RIVISTA
MILITARE ITALIANA fl!OIINAl,E .IIENSll,8
llnno IX. - 1{01umc Il.
TORINO, ,1864'l'IPOGllAPIA EDITHICE G. CASSONE E CO~Ù•. Via S: Frt111<·csro ,la l'aol.i •. N. G.
STUDII &ULU
1
S1 ABILITÀ DELLE ARlYIATURE DEI TETTI
COIIITINUAZIONE E FINE
(1).
§ 18. Il cavalletto rappresentato dalla fig. 15'~ é molto
usita,to in Italia per le armature in legno di medioae ,
Proprietà lettrwaria.
- Figura 158 •
•
portata: in esso i due puntoni poggiano contro l'estremità (1) Vedi Rivista iniUtare italianct, a.ni10 rx, vòl. r, pag. 237.
5
IJELl.E A-1\MATURE
DEI TllTTl
superiore del monaco o colonnello H_II; e la loro inflessione è impedita dalle saette o ra,,ze inclinate DF, EF sorrette dal monaco, il qua.le non si prolunga fino a contatto della catena. AC, ma la sorregge per mezzo di una staffa di ferro; questa catena riceve in due · intagli ob~ bliqui le estremità infe riori dei puntoni. Supporremo che i punti D, E si trovino a metà dei puntoni o poco se ne scostino; trascureremo il peso del monaco e saette a petto degli altri pesi, non però, quello della catena che chiameremo P . Conserviamo le notazioni finora adottate, tranne che diremo f3 l'angolo FDB delle saette coi puntoni, T, 1", le tensioni del la catena e d~l monacQ, · Q' la compressione delle saette, Z la reazione verticale delle estremità della catena sui puntoni nei punti d'appoggio A e· C. La saetta DF non ha da far equilibrio che alla forza
pressione ~he evidentemente deve equivalere alla metà del peso totale del sistema, si avrà pertanto l'equazione
4
3[é'>......:. , l !p Z + 16 -P + ;t
ossia 5 Z= pl + lti P.
· Scomponendo le forze 1', Z in due, l'una normale al puntone, l'altra parallela, le due componenti normali,· prese ciascuna col segno che le compete, dovranno far equilibrio alla pressione normale 3 lo pl cosa. esercitata dal puntone nel pu~to A, onde l'equazione Z cosa.- Tsen a. =
3 16
pl cosa.
e quindi T
derivante dal peso che gravita sul puntone e diretta normalmente a questo nel punto D; scomponendo a'dunque la pressione Q' in due, l'una normale, ].'altra parallela al puntone, dovrà la prima equilibrare la detta forza, si avrà cioè:
Q' -- ~·Jz:~ s1 sen/3' .
11 peso della catena è per
.5 . 1
~p
8
che impedisce l'inflessione della catena, l'altra 2 Q!. sen (!3 - r:1,) uguale e contraria alla risu.Jtante delle due pressioni trasmesse dalle saette concorrenti nel punto F; sarà dunque T' = ~ P + 2 Q' sen (!3 - e1,)
=~ p + 8 ·
_l ~
-u
z ....
:3 {)
ll:i '
5 P) cot a., l6
bttiensi la tensione T 1 del colonnello osservando che essa consta di due parti, l'una
ff portato dalla staffa di
ferro Ffl ed il rimanente è bipartito sui muri di sostegno in A e C; questi ultimi adunque sopportera.nno per ciascuno una pressione verticale -
= ( 13 l6 pl +
~ l cos e1, sen (/3 P sen J3
4
[l +~p n l.
2 cosa
(i -
e1.
J
l
lari a,\1 , -_(f-
tang B; La parte inferiore del monaco, ossia la staffa in ferro o
.
6
DELLE ARYATURE
DBI TETTI
FH, avrà semplicemente, come g·i à si accennò, la tensione
, In quanto al puntone AB si troverà agevolmente che le sue dimensioni sono determinate dalla equazione
5
SP. Restaci a determinar e la r eazione orizzontale Q che un puntone esercita sull'altro nel pun to B, e per ciò basterà esprimere la condizioùe d i equilibrio fra le forze orizzonta li applicate al puntone ,18 che è Q + Q' cos (B - cr.-) T on de Q T - Q' cos (/3 - a)
=
=
- (13 l -
lo p +
5 ") t 5 lcosu.cos(B-cr.) w r CO et. - gP sen /3 •
Figura 1G' .
Le forze Q, Q', 1" si possono ridurre a forma geometrica mediante linee misurate sulla fi g ura 16" nella quale le travi si r appresenta rono con linee r ette contenen ti i centri di figura delle loro sezioni rette. Abbiamo difatti
cota.
= hl LF = JJF
nL
cos (/3'- a.)= JJF e quindi
co.s(/,sen (B- C1.)
= ;:}; p + ~ {Q cosa.+~ T' sena + Q' cos /3+~pl sena) v lg
= 3:ll p +
8 + 5 cosi a. 5 P lo ro sen a. l P + lo ~
la quale suppone che la rottura t enda a prodursi nella sezione D. § 19. Non sarà fuor di luogo il far q ui un'applicazione numerica delle formole trovate nel paragrafo precedente. Supponiamo un'armatura in pino di Corsica, della portata di l0m, facciamo cioè
l
LF
srm/3
= /-IF
r.os (I., cos (B- cr.) scn /3
= BF.
[)l
= 5m.
e trattandosi d'un tetto di tegole curve ordinarie, prendiamo l'inclinazione et, =
21°. 23'
che il Cavalieri (specchio N. 2) assegna a tali coperture io Torino; sia inoltre /3
cos 11. DT! senB- BF
sen (/3 - cr.)
R'
7
= 39°. 20'
e suppongasi di 2m,S0 la distanza fra due armature sue~ cessive. Per calcolare il peso p prendiamo nello specch io N. 1 il peso di 75 cbi l. per ogni metro quadrato di coper tura, aggiungiamo altrettanto pcl peso accidentale della neve e diamo inoltre al puntone le d imemioni ipotetiche di 0m,30 per 0m,35, assumendo 550 chilogrammi pel peso specifico del pino di Corsica, onde il metro lineare peserà 0,30 x 0,35 x 550
= 58 chi!. circa:
sì avrà evidentemente P
=
150 x 2 .R0
+
cos ;t 1,, . ,,·~• ~...,
58
= ,>r:: 33, el .1
11 ,
8
DELL~ ARMATUR E:
DEI T ETTI
Il peso p Io dPdurromo asseg nando alla èatena le stesse dimerrnioni dei puntoni, faremo cioè:
La dimensione orizzontale a' della sezione retta de]Ja catena non dev'essere minore di a, faremo adunque
P
= 0,30 X
0,35 X 10 X 550
= 578 chi!.
Sostituendo i numeri n elle for mole troviamo Q'
T
T'
= 2447 chilogr.
= 5992
= 1870
»
con cui si determinano le dimensioni delle saette, della catena, e d el. mona<;o; ma prima occupiamoci dei puntonì. Essendo a, b i lati della sezione rettanaolare d ei . o puntom, fa~emo 5 a = ;::. b I
onde , ru
a'= 0,18.
Badando poi al modo con cui il puntone (fig. 17"') si innesta nell a catena , F11rura 17'. n scorgesi che lo sforzo di ~"compressione agisce sul....'--... la sezione dell'incastro ~~A che ha per lati a' ed AB, ~ e siccome se<;ondo le ""-=--- .....\;- - ~ buone regole di costru~ zione la profondità A/1 r. d ell 'incastro non deve superare il terzo della dimensione v erticale della catena, avremo l'equazione
5 l 1 = 5, 7 b , 1 = 84 b4, v = ·v' = :d b, r' = l~ b~.
=
Supposto R' 380000 chilog r. e fatte le opportune sostituz.ioni e r id uzioni nella equazione determinatrice del le dimensioni dei puntoni, t rovasi 3
b
0,0226 b - 0,0092
-
=O
la quale ha una sola radice positiva compresa fn1. 0,24 e 0,25, onde prender emo
b
= 0,25
a = 0,18
Se avessi no trascurato tutte le forze longitudinali ci sar ebbe risultato _b
= P0,0092 = 0,21 ;
ora la d ifferenza fra q uesto valore ed il precedente è troppo notevole per ché ·tale semplifi cazione sia ammessi bile.
l_nl
ii?--
380000 onde
b'
=
5992 b'
0,18
3
= 0m,27.
Con tali dimensioni , la catena avrà un eccesso di resistenza alla trazione nella sezione lJ C , e t anto pi ù nella rimanente lunghezza ove conser va t utta la sua dimensione verticale, m a q uesta è una necessità.µr9veniente dai modi di congi unzione del legname. Anche il monaco deve avere la grossezza ug uale alla gr ossezza orizzontale a del punton e, a motivo dell'uffi cio che fa q uesta 1) parte dell'arma tura di servire d'intermedio (tì- , g ura 18") fra le estr emità superiori dei puntoni; sup porremo adunq ue
a"= Om, 18.
10
DELLE ARMATURE
monaco oltre al
!4
della .
grossezza di questo, ne y -risulta che le parti di S: sezione DE, FG resistenti allo sforzo di ten sione T' sono ridotte alla metà della sezione totale del monaco. Tuttavia se noi calcoliamo b11 con questo dato mediante l'equazione . 1870 600000 :::: O Offll' ' od. a~che .co'.la co~d_izione pi? sfavorevole che le superficie mfenon degh incastri J,, G debbano nel senso verticale resistere insieme alla compressione 1'', vale a dir e coll'equazione . 1870 380000 = O, 09 b" , troviamo per b" meno di 0m,06. Ma con questa dimensione la profondità degli incastri riuscirebbe troppo piccola, mentre avuto riguardo al modo con cui si lavorano i legnami delle armature, tale profondità non può farsi minore di i . a 5 centimetri. Sia.mo adunqùe condotti a dare al colorillello una eccedenza di solidità assumendo b"
= 0m,18.
Per le saette, di cui su pporremo la sezione quadrata di lato a'", conviené ricorrere al valore (~ 4). R'
= I6Q000 0G0 T"
11
DEI TETTI
L'altra dimensione b" è necessariamente ridotta sia Figura Hl". per gli incastri D, E dei puntoni , sia per quelli F, G (fig. 19a) dove si appoggiano le estremità inferiori delle razze,' e siccome tali incastri non devono internarsi nel
e siccome rappresentando graficamente l'armatura che ci occupa si ottiene l,11 :::: 2m,30, avremo ] 60000 000 a2,,,2 = 24~47 ~,3. a'" da cui a."'= ~0,0000809:::: 0m,095. Ma non sarà forse foor di proposito l'accrescere tale dimensione fioo a 0ml2 e ciò pel solo motivo di soddisfare alla stabilità apparente. Calcolando lo sforzo di tensione della staffa di ferro
secondo i
~
del peso effettivo della catena, troviamo
essere di
~0,25 x· 0,18 x 10 X 550
~ 155 chil.
onde a rigor~ basterebbe a tale staffa una sezione di millim. quadrati 13, posto cbe cadun rnillim. quadrato possa reggere 6 chilogr., e badando cbe pel modo con cui essa è disposta resiste con una sezione doppia della sezione sua effettiva. Osservando però che la catena può essere gravata da pesi accidentali per riparazioni od altro, sarà bene assegnare alla staffa maggiori dimensioni, p·er esempio 0m,03 per 0,002 colle quali essa potrà ancora sopportare senza alterarsi un sovraccarico di chi!. 565 oltre alla catena. Le dimensioni delle parti in legno furono determinate colla falsa supposizione riguardo ai ptsi dei puntoni e dRlla catena, ma non sarà il caso di rifare i calcoli quautllnque siensi trovate dimensioni notevolmente inferiori alle presupposte, perchè il soprappiù può✓ compensar e i pesi trascurati delle saette e del colonnello e va d'altronde a vantaggio del la stabilità. La necessit1t di accrescere le dimensioni teoriche -di var1e parti delle armature di legno a cagione del modo
12
DJlLLE ARMATUUE
/3
= 2ct-
e le formale diventano
(l.
p)
_ ~ p+ l 5 ..· cotct. Q-
10
Q·=l_E!:__ lo seno-,
T
= (i~ pl + 1"
13 Questa inclinazione delle saette che rende il qua-_ <lrilatero DUEF (fig. 15a) un rombo e sei:nplifica singolarmente i valori di Q, Q', T' è altresì frequentemente adottata nelle armature di legno. Fi~ura 21•. · ~ 21. Una felice modificazione per rinforzare il cavalletto della figura 15" ed adattarlo a portate maggiori, consiste nell'aggiungere due sotto puntoni (figura 21 ") le cui e_stremità superiori poggiano contro le saette. Il Cavalieri riferisce un esempio d'una simile incavalla.tura esistente a Roma della portata di metri 13,60. Supporremo /3 2 (f.., e conservate le altre notazioni, diremo Q II la pressione longitudinale sopportata dai sotto -puntoni. La sola differenza fra la teoria di questa e quella dell'altra armatura del§ 1.,8 consiste in ciò che la compouente Q' cos 2 della forza O: in vece di essere trasmessa alla parte AD del puntone, ag:sce qui sul sotto puntone e vi proò uce la com pressione DEI TliTTI
con e~i le medesime si incastrano le imé nelle altre, produce m ~sse un ecc~sso di s_tabilità ed un indispensabile spreco d1. legnarne. E ciò spiega come, a malgrado della grande differenza d1 prezzo, possa m molti casi tornar utile l'impiego del ferro, poicM questo con tutta faci lità si pres,t~. ad esser~ riuforzato nelle unioni e foggittto nel modo pm appropnato per ottenere la necessaria stabilità colla massima e_cono11:i~ d i materia. I puntoni, che non v~ng_~no _alterati dagh rncastri ed ai quali si assegnano ne prn ne meno delle dimensioni teoriche, sono quelli appunto che nelle ar mature miste fannosi di legno. Figura 20-. ~ 20. Una disposizione ana<.,;1 logaaquella rappresentata dalla figura 15a viene pure impiegata nelle armature metalliche o miste, colla sola differenza che-, , per semplicità ed agevolezza ,.,, . delle un ioni, le saette (fig. 20"') ,.,., / . concorrono nel punto di mezzo della catena, nel qual caso, se i punti D, E bipartiscono i puntom risulta
I~ P)coto-,
l =s5 ( P+p);
l'equazione relativa al puntone non cambia essendo indipen. dente da /3 .
=
(f..
,,
Q
=
1
,
Q cos 2
_
et- -,-
~ l cos 2
lU p
et-.
sen (f..
E da ciò risulta che dalla espressione di Il'
rn 18) relati va
14
DEI TETTJ
DKLLE ARMATURE
alla massima pressione sofferta dal puntone con·viene sottrarre Q" O)
e scrivere 2
R' _ vl 8 + 5 ~'en-2 a. l 5 p - 32 J p + lti o) sena. P + l6 ~ · Il sotto puntone serve anche a rinforzare la parte inferiore del puntone e così si potranno con fiducia adottare le dimensioni di questo risultanti dalla precedente Figura 2'2'. equazione relativa all'ipotesi di ..; AD = DB. quantunque la lun~ ghezza AD sia notevolmente maggiore di DB, la qual cosa avviene specialmente quando l'angolo et è piccolo. ~ 22. Il cavalletto rappresentato dalla figura 2:t• ha di comune col precedente i sotto puntoni ed altro non è che l'armatura della fig. 12"' rinforzata dai sotto puntoni. I valori ·di Q, T, Q' saranno identici con quelli del ~ 15, e si avrà inoltre Q,,
=
Q'
cos a. =
5 pl 8 h cos a.
per cui dal secondo membro della equazione (B) del paragrafo citato Q"
converrà sottrarre -
w
e determi-
nare le dimensioni dei puntoni per mezzo dell'equazione
Il'
= 3~ _vl2 -+ 3 ~ 5 sen a. l . IP lo w sen et P 2
15 § 23. L'ar-
matura così detta alla Palladio (fìg. 23a) è rinforzata da un sistema trapeziale formato da unacontrocatena, due sotto-puntoni e ùue monaci laterali inferiori, e riceve frequenti applicazioni in ispecie quando abbiasi interesse di utilizzare i sottotetti. Ci occuperemo soltanto del caso più frequente in cui le due tratte AD, DB del puntone AB siano uguali, o come tali si possano considerare , e terremo conto del peso delle sin gole parti del sist-ema. Dicasi: y l'angolo dei sotto-puu-
16
DELLI> AR1t[!\TURE
AF
= GC = àFG = ~ l
l :28
-e quelle sui punti estremi A e C 7 Tit!P; avremo adunque senz'altro per la tensione all'estremità. :superiore di cadun monaeo inferiore T ,,
57 p = 128 +
:peso della controcatena, onde
T'
= ~ P'" +
= O !~ = ta11g I', ci dà successivamente 1
, •
1
1 1 • 'E.,_Y=;rp(l+l) x
p
Figura 24'.
-p! ~ ~ - -l' -e
t
-
~y .
= 1:!- p (!
I
1 "
1 3 l ·' t 1 " bp(l+l' )x -+-up.-v'-q'(2lx 1 -6x')
1 11 1 q ( 2 l-x +
11
2o
1
•
)
=
=
+ l' - m) - q' ( l - x ) - q ( + l' - x ),
.
,
x ·- if x·3 + , x tang ?·
= l, y = o, onde l'cquazi-one
, Ì , 2) 1 , 2 (1 2 1 3 tt + 4 t - 3 q ! - q 3 z + 2
( a.) .... 11! (t ,1• + 1
8
2
;x;
" il momeuto di elasticità, p il peso per un ità d i luughczza uniformem ente distribuito, '1, q' le reazioni sui punti estremi A, C, e sugli in1tcrn1cdii F, G, 1~ cui distanze chi3meremo AF GC l!, FG t, ai:J: Liamo per ·u'.1 punto qualunque della curva FG dx•
t
•
l l') +dangf=G
'Considerando ora la cu'r va GC coll'origine al punto G, si avrà
G
;~
é -
= O corrispon-
t 2 -q (L :i· + l'x -;(' ) + dang 'i'
-
=
P'
la ·quale integrala due' Yolte col111. condizione che ad x <l:ino y
òy
( I) Riferita la curva AFGC (Fig. 24) agli assi ortogonali Fx, Fy , dello
r
.
S&;ppiam'o pure che il monaco superiore sostiene i ; del
'Quest'ultima deve essere soddisfalla ·per x
A ~
P"
, iLè=2 p(l+l) :c-rU+l')x +6J! X~-']'(l x - i x )
nel qual caso la teoria ci dice (1) che affi.nchè i quattro punti di sostegno si trovino in linea retta le reazioni verticali nei punti intermedii F, G sono 57
17
DEI TETTI
toni coll'orizzonte·, che per maggior generalità supponiamo differente da a; P il peso del.la catena A C; P', P" i pesi rispettivi del colonnello superiore e di ciascuno dei colonnelli inferiori; P"1, pw i pesi della controcatena. e d'un sotto-puntone. T, T', T" le t ensioni rispettive della catena, del colonnello superiore e degli inferiori, misurate la prima nell'intervallo fra i sottopuntoni ' e le altre alle estremità s uperiori di cad un colonnello. T0 la tensione della catena nello spazio compreso fra il piede di un puntone e quello del rispettivo sotto-puntone. Z, Z' le reazion i verticali dirette di basso in alto ç;he hanno luogo là dove il puntone ed il sottopuntone si appoggiano sulla catena. · La catena è un solido prismatico gravato d'un peso uniformemente distribuito e sostenuto in quattro punti posti simmetricamente rispetto al centro e tali che
d 'I/
e d ; ,
= 21 p ( l' -
x)
2
-
q ( l' -
x);
·per integrare osserveremo che per ragion di simmetria ad x dlJ r ispondono y O e d~ =-:-- tang '?, ed otte rremo
= O cor-
=
, d:c ~ = !2 1> l' 2x - !. ., l' :rl + 2 ,.
!_ p x3 - q l' x + !2 q x 2 _:_ e tana.:, o' 6
1 1i t • 1 \ 1 2 1 •y=-7il1 x · - - pL'x'+-px· - - q L'x + - q~;3 1l
6
AxNo ix, vol. rr. -
21/.
2.
2
6
etJ fangl'
e che quindi il rimanente del peso J>"' sÙà portato dài punti d'appoggiò estremi della contròctltena, ciascuno dei quali sarà pertanto gravato di .
')
✓
..::.. lo
~·
])'"
.
C~e tu~te le forz~ c~ncorr~nti alla sua estremità superiore si facciano equilibrio : tali forze sono le ultime enunciate e le tr~ forze T", Q', Q.", e scomponendo quest' ultima e la r~az10ne del pu~tone in due l' una orizzontale, l'altra verticale, badando rnoltre alla direzione secondo cui cias~una forza agisce, avremo le du'e equazioni .
r
Consideriamo ora l'equilibrio del sistema formato dai sotto-pllntoni, dalla controcatena e dai monaci inferiori, rammentando che i puntoni esercitano nei pllnti d'ap. poggio D, .E una pressione n ormale a ciascuno di essi
Q,
=:
85 p l cos
I/
Q sen y
5 ·
S r;Z cos d- . S,c• il monaco DF deve mantenersi verticale è nece~sario ·· ,b!la ~pia!c, focèndovi x
= l', y = Osi
ha dopo le'. riduzioni
·
. 3
-i- ; ·:
11' + S
t' 2) + ' 8 q'
/2
= 1' (3 l1 + 8 i2 t' +
che ·~!nihi ~on qu est'altra
·•
.
:2 1J. + 2
r/
='P (2 l' +
l)
cì da r,1 13
!j I
q
=
nc(qn~li f: cenùo_ l'.=
,~
=
:\ 1 + 6 ! /.'
2
-
4 l' (3 l + 2 l')
i3
d-
sen
. = 85 plcos
.
+ Q" cos y
(i,
2
o:+
T"
+
i\s1 P'"
'), 1 ) Q , -_ -5 PzC.OSC/,COS(y __'. e1,)' + col /'57 - P P'' -.-, I6 ,J t.1 11 8 , sen y . y \128 + ·
• '
e somm:.,Hlo ,1:1csl'ult.i<na coll'equazione (a) ne rìsnlta ·
q (tl ;'
.
espr!menti l'equilibrio fra le forze orizzontali e fra le verticali . Ponendovi per 1"' il suo valore se ue ricava ' . . - · ,, - J. (5 . o 57 . 3 , Q = -. - ,plcos-f/, +-·- P+P"+_:_ P'") · • sen y b 118 l6
1· ,. 1 , ' ' . - JJ l'"-- qt'· - ,tan-, ~=O 8
19-
l'>EJ TETTI
DELLE AJD'I ATURE
' 18
:a. .
6 I i'
2
+ 3 l' 3)
~
.
.
...
La reaziòne verticale Z' è uauale e contraria eal ·r)eso J!V . o J accresciuto della componen te verticale della pressione Q", sarà dunque Z~ '
5 -57 =. Q_,, seny+P v= - plcos2 f/, + 1:28 P· + . · ·· 8 1
3 P" +16 - P"' ~ p1V . · >
p
+ 6 1.2 l' + 1o l /! 2 + 5 I'' lJ i' (3 l + 2 l') p.
abbiamo~in?ltre per l'equilibrio fra le forze verticali ·che· agiscono s~1 ciascun? ,dei punti di sostegno di tutta l'ar-matura
{
il (l + 2 11) Jl
= 2 l ll = P
si o: ici,e
rr
Z'
7 F
e quindi
Z ,
q
,cpme si enunc·ò Ml \e,tr:
l
L, + " + 1:28 J= pl+~(P +P'+ 2P"+Pi"'+2Ptv)
5'f p =m·
= 38- 1Jl' + -58 pl sen•·
l
e1.
5 P'" 16 '
+ - P' + ~
Le componenti normali al puntone delle forze Z, 1';.
a:pplicate al punto A dèvono equilibta~e la pressione normale
R,
3 p l cos tt. 16 esercitata dal puntone in tà1 punto, il che si esprime coll'equazione 3 Z cos" - T0 sen if. - 16 pl cos" O
=
onde T
0
::::
Z cot
3 (f. -
10
21 sul sistema siamo ora in grado di determinare l'equazione da cui si traggono le dimensioni dei puntoni, DEl TF.TTI
DELLE 11:U.!ATtl'RF.
20
pl cot
(f..
= (14 r·· z+
81 Pz•- ~1 011,,)1v + 1;;; (
=T
0
-+-
3 5 cos cos (y cos y:::: 16 pl cot "+ 8 pl sen ì' (f.
+ Q"
/t,)
3P"'.) cot i'·
P' 5 p ,,,ì ( 57 p p,, ) cota,+ ,128 + . +16 (2+ 16
onde . Q
= ( 163 p l +
5 2I .p, + lt5
P"' ~j CO .t
O'..
Mediante tutti questi valori delle forze che agiscono
-i-
1
2 T' sen
(f.
(.1
Quando P o!'tre al peso proprio della catena com• prende pure un'impaleatura od altro peso qualsiasi uni• formemente distribuito, la rottura della catena per tensione o per compressione tende a farsi nelle sezioni di sospensione F, G, e le dimensioni sue si dovranno determinare con una delle due equazioni R _ 9 v' l p :!5ti I
I, -
_ '.{_ +
e,;'
'f- 9 vl p_'l' 250 l e,;'·
1
• Frequentemente il sottopuntone viene applicato contro il puntone su tutta la sua lunghezza, nel qual caso i'= e1,; parecchie espressioni delle forze si semplificano e diventano 1'
Otteniamo finalmente la reazione orizzontale Q fra i pun~oni nel punto B esprimendo l'equilibrio del punton~ AB attorno al punto A. e badando che la forza T apph• cata al punto B deve supporsi che agisca per metà su ciascun puntone: l'equazione sarà
(f.
1 l \ vll + 5 sen• (I.p l + - l - - p, + 5- P'") +-p - p+ 3locvsen(I. 2 sen(f.)=3:tl c,;sen(/,2 16.
La tensione T altro non è se non la ten~ione To accresciuta della. componente orizzontale della forza Q"~ abbiamo dunque T
Q cos
13 = [\)o 7?l +
57 P ..... P' + P" + P'") "Gt 128 ' i ;-2 v
!
!
Cl
r::
.7" --
P'
1'" _ l'" -
+s'.? P"' 57
+ 1:28
r
Q
= (\iOj' ~ ~1l ~ !,'.:: P'
QI
= (58 p l +
~, 1V
P'")cot
Cl
•
57 P + P" + 16 3 P"') cot Cl l:.!8
1 5 Q''= ('...pl cos0
8
+
Cl+ -
57
Ut>
P
+
'
P"
3 Ì l . P"' - - . lo ) sen "'
+ -
22
DELLE ARMATURE
In quest'esempio che è il più complesso fra quelli fi nora trattati, abbiamo voluto nulla trascurare per dar e un saggio del modo di tener conto di tutti i pesi dei pezzi componenti un'armatura. L'introdurre nelle equa. zioni siffatti pesi esprimendoli colle dimensioni incognite condur rebbe per lo più ad eqmtzion i-di grado superiore e _troppo com plicate. Il miglior partito per eludere la difficoltà sarà di d~termiuarli a pri01·i sovra dimensioni i potetiche, e., risolute le equazioni., se risultano notevoli <l!fferenze fra le dimensioni trovate e quelle presupposte, ~·1fare 1 calcoli dopo d'aver rettificato i pesi: in generale 1 secondi r isultati differiranno pochissimo da quelli prima ottenuti, e si potrà con fiducia adottar li . 24. Per accrescere la dis.tanza fra le armatur e senza ec.c edere nelle dimensioni degli a rcar ecci, si suddividono talvolta le campate con uua falsa ar matura come si accennò nel § 7. Nel nostro caso, stante 1a notevole lunahezza dei p untoni intermedii converrà sorreggere ciasc~no di essi non solo col colmareccio, ma anche con una trave orizzontale poggiata su mensole fissat e alla estremità su·periore dei colonnelli infer iori dei due cavalletti laterali . Dìcausi TI e TI' le pressioni ver ticali trasmesse per tal modo ai colonl).elli superiore ed inferiore e si segnino con un indice inferior e le nuove tensioni e compressioni delle varie parti dell'armatura, . indicate colle stesse lett ere del § pr ecedente. Avremo evidentemente
s
T,' = T' + n 1'," T" + IT'. Il peso IT applicato al punto B si scompone in due pressioni
Dl<:l T8TTI 2S ' che ✓anno in aumento della tensione della catena A.C. n ·· peso Il' scomposto in due for;1,e secondo la controcatena ed i l sotto-puntone ci dà un aumento
Figun25' .
D'coty nella compressione della contro~ ca~ena , la quale diventerà
Q,'
2 seM · nelle direzioni dei puntoni, le quali trasmesse ai punti A e C danno ivi le componenti orizzontalì l '9 ,., IT cot e1,
n' cot y
o l'altra componente diretta secondo il sotto-puntone
TI' sen y aumenterà la teni,lone delln, catena della sua componente orizzontale D'coty , onde quest' ultima · tensione si ca9=tbierà in 1' I
=T
-l-
~
2
n coi
Cl
+ [I ' col y .
Fina1mente nel secoado membr o dell'equazione deterrniuat ricedelle dimensioni dei puntoni converrà aggiungere il termine
n
=
rr ,
= Q' +
2 ro sén
o:
derivante, come si disse , dal peso II applicato al punto B. 25. Soventi volte la prudema consiglia di r inforzare le t ravi longitudinali AC (fì g. 25") sostenenti i puntoni intermedii per mezzo di saette BF, GD dis-
s
DELLE Aln!ATITRE 24 poste simmetricam·ente ed appoggiate sui monaci delle incavallature laterali . Facciasi GF l, AF GC l', sia B l'ang0lo che ·le saette fanno coll'orizzonie, p, Ù peso per metro lineare uniformemente distribuito sulla trave AC, P, il peso che gravita sul punto di mezzo della medesima sul quale si suppongono appoggiati i puntoni intermedii; siano inoltre q, q' le reazioni verticali che hanno luogo nei punti estremi e nei 1-JUnti intermed ii della trave AC. Tali reazioni risultano (1) 2 p, (3 l' 3 + 6 ll'2 - l') - 3 P, l2
=
q q'
=
=
=
=
'd l' (J l + :2 l')
2 p, (z' + 6 l" l' + ] Oll' 2 + 5
n+
tende a produrre un'inflessione, l'altra
che ci danno pel momento d'inflessione nel punto H p, (z3 + 2 z2 l' - 2 l'") + P, l (3 l + 4 l') I'- = 8 (:3 l + :2 l') e per l'analoga quantità nei punti G ed F . 2 p, (f + Z' 3 ) + 3 P, z2
=-
'd(ot +"1,t')
R - /J,'U 1 -
(1) li procedimento è atralt9 analogo a quello seguito n ella nota del § 23 avvcrtcnc!o soltanto; 1 ° di (1ggiungcrn al secondo membro della
I
i - x ) del peso P,; 2° di dc!.cr-
. l' e'luaz10ne . (a) coIla conù'1z1onc . minare eI1c ad ,x;,
=
=
1 l . . d a <i.r., "V corr,spon
2
O, cioè che la tangente in 11 sìa orizzontale, non essendo qui ammes-sibile l'alt,·a condizione che la curva F lf passi pel punto G poichè I« esistenza della forza P, implica scontinLJiti1 ana liti ca; 3° di sostituin.:· all'ultima equazione della nota citata quest'altra 2q + 2
r/ = p, (2 l' +
comprime la saetta ; se pertanto trascuriamo il peso proprio di- quest'ultima, le dimensioni sue saranno determinate dall'equaz.ione _L\,
~ -
v' l' , q' sen f3 - 1- q + - w -
la quale ottiensi agevolmente osservando che la lunghezza della saetta è l'
che ci determina le dimensioni della trave AC.
prima equazione il momento P, (
q' sen /3
TJ ,
fra i quali converrà prendere quello che è ·maggiore nu• mericamente, cioè indipendenternente dal segno, ed in~ trodurlo nell'equazione I
q' cos B
P, (3 Z" + 12 ll' + 8 l'~)-
8l'(3l+"2l')
µ
flEJ TETTI
La curva d'inflessione essendo convessa nel punto G e concava nei punti C e D convien badare che se per la prima sezione l'ordinata massima relativa alla compressione è v', per le altre sarà v. Discutendo analiticamente il valor generale di µ si scorge la possibilità che esso diventi massimo per una sezione compre&t fra G e C, ma si vede del pari che que1:,to caso sarebbe estraneo_,alla questione che ci occupa. La pressione verticale q' che ha luogo nel punto fi' si scompone in due forze l'una normale alla saetta, l'altra nella direzione delle sue fibre longitudinali; la prima
l) + P,.
cos /3 e che il momento massimo d'inflessione e quindi la compressione massima si verifica nella sezione infim a della saetta medesima. Le quantità II e II' che figurano nel paragrafo precedente saranno espresse da p, (2 ·l' + l) + P,
giacchè ciascun monaco ha da portare le due metà dei pesi relativi alle campate laterali.
URLL E. AIUUTU RJ,:
s26. Il cavalletto immagi-
Figura 26'.
'
\ \
.,
i
nati) da Polonceau (fìg. 26");) di semplice ed ingegnosa struttura, è attualme:ò.te rnolto usato. I p u ntoni di legno o di ferro sono rinforzati da una. saetta normale nel loro punto di mezzo, là. cui estremità è riunita a quelle del rispettivo puntone per via di due eatene. Le estremità del-le due saette sono inoltre riunite fra loro con una quinta éatena oriaontale. Le catene sono di ferro battuto e le saette di ferro fuso. Dicasi /3 l'angolo che le catene AF', BF, BG e GCfanno coi puntoni , h' la distanza della catena FG dal vertice B; 'l', T', T" le t ensioni delle catene FG , AF , PJJ; Q la spinta orizzontale reci proca d ei puntoni nel punto B ; Q' la compressione sopportata dalle saette. Le quantità c,,, f3 h, h' sono legate fra loro dalla relazione lang B
=2h'-h h tang
1:1,.
Trascureremo per semplicità. il peso delle catene e :saette, ~alvo a tenerne conto prossimamente supp6nendo1o uniformemente distribuito ,sui punt oni ed aumentando di tanto il peso p. Tutto il peso del sistema essendo sopportat0 •dai
27
DEI T lìTTf
sostegni A e C, avremo in ciascuno di questi p unti la reazione verticale
y
= pl.
Nel sistema r igido AFB abbiamo nel punto B la reazione orizzontale Q dell'altro pun tone, la tensione orizzontale T nel punto F diretta in senso contrario, e n el :senso verticale il peso proprio .pl e la r eazione f rivolta di basso in alto; per l'equilibrio attorno al punto A avremo adunque ì'eqLrn.2,ione Qh-
T (h -
h') -
~ pi" = O
e poichè per l'equilibrio d i traslazion e le due forze oriz~ zontali Q e '.l' debbono essere eguali, sarà
· O= T
= '"2pt2h'
che serve a dett'rminare le dimensioni della _c atena FG. La saetta. DF essendo desti nata ad impedire hnfless ione del p untone, essa dovrà far equilibrio alla pressione 5 nor male pl cos (I. che ba luogo nel punto D, onqe
8
Q'
= ~plcosa.
Il puntone AB considerato isolatamente come sollecitato dal propriò peso, dalla reazione v,e rticale Y, dalla · tensione 'l' nel punto A , e dalla pressione Q' nel punto D , d ov rà esser e in equilibrio attorno ,al punto B, il che si esprime colla equazione
yl
-
l
:t p
z2 -
1" l sen B + Q I
cos (/,
dalla, qua.le, ponendovi per Y, Q' ricava ,, _ 13 l cos (/, . 1 - 161ì sen /3
l 2 cos
-
o
1:1, -
rispettivi valori , si
,
28
DELLB ARM..lTURE
DI!'! T.KTTI
29 In questo caso le formole trovate si semplificano notabilmente e di-:ventano
Determineremo-finalmente la tensione T" esprimendo la condizione che le componenti delle tensioni T, T', 1",. secondo la direzione della saetta DF, prese ciascuna col segno che le compete, devono fare equilibrio nel punto F alla forza Q' che agisce pure nello stesso punto, che è· quanto dire
pz•
T= 2h
T sena - T' sen 13 - T" sen /3 + Q' = O
1,,
da cui r icavasi dopo le opportune sostituzioni T ,,
pl ( l , sen a = .---/. sen :;, 1i
3 - cos o.·) • 8
~
Figura 27tt.
<.::
I
I
r,
Le dimensioni dei punton ~ si determineranno colla equazione l:l ~
..,
8
....,, "'
;,-I_
p ~
<:Q.
+
0
~ /.
~\
..
A\ i
~ . ~
.:: o,
"'3
o
<.:)
~
"' ......
e,
E--<
.......
, l:l
+
e,,
~
8
"' Q>
....,, "'
~
o,
+
R.
+
t=l..
1~
~~~ ~
Il
= 165 pl cot = fB5 hplri 5 l 5 pz9 =sp COt(l.=8 V l' -+- h,•
, vz•
~
e <.:)
l:l <r.
o
~ !----------- ~ ----
= lo h
(I.
Q'
~ <:Q. <r.
<r.
8 + ,,;
,,
13 pl•
(I.
•
2
8 -+- 5 cos a R =32 1P + lo ru sen a pl.
R.
~I
T
13 l
= 16 P cot
~
~~
,......
l~l
,;:--, ]..;'O
Il
~
La disposizione più vantaggiosa ed anche più usata è quella in cui (fig. 27a) le catene· AF, FG, GC formano una sola linea r etta, onde si ha B=(j., h'=h.
. :.,1c-----------.J l E-,-:
§ 27. Quando la portata eccede certi limiti si è talvolta costretti a ricorrere a sistemi più complicati del precedente per evitare l'impiego di puntoni di eccessiva s_l:lzione. A tale sca1po dividendo ciascun puntone in quattro parti eguali; si aggiungono altre saette normali ai nuovi punti di divisione (fig. 28") fino all'incontro delle catene primi ti ve e si riuniscono le estremità di quelle col punto di mezzo del puntone mediante due catene che faranno pure col puntone l'angolo 13. Dicansi T, T', T", T"', S', S11 , S1" le tensioni delle cate,ne OP, AK, KO, J(D,
30
DllLLE .AMdAT<iRE
])El TETTI ·
. "{JL, LO, LD; . Q' Ja compressione s ulla saetta DO e Q" quella· sulle S_<),ette_FK, GL. . Considerando il sistema AOB sollecitato dal peso proprio pl e d~lla forza orizzontale 'l'; e sostenuto daìle r eazioni orizzontale e verticale Q ed Y, avr emo come nel :paragrafo precedente y pl
=
Q
pl.' = ~ h' '
=T
per
3!
punti A., B
11 .
0l~ plcos(J,. pei p unti
F G
'
·•)
'
;; pl cosa pel punto
'
D
lo
~,, pl cos rx, .
vv
· Le tre saette _FJ[ , fJO, GL essendo destinate ad irr~peclìre l'.inflessi~{1!:) p uu ton e AB,, q ue~t'ultimo si troverà ,n el caso d1 un solido gravato de1 cuneo pl cosa uniformemente distribuito ed appoggiato sui cinque punti A., Ji'; D, G, B eg_uidistanti . Cercando le pressioni sopportate dai punti d 'ap-poggio, si trova : ,( 1)
.
Le pressioni nei punti P, G ci àann o im mediatamente
del
2
Q"
7 plcosa.
Le componenti normali al puntone dellr~ reazione :r e della tensione 'l" devono far equilibrio alla pressione notrnaìe
( 1) F.1cciasi AB= BC =CD= DE= a (fig. 29') , s ià p' il peso sul -
11
ll~ pl cos :B
e
.
:E
1)
·······- ~ -------------=-r ·-------------·--·-·=-r-·-··--·· x-
!\.
q'____q'
·
q''! u •
1,'
_, l J
rx, ,
il.r
g i
!J •
J
_ Consideran do ora la 1ior;,ione di solido CJ)E' si avrà. per la curva CJJ nfcri ta a,jli assi Cx, C';t/ ,
\'un itil di ·runghezza <li u11 soliùo _prismatico appoggialo sn cinque pont.i ,·qu idistant. i : q, q', q" le reaz ioni ·vcr lic:ili che hanno lu ogo ~u tali pnnti a corninci:1rc dalle estremità. , Hiferita la curva DE ag li assi Dx Dy, avremo s~cccssil-amcnte
d" ?J
-- -
" u .1:2
t = - p' (u 2
+
cl,J
, !/ cix
• 61 l'' x ··-
= 4 11 a2 x- J
I
o
1
ti
\
. o
dy
•
xt - q(a - x ),, ·
aq~ + I
3
p ax +
d
t ·
!Y;
1 , e
-1
~
2
,
in trg:·~ nùo colla co ndizione che , per sinanet.ri,1, la tangente nel punto C è 01·izzontalc, risolta · .2
= - z, a. x - - p u a:
>
24 p' x ·
--
f
la
<)
/
2
1
S
et x- p a-x +
1
-u·
I
1
•
i' .i; ·
-
1
2 a '] x - + 6
=
, !cwg '? =. 1 q ci2 -
1 ' et, ~
8JJ
C!Jl' l'a
• q x ' + • x tcmg ,>
=
9
r/ ct.-:c + '-' q' ::e" -
-
•
2 'i a x +
f
'> q :,;2 ;
-
deve n el pllnto D avere la lan~cnlc comune colla curva DE
"
' o
dove \' r appresenta l'angolo che la curva fa coll'asse dell e x nel pun to~: Qucsl' u lt.ima cr111azione deve essere soduisfatla per x a., y O, q u1n(l; sosliluenrlo e riducendo ·
3
-p
1
•
2 q :e+ e la11g? 1
, cly
• J; =
precedentemente determinata, q u indi a ù x
= a corrisponde t!J!. ~ clx
ontlc sostilncndo , lang \'
= 16 p , .a, -
1
2
'11 az -
3
2
.la119 .,; ••
q n•
la qu ale Pguag-linta al precedente va lore d i e taug 'i' ci dit una prima relazione fra le incog-oilc ·
44
q+
12 q'
= 31 p' a;
•
nnu: J.RIUTUI.& 32 esercitata dal puntone in tal punto, onde l'equazione
Y cos (I. _ : T' sen ~
= 1\~ pl cos
et ,
'
da cui, sostituendovi per Y il suo valoré, si ricava , T
101 l cos
(I.
= 112P .~en f{
33 Per a\;(~re Je· tensioni 1"', 'l."", S'', S'-" d elle catene OK, KD, Ol, lD si possono stabil ire le equazioni di equilibrio dei punti K, L. Scc>gliendo gli assi di proiezione paralleli e p erpèndicolari al puntone , si otte rrà agevolmente, badando che le catene fanno tutte lo stesso angolo !3 col puntone D i,;I Tl\T.-'U
T" + 'l"" - T'
Simile raaionamento applicato al .punto B, nel quale o agiscono la spinta orizzontale Q dell'altro mezzo cavalletto, la tensione S' della catena BL e la pressione normale
A;
('1'1' -- T"' - 1") scn/3 + Q''
=O
S" + S'" - S' = O (S" - S"' --S') sen/3 + Q"
=O
pl cos a prodotta dal puntone, ci conduce alla
dalle quali, inLrodottivi i valori cogniti di '1", S', Q", si ottiene
relazione Q sen
l'I.
-S' sen /3
= //2 pl cos
l'I.
=
-
1"' _
=
con una seconda integrazione, badando eh~ per a: O si ha y =O, si ottiene 1 -1 1 :f • 1 1 3 I 1 , 3 e y=p' a• a:23 p' iL X 4- 24 1) Xl - 2 r/ a X + 6 q X - q a X + 6 q x · .
=
a y
= o, si al'J"à.
=
la quale unita alla precedente ci dà 11 . 8 q = 2s ·P' a, q' = 11>' a; e siccome per l'equilibrio fra le forze esterne si deve avere , 2 q + 2 q' + q"
se ne otterrà
13
q" = 14 p'
= 4 p' a,
. Ricavasi finalmente la pressione Q' su lla ~act.ta DU esprimendo l'equilibrio nel punto G fra la medestma, la pressione z1001
!!
pl cosa esercitata dal puntone, e le proie-
sulla saetta d elle tensioni T"', S'", cioè scrivendo (T'" + S"') sen f3
Q' -
13 = 5o pl cos
e1,
dallit quale, postivi p er '1"", S"', il loro valore s1 trae
~rn
Q' =r-::rt cosa. ;)O
1
,
11
= p cos
2
",
risultano le pressioni normali enunciate nel testo.
•
2 ~ cos aÌ. 5ti /
Il massimo momento d'inflessione del. puntone .1/1
1
- i; cos " '
ne
Kù .
= 2___sen pl_~ l' .!....sena f3 h'
S"
il.
In que,ti valori facendo a-
C>r,'
t cos e1. - l u_ P sen .8
pl ( l 11 ) 2 sen !3lh'sen a - 56 cos l'I..
Quest'equazione d~vendo esser soddi~fatta per x sostituendo e riducendo 20 q + ·s r/ 1'7 p' a,
! , lC/lS (/, - 7r sen/3
'1"" - S"' -
e quindi, ponendovi il valore di Q, a
, S
=O
. 'corrisponde alle
. . ,
. = atl pl 44
sezioni [, , G ed e
f<
2
come :;i
puù agevol mente verifi care rned iautc I~ note reazivn i dei AN:NO IX,
voi.
IL -
e,
a•
llEt Tis?Ti
DELLJl ARMATURE
punti d'appoggio. Or siccome la pressione long itudinale è evide ntemente maggior?. nella sezione F che nell'altra,
la massima compressione avrà luogo nella prima di tali sezioni, per la quale si ba
,, _ 3vl' Qcosoc + S' cos/3 3 pl sen (I.. 1b - 448 l p + w + 4w
=
3 vl2 3plsena. 10l plcoso:cot8 441::! 1P + 4w + 112 w •
Quando la monta del t et to è depressa può tornar utile di disporre le cinque catene inferiori secondo una stessa linea r etta, nel qual caso si ha
h'
= h, 13
= et
e qu indi
1 t = Q1 pl cot cx. = ~'Eh
1'
- 10t 71!'1 T ' -- 101 112 pl cot cx. - 112 h
85 l 85 pl'" = 112 P cot et = 11:.t T .,,, 1 l 1 pt 7 = 7 p cot cx.= 7h
T"
,
45
45 pl'
= 112 pt G?t = 112 h 9 S" = pl cot = ; 1:.t pt S
J
,x,
?:~
et.
1 l S II / = 7 p cot o: Q
I
29
= 7l pt h 29
= 5o pl cos (/. = 56 Vh
pz2 2
t"
+
= 27- pl cos cx. = 72- Vh 11l'+· t' + 17_ C08 R , = 3- V -t + 84 _.,.___ _ Q ,,
2
1)
448 1 e
IX,
J 12 ru sen
e1.
~ .!8. Un sistema molto usato in Jnghìlte rra ed in Allemagna per le in~avallature di ferro è quello rappresentato dalla figura 30a. I p untoni sono rinforzati in punti equidistanti da saette inclinate, il cui nurnero dipende dalla ampiczz<l. del caval letto, e le estremità delle quali son o riunite da catene orizzontali e verticali. La costruzione n e è semplicissima: dai punti di divisione a, a', a" ..... meno dall'ultimo avll si conducano le catene verticali a b, a' b', a" b" ..... fino all'incontro della orizzontale AB e si tirino le d iagonali a' b, a" b'. a''' b" ..... aYII b 111 le quali costituiranno le saette. Le lunghezze a a', a' a" ..... soglionsi assumere di 2ru,50 a 4m,00, e si può, al dire di Mathieu, con un s istema consimile raggiungere perfino la portata di 50 ,t 60 metri senza tema. di d eformazione. 11 caso più semplice è quello di una sola sacUa per ogni puntone e già lo trattammo n el ~ ~O. Viene in seguito quello a due saette (fig. Bla) del q uale ora ci occuperèrno. Osservo dapprima che per costruzione l'angolo Pigura 30'.
.....-"-
2
l p. .
35
=
/""'-
EDFI 2 (I..; faccio BEI = /3 o dico T, T', S, S' le 1.em::ioni dello catene, Q ' , Q" lo com,p ressioni delle saette nell'or-
36
DEI T~TT!
IJF.LLlt AR)I.HU!t!!:
Fi~ur:-i 31~.
dine indicatb sulla figui'a .., conservando a Q la significazione finora attribuitagli . Gli angoli (/. e !3 sono legati dalla r dazioùe
I
•
La componente normale al puntone della forza Q' 11
deve equilibra re la pressione nel puntoD, quindi Q' sen 2 a.
lang !3 :::: 1 3 tng a2 • tang a.
w
l'<C- - -- ~ '
~
Considerando un punt~ne come u n solido cippogg rnto su quattro punti in linea r etta equidistanti , si trova ohe le pressioni normali da - esso esercitate sono:
Q, -
1''
et..
Trascurando come nei § 26 il p eso delle saette e tiranti abbiamo nei punti ,1 e C la reazione verti cale y
= pl
e per l'equilibrio delle forze io direzione normale al pun-· t one n el p unto A avtell'.io l' equazione
Y cos
e1,
-
.. 1' seri "·
11 -1.!.._ . 60 sen ct
= T- Q' s = Q' sen
COSCl-
ct
dalle quali, sostituendo p er T e Q' ricavi). 1,,· 41 pl cot ct 60
La componente normale al puntone della pression e Q" deve far equi librio alla componente' nel se nso stesso
della tensione S ed alla pressione
;6
= T135 J) l r.;ol
Q ,, sen !3
= S' cos
"i)
Q,, Cl,,
pl cos a. applicata
al p unto E, sarà cioè : '
(I.
+ ll JJ l cos a.
30
onde
, 1
loro valori , si
=
= 12·"' pl cos à;
d a cui
e1,,
Per l'equilibrio delle forze orizzontali e verticali app licate al punto H si ha
2 15 pt cos (/.
. 11 pl cos 30
11 .
= ffi) pl cos
e
nei punti A e B
n ei punti D, E
30
,
nl cos v. che ha luogo
= :.!O !J l cos p sen /3
Cl, .
3() DF.l TETTt
38
~ 29. Un processo ~nalogo ci condurrà a detcrmrnare le condizioni di stabilità del cayaJletto (fig. 32a) in cui ogni puntone è rinforzato da tre saette. CoUe 110tazioni segnate
DELLE AR\I.\TURE
La tensione S' è uguale e contraria alla risultante delle forze Q'' applicate al punto J, e perciò S , -_ 0" Q" sen (B -
) _ 11 co-s (I, sen (B 10 sen-/3
«) l
11 •
1.1.
sulla figura, gli angoli (I,, 13, 13' sono legati fra loro dalle r e•
Considerando le tre forze che agiscono n el puntò B del puntone AB, che sono la reazione oriz:wntalc Q del1 l'alt.ro puntone, la forza verticale S' e la pressione ;
lazioni
3 tang(/..
à
tang /3
4 tang
11l cosa che il puntone esercita in direzione normale alla sua lunghezza, quest'ultima forza dev'essere elisa dalle componenti n ormali al puntone delle altre due forze , onde l'equazione
tang v.:i
~
à
S'
G<2
cos a == ; 5 pl cos (/,,
~
Q _
l
- 7J co
t .(2 a 15 +
11 cos
20
(j,
sen ( f3 sen f3
-
(I,))
<Zl
•
Finalmente la rottura. per compressione del puntone AJJ tende a prodursi nella sezione U, e le sue dimensioni si cteterminera.nno colla eq11uzione
A
-1
~ 11~ 'l')l ,. cos 1.1.
~
nei punti D, P
2 - pi
7
~
5o
')
'
2710~enct
·
3 ev
= y t2 '
90 (P
+ 10 + 3
COS'lCI.
t
15 ru sena p ·
Cl.
13 -- -nl cos (/, r
colla seconda delle quali otteniamo tosto
+
CGS
n el punto E
Q'
sen 2 (I,
onde
f
e1.
;:! tang2 r,.'
n ei punti A, B
~
e qnindi
== 1 -
dal puntone AB nei suoi puuti d'appoggio, che sono (~ 27)
8 e1. -
/3,
Già conosciam0 primieramentele pressioniesercitat~
~
p:i
:-
Q sen
== l-:ltang2ci.
Q'
= ~I pl cos l
7,l
= 7 sena --·
(I,,
40
nP.I.Lll A RM A1'lJRg
L'equilibrio delle forze normali al puntone nel p onto A. ci d à
41 Per l' ecru ilibrio fra le forze normali al puntone nel punto F a bbiamo DEI T E TTI
= 1111~ pl cos a
Y cos a - T sen a
Q'" sen /3'
e quindi
T
= l10U1 pl cot
e quindi
S
=T -
Q' cos
2
,,, _ ~
e1..
cos_C1. + 21 l cos O'. sen (/3 - a.) . - 7 TJl sen /3' 5ti P sen 13 sen !3'
Q
Per l'equ ilibrio del punLo J{ s i ha
1"
= S' cos Cl+ 72 pl cos Cl,
La tensione S", eguale e contraria alla risultante delle due pressioni Q"' a pplicate al punto M, sarà
(I.
= Q' sen et.
,, _ i
S - 7P 1'1
85 . = ili pi cot et.
3 + -4
I s = 7pt.
7il,
P,!1 l'equili brio del puuto E i n direzione n ormale al Q
= S cos v. +
= 21
_ Q,,
l cos
cos" Cl sen (/3 - O'.) sen (/3 ' - a) • sen 13 sen 13'
Con ragionamento analogo a q •Jel!o u sato nel pa·ragrafo precede nte si troverà pure
puntone ot.terre mo Q" sen B
l cns Cl. sen (/3' - O'.) sen 13'
13 50
pl cos
e,.. .
= T' - Q ,, cos (/3 S' = Q" sen (B - e1.)
C()
os;iia
' Infine il massiH10 mòment:o d'infless ione del pu ntone
AB corr isponde alle sezioni D, F, quindi la massima eornpressioue si avrà nelh sezione D, p er la quale
I(
R'= -3vl2 .- . p+- QcosCl+ Q' cos
T ,, 8,
85 . l = 11· : l P col
Cl, -
21 l cos 56 P
= 21 plcns e1.sen(/3 f>o.
sen !3
(I,!
Cl,
cos (13 - Cl)
scn t:J
cot Cl
0'.) - lU 7 sen 13 3 cos"(/.sen (/3 - rJ.) sen(/3' - o;.)) .l t + - - - -- - ; ,- - ; , ; - - - p CO Cl,, 8 sen /3 sen /3' ·
5ti P senB
1'"
1S")
-(..!.!_ +~ ClìSO'.Sen(/3: -
et.
L'erruili brio del punto L ci darii le due equazioni
= (i11~pl _+
448 I
2
• O'.+
Q" cos /3 + Q'" 1-..os /3'
S scn O'.+ S' sen O'. +. ;J1 kS" sen O'. + 3 pl, sen (/.)
+
_ 3vt
c.;
4
2
- 44tl J p +
84 + 17 cos" Cl, l ll:! wseno: p.
42
43
DEI.LE ,lllMATUllE
DE! n:TTJ
Dai <lue esempi trattati risL1lta quan to sia semplice il pr0cedimento e come esso possa applicarsi a casi più complessi, qualunque sia il numero delle saette. ~ 30. Nelle coperture di monta notevole riesce u tile di rialzare le catene inferiori secondo due rette inclinate Figura 33,. (fig. 33n) che si incontrano -:.; in un punto della verticale cent,rale: in t al guisa risulta ' _ -~ / minore la lllnghezza delle saette, e l'armatura acquista u n aspetto più leggero. Tratteremo il caso in cui e _ ~~- ogni puntone ha quattro saet/ ~ / te. Qui l'angolo della prima ~ saetta col puntone non è più
In quanto alle tensioni e co~p~~ssi~ni delle catene e delle saette adotteremo le notaz1om rnd1cate sulla figura. Nel p untone AB appoggiato a sei punti equidistanti le p ressioni normali da esso prodoLLe sono:
_AI
A
1 ~~"~ - -" ;::,(11
-
\-< ,;:;~.
1
~
~
l.l'.l
JJL = •h'
e troviamo
7 ,.,
h' sen et cos ct I~ sen~~
=h -
tang 8
= 2,--h_'_se,. . n-e-o-u_c_o-=-s_et
t f-' \I
43
HIO pl
cos
11.
nei punti E, F
37 l~O pl cosa;
13
,
43
scn /3 = 190 pl cos et, , Q
normale :~ pl cos
43
= 190 p
et,
t cos
e,;
sen B.
e perciò
2
h - :l h' sen et 3 h' sen et cos et
Y cos et -
= h - 3 h' sen'l ,, 4 h' seruet cos et Iang /3 = -----li - 4 h' ~en• et ang
Q'
Le comronenti normali al puntone delle forzr. Y, T applicate al punto A devono far equilibrio alla pressione
tang Y
::..., \-{!
=
nei punti D, G
onde ·
. ~ j J~I d
et
Per determinare le relazioni che esistono fra gli angoli et, 13, /3', /3", /3111 , y facciamo
,
d -.·, ~\
cos
avremo q11indi immediatamente per determinare la compressione Q' snlla prima saetta l'equazione
1I
:.
3
~~ pl
2 et, e lo chiameremo /3 , essendo /3 ' , /3", /3"' gli angoli delle successive saette col puntone stesso e diremo inolt.re y l'angolo che i tiranti inferiori fanno col puntone.
~y,-:._ _ .,· -
~~
nei punti A, B
T sen y
e siccome
ix
,
y
= 383 pl cos
= JJl
:;;i
\I l
~
, ,,, l an11 8:, ·
=
5 h' .~en ix cos , 1i - 5 h sen•
{I,
ix
venà .
, _ 35 )/ COS IX • 1 - 3B I sert y
ix,
44
DELLE AH.IJATURF:
Questi dur valori di Q' e 1' ci serviranno a determinare tutte le altre tensioni e pressioni nel modo seguente:
1° Per l' Tb .· delle equi L ~ ,o ~ra le componenti orizzonta.li forze concorrenti nei punti f{ 1 I( . h equazioni · , , s1 anno le
= .T cos (a T" cos (a- y) = 1" cos (a T' cos (a - y)
T"' . cos (a - Y)
= 1"' cos (a -
y) _
Q' cos (/3 _ a)
y) -
Q" cos (/3' - a)
y) -
Q'" cos (/3" -
a).
20 Per l'equilibrio fra le componenti verticali dell stesse forze e S
= (T -
1") sen (a_-- y) + Q' sen (/3 _ a)
S' -- (T' -
..1'") sen(a- y ) + Q"sen(B'-"-)
=
S" (T'' - T'") sen (a - y) + Q'" sen (/3" - «). 30 Per. l'e(Juilibrio fra le componenti normali puntone delle forze 1· . . al ,, F. G app icate rispett.,vamente ai punti
~~,
'
= S cos "- + - S' cosa;.
Q"' sen /3" -
QIV sen
B,,, -
-
S"
+
l;~
pt cos a
37 190 pl
COSCY.
43 cos a + 190 pl cos a.
4• La tensione S'" . • e uguaIe e contraria alla risultante delle pressioni Qrv e tens,·o · 1''" 111 · concorrenti· nel punto L, sarà dunque
S "'
Q
= 13 l~s p l +
=
2
QIV
sen (/3'" - a ) + ,., 9 1'"' sen (a - y).
l S"') cot a.
:1
La risoluzione di queste equazioni del primo grado n0n presenta la menoma diHìcol Là., però i risultati finali riescono piuttosLo com plicati, e sariL forse utile in pratica di non procedere alla eliminazione ma passare direttamente ai valori numerici nell'ordin<; seguente
Q', 1', T',
s,
Q", T", S', Q"' , T"', S', QIV, S"', Q,
con che ciascuna incogrtita è determinata dalle precedenti gitL ridotte in numeri. Il moinento massimo d'inflessione del puntone AB corrisponde ai punti D, G ed è µ.
'
Q" sen /3'
45
h~l TETTI
5° Finalmente la reazione orizzontale Q si oLtcrrà analogarncnte ai paragrafi precedenti mediante la equazione
=:;
2 • 475 J)t I
quindi la massima. pr essione avra luogo nella sezione D. Potremmo determinare R' come negli altri esempli calcolando la pressione N colla somma delle forze longitudmali applicate al puntone fra le sezioni n e D, ma assai più spedilo sarà l'esprimere N per mezzo della somma delle componenti secondo la direzione del puntone delle forze Y e 'l' applicate al punto A, diminuita della componente longitudinale del peso uniformement.edisLribuito fra i p:inti D ed A. Avremo così R'
= 2475v t•1 p + 2
=2475v l1 p +
l ( I:' sena + 1, cos y - · 1 pl sena)
;;-,
5
pl (4
o)
_
5 sen e1.
+
35 . . . ws e1. col y \ • 38
1
46
DELL E AR!IATURE DEI TETTI
Q~ando s! avesse· Y onzzontah, sarebbe R'
=
t~
=
11, ,
cioè le catene
AL, LC fossero
2
l 1' + 152 + 23 cos' 1 · 190 ro sen Cl,
Cl,
lp.
Questo metodo m lt lt . . applicabile e d' . o_ e vo e semplicissimo, è sempre ' a ogni modo può serv·. .. 11 l'esattezza ii R' alt • t' d . 0 a verifacare n rnen 1 eterrnrnato.
LAVORI Dl TRINCEA CELESTINO ~ACHERO
Colonnello del Genio.
CAMì\"iINAMEI\TO CON ZAJ.>PA PIENA! SEMPLICE E Dùl'l'Li ; SENZA GAllIHONI lUl'lENI
COl'l'l'INUA¼lO!(E E FIN&
(1),
;
Trm•erse.
e I'
~2. Nel metodo fin ora usato, pel camminamento in t appa doppia; allorcl1è il rovescio della tJarallela, pel' effetto dell'irvanz,unerìto . di detta zappa , s'incomincia a scovrire ai fuochi della piazza ; si lascia dal proseguire il lavoro in capitale: e si sbocca invece, a destra od a sinistra, o a destra e sinistra contemporaneamente, con rami di zappa 1:>ie11a semplice, perpendicolari alla direzione della capi tale. Tali nuovi rami si riportano quindi nuovamente sull'asse çl.e11a zappa doppia; dopo di aver rimaste le traverse dette d scacchiera o a tcimburo, (l) Vrdi Rivista militare i t al ·ì a1w 1 anno
1x 1
vol.
11
pag. 56,
48
LAVORI Dl TlUNCE.A
LAVOnI DI T.RINCEA.
_. Il signor Ilrialmont, dà una nuova idea per procurarsi tah trav_crse; seni.a· abbandonare Pandament,o in ca.pitale. Egli, senz-.~ specificare però il come, nè scendere in a ltri particolari (l ), i::olo suggerisce l'idea di siCuare attraverso a lla zappa doppia, e normalm ente al suo asse diversi• p,di; sui quali venendo gettata della teJTa, i~ modo da formare un buon parapetto, si fa fare a q uesto l'ufficio cli traversa. _ 33. Questo uuo,o metodo ha, su quello usato fin ora, 11 va.ntagg10, che non dovendo tali traverse come le altre .esser cost,ruite dagli uomini che lttvorano alla zappa do_µp1a; questa prosegue, senza in terruzione, il suo camrn1'.1ai'.1e~to i.n capi tale , non dandosi pc-n!:'iero d'nltro ; e qu1nd1 s1 arriva più presto al coronamento dello spalto, con la test.a di zappa, di 'quello che non v i si g iunge seg uendo !'altro metodo. 3!. All'esecuzione intanto di questo nuovo genere di traverse, P:inci p,~lr~ente ove la zappa doppia si esegua senza. gabbione npieno, fa d'uopo premettere le seguenti osservazioni . L'esperienza ha provato che, volendo dare alla traversa uua base almeno di 4 metri, a stalJilirc il leo-name che deve sostenerla vi abbisognano 0",40' : tem;o nèl (1) Egli scrive : • I,orsque Jps sapcs ont tm,50 dc profondcur 011 · l ,eut. fo1·mer dc··~ bo111l es tr:werscs, cn Jetant l:1 terre prornnant dc' )'élarg1sseme11t 1~c .I~ s:1pe, sur des 110111:relles j ointivcs, porta11 t par uno de leurs extrem1t<f's su1· la bcrmc , et par J"autre sur le revcn; dc Ja sape.
, • Ccs portiqnes _n' interrompent pns la circu]ation et u'obligcnt pas changer la du-ectiou de la sape, par des retours à. 1111.,Jc tli·"•·t . I f: t J . • ' "' ,, , comnrn e 011 • es t rnvcrscs onlmaires. Ils ont, en ontrc, l' avant:wc de formct· 0 des nlms pour les hommes dc sr)rvice dans la tranchée. ~ va. sans_ ~re qne 1:cmplaccmcnt et le profil de ces !}Ortiqnes se1a1cnt coml.,rncs dc ma111èrn (}ll' uu projectile, aUle manL la cn~te dn terrasscment de l'a u t re • , . , , , de l'un, . ne pourrait pas attcindre Jcs 1,o•itrellcs • 111 p.11 conse11uc11t, n ~o~hcr sous cc portic1uc dans Ja sape . • ,L
. J:
Vol. u,, pag. 3-to.
49
quale non potran situarsi che due sole coppie di gabbioni della zappa doppia, ove questa. si esegua col gabbione ripieno. Da ciò quindi la necessità che il principio della traversa sia a 4 metri, o più indietro del termine dello spazio ove lavora la testa di zappa ; ossia dello spazio occupato dalle quattro ultime coppie di gabbioni situate. Quando la zappa doppia si esegue senza gabbione ripieno, ma in vece col r iparo in terra; allora tale spazio è indispensabile che sia t enuto libero; <lacchè i primi zappatori, i quali paleggiano la terra per l'avanzamento del riparo , hanno bisogno di aver sgombri 2m,30 almeno , dietro di loro: per potere regolarmente sbracciare con Ja pala. In ameodue i casi quindi, sia cioè che la zappa doppia si esegua col gabbione ripieno, ovvero col riparo; la traversa dovr/t principiarsi dal cominciamento della decima.quinta ultima coppia di gabbioni stabilita; allorché il rovescio della porzione circolare , o rami obliqui, si incomincia a scovrire ai fuochi della piazza, per l'avanzamento inoltrato della zappa doppia. Generalmente tal punto di cominciamento della traversa vi ene a corrispondere a 10 metri circa dallo sbocco in zappa doppia; a meno che la piazza non avesse ancora armati, a questa epoca dell'attacco, dei cavalieri che hanno forte dominio sui lavori di trincea. E qui ricorderemo che nell'eseguire la zappa doppia, senza gabbione ripieno, ma col riparo in terra, quando si è discosti 10 metri circa dal suo sbocco, non si levano piì.t le berme dei primi zappatori, che servir devono, sia per somministrare la terra necessaria alla formazione della traversa, sia per agevolare la situazione del legname ed altro mater iale per la sua formazione : come vedremo in seguito. 35. Stabilito intanto il punto d'oncle la traversa deve aver principio, è da por mente ad osser vazioni indispensabili pev la sua costruzione. ÀUIO
n:, TOJ. Il, -
4,
50
LAVOR I DI TRJNCEà
P er potere eseguire questa specie di traversa , vi abbisogna legname non piLt corto cli 4m,20: Ghe è la distanza tra i margini delle berrne della zappa doppia; e perché poi esso sia capace cli sost:enere l 'amrnasso di terra che forma il parapetto, la sua grossezza, deYe essere almeno di Om.20 in cima. Ora, stante che la dist.anza tra le tangenti ,tl!e b.1si dei gabbioni è di 5m,20; così se il legname che s·ha è mag@'.ioro di tal distanza, a metterlo a posto, fa d'uopo togliere i gab bion i situati sui lati della zappa doppia , per poi riporli nuovan1eute sul legn ame d'imbasamento. 36. t\è si p uò costruire hì traversa contemporaneamente alla zappa; vtd quanlo dire, non s i può situare il legname per detta traversa, a l posto conv8nien tc,>., n ello stesso tempo che ,:i situano i ga]) bioni clella zuppa doppia. Dap.p oicl1ò, dovendo .i za,ppatori , che fanno avanzare il riparo, avere uno c:pa7.io libe ro dietro di sè non minore di 2 rnetr i, p er ·poti:r pn lr gg iare la terra innanzi., a convenicr,!e distanza; ove si sit u::isse i! lcgnan.1e crimbasaroento a li.i tra versa nello stcs.~u tempo eh() i gabbioni · sui fa ti dclht zappa doppia, certamen te s'nvYerere~bero dne i:mrvi incouvenienti . Primo ci oè che il riparo della zapp; prog red irebbe lentame11te ed assai esile; e secondo che i parapet,ti !ateraJi <'! ella zappa lentamente sarebbero formati . Inconvenienti che l'estercbbero quasicchè scoverta la zappa; sì la tcralmente, che dinanzi. Così pure, non si può tralasciare di situare gabbioni nei laterali della z11ppa, per lo spazio che deve -essere occupato dalla traversa; e formarne il parapetto semplicemente in t erra; clappoicbè riuscen do q nes ti poco consistenti, si sarebbe mal difesi sui lati . È quindi assoluta necessifa di costruire r egolarmente la zappa doppia ; e dopo disfarne un peizo, per poi ripristinar lo nell'eseguire la traversa. . 37. Per altro è ben conveniente il rendere 11 lavoro d ella zappa del t utto indipen dente -da q uello della tra-
L~ VORI DI TRINCEA
I
i
51
versa; e distinguere anche tra loro le partite d'uomini inca rica,te dell'esecuzione dei d ue l avori. In tal modo la zappa progr ed.isce liber a, continua, e sen za d ~rsi pe~siero d'al t ro lavoro; rnentre la traversa è eseguita, e riparata ove occorre, da altra squadra d'uomini, che non incep pa l'agire della prima . Di t al modo ove 1_1 riparo o il gabbion e, r ipiono, fosse guastato dall'artigherrn de~la piazza, la traversa covre buona parte della zappa ùopp_1a: e l'accomoclo del àànno avuto può eseguirsi con magg10r celeritit. Così ove la traversa venisse a soffrire , essa è ripristinata dai proprii uon1ini, che lasorano coYerti tìal ri paro, o dal gabbione-, ripicllo, seuza che l a z,ippa sospe11da il suo progredire conti1iuo . Non si può pàò in campngna ottenere sempre legnfame ]ungo piii di 5m,20; epperò quando esso è più corto, inutile riesce ii togliere i gabbioni della zapp a, · per fc;rrnare la traversa; nientre invece si è ol)bl igati a · r inforza re di sotto ta \i pali corti, perché pot0ssero sopport,1 re il carico acl essi ::,ovrapp0s1O. . . 38. Ch iaro quindi cleriYasi èhe possono anrsi due diversi modi di ·· costruzione per le 1raversc in discorso ; una cioè qu ando si ha legname di lLìughczza maggiore di 5m.,20 ; e l'al tra quando ta1 lunghezza è rni'nor e, o al massimo eguale . . . . . .Nella prima si è • costretti a togl iere i gabb10D1 SUI laterali della zappa, per lo_spazio che occu par deve la traversa; per quind i ri metterli dopo situato il legname che ]n, sostiene. Nella seconda i1wecc non ~i toccano i gabbioni sni letterali; ma si costruiscono, ant ieipata1i1en te alla p ostazione dei t rav i che sostener devon o la, t raversa'. dei cavalletti :· per rinforzo di essi travi. Tali cavalletti fanno due uffìcii. In primo s uppliscono al ht. mancanza delle forze, apposte al peso che attiva la resis tenza assoluta d el legname alla flessione. In secondo, ove pure tal r esistenza
52 LAVORI DI TRINC~.4. a_s~olut~ del legno, causa le sue dimensioni e la sua quahta, d1 per sè sola fosse sufficiente a vincere la forza che attiva la flessione; gravando tut.to il peso della traversa in testa alle benne della z·a.ppa; queste certamente verrebbero giù; e la traversa affondandosi, . cesserebbe dal funzionare: e per contra riempirebbe la trincea. Che anzi, q uando vedesi, che la piazza h a abili artialierie e buone armi; così da poter fare, sicuri colpi ver~icali, '. 0 · al minimo di ficco: pei quali si è in tema di avere sfon?ata la traversa; giova usare i cavalletti, anche qua-ndo 11 legname adoperato é più lungo di 5m,20. 39. Prima intanto di esporre queste due diverse costruzioni di tr averse, interessante è l'avvertire, che quando l'uffiziale superiore · del genio che dirige i lavori di attacco; vede prossimo dover intraprendere la loro costruzione; provvede a che sia amma11ito il legname necessario all'oggetto. Dà quindi gli ordini opportuni, perchè esso sia scelto e portato nel ramò curvilineo; ove è deposto in vicinanza dello sbocco della zappa doppia; senza arrecare però ingombro fastidioso. 40. Provvede ancora, a che quando si è ad intraprendere la costruzione, si trovino à tal sito di deposito due soldati del genio: svelti e buoni falegnami; muniti dei seguenti utensili da lavoro, pel loro mestiere: Sega. Mar telli . ScalpelJi larghi Asce . Mazze a due bocche Chiodi assortiti (1) . Sgorbie e succhielli corrispondent,i
N.
»
1 . 2 2 2~
•
2
>
,
'
40 • 6. . I
{1) Di tali chiodi un terzo sarà di 0"',10 circa. di lunghezza, ed il resto da om,10 a 0"',30.
·53
1.A YORI DI TRINCEA
41. Stabilite intanto tutte queste norme e principii ge-
I"
nerali, e venuto il momento di dover dare incomincian1ento all'esecuzione del-la traversa ; si riunisce una squadra, composta di un sergente e sedici uomini. Essa è detta sqiiadra della traversa; ed è suddivisa in due sezioni, una detta sezione di sinistrq,, e l'altra sezione cli destra. I suoi uomini complessivamente si dicono anche uomini clella traversa, e sono format.i su quattro righe ; delle quali, la prima e seconda compongono la sezfone cli sinistra, e la terza e quarta, la sezione cli dest1·a. Nel tempo stesso, dalla destra, vengono specificati coi nomi di primi, secondi, te1·zi e quarl'i zappato1·i (fig. 14), a seconda che appartengono alla prima , seconda, terza o quarta fila. Così pur e sono ancora specificati coi numeri uno o cli.e di ciascuna sezione; a seconda che appartengono alle righe est erne od interne; dando, ciascuna sezione, il numero uno alla rispettiva r iga esterna; ed il n i,unero due all'altra interna. 42. Ogni squadra di traversa, nell'andare ad intra- · prendere il suo lavoro , deve essere fornita dei seguenti: utensili: Forche Cucchiaie a manico lungo Zappe (1) Gravine . Pale
N.
