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RIVISTA MILITARE 1865 TOMO III

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RIVISTA

MILITARE ITALIAN ·A GIORNALB MENSILB

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Anno IX~ ~ Volume III.

... - TORINO, 1865 TIPOGRAFIA EDITRICE G. CASSONE E COMP. Via S. Francesoo Ila Paola, N. ~.

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LA

GUERRA DI DANI~iARCA NEL

1864

1864, esq1tisse politique et ndlifoire vci·r Ferclinancl L ecomte, lie1ttene-nt-colo-nel f édéral suisse.

GuEli.RE DE DANEM,\RK EN

Non passa a,nno senza che abbiamo la gradita ventura di annunziare ai nostri lettori q ualche novello lavoro dell'infaticabile storico militare il sig. Ferdin.:1,ndo Lecomte. Nel 1860 era la sua bellissima Relàtion historique et critique de la campagne cl' /talie del 1859. Nel 1861 occupandosi nuovamente dell' Ital ia, per cui mostrò sempre simpatia , egli stampava l'llalie en 1860, ove r accontava con mirabile esattezza, la meravigliosa Rpedizione d i Garibaldi, la breve campagna di


L,~ GU;;RRA 4 Anèona, e le ultime operazioni dell'esercito italiano sul Garigliano e sotto Gaeta. - Nel 1862 un altro pregievolissimo lavoro suo fu quello: Le généralJomini, sa vie et ses écrits. Nel 1863 due libri sulla guerra di America: La guerre des États-Unis d' Amérique, e l'altro: Campagnes en Vi1·ginie _et 1lia1·yland e'!), 1862. Oggi egli è della guerra dello Scl:i,Ieswig che il Lecomte ci dona una splendida narrazione. Cosicchè non v'ha o-uerra ·-che nel mondo si combatta della quale '"' l'egregio scrittore non si occupi , il perchè ben il possiamo chiamar~ lo storico militare europeo del giorno.' In questo suo nuovo libro, il Lecomte , segue lo stesso metodo degli altri suoi, quèllo cioè della narrazione analitico-critica. Sebbene animato dalle maggiori simpatie per la prode e disgraziata Danimarca, cionondimeno e 5 li si mantiene severamente imparziale nei suoi giudizii, siccome nella esposizione dei fatti scrupolÒsissimo. · La narrazione è divisa in 22 capi. Nei cinque primi sono discusse le cause ed i pretesti ,lella guerra, cioè la quistione di nazionalità, la pretesa unione antica ed insolvibile dello Schleswig e dell'Holstein, i pretesi diritti di successione del duca, d' A ngustenburg, la pretesa violazione, per parte del re di Danimarca, degli impegni presi coi protocolli del 1851-1852. Nè occorre dire che il Lecomte uno acl, uno abbatte tutte q ueste pretese, le -quali ben malamente orpellàvano il vero obbiettivo del litigio, cioè: per parte della Confederazione·, la conquista dei porti di Kiel e di Al tona, e delle coste dello Schleswig , onde dar ,.::ampo alla potenza navale germanica da lunghi anni vagheggiata; per p arte della Prussia il vivo desiderio di procacciare allori al suo esercito che

5 _assolutàmente ne mancava, e quello altresì di rivolgere a suo intiero profitto i benefizi d_ella- conquista; per parte dell'Austria il bisogno di amicarsi la Prussia oride assicurarsene le simpatie e l'aiuto pE!l caso di una no.vella lotta in Italia, ed anche per impedire alla Prussia di prendere nella Confederazione quella deci• siva ascendenza çhe da due secoli incessantemente si contrastano le due grandi potenze -tedesche.' ; La causa capitale, essenziale, esclusiva - scrive il Leeomte - del la guerra fatta- alla Danimarca, è la febbre militare, il prurito d'estensione, d 'aggrandimento, di conquista che tormenta la Germani~ da parecchi · anni in qua . . E con ciò non intendiamo formulare alcuna accusa contro quel grande pae~e, poicbè il fatto in se stesso, indipendenremente dei s uoi processi d'esecuzione, ci sembra più onorevole che vituperevole. Ed è in ogni caso naturalissimo. • I trattati del 1815 hanno voluto organizzare un · equilibrio eu1·opeo, potremmo dire con maggior giustezza upa concorren::;a europea fra le grandi potenze. Ma quest'equilibrio fu beo presto infranto da.,1l'esten~sione della navigazione e dall'acçrescimento n~arittimo di tre dei gr<!,ndi Stati contraenti. « L'Inghilterra si è acquisa novelle stazioni e novelli mercati su tutti i mari, camminando ad· un tempo verso tAsia centrale per la via di terra; e mediante n·uovi trattati si è asservita indirettamente importanti Stati. .• La Francia ha conq ui;;tato l'Algeria, ed è sul conquistare l' Afriea intiera. Intendendo a trasformare il Mediterraneo in un lago francese, essa va inalberare il suo vittorioso vessillo a. Roma, in Atene, a Costantinopoli, :i Milano, a Pekin, a Messico; essa rigurgita Dl DA NIM ARCA


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LA GUERRA

di trofei, la più parte dei quali , per vero, furono chiamati piuttosto gjocatoli che reali ricchezze. « La Russia non vide svanire per sua · sola colpa i suoi sogni di dominio sul Bosforo e sulle bocche di Cattaro. Frattanto essa ha occupato il mondo co]1e sue gesta infruttuose, sebbene per certo riguardo gloriose, e più l'Europa le ha tenuto rigore, più spedita essa ha camminato. verso l'estr.emo Oriente. « L'Austria non avea razzolato che d'innanzi la sua porta, n;a essa avea trovato un buon filone, -ed era riuscita a sospingere. la sua potenza, direttamente od indirettamente, sino agli ultimi limiti. Tutto lo stiva.le italico d~nzava al suono del suo violino, salvo il piccolo e ricalcitrante Piemonte, il quale, due volte battuto, due volte si rilevò fieramente e finì per averne bene. Esempio questo che è l'unica consolazione che possiarco fornire pel momento ai prodi e disgraziat~ Dauesi. « II reame di Prussia e la restante Germania non aveano stati di servizio, non aveano galloni_ da anziano , non aveano medaglie guerriere di cui far n~ostra. In mezzo all'esil)izione delle glorie europee, nulla aveano a vantare, nulla a produrre. Ben più la Prussia. avea qualche cosa da velare. Dalla parte del sud i suoi termini eran~ stati indietreggiati; essa a:vea dovuto abbandonare un territorio, Neufchàtel. Dappoi . il 1848, specialmente alJorachè l'idea d' una Germania . più forte e più omogenea fece un sensibile progresso, l'idea di una Germania più grande si sviluppò altresì parallelamente, e sopratutto di una Germania marittima, · avente come altri la sua larga via marittima e coloniale. • Gli è questo sentimento nelle masse, siccome nei

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governi , che cofldusse poco a poco la propaganda di annessione .della Danimarca alla Germania , poi la guerra del 1848-50 e quella di cui siamo per occuparci : i governi affrettandosi di prevalersi di questa occasione pe,r dare una descrizione affatto esterna al sentimento nazionale la di cui legittima soddisfazione reGlamava inoltre interne riforme. • I bei porti di Kiel e di Altona; · 1e ritagliate coste dello Scb.leswig e ~a loro popolazione di ardimentosi mar inai aiuterebbero considereYoli;nente a formare la agognata potenza navale. » Crediamo non si possa con maggior precisione e verità tratteggiare la situazione europea che condusse e lasciò perpetrare l'eccidio o quanto meno il taglieggia:mento della Danimarca, siccome pure il martirio della Polonia. T,a, hrevità. impostaci non ci consente di seguir e il

Lecomte nella €leUagliata oppugnazione dei pretesti di ~uerra acca~pati dalla Dieta; e del resto a nostra volta ci slamo occupati dello stesso soggetto in questa Bivista , procurando di fornire ai nostri lettori ogni più coscienziosa notizia in proposito. L'autor(:l consacra un espresso capo, il v1; a, ricordare i .primi atti dell'esecuzione federale, i quali furono invero le prime ostilità di quella guerra, ed aprirono ingenuamenbe la via agli eserciti della, Prussia e dell'Austria, Il vn capo abbozza il teatro delle operazioni, · valend,osi delle notizie da noi datene nella nostra narrazione, che l'egregio Lecomte con quella squisita ed amichevole cortesia della quale sempre ci è largo, ben ha voluto lodare, del che vivamente.il ringraziamo.

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LA GUURA

Il ix capo dettaglia le forze milita~i d~lle parti avversarie, addentrandosi utilissimamente negli ordinamenti militari sì della Prussia e dell'Austria che della Danimarca. Vien quindi l'esposizione delle operazioni, qua e là ingemmata di osservazioni le più criteriose ed informate ai sani principii della scienza militare. La narrazione è divisa in tre periodi siccome i.n tre periodi di.;;tinti il fu la campagna, cioè dall'apertura delle ostilità sino alla evacuazione del Dannewerk, dall'investimento sino alla presa di Duppel, ed m fine la cacciata dei Danesi dall'isola· d' Alsen.

I. ,Pescindendo dalla parte storica che i nostri lettori troveranno nella Rivista, vogliam però informarli delle considerazioni che il Lecomte fa seguire aq ogni periodo, permettendoci di aggiungervi quelle nostre per taluni punti circa ai quali non siamo in perfetto accordo coll'esi:llio autore. Secondo lui, al momento in cui il generale De Meza decidev13:si a convocare un consiglio di guerra - 5 febbraio - gli rimanevano quattro alternative: , l O O, rinforzando alquanto la sua sinistra, rin_ser- · rarsi sul centro e shoccare offensivamente dal Dannewerk con una trentina di mila uomini contro gli Austriaci e la guardia prussiana. 2° Ovvero, ritirando pur~ tutte le truppe della estrema destra non_ lasciando a Erederichstadt che alcune vedette, ridurre la guardia del Dannewerk al più stretto minimum, cioè a dire a 5 o 6 mila uomini, e con tutte le restanti forze cioè con 25 o 28 mila

fll DANIMARCA

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uomm1, muovere contro il 1° corpo prussiano, rag- ~ giungerlo prima che si fosse rimesso dalla disorganizzazione del passaggio, e gettarlo nello Schley o nel mare. Nel caso di rovescio su di esso punto, quando in questo mentre il' Dannewerk fosse stato preso dagli Austriaci, prepararsi per qualche parte sulla baia cti Flensburg un rifugio Rotto i cannoni di una flottiglia ed alcun mezzo dì imbarcarsi . In ogni easo questa seconda linea dj ritirata, la sola per l'ala sinistra della posizione, avrebbe dovuto essere prevista e apparecchiata prima. Uno scalo trincierato a Hollnis od .a Neukirchen od altrove in questa zona era un complemento mdispensabile del troppo famoso Dannewerk. ,Nè la cosa avrebbe dovuto sembrare esorbitante colle risorse marittime di cui disponeva il DaJ?ne-yerk. 3'' O evacuare prontamente tutta la linea dello Schley e del Danuewerk per ritirarsi sopra una linea più ristretta; sciaguratamente non eravene altra si-no . alla penisola del Sundewit, e tal misura non potea a meno di avere nn effetto morale spiacevole. 4° Oppure prendere un termine medio: preparare l'abbandono del Dannewerk , evacuare i numerosi parchi ed accessorii, e frattanto far fronte alla maggior urgenza, cioè ad afforzare alcunchè la manca a scapito della destra e del centro. Da. sole le guernigioni ordinarie di Kappeln e d'Arnis avrebbero bastato a trattenere i Prussiani abbastanza per permettere l'arrivo di rinforzi e far fallire il passagg10, almeno in questo primo tentativo. Il colonnello Lecomte, fatto caso di alcune delLe ra- . gioni· che presubiJmente p~ùno aver indotto il con-


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sigUo di guerra convocato dal generale De Meza, _a pronunziarsi per l'abbandono del Dannewerk e per la ritirata su Duppel: è cionondimeno dell'avviso che col co?venieote appoggio della flottigl ia sulla sinistra, la seconda ipotesi suespressa non sarebbe stata più arrischiata che la terza, e potevà per compenso procurare immensi vantaggi; che, anche senza il concorso della flottiglia la qµarta ipotesi valeva meglio pel momento che non la terza ed offriva frattanto alternative di successo ai due punti di passaggio citati. Ci perdcrni l'egregio autore, ma non siamo perfettamente dell'avviso suo , e noi crediamo che pel momento - come egli dice - altro partito non rimanea al generale in capo danese, per campare l'esercito suq da inevitabile e completa rovina, se non quello da lui adottato. · Stretto come era il Darinewerk dopo la presa di Oberselk, il generale -De .Meza n on potea sperare di poter nascondere ogni suo qualunque movimento all'inimico se non per poche ore; e per portarsi da Schleswig ad Arnis voleasi ma.ggior tempo, che non _ quello al generale Gablenz di.sc0vrire la manovra dei Danesi , e d'impadronirsi dei trincieramenti troppo debolmente difesi dai soli 5 o 6 mila uomini che il Lecorrite vi avrebbe lasciati, e tagliare la ritirata su Flensburg al grosso del némico. La linea di ritirata da Arnis e KappeÌn verso Flensburg era malagevole, nè poteasi improvvisamente far buona. Ivi scarseggiano le vie; le poche che vi sono,' sono anguste ed in quella stagione per la maggior parte erano sfondate e quasi impraticabili, attalchè il corpo del principe Federico stentò due giornate raggiun.gere Flensburg.

DI l)ANIMAI\CA

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Mancava la flottiglia per appoggiare l'operazione consigliata; e certo tal difetto non può accagionarsi al De Meza, bensì al governo danese che di lunga mano avrebbe dovuto provvedervi. In quanto poi al prepararsi un modo d'imbarcarsi pel caso di rovescio, neppur questa era cosa che H De Meza potesse prncacciarsi 11 sui due piedi ; ed al posLutto, imbarcare un corpo di 25 mila uomini dopo una battaglia perduta e col vincitore sul corp~, è affare che ci pare assai assai arrischiato, a :meno cbè sotto la prot_ezione di una fortezza o di una ben poderosa squadra; e l'una e l'al_tra mancavano al generale danese, il cui più sacro dovere in quel emergente era q1,1ello, come g~à abbiam detto, di non esporsi aprivare di un sol primo colpo la Danimarca di tutto il suo esercito. Del resto ammettiam anche che i Danesi avessero battuto ad _Arnis ed a Kappeln i Prussiani; con ciò non avrebbero salvato il Dannewerk; con ciò non avrebl:?,ero potuto fare a rn01;10 di ripiegarsi su Dùppel, come il fecero in altra ma.niera, a nostro avviso, se men gloriosa, però meno pericolosa. E il ritirarsi dopo un successo è fatto di effetto morale pur assai dànrroso e spiacevole. Nè ciò è totalmente sfuggito all'autore, poichè egli stesso confessa che anche una vittoria dei Danesi sul corpo prussiano non avrebbe potuto concedere ai primi nè un lungo soprattieni, nè la speranza di un secondo successo, ma tutto 'a l più di potersi ma,ntene-re nelle primitivè posizioni oltre una s~ttimana. E veramente noi troviamo questo termine anch6-. un po' -esagerato, poicbè in meno di 24 ore il corpo austriaco e la guardia si sarebbero indubitata.mente impossessati


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del Dannewerk ed avrebbero presentato nuova bat~ taglià in condizioni assai sfavorevoli pei Danesi , se questi si fossero lasciati sorprendere ancora sullo Schley. . In quanto al niun concorso prestato dalla flotta danese in questo primo periodo della campagna, esso è per noi siccome per il sig. Lecomte affatto inesplicabile; e seco lui_ troviamo sonprendente e dolorosa cotesta inazione. Concordiamo altresì con l'autore in riguardo alla ben giusta censura di slegatezza che egli muove alle operazioni degli alleati. • Si può vedere - egli così si esprime - se·nza gran fatica che le operazioni degli alleati hanno sofferto dall'antagonismo e dalle rivalità che ordinariamente esistono fra stati maggiori coalizzati e sono tradizionali fra Austriaci e Prussiani. Senza volersi immischiar troppo in cotesti pettego-Iezzi •, e sopratutto senza volere farsi l'eco delle accuse slanciate al generale Gablenz, ci pare però evidente che il comandante del corpo austriaco non secondò il comandante in èapo così come avrebbesi potuto attendere dal comandante di un corpo prussiano. Nulla pretendiamo inferire . dal fatto che il dispaccio informa nte il generale Mi.i.lbe dell'evacuazione del Dannewerk e dell'inseguimento immediato, siasi perduto, nè dall'altro che il maresciallo vVrangel non sia stato in• formato che alle 8 antimeridiane di riuést'evacuazione, mentre il generale Gablenz ne avea notizia alle 4 antimeridiane. Questi accidenti hanno pur potuto essere involontari. 0iò che per contro il_sembra meno per parte di un gerierale abile ed esperto , gli è che a quattro diverse riprese .Gablenz infranse gli ordini del generale in capo a scapito delle operazioni d'insiem·e

e contrariamente al criterio fondamentale del disegno di campagna: cioè alla Sorge il 1° febbraio (1), a Lottorf il 3 (2), po; al Dannewerk nel progetto d'attacco serio per il 6 (3), ed infine ad Owersee la sera del 6 (4). In queste diverse circostanze il generale Gable1az pre0ipitando le sue offese ed avanzandosi sulla sua fronte speciale oltre il limite fissatogli, paralizzava i movimenti gir.;tnti e particolarmente la grande mossa per la destra, che soli poteano dare decisivi risultamenti. Questi colpi vigorosi conquistarono senza dubbio un certo vanto p.i bravura alle truppe austriache, le qua.li d'altronde non ne aveano mestieri, ma non fecero l'elogio del colpo d'occhio strategico del loro capo , a meno però , come alcuni lo hanno creduto , ch'egli così non operasse che in forza di ordini segreti del suo governo· all'oggetto macchiavellico d'impedire ai Prussiani di raccogliere troppa gloria e di annientire i Danesi. , « Si è citato all'appoggio di quest'ultima ipotesi uno squarcio di un rapporto del · generale Gablenz , che porterebbe a prestarvì alquanta credenza. A scu-

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(1) Wrangel avea ordinato uon si passasse la Sqrge, e Gableuz la fece traversare agli ussari ecl alla brigata N ostiz. (2) Pare che il generale Gablenz avesse ordine di manovrare e non di impegnarsi seriamente, ciò dovendosi fare il 4. (3) Il maresciallo avea ordinato che il 6 gli .àustriaci e la guardia prussiana occupassero i difensori del Dannewcrk, e non già gli att!tccassero seriamente, poichè la manovra decisiva era affidata al 1<> corpo. Il generale Gablenz invece· avea ordinato un serio c1ttacco, ' qilale avrebbe potuto evita.re inutilmente gravissime perdite. (4) Il maresciallo avea ordinato di non spingere l'inseguimento oltre Owersee per dar tempo alle colonne la.terali di portarsi in linea. Ma il focoso generale austriaco non ubbidì ed avvenne il fatto d'armi- di Owersee.


14 LA GUlll\llA sarsi delle forti perdite della brigata Nostiz ad Owersee, l'onorevole generale sembra prendere un certo qual diletto a dire che quell'attacco ebbe un effetto morale sull'inimico, che esso evacuò quasi completamente Flensburg durante la notte, e che oc il domani mattina q gli esploratori del primo corpo non poterono rag« giungervi che l'estrema coda della retroguardia. , , Per conto n~stro persouale crediamo che in questo passaggio di rapporto non deesi veder altro che una maliziosa replica a11'ordìne del giorno troppo pomposo ed esclusivo del comandante il primo corpo. » Veramente,- senza punto assumere, le difese del generale Gablenz , senza contestare che in certe circostanze egli agisse più sotto l'azione dello stimolo della gelosia che della prudenza e del dover suo, cionondimeno non gli abbiam saput o trovarè.(l) tutto il gran torto che gli fa il Lecodite per l'affare di Owersee , poi_chè non crediamo che il combattimento di Owersee abbia pr ecipitata la ritirata dei Danesi più di quanto il sarebbe stata senza di esso. Difatti , òltrechè, se siamo bene informati, il comandante il 1° reggimento danese lasciato alla difesa d'Owersee, avea l'ordine di ripiegarsi a1 far della notte del 6, anche quando non fosse attaccato, ciò che proverebbe la ferma intenzione dei Danesi di non far e la benchè menoma sosta nel ritirarsi, sembraci indubitato che il generale De Meza dovesse molto inquietarsi di poter e'ssere raggiunto in Flensburg dal primo corpo prussiano, ~pperò sapesse -essere necessità assoluta quella di precipitare quanto più possibile la ritirata. Epperò se può darsi a Gablenz il tor to di avere (1) R-ivistn militare itc1liana, dispen,sa giugno 1861, pag. 269. -

DI DA N l ~l,\J\CA

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inutilmente sprecato gli uomini suoi ad Owersee, non ci pare però lo si possa sicuramente accusare di aver colla sua avventatezza frustrato gli alleati di un maggiore successo. n colonnello Lecomte rimprovera e ben giustamente allo stato maggiore degli alleati di non aver saputo stahlire fra i varii corpi loro un buon servizio per la trasmissione degli ordini e degli avyisi_; e fu s_uesto invero la precipua cagione della slegatezza delle ·operazioni e delle disloca_zioni relative. « Come avvenne mai - egli dice - che nell'esercito alleato, ove esistono uffic.iali di corpi tecnici così distinti, e particolarrn~ te nello stato maggiore prussiano, non han cercato di stabilire comunicazioni telegrafiche fra i diversi quartieri generali ? Ciò era impossibile, r isponderanno gli schiavi dell'uso. ,Noi possiamo asserire che stati maggiori americani, sì, cotesti stati maggiori , ·c he è moda-. ne!Ia maggior J;1:w!.e ùegli .eser<;iti europei di trattare da giovani scolari, se non da selvaggi , posti nei quartieri del maresciallo vVr angel e dei suoi tre capi di corpo, non 'serebbero rimasti neanche una notte sola, dal 2 al 7, senza essere rilegati telegraficamente fra di sè e cogli avampo~ti principali, e che quest'operazione serebbesi fatta senza grandi fatiche. » __ E l'egregio autore ha tutte le ragioni del mondo in tale sua sarcastica critica. II.

Le giudiziosissime osservazioni che il Lecomte fa seguire all'esposizione delle operazioni dell'assedio e della presa di Dùppel ci sembrano cotalrnente interessanti , che non osiamo defraudarne di una sillaba i lettori della Rivista. - Eccole fedelmente tradotte.


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LA. GUERRA ,

« La posizione di Diippel riuscl

atrattenere circa dieci

settimane .glì alleati, cioè: dal 9 o 10 febbraio sino al 18 aprile, di cui più di un mese di trincea, se così ponno chiamarsi i diversi . lavori di terra intrapresi dalla metà di marzo in µoi. Certamente una tale difesa , con un esercito e con mezzi cosi inferiori a quelli dei loro avversari, fa il massimo onore ai Danesi. Ess·i maateooero per ciò l'antica loro fama di prode~za e tenacità. « Questa difesa appalesa inoltre l'importanza, per un piccolo Stato, dì un punto fortificato, sul quale possa ap• poggiar(;) le sue operazioni . Un tal punto' fa per lo meno guadagnar tempo, e in guerra, il tempo, è sovente g randissimo affare. Permette a.gli alleati ed agli interessati, quando v' ha luogo di venire in aiuto. Qùi, sciaguratamente, non ne fu il caso; ma pur niente potea far prevedere il completo abbandono in cui fu lasciata la Danimarca., di seguito alle eccezionali circostanze

dell'Europa. « Se i Danesi non avessero avuta la disgraziata inspirazione, nelle disposizioni difensive anteriorinente prese che ,t' loro uomini di Stato s'incumbevano, di spicciola.re troppo i loro mezzi di resistenza, e se invece dei loro quattro g ruppi incoerenti di fortificazioni su quel solo teatro di guerra, Rendsburg, Dannewerk, Dilppel e Fredericia, si fossero limitati, secondo i sani principii, a non avere che un punto centrale, Duppel p. e., preceduto da alcuni punti secondarii e subor- : dinati, indubbiamente essi avrébbero potuto fare, in pari circostanza , una resistenza ben più prolungata ancora. Un maggior effettivo ~on avrebbe gran- che giovato all'attacco, ed in ogni caso ne avrebbe d'assai allungati i preliminari; un proporzionale rinforzo alla

DI DANIMARCA 17 parte della difesa· avrebbe considerevolmente accresciuti i mezzi di essa, la quale difettò evidentemente di personale e di materiale. « Ad ogni modo, l'onorevole r esistenza delle ridotte di Diippel, è un novello insegnamento dato ai piccoli Statì, come debbano fondare il loro sistema di difesa su basi più solide che non semplici ostacoli naturali del terreno . • Il Piemonte ebbe gran bene nel 1859, dalla sua rete d'Alessandria, che consentì ai suoi alleati francesi di accorrere, senza cbe Torino potesse es[jere realmente messa h1 periglio per là subita ·otrerisiva di Giulay. , Gli è parimenti alle sue fortificazioni di S ilistria, rialzanti la bravura dei soldati ottomani, ser,za parlare di quelle del Bosforo, che la Turchia duvette, se giungessero ancora in tempo· in suo aiuto i suoi alleati anglo-francesi e poi i sardi. «·Mércè l'antico nucleo di fortificaìione di. Sebastopoli ed alle risorsè de'suoi cantieri utilmente impiegati dal gen'erale, Todl-eben , la Russia si è procurata la gloria reale çli confinare la guerra cli una coalizione di quattro potenze su di U'na particella del suo territorio e d'i incepparvi, durante quasi dae anni, potenti armate. ~ Gli è colla piazza di Capua che Francesco Il arrestò , nel 1860, · lo slancio dei valor6si volontari di Gariba:ldi; gli & pei< essa che egli ne· avrebbe finalménte trionfato, semza l'arrivo a tempo gi•usto ç:!elle truppe piemontesi. È pure mercè la sua piazza di Gaeta che il giovane e disgraziato re poté coronare la sua caduta con ·alcuni' glo-riosi cipressi. • Il Belgio non teme, e con ragione, di far gra~di sagrifizii onde assicurarsi per l'avvenire un puuto solido di difesa. La ·piazza di Anversa, · nelle condizioni

ANNO 1x, vol. III. •-

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La GUERRA

19 l-a SvJzzera ha piuttosto diminuito i suoi mezzi, comparativamente a' paesi vicini. Le poche fortificazioni utili che ancora essa possedeva, furono in gran parte distrutte; quelle erette dappoi , non corrisponGl.ono se non a scopi speciali e sono senza alcuna influenza per la difesa generale del paese. Le ferrovie, nello aprire dall'esterno nuovi anditi sopra noi, fecero all' interno ~ovelle breccie alle nostre linee artificiali e naturali di difesa. , È tempo che a difetto degli ammaestramenti delle sue guerre passate, la Svizzera s' istruisca delle lezioni viventi ch'essa ba giornalmente sotto gli occhi da 10 anni in qua. S'istruisca ancora coll'esempio del Belgio; non indietreggi più dinanzi al sagrifizio d i alcuni milioni di lire, e dia al suo Stato militare la base , e, 'con ciò, la solidità che debbe avere per a dempire al suu fiue ed ai voti del paese. Dl D,\l\lMA RCA

nelle quali debbe fra poco trovar si, permetterà sempre alla potenze garanti della neutralità be~gica, . anche alle più lente, di giungere in tempo per 1mped1r~ che il reame soccomba sotto di uno od anche sotto d1 aue aggressioni. . . . , La Danimarca se fosse stata nelle stesse condmom di neutralità che il Belgio, forzando un intervento europeo, o se avesse -avuto 1 come n el 1859 il Piemonte, un generoso alleato, anche meno potente e meno pront_o che il O'O verno dell'imperatore Napoleone, la Dammarca ion sarebbe stata schiacciata. Le linee di Du.ppel le avrebbero offer to invece il mezzo di uscire onorevolmente e con vantaggio da questa guerra. , La Svizzera, che s'impunta di avere uno Stato militare abbastanza imponente, e la quale, colle casse della confederazione, dei cantoni, dei comuni e sopratutto dei privati, fa enormi sagrifizi a ques~ scop~, sarebb'essa in grado di t enere la campagna m condizioni analoghe a quelle degli Stati sopracitati? Grave quistione è questa .... alla quale non saprebbesi rispo_n dere in modo assoluto basandosi sulla sperienza. C1ònondime~o potrebbesi arrischiare l'opinione che se Berna, nel 1798, fossesi trovata alcunchè for tificata , non sarebbe caduta così speditamente a mani dei Francesi della colonna Schauenburg, e che il successo de Neuneck avrebbe g iovato a q ualche .cosa , mentre fu invece assolutamente vano. Potrebbesi pur dire che senza le fortificazioni di Morat, nel 1476 , il grosso degli Svizzeri non avrebbe potuto effettuare la sua, manovra sul fianco dei Borgognoni e guadagnare, almeno in modo cos.ì decisivo, q uella grande battaglia. , Da allora ad oggi, ohimè! l'arte della guerra ha progredito: la vittoria ha accresciute le sue eRigenzè;

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« Un'altra osservazione suggerita dall'attuale campagna vien anche in appoggio ·del nostro modo di vedere circa alla importanza di una posizione fortificata centrale. Se le grandi potenze invero, mercè il lor o sistema di eserciti permanenti e mercè le loro reti férroviarie, sono al grado di slanciare r apidamente fanteria ed alquanto d'artiglieria d i campag na sopra uno dei loro vicini, ugual ✓cosa non è effettua bile per rispetto al materiale necessario contro le piazze fortificate. La Prussia, fra le altre, ci ha dato un sensibilissimo esempio· di questa verità. , Sulla metà di marzo soltanto , ovvero sei settimane dopo l'apertura della campagna comparve sulla scena la sua grossa artiglieria, la quale non si trovò tutta in linea se non un mese dopo. Or bene, Duppel


21 . un po' fiacche da buon numero di militari tedeschi fra !lI DANl:lfARCA

20 LA GUERRA dista una giornata, sì per terra che per mare da Flen• sburg, e Flensburg , per la ferrovia, trovasi ad una giornata da Berlino. Dunque le due marcie, mettiamo per largheggiare, le tre ed anche le quattro marcie da Duppel al cuore della Prussia, non hanno, potuto essere percorse dal parco prussiano se non in due mesi, in media I Certamente, se il fatto è consolante pei piccoli Stati esposti per ogni parte a subite brutalità di grossi calibri, esso giustifica meno il disdegno con cui il grande stato-maggiore austro-prussiano trattava l'assedio di Sebastopoli e le sue pretese lentezze. Se ugual tempo fossesi relativamente richiesto per gli alleati, per istabilire le loro 1200 bocche da fuoco a 900 leghe dalla loro base, di quello impiegato dai Prossiani per trasportare i loro 130 pezzi a tre giornate di distanza dal loro paese, ben probabilmente gli alleati campeggierebbero ancora nel Chersouesu taurico. « Il fatto di un tale ritardo è tanto più curioso a constata,rsi pe'r parte della Prussia, in quanto che essa faceva una guerra offensiva premeditata, che essa desiderava ad un tempo di spicciarne la soluzione, che essa avea saputo come dovesse affrontare non le sole posizioni di Fridericia e di Duppel , ma ben anche quelle di Rendsburg, di Fredericbstadt , del Daunewerck in prima linea. Non possiamo credere d'altronde che in ciò siavi stato 's oltanto colpa d' imr;revidenza e negl,igenza d'amministrazione, poiché a questo riguardo la fama dei ministri , signor di Bismark e di Roon, è troppo accertata per non essere al}disopra della critica. • Indipendentemente dalla quistione dei parchi, le operazioni dei Prussiani nanzi D~1ppel furono trovate

gli altri. Parechi giornali austriaci, per esempio, credono che l'assalto del 18 avrebbe potuto esser dato con altrettante speranze di successo molto tempo prima, ed anche nello stesso febbraio. Non oseremmo troppo pronunciarci su questo riguardo, il criterio del fatto essendo essenzialmei;ite,ipotetico. d L'assalto stesso, di cui tutte le disposizioni sono conosciutissime, può prestar migliòr campo alla cri• tica. « Il disegno generale consistente nel fare una diversione, per la sinistra , verso lo stretto , coll'attàcco reale per la destra , ove poteansi concentrare quasi tutti i fuochi, riposl).va sopra una idea ad un tempo giusta e semplice. Per contro, il modo col quale l'eseguimento fu ordinato, non corrispose ad ugual merito. Le sei colonne a poco presso uguali che dovevano contemporaneamente attaccare le sei opere, ciascu'na pP.r proprio conto, erano un inutile lusso. Non poteane ri• sultare che un impegno di fronte su tutta la linea dell'ala sinistra della posizione. Invero uno o due attacchi, con 4 o 5 diversioni, avrebbero condotto allo stesso risultato con roinovi perdite e presentando migliori probabilità. di successo. Bastava che un solo fra i trin• cieramenti di prima linea, cadesse per · implicare la caduta degli altri e dispensare di attaècarli di fronte, salvo forse il n° 4, più indietro. Alcuni tiragliatori e l'artiglieria avrebbero bastato a intrattenere i presidii delle ridotte, mentre le riserve d'assalto, potendo essere d'altrettanto più forti, sarebbero penetrate per quella parte o per le ridotte attaccate, nell'interno della posizione ed anche direttarpente sui ponti. In; somma potevansi applicare all'assalto della sinistra gli stessi·


2'2

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I.A GUERR ~

principii che ad una battaglia ordinaria, e commetterlo in ordine obbliquo, più facilmente e più proficuamente che di frnnte, ciò che non fu fatto. • Quel grande spirito d'ordine e di previdenza nei , dettagli e-be caratterizza le istruzioni .date in quell'occasione alle 6 colonne , non sap.rebbe compensare il difetto di criterio - t àttico delle istruzioni stesse, orrezion~ ben sorprendente per parte dello stato maggiore di un esercito in c'ui la bella m~novr a di Leuten, è divenùta popolare. • Se i Prussiani non hanno sapufo inspirarsi al!genio tattico di Federico·, sembra però abbiano voluto imitare ta sua manìa di tutto· regolamentare e di convertire un esercito in una macchina da combattimento. Già lo abbiamo detto, quelle istruzioni erano soverèhiamente minuziose, particolarmente trattandosi dello svih1ppo del combattimento. Difatti, la prima fase potea trarre incidenti tali che sconvolgessero tutto il r imanente, Se fosse possibile di organizzare preventivamente l'azione di tutta una giornata su di 6 o 8 punti diversi, e tutti ugualmente suscettibili di offensiva e di difensivà, allo stesso modo che si ricarica un oriuolo per le i4 ore , più non sare~bero necessarii i cap-i di' corpor nè: gli stati maggiori. Invero, una volta Fazione fo iq.cominciata, . niente avvenne ~come le istruzioni. lo aveano previsto. • Tutte le precauzioni accumulate per la presa delle. 9pere riuscirono pressoché ' inutili, poiché quasi non vi si combatté; al di là le colonne più non seppero che fare. Com poete di compagnie distaccate, senza aiuto e senza eoesìone fra di esse, si diressero quasi a loro capriccio, e p,iù non formarono che un immenso fiotto di ti raglia-tori; turbineggiante per ogni parte come il soffio del-

Df DANIMARCA 23 l'aquilone. Le une sì congiunsero a Schmidt, altre a Oanstein, la guardia volle marciare sola, ed av.venne che le une fecero fuoco sulle altre. • Tutta questa « formazione di truppe si risolse in una confusione , senza ~lcun ordine tattico »: così ebbe ad esprimersi un giornale militare di Vienna - il Kamerad - che ha p1:1bblicato eccellenti studii su questo genere.

1

, I Danesi, oltre il torto di avere sparpagliato su moltiplici punti un materiale che già non era soprabbondante, potrebbero, a nostr'avviso, farsi il rimprovero di avere adottato un sistema di difesa troppo passivo, Si lasciar-0no a poco a poc0 rinserrare_ sot!o un fuoco superiore, senza nulla aver tentato d1 seno per darsi tempo. Non una sortita, non u~~ di've~sione . di alcuna importanza; essi opposero tenac1ta, pazienza, bravura quando il nemico li attaccò, ma. niente più: Anche in cotesto sistema puramente passivo; loro puo rimproverarsi di non aver tenuto conto a dovere, nei loro profili e nei loro defila.menti, degli attual~ progressi dell'artiglieria rigata. . · . . < Finalmente, i loro avamposti difettarono soventi è.i, vigilan~a, sopratutto lasciando scavar:e parallel~ se_nz~ dar l'allarme e lasciando sfuggire quelle occas10m d1 utile offensiva. · « Pel giorno stesso dell'assalto, non si può osar~ di di• rigere critica troppo severa, in presenz~ d~lla sciagur~ che colpì quel valoroso esercito. Alcum d1~tacca1:1ent1 prussiani, avendo potuto penetrare sino a1 ponti con una parte dei reggimenti danesi in ritirata, i ponti dovettero essere rotti prima che tutte le masse avess~ro . potuto passarli; ed é ciò che cagio~ò il n~m~ro strabocchevole dei prigionieri fatti dai Pntssiam: Come


... 24

iA GUERRA

mai la ritir.a ta non fu meglio organizzata? È difficile il dirlo. Per iscusa dell'esercito, può accamparsi tuttavia che il coma1,1dante in éapo, il generale Gerlach, era assai gravemente ferito da alcuni giorni e che egli ha dovuto farsi portare in lettiga· sul campo di battaglia. Il suo braccio destro sui terreno, il maggiore di Rosen, sotto-capÒ di stato maggiore, fu mortalmente ferito il mattino, poi mori. Il generale du Plat fu anche ucciso in un momento assai critico. « Poi il generale Gerlach non si era fatta alcuna ilIUEiione sul 'pericolo della situazione. Fintantoché pot.eano far fuoco i trincieramenti di 1" e 2" linea, la · posizione era eccellente, ed egli voleva mantenerla. Ma una volta smal).tellate quelle 0pere, un'.'- volta ca(lutH molini in mano del nemico, la ritirata sui ponti diveniva perigliosa1 l'as.s alitore potendola dominare da quelle alture. Il 17, il gener<1,le Gerlach, propo.n evasi qi evacuare il Sundewitt, per limitarsi alla difesa dell' .isola d'Àlsen, ove col materiale tolto da Diippel, avrebbe stabilito una p.uova linea capace di resistere anche due altri mesi senza dubbio. Avendo telegrafato a Copenaghen per averne l'autorità, gli fu risposto,, anche per telegramma, cli tener Diippel a tutt'.o( tranza. · e Non è la prima volta che i fili elettrici avranno reso cattiyi servigi a generali in campagna, ed il sistema del consiglio aulico, che si credeva spento per sempre, può rinascere per eS,si, con maggiori pretese an_cora e cop. nçm minori pericoli : . . . ~ Tali sono· le considerazioni critiche del Lecomte che' per moderazione è giustezza le troviamo assolutamente inappuptabili; e per vero non ne debbono es-

25

DI UANIM.\R.CA

· sere risentiti nè i Prussìani nè i Da11esi, , perchè a ' nostr'av1viso, le colpe di entrambi furono ben anco più gravi di qu_anto piacque all'autore di trovarle, ciò che potranno rilevare i nostri lettori dalla narrazione che imminentemente pubblicherà la Rivista, a compimento di qµella iniziata della g uerra in disçorso; narrazione che per motivi indipendenti dal nostro buon volere fu interrotta, la quale però per ampio compenso avrà ora il vantaggio di potersi arricchire di molte notizie e criterii attinti all'opera pregevolissima, della quale abbiam dàto conto col presente articolo, e della quale mandiamo ·i nostri più vi vi e sinceri complimenti all'egregio autore, della cui amicizia grandemente ci onoriamo.

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ORDINAMENTO DELL'ESERCITO lTHHNO

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ORDINAMENTO DEI

.CORPI ATTIVI DELL' ESERCITO ITALI ANO . '

Le critiche condizioni. finanziarie dello Stato forzatamente imponéndo la· realizzazione delle maggiori economie sui bilanci, pur quello della guerra dovette sottostarvi e per assai grossa quota (40 milioni circa). Quest'esigenza presentò il più difficile quanto delicato problema a risolversi, poichè ad ogni modo non potea che recare scapito all'esercito. Cionondi0.1eno dobbiam dire che l'attuale ministro seppe appigliarsi ~l miglior partito, o per dir meglio al meno svantaggioso; e fu quello di ridurre gli effettivi al piede di pace ; senza per niente toccare ai

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27

quadri; il che se fosse avvenuto, avrebbe potùto indurre lo sfasciamento del giovine esercito nostro. Non illudiamoci, poichè in materia così grave la illusione è il peggior dei mali. L'esercito nostro ribocca di eccelìenti elementi di ogni maniera: di bravi e gagliardi soldati; di uffiziali istrutti, arditi, pieni di slancio e di quel sacro fuoco che inspira ,l'amor di patria e la devozione al re. Ma la massa dell'esercito è novizia, sono reggimenti le cui bandiere anco non ebbero il battesimo del fuoco; vi sono uffiziali giovani, troppo giovani adeguatamente ai gradi che coprono; difettano nella categoria dei sott'uffiziali quei veterani che sono i1 nerbo delle compagnie .e degli squadroni.' L.'esercito nostro insomma . non è ancora in tali condizioni di solidità, che vi ~i possa impunemente toecare. D'altronde sebbene per ogni parte si p~edichi la pace, l'Europa riposa tuttodì su di una mina, che la menoma scintilla può fare terribilmente esplodere; ed è appunto in Italia ove il truogolo di questa min~ è men profondamente interrato. Ne altrimenti ptiò es_sere finchè lo straniero calpesta terra 'nostra. Come lo mauifest~ il ministro nella rèlazione a S. M. · che precede i decreti che sancirono ·il nuovo ordinamento dell'esercito, due furono ·i capitali criterii cui s'informò il riordinamento stesso. - Non diminuire. i quadri dell'esercito combattente, dimodochè pel caso di guerra, dalle economie operate non avesse a nascerne la conseguenza che le sue forze attive fossero da meno di quelle che avrebbe potuto mettere in campo prima che tali economie fossero state in.t rodotte. - Prescindere per ora da ognì mutamento nel~


28

ORDINAMENTO

29 8 Sottotenenti (provenienti dalla regia militare apcademia e addettìi alla scuola d'applicazione). · Sono compresi in questo numero gli uffiziali aggregati. Pel disimpegno dei lavori di contabilità sono addetti al corpo 5 uffiziali dell'arma di fanteria, cioè: ' · 1 Ufliziale superiore; , 2 Capitani; 2 Uffiziali subalterni. Dall'antico quadro sono così diminuiti: 8 fra colonnelli e tenenti colonnelli ed 8 luogotenenti, ed accresciuti per compenso' 1 uffiziale generale, ;,2, maggiori, 6 capitani e ~ sottotenenti ; attalcbè non v'ha alcuna diversità numerica nell'effettivo complessivo; e le mod ifi.cazioni introdotte furono inspirate al principio di equilibrare meglio i diversi gradi secondo la proporzione e.be lia!Jno nelle altre armi. , Però convien osservare che gli 8 sottotenenti nuovamente introdotti nella ger2rchia, come che uscenti . dall'accademia militare e addetti alla scuola d'applicazione fin è in tal -grado rimangono, non concorrono nel servizio del corpo; quindi realmente il personale utìie del corpo fu ridotto di 8 uffiziali. 1

l'organico tattico dei corpi dell'esercito, , non tanto ad affermare che quello esistente fosse riconosciuto come il definitivo, quanto ad impedire che nuove modificazioni avessero a recare nocumento a quella stabilità che forma la base fondamentale di un esercito. » ~~ razionabilità e l'opportunità di ambo questi critern s?no per se s_tesse . manifeste, e noi che rn replicate circostanze c1 dimostrammo caldi. fautori di un sistema organico che per la parte elementare divaria d~Il'attuale, noi siamo i primi a francamente applaudire alle ministeriali decisi'oni per la loro razionabilità ed opportunità, siccòme pure ad apprezzare il delicato suo procedere nell'esporre il secondo criterio, sapendolo non da tutti radicalmente condiviso. Non è nostro divisamento per ora, il prendère ad analizzare i nuovi ordinamenti, bensì soltanto di darne dettagliata notizia; cosi('.cbè il nostro lavoro si limiterà ad una materiale còmpilazione basata sui . decreti del 18 dicembre scorso e annessi specchi di formazione.

1/ Corpo di stato maggiore. D'ora innànzi il corpo di stato maggiore avrà il seguente quadro : 1 Ufilziale generale; · 11 Colonnelli; 11 Tenentì colonnelli; 30 Maggiori ; 98 Capitani; · 52 Luogotenei:iti .;

DELL ES!<:RCITO IT ,11,lANO

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Fanteria di linea. La modificazione principale si è in massima •organica lo scioglimento dei depositi, e conseguentemente la fissazione dei quadri del piede di pace. L'esistenza dei depositi in tempo di pace era cosa da lungo tempo combattuta e giudiéata sconveniente. Solo furono fin qui mantenuti a cagione . dell'estrema mobilifà cui · furono soggetti i corpi dell'esercito, o


30

31

ORDIN.A~!ENTO

Dli:LL'ESERCJTO ITALIANO

per dirla più chiaramente, per la ragione che fin qui l'esercito non fu mai definitivamente costituito sul piede di pace. Siccome però hannovi reggimenti i quali impiegati alla repressione del brigantaggio o di stanza sulle frontiere non potrebbefo ancora far senza depositi sì per la contabilità, sì anche per l'istruzione delle reclute così•il governo credette opportuno d.i gradatament; procedere nella 'soppressione dei depositi, cominciando da quelli ,che si trovavano riuniti ai proprii corpi ed i quali furono aboliti col 1° gennaio 1865; e fu pure alla stessa data soppressa la seconda compagnia, presso tutti quei depositi che l'avevano. Gli altri depositi sono destina.ti a sparir e, mano mano, potranno unirsi ai rispettivi reggimenti a stabili stanze. Da questa di.;;posizione transitoria, ,venne quella che si doveva mantenere temporaneamente la contabilità/ di guerra per i reggimenti impiegati al brigantaggio e sulla frontiera, che quasi possiam chiamare mobilizzati - misura che per uniformità d'amministrazione si lasciò sussistere per tutti. E anche indipendentemente da, cotesta ragione d'uniformità, fu cosa ben fatta per , varii riguardi di momentanea convenienza, che sono: 1° maggior facilità di mobilìzzare i reggimenti quando venga ad occorrere; 2° rnaggior sicurezza e precisione nella contabilità, perchè al momento non si ha tra sott'uffiziali gran copia di esperti contabili; 3° minor risponsabilità pei comandanti di compagnia e minor peso pei furieri, ch8 .in compenso. panno occuparsi maggiormente dell'istruzione e della disciplina della truppa. - Con ciò però non intendiamo dire che vorremmo permanente un tal sistema ·

contàbile, quando l'esercito potesse passare e presumibilmente stare lungo tempo sul piede regolare di pace. In base alle suaccennate modificazioni la formazione di ciascuno dei nostri, 80 reggimenti di fanteria, sul piede di pace e quella sul piede di guerra sono fissate dal seguente specchio._


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OJ\DINAll&NTO

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OELL'_ESRRC[TO ITALlA~O

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di formazio.ne di un reggi'menlo r di fante1·ia di linea.

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SOL PIEDE DI GUERRA

SUL PIEDE DI PACE

(Regio de creto 23 marzo 1862)

CO~ DEPOSITO DISOIU1iTO DAl,f,A. SEDH DEL CORPO COL DEPOSITO RIUNITO AL CORPO ' DATUOLI01il ATTIVI "' 8~ t'3 :,,s:ì" 1'1~ DEPOS ITO -~ ,.:i <N 16

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(uffiziu,lc subo.ltcrno).

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Direttore dei conti (capitano o subaltenw) .. Porta-bandiera (il sottot. più anziano del regg.) Uffiz. d' amministrazione (uffiziale subalterno) . Uffizia.le di massa (uffiz. subalterno) . . . . . . Uffizia.le di matricola (uffiziale subalterno) . Medici di reggimento . Id. di batta.g lione . Cappellano . . . . .. .

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1 1° Il luogotcn. co lonn. avrà il 1 comando di un 3 battagli~ne. 2• Il magfiore destinato a co1 mando del dcpos . sar:1 relatore, e come tale anh ra4 gtone alla stabilita da . · D.15 marzo 1860 1 (colonna N. 15).

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ORb!N,llll>NTO

35

DELL'ESERCITO ITALI ANO

SPEC di formazione di wn reggimento

CHI O di fanteria di linea.

Segue

SUL PIEDE DI GUERRA (Regio decreto 23 marzo 1862)

SUL PIEDE DI PACE

DESIGNAZIOJrn dei

.li\NOTAZIONI

GRADI E DELLE C,IRICHE

24 Furieri maggiori . .. Id. d'amministrazione Sergenti id. Sott'uffiziale porta-lettere Id. di magazzino Ser gente conducente. Capo-mnsica . . . . .

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Furieri Sergenti .. . . Capor.ali furieri. Caporali . . . . . Tam burini. . . ., . S ld ati I di ia classe o t di 2• id. • Totale truppa .

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Tamhurino mfl.ggiore.

Sergente tamburino Capo-armaiuolo.. Capo-sarto . . . . . Capo-ca.Jzolaio . . . Ca.porali maggiori. . . Id. furieri d'ammin. Id. tamburini .. I d. t rombettieri. Id. falegnami . Id. conducenti . Suonatori . T rombettieri .. Soldati trombettieri Id. faJegnami. Id. conducenti . I d. tamburini. ~Vivandieri.

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12

1

47

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1 1 1 1 5 7

s;ir!tripartit.ogiu-

st.1 le :1vvcrtc-w,.e 1 chefaunoseguito , al R. decreto 2:l 1 marzo 186'2. 1 5" li persona le , 1\i cui alla co I. 20 è co11servato l prol'l'isoriamcnte 1 lino" che la conl tabilità presso i corpi cui a1>par4 tiene è tc11uta sul 4 piede tli s uerra.


36

OitllINAMEI\TO

Bersaglieri. L'esperienza avendo dimostrato come il numero dei battaglioni che fanno capo ed un centro comune_ poss~ essere maggiore di quello stabilito: da 6 i regg1ment1 bersaglieri furono ridotti a 5; e mentre in pria ogni reggimento comprendeva 6 battaglioni attivi, a d~tar_e dal 1° aprile ogni reggimento sarà di 8 battaghom. Perciò invece di 36 battaglioni attivi, ne avremo 40, ovverosia uno per cadauna brigata di fanteria. · I battaglioni bersaglieri rimanendo ~n generale sta~cati, si dovettero conservare i depositi reggimentali, . riducendoli però da un battaglione ad una compagma. Conseguentemente, il ministero ha ordinato _eh~ : . Al 1° aprile 1865 il 4° reggimento bersaghen s1a sciolto. I battaglioni 6° e 7° di questo reggimento passino al 1°; 1'11 ° battaglione al 2° reggimento; il 12° battaglione al 3° reggimento; il 22° battaglione al 5° reggimento; il 26° battaglione al 6° reggimento. I battaglioni di deposito dei reggimenti 2°, 3°, 5° e · 6° diventeranno attivi e prenderanno la numerazione di 37°, 38°, 39° e 40° ,battaglione continuando a far parte dei rispettivi reggimenti. . Le 4 compagnie del battaglione deposito del 1° reggimento passeranno compagnie deposito dei reggim_enti 1°, 2° 3° e 5°. - La prirµa compagnia del battaglwne deposito del 4° reggimento passerà compagnia deposito dyl 6° reggimento ; le altre· 3 compagnie saranno sciolte. Fino al . 1'0 gennaio 1866 i reggimenti bersaglier,i

DELt' ESERCl1'0 ITALIANO

37

conserverauno l'attuale loro denominazione nurnericta, alla quale epoca l'attuale 6° diventerà il 4". Il 37° battaglione bersaglieri creato con decreto 20 · agosto 1864 per arruolarvi gli emigrati veneti, cesserà · di chiamarsi 37°, ed avrà la de~ominazione di batta-

glione pt'ovvisorio di bersagliet·i. Per tali modificazioni e mutamenti i reggimenti bersaglieri rimarranno così costituiti: 1° reggimento:~ 1°, 6°, 7°, 9°, 13°, 19°, 21° e 21· battaglioni' e battaglione provvisorio; 2° i·eggimento: -2\ 4°, 8°,. 10°, 11°, 15°, 17° e 37° battaglioni ; 3° reggime'(l,to: - 3°, 5°, 12°, 18°, 20°, 23°. 25° e 38" qattaglioni ; 4° (ora 6°) reggimento: - 26°, 28°, 29°, 30°, 31°, 32°, 33° e. 40° battaglioni; 5° reggimento: - 14°, i6°, 22°, 24°, 34°, 35°, 36° e 39° battaglioni. La forza e composizione di ciascun reggimento sarà confor,me al seguente specchio ; '


39

1

38

DELL ESERUTO ITA LIANO

OR DI~AM,&NTO

SPEC d·i formazione di un

' CHIO reggimento di bersaqlie·r i

SUL PIEDE (R. rlecr. 24 wmnaio 1861

OTTO Bm!~LIO~I AT1'1VI St. magg. 32 comp. ~ . di Sbatl~glioni attive . °' I

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OUADI E DELl,E CARICllE

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2

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Colonnello . . . . . . . . . . . . . .. Luogotenente colonnello . . . . . :Maggiori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Aiutante maggiore in 1° (capitano) . . . . . Id. contabile (uffiz. subalt-.) Dire~to~e dei co!l~i (capitano o subalterno) Uffiz1ah d'ammm1straz. (uffizia.le su\Jalt.) Id. di massa · (id. id.) . 0 :;; Id. di matricola (id. id.) . /;; Id. per la contabilità dei battaglioni attivi (uffìziale subalterno) . . . . . . . Medici di reggimento . . . . . Id. di battaglione . . . ,,; ) Capitani . . . . . . . . . . . § Luogotenenti. . . o Sottotenenti ..

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Totale truppa. 'l'oTÀui GllNY.RAL.i:

com1frcsi gli uf:fiziali

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Totale uffiziali .

A~1ìOTAZ!ONI

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SUL PIEDE DI P ACE

I

DESIGNAZIONE

Furieri maggiori. . . . . Id. d'amministrazione Sergenti id. Id. trombettieri .. Capora.Ji maggiori . . . . . . . Id. furieri d'amministrazione. Capo-armaiuolo . . . . . . . . . . . Ca po-sarto . . . . . . . . . Ca.po-calzolaio . . . . . Conth1centi . .. . . . . . .. . . Attendenti cl'uffiziali superiori . Vivandieri . . . . . . . . . . . . . . Furieri. . Sergenti . . . . . Citpornli furi<:ri. Caporali .. .. Id. trombettieri .. Trombetti eri . . .. Allievi trombettieri Bersaglieri. . . . . . .

..

DI GUERRA mrno nel N. dei hattagl.)

• I

24

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___. 96 149 4768 4864 ~

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9r-l 2976 3016

35 ~069

-;1-;;1-;;,; ;-;-; --;,- ; ~ ;;-;--;r;;;

Il luogoten. colonnello sarà relatore e rimpiazzerà il comandante del corpo i n caso di assenza o d'impedimento, ed at tend e rà a tutte quelle altre inr.n mbonze che il comandante del corpo ravviserà di affidargli.


DELL'gsliHCJTO ITALIANO

41

Cavalleria. Sono in massima aboliti gli stati maggiori dei depositi dei reggimenti, sono però conservati gli squadroni depositi e ciò per non essere costretti nel caso di mobilizzazione a detrarre dagli squadroni attivi 116 del personale di cui sono ,composti per formarne almeno uno squadrone deposito. Col 1 febbraio saranno soppressi gli stati maggiori dei ,depositi degli 11 reggimenti cli cavalleria che at. tualmente hanrio uniti i rispettivi depositi, ed il saranno quelli degli altri di mano in mano potranno raccogliersi i depositi . o squadroni attivi. La formazione dei 19 nostri reggimenti di cavalleria è precisata dal seguente specchio:

°


42

ORDINAMENTO

43

!:>ELL'ESERCITO !TALUNO

SPECCHIO N. . I. SPECJHIO

di f01·mazione di un reggimento di cavalleria di linea, lancie1·i, cavalleggeri e guide sul piede col deposito riunito. UFFIZIALI. .

TRUPPA.

PER 1 REGO. CAVALL. DI Ll~'EA, LA,NCD1RI E CAVALL E GGERI

::!c;!!~G~C!~~L!~~~~1!!~r PER 1 REGGnIENTO GUIDE

•PER 1 RllGGIMRNTO GU!DB

DESIGNAZIONE .

dei

GnADI E DEGLI IMPIEGHI

GRADI E DE GLI IMPIEGHI

1

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Totale uffiziali .

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35

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22 141 987

Person~le io più! Uffiziali (subalt.) finchà sarn eonm- Truppa. . . .. . uta la cootabiliti di_guerra Totale. . .

Cavalli I da s~lla ..

1 1 1 1 1

1 1 2 1 1 1 l 1 1

l 1

Totale truppa.. TOTALE GENERALE.

(1 stato magg., 6 squaclr. (1 stato magg., 7 squadr. attivi, 1, di deposito) attivi, 1 di deposito)

DESIGNAZIONE

dei

Colonnello o luogotenente colonnello . . . . . . .. . . 1 ' Luogotenente colonnello . . Maggiori . . . . . . . . . . Aiutante maggiore in 1° (a). Id. in 2° (b) . Direttore dei conti (e) . Uffiziale d'amministrazione (b) Id. di massa (b) .•• Id. di matricola (b) . Porta-stendardo . • . . . . Cappellano . . . . . . l\:Iedico di reggimento. Id. di battaglione. . . Veterinario in 1° Id. in 2° .• Capitani . .. Luogotenenti . Sottotenenti.

d1 pace,

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11 112 672

• 683

11 112 784

(a) ca.pitano, (b) subalterno, (e) capitano o subalterno.

1

2

14

Furiere maggiore .. Id. d'amministrazioll.e Furieri . . . . . . . , Sergenti d'amministrazione. Sergenti. .. . . . . . . . Trom bet-tiere maggiore . . . Capo-morsaro . . . . . . . . J

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1

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1

Capo-calzolaio . . . . . . . . Capo-sellaio . . . . . . . . . Caporale maggiore. . . . . . Id. furieri d' amministr. Id. furieri . . . . Id. trombetti eri . . . Caporali. . . . . . . . . .' . Appuntati. . . . . . . . . . Trombettieri musicanti .. Id. di l • classe. ld. cli 2' id. Maniscalchi. Allievi maniscalchi Sellai .. Solclati . . . .. Vivandiere . . . .

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44

ORDINAMENTO

45

111>Ll.'E S lmC!1'0 l TAl, TANO

SPECOBIO N. I I. Sr,wcmo di formazione di un regg/menlo cl-i cava?leria di tin~a, cavallegge1·i e guide sul piede di pace, col deposito disgiunto.

UFFIZIALI.

TRUPPA. <i

FER 1 REGG!ll. Di CAVALL. DI L!NlìA,

DESIGNAZIONE '

dei

PER 1 RRGOiùlENTO GUIDE LANCIERI E C~YALLEGGE)U R1;élGL\lEN'l'O DBPOSITO REGGIMEN1'0 u,;POSl1'0 (1 stato magg. (1 st.. oia.gg. ;. (I stato maggiore (ls~. magg. ,.,,..... r:a...o»~ 7 squadroni) 6 squadroni) ~ <I 00 ~ ~ p ~ "' O) :;;- ;.., C,l ,., "'"z OJ

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GRADI E DI:GLI D.IPIEGIU

1

Colonnello o luogotenente colonnello . . . . . . . Luogotente colonnello .. Maggiori. . . ... Aiutante magg. in 1° (a) . Id. in 2° (b) . Direttore dei conti (e) . . Uffiziale cl'amministr. (IJ} -Id. di massa (b) .. , Id. pella contabilità degli squaclr. attivi (b) . Ufiizia-le di matricola (b} . Sottoten. porta-stendardo Cappellano .. Medico cli reggimento . . rn. di battaglione. ,, Veterinario in 10. Icl. in 2°. Capitani . . . Luogotenenti .. Sottotenenti . . . Totale uf6ziali. Totale truppa . TOTALE GENERALE ' Ca valli { cla s~lla . da tiro .

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DEGLI

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DESIGNAZIONE

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Furieri maggiori ... Id. d'amministrazione Furieri. •... .. Sergenti d' amministr. Sergenti . . . .. . . . .

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Totale cavalli • 11 112 672 683 "60 GO 743 11 112 78-1 195 , 60 60 855 (ci) .capitano, (b) subalterno, (e) capitano o subalterno.

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(}RIJIN AMENTO

. 47

l)E.,L'_.ESERCJTO !TALUNO

SPECCHIO. N. _,I I I. SPECCHIO'

di formazione di uri 1·eggi-mento di cavalleria di linea, lancieri, cavalleggeri e guide sul piede di guerra (R. decreto 24 gennaio 1861 e 28 gennaio 1864).

UFFIZIALI

TRUPPA ,

PER1 RHGGI!II. DI CAVALL. DI LINEA,

u~ros1·ro

REGGrnEN·ro

DESIGNAZIONE

5

Colonnello o luogotenente colonnello . . . . . . L uogotenente colonnello . Maggiori. Aiutante magg. in 1 ° (a). Id. in 2• (b) . Direttore dei conti (e) Uf'fiziale d'amministr. (b). Id. di massa (b) . Id. pella contabilità degli squaclr. attivi (b) . Uffiziale di mat ricola (b). · Sottoten. porta-st,endardo Cappellano .. Medico di reggimento Id. di ba-ttaglione Veterinario in 1•. Id. in 2°. Ca.pitani. Luogotenenti . Sottotenenti ..

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Totale uffiziali. Totale truppa . TOTALE GENERALE

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682 6112 784 790 , 56 4 28 28

738 6 116 812 818 ' à) ca pi tano, (b) subalterno, (e) capitano ò suba! terno.

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,1 ] 1 1 ' 1 Furieri maggiori 1 2 1 1 2 2 Id. cl'amrriinistrazione 2 2 ' 2 2 ' 2 Furieri. • ' • 1 6 6 » 1 1 7 1 7 7 ... .. 8 ' 1 l 1 ' Commesso ai bagagli . 1 1 '" • ' ' ' 7 Sergenti d'arnrninistr. . 1 6 7 1 l 7 8 ' " 1 6 4 24 24 > 8 8 32 Sergen ti . . . . . . - . . 4 28 2'8 9 9 37 ,. » Trombettiere maggiore. 1 » 1 1 " 1 1 1 ' 1 1 " Capo-morsaro . . . .. . 1 " • '1 " 1 1 Capo-sarto. . . . - . l 1 " ' ' » 1 » Capo-calzolaio. . . . . > 1 1 1 1 1 ' l ' Capo-sellaio .. ; .. .. 1 " 1 1 1 1 1 '' » " ] 1 Caporale maggiore .. 1 1 » 1 " l ' ' Id. fur iere d'ammin. " 8 8 8 9 9 9 ' Id. furieri . ... 1 6 6 1 l 7 7 " 1 7 1 1 8 ] Id. trombettiere 1 1 1 1 • 1 Caporali . . . . . . . . : 12 72 72- • 14 14 86 12 84 84 , , 16 16 100 Appun tati . . . . . . . . 48 8 56 5G ' 96 ' 8 48 48 ' Trombettieri musicanti. 8 8 s 8 8' 8 " Icl. di 1' classe. 2 12 12 12 2 14 14 ' ' 14 Id. di 2' id. 2 12 12 • 2 2 14 2 1,j. 14 2 i 16 ] Maniscalchi . . . SI 6 6 > 1 J 7 7 7 1 1 1 ' Allievi manisca.lcbi: 1 1 7 1 7 7 1 1 8 " 1 6 6 Sellai. . . . 1 6 6 1 1 7 1 7 7 ' J 1 8 Soldati . . . • 112 672 672 • incld,r. 672 • 112 784 784 , incleter. 784 Vivandieri . 1 1 ' 1 2 1 1 • .J 1 » 1 2

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48

01\DINAMElìT0

40

Disposizioni generali.

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La forza dei soldati al deposito rimane indetermi• nata e comprende: gli attendenti degli ufliziali - gli indisponibili - quel numero di soldati anziani, cioè di prima classe a congedarsi , che subordinatamente alle esigenze del momento sarà necessario destinarvi per lo addestramento dei cavalli di rimonta e per le altre occorrenze di servizio - finalmente le nuove reclute ed altri destinati ad alimentare gli squadroni attivi. I cav·alli da tiro sono destinati al traino di due carri a quattro cavalli assegnati per lo stato maggiore, di un carro a quattro cavalli ed un carretto a due cavalli per ciascun squadrone, e di tre fucine a quattro cavalli pel reggimento. Le fucine saranno addette al 1°, 3° e n° squadrone. Fra i cavalli di tr uppa dello stato maggiore attivo, uno sarà per uso del cappellano, uno per ciascuno dei due medici ed uno pel veterinario in 1°. La forza in cavalli , al deposito rimane indeterminata e comprende : a) I vecchi ed addestrati necessari per l'istruzione delle reclute ; b) Quelli destinati ad alimentare gli squadroni attivi; e) Ed in ultimo due cavalli da tiro.

Artiglieria. .A.nclnJ iù quest'arma furono fatte alcune modiiìenziuui organicno, delle quali le principali sono: !o scio~!irnento del 1° rcgrirnento d'artiglieria, la supprès-SIOIJO dei èfepositi iu tutti i r eggimenti , non ,che di due compagnie per ciascuno dei r eggimenti da piazza, la soppres!'ione di alcune direzioni territoriali e di stabilimenti, ed alc:uoe altre varia nti all'orclinatnénto territoriale e tccoico dell'arma. Secondo il nuovo ordinamento il personale d\.rtiglieria si compone di: Un' com itato; Uno stato ml'lggiore; Nove reggimenti ( 1 pontiP.ri, ~ ria piaz:rn, 5 da campagna); Sci compag nie ~penti (3 maestranza, 2 artificier i l armaiuol i) ; ' Una compagnia veterani. Il comitato comprende : 1 presidente e 8 membri, uffiziali o·enerali · 8 uffìziali superiori, 12 capitani, 1 direttor: dei co~ti 3 uffiziali subalterni. · ' Lo stcilo maggiore consta di : . 6 _maggiori generali (comandanti d'ar ~iglieria di d~part1mento), 47 uffizial i superiori, 114 capitani, l direttore dei conti, 80 uffiziali subalterni. Con questo pr.rsonale si deve provvedere al servi;i;io di 6 comandi d'artiglieria di dipartimento, l :t direzioni territoriali d'artiglieria, 13 direzioni di stabilimento per lit fabbricaiiune del materiale da g uerra. ANNO

rx, vol.

III. ..:... 4 .


ORIJl NAMlsNTO 50 Il comitato è ripartito in due uffi.~i ed una direzione cioè: Uffizio di presidenza; Id . . di contabilità del personale; Direzione del laboratorio cli precisione. * Fa inoltre parte del com itato un ufflzio di contabilità del materiale, il quale è retto da un uffiziale generale _membro del comitato stesso. Que:;;t'uffizio dipende direttamente dal ministero della guerra ed ha sotto la sua dipendenza le direzioni d'artiglieri~ per tutto quanto si riferisce alla contabilità del materiale. Le direzioni territoriali, avranno sede nelle?città di:

DELL'ESERCITO ITALI A~O

Alessandria - Ancona - Bologna - Caglia~·i Capua. - Firenze - Genova - Jlessina - Napoli Pavia - Piacenza - Tor·ino. -

Di ciascuna direzione, sia territoriale, che di stabilimento di artiglieria, è direttore un ufliziale superiore. 'Le direzioni territoriali d'artiglieria avranno sotto la loro dipendenza comandi locali d'artiglieria, e depositi di materiale d'artiglieria. Gli stabilimenti d'artiglieriai sono: L' arsenale di costruzione in Firenze. Id. id. Napoli. · l'orino. Id. id. La fabbrica d'armi Brescia. 1'orre Annunzial(l. Id. Id. Tor·ino. La fonderia e raffineria di nitri Genova. La fonderia Napoli. Id. Parma. Id; Torino . Il laboratorio pirotecnico Torino. Il polverificio Fossano. Id. Scafati.

51

Oltre ai s,9vraindìcat1 stabilimenti, alla sede del 1° reggimento d'artiglieria (pontieri) è instituita una direzione delle officine dei pontieri, la quale sarà retta _ ed amministrata dal personale del reggimento me• desirno. I reggimenti d'artiglieria sono denominati e numerati secondo la serie naturale dei numeri nel modo seguente: , 1° Reggimento d'artiglieria (pontieri). 2~ Id. (da pia;za). 3° Id. (id.) . 4° Id. (id .). 5° Id. (da campagna). 6° Id. (id.). 7° Id. (id.). 8° Id'. ('id.). 9° Id. (id.) .

/.

Il 1° reggimento comprende: Uno stato maggiore; Nove compagnie a.ttive; Una compagnia deposito (sul piede di guerra sol•

tanto). Esso non prenderà la denominazione di 1° che il 1° gennaio 1866. La composizione di queste diverse suddivisioni è indicata dall'annesso specchio N. I. Ciascun reggimento da piazza (2°, 3° e 4°) com,. prende: Uno stato rziaggiore; Sedici compagnie attive ; Due - compagnie deposito (sul piede di guerra sol•

tanto).


52 ORDINAMENTO La compoSIZlone di queste diverse suddivisioni è indicata dall'annesso specchio N. II. Jl 5° reggi ment o (da campagna) comprende : Uno stato maggiore; D,Ì,e batte1·ie a cavallo; , Quattordici batterie di battaglia ; Due batterie deposito (sul piede di guer ra soltanto). La composizione d i queste diver se suddivis_iOJ1i è indicat a d11.l1'anriesso specchio N. Ili. Ciascuno dei reggimenti (6°, 7°, 8° e 9°) da campagna com prende : Uno ·stato maggio re; Sedici batte1·ìe di battaglia ; Due batterie deposito (sul piede di guerra soltan to). r~a composizione di queste diverse suddivisioni è i ndicata d~tll'anness6 specchio N . IV. L'attuale 10° reggime nto n on si chiamer à 9° che il 1° genna io 1866. .In ogni reggimento d'artiglieria: a) La r iun ione di due o più compagnie o batterie sotto il comando di un maggiore costituisce una brigata. b) Il riparto delle compagnie o batterie in b rigate è variabile, e sarà ad ogni occorrenza stabilito dal nostro m inistro dell<?, guerra. e) Le brigate sono d istinte con un n u mero progrrnsi vo, incominciando dal N. 1. La composizione d elle compagnie opemi e vete1·ani è i ndicàta dall'annesso specctiio N. V. Esse sono denom inate, numerate e dislocate come ,,. segue : l ' Compagnia openii d'artiglieria presso all'arsenale di costruzione in Torino. ,,- \

DEtL'E~ERCITO !TALJANO

53

2a Compagnia operai d'ar tig lie ria presso all'arse• nale di costruzione in Firenze . 3a Compagnia o pe rai d'artiglieria presso all'arsena le di costruzione in Ncipoli. 4" Compagnia operai d 'artig lieFia al laborator io pirotec nico in l'orino. 5"" Compagnia operai d'artiglieria alla direzione territoriale in Capua. 5a Compagnia oper ai d'artiglieria alla fabbrica d'armi in Torino. Compagnia veterani d'artigl ieria alla direzione territoriale in 1'o1'ino. Gli uffizi ali , i , sojt' ut[i.zial i ed i caporali c:he compongono il quadro d el la compagnia vetera ni souo i n servizio attivo. Le comp agnie operai e veterani sono rette: a) Per l'amministr azione, la contabilità e la matricola da un consiglio d'am m.inistrazio.rie da istituirsi presso la direzione territoriale in Torino di cui il direttore sarà il presidente. b) Per tutte le altre par ti ch e costituiscono il governo di un corpo d i truppe , dai direttori degli stabilimenti e delle direzioni t er ritoriali d'artiglieria, pr:sso cui saranno rispettivamente destinate a prestar . ser vizio. Per distinzione , le compagnie operai e veterani , sostituiranno un O le prime ed un V quelle v e terani a N. 1 col quale veniva distinto il reggimento operai.

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54

D~I.L ESl<UC!'l'O ITALl ,INO

OR!J!N AMlsl'iTO

1•

SPECCHIO N. I. Com;posto: Sul pied~ di guerra ili 1 Stato Jtiaggiore, 9 Coin1ia,r;nie attive ed 1 C(!'mJ_Jagnia

-

1'ot,slo St.ato 9 Cornpagrtio :,ttii·e I Comp. ,!elle Jlàggiori, fo 1 Por ~ D1poiito Colonno Com1,agoia Co111pagni, I, 3 o 4 1 2 3 4 5

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' Colonnello comancla.nte . Luogotenente Colonnello (reli;itore) Maggior i Capitano applicato alle officine . , .. Aiut:inte maggiore in 1° ( capitano) . A.iutanti maggiori in 2°. ( subalt erni) . Direttor e dei conti (capitano o subalt.) . Unìziale d'amministrai.. (subalterno) . Uffiziale di matricola ( sn baiterno) .. Uffiziale di massa (subalt erno) Uffiziale p ella contab. guerra (subalt.) Medico di reggimento Medico, di battaglione . · _ Cappellano . Capitani Luogote;~euti e Suttut,eneut.i

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/ I' Fnrieri m agg1on. i Furier e d'amministrazione Furiere 1rell(l. contabilità di guerra Sergenti d' amministrazione, . . . . ~ ,: Sergenti pella contabilità di guerr,1 . e ; Sergente trombettiere . 1 p o ar maiuolo . . . . ......,. Ca Gapo sarto ""' Gapo calzolaio , ~ .-.: Caporali maggiori .. .. . . . .. E-< U) Capora.li furieri d'amministrazione Cap orali furieri pella contab. guena Caporale trombettiere . , Vivanrliere . . , ..

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(a) Per il scrv1z10 dei piroscafi. (b) 1 Sergente per i servizi speoiali alla sede del R eggimento; 1 Sergen~e e 2 caporali per il servizio dei caval li, 2 per 1! quale sara ancora assegnato allo Stato Maggiore 1I numero occonente di Pon tieri traendoli dall'etfoLtivo 1 1 delle Compagnie, senzà però aumentare ht forza del R eggimento. 1 1 · (e) La fo:·za in Pontieri della Compagnia Depo~ito è indeterminata.

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ANNOTAZIOXI

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delle Per I Per LJ Golonne Comp:,g11i:• Compagnie I o 3 2 3 4

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- - - - - - -- - - Cavalli di Truppa

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Sul Piede di Pace

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R EGGrnENTO ( PoNTIERt).

di Deposi to . S ul piede cli pacé: di 1 Stato l.faggiore, ~ Oom1;agnie atti-ve.

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Sul Piede di Guerra

55

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SPECCHIO N. II. -

2°, 3° e 4°

Composto: Sul pierle di gu erra d;i 1 8tctto l,[aggi:Jre, 16 Convpagnie attive e 2 Gorwpagnie

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Luogotcnc1'ite Colonnello (relatore) · Maggiori comanclanti d i Brigata Aitltante maggiore in -I O (ca.pitano) A iutanti n1aggiori i n 2° (subalterni) . D ir et.tore dei conti (capit." o snbalt. 0 ) Uffizrale d 'amministra z.• (subalterno) U flìzi ale di massa (s ubalterno) . , Uffizialc cl i matr icola (su'baltcrno) eh Uffiz ia!i .pella contali. guerra (subalt.) l\fed ico d i r eggim ento , ll:Iccl ico di battilglione , Cappella no. Capitani -E Luogotenenti e Sottotenenti .

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a) 1 Sergente è assegnato per i servizi speciali p resso la sede d el Reggimento; 1 sergente e 2 caporali son o assegnati per il ser vizio dei muli in forza allo Sta.t o Maggiore, per il go verno dei quali sarà asseg11a.to a.llo Stato Maggiore il nu01 er o occorrente cli cannonieri, ma. q nesti saranno tolti clall'eft'e ttivo d elle Compagnie, nè potrnn no fare a u mento al 1-teggimento. b) I l numero rlei manisca lchi e d ei sella i in ciascuna Compagnia De1)0sito è i ndcterm i,_ia to: di_ queélti pass_e ranno effettivi quell e Compng me att1Ye destinate a.J servizio dJ batten e eh montngua, 1 n,aniscalco etl 1 sella io per batteria. e) La forza in cannonieri ed in m uli delle Compagnie Deposito è indete1·minuta ; dei muli de lle Compagnie predette potrit essere assegnato alle Compagnie attive destinate al servizio d i batterie di montagna quel numer o stabìJito per il sei·vizio stesso.

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Furieri . I Sergc11ti G:.1por ,lli furieri , ~ Caporali :;;, e;, 'l'romlietticri di I' classe . -< Troni bettieri d i 2" classe i\fa nis ca lclti S1illai . \ ·v \ Caauonieri ili 1 • chtssc . Can11011ieri di 2 3 classe

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di Dep osito. Sul p iede di p ace: di 1 S tato Maggiore e 16 Ooiwpagnie attive.

Sul piede di Guerra

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SPECCHlO N° Ili. - 5° H ii:GGH'.IENTO Co1111posto: sul piede ùi guerra : ili I Stato JJ'fagg., 2 Batterie a cavallo, U Batterie cli biittc,gli,

2 Batterie

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di Dc11osito. Sul piccle di pace: di 1 Stato Magg.,

Sul p iede di Guerra

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Luogotenente Colonnello (relatore) . 6 ì\Iaggiori comandanti di Brigata . . J Aiutant() maggiore in 1° (ct1pitano) 2 "' Aiutant i 111aggiori iu 2° (subalterni) .. -< 5 Direttore dei conti (capitano o snbalt.) J 1 -..:i ;; Uffiziali, d'nmmiuistrazioue(subaltcrno) <! ~ < Ullizia!c di massa (subalterno) . . . . . 1 ~ Uflìzit1lc cli matricola (subalterno) . . . 1 2 -a ~ Ulti?.iali,J)Or la ?Onta.li. di gucrm (sub.). '=-< ;: i\Iechco eh reggimento . . . • • . . • . . 1 t' =-r "' Me,lico di battaglione . . ::) Cappellano . . . . . . . . J Veterinario in 1° . Ve~eri1Htrio in 2°. 2 . Istrnttorc d'cquitaiio nc. 1 != I Capita11 i . . . . . . . . . . . ~ I Lnogotcnenti e S ottolon<lnti ToTALE Ulliziali 2 Furieri maggiori . . •. .. Trombcttil'rc maggiore . . J 2 Furieri d'amministr.11.ione . . . . . 2 ~urieri per la contabilità, di gueri·a. 1 1' uricrc scncliere . . . . .. • . . .. ~ Sergenti d'amminist.n1zione . 5 ~ Serge11Li per la. contabilità dj guerra . J Capo annaiuolo . . . . . . . . . . . . . l 0 ~ Capo sarto . . . . . . . . . . . . . . . . 1 Capo calzolaio . . . . . . . . . . . . . . 1 0 ~ ::; Caporali maggio, i . . . . • • • • • • • . 2 .. t; Caporali furieri d'amministrazione . . . 6 J Caporali f'urieri.pclla contabilità guerra 4 ; < Caporale tromb ettiere . . . . . . . . . . t :, Capornlo scutliere . . . . . . . . . . . . L " Trombettieri mnsici111ti .8 ì'ivan,liere 1 l<'urieri . . , I Sergeuti. a) 2 Caporali furit> ri " :!: Capornli , "' Trom!,ctticri di 1• classe • ;:: ( Trotlll.JettiL•ri di 2' classe , : ìlfanisrnlchi Sellai . . . . . . . . . » Canno:iieri cli l" ch1ssc • Cannonieri di 2• classe ,

01,:LL' ESE nnro C,rnPAGNA) .

