all'attacco eventuale sulle ·due rive; se siasi ingannato e tenuto a bada il nemico sul lwogo del passaggio, se siasene accorto sol quando tornava irnpossibile il contrastarlo. Non sono queste le cose degne dell'attenzione dell'autore, il quaJe inaica solo alla rinfusa i Corpi come si succedessero, ed anche in questo pecca della necessaria esattezza. Andiamo innanzi. Due vie esistevano, egli afferma, -e quelle sole dovevano còrrersi dal ·corpo d'Esercito per operare il passaggio . L'una che partiva dal!' e.. ·sterno della Storta·, e deplora éhe non sia stata preferita . Qui abbiamo una sola risposta da fare : l'uffiziale s·uo confidente ed i giornali non l'hanno bene informato. .Non solo è stata quella strada percorsa, ma essendo la mfgJ;ore venne, anzi, destinata al lungo carreggio,
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e fu pure a tale scopo conservata perchè in quella marcia di ~ianco le impedimenta rimanevano in tal 1nodo tutelate dalle truppe cil6 le stavano davanti. E per lo stesso motivo la Divisione Ferrero, che era accampata fu la .. . . . in .seconda linea, dopo i hersao·Jieri o prima a m_arc1are e ad operare il passaggio . A questo scopo adunque, e per accelerare la marcia c?n più, c~lonne simultanea mente procedenti al luogo d1 passaggio, era utile · trovare altre strade· e difatti l'~utore ne suggerisce se non altl'O una, ~la quale ? Niente meno quella ehe lambisce monte Mario. Il suo acume però rivelandogli éhe perconendola avrebbefatto c~ldo, .perchè dominata da quelle alture, propone cl_1e prima s1 prendesse mohte Mario. Ma percli.è, do man-· diamo noi, spargere sangue inutilmenLe? La è sempre bruna cosa per un capo il risparmiarlo sì poco, massime poi che in questa spedizio1;1e era specialmente raccomandato per ragioni politiehe. E nulla vale che nei due giomi accennati vi fossero due parlamentari ? E come bn.tiersi mentre si trattava? Perchè occupare monte Mario? Forse per essere in grado di percorrere una strada laddove invece se ne perc?rsero poi ahre e più opportunamente situate per raggiungere egualmente lo scopo? · Monte Mario è posizione ecce llente per bombardare Roma, ma il male è, o il bene, che proprio la non si voleva bombardare , neppure per soddisfare ai O'Usti guerceschi dello scrittore. In quanto poi a ba~Lere ed a.tterrare )e sue mura, si faceva 'appunto il pass~gg10 d.el Tevere per iscansare i forti balua rd•i e per vibrare 11 colpo alla parte più debole della corazza come infatti avvenne. ' Ma non è tutto: vedasi la strada che secondo l'autore si sarebbe dovuto percorrere, In quale s'immette nella via Flaminia prima di giungere al pu9to di passaggio,
398 AJ>PUNTI 'e si riconoscerò che si sa rebbe andato a fare una bella marcia di fianco sotto gli occhi dell'avversario lambendo anche il flume, per il gusto di essere tormentati nell'operazione e per mettere in maggiore evidenza il dove e il quando del sospira to passaggio. La cosa si fa seria quando l'autore descrive quella marcia di ·fianco, con file diradate, intoppi, contrat- . ternpi •et sùnUia da parere un finimondo. Ma guardate mo' la crudeltà di toglierci da una beala illusione I E dire che tutti quanti eravamo sul posto, rimanemmo così contenti di quella marcia; e dire che si vedevano spuntare per ogni dove le colonne a luogo e a tèrnpo designato; e dire che . nessuno si fece aspettare al punto del ritrovo al passaggio del Tevere l Noi che. vediamo andare in , estasi l'autore perchè tre piccole colonne appena fuori mura entrando in Civitavecchia fra le liete accoglienze s'incontrano sboccando sulla piazza centrale; si sperava, è meglio dirlo, si sperava strappare alm~no un cenno di compiacenza vedendo l'ordine della nostra marcia a colonne, e tutte le disposizioni combaciare a capello con l'eseguimento, nonostante la forza ben più numerosa _in un'operazione militare sempre delicata con distanze molto maggiori, con strade improvvisate. Delusi da un risultato cotanto opposto, di aver biasimo cioè dall'autore anz ichè quel desiderato cenno di compiacimento, ne fummo e ne siamo tutt'ora profondamente addolorati I E. quando ci ricorre al pensiero che i~ qualunque momento del passaggio, presentandosi il nemico, si nutriva la speranza di esser pro!1ti ad affrontarlo, ad ogni istante, in ogni luogo, l'autore dello scritto ci disinganna con ipotetiche sorprese di Prussiani (meno male) e pronosticandoc.:i guai infiniti. Oh in tante scempiaggini commesse colà, no1 im-
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ploriamo almeno che non vagliasi supporre soli i dodici battaglioni _bersaglieri (che pur sono qualche cosa) al di là del fiume, ma accompagnati c.on artiglieria e in appresso la divisione Ferrero e quindi quella l\lazè, succedentesi senza interruzione alcuna al passaggio del fiume, argomento pred; Jetto del nostro chiarissimo autore. · Voglia almeno egli persuadersi che i Papalini si accorsero troppo lardi del passaggio perchè potessero facilmente contrastarlo, e ciò in grazia delle date disposizioni; e si risparmino per questa volta almeno gli evocati Prussiani I Disse Napoleone una volta in qualche luogo che una ,operazione mi litare poteva avere anche dieci soluzioni diverse e tutte buone. Potrebbe dunque il nostro autore aver proposto un'altra buona soluzione, ma ce lo perdoni, in grazia, noi dubitiamo assai che il Comandante del 4° Corpo d'Esercito se dovesse ricominciare a'dottasse mai la soluzione. da lui proposta; e crediamo in buona fede che a contingenze uguali potrebbe forse riputarla talm en te assurda da respingerla senz'altro. l\fa ora viene la parte veramente curiosa che ben merita di essere più singolarmente segnalala. l\fentre si a_guzza la vista e mena Ja sua sfe r·za critica a dri tto e a rovescio, su cose non viste nè incontestabilmente provate, l'autore non trova punto a ridire su ciò che addìrittura accade ed avviene sotto i suoi occhi, anzi ivi tutto esalta ed ammira I Ci sia accordato che per comune istruzione ed a scambievole giovamento si faccia qualche rilievo, protestando però fin d'ora che per converso non essendo stati dalla parte di San Pancrazio mentre vi agiva la Divisione Bixio, non ci avventuriamo ad affermare da chi e da c·he provengano gli errori, se dagli ordinatori,
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dagli esecutori, dall e combinuzioni o do. nitro. Ci limitiamo in vece ad indica rci cota li errori, certo bensì che abbiamo minutamente visitato quel luogo e che s ulle circostanze topografic he e sulle cose av11 enu te siam si curi della più vercJ cc esnttezza. Si premettn anzitutto che quella Divisione era da quella parte destinata ad una semplice d?°mostrazione per divergere alq unnto la vigil anza del nemico e cl is trart'e la sua atten zione. In fa tti vana cosa sarebbt') stato lo spe rare che· ques ta ,,a rte di cinta essendo bastionata, si facesse con qualche batteria da campngna in un sol giorno ciò cl1e altro esercito, il france se , fe ce co n poderoso J.Hu·co d'assed io it~ tren ta gio rni, con una forza non minore di trenta mila uomini . Con questa impos~ibilità e con quell'unico scopo non si dovevnno sacri11care uomini inutilm en te; erneno le artig liuie conven ientemente pres idio te, tu tte le alt re truppe o dovevano tenersi lontane, o coper\e o nascoste; ed anche l'a rtigli eria medesima nbbast.anza lontana da non soffrire che il solo fuoco de ll e lrn.Lterie della piaz1.a. Difatti le altre quULtro Divi sion i su ll a sinis tra del Tevere non ebbero quas i alcun ferito di fanie ria prima che si p rocedesse all'assallo. A S. Pancrazio in vece si espongono tutte le arm i sen zn util e ogge tto nl fll oco n emico, ed an che di p ri mo trntto si porta l' artigli eria a 350 metri dalla piazza. Basti il dire che si ebbero in brc,·e ora maggio re qn an ti tà di morti e di feri ti in quella Division e, che non ne ll'altra del generale Cosenz che mon tò a1\'3ssa lt o. Si ebbero pure più morti che nella Div isione Mazè, la quale pure montò all'nssalto . Scnnonchè, non tu tti i morti ed i feri ti, malgrado la parte in attiva della D·ivi.sione Bixio, non venne ro fors e tutti dal nem ico, ed è strano che nem meno l' onorevole Guerzoni cotanto oculato siasene in qualche modo accorto.
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. In. q~ello scritto si narra poi con un'ingenuità degna d1 m1gl1 or fortun a, che le batterie si collocarono fra due fuochi , tra quelli di fronte da S. Pancrazio e di fian co dal Vatica no, e si dcc!Dma co ntro la stranissima legge imposta dal Governo di non battere da quella parte! Ma ad agio un poco : non è egli errore madornal e, anche senza quella strani ssima legge, ed errore stranissimo il collocars·i fra du o fuochi ed invertfre addirittura le posizioni ordin ari e di assediati e di assedia~ti sulle rispettive divergcn i e e co nvergeçi r.e di fuo chi ? E non era facile il collocare le batterie nelle bassqre un poco a destra aJ coperto dei fuochi del Vatican o, dappoi cbè le batteri e non dovevano controbaÙere e quindi non necessa rio di dominare ? E non valeva meglio an zichè inveire alle misu re del Governo il fare qu esto sempli ce ragion amènto? L'arte cç,n::lanna già di colloèarsi fra due fu ochi, e qui, tale prescrizione doppiamen te me lo consiglia ! (·1) A che valeva mettersi senza scopo a circa 4.00. metri dai bas tioni nemici per esser costretti poi a far cessare qu ella inutile <:arneficioa e a retrocedere, con danno morale sempre, a 1200 metri, . laddove avrebbe dovuto collocarvisi fino dnl prim o istante? E in qual modo si re.trocedeva ! Esistevano colà alcune vie cop erte al fuoco della pi azza per tl ove opportunamente si sarebb ero dovute fa r passare le batterie, ma invece, non si comprende il perchè, si fec ero sfilare una ad una per pezzo, con tutti i loro cassoni in coda per la via' più esp osta, con una imperturbalità che noi ammi-
(1) Noi non conosciamo poi ordini del Ministero, o de! generale Cadorna di collocarsi proprio rimpello a porta San Pancrazio. Avevasi la scelta del punto sulla riva destra del Tevere esclusa la Città Leonina, e lasciamo giudicare se altrove non Ti era suffìciente spazio per sole quattro balleria di'campagna. UNO
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•i02 ; r,i:amo, omai1t<he•1n0n1vor.rer.n mo i,ce1J1toi~i,mi tar.eJa 1:parità ,ij~,Heno©mHvii©ni ìdel1·,m,omen>to. ifE 1siL}ebbe 1:gran . ventur.a e.ohe inesstltn 1foooo ·ilJJllè di yfoonit,e i,n,è ,·di , fian·co ,venisse a-colpire un ,.s0Io ,· eas~0ne 1:di tip01hre.re. · ·1Ile ''<!J'llJ!indici batter,iie 'Sul'la sinistvai del 1 'Ileyer,ff;ebbero i ?.piùoprecisi, ordi,ni ,rdi,tira,i:e, c~n calma} a~ in,terN:~llf, 1 :a !:tir.o ,si.cur.o, ma ;,sopra1 ttu tto , di ·1n0n I GOlpij reda~;01tta, se 11J!ler tigua.tdo ai ci tiàd ini ·•e i per'. itig-Qardo , ,ait1monumepti.1· Le •cpui:Jildiei 'ba1tte1\ie , 6r.1e q:;fondando , tr.e LpOrte 1 et focerldo l la btieceia ,i-volere, o-n~n- ,volere, feoéroupur .iquàlohe oosa,< •cons~1.marono, re:Jati\ta.mente, assai,~meno 1 ,m1 m,ni0ioni i deille11 t11e i,batterie :che ,,era.no sulla 1di stra ,de.s tin'ate ..soltanto a :d,ive;rtire l!attenzion.e dell'ti,flì~mico. rEi iva]ga anche il dire che •,mentre dalla sini&t!a!ISOI~ i'(ilue 1,0 ; fre . proièttili caddero , in . città,. uno de1 • quah ·ì"sgrazia,tamente 11radusse un ,lieve incemMo, ·non- già, ''oomeHSi disse,! àlla ,villa Buonaparte, tma 1.,ad una,,sua .!:d,ipenaenzaHpresso la ci,nta,, dà.J,la , sinistra ti-ranldosi ~ t·easaceio;·. ed I a·:fooohi spa1ipag-liati an-z.ichè concentrati 1,sui 1·pointi; forti, . si ,offese Jin dive-r.si punti t-ila :.ciJttà, lprovocando• Jamen,ti ed indennizzi, ;dovendosi ,unica: mente :,attribuir.e a g11a,n ventura , se • non vi ' fu remo ·rnali , peggiori. · · , •E .che;,di.re , di i quella •truppa ohe aveva,pel\1mandato, a 1800 i metri circa •dalla piazza, ,alfa scoperta, ·,·senza rrtri:00ee, eum-entre s,uhiva iMuoeo, nemico :di Lfa1onte e , di fiiaQco, ,·,di I m'ira1ie , n'élle lpiccole •feritoie :da ·fucic, lerfa ,1c il:elle 1:ml!Jira 'l · _Qui facciaJU_Q_punJo, per_passare_ad _un altr_o _or.dine d'idee, senza diluJ?garçi nell'esame delle p~ecedenti "'mosse· ed '?perazioni 'di,qu.el,la 'Division~, çhe ~orse çon .non ,µ,i in.ore interesse .esaminer~mo ed anahzzeremo , a ,}Iljg]ior,. ag.jo . j Ci;sare1mo. QOSì liin:iitati per,ona a qua:n to iac-0addeJsòtto :ROffla;:è ,là dove l'ailt0.r.e,embe ,però la oura
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. '1·di -~,ssel'va:ne. e.he +.q,1:Jelle posjzionir~nJ.no.:g,iàf'CQooseiute, oJWr >&Y#-Ovi,,ço.OO'Q~:HuJto ri[il~ù odm1n Hmtse .·il\liel 1i1i84-.9d ~la. -0J~ e 1.J,;~•L'flhbe .~a~e;aJ:I uto ;,a li.o 11a ,s.e,dlpterLìell'.O 1si {os,sei p·ref$.~~~~o I ~ UO:'YJO /?
~~~i : a,rp-ag,ina t7 acl,~il.lo11scnHio. )QiJJi sèdolescritto lo t~$fi);\re rdelJ.e M1:!ppe t p,a p.a¾i,ne:1wme .,gli \tsi {di :guerra
la1:€le.scnizi@mite cè 100\~rita t·ton 1<l!lJ1.a ,tcale 1#&.ç1:gem1~it11M tdai.fa-r tnasecQ-lare ctiui~ti ~dlo1w G~_he ctro·Vfl'1.&lilsi twesenti. È,,un1t:asto :J,delioruho qq u;es-to ~,ma , ~be rè_qp:llr i:onz.a rcli1tocua-ne.,& 1q,ual0heJf.a~.oo !pat12Jiatis.simo ·,ed isolato se ,n,e iè ar,eata,1ampliaoìd0Io .rcli gram h.J11,1Jga, ,~1,rn a ,·I1~g@l a rgene r,a,J e. 1 <ì:<HWd;en ·d:unque , rimett,e11e le 1,cose ial 11rousto r:e., ricdur;Je ;,ai1µreciisi suoi '1Lermàn i. · f: i.ò chewu0ìvpcò wiep,pi,ù: raltrui. sdegno ·fu1e:he, me01tre; iLgener.ale1Gado1ma 1 tr.@.vo. vasi tutto ,.intento a (disc.0 l'r.eFe 1.e om.a,nhas.ciatore prussiano per importan tissirne faccende, ·.q,wala.1..1no!delle prhi~e ,,soldate.sche mercen!a-rie .passava ,soomp.,@sto ed 1 irro~p.ev,a.,.iin ,qualche g,nircJ,o. - )Ed ,il ,·sig. i,Qu;e,rrz~ni, 1tanto ;1t,er~ero .de'lli~seTcito ·. e ,deJja ,sua, disci•pllin,a·, ,.clie a.vr~Ji ~e , citJ'l\U~o i~e:siderane:? Bhe ,]];0 istesso ,gene·r.ale 1:Ga.don1~a,11Hlpo 1'&.IJ;p-reJTiiO 1d.el d:}o·np,.o d'cEser,eito, e lì ,.pre$e,,0:te , ne [fos;Sè nnrner,tit.-01poieJiè\1a lui •)s;0;lo i,spet~.awa ,il igiudizio ved ,:iktlici1bto.-de.lla1censurat1e, dteU-a 1mmpogma · che ,aJ,tn1i .isi .\a.rr\~gawL \ E.d -il .sig. ·.aGwei,zti,n i spoi, d a,eendo ~he ,il1,gene-rale. Cad,oma ,·s,~p:per~edatgluire 1,~hì 1si avrogò ,quest.o ,dtnitto, i lo ifa ·t'.@sì. irn:p.licitaiI.lll:ente:ma ff,ealmente colp,e,volc; i lo ·fai.in ,questo modo oapp:arire poco geloso del!' onore del!' esercito, ,,edo : acl<0.it~eome 1bisognev0:le ,dell:;)lt1·ui r1<JQQSigJio pl;er,fcis;eJ) tij;rsene·f Con chi ud~am:@. Certo, il ,sig. Guerioni av,r ài,d,e Jroi,iglio11i r~n.tenzioni : <i\el 1mondo ,a i(av.or.-e i deJl;es.~ci.to 1e :;·aiJJàJg111,ida:t9 ~d~1lo r~pil'i(o ·1d:ella più·1 se.ve. r.a~gj,ust:i1till.~a1()}lU~ndo1·Con ,t;a.nta .Jprecjpita,z~one ,1iJ1.QaJ~a nl,ll ,~ielo;il!lite le :c.ose .9°' àui · rViQ;1,e~i!l'l\l , : l'lJI@
• !04 APPUNTI vedute, anche quando Yi è manifesto errore, · Je non viste censura: acremente, quantunque ne ma·nchi.no i giusti elementi, .quando i suoi apprezzamenti son o ,contrari ai sani principii déll'arte ed alle buone massime militari; e quando quelle politiche separa e fa astrazione, senza considerare appunto che in ques·ta mT~ e le ragioni politiche erano sì strettamente · collegate alle ragioni militari, anzi, direbbesi, le superassero; quando egli pone in non cale i riguardi internazionali cui si attribuivan.o ·altamente insieme alle altre ragioni, quando- egli trascorre così' facilmente sopra _a punti tanto ragguardevoli e lascia dominare tutto un suo particolàre ed appassionato conl)etto, dubitiamo assai in verità che nel ·fatto egli concorra, come dice di propMsi, al bene morale ed ali' interesse dell'esercito, del quale ci si mostra cotanto tenero. E quando i più esperti, i più cons111nati nelle armi procedono cauti nei giudizi, prudeqti nelle sentenze, riguardevoli nelle deduzioni, poichè tali cautele non vanno mai disunite dal sapere, il giudica re COSÌ franco e sicuro sopra ogni cosa, porge agevolmente l'idea che l'e conclusiòn i dell'autore sie no rivolte a dichiarare:
Oh se apessi avuto i·o la somma . delle cose in questa così modesta missione, q·u.anto più speclitamente, quantomeglio sarebbero procedute! Ci duole però il cl ire che noi dubitiamo anche più fortemente che egli abbia la vocazione di i:eggere eserciti e di possederne le necessarie attitudini. · È assai proficuo il censurare, pacatamente, sugge- ' rendo rime.cli e dispensando t,onsigli- ove scorgonsi difetii, ma è d'altrettanto nocivo il menare la sferza inesorabilmente, distribuendo colpi all'innocente e al reo e con intem.pestiva parzialità non vedere ch1- più .w tutti della sferza bisogno avrebbe. È ella questa
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giustizia distributiva? Può essa chiamarsi sana e giusta critica ed. informata al v'ero, al nobile oggetto di raddrizzare i difetti? Ne sia giudice lo stesso autore, a cui, all'infuori delle astruserie sofistiche di un'arte che non è la su.a, non manca, non ne ·dubitiamo, eletto· ingegno di riconoscerlo. E quel mal vezzo di cader sopra a chi non appena gode la fiducia· dell'esercito, è davvero un gran bene che si fa ali' esercito ed al paese J E quei giornali che con subdole arti lodano esclusivamente il gregario e con insinuazioni maligne ne denigrano i capi, son eglino benemeriti ciel paese'! Come se la disciplina, la fortezza, la moralità ed ogn·i altra virtù militare e d'esercito, potesse menomamente esistere senza l'educazione che cnn travaglio i capi al gregario inculcano? (1) . Il Ministero della Guerra senza dubbio autorizzò · Ìl sig. Guèrzoni a far parte del Quartier Generale di quella Divisione, poichè egli solo ne aveva la fa·coltà, ma non è men vero che vi sarà stato autorizzato sulla proposta altresi di quel capo. Or noi Cl'ediamo, che a questi sarebbe riuscita gradita ·una tutt'.altra forma· di gratitudine, cbe non sia quella di avergli continuamente abbruciato incenso,
"(l} Rondansi, se così vuolsi, responsabili i soli capi di tutti i doveri, anche dei colpi improvvisti ed inesorabili della ria fortuna e dalla medesima escl ufivamente dipendenti; ma il non trovare mai e poi mai nuila di buono quando le cose procedettero a modo; ma dire che si poteva far meglio, ma asserire che fu solo la buona forl-una e che malgrado le sciempiaggini si riusciva, e che non .se ne ·h a merito alcun parche la cosa era troppo agevole da non riuscir-e; questc, è troppo e con questo sistematico' procedere fato pure ordina• menti i più sublimi non avrete capi e quindi non avrete esercito.
