RIVISrr A
·MILITARE IT·ALIAN A GIOIINAL& 1ms11,E
A.11110
IX. -
Voltime I.
TORINO, ,1 864 TIPOGRAFIA ED!Tl\ICE G. CASSONE E COMP.
·viR s. Francesco
cl3 Paol~, N. G.
REGOL!MENTO DI MANOVRl DELL'
E S -ERCITO (VE RSIO NE
AUSTRIACO
DAL TES T O UFFlClALli:)
:M ASSIME GExERALI l'Im. L.t 'FOK\lAZlONE, SCOMPARTL\iRNTO E MOSS!i: Dl ·GROSSI CORPI D'INFANTERIA.
..
Proprietà lettfrraria.
I.
i?ormazionc. l. Il regolamento per le manovre delle IL RR. truppe a piedi contiene le prescrizioni sulla loro istruzione sino alla forza di un battaglione. Quantunque l'infanteria sia l'arma che per sua nat ura meglio d'ogni a.ltra possa agire da ::;ola, gi udiziosamente usando le di verse maniere di com battere , descritte nel suddetto regòlamento, pure, onde ricavare da questa arma maggiori effetti e più completi .rirnlt.ati in un combattimento, le è nece;;saria la cooperazione dell'artig lieria '<l delht cavalleria o al meno d i \l!H\ cli -queste armi; in
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DF.LL'ESERCITO AUSTHl,\CO
REGOLA..l;IF.Nl'O DÌ MANOVRA
Una ·parola cli addivenire a lla formazione di gra.ndi corpi tattici. 2. Nell'unione di diversi battagìiooi d'infante ria, ognuno di essi rappresenta un'uni tà tattica e ritien e qnasto valore anc;he aliorchè, secondo l'organiz;,;azione,· esso viene a far parte del reggimento o deìla brigata. 3. Una brigata di fanteria, è il p rimo corpo tattico che in forza. della sua forrnazioue corrispond!t allo st.:opo prefisso. - Essa è forma.ta, normalmente, dai 4ai 6 b,ttta(J'lioni o di fante1~·Ìa a i quali vengono aggiunti un battaglione di cacciatori, una batteria da 8 pezzi da campagna e secondo le .c ircostanze anche un distaccamento cli cavaller ia. 4 . Allorchè d iverse brigate d i fanteria. (ordinariamente 4 o 5) vengono unite in un corpo d'a1·mata, esse rapp resentano altrettante unità tattiche le quali' possono essere destinate tanto ad operare isolatamente quanto in c0mune. - Ogni corpo d'arrné\,ta riceve altresì L1 n grosso corpo d i cavalleria, un numero neces;;ario d i batterie di rise;va, proporzionati distaccam enti di truppe tec-niche e del corpo sanitario, e fioa'.mente tutti quegli attrezzi _di riserva ind ispensabili ai bisogn i d i truppe combattenti. 5. Le b1igate c he marciano isolate o quelle che, se• condo la parLicolar e loro destinazione, s i tro•mno unite sotto g ì i orcli ni speciali d' un genera le , riceveranno dal corpo d'armata la loro parte di cavalleria ed artiglieria, onde raggiungere con tutti i mezzi tattici il ·designato scopo. 6. In generale, per la formazione di grossi corpi d'infanteria, non si possono dare prescrizio ni determinate. 1:-i loro organizzazione d ipende dal le forze c he si hanno d ispon ibili e dal1a natura del teatro della guerra; una voi ta. però stabi,lito l'ordine cli battaglia , non si deve senz.a urgenti mot~vi, cangiare 1a d isposizione dei corpi, né la ripartizione dei battaglioni d'infanteria e rispettivi 1'0ggimenti nelle diverse brigate.
II.
HiiJmtiziouc tattica. 7. Qualunque s ii.si truppa, sia nel cornbattim i=mto che nelh, posizione a ciò destinata1(1, deve avere una riserva. Oltre questa ma:;;sirna generale i grossi corpi d i trupp•1 devono pure osse rvare quella di fip' seguire il corpo combattente in prima linea. (ne lla. p1;,im.a linw d1: bar.taglia) da un forte ed adeguato sostegno (seconda linea d,i battagUa).
I
!r
8. Tutti i grossi corpi di truppe verranno perc iò ripartiti in dne linee d i battaglia; le circostanze decideranno se la seconda linea debha. n ell'istesso tempo servir di riserva, oppure se sia il caso di destinarne u na speciale. 9. Fra le due li nee di batt aglia deve s8rnpr e esistere un regola re nesso, eia. seconda d i coteste linee dev'essere fsit uata 'in moùo da poter sempre se.conciare le mosse della prima, soccorrerla all'occorrenza prestamen te e darle il carri bio . 10. Nel caso cl.o per raggiungere lo sc()po del combatt.imento un corpo d'infanteria sì grosso dw piccolo mancasse. d'una. secon_d a linea s peciale di battag lia o momentaneamente d i una riserva, i singoli battaglion i stacchr.ranno divis ioni di sostegno secondo i ~~ 3,,tD e. 350 del r egolaruento di esercizio. 11. La riserva m antie ne u na 1:iosizione fino ad un cer(o _punlo ind ipendente, cd essendo su o priEeipale ufficio l'entrare i n azione nel momento più. deeisivo con (cw::e riposate, essa dt~ve prende re c:i uel l'ord ine di schierarn erllo • che a,:sicDri lo sc,.>po tattico col maggior possibile risparm io di trllpp0. · 12. Sulla necessità di questrt d isposizione come sul 1110mento d'impiegare la rise rva, non s i possono pre figgl're
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..
7
REGOLA}LENTO DI MAN'OVHA
I>ELL'ESERCÌTO AUS'fRJACO .
norme determinate. Si deve però evi tare di dividere le truppe in troppe linee di battaglia, perchè ne consegne ordi ne troppo profondo , come pure di spiegare fronti troppo lunghe e sottili , . essenclocbè mancherebbe cos't l' indispensabile efficace ed energico appòggio nel momento decis ivo. Se Ja seconda linea di battaglia possa o no adempier~ pienamente le veci cl'nnrt riserva, puossi solo dedurre dalla maggiore o minore indipendenza d'a:tione del corpo tattico. Una brigata c he marci isolatamente non può esser priva di riserva, mentre invece quando è seguita da un'altra, può essere in grqdo di sviluppare t ut ti i suoi b attaglioni in una sola l inea d i battaglia, nel q ual ca.so del resto si adopreranno le di visioni d i sostegno.
però le dette sotto-di visioni dovr~nno essere condotte· nella forma tattica più conveniente e per la v ia più breve ai punti loro designati in conseguenza del m ovimento generale. 16. In generale i comandanti dei battaglioni che fanno parte di un corpo d i truppe si trovano i u a na1oghe condizioni che i comandanti di divisione in un battaglione, cioè secondo le norme stabilite dal § 26 del re golamento di eser ciz io sul modo di condurre un battaglione, e r elativamente i b attaglioni uniti in brigata. l 7. L'attenzione sull'insieme dell'azione e sull'idea dom i uante non deve però venir distratta dall'occuparsi in minuti dettagli, ciò ch'è. affatto inopportuno non sì tosto le truppe sieno formate in g rossi corpi. - L'essenziale, il con creto , in breve ciò che si può applica1·e in gnerra, deY'essere la. mira costante che i comandanti devono tenere d'occhio u egli esercizi tattici di grandi masse di truppe. 18. Oltre aJla massima prescritta, nel regolamento di esercizio, di proporsi cioè per ogni caso e per ogni mossa un quesito tattico , i comandan ti superiori devono pure prendere in considerazione la migl.ior combinazione delle tre armi principali, il lom impiego secondo le circostanze del combattimen to e la natura del terreno, e non dimenticarsi che una condotta meccanica ed uniforme in tu tti i momenti che si p resentano n ell'azione, è affatto contraria a lla natura della guerra. 19. Finalm ente è da osservarsi che le norme prescritte p er la disposizione e le mosse d'u na brigata, panno altresì esser valevoli, meno alcuni casi eccezion ali, anche per più brigate unite, e perciò questo regolamento non ne trntterà particolarmente .
III .
Scelta di'lla forma tattica in gPncrr.le. 13. Tanto per lo sch ieramento come per le mosse di di truppe devesi, oltre alle circostanze accesso•rie considerare sopratutto i seg uenti punti: J O Lo scopo da raggiunger si; 2° La natura dd terreno sul quale debb a agire una grande massa di truppe; 3° La formaziu11e organica e le proprietà delle t ruppe r,,Jativamente alle diverse armi che compongono essa massa. 14 . Da tmtd ciò dipende la scelta della forma tRttica da adolt,lrsi; questa può cangiare secondo i casi, resta però sern pre la condizione principale, cioè la più, grande 1;n grosso corpo
scm11licità congiunta alta. mo,ggior prestezza . 15~ Non si può volere che i movime n ti delle Yar ie sotto-div isioni (battaglioni) avvengano in modo regolare, !';ehhene le e voluzioni d'un qual unque corpo dì t r uppa <kbhano scrn p re· e::;sere esr·g uite cori ordine e prestez.z,1;
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REGOLA~mNTO Dl MANOVRA
CAPO I. PRESCRIZIONI GENERALI PER L'ORDINA.MENTO E LE MANOVRE DI GROSSI CORPI DI TRUPPE.
~ 1. OHDINA111ENTO IN GENERALE .
20. Se un grosso corpo di truppe dovesse istantaneamente prepararsi al com battimento esso r i partirà le prnprie fofze a secon:da· delle esigenze se m:a però sperpe• r a rle; l'ordine ~i formazione ch'esso va allora a prend,ere si chiama: ordine di battaglia. 2 1. Ma ove si trattasse d i disporre una grande massa di. t,ruppe su di uno spazio limitato (in aspettazione di ordini), oppure di muovere in ordint3 serrato sioo al rnom\rnto della vera azione, i battaglioni, le batterie, ecc., s i serre ranno il più ch e sia possibile, formando cosi orclfne
DELL'ESERCITO AUSTR.JACO 9 g regati ad una brigata, bisogna considl~rare amitutto la proprietà di quest'arma. La tnippa che ha per principale incarico d'aprire il combattimento, cli copri re, comlrnttendo in ordine sparso, la marcia e lo spiegam~mto del corpo principale, di completare i suoi' su·ccessi e di opporsi con un fuoco ben diretto all'avanzarsi del n émico; non può sempre prender parte immediata a quelle altre fasi d' un l ungo combattimento che appart engono speciaJmente all'infanteria di linea. I battaglioni di cacciatori che si trovano presso il grosso della brigata si collocheranno in una posizione corrisponden te allo scopo per c1.ti fu,r ono o ve1>ranno impiegati, vale a d ire, o ad un'ala, o dietro , il centro della brigata, oppure come riserva , insomma in maniera ch'essi non abbiano ad impacciare la con nessione e l'ordine dei battaglioni e r elativamente d0i r,eggimenti él'infanteria, ma bensì di as~ icurarne ed agevolarne l'azione.
concentrato. 2:2. La d istribuzione dei battaglioni in amendue le linee di battaglia di una brigata non che le disposizioni del momento vengono del tutto rimes.3e al giudizio del ge ne rale brigad ie re e d ipenderà inqanzi al nemico dalle perdite toccate dalla mancanza di munizioni, ecc., mentre J1elle esercitazioni in tempo di pace si avrà principa le a tte nzione in cambiare soventi i battaglioni, al fine di rendere l'istruzione utile per tutti ugualmente . In og oi caso· devesi però procurare, senza li mitare la libertà della forma tattica, di mantener raccolti i baLhLglton i nei loro r ispettivi reggimenti (allorchè parecch_i di essi sono formati in brigata), in modo che ogni rE•ggirnent0 rap[jreseuti possibilme nte anche n ella brigat a un ente tattico sotto la di rezione del suo comandante. 13. Nel colloca mento (18Ì battaglioni d i cacciatori ag-
ORDINE DI BATT LIGt lA.
I. -
Prescrizioni generali per una brigata.
Per l'ordine di battaglia d'una brigata d'infanteria ' viene prescritto quanto 'segue: 1° l?orinazione clei battaglioni.
24 . I ba ttagl joni della prima li nea di battaglia possono esse re formati: a) In masse di battaglioni; bj In colonne di battaglioni con masse di d ivis ioni ; e) I.n linea di masse di divisioni, ap8rta o serrata; d) In linea.spiegata. Ciò non vuol dire pe rò che :;;i abbiano a formare
10 llEGOI.AMEN1'O Dl MXNOVRA egualmente tutti i battaglioni in una stessa linea d i battagli,t , imperocchè Ìa loro formaz ione può differire secondo la natura del tetreno e le circostanze del combatt imento . · 25. I battaglioni della seconda linea· di battagìia de v on o sem pre essere formati in g uisa d'esser pronti a m uovere o~ni momento. A tale scopo essi potranno quindi esser for mati in masse d i battaglioni, in colonne <ii batLaglioni con masse di divis1:oni , oppure potra.11110 esser schierati e messi in movimento in linea serrata di masse d i d ivision i. 26. La forrnazioncl più conforme allo scopo da adottarsi dipende dalle circostanze mentovate nei ~~ 13 e 14. In terreni frastagliati la formazione q uasi esclusivamente· m igl iore è la linea di masse di divisioni, - meutre la linea, · sjJiegala non può giovare che n el caso in cui si voglia ottenere un effetto da' suoi fuophi . 27. Fra d ue battaglioni situati l'uno vicino all'altro, appàrtenga.no essi al medesimo od a diversi reggimenti, d eve sempre ·esistere allorchè sono sp iegati, l'intervallo di battaglione (12 passi), e inoltre una distanza non mai maggiore a q uella necessaria per lo spiega.mento. 28. In amendl'.le le linee di battaglia è indrfferente ch e i battaglioni siano formati a destra od a sin istra purchè essi unendosi in brigata, possan o conservare la pri mitiva formazione. 29. Le divisioni di sostegno staccate non devono i n alcun modo essere considerate come particolari linee di battaglia , ma r estano bensì coi rispettivi battaglioni i11 quella stessa relazione che prescriv e il regolamento di esercizio. Non deve sfuggire all'attenzione dei comandanti d i battaglione la conven ienza d'impiegarle per la sicurezza delle ali e dei fianchi esposti i n terreni frastagliati.
DELL. ILSERGITO AUSTHL\CO
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2° Vfrendevol-i i·ela;;iowi delle <lite 1-inee <U uattagl-ia.
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:30. Il modo di soccorrere imme<'liatarnente nl'l combattimento la prima linea di battaglia colla seconda, p uò aver l uogo per line.a o per ala. 31. Ha luogo per linèa quando la seconda linea. v ien tenuta in pronto in maniera cfre essa possa nel bisogno appoggiare su qual unque p unto, in tutto od in parte l'azione della pri ma li nea spiegata sotto i l medesimo co- mando, e ne segue siuo a q uell'istante come r iserva generale ogni mossa . 32. Ha luogo pe1· ala allorcbè, non essendo possibile cli stabilire nella prima linea d i battaglin q uell'unità di comando, è necessario di mett(:,re un sostegno a d isposizione -tielle parti disgiLEJte (al.i) de ll 'on1clr~tta linea di battagl ia nella presumil,ilc zooa della loro azion e. 3:3. La :;cel ta fra q ueste dL1e nrnnicrc cli formazione di una brigata , la corrispondente. disposizione dei battagl ioni l'uno accanto , ovvero cli 0tro all'a ltro, dipende in molti casi dalle antecedenLi circostanze d'aecampa rn eoto, d i dislocazioni e cli marc:ia , ed in og ni caso vengono determinate d ietro considerazione special mente del terreno e della natura del com battimento. 34. In generale l'ordina n1P11to pe-r· linl'a sP.m bra pot ersi usare con vantaggi o quando l'estensione del terreno_ e la posizione dell'obbiettivo del combauimento comport ano l'azione un ita cl i un ' in tera linea d.i battaglia, e quinrli la necessità dell' unità di comando nel combattimento. - Alrincontro sarà più u tile la formazione per aJa., allorchè le accidentalità d el terreno impediscano lo spiegamenLo in linea e la simultanea sorvcgli,uiza di p iù , battaglioni , od anch e allora che diversi obbiettivi riehiodono l'impiego d i battaglioni isolati. In questo caso u na parte (ala) deila brigata può per esem1~io marciare
12
offensivamente contro l'obbiettivo, mentre l'altra copre la marcii~ nella sua posizione ecc. La formaz ione per ala guarentisce in simili circosta11ze il vantaggio della unità di comando in ognuna delle singole parti; però le necessarie dis posizioni del comandante d'og ni ala · concernenti i battaglioni della sua seconda linea , devono sempre conformarsi alle disposizioni generali, e s'intende da sè che passando in terreno piano od iu certi momenti del combattimento che 1·ichiedono l'nnilà. d'a,z·ione dellci intiera brigata, l',unità clel comando è cosa assolutamente i11dispensabile. 35. Dietro qu~ste indicazioni il generale brigadiere farà la spartizione della sua brigata, ed amu1P.sso ch'essa consti di due reggimenti , disporrà che un reggimento forn1i la p rima linea cli battaglia (oppure l'ala destra) e l'altro la seconda linea ( ossia l'ala sinistra ,) della brigata), ed i rispettivi comandanti di reggimento prenderanno, sotto la d irezione del generale brio-adiere il ~ o ' corna.udo del11~ linee di battaglia o delle ali. Dovendosi a11zitutto avere in mira, come prescrive il ~ 22, la possibile unione de l reggirnento, può a nche accadere che si po::-:sano ad un tempo impiegare in una brigata la formazione per Lir.ee d i battag lia e per ala, come si ri1eva dalht segueutc fig ura: (-
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1 Rey.A
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13 della prima; se i medesimi battaglioni debbano poi essere d isposti in or dine ristretto o se debbano avere una distanza maggiore dell'intervallo di battaglione, cli~ pei1de dalle disposizioni del momento . 37. Nel la spartizione pe1· ala il centro di ogni battaglione del la seconda linea di battaglia, debb'essere coperto dal centro di quel battaglione in prima linea, i quali forma!lo con essi un'ala élello schieramento. 38. Questa maniera di formazione della seconda linea di battagli"' rende possibile in ogni caso di disporre celemnente dei battaglioni o dei singoli riparti, là ove le circostanze del combattimento reclamano un pronto rincalzo. DELL'ES f•'.IlClTO JUSTHLICO
Rl"GOLA~!ENTO DI MANOVRA
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nella quale i reggimenti A e B sono formati in lineG d1 battaglia ed il r eggimento O è formato per ala. 36. Nella spartizione per linea di battaglia, i battaglioni della secondct linea si schierano generalmente in modo che il centro della seconda linea corrispo_nda al centro
3°
Distcmza fra le linee.
39. Lo spazio che deve correre fra le due liuee chiamasi: distanza di linea, e vien commisurato, essendo la prima linea di battaglia formata per colonne o per masse, dalla loro testa sino alla testa delle colonne (o delle masse) della seconda linea. 40 . La maggiore, o minore distanza delle linee dipende, davanti il nemico, · dalle circostanze del terreno e del combattimento , però essa dev'essere tale da impedire che la seconda linea soffra grandi perdite dalla moschetteria nemica (locchè può anche ottenersi dai singoli comandanti di battaglione approfittandosi del terreno) e che possa accorrere prestamente in sostegno della prima linea: 4 1. Ove il t erreno non permetta di prendere una po• sizione coperta, la distanza delle linee sarà dai 200 ai 300 passi . - I comandanti nella seconda linea osserveranno che le dista.n ze si mantengano sempre uguali. 42. Queste prescrizioni sulla distanza delle linee di battaglia non ,riguardano in alcun·· modo la riserva, la
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REGOLA'IIEYfO DI MA~OYHA
d i cui distanza dalla seconda linea d i batta'glia è da stabilirsi secondo le circostanze, come pure si prenderà norma da esse per diminuire scri.z'alt?-o La (listanza fra. te linee, e fra qiwste La risei·v a, particolarmente nei casi in cui l'unità d'azione d'un grosso corpo di truppe richiedesse un concentramento più compatto. ' •1 ° Ordinarnento della batteria clella brigata.
43. La batteria d' una brigata, quando non sia d estinata ad un'azione immediata, si colloca dietro il centro della medesima e normalmente a 30 passi dalla coda delle colonne o delle masse clel'la seconda linea di battaglia, talvolta pure, a seconda dei casi, dietro il centro della prima linea avendo r iguardo alle divisioni staccate cli sòstegno. - Tuie disposizione della batteria chiamasi ìn relazione della linea (Tre(!èn- Vei·haltnisse). 44. · La batteria della brigata si formerà generalmente in ordine serrato, onde passare da questo, dietro disposizioni, nell'ordine di battaglia.. 45. Essa verrà impiegata se~ondo che crederà meglio il comandante della brigata pei diversi scopi del combattimento; l'esecuzione dei dettagli appartiene al comandante dellà batteria. - Essendo impossibile di prescrivere per ogni caso come l'artiglieria debba agire in un movimento offensivo o difensivo , e come debba esser collocata, così le norme iodicate nei susseguenti paragrafi per le batterie dì brigata servono solamente in generale a seconda che esse batterie sieno destinate a. preparare le mosse dell'infanteria, o muo,.!ere insieme ad essa per assicurare l'esito della manovra.
15 seconda linea di battaglia o dietro ad un'ala, come pure la sua distanza dalle linee, ciò dipende interamente dallo scopo a c ui easa è riservata, e quindi le sue disposizioni sono molto variabili. 47. In ogni caso nel collocare la cavalleria devesi considerare il caraile1·e offensivo di quest'arma, nè lasciarla mai inoperosa esposta al fuoco nemico, o spingerla al combattimento sparpagliata o troppo stanca. 48. Una volta messa iu posizione, o disposta per par~ · tecipare al movimento da eseguirsi, si lascieranno i dettagli dell'esecuzione e la .scelta del momento favorevole per piombare sull'inimico al proprio comandante del distaccamento. In generale i vantaggi della cavalleria attaccata act- una brigata d'infanteria r isultano di più in movimenti separati. · Annotazione. - Le figure I, II e III rappresentano le diverse posizioni di combattimento d'una brigata in base alle prescrizioni generali. DELL'ESERCITO AUSTRIACO
Disposizioni di combattimento. Fig. I. Schieramento per ala con risen;a.
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5° Modo di coll~C(We let cavallerfo aclcletta ctcl nna br-igcit·a d'in fantei"ia.
46. Se la cavalleria attaccatta ad una brigata d'infanteria debba collocarsi dietro il centro della prima o della
..
•
16
REGOLAMENTO DI ~!A"iOVRA
DELJ.'ESERGJTO AUS'l'R lACO
Fig. II. Schieramento per l·inea ( TJatt<19lione cli cacci<ttori in i;anguardùt - S1w sp·iegmnento).
• II. ~- Ordine di combattimento di diverse brigate.
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Fig. III. Schieramiento per linea; la seconda linea i 11 riserva.
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4\;. Ove più brigate doves.,ero venir situa.te l'un a accanto all'altra in ordine di battaglia, devesi. col loca11do i çaunoni e la cavalleria, manten ere fra 2 brigate vicine un intervallo di 120 passi (intervallo di brigata). 50. Circa al rii:,arto d elle singole brigate nella linea di battaglia, come circa alla forza e la formazione d elle riserve separate (ove si deve specialmente aver riguardo alla connessione tattica, col destinare per es. ad ogni 3 brigate un'intiera brigata di riserva in luogo di staccare singoli battaglioni ed unirli so'ho u n medesimo com ando) e final mente relativamente alla formazione della cavalleria e d ell'artig lieria di riserva, che dev'essere uniformata ai diversi scopi d f-'l comb attimento, non si possono p rescrivere norme fisse per grossi c orpi tattici. .51. Qu~Lnto piLt g rosso è un corpo di tru ppe, tanto più devesi apprezzare il val ore della sua massa; si deve quindi calcolare non solo s ui battaglioni; ma eziandio sulle batterie che vogliono esser collocate in g uisa da preparare rapidamente e con energia il m ovimento divisato. 52. Le 1·ise·rve ciell'infante1·ia come anche quelle della cavalleria e dell' artiglien:a di grossi corpi di truppe , devono essere concentrate nei p unti più fworevoli sì ch e all'occorrenza possano senza indug io entra.re in ·azione. In quanto concerne la cavalleria veggasi qu,rnto fu detto ai §~ 46-48.
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53. I -battaglioni d'una brigata in ordine concentra to o ristretto sono fo rmati , in tutte 1< linee , o in linea 0
A.-:No , x, vol. r. -
2.
18 REGOLAMEN TO DJ 1JANOVRA concentrata di masse di di visioni o in colonne e masse di battaglioni con interval li di 12 passi l'u no dall'altro; le linee d i battaglia una dietro ]'altra alla distanza di 30 passi, da prendersi dalla coda dei battag lioni della prirn21 linea di battaglia.' 54. La batteria si colloca, serrata , a ::!O passi dietro il cen tro della seconda linea di battaglia; un battaglione, staccato com e r iserva, alla stessa distanza dietro lii batteri~; e finalmente, pure alla medesima distanza, la ca~ valleria della brigata. In uno spazio angusto si possono di minuire le distanze delle li nee di battaglia, e si p uò ezi,tndio cang iare l'ordinamento della batteria. Fig. IV.
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55. Le brigate d ' un corpo d'armata in posizione con• centrata staqno a 30 passi e secondo 1e circostanze anche a d istanza minore, l'u na vicino all'altra. La cava1leria, le batterie di r iserva, ecc., si collocan o nello spazio più nc1·011cio per la loro formazion'è..
DELL'F.SEHCITO Al:ST R!ACO
19
~ 4. DE'f :' RllUN AZ!O~E DELLE DIVERS!". FORMAZ\0:'11.
5G . In un c0rnbatLimento la fo rmazione d'un corpo di t ruppe viene determinata, parte drcll'ordi ne di formazione del nemico, p,lrte dal terreno e finalmente dall 'essere unito ad una truppa pressochè già. attellata. · 57. Volendo aumentare la corrispondente forza di r e- . s istenza di un corpo tattico, non bisogna prendere pi Ll spazio , nella formazione del medesimo , d i quello necessario per il suo completo spiegamento. È perciò utilissimo negii esercizii, in tempo di pace, di usare i batlaglioni a non distendersi pi ù che nol riehiede il loro spieg amento; d'altra parte è pu re · necess~irio di for conoscere a.d ,essi i pimti d'appoggio assegnati per la form azione della brigata. 58. Allorché i punti designati non si trovino già s,il trrreno , oppure non ve ne siano, il p un to d'appug ~!u della •n uoya linGa, od un punto qualu nque della stes,;;tpotraono venir cont rassegnati da uomini a cavallo. I comandanti di b,tttagl ione poBsono q uin di, essendo co;;:ì marcata la linea p rincipale, contrassegnare i punti per i! foturo spiegamento dei r ispettivi battaglion i, mandando a van ti a tale scopo i loro ai utan ti . 59. Non è assolutamente necessario di marcare ad ogni mossa i punti di formazfone, ma ciò accaddt solo secondo il giudizio del comandante, evitando sopratutto n ella linea principale ogni t roppo scrupoloso allineamento. 60. Gli individui destinati a marcare i punii di formazione d ebbono collocarsi nei medesim i, ed i loro cavalli debbono trovarsi pcrpen 1iicolarmente allit linea. da segnarsi . La direzion e e la. sni·v<~glianza degli in dica 11 ti ;i ppartiene t,,g li u tfi?,ial i rl i '-l[ato rw1:rniore attaccali alla
20 lllWOL,n:lENTO Dl ;\-1.\NOVR.A tretppo, i quttli avran no general mente cura della d esi gnazione ed esecuzione degli ord ini di formazion e, e di dare le occorrenti ist.ruzioni ad ogni cor po di truppe. 6 1. S,.11 modo di fa r entrare i battaglioni in una nuova posizione, veggansi i ~~ 3,13 e 344 del regolamento delle manovre sulla condotta delle div isioni .
§5 POSTO DEl COMA.'IDAKTl.
62. Nell'ordine di bat.taglia d i un grosso. corpo di truppe , 1 comandanti dei battaglioni della prima linea di battaglia si collocano dietro la fronte , q uelli della _seconda linea davanti alla froote doi lcro battaglioni, it'l gu isa che essi possan o ad un t ernpo domin ar e e dir igere la loro truppa, udire faci lmente e p ron ti~sirnamente r icever? g li ordini del brigadiere. I comamdanti cli reggimento si tengono presso i b attaglioni d ei loro reggi menti scompartiti nella brigata, e relati vameote presso l'ala o la lin ea di battaglia da loro g uidata. Il br igad-iere sta genera lrùente dietro il centro della pri ma li nea di lxittaglia ; accorre però dovun que esigano la direzione e la vigilanza delle sue truppe. 63. In generale i comandanti superiori non sono tenuti a rimanere in un punto determinato, essi devon o p erò ~ceglierne uno da cui possano esser facilmente veduti dalla, loro truppa, ed iu paesi coperti in dicare un sito ove loro si possano senza ritardo spedire gli annunzi , i rapporti, ecc.
DELL'r:s1.mcrro ,\ USTRJACO ~
~l
6.
A VVlSI E SEGNALI.
64. Allorchè l.e mosse d' un grosso corpo di truppe son o det tate ad una vera o supposta idea d i guerra e devono quindi m antenere un cer to assieme, si farà cono.:Jcere a i singoli comandan t i lo scopo prefisso, acciò ognuno d i essi, presentand osi il caso di agirn isolato, possa rnanov1~are a seconda dell 'i dea m otrice. In simili occasioni è adunque necessario che i comandan ti superiori im partiscan o all'u opo l e direzioni generali. 65. I singoli movimenti poi vengon o ordinati con parol e b revi, p ossibilmente analoghe ai comandi del regolamen to d'esercizio, d enom inate avvisi, le quali nelle manovre p urament e tattiche, in tempo di pace, come p ure mano vran do sul terreno , vengon o im partiti, possibilmente, a voce dai br igadieri, oppure part_ecipate col mezzo di uomini a cavallo. Essen do q uest'ultimo modo d'impar tir e i comandi il più usato in faccia al nemico , devesi esso esercitar e di sov(mte in t empo di pace; del resto si dovrà s pesso completare con una .man iera l'altra a n orma delle circostanze . _ 6ò. Quando il brigadiere coman da a voce la sua truppa, i l comando per ciascun movimento si d ivide in tre parti : 1° Comando di prevenzione o avviso : Gua1-d'a voi! (Habl Achtl) . Questo v iene dato dal brigadiere onde richiamare l'attenzione dei comandanti di batta.gl ione, i quali lo r ipeton o e si portano in quei punti da cui possano d istintamente int_e ndere la voce del brigadiere e far ud ire là propria dai loro b attaglioni . 2° Comando che indica il movimento òa eseguirs i. A. quest'avvertimento ogni comandante di batta- -
22
REGOLAMEN'.fO DI MANOVlU
g lione comanda secondo il prescritto d el regolamento per le manovre, il movimento che deve fare il p rop rio batt agl ione e ne fa subito esegui re que1la par'te che, senza · scostarsi dalla pos_izi one , serve come di preparazi one all'ordinato m ovirn ento generale. -- I r,omandanti di regg irnento sorvegliano all'esatta direzione dei loro battaglioni e relativamente del le linee d i b attaglia o delle a li da. essi comandate, dopo di che danno il loro avviso o comando ma solo quando le sezioni da es.,i dipendenti, abb-enchè sotto la direzione del brigadiere , abbiano in carich i speciali . 3'' Nel comando d'esecuzione: J11arche I o All I prima del q nfl.le il brigadiere alzerà la sciabola col braccio teso, abbassandola rapidamente nel tempo stesso che darà il comando stesso. I comandanti di battaglione, appena veggono il brigadier e alzare la sciabola , lo t erran d 'occhio :ittentarnente, dando in pari tempo, n ei casi prescritti dal r egolamento d'esercizi, l'avviso : lJaUagl-ione I onde prorn.rnziare p oi il Marche 1 o l'Alt I nell'istesso tempo che il brigàcl iere. 67. Per gu idare l e truppe i brigadieri posso no czianclio serv irsi d~i seg nali di tromba. Oltre ai segnali descritti nel r egol a.meato per i singoli movimenti, stanno a dispo• sizione del b rigadiere anche i seguenti, i quali vengono dati dal t rombettiere del ba.ttaglione: l" Il segnale: Gucird'a voi I il quale deve sempre precedere i segnali ordinati dal brigadiere ae;ciò ognuno sappia eia chi partono. 2° Il segnale d'esecuzione: che segnfl. il momento d 'eseguire la preavvisata mossa generale, è se non è preceduto da aleun avviso espri me
2-3 Pordine di avanzare mantenendo l~L forma,.ion e che si ha in quel mQtnento. 3° Il segnale: Alti per sospendere nna mossa. · Ai quali segnali q.i trom ba ordinati dal brigadiere (dei quali gli altri trombettieri di battaglione non ripeteranno che quelli ch e concernono la direzione di u n combat timento a fuoco, o quello d ei distaccament.i sp,u·;;i in tiragliatori) i comandanti cli battaglione si comportano come per i comandi dati a voce . 68. Se gli avvisi vengono trasmessi da individui a cavallo, si eseguirà subito il m ovimento ii1dicato, a m en o che il brigadiere non abbia e~pressament.e ordinato d t attende-re il segoale d'esecuzione, ed allora ciascun comandante fa esegu'ire al proprio battaglione la manovra corrispondente alla mossa. generale. ' 69. Gli avvisi o comandi contenuti nei seguenti pa.rag rafi e prescritti pei d iversi movimenti, rig uardano solo le mo;;se d ella prima linea di battaglia, imperocchè la seconda deve per lo più tenersi n elle relative formazioni e moversi q uindi di concerto colla prirna linea . Ove p erò u na disposizione riguar dasse una sola. lin ea. di batt;iglia e dovesse essere escl usivamente esegu ita d ,L questa, il comando sarà sempre pr eceduto dalla chiama.La: Prima linea I oppure Seconda linea L 70. S e _la batte1·ia della brigota dovesse v enir ordina ta p er preparare una m o,asa o per un combattimento ecc., si manderanno per tempo gli ordini necessar i al comandante della medesima in conformità ddle mosse da eseguirsi, al quale scopo vi sarà sempre presso il b rigadi(~re un sott'uffiziale della batteria. Ove la b atteria. non dovesse che rn uovere in correlazione alle linee di b attagl ia, ·il suo comandante, dopo dati g li avvisi a t..ulta la. brigata., cond urrà per tem po la DRLJ .'J<Slsll Cl'fO AUST)HACO .
24
REGOLAMENTO DI MANOVRA
batteria al suo posto in modo da non incrocicchiare i movimenti dei battaglioni. Ciò vale anche per ciò che concerne la condotta della cavalleria attaccata ad una brigata, la quale manderà pure presso il brigadiere, un sott'uffiziale intelligente, ed i grossi distaccamenti anche un uffìziale. 11, Quando più brigate manovrano unite sotto uno stesso comando, si spediranno gli avvisi delle mosse da eseguirsi, ai singoli brigadieri; e per l'esecuzione de1le mosse stesse potranno pure usarsi i 3 segnali di tromb~ indicati al N. 67. 7.2. Annotazione 1a - In una brigata i battaglioni vengono chiamati col numero che hanno nel proprio reggimento e col nome di quest'ulti mo. - Le singole divisioni de(battaglioni vengono denominate in ogni battag lione secondo la loro momentanea dispoRizione, dall'ala destra alla sinistra , ed es,;endo in colonna od in massa dalla testa alla coda, coi numeri 1, 2, 3: per esempio: 1°, 2° o 3° battaglione N. N. e 1a, 2a o 3" dtivisione del 1° o 2° battaglione N. N. Annotazione 2a - I comandi contenuti nei seguenti paragrafi non rig uarda no che i movimenti principali. I brigadieri dovranno nell'istesso tempo che l'ordine del movim ento principale, <lar pure quegli avvisi che fossero necessari per mutare qualche disposizione nella suddetta mossa, e procurE:ranno altresì di r endere facile e rapida l'esecuzione impartendo all'uopo i necessari avvisi .
DELJ,'EsrmctTO AUSTRJ,\CO
25
CAPO II. ~
7.
MOSSE NOH MA. Ll.
I. -
Voltare e rimettere la fronte.
73. Per voltare la fronte il brigadiere clà il q,omando di prevenzione :
Guarcl' a voi I Hrigata Front'ind-ietro ! (Ifabt-Acht I Brigade verkehren !) E per rimetter la :
Guard'a voi.' Bri'.gr;,ta Front'inclieb·o I (Habl- .4chl! herstellen I)
Briga de
Oppure per q uest'u ltimo · movimento fa suonare il segua,le: Guard'a voi! ed .4vanti! (si s uona du0 volte) . Oani battaalione -e,;e "'),·uisce secondo il prescritto dal o o . regolamento d'esercizii; la batter:ia nonchè la cava1leria che fossero attaccate alla brigata si comportano dietro quanto è prescritto per esse. • I!. - Passaggio dalla for mazione di battaglia in formazione concentrata e v iceversa.
74. Prima di passare dctlla formazione di battaglia in quella concentrata, se la truppa si trova in linea spiegata , bisogna formarsi in colonna od in masse. Il passa.ggio ba luogo al comando di prevenzione:
Giia1'd' a voi I In 01·d·ine concentrato sul battaglione N. N.! (oppure stilla N. N. divisione del batt.aglione N. N.) (Habl-Achtl A1.1,f das Bataillon N. N. [auf clie
n .10 Division des Bala'Ìllons IV. N:J in die concantrirte 4.nfstellnng !)
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lrnGO LAMEN'l'O DI MANOVRA
DELL'ES.EllCl'[O c\ lJS'l'RIACO ,
Dato il comando d i prevenzione i c0nrnnclanti di batt;aglione ord inano i movimenti preparatorii, ed al comando:
i l quale capi.
b,iltaglioni sara.nno arrestat.i di1,i ri:::pel t iv i
80. La battecia e là · cavalle ria ma r ciernnno sn l pu1Jlcl loro assegnato dal brigadiere (in ord ine d i battagli a) a meno che non sieno già ·state impiegat e a coprire la marcia.
1Jfarche I
del brigadiere, conducono i loro battaglioni ai posti rispettivi nel modo prescritto p er l'ordine concentrato, al qual movime nto partecipano pure la batteria e la cav alleria. 75. Per passare dall'ordine c0ncentrat6 a quello di battaglia fa d'uopo destinare il battaglione che serva di base allo spiegament o e determinare la futura bnea d i battaglia; q uesta vie ne determinata o dal terreno stesso o seg nata dagli aiutanti; deve pecò esser sempre regolata s ul battaglione di base . 76. Il passaggio dall'ordine concentrato all'ordine di battaglia può essere effettuato sulla linea delle teste di colonna della prima l inea <lì battaglia, oppure in a van ti. 77. Nel primo caso il brigadiere comanda : Giuzrd' a vo-il Sul baltaglfo,ne N. N. in ordine di
battaglia (Habt-Acht I Auf clas Bataillon N. N. in die Gefechts-Au fst 'llungl) · e quindi dà i necessari c'o mandi per l a formazione dei battaglioni ecc . ecc. 78. Nel secondo caso i l brigadiere dà il comando: Gtw1·d'a voi! Sid battaglione N. N. , avanti in 01·dine di bnttaglia (Habt-Acht I A11f das Bataillon IV. N., vorwcfrtz in die Gefechts-Aufsteltimgl) e quindi i comandi come sopra . 79. In a mbi i casi i comandanti di battaglione fanno eseguire alle loro colònne i movime nti preparatori, qualorn questi non possa.no essere , conformemente allo scopo , eseguiti d urante la maccia. ; quindi al comando: 11fa1·che I del brigadiere, vanno, pe r la linea più breve, al posto loro assegnato nel nuovo ord iu e di formazio ne, raggiunto
27
§ 8. I . - Marcia in avanti.
. .
f
81. La marcia parallela (in battaglia) d'un grosso cor po di truppe in linea spiegata non avrà l uCJgo che a brevi distanze; per distanze maggiori esso dovrit sem pre 1narciare formato in colonne od in masse. 82. È cosa sornmamrmte necessaria in tutti i nioviment i di fronte , che i bat taglioni marci no in direzioni parall ele ed t.Ua med esima altezza ; la direzione di marcia di ciascun battaglione dovrà q uindi essere p erpendicolare alla linea d i fronte della bl'igata. 83. P er le brev i distanze ed in t erreno fraf;tagl iato ove riesce difficile cli man t en er l'intervallo e l'allineamento col le vicine truppe, basterà prescrivere la direzione di marcia in ogni singolo battaglione ,1vendo riguardo alla linea della fronte . In hrnghe marcie però il generale brigadiere destinerà un battaglione della prima lin ea cli battaglia come battagl ione cl.i direzione e fisserà al medesimo, per mez.zo dell'ufliziale d i stato maggiore o dei s uoi aiutanti, un pu oto su cui dirigersi. Il suddetto b attagl ione conserverà sem pre la direzione designata.gli, m entre g li altr i battaglion i sono tenuti a r egola re s u qu ella la loro marcia. 84. Dovendo per un lungo tratto int.raprenclersi una marcia parallela il brigadiere comanda:
I
I
28
DELL'ESERCITO AUSTRIACO
REG-OLHIENTO 01 .HANOYRA
Giwr,l'a 'voi! il1arcici in avanti; il battaglione IV. N. ha la direzione! ( Habt-Acht ! JJla1·schiren; das Balaillon N N. hat die Direction 1J ed allorchè i comandan ti di battaglione sono in tal gui~a avvertiti e della marcia e della direzione di essa, il brigadiere darà il coman do di : Brigata - Ala1·che I su di che t utti i battaglioni si m ettono in movimento n ell'is tesso tempo secondo la d irezione di marcia segnata dal battaglione a ciò d estinato, e conformandosi al prescritto dal 29 del r egolamento. 85. Una marcia parallela per brevi distanze può anche aver luogo senza premettersi alcun avviso, ma semplicemente secondo il 67 a l segno di tromba : Guard'a voi! e segnale d'esecuzione! (B abt-,! cht I i,md 11usfuhrungs-Zeichen !) al q uale l 'intera brigata, ,dopo ch e la direzione fu stabilita in ogni battaglione, si mette in marcia. 86. La seconda linea di battaglia mantiene d ur an1e Ja marcia, qualora non le venga altrimenti ordinato i su oi rispettivi posti nella linea d i battaglia; la batteria e la cavalleria seguiranno, o, secondo le disposi-::ioni, sosterranno la marcia della brigata.
29
e q uindi:
pe1· ma1·cia,·e! Il battaglior,e 1V. N. ha la dfrezionel ( 111arschiren-Balaillon N N. hat die Direction I) acciò verrà destinato un battaglione della seconda linea di baLtaglia. Quindi si effettua il movimento coi soliti comandi e modi . 89. Per fermare la brigata si clà il comando od il seg nale di tromba : Guard'a voi I Alt I secondo il ~ 73. , . La bat.teria della brigata e l a cavallona, a meno J 1 ordini contrari, seguono la marcia mantenendo il loro p osto r el ativo di battagl ia.
s
s
III. -
•,
Marcia pel fianco.
90 . La marcia di lianco d'una brigata io ordine di battaglia non può aver luogo che por breve tratto; pe1: macrcriori distanze è necessario <li fa r p rima serrare gll int;t~a\li od anche passare intieramente all'ordine concentrato . 9 1. Per far marciare la brigata di fianco il brigadiere avvisa :
II. -
Maxciare indietro.
87. La simultanea marcia retrograda d'una brig<1,ta nf'l combattimento non può aver l uogo se non è abbastanza coperta da altre truppe. In caso diverso, essendo la bri gata abbandonata a se stessa, si effott uerà la ritirata i11 faccia al n emic0 collo scambievole sostegno d elle due linee di battaglia (ritirata per li nee di battaglia). 88. Por la ritirata simitllanea il brigadier e avvisa: Guai'lt'a voi I /Jrigata front'indictro I (Habt-Achll
llrigade vc1·lte!wen !)
Guarcl'u voi ! 1llarcin1·e et deslr(l (od a sinistra) ([Jabt-Acht I Rechts f lin/.-.sj ,llarschiren !)
Ecl
allorchè i comandanti di l)attnglione han n o Catto ese()'uire (secondo il ~ 386 del regolamento) i movimeuti pre;aratori, se il movimento deve succedere di piè fermo, seguirà il comando :
B1·igata - .Manhe I
.
92. Se la bri gata si trova già in marcia di fronte, m luogo del suddetto com ando si darà il segn ale :. . Gnard'a voi ! A dcstrnl (sinistra)(da suonarsi due volte): s u di ch e rompendo la fronte, o fal;endo mettere
30
31
REGOLAMENTO DI MA"OVRA
DELL'ESJ,l{CITO AUSTRIACO
per quattro le masse (o le colonne) si entr erà subito nella nella nuova direzione di marcia. Nella prima linea di battaglia la direzione di marcia r esta al battaglione di testa ; nella seconda linea, gli urriz.iali che comandano le sezioni di testa, devono aver cura 'di conservare la distanza delle linee e delle posizioni relative di battaglia. L'artiglieria e la cavalleria eseguiscono pure il movirriento di fianco . 93. Per rimettere la fronte essendo di piè fermo od in marcia si dà il comando : Gua1Yl' a voi l /Jrigata - Front' a sinislr (destr ), oppur e se si dovesse in breve riprendere la marcia di fronte si darà il segnale: Guard' a voi I Segnale cl' eseciizione I (Habt-Acht I
ciano d iet ro a loro possano guadagoare t erreno coperto il più che sia possibile. Ove questi. distaccam enti fossero costretti a cedere agli urti prepotenti dei nem ico, si ritireranno sul corpo principale in modo da non impacciar gli atti di questo e da indurre l'inimico a esporre il suo fi anco . 97. Questi distaccamenti dovranno distende1·si e mitoversi, secondo le speciali disposizioni del brigadiere e le mosse del corpo principale. 98. La batteria della brigata nelle marcie in avanti 0 in ritirata, può secondo i casi, venir disposta o su un'ala o divisa alle due ale, e mantenere durante la marcia un beu n utrito fuoco stando nella sua primitiva p0sizioue o avanzando secondo il modo di ritirata.
Aus(ùhrungzeichen !)
In quest' ulGimo caso il brigadiere, ove ci ò non sia, stato fatto prima, destina il · battaglione di direzione per la marcia di fronte. 9:J:. La seconda linea di battagl ia e la batteria rettificano, rimettendosi di fronte, le loro rispettive posizioni di prima. 95. Annota.z·ione. - Tutte le marcie in faccia al nemico, sieno esse in avanti, retrograde o pel fianco, quali non vanno confuse colle marcie di fianco (l), non possono aver luogo senza la protezione di altre truppe e senza esser e coperte o dalla cavalleria o dà appositi distaccamenti d'infanteria (cacciatori), e finalmente senza l'appoggio della batteria della brigata. 96. I distaccamenti di cavalleria e di fanterià destinati a coprire le marcie, esploreranno il terreno e terranno occupato il nemico mediante frequenti e v igorosi attacchi o con un fuoco ben nudrito, acciò le masse che mar(l) I Tedeschi chiamano 8 eit&mnarsch la marcia di fhcnco tatt.ic,t che si eseguisce per ma.novt·a e per breve tratto sul c,impo di b,~U-agli<1, e . Ffonken-Jl[cwsch la marcia di fianco strategica,.
IV. -
Prolungamenti della fronte.
99. Il disporre a tempo opport,uno un battaglione (e spesso anche una sola divisione, la quale com battendo in ordine sparso copra per q ualch e tempo uno spazio maggiore) sur nn'ala minacciata della brigata, con uno scopo difensivo, oppure con uno scopo offensivo .p er rischiarare cioè un movimento da eseguirsi, può avere spesso un gran peso pel fel ice esito d'un combattimento. 100. Qualora la prima linea di battaglia debba venir prolungata con un distaccamento della seconda linea, questo si recherà (possibilmente nell'ordine di formazione della prima linea) con celerità all;ala designata, la q1Jale sarà la sua base pEr lo spiega mento che fosse necessario. Se, e quando debba succedere questo ,;piegamento, come pure se il pr olungamento della prima linea di battaglia debba eseguirsi nella direzion e di questa, sotto un angolo qualunque, oppur e a scaglione dietro ad una. ala, ~iò dipende dalle disposizjoni del momento; l'esatta e rapida esecuzione ne è affidata ai rispettivi comandanti di distaccamento.
32
1
REGOLAMENTO DI MA:-IOVRA
_ V. -
Formazioni e mosse a scaglion.i .
I•'ig. VI.
101. Il regolamento per le manovr e prevede i casi 111 cui può• tornar vantaggiosa la forma.zione a scaglioni; dessa è di gran valore pei g rossi corpi di truppe. In generale , come si scorge dal detto regolamento, i modi cli formazione, le mosse e gli spiegamenti a scaglioni d'un battaglione, possono servire altresì per una b rigata, ed il brigadiere adopera i comandi prescritti per questi casi. In questi comandi devesi però distinguere:
B. C,
A!' 2'
I
I
:
Sd ,iercmr;/d"
B"'
= == -
~ -~
A'
= = !.., =
a) Nella formazione.
102. Se si debbono forrn.are scaglioni di battaglione o di divisione. Se di quest' ultima, non v'è b isogno d'altn, spiegazioni. La disbnza normale, prescritta dal ~ 390 tjel regolamento, degli scaglioni di divisione è di due terzi della fronte spiegata della di visione: i battaglioni man1.erranno oltre di ciò fra essi un int,e rvallo di 1.2 passi (intervallo di battaglioné). Fra gli scaglioni d i battaglione, senz'alcun riguardo al la loro fo rmazione, vi sarà un intervallo di due terzi della fronte spiega.ta di un battaglione, oltre l'intervallo di battaglione, e ciò dalla testa del primo scaglione- sino a quella del seguente. 103. Il ripartire un grosso corpo quale per es8tnpio una brigata in troppi scaglioni, vale a dire, in sèaglioni di divisione , è sconveniente, essendoché questi piccoli scaglioni sarebbero per la loro profondità difficili a manovrare; sarà quindi più conforme allo scopo il formare scaglioni di batta.glione . 104. Una brigata cbe marci in avanti o in ritirata può anche essere formata parte per scaglioni cli battaglione e parte per scaglioni di divisione , irnperciocchè quella parte formata. per scaglioni di divisione è sempre atta a far fronte rapidamente verso il fianco, come lo dimostra la seguente figura VI.
33
DELL ESERCl'l'O AUSTRIACO
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Coman(li: Per la formazione clegli scaglioni: Scaglioni di battaglione dalla d estra avanti!· · Il battaglione cacciatori in scaglioni ùi divisione! ANNO ,:.: ,
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3.
Pel movimento : In linea di masse di divisione sul battaglione cacciatori! Battagl ione cacchitori cambiamento di fronte sulla sinistra! .
34
llEGOL.H!ENTO Dl MANOVRA
105. Circa alla formazione per scaglioni b isogna ancora osservare quanto segue: I lJattaglioni della seconda linea dì battaglia eseguiscono i u10Yimenti contemporaneamente a quelli che stanno loro dinanzi i n prjrua linea , conservando, ove non sia ordinato diversamente, la loro distanza di linea. Il battaglione di riserva segue _l'ultimo scaglione conserYando la sua posizione relativa. In una marcia in ritirata cerca esso_di arrivar primo nBlla nuova lin-ea di battaglia. 106. Allorchè il brigadiere vuol fare operare durante la rnar:cia il passaggio all'online scaglionato avanti, dà ìt c:nnand,l : · Scaulioni di battugtione dalla dest•'a ( sinistra) awmtil (in Hataitlons-StaffeLn rcchls ( tinks) ·vorudrts!) su di ch e tutti i battàg lion i, ad eccezione del primo scag lione, r icevono dai loro r ispettivi comandanti l'ordine· di fermarsi, e non ricom inciano la marcia se prirùa ciascun battaglione non abbia avanti di sè la prescritta distanza d i scaglione. l 07. Nelle formazioni a scaglioni la battéria e la cavalleria veng ono impiegate secondo il terreno o l'infl uen1-a dei fuochi od altre circostanze. In ogni caso però · la batteria dev'essere sempre pronta a proteggere ogni eventuale spiegamento degli scaglioni od assicurare la ritirata d'una delle ali . La cavalleria serve a raJforzare l'ala avanzata nell'offensiva, e l'ala rifiutata nella difens iva od a coprire il fianco esterno degli scaglioni. b) }ltlovimenti degU scaglioni.
l 08. Per schierare gli scaglioni iu direzion·e parallela alla prim ìtiva posi1-ione, il brigadiere ·comanda: In linea di masse di divisione (o di battaglione) sul battaglione N. N. (In die Divisions- [Bataillons l i~lassen-Linie au( das Bataitlon N. N.)
nEr.r!ESEHCITO AUSTRIACO
35
oppure se si tratta di scaglioni di divisione: Su.ila l .. , 2a e 3• divisione del battaglione N. N. Al susseguente comando: Marche! od al segnale d'esecuzione del brigadiere, il battaglione designato per base si ferma , a meno che non debba raggiungere un punto determinato; gl i altri battaglioni , della prima linea si avanzano o retroçedono sino all'altezza del battaglione di base, e quelli della s~conda linea li seguono nella rispettiva posizione. 109. Per lo schieramento in una linea obliqua durante la marcia, il brigadiere comanda : In linea di masse di divisione (o di battaglione) obliqu'a sinist1·' (dest1•') (In die Divisions- Walaillons-] Massen- Linie halb links [rechtsJ) Al comando: l'tiarchel o segnale d',mcuz,ione ; i battaglioni della prima linea eseguiscono la conversione stata già avvertita dai rispettivi comandanti, ed allorchè l'ala marciante della t esta arriva sulla linea marcata dai perni , i capi battaglione comandano: Avanti I ( Grad-aus !) La sezione del perno di tutta la brigata mantiPne la direzione· e modera il passo fino a che tutte le sezioni della prima linea abbiano le loro direzioni e distanze. I battaglioni della seconda linea continuano a marciare direttamente in avanti fino a che per mezzo della conversione si ritrovino nella rispetti va loro posizione di battaglia. 110. Nell'istesso modo che in marcia puossi di piè fermo operare lo schieramento degli scaglioni sopra un a linea obliqut1,, il brigadiere destina a tal uopo il sito della conversione per la divisione o bJJ..ttaglione di pern0, ossia determina la linea sulla q uale questa deve aver
36 REGOLAMENTO DI MANOVRA luogo, là qual linea serve poscia di direzione alle altre sezioni della prima linea di battaglia, mentre i battaglioni della seconda linea si conducono alla, rispettiva loro posizione per la via più breve. 111. Qualora si presentasse il ca~o, d'altronde raro, che dalla {ormazicne a scaglioni occorresse eseguire uno schieramento perpenclicola1·e sul fianco, bisogna ricorrere a disposizioni speciali, onde far fronte al nemico il più presto possibile. La figura VII rappresenta uno di questi casi, in cui il battaglione N. N. si trova disposto sull'ala sinistra della prima linea di battaglia, il battaglione N. N. I. in riserva ed il battaglione }1L nella seconda linea.
DELL'ESERClTO AUSTRIACO
37
Fig. VII.
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A Colonna nemica che minaccia il fianco sinist1;0. n Sezioni di fiancheggiatori.
112. Prima di procedere allo schieramento di scaglioni formati in ritirata bisogna fermarli, e quindi i comandanti di battaglione ne fanno tosto rivolgere la fronte. 113. Dipende dalle circostanze di luogo e di combattimento il modo di disporre la batteria per appoggiare e
38 REGOLAMENTO DI .MANOVRA coprire le mosse degli scaglioni, in base anche della rispettiva posizione della batteria nella formazione a scaglioni . - In ogni caso però essa deve sforzarsi di raggiungere rapidamente il fianco esterno della brigata al quale essa è vicina. - La cavalleria dovrà pure venir impiegata a seconda delle circostanze. 114. Allorché parecchie b1·igate marciano in avanti formate a scaglioni (la quale formazione ha una grande influenza sulla posizione del nemico, imperocchè la minaccia alle S]Jalle ed ai fianchi) le reciprncbe distanze fra gli scaglioni , dipendono intierarnente dagli accidenti del terreno e dalle circostanze del com battimento , e quindi vengono determinate nel momento. Ogni brigata può anche, secondo i casi , formare di per sè stessa uno scaglione; è però da rimarcarsi che gli scagliom troppo profondi non sono maneggiabili. Si richiede molta attenzione onde disporre convenien=temente le riseri;e d'artiglieria e di cavalleria d'un grosso corpo di truppe, imperocchè l'artiglieria di riserva impiegata come massa, presenta un validissimo punto di appoggio agf'i eventuali schieramenti degli scaglioni, e la cavalleria manovrando su cli un'ala potrà respingere gli assalti del nemico durante lo schieramento. V.t. -
Cambiamenti di fronte.
115. I cangiamenti di fronte d'un grosso corpo di truppe hanno per iscopo di spt1ntare le ali del nemico o di paralizzare l't1rto del medesimo contro un'ala facendo avanzare quella contrapposta. In quest'ultimo caso specialmente, i cambiamenti di fronte come offensivi hanno il vantaggio sopra i movimenti cli scaglioni in ritirata . i quali però non si usano che in ben critiche circostanze. 116. Per il cambiamento di fronte il brigadiere· comanda:
DF.LL'ESERCITO AUSTRIACO
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Gua1·d'a voi I Cambiamento di fronte obliqu'a destr' (sinistr')I (Habt-Acht! Front- Ve1·ancierung halb rechls [links!J) su di che il comandante del battaglione di base secondo il suo schieramento, dà comandi ulteriori secondo il ~ 397 od il ~ 399 del regolamento d'esercizii e gli altri battaglioni della prima linea di battaglia (caso che siano in linea spiegata) si formano in linea di massa di divisione. Al comando: Marche! del brigadiere, j) battaglione di base eseguisce il cambiamento di fronte sulla nuova linea indicata dal brigadiere- o segnata antecedentemente dagli aiutanti. Gli altri battaglioni della prima linea verranno condotti perpendicolarmente fino all'altezza della loro nuova posizione ed eseguiranno quindi il cambiamento di fronte, mentre i battaglioni dellaseconda linea di battaglia marciano per la linea più breve alla nuova loro posizione. Essendo che questo movimento può essere della maggiore importanza in un combattimento e deve esser sempre eseguito colla massima prestezza, così i caml,iamenti di fronte d'un grof:>so corpo di truppe nÒn possono esegmrsi se non ad angolo acuto. 117. La batte1·ia di:-lla brigata si ordina , od unita sul perno del movimento, o divisa ape ali, insomma là dove essa possa ottenere i miglrori effetti e battere di fianco l'inimico. La cavalleria coopera pure al movimento col respingere all'uopo l'ala nemica che si avanzasse. • 118. Come fu già detto per le marcie in avanti, di fianco o in ritirata, i cambiamenti di fronte .in faccia al nemico non si possono opera.re senza aver la fronte co perta da infanteria in ordine sparso o da distaccamenti di cavalleria, i quali tengano in rispetto l'iniinico e segnino la misura della con versione per il grosso del corpo,
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lffGOJ. AMENTO DI MANOVHA
DELL'ESEROITO AUSTRIACO
secondo le disposizioni date per lo schieramento dell'ala rispettiva. 119. Se p er circostanze imprevedute i l cambiamento di fronte dovesse venir operato ad angolo 1·et10 (manovra, come si è detto, non applicabile nel combattimento), esso avrà luogo secondo i precetti già dati, e secondo i~§ 398 e 399 del regolamento d'esercizii .
gole parti d'una brigata muovono dal loro schieramento, la distanza che devono reciprocamente mantenere, e i modi con cui esse possano più rapidam ente, semplicem ente e facilmente operare lo spi,egamento .
CAPO III. § 9. FORMAZIONE, MOYIMENT! E SPIEGAMENTI D! COLONNE E MASSE,
I. -
Norme generali.
120. Fino a che la possibilità della manovra - quando anche questa non offra di venir tosto all'immediato cont atto coll'inimi co - e sino a che il terreno lo permet tano. si marcierà preferi bilment e in ordine compatto od in un adeguato ordine di combattimento (ad eccezion e della li nea spiegata e della li nea cli m asse di divisioni) raccorciando nel tempo stess0 le di;,tanze e gl i intervalli fra le lim1e ed i si ngoli battagl ion i, anziGhè formare una sola col onna di tutte le sezioni della brigata, la quale formazione riuseirebbe così d'una soverchia profondità. 121. Qualora però, a cagion del 'terreno o di al t re cir• ciostaoze si fosse costretti a ricorrere a questa s pecie di fo rmazione, si prenderanno per norma le prescrizioni del § 32 del regolaménto per le manovre d'un battaa]ion e, o considerando i singoli battaglioni della brigata come le di visioni in un battaglione. · La p rinci pal cosa è in tal caso di considerare l'ordio~ d i successione e le proporzioni in cui le siu-
II. - Formazione.
122. Vi sono : colonne di bi·igata e masse di brigata. La colonna di brigata abbraccia tutte le form azioni dalla colonna di file sino alla massa di divisione, siccome prescrive il r egolamento d'esercizio per un sol o battag lione. Perciò : colonna di brigata per mezze compagnie, pelottoni, file doppie e masse di divisione. La donominazione.: massa di bi·igata porta con sè la formazione di tutti i battaglioni per masse di battaglione (battaglione in massa) . 123. La dist an za fra un battaglione e l'altro in una colonna o massa di brigata sarà della largh ezza d'una sezione, oltre l'intervallo di battaglione. Nella massa cli brigata si ponno all'uopo accorciare le d ist,rnze. La batteria della brigala e la cavallei·ia, se debbono, marciare ripartite n ella colonna o nena massa, si t engono 30 passi d i1,tanti dalla sezion e che sta loro davanti, ed i battaglioni che seguono mantengono pure dalla batteria e dalla cavalleria ,la medesima distanza. Se dive1·se brigate m.a1·ciano 'tina dietro l'atlra, esse mantengono in massi ma tra loro una distanza uguale al loro i nt er vallo di b rigata, l a qual distanza p erò, secondo le circostanze, può venire aHmeotata o diminuita. 124. La formazione d'mia semplice colonna o massa di brigata dall' orcline di batta glia viene eseguita al comando clel b1·igadiere. Questi, olt re a determinare se l'ordine di marcia della brigata abbia da essere quello di massa o di . colonna e su quale fronte, deve altresì considerare:
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DELL'ESERCITO AUSTRIACO
REGOI.Aì!E)(TO DI MANOVRA
a) L'ordine di successione dei battaglioni nella ma.r• eia. Questa succede : 1• O per linea di batlaglia, quando fatti primieramente muovere dalla posizione tutti i battaglioni d'una linea secondo il loro ordine di succ.nssione da un'ala all'altra oppure dal battaglione appositamente designato dal brigadiere, i battaglioni dell'altra linea ~ono col medesimo ordine disposti in colonna in coda a,i primi.
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Fig. VIII.
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Colonna di brigata per linea e per masse di divisione a destra.
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DELL'ESEROITO AUSTRIACO,
REGOLAMENTO DI MANOVRA
2° Per ala quando al relativo battagiionE: della prima linea segue immediatamente (nella marcia in avanti) il battaglione della seconda linea destinato di sostegno, oppure lo precede (nelle marcie retrograde) .
Fig. IX.
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:: Massa di brigata per ala a sinistra! Battaglione cacciatori in coda, cavalleria in testa I
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DELL'ESERCITO A USTRlACO
REGOLAMENTO Dl MANOVRA
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3° Dietro indicazioni speciali del brigadier·e. Ciò può
accadere nel caso per esempio in cui i singoli battaglioni si trovino schiera!ti senza riguardo alla connessione del reggimento od alle relazioni di linea o d'ala. Essendo però in colonna (o massa) si adopera l'uno o l'altro-dei due suindicati modi; e così pure allorché un battaglione debba prnndere nella colonna un posto differente da quello assegnatogli dall'ordine di schieramento (Fig. :x: e XI) .
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Fig. XI.
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Colonna di brigat,i in masse di divisioni, avanti sul battaglione li reggimento B in testa , il battaglione c11cciatori in coda!
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b )La direzione della marcia. Questa può aver luogo: l O Sul prolungamento della linea di battaglia (a destra o sinistra) (Fig. vrn e Ix). 2° Perpendicolarmente alla fronte oppure formando con esso un angolo acuto avanti o indietro, designando inoltre il battaglione sul quale la colonna o la massa deve venir formata (Fig. x e XI) . 125. L'applicazione di queste norme dipende dalla natura del terreno e .alle condizioni di posizione e di combattimento all'istante che s'inizia la marcia, non che da quella che ponno prevedersi per il · caso di un nuovo schieramento. Il brigadiere proourerà finalmente in una
48 REGOLAMENTO DI MANOVR,\ lunga marcia in colonna, di tenere uniti i battaglioni d'ogni reggimento acciò si possa più facilmente mantell'ere la disciplina della marcia. 126. Quando non venga altrimenti disposto la batterja si colloca al centro della brigata fra le due ali, o fra le due linee di battaglia, o possibilmente a fianco ed alla altezzo della colonna, ove il terreno lo permetta, onde non allungarla di soverchio. In una lunga marcia, o,,e non s'abbia da incontrar l'inimico - e sempre nelle marcie in tempo di pace - la batteria potrà marciare alla coda della brigata, per non essere d'impedimento alla fanteria. 127. Dovendo passare uno stretto , come per esempio marciare sopra un argine1 tra r isaie e paludi, circostanze che non permettono un rapido spiegamento d'artiglieria, puossi_ ordinare diversamente la batteria, cioè: due pezzi senza, carri da munizioni a1l'avanguardia, due pezzi pure senza carri da munizioni al centro; l'altra mezza batteria coi carri da munizioni alla coda della brigata. 128. Queste non sono che norme generali le quali unitamente a ciò che concerne il distacco d'avanguardia , retroguardia e fiancheggiatori, in vicinanza del nemico, costituiscono la parte teorica della marcia. Anche per istra,ordinarie circostanze non bisogna trascurare queste prescrizioni nell'ordine della marcia. Ciò serva anche per la cavalleria che facesse parte della colonna. 129. L'ordine di marcia di pitl brigate deve essere conforme allo scopo prefisso avuto riguardo alle comunicazioni esistenti .. Le comunicazioni possono facilitare di molto lo spiegamento su d'una linea di battaglia, ,mentre durante la marcia di più brigate sopra una .stessa comu:g.icazione , l'avanguardia debitamente rinforzata, dovrà procedere a distanza conveniente, e, in caso d'incontro col nemico
49 · sostenere da sola per qualche tempo il . combattimento, intantochè il grosso delle truppe si va spiegando. 'DELL'ESERCITO AUSTRIA.CO
III. -
Movimenti.
130. La marcia della colonna succede al comando: Brigata, 1llarche I
oppure al segnale di Guard' a voi e iJ!m·che I La marcia viene eseguita dietro quanto è prescritto nel regolamento d'esercizii per un battaglione, non prima però che sia stata designata la direzione di marcia. Le suddivisioni della semplice colonna (o massa), quando alti menti non sia ordinata, si serrano al lato destro, le bandiere e le guide di destra della colonna si coprono una dietro l'altra mantenendo le prescritte distanze. 131. 11 brigadiere farà regolare il passo della tesla di colonna in modo çhe gli altri battaglioni possano ordinatamente seguirlo, ed i c0mandanti di essi, specia)mente in lunghe colonne, dovranno immediatamente avvisare il brigadiere ad ogni disgiunzione che venisse ad accadere, Se ciò non ostante il battaglione di testa marciasse così concitato che i rimanenti battaglioni potessero a stento o per nulla affatto niantenersi serrati, si farà prendere alle-- teste di questi ultimi battaglioni che si trovano alla testa, il prescritto tempo di marcia ed alla prima fermata si rettificheranno le distanze. Il mantenere in tal modo l'ordine nei singoli battaglioni è sempre più essenziale che il far osservare le distanze, facendo spesso cangiare il tempo della marcia ciò che stanca la truppa. • 13:l. Le distanze intere fra le suddivisioni non si osservano nelle colonne aperte che in lunghe marcie, a.cciò le A,NO rx, voL r. -
4.
50 REGOLAMENTO DI MAN.OVRA truppe non abbiano troppo a soffrire dal caldo e dalla polvere, del rimanente le dette suddivisioni possono anche marciare serrate. La colonna si serra generalmente sulla testa; ma secondo le circostanze anche su di un battaglione qualunque ed al comando: Gua1·d'a voi I Sul battaglione N. N. serrare a N. .. ' pr,,,ssi (Habt-AchÙ Auf das Bataillon N. N. auf N... Schritte -schliessen). I singoli battaglioni _si serrano rispettivamente e quindi al comando: i1la1·che I del briO'adiere si serrano sul battaglione designato. 0 Il passaggio dalla colonna di brigata alla massa d1· briaata succede all'avviso: o Guard'a voi I Sul battaglione N. N. in massa di b1·igata (J-labt- Achlf Auf das Bataillon N. N. in die Hrigade -Mas.;e). Al che ogni battaglione si for ma in massa, e quindi s1 ese/)·u isce il serramento sul battaglione destinato. . n 133. Le suddivisioni ponno a71rirsi anche in avanti, e così pure puossi effettuare ìl passaggio dall'ordi ne di massa a quello di colonna . - Le conversioni, i cambiamenti d i d irezione, l'aumento o la d iminuzione delle, sezioni, ecc., si opera secondo il prescritto dal regolamento d'esercizii , i cui precetti per la marcia di una truppa (3 447) si applicano naturalmente anche al la 1?rigata. J31. Secondo la larghezza della strada su cui cammina }a colonna o. q uella d elle sezioni, la batteria si !or merà per mezze sezioni, se la colonna è formata p~r file doppie; se per pelottoni, essa si formerà per sez_ion_1_; e per mezze batterie nelle colonne a pi ù estese seziom o nelle masse onde non allungar di froppo. la coloòna. _Ciò, dicasi pure della cavalleria.
"DELL'ESERCITO AUSTRTACO
IV. -
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Spiegam enti.
135. Nello spiegamento della formazione di marcia è d a considerarsi: 1° Se si debba marciare in or dine serrato o di battaglia, ed in quale dei va.rii modi di questi due schie" ramenti (vedi~~ 2 e 3) ; 2° Se _deve farsi per ala o per linea di battaglia. Fu g ià detto abbastanza sui motivi e d ifferenze di questi due ordinamenti per ché sieno necessarie altre spiegazioni. Ove il brigadiere non creda di disporre altri menti, la prima metà delle colonne (masse) for merà la prima lin ea di battaglia e relativamente !':ila destra o sinistra., e l'altra metà _d ella brigata formerà la seconda linea e relativamen tè l'ala meno importante nella marcia; 3° Se lo spiegamento debba effettuarsi perpendicolar mente, obbliquamente o sul fianco di essa e di pii.1 nel primo caso, se lo spiegamento debba succeder<, immediatamente sulla testa della colonna, sopra una linea di battaglia avanti o di fianco (la quale può essere in parte indicata dal terreno e in parte marcata), q uindi : avanti, a destra o a sinistra.. 136. Quest~ conversioni, non che tutti qiielli altri provvedimenti ch e si rendessero necessari per i varii casi v erranno espressi dal brigadiere nel comando. I comandanti di battaglione avvertono pei n eces~ari movimenti preparatori onde farli esegu ire possibilmente nel portarsi sulla n uova linea di battaglia, al comando del brigadiere: , Marche! oppure al segnale d'esecuzione. Giunti sulla detta linea, tutte le sezion_i della colonna rettificano la loro posizivne risp,.3tti va sul battaglione di base.
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DELL'ESERCITO AUSTRIACO
REGOUMEN1'0 DI MANOVRA
' 137. G0neralmente n egli spiegam~nti d'una colonna
0
massa d i brigata si osserva quanto p rescrive •il r eo-ola"' m ento per un sol o b attaglione. All'opposto le disposizioni segv,enli dipendono interamente da cfrcostanze speciali, cioè: a) La scelta del modo di forma.zion e, che secondo il bisog no sarà in amendue le linee, o ugual e, o differente (ved i i 24 e 2!:>) e la distanza fra le linee d i battaglia. b} La chsp~sizione della batteria di brigata onde appoggiare lo sprngamento in faccia al nemico; se essa d_obha cioè essere tutta unita su di un'ala, ovvero ripartita frn ambedue l e ali. · È sornm8rnente importante che la batteria occu pi celeremente u_n a _buona posiiione di fianco alle truppe, m °:odo d~ richiamare a sè il fuoco n emico, senza però dar i mpacc10 alla brigata. La cavalleria può util111ente servire a copr ire lo spiegamento. c) Se si debba aiutare prontamente un'avan g uardia mandata in avanti e già impegnata col nemico, facend ola perno dello sehieramento, si dovrà considerar e se convenga operare lo spiegamento all'altezza dell'avang ua rdia., prenden dola p er punto d'appoggio per pot~rla sostenere i mrnantinenti, oppure se si d ebba ordinare ad essa cli coprire la manovra e- la linea di battaglia da occuparsi, per q ui ndi ritirarsi in seconda linea. Non d eve sfuggire al generale il momen to opportuno di d isporre alt ri1~enti di q uesta truppa, che già disimpegnò un grave rn canco, e deve quindi essere serbata per a ltre occasioni. Ciò ch o fu d etto al ~ 96 circa allo sgombi'M'e la fro nte ed al ritirai·s_i d'un corpo di truppe , serve an che per i l caso d8ll'avanguar dia di cui sovra. 138 . Kello spiegamento su di un fianco (in ordine di batt:i.gl ia ~ d estra o sin:stra, la prima lin ea di b attaglia m linea dr masse di divisioni, la seconda in masse di battagl ioni) il b rigadiere destinerà quali i bat.taglioni che ·
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dovranno far parte della prima. linea e quelli del-l a ~econda linea, poicbè in questo caso p uò facilmente avvenire, che per esempio, la t esta d ella colonna, abbia di già olt repassata l'alt ezza della linea di battaglia da occuparsi , e quindi giovi meglio collocarla iu sec:onda che in prima lin ea . 139. Se una colonna di brigata form ata all'ind ietro dovesse spiegarsi, la linea che anteriormente era seconda diventa prima e viceversa. 140. Le comb inazioni per tali spiegamenti sono troppo varie per essere qui trattate diJfosarnente. Le d isposi zioni relative devono piegarsi alle circ.ostanze e scaturire dal sangu0 freddo e dal senno del comandante. Eg li non si deve mai lasciar cogliere alla sprovvista, ma prendere ·tutte le precauzioni necessarie alla sicurezza rlelle sue truppe durante la marcia e se fa d' uopo quelle per lo spiegamen to, calcolandone il tempo necr ssario per ese• g uirlo . Egli non deve nemmeno lasciarsi trasportare da soverchio ardore, non lanciare contro il nernico cclcuna parte isolata della sua brigata, m a aspettare sias i effettuato colla maggior possibile calma ed ord ine lo spiegament o tattico dell e sue truppe, e dare tutte le di,;n0- • sizioni occorr enti perchè il cornbéttt imento sia comtue,sso col comune concorso di t utte le sue forze . In quanto all'av,tnguardia essa dovrà, in ~i rnil i circostame, resistere a tutta oltranza agli assal ti diretti dal nemico contro il grosso, ch e sta operando lo s piega mento, fino a che l'aiiooe conc;cnLrata d t:lla massa possa vulgere le sorti i n s uo favore . La figura x11 mos l rn lo spiegamento d'una sem plice colon na d i brigata. La figura x rn ra ppresenta la stessa manovra in un terreno m ult o frastagliato e eolio scopo d i sgombrare al piit pre:;i,o l a stra,da on de la batteria, irnp,Lcciat a p ossa ent rn,r in azione. Ogni battaglione si porta quindi raturalrnente alla strada ed all'a ltezza della
fi4 R.1;'.GOL.AMENTO DI MANOVRA sua testa di cokinna, e vien quindi .al suo posto in ordine di ·battaglia.
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Sh.ier,1.mento per linea, a déstra avanti (Il battaglione cacciatori scaglionato sull'ala destra.) La 1irima linea. in 1iuea di masse di divisione.
(Continua)
G. G. C.
LAVORI DI TRINCEA
LAVORI DI TRINCEA. CAMMINAMENTO CON ZAPPA l'IENA I SEMPLICE E DOPPIA SENZA GABBIONI RIPIENI
L'onorevole ma_ggior~ del g~nio del Belgio sig. Brialmont, nella cons1deraz10ne che le presenti armi d'artiglieria, negli assedi sovente del tutto insufficiente rendono l'uso al gabbione fascinato pel progredimento de' lavori di t~inee~; in una su~ op~ra intitolata: Studi sulla difesa degli Stati e sulla (0·1 tificazione, suggeriva, in idea, come r imediarvi (1). , D.egli_ appositi esperimenti, in lavori di trincea, furono ordmat1 all'oggetto, ed incaricato il sottosuritto dell'esecuzione di uno di essi; pensò non potersi più avvalere dell'usuale andamento della zappa piena , semplice ~ doppia. (1) Études sur la défen.se cles États et sitr la fortification par A. BmAuJONT. - Paris, 1863, voi. m, pag. 339. '
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Infatti, l'idea del signor Brialmont è d'abolire perfettamente il gabbione farsito; e covrire la testa di zappa, sia doppia che semplice, nel modo seguente. Anzitutto la trincea , 'invece di farla profonda lm,00, egli la propone da Im,50 ad lm,80; ed il camminamento in zappa doppia, preciso di l"',80 (fìg. lbis). Con ciò i primi zappatori possono dirsi al sicuro; e per riparare quelli che sono in seguito, mette un parapetto di terra gettata, al posto d_el gabbione ripieno. A misura che la zappa progredisce, questo parapetto si porta avant.i ; buttando innanzi la terra di esso, che si cava per fare avanzare la trincea. In seguito (1) lo stesso autore propone di abolire le traverse; per la formazione delle quali vi fa d'uopo cli molto tempo, a pausa del lungo cammino che a procurarsele s'è costretti a fare. Egli quindi dà ·l'idea di ottenerle, invece che di terra, mettendo normalmente alla linea di zappa doppia dei travi : che situati accosto l'uno dell'altro offrono l'opportunifa di amma·ssarvi su della terra. Con tal mezzo di tempo in tempo lungo lo andamento della zappa doppia si formano dei parapetti; che mentre fanno l'uflicio Ji traverse, non interrompono il progredimento della zappa in linea retta. Ora coll'andamento sempre usato per il lavoro di zappa piena, sì semplice .che doppia; alloréhè si dovea situare un nuovo gabbione, si faceva rotolare quello fasci na.lo, fino a ehe s'avea lo spazio opportuno. Col nuovo metodo bisognerà pure fare avanza.re · il parapetto in terra, che covre la testa di zappa, e che per più brevità può chiamarsi riparo; per lo spazio necessario ad un gabbione; epperò tal lavoro non è fattibile, come l'altro in brevissimo tempo. Dippiù non potrà tal, diciamo così, camminamento continuo di questo riparo, essere fatto dal (1) Opera citata. - Voi. m, pa.g. 340.
