RIVISTA
MILITARE 610ltNAL~ l!RNSILE
A.nno
,·n1. -
Volume IV.
TORINO, 1864 TIPOGRAFIA EDI'l'f\lCE G. CASSONE E COMP. Via S. Francesco du Paola , N. G.
LUIGI FEDERICO ~IENABREA ·
I. Il princl1Ho.
Prop1:ietò., letteraria,
A me parve sem pre bene di principiare le cose dal principio . Certi tragici, o dirò meglio certi distillator i d i classicità e compilatori di ricetta.rii pAr drammi e tragedie, non considerando la parabola che dal ;v ertice in basso, insegnano a rifarsi da ciò che un bisticcio in voga chiama il principio della fine. La Dio mercè un biografo nor.i è sotto la pressione delle 24 ore, e· purché sappia farlo senza venire a noia, può tenersi legato il lettore oltre al limite dell'habea,s corpus. Non intendo per ciò d i farla seco fidanza, anzi mì stud ierò d'esser brev~, il che non vuole dir corto - la brevità è relativa , e non è che un r appor to fra la cifra delle parole e quella delle cose, onde si può essere e volumi-
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nosameute sobrii e laconicamente di.tfusi, asserto paradossale che potrei pur anche ribadire per molte prove ed esempli , ma preferisco passarmene e tirar via. Il lettore è a buori conto avvisato che io, anzichè far eco agli antichi magi che lodavano il Nume dell'avere celato le origini çlel Nilo per non lo mostrare sottile e nascente, _ amo di somigliare a Speke e Grandt, quegli audaci to1·isti di Albione, gente dal nil aamirari, che attraverso regioni inospitali, bestie p essin1e e uomini peggiori, vennero a capo di sorprenderne le origini. Luim FEnmuco M .ARCELLO MENABREA nacque a Chambérv il 4 settembre 1809; agli uomini chiari non è possibiì'e nasco~dere gli anni più che non lo sia alla regina d'Inghilterra, a cui li tuona il poco galante cannone. La sua famiglia era antica, rispettabile e rispettata. Da ChMillon in val d'Aosta , dov'era possessore di un raaguardèvole o , censo, suo padre si tramutò a Chambéry in seguito a certi d isastri venutigli per motivi politici. Gli era uomo intelligente, - istrutto e leale, e trovò donna altamente d egna di sè sposandosi a Margherita Pillet, che al terzo parto si sgravò del soggetto della presente memoria. Passò i primi anni in Basseus, nei dintorni di Chambéry, nel cas.tello di Lambert, allora di suo padre ; la famiglia, poco numerosa, era tutta-n el fratello Leone, la sorellina srcondogenita e lui. A 4 anni, mi assicurano era il più bel bambino che si potesse vedere con · du~ occhi, ed è cosa credi_bilissima per chi non voglia rigorosamente g iudicare dalle illustrazioni di t aluni giornali illustrati. In !talia, dove i pittori adulano, gli incisori, eccettuatissimo il signor Calamatta, çalunniano. _Capitatomi tra mano uno scritterello biografico intorno ai primi anni del generale. redatto con quella rninuta è arguta cura di particolari che distingue le persone di quel sesso che non è soltanto b ello, io fui tentato d'ammannirlo così intero al°lettore, reput~ndo t utt 'altro ch e
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ammiuicoli da non ne far capitale i' detti infantili, e i gi.J.10chi, e gli abiti, e i gusti, e il contegno; ma sospinto dalla via lunga mi limito a scastonarne qualche margarita che abbandono al lettore. Il giovinetto incominciò il suo latino sotto la direzione di un v ecchio abate, eccentrico an,zi che no, il q uale andava a passare l'autunno a Lambert; e sugli ott'at1ni entrò convittore in collegio a Chambéry per finire in appresso gli studi da esterno. Un perchè all'uscita vi debb'es,s ere stato, e relativamente serio, <lacchè h benevola biografa, parlando dei preposti di quel collegio·, rin.::ara sui rigori, anzi sulle pressioni d'allo~a come su triboli sparsi' a studio nello scopq di rendere · irto e impraticabile il sospetto c:unmino d ella scienza. Cose note lippis et to,nsoribus; ma fatto ragione cli tutto si capisc,~ che neppure l'amico brillava per la dis.ciplina. In fatti a casa, oltre alla lezione, c'era. sovente il pensurn da fare, e la mamma ebbe sovente ad alzarsi col sole percbè tale lavoro (invero meglic atto a guastare la calligrafia, elle a correggere il giudizio) non restasse ineseguito con grande indignazione dei maestri e scandalo degli. sgobboni. ll manoscritto è accurato al · · punto da ricordare 20 copie ad un tratto del verbo amo, umas, ohe del resto sono un niente a-ppetto al numero di volte che lo scolaro, fatto maestro, si piacque in _appresso di coniugarlo in volgare. Il giovanetto era svegliatiBsirno, e si permetteva certi liberi appunti che sapevano di forte agrume ai superiori i q uali dat canto loro r endendogli pane per foc.accia l o colmavano di rigori facendogli pagare ben cara l'indisciplina del corpo e quella ch e più li cuoceva, d.e ll'jngegno e dell'animo. Tra gli altri un giorno, per un peccatut.:cio, non si sa preciso se di azione o di omissione, venne condannato a 24 ore· di sala di disciplina. Fù allora che gli si rivelarono per la prima volta gli istinti e i fim dell'arma, anzi d1 là principiarono le belle valentie , che
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dovevano segnalarlo . dappoi. Gli . balenò l'idea di una breccia. Veggasi· un po' quanto anchi::i nel campo m(Ltf'riale l'intelligenza · può meglio e piL1 · che la forza - · a rinchiuderci in quella stanza un leone, il giorno dopo metto peg'no che ci si trovava prigioniero ancora dacchè la porta, era forte e 11 .muro grosso, il giovinetto inv~ce · due ore dopo aveva fornito il suo lavoro di distruzione, · passava -fuori, e·col1'unghia calcin.ata e i p.olpastrelli arrossati, ri:v.ola.va alla madre che, sebbene argutissima, non lesse in quell'atto una prima impres,1 poliorcetica preludente alle brecce di Ancona, di Gaeta, e, Di• voglia, di ·Mantova e di Verona. Quantunque però non ne ti·aesse così lieti a uspicii lo accolse con qualche vellei tà èli cipiglio, · ma tradita' da un ·sor"riso dove eran_o r~d un tempo deH'affetto e dell'orgoglio. · :Malgrado queste vivezze che ne farebbero supporre un monello, il giovinetto studiava sul serio, e chi gli domandava a che intendesse più particolarmente appliGarsi rispon deva: alle matematichè, cosa che non piaceva alla famiglia, e in cui si r isi;rvava di contraddfrlo più tardi. Intenda la geometria e l'algebra elementare, dicevano, che quelle ogni colta persona debbe possederle, il progresso lo impedirono più tardi. Ma dte? Sera medicina . parat·ur,- come s'accorsero .che egli spaziava per l'analisi anche . trascendentale · mentre la gente che va per .Ja mctgo-iore, si dibatteva non . vittoriosamente contro la o formule di Cardano, quando seppero che al collegio cli - Chambéry il suo nome brillava pr1mo e a perdita d)occhio aa). secondo, . smessçl, l'idea di attraversarlo, giustamente se né tennero, · e lo mandarono a Torjno. Non sapeva parola d'italiano .. Ma che importava allora .di tanto in Torino? che e-i aveva a fare coll'Italia, cosa tutta peninsuiare, questa parte al tutto .continentale e pedemontana? tutti sanno come a chi partiva si domandava se per caso andasse in Italia., Erano i tempi feli0i in cui da Alessan-
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dria a Torino c'erano tre giorni cli mez~~ e ,si per~o~~ tava in Asti e a Moncalieri: le difficoltà 1~me_rar;e ~1- già gravi erano moltiplicate dalle pastoie doganali e politiche di frontiera. All'università lei.. scoi'isigliarono dal dedicarsi alle matematiche; erano incapati che i Savoiardi non ci avesser~ l'attitudine _ generalizzatori frettolosi, su due o tre casi - · accertati e appurati Dio SéJ. come, av:e~ano creato u~ aforisma anti-savoiardo chè · il nostro giovane demoh con un unico esame. Con tale intelletto e volontà, il presidente del Senato di Savoia poteva francamente scrivere al cgnte ,B runet: •« Vòtre .beau-frère a surpassé l'attente, a étonné les pro- . · , fesseurs.; il fora parler de lui, . JJ e per lo vero, fece parlate di rpolti - sarò il millesimo io, senza la ~enoma probabilità d'esser l'ultimo ; chi ha da fa~la fimta ~on sarà tampoco l'epigrafaio , il quale, portiamo fiducia , lascierà la parola ano storico.
La sciènza. Taluni afferm<1,rono che io detraessi alla dignità del soggetto pigliando su da bambino il mi~ uonio, come 'chi ignori che non vi hani10 eroi dinanzi al cameriere, e ~ rivederci poi dinanzi al_]a balia ed al p~clagogo; a talum altri parve ignobile. quel radei; terra deliberatamente e_ quasi irridendo al decoro· dell'uomo serio _ed accademico, col tare uso ed abuso di parob viva . e spigliatamente festevole; · sia pure, tutta questa gente impetti~a, impor• ta.nte, gravissima, ora l'accomodo io per bene! Questi ipocriti dell'altissima scienza domandano la,lciro cappa; . essa è pronta, e tale forse al lorn debole omero, che Fe. derico le mettea di paglù;t, come .canta il poeta. ·
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Siamo alla parte scientifica di questa vita brillante e profonda. speculativa ed attiva. Ben altro che .l e povere proporzioni di un articolo ci vorrebbero per darne adeguatamente l'idea ; ad ogni modo non sarà inutile un cenno non g\à critico, ma espositivo dei -principali fra i suoi scritti. scientifici, o di q ueili almeno che tali mi parvero. 1vfa ne .sapranno gra4o? Io temo forte non sia proprio il caso di premettùe il motto ariostesco: , Lasciate questo canto, che senz'esso , Può star la, storin. e non sarà men bella , .
Ben fortunato se il sacro orrore destato dal presente capitolo non allontani anche dagli altri l'inorridito let1 tore. ~ Il giovane Menabrea era di gjà a 18 anni l'allievo di predilezione dell'illustre Plana; lo aiutava nei Ì)iù ardui e laboriosi còmputi; esplorava con esso le vie del' cielo; la sua mano,, precorsa e sospinta dal pensiero , correva sulla lavagna rapida come la spola del tessitore, dirò guerrazzescamente, mentre la memoria, altra ancella dell'intelletto e non meno obbediente, serviva così pronta, così indipendente da suss;dii esterni che le tavole dei logaritmi, non che i formularii, restavano abbandonati sul tavolo quasi roba di soverchio, <lacchè fino le qùarte decimaE scaturivano dal cervello! Era potenza d'ingegno e di volontà ad un tempo, opera spontanea della natura ed elaboratissi1I\a dello studio. Egli piangeva alla lettera quando · in sulle prime la ricerca d'un Jattor comune o la trasformazione d'una funzione, non gli balenando così tosto, inceppavano in qualche guisa il processo del calcolo. 11 sentimento analitico lo avvertiva che la formula grave di un'accozzaglia inelegante d~ termini doveva pur tramutarsi in semplice e· simmetrica, e ci tornava pertinacemente sopra , non contento d'aver trovato il
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vero, anzi non lo reputando tale finchè aHa sostanza non. rispondesse l'espressione più lucida e profittevo'.e. Una formala elegante I quante volte ed a quanti tale espressione parve ironia, insulto, qualche cos_a ~nfine d,~ paragonarsi· a quei nomi spietatamente graz10s1 onde 1 messeri dell'inquisizione chiericale e laicale si piacevano indicare gli strumenti delle più cocenti tortur.e ! eppure è ben detto; la matematica non solo considerata nella maestà dei suoi rapporti colle scienze cosmicJ,i.e o nelle varietà o-rafiche dei suoi tracciati geometrici (dove dal O confuso ed apparentemente informe intrecciarsi delle costruzioni risulta.no i punti che danno una linea spesso aggradevole all'occhio per tutti i pregi dr;ll'arte greca2, ma nell'analisi altresì paga alla calologia il suo tributo; in essa il bello è talmente carattere necessario del vero, che la formala va riguardata pressoché sempre come UDO sbozzo anzichè un lavoro finito ogni volta che senza ra- gione e legge evidenti i termini compariscano o si dileguino, e i coefficienti ed esponenti in perspicuo rapporto fra loro non parlino prontamente allo sgua.rdo la parola dell'ordine e al1a memoria quolla dell'associazione. La eleganza della formala costituisce appunto uDo dei bei pregi dei suoi' scritti ana.litici. Ora, senza più, verrò al grave soggetto. Quanti dei lettori me ne sapranno grado torno a chiedermi io? quanti resteranno presi• alle at-_ trattive della scienza con sì gran senno ed ingegno trattata ed ampliata e correranno ai comptes rendus dell'accademia di Parigi o agli atti della Torinese per cer. carvi il processo così compresi dall'imp0rtanza dell'enun ciato? Tristi giorni questi per la scienza speculativa. Giorni di manuali, prontuari, enciclopedie, compendii, carnet e vade mecum - non si còmputa oggi mai , , si sostituisce. Chi vuol più saperne di quelle noiose pattes rle mouche che si chiamano integrali'? chi non ravvisa oggimai nelle
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rin torte e convergenti braccia della grafa q ualche cosa che arleggia le branche venefiche dello scorpione e n e . desta il ribrezzo ? E il ribrezzo · degli scansafatiche gli è anche il meno male, c'è di mezzo il cachinno demoralizzatore di qu,alche pratico sminchionato, di qualche gibei·none dell'arte, che ha sempre a mano la formula incriminata con più o meno sode r agioni, per iscreditare i teorizzanti detti anche ideologi, spe.culatori, trascendentali, poeti del delta e del sigma. Fu pur saggio chi propose di dèfinire l'uomo animal e ingrato ; dopo Galileo, Newton e Lagrange averne a sentire di q uescel Dopo sostituito il celere e sicuro metodo al.: !!incomodo ed incerto bran~colamento, dopo trovata la legge costante· che scusa la spesso inganne_v oie e sempre . incerta ed intermittente intuizione, ecco 11 guiderrlone t almeno gli scansafatiche, che sono tanti, si professassero obbligati a Nepero che ha scusato colle somme le moltiplicazioni e colle moltiplicazioni le estrazioni di radice t chi non ha salvato da un miliardo di cif;e il provvido·e sapiente scozzese? Eppure non si r icorda nemmanco. Celie a par te, · la è una vera decadenza del pensiero questa poca curanza di ciò che va pure considerato non già quale pretta g innastica della mente, ed eser citazione di sottilità, ma beusì quale altissima e fecondissima fra le sode r icerche del razfonaiismo e · indispensabile agènte di civiltà e di potenza. Ogni sapere è potere r.na niuna parte di scibile si traduce in fatti materiali colla metà di sicurezza e celerità che le matematiche non facciano. · Nessuno ai dì nostri comprese 11iù del Menabrea • un · t anto vero e nessuno lo pro~' Ò meglio. Il mo~do scientifico , egoista se vogliamo , si rammarica delle sue sublimi condizioni militari ed amministrative e lo vor rebbtl r'i dato intero alla spe~ubzioue - che ue abbia ben donde lo mostra ad esuberanza la sommaria ed Ìncompleta recensione dei ,suoi séritti che mi . caddero in varie
circ.ostanze tra mano e che ebbi a consultare talvolta. Noto questa· circostanza perché è ttoppo più seria che non sembri - per formarsi ùna giusta idea ·s ull'importanza di uno scritto non basta. già . di averlo studiato così in via accademica,che è. come dire allorquando iì Hoggetto è pressocbè indifferente, nè preme alcun sentito bisogno di approfondire in proposito le ricerçhe. Gli ·è sol~anto dopo avèrlo molto dovuto interrogare uù autore che si arriva a sapere sino a qual punto sia giusto, completo, comodo al suo lettore - gli è soltanto dopo d'averne potuto valutare nel momento'del bisogno i responsi che si può dire con sicurezza: ecco qualche cosa di utile. I Jibri, come gli amici, vanno giudicati alla prova .. MÉMOIRE suR. LES QUADRATURES. (Comptes rendus cles séances de l'acadérnie des scìences , Paris, tom. XLVì). -
L'analisi uon dà pressoché mai sotto forìna finita l'espressione d' un integraìe (cosa che ha fatto impazzare l'abate Belli e quanti altri vollero provarsi di giudicar e secondo i dettati della logica la parte trascendentale delle matematiche) eppure vanta per data la soluzione cli un p:roblema, quando le formule da calcolare esprimono una quadratura, cioè quando l'area in questione è_uguhle a quella cli una cur:va di cui l'ordinata è espressa in funzione dell'ascissa. Ma quest'area, dice , l'autore, per otte_nerla numericainente espressa. l'avete ·decomposta nei suoi elementi· infinitesimali, probabjlmente avete considerato come rettilinei dei triangoli mistilinei e desumeste il >1ostro integrale; vi siete aqcostato al vero, ma ciò non basta ; è forza che la scienza sia in caso di apprezzare l'entità dell'errore ed ottenere l'approssimazione sempre lnaggiore ,col_ mezzo .di una legge ben conosciuta. Qui l'autore colla lucidità che arieggia gli scritti incomparabili di Lagrange1. r iassume i principali processi generalmente i mpiegati "dai geometri per le quadrature. - I
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12 LU!GI FEDERICO trapezii infinitesimali, le ordinate medie di Legendre, gli archi parabolici di Simpson, e poicbè manca l'integrale
definita che esprima la differenza fraj <p dx e il valore approssimato ottenuto per uno dei tre metodi surriferitL si propone di dedurla che è quanto dire di rappresentare la correzione. NOUVEAU PRINClPE SUR LA DISTRlBUTION DES TENSIO~S DA)JS
L'autore enuncia il principio seguente: allorchè un sistema el-astico S'i niette in e9uilibrio sollo l'azione di forze esterio1·i , it lavoro sviluppato pei· l'effetto delle tensioni o delle comp1·ess·i oni dei legami che um,1:scono i divei·si punti del sistema è un minimo, e perciò cerca l'equazione differenziale che rappresenta un tale minimo e può dirsi equazione di elasticità. Tale equazione, · secondo l'ingegnosissimo apprezzamento dell'autore, u nisce la statica dei corpi incompressibi li e inestensibili alla statica dei corpi elasti,:i (Comptes ?·endtts des séances de l'acaclémie des sciences, tome xr,vr, séance 31 mai 1858). LES S YSTEMEs m,ASTJQUES. -
DE r,A 'DENSl'l'É DE LA TE1nrn. - · (1 lfemo1·ie della reale accademia délte scienze in Torino, serie n, tomo 11). - Ammesso che le piè1 belle ed importanti esperienze per determinare la densità media del nostro globo sono dovute all'inglese Cavendish , che· trova la densità media del globo eguale a 5,48 di quella dell'acqua, l'autor e si occupa del problema non punto da fisico, ma tla analista.. Egli tolse a Oavendish il principio fond amentale che è l'applicazione del vero fo:ico e m eccanico che l'attr azione è proporzionale alla massa, ed aceettati i dati dell'illustre inghise su l movimento del pendulo, irnprencle coraggioso il suo cammino e coincido nei risultamenti intcrmcdii con Clairaut cd Huig hens. Il risultato è che la pressione in un punto _gualnnque· clel!'i11tcrno è minore che se la terra fosse omogenea e di dénsiLà uguale alla
media, e cbe la direzione della gravità da un punto qual11nque al centro formerebbe una curva di quelle che in meccanica si dicono traiettorie, cosicché un filo flessibile che vi discendesse non sarebbe teso secondo una retta, ma piegato in curva secondo la direzion e e l'int ensità della gravità in. ciascuno degli strati che dovrebbe a ttraversare. SuR
L'EFFET DU CHOC DE L'EAU DANS
LES CONDU ITES
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(Comples i·enclus de l'académie cle France). - In questa memoria fa di ragion pubblica una formula per calcolare la resistenza vlva dei condotti d'acqua che gli venne trovato modo di ridurre à. grande semplicità. _ Per computare la grossezza da darsi ad un tubo d(condotta d'acqua è certo che non basta tener conto della pressione statica esercitata dai liquidi sulle sue pareti, ma bisogna aver riguardo agli arresti istantanei od ingorghi del liquido in movimento che danno luogo ad urti i quali spesso cagionano la r ottura dei tubi. I pratici sogliono premunirsi contro tale inconveniente coll'aumentare d'una aliquota costante la grossezza richiesta dal solo elemento della pressione statica. L'autore non si sta contento a tanto e afferma che bisogna sapersi r ender conto dei fenomeni che hanno luogo sotto la pressione e sotto l'a7,ione de11'llrto per giungere a stabilirne la grossezza in modo razionale. Egli arriva alla soluzione del problema considerando i rapporti C;he esistono fra t re elementi di questo fen omeno: l O La dilatazione delle pareti del tubo; 2° L.t compressione della materia coq1ponente il tubo in senso normale alla superfié ie interna; 3° La compressione dell'acqua. Fo grazia al tipog rafo cd al lettore delle trentatrè equazioni attraverso alle quali risolve molto ingegnosamente il suo importante problema, rimandando chi
LUIGI l'll n1rn:co
MEK ,IDREA
voglia approfondire le ricerche io proposito ai Cornplesrendus dell'accademia delle scienze di Parigi ,- seduta 2 aprile 1858. SuR LA SÉlUE DE LAGRANGE.