4 4
s ,
8 16
43. Qgni individuo ha la sua pa:a; oltre a che i prìmi e terzi zappatori sono m uniti anche di zappe , ed i secondi e quarti di gravine. I primi zappatori portano . di ppiù le forche, ed i secondi le cucchiaie, per servirsene quando e come in seguito sarà detto. (1) .Allorchè v'è mancanza. di buone zuppe, o si vede che la terra in cui si lavora è bastantemente forte, ìnvece si port-ano alt,·e 8 gra.-i!te_; ma se la terra lo permette è meglio dare le 8 zappe. '
54
LAVORI DI THl NCITA
Formata in tal modo dal sergente la squadra di traversa, e fatti munire gli uomini, ciascuno degli utensili assegnatigli; si fa marciare di fianco con la diritta i n testa; ed è .condotti così. in prossimità del sito dove deve lavornre. Quivi è arrestata cli fianco, e quindi il sott'uffiziale cpmanda : A posto (1). A tal comando tutti m1trciano avanti, e vanno a situarsi : i primi zappatori in linea della coppia di gabbioni, dopo la quale incominciano le benne dei primi zappa.tori della zappa dopria. I secondi zappatori pren dono posto in lin ea della coppia di gabbioni seguenti (flg . 11); e così i terzi cd i quarti zappatori . I N . 1 sf covrono rispettiYamente, e cos'i i N. 2 di oao ni squadra·, stando i primi a<'.()m,40 ui distanza dal piede della rispettiva berma; ed i secondi a 0'",70 dai primi, e tra loro. Quando il sott'uffiziale vede ciascuno al suo posto, va ad avvertirne l'ufilziale, capo-squadra della zappa, ch'è anche capo-squadra della tra...-ersa, cou la voce: in ordine; e quindi, licenzi,tto, va a pr en dere il sno posto; che è in linea dei terzi zappatori, ed in direzione dell'asse della zappa doppia. 44. A dar cominciamento alla costruzione, l'uffiziale indica ai primi zappcilo1·i della traversa i g abbioni d'onde questa deve aver principio; e qni ndi comanda:
l. Seconcli zappatori e servienti della zappa; Guarcl' a voi; 2. Ritfratevi. Al primo,. i secondi zappatori ed i ser vienti della zappa, prendono la posizione; ed al secondo fanno fronte indietro , e sfilano per uno : marciando prima ciascun (1) Qualunque comando dato dal sergente, è sempre diverso da nBo llimile che desse l'uillzia.Je, capò-squadra.
55 uomo della squadra di sinistrn , e quindi il rispettivo d ella squadra di destra. Marce1 it quindi in testa il secondo serviente N. 2 di sinistra, quindi il corrisponden te di destra, poscia il secondo serviente N. 1 di sinistr,i, in scuui Lo il corrispon dente di destra, e cosi seguitando. In tal mo~lo essi passano tramezzo ai zappatori N. 2 della traversa; pel quale effetto il sergente che 1a comanda, farà posto : situandosi tra il secondo e tc~zo zappatore N. 2 di una delle sue squadre . Senza u1tenore comando <rii uomini della zappa si vanno a forma.re dietro quelli della traversa, e fatto nuovarncn te fronte indietro prendono ]a fom:,azione che aveyano prima (fig. 11); avver tendo che quelli della squadni d i sinistra coprono su~ N. 1 di sinistra della traversa; e quelli cli clestca sui N. 1 di destra sim ilmente della traYcrsa. Baderanno a che trai seconc1 i zappc1tori N. l dolln, 'l.appa, cd i qunrti zappatori della iraYersa, vi siano tre ~abbioni 1iberi; e questa uuoYa postnione n on sarii prn abbandonata dac,li u om ini del la zt1ppa, fiuo a ch e la trn.versa non si; interamente ultimata, ed j suoi uomini non vadino LA VOlll DI TJ11NCEA
t utti vi,t. 45. Quando il capo-squadra Ye<lrà che l'ultimo uomo della zappa avrà sgombrata. la squadra della traversa, darit i comandi:
l . Uomini willa trcwersa, d•sponetP.vi • - · al lavoro ,· ~- A JJOSlO; 3. Alto il bmccio. 1
46. Al primo, i primi zappatori deposi~~o, sull~ b_erme bbb,bbb della zttppa doppia, eù in pross1m1it~ d ei rispettivi gabbioni m, tutti gli utensili da lavo~·~ che _han sec~, tranne le forche ; e prendono le cucclua1e dai sec~nd1. .Gli. (J..ltri zappatori luscieranno gli strumenti: dopo d1 che oununo riprenderà il suo posto. 0 47. Al comando : a posto , i primi zappatori della squadra di sinistra fanno: per fianco deslro e per fila sinistra; e
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'
LAVORI
m
TrlNCEA
quelli dell~ sqnadra di dèstra: per fianco sinistro, e per fila dest1·ci. Qmnd1 marciano avanti , e vanno a situarsi : i prim~ zappat_ori N. 2 corrispondenza dei rispettivi gabb10ne_s ~fig, ~ 1. e 16), e gli a1tri N. I in corrispondenza dei nspett1v1 gabbioni m; quindi mercé un fronte a .sinistra, quei _cli sinistra; ed un fronte a destra, quelli eh destra; si rivolgono tutti quattro verso i gabbioni. Monta~o poscia sulle rispettive ber me aa,aa; depositano sulle r1seghe della zappa le rispettive cucchiaie; e tenendosi sempre in corrispondenza dei gabb1oni indicati stanno in ginocchio: pronti a togliere il coronamento ai gabbioni, che ciascuna coppia ha di fronte. Gli altri zappatori fanno pure: per fianco dest1·o, e per fila sinist1•a; o per fianco sini·stro, e pe1· fila destra; a seconda che appartengono alla -squadra di sinistra O di destra, e sfilando per uno vanno a situarsi sulle linee pri1~1a occupate dai rispettivi N. 2. Il primo uomo, di ogm squadra che è il secondo zappatore N. 2, si fermerà.. all'altezza del r ispettivo primo iappatore N. 1 , ed il seco:1do uomo, ossia il secondo zappatore N. 1, si ferrnera all'altezza del r ispettivo gabbione n, antecedente a quello di fronte al quale sta il primo zappatore N. J, della propria_squadra. . Quinci~ e~e?uendo un fronte a sinistra, quelli della . squadra d: srn1stra; ed un fro.nte a destra, quelli della squadra d1 _destra, s~ rivolgono ai gabbioni del rispettivo lato. I terzi ·e quarti zappatori rimangono di fianco· dista~ti cia~cun _numero 0"',70 dall'antecedente, cosidchè, ogrn coppia . v~ene ad essere situata in corrispondenza del mezzo d1 ciascuna coppia di gabbioni. 48. Al comando : alto il brnccio, i primi zappatori , colle forche, levano il coronamento ai rispettivi gabbioni m, r, s ; ne buttano le fascine nella zappa; e quindi~ amendue, levano prima il gabbione m, poscia l'altro r, ed infine l'al!ro s; buttan doli i,imilrnente n ella trbcea •.
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Ciò fatto lasciano le forche, ed armatisi di cucchiaie, tirano a sè · la terra caduta al posto dei gabbioni tolti; badançlo per quanto più è possibile di non scovrirsi. A tal effetto useranno l'avvertenza cli r ~schiare leggermente, con le cucchiaie, le terre dei parapetti latera~i; incominciando sempre dalla cresta, ed andando già. I secondi zappatori intanto, appena che il materiale levato di posto, è gettat o nella trincea: prontamente lo levano, e lo por~ gono ai seguenti: zappatori , che lo f~nno ~assare agli altri in serruito . In tal modo esso materiale vien deposto o vicino al piede della rispettiva scarpa di trincea; messo in ordine ed in corrispondenza dei gabbioni o, p, q. 49. Qu:/ ndo l'uffiziale vedrà inoltrato il lavoro dei pri1:;-1i zappatori in modo c:he in breve essi avran reso libero il posto alla costruzione della traversa, comanderà : Terzi e qna.rti zappatori, al legname. A ta-1 comando il sott'uftiz iale ed i terzi e quarti zappatori, faranno fronte indietro , e s~lando per une,, come al N. 44, si recheranno al deposito del legname : che, per cunì. dell'uffiziale superiore del geni~ direttor~ dei lavori d'attacco, è stato fatto nel ramo circolare di trincea. Il sott'ufiiziale sceglie tre travi almeno , della lunghezza non più che 3m5Q; ed ove non ve_ ne- sieno, subito li fa secrare dai falegna mi : badando d1 non produrre trop.po s~iùpo; e principalmente di non inutilizzare quei travi che, alla lunghezza voluta per la trav_ers~, accoppiano dimensioni soddisfacenti a sopport~re il _c aricò cui son destinati a sostenere. Invia questi travi al capo-squadra ; e quindi ne sceglie altri per for~are l~ base de1la traversa, badando ch'essi sieno lungln oltre 1 6 metri, e di diametro in cima, mai meno, di 0m,18. A misura che ne ha scelto uno ; ne misura la lunghezza. ; · ne segna il mezzo; e quindi, lateralmente a qùest~, ed · ben a distanza di 2m, 10 eh am b'1 1· suoi· 1a t·1, fa d ue secrm 0 appariscenti. Tali nuove marche verranno disco3te t ra:.
58 LA VOJI DI TRl:'.'<CEA loro, per 4 111 ,20; appunto q uanta è la distanza ira i cigli delle due scarpe della zappa. In tal modo, l'ulliziale , a vuto un trave, e fattolo situan; normalmente all'asse della zappa doppia, in m odo che l~ due marche corrispondano sui due cigli delle scarpe, è sicuro che il trave poggia egmtlmenie da amendue i suoi lati . 50 . Il soit'uffiziale i ntanto esamina uno per uno i travi, ne osserva le dimensioni, la qualiti.t, e non sceglie per servi1·senP. che quelli che stima buoni a. sopporlare l'ufficio cli traversa. Scelto quiucli un trave per la traversa, e marcatolo; assegna a ciascuna delle sue estremità un .zappatore; al quale dà. la, rispeUiva specifi cazione l1i cima o piede. Quando egli vede ritornare a lui gli uomini prima spediti coi travi corti; sem<J. che quelli abbiano ordine dal capo-squadra d i portarne degli a ltri ; in comincia a spedire i traYi per la costruzione della trarnrsa; - e dopo che ne a\Tii mandati cinque, cesserà dalla spedirne altri; attendendo richiesta dell ' uffizialc. Seguiterà però a scegliere il legname, ccl a mare:arlo; come di sopra è detto. 51. Esso sott'uffizialc avrà poi scrupolosamente cura di avvertire bene i zappatori, a che puntualmente eseguano le segueuU osservazioni interessanti: che egl.i ch iaram ente spiegherà ad essi . 1° Ogui zappatore che va avanti , nel t rasporto di un trave, allorchè è per an darlo a situare, dà all'uflìziale, la rispettiva indicazione statagli assegnata dal sotVuffi.ziale: di cima cioè, o di piede. In tal modo il capo-squadra prontamente può d irigerlo al punto dove ha d'andarsi a piazzare, come vedr emo in seguito. 2° T utte le coppie dei zappatori che -trasportano i pali, ed anche quando ciascuno por ta un gabbione, sian l'uno dopo l'altro; nel mezzo della zappa doppia; e senza a ccavallarsi l'un sull'altro . Badino strettamente di non
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_ n crornhrare l ei trincea; onde dar campo ai zappatori che deposto il proprio mnteriale già ~orta.to, di poter celeramente sgombrare la zappa doppia, ed andarne a
h;n
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prendere altro . . . 3° 1 zapp::i,tori, che portano materiale, r estmo nella zappa, fino a che lo han consegnato e messo ~ posto; avendo tutta Ja cura di tenersi sempre lungo 11 mezzo della trincea, come di sopra è detto; e, per q uauto p i ù è possibile, in linea per uoo, secondo l'asse: . 52. L'nffiziale intanto, appena che vede g1Unt1 al sito i travi lunghi 3m ,60; li fa situare normalmente alla zo.ppa; sulle berme dei primi zappatori; in corrispondenza della seconda coppia di gabbioni, levata per form a_re 1a ba~e d ella traversa ; ed i n modo ch e l'asse del pnmo corrisponda al mez'l.O di essa coppia . _ . Situati questi travi, aspetta che sia sgombrato 11 posto sulle berrne della zappa; dalla terra ~be i N. 1 ti r&no a sè , con le cucchiaie. Allorcbè questi han reso li bero il pogto prima occupato dai gabbioni m ; ne avvertono il capo-squadra, con la voce: zappa di dest?·a (o
cli sinistra) poslo fallo.
. .
L'utl:iziale verifichert~ la cosa, ed ove crede poss1b1le, ,senza rendere assai debole il parapetto laterale della zappa, farà levare ancora più terra: ~ode procu~arsi alt1:o spazio dal ci,;.lio della scarpa della trmcea, per 1 appogg10 d ei travi che sosten er devono la traversa . . 53. Quando egli stima regolare il posto prepar ato, comanda:
Primi zàppatori, alla t?'aver sa; Secondi zappatori, al legnarne (1), Al primo coman do , i primi zappatori lasciano i ferri al sito del rispettivo post o; e quindi, volgendo le spalle '
(1) Questi comnndi son cfati l'un dopo l'altro, senz'altra interruzione che mm bl'evissimn pausa.
, 60 L.:I.VORI DI TRIXCE•.\. alla piazza, camrninano curvati, e vanno a sedersi sul primo trave situato , in modo da dividersene tra loro l'intera lunghezza; badando che i N. 1 stiano in prossimità. dei gabbioni, ed i K. 2 in mezzo. 54. Al StlCondo comando, i secondi zappatori, deposit ano sulle berme laterali della zappa i proprii utensili da. lavoro; e quindi si r ecano al deposito di legname, a prendere le travi sui quali deve star la traversa. Della prima coppia che riviene a sito con un trave, l'uomo che cammina avant i, nel giungere vicino ai primi zappatori , dà la voce di cima o piede; a seconda della indicazione datagli dal sergente. L' uffiziale quindi gli indica di andare a sinistra o destra; come meglio stima pel primo traye; ma per quelli che verranno in seguito, li dirigerà in modo da alternare tra loro le cime ed i pi8di. 55. Ciascun uomo intanto che è av~rnti nel trasporto di un trave, arnta l'indicazione dell'uffiziale, si dirige al primo zappatore N. 1 del lato indicato. Giuntogli vicino si ferma, e con l'aiuto di questi .ei leva da sulla spa11a il trave, lasciandogliene l'estremità tra le mani; segui• tando però ancora egli a sostenerlo. L'altro zappatore che vien dopo, si ferma col primo, aspetta che esso siasi levato di dosso il trave, e quindi si dirige all'altro primo zappatore N . 1, tra le cui mani mette l'altra estremitit del trave che sosteneva. I primi zappatori N . l, poggiano sulle dùe berme de1la zappa il trave avuto, aiutati dai due individui che l'hanno portato; i quali dopo ciò vanno a prenderne un altro. I quattro primi zappatori quindi, da soli situano quello; mettendolo a contatto con l'ultima coppia di gabbioni rimasti a · posto; ed in modo che le due marche fatte ad esso, corrispondano precisa• mente sui margini delle berme del1a zappa. 56. Ciascun uomo d'avanti, al traspor to dei seguenti travi, s'arresterlt pochi passi innanzi al primo dtuato ;
61 ed ivi attenderà. per avanzarsi, che i primi zappatori N. 1 gli ne dieno avviso, con la voce: avanti l'aU1·0 tr~ve: Allora egli dà la sua indicazione, di cima o piede; e qumd1 si dirige a1 primo zappatore N. 1, di destra o cli sinist ra; a seconda dell'indicazione che g1i verrà data dall'uffiziale. P assa per sotto il legname messo a posto, ed ~]zata poscia. l'estremità che portava, la fa passare al disopra dei travi sui quali stan seduti i primi zappatori, e tra il vicino N. 1 ed i rispettivi gabbioni. Resta quindi fermo, ed aspetta che il compagno cl i dietro sia anche egli passato per disotto al legname situato; perlocchè egli, aiutato dal vicino N . 1, a'.za l'estr~milà c he portava, e la spinge direttameute al disopra dei gahbioni, onde dar campo al compagno di dietro di poter andare a sito con l'altra estremità del palo. Quindi amendue consegnano il legname ai primi zappatori; e posci_a van via, a prendere altro materiale. I primi zappaton, situano il nuovo trave, accosto all'altro già a posto, e con l'avvertenze per quello avute. Allo stesso modo si mèttono_ a sito gli altri travi che tener ·debbono la traversa; badando a che stiano tutti quanto più al contatto L.A.VORI DI TRINCEA.
è possibile.
. . . 57. L'ufilziale capo-squadra sorveglia alla postaz10ne dei travi; e quando ne vede situati bastanti ~. poter situare una fila di gabbioni, comanda : Ai gabbioni. A tal comando rrli uomini che. trovansi nel mezzo della zappa, trasporranti pali, depositano ques_ti in linc_a dell'asse e vanno tutti per gabbioni. Rivenuti con essi, passano 'disotto ai travi situati, ed a quelli su cui stanno seduti i primi zappatori; ed uno per volta _van~o a conseanarli ai N. 2. Costoro fanno passare, 11 pnmo che riievono, al rispettivo N. 1; e quindi incomiuciano a situare gli altri sui travi messi a posto : stabilendon~ prima uno in corrispondenza dell'asse della zappa, ed 1
62 LAVORI DI Tltli\"CEA susseg ue nti in contatt o ad esso : ed in modo che la nuova lin ea dei gabbioni v eng hi ad esser e accostata all' ultima coppi a di essi r i masta a posto ., ! N. 1 i ntaBt o n el ricev ere il primo g abbione lo sit uano sui tra v i ; ma allineato s ugli alLri late r Hli della zappa ; onde r iforma r oe il parap etto, prima d e molito per la costruzione della traversa . . 58. L' utliziale s or veglia la posa dei gabbioni ; e q uan do~ède che nella zappa ve n e sono b astanti a formarne u~ l m ea, pe1' tutta la l arg hezza (1), com a nda. : Ai fastetl-i. Gli uomini ch e sono nella zappa coi gabbioni fan no passare q ue.sta voce ; .ed allon:t quelli che eiauo andat i per prendente ahri , pigl iano invece almeno quattro bu oni fas~elli, c he portano a s ito . Venuti sopr a luogo qaesti ult11m, ognuno, a m isura che ha dato il gabbione che portavn, va ·a s ituarsi vici no aì l egna me lasciato a ter ra~ ed allo stesso s ito clie a vca prima di a n elare per o·a b. · b ion i. I p rimi zappatori intanto, dopo di aver situati s ul l egnarne i gabbioni; a c h iudere gli spazi che pr,r ciascun l at o rcsterebbe1·0 vuoti , tra l a linea di essi norrn aie alla l a r gbozrn della zappa cd i laterali, sihlano i fastelli : all ineandoli dal lato ve.rso lo sbocco, s ui gabbioni $Ìtuati s opra i travi. Ne rnetto~o poi altri, per ~gni la to, dietro i primi; ondo occupare l'inLero vu oto della linea trasversale, dei gabbion i pe r la traversa . 59. Quando l'uffiziale vede u lti ma ta questa prirn a linea, e sit uati i fastel li, co1;11anda : al legname ; quindi, come èstato eletto per la pri ma fila di gabbion i, ne fa si!uar e du_e altre; cos ì da formarne tre fi le, in corrispondenza dei t re gabbioni, prima levati da a rnrnclue i late rali della zappa .
(1) Sette gabbioni occupa1;0 quasi tntta la Iarghezz:i della zappa doppia, sopra i pali. ·
63 60. All orchè la sitnazio11e delle t r e fìl e di gabb ioni è LA VOI\! DI TRI~CEA
ultimata, l'uffi1.,iale comanda :
l. Uomini della traversa; preparatevi al ·riempimento;
2.
,1 p osto; 3. Alto il braccio .
6l. Al prim o com ando gìi nomiui clw a vessero legname vanno a de positarlo _più i n diet ro; sem pre jn lin ea dell'asse, ed all' altezza degli uom ini d ella zappa. I primi zappatori l evano i trayi corti , poggiati su lle berrne ; e li vanno a depositare al principio d ogli uomini della zappa: in l inea deH'asse di q uesta. Quelli che avessero a ncora g abbioni portati dipp iù, v a nno lasciarli al deposit o . Cia~ scuno q llindi r i piglia i propri utensili da la voro e s i forruan~ per d ue; cioè, in ' t esta i primi zappatori N. I, quindi i r isocttivi N. 2, p oscia i secondi zappatori N . 1, ' in seguit o i N . ;d, e cos'I vi,i via . Tutti saranno r ivolti v erso h1 piazza , serrati come per la for mazione d ella sqnad ra; ed i ptirn i zap pat or i N . 1, dis costi un passo dal. primo palo dell,i tr.:tversa . Il sergen te, vedendo r ipcrtare, al s iLo di deposito, i gabbion i r resi dippiù , riverrà al luogo d i lavoro; e pre ndeià posto in coda della squadra. 62. Al coman do a posto, i p r imi e secondi znpp,itori m arciano avan t i, e vauno a si Luarsi nel m odo s egllente: I prjm i za ppatori N. 1, d uo pRssi aYanti ai travi m essi n ormalm ente alla zappa,· e.J in mcuo del vuoto tra l e ber me de' pr i mi zappa tori ; i N . 2, ~otto i travi , in corr ispon denza d ella t er,m l inea dei gabbioni d ella traversa, ed i n linea dei N. 1. I secondi zappa t or i N. 1., pr endon p osto sirnilrnente sotto i travi, ma in corrispon denzct della pri ma fil a dei gabb1011i d eìl ri t ruversa, ed i n l inea clei zappat ori ant ecedenti ; i N. 2, a d ue p ass i discosto d alla lin ea dei travi, ed in corri spon denza dei za ppat ori ant ecedenti. Infine gli altri rima n ent i uomini clell'1. t ra versa si a rresteranno a dist anza di t re ga bbioni dai secondi zappa tor i N. 2, r i manendo in lin ea cogJi uomini,davan ti.
.
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LA-VOR,l DI TRINCEA
6'3. Al coma,ndo a l lo il braccio gli uomini sotto i travi incomincieranno a tagliare le berme dei primi zappatori, e ne paleggeranno la terra agli uomini della rispettiva partita; cioè i primi zappatori N. 2 ai rispettivi N. 1, ed i secondi zappatori N. 1 ai. rispetti vi N . .2. Questi poi l'use- ranno per riempire i gabbioni vuoti, paleggiandola subito. 64. Ove l' uffiziaJe vede che avanti agli uomini della traYersa v'è posto libero da poter situare altri a lavoro, comanda: l . Uom ini della traversa; attenti, e quindi: · . .2. Secondi za,ppatori N. 1 della zappa ; avanti; ovvero: 2. Secondi zappatM·i della zappa; avanti. Al primo comando gli uomini della traversa sospenderann o il loro l~voro, disponendosi a lasciare libero il passo a q uelli della zappa. L'ufliziale quindi adopererà il primo o il secondo dei comandi due, a seconda del posto libero che vede; cioè se sufficiente a mettere a lav~r o du~, ovvero quattro, uomini. Quando questi sar anno a sito, come per la zappa ; comanderà: Per t·ut?i; alto il braccio : al che ognuno riprenderà il proprio lavoro relativo alla rispettiva squadra; sia di zappa che di traversa. 65. Per gli uomini di questa intanto l'uffiziale sorvegljerà a che essi, oltre al r iempire i gabbioni nuovi messi; anzitutto badino a riformare i parapetti laterali della zappa; avanti stati iodeholiti. Egli poscia , quando vedrà che la prima linea dei gabbioni della traversa è riempita, comanderà : I. Uomini disponibi'.li della tmve1·sa ; pt·evaratevi pel coronamento; 2. Terzi zappatori; al legname; • 3. Quarti zappatori; alle fascine (I). (1) II° secondo e t erzo comando sono dati l'uno prossimo all'aÌtro, partendo~ gli uomini, quasi contemporaneamente pei due lavori. '
65 66 . Al primo comando i terzi e quarti zappatori della traversa depositeranno sulle berme della zappa doppia i propri1 strumenti da lavoro, disposti in ordine; e riverranno q uindi liberi al loro posto, in attenzione d'altro comando. 67. Al secon do comando, i terzi zappator i andranno a prendere i trcwi di 3m60, depositati in vicinanza dai primi zappatori e riverranno ver so la t raver sa; mentre al terzo, i q uarti zappatori, si recheranno al deposito dei materiali, a prendere le fascine pel coronamento: 68. Giunti i terzi zappatori in prossimità del1a t raversa, l' uffizial.e comanderà: LAVORI Dl TRINCEA
I
Legnarne a posto. A tal comando i secondi zappatori N. 2, che paleggiavano prima la terra nei gabbioni dell.-t traver sa, armatisi an che di picche, audranno a prender posto sotto il legno ; cer cando s'è possibile anch'essi ùi lavoraré, ed ove non si possa per la r istrett ezza dello spazio, aiutano i compagni alternandosi con loro alla fatica. Quando i detti secondi zappatori, sonosi r it irati sotto la traversa, i terzi situano i travi che essi han portati nonn almente . alla zappa, in prossimità della prima fila di gabbioni della traver sa, poggiandoli sulle berme dei primi · zappatori che restano libere prima di quella. 1'1essili a posto, cercano di ben fermarli agli appoggi, ,mer cè cunei in legno, pietre, zolle, od altro ; in manier a che mont~ndov1 sopra, ed agendo, quelli non muovano. Ciò fatto i t.erzi zappatori N. 1 salgono sul legname e vi si man tengono, seduti o in ginoccb'.i o, simn1et.ricame11te sit uati in riguardo all'asse della rnppa ; ed i N. 2 s'armano di due forche ognuno , delle quali una appoggia110 alla rispettiva scarpa della zappa , e l'altra r itengono per usarla.. A NNO I X,
voi.
I I, -
5.
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L.4.VORI DI TRlNCEA
68. Allorchè l'uffi.ziale vede t utti disposti in ordine, comanda:
Co1·onate. I quarti zappatori che portano le fascine, a tal comando s'avanzano; ed una pe,r volta vanno a depositarle a terra, in viciBanza della traversa, situandole normalmente alla zappa, ed in modo che i terzi zappatori N. 2 possano facilmente infilzarle colle forche e quindi alzarle bene. Essi quarti zappatori quindi, aiutano i terzi, onde questi possano meglio eseguire la loro manovra; e perciò ciascuno colle ginocchia e colle mani, tiene ferma la propria fascina messa a terra, perchè essa sia ben presa colle for che : e poscia aiutano a sollevarla, per essere situata sui gabbioni. Dopo ciò ciascuno va in cerca di altra fascina. I terzi zappatori N. 2 iµtanto, alzata colle forche la fascina, la porgono agli uomini sui travi; consegnando ciascuno la sua forca che la tiene infilzata, al rispettivo N. 1. Quindi s'arma dell'altra forca libera, prima stata depositata accosto alla rispettiva sc&rpa della zappa, ed amendue si preparano a consegnare un'altra fasci na. La infilzano quindi con J~ forche, ed aspettano così che i !'T. 1 abbiano situata quella che pocanzi essi gli han porta. I terzi zappatori N. 1, con la fascina ricevuta dai N. 2, eseguono il coronamento della prima fila di gabbioni, secondo il modo usuale per la zappa ; badando d'incominciare dal mezzo della traversa; e prose5 uire poscia sui due lati. ll1essa a posto la fascina, getteranno leg15erroente a terra le forche, ed il più anziano d i loro darà la voce: su, l'altra fascina; al che i N. 2, alzeranno quella che tenevano a terra già infilzata: aiutati in ciò fare dall'uomo che l'avea, portata. Così verrà continuato il coronamento; badando che da ciascun lato le fascine, all'oggetto usate, abbraccino anche tutto il gabbione
67 laterale per la zappa; che meglio anzi giova, che ess(ì LAYORl DI TRINCEA
sporgano infuori di questo. 69. Ultimato il coronamento, il terzo zappatore N. 1 più anziano, ne avvisa l'uffiziale capo-squadra, con _la voce : coronamento fatto. Questi rettifica il lavor o eseguito e quindi comanda: , 1. Uomini della traversa ; p1·eparatevi a segii'ita1·e il
riempimento;
2. A posto; 3. Alto U braccio. 70. Al primo comando i quarti zappatori _riporta.no al deposito le fascine che avessero portate dip~iù del bisogno ; ed i terzi levano i travi che han serv1~0 per_fare il coronamento, e vanno a lasciarli come gh altri, al deposito . . . . 71 . Al secondo comaudo, ciascuno r1prendera 11 posto che avea, prima d'intraprendere il coronamento; ed a~ terzo si riprenderà il riempimento, sospeso dai secondi zappatori. 72-. Allorcbè l'uffì.ziale ved rà riempiti tutte le tre file di gabbioni della traversa; quantunque ~u di essi ~•abbia ancora a situarsi altra t erra, per raggmngere 1 altezza usuale di un parapetto di zappa; provvede alla situazione di altri pali. per l'ingrandimento della traversa. A tale effetto, quando crede opportuno comanda :
1. Uomini della t1·ave1·sa; Giiard'o, voi; 2. Preparatevi a situa1·e il legname ; 3. A posto. 73. Al primo comando tutti prendono la posizione; e~ al secondo tutti depositano sulle berme della. zappa, gh utensili da lavoro in ordine, e poscia riprendono il posto che prima avevano. I soli primi zappatori però rivengono armati di forche. 74. Al terzo comando i primi zappatori vanno a situarsi rimpetto i rispettivi primi tre gabbioni di ciascun
LA YORI DI Tl'lNC,EA 68 lato della zappa, dopo la traversa; ed àvendo la faccia rivolta al rispettivo lato della zappa, si terranno pronti per levare di posto, ciascuna coppia, i tre gabbioni sovraccennati, una al loro coronamento. I secondi zappatori si situeranno col fronte alla piazza, sotto il legname della traversa già a posto, cd in corrispondenza del mezzo del.la zappa; cioè i N. 1 in linea della terza coppia di gabbioni, ed i N. 2 in linea della seconda. I terzi e quarti zappatori poi, formati similm'ente per due cd io ordine, covriranno sui secondi zappatori; restando però avanti alla traversa. 75. Allorché l'ufliziale vedrà che ciascuno è al suo posto stabilito, comanderà: P,·imi e secondi zappatori; prepamte il posto; Terzi e quarti zappatoi·i ; al legname. 76. Al primo comando i primi zappatori incomincieranno a togliere il coronamento dai primi tre gabbioni dopo la traversa, del rispettivo lato; e ne gettano le fa. scine nella zappa ; le quali vengono prese dai secondi zappa.tori N. 1, e passate ai rispettivi N. 2, che cercano di situarle in or dine sotto la stessa traversa, accosto al piede della scarpa della zappa. Ove però tal situazione riuscisse d'ingombro, essi portano quel materiale fuori, e lo situano accosto al rispettivo piede della scarpa, nel s ito libero tra gli uomini della traversa e quelli della zappa. Levate d'opera le fascine si fa lo stesso per i g'a,bbioni, e quindi i primi zappatori, deposte le forche sulle berme ed armatisi Ìnvece di cucchiaie, tirano nella zappa, la terra dei parapetti laterali, che ingombra il posto dove debbono situarsi i travi, per la traversa; badando a non scovrirsi di fianco; a qual fine useranno le stesse cautele avute per mettere a posto i travi di prima. 77. Al secondo comando intanto, il sergente, ed i terzi e quarti zappatori, fanno un fronte indietro; e sfilando per uno, come al N. 49, si recano al deposito di legname ;
LAVORI Dl TRJ;-."CEA
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dove il sott'uffiziale seguita a scegliere e marca're i travi lunghi più di 5m,20; assegna due zappatori pel trasporto di ciascun palo; e ad ognuno dà l'indicazione rispettiva di ci-ma o piede. Prima d'inviarli sul lavoro, aspetta però che ne abbia scelti almeno sei; e ciò per dar t empo ai primi zappatori di preparare il posto; e perché una volta incominciata poi la situazione dei travi; questa prosegua senza interruzione. Farà egli qui le stesse avvertenze ai soldati, raccomandate al N. 51 ; e baderà che il legname da lui scelto sia della migliore qualità possibile. Avverte però cbe i quarti zappatori N. 2, restino senz_a irav~ e~ in v~cinama della tra·versa; pronti a prendere 1 gabb1om, allorchè si domanderanno. 78. Quando i primi zappatori vedono libero dalla terra il posto dove deve situarsi il legname, ~e av-:isan~ l'uffiziale con la voce: posto fatto; e quegli verifica il lavoro, e stimando opportuno provvede alla situa"ione dei nuovi travi. A tal effetto comanda: 1. P1·imi zappatori; alla situazione del legname; 2. P1'·imo t·rave avanti. 79. Al primo comando i primi zappatori vanno a lasciare le cucchiaie, sulle berme rispettive della zappa, che restano libere dalla traversa e dal lavoro degli uomini della zappa; e quindi rivengono alla traversa_: ove si situano con le spalle rivolte alla piazza, su d1 una stessa linea un passo disçosto dall'ultimo trave della tra: versa, i N. 1 in ginocchio nel mezzo della berm~ de~ primi zappatori, ed i N. 2 in piedi nella zappa, d1 cm si dividono tra loro la rimanente larghezza. 80. Quando saranno così situati l'uffiziale darà il secondo coroa.ndo; al quale s'avanzeranno gli uomini che portano il primo irave; e quando quello che va innanzi è per uscire da sotto al legname situato, si ferma e d~ la sua indicazione di cima o di piede, a1l'uflìziale. Questi lo dirigerà al sito dove deve, ed egli si volgerà al primo
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LAVORI DI 'rRI)ICEA
zappatore N. 1 indicato; nelle mani del quale consegnerà l'estremittL del palu da lui portata; e con esso, alzandola a poco a poco, e contemporaneamente spingendola avanti danno agio all'a1tro uomo che vien dietro e che porta l'altra d'estremità, di avanzarsi verso l'altro primo zappatore n. l, situato sul lato opposto . Q1hndo i due zappatori che portavano il trave ne. hanno ri:nesse tutte le due estremità tra le mani di quelÌi destinati alla situàzìone de' travi, van via per prenderne un altro . I N. 1 intanto, aiutati dai rispettivi N. 2, situano il trave avuto sulle berme della zappa doppia, accostato all'ultimo messo a posto, ed in modo che le marche ad esso fatte corri• spondano sui margini delle dette berme. Fermatolo quindi con terra, zolle, od altro, all'estremità che poggiano sulle berme; ne fanno venire avanti un altro, con la voce : avanti un alfll•o trave, data dal più anziano dei N. 1. 81. Seguitando nel modo ora desàitto, si situano i travi nello spazio lasciato vuoto dalle tre coppie di gabbioni ·tolte d'opera; eseguendo il lavoro per una coppia alla volta. ' 8.2. L'uffiziale sorveglia questo lavoro, e quando ne vede messi a posto bastanti da situare un gabbione , coma~da: Al gabbione. I due quarti zappatori N. 2, prontamente prendono un gabbione per ciascuno , e lo portano al rispettivo prjmo zappatore N. 2, che lo fa passare al N. L Questi lo situa, aiutandosi se occori;-e colla forca , sui travi già s ituati, in linea coi gabbioni laterali della zappa. 83. L'uffiziale ne rettifica l'allineamento, e quando amendue son situati, dà il comando: Riempite. I primi zappatori N. 2 prendono la tei'ra, che si ri. cavano demolendo le benne dei primi zappatori, e la getta.no vicino i piedi dei N. 1 rispettivi; questi con la
LAVORI DI 'l'Rl ~CEA
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pala, l'usano pel riempimento del rispettivo gabbione rimessò a posto. 84. A misura che un primo zappatore N. 1 ha· riem- · pito i] proprio ga·bbione, ne avverte l'uffiziale, con la voce: Gabbione di dest1•a (o cli sinistra); riempito. 85. Il capo-~quadra r ettifica il lavoro , e quando ha avuto l'avviso da amen due i zappatori, comanda: -i. Per seguitan la postazione clel legname; 2. A.vanti 11,n altro trave. !Al primo comando i quattro primi zappatori riprendono il posto che prima aveano per la sii,uazione , ,d el legname; e quindi, al secondo comando, si seguita la postazione del legname come dinanzi è detto. Proseo-uendo in tal modo si rimettono a sito, sui travi d'imbas~mento della tra".ersa, le tre coppie di gabbioni prima tolti d'opera dai laterali della zappa. . 86. Quando l'uffiziale vede riempita l'ultima coppia, provvede a che tutte tre venghino nuova:nei1te coronate. A tal effetto, comanda: ' 1. Pe1· rifa1•rJ il coronamento alla zappa ; 2. P1•imi zappatori; a posto ; 3. Quarti zappatori; alle fasçine. Al primo comando i primi zappatori, vanJJO a depo• sitare sulle berme della zappa, tutti g_li utensili da lavoro. che potessero avere, e si provvedono ciascuno di una forca. Al secondo , montano sui pali situati per ,Ja traversa, si situano col fronte rivolto· ai gabbioni d(?l rispettivo lato, e si mantengono in ginocchio, cercando di stare per quanto più è possibile coverti (1). Al terzo, (1) Per quanto potesse fa.i:si per tenere coverti in primi zappatori in questa opera7.ione, ciò riesce impossibile: dal che gli uomini sui pali sono interamente scoverti dal lato opposto. Da ciò' quindi l'interessantissima avvertenza da aversi da\l' nffizia-le capo-squadnt. Questa è che nel comandare quell:1, manovra deve inculcare ai primi za.p patori
72 T,A."l'OHI Dt TRIXCEA. ogni quarto zappatore va per una fascina, che porta ai due primi; ciascuno spinge quella che riceve sui travi, facendola correre tra gabbion i ed i zappatori; dopo di che i quarti zappatori vanno a prendere un'altra fascina. I primi zappatori intanto_ avute le fascine, mercè le forche, le adoperano pel coronamento ; badando di sospendere quando avran situata una terna di fascine; giacchè avendo a coronare cinque gabbioni, non possono usare che una lungh ezza di fascine, ed il resto eseguirlo con fascinotti: a meno ch e l'uflì.ziale non abbia avuto anticipatamente ]a cura di ordinare al sott'uifiziale, che parecchie di esse fossero opportunamente segate. In questo caso il sott'uffiziale dopo aver fatte portare tre fascine di coronamento regolare, per ogni lato della zappa; ne fa portare, altre tre per parte, di quelle mozzate. 87. L'uffiziale sorveglia il coronamento, e· quando vede' portata per ogni lato della zappa, la terza fascina; comanda: Ai fascinotti (1). , ·r quarti zappatori che erano andati a prendere fascin e, pigliano inver,e fascinotti da coronamento; e li porgono ai pri mi zappatori, ch e Jj situano sui gabbioni da coronare. ? i ~encrsi _c overti; ma deve però evitare di metterli t roppo chiaramente
1,n. preven7,1one ~el danno che corrono. Solo ciò &i può f\ll'e quando si e m teramcnte sicuri dell'intrepidezza, e nel tempo stesso dell'accortezza degli _uomini che si comandano; che forse allora anzi giova, per spronare 1 meno attivi a ben fare. Però è a riflettere che i buoni soldati d:J genio, sono sempre preziosi; massime qnanto pit1 ci accostiamo alla _ piazza; uopo è q ui~di di, 'rigua.rdarseli' con cura, invece che esporli con }JOCO fru_tto. Per evitare quindi tali inconvenienti, meglio giova disporre le cose m modo rla. eseguire questa ripristinazione di coronamento in tempo cli notte; sospencleado, anche se occorre, la costruzione d~Jla traversa: dopo aver riempite le tre file cli gabbioni. (1) Questo com.a.udo è dato quando non s'hanno fascine mozzate• o che cip facendo queste r iuscirebbero ben corte, e quindi facili a disf1u·.si.
LAVORI Dl l'lHNO1'A
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Ultimato tal coronamento il primo zappatore N. 1, di ciascun lato, ne avvisa l'uffizialc con la voce: lato di clestra (o sinist1'a) co-ronamento fatto. Il capo-squadra rettifica il lavoro, e quindi provvede a far ultimare la traversa. 88. A tale effetto dà i comandi :
l. Uomini della traversa; preparatevi cul ultimare il riempimento: 2. A posto; 3. Alto il b1·accio. Al primo comando tutti dopo di aver r iportato al deposito, nel ramo circolare, il legname od altro mater iale rimasto non messo in opera; vanno a depositare i rispettivi strumtnti da lavor o, in ordine , sulle benne della zappa, prima dell a traversa; r itenendo però ciascuno gli utensili come qui apP,resso : I primi zappatori N. 1 : la zappa o la gravina; Id. id. N. 2: la pala; I secondi zappatori, ed i terzi N. l: la gravina o zappa, e la pala ; 1 I terzi zappatori N . 2 : la zappa e la pala ; I quarti zappatori N. 1 : la pala; Id. id. N. 2: la zappa· ogravina. Così armati rivengon o tutti nel mezzo d ella zappa , e ciascuna squac,lra si form a in ordine di fianco per l1no, rivolti alla p iazza. n sott' uffiziale è in coda alle d ue squadre, due passi discosto dai q uarti zap patori N. 2. 89. Al comando a posto, i primi zappatori andranno a siluarsi innanzi la traversa fìg . 15"; i N. 1 pronti a tag1iare le ber me dei pri mi: zappatori~ ed i N'. 2 p1:,r paleggiar e, 'le terre ricavatEJ dallo scavo, sui travi si.tuat.i per la traversa. I ~econdi zappatori, cd i terzi N. l prendon posto sotto i travi, situ11.ti in ordine ed in modo ch e a ciascuno cor rispondano dne dei sei gabbioni che formano un lato " della zappa occupato dalla lunghezza della traversa ; e
I
74
,
Al primo comando Qiascuno individuo riprende i proprii utensili da lavoro, coi quali ~1~a stato_condotto a sito; e q nindi vanno •tutti a formarsi rn ordme su due rio·he di fronte coJla destra in testa, n el mezzo della za;p;. La prima riga sarà form~ta dalla squad1~a, di_ sinistra; e la seconda da quella d t destra. Il sot~ ufftz~ale sarà · in testa della squadra, ed in linea colla pnma nga. Gli uomini si allineeranno a destra, senza comando alcuno; a misura che vengono in rango. 93. Al secondo, il sott'uffiziale , senza m u overe dal suo
tutti pronti a tagliare la corrispondente parte della b erma d · • . e: P~1 ~ 1 zappatori del rispettivo lato; ed a perfezionare qmnd_i i l cavo della zappa sotto la traversa. I terzi zappatori 8. 2 staranno pure sotto la traversa, ina in mezzo della zappa; dovendo essi essere intenti a tirare a sè, con la zappa Cl), la terra ricavata dagli altri sei individui che scavano , e quind'1 con Ja paJa gettarla a1· zappatori . . fuori della traversa, che la usano subito. All'oggetto il te~zo zappat~re N. 2 della squadra di sinistra palego-ia la terra fuon della traversa dalla parte della piazza~ e quello dell~ s~uadra di destra, la paleggia nel sito opposto. I quarti zappatori infine prendon posto avanti alla traversa! pro~ti i N. 2 a tagliare le . berme dei primi zappatori, ed 1 N. 1 a paleggiarne le terre . Al. comando alto il braccio, ciascuno i ntraprenderà. 11 .nspett1vo lavoro, come di sopra è specificato; epperò o, e, per la strettezza dello spazio, gli uomini si vedes • sero. un po' impacciati (principalmente i paleggiatori, i qu_a h hanno da buttare le terre in punti fissati) quelli ca,'.ano la terra, dopo averne ammanita buona porz:one, fa~ sos_ta dallo scavare : e lasciano libero il posto ai paleggiatori. Così questi, usata che hanno tutta la terra smossa stata loro preparata so-ombrano il sit tt . . , ' o o ; per per 1~e ~re ai zappatori d approntarne dell'altra. In tal modo s avv1?endano tra loro , cercando sempre di menare avanti, ,ci~an_to più è possibile, il compimento del lavoro . 9~ • ~ uffiziale sorveglia la costruzione su tutti i punti ; ed 1?d1ca ove crede che più principalmente debba buttarsi la terra. 92. Quando_s~ima ultimato il riempimento, comanda : 1. Uomini del la traversa; Pe1· ritfra1·vi;
posto, comanderà :
,
.
. .
Squadra pe1· fìanco destro, e cont1·oma1·c1,a a sinistra; e quindi ma1·cia , al ma1·cia dell'uffiziale. Arrest_erà la
. 9?·
:?e
,
squadra nel ramo circolare; e quivi consegn erà gli utensili da lavoro all'altra squadra ·che ivi si terrà. pronta per accorrere ove abbisognasse accomodare la ~-r~versa, guastata dai fuochi nemici . Tale squadra sa'.' à _po1 rilevata di giorno in giorno; ed ove debba costruirsi altra traversa ne sarà comandata un'altra, sia per la sua formazione, che per la cura. 94. L'uffiziale che dirige la zappa doppia sarà sempre ·il capo-squadra ; tanto della zappa , quanto delle traverse che potranno essere costruite. Allorché egli dovrà fare eseguire un canibiate nella squadra de11a zappa, mentre si costruisce una traversa, comanderà. : Squadra della trnversct ,: Guard' a voi ; e qLlindi:
Squadra delta zappa; cambiate. · Al p rimo comando t utti gli u~mini della tr~:7ersa sospenderanno dal lavorare, e prenderan~o la p~s!Zlo~c: Al secondo poi faranno posto al passaggio degh uommi della zappa ; i quali eseguiranno il cambiate. Allorchè ciascuno è a posto, il capo-squadra comanderà :
2. Contrornarcia a sinistra; ma1·cia. . (1) Posson_o anche usare la cucchiaia, i;vece della zappa · che anzi e fo1·se meglJO. '
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LAVO"Rl DT TR lNCEA
LAVORI DI TRJNC.EA
•
Pei· tutti~ Alto il brnccio.
1
Ciascuno quindi riprenderà il suo lavoro .
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LAVORI Dt TRJXCEA
9~. N~~ s~n?re pero i? campagna può aversi legname ]ungo pm d_1 ;:im,20; ed rn tal caso abbiamo detto (N. 37 e_38) che bisognava supplire al difetto con cavalletti, da rmforzare i . travi d'imbasa~ento della traversa. Il caposquadr a q umd,, riconosciuto anticipatamènte .che il legname ~he s'ha per la traversa, è di quello più corto, o al mass11no eguale in lunghezza a 5m ,20; manda a costruire i cavalletti, al sito dove deve esser fatta la traversa. Destina all'oggetto i due falegnami che sono comandati al deposito; ai quali dà in aiuto altri due uomini della rise_rva, o della squadra della traversa, per trasportare il legname necessario, e per la situazione a posto del materiale. . 96. Cias~un cavalletto è formato da tre impiecli, alti ciascuno circa l"',50, e grossi 0m,20 in cima. Tali ritti sostegni, sono piantati al piede (fìg. 16 e 17) della scarpé; della zappa; e poggiano su pezzi di legno grossi circa 0m,10, e larghi 0m,30 in quadro, o press'a poco. Sui sostegni _P~ggi~n:o ~ dormienti, che seno pali, quanto più è . poss1b1le dmtt1, lunghi da 4m,20 a 4m,50; e grossi in cima 0m,18 almeno. Essi vengon situati amendue con Ja cima rivolta verso la piazza parallelamente, al maraine 0 esterno di ciascuna berma della zappa; e tangenti, secondo la l ungh!:lzz~, col piano del suolo : ossia col piano delle due ?e1·1~e. d1 zappa. Per ciascun lato i sostegni, vengono s1tuat1 m corrispondenza: uno , del mezzo del primo gabbione d'onde deve aver principio la traversa· l'altro, del mezzo del terzo gabbione; e' l'ultimo infin~ in c~rrispondem:a del mezzo del gabbione col quale ha termme la traversa. Tanto i sostegni che i dormienti al princ1p10, si rnantengono nella loro posizione me~•cè zeppe e chiodi ; che servono a mettere assieme il sistema. 97. Per la p_ostazione de' sostegni l'uffiziale, anticipatamente manda 11 sergente con sei zappatori, al sito dove deve
LAVORI DI TRINCEA
77
essere costruita la traversa. Il sergente segna, nelle scarpe delle berme dei primi zappatori, tre guide per ogni lato, in corrispondenza delle coppie di gabbioni sovra.indicate ; larga ciascuna Qm,30 circa; e quindi prontamente le fa profilare secondo le due scarpe della-zappa. Mette a posto quindi i dadi di legno, sui quali debbono poggiare i sostegni, in modo da non guastare le scarpe della zappa; poscia situa i sostegni, che tiene in posizione verticale mercè cunei di legno appoggiati lateralmente e · contro le scarpe; ed infine mette a posto i_ dormienti sui quali debbonG poggiare i pali d'imbasamento della traversa, e che mantiene fermi sulle teste dei sostegni, mercè ,pezzi di legno inchiodati a questi . 98. Ultimati in tal modo, e situati i cavalletti, il sottouffi.ziale ne avvisa il capo-squadra; e dietro l'ordine di questi forma la squadra della traversa, come ai N. 41, 42 e 43; e la conduce poscia al sito di lavoro. Questa volta però farà prendere le cucchiaie ai soli terzi zappatori N. 2; lasciando al deposito le altre due, prima portate dai secondi zappatori, una alle altre. Così pure le forche le fa portare dl:l,i t erzi zappatori ; i quali poi avranno da adoperarle. 99. Condotta la squadra dal sergente , in prossimità del sito dove deve essere costruita Ja traversa, è arrestata ; e quindi messa all'ordine dell'uffiz_iale, come al N. 43. 100 . Arrivato il mo mento di dover incominciare i I lavoro, il capo-squadra, dopo di aver indicato ai primi zappatqri il punto d'onde la traversa deve aver priucip 10, comanda : 1. Uomini della traversa; G1tard'a voi.: 2. P1·e11aratevi al lavoro ; 3. Al legname. Al primo comando tutti prendono la posizione. Al secondo, tutti vanno a depositare i r ispettivi utensili da lavoro: sulle 1)erme della zappa doppia ; ba~
... 78
b.A VORI DI TRINCEA
dando a metterli in ordine, e prima del punto d'onde incominciano le berme dei primi zappatori, rimaste per la costruzione della traversa. Ciò fatto ritornano al posto, e ripigliano la loro posizione rispettiva. Al terzo comando i primi zappator/ vanno avanti e si formano all'altezza del punto d'onde deve aver principio la traversa; e nel ~empo stesso il sergente col rimanente degli uomini si reca al deposito di legname, e _ quindi si esegue il prescritto ai N. 49, 50 e 51. . Situati i tre travi sulle berme dei primi zappatori, 11 capo-squadra fa eseguire la costruzione della traversa nel modo analogo descritto nell'altra maniera; solo che, riempita la prima fila di gabbioni seguita la costruzione della traversa, senza far togliere quelli sui laterali della zappa. L'uffiziale capo-squadra fa quindi eseguire tutto ciò ch'è prescritto ai N. dal 52 al 72 incluso. 101. Allorché le tre file, di gabbioni situati, sono riempite; quantunque s'abbia ancora da mettere. altra terra, per poter raggiungere l'altezza di un parapetto ordinario il capo-squadra provvede prima alla situazione di tutto il legname d'imbasamento del,la traversa. Egli quindi, quando crede opportuno, comanda : l. Squadra della traversa; Gum·d'a, voi· , ' 2. Preparatevi a sitnan il leqname; 3, P1·imi zappator·i a posto_; gli altri al legname. Al primo comando tutti prendono la posizione , e restano fermi ove si trovano. Al secondo tutti vanno a depositare , sulle benne della zappa doppia prima della traversa, tutti gli utensili da lavoro in ordine; e quindi si formano come al N. 43 fig. 10; solo che non han seco strumenti da lavoro di sorta. Al terzo i primi zappatori marciano avanti; passano per sotto i pali situati; ed oltrepassatili fanno fronte indietro, e restano da essi discosti due passi. Tutti gli altri,
LAVORI DI TRI!>i'CEA
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una al sergente, fanno fronte indietro, come al N. 77, e si recano al deposito di legname. Quindi si esegue il prescritto ai N: dall'S0 al 95, senza altro cambiamento; senonché non si fanno togline i gabbioni sui laterali della zappa, per situare il legname.
ELIA CATANZAlUTl
Capitano del genio al l reggimento Zappatori. O
ESP!tRIENZ& D' ARTJGLIERIE
RESOCONTO SULLE SPERIENZE E$J•:(n;ITE
DALL'ARTIGLIERIA DELL'ESERCITO ITALIANO . NELL'ANNO 1863
CONTINU.AZIONF.
(1)
CAPO J.I.
'riro io arcata col cannone da
Il r isultato delle esperienze eseguitesi nel 1862, avendo dimostrato l'efficacia del tiro in arcata colle artiglierie rigate, e d'altra parte acquistando 'questo tiro una speciale convenienza: per noi che tutt'ora manchiamo di spolette a tempo, e che per esso otteniamo , ·particolar. mente quando lo si adoperi contro truppe o materiali disseminati, che i pr oietti vadano a scoppiare in mezzo a loro, era necessario procurarsi pel cannone da 5 1/3 B rigato da montagna g li elementi onde poter calcolare la tavola pel suo tiro in arcata , tanto p iù necessaria, in quanto che i cannoni da montagna sono per la natura del loro servizio, destinati appunto a far grandissimo uso di q uel tir o. (1) Vedi Rivista militare italù:,,nc1, anno rx, vol. r, pag. 332.
Il comitato d'artiglieria quindi con sue deliberazioni proponeva un programma di_ es~erienze, ed tin'.app_endice_ ~l medesimo che vennero successivamente approvati dalm1mstero della guerra i'l 18 dicembre 1862, ed il 9 _marz~ ~863. Era in essi stabilito che dovessero eseguirsi 30 tm per ogni distanza e che per ottenere una s?fficie~t: g:adazione nelle g ittate, si variassero l_e c~rich~ d_1 vO rn 50 grammi, adoperando varii angoli d1 proiez10ne s~nz~ però oltrepassare quello di 16° per non essere obbl1gat1 d'interrare troppo la coda. Siccome poi l 'esperienza aveva àimost:at? che. alla distanza di 1400m non hanno più luogo 1 nmbalz1 nel tiro di 1ancio, così si stabilì che questa fosse la distanza massima cui si dove;;;se eseguire il tiro in arcata con questa bocca da fuoco, giac_chè_ per le di_stanze_ ad e~s~ superiori lo stesso tiro di lanc10 diventa a ngor d1 termrn1 un tiro in arcata. Qt1anto alle regole di puntamento, e~ alle no~me, seguite per dedurre le relazioni fra g~i alzi_, le ca:1che _e le gittate, è inutile il farne parola giacche sono 1dent1cbe a qu~lle adottate per il tiro in arcata col _~nn.o~e _da 8 B R M 1863, ed esposte nel la Rivista militare italiana, anno 1x, vol. r, pag. 332 e segt1enti. . Importa tuttavia il far conoscere come essendo nato 11 dubbio che il cannone da 5 113 da montagna per la sua leggerezza, potesse essere deviato dalla sua· posizione di puntamento nell'atto che si fa esplodere il cannello adoprando la cordicella di sparo, il comitato stabilì che nel1' eseguire le esperienze suddette ~i osservass~ attenta~ mente questa circostanza; l'espenernrn ha sc10U.o ogm dubbio in proposito, ed ha provato che non si verifica punto questo inconveniente, e che .:;i può quindi adoperare anche per q uesta, lo stesso genere d'inneschi_adottato per le altre bocche da fuoco. Le esperienze suddette vennero eseguite sulle lande di S. Maurizio nel mese di aprile dello scorso anno 1863. Il n umero dei colpi sparati , ed i relati vi risultati medi sono riportati nello specchio seguente: 0
a 1/s R R da montagnu.
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81
.A!Ol-o xx, vol. n, -
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82
ESl':&RIENZE
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83
n' ARTIGLIERIE
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2, 59
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870
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6 11,
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29,02
71,98
2, 3,1,
• 5, 91
23
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200
1100
1,17
3, 56,
1104
15, 19
7", 30
34,17
76,44
3,72
J0, 83
16
108
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0,27
26, 96
342
6, 75
4", 16.
25,44
72,04
2,22
5, 23
24
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100
630
0,78
63, 40
693
13, 93
611, 24
20,84
62,60
3,77
8,72
20
42
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945
0,08
126, 84,
1072
20, 40
7'', 88
44,39
119, 16
6,53
12, 58
14
43
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42, 60
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107,60
6, 17
15,09
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350
2, 53
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11, 47
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27,66
75,74
1,99
6,47
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20, 53
7", 07
31, 72
98, 22
3,77
9,84
8
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10
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13° H'
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96, 78
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4,55
148, 36
1198
23,54
911, 82
38,84
106,64
6,71
15,45
30
200
1.400
8,63
58, 80
1459
25,59
10", 56
46,70
148,20
7, 60
32, 63
64
16• 16
!
"
* I colpi sparati a queste distanze foro110 30, ma non si credette di tener I due colpi trascurati alla clista.nza cli 825"', hanno per coordinate l'uno X=lO Quello che ~i è trascurato alht distanza di 630"', X=- 26 ed Y 46 e Quello trascurato alla distanza cli 350"', X=20 ed Y= -21,50.
=
1 ',
conto di quelli che diedero risultati anomali. e Y=210, e l'altro X= - 4P e Y= -57. finalmente :
. .
,_g
84
n' ARTIGLIERIE 8ij Rivista milita?'e italiana, anno 1x, vol. r, pag. 338, vale
ESPERIENZE
Già nei resoconti antecedenti si ebbe luogo di far notare la giustezza del tiro in arcata delle artigli~rie rigate che furono sottoposte all'esperienza e si stabilì anche un confronto fra il tiro in arcata dei cannoni da 8 B R da campagna e quello dell'antico obice da cent. 15, che risultò a tutto vantaggio della prima di queste bocche da fuoco; ora emergendo chiaramente dallo esame dei dati contenuti nello specchio qui unito , nonchè da quello delle curve da quei dati desunte , che questa bocca da fuoco non \l punto inferiore alle altre artiglierie rigate , si può dedurne che ove si fossero intraprese esperienze comparative fra questo cannone é l'antico obice da montagna da cent. 12, si sarebbe constatata la grandissima superiorità del tiro in arcata della prima di queste bocche da fuoco sulla seconda. Quanto alle cause che hanno potuto dar origine alle irregolarità che pur si rilevano dallo esame sia dello specchio precedente che delle già citate curve, esse sono ab bastanza spiegate nell'alinea 3° a pag. 336, anno 1x, vol. 1 della Rivista. Dai vari risultati sovracitati si desume che si può battere il terreno compreso fra 300 e 1400111 con delle cariche di grammi 50, 75, 100, 150 e 200 e con angoli cli proie- · zione compresi fra 9° 1y4 e 16°. . Non si è potuto anche in questo caso, constando il munizionamento del cannone da 5 113 B R di cartocci da 50, e 100 grammi, evitare l'inconveniente di dover ricorrere al taglio di qualche cartoccio per formare la carica di 75 grammi, ma ad.operandosi essa per due sole distanze non era necessario preoccuparsi di così tenue difficoltà.. Riguardo poi alle derivazioni dobbiamo notare che sono in genere d'una rego1arìtà sensibilmente maggiore di quella che si osservò nelle esperienze pel tiro in arcata del cannone da B B R da campagna l\fod0 1863 , e del resto quanto s'è detto nel capo I del resoconto della
a dar ragione delle poche anomalie che esse presentano, e di cui H lettore potrà facilmente farsi un concetto esaminando il seguente specchio ottenuto confrontando appunto le derivazioni esperimentali con quelle calcolate colla formola empirica: ·
)
D = 0,00144 G A in cui le lettere D, G, A hanno gli stessi significati che già si sono loro dati nel capo I di questo resoconto.
ANGOLI
.... "" ""' E -"
I
"
10° 112 282
. .
.
-----I
ossmate talcolate 4,19
598 11,H
4,26
"' ""' ~ ~ :.a
=
ANGOLI
.... "" --, k
l'-s
;,;:
=i
OERIVA¼IONI
---I
osservate c,1\cola!e
0,07 13° 114 1072 20,40
9,0-! - 2,43 ,
.
20,45
"" ""
""' ""
°" "" "" ~
""'
0,05
1308 26,70
2,1,96 - 1,74
'870 12,62
13,13
0,51 [60 114 381 11,47
8,92 -2,53
1103 15,19
16,69
1,50
797 20,53
18,65 -1,88
6,53
-0,22
1198 23,54
28,03
4,49
1459 25,59
84,14
8,55
13° 1[4 342
.
DERlmlONI
G,·75
693 13,93
13,23 -0,70
. .
.
Esaminando questo specchio si vede che le differenze fra le derivazioni calcolate e quelle sperimentali sono ora positive ed ora negative e quasi sempre di piccolissimo valore. Per trovare anche per questo tiro la probabilità di colpire sovra spazii di terreno determinati si è seguito lo stesso ·metodo adoperato nel capo I, e lo specchio segueute, formato sopra i dati d'osservazione, chiaramente dimostra, da un lato, quanto sia grande la probabilità di colpire con questo cannone e corr.e, d' altra
'86 parte, essa ris ulti alquanto più piccola di quella che per lo stesso tiro si ha, ad egual i distanze, col connone da 8 B R Mod0 18§3 cui il cannone da 5 113 nel tiro in arcata, risultò anche inferiore pei molti rimbalzi che trovansi per esso registrati nella colonna 15" del più volte citato specchio, e che debbono attribuirsi alla ristrettezza <lei limiti entro cui potevano farsi Yariare gli angoli di proiezione, dipendentemente dalla forma della bocca da fuoco e del suo affusto. Ed ,i proposito appunto di questi rimbalzi giova osservare che dovrà il criterio di chi sarà chiamato a dir igere il tiro in arcata di questa bocca da fuoco , da adoperarsi generalmente in terreni assai accidentati , t enere a calcolo nel misurare la distanza del bersaglio la probabile lunghezza che que' rimbalzi potranno avere a norma delle circostanze speciali che presenterà il terreno occupato dal x~emico; avvertendo in genere che, ove il terreno da battersi vada rilevandosi nel senso della di~ r ezione del tiro, la lunghezza dei rimbalzi potrà essere trascurata perchè piccola 0 nulla, e che si dovrà invece tenerne calcolo quando il terreno a battersi vada abbassandosi nel senso della direzione del tiro.
n' ARTfGl,IER!E
>
.
87
Siccome poi l'indirizzo di queste ~sperienze non che il modo con cui furono effettivamente eseguite sono affatto analoghi a quelli cbe considerammo nello studio del tiro in arcata del cannone da 8 B R M0 1863, così basterà qui l'accennare che tanto pel tracciamento delle curve rappresentanti la relazione che per ogni carica esiste . fra le g ittate e gli angoli di proiezione, che per la rieerca dì quelle da cui si desunsero le durate della traiettoria, si è seguito come per la suddetta bocca da fuoco lo stesso processo descritto a pag. 224 della Rivista, anno vm, vol. n . Cogli elementi sovra indicati, ed ammesso anche pel cannone da 5 113 B R da montagna il metodo ordinario di puntamento coll'alzo inclinato che sufficientemente corregge le derivazioni, si è ricavata la qui unita tavola di tiro, la quale fu pr_oposta dal comitato d'artiglieria all'approvazione del ministero il 10 agosto 1863, e fu dal ministero approvata li 11 agosto dello stesso anno .
~
PJ:OB Al!ILITl EFFE 1MIVR DI COLPIP,E COii TIRO IN ARCATA DEL CAN.NONE DA 5 l[3 B R DA MONTAGN A.
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10"
50 100 150 200 1:30 50 100
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282 598 870 1103 342 693
PER
100
IN Uri QUADHUO DI
------------I 100"'
96, 83, 90, 86, 90, 96,
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63, 50, 60, ,13, 63, 76,
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13° 150 200 1.60 50 " 100 150 200
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1072 1308 38 1 797 1198 1459
PER
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70, » 70, , 96, 6
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50, 43, 53, 46, ,13, 40,
" 3 3 6 3
" ,.i
TIRO IN ARCATA DEL CANNO~E DA 5 113 B R DA MO~TAGN"A.
-
Peso della granata, chilogrammi 2,950 . Distanze in metri
300
400
.
500
600
700
800
900
1000 1100 1200 1300
1400
-- --
-- ----
I
Cariche .. .... . . : ....... . Gram.
50
75
75
100
100
100
150
150
150
150
200
200
Alzi colla linea cli mira laterale Mill.
25
14
34:
21
38
61
23
34
48
65
40
52
I
Angoli ............... ... Gradi 10°. 3[4 90.l{-l- 12° 10°.ly-l- 12°.1{2 15°.112 10°.112 12° 14° 16° 12°.314 14/•.112 Derivazioni . ............. Metri 4,7
5,4
8,G
Dm·atc della. traiettoria . . Secondi 311,8 4'',9..
511,2
-
-
8,9 511
12 7
17,6
6'',5 ,
8"
'
,4
'
23,8
28,6
t' I 7 811 ,8 101111 sn 9
9''l 8
13I 6 17,2 21,6 27,3
s ,s 11
'
112 Giro della vite di mira equivale a 9 millimetri d>alzo di , olata ecl a 4 millimetri cl'a1zo colla linea di mira laterale. 1
Un giro della vite ùi mira equivale a gradi l 1[6. Il pu!1tamento sarà sempre eseguito coll'alzo. Quando per mancanza cl>alzo, convenga adoperare il quadrante, si punterà colla linea di mira natw·ale a sinistra del bersaglio della quantità segnata nella linea Derivazioni, e quindi collocato il quadrante snlla generatrice superiore del cannone, si aggiungern.nno ai grndi gfa da esso segnati, quelli indicati nella linea Angoli'.
o' AllTIGJ.TEarn
CAPO Hl.
Tiro in al'cata del cannone da 16 B R da campagna. Il capo terzo del resoconto delle esperienze d'artiglieria del 1862 , che trovasi a pagina 228 e seguenti, della Rivista milita1·e italiana, anno vm, vol. n, conchiudeva col dire che le tavole di tiro ottenute in seguito al risultato delle esperienze sul tiro in arcata dei cannoni da 16 B ed F R da muro nori potevano che provvisoriamente servire pel cannone da 16 B R da campagna e ché avrebbero dovuto essere per questa bocca da fuoco verificate e corrette in seguito ai risultati delle scuole di tiro dei reggimenti, nel 1863. Era infatti presumibil~ che se la tavola del tiro in arcata del \.:annone da 16 F R da · m uro aveva potuto adottarsi, come l'esperienza ha giustifi,cato, senza alterazioni, pel t iro in arcata del cann0ne da 16 B R pure da muro 1 giacchè le condizioni di quelle due bocche da fuoco sono presso a poco le stesse , non egualmente poteva accadere per la tavola del tiro in arcata del cannone da 16 B R da campagna, appunto pe,rchè assai diversa è n elle due bocche da fuoco la lunghezza dell'anima , e diverso lo spazio in cui in esse si ·effettua la combustione della carica, stante la distama minore che nel cannone da 16 B R da campagna passa fra il termine delle righe ed il fondo dellanima , il quale d'altronde differisce anche di forma, nelle due bocche da fuoco suddette. In vista di siffatta circostanza, e sebbene fosse stabilito che i risultati delle scuole di tiro dello scorso anno ·dovessero servir di base alla verificazione delle tavole anzidette, riguardo poi a quella del cannone da 16 B rigato da _c ampagna il comitato d'artiglieria proponeva con sua
90
ESPRR18~ZE
Dista.nze in metri. Carica, in grammi
200 400 600 000 1200 [500 1800 2100
- - - -- -
.......... 65
l
Alzo \'Crticale in mili. , orizzontale
"
-
-
-
100 180 260 380 ·li5 630 750
Angolo di proiezione il1 gradi . . 30° so• 230 28° 180
Liu~a di nura laterale
- -
91 relazione tra le cariche e le gittate da cui si dovevano quindi desumere le cariche da adoperarsi per ogni distanza. È facile il darsi ragione del perché siensi voluti continuare con questa bocca da fuoco gli studii sopra un tiro il .quale, a cagione degli angoli di proiezione che esige, non può essere adoperato nell a guerra di campagna, riflettendo che il cannone da 16 B rigato da campagna tal quale ora si trova, ed anche quando venga modificato sulle basi che condussero a disegnare il nuovo tracciat o del cannone da 8 da campagna, tu destinato ad essere una bocca da fuoco da posizione e d'assedio, ossia impiegato ora come bocca da fuoco da muro ed ora come bocca da fuoco da campagna. Il programma qui esposto pertanto mira allo studio del tiro in arcata del cannone suddetto, considerato appunto nelle condizioni di una bocca da fuoco da muro ed adoperato quindi in modo che non riesca per esso incompatibile, siccome lo sarebbe pel servizio di campagna propriamente detto, l'interramento della coda dell'affusto o l'uso della bocca da fuoco sopra appositi paiuoli spezzati, quali appunto si adoperarono nel corso di queste esperienze, o finalmente l'operazione del variare le cariche ad ogni distanza. E devesi pure avvertire essere oggetto di apposite esperienze, da eseguirsi nell'anno corrente, il tiro in arcata da campagna della stessa bocca da fuoco. .. Le esperienze furono effettivamente eseguite sulle lande di Lombardore nell'agosto 1863 durante la scuola di tiro del 2° reggimento d'artiglieria. Ed ~ bene n otare fin d'ora che in alcune serie di tiri dovettero essere, per circostanze ìmpreYedute, Yariati sovente dagli esperimentatori , sia gli alzi orizzontali , che le cariche che il programma. voleva fossero determinati con alcuni spari preventivi. Una tale circostanza che si accenna per debito di esattezza non può aver guari contribuito a rendere meno attendibili i risultati medi che si ricavarono dai dati sperimentali, e che sono riferiti nel seguente specchio, dal quale appunto si possono a prima vista desumere le sovraccenuate variazioni recate al primitivo programma. o'ART I GLIImlE
deliberazione (21 aprile 1863) che venisse rettificata in ba~e a risultati in certo modo preparati e rco-olarizzati indic~nd~ c~n apposito programma, dal minist~ro appro~ vato 11 1 grngno 1863, 11 modo da tenersi nell'eseguire appunto il tiro in arcata cella suddetta bocca da fuoco. Vi ai _st~biliv~ ~)ertanto che il numero degli spari, gli angoh d1 pr01ez10ne, gli alzi, le cariche e le distanze fossero quelli indicati nel seguente specchio, avvertendo però , che dei dati in esso racchiusi dovevano restare i~~~riabili le clistanze e i quatt1·0 angoli di p1·oiezione sta• bihbi , mentre le ca1·iche e gli alzi laterali dovevano essere modifìèati in seguito al risultato di alcuni spari preliminari.
-
1s
0
1s0
16°
221 221 186 186
61 Gl 43 43 37
87
22
22
Numero dei colpi .. . .. . .... . 50 50 60 GO 60
70
70
80
. Il programma stabilisce ancora che le cariche di polvere d1 Fossano fossero pesate e racchiuse in sacchetti di carta da cannone da 8, che il puntamento fosse eseguito coll'alzo.. quando la grandezza dell'angolo da adoperarsi ne permetteva l'uso, cioè per le distanze maggiori di 1000 m~tri, e che si misurasse altresi. ad ogni sparo la profondità della penetrazione totale del proietto e la sua direzione rispetto all'orizzont ale. I risultati diretti delle esperienze fatte sul descritto programma dovevano condurre al tracciamento delle curve rappresentanti, per ogui angolo di proiezione, la
'
SPECCHIO DEI RISULTATI DIRETTI D'ESPERIENZE. <)
~UMERO
.
sparati calcolati
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10
orizzonfolorerticalo
52
DEI COLPI
60
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170 165 165
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mili.
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Deviazioni
2,29 - 2,76 197 15,38 16,56 57,96 1l 24 -10,H 390 27,14 6,21 43,86 6,78 -11,46 588 ]5,00 23,74 47,116 2,73 0,57 601 16,89 30,55 94,43 23° 600l 1,51 22,85 ·623 16,89 16,92 77,15 ' 4,13 28,91 929 36,51 36,62 83,91 2) 56 45,50 945 30,39 25,50 58,50 > 23° 900• ·3,98 26,50 926 27,30 15,05 63 50 0,43 - 16,40 884 28,44 51,45 101,60 . ~ - 17,16 8,lG 1208 30,35 28)17 65,16 18° 1200, - 3,28 9,70 1210 26,25 25,62 69,70 - 2,08 · Ì 1,15 1211 23,60 26,76 68,85 18° 1500 0,74 12,11 1512 32,84 38,40 56,ll - 165 29,03 l829 36,81 10,62 16,57 0,49 26,67 1827 34,18 8,61 24,33 16° 1800, 0,48 15,90 1816 30,34 U,2G 71,10 136 10,41 l810 37,95 23,91 58,,U 1,14 20,73 2121 41,58 24,88 62,78 16° 2000~ 0,2-1- 19 55 2120 29,45 15,69 79,55 30°
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9,87 6,56 4,02 8,23
41 26
9 20
0,00556 0,00442
28
21
0,00247
26
20
0,00168·
31
0,00118
28
0,00087
31
0,00208
41
0,00315
! >
Profondità della penetra- Coefiìciento ziono dalsuolo di alla 1iunta del giustezza. proietto di tiro in dccinrnlri
l
4,45 10,66 2,03 5,72 25 3,74 8,92 2,8;) 8,74 1 3,4G 10,28 4) 34 11)91 R,15 9,48 > 8 2,3 l 6,41 I 1,77 4,36 ~ , 4,24 2 15'!
n
.
NB. Degli span che non furono tenuti a calcolo, alcum furono ommessr perchè le loro coordinate non si. poterono.nlevare con precisione dagli esperimentatori, altri lo furono perchè adoperati nella det,erminrtzionc degli alzi ori?:zontali e delle cariche.