58 LA VOH! DI TR1~CltA solo primo zappatore; chè i1rvece egli deve procurarsi il posto pel nuovo gabbion e da situare. Di necessità quindi ne viene, lo stabilire altri uomini a tale ufficio. Da tutto ciò mutamento nella testa di zappa, e nel progredimento del suo lavorare, e quindi nuovo andamento' di essa. C~n l~ prati~a s_opra-luogo, una al luogotenente sig. Reg1s G10vanrn, s1 stabilì un nuovo metodo di lavoro : diciam così una nuova teoria all'oggetto; e con essa fu ~seguito il saggio, supponendo di muovere rn capitale. . Tal nuovo metodo fu gettato dapprima, come meglio ci parve; ma nel progresso del lavoro, fu modificato; a seconda delle osservazioni che man mano si facevano. Ora io lo sottopongo alla sana critica de' miei compagn_i d:arma, _e ~ae::;t~i; perchè lo correggano o l'approvmo., ove s1 sia statr così fortunati, d'aver incontrato bene.
Zappa piena s1~mplice. 1• La trincea si suppone in parte eseguita g ià con la zappa volante, e profondata fino ad ] m,80 (fi,g. L 2, 3). In testa però ha· già il parapetto P in terra, che fa le veci del g_abbione foscinato, ed esso è per la lunghezza di soli ·3m,_ oo circa: necessari a coprire la testa di '.lappa. Similmente l~ tri~cea in_ corrispondenza degli ultimi tre gabbioni s1tuat1,_non si trova eseguita per tutta la profondità, ma '\ scagl10ni, com~ l'indicano le figure 1, 2 e 3. Ciò perchè da una parte, bisogna tener coverta continuamt>nte latesta di zappa; massime nella consider.azione che una grana~a della piazza può facilmente affondarsi nel parapetto m terra, e quindi distruggerlo, scoppiando. D'altra P~_rte, se lo zappatore che situa i gabbioni, fosse postato prn basso, non potrebbe metterli al posto: 0 almeno ciò gli riuscirebbe di grande difficoltà. 2° Ciò premesso, ogni partita che lavora alla zappa
LAVORJ DI TR,INGEA
piena semplice, ossia ogni testa di zappa piena semplice, si compone di otto uommi: quattro dei quali sono zap1)ator·i, e gli altri quattro servienti. . 3" Si formano essi per due, e prendono dalla destrn il nome di primi zappatori, secondi zappatori, primi servienti e secondi servienti (fig. 4); a seconda c:be appartengono alla prima, seconda, terza o qùarLa fila. Oltre a ciò tutti gli uomini di prima riga prendono anche la denominazione di numeri uno; e quelli di seconda riga l'altra di numeri due . In tal modo ogni individuo è contradistinto da due denominazioni: zappatore o serviente cioè, e dal numero. 4" Complessivamente poi gl'individui della testa di zappa, si chiamano anche uomini della zappa; per distinguerli da quelli, di un'altra partita che lavora; alle traverse che son detti uomini della traversa. 5° Ogni te~ta , di zappa deve essere fornita dei seguenti: utensili da lavoro, cioè: N. 2 Forche. Cucchiaie a manico lungo • l 1 (1) Id. id. corto ) 8 Pale Gravine • 4 Zappe, ed ~n mancanza di queste, altre gravine. 4 6° Tutti gli uomini portano seco una pala ed una gravina, od una zappa. Il primo zappatore numero uno ha anche la cucchiaia a manico corto , mentre l'altro, numero due, porta quella a manico lungo. I s8condi zappatori portano anche le due forche : epperò tanto essi che i primi, giunti al sito di lavoro, depositano sulla b.erma della trincea le forche e le cucchiaie, per servirsene q uaudo occorre. (I) Le cucchiaie a manico corto debbono essere della forma rappresentata dalla figura 5; onde possano ben servire al lol"O scop_o.
LAVORI DI TilINCEA 60 7° Condotta la testa di zappa al sito del lavoro, è fer-
mata dal sergente; è messa al comando dell'uffiziale del genio che dirige i lavori e che è capo-squad1·a . 8° Questi l'avvicina alla testa del cavo, l'arresta, e quindi dà il comando A. posto. A tal comando i zappatori depositano le cucchiaie e la forca sulla berma (fig. 6); e poscia prnndon posto il primo zappatore N. l, in ginocchio sulla risega cd che è detta: bet·ma dei pr_imi zappatori, per distinguerla dalla berma della zappa, ed il N. 2 n el mezzo del cavo ef, amendue all'altezza del primo gabbione g, diggià situato. I secondi zappatori si situano nella trincea già allargata, all'altezza del quarto gabbione; e dietro di essi preudon posto i servienti; ciascuna coppia in corrispondenza di un gabbione. 9° Quando il capo.-squadra vede tutto all'ordine, dà il comando -Allo il braccio; al q uale tutti i zappatori intraprendono il lavoro nel modo seguente. I primi zappatori incominciano a raschiare la terra del riparo; se la fanno cadere tra i piedi, e quindi la paleggiano innanzi a loro. A misura che, lungo la ab, s'hanno procurata una berma di 0m, 10, tagliano il masso del terreno naturale, e fanno avanzare la zappa. Però mentre il N. 1 _a llunga la risega ccl, il N. 2, non cava per tutta la ab; ma in modo che i l nuovo suo lavoro in fondo abbia 0m,60 di larghezza. In tal modo, per questi due individui la zappa progredirà secondo il disegno a tratti. Giova intanto avvertire che i primi zappatori, onde non fare che le terre del riparo vengon giù bruscamente, bisogna che usino l'accortezza di raschiarne la superficie legger:mente, e sempre principiando dall'alto. A tale effetto, quando stimano, usano la cucchiaia, sia,
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LAVORI DI TRINCEA.
dal manico lungo che col corto, come meglio riesce loro il lavorare. 10. I secon di: zappatori approfondiscono la trincea fino ari 1m ,80, e per la larghezza di ab. Essi pe:ò,. ri~iangono lo spazio per tre gabbioni,_ tra loro ed 1 primi zap· patori; giacehè risulta, dall'espenenze che ~ getta~e lontane le terre del riparo., i primi zappatori han bisogno di uno spa.zio libero da 2.m.00 a :2m,30, on_de poter s~r~cciare- liberamente. Quindi, ove i secondi zappatori fan presto a lavorare, e raggiungere la dist~nza or_a detta, tralasciano dallo scavare; ed invece perfezionano 11 lavoro da essi eseguito: e se null'altro resta a fare, stanno al riposo.
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11. I servienti p.vauzano, a misura del cammmare
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secon,di zappatori', senza. però lavorare; se non al coronamento dei gabbioni, come in seguito sarà d~tto. 12. I primi zappatori intanto quando ~an fatto ~rogr edire la zappa per 0m,70, che è lo spaz10 necessano a mettere a posto un nuovo gabbione, sostano ~al fare avanwre il riparo; ed incominciano a preparare 11 posto pel gabbione da situare. Il N. l_ quindi, sia con la cur:chiaia lunga che con tt corta, tira la terra a se _; e la fa venire tra i suoi piedi, o quel li del N. 2. Quest1 con la pala la getta dietro il posto del gabbione da situare, _o dietro il gom ito del parapet.to in terra;_ come meglio stirna:a ben coprirsi. E qui oceorre avvertire che il N. I: nel lavorare devè far di tutto a che la . terra non caschi ad un tratto,' e lo scovra ai fianchi della piazza;yerlocc~1è deve essere accorto, ove tal caso succedesse d1 avvert1re subito il N. 2, che prontamente butta terra, a ricoprirsi; lavorando, se occorre, in ginocchio. 13. Quando il N. 1 crede sufficiente il cavo fatto, alla po3a de! nuovo gabbione; ne avverte, con la voce p1·onlo il posto, il capo-squadra. Questi si assicura della cosa, e qhindi r.;omanda:
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LAVORI Dl TRINCEA
Uomini della zappa, Gum•d'a voi, Al gabbione. Al secondo comando i secondi servienti vanno a prendere un gabbione, e col mezzo dei primi, lo fanno passare al primo zappatore N. l. Questi lo batte prima, col lembo della sua base, a terra; onde procurarcrli una 0 leggiera inclinazione; e quindi, aiutandosi con la forca, lo situa a posto. Il capo-squadra, situato in quel momento, dietro i servienti (1) lo allinea con gli altri già piazzati, e quindi comanda Riempite. 14. A tal comando i primi zappatori cer cano di riempire il gabbione situato con le terre che s i ricavano, sia raschiando il riparo, che facendo avanzare lo scavo; e quando han terminato, il primo zappatore N. 1, avvisa il capo-squadra, con la voce n:empito. 15. Verjficato il fatto, l'ufliziale comanda Sérvienti attenti; Ai fascinotti; Al fastello. Al primo comando i servienti prendono il auar..d'a voi, al secondo depositano accosto ai propri i piedi gli strumenti che hanno:_ e quindi fannò passare ai primi zappatori tre fasci notti da cor onamento, che i secondi s_e rvienti sono andati a prendere; al terzo poi porgono, allo stesso m odo un fastello. Quando l'uffiziale vede che i detti materiali son pervenuti a l primo zappatore N. 1, comanda . Cm·onate. Il primo zappatore N . 1, aiutandosi C'on la forca, e restando sempre in ginocchio, corona prima il gabbione nuovo messo; e quindi, tra questo e l'antecedente, . situa il fastello . Il N. 2 intanto fa progredire il suo la(1) Comunemente il suo posto è dietro i seco1ìdi zappatori.
63 voro, senza alcuna int.er1;uzione; giacchè egli ha più da cavc1;re, che il suo compagno; mentre poi il N. 1, non deve mai essere costretto ad attendere l'ultimazione del lavoro .d el N. 2, p er far progredire il suo; e quindi bisogna t enere la massima cura onde il N. 2 non resti dietro al N. l. Questi intanto, allorché ba term~nato il corona.m ento, e la postazione del fastello, dà la voce coronalo, onde avvisarne il capo-squ udra, il qu,.ale, dopo che si è accertato del ben fatto, comanda Uomini d~lla zappa, G1wrd'a voi, Cambiate. 16. Al primo comando tl1tti sospendono dal lavorare, e stan ferm i al loro posto (/ig. 7'). Al secondo comando, il primo zappatore N. 1 passa secondo serv ient e N.- 2: tutti gli altri N. l, avainzano di un posto: il primo zappatore N. 2 passa a secondo serviente N. 1 , e tutti i N. 2, avanzano come gli a ltri. 17. Il capo-squadra sorveglia, a che ciascun uomo porti seco i suoi strumenti; e soli i primi zappatori , lasciano sulla be,rma le due cucchiaie , e la forca (1) . Quando il carnbiamer1to è ultimato , e ciascuno ha ripreso il nuovo suo posto, il capo-squadra comanda Allo il braccio. Tutti ripigliano il lavoro, e progrediscono con le norme innanzi stabilite. 18. Uo'int.eressante osservazione è a farsi , intorno al la.varo che eseguonu i primi zappatori. LA VORl DI TRINCEA
(1) Il portar scco gli strumenti, se da un lato ha qualche inconveniente, ha per altro molt i vantaggi. lo prima ciascun soldato s'affeziona, direi cosi, nl suo utensile dn lavoro ; e quindi ne ha molta curn, nè mai l'abbandona. In secondo, l 'esperienza prova che, :fin p oca differenza n el hi lunghezza del n:rn.nico di uno strumento, r iesce di qua.Iche fastidio: principalmente tratt,,ndosi di paleggiare la t erra.; epperò facile potr ebbe avvenire, o tn,sgr essione alla r egola di lasciare l'istrumento; o co1~trasto tra gli individui-: dnJ che perdita di tempo, e quel che è più, detrimen to a.I prestigio della disciplina : s.crnpolosissimo in tali circostanze.
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LAVORI DI TRINCEA
Il lavoro che esegue il N. 2, è assai più faticoso di quello eseguito dal N. 1; massime se l'artiglieria della piazza, guasta i lavori di zappa. Il capo-squadra quindi, I nel vedere che in un'ora il lavoro di uno di tali individui è stato as,;ai maggiore di quello dell'altro e che intanto resta ancora molto perchè s'ultimi il còmpito stabilito, dà i comandi Prim,i zappa.to1·i, attenfi, Cambiate.
19. Al primo comando i due zappatori stan fermi al loro posto:. gli altri seguitano il proprio lavoro. Al secondo i primi zappatori cambiano tra loro vicendevolmente; e quando il capo-squadra vede compiuto il movimento, comanrla Alto il braccio, al che i primi za.ppatori ripigl iano a lavorare. 20. Così pure il capo-squadra per fare eseguire il cambiate, a tutti gli ,uomini della zappa; quando i primi zappatori han cam biato t ra loro, comanda Uomini della zappa; Guard' a voi; A posto; Cambiate. Al primo comando, si esegue il prescritto al paragrafo 16; resia~do ciascuno al posto che presentemente occupa. A ripara.re a qua.I che- inconveniente dì tal sorta, non credo snperf!uo fare avvertire caldamente à- quanto segue. . Allorchè si danno gli utensili da. lavoro alla testa di zappa, e principalmen te pale, zappe e picchi; non bisogm1 far portare tali utensili dal parco, e distribuirli agli individui. Invece si -conduce la squadra, gi1~ divisa e numeratà., in prossimità del parco: ad ognun~ s'indica di che utensile deve provvedersi ; e quind i, uno per volta, si manda a prendere ciò che l'occorre. In campo, e principalmente negli assedi la disciplina ha bisogno di esser ten uta. scrupolosamente viva; epperò le ordmanze debbono essere studiate, a prevenire ogni crualsiasi minimo detrimento a lla forza 111orale della milizia.
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65 Al secondo, ove abbisogni, ciascuno rip igl ia il suo posto effettivo, che gli spetta, dopo l'ultimo cambiate di tutta la testa di zappa. Al terzo si esegue come alla seconda parte dd paragrafo 16. ~l. L'uffiziale intanto allorché vede situati quattro gabbioni, col corona.mento di faseinotti, provvede a far coronare definitivamente, con fascine, i. primi tre. A tule effetto comanda Secondi zappat01·i e servienti; G·uard'a voi; Preparale il coronamento. Al primo comando, gli uomini chiamati prendono la posizione. "Al secondo depositano i ferri accosto ai loro piedi; e quindi i secondi zappatori, muniti di forche, lcw_ano il coronamento di fascinotti ; mentre i second i servienti vanno a prendere tre fascine, che portano una alla volta, e che fanno passare ai secondi zappatori. Quando l' ufrizi ale vede tolti i fascmotti, e g iunte le fascine comanda Coronate. I secondi zappatori prendono dai servienti le fascine; una alla volta, la mettono prima a terra, in corrispondenza dei gabbioni da coronare; e quindi, infi lzata.la colle forche, vicino alle estremità, l'alzano e la situano sui gabbioni, in proseguimento delle altre anteriori già sta- _ biliie . Battendo quindi su di esse con le stesse forche, fan sì che le punte dei pi,:chetti dei gabbioni s'intern ino m esse , e le tengon ferme ; epperò fa d'uopo siluare prima la più indietro dell'ordine inferiore; quindi quella d'avanti; ed inhue l'ultima soprapposta nel mezzo del le prime. I servienti intanto dopo aver consegnata la t erz,i fascina, riprendono i fascinotti da coronamento e v: 0110 a deposit.a rli accosto al piede della scarpa della tri 1cea }; NlÌo n:, voi. r. -
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TRINCEA
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LA\"ORI DI TRl~G~A
LA VOJU DI TRINCI?.!
dalla pa.r te dei gabbioni : dove tale scarpa e perfezionata; ed il più prossim o che sia possibile. 22. Allorchè il coronamento è ultimato, il secondo zappatore N. 1, dà la voce coronamento fatto, onde avvisar11e i l ca po-squadra. QL1esti verifica il lavoro, e quindi comanda Secondi zappatori e ser·vienti; A posto; ALto il bmccio. Al primo comando ciascuno riprende i suoi strum ent i da lavoro, ed il s uo posto. Al secondo ognuno ripiglia il suo lavoro.
Zappa piena dop11ia. 23. Due teste di zappa p iena semplice, che lavorano un ite, ad una medesima trincea, formano la zappa pierw doppio,. Solo v'è di diverso, che in questa, a.Ila partita di dcslra i numeri uno sono gl i uomini della riga di destra, ossia della seconda riga : invece che alla p artita di sinistra, sono quelli della riga di sinistra, ossia prima riga. Del resto però le due teste di zappa, agiscono del tutto un irormemente . ~-1. Og 01 testa di zappa doppia, deve essere forn ita d ei seguenti utensili da lavoro, cioè : Forche. N. 4 Cucchiaie a ma'n ico 1ungo » 2 » ') • Id. id. corto Pale • 8 Gravine , 4 Zappe . » 4 Tali ferri sono d istribuiti tra i zappatori, allo stesso m odo che al N. 6. 25. Formata q L1iodi una lesta di Z(tppa piena colle stesse nunnc del N. 3, e con le avvertenze sovraindicate; è
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condotta in prossim ità del sito dove si deve sbo'r.care . Quivi è arrestata, e me:;s'a a ll'ordine dell'uffiziale del genio, che è ca.po -squadra; e questi, per principiare il lavoro, comanda Uomini della zappa; Gu,ard' a voi; A posto pe1· sbocca1·e. Al primo comando gli uomini prendono la posizione milita.re consueta, e restan fermi. Al secondo, i primi zappatori facendo una conversione a sinistra, se vengono dalla si nistra, o a destra se dalla dest.ra, si situano presso la scarpa della trincea rivolta alla piazza., col fro nte ai gabbioni, a distaO'l.ll, l'uno dall'altro di om,70, ed in rnodo che l'asse dello sbocco a praLicarsi stia nel m'}zzo di essi <(ig. 9); cioè in m odo che il primo zappatore N. 2 della zappa di sinisLra r esti a sinistra dell'asse, e prossimo ad es,:,~; il pri mo zappatore N. 1 della stessa ziippa a ~i nistra dd N. 2; il primo zappalo re N . 2 della za ppa di destra, a destra ùell'asse, e ad essa prossimo; ed infìne il primo za ppatore N. I della stessa zappa, a destra del primo zappa.to r-e N. 2 corrispondente. I secondi zappatori ed i primi e secondi servienti marciano avanti, fluo a che i secondi senienti hanno oltrepassato il primo zappatore N . l <lella rispettiva squadra; e quind i facendo un doppio p er fila sinistra (o per fila destra) situati in ordine, rivolgono il fronte all'asse d ello sbocco. In tal modo i second i zappatori ed i servienti della zappa di sinistra, sono piazzati a sinistra d i detto asse, e quel li d ella squadra cli destra , a dest ra; tutti distant i Qm,70 l'uno dall'altro, come dai ri,:pettivi primi zappatori ~ - 1, e gli uni di fronte agli a.Itri, t utti guardando l'asse. I N. 1 sono su di. una st<~ssa. lin ea. eri il ca.po-squadra è situato in direzione del l'a;,se dello sbocco, d ue passi discost.o dalla linea dei N. 2. 26. Quando l' uffizia,le vede che ciascuno è al suo post.o, com~ nda
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I.AVORI Dl I'Rl)lCJU
t,\\'ORI Pl Tllli'\CK!
P•l'epar·atevi per sbocca-re, Prnparate lo sbocco. . Al primo comando i primi zappatori vanno a dc 0 . s1tare ! loro stru_m enti accosto al pi ede de lla scar pa ~d rovesc_io; non ritenendo che semplicemente le forche,
oltre alla gl'av ina ecl alla pa,la che c iascuno avea, una forca per u1•0; che depositano per ora d ietro d i loro: per metterle poi. quando la zappa sarà asanzata, sulle
mun1t1 delle quali, ritornano al loro posto. Al secondo comando i primi zappatori, colle fon;he t olgono il coronamento dei gabbioni che occupano l; sbocco_; e ~onsegnano le fascine ai secondi zappatori dc li~ nspett1va ~quadra, che le fa nno perve:~nire ai secondi serv~enti. Q11est1 vanno a depositarle, o rdinate, accosto al picdP. della scarpa del roYcscio; cd a destra O a sinistra dello sb~cco eia farsi, a seconda che provengono dalla squadra d1 destra o di sin istra.
Si_ pr~ti~a lo stesso pei gabbioni , solo avvertendo che gh ult1rn1 estrem i a levarsi, per Ju sbocco , si r estano a ncora a posto : onde non far che riuscisse guasta la b e l'ma. della _zappa doppia, al suo imboccare . .Essi si toglieranno si sarà a mettere ,a posto la pn· ma , . . po.1 .quando . coppm d 1 gabbiom della zappa doppia . La te_r ra c~duta nella trincea dai gabbioni e dal pa r aµetto, s1 lascia stare dapprima; onde g li uomini potells ero montare agevolmente al lavòr o per sboccare. -A t I ffLt . . . ae e e o 1 pn'.1:1 z_a ppat~ri, quando avrao Jernti j gabbioni e. cunsegnatrl, a1 cornspondenti secondi , vanno a d.epo. Sitare , a ccosto al piede d ella scarpa ciel rovescio J forehe; e munitisi di graviue e di pale si occupan; :-;p1nnare quella terra, rn modo da presentare uno scagl'.onc; di cui il piano s uper iore stia per Jm,OO, 0 poco prn, sottoposto al terreno naturale. Allorcbè poi il lavo, l ' . . IO 1 t' l prnrn zappatori anà acquistata la profondi tà dovuta q ur.l la t er_ra si_ fa m ettere sul rovescio della paral le la, la \'Oratori ordrna.ri .
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'27. Quaudo il capo-squ<1dra stimera· u Jt·imat o Jo ::;pian a m ento sur.;cit,ito, coman derà.
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Prim·i zappa tori; a pnsto; Sboccale. Al primo comando tutti i primi zapp?.tori prcnduno,
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riseghe. R iprendono quindi il posto, in modo analogo a quello che avevano prima d i togl iere i gabbioni . Al comando sboccate, essi primi zappatori incominciano a fare avanzar e il ripa1·0 d i Om ,lfl i11 Qm,lQ; t agliando contemporaneamente il terreno naturale, secondo la direzione dell'asse della zappa doppia, anche di Om,iO per vol ta; allo stesso m odo che pel cammiuamento della zappa piena semplice. Però i N. 1, lasciata u na berma di om,50 dai gabbioni, lavorando in ginocchio, e::eguono un eavo larrro Om,60 e !)rofondo Om,80; e badano a tao ; g liare il terreno colle i::earpe, dal la b ase egual e al .terzo dell'altezza, sui laterali della zappa; mentre dal lato del riparo la fanno quanto meno inr.ìina!a l'è permE>sso dalla q ua lità della te rra che ;;i taglia. I numeri due incom;nciano pure a lavorare in ginocchio, e poi van radJrizzandosi, a misura che la profondità del cavo lo pr~rmette loro: mantenendoli coverti dai fuochi della piazza. fn tal modo eseguono un cavo profondo Im,:W, e largo per tutto il rimanen te della zappa doppia; badando di dare al cavo la sca.rpa di I t3 da i lato dei N . 1 ; e come q ues t.i, d i quanto si può, dal lato del riparo . Le t,3rre che questi primi zappatori ricnY<1no dal taglio, sia d e l t erre no naturale, elle del r iparo, la. gettano innanzi a questo; epperò dovranno avere l'accortezza di raschiare leggermente la i::uperfìcie di detto r iparo, cominciando sempre dalla sua cresta, onde non fare che la terra. di esso venghi giù bruscam ente, e li resti sco v erti. Essi intanto, appena s'hanno procurata, raschiando, conveuiente q1iantità di terra, ma no n tanta che im pacd
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LAVOR I D I- Tl'I NOIU
loro stare, principalmente r iguardo ai fnochi nemici ; alh pala, come ora è stato accennato , la-gettano innanzi al ri paro: e così ridanno ad esso, a brevi intervall i, le dimensioni che prima aveva, Il capo-squadra s0rveglia continuamente a che gli uomini stiano coverti ; ed ove vede che il loro lavoro progredisca l8ntamente, a causa del fuoco della piazza, fa cambiare, come appresso sarà ind icato, i primi zappatori per non affaticarli troppo, mentre il resto della squadra è al r iposo . Allorchè intanto ciascun primo zappatore N, 1 avrà fatto avanzare il cavo della zappa, per Om,70 in seguito al gabbione situato , ne avverte il capo-squadra colla voce: zappa di destfo (o sinistra) finito . 28_ L'uffiziale rettificherà il lavoro del primo zappatore N. 1 che ha dato la voce, e qua'l1do avr à lo · stesso avviso dall'altro N. 1, di cui similmente esaminerà l'eseguito: darà il comando Preparate il posto . I primi zappatori N. 1 allora, sempre in ginocchio, colla cucchiaia corta , procurano cl i ricavarsi il vuoto, pel nuovo gab bione a situare, in seguito cli quello che g ià è a posto . A tale effetto tirano la terra da levare, e se la gettano tra le ginocchia, o dietro , procurando qui ancora, di raschiare leggermente la ierra del ·parapetto laterale e del riparo: onde esse non vengan giù ad un t ratto, e li restino scoverti all'ini mico. Epperò ove accadesse che per una circosLanza qmdunque, un N. 1 non si trovasse più coverto, si tira s ubito indietro, sempre in ginocchio, e prontamente ne avvisa il r ispettivo N. 2; che celeremente getta la terra necess~rirt a rifare il parapetto : facendos i anche a:iutare, se occorre, dal N. 2 dell'altra partita. In tal modo prosegue il lavoro, eseguen io un vuoto circolare che in basso ha Qm,70 di diametro: che è lo spa~ zio necessario a poter mettere a posto un nuovo gabbione. j[
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29. Quando 11 N. 1 ha ultimato tal vuoto, ne avvisa il ca po-squadra con la voce : zappa d-i dest1·a (o sin·istra), 7»·onto it posto. L'uffiziale r ettifica il lavoro e q~indi co manda Zappa di destra (o sinistra); Guard·a voi; Al gabbione (1). Al secondo cowando il secondo serviente N. 2, della squadra indicata, va a prendere un gabbione ; che, col mezzo degli altri uomini della propria squadra , lo fa passare al rispettivo primo zappator e N. 1. (Juesti lo batte prima, col lembo della sua base , a terra ; onde procurargli una leggiera incli oazione; e quindi, aiutandosi con la forca, lo situa a posto . Il capo-squadra situato in quel mentre, dietro i servienti, lo allinea sull'altro già a posto; e quando , crede che vi sia, comanda R:iempile. I primi zappatori, della risp~ttiva partita, cercauo, a tal comando, di riempire quanto più prontameDte possono il gabbione situato; e ciò fanno mcrcè le terre che si ricavano facendo avanzare sia il riparo che lo scavo; e quando il primo zappatore N. l vede che han ter minato, ne avvisa il capo-squadra, con la voce t·iernpilo . Verificato il fatto, l'u{fìziale comanda Squadm di destm (o d·i sinistm), se1·vienti attenti, Ai fascinotti, Al fastello. Al primo comando i servienti, della squadra indicata: prendono il guard'a voi. Al secondo, depositano gli strumenti che hanno vi cino i proprii piedi; e quindi fanno pa.ssar e ai primi (1) Qui potrebbesi citare il N. 13: ma poichè questo lavoro, diciamo cosi alla B-r-ialmont , si esegue solamente alla zappa piena doppia ; e quella. semplice, si è messa come per prolegomeni; C-Osì ora si descrive il lavoro della postazione di un gabhiot1e per disteso, e come se l'altra non fosse ù etta ta.
l.A \'OHI DI 1·R1~CF..\ LA VORl Dl TRl~ CE.\ 7'2 z11ppatori tre fascinotti da coronamento , ch e i servienti sono andati a prendei·e. Al terzo comando poi, porgono allo stesso modo un fastello. Quando l'uffiziale vede che i fascinotti son pervenuti al primo zappatore, comanda Coronate. Il primo zappatore N. l, a iutandosi con la forca, e restando sempre in g iuocchio, c01;ona prima il gabbione nuovo messo; e quindi, tra questo e l'a ntecedente, situa il fastello . Il primo zappatore N. 2 intanto fa progredire il suo lavoro, senza alcuna altra i nterruzion e; giacché egli ha p iù da cavare che il suo compagno; mentre per contro il N. 1, non deve mai essere costretto ad attendere la ultimazione del lavoro del N. 2, per far progredire il suo ; e quindi bisogna t enere la massima cura, onde il N. 2 n on resti d ietro i l N . 1. QLiesti intanto, allorcbè ha terminato i l coronamento e la postazione del fastello , dà la voce: z apµa di destra (o sinist1·a), cornnato; onde avvisarne il capo squadrn: il quale attende lo s tesso avviso dall'altra zappa , e quindi dà gli ordini pel proseguimento del lavoro. 30. Il rimanente si esegue come per la zappa semplice; osservando che il cambiale vien fatto tra gli uom ini di una stessa squadra: tanto se riguarda per quello descritto al paragrafo 16, quanto agli altri 18 e 19. 31. Quando i pnm i zappatori han situato a posto, due n uovi gabbioni, e li hanno coronati; il capo-squadra , d opo fatto eseguire il cambiate del paragrafo 16, fa en trare a lavoro i secondi zappatori; i quali proseguono il Juvc;ro, nello stesso modo che è detto al paragra fo 10. Allorché l' uffiziale v ede qL1attro gabbioni , p er ogni lato, coronati con fascinotti; provvede al loro coronamento definitivo. A tale effetto fa eseguire quanto è prescritto ai p c.rag rafi 21 e '.U, per la zappa piena sem-
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plice, aVYertendo che i scconcti zappatori N . 1, nc1l'avvisare che han term inato il ri spettivo coronamento , debbono dar la voce: zappa d-i sinistra (o dçslra), coro-
namento f alto. L'uffbale capo-squadra attende che tutte le due partite ahbiano ultimato, e quindi dà i comanui per riprendere il lavoro . . Quando la zappa doppia è avanzata per 10 metri, ossia quando essa presenta situate a posto quind ici coppi e di gabbioni , compresa quella d ella parallela; allor a l'u f~ fìziale fa tralasciare dal tagliare le berme sulle quali muovono i primi zappatori. A tal fine quindi i secondi zappatori N. l profondano solamente il cav0 fatto dai prim i zappatori N . 2 ; e stanno in riposfJ quando n on banno più lavoro da eseguire. A misura che poi la testa di zappa avanza, gli uomini si situano per due; cioè dopo i secondi zappatori N". 1, i rispettivi N. 2: quindi i primi servienti N. l: in seguito i rispetlÌ\·i N. 2: e così proseguendo. Tra ogni coppia vi sarà la distanza di 0m,70; cioè ocrnuna di essa cercherà d i star situata, in linea con " una coppia di ga bbioni. Le berrne rimaste serviranno poi per la costruzione della traversa : come in seguito vedremo. ELIA C.o\TANZATHTI
Capita-no del genio al 1• 1·cg9imento Zappatori.
(Con tinua)
75 che tengonsi annualmeute presso la scuola d'applicazione di q uel distinto corpo di stato maggiore s ull a materia medesima che poi fu chiamato a qui professare. Il successo, come era bene attendersi, giustificò l'opportunità della scelta; giacchè negli esami dagli a11iev1 del 2° an no di applicazione sostenuti nel decorso giugno, ben si potè vedere quanto proficue siano state le lezioni loro impartite dal capitano Mazza, e come qnei:iti abbia saputo egregiamente- soddisfare al non facile suo còmpito. Ora, pensando io ch e la felice innovazione introdotta nel programma della scuola d'applicazione allo stato maggiore non può non interessare i lettori della Rivista mil'ilare, e che non riescirà certamente loro discaro di conoscere, sommariamente a(meno, i varii punti di legislazione e ammin istrazione m ilitare, svolti dal capitano Mazza, rni propongo di qui brevissimamente riassumerli. E prendendo poi atto di questo primo passo fatto nell'ammegliamento del programma anzi accennato, ne farò prima notare l'importanza, e verrò poscia accennando alle altre modificazioni che sar ebbe desiderabile vi venissero prontamente arrecate, onde m etterlo all'altezza dello scopo pel quale la scuola d 'applicazione allo stato maggiore fu istituita. Quanto sto per esporre è dovuto alla gentilezza del capitano Mazza, il quale permettendomi di esaminare il complesso delle lezioni da esso fatte nel decorso anno scolastico, mi mise in grado di presentarne ai lettori il riassunto. UNA PAROLA SUL PROGRAMMA' DI STUDI
UNA PAROLA SU L
PROGRAJvfl\ifA DI STUDI Pf;R GLI
ALLIEVI DELLA SCUOLA D'APPLICAZIONE ALLO STATO MAGGIORE
Alle differenti materie che formano oggetto di studio . pei giovani, uffiziali ammessi alla scuola d'apphcazione dello stato maggiore, venne, non ha molto, con sao·o-io d iv isamento, aggiunto un corso di legislazione ed ar:::iinistrazione militwre. S iffatto insegnamento, che colmò una delle lacune che la?1en_tavansi n el programma della nostra scuola d'applicazione, ven?e affidato al capitano di stato maggiore, barone Mazza, _11 quale delegato in missione a Parigi lo scorso anno, v1 aveva appunto frequentate le conferenze
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SUL PROGRA~n!A DI STGDI
UNA PAl1OT_;,I.
I.
Programma delle !elioni di legislazione cd amministraziono militare. Il programma svolto dal capitano Mazza si riassume ne' quattro punti capitali seguenti: 1° Legislazione fo ndamentale del r egno; 2° Amministrazione generale del regno; 3° Leg islazione m il itare; 4° Amministrazione militare; Ampissimo programma, a trattare il quale in modo da r ispondere allo scopo che da esso il m inistero rip1~0mettevasi, era necessario di saper dare alle !<ingole parti di esso il voluto sviluppo e non più; oltre l a d ifficoltà della materia, non era il minore degli scogl i quello della giudiziosa economia nel trattarla . Il capitano Mazza, caìcand<;> le traccie di esimi( scrittori, come sarebbero i Berriat, i Ballyet, Oclier, Vancbelle, ecc. , valendosi di qnaoto aveva appreso al corso di Parig i, e della pratica propria, seppe abilmente districarsi fra tante difficoltà. E affinchè lo svolgimento del suo programma non si riducesse alla semplice esposizion e d i pratiche legisla tive ed amministrati ve, fece vi precedere le idee generali dell'origine, storia, filosofia e de' pr incipii del diritto, accennando e defbendo le due grandi suddivisioni del dirit to, cioè il rifritto 1·azionale ed il dfritto pos'itivo. Così per logico e scientifico processo analizzando il . diritto positivo, ne passò a rassegna le grandi sue sundi visioni, cioè il diritto religioso, il dfr·itto pubblico sia inte,·no che internazionale, e il diritto privalo comune e speciale pei militari e per la gen te di mare. 11 diritto pubblico intemo vi fu trattato sotto il triplice
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suo aspetto politico, penale ed amministrativo; quello internazionale ne' suoi rapporti di pace e di guerra. Quanto al dir itto interno politico il capitano Mazza non si limitò, per quanto riguarda. l'Italia, a tracciarne lo stato presente, ma risalendo al 1848, ne enumerò, e e seguì le successive trasformazioni fino a' nostri di. Così ebl>e esaurit.a la prima parie del prefissasi pro-
gramma. Anche nella seconda parte, Amministmzione gene1·alc del ?'egno, l'insegnamento premise alcune brevi ed acconcie nozioni generali sul dirit.to amministrativo, facendo così conoscere a' suoi ascoltatori quali principii reggano le arnrniuistrazioni ùegli stati civili in ge1:eralo: Passando qurndi a,1 caso concreto e sfiorando gh altn rami del servizio ammioistrat.ivo, si trattenne invece sull'orrranamento finanziario del regno, esponenJo le sorgenti ~arie de' redditi dello Stato, contribuzioni cliret:e ed indirette, mooopoli i governativi, post.e, telegrafia eleLtrica, mezzi di trasporto, ecc., nonché i modi con cui questi redditi sono percepiti ed amministrati. Infi~e chiuse la seconda pane con alcuni ricordi di economia p olitica e di sLat.ist.ica in genere , ma più particolarmente della statist.ica militare d'Italia; parte quest'ultima per se stessa troppo importante per figurare quale semplice incidente in altra materia, e l:he io, come vedremo più. innanzi, vorrei che la si trattasse più estesamente. La legislazione militare venne dal capitano Mazza classificata in : costitutiva della forza pubblica, legislativa pi·opriamente della, e legislazione regolamentare. Riguardo alla (01·za pttbblica ne dimostrò a nzitutto la necessità che dessa vi sia; quindi ne determinò lo scopo pel tempo di pa~e e di guerra, dichiarando come suo dovere sia di procw·ai·e in ogni caso la sicui·ezza e la gmndezza della -nazione. Tra~tando la pnrte legislativa, prn1n·iamr-nte della - quella
79 fabbricati e~ariali e mu iicipali applica.ti ad uso militare, sia con obbligo di manutenzione a carico dell'amministrazione militare s tessa, sia senza. In questa parte v enne pure tratta~ delle servitù militari, e del servizio at~ministrativo delle direzioni del genio militare ; 3° F1 nalm én te j O risorse mobilia,·i, cioè il materiale mobile, come a.rroi, munizioni e carreggio da guerra, cavalli, materiale di difesa e d'amministrazione e simili. Qui venne pure fatto cenno d el ser vizio amministrativo delle direzioni t erritoriali e di altri stabilim enti dell'artiglieria . Passati cos't a rassegna i m ezzi amministrativi, si venne alle r egole di esecuzione amministrativa, 1~ q~ali so~o determinate da leggi , decreti , regolamenti , c1rcol~,n , i struzioni e deliberazioni, e ch e però riguardano la dire zione e l'esecuzione del servizio, la contabilità ed il pagamento delle spese; qu~nd~ ~i passò a~ co1:t1·ollo tanto amministrativo quanto g1ud1z1ario e leg1slat1vo. A questo si fe0e seg uito la p nr~e eh~ -~once1:n~ la ~o~ stituzione e l a gestione dei diversi servlZl amm1mstr~t1v1 cioè delle sussistenze, di v estiario ed armamento, d1 alloggiamento e casermaggio, di r imonta, d'i acc~m.pame_nto e degli speda li; chiudendo finalment: _l a1n1~imsl:·azione pel tempo di pace col sistema d'ammrn1straz1one interna dei varii corpi e stabilimenti. . . P er ultimo all'amministrazione del tempo d1 pace s1 fece succedere quella pel tempo ·di guerra, colla quale fu chiuso il cor so d'istruzione del capitano Mazza. Nè pero qui ebbe realmente fine il còmp~to d~l docente e degli uffiziali addetti alla scuola, giacche onde questi trar potessero dalle le,.ioni , che ho ~reve?1_ente compendiate, una pratica u~ilil~ , sono tenuti a _visitar~ i principali stabilimenti ~ilt.ta~1- e r edigere su ~1 que~t1 circostanziati rapporti, 0131 lt:n1t1 che da appos1t.o pt ogramma. vengono prefissi per o_g? i stabilime nto. . Dalla troppo 80 rnmaria esposlZlone da me fatta del co1s0 SUL PROGRAlDÙ DI STGDI
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UNA PAROLA
cioè che riguarda il comples~o delle istituzioni militari di uno Stato - passò a rassegna le instiLuzioni milita ri delle principali potenze d'Europa risalendo pure ai principii che in d iverse e poche le regolarono, e addimostrandone l e relazioni colle con dizioni politiche del paese rispettivo. Più ampiamente poi vennero esaminate le nostre istituzioni militari mettendone in luce il carattere loro em in entemente nazionale, la dipendema del n ostro Jirit.to :pubblico, il loro rapporto colle altre istituzioni civili e colle condizioni economiche dello Stato, i poteri che devono concorrere a farle funzionare, e tessendone la storia fino al 1860. Nella parte regolamrmlcwe poi di questo capitolo v enne spi egato l'organamento amministrativo dell'esercito, e i suoi rapporti coll'ordinamento tattico; si pasaò quind i a11a disciplina ed ai mezzi di crearla e man tenerla, alle leggi sullo stato degli uffeziali, a quella dell'avanzamento, e per ultimo alla legislazione penale militare. Quarto capitolo fu, come dissi pi ù sopra, quello d ell'am:ministm~ione miZ.ila1·e, sia 1Jel tempo di pace che pel tempo di gu.e-rra. In esso il- capitano Mazza fece anzi tutto n otare qua li rapporti leghino l' amministrazione militare con quella gen erale del r egno, e ne precisò lo scopo <li cendo che essa de ve prevede1·e, p1·ovvcdere, eseguire e 1·ender conlo. Ne esamina quindi il personale d elegato per la p :trte direttiva, per l a. esecu-tìva e p er quella di controllo, d eclinandone le rispettive attribuzioni e responc;abilità, e facendo pure osservr,.re s iccome il m in istro della g uerra, r appresentante dell'esercito verso il potere legislativo, sia il primo agente responsabile dell'anùcrrnento comples~ sivo dell'ammini stra.zione militare . All'esame del personale fece seguito quello de' mezzi d'amrninistmzione, distinti: 1° In risor·sc finanzia1·ìe, ossiano i crediti varii accordati dal bilancio annuo della guerra ; 2° In -risorse immobil-iari, o~siano i t erren \ e
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I
SUL PROGRAMMA DI S'l'UDT
UNA PAROLA
di legfalazione ecl amminislmzione militMe; bencbè tutta non a.ppaia la fatica del l'egregio capitano, appieno p erò è , dato scorgere quale vasto dominio eserciti l'amministra~ ,.,ione sul complesso di un'armata, e conseguentemente.. l' utilità e l'importanza di questo ramo d' istru,.,ione per. l'uffiziale di stato maggiore; il quale, come orga no im ~,. mediato e agente princi palissimo del comando , trovasi perciò in frequen ti e svariate relazioni colle diverse au- · torità politiche. ed amministrative. ' Nè inopportuno mi parrebbe éhe ad un corso di. ana~ , loga natura fossero eziandio assoggettati gli aspiranti alla carriera amministrati va nel corpo della intendenza ; militare. Comùnque sia, si creda o non di estendere ad altri fu nzionari mi]itari istruzione siffatta, sarebbe pur sempre d esiderabile ed utile che :il corso professato dal signor · capir.ano Mazza venisse fatto cli pubblica ragione , apportandovi quelle m odificazioni ,· a umenti e correzioni che l'autore stimasse opportuni. Con ciò si - arricchirebbe fa nazionale bibliografia militar e di un' opera, di cui t.uttora difettasi, malgrado che la parte dell'amminislrn.zione militm·e tanto ' del tempo pace quanto di guerra sia stata, '' non ha guari, trattata arnm aestrevolmente da,l marchese . Cibo-Ottone; il quale preferì però attenersi alla parte di ·. im mediata e pratica utihtà, anz1chè r isalire alla parte ," ast ratta e speculati va, senza entrare n ella legislazione e-' nella amministrazione generale d_el regno.
l
di
II.
Altre utili mollificazioni da inlrodursi nel · programnrn generale di ·, studi 11er gli u!fiziali della scuola d'a11plicazioue · allo stato maggiore. . La eccellenza dell'aggiunta fattasi Ùel passato anno a l
\
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corso di studi della scuola d'applicazione allo stato magg iore, de'Jla quale finora ho parlato, ne fa, come dissi , desiderare che altre utili modificaz-ioui 1~ facciano seguito. -Un programma di studi per essere razionale deve stabilirsi in base alle attribuzioni ed a' servizi del corpo al quale esso v iene destinato. Le attribuzioni del corpo di stato maggiore, q uan tunque · non siano esse per anco precisate e definite in modo assoluto e, direi, uni versale per gli eserciti tutti. delle nazioni civili, sono però ben precisate presso le sin goli nazioni e negli eserciti rispettivi. Così nell'esercito nostro, l'uffiziale di stato maggiore, se in attività di servizio, sia in tempo di pace che di guerra, non può trovarsi se non• in una delle seguenti quattro posizioni, cioè: A) O p resso le truppe, cioè addetto ad un comando generale di divisione e di diparti mento o corpo d'ar• mata; B) O comandato pei lavori geodetici o topografici in u na delle provincie dello Stato; C) O all'ufficio superiore del corpo in Torino; e q uivi_ applicato all'ufficio tecnico o a q nello militare; D) FiMlrriente in missione all'estero; Il programma degli studi da compiersi dagli uffiziali ammessì alla scuola d'applicazione abbraccia le seguenti materie: · Pel primo anno di corso : . Complemento d'algebra ; Geometria analitica; Geometria descrittiva ; · Arte militare (org anizzazione degli eserciti); Fortificazione camp~le; Topografia ; Disegno topografico ; ANNO
rx, voi. r. -
6.
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UNA l' AltOLA
IWL PROGRAllOU. DI STUDI
Letteratura francese ; Equitazione. P el secondo anno di. corso : Arte militare (tattica e strategia); Amministrazione e legislazione militare; t Fortificazione permanente ; Tr.igonometria sferica ; Geodesia; Equitazione; Ora, codesto programma per quanto ben ideato _ed esteso, basta esso forse a mettere l'Llffiziale ché J'ab,bia compiuto con frutto, in grado di attendere e soddisfare alle molteplici attribuzioni le quali lo aspettano, a corso finito, in quella qualsi~si delle quattro posizioni dianzi accennate che gli toccherà in sorte? - Non esito a rispondere che esso non basta ancora ; e a convalidare il mio asserto propongomi di partitamente esaminare quali siano i servizi diversi che incom bono agli uffizi ali dL stato maggiore per ciascuna delle g ià nomina.te posizioni.
codesti ,servizi, si hanno, troppo inc0mpleta.meote però: 1° Dal regolamento pel corpo di stato maggiore 1833; dal regolame:1to pel servizio delle truppe in.J campagna e per quello nelle d ivisioni e piazza; dall'istrnzione sulle operazioni secondarie della guerra; dall'istruzione 1858 sul servizio degli uffiziali di stato maggiore in tempo di guerra; infine da altre istruzioni o disposizioni del miQistero della guerra, le quali danno più particolarmente norme di carteggio e servizio di cancelleria. z• Dall'uso e dalJa pratica locale o individuale. Di siffatte materie non è parola nel programma di gtudi per la scuola d'applica,.ione - se non che f9rse quale semplice incidente nello studio dell'arte militare , per cui l'uffi.ziale che da detta scuola transita al corpo, è completamente nuovo, per quanto si possa essl~re distinto nel corso, al servizio che può essere chiamato a prestare presso i comandi generali sia in tempo di pace che di guerra; servizio il più importante fra. quanti gli ponno toccare. lri certe contingenze per sapere come regolarsi egli sarà costretto a compulsare un fascio di r egolamenti, circolari e simili, senza polere ben soventi trarne luce ed istruzione sufficiente. Nè mi si dica che il buon senso può supplire alla deficienza dell'insegnamento e della esperienza in tale mat~ri_a; ~ questo un vecchio pregiudizio, dannoso agli ind1v1du1, . che facendo assegnamento sul proprio buon senso, si dispensano dal procacciarsi quelle cognizioni regolamentarie delle quali hanno tanto bisogno, e dannoso poi al r egolare, retto ed uniforme procedere del servizio. Il buon senso deve presiedere alla diritta interpreta.zione delle disposizioni, affinch è ad esse conforme ne riesca l;applicazione, ma Je disposizioni stesse e le norme d'applicazione non si devono ignorare. Un insegnamento adunque su questo ramo capitale del servizio dell'uffiziale di stato maggiore, dovrebbe fare
A)
Servi.zio dell'nffi.zi'.cile di stato maggiore ciddetto ai comandi generai-i , convparato col programma il!i studi.
li servizio che prestano gli uffiziali di stato maggiore. presso i comandi generali e ; più particolarmente in guerra, presso i quartieri gen èra.li, può riassumersi in : Servizio del quartier genera.le; Servizio di cancelleria.; Servizio presso le trurpe. S ervizi questi così complessi che, ' se declinare se ne volessero tutte le differenti incumbenze ad essi attinenti e ben precisarle, vi sarebbe da farne certamente un . µ ru::;so volume. Ma (J tLcsLo v ol ume non esiste, e le n oùne che regohmo .
.
)
·,
.A.,o,o 1x, ·rol.
1. -
6*.
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UNA PAROLA
parte integrale del programma di studi per la scuola di applicaziqne, con che, oltre all'istruire gli uffiziali nei primi e più elementari doveri loro, si conseguirà il vantaggio d i potere addivenire alla compilazione di urt !Wa- .· n:iale sulle attribuzioni varie dell'uffiziale di stato m;g- , g1ore presso le truppe, e norme per soddisfarli ; manuale del quale ogni giorno più si fa sentire la necessità . Nè ciò basta. In altro punto ben importante è deficiente i I progra~rn1a in_ questione, se lo si considera come istradamento dell·uffizia1e al servizio appo un comando generale. Infatti potrà egli un uffiziale nuovo promosso nel corpo d isimpegnare con qualche sicurezza il servizio di piazza d'armi, se in pa9e, e sul terreno di manovra., se in guerra, senza essere istrui to nei r egolamenti d'esercizio delle. tre armi? E perchè una siffatta istruzione, tanto capitale, · non farà essa parte del corso di applicazione, siccome già lo era pel corso dell'anno 1850-51 ' quando si istituiva appunto e si sperimentava. il corso stesso? I regolamenti di esercizio di fanteria, cavalleria eJ artiglieria adunque, largamente insegnati senza scen. dere a quei minuti particolari che, indispensabili all'uffìziale dell'arma, sarebbero superflui per quello di stato maggiore , - soccorsi da sani commenti che diano una g iusta idea della natura, esecuzione ed impiego delle varie evoluzioni, - confrontati coi regolamenti delle altre p!'iocipali potenze; dovrebbero essere oggetto di stud io obbligatorio pe' giovani uffiziali che aspirano ad essere ascritti al corpo di stato maggior e. B) Ser·vù,io dell'iif'fiziale cippliccdo a lavori geodetici o topografici, · in relazio11e col prograniinu di studi.
Sotto qùesto rapporto il programma della scuola d'apph(;az10uc: è veramente soddisfacente: il corso teorico di LopJgrafica e dì geodesia, seguit.i al fine dell'anno da
85 una ben d iretta e non breve applicazi0ne ai terreni svariati, accompa,gnati da un continuo esercizio d i disegno topografico, sono me'zzi più ehe suffieie_n ti per mettere l'uffiziale allievo della scuola_ in grado di hen dif'-i'mpegnare questa parte del ·suo servizio, vi venisse egli pur anco comandato appena ultimato il _corso.· Forse a · questa parte di studi potrebbe con vantaggio venire aggiunto il diseqno di paesaggio , utile in talune operazioni topografiche e specialmente nelle levate nelle . n ostre Alpi - 0\'8 senza il conc_o rso del disegno d i paese, difficilmente si p9ssorio rappresentare con un certo qual effetto quelle imponenti masse di roccie e dirupati scoscendimenti, che a rappresentarli sul piano più non servono le curve ·orizzontali o linee di livello-quantunque il periodo assegnato al corso non consentirebbe per la sua brevità uua ta1e aggiu nta; la quale poi si farà rneno necessaria quindi innanzi, essendochè rnohi tra gli uffizial i della seuola d'a.pplica1.ione perverranno rlai col legi militari, dove il disegno di paese - da qua nto m i fu detto - è st,udiato dalle tre classi con amore e profitto . SUL PROG1\A~fMA Dl STUDI
. 1
C) Attribu,? ioni dell'iiffìziale addetto all'itf/frio swperiore del corpo,
_ in rapporto se11vpre al progrwmna di stmli.
'
L'uffiziale all'ufficio su peri ore ,Jel corpo è desti nato o all'ufiicio tecnico o a quello militare. L'ufficio tecnir,o si compone d i due sP.zioni, c1M: Sezione calcoli, in cui l'uffiziale applica.tovi ha l'incarico di raccogliere i risultati dei lavori di triangolazione che vengono inviati all'uffizio dal personn le occnpato in lavori geodetici, e di procedere qu indi nl calcolò dei triangoli, d elle coordinate ed altitudiui dei verti ci e loro posiziqne geografica, ecc. · Sezione topog1·à,fi,ca, in q uesta gli uffizial1 avrebbero per incarico l'esecuzione grafica di carte e piani e la dire-
86 U1'A PAROLA ziooe di simili lavori, non che la collaudazione degli strumcnt.i topografici e geodetici che si acquistano per conto del corpo. Però all'esecuzione grafica o copia di carte e piani vi C..)ncorre in maggior parte il persona.le dvil e del corpo, siccome sua u ni ca attribuzione. . Per lo srec iale servizio presso la sezione tecnica il corso d' applicazione attuale è soddisf,1ciente completamente e non ha bisogno di modificazioni . Altrettanto non può dirsi per quanto concerne agli incarichi molteplici e importantissimi ai quali può essere chiamato l'utiiziale addetto all'uffizio militare. In tale posizione egli può esser chiam<i.to : a) A raccogliere e ordi-uare le memorie riflettenti la statistica m ilitare de-I paese. - b) A raccogliere e ordinare i documenti concernenti l'organamento ·dell'esercito, le istituzioni militari del regno, i mezzi di difesa del paese e le r isorse disponi bili in caso di guerra. e) Compilare, a richiesta del ministero in caso rli probabi le guerra, gli ordini p rimitivi di battaglia, d ell'esercito mobilizzato, i progetti di grandi concentramenti e di dislocazione generale delle truppe. d) Compilare, coll'aiuto dei documenti autentici raccolti n ell'archivio milita re del corpo, la storia delle campagne e degli avvenimenti militari del paese. e) Compilare memorie e studi sulle g uerre contemporame di altri Stati. {J Raccogliere docllmenti e notizie statistico-mi litari intorno alle prin cipali potenze d'Europa, e a quelle specialmente che confinano collo Stato, o colle quali si presume di aversi a trova.re pr1::sto in istato di guerra . gJ Tenersi al corren te e prender e nota d elle modificazi oni e di perfezionamenti che tuttodì si vanno introducendo n ei diversi eserciti, facendo lo spoglio dei periodici e delle diverse pubblicazioni mil itari che vengono prodotti all'estero.
SUL P.ROGRA~nIA DI STIJDl
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Le quali occupazioni possono riassumersi in : Lavori statistici ; di informazione; di storia e d'arte milita.re. Per trattare convenieotementr, tanti e cosi varii ttrgomenti, richiedesi, a mio avviso, oltre la conoscenza delle materie prescritte dal programma, quella pure delle linguP. tedesca cd inglese - non parlo della pr0pria e della francese - e di avere fatto un corso conveniente e completo di geografia e storia militare e di statistica. Quanto si pretende per l'esame di ammessione alla scuola d'applicazione circa al le lin gue tedesca od ingkse e alla storia e geografia, è t roppo lontano dal rispondere alle necessità alle quali andrà incontro l'uffizialc nuovo promosso nel corpo; e ciò per parf'cchie ragioni. E infatti, in primo luogo se l'es11me d i lettere italiane e francesi è obbligatorio, quello (li tedesco e di inglese è facoltativo, e non è un fattore del coefficiente di idoneità; in secondo luogo l'ernme di geografia e storia si li mita alle nozioni generali, e può t utt'al p iù consiòor arsi come preliminare e sufficie1Jte p r llo studio spccia le di ambedue queste importanti materie, trattate dal lnto militare ; in terzo luogo finalmente, quand'anche l'uffiziale che si presenta agli esami di a m missione, fosse in q uel momento ben preparato, all'epoca rn cui avrà finito il corso, ossia dopo due anni di un'occupazione assidua, faticosa, e per massima parte estranea alb storia e alla geografia, assai probabi lmente avrà dimenticato gran parle di ciò che prima sapeva in queste due scienze. A corso finito poi poco agio rimarrà all'uffiziale, sia egli pure vol enteroso ed attivo, per fare da sè u-n cor so d i storia e geografia militare, e in molte circostanze gliene mancherà persino i mezzi matenali, siccome libri, carte, piani, ecc. Penso quindi che anche sotto questi ulti mi rapporti andrebbe modificato l'attuale programma
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SUE PROGRAMMA DI STUDI UNA PAROLA
di studi per la scuola d'applicazione; nella q uale vorrebbero perciò essere i11segoate oltre le materie che vi si professano · oggi, anche le seguenti : a) Norme sul servizio dell'u.ffiziale di stato maggiore &ddetto ad un comando o quartier generale in tempo di pace e di guerra ; b) Regolamenti d'esercizio e delle evoluzioni delle tre armi; e) Disegno di paesaggio; ·d)· Statistica mi litare; e) Geografi'.1 militare ; · f) Storìa militare degli ultimi tempi, specialmente pell'Italia in modo particolare; g) Un corso di lingua tedesca ed inglese. Grave obbiezione che si opporrà per còmbattere le modificazioni suaccennate, le quali io crederei uecessario introdurre nel programma perché esso abbia a r ispondere pienamente allo scopo, è quella del tempo. · Due anni sarebbero, non niego, un troppo breve periodo ·di ternpo per esaurire utilmente · l'attuale programma · ,iuando subisse l'ampliamento ,del quale tenni finora discorso. Ma potrebbesi togliere di mezzo un tal~ ostacolo sia allargando il programma per gli esami d i ammessione, nel quale potrebbe introdursi la trigonometria sferic&,. l'algebra complementare e la geomet!ia analitica ; sia , aggiungendo a i due anni µn periodo di sei mesi, nel quale tratterebbesi.specialm ente della sta1istica, geografia, e storia militare; ossia ancora impiegando i d ue ripieghi ad un tempo, cioè aumentando il programma d'arnmessiune e il pt3riodo stabilito pel corso d'applicazione. Del resto, ·comunque grave essere . possa l'obbiezione da me br_evernente discussa, pàrmi che essa non debba p0sare più dell'utile grandissimo che ne avverrebbe all'esercito, quando in esso fossero dalla scuola d'applicazioue versati uffiziali di stato maggiore completamente
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al fatto non de' soli pri~cipii teor:ci che reggono i differenti ed importanti servizi che · 1oro incombo~o~ m~ ben anco forniti di quella esperienza, _che ch1amer~1 teorica, e che si apprende dalla bocca d1 l:h1 a proprie spese 1'ha acquit:;tata . _ Prendendo'atto della istruzione di cui il capitano Mazza fu incaricàto, e che costituisce uri innovamento cotanto opportuno , del Programma di .stu~i, io ne trassi argomento a sperare a\Lri inuovarnent1; e, senza pre~ume1:e che la mia porola possa avere qualche peso, vo~h ~spr1- " e 1·1 mio avviso sulle aggiunte e mod1fìcaz10ni che mer, d' r varrebbero a rendere il programma della scuola app 1cazione allo stato maggiore tanto completo quanto quello di qualsiasi altr a potenza militare d'Europa. - . . Questa scuola è da varii anni giustamente oggett0 d1 occupazione e dt cura per chi pr.esie~e all'~rganamento dell'esercito; volere, o no, essa fu nconoscrnta_ com~ 1~ miglior sistema di reclutamento pel c~rpo degli ~.ffiziali di stato maggiore che siavi finora esperime~tato. ~1_sterna identico al nostro è pure seguilo in tutti -gli eser~1t1 delle nazioni civili; ogni disposizione quiudi la quale.tende a micr\iorare tal sistema intluirà vantaggiosamente sul corpo ste~so perciò sull'esercito, di cui è parte vitale. . La disposizione emanata di recente per l'aggregazione pura e semplice _al corpo, di ufriziali d'og_ni arma senza as,;oggettarli ad un corso di studi ~onfac1ente all_e attribuzioni speciali dello stato maggiore, n~n è, ne p~ò altrimenti essere che transitoria e semplicemente richiesta da anormali e momentanee condizioni del corposiccome d'altronde chiaramente appare dello stesso ~Decreto 24 aprile - e per conseguenza -~ on può costituire un principio di un sistema normale d1 reclutamento. E qui do fine alle considerazioni che s?no ve~uto svolgendo e sommettendo al giudizio del lettore, rnt~rno a~ grave argomento dell'istruzione di una J;arte cospicua di
90 "ONA PAROLA. SUL PROGRAMMA DI STUD( giovan i nostri uffiziali. Io non intesi di dire: si insegni agli altri ciò che so io; sarebbe questa da parte mia jattanza tanto presuntuosa, quanto ingiustificabile ; volli pi uttostq_ esprimere che si insegni finalmente nella nostra scuola cl'applicaziona agli uffiziali allievi ciò che la pratica di tutti i giorni ci apprende asse1·e indispensabile che dà essi si sappia, affinchè possano quandochasia soddisfara alle attribuzfoni tutte che~ pe1· 1·agione di loro condizione, po!.sono es sere chiamati a disimpegna1·e.
A.
0AIM I.
.,
TAGLIJ.NO GAETANO
Gerente.
OSSERVAZIONI CRITICHE SIJLLl/
LEZIONI SUI PASSAGGI DEI FlUMl ESEGUITI DA TRUPPE pnbblie.atc mcutemcnlc a 1J'ori110 dalla iipografia Vcreelliuo . ad uso della scuola d'a1111lieazione tielle armi cl'.iriiglieria e genio
Gli è con vera trepìdazione che mi acci ngo parlare, nel la Rfoista militare italiana, della pubblicazione di q ueste lezionì sui passaggi dei fi umi, eseguiti da truppe; cre'do p erò bene di farlo, chè la R ivistrt, p er rispondere alle sue istituzioni , non può lasciar. passare inosservate pu q.hlicazioni di ta.nta i rn portanza. . Ben pochi sono al certo gli utlìziali che ignorano · il nome di quell'illustre che_con tanto profitto dell' esercito p iemontese ha tenuto, fluo all'epoca della spedizione di Crimea, all,:t scuola. complementare delle armi suddette, A NKo 1x, voi. r. -
7.
. S UI PASS\GGI 92 erudite lezioni s_ui passaggi dei fiumi: raccolte e compulsate da giovani u!tiziali, allievi di q uei corsi, esse furono pubblicate, ad uso della scuola. complementare, in un volurne litografato s ui ponti rnil-ita·ri, vera 'g emma, che modesta• mente circolò fra le mani di coloro, che vollero a pprofondire da noi quell'i rnp'ortantissirno ramo di stud i militari. Vi sono lavori cbe per la loro i ncontestabile util ità, pel loro pregio d a tutti riconosciuto, per l'impulso Gbe diedero agli studi ad essi attinenti, d evono, io credo, jsp:rare a coloro che ne furo no a utori, anche il giorno in cui sono giunti al governo del la pubblica cosa., una tal quale vergine compiacenza: e questo sui ponti militari. è a ppunto di quel numero, e tale è il senso che deve per esso provare chi g li ha dato orig rne e non volle apporgli il suo nome, forse per non av,e rlo potuto ., r itoccare un'ultima volta, o forse per altri riguard i che non m1 spetta indagare. Fatto si è che fino a ieri circolarono, come g ià dissi, quasi in fam iglia, q uelle lezioni litografa.te con un atlan1e di ta vole dimostrative assa.i incompleto. Per buona ventura però, l'essere ormai esaurita l'edizione, le ricerche continue che di essà facevansi, i b isogni della scuola di applicazione e l'esservi addetto come insegnante un ca- _. pii.ano, che per la sua intelligenza ·e specialità _di studi, poteva accingersi all'i mpresa di dirigere la stampa del - suddetto corso e compierne l'atlanté; ha valso finalmen te -all'Italia la pubblicazione del volume che . mi prc,pongo analiu.are nella Rivista . E dissi a bella posta - ha valso alt' ltatia - chò quest'opera p_er la materia che tratta, pel modo con cui essa vi è svolta. non è di qnelle destinate a vivere soltanto all'ombra del campan ile che le ha vedute nascere. Ma ormai entro diviato nell'argomento, premettendo soltanto, che liberamente discuterò coi molti pregi i pochi 11èi che l'opéra che e:,amin iarno, a. niio aYviso con -
DEI FIUMI
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93 tiene. e pP.rchè non è possibile che un allievo, a·evoto' al suo maestro, trovi tutte buone le cose che questi g li insegna; e perchè d'altra pa.rte, quei difetti (se pur so no tali) trova110 am.p\a sp iegazione nel modo d'origi ne dell' opera stessa, e nello scopo modesto cui l'ha voluta ' destinare il suo primo ispiratore ed a Clli è,. propriamente dedicata a nche l'attuale edizione, come lo dice lo stesso suo titolo. · Queste lezioni . formano un trat~ato si può di re completo sul passaggio dei fiu mi, non v'ba parte in esso dime nticata, e molte ne trovi che vi hanno ricevuto un interessante sviluppo . - L'orditura generale d el libro è razìonalissima, e in alcune cose opportuna ment e diversa da quella adottata in altre opere consimilì . - L' intero lavoro si divide in due pnrli: la prima di esse è essenzi-almente tecn ica, ed è qu indi la più essenziale pe i g iovani uffiziali che devono tradurre in atto gli alt.rni concepimenti; la seconda, lega le considerazioni tecniche a quelle della strategia e dell a Jogi,;tica . Nella prima parte, si descrivono e si discutono anzitutto i metodi per passar fi umi, quando non conveng a gettar ponti e stabilire com unicazioni continue fra una. sponda e l' altra cli essi. S ono quindi nel ca po I toccati di volo, siccome per noi mono importanti, i passaggi sui ' ghiaccio, poi i passaggi a nuoto nel capo secondo e nel terzo capo i passagg i a guado . Questi ultimi contenaono o osservaz·ioni di non lieve momento. - I passaggi a nuoto sono sviluppati assai : loro si ded icarono poche pagine, ma toccano q ueste il pù nto più importante della questione, cioè il passaggio a nuoto della cavalleria. Compendiati così. i 11 tre capi quei passaggi che non ri_chiedono l'impiego di materiali numerosi e lo sviluppo di costruzi(,ni rilevanti , volge il trattato a parla.re net ca po IV dei pal"saggi su barche sciolte e su treni di barche, e poi nel c,ipo quinto, si inLrattiene sul modo
SUI l' \SSAGCJJ
. <l'att r aversrlr Gurni s u v ort·i o su i così detti ponti v olanti. R ig uardo a l primo di questi argon1enti piacemi l'osservar0 intanto, cbe è trattato con con ve niente Est ens io ne, c h e vi abbondano consigli d i pratica u t ili1 à ., per gli uf-lizi?.li d'ogni arma; e per esem pio, l 'mpor tanza d el soggetto mi invita a citar qui la seguente raccomandazione, scri tta a pag. H); essa è di .q uelle Don abbasta nza va,luw.te in t e mpo d i pace , perchè non ris ic hi d 'essere dannosamente trascurata in t empo d i gue rn{. • Saran no (dice i l testo dopo a ver dato le norme t eei n iche d i passaggio dei fiumi s u barche) saranno p roibite .• le' g rida , . qualunque rumor e , e particola r ment e gli • spari. In gE•nerale nei passa)2'gi su bar ch e , anch e in , tempo di pace, molt i soldati sono p r open si a s parar e • le loro armi. Tale cosa pr oduce anzitutto disordi ne; a , nulla serve , giacch è il colpo di fu cile è sem pre nrnl ~ diretto per la fo lla della g en te imbar cata e pe l movi« mento della bar ca;. possono succeder e accidenti, e quel « èh~ è p eggio i n guerra , sbarcando il soldato su lla , Sf)Onda ne mica si trova coll'arma sca r ica al momento « che n e ha magg ior bisog no . • L'uffiziale dei p on tieri v ede p oi c o m pend iato nello stesso ca po q uiJ,rto quanto di meglio s i p uò çon sig liare sul modo d i d ir igere, dal la to t e c nico dell'art e s'ua , i passaggi s uddetti: nè le n onne ch ' ei v i lègge, sono applicabili unicamente all'uso d i uno piuttosto che cli un a ltro genere di barche o d i m at eriali: è parola di prat ica applièazi(!ne ma abbastanza geuerica p er chè un uffiziale, q ualcosa versato n ell'art e del p ontier e , n o n n e ricavi quar:t o di più essenzia le potrà occorrer e in casi consim ili. E d è questo q n pregio delle lezioni di cui m i occu po; è questo anzi uno dei lor o pregi p rincipa li che n on mi stanch erò d i far r ipetut amente not are : se esaminate i .- miglio ri tnì.liati da pont i, pubbl icati all'est c1:o, trov eret e
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in queste- gen ere r;he hanno un tutt'altro i ndirizzo; descrivono i m ateria li d 'equipagg io dei loro paesi, parlano del lo ro m aneggio, ma poc o si c urauo di presentare considerazion i vantaggiose per gl i uffoiali che debbano pe1· a vventu ra ad operare mat eria li qu alsiausi; e se talor·a vi s i c im entano, lo fan no p assando dal par t,icolare a l generale , ossia ricorrendo ad u n m etodo in se stesso assai poco razionale . Q Lieste lezioni i o vero parla vano puro q 11i e qua , nella loro pr ima edizio ne litc,gra_fata di mater ia li d'equipaggio , m a scen dendo invece d,tile considerazioni gelìerali, a st u di particolari, sul le barche Cavalli per esemp io e sui cavalletti Bir ago ':' io per Ule non pos~o a pprova r e in rnassim~. il de.peni1amento che cl i qu8J!p, appl icazion i si fece nell'attua le edizione, ehe ,rnzi, nolcrò altrove, corne a luogo di ommissioni avrei in pr opus ito d esiderato d i m ol te aggiunte . I passnggi d ei fi umi su zatt ere s ciolte , ad u so di barche, furono om m essi in q uesto capo, seb bene sembri a t nt1 1t pri ma ehe avrebbero potuto prendervi posto; non 8ra infatti il caso cli introdurveli, per eh è non si sarebbe potu to appoggia r e la lor o d c-scrizione alla t eoria della CO• st ruzione dPlle zatte re, esposta p iù innanzi al capo ses1o. P o trebbe .q ui tal uno osservar e , e non al tutto fu o r di pro posit o, che n eppur delle barcòe si esposero i principi i di cost ruzio ne pr ima di parla r e del loro ·uso pei pass,1ggi in d iscorso, mentre di versam ent e si procedo riguA rdu o.I le zattere . Ma. g uestn o bbiezione è facil men te dii;persr~ se si r ifle tte c he l' uso delle b arche è noto più o m e no a chicchessia, che le barch e pei suddetti passaggi si co st ruiran no solo in casi affatt o eccezionali ; mentre invece, p e r regola gene rale , d ovranno gli u{fìziali pr ovvede re a nzitutto a lla c ostr uzione delle zattere e q nindi cono scerne appien o la t eoria, che ha grande infl uenza snl m odo d i adop erarle ni.:lla naì'iga,,ione . Egli è del resto, pa rte udo da l snaccenunlo p:.111t u di vi c:t a, d1c eu.:l!Ìk·n ti
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SU, f'AS3,1(>0!
autori, e fra questi il Douglas (1), diedero ai loro irattn.ti un'altra d isposizione non al certo mancante di qual~he opportuni tà. Il Douglas, nel suo magnifico Saggio sulle cosl1·Luìoni dei ponti mitita·ri e relativi principii, dopo a.vf'r pr e niesse delle nozioni t eoriche sul mot o dell'acqua nei fi umi, passa d ifilato allo studio dt>lle forme dei pont o ui m i-lit.ari destinali alla. costruzione dei ponti ed alle navigazioni fluviali, pe r non toccare che dopo dei ponti 8U barche e bat~elli , dei ponti volanti, dei ponti su zattere, eGc. ecc. Il cap0 v del corso tratta dei passaggi sui porti" I porli c;he per ·vero di1·e io vorrei chianrnre poril'i volanti (:2) , siccome quell i che portano è vero, ma non differiscono in ciò fare dai ponti·-che nel modo e non nella cosa; e che stabiliscono a ll'incontro comunicazioni • intenotte, accidentali, volanti fra le due sponde di un fiume, son o dagli autori di consim ili trattati generalmente ' definiti : corpi galleggianti che passando alternativrtrnenle eta wna spon1ta all'altra cli ttn fiume, per ef{etto dell'urlo dellci co1'rente stessa, obhqvamente agente su di essi,
sono rtestinati a traspm'tar pesi più o meno consiae1·evol-i. Il nostro libro invece, volendo comprendere sotto -ui1a stessa definizione le chiatte, di cui è dato un c<:·tfno a pag. 51, ha definito i porti più ampiamente, ammetten do, che panno esser mossi non solo per azione della corr e nte ma a hracc:ia d'uomini . Quello che qui impor ta notare si è, ehe nel capitolo primo di questo capo sor,o trattati i prìocipii teorici, sù cui posano la costruzioue e l'uso dei ponti volanti , 6011 una diffusipne che mette (J) An ess:1y on the principlcs and constrnction of military bri<l~ gr,s etc. . . . . . , , . . By Gencrnl Si-r H . Douvlaz .. Third cditioo, London, Iobn Murray, 1853. (2) Infatti nei trattati francesi sono chia.mati Pouts volants • ne"li inglesi Flvinv brid_qes; nei ,t edt'Schi Ii'liegencfo-/)'}'iécke; espressio1:i tu~c che suonano 1Jo11t1 v olaiì ti,
al fatto chi.cchessi,~ di cotale questione interessante pc_i
,.
pontieri _non solo, ma per gli uffhiali tutti ., e in g enere per coloro che iod,tgando la ragione delle cose mettano i l piede s u di uno dei molti ponti volanti che abhiamo sui fiumi dell'a!La Italia. Senza sfoggio d i for mole complic:ate, la brevissima nota posta a pag. 32, fom isce la dimostrazione dei principii su coi posa il modo di essere e d i muoversi dei ponti volanti gi,,·euoli e sc01"revoli,· Tant a chiarezza di esposizione , tanta sobrietà di formo le , tanta ricchezza di pratiche considerazioni, rendooo i ca· pitoli cli questo capo facili a seguirsi ed a intenrlersi, sebbené la materia in essi trattata non sia d elle più fa. . ci ii da spezzarsi ne'suoi m inuti dettagli. Chi scorra queste pagine pei b isogni del la pr atic~ ,· raccoglie uua folla di preziose ·notizie ed avvertenze che a mala pena spigolerebbe, esarninand_o più opere dello stesso genere. Giova d::i ultimo notare che non siete qui indotti a considerare ponti . volanti costrutti con barche e materiali di d ctermi11at-e forme e dimensioni, ma che la questiope vi è ::>Yolta nella consueta sua genera lità . Ma q1.li è mio debito l'esporr e, pH quello che valgono, due appunti suggeritimi dalla lettura cli questo capo. Anzitutto m i sembra troppo succinto, a pag, 53, quant o vi Ili d ir.e sulla scelta di una p itilloslo che di u n'rillm specie d,: porti, n elle d iverse eircosta nze local i che si poF;sono p resentare a chi debba stab ilire comunicazioni siffatte . Chi ispirava la primitiva redazione di questo corso, ben altre cose avrà soggiunto nellé s ue lezioni, su tale a rgomento, e ben altre ne pot eva esporre chi mandava alle stampe q uesto volume; destinato a portare l'impronta, già il premisi, e del modo di sua prima orig ine, e dell'essere stato attualmente pubblicato qual semplice guida di lezioni e null'altro. Il secon do appunto. che i u certo modo dalle stesse cause discende , e che dovrò ,dtrove ripet e re, -s i è, di no n aver a rricch it o q uesto,
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SUI PASSAGGI
come altri capi impotta nti dell'opera, di esempi prat1 c1 tnitLi dalle s torie m ilitari e svolgenti le d iscusse q lH=stiooi. ll g iit menzionato trattato del Dougl:is è da questo lato inarrivabile, e destinato a lasciare singolari ed utilissimo i mpr <.>R$ion i u ell'ani mo degli stud iof:.i che ne faccian scopo di ser ie medita,,io ni. Vi sono raccomandazioui, vi sono prezio. i consigli, la cui importanza , se non rimase un giorn o stampata nella mente degli studiosi , perchè accornpng oata da q11alche d escrizione di fatti in c ui a lt ri abbia rJagato del proprio Je ottenute notizie esperimentali , n on si riconosce che tardi , quando si è spettatori di qualche spiacevole accide nte o di qLHilchc seria catastrofe. ' Il cnpo VI diviso in :25 Ci:lpito li costitu isce la parte p1il_1c i pale dell'opera, e tratta appunto dei passaggi su ponti. Ei si apre a pag. 5'l coll'avvertire che il corso parleriL esclusivamente di ponti fa t.ti con mate riali v ari p ei quali non esisto ona speciale istruzione r egolaì11entarc, o solo un ce nno di poche pagine s i legge ne l vol. 'ì 0 delle istrui;1;011i pmtiche d'Artiglieria; ma sta sempre, cbe grnn p:trte del suddetto capo sesto potrebbe applicarsi a mate r ia li d'_e cpiipaggio, e toma.r e uti lissima a r.hi vogl ia analizzare lo spirito d elle istruzioni r egolamentari, che devono limitarsi ad espol'l'e i diversi metodi di gettar ponti d'eq uipaggio, senza dare uoa ragione di q uelle prescrizioni che raggruppano nel miuo r numero cli parole possibile. E pperò . il capitolo 1 , che tratta deJlo gen e ralità sui po nti militari, dà naturalm ente defìnizioni e deser izioni, applicabili a ponti costrutti con ma teriali qualsivogliano. "'.lii p ia_çe il notare come in siffaLto · capitolo sia tolto ogni pericolo di erronea inte r pr etazione, riguardo al m odo d'inten dere la parola ghindamenlo: molte volte m'è toccato udire per soue doll'aite chiam are pron1i::-cua.mcnte colla parola ghi11rlame1,lo .. e con danno de l soldato che ne rit rae imbarazzo, e la travicell a di g!ti 11ùan1onto, e le fascia ture, e l'ope ra zione de l g hiudare:
99 nel tosto è ben chiarito, che p er ghindare s'intende l'azion e complessiva del m ettere a p osio le ti·nv°icelle di ghindamento, e del fare intorno ad eme, e le sottoposte corrispoodeot.i trnvicelle del ponte, quelle fasciatu r e, che sono ap punto le fascia.tu1·e di ghindamento . Le sembran queste sofisticher ie, ma a questo mondo, se n el parlare si fosse un po' più pedanti che non si s ia gcnel'almentc, si eviterebbero spiacevoli malintesi, e discussioni interminabili che al la fin fine r iso1vons i in q u estioni di parolt). Per chiudere questo cenno sull'operaziooe del g hindai o soggiungerò c:he tl'ovo nel testo opportunamente definito a pag ina 145 il m iglior m odo di darle esecuzione. ~ Le « travicelle cli gh indame nto possono cRsere adattat e in « d11e modi diversi : o posandole , come fu de tto. in morie , che coprauo perfettamente le tra.vice] le esterne della , impalcata sottoposta, ed allora i gbindamenti prese ntano sul t avolato egual i incrociature a <J uelle dello , traviceile sottostanti: ovvero, sc(•glien90 per i ghinda• monti travicelle più corte, e dis pone ndole col loro • n10?.zo a l disopra de lle barche, in modo che i succes « siv i ghindatr1euti si seguano, t occandosi in punta l'uno , l'altro. • Alcuni autori credono il secondo m odo migliore • perchè i gli indament i d i una barca fanno sopportare , a llP. barche vici ne parte de lla pressione d el la quale è , gravata. Ma è ben lieve questo vantaggio, e si ottiene « a danno del principnlc scopo dei ghindam cnti di stri1!• gero salda.me n te le tavole sul le t r avicello ; g i:icchò , que lla. trasmissio ne di pressioni ~i fa producendo u11LL , considerevole pressione sulle arraodellature, le quali , poi s i al le ntano qu,1ndo cessa la pressione, e le tavole • possono a llora essere smosse fac il mente. • Sarà in conseguenza mi~lior partito seguire il metodo • descritto prima. , Finalmente il capitolo 1 r accoglie altre d cfìn izioni o DR! P'JOlll
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SUI PAS~AGG!