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mentre:. sì mafarn erl'te·,1 critie:à"Val!lllsi 1 Iev<1pé!J.!eJ df:> c;}nS1. glir er·a ! ctillegà i e:· c;li clii, e"!lal Capo;'{1 E quatlttlnr~eJnon vistai I anf€1oréll, .11001 Js'é1.temrrm ·sorc, · pr-es~ clre i un1a1 prè>'tesba?. exl: un'a!, dichia.r8ziotre1 fossé.i per ' cb:m.J!l'a.11.lfr.é\'-· p.ercilil.'è rtale fo ismnprt=Fil1 bu~~otspÌlrit011 di solidarietà comune nell'eser~i'fia,: cui· nròn· si ·. vbrrà(• ceittatnente( guiasto; d:fl{quelitì 1stessi• ch;e,' c·on1tHrnamente nei , déclartn:anr0u l' uti'lHàJ e5Ia::i. J:~itW1 tetrlpra, e la , satclìv. costituzione. CdsP purè! qilan:t(!) ' d'evèll <léitètet1 al getl'eràJe1Bixiò, ch:ei uni: u'©'.1iJfl10 amR1<é'S$oq al!é11 conifidèMè,. del i Quartier> Gèueralè, veni1ise1a., ri'velflire · ancif.Jfè" a-1 1pubblìcb'· al1bri • gi'@stiil oi p'retMiJ etròlri:. d~'s'Uoi dipendér.i'tif?: Ar nr(l}i,; p'ar~ ' che" se,'• u-Alàl q:i:r-à!l&ntp'.te i altta p·e1rson1ai foss·e:>venutà> a,· con o·scere> irr<1lritettamente e p'er' m'e ra;· casualità alcuni fatti, avrebbe c-0mM1.e-ssuimiho1•é•in·eo:n- · verdénrténpale,sa·n·d0Jr, dl chr,·.atcon tt'àlr-ib, ·p1·eva1Jtendosi dèlf <YS)!fitàlìtà rlcevutà e; 1 de)fau c•cnifttlefl'Z·~· a l cui- fu i ammfè'.sso in;; u,b,, Quartier Genelttdè 1, .a<l , insàP'uita,, p:oi ~ délÌ'ò~pH1è·· suo li'l abbfa. 1 pi:tbhli~ati. Tale è almeno il nostr:0·1 pare:re~ ed ~èO' a I dfe'. si,. rìdu>c~~l· questo spertieatò affe•tltb peir1 J'l~sértil0'1 ' N:oi i siamo poi•persuaisi che fa. storiai n0nosì• sct·i''i'e·; n@n ;si,· puòJ scI1ivere.sop:raicosi, ifat1~ detcumenti, co•me siamo persuasi che il generale Cadorna non sarà troppo impen-sierito d·eUe c·ensaT<f . dei- sig:- Gmirzoni. 1
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Traduzione .dell'opuscolo attribuito' all' Imperaforé Napoleone iir.' e pòrtante per titolo: Ct1u•e• qtAI onl t1mené'ld'capilu@i.on·d~ Sédah.
- (Bruxel.les, n6vembf1NS'iOJ.
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.e /1,_é,..
Qri'and0-vla1 gueJtradu:, dichia,rrata,. e l'II:nperatore p.rese il. coman'dÒ' 1in• capo-:delle arma:te ,fra-ncesì,' egJi ·espresse ben soventi questo• pensiero,·che si riflette nel suo proclama, che· la cam_pagna... Ja quale . stava,, per iniziarsi.. aYrebbe presentato le .più gr-andi ·diffìcoltiH In mezzo, al conten'lo che doyeva-.far.gli provare,' l'entusiasmo che , scoppiaYa, per ogni dove sui suoi passi, .si -notava,sui suoi-lioeamenli un'impressione di ti:istezza quando sen-tw.a i ·più inlìammati ,gridare,: a .Berlino, a Berlino I - cor,ne n@n:•si ·fosse.trauato che di una semplice pass1:1ggfata . miditare, . e conte ,se avesse, bastato ·marcia rie ava11ti ,.p er, vin1:ere , la.. n-a• ziooe.. dN~tmopa più .a,vvez.za, al ,mestier.e dellei,armi e,,la meg).ie.. preparata~aHa ·guerrar. L1Irn,perait0re· sapeva/iche-:Ia.. Prussia ,pot~va mettere :in piedi,. in., poco tem1po 900 mila1,uom,i,n~. e, col cor1corso degl;'Sta.ti ,d~I ., Sud . un miHO'ue e•cente·milo,;, la :Hra-ocia 001}°,p,ote.v.a.10,fl,p:org!ieµe ,.. che 600 mila'. ]} ,siccome il numero , dei combattenti, ncm è,m&i,, elle la metà degJj, effettivi· reali,, la, Ge~~ania,. era,.in ,grad.o,rdi : pnrtare i sul· campo,, dii baUagJiar 55@1 mila , uom_ini,1 , mei;i·h'e-c noi non ne avevamo che 300, m;ila•, ciro~.d-a, mellere ,in,, liu.e~~ .din-anzi •al· nemi~o.
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LE CAUSE
Per compensare questa inferiorità numerica bisognava, con un rapido movimento, passare il Reno, separare la Germania del Sud dalla Confederazione do! Nord, o sotto l'impressione di un primo gren successo, attirare nella nostra alleanza l'Austria o l'Italia. Se si riusciva a irripedire le armate dolla Germania del Sud . a unirsi con quelle .del Nord. l'effottivo dell'esercito prussiano si trovava scemalo di 220,000 u·omini e la sprCiporzione tra il numero dei combattenti diminuiva . Se l'Austria e l'Italia facevano causa comune colla Francia, la · superiorità del numero si spostava a nostro vantaggio. Il piano di campagna dell'Imperatore, che egli non confidò a Parigi clrn <1i marescial li di Mac- Mahon e Lebmuf, consisteva nel riunire 150 mila uomini a Metz, 100 mila a Strasburgo e 50 mila al campo di Cbalons. Il concen tramento delle du e prime nrmàte, l'una sulla Sarro. l'altra su l Reno, non svelava i suoi progetti. perchè il aemico era lasciato nell'incertezza di sapere se l'attjlci;o si porterebbe contro le provincie renane o contro il granducato di Baden. Non appena questo truppe sarebbero state concentrate sui punti indicati, l'Imperatore intendeva di riunire l'armata di Metz con quella di Strasburgo, o alla tesla di 250 mila uomini pàssare il Heno a Maxau, lasciando a destra la fortezza di Ra: sladt e a sinistra quella di Germershe.im. Arrivato dall'altra parte del Reno, egli costringeva gli Stati del Sud a osservare lc1 neutralità , muoveva posr.ia ad affrontarsi coi Prussiani. Mentre questo movimento si sarebbe operato, i 50 mila uomini racco-lti · al campo di Chalons sotto gli ordini del maresciallo Canrobert dovevano avviarsi su Motz per proteggervi le spalle dell'esercito e sorvegliare la frontiera nord-est. Contemporaneamente la nostra flotta corazzata nel Baltico avrebbe rattenuto -e immobilizzato nel nord della Prussia una ·parte delle forze nemiche per la difesa delle coste' minacciate da uno sbarco. Questo piano non aveva altrimenti probabil ità di riuscita che ~ol guadagnare il nemico io prestezza. Bisoguava, a tale uopo; radunare in pochi giorni sui punti determinali non solo il numero d'ùomini voluto, ma. gli accessorii ossenz.iali, com·e le yetture, il treno , i parchi, gli equipaggi da ponti, le scia luppe cannonier e per proteggere il passaggio del Reno, infine l'ap· provvigionamento di biscotto indispensabile per nutrire 110 esercito numeroso che marcia ·riunito. L'Imperatore si lusingava di poter ottenere questo r isultato, ·
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DEI, DISASTRO DI SÉDAN
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e qui fu il suo errore, come l'ìllusione di tutti fu quella di credere che col mezzo delle ferrovie il co·uce;otramen to di tanti uomini, cavalli· e materiale. potrebbe farsi col l'ordine e Ìa pre·cisione necessaria, sebbene tutto non fosse sta to regolato lungo tempo prima dp. nna vigile amministrazione. I ritardi provennero in gran parte dai vizi della nostra organizzazione mi litare, quale esiste da cinquant'anni e che si palesarono sin da i primi momenti. Invece di avere corno in Prussia corpi d'armata sempre organizzati, r eclu tantisi . nelle provincie e fòrniti sul luogo del loro materiale, con tutti i loro. necessorii. in Francia le truppe chiamate a compone un eser cito si trovano disperse su tutto il territorio, mentre il materiale è ammassato in alcune città in fondo a magazzini o~'e tutto s'ingombra (1). Tratta~L!gli di formarC\ uua divisione attiva, su di un punto qualunque .dt~lla frontiera, l'artigli(}ria arriva generalmente da - uo luogo lontanissimo, le vetture del treno e d'ambulanza da Parigi e .da Veroon, quasi tutli i:çli approvvigionamenti dalla capitale e i solda ti della riserva raggiungono da tutte le parti della Francia , Le ferrovie non possono bastare a trasportare gli uomini , i cavalli cd il materiale, la confusione s'introduce dapperlu lto, e spesso le stazioni sono piene di oggetti di cui si ignora la natura del pari eh(' la destinazione. Nel 1860 l'Imperatore aveva deciso che le ~·eclute della: se-conda porzione del contingente sarebbero ,esercitate nei de. positi de'loro ùipartimenLi, per essere in tempo di guerra versate nei reggimenti destinati a far campagna. Questa disposizione r iun.iva i vantaggi del ~istema prus,iano con quelli del sistema francese. Gli uomini della riserva non avendo che ad avviarsi dai loro villaggi al capoluogo di dipartim ento, vi erano raccolti, equipaggiati in poco tempo e r ipartili nei vari reggimenti. Ciooondirneno <g1esli ultimi rapidamente completati non si trovavano come io Prussia composti della. popola1.iono di un'inli,ern prov.incia. Disgraziatamente si modificò questa combinazione nel mi• nislero della guerra nel 186G .e si assegnò, sin dal le prime ope(I) Tre anni ra, essendosi dovuto calcolare, dietro ordine dell'Jmperatorc, il 'tempo che si sarebbe richiesto per porre su ruote le vetture accumulale a Vernon, si ebbe la prova che quest n semplice operazione auobbo r ichiesto sei mesi <fì lavoro. Si ·ripartòrono allora questo ,·ctturc tra Parigi, Chalons e Satory. Cio• nondimeno il concentramento di esse era ancora troppo e produsse deplorevoli conseguenze.
l DEL DISA-STIH>:lDi<•SÉDAN
raiiorH11d'éll;rl:lclutaoiento;·ciasetl'n 1sbltldl'O a'' un : reg{s'imenifo.,or• guisà ·chÌ:l' quan8o:· n~l ' 1870',Ì si· ' chiamo •la cri'sè'rva: gtiiluom'inV che·; né !faé'frvàn'ò , p;arler• dbve·fferò ' pbi-ea·ildàre ,a ·raggi'a'tlgereC·i e lorò· cO'rpi ; sèguke' gli · ilrnerariì I i ' p'iù ;. complicati'. , Cò's)1, pérf esempio, quelli che··etahl:P à"Sfriasburgo~e· i cui r eggimenti si' trov·liva,no: ì ntAls/lzi·aHnvece di ess0re radtin:a ti'limm~dlj!a tà·m'é hte-· al depo§ilò' diJ~'tr-asburg:O', fthono 1·m11atlàt,i aHoro·'depb'sHiSrispettivi, fosse nel mezzodl dellà'' F,ra'hcia'O· fiti anco"in 'Algeria! e obbltg1Hil<ià seg>(ii'to '-a"rrtdFLl'àre 1io Msa*iià: •per1 essei'è 'in1èl!,ri porati ntWIJoro 1;rè.ggim'30U: S1l 1capisce <(tia·fiiti rital'Bi"ni3H"àTtivò de'rni• ris'0Tva11 d()'vètfl:lrb1' provenire' dll"•uùa· simHé , ofga·nfazazi1òtie.t , Ahéadde' 1 I6i; stt'lssòhrigùatdo agli11effetfffdi1acca nipiimll!Yfo;•ali& vetture di ambulan·za,;e, a 1quillle d'egli uffi'ziali ;i imtece di <ossér&' distrmu!ilil nei d'epbsili ; alf'. cerrtrò di1 ogni ' dfpllrtimenro;· es'si eriinoiafu'Friucèhia:ti in•un1pfceò'l~f·numer.o•di1magaizini, di modo chelJrrJìWtlì·tuoirlihi1della:Jrf~èrva ,non pòtéroùo 1raggiuogP.re i loro, corpi •ohe assail•im'perfèttailiente equipaggiali; sprovvisti di sabdhi\ ténd e,'gamellfoi,' bid6tii,: marmrtte, tutti" oggettrd1 priri1ànecassitiì> Al ytlcstP ;inco·nveoieriti conviene aggiungere la 'poca inizi'a tiviiUlifscia'. ta · ai"generali··comar1daòti' i dipartimenti e agli1 intendenti. Per la rrìell'om'1.l còsa' o·ccorreva: un ordine · ministe-, rialti'·. Impbssihile,' per esempio, dar ciò clie'erà in'di~pens1aoile· agl'i •uflìziali/ fìhanco'"i néc'essai-res•'d/ar·rn<e.~' ai soldàti',Ì seùza Ufr' ordine ·:venuto da Pà r rgi . Qires't'ff 1 rd·ùtin-e<111mministrativa toglieva ai;!generàlPi l'attivitµJ e l'éi1lpreveggebza che suppliscono talvolta a u'n diféttò d'orL ganizzàii'Orie: Tlittavili: affr'eHiamoci a ·dirlo; per ' cO'mporre un e'setcitd bi~ sogna ·faI' 1m'ino1' càl_colò sull'ir\.l'élllgenza degli i.ndividui che sulld,i' uba1sdlii!a òrganizzazibne·la' qualA·faccià muovete·tlei samplici rdtrggi .' capaci di ftìntionare ·· r egolarmente •1 durànté' la guerra perchè sono stati abitii'ati a funzionarè" rego-Iarni'enté . ihlrl.ltlte•,ia: paco : l\nilgì'add'tulti '1i disidga·nni"che ,,si provarono, bisogna reritl~r giustizia--agli ·uomini· eh-e;· al·-ministe.rw· dell-a- guerra-;- furono, inca-Pica:tir i ti rnezto•-a 8 u na ,paée l·profcrntld~, -di 1,metterertuttò :ad; un 'tr1H'td "in ·•mtiYimen to tutra''l,i'pot~nza'1 mi1H~re~ue'mi Frailéfa:!· Ténendo-,conto dei vizi dell'iunministrazione, ci' volle ' un vero,, pnodiglo·,per .mettere fo •, linea,1 .in sh poc0 1tei:npor .1 armate , in-,. 1
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eort:lpletam·enti:Vforma fé,' g'i'acehè·• n~s5ulil' . pli(;ivVMi·mento·! p11e-~ pà-t'aWrio erà'> statòHptes'ò''a ta:l uopè> Senza dubbio si obbietterà che perlomeno·· alc'u'tlif- déilr vi,zi<i Jentammfoi:strtazione ;fràncesè' orac segfiàl'ati do:vevano , es·saFé. anficiptitamlH>:tè:.col'rectii. Mh 0 si'' di'men'liea; còniè I si,P diflfi~ii-01 -tri:tltlfai!'é;Jdì,l ali'i-tù'dinf' 01 ,pr~gtm:lìzininvè!e1''atit IYol · re sfo,, le ( C3~ · mere ricusavàno la cooperazione oecessariàllall far · ft?mte· 1alle11 rif6r·ìtiélpHi:importan:ti.t Chi- non'rìcorda, 101:d"i'fficollàjp ii rec'tanii a ·c\Jitrdiedo foogo ·ilt progettd ct,r legge. sull'ordi1namentof mifif-1 • taMfl'.'L'oppo'sjznln'e•isf,Wii'1 sa lda.-.; sulla suà>teoriai così, va-na 'delle1r leve I jJiHriìO:s'Sa, eili lfl m'à l'v0te'r.e/:(lomi·))afvaC-dapperttu ~tu., PeT.,altr-Oi: ca,nitò ~l"Iti:i'iJéra tore, fili ucì6so nèllé · arma:tè ,ch~' avevano )fi potii-, tatti 1cò:Sì , glori"6si11s1.11~cfissi•·'.in ·cr,mèà'.le,:innrtr.1!!ari non'• era, a Ire no· dal pensare che col loro irresistibile slancio polrebber0 ,supi.1 pl'fr~1 a1 molte > insu1Etkienzè l eu a.isitlu1t1.me ~1a,, vi1Hori'a. Lai1 sue il11rsioni 0 1001 furòfio11 rlP Iunga durataJ.: . Arrrv.ifo 1a Mét2·i!.'28· lug:IiG1," eglif1 Mil1ihtHu:n tenrere-,~h·e ,osta~J' colri 1ins0rmbn tlfbit;i·,.no:n face.ssero" svaunaìe i 1suoii di seghi. Var.rtr"dtnrrdil MHtz,·invecei.dJ ,150:qnila I u·0m~dir n-on · ne noveravauohe ilOO i miria; q,Q·e'I!aridi· Strasb·urgo,·40'milà' in,veòe,i dHOO, n:ma, eli l'fc~rpo d:el1' mar.èsoi'al:101Cànrobèrt 1aVM'a, anoòra 1 una< ·dt-ffl~ò'l1e1\a )Parigi ei,uu'altra.,a Soissùus-r la ! SU'a arl:igJie·r iaFcomei: p11Fè Iansuai,ca.vaM·eriir n0'1i erano · p11on'ter Dh più 1 nes-sunlc<D11pQi, d'amnatà. 'era atH!ora:J comple.taimente f munito l d'fr~Jh accessorJ," né'ééss~ri. p'et>!efltrave ,inocaài-wagha•.' VImp'eliatò11e1died.'0·1 ordini, ·precisi p:erehè11si: att\ vasse, l'a1]!-!1ivo· 1 deP r egitttln'énili,: ché mancavàno; ma·.g,Jr. si' I u·bbid)d entatnerité·r al'Pegan'dosfoh'!!1ooo !si 'pnt~·ebhe lasciUIHilll'Algeria·, Pari·gi, e<Llor.resenza guarnigione. ,· Tlitt-a,viàl lar sp·eira11ta rdi r effeHtrà1.1è' ill'piànot·dì 1campag:naitnon . eiia perdhta i Si~1credevà'cl~e il wernicè'n'wn··sar.eb'bè pr.onto ipll~J:llla' •. dirn'o'i; si ig.1ror-a.vàoo1.'i so:0i1m-oviimenti';:da~q,ua,J! p:arteiesso,riu, ni,r,a.;(Je.•s1,1e forté•; er fun p'erl' venisrl1eJ ÌU''Cfo'iaro i olrre•,si ifeco I il · 2Cngtlsl'6,t il ten-tabivo ·dì·Saàr.brlickì mar'ih 4\ ·l'a ti!Jacco,:deHacdi,, visiort'e IYouay a· Wisscmbourg,1 es·aguito , con·1forzr,1,imp@na.n:ti io, dò:è' .giorr1i:1:Iopo1·la gi)()riosa 'e i'fU:riesta,lba!titag-.1:ìa tdi Freisohweitile1,"• feéer-o ·cessare i tutré ·le iner>-rtezze:L Loi.stesso g,ioNro, 6 ragosW ! il,'.Jcorpo i d:a11malt'ai; dél igcemi'llA·l~ I Ftiis ~atd nverfi V'a1rauié1tn arui istH!eca l:t url.=iHdi1 •S(ì1dkereni,conh1'll'IDfJ;. rosij truppe :uen1fahé'ì' eisel\befile ·•il <"ri:st'JIMatoldi ·qullsta:1 co·m<bòtRtrt111=it1t(1..1 n·ou: sta't slff(l@JfavorevO"l·é;: s~1può'l'affé'l!t11ail\é'l' cije.:se· le, d4'1~ di,visi0·9·jr.c,tt-é'f>.r.,i:ho', in' gta'!lo td lfs(:);sll:ÌM'J!e-il gènerà I'@Fr<li!Tsard.<;
l,E CAUSE
avessero eseguilo più pronlam!'nte gli ordini che avtlvano ricevuto dal maresciallo Bazaine, noi avremmo io· quel giorno . riportola la vi ttoria. comunque sia, la nostra posizione era critica. In seguilo all'ardita iniziativa dello truppe tedesche che sboccavano ad un tempo dalla Sarre e dal Reno, noi eravamo presi in_flagrante delitto di formazione. -·11 corpo del generai~ De Failly non nveva avuto il tempo di rinforzare il corpo del maresciallo di Mac-Mahon e trovavasi separalo dall'armata di Melz; il corpo del gcn,era lo Douay che rnccoglievasi lentamente a Bel(ort. lrovavasi lontano. dal teatro dello operazioni militari, e l'armata del maresciallo Caorober t non era ancora completamente formalaa l campo di ·Ch.llons. In queste circostanze, profondamente attristato nel vedere tutte le suo combinazioni dislrnlte o ridotto in pochi giorni a non più pensare cho a prendere una posizione difensiva, l'le'.poratora risolse di ricondurre immediatamente l'esercito &I campo dì ·CbOlons. ove avrebbe potuto raccogliere i resti dell'armata del marosci~llo di Mac-Mahon, il corpo di Failly e quello di Douay. Questo piano comunicalo a Parigi fu dapprima approvalo dal consiglio dP.i Ministri ; ma due giorni dopo una lettera . del sianor Ol livier informò l'Imperatore che dopo matura dellbera0ziono il consialio aveva pensato cbo questi si era troppo a[rellato ad app;ovaro la ritirata dell'esercito a Chalons, poichè J'ubbandono della Lorona non poteva a meno di produrre un effetto deplorabile sullo spirito pubblico. per conseguenza eccitava l'Imperatore a rinunziare al suo disegno. Questi cedette .pel momento a tale consiglio. . . . . L'offellivo dell'armata di Molz fu portalo a 140 mila uom101 stante l'arril'o del maresciallo Canroberl con due divisioni e con uomini della riserva·, ed essa ricevette l'ordine di con·cenlrarsi attorno a Melz, · nella speranza che potrebbe piombare su una dello armate prussiano prima che nvossero effettualo la loro rinnione. Sventuratamente, come se in questa cnm·pagna tutti gli clementi di succesao dovessero farci difetto, non solo il concentramento dell'esercito fu ritardato dai combattimenti di Spickeren e dal cattivo tempo, ma la sua azione fu paralizzata daH'ignoranza assoluta in cui noi rimanemmo ·sempre riguardo alla posizione e alla forza delle armate . nemiche ..I Prussiani celarono così bene il loro movimento dietro alla formidabili! cortina di cavalleria, che spiegarono dinanzj.