93 Ad onta delle difficoltà che incontrarono gli esperimentatori nell'attenersi alle norme tracciate dal pro-. gramma delle' esperienze·, e dell'aver dovuto frequentemente scostarsene, e nonostante il ristretto numero di spari che per certe cariche si sono potuti tenere a calcolo nella ricerca dei risultati medi di tiro che nel precedente. specchio si veggono raccolti, emerge dall'esame del medesimo quanto i suoi dati più importanti sieno di una regolarità sufficiente e superiore talvolta a. quella già notata nei risultati delle esperienze sul tiro in arcata del cannone da 16 F r igato da muro, che sono ra_c colti nello specchio posto a pagina 230 della Rivista milita1·e italiana, anno vm, vol. u, e ponno in qualche modo confrontarsi coi presenti, ragion tenendo dei dati dei due specchi corrispondenti alle medie di una stessa distanza, e raggruppando, per ciò fare, nello specchio precedente i risultati medi ottenuti appunto per una stessa distanza con cariche leggermente fra loro diverse. Se la sola visione delle curve e dei dati relativi alle;- deviazioni in gittata e laterali , può guidare nello studio del tiro in arcata di questa bocca. da fuoco, è facile il persuader si che le anomalie che presentano le derivazioni per esso osservàte non sono al certo superiori a quelle che rilevaronsi pel cannone da 16 F rigato da muro, vedendo come la seguente formola empirica o' AR'f!Gf,!ER!E
D
t
= 0,00181 G (A -
5)
analoga a quella adoperata a pag. 231, anno vm, vol. n di detta Riv-ista, rappresenti, se non meglio, altrettanto bene di quella i risultati di esperienza cui nello specchio seguente si confrontano appunto i calcolati.
,
95
1
94
IJ ARTIGL!llR IE
ESPERIENZE
.
-DERll'AZIONI
Angoli Gittate
· - -so· 197
osserrate
calrolale
15,38
8,92
-~I • DERH,IZIO~I
J
Dilftreoz Aogo li Gttate
-- -
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- 6,46 18° 1208
30,35
29,00
-l,35i
.
390
27,H
17,67
-9,47
'
1210
25,00
29,04
4,041
23°
588
15,00
Hl,40
4,40
•
1512
33,00
36,29
3,29
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16,89
20,10
3,211 l 6° 1810
37,95
36,20
-1,75
.
88•1
28,44.
29,17
30,34
36,32
5,98
926
27,30
30,55
: :~:
1816 1827
34,1S
36,54
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.
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929
36,51
30,65
945
30,39
31,19
0,801 •
2120
29,45
42,40
12,951
-
-
-
~
2121
41,58
42,42
0,89
-
"
Non vale il ripetere qui quanto . fu già esposto ncrrli o antecedenti rendiconti per dar ragione delle anomalie che le derivazioni hanno presentato nel corso di queste esperienze, e piuttosto faremo notare : 1° Che il numero dei proietti rimbalzati fu sensibilmente maggiore nel corso di queste esperienze che non in quelle dell'anno antecedente, il che può trovar qualche spiegazione nelle diverse circostanze dei t erreni battuti, sulle lande di San :Maurizio nel 1862, e su quelle di Lombardore nel 1863. Si è del restci costretti a conchiudere che i risultati ottenuti sono così irregolari da non potersene inferire alcuna conseguenza di pratico valore, tanto più che nulla di preciso si potè rilevare sulla iunghezza dei rimbc;1,lzi medesimi. La presenza dei rimbalzi non dovrà, come si è già notato altrove, essere dai tiratori
dimenticata in pratica, chè la loro ampiezza maggiore o minore, dipenq.cnte dalle accidentalità del terreno battuto, dovrà essere valutata dai puntatori quale elemento che può modificare la lunghezza della gittata. E qui giova far osservare che pèr la considerazione anzidetta acquista semp;e maggiore valore , pel tiro in arcata delle artiglierie rigate, la osservazione fatta a pa.g. 231-32 della Rivista militare ilaliana, anno vm, vol. che cioè: in simili circostanze le tavole di tfro debbono considera1·si come
n;
semplici punti di parlenzct assai prossimi al vero pe1·chè si possa, dopo pochi colpi di saggio, riuscfre a t,·ovat·e la cm·ica e l'alzo lalemle più convenienti pel tiro. ~
2° Che dall'eirnme dei dati relativi alle penetrazioni, un'unica cons6lguenza si può dedurre che non sia avvolta nel dubbio, e si è , che anche quando le penetrazioni furono piuttosto forti ( eccetto per quelle che si ebbero alla distanza di 2100 metri), la parte posteriore ·del proietto non si interrò che da 15 a 18 centimetri al più. Infatti, il proietto rimase fuori terra per la distanza di 200 metri, e quasi a fior di terra per la distanza di 400 metri, per le distanze di 600 e 900 metri la parte posteriore del proietto non si interrò che da 6 a 9 centimetri. Se si considera che il terreno delle lande di Lombardore è assai penetrabile, si può dalle suddette osservazioni dedurre che le penetrazioni dei proietti lanciati col tiro in arcata del cannone da 16 B rigato da campagna sono assai piccole, il che appunto è quanto si cleaidera avvenga. Del resto questi dati relativi alle penetrazioni presentano irregolarit~t ed anomalie che dipendono certamente e dalle diverse condizioni del terreno battuto alle varie distanze e dalla stessa incertezza delle osservazioni dirette. 3° Che i dati dell'ultima colon_na. dello specchio dei
ESPERIENZE
risultati diretti di esperienza furono calcolati colle formole del Didion che hanno servito a trovare i coefficienti della giustezza di tiro pel tiro in arcata del ca~none da 16 F rigato da muro. Se questi presentavano nel già citato specchio (vedi Rivista militare italiana, an-no vm, vol. 11, pag. 230) delle irregolarità sensibilissime, i coefficienti cui si è giunti nel caso attuale ne danno di maggiori, dovute certamente allo scarso numero dei colpi su cui hanno potuto calcolarsi le medie di cert0 serie di spari, Parrebbe però lecito l'inferire dai dati di questa colonna, oppostamente a quanto deve realmente essere in pratica, che la giustezza del t iro in arcata del cannone da 16 B R d& campagna sia maggiore di quella c;he puossi ottenere coi cannoni da 16 B F rigati da muro; il che · probabilmente non sarebbe accaduto se le medie dei risultati diretti di esperienza non avessero dovuto aver luogo pei cannoni da 16 rigati da muro su di 4n ristrettissimo numero di tiri, e se le esperienze di questi ultimi cannoni fossero state eseguite nelle stesse circostanze 'in cui si sono trovati i cannoni da 16 B rigati da campagna, specialmente riguardo alla condizione dei proietti adoperati, che per questi fu forse migliore che non per i primi. Colle medie dei risultati diretti di esperienza si costruironò le curve e che rappresentano .la relazione tra le gittate e le cariche per ciascuno degli angoli .di proiezione sperimentati. Da queste curve· si dedusse poi la tav'ola di tiro che va unita al presente resoco::1to, ricer- cando per ogni distanza da considerarsi, la carica corrispondenté a quello fra gli angoli esperimentati, che appunto per ognuna di quelle distanze risultava il più opportuno ad ottenere lo scopo d'evitare i rimbalzi.
.
97 Quanto agli alzi laterali da adoperarsi per ogni angolo di proiezione essi furono determinati cercando per ogni serie di esperienze compiute sotto uno stesso angolo, e tenuto ragione delle differenti cariche e del numero degli spari eseguiti con ognuna di esse, la correzione da farsi all'alzo laterale adoperato, e si prese poi per correzione definitiva la media t ra le suddette. Quanto alle durate della traiettoria: lE: si sono ritenute identiche, come di ragione, a quelle che si determinarono nelle · esperienze del tiro in arcata dei cannoni da 16 B F rigati da muro. La tavola di tiro cosi ot tenuta fu dal comitato d'artiglieria proposta con sua deliberazione, all'approvazione del ministero e da esso approvata il 30 giugno dell'anno corrente. L'esecuzione di questo tiro rendendo compiuta la serie delle esperienze sul tiro del cannone da 16 B R da cam,pagna con angoli fissi e cariche variabili, doveva fornire ·il mezzo di estendere i risultati anche agli angoli intermedii, rendendo cosi possibile l'esecuzione di un tiro in arcata, e più specialmente di un t iro ficcante, con angoli diversi da quelli prescritti dalle tavole di tiro. Cièl può riescir necessario specialmente nei casi nei quali siavi molta differenza di livello tra le bocche da fuoco e Ìa faccia da, battersi, e quandÒ le circostanze del terreno obblighino a battere tal faccia in direzione ad essa obliqua. Si credè pertanto opportuno di cercare una formola empirica che desse le cariche in funzione delle gittate e degli angoli di proiezione, rappresentando t utti i risultati dei tiri fatti . Ma l'irregolarità di essi non permettendo di raggiungere questo scopo, _convenne restringersi agli angoli compresi tra 11° e 20°, ed alle distanze n ' ARTIGLI El:IE
I
'
ANNO
n:, vol. n. -
7.
C
80
= ~:
\-360 + (120~7.4) G + 4 A A
12
CARICHE -
ANGOLI GITTATE 2
SFEJtIMENT.AtI
G
nella quale G rappresenta la gittata (1) in ettometri, A l'angolo di proiezione in gradi, e C la carica in grammi. Quantunque essa presenti il difetto di essere assai com'plicata, può tuttavia essere adoperata per la pratica, alla quale offre risultati assai prossimi, come può vedersi dallo :i1pecchio di paragone seguente :
DIFFEREXZE
CA!.COL.l.TD
400
220
226
6
600
306
305,
- 1
800
376
382
6
1000
450
456
6
.
1200
522
527
5
16°
1800
654
654
o
700
703
3
11•
. .
.
I,
.
1900 2000
750
750
o
18°
1200
376
383
7
•
1400
443
439
-
•i
1600
510
505
-
5
'
(1) Vuolsi notare che _pel tiro ficcante deve porsi nella, suddetta rela.zione per G lll, distanza del saglientc aumentato di 50 metri.
99
n'!RTIGL!EllIE
ESPERIENZE 98 inferiori a 2000 metri, alla qual condizione si potè tro• va.re la seguente relazione:
.
100
ES:l'ERlllNZlt
TIRO IN ARCATA DEL CANN( NE DA 16 B R DA CAMPAGNA PESO DELLA GRAN. TA CHILOG, 11,600 .
.. Distanze metri
200
300
400
500
600
700
--- - - · - - -- - Ca.i·iche • • . • Gram.
65
90
Lim l Alzi vertic. Met.
-
-
-
67
67
67
di mira laterale
•
orizz. "
101
o'ARTIOLIERlE
110
800
900
1000
1
1100
1200
- - --- - - - - - - - - -
1300
1400
1500
- - --·- - -
1600
- -
1700
1800
1900
2000
2100
2200
- - - -- - -- --- - - - ---
135
165
190
220
245
275
340
375
410
445
•175
510
605
G55
700
750
800
845
-
-
-
-
-
-
221
221
221
221
221
221
186
186
18G
186
18G
186
27
27
27
27
19
19
19
19
19
19
1G
16
16
16
16
Hl
- 27
27
. . . Gradi 25°. 15' 25°. 15' 25°.15' 1s . 15• 18°. 15 18°.15' 18°.1 5' 18°.15' 18°.15' 13°.151 13°.15' 13°. 151 13°. 151 13°.15' 13°. 151 11°.151 11°.15' 11 °. 151 11°.15' 11°. 151 11°. 151 Derivazioni . • . Met. 14,6 21,9 29,2 14,7 17,6 20,6 23,5 26,5 29,4 20,9 35,3 37 22,8 24,7 31,9 33,6 27,6 28,5 30,4 28,6 30,3 11 11 11 11 Dm·• della t.raiett. Sec'u 5",5 611,3 711,~9 7" 11 11 7 ,7 8 ,4 D",I 9 ,7 10",2 9 ,5 9",9 10 ,3 1011,7 11'1,- 1111,4 11,,,- 11 11,4 1111 ,-7 12 ,1 12",4 · 1211 ,8 Angoli .•
0
1
116 di giro della vite cli mil'a equival e a mi11imetri 6 d'alzo di volata ed a millimetri 2 1( d'alzo colla linea. di mira laterale. Un giro della vite di infra equivale ad un grado. Per le distanze minori di 1000 metri, il puntamento si farà per mezzo del qnaclranl dirigendo la bocca cla fuoco al bersaglio colla linea di mira laterale e l'alzo verticale abbattuto; si aggiungeranno quindi ai gradi già segnati dal qu:i:clrante quelli indicati neL,Iinea angoli. Per le distanze snccessiYe, il puntamento deve esser e fatto esclusivamente coll'alzo. Quando per manctuiza d'alzo, conve11ga a.cloperare il qua.eh-ante, si punter à col linea. cli mira naturale di volata a sinistra rlel bersaglio d ella quautità segnata nella linea derivazioni, e qi1indi, colloca.to il quadrante sulla generatrice superior e del · cannone, aggiungeranno ai gi·adi già da eS$O segna.ti, quelli indicati nella linea angoli pifr 4° 1J3,
I
\
102
1
CAPO lV.
Tiro ficcante del cannone da 16 lì' R da muro. Nello scopo di stabilire una norma per l'esecuzione del tiro ficcante col cannone da 16 F R da muro vennero pubblicate nel 1863 le tavole di tiro provvisorie desumendole da quelle del cannone da 16 B R da campagna, quantunque si potessero ritenere poco esatte sia per la diversa lunghezza dell'anima del cannone da 16 F R sia p el diverso spazio in cui si effettua la combustione della carica. Per queste considerazioni il comitato d'artiglieria con sua deliberarazione formolava un programma di esperienze diretto ad ottenere i necessari dati per la compilazione delle tavole del tiro ficcante dei cannoni da 16 da muro, programma che approvato dal ministero venne posto in esecuzione nella scuola di tiro del 2° reggimento d'artiglieria al poligono di Lombardore. Vi era prescritto che il tiro ficcante col cannone da 16 F R dovesse farsi contro un rivellino munito di traverse affatto simile ad una faccia di un'opera, disponendo la batteria sul prolungamento del ciglio interno della faccia da infilarsi e normalmentè · alla medesima, puntando coll'alzo ad un bersaglio posto a metri 2 dal ciglio medesimo, e tirando a sei diverse distanze con angolo di proiezione costante, ricercando le sei cariche che ad esso convenissero, onde così ottenere sei punti delle curve esprimenti le relazioni tra le gittate, le cariche, e le deri. vazioni. Da queste curve si sarebbero poi dedotte le cariche e _gli al:,:i orizzontali opportuni per battere la faccia di un'opera dalle diverse distanze, determinando le prime in modo che il punto medio di caduta del proietto riesca a 50 metri al di là del sagiiente, cioè all'incirca a metà
103
0 AR'l'lGLIERlE
J::SPJ,:RlENZR
della parte del terrapieno di una faccia di ordinaria hmghezza, possibile a battersi adoperando l'angolo di tiro preventivamente fissato. Le coordinate dei punti di caduta dovevano riferirsi al ciglio interno della faccia da infila.rsi e ad una normale a questo elevata dal punto d'incontro dei cigli interni delle due faccie del rivellino, considerando come positive le ordinate e le ascisse rivolte verso l'interno dell'opera. Le medie desunte dai risultati diretti del tiro sono riportate nello specchio seguente : SPECCHIO DEI RISULTATI DIRETTI DI ESPERIENZA ., DBl'IAZIONI 1,i
J\frZ O
8
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COORDJNA'J:.B d1I pnnto di caMa
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l nl 23
7280 10 263 108 20 6 262
500
20
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I
.14 ,i55
108
15
50 6531108 ,15
:~ i "" - --
-~"'
9
~
in gittata
.,
;;;
a
o
·;
- - -"'-
53,S6
354 4,13 1,80 3,95 12,23 24,14
88,70
339 4,13 1,02 2,17 13,88 26,30
0,75 11,64 312 4,55 0,94 4,45 15,56 36,96 70,20
570 7,48 0,99 2,26 17,26 38,80
,.20 0,15 40,89 541 6,90 t,11 2,44 41,70 109,11*
772 13,46 2,59 5,02 17,11 29,58
20
1000
o
-
2,97 72,42
700
)171
e>
565 6,35 1,73 2,95 13,88 20,41
J4 410 108 1171 900
10470 (
""
..
DE\'Ji\UOXI IÒterali w.
- 0,45 64,59
nlI
8 330 108 20
32 320
~
.=:a • ""' = --
106 "'( )"( )-0,45 165 108 23 300 - 0,17 16 155
ordi1mh
"'
"' .s
1,61 62,62 763 11,94 1,42 8,11 11,46 18,37 1,93 35,12 735 ll,82 0,77 4,07 13,31 29,88 1,30 4S,42
!J.18 12,32 1, 10 G,69 26,24 56,42
1064 l2,10 3,2G 6,47 30,40 67,00 )-0,53 64,00 2,44 42,03 1M2 12,83 2,30 9,44 13,09 67,03
juoo I
1,89 54,09 1454 17,52 3,03 7,89 25,J9 71,91
'~ Un colpo affatto auonmlo.
104
ESPERIR~ZE
La varietà delle cariche impiegate che si rileva dal presente specchio devesi attribuire ai teutat,ivi che furono fatti p~r la ricerca delle più convenienti. Quantunque ciò renda i risultati poco paragonabili tra loro rispeUo allagiustezza del tiro, pure le differenze essendo poco notevoli si credette conveniente di raggruppare tra loro i risultati ottenuti alla stessa distanza, o di desumerne la probabilità effettiva di colpire, la quale se non è esatta è però certamente inferiore. a quella che si potr ebbe ottenere nel tiro pratico. Così si trovò che: 1° Un terrapieno di 90 metri di lunghezza e 12 metri di larghezza sarebbe stato colpito nella seguente proporzione: A distanza da metà della faccia di »
»
J
)
»
»
»
»
•
•
330 m . 30 su 32 ossia 93 p. 0[0 » 550 » 19 » 23 » 82 » » 750 D 45 J 46 I) ~8 J » 950 » 40 » 44 » 91 » » 1050 » 42 » 54 » 77 » » 1450 » 43 » 50 , 86 ,
2° Un terrapieno di 60 metri di lungezza ed 8 metri di larghezza sarebbe stato colpito nel segu'ente rapporto: A distanza da metà della faccia di •
•
»
»
»
»
J
»
»
»
330 m . :22 su 32 ossia 68 p. 0[0 550 » 17 , 23 » 74 • » 750 J 40 » 46 I 87 i " 950 » 30 » 44 » 68 » » 1050 J 34 » 54 » 63 B » 1450 » 39 » 50 , 78 , »
Questi risultati sono assai soddisfacenti , e possono ritenersi pressoché uguali a quelli avuti nel tiro col cannone da 16 da campagna riportati nel capo IV della Rivista milita1·e italiana, anno vm, vol. n, pag. 240 , -
n' ARTIGLrnRTF.
105
abbenchè non presentino la stessa regolar.i.tà nella progressione dei rapporti decrescenti in ragione delle distanze, circostanza che devesi attribuire probabilmente alla variabilità delle cariche adoperate ad alcune distanze mentre ad altre si tennero costanti. Dai risultati dello specchio medesimo e dai risultati medi desunti da esso, analogamente a quanto fu fatto per la probabilità di colpire, si può inoltre ricavare che le deviazioni medie al primo punto di caduta riescono ,in media lateralmente di 111000 a 311000, ed in gittata da 1511000 a 4B11000 della gittata totale crescendone il rapporto in ragione della distanza. L'essersi eseguito il tiro contro un rivellino, come si disse, munito di traverse, se da un lato può dare una idea più esatta dei risultati del tiro pratico, ci toglie però il mezzo di tener conto dei rimbalzi, mentre molti proietti arrestati dalle traverse avrebbero senza di esse probabilmente rimbalzato. Nei r imbalzi che si ebbero si osservò per altro, non ostante la loro irregolarità, una costante deviazione a destra ed una fermata in media a 100 o 200 metri dal primo punto di caduta, e q uantunque in questo tiro non debbasi far calcolo sui rimbalzi del proietto, giova però notare che le deviazioni ottenute lateralmente sono entro tali limiti che i colpi rimbalzati sarebbero in buona parte ricaduti su un terrapieno di conveniente lunghe7.za e della larghezza ordinaria. Le derivazioni riescirono come d'ordinario, assai irregolari come chiaramente appare dallo_ specchio dei risultati. Col mezzo dei risultati del tiro rappresentati nel già citato specchio furono tracciate le curve, esprimenti le relazioni tra le gi;tate, le cariche, e le derivazioni. Da queste poi si dedussero le cariche e gli alzi orizzontali corrispondenti alle diverse g'ittate e si compilò la
./
106
ESPERIENZE
n' J. RT!GL!E RIE
tavola di tiro, calcolando le gittate per modo che il punto medio di caduta dei proietti si abbia a trovare a 50 metri oltre il sagliente della faccia da battere. Alla tavola di tiro furono aggiunt e le durate medie della traiettoria uguali a quelle già ottenute nelle esperienze col cannone da 16 B R da campagna. _ Questa tavola di tiro sottoposta dal comitato d'artiglieria all'approvazione del mini;;tero con sua deliberazione veniva approvata il 30 giugno 1864, ed adottata anche pel cannone da 16 B R da muro i cui eiTetti si l1a ragione di credere pressoché identici a quelli del cannone da 16 F R dal quale non differisce che di piccola quantità nella lunghezza dell'anima. Per le stesse ragioni indicate nel capitolo precedente, venendosi con queste esperienze a compiere lo studio del tiro del cannone da 16 F R con angoli fissi e cariche variabili si credette opportuno anche in questo caso di ricercare una formola empirica la quale riunendo i risultati di tutte le esperienze eseguite, permettesse di determinare con sufficiente approssimazione le cariche da adoperarsi in quei casi nei quali le circostanze imponessero cli eseguire un tiro ficcante od un tiro areato con angoli diversi da quelli fissati dalle tavole. E restringendosi alle esperienze eseguite a distanze inferiori a 2000 metri, si poté scrivere la seguente relazione :
C
= 33 -
I
1900
0,8
3 A + 2 A + 29 G -+- A - 9 ol
in cui C è la carica in grnmmi, A l'angolo di proiezione in gradi e G la gittata (1) in ettometri. Essa ci dà, con approssimazione sufficiente per la pratica, le cariche (1) Pel tiro ficcMte dovrà porsi invece di G la distanza <fai sagliente aumentntii. di 50°1•
107
convenienti pel tiro con angoli com presi ira 11° e 30° e per distanze che non superino i 2000 metri, ed il confronto fra i risultati della formola e le cariche date dalle tavole o le sperimentali appare nel seguente specchio: ~ = = z...,
~~
Gl'l'1'A'rB
r- - -
"" -
r:,;;,~
::::: e
~-~
""= e:: s~ ""-"'-
-'"'
DiO'erenzo c3
::;;j
~~
- - --
3,9•
200
65
71
6
•
400
110
119
9
23°
400
125
127
,,
000
180
800
.
. .
.
18°
. . .
I-
~~
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GIT'l'A1'E ~.§
- -
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- ---
Oill'ereuze
--
16°
1600
556
556
o
"
1800
GSO
626
- 4
2
.
2000
710
697
- 13
i-79
-1
· 12°
1630
700
688
- 12
230
232
2
11•
400
192
18-!
-8
1000
285
284
- 1
"
600
270
207
- 3
1200
336
337
1
lGOO
442
444
llOO
3+5
1200
800
350
352
2
2
. .
1000
437
441
4
359
14
"
580
533
3
380
390
10
.
1200 1-100
625
628
3
l+OO
440
453
13
'
lGOO
725
727
2
1600
5!0
518
8
)-J
o
00
TAVOLA PEL TIRO FICCANTE DEI CANNONI DA 16 BED F RIGATI DA MURO
Peso della Granata, chilogrammi 11,600.. '
Distanze dal sagliente lN METRI
300 400 500 600 700 800 '900 1000 1100 1200 1300 1400 1500
- - - - -- -- - - -- --
Cariche . . . . . . . . . . Gram. 170 215 250 290 330 370 415
460
505
555
600
G50 ·700
Linea ùi f Alzi verticali . .·Mill. 108 108 108 108 108 108 108 108 mira 17 17 17 17 17 17 16 1G laterale u ori7,zontali Il
108
108
108
108
108
15
15
15
14
14
9,2 10,5 11,G 12,6 13 6 14,5
15,3 16,1 17,0
17,9
511i 1 511,5 oI/' 9I 611,3 611 7
711 5
l
Derivazioni . . . . . . . . :Metri Durate della traiettoria . Secdi
5,0
,9
311
6,4 4'1,3
7,8
,7
411
'
V
)
711l 1
'
t' 9 8"I 3 8'1I 7 )
La carica è rinchiusa in un ~acch~tto di carta da cannone tla 8. :Mancando dell'a.lzo si deve puntare la bocca da fuoco colla linea di mira natlU'ale di vola.ta sul ciglio ùel parapetto cd a. sinistra del bersaglio di una quantità eguale a quella segnata nella linea de-rivazioni: collocato quindi il quadrante sulla generatrice superiore del cannone si aggiungerà all'angolo cfa esso indicato quello di 10<'.
- HlVISTA TECNOLOGICA
-Nuova nave corazzata. Leggiamo nella United Se1'vice Gazzette : , I signori Napier e figli hanno va-rato dai loro cantieri d i Govan uno splendido saggio delle navi da guerra moderne, chiamato l' Osman- Ghazy , per la frotta turca. La chiglia di quest.o vascello e ra stata commessa in marzo 1863. È corazzalo da poppa a prua ed ha le seguenti dimensioni: lunghezza totale 300 piedi - larghezza estrema ,56 piedi - profondità 67 piedi - portata 4200 - tiro d'acqua 24 piedi e 9 pollici. La prora sporge circa 4 piedi fuori della tolda alla linea d'im• mersione , ed è doppiamente robusta e salda per un ;paratia sulla linea centrale che rincula per 40 piedi a un dipl'esso ed è sostenuto da ferri a due angoli per rafforzarlo e far sì che possa resistere all'urto d'un altro bastimento. Per ma,ggior sicurezza questo paratie longitudinale è intersecato da altri paratii t rasversali, impermeabili all'acqua e formanti una serie di compartimenti distinti.
110
RIVISTA
• L'Osnwn-Ghasy rassomigiia all' Hector, fabbricato dalla stessa casa per la flotta inglese. Le corazze a lla metà dell'ariete si estendono fi no a sei piedi di sotto alla linea d' immersione e sono protratte a poppa ed a prua, dove s'affondano per ~ piedi e mezzo. Si è avuto cura ·d1 non lasciar nulla a desiderare agli uffiziali ed all'equipaggio nella distribuzione e nell'arredo delle cabine, e non v'è innovazione recente da cui i signori Napier non abbiano tratto partito. ' I l bastimento sarà spinto _da macchine orizzontali d irelte della forza di 900 cavalli nominali, a cui sarà somministrato il_ vllpore da ~ei caldaie. L'armamento si comporrà, per ora, d1 24 cannom, quantunque vi sia posto per 38. Venti di essi saranno pezzi d'artiglieria da 68, gli alt.ri quattro, collocati sulla tolda, da 110. I cannoni di poppa sono difesi da un robusto scudo formato da piastre di 4 pollici,
La macchina a calcolare. U~ ra~~orto dell'astronomo dell'osservatorio di Dudley negli Stati Umti contiene quanto segue: - Il signor Carlo E. Babbage fu il primo a tentare la costruzione di una macchina a differenza (difference engine); ma in causa di alcuni malintesi · '.ra l'invent_ore ed il governo inglese, sotto il cui patronato fu rntrapreso 11 lavoro, questo non fu mai finito. I ntorno ac,]j anni 1834 e 1856, il signor Schenthz, tipografo a Stockholm udì della macchina del signor Babbage, e ad un tempo g li venne il pens iero di costruirne una. L 'attuale macchina segnata Stockholm 1853 , è iL prodotto dei suoi lavori , con~in~_ati con in~efessa diligenza , e con grandi sacrifici pe-cumar11 , per q uasi 20 anni. Questa è l'unica, perfetta, e quantunque basata sulla medesima teoria matematica, è però essenzialmente differente nel suo meccanismo da quella del sig. Babbage. Tale macchina fu acquistata per questo osservatorio nel 1856, e fu messa in operazione per un breve tempo nel
1858. Supponiamo che si desideri di costruire la tavola delle serie dei quadrati dei numeri a principiare da1l'unità. Vediamo
111
Tl':CNOLOGICA
prima come questi numeri si possono produrre per mezzo di d ifferenze successive, Noi li disponiamo nella seguente tavola per maggior convenienza: Numeri Quadrati 1 1 4 2 9 3 4, 16
1,,. Diff. 3 5
'
2"' Diff. 2
2
3" Diff.
o
Ora supponiamo che noi abbiamo tre ru?te rness~, u~a sopra l'al t;·a, sopra assi verticali, su ciascuno dei quali icl iscritto :·e:o e le nove cifre, corrispondenti con un egual - numero d1 d1 visioni sulle loro superficie. Se i\ numero 1 della _r~ota superiore, 3 sulla seconda, e 2 sulla terza sono portati rn paro ad un punto fisso o a zer.o, e la natura di queste ruote_ è tale che, quando messe in movimento da una leva dalla dritta alla sinistra, la seconda ruota aggiunge il suo numero alla seconda, (essendo in questo caso costante ed ugu~le a _2); da q~esta d isposizione noi potremo costruire la serie dei q~a~rat1 d_e1 numeri. Noi cominciamo col muovere la leva da drntta a sinistra; quando 3 (numero della seconda mota) sar_à aggiunto ad 1 (numero della ruota superiOTe) avremo 4 , 11 quadrato di 2. i\'Iovendo la leva indietro, 2 sul\a terza ruota è aggmnto a 3 sulla seconda ruota, ciò che fa 5 . Muovendo la nostra. leva indietro nuovamente da dritta a sinistra si aggiunge il ii al 4 sulla ruota superiore, facendo 9 i\' quadrato di 3. Ripetendo questo procedimento noi poscia abbia.mo 7 sulla seconda ruota, che aggiunto a 9 sulla superiore mi ~à lG, il _quadrato ?i Avendo dato i principii fondamentali sui quali la macchma e alcuni particolari. Questa niacCos. truita ., noi a.on-iuno-eremo oO o china può adoperarsi con num,er_i di 15 cifre, di cui_8 sono impressi a momento ~i fare il c;ilcolo. Trent~ seco~di è 11 tempç> necessario per un r i_sultato completo. Prima d1 scuotere la macchina per q ualmÌque calcolo è necessario stabilire le ruote appropriatamente , dopo di che non si richiede ~iù n.essuna attenzione ulteriore; fino a tanto che l'ultimo ordine d1 differenze sia costante, continuerà a produrre i numeri richiesti. Così per produrre una tavola dì quadrati , è solamente neces-
4:
l\lVISTA TECNOLOGICA 112 sario di dare alla macchina tre numeri 1 , 3, 2, e da questi dati noi possiamo computare i quadrati di tutti i numeri sopra ai 30 milioni. Nello stesso modo nel dare alla macchina i numeri l , 7, 6 , 6 noi potremo fare la ta\'Ola dei cubi, il limite essendo 15 cifre. Gli stessi principii si applicano al calcolo dei logaritmi, o di qualunque serie di numeri qualsiasi. Noi proponiamo di applicare una forza motrice alla macchina, cosicchè quando sia stabilita possa essere un perfetto automa, facendo i suoi calcoli senza l'aiuto di nessuno. Appena una serie di cos,t anti è esa1;1rita, la macchina si fermerà, e si pot_rà far dare segno di questo facendo la suonare una campanella; su di chts una nuova serie di costanti p0trà essere introdotta, ed il calcolo continuato.
--
RIVISTA STA.TISTiéA
ITALU.. Dalla stat-istica del regno pubblicata per_ cura del ministero d'agricoltura, industria e commercio, ricaviamo alcuni dati statistici, che· crediamo poter le ~olte volte ri~scir utili a consultarsi, comecchè quel lavoro non è posto alla mano di tutti. Questi dati statistici sono basati sul censimento generale operato il 31 dicembre 1861 .
.A.imo ix, vol. n. -
8.
\
f:
114
115
STATI STICA
RIVISTA
Popolazione e superficie me11ia dei comuni.
'
I
I
COMPARTIJVIENTI TERRITORIALI
SUPERFICIE
o·a o:;::,
POPOLAZIONE DENSITÀ
I
al
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I
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chilomclri
31 dicembre
q uadrati
1861
cl elle popolazioni per chil omclri
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SOPRA 100 Ail l TANTI ~
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'
1823
34,327 98
3,535,736 . · 102 999
49 62
50 38
7,758
18 83
1,940
2241
22,286 78
3,104,838
139 313
50 70
49 30
27,168
9 94
1,385
99
5,739 45
474,598
82 690
51 90
48 10
636
5'7 97
4,794
Modena, Reggio e Massa .
129
6,5b0 71
631,378
96 383
50 45
49 55
1,094
50 78
4,894
Romagna.
136
9,997 64
1,040,591
104 083
51 59
48 41
"
j 73 51
7,651
Marche
285
9,714 25
883,073
90 904
49 49
50 51 ~
3,208
34. 09
3 ,099
Umbria
176
9,632 86
513,019
53 257
51 37
48 63
54 73
2,914
Toscana
246
22,270 63
1,826,334
82 006
51 21
48 79
6,064
90 53
7,424
1855
85,309 59
6,787,289
79 561
49 38
50 62
35,055
45 99
3, 659
359
29,240 24
2,392,41 4
81 "819
49 48
50 52
21,181
81 45
6,664
371
24,250 18
588,064
24 250
50 34
•19 66
3,737
65 36
1,585
Piemonte e Liguria.
.
Lombardia Parma e Piacenza .
'
Provincie napoletane Sicilia . Sardegna
.•
~
~
Il
--
.
--
~
Regno
7720
259,320 31
21 ,777,334
. 83 978
50 04
49 96
105,901
33 59
2 ,821
116
STATISTICA
RIV ISTA
E cosl il comune fra noi, a rdgion di media, conta 2821 abitanti, ed è tre volte più popoloso del comune medio di Francia che non ha se non se 978 abitanti ; ma rimane lontano d; quello di Prussia , ove la popolazione media del comune sale fino a 17847 abitanti. Sopra 300 chilometri quadrati di superficie il regno d' Italia n overa 9 comuni, mentre il Belgio ne ha perfino 27, e la Fr~ncia 18. P e r contro la Spagna, sopra un uguale spazio, accoglie 6 comuni , e la Prussia e il Portogallo 1 solta nto. Sui dati censuari la popolazione si può rip~rtire nel modo seguente: Popolazione dei 11,914 centri ( città e grossi villaggi). 14,810,838 abit. r, nei H,368 casali . 1,849,701 vivente in case sparse . 5,116,795 •
21,777,~34
~
Donde risulta che su 100 abitanti 68,01 abitano nei centri; 8,49 nei casali e 23,50 nelle case sparse. Il mezzodì e la Sardegna sono fra_ le region_i, i cui abitanti trovansi maggiormente agglomerati, ed è ciò manifestamente devoluto al difetto di strade, alla mancanza di sicurezza, e alla minor divisibilità della proprietà. Ritenendosi per urbana la popolazione agglomerata di 6 000 abitanti, la parte urbana comprenderebbe 5,492,267 pers~ne, e I~ rural~ 16,285,067, e l'una all'altra si ragguaglierebbe nella rag'.one d1 25 :75. _Fo:rna~e di più numerosa cittadinanza apparirebbero le ptov1nc1e sicule e napoletane. Numericamente me_n o. accentrate, epperò più rusticane; risulterebbero le popolaz1om delle altre provincie. Abbiamo 352 città che annov!:lrano più che 6,000 abitanti, e fra tutte 5,492,267 persone. Queste città si ripartiscono come segue: 156 nelle provincie napoletane, 403 in S icilia 29 in P iemonte e Liguria, 16 io Lombardia, 10 in Toscana, Ìo nelle Romagna, 9 nelle Marche, 7 nell1Umbria, 7 in Sardegna, 3 nel Mode nese e 2 nelle prov incie di Parma e Piacenza. Settantanove comuni e 45 città superano le 20 mila anime.
"
I
117
Proporzionalmente il regno d'Italia, più di ogni altro paese europeo, abbonda di città, e di remo anche di grandi ùitlà. La Francia non ha più di 19 comuni che passino i 50,000 abitanti, e 50 comuni la popolazione dei quali sta tra i 20 e i 50 mila; il nuovo reg no con un'estensione tre q uinti minore della Francia, e una popolazione che appena ecrun.alia i tre quinti . o o della popolazione francese, conta 17 comnni, che passano i 50 mila abitanti, e 62 comuni che stanno fra i 20 e i 50 mila. La sproporzione poi si fa maggiore confrontando col regno d'Italia l'Austria, la quale con un territorio più che doppio del territorio italiano, non ha che 25 città. popolale da più di 20 mila abitanti, e di questi 7 sono città italiane; e la R ussia, la qualo con una papolazionP, quasi tripla di quella del regno, novera solo 8 città, le quali abbiano 50 mi la e più abitanti. Cotesta supremazia delle città è fatto antico in Italia, ma che accenna di ripigliare nuo-va consistenza dopo i memorabili avvenimenti cbe han dato assetto alla nazione. Cos\ ove facciansi a considerare le principali città d'Italia, comprendendo quelle stesse capitali, che la guerra e la rivoluzione hanno diseredate, si osserva in tutte un n otevole progresso di popolaz10ne. Appo noi i l numero dei maschi supera quello delle femmine nella tenuissima ragione di 50,04 a 49,96, ragione ollrepas• sata dal Belgio, la cui popolazione maschile sta alla femminile come 50,~G a 49,84. Essa invece sostiene favorevolmente il paragone colla Francia e coll'Inghilterra, delle quali la prima su 100 abitanti non novera che 49,59 maschi, e la seconda ne ha appena 48,85 . . Nelle provincie meridionali in generale si osserva uno stato di inferiorità. numerica del sesso maschile iu confronto col fem• minile, e ciò vuolsi essenzialmente ritenere come una condizione normale di quelle provincie, mentre !'ugual inforiorità che si riscontra nel Piemonte va a ttribui to alle perdite toccate nelle guerre dal 1848 a l :i.860. · Considerando la popolazione del regno sotto il rispetto dello stato civile ed alla condizione domestica abbiamo: ·
1,
118
TOTALI
MASCHI
Dati q_uésti interessantissimi per le ricognizioni militari, siccome pure i seguenti:
FEMMINE
'
12,671,751
6,646,898
6,024,853
Coniugati
7,673,425
3,817,474
3,855,951
Vedovi . .
1,4~2, 158
. 432,864
999,294
21,777,334
10,897,236
10,880,098
Celibi .
119
S T A.TISTIC A
RIVISTA
Case abitate per chilometri quadrati
Nello Stato hanuovi 4,674,371 famiglie, che ragguagliate alla popolazione danno in termine medio 4,66 membri per ci11s·cuna. · V'h_anno 3,693,172 case, delle quali 379,702 vuote; epperò le abitate stanno in media alle vuote come 100 a 11,46, ciò che dettagliatamente appare dal lo specchio seguente:
16 14 14 13 13 12 12 11 10
Sicilia . l\forche . Piemon te e Liguria Provincie napoletane Lorn bardia . Romagne . Modena, Reggio e Massa Parma e Piacenza Toscana. Umbria . Sardegna
65 90 13 79 21 74 52 90 87
8 90 5 08 12 78.
Regno
Secondo i più recenti ragguagli statistici, ecco il quadro ceusuale dei paesi italiani, ma ancora soggetti a dominazione straniera:
I
CASE .
abitate
Sic ilia Sardegna Umbria. Lombardia. Marche . Piem_oute e· Liguria : Prov111c1e napoletane. Toscana. . . Modena, Reggio e ìVlassa . Parma e Piacenza Romagne Regno
vuote
486,881 124,808 123,194 19,155 85,766 12,897 294,438 30,754 141,671 14,219 485,030 4(714 1,176,53::! 103,517 242,172 16,380 82,044 5,189 68,321 3,293 127,415 4,776 3,313,470
379,702
CASE vuote per 100 abitate
25 15 15 10 10 9 8 6 6 4 3
63 55 03 45 0:1 22 80 76 32 81 74
11 46
I
~
PROVINCIE
ACCRHSCIME~TO ANNUO SUPRRFJC!E medio ~ , g.. 1 Alli1 ANTI in ~·~ :;; mifieal-i ~] tleterrninato in tutta ehilornetri <~ lo popola· a~ quadrati i sugli mi zioue = ~
-------------- -
I
11790 16 682,489 Provincie romane 23881 59 2,293,729 Venezia .. Dist-retti mantovani . 1262 01 152,327 Trieste, Istria· e Go8524 ·18 541,7,58 rìzia. Tirolo cisa.Jpino •.. 157•11 6f) 518,059 3528 96 132,256 Svizzera cisalpina . ... . . . 2755 23 122,362 Nizza . Corsica . . . .. . . 8746 91 252,889 374 67 147,683 Malta . . . .. 7,627 23 15 ì\fonaco . .. 5,700 57 15 s. Marino.
.. . . ..
58 1838-53 96 1847-57 121
.
3.730 O 58 2;123 O 09 655 O 43
64 33 37 44 29 394 329 100
1837-50 1848-58 1851-61 1851-60 1842-48 1840-50
· 1,296 O 25 2-,137 O 41 343 O 26 733 O 62 1,386 O 5-7 2,419 1 78 ' 30 O 41 28 O 50
---- ------ - 76685 96 •i,856,879
(33
..
---14,880 O 30
Il,!
120
R IVIST A
Da ciò viene che la nazione italiana: ascenderebbe a26;634,213 abitanti su di un territ.1ri9 di 336006 27 chilometri q,uadrati. RUSSIA. - Un ordine del giorno del 24 agosto stabilisce nel modo seguente ' reffetti vo normale dei reggimenti di fant eria e dei battaglioni attivi di cacciatori: 1° In tempo di guerra l'effettivo di guerrn 1'arà di 900 uorn101 per ogni battaglione di fanteria e: di 720 uom101 per ogni battaglione di cacciatori, e così 180 uom1m per compagnia si degli uni c·hc degli a ltri . 2° In tempo di pace, secondo le circostanze ed i bisogni, vi saranno tre specie di effettivi : l'effettivo rinforzato di pace, di 680 uomini per battaglione; l'efl'ettivo ordinar-io di pace, dr 500 uomini per battaglione; e t'e(Teltivo ridotto ai quadri, di 320 uomini per battaglione. I battaglioni di zappatori non avranno ch e i due primi effettivi. In seguito allo scioglimento della g uardia interna ed alla formazione delle t n1 ppe sedentarie tutte le trup pe regolari sono d ivis0 in due classi principali: le truppe atti ve e le truppe sede ntarie. Le prime formano divisioni di fanteria e di cavalleria colla loro artiglieria , battaglioni di zappatori con parchi da ponti, parchi d'assedio d'artiglil3ria e del genio, parchi del genio Jii, cam:eagna, ecc. Quanto alle truppe sedentarie esse si suddividono: 0
In t rnppe di riserva, composte di 70 battaglioni di fanteria, 10 di cacciatori e 3 di zappatori. Queste truppe formano i quadri ,destinati a ricevere, equipaggiare ed istrurre le reclute, aspettando che i giovani soldati siano trasferti nelle tru ppe attive ; la loro principale destinazione si è di completare l'esercito in tempo di guerra; 2° Io reggimenti, battaglioni e d istaccamenti di fortezzè; 3° In battaglioni provinciali e distaccamenti di distretti, incaricati del servizio delJe guarnigioni nelle città e del mantenimento della sicurezza pubblica, coll'assistenza delle truppe attive clo Ye si trovano accantonati ; 4° In distaccamenti di tappe, destinati a soorta re i detenuti ed i condannati. _Alle truppe sedentarie appartiene ugualmente l'artiglieria ~
121 delle fortezze e delle guarnigioni, tutli i <li.sta.ccarnenti neci;ssari per i lavori Jel genio degli edifizi milit,ari e _delle fortez-ze; le compagnie dei detenuti del genio che prendono nome di compagnie dei detenuti miMta1·i; le compagnie mobili d'invalidi, incaricate del servizio degli ospedali, le q uali pigliano nome cli compagnie degl-i spedali. STATISTICA
-La Co1·1·ispondenza Russa, del 5 corrente, dice che le riforme introdotte in quell';i.mministr~zione militare non possono mancare di reagire favorevolmente sulla situazione finanziaria. Le modificazioni apportate ~I reclutamento, la riorganizzazione dell'esercito, i nuovi re3olamenti pe r . la istruzione delle reclute dispenseranno quell'impero, in tempi ordinarii, di tenere sotto le bandiere un esercito così numeroso che assorbe la più gr~n parte del bilancio dello Stato. L'esp(;lrienza dell'airno passato ha dimostrato c4e, gra,1ie al nuovo sistema, in poco tempo si potrà mobilizzare un esercito sufficiente per far fron te a tutte le eventualità ed a tutte le complicazioni che potessero sorgere. Si parla di una riduzione di 220 mila uomini; e si ruandereb~ero, prima di tutto, io congedo gli uomini che hanno passato a l reggimento un tempo sufficiente p er compiere la loro istruzione militare.
FRANCIA . - Da un rapporto del m1mstro della guerra a ll'imperatore, tendente a completare la statistica rnfldicale recentemente pub.blicata, 1nella quale dimostravasi la diminuzione progressiva della mortalità nell'esel'Cito, togliamo: • Secondo le cifre ufficiali esposte alla tribuna parlamentare nel 1,846 la mortalità. annuale era: pelle tvuppe dell'interno di 19 decessi per 1000 uomini, ed in Algeria elevavasi a 64. Negli anni 1862 e 1863 essa non era più che di 10 decessi per 1000 _ uomini all'interno e di circa 12 in Algeria. La cifra delle mortalità ha dunque diminuito di 48 0[0 nell'interno e di 82 010 in Algeriii. •. Questo progresso doveva naturalmente andare di conserva con una diminuzione n!ll movimento dei malati dei nostri oi,,pedali, ed il n umero delle giornate di trattamento, che nel
122
123
RIVISTA
STAT1S1'1CA
1842 ammont1va al 23° dell'effettivo dell'esercito, e nel 185'2 abbassavasi al 30° per non raggiungere infine nel 1862 che il 39°. « Questi felici risultati sono spiegati fino ad un certo punto dalla realizzazione d'un insieme di misure consigliate dall'ig iene, quali i l miglioramento del pane della truppa, quello degli ordinari, il ri3anameuto delle caserme. Ma è fuor di dubbio che la principal causa dei proc!.ressi realizzati si trova nella composizione attuale dell'esercito che ha profondamente modificato la legge sulla dotazione: « Prima del 1855 la proporzione degli uomini di tru ppa avente più di 7 anni -di serv izio non era molto più che del 9 010; oggidì essa è del 33. La coincidenza di questo cam-biamento di proporzione colla diminuzione della rn·ortalità ha dovuto necessariam.en te chiamare l'esame del!&. scienza, ed ì calcoli della statistica medicale hnrno dimostrato che esiste fra questi due fatti un rapporto intimo e diretto di causa ed effetto; il quadro seguente non la~cia alcun dubbio su questo riguardo.
contano pii'! · di 7 anni-di serviiio, scorgesi quale preponderante influenza debbasi attribuirle nella diminuzione della mortalità. • Questa legge, conchiude la relazione, la quale ha dato ruaactior solidifa alle nostre forze militari e costituito la carrier:0 del soldato, presenta dunque anche i più favo revoli risultati sotto l'aspetto dello stato sanitario dell'esercito. » Snlla carne di cavallo. - Ultimamente il sig. Decroix, uno dei segretari della Società prottetrice degli anima.li, fece, al Giardino d'acclimatazione del bosco dj Boulogne, una conferenza sull'uso alimentario della carne equina. Dopo aver constatato su dati nffiziali l'insufficienza della sostanza alimentaria per eccellenza, di quella che produce nell'uomo la maggior forza, e la maggior resistenza alla fatica ed alle cagioni di malattie, egli dimostrò che la c:arne dei cavalli fu_ori di servizio, se fosse posta al consu~o, dareb~e all'alimen~aw_me p~bbl1ca un supplemento per lo meno uguale al dod1ces1mo di tutte le altre caroi di macello, che a Parigi -particolarmen te potrebbe somminù:trare giornalmente più di 2600 cbilogr. di èuona carne, anche ammettendo, ciò che è un'esagerazione, che la carne di un terzo dei ca valli a battuti fosse eliminata per cagione d'insalubrità. Il sig. Decroix ricorda che l'illustre Larrey, nel corso della sua carriera militare, aveva ricorso tre volte alla carne di cavallo per nudrire i suoi malati; che segnatamente in Eo-itto, mercè di questo alimento, egli avea frenato un'epider01a sc~rbutica; che infine più recentemente in Crimea, due batterie d'artiglieria si erano cibate, sul consiglio del dott. Baudens, della can1e dei cavalli. riformati, erano state r isparmiate dalle malattie che infierivano nel resto dell'esercito. Il signor Decroix ramroer:ta ancora gli sf_grzi delle Società protettrici in .Germania, per propagare l'impiego di questa sostanza, e lo stato ha profitto da macelli che si smerciano . nelle città di Vienna, Bel'lino, Hambmgo, Altona, ed altre. La carne cli cavallo vi è ricercata non solamente dalla classe operaia e dalle· classi meno agiate del_ pop_olo, _ma _a·a tutte indi~tintamente. Lo assimilare i cavalli aglt altri animali da macello, è il miglior modo di soltrarrè questi . fedeli se rvi Lori dell' uomo a' cattivi trattamenti, alle m iser ie ed a l lungo mart irio cui quasi sempre sono condannati nella loro vecchiaia,
Propot•zione annua dei deces5i avven·ut-i, per malattia, secondo il tempo d-i servizio, clei mil-ilar-i sotto le bandiere. Pl'oporzione JJCr 100 Tempo di sei•vizio
Aventi meuo d'un anno di servizio d'l a 3 anni di servizio di 3 a 5 anni di 5 a 7 anni di 7 a 14 anni Al disopra cli 14 anni, la media ascende a
uomini
11,45 13,38 9,30
7,40 5,35 7,11
•
« Così gli uomini da 7 a 14 anni di servizio sono quelli che presentano una mortalità m inore, e gli uomini che fa nno più di 14 anni di servizio, quantunque siano tra essi compresi i veterani, danno ancora risultati assai migliori che non le quattro categorie dei primi sette 'anni. A vendo la legge di dotazione quasi quadruplicato nell'esercito il numel'O degli uomini che
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RIVISTA S ATTJST!CA
T_utte le obbiézioni che si fanno contro l'uso della carne di c_avq.llo esse;indo state rivistate e confutate dall'oratore altro non rirn,aneva che porre l'udit9rio i~1 gr.!do di appre2<zare cogli occhi .e cpl p:;tl9 to, le proprietà del] 'alim\l• to in discorso. Una zuppier,i di brodo ed un pezzo di carne di cavallo in gelatiria, cucinati da uno dei locandieri del bosco di Boulogne1 t'urono s.erviti, e gusta.ti da quanti ne vollero, e tutti quanti non poterono a meno di riconoscerne la bontà e squisitezza del sapore. Abbiam volentieri ripor.tato dal Mon'ilew· Universel questo fatto, . perché riconosciamo qua.nta utilità potrebpe risultarne all'esercito, in certe circostanze, s~ la carne di cavallo potesse .essere ammessa come vivanda com.une. In Itp.lia abbiamo più di un paese ove da tempo immemorabile si mangia la carne di cavalli, e per girne uno, in ,Frascheia presso Alessandria sonovi palesi mc).celli di \al carne, ove però la si vende a vilissimo prezzo. Perciò siccome iv i il paesano ba modo di cibarsi di carne con frequenza, mentre altrove fortunatissimo è quel contadino che può regalarsi di un pezzo di lesso alla domenica, ne avviene che i l Frascarolo è assai più robusto e vigoroso de' cont.erranei.
nIVISTA BIBLIOGltAFIC!
IDROGRAFIA DEL REGNO D' ITALIA compilata dal commendatore
DE:13.AitTOLOMEJS,
Annunziamo con vera compiacenza la prossima pubblicazione di un lavoro destina,to indubbian1ente a far molto onore al suo autore ed a riuscir utili::;sima al p~ese nostro. Il colonnello in ritiro Comm. Deba.rtolomeis Lùlgi, che la Rivista Militare Italiana ebbe l'onore di avere per parecchi anni a suo direttore, si è indotto a dare alle stampe ùna _descrizione idrografica dell'Italia, da l ui cori1pilatà dà! 1856 in qua con grandissima sbllecitudìne ed infinita_ f~tica. _ _. L'autore rrià. conosciuto per altra, pregevolissima ope_ra: statistica JJubblicala alcuni anni or sono, sotto il titolo: N~tizi~ topog1·afiche e, statistiche su~li Sta_ti ~ard,i, lavora da _più d1 30 anni a studi di tal speCJe apphcat1 ali Italia; ba _consult_ato non meno di .800 opere, ~i è procurai? innumet·ev?h -~~t~t1àl~ da parecchi ingegneri' italiani, ha attrnto alle m1ghor1 fonti
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RIVISTA
BIBLIOGRAFICA
, preziosi ed abbondanti documenti che gli servirono tanto alla"· della prenunziata statistica sugli Stati Sardi, quanto a lla collaborazione della grande opera: Le Alpi che
partite in due sezioni, comprendendo in una' quelle t ributarie del mare Adriatico, e nell'altra quelle che sboccano nel Mediterraneo. Nel consider·are poi nella PARTE PRIMA le acque formanti la conca del Po, sviluppa minutaruen t.e in 43 sommi Capi e 23~ paragrafi tutti gli alfluenti e subarfiuenti di riv~ sinistra e d1 riva destra del Po. - Quindi segllita a descrivere m nove successivi capi le regioni idrografiche dell'Adige, del Bacchigliooe, della Breo ta, del la Piave, della Livenza, del Ta?;liamento dell'Isonzo, del T imavo e delle acque della pcmsola istrian~. E tutte quPste acq ue svno tributarie del l'Adriatico. Procede i'n seguito alle acque tributarie del Mediterrane.o dalla éonca del· Varo (ora territorio francese) sino a quelle della rvJacrra e della Vara (già antÌchi limiti della Liguria Sarda), dedicando in tali descrizioni 17 sommi capi e 88 paragrafi . Nella P ARTF. SECONDA, Idrog1·afia de1.l'Jtati:a cent1·ale, distingue ugualmente le acqu e del versante Ap penino c~e sbo~cano nel Mediterraneo (Mar T irreno) da q nelle cl10 s1 scancaoo nell'Adriatico. E qui pure i n cinqtJe sommi capi descrive \e valli ed i corsi del Serchio, del!' Arno, del Tevere e di tutti i - fiuroicelli e canali che dalle foci del Po a quelle del 'fronto sboccano uell'Adriatico (Sono ripartite in 34 paragrafi). Nella PARTE T ERZA , ld-1·ogra(ìa dell'Italia me1·id-ionate, svolge •io 15 sommi capi e 42 paragrafi tutte le acque dei due ver;~nti Apeenini, e segnatamente le regioni idrografìcbe del Ga~ riglìano, del Voltutnq, del Mesi ma, del N elo, del Cratl, dei · ' corsi di acque nelle Puglie, dell'Ol'antn, del Candelaro, del Fortore, del Sacciooe , del T rigno, del!' A terno, . del F ino, del Voman o e del Tronto. T utte le proprietà naturali di queste valli, le loro produzioni'. non che i lagh i, i v ulcani, tutte le opere d'arte e monumenti antichi, difese natmali ed artificiali, comunicazioni fra l' una e l'altra valle, o mancanza di esse, suno minutamente descritte od accennate. Nella PARTB QUARTA finalmente, cioè nell'ldrografici ins·,1-lare, l'atJtore espone in tre sommi capi e 39 paragrafì tutte le acque che irrigano la Sicilia, la Sardegna e la Corsica (ch'egli considera come term italiana, sebbene sotto governo francese),
tcompilazione
cvngono l'Italia, considemle mi!itarmenle dai tempi più nmoti sino ai giorni nostri, pel cui lavoro era stato chiamato fino dal 1846 nel corpo dello stato m aggiore·. Per queste considerazioni e per esser egli autore di va rie altre opere militari, scinetifiche e let terarie, le quali grandemente contribuirono ad acquistargli fama non solo in Italia fra i geografi Bal ui Adriano ed Eugenio, e il danese Gràberg de He1nso; ma ezia ndio in Germania presso i celebri Hum boldt, Rittor e Berghaus, coi quali era in corrispondenza; per queste ragioni noi crediamo di poter augurar ogni bene a quest'opera. L'autore, dopo un assennato proemio, in cui rende conto del modo come possa il governo ottenere dati positivi in materie statistiche e idrografiche, traccia egli stesso la via da seguire, porgendone l'esempio col suo lavoro . Dopo l' Intr·oduzione, espone in un capo p reliminare il Prospetto fisico generale delt' Italia, segna i coofini naturali del bel paese che Appenin' parte e 'l mar circonda e l'Alpi; de• scrive in esso capo le Alpi e gli Appenini, colle montagne della Sicilia, della Sardr~gna e della Corsica, indicando le singole vallate che formaoo le così dette conche dei fium i. Dappoi divide tutto i l suo grande lavoro i n quatlro pa rti. Nella prima egli descrive tutte le acque dell'Alta Italia, nella quale s i comprendono tu tte le p rovincie degli , an tichi Stati Sardi (eccetto la Savoia), il Lombardo-Veneto, il Cantone T icino svizzero, u na parte del Canton e àe' Grigioni, il Tirolo italiano, e l'Istria colle isole di Veglio e d i Cherso, i ducati di Parma e Modena colle Legazioni di Bologoa e Ferrara. Nella seconda parte descrive tutte le acque dell'Italia cent ra le, della Toscana, dell'Umbria, delle Marche e di tutto lo · Stato Romano. Nel la terza tn tte quelle dell'Italia meridionale (già. Reame di Napoli). E nella q uarta tutte le acque dell'Italia insulare, cioè della Sicilia, della Sardegna e della Corsica. Tutte le ·acque dell'Italia continentale vengono poi scom-
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RIVISTA BIBLIOGRAFICA
entrando in moltissimi particolari di ciascuna, che non sarebbe uflìzio nostro di più minutamente indicare. , L'opera e,onsterà di tre eleganti volumi di oltre a 500 pagine in-8° grande al prezzo di_lire 10 caduno franco a dest-inazione. A questi tre volumi verranno- pure unite, senza aumento di prezzo, una carta fisica generale dell'Italia, una speciale del corso del Po coi suoi principali affluenti, e di altrettante per regioni idrografiche, come per il Ticino, l'Adige, l'A1·no, il Teve1·e, il Voltm·no, ed altri fiumi principali. L'autore si ò riservato ancora di pubblie,are un volume add·i zionale con atlante per ogni provincia del regno d'Italia, in cui, riassumendo tutte le acque che bagnano le singole provincie, ripartita per m andamenti e comuni, possa ognuno scorgere a · prirr.a giunta tutto ciò che irriga od alimenta gli opifizi di ciascuna località.
'I' AGLIA~o
GAETANO
Ge1·er1 te.
STUDlO SULLA l?ANTERIA
TATTICA ELR~IENTARE. La natura od istinto indirizza il pensiero alle tendenze od inclinazioni che più si armonizzano, che più si accordano coHe idee , colle abitudini , o memorie della propria esistenza o posizione , ed a cui si dedicarono tenipo e studio per giunger e alla scienza di ossi. Da ciò ne consegue che lo spirito di meditazione si lascia con durre alle medesime tendenze od inclinazioni; esso prosiegue l'esame delle cognizioni od impr ession i avute; ne scrutina l'andamento e le progressive modificazioni o per fezionamenti; e cosi si formano criteri, si stabiliscono delle massime, dei progetti; i quali se non r ealizzabili, nullameno sono opinioni o concetti proprii s ulle istituzioni. Questa complessiva intuizione del sentire, del riflettere e del bisogno di saper e , fu l'istrumento o sprone che ci avviò . a meditare sull'immensa mole delle istituzi oni militari; e perciò fu natura.le che il pri mo nostro studio AxNo rx, voi.
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STUDIO
S\JI.~,\ F.,NTERIA
venisse rivolto al ree] utamento, cardine primiero ed organico d'ogni costituzione di un esercito (1) ·ed a questo, come irr:mediato corollario tenesse dietro quello dell'ordinamento della fanteria (2). Or dunque, st:bbene lanatura di questi studii ( che meglio ponno denominarsi pensieri), non ci costringa, o ci vincoli ad esaminare più una c~e altra cosa, tuttavia, siccome negli ordini militari. tutto si collega, ovvero gli uni generati da primi elementi, divengono a loro volta origine di altri ; così dopo aver ragionato sul reclutamento e sull'ordinamento della fanteria nasce il bisogno di determinare cosa debhasi fare; quale utile si possa avere da questa massa di geuta armata. - Le masse o schiere militari esistono e sono istituite per difendere la patria e sostenerne i diritti. Or dunque con quali mezzi si incutono e si imprimono questi sentimenti o doveri? Coll'educazione militare, eh~ ne forma il carattere, e conduce allo scopo essenziale ed assoluto, r iassunto nel vocabolo: cornbatter·e. L'educazione militar e è dunque il complesso di doveri e di istruzioni che indirizzano l'individuo a divenire )'uomo d'armi : per ciò se i doveri s'imparano colla som rnessione ed or'dine d'operato che costituiscano la disciplina; le esercitazioni scuola delle armi istituiscono ed insegnano le cose che si praticano in guerra: cose queste ehe talmente sono miste insieme che quasi si confondono e sono un tutto solo. Questa unione ci condurrà probabilmente allo studio della disciplina; ma però l'istruzione delle ar mi essendo la principal par~e della militare educazi~n~, vogliamo
occuparceu~ prima, e perciò diciamo : dopo ordinate le
e
(1) R-ivista -militare italiana, dispense dicembre 1860, gennttio e marzo 1861. (2) l bicl., dispense luglio, noYcmbre 1861 e marzo 1862.
masse , vediamo quali siano le prammatiche le pi'Ù, adatte per ist1'ibirle e dfrigerle a combattere.
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Questo quesito il quale cade come a conclusione del nostro dire, concreta lo scopo, stabilisce cioè l'oggetto di questo nostro lavoro, a cui noi ci permettiamo di dar titolo di: Studio sulla taUica elemenla1·e sulla fanteria. Sebbene sia nostro intendimento di esaminare le cose in modo assolutamente generico; egli é però necessario scegliere UilO fra i diversi sistemi (regolamento di tattica od istruzione elementare) per norma, non diciamo di prammatiche ma d'ordine progressivo; e sul qll°ale' noi possiamo poggiare i nostri ragionamenti. E quindi noi Italiani preferiremo quello piemontese del 1852 che tutt'ora, è il monitore o regola delle evoluzioni dell'esercito italiano. A questi ci rivclgeremo dunque più spesso onde prendere il soggetto delle nostre di;:;cussioui. Occorre r,er ultimo ricordare che nel nostro secondo studio noi abbiamo enunciato, che la unità. ed i ripa,rti dn. noi stabiliti in quell'ordinamento corrispcn<levano al concetto tattico che ci erava:Do, formati (l), ci incumhe adunque di provare che vera. e r eale si è questa rela zione; o per meglio dire, quell'ordinamento er<L dettato secondo l'intendimento delle cose tattiche da noi meditate. Da tutto ciò ne c'o nsegue che dovremo occuparci di quanto riflette l'ordine chiuso: e sarà la prima parle del nostr o studio. Nella seconda rivolgeremo il nostro esame ai movimenti e modi di combatt'e re dell'ordine spar so o rado . La terza parte finalmente dovrà essere il corollario delle due prime; vale a dire dovremo enunciare alcuni concetti o nostri o d'altri, i quali saranno l'applicazione dei principii ragionati, e stabi liti nelle precedenti parti . (I) Rii·istci militare ilalicma, disJJ eusa luglio 18G 1, pag. Hl, n ota l'
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8TU :1 1(l
PAJl'l'E PRIMA. DELL'ORDINE CHIUSO.
Questa parte comprende, come abbiarn detto, l'istruzione tattica.: I. - Del soldato individualmente istruito alle armi, e della sua riunione con altri messi in riga: II. - Del pelottone ossia dello schieramento elementare di due righe di soldati. III. - Dell'accoppiamento dei pelottoni nel fascio o scompartimento principale dell'unità (battaglione) ossia della compagnia. IV. - Della qui detta unità, il battaglione, e delle sue _evoluzioni. . I. ISTllUZIONE DÉL SOLDATO E DELLA RIGA.
L'uomo che giunge nella gran famiglia dell'esercito e diviene soldato , avrà l'idoneità richiesta di robusto e hen conformato fisico; ma. generalmente , egli manca <lell'atteggiamento necessario all'operato od ufficio a cui è destinato. Difetta cioè cli contegno, o giacitur a della persona e della scioltezza dei movimenti, i, quali stabil iscono l'armonia fra la solidità, l'equilibrio e la somma facilità di mossa. Questi sono i motivi perchè ad ogni iRtruzione precedano gli insegnamenti: 1° del vestirsi ed indossare gli arnesi, ed il proprio bagaglio; 2" cli. procurare la flessil )ilità delle articolazioni a ciò le membrà si muovano spedite e con agevolezza.
SULLA l"A NTERI A
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Siccome . la prima di queste preliminari istruzioni è .un aecessorio, cbe si riferisce piuttosto alla disciplina , così non occorre occuparcenene per ora: la seconda invece la vediamo patrod.nata in modo che dai nuovi regolamei;iti della Germania si vuole che gli ~sercizi di ginnastica siano i primi elementi delle esercitazioni militari e siano insegnati prima della posizione (1). Niuno può negare sia questo un perfezionamento vantaggioso, ma ne con(legue che maggior tempo ci vorrà per la prima istruzione (del soldato isola.t o); e siccome a nostro avviso i sistemi che reggono un esercito debbono sopperire prima di tutto ai bisogni dei tempi cli guerra, e perciò bisogna che le reclute divengano ' al più presto atte al servizio, e capaci per far parte delle file com battenti, così noi non accetteremo questa precedenza assoluta dei movimenti di ginnastica ad ogni altra istruzione, senza pria esaminare se ella sia veramente indispensabile. Come ognuno sa, le prime istruzioni del soldato sono e,sercizi materiali del corpo per cui si vuole un po' di forza, ma specialmente dell'agilità. Ne deriva quindi che i metodi da adottarsi deggiono cqrris,pondere alle proprietà fisiche dell'uomo che dev'essere piegato al mestiere delle armi. Senza vantare le qualità o rilevare i difetti c~elle differenti razze, ma genera lmente si è coneordi , nel-l'accordare all"individ110 dei paesi occidentali o meridionali dell'Europa maggior fl essibilitii, maggior disinvoltura ' naturale che a quello dell'oriente o del settentrione: e l'esperienza passata ci dimostra, che con regolamenti analoghi (ed in cui non si faceva caso di ginnastica) (1) Non è quest.a un'i11novazio1ie. Sa.ranno trent'anni circa che 1rovandoci negli pti1ti della Confederazione Germi1nica, e visitandone le cose militari , ci occorse vedere le r eclute esercitarsi contemporaneamente al m,,neggio delle anni ed a movimenti a br accia con garule, rnanubrii o clave; eseguir salti od altre cose atte a smovere la rigidézza dei muscoli e delle articolazioni.
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SULLA HNTEIUA
STUDIO
se uastavano trenta od al più quaranta (Tiorn·i in Francia cd in Italia (e prob~bilmente pure in lsp;gna) perchè una recluta potesse frammischiarsi nelle :file degli anzian i soldati: in Ru~sia ed in Germania bisogoaV&, un temp~ ben · ma~gjorc. E perciò, quantunque la ginnastica sia d'jmportante utilità per dirozzare il torpido o disadatto villico divenuto soldato, non per questo per noi meridionali è cosa indispensabile stabilirla come base preliminare del!' istruzione. Premesso questo, ci pare quindi poter considerare gli esercizi ginnastici come appendice od istruzione particoh1re ,. che in tempi normali va fatta ai nuovi soldati, opporci? ~on ess~ndo cosa che appartenga al soggetto che n01 imprend1arno ad osservare, vediamo ora quivi cosa più convenga por iniziare la scu0la individuale della recluta. . Occupare il minor sito possibile: manovrare con sped1tezz_a e semplicità: disporsi in modo da essere sempre pronti ~d assalire o respingere gli attacchi; sono ques\e le massime generali e principali della tattica. Applicato al soldato di fanteria possiamo vedere che si riassumono: a) Nella posizione; b) Nel muoversi; e) Nel modo di servirsi delle armi. a) Della posizione del soldato.
Il fantaccino car ico delle sue armi, del bagaglio, di mun!zioni, e bene spesso dei viveri, avrebbe forse bisogno di tenere le gambe un po' sparate, ossia i piedi alquanto staccati l'uno dall'altro, onde sorreggere la persona con maggior solidità ed equilibri o: ma ne conseguirebbe che nelle righe vi sarebbero intervalli, e perciò più esteso e disgiuoto lo schieramento, cd il soldato sarchbe meno prollto a muon Jrsi. Q 11esto necessita quindi di porlo ritto
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ritto come uno stelo, con sufficiente fermezza da poter resistere agli urti; concedendo che solo allarghi le gambe quando fa fuoco od incrocicchia la baionetta; per le quali positure gli è 'necessaria una maggior forza di resistenza. In questa posiiione (comunemente chiamata; posizione dBl soldato sotto le armi) egli occupa un quadrato di 60 a 70 centimetri di lato; misurato dalla larghezza delle spalle se nel senso della fronte, e dello stomaco alla par te esterna del zaino indossato, se nel senso di profondità. ; ed in questo ristretto spazio , sorretto presso che su di un solo punto bisogna ch'egli abbia il centro di graviLù, piuttosto avanti. È questo suggerito dal peso dello zaino che cerca di trarlo dietro (la qual cosa è in senso opposto al bisogno del muover si), e quindi è neccssaÌ'io che la persona stia piuttosto sulla punta dei piedi , cbe sulle calcagna . Questo soldato, dicemmo, deve volger si e camminare:· ragion vuole adunque che sappia cziandio recare rapidamente il peso del corpo ora su di una ed ora sul l'alt ra gamba. Da ciò si comprende adunque che gli appiombi sono esercizi non così disutili come forse si crede {I). (1) Con q uesto noi verremmo a r ammentare cose cli vecchia scnola le quali se intendessimo fossero adotta.te non sarebbero forse ac colte con favore. ]Ifa i no,t.ri studi essendo per noi stessi, particolari, e senza sco po cli promovere cttngiameuti o far proposte , ci è pcrcièl lecito di fare delle riilcssioni e dire le nostre opinioni. Ciò vosto noi ci permettiamo di osservare; che nella moderna laltica, essendo renuto più frcc1uentc e quasi abituale rorcline sparso o rado, forse non si rrputa più cosa neccssitria l'u nione com patta delle lin ee o colonne nelle marcic ; e così non faccia d'uopo di una scuola, ti·oppo compatta rlel passo (il quale è conseguenza. degli appiombi). Ossen,jamo però che r onlinc ristretto non è affatto ùanclito; cd a cli'r vero noi crecliamo che la s ua importanz:.t neppur debba venir m eno (la qual cosa procnreremo a. suo tempo di dimostrare) e perciò la r cgolarit:ì, l'nnione e la pronte7,za delle mosse essendo essenzia}j, dipendono assolutamente da qncst:i scuola. Se nel r egola.mcnt.o itali:1110 elci 18ii2 furono aboliti gl i appiombi, noi
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STUDIO
SOLI.A f' A:IT&RI,\
La soppressione degli appiomhi trasse seco quella della lezione elementare del passo. Infatti nel citato regolam ento noi troviamo : che insegnata la posizione ed i modi cli volgersi , si passa immediatamente alla mania al passo di scuota. Nel N. 49 si stabilisce la lunghezza del passo (centimetri 75) e nel N. 52 vi sono le n orme per camminare: e siccome si suppone che si proverebbe difficoltà n elle prime esercitazioni , si concede si possa fare il passo più corto della misura prefissa, come ancora vien suggerito di far camminare ad una ad una le reclute (N. 53). Malg rado queste precauzioni, n oi siamo persuasi, che non così presto si riuscir/\ ad ottenere marcio ben fatte, ed anzi, con un tal sistema, rimarranno d ifetti d'andatura che in seguito non potranno emendarsi. Da un nuovo soldato non si pretende che maneggi tutto ad un tratto il fucile che gli si pone fra le mani, per la gran ragione che gli fa d'uopo imparare ogni parte delle posizioni, ossia. i modi e siti ove deve afferrarlo, onde eseguire i movim enti. Si scompongon o cosl le varie posizioni del maneggio delle armi. Per qual r agione adunque non si potrà praticare la stessa cosa r elativamente alla marcia? Oo me correggere le cattive abitudini d el camminare se n on che scomponendo il passo? Queste considerazioni ci inducono a conchiudere che la vecchia scuola n on è poi da disprezzarsi. In questa
cominciando dagli appiombi si ottenevano buone pm,izioni delle gambe e dei piedi; progredendo quindi al passo scomposto, si riesciva ad avere il passo regolar!:', e della giusta misura: restava per ultimo la scuola della marcia che s'insegnava soltanto dopo, che ri un-ite alcune reclute venivano per prima cosa ammaestrate negli alli n eamenti (1).
crediamo esserne stata princi pal causa, la scuola di ginnnstica che in quel tempo veniva iniziata. Già. abbiam detto a questo proposito che succede (e non cosi di rado) di dover ommcttere questa speciale istruzione alle reclute; ma qualora la loro educaz ione non soffra difetto, proceda r egolar e , e divenga completa, nulla meno noi non vediamo in quegli esercizi movimenti rnramente adattati, o così appropriati come gli appiombi, in cui insegnandosi i traslocamenti repentini d'equilibrio del corpo, e le posizioni delle gambe e dei pied i ne derivi\ la r egolare fornrnzionc del passo.
b) Delle mosse ovvero r iunione in riga e mareie.
Riunite alcune reclute loro s'insegna come d ebbono stare in riga, e sebbene rn questa riunione si vegga apparire il primo a.ssembramento di truppa sc,hierata, però questa lezione appartiene alla scuola individuale ancora; poichè ogni soldato viene ad imparare la maniera di allinearsi e l'unione che si deve serbare nelle marcie. L'allineamento può dirsi essere l'applicazione della posizione individua,le alla · riunione anzidetta. L'unione nelle m arcie dipende: 1° dall'esattezza dei movimenti sromposti del passo, riuniti in un solo, e ripetutflmente e~cguiti per cui si percorre uno spazio di terreno; 2° dalla direzione conservata, la quale è una derivazione ciPgli allineamenti (oi::sia l'allineaniento marciando); 3° dalla cadE'n7.a d'andatura. (1) P erchè la marcia corrisponda al Yero suo scopo bisogna che la truppa per corra le (list.auze nel più breve term ine possibile, e quindi unitamente alla rapidi fa o celere andatura necessaria, occorre elle il passo sia lungo. Dal fantaccino la cli cui sta tura è di l"',50, non si pllò pretendere che il passo di 75 centimetri (gii1 menzionati) senza sove1chiamente affaticarlo, o scompigliare l'ordine delle file; ma giacchè si riesce ad aver e questa misura., a che pro raccorciarla nell'istruzione come si vuole dal N. 52 del rcgolomcnto italiano? S'inculca con ciò un difetto che poi s i dura fatica a sradicare : ella è cattiva massima di ammaestramento; e questo prova vieppiù che il sistema eia noi patrocinato della scomposizione del passo è il migliore ed unico mezzo ])Cl' arere truppa. bene addrstnita in qncsta imvortante scnola <lel saper cammin:1re.