descri ✓,ion i ,
c:he si r àcco mandano di per 8è a ch i vuot farsi idee ch iare su ll'ins ieme dei ponti e sulla nomen• clatu ra_del le loro parti. Segue poi il testo a trattare dei carichi e delle pres• sioui sui ponti (pag. 61) per calcolare, poi a pag,. 69 e seguent i, lei forzq, delle barche e delle zattci·e guali corpi di sostegno dei ponti milita-ri, e, premesso nel capitolo rv (pag. 75) un utile richiamo delle principali formole di resistenza dei solidi ; indaga la forza da dars i nelle costruzioni dei ponti ai cavallet,ti ed alle palificate (pag. 81), alle travicelle ed alle t avole , costituenti i l tavol at o (µag . 84), e final mente studia li=, relazi on i fra l'ampiezza. della carreggiata e le d imensioni da darsi ai sostegni del ponte . Si può dire che questi sei capitoli (da pag. 61 a pag. 89) coslit uiscofJO il perno intorno cui si aggira la q ue" stione del gettameo to dei pon ti m ilitari, cui deve darsi una solidità s ufliciente, ma non esagerata, chè un eccesso di solidità si t raduce qui irnmediatameote in gravi di ffìco l tà di cos truzione. Le o r adette questioni sono' nitidamen te e metodicamen te t rattate con calcoli e formole al la por t ata di qualu nque uflizìale digil!llO da anni di studi matematici. Sono poi util issime le notizie, date a pag . 62, su lle pressioni prodotte dal passaggio sui ponti, dell'armi e carreggi d iversi; quelle che si leggono a pag. 72 sul peso, 1al met-ro cubo, di varie sostanze che entrano p iù com.unemente nelle costruzioni dei ponti, e quelle fi nalmente (pag. 76 e 78) sui diversi coettìcien!i di r ottura ·al lo s~i rarnento ed allo s tiaccia rnento. Non tra.la.scerò però dall'osservare, che n elle generalità sui pon ti mi litari, si doveva dare a mio avviso uua definizione ed un concetto d'assieme dei diversi ponti, descritti nel t esto, presentandoli distinti i n ponti .s u corpi ga lleggianti , in ponti su sostegni n on gal leggianti , appogg iati al let to del fiume o conficcativi, ed in piccoli ponti
101 ponti d i circostanza. · Con s iffatta traceia lo stud ioso 9 avrebbe t rovata maggiormente piana la letlura dei s u:iecen~ati capitoli ., possedendo già l'idea del modo d i essere delle parti principali dei ponti, ed essenzialment e, dei corpi destinati a -sostenere i loro tavolati. Ed i nvno, dei ponti di barche, dei ponti sostenuti da palificate, tutti hanno presente più o meno il disegno, ma non accade egualmente dei ponti di zattere , d ei ponti d i cavalletti . a gambe fi sse, e specialmente poi dei ponti di cavalletti a gambe mobil i. Si potrebbe rispondermi che le figure dell'atlante s uppliscono in gran parte alla suddetta ornmissione , il cui effetto scompare p er gli allievi dell n. scuola d'applicazione, cu i i l testo è consacrato, pei q uali la parola dell'insegnante è destinat a a riem pire le lacune del testo : sta rebb.e ciò bene se le disposizioni del libro fossero in tntto regolate s ul modesto scopo cbe loro si volle dare, ma siccome, fortunatamente, queste lezioni cost ituiscono in fin dei conti nn'ecce1lente opera da ponti militari, così, mi si perdoni, se concbiudo ehe avrei trovato pi u raziona le si fosse seguit o un metodo a nalogo a q uello da me acce:rnato. Osservo in secondo luogo c be · a pag . 70, avrei voluto che i l testo si fosse maggiorm ente diffuso, i o torno al modo con cui un ufiì.ziale dovrà regola rsi, nel r icorrere in campagna ai costruttori d i b arche, nel caso sia n ecessaria l'opera loro : sia b ene che in genere nei n ostri paesi n on occorra forn ir loro altri dati , foorch è l'ampiezza,_del tavolat o, le pressioni mas' sirne clì.e avranno da sopporta.re le barche, e l'altezza , dei fianch i, fuori d 'acqua, per la sicurezza del ponte, • qu an do saranno g ravat e da tali pressioni massime ; • ma non è detto che in ogni paese si trovino costruttori cli barcbe t anto iotelligent.i e pratici quali lì s uppone il testo, ed in ogni modo mi sembra ch e una discussione piL1 ampìa su tale soggetto, sarebbe stata in maggiore armonia collo spirito del corso . Finalmente, il ripeto, è l'>l<:"I ll'IU\11
t
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da:'ve ro un peccato ch e q ueste lezioni non sieno state qui e qua semina.t e cii esempi pratici, e d i applicazioni d_elle d iscu sse~ t eorie a rnate riuli d'equi paggio. Il Yeoire a'. nu men è sempr e di una immensa uti lità per gli stu d10s1; rn q uesto caso poi esercizi _d i tal genere, avrebbero avuto il do ppio scopo, e di stampare nella lor mente n otizie pratiche vantaggiosissime, e di far loro appieno cono~e;ere 1 nostri ma teriali, sia di eq uipaggio che da ponti sul Po, invitando a valutarne i pr erri ed avvertirne i difetti,: nei limiti ammessibili in s iffatt; questioni. Il capitolo vm passa a d isamina le , operaz-ioni ehe • p_recedono sempre i l gitta.m ento cli un ponte. , Qiii fu introùott~ q unlch e legger cambio rrnlla cl isposizi on'e d elle mat.ene . Nella edizione l itografata a llo scand-,wlio O del l_etto del fiume (durante il qwde già si studia iu m<'!ss1ma la forza della corrente), tien die tro l'esame della v elocità del la corrente e poi l a m isura della larghezza del Jfome: nella presente edizi one quest'ultima operazione fu anteposta agli scandagli della corren te: non è a dire ~he .~-1ueste tre cose non sieno fra loro collegate e c ho l u fln1ale non badi alla larghezza del _fiume, misurandola a ~:prossimati vamente, ancor prima d'occupttrsi d'altro, e ?o sp~cialrnen te quando gli n asca dubb io ch'essa ecceda ~ II m1ti s uperabili col materiale a sua disposizione, ma i l fatto s1 è che g~Ùé?almeute le ope razioni e gli scan• d agli summcntovat1 s1 tengono effettivamente in carn. pagna ne ll'ordine preferito n ella prest;!nle ediz,ione. De l resto, questo capitolo tocca, sebbene alqu~nto succi ntamen te di t utte le operazioni, c he devono precedere il g itta rnento dei ponti: egl i è poi mio debito l'aggiungere ancc•ra, die alcune d 1 esse , siccome per esempio il modo d_t ripartire 11 personale d isponibile , trovano un ultenore sviluppo in a ltre parti dell'opera. La nota post a a pag. 94,. v1 proverà di leggieri se ben e io non mi apponga cucendo che a lmeno q uakhe cenno ciel molto c he
10-3 operarono i pontieri italiani, avrebbe 110n poco favorito la piena intelligenza del testo. Nel capitolo 1x, sotto il titolo ~i generalità, sui ponti di barche sono ventilate l e più importanti questioni che ha.nno r elazione col gittarnento cli questi ponti, e che toccano , in parte, anch e i ponti su za tt er e. Così vi si ·enumerano i modi vari s ia cli formare che di gettare fllfettivarnente ponti su barche, con ·materiali vari, e vi si d iscutono le circostanze che deYono s uggerire il modo pi C1 acconcio da adottarsi sia per formare che per gettare il p onte. Invero siffatte questioni su pporrebbero già noti in dettaglio i di versi modi di gettare pont i, ma la esposizione li mpida che di esse è fatta, r imedia al loro d ifetto, ch e sì può dire (mi si passi la parola) di ubica• zione. Prosiegue poi il capitolo a formo lare quali dovrebbero essere le condizioni del fi ume , laddove si d eb bano gettare ponti cli barche; a trattare del la direzione che tali ponti dovranno in m assima aver e , e di quella da d arsi loro in alcuni casi speciali ; ad enumerare i r ipieghi da usarsi sia per supplire a scarsezza d i barche, che allo scopo d i ridurl e a forme convenienti e possibilm ente unìformi . In tutta questa part e , il trattato si d iffon de più che gemiralrne nte n on siasi f~tto da altri autori; c hè l' ispi rator e di queste le:rioni sa dire qualcosa di nuovo e di utile, anche su questioni già trite e r itrite, Circa la distanza che sotto il ponte devono avere l e barche, da asse ad asse, distanza che non può, come t aluni vorre bbero, det er mi narsi a priori, piacemi citare il seguen te ali11ea (pag. 113) : , Se si h anno ba rche robuste e di gran d imensione, • travicolle lunghe assai e robuste irr proporzione, certo « s i mette ranno le bar che a gran distanza: ma se q 1Jeste • sono debol i , se le travi celle sono corte, ovvero, se , l;rngbe, sot tili assai , si metteranno molto vicine le • barch e : talora riducendo' gli intervalli anch e a minore Dlll l' I U~ff
SU I PASSAGG[·
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l'llJ! PASSAGGI
• l'a rghezza delle barc1ie stesse, sicchè la luce del ponte « sia mi1~ore della parte urtata, All'inconveniente cbe ne • risulta di au1oentare l'az ione della corrente sulle 'hàrcbe • del ponte potrà mettersi riparo con buoni e numerosi • corpi cli ritegno e funi d'àncora.• · Viene poi una diffusa discussione sui corpi di riteano. Essi sono in questa parte descritti, posti à raJfro~to, analizzati nelle loro proprietà, incominciando dall'ànco 1•a, e via toccando dei gabbioni, dei cassoni, delle botti cl'cmcoraggio, del!~ -,nacine, delle palafiUe, considerate come r itegni, delle gomene tese in traverso ai fi umi , dei corpi di ritegno natHrabi , e sulle sponde stabilite. Se tutta questa rasseg·na è di grandissimo pregio, io cbir.merò ~nzi tutt~ l'attemione del lettore su quanto a pag. 1:22 e detto c1rca le gomene tese in traverso a i fiumi e considerate come corpi cli r itegno. Questo mezzo di sosteriere ponti di barche è da certuni eonsigliato con troppa leggerezza, ed è bene qu indi il giudicarlo per quello che v ale, col la voce autorevole di chi può dettar legge sull'argor~1ento. « Sui fiumi cli larghezza ù1feri01·e ad 80 metri si può • anche usare una gorn eiJa ossia grossa fu ne tesa in tra• verso al fi ume, saldamente assicurata alle d ue sponde, « ed alla quale sono att~ccate le funi di prora delle « ba rche. « Questo corpo cli 1·itegno presenta però non Uevi difficoltà « per essere messo a sito, e per fissarvi le fu,nì delle barche, « se_ la co1·1·ente è molto 1·apida. Sicchè è q11,asi da consigliare f di non r•icorre1·e a tale c01·po di ritegno se -il ponte è an-« co~a da g~ttare : _tanto più, che come si vedrà fra poco, • sm fium i larghi 60 ad 80 metri s1 possono ferm are tutte' • le barche contro la corrente , legandole a corpi di • r iteguo posti sulle sponde. • Ma la gomena può essere facilmente tesa io travP.rso • al fiume e vi possono essere faci lmente legate le foni
105 • <lelle barche se il ponte è gilt teso. E per altra parte è « molto uti lé, quando il fiume essendo in piena, ti·ascina • grossi galleggianti, che incappando nelle funi delle an • core le stracciano, ,o scorrendo sulle funi fin contro le • prore, le sommergouo e rompono il ponte DEI FlliM{
Occo1-re qu-i insiste1·e, che anrJie tenclenclo la gomena « dopo che il ponte è già formato, non si cleve 1·ico1·rere , a tal corpo cli ritegno, se la la1·ghezza clel ponte eccede gli • 80 metri. • Meritano in segmto attenzione le pagine che trattano dei corpi d i ritegno stabiliti sulle spoocle, e finalmente quelle ultime, che parlando delle oscillazioni 01"izzontali, impresse ai ponti di barche dai passaggi di truppe, consider ano l'azion e delle funi d'ancora da vall_e, delle funi crocere ( ossia d i quelle funi cbe. tese fra le prore e le poppe cli due barche vicine e incrociate sotto il tavolato, r imediano in certi ca,;i a difetto di à.ncore), delle funi traversiere e delle gomene tese dalle due rive del fìume, cui sit.ldameote si legano le prore e le poppe d'ogni barca. La questione de!'le oscillazioni orizzontali sovrindicate, è qui toccata troppo succintamente, riguardo al suo interesse d'indole geuerale; un uffiziale dell'arte coordinerà qui t utte le sue id ee su questo deli cato argomento, ma confesso, cb'io vi avrei Jesidr-rato un maggi•o re sviluppo, che lo avrei voluto toécare con termini che fossero alla portata degli . uffiziali tutti d'armi diverse. P ur troppo non v'è uffiziale dei ponti eri, io credo, elle non cac)a meco d'accor<lo nel lamentare il modo con cui si procede generalmente al passaggio delle truppe sui ponti (causa non d ubbia di oscillazio?i più o meno intense): non accade che per eccezione ch'esso si faccia col voluto ordine, con ragionate cautele, con quel passo rnosso ma irregolare che diminuisce per lo meno l'ampiezz;L delle oscillazioni orizzontali se non impedisce «
106 SU! P -ASSAGGi tota! mente la loro formazione (I) , colla coscienza, in una parola, di compiere un,t operazione importantissima, il c ui buon indiri~zo può tornare a risparmio di inuti le sciupio di materiali ed evitare inconvenienti talvolta ancora più gravi. _ Il capitolo x espone una completa teoria del modo di getta1· ponti successivamente per barche , offrendo spiegazione d i quei dettagli di esecuzione che sono aridamente e~posti (e ciò è naturale) nelle i~truzioni regolamentari, e che leggete in egual modo passati a nuda rassegna in opere da ponti di chiarissimi autori (2). ·L'operazione del gettar le ancore è già sviluppata iu modo da non rich.iedere ulteriori importanti aggiunte per !'altre .specie di ponti, e p er quei lavori in genere in cui è sui fiumi richiesta. Segue quanto ha per oggetto di cor1.dur1·e le bcirche alla testa del ponte; ma quello ehe è poi esposto con singolare· chiarezza., è ciò che spetta lo spingere al largo la barca da inìpalrarsi, quando le estremità anteriori delle travicelle, a ta-1 u opo portate alla testa del ponte, son o passate e premute sovra i suoi bordi. , Nello spin• gere la barca al l argo, specialioente se la corrente è • rapida, si ha da al lontanare dalla testa del ponte dap« _prima la sola poppa tenendo ferme le travicelle verso < prora; ed appena la barca è un poco inclinata, siccbè ri• ceva un poco d' urto dalla corrente sul suo fianco esterno, • si spinge tutta al largo mantenendola s0mpre così ob• bliqua. Si drizza poi in _direzione della corrente quando « le estremità posteriori t1elle travicelle gi ungon~ sull'ul( tima barca impalcata. Si prova, così facendo , uua (1) Evidentemente le oscillazioni orizzontali sono anche fuzioni del volume, della forma, e in una paroht, della potenza dei corpi cli sostegno. (2) I tra.Ltati da ponti spagnuoli, in ispecie , riboccano di dettagli di unn, sil)golare minutezza, ma sono essi 'descrittivi, piuttosto che <limostrat,ivi.
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107 maggior resistenza a spingere la barca al largo., ma si • evita che la corrente venga a battere contro a l 'fian co i interno della barca e la spinga con forza in fuori dalla , testa det· ponte, facendo cadere le travicelle nell'acqua., Le norme ed i comandi che l'istruzione nostra regolam entare espone nel vol. 7° al capo VIII (Regolamento delle istruzioni prat-iche d'a1·tiglieria, pag. 98 e seguenti), souo pienamente in accordo con quanto abbiamo or ora ricavato dal testo: l'opportunità loro è così d ,rnostrata, e provata parimenti sarebbe la nece:;sità degl'inversi movimenti, stabiliti per accostare la barca alla testa .del ponte da ripiegarsi, e per liberarla dalle tra.vi celle della sua corrispondente i mpalcata. E qui non mi dilungherò più oltre in un'analisi che farebbesi troppo minuta, e mi imporrò di osservare solt11nto che q uesto capitolo x è per così d ire la base, il repertorio delle notizie migliori a r itenersi sul gittamento dei ponti sostenuti in g0n ere da corpi galleggianti. 11 capitolo xi p arla dei ponti gettati s11,ccessivamer1.le per portiere di barche, ed a pag. 161 espone i ripieghi da usarsi in siffatta operazione, quando torni scarso il personale prr essa d isponibi le. Il capitolo xn parla dei pvr1.ti gettati irnp1·ovvisamente per por-tiet·e, i qdicando a pag. 167 il metodo da preferirsi p er render m eno penoso il navigare per portiere di barche. I ponti gettati p(w conversione trovano luogo n el capitolo xm, ove s'annida, se 110n tutto, molto di ciò che la pratica suggerisce perchè n ei sva riat issimi casi che possono presentarsi in natura, questa difficile ma novra abbùi a condursi a buon term ine; qu ando ciò non torni materialmente impossibile. · E qui per l' importanza dell'argomento e per combatterè false idee che taluno si forma su questo mezzo di gettar ponti di barche, lascerò che parli lo stesso libro : « Già fu accennato, che se la manovra di gettare il « ponte per conversione non è la più d ifficile, è però DKI F!UM[
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molto. arrischiata. E si può stabilire che le speranze di successo sono vane affatto, quando la corrente esse·nclo conside1·evole, la larghezza del fiume eccede i 150 met1·i. Per contro è manovra fac ile e di nessu na difficoltà, q uando Q la lunghezza del pc1 nte non eccedendo i 150 metri, la « v elocità della corrente è debole assai. Se poi la l un• ghezza. del ponte non eccede i 100 met ri, l'operazione , si p uò dire sicura anche con velocità considerevole « della corrente ( 1), » I quattro ultimi capitoli di cui vi ho intrattenuto, esauriscono, si può dire, l'anali,;i del getta mento dei ponti su bar che; chè essi contengon o q ua n to fa d'uopo per dare un'idea gen erale dei metodi principali a seguirsi n<~l d ir igere que1le manovre, s minuzzate n ei loro es~en ziali dettagli. Queste pagine 'banno n el loro complesso, dal lato pratico, e per lo svi sceramento d i certe quisLioni , una s uperiorità rimarchevole sovra · le corrispondenti d'a1tre ·opere dello stesso stampo. Geoera.Jm ente, l'attenzione degli studiosi , non fu dagli autori fermata su r erte recond ite furberie dell'arte, che pur tanto infiu iscono su quella rapidità e successione di movimenti, che s i deve r ,,ggiungere in così fatt e manovre. Lo .sYiluppo che io diedi fin q ui al mio esame, mi avverte ch e è ormai tempo che io m i vi restringa alle osserva:1.ioni d i maggior rilievo, per non abusare, e della pazienza cli q uel lettore c_he m'avrà per avvent ura seguit o, e dello spaiio che si è voluto per m e serban",....n ella Rivista. Accennerò dunque so1tanto che i capiteli xiv- e xv ch e studiano la coslrU,zionc delle zatlere di legnami e çli botti, sono chiari., convenientemente diffusi, ed eruditi • • ' ,
(1) So che sulle n,cq ue della nfo;:za, dotate sicuramente di una velocit~ consid er evole, al disott o del ponte della stra1fa. provinciale Cassa no-Treviglio, s' incontrano n on lievi difficoltà per chè la. manovra ùel gittain ento di un ponte per conversione abbia esito felice, ad onta che l!< larghezza del canale vi sla mino'r e cli 100 metri.
dì pratiche considerazioo i. L'approfondi rli pnò porgere ad un uffizia.le pontiere mezzo sicuro p er non . trnvarsi im pacciato, qua.ndo debba occup arsi rii costruzioni siffatte. Il capitolo xvr, Gettamento dei ponti di zattere, trova ogni s ua ragione, n egli antecedenti sul gittamento dei p onti di barche; e si occupa solo delle questioni inerenti alla ~iversa natura del sostegno galleggiante da adoperarsi. Il capitolo XVII , sni passaggi dei finmi con zattere sciolte , e con ponti volanti formati di zalle-re , è u n po' succinto ma tocca però di quanto più i mportava non dimentica re. Le general ità su.i ponti di cavalletti, la costrnzione dei cavalletti medesimi, i ponti di cavalletti a gambe fisse ed a gambe mobili , trovano bene il loro posto nei ca pitoli xvm, xrx., xx e xxr, che a m io avvi'so n on difettano ch e d i qualche applicazione estesa ai n umeri , e fotta s~ m ateriai.i noti in paese. Non crediate p er ciò ch' io trovi in questi capitoli penuria di dettagli circa la costruzio ne e l'uso dei cavalletti in campagna; mi àffretto anzi a <l iriger:..vi al tosto (pag. 20'1), ove t roverete una minutissima discussione sui cavalletti a gambe fisse, leggerete un modo ingegnoso di facilitare la loro costruzione, e finalmente vedrete esposti i vantaggi e gl'i nconvenienti delle varie specie cli cavalletti, ed il loro impiego nol g it.tamento dei ponti. Gli ultimi quattro capitoli d el capo VJ si occupano dei pon ti di pala/Wc. Questa parte tratta di quei ponti che si costruiscono pei bisogni militari, quando si vogliano, e si possano avere comun icazioni durevoli e sicure fra le due sponde di un fiume: essa non è dam meno delle altre, ed è ricca di notizie i mportantissime che i nvan o m i proverei compendiare in qu esto r esoconto. Dopo aver richiamato su q neste pagine l'attenzione degli studiosi, m i limiterò accennare che hanno qui e q ua subìto qualche piccola modificazione, e che non mi so a tal
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p ropositò spiegare il p er chè vi si ornmìsero le note po:ste a pag. 300 e 328 della edizione litografata. È vero cbe le notizie, in esse racchi use, furono in parte date nel testo, ma non è men vero che avrebbe loro aggiunto interesse, un cenno del come erano state r acco] te, siccome era appunto in qm:lle note chiarito. Mi pare poi, che a pag. 301 dell'edizione litografata, vi fosse trattat a la questione della rela'lione fra il peso del maglio, l'altezza di sua caduta, il peso e l 'aifondamenlo dei pali ; questione, che valeva la pena di non trascurare, e che poteva anzi dar l uogo a qualche ampliazione, feconda di conseguErnze non di puro lusso. F inalmente farò cenno della nota posta a pag . 307 del la ia· edizione, c.he fu totalmente omrnessa nella presenté . È di fatto, che le éostruzioni campali dei ponti di palafitte sono di Jor natura tali da escludere serie considerazioni solle questioni, qel ritenere o no un palo battuto a r ifiuto in dat e circostanze, e della necessità d'aver pali battuti oltre a certi l im it i ; ma la natura del trattato ammetteva però un cenno delht questione, siccome appunto trovi, più ch e in questa nell'altra edizione. Ahbai1dono a malincuore questo interessante argomento, citandovi però ancora il seguente brevissimo a linea che in poche righe chiude la discussione sul numero dr.i pali di cui deve costituirsi ogni palificata: • Eppe rò si può conchiudere (vedi pag. 254) che tolto , il caso d i pali sottili, o d i altea,a straordinaria delta" volato sul fondo del fiume, due pal i di Orn,25 a Qm,f)O , di d iametro, od al più quattro, in ogni pal ifi cata, pos• sono bastare per quah;ia~i pontt) ·di campa gna : e per , ponti fatti per uso generale del commercio , quattro er:l · • al più sei pa.li dello stesso diame tro possono bastare: « le p al ificate esseudo da 6 a 7 metri l'una dall'al t ra . » Il capo VI[ è diviso in sette capitoli e discorre dei piccoli pont-i, ossia di quei ponti che sono fatti con m<L-
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teriale vario sovra stagni non molto vasti,- sui torrenti, su i c~n~li, su aperture e rotture di ponti del commer-
cio, ecc. , Non è possibile (pag. 2,69) indicare in quest'istr uzione • tutte le specie di ponti che in simili ca.si sì possono •stabilire; si accenneranno sole;> q uell i i quali si suole « più cornt.:nemente costrurre in Cétmpagna ... . . . . . • ll testo pertanto incom incia dal descrivere i ponl'i sv,. piccoli pali, i ponti su ca1·ri, sii gabbioni, su particolari {onne di zatte1·e messe in traverso del {i-urne, i ponti fa.lii
con t1·at,i posale sulle sponde opposte de'i canali, dei fossi, ecc.; i po11li costnill-i con tra'V'i o lmvù;elle p-i ù corte clella, luce dli snpera1·e, i ponti soslermli con :;aette ohbliqne, i ponli n contrappeso ed a conirasio, e i ponl-i, sospesi, a proposito dei quali, trovo a pag. 314, una di quAlle applicazioni numeriche che mi vanno-a sangue, e ehe m oltiplicate lu ngo , il corso sarebbero tornate di t anto vantaggio ai giova11i studiosi . Pel numero , la scelta dei pon ti che son0 qui descritti, e pel modo con cui lo ' sono, queste pagine tornano dav vero superiori ad ogni elogio: esse h,tnno una tal quale impronta original e , e forniscono ì mezzi cli impadronirsi dello spirito di siffatte costruzioni ; insegnano a teµer sempre calcolo degli el,mienti che ponno essere a nostra d isposizione , dell'infl uenza che tali elementi devono avere sulla scelta del ponte da costruirsi, formano il criterio delle proporiioni rla darsi alle sue p arti, a norma. dell' uso cu i deve serv ire, e jn una parola spian:wo la via a quah rnque uffiziale possa trovarsi in cireost.anza d i batterla u n g iorno di per se solo. La d escriz:io-ne dei ponti di travi , posate sulle. sponde opposte d i un torren te, di un burrone, di un inval1ame nto od apertura qualsiasi, è corredata da studi circa la n ecessità d i rinforzare, in dati casi, le travi suddette e circa .il modo di farlo. Quanto ai ponti a con/,rappeso st~va b e ne, secondo rne, il lasciare a sL10 posto il cenno
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Stri 1' A~SAG'Gr
che s i trovaYa nella l" edizione; dal quale era facilè desumere , il perctiè, pon t i così strani, sono, o venivanò almeno, adoperati in alcun e valli del P iemonte. Su.i pouti a contrasto trovate poche ma appropriate indicazioni. / JJonti a t?'·avi a1·male sono trattati con una estension e sufficiente , e con qualche ut.iJissima: considerazione -teorica. Cir ca le unioni di tra·vi r accogl ie le n el testo quanto ruò abb isognare nelle costruzioni dei ponti mi l itari. I ponti sospesi ricevettero que llo svi luppo teo~ rico che tor nava aceoncio dar loro in un trattato di questo genere; e del resto, essi sono , d,i,l lato prati co, discussi per q uei pochi casi in cui potranno per avventura wnvenire. Osservo di passaggio che, per l'iutelii genza d i queste ultime pagine d estinate all:istruzione di qualsivoglia uffiziale d'armi speciali, sono di g randissi m a u tilità le figu re dell'atlante c he alle lezioni va u nito. La part(! prima si chiude col capo_ VIII in cui il capitolo r tratta delle stra.de e delle rampe destinate a da.r accesso ai ponti; il capitolo n si d iffonde sulle n01"me per conse1·va1·e i ponti, mettendovi in prima linea la questio11 e della composizione del distaccamen to destinato di guardia a l ponte, tracciandone le attribm:ion i , e scendendo ad altre considerazioni ch e non posso r .ilevare. Ho voluto a bella posta tocca.re d ella guardia al ponte, p erchè d a t aluni si d isconosce, in parte, l'im portanza ch'essa h a quando il ponte è cimen tato da continui e non sempre o:dinati pao:sa.ggi. Il d istaccamento deve essere proporz10nato a.l l' imporian za. del servizio che è ch ia m ato prestare, deve essere cornàndat o da persona fer ma ed intelligente, deve comporsi di barcaioli, di calafa ti, di falegnami, d i fabbri, e va dicendo, operai ed uomini arditi. · Le pr oporzioni che d evo no avere in esso le special it,à sovra indicate .variano a nor:na delle c ircostanze e della im portanza delle comunicazioni da tutelarsi. Le no ~m e per coni-lervare i p on ti hanno fine colle seguenti avver:
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tenze che mi p iace qui r iportare , chè son dettate da. qnello spirito prnt.ico che misllra la convenienza di u ua operazione (e dico questo , per ché fanno eccezione alla r egola quei ca.s i in cui c onviene giocare il tutto per il t.uttoì da.lla probabilità. dell'esito s uo, enon, come è vezzo di talut]-i , dalla sua d ifficol tà; confondendo un nobile ardimen to con una d a nnosa imprudenza: • D,,rnchè da alcuni autori (pag. 345) sieno indica ti i , modi dì_ Sllrrogare un corpo di sost egno galleggiante < con un al tro senza interrorn p0re il passaggio SL1l ponte, • e benchè tale m anopera s i eseguisca per esercizio dei • pontieri, sarà, sempre miglior r egola e prudenza ~Òspen« dere momen taneamente il passaggio, ·scoprire il corpo • di sostegno guasto, levarlo , sostitL1irglie ne uno nuo vo « e coprire questo con le trav icelle e tavole. • Gene ralm ente il cambio d ei eorpi di sosteg no senz:i r interrompere le comuo ica1,ioni si fa nelle scuole d l'i • pontieri , mentre n essuno passa sul pont e teso e s..1 • aml'.1e non molto rapide. Ma durante un passaggio at• tivo i sostegni ga lleggianti s i affon dano considerevol• m ente; presentasi quindi maggior d ifficoHà d i lavoro , sott.o al tavolat o: e su -correnti rapide l'ingombro pro• dotto dai corpi di sostegno raddoppiati per tale ope' r azione, e molto affondati nell'acqua, presenta serio , pericolo per il pon te . , Per cambiare i ca.va-Jletti è assol utamente necessari" ( interrompere la com u:1icazione, e disfare il t avolato . , JI capìt.olo 111 tratta la q uistione delle steccai·e , ed il capito lo 1v quella im.porta.ntissima del levare e del rovinare i 1ionti'., dove s i studia s pe.::ialmente la seconda di queste tesi, sul la quale solamen te mi l imiterò ripetere che sar ehbero stati utilissimi ad ilì ustrarla, degli esempi pra tic i, ricfl vati dalle storie militari.. Non so poi perché, r ig uardo al rno<lo preferibile da usarsi nel rovinar pobt,i culle m ine, n on ·s i sia fatta q11:ilchc eonsid1:n:i.1,~one, da ehi
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SUI P,ISSAGG(
con tanto senno dirjgeva 1a stampa di queste lezioni; sull'esito incom pleto ch'ebbero le mine preparate dagli Aostriaci nei p on ti di Magenta con tanto amore e con tanlct as,1;d,i1.ità al lavoro. L'ultimo capitolo di questo capo tratta di alcuni lavori speciali ai pontieri : rimettere a o-alla barche affondato~ , o . pescare à ncor e, pescare cannoni, schiantare pàlafitte, e vai dice ndo. Questo capitolo non è g uari diffuso, ma tocca per ò i punti p iù i mportanti" dell'argornent;. La parte seconda del trattato consta di tre capi. Toccherò - di volo delle materie in essi raccolte; chè per la lor o spe-• ciale natura ponno essere giudicati anch e da chi non si occu pi dell'arte del pontiere. li capo I tratta. dei passaggi dei fium i avanzando verso il nemico . Esso m i sembra un po' laconico, dal lato tecnico, ma è poi abbasta,nza svil uppato da q uello delle conside razioni generali s ull'a.r gt)· mento: l'estendervelo di più era uscire dal campo che il trattato doveva per correre . L'autore si. ferma nuovamente, ed a rag iono , in queste pagine, a toccare· drll genere dei ponti da preferirsi i n date circostanz8. ' Quanto poi al ln. rapidità d'esecuzione di operazion i siffa tte, piacemi ancora una volta far parlare il testo: • I prepan.tivi di rna.teriali, strade sulla sponda no« stra, ecc., vanno fatti spendendovi tut~o i l tempo ne• cessario perché nel momento del bisogn o non falliscano: • ma quando b a principio l'esecuzione del passaggio, • ogni cosa va condotta con som ma celerità. • Questo precetto n on si riferisce solo all'esecuztone • mater iale cle1 ponti, ma ancora al la concentr aziotte delle • truppe, alla _disposizione delle batterie che devono pro• t eggere le truppe di sbar co, al traghetto di queste, al • trasporto dei materiali dai siti di deposito alla sponda • dove ban no da gettarsi i ponti, al preparare gli scai i • su lle d ue r ive, all'aprire comunicazioni sulla sponda • nemica , ecc. Egli è in queste operazioni c he va im-
i 15 , piegata la ma,ggior parte del tem po, e non nell'esecu• zione materiale dei ponti ; la quale procede genera]• mente spedita, particolarme nte se fatti con equipaggi , militari. , I ponti militari gettati - più o meno speditamente pos' sono dar e un guadagno od una pPrd ita di tempo, ne l](I • stabilirii da u na sponda all'altra, di mezz'ora di una " or a al più, relativamente gli uni agli altri; . . , ... . . • . . . . . . . . . Le altre op erazioni invece, quando • siano mal condotte o con mezzi insufficienti , producono • r itardi di parecchie ore , e per tali ritardi può fallirn <• l' impresa (vedi pa.g . 388) . » Sarebbe poi stato bene c he in fin del capo si fossero definiti un po' più qnei consigli, quegli avvis'Ì dei pontieri, cui si dovrebber0 att,enere le truppe d uranti i passaggi: sarebbe invece desiderabile che fosse a suo t e mpo ricordata la preziosa avvert,mza del t esto : • Tosto passati i. ponti, le truppe s i riordine ranno sulla , sponda nemica, a buona distanza dai ponti in m odo da , 110n produrre ingombri s u questi (pag. 392). • Il capo II parla d ei passàggi in ritirata, e qui osservo soltanto, che avrei voluto veder e definite le bocche. da fuoco r .igate che orm ai dov ranno agire esclusivament e nel proteggere i passaggi med esimi. Dal canto mio ritengo che, per esempio, da n oi , a lcune batterie cl i batt aalia, con cannoni da 8 rigati, ed in certi casi speciali, dei ca nnooi di posizione da 16 r igati presteranno in ;,imi li circostanze una sutlicientissima pi·otezione. Il capo llI sulla àifesa dei fiumi è assai breve ma b uono altrettanto ed ha poi il merito d'essere stato per intiero aggiun t o al trattato . , Gli è gran tempo oramai cli conchiuòere in breve 11 m io giud izio sulle le1,ioni che ho a dilungo esaminate. Il corso, ripete rò dunque u n'ultima volta, è buono, eccellente, la sua estensione e ricchezza d i not izie ha èon-
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DE! l"lU,11
SU I I' ASSAGGr
t.ribu ito e deve contribuire non poco a spargere idee nette, p ratiche e feconde sui ponti mil itari, con qualsivoglia materia le costrutti . I poch i appunti, che m'ebbi l'ardire d i raccogliere su di esso ., se ·non g li tolgono al certo merito veruno, 1:,un to ne diminuiscono all'opera del capitano che dirigeva la stampa d i questo l ibro. Ed infatti a quel b enemerito ufrìziale si deve l'essersi · sobbarcato ad una materiale fatica cli non pi ccolo con to, l'aver con molto criterio ritoccato qui e qua nel testo qualche frase e la disposizione della materia, l'aver modificato opportunamen te alcune fìgurr-• delle 21 tavole che erano ·state p ubblicale, alcuni anni or sonc . e l'avervi aggiunto 20 t avole a complemento, contenenti in complesso altre 130 fìgure a·11'incirca, prima afl~1.tto mancanti agli studiosi; l'aver arricchito il li bro del suo ultimo capo, che totalmente mancava, sulla difesa dei fiumi. Lo stile del l'opera sente alquanto l'origine sua : nata dalle redazioni di vari ~llievi distinti, non ba potuto r isp lendere per uniformità e fluidità di forme . Non si vuol dire con ciò che il libro difetti di chiara dizione. La mia osservazione parrà p er avventura oziosa, ma io non Ì11i pento d'averla fatta, chè anche le opere militari, g uadagnano assai q uando sono stese in istile accurato e cli qualche eleganza . La proprietà dcd linguaggio si traduce id' chiarezza, l'eleg:rnza sua alletta gli studiosi, ne al1egerisce il còmpito, e s i trad uce in utilità. L'edizione del corso è nitida ed elegante per larga rnarginatul'a;_i suoi caratteri i::erò n on ha.nno sernpre 1111a uniforme spiccatezza. QuH.nto alle figure dell'atlante le mi sembran o corrette · e chia rissime, e questo basta per un'opera di siffatto genere . Per d ir la per intero anche su questo argomento avrei voluto che le tavole fossero stat e' leoale col testo , o in. llD formato simile ci quello che esse hanno n ella rn,wg 1or p-arte delle ediziuni frances i accompagnate d i fi gure-: ~
spiegandovi le tavole, esse per intero si presentano al lettore non l ung i dalle pa.gine che invita110 ad esami- . narle (1). Fu eccellente divisamento quello di emarginare nel testo l'enirnciato delle questioni mano mano che vi si vanno svolgendo: e solo mi sembra, che l'indice dell'opera, per e;,sere più comodo , avrebb0 dovuto essere più dettagl iato. , E qui faccio alto llf,H1 senza però esprimere un fervido voto: l'illustre ispiratore del corso sul passaggio dei fiumi, porgeva in altri tempi a lcune lezibni di confronto dei materiati da ponti , in uso presso le varie poteuze europee: mi si dice che qualche redazione d i quelle letture circoli qui e qua manoscrit,ta, il che significa che le si potr ebbero fors'ancbe r icuperare, e raccog liere; e ehe il capitano ch e si r ese tanto benemerito nel sorvegliare e dirigere la p ubbli cazione di cui parlammo in q uesto resoconto, farebbe opera santissima, di quelle pure arricch~ndo l'esercito colle aggiunte che fossero di occasione. Uno studio d i confronto fra i materiali da ponti d'equipaggio adottati dalle varie potenze europee sarebbe di una utilità pratica incontestabile t Torino, luglio 1864.
e c.
(1) Vedi per esempio le tavole della pregevole opera del Pants mil-ita-ires etc. Paris, librairie milita.ire, 186 l.
MElJRDIU.:
F!tA\!M f•:N'fO Ol F",\ LCONETTO
Dl U)!
FRAMMEt~TO Dl FALCONETTO DEI
PICO SIGNORI DI MIRANDOLA GITTATO NEL
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È con vera soddisfazione che prendo a disamina un pregevole frammento di vecchia bocca da fuoco italiana di b ronzo, donato non è g ran tempo, al Museo nazio.n al; d'artiglie ria, percbè oltre allo illu;;trare questo interessan\e cimelio d egli ~Lrurnenti n ostri da guerra, m'è dato di poter segnalare il nome del generoso nobile donatore, S tando , nello scorso novembr e, in Como a rovistare le vecchie carte di quell'arch ivio munici1:a.le, in cerca di d o c u menti sulle armi.da fuoco in genere, e sulle a;tia lierie in ispezie del nostro paese , mi occorse leggere '"'i n un li bro - COMO EJ? IL suo LAGO - come « nel 1852 scavan·dosi sul castello (di Musso) f u scoperto il frammento di 1.m piccolo cannone » . Poffaf bacco, sciamai; bella notizia che
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apprenrlol Ma, dove t roverò io questo fram mento? In quali mani sarà mai, cotesta p reziosità, caduta? All'opera d unque, per iscoprirne il possessore . Se avess i a raccontar qui per 610 e per segno q uali e q~ante in 1 !agini facessi per appagare il mio desiderio (1)., sarei d avvero troppo l ungo e n oioso; e perciò, salto a piè pari tutta questa storia, e ven go alla conclusion e di essa , che è l'aver finalmente saputo ch e q ue1 fram mento era stato acquistato dal duca .Melzi di Milano . Ohi lode al cielo, è in _buone mani, e n on viaggerà µe r Parigi o Londr a, dissi tra me e me. E a llora (era a Milano) voleva correre al palazzo del duca per v edere questo tesoret to . Ma fu i avvertito che avrei gettato il viaggio; p erchè il frammento si conservava alla v illa presso Bellagio . A Bellagio! Ed io che era a.nclato colà espressamente p er : vedere alcun e cerbottane di quel signore , custodite dal fattore del cav. Polcli Pezzoli, n on aven· nemmanco sentor e che v 'era qualcosa di pregevolissimo da vederei Ma fì n.i:un ola. Ch iamo in aiuto il mio carissimo a mico e collE:ga D. Giulio Veni ni, intrinseco del clucc1,, e lo inca,rico di domandargli , non il fram mento, ma _u n calco di esso io iscagl iola. Il d uca non volle saper e di cotesta g rettezza, e mandò irnmedialmnenle in dono a l rnuseo ·il preziosn cimelio della vecchia artiglieria (2) di quel· (1) Fu il signor ingegnere Attilio A rceJIM,zi cli Varese. che mi pose snlb str:ub per far e inda.gini snlla sorte di q uesto frammento. Il gentilissimo signor dottore Gentile, sindaco, ecl il dottor Tara medico di Dongo 111i accenoarono cui era stato velllluto, ed il secondo mi mandò il disegno correcfanclolo di noti7.ie che r iporto testual mente piì1 innanzi. Si abbi,, no tutti i miei piì.1 sinceri ringraziam enti. (2-) Mol ti cornuni del regno, e distinte persone hanno fatto dono al museo nazionale cli pregevolissimi monumenti di vecchie artiglierie itali ane, e di altre armi, sì da fuoco, portatil i, che da taglio o di parti di _esse, e spero che il bello esempio t roverà. m olti imitatori. Faccio mie, sn tal proposito, le parole che il signor Vong,, iniliriz,mva n,i suoi connaziona'Ji in un art icolo da lni p,1bblict1to. snlle a bitJ,zioni lacustri della
Sviz7.era. " Les an!,iquités d"nn p ays lui appartiennent; ce sont des a.ctes hì-
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Flt~M,!ENTO
nl F .I LCON I,:TTO
d isgraziato Gio. Francesco Pico, signore che fu della Mirandola, avvegnachè interrottamente, dal 1499 al 1533 qual anno a' 18 ottobre fu trucidato, jnsi eme con .su~ fig110 Alberto, d al n ipote Galeotto di Lodovico. Fatto i l racconto, che non vo!(;ivo fare, del modo col quitle sono g iunto ad ottenere l'i ntento, veno-o a descr'iquest.o avanzo d'artiglieria, del quale po~go in fine 1l _disegno, ed a contare un qualche brano di storia ch e gli si riferisce.
la forma esterna è a 10 fa.e.ce; l'anima, incampa71ata (1), ba il diametro di rn i1li metri 66; ia grossezza del bronzo p resso il focone è di millimetri 4 1. Da qu"!sti elementi posso dedurre irnmedi-atamente che questo avanzo ap• partiene a d u n falconelto da 3, ch e era del primo genere delle vecchie artigli erie , e si ~arebbe cli::,tin t o, per la povertà del br onzo, coll'aggiunto di an/ù;o sott-ile. Ora facciamoci a ricercarne la grossezza del bronzo al collo (fine della volata) e la sua lunghezza , per poterne stab ilire il peso. Il Sardi (2) d ice che « la distribuzione del bron zo era a nticamen te ( quando la polvere per l'artiglieria si usava da quattro asso, asso), grosso i l bronzo al fogone sette ottavi del diametro di sua propria b occa, alla cornice sotto gli orecc:hioni 6 ott,avi , e al collo della bocca,-im mediate sotto la Gioia quntlro otta1)i ». Ma non eran queste le uniche dimensioni delle grcssezze del bronzo nelle indicate parti del le vecchie artiglier ie . Più che i trnttatisti sonq per me di autorità g li i nventari delle artiglierie stesse, che mi contan le cose corn'erauo in que' tempi là, e non come avrian dovuto esser e, Perchè cito s ubito un esempio tratto da _un iuventario inedito dei duchi d'Este, che cade propr io a capello in q uesto argoment o, e di ce co~ì _: « Una Colobrina deta la JULI A antica pove1·a di m etallo (ciò che poi, alla spiccia, si sarebbe detto antica sottile) et in Cameratta (incamérata) auco.r lei da 50 a otto faccie da capo a piedi i l suo peso sta scritto in Culata 9000 (lib. di Ferrara chi!. 0,345 l ,
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Il frarnment.o del quale si parla, è di quella parte della bocca da ~uoc~ ch e ora appelliamo culatta (1)., e ne sono p r?va la rnscrmone, mutilata, e lo stemma del committente, e pi l'.1 indubbiamente i rami, rimasti nel getto, d:l!a 1·occa o del ferro gognato, che servi va a tener fermo v icrno al f<;mdo della forma quel cilindro o mastio che laf:._c1ava nella bocca da fooco il vuoto dell'anima, · e cl-ie c,JJ nome stesso era appc,,llato. Per quanto poco sia rimasto d ell_'ant ica artiglieria, n ulladìm1!no v' ha tanto che basti ~ r1stora.r_la, e dirne su la forma, le dimensioni, il pe,:;o ; rncom1nc10 da ciò che ho sotto gli occhi. Il frammento, lungo rn_illimetri .200, p esa ch ilogr. 8;
storiqucs qne l'inrlividu 11• a . l - . , . . é . . pas e ct ro1t d a.ccapal'cr pour orner sa eJ1emtn e on Jes Jeter com · t , . e ue .• · _me ,Joue _a ses bambms. Aussi j'aime à croire l 1e pu~blic rlont cet article aura1t pu attirer l'ttttcntion ne profitera d DS rel)sewnements q , 'l · ' · .. <> u I cout1ent que dans son intérét méme c'est-à<l11 e en de1JOsant dan" " · ll t · · ' , .· . ;:. . " ves co ec ions pubh ques lcs objets qu'il pourrait 16 ~"co unn "· ~ 1 cambmo qualche parole in questo appello che il sìrrnor ouga fa agh Sviz~eri riguardo alle anticagl ie Ct;i egli allnde è quello stesso che 1O 1 · l'l • . ' ,. . .·.• _ .acc10 ag taha111 per arricchir e il musco d'ar tig~t~ll,l-_ della naz10ne. Vi sono giiL sta.ti generosi, che han da.to il bello e,e.np10; non ma11cheranno altri certamente che lo im't' _ ('I) Gli antichi erano più logici dei moderni. Chiama,'.a;:: ·cnlatla soltanto _quel la parte ti elle artiglierie che stava dopo il fondo dell'anima e fì1: 1•11iento della cu_lcttta quella palla, o cilindro, od ornamento di altr; f oggia che la compiva. ·
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(1) Dicevasi pezzo incnmpanato in Italia sino dal xv secol ll quello in cui l'anima fi11Ì1'a a cono ·tronco-, comp·iiito da ·1tnct mezza sf'ern , o dli im scr;mento s(er-ico o da itn 11iano; invenzione nuovissùna del Paixban ne'>suoi cannoni et bombn pr oposti l'anno 1819, che portano il nome dell' inventore! li nostro falconetto però non potr ebbe dirsi propriamente incamptmato perchè l'anima finisce io una forma a sezione semi ovale'. (2) L'artiçJlierin di Prnrno S.,RDl Ro)tANo, divisa in tre libri. Bologm1, 1689, pD.g. 26.
122 FRAM~H:N'l'O perciò chi!. 3105,900) la sua longheza e boche 26 il metallo in Culata boche due et un terzo. Agli oreebioni d ue boche et un dec·irno. Al collo una baca et sei decimi. Risentita da una pa.rte • . E questa è quella col ubrina g ittata col . bronzo della statua di Giulio II, operata dal div ino Buonarroti in Bologna, Ghe « fu rovinata da'Bentivogli (cioè dai partÌgian i di Giovanni II Bentivoglio il 30 dicembre 1511) ; • e 'l bronzo di quella venduto al duca Alfonso di Ferrara , che ne fece un'artiglieria chiamata la Giulia (l) , . Ora questo nostro falconetto .aveva di bronzo 'in culatta due bocche ed un te1·zo quasi (chè vi mancano solo 6 millirnHtri), p er cui al c0llo dovea avere ima bocca e sei decimi; cioè, millimetri 105, 6. Ed ecco stabilita la grossezza del bronzo che si cercava per calcolare la superficie delle due basi del t ronco di piramide decagona. Veniamo alla lunghezza. Ordinariamente a i pezzi del primo genere si davano 32 bocche, « eccetto però, . dice i l Sardi, lo smeriglio , che tiene 38 , bocche , et il falconetlo che tien e pure 38 bocche o 40, e queste per il piccolo diametro della bocca acciocchè più facilmente si passino incavalçare et abboccarsi alla Cannoniera, e suo parapetto (2) n. Ma per quanto sia ragionevole la prescri7.ione del Sardi, che scriveva n ella prima metà de l xvII secolo, pure ho esempi, in un inventario inedito di a.rtiglierie del 1° AJ fonso d'Este , di falco netti da libbre 4 e 2 , ch e eran l unghi 26 bocche sol tan to. Io mi atterrò pertanto alle rego le ordinarie e darò al . falconetlo bocche 32. Manca di compiere quest'artiglieria, aggiungendo le misure della culatta e del suo finim ento· per averne la l unghezza totale. Consultiamo nuovamente i l Sardi. « La grossezza della culatta, egli scrive, è tanto grossa quanto ·è grosso al fogone,il bronzo, è cli più faranno ( l) V ASARr, 'Vita del (2) S ARDr, op. cit.
DI FAl :CONE TTO
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le sue pariitioni, come s i vede in figura, per formare la palla, e fine di essa culatta (1) • ; e per queste partì si aggiungeva tanto quanto per la culatta stessa. Dunque il falconetto ara lungo millimétri (mili. 66 X 32, + millimetri 41 X, 2) 2 194; pesava . ch ilogrammi 169,3888, . . .. (chil. 1G9.3888) 518 4 l '>· . pari a libbre d1 Mirandola , I ~, inO ~~158 ' fine traeva di ferro colato chilogr. 0,94'2, cioè, circa 3 libbre. V0lendo pertanto nominare la nostra artiglieria col linguagg io tecn ico di quei tempi si dovrebbe dire FALCONJ~TTO, ant.ico sottile, orrtinar-io, incampana.to, di bronzo da 3 . - E con que~te pochissime parole, per chi 1e intende, è spiegato chiarissimamente il wmere dell'artiglieria, la grossezza delle pareti dell'anima, la lunghezza dì q uesta e }a sua forma, la materia e la boccatura (~), che era 22121 del proietto. Ora è mestieri fare un poco di storia di questo avanzo di artiglieria italiana, che fu gittato nel 1500 a munìmento di Mirandola per comando del signore, di qnella città Gio. Francesco Pico, II di questo nome. E primamente per provare ~he non invento Rtorie, riporto qui la inscrizione, sottoposta allo stemma cli quel casato , nella quale supplisco alle mancanze come sembrami più -.ragionevole.
(1) SARDI, pag. ~9. · . (2) · Boccatura e bocca diceasi anticamente quello che ora dicesi calib·ro . Ed in Piemonte si usò questa voce nel detto significato sino al p~ssato secolo, coine ho potuto leggere nelle ci,rte dell' a.rchivio del comitato d'artiglieria.
B uonarroti, A~,;o i,x, vo].
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l'RHH!E~TO
Sia supplita a dovere o no la inscrizione ciò poco impor ta , perché il dettato non si altera punto, e v'è già tanto da stabilire innegabilmente, perchè, q uando, e per ordine di chi fu operato il falconetto . Ma v'è ancora una cosa da sapersi, per me interessantissima, cioè chi ne sia stato il maestro fonditore. E qui bisogna entrare nel campo dl;llle congetture. Non si creda però che io voglia andar a cercar fonditori fuori d 'Italia nel 1500, quando I ne avevat110 qui a bizzeffe. E checché dicano i grandi wesseri Giovio e Guicciardini, delle artiglierie di Carlo VIII, delle quali non rifinano mai di fare elogi, svilendo quell0 degl'Jtaliani, e chec;chè ne r ipetan o gli storici stranieri e nostrani, gli uni per esaltare le cose loro, , appoggiandosi ad autorità di s_c rittori che, come dicon essi, . non ponno esser sospetti di parziaUtà, g li altri a risparmio d i fatica per investigare, ad onore del proprio paese, se que'cotali scrissero storie o c.;ontaron frottole; noi avevamo ·allora fonditori d'artiglierie celebratissimi . È parlo da ser.rno. Chè se mani ladr_e i10n si fossero get_tate sulle preziose artiglierie dell'arsenale cli Venezia, se uomini ignoranti non avessero dannato al forno quelle dei d1;1chi d'Este (dicQ queste sole per essor breve), potrebuc mo-
DI FA'L< O\'l!.Tl'O
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strare l'Italia come fosse innanzi in siffatti stru menti da' guerra, n ei quali l'arte italiana, che a llora non ~offriv;L maestri e solo accetta va scolari stranieri, vj profondeva i p iù belli., i più squisiti ornamenti . Ma le rapine ed i l fuoco non ba1Jno potuto tutto struggere, tutto i nvolare al mio paese; e qualche artig1'ieria preziosa per forme e per fregi esiste tuttora, e qualche stampa non-meno preziosa, è stata da me rinvenuta ed il nostro museo nazionale se ne abbella. Ed a parità di epoca., sfido al confronto tutte le artiglierie del mondo. E quando avrò fatte pubbl içhe queste n ostre gioie, mi s i saprà dire se l'amor della nazione mi fa avere le traveggole agli occhi. Ma per ritornare ai fo ndit<:>ri, dirò che n'erano in quel tempo maestri rinomatissimi il Biringuccio, gli Albe1·ghetti, cioè, Alberghetto e Sigismondo d i patria fe r raresi, a'servigi del duca Ercole e d0lla ven et a r epubblica, Alessanclro Leopa1·di veneto , Ji'rancesco Bressan (da Brescia), Paolo da Venexia (forse di cognome Canal), ed altri che per brevità ommetto di rièordare. Ad uno· di costoro pertanto ·sarà. stata, al logata dal signore d i Mirandola l'opera di questo falconetto, ed io creJerei che la fosse agli Alberghetti . Ma nulla aggiunge di pregio all' opera il conoscere il nome del maestro fonditore, il quale certamente non sarebbe_rimasto ignoto, sè a l frammento fosse stata unita la gioia della cu-latta, sulla q uale talvolta si usava inciderlo, come oggidì vi si scolpisce il ·nome del diretto}e delle fonderie. Con questa differenza che ora il d irettore è un uomo della scienza e puramente teorico, il quale non opera a suo capriccio, ma secondo le norme, i disegni, i mandamenti cli una commis.-;ione di dotti nelle svariatissime scienze che formano quella ' della moderna artiglieria, la quale dopo maturi studi e consultazioni, con ponderatezza delibera il da farsi ; :mentre allora i maestri bombardieri inventavano le foggie delle bocche da fuoco, ne facevano i disegni, le m ode lla.vano, le fregiavano di scolture, sta.bi!iv ano la lega dei
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FRAIIM l<,NTO
nl F.VLCONET'rO
metalli, li fondevanò, li gittavano, r in0ttavano i or•C'11i ' e con~egnavano c9mpiuta l'artiglieria al principe, al la re.pubblica, al mun ici pio (:he avea loro dett9 voglio una colubrina, un sagro, un faJcone, un falc0netto, un cannone, o mezzo, o quarto, ecc. e nulla piLl. Insomma quei bombardieri erano Lutto, le commissioni, i d irett ori, i !01 1di t.ori, i propri'e tari anche delle officine! E costoro si chiamavano m 0 Van noccio, m 0 Alberghetto, m Sigismon do, m 0 Alèssandro; e con gli stessi s tecchi co'quali ayevano modellato una col ubrina od un cannone, non s i perita vano (gli audaci!) di modellare una statua equestre, o pili per antenne da stendardi, od eleganti can delabri, opere tutte gittate in bròì:lzo, come fece il Leopardi, che incavò pure i conii per la zecca della sua patria; od un ammirabi le p·uteale come q uello ch e operò uel 1556, Nicolò d i Marco de' Con.ti ch e vi_ scrisse il s uo nome dicen dosi « coriffotor· 0
tormer1to1'um itlust1·issima·e Reipubblicae Venetia•rurn
».
E ,~
fecero davvero per benino còtèste opere; seppur nnri 1-) falso il concetto di capolavori in che sono state tenute sempre dal xvr s<:colo insino ad ogye•i I ,o ' l\fa ' io mi perdo i n contar cose ch e non rig uardano direttamente il soggetto di questo sc~ritto. Perciò lo riprcmlo tnstamente, p er provare com.e anco dal lato della storia politica sia di molta impor tanza la scoperta del l'a vanzo deila vecchia artiglieria dei signori di Mirandol a. A qu esto prezioso frammento s i associano due n onli' storici di molta celebrità , cioè quello di un onesto e dotto prin..;ipe, ma infe lice, e quello di un g rande capitano servitore di estraneo re, a' danni rlella p atria sua, l'Italia, ma fortu nat o. Parl iamo del primo. Quan do fu divisa in ventisei parti ( a n no 1212) la corte di Qv,ar·aritola, poi p ri nci pato ed in ult ime, ducato della Mirandola, t ra le famig-l ie dette de'(igli cli Manfredo, che er'ano poi quell ede' Pii, de' ;1fanfredi, dc' Guidoni, de' Pichi ed altre cl(·)l nobile ~iguagg io, a quest'ulti ma toccò la signoria. d ella
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:Mirandola. Stabilitosi Francesco Pico in Modena, al cui nrn 11 ic.ipio era stata venduta nel 1267 la Mirandola per . ventimila lire. ne ebbe. il vicariato d11,ll'imper atore Arr i~o VII, ma ·10 perdette quando YP.nute alle ma,ni le fazi oni G uelfa e Ghibellina, questa, di cui Frnncesco era capo, e_bhe la peggio, per cui fu obbligato d_i abba ndonar_e la città della quale si fece signore Pa.sserrno Donaeols1. La riprese egli nel 1318, mé~ nel seguente anqo l tt dovette, per trattato, cedere di nuovo al su6 •~mulo cbe, mantenendogli la data fede alla moda d i que'tempi, lo free arresta.re con d ue de'fìglioli , Prendiparte e Tomassino,' e cacciatili t utti nella rocca di Castellaro Ye li fl':'~e morire d i fame, e diroccò quindi la Mirandola. l'iiccotò flico altro .figlio di Fra.ncesco, scampat o dul ia mano ò0ll'i-ll in. ico della sua fa.mig l ia, si p rese non molti anni dopo, ùna ben crudele rivalsa su Passerino . Chè, un itosi ai G-onzaa-a ed agli Scaligeri (1328) per ritoglier 1ila ntova al Bo~acolsi, che r imasè uceiso nella zuffa , avutine in mano prigionieri i figl i Fra~c:esco e l'Abate d i Sau t'A ndrea, ed i nipoti Guido e Pi namon te., li fece perire n~l la torre rne,fr:-iima dove era stato fatto morire cli fame s uo padre ed i fratell i. Nel 13'.33 p oi, con l'aiuto dei Gonzaga . riebbe il por,sesso dell a Mirandola., e ne r iedificò il, cas1cl_lo. Fmnces,.o fi gl io d i Paolc, eh Prend 1part.e e bbe ti d om1u 10 di .Mirandola. nel l 354 e morì nel l~i99. Un altro f raw.xso, e Giovanni figl i del preceden te, ebbero in seguit o quPlla sis!noria. I-) pri1nò visse p er lo più a.lla corte di ~.Jì l,1110 e m'~ r't nel 1461; il secondo per mantenere il dor!1iniò al suo l',Hno fece uccid ere un ,;ugino, e morì n el 1450. t;io. Francesco fig lio di Giovann i succedette· a l padre e riunì. alla signoTia cli Mirandola la contea di Concord ia . Questi fu padre del celebre Giovanni, la fenice deg-l'ingegn-i, che u.acque da Giulia Boiardo il 24 febbraio 1463 e rnori il l'7 novembre del 1404 . Gio . Francesco incom inciò a, munire di n~u rn la. cit tà (opera compiuta poi dall'altro fig lio
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FRA~!Mlè~TO
(; ateoU0) e morì r;e] 1467. -Gfo. /i'rancesco, SE~condo di t~l rwrile, fìglio a Galeotto e fratello a Lodov-ico, ebbe l'invPsti-
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tura della signoria di Mirandola e della contea di Concordia da ~lassirniliano imperatore l_'anno. H09. Lodovico; suo fratello m inore, però g liene volle contrastare il possess,o, e nel 150:2, col favore cii Ercole duca di Ferrara., a~salì la :Mi randola, ed avutala , ne cacciò il frntcÌlo; mantenend ovisi coll'aiuto di Gian-.Jacopo Trivulzio capi tano dei Franc<c!Si, _del q uale aveva sposata una· figl ia naturale. Quegl i poi la riacquistò n el 1511, assediatala mercè delle truppe pontificie ir(viate colà, per iscacciame i Francesi, . <fa Gi ulio lI sotto il comando del nipote F rancesco Maria duca d'Urbino e capitano dell'esere;ito ecclesiastico. E quel fiero pontefice, che il suo g rido - fiiori i barbari, - . Yolea ridurre ad lln·a realtà servendosi di altri barbari, gli ,t;yizzeri ed i soldati del re di Spagna; quel pontefice, dissi, .intollerante d'indugi (avvegnacl1è si fosse nel cnore del veroo) diresse in persona l'assedio, ed aperta la, breccia nelle mura di S , Rocco prima che i g uast"atori acconciasH:ro la strada sulla fossa, entrò a mo' di conquistatore nella espugnata città ( l). Fattovi priaiooe il conte . o . Alessandro Trivulzio nipote del mareséiallo, e 'rirnanriata libera la vedova di Lodovico, insierne·co'figli e colle rube loro, rese Giulio . la Mirandola a Gio. Francesco,, Ritor-
_ (1) L'asserlio dP.Jla Mirandola fu in tra,preso da.Ile trnppe ]Hl.pa li nel rlicemhre del 1510; il 2 geirnaio del 1511· vi andò Giulio II io _persona a dirigerlo, e non istette atl , atte ndere (dice il Rosm\ni) s i atterrassero le mur a m ezr.o rovi11ate e si sgombrassero le porte, cl,è volle· en trarvi col '//lezzo di una scala per la breccia il giorno 21 gennaio , . Il Trivul zio era in F rancia quando fu incominciato , l'assedio, e doma.nrlato r epl i~ cat:unente il pern]rsso al re d i venire in ktlia per portare soccorso a que ll a città, final meutr lo ehhe ma t:,nli; chè non giunse .che d opo espngaa ta. Inco11t1·at,1 la figlia, che si partia <li colà, fecele cornggio con dirle che pre:sto vi s·nehhc ritornata. '
DI
F ALCONJ;TTO
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novvi l'anno s tes:;o il Trivulzio (I), e toltagliela di nuorn la diede ai nipoti (2), ai quali Gio. Francesco la riprese (l) • Quindi <10110 avere restituita la tranquillità in Bolognn, e con s avie leggi posto un freno alla militare licrnzn, s i· partì coll' esercito, e a.ndò a i 4 giug no,- ad acca,mpa rsi sotto le mura dclln M irandola , (ltos)nNr, 1, p. 431). Per a vere una idea dclh\ condotta delle trnppe francesi capitanate dnll'italiano Trivulzio riporto uu brano della cronaca d el bolognese Gio. Btl.ttista Butrigario, tratto dal mànoscritto inedito (carte -i 50), che si conserva nell' Ambrosian.1. , A di d etto (23 maggio 1511) andò una crida a Bologna a chi fosse stato preso lm-0111-0 o clonna, o alcuno bestiame, o tolto robba· cùcnna dal.li l;hmcesi, andasse con al cun i deputati per rihaYere li eletti prigioni , et bestiame, che egli era la volontit del signor Gio. J acom o Trivukio suo capitanio che ogni cosa fosse res tituita. Si dcupcrarono alcuni ltnomini, nuL bestiame nè altra roba si potè riavere: et andaro.n o gli detti I<'ran--cesi rnbbanrlo et pigli::uido quanto hPstiamc potevano havere pcrfiu di sopra Pianorio, di modo che menarono via gran quantità di hestiame,, d'ogni sorte, et tolsero quasi tutti gli asini -alli gessarnoli, et m i•nan\110 yfa assai contadini, et donne, et putti, che tutti non puotero esser visti, et usavano gran crurleltate , et facevano pe_ff!/io de' Turchi e t.r.. etc. " (RosmNr. Nota al I. x, v. 11, p, .302). In verità che lo storico rlelle militari imprese del Trivulr.io, è cli una. ingenuità maravigliosa! Per prova re che il T1:i vulzio a.veva " con savie leggi posto un freno alla -militrvre · z;ccnza ", cit:i il, brano cli cronaca c:he fedelmente ho trascritto, con la q nale <ì fatto chia ro che i Francesi dopo la. crida ciel loro c<tpi"tanto • tt.s<ivano gran cru.d-cltate et' (<icevano 1ieggio de' 1'urchi! .... " Questi, d,1 v,•<:i'o è critica storica d i un nuovo genere! (2) 1\Iirandoht non potè resistére; chè Gio. Fn,ncesco Pico m0 ne ,-a rii tntti i mezzi cl i difesa. Ricorse pC'rfino a d altri stranieri, onliri-•r io ripiego in qne'tcm11i di opvressi ed OJJpressori, ed inrlussc il gove rnatore cli ilioilentl. vitfurst, C<Lp itttno imperiak, ad entrnre in Mirnn1loh, con dugento soldati ted eschi , ecl a prcnderoo possesso in nome tlcli'impcratore. )fa tutto indnrno. Il Trivulzio intimò al Yitfnrst la resa del la citt~, e qursti si .schermì sull e prime , qnindi fece prote.stc mnJ)()llosc, anni inutili del debol.e, da ulti1110 cedette. Og::ri si fan le rn t•'n w iglie che si prochuni la (orzet sopra il dirittu! .B una vecchi:~ invenzione cotesta che precede h. storia sc,·iUet d ell'uo mo e che, S.!Coado le cir r.ost:urne, t u tti i popoli h n.nno arlottato, Il ::riorn o preciso della resn. rii Mirnndoh non ~nprci accenna rlo : è certo però che tra il 9 ed il 13 giu~no ca,cl,le in potere d el Trivnlr.io. L,, lettera ség nc11Lc lleJl'incaric.,to d,;I re d i Fr.wd;1, 11r1·s~o la cun ~ dell'i::q.rn1'tlLOre 1u ìH'V\'(1.
]30 FRA!f.\lENTO due anni dopo. Non si acchebarono, anzi si accrebber·o g li odii . tra zio e nipoti, e Galeotto impadronitosi per sorpresa di Mirandola il 15 ottobre 1533, trucidò Gio. Francesco con si;io figlio Alberto, e se ne fece proclamare signore. Ecco il disgraziato fine di questo principe, d,i ncc.ìùtaminata condotta, grandr>.mente estimato per dottrina e per libero e franco parlare, che scrisse in latino sopra ogni ramo dello scibile umano, animosamente promosse la riforma deL clero e fr,1.ncamente inveì nel concilio dj Lai.erano (1517) contro gli abusi della corte pontificia e della chierisia. Ebbene, tutte questf' virtù, tutti questi pregi non valsero a liberarlo dal pugnale del nipote Galeotto, che per montare al potere, volle farsi sgabello cle'corpi dello zio e del cugino, dando a'popoli una l usinghiera caparra. della mitezza del suo futuro governo eou un doppio assassinio t Qjiatc'> Ga.leotto pe' snoi vizi e pe r le sue crudeltà, morì in Parigi di 42 anni nel 1550. Il falconetto che è argomento della disamina, appartenne, comé già dissi, a' Gio. Francesco Pico, e poichè il frammento che possiede ora il museo d'artiglieria, fo trovato a Musso, così ora verrò a chiarire il lettore del corne e del quan_d o vi sia stato -tra~porta,to. Per chi noi sa.ppia, dirò che Musso era fortissimo castello situato p rP~so la sponda occidentale del lago di Como, sulla S(;biena di uu monte, che prima diceasi la montagna del castel lo, ed ora che quésto più non esiste, è detto il sasso di ,~lusso. De.ve la sua celebrità a Gian-Gfacomo de'Medìci, , Sire le 1x de ce moys de jung escrivis a Vvstre Majesté : clepuis
les dite s lettres j'ai tuojoiirs soulicité, l'Emperenr pour la resolution des choses d e la Mirnndolle , et cy a.te ndant le dit E mper e u r ll. esté arlve1·1y qur le Segnenr J efo1n JR cques (Trivttlce) a beu la dite Mirancl0lle ave.e l~ consentcment de sun h ommc qui est.oit entré dedans, de q uoy s a Mnj cs:.é a monstré de en cstre · bien aise. (omissis). '• A. '! folle p·res Inspr11cll un /-iene le 13 jour clu mois cle J ung • Francìsgne 1Jf Jd-ulla (Ros ,.r,u, 11, p. ~02.)
DI FALCONWl'TO 131 detto il 1lfedichino, conosciuto poi sotto il nome di marchese di « Marignano, il carnefice di Siena» che, dice il Sismondi, « dee render conto alla posterità cfollo stato di desolazione in cui trovasi anche al dì d'oggi (cioè, anni 1807-1817) questa bella parte d'Italia •. Questo castello prima del Medichino lo ebbe Gian-Jacopo Trivulzio, ed in tale argomento voglio lasciar le parole al signor dottor Tara di Dongo, il quale fu meco tauto compito da mandarmi il d isegno del frammento non solo, ma· di accompagnarlo anche con alcuni ·schiarim enti . • Come poi sia pervenuto a ìv!u~so (il falconetto) ' ce lo indica la storia, giaccbè sappiamo da qu esta che il castello di Musso fu tenuto con varie vicende col titolo ora di protezione, ora di signoria dal 1487 al 1518 dal famoso Gian-Giacomo Trivulzio, maresciallo di Francia, il qnale anzi nell'anno precedente la sua morte, cioè, nel lfil7, aì11pliò il castello, vi aprì un porto e v'instituì la zecca (1). Ora il Trivulzio aveva dato in moglie una sua fi g lia naturale a· Lodovico Pico, fratello di Gi:,.n-Francrsco nominato sul cannone, il quale ultimo era s! ato investito
foce
(1) L''tiltima Yisit11, che il vecchio m ,iresciallo a i suoi castelli, è mnra.ta <l,d iYh; uALTO, comasco, nella. storia de'su.o-i teinp -i (ma.noscritto d ella libreria. Trivulzio), che all'anÌ10 1518 scrive così: " Hodie quae est di es s ahati quinta Junii in ma.ne Joa~nes J acobus Tri,,:nltius Fra ncire ìVla resca lns iu civit.ate Comi, et. hospitatus fuit iu domo sua. sita in cont.rnta Po, tre N ovoo Parrocchia. sancti Benetlictì, etc..... pro enudo ad oppidnm Misochi ultra. B erlit1zomùn, qnocl oppiclum et eius comit'a.tus fuerat :ih eo emptum a comite HeJ1rico de Sacchis, qui qu iclcm comita tns fu-,ra.t ah E lveticis oecnpatns, sed unne ah ips is r estitut ns, etc...... A Comensibns illari vultu sed ex tempore recept us est. Descenditque Joannes J>1co bus ex opp ido Mixochii per va lle m Ìlfenaxii, dehinc in (or tili ti o 1Tfassii se clansit-, u bi iufinit.a et ampla cdifi cia. fabricari fecerat nltra portmn 11 fundamentis co nstructnm, et fontcm per longa s fistula s in a.ree conductnm, r eversusque est in civitate Comi cum navibus ]l'[ena,cii, Belaxii ac homin111n de Turno cuni ma xima armatornm· comitiva, et in nume ista qure est 22 Junii ì\iediola num petiit i.o vehiculo7 etc., et~. • (Ros,11N1, 11 1 p. 325- 32()).
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DI F,I LC0NETTO
F R HJMI\N'TC
nel 1499 , sovrano d ella Mirandola dall'imperatore Massimiliano . Nel 1502, q uesto Lodovico si ribellò al fratello, ed aiutato dal Trivulzio s'impadronì del la Mirandola , e G ia n- Francesco ne !lndò esiliato; nel 1509, l' imperatore Mass imiliano diede il governo della Mirandola alla Triv ulzio, e nel -l511 Giulio II prese quella città togli0ndola ai Francesi e la restituì. a Gian -Francesco., ma questi n ello stesso anno fu di nuovo s.cacciaìo dal Trivulzio. Nel 1513 s i copvènne che Gian-Francesco avesse la Mirandola lasciando Concordia alla cognata. Nel 15 l5 m ancando il Trivulzio per essern stati espulsi dall'Italia i· Francesi, Gio. Franc<•sco ricuperò tutto lo Stato, ma finalmente n el 1533 Mirandola v enne sorpresa da Ga leotto Eglio della Trivnlzio, e Gian-Fra ncesco morì trucidato nella sua ca.mera. « Ecco èome il Tri vulzio , ch e inter venne r e plicatamente in queste foiioni guerresche poteva aver condotto al s uo casteÙo di M~sso un ca~oone forse da l ui conquistato in campo contro il s uo n emico Giovanni France·sco Pico , . Ed io sono perfottamonte dello stesso parere del chiar issimo dottor Tara , e nulla hò da 11ggiung0rvi. Ora fatta la stnria del p rincipe che foce g ittar e l'artigl ieria, coptat o qualGosa intorno al luogo ove fu trovato il frammento, e m essa iunanzi · la ben fo ndata supposizione (per me è certezza) che il Trivulzio ve lo facesse t rasportare, m 'è duopo ritornar e in dietro p er 'J)ronre al lettore che la inscrizione è stata ragion evolmeute s upplita. D0vc potrebbe cadere qualche d ubb io sì è sulla ul tim a l iuea che bo compiuta - Domin.atiOnTS I (p~·imo) che fa seguit,o beni,-simo alla penul tima ANno. DorniNI . M. D . E qui si potrebbe supporr~ che nell'ultima li nea seguit asse la indica.zione del rniJl1,si mo . Ma s i d eve rifletter e ch e per la r egolari tà dello scritto t rovandusi il J nella
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faccia destra del decagono dovrebbero esservi altci dne numeri romani n e] m ezzo dt>lle altre due fa ccie la ~uperiore e la sinjstra (1). A vvertasi prrò che v'è, nella taccia superio.re, un avanzo di lettera che non può com pier si altrimenti che con E, S, T, X. Dunqlle se è un numero, è giuocoforza ch e s ia un X, e conseguentemente sia un altro X nella facda d a fian co, e così avremmo XX). Mri, n el 1521, il Trivulzio non solo non possedeYa pi ù il castello cli Musso , ma non vedeva pi ù nemrn·anco il sole· d'Italia, cui aveva fatto tanto onore come capitano, e tan ti d;rnn j come cit tadino; ch è morì il 5 di~ern hr e d el 15H( P otrebbe forse mancarvi u na sola X? Signor no, e per doppia e per tripla ragione. La prima; perchè q uesta Jinra sarebbe zoppa, nrrn potendo s1are la unica X • che nel mezzo dove è UD ' resto d i lettera. La St~conda; per chè Gio. Franc<?sco rinwsso in signoria tutt'édpiù su l finire del genn aio del 1511 (fu espugnata Mira nd ola. da Giulio II , il 2:3) , n on pensò certo, e n on n e avrebbe avuto n ep pur tempo, a far gittare artiglierie; chè il Trivulzio strim,e d'assedio In. Mirandol a il 5 g iugno clcllo stesso anno, fi la ebbe subito. La t erza; p enbè il ma. resci allo di Frnncia non avreh hé potuto portar via ciò che non esisteva. FacGiarno ora la supposizione (e sfi,do chiunque abbia tìòr di senno a menarmela buona) 1~he nella faccia a s inistra. fossero due X (f> più innanzi non posso · (I) Soprn, la inscrizione è lo stemma di Gio. Frnnccsco Pico sigocrc cl i ìVlirnndola. e conte di Concordia come si vede ch i disegno del frammento. Vi manca il cimiero, ma da q uel ch e resta dello strmrna si p nole arguir e che fosse l'antico della famiglia cioè una testa di drago con collo cr estato che esce dall 'elmo, ornato di svolazzi (la1nbreq uini), L'aqwila coronata, ,posta nei capo , è lo stemm a cli Mirandola presa dalla famiglia Pico nel 13l 1 qua.udo quella città. fu . innalzata a vicar iato impcria.le. 11 leone è lo stemma di Concordia. Nel monumento clel primo 'Gio. F r:tncesco P ico, che esiste ne1Ja chiesa cli S. F rancesco a Mirandola, è lo stemma scolpito a simiglianza di quelìo del framment o del falconetto.