LA GRANGE. Nella nòta :)(I del suo libro de la 1·ésol,ution des équations n1,1,mériques La-grange hà dato una dimostrazione per provare che la serie la quale s'intitola dal suo nome,. esprime la più piccoia. radice dell'equazione ii x + tfc = o allo~chè fx è una funzione jntera e razionale di x. L'illustrè Caucby nelle memorie dell'accademia di Parigi (N. 10, 7 settembre, 1847), era sorto a contestarne la speciale applicttbilità, e ne aveva le sue ' buone ragioni,. . Menabrea ne trovò altre p1_1r buone da contrapporre - lontano dall'ammettere nella serie di La.grange la generalità ':1-ccusata, pubblicò due scritti ~a.litici per rivendicarle una importante sub-generalità, per così dire, on<:le essa lungi dal non provar nulla pel troppo prnvare, si presterebbe anzi al caso. particolare a cui · la applicava Lagrange. Le due Memorie dove è svolta tale ardua questione sono intitolate l'una su1· la série de Lagmnge, l'altra swr· la véritable interprétation de lct série de Lag1·ange. Ha egli raggiunto tutto il suo obbiettivo scientifico? Non esitiamo punto a rispondere: ~o. La tesi non è risoluta e i10n può esserlo che da una espressione analitica la quale fissi entra li~iti analitica.mente determinati la sub-generalità in questione; di quest'applicazione ristretta che egli afferma sta a lui di precisare la portata, peroccbè gli ingegnosissimi esempli che reca, la mostrano ma 110n la dimostrano. 'Queste due Memorie non sono che interessanti, premesse ; se quandochessia una deduzione accertata le segua assumeranno importanza di grandi fatti scientifici, diversamente resteranno monumento di facile \ SUR LA VÉRITABi E 1:NTEHJ?RÉTATI\)N DE LA
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e arguto 1;naneggio che pure senza essé si conosceva all'autore. È però notabile che questo non farebbe a ogni modo i I solo merito di quegli scritti che anche non la risolvendo, hanno nettamente in~avolata una questione capitale. Scesa nel campo' delle equazioni numeriche la matematica cessa dall'essere la scienza astratta dei rapporti delle quantità; tutto che si riferisce a questioni cbe la riguardano appartiene quasi alla meccaaica, alla fisica, . alla chimica, all'iodustr:ia; infine .al progresso pratico, al decorò, alla felicità del genere umano. Inta.volare una questione è di già acquistare dei grandi diritti alla riconoscenza del bene avventurato. che riesca in appresso à risolverla. E noi crediamo prezzo dell'opera approfondire la ricerca, perchè se mai da cosa nacque cosa questo avrebbe ad essere un caso. La serie in generale è la base della nuova scienza analitica; è da essa che data rèra moderna delle matematiche, inaugurata col binomio di Newton , colle serie numeriche di Leibnitz, e col teorema di Taylor, di cui pr1ncipalrnente si armò il genio di Eulero, e che prèluse. alle sue frazioni continue. È lì, proprio lì tutta la scienza moderna, l'addizione indefinita che costituisce la serie è destinata ad esprimere la generazione universale delle quantità onde noi salutiamo in essa l'algoritmo dell'avvenire, a costo di farci qualificare per poeti, che in scienza è una brutta parola. Del resto, à prova che lo siamo meno di quello che tenda a mostrarlo la ridondanza del precedente periodo noi domandiamo a che altro serva oggimai il calcolo differenziale, quest'altro potente stromento delle matematiche attuali, se non a svolgere in serie una funzione? È vero che c'è talvolta, rara avis, l'integrazione teorica, ma quei pochissimi casi non servono che a .deviare da studii più pdtici, più proficui, più . possibili )a maggiore e miglior
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parte degli algebristi che perfidiano in cerca d'integrali poco meno che oon avvenisse altra volta delle pjù elette intelligenze speculative corse lungamente dietro al sogno p_u r lusinghiero della quadratura del circolo, della duplicazione del· cubo, ed altre -pietre filosofali. L'avvenir.e della scienza non è in ciò - non è nè per una, nè per due o più espressioni differenziali riuscite a integrarsi rigorosamente che la scienza farà il suo grande cammino, e che il suo orizzonte sarà 3:llargato. Senza· dubbio sor~ gera::mo le cento voci a chiedermi: otsù dite questa via dunque qual è? Delle espressioni differenziali, se non venga fatto integrarle, che ne faremo? Io rispondo che non rispondo; ma aggiungo che la mia proposizione è soltanto negativa, e va presa per tale, che fra gli altri titoli alla riconoscenza dei dotti che riconosco al matematico Menabrea gli è per l'appunto il non essere egli corso dietro a certi partiti di sottilità a cui pure sortì attissimo l'ingegno, e l'averlo dedicato invece a riù sode-ricerche, tenendo sempre fissa d_inanzi agli occhi una meta reale, e facendo dell'analisi anzi un mezzo che un fine. La Memoria pubblieata nel tomo xvr, serie 1r , che , ricerca le Lo1s GÉNÉRALES DE DIVEllS ORDRES DE PiiÉNOMÈNES
·non l'avei' gratuitamente affermato sciorina, nella cita.ta Memoria, la bagatella di 124 equazioni, più che convenientemente bene provvedu_te di radicali, di integrali"e di funzioni algoritm iche d'ogni maniera, onde due alfabeti, il latino ed il greco, gli vengono meno, e le lettere hanno a riprod ursi cogli apici le due e più volte a guisa d8gli attori di una compagn ia drammatica costretti a can1uffarsi in foggie diverse alloFchè il numero dei personaggi del dramma oltrepassa quello dei bipedi che it capo-comico ha date in situazione al pubblico, nonchè quelli che tiene realmente in forza . La conclusione si è che l'A. abbracciò nella nuova disquisizione analitica tutte le teorie che possono dipendere dalle equazioni lineari differenziali di un ordine qualunque, e che arrivò a dedurne formule generali di cui quelle già prima conosciute intorno a1le vibrazioni e _alla propagazione del calore non sono che casi .particolari. In seguito, daUa ricerca analitica scende àl còmputo pratico e conferma con applicazioni i principii. Questa Memoria può sperare primato non che posto distinto fra i più recenti lavori fisico-matematici italiani. Essa dà metodi affatto nuovi per calcolare le leggi delle vibrazioni, del movimento del calore, ecc., e dà una soluzione completa , dell'importante problema delJa integrazione delle equazioni lineari a differenze parziali. Tutto .ciò è allargare l' orizz.onte della scienza, rifori!irla di lena e di m.e:tzi, levarla all'altezza che la sua natura reclama e che le è stata finora in tali quistioni impossibile (1). A questti punto la farò finita coi riassunti scientifiei ,
DONT L'AN.ALYSE DÉPEND D'ÉQUATIONS·LtNÉAIRES AUX D IFFÉREN· OES l"ARTIELLES, TELS QUE CEUX DES VJBRA'r.lO~S ET DE LA PROPAGAT.ION DE LA (l;HALEUR, ha l'importanza di' nn avvenimento scientifico. . / 'rutti sanno, cioè -pochissimi samio e nessuno si ricorda che le leggi fondamentali dei fenomeni che si riferiscono alle vibra·lioni e alla propagazione del calore si deducono dalle equazioni generali a differenze parziali, cosa dimo• strata da Poisson nella sua Théorie dé la chateur., e di cui, mentre noi, ci siamo cont~ntati , se non ci parve averne di troppo, il nostro difficile analista sentenziava che le considerazioni del sommo matematico n'a;vaient pas toule ·la généralilé qn'on peut concevoir. A provare di
(1) .Questa l\fomorfa fu preceduta da: Etudes s-1w la théoric des vibrat·ions, nella quale l'autore tratta con metodi nuovi ed uniformi tut.te le quist.ioni che si riferiscono a quell'importante argomentò e giunge a risolYer e in modo semplidssimo problemi complicati che finora non erano ancora. tentati nella loro generalità da.i geometri . .A.NllO Vili,
voi.
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quantunque non giungano forse alla metà di quel che potrebbero essere i dati fin qui: Non accorderò nemmanco un cenno alla curiosa l'Jiémoire swr la machine analitique de Charles Babbage, dov'egli indovinò con potente · intuizione le · più · recondite parti di quella macchina straordinaria, colla quale il Babbage eseguiva le: operazioni aritmetiche ed analitiche a quel modo . con ~ui nel .telaio .Jacquard si intessono le stoffe. Essa fu tradotta in ingles2, e comentata con molta dottrina: da una bella e celebre scienziata, la figlia unica di lord Byron. Uscito di branche alle grafe, riapro il libro dell'aro-uta biografa , che mi · ha · fin dal principio µosto sì · dè~itro · a~le secrete cose, e che è proprio la m1a Turpina in questa · bisogna. Trovo un aneddotuccio che prova di che amore il nostro giovan~ 'amasse allora la scienza; quel tal poeta che cantò che il nor11e di studente vuol dire un ·tale che non stud,i a niente impari ,a generalizzare uÙ po' meno. Un bel giorno gli arriva a Torino il cognato, cavalière Brunet, e se lo vede di bel gennaio vestito come , senza dis_agio. si. potrebbe in un giorno di l uglio. bi bel gennaro, d1ss1, e gei:naio torinese di quei tempi lì in cui le provincie meridionali nè annesse nè in via di annessione se lo. tenevano tutto per sè il loro sole, mentre ora g li è un altro par di maniche e sono ben altrimenti cortesi: i clfmi si sono fusi, le loµgitudini si sono stesa la mano, onde noi vedemmo al capo del corrente 1863 la neve biancheggiante.a Palermo e il sole raggiantissimo a Torino, quasi a scambio ufficioso di carte di visita o polizz·ini come cruscheggiando direbbesi. Chi passas:3e in certi giorni di piazza Carignano o dess'e · fede a certi g iornali · direbbe che tale scambro significa duello, ma.posso assicurarvene che gli è tutt'altro. Ebbene che bizzarie son é!leno queste (chiese il cav. Brunet al cogoato), cl:ie specie di tenuta liai adottato.'!
(passategli il vocabolo francesissimo com'e.i lo ha detto). - · L;i, sola possibile ., replicò il giovane studente. - ·rn che mo<;lo? ..... - In questo, che d 'abiti e soprabiti non ne ho più. - Ma i quattrini che ti ho recato 25 giorni fa per le provviste invernali? Breve - il giovane ·matematico gli spiegò· come due importanti pubblicazioni scientifiche avvenissero ·in quel mese in Francia , ond'egli , checché ne opinasse il termometro, aveva loro dedicato i quattrini del soprabito. Chi di noi, già personaggi dei funerali e danze o. déi dena1·i per la laiirea, _non ha narrato una di tali storie ad uno zio, ad un avo o ad un tutore? (uso il noi perchè quando la maggioranza è così presso alla totalità, delle minoranze riluttanti chi se ne cura?) . Eppure, incredibile a dirsi , egli , il giovane e piuttosto galante laureando non aveva mentito ! L'incredulo cavaliere montando con • un pretesto alla sti:,,nza d.el singolare cognato trovò veramente uno stupendo atlante di geometria d escrittiv.a e due trattati che ben valevano, pe:r lui, l'incomodo di affrontarne parecchi dei gradi sotto lo zero. Non occorre nemmeno dirlo che eutro . la giornata , senza danno di Monge o di Cauchy , un comodo paletot gli scendeva dalle spalle. •
III. •· La Politica. Nella biografia d'un generale del Genio, fra l'analisi e un articolo di politica che .c i fa ?-È una domanda naturile; ma ve n'ha un'altr a più naturale ancora ch,e taluni mancherebbero di rivolgere e marcatamente accentare se l'artìcolo noli ci fosse. Nella biografia d'un tale che fu incaricato all'estero di missioni
la poliorcetica,
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miste , che diplomatizzò da secretario genera}!;' , che aringò da deputato, che scrisse da giornalista e che da ultimo sedette e siede nei consigli della corona, come va che di politica non si parla? Un tanto silenzio significa r iguardo o censura? - L' uomo, più assai che ad un bipede spennato, è simile a quello molto abbondantemente e magnificamente pennuto, a cui Rabelais dedicava un poema. Una volta imparato un verso lo ripete eternamenté, implacabilmente: se gli avranno insegnato di dire: A letto che è già mezzanotte ; lo ripeterà col sole a perpendicolo nella massima altezza meridiana. E qui la similitudine cammina per l'appunto su tutti i quattro piedi, come è vero che dovrel)bero posare sopra altrettanti i più tra quanti opinarono od, anche non opinando , scrissero il contrario. Un dei pochi, seppur non è il solo, a mettere coscienziosamente sott'occhio del lettore tutto cib che può illuminarlo pel pronunziare un equo giudizio intorno al Menabrea, senza punto d'arià apologetica, è il signor L. Chiala, che gli ha dedicato un trenta pagine della sua Pagina di Storia parlarnClnl.are in Piemonte. Nel 1848 Menabrea era ancora capitano del Genio, con un brillan_te primato di scienza e un numero alquanto arretrato di anzianità. La causa dell'indipendenza d'Italia eali l'av6va abbracciata, non solo co\Pe soldato che ama b , le ventul'e e gli onori della guerra, ma come uomo politico che sente, apprezza e proµugna i diritti della nazione. Gli è perciò che, mentre formava parte dell'esercito di Lombardia, gli si affidava una missione politicomilitare nei ducati di Par~a e Modena, mandandovelo quale rappresentante del governo , affinché li spingesse ad unirsi al Piemonte e concorrere alla guerra nazionale. Era assunto de' più ardui, perocchè ostavano da ·u na parte le mene dei principi e dei loro amici, dall'altra gli uomini estremi che della guena regia non si fidavano o ne facevano le viste, e si studi_avano di persuadere ai po-
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popoli che i re, cuginevolmente cospiranti contro ess_i, non avrebbero mai ferito colpo sul seno per la liberta, così contraria ai loro principii · eù interessi, storia che ricantano tuttavia a muso duro dopo Goito e Sa.nta Lucia, Custoza, Novara ed Oporto. I duchi dal canto loro intrigavano pure, principalmente quello di Toscana c~e aspirava adimposscssarsi di Modena, e la duchessa d1 Parma ostinantesi a voler partorire nella sua alcova ducale, cont ando sul grande effetto che ciò dovev~, secon_d? 1e_i, immancabilmente produrre sull'animo dei Parnug1am, che non potrebbero a meno di idoleggiare il ~uovo augusto compatriota, per quanto concetto da stra~1e~o- e n?n a~climatizzabile' seme. Destreggiandosi fra prmc1p1 e tnbum, fra reazionarii e arruffapopoli, aristocrazie e plebi, bonnets 1·ouges e talons rnuges, venne a capo_del fatto suo e i ducati fecero la loro adesione loconcliziouatarnent e al ·Piemonte, e non diedero soltanto dei sì, ma dei soldati ancora che egli fece di raggranellare e in qualche modo organare, inviandoli mano mano al campo quando e come meglio poteva.e. Dopo l'armistizio di Milano fu chiamato primo uffiziale al ministero di guerra sotto l'amministrazione Collegno, restò sotto quella del generale Dabormida, indi nella stessa qùalità passò al ministero degli esteri col generale Perrone. Successe il governo democratico ·e quantunque sollecitato da Gioberti a tenere · 1•ufficio (non se ne aspet tando punto di bene) , rassegnò le sue dimissioui col generale De Launay tornò agli esteri, e vi restò con D'Azeglio finché il deputato Siccardi presen~ò ~l Parla: mento la legge sull'abolizione del foro eccles1ast1co. Egli dichiarò al ministero che come deputato avrebbe votato contro a tal legge 1 quanlim(Jite la dichiarasse b~ona e~ utile, non gli permettendo , diceva, la sua c~scienza ~ L ammettere l'invocato principio che i conco1·dati non obbligano . Quantunque, n on accade dirlo nemmanco, perfetta-
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mente dell'opinìòne dell'onorevole Siccardi, noi dobbiamo pur convenire che stante il primo articolo dello Statuto, che una b uona volta dovrà pur principiare dal secondo, i concordati legano con sette catene, e che il coraggioso primo ufficiale degli esteri era logicO. Data la libertà di coscienza e l'eguaglianza dei culti un concordato è cosa senza senso, un legame clie per forza maggiore si spezza e di cui ne~sun governante risponde: tenuto alto il ·ves$illo cattolico, considerato lo Stato nella' Chi~sa, l'abolizione poteva essere dimostrata utile ed opportuna, non già conseguente. Forse la legge non gli garbava nemmanco in se stessa o percbè irreligiosa o perehè impolitica (padronissimo del suo sentimento e,giudizio) ; certo il punto d'opposizione non poteva esser colto nè con più abilità , nè con maggiore cavalleria. Prescinde,,a dal merito intrinseco e pigliava il formale, faceva militarmente questione di parole anziché giuridicamente di validità o di diritto. Se non che tanta abilità, o ,i n. éòmpresa, o dissimulata, o disconosciuta, non valse a salvarlo dall'impopolarità. Nei paesi immaturi ancora, i fatti sogliono considerarsi isolati e giudicarsi secondo una formula inflessibile che astraendo da ogni circostanza e~t~rn~ e da ogni speciale modo o fine, pronunzia ~n giutjlZlo ristretto pressoché sempre in · un unico vocabolo. Obi ricordò aHora il suo indirizzo agli elettori di Verre in Aosta dove dice chiaro: « Io sto per l'ordine e la li« bertà, io m,i oppor~'ò energicamente alla reazione che « tentasse farne indietreggi.are verso un passato impos-. «' sibile oggimai, del pari che il disordine che è la tomba • della libertà? » I cle1·icali e gli assolutisti hanno essi mai dichiarato impossibile il passato , o detto df stare per la libertà, o promeSiso di opporsi alla reazione? Vi banno di certi tali a questo mondo a cui lo scolastico distingue fi·equenter 1:1ette i brividi.al pun'to che si ricusano di distinguere mai, il che vuole rigorosamente significare di 1·agionare mai.