Batterie di Deposito. Sul piede di pace: cli 1 Stato 1'f<t!J{Jiore e 16 Batte-rie di battaglia.

001111,osto: Sul piede di guerra.: di 1 Stato MnfJ{Jiore, 16 Batterie di battaglia e di due

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SPECCHIO N. V. -

.CoMPAGN12 OPERAI- E V E·rEH,INI .n'AR'l'IGLJERIA .

(3. Convpagnie Maestranza, 2 Compagnie Li-rti(icieri m,a Ooin1iaqn fri A rmaiuoZ.i ed mw Gompagnfo V ete1'ani.

Sul piede di Guerra 3

COM:PAGNIF.

MAESTH.IJ.NZA.. 1,

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64

ORDIN.HH:NTO

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Sul piede di Guerra

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Uffizìal ì Generali Uffiz iali Sùperiod 8 47 Capitani. 12 11'1 Direttore dei conti 1 1 Suba.lterni . 3 80 Totale . ~ i48 ~ __ ( Medici rii Reggimento . " }f~ g 1\"fodic i di B,,tt,,glione .. " ] -~ ~ ·~ C;_app~lla,1:i . . ~ .. . . . " ~ .e -i;;.-:,, ~ "\ etel'Jnar1lll 1 . . . .. ' "" -~:;;; g- V e teri nti.ri in 2° . . . . . " J[ ~ Istruttori d'equitazione. - Totale. ' I F u rieri maggiori . . . T rombe ttieri maggiori . . " Furieri tl'amministraz,one Furieri ner la, cont.dignen-a " Fu-rieri scudieri . . . -. . . " Scrg. d 'amminis trazione "'~ Serg. pet· la cout. di gu erra ' o ò Sergenti trombettieri .. <1 Capi a rmaiuo!i ~ \ Capi sarti " o Capi calzolai Es ' <: Caporali maggioi·i . . . . . :, ' " w Caporali furieri d'ammin. " ~ Caporali id. per cont. guerra P-< Caporali trombet.ti€ri . . . " P-< Capor ali scudieri p T ro mbetti eri mnsic::mti . i:.:: Vivandieri. " f-1 "

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65

DEL!.'ESERCITO JT.I LI A NO

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285 566 986

I Degli Uffi½iali snpcriod 23 sru:a,n no Colonn elli, 23 Luogotenenti Colonnclli, e 74 Maggiori. Dei Capitani metà saramJO di 1' classe.

I Sn- 1

- - - I Direttori dei conti potranno essere 9 indifferentemen te Capitani o halterni, ma. il numero totale dei Ca.p itani dell' arma n on potrà ma.i esser maggiore di 302 in tempo d i guerra e cli 285 in tempo di pace.

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Fra. gli Uffiziali suhaltei:ni sono compresi gli Allievi della Scuola di AJJpli cazione.

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I I Degli Uffiziali subalterni 187 saran no I

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ANNOTAZIONI

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66

OR lllN AMENTO

Geuio. Per le stesse ragioni che nell'artiglieria, nei àue reggimenti zappatori del genio furono sciolte le compagnie deposito, cosiccM i reggimenti oggi si r iducono a 18 compagnie attive per ciascuno. Poche altre innovazioni furono a1tresì introdotte nell'ordinamento di essi reggimenti all'oggettç> dicostituirsi in guisa che sempre meglio r iescano adatti al, loro particolare destinazione i-n guerra. Così il loro frazionamento per compagnie presso le divisioni dell'esercito, consigliava si adottasse per essi . . la disposizione in vigore per gli altri corpi che si trova-no in eguali condizioni , quella cioè di non far uso della bandiera, non potendosi verificare in guerra, ~e non ch e eccezionalmente, il caso in cui una forza di un battaglione almeno si trovi riunita intorno ad essa. . La soppressione dei tamburini poi in tali reggimenti e la sostituzione ad essi di soli trombettieri, sono pure una conseguenza della considerazione oradetta. Finalmente l'esperienza avendo dimostrato l'utilit.:i, dell'asse :.:no fatto ai corpi di fanter ia di qualche animale da· traino, sia r·er formare dei conducenti pratici, che per valersene nei servizi quotidiani, si riconobbe l'opportunità di estenderne il benefizio ai reggimenti zappatori pei quali tale rpisura è forse più che per gli altri necessaria, a causa sopratutto di quella parte. di materiale speciale che le compagnie zappatori hanno al loro seguito in campagna.

DELL'ES I, RC!TO ITALI ANO

67

Le innovazioni più salienti introdotte nell'arma del genio , riflettono il suo ordinamento per il servizio territoriale. La soppressione delle sotto-direzioni è una misura che l'esperienza · dimostrò nec_e ssaria e ciò non solo dal punto cli vista economico, quanto da quello del buon andamento del servizio, il quale più che av vantaggiarsi, veniva a soffrire dalla doppta ruota delle direzioni è sotto-direzioni sovrapposte le une alle altre, e perciò talora o assorbentisi, o d'impedimento a vi.cenda-. Onde uniformare poi questa specialità di servizio a quanto si pratica per gl i altri, era conveniente che il servizio territoriale del genio andasse a far capo alla sede di ciascun dipartimento militare presso al quale fo destinato un magg'ior gern'!rn.le o colonnello dell'arma con attribuzioni analoghe a quelle che hanno attualmente i comandanti dipartimentali d'artiglieria e di cavaller ia, allegg1:;1endo così il comitato di quella parte cli attribuzioni ch,e sarebbe devoluta ai nuovi uffici dipartimentali e~ alla quale i titolari di essi presentl sui luoghi potranno fungere con maggior speditezza e cono_scenza di causa. Per qua.nto ha riguardo agli impiegati contabi li ed agli aiutanti del genio , il ministero avendo r.iconosciuta la necessità di una riforma radicale di tali personali, si riserva di prnvvedere. , Ecco ora quale risulterà la nuova formazione del genio. Il personale del genio si compone di: Un comitato ;


68

69

ORDIN.IMRNTO

Uno stato maggiore; Due reggimenti za,ppalo1'i. Il comitato del genio comprende: 1 presidente e 4 membri, 4 uffiziali s u peri ori, 6 capitani, e 2 uffizi ali su bai terni. Il comitato è ripartito io : Ufficio di presidr:nza; Id. t ecnico; Id. dt contabilità del p ersonale dell'arma. Lo ·stato maggio·1·e comprende : 4 maggiori generali, 42 ufliziali superiori, 100 caµitani, e 99 uffiziali subalterni. · Col personale dello stato maggiore del genio si deve provvedere al servizio di: 7 comandi del genio di dipal'timento e 20 d ìrezioui del genio. I quattro maggiori generali e tre fra i colonnelli dello stato maggiom del genio, saram.lo preposti ai comandi del genio n ei dipartimenti militari del regno. Le direzioni del genio son o stabilite n elie città di: Torino - Alessand1'ia - Genova - Spezia - JJlilano - Pavia - f'arma - Piacenza - . Bologna Ancona - Firenze - Livo?'no - Napoli - Catanzaro - Capua - Ba1·i - Palermo - · 1llessir1a - Ca9l'ia1·i. La direzione delle officine di costruzione del genio avrà sede in Alessandria. Di ciascuna direzione del genio è direttore un uffizialc s uper iore. Nelle direzion i più ragguardevoli per estensione di territorio ed importan,za di lavori, sarà pure destinato un altro uflizia le s uperiore qual vice-dire~tore. Ciascuno dei due r ergimenti zappatori consterà di: llnn stato m,,ggio-re; Dfriotto r.om71ayn ·e atti-ve;

·

Due compagnie d-i deposito (in tempo di guerra soltanto). La composizione dei r eggimenti zappatori è indicata dall'ann esso specchio N. 1. In ogni reggimento zappatori la riunione di tre o più compagnie costituisce un battaglione, il quale sarà sotto il comando di un maggiore, od a_n che di un 1uogotenen te colonnello. r battaglioni sono distinti con un num,ero progrès• sivo. Sono assegnati al 1° r eggimento zappatori 100 veterani ciel genio per il servizio d'ordinanza n egli uffici del genio . Io tempo di pace sono assegnati .ad ogni reggimento zappatori ventiquattro cavalli o muli. In tempo di guerra sono assegnati ad• 0goi compagnia attiva · mobilizzata, undici quadrupedi pel traino del rispettivo parco. Il quadro generale , graduale e numerico dell'arma del genio è indicato dall'annesso specchio N. 2.


70

·-

• Maggiori . . . . . . . . . . . . . . . . Ai utan te maggiore in 1° (Capitano) . $ Aiutanti maggiori in 2° (subalterni) . ~ ~ D ir (lttori dei conti (Capit . o suba]tern.) :l )~ \ ~ffizia.Ie d'. amministrazionc (subalter.) ~

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(:d.) · (1d.) .. Id. . P.' ll"."'' 'b· dC (id.) iVIell,co d1 r eggunento . . . . . . . . . · Medico di battaglione , . . . . . . . . Cappella no . . . . . . . . . . . . . .. ,,;. I Capita ni . . . . . . . . . . . . . . . . g l Luogotenenti e Sottotenenti . . . . . Totale Uffiziali Furieri maggiori Trombett iere maggiore- . . . F uriere d'amministra zione . Id. per la contabilità di guerra i d'amministrazione . . . . . ., Sergent pella contabilità cl.i gn erra I d. .. . ...oè Sergenti ..,o Capo a r maiuolo . Ca po· sarto . . . . o Capo ca.Jzola.io . . maggiori . . . . • . <l .., '" Caporali ,;. Id. forieri d'amministra.zione . 1< •r/) :>.; id. pellacontab. di g uena Id. :::, trombettieri . . . . . . . . . Id. ~ : ,. Capora.li =-' Trombettier i m usicanti Vivu.nclieri Fnrieri I Sergenti "' Capora.li forieri ~ Caporali ~I Tl'om bet tieri di 1' classe . );J O· d i 2" classe . Id. o Zappatori di ia classe I Icl. di 2" classe . To tàlc T ruppa Uavalli e muli

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18 00111:,agnie alt.iio 2 Uo1i1pa~n: deposito 'l'ot. gen. " delle P,r 2. colme n!,tggioro Per I Per 18 · Per I Co111p,1g11. Cornpagn. Compagn. Compagn. 1, 3 e 5 l 2 3 -1 5 1 6

Stato

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(a) 1 Sergen te è assegnat o per il ser vizio di porta-lettere e di guard ia p a.rco presso la sede ilel Reggimento : 1 sergente e 1 caporale sono assegnati p el ser vizio. e governo dei quadrupedi in for za allo S tato Maggiore; per il governo dei quadrupedi s uddetti sarà assegnato allo S tato Maggiore il n umero occonente di Ztt ppatori, ma questi saranno tolti dell'effettivo delle Compagnie, nè potranno fal' a m}lcnto al Reggimento.

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b ' (b) L a forza in Zappatori delle Compag1_1ie D eposit o 1 indet erminata. 1 1 l 18 1 18 " 54 54 3 1 6 - -4 ~ ~ 2 2 1 1 2 2 '

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Sul p iede di.P a ce

Sul p iede d i Guerra

'

di un Reggimento di Za,ppato·ri .

Qiwdro di formazione

SPECCHIO N. I.

•

71

DELL' ESER(;l'f O l T ALIANO

ORDINA11E-,llTO

1 9 2 1 22 64

18 90 18 162 36 18 396 1152 --1890

38 105 - -- 24

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1~ 1 18 90 18 162 36 18 396 1152 1928 - - 24

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- --

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.


72

ORDINAMENTO

73

DELL' Es 1: nttTO IT ,I LIA K O

SPECCHIO N. JT. Segue SPECCHIO N. JI.

della coniposizio11e e fm·za del Genio militare.

Qu ,IDHO GRADUALE :-<C1lERlC-O

l'lEllE Vl

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fti,ggim~hto -~ ~ ·f Zi;,~:11ori ~ ~ ~

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PERSONALE

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Uf{iziali. 5

Uffizial i generali Id. supel'iori Id. ca pi ta ni I d. subalterni

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4 42 (i 100

2 99

.

22 67

- - - 17 ::115

Totale uffiziali .

95

Personale sanitario e rcli!]iOSO. :.\ledici di reggimento . Id. cli ba ttaglionc Cappelh1ni .

.. .. . . "

3

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1

1

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Stato mctggioi-e Furieri mngg1on T rombettieri maggioi·i Furieri cl',m1ministrazione Ict pella contabilità guerra . Sergenti rl'amministrazioue . . . ld. p ella contabil ità guerra Sergenti Capo arma.iu olo. Capo sarto . Capo calzolaio. Caporali maggiori . . . . . . . . I ù. forieri d 'amministrnz. Id. iù. per contabilità guerra . Caporali Id. trombettieri . Trombettieri musicanti . Viv~nclièri

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TRUPPA

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F urieri Sergenti Capornli furieri Caporali T r ombettieri di 1' classe . Id. d i 2' classe . Zappatori di 1• classe Id. di 2• classe Veterani Totale trnppa

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• 20 20 40 • 124 1 ~4 248 • 20 20 -¾O • 244 2-H 488 • 40 40 80 20 20 40 828 828 16c6 • 190811908 3816 • 100 • 100

"

' 3350,3250 6600 "

• • • , I

Riporto degli n ffiziali . I 7 245

- - 98-

Totale generale 2

•

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74

DEl,L'K-SliROlTO ITALlANO

ORDIN ,I MENTO

· Treno d'armala.

Avvertenze.

Degli uffiziali superiori 12 saranno colonnelli , 11 luogotenenti colonnelli e 35 maggiori. Dei c-:apitani 73 di prima classe e 73 di seconda classe. Degli uffiziali subalterni 73 saranno luogotenenti di prima classe_,_e gli altri luogotenenti di seconda classe, · o sottotenenti. · Gli a:iu tanti mafgiori in 1° sono capitani. ·I direttori dei conti sono nella t~bella compresi nel numero dei capitani, benchè possa.no essere anche subalterni; in questo caso s'intenderà diminuito il nu- . mero dei ·capitani ed accresciuto d'altrettanto il numero dei luogotenenti di H classe.

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75

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Questo corpo per la sua specialità non esigendo si osservi fra gli effettivi del piede di pace e quelli del piede di guerra una determinata proporzione numerica, ven·ne ·ridotto al puro necessario per il tempo di pace, questi pure riducendo al minimo po<isibile. Onde però, all'atto di entrare in campagna, non si · venga ad avere difetto d'un personale sufficiente per i molteplici ed es&enziali servigi che da esso allora si rìcbieggono, è necessario che siffatto personale si abbia disponibile e si , possa agevolmente e bene inquadrare. A tale oggetto, il ministero si propose di licenziare anticipatamente dal servizio sotto le armi qualche oro.sse del corpo stesso, ciò che darà un maggior per-

sonale in congedo illimitato, al quale verrebbe ad aggiungersi in tempo di guerra quello delle lJÌÙ anziane classi di cavalleria meno atte al servizio di squadron e, ben.sì a quellp di traino. Furono ~mpertanto conservati i quadri già esistenti, i depositi eccettuati, e la formazione del · corpo o di ciascuno dei due reggimenti del treno d'armata venne stab ilita come appare dal seguente · specchio . a datare dal 1° febbraio 1865.


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di for mazione del co1·po del lrmo d'm·mata sul pie . d e di' par,e e su.t piede di gi,erra. UFFJZIA.Lt.

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DESI GN 3-ZlONE

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DESIGNAZIONE

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Colonnello o luogotene.nte colonnello . . . . . . . Luogotenente colonnello. Maggiori. . . Aiutante niagg. in l o (a). ld.

1

in 20 (b) .

Direttore dei conti (e) . . Uffizi:i.li d' ammlnistr. (d) Id. di massa (d) . . Id. di matricola (d.). I d. di carreggio (e) . I d. adisposizione(d) ì\'Ieclici cli r eggimento. . . Id. cli battaglione Vetcrinnri in 10. l d. in 2• . Capitani . Luogotenenti . Sottotenenti. Totale uffiziali . Totale truppa T 01','.LE GF.~En,1.u :.

Cavalli o muli I d. per la R. militare accademia. . T otale cavalli

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(a) lnogotenente. (b) sottotenente (e) capitano o subalterno, (d.) subalterno.

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ORDIKAl.rnNTO

'Dlt l,L'l>SRHCJTO IT.11.BNO

Disposizioni genernli. _

Coqio d'ammiuistrnzione.

Sul piede dì guerra ciascuna delle 24 compagnie attive, che saranno addette ai servizi delle d ivisioni e dei gyartieri genera.li, terrà nella sede del comando dél ri- _ spetti vo reggi mento un 1~u mero d ' ufficiali, sott' ufficiali e soldati strettamente necessario per la tenuta della propria contabilità, oltre quel numero d'uomini e cavalli che sia~o in eccedenza alla forza occorrente pei ser vizi assegnati alla compagnia. Le compagnie ·d i deposito sta~anno alla sede del corpo e saranno specialmente incaricate d i ricevere g li uomini di nuova le'va e deita loro istruzione, di r icevere i nuovi cavalli, e per tal modo di tenere a numero le comµa.gnie attive, provvedere ai servizi del genio (pa1·chi) e di ·fornire , occorrnndo, dei distaccamenti pei servizi imprevisti nei pr esidii. Il numero dei soldati e cavalli tanto p resso le compagnie attive, come "presso quelle di deposi to, potrà · esser e maggiore o minore, secondo le occorrenze del servizio. Oltre ai cavalli e muli contemplati nel presente specchio , ·ogni reggimento del treno d'armata avrà ancora' in forza effettiva allo stato maaaiore un nuoo mero d i cavalli o muli sufficiente a som ministrare quelli occorrenti pel t raino dei carri e delle carrette di battaglione assegnati ai vari corpi di fanteria ed alle altre armi addette alle d ivisio:ni atti ve. Detti cavalli o muli, ancorché in consegna ai corpi di fanteria, canti nuerann-o a considerarsi come effettivi al reggimento del treno che li avrà somministrati .

Sensibili sono le modificazioni organiche, e per conseguenza le riduzioni in personale introdotto col nuovo ordinamento sul corpo d'amministrazione. Sebbene constasse il medesi:no di 18 compagnie con un effettivo di 31)44 uomini, pure per il vizioso sistema d el suo reclutamento, bastava a mala pena, per i diversi servigi cui è destinato. Il vizio stava in ciò che essendo formato nella maggior parte sua di tutti gli individui d egli altri corpi dichiarati inabili a p ro~eguire nel servizio attivo senza che perciò abbiino gli P,Stremi richiesti dalla legge per aver diritto· al congedo di r iforma, ne venne che il corpo si trovò composto di un personale scadente ed incapace di prestare un'opera utile ed efficace. Col nuovo ordinamento cotesto sconcio sistema sarà abbandonato, ed il cor po, ridotto, a datar e dal 1° febbraio, ad uno stato maggiore e a 7 compagnie miste d' infermieri e d'operai delle sussistenze militari, sarà d'ora innanzi manten uto a numero esclusivamente mediante trasferta in esso di individui validi dei reg g imenti 'di far.ter ia che ne facciano dimanda; e questi, prima di farvi passaggio definitivo, vi compieranno un esperimento di tre mesi. Per conseg uenza nel corpo d'amministrazione non saranno più assegnati inscritti di leva, ad eccezione di quelli iniziati negli studi medico-chirurgici ·o farmaceutici ed autorizzati a proseguirli i n una delle u niversità dello Stato, e r imanenti in computi al corpo stesso come se foss8ro in congedo illimitato. Il seguente specchio indica la nuova formazione del cor po che andrà in vigore il 1° febbraio 1865.


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ORDINAMENTO l'IELL• ESERCITO IT ALTA NO

T ABEr,LA graduale numerica del lei foi·za del corpo d'amministrazione (piede di pace).

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Comandante (colonnello o luogotenente colonnello) Uffizi ali superiori (maggfori, od 1 Juogote nen te colonnello ed 1 maggiore). .. Direttore dei conti (cap. o subalt.) Uffizia.le cl'amministr . (subalterno) Id. di massa (irl.) (id.) Id. d; m<'<iMI• Aiutante maggiore (id.) Uffiziali a disposi:>.ione (id.) Medico di reggimento

Ca;pitani . . . L uogotenenti . . . . . . Sottotenent.i

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Caporali . . . . . . . Tamburini . .. . . . So)dati cli ia classe. lei. d i 2' - iù. . Vivandier e . . . . . . Totale trupptt .

T o1'ALE

GENJmAr, E

compresi gli uffiz.

N . 5 sarà ripartito in uno sta to maggiore e sette compagnie formate in correlazione coi bisogni del servizio in ciascun di parti· mento.

71 su ! - - -- -- ·- -

Totale uffiziu-li.

Id. d'amministrazion e . . .. Sergenti id. . ... . Caporali maggi ori . . . . . . · . . . Id. funeri d'amministrazione Furieri . .. . . . . . . . . . . . . .

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Il corpo fu conservato com'era già , cioè come appare dal seguente quadro:

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DELL'ESEllC[TO ITALIA NO

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Q UADRO

83

g1·aduale numerico del corp o cacciatol'i franchi (R. clecre to 25 luglio 1864).

COIIPI NON COMBA1'TENTI. DESIG~AZIONE

Corpo dei moschettieri. dei

Anche il corpo moschettieri il quale constava di uno stato maggiore e tre compagnie, fu ridotto a datare dal 1° gennaio ad uno stato maggiore (uffiziali) ed a una sola compagnia la cui sede sarà presso il deposito o r eclusione principale in Savona. Il seguente specchio ne indica la novella formazione.

GR ADI E DY.L LE C.\ ltICHE

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2

Coman<hnt e (colonnello o tene nte colonnello . . . . . . . . . . . . • • • • 13 )foagiori (di cui uno f. f. di relatore) ~ Ah1tantc nmggiore in 1° (capitano) . . ~ ld. in 2° ( ufliz. subalt:.) ~ ) Direttore dei con ti (cap. o uffiz. subalt.) 9 Uffiziale d' am ministr. (uffiz. subalt.) . . ~ Id. di massa (id.) . rh Icl. di ma tri cola (id.) Medici di ba ttaglioue

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1 F urieri. . . . . . . . . . . . . . . . . . "'\ Se!·rren ti . . . . . . . . . . . . . . . . . ~ C:a.pol'ali furieri . . . . . . . . . . . . . -< , Capornh . . . . . . . . . . . . . . . . . ;i Trornbc lticri. . . . . . . . . . . • • • • 8 T:1mburini .. .. . . . . • • • • • • • • l Sohltìti . . . .

1

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T otale nfffaiali Furie ri maggiori . . . . . . ( Icl. d'amministra zione. . Sergenti id. . . Sott'nffìziale port.1-lc tter c .. :.: ld. di magttzzino . 5 Capo-musica . . . . . .. . . ;:; Scr«cutc trombettie re . .. . ~ tambnl'ino . . . . . ;;; Capo-armaiuolo. . . .. - ; Capo-s11 rto . . . . . . . . . . . . . . ~ c ~.po-ralzob io . . . . . . . . . . . . cr.i Capo1ali maggt0ri . . . . . . . . . . lei. furi<-ri d :an~Illiuis trazio ne. Tcl. trombctllc n . . . . . . . . 1 I d. tamburini. \ Viva utl icr i . . . .. . . . . • . . . . .

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84

0RDINAMEN1'0

DE LI.' llSERUTO 11' A I. I A:-:O .

85

SPECCHIO N. l.

Fonu grnduale del personate addetto alla reclusione militm·e pel governo ed amministrazione della rneclesima, e paghe e vantaggi alto stesso personale assegnati.

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- PEUSON ALE GRADO

CARICA

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1 Colonnello o luogote- 1

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nente ' colonoello . 1 Maggiore . . . . . . .

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l Cappellano militare. I 3 Uffiziali di sanità . \ 3 F a rmacisti. )

1 Capitano. 14 Lnogoteneuti 14 Sottotenenti.

Comandante . Relatore. 3 Coimincfanti delle succursali. 1 Aiutm1te magg. in 1° ( presso il depo1 D irett. dei h1l.ioratoril sito pri11cipale. Direttori dei lallora.t.., ed uffiz. d'ammin. nel le succursali con labor a tori. Direttore dei_ conti. · 1 Uffiz1ale eh massa. 2 ld. tl'amministrnzione. 1 . Jd. . di 1natricola. 3 D1retton dell'ospedale ed accasermameuto, dei quaJi 1 al deposito principale, gli altri presso le succursali. P resso il <leposito princi]Jale._ . ,. Uno per grallo presso 11 deposito pnnc1,>aie e gli a ltri presso le succursali.

. \ Coman ùante dei ~oschett(cri: . . . P el senizio della compagnia per r eclusi· . e per le carceri m ilitari.

l

l Furiere maggiore . . . ù Id. d'ammiuistr..

6 Sergenti icl. l Caporale m~ p:giore . ù Icl. d' amministr. I Ser" eutr di rna.,a zzino A l deposito principale. 2 C,;1~orali di "id, Alle succur8ali con laboratori. l C.ipo-musica Ser g,'nt.i infermieri . Id. 1Jo1·ta-lettere l Al deposito p11incipalc. Vivandiere. . . . . . . ) Furieri. . . ' Pel se!'Yizio della con1p., e pei r eclusi. Serg~nti ·pc1 servizio clelìa compagnia e 1icr le carcer i militari. Caporali fur ieri. P el senizio della comp. e pci r eclusi. ' Pel servizio c! clla compagnia e per le Caporali . carceri milital'i. J\Ioschettièri. Pei r eclusi e per le carceri milita.ri,

Stato maggiore delhi piazze. ' Lo stato maggiore delle piaz;:e ebbe pure . a subire alcune riduzioni sì di personale che di circoscrizio.ne. Furono soppressi i comandi militari dei forti di Bardi e cli Exilles, non che quelli dei di~tretti di Savigliauo, -di Sa.nta Teresa e l ii Carloforte, e dei cir• condari di Piom bino e Viareggio. Il personale fu ridotto a : Gomandanti. i

31 Colonnelli. 50 Luogotenenti colonnellL l:lO Maggiori • Applicati.

8 Luogotenenti .colonnèlli. '27 .Maggiori. 263 Capitani. 248 Uffiz1ali subalterni". 154 Gqardarmi. 'rotale 1,081. La carica di maggior generale è soppressa nello stato maggiore delle piazze.

Scuola cl'applic11zione dt\lle anni d'artiglieria e genio. A datare dal 1° gennaio 1865 il personale dirigente ed insegnante della scuola d'applicazione delle armi d'artiglieria e genio venne sta•bilito come segue :


86

IJELl.' ~.SEI\C1T0 l'l'A l,1/\~0

ORnINAMENTO

Ripo1·to

Ulfiziali d'a1·tiglieria e del genio. Comandante (maggi?r generale). Id. in 2° (uffiziale superiore). Aiutante maggio.re in 1• (capitano) Id. in 2° (luogotenente). Jstruttori (capitani) , Professori ( capitani) . Id. aggiunti (capitani o luogotenenti)

1 1 1

.......,

1

::::

4 6

6 o

Sostituti avvocati fiscali militari . Uffiziali istruttori . Id. sostituiti istruttori . Segretario presso il tribunale supremo . ld. · archiv ista Segretari . . Sostituti segretari Scrivani.

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"d

~

o

4

U.ffiziali subalterni dello stato maggiore delle piazzo. Istruttore di cavallerizza

18 7 1 l 19

39 M

~linistcro della guerra.

1 :3

'

27.

Tribmialì militari. Il personale addetto al tribunale supremo di guerra ed ai tribunali militari venne ridotto come segue : Avvocato generale militare . 1 Sostituti avYocati generali militari 4 Avvocati fiscali militari . 18

A riporta1·si

27

Gli altri corpi ed istituti dell'esercito non ebbero a subire alcun mutamento organico . Però in fin d'eco:.. nomia, in alcuni istituti d'educazione militare si lasciano vacanti taluni posti mono importanti.

1 1

Totale generale

23

Totale 189. Jl decreto che ri0rdina il personale modifica pure le paghe al medesimo attribuite .

lilfìziali d' a1·mi diverse.

Professore borghese Preparatore di chimica . Maestro di scherma Scrivani

87

23

t

t

I •

La nuova pianta numerica del personale dell'amministrazione centrale della guerra., è la seguente: 1 ministro - 1 segretario generale - 4 direttori generali - 11 direttori capi-divisione di 1n classe 10 id. di 2a classe - 52 capi-sezione - 45 segretari di l ' classe - 5.J id. di 2• classe - 60 applicati di la classe - 60 id. d i 2n classe - 60 id. d i 3a c:lasse - 60 id. di 4• classe. - Totale 409. Temporariamente saranno· conservati in eccedenza al precedente quadro : l capo-sezione - 2 segretari di 1n classe - 2 id. dì 2" classe - 2 applicati cli l" classe - 3 id. di 2" classe - 3 id. di 3a classe at-


88

ORDIN AME~TO

tualmente addetti alla sezione archivi a Napoli ed alla delegazione leve nell'oradetta citt'à. Seguono alcuni specchi r elatiyi allo scompartimento del ministero in rami di servizio, in divisioni ed uffizi in base al nuovo quadro organico . Lo scompartimento stesso è il seguente:

Dirèzione generale dei servizi amminùtrativi

Divisione Id. Id. Id. Id., Id.

Segretariato generale.

Divisione gabinetto del ministro ; Id. giustizia ed istituti militari ; Id. personale , servizio interno e giubilazioni•; Id. contabilità centrale; Ufficio, archivi. Direzione generale di fante1·ia e cavalleria.

Ufficio, gabinetto del direttore generale; Di visione P fante ifa, servizio attivo; Id. 2a fanteria, servizio sedentario e mat1·icola degli uffiziali; · Id. cavalleria. Direzione generale delle armi speciali.

Ufficio, gabinetto del direttore generale;, Divisione tecnica d'artiglieria; Id. amministrativa d'artiglieria; Id. tecnica del genio e stato maggiore; Id. · amministrativa del genio e stato maggiore.

89

DltLL' ESEI\CITO JT ALIANO

gabinetto ed intendenza militare; sussistenze; vestiario; casermaggio; ospedali; competenze e contabilità interne dei .corpi..

.

Direzione gen erale delle leve, bassa fo1·za e matricola . .

..

Ufficio, gahin,etto del direttore generale; Divisione 1a leve ; Id. 2~ leve; Id. bassa forza; Id. matricola di bassa forza. C::rediamo buono di compendiare nel seguepte quadro sinottico quale riuscirà la forza dell'esercito ( corpi attivi) sia sul piede di pace quando saranno compiute le riçluzioni e soppressioni decretate, sia sul piede di guerra, come risulterebbe dai premessi specchi parziali:

.•


90

Ol<DlN AM ENTO

GENERALE

dei corpi attivi dell'eSM'Cito giusta il

1·io1·dinamenlo 18 dicembre 1864.

, PIEDE DI PACE

PIEDE DI G UER RA

-

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SCOllP~RT111EXTI T.\TTICI

-----ATT I VI

CORPI ATTIVI

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1

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8 r egg. granatieri ( ) 72

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di linea .

, Bersaglieri - 5 r eggimenti .

320

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• · " 1280

, 6720 115280 122000

320

1 40

•

160

5 820 15345' 16165

40

4 regg. di linea . . )

id.

di lancieri. •

7

id.

\ di cavalleg. ,

1

id.

di g uille .

7

Cava.Jleria ,

, 108 . "

•

;,tiglied,·(:

id.

18 882 159,18 16830 12294

,

da piawza .

.

48

, 80

id. da ca.mpag.

9646 4260 320

2 r eggimenti zappatori del \;enio

36

»

176

3856

4032

48

»

24

, 150

2310

2460

960

.

' '

7

, 110

3063

3173

,

»

,

_ 557

655

Corpo d'amministrazione (*) . I Corpo

i I

cacciatori franchi (**) ToTAu, (piede di pace) .

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20

98

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20 760 24320 BO

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AN~OT.IZIO:il

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27

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I

1275 26495

.

(*) JI piede , di /!'Uerra non è fi%ato.

.

738 15786 270

106:l 17856 13184

• i graduati, e '.1011 i• ~o.I dati m p umzione.

:1020

16

6-1

114 1

818

.

55

1920

4

36

2015

40

'

6 196

8400

7-!

303

8073

150

1

14928 130

.

1561

1589

200 ' 1068

6696

6300

44

3 182

7920

70

'

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•

.

67S 16086 11324 480

28

4

'

(**) Nella

bassa forza

44

. .• .. • . • ... . . • .. . 2-1

10960 2456S0

n o n sono compresi che

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15

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91

DELL'RSE RClTO ITALIANO

· QUADRO

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396

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2,1 9762 174058 183820 18547

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l


93

' GLI ITALLH,l IN. AF!l.lC.!.

quel re sericano « di cui non era in Paganìa: il più forte. (1). Venne mandato coi suoi soldati per rinforzo alla Goletta il 21 d i agosto 1574, vi giJnse di notte tempo, guadando non senza pèhcolo, lo stagno, che divideva la nominata piazza dal n uovo forte . - Credo morisse nell'uliimo assalto o n ella presa della Goletta l2) . . .&ug{vea•ia, sergente m ilanese, di guarnig ion e n el forte di Tunisi, perdette la vita t:ddì 12 settembre, ·nel ministrare un cannon e petriero, al quale servizio si accinse iroperito, pe1: essere morti pres.sochè tutti i bombardi eri. Balbi Francesco, di Alessandria della Paglia (3), Ci'lpitarro comandante una compagnia italiana, morì di s uo male s in ' dai primi giorni dell'occi,1pazione di Tu~ isi sebbene ei fosse uomo galici1·do (4). l:Baleiro Pirro ('?), di Corton&, (piccola, ma rinomata cit,tà di Toscana), giovane ardito, trovavasi né! nuovo forte, dove s uccedette al suo zio :l-4asin_o neL comando di una compagnia di fanteri~ italiana, addì 4 di setsem bre 1574. 1R.u•1lucci (5), da Firenze, cavaliere di Malta e

e

GLI ITALIANI IN AFRICA OSSIA GLI

ASSEDII DELLA GOLETTA EDEL FORTE DI TUNrnI NEL~

~74

CONTINUAZIONE

•

(1 ),

III .

Nota specificata dì Italiani, che si ritrovarono alla occupazione di Tunisi (1573), o che pl'esero parte alla difesa della Goletta e del nuovo forte (157 4).

A.m1atusso Scipione, di San Severino' (2), capitano di una c0mpagnia 1di fanti del presidio, lasciato in Tunisi da don Giovanni d 'Austria, fu certo prode soldato e valente, chè Ruffino lo ragJJ'UaJJ'lia con Gradasso' o o (1) Vedi Rivista militare italiana, anno rx, vol. 1, pa.g. 215. (2) Di questo nome havvi un villaggio ecl havvi nna città nella provinda di Principato Citeriore. In Basilicata ritrovasi pure un borgo eletto S. Severino.

(1) AmosTo, OrZa.nclo furioso, xr,tr., n . (2} Nella lista., o ruolo, ne dà il Rnffiuo dei capitani inviati alla

Goletta, sta scritto : " Scipione Amatusso, 11wrto , . (3) I Balbi Alessandrini sono originarii cli Oviglio. Non conobbe Giuliano Porta qnesto capita.no, ch'ei lo avrebb e registrato nel suo li bro (legli Eroi, campioni e persona9gi celeberrimi Alesscmdrini, ' impresso in Milano dagli eredi Gl.tisoHì, l'amHJ 1693, 1 voi. in-4°. (4) , Il gagliardo F rancesco Balbi cli Al essandria della paglia , H.uFF!NO.

\

(5) Forse quel Panclolfo Barducci, ricevuto nell'ordine di Malta

add ì 14 di gennaio 1572. -

Vedi

D EL

Pozzo : Ruolo generale dei

cavalieri 9erosolùnitani riceviiti nella ·veneranda lingita à' Italia , 'l'orino, 1738, in foglio, pag. 122.

,


GLI I'!' ALUNI 94 gentiluotno del signor Pagano Doria, acèompagnava il capitano B9.ccafosca, al soccorso della Goletta, ivi portato ci.al ctesider io di trovarsi all'assalto gen erale di· quel forte, assal to ann-unziato pel 30 di agosto da certo turco, il quale veniva fatto prigione nello stagno, sovra un caicco. Bat•toU Camill0, fior entin o, capitano di una compagnia di fanteria italinna. Egl i t eneva ornat issima abitazione nel nuovo forte, con l'anne del suo casato scolpita sovra una tavola · di marmo bianco, ed accompagnata dal seguente distico: Flos . fioruit -florem,

qnem ipsa Florrentia solel; - Camillus j1J:__venis, Ba1·tholus itle fuit. Ebbe eguale la grandezza di corpo e d'animo. P~rtivasi da, Tunisi col primo aiut,o dato alla Goletta, ed al 15 d i luglio uscì da questa fortezz~ per opporsi, con altre genti, allo sbarco dei Turchi, verso il ràs. Addì 21 dello stesso mese, prese parte ad una sor tita, valorosamente condotta, e contribuì a rimettere gli inimici. Morì i;iell'assedio (1). necéarìa Annibale, di Pavia, capitano, cortese e giudizioso, coman dava ad una compagnia del forte di T unisi. Acquistassi fama immortale n el ricevere il primo assalto dato dai T urchi. Col Tarsis e con Filippo del Gozzo fu dei" pochi capitani vecchi ch e rimanessero in Tunisi allorché il colonnello Doria partì per l'isola (10 di settembre 1574), ed obbedì a Salazar. Toccava una ferita n el quarto assaltò del forte (12 di settembre), ed il giorno dopo sal vava i presidia,ri r accolti sul Cerbellone, contrastando sino all'estremo

(1) Ca.milio Bartoli, morto (list a aliegata).

IN AFRJCA

95

contro i nem1c1, ch e erano penetrati per la punta del bastione Doria (1). · Becmu-ia Fabrizio, pavese, gentil uomo del Doria, si r ecò anch 'eg1i alla Goletta, col cavaliere Barducci, e venne . ucciso dai T urchi in un combattimento, secondo ne afferm a M. di Gonstancourt (ll'la1·tyrologe ·des Chevaliers de Malte, t om. 1, p . 44) . Becca1•~a Rodomonte, di forza eguale a Rodomonte di Sar za. Era capitano ~l' infanteria e porta.vasi colla s ua comp~tgnia alla Goletta , quando vi fu spedito da principio un rinforzo di gente. Si trovò presente alla poco fruttuosa sortita del 15 luglio (1574). Venne ferito, forse nel'l' ultimoattacc::.o della fortezza (2). D~ftw~sio (Bel-viso?) Gio. Luigi, calabrese, cognato di T. Boccafosca., u omo virtuoso e pacifico (paciale), secondo ne dice il Ruffino. ,Egli ebbe il comando '1,ella compagnia. cbe si trovò senza capo alla morte di Cristoforo Casale. Fu dei primi a portarsi alla Goletta, e n e p artì il 2 1 di l uglio (1574), insieme ad altri capitani, per intraprendere gli assedianti. Tocco da u na frecciata nel primo assalto dato dai Turchi alla Golet ta, n on si ·s a se , scampato a quel · pericolo , abbia poi sfuao-ita la morte n ella caduta di quella fortezza (3) . on , llUauco Giovanni, di Faenza, sergente maggiore degli Itaforni e comandante di una compagnia, u ffipia.le av·vedu to, pratico delle fazioni d i guerra, e pazientissi mo n elle vigil ie. Addì 7 di settembre (1574) , nel secondo assalf.amen to del forte di Tuni-si, ebbe 1

(1) Goussencourt, nel suo rual'l.il'ologio dei ca.valieri di Malta, pr etende, a vece , che questo capitan:> ca.desse nelle mani dei n emici, ~e schiavo morisse ili miseria. (2) Rodomonte Beccarift, (e-rito (lista allegata). (a) Pare di sì, perchè 'Ruffino scrive : Bclvisio ferito.


96 GLI ITALIAN'I p iagato il fianco da un sasso, s che fu portato dall'ar~ tiglieria nemica,. Malgrado la gravità della ferita, ei non rimase in riposo più di due giorni , trascorsi .i quali ritornò sopra il bastione Doria, dove dimorava di continuo, e dove attendeva p9i al r iparo della trinciera guasta dai Turchi nell'attacco del 10 settembre. Morì da prode, resistendo, con ultimo sforzo, ai Turchi, allorquand;:> essi s'insignorirono del forte t estè nominato. Boce-afosca Tiberio, calabrese per nascita, giunse in Tunisi 4 passati due o tre mesi dopo cha ne fu firmato (formato) il presidio con una compagnia d' infanteria elettissima, accompagnato da sei gentiluomini, altre volte capitani , . Accompagna_v a le truppe more e cristiane dell'infelice spedizione contro ai Turi.;hi del Cairuan (31 gen'naio 1574), e vi correva pericolo della vita per avere tentato di fermare i fug. genti. Si recò alla Goletta col terzo soccorso, inviato a quella piazza dal nuovo forte . Diede ordine al cavaliere Giordano di portarsi in Tunisi onde porre fine alle quistioni sue con Don Pietro Portocarrero. Venne colto da quattro colpi di archibugio (dei quali due lo ferirono nel braccio sinilltro) nella q ui nta sortita dalla Goletta (1 O di agosto 1574), che egli consigliò e dires:;e, ed alla Goletta mor·1 o in seguito di quella ferita, oppure negli ass,alti , che cagionarono la perdita di q uel la fortezza (1). !Roccafosca Fabrizio , capitano. Il Ruffino òicP, che n el pri1110 attacco generale della Goletta ( .!O di agosto), fu fer ito di due archibug iatc al braccio si nis'tro, un capitano Fabbritio /Joccafosca; ma egli per (I) Tiberio Bocc:~fosca, morto (lista a.negata).

97

lN , HII ICA

avventura, avrà sbagliato il nome, scrivendo Fabrizio a vece di Tiberio. Non pare però verisimile, che il capitano Tiberio ricevesse per due volte, due ferite al medesimo braccio, e se vi fu sbaglio nel n ome del capitano, v i sarà. stato errore anche nell' indicazione delle botte da esso toccate. JH1•.u1caccio Tiberio, colonn e11o napolitano. S' egli condusse in Tunisi l'aiuto di 500 uomini, d el quale si t enne paroÌa n elle prime pagine del 2, certo vi rimase poco. - Il colonnello Braucaccio fu in Genova per incarico del vicere di Napoli, onde offerire le forze tutte del regno in difesa della repubblica ! ( lVanderHammen, f." 229 v 0 . ) . Dr('iJnbila Iacopo (1), detto il Yallacerca, famosissimo soldato, già luogotenente del sig .capitano Bo tigella, il quale, infermo in Paler mo al tempo della spedizione d i Tunis i, lasciò a. lui il comando di sua compagnia. Giunse alla Goletta colle prime compagnie colà spedite i n rinforzo del presidio, si adoperò per la difesa di e!:Sa piazza, sia nelle giornaliere fazion i , sia nelle ' sortite del 15 e del 21 di luglio (1574) . Busca Ermete, gentiluomo astigiano, fratfl!O del1' illustre signor Mons. di Ncvillia (2), càpitano del presidio di Tunisi, uffiziale valoroso e cortese. Volle far prova di sua virtù, portandosi volontaria.mente alla impresa del 31 di gennaio 1574, nella quale fu testimonio della viltà dei Mori e d ella poca fermezza dei cavallerroeri cristiani. « Addì 7 di set.tembre 1574 ·rioo cevette l' immortal vita per la mortal ferita, che com -

*

(l) Non sapremmo dire cli quale citt à cl'It:tlia fosse il ca1iitano Brembila natirn. (2) Forse quel Fr. l\Iaré Antonio Busca-Neviglia, registrato nel R iwlo di B. DEL PoY.zo, pa.g. 24. AN~O I X,

vol.

IU, -

7.


lN AFI\ICA

G!,I !TALlANI 98 battendo valorosamente gli fu data da'nemici, di una ?-rchibugiata, quale passando lo scudo d'acciaro, la spallera dritta (lo spallaccio destro) e corsaletto, venne a riuscire per la schiena da <lrieto. Visse pure altri 2 aiorni poi con grandissim0 dolore di tutti se n'andò o ' . al beato riposo ». Il capitano Busca trovavasi nell'io- · dicato giorno, sovra il bastione Doria , dove faceva lavorare intorno ad alcuni ripari , e gli assedianti lo assalirono, verso le ore 22, appunto per distruggere . quelle difese. Cam1•ei Nicolò, di Pavia; luogotenente nelle compagnie del Busca, succedeva al morto suo capitano. Ebbe ferita il 12 settembre 1574, mentre opponevasi agli. sforzi dell"assediante, nel forte di Tunisi (1). caraffa Cesare, capitano comandante 120 mercanti ordin,ati in compagnia, alla Goletta. Ca1rreua Cesare, alfiere nella compagnia colonnella, allorquando il Doria si ritirò nell'isola di San Yago. C:arretto (Pietro del), fu prigione dei Turchi alla Goletta (nel 1574 ?), e morì schiavo. - Così M. di Goussancourt. casale Cristoforo, di Cremona, valente u:ffiziale, capitano di una compagnia italiana, in Tunisi , non poteva darvi saggio di sua virtù, perchè inferma;tosi, usciva di vita poco tempo dopo lo sbarco (1573). «Jerbellone V. Serbe}lone. Costandino Pietro, di Nizza al mare, alfiere del sergente maggiore Bianco, ottenne lode pel va.lore

(l) Avremmo per avventura fattone un solo di dne ca.p itani di eguale prenome? Non lo crediamo, ma non possiamo neppure. affermare con troppa certezza il contrario.

99

dimostrato nella prima uscita dal forte di Tunisi, addì 15 di luglio 1574. . C1•espo (Il), luogotenente di Antonio Tarsis, fece mirabile prova di sua persoµa, nel respingere i Turchi, che tentavano la scalata in Tunisi addì 13 cli luglio 1!'>74, e più tardi (7 di settembre) si tenne fermo al . suo posto, insieme con pochi altri uffiziali e gentiluomini, mentre la maggior parte dei presidiari abbandonava il baluardo SGrbellone, iri seguito dello scoppio di una mina. - Crespo pare nome di guerra. C:!rh·eno Gio. Battista, parente, per quanto ei disse, all'auditore Ruffino, della nobile famiglia de'Crivelli di Cantu, soprl!, Milano. Come luogotenente del capi~ \ ' . tano Porro, s'acquistò nome di valentissimo ·s oldato nel primo assalto al forte di Tunisi (3 di settembre 1574). Ebbe poi la con1pagnia che era stata prima di Ippolito Doria, poscia del luogotenente di lui, per commissione del suo colonnello. Fu ucciso il 12 di settembre, ~eutre resisteva con grande valore all'attacco dei nemici. Del-Goz:110 Filippo, perfettissimo soldato fiorentino, comandava una delle compag nie del terzo italiano, sin dal prim0 tempo del soggiorno in Tunisi, e fu uno dei tre capitani vecchi (anziani) che il maestro di campo, Salazar, consultava allorchè egli succedette al Doria nel particolare ,governo degli Italiani. « Con 25 Francesi e PiemQntesi, de' quali era la maggior parte di sua compagnia , , fece testa nell'ultimo assalto al forte di Tunisi, e, morì da prode. Di-illicbele Cristoforo (1), d'Aquila, città delJ

I

(1) Non sappiamo se Di-11:Iichele valga qui per indicazione della famiglia o per indicazione del padre di questo capitano Cristoforo.


JN H'RICA

100

GLI ITALIANI

l'Abruzzo. Sergente nella compagnia del 1'Iasino. Fiorentino, dopo la morte di quel suo cap itano (4 di s ettembre 1574) ebbe l'insegna per li suoi benemeritj. Do1·lia Pagano, genovese, cav_a liere dell'ordin.e gerosol imitano (1), le cui virtù e fatti egregi si possono scorgere dalla precedente n arrazione. Peccato che iu lui, le forze del corpo non rispond~ssero ali' indomabile coraggio dell'ani mo I P erò egli fec e palese quanto pos,;a tenacità. di proposito, anche in uomo di perduta sanità. T eneva s otto i l suo comando ventidue compagnie (2), ed u·n a parte di esse era stata tolta « d<1.gli altri terzi Italiani, cioè dal terzo del ·marchese di Castiglione di casa Gonzaga, Ottavio Gonzaga e Paulo Sforza. La sua. compagnia colonnella poteva dirsi sopra l e altre superbissima, per il numero de'gentih11)mini, come per essersi ridotti in q uella ogni sorta di i:;oldati vecchi, quali avevano militato con carichi onorati , chi in ·Frància, chi in Fiandra, Malta e Spagna. Portavano t utti gli solda ti di detta co~pagnia sopra il morion e per divisa e corrispondenza degli meriti del loro colormello un motto scritto in zandale negro, che diceva Fulget. L' ÌT)segna haveva il caro.po n egro con una croce di Santo Andrea rossa ; · dalla banda dell'asta bav.eva d ipinta la morte c6n una falce in m ano drizzat,a ed all' iucontro dalla morte era .U l) O sole ascoso da nebule con un motto che diceva aunque os peze (aunque os pese?), e di sopra era scr itto

(1) Del Poizo (Ru.o_lo, pag. 122) lo dice fratello a Gianancl1·ca Doria, pr onipote che fu del celebre Anil rea. - Paga110 Doria. era accol to nelhmline gerosolimita no 1'11 cli settembre J571. (2) Vcntnna da prima, venti.due quando giuuse· T iLerio Boccafosca colla s ua geut.e. '

101

uno P. T. con uBa piccola stella, e di sotto a suo ' incontro Fulget. • Gli affanni, gli stra.pazzi e le infermità lo avevaho reso ìn tale condizione, al t e mpq che si ritirò nell'i• sola di San Yago , che « pareva una statua, e più era disforrne per esser macilente , lung~ di corpo e g rosso d'ossa; , Hor ia Ippolìto, g enovese, generoso ed ardito gen• t i luorno, venne .:celto per capitano della compagnia Lisciata, morendo, d~l Casale. Mostrò particolare va~ lore n el fatto del 15 l ugl io 1574 , i9- Tunisi, e~ in quello del 22 ~ fu ferito nel braccio sinistro di una archibt1g iata, facendo mirabili prove di- sua per'sona per salvfi.re e viLirare gli suoi disbandati ... ; gli 1u· segato il braccio e finalinente ne morì. » U10 11•ia P rospero , alfiere dell' Ippolito qui sopra menzionato, fu pure lodato per la sua ardit ezza nella sortito. del 15 luglio. Ea•coh.~, di P isa, capitano di fanti italiani i andò alla Gole tta colla sua compagnia, allorch è vi fu s ped ito i l q uarto soccorso , ed in breve vi perdette la · maggior parte de,suoi soldati (1) . Ruffino lo chiama soldato eroico, e lo annovera tra' feriti _11ell'assalto generale del 20 agosto (2). l~arf.n Ua Onofrio Gaetano. Viene__nominato tra i capitani che seguirono volontariamente le truppe cli Mul ey -Mohammed n ella s pedizione del Cai-rua n, ma non sì scorge che tenesse comando di compagn ia. (1) , Restò intorno alle botte ai ltfogo tcnente Pluìlo portn. con gli restanti di sua compagnia e di quella del ca pita no H ercole da Pisa, che erano 10 h ominj sola.mente, tutti gli altri esseifdo morti o fori ti " RuFf' rno. ' (2) Anche nella lista dei capitani spediti alla Goletta si legge: E1·cole di P isa, ferito..


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GI.I ITII.IAXi

l<"austa, giovane ardito, alfiere n ella compago.i a di Pagano Doria. Toccò mortale ferita alla prima uscita da Tunisi, per essersi stato rotto il fusolo di nna granata. l<'fio1•endh10, V. Masino. F1•a~zino (Il), prima alfiere nella colonnella, poscia luogotenente, quando Pagano Doria cedeva il comando di sua corr.pagnia allo Zenobio, succedette finalmente a quest'ultimo, ucciso negli ultimi attacchi dal forte di Tunisi. Gas,aldo Stefano, piemontese, di Sommariva del Bosco. • Andò con Monsig. di Roccaniggi nel regno di TÙnisi, quando D. Giouan d'Austria rimesse Mohemetto nel suo stato. • ~la.tea•ba Crio. Battista, da Cremona, • degno de gli favori da esso lui ricevuti dal capitan~.Hieronimo Cremonese, sergente maggiore del marchese di Castighooe , . Comandava una compagnia del presidio di Tunisi, e venne inviato dal suo colonnello alla Goletta., col primo rinforzo. Prese parte alla iafruttuosa sortita del 15 luglio, e tre giorni dopo, si difese onoratamente , contro i Turchi, che avevano assalita la strnda coperta, dove egli trovavasi di g uardia con 100 dei suoi soldati. Ruffino lo nota tra' feriti, però senza alcuna particolare specificazione. lllfa.-;:!iano (Gio. de), milanese, caµitano di una compagnia di fanti italiani, e luogotenente del generale sopra l'artiglieria. Sin dalla costruzione del nuovo forte, egli diresse i lavori intorno ad uno dei baloardi, che portò il nome di San Giovanni. Non cessò poi di inrn1.Jzarne le difese, n el tempo che i l forte trovavasi stretto dalle trinciere nemiche, sebbene tre volte fosse colpito da' proietti dei Turchi , due nel viso · ed una

IN AFRICA

103

nella mano, né aspettò mai l' in ti era risoluzione di sue ferite . Ed il bastione che aveva fatto elevare, custodi e difese nel primo assalto e nei successivi, non restando di assistere in tutte occorrenze al ge• nerale. llla§àno Fiorentino, di Cortona. - Non siamo in grado di definire se Fio1·entino sia il nome di famigiia d el capitano Masino (Tommasina?) oppure un aggiunto per dimostrare ch'egli era toscano, prese la parte p el tutto. Ad ogni modo, il capitano :Masino era cononese per nascita (l). Aveva il comando di una compagnia in Tunisi, e godeva certo di particolare stima, poiché a lui venne aflidato la dirigenza delle cinque compa• gnie che sortirono dal forte addì 15 luglio 1574 con tanto danno dei nemici. Ebbe pure lode di prodezza resistend o al prim,i assalto dato da'Turchi e da prode morì (11 di settembre). - L'auditore Ruffino così ne n arro. la uccisione: • ritrovandosi il capitano Ma!!ino sopra ·)a porta del bastione Doria, e contrastando se• condo i! solito con certe squadre del nemico, quale a portava fascine per trincierarsi appresso di noi, com• battendo con la alabarda havendo morto tre nemici, portato da collera per vedersi quattro degli suoi morti agli piedi, rimettendo con uno quale si ritirava, come l'infilzò di detta alabarda, si discoperse tanto, che tolto a mira da'nemici dalle poste delle trinciere, fu morto di una archibugiata n ella testa Grandissimo danno agli nostri, ·per il suo ardire e per esst:re perfettissimo soldato, quale s' intrometteva a ogni cosa, · e fu pianto generalmente da tutti. • ·.N. Ai., luogotenente di de~to capitano Masino, sol(l)• 1fasino fiorentino, fratello di Marte, di Cortona • R\:rP1e.o.


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IN Al'RJCA

GLI ITALIANI

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Po11•1•0 Gio. Luigi, di Milano, uomo liberale. Già

dato vecchio, rnorì nP-lla prima uscita dal forte ,di Tums1, d'una archibugiata nel petto, ì"S. Eti,, pavese, luogotenente d'Ippolito Doria, tenne poscia la compagnia di lui sino all' 8 di settem bre , n el qual g iorno fo ucciso dai Turch i in una avvisaglia. N. NI,, alfiere del Porro, , gentil' homo romano, e di casa di nobili, soldato vecchio e altre volte fatto schiavo in Algeri », venne col pito al braccio sinistro n el primo attacco del forte di T unisi, e trova.vasi an- . cora infermo a letto quando i Turchi s'insignorirono di quell'ultimo baluardo dei Cristiani. N. ~., paggio di 'Antonio Tarsis, s'acquistò il nome, di valente all'assaltamento secondo del forte, ed in tutte le altre fazioni. lii. ~-, maggiordomo del colonnello Dori a. Gli fu S ('• gato un braccio per ferita ricevutà l' 11 di settembre

Odo1•igo ,(Oderico ?) Agostino, comanda va la com pagnia colonnella, che il Doria a lui aveva .rinuntiato (1). Il nome però d1 questo ufficiale n on appare in alcuna delle fazioni descritte nel diario dell'assedio di Tunisi . Vedi Zenobio. Omb-r~se Giovanni, solda.to al servizio di·.Spagna, militò in Tunisi al t~mpo dell'asseclio, e fu condotto . prigione a Costantinopoli. Di lui avvi cenno in un libricciuolo che tratta del le famiglie più cospicue di Nizza nel Monferrato; m,t non si può conoscere se egli fosse monferrino di naseita, o se avesse solo relazione con Nizza a cagione della m oglie (2) .

capitano iii Tunisi nel 1573, con comando di una compagnia italiana, perdeva la v ita nel nuovo forte, addì 6 di settembre 1574, · due ore dopo di avere ricevuto un colpo di archibugio al capo. Porla Paolo, genovese, ..Juogotenerrte del capitano Belviso, si segnalò nella uscit,a dal forte di Tunisi del 15 di luglio 1574,, se non prese sbaglio Ruffino, il quale così afferma. Ammessa per vera la cosa, ne· è forza c redere che il Porta tardasse a seguire il proprio capitano, essendosi questi recato a lla Goletta col primo soccorso. Trovavasi però nella segnata piazza verso il 18 dello stesso mese, che in quel tempo veniva spedito al generale comandante a fine d i chiedere novello aiuto di gente, Ritornava alla Goletta, e dopo il secondo assalto (21 di agosto) rimasto « intorno alle botte con gli restanti di sua compagnia e di quella del s 110 capitano Hercole cla Pisa, ~ffatieavasi con gli suoi intorno allo, botte per discavare dubitandosi di mirla; fu fornita detta contramm ina, però non si polè cavare la bocca d'essa, e sopra la propria mina caricarn e i l pezzo, che havevano ;-parato, e ' fecero nrolte altre provvisioni pe r ripararsi poi il giorno seguente. » J•oa•zyo JacobQ, da Napoli, capitano, « j,] qua.le senz.a . bavere compagnia o assisteva appresso la persona dE·l generale. Addì 26 di luglio, questo valoroso ufficiale conquistò bandiera nemica sovra il r ivellino Doria ._ Rh1i Lorenzo, ingegnere veneziano, condusse quéi bo mbardieri che dovevano servire i due falconetti dati

(1) • la quale sua compagnia bavesse rinontiato eletto Colonnello al Capitano Agostino ()derigo Geuouese " RuF1'1Ko, (2) Anche dei ~oldati che difesero onoratamente una piazza è bene cli conserva.re·, potendo , i ,nomi. - La notizia dell'Ombrese

venne ricavata da un manoscritto cli poca importanza, ma rarissimo (Genealogia delle fcwiiglie di Nizza che si r it1·ovano jn hoggi, 1.737, qucilificcite e ccnmnodc), opera di Monsignor Giacomo Francesco dei Conti Corclara. ·

1574.

.

I


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GLJ ITALI.ANI

al principe di Mori, per la sua impresa del :31 gen• naio 1574, e venne fatto prigione dai nemici. Condotto al bagno del vicerè d'Algeri, vi diede poi contezza al Rullino delÌe forze dei Turchi, e di altre particolarità della accennata spedizione. · Roffino Bartolomeo, da CiatnbPrì (I). Auditore degli Italiani' in Tunisi (2), era uomo non ignaro di . lettere italiane, come lo dimqstrano alcuni passi del suo scritto « sopra la desolazione della Goletta e fo rte di Tunisi », dai quali appare aver egli lette le opere del Bembo e dell'Ariosto. Ruffino parla di sè nella dedicatoria al duca Emmanuele Filiberto, ed in alcuni luoghi di · sua 1·clazione, -che provano tutti il comodo che egli ebbe per compilarla esatta (3). (1) Se non era It_aliano, era però suddito di Emanuele Filiberto, principe italiano. (2) La biografi.a di questo poco cono.ciuto scrittore savoino uscirà

uel volnme ultimo ,!elle memorie pubblicate dall'accademia delle scienze di Savoia. - Vedi Courrier des Alpe.s, 1864, N. $6.

(3) , Essendo io schiavo in Algièri nel bagno del Re, ragionando con alcuni degli 13 cattivi (che perdettero la libertà nell'iinp1·esa di Cairnan) e leggendo loro questa parte, m'anno affermato contener uerità , e seppi da M.' lorcnzo 'n ini Venetiano ingegniere.... , quale era l'artiglieria del nemico, e il numero loro. , • niia poi ch' è interrotto dirò ancora qni, che se hauessi hauta commodità delle mie minute (smarrite nella presa del forte), hauria saputo dire quanti e quali ne marinano ogni giorno , il qual ma • niera , non che fosse per tutto, ma la notte auisato dagli capitani, quali tutti sapeuano che mi affaticaua in questo, non ·contento delle altre fatiche, ancora che uolontarie. Dirò ancora che ueniuà sma• rauigliata se più distintamente scriuo degli assalti de Thunis che della Goletta, impero che di qu esti ne ho r-agionato per hauer inteso molti e differenti -detti, pure digiesti insieme, confermandomj à quelli di ò giudicato hauer parlato senza passione, arguendo se stessi; .ma de gli altri ne sono assicurato per hauergli uisti, e di più essC'ndo con gli capitani miei amici ridotto in luogho di comodità, auisato delle successiue doue non cui era ritornato • RuFFrno.

IN .HRICA

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Scampò all'ecddio della guarnigione del forte di Tunisi, si trovò, cioè: nel numero di quei duecento pre~ si diari che ri pa.rarono nell' isola. ~amin~afi Fabrizio, ·di Lucca, ingegnere, inviato da Gaino Serbelloni alla Goletta, vi fu ucciso dagli assedianti nel primo assalto generale. §cammant!ino Giovanni, capitano fiorentino , cavaliere servente di Malta, nei primi tempi dell'assedio venne percosso in più luoghi di sua persona dalle scheggie della tavola di marmo, che stava sotto il grembo dell'arco alla porta degli Spagnuoli, e non bene sanato di sue ferite, cont'in uò a com battere sino al 5 di settembre, nel quale giorno, affacciatosi al parapetto (del baluardo detto il Serbellone?) , fu morto ' di una archibugiata nella testa. §caa•ampì Giulio Cesare ( del Cairo provincia di · ~avena), alfiere del Vallacerca (Brembila) e suo successore nel comando della compagnia (l). §en·lbeHoni Gabrio (Gabriele), milanese, cavaliere dell'ordine gerosolimitano, gran priore d'Ungheria (2) capitano generale dell'artiglieria della armata e dell'esercito del re cattolico (3), e quel che più vale, militare spregiudicato ed intraprendente oltre il costume dei gentiluomini della età in cui egli visse. Ebbe comando (1) L'auditore Ruffino lo dice della Casa illustre de Chiarì in Astesana. - Gli Scara.mpi, gentiluomini a.stesi, ebbero j] feudo di Gairo nel xrv secolo. (2) " Prior d'Ungheria, Commend. di Ferrara e Montecchio, Fr. Gabrio Serbellone, cugino di papa Pio IV di Milano • DEL Pozzo, Buolo, pag. 102 e 103. ' (3) , Ga.pitan generai de )a Artilleria de la ~.1;mada y excrcito de su ì\fagestad , WA::rnrn-HAMMEN,_ foglio l 75 his.


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GLI l'fAl, I.~ N I

alla battaglia di Lepanto (1), e difese con grandissimo valore il forte di 'l'unisi, come si conosce dal d iario ·~ell'assedio. Soffrì con paziente a.01mo la morte del figliu0lo (2), e dopo la perdita del fotte, cadde n elle mani di Sinan-Bascià, che dicooo lo trattas~e in un modo affa.tto inumano (3). Riaveva poi la libertà per mezzo dei Veneziani, i quali n e negoziarono 'lo scambio con uu Bascià fatto prigione alla battaglia cli Lepanto (4) . Morì prima del 27 gi ugno 158Ì (5). Set•beUone Gio. Paolo, fig lio del' precedente; e da lui instruito ed ammaestrato, coman'clava una compagni~ di frrnti cli pr esidio in Tunisi, Gli venne affidata la custodia del bastione nomato dal padre suo, in occasione del primo assaltamento dei Turchi, n è abbandonò il suo posto n el secondo attacco, malgrado la fuga dei soldati, che vi stll.vauo di g uardia. Finalmente nel mattino del 12 di settembre, i di b uon hora, fu morto di una archibugiata in testa. , sc.1 .•on1bone. napolitano, grazioso e ardito cava~ (1) • I coman danti principali (per il Catt olico) erano Ascanio d,,Jla Corgnia, Maestro di campo generale; Sforza Conte di Santa Fiore GeneraJ de gl'Italiani; il Prior d'Ungheria Fr. Gabrio Serbellone Cenerai dell'Artiglieria ,• D;;L Pozzo : Eistoria della Sacra lleli[!Ìone mil-itare cli S. Giov anni Gerosolimitano , Verona, 1703, du e parti in 2 voi. in- 4°, part e r, pag. 12. (2) • la morte del quale con grandi~sima patientia sopportò e! Generale • RuFFINo. (3) • Gabriel Serbellonius .. . crudeliter 11 Siname Bosca tractatus • D1rnc 1-1SLE R1, Ohrònicon ... auctu.rn à Georgis F'cib?'itio. (4) , por meclio y negociacion de Ven eci:l,lloS el ano siguientc se dis cn carn bio de Mohamet Bascià, N ijo de Selarrà.y, qne fue preso en la bata.lla de L epanto "' VANui,;a-H,umEò\ foglio 189. (5) • Appunto il 27 di giugno 1581 , F . Vincenzo Car affa ebbe l'ufficio di l'ri ore d'Ungheria, vacato p er morte cli F-r. Gaùrip Serbellone " -:-- :Vedi DEL Pozzo, Ilistorùi, parte ,, pag. 179.

lii AFRI CA . 109 liere dell'ordine di Malta (1), venne in~ia.to colla sua compagnia in soccorso della Goletta nella notte dal 21 al 22 di agosto 1574, e fu ferito d urante l'assedio di quella piazza. Ruffino annovera lÒ St1:ombone tra gli uffìziali ch e s'acquistarono fama immortale nel r esi-, stere al primo assalto generale dato dai Turchi al nuovo forte. Ma allora era g ià. perduta la Goletta, come poteva dunque qu el capitano trovarsi nel forté di Tunisi _? (2). Aveva .egli per , avventura lasciata la Goletta prima che cadesse in potere dei Turchi? 'l'aua Lelio, piem~ntese , , honorato cavaliere di Malta (3), cognato del marchese di Castiglione ~. Capitano d' in fan teria a Tunisi, vi ottenne fam a di va1 lente sin dalle occasioni prime, cioè : sin da quella in cui uscirono 5 compagnie d' Italiani per rimett.ere il nemico (15 di luglio 1574). Fece parte del quarto soccorso alla Goletta, ed il nome di lui si legge tra quello d ei forti in tempo dell'assedio. '11',u•slis Antonio , di Mila.no , educato da aioventù . o nella compagnia di Bellona, teneva il comando di una com pagnia del terzo di Pagano Doria , e regolava, la costruzione del b_a stione di lui, allorchè esso colonn ello 1\itimvasi a Sciacca. Fu alla spedizione del 31 di gen-

(1) Ne pnre identico coll o Str::unhonc Fr. Antonio, registrato nel

Buolo d i B. DEL Pozzo, alla da t8- del 22 maggio 1566. (2) , E fo cosn Llegna ' cli ammiratione, che non scampò alcun

(della Goletta), ch e potesse apportar nnoua nè Jier terra nè per cl s tagno , sino a tanto che el veuerdj it 2-7 , uno llioro nostro a mico int.rato · rli J1otte per 'el sUtgno dentro el forte, ci dice che per forza gli ncmicj l'ltaueua no espugna.ta, • RuFnxo. (3) Lelio Tana, di nobile casato della città d( Chieri, fu ascritto all'ordine di Ma.Ha sin dal maggio 1563. - D i questo prode ca.valicre parlano l'Ulloa ( Histo1·iet dell'ùnprei;a ai 1h1_Joli) e il Cirni (Co1mncntari, Roma, 1562, in-4°, foglio 724).


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GLI ITALIA NI

IN Al'RlCA

na10 1574, e palesò r,neglio il suo valore addì 13 di

.ZUolomlnt Jacobo. - Di questo ingegnere italiano, che avrebbe dovuto trovarsi alla difesa, e. non alla oppugnazione del forte, già abbiamo discorso nel test•- e nelle note. -· ·La destrezza sua e la sua pratica riuscirono di grande danno agli assediati.

luglio dello stesso anno, respingendo gli assaltatori in Tunisi. Ebbe un colpo di a1·chibugio in una delle coscie; non ancora del tutto risanato, attendeva in particolare alla difesa del bastione Doria . Nell'attacco d.el 3 di settembre fu annoverato tra più valenti. Il capitano Tarsis godeva grande stima éd era spesso r ichiesto di consiglio dal maestro di campo, Salazar (1). Dopo la presa del forte, venne condotto a Costantino. poli, dove era già stato schiavo altra volta (2). 1\Va1•ro (conte Cesare di), giovane e pur sav1o gentiluomo milanese, capitano in Tunisi. Trovavasi di guardia, colla sua compagnia, verso il borgo Babacida, quando i Turchi tentarono la scalata, il 13 di luglio 1574; custodiva poscia il bastione Austria nel s.econdo assalto generale (7 di settembre), e nell'ultimo attacco « fece ivi testa, combattendo honoratamente per certo spazio di tempo.» Visconte Cesare, da Milano, gentiluomo del c0lonello Doria , portavasi volontariamente alla Goletta col terzo rinforzo colà spedito'-vi dal Serhelloni. · Zenobio, luogotenente della colonnella, ne ebbe poi il c0ma11do per rinunzia di Pagano Doria, che infermo recavasi all'isola San Yago. Venne ucciso da una palla d'ar chibugio, la quale coìpivalo nel capo addì 16 di settembre 1574. (1) • Comunicando amoreuolmente (il mastro di campo degli Spagnuoli) ogni cosa da comunicare con gli capitani italiani , e massime col sergente maggiore, Anto~io Tarsis, e Ann'ibal Beccaria, e F ilippo del Gozzo, soli capita.ni veochi del terzo di detto sig. Pagano , RuFFrno. (2) • Il sig. Antonio Tarsis . .. per disgratia come ancora si era altre uolte schiauo in Costantinopoli , RuFnxo.

N. (Cont-inua)


RtVtS_;r Il TECNOLOGICA

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RIVISTA TECNOLOGICA

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pila, trasmetteve e leggere un dispaccio, ristabilire in caso di guasto il regolare andamento della macchina scrivente, delle pile e simili. L'.istruzione de3li uffizialì dura 4 mesi, cioè dal lf> no. vém bre al 15 marzo. Oltre le nozioni pratiche suaccennate sono per essi sviluppati quei principii teorici, che valgono a .porli in grado di dirigere il servizio telegrafico in campagna. Al termine deU' istruzione sarà dato in Alessandria un esame tanto agli ufficiali che' sott' ufficiali e caporali, e dell' idon~ità che , ciascuno avrà dimostrata sarà presa .nota nei rispettivi specchi caratteristici degli ufficiali e cartelle mo~ dello n° 18 della bassa-forza. Il maggiore del genio, Conti, direttore delle officine di costruzione, fu ih.caricato ' dell'insegnamento teorico agli ufficiali. ,

Le armi di pietra italiane. (Dall' Eserc#o)

Istituzione d'una scuola lt-legra6ca per le truppe del genio. ·Nello scopo di por re io·-grado le 'truppe del genio di valersi dei telegrafi elettrici da campagna per la trasmissione dei dispacci -fa stabilito il 15 novembre scorso, presso la sotto-direzione dei parchi in Alessandria (oggi direzione delle oHì.cine di costrnzione dd genio) un corso apposito d' istruzioni pratico-teoridw. A siffatta scuola vennero ammessi 16 uffiziali su balterui, 16 Sé:rgentì e 16 caporali dei reggimenti zap'patori. L'istruzione dei sott'nffiziali e caporali dura dne mesi, cì~è dal 15 novembre al 15 gennaio, alla qual epoca subentreranno nE>lla scuola altrettanti individui per un nuovo corso siuo al 15 marzo. Premesse a lcune poche nozioni sull'elettricità e sul magnetismo s'insegua loro il modo di montare e smontare una

Nel n° 348 del giornale l'Opinione trovai una di quelle appendici che si fan leggere con piacere da chiunque ami argomenti seri, e tanto più poi quando siano trattati con p~Qfondità di scienza e con ricchezza di erudizione, come non è difficile ii farlo a chi I.a dettava, vo' dire ai chiarissimo conte di San Robert. ;Ed anche il titolo - le pietre del fulmine - è tale per se stesso da invogliar subito a leggere quello scritto, che letto appena si sente uno spinto a rileggerlo nuovamente ed a farne anche per la terza volta la lettura. Cotesto effetto l' ho _provato io stesso, e •credo che avrò avuto molti compagni. Chiunque non sapeva cosa si fossero la, cote del fulmine, la piet1·a del fitlmine, dopo letta quell'appendice ne è stato pienamente istruito. Ed io vorrei che gli uomini della scienza, come lo scrittore sovramento• vato, si stùdiassero combattere mano a mano tutti i pregiudizi e gli errori invalsi nel popolo, come in questo, così in ANN& u, voi. III, 8.


Rrrnru molti altri fenomeni, col ricercare quali siano questi fenameni o fatti, e con l'aiuto delle presenti cognizioni scientifiche rettificarne l'inte1·pretazione. Ned è quest'opinione sparsa per tutte le campagne del Piemonte e del Nizzardo soltanto, ma in tutta l'Italia, a poco a p(2CO si scuoprirà che la sia invalsa anche presso altri popoli. Di que~ta falsa credenza però si è occupato il conte di San Robert, ed ha posto benissimo a nudo la verità. Io non vengo qui ora a fare commenti all'appendice mentovata, nè a far mostra di scienza o d'erudizione, chè nemo dat quod non habet. Vengo a fare soltanto una piccola aggiunta a quell'appendice, vengo a supplire, cioè, a d u na dimenticanza del chiarissimo scrittore, involontaria io ne sono persuasissimo, ma che pure è sempre una dimenticanza. • GioYa intanto sperare (sono parole del prelodato scrittors) che attirando l'attenzione pubblica su questo soggetto, sarà presa cura di molte piet1·e del fulmine che giaciono ora o non cercate o non conosciute, e che le collezioni mineralogiche ne saranno arricchite con vantaggio della scienza. « La collezione mineralogica del l'alentino a Torino, con tanto amore diretta dal cavaliere B. Gastaldi, ne possiede già buon numero e merita di esse1·e visitata da coloro che prendono interesse a queste ricerche. Anche a Parma, a :M ilano ed a Napoli furono incominciate a formarsi collezioni di cosiffatti strum enti. , Leggendo il penultimo periodo in cui è rammentata la collezione mi neralogica del Valentino a To1·ino, che possiede già buon numero di pietra del fulmine, ho per un momento dubitato che l'Arsenale (nome che non abbisogna di aggettivi per fare intendere cosa e dove sia) non fosse in Torino, e che io, che per ragione di ufficio v i bazzico da quattro anni in qua, avessi avuto la dabbenaggine di creder quello piantato proprio in Torino, e me, abitatore di questa città, quando, invece, mi sarei trovato chi sa mai in quale altro luogo di questo mondo. Ma riflettendo poi 114

115 che le illusioni, per quanto sian care, an.;he carissime, no11 durano mai quattro anni, nemmanco per gl'innamorati che toccano i quattro lustri (ed io sto per compierne dieci !), ho finito per credere una pretta realità quello che per un momento aveva creduto sogno) ~ mi sono persuaso che, senza la più piccola co)pa, si possà talora tacere una qualch(:) notizia , · che pure sembrerebbe &Ssere strettamente legata con altra che si propala. Ma poichè questa notizia è stata taciuta, ed il pubblico, od almeno i lett-ori del!' Opinione, sa che al Valentino in To1•ino esisle buon n ·u mero di pietre del fulmine; cosi io voglio avvertire il pubblico, od alroanco i lettori dell'.&ercito, che anche nell'arsenale in Tof•ino, e precisamente nel museo d'artiglieria, è u na collezione di pietre del fulmine fabbricate in l tati,1,. Questa collezione, avvegnachè incominciata nel 1863, è già sufficientemente ricra , contandovisi più che centoC'i,nquanta esemplari di siffatte anticaglie operate in piromache variamente colorate, in fìbolite granatico, in diasp9•0, in saussiwito, in an-fibotite scistoso, e perfìno in c1·istallo di 9•occa. Attalr,bè se venisse qua quel tal prete del villaggio montano nel Nizzardo (nominato dal conte di San Robert), che crede alla pietra del fulmine e dice che la ve1·a è di pu1·0 diamante, troverebbe nella collezione del museo d'artiglieria quella tal pietra, che agli occhi suoi potrebbe parere la verissima, in una cuspide di freccia in ct·istallo di rocca. Pel'bacco, voglio fare un poco di concorrenza al museo del Val(:)ntino (e la ubicazione favorisce il museo d'artiglieria): èhè sono invidioso che tutto il merito di siffatte collezioni in Torino se lo abbia il mio ottimo amico cavaliere Gastaldi, il quale, ciò non ostante, io chiamo e tengo Yeramente per mio maestro in cotal i studii. Egli si abbia, e gli spetta in verità, tutto il merito di essere stato il primo a dedicarsi con amore e con moltissima dottrina a queste ricerche in Italia, ed a provare co' fatti che anche il nostro paese ha avuto la sua età, della pietra, non chè il primo pure a fare una collezione in ToTBCNOLOG-ICA


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RIVISTA

rino di armi e di strumenti di quell'epoca . . Ma non patirò mai in silenzio che sia dimenticata la collezione del museo d'artiglie1·ia, la quale , se è seconda a quella per data di formazione, non credo lo sia egualmente per la quantità, la Vl!rietà e la bellezza delle armi delle quali si compone. E poichè io stimo nulla o poco le descrizioni, c)le il più delle ·volte non sono altro che verba, verbà, prretereaquc nihil, affiochè il lettore non abbia a credere che amplifichi un po' troppo la cosa, pongo qui i l disegno (grandezza del vero), di una delle armi che fan parte della collezione mentovata, che è la più bella del suo genere, ma non della raccolta. Cotesta è una cuspide di freccia, di piromaca color carne, rinvenuta presso un cadavere, lungo il fiume Chienti, poco lontano da Civitanova (Marche). E qui è mio debito accennare che questa freccia ed un'altra, di minori dimensioni, ma ugualmente ·bella, fu donata al museo nello scorso ottobre, dall'onorevole sig. ingegnere Giu liani, deputato al Parlamento nazionale. Non è, cotesta, l'unica di tal forma, sì bene la è di dimensioni. Chè vi hanno pure due altre cuspidi di lancia a fronda di olivo (lunghe millimetri 91,5 e millimetri 77), di piromaca color di terra di ombra, non meno pregevoli della freccia mentovata. Non parlo della cuspide di freccia di cristallo dfrocca, unica meglio che rara·; non delle freccie ad alette od a mandorla, tutte di piromache di svariati colori e lunghe dai 19 ai 45 millimetri, ope• rate con ammirabile maestria a colpo e non per fregamento su pietre più dure; non delle ascie, de'coltelli-ascie,

TECNOLOGICA 117 de'coltelli dì forme e grandezze diverse; non delle molte

bozze di freccic sl ad alette che a mandorla, alcune di c ristallo di roccn; in fine n<m degli s va.!'iati strumenti in pietra che nella nascente col lezione si trovano. E taccio pure di tutti i fac-simili, o vogliansi dire copie formate sul vero, in gesso di armi di pietra àel Piemonte , del Modenese , dell'Imolese, del Trentino e dell'ex-reame1 gentil.mente donate al museo dai signori cav . Gastaldi, De-Bereiti e cav. Guiscardi. Ma non posso non rammentare il presente, che nel dicembre 1863, fece il signor cav. Alfonso Reichman di Milano di tre bellissime armi di piromache di vario colore provenien ti dalla Danimarca, che sono una cuspide di lancia, un coltello, ed nn'ascia, della quale (se non mi si è contato il falso) , il signor -conte San Robert desiderò 1'!d. ebbe una fotografia. E, poichè mi sono messo sulla via di parlare di doni, dirò pure che proprio in questi giorni la collezione si è accresciuta un pochino , pell'invio di tre veramente ammirabili cuspidi di freccia (lunghe m illimetri 65, 60 e 38), fa.tto dall'ottimo mio amico sienor canoni~o D. Antonio Zanotti di Cupramontana (Piceno), trovate in quei dintorni; come di a lcuni coltellini provenienti dalla grotta di Eyzies, e di un coltello-ascia del Piemonte, donati dal chiarissimo commendatore Angelo Sismonda. Dopo tutto ciò ohe ho contato, mi si darà ragione, almeno lo spero, se pubblico io quello che è stato taciuto da altri. Se parlandosi della pietre del fulmine si fosse nominato il cav. Gastaldi sol tanto, segnala,ndolo come u n indefesso ricercatore, raccoglitore ed illustratore di a rm i di tal genere, avrei gridato: alla buon'ora! Gli Italiani, tanto parchi, se non avari, di lodi per gli uomini e le cose nostre, incominciano a scuotersi e rendono giustizia al merito. Ma quando sento che si parla di collezioni d'a1·mi di pietm, che si citano quelle di Parma, di Milano e di Napoli, e di Torino non si nomina che quella del Valentino , come poteva, domando io, tenermi dal non completarne la enumerazione, segnalando quella del museo d'artiglieria nell'ar-

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RIVISTA

TECNOLOGICA

senale? Io non istituisco confronti sui pregi di quella e di questi! collezione. Qui, la Dio mercè, non entra per nulla l'amore di campanile. Faccio una semplice rettifì'cazione di numeri:. La collezione del Valentino ha una sorella all'ar~ senale. Se sia maggiore o minore ( non in tendo -p-e r età, che ho preventivamente mostrata la fede di nascita di quest'ultima), lo potrà giudicare chiunque ne vorrà fare là conoscenza. La è una cosa pubblica, nata dalle acque di un lago italiano, e cresciùta coi prodotti dell'arte primitiva italiana per dono di gente italiana. È tutta nazionale insomma.