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D ! F " LCÙN ETTO
RRAMMRNTO
andare perchè il povero Gio. Francesco fu p ugnalato dal s11O successore nel 1533), ma, domando .io, chi ba portato, proprio appena cavato dalla, forma e rinettato, qùesto falconetto a :Musso, che nel marzo del 1532 fu diroccato? Dunque non XXXI, non XXI, non XI e nemmanco I, rel ati~o a l MD. La u ltima linea pertanto, è sì la fi ne della inscrizi0ne , ma è uno schiarimento è l' aaaiunta o• ,a, una n otizia ; se si togl iesse, la inscrizione resterebbe sempre integra, significando ai. posteri da chi, _ perchè e qnando tu fatta g ittare l'artiglieria. La qu:nta linéa d unque vi sia o no poco importa. Ma poichè vi è cerchiamo di divinarne il dettato. Ho detto e provato. mi sembra, che non possono esservi numeri r omani, perciò non debbono essere che lE:ttere, ed ho detto pure qualì poss~no es~er~ que:;te lettere, messovi sul la s.t.rada da quel b n cc10lo che n'è rirnàsto nella part0 su-periore della linea SL'. lla faccia mediana. Ma prima <li pronunziarmi per una d1 q L1elle tre lettere debbo fare un'altra av vertenza, ed ,è che la lettera deve esser finale di parola, altrimenti dovrebbe esservi un punto , e d i questo davvero non v ' è traccia. Dunque elùniniamo subito la T, e studiamoci d i trovare parcla cui si accond bene in fine la E, o la S, e che poi faccia al nostro caso . Pri maméute ho pensato che potesse esser una E, e leggere MenSE I; ma a dire il vero non mi garba punto quefl,a lezione , P erchè mi _ sono d ichiarato per la S, ed ho cercato parole che, tt?rmioanti · con questa lettera, si lega ssero pc! ~i(,nificato al I, ed insieme al resto della epigrafe. Se Giu . P~a ncesco fusse sLato duca, o principe della Mirandvìa, era, potrai. dtre, a cavallo; ma quegli fu signore d i .Mirandola e conte di Concordia; e perciò noo poteva cacciar lì un PrincipaTy;:; , o DucaTVS I (anno prirno) , Allora così ho pensnto trarne e me: Gio. Frnocesco era signore del la Mirandola, dunque ne aveva -la signoria, Ebbene come si scrive n elle epigrafi p1·incipatus, regni, imperii, così potrà seri versi •
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dominationis, e detto fatto ho supplita la ultima linea con DOJS I, cioè DominatiOnIS I (anno primo). Il se1iso corre, la maniera epigrafka non è alLerata, la storia non è tradita; chè il nostro Gio . Francesco infeudato signore deUa Mirandola nel 1'199, n el 1500 cont.,wa il 7Jrimo anno di signoria. Ho colto nel segn0? lo credo che sì; e spero non verrà fuuri dal le rovine di Musso l'altro frammento col resto della i nscri'l.iooe per togliermi da questa soddisfacente credenza . Lettor mio devo avnti an noiato con tutti i rniei se, ma, dunque, perchè . Ebbene abbici pazienza, Forse -non sarà i l primo seri tto noioso cbe ti sia capitato tra mano. Ma se vuoi cbe sia l'ultimo, d'ora innanzi non l eggerne altri senza guardarne il frontespizio, e quelli in cui trovi il mio norne (che io non m i copro dell 'anonimo) gettali via subito, perchè son tutti dello stessq stampo. Ri ven di,care le glorie della patria nostra, togliere dall' oblìo uomini e cose di secoli. ingiustamente detti barbari, mostrare la sapienza de'passati ai presenti , perchè questi non si riposino neghittosi all'ombra degli allori di quelli, ecco il mio c6mpito. P uoi dunque b en capire q uale sarà sen1pre l'a rgomento degli scritti miei. Non omnia possnm1.,s omnfs. Ed io non essendo buono a far libroni di scienza, faccio libretti dì storia del mio paese. Mi toccherà spesso la fortuna di non esser letto, ma, espo 1endo fatti con.documenti, non discutendo prineipii, non avrò per soprasséllo la disgrazia di. perdere il tempo in polemiche, dalle 4uali non di rado risulta che si ha ragione t.utti due. Con quest i m iei scritti non farò prog-redire di un passò la società att.ual8 , ma le mostrerò che non deve superbir tanto del suo progresso , perchè prima eh'ella progredisse un'altra società le aveva dì molto accorciato :il camrn ioo, e che non tutt,:> si è inventato adesso; le proverò che dalle umili botteguccie degl i oscuri artefici di q uattr0 0 cinque secol i fa, uscivano delle- soperte che
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FI\AM:.IENTO
or
F,\LC\JNf,.T'fO
altre nazioni han fatte loro, e· la nostra ha accettate· solo perché a vean cambiato nome di battesi mò; le dirò ..... i quello che le dirò lo sentirai, lettor mio, se non ti fa. ranno uggia gli scritti miei, e seguiterai benevulo e cortese a leggerli.
I l I
ANGELO Ar-iGELUCC!
_Capitano d'Artiglieria.
REGOLAMENTO· DI MANO\lR! DELL'
· ESERCITO
AUSTRIACO
(VERSIONE DAL TESTO UFFJCIAJ, E)
CON'l 'INUAZION>: >; Fll'i>:
(1).
CAPO IV . § 10.
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cmrnA T1'1MENTO A FUOCO.
141. Tanto per incominciar.e il combattimento a fuoco che per scegliere la specie dei fuochi , un grosso corpo · di truppe non aspetterà sempre- le disposizioni speciali del rispettivo c·omandante, esseJ,1do in facoltà dei singoli comandanti delle sudcli visioni il valutare le .distanze, il (.1) Vedi Rivista milita1'e italiana, ·anno 1x, vol. 1, pag. 3.
, REG OLAMENTO DI MANOVRA 138 SCE:gliere la specie di fuochi ,più appropriata alle circostanze, ed incominciarli man ma~o vengono in contatto coll' inim ic0. 142. Le particolari condizioni del terreno e del combattimento, qui pure devono influire. Cosl può darsi, per esem pio, che la maggior parte d'una brigata rossa far uso delle proprie armi da fuoco, mentre un solo batt:i.glione non sia nel caso di farlo, perchè non bastantemente vicino al nemico oppure perchè coperto da una altura, ecc. Dovrà esso, qurndi o avanzarsi ancora orisparmiare il suo fuoco pel momento opportuno. 143. 11 fuoco più efficace in un combattimento è senza dubbio quello della frazione d'infanteria e cacciaton · combattenti in ordine sparso ed aperto; è micidiale sovratutto dev'esser quello della catena, allorquando serve a preparare un attacco alla baionetta. 144. Per quanto un . ben nudrito fuoco colle attnali armi di precisione possa raccomandarsi come un potentissi rno mezzo di difesa, specialmente q uarido adoperato da uua posizione coperta, ciononpertanto un energico e previdente comandante farà cessare il fuoco non sì tosto si presenti il destro di prendere l'offensiva, mediante un attacco all'arma bianca, che si eseguirà dopo di aver ~gomiuata la linea nemica e preparato lo attacco con alcune scariche ben dirette . Con forze snperiori poi od auche a forze pari a quelle del nemico, e trovandosi in una po.,,;izione non bastantemente coperta non si deve esporre le truppe al fuoco e rispondervi senza uno scopo, imperocché ciò farebbe sull'animo delle tpedesime una pessima impressione. ' 145. I fuochi d'uno 0 più battaglioni si eseguiscono secondo le prescrizioni del regolamento per la manovra (vedi § 33), sia che incominciando il fuoco il brigadiere comandi il: G·ua1·d'a voi! e quind~ lasci per tre volte dare il segnale di: Fuoco I oppure se i comandanti di
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DELL'ESERCITO AUSl'IlIACO
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battap;lione ricevano da esso l'ordine d'incominciare il fuoco successivamente, ciò . che per esempio può aver . luogo nello spiegamento di una bngata. Rimane quindi al criterio dei singoli comandanti dei battaglioni di regolare ulteriormen.te i rispettivi fuochi, ~llorchè il brigadiere •vuol far cessare il fuoco fa suonare per tre volte il noto Gua1·d'a voi! (da ripetersi tre volte). 146. La batteria d'artiglieria, la quale potrà aprire il fuoco molto tempo prima dell'infanteria, sceglierà una buona posizione, onde da essa proteggere la marcia avanti o la ritirata della fanteria per lunghi· tratti di terreno. E siccome l'efficacia del tiro consiste nella giusta apprezzazione delle distanze, nell'osservare i tiri e nel pacato puntare, così non dovrà cangiare troppo spesso la posizione scelta. Quando poi sia giunto il momento anche per l'infanteria d'incoru inciare il fuoco , la batteria dovrà appoggiarla o con un vivo fuoco di schrapnells, o portandosi r apidamente e successivamente sino a tiro di mitraglia dal nemico, e prepa,rare così l'attacco 'd elle altre truppe. . 147. Pel comhattimento a fuoco con attacco di cavalleria vedi il ~ 13.
§ 11: .ATTACCO ALLA IJAIONETTA.
148. Quest'atto più d'ogni altro decisivo ed energico, viene già insegnato e raccomandato tanto · nei singoli regolamenti per l'istruzione deHe truppe, che · non è più il caso di ulteriormente parlarne e di dimostrare di qual valore possa essere anehe per un grosso corpo di truppe. 149. I momenti opportuni da scegliersi per l'attacco alla baionetta si presentano sotto diversi aspetti : A.xx o rx, voi. r. -
10.
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REGOLA11F.:>ITO DI :ll.\~OVRA
. O si tra.Ha solamente d i togliere al n emico po1iti isolati, di fc;;i da distaccamenti, m ed iante un rapido assalto, ciò che può spesso accadere nel preludio d i una battaglia in terreno frastagliato , oYe il nemico t rovi fa. cilmente punti d'ap poggio. Opp ure è necessar io d i uscire dal la intra presa difensiva e prendere l'offensi va, senza aver riguard? all'ordine di forma zi one del m omento, e di slanciarFi contro il nemico .1lla baionetta, p iuttosto ch e impegnarsi i n u n troppo l ungo combat Limanto a fuoco . 150 . In amendue i casi l'attacco avrà luogo per singoli battaglioni sostenuti dalle ris1~ettive r iserve , o dalle altre armi. 151. T rattandosi però di ributtare con un v ig oroso movimento offensivo, un assalto generale ed in massa del n emi co contro la n ostra posizione , opp ure d i sfon dare la l inea nemica facendo converg ere le n ostre forze · v erso un solo punto, o di eseguire i nsomma un colpo decisivo, si formeranno allora colonne d'attacco, ciascuna delle ciuali può constare d1 una o p ià b rigate . 152. Onde riuscire in questi decisivi attacchi, quando s0. ne sia riconosciuto il buon momento ed ove e in qud m odo debbasi attaccare l'inimico, è necessario siano bwe pre71arnti : 1° Dall'artiglieria per iscon q uassar e la linea n emica e costringere al silenzio i suoi pPzzi; 2° Coll'occupare il n emico mediante distaccam enti cbe corn batteu do in or di ne spar so, m a r ilegati però con un sufnciente n esso tattico al grosso, distraggon o l' attenzione dell'avversario dal vero punto d'attacco . Basteranno a. coLcsti finti attacchi, spicciolate d ivi sioni d i cacciatori e di cavaller ia , i comandanti d ei ciuali saran no mi nutamente istruiti sul da farsi; rua se si vuol ritrarne efficaci r isultati, queste d iversioni debbono esset·e fat.te con opportunità ;
141 3° Il br igadiere dovrà desiguare ai comandan ti d i battaglione e delle frazioni s taccat.e la clfrezione (il punto o la linea.) dell'attacco, non che il da farsi. pel caso in cui l'assalto riesca, e per i l caso d'un rovescio destinare uu l uogo di riuniEme . Questo punto dev' essere g eneralm ente dietro la seconda linea a d istanza non maggiore della doppia distanza tra le due linee, ed anche più vicino alla. detta seconda linea, specialmente qualora il ter reno ivi present i un p unto sicuro per r a nnodarsi. 153. Le circostanze deter mineranno q uale {or ma debb ano avere le colonne d'attacco e come d ebba il comandante ripartire in esse di battaglioni , non essendovi perciò di reg ola fissa . Di.c,ogna però : a) Aumentare la potenza dell'urto sulla fron te d is ponen.do masse di divisioni scaglionate. a sostegno sui fianchi della p rima linea, queste di vision i servono an che a vincere l'ostinata r esistenza che inaspettatamente opp onesse il n em ico ed a r incacciare i suoi ritorni offensiv i. b) Far cooperare la seconda linea com e 1·isei·va a ttiva, e senza impegnarla nel com battimen to della prima linea, adoperarla momentaneamen te a secon da delle fasi d el combattimento . . 154. Per la fo rm azione delle colonne d 'attacco il brig adiere farà diminuire gli int~rvalli, onde moverP, concentrati al p unto d 'attacco; d iHporrà quind i in catena alcuni d istaccamenti della p r ima linea onde fornire un v ivacissimo fuoco di fron te 34 del regolamento per le m anovre) e farà finalmente avanzare la seconda li nea a breve d is tanza. Se i bat taglioni di q uesta si debbano , collocare dietro un'ala o dietro ad amend ue , ciò dipenderà dalle circostanze. 155. Queste predisposizioni devono per q uanto è possibile cela rsi all'aitenzione del nemico ed essere terminate prima che si pongano in mar cia le colonne d'attacco ed DELL 'Es1,:n c1TO AUSTRIACO
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ilT0mpàno all'assalto; ciò che succede secondo prescrive i n questi casi il regolamento. 156. Le divisioni di sostegno della prima linea di ba.t- · taglia contin~ano la marcia al passo di carica forruandosi 'in scaglioni sulle ali della prima linea, Ja quale si avanza intan to a.l p asso d i corsa; le suddette divisioni restano perciò da 50 ad 80 passi indietro dei loro batf.acrlioni e quindi allorchè la prima linea sia venuta alle rn:ni, e~se la oltrepassano in ordine comp,ttto, e al passo di carica, e si slanciano sull'inimico con un urto rapido ma v igoroso . L' impiego ulteriore cli queste divisioni dipende dall'esito dell'attacco. Ove questo riesca, esse i osegu6no il nemico fuggente, e se l'inseguimento non fosse opportuno o possib ile esse si schierano in ma.niera da proteggere contro le sorprese ed i ritorni ·offensi"vi del n emieo le altre truppe, m entre essi si rannodano. Non r iuscendo l'attacco, esse devono pa~alizzare i contrassalti dl;ll n emico opponendo una tenace resistenza fiuo a che il sopraggiungere d ella seconda linea ponga tennine all'ulteriore avanzarsi del nemico . 157. Tosto che la prima linea prende il passo di corsa, la seconda si arresterà o la seguirà lentamente, pronta però sempr e a sla:nciarsi all'attacco dopo le divisioni di sostegno della prima lin ea , ed impedire così al nemico di rannodarsi e d i prendere nuove posizioni, oppure n el caso che la pr ima linea fosse respinta, a spiegarsi immediatamente in battaglia, e suben trare n ell'azione. 158. Se il còmpito delle divisioni di sostegno richiede tutta l'attività e la circospezion e dei loro r ispettivi co, m andant.ì, d'al tra parte i comanclcmti dei battaglion.i della s8con da li nea devono segu ire attentamen te le fasi del combattimento, e mantenere l'ordine il più rigoroso n elle p roprie sezioni per poter prontamente aècorrere laddove sia necessario.
143 I comancla11ti della prima linea sorveglieranno il pronto riordinamento delle loro truppe_; sia _nella posi:;,,ione presa all'inim ico, sia in quella preventivamente fissata per la loro r accolta , acciò questi battaglioni possano all'uopo di bel nuovo rapidamente avanzarsi in linea ordinata , oppure seguire la seconda linea di battaglia allora divenuta prima. 159. Oltre alla g ià menz.ionata destinazione della seconda lùiea della colonna d'attacco conie riservà intaua ma o(Ténsiva, puonno altresì darsi casi in cui sia necessario di staccare partic0lari riserve difensive, allorchè per es. il ~i,;pettivo corpo cli truppa trovisi i n posizione arri-· schiata od abbia mal sicura la ritirata; ufficio di codeste r iserve sarà a1lora quello di occupare u n'importante posizione alle spalle o sui fìanchi del.la colonna d'attacco, onde assicurarne la ritirata. Il numero e la forza di codeste riserve non devono _essere oltre lo stretto b isogno non dovendosi in mom en t,i così decisivi · scemar l'i mportanza del movimento, offen sivo coll'indebolire di soverchio il grosso della troppa. Tali riserve si adopreranno all'occorren te colla massirmi ferrnezz-a. _ed abnegai.ione per la salvezza della ·colonna . prioci pale. La figura xrv rappresenta la colonna d'attacco d'una brigata. .01!:LÒ!:SERCITO AUSTRIACO '
REGOL.Hf.E,NTO DI MANOVRA
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REGOLAMENTO D1 MANOVR&
Fig. XIV.
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DELl;ESl\HClTO AUSTRIACO
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160. Essendochè la coopr:'razione dell'artighe1·ia è di gran peso pella r iuscita d'un attacco alla baionetta, il brigadiere dovrà anzitutto indicare al comandante della balte?'ia il p unto su cui sarà, diretto l'i;lttacco . Contro questo punto la batteria aprirà un vivo fuoco concentrato cercando di r idurre al silenzio i pezz.i del nemico, e lo dirigerà in segu ito stille colonne nemiche che tentassero avanzarsi o respingere l'assalto , onde d isordinarne h marcia e scompigliarle nel momento decisivo. A quest'uopo mentre unti p~rte della batteria. continu.1 il fooco, l'altra si avanza rapidamente nell'istante in cui la colonna si aYv icìna all'obbiettivo dell'attacco, e ricomincia, ad una certa distanza, il fuoco . Hil. Secondo che l'attacco riesce o no, quella parte ddla batteria che 'si è avanzata, continu erà a tirare sul nemico fincbè l'altra venga ad unirsi ad essa, oppure, sprezzando il proprio pericolo, che da ciò potesse nascere, cooper erà colla seconda linea, che int anto sarà eutrata io azione, a frenare l' impeto.del nernic<i . Qualora anche questa fossè costrettct a ritirarsi, i pezzi avanzati ritorneranno succe~sivamente a ricongi ungersi agli altrÌ pezzi della batteria rimasti di p iè fermo . 162. Più che le istr:uzioni regolamentari, giovano m tali momenti per l'efficace co9perazione del/ci batle1·Ìa, il colpo d'occhio del comandante della batteritt, la bravura ed il sangue freddo degli uffiziali e degli artigl ieri. Si ccome la configurazione del terreno e le circostanze d el combattimento svariatamente influiscono sull'impiego e sul collocamento della batter ia prima e durante l'assalto, così le medèsime circostanze dc:tern1inano pure l'impiego e le mosse della cavalleria. In generale essa fronteggil' rà con vigorose eariche la c,ivalleria d ell'avversario, o cerch erà, sbocca.odo improvvisamente, di minacciare i fiaucb i delle colonne nemiche e costringerle ad arrestarsi. Hi3. Nel corso d i quest.o regolamento già si dimostrò
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DELL'ESERCITO AUSTRlACO
REGOLAMENTO DI MANOVRA
come i disegni del brigadiere è necessario siano noti ai' comandanti delle varie armi r:he da lui dipendono; ciò però· è tanto più necessario nell'esecuzione di un disegno di siffatté speci8, riesca esso o non . Senza unità d'azionr,, verso un'idea dfrettiva a tiitti nota, non può ottenersi un buon risultato. Tanto i preparativi che l'esecuzione e lo approfittarsi d'un vantaggio ottenuto devono, è vero, succedersi senza la menoma indecisione, ma eziandio con assennato proces8o. i64. Nell'istessa guisa che ba luogo l'urto della massa d'una sola brigata, possono pure diverse brigate formarsi in colonna d'attacco contro un punto qual unque della posizione nemica. - Rimane a determinarsi dalle ' circostanze se la testa della colonna debba essere formata-da una o due brigate, S9 le altre brigate debbano segL1ire a scaglioni sulle ali per assicurare i fianchi,o appoggiare l'attacco della testa, quale brigata debba rimanere riserva principale ecc. ecc. L'attacco però deve essere sempre preparato da un vivo fooco dell'artiglieria di riserva ed appoggiato da opportune mosse della cavalleria; l'uno e l'altro diretti ad un punto determinato, al centro o ad un'ala del nemico. · 165. Se l'esecuzione di attacchi così. ordinati richiede una lunga preparazione, assicura però un ottimo risultato, mentre gli attacchi successivi slega.ti e senza unilà d'azione sui diversi punti della linea nemica, potranno sern_pre esser facilmente respinti. Lo stabili rsi conveniénternente nella posizione presa all'inimico, · schierarv_i Je proprie truppe, so~o i primi doveri e cure del com~ndante; quindi penserà ad inseguir l'inimico.
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12.
CAMBIAMENTI DI LINEA,
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166. È cosa sommamente necessaria di cambiare di quando in 'quando i drappelli di truppe a piedi, impie• gate a combattere in ordine sparso od aperto, onde si possarro r iposare dopo un faticoso combattimento e riaversi delle gravi perdite sofferte, assicurando però nel~ l'istesso temp•- la contin uazione del co!nLattirnento· e parLicolarmente del fuoco ·mediante truppe fresche . e llllOVe munizioni . . Ì67. Questa necessità si. fa sentire anche pei grossi corpi di truppe; ed è questa una regola per le singole truppe e sezioni, ogniqualvolta occorra l'economia delle f01·ze, che non deve mai esser e dimenticata da un buon condottiero; tanto più ch'essa non esige tutta l'attenzio~e del comandante in capq_. Hi8. Oltre a questi cambiamenti delle parti distaccate d'una brigata, qnali avanguardia, retroguarc!ia, riserve, fiancheggiatori, ecc., devonsi pllre nelle relative proporzioni, carn bia.rsi reciproca mente le diverse linee della brigata, nel corso d'un lungo com battimento o quando lo richiedano le fasi del medesimo . 169. . Il cambiamento delle linee può, secondo le circostanze, esser e offensivo o dife11sivo. In ambo i casi però si richiede nella truppa sangue freddo , ordine .e severa osservanza della disciplina; fa d'uopo inoltre tener cel,1to il divisamento al nemico accièl questi non se ne accorga per tempo e si getti sulla truppa in un momento ove il più lieve disordine può cagionare le più tristi conseguenze.
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DELL'ESERCITO AUSTRIACO
llEGOL11IENTO DI MANOVRA
I. -
Cambiamento di linea offensivo.
170. Il cambiamento è offensivo allorché h seconcìa linea vien condotta innanzi alla prima, e quivi ad una d istanza data dal br.igadiei:.e o nella posizione della catena dei tiragliatori della prima linea, si trasforma essa stessa in p ri ma linea, mentre l'altra aclclivien seconda. 17Ì. Dipenderà dalle circostanze se la seconda linea debba avanzarsi simultaneamente .o successivamente. All'iwviso del brigadiere : Guard'a voi l Cambiamento delle line;I Baltc1,gl-ione o reggimento N. N. in p1·i?na linea l (Habt-Acht! Tre(fen -Ablosungl Bataillon N. N. o Rcgimenl N. N. in' s e1·ste l're(Ten I) Ciascun batt?g!ione della seconda linea designato si trasforma nel_l'avanzarsi ', in masse cli d ivisione e viene qurndi condotto dal proprio comandante sopra la prima li nea, alla distanza Dssata già secondo il N. 170. Giu uto esso battaglione alla distanza di 40 passi dalla pri ma li nea, il battaglione di questa che dev'essere cambiato si formerà anch'esso in masse di di vision e, nel caso cbe non fosse già in ·questo ord ine . Se la prima linea è i m p egnata t utta n el cornbattirne~to, od anche solamente con una linea di tiragJiatori, il fuoco dovr à essere continuato p iù v ivamente che sia possibile n el momento che si eseguisce il cambio . L a catena dei tiragìiatcri verrà, secondo le circostanze immediatame1Jte cambiata da distaccame!1ti della seconda linea e si ritira qnindi sui proprii battaglioni . La nuova prima linea prenderà quell'ordine d_i formazione che il brigadiere crederà più. conforme al combattimento od avr à prefissato . L'antica seconda linea restringe i s uoi battaglioni in linea serrata di masse cli d ivisione non appena la prima si sia av1rnzata, e v ien quindi condotta o in · una posizione all'in-
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dietro, oppure rest,a ferma caso mai si rendesse nuovamente necessario di marciare in avanti, e prend e la r elativa distanza dalla pri ma linea. Se in questo frattempo il nemico venisse all'attacco, la linea dei tiragliatori col suo fuoco e poscia i battaglioni della seconda linea che in quel morn.ento s'avanzano, il rincaccieranno con un vigoroso contrassalto alla baionetta. 172. Una seconda specie di cambiamento offensivo delle linee è quella in cui la seconda linea viene impiegata C;ome quella d'una brigata (formata in colonna di attacco), per l'attacco alla baionetta. Il cambiamento di linea offensivo ha in ogni caso per iscopo d'animare lo spirito della prima linea, o di arrestare un nemico troppo audace facendolo urtare improvvisamente contro truppe fresche. La misura di questa marcia in avanti deYe però dal brigadiere essere con giusto criterio fissata per tal modo che i suoi battaglioni giungano bene ordirrnti nella novella posizione. 173. Non occorre aggiungere che col fiwco della batteria e con un'assennata cooperazione della cavalleria s-i d r:,Ye i ngannare il nemico sui movimenti, ed impedire che egli riesca -ad intralciarli. • II. -
Cambiamento di linea difensivo e 1·itfrata.
174. Qualora la prima linea sia costretta a cedere al-
1' urto prepotente del nemico e che la seconda linea per qua.lche circostanza· del combattimento non possa avanzarsi, mentre il terreno le presenti un ondeggiamento dietro il q uale essa possa schierarsi, si opererà un ccmibiamento di linea difensi·vo, e la seconda linea attenderà di piè fermo il passaggio della prima. · 175. All'avviso del brigadiere : . Guard' a 1,oi I Cambiamento di linee! Battaglione N. N. o reggimento N. N · in seconda -linea! (Habt-
1'50
llEGOLA~IE::-11'O DI MANOVRA
Acht I Tre(Ten-Ablornng Bataillon N. und N. o Regi~ ment N. N. in's zu.ie~te Tre(Tenl) I battaglioni della seconda linea si formano in linPa di masse di divisione sul posto o nella posizione indicata, nella quale dnbbono essere subito condotti, mandano drappelli in cacciatori ed aspettano così la ritirata della prima linea. · · · 176. Questa continua a combattere finchè la seconda abbia preso posizione, e si ritira q uindi in buon ordine, protetta da una (orte catena di tiraglicitori, tutta assieme o meglio successivam(;)nte (a scaglioni). Tosto che i battaglioni della. prima l inea. saranno giunti all'altezza d ei tiragliatori della seconda, la catena di qu ella cesserà il fuoco che verrà rip1:eso dall'altra, che si sarà avanzata fra gli intervalli dell~ masse d_i divisione, e si continuerà la ritirata alla distanza di l inea od a quella _accenn ata dal b rigadiere . Quivi si farà nuovamente fronte . verso il nemico e si faranno quei can giamenti di formazion e che fossero necessari . La nuova pri ma linea, co' suoi fuochi o con assalti alla baionetta farà stare indietro il nemico. 177. Qual).dQ ciò non fosse possibile e quando per la preponderanza di forze del nemico , d a una posizione . scoperta si dove-sse indiflt reggi are ad una posizione sit uata molto all'indietro, sempre però combattendo , si effettuerà la ritirata pe1•"liriee, avuto riguardo all'esposto al N. 87. In questo caso la nuova seconda linea della brigata si comporterà secondo quanto fu prescritto al N . 176 per la vecchia seconda lii1ea, e le- due linee continuera.nno Ja r itirata sostenendosi e cambiandosi a vicenda. Il brigadiere dovra in circostanze simili con colpo d'oèehio sicuro giovarsi dei vantaggi del terreno, sui quali principalmente deve basare le distanze delle linee. 178. Nel caso che s1 dovesse troncare in fretta il com-
]51 battimerÌto e portarsi senza perdita di tempo in una p osizione all'indietro, si ritirerà contemporaneamente tutta la brigata, non senza proteggerla con una r etroguardia, a merio che siane coperta da altre truppe, o da vio·orosi atti ofl0t1sivi dell'artigli er,i a- e della cavalleria. e 179. Quel battaglione che fosse staccato come rise1·va, qualora non fosse stato disposto sia n ella linea di battaglia od altrimenti conserverà la propria posizione relati va nelle ritirate per linea o n ei cambi amenti difensivi, c'ercando sempre di guadagnar terreno onde trovarsi schierato prima della linea che viene volta a volta ritirandosi. 180. Se la balleria nei cambiamenti di linea in ritirata, si trova unita sopra un'ala della brigata, la mezza batteria esterna retrocederà dapprima si no all'altezza della secon da linea , e si collocl1erà iu maniera- da coprire la ritirata della prima linea. La mezza bat.teria interna resta presso la seconda linea e si ritira con questa, solamente però sino all'altezza dell'altra m ezza batteria, pre:;so la qual; prenderà posizione ed incomincierà di bel nuovo il fuoco · al che l'altra continua la ritirata, e così di seguito. Se la batteria era divisa sulle aJi della brigata, essa r esterà sempre all'a ltezza del la linea che volta a vo lta si tro,'a prima, r itira,odosi con questa, affrettando però il movimento, per guadagnar tempo ed aver campo di pren dere una posizione cli fianco onde proteggere col suo la r itirata. 181. L'impiego della cavalleria dipende dalle circostan ze; in questi casi p uò essere di somma importanza, specialmen te in terren i aperti ed ove il nemico abbia pure cavallerìa. 182. D·ue o più b1·igate unite in ischiera non dovranno mai cominciare la ritirata contemporaneamente, ma prima retrocederà una · brigata la quale andrà occupare possib ilmente una posizione difendib ile ove r esterà ' fino a eh.e DELL'ESERGLTO AUSTRIACO'
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REGOL1J.MENTO Dl MANOVRA
DELt.'ESEHCITO AUSTRIACO
le rimanenti truppe sieno giunte alla sua altezza od ab- · biano preso posizione più indietro. 183. Secondo quanto ora si è detto, dipenderà dalle c ircostanze se le singole brigate debbano effettw.'l.re la loro r itirata contemporan~amente o per linee . . Sta nel criterio del comandante il decidere in qual modo ciò debba succedere, ed egli deve aver sempre presente che nulla impone di più ad un n emico che insegua incaotamen_te e con calore una truppa, quanto il vedersela improvvisamente rivolgere la,' fronte e ritornare all'assalto. , 184. Di grande utilità sarà anche, in tali momenti, un'apposita 1·iserva che entrando in azione sgomenterà il nemico e potrà fors'anche cangiare la sorte del ·com batti mento. Si deve però sempre ritenere per massima che le t·itfrate di grossi co1·pi c/;i truppe Va'/1,no eseguite à scaglicni, onde piombare sui fianchi del nemico allorchè se ne presenta il destro. 185. L'impiego dell'a1·tiglieria deve corrispond~•è in simili manovre alle eventuali circostanze di tempo e di luogo. L'unità d'azion e n elle riserve d'artiglieria ed il s,.ggio collocamento dei pezzi unitamente ad una giusta ' valutazione delle fasi del combattimento e d el terreno, tutto ciò potranno volgere il combattimento in favore, la qual cosa non deve sfuggire mai all'atténzione de! comandante, sicchè egli sappia prendere a tempo le opportune disposizioni. Lo stesso dicasi intorno al giudizioso impiego della riserva di cavalleria.
mente messa a profiLto, p0trà riuscir vantaggiosissima, ma bensì principalmente dalle forze nemich e attaccanti. 187. Se l'inimico assalta solo parzialmente con -piccoli distaccamenti di cavalleria, sia perchè il terreno non permetta lo spiegamento di maggiori masse di cavalleria, sia perché voglia con ciò arresta.re l'avanzarsi, lo spiegarsi ecc. dell'infanteria, in tal caso si disporranno a difesa solamente quelle parti della brigata che saranno minacciale, senz'allatmare e disporre in quadrato tutto il rimanente dell a truppa. In questi casi specialmente, essendo il terreno fra.stagliato, sarà bene giovarsi dei fuochi alla spicciolata, ed anche sboccando improvvisamente lanciarsi all'attacco colla baionetta, subito dopo una scarica. 188. Se vi Ria luogo a temere un attacco di grandi masse di cavalleria, ciò che si può presentire dalla raddoppiata vivacità del fuoco nemico per soqquadrare la n ostra linea, dall'inq11ietare esso i fianchi nostri con picc.oli drappelli di c,walleria, ecc. sarà q'uopo disporre in quç1drati tutta la brigata. 189. Le circo::;tanze e specialmente il tempo disponibile per prepararsi a fronteggiare l'inimico additeranno se si depl>a.no formare quadrati di divisione o d i battaglione sulla propria li nea di fo rmazion e, o se si debba paralizzare l 'attacco del nemico mediante una linea obblir1ua (formazione a scaglioni da un'ala in avanti). 190. A seconda di questi casi adunque il brigadiere fa rà dare l'avviso per la formazione dei quad rati di divisione (Segno di tromba : G-iiard'a voi I F01·ma1·e i quadrati, e affretlalevi!) (Horn Signa!: llabt-'1chtl Klumpen itnd Beschleunigung !) oppure pei quadrati di divisione : (Segno cli tromba: Guard' a voi I Po1·mare i qiuidratU) (Horn Signal : Habt-.4cht und J(tumpen!) oppure ordina di formare gli scaglioni e clnrarite il relativo movimento la formazione dei qiiadmli.
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13.
DIFESA CONTRO LA CA.V.ALLERlA.
186. La difesa da adottarsi contro alla cavalleria di~· pende non solamente dalla località; la quale critEriosa.-
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DELL'ESEHCITO .,_\ USTiUA.GO
REGOLAMENTO DI MANOVRA
I baùaglioni delta prima. li!nea si comportano secondo i n u meri 481 e 484 del regolamento .d'esercizi, quelli della. seconda s"i spostan o lateralmente onde porsi in faccia agl i i nter valli dei q uadrati della p rima linea, ,per fiancheggiarli col loro fuoco. La conversione dei quadrati d'ala verso il punto d'attacco sérvirà poten temente a rin forzare l'ala ed i fianchi.
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rn1: La batteria si collocherà ad un'ala o ad ambedwe le ali della prima Linea, se q ui non si troverà; oppure prenderà posto o fra i quadrati della medesima onde, sotto la sua p rotezione, fulminare la cavalleria, senza curarsi di controbattere il fu0co dei cannoni nemi.ei. I -suoi colpi debbono per quanto è possibile essere fapid-i e ben diretti; dovrà perciò provvedersi delle necessarie munizioni, pel caso in cui i carri da munizioni e gli avantreni dovessero esser posti al sic uro dietro il centro della p rima linea, ciò che per altro d ipenderà dalle circostanze. Se la batteria si trova in una buona posizione, al sicuro dagli attacchi dalla cavalleria n emica e favorevole al su o fuoco , non. dovrà abbandonarla per r ecarsi fra i quadrati. Le scorte dei pezzi li difenderanno dagli assalti che i singoli distacca.menti potessero contro di esili tentHe. A,ixo v, , vol.
1. -
11.
B.C
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REGOLAMENTO Dl MANOVRA
DRLL' 1.:s1mc1'IO AOST R1AGO
192. Offrendosi alla cavalleria addetta alla brigata la propizia occasione di sl anciarsi s ui Jìa.ncbi della cava.1l eria nemica, · non dovrà mancare cli farlo , senza però esser d'impaccio al fuoco delle proprie truppe. 193. Se una brigata di fanteria trovandosi in marcia n ell'ordine di colonna o massa. venisse ad essere assalita dalla cavalleria, il brigadiere la arresterà e quindi a seconda delìa direzione dell'attacco dis porrà ch e i battaglioni pari o d ispari, cioè se verso la propria destra o verso la sinistra vien l'attacco, si scostino in fuori della colonna., e marcia come lo d imostra la fig. x,/11.
1,,95. Se l'at tacco· è respinto il brigad iere farà cessare il fuoco e dare il segnale per riprendere il p1•imiero ordine di fo1·mazione . La batteria continuerà a tirare i l più che le sia possib ile sulle colonne nemiche che si r itirano . 196. Qualora per preponderanti e· reiterate cnrid1e de.Ila cavalleria nemica e p er le circostanze del com b attimento, fosse forza il r etrocedere in una posizione all'indietro, si effettuerà la ritirata per linee .(vedi N. 1771, e ciascuna linea aspetterà, formata in quadrato , il passaggio dell'altra. 197. Nelle grancU linee di battaglia la. fanteria dovrà s_ubordinare le s ue di8pos1,zioni difènsive all'estensione dell'attacco della cavalleria nemica, la quale s'incontrerà ordinariamente su quel punto che si vuol sfo ndar e la linea. La. cavalleria agirà allora offe11sivamenle per via di contrassalti fatti di grossi corpi, e sarà q uesto uno d ei m omenti più propizii per l'azione della risenra d'artiglieria.
Fig. XVII.
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14.
:MOVIMENTI IN ORDI~E CONCE;,IT T!ATO .
198. Un grosso corpo di truppe formato in ordine concent rato o in riserva, si troverà s pesso nel caso di mar-
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= ·" B'.G.ì:E::! ·~., 194. I comandanti di battaglioi11~ regolano 1a ·di fesa con tutto sangn8 freddo e ,comandano ecn calma il fuo·co allom solo dm la cavalleria sia giunta a gittata sic.ura di fuciiu .
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ciare rapidam ente, nel medesimo ordine di formazione, da un punto all'altro, prima di p otersi spir,gare in battaglia. Simi li mosse in ordine profondo debbono farsi, per quanto è possibile fu ori d el tiro dell'artig lieria nemica, sempre nascosti allà v ista d el n emico o da prop rie truppe o dal terreno . 199. Il volgere e rimettcré lri fronte,' le -nwrcùJ in avariti, p ~l fianco o in rit·ir11l11., si esegu iseono, nell'ord ine con - · centrato,_ secondo le istr uzioni dei ~~ 7 e 8; d urante la marcia potranno farsi brevi 1nov.imenti obbliqui, e du raute le marci-e d i fi anGo ancho com ersùm·i , colle quali
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REGOLAME~TO DI MANOVJ't.A
la fronte s1 trasporta su un :fianco od in u na linea òbbliqua. 200. Per raggiungere quest'ult imo scopo il brigadiere avvisa durante la marcia di fianco, o imrnediatamt:nte subito dopo ordinata la marcia, se il cambiamento di fronte deve aver luogo sul posto: Gum•d'a voi! Conversione a destr' (sinistr') oppure: Obbliq'a clestr' (sinislr') Conversionèl Manhel (Ff.abl-
Acht! Rechts Uinks'I schwmk-en ! o auch Halb-rechls [links] schwenhen I 111a1·sch !) A tale comando la colonna che si trova alla· testa della prirn.t linea eseguisce la richiesta conversione e giunta sulla_n uova direzione i comandanti di battaglione comanderanno: Avant·i I dietro un segno di sciabola del brigadiere. Il battaglione in testa alla seconda linea marcierà fino a che, terminata la conversione, si trovi alla prescritta distanza di linea e di formazione. I rimanenti battaglioni d'amendue lP linee eseguiscono successivamente la loro conversio_n e sull'istesso perno degli altri ove si collocheranno due aiutanti di battaglione (aiutanti maggiori in 2°). Compiuta la conversione si conti nueri la ma.rcia nella nuova direzione, oppure si farà rimettere la fronte. 201. La trasformazione in semplice colonna o massa, si · eseguisce secondo le istruzioni del capitolo III. La batteria., durante le masse in ordine concentrato, conserverà il rela.ti vo posto assegnatole.
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CAPO V. DELL'IMPIEGO DELLE TRE ARiliI NEL COMBATTil',IEN'rO
§" 15 . IMPIEGO DEL L'INFANTERJA .E DEI CACCTA'l'OlU.
202. Le precedenti prescrizioni del regolamento hanno dimostrato come nei singoli casi le truppe d'infanter ia movendosi in grandi masse corrispondenti -alla loro organizzazione ed istruzione, debbano adoprare con venientemente connessi l'ordine serrato coll'ordine a rerto e collo sparso. 203. L'ordfoe aperto e il se1Talo vanno così intim amente collegati assieme cbe i distaccamenti d'un grosso corpo dì ti'uppe combattenti in prima linea devono sapere indistintamente usarli secondo il bisogno, mentre i battaglioni della seconda linea o della ris,-rva devono sempre mnoversi in orcline serrato per esser. pronti a rinforz:tre o cambiare la prima linea . • 1 2 )4. L'M&ine sparso in unione alle evoluzioni di un . g rosso corpo di truppe è propr io dei distaccamenti a cih destinati, i quali perfettamente a g ~orno dBll'idea del comandante tendono di per sé con ogn i sforzo a rag giungere lo scopo e r egnla1io a norma delle circostanze l'economia delle proprie forze, calcolando quando possano venir soccorsi dal corpo principale, il quale da i canto SL;o fa grande assegnamento sulla intelligente condotta ed impiego di simili distaccamenti. Qnalora p9r non sf!gl'i ficarc lo scopo principale a fin i meno importanti nou convenga assottigliare molto 'il corpo di battaglia, basterà in una brigata. di destinar e a ciò una d ivisione o tutto al più un battaglione. Oltre alle mosse speciali indicate · nei precedenti p,lragrafi come per es€mpio, il fiancheg-
mmoLA)I1,:Krn m ~1,1:-:onu g iame nto, le diven;ioni , le evoluzioni nelle marcic 1n avanli, laterali e retrograde, devonsi ancora particolarmeote mem ionare le a?Jcing'l,/.ar rlie per iniziare il combattimento e le rel?'oyiia1•1lic per coprire la ritirata. I distaccamenti a ciò destinati possono secondo i casi operare per off',-s(l, o per d 1fsa od anche per /lnte mosse per ingnnn nre il nemico. ~05. L'offe11sit(I, di un'avanguardia diYien necessa.ria a 1lorché senza attendere l'arrivo del corpo di battaglia, deve SPnza ritardo impadronirsi di una posizione im portante; all'incontro è necessaria e decisi va una resistenza clif,•nsiva q ua.odo sì debba impedire lo avanzarsi del nern~co, e lo si vog:ia costringere a maggiori sfo rzi risparmia ndo le proprie truppe per un colpo drcisivo. Le finte mosse dell'avanguar{1i::i.. sono utilissime allon:hè il grosso delle truppe dehha agire su d'un altro punto. inosservato dal nemico, oppure qnundo si voglia nascondere all'avven11rio i prcp,il'ativi d'attacco d i quello . · . 206. Se per un mutamento di circo::tanze l'avanguarJia s1 trasformass,i in ret.l'Oguard ia , s'invertono a ltresì le norme del combattere e si r ende inYece necessaria una ùif'esa, accan.ita a costo cli qualunque sacrifì cio, ta.nto più se il corpo di battaglia incontrasse dimcollà nella ritirala e gli urgesse d i ragginn gere una posizione sicura. . 207. Il regolamento di campagna fissa le -nonne e la fi1nnaz1'.one t11,tticll rlelle avanguard ie e rt'trog uardie a lle quali si unisce grneralmeote una od amendue le altre armi, ed il r eg0la.l)]ento d'c~scrcit io spiega cbia.rameote nel ~ 37 il contegno da tenersi dai baLtagliooi destinati ad agire così in ordine sparso. Ogni capo deve per i menzionati casi scegliPre quelle truppe che meno soffri rono nel combattimento, acciò sieno in caso di corrispo11der più efficacemente a lla !'ua a.spett.az ione circa. a lla s icurezza delle nitre truppe. 108. Nè minor cura ricbiede l'opportuno impiego Jt!i 1GO
l:lELL'ESERCl'f() AUSTUlAC0 lGl battaglioni di caccù.,turi- ripartiti press·o le singole brigate, dei quali venne già fatta menzione al N. 23 (trattandosi la composizione di questo). Siccome l'infanteria per la sua compat.ta organizzazione è destinata ad operar e coll'urto della sua massa, o combattere alla baionetta in un punto decisivQ, così per ciò che richiede agilità di m,osse ed effi,cacia di ftwco pe r esempio attacchi cli fianco, diversioni, difesa ostinata d'una posizione di un tra.tto cli terreno ecc., vengono adoperati i cacciatori, a ciò particolarmente adatti per la. loro specialità e pella loro istruzione. Essi devono perciò quasi e;e;clusivamente venir riserv ati pcl combattimento in ordine sparso , e il loro valore - specialmente atto pel combattiment0 alla spicciolata - noo dev'essere sprecato ad alt.ro .
§ 16. NORME GENERALI I'Jm r,' 1,MP IEGO DELLA CAVALLERlA AGGJUN'J'A Al GROSSI CORI'! D'1:-;FA};TF,HJ.A .
:209. Il collocamento della cavalleria assegnata a<l 1111a 1:irigat.a d'in fa oteriét ha luogo secondo riua11to fu eietto nel capitolo I (N . 46 e 48); le sue mosse vengono f'.C'llCralmente r egolate S8condo i casi speciali ivi menzionnt.i . o secondo le osser vazioni fatte in proposito nell'esegui mento di ònscuna mossa. 210 . I distaccamenti di quest'arma as!:legnati al le 1Jri17rile rl'iri f'an.te1•ia sono formati cli cavalleria leggiera; loro ufficio per quanto lu permette la loro forza è di rico• nosceré la posizione del nemico, rninacciare i.suo: rìanclii e proteggere quel li del la propria fan teria da lle rnolest iu della cavalleria nemica, d istrarre l'attenzione del n0u1i1.:n con uuti attacchi , nnscondcre le intenzioni d'attacco delle p roi:>rie truppe, scortare le batterie nelle loro rapide e lontane mo,;se o(fonsivc nqllc q1.rnli lct 8Corta d'infanteria
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DELL,'ESERGJTO AUSTRIACO
REGOLAMENTO DI ,f.-\ NOVRJ
oon può seguirle, compire la disfotta del nem ico incaizandolo accanitamente, o finalmente sbrigare l'infanteria e l'artiglieria impegnate in uu combattimento sfavorevole, mediante vigorosi assalti, e quiudi coprirne la ritirata. Per raggiungere questi intenti i distaccamenti di cavalleria devono evi t,are ogni inutile spicciolamento, acciò il suo comandante possa all'uopo adoperarlo colla voluta energia in q uelle maggiori emergenze che da esso posson o richiedersi. · 211. ~uando le operazioni della fanteria esigono ampia esploraz10ne del nemico, devesi restringere la forza. di cavalleria a ciò destinata al puro necessario; basteran no quindi p iccole va,ttuglie comandate d::i, ufl:iziali od anche da esperti sotto-u ffiziali, mentre il nerbo delia cavalleria starà raccolto per gli attacchi offe:nsivi onde aggiungere la preponderanza nurneriea all'impeto dell'attacco unprovviso. Perciò è n eces~ario che il comand~nte della cavalleria conosc;a il probabile anda mento della ·p ugna e lo scopo cui si m ira, e ch e egli collochi la sua trup pa in modo che ~on si trovi troppo lontana pèr agire sull a fronte quando v i sia chiamata. 212. J'v..tti i t1wre11i non son~ certo favorevoli all'azio1ie compatta e vigorosa, all'azione in mossa della cavalleria; però non si deve per questo tralasciare d'adopera.da, ma impiegare i n questi casi dei piccoli drappelJ.i; quanto maggiori saranno le d i:fficoHà del terreno, tanto meno il nemico si attenderà d'essere asslllito dalla cavalleria, e q u.i ndi un distaccamento per picco1o che sia otterrà sempre qualche effe tto specialmente se il nemico è in mo v imento, o meglio ancora se sta ritirandosi. _213. La scelta dell'ordine di f'onnaz ione per le mosse r esta all'arbitrio del comandante della cavalleria il quale dirigerà i suoi movimen ti i n modo da non impacciare l'iofanteria e l'artiglieria. Ritirandosi da, un assalto and ato a vuoto, la .cavalleria a vrà cura di n bn recare il
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disordine nella propria infanteria; così per esempio nelle ritirate la cavallerja: della retroguard.ia non caricherà il nemico se non qua:ndo dopo la carica abbia modo di r ipiegarsi senza correre il rischio di essere spinta addos~o s,ulla propria infanteria od artiglieria.. Per contro è obbligo di q ueste due anni di preparare eoi loro fuochi g li attacchi della r:avalleria, finchè avvengono a loro portata, e cli trattenere il n emico allorch è sia rincacciata. 214. Come è contrario allo spirito ed alla natura della fanteria lo spingere la su a azione oltre i limiti dei su oi legami tattici, tantò meno queste cousiderazioni debbono vincolare la potenza offensiva d ella cavalleria, poichè essa per sua natll ra si può distendere per vasti trat.ti, e sfuggi~e altresì rapidamente alle pericolose situazioni. 215. La cavalleria ad1letla ad im corpo d'ar·mata adempie in generale ai medesimi u fficii ma in proporzioni più vaste; oltre a ciò la sua forza considerevole le permette di avere sempre una parte importante nell'azione decisiva e, rielle sue conseguenze cioè nell'inseguimento del nemico, la pnrte principale. Il m0do di ciò eseguire dipende dalle d isposizioni che il g er,ierale corn andante dovrà dare a tempo opportuno ed a norma delle circostanze ; alle grandi t·iserve di càvallcria destinate ad agir.e isolatamente s1 unirà sempre la necessaria artiglieria .
§ 17. A)
NORI\ll) G E NERALI PER L ' IMPIEGO DELLE BATTERIE ADDETTE AI GROSSl CORPl Dl TRUPPE (l).
2 16. Le norme per il collocamento ed impiego d elle batterie addette ad un grosso c0rpo di truppe vennero (1) Queste norme si riferiscono intiernmentc ai cannoni rigati. Fino
a che esistono caanoni lisci, v~.Jgono per questi le norme prescritte dal .regolamento per le manovre del 1853, r;a.pitolo xrv. ·
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REGOLAME ~ T,0 Dl M,INOVRA
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DELL' ESERGlTO AUSTRIACO
già i-òdicate nei precedenti paragrafi, tuttavia sarà· bene riassumerle da capo sE;condo ì momenti principali dell'azione speciale di quest'arma. · I. - Collocamento.
217. L 'appropriato collocamento delle batterie è sempre u na condizione essenziale della loro efficacia; ma soltanto là dove il terreno sia sgnm bro e piano, e puossi assoggettare a r egole fisse; dE-vono p erò in ogni caso collocarsi i pezzi in maniera da r est are possibil~ente coperti o dalla truppa o dalle accidentalità del t erreno, fino al momento del loro uso. 218. Il comandante del corpo d'armata durante i-I com• battimento d'avanguardia, esegui.;;ce una ricognizione compagnia del comandante dell'artiglieria per aver l'opportunità di scegliere le posizioni più convementi, onde stabilirvi i pezzi, per cuoprire i movimenti che si hanno in mira, avuto riguardo alle circostanze reali o supposte del combattimento. 21-9. La batteria d'una brigata, come fu detto al~ 11, viene d' ordinario collocata su di un'ala; però ponno da rsi casi in cui sia n ecessario ripartirla su ambiclue le ali. Il collocam ento della batteria davanti il centro de1!(1 brigà.ta è affatto eccezionale e può convenir soltanto al)orchè il teneno è estremamente a ciò favorevole; ma in tal caso si deve altresì fare attenz ione che lo spazio dietro alla b..t.tteria s ia, CClme sempre, sg ombro di truppe acciò il nemico n on trovi due bersa.gli sopra una sola li nea di tiro. 220. Qua_ndo _parecchie brignte sono unite non si devono m ai dividere le Latterie; L'obbiettivo del combattimento, il t erreno e t al volta gli ordini s peciali deì cornan dante deterrnioerann o su quale ala d'una brigata che entri in linea di cornbaLtime.uto, debbansi collocare . l e
batterie. Si può dare anche il caso ch'esse non debbano moment anean;ente far fuoco (e restare quindi nelle loro 'rispet t ive posizioni di battaglia), con:ie aì~r~:;:ì di riunire diverse batt.erie su di un punto della pos!Zlone, specialmente allorchè non si abbiano alla mano b4ii.tterie di rise.rva . In ogò.1 caso p0rò le batterie resteranno sempre collegate colle proprie b/igate , onde proteggerle prontamente e seg nire ad. ogui evento. ~21. L~ batterie di ri:::erva delle quali il solo comandante del corpo può disporre, devono fino al momento di venire adoperate, essere collocate in modo d'accorrere senza indugio e ad ogni istante su qualunque punto della linea d i battaglia ove l'azione loro sia richiesta.
in
' II. ~ Intensità. del fuoco. I'
222. La celerit à del fuoco dev'esser sempre in rapporto colla distanza del nemico non solo onde non cons uruar0 troppo prest o le mu nizioni, ma ben _a:iche r~er non iscernare la fiducia delle truppe con tm inutili a troppo g randi distanze . Questa considerazion e ha tanto p_iù_ im~ porta.rna in quanto che la lunga gittata dei cannon: rigati •puù 0 ,midì essere facile eccitamento ad uno smisurato 00
·
sperpero di munizioni . . . . . :223. A distanze maggiori di _2.,000 passi s1 _fara un fuoco assai lento, la cui intensità s'aumenterà. mano mano che le d istanze diminuiranno.,_alla distanza di 1,2-00 fino a l,000 pass i il fo o.co sarà vi va ce , e v ivacissimo a 4C•O o meno: 224. Però allorchè s i sc_o rgano g randi masse di truppe n em ich e ristr ette in piceolo spazio o sboccanti da uno stretto, op pure batterie n emi che ip p rocint o ~-i schierarsi, il fuoco potrà es:::ere vivace anche a grandi distanze, spccialrneute se si è gi~t tirata la 'prima canuooat-a.
DELL'ESl-:RCJTO .~USTRI \CO
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B)
III. -
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NELLE MOSSE OFFENSIVE,
Accordo nei movimenti. I. -
~25. Le batterie regoleranno le loro mosse d'accordo con quelle d'elle truppe sicchè nei cambiamenti di posizione durante il combattimento non siano mai costrette ad interrompere il fuoco loro. 226. La bat teria, allorché opera unita , deve p erciò eseguire le sue mosse come, per esempio, l'avanzarsi e ritirarsi, sempre per m ezze batterie, delle quali una sostiene l'altra. Qualora però le fasi del combat timento p ermettano ad un'altra batteria vicina di sostener la prima, oppure se si presentasse entro la zona di manovra della· brigata un punto elevato, singolarmente favorevole per collocar vi i c;annoni, allora si moverà tutta la batteria cootem poram:àruente, marciandc in battaglia se alla por. tata ùel nemico, o in solo quando il terreno nol pernwitesse, in colonna. 2'27. La propriet à ehe hanno le batterie a p iedi d i poter muovere di trotto coi cannonieri montati, sarà utilissjma ogn0rquando si debbe occupare rapidamente un punto in avanti o di fianco, ma però non si deve abu sare di questo mezzo per non affaticar di troppo le parigl ie. 1~8. Se l'artiglieria durante la marcia incontrasse ostacol i di terreno. i ca nnooieri ed i porta-picconi dcll'in fan teria sgomh,·eranno i mmb.ntinente i l passo, ed ove ciò n on possa farsi facilmente, si cercherà senza indugio un altro passaggio per il quale i can noni p ossano girare l'ostacolo e raccogliersi quindi alle proprie truppe. In questo caso si provvederà l'artiglieria d'una sopra-svorta più o meno for te secon do il caso .
Cannoni dell'avanguardia.
229. Nelle marcie in avanti i pezzi staccati presso la vaoguardia, muovono a fianco o d ieLro le sezioni serrate di essa. 230 . Il comandante dev'esS0re a piena conoscenza degli incarichi dell'avanguardia e r1tgolaro i suoi movimenti in modo di non impegnar la sua truppa, e quindi anche i l corpo di battaglia in un com bat timento che non fosse nel pensiero del comandante del corpo d'armata. II. -
Batterie d el corpo di battaglia.. a) Batterie cli brigata.
231. La batteria della brigata addetta al grosso delle truppe, nelle marci e in avanti, si col loca nella posizione prescritta nei precedenti paragrafi, nella q_uale e~s~ r esterà mascherata dalla truppa il più che sia poss1b1le. 232. Se il combattimento d'a vanguardia debba venir troncato, la batteria coprirà lo spiegamento o l'eventuale marcia in avanti del corpo di battaglia. A questo scopo i I coma ndante della brigata in un ione al comandante della batteria sceglierà un luogo conveniente d~i collocarvi i pezzi onde appoggiare le mosse. Le miglio~i po• sizi ooi a ciò sono quelle davanti o di fianco del la rispettiva ala a qualche distanza dalla brigata. . . 233. Il fu oco iucom incierà dapprima sui cannot11, nemici allinchè essi ~on facciano alcun effetto sulle evoluzioni delle truppe le quali con ciò resteranno molto animate; quindi la batteria rivolgerà il suo fuoco cont ro le truppe nemiche, e particolarmente su quella che deve essere attaccata,
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REGOLAMENTO Dl ~HNOVRA
234. Non potendo colpire con successo i pezzi nem1c1, si rivolg; rà sin da. principio il fuoco sulle truppe onde intimorirle e faci litare così l'attacco. . 135. Abb<;nchè il far cangiare spesso di pos1Z1one ai pezzi ~i:a svantaggioso, pure ciò dovrà farsi ogniqualvolta si avanzino le colonne della propria infanteria, e specialmente se la posizione della batteria sia fale che i suoi pezzi corrano r ischio di colpire le proprie truppe. 236. La marcia in avanti ha generalmente luogo con una sola mezza batteria sotto la protezione dell'altra mezza batteria che rimane indietro e poscia viene a r.i mettersi in linea colla prima. 237. Man mano avvicinandosi al nemico, si diminuirà la distanza davanti e di fianco dell'ala della brigata. 2-38. La batteria non deve mai ava.nzarsi all'altezza della catena dei travagliatori che copre la rrima linea. P er contro sarà cura dei comandanti della catena di non impedire il fuoco della propria batteria. b) Batterie di riserva.
239. L'artiglieria di riserva d'un grosso corpo di t ruppe si compone generalmente di batterie a cavallo del calibro da 4 e di batterie a piedi da 8, alle quali secondo le circostanze si unisce una batteria di racchette. 240. Le batterie a cavallo sono specialmente destinate a portarsi su quei punti lontani, ove sia necessario spie·gar e rapidamente una massa d'artiglieria, mentre le bat- . t erie a piedi per la maggior efficacia dei loro fuochi si adopreranno ad abbattere le d ifese del nemico e prepararne la sconfitta. La batteria delle racchette renderà utili servizi su di un terrer.o inaccessibile ai cannbni. 241. Le batterie di riserva presso i grandi corpi di truppa dipendono immediatame.cte, come già fu detto al N. 221, dagli ordini del comandante del corpo su premo,
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il quale deve saper ricavarne il maggior possibile vantaggio e disporre opportunamente il come e il quando d'adoperarle a seconda rièhiedano l'obbiettivo e le vicende del com battimento. 242. Nelle manovre offensive le batterie di riserva agiscono di rado per un lungo tempo su d i un punto solo esi;;endo loro destinazione di ab battere, come già si disse, con fuoco preponderante, le difese del nemico nel punto <l'attacco e prepararne così la disfatta. 243. Appena adunque che colla cooperazione di una o di parecchie batterie di riserva sarà raggiunto l'intento, queste dovranno venir ritirate dalla linea immediata del combattimento, onde essere tenute in serbo pei futuri bisogni possibili ; in caso contrario non si avrebbero, . forse nel momento del maggior bisogno, batterie di r iserva disponibili, e quindi verrebbe a mancare il mezzo di spingere col voluto vigore l'offensiva, ciò che potrebbe riuscire di grandissimo svantaggio. 0)
NELLA DlFENSIVÀ,
244. Nella difensiva, quando trattisi di grossi corpi, il combattimento viene incominciato ~falle batteriB di riserva da 8 rigate od anche da quelle delle brigate, le quali siano collocate su punti dominanti in modo _da poter inquietare le colonne del nemico a distanze oltre d i 2000 passi. Esse apriranno il fuoco appena il terreno e le circostanze assicurino efficacia ai loro tiri. 245 . Le rimanenti batterie di brigata ripartite fra le truppe si gioveranno dri punti favorevoli ché presenta il terreno avanti alla fronte onde agire potentemente coi lom .fuochi , po_icbè dovendosi sopr atutto attender si il maggi0r successo dall'effi8acia dei cannoni , la disposizione delle truppe va subordinata a quella delle batterie. ~46. Queste batterie, onde nascondere la loro forza e
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REGOLAMENTO DI MANOVRA
la loro posizione al nemico, resteranno quivi in sile1nio mascberat.e fino a che il nemico sia giun to alla loro p0rtata; allora esse dirigono il loro fuoco sulle sue colonne d'attacco, e, se le pruprie truppe at,tendono l'attacco alla. baionetta, continueranno fino a 300 passi un vivissimo fuoco a mitraglia. 247. Se le colonne d'attacco nemiche s'avanzano oltre a 300 passi, le batterie continueranno il fuoco a mitraglia colla massima intensità fino a che l'inimico cominci a vacillare, o sia ributtato da un con trassalto alla baionetta ed inseguito , oppure riesca ad irrompere nelle batterie, a mischia coi difensori delle medesime. D ) DURANTE LA RITIRATA,
248. Nelle ritirate le batterie retrocedono sempre cogli ultimi battagl ioni. Esse si ritirano per intiere batterie, allorchè si trovano unite e la ritirata possa essere protetta da altre batterie collocate in vicinauza; in caso diverso osserveranno quanto .fu detto al N. 180. 249. Essendocbè le !)atterie si troveranno nella detta manovra sovente esµoste al fuoco dP-lla fanteria nemica, esse clovranuo approfittare di tutti i vantaggi del terreno onde coprire i pezzi o almeno i ca::-ri delle munizioni. :E)
SCORTA D EI PEZZI.
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bve essa e le altre truppe possano prestarsi vicendevole ed efficace appoggio, ma si dovrà al tresì assicuro.re i cannonieri e le ruute da ogni molestia dei tiragliatori nemici. 252. Perciò ciascuna batteriu. di brigata ha una scorta composta di 4 sottuffiziali e 24 uomini, sc~lti fra i mig liori tiratori dell'infanteria o dei cacciatori, e comandati da l uffiziale .. Questa scorta rimane sempre presso la batteria tanto in faccia al nemico che nelle manovre campali ; e nelle esercitazioni puramente tattiche però solo quanto ba::;ti percltè gli uomini apprendano pienamente i loro · doveri ; la scorta non deve perciò essere cambiata che dopo un lungo periodo. 253 e 254. Allorcbè le batterie debbano momentaneamente distaccarsi dalle truppe, o ne sono disgiunte da ostacoli del terreno, oppure debbano per lungo tempo manovrare da sole, oltre alle scorte permanenti oradette, loro si daranno anche alcuni distaccamenti espressamente addetti alla loro difesa, senza però assottigliare di sovérchio il corpo di battaglia. Questa bisogna appartiene al comandante delle truppe e a quello d'artiglieria, nè deve essere trascurata nelle maoovre ordiuarie. 255. Le riserve d'artLglìeria vengono pure nrnni te di una scorta speciale proporzionata, generalmente di cavalleria. So la brigata ha un distaccamento di questa arma, uua part~ di essa verrà destinàta di scorta alla batteria nel caso che questa debba isolatamente eseguire qualche rapido ed ampio movimento nel quale non po-· tesse essere seguita dalla scorta di fanteria.
250. L'artiglieria può a quasi tutte le fasi d'un combattimento prender parte attiva, e non di rado decisiva; però non ha la possibilità di difendersi da sè sola contro un attacco immediato. 251. Quiudi affinchè una batteria possa essere al caso di attender e all'opra sua non solo bisog11a proteggerla da ogni d iretto attacco dell'inimico, 0ollocandola in siLi A.N~o ix, voi~. -
12.
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n.EGOLA:\1:E);TO DI MANOVRA
CAPO VI. PAR ATE . ~
18.
R.!GEVIMENTll Dl UN SUPERlOltE,
256. Per ricevere un superiore la truppa può essere s piegata in bat taglia od in linea di masse di div ision e con intervalli a piacimento, od anche in ordini. concentrato secondo l'ampiezza del sito della parata e il desiderio di Ghi passa la rivista. La distanza delle linee si prenderà pure a norm_a delle dimensioni del sito, non sarà p erò mai maggiore cii 150 passi. · 257. Nella brigata- i reggimenti saranno s~hierati per -l inea o per ala . Se trattasi di un solo r eggimento, i suoi b attaglioni potranno essere schierati in battaglia, oppure uno .dietro l'altro, in una o più linee: I battaglioni delle linee posteriori, · .pi:endono il loro allineamento sia con· un'ala sia col centro sull'ala o.. sul centro -della prima li nea. 258. La. batte1·ia uell'ordina,nza di una sola brigata si sGhiererà in battaglia sull'ala opposta a quella d'onde deve ar rivare il s uperiore, in maniera che i primi cavalli 'delle sue p ariglie siano allineati alla prima riga della fanteria . Se il sito non permette all'artiglieria questo schieramento , essa si . collocherà nella posizione cbe le - circostanze additteranno, ed ugual cosa s1 dica in riguardo alla cavalleria ed al treno. , 259. La musica di UD reggimen to isolato si compor terà secondo quanto ·viene pres~r itto nel r egolamento cl'esercizii per un b attaglione . Se in u na brig ata vi sono parecchie musiche, una di esse si collocherà in prima linea
DEu.'1,;sr.:nCITO AUSTRIAGO ]73 ~ull'ala ch e riceverà p er la prima il superiore (ErnpfangsFt-ugel, a la di ricevimento), l'altra all'ala opposta della sec6nda linea, ecc. · 2o0. I comandanti di battaglione si attengono alle prescrizioni der & 36 del regolamento d' esercizii. Quello cbe si trova sull'ala, ove si presenta il superiore, gli fa rendere gli onori ad un segno di sciabola del comanclànte di tutta la truppa schierata, ed allorch è i l superiore at·teso sia alla distanza di 100 passi. 261 . I comandanti .di 1·eggimento stanno all'ala di ricevi mento della propria tnippa, quattro p assi dinanzi la prima compagnia. Il proprietar'io del reggimento (qualora sia presente) starà a]la stessa d istanza dinanzi. il colonnello; il brigadiere pure alla medesima d istanza dinanzi al colonnello od al proprietar io; ed ove nessuno di questi due si trovano col battaglione all'ala di ricevimento della brigata, il brigadiere si porrà quattiÒ p assi dinanzi la compagnia di quel battaglione. 262. Gli aiutanti di battaglione si collocauo al ·luogo prescritto dal N. 504 del r egolamento d'escrcizii; ed a lato ad essi v anno schierarsi man ma.no cbe i rispettiv i capi . prendono posto all'ala corrispondende , l'aiutante,di · . reggimento, quello del propriet ario, l'aiutante cli b rigata e fì nalrnénte l'uffiziale di stato maggiore generale. Gli altri cavalieri appartenenti àl seguito della brigata, si mettono dietro ai sunnominati uffiziali in secondo rango . 263. Gli uffiziali di stato maggio1·e, superiori , addetti in soprannumero, si collocano all'ala d ei r ispettivi corpi, opposta a q uell a d,i ricev imento . · 264. Allor ché il s uper iore sia g iulJ to a trenta passi circa dall'ala della brigata o del r eggi me nto.,' il co rnaudante della truppa schierata gl i moverà incontro, lo sa l uterà coì la sciabola, gli a nnuncierà l a Li rza deÌl a sua truppa (uomini, cavalli e cannoni) e lo acconqrn g uerà qu indi d uraotc l'intera rivis ta.
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IWGOLAME::{1'O Dl MANOVRA
DELL'ESER0lTO AUSTRIACO
265. L'incontrare il superior e e fargli l'annuncio è , come ora si disse, dovern del comandante della truppa; il suo ai utante ha l'incarico di presentare a quello del superiore che passa la rassegna, uno stato delle forze sotto le arrni. I colonnelli e proprietari d i reggimento riuniti in brigata restano a l loro posto, all'appressarsi a loro del supr riore, lo salutano e lo seguono nella rivista ùei !oro rispettivi reggimenti, collocandosi di dietro ed in fianco del brig,1diere, senza rimettersi al loro primitivo posto, quando i battaglioni del loro reggimento r imanessero per caso divisi. 266. Nella stessa guisa si compor tano pure i comandanti di battaglioni isolati. I capi-musica, trombettieri, tam burini e porta-bandiere osservano in q uanto al suonare ed all'abbassare della b andiera le vigenti prescrizioni. 267. Se più brigate dovessero schierarsi per essere passate a rassegna, si schier eranno,_secondo lo spazio di t erreno disponibile, in una sola linea di battaglia oppure una d ietro l'altra. Delle batterìe, cavalleria e treno si fo rmeranno una o piC1 linee a seconda dei casi. 268. Il comandante in capo della truppa (comandante del corpo d'armata, comandante generale o comandai1te d-'a.rma.ta), Ri porrà a1la testa de}l'ala di ricevimento ove sono gli u ffiziali generali_ e quel li cli stato maggiore ed osserverà qu·anto al resto il disposto del N. 158. Gli_uffiziali generali e quelli di stato maggiore s1 conformano, in q uanto ai saluti ed all'accompagnamento, secondo quanto venne ordinato. al N. 261 per i singoli comandanti di reg.gimento e di battaglione. 269. I seguiti (stati maggiori) dei generali che banno un comando superior e a quello di brigata, si m ettono alle ali est.eroe delle m usiche, cioè i generali ed uffiziali di stato' ·maggiore in prima riga secondo il lor o r~ngo, in rnaniern che il più anziano stia aJ l'a la. estrema. ; gli
a ltri uffiziali in secondo rango e le ordinanze cl: caval1o in terza. I seguiti accompagnano i loro generali durante la rivista, fino a che questi seguitano il superiore che le, passa. ~
19.
SFILARE JN' PARATA.
2'i0. Un corpo d'infanteria maggiore del reggimento per sfila1·e in parata deve sempre formare le proprie colonne in rnodo che i battaglioni d'uno stesso r eggimento non sieno divisi. 271. Le batterie vengono disposte a1la coda dell'infanteria , nell'ordine di colonna corrispondente alla larghezza dell; colonna di fanteria. Le scorte dei pezzi seguono . immediritamente le loro batterie . La cavalleria viene di. sposta in modo analogo all'artiglieria e sfila, secondo le disposizioni, alla testa od alla coda della colonna. 272. L'uffiziale di stato maggiore ed in sua mancanza l'aiutante del co,mmdante della truppa , disporrà òue a:utanti alla distanza di circa 40 passi uno dall'altro .dai due lati del punto di filamento, colla faccia. rivolta verso la truppa, allo scopo di m<Lrcare la dù-ezione della rnarcia . 273. Se sono diverse brigate Gi1e sfiJano in parata si collocherà. un terzo ufiiziale a circa 60 passi al di là riel p unto di sfilamento per il suindicato scopo; gli ufiìziali a ciò desti :1ati possono in questi casi essere cambia.ti di quando in quando . 274. All'aprirsi della marcia, i nolonnelli, proprietari d i_r eggimento ed i brigadieri si portapo davanti à.lla musica della rispettiva truppa. Il co1onnello cavalca a q uattro passi davanti alla musica, il brigadiere alla stessa distanza dinanzi al colonnel lo o al proprietario del reg• g irnento, o immediatam ente chvanli alla musica, se per
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REGOLAM lìNTO DI MA:-IOVltA
esempio 1~ testa della colonna fosse formata da un ba.ttaglione isolato . Ad un segno che il comanda.n te superiore farà alzando la sciabola, la testa di col~nna riceverà dal suo capo il comando çli marciare. 275. Gli ufiiziali di stato maggiore e gli aiutanti d ei com~nd~nti, accennati al precedente articolo (meno quelli dest~nat'. a ~a:·care la direzione di marcia), si portano, nell ord111e rndicato al N. 262, allato all'aiutante che si trova alla testa della colonna e si comportano dietro • quanto è prescritto al N. 517 del regolamento d'esercizii per l'aiutante d'un solo battaglione. 276. T utti i singoli comandanti salutano nello stesso tempo e sfilano secondo le prescrizior..i d el reaolamento d'esercizii ; e quelli fra loro che durante la rivista ebbero ad accompagnare, gli si collocano allato anche durante lo sfilamento. · 277. Così pure le truppe, le musiche, i tamburini e i trombettieri si comportano secondo il r eaolamento d'esercizii, il q ua.le prescrive cbe all'avvis~ di sfilare in parata, tutti i tamburini devono ri unirsi alla rispettiva musica. Se la cavalleria e l'artiglieria sono senza m usica, suonerà, durante il loro sfilare, una musica di fan teria a ciò designai: , però senza tamburi, 278. Se diverse brigate sono comandate dal c~maridante del corpo cl'armala o gene1·ale comandante, questi sfilerà a nove passi din anzi al primo brigadiere, il q11ale si comporterà in que~to caso come fosse un comandante di . r eggi mento o cti battaglione staccato. 2,79. Il seguito del comandante <lei corpo o generale comandante, sfilerà nell'ord ine preser it.to pel ri cevi men to d'un superiore (N. 269), cavalc.1ndo cioè a tre passi lateralmente _e indietro del medesimo alla pé1rte opposta del punto d1 sfila,mP.nto, conformandosi del resto a quànto fu . detto al N. 275 pel s0gu ito dei brigadieri. 280. 11 comanclante d'ai•mala durnnte lo sfila.mento, ca.
177 valca n ell' istessa guisa davaut,ì al comandante del c01·po d'esercito ed il suo seguito segue le stesse norme indicate per il seguito di quest'ultimo. 281. Se lo sfilamento ha luogo per masse di battaglioni, valgono pure le stesse regole, meno quelle p er la posizione dei comandanti di battaglione staccati. n .ELL'J•:SF.RC!TO AUS'J'R IA CQ
§ 20. FUOCHl DI PARATA.
282. P er fare esegu ire i fuochi di parata, il brigadiere p :>rtasi davanti al centro della prima linea, comanda : Gua1-cl'a voi! Fuochi di parata! (Ilabt-Acht! Gene1·al-Decharge !) I comandanti di battaglione i quali in questo caso vanno pure collocarsi davanti il cent ro del rispet t ivo battaglione, fanno successivamente eseguire i fuochi secondo il prescri tto dal regolamento . Il battaglione. situato all'ala destra della prima linea apre il fuoco, e nella seconda linea il battaglione dell'ala sinistra in comincia il suo allorché tutti i battaglioni d ella prima linea hanno fatto la loro scarica. 283. Allorcbè i battaglioni d'amen.due le linee hann o fatto fu oco, il brigadiere comanda :
G·uar d,'a voi! P1·esentat'arml (Ilabt-Achl! P1·èisntirte!) e quindi :
Fissi I }n, parala I (J-Tabt-Acht I Schullertl) 284. Dopo le scariche, essendovi presente un superiore, il brigadiere si reca a riceverne gli ordini , prima di comandare in pa1·ata. ' 285. Se i fuochi rii parata, vengono eseguiti da p i ù b riga,i e ordi nate in linea, il fuoco incomincia all'ala deslra, della prima linea e viene continuato da tut.ti i battaglioni d ella medesima senza riguardo al loro ordine di parti-
178 l\EGOLAM.ENTO DI MANOVRA zione nella brigata, e quindi incommcierà. l'ala sirristra della seconda linea. 286. Le batterie restano; durante i fuochi, nella loro rispet_tiva posizione, a meno che ·non debbano esse pure esegmru delle salve. In qu€sto caso i pezzi a ciò destinati verranno collocati in luogo. opport uno ed incomincieranuo il foocc solo allorché tntti i battag:ioni· delle due linee abbiano terminate le loro scariche. · 287. Le regoie date per i fuochi di parata d'una brigata servono anche per·· un r eggimento isolato.
CAPO
vn.
AT,LINE ,\MEN1' L
288. Gli allineamenti d'un grosso co~po non si addicono nelle manovre, ne devono essere per conseguenza usati in verun modo; basterà q uindi che il comandante essenzialmente tracci la linea principale per la ·posizione a prendersi. , 289. In generale si ristrfogono anche isolamente all'allineamr:mto della prima linea, mentre le altre al più ponno servirsi - di questa circostanza per rettificare la propria posizione per rispetto a quella delle linee · anteriori. Qualora però si dovesse prendére l'allineamento i11 tutte le linee se ne darà esplicito comando. 290. Quindi per allineare una truppa spjegata in battaglia, il brigadiere comanda: . Guard' a voi I Allineamento delle bandiere a dest1~a (~inislra)I (Jlabt .. Achll Fahnenr.'i:chtung rechtsl [links])
DELl!ESERCITO AUSTRlACO
179
e si porta all'ala corrispondente onde rettificàre · l'allineamento delle cariche (1). 291 . A questo comando escono solamente colle bandiere gli uffiziali sulle ali e sul centro dei battaglioni della prima linea, si voltano verso il brigadtere, e si all ineano secondo i cenni della sua sèiabo1a che devono_essere più 1 o meno marcati secondo che le cariche sono più o rnen lontane, e possono anche. essere aiutati dalla voce del · l)rigadiere . 292. I comandanti di battaglione si portano dietro il rispettivo battaglione sull'ala opposta all'allineamento ed a certa distanza; di là vegliano se le loro cariehe sono coperte, e presta110 perciò attenzione ai segni di sciabola del brigadiere. 293. Se un comandante di battaglione osservasse che la nuova !inia di fronte interseca que!la del suo battaglione o passa dietro a questa, farà r etrocedere il propr io battaglione a tre passi incirca dai punti_d'allineamento . 294. Allineate le cariche davanti alla fronte, il briga diere farà prendere l'a,llin eamento al comando: Allineo,tevi! (Ei-nrichlen!) il battaglione più vicino eseguisce, e gli altri successivamente. I comandanti di battaglione fanno poscia eseguire l'allineamento. sulle cariche (secondo il ~ ~8 del regolamento cl'esercizii) senza però spostare i punti d'allineamento fisi;àti dal brigadiere. 295. Se si deve rettificare l'all ineamento dopo una marcia in battaglia, in li nea spiegata, al coniando che verrà dato , d'allin eamento delle bandiere, le cariche (meno quelle indicate nel N. 290) rientrano nelle loro sezioni, e si rettifica l'allineamento corne sopra si è detto. (1) Nclh, fanteria austriaca l'obbligo di guidare la marcia corre ad ogni graduato l'ipart.ito n ei ranghi, per ciò ciò che noi cliciam r;uide, gli Austriaci dicono, in (tnaloghe. circostanze, Chctrgen (cariche o grndu.ati).