23 È· bensì vero che in lui, assai destro diplomatico ma anzi tutto militarmente veggente e pensante, l'idea del paventato disordine era troppo più estesa che non dovesse, onde l'esercizio primo e necessaria.mente intemperante della, libertà gli parve offesa e min_a ccia e se ne allarmò di là del dovere. Nella tornata del 7 febb. 1852 egli si mostrò più che mai conseguente a quanto aveva lanciato il dì innanzi in faccia al conte di Cavour: « Io ho per r(;lgola di « condotta di non cedere mai nè all'amore della popola• rità, nè a considerazioni personali, né a manovre poli.~ tiche. Io bo sostenuto fin qui il ministero, e lealmente « lo feci, m·a non perciò mi tengo quale uomo legatoglì « così da non potermene ~taccare e combatterlo ogni « volta che s'allontani dalla via che io riguardò per giusta. · • Un ministero si appoggia c1uando lo si riguarda come « il solo possibile o allorché si è persuasi che esso agisca « pel meglio del paese: Il ministro delle finanze m'accusa « di avere svolte idee contrarie non solo alla libertà della t stampa, ma alla 1ibertà in generale; se dottrine di pru« <lenza, di moderazione, di convenienza sono fatali alla • libertà, egli ha ragione, q uanto a me parmi aver di« mostra;to la necessità di mantenere la stampa in una. , linea di dignità e di saviezza che· debbe fare la sua , forza. » · ' Chi saprebbe trovare in tutto ciq qualche còsa che arièggi _Vevillot o Donoso Cortes, che minacci la libertà, o chè pur soltanto l'offenda,? eppure fuori si disse e stampò nettamente che non_voleva la libertà della stampa e che le avversava anzi tutte ad un tempo le libertà. Ripetiamo il detto più sopra, è immaturità politica, intolleranza. passata,.dal cuore alla testa, dal sentimento al raziocinio. E bisogna :ricordare eh!=) cosa fosse la stampa a quei tempi lì per giudicare quanto dovesse andarne attristato e stomacato un militai·e non rotto agli" ordini nuovi anGora per lunghe abitudini e viaggi e pratica di rigiri . l! L l'iABR!iA
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politici coine di già il conte cli Cavour. Nessuno di noi ha del resto· _dimenticato le recenti pol'emiche intorn~ ai vituperi della stampa meridionale, e come proprio nel 1863 uomini di età matura, di senno provato, di tatto politicò incontrastabile sorgessero a consigliare al governo ciò che dodici anni prima anche in più temperati modi, Me. nab.rea suggeriva. Libe1·tà nell"or.dine, restò sempre il s~o programma: il modo di estrinsecarlo si modificò colle necessità dei tempi e le opportunità della politica. È spudorato quanto stolido artiB.zio quello di gettare in faccia ad un uomo di Stato partiti o proposte avanzate da lui in condizioni essenzialmente modific.a te. Mentre alcuni uomini dalla memoria di ferro citano i resoconti del vecchio Parlamento, noi ricordiamo gli anti-austriaci lavori della Sesia, le anti-èanoniche batterie di Ancona e l'anti-legittimista trincea cli Gaeta. Che se tutto quef3to appaia spiegabile nel senso del dovere militare; ricorderemo quando ceduta la Savoia la grande armée gli offriva una posizione tre volte più a bbagliante e trenta volte più guarentita, egli (poco cifraio), optò per l'Italia (allora due quiuti del vero), onde può dirsi che se per le vecchie idee ha detto, per le nuove ba fatto. Nessuno vorrà disconoscere che l'albero va giudicato dalle frutta. L'onorevole generale ha oggi mai potèntemente cooperato al trionfo della libertà;; noi incliniamo a crederlo dell'opinione della sua spada. -...IV. 0
Le cose dcli'A.rma.
La commissione general~ di.difesa dello Stato, présie. duta dal maresciallo Oella Torre e composta dei generali d'armata duca di Genova, cav. Di Saluzzo e barone Bava, dei luog0tenenti generali barone Chiodo e cav. Di Col-
MENABREA
legno; dei niaggiod generali cav. R_ossi ~ cav. Oli vero: col chiaro cav. Promis per segretano, rispondeva adcl1 7 ·marzo 1850 ai quesiti che le aveva fatto il ministro di guerra nei tre capi che riportiamo : · . 1° Se convenga fare qualche _opera a difesa della capitale; , 2° Se ba~ti invece guardarla con nn corpo od una divisione alla linea della Dora Baltea, corpo o di visiqne che andrebbe naturalmente a diminuire l'a.tmata principale che occuperebbe i colli di Casale, San Salvatore e Valenza; · 3° Se non converrebbe meg1io trasportare in modo stabile in altra· piazza l'arsenale, le armerie e tutti i de• positi di guerra, e alle prime ostilità cambiaré eziaudio la sede del Governo e lasciar libera l'azione all'armata difensiva anziché aver tutti i suoi movimenti legati dal1a tema di scoprire la capitale. , , Facendo eco al generaìe Paixhans, come , la Camera èei deputati di Parigi, la commissione opinava che per la difesa del paese non bastasse splendidamente perorare e neppure eroicamente sacrificarsi se non si abbiano preparati di lunga mano i mezzi dell'arte ; che se. alla guerra, come nessuno ne dubita, il tempo è tutto , bi_sogna fortificarsi e 'o bbligare il nemico a perdere almeno 'cinque o sei settimane in lavori d'assedio. fo fortifìcation c'est du temps. Il chiaro generale con ciò ripeteva e r ingiovaniva della propria autorità l'avviso del ChasseloupLaubat, consentito pure da Napoleone, che cioè una grande capitale lasciata senza immediata difesa è la massima delle inconseguenze e contraddizioni. Conchiudeva pertanto, per la questione pregiudiziale, che Torino doveva essere messa in :rstato di difesa ; · per la qliestione di t empo giudicava èbe il farlo era della massima urgenza; e per l' a1tra di modo, che Tor1no dov'e va internamente per sicurezza della città avere una cinta_ continua,
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di cui la difesa potesse esser fatta dalla guardia nazionale, . cd es_ternamente una catena di forti distaccati, n-on però leg1J,t1 fra loro, con opere di campagna, perciò rendendosi necessaria la presenza di molta buona truppà di cui andrebbe scemato l'esercito attivo. Chiedeva il tutto cominciasse al più presto e simultaneamente. Si comprende l'importanza.militare di Torino da Plornbières in giù, ma al 7 marzo 1850, con sì dubbio animo verso la Francia quanto ne avevino tutti i caldi Italian i, e ne mostravano gli stessi onorevoli membri, il verdetto strategico. della commissione riesce alquanto più difficilmente spiegabile. Se è per fermare la Francia bisognava pensarci alquanto più sopra di Torino, dove non si fermerebbe più; e se per l'Austria , contro il Piemonte s;lo, Torino non sa.rebbt:J ad essa più che un obbiettivo della vecchia scuola perocchè è sempre nel cuore del r·~gno, e dove chi sta a cavallo del Po è padrone della situàzione, che le sorti del paese si sarebbero dovute agit~re e de. cidere, e dove i suoi re grterrieri avrebbero cercato e trovato il loro posto. Non se ne fece nulla. Nel 1859 invèce la capitale assumeva altra importanza ; l'Austria a Torino , era l'Austria sulle comunicazioni terrestri della Francia; occuparla non significava più uno sgomentare clas~icamente e van_a mente il nemico, . ma per davvero un girarlo. · Certamente chi gira è girato, ma occupare Torino ,non ·. ' era all?ra 9-n , insaccarsi ter l'Austria, sia perché la distanza della base lombarda non è considerevole e sia perchè tale esercito pÒteva lasciarsi , senza darsene troppo pensiero, il Piemontese alle spalle. Tutto ciò i nostri uomini di guerra compresero e senza guardare al Ticino non nostro, o alla Sesia pressochè indifendibile e per la lunghezza e per la natura e condizione della linea, pensarono ridursi sulla Dora Baltea, abban·doi;iando il Nqvarese ed il Vercellese al· nemico ( ma
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inondati dai n;viali delle Tane, di Cigliano, di Bianzè, di Lamporo e di Riv~ che m,ettono in comunicazione la Dora Baltea colla Sesia); attenend0si a quella trasversale che va da Genova a Bard appoggiando la destra al P?· e I~ sinistra alle Alpi Eb>·etiche; una gran linea d_ife~s1v~ a~ cui fianchi dovevano operarsi le avventurose coogrnnz1om · che la tramutava.no· dappoi in quel gran fronte di battaglia di cui si sciols~ro ma non si dispersero al Mincio le righe. . · Il problema politico e militare era &ritardare_ l'invasione; il. governo delil;lerato di fortifieare tal imea ~è affidò al Menabrea l'alto incarico. S'era già al 14 apnle quando egli per la prima volta pèrcorse ~a ~inea_ da M~z~ a Calciavacca dando sempre ·lì su due p1ed1 agli ufficiali del eo-enio le istruzioni da seg1ùr~i così nel tracciato come e nei lavori. . , La Dora Baltea nel suo corso dall'altura di Mazè a Calciavacca, sotto cui mette foce, misura una linea di l'.7 chilometri ìnclina.ta al Po e formante con esso un angolo esterno di un 120 gradi. Fra il Po che corre al pied\3 delle. Alpi marittime le quali segnano la destra del suo bacino, e il piede delle Alpi settentriomli che ne formano la sinistra, il terreno .è piano e vi può manovrare la cavalleria. , Tre passaggi principali danno accesso dall'una all'altra riva della Dora per le tr~ _strade che, diramandosi da Chivasso, discendono la vallata. 1° La strada principale che congiunge Torino a Milano per Chivasso e Cigliano attraverso la Dora Baltea sur un pon_te di muratura al disotto del paese di Rondizzone; 2° La strada ferrata Vittorio Emanuele che passa la Dora al disotto di Borgo-Reggio; 3° Un'altra strada che costeggia la riva sinistra del Po, e per Verolengo e Crescentino, conduce a Pavia at-
2D normale al corso del Po , ed appoggia-va la sinistra ad un'altura presso Torrazza . I lavori vennero cominciati su tutta la linea il 20 aprile da due compagnie di zappatori (sesta e settima) aiutate da una media di 3000 terrazzieri. 11 giorn" 30 i lavori erano finiti di già. Da Sebastopoli in fuori non conosciamo esempio di altre opere campali con ma.ggior prontezza progettate ed eseguite. Aggiungasi che dirotte pioggie disturbarono e ritardarono il lavoro è che la natura ghiaiosa del terreno obbligava a rivestire con graticci, fascine o gal)bioni le scarpe interne, non potendo le piote sostenere la spinta. Le incertezze del nemico e le congiunzioni felicemente operatesi mutarono i piani di guerra, ma nessuno disconobbe la grandezza del servizio reso in così. difficili mo.:. menti al paese. MKKAH REA
LUIGI FEDER ICU 28 traversando la Dora su un ponte volante al disotto di Calciavacca. . Stabil~ y_uindi di chiudere con forti opere i tre· punti d1 Rond1zzone, Borgo-Reggio e Calciavacca, dove fanno ~apo le_st~ade maestre, e di elevare negli intervalli una Ime~ d1 trrnceramenti la quale presentasse una barriera continua lungo il• corso della Dora. A trattene_re ~'impeto del nemico' il qual fosse per avv~ntura nesc1to a . ~orzare la prima linea in qualche funto, scelse una pos1z1one conveniente per una seconda, a, quale darebbe tempo ai sostegni di concentrarsi e a:rebbe p~esentato, secondo ogni probabilità' il ca~po di battagha per un'azione deeisiva. Le istruzi_oni ~at~ si compendiano nelle seguenti: adattare ~e. fortdìc~z10m al terreno; approfittare delle irreola~1t~ della nva formando coi punti salienti e rientranti _as~10m e co~tine - coronare con batterie i punti essen~er la difesa - c~llegarle con spalleggiamenti per ~ntc11a. Essen do sufficiente il comando, sulla riva sinis r~ tutte le_ opere sarebbero interrate per c0lerità d'esecuz1_one ~ ~l lctt~ del fiume ,formerebbe il fosso delle ' fort1ficaz1001 - . s1 accumulerebbero gli ostacoi l' nm. punti. d ·1 fi ove i urne s1 ·s costava dal ciglione. Faceva ta,O'liare le strade a:anti alla prima linea di difesa, scoprire il terreno antistante fino alla portata dei tiri d'artiglieria preparare le mine pei ponti in muratura , e le "1ascme . , · t , rnca ·:an:ate ~er ~ncend iare quelli in legname' noucbè i gabb1001_ fascrnati per isbarrare la ferrovia. La p~ima delle linee difensive si staccava da Mazè e costegg1and~ la riva .d estra ' passava per Rondizzo~e '. Borgo-Reggro o Calciavacca; vi si costruirono batterie a barbetta e a cannoniera. · . La seconda linea _veniva costrutta dietro alla parte piìt importante della pnma, cioè la baRsa, dalla sinistra di Borgo-Reggio al Po. Essa le era inclinntissima porchè
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Operate felicemente le ccngiunzioni dei due eserciti , presa l'ofl'ensi va, forzato il passaggio della Sosia , vinto a Montebe1lo e a Palestro , superato il Ticino , tutti sanno a che se ne venisse. Investita Peschiera, il generale arrivava tosto sul luogo; il piano era fermo, di già i primi lavori erano tracciati e il piccone dello zappatore piemontese tornava a rompere quelle note glebe, allorchè si fu all'armistizio, poi alla pace. Nc,n rifaremo la storia di ciò che ogni orecchio ha udito e ogni occhio ba veduto , dacché può dirsi che , dopo la rivoluzione francese, nessun fatto nazionale trovò nel proprio seno copia maggiore d'iniziatori e aiutatori , onde la rigenerazione italiana può coscienziosamente clirsi fattura ita1iana e non sorpresa fatta ad un popolo, più o meno annuente, dai pochi fortissimi i qua1i assumessero sopra di sè il rappresentarlo anche senza mandato, pur di fare a ogni costo il suo pro. Dopo il colpo di Villafranca ( che sarebbe stato impossibile se dell'insurrezione lombarda non