:stato fuso secondo il sistema americano, cioè col raffreddamento intérno meqia11te dell'acqua. Allo stato rozzo, questi cannoni · pesano 2,000 libbre, e 1,200 a tota!~ co~pime~to: Il loro diametro è di 15 pollici, ed hanno p1ù d1 12 p1ed1 di Jun"'hezza. Si può tirare, servendosi di queste terribili maèchine con delle palle del peso di 12 ed 8 libbre. Nelle esperienz; fatte, q uestri cannone ha sopportato un~ fortis-sima carica di polvere, ed ha prodotto un effetto smgola~~ente distruttivo sovra una piastra di metallo, d'un considerevole spessore, sovrattutto quando si son imp~egate de_lle gra·nate di ferraccio fuso in metallo duro. Q~est1 can~om e queste granate co~tano un sesto del prezzo d1 _quelle m acciaio, eppure questo sistema è stato finora apphcato soltanto in America e da noi a P0trozavodsh. •

Per ora il lettore si contenti di quanto ho detto. A miglior tempo gli darò la descrizione esatta delle 'armi e degli altri strumenti di pietra coi di.;egni de' più pregevoli. ANGELO ANGELUCCl,

Esperfooze d~artiglforia eseguite snJ campo di S. Haurizio . nell'anno t 864. Negli ultimi d~llo scorso dicembre si terminarono al campo di san 1faurizio le sperienze d'artiglieria, quali ci si assicura forano per ogni verso altrettanto i-nteressanti quanto s~ddisfacenti e svariatissime. I cannoni d'acciaio cerchiati diedero prodigiosi risultati . Un grosso obice da costa espressamente r1g_a to e cerchiato in cul'atta, fornì: fra gli altri dei risultati sorprendenti sl' per gittata che per giustezza di tiro. Sp0riamo che il comitato d'artiglieria , seguendo l'esempio datone J:'anno scorso, notifiqherà esse sperienze, con ·grandissimo vantaggio per la scienza ed ono,r e pérla nostra artiglieria, RUSSIA.

Grossi cannoni. teggiam·o nella Voce di Pietroburgo: « il 27 novembre, a Peti;o,;avodsh il quarto cannone colossale in ferraccio è

AUSTR1A.

Artiglieria· rigata. ~La Gazzetta di Trieste del 21 dicembre, ann~~ci~ sieno . terminate le esperienze di artiglieria rigata che 1 v1 s1 facevano. Esse hanno, scrive essa gazzetta, provato nuovamente in modo incontestabile, la superiorità enorme del gran calibro e del cannone rigato, e mostrato in p~ri tempo, che fe corazze attuali delle navi non possono resistere loro. I · nuovi calibri per palle da 40 a 100 libbre han_no_ for~to 0 rotto le piastre impiegate per le · corazze. _ M~ d1 più s1 è ottenuto un altro risultato ancora importailtiss1mo, e che l e prove fatte all'estero non hanno mai. d_a to: i proietti sono fatti d'un modo si tenace e così resistente, che f?ran? le piastre senza provar la minima a~t:e_razione. Perciò ~1 ha la possibilità di far penetrare nell mt~rno del'.e ~avi co: razzate , palle vuote cariche di maten~ s~oppiant1, e d'. produrvi gli stessi effetti che nel!~ ~avi di legno. , Qu_e~t1 proietti sono sembrati molto superiori ~ pall~ !use d acc1~ 10 provate simultaneamente: essi sono stati forn1t1 dalla fucma. austriaca di A. Fridan, a Gradaz. •


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RIVISTA '

Esperienze su lame di canne di ferro italiano ; per armi portatilff eseguite ad Eolìefd in Inghilterra. Il comitato d'artiglieria facendo seguit9 a studi ineomitlciati nel 1860, intorno al1a fabbricazione a macchina ed automatica delle armi portatili , secondo i metodi che ebbero in America la loro prima applicazione, proponeva nell'ottobre 1862 al ministero di r~tentare sui ferri italiani le prove per la focinazione delle· eanne col metodo dei laminatoi. Fin dal 1857 invero s'erano mandate ad Enfield 40 lame del nostro ferro d'Aosta per esservi fucinate coi laminatoi di quella manifattura d'armi, diretta dal colonnello Dixon dell'artiglieria inglese: da quell'esperimento risultò che le eanne di ferro d'Aosta, fucinate ad Enfield, sarebbero state tutte di rifiuto per le sfaldature o ceneriéci (pailles) ond'erano intarsiate. 11 colonnello Dixon attribuiva un tale difetto a poca purezza del ferro italiano, notando d'altra parte che quelle canne avevano resistito benissimo alla prova forzata dello sparo. Si poteva però.' sperare che da-1 1857 in poi, 'la preparazione dei nostri ferri avesse di tanto migliorato, da permettere di ritentare quella prova con lusinga cli un migliore successo; epperò il ministero della guerra, in seguito ad avviso emesso dal comitato d'artiglieria, invitava i principaliprovveditori di ferro nostrale a voler presentare al-la direzione della R. fabbrica d'armi di Torino delle lamedi canne, in numero determinato, che fossero di ua metallo di qualità e purezza ottime; avvertendoli che si voleva su di esse ritentare la fucinazione col sistema dei laminatoi inglesi, sperando che l'esito della, prova avrebbe permesso, e di intròdurre da noi quei sistemi di fucinazione , e di stipulare poi contratti duraturi per un certo numero d'ann_i per la provvista

TECNOLOGieA

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di lame di canne di quella specie. Siccome però sarebbe stato inutile · il sottoporre all'anzidetto trattamento lame di canne che non fossero preventivamente giu~ dicate da noi di un ferro di buona qualità, il cop:iitato d'artiglieria proponeva ed il ministero approvava un programma delle prove sì a freddo che a caldo, cui doveva essere sottoposta una determinata parte delle lame da ogni provveditore presentate alla R. fabbrica d'armi, prima del loro invio ad Enfield, che non doveva aver luogo se non quando nelle lame cimentate non si avesse avuto al più che il 25 ,,l° di rifiuto. In base a codesto programma. erano nel dicembre 1862 ed in seguito nel febbraio 1863, sottoposte alle suddette prove preliqiinari, per cura della direzione della fabbrica d'armi di Torino, due provviste da 100 lame di canne caduna, del sig. Ghislanzoni di Lecco, le quali, ad onta fossero state dal medesimo raccomandate come di una buonissima qualità di ferro , <liR<lRro un rifiuto d'assai superiore a quello dal programma stabilito come massimo da tollerarsi per l'invio ad Enfield. Il ferro vi si mostrò infatti duro, piuttosto paglioso e non abbastanza omogeneo. Eccellente fu l'esito invece, delle prove eh~ si eseguirono in marzo presso di noi su di una provvista di 100 lame di canne di ferro d'Aosta del signor avv. Colombini. Delle medesime, N. 48 venivano q~indi immediatamente inviate ad Enfield, ove si abbandonò intieramente allo esperimentato discernimento del colonneilo Dixon, il còmpito di determinare se le si potessero ritenere atte alla fucinazione delle canne col metodo dei laminatoi di En:field. Una stessa misura era poi abbracciata nel novembre 1863 per altre lame di ferro nostrale provenienti dalle ferriere di Dongo (Lago di Como), della ditta Rubini e Scalini, dopo che la · loro provvista fu con sufficiente esito esperimentata a Torino.


l2i · RIVISTA Nell'estate ael 1863 e successiva invernata 1863-64 venivano ad Enfield fucinate ai laminatoi lame dell~ prima e poi della seconda spedizione, e, Jue distinti rapporti del colonnello Di:x:on giungevano nel 1864, per cura del ministero a! comitato d'artiglieria, circa l'esito delle eseguite esperienze. I due rapporti in discorso sono affatto concordi nell'asserire : 1° notarsi nella qùalità dei ferri italiani dal dicembre 1858 (epoca in cui s'6rano per la prima volta . cimentate ~d E~:field la~e. del migliore ferro della valle d'Aosta) rn poi, un miglioramento sensibile; 2° nessuna delle canne cimentate, ~ia fra quelle · dell'avv. Colomhini, che fra quelle della ditta Ruoini e Scalini, essere accettabile dal punto di vista inglese a cagione delle vene, cenericci o paglie intarsiate nelle medesime sebbene non avrebbero potuto considerarsi di rifiut~ per qualsiasi altro motivo; 3° essere anzi le qualità dei ferri esperimentati assai buone, dolci _cioè e di facile foratura, ~ hen resistenti allo sparo nonostante le lamentate vene; 4.0 potersi conchiudere, · che ove l'esistenza delle vene ,mddette fosse in Italia entro ?erti lim_iti t~llcrata più che nol sia dall'artiglieria mglese, 1 ferri nostra1i, eguali alle mostre spedite ad Enfield, si prestE:rebbero alla fucinazione delle canne coi sistemi in · uso presso quella manifattura. Oltre ai ferri prove·n ienti da Lecco -(Ghislanzoni), _da D_o~go _(Rubini e Scalini) e dalla valle d'Aosta (Colombm1), s1 sottoposero alle prove preliminari alcune lame di canne di Follonica in Toscana: esse diedero il massimo rifi1:1to da tollerarsi per l'invio delle rimanenti ad Enfield, cui non si credette dar corso visto che .' . s1. era g1a ricevuto comunicazione dell'accennato primo rapporto del colonnello Dixon, relativo alle lame di canne di ferro d'Aosta, che d'altra parte avevano nelle p~ov~ preliminari dato migliori risultati di quelli raggmnt1 colle lame di Follonica.

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Da quanto fu esposto fin qui, e specialmente dalle riassunte conclusioni dei -due rapporti del colonnello Dixon, emerge chiaramente: 1° che i ferri italiani per prestarsi alla · fucinazione delle canne d'armi portatili col sistema dei laminatoi, presentano tuttora il difetto di molte vene intarsiate nel loro metallo, questa pecca ·accenna alla inferiorità in cui ci troviamo ancora circa il modo di purificare, lavorare e battere con sufficiente potenza i nostri ferri, ed alla necessità di dar opera acchè una industria di così vitale interesse non s'arre~ti sulla via di quei miglioramenti ch'essa ha fin , qu_i iniziato; 2° che considerando . d'idtra parte lo sv1luppo che va prendendo anche da noi l'industria delle canne d'acciaio e delle canne in ferro lavorate coi sistemi stes,si di quelle in acciaio , l'insistere in istudi e ricerche a venti l'indirizzo surriferito, che era di grande importanza allora quando il ministero 'd ella guerra credeva di dover introdurre nelle nostre fabbriche .d'armi. un sistema di fucinazione analogo a. qu1;llo m Inghilterra adottato, ha perduto attualmente della sua opportunità. (Dal Giornale d' A1·tiglieria, 1864).

Sunto· tielle ragioni che indussero a rotondare gli spigoli rientranti del fondo delle righe nel cannone da 4.0 F R cerchiato ed in quello da.4.0 FU non cerèbiat.o. f

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La commissione incaricata degli studi e sperimenti sui cannoni cerchiati, dubitando che gli! spigoli vivi al fondo delle righe contribuissero ad indebolire le bocche da fuoco e, se non altro, favorissero i guasti e le c~rrosioni di metallo, specialmente sul principio dell_e r1~h~ ove la tensione dei-gas è maggiore, propose ed 11 mm1stero della guerra approvò che si facesse un esperimento dì. confronto tra cannoni da 40 F


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RiVIStA

TECNOUlGJCA

cerchiati similmente costrutti, salvo che negli unì la sezione delle righe fosse quale trovavasi allora stabi.. lita, e negli altri avesse gli angoli rientranti rotondati. Tali esperienze vennero eseguite nei mesi di aprile e maggio 1864 sulle lande di San Maurizio con quattro cannoni da 40 F cerhiati della· R. marina, dei quali due avevano la rigatura ordinaria (passo metri 4,50, righe con angoli vivi) , e due la rigatura modificata, che dall'altra differiva solo pel rotondamente degli spigoli rientranti fatto col raggio di millimetri 8,2. Nel tiro si adoperò la carica di 7 chil. (polvere da cannone di Fossano) ed il proietto cilindrico di ferraccio del peso di 50 chilogrammi .. L'esito di questa prova, tuttochò poco soddisfacente per la resistenza dei quattro cannoni che dopo un ristretto uumero di colpi si fessurarono perchè mal cerchiati, valse nondimeno ad avvalorare le _congetture che la mentovd.ta commissione fondava sopra semplici considerazioni teoriche , dappoichè ambo i cannoni colle righe rotondate sopportarono un numero di colpi doppio di quello sostenuto dagli altri due, prima che in essi apparissero indizi di prossimo scoppio. Mentre si effettuava quest'esperimento , giunse a notizia della commissione che in Francia erasi non a guari ad:ottata per tutte le bocche da fuoco, sia di terra che di mare, una rigatura cogli spigoli rientranti rotondati, ed inoltre erasi modificato il fianco dell'aletta corrispondente al fianco direttore del tiro, non più costruendolo piano, ma convesso. Con queste modificazioni pare siasi mirato a diminuiré la resistenza che oppone il proietto nel primo suo spostarsi per l'impulso dei gas della carica, giacchè non solo si è scemato l'attrito dei fianchi delle alette con quelli delle righe, ma essendosi procurata una maggiore sfuggita ai gas della carica e quindi evitato in gran parte il loro condensamento nella riga ri-

stretta , non vi è più a temere che l'aletta entri in quest'ultima quasi forzata dopo un certo numero di spari. · . Dietro le considerazioni ed i fatti sopraccennati , stimandosi vantaggioso pella resistenza e conservazione della bocca da fuoco, o almeno innocuo, il rotondamento degli angoli rientranti delle righe, anche indipendentemente dalla modificazione arrecata in Francia ai fianchi delle alette, si risolvette senz'altro di adottarlo pel nostro cannone da 40 F rigato e_cercbiat~ (1): Posteriormente la direzione della regia fonderia d1 Torino fece rilevare che anche pei cannoni da 40 F non cerchiati da Figa:rsi sarebbe stato conveniente di apportare la stessa modificazione alla _sezio~~ dell~ righe, sia per unifori:narsi a quanto eras1 stabilito pe1 cannoni cerchiati, sia per conseguire, come i primi saggi fatti con questi ultimi avevano dimostrato, ~n risparmio di coltelli, e perciò una notevole economia nell'operazione della rigatura. Onde il ministero, ~dito il parere favorevole del comitato dell'arma, determinò con dispaccio del ~2 settembre ultimo scorso N. 10650, che anc~e pei cannoni da 40 F rigati non cerchiati si costruissero le righe cògli angoli rientranti rotondati. (1) Non si cred~te in pari tempo di adottare la. mod.ificazione delle alette, perchè se ne sta.va sperimentando altra da cui si sperano migliori risulta.men ti.

(Dal Giornale d'Artiglieria, 1~64).

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RIVISTA STATISTICA

RIVISTA STATISTICA

Statistica generale.

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AUSTRIA, -

Scrivono da fospruck, 20 dicembre, 11\Ia

Vor1'esponaance génémle : « L'autorità incaricata della difesa nazionaJe nel Tirolo ha pubblicati), testè una legge sull'organizzazione delle co~'. pagnie di carabinieri, che avrà luogo immediatamente dopo la chiusura della coscrizione per 'l'esercito. Il Tirolo e·d il Voralberg devono, a termini della legge sulla difesa del paese, fornire un effettivo totale di 6,200 uomini. Per formare questo contiIJgente, l'antico circolo d"Inspruck (Alto e Basso Jupthal) forni~à 1,516 uomini; l'antico circolo di Brixen (il Pustertal, l'Odize tedesco e<l il BurggraJenamt) 1,597 uomini; l'antico circolo di Trento (gli antichi circoli d i Trento e di Roveredo) 2,345 uomini; l'antico circolo di Bregentz (Voralberg) 742 uomini. Alla prima chiamata dei contingenti, tutti i militari liberati che non avranno compito col 30 giugno 1865 i loro quattro anni nella riserva dopo il loro tempo di servizio, ed i volontari, dovranno presentarsi. Se

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queste due categorie non bastano- per formare il contingente voluto, i vuoti dovrauno essere riempiti dalla sorte chiamando i giovani a partire da 20 anni compiuti. Quelli che si presentano a titolo di volontari devono essere nativi del Tirolo o del Voral½erg, aver compiuto il loro sedice;;imo anno e non oltrepassare il quarantacinquesimo; prendono un a.rruolamentu per quattro anni. Una commissione speciale dirigerà le operazioni della formazione dei contingenti immediatamente dopo la chiusura della coscrizione pe~ l'esercito. •

i } f

L'illustre · Legoyt, che presiede all'ufficio della statistica generale della Francia, ba pubblicato una statistica della forza a rmata di tutta E uropa, ove ci vengono i seguenti interessanti compu1ti. · · L'Europa che conta 289,~95,195 abitanti,. aveva nel 1864, in armi 3,845,844 soldati, non computando le guardie nazionali. Eccone il riparto: Stati della Confederazione germanica soldati 178,000 I mpero d'Austria · 467,000 Belgio. » 40,000 Spagoa. . 120,000 Impero francese. 513,000 Stati pontificii . 8,000 Grecia. 10,000 Olanda. . . 59,000 R egno d'Italia . • 314,000 Regno di Prussia . • • , 214,000 Inghilterra colle Cplonie » 300,000 Impero russo. 1,000,000 Danimarca · 50,000 Svezia . . , 6·7,000 Norvegia . , 18,000 Impero turco. , 429,000 Rumania : 20,000 Serbia. , 2,500 Svizzera . » 30,000. . Pel mantenimento di tutti questi eserciti, l'Eur_opa de,:e consumare tanta rendita per l'enorme somma d1 tre m1-


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RIVISTA STATISTICA

liardi, duecentoventuno milioni, quattrocento mila e cinq uecento e più franchi, . Il costo annuo d'ogni soldato varia però di paese in paese. Eccone la statistica:

Costo annuo di ogni soldato. L. 463 Confederazione germanica . 420 Impero d'Austria. » 804 Belgio . • 1,046 Spagna. . 500 Stati del pap11 Francia • 1,341 791 Olanda. . 1,049 Regno d'Italia 738 Prussia . » 2,231 Inghilterra. B 529 Russia . . , 3.57 Danimarca. 79 Norvegia 59 Svezia . · 91 Turchia 200 Rumenia » 394. Servia . Da q_uesto prospetto raccogliesi che vi hanno dei paesi in cni 1 soldati costano quasi nulla; perchè rimangono sotto le armi la minima parte dell'anno, oppure vivono saccheggiando, come accade in T urchia. L'Inghilterra è quella che spende di più pei suoi soldati, che vengono presi per in- . gaggio e che esigono un lauto mantenimento. La Francia, la Spagna e l'Italia sono quelle che spendono quasi l.a stessa somma pel mantenimento dei loro soldati che sono assai bene equipaggiati e convenientemente nutriti.

TAGLIANO GAETANO

Gereritc.

PENSIERI SUL

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NEL REGNO D'ITALIA

Le nuove condizioni politiche create in Italia dagli . .avvenimenti che la resero indipendente, lo i:pirito di libertà che incominciò ad informare la sua organizza. zione, dovean far sì, che le varie istituzioni e sopratutto quelle che eranQ destinate alla educazione ed alla istruzione cambiassero ,in '.:lole, e su di essi quasi · resti di un passato inconciliabile col presente, sorgessero le nuove, proporzionate alle esigenze della società rinnovata, alla' g1:andezza del nuovo Stato ed all'importanza del loro scopo. Che se dopo un breve lasso di tempo quelle istituzioni sebben fornite dell'impronta del1a nuova civiltà, si trovavano ancor

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ANlrn u, voJ. xtr. -

9.


RTOROINAME!'i'TO 130 lungi dall'essere perfette, ciò non p.oteva recar m~ra- , vialia: le trasformazioni politiche si possono compiere o . . . in pochi giorni, ma i nuovi ordinamenti non s1 improvvisano nè si migliorano senza il socco~so di una perenne osservazione e di una lunga esperienza. Dopo la riunione dei vari Stati italiani nell'attuale famiglia, uno dei desiderii e dei bisogni più vivamente e generalmente sentiti, fu quello di avere un'~rmata istruita e disciplinata per assicurare la nostra esJStenza e per provvedere al completamento d~lla no_stra unit~ nazionale; e questo voto, la mercè de1 buom elementi militari già posseduti, del patriottismo della giov.e ntù e della costante operosità dei governanti,. trovasi oggi soddisfatto; il nuovo Stato_ ha un esercito che ci pose nell'animo la calma della sicurezza e la fiducia dei nostri destini. Allo scopo di conservare e di migliorare que~to pro~ pugnacolo della nostra patria, si riordinarono 1 vecchi istituti militari, se ne crearono dei nuovi, ma la necessità di pr ovvedere senza indugio a rifornire il no:. vello esercito di buoni uffiziali, la mancanza di una solida istruzione elementare in generale, il giusto desiderio di non turbare gli interessi delle varie province con cambiamenti bruschi e complE.ti, non potevano lasciare piena libertà d'azione a chi poneva mano ai nuovi ordinamenti, per quegli istituti i quali, considerati comple;sivamente dovevano oggi trovarsi accompao-nati dal carattere di provvisorietà sotto alcuni rig~ardi, offrendoci anch'essi lo stesso esempio di quelli di altr e potenze, men~re in Francia, per par~ar di una sola, l'attuale scuola militare imperiale ha acquistato ]a riputazione di cui gode al presente gopo varie trasformazioni e do;,o le prove di ben ~inquant'anni.

l~l Intanto mentre si procede fra noi a riordinare su basi liberali gli studi di ogni classe , e si attende a costituire su basi d11revoli gli istituti militari, parte essenzialissima dell'ordinamento di un esercito, ci sia permesso di esprimer e qualche pensiero sullo spirito e l'indirizzo che sembrerebbe dover animare la -loro riforma, sia riguardo al. 1111mero di essi, che alla loro indole e al loro scopo. DRGt.t ISTITUTI mr,1 T Anr

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Le guerre sostenute in Italia per la patria indipen• denza ci dimostrano con esempi solenni e incontestabili che quando in una nazione ogni cittadino può e vuole essere u~ soldato , ella ha un mezzo sicuro a cui fidare la sua sicurezza e la sua gloria. Ma la storia di quelli e di altri simili avvenimenti ci mostra ancora ad evidenza che nella vittoria di un esercito ha la sua buona parte l'abilità del suo capo e di quelli che insiem con esso la gu idano; e che se di cittadini e di soldati valorosi può offrir copia spontanea un paese, non così avviene dei prodi ed eccellenti capitani: l'arte di un cor.dottiero è la forza di cui ha bisogno un esercito di soldati per vincere lt: r esistenze n emiche sui campi di bat.taglia , ed è la causa della vita che in esso s'insinua per le vie dei varii uffiziali. e che lo mantiene ordinato e compatto. È -vero che un perfetto coma.ndante di eserciti si forma con l'esperienza delle guerre , come una professione, un'arte qualunque si completa coll'esercizio e colle prove, ma la pratica i-n ogni carriera ha bisogno di studi prepa'.ratorii relati vi , che traccino la via all'a- • zione, e che somministrino le cognizioni generali e gl i esempi da seguire.


DEGLI 1STIT UT l MILITARI

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Tl!OR DINAMENTO

Fino da molto tempo si è fatto sentire il bisognb · dell'istruzione per la carriera· delle armi, la quale ri chiede oggi studi speciali, e fra i vari rami. di scibile la scienza e l'arte militare trovanò il lor o posto ben deter minato. Delle nozioni d i esse sembra perciò dover e esser e necessariamente fornito il giovane uffizia1e che r ecandosi alla vita prati€a della milizia aspira a percor rerne degnamwte i vari g:radi. Gli uffiziali promossi nei r eggimento prima che abbiano passata la trafìla dei gradi inferiori oltre a trovarsi già avanza~i in età, non possono in generale possedere quel corredo di cognizioni speciali da poter ascendere sollecitamente ed utilmente al sommo della loro gerarchia ·, per quanto· possano essere dotati di molte ed eccel lent i qualità militari .' . Mentre adunque si promuovono uffizial,i nel reggimento com e a ricom p ensa di lungo servizio cd a stimolo di ben fare, sarà necessario che un'altra sorgente somministri all'esercito uffiziali giovani, i quali ançhe solo per giustificare Ia loro posizione dinanzi ai bravi e pro;retti sott'uffiziali devono andarvi forniti d'ist ruzione e di educazione atte a potere esercitare una morale influenza sui lorn subordinati, e ad assicurare all'esevcito buoni comandanti. Sembra dun4ue necessario che un0· Stato, il quale v uol r;onservare e migliorare il suo· esercito, possegga un qualche istituto per l'insegnamento delle discipline m ilitari e di quelle speciali per ogni arma, dove la gioventù possa iniziarsi alla milizia , come fa d'uopo che abbia altri stabilimenti per avviarlo alle varie carriere civili. Tutti gli Stati d'iuropa forniscono il uffiziali uscit i da appositi istil . oro eser cito con dcrrli b , tu ti : la Fran cia con la scuola polite0nica e quella di

I .

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Saint-Cyr, l'Inghilterra con l'accademia militare di - Woolwich, la Prussia con la scuola di Postdam. la Russia con le sue infinite accademie, il Bel gio con :la scuola di Bruxelles, l'Austria con le sue accademie e scuo'1e di svariato .carattere. Anche i piccoli Stati italiani prima della lo-ro. riunione nazionale mantenevano qualche istituto più o m eno diretto a quello scopo, ma la esistenza di essi, ast:raendo per gli ultimi anni da quelli del Piemonte, si fondava sopra,il profezionismo militare, sul privilegio -e la divisione delle clas~i, ed alcuni r isentivano troppo c1elle mire egoistiche del governo assoluto. La storia di quegli istituti mentre riesce interessante per molti riguardi non può fomministrare alcun l ume positivo per l'ordinamento degli stabilimenti d'educazione e d'istruzione militare nei nostri giorni . · Frattanto però quegli istituti furono conservati per uno scopo esclusivamente militare ed il regio collegio ,in Napoli , il liceo Ferdinando in Firenze, la scuola militare presso Parma, il collegio di S . Luca in Milano insieme a quello di Asti furono destinati a preparare i giovani per l'ammissione agli istituti militari supe-riori, cioè all'accademia di Torino per le armi speciali, alla scuola d'Ivrea per la fanteria ed a quella di Pinerolo per la cavalleria . Questi due ultimi stabilimenti furono fondati nei primi mesi del 59 per supplire alla insufficienza che per le!, necessità dei tempi dimostrò l'accademia di Torino, di fornire l'esercito di uffiziali di ogni arma. - Nel 1861 la scuola di fanteria già suddivisa in due fra Ivrea e Modena fu concentrata in questa, che divenne poi ed è tuttora il semensario principale dell'esercito. Così nel nuovo reguo solo per pr ovvedere ufhziali


RlÒR 011< A~!ENTO 134 fu creduto opportuno di avere otto istituti, cinque <lei quali secondari e tre superiori: i cinque collegi

poi, essendovi corsi elementari troppo incompleti, programmi e sistemi d'insegnamento e di educazione difa ferenti, furono riordinati su basi uniformi nel 18@2. Le ragioni principali per le quali furono conservati i cinque collegi per l'istruzione preparatoria, furorio, se mal non ci apponiamo, oltr.e alle esigenze dell'ordinamento del nuovo esercito, il desiderio di mantenere uno stabilimento militare nelle provincie che già lo possedevano, e sopratutto il timore che l'istruzione elementare negli istituti civili pubblici e priva.ti, essendo in uno stato non troppo florido in generale ed in particolare nelle province meridionali, non potesse garantire ai gìovani quel corredo sufficiente di co~ni:.:ioni , e quell'educazione mentale da poter fare un corso regolare e ben fondato di studi speciali militari. Se vogliamo tener conto delle condizioni in cui trovavasi l'insegnamento elementare nelle varie province . nei primordi della loro unione politica, specialmente in quelle ove di più avea dominato l'arbitrio e l'assolutismo del governare, quel timore poteva allora presentare qualche fondamento. Ma oggi sarebbe forse un disconoscere i frutti della libertà il negare un certo migliorament~ in fatto di istruzione, massime in riguardo alla sua diffusione; e non sembra difficile il persuadersi che l'insegnamento attuale in tutte le parti del regno, può somministrare anche ai giovani che vogliano percorrere la carriera militare, la istruzione necessaria per potere attendere con vero profitto ai relativi studi speciali superiori. Delle province meridionali , scriveva sino dal 1863 un dotto italiano, che un movimento 'fecondo in fatto di studi si mani-

DBGLI ISTlWTI MILJTARI

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fs:JStava in esse, e poteva sperarsi che non si sarebbe arrestato. Venne perciò il· tempo di dover risolvere se i collegi militari · destinati esclusivamente come sono a. preparare i giovani per gli istituti militari superiori fosse conveniente di conservarli o no : il nostro governo avendo con recente disposizione ridotto a tre il numero di essi, ha fatto travedere ch'egli oobia già stabilito il piano della riforma o almeno che abbia preso in considerazione quella questione, sulla quale ci piace di esprimere la nostra opmione a seconda deile nostre vedute qualunque siano. Mentre ammettiamo la necessità dell'esistenza di qualche istituto militare in uno Stato che abbia cura del proprio esercito, essendo importante che i giovani uffiziali siano fin dalla. loro promozione, alquanto istruiti nelle discipline militari, nella pratica del mestiere, ed abituati inoltre alla severità dei regolamenti militari, non ci sembra egualmente necessaria l'esistenza di altri stabilimenti _militari destinati semplicemente all'istruzione elementare per quella speciale carriera. E innanzi tutto, o i programmi d'insegnamento sono identici a quelli degli istituti civili di istruzione primaria e secondaria, o sono diversi; nel primo caso lo Stato non farebbe che moltiplicare gli stabilimenti, le cattedre ed i cattedratici, mentre per preparare i giovani ai veri istituti militari può valersi di quelle stesse scuole che servono ad iniziarli agli studi delle università: o quei programmi sono diversi come sono oggi , e si può asserire che non saranno migliori, ed essendo esclusivi sarauno insufficenti a fornire quel corredo di cognizioni elementari che oc-


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RIO RDINAM!ll\TO

corrono a chiunque vuole nelle condizioni attuali percorrere una carriera soc1a1e qualunque; epperciò può avvenire che quei giovani i quali per ragioni fisiche o di famiglia o per altre ancora risolvono di non seguire I.a carriera militare dopo di essere stati per qualche anno in uno di quei collegi, o dovranno fare, se pure saranno in tempo, un nuovo tirocinio o abbandonare gli studi prediletti e la professione per la quale sentonsi veramenti portati. In Frnncia , per tacere delle altre potenze, non si rìscontrano più tracce di collegi militari simili ai nostri, e quando vi furono, dopo la soppressione della prima scuola militare, si professava in essi studi serii, letterari e scientifici, e vi poterono quindi uscire sommi guerrieri come celebri magistrati, i primi passando alle scuole speciali militari ed i secondi alle ùu;oWt di diritto. Ma il fatto motivato da bene intesa giustizia, che .a i nostri istituti militari superiori ven gono oggi ammessi anche i giovani non provenienti da quelli secoudari, purchè ne comprovino l'attitudine fisica e l'idoneità scientifica per mezzo di esami ; il fatto che questi giovani haimo dato, per quanto sap• piamo,• r isultati per lo meno ugualmente buoni, serve a risolvere ia qllestione in proposito. Può solo essere posta in campo la obbiezione che i giovani uffi.ziali debbono molto per tempo essere abituati al rigore della vita militare, alla annegazione della propria volontà, alla disciplina del soldato; ma qllando sappiamo per esperienza e-erta che giovani di 18 o 20 anni dopo un anno o due di vita militare in un istituto o in un · reggimento si trovàno già• provvedllti di quelle qualiti fisiche e morali che caratterizzano un buon militare, quella obbiezione non comparisce seria che in apparenza.

DEGLI ISTITUTI Mlu!TARI

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1n verità sembra poco giusta la pretensione di tirare una linea retta di divisione .fra la buona educa~ zione militare e la civile, giacchè i sentimenti geuea rosi, l'abitudine all'ordine, alla sommessione debbono esser proprii di chiunque vive ed opera in società. Prima di for~are un militare, bisogna-formar l'uomo atto a di venirlo, e quest'incarico Il on può essere affidato che ad una istruzione completa e libera, e so pratutto al consorzio sociale che è la vera scuola pratica della vita. Ai t empi nostri una e nazionale dev'essere l'educazione, e-· la differenza dalla militare non può consistere che negli esercizi e· nelle pratiche del mestiere, e giammai nelle diverse disposizioni dell'animo : bisogna tener lontano dai nostri istituti quel rimprovero che circa 40 anni or sono il generale Foy indirizzava alla scuola di Saint-Cyr in Francia, ebiamandola semenzaio di eccellenti ufliziali, da cui

però non uscivano buoni cittadini. Sembra adunque d'interesse nazionale il riformare i nostri istituti di educazione e di istruzione militare ' mentre una categoria _di essi non armonizzando col eoncetto di libertà, non rappresentano più per qualche riguardo, che antiche divisioni politiche. E questo risultato oggi solo lo Stato appoggiato dalla pubblica opinione pllÒ ottenerlo. Sulla questione dell'istruzione elemen_tare e dell'eJ ducazione scriveva l'egregio filosofo militare L. DuratLasalle: • non è saggia cosa il dare ai fanciulli pùma di 16 anni una educazione diversa pei magistrati, per' gli amministratori, per gli ecclesiastici e pei militari. • Fortificare il-corpo, l'reparare lo spirito all'istnizione e indirizzare il core, ecco il vero scopo della prima educazione, scopo comune a tutte le classi della!


DEGLI ISTITUTI MlLIT.\RI

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RIORDINAMENTO

società. Se l'educazione che conviene più particolarmente ai militari esige alcune modificazioni, queste sono bevi e facili a procacciarsi, » epperciò stimava • più razionale nell'interesse stesso della militare carriera, che dall'età di 12 anni a quella di 16 ed anche di 18, l'allievo entri in un collegio o liceo com1:1ne , ed ivi segua i corsi che vi sono professati. Tanto meglio se la disciplina vi si avvicina a quel!a dell'e~, sercito ; il magistrato eà il guerriero futuri non_ v1 perderanno, avvegnachè l'ordine, l'esattezza e l'_ab1tudine all'obbedienza, ci sono utili in tutte le carriere. , In quanto poi ai tre istituti superiori già esistenti, cioè l'accademia di Torino per le armi speciali , la scuola di Modena per la fanteria e quella di Pinerolo per la cavalleria , che sono i veri ist!tuti mi_litari sembra potersi oggi operare qualche riforma impor: tante fondando in una sola le due scuole per le armi . comuni. Finchè si riteneva necessario e possibile di raccoaliere 800' allievi in ogni anno nella scuola di fanteria , questa centralizzazione poteva presentare forse qualche difficoltà per riguardo al locale opportuno alla istruzione ed al governo. Ma quel numero fu ri~onosciuto esagerato sotto ogni punto di vista, ed oggi il totale degli allievi in qu~l~a scuola . no? arriva alla metà del numero prestabilito soi::ra md1cat0, e l'esperienza fatta negli anni antecedenti e le condizioni presenti del nostro esercito, non fanno prc• sagire che possa in avvenire oltrepassarlo._ . Siccbè quelle difficoltà sarebbero totalmente spante, e per un istituto militare ohe contene~se _al pi~ 5O~ allievi, come potrebbe risultare dalla numone d 1tutti quelli di arma comune, l'immaneggiabilità e la man·

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c•a nza di locale adattato non sarebbe che un pretesto. D'altronde le materie d'insegnamento es$endo le stesse, lo stesso il numero degli anni di corso, e non vi sarebbe ragione di far cambiamenti su questo proposito, la sola differenza nell'istruzione complessiva per gli allievi di fanteria e quelli di cavalleria non consiste che nelle teorie pratico-militari, per le quali ogni diversità potrebbe sempre e agevolmente conciliarsi , poicbè i giovani essendo divisi in sezioni, mentre gli uni attendono alla scuola di pelottone, gli altri possono essere esercitati nel maneggio. Nell'accademia di Torino sino al 1859 venivano istruiti allievi per ogni arma, e se l'istruzione delle armi comuni fu poi separata da quella delle armi spe• ciali, ciò non fu per considerazioni dipendenti da inconciliabil'ità dei relativi insegnamenti, né dalle difficoltà di poter reggere e governare un numerq considerevole di giovani. La stessa disciplina che si osserva in uno stabilimento militare toglie a questo riguardo ogni difficoltà. Centralizzando poi l'istruzione militare quanto più è possibile, si renderebbe sempre più perfetta l'unità degli studi e dell'educazione, lo che coopererebbe grandemente all'unità dello spirito militare, che è vita di un esercito . la quale sarà sempre più facilmente conseguita con l'opera di uno stesso personale insegnante e di governo, e di uno stesso comandante, che con l"identità dei programmi e dei regolamenti: Questa necessità sembra riconosciuta nei maggiori Stati europei, giacchè la Francia ha per le armi comuni una sola scuola; in Prussia i cadetti per essere promossi al grado di uffiziale rlebbono passare per l'istituto di Berlino; in Austria, non ostante i suoi infiniti stabi-


R!ORDl NA~ENTO 140 limenti, non si promuovono ufri.ziali che nell'accademia WiennE:r-Neustadt. È indubitato cbe gli uffiziali educati sotto lo stessò tetto, entrando Relf'esercito con v incoli di amicizia e di fraternità lo renderanno sempre ·più compatto e forte. . Mct oltre a questi vantaggi ed a quelli c}le si rife~ r iscono alla economia, ne verrebbe ancora che l'unico istituto per 1e armi comuni potrebbe essere tosto for- · nito completamente di gabinetti, di biblioteca , di strnmenti topografici, di a.rmi e di tutti i modeB,i oc·c orrenti per le varie istruzioni. Se per l'ist.rnzione speciale militare potesse farsi come per l'istruzione elementare, non v 'ha dubbio che uno Stato avrebbe da mantenere un numero di istituti assai minore di- quello che è ol)bligato di possedere. Forse anche in Italia,- verrà tempo in cui una gran~ cliosa scuola politecnica incaricata di diffondere t utte le conoscenze di assoluta necessità per uno Stato, potrà somministrare anche alI'eserèito col soccor~o d i app-0site scuole di applicazione, abili uffiziali del genio e di artiglieria; ma nelle nostre attuali condizioni l'attuaiione di questo pensiero sarebbe forse anticipata, ed oltre ad u,na scuola per le armi comuni sarà ,utile l'esistenza di uno stabilimento per le altre.

DEGLI ISTITUTI llllLlTARt

II. Sulla base de1l'insegnamento denominato oggi pri-• mario, classico, filosofico, si elevano parallelamente. •q uelli delle università , delle scuo_le normali , degli 'ist1tuti militari, stabilimenti i quali sotto nomi diversi t endono allo stesso scopo , che è quello di formare ·degli uomini all'esercizio delle funzioni per le quali ,una nazione si amministra e si governa. Quando lo

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Stato conserva sotto la sua attiva ed efficace direzione un certo numero di istituti di istruzione elementare solida e di liberale educazione, e quando i giovani di ogni classe vi possano concorrere per apprendervi le nozioni generali che sviluppano il pensiero e lo rafforzano, mentre per essi giunge l'età che è necessaria per · eleggersi una carriera sociale o una traccia di studi prediletti, esiste il fondamento sufficiente pei' le varie istruziqni speciali, e per ciò anche per quella mifitare. A rendere però più agevole ed armonico ogni pubblico insegnamento sarà convenientissima cosa che anche il ministero della guerra si accordi con quello delia pubblica istruiione. Frattanto la'. vera istruzione militare siccome ogni altra, dovendo incominciare dove finisce la comune; ne segue che l'attuale insegnamento ginnasiale e Ji. ceale può essere base sufficiente ad uno stabilimento militare, l'indole del quale perciò considerato dal lato dell'istruzione scientifica, sembra.dovere essere quella di un istituto in cui l'in:;;egnamento limitandosi a ciò che è veramente 11lpeciale e che può assicurare .il suo éompleto sviluppo, esige per l'ammissione al medesiÌno tutto ciò che può essere appr eso dai giovani negli istit uti ci·vili -pubblici o privati. Quindi può dedursi ragio- . nevolmente c:he lo scopo di un istituto militar,e , sotto al punto di vista militare, sarà quello di iniziare i giovani allievi allo studio dell'arte e della storia m ilitare, e di quelle scienze le quali oltre ad avere app1ica7jioni nella pratica speciale di, ogni arma , ser_v ono a svilnppare sempre più l'intelJigenza, ed a somminist rare i criteri per guiqa delle pratiche operazioni. Ed ora se partendo dal principio sopra esposto circa all'anìmissione per i veri istituti militari, e dal loro


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• RIORDINAMENTO

scopo, ci facciamo per poco ad esaminare il-complesso delle materie chè s'insegnano oggi nei medesimi, ci sembra che forse sarebbe vantaggiosa una riforma, la quale riducendo le materie attuali di studio a quelle. veramente necessarie e specialmente relati·ve, semplificherebbe l'insegnamento ed assicurerebbe sempre più il suo sviluppo comp-Ieto ed esteso. t innanzi tutto se quell'insegnamento deve essere speciale, e destinato perciò ad insegnare ciò che non può apprendersi negli istituti civili; se il vero punto di partenza per compilare il programma complessivo è lo scopo di istruire nelle m aterie speciali militari, e su quelle le cui applicazioni dirette all'arte· della_ guerra non potrebbero essere trattate in altri stabilimenti, non vediamo per qual ragione possa entrarvi lo studio delle così dette lettere francesi . Sia pure che per una certa mani.a del nost.ro secolo l'idioma francese tenda a di venire cosmopolita; che in alcune province d'Italia sia stato e sia anche oggi poco fa. migliare; che la massima parte dei giovani allorchè sono stati ammessi ad un istituto militare non lo conoscessero abbastanza, tutte queste non ci sembrano ragioni tali da giustificare l'esistenza <li quell'insegnamento. Difatti è innegabile che un giovane all'età di 16 o di 18 anni può assai facilmente, purchè voglia, conoscere perfettamente quella lingua; mentre i mezzi per impararla non mancano per chiunque, e mentre si incontrano dei giovanetti di 10 anni che parlano come tanti ·parigini. Quindi o si vuole che gli allievi siano istruiti in quella lingua, perché possano valersene nei loro studi-; lo che sembra pii.i giusto , ed allora basta stabilire questa condizione per gli esami

DEGLI ISTITUTI MILITARI

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di amm1ss10ne, condizione che troppo facilmente può essere soddisfatta : o si vuole che la conoscano per mero lusso o perchè è utile e v3intaggiosa, ed allora non stimando ~pportuno di esigerla per l'ammissione tornerà sempre meglio che i giovani uffiziali la imparino privatamente da per loro , giacchè la lingua francese non potrà essere insegnata efficacemente dalla cattedra e ad un numero non piccolo di allievi, i quali non essendo obbligati a conoscerla all'epoca della loro ammissione si troveranno necessariamente e sempre in diversi gradi per rispetto alla conoscenza di quella lingua, e da chi ne saprà troppo, a chi ne saprà niente vi saranno gradazioni infinite; quindi sebòene, potendo disporr e_ di un personale insegnante numeroso, siano fatte delle sezioni, delle classi distinte, avverrà facilmente che una lezione · riescirà inutile per quelli che già ne erano preventivamente istruiti , e per quelli che non sono in grado di profittarne. Veramente in un istituto d'istruzione speciale dove molte saranno sempr e le materie d'insegnamento indispensabile, e dove il tempo di studi per gli allievi _ sarà sell)pre relativamente scarso e contato, sembra che non trovi il suo posto una cattedra per la lingua francese, e tanto più quando si rifletta che giovani nel resto abbastanza istruiti vengono posti nel caso di non essere promossi al corso superiore o al grado di ufliziale, solo per la ragione che non conoscendo essi quella lingua prima della loro ammissione, non l'hanno potuta imparare dopo un fastidioso insegnamento cattedratico durante la loro dimora nell'istituto. Anche qualche altra materia si trova per molti ri guardi soggetta alle stesse considerazioni. Così può sempre esigersi da un giovane che aspira ad essere


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RlORDl:SAMENTO

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ammesso in uno stabilimento militare che 'siasi esercitato a sufficienza nel disegno di paese, 'il quale d'altronde essendo cosa puramente artistica, richiede per 'essere studiato con profitto, esercizio frequente, continuo e l'ibero: Perciò anche il disegno :ai yaese potendosi assai più agevolmente impararsi privatamente che in un istituto miljtare, può esser posto per condizione all'èsame di ammissione. Intanto togliendo dal programma complessivo le lettere f1:ancesi ed il disegno di paese, l'insegnamento potrebbe risentirne 'ùn reale vantaggio, lasciando agli allie·vi un tempo maggiore di studio, e permettendo a qualche insegnante di completare quello·affidatogli: così la topografia se potesse essere insegnata e studiata anche sul terreno con gli strumenti alla mano, riuscirebbe assai più utilé di quello che sia venendo semplicemente dettata e spiegata dalla cattedra durante l'anno scolastico. E ciò che abbiamo detto delle lettere francesi e del -disegno cli paese, può dirsi anche della fisica sperimentale, sebbene non dal lato che essa non possa essera efficacemente insegnata in un istituto militare, ma solo perchè di essa possono esigersi le um.ioni , generali nell'esame cli ammissione, poichè nei licei , negli istituti tecnici ed in altri istituti civili, vengono oggi -insegnate, ne potrebbe essere diversamente, costituendÒ esse una parte dell'istruzione elementare e comune. Volendo conservare l'insegnamento della fisica, potrebbe piuttosto essere ridotto alle sue applicazioni all'arte della guerra, come appunto vien fatto per-la chimica. Non richiedendo negli esami di ammissione tutto ciò che fa parte dell'istruzione elementare che viene

145 . data negli istituti civili, fu ,necessario di dare all'inDEGLI I' 'IITUTI MILITARI

segnamento del primo anno negli istttuti superior:i un carattere misto di comune e di speciale, lo che lo rendeva anche più difficile a oagione della moltiplicità delle materie. Sia pure che in grazia di una sorveglianza incessante possano i giovani essere sufficientemente preparati per l'esame di passaggio, ma come negare che lo studio riusc,irebbe più solido e più pro1\ìttevole, se il numero delle materie da studiare fosse minore? Ma una volta che i vari istituti superiori militari erano legati come ad imbasamento fisso ai collegi relativi, non· poteva esigersi dagli aspiranti- borghesi più di ciò che era rìchiesto dai collegiali per riguardo dei quali perciò si- venivano a porre dei limiti all'esame di ammissione con poco vantaggio dell'istruzione successiva. Nè sembra potersi temere che un esame di ammissione completò e molto rigoroso possa far diminuire al di sotto del necessario il numero dei concorrenti , ma sembrerebbe invece dover produrre l'effetto di averli più istruiti, e quindi più atti a percorrere con più prnfitto gli studi nell'istituto superiore. Stab'ilendo gli stessi esami per l'ammissione ai vari istituti ,per ogni ~arriera sociale, verrebbe anche rial~ zata l'istruzione ;nilitare nell'opinione, e la vanità non entrerebbe più nella scelta delle professioni: t utti gli insegnamenti _sarebbero posti nello stesso piede, l'armonia dei sentimenti e delle o'pinioni regnerebbe sempre più fra i giovani e poi fra gli uomini di origine _diversa· e di differente de:::tinazione, ed i pregiudizi' di casta e -di mestiere sarebbero riserbati a sparire. A!\N:O 1x, vol. nr-. -

10.


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RIOR!J!N Aill&NTO ·

DEG L1 ISTITUTI MIL lT.I.RI

Se è indispensabile che i giovani uffiziali siano provveduti di un b uon corredo d'istruzione sull'arte militare e su quelle scienze che ad essa si riferiscono secondo le varie armi, allorché incominciano il tirocinio della loro vita in servizio della patria , è pur troppo necessario che si trovino altrcsl alquanto istruiti nella parte teorico-pratica relativa alla loro arma. Ma se dovesse decidersi quale delle due parti deve prevalere nell'insegnamento in uno istituto militare, non esiteremmo a dire che deve essere la prima. Per dire in breve su ciò la nostra opinione, se quell'istituto vuol giustificare la sua esistenza deve proporsi ~ scopç> principale di formar la mente piuttosto che il bracc:io, giacché se dovesse essere specialmente destinato ad insegnare il modo di eseguire e di comandare le varie manovre, o a fare acquistare l'abitudine di eseguire e di fare eseguirci regolamenti, potrebbe essere utilmente sostituito o dai reggimenti o dalle scuole di applicazione, che hanno già servito e servono per una gran parte di uffizial i. D'altronde è vista la massima che non si può ben comandare ciò che non si sa bene eseguire. Noi riteniamo assai importante che nell'organizzazione di un istituto militare lo scopo dell'istruzione superiore speciale sia ritenuto essenziale, poichè se essa non fosse insegnata e studiata con sufficiente solidità, verrà ben presto dimenticata, e non f9rmerà l'attitudine e la volontà ·a continuarla. E la prevalenza - dell'istruzione scientifica non può essere che rechi nocumento all'educazione militare, la quale per le persone còlte ha principale fond amento nella s tima: l'abitudine e l'amore alla subordinazione, alla disciplina , alla abnegazione , alla fiducia nelle

proprie forze non sembra poi tanto difficile ad ottenersi in due o tre anpi di soggiorno in uno sto.bilimento milì lare, dove il soverchio -r igore però in tutte le operazioni degli allievi venga mitigato con modi p aterni, r.he infondono quell'amor proprio onde si mantengono le più fiorenti istituzioni. La vera educa-zione militare consistente nell'educazione intellettuale, morale e fisica, preparata nelle famiglie e negli istituti civili conciliando il dovere con la libertà, formata in uno stabilimento militare accopp iando alle utili e necessarie coguizioni l'abitudine alle fatiche, si completa e si perfeziona col tempo e coll'esercizio della vita pratica. Riassumendo ora queste brevi e pur troppo incomplete considerazioni sull'importante questione del rior dinamento degli istituti militari nel nostro paese, e coll e quali saremmo assai soddisfatti di aver espresso anche un solo pensiero che meritasse l'attenzione di chi presiede al governo del nostro esercito, diciamo innanzi tutto che due soli stabilimenti militari , uno dei quali destinato a formare uffiziali per le armi appellate speciali, e l'altro per le armi comuni, sarebbero oggi sufficienti a preparare alle nuove genera zioni 1taliHne le istituzioni militari atte a conservare e ad aumentare l'istruzione nell'esercito ed a for tificarne il carattere. E questi due grandi istituti sarebvero resi alla loro vera destinazione, se oltre a rif9rnir l'esercito di uffiziali abili a poter percorrere degnamente tutti i gradi della loro gerarchia fossero in oltre incaricati a far rifiorire fra noi gli r,tudi militari, a continuarne la tradizione, ed estendere e fortificare i'idea di autorità scientifica militare per ridursi anche ln questa al livello di ogni altra nazi one civile.


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U!ORDINAMENTO DEGLI ISTITUTI MILITARI

Per raggiungere poi questo duplice scopo sembra ' esser utile di richiedere dagli aspiranti ai corsi di . quegli istituti, oltre alle qualità morali e fisiche necessarie, quel corredo d'istruzione elementare solida e , completa che si esige per percorrere u~ilmente una carriera liberale qualunque , e che può apprendersi nei vari istituti sì pubblici che privati, che il governo e l'iniziativa dei cittadini avranno sempre a cuore di migliorare; 'insegnare· quindi in essi, solo le materie veramente · s·peciali e relative alla professione· delle armi; somministrare agli allievi i mezzi efficaci per istudiarle, come dei buoni libri di testo , od anche delle lezioni in qualche modo preparate; adottare oltre all'insegnamento cattedratico un sistema di sindacato per obbligare allo studio continuo e regolare, e per 'tener desta la potente molla della emulazione ; pro-

...

l

ESPOSIZIONE DE-I

PRINCIPALI SISTEMI Ill ARTIGLIER~E RIGATE ESTERE ·

mettere e dare ·delle ricompense a chi più si distingue

nello studio e nella condotta; destinare all'insegnamento dotti e coscienziosi maestri, conciliando il bisogno di cambiare il personaìe insegnante militare colla necèssÌ.tà che l'arte d'insegnare proficuamente consiste in gran parte nella pratica della· càttedra; ed infine procurare che tutto il persoòale abbia un giusto concetto dello séopo di quegli istituti, affinchè non li riguardi ,come il deposito di un reggimento,_o· come fabbriche di soldati, e sia guidato dal pensiero che 1'esperienza ci pone sempre dinanzi, cioè che in fatto di educazione e di istruzione vi hanno delle minuzie le quàli producono degli effetti tutt'altro che minuz10s1. R. ..

Nella puntata f del Giornale r!'A_rt·ìglieria '! ~64, 2' parte, troviarp,o un'interessantissima esposmo~e dei pripc4)a1i sis.te1\?i d'artiglierie dgate d.e~l~ vane pofome, lo. q1;1.aLe v~le a completare le µohz1c date in principio al B.EsocoNfO riportato ~elle colonne cle-lla Rivista, anno vm, vol. u. Crediamo far cosa ben gradita ai nostri lettori sì italiani che stra-_nieri col riprodmre in, esteso questa Esl'~SIZI~NE compilata con quella chiarezza e con quel~ or~m~ èhe tutti apprezzano e lodano nelle pubbhcaz10m fkl G-iornal.c cl' Art-igl-ieria.


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E SPOSIZJOl(E

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Nel Giomale d'Mtiglici·ia dello scorso anno (1), alla ,esposizione delle esperienze fatte durante il 1~62, onde determinare i particolari del sistema d'artiglieria rigato da noi prescelto, si fece precedere la descrizione di alcuni tra i sistemi d~artiglierie rigate adottati da potenze estere, affinché gli ufficiali potessero con conoscenza di causa farsi un giusto concetto del valor e del nostro.armamento. Posteriormente a quella pubblicazione ci pervennero varie notizie intorno alle artiglierie ;:i,ustriaca , prussiana, svizzera, olandese, danese, russa, ed intorno ai sistemi inglesi Armstrong (Shunt) e Whitworth, cosicché ora, siamo in grado di continuare l'intrapresa esposizione dei diversi sistemi di artiglieria, e possiamo r ettificare alcune delle descrizioni fatte nello scorso anno in base a dati meni.1 precisi. Rispetto all'artiglieria svizzera osserveremo che essa non appartiene a nessuna delle due categorie, nelle quali avevamo distii;iti i diversi sistemi d'artiglieria europea, ma bensì-, come il sistema americano Parrot, essa si può classificare in una terza categoria d'artiglierie rigate nelle quali senza r ichieder si il caricam ento per la culatta il vento viene soppresso dal proietto stesso, che è fatto ad espansione sul medesimo principio di quelli usati nelli armi portatili.

'DI ARTI GI.llrnIE RIGATE

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Artiglieria austriaca (il da cam11agoa e da montagm\. (Tav. 1•).

L'artiglieria austriaca adottava nella primavera dello scorso anno un nuo,;o materiale da campagna e da montagna conosciuto sotto il nome di, materi~le del 1863, e sembr a che nel corso dell'anno stesso si avessero già in pronto 120 batterie da campagn~ e 10 _da montagna con t re munizionamenti completi per ciascuna, le quali furono distribuite alle truppe e vennero impiegate nella guerra contro la Dani~arca. . Il nuovo materìale, modello 1863, s1 compone di cannoni r;gati in bronzo da 4 e da 8 libbre per l'artiglieria da campagna , e da 3 libbre per _ quell~ da montagna, di appositi affusti ed armamenti e carri da munizioni.

Artiglie1·ie. - I cannoni (fìg. l ") s~n~ formati est~rior: mente di due tronchi conici p areggiati da u~ gusc10, di una fascia di volata con mirino, di un plinto con. cu~ 'd i lampada e bottone di culatta e ~i due. orecch10m coi rispettivi zoccoli , il destro dei qu~h por ta u~ mirino laterale. Il grano è di r ame avvitato come 11 grano francese. Il plinto di culatta ha superiormente una tacca di mira ed una spianatura pel collocamento dell'alzo, e lateralmente sulla destra un inta~co per posarvi l'alzo nP.l tiro alle maggiori distanze: s1 hanno

(1} Parte 2•, pallina 100.

(1) l dati qui esposti furono desunti da una. recc~te p~bb~ca' one del capitano signoi· l\itlller, intìtolata: Das osterreichische , ; eld-mià - Gebirgs - ..t1rtillerie Material vom, Jahre 1863 -

Vienna 1863.


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152

'

eosì. due linee di mira artificiali una ,di volata; e I'ahra laterale. L'anima hà il fondo emisferico, una parte cilindrica: attorno al sito occupato dalla carica èd una parte r igata. La sezione della riga (fìg. 2,.), è detel'rninata da un arco di circolo eccentrico a quello dell'anima che forma il fianco direttore del tiro e da una retta , inclinata sul diametro che forma il fianco 'direttore del caricamento. Le righe sono contigue fra loro, ed il }oro numero varia secondo il calibro: l'elica, secondo cni si avvolgono , è diretta da sinistra a destra e la :,ua inclinazione è costante, cosicché il passo è pei <l-iversi calibri in ragione del diametro deH'anima. I proietti sono cilindro-ogivali Ì'n ferracci-o rivest-i'ti alla parte cilindrica di un'incamiciatura di metallo· molle modellato così. da formare altrettante liste od a lette q ua nte sono le righe e di sezione cu!'I'ispuuùenCea quella di queste ultime. Il loro diametro è di qual::he poço ·minore di quello dell'anima 'per modo che ri~ mane un certo vento, il quale agevola iI carieament0 ed ovvia alle imperfezioni di costruzione. Nell'atto del caricamento il proietto poggia per legge di gravità· sulla -riga più bassa e la§cia tutto il vento superiormente, ma tosto che è· arrivato al termine delle righe viene fatto girare col calcatoio, che porta due spacchi in cui si innestano due denti fusi suUa parte ogivale del proietto ,. e prende cosi, una posizione centrata rispetto all'asse della òocca da fuoco sopprimendosi il vento alla periferia e rimanendo solo degli intervalli vuoti tra il fianco direttore del caricar.:iento ed ilfianco corrispondente dell'aletta. Queste agiscono a foggia di CUDf!O ponendo a contatto la loro faccia cur~ y,ili.nea con la corrispondente della riga e nel movi;

DI ARTIGLIERIE RJGATE

153

mento rotatorio impre.:so al proietto si produce così il forzamento ed il centramento. Vedesi quindi come in questo sistema il forzam@to si fondi sullo stesso principio del sistema Lenk, ac-· cennato nei resoconti dello scorso anno (1), senza presentare la specia1ità di uno scostament~ del cent~o di gravità dall'asse del proietto. Esso offr_e 11 vant~g'g1_0· di permettere che vi sia un vento sufficiente _pe1 bisogni della pratica, e di dare nel tempo stesso 11 forzamen,to ed il centramento del proietto che deve pure avere una stabilità maggiore che negli altri _sistemi ad alette a motivo della notevole porzione di superficie che presenta al contatto colla rigatura. È perb' presumibile che questo sistema nòn sia ~ffatto _scevro' da alcuni degli inconvenienti presentati dal sistema Lenk, avendosi qui pure degli spazi vuoti tra i fianchi delle righe e delle a,lette pei quali sfuggendo i gaz con grande violenza, devono produrre il logoramento del fianco. Così. pure l'imbrattamento dell'anima pr'odottO' dalle feccie rende poco agevole il caricamento, ed appunto per ovviare a questo difetto si dovette addive--· l'.lire all'uso di proietti ingrassati onde conservare molli 1~ feccie ed evitarne l'agglomeramento. I cannoni da campagna sono dei calibri da 4 e dct 8 che corrisponderebbeto nei nostri al 5 113 e 10 213~ i primi formano l'arr;namento delle batterie campali, sì. a piedi che per la .cavalleria, ed i secondi quellodelle batterie di r iserva. Per la guerra di montagna si è adottato i1 cannone da 3 corrispondente pel calibro all'incirca all'antico cannone da 4 piemontese , e cori esso vengono àrmatf;) le batterie da montagna. ~l) Vedi

1?/ivista m~litare italfona, anuo vm, vò!. n , pa.g. 42:.,


-

154 ESPOS IZIONE Nello _specchio seguente trovansi raccolti i prìncìpali dati sui cannoni soprannominati.

II

DA CA'llPAGNA

CANNONI IN BRONZO

----da 8

da 4

DA

alONTAGNA

ANNOTAZIONI

da 3

--- --J

Lunghezza della bocca 'da fooco . . . . . . . Mill. Semidiametro dietro la fascia di volata . Semidiametro àl plinto di culatta . . .. .. " Distanza fra l'asse clella bocca da fuoco e degli orecchioni . Distanza fra le faccie piane dei zoccolì Inclinazione del foeone sull'asse . . ·Grad. Angolo cli mira naurale . . . . . . .. Lunghezza della parte liscia M:ill. Lunghezza _della parte rigata . • Dia.metro (tra due pieni). . . . . . o3 Larghezza delle righe . . . . . . <Il Profondità delle righe . . . . . . Inclinazione dell'elica . . . . Grad. Passo dell'elica. Mill. Numero delle righe . . . . . . Num. Vento del proietto . Mili. Peso della bocca da fnoco . . . . . . . Chi!. Preponderante di culatta (1 ). . . . . "

.

. .

. .

a ·a

. .

.

1685

1382

1027

83,4

67,0

-

138,2 106,4

-

46,1

39,5 ·

19,7

318

250

-

83°

83°

83°

0°.34' 0°.27'112

-

145

131

79

1330

1080

829

100,9

81,2

72,7

38,4

40,6

37

4,4

4,4

3,2

8°.30' so.301 2127 2087

Nei cannoni da camp. l'elica percorre nell'anima 0,6 di giro; in quelli da montagna 0,53.

8°.30' 1532

8 2,2

6 2,2

6 1,6

498

263

84

42

22

11

(

(1) Non è noto se questo sia il momento del preponderante o

il suo valore in culatta od in volata, o i'ecce.sso di peso cl'una delle due parti.

ni AltTIGLIF.R!E RIGATE

155

I cartocci di fazione sono o pel tiro di lancio o per quello in arcata. I primi contengono una carica compresa fra 116 ed 1l 1O del peso del proietto, ed i secondi di 1120: il sacchetto è di stoffa di lana di pecora e porta all.'esterno l'indicazione scritta del calibro e del peso. . . I cannelli d'innescamento sono a frizione. I proietti adoperati sono la gr anata cilindro ogivale ordinaria, lo shrapnell, la granata incendiaria e-la scatola a metraglia: l'artiglieria da campagna fa uso ·di tutti, e quella da montagna non si serve della granata incendiari;:t. · . La granata cilindro ogivale ordinaria (fig. 3a e 4') è - di. ferraccio e porta sulla parte ogivale due denti che destinati ad in:figgen,i negli appositi spacchi a gomito ùella capucL:hi<l> ùel calcatoio servono, come si disse, a far girare il proietto nell'anima e ad estrarlo. La parte cilindrica porta tre scanalature anullari ed al~ trettante elicoidali quante sono le alette, cioè sei pelle granate da 3 e da 4, _ed 8 per quella da 8, le quali servono a fissare l'incamiciatura fatta di una lega di stagno e zinco fusa sulla parte cilindrica del proietto e foggiata come l'anima della bocca da fuoco. L'e alette e l'ipcamiciatura si estendono su tutta la parto· cilindric? del proietto. La spoletta è a percussione costrutta in modo che· senza al~un preparato chimico accensibile alla _percussione , succeda l'esplosione all'atto dell'urto mediante la comunicazione della vampa colla, carica interna: l'innesco si ottiene col mezzo di stoppini. Lo shrapnell (fìg. 5') ha le stesse forme esterne della · granata ordinaria ed è solo un poco più corto . Il corpo Jfunizioni. -


Ì56

ESPOSÌZJONE

dello shrapnell h a n ella par te ogivale un foro per Ìhtrodurvi le pallbttole, È>d è diviso nell'interno in di;e parti, l'una superiore all'altra, per mezzo di un falso fondo in ferraccio : la parte superìore contiene le 'pallottole di p iombo i cui interstizii ven gono riempiti con zolfo fuso, e l'inferiore la carica di polvere . La comunicazione.del fu'oco al la carica si fa dalla spoletta per mezzo di un tubo in otton e riempito di polvere che attraversa là carnera superiore ed Ìl fa lso fondello. Il foro laterale v iene chiuso con un tappo a vite dopo Ìa introdL1zione delle pallottole è dello zolfo. La spoletta del1o shrapn~ll è a tempo e costrutta sul principio d i quelle del sistema Breithaupt da cui differisce per avere il canale circolare scavat o in un anello separato che .si nssa con un dado a madrevite alla capocchia anzichè nella spoletta stessa. Questo -anello è g irevole e graduato per le v:rrie d istanze. La grai;iata incendiaria (fig. 6a) ha la stessa for ma di quella ordinaria : alla parte. qgivale porta tre fori come quelli delle granate incendiarie sferiche. t.à -caYità interna è riempita di una mistura di salnitro, zolfo, polverino, pece nera, trementina e canapa tag liuzzata, nella quale sono praticati un canale centrale e tre laterali che sboccano ai tre oce:hi della granata. Il canale cc-mtra1e mette capo al bocchino ed ha sul fondo del roccafuoco del polverino ·e degli stoppini -che innE:scano i t,re occhi presso cui vi è pure del 11occafuoco. Il velame dei fori è fatto con carta, te.la d1 li no, e cera. _ La spoletta è di legno con quattro fori n ella. capocchia clae ser v0no ad · inn escarla. La lunghezza dei :getti di fuoco emessi dalla combustione della materia ~n.ceòdiaria è d i metri 0,31.

01 ARTIGLIERIE RIGATE '

157

Le scatole a metrag1ia (fig. 'ì") sono cilindriche - costrutte in zinco laminato con coperchio e fondello dello stesso metallo e riè mpite con pallette pure di zinco di calibr o differente secondo il calibro delle bocche da fuoco . Le pallette sono disposte a strati e gli interstizii riempiti di zolfo fuso . ' Nello specc.hio seguente sono raccolti alcuni fra i dati pit1 impo.rtanti ·sullemunizioni:


~INIENSIONI E PESO DELLE CARICHE E DEI PROIETTI ·"'1IDIIW:

CARTOCCI

GIU~ATA CILINDRO-OGIVALE

PJH, 'l'lRO

ORDIN!lllA.

------------CALIBRI

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SCATOLA AMErR!OLl.l ~

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I numero -numero- eltil. -

millim.

millim. gram. chi!. numero

~ramm1

thìL

127

7,36

805

6,64

-

67

6,J7

--

Da 8 da campagna 927

262

98,7

4,4

37 4 437 6,58 140

id.

525

175

79,9

4,4

39,5 201 3,62

80

66

3,99

455

3,60

56

-

3,75

Da 3damontagna · 210

105

71,1

3,2

36,3 140 2,85

55

44

3,01

-

-

34

-

2,28

Da4

'

'

N. B. Non si possono dare le lunghezze dei proietti per la mancanza dei dati relativi: puossi però ritenere per la granatfl. ordinaria di circa il doppio del diametro. ·


D! ARTIG LIER!i> RIG.\Tll

· 159

Onde scemare l'attrito del proietto contro le pareti dell'anima nel caricamento, mantenere molli le feccie ed impedirne l'agglomeramento si debbono ingrassare i proietti con una mistura di sego ed olio in cui vengono ·i mmersi per la parte incamiciata. Dopo questa operazione ogni proietto viene rivestito con un sacchetto di tela di canapa greggia destinafa a preservarne la parte ingr3:ssata ed evitarne il deterioramento. Affusti e Carreggio. - Due sono gli affusti di campagna, uno pel cannone da 4.e l'altro pel cannone da 8, i quali variano 'solo per le dimensioni e robustezza delle varie parti. Essi constano (fig. Sa), di due coscie parallele ·unite lrra loro da due calastre1li e rafforzate da bandellani, un guscio di sala incastrato nelle coscie, una sala di ferro e due ruote. Le orecchioniere sono intagliate nelle coscie sul dinanzi della sala. Fra le coscie :;ii trovano: il congegno di punteria composto di una suola di mira, che ad un estremo s'impernia a cerniera colla vite di mira, di una madrevite e di un manubrio con una vite perpetua, che si ingrana all'esterno della madrevite stessa; la piastra ad occhione fissa tra le coscie in prossimità del calastrello di coda; ed infine un cofanetto movibile che contiene alcune cariche, ed è coperto da un sedile su cui -stanno uno o due serventi, secondochè il pezzo è da 4 o da 8. ·Le ,ruote sono cerchiatE; e munite di 6'gavelli e 12 razze. Gli armamenti sono appesi inferiormente alle coscie. L'affusto da montagna (fig. 9a), è costrutto similmente a que1li da campagna: ha la sala in legno e la ruota con 5 gavèlli e 10 . razze. Gli armamenti vengono . attaccati. lateralmente a!le coscie. Il congegno di pun• teria componesi semplicemente di un cuscin etto in

-


160

:ESPOSJZlO~E

legno con chiocciola di bronzo nella quale s'aggira la vite di mira provvista di 4 bracciuoli. Gli avantreni da campagna da 4 e da 8 sono affatto similì variando solo nelle dimensioni, e servono per l'affusto e pel carro da munizioni. Le ruote sono più piccole di quelle dell'affusto. Il masc~io è situato al~ l'indietro della sala e la disposizione del reggimaschio è tale che la coda vi si appoggia p<=!J'. una certa ,s uperficie formando così un contrasto sufficiente per mantenere il timone orizzontale appunto come nei nostri affusti d'assedio. L'altezza del1a punta del timone su l suolo è di metri 1,05, e può inclinarsi all' im;ù di 21°· e di 14° al basso. Il eofano viene fisso per mezzo di contraffermi sul telaio dell'avantreno in posizione da renderlo equilibrato, è ricoperto in lamiera, ha un coperchio che si apre a cerniera e degli scompartimenti interni. I retrotreni dei carri da munizioni·da 4 e da 8 non ùilTeri:;cono che nella robÙstezza delle parti. Il corpo

del retrotreno consta di uu telai.o su cui viene fissato un solo cassone, maggiore di quelli dell'avantreno, di una coda composta di due coscie parallele simili a · quelle dell'affusto, e di un guscio di sala con sala di ferro. Il cofano si apre superiormente a cerniera. Le ruote sono uguali a ·quelle dell'affusto pel calibro corrispondente. Le altre vetture che fanno parte del carreggio da campagna sono le fucine, i carri da batteria ed assortimenti che seguono le batterie, ed i carri e cassoni da • munizion-i per artiglieria o per fanteria, attaccati a due ed a quattro cavalli, che fanno parte delle riserve e parchi, e sono ancora carri dell'antico materiale cui si posero le sale in ferro riducendoli alla carreggiata di quelli di modello. Si compendiarono nel seguente specchio i dat.i di maggior rilievo sugli affusti e sul carreggio.


DATI SUGLI AFFUSTI E SUL CARREGGIO DELL'ARTIGLIERIA DA CAMPAGNA E SULL'AFFUSTO DA MONTAGNA ,

DESIGNAZIONE DRI,IR PARTI

--------------- - ~

CARRI

PEZZI

!H~TRBNI

AFFUSTI

CARRI

DA :MONlZIONl

--""-

FUCINR

~

d'asda sorlimenti batteria

da 3 da 4 da 8 da 4 da 8 da 4 da 8 da 4 da 8

.

...,...... Altezza deJl'asse clel cannone sul terreno . . . . . . . . . . . . 0,73 1,160 1,124

-

Ampiezza di tiro sopra l'orizzonte

26°

23°

23°

-

id. sotto l'orizzonte

so

so

7°.311

2,44

2,91

-

-

-

-

-

2,44

2 44

-

-

Diametro della ruota . .. ..... O,94 1,3ll4 1,344 1,10

1,10

-

-

Id.

Lunghezza della sala . . . . . . . 1,01

Lunghezza totale . . . . . . . . . •

-

Carreggiata . . . . . . . . . . . . .

O,73

-

Peso vuoto .. . ..........

90

420

570

-

ld. carico . . . . . . . . . . . . .

174

700

1112

-

Angolo di voltata

. . . . .. .. . -

-

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'

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I

-

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-----

-

-

-

,

-

-

e,

- . - -

-

-

-

-

-

-

-

-

-·

7,84

8,67

8,05

-

1,53

1,53

1,53

1,53

1,53

1,53

1,53

9,3° , 93°

930

93°

70°

45°

41°

-

755

940

800

910

830

781

726

-

1201

1728 1420

1790

1100

1628

1680

'

...

8,15

8,05

7,90

7I90

....


ESPOSIZIONE 162 Nell'artiglieriq, da montagna le munmoni, gli assortimenti e gli accessori sono trasportati in appositi cofani varianti solo per gli scompartimenti interni. I cofani per le munizioni conteugono 4 granate ordinarie, 2 incendiarie e 2 shrapnels , ed 8 cartocci pel tiro di lancio e 4 per quello i n arcata, oppure 8 scatole a metraglia ed altrettanti cartocci di lancio : i primi pesano 35 chilogrammi ed i secondi .30. Il mat• ri"ale da montagna è trasportato da bestie da soma per mezzo di basti diversi secondochè servono per il cannone, l'affusto o le munizioni ed oggetti di caricamrnto. Il cannone viene caricato parallelamente agli arcioni e quindi in direzione trasversale a quella di marcia, l'affusto trasversal mente colle ruote di fianco , ed i cofani vengono appesi lateralmente al basto.

Mmamenti ed assortimenti. - Fra gli armamenti ed assortimenti presenta quaLLe specialità l'alzo. Esso (fig. ,10) è mobile e graduato su due faccie: una delle graduazicni serve per la mira di volata ~ · il tiro alle distanze non molto grandi e per le quali non s'impiega più la linea di mira naturale,. l'altra per la mira latera!e e il tiro alle grandi distanze. Componesi di una base p, di un ritto s con cursore u mob ile sul ritto e munito di una vite di pressione : nel cursçire è praticata una caméra in cui scorre un regolo q ed una chiocciola con vite di pressione. Sul ritto sono indiéate le· distanze corrispondenti ai varii alzi pei diversi tiri ed a::ialogamente sul regolo sono indicate le distanze pei corrispondenti alzi orizzont~li. Le lettere apposte ad ogni colonna di graduazione indicano la specie e g_enere di tiro cioè H. S. (hohl-

!li AkTIGLIERJE RIGATE

}63

gescbosse-schiessen) tfro di lancio a gt•anata; H. W. (hohlgeschosse-werfen) tiro _cl?'cato a granata; S. S. (shrapnell-schiessen) tiro di lancio a Sh?-apnell: la graduazione sugli alzi verticali corrisponde alle ' gittate da 100 in 100 schritten (1), e sugli orizzontali alle d erivazioni da 500 in 500 schritten pei tiri di lancio, e da 200 in 200 per quelli in arcata. Gli alzi dati pei tiri colla granata ordinaria servono anche_per la granata incendiaria. · La complicazione di quest'alzo sul quale si sono volute riunire le tavole di tiro è abbastanza evidente ed è pro?abile possa essere causa di gravi errori sul campo di battaglia. Organizzazione delle Batterie. a) Da campagna; Lo batterio da campagnu si distinguono i-n batterie ' da 4 di battaglia, batterie da 4 leggere (per cavalleria) e batterie da 8 o di riserva. La differenza fra le batterie di battaglia e le leggere , è devoluta al numero di ·cavalli da traino, il materiale è sempre lo stesso; esse rimpiazzano l e antiche ba.tterie di cannoni lisci da 6 ed obici corti da 7: I e prir::e agiscono colle truppe cli fanteria, le seconde special1,Dente colla cavalleria ed ove occorra un rapido manovrare o concentrarsi di artiglierie, al quale scopo furono as'segna.te delle batterie leggere alle riserve dei corpi d'armafo. Le batterie da 8 devono sostituire le altre ora abolite - di cannoni lisci da 12' e 18 e di obici lunghi, e servire come artiglierie di riserva presso le truppe ed · anche (1) Lo schritte (passo) corrisponde a metri 0,758.