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ST UDIO
Nell'articolo pr ecedente avendo più che a sufficienza trattato degli esercizi elementari che conducono a que~te seconde istruzion i, limiteremo perciò le nostre osservazioni a quello che si riferisce alle andature. Ne troviamo nei regolamenti di diverse misure : il passo 01•d'i,nario, il passo di carica, il passo di co1·sa pur chiamato ginnastico. Le battute del tamburo, oppure degli istrumenti ne stabiliscono le varie cadenze; le quali soddisfano ali' oggetto di evoluzione; se sono conservati la lunghezza del passo e lo slancio di mossa più o meno celere, indicato cioè da ciascuna andatura. Se la cadenza è troppo allentata, il soldato rimane troppo col piede sospeso in aria ; e quindi il peso del corpo r ecandosi indietro si perde lo slancio {l). Se fosse troppo celere si è costretti di accorciare il passo per porre più presto il piede sul snolo. Da ciò si vede che un'andatura più breve, .obbliga a sgambettare, ma senza prof:tto di tempo per per correre la distanza. Lo stesso succede se è lenta; sia per il ma!!gior tempo che vi si impiega·, com e per l'inerzia del moto che produce; difet.ti che ambidue si scorgono assai uocivi per le evoluzioni e massime nelle mosse delle colonne, in cui si perdono le distanze fra gli spezzati . Senza arrestarci a dare norme, le quali non sono consentanee al genere di questi studi, diremo a titolo di rimarca , o per meglio dire a senso degli esperimenti fatti da noi stessi, che una truppa esercitata a marciare, quando viaggia ossia fa strada, ed in cui le fil e e le righe hanno intervalli più larghi di quelli che vuolsi manovrando, el-sa fa naturalmente 130 passi al minuto, lo che vuol dire che marcia coll'andatura del pa1;so di (1) Questa osservazione ci fa riputare in utile, e forse contrario ai buoni principii d'insegnamento il pusso di scuola. Si è questa la ragione per cui non l'abbia.mo compreso nella suaccPnnata enumerazione delle diverse misu re od a ndn.ture.
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carica; ma per manovrare, ossia volendo conservare l'ordine delle righe ed esat_ta la direzione, l'andatura non può oltrepassare i 108 passi p_er min~to. Tale dev'essere quindi il passo ordinario o dt evoluzione . Il passo ginnastico o di corsa, è perciò and_atura_ ~ccezionale; e siccome havvi uno slancio che s1 avv1crna ad un salto puossi forse ottenere una maggior lunghezz~ di passo . Il r egolamento itali.ano lo reca a 90 centimetri, uello del Belgio a centimetri 80. La cadenza è calcolata ~al primo regolamento ~ 160 '.3 nel _second~ a 165 per minuto. Se possono cons1derars1 quasi uguah queste andature, troviarno invece molta differenza nel r egolameuto austriaco , mentre 8Ì vorrebbe che gradatamente s1 giunga a fare 250 passi per miuut.~, e vi si_ aggiunge u,n ultimo passo che vien chiamato di corsa 11 quale de\ e essere spinto a 350 passi per minuto. . . Adottando noi la denominazione di passo gmnast1co, perchè specifica in certo mod? un'~ndatur a più celere bensì ma tale che possa contmuars1 cadenzata per un ternp~ indeterminato, e certamente maggio~e degl! ot.t o m inuti a cui si limita il regolamento austnaco: 1 esperienza dimostra cbe la celerità deve stare nelle condizioni volute dagli Italiani o dai Belgi, la qual cosa ~ 01~ impedisce che una truppa possa in cir costanz~ speciali spingersi a corsa sfrenata; per la q~ale_ non s1 ?ossono nè si debbono stabilire norme nè d1 misura, ne d1 ca<lenza. Nell'istruzione di ricra sono pur e contemplate le conversioni. A dir vero, non ~omprendiamo perchè siano limitate ad un quarto di circolo soltanto quelle marciando'? Forse Jo spostamento delle file ha potuto restringe~le a questa piccola parte di giro allorquando la formazto~e era su - tre rio-be. Però noi oss0rviamo che la cavalleria non ha diffic·.oltà di fare mezzi giri, ed anche giri intieri , mal_arn<lo che la fi la sia della profondità di due cava lli . o
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S'.rUUTO
Nella odierna tattica, in cui è scemata l'importanza dei movimenti ad angolo retto, e si cerca il modo il più spedito per formarsi, recarsi in un sito o posizione, s i deve procurar di svincolarsi dai compassati movimenti," ed arbitrarsi con maggior libertà ad utiliuare tutto ciò che p 1Jò eseguirsi . Epperciò noi crediamo si potrebbero aggiungere le mezze conversioni in queste lezioni della riga, nello scopo, secondo il nostro avviso, che sono movimenti assai convenienti per le evoluzioni che ci proponiamo di esaminare in seguito. e) Del m odo di servirsi delle armi.
Il fucile è l'arma principale, ed anzi possiamo di re l'unica arma del soldato di fanteria. Egli se ne serve per otlendere e per difendersi. Ne consegue ch'egli deve saperlo caricare, puntare e sparare , e deve conoscere il modo di portarlo, e passare rapidamente da una ad una altra maniera di portamento, a seconda dei bisogni, uffizi o ci rcostanzè. L'insegnamento di queste cose chiamasi maneggio d-i armi. Sarà bene inteso questo maneggio d'anni quando nelle varie posizioni (maniere di r eggere o tenere il foci le) vi sarà agiatezza, ed il numero di esse sani limitato. L'agiatezz4 proviene dalla semplicità, vale a dire quando il soldato non prova difficoltà o soffere:1za nel porto e maneggio; e perciò facilmente impara, e gli divengon famigliari i movimenti . Il numero ristretto delle posizioni fa sì c,he ~inor tempo si impiega per istruirlo. Tenendo conto di queste massime ci pare adunque cbe potrebhonsi sopprimere le seguenti posizioni usi.tate dal1'esercito italiano :
1° Le armi in bilancio ;
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2° Le armi in parata, ed in riposo; 3° Le armi a genio.
l o Alloraquando una truppa si allinea, o si trasloca ,~ pochi passi dal primiero luogo ove era scbierat~, suols1 sellevare · un p0' il calcio del fucile, per poggiarlo d1 nuovo sul suolo tosto che fu ultimata o l'una o l'altra delle anzidette cose; ma questo non costituisce la posizione dell'arma in bilancio; la quale pare debba servire per le mosse di maggiore dur2.ta: ma a~ eccezione de~le evoluzioni da _tiragliatori in cui il fucile è posto orizzontalmente; è questo un porto d'arma faticoso e pericoloso; pericoloso perchè•può accadere che u~ fuçile _veng_a a scattare a:ccidentalmEnte (massime se s1 esegu1sce 11 .prescritto di armare quando si attacca) e colpisca qualche soldato nelle righe. . . 2° Le armi in parata fu per lo passato la poslZlone, . diremo così, norma.le di tutti gli eser_citi ogni·qualvolta una, truppa era pronta ed attenta sia per allinearsi, come per manovrare e far fuoco. Ch1amavasi il porto dell'a1·ma. Se poteva presentare una prestanza imponente e_ bella il vedere soldati con l'arma verticalmente sorretta nella mano ainistra, però era cosa faticosa forzata ed il _s?ldato era costretto di tenere il braccio duro e ng1do; onde conservar6 il suo fucile d'appiombo . Il buon senso fece alfine ravvedere i reggitori delle cose rnilitriri, e si venne a stabilire che la posizione normale fosse quella delle arm'i al piede. Ciò malgrado venne serbato il_porto dell'armi od armi in parata per rendere gli onori nello sfilare o per altre operazioni di tal genere. _ _ · A noi sembra che la posizione delle armi al b1·accw può soddisfare a tali esigenze di rispet_to ~ di o_n orificenza; e siccome ella è pure utile per altri b1sogrn, potrebbe così rimpiazzare l'anzidetta di: in parata. . . . . Questa soppressione trae seco quella delle armiin_r~poso che ne è l'appendice; però abbenchè abolita la posizione,
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STU DIO
noi vorressimo conservarne la denominazione per appropriarla ad un'altra nuova: la q uale · consistereb be nel collocare il fucile appeso colla cinghia sulla spalla, destra; r iescendo così dietro al braccio sospeso verticalmente. Sarebbe questo un nuovo porto d'arma assai conveniente per le marci e, od alloraquando si deve stare pronti in attesa di comando : del pari sarebbe assai comoda per le sentinelle onde stare 0 passeggiare con meno disagio od imbarazzo (1). 3° Nel maneggio d'arn;ii abbiamo il porto_ dell'arma sulla spalla sinistra, assai comodo per marciare con scioltezza; ed . e;:;sendoci noi permessi di introdurvi la nuova posizione delle armi in riposo che cr.ediatno adattata per le lunghe marci e di manovra; ci pare sia _inutile conservare ancora quella delle armi a genio, in cùi stante la posizione del braccio non si può sperare si serbi allineamento e buona direzione nelle marcie. Nulla osta pertanto che facendo strada il soldato possa porre il suo fucile s ulla spalla destra, se così gli garba, ma non sarebbe più caso di comprenderla nelle posizioni del maneggio delle armi. Da ciò ne consegue il debito di stabilire la denominazione e numero delle diverse posizioni del maneggio d'armi. Esse deggiono soddisfare a quattro specie di bisogni: vale a dire; di combattimento, di marcia, di rispetto ed onori, e di stazione e riposo. S'intendono della prima specie: 1° I movimenti della carica; 2• Le armi appresta.te (pronti); (1) Questo porto d'armi è già usitato dai bersaglieri, come ancora dalla fanteria di alcuni eserciti .della Germ~nia e della Svizzern. Servirebbe poi a dimostrare che se il fucile della fanteria è gucrn ito d' un,t cingbia, non è per solo ornamento , ma bensì per un utile vero del servizio di q uest\uma,
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3° Le ar_mi spianate (punt e fi1,oc); 4° Le armi in resta (c·rociat-baionet) (1 ). Nella se..;onda specie si annoverano: 5° Le armi al braccio (bracc-arm); 6° Le armi inclinate (inclinat-a·rm); 7° Le armi m riposo (ripos-arm) secondo la nuova posizione (2) ; 8° Le armi in ispalla (spall-arm) (3). Della terza specie sono : 9° Le armi presentate (presentat-atm) : 10. -Ginocchio a terra (ginocch-terr); 11. La preghiera. Si comprendono nella · quarta specie: 1~. Le armi a1 piede (pied-arm), posizione principale ed ordinaria nelle righe ; 13. Le armi al fascio (fascio-arm) ; 14. Riposo. (l) Non si crede debbasi comprendere nel maneggio d'a.r mi la scherma dell a baionett:i.. È questa un'istruzione speciale come q uella del tiro e della ginnastica, di cui uon imprendiamo a r agionarne ora qui, o nde non sviarci dal nostro soggetto. Tuttavia ci permettiamo di osservare cl1e vi s:u·ebbero due maniere di incrociare la baionetta nell'esercito italiano: quella cioè del maneggio 'd'armi, e quella della gum·clici, come è prescrit to dalla· scherma. Giacchè quest' ultima è la migliore, non vediamo ragione pcrchè, non si adotterebbe questa soltanto? (2) La posizione dell e armi in riposo è pure · della. quar ta. specie; .mentre, come già abbiamo detto, sa.rebbe •l'abituale manier a di stare delle sentinelle. (3) La posizione delle a.rmi in ispalla sarebbe assai conveniente per le rnarcie-manovrc; ma siccome il gomito. sinistro r ialzato e ·Sporgente infuo11i ha il medesimo inconvenient e da noi nota.to delle anni a genio; che po~sa recare difetto cioè nell'ordine delle marcie; sarebbe adunque da preferirsi ormai sempre la 7• posizione delle armi in• riposo , colla qm,le i soldati hanno il vautaggio di tenere le bm ccia libere da ogni impaccio od ufficio. Da qualche esperimento praticato ci risulterebbe che Ju, r elazione o 1iassa.ggio delle anni in r iposo colle altre posizioni principali (armi a.l braccio, crociare ' le baionette, le armi in ispa.lla, le armi al piede, ccc.) riescono facili e senza i.mb.1razzo.
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STUDIO
II. DEL PELOTTONE.
Due righe composte di un dato numero di soldati poste l'una dietro l'altra, costituiscono il primo scl,ieramento elementare che chiamasi pelottorie Secondo le massime generali stabilite in capo a questo ragionamento , il pclottone sta fermo, e si muove da ogni parte, marcia di fronte o di fianco, oppure cambia di d irezioue o di fronte per via di conversioni : si r eca perciò in luoghi determinati o voluti , ove schierato od allineato fa fuoco. Da ciò ne deriva che ci occorre esaminarne: a) La sua form azione od ordinamento ; b) I movimenti e marcie che saranno elemento delle evoluzioni delle formazioni maggiori; e) La specie ed uso di fuochi che ravvisiamo più appropriati e che pure saranno di base e norma per le più ampie composizioni tattiche di truppe. a) Ordinamento del pelottone.
Rammentando qÙanto dicemmo che l'organamento della fanteria di cui è caso il nostro secondo studio, deve corrispondere all'ordinamento tattico, e perciò riferendoci alle cose trattate in allora, avrcssi mo stabilita la forza di una compagnia a 160 uomini, . e perciò la mezza compagnia o sezione sarebbe di 80 ed il quarto ossia il pelottone cor1sterebbe di 40 (1). Occorre però fare delle deduziom a questa forza del pelottono, poichè bisogna torre le specialità o cariche che non ne sono parti integranti. Tali
sono: il capitano., il fu riere, il sergente contabile, il tamburino ed i tre trombettieri: e così disLolti sette individui sul totale della compagnia, ogni pelottone rimane di 38 uomini. Da questi levando ancora il capo pelottone ed i due sergeot,i o guide (1), i quali sebbene vi appartengano, stanno fuori delle righe, rimangono 35 fra cap orali e soldati, che d isposti in d ue righe danno uno schieramento di 17 o 18 file. Da questo computo è pur forza ancora diffalcare i mancanti al completo effettivo e gli assenti; e quindi non crediamo di err are calcolando il pelottone d'istruzione di 14 file al più. Siccome poi avressimo suddiviso il pelottone in squadre e mezze squadre (chiamate decurie), così le prime sarebbero di 7 file e le seconde di 4 o 3 (2). Rig uardo alla distanza fra le d ue righe , ci pare potrebbe! essere maggiore di qualche poco di q uella specificata nel N. 240 del regol?roento italiano del 1852. Questo cangiamento sar ebbe motivato dalla posizione della baionetta incrociata, che noi avressimo deslderata dover essere quella della guardia nella scherma, e per cui fa d'uop0 scar tare di più indietrn il piede destro; la qual cosa sarebbe poi vantaggiosa eziandio per far fuoco ; mentre avrebbesi così maggior solidità per resistere al l'urto dello sparo. Ci permettiamo perdò di stabilire questa distanza a 80 centimetri. Dalle considerazioni -o ragionamenti fin qui svolti, l'ordi namento del pelottonc è rappresentato nella fig. 1. 0
(1) Ii-ivista milital'e italiana, dispensa, luglio, 186 t, riag. l!l, (2) Questo calcolo verrà poscia ùiruostrato, quantlo ci occnpcremc della compagnia.
(l) lUvù;ta 111ilitarc ·italiana, dispensa iuglio 1861, pag. l!l. A..,.11-0
rx, voi.
11. -
10.
sn:nro SU LLA F"A'-ITrmlA
I,) Dei movimenti e ma.rcie.
Nella stessa rnani'era che si disse del soldato e della riga, un pelottone si volge a destra, a sinistra, ed ind ietro; ed in quest'ultima posizione sebbene la sua formazione trovisi in ordine inverso, questo non reca impiccio, o diversità a l suo operato: epperciò noi osserviamo per prima cosa che ogni qualunque mossa o maneggio d'armi o fuoco, deve farsi senza quasi badare se la sua fronte sia segnata dalla prima o dalla seconda riga. Il pelott0ne si muove: e cos'J marcia avant,i, indietro; appoggia a destra od a sinistra; oppure cangia la direzione della sua fronte. Le prime mosse costituiscono la marcia di fronte (cos'I eletta in battaglia), per cui il pelott0ne conserva l'or<l ine ~chierato di formazione. Le rnarcie di fianco sono le seconde. In queste se l'ordine non cangia, il pelottone volge un fianco alla linea di schieramento o di battaglia. La conversione è il mezzo per cangiare la direzione della linea di battaglia di un pelottone che sta, o marcia di l'ronte ; m entre quando è volta di fianco il cangiamento d i direzione si eseguisce successivamente per fila mar1;iando. La marcia di fronte è una derivazione della scuolit di r iga per cui non ci occorre fare osservazioni. Qualunque >'egolamento di esercitazioni dà le norme, ii;idica le pre1·auzioni che debbonsi avere , onde l'istruzione riesca a dovere. Noteremo soltanto. che appartiene pur e a questa 1narcia, il modo di spezzarsi per isquadre o decurie, onde 1 ~stringere la fronte ogniqualvolta ne occorra il bisogno. La marcia di fi anco, è pure una derivazione dell a scuola di riga, e già in e5sa si può rimarcare esservi d rllicoltà ed inconvenienti di esecuzione. Vogliamo quindi 1isauiinare la cosa.
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Nella rnarcia di fianco gli uomini d'og111 fila s1 trovauo uno a lato dell'altro rivolti verso il fianco indicato, le file s uccedendosi_ una dietro l'al tra.: e perciò sia di p i è fermo, che _marciando si può schierare ad ogni istante il pelottone d1 fronte senza nessuna alterazione dell'ordinamento. Nella marcia però non è possibile conservare lo intervallo fra Jì la e fila più sopra stabilito di 70 centi~1etri: non vi ~arebbe _sufficiente spazio per marciare (1), s allungano q umd1 le nghe; epperciò richiamato di fronte il pelottone _fa d'uopo serrar<J ed abuisogna fare un po' di sosta onde m certo modo riordinarlo (2). . . _L_'alt_•fl'ont già. usit~.to dai Tedeschi e dai bersaglieri 1taliam pu0 ravv1sars1 come un correttivo; mentre arrestandosi le file in testa del pelottone, le altre si fermano a misura che banuo serrato sulla precedente, e senza a.spettar comando si volgono di fronte e si allineano (3). Ma se è utile sistema per un pelottone che si fenn~, noo può più servire se trattasi di passare dalla marcia d1 fianco a quello. di fronte. · In_~ uesto caso o bisogna che la testa del peloLtone se~01 11 passo onde dar tempo alle file di serrare, ovvero chiamata la tn1ppa a marciare di fronte, lo file dcggiono
:li
. , (~) La rrigione. principale questo inevitabile difetto sta nella cliffe::uza. d_cl e.letto rntervallo th 70 centimetri, con il passo il (ju:tlc è di 'o centnnctri.
. (Z) Questa è ragione perchè nello ernluzioni il piò che si p uò . . fo · · ] , (,Oll • nnars1 m co 011 ria, mentre così anche per mosse ùi fianco J· trnppa è ordinata di fronte. ' '' ~e ~~ssono forse_ essere dimin uite le marcie di fianco (la. qual cosa 1 ~e; _de_namo poter d1111ostra'.·e), tuttavia non si possono sopprimere 1ilfatto. gli e 11.tlunque nccoss,mo stu,li:.u-e or r11.1i cou quali mezzi . · ewendarc il difetto. (HlO~s1 Vil'II1,
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~ ( ) ~uc~to_ modo è semplice e molto piit spedito d<'ll'abitna lc tl elfa ,nntena d1 lmea it·1lh l'1 . · ' . ' · aa, ·IIl cm· b i· S(;t' l'<L c.lopo arresta ti poi s i volo-' {( Idr ante l'intero_ pcloLtonc, e finalm ente si alliuea, e tntl~ questo 'lSJie~. ,u1 o I co111all(h. '
SULLA FA NT&R!A
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STUDIO
appoggiare succe,;si vamen te verso il lato di direzione. Sì1 l'uno che l'altro mezzo reca ritardo ed oscillazione nelle righe: e sebbene siano questi lievi difetti, diven• gono poi più apparenti e gravi quando trattasi di formazioni maggiori di un pelottone. Per correggere la cosa si pensò, e venne adottata la disposizione in qnattro righe. Con essa si formano dei vacui fra le file divenute doppie, per cui nel pelottone di fianco, ciascuna ha bastante spazio per marciare senza essere molestata da quella che precede. Così non vi è prolungamento delle righ e. Questa disposizione fu inoltre reputata come la più pronta trasformazione da due in quattro righ e; epperciò la migliore, la più utile, la più vantaggiosa per i riparti dei volteggiatori dell'ordine rado o sparso; non che per la difesa contro la cavalleria nell'ordine chiuso. . A tre possono riassumersi le maniere che si praticano per questa form azione : 1° Il giro per coppia (sistema tedesco) per cui i soldati d'ogni riga delle file accoppiate convergono verso il fianco 'indicato; e così quella di seconda riga che forma ala rrìm•ciante entra nell'intervallo che vi è fra le due righe (un passo); 2° La mescolanza delle file, con cui i soldati sì di prima che di secooda riga delle file pari, si pongono dietro od a lato dei soldati corrispondenti delle file dispari a destra; . 3° Lo spostamento dell'int·iere file pari dietro le dispari se di fronte od a lato se di fianco. Di questi sistem i non esitiamo puntu di rigettare il primo; pe1·cbè ci pare non sia attuabil@ di fr?nte, e serva solo per la marc-.ia di fianco . A seconda poi _della parte 0 lato verso cui si volge il pelottone, cangia la disposizione delle coppi.e. Degli altri due ci occorre osservare che sono entrnrnbi praticati nell'esercito italiano: 0
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dalla fanteria di linea il secondo e dai bersaglieri il terzo; ed invero questa differenza fra fanteria ,di un medesimo esercito, non si può altrimenti spiegare; se non che per via di caso, o per mancanza d'accordo fra gli organizzatori delle diverse specie di truppa, o perchè vennero introdotti questi movimenti in epocbe diverse Volendo però fare una scP-lta, noi propendiamo in favore di quello dei bersaglieri. La nostra preferenza proviene dal non esservi. incrocir;chiamento delle file; ragione questa fondata sulla massima che i movimenti o formazioni in cui non si fanno o sono poche le rnùtaziori i dall'ordine primitivo ; sono le migliori, perchè minori sono i rischi o prol.Jabilità di confusione, e pi t.1 facile ne è l'esecuzione. Quantunque la formazione per qirntlro (in qu~mique modo venga eseguita) sia cosa stabilita, come dissimo, nella maggior parte delle fanterie; non perciò, ci pare possa essere soggetto di rimarche, epperciò noi ci perm ettiamo di indicarne alcune, e poscia. pronunciare il nostro avviso. 1° Secondo il metodo del frammischia.mento delle file, oltre a quello g ià da, noi osservato, vediamc,, che la seconda riga deve preventivamente indietreggiare c1 i -un passo, per lasciar posto agli uomini di prima rigll, delle file pari di collocarsi dietro quelle delle dispar:. Inoltre nel volgersi di fianco i numeri pari si portano avanti a destra dei numeri dispari, se a destra; mentre si ritirano indietro se a sinistra. Epperciò vi è una perdita di tempo nel movimento preparatorio della seconda riga; e se è facile, succedan o sb<Lgli nelle esercitai.i oni (per la ragione che è impossibile esigere la continua attenzione dei soldati di ri cordarsi sempre del posto che cleggiono occupare) , quali sarebbero le conseguenze in faccia del nemico 2° La disposi, one in q Ltait.ro rigl..te è divenuta a bi-
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t uale, può dirsi, per le marcie facendo ;,trada (la truppa volta di fbnco). L'esperienm di mostra che vi è sempre una tendenza d'allargare gli intervalli per camminare più comodamente; ed invece si serrano quando si è in vicinanza del nemico, e che già lo scoppio o rumore del combattirne11to vi indica che si va ad incontrarlo. Nel primo caso, l'utile della formazione per quattro nelle marcie di fianco è perduto; poichè vi sarà prolungam ento, -e ritardati e lenti succederanno i passaggi dalla rnarcia di fianco alla forma:tione in colonna od in bat-t,a.glia. Nel secundo caso non solo v i sarà ritardo, ma può s uccedere spompiglio, e grave difficolt~ avrassi di schierare la truppa in ordine ed in due righe. 3° Se le evoluzioni rlchieggono movimenti fa cendo fronte per la seconda riga, egli è quasi i-mpossibile cou- . ser var l'ordine. Infatti il regolamento italiano del 1852 dovette prescinderne; e fu forza. prescrivere, - che debbasi prima' rimettere la truppa su due rigbe, e che non sia mrii caso di tale formazione finchè si manovra con la fronte rivolta indietro. 4° Sébbene l 'ordinamento da tre in due righe sia stato suggerito dal vantaggio di avere una maggiore quantità d i fuoco; si credet.te travedere altresì maggiore mr)bilità, perchè meno profonde le linee di schieramento, e un vero sollievo per la seconda riga, la quale non trovava.si pi~ stipata da ogni . p arte. Colle marcie p erò in quattro righe, succede che quel fastidio o tortura viene sofferto da due invece d'uno, e la fronte essendo divenuta u na massa, sarebbe illusione la pretesa mobil ità (1).
(1) Questa ossorvazione ci viene suggerita da.Jl' a.b uso, diremo così, che si fa della formazione in quattro righe. Se, come abbia.mo detto, le marcie si.fanno or sempre con questa formazione, la trupptt meLLcndosi di fianco, hcne spesso le colonne l'adottano pure al lorn.quando i ri parti o sp ezzati hanno Ja fronte, llll po' estesa. È questo u_n mezzo che
151 5° Nella formazione per quattro non ~i può a meno che numerare le file ogniqualvolta no soldato abbandona. le righe. A questo proposito ci basta ripetere le pa"ro-lc da altri. egregi militari citate (\!011w-r, Coup d'mil sw· les réglemer.ts de maneuvres). Parlando delle d.i visioni e s udd ivisioni ,della compagnia dell'esercito prussiano, dice: « che il numero delle sezioni (ultima suddivisione) è ta.le « che ognuna non deve essére maggiore di sei file o mi « nore di quattro. Si ottiene così (soggiunge) delle co• lonne con una fronte abbastanza ristretta a poter passare « nelle strade le pi~\ piccole, senza quel nurr,ernre continno SULLA FA ~TJ>RlA
,._(ce numérage) impossibile in gnerra. ->, , fi° Chiunque abbia cornandàto truppe combattenti ; non dubitiamo, vorrà convenire essere di somma ncce;;sità • che la formazione tattica sì nelle mosse come nelle d iverse posizioni, non soffra variazioni. Con ciò sono esse solidamente costituite e preparate per gli attacchi, p er le difese e massime allora quando si deve stare ferm i esposti al fuoco di scaglia o di fucileria. Anzi se vogliamo por mente, le norme r egolamentarie di incastrare i soldati n ei graduati, e disporre una parte di questi dietro (serrafìlP) , non soltanto furono prescritte per indicare i riparti o divisioni, ma bensì percbè si · sorvegli che ciascuno ri manga- a posto, ed ottenere così non sia t urbato quest'ordine. Abbiamo nella scuola dei volteggiatori per massima. ch e il soldato debba,approfittare d'ogni accidentalità del terreno per coprirsi e nascondersi; cosa questa che troper lo piì1 si usa per restringersi, serrando le doppie file, e così pas• sare nelle vie, sui ponti o stretti senza rompere i spezzati. Noi crediamo quest'usanza perniciosa, e q uin di biasimevole: poiclii· i soldati si anezzano a non pi1'1 t ener conto degli intervalli: creso' il difetto clelle mosse or qui detto, e riesci.rii. 'difficile rimettersi sn dn r. righ e ; le gui<le poi non avranno piil colpo d'occhio per calcolare 1:i. distania. che loro speW, di consenare fra gli spezzati.
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vasi in oppos1z10ne con quello che ora osserviamo, in cui il soldato deve affrontare le palle allo scoperto. Pèr qual ragione adunque si insegneranno dei movimenti , in cui trasformandosi l'ordine, e nel quale la metà dei soldati ponendosi dietro agli altri, loro si dà l'abitudine di mettersi, diremo, al riparo, come i volteggiatori dietro i compagni? Alloraquando una truppa si presentasse in faccia al nemico saremmo noi sicuri di sdoppiarne le file ? E ~apposto che già essa sia schierata in due righe , non avressimo a temere forse che coll'abitudine del doppiare per quattro possa restringersi la fronte, raggrupparsi e diventare un gomitolo? Non intendiamo con questo di offendere l'onore , o detrarre la più piccola cosa al valore dei soldati. Ma si sa che anche i più coraggiosi si debbono condurr e colla disciplina ed insegnamento avuto; essendo questo il solo mezzo per vincere. Or dunque la prima disciplina sul cami)o -di battaglia si é l'ordinam ento, il quale per essere costante e solido; deve essere innestato dalla consuetudine dei mov imenti o cose , sempre le stesse; epperciò egli è male stabilire delle trasforr.oazioni e stabilir cose le quali sono in contraddizione con questa solidità. Da questi nostri ragionatn(;nti verressirno a conchiudere che la formazione per quattro non corrisponde e non soddisfa punto a lfoggetto per cui fu ideata. Comincieremo per ciò ad eliminàrla ogniqualvolta la truppa è disposta di fronte , mentre non vi è nessuna ragione , penhè una truppa schieratlJ- non possa marciare su due righe (1).
(1) Ragioneremo a, suo luogo sulla forma.zione in quattro righe per i fuochi di riga, o difesa con-tro la cavalleria; come ancora per ciò che rigu,mJa ai movimenti dei volteggiatori.
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Relativamente alla disposizione di fianco; occorre meditare sull'ufficio o bisogno che se ne ha per le evoluzioni. Tre sono le circostanze in cui una truppa si pone di fianco. Per appoggiare o traslocarsi a p:,oca distanza a destra od a sinistra dal luogo che si occupa. Per com piere delle evoluzioni, le quali non si possono altriment i eseguire. Per marciare in senso laterale , oppure anche avanti od indietro in istrade, la cui strettezza non permetta a colonne di passare, sebbene rotte nei suoi p iù piccoli spèzzati. Per il primo caso, noi crediamo si possa sempre effettuare una breve marcia di fianco con file semplici ; mentre sebbene verrebbero un po' allargate le file; coll'alto-fronte (come fu più sopra ~piegato) viene schierato il pelottone senza -difficoltà o ritardo d'operato. Pel secondo, occorre cercare il modo di diminuire, per quanto è possibi le, i movimenti di fianco manovrando. Già dissimo che noi i;tvressimo questo pensiero ; e procureremo di svolgerlo a misura che progrediremo nel le meditazioni di questo studio. · In quanto al terzo caso, rammenteremo quanto a·vevarno progettato su ll'ordinamento della compagnia (Rivista. militare italiana., dispensa luglio 1861, pag. 19). Se l'ahbiam voluta sud.'li visa perfino jn sedici parti, non sj fu per il solo scopo del governo disciplinare; ma hensi coll'i~tendimento di ottenere un riparto (la decuria) di una fronte non maggiore di quattro file; riparto il quale presentando i medesimi pregi della formazione per quattro, avesse il vantaggio, cbe la truppa fosse sempre disposta di fronte su due r ighe (ognuno alla sua fi la). In questo, a nostra insaputa, ci saressimo trovati concordi col siste1~a più sopra citato dell'esercito di Prussia. e quindi eviteressimo il difetto della numerazione cont inuamente ripetuta di cui ci parla il sig. Noir~t. Tuttavi,. n0n possiamo nasconderci che se questo me-
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STU !){O
todo è migliore in fatto di costituzione d'ordinamento ; h a però il difetto che vi è un inevitabile àtlargament o di distanze fra queste decurie (le quali formerebbero un a colonna) . Infatti tenuto conto della profondità delle righe e clello spazio abbisognevole fra gli spezzati per potere camminare; risulta una distanza fra di loro magg iore della lunghezza dello schieramento delle quattro file componenti la decuria, e questo inconveniente diverrebbe maggiore ancora se essa non fosse che di trn o di d ue fi le soltanto (1). Osserveremo pertanto che la posizione in colonna per decurie dovrèbbe essere esclu sivamente ,riservata nei ca~i in cui le strade costringono a spezzarsi e restringers i in simil guisa : epperciò quando avvenga di doversi schierare in battaglia ovvero manovrare con spezzati dì col onne n1aggiori, pare non possa essere g rave difetto, se fosse n ecessario arrestare, o raccorciare l'andatura dC"l la testa di colonna, onde riavere le giuste distanze (2). (l ) Dal calcolo fatto a seconda dello spazio occupato d a ogni s oldato nelle righe (centime tri 70) la fronte d'una decuria di _quattro file s a r e bbe d i metri 2,80. , La pr ofondità d elle due righe cornpl·eso lo spazio fra · di loro sa rebb e (secondo le cose stabilite precedentemente) di metri 2,20. Eppcrciò rimanendo una distanza di centimetri 60 frn due decurie poste in colonna, non vi sarebbe spazio sufficiente a quella. dietro posta p er
can1minnre. (2) Per semplici pelottoni , ·od anche per compag nie, .il p rolu ngame1\to non sarebbe di sì grave importanzt~ come per un batt aglion e o vvero per una colonna di diversi battaglioni che si segultno in una. sola strada. In questi casi già. vediamo che attualmente in u na colonna qnalnnqne, ovvero truppa disposta. cli fianco d ifficilmente si conservan o le dis ta nze; e ppèrciò la nostra (per llecurie) non sarebbe forse fo veggior i condiz ioni. Dovr ebbesi cioè usare dell e cure s uggerite dal b uon senso tattico che l e circostanze- sono per indicare: fra le qurtli possiamo accennare le segnenti. Avere per massima che fra i battaglioni d unrnte le ma rcie •s i serrino molto gli intervaUi fra la coda d i quello che pr ece1lc e la testa di qu el che segue. Al momento in cui è neccss,1.1·io riordina rsi; gitta rgi infuori della str,,da da un lato, e rior dinar si, ccc.
SULLA FANTERIA
Da. tutto ciò che abbiamo fin qui ponderato su questa questione noi concluderemo quindi : che dato il caso di dover marciare ~on fronte r istrettissima n oi preferiremo l a formazione della colonna per decuria ad ogni altrn qualunque disposizione. Con qul:'ste basi o principii noi possiamo stabil ire i movimenti che u n pelotton e deve saper esegu_ire; ossia i movimenti che poi sarebbero 111ezzi di evoluzione per le compagnie e battaglioni. Saran no: 15 (l). Gli all ineamenti; 16. Il modo di aprire e ;;errare le righe; 17. Le marcie di fronte avanti ed indietro; alle r1ua!i fanno seguito o sono dipen denti : a) Rompere per squadre, o per decurie, e riformare il pelvttone; b) Mettere una decuria d'ala indietro, e richia marla in linP.a; 18. La marcia di fianco ; 19. Le conversioui (di piè fermo e marciando) ; 20. Le formazioni di colonna, e da questa le seg uenti cose: e) Marcia di una colonna ; d) Cambiamenti di direzioni ; e) Rovesciamento di una colonna; 21. I diversi modi cori cui u na colonna si rimettP in .b attaglia; 2:l. Maniera di doppiare e sdoppiare le righe da d ue in quattro, e viceversa. Secondo il senso o natura dei nostri studi', g ià più
(1.) Crediamo più conveniente continua.r e l'ordine di numeraz ion e già scrit.to pel nui neggio d ' ann i, onde evitare gli -eqnivoci o confosionc in caso d i citazioni.
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STUDIO
volte detto, vediamo quali fra q uesti movimenti che più meritino la nostra attenzione ed il n ostro esame. 15. Allineamenti. - Le n ostre osservazioni si limitnno a voler rendere forse più faci le il modo di cangiare di linea allineando un pelottone, ossia pr..tticare g li allin('ameuii obliqui. Ci sembra, potrebbesi ottenere tal co~;i praticando primieramente un movi mento obliquo individuale (come i Tedeilchi), e quindi chiamare al nuovo allineamento le file le quali successivamente si r echerebbero nella nuova linea tracciata. l6. Aprire le 1·ighe. - La seconda riga dovenùo essere tracciata dalle guide (N. 260 del r egolamento italiano 185:.2) noi vorressimo che oltre a fare tre passi indietro; esse si rivolgessero dalla parte che trovasi il capo-pelottone (l'istrutwre), it~ quale segnerebbe così la li11<.'a della seconda riga; n ello stesso modo, ossia colla stes~a norma generale d'ogni 1racciamento di linee (più spedita ed esatta). Al comando d 'esecuzione le guide si rivolO't>.., rebbero di fronte, e così la seconda riga si collocherobhe fra questi indicanti in cui sarebbe incastrata. 17 b). Mettere una decwria d'ala indietro e 1·ichic,,mm·la in linea. - Questi movimenti sarebbero identici a quelli 10 uso del rompersi e r iformarsi degli spezzati; verrebbero però a sostituire quelli delle file messe indietro e ritornate in linea . Sostituzione che secondo n oi, sarebbe un miglioramento; poicbè non verr ebbe mutato il modo di esecuzione del scindere una truppa; ed il fraziona mento si trova d'accordo cvlla sua <li visione naturale : n on è 1>pezzato uni co o straordinario, e serve per ogni caso o circostanza. Solo dovrebbe curarsi che la decuria chiudesse ad un passo dalla seconda riga del pclottone a cui appartiene, ed alloraquando v errebbe richiamata in linea, affrettarsi obliquando l'andatura, onde allinearsi ad e!!so sped itamente, e senza che il pelottone debba aspettare o raccorciare il passo.
l!'i7 18. ilfarcie di fianco. - Dal Iungo nostro ragionamento su tale marcia, vediamo che il suo oggetto si limita ad appoggiar e e forse doppiare le righe ( di cui diremo qui d0po) ed a rovesciare la fronte del pelottone ossia la contromarcia: movimenti questi che possono eseguirsi senza imbarazzo di sorta per via dell'alt-front dopo ter minata la mossa. 19. Conve1·sioni. - Le conversioni il di cui scopo si è di cangiare di fronte se il pelottone è fermo, e di direzione se in marcia (cor;:a identica sebbene con denominazioni diverse), come ogoun sa; sono descrizioni di circolo o frazi oni di esso; e così si chiama un ottavo di conve1·sione se il pelottone traccia un arco di 45 gradi; e di un quarto se d i 90. Quésto è l'arco maggiore che suolsi eseguire da t.ruppa schierata o dagli spezzati manovrando. Già dissimo nell'articolo della riga, che noi vorressimo ampliare tale facoltà; diremo così, svincolare il pelottone (od altro schieramento maggiore) da questa condizione; potendosi fare benissimo conversioni di tre ottavi, e di mezzi circoli anche marciando. Queste nuove con vèrsioni, ci saranno poi utili per le evoluzioni di cui ci occorrerà di fare menzione in seguito. 20. Delle colonne. - Dalle cose svolte nel corso di questi ragion amenti si comprE:ndo: ch e un pelottone può roinpersi in co lonna per sq,1,ad1·e e per decurie; che la prima è la formazione n ormale, mentre la seconda non è cbe eccezionale. D<we essere libero poter formare una colonna a destra od a sinistra; e così costituirla colla destra o colla sin i,;tra i n testa. Da ciò nasce la questione della direzione; questione che noi vogliamo esaminare . Ancora non abbiari.10 fatta parola alcunn, sulla posizione dei graduati di un pelottone, vale a dire ci siamo perSULLA FANTERU
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STUDIO
SU LL ,\ F jNTERIA
messi di tracciare la fig ura del pelottone in cui sono i ndicati i posti dei capi di spezzato e delle g uide, senza dar ragiooe di detti posti. Sarà necessario di occuparcene in seguito; e massime mettere in confronto questo sist ema che chiameremo alla frnncese con il tedesco : ma per ora vegliasi accettare qual fu delineato e passiamo oltre. Uo pelottone che marcia, secondo la formazione francese ha due guide alle ali; se si rompe o si mette in colonna per squadre; ne rimane una per ogni spezzato, la quale si pone a destra od a sinistra secondo cioè dev'essere la direzione della marcia. Epp;rciò qLrnÌe sarà l'ala o lato in cui si colloche.rà questa guida? La coloona è formazione di evoluzione e perciò transitoria, e da cui si arriva ad uno schieramento. Lo schieramento sarà parallelo alla sua fronte (sulla testa o coda) ovvero perpendicolare; cioè nella linea tracciata dai lati della colonna, o parallela ai medesimi ; può 1inalmente r iesci re rovesciata (colla fronte indietro) . Sernb~erebbe naturale che negli schieramenti paralleli, la direzione fosse dalla parte che deve servire d'appoggio al la. linea di battaglia; epperciò una colonna colla destra in testa, dovrebbe avere la dir·çzione a destra se lo schierarsi succedesse sullo spezzato di testa, ed a sinistra se invece si eseguisce su quello di coda. L'opposto dovrebbe poi essere se la colonna fosse costituita colla sinistra in testa. Ma seguire tutti questi casi, tener conto di tutte queste eventualità, recherebbe una confusione, un'incertezza di norme non ammissibili in. un r egolamento qualunque; epperciò ne deriva che la direzione della colonna q ualunque ella sia prima che si voglia ordinare lo schieramento para llelo, poco importa ; mentre può stabilirsi dopo q uand,o cioè viene determinata la lmea cli battaglia. Lo schieramento per pendicolare può essere naturale o roY0sciato. Intendiamo per naturale qncllo la di cui
fronte riesce rivolta dalla parte esterna (supposto che il nemico trovisi su di un fianco) e questa sebbene possa eseguirsi tanto sul lato destro che sinistro si ritiene preferibilmente per l~to esterno naturale, quello che piL1 vi è prossimo. Co:;ì una colonna colla destra in testa ha lo schieramento più naturale sulla sua sinistra, mentre è l'opposto per quello che ,ha la siniatra io testa. Sebbene , come ora dissirno, nulla osti che la stessa colonna possa schierarsi sulla linea dell'altro lato (e così una colonna colla destra in testa sul lato destro; e quella colla sinistra sul lato sinistro), tuttavia nel suo aspetto naturale e prima che il comandante esprima questo suo volere; non v'è nulla che possa indicare la cosa; si considererà sempre come pronto per essere schierata sulla linea del lato ester::io naturale (lJ. Questo principio deve naturalmente applicarsi eziandio per il primo caso dello schieramento parallelo, e pèrciò in qualunq ue modo, la direzione non cangia ed è chiaro che deve trovarsi sempre al lato del natura.le schieramento esterno. Dal che' ne deriva ed è logica.. conse~ guenza che la direzione d'una colonna si trovi normalmente dalla parte opposta all"ordine di essa (a sinistra se la colonna ha la destra, E:>d a destra se ha la sinistra in testa) . Fra i mc.,di per forma.re un pelottone in una colonna vi è quello desi gnato col nome o comando di indietro a destra od a sinistra in colonna; e secondo le prescrizioni regolamentarie in uso, si eseguisce mediante una mossa di fi a nco, ed uno sfilamento per fila perpendicolare alla primiera linea di battaglia. A noi pare che meglio e pit'.1 spedito riescirebbe questo movimento nel modo seguente. (1) Più sotto parleremo degli ordini rovesciati : vale a dire i fronte ùtdietro in ba.ttciglia per gli schicn1mcnti paralleli e sullrt 1lestm o sulla sinistrn in battaglia per gli schieramenti per1i entlicol ari.
STUDIO 60 Messo l'intiero pelott.one coJ!a fronte indietro gli spezzat i (le squadre), farebbero uu quarto di' conversione a destra, se la colonna dovesse risultare colla destra in testa; ed a sinistra se fosse colla sinistra; e dopo questo, richiamato l'int.ero pelottone nella fronte su~ primiera si avrebbe la colonna di cui è quivi caso (1), fig. 2. Nei mo,1 imenti dipendenti dalla formazione della. colonna abbiamo indicato il rovesciamento delle colonne (N. 20, [~]) vale a dire: una colonna, che rivolgendo in senso contrario la sua fronte cangia d'ordine, e quindi di direzione. Questo movimento può eseguirsi colla contromarcia; però noi vi aggiungeremmo una second,a maniera che ci pare più semplice e più breve; la quale converrebbe adoprare sempre quando non sia assolutamente neces~ sario di rimanere fermi sullo stesso terreno occupato àalla colonna. Il movimento di rovesciamento risulterebbe da mezze conversioni degli spezzati della colonna (come è indicato dalla fig. 3). 21. Dall'ordine di colonna rimettersi in battaglia. Un pelottone che sia ordinato in colonna per squadre, p uò schierarsi in battaglia coi mezzi inversi , e corrisoondedi a quelli con cui fu posto in colonna: e così per via: a) Di sinistra o destra in battaglia; b) Indietro sinistra o destra in battaglia; e) Avanti in battaglia; d) Sullo spezzato di coda (squadra) in battaglia: e.l Fronte indietro in battaglia ( rovesciamento parallelo della froi:ite); fJ Sulla d~stra o sulla sinistra in battaglia (rovescia mento perpendicolare della- fronte) .
( J) Questo sistema che pnò essere applicato a formazioni di maggior conto (compagnie o battaglioni) sarebbe già il primo caso in cui si potrebbe sopprimere il movimento a marcia di fianco.
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Di queste diverse maniere , noi ci limitiamo a ragioHare di due sole, cioè : b) indietro sinistra o destra in battaglia ed e) fronte indietro in battaglia. Il primo movimento è il corrispondente di quello sopra descritto per mettersi indietro in colonna.,- epperciò oecorre operare nella stessa guisa primieramente il dietro fronte; e quindi per via di quarti di conversioni riordinare il pelottone in battaglia con la seconda riga avarìti; finalmente rivolgersi colla prima riga di fronte, Ì·iuscendo così ad eseguire lo stesso schieramento dell'attuale per fianco dest1·0 e per fila sinistra in battaglia. Per effet~uare il secondo, pare che col rqvesciarnento della colonna, di cui q uivi dietro abbiam discorso, seg uìto da un avanti in battaglia si otterrà prestissimo la linea di battaglia di cui è caso fin ambidue queste situazioni sarebbero tolti i movimenti di fianco) . 22. Modo d·i doppia1·e fa qtlattro 1·i9he un pebòttone e rimetterlo sn due. - Per eseguire questo moviment,o noi vorressimo che in una truppa schierata, Ja metà della sua fronte si recasse dietro e cdntigua all'altra mi~tà : epperciò per un pelottone la seconda squadra d6ppiereb be dietro la prima. Questo si può ottenere per via di una mossa di fianco della seconda squadra nel mentre, che (per facilitare e rendere più pronta l'operazione) la prima si r echerebbe tre passi avanti. Però qtrnlora non si fosse vincòlati dall'obbligo di stare nel medesimo sito, si potrebbe ancora esegu ire, mediante la colonna di decuria, a destra, e quindi una marcia ed il ritorno in battaglia della seconda squadra, la quale co~ì si rechereb he dietro la prima (questa facendo cinque passi avant i invece di 'tre). Questo modo offre il vantaggio di più pronta esecuzione, massirù e se si trattasse di una comAN!rn r~, vol. n . -
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ST UDIO 162 pagnia; percbè cos'l sarebbe evitita la mossa di fianco, e f]_n indi l'allargamento delle file (1). Il riordinamento in due righe s'intende che risu1terebbe daì movimenti corrispondenti inversi di quelli ora quivi indicati.
e) Dei fuochi.
I fuochi sono i maggiori ed i più potenti mezzi d' azione della fanteria. Con essi si procura di molestare il n emico; g li si cagionano perdite; ne vengono scompaginate le file; e quindi smosso e scoraggiato vien meno la resistenza, ed è costretto a cedere il passo e ritirarsi. Per ottenere tali successi, bisogna disporre dell'intera massa del fuoco, fa d'uopo cioè che tutti gli armati di -fucile possano sparare (ragione per cui, come già dissirno,. la fanteria si forma -ora in due righe) e che la maggior quantità degli ;;:;pari colpiscano a segno. Tre sono le specie di fuoco che sogliono praticarsi. Il fuoco a volontà; il fuoco simultaneo di due righe; il fuoco alternato d'ogni riga. IL fuoco a _volontà (fuoco cli fila del regolamento) altre volte considerato come il principale, ed a cui metteano capo gli altri fuochi, adopravasi il più frequentemente. Ma da che fu soppressa la terza riga, egli ha perduto della sua importanza per la ragione che l'uomo di seconda riga non può più sparare il doppio dei co1pi di quello di prima: vale a dire, questi non ha più dietro di
(n Se il pelottone facesse parte di nna colonna, bisognerebbe osservare come fosse form11ta; poichè in caso di sinistra in testa il doppiamento delle righe dovrebbe eseguirsi in modo inverso. S'intende che lo spezzato che si recher ebbe dietro dovrebbe eseguire i diversi movimenti indica.ti senza itrrest11rsi; però nelle prime istrnzioni Harebbe bene (secondo le norme generali d'insegnamento) fare sosta ad og11i mossa a guisa di scomposizione dell'evoluzione.
163 sè uu compagno che g li appresti ì tucih ch'egli spara. D'altronde dopo che si venne a riconoscere che 0 più essenziale il tirar giusto che sparar molto; ebbesi a convincere che il fumo rinnovandosi ad ogni istante, ed il muoversi continuo dei soldati n elle file sono di danno al b en puntare; e quindi impediscono ad ottenere la precisione desiata del tiro. A questi difetti si possono aggiungere. Il poco effetto che questo fuoco produce sul nemico, massime se di cavalleria. Il ritardo che ne deriva per le evoluzioni, poicl.tè fa d'uopo aspettare che siano ricaricate tutte le ar m i pri a d i muoversi. Non è perciò da stupire se lo veggiamo a poco a poco sparire dalla moderna ,tattica. Il regolamento austriaco del 1862 g iit ne ha decretato la soppressione; noi ne facciamo plauso, persuasi che sarà pur seguìta la cosa dagli eserciti delle altre nazioni tosto che si giungerà a limital'e il fnoco al solo bisogno, e che per via della sua abolizione, si otterrà (noi ne siamo convinti) più fermezza e disciplina n egli altri fuochi, coll'eseg uirlt al comando e non altrimenti. Il fuoco simultaneo di due righe (denominato di pelottone, di compagnia, ecc.) venne eziandio abolito dal1' Austria; sul riflesso (ci vien detto) che nell'ordine serrato la· fanteria non deve più tirare se non che per g li assalti offensivi e difensivi: e così si preferì un unico fuoco, il fuoco di riga; col quale si hanno spari successivi, che si possano facilmente interrompere per: immediatamente attaccare colla . baionetta. Non neghiamo i vantaggi che può avere questo fuoco sugli altri; tuttavia ci pare che può esserne difficile la e11ecuzioue quando lo schieramento della linea fosse estesa (un battaglione) , mentre o per difettp della voce, di solidità~ di minore sorveglianza o di altra causa ; può facil-mente degenerare in fuoco a volontà. Per altra parte una truppa sia che aggredisca o res'ista,; può essere soSULLA fANTlllUA
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S'fUUIO
steuuta da altre, cd anzi lo ò bene spesso; oppure può per caso speciale essere divisa in _due o pi_ù spe~za.~i per avanzare o retrocedere dopo o prima degh span srnrnltaoei dei singoli drappelli o frazion i; e così dar tempo ad ocrnuno di ricaricai e : insomma non sono così rare le si• o . f tua.7.ioni in cui si g iudica poter giovare un uoco piu poderoso e gagliardo. E pperc!ò il condau~ar_e _assolutamente quello di due righe ci pare un giud1z10 se non erroneo, almeno preconcetto. Se poi rivolgiamo le nostre investigazioni da un altro lato vediamo che prevalse un'opinione affatto opposta. Infa~ti in Francia si volle eliminare il fuoco di riga (lezione 2\ art. 4° del nuovo regol amento 1861), 1° perchè tolta la terza riga ed essendo diminuito il fuoco d ella seconda, non si possono in tempo ripetere gli spari a meno di formarsi in quattro righe; 2° siccome si suole srnuo.. vere la fanteria con mitraglia pria di lanciargli adòosso Ja cavalleria; questa non può più conservare quell'ordine necessario per la sua esecuzione. Si venne così a conchiudere che meglio conviene il fuoco di due righe (1). _ Al pari della prima n oi tn,viamo questa c_on?lus1one t.roppo esplicita ed avventata. Qu~lunque sia 11_ fuo?o adoperato; se la fanteria è scompaginata, non avra buon esito. In tali circostanze non si possono dare norme; e meglio varrà sempre essere protetti, massime se è pos"ibile da artiglieria, e riordinarsi. Ma supposto che manchi il sostegno ; la ragione dimostra che può forse meglio convenire il fuoco di ri?a c~1~ quell~ simultaneo perché restano pur sempre d~~ fu~1_h pro?t1 ~ s~arare, onde fare qualche difesa in tall cr1t1che s1tuaz1001 . . 1 Egli sì oseguisce su due righe se contro la fantena ed
(1) La 'lucstionc è ranislìta sollo l\tspctlo della difesa soltaJ1LO.
165 a norma dei modi insegnati dai regolamenti (1), se invecP. trattasi d i difesa contro la caval1eria egli ò necessari0 rinforzare e doppiare le righe, sia per avere maggiore ed anzi coutinuo numero di scariche, come per dare maggi or solidità e robustezza alla linea o massa. L'istruzione che ne consegue la troveressimo pur anche al N. 369 e seguenti della scuola del p elottone (regolamento italiano) la quale è presso a poco la stessa di quella praticata in altri eserciti. S ebbene noi non v ogliamo farne la descrizione; ci occorre soffermarci per dire il nostro avviso sul m etodll stabilito o piuttosto sul bisogno dello scambio delle armi della seconda riga colla terza e quarta. Noi lo crediamo un inconveniente di non lieve importanza; in quanto che un soldato il quale spara armi che n on conosce abbastanza, non può tirar bene: d'altronde ci occorre osservarf! che se si prova imbarazzo o difficoltà dai soldati di riavere il proprio fucile dopo ultimato il fuoco, noi crediamo sarebbe quasi impossibile_il rinvenirlo sul campo di battaglia. Nell'esame critico del regolamento del Belgio del 1859 noi leggi amo: , Tutte queste minute operazioni (del passaggio delle e armi) sono impraticabili in guerra; cd il soldato diffi• cilmente si rassegna a privarsi della propria arma per « lasciarla sparare dai cornpagni. , Alle anzidette parole fa seguit.o questa sentenza: « Il miglior modo di utiliz-,.are le quattro righe sarà : , di far mettere ginocchio a te1•ra, alle due prime le (Jllali
( l) Attenendoci alle norme del regolmnento italinno pare cl,c 11011 sarebùe il caso di crociare la 1,aionett.t dopo lo s1mro di ciascuna riga e come è indicato al N. 366; poiché sarebbe caltirn rn,issim,i rim:men' fermi colle armi vuote. Come già. abbiamo detto, si dovrchh<'l"O continuare gli spari, e cessati a t,Jmpo debi to mettersi iu marcii~ ccl 11ssalirè.
]66 STUDIO « conservano così il loro ruoco in riserva, mentre s1 • fan no eseguire scariche delle due ultime. , Secondo quello che ora ci viene segnalato da un nostro dotto militare, quest'idea del sig. Noirot, non è nu ova, ma pur suggerita dal sig. Bormeau du Martra.y. Comnnque sia la cosa ; o per meglio dire senza arrestarci a i:;apere ch i abbia il pregio dell'invenzione; essa è t onuta io gran conto, e si r eca ad esempio l'esercito inglese, in cui è cosa stabilita . Da gran tempo a noi pure venne ugual pensiero, tuttavia non possiamo a meno di riflettere: che sebbene ardimentosi i soldati meridionali nell'affrontare il nemico, difficilmente si possono affazzonare alla fermezza da macigno che per indole naturale ha l'Inglese. Un fantaccino in g inocchio col fucile in resta ba poco da temere da un cavaliere che gli si affronta di carriera; poicbè ~ialzandosi ad Ùn tratto può schermirsi se isoiato o sparargli un colpo quasi a. brucia petto se serrato nelle righe: ma l'esperienza e le prove dei combattimenti potrehbero solo persuaderlo di questa sua superiorità., senza ' di ciò noi siamo d ubbiosi se basti l'istruzione e l'uso de1le esercitazioni per inculcare questa fiducia, ed ottenere tal cosa. Ci limiteremo quindi a volEire la posizione della. guardia ( della scherma di baionetta) in maniera cioè: che la terza e quarta riga spianando i fucili , non siano punto imbarazzate per far fuoco dalle prima e seconda.. Con que:;to si conser verebbero le norme delle esercitazioni prescriLLe e le due prime righe rimarrebbero in piedi {la qual cosa giova al morale e li raffenn,t nella loro situazione), sarebbero pronte a sparare i n questa stessa posizione, ovvero potrebbero rapidamente rialzarsi per sparare alla loro volta. A complemento di q uesto nostro articolo, noi crediamo opportuno d i far parola di un'ultima questione, la quale è cnrne un accessorio a tut.te le diverse specie di fu ochi.
SULLA FAKT81\Ll
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Vogliamo intendere, se i fuochi obliqui siano necessari? Ed in caso affermativo, come deb.bansi usare? Secondo quello che abbiamo già osservato, una truppa di fanteria schierata non durerà lungo tempo a fucilarsi con il nemico; epperciò nei pochi casi che ciò succedesse ed il nemico si presentasse o dì fianco o per lo meno verso un'ala della sua fronte; si può presumere che questa fanteri a avrebbe tempo di cangiare la l.Ua posizione in modo da potersi collocare rimpetto al medesimo senza essere obbligato e non storcersi per puntare. Però lii. posizione può essere determinata o dal t erreno, dall'arte o dalla formazione Vocalità tracciate, barricate, spalleggiamenti, bastioni, ecc., masse o quadrati) in cui il nemico dirigendosi di preferenza sugli angoli o capitali ; non si può muovere, si è obbligati di sparare con tiri obliqui. Da ciò ne consegue che non si può a meno che conservarne l'uso. Vale a dire i fuochi obliqui sono uecessari. Secondo i precetti dettati dal regolament o italiano vediamo (:-1. 352) che la seconda riga trovandosi spostata ossia corrispondente agli intervalli dei capi fila , deve cangiare di sito nel puntare a seconda del lato d'obliquità . Non v'è bisog,oo di dimostrazione, per vedere in primo luogo , che non si J?LIÒ mirare a dovere, c1uando cbe fermi di fron te è solo permesso di rivolgere la parte superiore del corpo per sparare verso la pa rte indicata. In secondo luogo si comprende che non solo · è disagevol e , rna è pressoché impossibile alla seconda riga di puntare. Essa trarrà in aria per non molec;tare e non ferire forse i capi fila (la cosa è possibile nella preoccupazione di un combattimento, · e massime se fer mati in quattro righe). Sar ebbe inoltre troppo pretendere che non succedessero freq u0ut1 sbagli nella scelta degli intervalli.
]68 Nell'intento di rimediare a questi d ifetti, ci sembra che potrebbe giovare un preventivo movimento obliquo individuale senza lo sposta.mento della seconda riga, vale a dire, per mezzo di un mezzo a destra , o m·ezzo a sinistra si prender ebbe un ordine•scaglionato di iniividui, con quelli di seconda riga p osti a destra dei r,ispe~ti;vi capi fila, se obliqua a destra ed invece a. sinistra se il fuoco è dalla parte opposta ; per cui ogni soMat.o punterebbe avanti di sè, sema cangiare l'ordin&-ria wosizione e quelli di seconda Figa avrebber,o avanti d i lor0. un i ntervallo che si forma naturalmente per mezzo ddl'anzidetto movimento cli mezzo a d estr<,1, o mezzo a sinistra. Nell'estemare quest'idea , noi restiamo però in forse se veramente corrisponda allo scopo voluto; poichè non abbiamo a nostra disposizione i m ezzi pratici per forue la prova : però cogli intervalli naturali che provengono dal calcolo di centimetri 70, per il posto occupato da ogni soldato nelle righ e, e ))er cui h avvi spazio largo fra ogni fila, possiamo conghietturare si possa rie,scire a formare in questa g uisa un ordine di posizione più vantaggioso per il fuoco obliquo. Riassumendo questo ragionamento conohiuderei::no : 1° La scelta del fuoc.o è cosa essenzialissima per la fanteria e di grande influenza nell'azione; epperciò spetta a chi comanda una truppa il discernere quando conviene adoprarlo e quale debba sciegliersi; 2° Due sono i fuochi da usarsi: il fuoco sirr,inllaneo di due righe ed il fuoco cli 1·iga. Ep.perciò ambidue questi fuoch i deggiono . far parte della. scuola del pelottone.
SU l, l,A FANTERIA
III. DELLA COMPAGNIA.
La com pagnia già da n oi definita col titolo di frazione tattica (s'intende nell'ordine chiurn) è una parte del battaglione. Da essa questi si forma, per mezzo di essa: egli si muove, coi principii di essa egli combatte. pari del pelotton e ci occorre 1 Da ciò ne sorge che al o~servarne : a) La formazione ; b) Le evoluzioni; e) I fuochi. ' a) Formazione.
Abbiamo puré altra volta detto, che la com pagnia doveva essere di viJa in due parti ( da noi denominate sezioni/ e questa p ure in due spezzati ossia p elottoni. E perciò il pelottone sarebbe l_a quarta parte della compagnia . La formazione del pelottone già da noi esaminata ci porge adunque l'impianto tattico della compagnia; epperciò in essa trovansi com prese tutte le divisioni e suddi visioui da noi già accennate. Per mezzo della fig. 4, veniamo a presentare lo schier amento d'una compagnia coi riparti io correlazione del nostro ordinamento. In quest,t maniera più faci le riesce intenderne l'assieme ed in pari t empo si scorgono la posizione dei graduati ed il loro ufficio. Onde completar e le indicazioni di q uesto prospetto aggiungeremo le cose seg1:1enti:
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Allorquando venissero rotti i pelottoni'; le guide olti•e · al loro ufficio assumerebbero il comando delle squadre o delle decnrìe di cu i fan parte; q ualora non vi si trovassero uifiziali od il furier e, od il sergente contabile, ai quali loro spetterebbe di preferenza. Le decu rie p9i alle quali non vi fossero sott'uffiziali di sorta, ne sarebbero capi i caporali o soldati più anziani posti nelle loro file. Le ba-uide come fu v isto nella scuola di pelottone, sa· , ' rebbero sui lati in prima riga d'ogni spezzato q uando viene frazionata la ~ompagnia in pelottoni; se poi fosse rotta per squadre o decurie , le guide sarebbero da!la ·p arte della direzione; avvertendo che nei riparti in cui non ve ne fossero (nelle decurie pari) potrebbero servire di guida il caporale o soldato dell'estrema fila che tro• vasi da quella parte, rimanendo però nella linea dell'ult ima fi.l't dello spezzato che pr ecede onde non deviare dalla linea tracciata. La numerazione degli spezzati, sarebbe sta,ta fatta per pelottoni, sul riflesso ·che il pe\ottone è la frazione principale, e normale per le evoluzioni non solo della compagnia, ma pure talvolta del battaglione. Finalmente osserveremo, che avendo stabilito a 14 file lo schieramento del pelottone di evoluzione è così di metri 9,80; ne consegue che quello d ella co1i1pagnia sarebbe .di metri 40,60 compresi i posti dei due comandanti delle sezioni . Affine cli intieramen te investigare ogni cosa che possa tornare a conto sulla èompagnia; crediamo opportuno cli mettere termine a questo articolo _col fare il con fronto di questa formazione con quella tedesca del 1862. La compagnia austriaca si divide in due mezz,e com pagnie e quattro pelottoni e questi in due squadre: sa.ressimo perciò perfettamente d'accordo in faito .di riparti. L'ordine deg1i spezzati è simmetrico, e così vi è una
171 mezza compagnia di destra ed una di sinistra, ed j n ognuna mezza compagnia i pelottonì sono pure ,s egnàti nello stesso modo, vale a dire, i comandanti degli spezzati sono a destra in prima riga per quelli di destra, mentre sono a sinistra per q uelli di sinistra. E siccome le mezze compagnie sono comaudate da uffiziali subalterni, e i pelottoni subordinati da furieri; così la compagnia trovasi schierata con due uffiziali alle ali ed i due furieri al centro. Nella prima riga di ogni pelottone essendovi poi un sergente posto al lato opposto del comandante, ne avviene che segnando q ueste d ivisioni, si trovano cos1 due sergenti al centro d'ogni mezza compagnia. Fin,al rnente dietro a tutti questi g raduati in seconda riga vien posto un caporale 11 quale deve trasportarsi in prima riga ogniqualvolta l'uffiziale o sott'uitiziale (suo capo fila) deve escire dal posto. Con q uesta disposizione non vi . sono serrafile, trann e il capitan~, il terzo uffizi,tle subalterno , i tamburini e guastatori, il dì cui ufficio non corrisponde forse a quello che significa una tale denominazione secondo il sistema francese: quando la compagnia viene spezzata, nessun graduato m oven dosi dalle righe, si trovano quindi uno a destra e l'altro a sinistra degli spezzati facendo- pa.r te delle ultime file; ed incaricati di comandare o servire di guida alternativ_amente, secondo il lato su cui vengon o i movimenti eseguiti senza disti nzione di grado, siano essi uffizìali o sott'ufiizìali. Da tutto qu esto ne deri va che i graduati sortcmo da1lè righe soltanto per tracciare gli allinea~enti; la qual cosa (vien detto) è bene intesa e meglio che lo scorrazzare delle nostre guide od indicanti: ed havvi il' reale vantaggio che i sott'uffiziali potrebbero fare fuoco anch 'essi nelle righ e; così si hanno maggiori colpi di fuc ile, lo che, salvo pochissimi casi, non è col sistema dei serrafile. Poco importa che una guida sor tendo sulla fronte venga SULLA l'ANTERIA
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piuttosto dai serrafile, che dalle righe; poichè se nel primo caso bisogna che il capo d'ogni sezione si muova per lasciarle sito da passare; e nel secondo egli è il capornle che pure muove per occupare il s uo posto in prima riga. · Lo stesso dicasi quando la guida sgombra la fronte e rientra a posto. In quanto allo scorrazzare ciò dipende dal modo di manovrare; noi crediamo cioè che il difetto non provenga dal posto che occupano le guide, ma bensì dall'abuso che forse si fa di indicanti sia per dirigere le mosse come per tracciare le linee. Rimane adunque la superiorità del sistema tedesco, pel maggior numero di colpi utilizzati: epperciò, ci pare che la questione di confronto stia nel vedere se p-iù con" venga che i sott' ufilziali possano anch'essi sempre far fuoco mettendoli nelle righe, ovvero se sia meglio che rimanghino io serrafile. Col1a for mazione del sistema francese nulla osterebbe che le guide corrispondenti a.i capi dellé sezioni veu issero ad occuparne il posto in prima riga al comando o segna le dei fuochi (p<lssando quelli in serrafila) e così si otterrebb~ro tre colpi di fucile in una compagnia isola.ta. e drue q uando essa fosse parte di un battaglione. Ma considerati i serrafile complessivatnente, ossia osservatone l'origine e lo scopo, noi vediamo, come già altrove ab·biamo detto, che formando essi una specie di terza riga, sono essenzialmente proficui per dirig.ere i fraz ionamenti e riordinamenti, per correggere i piccoli difetti, per suggerire ai meno esperti e vegliare i disattenti, sorvegliare l'esecuzione dei fuochi e specialmente esigere che ognu no non si muova dalle righe massime negli attacchi e nella difesa. Insomma egli è foor di dubbio che conservano saldo l'ordine di disciplina, e sono possenti coadiutori per dar forza, energia e valore alla truppa. Q llesti vantao-O'i sono arlunrrue ben maggiori .. - che 00 qualche colpo cli fucil e di più, · e perciò non staremo ,
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incerti nel dare il nostro voto in favore dei serrafi le (1). b) Delle evoluzio~i.
Abbiamo detto che una compagnia fa parte di un batta.glione epperciò le mosse di una compagnia sono mezzi di •evoluzione onde ottenere le diverse formazioni di un battaglione. . Giova pertanto osservare che una compagnia può essere distaccata dcLl suo battaglione , non solo per caus~ di servizi nei - presidi, ma. bensì (iu campagna) per . avamposti, per custodire o difendere posizioni, per impadronirsi di qualche località, per scorte in guerra, ecc., e se forse in tali situazioni più sia conveniente disporla in ordine r ado; nullameno può presentarsi il caso che pur sia adattato l'ordine chiuso. E perciò le sue evoluzioni deggiono soddisfare ad un doppio scopo di parziali movimenti per compire le evoluzioni di un battaglione il primo, e di formazioni proprie il secondo. Come ben si comprende le evoluzioni di una compagnia sono iniziate dai movimenti del pelottone, e perciò come cosa che ne fa seguito comincieremo per darne il titolo continuando la numerazione del capo precedente. 23. Allinearn c,,nti (successivi di sezione, o complessivi dell a compagnia) ; 24. Aprire o serrare le righe ; 25. Marcia in battaglia sulla prima o seconda riga.
( !) Possiamo ancora osse1·1·arc che i comandi e le direzioni debbono riescire meglio col sistema francese; in cui quelli che ne sono incaricati non sono vincolati dalla connessione obbligatoria delle fi le e delle righe, come fra le trnppe tedesche; in cui trovandosi ad un 'cscremità dello schieramento, non 11c possano vedere il tutto assieme , ne fai• sentire cliiara mcnte i conHtndi.
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Passaggi d'osta~olo (rnmpere cioè i diversi spelZati ' o mettere una decuria d'ala indietro e riformarsi); · 26. Mettersi in colonna: f) A destra od a sinistra ; g) Indietro a destra od a sinistra; h) Rompere successivamente da un lato dello schieramento per marciare in colonna;· i) Lo stesso movimento per marciare rn senso contrario alla fronte dello schieramento; 27. Marcia di una colonna di fianco; 28. Rompere e riformare gli spezzati ; 29. RovesGiare la fronte di una colonna; 30. Rimettersi in battaglia: l) A sinistra od a destra; m) Indietro a sinistra od a destra; n) Avanti (sullo spezzato di testa); o) Sullo spezzato di coda; p) Sulla destra o sulla sinistra; q) Fronte indietro; 31. Eseguendo un movimento di fiànco (colonna per decuria) formarsi in battaglia; od in colonna per pelottoni 0 per sezioni, successivamente e continuando a marciare; 32. Quadrato; marcia del quadrato e riordinamento in colonna; 33. Attacco alla baionetta. Pria di esaminare queste evoluzioni, crediamo necessario dire le nostre idee sui principii fondamentali di esse. Vale a dire stabilire norme generali che ci sembrano dover servire alla maggior parte di questi movimenti. Epperciò: . A) Siccome per tracciare una linea bastano due punti ·per definirla, ed un terzo per stabilire il punto estremo dello schieramento; così per o·gni specie di schieramento anche se· risultasse di spezzati piccoli; basta che le guide delle sezioni -si rechino sulla fronte a segnarne la linea.
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Trovandosi queste vicine agli spazi oe-cupati dagli uffiziali e da cui deggiono ritirarsi , la fronte viene sgombrata im mediatamei;i.te dopo il comando a posto , 1e non si veggono correre avanti od indietro per passare in serrafile. BJ Le coloune possono essere formate con gli spezzati àetti nella divisione della compagnia: però la colonna normale d'evoluzione non può essere che quella per pelottor,i, essendo la più conveniente per le diverse situazioni (ed essendo pure necessaria per alcune formazioni nelle evoluzioni di battaglione). Da ciò ne consegue che la colonna per sezioni dev'essere considerata come straordinaria la quale può tornare a conto adoperare in speciali circostanze. Quelle poi per squadra o per decuria, debbono servire 'esclusivamente per restringere la fronte onde pass&-re ostacoli , stretti , o marciare nelle strade comuni. In generale, sia_quelle di sezione che quelle minori del pelottone, le chiameremo colonne eccezionali. CJ I comandanti degli spezzati nelle colonne, secondo il sistema francese, stanno davanti al loro centro. Ci pare debbansi conservare tali posti quando i detti spezzati sono , di ~ezione o di pèlottone, mentre così si se.r.tono bene i comandi, e si puonno meglio regolare i movimenti ; ma nelle colonne di spezzati minori, non vi sarebbe qu,asi sufficiente spazio per i loro capi rispettivi, e probabilmente imbarazzerebbero la marcia. Pare adunque che n:.ieglio potrebbero stare sul fianco dal lato opposto alla direzione, ma all'infuori delle righe, liberi di poter muovere; onde dirigere lo spezzato. D) Una colonna di una compagnia potrebbe forse serra.re gli intervalli fra i suoi spezzati (se di sezione o di pelottone) ma però non ba bisogno di tal cosa per manovrare; e così è meglio che siano conservate le dist,,.nze intiere onde essere sempre pronte a riformarsi in battaglia.. E perciò le colonne serrate debbono conside-
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farsi come eccezionali situazioni di sosta, di riposo o per passare in luoghi ristretti, sem:a voler disfare la colonna. Non si crede quindi sia il caso di contemplarle nelle evoluzioni da insegnarsi ad una compagnia. E) Allorquando una compagnia deve mettersi i~ colonna per pelottoni o per squadre; pare sia inutile che tutti i singoli comandanti si pongano preventivamente dava.nti la fronte dei rispettivi spezzati; gli uffiziali capi delle sezioni (i due tenenti), bastano per prevenire e dir igere i movimenti del rompersi in colonna; gli altri poi si recherebbero ai loro posti nel tempo in cui si eseguisce i l movimento. li') Qualunque fosse la formazione o posizione degli spezzati, noi vorressimo c!1e la denominazione (di destra. o sinistra) e la numerazione non variasse punto; mentre c rediamo sia così evitata una probabile cagione qi errori e di malintelligenza. · Stabilite queste norme generali, veniamo a discorrere di alcune fra le evoluzioni, le quali per essere cose nuove o differenti da q uelle osservate ,nella scuola di pelottone merita.no rimarche o spiegazioni. N. 26 e). Rompere successivamente da un lato per pelottoni e m,a rciare ind-ictro verso l'altra parte. Onde eseguire questo movimento , bisognerebbe primieramente che ogni peloLtone facP,sse un mezzo giro, onde rovesciare la fronte; in seguito rompere successivamente la linea; ·e siccòrne i pelòttoni si troverebbero posti per in versione, così se trattasi di formare la colonna colla destra in testa, . bisogn erebbe rompere dalla sin istra e marciare a destra, ed invece rompere dalla destra per marciare a sinistra, se si vuole la colonna con la sinistra in testa, fig. 5. N. '27, Marcia di una colon,na di fianco. Questo movimento può essere motivato dal bisogno di
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recare la colonna a destra od a sinistra piccola distanza e quindi arrestarla: ovyero passare alta marcia di fronte. Nel primo caso nulla osta ed è cosa naturale di volt.are la colonna di fianco con file semplici, marciare e tost<> :giunta suì sito da occupare arrestarla e rimetterla di fi;onte col comando dell'alt-front; nel secondo caso si dovrebbe rompere in ogni pelottone per decurie in colonna ·<la~Ja_ parte i~d icata, m ettersi in marcia; e allorquando poi s1 v uole ntornarP. alla m arcia. della colonna di fronte, con opposte conversioni delle decurie si rimetterebbero in battaglia i pelottoni e proseguirebbero i mmediatamente a marci,tre di fror.1te (1) . N. 29, Ro·vesciare la fmnte di una colon11a. Questo rnovime~to si eseguisce com unemente per via della contromarciri; però se le località lasciano hbertà di poter appoggiare la colonna a destra od a sinistra merrlìo. <:o.n v.i ene fare il mezzo g iro per pelottone , come 1~ure gm s1 disse nella precedente scuola di pelottone . N. 30. Rimettersi in battaglia q), f1·onte indietro in battaglia. Per questa evoluzione noi vorressimo eziaudio fosse -eseguita per via del movimento preventivo del rovescia,mento di fronte della colonna N. 29 (vedi scuola del pelottone N. 20 e), mettendosi quindi in battaalia suHo 0 spezzato di coda (2). (1) Questi movimenti sono conformi alle 1Yrme da noi specificat<.', ,qnan :lo ebbimo a ragionare sulle mareie di fianco. (2) Sebbe,,e q~1csta esecuzione possa sembraro più complic~ta e più 1unga che per via della marcia di fianco, noi siamo persuasi del contra.r.o; appunto perchè non vi sarebbe mossa di fianco. · . Pnc ssi. rimarcare cho noi giungiamo a stabilire per 11- rnui general~~ 1] r.Jvesc,amento rreventivo ,·ella fronte sì nell'ordine di battaglia coirui nell'crdine di colonna, ogniquaholta si manovJ a ;nd:etro allo schiei·a11:en ·o od ordine che ·, i ha: sia per mettersi in batlaglii. eolla fronio rivolta come prima, come colla· fronte rovésciuta. A1oio
n, rol.