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.si fossero avute in alto le vecchie paure , poichè avrebbe resa incomparabilmente più disastrosa e forse anco impossibile la ritirata su · Verona, o se si fosse soffiato nella Veneta la quale anche senz.a successi militari non avrebbe , come semplice protesta armata , lasciato pigliare il Mincio per l'Adriatico) , vi furono giorni di scoramento, anzi di_accasciamento generale e noi udimmo uomini intemerati ma troppo domabili dalla sciagura , onde consigliammo poi sempre loro l'abbandono della vita politica , mettere innanzi idee di transazioni incredibili, impossibili. Se non che lo spirito pratico si rialzò ben presto, e letta , meditata e ruminata la lettera del trattato, si addiede che i diritti degli ex erano r iservati con · molta riserva, restando loro, in una parola, consentita la rist9razione quante volte fossero richiamati dai · popoli - rrel qual C<!SO , bisogna convenirne , il diritto di torp.are, sederci ·in collo ed animarci al corso con talloni, frustone, e peggio sarebbe stato sacrosanto diritto di suffragio universale , nè più , nè meno. Gli uomini politici dell'Italia centrale si trovarono, nè ci fu male, i militari non potevano far difetto. Prèso il comandò in capo della lega, il generale Fanti pensò tosto a completare , o meglio a creare uno scac. chiere difensivo qualsiasi all'Emilia, <lacchè Zurigo, fra l'altre facezie , ci aveva lasciato di qua del Po i Tedeschi che , sconfinati app'eua , toccavano Mcdena, e lasciadosi a destra Piacenza , senza pigbarsene fastidio , con un per file a ~inist1·a , potevano spaziare a grado e capric~io per la media Italia. Con Bologna fortificata la gita diventava assai. meno allegra; anzi tutto, era un~ · piazza di meno dà occupa-re a buon mercato e profittevoJmente come l'Austria suole e , ,1:1-vvertasi , là più cospicua, popolosa, ricca; audac~ ed influente, che ·invece r esa forte avrebbe confortato le Romagne coll'est::mpio
3L nell'atto medesimo che le copriva del suo gran corpo; per essa rimanevano assicurate le comunicazioni delle Romagne colla Toscana; onde· la lega, continuando ad èsistere e a resistere, avrebbe all'uopo fatto abilità alle provincie del nord di tentare uno sforzo supremo per tàgliare dalla base il nemico di troppo inoltratosi e riu. scirgli alle spalle. Fanti pensò a · Menabrea, e lo chiamò; in un'intervista furono affiatati . Egli andò tosto a Bologna per dare principio agl~ analoghi studi; ma che ? il suolo era coperto per oltre a tm metro di neve che lo lasciò ~irare ben poco e quel poco indisposegli gravemente il fisico, ond'ebbe a ridursi nella sua camera, ragionando sulle carte, sulla memoria del poco veduto e su appunti raccapezzati dagli uffiziali del genio dell'Emilia che avevano iniziato di già certi studi. Fortificare Bologria per la primavera che avvicinava.si minacciosa era assunto erculeo cÙi ·pareva audacia il pensare a chi. conosceva la topografia di queì posti. Bologna è in pianura , ma con altissime colline alle spalle , che sono gli u1timi contrafforti distacc1itti della catena Appenina. A ridosso della città , verso mezzogiorno, esse sono comprese fra le due valli del Sa.vena e del Réno che corrono da mezzogiorno a tramontana , questo a destra, quello a sinistra della città. , Il Reno mena in ogni stagione tanta acq Lia che ba~:ti ad alimentare il naviglio èhe mette nel Po; il Savena, al contrario , è spessissimo a secco; · nessuno di questi due corsi d'acqua è un ostacolo di qualche importanza ; nonchè una linea militare. -Senza una forte occupai.ione delle collip.e, la città non p uò essere difesa. Essa è chiusa da antico muro che gira metri lineari 7500 circa, racchiude una popolazione di 80 mila abitanti, e_d è circondata all'esterno ,da una comoda e larga strada di circonvallazì,orn~ che mette iri comunicazione ·1e
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sue undici porte d'onde irraggiano in direzioni divergenti, le strade principali cioè la Toscana per la Porretta; la Emilia per Modena; la ferrovia pel nord; la strada di Ferrara; quella della bassa Romagna; la Emilia per Imola, e l'altra di Toscana per le Filigare. Il naviglio del Reno, dopo il suo ingresso in città fra porta S. F elice e porta S. Isola, ne esce verso porta Lamme, e corre lungo un raggio come le altre strade. Lo stesso si dica dei torrentello' l'Aposa, e del canale derivato dalla Sa~.e na. Questi corsi d'acqua hanno in generale sponde altissime, dalle, quali però non si può tràrre gran partito per la difesa, stante le loro direzioni quasi perpendicolari alla strada di circonvallazione , ma possono giovare per coprire i fianchi in una marcia paralella oppure di fronte alla città. L'antico letto della Savena offre egualmente qualche ostacolo. La ferrovia forma , a partire dalle sponde del Reno , un rialzo con direzione obbliqua ai fronti verso la pianura e viene a finire non lontano dalla città medesima presso porta Galliera. Sorgono intorno alla città compresa nella cinta , popolosi sobborghi , di cui i principali sorw quelli di porta S. Felice , porta S. Donato , porta S. Stefano e lungo la via Emilia il borgo degli Alemanni, che si protende ad u.na distanza di 2500 metri circa. .A sinistra verso il Reno esiste la celebre Certosa, ora Campo Santo. Le abitazioni diradano a misura che si va allontanandosi dalla città: tuttavia, numerose villeggiatµre, palazzi e casali tro~ansi anche disseminati a grande distanza. Il terreno coltivato dappertutto era coperto di olmi ai quali si attao.~avano le viti ; nella bella stagione , la vista della pianura era arrestata per tale rigogliosa vegetazione. Da porta Saragozza si distacca il porticato di ben 4,000 metri circa di lunghezza , che conduce alla Madonna di S. Luca posizione ·dominante la valle del Reno. La strada di Toscana per la Porretta esce da Porta Saragozza, segue il
33 piede della collina ed attraversa il Reno sul ponte di Casalecchio ; poco sopra il ponte di Casal0.cchio ha origine il naviglio del Reno , donde un ramo di strada si distacca verso Vignola per andare a Modena. La postale di Modena attraversa il Reno inferiormente a Casalecchio ; ottocento metri a valle sorge il ponte della ferrovia. La via Emilia attraversa la Savena, alla distanza di metri 3700, da porta Maggiore. La strada di Tosç;aua per le Filigare si svolge al piede della collina sulla sinistra della Savena sino a S. Rufìllo , dove passa sulla destra sopra un ponte di muratura, presso al quale prende origine il canale d'irrigazione, già precedentemente accennato. La strada della Porretta a partire da Casalecch io si svolge nella valle del Reno , larga assai e di cui difficilmente si potrebbe impedire l'accesso a colonne nemiche , salvo l'impiego di forze éonsiderevoli- che agissero in' fuori del raggio diretto di azione della piazza di Bologna ; ma l'accesso dalla Val del Reno alle colline dominanti è difficiìe assa,i, ~e non ir,npossibile; da questo lato desse possono difendersi con poca forza. L'inverso ~a luogo per la strada delle Filigare , che segue ·1a Val di Savena. Questa valle , stretta assai a partire da S.· Rufillo: è difendibile,. a condizione però di -tenere le alture a destra del torrente. Le colline sovra Bologna sono dalla valle di Savena assai accessibili, per cui richiedesi l'occupazione di màggiore numero di punti, e sviluppo di forze più numerose; ma da un altro Ganto v'è possibflità d'assicurarsi la strada della Savena in Toscana, mediante le opere destinate alla difosa diretta di Bologna e col sussidio d_'un corpo che difenda gli accessi della valle e della collina cli destra. DaU'esposto si può indurre come il problema della difesa di Bologna fosse intricato d'assai , sia a cagione dell'ampiezza e della giacitura nella città, sia a motivo degli ostacoli che s'incontrano nella pianura. Ridurre la MEN.-IDREA
ANKO
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LUIGI HDEI\I CO
di[esa ad una cinta non sarebbe stata cosa possibile , sia perchè la città è dominata dalla co~lina, sia p~rchè sarebbe bisoo-oato sacrifìcare i numerosi sobborghi che la circoodan~, senza offrire all'esercito q ue1la facilità di movimenti, indispensabili per una efficace azione. Oc• correva adunque anzi tutto rendersi forti sulla collina, occuparne le posizioni principali e difendere i due accessi delle valli del Reno e della Savena. In pianura la linea delle fortificazioni doveva essere tenuta a distanza tale dalle mura,, che fra queste e le opere il corpo di difesa avesse liberi i suoi movimenti, e gli abitati principali oonti bo-ui alla citt à si trovassero al riparo degli insulti immediati dell'inimico. Nel nuovo proo-etto per le fortificazioni di Anversa. , b città di popolazione eguale a quella di B~~ogua , e. circondata da popolosi sobborghi" si è stabilito una lme~ di forti distaccati alla distanza da 2500 a 3000 metn dalla città, oltre alcuni altri tra questa e quelli. L'esercito intiero del Belgio deve trovare ricove;o sotto queste fortezze. Le costr uzioni sa'ranno permanenti , ma quantunque vi sia qualche analogia tra le due città, _le _con~ dizioni sono ben diverse ; là si aveva tempo ed agio d1 dare alle fortificazioni, che costeranno 50,000,000 di lire, tutta la resistenza richiesta dall'arte ed un'armata pode• rosa 1a difenderà; qui il tempo premeva; i mezzi erano ristretti ; l'esercito di difesa limitato e destinato meno a. difendere Bologna che a trovarvi un punto d'appoggio, un gran cammino coperto per le sue mo::1se. A concentrare un adeguato progetto per Bologna, bisognava stabilire pe~ base: che l'~sercito dell'Italia c~ntrale cui doveva servire d appoggio, avrebbe da 45 ro1la uomini di cui 10 mila al più per servire presi.dio di sicu• rezza ;d altri 10 mila per dare attività alla d,ifesa, mentre gli al~ri 25 mila potrebb~ro faro de!le mos~e più o meno lontane , sempre però attenendosi alla piazza per base
35 <li operazione e perno di manovré. Il tempo in cui do- vevaoo essere compiute le opere di fortificazione non poteva oltrepassare il. mese di aprile , onde il tempo utile pei lavori restava al più di 50.,.g iorni. Ogni idea di fortificazione avente tracciato o carattere di permanenza doveva essere _ahbandonata. . Nelle fortificazioni temporarie, quando i mezzi sono limitati importa di concentrare la massima resistenza in opere più ristrette e che non possano essere prese con mezzi è.i campagna e senza regolare procedimento, anzichè averne di più ampie ma alquanto meno resistenti e più soggette ad essere superate per sorpresa o per attacco di viva forza. Oltre quelle opere che formano il nucleo della difesa ce ne vogliono altre più estese destinate specialmente a coprire la truppa e favorir le manovre appoggiate ai diversi punti di resistenza. Seguendo un tale ordine di idee, si adottò un campo trineierato; appoggiato da ambe le estremità alla collina, e formante sistema colle d(fese cost.ì ripartite. L'idea fondamentale delle fortificazioni di Bologna fu per la pianura di circondare la città. di opere fortificate forti abbastanza per resistere ad un attacco qi viva forza e dare campo alle truppe della difesa attiva di accorrere. - Ma a rendere i movimenti di questa truppa più sicuri si ebbe il pensiero di c9llcgare assieme queste opere con un spalle15giamento o strada di ronda destinata a coprire le mosse della truppa. - Fu adunque erroneamente che si considerò da alcuni' quella strada di ronda come un trincieramento da difendersi palmo a palmo come una riclottci giusta le proscrizioni dei volgari trattatelli di fortificazione, mentre non sono che uu assieme di mezzi tendenti a rendere più sicura l'azione della truppa: L'autore s'inspirò, più che dalla proprie esperienze , dai consigli dati da Napoleone I nelle sue Jlemo1·ie MENAllREA
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LOICI FEDlrn l CO
MBN,\DREA
tom. vn, pag. 91 e seguenti (Paris, 1830), dove dice : Ceux qtti P,'OSC'l'ivent les lignes de ci1·convalation et toits les secou1·s que l'art de l'ingénieur peut clonner, se p1'ivent gratuitement d'une force et d'un moyen auxiliaire, JAMAIS
ordinando le colonne d'assalto , vedevano la breccia chiusa e rinnovato da successive traverse l'ostacolo. Iu capo a pochi giorni il sagliente era un capo smussato, e così smussato da parer cortina, ma i Russi restarono sempre fuori, e il tempo guadagnato, che è tutto alla guerra, salvò la fortezza. I generali Fanti e Meoabrea speravano negli ingegneri miJitari italiani buoni ad aprire e vietare le breccie, e nelle fanterie italiane che seppero sempre e schierarcisi dietro e saltare sui parapetti anzi sembrano fatte a posta per queste valentie. Ebbero torto'! La storia insegna che mentirebbe per la gola chi osasse affermarlo - e noi siamo colla storia.
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NUJSIBLE, PRrnQUE TOUJOURS UTILE ET SOUVEN'l' l)i'DISPE;'ISAJ3LE.