180
REGO.LAMENTO DI ~lANOVRA
296. Se si vuole eseguire l'al lineamento colla prima linea schierata in linea di masse, i l brigadiere avvisa:
Gua11i'a voi! Atlinea,mento delle car·iche a destra o (sinistra) I {Habt - Achl I Chargen Richtung rechts [linlcs]I).' A tal comando, nelle masse di battaglion e le cariche poste alle ali di tutte le sezioni di testa, escono dai loro ranghi, e nelle masse di di visione escono solamente quelle interne ed esterne d'ogni battaglione. Fig. XVIII.
D ELr;ESEHCITO AUSTRJAGO
~
l 81
22.
CONTEG NO DELLE MUSICHE E DEI TAMl3UHJNl NELLE MANOVRE DEI GROSSI C011PL Dl TRUPPE .
300. Nelle manovre tattiche dei grossi corpi di truppe le musiche vanno generalmente poste da parte; qualora però venisse loro ordinato di restare appo la truppa, si schiereranno in ordine di battaglia dietro alla linea e propriamente dietro al centro della trupp:i cui apparteocrouo o , in maniera di non impedirne i movimenti o cauioaarle confusione. Nell'ordine concentrato esse si ser o . r ano ad un'ala di quella linea. ov'è collocata la rispettiva truppa. 301. Nell'ordine di colonna le musiche non dt:vono mai marciare alla testa. ma ripartirsi fra i battaglioni, ~d alla coda dell'intiera colonna. 302. I tamburini si com portano in ogni caso secondo le prescrizioni del regolamento d'esercizio, battendo leggermente nei movimenti preparatori e durante gli schier amenti <lei loro battaglioni. Nelle mosse eseguite contemporanean1ente da tutti i battaglioni, p. e . durante una marcia di fronte, batteranno forte solamente .i tam b urini oel battaglione di direzion e, o ueHe brnvi marcie in semplice colonna, q uelli del battaglione di testa, batteranno forte : tutti gli altri p iù leggermente. 303. Tutti i tamburini di battagl ione nelle mosse simultanee d i brigata, staranno sempre attenti ai cenni di sciabola del brigadiere, per cessare il suono. \
2\:.17. Allineate le cariche il brigadiere comanda lo spiegamento delle colonne (masse) oppure or dina al battaglione di perno d'entrare nella nuova linea d'allineamento; rn ogni caso ciascun battaglione della prima linea comincierà coll'a,llineare le sue cariche, e quindi il s uccessivo allineamento della truppa. 298. La batteria della brigata eseguisce gli allineamenti nelle sue relative posizioni e secondo il propriZJ ordine di· formazione. 299. Un reggimento isolato che abbia in prima linea più di un battdglione, eseguirà gli allineamenti secondo le norme per quelli d'una brigata; in caso diverso dietrq quanto prescrive il regolamento d'esercizio per un battaglione.
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REGOf,A, m t-rr o DI M A:-IOVR A
AVVERTENZE FINALI. 304. Le manovre in tempo d i pace d i g rossi corpi di t ruppe si distinguono secondo il loro · scopo, in manovre puramente tattiche, ed i n manovre aventi un obbiettivo, con date circostanze di terreno e di com battimento e contro un avversario supposto e indicato, traendo partito delle varie accidenta lità del terreno . 305. Le prime hanno p rincipalm ente per iscopo l'istruz10ne delle truppe neil'esec uzione delle prescrizioni tatt iche, e specialmente di giovare ai comandanti dei battaglioni e delle divisioni, che non fossero basfanternente esperti nel meccan ism o del gu idar truppe ·e n el far convergere ad un solo scopo le varie armi ed unità di trn grosso corpo, insegnando loro come quell'ordinato accordo possa conseguirsi, nonchè di abituare i comandanti generali ad una assen nata d irezione e condotta dei grossi corpi di truppa , mediante i più convenienti e facili esem pi. 306. Se nelle dette esercitazioni tattiche si deve esigere che t.utti i comandanti in ferì ori intendano prestamente l'ordine ricevuto e regolino bene le rnvsse, prestando costante attenzi,on e all'andamento generale della manovra, e che le truppe eseguiscauo con precisione r movimenti ~omandat'., devesi sfuggire da ogni artifiz io e da og ni rntempestrva pedanteria, nè allontanarsi minimamente dai precetti qui esposti. 307. I comandanti delle truppe eviteranno altr e:;:ì nelle m anovre puramente Lattiche· tutto ciò che potesse dare una falsa idea nello schieramento ed impiego delle truppe, e ram menterann o ch e un ben r egola to meccanismo è sempre un valido aiuto, m a non una condizione indis pensabile ad ottenere un s uccesso.
DELL. ESE1'\CITO ,\ USTHJ ACO
183
308. Allorché i comandanti e le truppe sono perfettamente istru·iti in quel meccanismo, si passerà alle seconde specie di manovre sopraccennate. 309. Queste comprendono in sè l'arte della guerra, ed insegnano il modo di applicare le apprese norme della tattica ad u n' azione in cui i.l nemico sarà o supposto' · 9vvero rappresentato da qual ch e frazione di truppe. 310 . Se le mosse sono an1:he applicate al terreno, rappresentano allora le vere . e proprie manovre di campo d'un grosso corJJO di truppe, e s'avvicinano quanto prì.1 possibile alla vera_immagine della g uerra. 311. A queste circostanze devesi prestare tutta la r iflessione, non alla i;mania di forme tattiche a.rtificiali, nelle quali non sta certament e il segreto della vittoria. Obbligo d'un buon generale è di mostrare a'suoi dipendenti come le possibili combinazioni facciano nascere in battaglia l'una mossa dall'altra e come le diverse fasi d'un combattimento « l'iniziamento, lo sviluppo e la d ecisione , siano intimamente collegate. 3tJ. Mentre nelle manovre pur amente tattiche di g randi corpi r iesce inutile , ed a nzi in certo_q~al m_odo danoos~ il far preventivamente conoscere a1 s10goli comandanti ecc., le evoluzioni da-eseguirsi,, di. battaar, lione., r eaP-imentÒ, no essendoché toglie al comandante superiore il mezzo di riconoscere, se essi pongono attenzione in ogni tempo ai coman di ch e ricevono e rapidam en te li eseguiscono; nelle altre manovre in vece è indispensabi le il far conoscere il disegno del supposto combattimento , la li_nea su cui avanzare e quella di ritirata, in una parola 11 concetto dello scheletro tattico. 313 . .t:>e rciò im porla riunire, pr ima della manovra, i vari comandanti, esporre loro quapto sopra si è d etto, e con brevi pa role spiegar loro le speciali fazioni da esegu irsi dalle v ari e tr uppe ; e ind ubb iament e il vantaggid - della isl.ruzioue gen erale , a cui s' intende , \'errà accre~
184 REGOLAMENTO Dl l\IANOVRA sciuto, ogni qual volta le osservazioni resesi necessarie nel conio di una manovrà, sirtno fatte irnl rnornento oq. infine della medesima, riferendosi a fatt,i ancora freschi nella memoria di ciascuno. 314. Per contro appartiene al criterio dei diversi coIDérndanti di ben pondera.re e compr endere l'idea principale, di distin!!uere giustamente e con prestezza il loro vero còmpito in ogni congiuntura del comuattimento e di saper a quella conformare ogni loro disposizione sen;a perdere mai d'occhio la loro posizione relativa col tutto. Così soltanto si potrà evitare l'errore, facile a commettersi, di perder d'occhio l'obbiettivo principale per tendere .a vantaggi secondari, che conducono a disordine ed allo sperpero delle forze. , 315. Nelle disposizioni del comandante e nel ,loro eseguimento per parte dei comandanti delle varie frazioni dee appalesarsi lo studio di trar il miglior partito possibile di quella -potenza di massa che hanno i grossi corpi di truppe, la quale nell'istante decis~vo sarà quella che darà la vittoria, 316. Sovente le circostanze del combattimento e le. a ccidentalità del terreno richiedono in principio di tastegg in,re e tener a bada Pinimico, e distrarne l'attenzione, nel momento del combattimento, su punti di minor im portanza memtrè si cerca di decider l'azione. pel punto principale,. con tutte le forze disponibili , cioè col grosso delle truppe. 317. Perciò onde no'n i sprecare le proprie forze fin d_al principio d_el combattimento bisogna non impegnar subito la forza principale, ma schierare il grosso sotto)a protez_ione dell'avanguar dia, e di altre truppe di maniera che possa giungere in buon ordine e così formato che le varie parti possano in seguito eifìcacemente s-ostencrsi a vicenda . 318. ,Q uanto meno lo schieramento tattico del corpo .
1
185 principale è osservato dal nemico, tanto più presto può essere eseguito, e con miglior animo la truppa andrà in·contro al nemico. Poichè nulla io_,pedisce più dt padroneggiar gli eventi che si succedono e di riuscire allo scopo pr efisso, quanto lo scagliare alla spicciolata contro l'inimico le truppe, mano mano che arrivano sul terreno, sovente per agire - fors'anche con successo - contro punti di nessuna importanza per l'assieme; cosicchè prima di poterle vantaggiosamente impiegare, è forza di nuovo raccoglierle e or<linarle. 319. Per mostrare àlle truppe una tale eventualità, giova nelle suindicate manovre spiccar frequenti avanguardie a norma de1 ~ 15, le 'qun,li abbiano l'incar ico di in gaggiare il combatt,imento, mentre il corpo principale pai:sa dall'ordine di marcia a quello di battaglia, per entrare in azione dopo compiuto lo spiegamento. 1 320. Nell'applicarsi al terreno, specialmente avuto riguardo all'efficace azione delle diverse armi , la form~ fattica soffre svariate modificazioni, ma [!OD dee però sacrificarsi interamente al terreno. Chi in un terreno difficile voglia premunirsi contro ogni ostacolo, facendo caso di tutto, si troverà ben tosto costretto ad abbandonar e una favorevole offensiva per cadere in condizione difensiva. 321. Dalla nàtura stessa delle suddette considerazioni, chiaramenLe emerge come il principale intendimento debba es~cre l'offesa.. Però quantunqu-é, anche nelle manovre ordinarie, l'elemento offensivo debba a prefP-renza usarsi , ciò non pertanto non bisogna trascurare anche quanto riguarda la difesa. 322-. Nell'approfittare per la difesa delle accidentalità del terreno, e quindi nel disporre le truppe nelle varie pa:::izioni, non bisogna dimenticare che l'affar capitale n ella difesa sta principalmente nel saper passare dalla J ifesa all'offesa tosto che se ne mostri l'opportunità o gli DELL F.SERCl1'0 AU'S;J'RIACO
I l,_
18G
REGOLAi',Ì&.~·ro m MANOVRA
et'rori del · n emico ne offrano il d estro. Può altresì accadere di dover far passaggio dall~ difensiva ad offe,nsiva assoluta e v iceversa , ed in ciò si eserciteran no le truppe anche nelle manovre di pace , co_me pure nell'impiego delle retroguardie. 323. È qui il taso, pella rappresentazione di un combattimento di attendere anche al corretto impiego delle r iserve . 324. Come g ià verine menzionato nel corso del rego_laìnento, la' riserva d'una brigata sarà generalmente formata dalla sua seconda linea; in casi speciali ~i destinerà una particolare riserva, p er esempio aHor chè la brigata si trovasse isolata. Quando però si trovano unite più brigate, devesi anche nelle manovre di pace, ' distaccare un'apposita riserva composta possibilmente delle tre armi; la cui efficacia nei momenti decisivi sarà praticamenté dimostrata alle truppe ed ai loro comandanti. L'ufficio importantissimo ,t cui sono d estinate l e riserve, già fatto noto abbastanza dai premessi precetti tattici, non varia mai qualunque sia la forza delle truppe a cui esse appartengono. Devesi evitare sempre il sòverchio ed in~pportuno spicciolarnento togliendone una parte allo scopo ·p rincipale ovvero serbandola ad ufficii assolutamente passivi, v incolate a determinate posizioni, prima ancora di ·tentare un colpo decisivo; ma anche deesi evi tare la smisurat;;i, distanza d elle riserve dalla prima linea , tanto più che la profondità · dell'ordine. di battag lia d'un g rosso corpo di truppe è già per se stesso abbastanza considerevole. 325. Considerando che la grande ponata dei cann oni r igati ha reso e rend_e sempre più problematico il potere schierare le truppe fuori del tiro delle artiglierie e sono così aumentati all'avversario i mezzi di molestare le riserve, eosì sartbbe desiderabile (considerata anch e l'irn-
187 pre.:sione morale) d i togliere più p resto possibi'.e le t ruppe da una attitudine passtva nella quale non farebbero che soffrire •inutili perdit e, e condurle d ifilate al n emico. Esstrndochè il.sempre crescente perfezionamento delle armi da fuoco richiede di camminare prestamente al lo scopo decisivo, e poiché la tru pp,t ~~ ogni modo ~rn~i meglio venir tos t.o corpo a corpo coll 1mn1t_co, an~1chc sLare per lungo tem po esposta al fuoco rn1c1~1ale ,_e lil· contrastabilrnente necessario ch e i capi cornp1ano _intera~ m ente tut.ti. i preparativi di combattimento pnn1a d1 i mpegnar le truppe loro nell'azione. 326. Secondo queste norme g en erali si deve ·nBll'es~rc itare ·e condurre le truppe, avere in mira la parte rntellettuale del com battirne::ito e non solamente la formale, e d i superiori nel mettere a prova le truppe . che d_a loro d ipendono, dovranno accertarsi d~lla _ca ~acttà dei loro s u balterni e sul criterio di tali escr n taz10111. Una corretta esecuzione di mecca.uici movimenti tattici , ruò beosì essere la mi3Ura per g iudicar e l' istruzione delle_ tr~ppe nel meccanismo delle manovrr:i, ma non rna1 per g1ud1car~ l'abilità intellettuale dei loro comandanti, la qual cosa e ben più importante. . . . 327. Dev'essere altresì cura dei generali coman danti di abituare 1 capi dei grandi corpi di fanteria e ~e tru_ppe medesime , al cospirante accordo delle tre arnu, cosi essenziale nel combattimento. · 328. Finalmente si osserva che i precetti dati nel cor so di questo reg olamento per gl~ schier~menti e 1~ m~sse ed adattati ad una b rigata d'rnfantena, corne il _pr i mo grande corpo tattico , servono anche per u n reggimento come parte integrante della brigata, e sono a.11alo~h1 ~I prescritto dal r egolarnento per le manovre dell I. R. fanter ia . d' iufanteria h,rnuo 3:29. Gli esercizi1 d' un recruimento O lJ solamente importanrn eli utililà, allorchè banao p er base '
DELL'Esrrn cno A USTlHACO
!I
A~~o rx, vol.
1. -
13.
188
REGOLAM . DI MANOVRA DELl,'ESERCl'l'O AUSTRIACO
la sua posizione tattica qual parte integrale di un grosso corpo di truppe. Un reggimento isolato si può considerare come linea o come ala d'una brigata e può all'uopo destinare un battaglione di riserva (seconda linea) o semplici divisioni di sostegno. I comandi da usarsi sono d'ordinario quelli indicati per la brigata, sostit.uendo soltanto la parola: 1·eggimenlo a brigata, e si daranno per lo · più colla voce, ma i comandanti di reggimento pei casi previsti al ~ 6 potranno anche spedire gli ordiI1i occorrenti ai comandanti di battaglione. 330. D'altronde nel corso di questo regolamento si è già dett9 che il brigadiere deve tener conto del sussidio importante del comandante di reggimento anche nella condotta tattica delle sue truppe, altrimenti egli potrebbe restar privo nel momento del bisogno d'un aiuto efficace e d'un sollievo nella direzione dell'intiera brigata.
IUVJSTA TECNOLOGlCA
l~s1wricnze d'arfiglierie rigate al 110\igono di Shocbnryncss. Il Giornale delta Jlla,·ìna, che sempre tìen àietro a lle esper ienze che si fanno al poligono ili Shoeburyness intorno ai cannoni rigati, nei suoi nurneri 61; 62 e 63 traduce dal lllecha.n'ic's 1Jlagazine e ~al 'l'imes, sulle espe'l'ien:u, · ultimamente -colà fattesi, due interessanti relazioni, che pur c.rediam buono <li riprodur{'e :
I. Gli espcti menti di Shoeburyness, sotto quaiche aspetto almeno, crescono giornalmente d'interesse. Un cannone da 270 chil. non è precisamente u na cosa nuova nel mondo, ma praticamente ma neggiare nn cannone di questa dimeosiooe, è ad ogni m_odo u,oa cosa sufficientemente n uova per chiamare l'att-euzione. L'esperimento con questo cannone ha per un giorno o due completamente messo da parte la concorrenza del can,
190
RI VISTA
none da metri 0,18 . Il cannone è stato sparato eon rimarchevole cnra, e senza la minima taccia · di deteriorazione. Si presero varie i mpressioni dell'anima, e s1 dice che 1I caunone s ia praticamente senza difetti come quando esso lasciò la fabbrica_. Ciò è degno di o~servazione, in q uan to che la carica del 0annone da 270 chil. è relativamente due volte maggiore ch e la carica del cannone da ruetri 0,18, e questi risultarono usarsi molto rapidan1ente. O R isultati del fu oco del l giorno del cannone da 270 chi!. (600 pounder) :
Gov1,i
1 2
3 4 5 6
7 8
9
10 11 13 14
15
Elevazione
30 30 30 30 30 23° 9 23° 9 23° 9 -1 0° 10° 10° 10° 50 50
16
no
17
50 50
18
Gittata
1432 metri 1405 • 14]3 • 1368 1351 • 6684 6526 • 6741 • 3617 , 3696 •
3508 • 3606 2112 2042 2125 2 126
»
• » »
2099
La giustP.zza del tiro, che è così straordinaria che ad una distanza di due m iglia due proiettili colpirono lo stesso luogo, è la seguente:
Elevazione
10" 23" D
llied-io errore di gittata 14,6 23,7
49 80
1liedio errore laterale (derivazione) m etrì 1,50 0,73
191
TECNOLOGICA
S'ebbe rarnmente un mig liol'e risultato a Shoeburyness con piccoli cannoni , ed i cannonieri ora maneggiano i l grosso, cannone più attivamente di prima . Segoando il tempo all'o• rologio , dopo che i serventi sono avviati al loro lavoro , il pe:riodo occnpato fu:
Settimo tiro 4 minuti per canea re. 2 id. punteria in di rezione. 1,30 s . id. in elevazione. 7 ,30 s.
Undecimo ti1·0 4 m inuti di carica. 2 id. per puntare in direzione ed elevazione.
6 minuti in tutto.
S i mise dell'acqua nel cannone ad ogni tiro, e durante lo es peri mi;nto non meno di 50 persone s tava no i ntorno al pt zzo in consci di pericolo, ed appa rentemente compiacenti del privi• legio di essere presenti . Il cnn none da. 270 cbil. alla fine del fuoco del primo giorno, ha sparato 44 colpi i n tutto cioè : 36 c0lpi con una carica di 32 ,·bil., 3 colpi con una carica d i 4 1 chil., 3 colpi con una carica di 27 chil., e 2 co1p i con una ca1:ica d1 18 chi! . I due cannoni Whitwortb, fatti da lui medesi mo, non snno st.sti pe rò rischia ti oltre i ]4 coìpi pc·r q uello da 68 chil., e solamen te 7 eolpi per quello da 32 chi l. I segurnti risultati sì ottenne ro col cannone da metri O, 18: Sparato con ~ chil. di carica. Elevazione ,in gradi
Cannoni
lllerlici gittcita
M edia clifl'. di gittata
10
Francese _Scott Lancaster F rancese Scolt Lancas!er
3849 rn. 40GB "
46,l 63,8
10 10 2 2
2
393i
1267 1:~37 i 33 1
'
•
75,1 35,4 27,3 27, 3
Media de(/.s ridotta 10,6
28,'2. l '2, 9 0,6 0,9 1, g
192
193
RJ11 IST&
Velocità. con 12 cbil. di poh·ere a 10°. metri 47'2 per s econilo Francese 483 Scc,tt » 487 Lanca,;;ter 484 Proietto J,,ffrey 479 Id . Britten Qui fu vincitore il Lancaster e i proietti JeITrey e Britten presernarono una grnnde deficienza . Sopra il cannone Lancas ter noi siamo realmente più igno ranti che su qnalunque.alt ro, perchè il sistema di liga tura liscia ovale, avventatamente applicato ai cannoni di ferrn fuso in Crimea, fu perduto di vista affatto. Ap plicato agli a ttuali cannoni di frrro fuso, il cannone sare bbe necessariame nte molto indebolito. Ora pe r la prima volta il s istema Lancas ter è stato ben provato, e gli uomini scie ntifici di tntto il mondo porran mente a l suo successo o alla sua deficienza in quan to che è l'antitesi del sis tema Whitwo rth, il, quale è ili tutti il più complicato, mentre il Lancastl'!r è di tutti il più semplice. (JUechanic's 1rlagazine).
Il cannone Brìtten era s tato ritirato. Il fuoco precedente del cannone di metri 0,I-8 era stato con 11 chil., e le medie dei l O col pi per cias<:un cannon'l a 20, e dei 5 colpi a 10° furono i seguenti;
Blcvazio-ne
2 2 2 2
1O 10 . 10
Cannonì
med. gitt.
Scott Lnnt;asler Britten Francese Scott Lancaster F' rancese
1466,88 1453,71 1244;i7 1371,42 3376 4210 4153,93
med. dill'. nied. clcfl,,
di gitt.
ridotte,
15.6 28,8 104,2 5:&,4 29,4 26,6 45,8
1,2 2,0 5,0 2 O
s:9 6,6 22,4
Da q t~este cifre e dalle precedenti, segue cbe alle più alte cariche 1 Lrncast<~r fecero i migliori tiri. Molto st1·ammiente dopo i primi esperimenti della r igatura Lancaster, durante fa guerra di Crimea, sir W . Armstrong si fece conoscere, ed ora dopo qu~si dieci anni di cose discretamente avvia te nell'interesse suo, sir \Villiam Armstrong è confrolltato colla forma di rightnra ch'egli spPrava aver _messo da pnrte pi,r sempre. Giriamoci ora nlle velocità ' a 10° di elevazione , otte nute uran te il breve periodo, del coDcorso dei cannoni da metri O 18. Velocità con chi!. 5, 44 di carica a JOo ' France.se metri 382, 76 per secondo. Scott » 387,10 » Lancaster 388 Proietto Jeffrey » 350, 14 » Id. Britten 393, 19 » Qui il proietto Britten e il Jeffrey ebbero il snccesso, e ,;i era molto prossimnmente un legame fra i cannoni Lancaster e Scott. Per a iuta re iJ· giudizio- meglio si può dire che il r ivesti men to dei proietti Britwn e J eJfo,.y è spinto n.elle ricrhe 0 per cui impedisce l'uscita dei gaz. ' Veloci1à con 9 chi!. di carica a l 0° Francese metri 432 per l" Scott 444 Lancaster 548,5 ~ Proietto Jeffrey 457 ~d. Dri 11e n ,179
n.
a
..
La lot.1a da lungo te mpo impegna1a fra i cannoni d'Arrnst ro ng e quelli d1 \Vhitworth, lotta cLc si prosegue ogni g iorno in n1odo 11wto fastidioso, ed empirico , sta per essere, m questa set1.irnana (3a settimana di luglio), sos1)esa, onde da r telllpo eh fare a Shoe bu ry al cuni nitri E:Sperimeoti ch e av ranno per il pubblico ben altra attratti va ed i mpo rtanzn, per lo m e no, che cluella che può deriv,1re dalla ri \·alitil di questi d ue sist~mi. Tutto ciò cbe il loro cor.fron t.o ha prodotto nella scttim ?.na scMsa può c·ssere riassun to in pochiss im e parole . Furono 11rloper11 ti i tre cannoui da 70 a fare esperimenti nnmpleti s nlle po rtale e sn lla. gi uslezm di tiro dei proie tti o r• din ari c:omt) p ure sull'usò dello granate sfe1iche di Box.<'r nel ca nnone \Vhnworth (~ delle granatP. a ,·egmènto del can oone A rnistrong . Coi p, oi<, tti m a:;sicc1 t:i ò tiraw s otto diverse in cli1rnzion i fin,) a q uèl la di 21 ; il cannon e (Shnnl) . a r igaturn con ret:tringitnento, ha snpurato il ca nnone che si car:ca per la c ulattu per l'estrns ione d, \lH gittale, ma il cannone \'\"bit0
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Rl1'1STA
wort.h fn ' s11pP.riore a tutti . Questo ha c<1 n<:erva to co~tnntem,,nfe !a su periorità la qua le si è mostrata crescenle quanrlo si è . a11rnenta1a l'iuclin:iziouc fino a.I 21°, il più g raurle angolo s<1tto il qua le siasi tirato; sotto questo angolo rli t i1'0, il ~Jro• ieuo '\Vhitworth fn lanr-into pressochè a 314 di m iglia (e;irca 1:200 metri) p111 lontano di quello Armslrong . Si son fa1ti alnrni colpi a. g ranata sferica., ove I proietti scoppia rono davanti a t1e bersagli posti a metr i 5,50 d'inte rvallo gli uni dagli altri, ed il successo fu egualrue• le per il signor Wbitwol'th. Le g ranate Jel colonnello Boxr r per la loro f, ,trna sferica e per la d1cnsit;\ considerevole s< n ca paci di cagiouare ef:f, tti assai distruggitori, eridente,ornte su periori a quelli che si pos• sono ottenPre coi segn1enti brutti del fP.rro fuso che si usano c~1n la granata_ Armslrrmg. Le gr~nate delle dne specie fece o Clr<ca il medesimo nnn11ro di fori rn,l pri:110 bersaglio come nel seeondo; ma nel terzo, la g ranata di Buxer produsse a giudicarne appros<;imativamente, quattro o cinque volte tanti fo ri quanto 0 11 fer·e la gMnata fl segmenti d'Armstrong. ' Sotto l'inc:Jiua~ione di 2°, il tiro dd cannone del signor '\Vb1tworth era qualche cosa di quasi meraviglioso per la ginstezza ; riguardo a lla regola rifo del tiro in S>en~o lon,situdina le, le palle form ava.no un magn ifico g rup po, mentrn la media d, i 1010 scarti latera li alla li.uea di tiro .era. nieno di l metro e 80. Egli è difficile che il signor LaBcuster, qualunque sia la giuSll:'ZZa stupenda ccn · cui il s uo catrnone sem bra ora tirar" possa lusinga rsi rl'ottei1ere migliori r isultati di quelli. ,, Ma come l'abbiamo già dlc'ttO, il seguito del confron to dei cannoni Armstrong e \Vh itw11r1h, sta per essere 11gp:iornato d'u na settimana, <1nde p<·trrsi fare a.lcunr a lHi Psperimentt che, a qDanto noi crecli;1mu, sono d1 un intererne più urgente pe r i! servizio. Questi esper imenti aYl'-anno per isr·opo <la prin1a la co11tmu,1zione delle prove su Ire sistemi differenti di 1igatu ra, cioè : il cannone francese, q uello del s ignor Laucaster e queilo del r·o rn andan te Scott.; in secundo luogo I.a ricel'ca. de lle git1ate e della giustezza del g rosw Armstrong da 600 sotto i gr-a ndi ansoli di tiro, ed in tc:rzo luogo, la prova d'uu bersaglio del tipo del la Gloire. Qus.,s tu bers~glio è s tato costrutto
1!)5
TECNflLOGICA
in modo da rappresentare l'edeltneute· e con tutti i mimm i pint icolari della sua corazza, della s ua os,a.tura e de' suoi legami il muro d1~l la frpgata. francese coé\ reputata la Gioire. Tut1i co,les1i esperimenti si faranno, s'egli è possibilR, io qnesta stessa settima na la quale promette per conseguenza, d'essere u • a dells più istr\ltti ve d1e mai siano state a Sboebury . Primierarnente, la Commissi(,ne splwiale d'a rtiglieria, per il conlron to dei tre s istetn i di rigatura, fa es,•gu ire i su 01 es peri men ti con una rapidHà_tale ehe la Com 11,issione speciale pei cannon i A rmstrong e vVhitwortb dovrebbe t rarne utile le1,ione. Per fare questo eo11fronto si sonu fabbrieati a Woolwich 4 cannoni tuit.i clel t:alibro di 'i pol lici (metri l'i,78) che de,ono :slanciare proietti ddlo stesso peso di 110 l ibbre (50 chil. ); q ueste bocche da fuoco pes11 no _ognu na 7 1o~n~1 late 11~, _e tmt.e fnrono fabbricate secondo 11 m etodo pE-rlezwoato d1 Sll' W illiarn, cioè si cornpongo11ò di un cannone <li acr-iaio, consolidato con t ubi in ferro bàttuti a [.-stoni che lo fasciano. Uno di qursti pezzi , che ha ricevuto 15 rigature e destinato al tiro dei proietti a fondlc'l lo dì piombo a espansione, proposti gli u111 <lai signor Dashley Brittain, gli altri dal signor Zefferys. P er ora nulla possiamo dire di questo cannone, se non r;he fu temporaneamente rne~so da parte per s~nire a fui.uri espen ro~mi . Un'altra di queste bocche da. fuoco è il cannone a tre riga.ture, che si usa generalmente in Francia, - il cannm,e rigalo - con bot1on1 e:ulat! sul pruidto perehè possa addenlilre !a rigatura. e d 1e dd resto rassomiglia moltissimo al r.an nooe (Shmil) a rigature con ristringirnenlo d'A rmstrong, eccettocbè gli è inferiore. Il terzo di questi pezl';i è il cannone del signor Lancasler, oanno• e cilrabinato, Slènza rigature, la cui anima è lievemente el i1tic:i. e contornata eliceida lmentr, in ragione di un gim completo _per 52 dia metr i di lnngliezza, scaglia nn proietto e: testa conica di 29 centimetri 85 di lm1gbezza. L' ultimo dei pelf,zi a.rn ,nessi a I concorso è q ue\\o del comanda nLe S,,utt :. ba cinque rigaLnre poco profonde, tracciate modo pnrt.1cola re'. il suo proietto a testa conica ha :..n cent 1m . d1 lunghezza. S1 wmo· già. fa tti rle;Ji E'sperirnE,n ti con que~ti diversi cannon i luurro nna linea d, tirn stabilita s.ulla spiaggia, a ba,;sa marea; o
m
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RIVISTA
si sono deter mi nate le portate e la giustezza di tiro fino a · 10", sotto le inclinazioni di 2°, 5° e 10°, e per ogni carica, di 12 ,libbre (chi!. 5,443), 20 libbre (~·hil. 9,072) e 25 libbre (chil. 11,340). I risultati che si sono ottenu ti dal ca o n.one . francese pos~ sono riassumersi io questo modo, che dà una media rispettabile per la sua gitta.la e per .la sua giustezza; ma che non merita questa venga rimarcata nè in bene nè in male; col fatto , rendi~ tutto ciò che un buon cannon,, riga(o ordi nario può dare e nulla più . Tuttavia, le s ue alette sono _n ella maggior parte dei casi strappate dal le rigato re che hanno un p iù grande torr::imento verso la bocca , i n ragionu di ciò ch'esse sono ad e lica a passo progressi vo . È questo un difetto gravissimo, perocchè i frantumi delle R lette, che volano come la mitrRglia nnirlere bbero pericoloso il tiro di cannone sopra la testa cld\e truppe, per non <lìr nulla dell'impossibili tà. di riadoperare le stE·sse munizioni due volte e più . Noi cre diamo che mai dal tr:mpo in cui si nsa. il cannone (Shunt) a rigatnre con rest.ringi rn rnto d' A rmstrong, si asi trovat.o alcuna delle a lette distaccata òai 1,roiettili duran te il tiro e dopo ti tiro; ed è nn fatto che, m entre competeYano i signori '\Vh itwor1h e '\V illiam, questi ha tirato a più .ri f•rcse delie pal le (:he servivano per la krza volta, e che pure ebbero un perfetto sne:cesso r1guar<lo alla porta ta ed alla gi ustezza. Il cannone <lei comandante Scott ba dato egua lmen te, nelle p rove finora benissio10 esr1g11ite, risultati mediocr i; rna Don si potrebbe mettere i11 dubbio la sup1'1"mazin del cannone del s ignor Lancaster, che ha lasciato cli gran lunga indietro tutti i suoi competitori, e c-he ha fatto tanto bene, se 1Jc,u · ha fatto meglio, qrnmto oer Wi lli~m o ·l il sig nor '\Vhitworth, quanJo alla gittata ed alla gim,tezza . Per tutte le inclinnzioni sotto \e quali il suo cannonn fu finora provato, è sem pre a nrla to i nnanzi a' suoi rivali per ]a velocità. i11iziale e per la gittatH, mentre che per la g 1us t1-zza il tiru ò stato rnai mente qualche cosa di. slupen(fo . Egli è impossibile di dire i l r is ul tato ufficiale degli esperì- . m enti della settimana scorsa prima di un giorno o ·due; ,ma la ripresa deltc prove a Shoe bury è attesa con una a,· id1tà
T lsCKOLOGJCA
l
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beo naturale da,lle persone che si dilettano d'artigli1•r ia e r.be veggono presentarsi nn competitore dell'unr]e('ima ora, con tro il quale sir V1lliam ed il signor \ 1/hitwortb avranno rla t'a re assai per tenere il di . sopra. I gi udici avrebbero forse già dichiarato che il cannone del sig. Lancast~r è pcr !'e1.t.o, se non g li avessero r iconosciuto un serio inconveniente, la diftìcol1à cioè che si prova qnasi sempre nel fa re pervenire il proietti le al suo p,>sto di carica. Codesto osta.colo si è presentato, più o meno persistente, quasi ogni vol ta che si è caricato il pe7,ZO, e natura_lrnente, a meno che non si riesca a fare scomparire qnes to difetto, il can none q ualunque sia la sua precisione, sarE:>bbe affatto inammessibi\e per il servizio. Tutti questi di versi c<'!nnoni stanno per essere sottoposti a provi;) rigorosissi me dalla Commissione speciale, secondo le i.çidicazion_i del programma che spgue : 1° La commissione r icercherit le veloci:ù iniziali corrispondenti alle cariche seguenti, in ogni cannone, e ser-vendo~i dr•i, stoppacci lubrificanti, cioè: 5 colpi colla carica cli 12 libbre (chi!. 5,443) ; 5 con quella di 20 libbre ( c_M1. 9,072) e 5 con quella di 25 libbre, (d1i\. 11,340). E ssa ri 1.eterit il m eJesimo esperimento, senza st0ppae:ci lubrifica n ti, ma con uno stoppaccw a<l ane llo posto tra-i\ cartoccio ed ii proietto. Nell'u na e uell'~ ltra serie osserverit i rinculi sovra una piattaforma bagnala, senza compressore; terrà n ota scrupolosa delb i ndinazione delle pialtaforrne. · 2, I cannoni saranno montati sopra affusti a telaio di piRzza, a. ruote posanti sopra circ,.,lari in ](,gno ; saranno sottoposti al tiro colla carica di 25 li bbre ;chi!. 11,340), senza stoppaccio 111 vecchio corda m e, urn con \o ,;toppaccio l 11brifirnnte regolamentare e con altro di ft·ltro . In ogmino dei ti ri n palla massiccia, il primo col po sarà ti rato a titolo di saggio µre li n1ina_re , . _· 3° Si tireranno 10 colpi sotto l'angolo di 10°; l'rncl111az1one verrit presa col mezzo del livello a bolla d'a.rja; ogni fonnono sarà diretto s11 di uo p1into particola re; i ber:;ag li saranuo a ila medesima distanza gli nn i dagli altr i com e i pezzi fra di \ol'O ; ogni cannone ,;arit punlato direttaniente sul soo bersaglio, senza veruna correzione per la derivazione o rer lo s ta to atmo,;ferico.
TECNOLOGICA
198 4° e 5°. Ripetere i medesim i esperimenti sotto l'angolo di 5° e sotto quello di 10°. 6° V isitare l'11ni01a ed il focone dei pezzi . 7°, 8°, 9°, Ripetere il ti ro sotto g li angoli di 2°, 5° e l 0°l come qui sopra, m a colla carica di 2-0 libbre (chil. 9,072); tirando egualmente u n colpo di p rova prelim inare d'ogni can• none sotto ogni angolo di tiro. 10. Visitare l'anima ed il focone dei pezzi . 11, 12, e 13. Ripl:ltere il t1ro sotto gli angoli di 2°, 5° e 10°, tanto colla carica di 20 libbre (chil. 9,072 ,, q uanto con quella d i 25 libbre (cb1I. 11,340), e para5 onarli coi tiri precedu ti per g iudicare dell'uniformità delle f•Ortate. Visitare nuovamente l'a nima ed il focone dei pezzi . 14. I 9 proietti per caonfJ!l0, rimanr nti da lia prima forn i tura per l'approvvigionam, nto d'ogni pPzzo a] 30 colpi saranno tirati con tal carica e sotto tale angolo di tiro che piacerà a lla comDI issione di fissare con o senza stoppacci . 15. Dieci proietti della n ritna fornitura che h anno v iap:gi11to per 822 chilometri (200 miglia) san1nno tirati colla carica di 25 libbre (cbil. 11, 340), sotto l'inclinazione di 10°. 16. Le 50 paHe della ;;erouda fornit. u1-a sHanno tirate per p rovare in m odo s peciale la' facilità df.:lh carica, l'usura delle r igaturf~, l'effetto dE:ll'infecc:iarnento sulla carica e sul tiro, come pure il deperi mento dei cannoni sotto l'azione delle ca~ r iche, sia di 25 libbre (chil. 11 ,340) che di 20 li bbre (ch i]. ·9,070). Ogn i cannone sarà provato separatamente. 17. Visita defl'anima. · 18. Og ni cannon e tirer11 50 col pi a p/llla s ferica mnssiceia in ferro fnso, del diametro medio di 17 cent. 53, con tolle• ranza di metri 0,005 in più od in m eno, e;olla carica di 15 libbre (cbil. 6,804), per riconoscere fin a q ual pun to i diversi sistemi di rigatura pos~ono sor,porta,e il ti ro a pidla sferie11, e fino a qual pu11to le loro r igature favoriscano la gi ust..,zza del tiro della palla tonda. 19. V isi ta del-t'anima. 20. I 50 ·proietti rimanenti della seconda fornitura saranno tirati tanto colla carica cli 20 libbre (cbil. 9,072), quanto con quc,lla di 25 l ibbre (chi!. 11,340), com e preceden tem1:·nte .
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21. Vi,,ita dell'anima. 22. La commissione si riserva ogÙi la titudine nell' impiego
di questo S<\condo centinaio di col pi, affi n e di poterli tirare in modo da m <>ttere in ri!ievo i punti forti e i p un ti deboli di ciasçu n sistema e nel modo che giudicherà mAglio calcolato 1•er arrivare allo scopo rlella ricerca. cli'essa è inca rieata di pro• seguire, cioè di riconoscere quale fra i 5 sistemi di proietti e fra i quattro di rigatu ra debba ottenere la preferenza, e d i der;idere se qoalcuno d1 essi meriti d'essere raccomandato per ultc~riori esperimenti o per l'adozione . 23. Le prove dei proietti massicci e delle gra nate in acciaio contro le difese io ferro , e quelle delle granate ordinarie in ferro fuso , come pure delle g ranate a segmento saran no limitate al cannone ch e la commissione avrà prekri to come can • one a palla massiccia . Fra gl i al tri esperimenti, nè fn eseguito u no importantissimo la setti mana sc01·sa a Shoeb•iry col ca(ln()ne (Shunt) a riga ture con ristri ngi mento d' A rmst rong, per ricercare q nale sar ebbe il suo effetto alla distanza ,di "'4000 ya1Yls (3G58 metri circa). Na turalmente non era .possib-ile di verifica re il fatto, ·trattandosi di una portata che fosse realmente di questa lunghezza, attesochè il governo non possiede un tei-reno maggiore di 800 ya1•ds (732 metri) di estensione, tanto più che si sarebbe dovuto collocare un bersaglio s ulle sabbie cotanto lonta no nel mare. Nondimeno -fu fat to l'es[Jerimento con tu tto il buon esito che poteva avere, per mezzo il calcolo delle velocità. Col mezzo dell'a pparecchio elettrobalistico di Na vez, si son prese le velocità colle quali si muove il proietto di 600 alle distanze di 200 ya1·ds (183 metri) e d i 1500 yards (1 ,372 metri) e coi d ue numeri ottenuti, fu faci le di de1errn inare quaìe sarebbe la terza, cioè fa vE'locità restante, a 4000 yarcfa (3,658 metri); si trovò che sarebbe ancora in ragione di SGO piedi
(262 metri) per secondo. Cib che occorreva ancora d i riconoscere era la carica di poi vere che com unicherebbe la medesima. velocità a l suddetto proietto alla sua uscila dal cannone; si è r iconosciuto che sarebbe la carica di 40 libbre (chi!. 18,144). Allora diveniva fa,.,iJe cosa il fale a 200 yords ( 183 metri) degli esperimenti
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che darebbero sotto il lato degli dfetti distruggitori, precisamente i medesimi risultati di qnello che darebbe i l proietto in qnistione quando si praticasse a 400 yards (3600 metri). In conseguenza si pose nel cannone nna carica di 40 libbre {chi\. 18,144) ed un pi'oÌetto in ar.ciaio del peso di 603 lit:~ bre (chil. 273,50) . Fu tirato contro un bersaglio farnosissnno a Shoebury, quello che si ùhiama la scatola bersaglio; è qllesto uno dei più robusti, se non è il più forte di tutti quelli ch0 furono fiu q ni cost.ruiti. La sua fronte est12rna è ricoperta da irna delle mirabili piastre di corazza di 6 p(,l lici 112 (16 cent. 51) di John Brown e comp. Dietro questa piastra, havvi un materasso di 18 pollici (45 rent. 72) in legno di-Teck, rinforzato da barra orizzontale di forro battuto e dietl'O di esso un doppio bordo in ferro di 1 pollice 1[4 (3 ceni. 17) di spessore; il tutto consolidato ancora dalla parte posteriore con pezzi di ferro di 22 pollici (55 C'ent. 88) su 10" pollici (25 cent. 40). Siccome la resistenza delle piastre di corazza cresce, come il quadrato della spessezia totale (cioè, com presovi la spessezza addiziona le di ferro che eqllivarrebbe in peso all'ossatura in legno ed agli altl'i elementi) questo bers~glio è letteralmente due volte più robusto che la muraglia del War1"ìo1·. Il cannone da 600, come l'abl;,iamo detto, fu tirato contro questo bersaglio colla carica di 40 libbre (chil. 18,144); la palla lasciò il cannone con una vfllocità iniziale di 860 piedi (262 metri) per secondo, e colpì il massice.;io con una velocitit di 840 piedi (2-56 metri), schiacciando insimne la piastra e t ntto ·quanto le si trovava dietro. Sgraziatamente per la palla, avea colpito giDsto in un punto in cui il bersaglio aveva più fo rza, iu ragione dell'appoggio che riceve dalle travi in pino massiccio di quasi tre piedi (90 cc,nt.) di spessezz:a e che formano i la ti della scatola. Tutta via, la piastra di corazza ed il suo materasso furo uo fracassati in tutto la loro spessezza e come uua vera grandi,ie i frantumi della piastra e le scheggie d1 legno, o piuttosto piccole travi furono disperse in tutte le direzioni. , Nulla poteva essere più persuasivo di uua somigliante p rova pet· d1mostn1J'e che nella pratica come nella teoria, il canuone
A rrnstroog da 600 è capace di rovinare in un' modo assoluto la muraglia del più rubusto vascello corazza:to che possa andare io mare, e che si tenesse ad una distanza di 4000 yards (3658 metri ed anche pìù). Non v'ha ragione ,ilcnna di mettere in dubbio che il risultato s~n,bbe stato uguale per gli effetti, se la palla fosse st,1ta scagl iata contro il massiccio a 500 yards (457 nwt1·i) od anche 600 yc.1'Cls (549 metri) invece di 200 yarcls ( 183 metri), questo acr.rescimento di dinanza in effetto secondo la scala risultante dal calcolo che abbiamo i ndicat.o, aHebbe rappresentato una dis tanza reale di almeno tre miglia (4828 n1etri). L'esperime::nio fi.1 adunque soddisfacr~ntissimo per quanto riguar,la il risultato; lo fu ancoJ'a di più sotto un altro _aspetto'. atteso che i l diparti mento del-la guerm ha ora determ1JJato rh J~rovare questo cannone da 600 in un rnod~ rcgolar_e, co'suoi proiEtti e col IP- sue cariche da guerra fino all rndrnaz1one d1 14 gradi, la quale è la più elevata che s1 p~ssa ottenere col su~ affusto attuale: In conseguenza, colla più grande d;fficolta (giacchè tulto ciò c11e si riferisce al trasporto . della gros_s~ arti"lieria è ciù che vi è di più gro,;solano e d1 pnì pr11111tivo a. Shoebury ) fu collocato questo pC?zzo al sit~ sul _terra~ie110 che prospetta sul mare, e si proseguitilnno gli esper111~ent1 c~n questo cannone in un modo continuato fino a che s1 sappia che cosa peosare sul valore di questa bocca da fuoco, buona 0 cattiva. Son già quasi due anni ch'essa è a Shcebury; ma fin qui, per quanto po~sa parere incredibile, essa non era anèora stata provai.a 111 uo modo conveniente, . Allorquando il cannone da 600 giunse a Shoebnry era 11 più enorme cannone rigato che allora vi fo$Se t1J mondo; ora non è più tale. Parecchi gover~i pos:eggono non m_ica un,_> ma un gr:in numero di cannom ngat1 da 600, e ciò cbe e ancor peggio hanno un cerio numero di ca~rnoni da 300,_ sul valore dei quali non vi sono due opmioni m tutte le parti del mondo ove furono usati. I Danesi stessi, dei qun li osserviamo dall'alto della nostra grandeiza e con 11na certa compiacenza 'il manco di_ prepi!ra• zione e la generale lentez1/.a, non banno mancato d1 provvec!er-tii di aknn i _cannoni (S/1-imt) a rigature con n s lrrng1i;nent0
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R l VI$'l'A
,i"Armstrong;, del calibro di 300; mentre noi non ne ·abbiamo un solo i~ ~erv-izio di consimile costruzione, e ci i111magin iarno che non ve n'abbia di fabhri~ati 0!1re quell: che r•er .oea si riposano senza far n nlla in faccia ai bersagli, cnntro de' quali non abbiamo operato che per mostra rne i l va lore alle altre nazioni. Gli America ni banno oggidì centinaia di cannoni da 600, ed f'SSÌ sono recen temente riusciti a fondare a Pittsburg, un can none del calibro di 5 0 cent. 8 (20 pollici) per lauciare una palla sferica di 1,000 libbre (454 chilog rammi). Egli è Yero che detti can noni ad anima li':3cia son tirat i c.Jn polveri deboli, e con cariche relati vamente poco cousi.le. revoli; ma l'espe1·ienza dell'u itima settimana ci dimostra cbe gli Americani uon fanuo giiL sì male di coi1tare sovra proietti d'un peso e• orme, animati da debole forza . Non vi è carica dalla quale non si possa .atlPnrlere ch e in un combattimento ravvicinato essa nun iscaglia la palla di 1000 li bbre (454 chil .) di cui noi parliamo, fuori dE'l suo cannone, con un effetto pre~scchè e11pa1·e di colare a fondo uno de' nostri migliori vascelli corazzati. Nei grossi ea nnoni r igati (Shunt) di sir Wil liam, noi abbiamo un'artiglieria assai resistente per sopportare le cariche le più for ti, e che è rapace di lanciare proietti di 150 libbre ed anche di 300 libbre, ad una portata e con una giustezza alle quali non potrebbe arrivare alcun a ltr9 canuon0, salvo quello da mo del sig. 'Whitwortb, giacc.h'è il sig . vVhit,VOl'th non ha presentato ancoia uu cannone da 300. Se so!a!lJente si potesse avere un saggio comparativo fra il cannone da 150 del sig. W hitwol'th e quello del sig. vVilliam sotto il rappo 110 dei lo·ro effetti distruggitnri con1r0 le piastre di cora7,za, uel ti ro a palla e ad obice, ed alle differenti distanze, si ottnrebbe questo risultato di sapere una volta a quale di queste bocche da fooco il popolo inglese debba dare la preferenza.
- (Times).
li monitor Tornuwanda. E c00, secondo i giornali americani, de' ragguagli su questo monitor oggi in costrnzione a Fi ladel6a . Le sue princi pnli dimensioni sono : lunghezza estrema 2i2 piedi e G poll101; !un-
TECNOLOGICA
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ghezza tra le perpendicolari 260 piedi; . baglio fuori ossature 49 piedi; baglio fuori corazza 53 piedi; altezza ài puntuale 12 piedi e 2 pollici ; aria della più grande sezione trasversale 568 ~i~di quadrati; altezza della corazza in mezzo · 5. piedi e 9 poll1c1; peso dello scafo in legno per sezione 1,386 tonnellate; tirante d'acqua al momento del .varo 8 piedi e 9 pollici
in media; tirante d'acqua a bastimento carico 12 piedi ed 8 polli-ci, spiazzamento al momento di prendere il mare 3,300 tonnellate. Al disotto del baglio alla lipea d'acqua , sotto carico il riempime~to in legno è dì 3 piedi e sì .rièluce a soli 7 pollici ad una. distanza di 5 piedi e 9 pollici in · giù. . La spessezza dell'armatura dello scafo À di 9 pollici ; quella della rivestitura è di 7 pollici. Le placche hanno 5 pollici di spessezia. I sostegni delle piastre che passano l~ngitudinalment_a attorno alla nave accerchiandola sono in ferro avendo 6 pollici d'i altezza· e 4 pollici di. s pessezza; · essi son~ piazzati a due piedi d'inter';'allo, ciò che dà alla corazza, una spessezza reale di 11 pollici. Il peso della coraz~a dei fianchi e deÌla cintura di ferro è di 729 494 libbre. I sostegni dei ponti sono in quercia · 12 su 14 ed allontanati di. 36 p~llici d~ centr? i_n centro. Il ponte si compone clap~ pnma eh una 111telato1a rn quercia cli 7 pollici e mezzo di spessezza,_ di due foglie di latt,a di tre quarti di pollici, sulle quali è piegato un rivestimento di p~no di 3 pollici dì spes• sezza. · · Ì l Tornf!Wanda ha due torri, quella d'avanti contiene la camera del pilota. Il loro diametro inferno è di 23 piedi, la loro altezza è di 9 · piedi, ess~ ·sono formate da undici placche di un pollice di spessezza, · Ogni torre col suo meccanismo pesa 316. 340 libbre, la camera del pilota 45 400 libbre. Quattro cannoni da 15 pollici formano l'armamento della nave ogni pezzo, affusto compresò, pesa 66,000 libbre. ' Le riserve di polvere e proietti s 1mo piazzate ad ambo i lati delle torri. · Le macchine cOstruite da Merrick e fì.alio sono orizzontali e a.d azione diretta, il ~iametro dei cilindri~ di 30 pollici, la corsa .ANXO )X,
vol. r. - 14.
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TECNOLOGICA
RIVISTA
del pistone di ·21 pollici. I·fa due eliche in bronzo di ·10 piedi di diametro e 14 piedi di peso. Il vapore è fornito da d11e caldaie a tubi verticali, aventi una lunghezza di 28 piedi e 6 pollici, Il piedi di profondità o 9 piedi e mezzo di altezza. Vi sono 16 ·fornelli a venti 6 piedi e m ezzo su tre. Ogni elica è mossa da una macchina indipendente, ciò che permetterà di dirigere il bastimento venendo a mancare il timone. L 'àncora cadendo trascina direttamente la catena senza che sia n ecessario filarla. In un minuto si può passare la catena all'argano e tutto allora è pronto per salpar l'àncoi:a . Nei casi ordinari si può ricuperare la catena con una velocità. di tre braccia per minuto. Tutto questo si fa senza il bisogno dèlla mano· dell'uomo, la catena rientrando da se stessa nei pozzi.
(Gùwnale della 1llarina).
· Nuovo apparecchio per · illmnioare gli operai minatori nei loro lavori sotterranei, eol mezzo della luce ·d'induzione. Parecchi apparechi per illuminare le mine con un nuovo processo sono stati proposti e sperimenta.ti; nessuno avendo soddisfatto alle esperienze pratiche a cui vennero sottoposti,- vennero tutti respinti. Quanto alla natura del mezzo illuminante, non è la prima volta che se ne fa uso, le esperienze del signor Dumoncel, come quelle del signor Desprets alla Sorbona, e Ga,aret alla scuola di medicina, hanno dato agli autori di questa invenzione l'idea di servirsi della luce d'induzione per illuminare le mine. L'apparecchio componesi di tre parti principali; un elemento' d i pila, un lucignolo di Rulnnkorif, ed un tubo illuminante di Geysslcr, disposti in modo da produrre una luce sufficiente per permettere al minatore di lavorare anche laddove le altre la mpade si spengono. La luce prodotta è freqda, o meglio non riscalda il tubo n el quale si produce, ed è inaccessibile al gaz. L'intiero apparecchio è perfettamente isolato, ed è tanto solido quanto le lampade ora in uso ; nè tramanda emanazione nocevole od incomoda; si può spegnere ed accendere a v olontà ed istantaneamente.
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L'appa recchio puù fun zionar-e alrnen0 durante dodoci 0re consecutive, seo7.a affievolimento d i luce e senza cambiar nulla; l'operaio non 11vrà. che, a varii intervalli, da rimuoverne il carbone con un [nsto. La più grande difficoltà consisteva nel poter associnre una pila di tale intensi tà. ad un lucignolo costrutto in modo che il vo~ume ed il peso dell'apparecchio fossero il più possibile limitati, che la luce prodotta fosse della più grande regolarità e dur~sse a lmeno dodici ore . Ora, l'apparecchio, del quale ci occn' p1amo, è ? ià d'un piccolissimo volume affinchè il minatore possa. portarlo liberamente, come un piccolo sacco da e.accia sia che ~gli abbia le due mani libere, sia ch'egli tenn·a io un~ d'esse il tubo lu_min.oso eh~ avrà staccato per esplorar;più attentamente. I casi n_m q~al1 q~1esto mezzo d'ili uminazione è applicabile, sono molt1 ed importanti . Oltre le mine di carbon fossile, noi citere~o l1uelle di sa! gemma, le mine di schisti bituminosi; le fab~n?he dE::l g.az, allorchè vuolsi procedere alla ripa razione dei tubi ; 1 condotti quando bisogna Yisitarli o nettarli ; le fabbriche d.ei pr~Joui ch_im;ci, alcoolici o schistosi; gli arsenali, le pol\'enere, 1 vascelli albrchè la luce non può ten1::re al vento od allorquando è n ecessario penetrare nelle parti in terne co~tenent.i materie 'esplosi ve; in gueua, per certe ricog~izion, notturne, e per mezzo d'un meccanismo particolare applicato al Jucio-nolo 0 lo stesso apparecchio potrà servire al soldato per dar fuocq a pa~ recch1e rurne con temporaneamente ed istantaneamente. Il vantaggio di poter spegnere ed accendere isinntaneamcu te ed a volontà, gli sarà, in certi casi, di grandissin,o utile, (Dal Journal des Sciences m·ititai1·es).
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À~No rx, voi, ,. -
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RJ\'!ST .~ STATISTICA
2017
Presidente del S,inato supci·iore di giustizia militari : F. Z.
M. barone Carlo V. Mertr,ns. Il ministero s i divide in -18 divisioni ed una cancelleria centra le.
HlVlSTJ STATISTICA
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Ispettorati. - Ispettore generale d'artiglieria: F. M. L. Arciduca Guglielmo; ispettore generale del geni?: F ..M .. L. arciduca Leopoldo ; ispe1.torc generale di cavallena: pnne:1pe 1 Francesco di Liechtenstein; ispettore gE!nerale delle razze cavalline : F. M L. Francf•sco V. Ritte r; ispettore generale del vestiario: G. M. barone Francesco V. Mertens . Co.mandante del Corpo clel treno: G. M. V. Castle. • Cumandante del Corpo pionieri: . G. M. V. Ghilain. ' Cornilalo d'artiglieria. - Presi_çle: colonn_e11o conte Bylan9t. Comitato del genio. - Preside: G. M. Giulio V. \Vurm b. Comitato d·i sanità militare . - Preside : medico capo, dot~ tore cav. V. H..idier.
P1·iina curia religiosa pe?' l'esercito : tre tribnnali, CommissiO?"ie centrale pei rl-irilli d'anzianità dei soldati a~pimnli ad impieghi civ•it,,; di Stato. - Preside: G. M. ba• rone W\Jigelsperg. Dallo Schemat-ismus militare (Annuario militare) dell'esrm.;ito austriaco per l'anno 1864, or ora pubblicato, togliau;w i seguemi dati s ta tistici sti quell'esercito : Aiutanti generali dell'impercitore. - Primo aiutante gen erale dì S. lVI.: F. M . L. conte Folliot de Crenneville; aiutante genera le : G . M . Coudenhove; 7 aiutanti di ala (FlugelAdjutaoten); g li aiutanti di S. M. consistono in 4 uffiziali di sta to-maggiore, 2 capitani di fanteria e 2 di cavalleria,· 1 consigliere aulico e 5 uffiziali.
ESERCITO AUSTRIACO. -
Ammiuislrazione. Ministe1·0 della guerra. ·- Mi nistro della guerra: F. M . L. cav . V . Franck; vicarii del ministro: F. M . L . barone Adolfo S chiller, e barone Federico T eucher t. Alla direzione dello S tato, qu'irtier m astio gen er ale: il F . M . L . barone Ladislao V. Nagy·; addetto a l minist1;Jro della g uerra : G . M. barone Federico V . W eigelsperg .
P1•esidenle della corte •mi lilo,re d'appello: F. M. L. barone Kud riaffsky. COILH11llli
gcn1·1·ali territoriali d'cSCl'\jito C coqii tl'cserdto.
Cornrinclante 9emrole dell'alta e bassa Atistr-ia, del Sul·isbw·· ghei;e e Slùia con rcs'iclenza a Vienna (2° corpo d'e,ercito) : F . M. L; conte Thnu-Hol1tm stein ; aggiunto: F . l\il. L . barone V. H :i udel. Nella Boemia (I° corpo d'esr~rcit,l), con residenza a Praga : · il G. di r,n.v:i llnia, conte Clarn-Gallas. Nella Moravia e Slesia ( 4° corpo d'esel'Gitò), con re;;i,lenza a B1iim: il G . di C., arciduca Carlo Ferdmaodo; addetto: 11 F. i\'l. L. b~ron e D rban . Ne lla Gàl11zià e n ella Buko,vioa, con residenza a Lemberg : F. M. L . conte Alessandro 'i-'. M.ensdorff, governatore; ad~ detto : il F 1\.1 . L . Edler V. Schwarz. Nel regno Lom bardo Ven•!lo., nel T(rolo, Carinzia, Carniolai -.,,_
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RIV ISTA
e litorale, con residenza a Verona: comandante d'esercito e .comandante generale, F. Z . .M. cav. Luigi Benedek; capo di slato- maggiore, G. M . barone V. John ; incaricato della direzione dei comandi generali teni toriali, con- residenza in Udine :, lì'. M. L. Emilio V. Kussevich. 3° Corpo in Laibach: F. M. L, arciduta Ernesto; addetto ; F . M . L . barone Mawicic. · 5° Corpo in Verona: F. M. L. barone V . Henikstein; addi,tto: F . M. L. cav. V . Molinari. 6° Corpo nel Jntland: F. M. L . baro11e V. Gablenz; addetto: F. M. L. conte Neipperg. 7° Corpo a Treviso: F. M . L. cav. V . Schmerling; addetto: F. M. L. barone V. ·v.retzlar. ·Nell'Ungheria, con residenza a Ofeo : F. · Z. M . c,mte Coronini-Cro,nberg; ad latus · F . M . L. conte B1got de S. Qnentin; aiutanle generale: colonnello Ivforharnmer. Nella Transilvan ia, in Hermannstadt: F . M. L . conte Montenuovo; addetto: F . M. L. conte Nostiz-R;nek. Nel Banato e nel Vaivodato :-·erbo, in Temeswar: G. di cav. principe Federico di Liechtenstein; addetto; F. M. L. cav. V. Mertens. Nella Croazia e Slavooia, in Agram: F. M. L. Bano, barone Giuseppe S0kcevic; addetto1 : F . lVI. L. - barone V. Schlitter. Nella Dalmazia, in Zara : F. M. L. barone V. Mamula, governatore. Governo d-i fnr/e zza in iHagonzn. - Governatore : i:I F. M . L. arcirluca Guglielmo; vice-governatore : F. M . L. barone V , Pommgarten
Generali e colonnelli, con imtiiego, nei quadri c foori quadl fn attività d'impiego: 3 feld-marescia Ili : principe arcidura Albrecht, conte Wratislaw, barone Iless; 14 feldzeugrueistcr e generali di cavalleria, 75 feld-marescialli, 123 generali rnag~ giori e 279 colonnelli. · Fuori -quad1·i: 27 feldzeu gmei"ster e genr,rali di cavalleria; 130 luogoten(•Ilti feld-rnarescialli, J 77 generali maggiori, e 377 col,_,nnelli.
STATISTICA 209 Aiutanti generali, del iorpo e d'ala. - 2 feldzeugrn, ister, l general maggiore, 2 colonnelli, 2 tenenti colonnelli, 12 maggiori, 1 ca pita no di za classe. Stato del quartie1·ma_st1·0 generale. - Capo: F . Z. M. ('av . V. Beneclek ; 1 F . M. L., 6 G. M., 13 colonnell i, 17 trnenti colonnell i, 37 maggiori, 7f> capitani di l' classe, 21 id. di 2n clas,e e 34 nffìziali aggiunti. Js/,Ìiuto militare geografico. - Direttore G. M . V. Fligely con 8 divisioni . , Arch.,ivio clelta g1.wrrn. - Direttore: colonnello Rot.hmund con 3 di visioni. , Gua1'die. - Colonnello: G. d. cav . principe Carlo Liechtenstein. A1·cieri della prima guanlia del CO't"po. - Capitano F. M. conte Wratislaw; Luogotenente capitano G. di ca.v. principe Edmondo Schwarzemberg; primi tenenti : F. M . L. barone Otlinger, barone Augusto Lederer, conte Paar, barone Kell:::H,r; sottotenenti: F . M. L. barone Kress; G. N. barone Bnbna, con le Altbann, V. Suini, lVfolln ; 5 primi sergenti (d0i quali 3 col grado di rnllonnello, e 2 tenenti-colonnelli); 6 secondi sergenti (maggiori), 4 vice seconcli-v,1chtmeister (capitani di l ' classe), 54 guardie (capitani, . tementi e sottotenenti). 1'rabanli della guurdia del corpo, - Ca pilano : F . M. ba rone Ile.ss, 1 capit~ no, 1 tenente, 2 sottoleneuti, 4 guardie secondi sergenti. Gendarmeria della guardi:a del cm·po. - Capitano F. iVI . L. conte Grunne., l maggiore comandante di squadrone, 1 capitano di 2a clas-e e 4 primi luogotenenti. Gv,a1·dùi cL'Hofbv,rgo. - Capi tano F'. ìVl. barone Hess , 1 conrn.nda.nte in 2°, colonnello, 1 capitan0, 2 tenenti e 1 sottotenente. Guardùi 1·ealc ungherese. - 1 capitano comandante, 1 sottotenente. 1 lnfcmleria. - 80 reggimenti d1 linea, 14 reggi menti e l b;ittaglione di font eria r;onfinaria, 1 reggimen10 cacciatori di G battaglioni, 32 battaglion i cacciatori, 10· compagnie di sanità. Cavatlerici. - 12 reggimenti corazzieri, 2 di drngoni, 14 di e 13 di ,ulani.
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RIVISTA
Artiglieria. - IO reggimenti d'ar1ig1ieria da campo, 2, di riserva, 1 reggimento da rosla, I reggi m ento racchettieri e artiglièria da montagna, 20 comandi d'artiglieria. r;enio . - 2 reggim<>nti del genio, e 6 battaglioni di pin• men.
Corpo del t1·eno, con r omandi territoriali èlel treno, in Vienna, P .:st, Udine, Praga, Brunn, Herrnannstadt e Lemberg. Gendarmeria. - 10 n,ggirnenti a: Vienna, Praga, Venezia, l,('mberg, Cassovia, Pe;;t, Presburgo,_Odeaburgo, K lausenburgo e Trieste. · Corpo della guardia di polizia militare a: V ienna, Praga, Pest, "Venezia, Lemb?.rg, Cracovia, Trieste, Padova, Treviso, Rovigo, Mantova, V icenza. Coma,ndi di città, piazze e fortezze . - 10 F . M . L. , 15 G. M., 9 colonnelli, 21 ten1mli colonnelli, 29 maggiori e 134 uf• fiziali ; da 1 ca1nano all"in,:riù nelle permanenti piAz7.e d i Alt• Gradiska, Aarad, Brood, K ar 1sburg, Karl., t~dt, Cattaro, Kornorn, Czett,n, EssRgg, Josef:;ta lt, Knin, Cracovia, Kuffateio, Legnago, Lissa, :iVIan tova , Ol1nntz , Paln:.anova , Peschit'ra , Ofen,- Peterwardeio, P ola, Ragus,1., T ernesvar, Theres1enstadt, Venezia. Verona, Zara ed in c:iascuna gran,1e ci1tà. Dicastero dette razze mii-ilari di cavalli. ----=- l generale maggiore, 2 colo.pnelli, 2 tt'n , nti-colonnelli , 8 maggiori e 98 da ca!Jitaoi in giù ripanito io 9 deµositi ca1·alli, stalloni, cioè : a S:a Il presso L•1mbach, a Grnz, Rirnlwrg, Br i.inn, Drobobyze, Sthuhlwei~senb1ng, Na/".y -Koros, Sepsi, S. Giorgio e Waraslin, e_ 6 razze· rli é-·avalii io Mezobegyes , Babolna , Kisber, Radantz, Piber e Ossiach. Dicastero deU'econornia vesliario .. - 1 G . M ., 1 colonnello, 4 tenenti colonoelh, 7 m~ggiori • Pi la com1111ss10oe superiore in Stockerau, e n-~lle 1.;ommissioni di P raga, Bri.ion, A ltofen, Gratz, Venezia e .Taroslau . 4 Compagnie di discipl·i;r,,a cd 1 compagnia invalidi in Ifonigr.1tz; depositi di 1rasporti, s peciali di guarnigioni e di campo, ispeziuni dei bagni militari. Ispettorati delle sussistenze e controllori dei magazzini. Impiegati di Stato e uffizia li superiori d1,1l'esercito, e i ndiv'id 11i al n poso, ed a nr·h e presso il min istero della guerra, presso i '
STAT!ST!CA
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f0'.nnn1i general: territoriali, presso lo stato maggiore gener •le, nell'archivio di guerra, non che ùffiziah ispettori di costruzioni; ed infine: Le case invalidi i o V ienna, Praga, Tyrnau e le succursali in Lerehenfelcl, Cividale, Stalitz e Lemberg. l'art,ite mil'ilrtri : a) C1,1,1·ia rnilitnre : apostolico !elrlvicario arcivescovo, 8 superiori, 8 primi cappellani, 55 cappellani di 2" e 3' classe; b) Udiloriato : 6 ge11erali uJitori, 6 colon nelli uditori; 18 tenenti colonnelli u'1 ilori, 38 maggiori uditori; c) Comm'issarialo di, gwwra~ d) Mellici di campo ed e veterinari milila,i. F11,nzionori militari: a) tesorieri, b) delle sussistenze, e) contahli, d) registratori, ~J cancellieri, O amministratori delle uost.r uzi.,rni e del m~teriale, g) farmacisti, h) impiegati ternici d'artiglieria e dell'is1ituto geogrnfico m ilitare, ed infin_e i) economi ed impiegati delle foreste dei confini militari. Jstitnti d'ecl-ucazione miHtari. - Per l'educazione dei sott' nffi zia!i sonovi 4 istitu ti inferiori in: Fischau, Prerau, Bruck, vVei.;kirchen nel Banato ; 5 istituti sn peri ori in : Kuttem berg, Strass, Guns, Ca.ssov1a e Karneniz; le. compagnie-scuole d'iofanteria in Olmntz e Ha in bur1,; le compagnie-scuole d'arti• glieria iù Praga, Cr~rovia, Olmntz e Liebenau; la compagnia scuola del genio, in S . Pol ten e quella pion_ieri in Kuln. G li istituti d'ed ucazione per uffizial i sono : 4 istitllti di _cadet1i in I-Ir~inburg, Eisenstadt, Fiu1ne e Marbnrg; l'accademia di Neu · stadt per la fan\e[·ia e cavalleria_, l'accademia d'artiglieria in Weiskirchen, in Moravia.; l'accademia del genio in Znaim. Tstit-nt·i cCislr-uzinne militare. - L'istituto d'ist ruzione in Vliener-Nen;;tadt r, la scuola d1 guerra in Vienna; di più l'a_lto corso d'artiglwria e qn,,llo del genio; la scuola m ilitare cent rale di cavalleria in V i~nna. ; l'istituto d'amministrazione mil itare; l'istituto rli medicina e chirurn;ia, accademia di Giuseppe e di veterina ria ed isti tuti femm in ili 1ll Ilernals, Erdberg io Vjenna e Szatbmar. Rami d'ammini,s lrazione tc1·ri.torfole nei con(vni mi lila1·i e sc·uote co-n(inar-ie d' Aarnr. - Sono il ramo amministrativo dei confini : 3 l11ogoten euti colounelli e 5 maggiori, impiegati <lelle co~trnzioni e foreste, le a nrn,in istrazion i del h~ co 111 uni e delle qn1rnn t0nP, infine gli istituti d'educazione,
• 2 12
AMERICA. -
Al 1° novembre 1863, l'artiglieria di marina dell'America del Ncrd compooevasi di i Obici leggeri da 12 e :24 libbre J,067 Cannon i Dahlgren da 9 a 11 pollici 840 Cannoni riga ti Dahlgreo da 20 li bbre 13 Cannoni rigati Parrot da 20 libbre 214 Id . id. da 30 libbre 237 Id . id. da 100 libbre 180 Id. id. da 150 li'tbre 60 Cannoni lisci da 15 pollici 36 Mortai da 13 pollici . 200 Totale 2,847 I cannoni lisci da 15 pollici sono specialmente destinati allo arma mento dei monitors a torre. L'artiglieria navale, siccome le navi, si divide in quattro classi : I vascelli di 1 ° rango sono armati d i 28 pezzi, cioè 5 cannoni rigati da 150 li bbre a perno; l cannone liscio a perno di 11 pull1ci, 14 cannoni l isci di 9 pollici , 4 cannon i rigati rii 100 libbre in batteria e 4 obici . I vascelli di 2° rango sono pnr armati di 28 pezzi, cioè 1 cannone riga to qi 100 l ibbre a perno, 22 cannoni lisci da 9 pollici, 1 cannnne rigato in batteria e 4 obici. I vascelli di 3° rango sono armati di 10 pezzi, cioè 2 can··- noni rigati ria lOO libbre a perno, 4 cannoni lisci da 9 pollici , 2 obici da 24 libbre e 2 cannoni tigati di bronzo in batteria ; I vascelli di 4° rango sono armati ùi 5 pezzi, cioè 1 cannoné rigato da 150 libbre a per!1o, 2 cannoni lisci da 9 pollici i n batteria e 2 obici; L'armamento di m0lti altri legai varia da 2 a 15 pezzi, cos'I : I mnnitors sono armati di l pezzo da 15 pollici e di l altro da 11 pollici. L e fregate corazzate sono arm;.ite di 8 pezzi, di cni 2 da 150 libb l'8 rigati, 2 da 11 pollici lisci, 2 da 60 libbre rigati e 2 o bici.
STATIST ICA
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Le na,,i blindate a torre sono armate di 6 pezzi rigati, di :lui 2 da· 15 pollici, 2 da 11 pollici e 2 da 150 l ibbre. _ · Le cannoniere dell'Ovest, costrutte per uno speciale servizio, s0no armate di 11 pezzi, di cui 4 da 9 e 4 dR 8 pollici, 1 da 32 e 2 cannoni rigati. . . Le molte scialuppe di riviera sono armati d'una batteria da 6, 4 o 2 obici. · . Oltre a questi legni, la marina federale possiede ancora n 11rnerosi ·scbooners armati di mortai da 13 pollici e da batterie di cannoni da 8 pollici. _ Dal 1o marzo 1861 al 1° novembre 1863 il governo federale ha fatto fabbricare nei suoi arsenali 2,936 tonnellate di polvere, di cui 2,676 con salnitro estero e 260 con salnitro del paese; all'estero si sono soltanto comperate 44 t~nnellate d1 polvere. In pari tempo esso ha fatto fabbricare 262,1'74 granate per cannoni lisci e ne ba comperato 113,579; - 37,095 palle e comperate 7,589; - 128,600 granate a pallottole; - _l,322,'559 libbre di metraglia: e ne ha comperato 2,637,28'7 libbre ; e 5,475,084 libbre d i scattale a pallottole. Pei cannoni rigati ha fatto fabbricare 53,489 granate e ne ba comperate 249,375; - 6,641 palle e ne ba. comperate 29,167, nonchè 29,068 granate a pallottole. Il Naval Register dà i seguenti ragguagli sulle forze navali · degli Stati -Uniti : · · · Gli Stati Uniti h anno pr esentemente 337 navi da guerra di va;,ie classi coi loro equipaggi a l completo e pronti ad un· a ttivo servizio, seoza contare una flotta in costruzione, la quale potrà sotto tutti i rapporti rivaleggiare colle migliori mari ne del mondo, Quanto alle navi attuàlmente in navigazione, la metà circa non possono essere considera.te quali navi da guerra. Sono antichi stearners impiegati al servizio postale, e navi mercantili comperate o noleggiate dal governo per far fronte ai bisogni della guerra. . Tuttavia, tal qual è, la flotta federal e in navÌgazione è nu-
214 RIVISTA STATISTICA mericamente superiore alle flotte riunite dell'Inghilterra e della Francia. L'Inghilterra Mn ha più di 200 navi in navigazione; in questo nnmero . 50 circa non sono fornite di macchine a vapore. La Francia ha 98 navi a vapore ed ,a vele che attualmente fanno il servizio; ma il suo sistema navale è tale ch'ella può cou straordinaria prontezza doppiare il numero . dei suoi bastimenti. In America, il v§ipore ha genera:lmimte rimpiazzato la vela. Tutte le navi della marina federale regolare_sono costrutte secon·lo i concetti più moderni ed i perfezionamenti più recenti portati all'arte della locorn~zionè col vapore. Non vi sono più che otto navi in servizio attivo dell'antica flotta degli Stati Uniti. La forza navale in navigazione è attualmente divisa in otto squadre, cioè : la squadra di blocco dell' At lautico settentrionale; la squadra di. blocco dell'Atlantico meridionale; la squadra di blocco della parte orientale del golfo; la squadra del Mississipì, la quale, comprende 15 navi corazzate, oltre a molte altre stcame1·s; la squadra speciale delle Antille ; la squadra del Pacifico ; la squadra delle Indie orientali. Inoltre avvj una importante flottiglia sul Potomàc, alcuni bastimenti incaricati di un servizio isola.to ed ~na nave nelle acque del Mediterraneo. . Il servizio navale conta da 50 a 60,000 uomini, J4 wntroammiragli, 48" commodori, 61 capitani, 11'2' èqmmandet·s, capitani di 2" classe, 144 luogotenenti-comrnanders, 108 luogo te• n enti, 55 alfièri e 2 guardie-marina,
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GLI l'f ALIANI IN AFRICA GLI ASSEDH DELLA GOLETTA EDEL FORTE DI TUNISl !\EL ,j 57 4
:NB. Le piante elci tlue forti verr::wno puùblico,tc coll'ult inrn parte del lavoro, in una pr ossima dispensa,
La storia degli assedii ne segua ì progressi delle varie età nell'arte di munire, di difendere e cli assalire le piazze fort.i, e quasi la diremmo storia vera della fortificazione permanente., per essere scevra da quei sistemi, che ebbero solo vita e forma nei libri e nei disegni di coloro, che sogn,irono modi di offesa e di difesa d'impossibile esecuzione, o che altri ne proposero di non poss ibile pratica nei tempi i n cu i furono messi in campo, per difetto delle scienze ausiliarie ed accessorie (1). ( L) • Les invcntions trop :rn-tl\!ssus dc lcur époquc r cstcnt in u tiles jusqu'au moment où le niveau dcs connaissanccs gènéralcs est 1>arvc1111 i1 les aucindre. • HoNAPA RTP.: Étmlcs sw· le 11as11é et l'r1Vc11ir cle l'ar tilteric, Pt~ris, 18 rn, in-4°, Ava1tt•11ropos.
Ar,:No ne, voi.
1. -
15.
GLI ITALIA:-'l 2·16 Perciò ne parve non disutile fatica ricercare un p·o• sottilmente i faUi C;he accompagnarono gli as:1edii della Goletta e del forte di Tunisi nel 1574, valendoci di quei documenl.i che potevano meglio giovare in aggiunta cd in emendamento delle precedenti relazioni (1). Ci siamo poi con volenteroso ani mo accinti a tale lavoro, perch l\l g l'ind icati fatti tornano a gloria delle armi patrie, e si tratta di illustrare gesta, o ig note affatto o poco concsci utc '(2), di uom ini nati nelle varie provinciE> ciel reg no, le quali gesta confe!·mano rosa già dimostrata da altre prove, che in ogn i parte cioè d'Italia, ed in ogni tempo vi furono soldati forti e valorosi. Questo scritto si divide in t re paragrafi: i l primo, p er alcune notizie preliminari di storia e per l a de.scrizionc dei forti della Goletta e di Tunisi; il secondo, pel diario dei due assedii; il ter zo, per una nota sp eci1icata di Italicmi , ch e negli an ni 157::3 e 1574 p resero parte al conquisto o alla difesa dell'africana citHi.
§ 1.