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12.
-178 l!TUDIO N. 32. Qiu1dmto, riordinamento in colonna, marcia di 1.tn g1 uad1·at·o. Il fuoco per la fanteria è azione <ilifensiva in particolar modo; ma non sempre· è sufficiente p'er sostenere l' urto· del nemico. Vi sono delle circostanze o delle situazioni in cui una compagnia non è sostenuta da altre truppe o non trovasi collocata in modo che i suoi fian chi e le· .spalle -siano sicur.i; epperciò può essere circondata da un ~operchiante nemico. Ciò non pertanto deve sostenere la ~otta disugu'llle: deve resistere, non cedere a niun costo., o per lo meno deve ' disputare passo passo il terreno. Per questo a.dunque occorre una disposizione particolare ; diviene TI"ece.ssaria una formazione che r e11da più solida e più eilicace questa difesa. A questo scopo noi troviamo la massa in difesa dell 'art. 575 è seguenti ·del regolamento d'esercizio italiano e nelle istr1Jzioni tattiche recentissime dell'esercito austriaco, vediamo che la massa è assai patrocinata, e· diviene perfino l'abituale e normale formazione. Senza sviarci or qui ad esaminare se veramente sia .-questo l'ordine migliore 'per combatte~e; e prendendo a -considerare il caso concreto o speciale di 'di.posizione di -0ifesa.; noi comin.cietemo per dire che là mossa voluta dal regolamento italiano è >impraticabile in guerra. Que'l diverso modo di frazionarsi , di muoversi e di trasformarsi d'ogni spezzato; è cosa talmente complicata, che ~rediamo impossibile riesca ordinata e solida in un momento in cui è indispensabile il ,pronto e facile operato. ,Ravvisata però in rtrndo -generale la massa, noi veg·giamo essere un complesso bensì fortissimo, ma vi sòno ~egli uomini stretti e stipa-ti,__gfi uni cO:gli altri , e di .cui una gran parte sebbene sostenitori o rinforni mate.. -riali rimangtm:o p·assi-vi · spettatori tlella -d'.iresa'; non pos. ~òno ·far' uso d·e1le loro armi. In guesta falan~e · non
,uLr.A ll ANTF.llll
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havvi poi ..sit0 ,sufficiente per mettere al niparo il ço.mandante, i .ser.r:afile ed altr.i non compresi nelle file. Sebbene sia massima ora stabilita che Ja .fanteria non ~preohi ,un ,inutile fuoco, .nulla meno atteggiato .in modo quale ora qui si dice, ed in cui trattasi di respingere il nemico di ,piè fermo; fa d'uop8 ado,prar.e tutta la forza, tutto il potere combattente, 0ssia il fuoco e la .baionetta; epperciò procuriamo che la disposizione sia tale che tutta o pressochè tutta la .truppa abbia mezzo di combattere. Il quadrato ha questo pregio, epperciò lo preferiremo .alla.massa. Ciò ;posto, .il quadrato ,deve pote,i:si formare speditamente e .nel modo ,il 1più .semplice,, ·e sempre lo .stesso.; .sia da.lFordine di .colonna che da guello di schieramento o ,€li baHl:l,glia. Onde poter vedel'e qual sia guesto modo.; ·ci trovia:mo . obbligati di trattare la e.o sa sotto forma, in certo modo. · !l'.egolamentarfa, e' perciò .ci permetteremo di fare la det-ta.gliata spiegazione ,del nostro quadrato. •1° Q·uaà-rnto dalllor.dille di ,colonna.
Supposta che 1+na compagnia si tn,vi in .colonna per pelottoni.a distanza i nte,ra; .avrà. così quattro spezzati uno dietr.o l'altno nella_progressione di .uno spezzato di testa, ,due del centro ed _uno di coda. Siano essi n,e ll'or.dine na:t,u rale di destra o ai .sinistra -in testa. Onde ,meglio farci comprendere li numereremo dalla testa alla coda, ,e .così lo ~pezzato ,di testa .sarà .'il N. .L, i ·N. 2 •.e ·3 ,sà.:rcinno .quelli del cen.tr.o, .e .N. 4 .quello. di e.oda. . . .Al con;iando del capitana in ,..quadrato .mar.che 'lo .. zatq· N. 1 mon .muov.e., il .N. ,2 cow\lerg.e ndo ,a ·destna fa · ·u n quarto di gir0, ,e 1pe:rciò si :arresta ,p.erp.endicola:mlente a .destra dello spezzato N. 1; il N. 3 marcia av.anti ed all~rqua;ndo .si tro'.va ad una distanza gguale alla ..sua
~ez-
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STUDIO
SULU rJ.NT!lllA.
'f ronte dal N. 1, converge a sinistra e si ferma in modo analogo al N. 2 formando così il lato sinistro; finalmente il N. 4 si mette in marcia contemporaneamente al N. 3, ma si reca avanti finchè giunge a chiudere il quadrato, ove arrestatosi si rivolge fronte indietro. Durante la formazione il comandante, i serrafile, tamburini o trombct• tieri si recano nell'interno del quadrato.
Ora qui ci basta l'osservare che supposto, come già dissimo, una compagnia formata in quadrato al solo scopo• di difendersi dai volteggiatori o scorridori nemici che la circondano; pare che l'ordine semplice in due righe abbia sufficiente resistenza per respingerne gli assalti (mediant& cioè il fuoco e la baionetta) come eziandio non dovrebbe essere difficil cosa potersi traslocare nei momenti oppor• tuni ed a poco a poco, senza scomporsi : vale a dire, tenuto conto che questo quadrato presenta dei lati la di cui fronte non eccede mai le quattordici file; non crediamo possa nuocere alla sua solidità, se venisse a prodursi qualche apertura fra-le file dei pelottoni obbligati a volgersi e camminare di fianco durante queste mosse' bn:vi e di pochi passi. N. 33. ittacco alla baionetta. • Non fa mestieri essere militare per sapere che ogni " assalto di guerra combattuta va a riescire ad un attacco e .o ad un contro-attacco. , Sono queste parole del dotto commentatore dell~ tattica elementare della fanteria austriaca; dalle quali egli ne ricava una definizione figurata, chiamaudoli cioè i gloria od ergo della battaglia.. Non sapressimo meglio esprimere la cosa, e perciò ci permettiamo rimarcare soltanto che quer.ti ergo d1ven_g ono oggidì più essenziali e più frequenti. Le ragioni di questo sono che più conviene affrettare la risoluzione di un'azione che patire la molestia di proluQgata fucileria, e che è il miglior mezzo per schermirsi ' dal fuoco netnico, il quale si per la distanza incerta prodotta dallo, avvicinarsi continuo , come per l'effetto morale che una rapida ed audace aggressione forse produce; meno sicuro diviene il suo tiro; e si neutralizza così alcun poco la potenza ora acquistata da armi più perfette. I reggitori delle cose militari del Piemonte già pria del 1852 persuasi di questa verità, prescrissero l_'inse-
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2° Quadrato dall'ordine di battaglia.
Una compagnia schierata in battaglia può formarsi in. quadrato sia a destra che a sinistra, secondo l'indicazione che fa il capitano in aggiunta al comando sopra accennato. Dopo il comando la compagnia si rompe . in colonna verso il lato designato, convergendo .i quattro -pelottoni. Fatto così un quarto di giro il pelottone N. 1 -si arresta; mentre il N. 2 continuando la conversio1rn compie un mezzo giro onde riescire perpendicolare al primo. I pelottom N. 3 e 4 terminato il quarto di giro ,per mettersi in colonna; marciano subito avanti, ed il N. 3 converge poi quando egli ab b_ia serrato sino alla distanza voluta per riescire perpendicolare ed aderente al lato sinistr-o del N. 1 ed il N. 4 va a chiudere il quadrato, e poi si rivolge colla fronte indietro (1), fig. 6. Questo quadrato v~rrebbe disfatto per via di movi• menti successivamente opposti ; per cui la compagnia riuscirebbe di ·,nuovo in colonna, e da questa, se vuolsi, ·si ritornerebbe in battaglia. La massa austriaca ha forse maggiori vantaggi che il nostro quadrato per la resistenza, e per potersi muover& da qualunque parte; perchè è ordine di colonna: tuttavia. ·ha diversi inconvenienti (che ci proponiamo di esaminare allorchè ci occuperemo del battaglione). (1) Il quadmto può fa,r11i ai11, di piè fermo che I
emndo in- lllt.rcia.
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STODIQ 1
gnarnento d egl'i atfaccbi e cont:1·0-a;ttacchi e cosf ne tro--viamo· i: precetti· perfino ne·H'a pri'ma ed elementare scuola del pelòttone nel regolan1eoto di. quell'epoca (art i'colo 386 al 395)'. Vogliamo qui·ndi• riassumere questi precetti ed esaminiamo: . · Due cose si osservano negli attacchi. Il modo con cui ,è atteggfata la truppa pe'T' l'azi:one e l'esecuzione della medesima. ' Relativamente alla prima, quel regolamento stabrlisce come condizione principale e gP.nerale, che debbasi ma-re il cane rwevenlivamente di piè férmo· (art. 388 ·e 31'll), epperciò la truppa dovrit poi maneggiare il fucile· e crociare la baionetta e muoversi di corsa con l'arma di cui un urto, uno scontro con qualche oggetto o la disattenzione di cbi !"impugna , può occasionarne facile ed involontario lo sparo. Ravvi adunque un continuo pericolo che si possa colpire qualcheduno nelle righe, e questo p ericolo non può a meno che generare una preoccupazione per cui ognuno sentirà il bisogno di t enersi in guardia contro i vicini comrpa.gni . Disturbati perciò da questo fastidioso pensiero, gli animi trovansi tncerti e dubbiosr ed abbenchè non apparente Ja cosa; ma non havvi più quella disposizione di slancio e fermezza esse nzialmente necessaria percbè l'attacco riesca comples5ivo e Bommamente energico . A qual pro armare prima deffattacco '? Non è condizione indispensabile far fuoco·; ed anzi noi -crediamo che poche siano le circostanze in cui tomi a conto. D'altronde armare il cane n on è operazione nè l'unga nè difficile, e si eseguisce in ogni posizione, sì di piè fermo che marciand'o. For_se sarebbe per inspirar e maggier confidenza nei so1àati? Nf'a sarebbe l!ln catti~ pensiero : f so:td1ati o si .àrrestéranno per sparare, eà allora l"attac-co è tallito:
a,·- '
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sur,LA l'ANTEI\U, 183' pur se spar eranno marciando (art. 395 detto regolamento) abbenchè vicini, noi crediamo che sarebbero colpi spre•cati: nella confusione d' una assai probabile agglomerazione sarebbe facile ferire, come già si è detto, i circostant i solQati ; il fuo co si allungherebbe e d iverrebbe "Volontario, o per meglio dire, sarebbe un fuoco fatto a. -caso e quindi senza impulso od obbiettivo. Non v'ha più forza e non riesce l'attacco. Una od alcune scariche però possono essere utili allorquando si respinge un attacco; ma n;n vediamo il bisogno che la truppa debba prescindere dai movimenti voluti e si affretti a far fuoco ( come è detto all'art. 389' ·dello stesso r egolamento). Siccome essa aspetta di piè fermo che il nemico le giunga a bnon tiro; anzi è necessario conservare calma e sangue freddo; non dovrassi pe1'ciò armare che allorquando occorrerà spianare le armi (solo mezzo questo per impedire il fuoco a volontà); in questo modo si colpirà a dovere, si serberà il sentimP.nto della propria fiducia, e viemmeglio questa trnppa. si troverà preparata per tosto gettarsi a tutta possa sugli .assalitori nemici. Lo stesso regolamento soggiunge: cbe debbansi crociare Je baionette quando che rimangano ancora 40 o 50 passi per raggiungere il nemico (art. 389 e 393); si com prende p erò che quand'anche fosse minore l'intervallo da percorrere sarebbe impossibile camminare in- siffatta auisa.· r, , epperciò succede che la r eale posi,.ioue nel momento d ell'urto, è quella delle a1·mi in bilancio. · Onde ovviare -a questo difetto, pare che meglio converrebbe tenere il fucile quasi perpendicolare (come nella posizione di pronti) impugnato s0ltanto dalla mano destra al difelJto del .calcio ed aspettare di abbassarlo la baionetta avanti allorquando si giungerebbe a lottare corpo a corpo. Questo .atto minaccioso eseguito nell'ista.nte il più solenne del ...
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STUilTO
l'attacco , noi crediamo possa produrre un effetto ben maggiore c11e la 'vista di armi portate in bilancio. Riassumendo le nostre osser;vazioni noi . veniamo a, conchiudere che · negli attacchi l'effetto od impressionemorale vi ha una gra.n parte ; e perciò l'atteggiamento della truppa, le sue mosse ed i, movimenti, debbono tutti corrispondere ad esercitarvi la maggior possibile influenza, sia per eccitare l'energia come per imporne al nemico. Venendo pe;, ultimo a considerare la seconda cosa che. fa parte degli attacchi ossia come debba essere disposta la truppa per l'esecuzione; ci basta ripetere la massima generalmente conosciuta e da noi giiv altrove accennata,. che una truppa la quale attacca deve essere sostenuta da riserva e riserva onde completare l'attacco o proteg-, gere il riordinamento in caso di non riescita. E perciò nel caso nostro di una compagnia isolata a meno di casì speciali e favorevoli; dovrebbesi bensì attaccare in linea, ma C'.Olle squadre d'ala un po.' indietro piegate, le quali seguendone la marcia ad un passo più moderato, possano secondare la mossa disposti in volteggiatori od ancho stando chiuse ma pronte a fermarsi o recarsi avanti a far fuoco. · A complemento delle evoluzioni ci spetta occuparci delle formazioni colla seconda riga avanti e delle inversion'i. Sulla prima di queste quistioni noi siamo di parere che quantunque possa essere utile che una truppa dì piccolo numero (un pelottone, una compagnia) non sia imba• razzata a muoversi se per un bisogno o circostanza le occorra di volgersi fronte indietro; non. veggiamo il percgè preferirebbe rimanere in tal modo disposta a manovrare; mentre , appunto perchè ristretta la fronte
185 o-d i1 suo volume ; P\lÒ mettersi come ·vuole ed ocèupare qualunque sito ·senza difficoltà, conservando pur sempre .l'ordine naturale della sua fronte; ordine usitato, ed anzi · possiamo dire, il solo possibile in faccia al nemico. In q uanto alla seconda questione: egli è necessario riflettere che qualora fosse omesso il nuovo sistema, che gli spezzati non conservassero più nellà linea o nella colonna il posto finora a. ciascun indicato dalla loro numerazione; non v i sarebbero più inversioni. È però cosa questa che più riflette i battaglioni o maggiori schiere di truppe ; e quindi a suo tempo ne faremo soggetto delle nostre rimarche. Per una compagnia, ci pare, che la riflessione or qui fatta sulla facilità di stabilirsi e fer-• 1narsi in qualunque modo, s'addice eziandio a questo proposito, vale a dire, che si può manovrare senza bisogno di inversioni. In ogni modo pE'rò si può osservare che mediante i mezzi gz'.1·i degli .spezzati da noi patrocinati sia pel peJottone,come per la compagnia; rovesciata così la fronte, • non .v'è più caso di seconda riga avanti, e l'inversione diviene naturale , ma momentanea e _senza che perciò tiano invertite le denominazioni di essi spezzati, cosa questa, che noi crediamo essenzialmente utile, onde non ~mqcedano errori o confusi~ne. SULLA l'ANTRRIA
e) Dei fuochi.
L.e considerazioni svolte nel precedente capo II di questo studio ci condussero a st~bilire due sorta.di fuochi., i fuochi simultanei ed i fiwchi di 1·iga (l). Avendo in
(1), Del pelottone, pag. 14'!.
1:g5
S'J1UDJO,
aHora esauri,to quest0 soggetto so,t tq il punto di vista generale; sarebbe inutile ripeterci or quivi,; e pe1;ciò ci conteNteremo di acc:ennare quailche cosa riguaPdo all' applicazione o scelta dei fuochi a, seconda della situazione e scopo d'azione che ha una compagnia combattendo. Il fuoco simultane0 ·ddle due righe- ptrò convenire negli schieramenti. Egl,i è, migliore di quello di riga, per la ragi0ne semplicissì,ma (già da noi osservata altrove) ehe si usa completamen:te, vale a dire, tutti tirano ; e quindi l'effetto è intiero. Occorre pertanèo osservare che gli spari deggiono essere assai pochi ed eseguiti a tempo opportuno : epperciò ella _è condizione principale e forse iudispens&.bile (per truppa che non ha sostegno) di non sprovvedersi di tatti i colri in un solo sparo a m1e,no di avere ·la piena ceftezza cli poter ricaricare le armi senza essere molestati o sorpresi dal nemico. Da ciò ne der iva che in moltissime circostanze sarebbe forse meglio c;;be questo faoco venisse alternativamente eseguito da.gH spezzati . Questa pre8auzioùe è forse p iù necessaria per un battagliooe in cui il num€ro dei c0r1-11.Dattenti essendo m ag:gi,)re e lo schieramento più esteso, conviene serbare sern,Jirne una parte delle wrmi cariche (del che ragioneremo a suo, luogo). Epperciò per una compagnia , il fuoco alternato -p>li?r pelottoni o pe11 sezioni deve considerarsi non tanto sotto l'aspetto d'utile o di bisogno, come per istruzion.e preparatoria (1). Non occorre prolungarci in osservazioni superflue r elativamente ai fuochi di riga; i quali sono convenientiss imi, massime trattandosi di schieramenti limitati o d~ piccoli lati dei quadrati; crediamo quindi assai appro--
(1) Il fuoco alternato può essere utile per respingere gli attacçhi {vedi capo n, pag. 23).
187
SULLA FA !'iTERIA
p riate le considerazioni pur da noi accennate (1) per cuì nella tattica austriaca si riconobbero , e si decretarono .come supremi ed unici fuochi della fanteria di linea.
(1) Capo
l
11,
pag. 23 e 24.
G. C.
(Continua)
FORNI MJL!TARI IN CAMPAGNA
FORNI l\lIILITARI IN CAMPAGNA
Alla buona organizzazione di un esercito, va sicuramente connesso il sistema dei trasporti per esso stabiliti allorchè dovrà uscire in campagna. Ed è pèrò certo, che· l'ordinamento, per portare in dati punti il più prontamente e convenientemente, gli equipaggi, le ambulanze, e- qualsiasi altro bagaglio ; è cosa da tenere occupata, non poco, la mente dei capi dì un esercito come il nostro; che da diverse migliaia d'armati appenà, ha dovuto estendersi , in brevissimo tempo , fino a meti.tmilione non solo, ma tenersi mai sempre pronto, ad una guerra gra:1diosa e suprema: dalla riuscita della quale, dipende la sanzione, o la nuova, e più tremenda, disfatta del principio di libertà nei popoli. Or poichè primo, tra i suaccennati trasporti, è quello dei viveri peP la truppa, entrata in campagna; e primo tra i primi, quello del
189
_pane, ch'è l'assoluto <legli alimenti ,dell'uomo; mai troppi .-sono glì studi e le cure, tendenti u procurare ai soldati, pane buono nei diversi siti, dove essi arrivano dopo una marcia. Chiungue sià, per poco che si voglia, iniziato nell'arte della .guerra, e nella tattica militare, vede bene quanta cum s'ha d'avere àlla sicurezza di un tal tasporto; ed al faci1e e ben inteso suo muovere continuo e celere; epperò per essi, non appariranno certo mai troppi, i studi •Continui, tendenti a migliorare quest'importante ramo del servizio amministrativo delle truppe in campagna. Ed è appunto dall'essere compreso dall'interesse de!l&) ,sovra.ccennate cure, continue ad aversi, che il ministero ,d ella guerra., in questi mesi scorsi, faceva eseguire varii ,esperimenti sui ·forni militari in campagna; e poscia volle ,si attuassero ai campi d'istruzione, per assicurare l'effet·tivo loro ~isultato pratico. Epperò crédiamo del,ito di --riportare i dettagli dell'eseGuzione dei forni , della loro riuscita, e del loro servizio fatto; L:ome ci teniamo in ,obbligo di mettere ìn vista. qualunque minima osserva.2ione avessimo potuto trovare a fare per m igliorarne il -loro ettetto; onde' l'illuminata scie.nza la ponderi; e giudichi poscia se sia da tenersene conto Esporremo prima il modello dei forni _ultimi pro,,ati, -con le diversità apportatevi, in quelli costruiti al campo di S. Maurizio; e quindi diremo le lievi osservazioni da ·noi fattevi su; tenendo presente che l'esaminare, ed anclie il criticare, se vuolsi così. <lire, è assai ben più facile che ·:il fare. L'unico vantaggio che torna al sano critico, è il wostrare che l'opera non passò indifferente ai suoi occhi; ed è certo, che pretendere di poter fare senza errore, ·o più giustamente, senza che possa migliorarsi, è da. più che l'umanità nol comporti. L'interno di un forno di campagna, ha la forma. ret-4.angolare, con gli angoli tagliati: così da venire a formare
wo
P'ORNI lHLITARI
ua ottag<im@, simmetrico ris'(iletto all'asse che passa p.er il mezzo della sua bocca (fig. 111). Ha una lunghezza interna di 4m,10 ed una larghezza similmente interna di 3m,60. Nel fondo gli angq1i sono· tagliati così da avere due triangoli rettangoli isosceli dai cateti di o,n,40; mentre nel davanti le ipotenuse partono dai spigoli interni della b0c0a del forno e vanno alla estremità del 0ateto opposto, che è ' lungo 1 metro. Il j)iano del forno è di mattoni , della grossezza di Qm, 18 ; ed abbraccia tutta Ja sua estensione (fig, 2"); epperò esso si fa int.e rrato onde poterlo ottenere a perfetto livello. Su tal piano s'elev•a no .lateralmente due muretti, che servono da piediritti della volta che covre il forno. Essi_ sono grossi O'U,80; ed all'altezza di 0m,25, s'incomincia -l'impostatura.. Il volto è a botte: ·di grossezza uniforme di 0m,26; e dall'altezza deH'introdosso in chiave di 0m,85. U forno al fondo è chiuso da un .muro, grosso •'",40 che ,t er• minàalla tangente orizzontale dell'estradosso·(fig. 3~); mentre~ dal lato anteriore~ è limitato da un altr0 muro grossoom,25, e che ,va fino a Om,SO al disopra dell'altro. Questosecondo muro ba la faccia esterna ·ben lavorata, ed ,& terminato -in .cima di un listello grosso 0m,13 e sporgente di circa 0m,10; mentre tutto ,i l resto del forno _ha la faccia esterna grezza: do:vendo poscia rico,prirsi di terra. Per rinfiancare poi la vOlt::i., tutta la sua lunghezza ·è diN"isa in tre parti, da due muretti grossi Qm,40, _c he terminano a livello dell'estrad0sso, e che lateralmente ap_piembano colle facce dei piedi ritti. Nella vòlta si las.c ian0 - due folli ;rettangolaTi ,pei fu. .maiuoli, il cui vuoto è di 0m,l4, e di cui il -cent:r:0 .dista. per l~,10 dal.muro .-di fondo, e ài 1 metro dal 11ispettivo :piediritto (fig. 1 a e 3•}. i I fumaiuoli però non s'elevano verti,calmente :s-qlla vòlta; ma appena usciti da essa vanno orizzontalmen,te.
dn modoche-Jari~petti:v,a faccia -inferiore :viene.ad essere
191 ,f ormata da,llo stess::i estradosso della vC>lta (fig. 3 ) . Son ,diretti normalmente al mur.o posteriore del forno: rag·giunto il qua.le riprendono la .direzione verti'cale: in mod@ che la faccia esterna posteriore ·dei fumai1rnli appiombi colla faccia esterna del muro cli fondo del forno . Ogm fumaiuolo avendo il vuoto di 0m,14 in ·quadro, ha la -grossezza del muretto in .giro di 0m,13; cosiccbè la sua grossezza esterna è di Qm,40 i~ ambo i lati; mentre si eleva per 0m,20 al disopra deU'estTadosso. . La bocca del forno è larga Qm,50 ed alta om,45, con architrave ad arco circolare della saetta di circa 0m,OS. Tale apertura è in rrrnro grosso Qm, 13; mentre pel re,stante la. larghezza è di om,80 e l'altezza a::~ chiave di intradosso di 0m,60 (fig. 4"). · A destra della ,bocca ~'è lo spiraglio ps:- ·~t uce, che è un foro di Qm, 15 di larghezza, ?0r 011<_2') di altezza. nel muro di grossezza om,13, e, pel rimanente è slargato per Om,35 di larghezza e 0m,30 d'altezza: rcstancto un sod@ di Qm, 1B tra la bocca e lo spiraglio. A livello del suolo del forno sporge, dal ·. muro dì faccia, una specie di davanzale per Qm,08; ehe è gross0 Om,13., lungo l 1n,08, ·essendo si tuato in modo da oltre• passare d i Qm,20 lo spigolo dello spiraglio di luce: e che :serve per permettere l'appoggio delle pale a quei che .infornano il pane, e per tenere le legna, acc·ese allo spir.agl.io, ·ad illuminare l'interno del forno. ·- Innanzi al forn0 il terreno è cavato per la pt'ofondità ,di 0'",95 dal suolo di quello, e per la larghezza d i ~"',50. :.Tale scavo' si protrae per 2"',50 dal forno, secondo l'asse.; ·e quindi ·vien pTaticata una ra.n\pa inclinata pel terzo. iLe scarpe laterali d-i questo cavo soao inclinate I a 45 gradi ; chè, pure ove la terra è forte , bis0gna •esegu~ -rta'I cav.amento: 'per pr,ocararni lo sterro ·necessàri0- a vestire esoo~namente H f©tno: Gome ora •di;r,emo. ,. , Dal punto poi ove principia la rampa, ossia dal suo "I!(
·enJPAGNA
8
FOR:Sl Y!Ll'URI 192 piede, si pratica un canalP.tto, largo almeno 0m,50; e che .dovendo condurre in altro sito le acque che potrebbero raccogliersi nel cavo, uopo è che abbia una pendenza. iale che l'acqua vi corra celeremente: in modo che innanzi al forno si stia sempre all'ascmtto. Per maggior siGurezza della muratura, che essendo del tutto libera, e venendo riscàldata ad una forte tempr~ratura, e quindi nuovamcnt~ raffreddandosi potrebbe venire a soffrire; ·e per procurarsi la cons~rvazione del calore alla fabbrica, senza usare muratura per raggiun~ gere lo stesso scopo; tutto il forno :si ricovre di terrn b.en battuta. Per l'oggetto si us<t quella riciwata dai c,ni innanzi descritti , e con essa si costruisce un riemp imen't,;> sull'estradosso della vòlta, ed un rivestimento ai mm~i laterali del forno, ed a quello di tergo. Il riempimento sulla v6l_ta è fatto in mocJo che la terra oltrepassi di 0"',25 i tre spigoli estremi dei muri; mentre, secondo l'asse, va dalla cresta iuterna del muro d i fronte a Qm,:[5 al disopra alla cresta esterna del muro di fondo. Il rivestimento ai lateraìi poi , è fatto regolamente ., con le scarpe inclinate a 45 gradi; ritondando i spigoli; e riportando ritoudata, la terra sul davanti: e fino sul ,ciglio del cavo, per ogni lato. ,. Ogni forno come i suddescritti è capiente di 210 pani; e quindi capace di son:~min istrare U~tiO razioni ogni 24 ore: in modo .che dalla forza presente in campagna; e dalla necessità presunii,·a di dover dare açl essi il pane ogni giorno, od ogni. due giorni; è stabilito il numero dei forni a costituirsi. Epperò è da osservare che quando due, o più di essi, si costruiscono uniti aliora ~ per ris parmio di tempo e di materiali, i piediri~ti col;lluni si fanno spessi 0•»,50, invece che o..;so. A. costruire un forno _si fon;rnno due partite di lav0>ratori, spe('.ificate ciascuna nel modo seguente:
193 -
I!'{ CAMPAGN.
Sott'uffiziali sorveglianti Muratori maestri. Id. manuali. Calciaioli Id. manuali . Terrazzieri . Id. manuali
2 (1) 4 6
'
. . '
2 2 6 6
28. Totale Queste due partite si stabiliscono a lavoro continuo~ da n on doversi sospendere per ·qualsiasi causa. Esse qu ind i si danno tra loro la muta di sei in sei ore: come per tutti i lavori continui in campagna. Una delle due squadre diL quindi apertura al lavoro, ed incomi ncia coJ livellare il terreno dove deve essere impiantato il forno; eseguendo un cavo rettangolare delle dimensioni che quello deve avere, e per la profondità. di 0"',18 minima. Nel tempo stesso s'incomincierà lo scavo che deve stare innanzi al fo rno, la ram pa di discesa, ed il canale di scolo; epperò quest'ultimo dovrà. più o meno attivarsi. a seconda della stagione in c ui si lavora, e della più o meno bonià del ti~rnpo ; per non essere sorpresi dalla. pioggia, senza che l'acqua t rovi aperto uno scolo come andar via. Così pure s'ha d 'aver cura di far subito eseguire uno scavo nel f,,Cnso della faccia del fornu; e forlo profondare celeremente fino a 0"',95 dal terreno, e col fondo ben liveUato; onde prontamente si possa dar mano alla costruzione del muretto anteriore sul quale ~la la. bocca del forno. E tal muretto deve t rova rsi ultimato col piano del forno stesso, onde non vi sia perdita di tempo prezioso. (1) Uno per sorvegliare il lavoro cli muratnra, e l'altro quello di terrazziere. Àl!KO rx1 l'Ol. Il. -
13.
194
FORNI l!ILIT ,lR{
Quando il letto ,, diciam così ', del forno è ben preparato, si dà· principio al rimanente della costruzione; per, la quale inutile è •ogni specifica di sorta. Allorchè un lavoro di tal· genere, sia per uno che per più forni uniti, è ben stabilito, e gli uomini adibitivi lo fanno di buona volontà ; esso si termina interamente in 24 ore, e due ore dopo vi si cuoce il pane. Al campo di S. Maurizio, nel principiare del secondo, periodo di quest'anno, fu eseg uito un lavoro di tal genere, di tré forni uniti; e questi somministrarono, per tutta la d urata di quel periodo, il pane sì, per la razione g iornaliera che pel r ispettivo quartino per la zuppa, alla metà delle truppe residenti al campo: cioè a 7,500 uomini. Su di quei forni &-'vendo avuto agio di fare alcune: osservazioni, credo obbligo esporle ; non avendo che ambizioi:ie di suscitare un m iglioramento : ove la sana critica dei maestri trovi giuste le mie irJee. Principalmente è d<t osservare che al campo di S. Mau-r izio, i forni che si fecero, furono per tutta l_a lunghezza coverti con uoa tettoia a due falde, il cui comignolo era in corrispondenzà del muro di fronte; e quindi un'intera falda, per 5 metri innanzi alle bocche, veniva a sporgere fuori cli tutta la costruzione. Con ciò s'intese di mettere al sicuro dalla pioggia il pane allorchè s'infornava. Oltre · a ciò, poichè i forni stavano a circa 20 metri dietro una baracca in muratura; nè avevan'o vicino altri locali appositi, o facili a ridursi, per tutti i servizi inerenti alla , panizzazione; così si abidì quella baracca per magazzino della farina e del pane dopo cotto; facendo eseguire lo impasto allo scoverto, nello spazio libero tra i · forn1 e la b11racca, ridotta in magazzino. Per guarenti re poi cia!le, piogge questa rnanipolazior.e dell'impasto fu coverto con tende tutto lo spazio, ove essa era , eseguita , cioè dalla tettoia d'ei forni alla baracca. Nel .n. 64 dell'Esercito Illustrato è inserto un breve,mio,
195,artìcolro ;sullo stesso , soggetto; la rcui.,mira , princigale,.è di . susci.tare•. un esame, della scienza .medica,., riguardo a par,~., ticolar;i . principali, ,concernenti le. costruzio:ni:.dei forni.. Per,n0nrimandaFe intanto.i lettori a quel.l'avticolo;- massime chè mol,ti . di essi potrebbero trovarsene . senza: io. qui,ne riepilogo .il .senso·. O:.servando che il pane che veni,ca fatto al. camp,o era di, rni-glior. qu.alità dell'altro, che gi.ornalmente ve,niva spedito · dal panificio militare di Torino; e poich1L tutti gli : , elementi per ess~ panizzazione. erano, la ,maggior· P,arte, per.fett~mente ,gli stessi che per l'altra, e qualeuno anche peggiore; sorgeva la riflessione dell'indagare la causa di una tal m igliorìa-: per cercare di attuarla sempr,e. Si mise . in vista l'idea che- ciò dovesse dipencl~re da che l'aria cmnpresa, tra , i f6rni e la: baracca, e racchiusa , di sopra e lwteralmente dalle tende,, risGaldandosi si . modificava, c0sì da pr.o durr e · una buona lievitazione alla .ipasta, Da ciò quindi .il qHesito: s'indag.~sse, dalla ,faaoltà ,mediti;a, il p,iù confacente grado di calo.re dell'aria che comprende il sito dell'impasto; per la migliore riuscita deL pane. Dipprù.chiedevasi si dec:rdesse- -se questo· impasto po.tesse mai porsi all'aria libera,. o fosse invece-giuocoforza ese• guirl·o in sito chiuso. . Da , ragionamenti tenuti i n altro tempo ,sul prop0sito, con persone, intendenti in materia, io credo: ob:e il pane, di r,ui l'aunpasto è stato eseg.uito allo - scovei'to - ed i vi }_asciato, comunque a l: caldo, debba r iuscire . poco buono. e, pocO' atto a buona -,nutrizione. Mi pa-re clw debba aversi compatto,. pesainte allo stomaco,, e quindi, nocivo ove se ne. mang i buona -qua11tità,1.senza .altro companatico : cosa , assai ovvia" ad avverarsi i.q. , campagna .col nemico, alht. vedetta. Ora ciò essendo, io .stimo che ai fornijn. camp,il,gna non. s0lo ,.debba,, . farsi· la,,tetto.ia., come. .fu ,,pratioato al- campo ...s. ,Mau.r1z.io;,.mar.amcx>ra metter.e,, ]e . tende .come ivi,.si,,fe'ce; ,cioè,. CGv,ri:re . tutto, lo.. sp~zio . che. c0mpren0.e. i 1
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FORNI HILITA?U
forni ed il sito innanzi ad essi, o~e l'im. Tiene esectuito o pasto. Siccome però in campagna non può cosl facilmente' eseguirsi una tettoia; fa in sua vece, lo stesso ufficio una covertura con tende, sostenuta da legnami. Purchè l'unione di tutte queste tele, racchiuda bene, superiormente e sui lati, l'ambiente anzidetto, può tenersi per certo che il pane riuscirà buono. Da ciò intanto emerge la necessità che l'amministrazione pei viveri dell'armata, nell'assortimento d'attrezzi _pei forni in campagna, prepari le apposite tende, come di sopra è detto: ci'oè per covrire i forni, ed il sito per l'impasto e lievitazione , stabilito innanzi ad essi. Per quest'oggetto io credo che per ogni forno potrebbe farsi costruire una striscia di tela, adeguatamente larga; che, secondo l'asse va dal tergo del forno all'e·stremo del sito per l'impasto; venendo feri,nata al suolo, in tutti i due siti, come le tende coniche. Un proporzionato numero -di tali striscie servirebbero pei laterali; ove no~ volessero costruirsi appositamente tali pezzi: lo che sarebbe assai meglio. In campagna s'agisce per divisioni, sia isolate , che unite insieme sotto un comando superiore. Ora la forza, -che deve avere una divisione in campagna,· è stabilita; ,è quindi determinato il nume~o dei forni pei suoi bi~ ~ogni. Quindi, diverse striscie di tela apposita, da ben congiungersi l'una accosto all'altra , formerebbero la covertura del cielo del davanti e del di dietro de' forni. Due laterali di adeguata forma chiuderebbero il sito ai fianchi; che anzi tai laterali potrebbero farsi in più pezzi numerati, per riescire facili ad essere situati non solo, ~a quanto perchè in giornate di troppo caldo potesse .aerearsi un po' quell'ambito chiuso. Al campo di S. Maurizio ci applicammo a studiare la più conveniente struttura di tali tende; e ci pare d'avere avuta la fortuna di idearne ed abbozzar.ne· in disegno,
19'T una facile forma di esse. Qui non la riportiamo però , perchè incerti del favore che otterrà questa nostra pretesa: e sicuri, d'altra parte, che i signori incaricati nell'amministrazione dei viveri all'armata, occupandosi per poco sullo stesso oggetto , faranno cosa· assai .migliore • che noi non sapemmo fare. È mio credere che di tali tende debbano ancora aumentarsi gli attrezzi per la panizzazione in campagna;, se vuol essersi certi di, dar sempre buon pane alle. truppe, qualunque siasi il tempo che facci. Similmente, al campo di S. Maurizio, eseguiti i forni, ed incominciata la panizzazione, dovè questa sospendersi; per mancapza di sGaffali. Si costruirono subito, e si ripres~ a far pane; epperò sembrami assai giusto che si aumentino gli attrezzi per la panizzazione di tali scaffali ; costruiti da potersi facilmente rizzare e disfare ove bisogni. Mi si potrebbe obbiettare che in campagna si farà presto a costruirli; ma mi si perdoni se io sono di contrario avviso. Principalmente, col nemico vicino, s'hanno troppe coso da eseguire, e cose assai serie; in modo che malinteso credo il voler riportare anche questo lavero a quel momento; oltredichè sembra.mi che dia idea di una non bene stabilita organizzazione, la risposta: allora si farà. Bisogna considerare che coll'inimico vicÌno, si ha molta poca libertà d'azione; ed in quelle circostanze, il trovare il legname opportuno; il lavorarlo , comunque grossamente, l'assestarlo; son tutte cose che non tengo possano tanto facilmente mandarsi a buon compimento. Tanto meno poi è giusto l'adattarsi alla bell'e meglio; chè allora inutile sarìa l'affaticarsi a studiare anche i I:>.' !I.U,IPAGMA
forni . , Ma. quel che più ~i tutto contraria l'esecuzione sopra luogo di tale lavoro, è il riflesso seguente. Ad eseguirlo, bisogna adib}rvi èei soldati del genio certamente; chè j.n
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F O RNI " MILITARI
IN. C.AM.PAGNA
quelle èircostanze: per q11anto--più si è· vicini ·•alPinimieo, . per altretta'llto difficile è il· procurarsi, · con riquisiz-io·ai, · dei · lavoratori · borghesi. ·Ora per tutti i favori cife .'in campagna ·possono occorrere ad una divisione, ·v'è destinata una compagnia -del genio; e ' questa in quelle circostanze, è assai scarsa pel disimpegno ·dei lavori che deve ·fare riguardante l'opera di falegname : e tutti lavori essenzial issimi '. Palizzate, blocaus, ceppaie, cavalli di · frisa e simili; son di tale natura, da 'non permettere qualsivoglia min ima distrazione di uomini dal lavoro. Credo di necessità quindi il portare, come tutti gli altri attrezzi per · la panizzazione, sempre seco i scaffali da riporre il pane a'Ppena sfornato, adeguatamente alla forza di una divisione in campagna. Così pure , sovente v'hanno circostanze topografiche tali, che consigliano a stabilire il panificio in sito privo affatto di r icovero alcuno, a potersi adibire a magazzino ,Jella farina e del pane dopo cotto. La vicinanza di- buona acqua in un tal sito; e l'essere quella per contra la più vicina all'abitato, mentre ne dista per varii chilometri; una alla forte posizione del sito, che deve occuparsi dalle diverse di visioni dell'esercit o, che si succedono; possono bene obbligarvi a far ivi costruire i forni. in tal caso le farine, ed il pane già stato cotto, resterebbe allo sdoverto; e quindi in caso di pioggia sarebbero guastati. Epperò anche necessa'rio parmi l'arredare il convoglio , per la panizzazione, di una gran tenda di stabilita ampiezza; e costruita a divisioni, ad uso di diversi ufficii; cioè deposito della farina, deposito del pane dopo cotto, stazione dell'impiegato per le distribuzioni, e simili. Dopo queste osservazioni sul sistema , direi così , in generale, veniamo ora a diverse sulla particolare ·costruzione dei forn i, di cui sopra è parola. Anzitutto parnìi che quel tagliare gli angoli posterio'ri, sia ·da tralasciarsi: · chè in prima compli<:a la cci'struzioQe
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<del forno , ed in seconda le,1 a spazio utile a mettervi altri pani. Dalla parte della bocca invece interessa 1a,gliare gli angoli retti; poichè diversamente vi resterebbe -spazio vu6to inutile; chè impossibile sarebbe il metter .pani sui lati della bocca del forno, accosto al muro da• vanti. Però anzichè stabilire il cateto opposto all'angolo .alla bocca, di una precisa lunghezza; val meglio assegnarlo quanto praticamente è possibile; col metter e la pala dall'imboccatura del forno, e vedere quanto riesce d'obliquarla lateralmente. In quanto ai furnaiuoli è da por mente, che partendo·essi dall'interno del forno, quando questo è giunto al p unto di calor e necessario alla cottura; e principalmente -quando il pane s'inforna o sta a cuocersi; bisogna turarli alla bocca. · Quindi, onde si possa sal ire sulla r ampa posteriore di terra, è necessario costruirvi una scala, o nell1t stessa t erra, o di legname. Al campo di S. Maurizio infatti si fu costretti di costruire ll'IJa scaletta fissa -di legno, mercè la quale si ascendeva in cima alla scarpa posteriore di terra; e quivi costruitavi una banchetta, p ure in legno, per t uttit la lunghezza del' forno, si avea l'agio di facilmente poter (;hiudere ed aprire le bocche dei · diversi fumai uoli. Ma comunque ciò si fosse fatto , pur e s'ebbe luogo ad osservare degli inconvenienti. Prin•Cipalmente che i fumaiuo1i comunque ben otturati con m atton i e terra impastata; pure questa pr osci_ugandosi e verificandosi quindi delle scr epolature, veniva a sfuggire buona parte del calore interno dei forni ; epperò nocumento alla buona cottura clel pane. Secondariamente, a .causa di questo contin uo aprire e chiuder e della loro bocca, impossibile di evitare che ,_cada nell'interno del fumaiuolo della te_rra; che termina. poi coll'attuarne. il vuoto, e porta sempre seco che i fumaiuoli _funzionanomale. Ad evitare tali inconvenienti io stimerei meglio di .. 'lr
200
FORl'>! MILITAR I
abolire quei furnaiuoli costruiti a quel modo, e pratic~re per la condotta del fumo come in tutti gli altri forni. Una cappa sulla bocc_a lo rac~oglierebbe; ed esso andrebbe via mercè il fumaiuolo verticale, addossato al muro di fronte. Con ciò non vi sarebbe bisogno di quel continuo aprire o chiude_re delle bocche d'uscita : e quelle cappe potrebbero ben farsi sostenere da mensole -di legno ; dovendo il forno, durare in servizio per poco tempo. Dippiù, del legname ail'oggetto E:i trova sem pre, e quindi a nche, occorrendo, potrebbe rinnovarsi la cappa. di un forno, ove venissa a cedere. Per ciò che rigu,uda lo scavo innanzi ai forni: nell e giornate piovose s'ebbe ad osservare a S, Maurizio , · il .seguente inconveniente. L'acqua che vi veniYa giù, raccolta dal terreno late:ràle, che era naturalmente inclinato Yerso i forni, scendendo lungo la rampa, acquistava una certa velocità che :inibivale di andar presto ad immettersi nel canaletto ' di :scolo a bella posta costruito. Invece arri,:ava fin sotto il muro dei forn:; cosicchè ivi si agiva in un pantano di acqua, che q un.lche volta giungeva fino alla 110ce del piede. Ad ovviare tale inconveniente , il C~YO innanzi al forno, a.nzichè farlo orizzontale si fa un poco inclinato, dal forno ad andare verso la rampa di discesa, ed anche con una pendf!nza verso l'im boccatura del canale di scolo. .All'incontro della rampa col fondo dell'altro cavo, si costruisce un piccolo fossetto , che si fa immettere nel canaletto di scolo; e per attrayersarc tal fossetta, si mettono dei pezzi ·di t,tvole, apposite all'oggetto . Infine ne.costo ai margini laterali superiori del cavo, si costruisce un piccolo parapettino di terra alto da Om,10 a Om,20, e grosso da 0°>,20 a. •'",30; e più in là. :di tal parapetto un fossetta per ciascun lato dc'.l caYO. Così .l'acqua è-raccolta ila questi due fosseiti; e nel .i;avci fuuanzi ,à,i :forni non
IN CA}JPAGNA
201
vi può calare che quella che piove sulla rampa, o al pi ù sul terreno dinanzi, in corrispondenza di essa. Ove però si usassero le tende da me proposte innanzi; poichè tutt'all'intomo di esse vi sarebbero i corrispondenti canaletti di scolo, l'inconveniente orade!to verrebbesi re-go1armente éLd eliminare; e basta solo costruire il cavo accosto -alla facciata del forno , eone pendenze innanzi dette, ed il fossetto, alla congiunzione di questo cavo con la. rarnp::t cli discesa, per essere sicuri che quelli addetti ad infornare il pane lavorino sempre all'asciutto. Infine, poiéhè l'ammanimento di legna per i forni, ove stasse allo sroverto verrebbe a bagnarsi in caso di pioggia; si verrebbe ad apportar nocumento alla buona cottura del pane , ed ai forni stessi. L'acqua di che il legno si impn:,gnerebbe, v'enendo a convertirsi in vapore; e questo per l'alta t emperatura del forno, acquistando una forza elastica considerevole, si verrebbe a fare esercitare sulle pareti interne un~ forte pressione; per la quale, oltre a,.l gun,sto facile a farsi risentire dalla volta, il vapore sarebbe forzato ad infiltrarsi nelìa massa della muratura. Col calare, ì'intcroo dei forno, di temperatura, e col raffreddarsi di esso, il vapore produrrebbe una sensibile umidità; che certo, nella n uova cottura nuocerebbe al forno, ed alla panizzazionc. Per ovviare quindi all'inc-onYeniente di fare impre~ gnare le legna d'acqua, in ca:'ìo di pioggia ; conveniente sarebbe il somministrare ancora una tenda apposita; sotto la quale tenere riparato il deposito di legna, necessario poi alla cottura dd pano. Epperò gioverebbe mettere tal deposito in comunicazione coll'ambiente esterno al forno; racchiuso dalle tende.: chè essendo il suo interno continuamente riscaldato, si verrebbe, in parte, a prosciugare il legname, ove fosse umido , o un po' fresco ancora.
t.2.02
FORNL, M.lùl'.U_.lt l ..JN C.HJPAGNA
Nel rinnovare, _nei seguenti anni, l'esperimento dei forni, potrebbesi esperimentare le proposte da me fatte, o quelle tra esse .trovate giuste ; onde definitivamente adottarle, perchè i i1 campagna si fosse e.erti di ottenere un miglior esito.
ELrA CarANZAR1r1
. Capiiano del genio al l reggvmento Zappatori.
RESOCONTO SULLE SPERIENZE
O
ESEGUITE
DALL'ARTIGLIERIA OELL' ESERCITO HALIANO NELL'-4..NNO 1863
CON'flNUAZIOlrn
(1)
CAPO V.
Tiro in areata dei caanoni da /4.0 F rigati da muro. I risultati che l'artiglieria francese ottenne esperimentando il tiro in arcata a 45° con cannoni da 12 rigati (<la 16 nostri), il gran numero di cannoni da 40 che noi abbiamo e che sono, almeno provvisoriamente, destinati sia alla difesa che all'attacco delle piazze forti , la man•Canza di una bocca da fuoco più a'd attata di · questa per un tiro in arcata, e il desiderio quindi di studiare l'effett~ dei tiri fatti con bocche da fuoco rigate di grosso ca-libro, sotto grandi angoli di elevazione, per prncedere \ 1) Vedi Rivista tn,ilitare italiana , anno rx, vol. 11 pag. 332 e vo~ lume .n, pag. 80
204
ESP~:IUENZE
più facilmente a11a ricerca di una bocca da fuoco meg1io acconcia all'uopo suddetto, decisero il comitato d'artiglieria a proporre ed il ministero ad approvare le esperienze suì tiro in arcata del cannone da 40 F R da muro sotto gli angoli di 30° e 45° • Il comitato d'artiglieria nell'innoltrare 1'11 maggio 1863 al ministero il relativo programma di esperienze, osser~ vava che per questa boc-::a cl.i fuoco inutilmente si sarebbe tentato un tiro in arcata in cui il proietto fossè destinato ad arrestarsi, senza rimbalzare, alla superficie del suolo per iv~ scoppiare, giacchè l'effetto di questo tiro. e per le grandi distanze cui dovrebbe farsi col cannone da 40, e pu iì -peso della granata di cent. 17, sarebbe poco considerevole a fronte di quello che si può otte11ere coi calibri rniuori, ove il paragone si faccia a parità di polvere e cli ferraecio consumato. Ciò 'posto il comitato d'artiglieria ebbe nel suo programma di mira quel tiro in arcata in cui -il proietto cadendo su' ripari (blinde o altri) penetra nel loro cielo, e sia colfui-to come collo scoppi<>1Ji cagion1i dei gv.asli e ne compie la distruzione. Questo modo d'agire dei proietti sarà evidentemente utile quando j ripari da distruggersi non sieno esposti ai tiri di lancio .. Il programma delle esperienze stabiliva che il tiro fosse esecruito con quattro bocche da fuoco contro un bersaglio, · ordinario pel tiro in arcata e che il numero dei colpi e le distanze fossero quali si scorgono nello specchio seguente. A questi poi dovevano aggiungersi suflicienti spari prelimi1Htri per determinare approssimativamente le cariche e gli alzi da aduperarsi. Distanze in metri
Angoli . Gradi
li
; N. dei colpi.•
n' ARTIGLmn.IE
205
Voleva inoltre il programma che le bocche da fuoco fossero puntate valendosi della mira laterale e col solo alzo orizzontale, che l'elevazione fosse poi data accuratamente con un quadrante a. livello. che le cariche fossero dì polvere da cannone di Fossano, pesate e racchiuse in sacchetti di carta da cannone da 16, che fossero le bocche da fuoco collocate sovra appositi paiuoli, disegnati dal comitato stesso , che ad ogni sparo s,i misurassero le coordinate del punto di caduta riferendole alla linea di tiro ed alla r~tta perpendicolare ad essa e passante pel piede del bersaglio , e che .finalmente si misurasse la profondità della penetrazione totale del proietto e la sua direzione all'orizzontale. Coi risultati diretti di esperienza dovevano tracciarsi le curve rappresentanti, per ogni angolo di proiezione, la relazione fra le cariche e le gittate, mediante l_a quale si sarebbe desunta la carica da usarsi per ogni gittata; si voleva anche, mediante le curve delle · penetrazioni osservare se presentavasi a noi, siccome a' -Francesi, un massimo nel loro valore, corrispondente a ciascuno degli ano-oli di proiezione da esperimentarsi. Queste esperienze vennero eseguite sulle lande di _ S. Maurizio nell'agosto 1863 in conformità alle ~tabilite prescrizioni, e qui si danno le medie dei risultati diretti delle medesime:
--~----- - -======
SPECCHIO DEI RISULTATI DIRETTI D'ESPERIENZE NUMERO
---~ DEI GOLPI
s11mti calcolati
- - - -
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- - -
430 50 50 620 60 60 880 70 70 80 HO 1025 90 90 l225 100 100 1460 110 108 (1) 1695
52
55 55 60 60 62 65
GOORDJ~ATf:
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tlel punto di 1a1luta
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30°
800 1200 1600 2000 2400 2800 3200
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ascisse
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..... .....
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..·.::..."'.., o
-- -2,77 3,12 _ 1,4.9 4,24 4,40 10,6-1 16,59
30,11 27,81 :13,0¼ 34-,61 26,52 61,03 70,14
______, ___________ D EVIAZ IONI
rn
GJ'l"f-~T A.
____,__ -~ modio
maisimc
LA 'i'lmA 1,I
modic
lll3SSÌlllC
--- - - - -
830 29,30 23,33 54,11 1228 47,77 30,72 9i,81 1613 66,36 33, 14 156,86 2035 88,28 48,59 161 39 2427 106,62 50,01 151,52 2861 123,20 50,35 171 l 97 3270 143,78 60,5-:l: 202,86 )
2l 39 4,18 5,44 9,82 8,49 11,9-:l: 13,29
6 73 11,12 14,49 35,76 31.1:,60 48,64 33,19 )
DURATA
ProfondiG della pmtradella zione dal suolo traiettoria in alla puota del vroì<:fto secondi in metri . 911,28 11 11,32 1311 ,57 1 15 1,39 1 1711\42 19 ,03 2011,41
:,
0,5 0,7
0,1
.
\ Non si èpo• tut:t calcolare 4,75 12,77 ~ per àifot_lo _rii
0,9 0,8 1,0
1,1
'
50
50
60 60 70 70 80 80 90 90 100 100 110 110
390
60
45°
800
0,73
6,78
807
36,27 28,69 120,W
O,G
ossmmon1.
550 GO 7'10 70 920 75 1110 95 1300 105 15-10 105
~
» l l b
•
-
1200 1(300 2000 2400 2800 3200 -
9,46 7 14 8,~4 13,15 1,40 2) 46 . )
4.-15 1201 27,91 16'28 7,69 2008 23,57 24211 25,94 2826 47,05 3247 )
64,97 79,21 124,29 188,9·! 22\27 260,~4
27,28 42,9'9 51,13 67,38 67,44 67,80
I\ (1) 1 dne tiri non registrati si ritennero anorma.U perchè troppo lunghi. (2) Ottenuta sulla media di so1è 1~ osservazioni. · · (2) Ottenuta sulla media cli sole 61 os.sei-vazioni.
87,85 147,91 154,31 236,43 243,06 252,95
11,05 12,05 15,24 17,27 22,51 32,92
31,46 37,1~ 43,64 53,85 92,40 87,54..
1611,25 (2). 1711 ,58 2011 ,46 2311 ,17 2211 31 26'11',23 (S)
0,8
o·s ' 1,2 l,~ 1;2
1,3 '
207 Se si prendono ad esame •i risultati contenuti in questo specchio e le curve che vanno unite al presente resoconto, se ne deduce immediatamente: 1° che assai più regolare fu in genere il tiro in arcata del cannone da,40 F rigato quando eseguito sotto l'angolo di 30•: che am:i volgendlf' lo sguardo alle curve delle · dei•ivazioni la superiorità di questo tiro su quello di 45° si manifesta in modo sel'!sibilissimo; 2• che ricorrendo ai dati dell'Aide-,flémowt francese sulle deviazioni medie nel tiro dei mortai da 32, che appunto può raffrontarsi col tiro in arcata del cannone da 40, si desume che la giustezza del suo tiro in arcata a 30° è da dodici, a tredici volte maggiore di qus •.:i de~ mortaio da 32; 3° che le penetrazioni vertic...1 so:10 alquanto maggiori nel tiro in arcata a 45°, sicchè quar~do esse diventassero oggetto della massima importanza si potrebbe ricorrere con qualche maggior successo al tiro con quest'angolo, almeno finchè non siasi provveduto all'adozione di una bocca da fuoco più acconcia di questa al tiro a gra.ndi clevazion~ : ed invero è qui opportuno il notare che se il caricamento ed il puntamento, ossia il maneggio del cannone da 40 F rigato richiede qualch~ studio pel tiro· in arcata a 30°, esso è r eso assai prn difficile per quello a 45°; 4° che' i risultati di esperienza e le relative curve non fanno constatare che esista un massimo nel valore delle penetrazioni verticali ,· fino alla distanza di 3300 metri cui si poterono spingere le curve anzidette, rimanendo tuttor-a in dubbio se un tal massimo si sarebbe rinvenuto ove i due tiri in arcata cl€! cannone da 40 F rigati si fossero spinti a distanze maggiori delle· esperimentate. D ARTtGL!E!!.11'!
ESPERIENZE 208 Ooi risultati diretti dell'esperienza si sono costruite le curve e che rappresentano, per ciascuno dei due angoli di proiezione , la relazione tra le gittate e le cari_;he, nonchè le deviazioni, le derivazioni, le dur ate delle traiettorie e le penetrazioni. Dalle curve delle cariche, delle derivazioni e delle durate si sono dedotte le due tavole di tiro che, approvate dal ministero nel maggio del corrente anno, vanno unite al presente resoconto. In esse però le cariche non sono quelle direttamente ricavate dalle loro relative curve ma bensì furono su quelle ridotte, ed è qui il luogo di darne ragione; tanto più, che quanto si espone qui sotto, vale eziandio a provare che la aiustezza di tiro che dobbiamo attenderci dai cano noni da 40 F rigati di modello, è superiore a quella che possiamo inferire dai risultati delle fatte esperienze. ·Devesi infatti osservare che delle quattro bocche da fuoco che servirono a queste esperienze, per una combinazione poco felice, una sol tanto trovassi munita di prolungamento del'l a riga r istretta ; essa aveva dato delle gittate comparativamente maggiori che erano state colle altre computate nello specchio dei risultati diretti di esperienza. È quindi evidente che le cariche dello specchio sono maggiori d1 quelle che si sarebbero adoperate se - le quattro bocche da fuoco fossero state tutte di modello, ed è chiaro altresì. che le _deviazioni in gittata sono così risultate maggiori e la giustezza di tiro minore della vera. Per ridurre pertanto le cariche , cui i risultati diretti di esperienza condussero, a quelle da usa,rsi in servizio coi cannoni di modello, si calcolarono p~r quattro diverse distanze, le gittate medie di quello tra i cannoni
,
,,
209 .suddetti che andava munito del prolu ngamento della Tiga ristretta; · e dal confronto di esse colle gittate ·n.1edie osservate, si ricavò un rapporto con cui passar sempre da q11este a quelle· fornite, coll a stessa carica, dal cannone in discorso : ritenendo poi le gittate proporziòna.li alle car iche si corressero tosto queste ultime. IJ ARTIG[.JERIE
Con eguale processo si desunser o dalle cariche osservate quelle che si dovranno adoperare con cannoni da 40 F R mancanti del prolungamento della riga ristr etta, e si trovò ch'esse i-;ono assai prossimamente di l 122 maggior i di qLrnlle eia usarsi pei cannoni da 40 F R di modello A com p iere questo r esoconto esporremo le seguenti osservazioni :
1° ;\'cl corso di queste esperienze si lanciarono alcune gra.mtte cariche per stud iare gli effetti del loro scoppio, ma il piccolo numero dei colpi che fu dil.to eseguire cou -essi e, sYenturatamentc, il piccolissimo n urnero di granate che su quelle · _lanciate scoppi arono non perrni~c che si desumessero dagl i effetti · avuti coriseguenze cl i qualche importanza se n on se l'avvaloramento di quanto era già presentito che cioè, a parità di circostanze e ra.gioi1 tenend o della polvere consumata e del peso dei proietti lanciati, si può ritenere che gli effetti di penetrazione -e · di scoppio delle g ranate, non sono inferiori a · quelli r ~cati dalle bombe e loro qivengono incontestabilmente superiori per la maggior g ittata e la già notata maggioresattezza di tiro propria dei cannoni pnragonatiai mortaL
ANNO
rx,
YOl. H. -
u.
210
ESPEJllE('ZE
211 ottenute su i quattro colpi tira.ti a. quella distanza fu quasi o' AR1' I Gr.rnttrn
2° Le difficoltà di maneggio c he il tiro del cannone da 40 F r igato presentò sotto l'angolo d i 45° se dn. un lato furono tali da dover sconsigliare trn,L incondizionata
adozione d i questo tiro, qua ndo la bocca da fu oco sia ìn(;avalcata suli'11ffust.o ordìn'1rio, da
un altro lato
pos-
sono essere di eccitamento e di aiut o nell o studio di
un sistern,L d i h oéche da fuoco, di affusti e di pa.i uoJi
dm pii,t degli atluaìi si presti no ai tiri a g ra ndi elevazioni .
3° Quan t o si è detto circa le penetrazion i delle gi::rnato <fa 17 ce nti metri lanciate d al cannone da. 40 sotto l'.1ngolo di 4;)'' a rna:;gioi· ragione si può ripetere pel 0
tiro sotto l'aogolo di 60° clic a tal uopo s i è p ur voluto
b pi!rinliJO taré1 col can none sud detto. Infatti , prima di chiudere le e,;pc r icuze su l t iro i n arcata del crrnnon e da
40 F r ig.1t,1 s i esegu irono aleun i ti ri da 11òogli upa e]P.v a-
'l.Ìone di (i0°,
l)
i1.1c;n.Yalcand0 la bocca da fuoco sopra una
~<:p(:cie d i affusto d i circost::..nza, improvvisato su l l uogo ,1.Jel le esperienw , elio permetteva d i dare quel la inclina-
z iune ed un:t d ìsr:reta obliq uità alla bocca cla. fuoc0 r ispetto alla d irettrice del tirn . Con quésto s isterria non venne
p1m) falto Dgli e~peri mentato!·i d i corregger e sufficie11tem eHte la-llc1ivazione , sicchè tutti i colpi si p ortarono a siuì,;tra e hi nrnggirJr parte su di un terreuo durissimo e
J)ietroso : a 3~00m perb i proietti caddero in un terreno ~p re;;,::'a. poco egun le a quello ch e si era ordinariamente ù1c-:rntrat o nel corso delle altre esperienze, epperò si è pot uto n luva re c he la media delle penetrazioni verticali
doppia di quella che coll'angolo di 45° si ottenne aH.~ <listan:ta medesima.
213
n' AI\TJ Gt.lERIE
212
'ESPERIENZE
TIRO IN ARCATA DEI; CANNONE DA
40 F R DA MURO -
l
ANGOLO DI 30°.
CHILOGRAMMI 29,600
PESO DELLA GRANATA 500
D i stanze in metri
- -
700
600
--
- -
800
-t n
(Linea cli mira laterale) Alzi oriztontali iìiill.
45
46
46
.
Gram.
2G0
310
360
405
Derivazioni .
Met.
17,4
21,2
25
29
Durate della traiettorh
Sec.
7",3
8"
8",7
9",3
2000
2100
2200
2300
Cariche .
Distanze in 111etri
----
I
1000 11oo f 1200
- -
1800
- - - -- - - -
;,5
55
.
Gram.-
%5
1010
1065
1115
Deriva7,ioni .
lìlet.
83,5
88
93
98
Dnrnte clclla traicttori:t
Sec.
15'\5
H,u,9
16'',3
16",s
II
•==== ~
==--=====--==-=== ·-=R
Sia il cannone incavalcato sopra affusto d'asserlio (1849) o cb pia:.:za e cost,n, etl a millimetri 4 1\2 d'alzo colla linea di mira laterale. Un giro della, vite di Il pun tiimento si fa per.mezzo elci qu~drante, dirigendo la bocca da,fuoco a! ranno quindi ai gradi già dal quadrnnte segnati 20° ,113. Mancando l'alzo, s1 segnata nella Jine:t Deriva.zioni, e quindi collocato il quadrante sulla gene~·atrice I Le cariche s:u anno aumentate th 1122 del loro va.lor e, <;uando 11 tir o sin, ristretta.
1900
--
---
51
51
52
52
53
54
455
500
r,45
590
635
685
730
775
820
865
915
32,8
37,4
41,5
46
50
55
59,5
64
69
74
79
11
50
50
12",6
13",1
13",6
H!',1
14 ,6
lò'\1
2800 1 2900
3000
3100
3200
3300
56
56
56
56
57
57.
57
--
1165 1220 12'70
1325
1380
1435
1490
1545
1600
1660
-
1'07,4 112,4
117
122
126,6
131
135,5
140
144,5
-
19",7
20 ,1
20",5
20'',8
-
·-- - - - -
I
1800
48
55
54
1700
47
2400 2500 2600 2700
54
I 1400 I 1500 I 1600
,19
9",9 10 11,5 ll",l 11'',6 12'',1
(Linea cli mira laterale) Alzi orizzontali Mili. Ca.r iche .
900
103 11
56
56
17 ,3 17",7 18",1-
--
- - - -
18",5 IS",9
19'\3
--
-- -- - -
11
(1839) 114 di giro della vite di mjra equivale a ìnilliroctri 10 cltalzo di vola t:t mira ec1uivale a 0°. 3[4, bersaglio colla linea, di mira laterale e l'alzo verticttle abbattuto; si aggiunge• punterà colla, linea. di mim naturale di volata, a destra tl el bersaglio della guant.ifa superior e del cannone, si aggiungeranno ai gradi già da esso segnati 28°. 112. eseguito con cr,nuo ni da 40 F 11 nei quali manchi il prolun gamento della riga
'
2 14
ESPERIENZE
215
n ' A!tl'J GLIIrnrn
TIRO IN ARCATA DEL CA NNONE il=" " " " " " = = = = = = = = = = ==
DA 40 F R DA MURO - ANGOLO DI 4.5°.
= == =~ == == == == = = = = = = = = = 7 f ,
/f
_ _ __ _ _ _ _ _ _ _ _ __ _P_ E_s_ o -:D_ E _•_L-;-L- A- -: G- R _ A_N:--A -· _·r _. -: A:-i-------,c- H_I----,L_ o_G_R_ A_l'i_r_11_1'!:_I~ 2-9_,G _ o_o_ _ __ _ __ _ _ __ _ _-:-_ _
I
I 500
Distanze in m et ri
: (Linea di mi·m latcrcile) Alzi orizzoutali Mili. ' H Ca.riche • • , Derivazioni Durate della traiettoria
liOO
7 00
800
--1:-G-
_ 4_8_
~ -1-
Grammi
235
230
325
3TO
ì\ictri
17
21, 3
2G
;Jl,5
Secondi
11~•
12 ''
12·,, 9
13",G
900
1000 1100
1200
-53-. - __ G_6 _ _ _ri_9___G_2_
I
1300
1400
1000
1600
64
68
70
7:1
i'
I J 800 I 1900 il _ 7_+ ___7_u_· - l- ~ -,'.-l- 11 1700
410
4:'>0
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216
ESI' KRIENZE
CAPO VI.
· Tiro ficcaulc dei camioui da 4O F R. Nella considerazione che il tiro ficcante del cannone da 40 .F R potrebbe utilmente impiegarsi alle distanze alle q uali cessa di esser e efficacemente a doperato quello de1 cannone da 16 rigato e nelle circostanze io cui impor-tasse accr escere la forza d'urto dei p roietti cadenti sul· t errapieno, il com itato d'artig li0,ria propon eva ed il min istero approva.va che si el'>eguissrro le relati ve esperienze · su lle Lande di San Maut'izio onde colla scorta dei risultat i otten uti- dalle medesime compilarne la tavola di tiro . 11 programma approvato dal min istero stabiliva che le e,;peri enze d,ovessero estendersi da t>OO a 2000 metri, , oltre la qual distanza il tiro di lane.io può, abbastanza opportunamente, sostituire. il tiro ficcante, tirando con 4 bocche da fuoco da 5 diverse distanze fìss:1.te preven tivaiuente , con angolo di proiezione e.ostant e di 1~0 , e con a lzi orizzontali e cariche variabili . 1 primi dieci tiri diogni serie erano destinati a determinare l'alzo orizzontale · e la carica p iù opportuna che dovevano poi r itenersi invariabili pei successivi tiri della serie stessa. 11 punlamento si dclveva eseguire coll'alzo contro un falso scopo. alto meli-i 2 ,50 su l teneuo, per raHìgurare il ciglio de l pa ra.peUo che coprirebbe il terrapieno da battersi : d ue bersagli reticolati verticali, sul primo dei q uali fosse fìsso il falso scopo, e posti a 10 metri d i intervallo dovc,,ano forn ire il m ezzo di apprezzare il valore degli augoli di caduta. Le coor dinate si dovevano misurare riferendole al piede dell'abetèlla sinistra d el bersaglio verticale come origine , t anto peì colpi caduti sul terreno che per quelli che col:.., pissero i bersagl i. . Le medie dei r isultati forniti da queste esperienze son o registrate n el qu i unito specchio nel quale si n otarono le coordinate del centro della r osa dei tiri e le deviazioni . Tilevate sul terreno.
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RISULTATI bELLE ESPERIENZE SDL TTRO FICCANTE DEI CANNONI DA 40 F R DA MURO ANGOLO DI 12'>. - PESO DELLA GRANATA CH1LOORA)IMI 29. .
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1 ',mgolo cli proiezione è di 12°.t.10". (1) Meclia su soli 10 colpi.
(2) Gli angoli scgnn.ti in questa colonna sono gli angoli con l'orizzonte; stante l elevazio11e del bersaglio Yerso là. batterla, l" )'a.ugole. cli caduta effettivo si i u eube aggiungendo nn grado ai valori segnati! . ::; 1
•
218
n' -~ RTIGLIER !E
ESPER!F.N%:K
Essi furono soddisfacenti riguar do , sia alle deviazioni medie che alla probabilità. di colpire. Infatti ricercata g ra,ficamente la pr obabilità di colpire rilevando il numer o di tiri per cento che colpirebbero una faccia di un'opera di fortificazione delle dimensioni ordinariamente adott.ate a bbiamo : Per un terrapieno della lunghezza di 90 metri e della larghezza di 12 : Alla distanza di 850m dal ossia 88 p ._010 Alla distanza di l 150m dal ossia 75 p . 0t0 Alla distanza di ] 450m dal ossia 65 p . 0t0 Alla distanza di l 750m dal ossia 51 p . 0t0 Alla distanza di 2050m dal ossia 2 1 p. 0t0
mezzo della faccia 53 su 60 mezzo della facci a 60 su 80 I
mezzo della faccia 65
Slù
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mezzo della faccia 61 su '120 I
mezzo della faccia 30 su 1,40 \.
Per un terrapieno della lunghezza di 60 metri e largo 8: Alla distanza di 850m ossia 65 p. 0 t0 Alla distanza di l l 50m ossia 52 p . 0t0 Alla distanza di 1450:n ossia 56 p . 0[0 Alla distanza- cli 1750"' ossia 32 p, 010 Alla distanza di 2050"' ossia 11 p . 0t0
dal mezzo della faccia 39 su ,
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', dal mezzo della faccia 42 su 80, I
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dal mezzo della facci,t 56 su !00 dal mezzo della faccia 38 su_120 dal mezzo della faccia 15 su 140
Questi. r isultati, eccezione fatta di quel1i avuti a 2000 metri, sono d'assai •superiori a q uanto si sa.reJiibe potuto ottenere con le bocche da fuoco liscie nel tiro a rimbalzo a 600 metri.