Quindi svolge questa idea con ragionamento e con esempi che calzano appunto al caso cli Bologna. Con ottomila operai, con quattro milioni di lire e due mesi di lavoro Bologna non era una fortezza, co~e sul serio non lo è neppur ora, ma bensì un ostacolo attorno a cui aggirandosi ·della buona truppa ed entro a cui , movendosi dei fortissimi cittadini , come per carattere , e per tradizioni palpitanti sono i Bolognesi , un nemico può trovare di che arrestarsi e retrocedere all'uopo. Ho voluto riportare con qualche particolarità i criteri strategici a cui mi parve ioformat~ il progetto del generale perchè non mi fu dato finora di leggere in alcuno scritto militare un'~sposizione od un giudizio che vi rispon~essero. Aggmngerò che non mancano militari che par Jmo con un tal quale· disprezzo della forza difensiva di quelle opere. Sono critici leggieri che non hanno idea nè delle urgenze dei tempi , nè della necessità della guerra, nè della moltiplicità e varietà dei ,fini , nè ta~poco della forza passiva delle opere anche temporarie quando la manovra sia libera e i fianchi e Je spalle dell'attaccante restino di continuo minacciati. « Era?o _di gi~ P:incipiati studii per alcune opere di « grandi d1meos1orn, egli scriveva al generale Fanti, ma ~ quantun'lue pregevoli assai non mi sembrarono adat' tati alle stringenti . . . circostanze attuali e ho giudicato Op • « por t uno d 1 rrnunzrnrvi. » In u n ramparo dello spessore di tre metri è vero che si batte presto la breccia, ma chi ha detto che da tutte le breccie s~ entri ? A Silistria i Russi ruppero tre volte un sagltent e e tre volt.e al mattino appresso,
Nel 1860 bisogna,a pigliare le piazze forti o restare vittime d'una ripresa· offensiva. Quelle brave camicie rosse · erano corse dal Lilibeo al Faro e da Reggio a Capua con islancio e fortuna mirabili, ma hastavano gli esili ripari di Capua ad arrestare, e in appresso a mutare per avventura le sorti. Contro una piazza forte, buona o t riste che sia, bene o male difesa, ci vuole l'arte, la quale nel campo dei volontari mancava, e ci fosse anco stata mancavano i mezzi. I garibaldini considerando le cos; secondo la loro specie di guerra erano abituati di già a r iguardare i cannoni quali inutili impedimenti ed i0gombri , anzi in generale se non apostrofavano le carabine coll'invettiva airiostesca in odio della polvere, certo le consideravano poco meglio che manico della baionetta. In campagna è un sist8ma che può valerne un altro, e, giusto o no, resta sempre un sistema leonino, che potrebbe anco conquistar l'avvenire; ma agli ap procci non ha senso. Se Capua, trovata da Annibale così molle e da Garibaldi cosi dura, pareva pure un funesto intoppo, a rivederci sotto Gaeta I Era per tanto la volta dell'esercito regolare che per
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buona ventura, passando sopra P.imodan e Lamoricière, arrivò per appunto in tempo. Esso non veniva che a spargere la sua sabbia sulla gran pagina scritta dal capitano del popolo, affinché la non potesse venire più cancellata. Non mancò chi dicesse che andava a raccogliere dove non aveva nè seminato, n è arato, ma Cavour lasciava i cani latrare alla luna, e tirava via. Capua cascava pol suo peso; Gaeta sfidava Cialdini e Mcnabrea, come già Massena e Campredon, e più alteramente li sfidava, forte della presenza del re, di una guarnigione doppia e d'assai migliori condizioni difensive ed offensive come sarà particolareggiato più sotto. Il nostro uomo arrivava da Ancona, dove aveva fatto ad un tempo il generale e il soldato, disposti i lavori e corse in assalto irresistibile , terminativo, le alture di Monte Pulito. Quivi lo aspettavano il cimento d'altre prove e il confronto d'altri uomini. Gaeta sta su un promontorio sorgente d:i,l mare che ne bagna tutto il perimetro ed unito alla terraferma da uno stretto alquanto depresso, dominato e battuto in ogni direzione dai fuochi della piazza. Dall'alto della torre d'Orlando , punto culminante del sito (167 metri sul livello del mare) , la vista si estende verso N. O. lungo la riva fino a Terracina e lo sguardo penetra in tutte le svariate pieghe del terreno sottostante. La città è compresa nP.l recinto delle fortificazioni, e la sua parte principale trovasi all'estremo del promontorio che si protende a levante vèrso il portò. A destra dell'istmo havvi la cala di Serpi, a sinistra in direzione da mezzogiorno a tramontana si svolge il borgo a mare cli Gaeta, e sulla sponda settentrionale a forse 6 chilometri dal borgo stanno Castellone e Mola. Verso il golfo la fortezza oppone mura ca~amattate e scogliere , dagli altri lati verso il mare esterno il pro-
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montorio è terminato pressoché verticalmente da rupi fatte inaccessibili dalla natura e dall'arte. -Dal ~ato che chiude l'istmo i punti accessibili sono coperti da al~ tissime mura e circondati da più linee di trincierament1 che co<;;tituiscono il frunte di le1·1·a. . Quattro ordini di fuochi, ai quali durante l'assedio n:' venne aggiunto un quinto presso la torre d'Orlando, difendono da quella parte l'istmo che è inoltre battuto da numerosi fuochi di fianco di batterie in parte scoperte e in parte casamattate, che sporgono dai fronti ~aterali di mare a destra e a sinistra. Gaeta' ebbe di già a subire tre assedi dei quali il piì.t memorabile fu quello del 1806 in cui la piazza sostenne durante cinque mesi lo sforzo dei Francesi comandati dal maresciallo Massena. Allora la piazza era difesa da 178 bocche a fuo?o e da 6,200 nomini di guarnigione e riceveva soccorsi dal mare rimasto libero senza però che le navi valessero a molestare l':i.ssediante con qualche successo, perocchè contro i legni a vela d'allora le b,itterie di costa erano pot,mtissime. Il piano del generale Campredon stava nell'approfittare degli accidenti altimetrici fra le due rade e della massa di solidissime costruzioni del borgo di Gaeta pei primi approcci, e così guadagnare a poco a poco terreno senza armare alcuna batteria innanzi che ne potessero agire di molte simultaneamente, per aprire allora rapidamente le brtccie, proteggere con tanti fuochi gli ultimi approcci che essi non avessero ad incontrare serio ostacolo, e da ultimo sboccare dalle teste delle Lrincee e penetrare ad ogni cost? nella piazza. Si mandò sulla riva sinistra del Garigliano un corpo di 1,500 fanti perchè gli Ing~esi minacciavano uno sbarco da quella parte, una flottiglia di scialuppe cannoniere stanziava dinanzi a Mola di Gaeta. Il maresciallo Massena prese in persona il comando e
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stabilì il suo quartier generale a Castellane in Mola, a 5 chilometri circa in linea retta dalle batterie del porto. Lo storico ( il generale Dumas) aggiunge che jamais la constance et la froicle valeur fu1·ent mises à une aussi dure ép1·euve qu'a11, siège de Gaete. Gli assediati tirarono · 120,000 palle e 22,000 bombe senzachè gli assedianti
r ispondessero con un solo colpo di cannone restando notte e giorno durante tre mesi sotto questo fuoco micidiale. , Il generale del genio Vallongue al centro della prima parallela. sul ilfonte Secco :;,entre dirigeva la costruzione di una grande batteria venne colpito a morte da una scheggia e finì sul campo. Anche allora gli assediati fecero pochissime sortite di cui una sola importante, quella del 15 maggio. Quantunque i fuochi dell'attacco prendessero ben tosto una pronunziata superiorità su quelli della difesa furono smontati pochi, pezzi e potè conoscersi come la forza di questa piazza stia tutta nell'imjossibilità d'impiegarle cont1·0 . il tiro a, rimbalzo. Se non che l'assediante allora potè avvicinarsi fino alla distanza di 400 metri dalle opere, coperto dal monte Secco che si distaccava dal monte Atratino e si estendeva sull'istmo finp al piede degli spalti del fronte di terra. Furono aperte due breccie, l'una al bastione Cappelletti presso alla cittadella, l'altra in quello detto della Breccia ( rompendolo gli avevano acquistato tal nome nel 1707 gli Austriaci) . La resa, anche quella volta, prevenne l'assalto. Le condizioni del 1860 si presentavano ben più sfavorevoli all'assediante . Verso il golfo erano state aumentate le casematte e fra l'altre 1·a nuova batterfa coperta del1' Annunziata che difende più specialmente l'ingresso del porto; le batterie di Conca, dell'Avanzata di terra, del bastione Philipstadt, della Regina, dei Cinque Piani erano
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state ampliate; altre nuove casematte fiancheggiavano il bastione Trinità; era stata inoltre disposta a denti di sega pel fiancheo-giamento· Ia cortina intermedia del Mal Ladrone. Le bocche da fuoco erano ammontate a 495 di cui 266 sul fronte di terra e 229 verso mare con inoltre. 206 'di risetva. La guarnigione che al momento della resa sommava a circa ll,000 uomini aveva esuberanza di asili alla prova. Ciò che pii1 vale il monte Secco che già protesse e permise lo stabilimento degli assedianti in prossimità de1la piazza negli assedi nel 1707, 1734 e 1806, non esisteva più essendo stato spianato e tramutato anzi in un avan-spalto battuto dai fronti di terra e di mare. Ao-o-iuno-asi la molto mago-iore gittata dei fuochi del1a 00 <:> O piazza i quali spazzavano l'unica strada carreggiabile costeggiante iì mare la quale nel 1806 aveva servito sempre pei trasporti, ma nel 1860 era fatta impraticabile a tale che il campo del 15° fanteria quivi stabilito a 3,500 metri, se ne dovette rimuovere. L'attacco approssimato opportuno nelle epoche precitate, riesciva pertanto nel 1860 al tutto impossibile prima che fossero in massima parte disarmate le batterie verso l'istmo; il metodo da segùirsi doveva per'tanto scostarsi capitalmente dalle regole della scuola e compre:p.dere due periodi ben distinti ·: Il 1° in cui l'assediante valendosi dello sviluppo e del comando delle alture che fronteggiano l'istmo concentrasse ogni sforzo a distruggere da lontano le difese della piazza sperandone la resa anche pr ima del 2° periodo costituito dagli ultimi approcci e dal corona.mento della strada coperta. .Nc~l primo l'assediante avviluppava la piazza - nel secondo n'era in qualche modo avviluppato essendo la larghezza dell'istmo metà appena di quella del fronte di terra.
42 LUJGI FED!<:RICO . I_ fronti che Gaeta oppone· al continente hanuo, come s1 e accennato, il vantaggio di non presentare che ben poche linee le quali pos-sano venire infilate percbè il loro prolungamento non può cercarsi che in mare • i rivestimenti, addossati per la più parte alla rocca, difficilmente po~e,~ano res_ta:e ape:ti in bre~cia. _A tanti vantaggi natu1ah d~lla d1fe,.,a sull attacco s1 aggmngeva il terreno di a~µrocc10 petroso e battuj;o dai fuochi ficcanti della piazza. . ~a speci~le .concl~zione di chi serive gli rende poss'. bile una rnd1screz10ne; il decreto che ha dì g"ià autonzz~to la stampa pel giorr;iale delle operazioni del gemo nelle campagne cli Ancopa e della bassà Italia, la rende pressochè lecit_a._ Io cedo la paro.la allo stesso gen~rale Menab~ea, ant1c1pando al le~tore una breve parte d1 quel magmfico volume che vedrà fra qualche mese la luce . . ~ Se fin dal principio del mese di novembre si fosse P?tuto bloccate la piazza per terra e per mare è proba~~le,_che non avrebbe resistitp per lunghi giorni; giacché 1 mgcmbr? che _avrebbero prodotto in Gaeta gli avanzi d~ll'armat~ borbonica colle numerose famiglie ivi rifu giate era d1 grande ostacolo alla difesa, la quale d'altronde non era ancora organizzata. « nfa _la presenza della squadra francese, che si pro. trasse _smo al 19 gennaio , diè agio alla piazza di esonerarsi dalle truppe e dalla popolazione eccedenti di ri_fornirsi di vettovaglie e munizioni, di organizzar~ ]a difesa, me·~tr~ le_ nostre operazioni dovettero in quel frattempo !J m1tars1 dal solo lato di terra. • Allora fu necessario di ricorrere al1a via deo-li assedii regolari, via resa .assai più difficile dalle circistanze sovra ricordate. Ciò nullameno il corpo d'esercito vi si accinse con animo deliberato, ed in mezzo ai disagi di 1,10a stagione inclemente sostenne l'assunto con llna co• stanza che fu coronato da· u:1 successo completo.
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• La strada lungo il mare non essendp praticabile, percbè battuta dalle artiglierie della piaz~a, ~on _si poteva prendere come base delle nostre comurncaz10m; ~u pertanto prescelta· quella Consolare di Roma che da Mola di Ga-eta tende Fondi. « Questa strada a poca dista,nza dalla tomba di Cicerone è coperta da monte Conca e dalle altre alture che si estendono verso la piazza. Lungo quel tratto di strada furono collocati i parchi d'artiglieria e del genio, alla dista:nza di circa 5,200 metri dalla Torre .el'Orlando a cui erano nascosti. « Tra monte Conca e le pendici di monte Lauro si apre una valle, nella quale venne stabilita la comunica• zione principale, che doveva condurre a tutte le posizioni, da occuparsi successivamente. Seguitando questa valle verso la piazza si giunge in un punto detto il Quad1·ivio del Jlfuletto, dove s'incontra una antica via romana, che a levante va a: raggiungere il Bcrgo di Gaeta, ed a ponente si dirige lungo un'ampia valle fino. alla spiaggiadi sant'Agostino . « Col migliorare e compiere questa strada si otteneva da una spiaggia all'altra una comunicazione carreggiabile, che doveva somministrare a sant'Agostino, come succursale del porto di Castellone, un punto di sbarco, che fu utilissimo durante l'a,ssedio per il trasporto delle ramaglie. « Tale strada poteva essere considerata come una prima parallela, poiché essa corre al piede del monte Lornbone, monte Tortono e monte Cristo, sui quali fu stabilita, alla distanza media di 3,000 metri, la prima linea di batterie di cannoni r.igati, alle quali avevasi accesso con dirama7.,ioni dalla via anzidetta. _ « Essa porgeva inoltre aqe nostre truppe il mezzo di agire lungo la val1e, ove il nemico avesse tentato qualche sbarco vern'.) sànt' Agostino per prendere di rovescio le . hqstre posizioni.
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LUIGI FEflERlCO
• La collina, che dai Cappuccini si estende al Lombone, quindi si abbassa sino al poggio della Schiappa sopra santa Maria della Catena in riva al mare a ponente, presentava una seconda linea di posizioni per batterie più prossirnate alla piazza a distanza di 1,200 a 1,800 metri. « Una strada pertanto che partendo dal Borgo percor• resse Val Calegno, si alzasse al Lombone per quindi di- . scendere sino alla Schiappa, era come la seconda parallela, che trovavasi in comunicazione colla prima, mediante tre approcci principali, éioé una strada dietro al borgo e coperta dalle case medesime, una seconda centrale tra monte sànt' Agata e monte Tortono, la terza verso ponente tra monte Cristo ed i colli, e prolungata lungo la spiaggia verso monte Salomone e Torre Viola. « Accerchiata che fosse la . piazz~ ,coi fuochi delle anzidette batterie, ogni sortita potendo essere con efficacia respinta, si rendevano praticabi-li i lavori per istabilire una terza parallela munita di batterie che da monte Atratiuo discendesse a ponente nei giardini, sino alla spiaggia di Serapo. « Qui doveva terminarsi il primo periodo dell'assedio, dopo il quale si sperava che la fortezza pote_sse essere forzata alla resa. « Dalle nostre artiglierie rigate, di numero e calibro ben superiÒri a quelle della piazza, · ci ripromettevamo notevoli vantaggi; quelli cioè di attaccare da maggiori distanze e di aprire la breccia dal monte Atratino, da cui si potevano scoprire le parti meno solicle di rivestimento del fronte di terra, come l'E. V. se ne accertò in una ricognizione in cui io ebbi l'onore di accampa. gnarla. A1tre batterie lungo la parallela· attraverso i giardini si destinavano a controbattere quelle fiancheggianti l'istmo che separa monte Atratino dalla piazza ed a «
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battere in breccia il bastione Philipstad, già detto della Breccia. « Le altre batterie nemiche addossate al monte Orlando dovevano essere ·rese presto inabitabili sotto il tiro dei nost~i proietti cavi. Così quando fossero estinti i fuochi del nemico ed aperta la breccia, si poteva cercare di percorrere senza grandi lavori d'approccio, ,la distanza dalla terza parallela alla piazza per tentare l'assalto. « Non si poteva pensare a mettere in batteria un nu~ mero di bocche da fuoco, non dirò superiore, ma nemmeno uguale a quello della piazza sul fronte di terra; era perciò necessario di supplirvi colla facilità e colla sicurezza delle comunicazioni; affinchè in ogni occorrenza potesse farsi con rapidità è con regolarità il servizio delle nostre artiglierie cbe ascendevano in tutto a N. 166 bocche da fuoco, cioè: Cannoni lisci • Cannoni rigati . Mortai.
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Totale .: Si provvedeva in tal modo ad un tempo ai van servizi delle numerose truppe accampate in prossimità della piazza, che potevano così portarsi rapidamente doV& lo richiedesse il bisogno . • Tale fu il progetto d'assedio, ideato in seguito allo studio· delle eondizioui locali col mezzo delle ricognizioni generali -e parziali del terreno e della piazza; progetto che fu a:pprovato dall'E. V. e ven.n e seguìto sino alla resa della piazza. · « Ventidue chilometri di strade nuove impietrate e carreggiabili con numerosi piazzali, sei. chilometri di antiche strade ristaurate, furono dal genio eseguiti sotto l'incessante fuoco del11;1, piazza, coll'efficace concorso de11a
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fanteria. Per mezzo, di queste strade si diede accesso a N. 20 batterie, delle quali furono interamente costrutte dal genio 5, di cui una blindata allà prova. ~ Venne anche incaricato il genio della costruzione dei magazzini a polvere oltre all'irnpianto degli stabilin:ienti èhe erano della. più $peciale sua competenza. « L'E. V.. sa_quante difficoltà si ebbero a vincere nell'esecuzione di quei lavori. Nelle valli .che si dovevano attraversare per giungere sotto la piazza non esisteva~o c~1e . alcuni r ari sentieri , stentatamente praticabili dai mub; 1~ strade, per la maggior parte, dovettero aprirsi colla mrna attraverso roccie durissime; per le batterie mancava la ter:a come ai tempi di l\fassena. • Alla Schiappa, stante la deficienza assoluta di terra il genio dovette ideare uri nuovo sistema di batterie co~ · :riateriali appositamente preparati, che permise durante una notte, in otto ore di tempo, di costrurre ed armare completamente una batteria di sei pezzi, che venne poscià estesa ad otto. . • Per istabilire sul monte Atratino i cannoni Cavalli fo d'uopo rinforzare con sacchi da terra un muro dell~ l unghezza di 120 metri, quindi costrurre, anche durante l~ notte, pi~ttefo~me in muratura, in sito dove più volte gm11se la mitra.glia della piazza. Al piede dell'Atratin 0 per p~oteggere _gli avamposti, si stabilì una l_inea di fogat; , alla distanza d1 400 metri dalla cinta della fortezza. « Siccome tutto mancava nei dintorni di Gaeta, Ja provvista di tutti i materiali non fu neppure senza difficoltà. Come nel 1806, si dovette ricorrere aJle selve di Fondi, a ~5 c,hilom~tri di distanza, per avere le ramaglie o~corrent1 all as~~d10, ed un .servizio speciale fu orgarnzzato per quell 1mportantè oggetto. Vennero dalle dette selve estratti 60,000 fastelli di rami che servirono al. confezionamento di N° 13,400 fascine e fascinoni, di N° 8 400 gabbioni ordinari e di 150 gabbioni ripieni. '
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, Tutto fu eseguito dall'armata. « I zappatori del genio impiegati, dei quali sul principio si avevano sette compagnie e poscia tredici, in tutto circa 1,700 uomini disponibili, furono coadiuvati dalla. fanteria che prestò uù efficace ed intelligente concqrso a tutti i lavori, e dal treno militare, che operò gran parte dei trasporti. · « Non s'impiegarono lavoranti borghesi, ad eccezione dei conducenti da muli adoperati nei siti non E;lSl?osti ai tiri della piazza. « Se colle operazioni d'assedio come sopra divisate non · si fosse determinata la resa della piazza, sarebbe stato d'uopo, volendo progredire regolarmente, d'intraprendere l'accennato secondo periodo; epperò sboccare dalla parallela già. preparata attraverso l'istmo , e continuare gli approc~i sugli spalti del fronte di terra. e Se non che ben maggiori si facevano a questo punto le difficoltà, attese le disposiz10ni speciali della pia;;,za. Stante la grandissima elevazione delle opere del fronte di terra, le cui linee di fuoco si trova.no mediamente a 25 metri sopra il piede dello spalto, diventava n ecessario di dare ai profili delle trincee da 6 a 7 metri di. altezza, e quanto più si progrediva verso la piazza più difficile riusciva di rovinare le murature col cannone. , « Fu in questa previdenza che sul principio venne combinato un brulotto, che _dovea essere lanciato contro l'Avanzata della porta di terra verso il mare per aprire una breccia facilmente approdabile, dalla q_uale si poteva espugnare la cosidetta citt'ldella, .e penetra.re quindi nella città.. « Ma l'allontanamento della squadra francese avendo permesso il blocco per mare fece sorgere il pensiero di tentaré qualche cosa di consimile verso il porto. ~ L'E. V. giudicò che una delle cannoniere ad e1ice potrebbe a tàl uopo essere apparecchiata e trasformata
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in brulotto. Essa fu dal genio corazzata internamente con muratura; tutte le disposizioni verniero prese con un distinto uffiziale di marina pel successo dell'impresa, che doveva essere assicurato da un'altra cannoniera similmente allestita e dal brulotto primit ivamente preparato. · • Mentre dall'E. V. venivano date tutte le disposizioni per l'ardimentosa spedizione, il genio· costruiva le scale ed esercitava i suoi iappatori alle mal\.ovre delle medesime per l'assalto, ed app~recchiava ogni cosa di sua dipendenza pel successo dell'impresa. « Non era probabiie, che la piazza potesse resistere ad un•doppio attacco fatto simultaneamente contro il porto e contro il fronte di terra, di cui si fosse.re previamente estinti i fuochi, e rovinate le mura. « Tutto era pronto per il gran cimento: il nostro fuoco nutrito da N° 166 pezzi ripartiti lungo la marina, sopra monte Tortone, e dai Cappuccini al Lombone sino alla Schiappa sopra santa :Maria della Catena, aveva cagionati danni considerevoli alla città ed alle fortificazioni e determinato fin dal giorno 5 febbraio lo scoppio di un r ipostiglio a polvere, che rovinava parte della Cortina fra la cittadella e sant'Antonio verso il mare; si aspet- . tava il segnale per l'arduo tentativo, quando 1'11 febbraio a sera la piazza, dopo 90 giorni d'assedio, chiese di_capitolare. Tuttavia continuava il nostro fuoco; nella matti mi del 13 febbraio si smascherarono due nostre nuove batterie, quella blindata di casa Albano e l'altra dello Atr atino armata di cannoni Cavalli, ch8 nella giornata stessa principiò con efficacia la breccia nel bastione san Giacomo alla distanza di 900 metri. _ « L'E. V. m i affidava intanto l'onorevole incarico di trattare delle condizioni della resa , e queste eran0 già convenute, quando nel pomeriggio del 13 febbrai.o il nostro fuoco che continuava tuttora, fe.ce scoppiare un altro ripostiglio di polvere ; che cagionava la completa
MENADREA
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rovina della batteria di Transilvania. Nè questa nuova condizione mutò le condizioni della r esa,, che dall'E. V. furono mantenute le stesse , e quindi ratificate la sera medesima, per cui all'indomani, giorno 14 febbraio, la nostra bandiera sventolava s ull'antica torre d'Orlando (l).» La statistica, non v'ba un dubbio al mondo, è la lJase più logica dell'induzione, anzi tutto ciò che non è numero o non è in numero tra.duci bile non è scienza (parola che suona cognizione certa) nè tampoco introduzione alla scienza. Non pertanto i numeri bisogna saperli interrogare con senno, accettare con critica, e confroc.tare con sapienza, perocchè dai dati all'intavolazione e poi ancora da questa alla soluzione, ci corre di molto. Noi raccom,mdiamo questo principalissimo tienammente non già al chiarissimo signor Hey dt, capitano del genio francese, della ·cui i:;cienza ed equità siamo perfettamente sicuri, ma bensì ai lettori suoi coi quali nel suo libro De l'organisation du corps du génie en Europe egli fa di molto a fidanza contentandosi (pér· dare un'idea dell'entità di queil'assedio) <li citare alcuni dati sul materiale adoperato dal genio italiano sotto Gaeta per batterie, l)lindamenti e trincee. Il dotto uffiziale non ha pròbahilmente pensato come si ìgnorìuo da moltissimi certi particolari topografici e poliorcetici dei quali egli è in sì gran dovizia fornito , ma r:.oi crediamo di poterlu assicurare che le sue cifre, ammannite al lettore così isolate in una nota senza nozione speciale sulla natura al tutto eccezionale dell'assedio, e senza cenno dei restanti lavori di strade, spalleggiamenti, batterie, comunicazioni coperte, (1) È d' uopo notare che nella campagn11, del 1860-61 si fece per la. prima volta uso negli assedi dei cannoni rigati. - A Gaet a l'applicazione delle nuove armi si fece sopra larga scafa da parte tanto clégli assedia,nti che degli assediati e si potè fin d'allora giudicare del rirolgimcnto che debbono recar e nei met odi cli attacco e cli difesa d0llc phizze. ÀlHìO VIII,
voi.