La quistionc d'Africa uel m secolo - lm11rcsc di Tunisi La Goletta ctl il forte di Don Giom11ni d'Austria. Fra i più utili pensamenti di Carlo V imperatore, va annoverato il suo disegno di occupare le riviere della (1) Solo mi spiace di non nvcr potuto rinvenire nl cun ra~guagl io intor no alla rclaiione di ,Teronimo de Torrcs y Àffltilera, accennahi hrcyemente cla VANDER !Lui>1i-:N: D . Juwi cle .Au.stt·ia , Madrid, 1627, in-4•, fog. l 88. ( 2) Sono iu partkolarc i fatti mi nut i e speciali che dimostrano il valore degli Itf\liaui combattenti in•Tunisi, e quei fatti si ritr ovano soltanto uello scritto inedito di BAnToLom:o RuFFL,;o : Sop1·a la àesolatio11c della Golelta e fo rte <li 1'1111isi, ms. sincrono della biblioteca tUlÌVCJ'S iLaritt,
IN AFRICA
2} 7
Barbaria, e do,re la r iuscita avesse risposto a i tentativi, la cristianità tutta ne avrebbe colti dei buoni frutti , come appunto sarebbero stati la sicurezza n ella navigazione del Mediterraneo e l'incremento del commercio in quel marPi nter no; iL minore p ericolo di irruzione ottomana sulle coste d'Italia; lo stabilimento· infine di colonie nelle litorali regioni al nord dell'Africa, colonie che avr ebbero recata civiltà in quei paesi, o ne avrebbero almeno mig liorata la matEJriale ·condizion e. Alcuni scrit tori però biasimano Carlo V per le sue guerre d'Africa, e dicono avrebbe operato più saviamente badando anzi a conse1·va1·e il proprio (l'Ungheria) che ad occupare l'altrui (1). Essi non p osero mente che, a combattere la crescente potenza del Turc0, era d'uopo non solo di respingern0 gli attacchi sul confine della Transilvania, ma ben anch e di invaderne i domini i n ella Barbaria, per operare diversione, e per impedire che i suoi corsari s'ar ricchissero colle spoglie dei miseri abitanti delle spiagge ital iane. 'Nè i mezzi erano insumcienti a tanta im presa : lo truppe imperiali esercitate n ell'armi ; la flotta genovese ligia a Cesare, agguerrita e bene governata: i cavalieri di Malta presLi sempre a com battere per mare e per terra., il comune nemico. L'errore non fu n ella cosa in sè, fu n ella scelta del tempo e dei modi ; del resto avess'egli, l'imperatore, mai applicato l'animo a fini men o lodevoli I Ma lasciata in disparte ogni considerazion e gen erale, sarà bene indicare le spedizioni che si r iferiscono parti colarmente a Tunisi, ed accennata con brevi parole quella condotta da Carlo V in persona, fare tosto passaggio all'altra avvenuta sotto il successore di l ui nel t rono dello S pagne, poiché essa ha maggiore aitinenza col soggetto della presente scrittura. (1) SAo timo: 11.[emoric ù,toi-iclic dei monarchi ottomani, Vcnezii1, I GO in -4", pag. 277.
i,
218
Lu uga serie d i principi muri aveva, nel corso di più secol i, signoregg iato in T un isi (1), con uno stato composto d'alcuna parte d elle possessioni saracen e nell'Africa(::.!) . Uno di quei re, Muley-I-Iassau, era stato deposto dall' Ariadeno (Ktrn"ir-Eddyn, detto Bar barossa II), corsale fa,(nosissimo e gcneràle d elle Hntte di Solimano JI , cli0. recatosi a Tunisi sotto colore di fav orire A1-Raschid (3) più accetto a. quegli abitanti , impad ronivasi della contrada, e la t eneva in n ome del suo signore (4) . - 11 d iscacci ato p rincipe s uppliur\ìa Carlo V d i soccorso. - All estì q uesti una p oder osa armata., cui s i aggiunsero i navigli dell'Infante di Portogallo, di Andrea Doria, del Papa e dell'Ordine g erosolimitano (5) ; sbar cò colle sue genti a Porto-Farina il 16 di g iugno 1535 (6); ruppe in campale giornata i Turchi ed i Mori guidati da Barbarossa, ed introdotto in T unisi (7), vi ristabilì MulèyI-Iassan, c.;he ac.;cettò le condizioni impostegli cli d ichiararsi vassallo di Spagna, e di sostenere presidio imperiale n ella Goletta ed in altre piazze (8). (1) « L ' rrnno 551 (:I Hi6) q uella d i Beni Hafs s i rese padr ona del regno di Tnnisi, e dopo ha verlo posseduto vin ti due Principi rii quel la
prositpia q uattrocento, e tre11 t:1 u n àn no, fn sposessata del novecento, e ottant.i, dnc (H:i74). , Cron ologia làstorica, scritta in z.ingiw T wrca, P ersiana et .A.mba da. H ,1z1 IJ.nIF,:: MusTAFA', e trad otta nell' idioma italia uo d a G. B. CAnLr, Ven ez ia, 1697, in- 4", pag. 171. (2) lVIARCY: Risto-ire wniver1,·clle, tom. vi , Paris, 17'75, ia-1 2°, pag. 530. - V ed i ,rnr.he SAIX'l' Grnv,11s : Mémoires ltistoriques concernant le go·uvernem.cnt cfo l' anc-ien et dii nonvca·n 1·ovainne de Tu.nis , Parìs, 173 0, ÌU· l2". (3) Frntello di ì'lluley-Hassan, figli amcndue d i iVful ey•Moham med. (4) Fie de Bar/iei·ousse généraZ des cwmécs navales de Sol!iman 1.[ par Anmm, B,w nrn, P ,1.r is, 1781, in-12°, _p ag . 41 e t suiv. (5) Ron1.m ·rsoN's: Jlistory of tite 1·cign of' the empereror Gha;rles V,
B. 5.
(G) ET1<01m: Dial'im n c.vp cditionis T 1metanm (Rerum a Ca.rolo V iu Africa belio gestarum conu nentar ij; A nt., 1554, in -8°, ])Jtg. 18). · (7) .Fra l'aolo Sirneon i dei lfalùi, schiiwo in Tunisi, ag evolò a Ca rl o V l'::icq uisto di queìla città. - Ve di l'Elogio d ell' illustre cheriesc, disteso da L . Cibra1·io. (8) Ron rnTSON, Enwmus. - Gli episoclii pl'incipali d ella ~peclizioue di Carlo V sono fip:urnti in rnm ra ccolt.a d i stampe col titolo: J( u.-r t z/J
l•Jr.,eidwiss 1nic Keyser Car0l1r., der V ù 1 .J.frica dein Konig v un 1'u11is zu·I' l:lulff c 1Co111t.
2 19
I N .l l' lllC A
G L! l'f.-\LlA N I
Cot tempo quel k g ua1·n.igivn i fo rono esµ ulse J ai Mori, o meglio dai Turchi che gli spalleggiavano (1) , ad eecezione del presidio dellct Goletta., ~l quale si mante1rne costante nella for tezza aflì.data alla sua custodia, e diede mezzo agli Spa.gnuoli di corn,ervare qualche potere nei moti frequenti dello Stato tur:iisino ·, e di mandare ad effetto la seconda loro impresa. Di fatto nel 1573 r e Filippo II in viava b uona flo1,ta, con sufficiente truppa da sbarco e con 117 pezzi d'ar tiglieria (~), sotto gli ordini di Don Giovanni ·ct' Austria, (l) M.,HcY: tom. vr, pag. 531. (2) Extn1cto dc u na r elacion cle la artilleria. que se consirleraha ne: ces:iria pa,ra la expedicion Jlamada de Argel, q ue luogo fne à Tùnéz con D. Juan de Anstrit1, (Docwncnto ,n• 14 nell'Informe sobre lcs ctdefontos de la comision de Jlistorict en el Archivio de Simancas , scgunda parte, pag. 114): 4
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I 13 C;dìones, fondicion . 13
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Idem,
dc I<'lan dcs
33 quinta.lcs uno con otro.
fnndicion nueva de D. Jm1n i\fanrique,
47 quintales poco mas ò menos 5 (?) quintii,Jes 10 I dem, de batir, d e Cartagena ) 5 (?) idem t 15 i'l'Ieil ios r.a iìoncs, fn nrlicion dc 34 idem . Mà laga, . 6 i\'.[cdi,1s culchrinas, fnndicion ide m 30 rle Fh,n,lcs . idem 13 Falconctes, fnnclicion d e F la n• I · (3.12 ,!es . . . . . . . . . . Ì 7.5 à 6 idem 15 Pecczuell1s ò tirill os dc m et~.l µa rn carn pa fia., fon d i4 1/2 ide m c io u dc F lallllcs ( ~) .
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SO Lomb,wdetas de mot,, 1, fondi-
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220
221
GLI lTALUNT
IN AFlll CA
che verso 1a metà di ottob03 s'insignoriva di Tunisi senza ferir colpo, perchè i Turchi abbandonavano le artiglierie apparecchiate a difesa ( l) ed i Mori riparavano ai monti (2). Il corpo di f5pedizione, misto di Italiani, di Tedeschi e di Spagn~wli, stanziando in città, furono osservate tracce di terreno smosso, e he palesarono i nascondigli, dove gli abitanti avevano riposte le robe loro, ed i soldati, avidi di preda,. si diedero tosto a frugare ed a far bottino, senza che fosse possibile ai capi d i contenerli (3). Anzi durante il soggiorno del principe, che fu di 8 o 10 giorni, si vidl:', dalle porte della terra ap a m arina, continua una fiera, in cui oggetti d'ogni sorta (ori, argenti, tappeti o str ati, drappi, tele bambagine, spezierie, ecc, ecc.), si vendevano per poca moneta, con ingordo guadagno dei ma~ r inai della flotta e dei mercatanti che avevano seauìta ' o l'armata (4). Il guasto poi n0n fu da m eno della ruber ia. Diroccate le m ura di molte fabbriche, spezzati .i coppi pieni d'olio, ~e' quali eravi nelle case b uona provvigione, per ogni dove sperpero e rovina . Nè andarono immuni da biasimo i capitani , avendo consentito, che fossero tolte da ce1·ti signori alcune colonne di dias pro fiorito e di serpentino, ornamento della m eschita maggiore, la qual cosa spiacq ue assai ai Mori,
ed essi ne n1enar~no gra n rumore al loro riedere in ci ttà, dopo la partenza delle n avi (lJ. Però le p ersone dei pochi cittadini r i masti, o ritornati n ei primi giorn i del la occupazione, nop soffrirono offesa, a cagione di rigoroso divieto del duce spagnuolo . Don Giovanni provvide da _p rima al governo dello Stato, e lo commise a Muley-Mohamrned, secondo del nome, che il re Amida (Muley-Homaidah) era odioso troppo ai Tunisini (2); poscia, condotta a buon fine tale bisogna, p ensò di stabilire più fermamente la dominazione di Spagna con un forte, che fece disegnare tra la m uraglia delta città e lo stagno, acciò ser visse anch e a tenere in freno gli abitanti, e nel tempo stesso gli facesse contenti col liberarli dai milit ari alloggiamenti. • II n uovo forte aveva comunicazione colla Goletta per mezzo dello stagno; ma a r endere più sicura la via per acqua e più forte la difesa, sarebbe stato opportu no di porre una bastita ' sovra uno dei colli ad occi clente, che comandasse e l a Goletta ed il lago. Addì 31 di ottobre, il p rincipe salpava dal lido d'A· frica, dove credeva di far presto ritorno con titolo di re (3); partendo lasciava in Tunisi 8,000 uomini d'infélllteria, non che una compagnia di cento archibugieri a cavallo, detta la compagnia dei cavalleggeri (4); cd
(l) Quarantaq uatf.ro p ezzi <li quell'artiglieria cadd ero nelle mani ·degli Spagnnoli. - Vedi VANDlcR-H AllnrnN al fog. 174 ùis v 0 , · e F oaLrr::Tr&: L 'impr e,sa cli :Timigi (Istod a della sacra lega contra Selim, fatta volgare per· G. Guastavini; Genova, 1598·, in-,J.o-, a pa.g. 484). (2) " Entrò dentro el Marquez (de Santa Cruz) y auisò a Su Alteza como solos aqnellos que im pedidos de la edad no purlieron huir 1 auia,n queda,do. » VANnr::n-FLurnEN, fog. l 74 bis. (3) L 'indisciplina delle trupp e in q nell'età è nofa a chiunque ha studiatr le istorie del tempo. Ca'rlo V stesso non r iuscl a ritenere ] :Jj soldatesca cl.il sacco di Tunisi. (4) Hu n ·iNo : 01iera citata.
(1) R u s' PINo. - Temevano i Mo r i Ili essere presi p el servizio de i r emi sulle galere, per ciò la massima parte di essi non si recò in città che dopo la par tenza di D . Giovrinni. (2) Bistoire clc Don J ean d'Autriche par BnusLt D,c1110NrLEINC»A>1f>, Amsterda.rn, 1690, in-12°, pag . 129. (3) E spose questo sno d t•siller io al pontefice, ma le sollecitazioni di Gregorio XIII presso la Corte di Spagna r iuscirono va.ne. - Ved i 0 V.aNDEn-l:L"1111EN, fog. 177, bis v • (4) GIORGIO B~sTA (Il governo dctlla cm1allerùt leggfom, Vene1,ia , 1612, iu- 4", pag. 37 e seg.) not.i la d iffer enza che corrern tra gli ar• ohiùugier.i a cavallo cd i ca,valleggieri. !!;gli assegna ai primi un scr· vizio a piedi ed a cavallo, il q uale 1·itrne di quel lo che pr estarono piit
222
li\' AFRir A
GLI l'l'A l.l ,INI
Mendoza; le artiglierie venivano governate, sotto la di· rigeuz11 del Serbelloni, da quaranta bombardieri (pvchi da vero I). e n'era comandante Giovanni di Marglianu, nipote del nomi nato generale e suo luogotenente in questa parte . L'auditore D. Ruffino, · nella sua relazione manoscritta, segna buon numero di a rtefici della m aest•ranza, i qual i ascendevano, dic' egli, a 350 in tom po dell' nssedio, e forse erano meno allorquando si diede mano alla costruzione del forte, cioè in novembre 1573: nggiunge che 1 g uastadori (200 uomini) furono poi trasportati in Tunisi dal Card0na corle galere di Sicilia; 'lander IIammen (opera citata nelle noto) afferma, a ve~e. che D Giovanni d'Austria condusse seco 7':10 guast,adori, e che essi rimaser o poi in Africa (l ). L'isoletta di S. Yago (2), r esa forte con terragli , era guardata da Don Giovanui Sauoguera, o da 300 soldati del presidio di Tunisi. Stava poi n ella Goletta, governatore della rnedes: ma, D. Pietro PorLocarÌ"ero, c,.va liere poco ( o?"l11nato (Huffìno) o poco destro (Vander•Hammen), cd egli avevaseco a lcune compagnie di fanti spagnuoli (3) . Qui si r ichiede notizia delle oper e di fortificazione già. nominate più volte, e la ristringeremo in pochi cenni , che alla. brevità delle parole· suppliranno le tavole, doYe sono rappresentate le piante di quelle fortezze. La Gole~ta dei Turchi era un castello di forma quadrata,
in Diser ta (1) lasciava trecento faoti, sotto il capitanato di Francesco d'Ayala (2). Tutte le );pecificate forze erano sommesse agli ordini cli un gentiluomo g ià avanti negli an ni, eppur valentii,. s.imo soldato. il milanese Gabrio Serbelloni; gli Spagnuoli in numero d i 21a compagnia, tenevano a loro particolare capo il maiitro di campo Andrea di Salazar, castellano del castello di Palermo, la cui autorità pare si estendesi'e sovra tutta la guarnigione del nuovo forte (3); gl'Itnli ani , part iti anch' essi in 21" compagnia (4), avevan o per colonnello Pagano Doria, uomo d i perduta sanità, ma di virile animo, che erasi già acquistata fama mili• tan<lo con lode ne.lle F iandre e nella g uerra di Granata in Ispagna (5); g li archibugieri a cavallo, parte italiani e parte spagnuoli, obbedivan1./ a D. Lopez Hurtado de tardi i dragoni. :\fa non è men vero che gli archibugieri a cavano furono anche adoperati per corridori, e che essi vennero assimilati ai cavallcggi~ri, com~ osserva. IlnintOme , parhm~o della bella compagn ia condotta m Francia. d allo Strozzi. . (1) Quei ~li Diserta si erano dati SJ>Ontaneamente a D. Giovanni, per mtroclotto d1 Onux cittfldino pt·incipa le di quellu terni. Essi a vevano masijucrata la guarnigione turce1. - Vedi VANP~:n-I-Lurmrn, fog. 176 bis. (2) Ho scritto D'.Aya.la, seguendo 11nzi il Rnffino che Vander-Ifammcn, tanto pii, c~e quest'ultimo, nel parlare del comandante cli Biserta lo dice daJ)pri111n Francesco d' AYila e poscin Francesco d' Ayala Soto• mayor.
-
(8) " lYiaestl'o di campo chi dice d'una pnrtc, chi d i tuttii l'infanteria e presidio di Thunis, • R uPrnso. · (•I) Alle indicate compaguie si agg iunse, pochi mesi dopo, quell.i rlol capita 110 Tiberio Hoccafosca cahtlJresc, che fu In, 22•• . Si noti che Vandcr-liarnmen ed altri ancora, segnano 22 compa• 1tn1e spagnuole e 22 italiane. P erò Uuffino m(!rita maggior fede sia pcrchò testimonio oculare, s ia percl1ò egli nomina i singoli capit;ni. (!)) RuFFINo. -Della g norra di Grn.nata sotto il regno di Filippo lr esiste nna storia. scritta da. D. Diego Ifartado dc llrendoza: Gu.en·a ,,;
G1:mwd<i ltecha por el 1·ey D. Felipe II ccmtra los mo,-iseos de aquel
nmo su.~ rcl,elttcs, e ristampa tci, nel ISSO in Ya lcnza. Vi ho ricercato iuva110 il nomP d i Pagnno Duria.
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2 _ ,--.,
(!) Il J 3 di novernhre chhc IL1ogo la •
I
clecticcizione (LJeneclizione) d el
forte, e nel giorno seguente si pose mano al lavoro, cui atLcndcvano successiv:1mentc le varie compagnie, rileva t11 di tre in tre orn : molti J'.'I ori, s~.l nriati, pn'Sta.v,1no anche t1iut.o all' opcrn. COSl\ facevano egli no, i 7-IO guastadori cbc nota \Tantl!'l'-Jla111m e n?? (.1) • Qnal prima fu edificata da 35 anni da loys pcrcs de tH11-gas generale cle la goletta, homo molto gucrrcro, • Ren·1No. (3) Sono iudic,ttc coi nomi dei capi tani clall'auditorc Huffi110.
224
Gl,l !TALUNI
e _credo non tenesse che pochi bastitioni per !;esteriore sua ~1f~sa; _Oa~lo V_ vi fec~ costruire quattro ballovardi, e 1!1!1ppo II v1 aggiunse altri sei bastioni, che cingendo la forteqza da tre lati, la racchiudevano quasi in un nuovo girone. . Ques_to sec~·ndo _ricinto v~nne eseguito dietro il d isegno d r Pac10tto d Urbino, modificato da Lui<Yi Pimentel (1) d . o ' e_ ~sso pr~sent.ò in opera quegli inconvenienti gravis• i.mm, _che 11 Macchia velli aveva avvertiti siccome parti~ colan alle fortez~ di due o più gironi (2). Le mura della vecch ia Goletta (viPJ'a Goleta) di onesta grossezza (da 15 a 22 piedi), per~ buse in più d'un sito per dar luogo alle cisterne aperte nell'interno della piazza; quelle d el_la ~uova (nueva Goleta) erano 1·ivestite di grandi saldezze di piet·ra viva, la quale scbeggiaudosi sotto i tiri del _ne~1i?o, . recò non lieve molestia ai difensori. Capaci fossi, npieni dell'acqua del mare, ed una spaziosa strada coperta, rendevano compi ute quelle d ifese. Il forte, in fine , d i Tunisi, del q ual e ho sott'occhio il • disegno fatto nel 1574 da Pietro di Hermel da Sant Omero (3) , maggiore per ampi~zza della Goletta, era _(1) ".'ed! Piio,ns: Vitci di France.sco Paciotto da Urbino (Miscellanea cli stona italiana, tom. rv, pag. 390 e 438). (2) •. Affermo niun~- cosa. essere ad una rocca più perigliosa che essere in qnella ndotti da potersi rit.irare, perchè Ja sperllnza che gli uomini ~anno abb~~donando uno luogo fa che si perde , 0 perd~to qu ello si perde poi tutta la rocca. Di esempio fresco ci è la perdit,a della Rocca di li'urlì.. ... E ra tut.ta piena quella fortezza di l uor,hi da ri tira.rsi dall'uno nell'aHro, pe r ché ivi era prima la cittadella, da\t;clla alla _rocca era un fosso, in iµodo che vi si passava per un ponte Jc. '_'t,tow; la rocca era partita in tre parti, e ogni parte era divistt con fossi e con_ acqua dall' altra. " MACClJIAVF.LU : À'l"te della gncrra, lib. VII, _(3) •. Pietre de_ H enn el de S.1 0 Omer enginierre aupres dc l'ilustrissimo signor G:a~no Scrbelloni fecit in Tunis 15 74. , Da quel disegno s1 scorge 11 divisamento di fare i :fianchi ritirati ai bastioni1 e ciò forse si sarebbe eseguito, allorchè il forte avrebbe avuta piì1 so lida incarni• c_iatnra..
IN ,\ Fl\ lC1\
u n;opern di terra, èinta da sei bastioni, munita d i cava~ lieri, afforzata da rivell ini. Alla costruzion e sua lavorarono i gregarii del presidio , ma il non ordin_a to servizio (1), la poca cura degli u fficiali, intenti di soverch:o ai proprii piaceri (2) e troppo amanti del proprio comodo (3), for s'a!)CÌle l'avversione che i soldati ;n quella età tenevano grand issima pei lavori della zappa e del piccone (4), fecero sì che alcune sue parti rimanessero imperfette, e n ell'occorrenza dell'assedio, il fosso, io qualche luogo, non fosse scavato oltre l'altezza del ginocchio, ed in q ualche luogo si vedesse pure incompi uta. la strada coperta. Di queste mancanze ne furono generalmente accagionati ì mi uistri del re, negligenti nello spedire le necessarie materie (5) ·; Ruflino , con caute , ma suificienti parole, ne dà colpa alla guarnigione (6). (1) , Si rispettaua questo per essere gentil'homo, quel altro per essere camerata clell' Alfiere, o sergente, per es&ere giocatore, e hauer clinarj, che faceùa s.t ar col guadagno la camer ata all egr a ..... oguiuno abborina la faticha • RuJ>FINO. (2) " D'altra .parte non manca nano gli sollassi e piaceri delle caccie, l'imbombi di corni, abbaia.menti de cani e altre occupatic,ni. • R un-1N o. (3) Gli uflìziali eransi costru tte di belle case nell'interno del forte, dove si ritrovavano due quartieri, quello degli Spagnuoli e quello degli Italiani; ccl i soldati, per farsi bcn fo.oli ctgli..... cctpitani, toglievano dagli edifizi di T unisi quuclri di marmo e colorn1c, a fine di omarne le ahi• taziQni dei loro comanda.n ti. (4) ,, J3ayard n' cftt p:is r éussi..... s'il n'cut sn décicler à travailler, à rcmuer la terre, les hommes de g·uerre, qui alors y répugnaient bga,u• coup. , Bot-APARTE : JJ;tiiclcs, etc., torn. rr, pug. H 3. - Non ma.ncano esempi posteriori di così fatta, non insuperuù ile, ripu gnanza. (5) Ve,li gli storici del tempo e Vander -Hammen, fog. 183 bis. (G) " ..•.. mentre che si sernono rii queste excusationi, o siano ac• cusationi , e d'altri nani sutt erfugij , non si auedo.no o non uogliono r icorcla.rsi de lor mancamenti e che quando erano sollicitati cli condurre le loro compngnie al trau~glio, bastami che ui andassino gli Alfieri; con el terzo della compagnia ..... si aggiunsero molti altri disturbi utili e inutili, necessarij e non necessarij ..... quali forno ca,gione che 'l forte
GL I iT ,IL !AN; 226 Ac:costandoci pi ù tosto_ al parere cli q uest'ultimo che alla opi nione dei p rimi, senza r icercar e quanta e quale trascuranza siavi stata negli agenti del governo spagnuolo, noi osserveremo : 1° che non si difettò mai di m unizioni (1); 2° che il forte d i Tun isi, con p iù solerzia n el lavoro, sar0bbe stato condotto a miglior termine prima del g iungere del n emi co; 3° ch e si ricusò improvvidamente un soccorso d1 500 nomin i (2); 4° che maggior d urata nella difesa avrehbe salvato, se non la Golett.i, almeno il nuovo forte, poichè si conos('e apertament e eome desiderassero i conundan ti dell'armata turca d i r itirarsi da quella m arina pri ma dei ten;ipi fortunos i dell'a utunno. Nel diario poi indich eremo, pér quanto lo consente la nostra pochezza, quali am rnaestrameuti storico-n1il i tari si possano ricavare dai due assedii.
JlOll arinnsse doue aonea ..... io parlo a tutti e non pa.rlo nessnno perchè deue essere senza nitio qnello qu ello che è ùuono a l'iprenrlcrn ... al trui, ne uorria per questo dar e argomento a maleuoli cli lacerare questo e quel'altro capitano e salda.ti honornti " Ru1,Frno. (1) " Ne si p uote imputa1:e detta espngna.tiooc à mancam enti di monitioni; impero che ne fossino in l' uno e l'altro luogo di tutte sor te abasta.nza per doi anni " R uFI0 rxo. (2) , Porta.un.no le sopt·a. dette galere di Napoli di soccorso 500 fanti soldati uetera.ni sotto el carico dell'Ill."' 0 Sig.r e Colonnello T i\)erio Brnncar.io, qnalc . ... . fu r ifi11t,1to , Run·1:;o.
11' .UlUCA
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Pro11•;:;om,·ni, oYnro fai.ti anfrrinri al!o sltarco tlc' Turchi ('I) ......,. Hiario tlci tlae asscdii - Oss1·nazioni. Proleqomeiii.
Mentre si la.vora intorno al for te, la soldatesca di presidio in Tunisi, ne rovi na d i conti nuo le case (2), sia per ricercarvi oggetti sfugg iti· alle p rime ind~gini , sia per provveclersi di legna d<t ardere (3): 1 bandi Jel generale, le i nquisizioni degli a.uditori (4), non valgono contro la licenia e le astuzie dei militi. La terza parte della città v iene asseguata' ai Mori, eh~ s i portano principal mente presso la g rande moscb_ea e v1 abitano intorno. Custodito ogni sbocco , -e solo libero il passo (angustissimo) al la porta della mar!na \~), e quel;o (più spa,zioso). alla porta della Oasbab, ossia c1t~adella (b), però ameodue sicurnti con JJna mano d1 soldati. -Turn o di ba uardia di C'inqu.e in cinqu,e gionii. (1) Questi fatti curiosi certo e significanti, si richiedono per r isch iari mcnto degli avvcni_men ti che ne furono la conse~uenza. - Dove si rinvengono cihizioni, la nu.rrativa venne deslrnt;1 dall'opera. manoscntt,1,
mm
già indicata. . . (2) Novi, mesi durò il guasto, cbc tanti ne corsero (lalla stanza prnna in T unisi alla ritirata nl'l for te. (3) proiùito al solcbto di seost:1rsi mezzo_ migl io c'.a~l'ahitato; le_ llistribuzioni poi di ]egn,t si faceva.no scarse, ristrette c10e acl tdcu111
En:
'corpi di guar(li,i. . . . . ('! ) Per l'ufiicio degl i Andit.ori cli g uerra, vecli _Bracac,c10, C1~uzz1, e~c. In Tunisi teneva.no q uel c.1rico Bartolomeo Ruffino da Ciamlieu, clot to1e,_ e Giov,tnni Cusano, Jicenzia.to · in legge ; il primo era Aud itore degli ltitlia,ni, il secondo degli Spu.p;nuoli. · O) " Luogo pure tantò angnsto che uno huomo a cauallo solo J)O'tetrn passare. " Ru1>nso. ("ti) p 0, t,t in alto, a. p iit Lii un tiro di cannone tl.11 111Lovo forte.
I N AFRICA
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GLI lt' ALUNt
Gli ufliziali pri marii della guarnigione attendono, con r ipartita cura , alla costruzione dei bastioni, ed il Serbelloni si mostra sovra ogni altro sollt>cito, prestando anche manuale l'opera sua a s~aricare lo bestie da soma (1). Pagano Doria, mala mente travagli ato da infe rmità cronica, ritirasi a Sciacca, nell' isola di Sicilia. Dal campo •turco di Cairuan (2) partono 500 zuavi (3) trafuggitori, ed banno alloggiamento al Ba rdo, luogo di de lizia dei re di Tunisi (4) ; loro poi' si permette , con non provido consiglio, di scendere nei borghi , e di rimaner vi a dimora . TI principe Muley-Moham rned ch iede rinforzo di truppa cristiana per una sua spedizione contro ai Turchi, dei quali diceva voler r eprimere le scorrerie. Gli è concesso un aiuto di 150 archibugieri a cavallo (5) e di 7 bombardieri, con due fal conetti da giogo (sic) , condotti i primi da Lope Hurtado e dal mastro di campo L uig i de Se(1) • Discaricnndo spesso gli mnli ..... con piedi e mani faceua cosa, à, la quale nessuno potria dare crecleuza, chi non l'hauesse uista, con•
siùorando la qu,ili tà sua e gli a11ni incliuMi al riposo COl"pornlc. , RunINo. (2) Città. principale, dopo T unisi. Ivi crnnsi ridotti i Turchi di T unisi dopo lo sba.rco di Don Giovanni d'Austria e stavaao agli ordiui d i Aydar e di Ramadhan, hascià. (3) • Questi zuaghi non sono nè T urchi, nè Mori, ben chè siano di uua medesima legge; dicono che gli loro anteccssori erano cristia ni, e mol ti di loro sono segniati nel- uolto di una cr oce; sono bellicosissimi ùi maniera che gli Turcl1i ..... gli adoperano per difesa e battaglione, n i) più nè manco che gli Cristia.ni si seruono de'Tedcschi. E rano annati cli belle e superbe scimitarre, ma surpassaua. ogni cosa la belti~ clcgli arcl1ibugi (lnnghi 7 palmi); Vanno houestamentc uestiti secomlo l'uso 1Ja rbaresco , uè sf ucstono alla turchesca , nè alla mot·esca, ma parte una !er o foggin. e parte alla uostrn. • RoFP1Ko. ( 4) Castello, o palagio fortificato, a 2 miglia dal111, città, in sito ameno, dove i pri ncipi l.\:l.ori di T unisi r ec1:wansi a diporto, anzi dimoravano. (5) • Quali (archibugieri a cavallo) solamente loro furono dati, insieme quelli della Goletta. • Cosi Ruflìno; dunque oltre ai JÒO rtwalli do) presidio cli Tunisi, altr i ve n e erano uelht nominata fortez,m?
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aura (1), sotto il gover no i secondi di Lorenzo Rini, increO'oer e o macchinatore veneto, e ad essi si aggiun• o b . E n gono i capitani italiani Antonio Tar s1s, '_rmete_ .u~sca, Tibt>rio Boccafosca, Onofrio Farfella , des1deros1 di far prova dellci lo1·0 virtù. Partono pure , di soppiatto , 130 fanti, spinti dalla lusinga di facile bottino. Le genti more a piedi ed a cavallo, in numero di 8,000 uomi ni, e l'aiuto di Spagna, si muovonp addì 31 di gennaio 1574, con soverchi<? corredo di arne~i di luss_o (credenze d'argento, tappeti finissimi, pad·i~lioni); c~rnm1~ nando a gic:.cole giornate (2) , danno agio al nemico d1 preparar si contro la minacciata aggress_ione. . , In effetto 1500 Tur chi e 2000 Ala rb1 (3) lasciano 11 sacco di Na bal (Ncapolis) e si pongono a campo presso Hamamèt (la Jllahometla di Ruffil'I OJ, sostenuti da 4 pez~i di artiglieria, tre sagr i cioè ed un mezzo cannone. Sbigottiti i T urchi al primo apparire degli assalitori '. c~e vedono avanzare baldi al passo di corsa, cercano r1fug10 ai monti ed alla marina, ma trovati i varchi chiw:;i , si fermano e fanno t.esta. - Allora Mori, principe, ar chibugieri a cavallo, fu ggono procipitosament~ , malgrado gli sforzi dei capftani italiani per r attene~li, e ripar~no a T unisi, rif'lcendo in un giorno il cammmo fatto pnma in tre dì. Dei fanti cristia ni 8 o 10 si r iducono a salva~ men Lo ; 13 cadono png1om ; gli altri sono ucc1s1 colle anni alla mano. I zuavi, che già da Frincipio mettcvausi meglio ordinati alla battaglia , scorto il dì!'lperdìmento delle altre milizie , prendono posto in sito vantaggioso ; al terzo
(l) Mastro di campo alla Goletta. . . (2) , H auencl o eletto exercito, se così si puote nonu_uare, a.Uogg1at~ alli bagni a, oliua (llcumnwi-Leef?) e altro luogo cluamato auco gli bagni ali )[orabutti (!IIoraisah?) • RuFF1~0. _(3) Arabi vh cnti sotto l e tende.
230 GLI ITALI ANI g iorno ricompaiono con soli due uomini di meno (1) cd insultano alla vigliaccheria dei Mori. ~ !quanti soldati, italian i e spagnuoli, col ripeterne le vituperose parole, rendono maggiore il malcoutento dei Tunisini e ne crescono lo sdegno. Nuovi haodi del generale comandante; è vietato ai p resiJiarii d'intromettersi nei sobborghi e di vendere ai cittadini armi o munizioni da guerra. Nel giovedì g1·asso, un capi tano spagnuolo, di ronda al borgo di BabaZL1cca, tenta di toglier e a certo moro il i l sacco delle munizioni, ch'egli portava in outa del bando. La gente, già numerosa al mercato (bazar) trae tosto, e coi sassi, colle zagaglie, colle scimitarre, assale la patt uglia, che stretta dal cr escente incalzare dei Mori, ripara sotto le m ura cli cinta della città, verso la porta della marina. Dalla muraglia partono colpi di archibugio ed a lGuni dei borghigiani ne sono morti. A quella vista gli abitanti tutti d i Ba.rbazueca si levano a rumore , e nel trambusto una frotta d i zuavi si avvia verso il nuovo forte , crerienclo forse di cogliere alla sprovveduta i lavoratori; a vece, erano sull'avviso e~ in armi, con 4 pezzi cli artigli eria piantati. Salazar corre sul lu~go della m isch ia, arresta i fuggitivi, e sceso da ca vallo, si p1Jne alla lor testa, colla spada in mano e lo scudo al braccio, onde cont enere l'impeto dei tumultuanti, dei quali JO o 12 cadono tosto a tena mortalmente feriti . Suno quindi, a sua richiesta, cl istaccate due compagnie dal forte, di modo che la ttuppa così rinforzata passa d alla difesa all' offesa; pen etrata n el borgo, essa mette, spietatamente, al filo delle spade quanta gente v i ritrova dentro , u_o rnini, donne , fanci ulli, e ne saccheggia le abitazioni. (1) Corsero ,·oci di trndimento, che riesce malagevole di chiarire se fondate o no. I Mori non a.VIebbero tenuto fermo, an"ch c! senza premeditata perfidia-, pcrchè non atti a combattere in ap erta campagna.
231 Non si mossero n e 1 Mori deila città, nè i suburbani di Babacida, contenti cli vegliare armati a proprio riparo, e fu ventura (1). Il generale potè, per ciò appunto, provvedere io tempo ai seguiti del' rincrescevole avvenimento, di c.ui rimase memoria col nome di scia1·ra sciarra. Egli raddoppiò le guardie, fece voltare le artiglierie ai sobborghi, munì di trincea i posti della città , vietò ai zuavi di entrare con armi in Tunisi, e per tre giorni stette in continua vigilanza; non trascurò poi le vie di conciliazione, e fece mettere in libertà i prigionieri, restituire 1e prede; accolse con urbanità Muley-Moharn med, venuto al forte per trattare di pace; permise ritornassero in Babazueca coloro che ne erano stati espulsi o ne erano usciti. Però i zu avi, ridotti al Bardo con molti di quei profug hi, adducendo a pretesto cli essere mal soddisfatti delle paghe loro dal principe mor o, presero la strada di Ca1ruan e trassero seco parecchi Tun isini, uomini e doune, parte colla persuasione, parte colla forza. Giungev~rio iutanto di Sicilia le galere di Don Giovan ni de Cardona, cariche di rinfrescamenti, e r ecavano 200 guastatori (2); giungeva pure Bernardino Velasco con 20 galere napoletane , che tenevano anch'esse prov vigioni d'ogni sorta, . e di più 500 sold<J.ti veten~ni, sotto il carico del colonnello Tiberio Brancaccio (3) . Portavano notizie della partenz~ della flotta turca e del probabile suo giungere a quelle coste. Io u n primo consiglio erasi commesso incarico al col~nnello degl'Italiani (venuto col Cardona) di persuadere IN AFRICA
(1) Ruffino affer ma che i Mor i di Tunisi erano 30,000 e più. (2) Vander-Ha.mmen purla di 3' compagnie di btwna v o9lia (lmenns. boyas) di 200 uomini caduna.. Nelle particolarità ci si,uno attenuti al Ruffino, testimonio oculare. (3) Quat.tro compagnie italiane secondo l'alleg,,to scrittor e dell,1 Vi/a di D. Giovanni d'Austria, fog. 182 bi'.s. A KKO
n,, voL ,. -
1.6..
232
GLI lT Al.lAN I
Mulèy-Mohamgied a non lasciare senza castigo la VJO• lenza usata dai zuavi, offerendo anche di dare addosso ai medesimi con truppa del presidio , purchè i cattivi che si farebbero, tanto zuavi quanto Mori, rimanessero schiavi presso i Cristiani . Quel colloquio, cuj fu presente l'auditore Ruffino, non ebbe, e non poteva avere, risultato favorevole. Il generale, il comandante dei navigli, il governatore della Goletta ed i colonnelli, in compagnia di altri gentiluomini, si diedero poscia a visitare per minuto le fortezze, e ad osservarne i dintorni ; insieme raccolti, tolsero, dopo varii consulti, deliberazioni poco savie, quE:lla eccettuata di difendere il forte di Tunisi, sebbene non condotto a compimento (1). - Succede di frequente nei consigli, che preval endo il parere degli uomini versati in alcuna specialità, ne soffra danno il generale andamento delle cose, perchè è spesso necessario di sacrificare le particolari teorie all'utilità pratica dell'insieme ed alle convenienze di t empo e di lt,10go. Buona prova ne ·vediamo nel partito preso dagli indicati uffiziali s:uperiori di lasciare i lavori di trincieramento alla Torre dell'acqua (2), che avrebbero ritenuto i Turchi nell e ,prime loro mosse, o prestato almeno comodo di operare qualche onorata fazione, con, vantaggio morale delle genti di Spagna, per intraprendere, in cambio, nuovi afforza(1) SpBcifica Vander-Hamme~ le imperfezioni che si osservavano nel forte di Tunisi, allorchè giunsero le galere di Sicilia e di Napol'i, imper fezioni che attribuisce al difetto delle necessarie materie e_ di uJ-fi-; ziali. Ne pare si possano più convenien temente _assegnare agli ostacol'. e disturbi che derivarono dal non regolato servizio e da avvenimenti impreveduti, non che a.lla mancanza di sufficiente numero di gtrn.stadori. (2) La Tòrre dell' A.equa pot eva considerar si come un'opera 11vanzata della Goletta· se ne vede la posizione nella carta di 'l'unisi del 1535, in quella eh; accompagna il diario di Etrobio, ecc. Se i lavori cli trinccntmcnto alla segnata torre forano intrapresi d'ordine del Portocarrer o, egli nou era qnell' impenito uomo cli guerra che altri scrive.
IN AFl\lCA 233 menti all'isola, che rmscirono affatto vani ; e la ragione di così fatto divis-a mento ne pare di scorgerla in una regola dell'arte della fortificazione, la quale insegna di collegare insieme, con un punto intermedio, due forti che debbono, quantunque posti a distanza, prestarsi r e• ciproco aiuto, ma nel caso speciale l'applicazione di tale regola riuscì di poco utile alla comunicazione tra la Goletta e Tunisi, e di danno certo alla difesa, come si vedrà, più tardi . - Non si ritennero 1 500 fanti giunti da Napoli (1), e si purgarono le compagnie degli uomini infermi ed inutili, così cbe la forza d'ogni compagni:·i italiana pon superava il numero di 120 soldati, e ~uella dE:lle singole compagnie spagnuole non l'agguagliava. La guarnigione di Biserta, tolta di là, acciò non venisse a cadere prigioniera di guerra , fu condotta per mare alla Goletta, e la città rimessa a1la fede degli abitanti ; determinazione questa non assennata, essendo i Bisertini gènte fedele (2) e presta a difendersi, in grado, dove si fossero sostenuti· con regolare milizia (per esempio coi veterani rinviati alle navi), non solo di manten.e re per qualche tempo la propria terra, ma di molestare a tergo le forze dei Turchi, divertendole dagli assedii delle due fortezze. E si noti che qualsiasi ritardo sarebbe stato, à motivo della inoltrata stagione, mezzo efficace di scampo. Si tentò poi di ricuperare il tempo perduto col porre mano in fretta, anzi in furia, ai lavori più urgenti, malgrado le mormorazioni del soldato, che a diritto muo -
(1) Tale rifiuto e la deliberazione cli abbandona.r e Biserta si debbono imputare al governo· di Madrid, forse a.llo st csfio D. Giovanni, se vero ciò che si legge nel Vauder-Ifammen : , mas no podia (D. Juan de Carclona) hazer otnt cosa por auer vcnido un- correo del Rcy y de su herrna no con est.a orden. • (2) I Bisertini, lasciat i in abbandono cb'Cristiani, si rnost.r,1.rooo ciò nondimeno fedeli, e misero a morte uno dei loro ci111i che aveva trattato cli arrendersi ai T ur chi.
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GLI ITALIANI
veva querel,~ per la tardanz.a delle paghe, le quali, secondo il cattivo uso sussistente negli eserciti spagnuoli; non giungevano mai al · tempo debito, e lagna vasi, con minore ra.gioue, dell'incessante lavoro, persuaso non potesse più l'armata turca giungere in quell'annata (1), e si volesse condurre a termine il forte con grande sollflcitudine e lieve spesa, piuttosto a fine di otten ere lode e premio dal , re, che per necessità di difesa. Anche in tale bisogna giovò la diligenza di Gabrio Serbelloni, il quale sempre in giro, sotto la sferza di cocentissimo sole, coi prieghi e col denaro, sollecitava, spingeva all'opera i gregarii. Si spianarono alcune elevazioni di ter:ra che signoreggiavano il forte , e si volle diroccare, per la stessa cagione, parte della muraglia -di Tunisi , ma · le grandi difficoltà che s'inçontrarono intorno alla porta per la saldezza del suo rivestimento, che resisteva al piccone, non permisero di compiere la demolizione avanti l'arrivo dei nemici. Non venne però meno nei soldati la festività del carattere, e più non badando alla molestia delle giornaliere fatiche1 di cui eransi dapprirrp così fortemente doluti, si diedero, ·gl'Italiani in particolare , a costruire piccoli forti di terra, che combattevano per giuoco, vestiti alla foggia dei Turchi . . Stabilivasi d'inviare nove compa.gnie alla Goletta (2), (l) 13. Ruffino r acconta che si facevano scomesse fra gentiluomini e mercan ti di 100 contro 10 sulla non probabile venuta della flotta nemica, e che i soldati, mormorando, dicevano non esservi , alcuno pericolo che per quell'anno arriuasse armata tur chesca, che n'era persa ogni suspetione e opinione, e che gli superio1j con questo in-fingimento gli assassinauano e straccauano. " (2) Pretende Vander-Hammen che d'ordine r egio non si dovevano ritenere nel nuovo forte più di -1,000 presidiarii (parte Italiani e parte Spagnuoli) e 2,000 - alla Goletta; dove si sar ebbero inviate le 5 compagnie italiane e le 4 spagnuole per compimento appunto del numero così st:ahilito. Aggiunge che avendo il cardinale dì Granvela dato in-
11' ,ll"ll fGA
'
235
cinque d'Italiaui, quattro di Spagn uoli, e tanto era radicata negli animi la falsa opin ione della insuperabile bontà di quella piazza, che i capitani cercavano ogni modo per esimersi dall'andare a rinserrarsi in una fr1 rtezza1 alla cui guardia dicevano bastare le galline; instavano, a vece, onde rimanere là dove avrebbero meglio potuto segnalarsi con onorevoli fatti. Pagano Doria, nel precedere alla scelta dei capi per le cinque compagnie italiane, dovette persino arringare gli uffiziali· del suo terzo, affincbè accettassero di buon animo il carico che ad essi voleva affidaré. Nel suo discorso ' affermò egli, fondato sulla esperienza che teneva delle cose di guerra, si sarebbero gli sforzi del nemico rivolti principalmente alla Goletta, luogo , fort-issirno ?na n on sicu1·0 dagli eminenti pe1·icoli. Nè si appose in fallo accennai'ldo alla eminenza del pericolo, perchè i Turchi della Barbaria (l), ed i zuavi, tentata prima Biserta, già muovevano alla volta di Tunisi, a ridosso della città.
carico a Gabrio Serbelloni (con lettera del 1° dì luglio) cli visitare le opere tutte dcJJa Goletta, biasimò questo generale la poca altez7.a dei parapetti nel ·girone primo della fortezza, e ne fece costrurre cli nu ovi lun go il vecchio l'ecinto. Tale osservazione sulla poca altezza dei parapetti, e le invettive, o accuse, contr o il Portocarrero che lit accom pagnano, si leggono per disteso in un' opéra cli data più antica: L'ùnpresa di Tu-niçJi del FoGLIETl'A, ma çolle seguenti notevoli parole : , lasciati (quei parapetti) a bello studio più bassi, affin che fusse luogo più acconcio per' piantami l'artiglieria da col1fa la campagna. • (1) Ruf!ìno e Vnnder-Ifammcn non sono guarì cl'a.ccordo nè sull,t provenienza delle truppe turche che entt'ar ono in Tunisi, nè sul tempo clel lor o ingresso. Forse il primo non seppe che alle genti di Ca.iruan altre se ne erano >1ggiunte di varii luoghi della Barharia, come si ritrae dalle seguenti parole del secondo: • A los veinte y siete (de ju,lio) ent.1·6 cn la t ierra dc Tcioez e! Governador de Tripol, y cl Alcaicle del Carvan con qu atro mi! Turcos y grnn numero de Alarabes para. quitar hl en• tr acla de Jos bastimentos a .làs clos plaç-as. Por otrn parte vino el Go• uernador de Bona con dos mii T ln·cos, y m uchos j',foros de Consta.ntina., y l os Gclbcs; y començnron a dar cl gasto f.t los panes. '
236
GLI r rA I.J A,~T 1:-S AFRICA
Addì 10 di luglio, scaramucciarooo i Morì eone truppe turche, senza alcun notevole frutto, e nel dì seguente, ch'era giorno di domenica, visto omai prossimo l'in imico, inviarono al forte per soccorso, e lo ottennero. Il mastro di campo comandante degli Spagnuoli occ1:1pò con mille uomini d'infanteria i luoghi dominanti, dalla cittadella sino ai piè del colle, e fece schierare i cavali i nella sottostante pianura, ricusando però di spingere avanti le sue truppe, perchè venutÒ a sostenere ed a difendere, non ad investire. Se ne stette dunque saldo ai suoi posti sino alle ore 22, testimonio prima del gillr amento di fedeltà prestato dagli Alarbi a Muley-Mobammed (1), poscia della fuga loro, cui tf'1rne dietro quella dei Mori, non molestati n è gli uni nè gli altri da nemico inseguimento. Si ritirò quindi in buon ordine, assieme al principe tm~isino, dopo avere sofferta perdita di quattro uomini e di un cavallo . Nel punto stesso che gli Spagouoli piegavano verso la muraglia della città, vedevasi la flotta turca, forte di 360 vele (2) comparire alla marina, mandare innanzi sei gal ere al Capo di Cartagine, per riconoscere il sito, e ferm~re le sue n avi alle Sulinc, nel luogo detto Le Stelle.
{Con tintiaJ
(1) , Questi Afarhi erano compartiti in molte SC[ttadre, banno per capi qu elli che chiamano Chiechi; venendo una di queste squadre rt giurar fedeltà, gli principa1i ·de loro ucniuano a C8.nallo, prima dètf'o Chiecho, e tutti unitam ente correndo con gridi e noci, abbassanano chi le lance quale sono sottili e lunghe, chi alzaua la scimitarra nuda, e con quest'impeto anfoanano sopra, aJ Infante e con grnti.,, giont,o appresso di Iui, alzauauo la la.nza 1ier non offenderlo. , R.uFF1No. (2) F oglietta la dice di 230 galee grosse, di 30 minori e di 30 bastimenti da carico, Vander-Hamrnen di 230 galere, di 30 galeazze e ili 40 bastimenti cli varia forma; Ruffiuo annovera 230 gtdere rinforzate, 15 gttlea,,ze ccl altre minori navi.
STUDII su r,1,.l
srrABILITÀ DELLE ARMATURE DEI TETTI
'
Il Giornale del genio militare di quest'anno nella sua puntata N. 9 contiene un lavoro clell'egrceio colonn ello del genio cav. SACJIERo, comandante la scuola d'applicazione d'artiglieria ~ genio, Sulla stab,ilitcì delle annatnre clei tetti, di cui gli intelligenti sulla materia fanllo il massimo caso, e cbe perciò la nostra R:ivista, valendoci della facoHà gra'l;ios~mente conccssane,crcde far cosa grata ai proprii lettori riportandolo per esteso. ~ l. Le moderne teorie s ulla r esistenza dei materiali acquistano di giorno in g iorn·o importanza maggiore per le applicazioni che se n e fanno all'arte del costruttore, l a quale da esse scortata. mentre poté ideare e condt1rre a termine opere grandiose che formeranno l'ammira,,ione dei posteri, t rova in ogni circostanza,, ed anche n elle più
238
DRLLE .H tMATIJRE
modeste costruzioni, una guida sicura p.er ricercare le d i~posizioni più vantaggiose, atte a conciliare insieme la solidità colla economia. Che se una hrnga pratica e la rag10nata osservazione d elle costruzioni esistenti , che sfidano le ingiurie del tempo senza serisibile alterazione, possono dare all'ingegnere un criterio e quasi direi una rntumone per assegnare nei casi più usu ali al le varie parti di u.n edifizio dimensioni appropriate e poco diff.-.,_ rent1 da quelle che risulterebbero dalla teoria, non è però men vero che a q uest'u ltima converrà. sempre ricorrere ~ve tratt~si d1 costruzioni eccezionali per forme 0 per d1mens10rn , e che colui che muove i primi passi nel la carriera farà ottima cosa a rendersi ragione teoricament~ delle P:aticbe in uso, anche nei casi ,i più semplici. Ove poi la teoria pu ò dirsi indispensabile si è per le parti in metallo, e ciò a motivo del prezzo elevato della materia , per cui l'economia richiede che le forme loro sieno le più appropriate onde ottenere massima resistenza col minor peso di metallo , e che le dimensioni riescano le minime richieste per conseguire sufficiente guarentigia di stabilità. Fra le molteplici applicazioni della teoria della re-· sifttenza dei materiali, io qui mi occuperò ~oltanto della stabilità delle armature dei tt'!tti, limitandomi a quelle che trovano più frequenti applicazion i n ell'architettura militare. In questi brevi studii, in trapresi per mio proprio uso, e che completai nell'inten to di rendermi utile ai più g iovani de' miei colleglii, io presi per guida il nresse il qun le nella ·s ua Meccanica applicata tratta di a lcuni casi d'arma.ture usuali, e mi giovai pure d i una memoria dell'ingegnere Mathieu sulJe armature di ferro inserita nei Nu.ovi Anncil-i di coi;truzione - Parigi , anno 1863 , come altresì dei più noti 1Jfanuali di meccanica applicata (l). · ( 1) Piaccmi r r ndcr qni publ.Jli"ca t~stirnonianza di gmlit.ndine al si:inor i ngegnere professore Carlo ~IA,RELLO al cui gindi:lio sottoposi un primoabbozzo di questa mia fatica, nel la quale potei introdurre molte irnporl,1111.i migliorie mcrcè le d'ottc sue osservazioni.
DF.1 TETTI
239
§ 2. !solidi che sorreggono una copertura hanno per lo più la forma prismatica, e le varie parti del sistema da essi costituito sono disposte in guisa da rendere impossibile qualsiasi effetto di torsione, il die equivale a supporre che la risultantl'.3 o più generalmente, le risultanti di tutte le forze applicate a ciascun pezzo passino per l'asse che contiene i centri di gfavità delle sezioni trasversa.li del me:::lesimo. Queste risultanti possono a.vere la direzione stessa delle fibre loug itudinali del prisma, ovvero éssere perpendicolari od obblique ad esse . Nel primo caso si avrà u na tensione od una comprPssione di tutte le fibre, secondo ché le forze tendono ad allungarle o ad accorciarle; afliuchè la compressione non sia accompag nata da inflessione è necessario che le forze comprim enti non oltrepassino un certo limite . Se le risultanti delle forze sono , n,orma1i alle fibre si otterrà una semplice inflessione; se obblique, ciascuna di esse si scompone in due forze l'una normale., l'altra µel la direzione del le fibre, delle quali componenti la prima produce inflessione e la sei:;onda tensione o compressione longitudinali. È principio generalmente ammesso in meccanica cb e quando più fone sono applicate ad un corpo,. l'~ffetto totale prodotto dalle medesime sia precisamente lo stesso come se ciascuna forza agisse indipendentemente dalle altre, qua:5iccbè l'azione loro fosse successiva invec:e d'essere simultanea . Co3ì se un prisma è inflesso da forze esterne trasversali e contemporaneamente compresso o teso da forze longitudinali , pm;siamo supporre che le secon<le agiscano dopo che già avvenne l'inflessione e sommare poi a lgebricamente gli effetti delle une e delle altre forze . Le semplici pressioni o tensioni longitudinali producono un accorcia.mento od allungamento uniforme in tutte le fibre di un elemento compreso fra due sezioni trasversali vicinis;;ime; invece nell'inflessione le iibre poste dalh parte della convessità vengono allungate , mentre quelle verso la con cavità si accorciano , e t <1 li allungamenti ed accorciamenti vanno crescendo dall'io-
240 BELLE AMIATUR E terno verso l'esterno ·a partire dalla fibra neutra corri, spondente all'asse delle fibre invariabili, il quale nella ipotesi che ammettiamo d i corpi omogemii, passa pel centro di gravità della sezione trasversale del prisma. Il massimo allungamento od accorciamento in ogni sezione trasversale corrisponderà evidentemente alla massima ordinata del contorno della sezione stessa rispetto all'asse delle fibre iuvariabili. Considerando con tempora. nearnente gli effetti délle forze longitudinali e trasversaì i, gli allungamenti prodotti dalle prime andranno in aumento di quelli cagionati dall'inflèssione in virtù delle altre, ed in diminuzione degli accorciamenti. Il contrario avverrà se le forze longitudinali . producono accorciamento, cioè questo si sommerà cogli accorci,tmenti dov uti alla inflessione , e si sottrarrà dagli all unga~11enti , e ne risulterà nei due casi che su tutta l'estensione del prisrML vi sarà un elemento di hbra che subirà il 1n~ssirno al lungamento ed un altro in cui l'accorciamento sarà massimo. Ora per assicurare la stabilità del prisma è necessario e basta che siffatti allungamenti ed accorciam.e nti massimi non eccedano certi limiti voluti da lle sane regole di costruzione, i quali variano d;c., una materia aJl'altra. Consideriamo Figur'a 1a. A. un solido prismatico A C n -",,.-c:---- - - -- -='fr· :e (fig. 1•) appoggiato a due p unti ed inflesso da forze quae lunque , rifer endo la curva A CB, formata dalla fibra neutra, a due assi ortogonali A x , A y contenuti nel piano della curva stessa. Dicasi: E il coefficiente d'elasticità dell a sostanza di cui consta il prisma, riferito al metro quadrato di sezione ; R lo sforzo massimo di tensione cui si vuole ,tssoggettare un solido di sezione un metro q uadrato, ossia il coefficiente di rottura ridotto ;:'er la stabilità, al quale pE!r brevità daremo il nome improprio d i coefficiente et-i stabilità pe1· l'estensione ;
DIH TKTTI
24 l
R' il coe!fi(.,-ientli d,i stabil-ità, per la compressione, ritenute le avvertenze preaccennate; w la sezione trasversale del prisma; J il suo momento d'inerzia ri spetto ad nn asse contenuto nella sezione stessa e condotto pel centro di gravità normalmente alla direzi_one delle forze trasversa li esterne. Ci occorrerà t,Llvo]ta d1 fare l=w·1·2,
,
essendo r il raggio di girazione; . v l'ordinata massinHt del contorno della sez10ne rispetto all'asse predetto dalla parte delle y posi ti v~; v' l'ordinata analoga dalla parte delle y negat,1ve '. Jll il momento d'inflessione delle forze trasversali esterne r ispetto a,d una sezione qualunque; . µ, il vàlor particolare ' di 111 per la sezione ove ha luogo il massimo allungamento complessiyo ; . r ispetto alla sez10ne ove µ, ' il momento analorro o . si presenta il massimo ~ccorc_iamento ; N, N' i valori part1co]an della forza longitudinale esterna, che supporremo qui essere umL tensione, a!Jplicata all'una ed all'altra delle predette sezioni e che può variare da una sezioue all'altra. . . L'allungamento relativo, ossia l'allungamento n fen to all'unità di lunghezza, prodotto dalla forza N sull'elemento di fibra: considerato, è evidentemente N
E w' mentre si sa che le forze trasversah producono sullo stesso elemento 1111 allungameuto relativo µ, V
El' avremo d unque l'allungamento relativo totale N El+E w'
µ, V
2,12
Df.LLE ARll ,I T URE
il q uale non deve oltr epassa re quello che sarebbe pro. dotto sull'unità di sezione dalla forza R, espresso con
R E'
R isulta q uindi l'equazione
1l µ.v N - = - + E El E o; ossia
R = µ.v+!J I a.i · Per la fibra p iù accorciata avremo sim ilmente
µ.' v'
N'
R'= - I -- -m
.
Calcolando nei casi particolari la sezione di un solido mediante l' una e l'altr a di queste equazioni, si otterran 110 in generale risulta.ti d iiferenti e converrà assumere quelli che danno dimensioui maggiori . Qual?ra la fo rza IV esprimesse una pressione , è agevole 11 dimostrare che per la fibra più a llungata s1 ha
R=µ.v . . !. . ~ 1
J'JEI T lsTTI 243 ùi infl essione D , E nei quali la c urva dopo d' essere st.ata cont:ava verso l'asse delle x nelle por zioni AD, EB cliveota convessa nel t ratto JJ CE. In quest'ultima porzione d i c urva la massima tensione i n ciascuna sezione si presenterà evidentemente nei punti la cui ordinata è v', mentre la pressione massim a corrisponderà all'or dinata v . Giova inoltre notare che se, conforme alle p re cedenti notazioni , noi consideriamo come positivo il mom ento d'inflessione 111 per le sezioni comprese n elle parti concave della curva, assumendo cioè per positiva la rotazion e nel senso indicato dalla saetta s, tale momento diventerà n egativo per le sezioni délla porzione convessa , dopo di es3ere stato nullo nei punti di inflessione D, E. E siccome n elle espressioni di R, R' l'allungamento ed
1 . .
µ, v'
µ.' V
.
1
accorciamento re at1v1 E J' E l sono essenz1a mente po• si tivi , converrà per le sezion i appartenenti alla porzion e convessa DCE, nelle quali si h a il massimo allungamento od il massimo accorciamento, scri vere :
I
N'
R' = - µ./ +~
Q}
e per la più accorciata
, µ.' v' N' R =-1-+m . § 3. Se ora ci facciamo a· considerare un solido apl'igura '.l'. p oggiato su tre punt i 1 A_ ______________
~ ~~:~!t~~;e~~~I~: c;i
/$
Y~
leggieri che esso presenterà necessariam ente n egli i ntervalli compresi fra gli appoggi estremi e l'in termedio, i due punLi
affi nchè il segno negativo iner ente alle quantità µ., µ ' venga eliso. Se il solido A8 fa parte di un sistema articolato cd il punto inter med io C invece d'essere poggiato ad un sostegno fisso è sostenuto da un altro solido cbe fa parte del sistema, la pres:"ione normale esercitata dal prisma AIJ nel p unto C sarà quella stessa che esso produrrebbe quando questo punto fosse assolutamente immobile. Difatti quel pezzo cli rinforzo che mette capo al punto C essendo destinato a consolidare il prisma. AB e ad impedirne l'inflessione, il suo effetto dovrà appunto consistere nel mantenere in linea retta i punti A, C, B, per il t:he do vrà esercitare nel punto r; una reazione ugmtle
244
245
DELLll ARM,\TURE
DEI TETTI
e contraria a quella sovraccennata che produrrebbe il soli do AB nel caso del sostegno fisso. Le precedenti osservazioni so~o ugual mente applicabili ad un solido sorretto in quattro o più punti. Nello applicare ai varii problemi d i cui avremo da occuparci i principii di statica . e 10 diverse formo le ch e t rovansi nei trattati sulla resistenza dei materiali , noi faremo astrazione dalla rigidità delle congiunzioni dei vari pezzi fra di loro e dall'attrito considerevole che le armature incontrano sui punti di appoggio, astrazioni queste che mentre semplificano la soluzione dei problemi, concorrono ad accrescere la solidità dei sistemi considerati. ' Ogniqualvolta. rappresenteremo un 'armat ura con semplici linee rette, si intenderà che ciascuna di queste figura la fibra media del solido prismatico cui essa si riferisce, cioè la retta che contiene i centri di gravità di tutte le sezioni trasversali del prisma. Assumeremo il metro per unità lineare ed il chilogramma per unità di peso e di forza. ~ 4. La teoria sull'inflessione più in uso è basata sull'ipotesi che il codficiente di elasticità delle sostanze impiegate nelle costruzioni sia lo stesso per ì'estensione e per la compressione , avendo l'esperienza constatato differenze minime fra i d ue casi, per le quali non occorre r inunziar e alle semplificazioni che la detta ipotesi induce nella teoria. Ma quando 1;i' oltrepassa il limite d'elasticità per avvicin arsi a quello di rottura si riconobbero notevoli divarii, onde le forze che producono i due m odi di rottura in una stessa sostanza differiscono grandemente fra di loro . Per assicurare la stabilità delle costruzioni
. vantacmiose alla stab ilità, è generalmente ammesso cbe per metallo si possa. con sicurezza accrescere i coef-
soglionsi determinare i coefii.cienti R, R' prendendo il / del coefliciente di rottura pei legnami ed
~
per
1
0
me-
talli. Tuttavia nel caso p art.icolare delle armature dei tetti, avuto rig uardo lllla cura speciale con cui si sceglie e si lavora il ferro battuto, ed a lle ipotesi di cui al ~ 3
téJ:
ficienti di stabilità fino al
~
ed anche al~ di quelli di rot-
tura. _ C;iò posto, ec.co i coefficienti di stabilità cbe. si possono assumere per le varie sostanze impiegate nelle armature dei tetti (1):
=
800000 chilogr. 400000 p ) R = 600000 R'= · 380000 R= 8000000' R'= 5000000 R= 2000000 R' = 11000000
Legno di quercia, olmo, casta- \ R l R'= gnQ, larice. Abete e pino di corsica . Ferro battuto m verghe . Ferro 'fuso
l l
~
Questi valori di R' sono app1icabilt quan?o la lu_n ghez,za del solido è così piccola da : end_ere : 1mpo_ss1 bile la flession e in virtù delle forze long1tudrnah, ed rnoltre nei casi in cui hannovi forze trasversali che tendono a produrre l'in!lessione . Ma quando il solido è unicament~ esposto a sfor:à di compre~sio?e e la su~ lu_n ghezza è grande rispetto alle dirnen310?1 ir~svers~l1 , ciò ~he sovratutto importa d'impedire s1 è l'infless10ne; e siccome questa è t anto pit1 p robabile quanto maggiore è h~_lunghezza, n e viene in conseguenza che, ad_ uguale sez10ne , il carico dovrà diminuire collo accre~cers1 della lunghezza del s0l ido . D'altronde per una stessa l unghezza un au~- · rnP.nto nelle dimensioni trasversali scema la probabilità della flessione, quindi il coefficiente R' dev'essere funzione della lunghezza e della piè1 piccola dimensione trasversale del solido, la qual cosa fu conferm.ata dall'.esperienza. (1) Pc,· ,,wggioi-i drt.lnf(li in torno a qu csLi coçffi cicnti veggansi i , mol'illli di ,llecwnicll tl cl C1.,1un i:L é ùcl Mo1UN.
;Jtc-
• 246
nEI TETTI
Oi>LLE ARMATURE
Per i legnami a sezione rettangolare di cui -sia a il _ lato minor e , l hi lunghezza. espressi in metri, si può secondo le esperienze di Hodgkinson assumere con sirurczza, quando l > 25 a
= 256500000 y.•
per la q~ercia
. R'
per il larice.
. R' = 214200000 ~
per l'abete e per il pino di Corsica. . , . R'
= 160000000 y; 2
Pei casi in cui
Le coperture usuali sono di legno, di laterizii , di lastre in pietra, metalliche o di vetro. La pendenza loro varia secondo il materiale impiegato, dovendosi dipendentemente dalla materia, dalla forma e disposizione delle parti contrastare gli effetti del vento il quale tende a disgregare i varii elementi onde la copertura è composta, e l'azione capillare la quale fa rimontar l'acqua a traverso alle connessure. La sola esperienza può guidare in siffatta determinazione; e noi riferiremo uno specchio nel quale ai limiti di inclinazione si aggiunse il peso unitario delle principali coperture sia considerate isolatamente, sia unite ai legnami che le sorreggono, escluse le armature.
l< 25a
si può considerare R' come costante ed adottare i valori di sopra. .;munciati. , Trattandosi di ferro battuto o di ferraccio di forma -cili nclrica, di diametro d e lunghezza l, il Lowe rappresentò con formole abbastanza approssimate i risultati delle esperienze di Hodgkinson , e trovò : per il ferro hattuto . quando la lunghezza è compresa fra 10 e 180 volte il diametro,
R'
=
6000000 . l "
1,55 + o,ooo5c-zJ e per il ferraccio, se la lunghezza varia fra 4 e 120 volte il diametro,
R'
=
12500000 l
247
• 2
1,45 + o,00377(ii) § 5. Una copertura compooesi in generale di tre parti distinte: 1° la copertura propriameme detta; 2° gli arearecci, piane, listelli o tavole che la sorreggono direttamente; 3° l'armatura su cui poggiano gli arcarecci , la quale consta di cavallciti ovvero di semplici travi indin,Lte. ~i-o tx, vol.
1. -
-17.
248
•
DELLE AR:.!ATURE
SPECCHIO N. 1. delle inclinazioni e dei 'pesi delle cnpert11,re pù'i usitnte Com11osi,iouc rlei 1,!snnmi
Llòll'l'I
~A'J'UHA DE:LI.A C0PER'l'Ul\A
SOl'l'eggcll ti
de lla
la ro11cr1ura, ad esclusione della grossa armatura, per og11i metro quadrato
iucliuaziono
T 1)golc curve comuni.
15° a 37°
ehil.
rh ll.
60
75
T egole curve sovrappos lc ud uno slrato di tavelle grosse
o,o:is
134
»
100
Tegole pian e
19° a 50°
85
'fegolc maritale con laYcllc sottoposte (l\0111a)
17° a4Z0
137
175
I 8° a45"
95
J17
Lastre in piet.ru cli Barge grosse 0,026 (Torino) . . . . . . .
Ardesie sottili (ubbadioi) assicnrutc con malta di calce
(Genova) .
»
Ardesie gr osse mill. 18 usale in Gcnol'a n elle regioni pi(1 cspo,lc ai venti
Ardesie grossolane irregola ri . Rame laminato (N° 20} grosso
0;00068 . . . . . . . . . . . Jd. (N° 25) g rosso 0,00075 . . Zi nco (l'i0 14) !;i'OSSO 0,00087 Zinco (N° 16) g,·r,sso 0,001 I . Lastra di ferro grossa 0 ,0007. LasL1·a di ferro gal\'anizzalo grossa O, OOOGG . • , . . • • LasLrn di frn•o gal va ni zzato grossa 0.00075 . . . . . . . Lastru di rcrro galvaoizzato
grossa o,oo t
. . . . . . • .
»
»
l'iombo grosso 0,0035 Pion,bo grosso 0,0045 \'clro grosso 0,003 .
84 1 1o
18° a 25° ,, ,, ,, 0 IS a2 10
6, 1 J 7 .64 5.9:i 7,50 7 .50
"
5, 14
72
l
di 0,10 p. 0,12.
sa 0,01.
Mcl_ri li11c,1ri 2,_ ,,o ,li :m.arecr.i
-
I N C I. I N A Z I O N I DE I COPERTI
l.'iOMI
LA1"1tUtU!H
DEL'LE GITTA'
GH0 GR-' l>'ICU1'
di tegol_c
Bologna .
/i~o.29'
21°.11
24".3 1'
2s .1' 0
2 6° 16'
lmp~lc•tura di castagno gros•
C,On1 Utl l
d1cnstng110 d10,U.~di l' i((Uòld .
I
di 1CfOIC
mari ate
I
di IC~Oic JJlalLC
I
di lastre d':1 1·dcsia
18°.181
21°.21'
24°.24.'
2 2°.53'
144
Genova .
20°.51'
2 4°.211
27° 561
26°.1 11
l
Milano . .
45°.25'
11°.571
25°.37 1
29°.1 6'
.27° .261
Modena .
44°.34 1
2 1°.6'
21, 0 3"11
2s .s•
2G0 .23'
Napo li . •
40°.50 1
17° .'l2'
20°.16'
2 3° ()'
2 1°.421
Palermo .
38° . 10'
14°.421
17°.9'
21
29
27 2!1
29
I
ImpalWura d'abete grossa 0,02.
Metri line::i ri 1,50!.li arcarecci di 0,08 )). 0, IP.
26 (
31
40
61
s
Metri lineari 3 di arc.;rccci
440.251
:!O
»
I
delle inclinazioni da assegnare ai coperti cli varia st1·uttura nelle p1··incipali città d'ltalia.
41°.461
29
53
I
SPECCHIO N. 2
Firen ze .
7,80
»
Metri Jin.cnri 3di piane 0~rosse O, IO _p. O, 12. Metri lineari 0,50 di arcarerci di .0,1:; p. 0,18. Metri llni,ari 7,00 di listelli ordin,n·ii. Mcr1•i lineari 2.,50 di arcarceci cli 0,0$ p. o, 10. )letri line,ri.5 di pianedi O IO p. 0, 12. Metri lineari O,i5di nrcarccci di 0,1:; p. 0,18.
) Metri lineari 13 di listel li. I illctri linca'r1 2 di ,rrcarccci di O,IO p. 0,12.
,,
•
d'nbélc grossi 0,10 I'· 0,08.
l 11
5,85
»
Mtlri lineari 5 50 di llslelli orcli~3rii di 11iop)'O, )lct1·1 lineari 2,00 rh arr:,rrrri
Imp~lc~lura _grossa o,01r,. ) Mcm hnearr 5 dr arrarccci di 0.10 cii riquadralllt'a.
"
Lasl1·n di ferro scana lala grnssa 0,0015
5~
I
i l l l
249 I dati per calcolare la pr ecedente tavola furono desunti parte dall'osservazione di costruzioni esisteuti, e parte dal Cavalieri di S. Bertolo , dal l'1·onlu-ario del Ponza di San Martino e dai ilfanuali di meccani ca. La 4' e la 5:i. colonna si riferiscono ai casi usuali più frequenti nella pratica; quando_ però la lunghezza degli arcarecci eccedesse quella di 3 metri sarà prudenza di calcolarne le dimensioni nel modo che verrà nel seguito dichiarato. Per le coper ture metalliche si contemplò soltanto il caso degli arcarecci di legno, perchè quando questi fossero d i ferro converrà sempre calcolarli. Sulla fede del Cavalier i r iporteremo ancora il seguente DEI TETTI
83
I
Mct,:, linc:ll'i 2 di ,rrcarceci cii 0,08 p. 0;10. lmpalralura d'obetegros.sa0,02 M,•tri lineari 2 di arcarecci di
I
] Metri litu•:'tl"i 2.rtO lh :1rfarccr1
-I
19°.36'
1s• .23'
1
Piacenza
45°.5
21°.3"1'
25°.13
2s•.~9•
27°. 11
Roma.
41° 511
t s•.26'
2 1°.30'
24° .351
23°.1'
Torino.
440,51 1
21°. 23'
24".571
28°.31'
26°.44'
45°.25'
1
1
29° 16'
27°.261
Venezia .
21°.57
2'.i°.37
I
0,10 I'• 0,12.
) Imp:ticatuni d'abetc~rossa0,02. 1
1
0
di O,lU 1'· U,12.
~ 6.
Al carico per manente che gravita
SLtllc
armature
250
DEI TRTT I
DELLE ARM ATURE
di un tetto, desunto dallo ~pecchio N. 1, o calcolato, vuolsi aggiungere il carico accidentale il quale comprende: 1° Il peso della quantità di neve che può accumularsi sul tetto . Si ammette che il peso specifico della, neve recentemente caduta sia di 100 chilogrammi per metro cubo, che alcuni però fanno ascendere a 200 chilogrammi quando essa sia da q ualche tempo rassettata. Le osservazioni locali serviranno di norma per deterrninare se abbiasi a tener conto di tale sovraccafico e qua-le altezza debbasi assegnare alla neve, badando doversi questa desumere dalla massima altezza osservata in un periodo d'anni abbastanza lungo. 2° La pr essione esercitata dal vento : supposta orizzontale la s ua dir ezione e chiamando P la sua pressione sopra un metro quadrato di superficie nor male ad esso, a l'angolo che il tetto fa coll'orizzonte, sarà :
P sen 2 a l a pressione normale esercitata dal veqto sovra ogni metro quadrato della copertura. Anche questQ elemento varia notabilmente da un sito all'altro e converrà perciò riferirsi alle osservazioni locali: ecco una tavola che dà i lavori approssimativi di P corrispondenti a varie velocità del ,vento
Velocità clel vento
p
metri
chi!.
3,00 5,00 8,00 10,85 14,00
20,00 40,00
251
per metro q uadrato. Convien però notare che siffatte r iparazioni non si faranno quando la copertura è carica di neve, e cbe pPrciò fra tale sovraccarico e qu ello della n eve basterà tener conto del maggiore. ~ 7. La disposizione e le dimensioni degli arcarecci·, o travicelli longitudinali che poggiano sulle arrnatm:e, potranno nei casi usuali essere d esunte dallo specch io N. 1, ovvero ricavate dalla osservazione delle coperture esistenti secondo le pratiche speciali in uso nel paese ove trattasi di costruire . .Ma quando la distanza fra le armature, cioè la lunghezza degl i arcarecci oltrepassi la sovraccennata misura di 3 metri, ovvero il carico perman ente ed accidentale escano dai limiti usuali , convr,rr~ assicurare la stabilità degli arcarecci calcolandone le dimens10111 . Dicasi p erciò L la lunghezza cli un arcareccio; p il carico per ogni metro linear e del medesimo, o più genera.J ment e la risultante Figura 3". delle forze applicate s ulla unità di l un ghezza, e si ritengano l e • notazioni dichiarate nel § :2, Trattandosi d 'un solido pris matico orizzon tale' appoggiato alla estremità ed uniformemente caricato, la t eoria ci dà, per le fibre che subiscono il massimo allungamento ed il massimo accorciamento, le due relazion i
1.05 2.91 7.44 13.69
Z2.80 46.52 186.00
3° Gli operai e materiali occorr enti alla riparazione del tetto, il cui carieo p uò ragguagliarsi a 30 chil.
fra le quali converra assumere quella in cui il secondo mern bro è minore. Quando la pressione dovuta al vento si p uò trascurare, la direzione della forza p è verticale , e supposta r ettangolare la sezione dell'arcareccio (fi.g. 3"),
2b2
DEI.LE ARMATURE
essendo a- e b i suoi lati ed a. l'angolo che il lato a paralello alla pendenza del coperto fa coll'orizzonte (1), avremo: I
= ab( l:t q . sen• O'. +
v
= v =,21 a )seno: -!-.,..;t1 b cos a,
b•· cos• a)
I
I=
valori _che vorran_no ess_er ~ sostituiti nelle equazioni preceden,t1 . Ove poi voghas1 t ener conto della pressione normale al_ tetto_ dovuta al v:nto, essa si comporrà colla somma de1 pesi permanenti ed accid,:mtali e, detto f3 l'angolo che fa coll'orizzonte la risultante p dì tali forze, s1 avrà
I=
~tb) • . 2 ( 2 12 I a cos (a+ /3) + b sen• (a+/3) \
I 1 1 v=v =- acos(a + /3)+ bsen(o:+(3)-
2
2
. (1) _Per semplicità abbiamo qui supposto che l'asse delle fibre invar'.ab1h fosse _PCl'pendicolarc alla direzione della forza p , men tre in realtà, g•nsla la pm modc:·na t eoria ,!ovula 1al BnJ,SSE, tale asse è coniugato a q uello secondo cn1 la forza agisce nel la el isse centrale d'inerzia della sezione considerata. Il divario che ne ris ul ta è di poca entità avuto riguardo alla piccola differer.za che s uolsi adottare in pratica fra i lati del r ettang? lo negl i arcarrcci di legno ; chi però avesse vaghezza di un calcolo p1u esatto dovrebbe n el.primo caso contemplato nel testo att.encrsi alle formole . 1 / ab II ,i 2 cos 2 ( ,i, - ") + 1)2 sen 2 (4' _ a) I(
= 12
1
j
I
11
,
= v = 2 ri cos ( ,i, - " ) + 2 b sen ( ,i, - x)
nel secondo caso 2
2
I = ~ab )a sen v
253 Fra g li arcarecci merita speciale a ttenzione il colmareccio o colmello il quale tròvasi all'intersezione dei , due p ioventi del tetto e che per lo più riceve di mensioni ma.~giori degli altri. La risultante delle pressioni è in questo caso verticale , ed il lato a essendo orizzontale sarà a, = O e quindi : Dl>l TETTI,
("
2
+ f3 - </> ) + b cos 2
= v ' = ~ a sen ( " +
p ....,. ,p) +
("
+ 13 - ,i,)
½b cos ("' +
13 -
I
,i, )
n elle qnali </>_ rappresenta l'angolo che fanno fra loro i due assi coniugati sovracceunat1 n ell'clissc ccutrale d'inerzfa. '
1 a b3 12
v=v'
= ~b
Talvolta per non eccedere n.elle di mensioni degli ' arcarecci, nè moltiplicare il num ero delle armature, si suddivide la campata fra due armature successive con un falso cavalletto intermedio costituito da due puntoni, i quali all'estremità superiore sono sorretti dal colmar eccìo. Quest'ult imo trovasi qui gravato da un peso uniformemente distribuito, che chiameremo p per ogni metro lineare, e dalla risu ltante verticale P de1le pressioni che gli tr:;ismettono i due pu ntoni concorrenti n el suo punto di mezzo, e le sue dimens10ni saranno determ inate dall'equazione
v'L R'=gj(2P+pL). ~ 8. Le , armature o cavalletti sostenenti le coperture · possono essere di legno , o di ferro, ovvero miste, cioè parte in legno e parte in ferro. In queste ultime è ovvio il determinare quali parti meglio convenga fare in legno e quali metalliche : così saranno di legno le parti specialmente esposte a sforzi normali alle fibre, tenden ti ad i o fletterle; il ferro battuto è più appropriato per le c;atene o tiranti soggetti a tensioni nella direzione delle fibre; e fiealmente potr;;tnno essere di ferro fuso i pezzi le cui fibre debbono resistere alla compressione. Le travi di legno sono in generale di sezione rnttangolare, -p iù o meno perfettamente squadrate; quando le dimensioni di una trave non siano del tutto un iform i,
,
254
ma
DELLE ARMATURE
basterà per una s ufficiente approssimazione considerare , la sezione media , il cui momento d'inerzia sarà q uello già riferito
2
Figurn 5 ~
I I = 12a b
3
ove b è il lato parallelo. alla risultante delle forze inflettenti: _Per. le catene in ferro si adotta per lo più la forma c1lmdnca a sezione circolare, il cui momento di inerzia rispetto ad un diametro è
J- 1
235
T ETTI
Nella sezione a doppio T (fig. 5~) supposta simmetrica rispetto a due assi ortogonali condotti pel centro di gravità parallelamente ai l ati, si ha più semplicemente, · rispetto all'asse parallelo ad a ·
I = 1 Ij ab" - (a-a') b'3 I\ 12 ~·------"" ____..;.,.
v =v' =
ib.