ESPOSIZfONE' 164 per l'attacco e la · difesa delle opere di campagna e delle piazze forti. Le batterie tutte ml piede di guerra si compongono di 8 pezzi con 8 carri da munizioni divisi in du:e mezze batterie ed in quattro sezioni. Ogni ba,tteria ha iiwltrè il necessario carreggio e munizionamento come appare dal seguente specchio:

165

·nr ART!GLIERIR l\!GATE

La distribuzione delle munizioni nelle vetture descritta nel seguente specchio~ /

\

C.!RTOCCI

pel , tir o ____,,_.....,

~

j;l

:

"'E<E-o

RI:PARTO

!

DA 4

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2

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•rl (.)•

~

"'1-~

8

Affusti completi .

8 8

8

16 16

16

Retrotreni cli carri cla. munizioni

Fucine . .

. • . • .

. •

8, 8

Carri, d'arma.menti ( requisiten--wagen} .

1 1

'"O ~ . · i,;,i

id.

. .

128 128 . 96

Cartocci pel fao , di lancio id.

in arcata 'Totale colpi

1248 1248 1024 280 280 25G

-12:18 -

40 72

r

35

cla

~

il ·-

~

} Cofano dell'avantreno

munizioni ;

-Id.

del retrotreno .

~

~

-

1248 102,1 .

..

,-10

ON

U N

"' s t~11p. .;

<.) . ;

-

' 20

-

20

·-

-.

4.

10

6

w

6

50

4

26

-- -- 35

90

4

"' P,

-

18

30

-

18

-

60

32

40

-

4

- -- -- 128

32

76

16 156

-- - -

30

E-<

- -46

-s r

Carro

re ~

!

-

~ C0fanetto dell'affusto

Cofano dell'avantreno da 8

>-1 ,; o .., "" E< <l"'

-

4

s

4

8

4

20

/

-

- - -- -4

36

12 128

32 .

32

, 368 368 288

.

Scatole a metraglia

Itl.

- --- - 25 25 · 23 - --,_ 32

incendial'ie .

Shrapnels- .

1

40

Cofano dell'avantreno

-Pezzo

~

H

d

I ~~

•-,o

-

7

''

-

4,

156

,.

120 720 608

Grmia.te ordinai:ie

i i

Cofanetto dell' affusto

Carro Cofano dell'a-vantreno · . da , munizioni' Id: clel retrotreno .

da 4

1

5 7

Totale vetture

8 -

1

Carri da batteria ( leiter-lvagen) .

Pezzo

'O

8 8

..

.

A.~

-

Bocche da fuoco

Avantreni d'affusti e carri da munizioni

<Y

--

.,

'O=~ =~;:. o= "'=·-.... ., : -- -- ---- -- -

~

:,

GRANATE •

---------., "'

· - <.)

FORMAZIONE IN MATERIALE di una batteria sul piede cli guerra

è

Il personale di una batteria è determ.i nato dal numero di conducenti e serventi necessario, calcolando i primi in ragione di uno _per pariglia, ed i secondi di sette per ogni pezzo da 4 e di otto per ogni pezzo da 8. . Il numero dei cavalli da tiro è calcolato in modo che per le batterie da 4 di battaglia e da 8 di riserva


16·6

il peso trainato da ogni cavallo sia di 330 a 890 chilogrammi e di 280 per quelle leggere (compreso il peso degli uomini montati sui cofani): nelle vetture delle ris-erve e parchi questo peso viene accresciuto fino a 480 e 540 chilogrammi. Si banno per tal modo tutte le vetture delle batterie da 4 di battaglia trainate a quattro cavalli e quelle delle batterie leaaere da 4 00 e di riserva da 8 a sei cavalli. La forza di una batteria sul piede di guerra viene· ~osi ad essere complessivamente: . da 4

da 8

di

e;l ,... Cl.)

Jf bl)

' •

riserva

Bfl'lziu.li •

4

4

4

Trnppa .

160

183

193

164

187

197 ,

Cavalli da sella

19

19

19

ld. da. tiro

98

140

140

.

Tota.le uomini:

- - - --· 'l'otale cavalli

167

DÌ: ,11\TlGL!llRIE RICA'l'll

ESPOSIZIONE

117

159

159

b) ~a Montagna; Le batterie r.egolamentari d'i. montaana sul piede d' b . 'I guerra :wnstano di 4 pezzi. Il materiale di maggior _ importanza che fa parte della batteria così. formata è· :i1 seguente:.

'Cànnoni da 3 Affusti . Fucine . Cofani da munizioni

Cartocci pel tiro di lancio . Icl . in arcata Granate ordinarie . Shrapnels : · Scatole a metraglia

4 5

l

56 448 192 288

96 64

Nota. - Se si r\d·ucesse la nostra batteria. da 8 ad otto pezzì 'al tipo di formazion'e delle batterie austriache, lcva.ùdo l'affusto di ricambio, i quattro carri cli munizioni da fanteria ecl i cavalli di riserva si' ridurrebbe la sua forza a 20 vetture e 133 cavalli ed il munizionamento a .203 col.pi per pezzo. Danclo questo muni.ziona.mento alla batteria austriaca bisog~1erebbè a.umenta.rvi non meno di 3 carri da munizi~ni con 12 cavalli , portandone così l'effettivo a 23 vetture con 130 cavalli, potendosi ritenere necessa.rio per qnesta colollll.a anche l'aumento di un grnd.uato a ·cavallo. Ne derim pertanto che la nostra batteria posta a parità di circostanze ba una forza in cavalli pressochè uguale a. quella dell'austriaca. ed un numero minore di vetture:

Si ha così un munizionamento di 11:l colpi per pezzo· di cui 72 a granata, 24 a Shrapnel! e 16 a· metraglia ripa.i·titi nei cofani come venne antecedentemente indicato. _L a forza del1a batteria ammonta a un uffiziale o ·due, 100 uomini di bassa forza con 1 o 2 cavalli per uffiziali e 63 bestie da soma di cui tre sono di riserva. I serventi sono calcolati in ragione di 5 per pezzo . Del tiro. - Tre sorta di tiro vengono impiegate dai-


168 .ESPQSIZ!Oli'G l'artiglieria da campagna e da montagn_a ~ il tiro dr lancio, il tiro di striscio ed il tiro in arcata. ·P el primo si adoperano la ·granata ordinaria, l'i:nJ eendiaria, fo shrapnell e la -scatola a metraglia ;· pel secon,do la sola scatola a metraglia e per quello arJ cato le granate impiegando cariche costanti ed angoli di p roiezione variabili. n tiro dr lancio colla granata dicesii effioaee fino· a 3800 metri col cann one da 8, a 3400 con quello _da 4 ed a 2300 con quello da 3. La sua traiettoria oltre i, 1500 metti pei primi calibri ed oltre i 1300 per l'ul-timo acquista una curvatura tale da poter sostituire· i:1 tiro di lancio a quello areato che appunto non viene· impiegato oltre questo limite di gittate. Lo shrapnell è destinato a scoppiare a conveniente àltezza dfaianzi al bersaglio proiettando avanti a sè· le· _ scheggie e le J:)allcttole eon velocità iniziale uguale· alla. restante al momento ùeHo scoppio: esse hanno una sutliciente forza d'urto nei calibri maggiori per metterQ fuori di combattimento uomini e cavalli anJ eora a 1300 e 1500 metri dalla bocca da fuoco , ma ,. ciò nullameno il tiro collo Sbrapnell si usa soltant0fino a 1200 metm pel eannone da 4 e da 8 ed a 800· pet' quello da 3. · L'efficacia del tiro a metraglia si estende fino a 230 metri pel cannone da montagna, a 300 per quello dai campagna da 4, e circa· a 400 per l'alt110 da 8. La derivazione è, a destra per tutti~ i , calibri.

16çj

Ti! ARTiGLJÉRIE RIGATE

1 dodici reggimenti misti di artiglieria da piazza e da campagna banno due diverse formazioui e constano di uno stato maggiore e del numero di batterie e com~ pagoie da piazza e da parco ri portato più sotto : il r eggimento razzieri è pure formato di uno stato mag~ giore e di un dato numero di batterie di razzi o di cannoni da montagna ch e ponno variare di armamento a seconda del bisogno; ed il reggimento ar tiglieria da costa è formato di uno stato maggiore e di un dato numero di compagnie raggruppate in tre batta-glioni.

SPECCHIO DELLA FORfilAZlO~ E DEI REGGIME~Tl

D' AR.Tl GLIER L\

SUL PIEDE DI GUERRA .

BATTERIE REGGIMENTI

COMÌ'AGNlE

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R azzieri e Art•; da mont. Artiglieria da costa

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18 14

NB. La forza dello com1mguio varfa da 184 a 250 uomini.

Organizzazione delle truppe. - Le truppe di artiglieria complessivamente si compongono di 12 reggi~ menti da campagna e piazza, 1 di razzieri e batter.ie da montagna ed 1 da costa.

Queste truppe hanno l'incarico di servire le batteriecampali, delle piazze, d'assedio e da costa, i parchi\ dei corpi d'armata, dell'armata., e le· riserve generali'


Ì'iO

ESPOSIZIGNe:

altrimenti dette depositi da campo. Mobilizzandosi l'armata le truppe medesime vengono quindi ripartite nel modo seguente : Le batterie dei reggimenti 6, 11, 12 si distribuiscono fra le riserve d'artiglieria d'armata e le divisioni di cavalleria df riserva ed anche all'occorrenza presso i corpì· d'armata o divisioni di fanteria ope- . ranti isolatamente. A prestare quest'ultimo servizio possono ~ssere chia~ mate anche delle batterie degli altri 9 reggimenti. Il comandante del reggfrnento che ha il maggior numero di batterie presso la riserva d'armata ne assume il ~m~~, La compagnia da parco di un reggimento assegnato presso la riserva d'armata viene _destinata al parco di armata e provvede al rimpiazzo di uomi:r.i ~ cavalli _delle batterie della riserva. Presso le divisioni di cavalleria di riserva, le divisioni di fanteria ed i corpi d'armata isolati un uffiziale superiore dell'arma assume il comando delle truppe, ed oltre le batterie sopramenzionate comanda un distaccamento di compagnia da parco addetto alle cb• lonne medesime. I reggimenti dal 1 .a l 5, dal 7 al 10 vengono,addetti ciascuno ad un corpo d'armata distribuendone le batterie da 4 di battaglia presso le brigate di fanteria, ·e q u8lle leggere e da 8 alla riserva d'artiglieria del ·corpo me9e:simo: una compagnia da parco è assegnata al parco del corpo d'armata e l'altra al parco generale <lell'armata. Quest'ultima rifornisce di uomini e cavalli l'altra compagnia da parco., la quale alla sua volta provvede al rimpiazzo delle perdite nelle batterie. Costituendosi così il personale "d'artiglieria presso un

171 corpo d'armata con quello di reggimento dell'arma, il colonnello comandante vi funge da capo deltartiglieria del corpo medesimo. Le compagnie da piazza tengono sede nelle pìàzze e vengono mobilizzate presso i parchi di rir;erva di armata, 1- depositi da campo ed il parco d'assedio. Il reggimento razzieri ed artiglieria da montagna sul piede di guerra viene ripartito presso i corpi di armata e generç1.lmente presso la riserva d'artiglieria dei medesimi. Le batterie da montagna _e da razzi da 6 libbre si assegnano a quelle colonne dest.inate ad operare in terreni montuosi , ed ~llora possono far parte del! 'artiglieria delle colonne stesse o della loro riserva. Ogni batteria fornisce in tal caso un dista0camento al parco della colonna pei rimpiazzi di uomini ; iI rimpiazzo degli animali da soma si fa con rimonte militari, oppure per provviste sul luogo dietro ordine del comandante il corpo di spedizione. I parchi d'armata e il deposito di munizioni hanno pure dei distaccamenti di con1pagnie da campagna per i rimpiazzi nelle batterie razzieri. Il reggimento artiglieria da costa provvede all'armamento e difesa delle piazze e batterie litorali ed insulari:: Le compagnie deposito rimangono incaricate durante· -la guerra dell'istruzione delle reclute e di rifornire ai parchi le perdite subite. In tempo di pace non vi sono compagnie operai; ma mobilizzandosi le truppe vengono organizzate dAlle compagnie maestranza· ed artificieri ripartite nelle· riserve e nelle piazze, prendendo gli_artefici militari addetti ai comandi del materiale di artiglieria. 11 complesso del material(i! d'a.rtiglieria che entra o l'.Jl ART IGI.IERlll RIGATE

un


ì'72 ESPOS!ZlOliÉ può essere chiamato ad entrare nella mobilizzaz'ion-e · dell'esercito costituisèe le ris,erve d'artiglieria. Esse si 'd ividono in·:

Parchi di br1gata; } di divisione; 'll di corpo d'armata{ » d'armata:; di riserva d'armata·; Deposito da campo di armata; Parco d'assedio ; Deposito .principale da campo.

t

pare.bi cii brigata, di corpo d''armata, e d' armata·seguono sempre l'esercito sul teatro dellà guerra: gli altri solo in date circostanze. I parchi di brigata provvedono 1e munizioni alle brigate di fanterià e battaglioni cacciatori; per ogn i battaglioné vi è un c.arro di riserva a due cavalli carico di munizioni di fanteria, e ·questi carri riuniti per ogni brigata ne costituiscono il par0O trainato da _cavalli con conducenti presi fra le truppe della brigata. _Nella guerra di montagna questo parco è portato a 1 schieria ed hà con sè un distaccamento d'artiglieria fornito dalle batterie di montagna. , Per le divisioni isolate e per quelle di cavalleria di ,riserva si formano dei parchi divisionali organizzati sugli stessi principii di quelli dei corpi d~armata citati ·q ui appresso; constano di un distaccamento di com!pagnie -da parco, in ragione di un terzo di compagnia 'ogni 3 a 4 batterie, d'un distaccamento operai e ali 'occorrenza d'uno di razzieri e 11rtiglieria da montagna •e di uno squad_rone del tre1:io.

n1 ,IRTrGLIEll.IF. R I GAT E

173:

I parchi di corpi d'armata constano di una compagnia da parco, un distaccamento operai, due squadroni del treno e se abbisogna di un drappello del reggimento razzieri e.d artiglieria da montagna, con 130 vetture provviste dell'occorrente per rifornire le batterie ed i pa;chi di brigàta. Questa colonna è posta sotto gli Òrdini del comandante la , compagnia da parco. Il parco d'armata si costituisce sulle basi stesse di un parco di corpo d'armata proporzionatamente alla forza dell'armata sia per materiale che per personale e cavalli. In generale componesi di tante compagnie ·d a -parco quanti .sono i reggimenti d'artiglieria addetti ai corpi d'armata 1o alle riserve d'artiglieria dell'armata, di un distaccamento operai e del ·reggim_ento razzieri e 12 a 13 squadroni del treno con circa 600 vetture divise in 5 colonne sotto gli ordini di un ufficiale superiore o generale. Il parco di riserva provvede i parchi d'annata quando si scostano dal deposito da campo ed è organizzato come i precedenti; viene comandato da un ufficiale superiore e conta circa 300 vettur~ divi se indue eolonne principali, "Il deposito da campo deve provvedere i parchi, tenere in pronto dei convogli di circa 30 vetture per spedirli all'occorenza, e si forma in una piazza prossima · al fronte d'operazione, generalmente alla base d'operazione·secondaria o provvisoria del teatro della guerra. . Il deposito principale invece dev~ rifornire il deposito da campo, viene organizzato volta per volta per ordine del ministero, e sarebbe così alla basè princip~le d'operazione di un esercito chiamato ad agire


174

E:lPOSil!:10!-E

sopra un dato territorio sia nella guerra offensiva che nella difensiva. 11 parco d'assedio viene mobilizzato da una piazza ed il comando ne è affidato ad un ufficiale superiore o generale; componesi di artiglierie, mÚnizioni, mat eriali d'assedio , e di compagnie da piazza ed operai e squadroni del treno. La sua formazione viene s~bilita volta per volta dal ministero di guerra. A comple:tare questi ~enui sulle risorse in materiale ' che trae seco -l'artiglieria austriaca in campagna si riassunsero nello specchio seguente i principali materiali che entrano nella formazione dei parchi e depositi:


Par~o di ~orpo d'armata

Dcsignaziono degli oggetti

Pezzi completi ..

I

•

•

•

•

•

•

•

•

•

•

•

•

•

I

•

•

t

•

Parco d'armala

.

Do11osito da campo

1120 per r)ezzo del. . . . . . . . . l'armata .

l[20'per pezzo dell'armata .. . . . .

Affusti ed avan- 1(8 per pezzo dc1lc batterie 118 per pezzo delle batterie di riserva dell'armata od addette treni di ricambio. del corpo d'armata. alle divisioni di cavalleria. Munizioni d'ar- 112 munizionamento perpez- 112 munizionamento per pezzo zo, di cui metà dei colpi in carri clell'armatacioè 78colpi percantiglieria. da munizioni e metà in vetture none da 4, e 64 per ca.nnone da 8 cli riserva:in totale 78a79colpi delle batterie cli riserva.: 81 per per cannone da4, e64.per cim- cannone da 4 dei corpi d'armata none da 8. e 67,5 per cannone ùa 8. Munizioni da razzi 710 razzi'da 6 oppure 104 da 710 da 6 oppme 104 da 12 per 12 per batteria. batteria. Cartucce da fan- 115 del munizionamento por- 1112 munizionamento dei parteria e cacciatori* tato rlagl'individui calcolato in chi di corpo d'armata== 18 colpi ragione di 12 colpi pera.rmada per fucile. fnoco in uu battagl. cli noo fucili. Cartucce da ca- 2[3del mnnizionaJllento por- 1(3 clelmunizionamentoportato valleria e gendar- tato dagl'individ uidella caval- dagl'incliviclui nei regg.di cava.Imeria. leria leggera del corpo, calco- leria di riscrvalegg:era e pesante lato in ragione di 16 colpi per dell'armata., più 12,558 colpi da pistola in un reggimento di 731 pistola emoschetto cli gendarnicria per ogni corpo d'armata. pis~ole. Vi sono inoltre carri da strumenti, attrezzi e parti cli ricambio, fucine, ecc. ~

Parco di riserra d'armata

I

. .. . . . .. .. . . 1( 1 del munizionamento per ogni pezz9 dell'armata:cioè circa 40 per cann. da 4, e 34 per cann. da 8. 1

1[20 per pezzo delle batterie dell'a.rmata. 3[4 del munizionamento per pezzo: cioè 114 per quelli da 4, e 94 per quelli da 8.

-

t:1

355 da,6 oppure 52 da 12 per batteria. 1112 muniziona.mento dei parchi cl'a.rmata = 27 colpi per fucile.

1420cla6 oppure312 da 12 per batteria. 1 intero munizionamento perogoi individuo: cioè 60 colpi per fucile. 1[2 del muniziona- 1 intero munizionamento del parco d'ar- mento da parco d'ar- 1 mata. mata. \

.

(*) I soldati di fanteria e cacciatori portano 60 colpi, i sott'uffiiiali dei' primi 24 e dei seconcli 30. - I sott'uffiziali e soldati di cavalleria 24 cartucce da pistola. - La geudarmcria cd i sott'uffiziali d,artiglieria e del treno 12 cartucce. Nei parchi di brigata si portano 13320 cartucce per battaglione dì 900 uomini, cioè 114 di munizionamento per individuo. Parchi e depositi analoghi ai sopra descritti si costituiscono presso le trnppe operanti isolatamente. Quando le medesime debbano operare in montagna si aggiunge a1 parco una conveniente riserva di materiale da montagna per rifornirne le batterie, calcolata nella ragione di 100 colpi per bocca da fuoco al parco e 120 al deposito per le batterie da 3 e 435 razzi da 6 per batteria al parco e 580 al deposito.

~ ~ 1


ESf'OSIZIONll: 176 Da questi dati si ricava che la forza complessiva in bocche da fuoco delle batterie da campagna ammonta a 960, divise in 120 batterie di cui 57 da 4 di battaglia, 33 da 4 leggere e 30 da 8, e supponendo, . come danno le statisii'che militari, la forza dell'esercito attivo sul piede di guerra di circa 440,000 uomini si avrebbe u·na proporzione di 2,2 bocche da fuoco per mille provviste ciascuna di 3 muoizionamenti se io prima linea e di 2 112 se in riserva. Le bocche da fuoco sarebbero ripartite: . . 1f?. di battaglia presso le truppe; 114 3l4 a1corp1 1 . d.1 , t eggere e 14d'. l 1 riserva aIla nserva d arma a. . . . art1g11er1a. I 14 alla ri112 leggere e l 12 di riserva : le prime serva dell'arspecialmente per operare colla cavalmata e divisioleria e le seconde come riserva geni di cavallenerale. ria di riserva. A tutto questo materiale devonsi aggiungere le Latterie di razzi da 6 e da 12 libbre (1) e quelle da montagna facenti parte dei corpi d'armata, divisioni o loro riserve d'artiglieria, notando però che le batterie di razzi da 6 e di cannoni da 3 sèguono i corpi operanti in montagna; cosicché si ba uu aumento di 22 altre batterie operanti coll'armata mobilizzata.

DI lRTIGLIERIR lllGATb:

~oca

Nella descrizione del sistema Lenk riportata nella Rivista militare italiana, anno Vili, erasi detto che 1~ tre controrighe hanno la sezione dei fianchi sul prolungamento dei raggi vettori: ma da più precise notizie ehe furono attinte su questo IJ",ateriale dall'opera dei signori Rutzky e Grahl, risulta invece che la sezione è trapezia a fondo parallelo all'ar;,ima e coi fianchi leggermente inclinati all'infuori . ~a. -

j

Per le bocche da fuoco da muro l'artiglieria austriaca adottò il sistema prussiano quale viene descritto nel seguente resoconto. ~oUl l a -

(1) Le batterie di razzi contano una forza di 124 uomini e 69 ca valli e sono provviste cli 8 cal'l'i da razzi , 1 fucina e 3 vetture cla trasporto.

177

Artiglieria prussiana <1> (Tav. 2• e 3"').

Gli inconvenienti incontrati in Prussia nell'applicazione ai grossi calibri del sistema di chiusura Wahrendorff modiiìcat~. descritto nella Rivista dello scorso anno, fecero dare Ja, preferenza a<l un nuovo cuugegno progettato dal meccanico Kreiner, basato sul principio della chiusura forzata col mezzo-di due cunei, il quale venne esclusivamente adottato per tutti i cannoni di nuova fabbricazione di. qualsiasi calìbro, conservando però il primitivo sistema per quelli da 6 libbre in acciaio da campagna già esistenti.

Artiglierie. - L'apertura trasversale della culatta, è nel si?tema Krei11er, a sezione pressoché rettangolare (ta v. 2..), e viene in essa collocato il meccanismo di chiusura il quale consiste in due cunei A B di ferro fucinato (fig. l '\ 2~ e 3"), scorrevoli l'uno sull'altro per l'azione d'una vite a più vermi O imperniata al (1) I dati relativi all'artiglieria prussiana sono ricavati da relazioni di nostri ufficiali che .,colà viaggiarono. A1rno u, voi.

lu, -

1•>


178 ESPOSIZIONE massiccio d el cuneo A, e che s'ingrana in una chiocciola praticata n ella testa _del cuneo ,B. L'asta ,della vite può s1 ,ostarsi nel m assiccio del cuneo A, e seguire così lo scostamento eh.e subisce il cuneo B facendo g irare la vite, cui è in1pedito l'avanzare o retrocedere da u nfi s porgenza a, che si appoggia contro il massiccio del cuneo anteriore. Il passo della vite è calcolato_in modo che con un mezzo · giro circa della medesima il tuneo posteriore si avanzi tanto da rendere la sezione del sistema uguale a quella dell'apertura di culatta . Per i mpedire poi che il cuneo anteriore possa indie1reggiare nel forza.mento, il manico della vite porta fisso un diseo L l_fig . 4a) privo d'un segmento, la cui periferia entra a sfregamento nell'incavo di un dente M · fisso alla culatta. La disposizione del d isco è tale che presenta in nanzi al dente il segtJiento mancante quando interamente combacia no i due cunei, e quando invece si gira la vite ed ha luogo il forzamento i l disco ent·rando nell'i.:Jcavo del dente fissa la posizione del cuneo ante1:iore ed ohbliga il cuneo posteriore ad avanzare -sotto l'azione della vite . · Il cuneo anteriore porta sulla sua faccia esterna un ineastro destinato e ricevere uo piatto di chiusura D d'acciafo, il quale, _quando il sistema è ,a posto, trb• . - vasi compre:::so contro l'apertura posteriore dell'anima: . e siccome il suo contatto non sarebbe sufficiente ad impedire le sfuggite dei gaz. co~ì è in esso praticato un inGavo circolare profondo da 'ì ad 8 millimetri e di diametro maggiore di quello de1l'a_nima di 15 a 16 millimetri, in cui è aggiustato un anello di rame E (fig. 5a), -a sezione t riangofare r ettangola ed isoscele coi cateti di lun e,.rhezza da 7 ad. 8 millimetri. Uno dei

Dl ART IGLHiHTlt RIGATI,

179

lati dell'anello appoggia contro la parete laterale dell'incavo e l'altro contro il taglio posteriore dell'anima. L'azione dei gaz penetranti nell'incavo com prime l'a,nello contro il taglio dell'anima ed impedisce le sfug• gite. Nei cannoni di bronzo lo spigolo post.e;iore dell'anima è fortnato da un anello d'acciaio b incastrato nel bronzo, onde ottenere così che l'anello di rame si appoggi contro una superficie p iù dura. Allorquando i due cunei sono disposti alla medesima altezza prnsentano verso la loro estremità destra un foro cilindrico , di diametro uguale all'anima, destinato a permettere il caricamento dell'arma senza estrarre totalmente il congegno di chiusL1ra; e p er limitare la corsa di quest'ult.imo in morlo che alle due estremità d'essa si presentino ii piatto otturatore oppure il foro di caricamento, la faccia esterna del cuneo posteriore è munita di una scannellatura H d i determinata lunghezza guidata n el s uo corso dalla punta di un piuolo a vite K che attraversa la parte posteriore del massiccio di culatta, e che è maneggiata d ietro al cannone. Allontanando il piuolo p uò togliersi dalla bocca da fuoco l'intero sistema di chiusura. Il modo d'impiegare i cannoni muniti di questo sistema di chiusura è assai semplice. Si gira il manubrio del la vite a destra quanto si può, c10è, finchè i cunei siano a contatto, e si ritira il sistema sulla sinistra finché la scannellatura lo permette ed in tale posizione il foro dei cunei corrisponde all'ani ma; si introduce il proietto e la carica , quindi si s pinge avanti il sisteina finchè si può, si gira il manubrio della vite a sinistra ed il pPzzo è .allora pronto per far fuoco.


181

ESPOolZIO~F.

I)! ARTIGLlERJE H!GATE

L'apertura destra del vano rettangolare è chiusa con un coperchio di cuoio o di metallo .. Il rinforzo è delle forme che appariscono nella figura ed è applicato alle artiglierie di nuova fabbricazione , le antiche ridotte mancano dei rinforzi laterali surrogate da r ipieghi per modo che le dimen~ ' sioni del congegno di chiusura variano pei ca~moni antichi e nuovi di egual calibro: Questa riduzione venne adottata· in vista del tenue prezzo che importa, compensato inoltre dal valoi:e del bronzo tolto alla c ulatta. Ad evitare i guasti che le sfuggite dei gaz possono produrre nel sistema di chiusura, ogni congegno è prov,visto di un piatto otturatore di ricambio e di uno o forse anche due anelli. di rame, e di più si porta un intero congeguo di ricambio ogni due pezzi d'assedio. Inoltre si lasciano nel 1a costruzione stessa del cannone delle piccole scannellature intorno al sistema di chiusura che possono permettere un libero passaggio ai gaz che sfuggissero. Merita poi d'essere osservato che le corrosioni derivanti da sfuggite dei gaz vengono prontamente r iparate ~.i parchi stessi con pezzi di ri p<_)rto a11che di dimensioni considerevoli e le bocche da fuoco così accomodate si ritengono ancora di b uon servizio. I éali bri cui è applicat o il sisteJna di chiusura Kreiner sono :

Lo stesso sistema con qualche mod ificazione viene ora applicato ai nuovi cann'oni da 4 libbrB in acciaio da campagna, e pare ancbe al cannone da 48 per !et marina. La sezione delle righe è approssi'mativamente trapezia cogli spigeli rientranti arrotondati, e va restringendosi dalla culatta verso la bocca scemando d'ampiezza nel rappqrto approssimativamente di 4 a 3. Tale diminuzione di larghezza riesce giustificata se si considera che il piombo che pel forzamento penetra nelle r ighe, si consuma durante il tragitto nell'anima, e che per aver sempre il proietto forzato conviene restringere gr adatamente la larghezza dello spazio nel quale scorrono le sporgenze. Ciò non ostante preten~ <lesi che l'esperienia abbia dimostrato non presentare questo sistema alcun vantaggio su quello delle righe uniformi e che possa sostituirsi da quest'ultimo. Le scannellature longitudinali del proietto sono due diametralmente opposte, anzichè una come erasi indicato nel r esoconto dello scorso anno, e l' ultima delle ànullari è assai meno profonda delle altre, e colla parete posteriore fortem ente inclinata verso l'i nterno, . onde rendere più difficile lo staccarsi del piombo dal pr_oietto . .

180

Cannone da 24 F da piazza. Id. 24 B d'assedio. Jd. 12 F da piazza. Id. 12 B d'assedio.

Munizioni. - Oltre la granata ?rdinaria descritta nel resoconto dello scorso anno e lo shrapnell i' cannoni da 24 tirano dei proiett i pieni, di forma eguale alle granate e di ferraccio. La spoletta a p e-r:cussione è di una sola dimeusione e serve per tutte le granate ordinarie qualsiasi il 10110 calibro.


ESP0 S 1Zl<JN 1,: 182 Essa si compone di varie pa rti distinte , tav. 3a (Fig . l"): 1° Una cass nla o bocciuolo A di sottil lamina di ottone con uo orlo sporge nte e d ue piccoli i ntagli laterali. Essa s'introduce nell'interno del bocèhino contro le pareti de1 quale si fissa allargandola con uu apposito strumento quando l'orlo a ppoggja contro un labbro prat1cat o nel bo.echino . . Per facili t arne il forzamento alcune granate hanno nel le pari.:> tì del bocchino una scanalatura circolare. La cassula ba un doppio fondo forato e tra le due la mine del fondo è st retto un pezze tto di t ela di Cambrai inverniciata con gomma lacca . È scopo della cassula d'impedire qualsiasi comumcazione fra la carica interna e le r i manenti parti d ella spoletta. 2° Un pe rc uotitoio B d'ottone, tron co-conico, cavo, e con tes ta sporgente . Una sottil la mina d' acciaio è innasta-ta nella t esta del p ercuotitoio ed è intagli~ta in niodo da prese ntare una p unt a s ul prolungarpento ,d el s uo asso. Il per cuotitoio è collocato nell'interno della cassula e può muoversi in essa libe ramente. 3° Un t a ppo o testa C, avvitat o alla parte su periore del bocchino. Esso porta on foro a chiocdola uella direzione d el suo asse , ed in questo si a vvita al momento dello sparo : 4° Un bottoncino D, d est inato a dar fuoco alla spoletta. Questo bottoncino è di ottone, ca,.vo inferiorment e, e nella cavità porta fissa ta una cassula E rovesci ata , forata al fon do e ripie na di composizion e ful minante . Jl foro p el q uale l a c~mposizione rest a a _nudo è Goperto da una goccia di vernice alla gomma Jac;;a . 5° Una spi na H cli rame, la q uale entrando in

DI ARTIGLJt\RIE RIGATE

18:3

un foro pratica t o eccentricamente nella test a del proietto viene ad appoggiarsi dava nti al peruuoti toio e lateralmente all'ago e ne i mpedisce i movi men ti finch è sta a posto. La parte della spin a ebe trovasi fuori della granata è più grossa di quella , ch e r im ane nel l'interno ed abbast anza lunga percbè a ppoggiand osi l'estremità es terna contro le par.eti dell'anima, quell a , interna impedisca il movimento del percuotitoio. Q uando il proietto è uscit o dal canno-ne i l moviment o di rotazione caecia fuori la spina ed il percuoiitoio rimane in libertà. Il bottoncino e la spina · si pong ,' llO solo al momento dello sparo. , Per lo shrapnel! venne adot tata u na spolett a a tempo, simile a quella Armstr ong descritta nel resoconto , dello scors o anno, e che è un rnisto del sist ~ma , a percussione e del siste m a Breit b a upt , ot t enendosi l'accensione della co~posiz.ione i nt erna per mezzo d1 un innesco a per cussione, e regola ndosi la d:q.rata di combustione col porre in com unicazione il vano in cui succede l'i nfiammazione della materia fulminan t e con un punto convenient e del cana le circolare d ella spoletta . Se la s pol etta è regolata in modo ch e sia nulla la porz.ione del canale circola.re da a bb ruciare~ il proietto scoppia all'escire dall'anima e serve quind i come m etraglia.

Organizzazione dell' ai·tiglieria da campagna. - 11 siste ma d'art igl ie r ia da ca mpag na è a ncora i n uno sta.to di transizione . S i banno b ocche da fuoèo ·1isci e e rigate, e non è ancora ben d efinit o q uali calib ri di quest'ultime dovranno for par te dell'a~·ma mento del le batterie . Att ual mente si b a nno ba tte~ie di cannoni da

.

-


] 84 Ji: SP-OSIZION ll: 4 f=l da 6 in acciaio rigati, ,di cann6ni lisci da 12 alleg-

geriti, e di obici da] libbre (circa l 5 centim) . Pare che si conserverà il cannone da .12 liscio alleggerito, il , cannone da 6 rigato, ed il cannone da 4 rigato sostituirà l'obice da 7 libbre nelle batterie che ne sono provviste. 1n quanto agli affusti, avantreni e carreggio non si · ìntrodussero finora modit.icazioni al sistema del 1842 che è non molto dissimile da quello austriaco descrittonell'antecedente resoconto. I cavalli sottomano portan·o una piçcola .. sella speciale quelli del pezzo con staffa e quelli del cassone senza. I seguenti dati~ benchè incompleti, varranno a dareun'idea sulla formazione e munizionamento delle batterie da campagna. FORMAZIONE IN MATERIALE di una b-att~ria sul piede di guerra Pezzi

.

Carri da munizioni. Carri da batteria

I' Affusti di rica.mbio.

.

.

Totale vetture . Palle

.

Grana.t e I

Shra.pnels .

da 12 lisci

8

8

6

.

Scatòle a -- metra.gliaTota:fe colpi

,

li riparto delle m unizi.oni nei cofani è il seghlente: GRAN,\ TE

BATTERIE

~

Di cannoni dtt 12 lisci

2

2

2

21

19

-

Avantreno

18

Cassone.

54

o ._

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-,::l cO

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cO :§ ·Éo ..e;,.

.

72

-

-

"

Cassone.

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6

6

18

18

24

"

. . . _. I~ . -- - - . . .. . . - - -- -. .I

..

72

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-

9

3

27

9

36

12

Avant reno

..

Cassone. Totale

16

8

48

24

,

6-1

-

-

-

468

416

192

234

-

192

78

208

960

780

624

98

-

32

78

La forza in uomini e cavalli delle batterie sul piede di guerra è l': seguente :

19

576

~

24 120

-Di obici da 7 libbre

d

-

- -- - - 18

,Avantreno Di cannoni da 6 riga.ti

. .

-

as s ~ "'p.. "'<l)

- - - - -- Totale .

6 3

<.)

<l)

--

Totale

- 8

3

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.s ·ao ~~. 0 1'N N "' ol S,b .s p.. A p..

~ ·a o P-< w - - "' - - -

DI

I,

RIPARTO

.;

OBI CI da 7 libbre

da 6 rigati

8

3

l

I

-----DI CANNONI

185

n T ARTIGLlFlll& HIGATE

~

-

da 12 lisci

I

OBICI

CANNONI

'

da da 7 libbre 6 rigati

Uomini

168

162

162

Cava.lii

150

126

126


180

' ESPOSIZIONE

Le colonne di munizioni recano ' quasi al doppio il m unizionament.o testè accennato per ogni pezzo , e portano un conven iente numero di munizioni per la fanteria, in più delle 85 cartucce che dev0no tenersi alla mano dai soldati di cui 60 sono portate nella giberna e 25 circa in carri che seguono ogni battaglione.

Artiglieria s,,jzzcra <1l da cam11agu,1 ('l'av.

s~

e 4").

Nell'adozione delle ar tiglierie rigate la s,,izzera si atlenne al sistema ideato dal colon nello Muller. Essa adottò il cannone da 4 in bronzo rigato dal medesimo proposto come unica bocca da fooco dell'artiglieria lèggera da campagna., e trasformò gli antichi cannoni in bronzo da campagna <Ìa o e ria 12 lisci in rigati, come bocche da fuoco di posizione. Pel primo venne pure adottato un affusto speciale in ferro , e pei Sf)Condi invece si conservarono gli ·antichi affusti in legno del sistema francese. Il nuovo cannone rigato da 4 componesi di due tronchi di cono, dei qua.li uno forma il primo r inforzo e l'altro la- volata. La culatta è formata a cul di lampada, lii volata ha un tulipano s ulla cu i somn:Ìità è incastrato un mirino ad ·ogiva , e gli or ecchioni sono disposti coll'asse nel pia.no di quello dell'anima. Questa è cilindrica a fondo arrotondato; ha sei righe rivolte da sinistra a destra la profondità delle quali va diminuendo a partire da millimetri 150 dal fondo (1) Questi dati furono desunti dalla Revue cle technologic militairc , de E. Terssen. Anno 1863. •

1)1 ART [GLTERIE RIGATE

187

dell'anima, per modo che a mili. ,90 si raccorda. colla superficie di q uest'ultima. La sezione r-Jella riga presenta un'altezza maggiore p resso il fi ~nco direttore del carica.mento ehe presso quello direttore del tiro; sul fondo è ad arco di circolo e sui fìanchi rettilitJ.ea e pareggiantesi con archi di circolo agli spigoli saglienti e rientranti. I proietti ci lindro ogivali sono in ferraccio_ e portano sul dinanzi u na corona di sei alette in zinco, come i franc~si, ed alla parte posteriore un fondello di piombo fuso , che avvolge una zona cilindri~a e sporge con un labbro dalla granata pr esentandp così una cavità sotto il fondello medesimo. Esso por ta all'esterno sei alette allungate ~orrispondenti all'altre sei ìn r:Mdo da tracciare delle eliche di passo uguale a quello delle , , righe. Le facci e-cl elle alette che si appoggiano al fianco direttor e del caricamento sono più alte che le opposte corrispondendo al la parte più profonda delle righe. -· Per t ale sistema si là.scia un ve.nto sufficiente nel caricamento, che viene _soppresso in parte quando il proietto sia arrivato . al fo ndo e le alette del fondellq sieno ent rate nella porzione di riga a pr ofondità decrescente: ed al momento in cui il proietto viene spinto avanti, le alette portandosi contro il fianco direttore del tiro centrano il proietto nell'anima e rimangono forzate contro il fondo delle righe stesse, ed il fon<lello ·,per ltt t ensione esercitata dai gas sulla sua cavità si espande e si forza nell'anima per modo che oltre il c_entramento si ottiene anche un forzament? per espansione che sopprime quasi intieramente il vento . Eseguendo il t iro in q ueste condizioni riuscirebbe di ffìcile l'accensione della spoletta, e s;i dovettero quindi praticare lungo due generatrici dei proietti dei canali


188

ESPOSlZ!ON!l

DI ART!G(.lJWIE RIGATE

che attraversano il fondello e pei quali è aperto l'adito alla v~mµa. Descritto sommariamentP il sistema si riassunsero in questo specchio le dimensioni principali del nuovo cannone da 4. Diametro dell'anima . . Mili. Lunghezza . . . . . Metr. Passo dell'elica. . . . . . Larghezza delle righe . . . . Mili. Id. id. al fondo . . . . . . Profondità id. dalla parte del fianco direttore del caricamento . . . . . . . Profondità delle righe dalla parte del fianco direttore del tiro . . . . . . . . . . Raggio dell'arco che forma il fondo della riga • Peso della bocca ·da fuoco . . . . . • . . Chil. l

' 84,5 1,440 2,574 18 17,4 4,2 2,9

66 368

I proietti adoperati colla bocca da fuoco dianzi descritta sono la granata, lo shrapnell e Ja scatola a metraglia. · Le forme ester:pe della granata sono quali furono descritte antecedentemente e quali appariscono dalla fig. 2\ (tav. 3n). Nella cavità interna vi sono due solcature ·anullari per agevolare lo scoppio in molti frammenti. Lo shrnpnell differisce esteriormente dalla granata (tav. 4\ fig l") p.e r una strozzatura alla parte cilindrica che ha per iscopo di diminuirne il peso e porta.re il suo centro di gravità alla stessa altezza all'incirca a cui si trova nel-la granata. La cavità interna componesi di due parti cilindriche raccordate da una zona conica: nel centro si trova la carica esplosiva racchiusa in un tubo di rame ed all'intorno sono collocate a strati le pallottole di JJiombo tenute ~ posto con dello zolfo fuso.

189

Amendue qvesti proietti hanno -la punta t.r oncata e la parte mancante è rimpiazzata dalla spoletta che si avvita al bocchino. La spoletta adoperata indifferentem ente per la granata e per lo shrapnell è a tempo del sistema Breithaupt e componesi di tre parti, il corpo, il quadrante e la vite di pressione (tav. 4"-, fig. za). Il corpo in zinco si avvita nel bocchino: nella sua faccia superiore è praticata una g_alleria A B, circolare che contiene la composizione e che è interrotta da un r ipieno di metallo C. Una delle estremità della gal1eria comunica per mezzo di un canaletto D , colla cavità E, la qua)e è riempita di polvere e chiusa in::i feriormenie da un disco F d'ottone, in cui sono praticati 5 piccoli fori. Superiormente al corpo d~lla spoletta si colloca ·il qnadrante che si impernia al mastio della vite _di pressione H di ferro e che ingrana nella apposita chiocciola praticata sull'asse del eorpo della spoletta. Secondochè s'allenta o si stringe la vite il quadrante può o no girare sul suo perno. Latera1mente al quadrante avvi un foro orizzontale I, in cui giacciono gli stoppini d'innesco, i quali com uuicano colla galleria mediante un altro foro verticale L. La faccia superiore dd quadrante è graduata a 114 di m•' per modo che si può disporre il foro d' inne_sco ad una distanza prefissa dal termine dell'anello di composizione incendiaria e tale da ottenere lo scoppio al tempo voluto. · La scatola a metragha cornponesi di un bossolo cilindrico in latta, di un tacco .\i legno con fondello di piombo e di un coperchio di ferro munito di maniglia. Le pallette sono di zinco e gli intervalli c-01mati con segçttura di legno.


190

llSPOSTZIONE

DI ARTIG l,IERl!l RIGATB

. Le c~ric~e ~i cui si fa uso sono due, una pel tiro . d1 lanc10, eh circa l 17 del peso della granata ordinaria, e l'altra pel tiro in arcata, di•cir ca 11:31. - Amendue _sono racchiuse in sacchetti di filaticcio come quelli usati da noi . Nello specchio seguente sono r a~colte le dimensioni· ed i dati di maggior rilievo intorno ai proietti ed alle rispettive cariche.

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C:\IUC,1 PEL T!HO

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81,9 39 75

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-

0,205 2,7.J.5 8,675 Shrapnel] ............ 0,527 0,117 1.10 81,9 S9 70,5 !2 0,615 O,OH 2,290 8,880 Scatolaametraglia1 197 81,9 - 48 2,928 - 3,558 I

i'" I

-

C18SOXE

Chil. 1162 811 · ~ Senza munizioni cd armamenti Peso della Yettura. Colle munizioni cù ·armamenti . • 1350 1387 Coi 5 serventi montati . . . • 1725 1762 231 Peso trainato da ogni ciwallo (senza conducenti) . 225 Iù. irl. (coi coHduccnti) . 287 293 529 Pressione delle ruote dell'avantreno sul terreno . 566 Id. id. del retrotreno . . ·. . . . 847 775 72 lu. id. dclln co(la uoll'affusto in lmttel'ia . . , Campo di tiro \'Crticale del cannone I sopra l'orizzonte . Gracl. 22°. 30' 1 incav1tlcato ( sotto l'orizzonte . . • 1 30 __

·0- --c.,

...

PEZZO

- - -- - - - - - - - - - - - - - -- - -- --- ---

.., ., "' ~ ·SS ., o = "Od "' = "'.so: ~g;.. ... ... "a·- o ""'chilogrammi "" ~

Questo affusto può portare due cnnnonicri, i quali salgono sopra uoa pedana dietro la sala (quando l'affusto è congiunto a ll'avantreno) e si te1Jgono saldi impugnando due manovelle di mira che si fissano ìn appositi bossoli . In mancanza di maggiori dettagli sul nuovo aITusto vennero qui compendiati i dati che si poterono raccogliere sul medesimo e in genere sul traino da campagna.

INDICAZIONI

o .., ....

l!H

-

N . B. Le vetture soho attaccate a G ciwalli. avantreno pesa chil. ,1ss.

L'affust o , come si disse , è in ferro fucinato e lamiera? ~ccettuate le ruote che sono in legno. Compones1 d1 due parti sovrapposte e intierarnente distinte: l'inferiore è formata dalle coscie converge11ti. collegate t2·a loro ed alla sala, la superiore da due piccoli aloni che Sùstengono la bocca da fuoco ~ la. vite di mira. Esse sono riuniti da un perno o maschio verticale intorno a cui può girare la parte superiore mossa d~ una vite orizzontale (1).

L'affusto senza

L'alzo (tav. 4'\ fig. ~1i), è mobile e consta di un piede, il quale si fissa alla culatta mediante due piuoli cu i corrispondono due fori praticati nella medesima, e di un ritto avvitato ad una piastra. mobile a sfregamento sul piede e nena quale sono praticati due fori ,1t,traversati da due viti che si fissano nel piede dell'alzo e che gli permettono di inclinarsi a destra ed a sinistra per correggere le deviazioni accidentali . Lungo il ritto vi è uno spacco in cui scorre il traguardo . L'asse dello spacco è inclinato di 1° , a sinistra dal piano normale di tiro per correggere le derivazioni.

.(1! ~'affusto dei ca11;1oui .Armstrong da campagna è pure munito

~ smule congegno che pennette alla. parte superiore dell'affusto di muoversi orizzontalmente.

' -'


192

ESPOS1ZION1> DI AR'l'IGLlllRlll ltlGATE

Formazione in materiale délle batterie. - La batteria svizzera di cannoni da 4 rigati componesi di sei pezzi ed altrettanti cassoni formanti la batteria di manovra e di tre cassoni, un affusto di ricambio ed un carro da batteria che ne formano la riserva. Il munizionamento delle batterie è di 192 colpi pe,r bocca da fuoco, ripartiti nei cofapi nel modo seguente:

"' p. o "' ~~ o3 .s _g ... <l "'<l) "' in "'<l "' U1 cl<l 3o arcata "' ..o et U1 E--< - - - - - - - - -1

CAR-TOGCI PEL TIRO

--------

RIPARTO

di bncio Nel cofano dell'avantreno

I

Id.

del retrotreno

.. ..

Totale per batteria

- -

P,

24

32

4

24

-- --1152

<.)

-

k

4

OSSIA OLI

<)

(I)

36

GLr ITALIANI IN AFRICA

8

-

8

4

.

- -

ASSEDII DELLA-GOLETTA EDEL FORTE Ili TUNISI NEL ,j

361

574

32

136 · 316 272 64 1152

VO NTINU AZIONE

.

(1).

NB. Ogni a.vantreno porta un cofano ed ogni retrotreno due:•

Oltr,e a questi si contano 50 colpi per pezzo ai parchi divisionali e 158 ai parchi di riserva e depositi, che porta.no quindi l'approvvigionamento completo a 400 colpi COSÌ distinti : Granate Shra,pnels . . Scatole a mitraglia . . Cariche pel tiro di lancio Idem in arcata

28n 95 20 400 45

Riassumendo si hanno quindi d ue munizionamenti per bocca da fuoco, <lei quali uno presso la batteria, e l'altro ripartito per l 14 ai parchi divisionali e per, 314 al deposito.

SE GUE

IL

§ II (2).

Diario dei due ass~dii. I Turchi della Barbarìa, entrati in Tunifli, vi furono accolti amorevolmente dagli abitanti, im;tabili per natura e poco affetti ai Cristiani dopo•le narrate contese.

1x,

(1) Vedi Rivist"a militare ìtal-iana, anno vol. r, pag. 215 e voi. m, pag. 92. (2) P er isbaglio venne poi p~bblicata nel voi. m, pag. 92, la terza parte di questo lavoro storico, che doveva quasi servire di indice nominale allo scritto tutto. Per non ripetere lo stesso articolo, non si ristamperà in fine quel § III, ma sì notera.nno solo gli errori da emendarsi nella indicata impressione del vol. m , chè in essa non furono corrette le bozze. ÀNNO J:X:1 YOJ. lll.

13.


GLI ITALIANI 194 Aprirono archibusiere nelle case, onde sparare al coperto e salvarsi dai colpi delle genti di Spagna, le quali dalle mura vi vam ente li bersagli avano. Si resero infestti molto ai difensori e li costrinsero a ridursi nèci. torrioni, assai spessi, ma assai incomodi, posti lungo 1~ muraglia. - Molestia e danno gravissimo recarono soprattutto i zuavi pella grande aggiustatezta del t.i'ro. Tale successo, i rinforzi rieev!fti dall'armata (1) e la conosciuta mancanza di artigl ierie nelia cittadella (2), facevano arditi tanto quei Turchi da tentare (il martedì 13 cli lug lio) un assalto a scala scope1·ta (3) , in l uoghi b assi e privi di parapetto , p resso al borgo di Babacida. E già avevano piantato di molte insegne sulle mura, allorquando furono respinti, con non lieve perdita·, dalle compagnie italiane di Antonio Tarsis e del g iovane conte di Varro, che ivi stavano di guardia, compa.gniP. condotte alla riscossa dal colonnello Daria, primo ad impad ronirsi di bandiera nemica. Accorrevano pure molti Spagn uoli , prodi soldati, e prestavano aiuto contro gli sforzi del nemico, che ebbe a r itentare più volte l' attacco, in vano sempre. - Dei zuavi scamparono dieci o dodici , gli altri perdettero tutti la vita. Pochi i morti dei Cristiani. - Ottennero lode per non comune va.lore, olt re al Doria, altri due 'italiani: Tarsis capitano, ed il Crespo , l uogotenente

di lui. (1) , gli nemici rinforzati di gente, quale uenina dalla itrmata con granùissima Caualleria e ardire simile, non clubitorno cl marterclj xHj . .. cli uenire itll' assalto . .. • RuFFrno. (2) Certo che alcuni pellzi n ella cittadella (Casbah) ·avrebbero te• riuti in freno i l\'.lori ed impediti i Turchi; temevasi, per a.vventura, di p erdere quelle artigl ierie per la l ontananza· del luogo. (3) Così il I-tuffino: à sccilr. scò1Jerta tanto vale quanto a scala vi;,ta.

195 Nel tempo medesimo,, - cioè, dal 12 al l3 luglio, la flotta turca, sotto il governo di Uluzalì (1), n oto capitano di mare , spingeva a terra numerosi gli schifi colle truppe del comandan te generale Sinan-Bas;ià (2). Quelle truppe ricevevano impedimento, per cinque o sei ore, da · Laig i di Segura, che teneva un posto coper_to con 300 fanti ed alcuni cavalli (3) ; ritiratosi poscia il corpo avanz:ato degli Spagnuoli, dava luogo alla artiglieria·, il cui fuoco non vietava lo sbarco, riuscendo i tiri; o troppo alti e· trapassavano inuti_li, o troppo bassi e non offendevano i n emici. La scelta dell'approdo alle cisterne delle saline, dimostrava l'accortezza dei pondottieri del naviglio. Erano i Turchi guidati da uomini pratici, i q ual conoscevano i siti e le' difese loro. Possedevano poi minuti ragg uagli intor no alla Goletta per mezzo di un rinegato italiano , Jacobo Zitolomini , che molti anni eravi r imaso come aiutante ingegnere, nè conseguendo conveniente mercede dei servizii prestati alla corona di Spagna, malmenato anzi e vilipeso a cagione di sue querele (4), aveva, nel 1570, cercata mi,tslior forIN AFRI CA

(1) V,1NoE_x-H.nmEN scrive .tilitch-Ali e BoTTA Usciali; i moderni però dicono Ali-K:ilidy. (2) Sopraunomina,to Kodjah , l'anziano; gli scrittori a.ntichi italiàni lo chia,mano Assinam: (3) Vander-Hammcn affern1a che: , Muley l\fa.h amet... para euitar su desemùar caciou (dell'esercito di Sinan-Bascià), junto buena · infanteria y caualleria a onze vanderas Espafioles, y a sus cauallos, artilleria, municiones, pauellones, y vitualla. , ed a.ggiuuge che quel principe • clcscmpar ado de sus Moros amigos dc noliedades no pudo pelear • - . Forse egli non distinse le cose operate sotto Tunisi, dalle cose che a svennero alla, ·marina in tempo dello sbat·co. (4) • L a causa de hallarse en Constantinopla . .. este ingegniero fue, que auicnclo en Espafia assistido larg,o tiempo para qne e! ltei le h izicssc mcrcecl por sii• ar'Le y seruicio~; y enamlo en Aranjuez


J96

GI. J IT ,1 1.LINì

tuna · in Algeri presso Uluzalì, col quale port<1,vasi quindi a Costantinopoli ed in fine a Tunisi, dove disponeva più tardi le batterie cli breccia (1). L'oste degli aggressori giunse nel giorno stesso dello sbarco alla Torre dell'acqua, l'occupò senza contrasto, senza contrasto pure nel dì seguente • (13 luglio) diede principio ai lavori di trincea (2), aiutata. in tll,le opera dagli Aiarbi, che vennero con granòe numero di cavalli e di cammelli carichi di _frutta e à 'ogni vettovaglia. - Essa non difettò néppure d'acqua, .mal_grado la grande siccità di quell'anno (3) , per avere rioven11ta presso alla marina una vena d'acqua dolcissima ~ freschissima (4).

e

pobre y desamparado, entre la cana.na· qu13 suele seguii• las sobras de las viandas, no SQlo 1e echaron sin rem,ecli(), ni beneficio, pero con ignominia ataclas las manos, par vn Alguazil de corte, y apaJeado; porqne- daua vozes qucsan~lose de su tra.b aj o y opr~sion, _cli:denclo, qui en er", y a lo quc ymo • VA NDY.R-l-IA;mrnN, fogho 1s.9 bis. - Oltre ciuesto caso de11o Zitolomini, più distesamente narrato, aìtro ne accenna lo scrittore spagnuolo, di un :l\'Iartino Danza, el Flamenco, ed osserva come debbano i principi badare, acciò non sia defraudata ad alcuno la mercede di sue opere. (1) V .A.NDEB -HAllDIEN, ibid. · ' (2) Nel libro citato in precedente nota, al foglio 184 bis, si legge che valevansi i Turchi per le fascinate loro di rami d'olivo, e ch e usfn•,rno ai;cbe di coprirsi con più ordini di ripari fatti con sacchi di Jona e con fasci cli carriço 1nc1rino. (3) , Ne mi è parso di p assa.re con silentio ch e doppo il giorno di Sa.nt11 Lucia dell'anno passato... sino alla esp ugnatione di tutte e dua lo fortezze non piouette mai • RuPPrno. ('1) « Così aucnne alla Goletta, che · da poi el principio' di sua edificatione ,1 alla banda di Cartagine e poco più di un miglio d' essa... ha~euano gli Gonern.a.torj che si mutavano fabricati pozzi r itrouando uena di acqtrn la.rghissima. pure no poco Salmastra, ma arriuando detta Armata e non pQtendo detti pozzi dare comoda1:nente acqua a tutti; certi Turchi fabricandone altri sotto gli pr imi • e pitt, appresso alla. Marina, s'incontraroi:io da 8 palmi in giù in una · ue11a ,l'acqua dolcissima e freschissima • Runrno.

197

lN AFRICA

Sinan-Bascià inviava tosto un araldo alla Golett11 , che intimasse a D. P ietro la resa a discre,,ione, con minaccia di mandare il presidio a fìl di spada se non gli si presentavano le chiavi della fort~zza, prima che fossero sul luogo le artiglier ie. Ebbe in risposta : se voleva le chiavi, andasse a toglierle. Allora egli fece scaricare alcuni i:;ezzi, e quattro ne fece piantare sotto la torre già nominata , onde battere conterrrpoi:aneamente una piccola polveriera (1) , ed i barconi che serviva·n o per la comunicazione tra le due fortezze (2) . Una colubrina, di grande gittata spingeva anche i suoi proietti sino alle muraglie, sebbene tre miglia da esse distante, e ne. gµastava la incrostatura. · Rizzati poscia i padiglioni, :;:i' mise ca,mpo al serro de las bottas (cerro de las botas ?) e si tirarono le triocee di giorno ed a corpo scoperto, malgrado i danm cagionati dall'artiglieria della Goletta; e malgrado una sortita degli assediati, i quali sotto la difesa de.i hrconi poterono avanzare sino alla Torre dell'acqua ed ivi distruggere una bastionata, posta vers0 il trincerone di rena, dove stavano i pezzi ( mercoledì 14 di. luglio). , Più venturosament0 pei Cristiani procedevao0 le cose in Tunisi, che ivi respingevano i presidiarii alcune schiere di Turchi, le quali sclÌiere eransi inoltrate sino alle porte (1) , battenano (i pezzi piantati alla Torre dell'acqua), , . a 1ma casetta doue si teneua cierta quantità di po!uere • Ru>'Frno. . (2) Di questi barc:oni,che servivano per il passo dal nuovo forte a)la Goletta, non si r inviene particol are contezza presso Ruftìno, il qua.le nella sua r eiazione si limita a nominarli; ma Vftuder-Hammen ne porge maggiore notizia a-1 foglio 182 bis v0 , dove d ice : • Solo alcançò del Don Pedro el dexarle las bar quet[ts de las galeras , y clo_c ientos bornbres de re1no, p ara que l e siruiessien por el Est(l,no.,

,.


]98

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della cinta, sostenute dai tiri <falle numerose feritoie aperte oelle case e corti nato dal fuoco d i un cannone di 50 e di un quarto-cannone di 12 verso Dabazu0cca, non----che dal fuoco d'i un sagro di 6 dalla parte di Babacida. Le porte, q uantunque armate di ferro, erano state arse per metà, e fu d'uopo terra.pienarle in fretta onde im- · pedire il passo al nemico. Nel giorno da poi, che fu il 15 <li lugl io , continuando gli spari dell'artiglieria ed i lavori di zappa contro il terrapieno della porta dal lato di Babacida, uscirono cinque compagnie d'Italiani, col capj tano Masino alla testa, mentre due di Spagnuoli sortivano per altra apertura, e fe.cero rinculare i nemici, presi ad un t empo ne' fianch i, sino ad un oliveto, a mezzo miglio dalla città Giuoc.i.va nel tempo stesso l'artiglieria collocata sopra il bastione Doria, con grave danno di qnei fuggiti vi, che cercavano rifugio alla torre del ràs (l). Compiuta sar ebbe po i stat,a la disfatta della soldatesca turca, se i cavalleggieri avessero inseguito con vigore, e non si fossero soffermati i fa.mi a saccheggiare il borgo. - Ad ogni1 modo, nello spazio di poco più di un'ora. si giunse a rimettere il nemico, uccidendogli 300 uomini, e si ottenne tale risultato coJia perdita di pochissimi soldati, però non tutti comuni , poichè morirono per quel fatto d'armo: il luogotenente del Masino, vecchio ufficiale, che ebbe il petto rotto da palla cilindrica (2); Fausta, (1) Voce araba che si può tradur re per capo, sporgiinento. • La pari.e del Raiz altro non era che uaccoli altre uolte posse-

duti da l flusso e riflusso ciel mare , Runn-.o. (2) • Cosa mitrnuiglios:i, era di uetlere qnantn. largha bocca e uscita faceuano dette balle nemiche, impPro che erano lunghe • Run,rno. - Troppe ricerche si richiederebbe ro per accertare se :i.Itri abbia avvertito l'uso delle palle cilindriche nei tempi, cui si riferiscono i narrati fatti. Ci limiteremo • nel osservare che sbaglia

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alfiere della colonn<illa, giova.ne ardito, cui Yen ne guasta la caviglia da un'archibugiata, e dovette soccombere in seguilo della ferita; tre gentiluomini in fine della compag nia di Don Diego .Mal<lona_do , che perdettero tutti e tre, combattendo, la vita. - Gl' Italiani furono generalmente ·commendati, e tra essi si segna.larono per siugolare valore, Giovanni Bianco da Faenza, sergente maggiore; Leglio Tana, di illustre famiglia del Piemon te, <:apitano; Ippolito e Prospero, amendue dei Doria, capitano l'uno, alfiere l'altro_; Paolo Porta, genovese, luogotenente nella compagnia Bel viso; Pietro Costantino, di Nizza al mare , alfiere del sergente maggiore (1). Pagan.o Doria, non badando alla infer>mità del corpo, che si faceva più acerba a cagione del continuo strapazzo, seguì a piedi la colonna d'attacco sino a Babacida, e rimase nel borgo a fioe dj ricercarvi il sl'lgro colà piantato, ma non lo potò rinv1mire. La tardanza cagionata da così fatta ricerca ed il ritorno al forte di un pa ggio di lui, misero in sospet.t0 Gabrio Serbelloni, che spedì tosto il p·ropri9 cavallo al colonnello, nè ebbe pac·e sin tanto non lo vide a comparire colle sue genti, ravvisatolo da lungi all'abito verde foderato di cremisino (iJ. Vincenzo Poliziy (Esa,ne delle palle cilind1·iche per uso dei cannoni, Napoli, 1773, in-4°, pag. ix), affermando che i proietti sferici • dall'epoca dei cannoni fino al presente sono state costantemente adoperati in qualunque arma da fuoco • e che dei cilindrici • al contrario niun uso presso gli antichi, e i moderni ritroviamo nelle operazioni di guerra. " (1) Degli Spagnuoli viene particolar mente lodato Don Alonso Fonsegua de Btulasos. (2) • riconosciuto da lontano che tornau a con la nostra gente; al ucstimcnto nenie foderato di cremisj • R1,FFL'-O.


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Crescevano in questo frattempo le forze degli assedianti per la venuta <li Ramadhan-Pascià , vicerè di Algeri (1), come pure pel grande concorso dei Mot-re degli Alarbi di Costantina, di Bona, di Cairuan, di Tremesen (l'elemsén) , di Tr ipoli , degli altri luoghi finitimi, e la Goletta ne era fortemente stretta da ogni parte, anche da quella del r à.;, che nella notte del 15 di luglio vi si presentavano i Tu rchi con 14 navi onde sbarcare gente in terra, e , 1i ritornavano il giorno seguente con 60 galeé e 7 maone. Il primo tentativ,o andava fallito, per essere sortito dalla fortezza un corpo di 700 fanti, sotto gli ordini del mastro di camp0 Segura~ e sotto la condotta di a ltri sei comandanti di compagnia (2); riusciva il secondo perchè il grosso della sortita ritira vasi tosto lasciando per consegna . ad un capo-squadra spagnuolo rimasto in- alto della torre , e ad un sergente italiano collocato al basso della medesima, di vuotare il posto se ricompariva, nella mattinata, il nemico . Sembra che gli Spagnuoli sperassero di ordire un'imboscata col favore · della notte, e che non volessero arri,s chiarsi di giorno fatto ad un combattil)'.lento forse troppo disuguale pel~numero degli avversari. Il Ruflino dice che cominciarono' allora gli assedia.ti a trincera,rsi nella Goletta vecchia, ed a costruir~ , uno bastione alla porta ch'entra da detta Goletta nello stagno in forma . di mezza luna. » Nel nuovo forte avevano sempre continuato i lavori, (1) Rinegato sardo, che ebbe il governo d'Algeri cfopo Ara.bllam'a.t, succeduto ad Uluzali. - Vedi V..1.No1m-HAMMEN , al foglio 181 -bis. (2) Gli Spagnuoli Bonavid·e s, e Baraona; gl' ltalia.ni Brembila (Val-

l_acerca), Bartoli, Beccaria e .Malerba.

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nè n'rni erano cessati gli sforzi per diroccare la porta di Tunisi. Dne mesi continui avevano i cavalleggeri fatti tre viaggi nel mattino, ogni uomo con un barile, a fine cl.i provvedere il forte d'acqua, togliendola da un pozz0 presso la casa dello spedale, che poco sapeva di salmastro. Negli ultimi giorni .si adoperarono pure, per tale con0otta, cammelli, b uoi e muli, nè vi ebbe più soldato , il quale non tenesse assicurato il bere durante un mese, o poco meno. - Carreggiaronsi le robe dalla citta nel recinto, ed insieme alle bagaglie venne trasportato quanto di bello e di utile si potè ancora rinvenire in Tunisi, persino le porte delle case. - I mercatanti cristiani introdussero buona copia di vini, ma agli Eb~ei non fu concesso di entrare nel forte per« bonissimi respetti »(1) , e trentadue di essi vennero quindi trucidati dai Turchi, in un coi Mori che ,vevano servito alla guarnigione, allorcbè questa abbandonò la città. sei mesi e sei giorni dopo il conquisto fattone da Don Giovanni d'Austria . · Nel sabato (17 d1 luglio) gli assedianti posero quattro ' batterie, di sP-t.te bocche da fuoco ciascheduna, a cii'> percuotessero di conserva varie _parti clella Goletta; una ne collocarono tra i bastioni di San Giovanni e di Saot'Ambrogio, che gli batteva per punta, e piantarono le altre dalla banda di Cartagine, cioè di rincontro ai baloardi di San Pietro , di Sati Filippo , di San Mar tino. - Alcuni giorni dopo con<'lucevano nuove artiglierie_ e le scompartivano , in modo che le bÒcche da fu oco di ogni batteria trovavausi disposte su tre righe, la prima (verso la fortezza ) di 4 pezzi , la seconda e la terza, di 7. Collocavano. anche (1) RuFFrno. -

P erchè non specifica.re quei 1·ispetti?


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4 cannc.,ni di fianc~, e gli drizzavano contro lo Zocco q_uartiere dei Giudei (l). Battevano poscia per camerata uno dei bastioni, nè cessavano i tiri finché,.,, non lo vedevano privo di sue difese, cosa che rendeva troppo agevole la qualità del rivestimento , perchè scheggiandosi sotto.quel fuoco preci pi toso la vi va pietra,· ne erano grandemente molestati i soldati che 'sta vano... s'ulle mura (2). E così continuando per qualche tempo riuscirono a ··g uastare lo Zocco, rovinarono i bastioni di Sant'Alfonso e di San Pietro e recarono tanto danno al baluardo di San Yag o (dove si trovayano' i molini), , che vi apersero comoda strada (8). Dalla parte del ràs comandava quel Rappamatto, il quale fu vicerè d'Algeri (4), e là opera vasi un primo tentativo contro la strada coperta, addì. 18 di luglio, però n~m con pieno successo, perchè il cremonese Malerba , capitano di guardia, sosteneva onoratamente l'impeto del nemico, e spalleggiato dai tiri dei presi- dia.rii, lo faceva dare addietro sino a 100 passi dalla strada; ma egli non poteva impedire ai Tur-chi nè di stabilirsi a così breve distanza, nè di innalzare un trinceramento n.el sito stesso della sosta. La via per acqua trova.vasi ancora libera, ed il Serbelloni , istr"utto dei pericoli che correvano quei della Goletta, dal capitano Arthieda e da Paolo :Porta, spe(1) • de gli bastioni gli nomi sono questi ... S. Alifonso, appresso al quale stanano Mori, e Giudej , Ru:urno. (2) " Era stato el fracasso di quelli sassi e pietra ui~1a de la quale le muraglie erano riuestite, che o:ffenrleuano grandemente gli nostri più che a.lcuna altra sorte di tiro • RuFFINO. (3) , doppo per ·detto molino introrno nella Goletta uecchia, non . -haucndouj ripa.r ato quando era tempo, intenti solamente al riparo - cli S. Pietro e di S. Martino • Ru1,•1trno. (4) Forse l'Arab-Hama·t, di cui è cenno in precedente nota.

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diti successivamente a chiedere aiuto di gente, ordinava si portassero alla combattuta fortezza le truppe che si trovavano nell'isola, e vi aggiungeva anche 150 uomini di sue milizie. Il fort@ di Tunisi non era stato senza molestie nei giorni 17 e 18 del mese già menzionato . Avevano i Turchi fatta una trinciera superiormente al bastione Salaza.r, onde togliere ad essa opera l'uso di sue artiglierie (1), coll'uccisione dei bombardieri che le ministravano, ed avevano pure elevato un trincerone o mo1)tagnuola, (2), verso l'angolo sagliente del Doria , in luogo comodo, dove altre volte trova.vasi il carnajo. ' La trincera non recava danno grave, ma la montagnuola, a cagione di a!cuni smerigli piantativi dagli assedianti, imped_iva la costruzione del parapetto sovra i terrapieni, che ne erano tuttavia mancanti; si deliberò quindi di sturbare i lavori del nemico. con improvvisa irn1zione. Nella mattina del 18, capitani delle due n azioni (italiana e spagnuola), scelsero alquanti so1da.t i dalle varie compagnie ed ammessi pur e i volontari , uscirono con 600 fonti dalla porta degli Syagnuoli , lungo 1a strada coperta, e dalla porta ancora di soccorso del bastione Daria; posero i nemici in fuga, ne ammazzarono alcune centinaia /3), e molti ne ferirono coll'aiuto però dell'artiglieria che drizzava i tiri contro la massa dei fuggenti. Giunta questa ai borghi si ar~ restò e rifece testa, di modo che i Cristiani doverono, (1) · Otto pezzi, di cui 5 so vra il cavaliere, e 3 sul bastione. (2) , Si uede poi che per la ponta del Basti on~ d'Oria uer~o la

porta di B(,bacicla... leuauano (elevava.no) facilmente una montagna ,, RuPFrno,

(3) , De' ncmici tanta fu Ja calcha 1iel fuggire ... che a occhio uisto ne morsero più cli 600 senza gli feriti " Rut'F;NO,


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alla lor volta, cedere di terreno e perdettero 15 uomini nella ritira.fa. Troppi etano gli assediatori perchè le sortite potessero avere effetto durativo, e non rru• sciva possibile di levare le offese. I trinceramenti poi de' Turchi, non trovando i lavoratori ostacolo di fosso,. ve,nivano in breve condotti sin presso i rivellini, a meno di distanza della voce (1) . . Tenta vasi pure di accostare a:ff~tto al bastione di San Giovanni una trinciera che n'era quasi a livello, avendo ,gli assedianti . costrutti i terrati loro a tantà altezza, che si richiedevano scale per salirvi sopra. - La vicinanza e là elevazione di quelle opere davano agio agli scoppettieri che vi si trovavano appostati di colpire quei del forte, come si può scorgere dal seguente passo della relazione di Bartolommeo Ruffino: .• comparendo uno morione o berretta subito si trovava malamente tocca; nè anco si poteva camminare per el forte al sicuro per la quantità delle balle (palle) inimiche, quali si sentivano su biare (2) intorno le orecchie ...... Al principio . molti si inchinavano al sibio (sibilo), ma vedendo ch'el generale, colonnelli e molti altri principali sprez-, zando el pericolo, sicuramente camminavano, diede occasione che ognuno si prevalesse di detta sicurtà e perdeva assai di sua riputazione colu-i che s' inchinava . . , . donde ne furono molti de' feriti e storpiati, che -r itardava assai l'accelerazione del parapetto e ogni altro a:fforticamento ». Aggiunge il citato scrittore che « in quelli tempi, .nè da poi si trova cb ' el generale e colonnelli andassino mai a riposare innanti le 6 o 7 {1) • già quelli de r euellini nostri et di dette trinciere si poteuano parlare commodamente , Ru~·FrNo. (2) Vùce desunta dal piemontese subiè, che risponde al sibilare italiano ed al silbm· degli Spagnuoli.

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ore di notte • , e che << il signor Gio. de Margliano quale haveva cura del suo bastione, con incredibile sollecitudine , s' in alzava » sebbene fosse stato ferito due fìate nel volto ed una nella mano, non aspettando , mai, per accorrere alla fatica « l'intera resoluzione delle piaghe. » Le batterie degli assedianti erano piantate sulla montagnuola, sulle murjcce della porta alla marina, ed a San Giovanni. Sovra la montagnuola ·si trovavano 4 cannoni e 4 sagri , a"lla porta stavano 5 pezzi, tra quali un basilisco della portata di 120 libbre (l); verso il bastione di S. Giovanni vedev~nsi 5 bocche da fuoco. - Ma le palle l11nciate dalla seconda batteria contro il bastione Salazar e contro la porta degli ·spagnuoli (2), non producendo suffici1:mte rottura, furono poi trasportati i cinque pezzi verso il Doria, dove fecero maggiore passata e guastarono tanto quel baluardo in punta, che per lo sfasciume si poteva salire su con tutta

(1) l'ommaso Moretti nel suo Trattato cl'artiglieria dice che il cannone basilisco dei Turchi tirava d"a 130 sino a 200 libbre di palla; si scorge qui che ve ne erano. anche <la 120 . (2) , Diremo prima cli detta porta quale era cosa bellissima a · ue<lere secondo la sua materia fatta solalllent e <li mattoni. Hauea el cielo tanto bene ordinato e tanto forte ch'era spettacolo stupendo, con ciò sia cosa che fosse longo tutta la proportione del tappio e terra pieno della cortina quale era èirca 30 piedi, e ben elle l'arti• glieria del nemico al principo de l 'assedio mettesse ogni 1sforso di atterrarla pigliando mira sot:to el grembo de l'arco , doue si r itrouaua una tauola di marmore bianco nel quale era scolpita l'Arma cli S.a M.t• Cath.a con certe lettè:re latine quali ho smemorate, nientedimeno ben che bauesse eletto nemico in doj tiri fracai,sa.ta detta tauola et arma. , cosa di cattiuo signale, non fece altro effetto al cielo di detta porta· , R un·rNo. - La porta degli Spagnuoli fu allora terrapienata, e lo fu egualmente quella al bastio»e Doria.


206 GLI ITALIANI faci lità (I). - L'artiglieria della difesa era sparsa pei bastioni , sui cavalieri e lungo le cortine, dove era di bisogno. In cima al poggetto , che estollevasi nell'interno del forte (2), vennero condotti 2 pezzi, ed essi r_ecarono non poco disturbo agli inimici. Nei giorni di lunedì e martedì, 19 e 20 di luglio, non consta che succedessero avvenimenti di qua1che importanza. Nel successivo mercoledì sortirono dalla Goletta 700 uomini, guidati da Luigi di Segura e dai capitani Baraona, Vallacerca, Bel viso, Bartoli Ca milio, a fine di sturbare gli assedianti dai loro lavori di trincera presso la strada coperta. Nel combattimento che ne seguì lasciarono, cora. onore, la vita otto degli aggressori, tra cui Vallacerca e Baraona (3), e v i corse grave pericolo il nominato mastro di cam po ., I Turchi poi 'perdettero in quella fazione ::lOO soldati e 9 insegne, nè più accostaronsi, durante quattro giorni, alla trincea, per cagione della quare erano stati rimessi, limitando.si a battere in rovina ·1a fortezza _collo incessante sparo di loro artiglierie. (1) , Dentro _andaua (il ·forte) a piano intorno intorno sino al mezzo, doue con iudustda la- pia.nura a poco a poco calaua e ri• ducea le acque pioggie nel grembo di detta grande cisterna,- saluo a-ppresso al Oatmliere e Bastione di S, Gioauue done era a.ncora restata una montagna che a.rriutl-\la sino alla sponda cli eletta Ci• sterna, e la quale montagna ... fu a noi di grande aiuto e al nem ico di grande disturbo • RuFFlNO, (2) Credo che il trasporto dei cinque pezzi avesse luogo ad inoltrato assedio, e che tardi pure venisse prntica.ta la rottura nell'angolo saglionte clel Doria. Pare anzi che sino al 13 d:i agosto, gli assedianti, incerti nei lor o tiri, non battessero in rovina un particola.re bastione. (3) Al primo successe, nel comando di sua compagnia, l'alfiere Giulio Cesare Scarampi, 'al secondo, cioè al Baraona, successe un fratello di 1ai.

. • Qùella stessa notte,

207 al far del giorno , (l ), capitò nella Goletta certo Giordano da Mar siglia, cavaliere di Malta, sfuggito dalle mani dei 1'urcbi, che da due anni lo tenevano schiavo, e giunsevi dopo sei ore di nuoto continuo. Del valore di questo cavaliere ne occorrerà più tardi di tener e parola. Addì 22 di luglio ebbe luogo la terza sortita dal forte di Tunisi , anch'essa particolare , poco dissimile per numero dalle precedenti (2) . Ottimo frutto se ne sarebbe ritratto dove la poca disciplina e l'ingordigia dei gregarii non avessero . quasi cangiato iu r otta la vittoria da prima conseguita. Un corpo di fanteria composto di Italiani e di Spagnuoli, us.cito al modo solito, aveva ·a ssaltate le trinciere nemiche con grande f\J-ria, e {atto tanto macello di Turchi e di Mori (3), . , che gli uccisi non si potevano contare (4). Visto poi che non riusciva nè a sf-)rzare il passo della montaguola al caruajo, nè a salire sopra quel trin• cerone per inchiovarvi le artiglierie (a cagione della smodata sua altezza ·dalla parte del forte), cominciava la s ua r itirata. Ma i soldati , invece di marciare cauti ed ordinati , si sbandarono per vaghezza di preda e si diedero a dispogliare i caduti, così che furono colti sprovvedutamente da una carica del nemico, ed ebbero più di 100 uqmini tra morti e feriti. lN AFRICA

(1) Cosl il Rnffioo. (2) " Uscirono al modo solito da 600 fanti de l'una e l'altra na-

tione el giorno della :iìfagdaleua • RuFflNO, (3) , Gli nemici per maggior pMte erano Mori,. e ritrouandosi colti all'improuiso cliceuano non au1mattar, gennan , ger man , RuFFINO .