J:\fa devesi osservare che anche in queste esperienze si cadde iuav-vertentemente nell'error e stesso manifestatosi in q uelle del tiro in arcata, si ebbe cioè una sola delle q uattro bocche da fooco a doperate che fosse munita del i)rolungamento della rigit ristretta. Naturalmente questa ' die' sempre delle gittate maggiori le quali furono computate assieme alle altre nei caJcoli riassuntivi, donde ne deriva che la g iustezza di tir o rilevata graficamente è senza dubb io infer iore alla effettiva, e so110 pure nat uralmente accresciute le deviazioni in gittata r iportate nello specchio già citato . Malg rado queste sfavorevoli condizioni le deviazioni medie furono assai soddisfacenti essendo comprese le faterali fra l5z l 0000 e 40z 10000 e le 1ongitudinali fra 23z 1000 e 27zl000 della gittata totale . Gli angoli di caduta coll'orizzontale rilevati dalle espe• rienze presentano alcune anornalìe provenienti dal n un~ero liruit(tto degli spari che colpir ono i d ue bersagli e <lai quali soltanto si sono potuti desumere; inoltre stante l' elevazione del terreno ba.ttuto che risulta in media di ~ n grado r ispetto alla bocca da fuoco, conviene di a ccrescere d'egual q uantità gli angoli, calcolati per avere l'angolo effettivo di caduta r if:'petlo alla linea che con,· g iunge la bocca da fuoco col bersaglio stesso. Il terreno non molto sodo ed irregolare prestavasi assai poco ai rimbalzi, ed un considerevole numero di colpi (circa 1(3) si arrestarono perciò al punto di caduta, -e q uesto numero si accrescerebbe nel tiro pratico in cui la facc ia che è bersaglio ai colpi è difesa da tr averse. Ma q uand'anche molti ne succedessero, essi sarebbero in parte uti lizzabili, la deviazioi;i.e laterale non oltrepassando generalmente i 12 metri, cosichè quando la lung hezza del rimbalzo non è troppo considerevole, i pr oietti hanno ancora molta probabilità di ricadere sul terrapieno. Le derivazioni non mancarono di presentare anche
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220
ESPl!RIE!\ZE
questa volta delle irregolarità che devonsi attribuire alle ~rdinarie cause deviatrici che si enumerar ono più d'una volta; esse sono per altro di nou grande entità e cÒlla scorta delle m edesime si rotè tracciare la cu rva di relazione tra le gittate e le derivazioni riµ ortata nell'an~ nessa tavola, che non si discosta più ài tre rnetri dai ~isult.ati d iretti delle espe t'ienze, scostamento di poça 1rn~ortanza, come vale a dimostrarlo la semp lice osser:vaz1one che la differenza di livello di un centimetro fra lo due ruote può produrre un errore d i 2m,,O nel puntamento a 1750 metr i . Ooi risultati medii dell'espe rienza si costruirono inoltre le 1.:urve di r elazione -della g itt,1ta colle cariche e coi t empi riportate n ella tavola sopracitata, e per , m ezzo de lle medesime si rettificarono i risultati esperimentali e s i compilarono le tavole di tiro, elio vennero poi estese alle distanze comprese tra 300 e 2000 n:;etri, e nelle quali furono ~eterminate le cariche in modo che il punto m edto d 1 caduta del proietto abbia a riescire a 50 metri a l d i là del sagli ente, Siccome però per la maggior gittata ottenuta, come si osservò in na,_1zi , con un cannone munito del prolungamento del la nga ristretta, non sarebbero st ate altrimenti applicabili le stesse tavole di tiro a quelli sema tale prol ungamento, e d'altra parte uoo potendosi ritenere assolutamente attendibili . i .risultati che si ebbel'o da una sola Locca da fuoco , si rice rcarono col metodo stci::so accennato nel capo precedente le variazioni da. fars i allecaric b_e sperimentali ·o nde ave re la t avol a d i tiro n orm ale dei cannoni di modello, ossia. cor, proluno-amento della . . b riga nstretta , non eh~ le variazioni d,t farsi a questa quando debban o adoperarsi dei cannoni p r ivi di tal prolungamento. Così si ebbe la tavola µosta in fine di questo resoconto, che fu approvata dal ministero d i g uerra. L'esr~cuzione del tiro ficcante rendendo compi uti gH
221 studii sul tiro con angoli fissi del cannone da 40, si volle anche per esso come già si fece pei cannoni da 16, desumere dalle esperienze i dati approssimativi per eseguir e i l ti1;0 con angoli in termedi tra quell i fissati dalle tavole pel tiro in arcata e pel tiro ficcante, onde porsi così in grado di eseguire i tiri con quelle varianti che le cir cost.a,nze particolari dei bersagli pratici potessero irnp0rre. Si cercò per couseguenza una formola en~pirica la quale fornisse le cariche corrispondenti alle diYcrse giUate ed inoltre, poich è le esperie nze esegui te aveva.no p erm esso di rettificare le derivazioni, una formola pur empirica <.:he desse le derivazitini corrispon ,fonti . Iu t al modo, r iesccndo ·cJeteri-.ninato la carica e l'alzo orizzontale, il t ir~ sariL affatto determinato qualunque sia l'angolo che si y oglia adoperare . Le forrno le che si potevan o desumer e dalle esperie nze riescirouu assai complicato, difetto questo che però sparisce quando si consideri che l'angolo di proiezione <lovcndo essere iH ogui circostanza deterrni11ato, le loro cspre;;sioui si semplificano as$ai . E~se sono:
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nelle qual i C r appresenta la carica in grammi, D la derivazione in metri, A l 'angolo di proiezione in g1·adi e G la gittata (1) in ettometri. I loro risultati sono assai confor mi a quelli dati dalle t avole di tiro, c0me lo dimostrano i seguent.i specch i di paragone, (1) Trattandosi di tiro ficcante converr1\ porre p er G la distania del sagliente aumentata di 50 metri.
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Cariche ........ Grnm. 340 435 530 620 7 l0 800 890 9S0 l06ò H50 1235 1320 1-105 1495 158L) 1670 l 75[> l845 ;:,C'l 1-i
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Durate della traiettoria . . 5",7 5",9 6",1 G",3 6",; G",7 G",S 7",J 7",3 7",5 7",7 l ", 9 8",I 8" ,3 8'\5 8",7 S",9 9", Il
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La, carica è racchiusa. in nn sacchetto di carta, da. cannone da lo. Ì\fancan<lo dell'alzo si deve puntare la, 1.iocca da fuoco colla lin0a, di mirn naturale di volata sul ciglio t1el parn11etto ed . a destra clel bersaglio di nna quantili~ uguale i1 quella segnata nella linea derivctiiooi: collocato quindi il quadrante sulla generatrice superiore del cannone si aggiungerà all'a.ngolo da esso in11icato quello· di 10° 101• • Le cariche.~tui indicate saranno :tccrcscintc di 1[15 del loro valo.re pei cannoni mancauti del prolunga.mento della riga ri~~a. ·
DEL
HECLUTA~1ENTO ·MILITARE IN
P'-USSIA
T utti sanno che fra l e istituzioni cui l'at.tuale czar ,d iede 1miggiori sollecitudini si fu q uella d el reclutamento. Dopo liber ati i servi facendone altrettanti proprietari , dopo'-sottoposte tutte l e classi indist intirn1ente sotto la stessa giurisdizion e, dopo averli eh iamati a prender pa.rte . d iretta ed attiva agli affa ri local i, i l governo russo _ha dovuto esamina.re a fo uclo il sistema d i recl utamento pr eesisten te e completamente rimaneggia rlo, poichè esso era una delle maggiori iniq uifa ch e l'ultimo secolo avea legata alla Russia, una n egazione della civiltà moderna. È da n otarsi che sotto P ietro il grande t utte le c1a.ssi d i cittadini forn ivano soldati e cbe a nzi per la nob iltà i l servizio militare era ohbligatorio ; e così fu sino a :Pietr o III. 0
ANNO IX,
vol.
II,
-
15.
22G
DEL RECLUTAM l:'.N'TO MII.ITARI!
Ma dopo, passo .p asso s'introdussero privi~gi d 'esenzione per la nobiltil.; poi per la classe commerciale, per l'alta borghesia, e presto si venne a lasciar tutto il cari.c o d e l reclutamento al basso popolo. Nel 1847 lo czar Nicolò ordinava ai suoi m inistri di presen targli un progetto di leggo allo scopo di fare che t utte le classi compartecipassero alla leva militare , ma dopo uno studio prelim inare d i 14 mmi (!!) jl rnioisterq rispondeva che le quote cii contingente, le quali sarebbero 1'-'pettate alle classi sino allora esenti, erano così ·minime, c he ciò non valeva di introdurre n elle leggi esistenti, ,una m odifìcazione che dovea ferir e e rovesciare privilegi •1i unti,;n, data. E un tale inq uali ficabi le - riscontro era d a to all'attuale czar nel 1861, nel l'anno appunto, in cui egli avea decretata l'emancipazione dei servii La commissione inca rieala della suddetta quistione non ;1 \·ea trovato per tutta la Russia che 700,000 esenti , 11wu tre invece dopo più cosdenziosi lavori statistici operatisi per volere dell'attuale czar , si constatò che gl'i -esenti eran o: 437,326 nobili eredjtari e rJer.,onali ; 219J)35 n egozianti; 0,Oì4 borghesi nota.bi li ; 303 . 015 membri del clero; 969,350 ovvero sia p oco meno di un 1')1ilione, impo• 11endo ai q uali il 5 per mi la per la leva si ottenevano • 4 ,800 soldati . 1~ vero che materialmente questo numero, ragguagliato a lla grandezza dell'eserci to russo, è pochissima cosa, n eppu re il .1~ 1 d i esso; ma al p unto di vista m orale, la pr_esenza all'armata di questi uomini di cui }a metà nobili, non poteva che p otentemente contribuire a migliorarla, e inoltre snrebbesi così distrutto un abominevole ed ingiusto J)rivilegio.
227 · Ma gli inconvenienti dell'antico modo di reclutamento russo ·, non consistevano solamente nei privilegi d'esenzione, ma b ensì anche nell'applicazione. « Altra volta, dice il Nord (1), - dal quale togliamo . i n gran parte le notizie che ci servono di base a questo studio - verun sistema ben fissato presiedeva al rec1utameutq in Russia. Sì vedevano da un lato, soldati che invecchiavano sotto l e armi; dall'altro , giovani r eclute prese, in tempo di g uerra, entro una proporzione enorme, che toglieva c~sì di un sol colpo una massa di vigorose braccia all'agricoltura, la qual cosa impoveriva il paese senza dargli buoni soldati. , Era inoltre una grande ingiustizia! Durante lunghi anni di pace, le generazioni si succedevano senza fornir r eclute. Sopravveniva la guerra, ed i villaggi si sp opolavano affatto. Una sola generazione · pagava per tutte. E si noti bene, che chi partiva raramente tornava a casa, poichè una volta indossata l'assisa miÌitar e, più n on h si spogliava se non al momento in cui l'uomo per infermità o vecchiaia atto più non fosse alle armi. Il governo russo -trovava assai più economico e comodo il trattenere al servizio i soldati g ià imp ratichiti al m estiere, g ià assuefatti alle durezze morali e materiali del la vita milita re , piu ttostochè r innovarli periodicam e nte. . Questi uomit1i strappati alla gleba, non per estrazione a s0rte, ma in massa ed arbitrariamente dai r eclutatori ch e a g uisa d'avoltoi piombando sui v illaggi ne esport&vano tutto il fiore della popolazione - questi uomini sotto il regime della ferrea disciplina del knout, intier amente isolati da ogni consorzio co1la società, poichè il soldato russo era, e fors'è anche oggi, perennemente consegnato nella sua caserma questi uomini o morilii" RUSSIA
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N. del 21 novembre 1864.
228· DEL RECI.UTAl-!ENTO MILITARI': vario di nostalgia, · o se non morivano; finivano per p er• dere ogni dornestico affetto, ogn i sentimento patrio, di•· ventavano ciechi, apatici ed inerti stromenti dell'autocrazia governativà. Tale era i l soldato russo . .. . . Sotto il r iguardo del la leva 'la Russia europea era di.: visa in due grandi regioni: la occidentale e la orientale. Si reclutavano soldati ora nell'una, ora nelbltra regione. secondo i bisogni d el servizio, ' secondo c-he il tea tro della guerra era 1j iù a portata dell'una o d ell'alt ra. Così sic• come la guerra scopp iò quasi sempre al lato occidentale, la r egione occidentale fu sempre q uella che diede mag• giori contingenti . . ·Net 1818 s i fecero ·due leve nello stesso anno, ciascuna d i 7 reclute per 1000 abitanti foaschi . Nel 1849 furono del pari eseguite due k,ve, cui la r egione occidentale d iede 1'8 per 1000; la regione orientale solamente il 4 per ·1000. Durante la guerra d'orie nte (1853-1855) la r e• g ione orientale d iede 32 r eclute per 1000, la occidentale 5l per 1000. « Se si prende in con;siderazione , dice il Noi'd, l'im• mensa estensione del l'impe ro, di leggieri s 'int ende quale enorme per'dita facesse lo stato i1'l uomini ed in danaro mercé un tale sistem a, o piuttosto mercè l'assoluto di~ fetto d i ogni sistema. • La guer ra è cer tam ente u no stato a.normale. Ma è fo rsè_ questa una ra gion~ per trovarsi, ad ogni bisogno, , q uasi allo sprovvisto'/ E beo d ifficile di indicare in un modo più preciso gli inconvenienti dell'antico modo di reclutamento del la R~ssia. <i La g uerra d'O rie nte ha dimostrato nella guisa la più evidente i vizii dell'antico sistema, mettendo in 'presenza da una parte solçjat.i agguerri t i, dal l'altra vecchi soldati frammi schiàti_ a giovani contadini i qual i altro n on poteano che farsi bravamente uccidere . , L'attuale czar compenetrato délla ne;;essità di rifonder e
IN l\USSTA •
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l'antico sistema, e di avvicinarlo a quello segciì.to dalle nazion i più civili e più militari, pose m~n o all'apra con energia, e la riform~ da tre anni introdotta già portò i più favorevoli risultati. .Decretò che la 1-eYa si operasse .su tutta l'estensione della Russia ripartendo .il contingent!;l ann uo adeguatamente alle popolazioni delle varie provincie. Ogni anno il minjstro della guérra stabilisce iL continge·nte generale secondo i vuoti ch e si sono fatti nelle file, sia per le perdite soffe rte, sia per il nume;o di quei soldati amiani che crede di r inviare in congedo illimitato in attesa del fine della fe r ma fissata a 12 ann i; cìò che consente così. allo stato di non mantener e sotto le armi che l'armata stretta~1en te necessaria, e di potere, al caso di guerr2., chiamare sotto le armi, non più reclute, le quali bisognava istruire prima di condurle in campo, ma soldati fatti al mestiere, alla d isciplina ed alle fatiche della vita m ilitare. Vantaggio questo g randissimo sia_al punto di v ist a economico , sia al punto di y ista d ella solidità dell'esercito, del q uale la Russia si r isentirà alla prima guerra. Negli anni 1862-63-64 il contingente chiamato sotto le armi fu di 5 per 1000 maschi . Nel primo anno d iede all'armata circa 84,000 reclute, e 140,000 nel 1862; e pare che in media potrà venir fissato a 130,000 cosic:cbè la Russia potrà avere in piedi un esercito di 600,00Ò uomini con sole 6 classi al più sotto le armi, rimandando i soldati in congedo dopo 6 anni di ser vizio , e potendo colh chiam ata d i questi, in caso di guerra, portar l'ef~ fetl:ivo· armato a ben presso di un milion e di uomini. Il nuovo sistema di reclutamento fu dunque un gran · passo fatto dalla Russia nella, civiltà non solo, ma p ur anche nel suo interesse economico e milit are. Ma un altro gran p asso gli rimane a compiere, ed è quello di abolire affàtto il barbaro uso del kuout. Le
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Dl!L l\ECLUrAMENTO MILÌURE IN RU~SIA
pene corporali abrutiscono l'uomo,- e que1l'esercito il (1uale non sa mantener, la disciplina, che col bastone, non può essere un esercito d'uomini, ma è una massa di b_ruti. Ivi non può allignare quello spirito' militare, quello sJancio che ~pingono alle grandi azioni, all'eroismo; nè la più ferrea disciplina ha modi di ciò ottenere.
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LUOGOTENENTE GENERALE
ALESSANDRO UELLA. 1\-0VEHl~ Y '
SB~ATORE DEL REG~O
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Alle 8 1(2 antimeridiane del 20 novembre un funebre convoglio composto di tutte . le trnppe, di tutta l'u~iizialità in ·Torino tra cui distinguevansi le LI~. EE. i gei1erali d'ar mata La Marmora e-Della Rocca, di. una comhiis~ione d i deputati e di senatori del reg no, di ministri nazion:di e stranieri, e di alti foi1zionarii dello Stato di ogni dii.:astero, accompagnaYa all'nlt.ima dimora la salma <li ueofra i più insig ni generali ed ammìnistratori d'Italia~ dd luogotenente generale, senatore del regno cav. Au:ssA::--mw DELLA Rovi:nrn, poc'anzi ministro della guerra, il qurile colpito <tddi 17 da viol ento trabocco di sangue era mancato ai viv i. La solennità d ella fu nebre fomione , e il dolore impresso sul volto di tutti quelli che accompagnavano o
ALESSA NORO 232 vedeano sfilare il carro mortuario, bene dimostra vano· q uanto grande e sentita fosse la perdita toccata all'eser-· cito ed alla nazione ... .. !
Alessandro DE:lla Rovere era nato nell'anno l8 l5 in Casale da cospicua patrizia famiglia. Inclinando alla car;
DF.L l.A ROYEHE
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riera del le armi, egli entrava in giovanissima età nella reo·ia mi litare accademia di Torino; dalla quale a dicioto t'anni usciva luogotenente d'artiglieria. Fin dall'esordire della sua militar carriera il Della Rovere distinguevasi per rare doti intuitive, per profondo e tenace criterio, per vasta e pa,;sionata scienza dell'arma sua, attalcbè fi n d'allora ebbe frequenti missioni sì all'estero che all'interno, le quali procacciarongli distinzioni e fin d'allora accennarono al chiaro suo avve11ire militare . . Capitano nei pontieri, egli faceva splendiclamente le campagne del 1848 e 49. Nel 1852 all'incendio del polverificio di borgo Dora, di . luttuosa memoria per Torind , egli si adoperò così lodevolmente e coraggiosamente clrn re · Vittorio Emanuele ne lo guiclerdonò coLa medaglia d'~1-g·ento al valor militare . . In occasione della spedizione di Crimea il gem•rale La. . Marmora, che apprezzava l'intelligenza ed operosità del maggiore Della Rovere, il chiamò intendente generale del corpo di spedizione, carica difficilissima ch'egli ammirabilmente sostenne, spiegando in quella circostanza una rara capacità amministrativa. Finita quella guerra e promosso per merito al grado di luogotenente colonnello, il Della Rovere , fu preposto alla scuola d'applicazione per gli uffiziali delle armi speciali, nella quale già avea dato per parecchi anni erudite lezioni sui passaggi dei corsi d'acqua, lezioni che ultimamente rivedute dall'ill ustre autore furono mandate pe1; le stampe a servir di testo in tal materia e sono reputatissime. Nè questo è il solo lavoro stampato da esso lasciato . all'esercito, poic:hè pur da lui fo compilato il vigente regolamento d'esercizii per la fanteria . AvLlto il grado di colonnello, egli dirigen l'it11pianto del polverificio di Fossano, quando venuta a scoppiare-
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ALE'-S.l!'.DRO
IJELLA l<O,ER!l
la guerra nel 1859 egli fu nominato intendente o(renerale dell'esercito; e tutti ricordano ed apprezzarono come alla sua straordinaria attiv ità sia precipuamente dovuto se in quella campagna i servizi amministrativi funzionarono così diversamente eh~ nel 1848. A premio di sì segnalati serv.i gi , dopo la giornata di San Martino , il re prnmuovevalo, e hen merita mente, al grado di maggior generale; ed in tale grado fu pure intendente generale d'armata nella breve campagna del 1860, nella quale conseguiva il grado di luogotenente generale.
•della guerra, sicchè nello scorso settembre ebbe ad offrire le proprie dimissioni. Ma non trovando il gabinetto Miogbetti come rimpiazzarlo in quel critico momento, il Della)lovere non esitò .a fare il sagrifizio di · sua salute ed a rimanere al suo .posto. Sagrjiìzio cfrn gli accorciò la vita, come è indubitato pe·r chiunque abbia potuto vedere l'immens,t afflizione che i luttuosi avvenimenti de1 21 e 22 settembre .in Torino cagionarono al cuore del generale Della Rovere ...:... chè appunto gli animi concentrati sentono assai più .profondamente il dol ore. -
Nel 1861 la so-vrana fiducia mandavalo luo.aotenente ' o del r e in Sicilia , nella quale clisageYolissima carica addimostrò non comune abilitiL goYernativa. , f\el settembre del 1861 egli assumeva il pqrtafogli della gnerra nel gabinetto Ricnsoli, e sei _mesi dopo lo lasciava al ILiogotenente generale Petitti, per riprenderlo nel dicell)bre dello stesso a nno ne1 gabinetto Mingbettì, e serbarlo sino allo scorcio dell'ultimo passato settembre. Ministro, se il generale Della Rovere non ebbe una troppo pronunciata iniziativa nelle cose organiclte, 1;iur:o però gli p uò contestare il merito di aver assodato le costituzioni del giovine esercir.o italiano, merito pur grand issimo . Ed anzi forse sopra ogni altro grandissimo, poichè altrimenti l'ese:"cit o sarebbe anche oggidì in Yia di formazione. Di carattere severo e concentrato, ma leale, il generale Della Rovere non ispirava di primo colpo e troppo facilm ente l'affetto, bensì piuttosto il rispelto e la s tima. Nell'oprare egl i n on ciiedesi mai il benchè menomo fastidio dell'altrui giudiiio ed approvazione, bensì' sol o del proprio dovere, della propria coscienza. t La sua salute, un dì robustissima , fu logorata dal la laborios[ssima vita, e g ià da alcun teÌ11po vacillava e' rnal consentin1gli di sostenere il grave pe.;;o degli nffari
L""
RJ\' I ST .• 'TECNOLOGICA,
RlVISTA TECNOLOGICA
Nuovo cannone. Un cannone , che crediamo perfettamente di nuova costrn• 7.ione, fu inventato dal maggior genernle Hutcl,i nson coman da nte i distretti occidentali dell' lnglu lterra; e se ' le speranze dell'inventore soltanto i n parte si real izzeranno, immensi cambiamenti sarnnuo per derivarne nella costruzione della generah t1~ delle 11ostre artiglierie, Gli scopi che si cercarono raggiungere col nuovo cannone sono: 1° che desso peserà poco più di venti volte il peso del proietto , invece di pesare oltre 800 volte il, detto peso, com e ciò avviene ora generalmente; 2° che senza sfregamen to di sorta i mprimerà m oto rapidissimo al proietto ; 3° che questo sarà della forma meglio adattata per penetrare l'aria ed i l bersaglio; e per ultimo che non las~orà dietro sè n essun vacuo e non rimbalzerà percuotendo sull'acqna . Alcuni esperimenti ,,ennero esegniti a P liruonth . L'ultimo fu fatto il • 28 scorso settembre a b 0rJo il vascello scno1a cannonieri Cambridge, ùell' Hamoaze.
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Il rannone rasso111i ;.lia ad un mortaio allungato. L:i ca,lllera ha, la solita fo rma cilindrica, ma. soltanto abbastanza lunga , la contenere la polvere e lo stoppacci,>. Si è a lla br,cca che ritrovasi la originalità dell'iuYenzione. Il proietto è deno rni nato proiettile a disco (d'iSNhol}: Quell! ,sta.ti usati neli'11ltin,o esperimento· erano della dimensione d1 ,due picc0l, pialli (tondi) messi l'uno conlr~ all'altro, co_ll'ec•cezione clie gli orli sono aguzza ti tt modo d1 larnrna tagliente. La v olata del cannone ò di molto aumentata in dimensione, 13 ! è rnodellnta in modo da ricevere con molta precisione la metà in lerua del proietto a dÌS"O. I pr-oietti con i quali si fecero gli esperimenti pesavano 4 libbr..:: i nglesi e 2 Oli"cie, la caril'à di polvere 6 oncie, essendo l'undecima parte del peso del proietto , mentrechè la l)ropor• zionc usuale è il quarto . 11 -ca.nuone pesava circa 200 libbre inglesi, e secondo l'inYentore, il doppio d i· queJ·o che avrebbe dovuto essere. li vrimo esp"r imento fu f:-tl to contro il bersaglio a 1000 yards. Il proiello séguì una buona direzion e e cadde 100 yards al d i là del bersaglio. G li altri d Lrn esperi menti furono fatti con 13° di elel'azion e per porta ta , e 4° per di rezione. In nessuno dei due casi potè osservare il punto _ove cadde il proiett?. La marea em bassa e senza du bbi•- n el battere a te rra, in v irtù della loro rotazione., s' immer-,ero n el fango . Gli e§perimenti per quello ch e aveasi in vista , fu rono considerati sod-
si
d isfacenti. , . . . Q uando n el cannone il proietto sta in una pos1Z1one verticale, e la relazione è p rodotta dall'asse della cam era ehe trovasi a l di sopra del centro del proietto, e da uno sporgente o proiezione nell'interno della bocca ver5o il fondo che incontra lo spigolo del proietto. A carrione del la sua m in:ma lunghezza, quest'ar ma p resen ta o t utti i vantar:z;o-i d'un'a rma earican1esi dalla culatta, e per la ~o . . . semplicità della sua costrnzione ed il poco m~tallo I mp1egatov1 promette d'essere un'arma di poco valore e d1 facile m aneggio. L'inventore può essere un po' a1,zardato e arrlito nelle sue speranze, ma egli è convinto che un c.;aonone del suo sisten•~ non oltl'epassante il p eso d 'un comune pezzo da 98 , potra
238 RIVISTA TEC~OLOG!CA lanciare un proietto-disco da 600 libbre inglesi, ossia circa 27(} chilogrammi. L'affusto è fornito d·uo numero di tnracci (buf/iws) di gomma elastica galvanizzata (a contatto lateralmente non per le estremità) posti in scanncltati1re sui fianchi del pezzo; queste ricevono l'urto del rinr::ulo. Mediante 110 semplice aggiustamento meccanico il rimbalzo era riC:evuto in modo consimile sopra una serie d'anelli fisrnti al dissotto del cannone. L'autore prefei·isce questa disposizione di anelli di aomma elastica a qualunque specie <li compressoi·e, perchè no~ fanno saltare il cannone, come suols1 co!l linguaggio tecnico dire. (1'imes).
RIVISTA STATISTICA
Se benB abbiamo inteso la forma del proietto s'anicinr::rebbe a quella della lenticchia; ciò essendo il n-ostro · SaintRobert potrebbe invocare la primizia del trovato.
NuoYi proietti Wliitwortb. . ~l sig. \Vhitworth si è proYato a sparare alcuni. proietti sferici a Shoerburyness, srnussaudone i canti per adattarli al suo calibro esagonale. L'accuratezza di que'?ti proietti lanciati alla spicciolata è qualche cosa di . maraviglioso; avendoue aittato una dozzina. entro lo spazio di 18 pollici quadrati alla di~tanza di 500 yards. Sparanclone tre alla volta con una carica intiera di polvere, il signor '\Vhitworth ebbe anche eccellenti risultati: m a aumentandone i l numero a sei e diminuendo la carica, precisione non fu più così perfetta. Le esperienze con aranate di G diametri di lunghezza lanciate dal suo cannone di campagna a 45° di E:levazione, ebbero un esito soddisfacceute e~sendo le gr:wate cadnle entro un'area meno spaziosa rlella tolda del 1Van·io1·. (Times).
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AUSTRIA.. - Toglinmo dal Kamarad che le bncio della guerra dcll' •.\ustria nel 1865 sono ~eguenti capi: :fiorini Ammiilistrazione Sornministranze in contanti » m natura • » Yestiario e lelti . l> Rimonta, . treno e depositi stalloni Mandrie di cavalli Parchi d'artiglieria e polveri Spese pei fah 1iricali militari )> Spese di sanità Istituti d' istrnzione militare Competenze invalidi 0 pensioni m1t1tari. Assegnamenti a vedove e orfani di mil~tari » )) Approvvigionamento delle forlezze federali Confini militari Interesse dd capitale delle proprietà dei confini • Somma nece5saria pei riassoldamenti • fiorini Totala cioè lire italiane 269,707,818.
,. J)
spese pel bi_ ripartite nei 3,892,482 35,778,052 20,869,900 6,827,353 2,413,589 1,845,705 5,320,290 G,722,103 2,716,414 l ,488,8::19 9,808,211 1,180,000 136,457 4,210,596 114,372 2,443,400 105,767,772,
/
'240 RlrJSTA I proYenti sono: Imposte dirette <lei confini militari. fiorini 2,337,436 i • dirette 179,528 Altre entrate dai confini militari. 1,520,1 54 J>rorenti del ca1.1itale wnerale ddie proprietà dei confini militari 114,3i2 Altri proYenti dell'amn1inistrazione militare 4,9 14.737 in generale . fiorini 9,066,227 Totale o~sia lire itn liane 23 ,1 18,879. Del bilancio -passivo fiorini 91,374,372 sono a llognti alla parte or<linaria, e fiorini 14,393,400 alla straordinaria. Nella parte ordinaria del bilancio sono annoverati : a) Urr1z1A L(: 3 feldmarescialli - 9 feldzengmeister - 54 feldmarescialli l11ogot•menti - 108 generali maggiori - 239 colonnelli - 260 Ìuogotenenti colonnelli - 579 maggiori '2637 capitani di l • chsse - 1159 capitani di ·2' classe 4034 luogotenenti:_ 2873 sottotenenti di l' classe - 3108 sottotenenti di 2' classe - In tutto 15,09!) uffiziali generali, s uperiori e inferiori. b) LiPJEGA.Ti : 2652 funv.iouari militari superiori - l325 impiegati e professori - - 2471 impiegati inferiori e sèrvi 9ell'armata - 1::\48 ammioistra-tori dei confioi - 11867 ti_e nsioMti . e) TrtuPPA: 35,557 soH'uffìzi ali e 207,885 soldati c0mbattenti - 598 7 sott'uflhiali• e 19,568 soldati non combattenti - 16,31!) tral.J,anti d'uffiziali e 49,20 1 invalidi - In tutto 334,517 individui d i tru ppa d) A.LL 1~:v1 111LITA RI: 409,} . e} CAV,1LLT: 52, 188. Nella parte slraor,linaria sono computali: f) UF F JZIALI: 9 feldmarescialli luogotenenti - 12 generali maggiori - 3 colonnelli - 4 luogotenenti colonm1li - 26 maggiori _:_ 43 capitani di l ' classe - 54· capitani di classe - 179 luogoten en1i e 355 sottotenenti. g) h1PIEGA_'.fl: 122 funzionari militari superiori - 178 impiegati e profe5sori militari - 140 impiegati inferiori e servi d'armata.
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STATISTICA
24.1
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TRUPPA: 41,326 uomini. i) CAVALLI: 8,553, Cosicchè in complesso l'esercito austriaco consterebbe d i 416,3-11 uomini - 60,741 cavalli e 2,192 quadrupedi da tiro. La bassa forza dell'esercito va cosi ripartita nella parte or• dinaria: Fanteria di linea. uomm1 145,804 Cacciatori . • 24,694 Cavalleria . " 39,188 cavalli 33,222 6,915 Artiglieria da campagna 24,018 4 da costa. 2,450 296 » racchettieri . 1,643 10 Truppe del genio 5,126 P ionieri 3,627 Truppe sanitarie. • 1,01'0 1,872 Treno . 2,544 Truppe confinarie uomini 34,123, dei quali 29,871 rn patria.
Stabilimenti militari nelle provincie napoletane. Riproduciamo dalla Libei·tà italiana di Napoli un articolo che non ci sembra privo d'interesse al punto di vista storico e statistico : « Pietrarsa venne fondata nel 1840 sulla marina di Portici . Possiede una fonderia di prim'ordine, una vasta sala per le costruzioni , abbondante di torni , foratoi , spianatoi, animati tutti dal vapore: vi è una montatura di macchine, 13 fucine, una sala di modelli, una caserma per trecento artefì.ci militari. Da Pietrarsa uscivano i macchinisti per la marina militare , mentre in tutto il resto d'Italia venivano dall'estero. Attuai~ mente lavorano in questo stabilimento 600 operai. Perchè non ingrandirne le proporzioni e trarne quel profitto che in tempo di guerra non potrebbe forse dare Sampierdarena? Quando Buonaparte scese in Italia, a che sarebbe :;tato utile uno stabilimento .militare sulla riviera ligure dopo Millesimo e Mon . tenotte? • Nell'a1·senale terrcstt·e vi era.no circa 500 lavoratori, 34 ANNo L-t ,
vol. u. - 16.
STATIS'fICA
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RIVISTA
fucine, una fornace alla Vilckiuson , una fornace per fonJere palle, una gran sala di model li . « La f'ondc1'·ia,, innalzata µure nel 1792, possiede un laboratorio, due fornaci a riverbero per i getti di bronzo e novo per i getti in ferro di secouda fusione: le prime possono te• nere in bagno 240 caotaie di metallo e le altre 90: vi sono pnre due fornaci a manica e due macchine a vapore per comunicare il moto ai foratoi, ai torni, con circa 150 impiegati . « La montatura (l'armi a lla Torro con 1:20 operai. (I L'opificio cli Pogg1'.01'ea.tc dove eravi un'officina cli armi portatili, con un ·motor0 idrauliro. « Nel parco d'Mtiglieric mariltimc vi era pure una seconda fonderia, un'officina di costruzione ed un laboratGrio di fuoch isti. · « Un a1'senale ma1'ittimo fonch1 to dal vicerè Federico Lopez nel 1577, dove oggi è la darsena con duemila palmì , di circuito, con uno scalo e con 500 P?rsone tra fabbri, falegnami, calafati e velieri. • Nell'arme·ria dell'esercito vi erano poco meno di 400,000 armi da fuoco e da taglio disLribuite in due vaste sale. « Vi era un a.rchivio della giwrra con ricchissima collezione di carte: una bi.biioteca cletl'esercilo con )25,-000 volumi e 6,000 carte geografiche; una biblioteca della marina con 12,000 volumi ; una b·ibUoleca d'artiglieria ed un'altra de l gc;1io con circa 5,000 volumi; ed in ultimo una bibl-iot,eca deyli ospedali mil-ita-1,i con circa 3,000 volumi. « Vi era un ossc1'valo?·io della m arina; un gabinetto mineralogico clell'cwtigl·ie1·ia; e, ciò che clestav.a .l'ammirazione europea, un offìcio topografìco che conta poèhi rivali; vi erano impiegati poco meno di un centinaio di persone tra uffìzia!i P-d altri impiegati tccnH;i ed un pwl'e..;~ure di astronomia pe.r dirigere il piccolo osservatorio nei lavori geodetici e per lari• soluzione · dei triangoli. « Il collegio mi.lita?'e contava circa 200 a lunni; la scuola mil-itare ne contava 180 . I l collegio militare di ma1'ina fondat0 da Carlo Hl cou meglio di 100 alunni; la scuolh tlei mozzi ne av,;iva 80; quella di macchinisli 30 ; oltre ad un corpo telegro,fico che non la:;cin vJ. nulla a desiderare.
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243
, ~<\Ila torre del\' Annunziata vi è la polveriera innalzata fin dalla metà del xv11 secolo con 48 mortai da pestare. Quivi è pure la fabbrica. cl'a,rmi che potrebbe fornire 2,000 armi da fuoco complete in ogni anno. « Nell'a1·me1·ia di Gaeta vi erano oltre 40,000 armi da fuoco e da taglio; a Capua ve ne erano quasi altrettanti, con un a1·senale cli ?'-istauri e luboralori di polveristi, ed una
scuola di pontonÌB?'Ì. « In ultimo dobbiamo ricordare le miniere di ferr o' della ~fongiana: le qnali dovrebbero attirare l'attenzione del governo per lo sviluppo considerevole che potrebbero prendere ov~ si còstruissem strade adattate. Vi s'impiegarono un tempo cHca 800 persone. Esse costituivano una risorsa di ~rande importanza per l'esercito nap(Jlet.ano. « Dopo questa breve descrizione si può dire onestamente che nelle provincie m eridionali vi era tutto da fare? Vi era certamente da niigli'orare, da sviluppare: ed il governo avrebbe dovuto farlo ove si fosse ispirato ai veri principii strategici sulla difesa d'Italia. « Se i1 governo à.vesse voluto imitare tutte le altre potenze militari cl'Eutopa, era in Napoli, dove avrebbe dovuto particolannente collocare le g randi riserve dell'esercito. « T 1itti gli stabilimenti enumerati avreb~ero rlovuto essere inr,randiti sviluppati secondo i nuovi bisogni della nazione , o ' . anzichè distruggerli in parte o farne oggetto di_seconda e terza importanrn. . « A Capua dopo l'assedio vi erano 324 pezzi tra caunon1, obici e morta.i, 56,605 proietti , 500 tra carri od aifosti, 400 cantaia di polvere: a Gaeta ·v i e rano materiali aucora. più numerosi; gran parte · verme por tato via, mentre avrebbe.dovuto accrescerne i depositi .· « In generale negli ~r"enali di Napoli all'epoca del pleQ.iscito vi erano circa 3 000 cannoni in bronzo ed in ferro. « Or bene t1;t10 questo immenso materiale, tutti gli stu bili menti a cui abbiamo accennato avrdbbero dovuto richiamare seriamente l'attenzione dei nostri uomini di guerra. « Napoli avrebbe potuto esse1·e il deposi to ge nflrale dellP. ultime riserve dell't1sercito, a·vcndo gi/t gli olcmer11i per divenirlo S<, nza g rav i dirfìcoltù.
244 «
RIVISTA
24.5
STATISTICA
In tal modo non s1 sarebbero spostati tanti intei:essi e sa•
rebbe assai meglio organizzata la difesa d'Italia, la quale come erasi fino ad ora ideata è §tata condannata da uu consiglio di generali. o·
Segue Bastimenti di 3° ordine. Nomi
Ripo1·to
AMERICA. - Togliamo <lai Giornale della marina la seguente notizia s tatistica delle navi corazzate degli Stati Uniti: \
l
Bastimenti di I° ordine. liiom1
Cannoni
Dieta tor Dunderberg Kalsmazoo. New-Ironsides Passacanaway Puritan Quinsigamond Roanoke , Schackamaxon
2 10 4 18 4 4 6 4 56
31,159
4 4
l ,564 1,564
4
1,504
4
4
1,250 1,564
20
7,506
4
Totale bastimenti 9 -
. 3,033
Tonnellate
5,090 3,200 3,488 3,200 3,265 3,209 3,425 3,200
Bastimenti di 2 ° ordine.
Agaruen ticus . Niantonomach Nonaanock Onondaga. Ronawanda Totale bastimenti 5 Bastimenti di 3° ordine.
Atlanta Camanche . Canonicus . Casco
,
Calski11. Chimo . Cohocs. Koka Zehigh. Mahopac Manbattan. Modoc . Mantauk Nahant. Nancucket. Napa Nabuc . Nanset. Passaic. Patapsco Sangamon. Sangns . Shawnee Squando Simkook Tecumsch. Tunxis. Wassne vVaxsaw Yazoo
2
1,006 944 1,000 614
8
3 ,564
2 2
8
. Tonnell,te
2
3,564 844 614 614 614 844 1,034 1,034 614 844 844 844 ' 614 614 614 844 844 844 1,034 614 614 614 1,034 614 614 614 614
62
23,048
2 2 2 2 2 2 2
2 2 2 2
2 2 2 2
2 2 2 2 2
2 2 2 2 2 Totale bastimenti 30 -
2
A 1·iporta1·si
G~nMni
A tale effettivo . bisogna aggiungere 25 bastimenti dP-1 Mississipì da 2 a 16 cannoni e di 500 a 1,000 tonnellate, som• manti insieme a 135 cannoni e 17,590 touuellate, che danno un totale generale di 69 legni, 273 cannoni e 79,303 tonnellate.
246
fi!VISTA S,\TT ISTICA
Questi bastimenti sono ripartiti nel modo seguente: Bastimenti a batteria di bordata Arieti dell'Oceano . Mooitors l' squadra .
zn
a piccola pescagione . a due torri . a tre Bastimento ariete a balleria di bordata Altri bastimenti Totale
1 2 9 9
20 10 1
1 16
60
Df11 principio della guerra 5 corazzate si sono già perdute che sono: lllonilor òi 2 cannoni il 31 dicembre 1862. l ndianola di 6 il 24 febbiaio 1863. Keolcuk di 2 il 4aprile 1863. Weehakwen di 2 il 6 dicembre 1863. 1'ecumsch di 2 il 5 agosto 1864. Un po'meno della metà di queste corazzate è in serv1z10 attivo. La maggior parte dell'altra m età non sarà ultimata pnma di un anno almeno. Una parte dei bastimenti in servizio trovasi nelle acque dell'ovest., dimodochè non havvi realmente io serYizio che 22 monilors a torri. Si sta alleslenrlo l'armamento degli altri con tutta la celerità possibile. Sulle coste non vi hanno cbe 14 bastimenti a torri, compresi il Roanolce e l'Onondaga. Sono pure in servizio 2 bastimenti a bordata, il New-Ironsides e l'Atlanta. C.
T AGLIANO GARTANO
Gerente.
le, a livello del terreno
.:.f lln(J
.1-1:, voi. f.f, rlĂšp. f.
0
-• ,, Taglio ver!icale, normale all' asse.ed al centro del forno .
I la scala è di 0?05 per rne1 Taglio verticale, 5ecori'do L ..sse del forn o, e spaccato di un fumajolo .
.. • >
., ' . <; . , .
'
I
STUDl.O SULLA .FANTERIA
./
IV. DEL BATTAGLIONE.
Il battaglione, aggregato di diverse compagnie, deve essere costituito in maniera che la forza , e sua ripartizione soddisfino alle condizioni seguenti : possa bastarè a se stesso se solo, ed abbia libertà propria d'operato sebbene subordinato all'azione complessiva quando è riunito ad altre truppe. Da ciò ne deriva che il numero delle compagnie di cui dev'essere formato devEl soddisfare a queste stesse condizioni. Il numero éleli'e compagnie di un battaglione, sebbene (1) Vedi :Rivista wilitare italiana, a,nno A)lNO
rx, vol. n. - 17.
1x, voi. u, pag. 129.
248
sia questione tat.tii)a, appartep.endo all'ordinamento; dovette necessariamente essere argomento delle nostre meditazioni, allorquando ci dedicammo a studiarne 1e basi e la tessitura (1). Potressimo perciò riprodurre o riepilogare le ragioni che ci trassero a conchiudere; che il battaglione doveva constare di quatt1·0 compagnie, coll'aggiunta di una qninta (fu01·i linea) quale ausiliaria o suo soste~no . Ma le mutazioni operate nell'organizzazione dell'esercito italiano posteriormente, a quelle nostre riflessioni, fecero sorgere animate controversie fra egregi e periti militari; per cui si mostrarono nell'arena della discussione i sostenitori del battaglione di sei compagnie . contro quelli che lo vogliono di quattro. La natura dei no.;;tri studi ci obbliga quindi a ponder::ire sui ragionamenti fatti, a scrutinare la contesa, e gli opposti pareri; onde vedere se dobbiamo rinvenire da quel primiero nostro giudizio, ovvero se persisteremo a riconfermarlo. Riepilogando i diversi scritti a questo proposito, troviamo che i due partiti sostengono la loro opinione appoggiandola a ragionamenti. a) Sulla forza del battaglione ; b) Sul modo in cui è diviso nei principali eserciti d'Europa; e) Sulle ragioni tattiche che comprovano e la forza e la ripartizione. a) Della forza.
La forza di un battaglione è il risultato complessivo .di quella delle compagnie che lo compongono. Vale a dire secondo il numero d'uomini componenti ogni compagnia (1) Rivista miUtare italiana, dispensa luglio, 186J.
240 viene stabilito il numero di compagnie di cui il battaglione deve essere formato. Questa questione viene perciò divisa in due parti. Ci spetta osservare cioè: qual debba essere la forza della compagnia ed in seguito quella del battaglione. L'organizzazione dell'esercito italiano del 23 marzo 1862 vuole che la compagnia sia di 176 uomini d'effett.ivo, affinché, dedotta la perdita calcolata al 15 per l 00 , rimanga tale da formare un battagliune di 600 uomini; e perciò occorrono quattro compagnie.· Ma contestato questo numero, ossia trovato troppo eccessivo, sorge u n apologista a difenderlo. Egli così si esprime: « Sebbene meglio potrebbe convenire che la • compagnia fosse ristretta a 160 uomini soltanto, tenuto « conto però della situazione nostra, per cui non ci è dato • cii ·sempre completare la forza voluta, non che della; • tendenza dell'odierna guerra per cui le compagnie di .. • vengono quasi delle unità tattiche, non vediamo diffi• coltà che siano r ecate a 170. E giacchè (viene soggiunto} • l'avvergario p artito concede che siano di 160 perché « non si potrebbero accettare di 170 (i)? , Stabilire una massima d'ordinamento su cause eventuali di situazioni o di probabilità future di cangiament~ della tattica non è nè conveniente nè logico; e per ciò ci permettìamo di rammentare ossia di riprodurre le nostre idee, le quali a questo scopo rivolte, ci paiono adatte a promuovere una ponderata decisione. " Nell'ordinamentq da noi progettato nel nostro secondo studio, noi dicevamo: · La compagnia deve soddisfare alle tre condizioni dei comando. Allo scopo tattico, la prima; alla disciplina, la. seconda; ed al governo -economico ed amministrativo, la terza (2) . In altro studio relativo alla sola disciplina , SULLA FANTl!RU
STUDIO
i
I
(1) La fanteria italiana vista nei due ordina.menti 1861-1862. (2) Rivista militare italiana, dispensa luglio 1861 , ·pag. 25.
2!j0
STll::lfO
ragionando sull'autorità,, avevamo definita quella del comandante della compagnia o capitano qualificandola di assoluta, complessiva e diretta. Assoluta in quanto che il capitano ha l'inizia,tiva d'operato in quel cerchio d'attribuzioni che i regolamenti o prammatiche gli specificano; còmplessiva pE;rCh$ l'azione del suo governo abbraccia tutti coloro che appartengono alla compagnia; diretta per la ragione .che, sebbene generale sia l 'azione, nullameno essa si dirama e discende acl ognuno, abbisognando che il capitano vegli sui doveri, sull'istruzione dei singoli suoi dipeQdenti, e ne provveda i bisogni {l). Da ciò ne consegue ch'egli è assolutamente necessario 1:he la compagnia non oltrepassi un certo limite di forza; rdfìnchè quest'auto1-itài possa esercitarsi completamente e coll scienza di causa, ossia senza turbamento dell'ordine o danno della triade or qui sp?-cifica.ta , che la costituisce (2). Se l'esperienza di parecchi anni di carriera da noi percorsa nella fanteria (ed in cui fecero prova non pochi (1) Considerazioni s1ùla àisciplilia 1n.ilitare, G. C., pag. 25. (2) Con qnesto nostro ragionamento verresshno pur combattere la opinione del snaccc11nato ossrrvatore degli ordinamenti 1861-62; il quale rton trova di ffi~oltà che un a compagnia di deposito possa ascendere alla fqrza di 500 uomini (pag. 28). . Dal breve sunto esposto sull'autorità si comprende che uu capitano di compagnia di deposito ha qualche cosa -ancora do. fare oltre ad istrnire reclute, pel'ciò abbenchè fornito. , h compagnia, di numeroso qimdro di graduati, nullameno sarebbe presso che impossibile sopperire agli iiiliniti dettagli che l'educazione d'un giovine soldato richiede. Vogliasi, a modo d'esempio, passare in rnssegna le scritturazfoni di coutahilitìt che occorsero nel 1860 nei depositi italiani, in cui le compagnie tii-Jn giunsero che tll numero di 300 uomiui d'efictt_ivo, od osservasi lo ~t1,1dio e tempo che ci rnlle ad nn capitano per farne la verifica soltanto. U11 numero esorbitante d'uomini inc11glia necessariamente l'azione ciel governo, ed è opera. al ·dissopm delle facoltà. fisiche cd intellettuali dell'uomo il più attivo o di più sregl iato ingegno.
• SULLA FANTi,lllA
25 l
sistemi d'ordinamento), ci convinsero di questa verità; essa ci venne convalidata dall'opinione di due possenti ed autorevol(conòscitori di queste cose, i generali Bava e Della Marmora, i quali dichiarando essere difettose le compagnie dcll'ese1·cito piemontese del 1848, decretarono che non dovessero oltrepassare la forza di 150 uomini. Queste furono adunque le ragioni che ci suggerirono di formare la compagnia di unà forza organica di 180 (parte in servizio sotto le armi e parte in congedo), affine di riuscire ad avere un effettivo di guerra di 160: dfettivo che sarebbe di garanzia a poter entrare in campo con 150 uomini circa presenti nelle file; e questo ordinamento Gredendolo adatto e corrispondente allo scopo tattico del battarrlione noi dichiariamo or qui di volerlo conservare b ' ' quale fu già da noi progettato (1). Passando ora ad esaminare la seconda parte della que- stione (la forza del battaglione) noi vediaruo che il punto principale della controversia si aggira fra il volere degli uni che il battaglione sia potente ed atto ad agire da sè, e quindi siano numerose 1e sue file; mentre gli altri contestano questa poderosa forza, ossia pretendono non esservene il bisogno. Così i primi stabiliscono ch'egli nou sia minore di 800 uomini, e citano degli eserciti in cui essendo perfino a 1000; ragione per cui messo per base che la compàgnia sia di 150, ne abbisognano sei per formare il battaglione. I secondi invece credono che dopo l'ordinamento della fanteria in due righe, siccome 600 uomini teno-ono lo stesso 'sito di 900 su tre righe; così o bastano quattro compagnie soltanto. Ed es~i conchiudono: « Che se la riforma tarda a generalizzarsi , proviene «.da ciò che alcune potenze sono restie per via dell'au• mento dei quadri e delle maggiori spese che questo (1) Capo
1,
della compagnio,,· pag. 10 e seguenti delhi IUvista militare
italiana, dispensa luglio 186 I.
.
252 STUDIO ·, cagiona ; ma non v'è dubbio che finalmente i piccoli , batt&.glioni prevarranno (1). , _ Seguendo lo stesso metodo di argomentazione da noi usa to per la compagnia; riepilogheremo pur qui ,i ragionameo ti da noi esposti nello studio sull'6rdinamento del 1861, in cui dicevamo che il battaglione doveva bensì presentare u_n a certa consistenza; ma però sempre proporzionata al facile maneggio e comando di esso. Intendevamo per comando, che il suo capo avesse piena azione esercitata sul campo, colla voce, colla vista e col dominio mor ale : epperciò non credevamo che lo schieram ento o linea dovesse protendersi oìtre ai cento settanta o cent'ottanta rneM·i, credevamo di soggiungere : che la massima o sentenza sui grossi battaglioni p?'op1·i a · vin: cere ta battaglia, non era tanto ver a qual si pretendeva per lo passato ; mentre nell'odierna g uerra meglio vale il dire che i nume,·osi battaglioni bene adopemti possano ottenere il successo. D'altronde se il potere principale dei grossi battaglioni risiede nelle riserve ; vale a dire ha delle risor se in se stesso , perchè il numero delle sue compag nie è maggiore; noi colla quinta compagnia credevamo di compensare la ristrettezza delle nostre file. ~ perciò con quattro compagnie in linea, ed una q·uinta m sostegno (fuori linea) avressimo ottenuto un battaglione di 661 uomini per lo schieramento; a cui addizionata questa quinta compagnia, il totale d el battaglione sommerebbe così a 821 uomini d'effettivo (2). (1) Esame delle ossercazioni sull'ordiname11to clella fanteria ·del 1863, pag. 83. (~) Rivi#c, rnilitm·e italiana, dispensa luglio 1S61, prospetto F, p. 48,
SULLA. Y.INTERli
253
b) Esempio degli altri eserciti.
Fra le diverse ragioni onde sostenere e difendere il battaglione di quattro compagnie, crediamo prima d'qgni altra cosa di citare quanto si disse sull'uso o tradizione. • Non vi è ragione perchè non sia conservato un or• dinarnento il qua:e ne!l'esercito piemontese (nuèleo del« l'i1diano) ba fu_nzionato cfaJ 1852 al 1860 senza :n eon' venienti o difetti apparenti. » In fatto di tradizioni ci pare che questo spazio di tempo $ta di troppo poco con to; e giaccbè ci riferiamo alle antiche tru ppe piemontesi, vogliamo risalire ad epoca un poco più lontana. Ricorrendo così alla sua origine; vale a dire alla ristaurazione del regno sabaudo, nel 1814, sappiamo che la fanteria venne riordinata nel modo con cu1 fece la guer-ra dal 1792 al 1799 , i battaglioni formati di sei compagnie di cui quattro fucilieri, una di granatieri ed una di cacciatori. Nel, 181 6 soppressi i reggimenti, si formarono brigr.te di quattro battag lioci di sei compagnie comuui con una settima d1 granatieri separata posta ad un'ala, in modo cioè di poterla togliere dal battaglione senza sformarne l'ordine. Subì piena riforma quest'organizzazione· nei primi mesi del 1831 in oui la brigata venne a constare di tre battaglioni a sei compagnie e di due a quattro. Nel 1832 veniva modif0.'..ta la cosa; mentre ricostituiti i reggim&nti con battaglioni di sei compagnie, cinque er.ano comuni ed una di granatieri. Finalmente scomparsi ornai i granatieri e ricostituiti i rE>ggimenti in tre battaglioni, furono q uesti ridotti a quattro compa gnie nel 1839 : e questo ordinamento fu poi la base di quello del 186~, cui soppressi i terzi battaglioni cacciatori e le quinte compagnie scelte, create nel 1849, si ebbero reggimenti di quattro battaglioni a quattro compagnie.
in
254 'STUDIO Da questo sunto storico si vede adunque che stante le ripetute variazioni sùbite, non si _può ammettere tradizione di sorta. D'altronde qualora esistesse, noi non crediamo sia questo un argomento autorevole, e perciò occorre ricercare l'esempio degli altri eserciti. Affine di farsi un giusto criterio . avevamo già altra volta passato in rassegna le formazioni - diverse, da cui ci risultava che il battaglione di quattro compagnie è il più comune nelle fanterie ··germaniche, e credevamo poi potervi aggi ungere ancora quello dell'esercito francese (1) . Queste stesse fanterie subirono è vero variazioni o modificazioni, però noi crediamo al pari del difensore dell'organamento del 1862, che se vi furono riforme non si estesero a cangiare il numero delle compagnie nei battaglioui. Da ciò verremo a concludere che il battaglione d_i quattro compagnie sarebbe invero quello che predomi- _ rierebbe nelle diverse fanterie oggldì in Europa. e) Nozioni ta.ttiche sulla forza e ripartizione.
Nello studio sull'ordinamento avendo noi risposto aHe obbiezioni che potevano presumersi contro i piccbli battaglioni, e perciò ragionando sul riparto dicevamo; che non solo dovesse dipeI1dere dalla forza, ma eziandi0 dal modo di manovrare. Considerando cioè il battagli,one nelle diverse situazioni · e formazioni ; .ci parve poter (1) , La formazione del battaglione in sei compagnie (in Francia) è attualmente la normale. Osserveremo pertanto essere egli composto • di quattro compagnie fucilieri a cui sono unite una di granatieri ed , una di volteggiatori. , Nelle molte guerre di quella nazione si è spesso veduto essere • tolte le compagnie speciali dai rispettivi battagl,ioni. La prima è con~ • siderata qual riser·va _, la seconda qual sostegno. Epperciò il ba.tta• glione consiste veramente di quattro compagnie soltanto , (Rivista _militare ita~icma, dispensa luglio 1861, pag. 31 e 32).
./
SULLA FANT-ER!A
255
conchiudere che la sua divisione in quattro· compagnie era la più_adattata perché pÌù maneggevole e meno frazionata che quella di sei: credevamo perciò essere questx le ragioni principali della sua preferenza -per parte di molti eserciti (1) . 1 Questi. argomenti -h anno rdazione sulle 9-uestioni messe in campo dopo quell'epoca, ma non giova ripeterle or qui; poicbè fur0no un di presso generalmente addotti da coloro •eziandio che meglio di noi ebbero a combatterla; anzi le hanno chiaramente confutate (2). }I.fa fac;iamo astrazi<me delle polemiche; e prendiamo ad esaminare la nuova tattica dell'esercito austriaco, es sendo q.uello in cui più che in ogni altro è patrocinato il battaglione di sei compagnie. Facciamo dei confronti ed osserviamo. Dalle evoluzioni prescritte o consigliate da quel regolamento noi veggiamo che il battaglione è diviso in tre spezzati (divisioni) . Questi spezzati manovrano presso che sempre per conto proprio onde compiere le evoluzioni del battaglione. Essendo però essi medesimi assai forti; si fu obbligati di suddividerli in quattro subriparti per eseguire i movimenti (mezze ·compagnie). Da ciò se ne deduce: o la. forza eso~bitante del battaglione e delle divisioni costringe di a,dottare questo 'Sistema_ tattico (il quale non ha più nessuna relazione éol comando di disciplina nè governo amminÌstrll,tivo) , ovvero sorge_un nuovo principio tattico: vale a dire il battaglione non è più l 'unità, egli è un corpo composto di tre unft~ (3) . Della prima di queste conseguenze. già avendo abbondantemente ragionato, prescinderemo quindi d i aggiungeré (l) Bdvist<i militare italiana, dispensa luglio 1861, pag. 37. (2) E same delle osservazioni szill'ordinamento del 1862, pag. 89-92. (3) L'esempio citato del battaglione austriaco a Genestrello (battàglia di MontebeÌlo 1859) conferma quanto ora diciamo (maggioi·e Col\sr: Resoconto della tatticci element<.we a11striaca, pag. 13).
256 STUDIO nuove cose : sulla seconda, noi ci permetiiamo di fare quesito: Se sia il caso di cangia1·e l'unità tattica della fan-
~ria? •
-
Ammettiamo per un momento la còsa; ma iu allora questo battaglione complesso di v,nità divisioni potrà ugualmente manovrare sia egli di due_, che di tre od anche di quuttro divisioni. Ammettiamo ancora che l'esperienza, oà altra ragione qualunque, suggerisca che meglio convengano t1·e. Vediamo pertanto che per i bisogni della tattica, è neces~ sario che queste ur1ità si spartiscac.o in q-uatt1·0 spezzati. Ora dunque se con un · ordinamento in sei si è obbligati di frazionarsi in quattro per manovrare; ella è eviden te pr9va che queste è il riparto migliore , e diciam pure il solo conveniente tattico.Se si lamenta che il battaglione di quattro compagnie è troppo ristretto; egli. è sotto l'aspetto dell'unità; ma col sistema austriaco non è forse ridotta q uest'unità a dimensioni minori 'l Si mette in campo l'irregolare forma di un battaglione di quattro compagnie di cui una tosse dist~ccata. Cosa diverrebbe quello di sei, per il qual fatto una delle sue divisioni, o sua unità, presenterebbe una colonna o massa di d'li,e mezze compagnie? Il dis~accamento sarebbe forse di d'..le con1pagnie'l Rimarrebbe in allora una_ di visione soltanto per il battagli-~ ne di quattro compagnie mentre ve ne sa!·ebbero ancora due per quello di sei. Ma ciò poco importa, poichè l'unità è la d ivisione e questa agisce indipentemente da sè: cosìpuò manovrare tanto una come due. Meditando poi sull'assieme del quesito: se sia il caso di cangiare l'unità; cioè se nella fanteria debba esservene (lue: diremo, che secondo la massima generale, che il m ialior metodo d i evoluziofie sia quello in cui . le unità o . . sono meno frazionate; sia perchè è più semplice l'esecu-
257 zione, e sia perchè nel momentQ di transizione o cangiament~ di forma, havvi maggior solidit~ e forza: così noi dichiariamo che l'unità dev'essere una sola (il battaglibue) . Eppercio in situa,zioni eccezion_ali soltanto per maggior speditezza od altro; potrà essere i l caso di suddividere e far. manovrare separatamente le frazioni normali di esso; ma perciò non ~e;1gono a costituirsi qua:li -unità (1). Conchiuderemo quindi, che in Austria la tattica . ha dovuto adattarsi alla formaziòne ( e l'opposto dovrebbe essere), vale a d1re per via dei grossi battaglioni che quell'esercito possiede si fu obbligati di fare questa suddivisione; creare questa seconda unità. Epperciò im battaalione di una forza discreta e limitato come il nostro o . di 661 uomini div1s0 in quattro compagnie; ci pare il più adattato ed il più conveniente sotto a quest'ultimo aspetto dello scopo ta.ttico. Un'ultima ·questione fu, o può e;,sere soggetto ancora di controversia. Vogliamo con ciò accennare alle riserve. Si potreblJe essere indecisi sul modo di costituzione per giudicare se meglio convenga una riserva di due compagnie oppure di una sola. SULLA l"ANTERIA
(1) Dall'attento esame delle evoluzioni del battaglione austriaco noi~ si può a meno che trarre la conclusione più dietro emessa: che l'iinitn vera è la cl-ivisione. Vengt1 però concesso ve ne siano due (come è detto .a pag. 13.del resoconto di quella tattica), possiamo in allora osserv~re: 1° Le divisioni (seconde unità) non hanno comandante supenore ocl assoluto, e così havvi difetto di costituzione; 2° Il comandante del battaglione non può supplire a questa man• canza · pòichè ·il suo coinando essendo dh;amato o distribuito a tr e sott.o comandanti non ha più diretto e completo dominio sulla sui\. trùppa. Egli è più d·irett01·e che comandante. Da ciò ne sorge min?r_e accordo fra le parti del battaglione, diviene quasi nominale la sua imita, o riesce deficiente e debole la consistenza e lo spirito d"unione; . 3° In parncchi casi l'esecuzionè delle evoluzioni divi~ne lenta _e sco~nessa: poichè bisogna che il comando o gli orclini ~ass:no ~a~ _bn_-
gadiere al maggio1·e, il quale li trasmetta ai comandanti de,le d1vlJl1on1,
258
STUDIO
Vediamo infatti che nel Belgio il battaglione è di sei compagnie, delle quali le due d'ala stanno dietro ad una data distanza dello schierame,nto delle quattro centrali; in Austria, vien detto, due divisioni potranno essere schierate, mentre che la terza starà indietro in riserva: non ripeteremo finalmente quanto abbiamo osservato sul battaglione francese, ma la sua formazione è in condizioni a un di presso simili. Prima d'ogni 'altra cosa noi crediamo debbasi distin guere fra sostegno e ?'Ìserva. Vogliamo intendere per sostegno quella truppa la quale scaramucciando, copre i movimenti del battaglione assicurandone le sue diverse trasformazioni e mosse , servendogli d'appoggio nella difesa , _ed ausilia,ndone col suo fuoco gli attacchi. Ciò · posto ci pare che una compagn-i a disposta in voltèggiatori è più che sufficiente per adempiere a un tafe ufficio. Riserva sì è quel corpo che riunito in ordine chiuso è più particolarmente pronto per recarsi ·i n quel dato punto del combattimento ove la sua opera 11uò essere vantaggiosa per compiere lo scopo dell'azione di alt.ra truppa già impegnata, ovvero ne protegge la ritirata se vinta. Ora dunque se un battaglione sta com battendo unitamente àd altra truppa troverà in questa aiuto o riserva: se è solo; ricordiamoci dei granatieri da noi richiamati in vita (1). Questi, ove fia d'uopo, potrebbero somministrargli una od anche due compagnie. Supposto poi che non vi fossero granatieri, tuttavia nulla si oppone che un battaglione di cinq L1e compagnie ne ponga in linea tre, ed aggiunga la quarta alla quinta (fuori linea), onde formarsi una robusta riserva (2~. (1) Rivista militare italiana, disp.ensa novembre 1861, pag. 122. (2) Dallo sviluppo della formaz.ione del battaglione e del modo con cui ci siamo particolarmente espressi nella nota seconda della pag. 40 della Rvvista rn'ilitare it<iliana, dispensa luglio 1861, si deve argomon-
$ OLLA FAN'I'Ell!A
259
Da tutto ciò noi concludiamo che il battaglione di _cinque compagnie è costituito abbastanza forte e r ipaytito in modo da poter bastare a se rued.esimo, la qual cosa vedremo nel seguente capitolo delle evoluzioni. IVhi5 DELLE EVOLUZIONI DEL BATTAGLIONE.
Seguendo l'ordine di cose da noi stabilite ci occorre esaminare: a) L'ordine si schieramento di un battaglione; b) Le evoluziopi semplici, ossia il modo di manovrare delle quattro compagnie che compongono un battaglione; e) La posizione della quinta c0mpagnia messa fuori lipea, a seconda delle diverse formazioni' del battaglione e suo ufficio. a) Schieramento del battaglione.
Le compagnie si numerano da destra a. sinistra-poste in riga una dopo l'altra ed ordinate come fu detto nel ca.po m, ad eccezione dei loro comandanti o capitan i, i quali stanno a cinque passi dietro i serrafile dirimpetto al centro delle medesime (N. 410 scuola di battaglione tare forse, che noi abbiam potuto concepire l'idea. cli volere che l a quin,ta compagnia fosse formata di ~olclati specialmente istruiti e scelti. Diverse considerazioni ci fannJ cangiar d'avviso, fra le quali -pfo di tutto fa <l'uopo tener conto della maggior fatica che il suo ufficio richiede, e le maggiori perdite e danno che probabilmente dovrebbe soffrire n,1i combattimenti. Ci associamo perciò all'autore dell;opuscolo intitolato: Questioni militari 1863 , il qua.le avendoci seguito ecl adott!\,to il nostro pensiero; suggerisce che tutte le compagnie per turno debbal\O essere impiegate ad un tale servizio.
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STUDIO
del regolamento italiano) (l). Dal calcolo precedentemente fatto delle riduzioni sull'effettivo , lo schieramento del battaglione di quattro compagnie sarebbe così di 224 a 230 file di comhattenti, e riescirebbe cioè di 163 a 166 .metri circa. In un battaglione può esservi la bandie'ra. Studiandone l'origine e lo scopo; vediamo ch'essa è un simbolo che s'innalza e sventola sulle schiere, ed a cui {mpr,i me il caratttlre della nazione a cui appartengono. Essa è il rappresentante della patria sotto cui si raccolgono tuttì i militari di un corpo. È un sacro pegno che il governo loro affida , che tutti rispBttano e onorano ; ed è loro caro e prezioso. Per essa sagrificano la vita, e ne sono J)P.rciò i solidari custodi. Nelle -circostanze gravi, tlla si mostra, si avanza sulla fronte: quesr,'apparizione è lin~ guaggio eloquentissimo , che scuote l'animo, che addita · la via della gloria, e pare che gridi: avanti seguitemi. Questo ci dimostra che la bandiera non fa parte di un battaglione. Essa appartiene alla brigata o corpo composto di un dato n umero di battaglioni; epperciò 'l'ien posta nel sito più centrale non dovendo ave·r e altro ufficio che guidare le truppe se si marcia avant i all'attacco, ovvero indicare il sit.o o posizione ove i battaglioni si deggiono schierare. Se ne deduce quindi che un battaglione potendo avere con sè la bandiera;' occorre vedere il modo con cui deve essere collocata nello schierame:nt0 del medesimo. Il regolamento italiano del 1852 vuole che la bandiera sia a cinque passi avanti il centro del battaglione (N. 648, (1) Secondo quello che quivi dietro avressimo stabilito sul turno delle compagnie nell'ufficio di sostegno; la numerazione sarebbe variata ad ogni presa d'armi. Ci occorre pertanto osservare che ad eccezione forse della Francia, in ogni altro esercito la numerazione am ministrativa della compagnia seguendosi ed essendo una sola per tutto il corpo; già succede che qn°e lla tattica di ogni battaglione è diversa e quindi ogni qual volta viene radunato il battaglione occorre far numerare le compagnie.
~ULLA I' ANTl!RU
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·scuol11. di battaglio~e), ma da questi nostri ragionamenti r,i pare che questa continua sua presenza <lavanti la line~ non convenga; e tanto più non 'conviene, che quando s1 combatte essa è oboliaa'.a a r itrarsi onde non imbarazzare il fuoco, e·:l essere in:tilmente èsposta e punto di mira dei colpi del nemico. Non conviene poi ancora perchè toglie la vista dell'allineamento. · . . Ci pare adunque che trovandosi .il brttta~hon_e sch_ierato, meglio sarebbe che la bandiera fosse rn pnm~ riga fra la seconda e terza compagnia; avvertendo che 11 comandante della prima mez,za compagnia (sezione) dalla terza compa,g nia •si mettesse in serrafile onde lasciarle posto. Nulla sarebbe variato in quanto alle ~ormaz~oni di colonna in cui verrebbe a collocarsi davanti al primo spezzato del mezzJ batt~glione di sinistra; ed_ in caso, finalmente, che il battaglione fosse Densì schierato, m1; colla compagnia o mezzi battaglioni disposti in colonna, essa fosse nella colonna più centrale del battaglione (colonna della terza compagnia o del mezzo battaglione di sinistra). . In alcuni ese.r:eiti si suole dare una guardia particolare alla bandiera, ~a ci p&.re essere questa affatto in_utile. Tutto il battaglione, ed anzi tutta la linea la custodisce e solo in caso di sparpigliamento deggiono destinarsi alcun~ od una compagnia di scorta (E questa una pram· matica generale di qualunque esercito). In un battaglione vi sono tre guide generali. · A destra la prima; al ·centro la seconda, a sinistra la terza. Se- condo gli usi o prescrizio:ci della fanteria italiana sono distinte per mezzo d~ marca campi (guidoni) di diversi· colori; la. qual cosa noi crediamo benissimo intesa, perché così se ne può discernere anche da una certa distanza i limiti e le sue principali divisioni (in mezzi battaglioni), e manovrando sono. punti principali · sui quali veµgono
262 STUDI O determinate le linee, ovvero servono di guide primarie per le direzioni delle colonne. Da tutto ciò osserviamo che il battaglione è distinto o divis0 in due spezzati principali. (mezzi battaglioni) ed in quattro compagnie. Con ciò noi crediamo che potrebbes.i ab<2lire il nome della divisione, ormai inutile per un battaglione di quattro compagnie (1). b) Delle evoluzioni semplici.
Qualunque siano le mosse di una truppa, esse avranno per iscopo di formarsi nel modo migliore pel combattimento ossia per l'azione : questa sairà aggr.essiva o difwsiva.
L'azione aggressiva si riassume nell'attacco; il quale nella fanteria si prepara il più spesso per mezzo del fuoco, e si opera colla marcia o slancio. Le marcie si eseguiscono od in ordine sottile (marcie in battaglia) od in ordine profonde (marcie in colonne). L'attacco in ordine di battaglia è il più semplice perchè non havvi bisogno di movimenti preparatori, però è il meno efficace; perchè in una linea schierata anche di un solo battaglione egli è ·presso che impossibile conservare unita, cementata e compatta ·1a truppa per via dell'uniforme ed identica andatura con cui si muove : la disuguaglianza del terreno e gli ostacoli sconcertano il passo, e quindi la linea ondeggia, facilmentè si scompone : o per lo meno ne scapita lo slanci0. Puossi perciò modificare la cosa col formare delle colonne di còmpagni,-1 (rotte per 'pelottoni) le quali conse.rvando gli in(l) La denominazione di divisione rimarrebbe riservata, per specificare la parte di un esercito che è l'unità di corpo formato delle diver~e armi. Resterebbe con ciò evitato ]'inconveniente che q,uest'appellaziono · significhi due spartizioni ben diverse; e sarebbe tolto il rischio di equi~ ,·oci talvolh gravi e nocivi in guerra.
263 tervalli del loro spiegamento, si possa cosi in og!Ji qualu~que momento riordinare la linea del battaglione. E questo il sistèma austriaco (e quasi la sua formazione normale), con cui faci lmente un battaglione può appoggiare a destra od a sinistra, marciare avanti, ritrarsi indietro , formarsi anche marciando in una sola colonna, traversare gli ostacoli, rn uoversi infine con speditezza ed unione; e ciò perchè le linee dei spezzati essendo ristrette, più maneggevoli e più solide ne sono le mosse. L'attacco in ordine di colonna consiste nella formazione del battaglione in una sola colonna i di cui spezzati sarebbero le compagnie, od anche i mezzi battaglioui (due compagnie). Ma siccome questa disposizione si riferisce all'azione sim uìtanea o com binata di diversi battaglioni riuniti •in brigata, od in altro modo; così trattandosi di un solo, ella è piuttosto formazione generica di colonna e non speciale ordinamento per l'attacco. Non occorre quindi soffermarci per ora a ragionarvi sopra. Intendiamo per azione difensiva, i fuochi, le colonne : ed i quadmti. Dei fuochi già ebbimo a ragionarne nel capo 11 di questo studio ; e perciò basta or quivi aggiungere una sola riflessione; giova cioè, in alcune circostanze, servirsi del fuoco d·i due righe successivamente od alternativamente per spezzati . Vale a dire: negli spiegamenti i primi, se il battaglione non ha volteggiatori che lo proteggano ; ed in linea schierata i secondi, quando che non convenga o non si possa procedere ad aDtacco o contro attacco dopo un solo sparo generale; o pure che attaccando do.po fatto fuoco, una parte della truppa conserva così ancora le sue armi cariche (precauzione questa che ·non è forse da negligentare quando non havvi sostegni o riserve) . La colonna, come ognuno sa, può essere disposta a tre diverse distanze: ma si comprende che considerata SULLA l'ANTER!A
ANNO
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18.
264 STUDIO sotto l'aspetto dell'azione difensiva deve essere piuttosto a mezza distanza o ser rata in massa che ad intiera distanza. Volendo noi conservare un certo ordine di ragionamento, e fare digressioni il meno possibile ; crediamo perciò meglio · inviare le riflessioni che ci occorre di fare su queste varie distanze a d altro luogo; per cui ci limiteremo or quivi di considerare la colonna come una disposizione se non sempre necessaria, ma spessissimo usata come preparatoria pel quadrato (formazione precipua per la difesa). Da ciò si deduce quindi , che le colonne di mezzo battaglione o di compagnia, da noi menzionate nella formazione della linea di battaglia, sono pure disposizioni preparatorie difensive; mentre che possono formarsi in quadrati. Per la loro ristrettezza non, saranno che quadratì semplici, su due righe ma non sarà questo un difetto, poichè scaglionate le colonne per via di posizioni obblique; o traslocazione di sito, s' incrocicchiano i fuochi, e fatti alternativamente a piccole distanze gli uni dagli altri, riesce buonissima la loro reciproca protezione. Dalle osservazioni messe in ca.po a quest'articolo colle quali noi ci saressimo proposti di specificar e -in modo generico e sommario l' azione combattente del battaglione: ne deriva che dobbiaqio esaminare i mezzi Ji transizione per riescire alle diverse disposizioni dell'azione: ossia ci spetta vedere le evoluzioni; colle quali si formano i diversi ordinamenti atti al combattimento . Possiamo classificare le evoluzioni nelle seguenti categorie: 1° Marcie, ed ordinamenti che ne risultano. 2° Attacchi; 3° Quadrati; 4° Cambiamenti e rovescia1w:mti di fronte.
SULLA FA~TÉR!A
1°
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265
Deìle marcie.