DEL 01SAl3Tl\0 DI SÉDAN
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a loro in tutto le direzioni, che non ostante le più perseveranti ricerche, non si seppe mni realmente ove era il grosso del lo loro truppo e per conseguenza ov~ doveva prodursi lo sforzo più considerevole; il 14 agi>sto come il 16, non si credoYa menomaménte di avere sulle braccia lutto l'esercito prussiano: nessuno dubitava a Gruvelolte della facilità di raggiungere alrindomaoi Verdun: a Parigi non si avevano migliori informazioni delle nostre. Questi tristi esordi d.ella campagna dovevano naturalmente influire dolorosamen te sul!' opinione pubblica. L'Imperatore senn dentro se stesso che lo si re.ndeva risponsabile della cattiva situazione . del!' esercito, monlro questo accusava il maresciallo Leboeuf clolle lentezze e della insufficienza dell'ordinamento. Egli si decise allora a dare il comando al maresciallo Bazaioe di cui lutti apprezzavano la capacità, e a sopprimere le funzio ni di maggior-generalo. Mentre questi avvenimenti si passavano, parecchi generali scongiurarono l'Imperatore a lnsciare l'esercito, facendogli osservare come po tesse succedere che la com unicaziane con Parigi fosso tagliata, e chb in tal caso, bloccalo entro Melz, separato dal resto della Francia . il copo dello Stato sarebbe stato posto nella impossibilità di condurre gli affari ciel paose, di dar loro un utile indirizzo. e che ngitazioni rivoluzionarie avrebbero potuto risultare da tale situazione. Questo considerazioni a\•evano un incontestabile ".alore che non sf'ugg) all'Imperatore, il quale ciqnondimeoo non voleva lasciaro l'esercito se non quando sarebbe ripassalo sulla riva sinistra della Mosella. Egli sollecitò quanto più era possib1lo questo movimento di cui il maresciallo Bazaine apprezzava tutta l'importanza: ma il canivo tempo, l'ingombro dei bagngli ne ritardarono la pronta esecuzioue. Arrivato a Gravelolto, l'lmperaloro non provodondo una battaglia generalo e non credendo cho a combattimenti parziali i qunli ritar<lorcbbero la marcia · llell'esercito, si decise di precederlo a Chulons. Parl) il mattino del 16 agosto e passò a Confians e a Étain sonzu incon trare un sol nemico sulla sua strada. , Tuttavia questa serie non interrotta di infelici avvenimenti o:rova prodotto in Parigi ana viva impressione, e i ministri inquieti di un tale stato di cose avevano creduto di potere :tìno od un certo segno affrancarsi doli' aziono costituzionale
DEL:•tlW'i~S1:RO DI SÉDAN i .ohe
·l'.,Im:perato1terd0Yt91va ,~~f.'-flliiar:e, iìf!oict)è,eg,1-1ij,t\1av.er.a1Qilto alla: Reg,gente, ,ithe cpot!:lri,,ri~lreUi., 0.Qd:'è r,h-e ei;i,h çonfo.qarijno t led,ùmere i.s.ena;a ne1w1J:~e "rkfenir,1re -, all'lmp!¼~atore~.e - qqa,ido ,q1ueste ,furu_qo Jrit):i;i,i,t~ fu A~EJJJ:Je ~ewpre;)leiJe s,;Qntur.e:,Pll!:>.Mjç.he, , Jlepposit i~ne<Abo· ;vi.(;ie,-Aggna,a.dirsi--la:•$"Ua ) l);tl,1,1~i;i-za, e, che ,1pa~ 1i1.1a-H~z-è) iii J'.lll!tr'ilìl.tti~!PO, q~Ha1:p:iagg.ior,&Pia 1;e I~.:i.vv,ia.Q:lento ,;,.del cgoverno. Da quest'epoca in poi, parve che. Hwjijjstri.tf;lIUeflsero1-di~pro· HllU-I!l.zjaa;c .H ~1Min e,·dqll'~mpera)-01ro.,, e,)que1,tii.i:ihe1~a.yeya ..~~&ciato 1 l'es.eroito .e 0 0:n (;si,~ra, ~;vinc,~lato 1:<jal,,!\O!lli\ln<;io ,.cl}e fpt1r1rJpi,rgliare·,tn,@(li!l:Q )e 1.;!)dinL1dello Stat,9,,vid,esi,;e:li corto, :qel1a i lJ;l-P+JS· sibiHtà •di ade.rnRier e-1\a, parte ,che 1g!i,spetta.\/a. ,Giw,~to._ al r~il/\ljlil:/Oi <;l i ,.QMLo.n~,t (',lmp>el!~\~e,,vi frQMò;_i~4-~a. di 1·Mttgenta ed .ilcgeqerale ,Tr,ochu ;,;(,luest',ullimo era1,stato 1D,o.m~ato .dal .m.inistr,o 1della1g-.uen:-a, a, !'.ioµ1aµ(l;1.nle ..delleJ rl,lPfJA r,a'<i;i;m.ate al campo. Questi due .uffiziali~ ~ne~ali .fumno,iC(la.l\'Jm,p,~ra-tpre •Ghia_ma ti1..id.,,~H1, c9-qi;,~gl,ip '" tJ I Ru/.I I~ ,q$iìis_lPJ~liOocH ,-pvi,ncipe Na1-po I{lon e,,,il g.en~:rale· 1S1>jlrµ,i..tz, ~a.po,1<;li, st~to,,rqil-g:~i,9r.e , d&l)ge·il;l,etlale '\'J:.r,9chu. ed, H.g,éJ.)_H,i:ale ,,~crth//.,),1,t,1 ç,9m_a;ijcl~qte, ~a,g,µµr;flia •:n,a.zi0.na.le, mo,bi le. F.u deciso,.che l~ o:wei;More DOQ'il.i,Qer.eoJ~,e il ".geno:i:ale T-voclw.,al. comando de.11'.esercito,d(Parigi, iPl1eJe,tr~ppe ·rI;iunite·,a Chalons s/. avvJerebbeto v:erso Ja ,·capi~ate ,sobto :,gli -1 o:rdi-ui,,del ,.mà.resciqllo Mac-.Mahon,,,che, la ~g.1:1a1t;qia,,n{l~ion,ale mobile si porterebbe al campo di,S. t Maur. a,.V,iqceP;nes,. e, e.be r'l' Lmpe:r,atore , rita11nerebbe· ,a P.a.r;igi', ,,c;lor,e ,1il p!\U,O ;do.v.~i;e lo ,,.c})Jamav,a. , Appena ,iqµ.esta d.eoisione ·fu ,corio~i,iuta , ,dal ~yei:qo, •-~~sa destò subito una viva opposizione. Molte·,Qbòieziffi,li ful;'O'I;i,~ af' fa()ç:ia\e :-,~, nar,igi,, dice vasi,, è.,in ,P,.erfolto ,st;i lo ,di ,diff;lsa ; nur;Jllerosa· è, Ja ~~a r¾warn,igione ; J!,ar,wata rdi,,Ql'\alops . ,dev; es,sere · t;aQpperaJa(,p.er- sbl-pccare . Metz ;, lal,gq;ardia,nazionale mobilei sarebbe un pericolo per la tranquillit/1 della capitale ; ,i,J ~ara,Ui)re r.del,rg,eq.,er.aJe / fr-0.chu .non ,i,~p,il'a,,al,cuna11fì.dt,1()ia ;-il,-r,iJprno, fi. "n.a.linenlf:l, n~tqll'•Im,,perator.e a rPauigi ,Safeb);le,malissimam.e11to i•interpretalo ,~alliopinion pubplica.11> , T.ut~~av.=ia .~L,(ìnì ,per decidt3re di ; e~eguire,.,i li .ondipi rdell'.lJD,;pe-ratore, f PQi' r insis~endo ..$ulla .con,yenieniZa 'idi S,OllqQl'!IJ~e il maresciallo Bazaine. Ma il duca di Magenta fece conoscere. al ·,,;ip.ini~tço ,. d~!!a 1$u~rra : c_l;\ç, ia , suo r àV,\\Ù\~, µQa )m.a-r;C:;i;t,'1Verso 1lr!elz,rsqrebbe,, q.e,l la.-,più1.al ta,i i;n pwden,za~E} RQSe, ~/\.6.V,jdeµ~a.,t1,1lli ,, it per.içol_i_che,,presl}ntav.a \lna si(f;1Lta,.,Qpei~zjqÒe. · . · ))i ,fatto, in rA,u,e\ ,~QlllElD tp, ,)e, ~1;m? fft, prussj1g1e. occu.pa'l:~no
,i,,due;fali',;dit un rlnia@.§Ol,o. (li cui noi 1,d0~e>1amo i pe.i:corr.ere il 11toril@,la,lo~~hpr,incip,e·Iìeder,ico Canio bJ;oacavaiMetz,c·on 210i00~ uoami·ni ,Hl l!Pni-ne:i,pe1'f ea1le,tjirS-assoniq ocaupa<Va Qon 100.,0QO·uQroin i 1ttUUo uil 1,paè~e r,<l.i!.Ha fir.@Uera belga fino, a ·Verdup.;ie ,.teneva , ,oongiu'm.ta1J& ;saa sinistra all'.e~ercito ,de1·priucipepreale diElnussia r;.flhfl, ,allantesta·Jdi J.50;,Q.01),.,womi.ni ,, a:ve.v.a ii;tabiJilo ,il suO\CJJJantier gener:a)o! a ,Bar.-:Ie,-.D;t,1c. :;Elijli 1·Jdici1+arò .1dt1n,que udi 11,1.on, y.oler , esporr.e .truppe,· aMora '(à.m·!i).er...fe,Ha m·e&te,<n·.gaIllia:zate ,a rfa,r:e 1 11 na ma roia di fJ a neo, e~reiimam e ote apericol0sa, ,1in1 pnes,e!ilQ;a . di..un .nemico tanto supe·,:rione,,irr_1n1J·fDP!110,1ed all/UU1D(}iò ;1<;h:,eg.li ·i si , disp6neva ..a ,,mnr.rciare su1Reim.s,,,d' Oll'de , po.br ébbe npo-rJorsi .tanto. su ,,8oissons, oqùanto ,,su r nai:igi. J< È 1.soHanto -so;t;to ,le1mura della, capiJale, ,fdicev.ai,egli,_:ehe le mie ,,truppe ,rip.osate, e .riordinale·1,potranno offrire una seria' resistonza. > In co.nseguenza l'arma{a,fu,fatta •imarciane s,u-,,Reims ·ih 21, e, f)rese ,po$izi0,oe dietr.o a ·questa, città. ".iM,h aoRaxrigh non s',intende;va. ih li.nguaggio;della ragione :,si vo· •·1ltm.1 tàct og,ni:. costo:.d nre:·,alF,o,pinio,ne !P,t,tb:b,lie&,la van& ·s.pe1i!).oza ohe dlt:roa:1.tes.ciallo-J J3az11-ine,poi!reube'.,,es1>ere,,s6qcor:s.01 e ,ihd.uca .di· Magentan ice,vette idal:tconsiglio 'dei( min;istri al q uale s'erano pure.aggi.unti. il,cousiglio \i)llivat0,çd i pr,esidenti delle due Camere, l'ordine il più pressante · dk marc,iare nella ,direzione di "~letz. Il ·rnaresc1allo rMac~:Mabon,nuomo del ,dovere,d nnawzi · tutto, -obbedì e 11isolvelte di,.conre.re,,Ja sorte che1glinsi,,off)liv.a :·rtutto , .ciò che p.oteva, a,ver, l'idea. ·di un sacr-ifiizio sull{:al\are ,,del; bene Hpùbbliço ,Jros a-va i,unte.co nella, sua anima elevata,;1ed ,e.gli ,andava sJJperbo all'. idea che .at\ri,rando s.u .di .sè··,lutter.le.~,fpr2&. det nemico, liberava mo.roentaneamentè:, la, ca·pHale e le p.roQ111Java ;,tempo. di completare.i suoUne_zzi .di idif'esa .<' Qua.nto ,alll.Jmpe,,ratore; ; egli non 1fece ,alcuna ,opposiz1oije, · Non ,,poteva entrar 1 n.èi, suoi io-tendim.e nti, di resister ai eon$igH del ,gove1mo ,d.ella ,.Reggente; la, quaJe.r. in:m.exzo, alle ,pià: girandi'.di.fficoJtà, mostrava ·,tuna intelligenza .pari all!.en:ergia, quantunque · eg_li1ben v.edesse ., ;ohe; la, proprja azione, sco.mpariva eornpletamente, 1.daech?bpiù ,; non Qpera,ya ,nè,. come , capo del g~.v.ei:no ,.. nè ,c,orne, capo 'r41elt Jlesercito.i Egli ,si df:)ci~e;a, seguire ·di , sua •.persona,hmo~iw~nli r:<leW:eser,cHo~ ben&i,1è,1pnevedesse M~he1:1~el 1rAa!!o, ài, ,im:-.J'ì!ltC.Osso tutto il merito si sarebbe dato, come.\,Ji,,i;a,gione, ,aii,g:,enerale ,,jn p,ppo,· 11eli c.aso iit:tv:.ece . di un roves.eio,,tuttro lar:r:ispon.sllbilità si sarebbe fatta ricadere,r:>ul ~.apo dello 1Stpto. :iN,Qn ,sarà: ,inutiJe, di esaminare· db qu,aJi, eltunenth.fos.se1com::,po~fa0j':a:i;mata , 1:fr•'.C.-b:alqns.;.JJ. l , eo.rpo;.forµ,talo. pi;ir laiID<lg'gior
LR CA.USE ' {6 parte di reggimenti d'Africa, aveva dato prova a Freischweiller di nn eroico valoi:e .che solo la soverchiante superiorità numerica del nemico aveva po tuto vincere. Vivamen te imptessiona Le da Ila pa Lita sconfitta e dagli effetti fu Iminanti dell'artiglieria · prussiana, queste trnppe riportavano da l campo di battaglia sgraziate disposizioni, che la ritirala fino ·a Chàlons, le lunghe·e continue mare.e averaoo viemmaggiormente aggravate. Il maresciallo J!ac-Mahon non si ill udeva a tale riguardo e comprendeva cho prima di ricondurle al fuoc(I sarebbe stato pru-. , <lento di accordar loro il riposo e il tempo necessario per riassodarle. Erano le nostre più vecchie truppe; circondate dell'aureola di rinomanza di cui godono a buon diritto i soldati d'Africa, esse la avevano ampiamente giustificata. Lo spettacolo di scoraggiamento dato da esso al resto dell'armata, era dunque doppi11mente a temersi. Già il 5° corpo ne aveva· particolarmente sentito l' etTelto. Spossalo esso pure dalle marce forzate che lo avevano portato da Bitche, attraverso i Vosgi per Neuf-Chateau e l'Alta Marna fino al campo di Chalons, avendo perduto senza combattere unir parte del suo materiale e quasi tutti i suoi bagagli, H 5• corpo presentava esso pure un aspetto di stanchezza e di disorganizzazione tali da ispirare vive inquietudini . Il 7• corpo, la cui tardh'a organizzaziomJ era . appena terminata, non aveva certamente traversato -le stesse prove di quei due primi corpi ; ma_a causa della lunga marcia 'in ritirata che aveva dovuto fare da Belfort al campo di Cbalons, traversando Parigi, neppur esso · presentava quel!' aspetto di soliclità che sarebbe staia a desiderarsi. Quanto al 12• corpo, di creazione affatto r ecente, esso constava di elemen ti di valore ben diverso. La 1• divisione componevasi di reggi men ti nuovi su: quali si poteva ragionev·olmente far calcolo; la 2• quattro r eggimenti « di marcia» formati di quarti battaglioni con quadri incompleti e di soldati che non avevano mai sparato un coJpo di .fucile. La 3· divisione finalmente, di quattro reggimenti di fanteria di marina che si sono valorosamente comportati a Sédan, ma che poco avvezzi alle lunghe marcie non avrebblirO mancato di seminar la strada di sbandati. Tali erano le truppe alle quali si stava per imporre il piano di campagna il più difficile e tpmerario. · L'armata ritoriìò adùnque sui suoi passi e partì da Reims il ~, ma' fatta appena una marcia prendendo posiziono sulla
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DF.L DISASTRO Dl SÉDAl'i I
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Suippe a ·JJethniyille, ,la ,difCìcolt/1 degli npprovvigiopameÙti ob,bl.igò, il -marescipllo Mac-Mahon, a riavvicirrnrsi alla linea della f()r rovia, Egl.i feQe .un- movimento ~olla sµa sinistra e _giuos~ &,,Rethel il 24, por fon1i,re le truppe di parecchi giorni di yi veri.. Qyesta , dislributiOnli occupò tu,Lta l,1 ,g.iornata del 25. Da ..ftethel il .quartier generale fu, portato a Tour;teron. . Da l principio di:lla guerra in poi, ,il .pri11cipe jmpet:iale, ,non OS(anfe la sua giOVlltle età, aVOVIJ sempre seguito ,SUO padre. e condiviso,. in me"zo a tutte I,~ peripezie, le fatiche della campag.na ;. ma in presenza çlei , pericoli eccezion.ali che ,ci. minacciaYano, iJ IUarosCia[IO. ipsislettq ,presso i'JID(>,Ol'atore perc!Jè il principe imperiale fos1>e ,, ollontanato dal ,teatro de lla .guerra. ' Eg{i p,af,l,i dunque. con suo g ran r incniscimento per Mézillres e sj reçò poscia !}Ol Belgio quando apprese la notizia della ca. pitolazione di Sédan . . Il 27 l'armala, arrivò ·a Chene-popnleux. S~ ·questo punto l'armata de.I principe di Sassonia aveva, oper?,la . la sua congiu rizio!Je, ~oll'armata del P,Ì'incipo .re<1le di P~us~i~ e le loro avanguardie -eraqp di ,già a[le .prose coi c.o.rP.i dei g<in<lrali D.e Failly _e ,Po.uay} I~,marosciallo vedendo che i! nemico lo g~ada.gna.va 'in ,çel~rità, ,risolvette, ,per.,salvare In s.o la, armala che la Francia iJVesse ancora disponibile, di, ripr endere la direzione dell'o.vest. Egli died.e ,\osto ordil)eJ,n questo sonso; ma durante la noJte, egli ricuveUe ,per telegr:afo . il {:Omçindo di c.o.olinuar:o la sua marcia yerso, Metz. Cer tamente l'Imperatore pot(:)va opporsi. /\ , quesl'ordi t) eu. mti· egli era deciso· a non contrariare la deçisìone <le Ila ·.f.\eggenza ; e ras~ogna lo a. subire,le, conseguenze della fatalità., che Qe.saya .su tu.tte le r isoluz,jopi del governo. Quanto a l duca di Magenta, si sottomise di nwovo àna cieèisione venuta da Parigi .e. riprese- la direzio~e di Me.lz. ; Questi ordini, o conlr.'ordioi occa;;ionarono ritar,1i neh movimenli. l i quartier _generale raggiQnse Stonne il 28 ,; sg~aziatamente. i. diversi corpi ,<l'arma~a lontani gli uoi dngli altri u,on poterono r.a ggr.upparsi attorno a questa posiz_i.Òne, e quelli di Fail.ly ~ di Do4ay (urono attaçcali isolat1:10}ent.e. , ..,·. . L'intenzione del niare~ciaJl,0., .~ra- di giunie.re a -S.tenay- e .di qui Montrnédy, ma già iJ ncmiço si· tr,ovin'ia in buon:ner-qo nella prima di quf ste d).le città: l'esercì lo pru..,;siago.aveva (atto marcie. (orzale, mentre noi imbarazza-Li dai b?g;ag)i. a,vevamo impiegalo, con ~ruppe s.taoche, -se\ _gio<1;ni ,a .1 P,ercorrer,e; viep~icinque leghe. Conx~nve ~!\ora sta bi.lire .il quartier gener(lle,.1a Raucorl per passare la Mosa a Mouzon. ANNO XV, VOL . JV.
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LE CAUSE
Mentre il mattino del 30 ag.osto una parte dell'armata effettuava questo movimento. già eseguito la sera innanzi dal ~enerale Lebrun, i corpi di F:iilly e di Douay, ri.masti sulla riva destra della Mosa . impegni:i,vano la lotta verso Beaumont, coll'avano-uardia del grnnde esercito prussiano. li corpo di Failly vivam:nte incalzato dalle truppe che lo attaccavano, stelle saldo parecchie ore, ma finì per essere rèspinto. in disordine verso Mouzon La brigata inviata in suo soccorso fu essa pure trascinata· nella ritirata , Dal suo canto il generale Douay, arrivando a Rémil ly, dovette traversare in un punto stretto la Mosa frammezzo alle più grandi difficoltà; il disordine penetrò pure fra le sue truppe. Finalmente il corpo del g~nerale Ducrot raggiunse Carignan dopo lunga e pen0sa marcia. Per la terza volta il mare!\ciallo Mac-Mahon fu costretto a rinunziare a J disegno di portarsi in soccorso del maresciallo. Bazaine. e nella n otte del 30 gli avvenimenti della giornata ·avendolo persuaso della impossibilità di_raggiunger e Montmédy. 'diede ordine di ritirarsi su Sédan. Questa città, classificata come una piazza forte, è dominata da tutti i lati ed incapace di resistere alla potenza d~lla nuova artiglieria. Essa era d'altronde incompletamente armata e mal . approvvigionala, non possedeva alc~n'oper~ ~sterna e ~on poteva servire di appoggio a un esercito 10 r1t1rala. A dir vero essa non aveva alcun'imporlanza se non perchè si collegava a Mézières e a Parigi per mezzo del la strada ferrala che passando per Hirson era il solo mezzo di procurarsi i. viveri. . Le truppe affa.ticate dalle continue marcie, demoralizzate peì replicati insuccessi, indietreggiarono senza ordine verso . Sédan. e vi giunsero spossale nella notte dal 30 al 31 e nel .mattino del 31. L'Imperatore che il 30 a sera trovavasi col corpo del generale Ducrot a Cari"'nan ove doveva essere il quartier generale, · ricevette ·nella ser: stessa l'annunzio del movimento di riti rata ed il consiglio da parte del maresciallo .Mac-Mahon di portarsi per strada ferrata a Sédan. Nulla era più.facile all'Imperatore che di spingersi fino a lllézières, e di porre la sua persona al · sicuro. Gliene fu fatta la proposta, ma egli la respinse non volendo seoararsi dall'esercito, ed essendo determinato a condividere la· sua sorte qualunque si fosse. Mentre l'armata francese prendeva posizione attorno a %da~, i Prussiani in numero di 230,000 continuavano la loro marcia sulle nostre traccie, e gi·ungevano, quasi contemporaneamente
DEL DISASTRO DI SÉDAN
a noi, dinanzi alla piazza. Era troppo tardi per sottrarci alla inevilahile battaglia che ci offrivano, e che noi ora dovevamo accettare nella svantaggiosa posizione in cui ci eravamo caccia Li. l nostri quattro corpi d'armata erano disposti non lungi dalla cillà nell'ordine prestabilito per il movimento di ritirata. Il 7° corpo che formava la retroguardia nella marcia su Metz, trcvavas_i in testa a cavallo della s trada dipartimentale da Mézières nll'ovest di Sédan, occupando il terreno da Floiog fino a Calvaire d'llly. li l° corpo stendevasi dalla petite-Moncelle a Givonne ed a Daigny. li 5° corpo lrovavasi parte nella città, parte sulle alture che dominano al sud-est il piano di Givonne. Il 12° corpo occupava la Moncell e, la petile-~loncelle, e la Platrerie presso Bazeilles. L'armata trovavasi dunque disposta in semicerchio attorno al la città, ~olle due ali appoggiale alla Mosa . .Giammai esercito erasi trova to in condizioni così sfavorevol i. Generalmente si segue nn piano di operazione ben definito, assicurando una linea di ritirata sulla quale si trovano lo ri ~crve, le ambulanze, ecc. ecc.; qui per contro le nostre truppe arrischiavauo di essere attorniate da tutte parti senza linea di rilirata, e se sgraziatamente ave!;sero· voluto rifugiarsi nella città , non potevano che precipitarsi in una stretta inestricabile di porte e di strade ingombre di .carri e di bagagli. Tale era pertanto la cons,·guenza di un piano di campagna imposto da Parigi e contrario ai principii più elementari dell'arte dcl !a guerra. li mattino del 31, il corpo del generale Lebrun era già stato attaccato ed aveva sostenuto la lolla con altrettanto coraggio che energia. Ma l'esercito nemico, contabdo sulla superiorità del numero, aveva diviso le sue forze in due masse principali che dovevano rrocederè separatamente al!' allacco, l'una per la destra e l'altra per la sinistra. Il suo scopo era di girare le due ali della nostra armata, e ricqngiungendosi sulle alture di dietro a Sédan, di accerchiarla interamente. Un corpo di riserva composto di fanteria e di numero$a cavalleria schierato nella pianura presso Donchery stava· pronto ad impedire ogni comunicazione con Mézières, ed i contrafforti sulla sinistra della ·Mosa erano muniti di numerosa artiglieria che fiancheggiava gli attacchi della riva destra. In tali condizioni non eravi, a nos tro avviso, che una risoluzione suprema da adottarsi per salvare l'armata, ed era di prendere la linea di ritirata sul territorio neutrale del Belgio.