(4) • gli morti uon si poteuano contare... E si seppe cer tamente per mezzo di certe nostre · spie che quello giorno ne morsero pi(i tli 800 cli loro " R.uF1,11,o.


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Caddero, virilmente pugnando, alcun( ufficiali spag nuoli (I) , ed il capitano Ippolito Do ria,. mentre faceva mirabili sforzi onde raccogliere y salvare le s.iae genti, ricevè un colpo d'archibugio nel braccio' sinist ro che fu poi ad esso lui cagione non solo della perdita del membro tocco, ma anche ddia vita. Le artiglierie dei bastioni San Giovanni, Doria e Serbellone, non che quelle poste lungo la _cortina e sul cavaliere di quest'uJtimo baluai;do, non avevano mai ce:-,sati i tiri, malg~ado fossero morti molti dei cann onieri che le servivano. Il fuoco loro, unito a quello dei- moschettieri disposti sotto il parapetto , intorno alla muraglia, , salvò non pochi dei fanti, che si rit raevano nel forte carichi di spoglie turche (2). Come la mancanza di'discipìina aveva portato danno nel fatto del 22 di luglio , così il difetto di vigilanza recò maggiore scapito nella successiva domenica, 25 dello stesso mese. Stavano in quel gjorno di guardia neÌ rivel!i~o Doria, le compàgnie del Tarsis e. del conte d i Varro , la prima delle· quali trovavasi senza il suo capitano, che giaceva in letto ferito, ed a mendue erano r idotte a minimi termini, poichè itasene la maggior parte dei militi pel rancio della sera, i presenti non s uperavano 120 umini. Mentre quell'opera esterna teneva così scarso presidio,' due rinegati, col favore della

nebbia. che era densissima, si accostarono alla sentine!la perduta, su cui fidavasi la guardia del r ivellrno per ricevere avviso delle mosse ostili ; e risposto iu lingua franca ed in italiano al suo chi va là, tanto le si appressarono che ' la stesero a t(!rra morta, prima essa. potesse mettere grido (1). Accorse tosto la truppa t urca che stava 'i mboscata, e s'impadronì con poca fatica del rivellino, i cui difensori non essendo apparecchiati a resistere, si offendevano l' ùn ~l'altro,' spa• rando caso. Cercavano alcuni di quei milit.i gli a1chibusi, e rinvenutili, per la fretta e lo sbigottimento, mettevano nel cane (2) , la corda o troppo lunga o troppo corta. Se),tanta teste di Cristiani furono allora inviate al campd della Goletta; però i Turchi non riportarono vanto di conquistata bandiera, cl~e g!i alfieri ridussero in salvo le insegne loro. Il generale aveva s~mpre esatta notizia di quan to succedeva alla Goletta., e vi spediva. in n 11.ovo rinforio le compagnie di Don Gio. Fig ueroa , ' di Dou Pietro MMuel, :di Lelio Tana e del Boccafusca, alle · quali si aggiunsero volontariamente il cavalie_re Barducci, dell'ordine gerosolimitano , Cesare Visconte e Fabrizio Beccaria, gentiluomfni del s:gnor Pagano. Si tentò di rovinare la trinciera alla Torre dell'acqua, ma gli assediant.i che si trovavano al coperto ruppero cou poco lor danno la schiera degli assalitori, e la

. (1) " ui morse uirilmente el Capitano Don Gottiero (Gutierez?) de Uarghtts e l'alfiere Benedetto de Udonzo sergente maggiore del t erzo di Napoli- e a.Jfiere del Capitano Carceres: insieme don gaspare de Millano valentiano " Run'1No. (2) " Riportarono per trophco infinita quantità di Altin Chiassi quali sogliono porta re solamente gli Ausa bassi . .. senza la moltit udine de gli arclii, br occhieri, targhe, scimitarre etiandio guarnite d 'argento, veste turchesche e altre cose " Runrno.

a

(l) Questa sorpresa, che riun isce t utte le qualità essenziali definite dal Montecuccoli, venne condotta con molta destrezza. (2) Pare che ai te01.pi del Ruffino si chiamasse gi:\ cane , qncl peuo dell'antico acciarino che venne prima nomato serpentina o drnghetto. ANNO

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14.

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forzarono a riparare, diminuita di. gente (1), n&11la for• . d. . J tezza da cui era, non h a guan, 1scesa. , Avevano i Turchi innalzati due terrazzi , uno verso il cavaliere di San Pietro, ~d altro al cavaliere di San .Mar tino (2), e g li avevano armati con 2 pezzi d'arti• glieria per ciascheduno. Ora comandando quelle batt erie così rialzate le corrispondenti opere della Goletta, e potendo, malgrado lQ scarso numero dei pezzi, re~ care· grave scap; to alla élifesa, si pensò di cava.re una mina pella strada coperta. La camera vènne posta sotto il trincerone de'nemici, caricata con 32 tonelli di pol• vere. Si volle poi aspettare qiomento più propizio per dar fuoco alle polveri, deliberazione questa poco fe• lice, perchè Don Gio. Sanoguera t rovandosi alla Goletta coi barcon i e colle fregate (3) poste sotto il suo governo, inviò un caporale ÌJer l'impalata del canale (4), a riconor.cere se il pass-aggio era sicuro, e quel caposquadra caduto nelle mani dei Turchi, che in numero di quattro o cinque l'app_o stavan o, svelò ogni co,s a, così che la mina fu con facilità sventab. Il giorno dopo cominciarono g li assedianti a percuotere le casematte, « massime quella che riguardava da San Filippo a San Martino • appunto con quelle artiglierie che avrebbero dovuto s;tltare in aria. Sanoguera ripartiva n ella notte seguente , e menava

seco il cav:aliere Giordano, al quale Don Pietro aveva ordinato di portàrsi in Tunisi perchè troppo rincrescevano ad esso governatore le incessanti osservazioni _'di lui (1) . Scontravasi con alcuni caicchi dei Turchi, e faceva dare dei remi nell'acJqua per fuggire. Incornt'.o poscia dal cavaliere ,e da u no spagnuolo per nome Galea.no, si disponeva a resistere, forzava i n emici a riparare a terra, e s'impadroniva dei loro legnetti. E fu l'ultima_volta che i Cristiani poterono tragittare con barche dal forte alla Goletta, che gli assedianti chiusero la. bocca del canale con sassi, e vi voltarono due bocche da fuo co per guardia del passo. D'allora in poi la. comunicazion~ tra le due fortezze si mantenne pel m ez2io di soldati,\ quali guazzavano di notte lo stagno, non senza pericolo della vita. Lo scritto che ci sene di guida nella compilazione di qnP-sto ciiario ne dà alcune altre notizie, e noi le riferiamo colle parole testuali dell' indicat-o codice : « Pochi giorni innanti ai fatli testè raccootat.i, l'infante governatore dei Mori , non gli essendo riuscita la fuga, quale si preparava di fare la notte (con licenzia p ure del generale), essen do d isimbar cato appresso l'isola per andare, come diceva, alla volta di Bona ... si ritirò col suo tiglio Molle. nasser, e g randissima parte · del suo tesauro alla Goletta. Furono spedite d~e fre• gate al invittissimo signor Don Giovanni ; v i andò in l'una il capitano Loyaza, che fu quello che vi portò la nuova che . vi veniva · Ì' arrnata t urchesca ,:1 nell'altra . fu el capitano Reyna, il quale certi g iorni innauti era

(1) " quaÌe (nemico) rimettendo con gli nostri con simile ardire coperto e a iutato di de tta t.rinciera, ruppe gli nostri, ne a.mmazzorno molti, ferirno piì1 di 50, con poco danno suo, e in quella fattione abrnciarono la faccia e ,Je mani al Capitano Riuas di Sa-Uazar • Rm·li1No. (2) Ruftìno scrive spesso cavaliere per bast.ione e viceversa. (3) A que' tempi navicella da remo. (4) Così il Ruffiuo c)1iama quella serie di pali che segnava il · canale navigabile nello stagno di Tunisi.

2 1l

(1) Noi non intendiamo di costituirci difensori di ogni operu.t.o del Portocarrero, ed intendiamo solo di servire a verità; ne sa,rebbe però piacinto di veder specificato e le ossetvazioui del francese e il r:nodo con cui furono porte.


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GI..1 ITAl.l,\Nl

entrato una notte : menava ~eco il capitano Fede. cb e f u d.1 non p0ca ,I rigo ingegniero e 16 bombar.d1.er1, allegrezza a detta Gol etta e a Thunis, per la neceRsità che aviano di loro. Gli Turchi avisati di questo per qualcl1eduno che sempre fuggiva, si messero su la posta, la pr esero a l'uscire insieme detto capitano R<?yna, e per non aver(:) buttato le lettere in mare il nemico i>ep·pe tutto che desiderava, essendo interpretate le cifre da due rinegati . Quell' istessa notte che partì, vi entrò un'altra fregata, quale era venuta di conserva con la pr ima, ma per aver avuto la caccia, t,mlò un giorno di ' più, e SI partì l'altra sera' senza che el nemico ne avesse notizia» (1). Passiamo al nuovo fo rte, luogo · più a~concio alle subite irruzioni e stretto da cvversari meno potenti . Oolà dunque si mandarono fuori , per la p0rta degli Spagn uoli, 800 buoni soldati, i quali la mattma del 26 investirono con sì feroce impeto nelle trinciere degli assediatori, che essi le abbandooar9no pressoché tutte, nè ardiron di r ioccuparle prima della caduta della Goletta. Dopo il ritorno di quelle geuti nel forte, colla perdita di tre s9li· uomini e coll' nècisione di 500 nemici (2), si raGcolsero gli u flhiali maggiori alla mensa del generale, e deliberato di ten.t.are una s€-.conda uscita fecero correre la voce come non fosse onore della guarnigione soffrire che così presso al· baluardo Doria (I) Addì 18 di lnglio una ga.leotta era stata . spedita da Malta in ricognizione, ed essa faceva ritorno il 81 dello stesso mese recando la falsa notizia, che Uluzalì erasi pal'tito da Tunisi con H\O galere, e faceva vela verso la Sicilia. (2) Non ci r encliamo mallevadori delle cifre segnate da Rnflìno ; e.gli dichiar a in alcun luogo di avere conosciuto il nnmcro dei morti del nemico per mei,zo di spie certissime.

JN Ali'l\lCA

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sventolassero bandiere turchesche. I presidiarii tutti , infiammati di lodevole ardore, chiesero ' d'intraprendere l'inimico. Mille sortirono secretamente dalla porta Serbellona e per quella degli Spagnuoli , ed al segno convènuto scagliatisi • sul rivellino Doria e tagliati a pezzi coloro che vollero difendere le insegne ivi piantate (1), non s1 arrestarono eh~ all'alzata di terra contigua alla muraglia di Tunisi, dove il sito vantaggioso ed il maggiore concorso delle genti turche impedì la scalata. L'ora già avanzata ed i l caldo della giornata avevano tolto ogni sospetto di ripetuto attacco negli assedianti, di modo che non sostennero la car ica, e si diedero, per la maggior parte, a fuga precipitosa (2), lascia11do'sì anche i non feriti cadere sovra quei mucchi di cadaveri, dei quali era sparso il terreno (3) . Gli spessi tiri dell'artiglieria crebbero anche lo scompiglio e la. morta~ità nelle gen ti t urche , che perdute di animo, non osarono d'i.nseguire le schiere dei Cristiani, allorché operarono la ritirata loro, e se ne stettero alla distanza di tiro perso dai rnosc,hetLi dei fen tori

, (l) " Crebbe el co1•doglio nedenclo gli nostri che nemici con grn.nde orgoglio ui haueuano piantate (sul rivellino Doria) cla 10 insegne, con grandissimo fasto degli loro instrumenti e musica se.luatica • RuFFIKo. - Particolari gentiluomi, tra cui il cap itano Porzio di Napoli , stra.pparono a gara quelle bandiere , che spedite alla Goletta vennero ivi inalberate nella facci o. degli assoc.lianti. (2) " Una gran parte fuggiva w,rso e sino al Mora.butto e tone del Raiz. Altri si tuffauano nello stagno benchè fosse un miglio lontano; altri pigliauano la strada della Goletta, e che fu cosa di stuJ:!Or e fuggirono etianclio del Borgho clone ern la forzà del Campo , pigliando la strada degli oìiuari , RuFFmo. · ' (3) , con tanta- mortalità cle' nemici che se ne uedeutHlO monticelli cle' corpi qua.li senza fare alcuno resistenza., trouandosi colti in mezzo di una parte e da.!raltra, si lassaua,no cader e sopra gli m•-rti benchè non fussino feriti • Rm·r-r,rn.


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GLI ITA LIAN!

sparpagliati lungo la cresta degli spalti. Nella notte g li assediati spacciarono le prime trinciere , che Jdal la.to di Babacida erano ordinate a triplice scaglione, l'u na sopra l'altra, e strascinata parte delle fascine nel recinto, b;·uciarono il riman·ente. I Turchi, sebbene a v~ssero sofferti così g ravi sca·piti, non si r imossero dal!' impresa, e riavutisi a poco a. poco, ritornarono a' lavori di zappa. Perseverando nel consueto lor modo d i approcciarnento (l), facevano un'alzata di terra sovra la porta del rivellino, ripreso e rilasciato dagli Spagnuoli (2), nè ristavano dal cr_e scerne l'altezza , per . poter di là signoreggiare il bastione Doria. Tiravano nuove trincere senza curarsi delfe perdite, che veni vano a soffrire sotto i l fuoco dell'artiglieria collocata nell.e çasematte del nominato baluardo . Approssimavansi auchè al bastione di S. G10vanni, ~ luogo basso di natura,, e vi giugnevano quasi un trincerone loro. Drizzavano in fine le batterie contro il Serbellone, percuotendolo spesso con tiri- in misura. Gli ufficiali superiori, a, prop0sta del colonnello degli {l) Si appressarono cioè al forte con quelle alzate di t erra che furono sempre usi di erg-ere. Ecco ciò che scrisse in proposito il conte Marsigli nel suo État m.ilitctire lÌe l'Empire Ottornan, P . 11, p. 140: • Les batteri es dc canon sont cnsuite ce qui acheve dc former l'attaque . .. ils ne !es employeut qu'il abattre Ics parapets cles assiégés . . : et !es dressent sur ]es E min cnces qui se trouvent natu rellement autour d'nne piace , ou qu' ils procurent eiw:-·mernes cevec la terre qu! ils y font 1JOrte1· , . , _ Anche Dal-Pozzo (Historia della sacra Religione militare di San Gio. Gerosolimitano. Parte 1•, p. 80) parla delle montagne altissime, innalzate dai Turchi con balle di lana, e con sacchi di rena sotto la Goletta. · (2) " Detto generale fu anco esso consigliato cli abbandonare detto Reuellino, impero che si diçeua che r1 noi saria rli pocha nti• lità e di gra.Jl(lissimo danno , B.un1No.

IN

AF(\IGA

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Italiani, deliberarono allor a di ricorr ere al tentativo g ià esperimentato effi cace per tenere in freno l'assed iante e guastargli i lavori, m~ l'ultimo assalto lo aveva reso più guardingo, ed esso conobbe per tempo la novella sortita, sia che ne ave·s se segnale dalla scolta del !~ torre del rà.s (1), che poteva vedere c-iò che fa. cevasi nell'interno della cinta, sia che ne r icevesse avviso da una presa di soldati posta ::+Ila velet ta lungo la marina per offendere quei che r ecavansi dal ' forte al p rossimo molo . L'attacco poi, se .non peccò nel concetto, peccò nella esecuzione . Infatti 600 fanti, usciti da una parte ~ entre due· compagnie, , sosten~te dai cavalleggieri, sortivano dall'altra (cioè didla porta e rastello di San Giovanni), s'insignorivano a viva forza.-delle prime trinciere dei n emici, poscia si lasciavano sopra ffare, alla lor volta, da' Turchi, non r eggendo ai col j)i di certi pezzi d'artiglieria, ché gli assedianti avevano livel1ati al piano della campagua (2). Ed in alquanti soldati, il cedere prevenne qllasi il com battere ' essendosi data., senz'altro alla fuga llna / squadra, la quale fin da principio portavasi al rivellino · Doria, forse per riconoscere i lavori fattiv i e per turbal'li. Voltarono per ò fàccia quei fuggitivi , cqstretti dalle g rida e dalle minaccie di Pagano Dor ia, che salito sul parapetto, « pri ma coo sassi, poi con !'arch i. bugio tolto dalle ma11i dei S,ìldati della m urag lia, .e

(1) , o che fossino uisti da quelli che erano in guardia alli~ torre del Raii o sia Mar abutto, luogho dal quale si discopriua fa. cilmente quello che si faceua nel forte " Rue~·mo. (2) , l':n-tiglieria loro quale era presso a, lo forno e carnezzeria riuoltorno tutte alla uolta di detto quartiero • R ur,'Frno.


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GL I lTALl,\Nl

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con la lingua, gli ,;forzò. a tornare indietro e vendicare gli amici e compagn i morti • (1). I cavalleggieri poi nori riuscirono di a.lcmrn. uti lità in quella fazione, anzi durarono fatica a salvarsi , perchè ruppesi il ponte di travi su cui dovevano passare, e fu loro di mestieri mettere a prova la bontà de'cavallì, saltando • il canale, per il quale si preparava introdurre l'acqua dello stagno dentro il fos~o del fo1te. ) Dei Cristiani morirono 60 soldati, e m ·llti t ·lCcarono gravi ferite; dei Turchi, si calcolò maggiore d'assai il numero degli uccisi (2). Gli .assedia.tori però ebbero grave disturbo dalla sortita e dovettero dismettere il principiato lavoro. Si ritirarono nelle trinciere rimpetto al bastione di SaJ.azar, . · ed incerti nel loro operato, vedendo che i tiri non fa- · éevano sufliciente passata nella <• dura t.a ppia •, ora aggiustavano. i pezzi contro un baloardo, ora gli rivolgeva.no contro un altro, e non dava.no luuga batteria a lla medesima opera , con grande soddisfazione dei dì fonditori, che potevano meglio ripararè al guasto cagionato da'proiet.ti delle artiglierie nemiche. Alla Goletta, la guarnigione incontrava maggiori difficoltà, per essersi avanzati gli assedianti in moJo, che non potevano soffrir danno dal cannone della fortezza. g le batterie_dei Turchi scavalcavano l'artiglieria delle difese, pezzo a pezzo, nel tempo stesso che i guastatori em-pivano fossi con fascine e con arena, e gli asciugavano. (l) C,orse allora grave pericolo quel colonnello, perchè 1'icogno-

sciuto da' 1,ioì-i vestito di venie, . liabito .suo solito in Tlm.nis gli fii tirnto spessissimo , ma per grazia di Dio non (it of(eso , RuF>'INo. · (2) , per noce e fama si dicena da 500 , Itu.-fiNo.

lN AFRlCA

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Al 6 di agosto i medesimi lavoratori gettavano alcuni ponti per unire i loro terrati alla strada coperta. LHscia1.ovi l ibero uno spazio capace di 20 uomini di frontè, ne riparavano il fianco verso le casematte ucciò potessero .le schiere d'attacco avanzare sicure all'ass:i.lto. Scavavano anchE: mine sotto i bastioni di San Pietro e di San Marti no; però la prima venne riscontrata dai difensori per m\')zzo di contrammina (1) . Abbondavano i transfugi pa~sati dalla piazza n el campo nemico, e per consiglio loro e dei rinegati venuti coll'esercito di Sina.n, lanciava.osi freccie sul ramparo, con cartelline attorno contenenti falsi avvi$i od il motto di all'erta. - Trovandosi così aspramente com1 battuti q uelli di dentro, e vedendo crescere dì per clì i guasti alla muré\glia della Goletta nuova, ed. alla mura.glia an-cora della vèccbia, più non sapevano eome provvedere; gli ingegneri poi non trovavano efficace ripa_ro (2). Il capita.119 FerJerigo, che pur era riuscito con « certe antenne d i fregata e certe pignatte di fooco » a Lrucia.re alcune fascina.te dello trinceei turche, ' . conobbe tosto come i suoi fuocbi temperati poco i mpedissero i lavori d'approccio. In tali frangenti si pensò cli tentare una sortita. - Tiberio Bocca.fosca tolse seco buona mano di soldati, e coll'aiuto di altri capitani, investì le truppe, le quali minacciavano la strada coperta d.J.lla parte del ràs, respingendole con grande (1) , Contraminando gli nostri s'incontrorono con quella di San J:>ietro, ma non in quella cli San Martino perchè mai si- erano incarnati in esso; eccetto che in la cantoniera della marina, si fece doi contramine l'una nel detto crrntone e l'altra nel mezzo del caua.Jiere • Run·rno. (2) , per esser gli nostri ingegnieri e ogni altro maiore e minore scnz:1 sentimento e ceruello • RuFFrr;o.


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ì GLI !TALUNI

loro mortalità e danno. Soffrirono però anche i Cri• stiani ,sca,pito grave, perchè , vi morse assai buona gente, più che non fosse bisog?,o ~ , ed il Boccafosca venne tocco da quattro colpi d'archibugio. In fine , il mercoledì e giovedì seguenti ( 11 e 12 di agosto) detti nemici cominciarono a venire per le batterie dòi a doi ricognoscendo quello che potevano fare e pre• parandosi all'assalto (1), e gli nostri a fare qualche ritirate. • Nel forte .di Tunisi, prc,pose Salazar di sloggiare i 'Curchi dalle trincee, e la sua opinione prevalse, seb• bene contraria al -parere del· generale. ·A quel fine si mossero, addì. 13 di agosto, 800 soldati delle due genti, , sotto la condotta di Spagnuoli eletti», !).ffrontarono nel modo solito il nimico, che cedette dapprima il terreno e poscia lo ricuperò. Ritiratasi quindi la fanteria sotto la guardia dell'artiglieria e dei moschettieri del forte, avanzarono gli archibugieri a cavallo lungo lo stagno, e scaramucciarono qualche tempo a guisa di tor• neo (2), senza soffrire perdita di gente (3). In con- • seguenza di questa eru;;:ione, gli asseèiatori, abbando(1) L'assalto doveva aver luogo il 30 (o meglio il 20) di agosto, secondo aveva, più tempo innanzi, detto • itn ciacchallo preso sopra

uno cayco, da iina f1·egata . . ... quale usol dalla Goletta sotto la condotta de B.osas sergente della compagnia colonnella •. Aggiunge Rufl.ìuo, che • interrogato q nel prigione se iii erano galere disar. borate, temendosi gli nost1·i che doucssero gli nen.icj mettere batteria p e1· 1na1·e, dice che n'era 12 .. ; ed osserva come in seguito di altro avviso dello stesso cattivo, fosse ordinato dal Governatore della Golelt!t .. che di 3 in 3 atnpollette si sparasse .. . · (2) , E parse sopra el fine a , spettatori questa uscita ..... uu uero torneo , RuFFJNO. (3) • de nemici a-1 principio ne morsero da 150, e gli nostri si ritirarono a saluamano dentro el forte ... senza la perdita che d'uno huomo solo (!) -• R uFFrno.

21 9 nate le trinc-iere di Salazar (1) (che forono disfatte col 'fuoco da Rivas, alfiere ne1Ja compagnia di Don Alonso d'Ang ulo o' d'Angullo;, ritornarono alle antiche poste verso i bastioni Serbellone, Doria e -qan Giovanni. Il giorno dopo giunse un bombardiere, di nome B~rbato, il quale dava in terra al Capo-Buono (1), e di riotte camminando celatamente per lo stagno, perveniva al forte còo lettere, come si diceva, di Sua Altezza., che promettevano soccorso pel 25 del mese. Tale fatto rincorò la soldatesca, ed il generale per ere~ scerne sempre più l'ardire, fece assembrare, ad un'ora di notte, le comp_a gnie • avendo ogniuno soldato l'archibugiò in mano, le picche agli piedi > -e comandò si facesse una triplice salva di tutte le armi e bocche da fuoco. L'artiglieria fu appuntata per la prima volta 1alla città ed ai borghi, con grande rovina delle case ed uccisione degli abitanti; le anni da fuoco portatili vennero sparate alla ventura contro le trinciere, dove colpirono alquanti de'nemici. Nella notte inviavasi un m~sso a Don Pietro Portocarrero, acciò confermasse la buona novella ch'egli ed i suoi avevano potuto arguire dai fuochi d'annunzio (3) , e ricevevansi, in cambio, av.visi poco lieti : essere quei presidiari travagliati dai colpi di 300 archibugieri nemici che gli bersagliarono dagli alti loro ' IN àFRICA

(1) Un c,tvaliere posto tra il bastione Serbellone e quèllo cli Salazar prestava tanto aiuto alla difesa che i Turchi credettero inutile ogni' attacco da quella parte. (2) L'antico promontorio cli Mercurio (Epµ,e1.:1t,) menzionato da Strabone e cla Polibio. (3) • si messe fuoco agli acceruj, quali per maggior parte erano dalla parte della marina per esser uisti gli fuochi da quelli · della Goletta .. R un1i!io.


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GU ITALI ANI

IN APRICA

terrati; trovarsi « il cantone della èas~atta che guardava al traverso dell~ marina•, fortemente danneggiato dai tiri di una batLeria di 4 p ezzi, posta sovra la • guardiola » della strada coperta; risultare dalla rassegna una grande manc.;anza di soldati, che i morti, i feriti e gl' inutili ascendevano ad ottocento uomini; richiedersi nuovo e pronto aiuto di gente, dimostrato necessario dal càpitano Federico., ingegnere primario della fortezza (I). Il generale, ten~ndo conto delle st rette in cui trova"Vasi la Goletta, vi spediva le compagnie di Don Diego .Maldonado e di Don Martino de Cuma, di 100 uomini ciascuna, e quella di Ercole da Pisa, r".ingrossata in modo che veniva ad essere in n umero di 200 fanti. Ma il cammino per acqua non riusciva troppo faci le, dovendosi di necessità aprir.e il val ico colla forza. - Giunsero esse compagnie verso le ore 4 di notte alla , hor,ca dell' imralata. con gli fuochi C'operti ( colle miccie coperte?) per respetto del nemico, quale s'era trinciernto da 2 bande, e vi aveva piantati 2 pezzi da bO. Sparata l'artiglieria degli barconi, aJestati gli archib.ugi si calorno Spagnuoli ed Italiani con tanto ardire nell'acqua sino sotto le spalle, che gli nemici, quali per aventura all0r a erano pochi, abbandonarono dette trincee e se ne fuggirono fino al campo, dando tempo . .. d' intrare per el canale, e ritirarsi a salvamento. » Saputosi n el campo turco del soccorso giunto alla Goletta, i capi, dell'esercito assediante poco se ne cu-

ràrono. Anzi TJ!uzalì, il quale erasi recato pochi giorni avanti in esplorazione a Tunisi, e vi aveva con non poca maraviglia osservato il forte costrutto da' Cristiani, d•icev~ che era m eglio si scemassero le forze def suo presidio. • Finalmente il venerdì, che fu alli 20 d'agosto, alle 15 ore si sentirono toccare gli istrurnenti nemici, e si , m isero quei della Goletta in difesa. • · Gli assedianti accesero le polveri della mina cavata sotto il bastione di San Marti no, e lo scoppio mandava in aria la terza parte del parapetto ve1:so la ponta, e circa la lunghezza di ~na p icca <:}ella canton ata a t raverso, che guardavano la marina ,; volarono però insieme a'i ripari d el baloardo 300 no~i rÌi d egli aggressori, per ignoranza della regolc1, del fuoco o per altro d ifetto. Sparati , poscia i quattro pezzi alla « guardiola della · strada coperta»; salivano i Tnrchi animosi all'assalto, così a San Pietro, come a San Martino, e rinfrescando spesso di nuo·,vi soldati le schiere loro, e ad ogni r innovamento d'attacco ripetendo i · tiri della .'batteria, alla · guardiola, combattevano a viso con rnssi, freccie e • sacchetti di polveri, quali cascati in terra ira'ùifensori, ne stroppiavano parecchi, imperocchè erano pieni di quadretti di ferro. Ed i d ifenditori (l) con simili ar_mi rispondeano, p ercbè avevano 30 buomini deputati, a tirar artificj di fuoco; aveano per ritirata 30 archibugieri e 100 picche, di più 50 archibugieri,

(1) Veramente nella relazione di B. Ruffino non ' Viene attribuito il titolo cli ingegnere primario al Feclerigo, ma da alcune pa-role di essa chia.ro si scorge eh' egli ne t eneva il p ot ere : • l'm'se al ca: JJitmw (giiì norninato) che si mandasse ctl signoi• Gabrio per nùovo

soccorso •·

(1) Da quinci innanzi potremo inserire nel nostro Diario passi intieri della r elazione, che ci servì e· ci serve di guida, perchè meno svagato ne è il r acconto, e così operando faremo conoscere la maniera (la couleu1) propria, di quello scritto. Però nel testo riferiremo così fatti squarci con alcun leggiero, ma necessario, emendamento della ortografia e della puntatura.

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, GLI !TAL!ANI

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quali intravano e uscivano sempre per tirar al parapetto ed essi fecero grandiss.imo danno al nemico . .. , Si legge pure ~ che 3 giannizzeri tiravano incessantemente per ,fianco, e sparati gli archibugi si trovavano serviti d'altri, nè fu mai possibile agli assediati di rimediarvi, e più gente vi andava per levargli, più ne moriva, » . Nella notte non venne ristaurato il parapetto, perchè mai non cessò il fuoco dei 4 pezzi, nè quello dei feritori nemici. ' « El generale (1) mandò che si serrasse quella strada d1 botte, con quella punta del parapetto , sano, a modo di rivellino, che fu poi ai presidiari, come si dice, di grandissimo danno: La contrarr.;ina del mezzo el cavaliere si armò, e si mosse uno travo de li ingegni del signor Gabrio, e in detto revelhno di botte, si armò detta contramina con 8 barili di polvere, e non si potette fornire così presto per rispetto delle cannonate; piantorno di più un pezzo d'a:rtiglieria alla; punta di detto rivellino, e fecero molti altri rimedi, quali parevano essere necessari; avisorno la notte stessa per via dello stagno èl signor Gabrio di tutto quello che successe in detto assalto • . Non si conosce il numero degli uccisi, si conosce però che vi « morse Fabrizio Saminiati lucchese; ingegniero mandato alla Goletta dal signor Gabrio, e l'alfiere Torres, quale aveva cura degli artificii di fuoco e polvere. -.Vi fu ferito di due archibugiate el capitano Fabrizio Boccafùsca al braccio sinestro; el capitano Arthieda in una gamba; el capitano Erc0le da Pisa; el capitano Gio. (1) O qui trattasi del governatore della Goletta , che il Rullino

indica però quasi sempre col nome suo di Don Pietro, o l'ordine di chiudere quella strada giunse più tardi, cioè nella. notte.

IN AFRICA 223 Loys Beh•is d'una frecciata; finalmente tutti gli alfieri vi furono feriti o poco o assai. • < Il giorno seguente, sabato a' 21, i Cristiani dubitandosi che el nemico dovesse tornare ali' assalto stettono alle poste tutto il giorno e ivi furono rinfor7Jati da 20 soldati tolti da diverse compagnie. l\è s'innovò alcuna cosa sino alle 22 ore che col medesimo ordine del giornò . precedente, sonati gli instrùmenti musici, tirati li 4 pezzi d'artiglieria e gridi soliti, vennero all'assalto con grandissima furia di pedrate e sacchetti di polvere; con simili armi i difensori rispondevano. Njentedimeno poco valse l'ardire, e maravigliosissimo co,ntrasto « dei presidiari, J imperocchè gli nemici si fecero patroni del revellino delle botte; a questo male si aggionse che da traditori fu messo el fuoco agli fuochi artifiziali (1) e 3 barili di polVP.re, e ivi si abbruciarono da 20 homini che morsero subito e molti altri furono stroppiati, nè sapendo per un'ora dove si fòssero, tanto l'aere diventçi fosco; abbandonorno gli soldati per .}a maggior parte gli loro luoghi, fuggendo chi in una parte, chi in L'altra, e certamente se nemici avessirn:J rimessi, quello giorno si perdeva la fortezza, ma temendosi di qualche occulta mina o altro stratagemma stettero saldi (cioè non si mossero). Tornarono pure gli assediati agli onorati luoghi, venutoli di soccorso le compagnie di Don Pietro Manuel e di Don Francesco di Menesses (2). Seguitò allora grandissima mortalità di una

(1) Se vi ebbe tradimento, vi ebbe pure accordo ; ora, se eosì fu, perchè i Turchi non trassero eglino profitto del disordine snccedw,o allo scoppio, e temettero anzi di mina? (2) Le compt1gnie, spagnuole che fin dal principio dell'assedio si


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\ GL[ !TALUNI

parte e d'altra, ... essendosi appiccato con un sacco di polvere el fuoco nei travo degli ingegni del signor Gabrio ne fece grandissima mortalità de' nemici dentro detto revellino delle botte, di maniera che con questo, e ardire • dei difensori ~ gli caccioruo di detto revellino. Durò detto assalto sino alla notte. Vi morse d i Spag nuoli Don Pietro Manuel, il sùo alfiere, l'alfier Exurchiera (o Exarchiera). Tutta la notte restorno sopra detto revellino e cavaljei;e il capitano Ba:raona, quale era stato alfiere di suo fratello , in;;ierne l'alfiere Coral, qual avea in cura una casa matta di San Pietro. Restò intorno alle botte el luogotenente Paulo Porta con g li restanti di suct compagnia e di q uella del capitano Ercole da Pisa che erano 10 huomini solamente, t utti gli altri essendo morti o feriti. Tutta quella notte si affaticò detto l uogoten_e nte con gli suoi intorno alle botte per rliscavare dubitandosi di mina, fu fornita detta contromina;- però non si poté cavare la bocca d'essa e sopra la propria mina e,aricorno il pezzo che avevano sparato; molte altre provisioili fecero affaticandosi ognuno per ,ripai:arsi poi il giorno seguente aspettando q uesto e molti altri assalti . Questa istessa notte vi fu mandato i n soccorso le compagnie di Don 0arcia di Toledo, mastro di campo del terzo di Napoli, 81 capitano Quintana, il capitan9 MontagnaSalazar, la compagnia del defunto Don Gottieres (Gutieres) sotto el carico del alfiere Vergara, il capitano Strombone, il capitano Scipione Amatusso; quàli entrorno per lo stagno la medesima notte a lla medesima foggia con li medesimi pericoli che d i sopra. , . -t rovavano alla Golet ta , 'erano quelle di Loys de Segurn, di Do11 Francisco de 11:fenesscs, o JJ;finesses ; di Cwiales , di Bctrgha~ , di Martincs, e t!i Aldana.

225, Ripetut0sj l'attacco nel 22, • circa ù n'ora del_giorno, col modo e cerimonie solite », gli assediati diederò fuoco al cannone piantato sovra la mina di d ifesa, e tirando di mira ammazzarono parecchi degli assalitori che n~o.n~avano per la rottura al rivellino, e gli a ltri r espinsem armata mano. « Retiratisi i Turchi, vedendo el capitano Federigo ch'el parapetto era rovinato , fu di parere che abbandonando detto revellino si ritirassino tutti alla r itirata delle botte. Gli nemici volendo rimettere di nuovo al uso solito, spararono gli 4 pezzi e con tal furfa si presentorno- che essendo ferito el capitano Montagna-Salazar d'una archibugiata e amaz~ zatone molti ·del presi-dio, metterno el restante in fuga, guadagnando la b'occa della mina; ma socéorsi gli assediati da diversi, -quali si levavano dalle compag nie, -fecero testa, si rimessono più vol te e tanto che _vennero alle spade. NP- pe~ qnP-sto fu mai possibile alla guarnigione fare ritirare detto nemjco , nè offenderlo per · essersi affortificato· con sacchi di la na dietro delle .botte; - grandis,:ima fu la mortalità de'Cristiani, ma senza comparazione maggiore quella dei Turchi ... -. D.o n Pietro fu di parere che si ritirasse la gente in la gola che feceva tra detto ca vali ere e quello pi San Yago della Goletta vecchia, dove erano sempre 40 tra- mosquettieri e archibugieri ('1 ), quali fecero gran danno fra nemici; nè contento di questo, detto signor Don Pietro si r isolse d i provare di nuovo la virtù de'suoi e r ig uadagnare el sito perso. Vi· mandò per ricognoscere detto nemico el capitano Quintana, quale in lt. AF!H CA

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(1) Qui appare evidente come vi fossero nella fortezza uomm1. a.rmati di archibugio, ed altri di moschetto; veggasi in qnalrhe lessico militare, la differenza che a quei tempi correva tra le due armi. ANKO 1x, vol. rrr. -

15.


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.

GLl ITALIANI 226 questa fazione fu fer;to di una a rchibugiata nella -coscia. Tolti da 400 fanti, e massime servendosi delle compagnie spagnuole e italiane venute di nuovò ., assaltomo el n emico, al quale si foce poco danno im~ _perochè si era fortificato molto bene e fatto un'altra uscita alÌa mina, d1 maniera che se i difensori riguadagniassino el sito perso, ne sariano stato di peggio. In questa maniera gli assediati stettero :t utto el giorno armati e occupati, senza riposarsi mai . .. e anco senza rinfresc;arsi, quello ch e spesse volte fea . detto nemico e di più tutta la notte fecero i cristiani · squadron e in la gola d i San Giorgio; el medesimo fecero gli nemici al cavaliere Santo Pietro. » Fin dal momento che gli assedianti . fermavano il piede sulla strada coperta , e piantatavi una batteria di 4 boce,he di fuoco, rompevansi anche la via· per giungere coperti alla hre(:cia (resa toRto matnra ~olla mina), a ragione la piazza doveva dirs_i perduta (1), nè la vecchia Golet ta poteva prestare sicura rifuggita, che avrebbero le stesse opere del primo · recinto servito all'àggr e~c;sore per battere efficacemente il secondo già guasto in più d'un sito, dove non fosse nato, come nacque , quel disordine, che s t10le quasi sempre accompagnare simili ritirate. .·Diedero i Turchi n uovo · assalto i l · lunedì 23 di

IN hFRICA 2'27 · agosto, alle ore 15 del mat tino, ma dopo breve .ccrm battimento (1) , furono ributtatì; rassàlirono mentre i presidiari se ne stavano spe'nsierati , altri attendendo , a. rinfrescarsi ed a ristorarsi col cibo , altri a m edi care le proprie ferite o ad interrare i morti compagni. N!Lrra Rvffino che r estando poca gente al cavaliere Santo Pietro , ciò diede occasione a certi traditori, quali eran0 sopra le murç1 della Goletta vecchia di · fare segno con una cappa al nemico che r itornasse a rimettere, el qual seguo fu da molti v isto, sia vero o non . Cred0 p erò che di per sè avrebbe~o gli assedianti rinnovato in quel g iorno l'attac_co, come lo r innovarono più volte nel giorno avanti . In San Mart ino, i soldati che là trovavansi di guardia, per essere pochi e senza capo che ne r egola~se le mosse, veli).iv~no tutti taglj,i,ti a pezzi ; i l rimanente della sol; dateséa cristiana, sbaragliato, riparava sotto le .mura della Goletta, vecchia, e forse sarebbesi in parte salvo, se avesse mantenute le. ordinanze e continuata l'archibuseri_a e moschetteria, ritirandosi a poco a poco nel girone secondo, poichè gli assalitori da prima stettero ìncerti a riguardare quei militi (2), ed allora cominciarono ad investirli, che gli videro rampicare su · p er le rotture della muraglia, ed affollar si d_i"SOr dina: tamente n el solo adito che si . trovasse aper.to ' cioè , . nel ponticello che m etteva alla fortezza. Soli .50 giun sero a salva.mento, che gli altri perdettero, senza gloria, la vita. Il governatore fece subito terra,p ienar e le porte; nHt 4

(1) Citiamo un'operetta elementare, chè tropp·o ne c'.tdono in · taglio le parole di quel libro: • La brèclie est praticable dès qii'wi fantassin anné peitt la gravir, et l'ouverture de -vingt-quatre mètres que font ordinairement quatre bouches à f'eu est s'uffisante 11oiw clonnet l'a.sscw.t ; mais il fmit de plus, poiir q1.1e l'assaut pirùsse av-oir i.in henreua; snccès , que les feux de (lane de l' artillerie cles rernparts étant siif/i,sa-ment éteints, UN cI1EMIN1m 1•: l(T A' couvE RT 1,uisse cond·11ù-e les t1·ou11es au p i ecl des brèches (VmwN,,un; .&rt -milita-ire; I'a:ris, Roret, 18-10, in-18; p. 188).

(1) • Durò detto· assalto tre a;npollette • RuFFrno. · (2) " St,ettono pure quitsi mez~a hor(t ·riguardando gli nostr-i quali eransi ritirati sotto le mura della Golett,1 vecchia , R,c;;-nNo.


228

\_ GLI /T ~LIA Nl

229 Conosciuta la r itir ata dei superiori i soldati che lavoravano al terr apieno, abbandonarono San Gio~g io, e colti in mezzo da' nemici, furono, per la maggior parte , tr ucidati in un coi fe1·iti che stavano nr,igli ospedali. « Restorono solamente schiavi quelli , che passata la furia s1 ritrovorno nascosti in le case, che potevano esser:e in numero di 200, compreso le donn~ e fanciulli e merranti » (1) . Cosa strar1a, non un uomo, appartenente al presidio della caduta piazza potè r ecarsi in salvo al torte di T unisi, ed ivi s' ignorò per tre giorni la perdita fatta, tenendosi per fermo che resistesse alm eno la Goletta vecchia, e che le fiamme ed i vampori di fumo, i quali vedevansi I t or r~ggiare all'entrata dello stagno derivassero dall' incendio dei magazzini di tavole e di munizioni della nuova Go.letta. Ben è vero , che il gener ale prese sospizione sin dal 23, per avere scorte di molte valere nemiche sotto la Goletta vecchia, ,., dalla banda del r às ,· e per alcune salve d'archibugi fatt e nel campo tur co (2), tuttavia si rassicurò, Il'I AFRICA

trascurò di mettere le poste dove occor-revano, la sciando indifesi alcuni luoghi, forse per la deb; lezza della guarnigione, ridotta ornai a :250 uomini tra sani é feriti . E mentre si contrastava a San Giorgio, alla ~ cui guardia vegliavano 60 sol<lati, _il nemico dava la scalata al bastione di San Yago, già in rovina insieme con l'_a ttigno mulino , perchè colpito_ dalle artiglierie che aveano battuto il corr ispondente baloardo délla Goletta nuova ( l) . I Turchi tenevano seco tre scale, ed una ne rinvenivano posta da' presidiari allorchè andavano alle fazioni cli 8anto Pietro. Salivano prirna 3 ciaccali con tre insegne, e di ma:110 in mallo molti altri. A quella vista gli assediati , smarriti d'animo, cercavano salvamento chi nelle case, chi_nella chiesa (2). Do11 'Pietro, per mala sua sorte, veniva sforzato a ritirarsi nella propria abitazione da parecchi signori (3), che avrebbero meglio provveduto all'onore del comandar1te della fortezza , tentaudo seco lui di raccogliere, per un'ultima resistenza, i pochi difensori rimasti. Egli rifuggissi in loro compagnia nel vicino maschio (4) e si arrese quindi a' vincitori ~ vivo e sano, avendo avuta la vita in dono. P 0

(1) , Bastione ili Sa-n Yago doue era el molino pure rouinato per· le batterie fatte it Santo P ietro per ponta; detto Santo Yago anco esso si trouaua da.Jb cintur a in basso aperto • Ru,1"rno. '(2) , La chiesa (della Goletta vecchia) era d' honesta grandezz~ o lnogo che haueua del ucnerando , hauendp forma di chiesa anti-· qua • Ror,rrno. (3) , Detto signor Don P ietr o si ritirò in casa sua con molti altri" signori degli qua.li ho dimenticato gli nomi e li quali si dice f'erno forza al signor Don P ietro cli ritirarsi uolendo mprire uirilinentc in compagnia sua , Ron·rno. ('1) , Don Piet-r o con la sua compagnia ritira.tosi per la _ s cala sopra el Castello uicino a casa. sua • Run·rno. - Qual sorte toccasse all' infelice governatore della Goletta si può r itrane dalle se-

gnenti parole della Cron. saracenica e turca di Volfgango Drechfler, continuata da G. Fabricio: , Cctrrera Guletce prmfectus, que-m qi~ide-m proclitionis nonnu.lli insimularunt , prcemij loco p ro v·i li mancipio aliqw;rndiu ha7,itits et 1Jrope Coreyram in igno·m iniarn E.ispanm ·ge,;t-is acl neceni usqiu; fustibiis, j11ssn Sincmìs, cmsus. - VANor:nI-LrnMEN dice solo che: , jnnto al braço (o Cabo) d(! i\:Iayna. . .. . murio don Pedro: • _ (1) , Vi erano ancora (nella Goletta) parecchi mercauti, spetiali, vinattieri e altre maestra.nze e molta altra gente italiana che ui concorreua con le nani "' quale poteua ascendern tutta detta gente con le fanterie al numero d i 1200 huomini , RuFFrno. (2) , Quando a fnria di cauallo portat.o un Tu\'co nelle trinciere de'nemicj , contro al soli to a 20 bor e ferono tr e salue d' archihugeria, ma per non essere · fatte con boria a uso nostr6, si dice,;,a dover esser piccola la loro allegria e che aueuano f?rse guadagnato el zocco ,, Ru~"~·rno,


230

\ GI.I IT.~LIA>li

aven<lo ricevuto segnale in contrario colla via del1' .isola (I). Cessarono i d ub b.i nel successivo venerd), '27 cli agosto, iu cui uu moro ligio ai Cristi ani entrato di notte per el stagno dentro il forte», recò nuove della Goletta, e disse • che per forza gli nemici l'havevano espugnata, e l'ardevano, credendosi che si riserbcrebbono qualche bastione sopra la marina per fortificare una torre. El medesimo di , circa a mezzo giorno, entrò una spia • certo Rivas di Valenza nella Spagna (2), che per lo tem po addietro aveva prestati utili servizi"al presidio, ma era. poi venuto in sospetto, non avendo da circa 20 giorni dato più alcun avviso. « Entrò dunque costui a mezzo g iorno ... alla discoperta vestito alla turchesca da capo sino a'piedi. Condotto dal generale, bacia ndogli le mani, gli presentò una lettera di Asser.an-];3ascià , . Accorgendosi allora d.i essere veduto di mal occhio, « comincìò a vac:illare sopra le domando che gli venivano fatte affermando · non esseré stato alla Goletta quando fu p'resa. ·Diceva che senza .l'occasione di detta lettera non poteva entrare nel forte per le grandi guardie e sentinelle dei nemici (3) . Detto generale e colonn elli •, respinsero (1) " Mandò el generale all'isola a fare segno come si ern risoluto tra gli due gouernatori, della Goletta fu fatto e uisto el contrasegno, che raffermò nello nostrn menti che la Goletta uecchia era nostra. • 1-tun•rno. - Di n ecessità si deve conchiuclcre o che i trafuggitori, conoscendo il contrassegno , rispond essero a 'vece d<•l gornroatore della Golettn, o che fa richiesta del Ser belloui procorlosse, e non seguisse, l'lJrrivo <lu¾le galere turchesche, e la sal v; fatta nel campo di Tnnisi. (2) Caposquadra nella compagnia di Don Diego Osorio. (3) Che _i Turchi a quel tol!lpo avessero tagliati tutti i passi pa re cosa probabile. L' isola sola teneva ancora comunicazione col forte di T unisl.

11( AFRICA

231

la lettera loro porta e rimisero colui che la aveva recata ai due auditori , « volendo per discarico di sua conscienza che ogni cosa colle solenni là de' processi fosse diligentemente giustificata. Fu presente a tutte le interrogazioni il cav~lier Giordano, per rispetto della sua sincerità e fode. Fra !'altre interrogazioni, interrogato in che maniera il n~mico gli aveva fidata quella lettera., o vero come saria venuto .... senza sosp~tto a g iorno chiaro, ri spose essere 4 giorni e più che era nelle trinciere e non trovando comodità di entrare, arrivò uno turco, quale a cavallo pubblicò per tutte le trinciere se bastava l'animo a nessuno di portare in servizio del Gran Signore una lettera nel forte .•. a che rispose servendosi di questa cnmodità per venirne ... ; e così fidanteruente era entrato; che era cosa facile da presuponere, che se non fosse buon cristiano .... . essendo persa la Goletta non saria en trato nel forte; concludendo cbe se ... . lo voleva uu lasciar uscire faria il ~ebito suo, altrimenti si resteria cogli auticl1i compagni; piangeva, a ogni parola ave.va la santa croce in mani e in bocca; fina lmente fu facile cosa, che movesse a pietà suo auditore e molt'altri Spagnuoli di rispetto». E per mezzo di quei suoi connazionali ebbe salrn la vita, allorchè fu riferito il processo al generale, malgrado il contrario parere dell'aud1tore degli Italiani, che opinava si dovesse punire col castigo ·solito .alle spie dop pie, severo consiglio, cui inclinaYano solo e quell'audit,ore ed il colonnello Doria. Fu curioso il Gusc1no di vedere « quello che conteneva detta lettera , quale era pi egata e sopra.se.ritta all'u ~ sa.oza de'Cristiani .. : . , e nella soprascrizione diceva cosi in lingua spagnuola: all'illustre signor Gabrio Cerbellon generale qel bastione di Thunes y a Sal-


233

GL! ITALIANI

!N All' ll!C,I

lazar cavo della gente spagnuola, y Pagano Dorirt, Aperta dentro aveva in testa il sigillo stampato in simil luogo (1), e diceva : Illustri signori - Vi avviso qualmente alli 23 di questo mese averno presa la Goletta , fatti prigioni Don Pietro e il re , e • il resto messo a fil di spada, non avendomi voluto credere prima; mi dispiace non avervi potuto remediare; pigliate exem plo da loro. E per questo vista questa presente, subito, ci rimetterete detto forte e t utti nelle nostre mani: se lo farete vi dò la fede lasciarvi andare tutti tre di compagnia, e di cinque per homo quali vi piacerà. Altrimenti vi faremo altrettanto eh' abbiamo fatto alla Goletta, che diceste essere tanto forte. Dal campo, a11i 23 d'agosto. - Assinam Bascià, generale del gra n signore. » - Si risuggellò la lettera, e messovi piombo sottile dentro , venne gittata nelle trinciere nemiche. La speranza fallace di soccorso persuase il generale e gli altri capitani a non trattare di resa ; però il gregario era cosl Sflrprcso ed invilito per la caduta della Goletta, che sarebbe stato facile ai nemici d'impadronirsi del forte di primo assalto, dove si fossero subito appresentati . In cambio consumarono sei giorni negli apparati, e diedero tempo a'soldati cristiani (2) di riaversi dal primo sbigottimento.

Sbarcarono gli a~sedianti • fino alli ciaceali , non r estando per ogni galera che 5 0 6 'J'.urchi in poppa• e reso più stretto l'investimento (1), ririgliarono con nuovo ardore i lavori di zappa.

(1) Ne! codice si osservano alcune lettere turche, che si leggevano su quel suggello. (2) Il forte, grande di circuito, a.vrebbe richiesto maggior numero cli difenditori, che troppo se ne era assottigliato il presidio coi soccorsi inviati alln Goletta. Le compagnie (cliradate pel numero dì per di crescente dei morti, degli infermi e dei disertori) sommavano a. 12 di Italiani ed 11 di Spagrrnoli , cui sono da aggiungersi pochi cava lleggieri. Di feri ti ve ne ernuo dµe tende ripiene nel forte, • senea

quelli dell'isola e bm·coni, che potettano e.ssere de l'una e l'alt1·a natione 80 in fra soldati e marinm'j •.

(1) Non essendo cadut a piova da parecchi mesi si ritirò lo stagno l>iù di iina archilmgiata. Perciò ne ven iva agevolato _l' investimento del forte, e trovavansi anche scoperte le sue pnrt.t deboli, che erano alla marina.

N. ( Co1itinua)


..

ESl'llRrENZF. li° ART !GI.llsRIE

rio-be sufficientemente indicate nel o , nelle . condizioni . succitat o capo n. Dopo il 390° sparo per ò il cannone a due righe portante il N"0 154, si r ese foori servi,1,io , non essèndo più possibile lo spingervi il proietto a suo posto, per i continui. inceppamenti cui 'andava soggetto : si sospese quindi anche il tiro col cannone a sei righe N•. 160 , quantunque esso fosse in buono stato, onde poterlo _continuar e con due solf bocche da fu oco, una di cad una specie, che fossero in condizioni il pi:ù possibfle fra lor o consimili. Le esperienze si proseguirono poi fino al loro termine col cannone a due r ighe N° 167 e col cannone a sei righe. N° 153. I risultati delle esperienze sono riport~1ti nel qui annesso specchiò ove non si raccolsero naturalmente che i dati di tiro delle d ue bocche da fuoco N° t67 e N° 153; limitando così il -confronto ai due cannoni in buono stato, con cui si poterono eseguire i tir.i prescritti. Come s'eia fatto per lo studio comparativo dei cannoni da lo F rigati a d ue ed a sei righe si ca1c~larono nel seguente specchio di paragone : 1° Le deviazioni medie. 2° Le. radici delle medie dei quadrati delle deviazioni nel senso degli assi, nonché delle deviazioni às~ sol ute. 3° L'esattezza di tiro, dedotta dalle r adici suddette mediante la nota formola del Didion: 0

RESOCONTO SULLE SPERIENZE ESEGU!TB

. ,

DALL'ARTIGLIERIA DELL'ESERCITQ lTAUANO NELL'ANNO 1863

CONTUIUAZIONE

(1)

CAPO VII.

Risultati d'esperienzc compuralive tra canno_ni da 40 a due ed a sei righe. Le esperienze comparative dei cannoni da 40 a due ed a sei righe di ·cui si parlò e si è riferito somma• riamente il programma al N. II, capo 11, parte I del Resoconto 1862 (2), ebbero luogo sulle Lande di S. Mau. rizio nell'esté1te 1863. Le e\lperienze'forono cominciate con quattro bocche da fu oco; cioè, due cannoni a due righe e due ·a -sei (f) Vedi Rivista inilit'are· itctli'ana , anno rx , vol. r, pag. 332, vol. u, pag. 80, 203' e 312. · (2) · lbicl., anno vm, voi. u, pag. 141.

1, e~'27rhk

esprimendo è la quantità richiesta ed h e k le radici della, media dei quad1~ati delle deviazioni . 4° I lati del r ettangolo in cui la probabilità di colpire è eguale ad 1tJ.


236

RISULTATI DELLE ESPERIENZE COMPARATIVE .FRA I NUMERO

1,

_____ __ - -

-

\

dcli, deviazioni

H

22

3°. 25'

4, 40

0,0175

7,G6

5,24

7,10

1100 78

1,51

1,07

2,80

1,28

2,64

0,0541

1,84

2,69

5,00

12,28

·137,53

11,00

125,00

22

3°. 25' 1144,39 3°. 37' 100 100

•

a 6 • 1000 -

) 118

28

3°. 48' 1022,47 30_421 100 100 1,56 20,56

•

a 2 , 2900.;3,00 28,912( 281

56 11°. 491 2919,68 140, 341 200149

•

n 6 • 2900\

21 12°. 30' 2959,77 16°. 481 200 147

•

a 2 • 4000}

•

a 6 • 4000

53,96

4,50

50,00

6,65 41,41

7,98 52,35 52,96

0,000380

lG,78

110,14

20,00

95,oo

4,69 2S,71

6,75 B9,02 39,GO

0,000G0-.1

H ,20

82,10

11,50

I

l I colpi sono rileva.ti 87 ,oo sul terreno.

147,14

as,oo

150,00

250

30 21°.001 3916,40

300 297 11,82 59,1S

16,79 76,78 78,Gl

0,000123

35,33

161,51

25,50

171,00

178

30

3°. 36'

100 68 3,27

2,76

4,04 3,08

S,50

6,48

8,10

12.4

26

3°.56'

100 34 1,32

0,80

1,61

3,39

2,42

4,00

17S

30

3°.36' 1097,57 3°. 421 100 99

10,71

148,66

10,00

0,001773

5,70

69,67

5,50

65,00

11, 11 50,28 51,50 0,000284

23,37

105,79

30,00

95,oo

I

•

a 2 • 290013,00 28,9121 307

) 124 -26

3°.56'

3,41 55,88

990,47 3°. 32' 100 100 1,78 25,67

59 12°. 22' 2886,92 17°. 7' lSO 129

9,28 39,87

5,07 0,0128

1,15 1,98

0,0859

5,09 70,67 70,85 0,000442 21'.i'l 33,12 33,23

I 6 ,00 ( I colpi sono r ilevati , \ sul bersaglio verticale. 1 20 I 140,00

4,8(i 36,95

6,20 -14,22 ·14,6,5

0,000580

13,04

93,04

15,00

90 00

45* 19°. 30 4076,33

170 167 12,55 46,40

16,59 59,02 61,32

O,OÒ0163

34,90

124,18

25,00

145,00

I 250 30 21°. 001 3892,44

170 167 11,92 46,SS

H,99 60,48 62, 31 0,000175

31,54

127,25

34,00

135,00

2900\

65 230

I

' 4,65

38, 26

a 6 • 1000\

a 6 •. 4000

0,002808

0,000125

•

"

2,21 25,65 25,74

I

18,19 69,95 72,29

a 2 , 1000

a2 • 4000

,

300 298 14;13 57,00

,

•

5,84 65,38 '65,54 0,000417

45* 19°. 30' 4097,44

a 6 " 1000;

»

2124 5G,OJ

230

»

a. 6

6,00 ( I colpi sono rilevati 2 10 \ sul bersaglio verti ca.le.

2,49

168

"

~

..s

3,6'1

a 2 • 1000

I

- -1- - - - - 1 - - - - - -

~

Osservazioni

;...~

2,06

•

I

~

]

3,03

3°.481

58

- - -

~

e)

:!

100 G4

28

-

___ ~ ~

-

\ 168

!,A'l'l DE!, llETTA~GOLO LATJ DEL RETTANGOLO in cui la ~robabilità in eni la probttbilità di col11iro ò ugualoa 112 di colpire è.-egnalea l12 ESAT'rRZZA (calcobti) (ritmati graficamente) ,~ di tiro

JC

118

Cm.da40FRa2rig.1000

I

medio

a 6 • 1000

I

\ \

RADICI idio medie dei quadrati

• \ J

1000)

CA~NONI DA 40 F RIGATI A DUE ED A SEI RIGHE.

DEVIAZIONI

,,

Cm.dalOFRa2rig.

237

o' ART!GLIE·RIE

ESPERIRNZE

1

1

20 12°. 48 2936,99 18°.8' 130 128

I

~) Alla distanza di 400oru glì alzi e gli angoli cli elevazione non sono rettificati, perchè :olare gli angoli di caduta.

I colpi sono rilevati >sul t e;·reuo.

'

I

a questa distanza non si avevano le coordinate sul bersaglio, e quindi non si poterono


238

-239

ESPKRrnNZE

1/ARTIG!:IERIE

Sui diversi dati racchiusi in questo specchio ci faremo ora a paragonare i risultati oLtenuti. Ed anzi tutto, osser vando gli angoli di elevazione de1le bocche da fuoco alle diverse distanze, di Ìeggieri si scorge, che gli angoli di èlevadone del ca,nnone a due righe sono sens-i bilmente minori di quelli del cannone a sei righe . .Jl tiro del cannone da 40 F a due righe è alquanto piLl radente adunque di· quello del cannone a sei righe , siccome è notato del· resto nel Uio.rnale cl' Artiglié1•ia 186::!, a proposito dèi cannoni dà 16 F rigati. Ciò si deve anche qui attribuire al vento niaggiore ed al maggior nuniero delle righe del se-· condo dei cannoni suddetti, che danno luogo ad una più considerevole sfuggita di gaz, nonché alla minor . resistenza che deve incontrare il proiétto con du_e sole alette a fronte di quello con dodici alette. Gli angoli d'elevazione però della 2a serie di spari ( eccettuati quelli a 4000 metri che non sono rettificati) differiscono fra loro, pei due sistemi, assai meno che non sia avvenuto di quelli della l" ser.ié, e ciò si deve attribuire ai guasti chè già si erano verificati nel cannone a dae r ighe. Confrontando anche gli angoli di caduta alle di verse distame si vedé che es,;i sono col cannone a sei righe maggiori di quelli che si hami.o col cannone a due r ighe, e .che le ditforetize loro sono minori per la seconda serie di spari cbe per la prima. Ciò serve a confermare quanto si è eletto più sopra per gli angoli di elevazione. È però-roe\tieri l'eccettuare nella seconda serie di spari da r1uanto si è ora osservato, l'angolo di cad11ta a 1000 metri del cannone a sei riahe il quale o ' è risultato minore del corrispondente angolo di eleva-

zione; la è questa una anomalia che si può spiegare osservando che pel ti,ro a qu.e sta distanza non v·i fu. rono, nella 2'-' serie, che 34 spari su 100 che abbiano colpito il bersaglio verticale, e che però non può esser e attendibile il suaccennato risultato di confronto. Anche nella l"" serie del resto si osserva che a 1000 metri il ca.n~one a sei righe ha dato un ang_olo di caduta alquanto mino.r e di quello di elevazione, nè si sa a che cosa attribuire un tale risultato,, chè ci mancano dati precisi e sul profilo del ter.reno,- e sulla posizione che aveva il bersaglio rispetto alla bocca da fuoco. Trattandosi però di uno-studio di confronto, osserveremo sultanto essere _l'angolo di caduta di 3° 42' già superiore a quello di 3° 37' corrispondente al cannone a due righe, e che, se non si fosse commesso qualche errore, impossibile ormai a r intracciarsi, la differenza sunnotata s~rebbe stata ancora maggiore, il che serve di conferma a quanto si è detto più sopra. Confrontando i risultati r egistrati nelle altre colonne dello specchio _si vede, senza bisogno d'insistervi sopra, che in massima tanto le deviazi'oni medie, come le · radici delle medie dei quadrati delle deviaziou_i, ·ed i lati del rettangolo in cui la probabilità di colpire è eguale ad 1l2, sono m inori pel cannone a séi che pel cannone a- due righe, il che viene ·poi confermato, come è naturale, dall'esame dei coefficienti della. giustezza di tiro che sono maggiori pel carrnone a· sei righe. Una sola eccezione però ci corre l'obbl igo di notare a questo riguardo: nel t iro a 4000 metri della 1a serie infatti il coefficiente della giustez,-;a di tiro appalesa qua!che leggero vantaggio a favore del cannone a due righe; , ed invero, le deviazioni longitudinali che esso diede, si chiariscono alquanto più piccole di


240

ESPE!UENZE

quelle. del cannone a sei righe. Anche nel tiro a 4000 metri della secondà serie, le deviaziomi longitudiuali del cannone a due righe risultarono minori delle altre, ma non per questo il coefficiente della g iustezza di tiro cessò d'essere a vÈintaggio del cannone a sei righe, in virtù delle deviazioni laterali che si ebbero per essa di gran lunga migliori : si vede d01 resto che l'elevazione di 21° che s'era data al cannone a sei r ighe per il tiro alla distanza di 4000 metri era insufficiente, g iacché tanto nella 1• serie che nella 2" si scorge essersi ottenuta una g ittata sensibilmente minore_ della distanza del bersaglio. Ma passiamo a dar conto della condizione in cui si trovarono le righe delle' due bocche da fuoco c:he ser- , virono al tiro, studiate sulle impronte di gntta-perch a che rilevaronsi a norma di quanto era stabilito nel pro~ gramma delle esperienze, ricordando che il numero degli spari che fur ono fatti dai nomfoati ca~noni 167 e 153, fu di 1025 cadauno . Verso il fondo delle righe del cannon.e N" 15~ (a sei righe) si constata,rono alcuni sgranamenti, prodotti dalla sfuggita dei gaz. Del r esto poi gli altri punti dell'ani ma non solo non hanno presentato in questo sistema guasti notevoli ma nffppur tali da mettere in dubbio, trovarsi ancora, al termine delle esperien ze, il cannone 153 in buono stato di servizio. Non così. avveniva del cannone a d ue righe N° 167. Versv il fQndo della sua riga N° 1 (1) si rinvenne un sensib ile sgranamento, ma oltr'3 a ciò si rileva c-h e in

(1) Per riga N° 1 s'intende quella cb.e n el fondo dell'nnima tro-

yasi oppost.a al focone, e per riga N° 2 l'alt.m.

1

241 alcuni altri punti dell'anima i fianchi direttori del tiro sono stati dalle alette corrosi in modo, da f'Spandere od ampliare talvolta la •riga corrispondente di quantità considerevoli. E p . e . n ella riga N° l si trovò un ingrandimento di q i.lasi 7 millim , ed uno di 5 millim. nel.la riga N' , 2. Questi guasti sono sufficienti per- dar ragione degli inceppamenti cui diede luogo il serviliu di questa bocca da fuoco durante le esperienze; inceppamen ti però che non impedirono che il suo cari · càmento si facesse in condizioni abbastanza favorevol i. È poi qui il luogo di notar~ che anche nel caricare il cannone. a eei righe N° 153 si lamentarono alcuni inceppamenti. Non sembra possibile lo attribuirli rerò . ai pochi guasti che si rilevarono i n questa boèt:a-.J ~ fuoco al termine delle esperienze, e pare piuttosto che possnno essere avvenuti in seguito allo storcimento di qualche aletta n e.i proietti adoperati. Che se esaminiamo le r ighe d el cannone da 40 F N° 154 (a due righe), il quale al 300° sparo er-a. reso fuori servizio, incontriamo su scala maggiore gli stessi ingrandiment i, le stesse deformazioni che notammo pèl cannone N° 167. Al fondo· de!la riga N° 2 fu rilevato un aumento nella· riga corrispondente di 16 mill imetri uno se ne rinvenne nel fondo dell'altra riga N° 1 di quasi 15 millimetri : le righe in questi punti si sono dunque allargate di una volta e m ezza oltre la prescritta lc.,ro dimensione. Questi allargamenti. conseguenti evidentemente dalle corros.ioLli o spostamenti d ì materia, prorlotti rialle a-lette dei proietti, si verificano anche in altri punti 'çlell'anima. D' altra parte, siccome i lamentati allargamenti non sono sernpre · contro il fianco diret tore del tiro, ma si osserva no D ARTIGLH:RrE

ed

AN:;o

ix,

vol. nr.- -

16.


..

)

ESPERIENZE 242 anche nel fianco opposto della rig.a, come lo si rimarcò p. e. nélla sovraccennata riga N° 2 a metri 1,60 dalla bocca, pare evidente che nel moto del F ·oietto nell'anima avvenga, pei cannoni da 40 Fa 2 righe, quanto pei cannoni da 16 F R si è ✓già. notato nel Giomale d' 11rtiglier·ia 1862, parte 2"; cioè, che al principio del suo moto il proietto urti colla propria aletta contro il fianco direttore del tiro, e venga poi per la elasticità del metallo, sia delle alette che della riga medesima, r espiilto contro l'altro fianco da cui è nuovamente sbat.tuto contriY il fianco direttore e così di seguito finchè il proietto esce dalla bocé~ da fuoco. ·Questi sbattimenti tolgono evidentemente ogni regolarità. al moto di rotazione dei proietti, e sono quindi a t utto danno della esattezza del tiro. È superfluo il ripetere qui pei ca1moni da 40 quanto si è largamente esposto nel sucldetto giornale del 1862 a proposito dei cannoni da 16, per mostrare come, nelle bocche da fuoco del sistema. a sei righe, gli urti suddetti, se non t()talrnente tolti, sieno però assai- diminuiti, e come per essi 11011 ne vengano deformate I'e rig he della bocca da: fuoco . I rirnltati ottenut i da queste esperienze comparative, e specia.lrneote le osservazioni fatte sulle impronte levate dalle bocche da fuoco che vi si adoperarono, n on possono lasciar dubbio sulla superiorità del sistema a se.i righe; ed il comitato non esitava quindi a dichiar are al rnipistero essére sta.to sflggio il pa.rtito c;he egli prendeva, decideudosi fin dal _dicembre 1861 a far rigare i cannoni da 40 secondo il sistema francese, l'.esperienza a vendo ora dimostrato, ciò che in allora il r agionamento· cond uceva a stabilire: essere cioè il"

243 siste,r,,a dei canr_i,oni a due 1·ighe lungi dal presentare vantaggi su quello dei cannoni a sei 1·ighe. Il .ministero della guerra in seguito al risultato delle descritte esperienze decise di desistere da ulteriori studi comparativi sui due sistemi di rigatura a 2 ed n' ARTIGLIERIE

a

6 righe.

( Continua)

..


RIVISTA TECNOLOGICX

RIVISTA TECNOtoGICA 245 però che il cent~o di gravità è posto un po' troppo innanzi quando la baionetta è incannata , ciò che nuoce al puntamento; così pure ·clie l'asta della bacchetta essendo più sottile della testa produce nel bocchino, quando l'arma è maneg~iata, un disàgradevole sbattimento , al che sarebbesi potuto ovviare ingrossando la bacchetta al punto di contatto col bocchino , ovvero sia facendo la capocchia· a forma di pera; com' è dappertutto altrove usato. Togliamo dallo stesso giornale alcuni dettagli circa ad esso fucile:

Baionetta: lama d'acciaio; di forma quadrangolare; braccio e ghiera di ferro fucinato ; lunghezz~ totale l ', 611 ( 1) . I Bacchetta: asta e punta d'acciaio; testa di ottone; . lunghezza 3', 3".

Pucile rigato della fanteria s,·izzera. . Fin dal dicembre · 1863 ,il dicastero militare svizzero avea adottato un modello di fucile rigato , ma ne fu sospesa, ]a fabbricazione sino a che non si fosse risolta la quistione della graduazione dell'alzo e sopratutto del punto di partenza, cioè l'elevazione a 300 passi , quistione importante e richiedente numerose prove. Questa quistione fu ultimamente sciolta ed ora, al dire della Revtte IJJiHtaire Suisse (alle ·asserzìoni della quale diamo ogni credito) · la Svizzera possiede una buon'arme da guerra : lunghezza di canna· sufficiente affinchè la seconda riga contribuisca a proteggere la prima; incurvamento della cassa adattissimo; abbronzatura dJ tutte le parti apparenti ; acciarino intieramente incastrato nella cassa. La Reviw trova

Accia1·ino : mollone , molle dello scatto , noce , scatto e castello della noce di acciaio azzurato ; le molle sono bianehe , le altre parti di ferro fucinato e cementato, conservan~ i l colore della tempera.. Canna : d'acciaio fuso e· abbronzata ; lunghezza totale esterna 3', 3"; calibro normale 35""; 4 righe concentriche all'anima, al passo di 2'' 711 , larghe ciascuna l"' :r111 e profonde da O"" 60 a O"" 75. Luminello: d'acciaio fuso, temperato e rinvenuto; focoDe di rame. Fornimenti: tutto in ferro fucinato, salvo le molle che sono d'acciaio. Alzo: lo zoccolo di ferro fucinato; il r:itto, le due · molle, la grossa vite servente di asse al ritt0, di acciaio azzurat'o. · (1) Il piede svizzero è 0"', 2933.

-·


246

RIVISTA TECNOLOGICA

La sua graduazione fu fissata come segue: EJomiono misurata d,all'me deU'an·ma

Distanza di » di di di » di » di di di )

))

))' ))

300 passi 400 » 500 »

600

»

700 800 900 1000

• » J

»

7"' 3"" 8 1 9 1,5 10 3 11 6 13 14 6 16 4

RIVISTA STATISTICA

Per evitare la deviazione a destra prodotto dal verso per cui s'àvvolgono le righe , l'intaglio dell'alzo trovasi a 411" a sinistra del piano verticale dell'asse dell'anima .

ITALIA.

il bilancio tiella guerra 11cr I'auno ·t 8lì !S.

- ~-

Onde realizza re le econom ie delle q oali si è ten uto parola rn-llla precedente dispensa, il ministro della g uerra luogotenente gPn erale Peti tti do,·ette rivedere il p rogetto di b ilan cio della gnerra pel 1865 già p res.eotato al Pal'la mento , dal suo predecessore , il com p iantò luogotenente gen erale _ Della Rovere, e retti ficado in base a 1 riordinamento dei corpi attivi dell\-!scrcito 18 rlicPrn bre 1864, sicchè gl'im posti ·40 milioni d1 economia potessero ricava rser,e. P resen tanElo a l Pa rla mento u n secondo p rogetto di bilan cio 11 m inist ro àccomr,agn avalo colla solita rwlci p1·elirn·ina1·e, la l a pa rte della q ua le credin,rn bt;ono di riportare nelle nostre colonne, qu as i comp lemen to ,.lel riorcliuameu to dell'esercito pubblicato uel fas,,icolo ultimo, e perchè spiega


2-l8

)\;VISTA

I

.

i 1HOdi delle intro,lotte AWnomie, oltre che contiene alcuni raggnagli sta tistici assai interessanti . .

• I l bilaorio della sprsa dPl mi nistro della g ,,erra pel 1865 r,ompilato da l m io predecessore, il compianto genera lfl. Alessandro De lla R overe, e ra stato proposto n elle seg uenti soni me: Spese ordinarie . L . 185;054,275. Spese straordina rie. ~5,393,230. • In co11fronto a l bilancio a'.pµru vato del 1~64, esso presenta~·a un'economia :

Per l e spese ordinarie di . L. 6,572~000 » P er le spese straordinarie di » 6, 307,495 bO, , Aµpena · ebbi io assunto il portafoglio de1la guerra , precccnpandomi g randemente, d'accordo coi miei colleghi, delle esig1-rnze della q uestione finanziaria, vulsi tn tto l'animo a studiare questo bilancio, e ad esaminnre q 11ali macrgiori . o ecou"1nie si potessero ancora introdurre senza cbe per n u I la 11e and~sse scem a to e scunvulto l'ordina rneuto a ttua le del1'1-sercito. « Frutto di questi studi è il nnovo progetto di bilancio . èbe io propongo, ed il qualè stabilisce : Per le spese ordinarie. L . . 175, fJM,832. Per le $pese s 1raordinarie l 8 ,423,270. ,, In confronto. a l b1la • cio del generale Dellà Rovere si hanno nuove maggiori econom ie : Per le spese ord ina rie . L . 9.987, 743. P er le spese straordiua i-ie . • 16, 969,960. « ln totale le econom ie, o dimi nnzioni di spesa a frl)n \e rlel bilaneio npprova to del 1864, sarebbero pel bilancio 18Gb. a L . 39,837,198 50 . • Owl poi si consideri che pel bilancio del 1864 furono chie:;te L. 22,G81,154 72 p8r crediti supplementa ri, mentre i u veçe il bi lancio 1865 fu com pilato in guisa che , r:neno c1rcost~nz1~ imprevedibili o casi di gu ct ra, io credv evitato

'-

ST .ITIST!CA

' 249

og_n i . pericolo di maggmri spese, la economia reale rn paragone del 1864 sarà- di L . 62,518,853 22 . « Mi corre ora obbligo ài dar ragione sì delle ecooornie che vengono proposte, che della indecli nabile necE-ssità. delle somme bilanciate; , ed a qnesto dovere io mi forò a compiere con- brevi parole e con spiegazioni il più possibilmen te chiare. • Base essrnzia le per la retta formazione. del bilancio preventivo della guerra è lo avere un or dinai11ento nurmale dell'esercito, in v irtù di cui sia stabilito io modo esatto il · quautit.a tivo d·uomini da mantenere sotto le armi sul piede d i pace, e il numero èi'uomioi che si possano diiamare in tempo di guerra; cbiaro essendo che l'~·ffettivo da tenersi in modo per manente nel temp(J di pace deve essere pagato snlla parte o rdì O:ar,1a del bilancio , e la maggior forza da chiamarsi in .tempo di guerra, o per casi straordinari, deve essere pagata con f911d1 straordi nari. « E qui si affaccia Ja prncipua difficoltà , ayyegnachè, vuoi pel modo et.:ce;1ionale in cui si ÈI for,mato l'esercito nostro, ·vuoi per le circostimze dei tempi, noi a bbiarn sotto le armi u na forza maggiore di quella che uu ordinamento normale richiederebbe pel tempo di pace, onde deriva che nel bilancio del 1865, come in qi.!elli anteriori dal 1859 in q ua , sono por tate somme pel pagamento degli uomini · sotto le armi , parte nelle spese ordi narie e par te nelle spese straordinarie. • Co • s1derazioni di varia natu ra, che verrò più s9tto accennando , non permettono di portare repentinamente le att uali nostre forie al minimu,m del piede di pace; non è men vero intanto doversi defìn irè quale sia questo piede d1 pace , ed essere nr.c,~ssa-r io delimi,ado n ettamente, onde avete oas.e sicura a inualzare l'edificio finanziario del bilancio. « R eputo opportuno unire alla presente nota le tabelle di formazione dei vari i corpi, alle quali mi .sono attenuto per calcolare le forze da bilanciare n ella ptirte ordinaria.


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251

RIYISTA

STATISTICA

• Nella compilazione di simili tabelle-ho preso essenzialmente p_er guida lo stato di cose ora vigente, vale a dire l'ordinamento tattico dell'antico esercito sardo , con alcune innovazioni in1rodotte dall'organico del 186 1, le quali, già essendo tradotte in atto, mi sono fatto debito d,i conservare. « Coll'organico delJ'11_ n tico esercito sardo noi abbiam fatto ottime prove in Crimea nel 1855-56, e nelle campagne del 1859-60-61. Amo dichiarare che, pP.r quanto mi concerne personalmente, ho in esso un'intima fede; pur non• dimeno non intendo che le ,tabelle che io presento abbiano da riguardarsi come adottate in modo definitivo, e poichè il mio predecessore sottopose la questione sull'ordinamento dell'esercito alle più campetenti autorità militari, penso ancor io che tale ordinamento non debba definitivamente stabilirsi, fino a che non siano comp1ut1 gli sl:.idi iniziati in proposito dagli uomi111 più autorevoli di cui si onora l'esercito nazionale_. • Frattanto non credo che possa recare sensibile pregiudizio il non avere pel momento qnadri dettagliatamente stabiliti in modo definitivo, e dirò di più che, a mio avviso, anche quando a segnito di ulteriori studi ~n piano organico venga in modo formale adottato: tuttavia variazioni incid"entali o di dettag lio potranno per' avventura in date emergenze rendersi necessarie. • Infatti nel tracciare un piano organico, l'auto1~tà _o la commissione militare che lo forma tiene presente una com~ plessa serie di r;onsiderazioni, e facendo ampia ragione alle esigenze tecniche, tende ad ottenere un risultato che presenti la maggiqr ,aldezza di ordinamento congiunta a una savia parsimonia di spese. ~ • Invece nEllla discussione annuale del bilancio possono darsi circostanze in cui sacrifici siano indispensabili, e se nella formazione del piano organico le considerazioni che ebbero prevalenza forano le esigenze del servizio militare, nell'e~arne del bilancio in casi straordinarii p revalgouo tut-

tavolta in Parlamento considerazioni imposte momentaneamente dalle strettezze della finanza. • Nel periodo del l 849 al 1859 potrebbe citarsi più di un esempio pratico di quanto ho fin qui esposto e_ non temo di essere contraddetto nell'asserire che lo statuto organico di un esercito non può che risolvere le questioni_ generali e più ril<o-vanti, ma giammai vincolare l'azione del Parlamento per la parte economica, e quella del ministro -della guerra per la parte tecnica , in modo da. togliere ad entrambi ogni specie d'iniziativa nelle questioni di dettagliò. . • Premesse queste osservazioui' generali relative ai quadri organici dei corpi diversi dell'esercito, e venendo alla sua mobilizzazione, che è quanto dire al numero di divisioni attive di cui. possa comporsì all'atto di entrare in caro- -pagn11, mi giova tìcordare che nella nota preliminare al bilancio del 1863 fu ampiamente svolta la tesi che, in_ rapporto alla nostra popolazione, e tenuto conto delle nostre condizioni politiche', noi dovremmo avere 21 divisioni, per le quali in tèmpo di guerra ei ucconerebbero (tutti i servizi compresi), circa 390,000 uomini . . • Ora l'esperienza fatta nei due anni 1863 .e 1864, nei quali fu operata la leva sulle classi 1842 e 1843 in modo uniforme e contemporaneo in tutte le provincie del regno, dimostra che noi possiamo raggiungere quella forza senza troppo aggravio delle popolazioni e senza · eccedere la proporzione che in questi ultimi anni. era stabilita in Pien~onte nel fissare il ·contingente di prima categoria. · « È noto c.he gli uomi,n i designati per la prima categoria del contingente sono quelli c·h e debbono prestàre un ser- ,, vizio di undici anni, dei quali in tempo di pace cinque sotto le armi, e sei ? casa in congedo illimitato. • In Piemonte la proporzione d<-ii designati per la prima categoria cogli inscritti riconosciuti requisibili ( .ietratti cioè i riformati per infermità e. gli esentati per ragioni di famiglia) era del 55 pE::r cento. Ciò si ricava dai rendiconti delle leve dal 1854 al 1859.