IV, -
4.
50 LUIGI FEDF.RICO traverse, ecc., comunque esat.te nella loro categoria, sono tali da fors'anco traviare, anzichè illuminare il giudizio. È proverbiale l'ei col ver m'ingannò -:-- il vero o tutto o niente, e per tutto intendo di volerlo non solo nella sua integrità aritmetica, ma altresì nella storica, corredato cioè di tutte quelle circostanze che modificano infinitamente il valore tecnico e militare delle quantità di lavoro. Fascine e fascinoni 1'3,400, gabbioni ordinarii 8,500, · farciti 150, sacchi a terfa 392,000, poi sommato, un chilometro di trincea I e per tutto questo, in Italia la fama •dà- fiato alle sue sette trombe senza vergognarsi, come Minerva, della sconcezza delle en(ìate guancie? Se qualcuno dei tanti signori che da quando s'è cominciato a mettere l'unghie e l'ali hanno anche cessato di compatirci, dovesse per avventura gettare lo sguardo sulla prima parte del presente capitolo noi portiamo fiducia a che si guarderebbe per rispetto di sè e deU'arte dal ripetere così leggermente le sue poco obbliganti interrogazioni. Quanto a noi parando e rispondendo, come qui si suole, gli chiederemmo alla nostra volta se malgrado la superiorità delle artiglierie r igate italiane su quelle della fortezza che riusciva per tal fatto dominata da lontane alture, dovevamo. p er amore · del sistema accademico e delle- in.g rossate rubriche del giornale d'assedio, portarci sotto con approcci che preséntavano difficoltà i nfìnite, anzichè tentare dalla lung,1 di spegnere i fuochi ed aprire la breccia? Il successo ha . risposto alto giustificando il concetto dell'illustre poliorcetico ; il secondo periodo a cui stava pure preparato ogni cosa, , stava per iniziarsi quando arrivò la resa, e sarebbe ora strano se da ciò che dovrebbe formare la gloria delle nostre armi speciali, la previdenza cioè del piano, _la giustezza del tiro e la capitale import;mza degli effetti con perdite relativamente minime, si traesse precisamen\e argomento a contrario giudizio.
51 MENABREA Se non che di ciò abbiamo detto abbastanza per chi · intenda di cose militari, e noi ci ripromettiamo dalla illuminata eqÙità dell'autore ben altra nota in i.ma terza edizione che non può tardare a pubblicarsi, se gli utili e dotti libri trovano ancora lettori.
E qui delle opere militari del generale si chiude il volume aspettando con ansietà le pagine dell'avvenire. Reduce -trovò la riconoscenza del re e gli onori del governo, fu nominato conte. Ai titoli nobiliari pt?,ò darsi e non darsi peso, noi incliniamo al parere dei secondi sempre però riconoscendo nella· questione delle ricompense un alto problema sociale che non è qui il posto di discutere e che non è ancora venuto il tempo di _risolvere. Comunque sia i figli del signor Menabrea potranno colla fronte ben levata spiegare a un curioso o un sarcastico qualsiasi l'origine del loro titolo colla storia incontestata alla mano, e non si troveranno imbarazzati mai da un epigramma ammannito loro per esempio nella scritta di Giusti, come altri moltissimi a cui scenda . Pe1· lungo di magnanimi lombi ordine il sangue, lombi, come disS'e ad art.e Parini, e niente nè di più nè di meglio . Un onore massimo, e che, non essendo nè uffiziale nè ufficioso, vale ampiamente per tutti lo aspettava a Torino. I suoi scolari gli presentavano l'omaggio di una medaglia commemorati va della presa di Ancona e Gaeta, ed uno· dei membri della deputazione a ciò dE:legata ,' glie ne porgeva colle seguenti parole:
• Generale, A nome degli studenti di matematica dell'ateneo torinese, e degli ingegn;ri ed architetti ch'hanno la sorta «
LUIGI FEDERICO 52 di dirsi vostri discepoli, dei quali non pochi voi con_oscete come compagni d'arme, noi vi preghiamo di acCfilttare questa medaglia, che dopo le gloriose .gesta dell'armi italiane sotto le mura di Ancona _e Gaeta . essi desiderarono afferirvi come espressione dei sentimenti di ammirazione, riconoscenza ed affetto, che nutrono e·conserveranno indelebili verso di voi profèssore e generalEJ. •
Il generale Menabrea rispose : Io sono altamente commosso per la, testimonianza di stima che voleste darmi col fare coniare questa medaglia, la quale r icorda ch'io fui il vostro professore, e certamente nessuna ricompensa poteva riuscire più grata al mio cuore di questa, che mi prova come i miei allievi conservano rimembranza del tanto affetto ch'io ebbi per loro. « Vi compiacete a dìrvi discepoli miei, ed io vado superbo di essere stato maestro ad ~omini come voi, che tanto onorano la patria colla scienza e colle armi. Se il mio insegnamento ha potuto esservi proficuo, lo debbo a che ho fedelmente seguite le tradizioni dei miei illustri predecessori e maestri, i quali colla severità degli studii e la dignità 'd ei principii diedero alle nostre scuole quel vigore che le distingue. « Io veggo fra voi alcuni più giovani, che più non ebbi la fort,una di <lvere per allievi, i quali vollero tuttavia associarsi ai vostri sentimenti e farsi promotori di questa dimostrazione. Nell'esprimere i miei vivi ringra• ziamenti per il loro gentile concorso, non posso che animarli a seguire l'esempio di coloro che li hanno cas't onorevolmente preceduti nella carriera che loro si apre piena di speranze. « In questa medaglia, o signori, io scorgo poi un alto significato: essa è il simbolo di• quella concordia che nell'lta\ia stringe tutte le intelligenze e t utte le forze per «
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stabilire sopra basi incrollabili l'edifizio délla nostra na-· zionalità. Ed iÒ mi sento particolarmente lusingato percbè nel volere onorare l'unione della scienza colle armi avete prescelto me, mentre l'esercito che acc_ols~ ~an~i di :oi ' nel suo seno ha pure altri uffiziali assai d1stmt1 per rngegno e per valore. · _ . _ _ _ « Signori, il vostro dono è 11 m10 più bel t1to~o di gloria; esso verrà religiosamente custodito dalla ~na fa~ miglia, e sarà il più prezioso retaggio che lasc1er? a1 miei figli, i quali, lo spero, se ne ren~eran:::io de_g m. « Voi siete venuti a nome dei vostri compagni ad afferirmi questa bella medaglia; ve ne ringrazio, e vi prego di essere gli interpreti della mia gratitudine ; dite ~oro che hanno coronata col più invidiabile alloro la carriera del loro ·antico maestro. » Se il togce sagoqiw inclyius si attagliò mai a qualcheduno fu proprio a lui a vicenda scienziato, pubblicista e soldato, poi ogni cosa insieme e sempre occupando seriamente di sè le tre diverse anzi divergenti specie di suoi colleghi. La sentenza suonò vera perfino materialmente onde parve strano e bello scernere dalla cattedra universitaria sotto la schiusa giornea il luceicante uniforme, mentre egli a volte pareva intento a cercare fra le ampie pieghe di quell'anacronismo di veste qualche cosa che gli premesse penosamente il fianco, come a don Rodrigo nel sogno ..... ed era l'elsa della sua buona sciabola <lacchè , non sempre in quella fretta del montare le scale dopo un più o meno legittimo ritardo, ricordava di toglier via ciò che l'abitudine rendeva indivisibile. ..... Rendeva . . . . . ecco un passato a cui i veri legittimi suoi colleghi per anzianità e per istinti portano proprio mal animo. La Corona, il Parlamento sono sacre cose, ma l'Arma pure ha i suoi diritti, i suoi bisogni. E se, volere o non volere, il paese debba adoperare i
54 LUIGI FEDERICO MENABREA suoi uomrn1, €e i ·consigli della Corona lo chiamano, se un portafoglìo lo contende pressoché sempre al comando supremo ...-. . sia di ·nuovo la toga sul saio, sia da capo l'elsa che gli punga pèr disotto, quasi acuto gavacciolo, il fianco - infine, venendo a dfr il mèrito, per usare la frase intercalare del rustico Goldoniano, o in buona sostanza per usare l'equivalente del rustico di qui , sia il portafoglio del soldato. Allora l'Arma non brontola più. F.
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LA.
FORTEZZA ED IL CAMPO TRINCERATO DI
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.ANV ERSA
, Ogni Stato deve a\'cre almeno una , piaiza d'armi, che tuteli l'integritll del , paese; senza il suo posse,so l'invasione , del nemico non sarà che prec.aria, e si • potrà sem1ire riparare ai danni solTerti.• A,·ciduca CARLO,
ANVERSA, la principalè città commerciale del Belgio, t rasformata -in breve tempo, mercè lo spirito di sacrificio della nazione e l'operosità del suo governo, in fortezza di prim'ordine, offre all'esercito belga non solo una sicura base d'operazione per la difesa del paese, ma altresì un rifugio potentemente armato e capace di contenere l'intero esercito nel caso che sfavorevoli circostanze lo co• stringessero alla ritirata. Si può dire che quest'importantissima posizione militare sia stata creata in seguito ad una giusta valutazione di luogo, tempo e circostanze, sì che non potesse in verun
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L A FORTEZZA
caso esser dì -danno alle forze del paes~, ma bensì pro. teggerne all'uopo l'indipendenza. Egli è certamente cosa del maggiore interesse il cono• scere più da vicino ciò che riguarda la difesa del paese e le fortificaz ioni d'Anversa, iniperocché un non lontano avvenire svilupperà forse gravi avvenimenti anche pd Belgio. Finché regnava Luigi Filippo, il Belgio, il qua1e col• l'aiuto della Francia, erasi reso indipendente dall'Olanda, aveva nulla a temere, ma le circostanze mutarono dal momento in cui Luigi Napoleone consolidò in Francia il suo potere, imperocchè allora i partigiani della guerra incominciarono a vagheggiare la favorita prospettiìra di avere il Belgio e la riva sinistra .del Reno, e da quel momento pure il governo belga si preparò alla difesa pel c~so di un'invasione. Le opinioni degli uomini intelligenti furono su ciò per lungo tempo disparate, ed in questo solo concordi, essere cioè troppe le fortezze che il paese possedeva, e che conservandole in istato di difesa, non avrebbero . servito che allo sperpero delle :fi. nanze e delle forze (1). Si venne quindi alla decisione di ·ridurle al numero puramente necessario. A questo scopo il governo nominò nel 1851 una commissione onde esaminare le forte~ze dal punto di vista strategico e for. tifìcatorio,- e considerando non solamente l'interesse mi• Jitare, ma altresì quello dei proprietari della zona soggetta alla servì:tù delle medesime come pure la spesa della demo1izione, imperciocchè l'esperienza ha dimostrato essere molto più dispenJioso il demolire una fortezza che il conservarla. · (1) Nel 1851 v'erano nel Belgio 20 fortezze: Anversa, Namur, Diest, Tcrmonde (o Dentermonde), Gand, Ostenda, Liegi, Onclena1'd, Nieuport., -Ypern, Men_in, Tournai, Ath, Mons, Chal'leroi, Philippeville, l\faxienburg, binant, Bouillon e Hny.
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Questa commissione opinò, dopo maturo esame, per la demolizione delle seguenti sei piazze forti: Menin, Ypern, Ath , _Bouil1on, Philippeville e Marienburg. -· _ In seguito vennero le fortezze di Oudenard, N ie~port, Dinant ed Huy dichiarate non abbastanza strategiche e forti, abbenchè poi non venissero demòlite. Avendo così ristretto ad un piccol numero le piazze forti, si 1venne a togliere la sproporzione finora esistente fra esse e l'eser-, cito attivo, cosicché da quest'epoca si può disporre d 1 un maggior numero di forze per le operazio~i di cam• pagna; resta ancora a vedersi in qual modo s1 possa fai: fronte ad un'invasione nemica fino a che arrivino aiuti stranieri, sui quali si calcolò nell'organizzare la difesa del Belgio. In ciò si seguì il principio strategico che un piccolo esercito, troppo debole di forze per tene_re sempre 1a campagna, debba ritirarsi dietro un campo trincerato appoggiato ad una piaz:t:a forte allo scopo di ,conservare il vantaggio, c,enza però lasciarvisi troppo circoscrivere, e di risparmiare le proprie forze fino al momento di poter vantaggiosamente prendere l'offensiva. A questo effetto vennero designate quali punti d'appoggio le citli:t di Anversa, Namur, Liegi, Mons e Bruxelles (1 ). Fra tutte queste però Anversa ebbe la preferenza. Questo punto è effettivamente la miglior posizione di tutto il Belgio, sì dal lato strategico che tattico; la scelta non poteva essere più felice, imperocchè, in vista delle gih note brame di conquista per parte della Francia, lo stato maggiore generale belga, nel sistema d1 difesa t'ecentemente progettato, prese per base un'invasione dalla parte
(1) l\ions, considerata in prin.cipio come punto strategico, sembra abbia perduto, dopo la scelta di Anversa, tutta la sua importanza, e non possa venir annoverata fra le fortezze del regno.
58 LA FORTEZZA del sud, e considerata da questo punto di vista, Anversa è militarmente di somma importanza ·pel regno. Gettando uno sguardo sulla carta, si presentano chiaramente i punti d'appoggio sì naturali che artificiali d'un esercito d'operazione. Questi punti sono le otto fortezze che la suddetta commissione riconobbe come strategici; poscia i due fiumi Schelda e Mosa i quali racchiudono il pro~ babile teatro di guerra di qu~sto regno. Le suddette piazze forti giacciono parte presso gli accennati fiumi, e parte occupano il terreno posto fra essi cingendolo con un doppio ordiue e formando così un ridotto di Anyersa. - Stanno nel primo ordine Ostenda, Tournai, Charleroi, Namur e Liegi; Gand, Termonde e Diest nel secona'o. Gli oradetti punti d'appoggio giacenti sulile diverse linee di operazione sono necessari all'esercito belga tanto per le sue mosse che pet presentare battaglia; la loro posizione artificiale è resa naturalmente più forte dall'esistenza dei due fiumi. Ommettiamo di esaminare il piano di difesa del Belgio, imperciocchè sì l'organizzazione della difesa che l'atti~ vità delle truppe ne risehiareranno meglio nel caso di un'invasione. Per presidiare in tempo di guerra le suddette fortezze sono destina-ti 40,000 uomini, cioè: Per Anversa 25,000 uomini; Per le altre fortezze 15,000 uomini, L'esercito belga, rinforzato dalla guardia nazionale mobile, può essere, senza fatica, portato -a 100,000 uomini. Rimangono adÙnque ancora 60,000 uomini di tutte le armi da adoperarsi in campagna (1). (1) L'esercito belga conta in tutto 73,718 uomini, cioè: 56,550 d'i'nfantel'ia, 6,780 cli cava.Jleria, 1,422 cli genclarmcria, 6,700 d-'artiglieria, 576 pontonieri e treno e t,690 del genio.