I,E CA-USE
Era troppo t11rdi por ten tare di aprirsi un vaTCO .all'est verso, Cnrignan, o all'ovest verso MézièTes poichè, da una parte come dall'. altra, l'armata sarebbesi trovata fra dne fuochi in presenza di forze su peri ori. Ma per isfuggire ad un investimento, come anche. per efJ'ettuarr una ritirala sicura, era necessario di occupare fortemente le a lture di Illy e èi Givonnc, abbandonare la città di Sédan al le propr.io risorse. fare un dietro fronte e ritirarsi per le strade ohe condnco:10 nel Bulgio. Occupando con una numerosa ·artiglieria le alture suindicate, potevasi sperare di con tenero ·il nemico e di proteggere efficacemente la ritirata. Sgraziatamente i due ca pi che si succedettero nel comando rlell' arma.la, . clopochè fu ferito il nrnrosciallo Mac-illahon, proponevansi ciascuno uno scopo differente, di guisa che l'allipiano di ll ly, che ora il punto più importante, non fu che debo lmente occupato. Il 1• settembre prima delle 5 del matlino l'attacco cominciò verso l'est a Bazei-lles, si esteso al la l\loncelle e Givonne, e. all'ovest sulle alture di Floing. Fin dalle cinque il maresciallo Mac-Mabon si portò agli avamposti pPesso Ilazeil,IPs e. fece prevenire l'Imperatore il quale montò tosto a cavallo ed accorsti sul campo di battaglia. Egli incontrò per ist,;ada il marescial lo che venirn ·r ic.ondotto a Sédan ferito da una scheggia di g1:anata. Questo sgraziato avve!ilimento al principio dell'azione era· di tristo presagio. L'armata aveva un' intiera fiducia neL valore e nel la capacità del duca di Magenta. Questi aveva lasciato il comando al generale Ducrot che era a g iorno delle sue intenzioni. Il generale de Wimpffen essi~ndi.l il più anziano e presentando una lettera di servizio del mi;1istro della guerra. reclamò ed ottenne, il comando in capo. Questa sostituzione diè luogo a .funeste conseguenw, perocchè non senza pericolo si cambiano nel corso di una battaglia le disposizioni prese anteriormente. Fno. alle due, lfl truppe sostennero vigorosamente una lotta faeg~1ale. l'Ila verso la stessa ora l'a.).'mata del principe reale di Prussia venendo da!V ornst, e quella· del principe real0' di Sas,sonia, veneado dall'est. effettuarono la lor.o congillnzione sul \piano di llly, e l'nrmata francese si trovò intieramente accerchiata. Da questo punto la battaglia . poteva eonsidcraPsi come perduta e la nostra armata come prigioniera, perchè tagliata ·Juori da Mézière.s donde traeva i viveri e le munizioni1 essa; 1aon aveva più altro scampo che di ra'llvicioarsi alle for-
DEL
DisAs·rno nr
SÉDAN
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titìGazioni della pinzza dove veniva ad occupare un punto centrale esposta a l fuoco di 5(}0 cannoni collocati nella circonfe. ronza. (:r1li'ndi nè gli sforzi dei VM'ii comandanti dtli varii corpi d'armala e degli ;,ffìziali in generale. ·nè l'eroismo delln inostra artiglieria, nè lo brillanti cariche della nostra cav-alleria, nulla potò 1:trrestare la ritirata cicl i<~ nostre truppo. L'Imperatore crasi dapprincipio portato ifìn dal mattino, davanti al villaggio di Balan, Ol'O corno abbiam detto, il 12• · corpo comandalo dal generale Lehrun sosteneva un forte attacco contro il nem ir:o e mnnhmeva vigorosamente le sue . posizroni, di là egli Tisalì sui fianchi della 'Moncelle coronati ·di baller·ie d'ariiglieria e d'o1,dé si poteva abbracciare una gran parte del campo di battaglia, traversò poscia il piano di Givonne incontrando 1111 gran numr.ro di ferJti, e fra essi il brarn colonnello del. 5° di lineo cha sleso sopro una barella, si sollevò nel vedel'lo passare per gridare a·ncorn Vfori l'Impe.ratore, commovèn.te prova della dP.vozfone che gli po,rtava l' esorc'ilo. Risalendo sulle alture, egli fu raggiunto un istanle dal gent!rale de Wimpff'cn. Su ogni puuto il terreno era solcato da una prodigiosa quant.ità ili granate che arrivavano ad un tempo d,l!la cleslra e dalla sinistra ed incrociavano i loro fuochi. Dop-o essere rimasto ben cinque oro e$poslo a questa esplosioue · di proietti, l'Imperatore ritornò a Sédan per conferire, so era possibile, col maresr.iallo Mac-Mahon; egli aveva intenzione di u~cirne di nuovo m11 ciò non gli fu permesso: le strade, le piazze e le porte erano cos) ingombre di tutte le im,pedirnenta. cbe un esercito in precipitosa I'ilirata trascina al SUO seguito: Carri d'ogni speCiFI, ro(t11mi d'ogni sorta ammonticchiati alla rh1fus-a. Non di memo il resto doli' esercito combattwi,a ancoro sulle alture alle porte della città, ma i corpi non avendo potu to restare uniti non offrivnno più alcuna so- ' Jidità. . Verso le 3 e mezzo il generale cie Wi'mpffen mandò un uf. ficiale a proporre ali' Imperatore di collocarsi nel ce11tr0 di una colonna che tenterebbe di aprirsi la via attraverso il nemico nella direziono di Carignan. L'ImP.erat.ore che aveva riconosciuto l'impossibflità di uscire a cavallo dalla città, fece rispondere, eh' egl i non poteva recarsi a raggiuugerè il generale (l), che del·resto egli ·non in-(1) Uno degli urfiziali cbo venne ad offrire ali' Tmperatoro di forzarsi un pas. .saggio attrave1·so al nemico . non potè nemmer,o raggiungere il ~on. de Wimpffon.
LE CAUSE
tendeva, per salvare se stesso, di sacrificare la vita di un gran numero di soldati, e che era deciso di dividere le so.rti dell'esercilQ. La proposta do! generale de Wimpffen, come il fallo ' lo provi:>, non aveva alcuna probabilità di riuscita. QuPsli volle non di meno fnre quel disperato teutativo, ma non potè raccogliere che due mila uomini, e dopo essersi avanzato un trecento passi, riconobbe egli stesso l' impossibilità di procedere oltre, e fu obbligato a rientrar e nella piazza. Fu ·allòra che i comandanti dei corpi d'armata vennero ad . avvertirn l'Imperatore che le loro truppe, dopo aver sopportato per quasi dodici ore un combattimento ineguale. estenuate dalla fatica e dalla fame, non erano più in grado di opporre una seria resistenza. Difatti i sqldati spinti contro le mura, gettati ne'fossi, erano decimati dall'artiglieria; la piazza stessa ingombra degli avanzi di tutti i cor pi era bombardata da tutte le parti . . I proiettili appiccavano il fuoeo nelle case, e venivano a colpire i feriti che vi erano stati raccolti . La grande caserma convertita in ospedale e sul tetto della quale sventolava la bandiera a croce rossa, non era risparmiata, e uomini e cavalli nmmas.sati nella corte, erano continuamente_cGlpili. Fra gli officiali ed i soldati, parecchi trovarono la morto nelle strade spazzale dalle batterie nemiche; fra gli allri duo generali. · . L'Imperatore tentò allora di far giungere al gen. de Wimpffen il consiglio di chiedere un armistizio, giacchè ogni momento di ritardo aumentava· il numero delle vittime. Non· ricevendo alcuna nnlizia del generale. alla vista. di tanto sangue versalo inutilmente, in una posizione così disperata , ·egli fece inalberare la bandiera bianca sulla cilladella. Nello st,,sso tempo il re di Prussia mandava un ufficiale a Sédan per chiedere la resa della piazza. L'Impera tore. spogliato del comando dell'esercito, no riforì .al generale do Wimplfon, il quale riconoscendo tutta la gra.vità delle circostanze. e non volendo assumere sopra di sè l'iniziati,,a della capitolazione, inviò le sue dimissioni che non furono accettale. L'Imperatore convinto , in segui to alle aflèrmazioni della . stampa, che il Re aveva dichiarato di far la guerra non alla Francia ma al suo sovrano, non Psitò a co1tituirsi prigioniero . J1ella speranza che lo sc0po della guerra trovandosi raggiunto
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DEL DISASTRO DI SÉDAN
col sacrifìzio della sua libertà, il vincitore si mostrerebbe meno esigente verso la Francia e l'esercito. Egli indirizzò al Re per .mezzo d'uno de'suoi uffìziali la seguente lettera: .6· (
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Mio signor fratello,
e Non avendo potuto morire in mezzo alle mie truppl', non mi r osta che a deporre la mia spada nelle mani di V. M. e Sono di V. M. « Il buon fra Lello ·
( NAPOLEO NE >.
li Re rispose:
e Mio signor fratello , e Deplorando le circostanze in cui ci incontriamo, accetto ~ la spada di V. M. e la prego a voler nominare uno dei vo« stri ufficiali munito dei vostri pieni poteri per trattare della e
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capitolazione deJI' esercito . che si è così valorosamente ba ttulo sotto i vostri ordini. Per mia parte ho designato a quesl'elfetto il generale De Mollke . e Sono di V. M. e Il buon fratello e GuGLHlUlO q
Sotto Sédan, il l' settembre 1870 >.
Il generale de Wimpffen si portò al quartier generale pruS'siano per discutervi i termini della capitolazione. In questo abboccamento il generale frah ç%ie procurò di ottenere il tratlamento il più favorevole; ma il gene.r,11;J.ode llloltke gli rispose : « La vostra armala non conta in q1,1~~{iQ),ffiOmonto più di ottantamila .uomini; noi ne abbiamo) (u~~~q.t:_'a_)renta mila che l'accerchiano complfJtamente; la nostrà) -0rt,igJieria è tutta in posizione o può fu lminar. la pia'iza in '<iutf ore; le vostre truppe non possono uscire che dalle porte, senza possibilità di schierarsi in avanli: voi non avole più vivori che
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LE CAUSE · .r \S-. .•• ,
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per un ·g iorno e quasi nessuna munizione. in tale condizione ti• prolungare la d1fesa Tlon•·s111:1ebbe· clie un foutile massacro; la ris ponsabililll ricadrà su coloro che non l'avriHrno impedito>. Ritornato ·a Sédan il gtinerale de Wimpffcm radunò •'Un' c:msiglio di guerra composto di circa trentadue ufGciali genera li . e all'unanimità. meno due vqti, si convenne che ogni nuov::i lotta ~rarrcbbe inutilm r. nte alla rovina di migliaia d'uomini, e la capitolazione fu fìrnwta. li 2 settembre fu una giornata la cui funesta rimembr;inza nòn si ·c~'ndellerà giammai dal no~tro' ;in1mo. · Il .signor" di Bismarck aveva fatto dire ail'I'n'lpf!ratore il giprno innanzi, che il re di Prussia gli offriva un abboccament.'o· per l'indomani. In conseguonza l'Imperatore parn da Sédan la mattina del due, e- fece prev~•nire il conte di Bismarck del suo arrivo, domandandogli qual fos$e il luogo fissato per il convegno. Egli aspettò il cancelliere de!la Cooférler;izione ·della Germania de.I nord in una piccola casa sulla si rada di Doncbery. Quegli non tardò a re<:nrl'isi. Ndla converrnzione che ebbe luogo, l'Imperatore si a!Trùttò a 1jich iarare, che avendo rilasciato tutti i potPri a.Ila Re.ggente, egli non poteva trattare delle condizioni d'el'la paco; · che"· perciò si limitava 'a rimellère' la pro~ria p~rsoria nelle 11;ani d,el Re,_ nul.la i:e<'lam.~ndo J~ei: 1 e facen do appello Alla SU(;l. generosità r,gn!)i;do al 'suo eserç1to 1 ed '' alla' Fra.ncia. J ggiunsè che la guerra esseùdo i t'a la sfortuhata,1 egli non 'n iS'pingevà por 'ùulla la respòQsntlilità' ~he gl'incombeva, che tuttavia era . suo dovere dÌ const'àtare che non avP.va obbedito che ad un sentimento nazibnale1 violentemente eccitato. I ·gi.ornali hanno fatto un delitto ali' Imperatore di que-s:te pap,oJe, e tuttavia nel suo proclama all'esercito alla vigilia della sua parteo~a da Parigi, egua lme,nte che nella sua risposta al prè sic)énte del corpo legisla'tivo, egli 'aveva espresso lo stesso pensiero dicendo : « Noi abbiamo fatto tutto · « ?i~ ~h,e d_ipe~de~a d.a noi .per e~•itar11 I~. g,u.e~f-~· e posso 9/re « che e la na zione tutta inliera che nel 1suo' 1rresistihiles lancio ,, , , , , · I '· '1 •· , ,, ,. « h a dettato l e ·nostre ris'Oluzioni.' » Era indispensabile di ri1 cordarè qué~te paro'li,' dabchè og,gi an.cora 1o'·s1 àécusa \'li c1 v1ire sf6deràta ' fa" spadìl !)er 'i.ru ÌIJ'le'f.'esse dlnàstfto !• . ·. I 'h' . 1 ·I 'd'Ù'0Hsovran1cs'incontrar6'rio nel Cl)~te'ho'd'i Bellevue nC'i din toinfl tH Sedaif.'>in °q·uesta ooofe..rE}nza:' il"Re d)è 11pr1òva de\ ' sh'ntinieòt.i 'el'ev'ati'- che lo aiii•ro'a~ano,' aìf'i'n:i'pe'r atorè tu lii i· rigu:a rdf :com porta 11: d~I l~ sua I èlisgfaha. e' i{ò:Js'H.cdr1servi> un° òontegno J ieno''d'i digò~tà'. ·i:· 1 " 11 • :,e 1 ·1 '" 1
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se
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J,E CAUSE DEL DlSAS'fR.0 DI SÉDAN
stessi, che sono le prime .qualità. di chi comanda come di chi obbedisce. Insomma l'esercito è sempre lo specchio dello stato ùella società nella quale .fu formato. Finchè .il potere in Francia fu forte e r ispettato, la costituzione dell'esercito offrì una forte solidità; ma dacchè le violenze della tribuna e della stampa sono _venute ad indebolire l'autorità e ad introdurre dappertutto lo spirito di critica o di indisciplina, l'esercito se ne è risentilo. Dio voglia che il dramma terribile che si SVlllge innanzi a noi serva di lezione per l'avvenire, e che la nostra patria si rialzi dalla catastrofe che è piombata su di essa.
CRONACA POLITICO-MILITARE
La guerra del· 1870.
14 dicembre 1870.
Noi chiudevamo la cronaca mensile della puntata di no-· vambre . in un momento di grande e ·solenne aspettativa. Svanita ogni speranza di armistizio, pareva c_he le sorti di Parigi non dovessero tardare ad essere decise; le difficoltà del· vettovagliamento già molto sensibili facévano presentire non lontano il momento in cui. sarebbe stato necessario fare uno, sforzo per rompere ·quel cerchio di ferro ornai proverbiale con cui le armi tedesche hanno stretto la città, ed era opinione generale che, fallito questo tentativo, una capitolazione sarebbe stata inevitahile. Nello stesso tempo un esercito così detto della . Loira, a cui nessuno aveva prestato fede, ora r iuscito per un momento a fore indietreggiare la colonna del generale von dcr-· Tann, rioccupando Orléans , facendo risonare per la prima volta in questa guerra alle orecchie .francesi la dolce parola di vittoria ; ma non appena si vide che questo esercito non . proseguiva il suo movimento offensivo, coufessando cos\, ulmeno pel momento, la sua insuffìcienZil ad intraprendere un scriotentativo su Parigi, si comprese che questa insufficienza sarebbesi ip. aµpresso dimostrata ancora maggiore, quando i corpi tedeschi che prima chiudernno Ilazaine in Metz, sarebbero giunti nei dintorni di Parigi. Ed allora; mentre Parigi abbandonala a sè sola avrebbe dovuto firm11re la capitolazione, l'esercito della.. Loira andava incontro nd una nuova Sédan.
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CRONACA
ro LlTJCÒ-MILITA HE
Tali erano le tristi previsioni che io generalo si facevano per la sventura ta f<'rancia; o io ciò, coovion pur dirl o, si concfidova mollo all'autorità dello previsioni dei circoli ufrìziali prussiani, la cui esaltozza fino a quel momento ora stata sempre comprovata dal fottc,i. È ora Pl!S$4to un mese: ,ed etfl:.I Uiva~!(mle Purigi ha fatto un eroico tentativo per aprire una breccia nel muro di armali che la cingo: contemporaneamentt3 l'esercito della Loira, dopo avere acquist.alo r apidamente considerevolissime prop\)rzioni, tentò dirigersi alla volta di Pa rigi. Eolrurnbi i teo t(.l tivi riuscirono a male; ma nè Parigi ha por ques to cn pitolato, nè l'esercito dell a Loira subì una distruzione totale. La vittnria fu ancora una volta de'Prussiani; ma non più così completa come le vittorie precedenti. E mentre generalmente si credeva che questa crisi fo sse quella suprema, cosicchè la sua risoluziono avrebbe segnalo il termine della guerra, si vedo ora che quel la crisi fu così poco risolta, che è permesso l'olovare allualmeute sulla situazione militare de·dubbii assai piò serii , che non per l'in nanzi. La Franc;n repubblicana ha ora dimostrato, uopo è convenirne, assai più fOl'Zif di r esistenza che uo11 la Francio imp.erialo. e ciascuno è ridotto a domandarsi non più quando questa guerra fini rà , ma se e come es.sa possa avere un termine noi modo che i Prussiani intendono. Riassumiamo brevt rncnle. gli avvrmimenti , e vediamo arazitullo la situazione delle forze rispollive nella seconda mptà dello scorso novembre.
tlolla 17' divisi1Hle'(geh<lràl 1é Trés'kow) <i 1Jel la22' (g'otléralé Wi llich). Vi ù Jjtire addella'' la 4• divisione di cavalleria . c) 2• Esercitu Principe Fede'rico Cm·Lo. -Concorrono a formarlo tro cor pi cl'osercilò fra' quelli che erano a Melz; cioè il llI (A!l~enslebl\h Il): il IX (\la'ristei n), al qùa'le però mtrnca la 11• divisi'oli'é , etio ricevet'lé• On d~'l' principio della guerra allre de·stinazioni, lontano dal corpo, e il X (Voigts-Hhotz). a cui ò dn aggiaugersi la 25" divisione dell'Assia Iiarmstadt. A questo eser cito è addetta la 6a divisione di càvallcria. Questo esercito , che può contare dagli 80 ai 90 mila combattènti, si po~e in mai·ci& dopo lrt capitolazione di Metz. dirigendosi rnrsb smi'e :.od-ov,.,st, in modo che parera accenaasse a Di}ou, Autl.m e Nevers. Ma dopo il 10 novembre, per ell'olto della rilira lb clèl corpo di,Tann da Orléan!f. osso prese una dirozion'é decisdll'iehte a ovest, il IX cor pd a des tra, il llI al ceutro e il X a sinistra. - Fra il 16 e il 18 novemlJro queste truppe giuogevand sulla linea dell'Yonne a Monter eau, Sen_s, Joigny: il 24 occupavano la linea Monlargis-Pilhiviers, e sostenevano, primì scòntri coll'eser cito della Loira. dJ l° Esercito. - Genet·ale Manteu,ffel . -- Formolo doi corpi I eVllI, si mosse pur esso do Metz, dirigendosi a ovest verso la . parte nord della Francia . Il I corpo In sciò pen •ia una parto delle sue forze a compiere l'assedio di Mézières, o snccessivarnonte ancora ne lasciò all'assedio di La Fèro, cho capitÒlò il 23 novembre. Il resto proseguì per Reìms e Soissons verso Amiens, e giungeva a contatto col nemico il 24. novembre (1). cl Corpo rnisto del gcn1wale We1·der. --: Lo compongono 1~ truppe che hanno pr<}SO parte agli nssedii di Strasburgo , dr Schlesttadt e di Neu-Urissnch; ciol\ la di,·is'ione badese Beyer, una di visiono <li risorvn, e due dirisioni di landwehr , una dolio quali è impiegata 0.ll'11ssedio di Belfort. Oltre a quest'assedio, il corpo di Werder non semhra avere, a_lmono sino al presente, un ùbbie[tiro bon determinato; esso occupa V6soul ,. Gray e Dijon , e rn scor raziaoclo nelle valli dell'Alta Saona a
Fo.-zc tcdcsc~c. - a) Esercito di Parigi. - Corpo della guardia , corpi LI, IV, V, VI, X!, XII, II corpo bavarese, i Wi.irtemberghesi. - 11 corpo dHlla guai·1ia con ia oltre alle suo due divisioni norma li anche una divisione di Landwebr; invece l'XI corpo non ha seco che la2l"divisione - iono cos.l in tutto 17 divisioni di fan teria. La distribuzioni} di queste forze attorno. a I?arig:i · rimas_e pressochè la stessa, che già meoziontlmmo nella cronaca pr ecedento: solo ò da aggiungere che il II corpo, partito da Metz nello stesso tempo che vi si traltav,a p~r la capitolazione, g,iuns.e -nll'èsercito di P:arigi il , 12 novembve, e vi Eu destinato o nimanere in riserva a Longj umeau e a Balaiseau . b) Eseroilo del .(;,randuca d·i Mcclembu1·go. - Formatosi dopo la battaglia di Orléans, per impedire i prog1·essi dell'esercito della Loira. -Esso si ~m ponedel I corpo bavarese (von dor Tann)
(1) La marcia ùel princìpe Federico Carlo da Metz a Pithiviers, quella del generale ?.raofeuffèl da ì\!otz a Ainiens, come pure quella eseguita dal grosso dell'esercito prussiano da Sédan a Parigi, ci danno la grnsta misura di ciò elle puòJare un grosso corpo di truppa in fatto di marce prolungate. In tutte e rré queste marce nor veniamo ad avere una media dai 14 ai 15 chilomet1·i al gìorno.