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252

IHVJSTA

• Nelle leve fatte su .tutto il regno nèi due anni 1863 e 1864 si ebbero i seguenti risultati: Classe 1842 - reqnisibili 78,500. Classe 1843 --- req nisibìli 90,800. • P er requisibi li intendo coloro che sono dai consigli di leva riconosciuti atti al servizio, · e che non hanno verun motivo nè di riforma, nè di esenzione per circostanze di famiglia. • Si osserva una notevole disproporzione fra la cifra di un arino e quella di u·n altro, ma. nel 1863 la le"'ge vi.,ente o o sul reclutamento era per la prima volta messa in pratica in molte provincie, e non potè funzionare così regolarmente come funzionò nel ~864, in cui si appli'c ava per la seconda volta. · • Quand'anche però si voglia prendere per media l'a cifra annuale di soli 85,000 req-uisìbili per ogni classe di lev~, la proporzione sovra indicata del 55 per cento ci darèbbe un contingente di prima categoria di 4'6,000 uomini. • Dati statistici raccolti con cura ci mettono in grado di · calcolare qi:ale •s ia la diminuzione che subiscono i contingenti di ogni classe durante il periodo della ferma, cioè durante gli undici anni del servizio o½bligatorio. « Risulta che, ove si fissi l'annuo contingente di prima categoria in aoa cifra sempre ugmde, si può affermare che le cii:ique cl;issi di leva, le quali in tempi normali di p~ce debbono trovarsi sotto le armi, subiscono complessivamente la perdita di un quinto della loro forza totale. • Le rimanenti classi in congedo iJlimitato dauno presso a poco una forzct eguale a quella cfolle cinque classi che sono sc,tto le armi. « In altr·i termini ; si può ritenere che le cinque classi sotto le armi, come le sei in congedo illimitato, presentano rispettivamente una forza effettiva di quattro contingenti annuali completi, e così le undici classi prese complessivamente una forza effettiva di otto contingf'.rrtì annui completi.

STATISTICA

• Supposto che il contingente annuo sia di 46,000 uomini, si può calcolare che_le cinque classi sottò le armi ( cioè l 'effettivo in hassa forza in tempo di pace) daranno effettivame.nte la ci.fra complessiva c;li 184,000 uomini, e l.e sei in coogedo illimitato altri 184,000, in totale -generale 368 mila uomioi, non compresi gli uffiziali. • Alle quali cifre aggiungendo gli . uomini che si arruolano volontariamente, quelli che pèrcorrorio la ferma d'or• dinan~a, e I militari che, ultimata la ferma, irnprendono un nuovo arruolamento per proprio conto (riassento), si evince chiaramente che coj contingenti di prima categoria di 4G,_000 uomini all'annfr vi è m~zzo a :tenere a numero s} in pace che in guerra le 21 divisiom, s,mza ricorrere al _con• tingente di seconda categoria, il quale sarebbe tenuto in riserva. • È bene .inteso che questo risuÌtato si otterrà allora sol:. tanto che la rotazipne delle classi sia regolarll)ente _s tabilita, val quanto dire cbe tutte le provincie del regno abbiano wrmninistrnto all'esercito undic·b conl'ingentì. , Nel frattempo, per supplire alla deficienza, di talune vecchie classi che parecchie provincie non forniscono (visto che la leggo di leva non potè avere un effetto retroattivo per esse),, ·,ove mai sopraggiungesse l'eventualità di porre l'esE:rcito sul piede as.wiluto di gue1·ra, bisogMrà ancora incorporar~ nei suoi quadri attivi parte della ~econda_ categoria; fiQ. d'ora però colle cinque ultime classi 1S40 a 1844, coi militari d'ordina.nza si mantiene a completo l'effettivo indicato dal presente bilancio, senza eh.e nessuna classe di seconda categoria abbia ad essere trattenuta sotto le armi. • I militari d'ordinanza sono quelli che hanno una ferma d'anni 8 ·da percorrersi continuatamente sotto le armi. Giusta la nostra legge di reclutamento poqhi sarebbero gli uomini con siffatta ferma; ora per altro ci troviamo a questo riguardo i_.n circosta nze. eccezionali, e gli uomini ·d'ordinanza sono numerosi, giacchè ad essa trovansi ascritti i giovani delle provrncie napoletane che furono reclutati in virtù dt:lla


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RIVISTA

STATISTICA

legge speciale 26 maggio 1861; ed i militari che provengono dall'antico esercito toscano, e dalle antiche truppe parmensi ed estensi, ritenuto che la ferma di 8 anni era la forma normale vigente in quegli ex-Stati. • Ho detto che per q nalcbe anno ancora, volendosi portare l'esercito al piede assoluto di guerra, noi dovremo incorporare pa'rte della seconda categoria, ma mi gode l'animo nel dichiarare che fin d'adesso noi saremmo in grado di portare il· nostro effettivo a 400,000 uomini di truppa re• golare , lasciando iu riserva e non comprendendo in detta cifra la seconda categoria, delle ultime tre classi 1842-43-44. • Colle cose fin qui discorse credo aver sufficientemente dimostrato che l'ordinamento dell'esercito su 21 divisioni attive non sarebbe sproporzionato ai mezzi di cui pcssiaino disporre relativamente al numero d'uomini, ma per quelle ragioni di economia e di strettezze finanziarie di cui ho già parlato, benchè nel bilancio del 1863 fossero previste 21 divisioni, effettivamente però non ne iurono formate che 20, e per lo stesso fil')tivo io non insisterò nelle circostanze presenti a chie~ere maggiori spese per ottenere questo compimento, avendo fiducia che nei casi estremi anche con 20 divisioni potremo far ·fronte alle esigenze. « Abbiamo gli uomini, e se non c1,bbiamo i quadri per- 21 ·divisioni, il dai:no si ridurrà ad avere sul piede di guerra divisioni con un effettivo ·di bassa forza superiore a quel-lo che il nostro ordinamento richiederebbe; la differenza però non è cos\ essenziale da produrre nocum,mto • .

derò osservando che i cambiamenti, di cui ho dato fin qni contezza, si riassumono essenzialmente ' nella soppressione dei deposi!i, e in alcune variazioni suggerite dall'esperienza, le q'uali non hanno altro scopo che ottenere economia di spese e, semplificazione di ordinamento. « In massima però ho credu t.o, n on che opportuno, necessario conservare l'attua le stato di cose, evitando ogni novità che potesse recare pertn rbazione. • Prendendo ora ad esame l'insieme dell'organico da me presentato pel piede di p~ce, · si scorge dallo specchio 1 ri• ruanere in eccedenza ai quadri n° 2,263 uffizi ali, « Mi affr~tto a soggiungere , che gran parte di, questa eccedenza sarebbe prodotta dalla soppress1one dei depositi, che io ho già accennato non doversi mandare ad effetto in modo repentino, Ima grado a gradò1 per non sconvolgere il servizip. • Gli uffiziali eccenenti ai quadri saranno pagati sul bilancio straordinario, essendo m io avviso che deb ba uo essere mantel)uti in serYÌ7.Ìo effettivo, e a dimostrare la convenienza di questa misura concorrono non solo considerazioni politiche, ma ·anche coosiclerazior,ì d' i nteresse militare. ' • Lasci11 ta in disparte la circostanza che, a tenore della legge sullo stato degli nfficiali, essi avrebbero in gran maggioranza diritto ai tre q ui nti di stipendio, quando fossero per riduzione cli corpo collocati in aspettati va, ciò che ridurrebbe :a poco il benefizio finanziario , è d'uopo riflette re al grave danno che deriverebbe col rimando a casa d'ufficiali per lo più giovani, i q1rnli negli ozii della vita domestica presto scapiterebbero ne_l l'istruzione e nell'attitudine a sopportare i cl-isagi e le severità della v ita militare. « In quanto -all'eccedenza dì 40 ,000 uomini nella bassa forza, essa pure poggia sopra motivi politici e militari. • Taccio dei primi, e · ossen;erò quanto ai secondi che il numeroso nostro eserc.:ito, di fresco raccolto, conta io gran copia soltlati giovani, e la forza delle classi anzian<:- non risponde di gra n pezza. a lla forza. delle classi di nuova leva .

La nota_ prelimina~e si estende quindi a ragionare più specialmente intoMo ai quadri dei varii corpi sul piede di pace giL1sta l'organico su cui fu basato il bilancio, porgendo sa ciascuno di essi succinti ragguagli, che qui tralasciamo, essendocliè corrispodono a quanto già si è detto sul riordinamento- dei corpi attivi dell'esercito nell'ultima dispensa. • Prescinderò - prosegue la relazione - dal dare ragguagli su corpi che non subiscono modificazioni ' e conchiu.


256

RIVISTA

STAT IST ICA

257

, Non è. possibile rinviare in patria còn congedo illi mitato

« Un:al.tra sorgents d:ec-onomia la-· t icavo·· dalla- riduzione

soldati che ancor non abbiano, la necr ssaria istru1,ione, e da altro canto frammezzo alle reclute è indispens~bile c0n• servare qualche soldato anziano, affinchè lo spirito militare s i propaghi e si consolidi. ✓ • L'opinione del paese si è apertamente manifestata contro l'idea del disarmo, e fu mio studio, come sup~·r.iormente ho d ichiarat0, cercare con minuta indagine tutte le economie a farsi, pur mantenendo intatto nella sua .forza e nella sua saldezza quell'esercito cui tutti miriamo con compiacenza, e che tutti riconoscono come strumento essenzialissimo d'unificazione e di c!iftsa nazionale. « Mi rimane a provare che le econo1l1ie da ìue proposte in · questo secondo progetto di bi lancio, e c;he amrnon1ano a quasi 28 milioni (1), punto non intaccano o scemp.no le forze combattenti. « sola riduzione· d'uomini sotto le armi che io abbia fatto si riferisce al contingente di l' categoria della leva ora in corso. • Giusta la legge del 30 luglio ultimo il governo · ha facoltà di oomprendere n el cont.ingentfl di la categoria 55,000 inscritti. t mio progetto d'incorporarne solo 46,\100, la.sciando il di più in congedo illimitato: Ho più sopra dimostrato che un contingente annuo di 46,000 uomini è bastante per tenere a numero l'esercito nell'att11alè suo ordinameuto; -ed i _requisì bili che sopravanzano possono essere lasciati in •ri-' serva nelle seconde categorie. « Chiamando 9_,000 uomini . in meno~ io avrò una eeo• nomia di oirca 3 milioµ i e mezzo, a cui occorre aggi ungere altra economia di circa l , 3l.i0,000 lire per risparmio dell'assegno di 1° corredo a questo m inor numero di reclute.

di' 5,452 cavalli. Tale riduzione non si opererà su !l'effettivo dei cayalli dei r eggimenti di cavalleria, ma b~n-ll sui cavalli e mu li del treno dell\,rtig lier a.. • Non sarebbe conveniente privar~i dei caval li add,,str:-iti dei reggimenti di cavalleTia, i quali non possono se non con difficoltà essere rimpiazzati, mentre invece, all'even enza di guerra, ciò cbe occorre pell'artiglieria e treno paò agevolmente essP.re reclutato, e può in breve tt.,mpo utilizzarsi. < La riduzione dell'accennato numero di quadrupedi p1·0• duce un'econù_mia d i spese di poco presso 3 milioni, a cui si aggiunge altra e0onomia di 300,000 franchi sulla r irnon1a cavalli. I mperciocchè. la: spesa per la rimonta cavalli è calcolata a un Ise• timo- dell'eff0ttivo '· diminuendo questo , diminuisce. propofaionatamente la spesa della rimontil. • I viveri attualmente somministrati per conto delle sussistenze militari costano al giorno ci rca 5 centesimi· per razione in più che se fossero distribuiti in contanti. L11. miglforata cond-izione del paese permettendo di tenere le truppe maggiormente ri unite nei grossi centri, d1minuis,;e il numero a'i quelle a cm per lo passato l'amministraz1~m" era. obbligata a provvedere i viveri in natura. • In tutti i luoghi ove le truppe hanno possibilità di .procacciarseli per proprio conto giornalmente dal commercio, io sopprimerò la' distribuzione fatta dai magauini deUe sussistenze, e ciò procurerà l'economia d'un milione e cento rni la franchi, senza che il srJ!dato abbia a lago<1rsi, _gia~chè in mas5i ma_ preferisce fare la spesa da sè. • L e stesse rnigl i0ratè condizio-• j permettono vistosi ri·sparmi nei trasporti, mutando meno spesso le sedi dei cor pi, ed 10 credo poter nella pa.r te straordinaria bila nci~re in meno un milione e 600,000 lire pei trasporti, e 100,000 lire in mPno pei rimborsi ai comuni. • Nel 1° progetto di bilan,;Ìo era portata la somma ad 1,300,000 lire per la guardia nazionale mobi le, e io ritengo che q ue;;ta spesa pnssa essere risp3ri.i,iata., salvo, circos ta oze

La

(1) La differenza in meno fra il ,1 ° e 2° progetto cli bilancio della guerra 1865 è solo di L. 26,957,703; ma è d'uopo tener conto che nel 2° progetto f,u riportata la somma di L. 1,100,000 in cil'ca pei depositi cavalli s~a.lloni, che nel 1° progetto erasi eliminata ed inscritta sul !Ji!ànciò del ministero del!' agricoltura e commercio.

,, /l.N.t;O JX, YO~. Il!. -

17.


ST ATISTICA RIVISTA 258 straordiu11rie. I servigi che ha già rtso e potrà rendere in avvenire la guardia nazionale mobile sono grandemente apprrzzati òal governo, il q uale fa sovra essa specialissim ~ assegnamento. A tal uopo i quadri per la nomm a degli uffiziali sono già in pronto presso il ministero della guerra, cd ove sorgesse il bisogno, la mobilizzazione potrebbe seguire in p~-cb i giorni; frattanto però, eccettyato i) caso in èui ]'esercito dovesse essere posto sul p1~de d1_ guerra , sembra non necnssario mobillizzare la guardia nazionale, e potersi risparmiare la spesa relativa. . . . . . , P er la spesa dei dispacci telegrafici di tutto il serv1z1~ militare era computata la somma di L . 800,000; non . e questa che una spei:a _d'ordine, la quale trova compl·nso ID corri::pondente categon a del bila~cio ~ttr~•o. T~tt~v1a 1 pa,-_ rendo siffatto computo eccedere 1 reali b1sogn1, 10 ndus.,,1 a L. 200,000, inscrivendo sul bilancio, della guerra hre 600,000 10 m enu. a Ilo di minuito inoltrcl circa un milione_e_ 550,000 lire su i vari i e;: pitol_i che si. ri~eriscuno _a H'~m~m1straz10!1~ ~en: tra h: a ali stati maggiori delle d 1v1s1oni e_ sotlo-d1 \lSIOill rnilil;ri, ~Ila giustizia, istituti e reclusione wtl1Lare, 110n che su varie a \tre spese che non hanoo ra pporto colle forze combattenti p ropriamente dette. . . • Ho diffalcato un milione sulla compra dt_lett1, 6_0_0,0_0 0 lire per carreggi, e 490,000 li1e per fabbriche mil1tan e spes,; òiverse d1,I gen io. • Tutte queste ecunon! ie imperlano g ià una somma d'oltre 1 16 milioni e 490,000 lire. <• Grazie alle pr~v 1_ d rnti c~re dei ,,arii ministri che ten: ner,i in q uesti u ln nn u:1mp1_i! p ortafo~l10 della_gu~r_ra, no~iossiarno con soddisfazione _d1?h1~rare ?i essere r1cch1 10 ogm !naniera di materiale d'art1gheri1;1,, _sta ·da campo, che per d ifesa e assedio delle piazze forti di_terra . . , . . . « Non rimane che a completare ti m~t1male d a rt1gl1er1~ occorre nte a\la difesa clelle coste, ed 10 1111 . propongo d1 pre5entare apposit'J progetto d1 l egge p ..r chieder~ a_ quest'uopo 3 m ilioni e mezzo. Frattant~ ho cred uto rnd1spe~sabile stanzrnni fi o d'ora nel prewntivo del 1865 due nnlioni per acquislo di snnile mat~r1ale,_e per no n creare un a spesa nuova senza co~1µenso, 1otcnct_ere1 ~opr~ssedere_ nel 1865 ùalle costruzioui d1 caser me ed uspedali, gta autor,zzale

259

con leggi spèciali, e che importerebbero appunto una spe~a di 2 m ilioni. • Ho fatto cuu v ivo rincrescimento r isparmi sui m aterinli di a mmii11strazione (h:t.ti, caneggi, ecc.), e sull0 caserme H spedali. lo credo che col nos1ro s1steu1a di leva, toglumdo i giovani dalle pnreti famigliari per m corporarli odl'eser ilo, noi a bbiamo stretto dovere di vegliare con diligente soller.it udine a l benessere del solda to. Ogni sacrifizio deve a nui parere lieve per raggiungere ques10 scopo, come grande de· v'essere nel soldato il sentimento d'abnegazione per,;onale e di devozione alla patria. Se mi sono indotto a proporre si mili 1·ispar,ni oc.I bilatw io 1865, non intendo però r inunciare in avvenire a queste sp Sl•, ma nelle ·a ngustie finanziarie, in cui attualm ente ci troviamo, mi fu forza procrastinare a tempo migliore, e procurare di far gradata mente ciò che ottenere sol lecit,amente non st1.rèbbe possibile. • Vengo finalm1,11te ad una rilevantissima riduzione di spesa che consiste in 10 milioni 587,000 franchi per effetti d 1 c.orredo e ves 1iario, ed altri 606,,4 11 fra n ch i per foraggi ed avena . fn sul p t'incipio del corrente a nno essendo i_pcertl1 l'orizzonte p olitico, e vo!endo n oi st/\r pronti alle snbitauce contingenze che s~mbravano pot~r sorg..,re , fnronc fa1te straor<linarie incett,, di ..,fft"tti di vestiario, nonchè rl i avella e foraggi. Ho coosidera 10 che , se nza fare nd 1865 sp1>se nuove, si µotrnbb e10 utilizzare i fondi eccedenti al bisogno normale che abbia mo nei ma;::.azz1ni militari, e con ciò si spenderebbe in meno la vistosa somma anzidetta. • Non m i soffornwrò sn altri mi nori rispar!lli, riservandomi nella z• parte di questa nota di dare spi~azinni categoriche sulle singole somm'l. Qui ho solo voluto act'en nare sommariamente le econ om ie, per d imostrare qum,i rl irei a colpo d'occhio, ch'esse non cadono a detr1me1110 della forza. reale dell'esercito. • Ridurendo il bilancio della spesa pel ministero di guerra a L. 193,490,1 02 fra parie or, ii noria e µa rte ::;1raordinana, noi p'lssiamo rallegrarci di avere ottenu10 un soddisfocente risullato, e affine di viemrncglio dim,,stra rlo, chiuderò quest.a prima parte della nota prelimrnare col segueute specchio, il qu ale indica ciò clw si è Sf,esu annua lm,-n te <lai 1860 i n poi, col rag~naglio rlrlla media a noun le d 1 forza eh µ, in tale periodo si è m ant1muta sotw le armi.


2.uO

RIVISTA

MEDI A

annuale mantenuta sQtto le armi e assegnazioni

ai bilanci della guerra delle seguenti annate.

ASSEUN!ZIONI

4860

)

.

-,

..

..,

Spese straordinarie

4 862

TOTALE

18,360,568

•.·

) Spese ""," "ie . Spese straordinarie

•

222,214,800 172,3~7,350 113,989,856

.

196,872,566

Spese straordina.rie

53,131,313

TOTAl,E Spese orclinarie

,1864

I

~68;5

..286,297,206

Spese ordinarie •.

.

'

149,5,05,620 72,709,180

) Spese m·di,,,ie . Sp;se ,strao~dinarie,

)

l

Spese straordinarie TOT.I.LE

) Spew o,di,~ie . Spese straordinarie

·,

To·rALJ!J

,

.

250,003,879 191,626,575

-

.

.

184,244,056 65

74,579,383 71 75,348,493 22

'

•

.

Nel 1861 erano già fuse t\lt.t e in un soJ bilancio le spese militari del regno d'.ltalia.

231,617

.

' 3,921,680 45 290,218,886 45

283,813

Non si ·computarono i creclit,i di supplemento, pei qiHi.li forano proposti corrispondenti- coin,pensi.

.

I

.. 1,

700,000 700,0ÒO

'

.

250,703,879 -

.

290,3] 6 - '

.. ..

778,595

" 21,902,559 72

233,327,300 50

22,681,154 72

. . . .

'

"

297,563,293 22

. .

»

193,490,102

188,801

.I

3,921,680 45

. .

.

258,341,306 41

I I

Col bilancio• 1.860 si fece fronte alle spese rnilit. delle antiche prov., della Lorn ba.rdia e dell'Emilia per tutta l'armata, e dal 1° aprile 4n pni anche per ls1 Tosc,1na.

769,109 51

. . .

18,423,270

' ANNOTAZIONI

.

41,700,725 50

175,666,832

MEDIA ANNUALE TOTALE tlflla'forza spesa DJantenuta sotto le l'Elt OGNl ANNATA nrDJi

184,244,0~6 65 .

7 4,0~7 ,249 76

'.

ToT~T,E

486.5

.

,;

..

To'.PAU,

-

SUPPLEMEN'l'ARI

55,736,681 76

<

,j 86,1

CREDITI

aJ!provate c~lla legge del bilmi,1

,

Spese ordinarie

2Gl

STATJ~T/CA.,

FORZA

.

"

.

256,008,45·5 22

290,946

' -•.

-

f 1ì

HJR,,rno,102

,,

253,275

>

il


2G2

263

ST·A TIS-TICA

JUVIST A

SPECCHIO DIMOSTRATIVO

Diminuzioni ~rogrcssivameutll ratte. Nell862 a fronte del - 1861. · l\el 18o3 a fron te del 1 (

Nel 1864 a fronte del

_

Nel 1865, froeto del

t

L.

186 I. _ 1862 1861. 1862. 1863.

1861. 1862. 1863. 1864.

1

7,844,406 7 1 46,859,414 22 39,515,007 45

· •

41,554,838 • 34,210,431 23

, 104,073,191 22 96,728,784 45 • 57,213,777 62,518,353 22.

Nel\n parte seconda il mrn,stro porge ragguagli amm1nis1rativi in confr9nto col bilancio 1864 onde dar ragi<,ne della forma del progettato bilancio e delle differenze che app:rnsco no nelle allocazioni in parallelo col primo. Ci spiaco che la lunghezza di questa seconda parte non ci consenta di riprodurla, ma del resto i criter:ii principali sono sufficientemente enunciati nella prima parte. · 1· Completeremo questa sr,ecie di resoconto, collo specchio dimostrativo della forza compre~a nel secondo progetto d~ ' bilancio pel 1865, dopo fatta· la co~sueta deduzione per le eventuali vacanze nelle armi di fanteria , -·c avalleria, artiglie ria e genio del 2 per 100 per gli uffiziali, del 4 per 100 la truppa, del 2 112 per 100 pei ca valli di trnppa , \l col prospetto per e~p i to!i delle spese sì ordinarie che straordinarie.

ve•·

della fo;za compresa nel secondo progetto di bilancio.

Uf(lziali ed impiegati.

ARM I, STABILIMENTI

UFFIZ.JALI

E SERVIZI DlVERSI

di ogni grado

Amministrazione centrale . Casa militare del re e RR. principi. Comandi generali. Corpo di stato maggiore Comandi militari cli circonda.r io Intendenze militari . • Fanteria. · Bersaglieri Cavalleria. Artigli eria . Genio Treno d'a,rmata. Corpo d'amministrazione. Cacciatori franchi Ca.ra,hinieri reali Veterani ed Invali cli. I stituti militari . Giustizia militare e reclusione Personali ùi contabilità pei servizi dell'amministrazione della guerra Corpo sanitario . Depositi di allevamento di cavalli e depositi stalloni. T OTALE

Bilancio straorilinctrio Si aggiungono gli uffìziali in aspettativa

ll!PIEUATJ

.

422 148 95 216 930 6,636 804 930 1,008

430 154 110 80

534 206 (1) 231

53

,

'

. 577 48

.. . .. . .

396 [)30

'•

181 194(2;

463 403 (3)

46

•

. .

13,014 2,263 884

2,811

16,161

-2,943

132

(1) Compresi gli uffiziali della scuola di musica e i direttori in 2° degli ospedali militari divisionari. (2) Compresi il presidente del tribuna-le supreme, i presidenti dei tribunali militari, gli nffiziali istrnttori e loro sostitt1ti. (3) Non compresi quelli che sono nei quadri dei corpi.


26-t

'l'rnppa e C(ivalli cli tntJ>pa. ARMI, STABILIMENTI

.

SOTTO

I

Comandi militari di circondario

.

Fanteria ..

. . .. . ..

..... Cavalleria. . . . . .. . . Artiglieria. . . ... Gonio ... . . . . . .. . . Treno d'ar mata •. ... . . Bersaglieri.

- -

di truppa

- - - ---

.

215

.

165

cml.LI

215 156

8,000 102,669 110,669

-1 .•

. • .

13,711

14,731

803

15,493

16,296 12,762

1,140

14,836

15,()76

4,339

250

3,548

3,798

47

156

2,062

2,218

965

239

2,824

3,063

148

1,914

2,062

..

3,036

17,639

20,675

5,092

.

1,258

2;670 (I) 3,928

.

Istituti militari . . . . . . . .

346

683 (2) 1,020

205

.... . . .

90

Caccialvri franchi.

..

Curabitiieri rea.li

..

Veterani ed invalidi .

Moschettieri ..

.

..

Depositi di nllevamento e depositi stalloni . . . . . . ..

51

-- -

4.99

402

- -

589 453

- - -

. . .

600

..

16,907 178,950 195,857 24,0101

B ilancio ~tmordinario . .

40,000 1,2-78 -- - - - - -- -40,000

TOTALI'.

16,907 218,950 235,857 · 25,288

ToTAil& • • •

~

TOHl,E

1,020

Corpo d'amministrazione. . .

I

CAPORALI

DFFIZIALI SOLDATI

I Casaprinci)Ji militare del r e e Rlt . . . . . . . . ...

'

PROSPETTO PER UAPITOLI.

6

E SERVIZI DIVERSI

GENEJ<°'LY.

265

STATISTICA

RIVISTA

.

(1) Kon compresi gli alunni delle scuole di musica. i soldati allievi dei ba ttaglioni ili figli di militari.

Spese ordinarie.

1, 142,700 L. A mmioistrazic,ne ceotrale (personale) . ·, 200,000 (materiale)'. Casa militare di :3. M. Comandi genera li . Corpo di stato maggiore . 6,763,832 Stato maggiore Comandi militari di circondario ecc . . I ntendeuze militari / Fanteria . Bt~rsaglieri . Cavalleria Artiglieria . 71,282,802 Esercito Genio Treno d'armata Cor·po d'.omministraz_ione. Cacciatori franchi . 20,959,624 Carabinieri reaii 2,197,530 Vete,aoi e invalidi 2, 2f>6,23 1 Istituti militari . 1,563,325 Gius tizia mihtam e sta bi li menti di 1-'ena Personali di contabilità pei sP,rvizii dell'am755,200 miuistrazione della guerra 5 .691,182 Servizio sanitario 21,552,680 P ane e viveri -. 11 ,077,200 Foroggi . 4,584,036 Letti, legna e spese di casPrmaggio. Trasporti , spese d'a.llnggio delle truppe in J) 5,830,000 marcia ed altre rela tive Materiale pei servizi amministrativi dell'e1,244,290 » sercito e suoi magazzini

(2) Non compresi ·gli allievi degli istituti ed

A ,·iportarsi

L . 157,100,632


266

RJns:r.:

Riporto

L. · 157, J 00,632

Rimonta, depositi di allevamento di cavalli e dépo~i ti stalloni Materiale d'artiglieria. P0-l vere e salnitri . . . Fitti ed _10dennità per occupazione di mobili ad uso militare . • . . Lavori ordinari e spese diverse pel servizio del genio militare . . Spese pel corpo di stato maggiore e per le Libliotecqe militari . Spese di leva . Ordine militare di Savoia . Dispacci telegrafici governativi • Paghe di aspettati va . Casuali . ToT ALE

1

(spese ordinarie)

2,697,600 5,590,000 2, 600,000 730,000 4,000,000 257,000 226,000 238,600 200,000 950,000 480,000

L. 175,066,832

Spese straordinarie.

Maggiori assegnamenti L. Paghe di disponibilità ad impiegati Indennità mense uffiziali· . . . Materiale del genio per dotazione delle piazze fortificate (3" ed ultima rata). ', . Carta topog rafica delle provincie meridionali (4a quota). . . . . . . . . , Spesa straordinaria per la provvista di ma• teriale d'artiglieria . Prov vista di letti per truppa . . ) Provvista di materiali per dotazione di speciali militari . Carreggio, attendamento, accampamento e

A riporlMsi

26,7

S1';.'fISTICA

L.

780 100-,000 30,000

L. Riporto , grande arredo per completare Ja dota_) zione delle •divisioni atti,1 e . Mobilia pei comandi generali di diparti) mento, divisione ed altri . Competenze in danaro alle truppe S&rvizio sanitario . • Trasporti militari pei movimenti ) straordinari , Pane e viveri . Spe,e di case rmaggio, letti, ecc . . , Manutei1zione oggetti d1 accampa» mento e attendamento. Rim borso ai ' comuni per sommini~ strazione d'alloggio, viveri o lo·.:: :1> ra,.,.gi . • Q o 1 Spese straordinarie casuali . Competenze in danaro ai personali provP.n ienti dagli eserciti e dalle ammii;iistrazioni militari borboniche e me.l'idionali non ancora compresi nei quadri rego• lari ecc. Tou.1.E (,;pese straordinarie)

L.

3,830,780 1,000,000 100,000 5,433,290 815,000 1,000,000 4,873,300 730,900 130,000

400,000 80,000·

30,000 18,423,270

200,000 100,000 2,000,000 1,000,000 400,000 3,830,780

SVIZZERA. - L a Revue JJ,i,/i,taire Suisse del JO febbraio ci dà noti zie iùtorno alla n ovella ripartizione dell'esercit0 federal0 adotta la io seno alla grande commissione militare, convor at.a in Berna addì 16 e 17 scorso gennaio. Ser virono di base a_lle deliberazioni della com missione un progetto del luogotenente colonnello Feiss, segretar.io capo del dicastero militare federale ed un rapporto del colonnello Schwarz co-1 quale furono proposti alcuni emendamenti al detto progetto. _ •


268

269

ltlV!S,TA

ST A'fLSTICA

Le inn~vazion i 'proposte da l signor Fe-iss erano sei: 1° Formazione di una 10' divisione d'esercito e di 5 corpi d'esercito a due divisioni cadnno· · 2ò Formazione delle 10 division/ secondo. le granòi . circoscrizioni territoriali , riunendo possibilmente le unità tattiche parlanti lo stesso idioma; 3° Formazione di ogni divisione su qitatlro brigate di fanteria, delle q uali una di lan<lwehr ;' 4° Costituzione dei carabinieri in due piccoli batta.,.Jioni 0 per ogni divisione; 5° Destinazione delle compagnie di fanteria isolate a servi1,io di scorta delle · artiglierie; · ' 6° Riparto di un rr,inimitm di cavalk-rià alle divisioni. Una settima propos·ta addizionale fu mossa dal c-o!onnello Herzog, qu~ll~ dell'o_rganizzazione del treno irt compagò.ie, i due prnm pnnh del progetto furono accettati dalla commissione, lasciando però a 9 le divisioni e non forman dole in corpi d'ar,nata. · · la ordine a l terzo,' fu deciso che la di vis.ione ~arebbE>SÌ mantenuta su 3 brigate ; che in quanto al la land wehr se ne organizzerà una brigata, regolare p"r ogni circoscrizione territori ale di. visi:.>na le, qua le briaata potrà (:'SSere im nieo-ata . O ~ O secondo le circostanze, sia isblata, sia , combinata colle brigate della rispt'lttiva di visione, oppure anche con altre brigate di landwE>br. R elativamente alla furmazione 1att.ica dei carabinieri la commissione adottò che d'ora innanzi essi sarflbbero forrnati in piecolì battaglioni di 3 o 4 compagnie per essere addetti ali~ divisi_o oi, e non p!ù a_lle brigate come p raticavasi P"I' lo 1~n_arrz1._. Qllest1 battaglwni saranno formati per qnanto pos~1bile d1 compagnie dello stesso cantone ò di cantoni. vicini unilingui. Compagnie prede~ignate e speL·ialmente le còmpagnie iso• late formate da· alcuni éantoni, f'aranuo addetti ·al servizio di scorta d'aitiglieria, ·epp0t'ò saranuo tenute di sezuire -le istruzioni e le , riunioni delle rispettiv~ batterie,

Per quanto _c oncerne la cavalleria si ri'tornò a ll'idea della r ipartizione dt>l 1859 cioè di applicare definitivamente. un mini mum di due compagnie di dragQni ad ogni divisione, mentre col riparto rlel 1860-62 i dragoni in fuori della riserva formavlno 12 compagnie disponibili . Il treno sarà formato in 14 compngnie, eme una per ogni divisione, ti;e per la riserva d"artiglieria e due pE)t' gli equipaggi da po.p.ti. MESSICO. - Togliamo dal Moniteu1· Universél i seguenti ragguagli sul1'01:ganizzazione militare del Messico: Oggi che il nuovo impero è quasi intieramente pacifi- . cato, e che la legione belga ed austriaca incominciano a: giungere, il goveroo pern;;a a sciogliere l'esercito messicano, per · indi r ifai;roarlo notevolmente. Le due di 1-'isioni Marqnez e Meya non for meranno più in avveni,re che un reggi". mento ciascuna, composto solamente di due battaglioni cad,u no. Ciascun battaglione s~rà di cinque compagnie, 11 cui effettivo non oltr.cpnst-erà i mrnto uomini . --Il reggim~n~o di cavalleria çonterà quat1ro squadr,,ni di 130 cavalli. , L'artiglieria formerà due batterie: l'una montata, l'altra di montagna, dell'e{l'ettivo di 4;33 artigli(":t:i. _ 11 genio non co11serverà che una compagnia di 150 uomini. Questa riduzione . provvisoria sarà popolaris~ima, imperocchè l'esercito non gode aJcuoa conside.razione, aveod'.esso sempre, colle sue discordie, tu r bata la t:raQquillità del!o Stato{ I corpi ausiliari che formano la seconda c::i:tegoria delle truppe messicane hanno un principio d'organizz1_1.zione militare: essi èontano n elle loro file un certo numero d'uffi• ciali appar tenenti all'esPrcito regolare, alle operazi0ni del quale già possono concorrere, imperocehè si è lor f~tt0 fa-• cilmente eseguire marcie di 50 a 100 Teghe, Questi corpi, indipenden.ti gli nni dagli altri, sono sparsi su tutta la superficie del territorio. La loro principale mis-


271

RIVISTA

STATISTICA

sione si è di battere le strade, d'i nquietare le bande a,,i dissidenti, di annientare le guerriglie e di proteggere contro · ogni tentati vò d'insurrezione la sicurezza delle prm•incie pacificate. Ed essi sono in numero di q.uindici, comandati da gt)nerali e colonnelli. li loro effettivo è di circa 6,'000 uomini, di5ponenti al più di 3,000 e;avalli. Come le truppe regolari, essi hanno un gran lusso d'ufficiali superiori, di commissari di guerra e di grossi stati m,aggiori. Una banda di 136 uomini, non avendo che ll3 cavalli, contava ultimamente 1 generale, 4 ufficiali' superiori, 3 commissari di guerra o funzionari d'intendenza e 37 ufficiali. Qi1esta banda dividevasi in tre sq1radroni. Questi corpi_ ausiliari saranno sciolti come l'esercito regolari,, 11 00 sì tosto terminata la loro missione. · La brigata (Lozada) che opera nel . Zalisco, è ~i tutti _q uesti còrpi il più considerevole. Il suo effettivo è di 1272 uòmini, comandati da 154 u fficiali. Hannovi qu indi quattro brigate miste di fanteria e cavalleria io proporzioni diverse, una briga.la di cavalleria, alcuni squadroni ausiliari ùi Vera,Cruz, e quattro altri reggimenti, ed moltre la contro guerr1 1la messicana del colonnello Prieto e la compagnia del Yucatan. Le truppe messicane lrainano al loro seguito una folla di soldaderas montate su cavalli o mul i; queste amazzoni fanno le tortillas ( tonelle di melica ) e fanno cuocere i fr·ijoles (fagiuoli scuri) di cui . si ci bano i loro mariti. Esse formano battaglioni, soventi altrettanto num.erosi che quelli degli uomini, permodochè un corpo di 4,500 uomini non numera guari meno di 4,000 soldaderas. I due sq1)adr6oi di gendarmeria di Puebla e Tuia di 200 <,avalli ciascuno, per la tenuta, brJvura, nonchè pei servizi che prestano, pnonno stare al confronto colle m igliori truppe regolari messicane. E~si hanno un cost1Jme pittor esco, tutto in cuoio, mol10 . somi 6liante a quello dei gambu,sinos o cer,~atori di mini,·re. Porta.no un gran cappello to·n do e si r ip·1.rano dalle i • tem -

perie rnercè ui1 punco o zar-ape; cosi ch_ia'.nasi un mantello senza maniche , -forato per passarvi 11 capo , e che rassomiglia molto alla dalmatica che porta no i diaconi nelle cerimonie della chii1sa cattol ica. li loro mo~chetto è appeso a destra della sella; la sciabola, il cui fodèro i'> di cuoio, -è attaccata sotto la cosçia, come quella degli spahis. Questo metodo è d'altrettanto migliore, chè 'i cavalli che essi montano sono piccoli; la sciaboli cosi fermata, non sbattesi e non percuote le gambe del- cavallo. EaiI è probabil,ssìmo che qu':lsta divisa e questo modo d'eq~ipao-<riamento saranno adottati pelle guardie rurnli 0 che si s~a pèr formare in ciascun distretto, ed in seno. alle quali troveranno posto i migliori elementi dell' attuale esercito. Si è ·in fine org~nizzato un piccolo corpo, chiamato legione di onore, composto di 20 ufficiali, che tiene guarnigione a Puebla. . .. I corpi ausigliari sono, come le trnppe n 'gola:1, :7est1t1 e pao-ati dall'intendenza e dal te:;uro francese, Cli um e lo . capo 1·eser, altreo sono sotto gli ordini del coma• da'n te Hl cito fraocese. Nelle operazioni militari intraprese in comune, è sempre il comandante del distaccamento francese '.:he prende il comando. . . La terza catecruria di truppe messicane comprende 1 gendarmi, le rurali le cpmpagnie di sicurezza ed infine le guardie nazionali. . . . Queste diverse rnifoie. salvo le guardie nazionali, sono ,tutte quante equipaggiate ed i ntrattenute dai comun:i ne'. cui territorio sono destinate ad operare, ' L'importanza dei' loro effeCtivi e la specie delle loro armi varia secondo le particolari esigenze e i mezzi di og~i località .. Sono formate, aumentate, diminuite o hcefizrate ad ogm momento. L'intendenza fran cese le ammuniziona, ed esse sono armate coo...li antichi fucili francesi a selioe,- ed altre armi da fuoco fuori d'uso. Que~ti distacoamenìi hanno denomi nazioni svariatissime.


272 RIVISTA STATIST!CA. • • L~ gendarmeria ~o~ è organizzata eh~ nei grossi centri e per assicurare le comunicazioni del distretto rispettivo. Al disotto di 15,000 abitanti, le città non hanno più che milizie rurali. In quanto alle g uardie nazionali o ci,,iche, se ne foruiano dappertutto ove fattibi le . Esse 0011 hanno uni[orme. Si stanno ora organizzandosi, con mofta sollecitudine e su di un esteso sistema, guardie rurali aggruppale a forti nuclei· di gendarmeria, con residenza fissa a l centro del distretto, ma solidamente fra di esse rilegate. Il m inistro della guerra vi è occupato d'aeqordo coi prefetti. Tutto fa credere che il servizio della gendarmeria va divenire più importante d1 quello delle stesse truppe regolari. La compagnia di sicurezz11. 19ubblica di Mr,ssico int,iera• men1e composta di francesi, fa un servizio Ru·ro ma eccellente, e la sua mercè · 10 strada della capitale dell'impero sono diven tate per la prima volta sicure, nìentre pt"r lo passato accadde per6no clrn le vettyn:J pubùlicbe furono arrestate e de:rredate in mezzo alla maggior piazza.

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gna!a. al Capitano Fr de MarchJ chesinlrova nella Maglwhecliiana.. Scala appv-:1' di 1 a.10000


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IL GENIO

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CAlVIP.A.GNA DI ANCONA E DELLA.

BASSA ITALIA

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Verrà a giorni in luce un'opera la ·quale non può a meno di gra:ndemente interessare tutti i cultori dell'arte dell'iugegnerè militare, e siccome per tratto di squisita cortesia, fu anzi tempo dato alla Riv,ista un esemplare , dell'opera, crediam fare cosa gradita ai nostri lettori, specialmente a quelli che numerosi abbiamo · all'estero, ed ai quali non sarà così facile aver subito tra le mani l'opera stessa, offr@done lofo lé · parti principali, a mo' di primizia. Nel maggio dei U361, mentre scioglieva il com; ndo A!ìNO .rx,

vol. n,. -

-

18.


214

IL GENIO

.

superiore del genio all'esercito d'operazioni nella Bassa Ualia, il mi_~ istero . della guerra ir:i vita va· il luogote , . nente generale Mena~rea, il quale così splendidamente avea sostenuto quel comando nèl la doppia campagn::. allora allora term inatasi, di addivenire, alla compilaztone di un rapporto genenùe su i servizio del geni o I • dura·n te la campagna 1860-61_. . . · · Se la pubblicazione di quel· lav'oro , così irppazientemente attesa, tard~ sino ad ·ora , ne va la colpa a ciò che l'uffizio superiore di stato ma.crai~re, i0cunh • 0 0 , benza!o di litografare le tavole de!l'at.lante, necessario · .corrE. do del teL3to, dovette di preferenza attender e ad altri assaf p ur urgenti lavori, . sinchè sullo scorcio del l'anno passato· assuntosi dal comitato de)·· genio quell'iÒcarico . furono eseguite nel dipendente uffizio tecnico le tavole che restavano, dalla -litografia Doyeu ·stampate le vedute pittoriche, e l'assunto poiè così . esser e compiuto . Il test0 fu compilato dall'illustre gerìèrale Menabrea , coadiuvato nelle :parti di dettaglio, dàl tenente co lonnello del genio Garneri già çapo di stato maggior~ del genio durante le narrate operazioni di guerra, ed ora segretario del co • itato del genio ; e dal capitan u del genio Boetti, ambo uffiziali distintissimi. Le vedute pittoriche forcino disegnate dal sottotenente Villa; ec• ti piani e diseg ni ge0rnetrici lavorarono gli aiutanti' Rodano e Cucchi, ed il éaporale Gozo. Col n~rne ciel Menabrea ..in fronte , un'opera ·non poteva essere che per ogni p unto perfetta, e tale è . questa; non esitiamo a dìchiararlò, senza alcun timor-e •di e.s.sere aècusati _di_piaggiamento; solo però cf facciamo alcuna riserva circa a) punto artistico del le vedute pittorù;he, l e quali avrebbero potuto r·iuscir

275 mBg lio e megLio corrisponder e al resto deH'opera, se NllLLA CA)IPA<l-'IA D'ANCONA

invece di• litografizzate fossero state inèise. . Ad una sola e continua relaziÒne, ::omplett.ente t utte le cose riferibili al servizio prestatÒ .d·al genio, il ge~ nerale Me·nab_rea ba preferto un metodo di esposizione più semplice e spedito, formando aniitutto un quadro succin•to della campagna e dei pniucipali -fatti ai quali · ebbe parte il genio, ed aggiungendovi, a titolo di allegati, i rapporti origihali svvra i singoli assedii, corredati ciascuno dei si rigoli cfo:egni; e questo m~tocfo era invero il più conforme al' doppio scopo della pubblicazio11e, di fornire cioè sicuri do~um_!;nti alla storia, e ad 1;1n tempo sodi argomenti dì studio ai giovani nostri ingegneri militari. · Il testo si com pone di un P1°oemio ove vien data r!'l,g ione del lavoro, del Rctppm·to generale sopra i lavori dell'arma del genio sì"nella campagna d'Aneona che in quella della Bassa Italia, e finalme:qte di una strie di ràpporti e di documenti speciali relativi -rapporto generale, dei quali crediàmo bene far qui l'én umerazione:

al

Carr11wgna 11'AneOOil, 1° Quadro di formazione dell'esercito d'operazione · nell'Umbria e nelle Marche; 2° Quadro del personale del genio presso l'esercito . <l 'operazione; 3° Sopra il · servlZlo telegrafico nella carn'p agoa 1860-61. - Estratto dal lfJanuale di telegmfia elettrica del professore Matteucci ; , · 4° Rapporto del comandante la P cor.npagufa del


2'76

JL GENIO

2° reggimento zappatori del genio su Ila parte avuta nella presa di Perugia; 5° Rapp~rto sulla presa del forte di S. Leo ; . 6° Ordine del giorno ;.?3 settembre 1860 del coma• ~ dant e superiore d el genio; 7° Ordine del · giorno 29 settembre_1860 del geperale comandante i n capo l'esercito· d'operazione;

Campagna della Bassa flalia, W Ordine del giòrno 4 ottobre 1860 di S. M: il re; 9° Quadro d ( fo~mazione dell'esercito d'operazione nella Bassa Italia; 10. Quadro del per sonale del genio presso l'esercito d'o,perazione ;

Assedio di Capua. ll. Rapporto del comandante superiore del genio a S . E. il generale d'armata comandante il 5° corpo sulla parte presa dal . genio nelle opera.zioni eontro Capua; 12. Quadro del personale del genio sotto Capua; 13. Rapporto del capitano Doix ·sui lavori del gerùo contro Capua ; '14. Rapporto del capitano Boet.ti sui lavori del genio contro Capua; _ 15. Rapporto del maggiore Venetii Comandante· il -genio presso l'esercito meridionale; 16. Ordine del-giorno 3 novembre 1860 del g enerale conte Della Rocca c omandante il 5° corpo d'arrriatij ; '

.

trnLt. ,\

CA~IPA GNA o' ANCONA

277

Assedio di Gaeta. 17. Rapporto del comandante superiore del genio E. il genera le comandante l'assedio di Gaeta sopra ì lavori .del genio; , 18. Nozioni sull'assedio di Gaeta nel 1806 estr atte . dalle- Mem01·ie del re Giuseppe ; 19. Quadro d ell'armaJI1ento di difesa nella piazza; 20 . ·Quadr 6 della destinazione degli uffiziali e degli impiegati del g enio durante l'assedio; .. 2]. Situazione numerica dei zappatori del genio ; 22._Elenco ~o.m inativo dei zappatoì·i morti e feriti nell'assedio ; :23. Quadro d elle date degli avvenimenti più rilevanti; . 24: Quadro del corpo d'assedio; 25. Giornale delle operazioni del gen io; 26. ,Lettera del comand~nte l'assedio a l comandante • s uperiore· del genio; 27. Ordine del giorno 24 novembre 1860 del comandante l'assedio; 28. Ordine d.e l g iorno 12 gennaio 1861 del cornand~nte l'assedio; 29. 'Ol'dine del giorno 17 febbraiq 1861 del coman• dante l'assedio; 30. Ordine dd giorno 14 fe bb_raio l861 del comando snphiore del gemo ; ·31. Ripartizione giornaliera del lavoro di confezione dei materiali da trincea e da 1.:ivestimeoto; 3J. Capitolazione per la resa di Gaeta; _ 33. Descrizione partic•o ]Heggiata del.le più importanti operé eseguite da l genio; a S.


278 · IL G ~N IO 34: Nota sugli effetti delle artiglierie rigate negri · assedi di Gaeta e della cittadella d i Messina ;

Assedio della cittadella di \kssina. 35. Rapporto del 6omandante del genio sui ,lavori _d7assedio contro Messi1;1a ; 36. Rapporto del maggiore del gen io dirett0re dei lavori ;· 37. Quadro del personale del genio a.l )'assedio d i Messina ;

Assedio·di Ci\•itclla del Tronto. 38. Rapporto del còmandante del genio sui Javor i .. d'assed.io contro Ci vitella del Tro·n to ; 39. Quadro del personale al sud detto · aRs ed10; 40. Elenco delle ricompense accordat~ al genio mi litare per l'intiera ·campagna.

·L'atlante contiene le seguenti tavole:: 1° Gaeta vedùta dal monte Lombone; 2° Gaeta e dintorni coll'indicazione di tutti i,,lavori dell'assedio; 3° Piano diréttore dei lavori d'assedio di detta p iazza; 4° Gaeta (pia•nta della città al la scala di l : 2,400); 5° Stabilimento del parco ~ baraccamento ; 6° Strade;

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Td. -

8° Batteria di casa Albano e p assaggi blindati net lJorgo;

279

9° Batteria d'obici da 22 centimetri e batteria di cannoni di m_a rina ;. lO. Batteria della q~hiapp,t ; 11. · Id. d ell'Atratino; 12. Magazzini da polvere; 13. Id. id. 14. Trincee e difese acce.,ssorie;. . 15. Brulott,i; 16. ·Id. 17. Ancona e dintorni (piano topografico alla scala di 1 : 10,000J; 18. Capua e dintorni (piano -topografico alla scala d i l : 25,000) ; 1 19. Messina e dintorni (piano topografico alla :;;cala di 1 : 10,000); . . 20. Particolari dei la vori d'assedio contro la citta• della d ì Messina; . 21. Particolari dei layori d'assedio contro la cittadella di Messina; , 22. Civitella del Tron to (piano topografico alla scafa. di 1 : 10,000).

Vednt.e 11iltorid1e. Parco del genio a Gaeta; · Interno .della batteria Albano; Batteria._sui mo nte Loi"nbo-ne ; , Id. all'Atratino; S . A . R. il principe di Savoia Carignano :v isita lavori d'assedio ; Il generale Oialdio i a lfa torre Atratina; Il generale in trin cea; Messa fun ebre su ll'istn10;


'1 280

l)., GENlO

La lx compag nia µe l 1° reggimento del genio a Perugia. Noi riprodurremo il Proemi'o, il Rapporto genemle, e i documenti N. 3, 11, 13, 14, 15, 17, 19, 34, 35, 36 e 38, non che un piano d i Gaeta e dintorni_, e saranno come g li elementi di una_ narrazione ch e abbiamo in mente di offr ire ai nostri lettori, della campagna riella Bassa Italia, a complemento di quella dell' Umbr ia. e delle ~forche, che p~bblicammo fin dal - 1861. · .Se quella riuscì un lavoro imp er fettissimo. p er d ifetto di ben precisati d ocumenti, comecchè scritto q uasi ì l domani d egli avvenimenti ; questa seconda parte dovrà essere e;ompleta, or che possiamo iptessere la narrazione :,mi clue lavori pregievolissimi pubblicati dai generali Menabrea e Valfrè ; , e se a ciò fare · ponemino la mente, _çlesideriamo, fin d'ora , si r itenga che non è per pretesa al titolo di storiografi , b ensì n ello intendimento di compiere ad una _lacuna della storia militare patria, quale còmpito di grapdissirno cuore avremmo lasciato e lascieremmo :;tncora ad altri di noi più et.pace, . Co9 ciò però non vogl iamo lasciare intender(;) che si debba disperare di vedere un g iorno pubblicare sotto l'egida del m ii;iistero della guerra, e per opera dell'uffizio superiore di stato maggiore cui tal incarico · naturalmente incumbe, la storia di tutte le g uerre combattute pe'r l'indipendenza italiana, chè am ,i siam o sicuri che èiò si farà non appen a l'uffizio s uperiore stesso abbia occupazioni meno_pressanti .

l

l'iELLA CAMPA GNA Ll' ANCONA

PROEMIO.

28ì

'

La campagna delle Marche, dell 'Urnbr.ia e dell'Italia meridionale, gloriosamente combattuta nel 1860-61 dall'esercito ital iano, guidato, sotto i l comando supremo · d e! RE . dai valenti generali F' A~TI , D ELLA ,RoccA e OJ,ALDINI , d iede luogo ad una ser ie d'operazioni e di [atti ,- che mentre cemr ntarouo J"unione 1~ palesarono la forza dei nuovi elementi di cui si componeva l'esercito, g iovarono grandemente ad agg uer!'irlo e ad instruire ufli.cial.i e soldati n elle cose di g uerra. - Le rapicìe ma.roie, le battaglie vintGJ d i Oaste}fìdardo sino al Garigliano ed a Mola di Gaeta., l'espug nazione <li molte città, g li assedi di Ancona , Capua, Gaeta, della cittadella di Messina e di Ci vitella del Tronto , offrirono occasion·i alle singole armi di far prova di sè e di abilitarsi nelle rispettive s pecialità . (~uesta campagn a giovò particolar mente a.ll' artigl ieria ed al g enio, che eb6er0 un largo campo d'applicazion e.e di st udi . Chiamato al comando superiore del 12"enio dell'e_s ercito di operazione , io r accolsi , com'era dover m io ; col concorilo dei miei compag ni d' armi , tutte le informazioni ch e si riferiscono 1-d servizi o del genio. Ora le p ressnto· coordinate n eg li scr itti e nei disegbi ché compongono questa raccolta, s perando i,r tal mod o d i aver corris posto alle intenzioni d el ministero fkd lg g uerra , che con d ispaccio dd 4 m aggio 1861 • ( dire- . ¼io ne generale deile armi s peciali, di vis10ne tecni ca , ~ezione personale , u" 2436), m i prescriveva la compilazione di 1,1,n 1·0.pporto genern,le sid servizio fatto dal


IL GEN[O 282 genio d·u1·ante la campagna ·1860-61 . . . . . onde servo. d'istruzione all' a1·1na . . . . . ·e, di _rfcordo p·er quanto lei 1;edesima ha eseguito dwrante la· suddetta campagri,a. Due metodi si presentavano per la compilazione dr l prescritto rapporto : si poteva o scrivere ·una storia complessi va particolarizzata. di tutte le_cose fatte da I genio durante la guerra; oppure limitarsi ad una concreta esposizione generale delle circostanze pr'inci pali della cam_p agna, rimandando per le singole operazioni riflettenti 11 genio a rapporti ·e documenti speciali da unirsi a corredo della detta esposizione. Qçesto se.condo sistema mi _parve il più .acconcio , come- quello che meglio sì prestava a dare un'idea cbiara•de1 complesso delle operazioni, eù a somministrare ad un tempo nozioni precise sui fatti .accadut.i. e s1:1lle particolarità del servizio. In conformità di. un tale c:livi,m.mento , la compilazione , che ho l'onore di r assegnare , si compone di _ un rapporto generale sulla pahe avuta daJ genio nella campagna; ad esso sono µnite le riproduzioni dei rapporti originali coi relativi disegni riuniti in un atlante, sulla presa di San Leo, sugli assedi di Capua, ù1 Gaeta, della cittadella di Messina e di Civitella deì Tronto . Le part-icolarità relative all'assedio d'Ancona trovarono-sede nel rapporto .generale. Il fatto più importante della campagna, per ciò· che riguarda il genio , essendo stato l'assedio di Ga.eta , questo richiedeva di essere esposto con maggiore tvi- _ luppo; epperciò oltre alla relazione tla cui scorge· il concetto dietro il quale fu g uidata quella openizione , si eornpilò un giornale particolar·eggiato, illustrato da d isegni ; e nel quale sono esat tamente descritti i lavori eseguiti dal gemo. A complemento dei

si

'y

NELLA ·cH!P_AGNA n 'ANCO/iA

d ocmnenti - anzi annunciati .,- ed affinchè ~ulla fosse dimenticato, ho creduto i;i.ecessario di aggiungere i vari ordi,[l.i del giorno , che interessavano il servizio del genio, i quadri' di composizione del suo personale e l'elenco delle r icompense ottenute dal medesimo. Pregio principalissimo del presente lavoro deve essere l'esattezza; m'affido che questa sia raggiunta col confronto dei vari doctHuenti e dei diari tenuti dagli ufficiali . Gli insegnamenti che si p0ssonò dedurre dalle cose surriferite risultano dai fatti -medesimi, per il che ho-. ' creduto essere. convenjente l'asten ersi_ da. ragionamenti e da osserv,azioni critiche. Vi sono però alcune riflessioni , alcune conseguenze, che nasc.:ono sponta1iearnente : per esempio , parlando d(-lle particolarità • del servizio del •genio , si scorgerà come fosse defi.ciente il sistema di trasporto dei s uoi parchi, ·e comPsia indispensabile di provvederli dei -materiali occorrenti per agevolare · la costruzione· dei ponti di circostanza. Se poi si entra md . campo, più vasto delle operazioni · militari complesse , si riconoscerà che uo gr ande r ivolgi mento sta per prod1,1rsi nella scienza · delle fortificazioni nell'arte -dell'attacco e della difesa, delle piazze, dall'applicazione agli assedr delle artiglierie rigate ~ prima tentata sotto Auèona . e Capua·, poscia largamente estesa sotto Gaeta. Quali mutamenti debba.00 arPecare le nuove artio·liei·ie nei sio -sterni d i fortificazione, nei modi di oppugç.are e difendere le , fortezze , sar~be cosa prematura il volere dichiarare fi'n d'.ora; certo è però che il c·a mpo del~ l'attacco a della ~Mesa ne verrà di molto allargato. Ad ogni ·modo la quistione aperta dal.l'. assedio di Gaeta, cl1iede di essère pront_a.mente stud iata e r iso-

io


285

IL G ENIO .

l11ta, p0ich è essa interessa altamente l'avvenire dell'arte e la sicurezza degli Stati. Io confido che i miei. compagni <l'armi accoglie. ranno benevolmente questo lavoro, che ricorda q uanto essi hanno fatto per la gloria clAlla patria , e spero· ch'esso porgt>rà in avvenire a col9ro che ci seguono nèlla carriera q ualch e utile argomPnto di studio. Io mi l':lsingo altresì che ciò servirà a tramandare quelle_ nobili tradizioni che danno forza e vita ai cor pi militari, e vi mantengono il cu lto delle virtùguerriere, .ché li rende acconci alle grande imprese. Nel chiudere q uesto proemio io debbo partic.olarmente ringraziare il. tenente colonnello G.t.RNERI che fu capo di- stato maggiore del genio durante la cam · pagna , ed il capitano BoETTl, per l'ampio concorso da essi prestato per la uompilazione della presente raccolta. Le vedute p ittoresche r elative all'assedio di Gaeta furono fatte dall'egregio sottotenente VILLA, ed i piani e disegni geometrici delineati dai signori aiutanti RonANO e Cuccm e dal caporale Gozo.

RAPPORTO GENERALE s011ra i lavori dell'arma del genio nella oampagna suddett,1., PARTE I. OAMPAGNA D'ANOONA. (Oall'H al 29 settembre 18GO)

CAPO I. ORDINAMENTO DEL SERVlZIO DEL GENIO PRESSO IL CORPO D' OP.!i:RAZ!ONE.

1° -

Composizione e forza del corpo d'operazione n ell'Umbria e nelle .Marche. .

Il giorno 11 settembre 1860 un uorpo d'operazione _varcò la fron tiera per occupare le provincie dell'Umb ria e delle Marche i~ nome di S. M. il re V11'TOR10 E MANUELE

IL

Lo componevano i corpi IV e V dell'esercito, e ne teneva il supremo com ando lo stesso m inistro della guerra genf:!ra]e FANTI. Il IV corpo , comandato dal gen erale C1_A~DINI, •si formav a d~~le divisioni attive 4" (D1 VILLAM,IRINA), 7"' (L:tWTARDl) ·e 13" (OADORNA) . Il V corpo, &otto gli ordini del gènerale DELLA ROCCA, era costituito della l" divisione attiva (Di SoNNAz), d1 una di visione mista detta d i riserva (Dr SAvorn'oux). La forza del c9rpo _d 'operazione ammontava a 33,000 uo rni oi a pprnssirn ativarnente.


286

IL GENIO

20 -

..

Ordina~ento ~el servizio del genij presso il corp<?., d'operazione.

Per il servizio speciale dell'arma del geilÌo presso . i I corpo d'operazion e provvide il ministero d.el la ~uerra conformandosi, per quanto il consentirono le circostanze, a lle tabelle normali per la mob ilizzazione dell'esercito, ed al ~egolamento 23 ·aprile 1859 .pel servìuio del genio ì u campagna.

287

NEI.LA CAMPAGNA u';.Nf.ONA

...

· La forza complessiva era di: Uffiziali . Commissari Aiutanti. Zàppatori presenti alle 7 compagnie Id . · id. ai' parchi Insieme uomini

37 5 4 910 75 1,.031:

1J1ateriale.

Personale. Verme perta.nto tnstituito un comando superiore del ,<Yenio presso il quartier generale del cor.po d'opera: ione; 'due uffiziali superiori fur•-no apl?licati ai quar- · ti eri generali del IV e del V corpo, col carico di co~ mandanti del' genio ; quattro compagnie di zappatori furono assegnate al IV corpo per le tre divisioni at ti ve e pel quartier generale, du~ conipagnie alle due divisioni che componevano il V . c.:orpo. Il capitano comandante di compagnia era incaricato del comando .del geuio presso la rispettiva divisione per tutte le rispettive incua::benze assegnate dal re.golam ento. .. . . Altra compagnia fu poi aggiunta p er r assed10 d t Ancona, chiamata da Rimini sfulla dc,roanda d.el comandante superiore del genio. · . , • Presero pertanto parte alla campagna: neH'Umbria e nelle Marche sette c~ornpagnie di zapp~t0ri fornite dal :2° reggimento (1) . . (1) In proposito del personale assegnato per servizio dello stato maggiore ùel genio occorre av'itCrtire come in quesLa ca,01pagna -~'

fece manifesta l'insufficienza del riparto fattosi a no~rna delle gia

11 materiale ·pel serv1z10 del genio era costituito dai parchi assegnati a ciascuna compagnia (l); dal parco al seguito del IV corpo, che f.u' poi parco di riserva dalla resa dì Ancona all'asse"dio di Gaeta; .dal p·arco principale , che fu parco d'asse'dio ad Ancona ed a G;aeta. Ness un parco d<:;1 genio fu assegnato al seguito d el V corpo, e vi si dovette provvedere per ogn i occorrenza coi due parchi di compagnia. · Il materiale componeva.si perLanto di 90 vetture così ripartite : Parco princi pnle ·. Vett11,re 48 Id . d i riserva del IV corpo » 28 7 parchi di c.ompagnia . » · 14 Insieme; · Vetty,re 90. Le vetture d'ei parchi di compagni,~ er.1110. condotte · citate ta.uelle per la mobil izzazione del l'esercito, ·e quindi la necessita di dover attener si' novellamen te per· siffatta desti11azion c aJle basi &tabilite n el reg.o lame nto del 23 aprile 1859 pel serv.izio speciale del gen io in campagna. (1) La compa.guia ~hiamat,1, •<la R imini era sfornita del pa.rco, che le ,>enne perciò sominiuistrato pòi dal pa.rco principale per _ordine del comand:10tu superiore del genio.


NKUA CAMPAGNA D'ANCONA

Z88

II, GEN I O ,

dal treuo militare, quelle del p,irco d i riser va dal tr Pno sussidiario borg hesé : " Cavalli del t reno militare . 60 ld. id borghese. 112 Insieme cavalli (1).

. 175 .

Servizio contabile.

PE!l servizio economico-amministrativo, il ministero si limitò ad applicare due commissari al comando superiore; per le iucumbenze di contabilità presso i due parchi (il principale e quello di riserva.), fo destinato un commissario per ciascuno; al tro venne più tardi ,assegnato al comando del gènio presso il V corpo. Al comando del genio presso il IV corpo non potè essere a pplicato veruò commissario in> tutta la campagna.. Avuta contezza della lamentata deficienza del personale coatabile, l'intendente ·gen_e rale dell'-esercito coman dò tempora,neamente un impiegato delle sussistenze militari, perchè una qualche r egol are conta.bi· lità vi si tenesse delle provviste e · del pagamento dei soprassoldi e delle mercedi.

SM·vizio telegmfìco. Essendo mancato il tempo ad esaminare definitiv_amente il regolamento poco prima proposto dal eomitato del genio per l'ordinamento del servizio telegrafi..co presso l'e~ercito in campagqa, il ministero d~lla guerra (1) Pel traino del parco priucipa-le si dovette ricorrere alla r equisizione. Accennato codesto mezzo, non è d'uopo ricordare qLta-l i e qua.nte difficoltà.

289 f

provvide a questo rilevante particolare, emanando il l ~- ~ettembre, di concerto con quello dei lavori pubblici , alcune norme provvisorie , ,seçondo le quali , lasciata al comandante superiore del genio l'alt,a direzione di quel servizio , v enne stabilito dover essere d isimpegnato .sì per lo stabilimento delle linee. come per: la trasm,issioue dei telegrammi, da ufliziali teleg raficì destinati dal ministero dei lavori pubblici. La direzione del servizio doveva, secondo quelle norme, essere affidata al comandante superiore del ge nio; · ma ne.I fatto, questo servizio ne rimase per l'intiera cam· pagna quasi del tutto indipendente. CAPO II. LAVORI DEL GENlO NELLE MARCE E NELLA ESPUGNAZIONll: 0

DI ALCUNE CITTA' MURATE .

Il corpo d'operazione procedeva sui due versanti dell' Apennino ripartito in due colonne, formate l'una del IV e l'altra d el V corpo, collegate d alla 13« divisione (del IV corpo) che avanzavasi sulla cresta dei 1~onti. _Non poche difficoltà incontrarono i due corpi d esercito nelle lor.o . marce convergenti pel cattivò stato delle . strade,, per la, mancanza od insuffìcienza dei ponti, per le città e _castella tenute dall'esercito nemico. · Il genio ebbe pertanto occasione di prestare l'opera sua frequentemente n elle marce e per gh speciali lavori d i espugnazione.

• A,rno 1x, voi. m. -

19.

~


290

IL- GE~IO

1" -

Il genio presso il IV corpo.

La 7' compagnia prese attiva parte colla 4" divisione nella espugnazione di Pesaro , lavorando all'at terramento delle porte della città. La 3a compagn ia, avanzata coll a ,a divisione sopra Fano, _prese parte con un pelottone alla espugnazione di q uella citt.à , e lavorò quindi rinnita al consolida-mento di un ponte di legname, composto in parte ed insufficiente a permettere il passaggio del parco della 7a divisione e dei carriaggi del IV corp,o. Dopo un , prìmo lavoro di rfattamento che permise il transito alle-truppe ed ai carri più leggieri, si diè alac:ue opera, non interrotta n ella notte, a consolidare il ponte, ed il ·giorno vegnente tutti i carriaggi e gli altri impedimenti poterono varcarlo CPU sicurezza. - Il comandante del genio, coadiuvato _da un ingegnere · del paese, il q ua le, pratico dei l uoghi, for nì le indicaiionì occorrenti per aver materiali e lavoratori, fece anche eseguire in quel frattempo tutte le operazioni ·necessarie a trarre dalle strade stondate per dirotte pioggie e rirn~,ttere in ruarcia il bagaglio e g li altri carriaggi . La 6"' compagnia., che marciava su pei monti colla 13a divisione, ebbe_a ristabi)ire il passaggio sopra due ponti, tr a Fossombrone e Urbino. Codesti ponti erano stati d istrutti dai volontari d'Urbino per attraversare la marcia di una colonna nemica che avanzavasi sopr,, questa città insorta con tro le armi pontificie. In quattro ore d1 tempo furono compiuti i la vori e ristabiliti i due passi coi mezzi di 'circostanza. Nelle operazioni militari che prepararono la battaglia di Castel fi,1,tr,fo, furono eseguiti dal, g(:!nio i s:-

NELLA CH!P.IGNA IJ°ANCONA 291 , g uenti lavori. Fu posta in istato di difesa la città di lesi, per opera dell'Sa compagnia, colla costruzione di ' barricate agli sbocchi deile strade principali e colla formazione di piccole opere di fortificazione passeggiera. Venne distrutto dalla 3a compagnia U ponte detto de1le Rannocchie .sul torrente Aspio verso An~ cona. Fu demolito dalla 7a compagnia il ponte detto d el Molino in val Musone v erso Loreto . Quivi fu co$truita anche una spalliera · di terra per coprire due pezzi d'artiglieria, e vennero aperte feritoie nelle case laterali. Il V corpo d'esercito, giunto al Tevere presso MonteCastello, non poiè varcarlo · per illi\IICanza di ponte è per essere il guado impraticabile ai grossi carri ; Ù genio ebbe pertanto l'incarico · di stabilire un . ponte. Mancando assolutamente, nella dotazione d ei p"'rchi d el genio, il· mater.ia.!e per i ponti di circostanza, si 9iè opera ad atterrare piante , divisando formarne i (:avalletti e l'impalcatura del ponte, Nel sito prescelto allo stabili mento del passaggio la l~1.r ghezza del fiume fra le due spende è di m etri 18 all'incirca, e la profon dità dell'acq ua in quel l'epoca era di metri 1,10 uel, filone . Ma p resso al pun to prescelto evvi la confluenza del torrente Petrini, ed essendo ambedue i corsi d'acqua esposti a piern~ rovinose per la v icina11za dei monti , venne stabi lito di assegnare al p0nte una lunghezza di metri :2:.!; , con larghezza di metri 2,60. Volle fortuna che, a supplire a lla. mancanza d i m ateriali ed alla lenta opera degli atterramenti , si r invenisse in buon punto, per le diligenti ricerche del comandante del genio al V corpo, un deposito rilevante di legnami preparat i per Ja costruiione di un ponte stabile sul fiume stesso. Con


292

IL GEN IO

NELLA CAlli'AONA D'ANCONA

codesti legnami la 1a compagnia fu in g rado, med iante l'alacre e non interr0tto lavor o di un g iorno e d i una notte, di compiere la for mazione del ponte, sul quale il ma,t,tino del 13 settembre l'in tero V corpo varcava il Tever e , proseguendo la s ua ~ arcia sopra Perugia . Il giorn0 14, all'assalto di P erugia, · mentre una colonna della !• division e, superata la por ta Sant'Antonio, penetrava arditamente n ella città , l'altra colonna, presenta vasi alla porta Sant a ìvJargh erita, vi fu accolta da vivo fuoco di moschetteria e t rovossi im - . p ot ente contro le sbarrate imposte della p or ta. Accorse l a l8 compagnia del genio , e scelti a lcun i arditi diè mano a,À atterrare l'ostacolo . Colle scuri · e le piccozze creata angusta apertura, anifl}_osamente per essa pP-n etrava i l sergente Riiggia, , dando segnalato esem pio di coraggio, e r ot ti i serram i introduceva i v alorosi seguaci nella contrastata città (!). Avuto quindi ordine di occupare la · parte superiore della città , il capi tano comandant e la l "' com pagnia ·, raccolti s ulla piazza San Domenico i suoi soldaLi, int endeva a staccarne v ari drappeJJi per oécupare gli sbocchi delle vie, quando piombò loro addosso dal vicino convento una scarica di fuc ileria . R ivolt,isi gli zappatori couiro q uel fabbricato , il bravo sergente Ruggia 9i. slancia con t ro la porta, e coll'aiuto dello za ppator e Torti, a pertorie lo sportello, intima arditamente la resa a i n emici ché vi stanno rinchi us i. Al-. l'atto audace corrispose esito felice, e la 1° compa~n.ia fece priaionieri 50 ~rtic,}ieri nemici, e prese 39 cavalli o o ' bardati, con alcuni carri e molte ar mi. .\

(1) Seguir ono primi e furono compagni nell'opra al sergente Ruggia i zappatoti l soarcl-0 e Cobiati. Al primo fu conferita. la medaglia

d' oro al valor milit:1.1·1\ agli altri due quella d'argento.

293

La 5~ compagnia addet ta alla divis i011e mist a i di riserva, non ebbe in tutta la mar cia fin sotto ad An cona veruna occasione di lavoro !'lpeciale. 2° -

P resa del fort e di San L eo.

Il ministero della g uerra, con dispaccio del 21 settembre, determinava che si procedesse, senza d isto• g liere le forze del eor po di operazione, fl !l'attacco del for te di San Leo. Di tale operazione dava pertanto l'incar ico al coman dant~ militare del circondario di Rimini , prescrivendogli di · m uovere a ll'attacco del for te, accompagnato dal maggiore del gen io, sottod irettore del servizio in quel distretto. Parti1,i quei due uffizia li il dì. 22 settembre con d rappelli di ar tiglieri· e di zappatori df'l genio, e co- · st.ruite nel dì 23 le batterie , chP. poi fn r ooo a r mate nella notte, fecero aprire il fuoco all'alba del giorno 24, ed ottennero nel dì medesimo la resa del forte. CAPO JIL T.AVORl DEL (}li:NJO NEL!.' ASSEDIO 'D I ANCON A.

1° -

Investimento della piazza.

Cornba"ttuta il JR settemh re la battaglia di Cast elt:idardo, il IV corpo ebbe ordine di avanzare le p roprie truppe intorno ·ad Aucona, e d il V corpt• di trasferirsi Ja Tolentino per Macerata a Loreto . I vi gi unto nel frattempo i I gcne rn lo in capo dell'esercit o d'operazione, ordinava il completo inYestimento dalla par te. di terr a della piaz.za d'A ncona. , già bloccata per m are dalla. regia squadra.


294

="1'1,LA C AMPAGNA

IL GENIO

Trnvaronsi pertanto raccolte s ug li stessi carupi t_utt E' 1e truppe del genio, · ed .i l comandante superiore, con ordine emanato da Osimo il 23 r:ettembre ; ::i ccennati i lavori già eseguiti, ram mentava l'importanza della occasione che si presentava sotto Ancona per le speciali incumbenze dell'arma del genio. Frattanto assegnavasi alla 7a compagnia il còmpito dì ristabilire il ponte delle Rannocchie sull'Aspi o , stato distrutto nelle circostanze ricorriate nel capo precedente. Si provvide a quel passaggio preparando prima -un . guado con opportune e comode calate, che permisero il passo non pure alle truppe , ma anche' a tutti i carriaggi del IV corpo; quindi con legnami procurati ~oli 'atterramento di piante si ristabilì int.ierarnente il ponte. Il parco d'artiglieria per l' assedio venne sbarcato nel porto di Umana. Per agevolare siffatta opnazion e fu comandato un drappello di zappatori della 3a coni • pagni~., che lavorarono all'ad~ttamento delle strarle. cd a consolidare i ponti sui qua.li doveva. transit-are il materiale sbàrcato ..

.

~• -

pispo.sizioni preliminari pei lavori d'assedio.

Mentre si venivano _procacciando presso il comando supenore del genio tutte le maggiori e più esatte in-· . formazioni locali; che potevano agevolare il proprio cò.rnpito nelle opera,.ioni cofltro Ancona, provvedev·asi illtanto a raccogliere quanto maggior eopia fosse possibile di materiali da trincea e da rivestimento. Al qual'e scopo venne en-ianato, per m,ez1.0 della Gi uot.a munic'i pale di Osimo, pt~bblico invito a forni r e rami

o'At,CONA

295

<Ìa. fascinaggi per determinati prezzi, e si fecero preparare alcune migliaia di sacchi da terra colla tela delle tende prese al nemico. Si fece anche preparare coll'opera di legnai uoli di Osimo un conveniente numero di scale a mano, pel caso si pres~11tasse l'opport unità di attacchi di viva forza . .3° -

Ripartizione del genio durante l'assedio.

Tra\;feritosi frattanto alla Villa Favorita sotto Castro ·il Qu artier generale dell'esercito assediante, il comand ante superiore del genio stabilivasi n ella vici~a Villa Carradori, dove r i mase fino alla r esa d'Ancona. Il parco principale del genio fermavasi presso alle bar.racole, dietro il Monte d~Ago, e n~lla località stessa venne stabilito il campo di confezione dei materiali r1'assedio, cbe assieme agli strumenti furuno pui man mano trasportati ai luoghi d'impiego, e specialmente nell'attacco di destra.. Il parco del genio del IV corpo fo stabilito alla Torrntta presso la strade: di Sinigaglia, e fornì g li strumenti ed i mater.iali agli zappatori appli cati ali' attacco di sinistr~. . Le truppe del genio furono distribuite nel modo,• seguente: P resso il V ·corpo, incaricato dell'attacco di . destra r,0starono le compagn ie .1a e 5a v enute con esso, e vi fu rono qu indi aggiun te la ;3a e la. 8", dopo che ebbero 1av0l'ato a preparare nna conveniente provvista di 111ateriaJi da trincea e da rivestimento presso il parco principale. Presso 11 IV corp9 che procedet.tE) all'attacco di sinistra, rinrnse la 6" compagnia, cui fu a,ggiunta •,la 10",


296

IL Gl-:N IO

NRL.LA C,IMP,\GN ,\

chiamata appositamente pei lavori dell'a!;<sedi9 Rimioi.

, I comandanti del genio presso i quartieri genera li dei due corpi ebbero la direzione dei lav~;-j compiutis i nelle due sezioni di attacco . 4° -

D' ANCONA

297

agevole e più pronto il risultato dell'att acco di destra iìoveva sp ingersi con vigore un attacco di sinistra , occupando la lun etta Scrirna ed il Lauàretto , per mant~nere diviso il fµoco della piazza, rieh iamando specia\mente i tiri. della fort ezzu,

da

D escrizione d'Ancona.