Le marcie potrebbero considerarsi come l' espressione la più generica delle evoluzioni. Per lo meno sono il mezzo per eseguirle: e perciò pria di parlare di manovre soffermiamoci ad osservare le marcie. Vi sono le marcie · di traslocazione, colle quali una truppa si trasporta da un luogo ad un altro; e cbe pos sono durare ore od anche giorni interi . Sono però interrotte da fermate di riposo o da soggiorni (tappe) più o meno lunghi; e secondo i principii tattici sappiamo che chiamansi marcie di concentramento . Vi sono poi le marcie-ruanovre le quali servono a recar e le truppe concentrate nelle posizion i o linee volute dai concetti tattici , ed in cui esse si for mano in diverse maniere secondo l'og.;etto, o bisogno che il luogo o l'azione può indicare . Delle prime già ci occorse ragionarne nel capo n di questo studio; ed i vi abbia.mo conchiuso che debbonsi sempre fare in ordine di colonna con spezzati appropriati all'ampiezza delle strade che si percorrono. Le seconde (nella tattica elementare) sono le evoluzioni come or dissimo ; ed in cui possiamo osservare che la colonna o colonne, hanno il principate ufficio · sia per i traslocamenti, sia per le trasformazioni, come per le mutazioni della linea o posizione. I ragionamenti che man mano si succedano ci indùcono così a meditare su questa formazione dalla colonna; e quindi si presenta questo quesito: quale sarà la colonna 'più conveniente pet manovrare? Prima d'ogni altra cosa noi crediamo che in massima una colonna ·deve soddisfare alle seguenti condizioni: l' essere · solidamente costituita; 2° non essere oltremodo frazionato il battaglione onde corrispondere all'anzidetta
STUDIO 266 forte costituzione, e più presto potersi riordinare o trasformarsi; 3° presentare una profondità conveniente per manovrare con unione ed ordine. Vogliamo, ora passare b rassegna le colonne usitate da alcuni eserciti , e poi concludiamo. Il hattaglione francese si forma in colonna per divisione e perciò è una colonna che consta di t1·e spezzati. Il tedesco ha la s.tessa formazion~ ma siccome la divisione è l'unità; così possiam d ire che la colonna la più consueta è quella formata da quattro spe1.z.ati di ciascuna di visione; ossia colonna per mezze compagnie. Il battaglione italiano si piega in colonna p~r compagnie così essa. è composta di gttattro spezzati : spezzati i quali possono essere considerati uguali, agli stessi delle divisioni francesi; poichè in quell'esercito la compagnia, tatticamente parlando, non esiste; chiamasi invece pelottone; <lacchè si v'ede che quella divisione è parimenti formata di dne pelottoni come la compagnia it'l.liana. Più volte abùiam ripetuto che l'oràinamento deve prima di tutto soddisfare al bisogno della tattica; e perciò l'u• nione di due centri distinti, od enti propri, di governo e di amministrazione, in cui uno dei capi non ha comando e l'altro che lo assume, non conosce ed ha poca influenza sulla metà. della sua truppa; non può dirsi solidamente costituita.. E perciò noi crediamo alquanto difettosa la colonna francese : difetto che vieppiù si accresce avendo essa due divisioni di truppa di diversa specie: vale a dire; la prima è formata da un pelottone di granatieri ed uno di fucilieri ; e la terza da uno di fucilieri e l'altro di volteggiatori . Il difetto di mancanza d'unione e di comando lo scorg iamo pure nella colonna austriaca; però è modificato in quanto che i spezzati (le mezze compagnie) sono frazioni di un medesimo ceutro di comando. La colonna italiana è in vero queHa che in fatto di
SULLA FA!\TEI\IA
267
costituzione ci pare migliore. Infatti i suoi spezzati sono le sue compagnie, ossia le frazioni normali dell'ordinamento: ve ne sono qttatl1·o; e perciò questa colonna ha maggior profondità , e così maggior robustezza delle altre due. Ora passiamo ad esaminare la distanza fra gli spezzn,ti di una colonna. Nelle fanterie francesi ed italiane non vi sono norme fisse , e sta al o-iudizio del comandante di manovrare con o colonna ad intiera distanza, oppure a mezza, ovY cro serrata; nell'austriaco invece la colonna serrata è considerata come la migliore, ed è formazione normale; la qual cosa è naturale e necessaria quando viene stabilito che l'ordine della difesa o dell'attacco si è la massa . Non occorre ripetere le ragioni da noi svolte nel capo m per cui abbiamo voluto dimostrare la prevalenza o maggiore convenienza del quadrato vuoto: ma ne viene per conseguenza: che con quattro spezzati posti a mezza distanza io colonna si pub quello formare rapidissimamente. Osserviamo inoltre che meglio Yalgono quattro che tre spezzati per l'attacco; e finalmente è colonna manegge• vole, che tiene poco spazio, facile perciò a muove?"si e vo1gersi iu ogni modo; e rapiàe ne riescono le evoluzioni . Così ha una vera superiorità sulle m9sse, o sulle colonne aperte : e possiamo con certezza proporla per colonna normale di manovra (1). (1) Per analogia. di ragionamento noi dobbiamo pronunciare un'op• posta sentenza in quanto alle colonne dei mezzi bo.ttaglio11 i o delie compagn ie, in cui può essere spartito un battaglione. Infatti fa d'u0v~ ossei-vo.re : che se il quadrato di battaglione dev'essere doppio o d1 quattro righe, noi potrebbero quelli provenienti da colonne i di cui spezzo.ti sono sezioni o pclottoni (cosa questa ~i già. d!m~strata)._ Per le marcie od e,;oluzioni poi, egli è indispensab1le che v1 sia suffk1en~e spazio perchè gli spezzati si muovino facilmente e possano le compagme riordinarsi in battaglia senza frappor tempo. Ne consegue elle per queste colonne ~anno conservate le intiere distanze.
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Volendo noi esaminare quali siano le evoluzioni di cui debba servirsi un battaglione; scorgiamo che sono un di presso quelle da noi specificate nel capo precedente per le compagnie; però non fu caso in esse di considerare le formazioni o schieramenti paralelli: vale a dire i piçgarnentì o spiegamenti. Epper ciò occupandocene ora quivi ci permettiamo di esporre le n ostre idee, sul modo di eseg uirle onde evitare le mosse di fianco (principale scopo d@l nostro progettato sistema). Onde esporre la cosa in modo più generico noi ..diremo che alle marcie di fianco noi sostituiamo le colonne di compagnia colla prima o seconda riga di fronte per recarle avanti od indietro dello spezzato r egolatore o linea di schieramento. Veniamo agli esempi. Supponiamo che un battaglione debbasi piegare in colonna indietro della sua compagnia di destra, o prima compagnia. Questa non m uove, nel mentre che le altre si mettono fronte indietro. Rompendosi quindi ognuna per pelottoni a sinistra in colonna col primo pelottone avanti, e continuando a marciare, la seconda cqmpagnia si dirige perpendicolarmente, t osto che ha, una distanza di sezione dalla prima can giando di direzione a sinistra, vi si pone dietro e quando il suo pelottone di testa si trova all'altezza dell'estrema destra, si arresta, si rimette di fronte colla prima riga, e per mezzo di destra in battaglia si schiera così paralel}amenie dietro ed a mezza distanza della già detta prima compagnia. Le colonne della terza e quarta compagnia si dirigono in vece obliquamente fincbè giungono a prendere la mezza distanza, la terza ,d alla seconda e la quarta dalla terza, ed eseguendo poi i movimenti or menzionati per la seconda, viene così ordinata l'intera colonria del 1)attag1ione. Se invece la colonna dovesse formarsi avanti alla compagnia di destra (o di sinistra), nahu·almente non occorre
269 il fronte indiet ro , ma le compagnie formandosi in colonna per pelottoni marciando si recherebbero colle stesse norme a prendere i posti che loro competono; avvertendo cioè in questo caso che dovranno dirigersi col lato esterno sul punto designato affinchè mettendosi in battagìia si trovino alla precisa mezza distanza. Le fig ure 7 e 8 servono a completare la nostra spiegazione onde meglio comprendere questa evoluzione. Queste figure ci dimostrano eziandio che gli spiegamenti verrebbero eseguiti col medesimo m etodo delle colonne di compagn ia , avvertendo pertanto , che se lo spiegamento si fa sulla compagnia di testa, queste colonne deggiono sortire colla prima riga di fronte; e tosto che trovasi sgombrata la linea di schieramento delle compag~ie che precedono si mettono i li battaglia, e quindi vi si r ecano, già in tal modo schierate: mentre , se lo spiegamento succedesse sulla compagnia di coda , fa , d'uopo mettersi prima fronte indietro, recarsi :;mila linea colla seconda riga avanti, ed ivi arrestata ogni compagnia, rivolgersi colla prima riga di fronte, ed allinearsi. Da tutto ciò ne consegue ancora che per formare o spie• gare una colonna su di una compagn ia centrale, bisogna che i spezzati i quali deggiono portarsi avanti eseguiscano l'evoluiione colla pr ima r iga avanti , ed invece quelli che r ecansi dietro siano colla seconda riga di fronte, la qual cosa corrisponde al principio di massima da noi specificato in capo di questa spiegazione. Abbenchè la colonna a mezza distanza sia da noi considerata come normale; ciò non impedisce che un battaglione possa ordinarsi in colonna serrata senza doversi prima fomnare a mezza distanza. Ma non crediamo che ciò non rechi incaglio al nostro sistema delle colonne di compagnia: poicbè se ci rammentiamo le suddivisioni dei pelottoni, e se t eniam conto che le squadre maggiori sono di sette file, e le decurie di quattro o tre soltanto; SULLA FANTERIA
ST UDI O
)
I)
270 numo noi vediamo che formandosi in colonna con l'uno o l'altro di questi sp,nzati , avremo bastante spazio onde introd urrr o sortire la compagnia da tale colonna. Ad ultima osservazione su questo sistema, ci occorre meditare se i movimenti che lo costituiscono siano più complicati e lunghì che le mar<"ie di fianco or praticate. Complicati? No di certo; poiché le formazi0ni delle co. lonne di compagnia sono le manovrP, le più comuni e consuete per ogni specie di mossa, e già abbiam dimostrato al capo n che sono p iù semplici che il mettersi per quatl1·o. Lunghe?· Neppure; poicbè ad eccezione dei f1·onte indietro gli altri movimenti dovendosi eseguire sempre marcian do , così n oi crediamo debba essere minore il tempo impiegato, che con una marcia di fianco in cui è sempre ritardata la sistemazione delle file negli schieramenti: e l'ordine n'è sicuramente meglio conservato. Per esaurire tutta la materia che la formazione delle colonne può dar l uogo ad osservazione, occorre ancora esaminare due questioni. Il mÒdo con cui deggiono essere ordinate le com pagnie in una colonna o nelle linee di schieram ento, la prima; e la colonna col centro in testa, la seconda. La prima questione ci si affaccia nel nuovo regolamento d'evoluzioni austriaco. In esso non si tien conto dell'ordine numerico. La colonna si forma su qual unque divisione; avverlendo che quelle che trovansi a destra di quella di base si pongono immediata.mente dopo, e quelle a sin istra succedono alle ora dette della destra. Nei spiegamenti si prende per; base qualuuque dei spezzat.i e preferibilrpente q uelle in testa e quindi si spiega a destra od a sinistra del medesimo. Epperciò le divisioni prendono posto indistintamente .secondo il comando , ogni qual volta vi è piegamento o spiegamento. Egli è fuor di. dubbio che in questo modo si ba gran-
SULLA FANTERIA
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dissima facilità per manovrare , e non vi sarebbe mai caso di spiegamenti coperti; ma n on potrebbero forse succedere errori o confusione ? Bisogna riflettere che q uesti movimenti deggiono eseguirsi ben e spesso sotto il fuoco del nemico; così nor! potrebbe accadere che gli .spezzati ch e deggiono recarsi avanti s'incontrino con quelli che dovrebbero collocarsi dietro? e massime •n egli spiegamenti e con grossi battaglioni-quali sono gli austriaci non-sarebbe forse da temersi degii incrociamenti od- agglomerazion i, ovvero degli spazi vuoti per sbagli di indicazioni ? Per altra parte ci pare che un comandante di battaglione deve avere, d~rem così, cognizione di esso ; epperciò troviamo essere u n grave inconveniente che per ogni evoluzione egli sia obbligato di orientarsi , ricon oscere cioè quale sia il posto toccato in sorte ad ogni frazione del suo battaglione. Riflettendo infhie che per maggior brevità d'evoluzione possono sempre farsi piegamenti o spiegameuti su di nno spezzato cent,rale; non essendo grave danno che possa esservi qualche minuto di ritardo per far fuoco (per via che in questi spiegamenti alcuni spezzati restano coperti). Così verremo a conchiudere, che non possiamo ammettere questo metodo; abbenchè a primo aspetto egli offra dei veri vantaggi di libera azione. Coìla colonna col centr o in testa (seconda question e da esaminare), riescono più · spediti f.'ia i piegamenti che i spiegamenti; ma vi è il difetto rimarcato per gli spezzati di divisione, di non avere forte unione o costituzione. D'altronde è tal formazione colla quale non si può venire in battaglia che in una sola maniera, e non si può rivolgersi in altra specie di colonna, o cangiarne la testa e coda. Per q ueste ragioni noi l'avevamo già rigettata n el n or,tro precedente studio ; ed ora confermando quel nostro giudizio , ripeteremo che in un regolamento di
e
272 STUDIO tattica elementare non dovrebbesi più farne cenno. Tale almeno si è la nostra opinione. Compiuti così i ragionamenti generali su quanto concerne le marcie potressimo ancora aggiungervi l'applicazione delle norme che ne emersero a diverse evol uzioni le quali ne sono, per così dire, la conseguenza: ma per non dilungarci inutilmente: ci -basterà additarle mediante la seguente numerazione, massime, che in parte, già più sopra ebbimo ad accennarle. 1° Essendo in battaglia si possano formare i scaglioni per colonna di compagnia o di mezzi battaglioni, e quindi i quadrati; 2° Si può appoggiare a destra od a sinistra mediante i cambiamenti di direzione delle anzidette colonne; e quindi formarsi in colonna del battaglione mediante la riformazione anche marciando delle intere compagnie·; 3° Marciando in linea le colonne parziali di compao-nia o di mezzo battaglione, si può cangiare di fronte sia a destra che a sinistra; ovvero arrestata per un momento la marcia, eseguire gli stessi cangiamenti di fronte in dietro; 4° Colla stessa disposizione ora detta si può piegare in colonna su di una compagnia qualunque (mediante il riordinamento, marciando, di esse come è detto quivi al N. 2); 5° Il battaglione essendo in colonna (a mezza distanza) si possono esegui.re : Marcie di fianco, ogni compagnia rompendo a destra od a sinistra per pelottoni in colonna; e in tal modo disposte cangiare di direzione per mezzo di conversione dei quattro pelottoni che trovansi in testa oppure r itornare alla marcia di fronte, mettendosi la compagnia in battagli~ (1). (1) Queste evoluzioni a primo aspetto potrebbero porgere argomento a critica; poichè in certo modo venessimo a. .sancire le unità da noi
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2° Degli attacchi.
Non si potrebbe stabilire qual sia il miglior modo di formare un battaglione (isolato) per attaccare. Dipende la cosa dallo scopo dell'azione, dalla posizione o località da aggredire, ovvero dai mezzi o disposizioni del nemico che difende . Sono tre le formazioni atte all'impresa. Il battaglione schierato in linea, in colonna di compagnia o di mezzo battaglione pur schierati ad intervalli _ più o meno distanti, finalnwnte ordinato in una sola colonna. Già ebbimo a :ragionare sulla positura della truppa e sullo slancio nei capi precedenti relativamente al pelottone ed alla compagnia, ed abbiamo aggiunte alcune riflessioni sull'attacco già in principio di questo capo: ci limiteremo perciò ad osservare: 1° Dover essere rarissimo il caso di far fuoco -nè prima, nè durante l'attacco; dan• done cioè l'incarico ài volteggiatori annessi al battagli·one, ovvero ai pelottoni messi all'infuori in tali circostanze ; 2° L'attacco in linea spiegata essendo il più debole, dovrebbe essere il meno adoprato (soltanto forse per i cont·ro-attacchi) , ma qualvra lo fosse, crediamo utile i_l piegare' dietro in colonna le compagnie d'ala onde (come disappl'ovate. Nella tattica austriaca: il battaglione sarebbe pnr spartito in sed-ici spezzati la qual cosa è contraria alla massima pur da noi decretata sul frazionamento il meno possibile. Già in altro l uogo ebbimo ad osservare che la, perfezione assoluta è impossibile; ed in qualunque modo si faccia, vi sar9:nno inconvenienti. Nostra opinione però si è, che questi siano minori che l'usare mosse di fianco: e siccome le cose ora indicate sono più movimenti di esecu• zione eh~ evoluzioni, sono perciò formazioni accidentali di breve dur ata; e che ad eccezione dei singoli quadra.t i, difficilmente il battaglione si trover ebbe con tal i disposizioni esposto al fuoco del nemico; così questa piccola unit à e maggior frazionamento non possano dil'si veri come difetti del sistema di manovra.
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STUDIO
già dissimo per la compagnia) siano i fianchi rinforzali ed avere dei pelottoni pronti a far fuoco per appoggiare l'attacco, od assicurarne il successo; 3° Per l'attacco in · linea di colonne schierate, ci p are sarebbero mialiori q uelle dei mezzi b-attaglioni che delle compagnie; p:rchè l'oggetto essendo <li far breccia o sfondare la lin ea nemica, meglio vale r iunire una più robusta forza su due punti determinati, che spartirla su quattro; 4° Ritenuto che l'a~ta_c~o del batta~lione in colonna sia il più pot~n:e; egh e nostr~ avviso, essere uguale o forse migliore 1 effetto se trovasi la colonna 'a mezza d'istanza che in massa, : ciò pe~chè la prima colonna sarà meno soggetta a danrn o per dite prodotte dal fuoco nemico · e siccome è _irnpos~ibile che n ell'azio;e non si serrin o gli intervalli; diverrà_ 1_n_ ultimo una massa; ma nel frattempo liavvi più ~roba~1hta d1 conservarla ordinata, che se già costituita rn. or?1~e _serra~o '. in cui per la stessa ragione, già dal prmc1p10 lll cu1 s1 spinge, può oltremodo serrarsi agglomerarsi e sconnettersi. ' In qualun~ue maniera sia ordinato un battaglione per attacca re; l)lsogna rammentarsi che l'azione sta intierarnen te nello slancio. Già sappiamo che questo è prodotto dall'uniforme ed uguale andatura, J-a quale accelerandosi ~ poco_ a poco diviene rapidissima ed acquista un moto 1mpuls1vo sp1nto a grado tale che n ulla gli deve r esistere. Noteremo pertanto che a conseguire l'i ntento, cioè che la truppa si con;servi compatta e forte e che si~ co·me un sol corpo che si spinge all'attacco; egli è indispensabile che la cadenza del passo sia perfetta , dal che vediamo che la nostra sollecitudine per l' insegnamento del passo, non era pedantismo. Egli ha quivi il SL10 significato, la sua ragion e o scopo.
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3° De-i qna<kati.
Riepilogando le cose dette altrove risulta che il quadrato di un battaglione deve essere vuoto ma doppio : ossia disposto in quattro righe. Or qui ci occorre dimostrare che per eseguirne la form azione noi non ci scostiamo dalle prammatiche proposte per quello della compagnia (o del mezzo battaglione), vale a dire ch e possano ugualmente esservi applicate. Fa d'u.opo adunque veder e questo procedimento nei d ue ordinamenti di colonna e di schiemmento. Dell'ordine di colonna.
Per un battaglione il quale è in colonna colla destra in testa a mezza distanza, ed a cui vien e ordinato · di mettersi in quadrato. La · compagnia di testa, doppia le sue sezioni nel m odo detto pel pelottone; cioè la prima sezione fa tre passi a"'!:anti nel mentre che la seconda per vi.a di una mossa di fianco vi si colloca dietro a distanza di r iga. La seconda compagnia pel mezzo di un quarto di giro a destra per sezioni , e quindi serrandosi l'una sull'altra diviene il lato destro del quadrato. Recan dosi a:vanti per serrare le distanze, la terza e quarta compagnia r ompono p er sezioni : la terza convergendo p oi a sinistra e serrando le sezioni forma il lato sinistro, nel mentre che la quarta chiude il quadrato doppiando essa pure la seconda sezione sulla pr ima, e_quindi rivolgendosi fronte indietr o. Se la colonna fosse ordinata colla sinistra in testa n on verrebbe fatto cangiamento a q uesto metodo ma siccome le compagnie si romperebbero per la sinistra (onde non variare l'ordine degli spezzati) così la quarta compagnia sarebbe testa del quadrato (colla seconda sezione avanti),
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STUDIO
ja terza formerebbe del pari il lato sinistro la seconda il lato destro e la prima il lato di coda. ' Abbozzeremo la fig. 9 di questa formazione per meglio farci comprendere. Delt'o1·dine di battaglia,.
Seguendo pure in questo il metodo stabilito per il quadrato della compagnia; si comprende che il battaglione dovrà mettersi per se:zioni a destra in colonna (od a sinistra se vuolsi la formazione sulla sinistra) e marciando avanti ( meno quella di testa), cosicchè si avranno le volute distanze; le sezioni convergeranno chi a destra e chi a sinistra e serrandosi le dette sezioni per coppie, si otterrà il quadrato richiesto. Il quadrato, sia che provenga dall'ordine di colonna che da linea schierata , verrà disfatto riordinandosi in co_lonna del pari che quello d'una compagnia, ma quivi gh sp~zz~ti risultando in quattro righe potranno sdoppiarsi le sez1om, prendendo fra di loro le distanze di pelottone per cui sisulterà una colonna per sezioni a mezza distanza. Il quadrato di un battaglione considerato da sè, senza relazione di sorta, non ha posizione determinata; ma ravvisato come derivazione di una colonna o d'una lirea di battaglia, egli sarà o paralello o perpendicolare, ovvero obliquo relativamente a tali primiere formazioni. I ~uadr~ti ora descritti sono a.dunque paralleli o perpend1colar1; non occorrendo perciò soffermarci su di essi, vediamo con quali mezzi si otterrebbe quello obliquo. Dall'ordine di colonna; la cosa si ridurrebbe a pren:e_ttere alla formazione del quadrato un cangiamento di direzione tanto che b~sti per determinare l'obliquità. Forse potrebbesi eseguire sul luogo stesso senia traslocament_o della colonna, mediante un ottavo di giro (o più
SULLA FANTERIA
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0 meno) dell.i. compagnia di testa, men tre che quelle eh~ vengan dopo appoggierebbero e_ si. allineerebbero sui punti fatti tracciare della nuo:a direzione d~l fia.n~o de~la colonna: in tal maniera già si avrebbe la lrnea d1 schie• ramento dei lati del quadrato. Dall'ordine di battaglia ci pare c).le seguendo pur sempre il già detto sistema del rompere a destra od ~ sinistra in colonna per sezioni, farebbe d'uopo che 1 spezzati fatto solamente un ottavo di giro, e ~uindi accoppiandosi per pariglia, come pur fu detto, s1 recassero al posto che ad ognuno di loro spetta. Daremo una più minuta spiegazione di questa formazione onde meglio farci intendere. . Diviso il battaglione in otto sezioni : esse f~nn~ un ottavo di conversione, e quindi le seconde sez1001 per mezzo di passo raddoppiato serrano immed~atament~ sulle prime rispettive, per cui ogni compogma tr?vas1 formata' in uno spezzato di sezione su quattro ngh~. Quindi la prima compagnia marcia avanti per lo sp_az10 della fronte di un pelottone, ma nella direzione obliqua che la conversione le aveva dato, e quindi si allinea (essa è necessaria questa marcia per i movimenti d~lla _secon~a compagnia). Questa seconda compagnia per via dt ~arc1a obliqua appoggia in modo a che p?ss~ aver~ spaz10 ?er convergere, e nello stesso tempo già s1 t~ov1 nella dir~zione perpendicolare relativament~ alla prn~1a compagma dopo che avrà fatto il quarto d1 convers1~ne. _Contem• poraneamente la terza e quarta compagrna s1 rec~no avanti pur esse obliquando in modo da prendere la direzione del quadrato , e quindi convergendo l_a_ terz~ , e chiudendo la quarta, come venne sopra stabilito , viene così ultimata la formazione. La figura 10 ne dimostra l'esecuzione. . Le riflessioni che possono farsi su guesti quadrati ~ono: 1° La formazione del quadrato dirett.o provemento
278 STUDIO dall'ordine di colonna (quadrato paralelloY potrebbe forse essere meno pronta che quella- usitata dal :regolamento italiano (e crediamo anche francese) al N. 838 della scuola di battaglione; i n cui doppiate e serrate le file, i pelot-toni girano a destra e sinistra, facendo pochissima strada per prende:-e le volute distanze. Ma in questo da noi progettato, havvi a rimarcare che ogni lato consta diuna stGssa compagnia; epperciò è sotto il suo proprio CO• mandante (il capitano); vi è quindi maggior forza di costituzione, e crediamo che questo vantaggio possa prevaler e alla men rapicla formazione . La d ifferenza però di tempo ci pare così minima che non dovrebbesi temere possa produrre difficoltà o difetto. 2° Non giova addurre ragioni per provare che più rapido invece, sarebbe il quadrato originato dall'ordine di battaglia; mentr e non v'è bisogno di mettersi prima in colonna come in quello italiano ( N. 840 del regolamento) ed in cni (nel nostro) le seconde sezioni possano serrare sulle prime sem:a che perciò siasi obbligati- di soifernrnrsi. Egli riesce perpendicolare in vece di paralel lo : vale a dire egli porge u n fianco alla primiera fronte, invece della testa: ma ciò poco importa; trattandosì d i un sol quadrato (battaglione isolato) poiché venendo poi riordinata la colonna, questa può schierarsi o volger si come si vuole (1). 3° Il quadrato obliquo è forse complicato. Ciò si vede, si comprende e sarebbe inutile il ne-garlo. Ma domanderemo~: è egli più difficile e lungo il fare objquare degli spezzati ordinati di fronte in quattro 1·ighe, già disposti nella direzione voluta ; che faT serpeggiare delle
(1) Non sa,r ebbe neppure un inconveniente per quadrati <li diversi battaglioni schierati; poichè riordimite le colonne si trover ebber o tutte le une dietro k altr e nella medesima direzione ; e quindi pronte ad ogni mo'ssa od evoluzione simultan'ea,
279 compagnie messe di fia,nco, ond e riescire ad avere una preventiva colonna in -d ireiione obliqua (colonna che non sempre si ottiene rego:àre) e come è specificato nel N. 845 del già citato regolamènto (1) ? · Se vogliamo çonsiderare la cosa in modo generale, la formaiione di truppa in quadrato è assai médiocre ; perchè si scosta dall'ordine naturale e successivo delle parti che costituiscono le umtà o parte di esse ; ordine che conservato nelle altre evol uzioni, egli è saggio pensiero che non sia turbato quando si combatte . Que~to ci spiega perchè dai sommi pratici in fatto di g uei'ra vien r'accotnandato di usare dei quadrati il meno possibile. Ma pur vi sono circostanze in cui non se ne p uò faro a mençi : ed è perciò che l'oggetto del nostro stuclio si fu di adòttare un sfstem.a ·che sia adattato ai vari casi, che si possa riputare tra i meno complicati ; e quindi non difficile adoprare sul campo di battaglia. Però concluderemo col dite che la sola esperienza pratica potrebbe decidere se avressimo riescito' nel nostro i ntento. !'IUl,LA I' ANTllRlA
(1) Il colonnello LA Lou•mEL (conférenees s1/ff l'en~ploi des 1naneu-vres d'infantérie devant l'enne-mi) propone un quadrato obliquo di un'esecuzione assa\ rapida e semplicissima. Il battaglione schier ato si: rivolge i,uUetÌ·o; e qu111di le r.!ue compagnie centrali per mezzo cli ottavo di conversione in opposto senso si p ongono ad angolo r etto; nel mentre che le due estreme, o d'ala si recano o di fianco od altri menti a' compire il quadrato, ossia a formarne i lati di destni e di coda. l i riordinamento in battaglia viene poi naturalmente fatto col rimetter l'allineamento sul centro. ~fa questi movimenti non servono che per il solo quadrato obliquo, e non si potrebbe disfare il qua.drato se non che ritornando in battaglia ; epperciò non · è adatto ad ogni circostanza o situazione; e così non puossi eriger e come metodo o sist ema generico. Egli, ha poi il grave difetto ché in momenti in Ctii è essenzialissimo sia conscl'vato il coraggio o fermezza passiva, pel' disporre là truppa alla difesa ; si comincia col farla ·,rivolger e fronte indùt1ro. Guai se gli eventi o faft i stringono o si ,dimostrano minacciosi ! Guai se una cariea vi Sr)rprcndesse nel mentre che si eseguiscè l'evoluzione colla seconda riga ,wan(ci di fronte ! ., · fronte
ANNO 1x, voi.
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ST UD IO
4° Dei ca-mbia11wnti e rov~scimnenti di fronte.
Più sopra ci occorse osservare che uno schieramento di colonne di compagn ie o di mezzo b~.ttaglione', può ca mbiare di fronte; epperciò pot.rebbesi adottare questa maniera di evoluzione, anche quando un battaglione è i otieramente spiegato. :Ma se il terreno è spacciato e che non vi s iano troppi ostacoli; sarà sempre meglio procedere secondo l e norme abituali, e come è specifi cato al N . 810 e seguenti del regolamento italiano, mentre in quest o modo il battaglione è soltanto rotto per compagn ie, s uoi s_pezzati normali . Rovesciare la fronte di un battaglione è cosa talmente s traordinaria in g uerra, e rarissim i essend one i 'c asi, che taluni opinarono perfino di sopprimerne le evoluzioni . Tuttavia sotto il punto di vista che un battag.Jione d eve poters i volgere in qualunque modo, conviene tenerne conto. Tre sarebbero i mod i per ottenere uno schieramento in senso oppost o alla primiera fronte . Col fronte indietro i odjv iduale, il primo; col m ezz~ giro c:lelle compagnie, o delle sezioni, 6 dei pelottoni, il secondo; e col fronte in<li,-Jtro in battaglia (se il battaglione è in colonna), il te rzo . 11 primo mezzo è certamente il più spedit o (ed è for ~e il s olo usato in guerra per le tr uppe di estreme r etr og uardie), mentre che il battaglione sia che travisi schierato che i n colonnn; dopo il fronte indietro marcia, o si 0rcl imL cqme m eglio -a ggrada ~ ma sar ehbèro formazion i inv erse si di numerazigne come d elle r ig he. , Col secondo mezzo le ; ighe avrebbero la fronte natu-, rale rn&, rimarrebbe tuttavia l'inve rsione deg li spezz11tì , sn ese:;i:uito essendo in battagl ia . . Non è più c;iso d i inve rsione di sorta, se si a<fopera
28 ] il f'rontè mdiel?'O in battaglia. Questa e voluzion e non essendo staia contemplat a io quella della . curnpagni,t, r:i corre- quindi l 'obbligo di dire : che p ure qui vorressimo s upplire alla mar cia di fianco, çolle colonne pa r ziali di compagnict, già per l e alt re ana.loghe evoJu,,,ioni da u oi patrocinate. Senza dilungarci in inutilè spie-gazione', por ge remo ln. figura 11 colla quale s periamo di dimostrare il n os tro concetto. S GLLA L I NT El!IA
e) Posizione delle qu inte compagnie a seconda delle fo1·mazion i del battaglione e suo ufficio.
Dal comples:-io dei nostri r agionamenti sul l'orclinmne nto del -battaglione; vediamo che la q1.iinta ; ompagnfo è u n accessorio, v ~l e a ,d ire è una truppa fuori l inea incaricata di prot eggerne i m ovimenti, e sost~nerlo sia in m odo offensivo c he d ifensivo (1). Quest a compagnia appa.rtiene a.dunque al battagl ione, ma non deve m et ter si in linea con es:::o, e solo vi è collegata o s ub ordinata per l'accordo d' operato e d' a zione (2) . (1) , J;~ questa una costituzione ta.ttica che s'introùnce ed a poco a poco sa.rii. riconosciuta utile e necessari>i. Sebbene vi siano trnp11c leggjere, non facendo esse parte di battaglioni non possono che incompletament e servire all' oggetto soprnccennato: Fu qn esta la ra ~ione per cui Napoleone I creò i volteggiatori, i quali esist ono t utt'ora nei battaglioni francesi. Iomiui , il quale vuol e che vi siano dei buo ni tiratori, stabilisce che i corJ_)i cleg9-iono cwerc loro stessi degli schia " 1·itoi'i o cctecfotori 1n·oprii " (Rivista militar e i tulictna, dispensa luglio !861, pag. 38, 39 e 40). (2) • Nel 1849 prevalse nell'esercito piemon1;ese il parere di formare " la q11inta compagnia, ma no n se ne intese lo scopo. Si discusse molto • tempo pel' sapere ove collocar la nella linea rlel battaglione e cer to • .essa im bara7,zava e renclcva il battaglione difettoso; perchè diviso in comp:1gnie di numer o dispttr_i: non si pùteva qtrnsi p iii manùvra.rc. J,a • cnsa pro1•enr1c pcrchè la base su cni_ po~giava Li, discn§sione era fols,\: • cioè , come vien detto , era un r rrore voler 11 verc q uesta compagì1i,t , in li nt'.a • (R i vi:;ta militcwe it-11/iana, dispens,1 lngìi-o 18ql, pag. -IUJ•. • • • • • •
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STUDI'O
Da ciò n,e deriva che questa compagnia deve aveN delle Rosi;d oni particolari a secunda delle di verse formazioni del battaglione. Qu este formazioni si riassumono nell'ordine di battaglia e di co!oU:na, nelle disposizioni per l'attacco, per la di .. fesa; eppen;iò ci occorre specificare il posto della quinta compagnia in queste diverse situaziom: 1° Un battaglione può essere schierato in battagliç1, per manovrare e ,combattere, ovvero per rassegna o parata. Nel pmno caso, noi crediamo c;he la -quinta compagnia debba stare dietro il battaglione (in colonna per sezioni a' mezza distanza) (l) a 15 passi dal medesimo ; e così s ulla linea -della suoneria, ed in mndo che la sinistra delle· sue sezioni corrisponda al centro del battag lione (a sinistra della _seconda compagnia) avendo alla s ua destra i falegnami. In questa maniera essa sarebbe· b ensì dietro al C8ntro del battaglione ma non ne imped irebbe la direzione, cosa necessaria per ·alcune evoluzioni; sarebbe così pronta a recarsi avanti od all'rnfuuri' del battaglione sia a destra che a sinistra, oppure da ambidue le parti, dividendosi le sezioni. Nell'ordine di battaglia s'intende essere pure annoverati ì cambiamenti di fronte ; epperciò in queste evolu-zioni, se 1a quinta compagnia non ne copre l 'esecuzione, dovrebbe seguire l'andamen to generale del battaglione, rimanendo a l sito or qui specificato. Nel secondo caso, potrebbe la quinta compagnia schie-, rar:;;i a dt!stra del battaglione: onde, diremo, presentarsi al superiore da cui v iene ispettato il battaglione, o far ala, e rendere gli onori in circostanza di parata. . (.l) Qnesta, fo;mazionc dev'essere normale in ogni qnalun~ue posizione in cui qùesta compagnia 110n è distaccata in volteggi:itori. In se1ruito a ciò che ci proponiamo di stabilire per l'online sparso· (seconcla l~[),rte ,di questo studio). La compagnia sarà l'unità tatt!ca. e la sezione diviene lo s1iczz.1to nel qua,le si eseguiscono le evoluz1ou1.
SULLA l"ANTE:RlA 283 2° Tre sono le ; pecie di colonne dt c1Ji dobbiamo tener conto: la colonna_ di evoluzione, la prima; essa può marciare avanti, inG.ietro e verrn i fianchi, non che schierarsi in tutti i sensi; e gu.i ndi la su·a direzione è subor-dinata al modo con cui deve schierarsi ovvero ad altre colonne o linee. Da_ ciò ne deriva che se a primo aspetto la q uinta compagnia sembrerebbe possa stare dalla parte opposta alla direzione, e così non cangiare il posto as-segnatole in ordfoe di battagl ia; però le diverse eventualità or qui riepilogate ci suggeriscono di porla dietro l a colonna; poichè in qiaesto modo ~ssa non ne imbarazza i movimenti, e p uò sortir e con faeilità e prestezza. Le colonne per far strada sono della seconda specie; e per questa la quinta compagnia viene naturalmente designata ad esserJe l'avanguardia. Epperciò la sua posjzione dovrebbe essere avanti alla sezione di te$ta, ed a seconda di quanto ebbi mo altrove osservato sarebbe rotta per i medesimi spezzati con ·cui cammina il battaglionr; pronta s.ia l'intiera compagnia come ogni spezzat9 a recarsi ove occorre il loro ufficio. Intendiamo per terza specie di colonne quelle disposte in parata per sfil.are; epperciò sia perchè già avressirno posta la quinta compagnia a destra della ]iQea di battaglia quando lo schieramento ha lo stesso oggetto ; e sia perchè potrebbe considerarsi anche quivi quale avanguardia: pare che dovrebbe avere il diritto di sLìlare alla •t esta del suo battaglione; ordinata s'intende per sezioni, ancorcbè il battag lione fosse rotto per compagnia . 3° Qmwdo che un battaglione si prepara per l'a ttacco (sirL egli in battaglia che in colonna) egli é natunde che gli si assicurino i fianchi. E così qua nd'anche le· compagnie o sezioni d'ala fossero' p iegate dietro sarà conveniente che vi siano dei volteggiatori ancora destinati a correre sul nemico: epperciò le sezioni della quinta compagnia dovrebbHo porsi ai fianchi, od a1Jche ad un
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STUD IO
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:-0!01 prooti a s parpigliarsi. o coprire il bat.tag lione dopo l'attacco, onde pos~a riord inarsi senza preoc;c;npazione di contro a Liàcchi. · ·. 4° Secon do quello più volte da noi ripetuto, che la quinta compagnia 110n fa. ' Jxtn e della liuPa del batlag liyne (1) essa non può c;oncorrero alla formazio ne del <tua.drato. Può trovarsi i1i- volteggia.tori n el mentre cl1e ~i ordina il q Liadra to; ovvero dietro come si è detto ; e l quindi v i s:irebbe ritardo d'operat,o se bisognasse aspet 1ada: d 'altronrle ne scomporrebbe l'uniform it à o r egolare f'orrnaz1one. Non converrebbe nemmen o impiegarla qua.le riserva nell'rnterno del quadrato : rammentiamo il modo con cui fu da noi costituito, e vedr emo ehe n on vi sa.rebbe sito nel vuoto che g ià deve raccog li ere la suoneria od alt re cariché ci1e n on fanno pai'te delle tile, vi sa1ebbGJ poi l'inconveniente ancorq, del ritardo nella fo1rnaz1orn'. Sebbene noi non abbiam,;:i ancor a. fatto parola dei movimenti dei volteggiatori; pur sap.piamo ch e la loro d ifesa consiste nei gruppi o circoli . A.clo1tiamo adunque questo s istemti -r poniaq10 la q uinta compagnia , o 1:ier meglio d ire le s ue seztoni i n circolo : se si p uò , ossia se vi è wm po, i;ollochiarnole all'infuori a dieci o quindici passi dal quadrato e corri~pondenti agli · angoli i q uali non sono direttamente assalit i ; saranno perciò a destra od a sin isLra del punto d'attacco . Colla d'istanza or:a detta, questi cir"coli non imbarazzano il fooco del q uadrato, e coì la loro dispof:1zione di fi ancheggiamento p otendo essi incrociare il loro fuoco s6ll' angolo o capitale minacciata; c;osì la quinta compagnia potrà meglio contribuire alla difesa del quadrato . • Dal rnoclo con c,ui venne considerata la quinta com ( 1) L ' ordine cli parata non è f01 mazione tattica, epperciò uon devesi co11si(lt'rare se non che come posizione eccezionale l'essere posta in
linea.
StlLLi\ FANTE RIA
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paguia sia nel corso di questo studio, e come g ià prima in quello dell'organizzazione della fanteria, 110n fa d'uopo aggiungere altra cosa per dimostrarne l'ufficio. Riepilogh er,etno perciò le cose sparse qua e là n ei vari ragionamenti e dir~mo che subordinata al battagl ione essa deve coprirne i movimenti ed ausiliarlo nelle diverse imprese: ìl modo d'agire, già dissi mo, essere quello dei ,rnlteggiator i: dunque appar tiene all'ordine sparso, ordin e che impren deremo a meditare nella seconda parte di q uesto studio. CONCLUSIONE.
Compiuto l 'assunto impegno delle nostre meditazioni su quant o spetta all''ordine chiv,so della tattica el ementare; n e consegue che senza scostarci dalle prammatiche stabilite per formare le truppe alle evoluzioni di battagli one (prammatiche che non possono gran fatto variare), ci ò sembrato che alcune modjficazioni potrebbero sempli fi crire e migl iorare i me,.zi di esecuzione. E1:iperciò riassumendo i n ostri ragionamenti, abbiam cercato di dimostrare il vantaggio degl i appiombi; e qni ndi _eorne_ sia n ecessl'l,rio curare con d iligenza la perfezio ne del pflsso e ·ctE1lla marcia. Arditam~'. nte ci siamo mostrati oppositori alle formazioni per quattro e ne dissimo i motivi; ma colla maggiore s uddi vision e in decuria e colle colonne di . compagnia abbiamo procurato di supplire all'ufficio di q uei movjment i ed alle mosse di fianco. Abbiamo ragionato su lle direz10ni n aturali delle colonne; sui frazionamenti del battaglione in 'colonna, di mezzi bat.taglio11i o di compagnie per facilitar e la marcia in liqea ; senza perciò erigere queste in unilà. Abbiamo soppresso le colou11e col centro in t.esta e le inversioni. Abbia1'!} cred uto ch e le g ià dette colonn e parziali. dovessero sempre co nservare le intiere distanze frn i loro spezzati , m entre
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STUO!O SULLA FHITERIA
invece quella del battaglione fosse ordi11a-ta a metà djr stanza; perché più maneggevole e meglio disposta ad ogni evenienza e particolarmente per la difesa: dal che ne fu , conseguenza avere l'ultirno ri;mltato o disposiiione di com batti 11ento , ossia il quadrato. Qt.Jesto ·noi 'abbiamo procurato, che fosse sempre fon:oaio sulla stessa gujsa, ~ia per frazioni , come per l'intiero battaglione ed in qualunql1e modo egli provenga, o da colonna o da linea di battaglia; e finalmente addussirno le ragioni perchè volevarpo che il primo fosse su due righe e l'ultimo su qnattro. Dissimo che questi concetti, frutto di tiroeinio pratico ò di rimembranze di lunga carriera nella fanteria, volevamo registrarli onde rendercene ragione a noi medesimi : ma poichè circostanze od una SJ:lecie di · dovere fanno sì elle potrebbero forse venir pubblicati; qt.1esta nostva dichiarazione toglie il sospetto, é ci difende dillla pretesa di prèsentarci, quali riforp1atori o innovatori di sistemi. Se ben vuolsi consider<1,re la cosa, noi non avressimo fatto che adotta:e cose la maggior parte conosciute o da_ altri ideate. ])a ciò se ne ritrae che lo scopo di qqesto studio si è di offrire qualche argomento o massime nelle quali potrebbesi rjnvenire alcuuchè di utile per u~a del!? principali istit1,1zioni della gran famiglia militare a cui a ppartenian;io. .1 (~uesto pensiero ci dà anim,o a proseguir.e il nostro lavoro sulla s~conda parte éj.i questo soggetto per cui gi~ ' $tiamo meditando le osservazioni, che r iflettono l'ordine 1'ado.
G. (Con tinua)
c.
PAHALLELO TllA I !,AVORI D'APPROCCIO ID&A.TI DAI, BlUALlrnNT Il QUELLI USi\3'I m OM OSSIA
ESAME CRITIGO DELL '1;sÈcuzroNE DEI LAVORI D· APPnoccr_o SE<:O'NDO BRIALMON'T .
11 signor-Brialmont nella pregevole sua opera intitolata: Studi sulla difesa degli Stati e si,1,lla {01·ti(icazione; getta: diverse idee di nuovi modi di effettoazione di lavo'ri dt trincea, 01 tre a ciò egli tocca ez.iandio particolarità irr., torno al tracciato ed a'profili di tutti i lav'o ri d'approécio; ed a c~ascuna delle innovazioni da luì proposte , sog~ giunge che e' crede do;vesse risultarnè assai vantaggio all'attacco: tal volta per la sollecitudine. tal altra per la strJ,bilità, e tal altra i~fine per la sicurezza. Ma Io studio1 fatto astrathmente, dell'esecuzione dì opere di guerra qual~ sivoglia, assai sovente mena a risultati del tutto diversi
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PA RALLllLO
da quelli che s' hanno in campagna. Ohe anzi spesso aecade, che Cè;eguiti de'sc1ggi appositi, a' poligoni o a lle scuole d'applicazione, questi éonferrnano i risultati della sciè11za astratta; mentre per contra, le esecuzioni in campo contrastate dal c~nnone e dal coraggio nemico, · se ne scostano assai di l unga. Dovendo noi intanto, per altri ordini ricevuti, studiare partico larizzatamente talu ni punti di quell ·opera, trovammo appunto che essa era l'esposizione della pura scienza, e 'quindi ci venne in animo, l'obbligo di mettere in luce ragionamenti ponderati sui particolari di che tratta il signor Brialrnont; tanto più che egli non fa che gettare le sue idee, senza corredarle per ò d i sufficienti dimostrazioni. La sua convinzio~ie propria, sulla bontà delle innovazioni da lui ideate, non può essere, certo, assa.i forte ragione; percbè un generale in capo si decida a mettere da parte i detnami di Vauban , sanzionati già da un Connontaigne, da un Montalabert, da un Carn•t , da un Coehorn , da un Pagan: , da. 'u n Fallot e da tanti , altri insigni maestri d i guerra e valorosi generali d'armata; ptèr seguire nuove idee non sanzionate dalla pratica, eseguita di fronte ad un nemico valoroso e risoluto a non cedere che agli estremi. Ed a ciò aggiungasi che il Vauban detta.va quelle massjrne, ora leggi nelle opere d'assedio, dietro una lunga e gloriosa vita militare; nelle vicende della quale. sovente attaccato, assai volte per contra attaccando, ebbe agio 110n lieve a studiare coll a ' pratica applicazione in faccia a.l fuoco nemico, le idee mandate fuori dal suo genio creatore. Che se quella vir.a mi li.tare, dopo p iù che un secolo e mezzo, é stata messa in .ob lìo; giovami riportare un brano dél nostro Pagano (1), al proposito. « E cért0, egli _scrive, a niun con(1) JÌ';i,Jf>f>O MARI A PAG,\NO: Sunto clelle principali teoriche e 1,rntiche cli fo.rti/ìcw:ione. Etlizione di NapoÌi, 1857, parte u1, capitolo 20, § L
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1-'AH ,IT.LELO
dotti ere di OSt'rcit.i, a niuno ingt g nere, più che a.1 n1a· • resciallo d i Vauba.n fu o potrà esser data occasioue di « acci.11istare esperienza maggiore e J?ÌÙ 11lto sentire in , fo,tto d i fortifìcaziooe : FWrcbè, in 58 anni della sua vita « militare, dal 1649 al 1707, si trovò egli . presente a 104 « v igorosi combattimenti, diresse 53 assedii, costruì 33 « piazze nuove, e riparò e migliorò più che 300 delle « antiche . • È v.0ro che le innovazioni e lo svi'.uppo a.pport.ato a l le 2.rtig1ierie a'tempi d'oggi , costringono ad altre relative innovazioni alla fortifi.enione; chè mod1fioatisi i mezzi d 'offesa, di conseg uenza ne deri va i l modificarsi della difesa. Ma noi crecliaroo che i miglioramenti debl:ian farsi propriamente nell~ scienza t utta ," n.el si~terna generale. E ciò non lo si p btrà, che collo studio pratico, r icavato da rnoltiplici fatti, s perimentati in replicate circostanze d'assedii lodevolmente condo-tt.i . e di d ifese gloriosamente so;;tf•nute. Prove non dulDbie icbe 1a pratica sovente dim ostra fallaci i risultati del la. scienza astratta, troviamo a lungo regist.rate nelle d iv~rse storie ÌDtorno al progress; del lc1, fortifica,zione, e ne'tanti tratt.ati di questa scienzit; e pi ù stretta d imostra.zione é certo il r isultato che ott0rioe il ~enerale Micha.ud Darçon ; allorché v olle rafforzare i fron,ti .,(lebolì di akune forti 6cazi'oni, rnercè opere d ist.accate e lontane, che dovev"'uo richiamare e riconcentrare su d i sè gli attacchi contro quelli diretti. ijgli, in ciò fare, fu mosso dal principio che effettivamente hanno le opere distaccate, di richiamare su di sè gli att~cchi; qual principio oggi è messo in u~o cla tutti g li uffiziali del genio., allorché tratta.si di fortificare città eminentemente commercianti: per preservarle dal darrno enorme ch e loro recherebb e un · bombardamento.' Pareva al Dc1rçon, che pure è stato celebre generale ed esimio fort.iftcat.ore , che esso dovesse s ussistere ancora per afforzare fortifìcazioni deboli ; t'na il fotto dimostrò però il «
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290 PARAL!.El,O contrario di quanto egli promettevasi dalle sue conclusioni puramente scientifiche (1). Andremo adunque esaminando le div.erse modificaz'ioni ideate dal signor Brialmont pei lavori d'approccio ; e svolgendo i dettami di quei pod1i grandi maestri che sono a cognizione nostra , uno alla guida di quel poco d'esperienza pratica ·che potemmo acquistare sia alle inoffensive scuole d'applicazione , sia sotto il micidiale fuoco del cannone e de:lla beo nutrita moschetteria; diremo di esse quali e quando ci sembrano effettivamente attuabili negli assedi:i., A chi poi, più di noi, potè c_ol,. tivare la mente nello studio di quei maestri; ed a chi la fortuna · volle risparmiare in più, e più gloriosi , fatti .d'armi, relativi; rimettiamo il giudicare dell'esame che noi andremo facendo, dell'.idee esposte dal chiaro autore dell'opera che citammo nel prbncipiare il nostro scrjtto. In un punto (~) il signor Brialmont dice: • Si par exception, J:avancement à la sape volante (3) (l) Pt..GANo: Opera avcmti citata, N. 668, pag. 311. . (2) Opern citata, edizione di Parigi, 1863, voi. 30, pag. 339. (3) Cr edo l'au tore vol11sse invece scrivere : zappa piena ; dacchè la zappa volante n on s' usa, che o di notte, o di gior no', quando il fuoco della piazza è debole, ed aliorchè si è fuori il tiro efficace della fucileria: cioè per la prima e seconda paralleh1 , ed al 'massimo per gli approcci tra la sçconda e t erza. A tal proposito il Va u•ban nella sua opern: 1'raité des sièges et de l'attaque des pl·aces (edizione di Parigi, 1829, pag, 72), dice che egli dOJll! la seconda notte, non ' vorrebbe più lavorare scoverto. E sul pr oposito è da notar e ·che il Vauba,n per zappa di trincea. intende la sola zappa piena. Infatti la pag. 73 principia con un l),rticolo intitolato : La sa1Je; ,e nel descriverla non fa che dire la csecniione della zappa piena. DeJla ·volante e della semipiena, egli non fa mai parola, Il Fallot per contra nel suo: @onrs d'art 111-ilitairc (edizione di Brn;,celles, 1857, parte v, atta.eco e di{e8a delle JJia.zzc, 1 i" lezione, ·zt~ppe, pag. 233), dice: • A mesure qu'~n se rapproche de la piace, le danger augmente. ,, Déjà !es tranchées sont à bonne portée èlu fusi! d'infantérie, it plus • forte ra,ison de la carabine, et du fusi! de rempart ; et !es tireurs
PAR.ILLELO
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• devenait absolument impossible, .meme eri èmployant « deux ou trois rangs de gabions bourrés des sacs à terre, « il n'y aurait que deux partis à prendre : arrèter les • sapes jusque à ce que l'artillerie de la place fùt r édiute « au silence, ou bien 'approfondir d'avantage les sapes et « couvrir les trava:illeur au moyen d'un rouleau de terre ••que l'orì déblayerait en partie pour avancer et, qu'on ·, refor'merait aussit6t en jetaot· plus loin !es terres qu'on « aUFa,ìt enlevées: ,cette operation plus· longue que dif' ficile, donnerait . sans doute un meilleur résultat que « tous les modes des cheminements avec mantelets ou c'gabions farcis. »· Anzitutto osserviamo che dovendo il ro'UJleau di terra, che potremo ben dipe 1·iparo camminante o sernplicemeute ripa1·0, . avanzare cbnternporaneamente alla posa de'gabbioni, col rispettiy10 riempimento e coronamento con fastelli; la zappa doppia dovrà andare sempre avanti, eseguita per tutta la .sua, ampiezza e profondità. Per la larghezza ci si è forzati ond e non scovrirsi ; e per la profondità ancor più, affinchè la testa di zappa stia ri• placés da.ns le chemin couvert peuvent ajuster !es travailleurs, par ,· la moindre ouverttÌre que présente le parapet. Les gabions- d'une , sape volante sont traversées à cette distance par la mitraill~ et Rar , la balle du fusi! de rempart. Sous peine donc de payer au pri d lt • sang ··1:haque pas en avant, il faut désormai changer de procédé. et employifr la sape pleine , à laquelle méme il fauclrait recourir plus tot si l'assiégé faisait usa.ge des armes perfectionnées. • Infine il Paganv, al N. 705 della suai operà. poco sopra citata, scrive: • Appena si entra nella passata della fucileri» tutte le trincee si co• struiscono, come si è detto, con gabbioni; Il questa SJiecie di lavoro • dicesi zap1Jii. Il lavoro con g,\bbioni si può eseguire in tre diversi , moù.i : 1° posando ad una volta i gabbioni , e riempiendoli t utti ad !!. un tempo; 2° ponendoli ad una volta, e riempiendoli un dopo l'aHro , successivamente; 3° situando un nuovo gabbione e riempiendolo so" la;nente dopo che sia stato messo e riempiuto quello che lo precede, o ciò che val lo stt,sso, ' situando e riempiendo successiva.mente nn , dopo , l'aJtro i gàbbioni. Questi tre diversi procedimenti stabiliscono la distinzione della zttppa volante, della mezza zavpa e della z<t1J1Ja
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PARALLELO
pa.rata ii più che ci fosse dato cli ottenere. Se la piazzrt resiste cou forte fuoco· di artiglieria, è Ct rto che di tempo in tempo qualche colpo di granata s'affonderà nel rip,LrO; e questa scoppiando farà l'effetto di una piccola m ina, che sparpagEerà quasic_c hè tutta q 'uella terra arn massata. Insino a quand0 il riparo non sia -ripristiua.to, la testa di zappa resterebbe intencm@nte scoverta al fuoco di moschetteria dell'?pere esterne, ove la trincea non ~ fosse profonda in modo da mettere aJ. coverto oa li uomini , solo con l'altezza del cavo. La zappa adunque progredisce pér l'opera de'soli no-• m ini .che formauo la testa di zappa; e dal momento e.be s'incomincia il lavoro di ttmcea a tal modo, cioè: dagli sbocchi deUa terza parallela, con zappa' semplice per la costruzione de'rarni circolari, o al minimo clall(!) sbocco dal ramo circolare con zappa. doppia in capitale : a quei soli uomini è confidato l'avvicinarsi alla. piazza, ed il raggiungere la strada coverta. È quindi nelle roani di quei soli uomini, messo il progredire déll'assedio. Da ciò regolarmente una lentezza significantissima nel • " " •
piena. Si possono usar e le due prime specie di zappa. solamente di notte, o -quanclo l ';issediato rallenti il suo fuoco: va adoper at a la terza laddove non si potrebbero lasciare i hworatori scoper ti, senia che corressero rischio d'essere ben p resto storu.iati, uccisi o volti 'in fuga. Dopo tali idee, 1~011 crediamo che il signor Brialmont avesse in animo di voler sostituire il suo metodo alla zappa. piena interarrlente; ma che consigli solo l'usarlo quando con questa, non siti possibile di proseguire il la.voro. , , Col suo metodo infatti \'i abbisognano diverse ore per la, posa completi di un sol gabbione; mentre in tutti i più famosi assedi, dove si son fatte resist enze clamorose, non si è impiegata mai phì cli lln'oni. per stabilirne invece quattro. Sarebbe q11indi nn voler pr etender e di allung·a.re immensamente gli assedi, senza essere poi per contra pienamente corti cli una maggiore difesa <l'apportai·e agli uomini che lavo- , i-<1no alla testa di za.ppa. Conchindiamo aclunqM che l'autore intendesse scrivere ,mn 1a piena, a vece di ,rnppa volante, come e starnput.o. 11
PA R~ LLELO
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progresso degli apprÒccì; che a prinrn, vista sembra debba unìcamcnte dipendere dal metodo, ideato dal Bria.lmont. Ma a scolparlo da q uesto difetto che a t utta prima sembra ad esso inerente, è uopo riflettere a q uanto segue. An.zitutto bisogna p0r mente che il Brialrr.ont dice: , se per caso l'avanzamento alla zuppa volante , sia as« solutamente impossibile, auco impiegando due o tre fi le • di gabbioni ripieni di sacchi a '[,erra, non vi sarà che « due partiti a prendere : o arrestare la zappa insino a ' « che l'artiglieria della piazza sia ridotta al silenzio, ov• veto eco.• ... ». Il Brialroon,t, ad unque, propone la sua, idea solo per i casi c:he il fuo c.;o della p iazza . sia così nutrito ed efficace che impossibile sia i] pr0seguire il lav:oro coi metodi fin ora usati . Se dunque non si può I proseguire il lavoro, val meglio usare un altro mezzo; che , comunque facc i avanza.re lentamente la trincea~ sempre però la meua innanzi e non · si resta fermati. Att endere insino a che l'artiglieria délla piazza non sia ridotta a tacere, oltre a che sarebbe un agire poco, accorto, come quello che disanima i propri in faccia_al nemico , porta ·anche seco un dovere aspettare al certo assai giorni , al terrrii nare dei quali la testa di zappa si _troverebbe già di moltò avanzata. Daremo poco più innanzi altre rag ioni anco di maggior fo'r za che queste~ per d ire le quali conviene prima esporre altre cose al riguardo. Per ora intanto resterebbe però a vedersi se il fuoco efficace della piaz7,a permette l'esecuzione di quest'altro metodo di lavoro; o non l'çtrresti allo stesso modo che eol gabbione ripieno. Un giusto gi udizio non può darcelo che, come in principio dicemmo, il resultato dello studio pratiC'.o, rièavato da moltiplici fatti sperimentati in repl icate circostanze di assedi lodevolmente condotti; e .di d ifese g loriosamente sostenute. Intanto, poiché il signor Briatm ont stalJi\isce che contro u11a pi rrzza- ar mata · di
PARALl,KLO 2)4 b t1one artiglierie rigate e che opponga una viva resistenza, le trincee debbano fars i profonde almeno di lm,50; questa altezza di scavo, ci sembra che assai bene concorra a presentare una buona difesa alla testa di zappa; comunque pote!:'se venir minorata l'altezza del ripa1·0, dallo scoppio delle g ranate cne in esso avessero potuto affondarsi. A noi ciò sembra sussistere ancor più, dietro riflessi che ci venne l'opportunità di fare in presenza di vivo fuoco che molestava lavori in prossimità di piazza assediata. È stato un solo assedio, è vero, e non tale da poter fare sancire definitivamente gli effetti ottenuti nell'esecuzione de' diversi lavori (l); ma ivi però erano sempre granate assai beo dirette e che aodavano giuste allo scopo mirato, e ben nutrito ed aggiu~tato fuoco di fucileria, che si faceva dalla piazza; a cui s'opponeva un assai lodevole coraggio, ed un,a militare fermezza, a voler riuscire al fine dell'opera intrapresa, ehe ,a quei fuochi si contracambiava da parte degli assalitori . Noi allora adunque riflettemmo, che, cobtrobattendo l'artiglieria di una piazza assedia,ta , con. vivo e ben aggiustato fuoco d'a·rtiglieria assediante; quella non potrebbe che raramente spiegare la sua forza, contro i lavori di a pproccio; essendo assai costretta a dovere, a sua volta, controbattere la nemica, artiglieria. I lavoratori assedianti invece , riflettevamo, essere assai molestati dal fuoco di moschetteria che è fatto dalle opere esterne, ed anche d::t,lla cinta. Ora ad una testa di zappa che lavorasse sec ondo il modo ideato dal Brialmont, satebbe già di ~1olta di fesa contro la fu cileria , il forte affondamento della trincea, e quasi, solo, sufficiente a tenerli coverti; ed il riparo è necessarjo, direm così, quasi solamente per co"Vrire ancor di più gli uomini dietro la testa di zappa,
( 1) Difesa ùi Capm, cfa! 15 settemùrc al 31. ottoùrc 1860.
l'AR ,ILLELO 293 quando questa progredisue in capitale: anziehè per r-ipa• rare la prima. Per l'esecuzione intanto d i un ramo di zappa doppia senza gabbione ripieno, furo no esegu iti degli :~ppositi lavori di saggio in Casale, residenza del comanJo ciel l 0 reggimento zappatori del genio ( l); ed in essi, non avendo alcun cenno del loro a ndamento , s'incominciò ad operare per induzioni : finchè si stimò aver trovai.o il metodo più conveniente. Al certo, il mbdo . dj far lavorare la testa di z,Lppa il più sicuramente possibile, era qnello di tenerla tutta profondata per lu•,50; e quindi, i primi zappatori, a vrebbero prolungato l'andamento della trincea, lavorn udo come per una mina; scalzando cioè la terra di sotto, farÌa cosi andar giù da sè, e quindi buttarla a destra ed a sinistra. Essi in tal modo sarebbero restati verameote al sicuro; ehè bisognerebbe che il proietto sfiorasse proprio il ciglio dello scavo, per andare a colpire i servienti . Ma tal modo di lavorare, oltre al presentare gra vi inconveuien ti, è perfettamente e del tutto inattuabile. Gli uomini della testa di zappa dietro i primi zappatori rest11,no interamente esposti ai fuochi di artiglieria della piazza, e servono interamente di bersaglio a q uelli di moschetteria. Bisogna rifleLterc che si è a circa cento metri distante da. essi; e che quinrli se fallace riesce, a questa distanza, il tiro d'artiglieria rigata; sicuro l'è però quello con carabine. Ma pure passando dissopra a ciò, oì'e si potl>sse, è certo che ~calz.a~do _terreu~ di sotto, e battendo la terra davaut1 e sm lati, 1mposs1bile è il situare i gabbion i per formare i parapetti d1 t.riu<:ea, causa la molta. profondità che questa ha, una al molto sprizio occupato dalle scarpe dt~I cavo. Ora poicliè j] hen nutrito fuoco dell'artiglieria della piazza ba reso irnpos-
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(l) Vedi Rivistn militare italfona, a11uo rx, YOI. 1, pag . 5G.
Ax,;(l 1x, voi. u . -
20.
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l'ARALLEl,O
sibile il proseguire il lavoro, anche situando tre rang hi di gabbioni, impossibile è il fa r rendere servizio ad una trincea che non ne abbia nemme11O una fi la . Da ciò quindi i l bisogno che gli· uomini che vanno situ ando i gabbioni, ossia i primi zappatori, lavorino su tf'rreno adeguatamente elevato; mentre il re~tante della trincea è profondata ad lm,f>O nella zappa semplice, e a<l tm,80 in quella d oppia. Così pure , mentre per~ ogni lato, un primo zappatore fa progredire la situazione dei gabbioni, non può . esso c~rare, ~1 camminamento del riparo; epperò abbisognava un altro uomo, un altro primo zappatore, che sia adebito a questo ufficio. Da ciò quindi l a necessi tà di stabilire i zap,Jut01·i numero uno ed i za pJJatori numero due. Il primo zappatore N. 2 in_tanto non dovendo situare gabbioni , può star bene piazzato più basso d el risp ettivo N. 1, e per essò parrebbe che potesse adottarsi il modo di scalzare il te rre no , e but.tarselo quindi avanti dopo ~acluto; ma egli è però da por mente, che d ovendo quell'i ndividuo gettare la t erra b astantemente lontano dal ciglio del cavo, e così da procurarsi sempre un parapett o d i. terra che abbia sempre una base di metri 2 almeno, se fosse postato troppo basso non potrebbe facilmente ciò eseguire. Quindi la necessità di staùilire i1 piano, s u cui es;:;o si m uove, al dissotto del rispettivo N. 1 , ma~più elevato del fondo della trincea. I secondi zappatori invece lavorano perfettamente al fondo della zappa; ed essendo questa profondata fino ad 1m ,80, quando essa è doppia, ci pare che d ovessero stare ben coverti di fuochi diretti della p iazza. Siccome però il lavoro dei primi zappatori regolarmen te progredisce con len tezza, i secondi banno t utto il tempo di ben ultimare il loro còn1pito, e perfezionarlo. Da ciò quindi il resultato da noi avanti a n nunziato : cli'e i soli uomini della testa di zappa. (quando questa si esegue senza gHb-
29ij b!one r ipieno,_ o a lla Ilria lmont) hanno il carico di raggiungere fa piazza; mentre nel metodo usato finora essi non f~cevano ch e spi nger e avanti la posa dei rrabb,i oni· e lasc11vauo quin_di l'~ltimazione completa dellanparallel~ od altro approcc10, a1 lav01·atori d-i trincea. Rip~to p~rò: • resta a vedere il resulta to dello studio • pr.at1co, :1cavato da moltiplici fatti, sperimentati in re' p_lic~te c1rcos~_anze di assedi lodev olmente condotti, e , dt difese g lor10s.~mente sostenute . • Intanto il saggio eseguitosi a Casille , sotto Ja nostra cura, ·e per ordine sup0riore, ci dà i risultati segue nt i: Per mettere a posto un gabbione, camminando con zappa pi.ena ~emplice, r_iempirlo e quindi coronarlo prinia con. fascrnott1, e q mnd1 con fa scine cli cor onamento, vi abb1sognan~ 211,::15'. Cosicchè si può tenere che per un .tal tempo l~ trincea. avauza di Om,75 (!); e quindi per ogni m etro d1 . cam mmamento abbiso()'narv,· 3", ·>•· " ,,,..,,an11111- · o - u. nando poi con la z~ppa piena doppia , per mettere a p os~o una coppia <li gabbioni, rierr:pirli e coronarli , vi a~b,sognano 3h,23'; e quindi per far avanzare la zappa d1 un m etro vi abbisognano 4",32'. Bisogna consid erare dippiù che n oi n on abbiamo teouto conto del ritardamento causato dal fuoco della piazza ; che, nel_ caso messo dal Dria.lmont come punto di part enza, d1 esser e eioè vivo ed efficace, cert amente ri uscir ebbe n on incliflerente. Per contra però è da osservare ~he nell'es~cuzione del lavoro fatto a Casale, corn unqu; 1 la:or~ton fossero stati solerLi, pure ad essi mancavnno tutti g~1- elementi produttivi del più celerA avanzamento d1 s11mli la vori in 15 uerra. Non pagbe di lavoro·, non PARALLELO
'
(! } Abbenchè il diametro esterno d i un ""bb · e , t b'J't d . , , . o" 1011 e S a I I O I Qm 65 pure etlett1va111ente osso riesce uu 1ioco m·tr<morc . ·I\ l ' ' . , . . ,.,.,. , e JJ01 c1c, e 'altl'a parte, tutti I gabbioni assai <liOìcilrnentc vengono s·t · · prat1cn · , . 1 uau, 111 a pcr,ctto contatto, ne denva che rier o,,.ni uno a·I essi· t I~ bba tenersi· oc' . . o cupato lo
s1mz10 d1 0"',75 a vece di 0'",U5.
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l'.\IIALL~LO
r etribuz10ni straordina rie ai lrnou i lavorieri, non stimoli d't1111bizione od onori, non possibiliU1 d i potere agognare a gradi maggiori. Ma più di tutto, tengo che faceva difeLt.o la m ancanza de lla previrlenza. per la propria conservniooe; che io la stimo nel genera.le tanto poteot0, da produr, sola, doppio lavoro almeno., <la ciascun indiv iduo che non s ia vile da tremare a froott del pericolo. Da quel saggio intanto abhiamo i resultati ~opradetti; epperèl essi sono di gran lunga ma~gì5ri di quelli che s'hanno eseguendo il lavoro col rne toJo usato fi.n ora. Con esso i nfatti, si com puta e h~, cornpren dendo anche il rit.ardamP.11to prodotto dal fuoco òella. piazza, abbisog navi 011,15' per l'avanz~mento di un gabbione nella zappa semplice, e 0 11,18' per la doppia. ·· Da quelli resultat.i intanto si ricava che, ove si co strui~;sero g li approcci secondo l'idea Brialm ont, il camminamtnto di u~a zapp~ doppia 'i r/ capitale, su di un o spalto che ha il suo piede per metri ~O distante dal ciglio (essend o per lo pi ù quasiccbò Lale la à istanza inter posta tra questi due punti), s i farebbe in 180 o re; ossia in sette giorni e mezzo, fino a giungere ai cayalieri di trincea ( l). Per poter poi da r principio a i cava.lieri di trincea, vi occorrono generalmente circa altri 30 metri di cammi namento in zappa semplice, e q·_1i ndi altre 103 ore, ossia quattro g iorni e sette ore, che possono calqola rsi ordinariamente per altri quattro giorni e rnPzzo. P otremo quindi conchiudere che col sistema. ideato dal signor Brialrnont; dal m omento che si è s boccati in ·zappa.
T' ,lllALLEJ.O
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doppia, fino a poter princ ipiar e la costruzione dei cavalieri di trincea, vi abbisognano 12 giorni di 24 oi·e lavorative, ossia 288 or e di lavoro effettivo . · ~ eggendo int.tnto i giornali de i lavori d'assedio ripor tati dal Savart (1) si rileva che il lavoro d'approccio, d~llo shocco della terza parallela fi no a l poter priucip1are l a costruzione dei cavalieri a i trin cea (nel qua le lavoro -~'è _quio~i compreso quello fatto µei rami obliqui o cu r vil10e1 , d1 che non è . tenuto conto nel computo ~lelle 288 or e d isopra accennate) è fatto, dall'assediante, 111 una notte ed un giorno, ossia al JJiù io 24 ore . Vi sar~bbe qu_ind i una assai dìffer<'nza di tempo, per l'esec uzion e dei -lavori di trincea , col metodo finora uf.a.to ; che coll'altro , icavato dall'idea, messa semplice e uucla. dal sig. Brialmont nella sua opera. , Tale sens ibile diversità di tempo, a prima vista far ebbe senz'altro rigettare assolutamente l'attuazione ~lolle idee del signor Brialmont per l'esecuzione dei lavori di trincea. Ma rifl ettendo in vece ad osservazioni interessantissime,_ mi credo: conve'.1ga accettarla: limitandone µerò l attuazione solo IIl particolari cir costanze. , Infatti i! Bria lmont d ice di adottare la sua idea, quando I _a~·anzars1 con la zappa diviene assoluta1neute imposs1b1le; anche adoperando tre file di gabbioni riempiti con sacchi a terra. · . Ora il Pagano (2) dopo la discrizione delle varie spede
d1 zappe doYe dice : • • : - .' • e_cl è coverla trJttr~ lo volte che si copra con e g r aticci, _bimel e, o ahro mezzo; affin di preservare g li
(1) Dei 90 metri ora eletti, si lasciano ; 20 mctl'i pei rami curvilinei orl obliqui ; 30 per tenersi fuori il tiro delle granate a mano; in uno 50 metri; e quindi restano soli 40 metri cli esecuzione di zitppa cloppia.
« zappatori dai fuochi dominant.r. » Soggiui,ge :
• • • • • . Una zappa diritta doppia c he avesse a per(t) Tradn1.ioue del Perelli, edizione di Livorno, 1831 , notte pag. 110. (2) Ovci-a avanti citata, N. 708 e 709, pug. 331,
Xl,
PAR/\l,1,El,0
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P AifAI.LELO
correre un grande spazio di terreno, dovrebbe essere • di tratto in tratto p rotetta contro alle sorti te, da mezze « piazze d'ar mi : e quando le traversè, o i d enti , non « bastassero a coprirne l'audarnento, si dovrà necessa• tiamente b lincl_are . A quale effetto porrannv sulle due • berme della. za'ppa, cavalletti ahi fino al disopra delle u fasci11e di coronamento, e si riun1raooo con tavole o .. • gr aticci, su cui sj appoggeranno d~e stratj di ·rasc1~rn • che verranno, ,dag1,i ~aripatorì • della ,testa di _z appa, co-: ~ ver te di terra. » • ' e • I I 1 · Egli non, indica qua1:,to _te,r:ppo de,hb~ occnparsi per l'a1 vanzamento çl'ogni coppia di gabbio nt d1 una zappa eseguita a tal modo; ma è certo ~~eJ -~~rà assa( di ppiù che Jtl'-1 ~uello per u ua _zappa dormi~ ... r ~goJJ!.:C:· E ciò, per altro. e s019 per me,gl10_ d1feµd ~~~ un'.1 ;;e~t,:1 di zappa doppia; ma non anc9ra però quapdç, ~ia ,11.ssolutamente irnpossifole di eseguirla,. e che. si J fosse. costr r1correre ad altri • • • ~L,..,.1. etti f, i"' ( ripieghi. P iù calzà nte, i-n proposito è il Fa1lot, cui riportiamo UIJ. brano. Egli scrive (1): ' • On peut aussi devoir recourir aux sapes couvertes • pour les approches sur dPs terrains ètroits _et fortemen.t « plon gès. C'est ainsi que d,~ns la guerre de la succession «d'Espagne, au comrnencement du ~iècle dernier, les • all ié en usèrent aux sièges de Tourrlày et de Bélhune. • De_vant Tournay (1709) ils marchèrent hardimen t entre • !es deux ouvrages à coroes de Lille et des Se pt-Fon• t-aines, et ils arriverent ainsi j usqu'à l'angle sai llant du « ch em.io couvert da la Brandi. lls allaient sous terre à • la profondeur de ;2.m,33, par des bouts de grandes ga• leries, de 2m,OO de longeur sur }m,00 de lar geur et • l'" ,80 de h a:uteur, conduites d irectement. A mésure • que ces boutr(de galerie ètaieut achevés ils en faisaient «
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(1) O_pcru citata avanti, p;ig. 249.