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CRONACA
POLITICO ·. MILITAI\E
-del JJoubs, comparendo colle sue colonne or qua o"I" là, non avendo allri nemici a combattere che i franchi tiratori e i Garibaldini. . () Finalmente tulle le frazioni di truppa più o meno considerevoli, destinato all'investimento dello piazze (Bitche, Phals.bourg, Montmédy, Longwy, Mézière.s) od a presidio dei luoghi di tappa. · In tutto le forze tedesche, le quali ora si trovano sul suolo <li Francia. sono le seguenti: 13 corpi d'esercito della Germania del nord . . . . . . 6 divisioni di cavalleria (1) 25" divisione (assiana) 2 corpi d'esercilo bavaresi Wi.irllemberghesi e Badesi 3 divisioni di riserva. 3 divisioni di landwehr Totale
Uomini Pezzi 325,000 1170 · 84 25,000 24 10.009 192 50,000 96 36,000 · 72 30,090 72 30.000 506,000
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Forze francesi. - Assai più difficile riesce il comput<Hielle forze francesi, di cui quasi tutto ciò che esiste è di recente -organizzazione. d) ES(!'l'Cito di Parigi. - Le forze armate òi Parigi furono dal generale Trochu divise in 3 parli : · 1° Esercito - generalo Thomas, 226 battaglioni di ·guard\a nazionale sedentaria. _ 2° Esèrcito - generale Ducrot, I corpo, generale Blanchard (3 divisioni); li corpo, generale Renault (3 divisioni); BI corpo, g enerale d'Exéa (2 divisioni, 1 divisione di cavalleria}. ·3, Esercito - generale Vinoy, 7 divisioni. Di queste forze il 2° esercito è compasto in tnassirna parte di truppe di linea, cioè del xm e XIV corpo, che scamparono alla catastrofe di Sédàn, Esso si può calcolare a cir.ca 80 mi la uomini. Il s• esercito è composto déi battaglioni di guardia mobile dei di par.ti menti e di tutta la fadteria di marina. Aggiungendovi (I).Meno il corpo dell;i; guardia e il XII che cons~rvano la propria divisione di cavalleria, e all'infuori del reggimento di cavallel'ia addetto .ad ogni divisione di fanteria, il resto della cavalleria fu riunito in 6 divisioni autonome, formate su 6 regg. di cavalleria.
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le compagnie di volontarii e di franchi tiratori, esso può forse giungere alla cifra di 100 mi la uomini. Di più entro lo scorso mese di novembre il 1° esercito dovette fornire co'suoi 226 battaglioni di guardia nazionale 10:) battaglioni di marcia . Si può così r:alcolare a 250 mila uomini la forza: armata di cui dispone il generai Trochu (senza contare ciò che resta della guardia nazionale sedentaria), composta però di elementi il cui valore è molto diverso, secondo l'origine e secondo il tempo di formazione. b) Ese.rcitO della Loira. - Era nominalmente composto di 6 corpi d'esercito , numerati dal XV al XX. Ciascuno d'essi doyeva ·e~sere composto di due divisioni, quali su due e quali su tre brigate. l\la asseverare alcun cha di preciso sulla loro forza o composizione, sui loro comandanti, èimprl'lsa assai difficile in mezzo. alle numerose sì ma tulle discord: indicazi0ni che ne danno i giornali. Nella nota inserita nel 1lfoniteur di Tours del 5 dicembre sullo sgombro di Orléans si parla di un esercito c~o superavi'! i 200 mila: uomini con più di 500 pezzi. Queste cifre sono forse un po'esagerate: ma quand'anche si volesse ridurle d'un quarto, resta pur sempre un bello e poderoso esercito, la cui esistenza forma l'elogio dell'attivitil e dell'ingegno organizzat.~re del Gambetta, quando si pensi che solo •.. :20-gi~rni prima, all'epoca della battaglia di Coulmiers, questo esercito non contava che 60 a 70 mila nomini con 120 pezzi. . e,) Esercito della Bretag1Ia. - Organizzato dal conte di Kératry a~ campo di Conlie (al nord-ovest di lo Mans) essp presentava già verso il fine di novembre una certa consistenza. Stand_o alla lettera di Kératry a Gambetta (28 novembrt,), le forze d1 questo esercito si componevano di 4'1 battaa-lioRi e di 9 batterie; il comando di queste forze fu affidato al generale Gougeard. . Semb_ra. che cluesto esercito debba essere computato all'mfuor1 d1 quelTo della Loira , poichè nulla ci fa credere ch'esso sia stato chiamato a prender parte ai c·ombattimenli attorno a Orléans; ed il Gambetta in un suo proclama del 24 no:vembre, distingue evidentemente queste forze da quelle della Loira, affidando loro come principal missione di difendere la linea della Sarthe. Forse esse furono chiamate a raggiungere l'esercito della Loira, dopo che questo fu obbligato a sgombrare Orléans. ·
PO l,I TICO - Mlt.lTARE
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CRO~ACA
d) Esercito del Nord. - Organizzato dal goJC'rahi Bou~baki, il quale venne poi chiamalo a prendere il comando del xvm corpo in for mazione à Nevers. Esso si formò ne'dintorni di Amiens, o prese nome di xx'u corpo ; la sua òsislenza formò oggello deli'incrudulità generalo, fi no a che nello giorna te del 25, 26 o 27 no,,embre esso roostrò di avere almonò tanta c.onsistenza da disputare lenacemenle all 'eserci to di ~ranleuffol la vittoria , 1\ comahdo di ques to corpo fu datoàl generale Faidhcrbe, in surrogazione di Bourbaki. Al momPn to però dei falli d'arme ora accenna ti noi lo ,ediamQ comandalo dal generale Faure. Cos\ l'esercito del la Bretagna come q11esto del nord, possono essere calcola li nella forza cli 30 a 40 mila: uom ini ciascuno. San:bbor o così, all'i~fuori del l'esercito di Pari~i. circa altri 250 mi la uomini e più che vonoero in breve tempo organizzati. A quosti debi.,ono agg iungersi i gar ibaldini , i p'residii delle piazzo forti. è i franch-i tira tori , sui quali nulla si può dire nemmeno approssimativamente. Cer to è per altro che la costoro atlività si mostra abbastanza da inqu ietare seriamente i distaccamonti prussiani. Si vano.o facendo sempr e più freq uonli i càsi di arditè im prese compiute da questi corpi franchi , cosicchè i Tedeschi sono' obbligati a mandar sempre grosse scorte ai lor o convogli, cd à rinunziar e molle volte a l loro sistema di esplorazione con pa lluglie di cava lferia spinto lontanò dal grosso . Non ulti ma causa questa por cui nellò ultime operazioni i Prussiani dovettero proceder e gua rdinghi, tastando qua e là, prima di sapero 011 0 fosse il nemico. Una cl i questo ordite imprese fo corup iu.ta il 1q novembre da Ricciotti Garibaldi sopra un distacca mento pr ussiano lascia to a Chàlìllon sur Seine sulla linea di marcia dell'eser cito de1 principe Feilerico Car lo. Spintosi arditamente in quella direzione, a più <li 100 chilomoll"i da Aulun , eglf sor preso sul far del g iorno le truppe tedesche accantonate io Cbtìtillon (un battaglione di Landwehr e. duo squadroni), le ~bbligò a sloggiare dal paese io tutte le direzioni, ed inflisse loro una perdila di 120 uom ini o 70 cavalli . Non v'ha nulla che riesca così molesto ad un eser cfto come la piccola guerra dei partigiani. Qua nto più questa si fa spic ciolata, e per così dire, al mi_nulo, tanto minor pr e.sa si età ai grossi colpi che l'eser cito vorrebbe poter portare. L'esercito del prinhipè Federico Carlo ebbe mollo a soffrire nel la sul'! marcia da ?ilelz a Footai nebleau da questi incomodi franchi tira tori o dallo spirito ostile del le popolazioni. Di qui i rigori usati
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çontro i villaggi e le località in cui succedevano questi fatti· forti imposizion i, fu cilazioni, incendii divenivano la conseguenz~ necessaria di queste opposizioni. Ven ia mo oro a rinssu mcr o brovr.meotn lo operazioni militari delle scorse setti mane; e sehbono esista fra le medesime un intimo nesso, tuttavia crediamo di gio,·arc al la chiarezza s.e le r aggl,'up piamo secondo i varii tea tri in cui osse &i &volsero. P a rigi. - Dopo il fatto del Bourget lo cose si pasrnrono tranqnille attorno a Paril,!i. Anche rlopo la rottura delle trattative d'ar!llisLizio , i forti rimast'rQ muti . te com unir.azioni per pall,ooi e por piccioni fra Parigi e il resto dnl monòo si fecer o più rare, sia a causa <lei tempo, sia per la caccia che i Prussiani diorlero a qnosli messaggeri aerei. Si sop1wa che io Parigi la carne bovin1ì era omni giunta al fine, cosicchè si ern do rn to ricorrere a quella di cavallo. d'asino , ai cani, ai gatti, ai topi. Si andavano dalla par te tedesr.a raccogliendo con cura e spargendo per la slam pa quegli ariicoli di qualche giornale di Parigi, che parlavano dollCI diffìcollù crescenti e 0onsiglìavano alla r esa. Si notavano n,,t contegno degli avamposti parigini quegli slessi fenomen i, che erano apparsi a Melz poco pri ma della ded izione. Si prevedo,ia. insomma cne pel fi ne di nov<'mbre, o al più la rdi pel principio di rlicembre , Parigi avrobbe capi tolato , e tale previsione nel ca mpo tedesco giunse al segno che furono ordinati varii' provvedimenti pel gran fa tto creduto imminento. Tu tt' al pfo si ammetteva che prima di ca pilolaro il generale Trochu avr ebbe fatto e.seg uire una sortita. t:into por onore della fi r ma . - Chiari sintomi tulli questi che ornai questo assedio di Parigi . e in generale la guerra, comincia a pesare ai Prussian i stessi, i quali nel pro~ luognrnenlo di uo tale slato di cosa, sentono forse qua l.cosa più che un prolungamento ed un aumento di sacriOzi. Quan to allo stato in terno di Pa rigi, esso non era materialmente cos) disperato, como lo dipingevan o, ad: arto le corrisporidenze tudescbe da Versailles. Se la gr:ip. città dovetto. com'è ben na turale, assoggctlarsi a doloroso privazioni, sembra poi' altro, slancio nlle notizie più altondihiH, ehe Lo stadio acuto della fame è ancora lontano da- vrnii ro ; per tuito, di.., cerobre , o for~e ancor a per tutto gennaio sono. assicurati i generi di villo più necPssarii ; car ne di ca r al\o, senza disorgani2zt:1re i servi zii, milit,ari, pane, vcino, caffè e zucebe1m e. leg upii. ANNO XV, Vot. IV. 28
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Ciò che al governo della difesa nazionale doveva ispirare ben· m11ggiori preoccupazioni c he la questione de' viveri era lo stato moralo della popolazione, lo spiri to della forza ·armata. Solto questo riguardo la prima metà del mese di novembre dove tte passare ben tr isLamente: la rottura delle trattative per l'armistizio produsse nella popolazione parigina , a quel che pare, un pessimo effetto; o per una di quelle contraddizioni che non recano più stupore a nesguoo quando si parla di Parig i, l'opinione pubblica, che prima aveva fatto un capo d'accusa al governo d'avere intavolato quelle trattative, si mostrò poi tanto scontenta, quando lo seppe andate a male, da fare un torto allo stesso governo di questo cattivo esito. Un simile stnto dello spirito pubblico trapela evidente dal 'proclama del generale Trochu in da ta ctel 14 novc mbrn, ov' egli getto sugli autori della g iornata del 31 ottobre la responsabilità della rottura delle trattative, e accennando ali' interruzione divenuta ora più completa di ogni rel azione co'diparl.imenti , cerca di premunire i Parigini contro la propaganda dissolvente dello notizia rattristanti, sparse agli avamposti prussiani. In questo proclama il generale Trocbu passa brevemente in rassegna tutto quello che s'era fatto noi frattempo, per assicurare la difesa di Parigi. « In poche settimane, egli dice, ab« biamo riunito io g ru ppi regolari , abbigliale. equipaggiate , e armate, esercitate c,,mo meglio potemmo, o condotte pa« recchie volte al fuoco le masse pieno di pntriolismo , ma « confuse ed inesperte, di cui disponevamo, Abbiamo cercato. e col concorso disinteressato e devoto del genio civile, dell'io• dustria parigina in genere, di complotare, colla fabbricazione « di cannoni moderni, i primi do' quali stanno per-essere con« sognati, l'artiglieria di battaglia che il servizio speciale dele l'Artiglieria dell'esercito andava formando colla più lodevole « allivilò., Dal canto suo la guardia na1.ion:1Je, dopo d'avere più e che quintuplicato il suo effettivo, e quantunque assorbita dai e lavori e dal servizio do i bastioni , sì organizzava, si eserc ci tava tutli i giorni sulle piazze pubbliche , mos trando uno • zelo incomparabile al quale essa dovrà di trovarsi fra poco e in g rado di entrare in linea co' suoi battaglioni di guerra >. Ma ap punto perchè abbiam resistito fìnor a, proseguo a un dipresso a dire il Trochu, appunto perchè finora non abbiam fnllo che pr epararci, « l'avvenire esigo ancora da noi uno e sforzo maggiore, giacchè il te mpo c' incalza ... Non sarebbe e degno della Francia, e il mondo non comprenderebbe come
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-e la popolazione o l'esorcilo di Parigi, dopo essersi così enor« gicame nto disposti a tu tti i socrilìzi , non sapessero andar « più oltre, cioè soffrire e comhattere Cìno a cho non potran no « più uè soffrire nè coro ba lte re ;,; . Come si vedo, il Trochu faceva appello ai s~1nlimenti d'onore, di abnegaziono e di sacrifizio, ma dallo sue parole non traspirarn nessuna fiducia nel successo. Ma lo stoicismo non sarà mai la virtù de lle masse, e spccialmc11te por una popolazione come la parigina era necessario hen altro che un simile linguaggio per ria lzarne il morale, per indurla ad affrontare con lìoto viso a ltri disagi ed altri pericoli. Venne nllora in buon punto la notizia della vittoria riportala a Coulmiers dal gf:neralc Aurolle dc Pnladines , vi ttoria a cui da principio no n si volle prestar fede, ta nto omni s'era avvezzi a credere che ogni scontro co' Prussiani fosse sinonimo di sconfìlta francese. Pnrig i non si seni\ pih so la a combattere; il pensa re che a poche ma rce di distanza v'ora un altro esercito che poteva un giorno o l'altro apparire in vista e prendere a rovescio lo linee d' inl'osLimento prussiane, q uesto pensiero sbandì ogni sentimento di sconforto, a lmeno per qualche tempo, e, sebbene ogni giorno di più aumentasse le difficoltà esistenti, tuttavia lo spirito pubblico cosi riolzato no n solo potè sopportarle assai più faci lmente, ma si apparecchiò con ardore e con ansia ad una prossima sortita. Si credo che fra il gcn . Trochu e il governo di Tours abbiano pvtuto concertarsi dello intelligenze quanto al tempo della sortita da Parigi e della ripresa delle operazioni per parto dell'esercito della Loira. Ciò almeno si può congetturare do lio coincidenza dei folli; ma d'altra parte ò permesso dubitarne, se si considera che di uu concorso cli fuori non è fatto cenno nei procla mi del gene rale Trochu e del gen. Ducrot, datali il 28 novembre; quest'u ltimo specialmente, il Quale enumera con cura tuLte le forze di cui dis.pone e tutti i fattori di successo, no n avrebbe dimenticato di far parola dell'esercito della Loira, se avesse potuto credere che questo agiva nello stesso momento dietro un piano convenuto d'accordo colla sor tita . Co.sl puro la direzione data allo sforzo principale della sortita non sembra conciliarsi troppo con tale ipotesi. · Checchò sia cli ciò, dagli anzidetti proclami si scorge che si era stabilito il principiò delle operazioni di sortita al 29 novembre. Nella notte dal 28 al 29 tutti i !or li del perimetro di Parigi aprirono e mantennero un violentissimo fuoco, por ob-
Cl\ONACA, ,i.36 hligare così il nemico a stare eron lo su tutti i pun ti o stancarlo colla lunga aspellaliva. . . Il giorno 29, allo spun tare dol mattino . furono d1rell1 . due allacch i, cli cui l'uno appena accennalo dal Monto Valor1a~o contro gli avamposti del V corpo a Buzenval, l'altro pi~ ser i~ contro le posizioni del VI corpo all'Tiay e Choisy le Ro1. Poro auche questo secondo attacco, ehe venno eseguilo da una parte del 3° esercito (generalo Vinoy}, uon fu spinto a fondo. Le perdi le non furono mollo aravi nè da una parte, nò dati' altra. Ma questa giornata 29 non fu ch_o, un lieve ~aggi_o di ciò che fu la giornata del JO. Nella noltl:l 11 fuoco <le fo rti_ [u ancora più violento che nella notte precedente. Nel mattino segµ,~nto verso te ll si proo1,1nziò l'attacco principale _do' Prnncesi. L'esercito cli Ducrot, o fo rs<t una parte.sollanto di osso (1), dopo essersi concentrato fra il castello di Yincenn~s, N~gent sur Marne, Joinvil,le e Chnrenlon. passò su otto ponti la Marna, a dostra e a sinistro. delta punisola di SH!élur. Por tal. m~do Jo sue forze rimanevano diYise da questa pouisola 1n duegruppi, i quali dovevan.o acquistar mollo terr?no davaoli ~ loro per potcr~i dare 1(1. mano. Di f1:onle od essi trov~\.V_a~s1 sull'estrema destra a Noisy le· Grand e Villiers una dJV1s1one de! corpo sassone, o qujndi sulla linro segnata dai villaggi d1 Cceuilly, Chennoviers, Qrmesson, Sucy, Boissy SL-Leger le tre brigale wurttomberghosi. Gli avamposti di ~ucste truppe occuJ)avano i puoli di Brio sur Marne, Champ1gny. Monl-~!esly. I,.e forze francesi sboccanti da Charenlon s' impadromr?no in breve ora di Mont-Mesly e di Bonueuil , quello sboccanti d.~ Joi,nvillo o·ccuparono del paro i Yillaggi di Brie. Champigny o Villicr s. Qui si arrostarono i loro progressi di fronte alla resistenza d,ello truppe todescho. . Quasi contemporanoam<mlc si esHguivano altre sor!lle su varii punti dolla linea d'investimento. ,Alle 9 altre fono fra ncesi sbo,ccaodQ da.SL-~enis e discendendo le Senno.. attacc'.1vnn~ i't villaggio di Epinay, sotto la protezione. del fuoco de1_ forll di St-Denis stesso. On reggimento del IV corpo prussiano , dopo essersi gagliard11men te djfoso,. sgon:il),ra,va !I vil\1,1g~io '. prima chc:i altre frazioni ilei suo corpo foss~ro- m g_i:oclo di sostenerlo. I Francesi dal loro canto non sp-10sero p1u oltre dl;l tal parl_e i lorq progressi.
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(I) r calcoli prussiani si a~cordano qua.si' tutti i:ie! dare alle for~e con Jui D)l9:q~ ~a.s:s.ò Ia M;aroa la c1.('r~. di 40 mil~ uom,m; tallllli ~ swn~ero po a1 '?O mila.