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Dal momento che si temesse prossitna un'invasione, si spedirebbero tutti gli elementi militari della popolazione colla maggior celerità possibile ·verso la base di ~perazione di Anversa e delle otto suaccennate fortezze, ove troverebbero i loro depositi; così pure verrebbero prestamente vestiti ed armati i singoli contingenti di truppe e destinati nei diversi corpi sotto il comando dei loro generali che riceverebbero alla lor volta gli ordini del generale in capo. Nel mentre che il grosso dell'esercito si organizza nel campo trincerato di Anversa, ognuno degli otto punti strategici deve tenere la propria guarnigione attorno al centro della difesa, e formare così. piccoli distaccamenti per osservare la zona di difesa della _ rispettiva piazza forte. Il rimanente dell'esercito si mette in marcia nella direzione di quella linea d'operazione che più corrisponde alle sue mosse, sia più favorevole per incontrare il nemico, minacciarlo sui fianchi ed inquietare le sue comunicazioni. Coll'aiuto dei piccoli presidii delle diverse fortezze e dei partigiani si tiene guardato tutto il t,eatro della guerra, ed ogni punto è in diretta comunicazione colla base della difesa. Nel caso di un serio attacco contro una o più delle minori piazze forti, il più vicino corpo di truppe accorrerebbe tosto a rinforzare la minacciata guarnigione, mentre l'esercito tenterebbe di far levare l'assedfo. Esso non deve però mettersi mai nel caso di dover accettare una battaglia decisiva, ma dare solamente pie-· coli combattimenti, e manovrare per guadagnar tempo, senza_correr il pericolo di venir battuto ripartitamente e di perdere la linea di ritirata. Dato che alcuni ·singoli distaccamenti dell'esercito abbiano , prima che sieno · giunti rinforzi dall'estero, sofferto ·una rotta dal nemico, dato anche che i corpi d'esercito r imasti ancora intatti sieno costretti, pel rovescio toccato ad uno di essi, alla
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D'ANVERSA
LA FORTEZZA
ritirata, essi troverebbero una forte posizione entro la seconda, linea di fortezze ( Gand • Termonde Diest) , e dopo la resa di queste, nel campo trincerato di Anversa. Fino allc,ra però si sarebbero già da.ti numerosi com• battimenti, oppure col giungere degli aiuti stranieri, si presenterebbe l'opportunità di prendere l'offensiva. So questi aiuti non fossero ancora arrivati e il nemico avesse potuto sempre avanzarsi, egli rivolgerebbe al'lora i suoi sforzi c_ontro le piazze forti e lo stesso campo trincerato, ' non pnma però di essersi indebolito considerevolmente per le_ t:u~pe destinate a prendere le fortez-ze o per le guarmg10m poste a quelle già conquistate. • In tal modo il paese vien difeso palmo a palmo, s1 prolunga il combattimento affi_ne di render possibile· ed utile l'arrivo dei soccorsi, e solo dopo un'ostinata resistenza l'esercito si ritirerebbe nel campo trincerato, ove esso col vantaggio della posizione potrà ancor sconcertare i piani" del nemico. Ove l'esercito fosse, per rovesci d'ogni sorta, costretto a ritirarsi dal campo trincerato dietro ai bastioni di Anversa, allora solo incomincia l'assedio della piazza, e le maggiori difficoltà pel nemico . . Fin~lmen~e ~a gu·a rnigione, animata da un eroico spinto d1 sacnfì.c10, dopo aver sostenuto la piazza per lunghi mesi troverebbe ancora un rifugio entvo le due cittadelle. Intanto qualche potenza sarà intervenuta in fav0re _del Belgio. Questa è la base fondamentale di tutta la difesa di quel paese. Si domanderà perchè lo stato maggiore generale belaa nel ventilare il suo sistema di difesa non abbia pensa~o alla capitale del regno che nel caso di un'invasione dovrebl;ie da bel principio essere abbandonata? - Non occupando Bruxelles una posizione militare non può
e
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venir confrontata con Anversa; il suo possesso non è di alcuna considerazione, essendochè il governo, le casse dello Stato, gli archivi, ecc. ecc., verrebbero all'uopo trasportati ad Anversa ; la perdita della capit1J,le non avrebbe dunque alcuna influenza sulle operazioni· militari, imperocchè il centro di gravità della potenza da combattersi è Anversa; là è l'obbiettivo delle operazioni. Esaminiamo ora in generale il grado delle fortificazioni d'Anversa ed il suo campo trincerato. Il nemico ha da forzare tre forti barriere, difese da un intero esercito, per impadronirsi della piazza. - Esse sono: 1° La cinta esterna dei forti distaccati, sulla riva destra del1a Schelda, che forma il campo trincerato; 2° La cinta interna del territorio della città e le opere di difesa della gola sulla sinistra della Schelda; 3° La difesa della bassa Schelda e del Rhede.
I. · Alla distanza media di 2,500 metri dalla cinta principale, un ordine di otto forti staccati circonda la città-. Alla destra esso•si appoggia alla Schelda superiore, alla sinistra al canale largo 20 metri, costrutto recentemente per il bacino della città. Ben munita di fronte questa cinta esterna racchiude un vastissimo spazio per accam• rare l'esercito, il quale si trova così in posizione trincerata, sicuro ai fianchi, sempre pronto a respingere gli assalti del nemico. Questi forti si sosterranno sì a lungo contro ogni sorta di attacchi fino a che l'esercito sia costretto di ripararsi dietro i bastioni d'Anversa. Prima di ritir~rsi dietro i baluardi della fortezza, l'esercito belga avrà portato però più d'un colpo agli assedianti, e difeso con energia ogni palmo dì terrèno. ·
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LA FORTEZZA
Il generale belga alla difesa del · campo trincerato a vrebbe l'ordine di prender sempre l'iniziativa delle mosse e di gettarsi energicamente sul nemico nei punti più deboli. La popolazione della città e dei sob- · borghi non intenderebbe che il tuonar dei cannoni , e 11011: avrebbe a temere le calamità d' un assedio , essendochè la linea esterna del campo trincerato è distante dai sobbor ghi 2,500 metri, non calcolata la distanza dai forti alle batterie del nemico. In quanto ai forti essi furono costrutti colla maggior economia possibile ; e corrispondono pienamente allo · scopo ed alle esigenze della tattica e della fortifiéazione ruoderna; essi sono isolati e quindi non possono essere p resi senza un r egolare attacco. I forti staccati sono tutti eguali sì. in pianta che in profilo. - Essi distano l'un dall'altro 2,000 metri . . Sono propriamente opere in terra, chiuse (1), d'un forte profilo e non presentano al nemico un angolo sagliente, ma una linea retta di 700 m etri di lunghezza nel cui mezzo bavvi una caponiera infossata per 14 pezzi. Nell'interno di ciascuna opera sulla capitale della detta caponiera trovasi un ridotto a prova di bomba , ed anche sotto i bastioni in terra soavi )llolte casematte. Il fosso ha in media una larghezza di 40 a 80 m etri e 3 metri d i profondità. H tutto è circuito da una strada coper.t a e da uno spalto; ' e molti ostacoli r endono difficile l'approssimarsi ad ogni forte. - Oltre qu~sti forti ve n'ha pure un 9° il°quale con un lato difende l'argine della ferrovia e coll'altro serve a chiudere l'ala sinistra della cinta esterna alla cittadella nord. (1) Il forte N° 4 situato pr esso la ferrovia che mena a Malines forma un'eccezione, imperciocchè ha una scarpa in muratura.. - Tutti gli altri sono costrnt.ti in terrn.
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II.
Il recinto della piazza si sviluppa su dieci faccie d'ineg uale lunghezza (dagli 800 ai 1,000 metri çiascuna ) ed ha dai 14,000 ai 15,000 metri di circuito. · Nel suo gigantesco sviluppo racchiude la città vecchia le di cui case, i magazzini ed il bacino sono distanti dal recinto 2,500 metri circa (tre quarti d'ora) no?chè i due grossi sobborghi Berchem e Burgerhuet, e si appoggia colle estremità aUe d ue cittadelle. Sì la pianta che il profilo ne son molto semplici e corrispondono pienamente ai progressi dell'arte odierna di attaccare. Si adoperò nella costruzion°e il sistema dei poligoni perchè questa è la forma più favorevole per ottenere un buon fiancheggiamento, e soddisfa a tutte Je condizioni d'una grande piazza forte. La cinta principale è costrutta tutta io terra ed. è d' un profilo molto pronunciato. Davanti ha un fosso larga 80 metri e profondo dai 3 ai 4, il quale è fiancheggiato, ad og ni faccia, da una grande caponiera. Altre opere esterne sulle facci e principali, una strada coperta ed u no spalto circondano questo recinto ~ proteggono contro il fooco d iretto. Siccome anche nel costruire tali opere si usò la maggiore economia possibile , così si ebbero in abbondanza i mezzi di armare la piazza con numerosa artiglieria, io gran parte compostà di pezzi rigati e caricantisi per la culatta, e si aumentarono le difficoltà d'accostarsi a l bastione principa,le con ogni sorta d'ostacoli costrutti in ferro (1). . (1) È degno d'osservazione che non si guardò alla spesa onde congiungere questo vastissimo ra,ggio di difesa colla. st rach1 sud-nord per mezzo di due strade ili circonvallazione; una di queste, est erna, come l ungo la gola dei forti st:iccati, J'.1.ltra, dietro a.J b~~tione principa:le, coud11ce .attorno .1.lla fortezza. Q.neste cluc strade stab1 hscono una. r apida con1u11icazione, com necessaria per l'armamento e la difesa della fortezza.
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LA FORTEZZA
Quella parte dell'attuale .cinta d'Anversa che giace fra la cittadella nord ed il ruscello Schyn segue quasi la -stessa direzione che avevano i forti staccati prima d'ora esistenti; continua pure nella medesima direzione anche a l di là del · ruscello e del canale fino al puoto i'n cui, sotto un angolo di 75 gradi e dietro il villaggio Deurn, incominciano quelle faccie che cingono i due sobborghi. Presso alle ultime case del sobborgo Berchein la linea clella cinta principale si spezza ancora quasi sotto il medesimo angolo, e finalmente un'altra volta sotto un angolo di 95 gradi e da quel punto si unisce alla vecchia cittadella (cittadella ~ud). Questa parte della fortificaz.io_n e sembra perciò molto rientrante; onde ricavare però da questo punto la maggior utilità possibile fu mestieri di condurre il circuito principale contro una faccia del pentagono. Quest'ultima parte essendo in posizione coperta da ogni attacco, non è formata che da una semplice muraglia. La fortificazione di Anversa fu combattuta spesse volte in riguardo al suo valore, dimostrando particolarmente i pericoli che pro veni vano alla sicurezza della città dalla mancanza di un rivestimento al bastione principale. . Siccome però l'anima della difesa d'una fortezza sta nell'avere un sicuro e .forte fiancheggiamento e che ciò venne raggiunto co1la disposizione delle caponiere, così cadono le obbiezioni riguardo alla soliditii della piazza per mancanza di scarpe laterali in muratura, e s'illudono pienamente coloro i quali credono che Anversa possa esser presa d'assalto senza regolare assedio. Le due cittadelle formano i punti d'appoggio della cinta e la rendono più forte; oltre di ciò esse servono anche di ridotto ed a coprire i magazzini delle munizioni e delle proviande per la guarnigione. In quanto concerne
65 la cittadella sud essa non ha molto valore per la piazza, ma non si aveva la scelta di piazzarne e costruirne una altrimenti, sì per considerazioni economiche, e perchè si volle conservare questa reliquia di glorioso ricordo per Anversa; però così come si trova, essa non può venire attaccata senza che venga prima presa 1a cinta: principale, abbenchè manchi dei vantaggi della •moderna fortificazione. La storia della guerra del 1832 dimostra a che possa valere questa cittadella malgrado i suoi difetti. Ove si avesse voluto piazzate la detta cittadella in una posizione più favorevole , sarebbe stato prima d'i tutto necessario di demolirla, ciò che avrebbe _aumentato la spesa della costruzione di più di dieci milioni di franchi. / La cittadella nord all'incontro occupa una favorevolissima posizione. Al di là. del ruscello Schyn, nel luogo ove prima sorgeva il piccolo fol'te del nord, essa difende . gli accessi del terreno che si stende alla destra sponda del ruscello, impedisce che 'una parte delle faccie deHa fortezza possano venir prese d'infilata, domina non: solo gli ~bbassarnenti della valle dello Schyn, facili d'altronde ad essere allagati, ma è pure di somma importanza per la difesa della riva sinistra della Schelda e della rada , nonchè degli accessi che dalla bassa Schdda menano a quei punti. Privi di questa cittadella si dovrebbero abbandonare senza alcuna resistenza i bacini e la rada, mentrl3 all'incontro questi punti importanti sono ora difesi da 50 pezzi di cannoni di grosso ca~ibro. .La cittadella nord è adunque di somma importanza per la difesa di Anversa, e la sua forza difensiva è accrnsciuta dalla già menzionata possibile iunondazione della vasta pianura negli abbassamenti della valle dello n',INVERSÀ
ANNO
vrrr, vol.
IV, -
5.
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LA FORTll:ZZA
Schyn. Per . avere un'idea dell'estensione dell'area di questa cittadella , basti dire che vi abbisognarono non meno di 70 ettari di terreno. La possibilità di far servire le cittadelle da ridotto fa sì che anche dopo la caduta della piazza, l'assedio può durare ancora indefinitivamente, ed jl nemico dovrà rivolgere tutti i suoi sforzi c_o ntro le medesime. Frattanto la valorosa guarnigione munita d'abbondanti provvigioni d'ogni sorta, non avrà a temere, dopo la difesa di una tale piazza, altri assalti per parte del nemico, imperocchè questi dopo aver presa la cinta principale della fortezza, si troverà avere tanto il materiale d'assedio c:he l'esercito talmente in disordine da esser costretto di sospendere l'operazione onde rinforzarsi ed attaccare le cittadelle; è questo un guadagno di tempo e.be può es sere di gran vantaggio al paese, imperocchè non è con uno vinto interamente che il ne!Tlico tratterii la pace , ed anche all'ultimo momento possono succedere avvenimenti favorevoli pel paes!;) minacciato. Il nemico non tarà quindi che bloccare le cittadelle.
In quanto alla fortificazione della rr.edesima havvi poco da osservare : La cittadella sud conserva ancora la sua forma bastionata pentagonale col suo rivellino nel mezzo d'oa-ni b cortina. La cittadella nord nella sua pianta presenta una Jun8tta spuntata con una gola a tanaglia e rivolta in dentro. L~ sua faccia sinistra è spezzata; il lato _sinistro è parallelo alla Schelda, il destro forma il prolungamento della linea retta della cinta principale da' quella parte. Il bastione principale della cittadella nord è, come quello della cinta principale , costrutto in terra. Il suo fosso , che viene alimentato per mezzo di due grandi
chiàviche, è largo 80 metri e profondo 4 ed è fianchegcriato da due intere e da due mezze caponiere. Ogni caponiera (intera) contiene 6 pezzi di cannoni colle loro casematte. Nell'intern0 della cittadella non vi è ancora alcuna disposizione per sistemare un ridotto. La cittadella nord riparata a tergo dalla Schelda, davanti protetta da tre lati dall'innondazione ,· non può temere una sorpresa, ri.è dà speranza al nemico _di assalirla con fortuna. Come parte int'3grante delle fortificazioni di Anversa devonsi pure considerare le opere di difesa sulla sinistra della Schelda che coprono le spalle della città. La testa <li ponte ( ta téte de Flandre) che esisteva già da molto tempo non serve, per la sua poca dimensione, a coprire veramente gran cosa; onde proteggere però più eflicacemente questo lato vennero progettati tre grandi forti staccati dei quali però non si inoorniriciò ancora 1a costruzione. L'allagamento della vasta pianura della riva sinistra della Schelda che si farebbe proprio davanti a questa vecchia testa di ponte, estendendosi per 3 mila metri <li diametro nella direzione di sud a nord, difende _già per se stesso una grande estensione di terreno ; ma se vi si aggiungono i detti tre forti si metterà in ottimo st~~to di difesa la gola della fortezza la quale è ora sprovvista di fortificazioni. Non bisogna eziandio dimenticare che la cittadella nord per l'effetto dei suoi fuochi 11ella direzione della riva sinistra della Schelda, serve IJotabilmente di rinforzo a quella parte. Assaltando questo lato il nemico avrebbe da lottare contro seri ostacoli. Egli troverebbe quivi un terreno sfavorevolissimo per erigere le sue batterie e ciò per la 1iatura del suolo; oltre di che bisognerebbe ch'egli si rendesse prima di tutto padrone del forte della ba.ssa ~
LA FORTllZZA 68 Schelda ed occupasse un punto di passaggio al di sopra della corrente onde mantenere le sue comunicazioni colla r iva destra. Tutto ciò implica un grave spreco di tempo e di mezzi, e potrebbe riescire anche inutile quanto al blocco od all'attacco della sinistra della Schelda, ove l'alleato del Belgio potesse disporre di mezzi marittimi (1).