5° -

La città di Ancona è chiusa .verso terra da una cinta fortificatoria continua dalla porta P ia ;ill'a.ltura ' dei Cappuccini . La fortezza col sottopostp campo trincerato, ed il forte del Monte Gardetto la fiancheggian o e ne proteggono g li accessi; ma la esistenza del Borgo . Pio e di · quello degli Or ti ne paralizzano di molto l'azione, e favoriscono gli· attacchi. Verso• il mare b piazza è serrata da una cinta protetta dalle batterie del porto e pa, quelle del molo. Da.Ila p u_nta dì Montf, Marrano al bastione dei Cappuccini proteggqno da qtialsivoglia attacco le scoscese e rip ide balze del monte. Circondata da una cerchia di alture, che , la, dominano intieramente, Ao cona ripete l'efficacia della sua difesa dalle ope re esteriori. Queste erano ali' epoca çli cui si ragiona,,la l unetta 8 c;ima sulla s in istra dell'assediante, la lunetta Santo Stefano e l'opera di Monte Gardetto sulla destra , coperte queste ultime daile opere di fortificazione passeggere, erette negli · ultimi tempi sui poggi di Mo1,1te Pelago e di Monte Pulito. Il con,cetto direttivo dell'attacco fu d'impadron iri3i della posizione fortificata del Gard etto , al quare scopo dovevano anzitutto espugnarsi le ·fo rtificazioni del Pelago e del Pulito, per rivolta.me le 'offese contro la lunettà Santo Stefano d el Gardetto. A rendere più

Lavori eseguiti nell'attaco di destra.

Il primo e più -importante lavorn, del qw,le venne incaricato il genio r:ell'attacco di destra, fu la costruzione cli dt1e batterie, l'una sulla pos izione d i Al t a.vi]lfl , a d estra della strada per undici pezzi; l'altra, per tre, a sinistra ed alquanto più , indietro, sul ripiano Trin chetti . La form azione di q ueste batterie fu vivament e contrast ata co.ll e artiglieri e del Monte Pelago non sol~mente, ma anche del Monte Gardetto, e della fortezza; tuttt.t.via poterono esser e compi ute in poche or e, mediante ii lodevo!'e impeg oo cou cui vi la vorarono i ndefessament e la l" e 5a compagnia. li vivo cannoneggiamento del P elt11.go avendo danneggiato consìder evol mente nella giornata l.a batteria d'A ltavilla, furono nella not t e ripris tinati i rivestimenti delle can noniere, e rafforzato il parapetto con aumento dell'altezza o della grossezza. Altra batteria era divisa ta costrursi p resso la cascina: Lanterello, e le stesse compag nie del genio ne iùtrapresero i lavor.i, e davano opera a prepararne gli aceessi la inaLtina del 26 settembre, quando le truppe della divisione di risèrva, landa.tesi all 'assalto, occupavano di viva forza il Monte Pelago ed' il Pulito. I Zf}ppr:Ltori del genio' seguendo pertanto le istruzioni avute per i concerti presi t ra il generale in capo ed i 1 coma.ndan te s u peri ore del genio, sospeso i m media-•

!a

'


298

lL GEN!O

NELLA CAMPAGtsA n'ANCONA

tamente ogni lavoro, e muniti 1.;iascuno dj strumenti, di fasc ine e di sacchi da terra, salirono col le altre truppe sulla conquistata posizione di Monte Pelago. Ivi procedut_osi immediatamente al tracciamento, ,;,i pose mano senza indugio, e sot~o .il fuoco della p iazza , alla formazione di un para petto di 40 -metri di lunghezza 'per otto pezzi, con altro tratto per due pezzi, a fine di stabilirvi le grosse batterie contro la lunetta S. Stefano ed il Gardetto. -

6° -

Per il Monte Pulito venne disposto di costrµrre · una batteria sul t errapieno della lunetta abbandonata dal nemico, formando le necessarie rampe di accesso, di chiudere il fosso con una traversa , e di formare s ulla d estra uno spalleggiamen to per disporvi arti glierie contro l'opera del Gardetto. Sì diedero frattanto tutte le disposizioni occorrenti per farvi trasportare urnLeriali da rivestimeuto , e per• aaaiungervi !'indi. oc spensabile rinforzo di zappatori. Giunse pertanto tiella sera s téssa la 3"' compag nia, la quale ripartitasi fra il Mont e • pulito ed il Pela,/ o0 , permise alle compagnie 1a e 5a oramai affrante dalla fatica, di prendere qualche riposo . Nel giorno suc cessivo per ·opera della 3a compagnia, col concorso delle truppe di fanteria, ve;,i,ne -allestita una rampa per trarre le artiglierie di grosso calibro sul· Monte Pelago, e aperta u·na comunicazione pei carri fra Pietra della Croce ed il Pulitei, mentre si proseguivano dalla l ' e 5a compagnia gli accennati lavori sopra questa ultima posizione. · Nel sussegnente dì 28 venue anc1.w aggiunta la compagnia per prender parte agli ulteriori lavori ed operazioni di questo attacco .

s~

••.

299

Lavori eseguiti nell'attacco di sinistra.

Nell'attacco di sinistra le truppe della_ 13" divisione s'impadroniscono a viva forza della lunetta Scrima, ed _il genio ebbe ordine di por mano indilatamente a rivoltarne le offese contro la piazza Era quest'opera, per ragione di defilamento, collocata piuttosto sul , pendìo del l'altura rivolta verso la p iazza . di g 11is3: che l'interno ne era completamente battuto dalle artiglieri,: della fortezza , tanto più che erane aperta. la gola. ' Per occuparla si dovette pertanto farv i un taglio, eh,-: permettesse d'introdurvi a1 coper to ogni cosa, ed innalzare un parapetto che ne ch iudesse la go!a, e permettesse di disporvi le artiglierie. Si pose mano al . lavoro sul far della notte, e si proseguì attivamentti senza interruzione fino al suo CU UI µirneutu . Il nemico spinse ripetutamente nelJa notte le sue pattuglie tanto inp.anzi , che per ben tre volte pene-· trarono nelia lunett~ , portando lo scompiglio fra i lavoratorì, ed in tutta la giornata segu-eote mantenne Gontro la lunetta viv-issimo il fuoco di tutte le artiglierie rivolte a quella parte. Ciò non ostante fu possibi le nella sera colloca1'.e in .batteria un dici 'pezzi , massimo numero che k lunetta poteva contenere contro la piazza. _Oc.::upato i l Borgo Pio, il ge nerale comandante il IV eor po dava ordine al 6°. baltaglione di bersaglieri di penetrare ·nel La:zzaretto. Coi be rsaglieri varèò pure il braccio di ma.re che isola il Lazzaretto un piccolo drappello di zappatori della 5a cornpàgnia , i q uali pratici del vogare, c·ooperarono al tragitto fatto sopra sdrucita bn,rca ed atterrarono la porta d'entrata . ·


lil•:LLA CAM PAGNA D' AN CON/\

300

IL GF.~ 10

Venne quindi ord inata la formazione d i una batter ia attraverso la strada m aestra del Borgo Pio, capace d i otto pezzi. Tosto furono impiegati tutti gli uomini disponibili a preparare i materia li, ed il comandante del genio al IV corpo avendo chiesto rinforzo di uomini e provvista di materiali, il comando superi,orl' spediva la 10a com pagnia, che fu incaricat a del lavoro·. Nel fare pervenire a questa compagnia il materiale neqessario si ebbe occasione d i constatare quan to gravi incagli e danno arrechi il sistema del treno l;>orghes<> pel servizio del genio. Raccolto verso sera a piccoli conv0gli vari carichi di materiali si fecero àvanzare t ra \nati dal tr'eno addetto al parco del genio del IV corpo, m a giunti a portata delle artiglieri e clella piazza. . i conducenti borghesi, staccati i cavalli, si fuggirono, e fu forza trasportare ogni cosa a spalle d'uomo. Gravi rJifficulU1 µreseutò la costruzione di queste batterie. Tempestavano continuamente le artiglierie della fortezza , mancava sopra luogo la terra, difett3.vano 10 carri uole ed i cestelli per trasportarla •da lontano , impossibi le il defilarnento. Ciò non pertanto potè essere armata la sera del 28 con qu attro cannoni da 16 e dU\: da 40 sba.rcati da Monzambano. 7 · -- Resa della piazza.

Dopo la ruina tielle batterie della Lanterna procurata dall'ardita manovra della fregàta Vittc,rio Emanuele, ìl dì 28 il generale in capo aveva odinato un attacco contemporaneo d i viva forza alla porta Pia , ed alle port,~ Calamo e Farina. ' Colle truppe del IV corpo di;;ponevasi il genio al l'atttrramento de lla porta Pia, é neli'attacc;o d i clestra

301

muovevano coile colonne del V corpo contr0 la porta Calamo e la porta Farina la 3a compagnia e la sa _; mentre i zappatori di questa compagnia s tavano adoprandosi a rovesciare la porta, e le colonne si prepara vano all'assalto, gi unse oi;dine del generale· in capo di cessare ogni impresa, perché Ancon a si era resa alle armi italiane. In quello stesso giorno , 29 sett embre 1860, il generale comandante in capo annunziava al corpo di operazione il t ermine glorioso della campagna nell'Umbria e n elle Mar che. Secondo le stipulazioni d€!1la resa, una commissione fu incaricata di ricevere io consegna il materiale della piazza ,· ed ogni cosa spett ante all'amministrazione militare. Copia originale dell'atto verbale r elativo }~ tutte le parti dipendenti dal servizio del genio -venne ritenuta presso il c0ruando superiore, a termini dei regolam enti. Tutte l e provviste r accolte p ei lavori dell'assedio ed estranee alle'nor mali dotazioni dei parch i furono radunate e ri poste nel cort ile del Lazzaretto, e prima d1 laseiarc Ancona da.te in con segna al comando militar e della piazza.


302

PARTE JI. CAMPAGNA DELLA :BASSA-ITALIA. €Dal 4 ottobre 1860 alla caduta di CJ,•i/clla del Tronto 20 m:irz~ 1861).

CAPO I. ORDINAMENTO DEL SERVIZIO DEL GENIO -

l• -

303 i co_rpi stessi. Le compagnie ebbero ordine, prima di lasciare Ancona , di rifornire i parchi di ogni cosa occorrente e ri rar completamente la dotazione del parco principale. Questo rjmase in Ancona in attesa d'imbarco per essere trasportàto nelle acque di Gaeta quando il progresso delle operazioni militari avrebbe condotto l'esercito sotto quella fortezza. 11 parco del genio del IV corpo pres~ nome .ed ufficio di parco di risP-rva, seguitò il quartier generale. Pel servizio di conté!.bilità si provvide come nella precedente campagna; pari menti nulla fu innovato nel servizio telegrafido . t-,gLLA CAMPAGN.~ u'àNCO?ìA

IL G:,NJ()

MARCE .

Ripartizione del genio presso il corpo d'operazione , nella Bassa-Italia.

Caduta Ancona ed occupata· dalle armi italiane le provincie dell'Umbria -e delle Marche, .i l g 1)Verno del re decretava. che l'esercito stesso di operazione iii quale avea combattuta la campagna che si chi use colla resa d i quella fortezza, si avanzasse oltre il Tronto e, var~ cato l' Apennino, scendesse contro l'esercito borbonico acr ampat,o sul Volturno e frçinieggiato dai volontari del generale Garibaldi,. , Con ordine del giorno 4 ottobre 1860 il rn assumeva in persona il comando dell'esercito d'operazione che s; pose in marcia per la via del litorale adriatico, il IV _corp5 il dì 7, ed il V corpo il dì 9 di ottobre. 2° - Rapporto generale sulla campagna d ella Bassa-Italia.

Il genio tenne l'ordinamento che aveva nella campagna precedente e venne ripartito come segue : a) Il comrindo superiore col quartier generale di S. M., avendo sotto g li ordini. immediati due èompagoie di zappatori ; b) Tre compa.goie presso il IV corpo e due presso il V, sotLo g li ordini dei comandanti del gt:nio presso

3° / .-

.

Marcia del IV corno.

Il IV corpo, comandato dal generale CiaÌdini, mosse da Ancona il dì 7 ottobre , percorrendo l'itinerario stabilito da . un · ordine del comando generale dell'esercito d'operaz1bne. D~vendosi procedere io paese sgombro 'di truppe nemiche, venne man.dato innanzi un uffiziale del genio (luogotenente signor Tofaoo) con incarico di precedere di una tappa il corpo d' esercito, di riconosc~re'la via da percorrtrsi e di dare ogni disposizione che occorresse perchè il passo fosse libero è.d assicurato alle truppe ed agli impedimenti. · Quell'uffiziale era munito d'ordine speciale del ae. o nerale perchè potesse incontrare ogoi maggiore agevolezza per parte delle autorità locali. Essendo frequentissimi lungo il litorale i torrenti che sc_endono al mare, pçiehissirni ponti, e questi insufficienti .a dare il passo a grossi carichi, molti furono i ristauri che s1 dovettero •eseguire , u più nu-


304 IL GENIO merosi gl i appresta menti per passaggi a guado e per lo spiana.nientu e sgombro delle strade. 1 lavori ese- · g uiti in questa marcia dal genio furono pertanto la riP,arazionè del ponte sul!' Aspio, la formazioue di un ponticello sul fosso Rigo- ed il riaitamento di quello detto della Madonnetta, il consolidamento del ponte s ul Potenza, la rinnovazione del tavolato del ponte sul fosso Castellare· ed . il rafforzamento di quello sopra il Chienti. Tra Porto di Fermo e Pescara si allargarono i passi attraverso i fossi della Madonna. della Stella e della Copetta ; si rafforzò l'armatura e si riformò la massicciata d el ponte sull' Aso; fu ampliato il g uado della fossata Nico; si ristaurarono i ponti. sul torrente Marmocchio e sul fosso Squariglia; al bacino dètto delle Fornaci venne allestito un passaggio con travi e tavoloni per la fanteria. Si stabilì pure un passaggio per la fanteria con carri sopra il bacino Vibrato; si formò un ponte di cavalletti sul salinetto, e due altri ancora d i carri , rafforzati con tavoloni , sul Tardino e sul Salino. Si formarono due zattere sul Vomano e sul [osso Piombo venne stabilito il passaggio con imµalcat ur; sostenuta da sei cavallétti. Anche furono riparati e r afforzati i ponti sulla Sentina e sul Tronto. Da Pescara ad fr:eroia pochi ostacoli s'incontr.arono alla marcia, ed i lavori dovutisi eseg uire dal genio si riducono al ristauro del ponte sullo Zen ti ;_e due ponticelli l'u no al foro Ruccbianico e l'altro sull'Aventino; ed oltre Gasoli allo sgomberamento dei nrnssi preci- · pitati dai sovr,tstanti monti. Tutti i sopr~ designati lavori vennero fatti eseguire con alacrità ed intelligenza, di guisa che la· marcia rion ebbe a soffrire il minimo rita rdo .

NELl:. A CAMPAGNA. il' A!,CONA

• 4° -

305

Combattimento del Macerane.

L'avanguardia del IV corpo incontrò il 20 ottobre s ulle alture del Màcerone sopra Isernia un corpo n em ico_, uscito per attraversarne la marcia . Era con l'avanguàrdia unà divisione di ·zappatori, composta delle compaitnie 6" ed 8". S'impegnò il combattimento, e le t-ruppe nemiche andarono disperse, ocçupandosi dalle nostre armi nel giorno stesso la città d'Isernia. In questo fatto d'armi ebbe la ventura di prendere attiva pa~-te la 6a compagnia del genio, la quale, distes~ _in catena ~ coprire un cambio_ di compagnia eseguito dai bersaglieri,. caricò alla baionetta e pose in rotta il r!emico, che credendo quella manovra unari-. tirata, erasi ardit.ameote avanzato aU'at.tacco. 5° - Marcia del V .corpo col quartiere generale del .re.

Il V corpo sotto gli ordini del generale Della Rocca, lasciato· Ancona il 9 ottobre percorrendo pure la strada del .litora,le fino a Pescara , da questa per Chieti , ?opoli, Solmo_n a e Castel. Sangro; giunse in' Is-èrnia, dove si riunì al IV corpo. Colla colonna del V corpo · procedeva il quartier generale del re. Durante cotesta marcia il V: corpo non incontrò ostacoli di sorta, ed i zappatori chè camminavano colla colonna non ebbero perciò ad eseguire verun rilevante la.varo. ·

e

ANso 1x, vol. 111.

20.


306 6° -

IL GENJO

-

Marcia da Isernia a Presenzano - Giunzione colle truppe dell'eser cito. meridional e - SeparaJ>:ìon e dei due · corpi dell'esercito d'operazione.

Iusierne riun ito il corpo d'operazione col' quartiere generale del re , proseguì da Isernia su Vena.se.o e Presenzano, ed il dì 26 0ttobre incontrò alcuni distaccamenti dell'esercito m eridionale, il generale GARIBALDI'. ed il suo stato maggiore. ' In quèsto g iorno stesso venne disposto ch e le· truppe del V corpo , sot to il c0mando d el gene_rale Della. Rocca, si recasser o sotto .a Capua per procurarne la r esa; mentre S . M. il re· col IV corpo avrebloe avanzato per Teano e Sessa sul Garigliano. Rimasero col IV corpo le tre compagnie del genio 6", 7a ed sa. Al V corpo v enne applicato il comando superiore del gE!nio, e s'int.:amminarono pertanto colla colonna le quattro compagnie ia, 3", 5a e 10\ .ed il parco di riserva. - Penetrato nella valle del Volturno, per ~ietra, Vajrnno . Sant'Angelo, ~lisse e Cajazzo , il V corpo giunse il :28 ottobr e a Santa Maria dj Capua. Tre volte si dovetLe v11:r icare il Volturno durante questa marcia . Sprovvedu ti come si trovavano à 'ogni materiale apJiroprù1to allv stctbilimento cl i ponti, i zappatori rl el . genio còn grande stento poterono corrispondere al hisogno, e se quanto venne eseguito per dare il passu a11a colonna pot è bastare per ragione della· poca amp iezza -e profondità del corso d'acqua, per aver trovato sopra luogo e nelle adiacenze materiali convenienti', e stante l'assenza di truppe nemiche nella valle, non mancò però d i farsi manifesto il danno della mancanza,

307 d i siffat te dotazioni nei parchi del genio ( i- generali comandJJ.nti le tr.uppe ne mossero lagnan za in questa e d in molte altre occasioni) ; mancanza che avrebbe potuto· avere · funeste consegùenze, se la stagione fosse • stata meno propizia, ed il nemico -avesse contrastato i lavori. Il primò passaggio del Volturno sotto Sant'Angelo si fece traghettando la fanteria col m ezzo della chiatta ivi stabilita, mentr e !et cavaller ia ed i carriaggi passaron o a guado. Questo w _-n ne convenientemente riparato dalle compagnie del genio, le q uali formarono µu re Je calate d'accesso e le sLrade sulle due sponde. Una seconda volta fu varcato il Volturno tra Alife I e Cajazzo. Ivi si aggiunse pér opera degli zappatori una seconda chiatta a quella esistente , acconciando il meglio ch e si po.tè una barcaccia , _che era stata trasportata dagli ingeg neri dell'esercito meridionale. Per la terza volta traghet.tossi il Volturno tra Cajazzo e Cas0rta. Iv.i la 1a e 3' compagnia del geriio cooperarono, col distaccamento di pontieri dell'artiglieria venuti da Napoli·, al rafforzamento del ponte stabilitosi . con una sezione del materiale alla Birago. NELLA CAMP,\GNA

D'ANCONA

CAPO II.

•

ASSEDII.

1° -

Assedio di Capua.

Stabilito il quartier generale a Santa Maria , il V corpo compì assieme alle truppe dell' eserci~o m eridionale, l' investimento di Capua sulla sinistra del Volt urno il dì 28 ot,tobre .


308

l L GlsNIO

Piantate alcune batteriè ed .aperto il fuoco contro la piazza, il :2 ·novembre questa si arrese_. La parte imporiante presa dal genio in questa rilevante operazione che aprì la comunicazione fra il corpo d'esercito avanzato sul Garigliano Nnpoli, _d'onde si doveva trarre tutte le prov,; iste e . munizioni , -è descritta nel rapporto frtto a S . E. il generale comandance il V ~orpo (~locuménto N. l l ).

e

2° -

Assedio di Gaeta.

Caduta Capua, il V corpo r iti ravasi a ~apoli , ed il comando superiore del genio ricevette ordine di raggiung8re il quartier:e genèrale d_el re presso il IV torpò eh e, rotto l'esercil;O borbonico ·, avea occuµato. M?la di Gaeta. Le quattro compagnie_det'-genio, col parco · di ris(;rva, ebbero ordine di seguitare il comando superiore per essere impiegate nelle imminenti operazioni contro Gaeta. }I IV corpo compì il 1;2 novembre l'investimento d i questa fortezza, e cliedèsi cominciamento al\e operazioni di un regolare assedio: ·, Non essendo sufficienti le sette compagnie di zap·patori del 2° r eggi mento che trovavansi raccolte sotto a G~ta, vennero aggiunte per l'assedio altre sei n~an- date del · 1° r eggimento. - . Col p iroscafo Vittorio Emanitele era intanto giunto il parco pri~cipalr~ imbarcato in Ancona, come si ~è ac·cennato cli sopra. . Aggi untagli· il pa~co di riserva, se ne 'Compose assieme il pareo del geni0 per l'assedio . . L'assedio d urò tre mesi, dal 12 n ovembre 1860 fino al dì 13 febbraio ·1861, giorno della r esa.

'

309 S . A. R. · IL · PR1Nc1PE m· S,{vorA-.CARIGNANO, che era lu~gotPnente ·del. re · nelle provincie napoletane , si trasferì a Mola durante l'assedio e n e seguì tutte le operazioni. La presenza del principe in mezzo ài ,sol'dati, sotto il fuoco d ella piazza, fu di giaode incoraggiamento a perdurare ,animosamente n elle fatich e ed · a proseguire con al~crità i lavori. . Dopo la partenza della squadra fran cese , cooperò all'espugnazione di Gaeta ia regia squadra, e fra le batterie dell'assedio una fu a rmata di <lrtiglieria di mari na e se1:vita da marin q-ri. Per testensione e l'importanza dei lavori eseguiti dal o-enio ne venne I1compilato il. giornale, ed una deseri,-, . 1.ione particolareggiata delle più importanti fra le opere e.1eguite (documento N. 17). NELLA CAMPAGNA D'ANCONA

3• -

A,ssedio delltt cittadella di Messina.

Dopo la caduta di Gaeta restarono _tuttora -nella Bassa-Italia due punti di resistenza in rn:rno alle truppe borboniche, la cittadella di Messina e Ci vitella del Tronto . Sotto il comando d el generale Cialdini , partì dalle éLcque di Gaeta un corpo di- spedizione. contro la cit'tadella di Mess ina composto di quattro battaglioni di fanter ia., di quattro bat'taglioni di bersiiglieri, di sette compagnie d'artiglieri 8 di S!:! Ì compagniè del gen io. ' I parchi dell e compagnie furono lasciati a Gaeta, e pei lavori dell'espugnazione venne imbarcata una con,·euien te provvista di ·stru rne'nti, che dati in conse·g na ad un commissario Yennero poi man mano distrihuiti secondo il bisogno. flresta.rono volo~tari l'npcra Ìoro IH'l lavori' del


IL GBN10 310 genio gli ufliziali dell'esercito meridionale maggiore DE-BENEDI0TIS, capitano PJN~ACUÌ>A e tenente CmzzoLINI, i quali trovavausi addettr alla direzione del geni0 di Messina. L'assedio intrapreso il 26 febbra·io terminò colla r esa della cittadella il 12 marzo. 1 particoiar i dei numerosi lavori eseguiti dal genio in questo assedio sono descritti nei rapporti recati dai documè11ti N . ·35 e 36.

4° -

Assedio di çJivitella del Tronto.

Un corpo speciale sotto il comando del generale Mezzacapo investì il 18 febbraio Civitella del Tronto. t~ ne ottenne la resa il .?O marzo. Pei lavori dell' espugnazione fu destinato presso il corpo assediante un uffiziale superiore del genio con due comptigoie di zappatori, direttamente_staccate da Bologna. La ri partizione del persona.le ed i lavori eseguiti dal genio in q uest'occasione sono descritti nel rapporto· speciale del comandante del genio all'assedio fdocumen to numero 38). '

PARTE IfI. CONCLUSIONE.

Terminato l'assedio di Gaeta, e compiuti i r ileva' tutti i materiali necessari menti locali per raccogliere alla compilazione di un ra.pporto generale, il comando superiore del genio fu r ichiamato in Torino , dove , rassegnate le relazioni e fatta la r esa dei cont.j per

"

NELLA CM.Cl' .IGKA 1/ANCO:-IA

311

.la par te_ amministrativa, venne definitivament-e disciolto il 16 maggi o 1861. Erasi costituito il 12 seit0mbr e 1860. Ogni cosa app~rtenente al comando superiore, as- · s i:-me a tutti i documenti per la storia della parte presa dal genio nella. campagna, venne, a termini del regolam ento, rimessa all'archivio d ell'arma presso il _ comitato . Nelle due parti del presente rapporto ge·nerale sono descritte le c6se ,che crediamo d ecrne· d i ·m enzione , . ; b operatesi dal ge nio n el la campagna 1860-61 , nella . quale sì ne1Ie marce , come nei numerosi assedi , e specialm e~te in I quello _di Gae~a, eb~e _largo campo a prestare I opera sua nei serv1z1 sp1?ciah dell'arma. I zappatori, sebbene per le ecceziona li condì~ioni di · r iordinam ento e di amplia.zione in cui trc;vavasi l'esercito, sforniti -per la mnggior partè de ll'indispensabile corredo d'istruzione pratica e d i sufficiente eserr,i,zio nei lavori prnpri( d ell'arma, supplirono coll'imp'egno· -e colla costanza e non v ~nnero meno al loro t.;Ò rnpito. Una onornvol e parte venne pertanto loro assegnata nelle r icompense largite dal r e per questa campagna. Da un'attenta osservazion e sulla composizione del genio pres·s o l'esercito . in campagna, sulla dotazione ili strumenti e me zzi d'opera che ebbe a d isposizione, sugl i sped ienti c ui s i, clovc•tte ricor;e r e n e lle marcie per co mpiere a<lPqu?.}a me nte il servizio nelle avan.• g uardie , s ulle diffic0ltà incon trate per mancanza ~d i nsufficienza di mezzi d i t raino dei pnrchi, sull'a~darnento del se rvizio a mmini'F.t rativo e rli quello dei teJ,,grafi, ed in gene r e ::;oprn t utti i part ieulari dei m olt,-plici servizi de ll'r1rnw. . ved uti ne lla lor.o pratica


.. 312

IL GENJO

..

NllLLA CAMl',IGNA ll'ANCO.'<A

appJi.cazione, ne yerrà forse non piccolo giovamento per gli studi sul miglior ordiuamento del servizio del genio ·it1campagna, e specialmente per quanto riguarda la necessità di fornire agl i zappatori il materiale per i fJOnti d i circostanza, e provvederli di con:venienti mezzi dj trasporto. '

. CAMPAGNA D'ANCONA Avvertenza. - La Rivistq, avendo dato nel 1861 una, dettaglia.fa. narrazione di questa campagna, c0rre(\ata di documenti uffiziali, alcuni dei quali si ritrovano nell'opera che ora. pubblichiamo . pei: estratto, ci limiteremo a qui riportare il solo documento N. 3, il quale al punto di· vista tecnico ci sembra assa.i interessante. (DOCUMENTO

-N. 3).

ESTRATTO dal capo xr del manuale di telegrafia elettrica del professore Carlo Matteucci.

Teteg1·afìa militare. La telegrafia elettrica può applicarsi vantaggiosamente , in servizio d~gli e_sercj.ti guerreggi ari ti. Per· provare questa proposizione basta pen~are all'efficaGia• che deve avere sulla riuscita d'i un piano ·d'operazioni la celerità delle informazioni. Il buon esi to di una manovra dipende in parte da}Ja prontezza colla quale s1 possono trasmettere e ricambiare g li ordini.

\

Oltre a ciò la difficoltà di concentrare delle grandi · rr.asse sopra un dato punto n el momeu to decisivo, è in gran parte superata quando si possiede un mezzo istantaneo di comunicazioni . · Per telegrafia milit are jnt.endiamo appunto un servizio così co mbinato, da recare tutti q11esti vantaggi, ossia l'arte d'improvvisare linee telegrafiche con tale celerità, da seguire un esercito attivo nelle sue mosse: e da mantenerlo in comunicazione coutinua (~d istan , tanea coi suoi centri di comando e colle sue Font.i dì informazioni. La telegrafia militare è a n cora nei suoi primordi ; pochi ed iucerti ,sono ancora i tentativi fatti sinora. Gli eserciti al!eali in Crimea poco si giovar0110 di questa invenzione m oderna, servendusene più per cuinodità, che non come di vero mezzo stra· egico. Nella breve campagna del _185D s e ne fece un'ap. plicazione maggiore. Gli Austriaci costrussero n ella L omelli na alcun.i bre" i tronc hi di linea con piccoli p ali , muniti di un isolatore a campana· di gutta-perca, pregevole per la sua semplicità. La princi paie occupazione· del servizio telegrafico presso l'arma ta francese fu di rialzare·e riattivare le più importanti linee telegrafiche della Lombardia. atterrate o di;;trutte dal nemico nella rit irata; a questo fine servl in parte il materiale ordinario trasportato di, Francia, ed in parte quello trovato ·o raccolto sui luogo . Presso l'esercito piemontese si addottò un si s terna di linee volanti , fatte con aste . sottili ·ed alle tre metri, e con un fi lo di rame, . il q ualo se era pÌ·e· gevole per la sua semplicità e speditezza. lasèiò troppu a desiderare dal Jato della solidità. ·


314

IL GKNIO

Un vero esperimrnto di tèlegrafi.a mi li tare fu fatto nella recente carnpagpa 1860-61 dell'armata.italiana. DUf; corp i d'armata pàrtendo contemporaneamente òalla Toscana e dalle Romagne operavano l'uno nelru1?1bria, l'altro nelle Marche, fi nchè si co ngi1rnsero in Osimo per ,intraprender e unit i l 'assedio d'Ancon a. Questi due cor pi , divisi dagli A pennini , furono manten ut i nelle loro rapide mosse in conti nua ed istan' t,anea comunicazione col mezzo di d ue linee telegrafiche, in parte stabilite con mol ta celerità. Nella fazione campale sul Garigli ano, l'ala destra e sinistra erano in comunicazione istantanea fra loro o col quar tier generale, p er mezzo· di tre stazi,oni telegr afiche impi:ovvisate a S. Centore, Castrese ' e Sessa. Nei· primi due giorni dell'assedio d'Ancona furon? costrutti attorno alla medesima circa venti chilometri d i linea telegrafica ed impiantato oinquo stazioni. L'ala destra, la sinistra e la flotta erano in comu - . · nicazione diretta ed istantanea fra loro e col quartier generale, e questo colle alt.re· linee tE:legrafiche · del regno . Attorno a Gaeta si costrussero non meno di quaranta ch il€fmetri di - linee telegrafiche, · con sei stazioni per il servizio escl usivo dell'esercito. Gli avamposti e le b att@rie comunicavano direttamente fra loro e col qu"l.rtier generale. Tutti questi esperimenti ch e soddisfocero pienamente i comandi militari che dirigevano le operazioni di g uerra, di mostrano che la telegrafia può realmente applicarsi con vantaggio a quelle operaziòni, e che perciò merita d i essere studiata COD attenzione. · Con tale scopo esporrò alcune osservaziom suggerite dall' esperienza di quest'ultima ca.rnpagna, e che

, NELLA CAMPA GNA D'ANCONA

3 15

devo specialmente alle informazioni fornitemi da un nostro imp iegato, il sig. Viale, che ha av~t•' molta parte in q uelle costruzioni. I

La _celerità della costruzione è la prima eondizione di un buon servizio telegrafico di campo; la.stabi lità, la d urata e l'economia vengon poi Un esercito B.ttivo fa rapide marcie, e coutromarci e; valica montagne, passa fium i e torrenti; i suoi avamp osti s'inoltrano talvolta per se·ntierì poco battu ti ; il telegrafo diven ta inutile, se non p uò segui re l'armata con pari Tapidità in ogni luogò . Questo materiaiJe telegrafico adun que dev'essere fa. '( I c1 mente trasportabile, r ichiedere brevi operazioni p( r essere attivato, essere dotato di su fficiente solidità per aopportare quelle mutazioni r apide e frequenti alle quali è costretto. È chiarO' che tutte queste operazioni non si possono semprri ottenere che a spese dell'economia. Ci sembra tuttavia di poter stabilire che là qnalità indispensabile di un servizio telegrafico militare sia la massima semplicità. Tr~tteremo separatamente delle li nee telegrafiche di campo e degli apparecchi più convenienti. Le linee telegrafiche d i campo hanno p èr iscopo di mettere un corpo d'armata in comunicazione con una delle linee stabili fo rmante Ta rote telegr afica del paese, oppure d i mettere alcnn i corpi in comunicazione fra loro, o di m antenere .in relazione continua le varie parti , tra · loro divise, di uno stesso corpo. Spesso ancora si tratta di ristabilire una o più l ine(~ ordinarie d istrutte çl!,tl nemico.


316 •

IL GF.N_I O

Ni;ll.A CA.IIP .-IGNA . o'Al\CONA

. Per· linee ordinarie i11tendiamo quelle ·linee stabili, che qggi abbracciano tutto il continente europeo , mettendone in cornunieazione i centri più popolosi commercianti. . Non si può prestabilire in modo generale il miglior ;istema per q uestt di versi casi. La distanza dei pu~ti da riunire, la natura del ter · rena, la durata presunta del servizio, sono acciden talità· che modificano va1;iamente il problema. · Le linee ordinarie che si estendono e rarì1ificano in tutti i sem,i, congiunte fra loro e con t utte le altre del continente, hanno un'importanza capitale per un esercito attivo. .. ·Per il ristabil imento delle medesime quando il ne• · mico ne ha distrutto il materiale, bisogna avere una ' buona provvista di pali secchi e sottili affinch è siano di faci le trasporto; ed a,lti dai 5 ai 6 metri alrneno, onde , tenere il filo a tale altezza ' da lasciar libera l~ circolazione in · tuttì i sensi ai soldati di cavalleria .e di fanteria . eçl a i carri. Bisogna a vere il sistema di isolatori solidi ..e di facile applicazione. · È prudenza d i tracciare, per q ua.:ito si può,_ questi nuovi tratti di lioee un po' discosti òalle grandi strad11 affine di teoerli fuori del pericolo degli urti della gran quantità di _c arri che seguooo la truppa: . · · Bisogna.infine dar loro una certa ~ohdariet_à taoto er la durata e;he debbono avere essendo come 11 peroo ~elle a.ltre, quanto per mettere il fil0 ed i pali in salvo dalla rapacità dei soldati 1 e lfol personale . che segue l'armata, i quèì,li hanno il mal vezzo, e ciò successe nella a uerra del 1859 ed in quella del 1860-61 , di appro;riarsi, semprechè lo possono fare facilmente ed

imponentemente, il filo ed i pali per i loro us1 particolari.

u

Il signor Cappa , ispettore capo dei telegrafi , che dirigeva il ser vizio telegrafico nella campagna del 1860-61 ide_ò un sistema di linee miJitari con un isolatore di vetro . a campana . solido e di_foci le e pronta . applicazione , senza bisogno di attrezzi , · il quale si' potrebbe impiega're con vantaggio io -tali circostanze. Negli altri casi le linee son o per lo più d i b reve durata, e richiedesi soltanto fa massima celerità. P er queste . linee dette volanti, il materiale f>ÌÙ op• portuno , a nostro creder e , sarebbe il filo di rame coperto ·di gutta-p1erca ; oppure filo di rame semplice con isolatori a rotella di porcellana o di ter ra· cotta. Questi dtie sistemi · furono largamente applicati in quest'ultima campagna con e·sito soddisfacentissimo. Le linee di filo' d i r ame éoperto di gutta-perca riuniscono . alla massima semplicità il buon is01amento e la facilità di traspor to e d'applicazione. ·' Questo filo si può sospen dere con chioçl.i ordinari ai muri ed agli alberi , n ascondere nei so~chi df un . cam.po· e sotterrare nei passaggi delle strade. Si trasporta facilmente con bestie da soma, od a spal le di uorn iÙi l ungo i sentieri'°, pei i campi ed i boi;:cbi, per erte sali te. Col medesimo. qualunque sie.n o le difficoltà del terreno, si possono sempn: ed in poch e ore costrurre parecchi chilometri di linea provvisoria.

su

.Nei primi giorni dell'assedio di Gaeta fu costrntta una linea telegrafica lunga 8 chilometri.circa dal quar-. t ier generale alla batteria di monte Tortona. Questa linea condotta · per due lunghe vallate e per _ una rapida salita alla sommità del monte Tortono , per


318

3.19

I L GENIO

NJH,LA C,lhll'AGNA D'ANCONA

la maggi9r parte attraverso a fol ti olivet i e per dif-

ricevere il filo coperto di gutta-perca hella telegrafi~ militare.

fi cili sentieri , ,in quell'epoca praticabi li solo dai pedoni, fu cost.rutta in meno di otto ore e funzionò benissim o per tr e m esi consecutivi , dal lo novembr~ 1860 sin verso il fine di febbraio 1861. Difficilmen te v i si sarebbe_ri\)scit o con pali eèl. isola:tori secondo il sistema comune, per le difl:ìcoltà di trasportare qu esto materiale pesante; e per la moltitudine d i olivi fi tt i e frondosi. Invece con un semplice filG> di rame vestito di gutla-perca, protétto esteriormente da un t essuto d i cana.pe, appoggiato s ui r ami degli olivi , e fissato di tratto in tratto con un semplice chiodo ad un albero di- a lto fosto, si ottenne pienamente lo sco po desiderato. Questa linea esposta ai venti im petuosi, alle pioggie e tempo ral i che infuriarono colà in dicembre e gennaio in luoghi dove circolavano d i continuo truppa e carri. non fu .c;oggetta ad- in t<~rrnzion i maggiori di q uélle ch e succedono sulle li oee -ordinar.ie , costrutte con -tutte le precauzion i di stabilità e 'SOiidità. • Gli avam posti del borgo sot to Gaeta furono nello stesso modo ri uniti al q uartier generale: guesta specie ·d i cordone fu sospesa con chiodi ai pali deUa vecch ia Iinea, ri masti in piedi ; oppure alle case del borgo fiaucheggianti la strada. Questo. lavoro fu eseguito celer emente sotto il fuoco _ d iretto della ,piazza, che ten tava disturbare l'oi,.;erazione. Cogli alt ri ·sistemi ch e rich iedono un certo tempo per p iantare il palo e colloéare il filo , non st sarebb e p~tut,o r ius~ire, ed avrebbero costata la perd ita di molta gente . Potremmo ancora citare vari i alt ri esempi in proposito: questi perèl> ci sembrano sufficienti per dimostrare quale larga e vantaggiosa applicazione possa

L'isola tor:· a rotella è una g irella di porcellana 0 di terra cotta, cbe si fissa con una v ite o con un chi-odo a guisa d i pernio, ed ha una scannellatura sulla circonferenza per ricevere il filo . Esso è semplice e solido; si applica con un chiodo a qual un que palo, albero o muro di casa; dà un- isolamento sufficiente anche nei t~mpi piovosi, non r ichìede materiale apposit~ che l'accompagni , e si addatt.a a qualunque sostegno. La linea di campo che cingeva Anc-cma durante l 'assedio, l unga 20, chilometri, con cinque stazioni telegrafiche, fu costrut ta in meno di due g iorni con pal i r accolti sul luogo, isolatori a rotella e fi lo di ram.e rtncotto, fun zi onò perfettamente sei g iorni con soddisfazione e vantaggio dell'esercito assediante. Sul Garig lia.no , con q uestj isolato_ri fi ss.i ai pali od a.gli alber i , e con filò di rame, si gittò in m eno d i cinq ue ore una linea di 10 ch ilometri, con tre stazioni. Un più largo e sodd isfacente esper iment o di questo sistema si ebbe n ella linea fra Mola di _Gaeta e Sora. Questa linea, l unga 90 ch ilometri, con tre stazi oni i n Mola , in Pico e in Sor a fu costrutta in- ·cinque g ior·m appena impiegandovi fi lo di len:o N. 16, 2,000 rotelle e 1,200 p aÌi a lti dai 3m ,50 a -5rn, 50_ E non ave-ndo una q uanti tà sufficiente dì pali si sospese il fi lo agli alberi, e, dove si po tè, ai muri delle case. Questa linea ser v). a mantenere le com unicazioni fra il corpo di t r uppa comandato dal ge-nerale De-Sonnaz, che operava contr o i reazionari nel distretto di Sora e sul confi11 e Pontificio, ed il corpo d'osservazione d istaccato i11 Pico, il comando s upremo dell'assedio. in


320

NELLA CAMPAGNA n ' ANCONA

H. GIO~ I O

Mola., ed il go,ver no di Napol i; e ne rese più efficar.e e ;;icùra l'azione h1erGè la prontezza colla quale, malgr ado l~ forte distanza, si trasmettevano le informa zioni e g li ordini .. Questa. l inea funzi onò per tre mesi continui; il ser~ vizio procedette· con sufficiente regolarità ; e se si manifestarono sulla medesima. pi uttosto frequenti interruzioni., che è 'altronde erano prontamente dparate , n on fu tanto pei vizi suoi , quanto p er malizia di agenti reazionari appositamente assoldati a qués.to scopo.

"

ASSEDIO DI CAPUA Il personate del genio all'assedio di Gapua, era composto del : Tenente generale llenabrea, comandante superiore; Maggiore Oarneri, capO di stato maggiore;. Capi tani .Doix, Boetti, Durand-de la-Penne, appEcati; L~ogoteneriti Fer7•e7•0, De-RenzÙ, Fo1·te.e· Codebo; . Compagnie 1\ 3\ 5a e 10"' del 2° reggimentc, zap.pa~ori. (DocuM~:NTo _N. 11). RAPPORTO sulla parte presa- dal corpo del g enio nelle operazioni mil"itari contro la piazza di Capua.

, Jl giorno ·26 .ottobre prossimo passato i I comando · ;;uperior e del genio militare ricevette ordine di Ia::.ciarr~

ANNO 1:x, vol. 1ir. -

-~

321

i l quar tiere generale princi.p ale per seguitare il V corpo d'armata incaricato delle oper11zioni m ilitari contro Capua agli ordini dell'E. V. Per taìe determinazione parti vano il giorno stesso assieme alla colonna comandata dall'E. V. : Il col'nando su periore del g<=znio all'armata; Il comando del genio · presso il V corpo; . Le compagnie l i\ 3 3 , 5• e 10" zappatori ; Il parco di riser va. D.urante. la marcia per giunger e s otto Capua, le truppe del genio trovandosi spr ovviste d el materiale da ponti , furono irnpiE>gate a p reparare e rendere praticabili alla colonna gli esistenti pa~si del Volturno, dovutosi varcare1 per tre v olte: la prima sotto Santo Angelo d' Alife, colla. formazione delle calate d'accesso ai g9adi; la seconda allo scalo d' Alife, dove fu stabilito, in aggiunta a quello esi.s t ente, un secondo porto natante, e finalmente al passo di Cajazzo, dove lavorarono al consolidamento del ponte alla Birago stabilito dai pontieri d'artiglieria. Giunto il corpo d'operazione a Santà Maria il dì 28 ottobre, e stabilite, di concerto coll'È. V. nella ricognizione generale fattasi d ella piazza di Capua , le posizioni meglio appropriate allo stapi!imeuto delle prime batterie, gli uffiziali dello stato maggiore d el genio, co.Jl'oper a dei zappatori e dei lavoratori di fanteria, posero mano immediatamente all'esegui men to delle medesime, che fu intra preso la sera del giorno s tesso in due punti, e quindi proseguito nel modo che a ppare. i n seguito e dal piano dei dintorni di Capua qui unito. · · La 5' compagnia del genio, coadiuvata da due com~ Ragnie di granatieri, venue impiegata. alla formazione 2 (.


322

Il, GEXIO

di una batteria per sei pezzi d'artiglieria , con spalle~g ia menti s ulla destra presso il Volturno, sotto la direzione d~l capitano Dcix, addetto a questo comando super iore. Ta le lavoro, jn cominciato alle 8 della sera del dì 28. era compiuto alle 10 del mattino del di seguente. Qllesta b atteria, per la nuova d i~tribuzione data alle t r uppe dell'assedio, fu quindi rimessa all'esercito m eridi onale. La 10" compagnia, col concor,;;o parimenti di due compagnie di granat ieri, intraprese nella stessa notte del 28 . sotto la direzione del capitano signor Boetti. puro addetto al comando superiore del genio, la costruzione delle due b atterie stabilitesi sulla destra della strada di Santa Maria a Capua, presso le cascine Vitale e Saulle. La batteria Vitale, di N. 4 obici , era compiuta o pronta ad esser e armata la mattina ùel dl 31 ottobre La batteria contig lla di due mortai, intrapresa nel dì 30, era compiuta il mattino del giorno susseguente. Il lavor o V'élnne eseguito con diligenza ed attività partie.ilare, rivestite le can noniere e costrntti alla prova i necessari riposti gli d elle cariche. Vennero pure form ate due traverse di defilamento _lungo la strada d'accesso , e scavati lunghi tratti di tri ocea per riparare il battaglione comandato a sostegno dei lavoratori. Questi lavori furono eseguii i sotto il fuoco del nem ico. Il dì 29 le d ue compagnie del genio 1a e 3', che erano rimaste al ponte di Cajazzo, furono chiamate a Santa Maria', dove giunsero il giorno stesso assieme· al parco di r iserva, che trasportavasi il dì segueote al casino reale deìla ten uta di Carditello , p er essere

Nli:1. 1,A C.ll,IPAGNA

o'..1NCONA

32:l

in prossimità dei lavori da intraprendersi sulla sinistra dell'attacco . Era primo divisamento , nello scopo d i far convergere sulla piazza il massimo numero dei fuochi, stabilire una batteria sulla sinistra innanzi al ripiegamento della strada di Capua alla Torretta, con unabatteria intermedià fra questa posizione e la batteria Vitale. La ricognil ione locale del terreno, fatta assiem e al maggior generale comandante l.1 divisione, chiarl la impossibilità di eseguire qnesta seconda batteria senza la preventiva formazione di una prima parallela, essendo affatto scoperta ivi la campagna, e battuta dalle a rtiglierie della piazza. Non avendosi mezzi , nè tempo per tali lavori , s1 stabilì di por mano alln. · costruzio ne di una batteria per sei pezzi, nella località presso la cascina San Vito, con azione partic·olare cont ro il rientrante dell<1. porta di Roma, e sulle comunicazioni esterne della piazza da quella parte. Questa batteria fu intrapresa nella sera stessa del dì 30, sotto la, direzione d el capitano signor Doix p redetto, coll'opera della l " e 5" compagnia del genio, coadiuvate da un battaglione del 4° r eggimento g ranatieri . Gli strumenti alle truppe di fanteria vennero forniti ùal parco di riserva. ... È degna di oota. l'att.ivjtà colla quale v enne condotto il lavoro , per m0do che nel mattino e prima che il nemico avesse potuto notare l'impianto della batt~6a, già era la medesima compiuta e messa al coperto la comunicazione d i 280 metri di trincea, scavatasi per accedervi dallo stradale della foresta. In tutta la. g iòrnata del 31 questo lav oro fu prose-


lL GE"10

guito sotto il fuoco della piazza da tutti i lavoratoi'i sopracitati; · senza c:hè perciò siasi il medesimo per nu lla ·rallentato , sicchè l'armamento della batteria. venne intrapreso la sera del giorno stesso. Tutte le irnportan.ti opere so,1 ra indicate vennero condotte con tale operosità e diligenza che in tre giorni e tre notti di lavoro furono ultimate , cd il fuoco delle batterie potè cominciare il I novembre ·_ alle 4 pomeridiane, g iusta gli or dini dell'E. v. Durante l'azioue delle nostre batterie contro ·1a piaz~a i z_a ppatori del genio rimasero applicati allt~ c~ntmue riparazioni rese necessarie dal vivissi mo fuoco npostato dalle art.1gller.ie nemiche, nel quale arduo e pencoloso lavoro restò ucciso lo zappatore Lusardi Angelo della ia compagnia. • In questo stesso g iorno, a secònda degli ordini del!'~_- V. , si presero le disposizioni necessarie per stabilire un puute stabile sul Volturno in Grazzanise. Il commissario cav. Inverardi raccoglieva ed inviava sul sito_ tutte le necessarie provviste di legnami e ferramenti procacciati in Santa · Maria. La 3a compagnia fu inviata da Santa Maria a Grazzanise il dì 31 per intraprendere 'tale costruzione, e la sera del 2 novembre già erasi stabilito il passaggio col mezzo di due ponti nataI1ti, · capaci di transitare 50 uomi_n i per ogni t~aversata. Alia 3a compagnia in Grazzanise ~enne aggwnta la ia, che vi si recò èiopo _, l'ulti?1azione della batteria di San Vito a cui prese • parte.· Nello scopo di proc"acciare le nozioni locali del ter, reno e delle adiacenze della piazza , necessarie pe r poter ~stendere e proseguire le operazioni d'assedio. quandò l'~ffetto delle prime batterie contro la · pìazz,~ O

:325 non avesse bastato· a determinare la resa, fu ordinato ,,d capitano D~ La Pent1e e tenente Ferrero una ricog uizione speciale del terreno sulla destra del Volturno, ~otto il bastione della piazza , nominato lo Sp{lrone , . Questi due uffiziali eseguirono COif intelligenza e coraggio ta.le operazione , e rassegnarono in apposito rapporto le importanti osservazioni racc0lte. A provvedere parim ènte pe.rchè una sufficiente q uantità dei materiali d'assedio fosse in prouto nel caso in cui si dovessero intraprendere ulteriori lavori, venne ordinato per mezzo di speciale provveditore un taglio abbondate di ramaglie, appropriate al confezio~ namento di gabb,foni, fascine e simili. Il genio militare dell'esercito meridionale, sotto la d irezione del maggior Ven·di, faceva eseguire le0 opere cbe sono descritte a l qui unito rapporto. dopo essersi per akune di esse concertato con questo superiorè comando, giusta le d etermin azioni prese di concerto coll'E. V. e col supremo comando delle trui)pe di q uell' esercito. Al rapido impianto delle so-pradescritte opere d'attacco , che hanno determinat~ in sì breve tempo la resa della importante piazza d i Capua, • banno contribu ito lo zelo infatica.bile e la coraggiosa oper0sità di tutti gli nffiziali e della truppa del genio. M•1 riservo di segnalare alfra volta, guan'do l'E. V. !0 crederà opportuno, quel!( che ebbero occasione di rnatYgiorrneute d isti nguersi in questa brillante circostanza; 11è posso tacere l'impt::'gno e l'attività grandissi ma dimustrata Ì\; tale occasione dal personale di r.outabi li1 à, che si adoperò, come g ià. in Ancona, col ma.;,simo zelo n,el procacciare le i'mpc,rta nti provviste 0Gcorrent1 e nella rnt,r thlli:ione dei bworatori milit,;l(Ll,A CAMPAG N A

o ' ANCONA


.. 326

327 reggimento granatieri di Lombardia l'aiuto di due compagnie, colle quali feci incammmare la 5" com• pagnia dei 'zappatori qel genio. Queste truppe s'accamrarono vicino allo stràdale, e si diede immediatamente principio al lavoro . Il sito della batteria essendo nascosto e coperto da fol ti alberi delle vicinanze , si costrusse la medesima per sei pezzi in barbetta, dando al parapetto la gros sezza di 6 metri ed un'altezza di circa 1 metro. Il suo ~vilupp_o a dente era di 4_0 metri con spalleggiamenti _laterali per la fanteria. La batteria era ultimata alle ore 10 antimeridiane del giorno 29. NELLA CAMP,1GNA u'AM,OKA

IL GENIO

tari, avanzandosi all'uopo anche sotto il fuoco della piazza, Al presente- rapporto si uni~r-oncr quel li speciali trasmessi dagli uffiziali incaricati della costruzione delle batterie, con~dati dai r elati~i disegni. Non posso shiudere il presente rapporto, se.nza se. gnalare all'E. V. il eoncorso efficace prestato costantemente nell'esegui mento dei soprascritti la vari, e nel sostegno degli zappatori del genio dagli uffizia.li e dalle truppe del 4° reggimento dei g ranfl,tieri di Lombardia e dal 16° battaglione bersaglieri. Santa Maria, 3 novembre 1860.

It luogotenente generale

/latteria S. Vito (estrema sinistra del fron,te d'attacco).

Comandante superiore del genio all'esercito MENABREA.

(DOCUMENTO

·N. 13) . .

RAPPORTO sui lavori per l'investimento e l'assedio della piazza di Capua dal gfurno 28 ottobre 1860 al giorno 2 novembre· d ello stesso anno.

Batteria Capuce (estrema destra del front~ d'attacco). In seguito agli ordini ed istruzioni ricevuti dalla S . -V. lii. il giorno 28 ottobre p . p . sul ponte di Sant'Angelo allo scopo d ' intraprendere una batteria di (5 obici da 22 sull'altipjano situato nelle vicinanze della cascina Oapece, io mi portai allo scafo di Cajazzo, per .. ivi richiedere dal signor colonnello c_o mandante i1 4°

..

Per la nuova distribu zione delle truppe d~assedio si dovette cedere all'eser cito meridionale la batteria Capece, e, dietro le indicazioni somministratemi dalla S. V . Ili. il giorno 30 dello stesso m ese io mi porta_i oltre la cascimi S Vito, per esam inare il sito della batteria che dovevasi stabilire, al triplice scopo di battere d'infilata il fronte Santa Caterina e direttamente il ponte . non che i bastioni Amalia e Carlo. Dietro la s u mmenzionata ricogoizìone io pr esi le opportune disposizioni per il pronto int.r11prendiniento dei lavo6. La 5a compagnia eornandat.a dal luogotenente signor Anderlooi giun_geva. alla foresta atle ore 6 lt2 pomel'ldiane, e conduceva seco un carro di f:i,500 sacchi da terra estratti dal Rarco di r iser va, uoJJ che u na provvista di strumenti eia zappa e s'incamminava verso la cascina S. Vito, men~re io stavo aspettando al Casino


0

NE l,LA CA:lll' AGNA

lf. GENIO

r ea.le la 1a compagni a per quelle disposizi0ni che eran n necessarie. Intanto la 5a compagnia s'occupava della cos truzione di una traversa-hatteria, a cavallo della str<1da da Santa Maria a Capua, p er guarentirci dalle scorrerie della cavalleria. Alle ore 8 giunse al Casino r eale la l n eompagnin comandata dal ca pitano signor Geymct. e t oi;;to s'avviava alla cascina S. Vito. Ivi, tracciate le opere da eseguirsi, si disposero ln t.ruppe tanto del genio come d ella fanteria (4° g ranatieri) e si principiò il lavoro s u tutta la linea. Dallo stradòne alla b atteria si prati cò una trincea a zappa semplice, di 3 metri di larghezza per 1 m et rn di profondità, e per uno sviluppo di :.>RO metri ; t: questo lavoro v enne da me affidato alla 1"· com pag uia zap patori coadi uvata da una comp:i gnia gran at ieri. La 5a compagnia costruiva intanto all't•stremità dell,1 trincea una bat_i eria, dandole un'esten sione di 41 m etri con una grossezza di sm.50 ed un rilievo di 2m,20. Un'altra compagnia granatieri la coadi llvava in questo lavoro. S i form arono N . 7 can non iere ed il rivestimento interno come pure lf.! guancie delle stesse cannonier e furono formate con sacchi da terra ; la s trada coper'ta si congiungeva all a batt-eria mediante uno spalleggiamento di I 1 metri , e la sinistra d ella battrria ri11forzavasi eziandio con uno spalleggiamento di 15 m etri circa . nel quale si praticò n ella. n0ttl~ d el 31_ un magazzino da polver e a p rova di b omba Mediante la solerte cooperazione degli uffitial i delleduo compagnie del genio, e l'attiva sorveglianza degli u.ffiziali del 4° reggimento grana tieri, i lavori proseguirono talmente che alle 8 del mattino susse~uente

.,

o' ANC'ON A

::i29

(giorno 31 ), tutt.i i lavoratori erano al coperto , ed il vivo fuoco della piazza non pot è danneggiare r1 lcuno. Alle 5 poJu eridiaoe dei g iorno 31 la. t.rincea e ra ul · timata, n on che la batteria ; e l' artiglieria vi fece trasportare 4 obic•i da. 22. A difetto d i pai uoli, ch e gi unti n on erano ancqra, si trasportarono alcuni tavolon i e travetti estratti da l cari~arueoto del sig nor coloo nello del 4° g mna t ieri. Verso la. mezzanotte g iunti da Napoli gl i opportuni paiunl i, si miser o a sito e la ma ttina del 1° n ov embrn la batteria era in ordine. Vi si t rasportarono poi i due cauooni rigati prov enient.i da t\apoli, cd alle 4 pomeridiane si principiò il fu oco. Durante la not te s'era dato p rincipio alla costruzione di una traversa n ella trincc·" , nella supposizione clu: il oernico a vesse costrut to una batteria d'infilata sulla Hponda destra del Volturno. , Si apparecchiò il materiale necessario, e non si ebbe occasione d i completare s imile lavoro. Né! difetto di artiglieri consegnata la batteria o 1 sig nor capita no Savio , un distaccam ento d el geni 1) della 5a. Cùmpagn ia era p osto sotto gli ordini del m edesimo per quelle riparazioni che avreb hero potuto uccorrer e. Si impiegarono per simili lavori circa 7,000 sacch i <fa terra; e per '24 or e vi lavo rarono in media 300 ·uomini cioè 100 za ppa tori e 200 soldati d i fanteria. In m eno cii ~4 ore la batteria era in istato di ricevere l'armctmeoto, e q uesto risulta to è dov uto in grau parte all'attiva e costante sor vC'glia.nza degl i uffizial1 tutti delle. due compagnie del genio, non rhe dall'atti va sorvegl ianza eser citata dagli uffiziali d ei g ranatieri e principalmente (kl maggiore dr l 4° battaglione si g .


·330

1

I L Gb'.NIO

Nl!: LJ.A CAMPAGNA D ANrONA

cav. Lostia di Santa Sofia e capitano Dulac del 2° , battaglione. (DOCUMENTO

Godo di potere in questa circostanza segnalare com ,i maggiormente meritevoli di particolare d istinzione 1 seguenti inq_ividui: Della l" compagnia: Il signor cap itano Geymet Enrico; I signori luogotenenti Zucchi Emilio e Ztnati An~ · t pnio; I sergenti Zo Giuseppe e Fm·rnaggini Francesco; I caporali lmbacco Domenico e Ferrero Giovanni; Gli artisti di 2a classe .To1·ti Giovanni e 1 Guidett1: Giulio. Della 5" compag nia: I signori luogotenenti Anderloni Gio. Battista e 1'1usini Enrico ; Il furiere Nicolini Teodoro: Il sergente Na1·di Ambrogi o; I ca porali Zanone Felice , Oragha Stefano e Zo GiOYfl,Dni. Mi r iservo poi ·di .far conoscere più p articolarmente alla S. V. Ili. i rn erH.i relativi di quefti individui, nel caso s i dovessero proporre per qualche r icompensa. Santa Maria, 3 novembre 1860.

Il capitano del genio incaricato della direzione dei lavori nelle batterie Capece e S. -Vito

Do1x.

331

N. 14) .

RAPPORTO sui lavori per lo investimento e l'assedio della piazza di Capua dal giorno 28 ottobre 1860, al giorno 2 novembre dello stesso anno.

Batterie verso le cascine Vitale e Saulle. Sul pom erigio del 28 ottobre riceveva ordine dall a S . V. Ill" di a,ccompagnarla nella r icognizione che era per fare verso la strada ferrat,a, per v edere q uale fosse la l ocalità più adattata allo stabili mento di LlDa batteria. • Recatasi la S. V. ·IIP sulla lioea degli avani.posti dell'ar mata m eridìonàle.e ricu11osci L1t e successivamente le adiacenze della ferrovia, la. località detta dei cappuccini ed il cimitero, portavasi sulla d estra della . strada che da Santa Maria conduce a Capua, e v isi~ tate le due cascine Vitale e s_aulle ordinavami di stabilire in tali località due batterie, una per 4 obici, ·ed un'altra per due mortai, ricercando nello stes~o t empo t utti i mezzi possib ili p er tenersi al coperto, e non attimre l'attenzione della piazza s ulle opere da erigersi. Pér compiere tale lavor o la S . V. metteva à mi a disposizione la 10" compagn ia zappatori, e d ue compagnie g ranatieri. · Verso la m ezzanotte, fra il ~8 e 29, _giungevo alla cascina Vitale colla 10" compagnia zappatori, ed un :1 delle compagni€ gr anatieri . .

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li. GENIO

Ricotl0scevo n uovamente col capitano comandante la 10a compagnia zappatori e suoi uffiziali, le due c;i scine e lor o adiacenze, per fissare la p·osizi0ue del lfl due batterie e la comunicazione fra l'una e l'altra . Trovai n el giardino che sta avanti alla ..çascina Vitale e che è segnato A nell'unito schizzo, località adatta per costrurre una batteria capace d i 4 obici. 11 muro di cinta. nel giar.dino e gli alber,i che eran9 a vanti lo :stesso· coprivano il oost.ro lavoro alla vista del oemieo. Tracciata la batteria distribuii i lavoratori per modo che n ella notte compiron_o un movimento considerevol e di terra. La cascina Saulte collocata a 100 m etri circa avant i la casoina Vitale afferiva pure un giardino B aveoj B a poco presso le stesse q Qalità _d i quello della cascina Vi.tale, ed adattissimo per stabilirvi una batter!a tl i due ·mortai. Era mio intendimento 1a; batteria tracciare ed incom incia~e contemporaneamente alla prima; ma non mi fu possibile percb è i lavoratori non sarelvbero .stati ab bastanza ·protetti; pel)sai perciò d'aspettare a tracciarla, quaodo una nuova disposizione degli avamposti assicurasse bastantemente i la voratori. Anzi a m aggiore precauzione lasciava una p arte dei , g raqatieri io ri nforzo al picco1o posto che era dietro la cascina Saulle, ed all'albeggiare essendosi aper to un fuoco di fuciler;ia fra gli ava mposti, i granati eri si distesero anc;h' essi in catena per coprire rne~lio i I giarJ i no dove si stavà lavorando . . La batteria Vitale venne terminata il mattino.del 31. com presovi il relativo ri pastiglio µer .le ca.riehe a. prova del la bomba. Vi lavorarono da 15 a 20 zappatori e '10

NELLA CAMP AG NA D' ANCO~A

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g ranatieri. Venne armata · nel pom erigio d ello stesso g iorno 3I, dalle 3 alle 5 .. Come appare dall'unito disegno, assegnai al ~para• petto la gro8sezza di metri 6, l'altezza di m etri 2,50 del terra.pieno. Le canno~re sono oblique alla linea di fuoco, perchè' dirette a. battere l'· estremità_ destra della città, dove sorgono, la caserma di artiglieria, l'arsenale, ,la po1veriera , La scar pa interna del parapetto e le g uan ci.e delle cannoniere furono rivestite con dei sacchi da terra. ':l'emendo un fuoco ·vivo dalla faccia del bastione Olivà:rez , che restava un poco alla nostra d estra , c:ostrussi un ri8'.'0lto., e nelJ' angolo formato da tale risvolto col pa;·apetto costrussi· il ripostiglio delle cariche. Volendo stabilire una comunicazione fra la batteria che si co~trui va alla cascina Vitale e quella che si sa:r:ebbe costrutta alla cascinà Saulle, osservava che dalla grande strada di Saota Maria a Capua, per andare a11a cascina Vitale era vi una strada che -mentre per a lcun tratto mantenevasi a livello del terreno circostante ' in seauito incassavasi, e passava fra le cascine O Vitale e Sa·ulle e toccandole ambedue.• si dirigeva verso piazza. Presentavasi tale strada 'com e m olto opportuna per la comunicazione fra una batteria· e l'altra,_ quando -col mezzo di qualche traversa si fosse riparata dalla vista dir etta della piazza. Tracciavo per ciò la mattina del 29 la trav ersa G, a cui assegnavo u oa grossezza d i metri 3 sopra il pia.no della strada ed ayrivo in M ed in N ·d u•) rampe, un a in discesa e l'altra in salita e


334

IL GENIO

Nt:LL,I CAMPAGNA D'ANCONA

per cui facilmente dalla batteria A si riusciva dietro la casa Saulle. Vicino alla rampa N costruivasi pure una traversa della grossezza di mètri ~,50. Per facilitare all'artiglieria il mezzo di portare alla ' batteria A i quattro obici, evitando le svolte strette della istrada incassata si aprivano tre aperture Q, R, S attraverso ai muri del giardino, ·p er cui i pezzi delle britterie abbandonando la strada precedentemente ci. tata, al punto in_ cui questa comincia ad incassarsi, potessero attravar_sando i campi ed i giardini portarsi più faci11Ì1e nte alla lettera A. • . Cangiatasi nena notte dei 30 la disposizione degli avamposti, e destinato- a proteggere la cost ruzione di queste batterie il 16° battagliont:: bersaglieri (tenente colonnello Pallavicini), posi mano al tracciamento della batteria mortai nel giardino B. Ad assicurarmi da ogni possibile sorpresa per parte _ del nemico, mi avanzavo éolla scorta di àlcune qua'drig1ie di bersap:lieri in comragnia del tenente colon.: nello marchese Pallavicini fino alla cascina fuori del bosco, che copriva la nostra battèria alla vista della piazza. Assicuratici che Lale cascina non era tenuta dal nemico, ritornavano al luogo· del lavoro, quando, sco• perti dal nemico, fummo salutati da bene aggiustati tiri dell'artiglieria della piazza. Il lavoro procedeva celerameote, ed al mattino ' del 31 era compiuta la batteria, e pronta ad essere armata. La battfria Saulle._ per due mortai, fu interrata di un metro , e si può calcolare vi abbiano lavorato ~a · 10 a 15 zappatori e da 25 a ·30 granatieri.

!l r ivestimento interno fu fatto con gabbioni 11 parapetto ebbe metri ?,50 di grossezza e metri 2,30 d'altezza.

335

A questa batteria si tracciav~ un risvolto E e contro

ad esso costruì vasi il r ipostiglio per le cariche. Per coprir.e la comunicazionA fra questa batteria e la cascina r etrostante si costruiva la traversa F. Veniva armata tale batteria alle 4 pomeridiane del 31 co_n due mortai da ~2 centimetri. Quantunque queste batterie fossero coperte alla vista del nemico, dai muri cci uoli dei ·•giardini, pure fu r ono sovente molestati i lavoratori dal fuoco della piazza, che vedendo attendamenti di tr uppa prossimi a tale local ità> d6bitava che qualche lavoro si faéesse. La ·mattina del 1° novembre i nostri avamposti mi avvertivano di aver veduto verso i limiti del bosco àlcuni uomini che porta:vano terra e materiali. Temendo che il nemico tentasse qualche lavoro nella strada grande-d_a Capua a Santa Maria, pensai di assicurarmen e personalmente, e feci domanda al tenente colonnello Palla vicini· di alcune qùadriglie di scorta, che non solo aderì. ma volle venire egÙ stesso, e ripetemmo così la ricogn izione di duP giorni avanti accertando:;i che nessun lavoro facevasi per partè del nemico, e che solo era qccupata da l medesimo una casa co-llocata 50 metri circa avanti il bosco. Per proteggere le truppe déstinate a guardia della batteria:- orctinava la riduzione a trincea d'una strada incassat a, ·che dalla cascina Saulle metteyi1 alla strada da Santa Maria a Capua, ed un'altra trincea a questa parallela e posta alquanto più indietro, costruivansi i bersaglieri stessi nel giornl.1 31 per coprire il grosso clel battag lione che doveva rimanere in· qu81 luogo.


3:Hl

Il, GM'IO

NRLLA CHIP AGNA

Temendo che per la slrada grande da Capua a Santa Maria fosse facile al nemicq tentare un colpo ardito s ulle batterie, ·f aceva eseguire nella notte dal 3l-ottobre al }0 novembre una forte abbattuta d'alberi attraverso la strada, e nella stessa notte compivansi varie trincee da. me tracciate, il giorno antecedente, e destinate a facilitare il tràsporto 'd elle munizioni da fooCO · del deposito (cascina Taverna) alle batterie quando il fuoco del nemico fosse violento. Lo svi-luppo delle trincee scavate giunse a metri 300 circa; esse furono ~cavate da due compagnie della brigata del Re. La mattina del IO oòvem bre lP batterie erano a rmate e pronte a far fuo co. L'artiglieria avendone preso possesso, il còmpit'o del Genio era fi'nito. Veduto però che l'artiglieria difettava di uomini per riparare i danni che il parapetto avrebbe sofferto, rivolgeva al comandante la. 10a compagnia z~ppaton sig. qa~biauo perchè lasciasse un distaccameu~o zappatori per ogni batteria durante il fuoco nemico. . Il capitano Cambiano aderiva alla doma~da, e_ d'. comune accordo si stabiliva il servizio · degli uffiz1ali del ·Genio in modo che, , incominciato il fu oco vi fosse sempre un uffiziale per ogni batteria. Alle 4 si apriva il fuoco , e potei rimarcare l'incmi'veniente dell'aver rivestito (,per mancanza d i altri materiali) con sacchi da ~rra le guancie delle cannoniere; dopo parecchi colpi si rovesciarono queste in gra~ parte. e tornò perciò di molto utile la presenza degli zappatori. Debbo far presente alla S. V.. JW il modo di,-tintu con cui ·g li zappatori adem pir0uo al Joro dovere, n •

rn'.

o' ANCQ!(A

337

parando le cannoniere quando il fuoco del nemico era violento, e prestando l' oper·a loro per il riattamento dei paiuo1i durante la notte. Debbo poi speci~lmente segnalarè alla S. V. rna l~ zelante cooperazione ch'io ebbi dal comandante la 10" compagnia, capitano sig. _C ambiano, il quale oltre al soddi_sfa.re con buona volontà e · massimo zelo a t utte le domande che nell' interesse del servizio che venivano fatte, animava. e spingeva i suoi subordinati al lavoro. Egli volle trovarsi . presente all' apertura del fuoco, e solo si ritirava tardi iÙ seguito a mio avviso per non rompere il turno di servizio stabilito . Unisco a quest~ mia rela.zi0ne la nota che il comandante la 10a compagn ia mi trasmetteva degli uomini d a lui dipendenti, che fra gli altri si-distinsero sotto il fuoco. , Fra essi preg iom i presentare particolarmente a,lla considerazione di V. S. Ip ., oltre il capitano Cambiano, il sottotenente Gambillo che assisteva al fuoco della batteria: mortai con coraggio e · sangue freddo; il sergente -Contadini che oltre all'animare gli zappatori si offriva volontario· per andare o cercare un rinforzo di zappatori, attraversando varie volte il terreno retrostante alla' batterià. durante il fuoco vivo della p iazza. Lo zappatore Ramboldi Pietro per 11 sàngue freddo e cor aggio dimostrato nel riattamento delle caunoniere. E final mente Lusardi Angelo che_ dopo aver atteso con coraggio allo stesso lavoro, al momento d i ricev~re il cambio, veniva. colpito da un pezzo di granata nell'inguina.glia, e dopo alcuni istanti periva . · Santa Maria, il 3 novembre 1860. _ Il capitano clel Genio incaricato dei la'.ìoi·i Bo1nn. · .À.N~c

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1:x., vol: 1n. -

22 .


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0

IL

NliLLA CAMPAGNA D 1NCOMA

GENIO

(DucuM.1,~Nro N. 15).

RAPPORTO trasmesso dal maggiore Veneti comandante il genio militare · dell'esercito meridionale sui lavori del g·enio all'assedio di Capua. Santa n'Iaria, li 3 novembre 18?0.

Essendosi deciso l'attacco della piazza di Capua e dichiarato l'assedio, fui con ministeriale dd 29 ottobre lRGO, incaricato di assumere la direzione dei lavori prendendo gli ordini dalla S . V, Ill" per la zona affi<lata all'esercito meridionale italiano compreso tra la f'tr;ida che da Santa · Maria mette a Sant'Angelo, e la riva sinistra del Volturno, non cJ1è fra la riva destra e la strada da Capi;ia a Venafro. Il medesimo giorno ebbi l'onore di presfmtarmi alla V. e <la Lei i nd icatomi il fronte d' attacco destinato alla direzione, che compone,v asi del lato del nord della piazza e del suo sagliante rivolto verso l'est. ~li portai al Domandante delle artiglierie, sig. generale Orsini e gli richiesi di quali mezzi p ot eva disporre, in seguito di che fui a riconoscere il terreno, ed in conseguenza d egli ord ini da Lei ricevuti, feci comple,tar e . od iniziare le qui appresso descritte batterie, m entre era stata nostra prima idea di stabilire _in modo, che con i loro fuochi diretti e r,urvi spingessero i difensori ad una capitolazione senza ulteriore spargimento di sangue, tenendo però a calcolo di fare il minor danno poss ibile agli stabili non militari. Queste batterie sono:

s:

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1• Una da <.iannoni, situata sulla riva sinis1ma dei Voìturno, dove esso facendo un gomito prende una direzione , ·tale di poter far batte·r e di fronte il lato nor d della piazza, ed infilare una parte del suo sag liente verso l'est. t La distanza della batteria da quest'~ltin10 punto era di 1800 metri e formata di sette cannoni r igati, tre da 1:2 e quattro l unghi, più due pezzi da 20 per operare verso lo spalto. Le àrtiglierie erano poste in , cannoniera; mentre su di un fianco più basso fu postato un pezzo da 32 per meglio tirare neìla p ianura a desu·a del fiume. La costruzione di questa batteria fu affidata al capitano c!ell'airtiglieria sarçla signor G usberti assistito dagli uomirii della s ua compagnia . · · . . 2° A sinistra della detta batteria, e propriamente nel g iardino della casa detta Càpece, fu com p letato e difeso dalla strada, col suo m uro d i cint0, e riattato il parapetto ivi costrutto dal genio sardo . Già v'erauo stati collocati tre mortai da 12 e 2 pezzi" da 4 per agire i primi verso la piazza, ea. i secondi in caso di scor·reria nem ica. La sua distanza daJla città era di 1,400 metri, e , come la precedente , armata e servita dal . capitano Gusberti coi suoi uomini. 3° Nella strada da Sant' AD gelo a Capua, alla distanza da quest'ultima di 600 metri, dov' essa fa un · risvolto; propriamente ai piedi della spianat,t della piazza, avvalendosi della configurazione del t erreno, fu iniziato il parapetto per collocarvi dei mortai alla Coehorn, e la costruzion e fu affidatd, a·l capitano del genio signor Adragnia , avendo seco dei lavorator i borghesi . 4° Nel terreno a sinis tra ctel precedente, 0 pro-


340

IL GcENJO NELLA. CAMPAGN\

D'ANCONA

pria~nte accanto alla cas.a detta Bianca fu iniziata una batteria mista per mortai e cannoni, alla distam:a di 1600 metri d[. Capua: La costrl!lzione della stessa, fu affidata al r.apitano del genio signor Ferrarelli, avendò seco dei lavoratori borghesi. La sorveg1ianza tanto di quest'opera che della Ptecedente fu da me aflì.data-al sign_or maggiore del genio De-Benedictis . Queste batterie furono tutte in pronto pel giorno l O novembre aile ore 4 pomeridiane epoca fissata per a,prire il fuoco , Di queste bisogna eecettuare .quella del N° 3, che_ pel fuoco della piazza se ne rese difficoltosissima la costruzione, per lo éhe avendone fatto a V. S. rapj5orto a tempo debito, dietro suo parere ne sospesi la costruzione. La batteria N° 4 fu armata e difesa dal m aggiorP d'artiglieria signor Locascio, che vi postò 4 mortai, uno da 9, due da 12 e<! uno da 13 pià due pezzi da 4 per prqteggerne la località. Questo sistema di attacco era coordinato a quello di difesa precedentemente eseg·uito, composto in una serie di case me!'lse in istato di difesa, riunite fra loro dalle trincee ed appoggiate dalle batterie. Il tutto rilevasi dalla pianta qm appresso . Tanto qo l'onore di r assegnarle per mio .dover e e sua norma. Il maggiore comandante il genio all'eser cito meridionale V ENETI.

GLI ITALIANI IN AFRICA OSSIA GLI

ASSEDH DELL(GOLETTA ÈDEL IrORTE ·DI TUNISI NEL

,f 374

CONTUIVAZIONE E FI;rn·

SEGUF. TL

(1).

§ TI .

Diario dei due assedii. Addì 27 di agosto. la guarnigione del forte di Tunisi, scorgendo molte squadre di Turchi che recavano· scale . dal borgo· di Bahacida, stette "in arme, timor osa di una qualche battaglia di mano. Conobbe nel mattino seguente, avere gl'inimici lavorato tutta notte ad una alzata di terra sopra al r ivelliòo Doria, e ad un ter-

(Continua) (1) Vedi Ri·vista militare #aliana, anno 1x, val. voi. i:n, pag. 92 e l\J3.