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Altro forze trancesi si avanzar oao pure nella pianura avanti -al forte di Aubervilliors e in direzione del B011rgct contro il corpo <lell'a guaraia, ma senza impegnarsi io sorio éombaltim eoto. Un maggiore sior zo era diretto al sud dalle truppe cli fa nteria cli marina e dsllo guardio mòbili àel gen. Vinoy co'ntro lo posizioni dt-1 \fl corpo, e veniva secondato da llo cannonier e ·della Senna, le quali dirigevano i loro fuochi del pari contro Choisy le Roi da una parto, come co ntro lo posizioni dei Worllembcrg hesi a Mont-Mc~ly dall'altra. 'Le forze di Vi ooy sboccando dal forte d'Ivry di diressero contro la Gare aux ,Bceufs ·e Choisy le Roi, sostenute a destra da altre forze che si diressero contro I' Ilay e Chevil ly. Gli avamp0sti del VI -corpo si pil•garono su i loro sostegni, o fino ai loro trinceramenti , dovo le truppe già riuni te opposero Uf!' insormontabile r Psistonza agli attacclii di Vinoy, I Franco8i decimati dalle s'alve di fu cileria o dalla mitraglia r ipiegarono. Cosicchè il gcne·rale Tiimpliog, cJrnandante il VI corpo, credendo diminuito da tal part~ il per icolo, disposo perchè una parto dnl suo co1·p'o , pass'ando al ponte di Vil leneuvo St-Goorges, accotre~so in sostegno all'ala sinistra doi Wurtteroberghesi, cho si trovara vivamonte in calzata. • Unitamente a questo soccorso (6 baltàgliòn i, 2 squaurohi e 2 batter ie) accorreva pure in aiuto ai Wiir llemberghosi la 7' brigala del n cor po, o queste forze cos) riunite riuscivitno a ,;:·iprendero a: lTrancesi le posizioni di P.onneuil e di ~Jool-M esly. Il corpo di Virioy noi pomeriggio ri tonlò la prorn contro le posizioni dol VI corpo; ma sebbene questo si fosse indebolito dello forze mandale sulla destra della Sénna, pure, in gtaìia ai suo i 'trincoramenti, fu in grado di re5"pingere nnovomente .gli attacchi nemici. La lotta fu occanitissima ai villaggi di Drie, Villiers, Coeuilly e Champigoy. Essi furono presi o ri presi da una pàrto e dall'al tra parecchie volto e soltanto l'oscurità venne a se'parare i • combattenti. I Francesi consérvnrono i villaggi di Champigny e di Brie. Cos) pure si sostennero in Épinày presso Saint-Donis. Su tutti ~li altri punti essi' no n riuscirono a conquistare un palmo cti terreno. io p~rd1te dovettero esser e gr,wi da una parlo ·è dall'altra. 1 soli Wiirllembt!r ghesi vi perJe!lcto fra morti o fer;ti C-if'Ca
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10 uffiziali e 1000 soldati. Prigion ieri, ma non in gran numero, vennero r accolti dalle due parti . il giorno 1° dicembre passò senza combattimento; i Francesi chieser o un armistizio di poche ore per seppellire i loro morti e raccogliere i loro feriti; il che venne loro concesso. II 2 dicembre di buon mattino i Tedeschi marciarono al l'attacco dei vi llaggi di Brio sur Marne e Champigny; i Francesi furono obbligati dalla preponderanza delle forze nemiche e dalla violenza dell'allacco a sgombrarli. Ma verso le 10 avendo ricevuto ripforzi ripresero l'offensi,·a o rioccuparono nuovamente quei villaggi, respingonrlone i Tedeschi. Il combaltimento si prolungò fino verso sera con non minore· accanimento che due g iorni prima. I Francesi si mantennero nei due villaggi di Brio e· di Champigny di .front~· ai Tedeschi,. i quali pure si mantennero nei due villaggi posti a fronte Vil1ìers e Cmuilly. Per parte dei Tedeschi vi furono impegnati, come llel giorno, 30 novembre, gran parto del XII corpo, del II e i Wi.irttem-berghcsi; non è possibile sapore quante foh:e vi abbiano impiegato i Francesi. Ma è per lo meno strano il vedere in questagiornata r idotta la lotta ad una fronte che non miS11rn gran che più di 2 chilometri, e sopra una fronte così r istretta accumulate per lo meno tre divisioni tedesche. li giorno 3 il generale Ducrot abbandonava sp?nlaneamentei due villaggi tante volle presi e r ipr~si, e raccoglieva nuovamente le sue truppe attorno al cas tello di Vincennes, annunziando loro in un ordine del g ior no, come sarebbe amai stato inutile e dannoso il proseguire gli sforzi in una dir(Jzi one su cui il nemico aveva accumulale le sup forze. Le osservazioni sj present.ano in folla alla mente; ma la conoscenza che si ha dei fatti è così poco completa o sicura, che molle di esse si r isolvono in semplici- domande, a cui non si è in grado (li dare una r isposta. · Se il genera le Trochu diresse il suo princi'pale sforzo noi terreno fra Senna e Marna, si può credere che lo abbia a tale· scella consigliato la considerazione che era quello il terreno· su cui il nemic.o poteva venire meno prontamente soccorso. poichè sì a destra che .a sinistra gli aiuti açcor'ì,enti avrebberodovuto sfilare pei ponti o perdere tempo. Egli ebbe forse inoltre jn vista un obbiettivo. importantissimo, Vill.e neuve Saio t Georges. Una volta ch'ci fosse riuscito a schiticciare o a disperdere !a divisione sassone è le tre brigate wiirtltimberghesi, prima che,
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fossero soccorse, egli poteva contnre di avere ratio la cerchia d"investimen to, o di averla rolla in modo che non sarebbe forse più stato possibile a i Prussiani di riannodarla . Ma se il terreno, su cui egli si proponeva c1·agire gli offriva questi vantaggi, p1:esentavagli d'al tro lato uno svantaggio immP.nso, qual era quel lo di non concedergli sufficiente spazio di manovra . Le grandi e sinuose curve che ivi doscrivè la Marna lo obbligavano a dividere le sue forze nell'atto st~sso che si eseguiva il passaggio del fiume, e ciascunà delle due parti si trova,a a dovcrfl agire in un terreno impacciato e rislrello, per modo da non permeltt1re di sopraffare il nemico con gran preponderanza di forze, come pur si sarebbe richiesto per ottenere lo scopo della ' $Orlita. A que·1 che sembra infatti, Ducrot non riusc) ad impegnare più di 40 mila uom ini, e probabilmente ne impegnò anche mrno; <3 sembra dippitl che egli abbia concentrato il suo sforzo prjccipale a sinistra, cioè nel rientrante che fa la Marna da Brie a Champigny, anzichè nell'angolo fra Senna e Marna dinnanzi al for te Charentou, dove egli avrebbe ayu to assai maggiore spazio per spiegare le sue forze, e dove corre la strada dirella di Vi lleaeu\'e Saint-Gor,rges. Noi vediamo infatti che m1~ntro i Francesi, una volta respinti da Bonncuil e Mont Mesly su _Créteil nel la g iornata del 30 non rinnovarono pib da tal parte ver un tentntivo, la lotta prosflguì accanitissima quel giorno e poi il .2 dicembre per il possesso dei villaggi di Brio, Villiers, Champigny e Cmnilly. Che se il generale Ducrot, dopo il comballimento del 2 dicembre, sgombrò voion taripmente Champigny e Brie, riliraodosi dietro la Marna, pel motirn .c he ornai su tal po n lo l'attenzionn del nemico era drst.a, o non era pÌll possibile far progr essi da tal parte, in veri tà non si vede per ch'egli non abbia pr eso ta l decisione già prima. cioè in seguito al combattimento del 30 novembre, poichè già allora l'attenzione del nernlco era · stata quivi richiamata; e v'è tanto luogo a for ta l domanda, in quanto vediamo passare lutto il 1° dicembre senza che Ducrot dia segno cli vita, ed anche il 2 dicembre sono i Tedeschi i primi a riappiccarfl la zuft'a. Ma , . ~ome di sopra si disse, sono pio ttosto domande, che osservazioni, e quello solo che si può dire di preciso, 'si è· che ornai le sortite inconl·rano enormi diffico ltà nello posizioni ben trincerate dei Prussiani . Cer to non si vorrà far colpa a Trochu di avere aspettato fiuora a tentar. qualche cosa di ~erio;
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uo le oattive prove fatte nei primordi dell'assedio gli dovettero mostrare la nece-ssità di pensare a preparar meglio le sua forze pel combaltimento siu mòralmen té, sia materialmeuL&. Questo risultato egli lo ott<'i nne mirabilmente in queste dieci settimane di sforzi conti obi; sia le truppe regolari, sia l(l guardie ril.òbili mostrarono ota hen a ltro contt>gno, ben al tra saldezza che neHa giornat.11 del 19 settembre, quando si lasciarono così facilmente scacciare dai trinceramenti di Plessis-Piqu"'t, di Olamart e di Meudon . . Ma q11eslo tempo si:n·ì anche ai P:russinni. per rendere forIì1id!lbili le loro linee cl'investimento e per mettersi in grado · di r esistere ad ogni tentativo fatto dagli assediati. Succede così. na turalmente drn le sorti te dei Parigini dopo avere con poca <hffìcollà fa tti ripirgare gli avamµostì prnssiani, si trovino di fronte alle posizi(lni trincerate, c!ift'.se co l fuoco della fuci leria e della mitr,iglia . Tulllivia non v è difiìco ltà che non si possa superare; a Parigi non è ora il numt•r<> delle truppe che facci a difetto, e nemmeno, ·fino ad un eert.o punto, la loro saldezza: q11e1!0 di cui più si sente il bisogno è un 'in telligenza che 1c sappia utilmon1e impiE·gare e maneggiare, giovandosi della pos'izione interna ehe permette ni Frao,1esi di sceglicl'O il punto d'attacco, d·i concen trarvi una massa preponderan te di forze, o di ttasportar e questa massa dà un puu to ad un a ltro percorrendo H diametro, men.t re il nemico è obbligato a percorrere la circonfe,renza, e a . tenersi sem·pre ugual men le pronto da per lu tto , cioè r elativ11menlc debole su Lutti i pun li. Questo è il problema mil itare che si tratta di sciogliere ,{ P11rigi ; questo ·è ciò cl:le finora non si è mostrato di saper fare. Jiltanto però - e qualuo.què sia per e's sero l'av venite - non 1:1.iò n'.nHìcare sin d'or:i 11 'frochu, al soo governo, al s1,10 esercì to , a tutta Parigi l'amri'lirazionA del moneto. A quest'ora già Parigi ha reso un immenso servigio alla Francia, .dandole il tempo di ritl\"etsi , di armarsi, di organizzarsi , tanto da rend~re du'hhio , se, cadendo P_arigi, sia finita la guerra . Nessuno forse, e i t>russiani meno di tutti, s'attendevano ad una resistenza così lunga ed ostinata: ed ecco elle mentre, dopo due mesi e mez1.0 di assedio, i dispacci prussiani predicevano µrossima la capit,1laiione, ~arigi dirigeva una gran sbrtita, che si prolungti per pi'ti gìorni , che costò ai Tedeschi numerose' vittime, éd ora anche ·dopo due sètlimano, il llil(;'grafo non è ancor venuto a .dirci che Parigi abbia chiesto di arrendersi:
POLlTICO-l\UUTARE
Fra Senna e l,oir:a. - Il I• corpn b/J.vatPsO ·von rlt!r Tano, ritirandosi da Orléa os a Tours indi ad Angorvill'e era st~to 'ragg 'ùotb dalla 17• &visiono (ger,erale Treskow) e dal la 22• (genoral<~ Wittìch). 11 con'iando di queste forze venne affrdato al gran duca di ~)eclernbu rgo. il qullletlopo essere timnsto quà1chc giorno nell'inazione e noli' incertezza concèpì il duhbio cho l'esercito nrmico 11vesse intrapN1so una marcia verso nordovest per Chartrés, D1·eux ed Evreux. nello scopo di raccogliere le forzo che si organizzava110 in Bretagna e nel nord deHa Francia, e quindi piombare sull' esercito d' ìnvestimento di Parigi. · Ma questa voHa i J.'>r1rssillni si ttovarono completamente s\iati: l'esercito della Loira non si mosse dai d:ntol'ni d'Orléans, e sòlo al.tese a completnrsi coi rinforzi che continuamente gli g iungevano. erigendo dei tì'inMramenti attorno alla città o nei pn•ssi della foresta che si éstendù parallelamente al!a Loira a nord-est deflll ciUà stess11. C:iò che dava inquietudine ài Prussiani non erano che le guardie mobili di Normandia che stavano ·otganizzandosi sotto la direzione del generlile Fiereck. Contro ·queste per tanto si rivolsero gli sfotzi del granduca di Meclemhurgo. e nei giol't1i 17 e 18 di noveuforeebbero luogo parecchi comb1il.timen'!i 11 Èvreux . DrP-Hx, Chateauneuf (cn Thimerai$), in cui le truppe tedesche rinscirono bens\ vitt'oriose, ma non senza aspro cotltl'asto per parte di quei mobili, che pure erano ·sprovvisti d'artiglieria . Del resto erano in sostanza fatti di poca entità. e che ricevctle!'o soltanto importanza quando il llè ne foce oggetto di un tetrg tarrima a lla regina Aug·usta, annunziahdo la <lis'persione ll ell' esercito della Loira, e il suo inse:g111mènto in direzione dol Mans. Di falli l'éscrcito ciel {tl'an duca di Meclemburgo prò~égu\ la -snll marcia verso le Mans. abbracciando molto terreno a destra cd il · sioislr.1, rn:1 seuza avere una chiara idea della sitoaziorJè. Non fu se non quando 1' ese1·cilo del priocipe Fedorico Cal'lo 1'/lvanzò dall'Yonno é dalla Seòna verso J·a Loirà che si riconobbe al quarlier generalti di Vèrsailles, cotne l' cser.cito cti A'.Urdlle de Patadincs non si fos se a ltrimenti mosso dai dinlorb.i d'Orléan$, per cui il gran duca d i ~leclemburgo ailelava corren.do dietrò una vana ombra. Questi perciò. il quale già stah a poche miglia di disianza da le M{1hs, eblie ordine di porrà're nuovamente le sue forze su I r léans, cercando rii darvtl1l ll'.l.aùo a quelle del prinèipe Federico Carlo. A t1uesto momento le forze tedesche desrnate ad operéi'r'e
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snlla Loira erano distese sopra un.1 linea di ollre a duC>cento chilometri, da Mortagne e Bellesme a ll'ala destra, fino a Montnrgis all'ala sinistra. L'esercito di Anrelle de Paladines stava dinanzi a Orléans, dove eransi fatti venire da Bourges pezzi di grosso ·calibro. per nrmarno i trinceramenti recentemente costrulli. Il giorno 24 l'esercito del principe Federico Carlo veniva a contatto dell'nsercilo della Loira co' due comb11tt.imenli di Neu. ' ville e di Ladon, sostenuti dalle avanguardie del III . e di·l X corpo. Ma i giorni $eguenli fino al 28 passarono, senza cho nè da una parte, nè dall'altra si facesse un movimento avanti : prohabi lmm1te il principP. Federico Carlo attendeva a prender e l'offensiva che fosse giunto a portata di coadiuvarlo il granduca di Meclemburgo; e quanto ai Francesi, nulla si può mai raccogliere di ben cerlo su di essi, per cui ogni giudizio sul conto loro è sempre per lo meno assai arrischiato. Ignoravano essi che ii principe Federico Ca l'Io e il granduca di Meclemburgo si trovavano pel momento separati? Non avevano es-,i ancora forze sufficienti per affrontare l'uno o l'altro de' due? . Quainnque sia la risposta che si deve !'are a queste domande, certo è che l'attacco dato il 28 novembre a Beaune la Rolando garohhe ancora stato a tc>1npo por cogl iere il principe Federico Carlo, prima che questi fosse stato sopr;iggiuoto dal granduca. Non è possibile nemmeno adesso sapere al giusto quali e quante siano state le forze francesi che vennero impegnatfl in . quel comhatlimento. Sembra fuor di çlubbio che vi prese parte tutto il XX corpo e a lcune porzioni di altri corpi. I loro attacchi si spiegarono concentricarnonte dalla parte òi Ladon e 8ellegarde, minacciando specialmente il fianco sinistro I\ il tergo del X corpo prussiano: questo, t,rovan·rlosi a lquanto disseminato. fu costretto a ripiega re su tutti i punti, concentr a,ndosi ali' indietro a 'Beanne la Rolandr, dove fece sost11. respingendo i violenti attacchi del nrm ico mercè a lcune fortificazioni erette in que' giorni . Il combattimento durò così dalle 10 del mattino fino alle 4 di sera, ora in cui cominciò a giung,mi sul luogo cieli' a. zione la 5' divisione prussiana, fatta venirn da Pithi\'iers, a cui tenne dietro anche la 6'. Accorse pure la divisione di cavalleria Harlmann. Questo soprnggiungere di rinforzi permise ai Prussiani di riprendere l'offensiva con!ro i francesi, i quali, stanchi già dell' :v;ione <lurata tanto tr mpo, sopraffalli ora da forze !U periori, furono obbligati a ripiegaro. La loro ritirata non si eseguì senza un qualche disordinH; 1600 prigionieri furono ra.ccolti dai Prussiani, i quali dal canto loro confessarono una ·per-
POLITI CO-MILlTARE
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. dita di 1000 uomini fra morti e feriti, e r,osì pure ài un cannone rimasto senza cavalli . Il principe Federico Carlo nel primo dispaccio con cui dava. . notizia di questo. fallo d'armi, lo presentava sotto un aspetto modesto, come si trattasse di UJl combattimento d'esito dubbio· solo il giorno dopo egli faceva rilevare essere questa una ver~ vittoria, la quale doveva aver prostrale le forze dcli' esorcito della Loira, il cui comandante, geuorale Aurelle de Palàd ines, dicevasi ferito . Questa postuma dichiarazione doveva indi a poco . essere contraddlltla dal fatto . L'esercito della Loira , lungi di!ll'essere disfatto, si prrparava al lora ad un movimento generale in avanti, che venne affrettalo dalle notizie ricevuto da Parigi. Il giornale uflìciale di Tours annunziava infatti cho questo movimento si iolraprencleva il 1° dicembre, secondo le istru- . zioni date dal ministero dell a g uerra. Il principio delle . operazioni fu segnato da una vittoria. li XVI corpo , ger1crale Chanzy, avanzandosi in direzione rli Chartres , si sr.ontrò presso Orgèr_es e Palay col I corpo havarcsC' , il quale pr;icedeva a qualche distanza l'esercito del gra nduca cli Meclcrnburgo. I . Ba_varcsi dovettero piegare davanti agli ottacchi nemici. e lasciarono pure iu mano ai Francesi parecchi prigionieri. Sebbene questo successo non fo sse ·di grande importanza, tuttavia il Gambetta non l,1sciò passare quc 6t'occasione di evocare le tradizio.1i dell'an tica repubblica francese, dichiarando benemerito della patria il XVI corpo. memorando con enfatici. elogi . il nome dei capi che si erano distinti in quel com ba t- , ti mento. Ma pur troppo i fatti de' giorni seguenti non corrisposero all'aspettativa. 11 cor po b1warcso era sta to r acco lto dalle altre , truppe dell'esercito del gr11nduca, le quali il giorno '2 dicembre si trovarono pronto a combattere fra Bazochos-lessttanles e Janvillo a un dipresso a mezza via frn Orléans e Chal'lres. L'attacco partì ancora questa volta dai Francesi, il XVI corpo, a sinislra, il XV a destra. il XVII in riserva. Non ostanté la loro supr>rioritil numerica, i Francesi non riuscirono però ad acquistare vantaggi; chè anzi, dopo un combattimento accanitissimo, cominciò a manifestarsi verso sera nelle ltJro file qualche disordine, che dovette ben presto esten- . .dorsi e diventare generale. Rimasero in mano a l nemico molti> prigionieri e 11 pezzi. La .22• divisione che formava la sinistra d_ella linea di battaglia tedesca si spinse fin presso Artenay' sulla strada Orléans-Parigi. dove si congiunse col IX corpo..
POLITlC<i>- ~HLI;fAfiE •
(Maunsteia) tormahle la destra tlell'eserc'ito dèl ptillcipe Federico Carlo, di cui sembra che qua lche parte s1a pure stata impegnata ll'ell'ìfzr0t1e. Il gforuo B 1 tlue eserciti tedeschi, omai l'iuni'li, si accinsUt'o :à l)rosegui're i va11taggi ~ieHa villoria del gìorno anteccdehle. il graòduca t'>perando a ovest, o il principe Fed'erico Carlo a esl dèlla st'radà diretta Parigi -btléans, ·attacr.aròno lo linee fra'ncesi, le qual i non oslante l'insùccess·o de'i giorno avaht'i, ,sosli.ìnner o con fnolta. fermezza H comballimentu. Quanti ·e quali de' loro corpi vi fossero inipognati, anche que>sto ndn -t:mossi ctm ·sicurezza afferrn'iir é; corto è per altro, che mé11lre i · lfedesèhi !rµrega'tono tultò Io loro forze, I' os~rcito elci la .Lòir'a non era al cutnpleto; il XX corpo, che aveva Corri battuto a Beaune la Rolande, e fors'anche il XVUl e ·il X'IX si trovàvanò sotJarll:ti dal resto dal cana'le di Otleàns. li risultalo della giornata fu infe!iC'o po· l<'r ancesi: lo éolbn·ne ·tedesche si avanzarono su tutta la 'linea, finò a poca di~tanza da Orléans. I trofei della vi ttoria non furono mollo numerosi, .ma la situ'azione si faceva critica pei Ft·ancesi. Il generale Aurei le dij Paladibes. la cù1 az'ii.ibe ùo·n ·eta ·così assoluta come sarebbési 'tichiesto per la sua posizione, significò al govei"n.o -dì 'l'o!1ts ·ch'egli -ctMéVa necessariò sgombrare 'Orléans, ri tii·àndosi s'o lia ·ri,•:t sinistra della t o1rà. A tale silo av·viso mand'alo nell a uo tto ·egli n0r1 rìèevetle ti·sposta -éhe all'e 11 del gior no 4 ; è prollàbile che il gener/.l'le .Aurelle non ,,edemio nél mattino dnl 4 grunger e risposta, èd essendo pure della massima urgenza pr endere una r iso luzioo'O, -0gli 11'0 !1 abbia fot·sc o·sato duùiders'i all o sgombro ti' Orl6ans, ed abbia q uh'Jdi dato gli ordini per r e~istere, quelli stessi b'r'dini a cui egli rlct'ennà ne'\ suo telegramma spédHo a mezzod\ In .risposta di qu·ello r'icévutò aiìora da Tours, in cui lò s1 lasciàta ·l ibero di fat·e come volesse. èos\ érediain o sia da interpreta·r e la sua. condotta in ·quel giorno. Fatto è che il giorn·o 4 già stn da l mattino il. combà:Uimenl.o ·era impegùato . La giornata fu caldissima e tnicidinle S'pecialrnente pe,yr le t.ruppe tedesché, le quali si avai1zarono s·otto il 'f1roc6 delle opere cti i'ortificazione di campagna. Alla s-era , a notte già ch'iusa, essé si trovavano in p'Ossosso di q·uesle opere e di tin sob botgo della città, la qua le veniva èòsì ad èssere -atlorniata da tté pl:irti. A quest0 punto non eta più possibile una dil'ésà, e il prinèlpe FeùèrÌ'co Carlo, neTl'intelitç> rli evitàre ·u n combattimento inu'tile nelle vie della tittà od un bombar-
dcin neqto. tllaodò &() offri,r:e !li c@man4anite francese una tregua· di· alqyn~ ('.)re.. ~.e qv.es\i, voleva sgomo1:are. il geners11l.e PQ.llières, che si trovav.a ~n qli\ek pµnto a Qcléaqs, accet~ò. \l gi0i1·go 5-i. Tede:ìCt\~ E}ntrava qo trionfanti in qµeJi la Or lé11~" da; e,Qi er,rno. s,~qti oòbligu ti a sgor:ppi:a.r:e circ11 un n1e$e p11im41,. (;gsì \I l.'Wi>.Vii,1,;winto dei fra-ncesL era compl.(ltarmente fall iito.;. l't1~r.citQ, 4-<:ill.9- Loira ben lu·ugi ~n l pqtqrsi p.ortare in sor.co rso· di PQ.;rig i, era cos,\ret,to i\ :çipi~gare, rin un ~i.<,11)do ll,\I' offensiva. Ml! i;I n<1.Qil,lçp. (lSllgl}r-O ,{\e' rnoi dis,pacci l'in:iportai12a e I' esJ1rnS! Q\)\l• di q;1 ;1.~stç1. yit.to;,riR' : fnfQµ,o b,ensì rac;cotp iQ. Orléan~ oltre· a. JiQ mii~ prigiOQ\l\lll!, e rifnase 1/>.eosì in potere de' Prusstanl gNP C/QPtç\ Q;ii ~a,~~i;i<!,le,. ma J' esm;Qit.o d.e!!a I, Qira era b.e.u lungi dal trovarsi in que llo stato di com[Jleta dissqluzio,oe·, . c~e gi;et~qdev<),i;J.Q, t çli~.pf!,ç(li pr,us.s.iimt. I}iqa1n:j ad Orléa.n~. come si vide, l'.l;filn e,l;'a,po, ::ì~s1 te ir;npegga;te tµtti je for;,;(ì f1>&&cesi, epperciçi rimo nevano ancora trup pe frr sche . .Ce.~to, è c.h,e 1:e.$!:l.fcil~ tlf)lla Loira era cos-ì JHlCO dt&Qt:gan,izzato· c.. Wfo.Qiql t(), c"e 1~0\erp,~o, {orruarse-rw d1;1.e m;a~~e il e:u.i coJJ'la.n,clo· v.im,qe a l'fì,9.,1Lct ai g~!lfH'A.Ii Co§ nzy, e Bourba~i, e che I' un.a di q\lJ?~l~, qu,i;illa d,el geo.arai~ Ghirnzy, si, cQnceotrò. a M,eu_ng, Q J}Wì1Jg~ucy, a sQIP. qqa, l'):!nnej:a, çli €1istan~ç1 da Qrléan.s,, e, qi,t~l: . cli~ è. pi,ù,, dioc!e p(lr QlllHlfQ gi_~rni consecutivi. (t 8 , 9. e, 10 ) biJ tlçjglii!, a,cca0,itis$.i.mµ l) lle 1'.0i!ZI} tedesc;he , le ·qul).\i 1,ung,o la Loira 11ou potenon.o l'i;!;r;~ gn1iod i progre.s~i . Vcxan1(:)ql!') bisogQ;~ dit;-0 eh.e queslc truJ~pe, 011gani;mH~ o co,mpos~e così \la;ri.~menie. e sq.lleeitam!lr\te, niostraron.o un c.on legno allarpente aml.'.l)i,i:a,,-. b.i(lp , · a. c.ui i Tedescbi stcss.ì r ençlono piena(lleole gJ.1J1itizja , · ci ~C:UQ,O si <\on~an,d,;;i, ct~e sar;& , qu:,rn,do qu~st~ !J.UO\'Ì eseIJc.HL troveranno una direzione veramente i.n tolligtute ed. energiç~. eh.e !!il $qpp,ia ra,ç(iogJi/.H"e g li s,f0,11ii e ,piv°'lg~nli ad UQO sc.Q~o hlilfi: detMm1 iµa t0.. ~oi p.o.a, vogHi:n11 qire.GQn çiò che t\\li q,uaJjtà fa()esser.Q difetto ad 4,ul'~lle dl'l Pata,t\,iljles,:, ma certo egli n.o& e~a UM ro d'l!,gir~ . $ia. P.J:lr l1.t vi·ciQa.QJa dJìlla. sttd:e g,ov.e.rq.,Q, si~ P.~r: \'intJumna di, G.a.m:~e[!a ~ dbl miò!'l i;~t.e,110 ; la 41;1i,ale app,ini~çtl eMitle,otr~ ll\1 qgr;iii mt1r!ltiQ:IQ, €, &~Z!!i. cen:;}re. di ~J~i Sjfl la CO,i1pa, f;'<l t(p, .~ cn~ i }Ì) ìatl {l.8.51¾~ fllll)C il:VlHtdQ lJ.nd- Sqpe,r jQrità notevole di forze. non seppero trarn.ei P.N(H~. e jiJ.!}ultim,Q. si la~~ii,1,,1;qµo st\,itnge,i;f:l tn OrL~itus. ~.ou. \<l!Qll; rta.lltft qe,Ue1 loil<> forzP, tQ,e.i;l,t..r,~ il res~o 11im.a§e i,toperQsQ·•. Qu.~sti\ ritjr~tai çlei, f.~a.ll;;es.i. demse fin1J.lmf.lnt9 la. d.elpg~LQUEI; di gov~r:no cl,i 'J;~u;[ìs ~ traspoi1Jl!l.1te la !'t!H\ iìM .O! a, <B.tm:l.eau&,., dove almeno la vicinanza del mal'O assicura le comunicazioni.