•
- 4",,.' Alle parti di ferro battuto, unicamente soggette a sforzi di compresbone suolsi pure dare una delle form e preaccennate, e siccome il coefficiente R' per questo casG si riferisce solamente alla sezione circolare 4), converrà nelle applicazioni calcolare i l diametro d della sezione circ9lare appropriata alla circostanza e trasformarla · quindi nella sezione che vuolsi adottare, assegnando cioè a
essendo r il raggio, n il rapporto del1a circonferenza al diametro. Pei pezzi di ferro battuto soggetti alla in:flesFigura 4•, sione si usa la sezione rettangolare nei casi più semplici, ma quando le dimensioni della sezione · risulterebbero considerevoli, convien meglio per legge! rez_za : econom_ia ed agevolezza nelle 1. umorn attenersi alla sezione a T ov@ vero a quella a doppio T. Per la prima .~ ~ di tali sezioni, adottando le notazioni •.•.,. . • <+' segnate sulla figura 4'\ il momento d'inerzia,rispetto ad un asse condotto pel centro di gravità parallelamente al lato a sarà
•~i
quest'ultima la stessa area
1
= la• b + 4
1
(s
12
2
2
12
ab +2ctbb'+a1 b
,
ab +2a'bb'+a'b'z
v= -~~-~- v - - :t(ab+a'b') -~ - ~ - ~ '1,(cib+a'b')' -
11
d
2 •
Consimile processo varrà , trattandosi di ferraccio , per trasformare la sezione circolare come sopra deterrninata nella sezione cruciforme generalmente adottata. Tali pezzi di ferraccio soglionsi rinforzare aumentandone le dimensioni dall'estremità verso il mezzo a mo' di un solido di ugual resistenza, conservando alla sezione min ima le dimensioni volute dallo sforzo di compressione . :Alcuni danno l a regola empirica di assegnare alla sezione
a'2 b14 + 2 aa' bb' (2b"+ 3 bb'+ 2 b' 2) ab -1- a' b'
e le ordinate massime del contorno
i
·, ~.
massima una larghezza uguale al l~'3 della lunghezza del solido. Qual ora debba.si altresì aver riguardo all'infles-
2!:>7
DEl TETTI
256
DELLE àRMATURK
1,ìone converrà ricorrere al momento d'inerzia della sezione cruciforme (6gurà 68 ) il quale è
•i (1
i
I
=_12 ..!_ ab• +
J_ (b - a) a3 l:.t
e,;;sendo
I v = v' =2 b. ~ 9. Se in un sistema di spranghe formate della stessa materia, in equilibrio sotto l'azione di forze esterne , supponiamo un sensibile abbassamento di temperatura, tutte le spranghe si accorciera.ouo proporzionalmente alla lunghezza loro, il poligono da esse formato si manten ù. simile al primitivo, e quindi le tensioni delle varie parti del sistema non saranno sensibilmente modificate stante la tenuità delle varia,,ioni lineari, le quali si sa non essere per il ferro in spranghe che di
Om,0000122 per metro lineare e per l'abhassamento di un grado centigrado neJla temperatura. Ma ciò suppone che tutte le parti del sistema abbiano perfetta libertà di accorciarsi, b qual cosa non sllccede nelle armature dei coperti dove i tiranti per r estringersi devono vincere il considerevole attrito prodotto dal peso è.i tutta la copertura, quando anche, com'è prudente, si laseii alle estremità dei puntoni libertà di scorrere sopra una superficie liscia. Converrà pertanto fare in modo che le catene in ferro possano resistere all'aumento di tensione risultante da un datò abbassamento di temperatura, aumento che sarà massimo nella supposizione più sfavorevole in cui la lunghezza della catena sia invariabile per immobilità assoluta delle sue estremità. In tale ipotesi, se la catena trovavasi pre-
ventivamente alla temperatura t, nell? ab?a~s:trsi di questa iino a t', la catena tende ad accorc1ars1 d1
o, 0000122 (t -
t')
er ogni metro lineare e la sua tension~ aumeuteri àellà iorza capace d'impedire un tale_ ~ccorc1amento. Or sa~piamo eh.e il coefficiente d'elast1c1tà del ferro battuto e 10
E=2.10 , l 1 t · d1· 20000000000 -. 1·1 he equivale a dire e rn a ens1one
la lunghezza d1 111~logr • sarebbe capace di raddoppiare cuna spranga di sezione un metro quad rat o; quindi dalla semplice proporzione
1 : 2. 10' 0 = 0,0000122 (t - t'): X si ricaverà X
= 244000 (t- t')
o di im~edire l'accorbe è la forza capace di produrre cciamento · · d i temperatura corrispondente a11a vanaz10ne t - t' in una spranga di sezion~ un_ metro qua?rato ._ Da ciò risulta che per una spranga d.1 sez10ne ,1 la cm tensione primitiva sia N avremo l'equaz10ne
N + 244000 (t - t') A= AR da cui
N A= R -244000(t - t')
In quanto al valore di R osserveremo che la.tensi_òn~ .' massima sup posta non può essere ·· . che temporana po1che anche nella giornata più rigida d'mverno la temp~ratura minima non si protr ae che per poche ore, e perc~ò pos. o con fiducia adottare l'opinione dell'Ard~n~ i l quale siam l 1· . . d' 1 t u , ac:susi accosta, per questo caso' a im1te e as ici.,., ~ mendo
R == 12000000 chil.
258
OllLL~ ARIJ\TURE
. La temperatura t' esprimendo la m1mma annuale d1_pe_nd~ntemen~-e. dall,a loc~lità, ,parrebbe conveniente per d1m10mre la differenza t - t' di porre in opera ]e armature in un'epoca dell'anno iu cui la temperatura sia bassa; osservando però che si cadrebbe così nell'altro inconveniente di vedere i tiranti soverchiamente allentati nell'_est~t_e, opinia'.110 es_ser miglior partito r egolare le tensioni m epoca rn cui abbiasi . la temperatura media a~nuale , ed allora t - t' rappresenterà la metà della d 1./:ferenza fra la temperatura massima e la minima. Così a Torino dove si può supporre che la massima temperatura estiva sia di + 30° e la minima invernale di _ 20° avremo t - t' 25°. Sostituendo nell'espressione di A il valore di R si vedrà di leggieri che quando l'armatura debba situarsi in luogo riparato, ove cioè le variazioni di temperatura . siano minori che all'aria libera . non sempre sarà necessario tener conto della temper~tura d ifatti fincbè si ha '
=
t - t'
<
16°. 24'.
il denominatore di A sf mantiene maggiqr'e cli 8000000 che corrisponde al caso in cui .si trascurino gli etfetti de1la temperatura. 10. Premesse q ueste considerazioni generali , passiamo a determinare 10 ~ condizioni di stabilità <;:-- - ~ ~ · delle varie specie di pl armatur e, incominciando dal caso più sem% plice, che è quello di z ~-----f% una trave inclinata AB (figura 'ìa) sorretta a ll'estrernita inferiore d,t un muro verticale e poggiata , all' estremitit s uperiore contro un al,tro muro p ure verticale.
s
If~;x-
259
DEl TETTI
=
=
,,,...____
Facciasi A C l, B C h, CAB = r:1,, quantità. legate <lalla relazione h= l tang o:, e dicasi p il peso che gravita sopra ogni metro lineare di proiezione orizzont.ale del µuotone AB ivi compreso il pr oprio peso, cosicché sarà Z p il peso· totale uniformement_e distr_ibuito. . . Al muro BC possiamo 1mmag111are sost1tmta la sua reazion~ orizzontale Q, eguale e contraria alla spinta orizzontale che esso riceve dal puntone : considerando pertanto l'equilibrio di rotazione attor~o al punto A :'i dovrà essere equilibrio fra la forza Q ed 11 peso pl applicato al centro di gravità del puntone, onde l'equazione
z2
P2 = Qh, da cm 2
l
Q-p l p - '2h - :l tangr:1,
Nel punto A avremo una reaz10ne verticale p eguale e contraria al peso totale , ed una reazione orizzontale eguale e contraria alla spinta orizzontale Q: la risultante p di queste due forze costituisce la reazione del sostegno, eo·uale e contraria alla spinta che il medesimo sopporta p~r parte della copertura, il cui valore sarà: p
=vp2 z2 +
Q2
= pl- Vl +
l 4 tang• a.
e che fa coll'orizzonte un angolo che ha per tangente pl
(',f
= 2 tanga.
Per determinare le dimensioni del puntone conviene considerarlo come un solicio prismatico appoggiato alle estremità e cercare gli elementi di fibra che sono sottoposti alla massima pressione ed alla tensione massima e che subiscono qui ndi , rispeit.ivamente 11 massimo al~
2GO
lungamento ed il massimo accorciamento in virtù delle forze applicate al puntone. Queste forze sono: l O il peso pl che si scompone in una forza normale ossia trasversale 'fil cos (X. uniformemente distribuita tendente a produrre inflessione, ed in una forza longitudinale pl sen (X. anch'essa uniformemente distribuita, il cui effetto di ' compressione cresce a partire dalla sommità B verso l'estremità inferior e; 2° la reazione orizzontale Q applicata al punto B, la cui componente normale Q sen (X. concorre · all'inflessione, e la longitudinale Q cos cx. produce una compressione uniforme su t utta la lunghezza del solido; 3° la reazione del sostegno in A la quale però non entra -esplicitamente nei calcoli che siamo per istituire. Riferita la curva d'inflessione AB ai due assi ortogonali AX, A Y, abbiamo per la fibra più compressa 2)
mentre per la massima tensione si ha 2 a - Q sen 1· P l Cos----,. x - !..,_- - - + - tanga 2 · p cos a v (1,
N' N
µ' ::::
µ
R
Ora i valori generali del momento d'inflessione il1 e della pressione N in un punto q ualunque, trascurando i termini in y che sono assai piccoli, sono Il
= Q (h - x sen c;t,) - 21 p (l - x cosa)2 N = Q cos a + p ,en a (l - x cos a) :
sostit uiti questi valori nelle espr essioni di R' , R dopo d'avervi posto per I il suo equivalente ro r2, converrà uguagliare a zero la prima derivata rispetto ad x dei secondi membri di quelle equazioni, e si trova così. che il valore di x corrispondente alla massima pressione è
x'
- Q sen a r = p l cospcx.cos' . cx.. - v,
2
tang c. =
r2
l
r2
. --- - ·v' - tang a ;2 cosa
"
-, p sen · c.
V
2
;2~
e1. (
2
(X. (Q• = :tang ~ 2
2
1.'•
•
Q - p v•• cos a
)
4 2 r • ) p .v" cos cx.
v' 2 t2 sencx.+4lv'r2 + 4r4 sen3 a
ro
r2 · · • tang a, v
-
= -COSQ-a - r2-V p sen• a
R' ;:__:.......:...._ _tl (,)__,.---.,-v' r 2 sen a
v,u _ !'!_ I
= COS - Q-a +
tan ,
, v'µ' N' R :::: -1- + -;;-
e per quella che è maggiormente tesa
= -4. -cosl -a +
onde sostituendo avremo
rn
R --
2Gl
D~ I 'l' ll.TTI
DELLE AR~!ATURE
- - -'!)
·
=v'z2 -8 1 p +
lv'+r 2 sen~(X. •l / p ~ ro v sena
v 2 l2 sena -- 4lvr2 +4r"sen3 a vt" lv-1·2 sen3 cx. ~ - ---,-,---.,-p p p. tl a., v r" sen a - 81 :.>. ro v sen c;t,
NeUa seconda forma che s1 e data ai secondi_membri delle ultirne equazioni , i primi termini sono quelli che si otterrebbero qualora si trascurassero le forze longitudinali. Osservando questi valori di R ed R' si ~corge agev:ol mente che la compressione supera la tens1on~, e sic~ come d'altronde il valor n umerico di R' è rumore d1 quello di R, tranne pel ferro fuso, ne risulta ~he le dimensioni del puntone dovranno essere deterrnmate mediante la prima equazione, cioè avuto rig uard? ali~ compressione. Tuttavia non sa,rà fuor_ di proposito (!1 istituire il paragone sovra un caso particolare per_acqu~: stare altres't un criterio intorno all'influenza de1 varn elementi che entran0 nella soluzione del problema.
262
PELLE AR MATURE
DE\ T F.'r'l'l
Trattisi d'una copertura in tegole piane e siano ·l
per
= 4m , l
sen"-= ~
CUl
"-
e la seconda che si r iferisce alla tensione darebbe
= 800,000k, R = 400,000k;
converrà dunque adottare il primo valore, cioè:
1
.
daremo la relazione a
5
2
I
= 0,23;
b
fra i Iati a e b della sezione rettangolare del puntone ci
ro
= 0,31
b
fissiamo a 3m la distanza dei puntoni che supporremo di larice, per cui (§ 4)
R
la prima delle quali relati va alla corn pressione ci dà
= 30°
l .,cos Ci,= ;d V 3 ;
263
]
= 7 b ' =, l:2 a
b3
= 75 b , onde 5 b'
i!
1 b'
= 84 ' r = l:t ' v
=v
I
1b
{
Trascurando le forze longitudinali l'equazione determinatrice di b si r idurrebbe a
=2 ·
Per trovare il peso p ricaviamo dalla tavola ia il peso di 104k per ogni metro quadrato di copertura in tegole piane compresi i piccoli legnami', a cui aggiungiamo il peso di uno strato di neve d'altezza Om,50 misurata normalmente al tetto : assumendo una media fra i limiti estremi del peso specifico della neve 6), questo sovraccarico accidentale sarà di 75 chil. per metro quadr ato; converrà inoltre valutare approssimat ivamente il peso proprio del · puntone a cui assegniamo le dimensioni ipotetiche di Om,32 per Or11 ,23: supposto di 600 chil. il peso specifico del larice , sarà di chil. 44 il peso _del metro lineare, e si avrà quindi per ogni metro lirieare di proiezione orizzontale del puntone
rn
b = 0,31 a= 0,22.
b3 -
0,02638 = O
onde b
= VO, 0:2638 :::: Om,298.
Quantunque questo valore sia di poco inferiore ~l , preeeden~e, tuttavia si scorge_ che _l'a~cennata sempll_ficazione darebbe al puntone d 1mens1om a lquanto scarse. · La spinta orizzontale Q tende a rovesciare all'infuori · il muro AD: per prevenire tale pericolo con".errà agginngere una catena o tirante orizzo~tale _A C, 1~ cui _tensi_on~ sarà appunto uguale a Q e la cu1 sez10ne ro sara qumd1 determinata dall'equazione
R-
pl
- :2 ro' lang "- •
p= }
3
(179 X 3 + 44) = 628,chil..
Sostituendo tutti questi valori e riducendo, abbiamo per determinare b le due equazioni 3
b
2
-
0,000046 b
2
-
=O 0,01319 = O
0,00879 b-0,02638
b'; -0,000023 b + 0,00440 b -
In tal guisa la spinta orizzontale contro il 1:nur~ verrà a nnullata e questo non avrà da sopportare che 11 peso della copertura. ~ 11. In ciò che precede ab bimno fatto astrazione dalla spinta accidentale esercitata dal vento percbè rararn~nt_e accade di doverne tener conto; t uttavia, ove ne sia 11 caso, non sarà difiici le l'introdurla nelle fo rmale. A~No 1x, ml. r. -
l S.
264
IJE LLI-: ABM A'l'UIU,
265
Dill Tl\'l'Tl
. mentre per la tensione massima si ha Dicasi perciò :
Q'
= Q-
Q"
P
=
+ V cos '?. = p GOS ,;,Sena C(.'
Cl,
l
'l
2,t
p l + Yl cos a
= V Q'• +
Qm.
N
{J;
sena) -
~ (P +
CO:
= Q cos a. + p sen a. (l -
Cl) (l -
X
~
rimanente, ciascun pun-
1% ·'!$;
. to d'appoggio A, C sop-
E ~ porterà la metà del peso
,,. totale della. copertura, cioè pl, e se al puntone BC sostitui remo la spinta orizzontale Q che esso esercita contro l'altro puntone AJJ, qu est'ultimo si troverà in circostanze identiche alJ'armatura ad un solo piovente e ad esso è applicabile quanto si disse al ~ 10. I du e rn uri di sostegno devono resis tere alla spinta orizzontale Q: e qualora vogliasi annullare tale spinta converrà aggrnngere una catena A C la c ui sezione si determinerà come al 10. Talvolta. la catena è destinata a sorreggere un'impalcatura ed un p eso sovrappostovi permanente od acciden tale uniformemente distri buito , e converrà che le sue dimensioni sieno ta.li da r esistere conteni poranea rnente alla forza oriaoutal·e Q ed al peso uu iform c uwnte
di inflessione e della p ressione long1tudmale diventano
= Q (h -
V'
_}___________
~ -D
Iu quanto _al _P™:1tone osserveremo .~he la_ forza, uni; formemente distnbmta cbe produce 1rnfless10ne e qm (p cosa+ V) l, onde le espressioni ge_u er~li del ~10mento
j}f
p sena. COS et. +
sostituendo poi questi valori nelle espref'sioni d i R, R.' si otterranno le equazioni determinatrici delle dimensioni del puntone. La tensione d_e lla catena AC sarà Q'. Ci limitiamo a quesLo breve ce nno per dare una. norma sul rucdo di tener conto della pressione dovuta a l vento nei' casi che verranno nel segu ito trattati. ~ 12. Un'armat u ra a due p ioventi, formata di due puntoni uguali AD, BC (fig. 8"') che a vicenda si conFigura s•. trastano nel vertice fJ, B rientra oel caso couQ_ ternplato nei paragrafi 1 ! precedenti. Detta· 2 l la A , , 1 {! portata AC e co~se1:vate w. ,c:::_______J._ __ ______*·---¾ le stesse no taz 1o m p e l
2sena.
V l sen a
7'
X= - +~ COS Cl. V p
Q _ pcosa. + V l
-
2
l
V la spinta n'"orrnale al tetto dovuta al vento, riferita all'unità di lunghezza della proiezione orizz~ntale del puntone; . Q la reazione orizzontale del sostegno superiore; Q', Q" le reazioni orizzontale e verticale del sostegno interiore. Con un proeesso analogo_ a quel]~ seguito nel ~ 10 si giungerà agevolmente a1 seguenti risultati '
cos a.) 2
x cos a.)
s
ed operando còme al § 10 si trova che l'ascissa corris pondente alla massima pressione è
l 1.2 p sen e1, x' -- 2- GO$ - !J. - , V' V p COS Cl- +
j
266
è.istribuito che chiameremo p' per ogni metro lineare compreso anche il peso proprio della catena. Varranno perciò 2) le rela-zioni
rn
267
DEI 'rETTl
DELLE ARMATU!t&-
- in linea retta A, F, C equidistanti; e si sa dalla teoria (l)
3 che _le reazioni dei sostegni estremi sono i 16 del peso totale e quella del sostegno intermedio è
R --
N
vµ
T
+ ro'
v' µ'
R ::: -1- -
4p
N' ro'
Il
'
e la sua sezione. c./ si determinerà coll'equazione
= 45 p'l .
in cui ro' è. la sezione della catena che si tratta di determinare. La rottura per tensione e per compressione tenderà qui a prodursi nella sezione di mezzo della catena,, per la quale si ha
a;'R .
(I ) Per fare il caso gene• raie suppon iamo che il so •
Figur.i 9'.
f
A -------- l' -------- o· I N 9'
_______ 1_________B____ steguo intermedio o (Fig. 9} M JO_ di ,,ida la d i5tunza AIJ in parÌi 4 disugual i, e siano O B = l , O A =L'; q, q' 1/1le re,nioni dei sostegni in B,0,A; p il peso pCl' unità di lu tiglwzza uniformemente distribuito. Riferita la cu rva 08 agli assi ortogonali O..:, Oy, arrcmo
abbiamo inoltre ~"'1 jy
'pl = N' = Q =~--'--tang,:;,
, cl<12!/ ;,. = 21 v ( i -
quindi sostituendo si otterrà
x )2 -
q (t
- x)
crl intcg1·ando due volte colla condizione che ad x _
V
l 2 p1
pl
R - - 2I - + 2 ro' tang,:;,
d1J
dx ""
, _ v' l p'
2
pl
R--21· - ;t- ro' tang ,:;, ' fra le quali converrà adottare quella che dà per la catena dimensioni maggiori. Le pressioni verticali sui - sostegni aumentano ciascuno di p'l. Se il tirante è sorretto nel suo punto di mezzo da una catena verticale BI~ esso si troverà nel caso di· un solido uniformemente caricato ed appoggiato a tre punti
'y
= o corrispo nd a y = O,
• . ta-ny ? s1 ollerra_
dy1 2 <cfx= pl x 2
del mede-
simo. La tensione della catena BF sarà dunque 5
,
~
= 1- ]i l -I
2
'
1
1
2
21
pl x + 1
6
.
r., x 3- ql x + 1
x" - 6- JJ l x 3 + 9' 'P x• - ;;-~ q l A
"
I 2 2 q f -t-,/angr
1
3
X + -6 q X + '
=
la cun·:, Ofl doven do passare pcl punto J] in cui JJ l, y tucudo qucsli valori nella 3• equazione ne ricaveremo
X
lcmg
= o,
r;
s ost i•
Se ora rifcl'iamo la curva ON A ~gli assi O A, Oy varrunno le Cl[IJH• ziuni scritte, purchè in luogo di /. vi s i s oslit.11i~ca I', e q'' invece d i q;
2G8 DELLE ARMI\ T UP. E . ,La . tensione della catena BF agisce verticalmentè d alw rn basso nel punto B; r isduta ivi in due forze uguali nella dJrez10ne dei puntoni da le componenti
va in a umento a11a pressione verticale sopportata dai sostegni, la quale diventa pl +
5 7!' l 8sen a
5 'l sP
s
tang ?
1
= 3 q" l'
1
2
8 p t'
-
3
e quindi
q t• : q" t'· = i; p ( l' + l'3). ,.
9
';
ang d.
p') l;
= ½p ( l +
1')2 :
( p+ -4 5 P. -'Ì J
Questa tension~ essendo costante per t utta la catena, la sezione della massima pressione, e massima tensione, sarà quella stessa cui corrisponde il massimo momento d'inflessione dovuto alle forze trasversali; essa si trova nel punto di sospensione ft' pel quale ,
l
, z2
µ,=µ,=sP'
q + e/ + q" = p (l + l') -+ 'J'' ( l + /.')
= (p +
si somma colla spinta orizzontnle dovuta al peso pl, co• s1cchè la tensione della catena AC, che chiameremo 1' sarà
A qu<'sl'11 lt imn r: clazionc fra le pressioni ne aggiuniscrcrno due a ltre dc• suntc dalla condJ,i;ÌOnc d'equi libr io fra le forze , 'l , ,7., 1,'' , e (l• + l') • p, e sono
q' l
p' l
5 . i_!_, 8 tang a
T =2t l
e. poiché la curva fa all'origine coll'asse d<,llc "D,, " o]n ., , . .~ ,, tlll ., - - - ? avenel o rn q,q,,st.o punto la langenlc comu ne colla cun1a O ,H B, anemo -
~ p' l + ~
e la seconda
che comprimono i puntoni e si trasmettono ai nuùti di s,ostegno A; e C, ove risoluta ciascuna di esse in Jue forze l una verticale e l'altra orizzontale, la prima
'
26v
DE! TE1'T I
le dimensioni della catena saranno pertanto determinate dall'una. o dall'altra delle due equazioni
abbiamo così tre eqn,1ziooi fra le tre inco"nite q, q' , q" dalle, q(Hl 1·I J'I·CUVi.lSl t, • fJ ,
q
=
=
3 l 3 + 4 1,2 l' - l' 3 8 t{l + l') p
13 + 4
2
i 1! + 4 i 112 + 113 8 l l'
. 2
3
3 1' + 4 l l' I 8 11 (l + l')
; 11 _
Nel casÒ particolare di /
= l'
IJ=ri"
12 p' + ,,_-,---l - ( + -5 ') R -- v13T 2 ro' tang e1, P 4 p
l
p
3
;i
5
q
8
3
16 2pi
rJ '= - p t =~2pl
ginsla qnnnt.o si ,,nuoci ò nel -testo.
( e1,
5 ')
p+ -4P.
]J .
ta li valori divcntuno
=s3 pl =
2
, v' l p' l R ==-8 1 -2 ro' tang 1
1n quanto al punton e Àll possiamo supporre che la spi nt.a orizzontale dell'altro puntone applicata in n ,tbhia lo stesso valore Q -
_r,_z_.-
- 2 tanga
2'70
DEI TETTI
DF.Lf.E A Tll!ATURE
com pres:,ione 8 ~ sen ]!__J_O'. procl Otta d alla catena verticale ;
.R .t -
V
z,
V +
2
C<)
2
delle quali la prima esprime l'equilibrio fra la forza Q e > le componenti orizzontali delle t ensioni T, e .la seconda l'equilibrio di rotazione attorno al punto A. Queste equazioni ci danno 2 Q_ pl _ pl - 2 tang O'. - tang /3 - 2 h'
~
r sen a 5 p' z - sen - a v ' sena p+ 8- ro
l
2
ze
81 p -
!
T_ ~
lv - r sen' a 5 p' l ' - 8 - ev - sen - ". 2 ro v sen (1,
pl cos O'.
2
pl
_ _
- 4 sen (O'. - 8) - 4 h' cos B
e potremo dal va.lo~e di T desumere ,la sezù,ne c./ delle catene merèè la relazione
§ 13. T alvolta le ci rcostanze locali costringono a riaì• zarè la catena : una delle disposizioni che si può adottare è quella ra ppresentata dalla figura 10a in cui ·]a catena Figur" •10-. m·.izzonta1e è surrb:X Q ~ --B g ata da due catene --:--r----- " ' AD, CE ugualmente ---..fo' I D . 1· / i • ~! mc; mate.' le _q uali riu~ J L____ .__',ì ~ niscono il piede di un ~ f\ .F (ì -f', Cl ~' puntone con un punto ~ ~ dell'altro . Conservai(' ~ ~ . , ~ ~ le preced e31ti nota ~ . ~ zioni, dica.si inoltre .T tene: 1JÀè - ./'} ' r;, la ...tensione delle ca, - ACL - (3 1 angolo ch e esse fanno coll'o .-. zontP· irz·, _ · , GC' - l' , GF T':::::: l" , BH == h', onde sarà l' + l" == z ~C- l ~~ang O'. - tang B). Suppongasi rimosso il punton ; ~' reL.JSe le catene, e sostituita al primo la sua reaziorrn onzzontale .Q ed al le altre la loro tensio11e 1' seco1:do l, n spettive dl!'ezioni: il puntone si troverà. in ·1 ·1 _e sotto l' . 1l equ I i )no . az10n~ e e ~eso pl uniformemente d istribuito che può. supporsi applicato al suo punto d i mezzo d li· nazione verticale pt dell'aIJpoo-r;-io in A de-li· ; ' e _<t , t' 1 Q "'"' - , a tor za onzion d e n el punto B e dello forze T <a1·1I)1.1cc1, t e a1. punt.1.
, 1~,.=-==--~:J_________
=
~
. pertanto ai valori fi nali di R R' otten uti n 1 ·t t . . rafo b t ., . ' e CI a o pa1a. g as _e1 a aggmngere la compressione dovuta a tale forza, e s1 avrà perciò :
, z2 =~ )+ 81 7
271
E, A facie nti coll'orizzonte l'angolo /3 . Avremo a.dunque ~e due equazioni Q 2 Tcos/3 . l Q l tang O'. . = 2 l T sen (3 + P,,/
determinato s'intenda · J" nel ,.~ 10' purèhè . , e}ie. al punto l:i' e pure app icala n;'Ua direzione del puntone la forza di
R,
.
ru' R
.
=!
pl cos Cl • 4sen(a.-8)
Per determinare le dimensioni del puntone AB conviene considerarne separatamentP le due porzioni EU, AE le cui curve di inflessione sono anal iticamente d iffe1 renti. Incominciando dalla parte superiore EB e p1esa )'origine dell e x n el punto A, col processo che ci guidò nel ~ 10 trovasi agevolmente che i risultati non differiscono da quelli colà ottenuti che p el va1ore diverso che ha la reazione orizzontale Q, onde si avrà dopo le riduzioni per la pressione m_assim~ 2 , · ('2 h' - h ) l r x = ''h - , COS rJ, - V,tang" ,e,
1
,
v ,t·•,•' "i
z2
?'2
R == 8 h'2 I p + :L w h' cos O'. p
+
sen- " Q
2 ,u v' p
e p er la massima t ensione
x
(2h' - h) l ' [h' cos ;_- +
=
2
?'
v tcing
(l_
. v l2 h l' r., s<m 2 o:. R == 8 /ì '2 1 p - 2 ro Ii ' COS (1, P + ~·ru V P· 2
f
272
273
DELLE AHMATU RE
pR ! TETTI
Tali equazioni sar:anno applicabili soltanto qualora Je sezioni consider ate si trovino sulla porzione EB del solido, cioè qualora le ascisse x', o x, od entrambe sieno maggiori
forza longitudinale T cos (e1. + /3) applicata nel punto D, e si avrà
di _ l'_ , poiché · in caso- contrario la pressione o tensione cos Cl. rì:assime effettive si trov~ranno nella sezione E. Ma qui giova osservare che og 111q ual volta ad una sezione in~ terrnedia del solido è appl icata una forza longitudinale esterna, le pressioni e tensioni dei due elementi di prism a adiacenti a tale sezion e differis·c ono necessariamente fra di loro di una q uantità, finita, e per fare il caso più favorevole alla stabilità è d' uopo considerare quello fra i d ue ele menti pel qmde la pressione o la tensione sono maggiori . Nel caso nostre quando
\ ;:;I (l h- l" h') p - (z2 cos Cl.+ 2 l" h' senCl.) 2
< COSCI.
u.)
Passiamo 'ora a trattare della porzione ,iE del _solidr, n ella quale oltre alle forze esterne Ji sopra cons~derate abbiamo la forza 1' applicata _nel punto E, la cm componente normale
1' sen (o- + /3) cresce l'inflession e, e la componente longitudinale
sono
zt
x' = - cosC1.
. . ) Q (h- xsen o.)- T sen (Cl.+ /3) (l' tang O',- x sen Cl.)
nei valori generali di M ed N per ricavarne
1ll
! h''
Ma in quanto alla tensione, se -
l cos Cl. cos (Cl. + /3) - - --,----;;--:- JJ. 4 seri (o- - /3)
produce un a tensione ossia _diminuisce la co~pre:si~ne. Le espressioni generali del momento d rnfless,orHl e della press10ne longitudinale in uoa sezione q ualw1qu"!
basterà supporre senz'altro
X
=l +
Tcos (O'-+ 13)
x•- - -l'-
l" , R' = 2 h~ I (l h- l" h') p + (l2 co~ Cl..;._ 2 l" h' sene1.) 2
R
! h'
l'
=I-
1 (.l - X GOS CI.)2 2P
=
N Q cos Cl. - 1' cos (Cl.+ /3) + p sen e1. (l- x cos !i-); operando come precedentemente e sostituend? per Q e per T i loro ,c.a lori, si trova che l'ascissa cornspondente alla pressione massima è
<cos Cl.'
a::'
al valore di R che risulterebbe dalla sostit uzione d i l' co:s (J,
x:::: - -
conviene agg1L111gere la tensione unitaria prodotta dalla
= COS _l _Cl. _ lh2 1(li , -m) COS "-
r•
-, tang Cl.
V
n ella quale per l)revità si fece
seri (e1. ~ 2 cos /3
=m
274
DJlLJ:,Jl ,\ JrnATll rrn
275
l'lE I TETTl
Avremo quindi dopo le riduzioni 2
l'
u' _ l" h (l -m) ml t" h r'•seri/ a , 8 h'• p + 2 h' p 2v" p 2
i·• sen• a
N - z2 (1 - n) - 2 h' cos a P +
P
v'
dove n
= cosa cos (Cl +
sen-2 Cl sen (a + /3) '.2 cos /3 ;
8) -
-
la quale dovrà adottarsi se è minore di COS
Cl,'
nel qual
caso si trova R-l~h•1>(I- m/ l+m~l"hv +r"sen'r;t, _ l"(l - n) . tlh"w'/' 2 1 2h'rur2 p 2vw p 2h'o)CQSf/.,p,
quando ciò non avvenga converrà assumere
e perciò
l'
2
2
x= -cos- Cl
2
R'=l"h v',~I-m)2 +mll"hv' r sen Cl l"(l-n') 8 h w r• P 2 lt' re 1, 2 P + 2 v' a; P + 21i , W C08(1. P· •
Questo valore sarà an1rr1e~..-s·1·b1·1e quan d o si abbia · x'
<
_ 1J_ Cl '
COS
in caso contrar1·o s1· supporrà ,
l'
X= - COS
e1,
~ si_ r~cadrà sul va~ore ·di R' che abbiam trovato m tale 1pote~1 per 1~ porz1one_ superiore del solido. Ma può succedei e che x s~a negati V?, ed allora la sezione in cui avrà, luogo la massima presswne effettiva sarà l'infim· -la quale x' O, ,u' O a, per
=
=
iV'- l"cos(Cl - /3) 2 h' cos /3 p + pl sen
1 -
(j,
e quindi R'
= t2'>l' cos (
Cl -
,.., i
pl sen
8)
. f3 p + --<;)w cos
=_ l_ _ cos e1.
Lh (J -
m)
'.2 h' cos et, +
=
h, Cl
·La sezione in erri si manifasta l a massim,~ tension e cornsp()nde all'ascissa x
e si ricade sul valore di R già determinato in tale supposizione per l'altra parte del puntone. Calcolando la sezione 'del puntone colle formole che giusta la precedente discussione faranno al caso, converrà adottare i risultati che danno dimensioni maggiori. Basti questo esempio per far vedere come siffatti problemi si possano trattare in tutta la loro generalità: le complicazioni a cui ci condusse l'ipotesi che i punti d'attacco delle catene non dividano per metà i puntoni, ci inducono a supporre d'ora in avanti h' h", tanto più che tale appunto è la disposizione generalmente adottata e che quand'anche esistesse fra h' ed h" una. piccola differenza, l'errore che si commette nel supporre uguali tali lunghezze riesce trascurabile. Nell'armatura di cui ci occupiamo, nel caso particolare di
chiamando L la lunghezza delle catene AD, EC la cui espressione analitica è
r•
v tang Cl
= I"i = 2l li,
L
= À ,., i/ h
2
+ 9l
2 ,
276
Riglìardo alla tensione massima abbiamo
le quantità di cui si abbisogna diventan o
x
3 z2
4!
9v
R
2l
/3)
l 4 cos" (/, = ~L. -
4
1
3 lv - 2 1· sen" O'. 4 o.i v sen a, p
= 3-21 P -
- 4I P
sen O'.
l 2 COS Cl
x'
r2 - tang e1,
v'
rl qual valore essendo evi dentemente minore di
converrà mvece supporre rt' - _ l_ ,-
- 2 COSO'.
onde
,,_ l2v' l (2 + cos2 e1,) R ·- -- r + - ----.:. 11 4I . 4 o.i sen e1, ·
_ l(3+2sen2 0:) . 8 o.i sen e1, p
Nella porzio_ne AE del puntone, fatte le debite sostituzioni, si trova che la massima pressi one corrisponde ad
La sez10ne della pressione massima per la parte EB del solido avrebbe per ascissa
.
2
R ~ l2 v
6
l
V
e si otterrà, avvertendo di computare anche la forza 'l' cos (O'.+ /3),
3 - 8sen~e1, n = - -- - -
x':::: - - 4 cosa,
t"
X =
GOS a,
='3'
m
- tange1,,
GOS O'.
.
sen (o: + 13) = L sen (I. ·(
1'2
· per la seconda si supporrà
1'= lLp_ 4h
cos (I.+
[
= 4- - +
e q uesto valore non potendosi distinguere se appartenga ad un punto compreso fra. E e TJ, o se cada al disotto, è n ecessario fare le due ipotesi: per la prima si avrà
3l cos /3 = 2 L Q=
277
Dlcl T ETT I
DELLE ;\R\IATUR8
cosa,
Cl.
+
ll - ;2) tang .
V
e1.
· ct·1 -., -Z . urchè questo valore sia nnnore n e1 qua1 caso s1. :c. cos O'. P ottiene l2 v' i·• sen• l J) R' (3__:4sen (/.)\ti I JJ + ·2 v' o.i p+ (3+8 sen" a, i:; o.i sen (I.:
=
~
= -4 ·COS-l
(I.
,
.,
)
· ·a·1 cosa,, l converrebbe invece che sex' fosse maggiore 2 supporre l xI - ~ vos (/. e si dovrà adottare lo stesso valore di R' ch e si trovò per il tratto EB del solido.
•
278
DEL!..& AR 11L\TORE
di leggieri che le due forze orizzontali le quali sono ri~ volte in senso contrario debbono es;:;ere ug uali, ossia che
Per la tensione massima si avrebbe -x
l = 4-GOS -+ Cl,
2
'
1'
(l + - ) tang e1, V
1'=Q. '
che _si può anche scrivere sotto .la forma
D'altron de per l'equilibrio di r otazione intorno al punto A abbiamo :
l 4sen (X,- 1 r• x = .+ - - - - l + - tang ~ 1 ,,;, COS et. 4 GOS et. V ~
per conchiuderne-esser essa essenzialmente maggiore di l (X,, po1c . h'e e' ta1e anche nell'ipotesi di " :2 cos sen (X,=
1
4
corrispondente ad (X, -=
1
Qh=~ Qh+
d unque sarà - pl'
Q-7t· La sezione della catena si detenninerà pertanto colla equazio!lè
In quanto al la porzione DB del puntone basterà riferi rci alle formale d el ~ 10 nelle quali si ponga per Q il suo nuovo valore e si t roverà per lf massima' pressione
l 2cos (I.
x= - -
e in conseguenza il valore di R ·s arà quello stesso che in s imile su pposizione fu già determinato. ~ 14. Un altro modo di scemare l'ingombro interno Fjgura 11"· delle armature cong siste nel rialzare la · D / E catena orizzontale in A e,\ t 11/ DE(figura_ll"):sup.., _____ .]_______,,_____:_____________________ porremo per sempli-
i
~
~
cità AD= DB. · · · d. Se consideriamo equ1hbr10 1 traslazione del puntone AB sotto l'azione ~el peso pl, della reazione orizzontale Q esercitata dal] altro puntone , della tensione orizzontale della catena DE e della reazione verticale del sostegno in A, si se.orge ¾
1 "
2 pz-
14°,29',
inclinaz_ione inferiore alla minima usata nelle coperture (specchio n. 0 2). La massima tensione effettiva si manifesta pertanto nel punto E, cioè per
l'
279
nEl TETTI
1,/ l -
x'
= ~ ,V
tang
(I.,
valore inammessibile, per c ui bisogna supporre
x ' - - -l - '2 cos C'. ell e ci dà
, 3 v' l2 1 + cos~ ~ R = - 1._ p + '> ,.., o., sen (I. l p. 8 Per la tensione massima si ottiene x A':<><• ix, vol. r.
19.
•
= -V ?'
lang
e1.;
280
nato per il punto D. Per la tensione massima si otterrebbe J'ascissa l r" ,
. l se q ues i ' ascissa supera rr-s1. a vra.
""cos"
x
vt r• sen51 (f.. pl .l\,=21 P+ 2 v ru p -ru-Cl., sen 71
l
x=--, ;2 cos Cl.
e quindi, badando anche alla forza longitudinale che si · ha nel punto D, 3v
t
pl
. R = 8T p - ~ ro sen
(f..,
Nel tratto AD conviene inoltre far entrare in calcolo la forza orizzontale Q applicata nel punto D, la cui componente normale Q sen (f.. accresce l'inflessione e la longit udinale Q cos et. annulla la corrispondente componente della forza Q applicata al punto B. Avremo adunque llf
à
x sen (f..) - Q (~ - x sen Cl.)- p ( l - x cos
= Q (h -
= p l x c_os N
= p sen
(f..
11. -
I
2p x
2
cos
(Il
11 (f..
(l - x cos et).
Eseguendo le operazioni indicate nel i 10, trovasi senza difficoltà per l'ascissa relativa alla massima pressione
x'
l ?·• = -- ta·ng cosci; v'
ci;
la quah~, nel caso sia minore d i ~ ' ci dà ""cosci;
R
,
t
v'
= ;,!, I p +
= -+ COS et
-; tang Cl. V
fa qualé non fa al caso nostro, epperò converrà adottare per _R il valore già trovato corrispondente alla sezione D~. Qualora vogliasi sostenere la catena con un monaco di legno e staffa in ferro o con un tirante -verticale di
altrimenti convien fare
_
281
flltI Tl!TT!
D&LLE AlUtATURil
·r• sen• et 2 v' ro p,
e nel caso contrario varrà il valore di R' già deterrni-
ferro, la · tensione di questo sarà (§ ·12) i
~ del
peso della
catena. L'introduzione di questa forza verticale applicata al colmo della armatura modifica alquanto le condizioni. di stabilità del sistema, ma stante la tenuità del peso della catena . rispetto a quello della copertura, possiamofarne astrazione senza error sensibile. § 15. L'armatura composta dì due puntoni e di due catene (figura 12a) si comporta in modo dissimile dalla precedente: in essa la caE tena superiore DE .,. detta anche controcaténa, e che supporr emo a mezza àltezza, resiste per compressione, mentre l'inferiore AC resisteper trazione. Conservate le altre notazioni, dicasi ~• la. forza di compressione sulla controcatena DE, T la tens10nedella catena AC. La controcatena essendo destinata ad impedire l'inflessione dei puntoni, questi (§ 3) si troveranno nel caso d'un solido uniformemente caricato, appoggiato su tre punti in linea retta _equidistanti, onde la pressione normale al puntone AB che la controcatena deve elidere neL punto D sarà (~ 12) 5
Hpl cos e1,, · ~ pertanto, scomposta. I~ forza Q' in due, l'una normaleo/>
282
DELLE ARMATURE
l''a.Jtra parallela al puntone, la prima dovrà equilibrare la detta pressione, avremo cioè: Q' _ 5 pl
_ 5 pl'
- 8 tang Cl - 8 h ·
Per l'equilibrio del puntone AB abbiamo inoltre le due equazioni Q+ Q'-T=O Q}i + Q lQ'h =~p l z2 ·
le quali unite alla precedente ci danno 3 pl2
Q=
loh
T-
13pr
-w
h '
I due ya]ori di Q' e T ci servono a determinare Ie sezioni e.i', cv" della catena e della controcatena mediante le relazioni
R- 13 71!2 - 16 a/ h
,_ 5 pls R
-8ro" h '
avvertendo, in quanto alla seconda , a ciò che si disse nel ~ 4 riguardo ai solidi unicamente esposti a sforzi di compressione. Nell'armatura di cui stiamo occupandoci ed in quelle che ·tratteremo n el seguito, i puntoni, oltre alle . forze trasversa1i, non sono esposti che a forze longitudinali di compressione e· perciò la massima pressione supererà. sempre la tensione massima. Sarà dunque inutile che ci occupiamo d'or in avanti della tensione massim,a tanto più che i valori numerici di R' pel legno e pel ferro battuto soeo minori di quelli di R, non essendo il caso
283
DEI TETTI
di badare al ferro fuso pel quale R' > R giacchè q.uest'u~timo meta-Ìlo è rarissimamente. impiegato quale puntone, ed ove lo sia conviene abbandonare la forma prismatica, c iò che esce dalla nostra ipotesi. ,· Rammentando quanto si disse. n el ~ 3 riguardo ad una trave sostenuta in un punto intermedio ai due punti di appoggio estremi , vediamo che cosa succederà nel caso ' nostro. Rappresentiamo perciò a parte il pulJ.• tone AB (fig. 13a) supponendo prodotta l'inflessione. Per la pory zione DB abbiamo
Al-:- Q (h- x sen "'·) - ~l JJ (l-x cos Clt"
= (- i~pl +
àrrsos Cl) (l-x cos "'-)
N= Q_ cosC1. + psenC1.(l - xcosC1.) ::i+ l3sen~Cl _ - - -lp -
p x sen Cl cos Cl
senoc
e per la porzione AD
.IJ1= Q(h-xsenC1.) + Q'(a-xsen,:/..)-à 1) (l-
X~OSO'-)'
= 163 pl x cos Cl - 21 7) x· cos- Cl N = (Q + Q') ,cos Cl + p sen Cl (l.- x cos Cl) o
1
13 + 3 sen• e1, l - p :::sen Cl cos a. sen" p Il primo valore di M va a zero non solo pt:r l
x =~ cos (I,
28:-.
PEI TETTI
DltLLI!! .UIUTURK
,come lo richiedono le condizioni di equilibrio, ma anche per 5 l - 8 cos"
In quanto alla parte convessa della curva per la. quaìe · M è negativo, per le avvertenze del § 3 , si trova in generale
.ascissa del punto d'inflessione I; così pure il secondo momento di flessione si annulla per
R'
x----
3 x=g
l
3
r• x =--: - - - - tang" lo cos" v' l
,e quindi. 9 l• v' r' sen• " 13 l (A)... ··· R' == 512 IP + iv' ro p + 16 ro scn "p;
,quando però x fosse negativo, la pressione massima .avrebbe luogo nella sezione infima per la quale ,e d
x
~
che sarlt l'ascissa del punto d'inflessione G. In tal guisa abbiamo un'idea netta del modo di comportarsi della curva di flessione e conosciamo entro quali limiti i mo• menti di flessione si mantengono positivi e negativi. Osserveremo frattanto che se nE:-1 caso trattato al § 10 la massima pressione si presentò al disotto della metà del puntone, a più forte ragione ciò avverrà nella presente armatura ed ognora quando nel punto di '1Uezzo havvi -una forza longitudinale che accresce la compressione della parte inferi.ore del puntone. Per questo motivo è superfluo :l'occuparci della porzione DB, e limiteremo qumdi le nostre ricerche all'altra parte. · In quest'ultima, operando come nei paragrafi prece• ,denti, trovasi che nella porzione concava l'ascissa rispon• _ dente alla massima pressione è ,
(i)sene1,
CL
lp
uguagliando a zero la prima derivata si avrebbe
x=O
•e per
1v 3 vl sen 11.) 13-+- 3 seni = ( 21 xcose(- ltil--;;;- pxcose(+ 16
x'=o,M~O
B.' _ 13 + 3 sen• " l - 16 ro sen e( P•
= -163 -l- + rCOSC(
1
V
tang C(
che non fa al caso nostro sia perchè non è maggiore di
~ .....!_ indipendentemente dal valor particolare del se8 cos
(L
condo termine, sia perchè corrisponde al minimo valore di R'. Se però noi consideriamo l'espressione generale di R', agevolmente possiamo convincerci che il secondo membro aumenta indefinitamente col crescere di ;e e che pertanto il suo massimo valore, nei limiti della curv,~ éonsideraJa, appartiene all'ascissa massima l . - 2 cos 11.'
x'-
avremo dùnque sostituendo_ .
-
(B) ...... R
,
vz2 = v"" •.>•• 1 JJ +
8 -+- 5 cos"" 16 ro sen CL lp.
Fra. questi valori di R' converrit necessariamente adottare quello che dà al puntone dimensioni maggiori. § 16. Ma prima di procedere più avanti vediamo se non si possano introdurre altre semplificazioni nelle nostre ricervhe . Analizzando l'espressione generale di R' per la parte convessa. della curva d'inflessione, si scorge che il termine essenzialmente positivo dipendente dalla variabile x si riferisce unicament~ al peso uniformemente ripartito s uI puntone, e s~ccome questo è indipendente dalla forma
28(> DEUE A!Ìl!ATURE dell'arrnat_u ra, possiamo mferirne che pé qualsiasi inca• vallatnra la detta equazione ha la forma parabolica
287 si sottragga il secondo meinbro della prima da quello. della seconda, supponendo v vi, avremo · ·
R'= x (Ax+BJ+ C,
l' v p· - 0' 293 -rV -- 0, 240;.,I l) ..,... ( 0 , 0137 -:?'2 C.) '
· 'DEI TETTI
= 0
a cui sono applicabili le conclusioni del paragrafo precedente, e che perciò nelle parti convesse delle curve d'infiessione la massima pressione ha sempre . luogo nel punto o nei pL1nti d'appoggio intermedii. Potremo adllnq ue nel seguito scrivere senz?altro il valore di R' relati YO a tali sezioni, salvo a prendere la pressione maggiore fra quell_e che hanno luogo nei varii punti di sostegno, quando 11 p untone sia r inforzato in più punti. Trascurando le forze longitudinali che agiscono sul pantone AB nell'armatura studiata n'e! parao-rafo ·pre·cedente, la pressione massima nella fibra più. colilpressa della parte convessa è quasi doppia di quella relativa alle parti conca~e. Si tratta ora d'i ndagare se tale preponderanza persista anche quando si pongono a calcolo le forze longitudinali, nel qual caso la pressione ·1ongitud111ale dovuta al . peso uniformemente distribuito, la quale cresce progressivamente d 'alto in basso, aumenta necessariamente la pressione maasima nella parte inferiore al punto D. · · La componente psena aumenta coll'angolo ix, per fare il caso estremo prenderemo adunque la massima inclinazione usata nei tetti (specchio N. 1) che è a= 50°
pel quale si ha
sen. ~0°
(B) .. . ,. R'
=(o,03125 z:.~ +
,,,2
= 19,660-. ' V
Per la sezione r ettangolare si ha r~
1
v = 6b
qualunque sia· il rapporto fra i lat i e q uindi l
e poiché
i
= 3,27 b
è evidentemente sempre molto maggiore di
3,~7 se ne conchiude che il secondo membro di (B) sarà sempre maggiore del secondo membro di (A). Per la sezione a doppto T prendiamo i due casi estremi calcolati per le armatL1re metalliche dal Mathieu (Nouvelles am,iales cle la construction - Paris - 1863) che sòno (~ 8 :fi oa. ~) · Qm,0(32; b
= ()rn,20, ~
~= 0,607 b
V
0,293~ + 1,0607 Z)'[?_
o,s21
Cil
z)~;
ci'= Qm,Q08, b'
e si troverà per la prima, sezione
2
V
'
l
(il =
rnstituendo questo valore nelle equazioni (A) e (B) del paragrafo precedente troviamo , ' I (A) .....
1·2
periori a quelli che la r endono zero . Ora · uguagli aI).do a zero il trinomio racchiuso . fra. le pare11tesi si ottiene , escludendo il valore negativo che non fa al caso nostro,
a= Qm,041, b = 0m,0S, ci'= 0"',003, b' = 0m,074
= 0.766
t ' R' = (0,0176--3; + · r
iv
c1uesta differenza sarà positiva per tutti i valori di -'su--
e per 1a seconda
•
~ =0,417 b;
V
= 0"',184
288
DltLLI .UUU,TUIU!:
il maggiore di questi due valori ci dà
~ = 11,80, il quale
essendo ancora molto inferiore al rapporto fra queste due dimensioni generalmente usato ·pei puntor.i delle armature, ci fa vedere potersi stabilire che la rottura per ~ompressione è 'sempre più probabile nel punto D che in qualunque altro punto. Quantunque questa dimostrazione siasi dovuto, per fissare le idee, applicarla ad un'armatura di forma speeiale, tuttavia osservando: 1° che in qualunque solido prismatico appoggiato a varii punti ed inflesso unica.. mente da forze uniformemente distribuite, la rottura per compressione tende sempre a prodursi in uno dei punti d'appoggio intermedi i; 2° che la variazione fra -le forze longitudinali nell'intervallo fra due punti d'appoggio di nn puntone è dovuta soltanto alla componente del peso uniformemente distribuito, qualunque sia la forma dell'armatura; possiamo senza tema d'andar errati, çortchiudere in generale che entro ai limiti d'inclinazione_usati per le armature e per le forme date ai puntoni la rottura per compressiorie dei puntoni tenie sempre a farsi in uno dei punti d'appoggio itJletmedii. Ciò posto, negli esempi che ci restano a trattare, ommessa ogni superflua discussione, ci occuperemo uni .. camente delle sezioni intermedie dei puntoni alle quali .mettono capo catene o saette di rinforzo, scrivendo senz'altro la condizione di stabilità per quella fra esse ov'è più probabile la rottura per compressione. § 17. Una combinazione meno nntàggiosa della precedente, ma che nelle Figura t4'. armature metalliche .B e miste · fu talvolta D adottata per guada• >\. / -:::::,, e gnare spazio interno, 1 r v : § ____ ..,____ _.....,~----è quella rappresentata dalla fi g. 14"', in cui al tirante AC si sostituirono le ca• ~ne inclinate AF, FC e la catena verticale BF. Conservate le altre nohzioni, dicasi:
Dli:! 'fll:TTI 289 /3 l'angolo che le catene inclinate fanno coll'oriz:zonte, determin~to dalla relazione h 1 tang t3 2i 2 tang a. ;
= =
T la tensione delle dette catene inclinate, T' la tensione della catena verticale. La pressione Q' sopportata dalla controcatena DE sarà,
.come nel paragrafo precedente, ·Q, - ~pl' - 8 h.
Il punto d'appoggio A esercita sul puntone AB una ~·eazione verticale eguale e contraria alla metà del peso ' totale 2 pl; pertanto esprimeremo la condizione di <equilibrio del puntone attorno al punto B sotto l'azione di tal forza pl con braccio di leva l, del peso pl unifor-
se
m emente distribuito con braccio~ l , della forza T con b raccio di leva l sen (" - /3) cos"
= l sen /3
-ed infine della forza Q' con braccio di leva½ h, avremo l'equazione
pl" +
~ Q' h·= ~ pl' :+
l T sen /3
d alla quale, postovi per Q' il suo valore, si ricava T
= 1613senl 13 Jl.
Per l'equilibrio di traslazione del puntone stesso, la ,somma algebrica delle forze orizzontali applicatevi deve essere zero, quindi l'equazione Q + Q' -
,e quindi
'l' cos (?,
=o
290
DELL_E ARMATURE DEI TETil
Finalmente la tensione r' è (trascurando i pesi delle catene e controcatena) uguale e contraria alla dsultante delle due tensioni uguali delle catene AF, FC, concorrenti n el punto F, sarà cioè :
1"
=2 T sen /3 = ~ pl.
Questa forza verticale 1" applicata nel punto B pos-siamo supporre che agisca per metà su ciascun · puntone, onde troveremo che per la massima pressione avente luogo sulla fibra più compressa della sezione D si ha ~
I )(Q· + .R' = 3vl;.t 1p + ~)
..
..
,
Q') cos e1.. + I 1,.,, sen· c:t. + 1 p~sen , ~-\{ 2 2
21 -f- 5 cos2 c:t.. = .·,:,•21P + 115 w sen c:t. lp . vl2
SULLO
ESERCITO ITALIANO IN GENEUALI~ E SULLA
CAVALLERIA IN PARTICOLARE
CELESTINO SACHERO
Colonnello clel Genio. (Continua)
Nello sco1:so luglio il Kamerad periodico militare che si -stampa a Vienna, ed il quale contiene soventi buonissimi articoli tecnici, pubblicava una sua corrispondenza da Verona, nella quale davansi alcuni giudizi critici intorno a ll'esercito nostro. Malgrado alcune inesattezze di apprezzamento , parti.colarmente in riguardo alle cose di dettaglio, inesattezze 'compatibìlissìme in uno straniero che a colpo d'occhio, _ cioè sulle apparenze, étebbagiudicare un esercito - studio di per sua natura assai diffi~ile - è d'uopo riconoscere che lo scrittore di quell'articolo è uomo n elle cose m ilitari intelligentissimo, e che la buona parte dei criter ii
,292
SULL'E'>ERC!TO
« Reduce da un viaggio in Piemonte di parecchie settimane per farvi alcuni « cosidetti » studi militari, mi affretto a comunicarvi le impre.:;sioni c~e ha fatto su me, l'esercito piemontese (1) ; e questa fedele descrizione è tanto più opportuna, in quanto che molte cose inesatte f~rono scritte finora sul merito dell'esercito stesso. « Io sarò breve quanto più potrò, e nel medesimo tempo darò rilievo soltanto ai principali tratti caratteristici. ,Innanzi tutto deve dirsi, che ci inganneremmo a
(1) Ben intenderanno i nostri lettori èhe per esei·cito piemontese, i) corrispondente elci Kmnarad vuol dire esercito italiano . : ...
293 partito noi m Austria se volessimo far poca stima det~ l'esercito piemontese, però che p_ossiede tutte le condizioni materiali da potere, mediante una buona direzione., e supposto che non venga travolto precipitosamente ia una gran lotta ineguale, t-rovarsi fra pochi anni soprn. un piede imponente. Si può differire estremamente d'opinione su la politica del governo piemontese, su la sua. amministrazione interna; ma si deve rendergli giustizia. -riconoscendo come in un tratto di tempo incredibilmente breve, coi più eterogenei elementi, egli abbia creato uu eccellente esercito. Lo spirito militare poi viene coltivato con immensa perseveranza, e la educaz'ione di esso comincia, per così dire, dai primi passi de' bambini. Fin@ dalla più tenera età, ad 8 in 10 anni, cominciano i fanciulli gli esercizii ,±nilitari, congiunti con l'insegnamento della ginnastica che rende d'acciaio il corpo e lo spirito. Essendo questo sistema praticato gia da 11 anni, nòn è , da maravigliare che le reclute da incorporarsi nei reggimenti riescano perfettamente istruite nel più breve lasso di tempo. Scu<?le d'4.fficiali -e sotto ufficiali egregiamente dirette servono a completare il corpo degli ufficiali, ed il ferreo rigore con cui il servizio viene diretto,, tempra ed agguerrisce la gioventù militare. Ciò premesso vogliamo ora procedere a dare un'idea e un giudizio., brevi, fedeli e scevri da prevenzione , intorno alle singole armi. « Jl fiore dell'esercito piemontese sono senza dubbio i bersaglieri. Bisogna vederli manovrare cotesti piccoli, ma robusti ed agili uomini per farsi un concetto deH& loro straordinaria destrezza e della loro eccellente istruzione. Il bersagliere non ha che un tempo solo di marcia, il passo di corsa: tutti i movimenti vengono ei.eguiti a questa andatura, e nelle strade stesse la marcia è sempre al passo di con~a. Vedemmo a Milano una compaguia. di bersaglieri passare pel -Corso Venezia col più rapido pa'iSo IULU.NO
da lui portati non sono, nè del 'tutto infondati, nè meno, coscienziosi. Quei giudizi, èomechè riflettevano l'esercito, palladio,. della nazionale indipendenza e pietra angolare di tuttele nostre speranze, e comechè partivano da un austriaco~ ed erano formolati sotto una forma ed uno stile di tal! cortesia, di cui, per dir il vero, non ci sono larghi gli scrittori tedeschi, si attrassero la maggior attenzione di tutta la stampa italiana, ed in ispecial modo quella dei militari, sollevando particolarmente in riguardo alla cavalleria - arma che lo scrittore austriaco meno bene che le altre trattò - una polemica la quale non lascierà di produrre buoni frutti. Alla Rivista nostra, che non tralasciò mai di coscienzio-samente entrare in tutte le quistioni militari di nazionale interesse, appartiene di raccogliere quanto di meglioquella corrispondenza ha fatto scrivere, onde i nostri lettori abbiano mezzo di farsi un completo criterio della suscitata controversia, ed anche, se {)Ossibile, affinébè la. controversia stessa, assai lungi dall'essere definita, non cada. Giova quindi innanzi tutto riportare per iutiero la corrispondenza del Kamera cl.
j
I \
(
-
l
294
SlJLL'isERCIT,0
di corsa, e credemmo fosse scoppiato un qualche moto rivoluzionario; quando un cittadino che passava ci fece conoscere come i bersaglieri non marcino mai se non con quest'andatura. I bersaglieri non sono tiratori specialmente ;egnalati , e a questo rispetto non possono r egaere al confronto co' nostri Jéige,-, ma invece manovrano in modo ammirabile e sono di tanta fermezza e agilità da destare maraviglia. « Assistemmo a Genova agli esercizii dei bersaglieri, e confessiamo aver veduto evoluzioni tali, come p. e. l'assalto di una parete quasi diritta e la salita su per la stessa, quali nessun'altra truppa sarebbe ~apace di darne l'esempio . Aggiungasi il carattere pratico del vestiario e dell'armamen to dei bersaglieri, e lo spirito di corpo con grande ardore coltivato fra essi, e si comprenderi~ come il bersaglier e non senza ragione chiami se stesso « soldato perfetto » ; cd è per ciò che realmente i b ersaglieri r eggono al paragone con qualsivoglia allra truppa d'Europa. « Anche della fanteria non si possono dire che lodi . I r ermiment.i di fanteria che vedemmo manovrare al 00 campo di Somma, erano egregiamente istruiti. Lo indurire bali uomini ad orrni specie d i strapazzi, è il ben giusto e principio direttivo dell'educazione dell'esercito piemon tese. Lunghe, difficili marcie di esercizio, esercizii faticosi in tnite le ore del giorno e a tutte le temperature, esercizii ginnastici faLti con ardore, e continue esercita• zioni di campo, ecco i mezzi usati a questo fin~. La fanteria piemontese porta un carico assai p~sante, molto più pesante che non l'austriaca; però che nel suo zaino si trovano con la biancheria e le cose di piccolo corredo anche un uniforme completo (vollstiinclige Alontiir) e 50 cartucce di riserva; inoltre ogni cinque uomini portano g li attrezzi per le tende, per modo che un campo con ·le tende può essere posto in circa 5 minuti.
ITALIANO 295 • Si aggiunga che _il lungo fucile pesa quasi il•doppio dei nostri da pionieri, e si comprenderà come il carico del soldato piemontese sia grave. E pure in tutte le occasioni, alle p arate, agli esercizi, al cam po, nelle marcie e nel servizio di guardia si ·porta sempre. L'istruzione delle reclute si fa con molto zelo e severità, e gli uffiziali segnatamente sono molto rigorosi. In ogni com pagnia ogni uf.fi.ziale ha il suo giorno, e durante il servizio giornaliero non abbandona la caserma un istante dalla diana alla ritirata, dovendo invigilare sopra ogni cosa. Ogni sera alla ritirata si fa una lettura ai soldati, durante la quale deve essere presente, oltre l'ufficiale del giorno, anche il capitano. La fanteria tanto alle parate qua.nto alle manovre è sempre in cappotto, e non presenta un b ell'effetto all'occhio; ma all'esperto di cose militari non isfugge l'eccellente suo addestr~mento e il buon spirito ond'è animata. , L'artiglieria è del p~ri assai bene istruita, ma ancora troppo oggetto di parata all'occhio del governo piemontese. I cannoni (di rigati ne vidi pochi) sono sempre forbiti e splendenti, con magnifici cavalli, e, messi che sono in batteria, assai bene maneggiati. Tuttavia le evoluzioni delle batterie da campagna lasciano ancora molto da desiderare. Gli artiglieri tirano egregiamente e con grande prestezza, ma impiegano molti' tempo prima del tiro, il perchè l'istruzione a cavallo e le evoluzioni dei pezzi lasciano ancor molto a desiderare. , Ma come fummo larghi di meritata lode alla fanteria e all'artiglieria piemontesi, così sfavorevole dovrà essere· il nostro giudizio circa alla cavalleria. Per essere brevi ristringiamo il nostro giudizio a ciò: che tutta la cavalleria piemontese non s'intende di cavalcare, di destregg iar cavalli e governarli, e fece la più cattiva impressione a me antico soldato di cavalleria qual sono. Enumerare i difetti della cavalleria sarebbe troppo lungo; pregi non
A.--s.-y,o
1x1
voi.
J. -
20.
297
su1:t'vs1rnc1to 296 ne abbifi.mo s<:oper ti se non si voglia far valere come tale l'elegante aspetto de lla, m aggior parte dei corpi cl'uffi• ziali . La miglior caval.leri.a pi.ernont:ese che vedem1+10,1 i lancieri di. Mi lano, ancora noo. agguaglia d i gran l unga i p ii1 giovani soldati della caYal!ena austriaca. »
forme co-mpleto, poich è tut t0: l'un iforme del, nostro fante attual mente co,u&iste in c:iò che serttpr e eg)i indossa, cioè nel cappotto e· nei pantaloni. di pan,no bigio; e se poi lo avesse pes.ato, lo avrebbe r i nvenuto p iù leggiero di almeno un buon 1 t2 chdograrnma. di quello che Glggidì parta in ispalla il soldato di l inea austriaco; ed ugual cosa egli avrebbe trovato pel n ostro fucile, il quale contrn l e sue asserzioni, è qualche poco più legg.iero dell'austriaco (1). « G1i osserveremo I· o i che non cinque uom-ini ma b ensì tre soltanto portano f ra loro tutti gli attr ezzi occorrenti per l'erezione di una tenda;_ essendo che appo noi le tende fan,n0si o per tre o per sei uomini : secon do l a durata che debl)'avere lo attendame11to . · « Gli passeremo di credexe cbo in ogni. compagnia vi sia u n uffìz;iale di- giornata, i ì quale muover non possa dalla caserma, ed il capi tano deb ba presenziare sernprn la, chiamata. della sera, mentre in realtà abbi amo in ogni ~'o mpagnia mn uflìziale subnltcrno di settimana, il quale sebbene carico di serv·iii svariati, ciò nondimeno non è schiavato al quartiere, e p 0r og ni reggimento un solo capitano è tenuto d'in tervenir e alla chiam ata della sera, il capitano d'ispezione. « Quello poi . che non g1i passer em o si è la sua v--elata critica sulla nostra artigl ieria, che è per noL un. vero oggetto d'amor pr:o.prio . Tutti, meno il corrispondente del Kçimeracì, s'accordan o in riconoscere i maggiori pregi ai nostri artiglieri, sì per l'istruzione tecnica che per quella pratica cioè per ·l a destrezza e celerità. nel mano.'vrare e pun tare i pezzi , ed in proposito potremmo ricordare quanto ne d issero lo scor so anno i giornali esteri in occasione della gran·ùe manovra d'artiglieria attuatasi ·
Questa corrispondenw diede luogo a p ar ecchi articoli pubblicati dai giornali la P1wsev.eranza, l' Opin-ione, l'Ese1·cito ltlustrnl.o e la . Gazzetta clel Popolo, che con un certoqual ordine cron ologico qui seguono :
I. (Dall'ESE :&C1'.l'O !LLUSTRA'!.0).
Kamerad, il q uale è senza dubbio nn peritissimo µ1 i1it are, della giustizia che egli rende all'esercito nostro, riconoscendo come q uest'esercito possegga tali coucfo,ioni mor~li e materiali da poter stare al confronto d i qualunque fra' primi eserciti europei ; e di ciò il rin graziamo tanto p iù che mi tal procedere è affatto straordinario nei corrisp·ondenti e scrittori di detto g iornale e d e' suoi confratelli, i qtrnli. si affannano tut ta l'annata in maledire d elle nostre co.se militari. Pèrò il benevole coTrispondente ci permetta di r imbeccargli alcune in~sattezze ed errori, n ei quali è caduto, vogliam creder e, ingenuamente e per l a ragione di non aver potuto sufficiÈmteme_n te approfondire i suoi studi militari sul fatto n ostro. « Egli dice che il nostro soldato di, fanteria porta uno zaino più pesante che non il fante aestriaco, nel quale oltre alla biancheria ed a tutti gli oggetti del 1: iccolo corredo. havvi un uniforme completo e -50 ca.rtuccre. ~ Ebbent se egli avesse vìsìtato questo zaino nel suo m~ssimo completo; egli. non vi avrebbe trovato alcun uni.._, «Ringrazieren:1O an2.i tutto il corrispù1ldeute del
(1) Qui l'Esercito Dlustmto .a in foJlo , vcrchè il fucile della nostra. fanteria pesa., alcun chè più di queilo atfualmente adoperato dall'au~ striaca , ma non però iì doppio come asJlevera il corrispondente del
Kamcwacl .
.. I
I
298
DELL'ESERCITO
al campo di Somma. . Egli invece appunta l'artio-lieria italiana d'essere ancora troppo un oggetto di p~rata, appunta i cannonieri di lentezza prima del tiro, e l'istruzione a cavallo e le evoluzioni di lasciar molto a desiderare; e da ciò siamo veramente indotti a credere che egli non abbia avuto occasione di vedere l'artiglieria nostra a manovrare, poichè se vi fosse stato egli avrebbe osservato non pochi (come egli dice) cannoni rigati, ma molti ed anzi tutti esser rigati quelli delle nostre batterie da campo. • Ma l'arma da lui più duramente trattata n'è la cavalleria nostra, che egli accusa di assol uta nullità, poichè, secondo lui, essa non si intende nè cli cavalcare, nè di destreggiat· cavalli e governa1·li, ed è priva a.ffatto d'ogni pregio, attalchè la • migliore cavalleria piemontese da lui vista ~ lanci~ri. di Milano, ancora non agguaglia di gran Iung~ 1 coscr1tt1 della cavalleria austriaca. } Che rispondere a sì perentorio giudizio del corrispondente qel Kamerad che si dichiara un antico soldato di cavalleria ? '. . • _Gli ri~ponderemo col dubbio nato in noi che egli non s1 s1a ma1 trovato. in mezzo ad una carica tra' nostri cavalieri e quelli austriaci; che se soltanto avesse avuto occasione di essere a Montebello nel 1859; certo egli av:e?be esp~esso, cosci~nziosamente parlando, una miglior op1mone de.la cavalleria nostra, la quale in ogni parziale scontro ha pur sempre avuto il sopravvento sull'austriaca._ Ed è ~uesta, a nostro avviso, la migliore stregu~ cw commisurarne il pregio, od almeno è quanto per noi basta...
ITALIANO
209
II. (GAZZETTA
DJ,;L
P OPOLO).
Cavalleria Italiana. - Ua ufficiale di cavalleria mo1to distinto ci comunica le seguenti osservazioni : « Nel Kamemd, giornale militare di Vienna, del 26 luglio si legge un articolo trasmessogli da Verona, che sotto il titolo l'Esercito piemontese, espone un giudizio su1lo stato attuale dell'esercito italiano. • Mentre da 1eale militare egli enMmia i nostri bersaglieri, così svelti e veramente perfetti; la nostra fanteria che in tempo sì breve ha corrisposto alle cure incessanti dirette a renderla ben disciplinata, solida, dura alla fat ica, ed abile tiratrice; la nostra artiglieria per la precisione e rapidità dei tiri; egli dichiara assolutamente solo di non potere dar lode alla nostra cavalleria, ma biasimandola forse molto più cbe non merita, l'accusa di n~n intendersi punto, nè di cavalcare, nè di frenare e governare cavalli, e d'avere insomma un nugolo di difetti. • ~ forse l'autore dell'articolo ha ragion?.. , E verissimo: noi non siamo uomini di cavallo come lo sono generalmente i soldati della cavalleria austriaca ; noi teniamo il contadino sotto le armi soltanto cinque anni in luogo di otto o dodici come si usa nell'esercito austriaco: le nostre reclute dopo quattro mesi passano alJa prima classe, mentre invece la recluta austriaca non passa alla scuola di squadrone, se non dopo diciotto mesi : i nostri soldati di cavalleria nelle varie guarnigioni fanno, come la fant eria, il servizio di piazza, e ciò oltre alle guardie di scuderia, alle quali certamente la nostra fanteria non può concorrere: nei reggimenti di cavalleria si scarseggia !empre di uomini , per cui il
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SU'LL'·E S&RCITO
nostro soldato sopra sei giorni della settimana n e ha ire appena per trovarsi alle var.fo istruzioni: p er ultimo noi abbiamo una nuova teoria assai difettosa nella istruzione a cavallo , e nel :ro;a;neggio della -soiabo1a, e meglio sarebbe _tornare all'antica. ' ~ • Del r esto 11 -corrispon d ente clel K(JJ/twracl non poteva sa.pe re c he ar1 giorno d'oggi i nostri rc-g gim e nti di cavalleria sono composti abbond.a nteme.nte per un terzo se non per ia metà, cli ·soldati che contano appena un anno di servizio, e che perciò _in Austria sarebbero ancora semplici reclute. Siamo dunq ue inferiori nel tnanego-io del cavallo, ed in q uello della sciabola che rich iede ~sp erto cavalj ero; p~r la qual cosa a me parr ebbe buon consiglio che tntti i nostri r eggimenti· di cavalleria fossero a rmat i cli lancia, esser1do assai più semplice _il maneggio ù.1 questa Regina (lelfo anni c he si 1:id uce ad una sola parata, e ai col pi di pu nia . · e, Ma se t1ell'arte d t ca valcare sia mo anco;,a da men 0 ·, tuttavia non du bito punto che a quel modo che la cavalleria pie rnolitese ha sa.puio, non solo a pari ma anche a numero inferiore, t e ner testa alla cavalleria liUstr iaca, e ben- a nche veder le le spal le, così pure la cavalleria italian:-i, se tbarido intatta ìa b ella foma che quella s'-era acqmst,~ta, saprà p rovare a l l'ap-rirsi cl"uoa ·n uova cam.. pagna c he, malgrndo gl'iD negabi !i s uoi d·iCett.i, essa prevale alla cavalleria austriaca, •Don d irò ner corao-aio -~~~erd1è il soldato austriaco è p rode e coraggioso qu:;to _ l,1tahan o) ma per lo slancio, p rin cipale vi rtù di un a èavaileria. Io -nutro fiducia che potn,rn dire, come Marmont della . cavalleria fra ncese (De ·l'esprit ·des ins'l itutions rnilitaircs) la èavalleria italia11a è la mi glior cavalleria del :morrdo pel suo slancio . Un uffiziate . » Riceviamo sullo stesso àrgomento alcune .alfre ·osser• vazioni- che noi riprodurre mo del p a ri p erèhè se la cen-
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sura che della nostra cavalleria ha fatta il Kaniemd è stata scerba, è in nostra mano di rivolgerla a n ostro vantaggio esaminando s eriamente la q 1.1istione da tutti 1 lati: Ecco dunque che cosa. ci seri vono : • L'a utore d el · carteggio del Kamern(l ha ragione sotto molti riguardi, seb~ene non abbia conosciute o valutai~ le circoslanze attenuanti che avrebbero do,,uto mitiga.re l'asprP.zza del s uo g iudizio. Il n ostro solda,to d i caval leria è molto , g iovine; v i so:io a nzi dei r eggimenti che sopra 600 soldati ne contano 320 che si 1rovano sotto le armi da meno d i un anno . Sui ca,;11lli ci sarnbb,; da dire uu mondo cli roba . Il cavallo por la nostra caYalleria può dirsi ancora lla fan?- . • Del resto, per n òo parlare dell o s l,,to in cui sono i cavalli m a ndati ai reggitne111i daìle ,r imontc, in quefto mouicnto le molte niarcic, e la repressi0ne deJ brigan taggio sono um~ spiegazione H,ffici(~nte pcrcl1è l'as petto ne sia un po' sciupato. La repres~ione del brigantaggio p ei r eggimenti clic Yi sono i m piega l i è par causa che tanto i cavalli qu.i.nto i soldati noo possan o addeslrarsi con m aggior dilige nrn n ei ctella.gl-i del maneggio. • Oltre a ciò dobbiamo ri cordarci che la. caval1erja s i è quasi triplica ta, e che tut.ti i ve(;d1i reggimenti hanno pagato il tribu to di soldati aozitLni . Nè questo ingra ndim ento (che è S<'mpre un' opcrazionn molto ardua) ha: ·potuto aver sem pre l uogo e.on com odità di tempo e di silo ; le particolari uecessi_ià, !a natu ra ec:cezionale del servizio p er la repressioue ·del brigantnggio dovevano incvitabil!)1ente portare consegue uze me n . favorevoli anche al la disciplina ed a·lla p ulizia, ta nto più trattan dosi di un'arma che già p er se stessa, anche indipendenie ment'? dalle circostanze poco propizie ad u na perfetta organizzazione, r ichiede p er raggiungere il grado voluto di per'feziona-
302 su:r,r:ESERC!TO mento relativo, sia pel soldato sia pel cavallo, un tempo assai più lungo di quello che occorra alle altre armi. '.Con tutto ciò quest'anno stesso al campo di S. Maurizio anche la cavalleria ha fatto buona prova, e tutti hanno avuto agio di vedere i lancieri di Milano attendarsi in cinque minuti, di notte dietro ordini improvvisi in un quarto d'ora, sotto la pioggia, levare il campo insellare ed essere pronti alla partenza senza il minimo dissesto. Fu visto pure il reggimento Savoia-cavalleria manovrare cogli anzidetti, e caricare a fondo sei o sette volte su terreno difficile, senza che un soldato avesse a cadere·, e con soddisfazione degl'intelligenti. Se i cavalli non saranno sembrati in buonissimo stato al corrispondente del Kamerad, è bene considerare che quei rep:gimenti furono accampati su quelle lande per 20 giorni al cocente sole di luglio, senza paglia, e coll'acqua lontana e cattiva. Essi manovrarono senza un giorno di riposo, e presero parte a fazioni campali quasi quotidiane. • In conclusione la nostra cavalleria che può considerarsi ancora come in via di formazione, presenta certamente notevoli difetti. Il soldato va in congedo allora appunto ebe sarebbe buono; il peso sul cavallo è troppo forte, ecc. ecc. · • Ma se per ora siamo inferiori alla cavalleria austriaca sia dal lato della istruzione in maneggio, sia dal lato delle razze di cavalli; se men comodo è l'uniforme nostro, se minore la pulizia del soldato, noi possiamo. però confortarci col ricordo delle battoste che in pratica i nostri cavalieri, men ricchi d'istruzione ma più di slancio, hanno dato alfa. cavalleria austriaca: possiamo confortarci col pensiero che il benefizio del tempo, la sperienza, e le acute censure degli stessi nemici nostri (a· cui certo non vogliamo essere sordi scioccamente) ci porranno in grado di effettuare importanti miglioramenti. Fin d'ora è eccellente il corpo deg1i ufficiali; eccellente l'arma-
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mento del soldato; molto possiamo riprometterci della. razza dei cavalli romani; e tutto ponderato possiamo esser certi che quando ne sorga l'occasione, i nostri sol• dati di cavalleria sapranno aggiungere altre pagine gloriose a quella di Montebello. • III. (Dalla
PER.SEVER.ANZA).