1,

pag. ~ 15,


.. 342

G!.I IT,IL!AN!

razzo a nnora, in c~po del ba,1uardo di S, Giovanni, il q uale terrazzo dne giorni dopo adeguava per altezz·a l'opera stessa che volevasi espugnare. Fu questa riparata con forte ritrincieramento. Le sentinelle degli assediati discoprirono un giorno numerosi « turbanti dentro le trinciere, che andavano e venivano alla P?rta del bastione Dor ia, , e ne die- . dero pronto avviso. Abbenchè sembrasse irnpo:ssibjl~ la mina in « terra smossa sino . a 4 piedi appresso !'a.eq ua sorgente, , nondimeno, per maggior cautela, si « fece una contramrnina grande e larga che servìa ancor-a di difosa , imperocchè se i T urchi rimettendo avessino sforzati i presidiari , p ure sarebbe1:o statl ri· tenuti da essa per il g rande busso che faceva. · • Nè mancò l'a.ssediant e cli-accost;irsi al bastione di Cerbellon, e er a tanta la generazione che lavorava , che in poco t e mpo il parapetto del r a mpak lor ser..i viva di trinciera 'non _ritrovandosi- tra gl i aggressori ed i difensori altro ostacolo, d i nrnnier a che ,:P, qualcheduno del presid io per cur iosità cli vedere che faceva il nemico, mostra;va la testa morione o cappello, subito era ferito mortalmente. E i n q uesta niera sino a l'ultimo gior no .. . ne morsero infiniti ... bencbè, con severissime r ì prensioni foss i no e~or tati a conservan,i . » Gli assediatori a vece, portavansi con r a pide mos::;e ora da una parte , ora dall'altra , riconoscevano gli avversari i . allorchè stavano ragionando tra di loro, e ritiravausi il più delle volte senza essere tocchi. Per c;iò il generale ed i (;òlonnelli, comandavano i solda ti del la g uarnigione; che abbattute le baracche tutte, si r itirassr:ro sovn1. i bast ioni., d ietro i parapetti, dove c,Jmir~ciarono :i mangiare a dormire alla cliscoperta:.

ma-

ea

rn AFRlCA 343 Audw Paguuu Dur ia, • be11d 1è i1H,Ì1.1.rn011Le vu1n1;i.-l,ùu, fece portare il suo strapontino (1) sopra a l suo ba-

stione, cavando in terra uno piede e mezzo, con uno lenzuolo intorno . » E ben furono degni d i grande loqe i n tanta estremità di pericolo, gli u:ffizia li superiori e i seconda.rii per la diligenza e virtù loro. - Vedevasi il canuto generale, col morione in capo e collo scudo al petto , visitare i lavori; osservare se le ar tigli erie erano serv it e a dovere e bene aggiust:1te (2) ; solle' citare i tardi; lodare gli animosi; riprendere i tristi ; ved evansi i • colonnelli <le l'una e l'al tra nazione, armati di tutte arme, con la pic:ha in mano essere gli primi sot t0 il parn pet.to, e d i 111 ano Ì ll n,ano ... gli officiali, a gara ' l'uno de l'altro . » - Per rendere più regolato il servizio, . si riparti va poi il g overno dei baluardi tr a i principali CaFJitani de1 presidio, ed al tempo d ei primi assalti, Doria e Salazar avevano comando nei bastioni che ria ess( t raev.a uo il nome , mentre ~avano di guardia , nel Serbell one, Giampaolo figliuolo del generale (3) , con seco _l'Osorio ; in San Giovanni, il Margliano « oon molti altri on orati capitani ~pagnuoli e ital iani. » Questi gentil uomini si prestarono sempre vicendPvol e ainto. r!d accorsero sempre in soccorso dei bastiòni al trui, senza.gelosia o rig ua rdo alla par t icola rn s uperior ità e prem inenza . (1) Voce usat!t dal ?/Iagalotti , però nel signi ficato di coltrone e non di 1miterassin.1, come dicono i vocabola.ri. (~ui st,1 veram ente per p iccolo materasso. (2) • Incredibile al'rth·r accr,:,scena in ogniuno ne,lendosi innanti gli occhi con intrepida faticha el hiarico Gener ale, c'ol scudo negr o al petto e el morione in t esta ,, E,un1No. (S) • Il Sig.' . Gio. P ,,ulo Cer';e!lo.n figlio del Gen erale, e instruito e a.mmaestrato da. esso' , Io.


•. 344

t)L I ITALIANI

Nei soldati pure e _negli uf-Iìzi.ali mmori si osservarono non comuni. esernpii di fort ezza d'animo , d'indomita costanza, di pietà P. cl·i amorevolezza fraterua (l); di vigl iacchi VE) ' ne ebbe pur troppo, e più di 200 uomini, non solo gregarii, rna caporali e sergenti « di n uovo · entrati cioè succeduti in s if:fatti . carichi agli onorati morti., • abl;>andonando posti e fazioni, disertavano , l'un dopo l'altro, le bandiere d i Spagna, e camminando « per gl.i l uo1:.h i bassi » si conducevano · nel c,tmpo nemico , dove svelavano , con infamia di tradimento, i segreti della difesa. Spesso i fuggitivi si accostavano ai parapetti del _ forte, e di notte tempo chiamati per nome utlìziali e compagni d' armi, gli esortavano a darsi in mano dei Turchi , dicendo che sarebbero stati accolti umanamente dal vicerè d'Algeri , ,e ben trattati ; ma il più delle volte era loro r isposto co'.le archibugiate. Ai 30 dello stesso mese, deliberarono gl i assedianti di assaggiare la guarnigione, a fine di r ic;ol1osce.re se stava vigilante o sprovveduta. Marciando a corsa presentavansi improvvi~i a1 bastioni più deboli (~), ora (1) • ... ernno le compagnie mescolate insieme e fo tanto grande la

fratellanza, e ainoreuolezza de l'una o l'a,l tra nationc; che in 11 mesi non si ritroua essere stata alcuna questione fra principali, homini di respetto, ne alt1j. E questo per el buono or di ne de superiori, come ancora per hl inèlinn,tione modesta, p·ra,t icandosi nel bcuere e ma.ngiore come parenti. Né mancarono gli uni e gli altrj dcsidera~do ll\Orir nnanimente per il senizio di Dio confessarsi e comunicarsi spesso e compartire per carità di quello che hane,uio in casa. secondo le occorrentie delle fé rite e altd inco1~uenienti esse,ndo la roba Jl•!l pi ù particolare ma comune • RuF1·rno. · (2) " el più eminente .p ericolo ... eri, sopni d Doria. Ivi in maggior pn.rf:e statL<\no i supcrio1j, accorrendo pure.... in qu ello di Santo Gioan ne, done, dorpo el Dorio., si 1·itromnrnno piit debili , Io.

IN AFRJCA

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al Doria., ora al San Giovanni, è facevano grandinar ìe pietre sui difensori, i quali da principio si tennero paghi di rimandare, ridendo, i sassi a l nemjco, poscia, dato di piglio agli archibugi, sal irono sovra. i p arapetti , e sparato dove vedevano più. spess i i t urbanti, costrinsero quei Turchi a. ritirarsi con disdoro e danno (1). Gi nocarono anche le artiglierie 9el campo e le artigl-ierie della piazza' , e tre o quattro bombardieri cristiani, cbe si credevano « sicuri d'ogni tiro- • furono colpiti a morte (2). Gl( assediati , per mettersi al coperto dalle moleste armi m issili, posero un tavolato « indentro, so,pra la bocoa della contramrruna del bastione Daria, dove si. I . 1 erano trincierati , e vj stavano a coperta da 50 mosch etti eri, a lla posta, se discoprissioo qualche nemico: di tiTargli a m ira certa. Così a San .· Giovanni, come ,~l Serbellone fo os8ervato detto ordine, adoperan do per far tr incieràmenti le porte d i .Tunis, cbe i soldati avevano portate, e tra due fila di porte si terrapie~ava » in modo, che i l tumu ltuario riparo riusciva della grossezza di , mezza canna sicilia.na », cioè di un metro o p oco più. Simile comoditA di coperto usarono pure gli assedianti, per suggerjmento di alcuni d isertori de1la gu~rnig ione. Prima di tentar.e l'assalto, i Turchi .presero il partito d i stitncare vie. più l'indebolito presidio. Facevano per ciò nascere la notte rumori vani, e colle frequenti ricognizioni tenevano i d ifenso ri infestati. I gridi di alt'e1'ta e di all'armi risuonavano di continuo nel (I) • ne forono morti da 300 e pii) • RuFFmo. (2) . .. Dei nostri ne morse 3 o 4 de l'a1-t.iglieria, che a caso s'im-

batté in alcunj qltali pensa.nano esser sicurj d'ogni tiro non potendo offendere a morte dette pedrate » In.


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GLI 11'ALIAN!

lN AFRICA

forte, nè il so!dato, ingannato da così. spesse finte, più non si curava di portarsi a1la muraglia. -- Molte squadre di spagnuoli uscivano, di nott e tempo, per i,:coprire gli artdamenti del uemico, cionond imeno riusciva im- possibile di avere notizia d ei suoi disegni,. perch è esso aveva raddoppiate le sentinelle. Intanto tra avvis_a glie e badalucchi consumavansi le forze della guarnigione, ed in pochi giorni essa ebbe 100 uoniìni morti e. non poehi feriti (1). È ben vero che degli aggressori « tanta fu la mortalità, che si puotè vedere p er le 't rinci ere e casematte, che fu cosa di grande stupore, " m a il campo rifornì vasi con troppa agevolezza di gente, p er ché Tnrcbi ed ausiliari formavano esercito grosso molto e poderoso. Non lascia vano gli assedianti di adoperarsi con tutto sforzo rJer levar e le dif~se al forte, e non potend~ soffocarne il fooco, facevano di accostarsi ai parap!;!tti, gli attaccavano con rampini (graffi) e ne traevano a sè la terra. Cnsì continuando il lavoro, rovi narono tanto éli parapetto nei bastioni Doria e. San Giovanni, cbe al l° di settembre :30 uomini vi potevano già passare di fronte, ed • acciò che non fosse rifatto quel riparo, il giorno seguente e tutta la notte non feciono altro che, con dua pezze da 80, di ti.rarvi, disturbantl.o i · presidiari non solamente di questa op era., ma eziand10 straccandol i per essere stati tutta la notte in arme; imp erocchè il nemico spesso si pr.,sen tfwa p er rendere

quei militi fiacchi all'assalto che la dimane si doveva dare; non essendo essi coperti che d'una trinc;iera, cb'agiungneva sino a]le spalle del solfato, lo9tana dal detto parapetto di mezza piccha. • Nella notte che precedeva al 3 di settemb re, sapen dosi che la domane sarebbe stato g iorno di attacco (l), Parra.no Daria convocava nella casa g ià da esso lui o abitata (~) i capitani tutti d el suo terzo, e con voce , sommessa e debole per r espetto della grave. e ' m olest a malattia » così ad essi favellava: « Signori, siamo nel procinto di acq uistarci uel mondo molto onore e in cielo molta gloria impero chÈ' cognoscendo ognuno di v oi altri, come io ancora cognosco l'estre ma nost.ra necessità , dov é mo far conto che questa sia nostra patria, quà. sieno nostre case, famigl ie, possessioni, ma per d·ir meglio la riputazione di cristian ità; non voglio i nr,nlrare - particolarmente gli nostri fratelli della Goletta; ben mi duole della loro perdita, ma b en vi v oglio pregàrè, che con tutto 11 nostro intento e forze, esempi e amorevoli ricordi quali fa rete ai ,·ostri soldati, si mettinn in più d ifesa che non lrnnno fatto essi . E come il timido avvi~rtito del prossimo p0ricolo ..., , si lassa occupare il cuore dal timore, così al contrario ii rnacrnanimo e forte, si esercita in tutti i pericoli, ancora o che di longa mano preveduti, e più sono spessi. molto

(1) " T ra gli uomini segnalati, ui morse cl honorato luogotenente clel signor -Gio. Margliano , geotil'huon10 per le sue rare uirtù . : .. . amato e pianLo genernlmente. Molti altri gentil'homini- di respetto, de gli quali ha smarrito gli nomj, morirono in qnesf.e prone • Ru.-~rno.

•

(1) Dubitarono i _Cristiani · di quell'assa.lto • per gl-i sofficienti argo,1nenti delle batterie, 11arapetto aperto e altri prepara-menti che si erano discoperti dentro le trùwiei·e nemiche, e massime che gl·i cloi generali (Sinan Pascià ed Uluzalì) erano presenti. " (2) • Essendo lo I11.m sig. Pagano ito in Sciaccha... la siia casa inc01ninciata appre.,9S0 el su.o Bcisti'.onc, res"tò ùnperfecta • RuFPINo, 0

- Vi abitava però il colonnello, prima che le necessità della difesa lo obbligassero a dormire sul haluarclo.


349 -

348 GLI" ITAL I ANf più s1 rende indomito. Questo ancora dico a voi altri , non che lo divulghiate per rispetto della minuttg~nte, ma anzi prevedepdo còn gli occhi del giudizio, come io ancora prevedo, che alla· longa non siamo per resistere a sì grande e potente sforzo del nemico, essendo noi pochissimi e il .. forte di grandissima O'Uardia voi . o ' siate dei primi, come sarò io a esporvi virilmente, e con discrezione agli pericoli, dando fede ai' pesteri italiani, che per origine, ardire e fine siate stati degli su_oi. » Risposero i capitani ita.Jiani, che lo stesso loro capo sarebbe stato testimonio delle opere loro, e come ebbero commiato, cominciò ciascuno in particolare a fare animo ai suoi, a blandirli « laudandogli sopra tutti gli altri (cosa grata al soldato) e promettendogli molte cose. » Anche Salazar, aveva a sè chiamati i comandanti rlelle compngnie spagnuole e persuasi a far prova delle « loro solite virtù. » Nè quelle virtù, la fortezza d'auimo cioè e la c-ostanza, vennero mai menò negli uffiziali spagnuoli e negli italiani, i qtJ.ali .dimostrarono con troppe prove durante l'assedio, che l'avere prima di esso peçcato in negligenza, non procedeva da dappocaggine ma da difetto proprio dei tempi, e dalla persuasione non vi fosse pel forte pericolo prossimo di nemica aggressione. I soldati poi della guarnigione che ancor duravano fedeli all'onore, . erano spinti a far bene non solo dagli incitamenti dei capitani, ma anche dalla speranza di aiuto (1) e dal desiderio di vendetta. - Miravano (nei

brevissimi momenti tli tregua, che ad essi lasciava · l'inimico) in alto mare, se mai comparisse vela alcuna di Spagna, e nulla scorgendo, riportavano al lido lo sguardo, dove vedevansi , fumanti ancora , ie rovine della Goletta.; allora, accesi d'ira al pensiero dei commilitoni estinti, ÌJ?precavano la ferocia del vin~itore, e tornavano , con maggiore ardimento, alle consuete avvisaglie. Il 3 di settembre, verso la sedicesima ora del mat- · tino, si udì la musica dei Turchi che toccava a battaglia, si scopriro·uo le prime loro schiere, e le sentinelle del forte ne diedero avviso sommessamente , se·condo l'ordine ric;evuto, acciò i soldati in fazione di guardia s'inginocchiassero . tosto · « per rispetto delle artiglierie nemiche, che a ogni assalto e rimessa di ,gente fresca, sparavano in ogni bastione 4 pezzi di artiglieria di batteria , per aprir meglio il parapetto, . per non dar comodità di rimediar ai mancamenti e ·per offendere gli assediati. , Avanzarono poscia gli assedianti all'attacco , con grande accompagnamento di grida, ma i colonnelli Doria e Salazar, che stavano primi colla picca in mano, non permisero il fuoco e · fec.e ro solo lanciare contro il nemico pochi sassi per trarlo i1:i. inganno intorno al numero clE:i 9ifensori. Le -pietre scagliate dalle_ genti turche e le freccie (1) oscuravano l'aria, però percuotendo esse nell'interno del forte , lungi dai parapetti, ,'recavano pii.1 utile che scapito, perchè costringevano i presidiari a man-tenersi serrati verso la muraglia e le trinciere. Giunti,

(1) • Nè cli pocit efficacia. era b sicurfa che toneuano della Yenuta della nost.ra annata ora .'s cusandola sopra gli venti contrar.ij; ora incolpandola d' ha.nere ropudiato il ucnto fauoreuole , RuFFrno.

(l) , Da basso tiraYano in l'aere tante freccie, quale poi perpendicolarmente' cascavano sopra gli nòstrf, che l a ternt pa.r eua una schiena di porco spino ·; ·Run·rno. ,

IN AFRICA


350

GLI ITALIANI

infine, gli assaltatori alle breccfe aperte nei bastion i Doria e Santo Giovanni, vi erano accolti da una scarica generale dei moschetti e degli ar cbibusi , che molti ne stendeva al suolo morti e gli altri cacciava disordinati in fuga . Nel Serbellone, dove non eravi rottura e poco temevasi d'ins,ulto . i militi di g uardia, a vece di vegliarp, solo alla difesa, salendo sui pa::'apetti e da quelli 'giù precipitando pass-arono 'all'offesa, risoluzione più ardita che provvida , che il danno recato al nemico non potè compensare le perdite prorrie , a cagione della sottigliezza del presid io cristiano . Molti di q uei prodi furono mortalmente feriti dai colpi delle trinciere · turché, e· più ne sa~ebbero caduti, dove si fossero ritrovati allo scoperto , allorché l'artiglieria nemica trasse per la ripresa deH'attacco. R ientrarono gli altri nel bafoardo e continuarono a combattere, molestati da un assiduo nembo di pietre, di saettume e di sacchetti di fuoco (1), cui r ispondevano coi sassi, coi fuochi lavor:iti e cogli spari. Sei volte ritornarono i Turchi all'assalto, e sei volte respinti, cessarono, alle ore 23, da siffatte offese, che facevansi ogni volta più pericolose. I soldati del bastione Daria, preso particolarmente di mira nelle ult ime riprese, si smarrirono un momf'.lnto di animo , vedendo i « nemici dentro le loro tr incee, che riportavano da 15 a 20 piche tolte ai difensori del for te , e vi accorse di comandamento del signor Pagano uno genti l'homo, il quale ritornò con volto allegro assicurando i presidiari di vittoria con g rande mortalità

(1) Sacchetti, cioè, ripieni di fuoco <la gu erra,.

l ii" A~"RICA

351

dei nemici (1). • Nè in minore affanno « si ritrnvarono quelli di SéLnto Giovanni, dove gli nemici alla prima trinciera avevano appiccato il fuoco. • Così. ebbe fine quella giornata, nella q uale assedianti (2) ed assediati gareggiarono di · valore, ea. ottennero particolar fama tra i secondi: i due colo-n nelli; il cavaliere Giordano (3); il sig. di Margliano ed il capitano Tarsis , che pr~sero parte alla difesa, sebbene non risanati a_ncora d i loro ferite; i capitani Masi no, Beccaria Annibale, Strombone, Angullo, Federico d' Urias, Moreuo-Maldonado (4); Giambattista Crivello, loogoten0nte del Porro; il bombardiere Barbato, ,il quale Ii,1el late le artiglierie nei bastioni Doria e San Giovanni, truvava tempo e modo d'infestare i nemici coi suoi fuochi artifiziat.i. Dei Cristiani morirono 120 uomini ed 80 toccarono feri te più o me~o gravi; a)cuni sarebbero stati salvi , se non avessero smesso !'µso dei corsaletti e dei morioni (5). (1) " Degli nemici potri~ affermare- esser stati più di f>,000 (morti) tanto in Oria come in Santo Gioa.nne e Cerbelloue , secondo el giuclit.io di tutti e relatione <li certa nostra spia, pure mal fidata " RuFFINO.

(2) , non mancorno molti T urchi valorosi approssimarsj tanto delle trinciere nostre, che tilzati gli braccj ,nudi con gli chia.rj Alfaugj ueniano alle maoj con gli nostri ..... che se ha uessi presuposto <li scriner le lo.udi del nem ico, non mi ma,ncher cbbe soggetto per riempiere molte carte " fo.. (3) , Il caua.lier Giordano si portò con tanta felirità e ardire che accrebbe assai la su.1 riputatione e era dai superiori curiosamente ascoltato ne gli suoi consigli » Io. (4) Nella nota dei capitani spa.gnuoli sta scritto; Morena-.lYialdonado. (5) , Ne sarà fuorn di pr oposito in questo luogho.:... di pregare ::vlilano, Brescia e altri luoghi doue si percotono le fucine di l\'Iarte


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!;IL! ITALIANI

Nessuno degli uffiziali venne colpito a morte, perchè • quelli che_erano più lontani dal nemico erano più facilmente offesi, e in maggior pericolo che quèlli che si trovavano sotto la trinciera; e solo vi fu ferito al braccio sinestro l'alfiere del capitano Loys Porr.o , gentil'bomo romano, e di casa di nobili, molto pr~tico nelle cose di guerra , soldato vecchio , e altre volte fatto schiavo in Algieri, e ancora ammalato nel letto q Liando il forte fu preso. • Pare che i Turch.i sperassero miglior r iuscita pel tentativo , o che si trovassero sopraffatti dal grande macello dei proprii soldati , poichè regnò nel loro campo cupo silenzio di morte durante più ore, · e la seguente notte fu l'Unica che si passasse senza' allarme del presidio. Però dopo l'apparita del giorno, ripigliavano i lavori di oppugnazione·., nella maniera già w:mta (1), aggiuntovi l'uso delle pignatte di fuoco, che gettavano all'improvviso sopra i difensori del forte. Trovav:asi il capitano Masino • sopra la ;iunta del bastione Doria, e contrastando, 'secondo il so lito con certe sq_uadre dei nemici, che apportavano fascine per e di Bellona, che di quà inanti siano meno solliciti in fabbricare corsaletti e morionj, impero . chè si trouauano pochi, e di raro si fossino picchie1j , quali portassino al tro ch'el collarino o sia goletta essendo troppo greue el corsaletto, e trop~o inportuna la, celata in questi ter:nni caldi, e così si contentaua !'archibugiere di una berretta q cappello in testa. Vero è che molt-i principali, non per timor della uit;i, ma per exemplo p ortauano al ma.neo 'e1 petto del'aroese, e altri lo scucio , RuFFrno. (1) Lavorare agli argini di t erra per farli più alti; battere di continuo le già aperte ùreccie ; agguatare e colpire chiunque per sua mala ventura affacciavasi al parapetto; tormen_tare, senza posa alcuna, gli a·s sediati colle :finte e colle puntaglie, così che non ei-a lecito a nissimo dei su,perio·r j d-i clesinare semza cU,5t1wbo. ·

353 trincerarsi ivi présso , combattendo con la alabarda, avendo morto tre nemici, portato di collera per vedersi quattro de gli suoi morti a gli piedi, rimettendo con uu0 quale si ritirava , -come l'infilzò c0n detta alabarda , si discoperse tanto , che tolto a mira da nemici delle poste della. trinciera. , fu morto di una archibugiata nella testa e per essere perfettissimo soldato, quale s'intrometteva valorosamente a ogni cosa, fu pianto generalmente da tutti . Successe nel suo luogo il suo nipote e · alfiere Pirro Balero , da Cortona, giovane ardito, cbe accettò per luogoteueute un soldato della compagnia del signor Marglia.no , chiamato Gio. Au~onio de'· P iedfmonte; al suo sergente detto Cristoforo di Michele (dell' Aqmla), per li suoi benemeriti fu data l'insegna. • Il generale Serbelloni , veduto come indugiassero gli assedianti a. rinnovare l'attacco, temP.Ue d i mina. Per accertarsi della cosa, faceva costruire certa macchina di sua invenzione (L) , la quale consisteva in forte trave, cui era appiccata in punta una gabbia <li legno (provata a botta d'.archibugÌ.o), sufficiente per co.ntenere un uomo inginocchioni , e quell'ordigno sospendevasi di nottetempo dal pa.rapetto di modo che l'ingabbiato soldatn potesse scoprire il piede della muraglia ed appostare il minatore nemico. Ma alquanti giorni dopo, av'v ertiti i Turchi da qualche disertore del trova:to dei Cristiani, vi diedero così giusto coi tiri di - un mezio cannone e di un sagro , che lo misero in pezzi. Nella domenica, 5 di settembre, gli ass~diauti co• IN Al'Jtl CA

(1) Vedi Pno.ms, Memoria storica, m; pag. 280 del tom. r del MARTJNI. ANNO

/

n:, vol.

111.

-

23.


GLI ITALI ANI

minciar..no a cavare una mina al Serbellon'e , lavorando alla discoperta, solto la difesa dei feritori loro che stavano al le poste nelle trincee. Costretti ad ab-' bandonare 1·impresa dai fuochi arlifiziati, che venivano giù dalla muraglia del bastionP,, tre orn dopo rjtornarono al lavoro , coprendosi con tavolato (tavolare alto), e con trincieramento. In quella occasione, un capi tano Gio. Scamanài:i;io di Firenze, fu ferito a morte, mentre affacciavasi al parapetto. E sia nel nominato baluardo , che in quelli di San <1iovanni e Doria, ·morirono in quel giorno e nei successi vi molti presidiaiii, tocchi dai fuochi del nemico ' 1-) dai suoi tiri; vittima .spesso del soverchio loro ardire, che gli spingeva a non necessarie provocazioni, m,Llgrado il di vieto dei comandanti , che insta vano acciò nessuno esponesse inutilmente la vita. Il lunedì seguente perdeva pure la vita il capitano Porro , anch'esso colpito al capo da una palla d'arcbib uso, e fattasi la rasseg~a della compagnia di lui ., si trovò che non ascendeva a 50 uomini. Ne venne dato il comando al cavaliere Giordano, il quale lo assunse forzato dai prieghi grandi'ssimi di .Pagano Doria. · Addì 7 di settembre, sul far del giorno, i Turchi si raccolsero in « grandissime squadre, dentro le trinciere, • per appr~sentare _l'assalto; avviso ne venne tosto dato dalle sentinelle del forte, che furono sollecite a gridar arme. E; circa le ore 14, dopo il solito sparo delle artiglierie, assaltarono al Serb8llone , a Saì1 Giovanni e al bastione Doria. Al Serbellone diedero fuoco alla mina, di cui si è fatto cenno, ma la sua sfera di rottura non rispose ai calcoli degli assedianti, • impero . chè in~arnatisi solamente dentro la tappia, e poca cosa sot.to il primo parapetto, che ser-

355 viva ·agli aggressori ed ai difensori di trinciera non pro<lussero effetto ba-stevole per togliere ai presidiari quelJa difesa , quale copriva la nuova trinciera, dove stavano gli archibugieri. Lo scoppio n0n s.olingò di detto parapetto più di nove palmi, ammazzando sei uomini dei Cristiani, e pPr respetto che la bocca era larga e detta mina poco incarnata, tornando addietro v'alò più di 300 Turchi, che si erano approssimati per rimettere. È ,cosa certissima che se avessino rimessi allora, che tutti quei del presidio erano persi, impero chè essendo quel giorno andato il Serbelloni per il forte, di bastione in bastione, prevedendo per t utto, dubitandosi della, mina, volse detto genen,l e restare sopra detto suo I cavaliere per rimediare a inconvenienti. Vide l'a.uditore Ru1Iino, il quale trovavasi col suo generale, che dato fuoco alla mina venne tanta oscurità di terra e polvere, che per un quarto d'ora e più non si potevano scorgere l'uno ·e l'altro, che dette occasione agli inviliti di cuore di ritirarsi e abbandonare detta trinciera ... e ne furono poc:bi che vi restassino, e calando in giù di detto cavaliere, non avevano vergogna pigliar la strada della casa, ma - meglio credo della marina, alla volta dell'isola , e quelli che restarono erano il signor G io. Paolo Cerbellon, il Crespo, luogotenente di Antonio Tars is, il capitano Don Di; go Manrico IManriq L1ez) . fi glio clic, ! marchese d'Anguillara (quale c'ombatteoclo come va-· loroso, morse d'archibugiata), Diego .di Matria, suo alfier e, Don Lorenzo ,Nogliera, alfiere di Hernande Moreno-Maldonado, e altri gentil'huomini particolari. Nè era possibiìe a o:filziali fermargli, ma chi è quello tanto timido che non avesse preso ardire in presenzia d i quell'honorato vecchio (Gauriu Serbelloni), quale lN AFRI CA


:356

GLI ITAL IANI

a~cor!.usi di questo disordine, uon richiamò detti soldati per 11ome, gridi o voci (temendo che il nemico si !1 vvedesse d i tanto errore) , ma fattosi innanti con quelli pochi che restorno, s'apparecchiò con chiara fama a ricevere ogni colpo di fortuna, e percbè quelli .:;he abbandonarono dette trinciere voltavano spesso la testa per vedere se erano seguitati da nemici, ricog uioscerono detto g enerale, intrepido a tanto pericolo, pentitisi di ~anto errore, desiderando difalcarlo con onorate prove, ritornorono spontaneamente con lauto ordire e valore, che non 'fermandosi alla prima t rinci era, picchieri e archibugieri, sprezzando ogni pericolo di mina, se per caso ne fosse altra, arrivorno ::;opru il parapetto, né curandosi dei sassi e sacchetti, uou yolsero stare in coperta, anzi montaudo per sopra, accortisi di 1~ bandiere nemiche, che loro erano vicir1e, 1,utti in un impeto investirono il nemico, ne fecero ianta strage , quanta volsero, e con questo inopinato ardire sbigottirono tanto gli nemici, che voltando le spalle con grandissima fretia , calorono nelle loro trinciere con poca perdita delle proprie genti; la qual0 fu al ritirare, dagli scoppettieri delle trinciere che ivi stavauo, apposta Rimetterono spesse volte il r estante del giorni) con g ran valore .. . ma ac_crescendo il cordoglio con accrescimento degli loro morti, si ritirarono con Si;Ltisfazione dei loro supériori presenti alle onorate fazioni e rimesse. » Allo scoppio della mina nel Serbell~ne, i difensori del bastione Doria, r imasero alquanto sbigottiti ed incerti, e ne soffrirono danno, che l' inresoluzionè io faccia al uorn ico è cosa di pessimo effetto. Si r iebbero per inciLamento dei colonnelli, e respinsero gli assalitori, che gia ava uzavano allo scoperto, ma v isto che ritornavano

'1N AFR ICA

357

con pi ù vigore all'aiiacco, dubitarono d i bel nuovo cLe fosse ad essi aperto il passo dalla mina, e di bel nuovo stettero per cedere il terreno, come avrebbero fatto, se non fosse accorso il generale a renderli sicuri colle sue asserzioni. Verg ognosi allora d ella passata perplessità, · investivano r abbiosamente l'inimico e gli facevano voltare le spalle, n ò per lo spazio di un' ora ardirono i Turchi di r iioroare all'assaltamento, e ri tornati, si tennero a distanza. Simili fatti succedevano al baluardo di San Giovanni (1), anzi ivi si corse maggiore pericolo , perchè nel tempo che gli sforzi degli assediat.i erano rivolti al Doria, rninaccin.to sul fronte , gli assed ia uti a ppngg,a rono • d,t 30 o 35 scale, da quella parte che. guardava la casa· matta d i Santo Giovanni e pel resto del corpo e ponta di detto cavaliere , facil cosa per esser quasi in coperto. (2) . • Volle però fortuna che si ritrovassero •~ :mso sovra il nominato bastione ed il generale ed il

w

(1) • In Santo Gioanne, l'incertitudine del effetto <li detta mina, causò ancora grandissimo' danno nel principio, pure col liigore.... . degli nostri, gli fieri ... nemjcj ributtati spessissime uoltc, ritira~dos! quando parse agli loro superiorj, restarono confusi dalla p crchta dt - tante gente • R m·1m:o. (2) I Turchi potevano accostarsi con agevolezza a S. Giovanni, che troppo stavano gli assediati persuasi, tosto si furono avveduti di scale nelle trinciere nemiche, si volessero appoggiare non a quel bastione, ma sì in luoyhi bassi e dou.e era 1Jochissù11a ge11~e. E poca gente eravi di fatto nei bastioni Salaz,1r, S. Yn:go cd Au~tna, • impero chè nel primo: ui era parte della cornpagma del capitano Angullo con... pochi cMrnlli Jeggierj; nel secondo: cl sign or .Lopez de urtado con 40 o 50 s uoi caualli leggierj, et in com pagma sua cl capitano Gio. Me ndes de Aro con parte ili sun, com_pngn'.a, e! resto compartito alle batterie; nel t erzo: ui era el contmo d1 varo con gli suoi. - Vi erano ancora cierti mercanti cL maestr~nze, le quali tuUc compagnie spaTSe per le cortine si l'il!ticeu:_ino m tanto poco numero, che pareua non ui fosse difesa.


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GLI ITALIANI

bombardiere Barbato,-« i quali allivellarono tanttl g iustamente u u pezzo d'artiglieria, che in un colpo solo ne portarono via_, di quelle scale, da 18 o 20, con tutta la gente apparecchi~ta a montare sovra la tappia (il terrapieno) (1). Abbandonate le scale e fattesi altre ,rimesse , » sentitosi gridar vittoria sul Serbellone , eguale grido risuonò per futt~ il forte, ·e gli aggressori operarono la ritirata loro, ~ avendo durato cin que grosse ore il sopra detto assal(o , » in eui i soldati giovani non si mostrarono da meno dei veterani \2) cos1 nell'uso delle armi bianche come in quello delle armi da fuoco, ed in tale · giorno più cbe in nessun altro (eccetto quello di domenica 12 e penultimo)« fu n ec~ssaria quantità grande di vin agro per rinfrescare · gli archibugi, tanto caldi del spesso trarre, che non si potevano ' tenere in mano. » Persino Ull pctggio· del Tarsis, fece prova di sua virtù, e d egli si acguistò in questa. e nelle altre fazioni, nome di valente soldato . .I morti dei Cristiani furono molti (3), più quelli dei Turchi (4). (1) • Io non so quanta e quale fu la roui::a che fece poi ne gli altri detta ba.Ila, scale rotte, e corpi di mortj; so io bene essendo u enuto sopra el Doria doppo l'effetto della mina, ch'el sangue di moltj, imbrattò assa.issimi de gli nostri • Run·rno. (2) Ruffino chiama soldati sbarùati quei giovani, e gli dice uc1-

loroiissi1ni. (3) " Vi morsero ancora molti gentil'homioj principali Spagnuoli

e ltalianj • Runrno.

·

lN AFRICA 359 Trovandosi il capitano Ermete Busca nel Doria, per sollecitar/è il compimento di alcuni ripari vi si facevano, v_e nne aggredito, verso 1e ore 22, dai nemici,.·e nel contrasto. fu coltò da una palla di archibugio, la quale fece tanta passata, che gli ,usd per la schiena; per tale ferita egli morì due giorni dopo. Anche il Bianco, sergente magg iore, ebbe grave piaga al fianco da un sasso • portato dall'artig1ièria nemica. Feriti e abrùciati ne furono as$ai, dei quali le tende de l'hospitale erano ripiene; diciamo di feriti d'importanza , perchè altrimente il soldato si vergognava per poca ferita stare nascosto. - Il colonriello n oria s'ammalò di tal sorte, che i l giorn o segu~nt:e I fu sforzato stare nel letto. i Visitato dal generp,le , riceveva da esso invito di ritirarsi n e1l'isola , secondo il consiglio dato dai medici (1); egli volle -però indugiare alenn t e mpo aneor:;i,. • Mandò gr :1.ndissirna qnan• t ità di ccmfezioni a l'ospitale per soccorso' dei malati; premiava gli valorosi soldati per accrescere l'animo à gli altri. Renunzi-ò la compagnia al suo luogotenente chiamato Zenobio. • Un po' di speranza rifulse n ell' animo dei presidiari, vedendo « molte iofanterie e insrgne t urchesche muovere verso la Goletta , e corsero voci di _d isparere nelJ!arma.ta n emica fra lì due Bascià . Affermarono al· cuu i che l'Uccia.li voleva ritira rsi contra la voglia del• l'altro generale, tem endo ch e l'arma.la non venisse a

U) , D e nemicj passo, come passerò in gli altri assalti col silentio

cl numero per es~er' cos11 incredibile, pure in fine di essi ,:,oaduncrò detto numero secondo la relationc dei Turchi, rinegati e l\fo1:j, con gli quali dappoi nel ca.mpo, e , poi quà. in Algien n'ho ragionato. Dico quell' istesso ch'ò sentito dire al Re d'Algierj Ramadan ùa.scii1, trauagliando nel · fosso, r agionando sopra el riscatto che uoleuan fare gli elemosinarj !li Spagna de gli Spagnuoli solj, e non cli Ita-

lianj, questo mese di aprile nltimo pass:ìt.o, b ment.andooi pe1·chè . non si riscatta.ssino gl i, uni come gli alt-1j, disse, mi ha.nno ammazzati 20,000 horninj. (1) , e1·a110 tre , cioè quello .de l'istesso ·Signore, P a.ulo dottore tra.panese, e 1\ otonio P eres Jicent.!ato spltgnuolo, ho1110 es pertissimo • RuFFrno.


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(!I.I l'fA.LIANJ

lN Afl!HCA

patire per e,;sere tanto vicina all'invernata, e che detto Ucciali era sopra le protestazioni, che non voleva disarmare le galere per paura d'incontrarsi con nostra armata; che le compagnie turchesche si ritiravano per · imbarcarsi, che s'erano ritrovate freccie con lettere quali parlavano di detto imbarcameoto, che il generale e oflìzial i t.u_rcbescbi avevano tentato la fortuna per rlue vojte di pigliar il forte, che loro bastava questa diJigenzia, che non erano obbligati al Gran Signore, che di pigliare la Goletta, che i re d'Algieri, Tripoli, Thunis, resteriano all'assedio del nuovo forte. Finalmente tenevano per cosa certissima che detta armata nemica si dovesse pai'tire e incontrar~i con la flotta di Spagna (1). • Mercoledì (8 di settembre) si provarono le consuete molestie dall'arti'glieria, dalle sàssate, dai ' sacchetti degli assedianti. Furono tocchi : un capitano pavese (succeduto ad Ippolito Daria), che morì del c:olpo ri cevuto, e il cavaliere Giordano, cbe ebbe g • asto il collo del piede, e questi, per cagione di tale ferita, non prese più parte ad alcan fatto d'arme. - Nel seguente giòvedì gli assediati perdettero più gente, che nei giorni d'assalto, e tanta fu la stanchezza e lo smarrimento d'animo nei soldati, che molti di essi cercavano ogni possibile scusa per lasciare i posti e portarsi nelle case a riposare. Ne venivano però tosto cacciati -dagli uffiziali e dagli a.uditori, i qua)i andavano in giro per ricercare e spingere i nascosti. Le artiglierie (1} Don Giovanni cl'Aush'ia stava vera.mente a Trapani ii,on buona pa1·te-odell'armata di Spagna, rinforzata dalle galere di Malta; però impedito dalla perucrsità dei tempi, non potè !alpariJ alla volta della Bar-baria. - Vedi VANDF.R- H,rn,mi; e DAL Pozzo il primo al ' fog. 189 vo , il secondo a pag, 80 del tom, 1.

361

erano male ministràte per la mancanza dei bombardieri, essendone morti i due terzi, supplivano alcuni cavalleggieri • poco prati.ci di quel servizio , ed essi pure perdevano in breve tempo la vita. - Molti dei principali inviarono all'isola · le facullà e mobile, ed il triste esempio spinse altri a ricercarvi scampo per le persone loro; furoLo però respinti dal Sanoguera di ordine del generale. Anzi~dall'isola si tolsero alquanti militi freschi, inviandovi a vece assai feriti, così chè rimasero colà solo 80 uomini fra soldati e marinari. • Venerdì. .. à 16 hore fu data l'alarma per tutto il forte, e assaissimi si trovavano ritrosi non volendo prestarvi fede, impero chè gli giorni e notte precedenti, e già quello istesso giorno si era data allarma spesse volte; ma il suono della musica nemica , e rim. bombo delle 4 pezze d'artiglieria, destò gl'increduli, e · accorrRndo ogniuno al luogo destinato, rimetterono il nemico ·per 3 hore ~i lt;ngo. Ne morse ancora_molti dei Cristiani , e massime , sopra il bastione D'Or ia'· impero chè gli nemici innalzate Je trinciere da pai::te della casa matta, quale guardava Cerbellone, d isco. privano i difensori, e tirando incessantemente a colpi persi a quelli che stavano intorno à l'artiglieria.. ne arnazzavano molti, nè più impunemente si poteva andare alle trinc~ere per mezzo il corpo di detto cavalìere (1), ed era d'aopo prendere la strada sotto il paràpetto della cortina. A dette archibugiate vi fu rimediato con moltitudine di tavole; i ma non si potè impedire ch8 per altre vie non fosser~ morti o feriti molti del presidio. .i

(1) Abbiamò già avvertito che Ruffìno usa spesso cavaliere per bastione.


362

GL I ITA LI AN!

E per la quantità grande dei fuochi a~tifiziati, ch e gli assedianti _lanciavano sovra quel bastione, s'appiccò il fuoco ai tri ncier amenti di tavole e porte ; che si eran o costrutti a r iparo dei difensori . Questi n'ebbero grave danno, che accecati dal fumo provavano grande fatica a ~morzare le vampeggianti fiamme -- « Santo .Giovanni pure non fu senza pericolo , per l'altezza d elle opere dei Turchi, che sopra,,anzavano a quelle del forte; v ero è che i Cristiani si erano trincierati fo maniera per la diligeozia del Serbellon i e del Margliano, • che le d ifese loro· parevano un dedalo (un labirin to) . - Nel Serbellone temevano poco gli sforzi del nemico, essendosi ristaurato per tempo quel parapetto che la mina vi aveva guast.o. - Gli assàlitori si ritirarono « di buon bora, » e senza intralasciare le offese solite '( l), ripresero i lavori intorno l'alzata di terra alla punta del Doria, e rinnovarono In mina sotto il Serbellone. Gi unta la sera, oc il generale ed i colonnelli lasciar ono la cura al capitano Gio . Bianco, serge!lte mag~iore di fare r iparare con altre tavole , la t rinciera del Doria, nè egli mancò ... con ogni d iligenzia di ripararvi. » Nella medesima notte gli asserl ianti tentavano la fede della g uarnigione, e ragionando colle g uardie dei bastioni promettevano buon trattamento in caso di resa; « parve a tu tti p iù onorato par tito morire viril mente, che abbandonarsi vilmente alla. misericordia del barbaro nemico scorucciztto per la grande mortalità d E:i SU OI. »

(1) " in questi rimettimenti fu morto di una archibugiata nelJa testa el ciipitano Zenobio; successe 11el suo luogo e! Fra11zillo , Rc.r-·i:1No.

IN AFRICA

3(13

Il colonnello Doria oppresso dal male e dalle fatiche della giornata, era si posto a sedere presso il rin trinciamento, così g ramo ed affannJso , che ognunu credeva avesse a man dar fuori l'ulti mo spirito . « F u portato di peso in casa sua , in tanta estrem ità che per 3 hore continue, impedito dal flegma (flemma, e ·catarro non potette parlare. » Esortato dai m edici a riti rarsi, almeno per 9ochi giorni , nell' isol a; che l<'vandosi dall'incessante romb azzo dell'assedio, avrebbe potuto dormire, con grande ristoro di sua sal.u te, si , arrese ed imbarcassi «, à un h ora e m ezza di notte, con suo m edico, uno de'suoi e uno pag15io. Confortava tutti gli capitad e gente sua principale , che lagrimosi lo circondavano. Ringraziava. Dio d'ogni' cosa, ma si conclogliava ch e . gli tiri de' r.emici- gli a vessino perdonato più che l_a ~1alaitia » Rimasto solo per alcuni istanti coll'a uclitore del suo ter1.0, cnnfìdavasi con lui di cose importantissime, che questi, troppo discreto, non h a voluto svelare nel suo scritto (1). Dapprima gli Ita liani furono un po' rincresciosi di vedersi senza particolare capo ; si -rincorarono tosto per l'umano procedere del Salazar,, il quale conferiva aroorevòl rnente -con tutti i capitani loro, ed a.privasi in particolare coi più anziani, cioè « col sergente maggiore, col Tarsis , Gon Annibale Beccaria; e con Filippo Del-Gozzo, non enumerando il sig nor di Mar~ gliano con essi ; i mpero chè come persona principalissima e m eritissima. a-ttendeva _al .suo cavaliere, e assisteva in t utte occorrensie al generale. » Continuavano i Turchi, addì 11 di settembre nelle (1) , mi dis;e molte e importantissime cose, de quali ne tacci0

ìicr buono resp etto • RuFFrno ..


364

Gl,l ITAL!ANi

indfoate opere di teri:ato e di mina, e lavoravano così coperti, ebe non si potevano offendere, salvo nei brevi momrnti, in cui avanzavano contro le trinciere deo-li assediati onde iscagliarvi sassi e · gittaFvi , ·sacche7ti ~ii pol.vere , » nè' il danno ad essi ,recato in quegli ·1stant1 compensava l'angustia e la stanchezzil, ch e per così continuati attacchi soffrivano i d ifensori, i quali scemavano giornalmente di. numero e di forze (1). ·Nella notte furono chiamati i ·capitani a rassegna e si trovarono: della colonnella Daria 40 soldati; della compagni~ del sergente maggiore 30; d ella compagnia · Marghano 50; di quella del capitano Tar~is 15; della compagnia Busca 10; d i quella del capitano Giampaolo Serbelloni 30; della compagnia d'Ippolito Doria J2; di quella d'Annibale Beécaria 30; della compagni3, Porro 20; della compagnia Masi1io p ure 20; d i quella del conte Varro 40; della comriagnia, infine, di Filippo Del-Gozzo 40. Come si trovassero ridotte le c?mpagnie spagnuole non possiamo definirlo, perchè d1 esse non tenne conto il Rullino (2). « Co~f?rtavà assai la gente del forte, che tutti gli magazzm1 erano aperti per accomodare il soldato di arme e di mangiare ; pure con discrezione per non avere com~odità d 'inebriarsi. Mentre che duravano _ gl i assalti, le donne portavano acqua e vin'agro 'p°er' . (1) Ruffi.no no~ s_egna il numero dei morti, i,i quelia giornata ; d'.ce che _vi • fu tento nel volto d'una a rd1ibuginta il' signor Gio. di Marghano, di tal maniera che fu forzato riposarsi in camera con • grandissimo cordoglio, e che vi fu ancorn. ferito il maiordomo del signor Pagano in uno braccio, il quale poi li fu segato. ·• (2) • Del numero delle compagnie spagnuole non ne parlo non lò avendo mai sapu to, pel' evitare qu esti, curiosa, dico odio;a cliligenzia , RunINo. ·

36-5

I,N AFRICA

gli bastioni per dar bere al soldato, e rinfrescare gli archibugi. Mai si riposavano, portando sassi di continuo. In conclusione dette povere donne ancora furono di molto aiuto e grandissimo servizio. ~ Al 12 del segnato mese (giorno di domenica) , i Sùldati del presidio, r imasti tutta notte in armi, po-' terouo appena prendere un po' di cibo, che si videro assaliti dai nemici, i quali con grande furia di sassate, di saettamento , di archibuseria e di fuochi lavorati ne venivano all'attacco, verso le 16 del mattino . L'artiglieria dei Turchi batteva le difese ed i difenditori; quella degli assediati non poteva rispondere con eguale vivacità e successo, ritrovandosi nel forte un solo bombardiere, il Barbato , che dal bastione Doria accorreva al bah;iardo di San Giovanni per aggiustarvi i pezzi, ed appuntatili lasciava che altri gli sparasse, unde far ritorno al. n oria; dove non perdonando a fatica ingegnavasi di far .danno ai nemici, con ogni sorta di fuochi da g uerra. - In Santo Giovanni il contrasto fu grande, e tre volte gli assediirnti furono sul punto di superare i ripari; « chi cadeva morto o férito non era rilevato sino alla fine del gi uoco . • Nel Doria si appress il fuoco alle trinciere, ma venne con facilità smorzato, non essendo il vento, come l'altra vol ta, contrario ai di fensori; all'estremità del trincieramento, fecero sfurzo gli assalitori ed ucci,;ero ben diciotto uomini che vi erano di guardia, percbè non coperti che dalla cintura in basso ; molti presidiarii furono auche morti a caso, « da certe bombe che giung evano per traverso, si direbbe portate dal nemico della natura umana, perla via obbliqua che facevano (1). • J

•

(I) Forse quelle bombe erano simili alle palle vuote usat e da, Ber• Jl!mlo. Bontalenti, appunto dopo ] d. metà del secolo xvr.


366

CI.I IT ALJAN!

Al Serbellone, militi che là si trovavano vollero « adoperare certi pedrali (petrieri), e non sapendo governarli , se ne ammazzarono e stroppiarono ~riolti , fra li quali morse il sergente Angiverta milanese. , - L'assalto durò 6 ore, però non continue, che vi fu at tacco, seguìto da quattro riprese. Nella penultima, il fuochista Barbato, appressatosi alla parte del bastione Doria, , che guardava per punta il Serbellone, a hne di gettare u no bariletto di fuoco , s'abbruciò da sè stesso, e s'abbruciava vivo, se con diligenzia le veste non gli fossino stat~ cavate da dosso ; pure ring raziando Dio d isse sola mente: Barbato è accavato, mas me dispiace pe1· vos che pe1· me (!). Mancato detto bomhardiere , n è avendo alcuno , che sapesse tirar fuochi , il nemico · finalmente si potette accostare , e montando per sopra il parapetto, perché era assai luutaou dalle batterie per la g randezza, di detto cavaliere, com parsero certi giann izzeri di scop erti dalla cintura in su quali comodamente e agievolmente osservavano il poco numero dei Cristiani , senza che n essuno di essi avesse aviso di tirargl i (2) . E già v i accorrevano a gara di molti altri, quali con sassi in~ cominciarono a trincierarsi sopra detto parapetto in forma d i montagn a . riti randosi indietro certi pochi soldati, quali ivi erano; di che accortosi il valoroso ... Salazar, benchè ferito in una coscia di una archibug iata, quale poco innanti aveva ricevuto rag ionando col capitano Federico Urias, figliuolo del vicrrè di Mayorica, anc;or esso ferito in una coscia (3), accorse (1) Linguaggio misto di voci spagnuole e di parole italiane. (2} Vuol di.re, senza che venisse in mente ad alcuno dei difensori di timre a quei giannizzeri, che 1,ur se ne stavano tanto scoperti. (3) " essendo io cli compagnia con loro • Ru.fFJKO,

367 detto Sallazzaro con tanto improperio dei soldati, che tornando a far testa, a forza di picche, gli ributtarono e ruppero det ta loro t rincier a, e di nuovo in q uella onorata fazione vi fu forito nel braccio gravemente detto mastro di campo , e coutentissirno di aver ri b uttato il nemico , }Jer respetto delle ferite , disse queste parole : eslos son los frulos de la guerra. » Verso le ore 22 i 'I'urcbi ritrassero le genti loro, e quei del presidio cominciaron o a raccogliere i morti, che si rinveu n·e ro in grande numero; Gio. Paolo Serbellone, figliuolo del generale, era caduto nelle prime ore del mattino, ucciso da un'archibugiata che lo colpiva nel capo; il capitano Giovanni Battista Crivello, mentre battagliava con grande animo, era stato anch'esso µercosso a morte, ed aveva p ure perduta la vita, Macincco, capitano spagnuolo. - Molti i feriti, tra i quali due capitani, Beccaria Annibale e Campei Nicolò. - Diedero prova di siQgolare valore il capitfLDO Erndia spagnuolo (1), l'alfiere dei cavalleggieri, uun chè il sergente Naveretta (2), il quale atterrato da una. pignatta di fuoco, giuntagli al petto, fu portato per morto fuori del bastione, e riav uiosi d ue ore dupu. scagliavasi inferocito sui nemici, con maraviglia e lode del mastro di campo. . • Essendo il generale in chiesa (3), passate le 24 I N Al'JUCA

(1) • che era stato sergente maggiore in Biserta, qmu1do ui er:1. per gouernntorc el capitano Ayalt1 , Run-tNO, (2) S1iaguuolo @d italiano? (3) • Da mano dcsh'a di dett,i porta di s1iagnoli, incominciando alla prima fil:1 (delle case) si ritrouaua cl luogo santo e casa di Dio, fatta senza arte e per inter positione sino a miglior comodità, deuoto, pio..... hauea acauto cli sè la specieria ripiena .. . . . d'ogni hum:ino soccorso e diligentia di medici, dotlori e spetiali ; ma che più importami ricchi\ cli meJici de l'animn e ministri del nostro

,


368

GLI ITALl~NI

hore, e molti ìn strada (I), cantan dosi la salve, contra ogni ragione di geometria e di lineatur a , una balla d'artiglieria nemica , tratta dalla parte del bastione Doria, contrapassando le case senza offendere , se ne venne dritto innanti detta chiesa, n'amazzò doi , e senza far altro male, corse di fila tutta la strada del quartiere delli Spagnuoli , con grande maraviglia di detto generale, e d'ogni persona presente · (2). , Giunta la notte, gli assedianti non cessarono d'infestare il presidio con falsi all'armi e con spessi t iri. Piantarono due pezzi sul terrato loro, presso al bastione Doria, e sparando f:enza alcuna posa, rovinarono • il par apetto che teneva coperti i difensori alla trinciera, massime nel fianco e casematte, che guardava Signore e Signore di tutti, essendo ivi hubmini religiosissimi <li molti ordini... e altri preti secolari, il numero dei quali tutti potea esser da dodici • RUPFrno. (I ) • Da detta chiesa sino al bastione Ccrbe!lone, erano molte altre case compartite in cloe strade fatte come cli sopra a filo e corda, colle loro cisterne. E le quali tutte case el gienerale haueua consh"ulte coll'opera sua. e di la maestra,nza, adoperando ancora soldati pagati. Ne erano ancora altre di uno stattioue sola e sicurissima d'ogni tiro sotto la cortina del bastione Ce1'bellone sino a sua porta..... e detto generale disegnò à gli capitani Italiani nel spatio guai era cloppo eletto bastione e porta Cerbellone certi luoghi misura.ti da. gl'ingegnied, acciò chè ognuno si edificasse..... la sua casa, disegnando l'altezza e forma.... e così detti capitani Italiani a gara l'uno <lell'altrn, quando anclauano in guardia o al trauaglio de gli bastioni, doue erano obligati condurre le loro compagnie tre hore del giomo ... faceuano portare a ogni soldato uno sasso, e a certe hore loro comorle attendeuano alle edificatione di esse • ID. (2) A quei tempi, per difetto di scienza balistica, si conoscevano imperfettamente e lit linea che descrive un proiet to scagliato (traiettoria) e le varie sorta di ~iri, perciò si maravigliavano gli artiglieri stessi, a.llor chè vedevano una volata che paresse avere dello straordina.rio.

369 Santo Giovanni , nè fu pos:;ibile di stoppare quella IN Al'ltrCA

rottura. ) In cosl cattivi termini, più non potevano gli assediati opporre lunga resistenza. Molti di essi accelerarbno poi la caduta del forte, abbandonando i posti per rinfescarsi, cosa vietata molto dai capitani. E nel mattino appunto del 13, i Turchi, si~ che fossero avvisati della spensieratezza del presidio (1) , sia che desiderassero di avere maggior campo di rinnovare gli attacchi , dato fuoco alla mina del Serhellone , e fatta giuocare la artiglieria , salirono più per tempo all'assalto, in punta del bastione Dorfa, ed al baluardo ancora di San Giovanni. In quest'ultimo, vennero ributtati, ma nel Doria superarono la breccia, e posero in fuga i difensori con un nom bo di palle d'archibuso e di fuochi artifiziati. La m ina aveva fatta saltar e in aria un pezzo del parapetto, lungo 12 passi, uccidendo 16 uomini della guarnigione , e più non avr ebbero potuto ritirarsi coloro che stavano sul Serbellone, se alcuni valorosi uffiziali non avessero ritenuto l'impeto del nemico. Ma il capitano Annibale Beccaria, q che guardava le cortine del Doria sino a Santo Giovanni, ed accorreva all'uno e l'altro bastione, Filippo Del-Gozzo, che teneva seco 25 francesi e piemontesi (dei quali era la maggior parte la sua compagnia); il capitano Federico d'Urias; Alfonso d'Angullo, Alfonso de Rios, alfiere di lui; il sergente maggiore Bianco e molti altri gentil'uomini e soldati honorati spagnuoli e italiani, sostennero l'ur to e vollero più presto morire , come (1) , sapeuamo el nemico esser capace di tutti gli nostri ordini • R UFFINO, _ Ai;i;Q ix,

vol.

111. -

24.


370

GLI l'CALlA.Nl

morser o, che essere superstiti nelle ruaui de'barbari., Faceva pure testa, il conte Varro, di guardia nel bastione Austria, però la sua difesa cagionava più danno che utile, percM diede tempo ai Turchi che si trovavano sotto S. Giovanni, e nel borgo di Babazuecca, di accorrere e di tagliare in pezzi molti di quei miseri che fuggivano alla marina (1). Gli altri presidiari avevano ceduto il terreno, e si erano gettati nello stagno , ment:---e i pochi tenevano ancora fermo. Non gium,ero però tutti a salvamento (2), che di 700 soldati e di 300 tra guastatori e maestranze (3), i quali componevano la parte viva della guarnigione , solo 200 pervennero all,.isoletta di San Yago. I feriti che giacevano nelle tende dell'ospitale (400 ~irca), furono tutti barbaramente trucidati e bruciati. • La desolazione di Thunis diede tanto tremorP. a quelli dell'isola, della quale era governatore ... Don

(I) • D~tto contrasto fn ancorn occasiope che li Turchi. .. tagliarono in pezzi la maggior pn,rte de gli nostri miseri soldati. Tinto ,li rosso il st~gno del sangue loro (dei fuggitivi), e per maggior crudeltà, detti nemici anco a' morti dauano infinite ferite • RoFFn.o. (\!) « Non saprei dire quali e quanti delli nostri, e massime dei principali, morsero quello stesso giorno; molti sono quali affermano l' uno morto e l'altro vivo: il tempo accuser à la verità. Viddi io vivo e sano il capitano Osorio • fo. (3) Ruffino dice che i guastadori e le m:i.estrnnze , non combat· t euano, ben chè si fossino riel utti in compagnia (sotto gli ordini del capitano Anasarte, spagnuolo), eccetto qualcbeclunj, q1~ali desiclerauano essere testimooj delle nostre honorate proue. El restante si occupaua di lauorare la notte, e el giorno quando si daua la alarma e i giorni d'assal to portauano pietre, acqua, poluere, muaitionj, e tutta alti-a cosa necessaria; altri accorreuano alle cortine della marina. •

371 Gioanni de Cinoghera (Sanoguera) (1), che vedendo egli la poca sicurtà quale era di fidarsi sopra gli superstiti e ~ezzo rovinati soldati , de gli doi mali si accostò al minore, e si rese a partito (a patti) (2). • Intesa dal signor Pagano la deliberazione del governatore di pattuirsi, sicuro che per essere la persona qual era, non saria compreso nelle capitolazioni , si deliberò di tentare il passo sino a Tabarca più presto che cascare nelle mani ... del ... nemico. Ma. troppo credulo alle parole dei mal fidati Mori, quali erano nell'fr::.ola, disperati come dicevano di ottener perdono per essersi accostati a i Cristiani, in loro compagnia, del .suo medico e del furiere . intrò nel pericoloso ballo, l'istessa notte portato colla sua compagnia in terra. Tolsero la strada di Tabarca; e partito detto signor Pagano, gli nostri mandorno uno barcone nel campo nemico , arborarono un o, iosP-gna, si presentorno alli Bascià, contentissimi di levarsi <li fasti(Jj. Si contentarono che 4f> o 50 di essi , liberamentP. se ne andassino doYe loro più piaceva_, e il restante r estasse schiavo , quello che non volsero consentire al forte (3), donde si presume ch'cl nemico stimava molto l'impresa . . . di detta isola per l'incomodità IN AFRICA

(1) Questo Sanogucra recò poi la nuoYa della presa del forte a Don Giovanni d'Austria, che ritenuto a Trapani dal mal tempo , stava per partire alla prima gua1·dia della notte successiva. - Vedi V ANDER-HAitMRN al fog. 189 v0 • (2) , Sicura cosa era che poteua (il Sanoguera) contrnstare, ma. el fine sicurissimo cli esser uolato e peggio mal tni.ttoto per la resistentia clic au esse fatta. ~fa perchè in questi giorni poteua essere disturbatr1. detti armata per l'ingiuria d el tempo, e per q1utl11oche a!Lra grati a e soccorso di Dio, lasso el giuditio della buona, o mli la opera a chi meglio int.<'nde • R.t•FF!lio. (l'l) Dunque a-nche il' forte aveva trattato di resa?


372

e p er il tetnpo. È si diceva nel campo pubblicamente che l'armata non se ne tratteoeria per questo., ma ne lascieria l'impresa al campo d'Algeri. Si andò la cosa per sorte , che fu poco favorevole a gli Italjani , impero chè ... doi soli ne levò seco detto 'sig nor de Cinog hera, il quale innanti che fosse imbarcato sopra la chiaropa come si d i·cev~ del capitano Cavretta _d i Marsaglia portata p er forza . d' Algieri con munizioni alla Goletta, interrogato dove era il signor Pagano, rispose che l'istessa notte era fuggito. Segui1ato in diligenzia da certi Chiaussi, trovarono che certi Mori portavano tre teste di Cristiani, affermando l'una essere quella di detto signore morto dai compagni Mori per r estar p atroni di certa grande quantità di danari, che portava seco. Ricognosci ute le teste da certi sch iavi, l'Ucciali per consiglio di Aggi Morat s uocero cli Mol le Maluc (1),- re di Fez, la voleva man dare al fratello , non tanto per inimicizia, come per pietà. Di m ala voglia si dimostrava detto Ucciali , r ig uardando tanto onorata testa, ma presentatagli un altra volta, la fece levare di p aura, pensate quale for,se i l timore essendo v1vo. ,

Le aggiunte e gli emendàmenti alla s toria degli assedii della Goletta e del forte nuovo di Tunisi, che r isultano evidenti da questo nostro lavoro (quale p ur sia la imperfezione sua), ne fanno palese l'utilità delle memorie raccolte da Bartolommeo R~ffin ~, utilità già

q uistare il regno di F'ez e di Marocco.

O

0

Osservazioni.

(1) Muley-Abdelmelek, che il "vicerè d'Alge_ri aiutò poi

373 avvertita da uno sçr ittore di cuse mjiitari autìch e , che ha r ecato, e reca, non poco lustro alla patria ed alla età nostra (1.) . .Rìducend0 poi a sommi. capi ciò che richiede particolare -osservazione, noi i;:ioteremo: l come la presta cad 1.1ta della Goletta, attribuita 'da tutti gli storici alla sola i mper'izia del Portocarrero, si debba assegnare in gran parte al cattivo metodo (sistema) , secondo il quale la piazza era s tata <wstrutta; . 2° come, t enuto cont6 delle i:,articolari condizioni del forte di Tunisi (non condotto a perfezione o posto in sito poco vantaggioso), non si possa negare lode al comandante che ne r egolò la, d ifesa, al presidio che v i sosten ne r ipe1 tut,i assalti ; 3° come dimostri~o ìe operazioni degÌi assedianti ( sebben e conformi in molte cose . al modo rnsato sempre dai Turchi nella oppugna~ione delle piazze forti) , esservi state nel camp o loro persone pratiche dei luoghi e pepte nell'arte dell'i ngeg uere milita.re; 4° come i fuochi lavora.ti siano r iusciti , anche in quegli ! ssedii , assai profittevoli ; 5° comw appaiono provati e l'uso di palle cilindriche nell'esercito turco, e quell0 delle granate; 6° come gli.archibug ieri a cavallo , in tutte le fazioni cui ,presero parte, siano stati da meno degli altri soldati ; 'ì come il servizio della artiglieria nei nuovo forte abbia sofferto g rave scapito d alla sca1;sità dei b qmbardieri ; 8° coo:ie nessu no degli ufli ziali ital iani ab bia difettato di fortezza d ;ani mo e d i costanza nel cimento. Conchiu clilnno . La relazione dei due assedii , cert,1 l'.'! AFRICA

GLI ITALIA:,il •

i~

con-

(1) Il cav. CAnr,o PuoMtS. Egli disse i11iport cmtissimo lo scritto di B. Ruffino, come può scorgersi daila nota (1), a pug. 390 del vol. r v cli 11Iiscellcmea di storfo italiana.


374

IN AFRKA

GLI 1'l'ALlANÌ

non inutile per la storia militare dei tempi, dimostra apertamente , che gli Spagnuoli avrebbero potuto mantenere il dominio loro in Af~ica con maggiore ' speditezza nei lavori di fortificazione, o con maggiore sollecitudine nell'apprestamento dei soccorsi .. Ma la opinione tanto falsa quanto ·radicata della insuperabile fortezza della Goletta, si fu quella che acciecò l'animo di tutti, anche dei più esperti o dei più interessati.

A. R. M.

375

EilRATA-CORRIGE PEL ~

III (I),

Pag. 92, linea 11, ilwece di: presidio, lasciato leggi: presi_dio lasciato , 93 , 16 , galiardo • gagl!tarllo 93' , 24' ruolo ne dà il ruolo; che ne da ' ' Ruffino il Rullino 94-, 2, Boccafosca, al Boccafosca al soccorso soccorso Serbellone 94, 29, Cerbellone Goussancourt Gonstancourt 95, 6, ne uscì 95, 19, ne partì non si può rinono si sa se 95, • 22, trarre se di quella della 23, 95, Goussancourt Goussencourt • 95, > 29, 96, 14. Accompagnava l e • Recavasi colle truppe truppe all'infelice spe- · 15, dell'infelice spe96, dizione dizione Si recò a.Ila Goletta " Si portò alla Go96, 18, letta di portarsi a Tudi andare a Tu20, 96, nisi nisi al braccio 23, nei braccio 96, quelle ferite qtiella ferita 96, • 25, di quella della 96, 26 e 27, ' ·wander-Hammen, • Vander-Hammen 97, 12 e 13, • fosse nativo il ca30 e 31, fosse il capitano 97, pita no Bi·emBrerobiJla nativo billa Mare' Antonio Maré Antoniò 97, 32, nell,i compagnia 11 e 12, " nelle compagnie 98, (anziani) (anziani), 99, 24, Salaza.r consulSa.la.zar, consul99, 25; tava., tava Masino. Fiorentino , Masillù fioren> 100, l, t ino , l i suoi •bene-, ,, 100, li suoi benemeriti 2, meriti • ·

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(1) Quel paragrafo Il[ (c.l1e •vrebbe dovuto q~i eollocar~i) richicllc un• troppo nee~ssar~a erruta-corrige, perc:hè non ue furono n,•edule le boue.


3?6

GLI lTAl,lANI IN AFRICA

Pag. 100, linea. 29, invece cli: Pagano Doria era Zeugi: Pagano Doria accolto era stato accolto 101, • 29, al lnogotenentc el luogotenente Paulo porta Paulo porta • 102, • 3 e 4, per essersi stat.o " per essergli stato rotto il fusolo di rotto il fusolo una granata di una gamba cla granata nemica • 102, 12, Roccaniggi Racconiggi • 102, • 14, stato. • • stato , (1). • 102, • 19, venne inviato venne spedito • 102, • 22, onoratamente, c,m- • onoratamente · tro i Turchi cootro ecc. • 102, • 33, si aggiunga; (1) ALASIA. Catalogo dei capitani • • • • • • • • , •

108, 109, 103, 104, 106, 106, 106, 106, 106, 106,

alfieri e sergenti di Soimnariv~ cleZ Bosco, Cannagnola, 1612, in-4° 9, invece di: prese la parte leggi: presa la parte .

.

• • •

13, 21, 12, 5, 6, 7,

affidato a porta,a il nome, spedizione (1) (2)

affidata portava il nome spedizione ( 1) (2) (3)

• • •

15, 17, 18,

(1) (2)

(2) (3) nel

•

nel volume tùtimo delle memorie pubblicate clal-

l'accademia 106, 106, • 107, , 107, • 107, • 107, • 107, 108, • 108, • J08, • 108,

• • •

109, lO!J, 109,

20, (3) 25, si aggitltnga: (3) 2, invece di: cioè: 5, Gaino , 16, Cairo • 25, Chiari • 32, Wander-Hammen • • 21, Fiore . , 28, Sioaroe Bosc.a • 29, Gel)rgis • 31, dis en cambio de , Mobamet Bascià, Nijo de Selarray • 14, oioè; • 18, forti • • 24, Ne pure

volume di memorie che pubblicherà fra bre.ve l'ac-

cademia (l)

cioè, Gabrio Cairo, Chari Vander-Ba.mroen Fiora Sinane Bassà Georgio die en cambio de Mahamet Ba-xà, hijo de Serralaiz cioè, feriti

Ne pare

PAVIMENTI SU VESPAIO OSSIA

PAVJMENTI

su

COSTRUITI

TERRAPIENI rn

MODO

DA ESSEn PRESERVATI DALL'Uì1IIDIT,\ ---""'N\l\l\JV\J\FVVVVV-- -

Se la Toscana s'ebbe nei secoli f;Corsi le sue tante, ancor rinomate città, a culla e campi di prove nelle arti e scienze, dei più famosi ingegni che a quei tempi fiorirono; ciò che da quei tanti genii si lasciò alla posterità, da suoi cittadini è tenuto vivo: sì coll'accurata conservazione delle opere di quelli, che coll'attuazione pratica continua, de' princìpii scientifici da essi dati. E certo, se la pittura, la poesia, la sculturn l'astronomia e tante altre esimie scienze; s'ebbero il Giotto, Raffaello, Buonarroti, Dante, Cellini, Galileo, Segato, e -moltissimi anc0ra; la scienza delle costruzioni architettoniche s'ebbe bene i suoi Michelaogioli. Vero è' che quei grandi u0mini occuparonsi solo d'opere adeguate alla vastità della. loro mente; nè si diedero


• 378

S79

PAVIMRN'l'I

SU VESPAIO

pensiero della più gran quantità delle altre comuni , di che la generalità <!,))bisognava. Ma vera colpa è solo d'attribuirsP.ne agli altri ingegni secoùd,,ri, che credettero seguire, creando pur essi, le orme di quei sommi, non guardando che a ciò non erano stati dalla natura creati; e non seppero trar profitto; col ra~cogliere nei loro mezzi parte della molta luce che da quei genii s'emanava, ed aggiustarsela a' propri piil comuni b isogni. Purtuttavia nelle diverse terre della Toscana, in qua e in là trovansi sparsi, lampi di quelle vaste nienti scientifiche; semplici, naturali, atti proprio a risovvenirti dell'uovo del Golmbo; e che certo qu ei , sommi dovettero indicare a taluno che appositamente domandavaglien e: non potendo trovarsi essi a doverne usare, nell'esecuzione delle grandiose opere loro. Di una di tali particolarità, nell'arte del fabbricare r,i sovviene ; da noi appresa durante lo .starn a Firenze; e poichè si crede tale -che possa essere di non poco giovamento· in moltissime circostànze: come , quella per la cui esecuzio~e richiedesi assai poca spesa . e sempli·ce magi~tero; ci venne in animo di farla assai più pubblica. Ed a ciò ci fece decidere, il considerare: che se a molti tra gl'ingegneri essa è palese, ,a molti altri è ancora ignota; non avendola potuta vedere .eseguire, nè trovandola ad-eguatamente d0scritta' nelle opere classiche d'architettura. Allorchè occorr e di dover costruire un pavimento, màssime i.o mattoni, .su terrapieno; non v'è al certo come poterlo preservare da che esso riesca continuamente umido: se n on coll'operarvi disotto un vuoto aereato. E ciò non si può ottenere, eh.e facendovi dei locali _sotterranei; il ·più delle vòlte necessari a. doversi covrire mercè volte: o al minimo con forti trà.vature.

Ma principalmente in ope,re d'uso militare, riescendo soventi inutili tali locali interrati; e l'entità della spesa necessaria, e pel cavo e per la covertura a farsi su di esso, non permettendone l;esecuzione; vi costringono a dovervi accollare l'umidità del pavimento: comunque consci che essa debba apportare signifi~anti nocumenti. Tale inconveniente appunto s'avvera nella costruzione delle scuderie, nei maga.zziui o altri locali a terreno delle caserme, e tanti altri di essi simil111ente messi così al bas~o; per i quali è certo, che di molta contrarietà debba riescire all'animo dell'ingegnere che progetta l'opera, il considerare che talune di queste località dovranno essere abitato da individui di truppa: sia per corpo di guardia, cb~e per sale di punizioni, mense od altro. · Nella Toscana però ripar:ano a tale inconveniente mercè poca spesa; e senza costruire altri locali interrati, pei quali quindi abbisognano relative impalcature o v6lte, a sostegno dei sovrapposti pavimenti; riuscendo per altro assai bene a preservar questi dall'umidità: ed ecco come ivi usano operare. Tutto l'ambiente sul quale deve esser fatto il pavimento, si cava per metri O,' 30 o metri 0,40 di profondità, al disotto del livello stabilito al suolo; e tal vuoto serve per -la formazione di un letto di ciottoli a diversi strati, disposti nel modo seguente. I primi due di essi son formati di ciottoli scelti, di forma abbastanza schiacciata, ed aventi tutti una largh ezza per amendue i lati, di metri 0,15 almeno; e q uelli del 'primo stràto, siano per un sol lato, s'è possibile anche più larghi. I ciottoli del primo strato si situano di taglio; e facendoli affondare un po' nel terreno, in modo da restare be-n fermi , si dispongono così che quello

1.


• 380 P A VIM EN'l'I strato sia attraversato, in tutti i sensi, da moltiplici çanaletti, della larghezza di metri 0,05 a metri 0,10; liberi per tutta la loro lunghezza, pei quali l'aria può giuocare · perfettamente. Intorno al muro d'ambito, che limita il pavimento a farsi, si fa correre similmente un canaletto libero, un po'più largo di quelli trasversali, ed al quale vanno a metter capo tutti quelli; ed esso serve a mettere in maggior circolazione l'aria che circola per tutti questi canali, ed a porla anche in comunicazione coll'aria esterna del fabbricato. Su tale primo strato di ciottoli se ne fa un secondo; ma però quelli di questo son situati di piatto, a dif. ferenza degli altri; ed essi si fermano ai sottoposti mercò . poca malta. Bisogna però aver tutta la cura possibile · di non otturare con la calce, i canaletti dc! primo strato: onde non arrecare impedimento alla libera circolazione dell'aria per quelli. Al d isopra di questo secondo strato se ne butta un t erzo cli ciotiolini minuti,' clic Hlmeno deve risultal'I~ dell'altezza di metri 0,10, ed anzi giova di farlo più alto, cercando con cura a che quelli , per quanto più è possibile r,;i rassettino bene tra loro. Quindi sopra un letto di cemento, grosso da metri 0,03 a metri 0,04 si pogg.ia il pa.vimento a farsi; che deve raggiungere il li vello stabilito. Onde mettere poi in comunicazione, l'aria dei rami• letti tra i ciottoli, con quella esterna al fabbricato; e · farla cosi acqui~tare una attiva circolazione, a uon farla restare stazionaria; nei muri d'ambito cstrr ni si lasciano, di tratto in tratto, dei vuoti verticali: praticati n ella stessa grossezza di quei muri . Essi in basso vanno ad avere cornunicazionri col cana!Ptto che circola tot• t'iutorno ai muri d'ambito; e <lisopra con l' ambicnt.e

SU VESPAIO

381

esterno del fabbricato; avendo guardato, il foro che lasciano ad una certa altezza del terreno estern@, da una lamina bucherata, di latta ferro od altro metallo, oppure da una reticella ben stretta di ferro. filato. In tal modo , mentre l'aria ha libero passagg10 per la circolazione, s'impedisce di poter gettare, in quei caualetti, dei corpi estranei, che potrebbero turarli. . Venendosi intanto a stabilire un continuo mutarsi d'aria, tra quella esterna al fabbricato, e l'altra contenuta dai canaletti tra' ciottoli; di conseguenza ne deriva che il pavimento sovrapposto H.On potrà ~ai presentare 1;1midità. D'altra parte, pure cl~e ~on_vemss_e a verificarsi quest'attività di corrente d ana; 11 pav1• mento venendo a poggiare su quel grosso letto di ciot· toli, non potrà niai raccorre l'umi~ità che s_'es~la dal terreno; chè essa verdi trattenuta nei canaletti d aerea· mento pro,ticati nel primo strato di quelli . Nei locali interrati per contrario sovente accade, e massime quando essi per alcun tempo son 'tenuti chius~ che l'aria raccoltavi si satura di measmi salini, eva• poratisi dal suolo o dalle pareti; e resa.si perciò e~inentcmente umida, ne impregna o la v•lta, o la impalcatura in legname. E poichè in quello spazio ~asso molto aperto, non p uò per la sua stessa ampiezza, stabilirvisi corrente attiva da mutare continuamente l'aria racchiusavi; rendesi questa appunto sorgente e causa incipiente dP.l male, a che, con quei locali interrati volevasi ovviare: comunicando al pavimento sopras~ante parte della sua umidità.. È così che v:edonsi umidi dei locali terreni, sovrapposti a cantine, tenute chiuse per una causa qualunque; per lo che for~e pe~ essi assai meglio sarehbe giovato che fossero rimasti terrapienati di sotto.


r PAVIM.l!:NTI SU VESPAIO

Le caserme principalmente, non hanno a che potere usare tutti i locali che avessero interrati ; e quindi quE;sti, venendo ad essere trascurati o per lo più tenuti chiusi, si rendono perfette conserve d ' aria umida e putrida: che non tàrda a comunicare il suo difetto al pavimento sovrastante. D'altra parte la spesa necessaria• per la costruzione di quei locali sotterranei e relative coperture; costringe il più delle volte a rinun11 ìiarvi: e costruire quindi invece i pavimenti a terreno, sul sodo. Epperò assai giovevole, in tali circostanze, può riuscire la costruzione disopra accennata; che alla modica spesa per essa abbisognevole, andando congiunta la sicura riuscita del preservamento del pavimento, daU'm:nido, fa preferirla certamente all'altra con locali interrati; le quante volte non si è costr"etti a costruirne di questi, ben aereati e ventilati, da servire per appositi .necessari bisogni . In tal caso però vi è sempre il pavimento infimo, che non saprebbesi come altrimenti riparare .dall' umido: ove non vi si - volessero, fare pure ivi altri locali sotterranei, da condannare poscia all'inutilità, e soli costrutti per ovviare all'inconven:ent_e succeunato. Ma tal mezzo però andando, come sopra accennammo; a cambiarsi in causa incipiente del male al q uale volevasi riparare, Riesce insufficiente allo scopo per cui fu fatto. Il contrario d'effetto avvenendo nel ,l:,avimento costrnito al modo disopra detto, che in l'oscana comunemente dicesi con.vespaio; non sapremmo come meglio raccomand_aroe l'uso; sia ai nostri compagni d' arme, nell'esecuz10ne di locali ad uso militare: sia al rimanente degl'iugegneri, cpe per avventura pOtrebbero essere ignari di tal genere di costruzione. EuA CATANZARITI Capitano del genio al I O regg. Zappatori.

'l'AGLrANO GAETANO

Grweritc.

JNOICE DEL VOLUME III. - ANNO IX.-

Gennaio. L a guerra di Danimarca nel 1864 . . . . . • . . pag. 3 Ordinamento dei corpi attivi dell'e,sercito italia.no . . . 26 Gli 1ta1iani in Africa, ossia gli assedii della Goletta e d,el forte di Tunisi nel 1574 (continua.zione) . 92 Rivista tecnologica . • 112 Rivista. statistica . • 126

Febbraio. Pensieri sul riordinamento degli istituti militari nel regno d'Italia. . . . . . . . . . · . . . . . . . Esposizione dei principali sistemi di artiglierie rigate estere Gli Italiani in Africa, ossia gli assedii della Goletta e del forte di Tunisi nel 1574 (continuazione) . . . . . Resoconto sulle esperienze eseguite dall'artiglieria dell'eser- cito italiano nell'anno 1863 Rivista tecnologica Rivista statistica . . . .

•

• 129 " 149 , 193 ,

234.

• 24-i • 247


384

INUICE

Marzo. Il genio nella campagna d'Ancona e della. Bassa-Italia . :pag. 273 Gli Italiani in Africa, ossia gli asseclii della Goletta e del forte di Tunisi nel 1574 (continuazione e fine) . . • 341 PaYimenti su vespaio, ossia pavimenti su terrapieni costruiti in modo da esser preservati dall' umidità. . • 377


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RIVISTA MILITARE 1865 TOMO III by Biblioteca Militare - Issuu