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CRONACA
POL!'flCO-M lLI'lAI\ E
I due eserci li in cu: fo diviso l'esercito della Loira a_g iscono separati, come disse il giornale ufficiale. ma con obbiettivo comune a Parigi: ma chi dirige questi sforzi, in modo che vi ·esista accordç,? li generale Aurelle, offeso della nomi na di una ·commissione di inchiesta sulle cause dello sgombro di Orléans, · diede le sue dimissioni, nè alcun altro fu nominaro in sua vece; sembra invece che rimanga presso le truppe Gambetta. il q uale bene spesso nella sua febbre patriottica di organizzare la difesa , disturba ed inceppa l'azione militare, rinnovànèlo l'esempio di Palikao rispetto a Mac-Mahon. Meglio vari'ebbe eh' egli assumesse il comando e lo eser- · citasse assolutamente, anzichè continuare nel sistema che ha ·seguilo finora. Omài non altro più manca a rendere veramente efficaci le forze francesi che una buona direzione militare.
vevano difl'ndor~) questa importante città, e che in seguito si ritrassero, a quanto pare, all'H&vre. . Pelj'occupazione . di Rouen , i Tedeschi vennero in possesso dt tutto il corso della Senna, in modo da interrompere le co~unicazioni terrestri del nord della Francia, e si aprirono rnolLre nella Normandià un campo ancora vergine di req_uisizioni. Il . telegrafo ci ha in segu ito appreso la occupazione di Dioppe (~ d1ce°:1bre) per parte delle truppe di Manteull'el, e così pure d1 quasi tutto il badno della Somma. Ora sembra che sia minacciato il por-to militare del!' flàvre, dove si sta organizzando la. difesa.
!.Word della .Francia. - Come già dicemmo , l'esercito di Manteuffel còll1Vfll corpo e con ciò che gli restava del I, giungeva il 24 novembre nelle vicinanze di Aniiens, dove si era raccolto gran parte dell'esercito del Nord, · che ora stato organiz_zatò da Bourbaki. -Dopo alcuni combattimenti di avanguardia, che ebbero luogo nei giorni 24, 25 e 26, si venne finalmente il :!7 ad un'azione generale; la linea francese si stendeva a sud e à sud-est di Amiens e s i appoggiava ad alcune opere di :fortificazione recentemente ultimate,. Qui pure, come nei combattimenti di Parigi, e in quelli fra Senna e Loira, i Francesi dìmostrarono molta solidità. Ma infine la giornata fu decisa in favore dei Prussiani, i quali però vi perdettero oltre a 1400 uomini fra morti e feriti. Qui pure i Prussiani parlarono nei loro dispacci di una com- · .pleta dispersione e dissoluzione di questo forze francesi che avevano difeso Amiens. li vero è che queste !orze si ritrassero, senz'essere troppo molestate, verso nord, dovt1 trovano · nelle · .numerosissime fortezze di cui è seminata quella par te di .frontiera, come un immenso campo trincerato, in cui riorganizzarsi e prepararsi a r iprendere l'offensiva quando se ne · .presèntàsse l'occasione. Il 30 novembre capitolava altresl la cittadella di Amiens, e l'VIH corpo, proseguendo i suoi successi, occupava il 6 di·Cembre la città di Rouen dopo aver sostenuto nei giorni 4 e 5 -due vittoriosi combattimenti contN le poche truppé. · che do- '
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E,st de~la ~raoein - Qlli tutto si riduce alla prosecuzione dell assed10 d1 Belfort, con non lievi diflìcoltù pei Prussiani , alle marce e coo tromarce delle truppe mobili del generale · Werder nel bacino della Saona e del Ooubs, e negli scontri che ebbero questo truppe coi garibaldini. Questi da Auiun eraosi spinti innanzi verso Dijon, occupando i monti che sorgono a ovest di questa dttà; una ricognizione spedita lor contro dai Tedeschi venne respinta ed inseguit.a fin sotto le mura di Dijon. Quf i garibaldini, accalorati dal successo , -si accinsero all'attacco di Dijon, sebbene fosse già notte chiusa· ma trovarono il nemico sulle sue guardie, che rispose ai lor~ a ttacchi con scariche micidiali; rinnovata invano parecchie volle la P:~va, e una parte dei mobi li essendosi data alla fuga , dovettero r1p1egare ancho gli allri. Il giorno seo-uente il o<•enerale Werder . . o s1 porto ad allilccare i garibaldini, che eransi concentrati a Pasques , e li obbligò a ripiegarsi nuovamente su Autun . I Tedesc~i si ~usinga_rono però troppo presto di aver prodo_tto_ una piena d1ssoluz1one nel corpo garibaldino, ed essendosi spmt1 alla lor volta fin sotto Antun, ne vennero respin ti vi- · gorosamente. Nulla dunque anchè qui di decisivo, anzi qui meno che altrove. Lione intanto ba tutto il tempo per prepararsi' alla difesa, armando e riattando i suoi vecchi forti, costruondone dei nuovi e radunando provvisioni d'ogni genere. Essa è assai meno dirètlàmente minacciata di ciò che lo era un mese addietro. · I1~ ·complesso dun~ue, e ~d onta che i tentativi di Parigi e · dell esercito della J.01ra abbiano avuto esito infelice, la situa- ' zione: ge~erale p~i-- ·Frnnc'esi può dirsi migliorata, laddove pei·, Prussiam non esitiamo a dire ch'essa si è fatta, se non critica,
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PO Ll'l'HJO· Mll,ITARE
cer4o ii.ssai tesa , Essi ba.uno avuto a Sédan il loro momt:'Otù culminante; dopo allora , e quando appunto poteva crederf?i che la Francia inliera fosse alla mercede del vincitore, i Tedeschi cominciarono a tro.v/H'si di fronte a difficoltà di 1n10va natura. Esl>i av.eyano calcolato che Parigi si sarebbe arresa appena gÌi 8.f\llrciti !l'd(lschi l'avrebbero isolala dal inondo; 0$Si avevan@ inoltro calcolato che colla resa rii Parigi la guerra sarebbe finita, poiçhè maQcnva allora nelle provincie ogni elemento di resisten~a. Queste sl!leranw, sulle quali. i Prussi11ni facevano sicu1ro · i}S~ segi;iamcnto, venDoro a mancare. Parigi è presso al fìpe del terzo mrse del suo assedio, e nulla accenna a ne.ora ad una prossi ma capitolazione; ben al contrnrio possiamo attenderci da i-1n. mq.monto all'aHro l'ann11nzio di una nuova sortita. {I gtmerale ~foltké fece s11pero il 5 dicenlbro al, generale . Troch.u che le avmi tedesche avevano oUenuto vittoria Rull'eserci\o francese de.I la Loira eri c,r.ano nuovamen te en tratt, in O~lé.<'!n..s, ed offrl al Trochu s tesso un sa lvacondotlo, mercè oul q11esti avret>be. potqlq ir.iv.iare u1.1 uffizi&le a verificare 1o sLato dglle ços.e. .Er.a un modo indiretto çH significane a Parigi ohe · ogp.i speranza . di soccor~o ora sv.anita, per cui nuU' altro 10 r tistava che capitolare. Il geu,erale Trochu ris,pose :pori cre.der-e c0,nve11iente verific11ro la cosa, e non esitò di portare a con.oscp9z,t dc,t publ)lico parigino que~ta comu11ica,1iooo; fir:i la pitl bella prova di fiducia ch'egli pole~se (la~e alla: popolazione; e tal Qotizia - a.ggiungeva il Trochu nel suo manifesto - non e e.ambia nulla nelle nostre risoluziopi e 1,1ei nostri cl.a.veri , che e si :riassumono in una parola sola: Comba6ter>el > L'essere svanita quo.sta prima speranza che i Prussi.ini nutci;v-{1-oo. ft\ caqsa che svan) pure la s·econcta. ,La r e.sist.enza di P!l.J;igi diN1e cioè tempo aJla· J!'rnnoia cli organizzarsi e di armarsi; e qui è b(:lll g:iuslo tribqtare qna, parola d'elogio alla delegazione govern ativa di Tours, e specialmente al Gambetta. Sen.za ticqrrere a,i mezii v:i,olt'o.ti, a cui rieorse il famoso Comitato di Salute pubbjiea, esso seppe dar vita alla difesa naziqn,ale .i n m.er,r,o a circo~tapz€\ di cui nou fu!l'ono· pi·ù e»i.tiche q9ellQ del 1793. Il 1;1or9,ost della Fr-0qcia inva$O. dal nemica, PanigLassediata, l'asercit,o di caro,pagna omai tptto prigioni,l'ro, cambiata i-n un Jtl0-,ll)~ll1 0 COSÌ Cllitioo la, forrna di gQ\18TDO,. SCùnquassata perciò dll çima a foqdo la maQchi,na gotiernativ.a:; ·a. Eiope, a Marsiglia.
a Tolosa non riconoqciu!a ,l'autorità centrale; dappertutto. la sfiducia, la costernazi0nP-, la confusione. , 11 Gli è in mezzo a tutte queste difficoltà che si riescono ad organizzare otto corpi d'esercito. forniti dell'occorrente matetiale e con una. modesta cavU'lleria; vi concorsero i vecchi soldati, veterani della Crimea, del Messico e dell'Italia, del pari che giovani coscritti, gente disavvezza allei fatiche, d'ogni età e condizione. Si· riparò come si potè meglio alla deficienza di quadri; e se queste truppe così formate non seppero ancora vi.ncere, esse presentarono per altro una tale fermezza e solidità ,fo fare augurare, che con uo,a direzione più intelligente, più energica, più unica, riescano nell'avvenire a migliori risultali. Sì, poichè non è a dissimulare, che quànto maggiore esten. sione di terreno vanno occupando gli eserciti tedeschi, di tanto s'indebolisce la loro situazione milita.re, la quale presenta già . fin d'ora parecchi !ali estremamente vulnerabili. I Prussiani si trovanp ora nella necessità di dover sempre vincere; pofohè una sola sconfitta che una parto delle loro forze ,subisse trascinerebbe facilmente con sè la ritirata di tutto l'esercito e lo obbligherebbe a riparare sulla linea, della Mosella. . J , E i Prussiani lo sentono, benchè . noi confessino; ornai la guerra comincia a pesar pit1 a loro che .,ai Francesi stessi, e ìl tenore dei loro dispacci lo mostra evidentemente. · Anch'essi provano ora il bisogno di colorire le notfaie che vanno pubblicando, e quasi coreano fare illusione a se stessi esag,er.ando l'importanza de:le loro vittorie. e ponendo in ,vista ad ogni momento la totale disp~rsione delle forze nemiche, la prossima capitolazione (l'i Parigi, o con ciò la fine della guerra. 6Ia intanto essi devono guardarsi da tutti i-lati, aumentar.e le misure di rigore, e con ciò sollevare maggiormente oontro di sò le popolazioni, nello stesso tempo che le nec<issità del vettovagliamento li costringono a disperdersi so~ra ampia zona di territorio, porgendo il dest110 alle. ardite imprese dei franchi tiratori, e fors'anco esponendosi a subire· rovesci parziali, ·quando il nemico abbia acq.uistato sufficiente mdbilità e sappia meglio provvedere al servizio informazioni. , , , . Quale potrà essere .la fine ·di tutto, ciò? Ornai non si vede come una par-to possa ridurre l'altra alla pacr. La Germania ha .già troppo chiaramente e solennemente 'dichiarato ,di volersi annettere l'Alsazia e la .Lorena, e t11oppi già sono i tnienfi ,da ,lei ottenuti , troppi i sacrifizi d'uomini·, e di danaro fa'lti, per .UNO XV, VOL. IV. 29
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450 qu~Jo. S(1t1p,0,, pel)ohè, , sja , l!l)aj 11:!0,si,1bil.e -iJ,o.rnde.re. o,h.'essa ~:-0glia recede~A d~lle sue p.r~te:SeL è,,pi1ù {ac.ile Ghe o.e.· aecam(li, f)J:tre an_eQra-·, ~, io tanto eJi~a- Qbiama, nnow}, ri~6rv:e. a r;.iggitrngere g~1 · es.er01~1 d?oper8/Z1Q~e . e obiam<J., f!Otto la, armi, altrn, cl~si d1•)andw~~11. quelle .del, 113,1e del 54. D'altra, parte. la Fra.nc\a, 01 aMneno11L gover~O · lleikla difesa, na-i ion~le, si è. t.rO,VilO-impegnat.Q . eoHl;l:. p_a,rol;e: nqn ini. poLti_çe. del n0.str.a t1•11111ìi.,Oll'ÌQ , nè u~a;; mct?:a rJelle na~trf!: fortifio~z,io~~i. pe1:chè, :iia- pqssibile aache ad: o~so il, dare a:(Xlietf,Q, E p,oi gU. è qra, a ~pun~o (}he le su.a~forze comin0,iiano , a(\ org~nil!iar5;~, e , c,,h,e-la na.~ione,- ripiglia, a,n;i;aio: or,a _apAunt.(i) èil rnoaìento di . raccogliere i fn1tti de~ . sacdfi4i, dtgH, sforl(i soy1;u1:ii!3n.i,. spiegMi n_ej, mes\ , sqor:Si. Parigi è ancora in piedi. Ma cadesse pure, restano tre: qµarti ctella· FI!3:l'I.C'ia., 00J1a, _paqr-onan~a del, 1Paro: re~tanQ gli essrciti gi-à orgao-izz<1,ti, e -eh.e v·anno complelaI1dosi I ed, ingi:oss.<1.nilosi ogJti g:io;rp0;,c.!lti pas.sll;. · Qi:n::ai ~iò ,cbe · $' ·è·.faHodì.R0rtt ci è arta s~cu.N\ eh~ i fca.mpi decNlatt· .o.o·n sal';.t.nn0 un.a semplice mostra; la scelta.. deUe- località· di . que~H C.éltlll.Pi ci'sembrà .degna di esfìe.re notala. S0.no undici in tutto;. atcuni1de' quali già, esi~tenti, e già pron~i fin d'ora a ri;lceogliere le trupµe: $a-int-Orner, Cherbourg, Gonlie (a;1n;0rd;-ov,e,st del M:i.n,s), Nevers, La Ro0helle, aox:d~aul, Clerm0n~-F.~Hand. -i:o I.o.sa, MOll)lpellier; Has , des-La,ii.,ciers fp,resso Mar~1gh~), Sa~~o.nay, (a nord di Lione. fra Sf.lon.a e ~odano). ·. Quest1·1 comp1 d0vranno .es.se.re. di due cla.~si; quattro. d:i essi mo.è -StiOmer, Gherboui:g, La RocheJLe e il Pas des La.nciei:s, a rag,ione della loro situazio.ne presso il- mare, dovranno essere d.e'.graI1di' campi strategici, capaci .di 250 mila, uomini ciascuno, rr_ieatre. gli altri- set~e saranno sempliceme.nt.e campi d'istruz10ne, e :dovranno i contenere ci,ascuno circa 60 mila uomini. È . questa ·un.-a: vera . e sapiente organizzar.i,one deJFa, hwa.: in massa; s.ta·ta, decreta;ta: la Fnanoia si procura così · nei campi stra,tegici a-1.tretlante To.11res, Vedras, che saranno,, in 11elazi0ne colla floLta. Questa I p·otrà· non· solo provvedere. in ogni circostanza. al -vettovag:1-iamento di questi camp.i .. ma bensì : anc,;he all'occwren~a traspo.rtare. masse, considerevoli di tr.u ppa, darun punlo all'altro della costai Una , guenr.a; fa:Ua, in tal mo.do ripromette huoni 11ist1lta ti; assioura in1og,ni ,caso.Ja ,salvezza,della E11anoia, pone.ud.o ii suoi esePcHi al. sicuuo, d1.1 nuove Sédao, Peroi.ò,1 se nokchiu.devam0. la cronaca dehmese scorso, sclamandoopove-ra F;q;ancial , .oggi, al •co.spetto .di-·quell.oicll~ in sì pòco, tempousi è fabta1 non possiamo, qhe. augur.al' bine~,dei
POJ,ITTCO- MJ LI TARE
. deslini fìna·ti del'la Francia, alla condizione che non faccia difetto quella costanza', d'i cili fii:ì 4'11i qnel'ta· nobile e generosà nazione .si mostrò armata in _m·ezzo alte· eme'rgeme più terribili che possa!'io' incogl'iere un paese. · . ~fa se <fues_(a g'igailiescil lòtt'a' pro'segue, non fai·W altro l'Eu:ropa 'ch'è assistérrì spéttatì·ice·. limit'àndosi tutt'a'Ì più a fare qualcht3' propO'sta ùT 'm'edlàziou·è''l Vi _filro1iò m<;>mcnti nel mese scors·o ch'e si potè ·crMere che -quésla' gùerra 'fosse destinata'. a non e'ss'èi'e pib che' uri épis'oaio di àlrra gu-erra più' bolossafe ancora. ta 'qu·estione d' 'Oriénte, sempre sospésa·, er'a' tin'l'essa sùl tàppeto. : È noto come in seguito alla guerra di ·crirh'ea si fossero stipula te nel Congresso di Pa1·igi del 1856 condizioni di pace che fondevano impntente fa flotra. russa nel rnar l'l·ero, limitandola ad un rnaximwm da n.011 oltrepassarsi, e chiudeu'do ad ·ogni nave armata di estere potenze l'ingresso nel mar N'ero, tranne che alla flotta tur'Ca, ma anche questa limitata' al maxindi.hi concesso Mia Rnssia. · .. La Hu_ss_i,~ . a,:eva ~ll~ì'a sottoscritto qu'este' coliùiziòili, per h mposs1b1l1ta m cui si trovavà di proseguire la guerra: ma era evidente anche ai meno chiaroveggenti'. che essa non avrebbe atteso che il mom'én'to favò'revolè per Ja·ceraro un trattato contedent'e clau;;olo che ogni huon Russo era ìn diritto di c·onsiderare come· profondamente lesive déi!'brgd<flib naiiona'le, e corit'rarie al' deco1\o della Russia nell'a sua- p~siziorie di di Stato so frano e di gra-n. patehza. Più è piì1 vplte co'rs:e· la ,,oce che la Russia cliiedesse' la revision_e _de' k a~tat'i' d'el 1856,' e il èonte Ì3eust nel' 1867, pre~11roso eh allon!ana're tutte In ~ausé' di èonflilto che pdlessèro disturbare la sua opòrà. di riedifìcazioné dèlla mòriarchià àustriaca, ne feco egli siesso la mozione, la qualè_f,erò ·noil elibe verun seguitb. La ~ussih_ però si mostrò di ima grailde Jongàrìimità; sebbene 11 sentimento nazionale vivamente eccitato ch'iedes~e éon · istanza _la. la~èrazibrie del trattat'o, puro si èbtre' ia pazienza di aspettare 11 momerlto favbrevolè: e teràmebtd il mo·mlfdt'o più favorevole del prèsénte tibn pt\tevà da'rsi, e· ia diplo'rrùtzia russa è troppo· abile per'chè potesse' la'sdarlo pilssare: Otmai non sc'mbrà. ~ssere più' lm, mi'slero· per nessùrrlJ èhe Prì.l~S'ì a, lii' relazio'ni più èbrcliìl'li còi'i:èValit>"frit la'. R\.l's'sia e e che questa nell'àcéioi:tersi alla guerr!i contrti (a: Fr'arièia era,
la
, CRONACA
assicurata della benevola,.neut1·alità della Russia, in grazie a: · cui' si poterono trasporta're ·in Francia tulle le truppe attive; in coll)peuso di · questo sf rvigio,. la Prussia doveva sostenere la Rµssia net' chiedere la revisione del trallato di Parigi . · Se non che il Gortschakoff dovette pensare al fomoso convegno di Biarritz ed al modo con cui il conte Bismarck si era poi saputo ,sottrarre a guerra finita alle promesse fatte in quella circostanza all'imperalore- l'fopoleone; egli.perciò, quandov,ide prostrata la ,Franciq, 'e l'Ioghilterra . costante nella sua po.litica di nep~ralità ad ogni cos.Lo, credette di' non dovere ritardar-più ol .tre a lanciar fuori la sua famo.sa Nota, in cui, mettendo innanzi la parola s(essa d.el sov.rano, dichiara che la Russia ~,'.intende sciolta da quelle i::ondizioni del trattalo di Parigi,· eh.e ,ne vincolano l'esercizio della 'sovranità. E non. credette, d'aspet_tare Riil ,·o,ltre: 'a'ppunto perchè 'Ii Prussia, trovandosi l ancori} impegn<1,tiJ. ne,lla guerra, non. avrebbe potuto a meno c}le svelarsi, p'ub~Jicament_e· favorevole alle esigenze russe, l,ld avrebbe anf i .ft\ttp ,ogni sforzo per farle acccltare dalle altro potenze, nell'intendimento di evitar(;) ogni complicaziorie che ' pot~sse _conpur,rre , a rendyre la guqrra gen~rale. . . 1 Lp. f i,rcolafe .G_o:rt'schakoff ,ora IiJ. conse~uenza lliJ.lurale della ,situazione; .il <;o_yerno fUSSQ1 doYello seÒ lire lp. stessa necessità dUa.r .~u~stq .pas~p. eh~ sentì,,il. Governo it~liano di occupare R~ma. Se.. J?.Oi ,v'ai)darpmo invoçando il diritto nazionale, non , f rrien :ver,p "che, v,i anda,mlllo appi1nto. qua,ndo ci sentimmo la ,' fo,rza ,.~i ,an~a,rv_i , se,nza ~ravi.,pericoli : _così Ìa Ru~sia, legata da un trattato. eh·' ·essa aveva segnato soltanto sotto ·1a pressione d,ella 1/or,za, or~ .?Ile qu~sia pressione è· ;venuta mei:io , si.crede ~n dir itto ,di d~nunziarlo e, òi dichiar~rlo nullo nena parte che la .offeµ9e, , Q\l~~\?, ,è e, s~rà, .sempr,e la sorte di tutti i trattali, 'i q.ua}i1 v.?folioq~ , pjtJtt_osto considerarsi come semplici ·modus vfvf~~i,(' V!l-\?Vi9li p5Ino a,, ta~tq. cjle sussiptono le. condjzi9ni d! fallo, sotto il cui mflusso essi vennero conchiusi. Uisullanh dalla ForZ(I, ~ ,be,n, giusto ~Pe : ançhç la forz~ sia quella che dà loro f11,1e.. . . . . . J., , · , .. .Ma)' f.ng!Hll\:lqa e. f,A,ustria, . ne.I rtc~vere .la circolare ,russa , ,fovaroµo, ite le g~isla c,onit? / al procied~re _; si crede\ t,e vedere d~ un momento. alJ'altro µn esercito russo inv\lder\l ljl- '.f~rchia, ~ una flotta russajmprovvisata, o costrutta alla chetichella negli arsenali dei' ina~ ' Nèro·. c~rrip~rire sotto çostaritinopoli. - n . ~~ytc,o Jf.uugf.~t:i1,e,. i .~\o,rn3!~r,9\.,P1~fl'\~~~?, -~.os,tq, dj :~r~ ~l],l~Bti, d1 c,oncentra(!lenti, d1 trqsporti._ Granv1lle e Beust r1sposoro aUa •