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• tom ber le ciel, s'élarg1ssaient à découvert, et se rnéna• geaient des traverses tournantes où il en falh1it . • Cette manière de che miner est nécessairernent très« lente, puisque l'exécution de l m,0O courant de grande • galerie exige, en moyenne cinq heures de temps. Une _• sape double, debout et trnversée, nièÙ1e quand le tra• vail est fortement' commandé, avanée~au rnoi ns dix fois , plus vite, cai:: il n'est pas diflìc:ile d'eh faire -l "',OO eou• rant en un e · derni-heure. Cependant, il' est des circun' stances particuli~res ,ou les sa pes d'e bout, à ciel ou-vert, " ne sauraient ni rnarcber a ussi rapidement, 'n i soustraire i les homrnes qui ' lès e:keeùtent 1 W des pertes réitérées , • capables quelq'uèfois' qe· faire àbànaorinei'la partie. Ces •.circostances pe·uvént' sè 'p'résentér ,-- par éxernr le , clans « l'attaque des p l~ces ' dont 'èii\ ·nè•tpeut approcber que 1 « par des digue s, ciu tles c·hai:iss·ées 'fort' étroite-s, battues « d' e,nfilade · par le' 'fèh de 1'-erìèeiì1te1 ·7e't prises de flanc « fJar qes ob~~dgè~ noy és ou'-'iudcèèssibles .;·Il· parait é vi« dent qu'en parei\ c~.s !es sapes couver tes tro"uveront . « une applicat ion utile.\ ,-, - 1 ·' • · , Ora se j u molte circostanze si 'è dbbì igati ·di non poter fare avanzare la zappa , che §i· rrnetro in ogni eiuque ore; non si trova più di occuparvi· t roppo tempo, qrrun do vi s'irnpiegano 4 11 •• 3:t', ossia quahro or'e'e inezzo. Da tutto ciò q uiùdi la cònv·ènienzà di adottare il metodo proposto dal Brialr:iwnt , sì, ma solo però quando per effetto del v ivo e ben aggiustato fuoco della piazza assediata, n on è possibile far progredire al t rimenti gli approcci . Quindi, a mto parere, convenienze di abitua/vi le truppe del genio p er l'esecuzion e; giacché sono e;;se sole che negl i assedi d ebbono m ena.re ·a van ti q uei lavori. Ecco la ragione per cui noi fa cemmo precedtre questa discussione, da un.a apposita teoria l)el modo carn e cr0d iarno si dovessero eseguire tali lavori . Essa fu da no1 adottata, nel fare il saggio di prova a Casale, che ac-
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· P ,\HALLR(.0 300 cennammo nel princìpio dell'esporla; e la fissammo dopo varii tentativi simili che al lora appositamente facemmo. Ci parve 1a migliore tra tutte quelle che il nostr~ poco sapere, seppe inv enlare, co :la scorta delle nostre limit ate conoscenze; epperò m entre ci anguriamo di aver dato fuori una cosa l>en fatta; non abbiamo la minima presunzione che essa sia del tutto g iusta, e da non meritare correzioni. Solo diciarno che, nel farla , vi rnettemmo tutto quell'impegno che c'era dato potervi porre; e per la nostra attitudine, e pel no!'otro sapere , e per t ut,te le altn, oc;cupazjoni d'ob 6Jigo iperenti al servizio ruilitare. 1 Certi per altro, cbe se lè nostre i'dee, inesse in attuazione, siano state ~rronee ; i, cçimpagMi d'arma, maestri uostri, guarderanno al pensiero cbe ,ioi avemmo in ciò fare; proseguiremo la c:iiscussione, intorno ad altre inno,1azioni, alle quali si accenna, clal signor Brialmont, I I I nella sua erudita opera: ddla quale noi andiamo sindacando, e criticando scientificamente, soli" p6chi rìflessi concernenti unicamen te modifiche nei lavori d.i trincea.
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Lo spmto disumano e stolto che negli esercit i antichi ricercar faceva le vittorie nel rnateria le urto delle masse e che i Romani r,,on evitarono adottan do, nella legionei il principio dell'azione individuale del so_ldato; con la quale, e dopo pochi preliminari nelle. battaglie, anche si ricadeva nel fatto delle mischie , in cui g1i uomini da corpo a èorpo, e colle spade si macellavano. g:IoJ riosamente ; un cosiffatto frenetico eroismo , incapace di pensare ai modi come giungere ad un fine col minimo sacrificio di soldati, scadeva al tempo degli imperatoris èd il primo segno che davano i romani soldati del lor•' recedere dal- g usto di quelle carneficine, era forse istin•
LA GUl!:RRA 302 ti, a.mente e non con pensiero deliberato nell'aumen tare le armi missili, e non lasciare p iù la spada come agPnte principale , e quasi unico nelle battaglie. E noi di$se1i.tiamo certamente dal Cantù (1), qllando ne dice che l'allmentarsi delle macchine nelle legioni era segno di d Pgradazìone nello spirito militare di quei tempi; imperciocchè lo spirito militare considerato razionalmente, e non al modo dei repul)blicani aotiehi, star deve non già nello spietatamente passare a fil di spada le immense moltitud i ni di Elveti o di Attnatici, o nel· soffrire pazientemente di essere macellati dai sold<=1-ti di. Annibale. a Canne ed al Trasimeno; ma sibbene n~llo attign ere ad un gran proponimento col mjnimo ~pargimento di sa.ngue; e ciò bene ottener si pot~va aumentando nelle l egioni la freccia e 'I aiavellotto - smetten do il pilo - e seco menando o < ' le catapulte e )e_baljste comecp_è incomode si fossero nelle marcie. Che se ,poi si v idero guerrieri, a,b borrire Ìe gravissime armature, e desiderare ed usarne di p iù lievi , era per conseguenza d ella indicat a più .lùga adozione delle ar111i da ferir da lungi - era nna conseguenza del venirsi meno agli attacchi da.ppresso - e non segno d 'ignavia, tuttochè noi credfamo che s.i avi minor coraggio n el presentarsi al combat timento c&ricato enor memente di ferrarecce difen s ive, anzichè n el recarsi più spedito e più esposto · al perigl io nelle pugne. Intanto siccome egli è innegabile che il vero spirito mi litare, tutt'altro ch e lo spirito di fiera eccidia, era al declinar d ella repubblica o sotto gli imperatori immeu samonte scaduto, onde non la paura ma il decoro rece- · dere faceva il cittadino dalla. m ilizia, la qual come stato vergogaoso riguardavasi; cosi ragion vuole, clie le cause di tale avvilimen to non si m ettano nel pensiere umanis-
(1) Gu.e.rra, vol. r, pu.g. 260.
NEI TE1tPJ PR ES~:NTl
303
simo de1 combatter da lungi, ed in quello generoso di avere m eno armi difensive - ma in vece si vadano ~ cercare negli int,tituti fondamentali della ~ilizia di q_u~1 tempi , e quando si vedrà che le esenz10111 d al sen-1:10 militare si vendevano - i grad i si ottenevano per_ m~ trÌ('O, e non per merito o per fer ite - e che le leg1orn coi~inciarono dallo ammettere i barbari nei loro rangh i'. e poi ammisero i proletari, e poi gli schiavi, ed anch_e 1 malfattori ( 1), non si potrà negare un plauso al pens1er nostro. , Saltiamo pertanto _a piè pari il medio evo, come temp~ che tra lo sfasciarsi dell'impero romano, ed il comporsi · dell'epoca presente, e del q uale alcuna precip~a fiso~omia di g uerra non si trova ;_ tra ma~nad1en_ pagah o cittadini, tra arnlÌ' d1 ogni genère, ordim d1 ogm ~narnera, aggressioni d i ]ad ri, assedi ridicoli, e guerre cosi ~accl~e che Carlomagno non meno di trentuno anni (772-803) poneva a soggiogare i Sas,f oni çnde ridurli alla credenza nostra. Ai tempi nostri cioè a l finire del medio evo, le cosè procedettero altrimenti , ed in modo da presentare un tipo ben detìnito ,dl'occhio dell'osser~atore. :tif o tate le anni, d ivenute secoodarie la spada con la · qL1ale i l legionario romano conquistava il monliio, _e l a p icca con cui Alessandro si facev~ pa~ron_e _dell'Asia, e collocatasi a capo di tutti i meni oflens1v1 l'arma da fuoco, questa in mano dei •moderni soldati addiventava l'arbit ra ma non la fiera omicida neUe battaglie. La. scoverta della polvere da sparo, o p er dir meglio la sua applicazion e agli usi della guerra, tuttochè inurnanissirno trovato suols1 dalle menti corte ognor gridare: . e fin dai primordi suoi discostare le linee com battenti fec ·l f I sul campo, on de, alle a.rmì bianche sostituito 1 uc1 e, (1) C"li·rù, Guc·rrn.
304 L A GUJWRA questo comunq ue avesse m enato rumore, dilatt non è poi così tremendo, imperocché anche ai giorni presenti in cui le armi sono ben costrntte, ed i soldati esercitati perfettnmente al tiro, in -una battag1ia, di cinquemila co lp i tirati, solatòente uno g iunge al bersaglio, cioè ferisce od uccide un uomo;· mera viglioso dedotto, che quasi i ncredibile sarebbe ove l'auto:r:ità del generale Gassendi e del colonnello Piòbert che lo r ecavano, come l'istess,1 facilità di pQter lo calcolare, non lo ·rendessero piano agli uomini del m estiere, e ·rassicurante presso 'l'universale. L'arma da fuoco d ata agli estirciti moderni produsse fin dagli u ltimi per:odi del medio ~vo, un primo e subitaneo effetto di generale scoramento nei guerrieri ch e ansati alla d ebole ed i ncerta efficacia delle precedenti arm i missili, videro l'uomo imbelle ancor da lontano poter facilmente dar morte al valoroso, tuttocLè copert~ della pesantissima e deforme armatura; onde ne v enne che anche per questo rig uardo il valor militare tan to videsi scad uto, e non solamente la prepotenza deg1i armigeri verso il cittadino grandemente scemò, ma le istesse battaglie di quei peraltro iristissimi tempi, secondochè tro:viamo n ei volumi del i\facchiJvell i (l) e d el Guicciardini (2) non furono combattute, ma comicamente eseguite e con modi convenzionali fra le parti opposte , quasi senza sc1ngue di sorta; ché i mercenari onde l'Italia d i preci pub tanto danno aveva, aYidi e1;ano d~lla roba altruj, e- poi avari nioltissirno d el sangue loro. Epperò le cose non andavano così in fatto d elle ossidioni ' . ' . rn cm per cor:i-verso prevalse la illimitata barbara licenza del vincitore; onde quella di Parigi battuta dai Normanni per diciotto mesi - e le altre di Meziéres, di :Metz, di Marsiglia - e q uelle di Belgrado, di Rodi, d i Candia, (1) Storie Fiorentine, lìb. 4 ed 8. (2) Storie; lib. 15.
505 di Vienna fatte orrendamente dai Turchi, rimasero nelléi storia come esempi fun esti di mostruose inu manitadi , le q uali non ebbero un t ermine se non q uando l'arte degli assedi fecesi sensibilmente migliore. . Quindi ingiustissima dovrà dirsi la sentenza di coloro che scrivono a:vere il rnutamentQ delle armi fatto scadere il valor personale negli uomini di guerra - sicché credere si possa come mentre negli eserciti antich i essere dovevano necess;triamente tutti composti di uomini valorosi, i moderni possano facilmente menar seco loro un g ran numen;> di vili 7 il qu<1-le dettato . è certa.m en.te parto di ch i non bene ha p isam i nato l'argomento, e non ha- instituito un p,tt;agone severo .fra i diven;i tempi , le armi differenti, ed i dif tinti ~od_i di trattarle - le varie cau_se, e gli. eii:eV,i Citltivi immensamente in oggi minorati, onde troppÒ d i l~ggieri scendere volendo al merito morale degli i ndivic~u~, çonfo,ndti il ca~o .del ,s ingolo·guerri ero con quel.lo delle grandi masse di combattenti . lmperc10cchè noi credi;mo che il valore, o per dir meglio il coraggio n ei cirn 6n t i è in ra·g ion di retta della durata del pericolo, e nell'inversa dE~i mezzi difensivi: or nella singolare tenzone degli antichi, se le arm i d ifensive ·p o\evano essere fµ. vorevoli al vile, la durata del comòatti mento· ritardato dal che ·le arrhi istesse rendevrno difficili i co lpi mortali, qu ella durata di pericolo talora per molte ore continue , .richiedeva molta forza di -corpo e pu,r di cuore, 011de per ordinario in quei cimenti vole-' vasi il forte e l'uomo c:oraggioso; ma nel nostro duello per converso, quantunque sen za delle armi difensive , pare che si dovesse richiedere un gran valore , mentre chè questo non è d·el tutto _n ecessario per la durata mir.ima di un conflitto, nel quale fra pochi m inuti in cui u na palla di pistola od una stoccata facevano l'ufficio loro, non si richiede assolutamente il coraggio di un eroe , e basta avere un po' di amor proprio perché un NEI T E MPI P RESE NT I
LA GU!òllllA 306 uomo sia debole, sia forte, sia valoroso, e sia pur poltrone, possa compiere la faccenda sua. Non così nelle battaglie dove la cosa sta del tutto nei contrari; onde a tal proposito particolare, più fortemente didcordiamo da chi sostiene che le armi a fuoco ·neali o eserc1t1 han reso i successi più dipendenti dal numero che dal valo•r e, sic.chè i combattenti antichi dir si pos:;;ono guet·rieri, mentre . che i moderni solamente chiamar deggionsi solda!i (1). A noi certo pare tutt'altro, e se come superiormente dicemmo il maggior valore si richiede là dove è maggiore la durata del pericolo , e minori i mezzi difensivi, la sentenza di merito è a vantaggio dei moderni e non d egli eserciti antichi: imperciocchè in questi, di tutto il tempo che trascorreva dal che scoprivasi la faccia del nemico, fino a che se. ne ve• devano le spalle, ben pochi erano i .momenti di pericolo vero, e tali mome[!ti, che ben si direbbero istanti, erano -q _uelli dell'urto dellè linee in cui si menavan colpi alla cieca, però con la guarentia di .quelle scorze d1 ferro da cui erano · ugualmente coperti i poltroni ed ·i valorosi ; dalla quale · maniera di combattere nasceva che stando -molti vii~ negli. or~ini, molti ne soggiacevano alla ~pada dei pochi prodi d1 quel partito che restava vincitore -onde 1e stragi ed i massacri di 9gni sorta. ' Ma per eonverso negli eserciti nostri il pericolo comincia dal primo istante in cui si scopre, e seguita fino all'ultimo. in cui si perde di vista l'inimico; ond'è che a restar sa1dì in tanto tern po di pericolo, senza al,tre coperture che .la propria camicia,. ci vuole gran valore e gr~n cor:agg10 - e se le uccisioni sono minori di quelle ~et secoli passati, è per la natura delle armi nostre, per 11_mo?o con cui sono adoperate, e non per il poco valore d1 chi le maneggia.
(l.)
ENCH, J,OP1i n 1A POPOLARE,
C1-11errci.
lii!.! TE~!Pl PRE"ENTI
307
Il.
Adunque secondocbè gradatamente si aumenta la portata delle armi a fuoco debbe ritenersi che si eviteranno seinpre più le stragi e le carneficine degli antichi tempi - e che guerra· dei terupi presenti è certamente più nobile, e più adatta ai principii ed ai bisogni d ell'umanità; quantunque per altro la scienza e l'arte della guerra -perdessero in certa maniera una parte.della l'oro importanza, im perocchè ·bene spr•sso dovranno lasciare ai mezzi materiali la riest ita · di una battaglia comunqu·e le manovre e le operazioni' diverse fossersi debitamente r egolate ed eseguit'?; non potendosi principalmente evitare talune volte che /i fuoclii contrari si concentrassero su qi:alche punto importante del p'roprio campo - malgrado l,a considerevole distanza a cui si è dall'inimico. Nè sarà certam·en'te facile in campagna avvalersi di tutti quanti i diversi mezzi 'eventuali di difesa dettati dalla fortificazione occasionale; e se prima dei cannoni rigati un blokhaus, uu dente, una lunetta, o .qualche altra opera di simil genere era suffici"ente per la difesa di una frazione di truppa che· si fosse trovata lontana dal .corpo principale - oggi cotali opere bersagliate da qualche pezzo rigato, denno essere prestatnente abban donate, e l'inimico restando al suo posto m~ esta e tormenta fìnanco · la ritirata di quella truppa senza darsi tampoco il pensiero di accorrerè sul sito. Cosi riescirà quasi impossibile di spingere molto in nanzi le ricognizioni di un posto giacchè i distaccamenti spediti a tal uopo di molto dai corpi principali si a llontanerebbero col grave~pericoio di non poter eseguire la loro ritirata. Dttlle quali cose emerge chiaramente che l'arte fortificaloria in isµecie rn questi ultimi tempi ha perduto
ta
L~ GUERRA 308 gran parte delìa sua i_mportanza, anzi noi crediamo che quasi tutta quanta la fortificazione occasionale,. col prPsente progresso delle anni a fuoco andrà co~iffattamente declinando da restare quasi interamente nell'obblìo, Non forse così però sarà della fortificazi one pennanente - ma riteniamo d'altronde col Piron (1) senza dividere interamente le sue idee - che ella ha d'uopo di grandi e radicali mutamenti, trovandosi già molto al disotto dei recenti ed efficacissimi mezzi di offesa. E,rli ,., non è certamente da credere che un eser cito dovendo ormai espugnare una piazza od un posto fortificato in generale vorrà ricorrere agli antichi lunghissi mi mezzi di assedio - ma indubitatamente innanzi d'intraprendere i penosissimi lavori di trincea, vorra con quasi sccuro effetto instabilire le sue batterie a considerevole distanza dalla piazza, ed in quei siti meno visibili per l'assediato, e quindi spiegherà un fitto cannoneggiamento, ed ancora un b0mbardamento, non interrotto per qualche tempo ; cercando di cambiare la posizione delle sue .b atterie ove wai l'assediato riescisse a concentrarvi i suoi fuochi , in g uisa da smontarle o danneggiarle notevolmente. In cotal modo operando l'assed iante si troverà a tal distanza dalla piazza da non temere menomamente le sor tite dell'assediato il quale ove mai fosse iudotto a praticarle{dovr ebbe percorrere uoa zona considerevole di terreno, restando lungamente esposto ai fuochi rasenti del nemico, e col pericolo di e:::sere circondato alle spalle. Così si cerc:herà di evitare i lavori d'approccio, ed invece d i costruire un sistema di parallele fio sotto lo spalto , si costruirebbe in vece un sistema di batterie a
(1) i:ssai de fortificrtlion eclectiq1Jcc on la cléfense mise en rniivort cwec lct tact-iq1w moderne et lc1, besoins ,te ln civilisation.
NU:l TEMPI PIIES,:KTI
30\J
rimbalzo od a tiro ficcante, e di controbatterie avanzanti, con qualche ramo di. trincea il quale potrà servire per quelle truppe che fossero esclusivamente deputate a sostenere le artig1ierie in qualche caso di attacco, E le quali batterie producono quasi indubitatamente un grande e positivo effetto, giacché rivolgono i loro fuochi su di ùna zona limitata ed inamovibile, mentre per converso il difensore è costretto a rivolgPre i suoi fuochi sopra punti che a cagione della significante distanza non si scorgono molto facilmente, massi me quando il terreno intermedio fosse acddeotato, ed i qua.li sono situati sopra una zona la quale sarà di circuito tanto maggiore quanto maggiore sarà la distanza a cui trovasi l'aggressore. Epperò da c.osiffatte considerazioni può facilmente dedursi che le piazw forti da ora: iunanzi denno essere precipuamente fornite del rua.g gior numero di casernalle possibili, onde gli assediati possano .attendero 1:;enza gravi danni, e sol tirando di tempo in tempo, e che l'iuimico si avvicini sempre più alla piaua, e fino al punto da poter contro lui spiegare la maggior parte cjei fuochi col maggiore effetto desiderabile. Come ancora sarà mestieri costrurre le polvcriste , ancora più di prima, nei siti meno esposti della piazza a nzi costruirle quasi mteramente sotterra - onde evitarne possibilmente lo scoppio il quale molte volte accelera non lievemente la resa della piazza, come avvenne a Gaeta nel 1860. Converrà adunque costruire le polveriste in guisa che non abbiano a temere gl i effetti di un fi ero bombard.:i mento - forse potrebbersi utilmente adQUare le polveriere idrifere, non ha molto , im maginate da un colonnello del genio napoletano. Tutto aduuque concor re a dimostrare che la seieuza e A:-iNo 1x, vol. u, -
21.
310
LA GUERRA
l'arte della guerra in ·generale h a,n d'uopo di modifiche e di mutamenti radicali, i quali per. quanto possano essere teoricamente escogitati, non potranno apprezzarsi vàlidamente se non avrà luogo una guerra di qualche mi litare importanza; giacché eg\i è proprio ~n queste occasioni che possono debitamente comprovarli gli effetti dei trovati ne>velli - riè ·dimenticheremo certamente quando il Vauban ideava il famoso tiro a rimbalzo, e napoleone sostituiva la guerra di colonne e movimenti, a quella di lineé o posizioni tino allora praticata. Però nondimeno vi è è.a sperare moltissimo che nella guerra dei tempi presenti se da un canto le offese sa ranno più, terribili e micidiali, da un altro canto si dimimùrà immensamente in durata - il che mostra già . I abbastanza chiàramente il progr esso dei ,tempi presenti, a iacchè mentre da un canto si sostengono i diritti di una <::l nazione, da un'aftra parte si . apportano· i minori danni possibili all'umanità t Oggi infatti la società non potrebbe restare impassibile al cospetto dei massacri e della carneficina di una lunga e spietata guerr a; ma pur r itenendo taluni confl itti indispensabili pel generale sviluppamento dell'odierna civiltà, e per abbattere gli ostacoli che s'infrappongono sul cammino del progresso deve renderli assolutamente - o meglio e condotta senza, avvedersene a renderli della minor durata possibile, onde goder dei vantaggi che puol fruttare la g uerra, però senza stancare immensamente gli esercìti - senza desolare i paesi in cui ha luogo - e riescendo di non grave nocumento al commercio. In quest'epoca aclunque in cui g ià le famose scoverte dei Vauban, dei Cormontaigne o dei _Montalembert in fotto di cose militari mostrano il bisogno di novelle invenzi~n i - e che hulta l'arte della guerra d_opo aver percorso lo stadio rlai tempi di Ariano e di Vegezio fino
NEI TEMPI PRESENTI 311 all'.arciduca Carlo d'Austria volge · ad una totale trasformazione - in quest'ep(?ca era nat.u rale l'invenzione di altri mezzi belligeri e distruttori i quali quantunque più violenti, nondimeno varranno a rendere più parziali i conflitti fra le na?,ioni, ed in guisa che non si avranno a deplorare i feroci eccidi degli antichi tempi, non tralasciando per altro di apportare alla società quel bene e quei frutti che invano si cercherebbero in seno a lunghissima pace.
FRANCESCO SPONZILLI
Capitano del genio militcwe.
ESFERIF.NZE
RESOCONTO SULLE SPERIENZE ESEGUITE
DALL'ARTIGLIERIA DELL'ESERCITO ITALIANO · NELL'ANNO J.8 63
CONl'lN UAZIUNE
(1)
Es!)erienze eseguite col pendolo elettro-balistico a scintille d'iodu·tione. La direzione del laboratorio chimico del regio arsenale di Torino fu incaricata , verso il' principio del 1860, di fare tutti gli studii e le prove necessarie ' onde porre in uso il pendolo elettro-balistico a scintille d'induzione, un esemplare del quale , secondo il modelio Vìgnotti , era stato dal suo autore offerto alJa nostra artiglieria. - I diversi lavori in corso , la difficoltà di preparazione della carta destinata a ricevere le traccie delle scinti1le, (1) Vedi Ri-vista niaitare -itcitianct, a.imo rx, vol. r, pag. 332, lume u , pag. 80 e 203.
YO-
n' ART;GLIER!E
3]3
e tutti gli inconvenienti che si manifestano nel maneggio degli apparati elettrici ,, fecero sì cbe solo al termine del 1862 si ebbe l'apparecchio in istato' di funzionare convenientemente. Le parti essenziali di questo crqnografo , ed il suo modo di agire (1) sono indispensabili a conoscersi per farsi un'idea delle difficoltà che si poterono incontrare negli esperimenti, e possono riassumersi c.osì. Un pendolo metallico armato di una punta di platinò o bronzo duro, è racc,omandato c_1,d un sistema di sospensione affatto isolato , e può oscillare rnantenendo la sua punta a piccola distanza da un quadrante metallico, sul quale è applicàto un foglio di carta preparata chimicamente. - Se il pendolo ed il quadrante formano le due estremità di un circuito nel quale si possano far passarè delle correnti d'induzione, al passaggio di ciascuna di qneste scoccherà una scintilla tra. la punta ed il quadrante forando il foglio di carta e laseiaridor su ·di essa una traccia. - Per conseguenza se un proietto passando successivamente per due bersagli in ciasc uno dei quali c ircoli. una corrente induttrice di un rocchetto di Rumpkorff, interrompe queste due correnti, si svilupperanno suc.cessivamente nei due rocchetti, delle correnti d'induzione, le quali condotte da uno stesso filo· che comunichi col Jjendolo e col quadrante, determineranno due successive scintille. · · · Il pendolo può esser solievato mediante una elettromagnete che lo discosti di 75° dalla verticale. La corrente che attiva questo elettro-magnete può essere in'terrotta sia dall'urto del proietto quando esce dalla bocca da fuoco, sia mediante uo artifizio qualunque qnanrlo si dà fuoco alla carica. Allora il pendolo si pone in mo(1) Vedasi la descrizione dettagliata dell'aJJparccchio ue)la memoria de_l Vignotti' snl Penilolo a scintille tl'induzione.
314
ESP~RJENtll
vimento, e se dorante la sua oscillazione il proiBtto rompe le correnti dei doe bersagl(, si avranno le traccie delle due scintille in due posizioni diverse dalla ·carta·. Varco percorso dal pendolo nel passar e dall'una all'altra ?i queste due posizioni , ,offre il mezzo di calcolare il tempo impiegato nel percorrerla, ossia 'il tempo impiegato dal proietto a percorrere lo spazio compreso tra i due bersagli, e quindi la sua velocità. I principali inconvenienti che ritardarono di t anto tempò l'11zione dell'apparecchio· furono, quello· già accennato della preparazione della carta , e la difficoltà di ottenere delle traccie visibili su di essa qpando si sperimenta con circuiti induttori di una certa lunghezza.- La carta che dapprima fo provata era preparata col d istendervi sopra il latte for mato dalla doppia precipitazione che si ottiene dal miscuglio di una soluzione di clorato di potassa nell'acqua e di colofonia nell'alcool. Furono qu'i ndi provate altre preparazioni con zucchero, con zolfo o con altre materie combustibili, ma non sì ottennero mai risultati di piena soddisfazione ciò der.ivando principalmente dal modo di ~gire delÌe correnti piuttostochè dalla natura della carta stessa. Le correnti induttrici poi avevano generalmente bisogno di ùn consi• derevole numero di elementi grandi di Bunsen (fino a 37 per bersaglio) per ottenere traccie visibili · delle scintille. . A diminuire il quale inconveniente , si era in ulti mo cercato di scemare la resistem:a del circuito sostituendo al secondo bersaglio reticolato una lastra di ferro sospesa, la quale per l'urto ricevuto dal proietto rompesse il filo conduttore che passava dietro di essa. In queste circostanze, il pendolo elettro-b,llistico aveva dato dei risultati sufficientemente regolari. - Restava però dubbio se i risultati da esso offerti concordassero .con quelli dati dai pendoli balistici ordinarii . E ciò indoceva il comitato d'artiglieria a chiedere l'istituzione
D ARTIGL!RfUE
:315
di _apposite esperienze con;i parative tra q ucst1 due pendoli, le quali, approvate dal minist.ero di Guerra, ven- . nero eseguite ,nel 1863 per cura di una comrrnssione I speciale.
Rs11ericuze comparative col pendulo balistico ordinario da fucik Le esperienze in discorso dovevano comporsi : 1° Di cluec1nto spari con canne di foci le · di fanteria liscio , pallottola sferica, e carica. di $ grammi poi vere di nuova granitura (di Fossano); . 2° Di. cl1~-ecento s~ari con canne di fu cile di fanteria rigato, pallottola cilindro ogivaÌe mod~llo l,B6ç· e carica di 5 grammi polvere di nuova granit?r,a . , Oo-ni serie di tiri dove.va eseguirst con due canne , • O . . , .. . 'I I , • ciascuna delle quali sparasse a.lterné'ltlvam ente , pnrna al pend~lo el~ttro-l;la}istico e _qu_ind) ,~i.p~-i.~;1dci).o ,fu cile , e fosse lavata ad •ogni 10 colpi. - t D11i ( risul.t.ab di ogni J. f serie doveansi poi dedurr~ le ve,locità rneòie del proietto riportandole <lo 2 D?-etr:i di distanza dalla bocqa' dell'ar ma. Per verificare innanzi tutto il roodo col quale il pendolo elettro-balistico poteva fonzio11are, · 1.a é~mmissione lo installava nel laboratorio pii~>tèc:.nico di' T,orino, vicino a.l pendolo balist1~0 ordinario da fucil ~ attenendosi 1il preciso sistema coj quale e sso era disposto .nel laboratqrio chimico, cioè con una lastra di ferro sospesa per secondo bersaglio. Le prove preparatorie da farsi furono rivolt<~ alla 8ce1ta della carta prepà.r;:1ta da adoperarsi nelle esperienze. Si posero perciò a confronto; l O Della carta annerita con nero di fumo, proposta dallo Schultz pel suo cronogr afo a scintille d'induzione con diapason (1); I
I
I• ·
(1) Vedi Jonnrnl des sciences militaires N . 65, dc]l'Mno 1859.
!
, 316
ESPJmI&NZE
n',\RTIGL.llmIE
2° Una lastra metallica pure · annerita col nero di .fu1i.10; • 3° Della carta preparata col ciano -ferruro di potassio, propost~ dal Martin de Brettes (1) . Pochi spari preliminari bastarono a c0nvjncere essere, assai prefer ibjle agli altri sistemi ed alle carte antecedentemente provate la, carta preparata al ciano-ferruro di p,ltassio, quantunque la sua pNparaz1one potesse esser ' migliorata, come lo fu infatti durante il corso degli sperimenti. La conformazìone del secondo bersagÙo ,lasciava sJJpporre che essa potesse esser causa di errore n ella misura d i tempi piccolissimi, facendo in essi computare anche· il tempo piccolissimo e variabile che la lastra impiega a rompere il filo, e diminuire così il valore che rilevasi per la velocità. Per toglier,e ogni dubbio su . questo proposito , si creclè oppor tuno di scindere in due Ja prima serie di esperienze, tiran do i cento primi colpi colla lastra per secondo bersaglio, e sostituendo pei cento rimanenti . un bersaglio reticolato alla h,stra sospesa. L'esecuzione dei ,p rimi cento spari presentò alcune difficoltà provenienti in parte dalla non perfetta preparazione d ella carta., sulla cui superficie vedevansi raggruppati i cristalli del sale, e che perciò presentava · d ifferenze di resistenza da un punto all'altro, in parte dalla resistenza dovuta alla lunghezza delle co"rrcnti induttrici . - Ed infatti' si dovettero sparare circa 80 co lpi:. per ottenere 50 r isultati . Per eseguire ' la seconda parte de1la prima serie , si' sostituì alla lastra un bersaglio reticolato di Qm._445 ,di lato, mu nito di fili di rame di Qm,0002 di diamétro. :E tenendo conto d elle osservazioni fatte dal signor Martin (l) Vedi ::YfAnTIN 01, Bm,1"n,s, Instrnction 1Jratiqne sm· le pendule clect-ro-ba.l-istùJ.1te à induction.
•
317
de Brettes (1) sulla produzione dell'extra -corrente nei circuiti induttori di una certa 1nngh ezza., la quale è causa d ella diminuzione di intensità della scintilla indotta, si collocarono i rocchetti d i R umpk orff affa.tto vicini ai bersagli. -- Inoltre si adoperò della carta preparata con una doppia sol-uzione di ciano-ferruro di potassio e clorato di potassa. Poch i spari preliminari servirono a dimostrare es,,er ancora troppo grande la resistenza del secondo bersaglio, e, non credendosi opportuno di aumentare la forza della p ila, g ià composta di otto elementi· grandi d i Bunsen, si stimò meglio di ravvicinare il secondo bersaglio all'arma, e di reticolarlo con fili cli oro ,0005 di diametro, amalgamati per diminuirne la tenaci tà . • In queste condizi0ni si eseguirono i cento colpi, i quali diedero risultati affat to favorevoli, giacchè un sol colpo a11dò perduto per mancanza di traccie delle scintille. La d1.1rata media dell'osci llazione piccolis~irna del pendolo, determinata mediante 23 esperienze p reventive su· 500 oscillazioni ciascuna, a vendo dato ·
T
= 0'';3321
si calcolarono con l'aiuto di questa, e d ella tavola dei tempi dèl Xavez ( 2) i vaJori ·c10lle vèlocità ottenute ne1 le esperienze, e ·si ridussero a quelle che sarebbero state a 2 met1i dalla bocca dell'arma . - I r ìsu \lati sono mc· chiusi ne_l seg uente specchio: (1) Vedi l'opera succitata. (2) Vedi N..i.VEz, Appl·ications cle l'électricité à, la -mesiire cles vitesses des projcctiles.
?18
ESPERIENZE
VELOCITA' DELLA PALLOTTOLA SFERfCA DA FUCILE
con carica di 8 grammi.
modia
massima, minima
Pen_dolo balistico ordinado - A zm dalla bocca.... 392,02 439,54 355,07!1
l
A 15m dalla bocca... 339,48 384,70 308,64 ~
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1
A 2rn dalla 1Jocca..... 356,29 403,75 323,50'
Pendolo balistico ordinario - A zm dalla bocqa..._. 3_97,02 426,06 360,11
I
1
. A 9m,ao dalla bocca 394,46 4-16,18 356,471
Pendolo eletti:o-ba.Jjstico.... )
1
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1
· A zm,oo dalla bocca 407,03 430,20 368,03! '
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]•apparato elettro-balistico, poichè in q•.1esto non occor-rono le cause di errore provenienti dal non colpire il proietto nel centro di percossa del pen<lolo ricettore. La differenza poi tra i valori ottenuti nei due casi essendo di metri, ne conseg~e che ambedue gli strumenti possono essere applicati alla mis~ra delle veloeità dei proietti con approssimazione di circa 1180 del valore effotti vo della velocità. Con le stesse norme si eseguirono poi i duecento spari d~lla,secouda serie, e non si ebbero che nove colpi perduti per non aver le scintille lasciato una traccia sulla carta. Pare che ciò debba attribuirsi, come lo suppone il Martin de Brettes, da che il proietto, quando non colpisce in p,ieno il filo del bersaglio reticolato, non rompe il circuito con quella prontezza e vivacità che sarebbe necessaria. _ Ed ~ll'appoggio di questo parere viene il fatto già accertato negli studii preliminari fatti sul pendolo, che il modo d'.i nterrùzione della corrente induttrice ha una influenza grandisRima sull'intensità della S(jntilla indotta, e che questa è tanto mioGre, qµanto minore è 1~ vivacità del distacco che la cagiona. · I risultati di questa serie di spari furono i seguenti:
io
VELOCITA' STR UMENTO
Pendolo elettro-ba,listico....
319.
IJ' ARTIGLIERIE
I
L'esame di questi risuJtati rende certi in primo luogo che l'adoperare una lastra sospesa ,pe:r: secondo bersaglio, oltre all'offrire l'inconvenie11te di non poter applicare l'apparecchio in via sussidiaria ai tiri che si fanno per altre esperienze, è pure causa di errore che aumenta la misura del tempo, e diminuisce quindi il valore che si ottiene per la velocità. ----,- Ne risulta in secondo luogo che- la velocità misurata al pendolo elettro-balistico è alquanto maggiore di quella misurata al pendolo balistico ordinario. - E ciò già sapevasi dover avvenire, . poichè le resistenz0 passi ve dalle quali si fa astrazione . in ambidue gli strumenti , tendono nel primo di es,c:;i a diminuire la misura del tempo e ad aumentare per conseguenza la misura della velocità , mentre nel secondo diminuist::ono direttamente _quest'ultima. - Egli è certo per conseguenza che la velocità efl'etiiva del proietto è compresa tra i valori dati dai due strumenti, ed è probabile che essa sia più prossima al valore desunto dal-
YEJ.OCIT~ DELLA PALLOT-TOl,A GILINDRO;OGIVALE cm MODELLO 1860 con carica di 5 grammi. VELOCITA'
I .I l l' --
S TRU MENTO media
- --
-
-
- -- - --
Pendolo bahstico ordinàrio
1
.. . j
Pendolo elettro-ba.l1st1co.... ,
/
-
massima u1iuimu
I
--1
A 2"',00 dalht bocca 338,52- 3S9,61 283,58 A 9m1 33 dalla. bocca 340,33 376,69 263.,30 A
zm,oo di1lla bocca
,
346,93 384,18 289,24
320
n' Al<T!Gl,,IEHJE
JlSPl!:RI Et>ZE ,
La differenza poco considerevole per la pratica tra i valori .dati dai due apparecchi, e l'èssersi questa di:ffe,renza mantenuta nella stessa proporzione colla v elocità, che nelle esperienze antecedenti, dimostrò essere vere le fatte ?revi_sioni.' ~ ·p_o tè con chiudersi che, tanto pe~ l'appross1111az1oue dei risultati, quanto per la regolarità del modo di ag!re _dell'apparecchio; _esso poteva e;ser e aµplicat~ al_la m1,sur~ ~el~a vel?cità, specialmente dei grossi pro1~t_t1 dell a~·t1gh_er'.a: pe1 quali non potrebbero adoper arsi 1 pendoli bahst,c1 ordinarii da cannone. ~'apparecchio essendo montato, si;volle applicarlo alla misura della velocità della pallottola lanciata dalla pistola r ewolvn dei carabinieri r eali. Stante il p iccolo diametro ~e~I~ pallottola, accadde assai spesso che essa passò tra 1 fili del bersaglio , senzai romperli , ma l'appamcchio funzionò assai bene, poich'è su 29 colpi sparati soli 5 fallirono per difetto del p(•ndolo, mentre ne fallirono 10 per la non avvenuta interruzione-dei circuiti dal proietto. Insultati dei 14 tiri rimaneuti diedero µer velocità media della pallottola a 4lll,90 dalla bocca dell'arma
V= l0,4m,06.
Rsp(Tie11zr coi cmrnoui da .40 I? R cr.rchi,iti. Le conchiusioui testè citate indussero ad applicare il pendolo elettro- balistico, in via sussidiaria, alle esperienze che sul fine del 1863 dovevano cominciarsi sui cannoni da 40 F R cerchiati (l), Il modo col quale fu i nstallato l'appar.ecchi0, vuol e<;sere brevemente descritto. I bersagli reticolati furono sitL,ati rispettivamente 28"1 ed a 58m dalla bocca da fuoco. Essi erano reticolati
'a
(1) Il resoconto di queste esperienze sarà pubblicato quando esse sieno interamente condotte a termine.
32i
con 3 a 4 fili di rame di 0"'.,001 di diametrp, amalgamati per diminuire la loro resistenza. I sostegni di rame ai quali erano raccomand ati i fili, furono fissati sui travicelli del bersaglio in modo da poter tendere convenientemente i fili, e da isolarli, per quanto potevasi, dai travicelli. I rocchetti di Rum pkorff, e le pile destinate a fornire le correnti induttrici , furono situate in un apposito scavo praticato davanti a ciascun bersaglio, ottenendo così lQ. ,rniuima l u1;Jghezza possibile pei circuiti induttori. E per diminuire anche, per quanto fosse possibile, la lunghezza dei circuiti delle correnti indotte, si dispose il penc\olo, sotto un~ t_enda, da c~mpagna a 30m circa, all'in_foori della linea d1 tiro, e corrispondentemente alla meta d ell'intervallo tra i bersagli reticolati I fili conduttori delle correnti elettriche furono soste~ nuti con paletti di linea simili a quelli adoperati pei telegrafi: quelli delle correnti ind~ttrici ~rano dis~ost~ in modo da -valersi del condei;isatore dei rocchetti d1 Rumpkorff i quello indotto fu disposto in guisa cl1e i rocchetti fossero ;,ittaccati in serie, e che il polo estremo, al quale riesce maggiore la tensione della corrente di ipduzione, fosse i11 comunicazione cqlla punta del p~n~ d olo, ed il polo interno col quadrante, , Finalmente per ottenere che il pendolo venisse posto in movimento abbastanza in tempo affinchè le due sciutille si trovassero simmetricamente disposte rispetto alla posizione verticale del pendolo, e ciò perchè gli errori di lettura degli archi influisca no il meno possibile sulla misura delle velocità, si dovette far passare al di sopra del focone del pezzo il circuito della corrente speciale che attiva l'elettro-magnete del pendolo. In tal modo _se si fa sostenere un peso al disopra del focone ·da un ap~ posito cavall1?tfo, la caduta d el peso cagionerà prima la rottura del circuito, e quindi, cadendo sopra un cannello a percu,s sione (della ma rina) posto- n el focone, deterrni-
322
ESPERillNZE
nerà lo sparo. Nel caso pratico, il filo conduttore fu appoggiato sul taglio di un coltello e teso convenientemente per ottenere una: interr uzione immediata, ed il peso fu sostenuto · con una corona di stoppini. L'apparecchio permetteva di regolare la posizione del filo rispetto' al focone , in modo da otte,nere la prima scintilla nella v oluta posizione. Nel corso di queste esperienze occorse di verificare quale fosse l'influenza sulla velocità, della pòsizione del punto sul quale si comunica il fooco alla carica. Per q uesto scopo si dovè /icorrere all'impiego dell'elettricità ·d'induzione onde far scoccare una scintilla in un punto determinato della carica. E ciò si ottenne facendo passare pel focone due fili conduttori isolati, le cui estremità andavano a fissarsi, con intervallo ~i un millimetro ; in uo cannello di penna ripieno di polvere da caccia , introdotto nel car toccio al punto voluto, La corrente di induzione prodotta da un sacchetto di Rumpkoff circolando in questi nli produceva tra le loro estremità la scintilla che incendiava la polvere. In questi casi la corrente induttrice era quella stessa che attirava l'elletromagnete del pendolo, cosicchè questa ponevasi in movimento nell'atto stesso dell'accensione della carica. I risultati che' si ottennero in queste. esperienze trovansi consegnati nello specchio seguente, nel quale è pur segnato ·in una apposita colonna il numero dei colpi falliti per cause dipendenti dal pendolo. Questo numero che ascende al 24 per 100 circa del numero totale, è per ' . verità assai forte, ed è dovuto in parte alle variazioni a tmosferiche, in parte alla cattiva qualità dei fili conduttori adoperati, i q uali erano malamente isolati, in parte a lla carta àdoperata,- la quale non diedei risultati soddisfacenti finchè non fu ottenuta come nelle esperienze prècedenti, dalla preparazione di carta da filtro Berzèlius.
323
n' ,\RTIGLIKIU€
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VELOCITA' MISURATE AI CANNONI DA 40 F R C~RCHIATI COL PENDOLO. ELJ;;,rTJlO- RAL[S'r ICO.
C,IN~Olil CAN~ONI dol passo ~i 7 metri del passo di '1,50ruetri
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-
-
324
Eiìperienze coi cannoni da i 6 ed 8 rigati. Il desiderio dì assicurarsi della regolarità delle indicazioni del pe6dolo e della sua po:1sibile applicazione alla m isura delle velocità in due punti di versi di una stessa traiettoria, condusse ad eseguire ulteriori esperienze che si t'ecero con cannoni da 16 e da 8 r igati. - A tale scopo · furono stabiliti tre bersagli reticolati a distanz;a di 30m l'uno' dall'altro, ed i tre rocchetti d i Rumpkorff ad essi ass ~gnati, furono attaccati in serie in modo da formar e un solo circuito indotto . - E per ottenere che le scintille avessero sul quadrante una posizione conveniente, si foce passare il circuito della corrente che attira l'elettro magnete del pendolo per le due parti comP,onenti il cannello d'innescamento a frizione , affinché col tirare la cordicella di sparo il circuito rimanesse interrotto. Stante poi le piccole velocità che i proietti acquistano con le piccole cariche, non si fece uso in simili casi che di due bersagli reticolati. · I risultati di queste ~soerien~e riescirono alquanto migliori, riguardo ai colpi falli ti , che n on q uelli dei cannoni da 40, e ciò q uantunqu e fosse assai più facile, in siu~ili esperienze, che i proietti non tagliassero i fili di un bersaglio. - E per approfittare anche dei risultati dei col pi nei quali non si erano ottenute che le 0 ue scintille corrispondenti ai bersagli estremi , si calcolò per questi la velocità corrispondente a metà distanza tra di loro. - Tutti i risultati ottenuti sono racchiusi nello specchio seguente:
325
n' AllTIGLi&Rrn
ESPJ!:Rl,f!NZE
MISURA DELLE VELOCITA' DELLE GRANATE DA CENT.12 E 9 COL PE ND OI,O E f,F; TTHO · BALISTICO
Numero VELOGI1'À MEDIA e dist,,oza dei colpi sui quali ò corrispondente cakolata
Qualità
I' KSO
di
BOCCA DA ~'UOCO
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D
VELOCITÀ iniziule
l
(1 )
- - --- - - - -Cannone da\ sBRda cam- 0,900 pagna f11° 1S63 (
24
380,70
4
377,51
47 62
21
371,18
n
311,23
27
12
299,43
30
2
300,38
45 > 305,02
1
300,53
47
11
297,44
60
176,87
27
178,0G
8
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30
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338,14-
30
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336,17
15
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1 I I
)
I
Cannou e da 16 B R da, 1,200 11,086 campagna ,
)
I .
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Cannone da) 1,500
16 F R dti) .
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I
I
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I
2,000
39J,28
895,35 , 45
15 I
389,26
60
390,64
75
l
I ~
400,04
I
(1) Le velocità iniziali sono dedotte da quelle misura~e, s'.ip~oncnd~ ch e la perdita di velocità dei proietti oblu_n ghi noll' a.na sia 1 2t3 d1 quelhl provata dai proietti sferici di egL1._1l diametro e peso (V. D rnt011. - Gour1; dc ]fa listiqnc. F,tlit. L860, pagina 73). ÀNNO IX 1 YOJ. II.
-
22.
326
3:27
ESPERIENZE
Espcrknze coi cannoni lisci da 80 ddla regia mari11a. '
Per ultimo, avendo la reél,.I marina _desiderato COJloseere quali fossero le velocità impresse alla palla del cannone da 80 liscio da diverse cariche di polvere francese e di polvere di Fossano, si applicò a questi tiri il pendolo a scintille d'induzione. I risultati che esso fornì riuscirono affatto soddisfacenti , poichè su 64 col pi spar ati soli 6 maucarono per difetto del pendolo. Tali risultati , racchiusi nello· specchio seguente permisero, di conchiudere che la carica di massimo effetto nel cannone da 80 corrisponde a 11 chil. circa di polvere francese, ed a 10 chil. circa cli polvere di Fossano, e che q uesta ultima è molto più potente deila prima.
MISURA DELLE VELOCITA' IMPRESSE ~'\.LL.A. PALLA SFERICA DA 80 LANCIA'l'A COL CANNONE L ISCIO DA 80 DELL.l. R, MAI<ll-A
PESO
QU;\LITÀ
LUNOIIEZZ!
PESO
dolla c.arica
della polvere
~clla carica
del proictt.o
cent.
ch ilog.
=
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~:.§.
chitog.
7,500
Francese
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8,500
"
33*
9,500
.
10,500
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11,500
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13,000
. .
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Fossano
12,000
12,000
45
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.
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VELOGl1À media
Q
z~ a 47m dalla bocca
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4
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7
3
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4
4
453,85
4
4
472,11
4
4
476,01
7
6
459,1 4
4
4
475,65
2
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470,69
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37
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56
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I
NB. Tiro senza stoppaccio tra la polvere ed il proietto: ca.rica contenuta in sacchetti di lana . - Le lunghezze segnate con asterisco corrispòndono a sacchetti di diamctl'O maggiore degli altri.
ANN0 ' 1x,
voi.
11 .
-
22*.
328
o'ARTIGLIE!l!E
ESPL\Rll\NZE
CONCLUSIONE. Dall'insieme dei risultati ottenuti si può conchiudere essere il pendolo elettro-balistico a scintille d'induzione applicabile praticamente alla misura delle velocità dei proietti; ed è probabile assai che coll'aumento di pratica nell'uso di questo strumento, si riescirà a restringere d'assai le anomalie da esso presentate. E siccome buona parte di queste vuol essere attribuita a difetti di costruzione dell'apparecchio adoperato, sia nel modo di sospensione. del pendolo, sia nell'isolamento delle varie parti, così il comitato propose, ed il ministero a lìproY ò la prov• vista di un pendolo piano del modello Martin de Brettes, e cli un pendolo conico dello stesso autore , potendosi quest' ultimo applicare alla misura delle velocità in varii e successivi punti assai distanti tra loro. Nello stato attuale delle cose, _sarebbe imp6ssibile di indicare esattamente le norme da seguirsi per l'uso del pendolo elettro-balistico. - È appunto per questa ragione che il presente resoconto non cont;ene nè una descrizione del pendolo, nè i dettagli di,versi del modo di installarlo; rise1vando queste particolarità al momento 11el qua1e , per la maggior' pratica dell'uso di strumenti più perfetti, si potrà compilare una istruzione sul loro mane"a io . - Aani unaeremo per ultimo come prova della O b 00 O t.;unvenienza di questo strumento, una parola sulla spesa cagionat.a dal suo impiego. - Quantunque le esperienze eseguitesi fossero subordinate ad altro scopo, e che perciò siesi fatto uno straor dinario 9onsumo di acidi, dovendo talvolta star le pile montate-una intera giornata per eseguire due o tre colpi, pure la spesa proveniente dallo impiego del pendolo non giunse a lire 1,70 per colpo. - Quando le e,-pcrienze potessero essere eseguite colla celerità ordinaria del tiru, è probabile ch,e la spesa non
329
giunger ebbe alla metà della cifra ora detta. - E tale spesa è incomparabilmente inferiore a quella necessaria per l'impiego del pendolo balistico ordinario da cannore. È perciò da ritenersi che oltre . al vantaggio di poter essere applicato a bocche da fuoco di qualunque calibro, li pendolo elettro-balistico prese'n ta quello di una economia ragguardevol0, anche quando esso non si applichi in via sussidiaria all'esecuzione di esnerienze in rQrso.
(Continua)
Ril' ISTft TlsCNOLOGJC.~
331
Si toglie quindi la caldaia dal fuoc,o, si lascia un poco raffreddare, e poscia vi si aggiuogooo chi!. 20 di acquaragia fredda e questa miscela si agita ben bene, qui odi si lascia raffreddare. 11 liquido ricavato è l'olio cerato. Per adoprarlo ~ssu viene mescolato con eguale quantità d'olio di lino cotto e vi si stempera prima di m;arlo, a fine di dare alla miscela il co!or nero ric):iiesto, del nero di fumo macinato ad olio di lino cotto.
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RIVISTA TECNOLOGICA
Co11erte im~ermeabili. Nella puntata N. 21 il Giornale d'Artiglieria contiene fa seguente novella ' istruzione sul modo di spalmare la tela per coperte impermeabili~ « Le tele e le coperte, siaLto di canapa che di lino, vengono ·rese impermeabili con spalmarlè successivamente due volte con spalmatura detta la prima olio ·ceralo e la s~cooda olio
gommoso;
Preparazione del.l'olio gommoso. Si pongono dapprima in infusione nell'acquar3gia chil. 10 di gomma elastica fatta in minuti pezzi e vi si lascìano per otto giorni consecutivi. Poi in una caldaia disposta come pre~edent.emente _e di capacità. doppia del volume del liquido che deve contenere si 1 pongono: Chi.-1. 100,00 d'olio di lino crudo; » 12,00 di gomma elastica stata Ìn fusione nel inodo é durante il tempo anzidetto; 1,20 di ossiçlo di manganese. Si fa bollire il tutto finchè la gomma elastica sia sciolta nr l liquido, si toglie poi la caldaia dal fuoco e si lascia raffreddare e si ottiene l'olio gommoso. Come per _l'olio cerato l'ol"io gommoso vuole essere niésco1.a to prima di venire usato con uguale quantità d'olio di lino cotto e vi si stempera alquanto nero di fumo macinato ad òl10 di Imo cotto.
Cottura dell'olio di lino. Preparazione dell'olio cernto.
Si pongono in una caldaia disposta su di un focolare in modo da ricevere l'azione del fuoco nella sola sua parte in • feriore: Chi!. 100,00 olio di lino cotto; 4,00 cera gi,alla; e si fa bollire i1 liquido fincbè la cera sia sciolta nell'olio.
L'rilio di lino vifin cotto per lo ,spazio di 12 ore, dopo di che su ch1l. l 00 di detto olio si pongono: Chi!. 1,00 litargirio d'oro; 1,50 ossido di manganese; O, 70 biacca in polvere; » 2, 00 terra d'ombra ordinaria; continuando a farlo cuocere per altre 12 ore, quindi si lasci raffreddare.
•
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Moclo di spalmare le tele, Piantati ·convenientemente dei ritti nel terreno, uniti 'due a ilue s ulla loro sommità libera con traverse orizzontali vi •si attaccano le tele a sp!!,lmarsi mediante cordicelle che ne att ra versino i lembi , e legate a1 .ritti in modo che le tele sieno ben tese. Con pennelli grossi di setola inastati al modo di quelli deali imbianchini si dà sopra una · sola faccia delle tele una ma~o ~oll'olio cerato in modo che le tele rimangano visibilm e nte impregna~e di questo liquido: si passa qniud1 il pennello asciutlq sulla faccia non stata spalmatà, avvertendo tuttavia di usare il pennello bagnato nel liquido dove trovansi cuciture. Si lasciano qumdi bene essiccare le tele e si dà la seconda spalmatura d'olio gommoso sl1lle due facc~ e nel modo indica'to per la prima spalmatura avvertendo di non confondere i pennelli ed 1 recipienti dei due liquidi. • Nel dare la spalmatùra d'olio gommoso al le coperte dei · N. 1, ]bi.,, 3, 6 e ()bis dovendo la faccia esterna di queste essere color bigio, il nero di fumo ,·errà rimpiazzato con biacca macinata ad olio. Le tele per ta l modo spalmate fatte essiccare sono 1mpermeab1li, e possono essere adop'rate. . Allorchè poi q ueste sono ; fatte viene passata sulla cucitura delle due parti una mano d'olio gommoso. Le copertè ,rese impermeabili si conservano n ei magazzini spiegate sopra èavalletti per qu1rnto è possibile e mai piegate ed ammonticchiate Ìe une sulle altre. •
Corazze péi forli. S: sta fabbriéando in questo momento nell'officina }.1i!onall, presso Londra, una corazza di ferro destinata al forte 3i Crons tadt. Rssa .è . una . muraglia piana in ferro ' di 12 pollici di spes$ez7a, l_unga 43 pi~di e 6 pollici, ed ,alta ) O, e cl,e presenta tre cannoniere. E formata di sbarre orizzontali d1 12 pollici di lato, incastran tisi a coda di rondine le une sulle
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r1srnot.0GIC.I
RIV !STA
altre, ed è consolidata da un sistema di sbarre t.rasver,;ali di 3 pollici , tagliate diagonalmente sulla faccia posteriore della corazza. ta parte principale di ques ta , la sua base, consiste in nna placca di. ferro di no sol pezzo, di 40 piedi di lunghezza sopra 2 di larghP.zza e 3 pollic1 e mezzo cl,i $pessezza, che sarà fissata alle fondamenta di granito del forte. La coraz7,a non è d'altronde destinata a rivestire una porzione di muraglia, a g uisa cli qt.:ella progettata per Portsmouth, ma bensì a sostituire la mmaglia stessa; cioè , a dire che n el l uogo , dove sar.à posta, la muratura, spessa 12 piedi, sarà demolita, e che i tre cannoni , che prima tiravano in barbetta, saranno posti alle cannoniere Jella corazza dove potranno manovra re con venevolmente.
' Il.cannone colossale Rodman.
Si sperimentò non è g nari al forte Hamilton (New Yor k) ,il colossale cannone Rodman di 20 'pollici (0m,508), che è la pi,ù grossa bocca a fnoco che siasi mai fusa e posta in batteria. , Il cannone sparò tre vol te: la prima a polvere, e le al1 re due con un proietto del peso di una mezza ,tonnellata. La prpva, che non avea per scopo nè la gittata , n è il maneggio del ,pezzo, riesci cosi bene che stabilì senza contestazione la potenza della bocca a fuoco, per portar l'enorme peso di metallo che vuole il suo calibro. Qnesto cannone ., il primo della sua specie, .è stato fuso all'otficina di Fort-.Pitt. S~ impiegarono 160,000 libbre Ji meta11o fuso in tre fornelli . A raffreddarsi ';Ì voll r ro clne settimanl:. In seguito ne fu fnso nn altro per la marir,a. La prova riescì egualmente, ma quest'ùhimo pezzo è più corto e pesa 8 tounell~ te :11eno del primo. Il can none sp_e rimentato aI forte Hamilton è Ìli ferro cJ.j Z1.1,n·iala, e pesa 116,497 libbre (45,566 chi!.). Le sue diillen siooi sono le seglle• ti: 20 per 3 pollici (6m,J'72) ; Lunghezza Diametro della culatta.
5 • lO
( l m, 62) ;
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RIY:STA
Diametro della volata. 2 per 10 pollici (0m, 86); Spessezza del metallo alla volata. 7 » (Om, 178); Id. id. alla culatta 22 (Om,559); Calibro 20 -~ (Om 408) ·· ' ac•'' L'anima è liscia. Il met3tllo· a ll'interno è levigato comi:, CialO.
Il cannone _della marina ha 18 pie,Ji (5m,49) di lunghezza e pesa 50 tonnellate. Sulla culatta d1 questo cannone havvi un_a scala di punteria, segnata a .partire dallo zero, ossia- gittata di puatu in bianco, fino a 6° so.tto e 26° sopra . Ha anche alzi altret1anto esatti quaoto qudli di una carabina. L'affus-to scorrevole a perno ò costrutto intiera,mente in ferro: la ·sua lunghezza estrema è di 22 piedi (7"',559), la sua altezza di 8 piedi e 8 poliici (2m,64), ed il suo peso di 36,0C,0 libbre, o tonnellate 16,3. Tutto il sistema riposa sopra u na fondazione di granito: il òannt1 del sotto affusto è attaccato ad nn punto fisso preso sopra un'ànrora, per mezzo di un perno di 6 pollici (met:ri Hl), e gira attorno a questo sdr ucciolando soprn una ruota1a , circolare soprnpposta alla base d1 !,(ranit.o. l proietti d1 questo cannone pesano mezza tonaellata, e sono lt,, igati. Souo manovrati esclu:sivamente per metZO di maccbi ue. ba polvere in;ipiegata nell'esperimento era deua man molls N. 1. I suoi grani rassomigli,1v11no a carbone di Breckiodrige, del la grossezza d'una castagna; alanni avern.no un diametro di un pol lice. Lo scopn nell'impiegar questa polvere era di cim pedir~ unu sforzo. trop1·0 g1and~ sul pezzo. ' Il prio10, colpo fu sparato a polvere, crin una carica <li 50 libbni. Il rincu lo fu poca cosa. Jl secondo colpo fu tirato a palla, con carica di 50 libbre. ll proietto fu introdotto per mezzo di un .llppa1·ecchio, ed il- pewo pt.:ntato orizzontalmeutti; -il fuoco si appiccò per mezzo di un razw a frif'.1u1~e. Uenorme 1,w ieuo battè l'acqua ad una d1s1auza d i circa 1000 yariis (1t1etri 1114) dalla riva, e rimbalzò 11 ncora P~'r un ll! icriio o due o ' poi affondò. La sua velocità era debole per modo che gli :;pe, tatori pot<:irono seguirlo uogli occhi dur-au,te tutto il tragitto.
TECNOl:.OG'ICA
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11 terzo col po fu tirato con u na carica di p"ril vere pi lÌ fort<>, e, sotto un angolo ass;ai pi1ì elevato. Il proietto, animato da. una gran velocità, raggiunse una òistanza ,calcolàta b o 6 m iglia. . fo quest'ultima scarica, il cannone provò una fortissima scossa.
(Moriiteur de la Flotte).
Artiglieria di .marina inglese. L'ammiragliato inglese fa ese€Zuire in questo momento. sul :vascello scuola dei cannonieri, l'Excellenl a Portsmouth, delle esÌierien~e sugli affusti in ferro, i quall s0Ì10 de-;tinati a rim, piazza,re quelli in legno, se le prove riescono. Uno di questi affusti che porta no cannone di 23 centirnetl'i pf•sante sei 1011 riellate e me7,zo con un proietto di 45 chil. , è stabi lito sopra, un telaio dello stesso me1allo. Il rinculo dell'affusto è moderato da freni a cornp1ec;sic:ne ·che limitano la sua estensione tra om,90 e J m.20; senza seossa vernna. L'uso della braga è ciò nullameno conser valo, in caso di rottura &i fren i. Gli ordegni d.i p int,aria ordinari (cuscino e cuneo di mira) sono 1impiazzat.i da una dentiera verti1;ale, cui è at1acca10 un · calastrel lo ante1iore movibile che sopporta la culatta. Q1u-:;t~ dentiera, iucast:-rata nell'alone dell'aff11sto, si 01u0Ye mediante - una ruC1ta dentata la quale ,.;i fa gin1re eon una .mauovella. S i sperimenta pure a bor,lo dell'Excellenl un affusto in legco - a perno per ca11nonì di 12 t<,niwlfate rigati. S1 ottieoe faci lmente la punteria col mezzo di mano,·el 1e Yi~ta la debole prPponderanza <lei la culatta. li rincn lo è modc,ratO da compressoi;i a vite, rbe lo limitano a circ:11 J,m_52. Un altro affo,sto in legno dello stesso gem•.re è an, ora in esperimento, esst~ porta un cannnne di 20 centimetri del pe, o di 7 tonnellate ri)iato, e non diffori:;r~e dal primo che per l'aµ- .gnrnta L1i un compressore automowre in ventato ria sir Wiliiarn Arllistrong ; que:;t'ordigno un isce il suo effeuo a quello dei coropres:;uri orJ 1nar1 a v1t'"" 11er moderore il riuculo . La braga di tutti i cannoni del\'E.cr;eltent stabiliti sopra atfust~ a perr, o è assicnrn ta a!la murata; e, ~a 0011 si _steodfi l"he nei casi abbasta11z.1 ra,i in cui si adòperano g,o~se cariche. Con carica
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33 7
RlY!STA
TECNOLOGICA
ordinaria i compressori laterali lìrnitano facilmente il rinculo a a 3 o 4 piedi, e la braga ,non sviluppan_dosi mai intie:arm,nte può senza inconvenien ti venire assieurata alla parte anteriore del telaio, se ciò è richiesto d,dla local ità o se la braga diveota . incomoda a <'agio• e della obliquità della, punteria. Generalmente la braga si fissa al sotto affusto quando si deve manovrare un pezzo con poea gente. I falsi affusti girano sia sulla soglia dei portelli sia sulla coperta. Nel pri1ùo caso il puntamento lat.irale è naturalmente più esteso. Il paranco di ritenuta iuveee di passare in una puleggia at• taccata ad un occhio di ritf'D IJta, passa nelle cavatoie che si trovano nella parte posteriore dell'affusto. ·) 1 paranco later.a le s1 fissa accanto alle braghe. I para,nchi di punteria fissi a lla bStremità del telaio, si attaccano s ia :;lla rniirata, sia ai ganci sulla coperta, secondo la natura e l'estensione della punteria che si vuole ottenere.
bene con cariche da Il a 13 chilogrammi, ·ed il suo proiettire· sferi00 di 45 chiloarammi è a 20 . metri pericoloso per le corazzeo da lG a 12 centimetri. La fabbrica di questo cannone in oggi priva d'incertezza, è com1Jle1amente regolarizzata, e si. crede che non sarà inferiore a 100 il numero delle bocche a fuoco di tale specie che nel 1864 saranno consegnate ana marina. , Il cannone rigato (Shunt) di om ,20 spara con una carica normale di 9 e talvolta di 15 e 5 chilo~rammi un pr0iettile cilindrico di 68 chilovammi. Si carica dalla bocca ed ha sei rigl-e, ma la pratic~ del tiro non pare favorevole e questo genere di pe~zo, e non si - crede che un tal genere di :igatura debba aver un'applicazione generale nella marina, La rigatura fra~e~se mYece )1a un gran numero di partip;ian i. Essa ricevette dt già una importante ccmsecrazioue sul calibro rigato da 64 destinato all_e batterie delle fregat;E: di legno. Questo cal,bro costrutto dietro 1l sistema ordinario Armstrong, porta come il cannone da 50 fran· cese trasformato, tre righe poco profonde di forma re:ttangolarè nd angoli a rrotondi ti. Pesa tre tonnellate ed è montato sopra un affusto ordinario. Riassumendo, risulti!- dalle esperienze eornpiute con questi cannoni, ché i gros;;i calibri prendono difinitivamente il SOflravveuto n ella marina inglese, e sono stimati essere i soli conrnnienti all'armamtin.to dei bastimenti corazzati.
Dopo le esperienze sui cannoni da 70, che ebbero luogo u lti mamente a Portsmllth a bordo dcll' Exceltent, si provarono i 3 cannoni di gran calibro :,Pgu,,nti: 1° Cannone ad anima liscia di) O pollici e 5 (Om ,26) di ,dia m etrn, il cm proiettile sf~1 ico p~,sa 156 libbre (70 cbilog.) 2° Il cannone di anima liscia di 9 pollici e 2 (9m,23) del peso di 6 ·tonnellate e mezzo con proiettile di 100 libbre (45 ohi- · logrammi). 3° li cannone riga lo (Shunt) di 8 pol!ici (Om,20) del peso di 17 tonnellate con pro ettile di 150 libbre (68 chilog.) li cannone li;;ci'1 da 2ti centimetri è ornmai il pezzo regola•· mentare per i bas1imenti a cuppola, è il maggiore di qurlli a casamatte. La. carica normale è di 15 chilogrammi, ma. spesso si aumenta sinp a 17 e 19 senza che dia veruna inq~iietudine. Alla dis,t anza d1 500 metri il suo proiettile sfascia le pi 1ì forti corazze. Gli ufficiali che si servono di tale pezzo , lo considerano come un·arma eecellente, di uu uso eccessivamente facile, 'Per• fino nella bassissima bat1eria dell' ExceUent e sono d'avviso cbe i I vero posto <li q ue~Lo :;a11 n'une sia in batteria su i bastimeu ti cora~zati . Il cannoni;) Som..•rsct Ji Om ,23 :;1 con_ipurta in variabilm,~nte
({,,iornalé delta 1l1arina).
Applicazione della fot1lgrafh1 alla topografia. Fra le applicazioni della fotografia uti)i alla scienza ~avvene un>1 se14 nalata dal <Yenerale Moriri in seno all'accademia delle 'J o . scienze in Parigi, in nome del signor Lansedat, coos1stentc n.:ll'appltcaz·.0ne di quest'arte alla levata dei pian!: La c_ittà di Gn,noble ed i suoi diotorni per un'estensiooe d1 20 ch_1lornetri quadrati, furono così rappresentati. _Nel 1860 }'accadeooia approvò ri,uesto metodo sul rapporto del signor Laugier. Al: uu tempo dopo il ministro dtilla guerra ordinava alcune ap~h:a~ zioni, ch e furono attuate nelle ann 1te 1861 e 1862 da ufhz1ah
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RIVISTA TECNOLOGICA
del gen10 <lella guardia im periale. I risultàti ottenuti furono soddisfacenti, rna dessi ufficia li non avendo potuto continuare quei lavori ed il capitano Javary, il quale era statq posto a cl1sposizione del signor Mo rin , si gi unse a'seguPnti risu \tari: g li sch1zir,i presentati all'acèarlemia furono eseguiti dal capitano p er m.ez.zo di due oggflttivi, l'uno di 50 centimetri e l'al~ro di 25. Il primo servi alla riproduzione dei dettagli la cui estensione richiedeva particolar diligenza , il secon do fu riservato per i puuti ravv iui uati. La scala adoprata fu quella di ,,o~ , e· 29 vedute furono prese da 15 stazioni diverse, riportate su due linee di successive stazi<mi esli'guite sulle du e rive dell' Isère. Le sinuosità delle curve sono state determinate da 600 quote. È da notarsi, ed il registro della livellazione n e fa fede , che il punto f!Ìù vicino della sta.zione principale n'è hrngi 940 metri; non v i sono quasi più di 10 punti a meno di 1000 metri,' ed il più gran nnm"ro supera 1500 metri. Il presidente dell'accademia mette 'in ri lievo, come cotal risu ltato ncm debba essere indifferente pPr la ricognizione delle piazze forti; q nesto processo agevola assai le operazioni a òistaoze (OSÌ considerevoli a·vvegnachè se ne trovano smo a 4500 metri. Le operazioni effettuate sul terreno durarono 60 ot'e soltanto., per levare 11 piano di 20 chi lometri quadrati; il disegno fu es"g nìto a Parigi . D~ll'msiemedi qne~ti. lavori r isultarono 20 scbizzi fo tvgrafizznti a Grenoble in 10 ore, giusta li quali fu es ·guita la carta presernat.a all'ac-:ademia.
(Da l :t/01iitev.·r U11ivcrsel).
RIVISTA STATISTICA
-Ordinamento tlell'artiglieria del\'esercito_italiano. Nella puntata N. 21 del Gio1·r,,ale d'A1·tiglieria di questo anno troviamo due note ministeriali che stabiliscono la formazione in personale e materiale delle batterie da 8 · pezzi, non che quella sul piede di pace con 4 pezzi per batteria. · Dietro tali disposizioni, ecco quale risulterebh~ l'ordinamen to delle battetie su 8, 6 e 4 pezzi sì di posizione, ché di battaglia ed a cavallo.
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PIHDE DI GUHRRA
PIEDI! DI PACE
FRANCIA. - Il riparto del contingente della classe 1863 fra i diversi corpi dell'esercito e dell'armata si effettuò come
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BATTisRIA
BATTERIA di s j,ezzi
di 6 pezzi
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Pezzi da 8 rjgati. Id. da 16 id. Carri da munizioni d'artitiglieria da cannone da 8 Carri da munizioni d'artiglieria da cannone da 16 Carri da muniz. d1 fanteria Id . da batteria , Affusti di ricarn bio . , . F ucine di batteria
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Artiglieria
1,000
Genio Equipaggi militari
600
---
Totale
93,805
T oTALi,; GENEHALt
Totale
, 12 » 4 » 2 3 3 4 1 1 1 1 1 1 - - -25 25 24
6,195
100,000.
Per l'esereito 46,900 uomini soli furono chiamati sotto le armi, gli altri furono obbligati, come gli anni scorsi, di passare tre mesi nei depositi d'istruzione a datare dal l O ottobre scorso. La chìamata della prima parte del contingente ebbe luogo !' Il Ju·g\10 coll'ordine di parten~a pel 20 agosto per quelli dell'esercito e a l 1° ottobre per quelli dell'armata.
Nel fascicolo di gennaio la Rivista darà il nuovo ordinamento dei corpi attivi dell'esercito, come fu stabilito coi regii decrèti del 18 dicern bre 1864.
8..
6
4
Cavalleria
. ·1depositi di Equipaggi meccanici 300 della . • . fl O t I a a111ev1 marinai • 3,200 Reggim . d'artiglieria. 394 Operai id . 213 Fanteria 2,088
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6 »
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81,205
42
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Fanteria.
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MATEIIIALE
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17 80 19 . 100 ] l 2 2 110 106 134 130 10 12 10, 12 - - ---138 200 184 244
Cl\valli da sella . . • Id. id. di riserva . Id. da tiro Id. id. di riserva .
Armata:
Esercito:
Q.
Furiere. 1 l' l 1 1 1 Sergenti 6 7 6 7 6 6 Caporale furiere l 1 1 l 1 1 ']6 Caporali 16 17 17 9 11 2 2 2 2 2 2 Trombettieri { di 1• classe di 2' id . l l l 1 1 1 .tvlaniscalco . 1 . 1 1 1 1 l Sellaio . 1 . 1 1 1 l 1 65 75 22 26 Cannonieri . di 1' classe { 157 181 di 2' id. 134 154 68 76 - - --TOTALE TRUPPA 186 210 230 2.60 112 126
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segue:
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UFFIZI ALI
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STA TISTICA
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TAGLIANO GAETANO
Gerente.
JNDICE DEL VOLUME Il.
ANNO IX.
Studi sulla sta,bilità delle armMure dei tetti . parJ. 3. La,ori cli trincea., camminamento con zappa piena, semplice e doppia senza gabbioni ripieni (fine), con tavola litografica , , 47 1iesoc0nto sulle cspe;-ienze eseguite dall'artiglie1fa dell'esercito italiano nell'anno 1863 81 , 109 Rivistt1 tecnologica • 113 Rivista. st:1tistica . • 125 R ivist,1 bigliogrnfica
~ovembre. Studio sulla fanteria (con tavola litografica) l7 orni militari in campagna (con t avola. litografica) H.èsoconto sulle esperienze eseguite dall'artiglieria dell'esercito italiano nell'a11no 1863 Del reclutamento militare in Russia . Il luogotenente genera.le cavaliere Alessa.nclro Della Rovere, senatore del r ~gno . -Rivis(a tecnologica Rivista statistim1 .
" 129 • 188 • 203 , 225 • 231 • 236 , 239
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INDICE
Dicmnbre. Studio sulla. fanteria (oou tavola litografica) . pag. 247 Pa,rallelo fra i lavori d'approccio ideati" chi Brialmont e quelli usati finora, ·ossia esame critico de!Pesecuzione dei lavori d'approccio secondo Brialmont. • 287 Lu. gnerra nei tempi present,i dipendentemente dal progresso delle armi a fuoco 1 • • • • • • • • • • • • • • 301 1 Resoconto sulle espe;.ienze eseguite dafl' artig]jeria, dcll'esercito italiano nell'a.uno 1863 (continuaz roue). • 312 U.iviMa tecnologica. , , 330 Rivista statistica . • 339
I
.Jliuzséa,, h'ZLaLa.re zbzaan.a__
Balta~1ione che si forma indielr_o in colonna sulla 1~ comp--~
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1° Luo30\enen\e
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Quadralo obliquo sulla. destra di un Battaglione schieralo 1n Batta3lia
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