, L'artiglieria - dice il Kamerad, parlando del nostro • esercito - è del pari assai bene istrutta, ma anéora ~ troppo oggetto di parata allo sguardo del governo pie• . « montese. , , Se vi fu artiglieria in Europa che non fu mai oggetto di parata, h~ piemontese era di quel numero, e l'attuale artiglieria italiana, in tutto modellata su di quella, non merita un'accusa che non saprei come pigliarmi a confutare, perchè or.riornalmente smentita da fatti . conosciutissimi , e , perché fondata su notizie al certo inesatte, dall'autore taciute. Sarà forse l'elegante ma severo vestire dei nostri cannonieri che avrà indotto in errore il corrispondente del giornale viennese, ed in questo supposto non so dir altro che una più accurata disamina del consueto vestire della nostra artiglieria avrebbe modificata assai l'opinione del corrispondente. « I cannoni - di rigati ne vidi pochi - sono sempre , forbiti e splendenti, ecc .... • ·•E qui mi ci perdo nuova_m ente davvero: non abbiamo più, ch'io mi sappia, artiglierie di campagna che non sieno rigate, epperò io _credo che l'illustre corrispondente non ha mai potuto avvicinarsi ad una di quelle bocche a fuoco, che sono forbite e splendenti perchè da pochi mesi uscite dagli arsenali del regno. Il nuovo cannone da campagna rigato (modello 1863) non è - tuttavia. la
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SULL F.Sf(l!CJTO 304 prima bocca d,l fuoco rigata che abbia avuto la nostra artiglieria. d'i campagna, che anzi, prima deglì attuali cannoni, sp2endenli perchè niiovi, le nostre batterie erano armate di quattro cannoni 1·igati sovrn i sei pezzi, ond'erano fin d'allora composte. e Tuttavia le evoluzioni da campo lasciano a ncor molto « a desiderare. Gli artiglieri tirano egregiamente e con • grande rapidità, ma spendono molto tempo prima del , tiro, a che l'istruzione a cavallo e le evoluzioni dei « pezzi lasciano ancor mollo a desiderare. , • Per veritiL leggendo quest i· ultimi appunti, e udendo più .sopra asserire dal dotto corr ispondente che ei ·vide da noi pochi cannoni rigat-i, sono t entato di credere che egli scambiò le manovre delle ::.1ostre batterie, con delle esercitazioni parziali destinate alla formaz ione dei molti soldati giovani dell'ultimtl leva. Forse, e ne dubito, taluna di quelle eser citazioni potrà essere rntta ancorn con cannoni lisci, ma non splendenti, e certumcnte poi i soldati dell'ultima leva 11011 vi potevano apparire provetti cannonieri . , Non saprei del resto spiegarmi altrimenti come mai l'istruzione dello nostre batterie di campagna sia stata trovata deficiente, iad<love è certo ch'essa brilla per maggiore accunnezza. I nostri cannonieri conducenti, anche quando sono formati, non sono certo soldati di cavallm·ia, ma è la· prima volta che li sento appuntare di poca agilità nella. esecuzicne delle evuluzioni di batteria.
Un i1([lziale.
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IV. (Dall' Ol'INION E) . « A noi che abbiamo passato i nostri primi anni giovanili nell'arma di cavalleria, servendo colla passioue dell'età, e facendo nostra principale oc.:-npazi one del soldato e del cavallo, non sarà negato, srero, òi dare il nostro parere sullo stato suo present.e. L'uCfiziale superiore austriaco che scrisse sulla caralleria italiana, e di cui il solo torto è di chiamarla 71iemontese , ba, sec011do noi , perfettamente ragione in lungo c<l in largo. Il nostro soldato non è abbastanza a cavallo, non conosce abbastanza la maniera di dirigerlo e frenarlo, e se si ottenne qualche r isultato, questo deYesi attribui re allo srir ito Bccellente del giovine soldato rimorchiato da ufiiz ial i ardimentosi, :na non si può certo asserire cbe l'arte, tanto necessaria in questa 1)artc mi1itc1rc, vi abbia recato il suo potente aiuto. Noi abbiam o servito in diversi reggimenti; il nostro tempo lo consacrammo sempre n,llo studio del nostro mestiere, ne conosciamo perciò i difeil.i al p:tri dell'ufri.zial-:) austriaco, il quale, essendo pnrt: de!L:i.rma, dovette ullare cli tutta la severità nel giudic~u-Ia. Noi ci proponiamo dunque di- dire il vero, almeno secondo le nostre convinzion i; al1ri le confuterà, nulla import:i, purchè si giunga a trovorc il ri111 edio ed a formare <ìolla nosLra una. buona cavalleria tecniw al pari come è valorosa. e Incominciando dunque dal cavallo, io dirò che sventuratamente il cavallo italiano è il peggiore del mondo per prestarsi all'equitazione, Rlla riunione, al caracollo, i nsomma per l'uso di cavallo da sella. Tanto desso è forte, r obusto, parco, insensibile alle intemperie e cattivi trattamenti, -alt rettanto la sua costruzione è quasi sempre <lifettostL per formare un buon cavallo da sella. Questo
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enorme suo difetto proviene dalla sua nascita, cioè dalla degradazione delle razze, le quali andrebbero del tuttoriformate da persone pratiche, introducendo stalloni di sangue, ecc. Che il cavallo sia robusto è certo una bella qualità, ma se n·on si adatta all'uso della sella- manca s~c~ndo noi, della qualità principale. Imperoccl~è vuolsi d:strnguere nel cavallo soldato due qualità essenziali, distaccandosi dalle quali si cade in errori aravissirni che ci conducono affatto lontani dallo scopo, :rrori che' esis~ono pur_tr~ppo,. e che prendono ogni giorno maggior v1gor~ nei g10vam nostri reggimenti. Queste due qualità s_o no. il cavallo animalè e a-rma. Sì , giovani ardenti uffiziah, non dimenticate mai queste due basi fondamen t~li, Voi meglio di me sapete che il cavallo deve essere riguardato come un'cir-ma, e non come un mezzo di trasporto; un cavallo potrà essere robusto, forte, sanissimo come lo sono , p. e._,_ i cavalli di traino, ma deve pas: sare sotto ben d1ffic1h prove per diventare un'armà offensiva, _ quale deve essenzialmente essere nella cavalleria. · ~ Per giungere a tanto bi.,ogna che il cavallo sia talmente ben costrutto, talmente ben educato, mercè una ~ana equitazione, che il soldato quando lo cavalca non debba piL1 per nulla pensarvi. li soldato deve gira;lo in tutti i ~ens_1 a t utte le ·andature, arrestarlo o spìngerlo secondo, 11. l~1sogno, senza che esso si sogni mai di ribellarsi; u bb1d1e~te se1~pre, non deve che seguire gl'impulsi del cavaliere. Riunendo un certo numero di questi cavalliarma as~ieme si forma un rango compatto , il quaie al _v olere d1 un capo si precipita simultaneamente sul nemico,. for~ando una forza sola, irresistibile, che è quella c~e ~1ce~1 w~to._ Ad un altro cenno del capo questo rango s1 sc10ghe, s1 dispongono i singoli cavalli ad intei-valli ~d i cavalieri, precipitandosi ciascuno su di un nemic.~ 1Solato, producono un urto parziale comunemente detto
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cai·ica in foraggieri. Essendo poi i càvalli stanchi e non potendo più servire come ai·ma, per lasciarli riposare e considerandoli solo come mezzi di trasporto, i soldati se ne possono servire per eseguire dei fuochi in esploratori avanzando o retrocedendo. « Quepti sono elementi fondamentali che tutti sanno. Ma <la questo si scorge che ogni cur a deve essere rivolta ad avere buoni cavalli-arma. Invece, io me ne appello a tutti, si va ogni giorno più ripetendo nei reggimenti che l'equitazione è cosa inutile, che si deve cavalcare all'inglese, non curarsi del cavallo; con gambe nerborute e coraggio si fa andare qualunque cavallo, e se JìOn si dice si fa come se si dicesse. In poche parole l'istruzione indi vi duale del cavallo e del soldato, che dovrebbe essere la base fondamentale, è affatto nulla. Coi nostri cavalli italiani, che, _come dissi, sono pieni di difetti per la sella, la istruzione deve essere ancora maggiormente curata. , Insegnate a cavalcar bene al soldato, e poi non avrete piL1 bisogno di nulla. L'esperienza ha dimostrato che il soldato che ha confidenza nel suo cavallo, che sa che può fidarsene, che conosce la maniera di dominarlo completamente, gli prende una affezione immensa, lo govern_a da sè eccellentemente, senza bisogno d'impulso di superiori, è disciplinato, cura e pulisce i suoi effetti, anela di mostrarsi al pubblico sul suo ben bardato destriero,_ che sbuffa battaglia dalle narici, colle armi lucenti e con prestanza marziale. È necessario dunque il maggior numero possibile di cavalli. r,osì detti vecchi in un reggimento, i quali siano già talmente bene istrutti da potersi istruire le reclute. Questo manca affatto. I cavalli giovani vengono per lo più montati da reclute che ne sanno meno di loro, perchè forse il cavallo avrà · già portato un uomo, mentre la recluta discesa dai monti non avr~ forse mai vedutò cavallo. L'istrutt ore, per lo più elegante giovinotto, il quale anela al coml)attimento piut-
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309 tenere un'egual andatura al trotto o di galoppo? ... In JTA L! Al\0
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to~to che al noioso abbecedario del mesti.e.r e ,, preci.Rita: qualch e articolo dell'istruzione. individuale, _ quindi per pr esentare il re15,gimen t.o i~ m anovra, si commette il più grande sbaglio dell a parte ter.nica del mestiere, cioè si ril'misce quest'amalgama di giovani ·c avalli e giovan i soldati , si fanno manovrare per pelo.ttoni e squadrorbi, e finalmente si arriva al desid erato giorno della manovra d i reg gimento. • Questi g iovani., cavalli e soldati tutti. uniti, senza avere pri ma i mparati i p rincipii fondamentali dell'arte, manovrano alla meglio di trotto e di galoppo. Oia1,cuno si fa una legge pro pria, suggerita dalla n ecessità in critici momenti di g irate al trotto o galoppo o cariehe. Ma, signori, fatem i sortire da questo reggimento d.ue o tre soldati, fate lor o eseguire qualc.he movi mento isolato di trotto e di galoppo, girando a destra e sinistr.i., secondo la volontà del cavaliere ..... voi vedrete questi. nostri e.a,-· valli arma come son0 fungi dall'essere tali : essi sc1.ranno ar·me che si rivolgeranno contro i l)ro1)ri c~vc1lieri •o o-iuoc~ndo col posteriore od impennandosi per dissell arli , e se loro ciò n on riesce, non fatene caso, per carità, dell'abilità dei cavalieri; se non riest;ono, ri11g razino questi u ltirni il sangue degenerato dei loro soggetti, per presto vennero loro meno le forze. I sostenitori cii .questi principii dicono : guardate gl'foglesi come cavàlca.no senzai pedanterie. Io rispon do: sì, vedo i gentlcrner,, inglesi, i quali se ne vatmo colle r edini lunghe per conto proprio, si arrestano, girano, trottano, galoppano quando vogliono, ma-essi non hanno quella sacrosanta parola di gucvrdavoi t e di mcwche..... Al comando ma·rche ·cinquecento cavalli devono prendere il galoppo assieme, al comando alt cinquecento Qavalli devono arrestarsi insieme, altrimenti non c'è cavalleria. Ora dite un poco a venti o tr enta gentlernen riuniti se sono buoni a fermare i loro cavalli lanciati al galoppo quasi simultaneamente? ..... A girare allfoeati, a ~
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un'armata del pari cbe i soldati·, p ure i cavalli d evon o essere disciplinati. E poi il éavallo .inglese fo studiato prima della sua n ascita, le sue forme son.o quasi perfette,. adatte allo scopo, e f).nalmen te ognuQo compera il cavallo c be più g li conviene . Dunque cotesto è argomento sì fuori . \ di luogo ch e n ()n d eve pure e.s sere d 1scusso. _ • Ritòrnando a noi, le. morsatura dei cavalli, parte tanto importante e difficile, forma per noi. un'occupazione di pochissimo r ilievo, sicchè bruttissimo effetto producono, a:ll'occhio pratico i nostri ca,va1li, con rnorsaccì malissimo adattati, portando la loro testa in aria che pare fumino un sigaro colJoro morso e dicano : ahimè I che cosa, ho ma;i . fatto per essere trattato ·in questo moclo? • Parlando del modo d'i nsellare, dirò che molto più pre:gevcle per l'uomo d 'arme sia l'insellare il suo cavallo p iuttosto indietro ch e a.vanti, per lo rneuo in modo che le c inghie si mantengan:o alla g iusta m età. del corpo, metodo praticato in Austria , }ìOid1ò così il cavalier e seduto. al centro di gravità, può fo.cilmeo te signoreggiar e il cavallo, e sopratutt o neile mar cié r iescono meno frequenti l,e ferite d i sella al garl'ese, male questo tremendo, nemico implaca-. bile della cavalleria. Io posso dire per esperienza che · còl . modello p resente della sella il cavallo ben addestrato, ossia . che sa· camminare d1 appiombo e ben in sellato al centro, è quasi impossibile che si ferisca . Al contrario presso di noi è invalso h1so d'insellare i cavalli sul è avanti, anche · questo per effetto cli a,nglomariia male adcittata. , ,, Quali sarebbero dunque i rimedi a t anti m ali 'I Ecco ciò• ch e proporrei per il momento . Comincierei dal pregar e il ministero di far entrare il più pos~ibile nella cavalleria uomini già esperti del cavallo, come sare·bbero . i maremmani, ecc. Quindi : proibizione in ogni reggimento di · manovrare in massri, p'i ù d'un mese per anno. In ogni reggimento ripresa degli ufliciali a cav,dlo .ogni giorno
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dai capitani in giù con cavalli di razza come quelli di truppa, seguendo puntualmente l'attuale teoria che fu fatta da espertissimi ed intelligenti ufficiali; quindi grandi istruzioni individuali ai soldati, cercando prima di tutto per il momento di addestrare i cavalli, servendosi perciò delle lezioni con filetto. Per quanto si può insegnare il piego di piè fermo e marciando e poscia insistere sulle lezioni di galoppo a destra e sinistra ass,ai prolungate. « Nelle scuole d i galoppo prolungate in circolo, il cava• liere si unisce col cavallo, s'immedesima, per cosi dire, e n e prende la confidenza e ne misura la forza. È invalso grandemente fra noi l'uso di risparmiare il galoppo più che si può, di modo che si va talvolta alle manovre con cavalli che non hanno mai galoppato. Cosa assurdissima, essendo il galoppo p er parte del cavallo militare l'esercizio principale a cui deve adattarsi sviluppando così i suoi polmoni, ed abituandosi in questa sua faticosa andat ura agli errori del cavaliere. Devesi per certo arri• vare g radatamente a queste lezioni prolungate, lasciando che i cavalli acquistino in pari tempo forza ed istruzione. Devonsi poi eseguire a lungo lezioni dei cavalieri isolati che sono della massima utilità. Si facciano eseguire sovente rigorose ispezioni di generali aceompagnati da esperti conoscitori di equitazione militare , come si eseguiscono tuttora le ispezioni sulla salute dei cavalli per parte di un generale accompagnato da un veterinario che non ha che il grado di maggiore al più. Del rima• nente non manc:ano fra noi espertissimi conoscitori fra i nostri ufficiali superiori e fra gli allievi del celebre W agner. Per citarne alcuni dirò: un generale Griffini, u n generale Angelini, un generale Valfrè, un colonnello Barattieri, un colonnello Rizzardi e molti altri. Questi ispettori dovrebbero pure essere rigorosissimi nella morsatura e modo d'insellare, e su questo si dovrebbe spe• cialmente insistere presso gli ufficiali.' Stiamo certi che
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quando il soldato saprà bene cavalcare individualmente, cioè sarà amico col suo compagno ò'arrne, le manovre_ 1n grande, purchè g1i ufficiali sappiano bene la parte teonca, riesciranno in quindici giorni perfette. ~ Un'altra cosa che devo avvertire qui, quantunque alquanto estranea allo scopo, si ~ ~i ?1ette:e ~I 1~eno P~~si bile la cavalleria sotto gli ord1m d1 ufficiali di fanter'.a, ciò che pur truppo succede ora contro il ~rigantagg10. 0l'<lina,riamente chi è inesperto crede che 11 cavallo, essendo sci o sette volte pitl forte che l'uomo deve :'amminare sei o sette volte di più dell'uomo. Fate attenzione, rispettabili uffiziali di fanteria, ch_e v~i avete due maniere .di agire, offensivamente e difensivamente_colla :o· stra fanteria ; quando voi avete caricato i1 nemico e siete stauch i, vi arrestate, vi riunite in gruppo se contro caval leria. e fate fuoco, mentre la cavalleria non è che offensiv~. Per offendere bene bisogna che arrivi sul luog? con tutta la sua forza, cioè che possa agire in modo s_i· multaneo e col massimo vigore; ma se voi fate fare marci~ forzate, i cavalli andran no sì, ma andranno come mrzzi di trasporto e non più come a1·ma. S~tto ~uesto aspetto dunque alla cavalleria devesi maggior riguardo nelle marcic che non alla fanteria. , Osserverò qui di passaggio che per i briganti appunto il cavallo è unicamente mezzo di trasporlo, mentre I~ \oro confidenza sta nella carabina, che adoprano as~m ·bene, quantunque di non nuovo modello. Se la nostra cu vallcria arriva di fronte ai br iganti, essendo stanca, ciò che succede il pitl delle volte, nella carica pochi cavalieri giungono i primi, e sono atterrati, agli altri _rcst_a appena il tempo di riunirsi per non essere truc_1dat_1 , sempre per la ragione che il cavallo stanco non e P1~ arma ed il soldato non ha conf1denza ne1 fuoco, e sapra assai se sa come si car ica il pistolone. A NNO IJ<, voi. r. -
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SULL ESERCITO
V. (Dal DmrTTO), « Abbiam g ià più volte p arlato dell'articolo del g iornale austhaco Kameracl in cui si fa assai aspro governo della ca va.lleria i taliana. A questo articolo è stato risposto da un u fficiale italiano n ell'Opinione. Noo però così ampiamente, ·nè così vittoriosamente, da non lasciar campo ai pochi appunti che qui appresso mi perm etto d i fare . • Devo notare che l'ufficiale italiano mi sa un po'di dottrinario a cavallo. Egli dà alla cavallerizza (mai:iège), all'equitazione co mpassata , al classicis mo ippico troppa i·11portanza. Egli dimentica che i Gauchos, gli Arabi, gli Inglesi, queste tre · razze di cavalcatori per eccellenza, sono quelle ch e non conoscono i l manège, o che lo conoscono meno. I marièges sono com e le università. Produ cono più pednoti che sapien ti. Non posso neppure passare sotto la critica che l'ufficiale italiano fa dei cavalli italiani. Questi cavalli, quelli specialmente di Maremm a e del territorio romano sono fortissimi, robusti, ottimi per cavalleria leggera.. Mentr e i reggimenti montati su' cavalli cli Germania avevano, durante la campagna del 48, ol tre il 30 per O[O di cavalli all'infermeria, que1li montati sui cavalli italiani ne avevano appena il 10 per 0[0. Il cavallo romano è un caval lo che ho sentito lodare dagli stessi Inglesi. Quanto poi ai cavalli napoletani, sebbene la razza ne sia ora un po' scadente , non dobbiamo dimenticare çhe non è difficile cou alcune cure cli tornarla a quel punto in cui era due secoli fa, quando era considerata la prima forse delle razze cavalline . (Jervaise Markham, ch e scriveva verso il 1600, consigliava di adoprare gli sta1loni di Napoli per migliorare le razze inglesi; e GJglielmo Cavendish, duca di Ncwcastle, il Rarey dei suoi tempi,
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che scriveva verso il I 650, .considerava gli stalloni e le cavalle di Napoli superiori a quelli di ogni altro paese). • L'ufficiale au.st1·iaco · che seri ve al Kamemd avrà probabilmente voluto giudicare della cavalleria italiana da una q·u alche riprèsa di coscritti. Egli ha scordato assol utamente che questa cavalleria italiana che egli tratta con tanta severità, è in gran parte comandata da quei medesimi ufficia.l i, che condussero - e con tan.ta superiorità sugli Austriaci - le cariche di Volta e di Sommacampagna, e q ue1l~ d i Montebello e CJ.uelle parziali fatte a S. Martino dai capitani Avogadro e Spinola . Può essere verissimo - e credo che lo sia - che in taluni particolari di equitazione il soldato austriaco sia superiore all'italiano. Ma reggimento contro reggi mento la cavalleria piemontese, ora italiana, si è sempre mostrata superiore all'austriaca. La ca valle ria italiana rinnovò i fasti dei cacciatori a cavallo r epubblicani francesi, dei dragoni di Fresia, dei ca,,alli napoletani di Murat i quali, sebbene meno perfetti cavallerizzi', p ure in quasi tutti gli scontri tagliarono la ·groppa agli ussari di Lichtenstein , ed ai corazzieri di Gutteshejrn ed ai cavalieri-g uardie di Russia . « Fra gli appunti che dall'uflìciale italianri si fanno al sis tema attualmente adottato per la cavalleria itJliana v'ha pure quello che i corµi cli cavalieri~ siano di freq't1011ti adoperati unitamente alla fanteria e qualche volta sotto gh ordiui di uffiziali di fan teria. Ora a, me anziché di essere b iasimata questa cosa, sembrerebbe di meritare · di essere lodata assai. Le truppe - qualunque sieno non devono essere ten ute coi; altro scopo che con quello cli fare la guerra . Ora la guerra non poteudosi fare con un'arma sola, e l'elemento predominante essendo la fanteria, mi sembra assai ' ben fatto che gli ufficiali di fanteria e cos'1 quelli di cavalleria e di artigli eria-, si,a no usi ad adoperare non solamente l 'arma in cui •servono, ma anche le altre .
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suu 'i,sEitCITO
Gli appunti che si potrebbero fare alla cava1leria italiana mi sembrerebbero i seg uenti: 1° Troppo numerosa' av uto riguardo alla conngurazione dell'Italia ed ai bisogni del paese ; 2° Montata con troppa economia in q ua.nto concerne cavalli e le ba.rdature; 3° Tenuta di soverchio nelle città per esserv i adorn·ata come forza repressiva·, essendo - ed io amo spe,rare a torto - tenuta dai nostri sgovemanti in conto di truppa adatta alla reazione ed ai coJpi di Stato; 4° . Impiegata senza bisogno e senza utilità nella g uerra contro il brigantaggio; g uerra per la quale si dovrebbero c1i preferenza adoprare le guardie nazionali, J.volo11~ari del luogo, ed in certe pro porzioni i bersaglieri, a1 quali per ogni battaglione in servmo contro il brigantaggio. , si potr eqbe somministrare un certo numero di cavalcature, cavalli o muli , pei casi in cui convenisse di far eseguire r apidamente una marcia un po· lun ga. Del rimanente per noi il brigantaggio non è quistione di guer ra, m~ bee sì di politica e cli polizia. ~ Io credo che la cavalleria italiana potrebbe con molto utile suo e del paese essere r idotta di un buon terzo. Il prezzo del cavallo di rimonta dovrebbe essere portato a · lire 800 . Le bardature dovrebbero essere assai pi Lt eleaaùti e perfette per poter avere eguale forza e meno pes~, Si dovr ebbero per esempio - seb bene assai care - a dot• tare le copertine di feltro che ha la cavalleria inglese, risparmiando così. quasi t utte le fe rite che le selle fanno al cavallo . · « I reggimenti di cavall eria dovrebbero di continuo essere tenuti in caserme costrutte in vicinanza dei campi d'istruzione. Di preferenza nei- climi buoni affinchè o-li . . b uom1m possano cavalcare e cavalcare all'aria libera, dove vi sia spazio , dove vi siano ostacoli naturali da superare. ,r Gli uomini dovrebbero esser e scelti tra i più robusti ed i più tarchiati. «
ITALI ANO
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• I ca.valli deboli di gambe si dovrebbero assolutamente rifiutare, pensando che la -recluta non può diventare cavaliere ardito, se non che cavalcando cavalli che ispirino confidenza e non bcstiac'Cie che ad ogni minuto minacciano di cadere . Il cavalcare cavalli poco sìcuri di gam9a rende chi cavalca diffidente, timido, e per cons~guenza duro nei movimenti. « La bontà dei cavalli è in guerra di tanta importanza, .che io credo un reggimento di 400 buoni cavalli sia sempre superiore ad un altro di 800 cavalli di qualità mediocre . Mettete trenta cavalli di poco vigore in uno squadrone di 100 cavalli. I trenta cattivi neutral izzeranno la bontii_ degli altri settanta, poichè questi saranno obbligati di adattare ogni loro movimento (marcia, carica, ecc,) a quello dei trenta meno buoni. , Nella campagna del 1859 il generale Garibaldi aveva 40 guide formate e comandate dal non mai abbastanza lamentato Francesco Simonetta.. Queste 40 guide , mon· tate sopra ottimi cavalli cli loro proprietà, facevano assai miglior servizio di quello che avrebbero potuto fare 200 uo~1ini montati su cavalli di ordinanza. Il 9 giugno due di queste guide partirono da Bergamo ed andarono a circa venti miglia di distanza per catturarvi - il che fecero - un capitano del reggimento Kinski, aiutante di Benedek, che a poca distanza dai posti austriaci stava esaminando il corso dell'Adda, 1 « La scuola d'equitazione sia rinvigorita cogli a otichi elementi della Venaria e coi migliori elementi ottenuti colle annessioni. Nel conutato cli cavalleria (e così si pot esse in ogni altro comitato militare) prevalga la ca1'ica di Montebello al pied,-èi ter~·e di Lonato. « Nell'articolo del Kame1·0,cl v' ha una osserva.zione la quale distrugge tutte le ragioni tanto dell'ufficiale austriaco che dell'ufficiale italiano circa la necessità assoluta della equitazione compassata. L'ufficiale austriaco dice che di
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ESPERl~:NZE
2° Una lastra metallica pure annerita col nero di .fumo; . 3° Della carta preparata col ciano-ferruro di potassio, propost~ dal Martin de Brettes (1) . Pochi spari preliminari bastarono a conv.iocere essere, assai preferibile agli altri ·sistE·mi ed alle carte antecedentemente provate la carta preparata al ciano-ferruro di p<ltassio,. quantunque la sua preparaz10ne potesse esser ' migliorata, come lo fu infatti durante il corso degli sperimenti. La couforrpazìone del secondo bersaglio la~ciava s1ip~ porre che essa potesse esser causa di errore nella misura di tempi piccolissimi, facendo in essi computare anche il tempo piccolissimo e variabile che la lastra impiega a rompere il filo, e diminuire così il valore che rilevasi per la velocità. Per togliere ogni dubbio su questo proposito, si cr edè opportuno di scìnder e in due la prima serie di esperienze, tirando i cent.o primi colpi colla .lastra per secondo bersaglio, e sostituendo pei cento rimanenti . un bersaglio reticolato alla h,stra sospesa. L'esecuzione dei ,primi cento spari presentò alcune djfficoltà provenienti in parte dalla non perfetta preparazione della carta-, sulla cui superficie vedevansi r aggruppati i cristall( del sale, e che perciò presentava d ifferenze di resistenza da un punto all'altro, in parte dalla resistenza dovuta alla lunghezza delle co"rrenti induttrici. - Ed infatti si dovettero sparare drca 80' colpi per ottenere 50 risultati. Per esegu ire ' la seconda par te della prima serie, si sostituì alla lastra un bersaglio reticolato di 0m-445 di lato, munito di fili di rame di 0m,0002 di diamétro . :-· E tenendo conto delle osservazioni fritte dal signor Martin (lì Vedi ·}IAn1·rn o:& Brrmn.s, Ins&mction prcit·iqne sm· le pendu.le electro-balistùJu,e à iniluction.
D' ARTIGL!l>RIE
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de Brettes (l) sulla produzione dell'extra-corrente nei circuiti induttori di una certa lunghezza, la qmde è causa della diminuzione di intensità della scintill a indotta, si collocarono i rocchetti cl i R umpkorff a.ffatto vicini ai bersagli. - Inoltre si adoperò della carta preparata con una·doppia soJ..uzionc di ciano-ferrur0 di potassio e clorato di potassa. Pochi spari preliminari servirono a dimostrare es~er ancora troppo g rande la resistenza del secondo bersaglio, e, non credendosi opportuno di aumentare la forza della pila, già conipostà di otto elementi· grandi di Bunsen, si stimò meglio di ravvicinare il secondo bersa,glio all'arm a, e di r eticolarlo con fili di om,0005 di d iametro, amalgamati per diillinuirne 1a tenacità . • In queste condizibni si eseguirono i cento colpi, i quali diedero risultati affatto favorevoli , giacchè un sol colpo andò perduto per mancanza di traccie delle scintille. Là durata media dell'oscillazione piccolis~ima del pen• dolo, determinata mediante 23 esperienze preventive su· 500 oscillazioni ciascuna, avendo dato . · T
= 0";3321
si calcolarono con l'aiuto di questa, e della tavola dei tempi dèl Nèi,,ez (2) i valori ·delle Vt!locità ottenute nelle esperienze, e si ridussero a quelle che sarebbero stale a 2 rnet1i dalla bocca dell'arma _ - I r isultati sono racchiusi ne.I seguente specchio: (1) Velli l'opera succitata. (2) Vedi NAvt:z, Appl-iccitions cle l'électriclté à, lct mesttre cZes vitesses cles projectiles-
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SULL'ES8RCITO
taglia colla carica. Una equitazione p·ertanto che porti in breve iempo il soldato a disimpegnare bene i servigi sopraindicati, sarà una buom1 equit azione militare. La medesima q uindi dovrà soddisfare ~Ile seguenti condizioni: l essere semplice e breve, tale da essere facilmente capita e praticata da uomini in generale n0n troppo intelligenti, che rimangono solo cinque anni sotto le armi, e che quindi devono stare il minor tempo possibile allo stato di recl uta; 2° essere appli cabile alla struttura del cavallo di truppa; 3° tendere massimamente a r endere i cavalli tranquilli e sinceri in modo che vadano dappertutto, superino i piccoli ostacoli del terreno, stiano al fuoco ed isolati ; 4° lasciare .a l cavallo le sue belle andature nat urali, il suo brio, il suo slancio, la forza insomma di piombare il più velocemente possi bile e col massimo i mpeto sul nemico. • L'eq uitazione che praticasi attualmeute nei nostri reggi menti, se ha un d ifeLto, quello si è cli accostarsi ancor troppq alla scuola tedesca;. io vorrei, anziché renderla magg iormente accorciata, fosse più decisa, e che si tralasciasse piego , riu nione, andature di fianco, galoppo.in cad enza, rovescio, occupandosi invece specialmente di saltare fossi e siepi, di passare per terreni accidental i, ecc . ecc. « Vediamo ora se l'equitazione che è in uso presso l'Austria soddisfa meglio alle condizioni militari sopraccennate: l O È lung a e diffic ile ad i mnara rsi . Se si voaliono fare L 0 dei soldati tanti. scudieri si perderà u n tem po immenso, e pochi i·iesciranno: ~0 :È poco adatta ai cavalli d; truppa, non essendo possibile che questi, tutti od in buona parte, siano perfetti. Dei cavalli c1,rma, quali li d~scrive l'articolo dell' Opinione, non è possibile avere un n umero discreto, e sfido a t rovarne molti in qualunq ue cavalleria estera; d'altronde non ne vedo l'utilità ; 3° Adoperandosi forti mezzi di repressione da persone poco abili si sciuO
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319 pano le forze fisiche dei cavalli, ed oltre ciò si rendono i medesimi facilment e r ibelli, talchè non vogliono staccarsi dal r ango, ed andare isolati ; al più piccolo accidente d i terreno è necessario impegnare una lotta prima di deciderli ad andar oltre; 4° Toglie infine al cav allo le sue belle andature franche e veloci per crearne delle artificiali, lenti e b rillanti se vuolsi, ma poco atte a ma~ novrare rapidamente ed a caricare con impeto. , Col dimostrare che la nostra cavalleria non è punto inferiore all'austriaca non ho per altro vol uto concludere che la medesima non sia ancora suscettibile di miglioramento ; anzi a mio parere ecco quanto si ·potrebbe proporre a tal uopo; 1° Diminuire. quanto più si può il carico del cavallo, vestire piì.l comodamente il cavaliere, e far qualche miglioramento nelle armi da fuoco, 2° llendere la scuola individuale a cavallo più breve e semplice, facendo montare dopo poche prime lezioni le reclute con staffe è briglia, ed accontentandosi d'un'eq uitazione piuttosto avanti con .andature decise; 3° Semplificare i regolament.i di esercizio saltando di piè pari il pregi udizio dell'ordine inverso, come han fatto gli Austriaci (1) col recente loro regola-mento per la manovra della cavallel'ia; 4° Far ben conoscere il servizio d' avamposti nei vari terreni, il servizio di pattuglia e di pic(\ole ricog nizioni, giornaliere. Questo è ciò che, pm troppo, vien maggiormente negligentato, e che pure ò il servizio più importante della cavalleria; 5° Scegliere uprnini dotati di naturale perspicacia. « Io sono persuaso che se la cavalleria r ende a1l'esercito importanti ser-vigi, colle sue brillanti cariche sul campo di battaglia, 11e rende cÌi molto maggiori con un ben inteso servizio di sicu rezza e sorvegliauza. Per tal motivo credo che riesca maggiormen te utilè un reggimento d' uomini intelliaenti con cavalli molto duri alla o IT ALIANO
(1) E come già da parecchi anni lo- ha fatto la caYalleria, spagnuola.
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SULL ESeRCITO
fatica, che molti reggimenti mon tati di cav~ li rovinati . da un'equitazione poco adatta, e con uomini · non scelti per naturale criterio. • Non pretendo con q uaDto ho esposto che l 'istruzione inrlivicluale a cavallo sia trascurata, no, che anzi deve essere curata pi ù di quello che praticasi attual mente; ma bisogna accontentarsi dell'indispensabile, che g ià è molto, ed eseguire colla massima precisione. « È finito il tempo dei, combattimenti da uomo a uomo; un'equitazione sulle inche è tutto al più buona per caracollare nelle vie della città, o per un carosello, ma non si presta come equita.zione militare. ' Un ufficiale.
VII. (Dall'OrrnroNE).
« In seguito all'articolo da me scritto pochi giorni or
sono su)la cavalleria italiana, diversi altri articoli furono inseriti nei g ioroali , i quali combattono le idee da me espresse. Mi è duopo quindi ritornare sull'argomento .per dare alcuni schiarimenti. « Rispondendo ad un articolo della Pe1'severnnza, dirò prima di tutto che è mio fermo convincimento essere presentemente il nostro cavallo italiano l'ulti mo cavallo militare del mondo. Dall'Italia volgendo lo sguardo· intorno , tralasciando di parlare dei cavalli arabi ed africani, trovo in Francia cavalli di gran lunga migliori', conw pure in Inghilterra, in Prussia, nel rimanente della Germania, nella Bessarabia, in Turchia, ecc . Il cavallo italiano ba grandi difetti·, sopratutto quello alto di statura, c-ioè lunghezza di reni ed altri difetti enormi per la sella . • In quanto all' istruzione individuale mi è d'uopo rett ificare che io giammai intesi di dare al cavallo e al ca, valiere un'istruzione di alta scuola e carosello. Io scrissi
ITALIANO
3.21
d'inse.anare al cavallo e al soldato una sana equitazione, o . di modo che q uest' ultimo possa dire: vado dove vo gl-w a qualimqi.e .andat,u ra. ~ È appunto quando non si danno sani principii d'eq uitazione ai soldati che questi a,cloperano fotti mezzi 'di 1·eptessione, sciupano le forze fisiche dei cavalli, li 1·endono ribelli, ecc. Ho proposto di seguire puntualmente l'attuale regolamento d'istruzione, il quale dice che attenendos~ alle regole ·q ui vi indicate, è difficile che un uomo d1 mediocre intelligenza non diventi in sei mesi abbastanza esperto cavaliere. Io non comprendo l 'equitazione militare dello scrittore della Perseveranza, il quale abolisce piego, r iunione, andature cli fianco, galoppo in cadenza, ecc., occupandosi specialmente di saltare fossi, passare per terreni accidentati , ecc. Questi ul ti!lù esercizi sono eccelle.i.ti per soldati e cavalli anziani, ma per una rimonta d i cinque a nni che non conosce niente non posso ammetterli. Aggiungerò pure che l'unica arma che ha conservato dal medio evo in q ua l'uso di combattere uomo contr'uomo si è appunto la cavalleria, la quale non ha quasi mai usata l'arma a fuoco; ora poi la fanteria stessa r itorna al combattimento di uomo contr'uomo_, e vediamo a combattere corpo a co)'po senza oa-lì zuavi spino-ersi o sparare col po cli fucile. « Giacchè mi si è presentata quest'occasione per riprendere la penna, ne approfitto per aggiungere alcune considera.zioni su1l'organizzazione della cavalleria. "Il grado d i capitano è un grado difficilissimo, ed al d isimpea-no puntuale dei suoi doveri non si può dfre che esista u~ limite. Chi difatti può fissare un ) imite al disimpegno dei doveri di un' uomo, il quale ha sotto la_ sua resporisabilità d iretta 120 uomini circa e 100 cavalli ? Il capitano è res poùsabile de1l'amministra.zione d~llo_ squadrone, della salute degli uomini, del loro v est.iano, del loro vitto, d,elle loro armi, della loro istruzione indi vi-
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OELr:r-:strnClTO
duale e simultanea sì. a piedi che a cavallo ; ri8"ponde pure d~llo stato d i salute dei cavalli, della loro ferratura, della loro morsatura, della loro istruzione, del loro vitto, delle bardature, non che dei locali occupati sì dagli uomini che dai cavalli e degli o~getti di caserma . In qualunque momento., sia in piazza d'armi che i n marcia ed in campagna il capitano sempre a lla testa del suo squadrone deve pensare a dirigerlo, a farlo combattere, non che rispon dere a qualbmque istante di ogni individuo, di ogni cavallo . Com e beri si vede, assai ardua cosa sarebbe questa per chi avesse sotto i suoi ordini soldati e bass'u[fiziali pr·ovetti, come hanno l'Austria e la Francia. Che non sarà per noi che, oltre i continui movimenti , a.bbiano sotto le arm i g iovani bass' uffiziali e giovani soldati 'l « In Francia ed altrove essendosi compreso come molto pi ù utile fosse per l'economia e conservazione d ei cavalli, n on ch e per il servizio il dividere la responsabilità, -si istituirono due capita.ni per squadrone, l'uno di prima , l'altro di seconda classe. Il capitano in 2° ha nelle sue mani l'am ministrazione dello squadrone , r isponde del vestiario degli uomini e bardature dei cavalli, non d!e del servizio interno; il capitano in 1° quantunque abbia u na. certa sorveglianza sopra tutto. ciò, ne resta però esonerato della responsabilità diretta, ed è essenzialmente respopsa]e della disciplina dello squadrone, dell'istruzione degli uomini e cavalli, n e ha il coman do e li dirige in piazza d'armi, nelle marcie, al fuoco. Perci ò molto utile cosa sarebbe al presente., non potendosi fare nuove promozioni di capitani, stan te la scarsezza nei quadri di uffiziali vecchi ed esperimentati, di ridurre di qtÌalche reggimento la nostra cavaller~a, organizzare i reggimenti in quattro squadroni invece di sei, comporre ogni squadrone di due capitani e quattro uffiziali,- portare il numero dei cavalli per lo meno a 160 effettivi, ed il n umero degli uomini a 200.
lTALl.~tiO
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, Basterebbe perciò diminuire di 2 reggimenti il nu mero attuale riducendolo da 19 a 17. Allora un colonnello, avendo sotto i suoi ordini un tenente-colonnello, un ~ag: g iare e quattro squadroni di 160 cavalli con due cap1tam ciascun~ avrebbe, secondo me, il reggimen to megl10 ordinato: e si guadagnerebbe assai nel servizio e nella economia, oltre al grande vantaggio di ?ot~r sempre distaccare u na rispettabile forza di cavalli, distaccando un solo squadrone. In ogni squadrone pure si potrebbe creare un nuovo bass'uffizialc , all'uso clt F ranc1_a '. una specie di fu riere maggiore d:1lo squadrone; cu1 s_1 po_1 trebl>e dare l'antico nome d1 maresciallo d a,logg10, 11 quale· avesse superiorità su tutt'. i bass'uffiziali ~~llo squadrone , e rispon desse essenz1~lmente. del serv1z10 , mentre il foriere potrebbe occnpars1 esclusivamente della contabilità, tenu ta d ei registri, ecc. « La ten uta dei cavalli è poi la vera economia cui deve por men te un comandante di corpo . Presentemente il governo paga una rimonta per lo meno . dalle_~00 a: le 800 lire; prima che questa possa prestare se.rv1z10, iiascorre per lo m eno u n anno; tenendo conto delle perdite e ciel mantenimento, si vedo che un cavallo quan do comincia ad entrare nei rnngh i a ser vire costa per lo meno 1,300 lire; senza tener conto delle cliffì.colt_à supe• rate per ;struirlo. Dunque il tenere il ca.vallo g_1.u n to_ a questo punto sempre sano ed esercitato è la prn utile economia che si possa desiderare. . . « In questi ultimi tempi la cavalleria non ha · resi quei servigi ch e rendeva alt.re volte sotto Napoleone I. In Francia , dopo il 1859, il ministero propose questo que: sito ai capi della cavalleria; fu risposto ed inserit~ 11e1 JJ'iorn ali: la cavalleria francese non aver reso quei ser ~ic•i eh cui si sarebbe creduta capace , perchè troppo di:seminata nelle divisioni sotto ordini cli capi delle altre armi, e non riunita nelle man i d i un .capo intelligente ed esperimentato.
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SlJL L' ESERCI'l'O
« Difatti il saper condurre grosse forze di cavalleria sul luogo opportuno del combattimento senza spossarle, il saper scegliere il momento per pronuncia1·e la carica e completare la vittoria, è certo la più gran gloria cui . possa ·aspirare un capo di cavalleria. « Concludiamo dunque che lo scopo della cavalleria è sempre lo stesso; può rendere grandi servigi come altre volte, qualora sia 'ri unita sotto un capo come era per esempio Mnrat. « Noi abbiamo visto come quattro squadroni soli d1 80 cavalli circa ciascu no, riuniti sotto ìl comando di uu capo i ntelligente ed esperimentato a Montebello, abbiano fatto parlar di loro tutta l'Europa. Che noli sarebbe dunque di 60 o 70 squadroni insieme ben diretti, come un giorno ad Eylau? « Molto resterebbe a dire specialmente sulla formazione di grandi_ depositi di rimonte, e sulla scuola d'equitazione, che dovrebbe essere ampliata e più adatta ai nuovi tempi, ma troppo lungo sarebbe il mio còmpito, ·e qui mi arresto.
VIII. (Dalla '
PERSEVERANZA).
• Mentre rispetto il convincimento, circa il merito del ca vallo italiano, del'n.1tliziale ch8 scrisse i1 nuovo articolo dell'Opinione, non so come egli possa disconoscere gli eccellenti servigi resi dal cavallo medesimo dal 1848 a questa parte. Vi' saranno cavalli di più belle forme, ma poche razze estere danno n;igliori cavall i di truppa ; peccato che le nostre non ne forniscano un numero sufficiente all'uso militare. Dall'Italia volgendo lo. sguardo intorno, tralasei"ando di p.arlare di cavalli arabi ed africani, trovo i n Francia cavalli più ben costrutti, se vuolsi, ma che non hanno nè la fibra, nè la forza, nè la resi-
1'1' ALIA NO
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stenza dei nostri. In Inghilterra cavalli ottim i, ma poco atti al servizio militare, d i un prezzo eccessivo, ed abbisognevoli di troppe cure. Prova ne sia che, negli stessi reaaimenti ioalesi la m ago-ior parte dei cavalli sono imeo o _o portati dal Meklemburg, dall'Holsteiu , dall' Annover e dalla Normandia. In Prussia, eleganti cavalli, e che sarebbero eccellenti, se un po' d i piog5 ia o di vento non l i rendesse tosto i·appresi nelle spalle. Nella rimanente Germania, razze buone e med iocri; in Bess,~rabia buone per cavall eria leggera, in Turchia troppo piccole. È vero che i n Italia le razze hanno peggiorato; ma ciò malgrado, se non danno prodotti molto eleganti, ne forniscot)o di robust.issimi per la cavalleria: con tempo e cura nijg]ioreranno. Ma intanto io d omanderò qual cavallo militare è migliore del romano? Buoni, anzi eccellenti son pure il sardo, il napoletano ed il maremmano. « Lasciando a ciascuno le sue opinioni, veniamo a fatti più, positivi. Nel 1848 e 1849 vi erano_ nella cavalleria piemontese cavalli italiani e tedeschi. Qualunque ufliziale abbia fatto quelle campagne· dirà qual differenza iu buoni servigi vi fosse a favore degl i italiani, e come la perdita, in questi ultimi, fosse d'as~ai minore . In Crimea erano quasi tuLti italiani i nostr i cavalli; se n e perdettero pochissimi, mentre ognuno ricorda le perdite che allora ebbero i Francesi e più gl' Ioglesi'. Nel 1859 quale quantità d i cavalli non riformò l'esercito francese? Finalmente a varii dei nostri reggimenti si diedero ri- · monte di cavalli Tarbes , i quali certamente sono i mig liori cavalli da sella cbe possiede la Francia (b en inteso che non parlo dei cava lli d'Afrira); ebben e quasi tutti andarono a male . Un reggim eu lo fra g li altri ne ebbe oltre 200, circa 4 anni fa: gliene rimangono ora dieci o dodici. È ben vero elle ebbero a sopportare gravissime fatiche per la persecuzione del brigantaggio; il cavallo italiano però resistette a queBte fatich e.
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!TALU~O
SULl,'.ESEHCITO
~ Pa~siamo ad altro . - Non dissi che lo scrittore degli art1coh dell'Opinione abbiéi proposto un'equitazione di alta sc~wla, o_s_servai solo che egli ne consigliava una più accorciata, pm tedesca. Infatti, non lo assevera eali concordando in lungo ed in largo col parere deU'uffizi:le superiore at1striaco, opinando che il cavallo italiano è l'_·ultimo del monclo, perchè mal si presta ad un' equi taz10ne sulle ànche, descrivendo il suo èavallo Arma, consigliando di cinghiare tanto indietro, chè per lo meno le cinghie -s iano alla metà clel corpo del cavallo ? Egli vuole u~a sana equitazione in modo, che il cavaliere possa dire: vado dove voglio ed a qualunque cmdatura. Desidero io pure ragg'i ungere lo stesso scopo, ma credo vi si riuscir_à meglio se si insegui un'equitazione faci le pel cavalier~, e che non obblighi il cavallo ad andature e pos1z10111 che non possiede in natura . , Inoltre mi si oppone che appunto quando non si danno i sani pi·incipii di lui ai soldati, questi adoperano forti mezzi di repressione, sciupano le forze fisiche dei cavalli, li rendono ribelli , ecc., ecc. Ma q uali dunque in equitazione sono i forti mezzi di repressionè? Sono l' uso violento della . corda e del capezzane, le colonne, i freni, le redini addizionali, il piego, la esagerata riunione, lo i mpiego del lo sperone come aiuto, l'indietreggiare forzato; cose q uasi tutte .insegnate nella scuola tedesca, ma che credo assol utame:t'l'te dannose al cavallo di truppa. « L'articolo dell'Opinione consiglia quind'i cli seguire puntualmente l'attuale regolamento d'is-truzione, il quale d ice d'insegnare acl un ·n omo cl'intel:igenza mediocre a diventare in soli 6 mesi un abbastanza espei'to cavaliere. Or bene, mettiamo che la recluta monti a cavallo 20 volte al mese (che in media per un motivo o per l'altro non potrà essere di più); le lezioni non essen do maggiori di un'ora al giorno, s'insegnerà ad un nomo non troppo intelligente un'equitazione difficile e complicata m cen-
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toventi ore. In fede mia che qu esto sarebbe un risultato sta.ordina.rio, sorprendente. Io invece desidero che il ~oldato stia almeno un anno alto stato di recluta, mi accontento di un'istruzione molto più breve e semplice, ma questa voglio insegnata colla massima diligenza.. Il presente regolamentò non è cattivo, anzi è una collezione di molte cose buone ed utili; ma come la maggior parte dei lavori fatti da commissioni speciali, dove ciascun membro vuol mettere ciò che reputa migliore, ha un po' il difetto di mancare d'assieme. In equitazione si è fatto un amalgama della scuola tedesca e di quella praticata da \Vagner col metodo di Baucher; in fatto di evoluzioni, si è progredito d'assai verso l'abolizione dell'ordine in• verso, ma non si è osato vincere totalmente il pregiudizio col proscriverlo interamente. « L'autore dell'articolo La cavalle1'ia ital-iana non com• prende la. mia equitazione militare perchè vorrei si tra• lasciasse il piego, si usasse poco d ella r iunione e delle andati.ne di fianco, si proibisse il galoppo in cadenza? Il piego è cosa. nuova; gli antichi scudieri accennarono· solo che conveniva piega.re il collo del cavallo, ma non seppero mai nè insegnarne, nè descriverne il modo. Il signor Wagner alla scuola della Venaria si mise sulla buon~ via; ma solo ·i l signor Baucher definì che cosa fosse piego ed insegnò come debba.si praticare . Con t utto ciò anche senza piego si dirigono i cavalli; gli Arabi e gl'Inglesi non sogliono usarne. In quanto alla 'riunione basta che il cavallo ~i disponga a partir bene alle varie andature. Circa le andatur e di fianco, quel tanto è necessario perchè il cavallo sappia rispondere a.gli aiuti delle gambe. Il galoppo cadenzato è una andatura artificiale, che per lo più nuoce all'organismo del cavallo e ritarda la rapidità delle manovre. Un galoppo m ilitare deve essere mol to più veloc_e del trotto. Io vorrei in equitazione ommettere tutto- ciò che non è indispensabile, insegnare A 11110 1x,
voi. r. -
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ITA LIA,O SULL'ESÈRC!TO
soltanto al soldato a ben servirsi del cavallo a qualunque andatura, e dirigerlo e~ arrestarlo. in qualunque direzione e luogo; vorrei i nsomma una equitazione più avanti con andature ben decise sul gener8 di quella praticata dal visconte D'Aure. Quando il Baucher faceva prodigi al circo e pubblicava il suo eccellente trattato d'equitazione, il governo francese ad esperimento lo incaricava d'istruire col suo metodo uno squadrone, uomini e cavalli. Queste esperienze dettero in breve tempo risultat i straordinari; con tutto ciò il comitato di cavaller ia francese non v olle, e con ragione, adott.are quel sistema, perché troppo r accorciato e difficile, e contin uò con quello del- v isconte D'Aure, il quale quantunque in certe cose sia .m eno ragionato ed inèorra in alcuni errori (come ottimamente·, dimostrava il Baucher), pure è pii_1 adatto per t r uppa, perché più facile e semplice. Io non ho mai asserito ch e anzi tutto convenga che u na r imonta di 5 anni sia esercitata in terreni accidentati ed al salto di ostacoli , ma credo che ad ogn i modo questi esercizi rovinerann o meno i cavalli di quello che uon.Jaccianu piego, riunione, a ndature di fianco, e galoppo in cadenza. « Mi si accusa infine d i aver detto che non succedono in g uerra scontri d i cavallerie. P uò darsi c,h'io mi sia male espresso, ma per combattimento da uomo ad. uomo io intendeva ed intendo la singolar tenzone di d ue cava- , !ieri, nella quale, a parte il val or personale, molto di pende dalla maggior o minor maestria nello a doperare arrÌ:ii e cavallo. Io non credetti, nè certo dissi di escluder13 l'urto di un corpo, d'uno squadron e, cli un sturmo di cavall~ria, che anzi sul campo d i battaglia é l'unico modo col quale la medesima possa e debba agire. Non è forse egli stesso che ha proposto ch e essendo i cavalli stanchi e non potendo più servire come a1·ma, pei· lasciarli 1'iposare, e consiclemncloli come trasporto, convenga ese.guit'e fuochi in esploratori avanzando o 1·etrocedendo? Davvero io non voglio ~eco lui dividere il vanto di questo strano ritrovato!
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« Finita la critica del mio articolo, l'autore di quello dell'Opinione fa le due seguenti proposte : 1° aumen~are in ogni sq uadrone un capitano in secondo, ed un fur1er~ maaaiore: portare le forze dello squadrone a 160 cavalli 00
e 200 uomini . • Sfort unatam ente anche qu esta volta mi trovo dell'avviso opposto . JO La presenza di due ·capitani nel_lo stess~ squadrone può essere nociva alla disciplrna, ed m ~uest1 tempi di necessaria economia sar ebbe u n~ ~pesa 1~opportuna . Non nego che l'aumento d1 uffic1ab e sott ufficial i è <li vantaggio all'istruzione ed al buon_ c~ntegno delle truppe al fuoco, ma in tal caso proporrei ? rnttosto un subalterno in serrafile; ~ Uno squadron e d1 160 c~valli è trop po forte, desso deve avere più di 100 cavalli, affi.nchè possa disporre di un tal n umero an ~he ~~p~ qualche mese di campagna, ma i1 portar e pero a pm d1 J6 file la forza dei pelotton i é ren derlo meno nrnneggevole . Napoleone dice nelle sue memorie: ll ~st reco~nu gue pour la facilité des m aneuvres, l'escadron doit_~tre dune centaine d'hommes. Credo g li si possa crede~e m parola. Gli" squadroni francesi che fecero sì g ran di . cose sotto Kellerm an n, Leclere, La!,\a1le e Murat erano d1 tal forza, e quasi sempr e batter ono qu elli delle_po~enz~ de'. nor d , q ~a:nt unque più n umerosi, ed addestr~tl all eqmtaz10_n e t e? e::,ca. « In ultimo si asserisce ch e 11 saper scegliere 11 momento opportuno per pronunzfo1·e la carica e c~mpletare la -vittoria è la p iù gran gloria cui possa aspir~re u n ca.po di cavaJleria . Mentre concordo che . n el decider e la ~ittoria sta il gran merito della cavallen a su_l campo J1 battaglia, dal m odo con cui si esprim:', l'ar ticolo pa~·e, sino ad un certo punto, che la cavalleria non debb a p10nunziar e la carica che alla fine del combattimento, q uando il nemico é già scosso, per completarne la rotta . _Questo prin cipio é falso; g iacchè le cariche ~i cavallena son~ buone tanto in principio che alla meta od alla fine d1 0
330
SULL'ESERCITO
una battaglia, esse devono essere eseguite tutte le volt.è che possonsi fare sui fianchi _della fanteria, allorquando sopratutto ·questa è impegnata di fron te . « Le cariche di Eylau e di Mon tebello da l ui citate sono una prova di quanto asserisco. » Un u/Jìziale. · Gli articoli più salienti di questa polemica suscitata dal -Kwrn_emrl e che per disteso abbiam raccolta, sono indubbiamente quelli dell'Opinione e della Pe1·severnnza ciascuno elci qu~li sostengono un sistema diametralmente opposto. Lo scrittore dell' Opin·ione vuole adottato il sistema a ustriaco,_ quello della Perseveranza il sistema inglese. Amb1due danno prove di essere peritissimi u fficiali di cavalleria, come ral mente il sono; ma battendo vie così contrappo~te _è impossibile riattaccarli, eppure ben può darsi che 11 sistema vernmente conveniente per noi stia nel mezzo, ovverosia in un sistema m isto. Non so~o a~bastanza pratico nella materia per formolare_ un ·gmd!Zlo fra i due conte&lenti , e me ne astengo; pero partendo dal principio indiscutibile ch e i m odi di combattere epperò le istruzioni fatte, vanno essenzialmente adattate all'indole particolare dei combattenti mi pare che un sistema misto austriaco-francese, come sembra 9uello inaugurato nel noto n uovo Regolamento per gli_ e_se1·c~~i dell~ cavalleria, possa essere il' migliore, perche 11 prn conforme all'indole del nostro soldato ed alla natura del Rostro cavallo. · Il tutto sta nell'app licare coscienziosamente e nél loro vero spirito le date istruzion i, e q uesto, nou, n e ho du bbio,, si fa; rn~ si vogliono ,aliresì alcun i anni per g iudicare d_a ll applicaz10ne pratica, se questo nuovo regolamento s'.a buono o non . E fin qui qualunque gi udizio in proposito, per me lo credo immaturo. . · N?n nego_ che nel nuovo regolamento si siano peranco lasciate sussIStere alcune pedanterie, delle quali i moderni
mi
ITALJ,IN O 331 progressi della tattica generale più non vorrebbero, ma le pastoie dei pregiudizi i 0 delle vecchie abitudini non si vincono di b otto I Per esempio la soppressione dell'ìnversion e era cosa ch e molti si aspettavano dal nuovo r egolamento, eppure l'in versione fu conservata, mentre in Austria, e prima che in Austria, nella Spagna, era stata abolita, e con incontestabili van taggi sì di mobilità che di scioltezza di manovra. Cion ondimen o io credo n on solo pei diretti criterii fattomene , ma per averne udito da persone competenti, che il n ostro nuovo regolamento abbia molto di buono, e pos:m stare in adeguato confronto con quello di qualunque altra potenza militare; nè però posso ammettere la condanna che gli dà lo scrittore della Gazzella clel Popolo (l° articolo), il quale vorrebbe di preferenza si tornasse all'austriaca. È m ia convinzione che il punto capitale della quistione sii a più negli elementi che nei modi. Procuriamo di migli orare le n ostre razze di cavalli, od in q ualunque maniera procuriamoci b uon i cavalli, guardiamo se possiamo introdurre qualch e migliorie nella bardatura dei cavalli, n ell'arn~amento e nel vestiario dei cavalieri, facciamo che uomini e cavalli sian o perfettamente istrutti secondo le regolamentarie teorie; e la nostr a cavalleria. non iscapiterà mai al éonfronto di qual unqu e altra, ne verrà mai meno alle sue gloriosissime tradizioni. Con ciò però non intendo dire che non si debba toccar e al nuovo regolamento; che anzi, ben lungi da ciò, crer:lo essenziale 1o si r iveda per introdurvi tutti quei perfezionamenti che la sana ci;itica ha suggerito e che la Rivista nostra cercherà di concretare in un altro articolo.
G. G. C.
ESPERIENZ& D' AF.TlGLIERJE
'RESOOONr:l10 SULLE SPERIENZE ESEGUI TE
DALL'ARTIGLIERIA DELL' ESERCITO ITALI ANO
..
NELL'ANNO 1863
CAPO I.
Tiro in arcata dei cannoni da 8 B Il da campagna 31 1863_ 0 ,
Il felice esito delle esperienze sul t iro in arcata del , c~n~10ne ~a 8 B R Mo 1859' 'che trovasi discusso sulla Rivist~ militare italiana dello scorso . anno, pag. 215 e seg uenti (1), e la superiorità cbe quel tiro aveva' avuto ~ull'anal~go dell'obice da centimetri 15' faceva presentire c?e si sarebbero raggiunti risultati anc©r a migliori del tiro rn _arc~ta col can none da 8 B R Mo 18 63 _ D'altra parte d1vemva necess~rio, in seguito all'adozione di questa (1) Anno vm. vol. n.
333
bocca da fuoco il pr,ocurarsi gli clementi onde poter calcolar e le rispettive tavole, pel suddetto tiro in arcata , da sottoporsi definitivamente alla sanzione del ministero. Il comitato d'artiglieria qnincli con sua deliberazione proponeva al ministero il 3 febbraio 1863, allo scopo anzidetto, un programma, di esperienze che veniva approvato l' 11 di quello stesso mese. Vi si stabiliva che gli sp~ri si facessero sotto tr e angoli di proiezione compresi fra i limiti di 13° e 24°, e con cariche variabili in massima di 100 e talora d'i 50 gr ammi, polvere di Fossano, onde poter così, coi r isultati del tiro, tracciare le tre curve di relazione fra le gittate· e le cariche corrispondenti ad ognuno degli ango1li di proièzione adoperati, e desumer e da esse per ogni carica, mediante tre punti, la curva di relazione tra gli angoli di proiezione e le corrispondenti gittate, ovviando d'altra parte , col ricorrere ~ cariche varianti talora di sole 50 grammi, d'aver a rilevare considerevoli spazi di terreno illesi dagli effetti del tiro . Per le ragioni poi esposte nel resoconto 1863, pag. 215, anno vm, voi. 11 della Rivista, fu dal comitato prr~scritto nel suddetto progran:ima, che il puntamento si eseguisse coll'alzo e non col quadt<ante; · tanto più che nel fatto pei tiri in arcata di sufficiente giustezza è coll'alzo che si deve in massima eseguire il puntamento. Le e:;perienze in discorso vennero eseguite sulle lande di San Maurizio nei mesi di aprile e maggio dello scorso anno l863: il numero _dei colp1 sparati ed i r isultati del tiro dai q uali sono dedotte le medie relative a quelle esperienze, sono riportati nello specchio seguente :
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334
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336
ESPKRIENZE
Una semplice visione di questo specch io suggerisce le seguenti considerazioni: l O i dati tutti che esso contiene presentano in genere una maggior regolarità che non quelli che si rilevano nello specchio inserto a pag. 218, vol. n, anno vm di dett.a Rivista militare pel cannone da 8 B R M0 1859. - 2° il confronto poi delle deviazioni medie sia la.t erali che longitudinali dei due specchi s uccitati è a vantaggio del cannone da 8 B R .M0 1863, sicchè si può inferirne, proseguendo il confronto istituito · nello scorso anno, pag. 218, che la giustezza del tiro in arcata cii questa bocca a fuoco è forse più che quintupla di quella dell'obice lungo da centimetri 15. - 3° le irregolarità che si rilevano nello specchio che stiamo an alizzando trovano r agione quando si ncordi che le esperienze di questo tiro furon o come le antecedenti del cannone da 8 B R M 0 1859 eseguite senza aver ricorso a precauzioni che pur tanto influirebbero sulla regolarità di un tiro in arcata, e che si sono ommesse, per r agg iungere condizioni il piL1 possibile analoghe a q uelle che si incontrano in pratic~ :· e por non dir alà•o, accenneremo da uu lato come le cariche, che furono con ogni cura preparate dal R. labor~torio pirotecnico, ma non vennero verificate e pesate sul posto , ponno avere influito sui risultati di questo tiro, per qualche loro, sia pur piccola alterazione, o per lieve differenza da quelle . prescritte, mentre da un altro le condizioni atmosferiche tanto variabili quando non si limiti il tiro o poche ore del mattino, hanno certamente contribuito nel dare derivazioni poco regolari. Dai risultati di questo tiro si deduce essere possibile di battere con buon successo tutto il terreno compreso da metri 400 a .2500 con cariche d i grammi polvere, 50, 75, 100, 150, 200, 250, 300, 400, 500 , e con angoli di proiezioni compresi fra 13° % e 21 ° ½; esigendosi per l' e(ficacia del tiro (come s i legge nel resoconto dello scorso
o' ARTIGLIE!\m
337
a nno, pag. 201 ,:; , e come si rileva pure dalle . esperienze . . che ,. ci stanno occupando) che colle piccole caric!ie sie~o :r1 efe1 i_bilmenle adope1·ati i maggiori angoli pe1· evita1·e i :''tm~alz~,
e che colle grosse cariche siano adoperati gli angol~ minori, affinchè il p1·oietto 1·imanga a ~ai· di le'tra. La ~ra.l1~a ~f~tla, durante lo esperienze ha poi fatto adott~re 1 ca1to,,c1 _da 100 e 150 o-rammi , con c ui facilmente si forman~ le rnferiori cari~he di grammi 50 e 75. Sta bene l'aggiunger~ q ui che con cariche di 50 gram~i di polvere potrebbe .essere vantaggiosamente battuto 11 terreno fra 200 e 40_0 metri, ove eccezionalmente si dovesse fa~lo ._ Per 1~ distanze maagiori ai 2500 metri i risultati d1 esper1e~ze 0 non furono assai regolari come lo si rileva dall~ s~mplice visione della tavola g rafica, ma per così grandi d1sla.m.e, · fìm o a1. lo stesso ti.ro di lancio' la cm· tavola s1· sp'.ng~ 3200 metri diventa, a rigor di termini, u~ tiro _rn ~rcata : I centri delle rose dei tiri delle successive sen~ d1 span rilevaronsi nel corso di queste esperienze quasi sempre a destra, sicchè parrebbe che l'inclin~zio~e data aB' alzo corre<YO'a per così dire, troppo la derivazione medi~ effettiv:od;l proietto. D'altra parte però le fatte espe_rienze non presentandosi nelle -identiche circostanze che incontrerà in pratica l'uso della tavola di t iro da ess~ dedotta, si ammiso anche per questa bocca da fuoco , il meto?o ordinario di puntamento, suggerito dall'uso dell'alzo mclinato, e che nella pratica sufficientemente corregge le derivazioni. La formola: (1)
D
= 0,00150 . G . A
cui si è cer cato t radurre i risultati di esperienza con • , t 1 sotto forma comoda a ritenersi ed a trattarsi, e na ura mente analoga a quella che trovasi registrata a pag. 221 , ', 1 11 Rivi.sta milita11'e italiana dello scorso anno, e le
,o. ,
338
339 oltre all'aver esse ragione da.lla formazione delle feccie, dallo stato idrometrico e dagli effetti del vento, che può renderle doppie ed annullarle, vi contribuisce certamente, e ciò si dica specialmente pei tiri in arcata, l'essere nelle granate diyersamehte distribuito il peso dall'una all'altra di esse, sicchè il centro di gravità vi differisce sensibilmente di posizione . Ed invero è evidente che in una atmosfera agitata, la granata dovrà deviare later almente più o meno, in ragione non solo della forza del vento e del proprio peso, ma dell'essere eziandio il medesimo diversamente distribuito nel proietto, sicché la punta di esso sia più o meno facilmente deviata da ur ti lat erali . Non essendosi potuto nei modi indicati dalla natura stessa della ricerca stabilire, per le deviazioni , delle formole che trattate dessero (e ciò specialmente pèr le deviazioni in gittata) dei risultati sufficientemente prossimi a quelli esperimentali, si è dovuto altresì r inunciare a misurare col calcòlo la probabilità di colpire in determinati spazi; ma il segue1Ùe specchio, desunto dai dati grafici che si tracciarono su quelli di osservazione, supplisce iri parte all'enunciato difettb, e ehiar amente dimostra quanto grande sia la probabilità di colpi re per questo cannone, anche nel suo ti ro in arcata, in ispazi non molto estesi ed a considerevoli distanze. L'emme dello specchio medesimo fa però notare delle irregolarità sensibilissime, che non pouno per vero dire trovare ' spiegazioni attendibili se non se in qualche eventuale negligenza di puntamento che non sta stàta avvertita, od in qualche meno esatto r ilievo dei tiri fatti. o'.ARTIGLIERIE
F.SPER!ENZE
lettere D,_G, _A, han_no qui come là gli stessi significati . Presentasi qm pure 11 seguente specchio di confronto fra le derivazioni esperimentali e quelle calcolate colla formola (I_), e_ si deduce, esaminandolo, che le prime dalle altre d1ffer1s?ono generalmente di quantità ora positive ed ora negative, non mai di grandissimo valore, se se ne e_ccet~ua_no c.inque o sei risultanti dal parallelo con denvaz10n~ sperimentali che ponno senza più ritenersi anomale.
Drrimioni
Derirnzioni
!Angoli Gittate
Differenze Angoli Gittai,•
osmrat~ calcolate
- - - - --
, Dilfmm
ossmat,e ealcolatr
- -
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68,1~o
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14°
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. Qui t?r~a acconcio l'osservare di passaggio , circa le notevoh irregolarità che si rilevano nelle d erivaz10m · · · . . · esperimentali date eziandio da que~ta bocca da fuoco, che
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340
ESPERIENZE
D'ART IGLJERIE
pr oposito della sua tavola 14"'. Le curve che que~t'anno si desunsero dai dati di esperienza si accostano però in massima alle ratificate assai più che non quelle dello
P1:ohabilità etfettiye di colpire col tiro in arcata di:I cannone da 8 B R M i 863. 0
Carica
Distanza Por 100 io un quadrato
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Carica
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50 m.'.;
100
78
--
--
14°
100
589
90
65'
18°
200
1445
"
150
900
75
50
300
2080
68,7
34,4
"
200
1160
90
60
' ,,
400
2480
82
48
300
1725
78
41
22°
50
387
100
100
'
400
2205
87,5
50
,,
100
845
80
35
'
500
2515
97
65,6
,,
1270
94,7
84
18°
.
50
350
100
79
.
150 200
1595
87,5
59,4
100
750
85
65
'
300
2310
90,6
62,5
"
150
1100
100
70
-
-- -- -- --
-
341
Quaatunque le varie irregolarità che abbiamo segnalato e che ci forzammo spiegare, almeno in parte, nel corso di questo resoconto, sieno assai più lievi di quelle rilevate l'anno scorso negli studi sul tiro in arcata del cannone da 8 B R 1859, pure pel tracciamento delle curve rappresntanti la relazione che per ogni carica esiste _tra le gittate e gli angoli di proiezione·, si è seguito un· processo di rettificazione identico a quello descritto a p. 223 della Rivista mil'itare, anno vw, vol. n. Basta qui dunque averne fatto cen no e l'aggiungere soltanto che nella tavola l" esso trovasj graficamente tradotto in curve che chiamano osservazioni affatto analoghe a quelle che si leggono nel . suddetto giornale a
scorso anno. _ . 1 Inutile l'accennare ancora come dalle curve segnate s1 deducano le regole pel tiro in arcata e le ayvertenze da aversi. per diniinuire in pratica la probabilità dei rimba1zi e delle svantaggiose penetrazio_n i, e basterà l'aggiungere che si sono anche qui ricercate le ct~rve ~orrìspondenti alla d urata della traiettoria e per JStud10 e per aver all' uopo una norma per .determinare la durata delle spolette. Cogli elementi sovradiscussi si è ricavata la qui unita tavola di tiro: essa, senza i dati relativi alla durata delle traiettorie che non si poterono calcolare che dopo, fu dal comitato proposta all'approvazione del ministero il 22 luglio 1863, e fu drrl m inistero approvata il 6 a_gost~ dell'anno medesimo , unitamente alla tavola pel tiro d1 lancio dello stesso cannone.
TAVOLA. DEL TIRO IN ARCATA DEL CANNONE DA 8 H R M0 1863. 11
Distanze in metri . . . . . . . . . . Cariche in grammi.......... Alzi in mi1l. (linea cli mira laterale).
400 50
500 75
600 100
196
125
98
700 100 128
800 100
900 150
167
97
Angoli in gradi . . . . . . . . . . . 21°'/, 16° 130% 16°½, 1901/l 130 3/~ 11 11 11 Durata ùelhi traiettoria in secondi i)w/1 ) 4 511l 4 511,ow 6 7 7 8 7 l1 ' 32 26 24 18 1S 17 Deriva,iioni in metri . . . . . . . . . )
- -
--
-
1000 1100 150 150 118 142
I 1200
1300 1400 200 200 135 J16
200 98 15° '/1 17or/,. 13° ~/1 15° Vi J GO 3/,I 8" 1 911 1 811 5 911,5 1011 4 ' ' ' ' 35 33 42 50 40 I~
I
•
Distanze in metri .. .. . . .... 1.500 1600 1700 1800 1900 2000 2100 2200 2300 2400 2500 200 250 300 300 300 300 400 ,100 400 500 Cariche in grammi ...... . ... 200 99 98 112 128 178 131 lOl 116 128 152 Ah:i in mili. (linea c1i mira laterale). 155 Angoli in gradi. . . . . . . . . . . . 18° 1/,, 20° Vi l 60'/1 14° 15° ¾ 16° Vi 18° Vi 130:./, 15° 160 }I,, 130% 11 11 1211l 8 1311 8 1211 2 1311 14" 1311 Durata della traiettoria in secondi 1111I 4 1011I 8 1111 7 11 1 12 ' 73 82 74 ' 61 64 80 69 54 59 58 68 Derivazioni in metri ......... )
)
· N. B. Il puntamento ~arà sempre eseguito coll'alzo. Quando 11er maucauia d'alzo si deve puntare servendosi del qmidrn.nte si correggerà la derivaiione puntando colla linea di mira naturale a destra del 1)ersaglio di quanto è indicato per ciascuna distanz.t nella. tavola e quindi ponendo il quadrante sulla gcneratçice su:. pcriorc llclla parte cilindrica del cannone, si aggiungeranno ai gradi già segno.ti dal qn adrante stesso quelli il\dicati .dalla tavola.
BOLLETTINO BlBLlOGRAFICOTRnrnsTRÀLR --(...
-~~--
p
Opei•e italiane. Jlemotiale dell'iif!ì,:;iale d'infante1·ia dell'ese,·cito italiooo, pel capii ano SABA. - - 2 voi. i n-12°, Biella, 1863, tip. Flecchia e Chiarino. - Torino, tip. G. Cassone e Comp.
Ope1·azioni dell'artiglieria negli assedi di Gaeta e illess-ir1a negli anni 18G0 -6 1. - Torino, Loescher. - L. 8. ldrngm{UL àel 1·egno d' Jlalia com pi lata dal commendatore Lu1Gr DE BAnTOLO,IEIS. - Torino, 1864, Eredi Botta. - In ccr~o di stampa . Noli;:;ie statistiche sui principali eserciti eu,·opei - l'ese1·cito francese - per G. G. Convsn o. - Pubblicazione della Rù>ista milita1·e italiana. - Torino, 1864, tip. G. Cassone e Comp. - Un ml. in-8° - L. 1,50. Prncor,A BlULlOTECA DELL'ESEilGITO.- :,erie suppletiva parlicolate all'arma di cavalle-ria. -· Io corso di pubblicazione ' alle stesse condizioni d' abbuonamento che per le tre prime serie - Torino, G. Cassone e Comp. ...- L'almanacco militan illustralo p1w l'anno 1865. Torino, G. Cassone e Comp. - Cent. 60. - Un bel volume di pag. 200 e 50 incisioni. Ax~o 1x, voi. r. -
23.
344
345
BOLLETl'lNO
DIDLIOGRAFICO TRlhl,ESTRALE
Ope1•e rrancesì.
01,ere tmlesche.
Grouclvy , géné?"al de CWL>ision, sénateiw, du 16 au 19 y'uin 1815, avec documents inedits et réfnta tion de M. THIERS. - Paris, Dentu. - 3 fr. BEAUL!EU (lieutenent du g6ni,3) . ilférnoire su1· deitx nouveaux systèmes de pont-lévis, avcc 2 p lanches. - Bruxelles,
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HAIRlON (dott.). -
-
l fr. Complement du rnanuel des lois sU,?' la
A lger, Paris, Challamel ainé . BERKIMOLIN. -
Bruxelles.
Di.scoiirs sur l'ophtamie des a?'mées.
Get·ente.
•
INDICE DEL VOLUME l. - ANNO IX.
Luglio. Regolamento cli manovra dell'esercito austriaco . . pafJ. 3 Lavori cli trincea, camminamento con zappa piena, semplice e doppia senza gabbioni ripieni . 56 Uua. parola sul programma. di stucli per gli allievi della scuola d'applicazione allo stato mag~iore
7jl'i
&gosto. Osservazioni critiche sulle lezioni sui passaggi dei fiumi eseguiti da tmppc', pubblica.te recentemente a Torino dalla tipografia Vercellino, ad uso della scuola d'applicazione clellc armi cl'nrtiglic~fa e genio . . . • . Di un frammento tli falconetto elci Pico signori di l\<lirandola, gittalo nel 1300. . Regolamento di manovra dell'esercito austriaco (fine) R ivista tecaologica Rivista statistica . . .
91 • , , •
118 137 188 206
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INDICE
seuemb1•c. Gli Ita.Jianì in Africa ossia gli assedi della goletta e_del forte d.i Tunisi nel 1574 . . . . . • . . . . . . • pag. 215 Studi sullo. stabilità delle armature dei tetti , . . . • 237 St1ll'eser cito italiano in gencrnle e sulla cavalleria i11 particolar e 291 Resoconto sulle esperienze d'artiglieria escg1tite nel 1863 • :132 Bollettino bibliografico trimestrale . . . . . . . . . • 343