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PO'LITICO ·MIUTARRE
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Nota russa non riconoscendo alla Russia il diritto ' di venir meno ad uno o a tutti gli articoli d'. un trattato da essa',iirmato. ~fa ~ra facile prevedere che per ora tlitto si risol'verebbe in .un fuoco di paglia: poiqhè Jà Russia non propò1,10va~i punto di so,1,1,e'varf la questione d'Oriente, nè di provocare una .lo .Lta; 'forse il passo da lei fallo condurrà piì.t br~vemenl'e e più facilm·ente ad un , risveglio di questa questione, ma' non era da credere che ciò novesse realizzarsi subito,~ _menu che ,la Turchia s\essa , \ oile . sue improntftudini, non affrettasse, il momento._:_ D'altro canto l'Inghillerra è 'ornai troppo compromèssa bolla sua pJlitic'a nè uno scellino·, nè ùn iwmo, perchè possa ora 'usciré dal suo sistema di pace ad' ogni costo ; essa dispone l>ensì iii ~u formidabile nà viglio, ma la sua forza milita.re di terra basta àpp'ena· per la difesa del paese: priva dèl 'socc,or.so della Francia' minacciata d'a,ltra parte d_a lb <p,1estione sempre aperta, del_l',Alabama., essa non potreobe avventurarsi in una guerra cos) per lei pericolosa. Resterebb:e l'Austria j ma tjualuncjue, siano le condizioni aÙnaJi del SllO esercito', è certo che' le SllP. COnòizioiJi politic.lJe interne sono talmente critiche, eh,, una scossa un po'.violenta, massime in questo momento, potrebbe far . crollare .i~ frfrntumi'l'edilìzio:. messo su con tanla p·eor1 dal conte Boust: a meno rer:ctò di guerra inevitabile, Ì'A,ustria ha ogni interesse a vedere di ac- J comodar_e la' cose. .. . Gli è perciò che quando la Prussia mise· avanti la proposta di una conferenza, essa venne tosto accettata dalle varie potMze. ' Al momento. che scrivi,amo è però ·dubbio se questa 1 ~onferenza si possa riunire; fe• diffficoltà ' prÒverrebbero dallà Fta'ncia,. laI ciii 'l , , · 1·~ voce non può a mono· di es~ere sentita in un èoncerlo europeo di quest11 ·natura;' ma sembra che il governo pro,•visorio abbia mes$O innanzi la necessìtà di procedere alle elezioni, per costitu.ire un governo legale, i cui rappresentanti possono venire ricon'osciuti, e abbiano autorità di trattare: tàlè proposta' co·nduce naturalmente ad una nuova d'omanda di armistizio, la cui coJ1dizione sarebbe nuovamente il vtlttovaglin'mento di Parigi. Del resto , si raduni o no quesia conferenza, 'noi crèdiamo che la Russia olterrii il suo intent9 pacilìca'm~nte. Il principe Go'ttschakoff s'è studiato di adoperare nelle sue Note le forme più cor~ tesi e di esprimervi le intenzioni più pacifiche e rassicuranti. Cosicchò alla fin fine non è difficile che, mettendovi tutti una ugual buona volontà, la pace si mantenga per ora, restand(} così a: fronte soltanto la Francia e la Germania. I
POLITICO-MILITARE
S,eyrà q1,1eslo µ~ n,uovo risultatq 9t,ten1,1,\p ~.aJla .poliJjca 9\ll conte di Bismark, al q_uale null.<1 puµ riuscire più ingr,at9 che l'immisti,q;n_e di i;is.t er.e po,tenze nel confl.ilto fra,nco-te<;lesco o la complicazione cli q,ueslQ con/:litto con !l ltre questiopi europee. lntat_1lq la. su.a infat.icabilc atLi_viLà e l<! sua pre:,,idenza sono ora riuscite a. consolid,are l'opera un<illça trice dellil Germat1ia. eh\'\ erasi inco~.inciata coli,- ,riunione <:il'llle forze militari tec;lesche peç questa g\).erra. Le trattative p.ei:: vincol1u·e permaneQ.tem.EH).te la Germaqia del sud a quell~ del 11ord furono avvi.ate e condotte .a l.flrmine, I)On senza aver vinte molte ~i,ffìcoltà, soll.eva.te ·principillmel)te dqll<J. Savi.era. L'antica Conf'ed.erazione d~Ua Ger,mania, d;el n,o·l'd fu mu_lat11 nella ancor pii.i antica Confedpyi;,ione Garmq.nica; ma se fu rinnovato il · nome più antico, venne però COfl$ervata la forma più recente; alCQnecqncessjooi v!':)nnero bensì {atte alla ' BaviQra, ed ill'!Che aL . Wiirt~e,mberg, ma queste sono limjtate dalla riserva di uqa ]egislpzione. COJ;llUUO da stabilirsi cJal 9,\JOVO Parlamentq. I.I comaodo delle fgr,;!':) milita,ri rimi).ne pur sempre nelle q:iani d'un so)o 1 e I' esercitq qella Baviera forma parto jµtegràçte del!'es,ercito fe,<:lerale, per cut çloyrà uniform,arsi alle prescrizioni gijl esistenJi per l'organiz7.;~zione, for,mazione,. ist.ruzione e mopil izzazione,. E.ss.o cons~rva invece jl proprio qr.man19nto ed equipaggiamento, i proprii regolamenti, a\meno fino a che con u.na nuova legislazio.ne militai:e co~urw non si provveda altriII]~nq. Del. re~to le coiw~ssionj faHe o.Ila Bavi.e ra ed al Wii.i:;ttemberg np!'.), sono ~<}li. dq cambiare I<) na_tura del QB,lto foderale, che viqcplp.ya finora la Confederi).zyone del n_o rd; in:sost;rnza resta pur sempre j1D qua lcosa. C~O S'8VVÌCil;lq a$Sél,i più ad \lO VOl'O Sl{l.to feçlerale, ~11e ad unn Co1~feqerazione. ~la 1st v,itA di qum;ta Confedera.ziROtl pqn era òestinata ad es~ei: molto lu.nga, dovend,osi essa trasmutare in un, lwpe1·0· Ge1·mqnico, secondq la proposta, fatti! çlal re di ,Baviera ed, accet\ata,, com'era nat.uriale , da tutti. gli altri prinçipi della Co.nfeqerazioqe. Re i;uglielmQ !iarà iQcoronato a, Berlino, dove -è ann.uµziat,o iJ suo r itorno per ij;1t{lle. Fa egli . cot;tto, che per qqell'ep,oca P,ari~i sarà, cadqtp?
Chiudiamo queste note, mandando noi pure il nostro saluto d'addio e i nostri augurii a S. M. Amedeo I Re di Spagna. L'Italia e I' esercito vedono partire questo valoroso e nohile principe collo stesso sentimento che provano i genitori, quando la lor.o figlia se ne va a nozze. Possa la Spagna ritrovare sotto Io scettro di Casa Savoia l'antica grandezza, la concordia, la tranquillità, di cui quel popcllo, dopo tanti anni di sconvolgimenti e di lotte, ha pur tanto bisogno.
X.
RIVISTA STATISTICA
RIVIS-TA STATISTICA
ITALIA. Importanti disposizioni emanarono dal Ministero dr.Ila guerra nello scorso mese e le accenneremo sommariamente: . Nucroa circoscrizione militare territoriale. Si avevano 23 divisioni militari territoriali o ·due comandi di città e fortezza (quelli di Venezia e di Mantova); e con R. D. del 13 novembre questi ultimi due comandi vennero soppr essi e il numero dello divisioni lerriloriali fu ridotto a 16, ovverosia alle seguenti: Alessandria. Bari, Bologna, Chieti, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Perugia. n oma, Salerno. Torino, Verona . È però falla facoll(i al Ministi·o della guerra di tener costituite in tempo di pace 4 divisioni attive. Distretti militari. Collo stesso decreto che mutava la circoscrizione mi litare territoriale vennero soppressi i comandi militari di provincia (;d istituiti invece 45 comandi di distretto militare. - li distretto militare è r eparto territoriale fatto particolarmente per il servizio della leva e per quello <;l eil'approvvigionamento di vestiario, del materiale da campo e da caneggio. Ogni distretto comprende una o più provincie. - Sui 45 distretti 10, i più popolati. ed importanti , sono di 1• classe, cioè quelli di Alessandria, Bologna, Firenze, Genooa, Milano. Napoli, Palermo, Pa?"ma. Roma e Torino; di .2' classe i .20 distretti di popolazione e impor tanza medie, di Ancona., Bari,, Benevento, Caserta, Chieti, Como, Cremona, Cuneo, Foggia, Lecce, Livorno, Novara, Padot•a, Perugia, Piacenza, Potenza,
Ravenna, Sal~no, Treviso e Ve·rona; di 3' classe gli altri 15 di mir.ore popolazione, quelli di Be1·gamo, Brescia, Cagliari, ·Caltanissetta, Catania, Catanzaro , Cosenza. L1,cca, Messina, Reggio Calabria, Sassari, Siena, Teramo, Trapani erl Udine. I comandi di distretto hanno le seguenti attribuzioni: disciplina e amministr11zione degli uomini in congedo illimitato od in licenza; l'istruzione annuale dei soldati di 2• categoria del distretto; il servizio di deposito di Leva al contingente di 1• categoria del distretto, vestirlo e dargli una prima istruzione militare innanzi di ripartirlo a'corpi attivi dell'esercito; riunire ,j militari in congedo illimitato quando richia mati sotto le armi. r ifornirli di corredo ed all'occorrenza anche di armi, e mandarli io ordinati drappelli sollecitamente e direttamente ai corpi attivi loro·; approvvigionare di vesliario. di attrezzi da campo e di carreggio i corpi di fanteria e di cavalleria stanziati nel di-stretto; ed in tempo di guerra e~ser centri di governo, ~i ,amministrazione e di approvvigionamento ai depositi dei corpi ora detti. Quando poi sia approvata la istituzione della milizia distrettuale prescritta nella legge per le basi generali dell'ordinamento dell'esercito. il distrello diverrà n11tura lmente il cerchio di formazione e di amministr:uione di essa milizia. li personale permanente addetto a ciascun comando di di-stretto si compone di uno stato maggiore e di lo 2 compagnie, secondo che il distrai.lo è di 2• o 3• classe, oppure di 1•. - I distretti di l' classe hanno di porsonale permanente 14 uffiziali -e 132 uomini di truppa; quelli di 2' classe 10 uffìziali e 84 uomini di tru ppa ; quelli di 3• classe 9 uffiziali e 60 uomini ·di truppa. Tra tutto 475 uffizial i e 3900 uomini di truppa. -Questo persùoale fa part_e dell'arma di fanteria. Riordin amento dello stato maggiore generale dell'esercito. La pianta organica degli uffiziali generali dell'eser cito con Tegio decreto del 13 novembre vonne fissa ta in 3 genorali di esercito , 4J luogotenenti generali , 82 maggiori generali , i -quoli saranno impiegati nel le cariche seguenti: Un primo aiutante di campo e quattro aiutanti di campo di S. M. il Ile; Un primo aiutante di campo ed un aiutante di rampo di S. A. n. il Priocipti ereditario: Tre comandanti generali di corpo d'esercito; Sedici comandanti generali di divisioni territoriali ; -
RtVIS'l'A
Quattro comandanti 'ge,nerali,.di divis,ioni a.iti4"e ; . Un.p,resid~a,te e J:Jte ine.mbri del co,1in.Ua.to ,delle .a,rmi di Hnea; Ifa 1p;nesiqe.nte ',e qucl'.ttro membri ,&e!· cG,mitato d 'arJiglier.ia ;. Un :presidente ,e tre membri del ,comitato ,del ·,genio ; .ua ,presirla,a t-e ~ <lue rnembr,i del comitato òei reali _carabinieri , e .due ,comandanti di leg~Csln.e; Un .comandante ;g,en-erale del corpG di stato ,maggiore .ed un, mag~iore .genena,l.e addello al -po.i;po stesso ; Q.uaH11p .comandanti generali ,di 1is~i:lu,ti 01,ili,ta.ci; ,Un p,Fe&iàente del tribulilale supremo -di guerna; Quar.anlasei comandanti ,cti brigata .d,i fanter.ia .e dJ presidii; aei comandanti di brigata d.i <:\av.alleria; Cinque comandanti ter,r.itoriali d'artjg,l.ieria; Cinqùe comandanti iterri.torfali ;del _genio; Sette uf!ìciali geuevali al ~tinis.tero della :g.uerra, comp.reso il Ministro ; Due ,uffizia.Ji generati a ,dispo§>izione ,per eventuali servizi militari o pubblici . . Riordinamento dei bersaglieri. -IParimenle con -R. Decreto del 13 no.,,., !'.arma dei bersaglieri fo portata da 5 a 10 r.r~gg.~ senonchè i reggimen.ti, da 9 batta,glioni che av.eval)o., sono ridotti ciasc.uno a 4 .ballaglio.ni. ,più una compagnia d,i .deposito . Questa .modifica.zione fu .fatta ,por dare mé\ggiore coesione a quest'arma, comecbè ora innanzi i ba,ttagli0ni ·deJlo stesso· reggimento non sa.ranno più continuamente stac.eati l'un dall'altro, ma j,uvece riuniti , come quelli dei reggim-enU della fanteria di Hn,ea. Riordinamento dell'arfliglier.ia. - L'arma ,d' artiglierja fu accresçiuta di 2 reggimenti, ma ebbe un cambiamento notevole ne.Ila c.0,;;tUwr.ìonA dei .medesimi, Dapprima si avevano 9 ,reggimenti, dei quali l dl pontied. 3 d'ar.tiglieria da piazza. e ·5 di .ar,ti_g.lieria da .camp.agna. Ora inMece sarà conservato il reggimento pontiùri ., ma .c.iascu.no deg.li altri lO reggimenti· d'artiglieria sarà composto di 5 .com pagnie ,da 1p,iazza, di 8 ba.tterie di battaglia., 3 compil,gnie del treno. e.d 1 :batteria di deposito. Così il corpo del treno è soppresso e farà passa.ggio 11~)1'.arma d'artiglierfo . .al.la qua.le spetterà per ,ciò ·di -somministrare gli occorrenti servizi di traino per gl,i stati maggiori, . per le ambulanze e per ('jnten.denza militare iu guerra,
STATISTICA
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Riordinamento del corpo zappat01'i del genio. - Il corpo zappatori venne costituito di 30 compagnie attive di zappatorj, ·. una compagnia del treno ed una compagnia di deposito. Riordinamento degli spedali milita1·i. - Per il servizio degli spedali militari vennero instituite 16 dfrezioni degli spedali--. militari, cioè una per cadauna divisione militare territoriale. Ogni direzione amministra tutti gli spedali militari nella divisione, ed ha una compagnia propria di infermieri miiitaq·i ,. la quale in tempo di guerra deve dare uno o più distaccamenti per il servizio delle ambulanze divisionali. Il corp~ di· amministrazione venne conseguentemente soppresso. Riordinamento dei comitati. - Furono soppressi il comitato superiore delle varie armi, quello di fanteria e quello di cavalleria. In loro vece fu instituito il comitato delle armi di Linea composto di 1 pròsidente (gen . d'esercito), 3 membri {luogot. gen.), 3 segretari (uflìz. sup.), 4 sottosegretari (capitani). I comitati dell'artiglieria e del genio vennero ridot~i di personale, e cosl pure quello dei r eali carabiniori.
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INDICE DEL TOMO IV - ANNO XV , ' I,\
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Pr'ussià irél 1806!1807 (éoJitinuàzione) ~ .,,, • . , Pag. GJOVAl'INJ Sinol'l'r', I lÌi,ogotetienle colò'Hnellb 1di stato mag-
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giore ·- Là' SefBia, sfudio politlbo-militare·. ' . \ ' > 29 c. GuAÌlAsçr. 1maggiore nel Génio ' - La Telegrafia nella tl' . '} guerra continuazione . · . ,; .) ,:,Ji, .. · . . "'1 • ,ff; : • > 4~a 1 Operazioni militari nell'Agro romano nel setterµbre 1870 ' (CeTIU-O storico) . . : . :· '. .' . .· . · . . . ' > · 6~ 1 CRO?UCA POLITl'éo-MrLIT.lRI!: Là guerra ilol is'to' . . > 113, RIVISTA BIBLIOG,l U.FICA - Volontari e regolari. Libri tre di 1 PAOLO FA,~m _:,:'La tattica e la stratègia sòtto'Federi'co"ÌI ' e Napoleone I. Lettura· fatta all'ufficialità' del 'presicHo ,.: di Bologna dal capitano di stato maggiore A. G.url>OLFI . • . • • , ,· • . . . . . . . • > 121 Rrvisu Tl!CNOLOGICA. - Sulle os,servazioni geodetiche L'artiglieria da campagna francese e prussiana nella guerra del 1870 . . . . • . • . > 130·· RIVISTA STATISTICA li servizio sanitario noli' esercito prussiano nella campagna del 1870 . .. • . • e 140: ,,
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Novembre. SrnoN1 . /Jnogotenetc colonnello di stato maggiore. - La Serbia, studio politico-militare • Pag, PIETRO VALLE, colonnello di fante1·ù1,. - La tattica. studiata cogli esempi e coi confronti desunti dalla campagna del 1866 o 1&70 . . .. • . . • . . . . . > La Prussia nel 1806-1807 (continuasione e fine/ • • · > F10RA VITTORIO, luogotenente nel /Q' fanter·ia: CORTICELLI CARLO, sottotenente nel 2' reggimento bersaglieri. · · - Sui progressi delle armi da fuoco portatili negli ultimi anni. . • . . . . • . . • • • • > G. OTTOLENGHI , c12pitano di stato maggiore. - Hetz e la frontiera N. E. della Francia • . • • • • • CRONACA POLITICO-HtLITARE: La guerra del 1870 • . > GIOV.ANNJ
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INDICE I
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Dicembre. luogotenente colonnello di stato maggiore. - La Sorbia, studio polilico-militare (continuazione e fine) . .. . · • • . . . . . . . . Pag. 305 PIETRO V.uLB, coLonnello del a· granatier-i. - La Tattica,
-GIOVANNI S1R0N1,
· studiata cog,li e$empi e coi confronti desunti dallo campagne. del. 1866 e 1870 (continuazione) . . . > Progetto di. legge per l'approvazione delle basi generali dell'ordinamento dell'esercito presentato in foiziativa al Senato dal Ministro della Guena (Ricolti) nella tor> nata dell'S dicembre 1870 . . • . • . . Appunti intorno all'ultima spedizione di Roma • 11 Le cause del disastro di Sédan • . . . . . ,. CRONACA. PonTICO-MlLlTAR&- La guerra del 1870 > RIVISTA. STATISTICA
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