III. ,
Tanto la difesa del campo , trincerato come della fortezza di Anversa non è possibile se contel\1poraneamente non si difende lJ. b~ssa Schelda, imperocchè senza calcolare che quando i ' passaggi della bassa Schelda sieno sicuri, lo è pure la comunicazione colla sua foce in man' la città resterebbe perciò co'suoi copiosi magazzini, can: tieri, bacini, ecc . ecc., al coperto dagli assalti della flotta nemica. Le opere che più vantaggiosamente servono alla chiusa della Schelda sono i forti Lillo, Liefkenshok e Santa Maria (2) . I bastimenti nemici_che tentassero d1 rimontare la Schelda per appr ossimarsi ad Anversa, si troverebber o fra il fuoco incrociato dei forti Lilla e Liefkenshok, si(1~ Sul finire dello scorso anno v'ebbe nella Camera dei deputa.ti del ]3elg10 una viva discussione circa le fortificazioni cli Anversa.. Si voleva. i11clurre il governo a modificare il piano di costruzione fatto nel 1859 in modo che in complesso il circuito si estendesse fino a:lla riva sinistra della Schelda, ove non sono progettati che tre forti. Il ministr0 _della guerra, generale _Chazal, dimostrò alla Camera il motivo per cni 1 I_governo rntendeva d1 non a-bba.ndonare l'adottttto pitmo di difesa, e dimostrò pure a coloro che la oppugna~•ano l'opportunità della cittadella nord, respingendo l'obbiezione ch'essa fosse di danno alla città. (2) Essendo ora stato ricostrutto cli fronte a Santa Maria il forte S. Filippo, i men;r,iomtti forti ascendono a quattro.
69 foati a circa 10,000 metri nord-ovest dal · bàcino della città. Superato felicemente anche quest'ostacolo i bastimenti nemici giungerebbero tosto alla portata del forte Santa Maria armato pure di cannoni di grosso calibro, il quale costringerebbe ben presto la flottiglia al silenzio se non alla ritirata. Simile tentativo sarebbe impossibile per legni non corazzati e questi non troverebbero acqua abbastanza nella Schelcla, senza calcolare che le batterie delle coste hanno sempre il vantaggio sui p;ìt forti legni corazzati e sulle batterie galleggianti. Basta rammentare l'esito infelice della flotta confederata a Charleston. Vi sono oltre ciò ancora altri mezzi per difendere la bassa Schelda ad ,à.nversa:. Si potrebbe sbarrare il passaggio come si fece nel ·porto di Charleston (col tirare catene), ove si ottenne con ciò uno splendido risultato; si potrebbe eziandio, affondando dei legni nel canale della Schelda, arrestare una flotta che avesse di già folicemente superati i forti della bassa Schelda. o' ANVERSA
Compiono finalmente questo sistema di difesa la cittadella nord colla testa di ponte (la tele de Flandrej e la . cittadella sud. Queste tre opere dominano la rada davanti alla città in modo che nessun bastimento nemico, arrivato anche in quel punto, potrebbe soffermarvisi un istante senza essere calato a fondo da una grandine di proiettili. Nella saggia previdenza che gli ostacwli posti· al basso della corrente nou sieno sufficienti ad arrestare lungamente il nemico ed impedirgli di rimontare .il fiume, i bastioni della cittadella nord vennero costrutti in modo da dominare la corrente del fiume. Ora come sarebbe possibile ; calcolata la rapidità del fuoco coi cannoni caricantisi per la culatta, di percorrere
LA FORTEZ:ÌA 70 senza soffrire immense perdite uno spazio di 18,500 metri (3 ore e 11'2) difeso da 120 cannoni? E come potrebbero poscia i bastimenti nemici combattere ancora colle batterie della cittadella nord armata di 50 pezzi di grosso calibro?
la guarnigione di Anversa e dipendenze.
'
Riporto 19,000 uomini d) Guarnigione dei singoli forti della bassa Schelda compresa pure l'artiglieria 3,000 e) Guarnigione della riva sinistra della Schelda compresa quella dei tre forti progettati e loro artiglierie 3,000 Totale
Come si è detto in principio, 25,000 uomini furon o giudicati bastanti a difendere sì la fortezza principale non che i forti secondari. Questa forza viene suddivisa come segue nelle singole opere di difesa : a) Guarnigione dei forti staccati sulla destra delhi· Schelda, compresa l'artiglieria avanti il villaggio di 9,000 nomini Merxero . b) Guarnigione della cinta principale della fortezza., cioè : l Per il servizio dei 300 pezzi d'appostarsi per l'armamento di sicurezza, ca!-: colati tre uomini per pezzo 900 uomini 2° Due uo111ini d'infànteria, quali serventi per ciascuno dei detti pezzi . 600 > 3° 150 uomini ad ogni faccia onde tenere i posti necessari · 1,500 4° Riserva da disporsi sui punti minacciati . 5,000 > O
La guarnigione della cinta principale ascende adunque a 8,000 > 8,000 e) Guarnigione per le due cittadelle compresa l'artiglieria . 2,000
A .?·iportarsi
19,000
J
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n 'ANVllR8.I.
25,000
(Dall' Allgemeine ilfilitar Zeitung di Darrnstadt;.
LA CAllPAGN.l . DGLLO SCHLESWI G
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in essi avvenuti, cosicchè abbiam ragione di ritenerl i ben conoscmti. Diremo per contro alcuna cosa degli ordinamenti militari danesi.
LA
CAMPAGNA DI GUERRA DELLO SCHLESWIG NEL 1864
CONTINUAZIONE
~
(1)
. CAPO III.
GLI ESERCITI BELLIGERANTI.
Dopo compendiate le ragioni ovverosia i pretesti della combattentesi guerra, e dopo sbozzatone il teatro , non ci rimane che a gettare un rapido sguardo suglj eserciti belligeranti, per quindi venirne alla narrazione degli. avv;enimenti. Non entreremo nei dettagli organici degli eserciti austriàco e prussiano essendochè già 'più d'una volta ne trattò questa Rivista e fu sempre principal sua cura quella di mantenere i suoi lettori al g iorno degli innovamenti (1) Vetli R i-vista inilitare italiana, anno vnr, voi. m, pag. 209.
L'esercito danese, come la maggior parte degli eserciti europei, si recluta per la via della coscrizione. Ogni anno sui giovani i quali raggiungono l'età d~ 22 anni si ·ra una leva, pari all'ottava parte dell'effettivo normale dell'esercito. Oltre al numero necessario per riempire i vuoti accidentali avvenuti nelle file nell'annata scaduta, il con t ingente annuo, ch'è così in media di 7,500, è ripartito fra i va.rii circonda.rii proporzionalmente alle rispettive popolazioni; e quando difettino gli uomini di 22 anni di età, se ne toglie il complemento su quelli di 21 ed al bisogno anche sui ventenni. La ferma è di 8 anni, dei quali però il soldato i;ion passa sotto le armi che sedici mesi se fante o artigliere (l ), ventuuo se cavaliere; rimanendo per l'altro tempo in congedo temporario, come presso poco praticavasi nell'esercito piemontese prima del 1848. Sistema questo ect>nomico, se vuolsi, ma ben poco conveniente, come Ia sperienza ben ci ha dimostr'ato , imperciocchè non bastano nè 13 nè 24 mesi a far del rozzo contadino un buon soldato. Gli abitanti delle grandi città danesi sono esenti dallct l.e va, formano però milizie locali le quali condividono il servizio di presidio colle truppe di ' linea, e con esse fanno parte dell'esercito attivo quando si tratti della difesa del territorio del reame. L'esercito regolare sul piede di guerra è organizzato come segue: (1) Dn terzo però del contingente annuo della fanteria è rimandato in congedo dopo soli 160 giorni di presenza sotto le armi.
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LA C.A~iPAC;; NA
DELLO SCH l,ESW IG
a) Fanteria.
Lo stato maggiore reggimentale consta di : 1 colonnello o tenente colonnello comandante, 2 uffiziali superiori, 2 uffiziali inferiori, 2 medici, 2 veterinari e 4 in-
· La fanteria si compone di 23 reggimenti: - Uno della guardia rE:ale a piedi di 4 compagnie attive e 2 di deposito ; in tutto 29 uffiziali e l ,:l68 uomini. Vent:due reggimenti di linea numerati dall'l al 22 e reclutati ciascuno per provincia. Il re~rni_mento_ consta di uno stato maggiore e di 2 battagl10m. Ogm battaglione di 4 compagnie. La ~om~agnia ha 3 uffiziali, cioè un capitano, un tenente m l ed un tenente in 2°, 10 sott'uffiziali (un sott~tenente o s_ott'uffiziale di 1• classe, un sott'ufliziale di 2 classe (furiere), 4 sott'ufilziali di 3"' classe e 4 di 4" da~se), 2 tamburini e 200 soldati : in com plesso 3 uffiziah e 212 individui di bassa forza. . L_o stato maggiore del battaglione comprende 2 uffiziah (:Un maggiore ò tenente colonneHo ed un aiutante magg10re) un medico e 5 uomini di bassa forza. Lo stato maggiore reggimentale: un colonnello O tenen~e ~o~on~e~lo .comandante di reggimento, 2 uffiziali e 4 md1v1dm d1 bassa forza. Epperò in complesso L'effettivo pi un reggimento comprende: 31 uffiziali, 3 medici e 1,710 uomini. b)
dividui di truppa. Perciò l'effettivo com·b attente del reggimento risulta di 17 uffiziali, 700 uomini e 552 cavalli di truppa (1). Fa parte dell'ar ma di cavalleria il corpo delle ordinanze (guide), il quale è formato soltanto in tempo di guerra con soldati' anziani e scelti. Non conosciamo bene il dettaglio numerico della sua composizione, solo sappiamo che è inscritto nei quadri della riserva e vien distribuito fra i quartieri generali: e) Artiglieria.
Le truppe d'artiglieria constano di un reggimento di 6 batterie da campagna, un reggimento di 6 batterie da cavalleria (artiglieria a cavallo), 5 batterie òi riserva. (che si formano soltanto in tempo di guerra), 10 com• compagnia pontieri e 2 compagnie paguie da piazza, una operai (una delle quali d'artifi.zieri). -La batteria' da campo ha 8 pezzi dei quali 6 cannoni lisci da 6, da 12 o rigati da 4, e 2 obici. Il suo personale è di 3 uffiziali, 130 can~onieri e 80 conducenti. Le compagnie da piazza hanno 200 cannonieri.
Cavalleria.
La cavalleria sì compone di un reggimento ussari della guardia _di 2 , squadroni, e di 6 reggimenti di dragoni numer~t1 dal~ 1, al 6, ed essi pure Teclutati per provincie, Ogm reggimento è formato di 4 squadroni. Lo ~quadrone consta di 3 uffiziali (un capitano e due tenenti) 10 sott'uffiziali, 2 trombettieri e 162 soldati dei quali 125 montati. ,· In ,complesso 3 uffiziali , 174 uomini di bassa forza e 137 cavalli di truppa.
d) Genio.
Le truppe del genio costituiscono 6 compagnie di zap· patori-minatori, ciascuna di 3 uftìziali e 113 individui di truppa. (1) L'Allgeineinc JlfiUtiir Zeitung e la Revue milìtaire siàsse danno i reggimenti di cavalleria danese su 6 squadroni, di 120 cavalli, mentre a noi risulterebbero di 4 squadroni di 137; a meno che non si avesse modificttto l'orclina,m ento nel 1863.
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DELtO SCHLESWlG
LA C,IMPAG1iA
Non occorre parlare dei personali pel ·serviziò di sfat.o maggiore, amministrazione, sanità, istituti militari e giustizia militare, i cui effettivi sono in relazione colla forza dell'esercito. Epperò riepilogando, la vera forza dell'esercito regolare di guerra danese consiste in : ca1·all i di t ruppa
uomini
45 battaglioni di fanteria :L6 sq u&.droni di cavalleria 15 batterie d'artiglieria . 10 compagnie d'artiglieria . 1 compagnia pontieri . 6 compagnie del gen10 .
39,643 4,661 3,210 2,030 129 698
Stato maggiore, ordinanze, truppe d'amministra;zion,e, ecc. 2,500
I
3,588 3,300 >
»
--
Totali 52,871 6,888 Ed aggiungendo a questi 52,800 uom1m i personali militari non combattenti viensi all'effettivo assoluto di circa 57,000 uomini. L'esèrcito è scompartito in: Tre divisioni di fanteria composta ciascuna di 3 brigate di fan teria (ogni brigata di 4 battaglioni), di 2 squadroni di cavalleria e di 2 batterie. Una divisione di cavalleria di 3 brigate, ciascuna delle quali formata di ~ reggimenti, due dei quali però hannò· due loro squadroni stacçati presso le divisioni di fanteria, ove il sono parimenti i due squadroni degli usseri della guardia. Alla divisione di cavalleria è addetta una batteria a cavallo. La riserva di fanteria composta di 2 brigate. La riserva d'art.iglieria di 5 batterie di riserva e 3 a cavallo.
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A queste forze vanno aggiunte : . .. _ 1° Le truppe regolari delle colonie, d1 Fcercer e d1 Borholm, circa 12,000 uomini e 6,000 cavalli, sull_e quali però non può far calcolo per la guerra sul contmente ; 2° Le milizie cittadine. Queste milizie sono quasi organizzate c~n_1e 1~ nostra guardia nazionale, e sono come questa d1v1se m parte mobile, parte stanziale, e riserva secondo l'età e la posizione civile dei cittadini. Esse sono valutate in complesso a 60,000 uomm1, ma di questi non sono propriamente mobilizzati che 18 ba~tao-lioni di circa 1,000 uomini caduno, e le 8 compagnie dell'università di Copenhaguen, componenti il Corpo del re. Dei 18 battaglioni or menziona.ti Cope~hague~ ~e fornisce 9 (3 di fanteria, 3 d'artiglieria e 3 di pomp1en); le città di Helsinger, Odensee , Aalburg, Flensburg e Rendsburg ne danno un battaglione per cias.;una, e 4 fra tutte le altre città minori. Le truppe reclutate nei ducati d'Holstein e Lauen burg per far parte dell'esercito della Confederazione germanica annoverate nella prima divisione del 10° corpo , cons/stouo in 3,391 uomini di fanteria, 514 di cavalleria, 259 d'artiglieria e treno, e 36 del genio, in tutto 4,200 uomini e 8 cannoni. ' Oltre a queste la Danimarca debbe tenere a disp~s.izione della Confede,razione una riserva di 1,395 fanti, 257 cavalieri, 30 artiglieri e treno, 18 'del genio, in tutto l ,800 uomini e 4 cannoni. L'ordinamento tattico dell'esercito regolare danese, specialmente in quanto ai quadri,_ha alcun punto di differenza con quello degli altri eser citi europei. La proporzione tra gli uffiziali e la bassa forza è relativament~ piccolissima; così la compagnia di fanteria su 212 uomm1
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LA CAM!'AG~A .
non ha che 3 uffiziaii, lo squadrone forte di 176 uomini e 137 cavalli ha pure 3 soli uffiziali, ed analogamente pelle altre armi. Questo è invero un difetto del qu~le i Danesi potrebbero seriamente risentir:si nel caso di guerra prolungata, come l'ebbimo a sentire noi nel 1848 ·e indi v i provvedemmo. La fanteria è per gran parte armata di fucili rigati e assai buoni. La cavalleria è ben montata, i cavalli danesi essendo robusti, e quelli dell'Holstein essendo assai stimati, come· precedentemente accennammo. Gli uomini reclutati esclus ivamente -nelle popolazioni ove l'allevamento equino è meo-lio attivat o' riescono facilmente eccellenti cavalieri. o . L'artiglieria ha bella r iputazione tanto all'estero quanto nel paese. La batteria ha 8 pezzi ed ultimamente alcun e batterie furono fornite di cannoni rigati non tutti però dello stesso modello, poichè sembra che_ fino ad oggi l'artiglieria danese non abbia ancora ben :fissate le sue ide-e in proposito. Gli uffiziali dello stato maggiore e del genio sono moltissimo istruiti, mentre per essere ammessi in questi corpi esigonsi studii e capacità distinte. 11 soldato danese è per sua indole calmo, ubbidiente, bollente valore che distingue il soldato meridionale, egli vi supplisce però colla fermezza e sangue freddo impareggiabili. • Pel fante danese - scrive il colonnello Martin (1) come un t empo per quello del medio evo, una battaglia. non comincia r ealmente che al momento in cui per gli eserciti modem.i sembra appressarsi al suo fine; cioè nel momento della mischia, delle cariche alla baionetta. Per quanto sia micidiale la moschetteria,- il soldato da-
e laborioso. Se non ha quel
(1) Spectateu:r di fobbraio 1864.
DlslLLO SCHLl::SWIG
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nese non la considera che come un semplice preliminare. Così ad Istedt ed all'assedio di Frederickstadt; durante la •guerra del 1849-50 si è veduta la fanteria danese interrompere il fuoço a comando , e come su d'una piazza d'armi. In presenza dell'inimico, in mezzo al calore di un'azione, hannovi 'poche truppe, anche fra le meglio agguerrite, le quali siario capaci di cotanto-sangue freddo. Quest'eccezionale fermezza non può altrimenti spiegarsi che per la fiducia illimitata e reciproca degli ufliziali danesi nei loro soldati e dei soldati nei loro uffiziali. Puossi dire in qualche modo che i Danesi sono soldati del xv secolo condotti da uffiziali del xix. » Di queste preziose qualità i Danesi hanno dato le migliori prove anche in quef:,t'ultima campagna e fors'anche più in questa che nelle precedenti, poichè mai si trovarono così pochi contro molti. · ' Il sott'uffiziale ha nell'esercito danesé una posizione assai più rilevata che negli altri eserciti europei, se pur si eccettua l'inglese. Niuno può r aggiungere tale grado se non dopo fatto con successo un corso particolare in ap~ posita scuola militare, ove s'insegnano non solamente le cose del mestiere, ma ben anche le classiche elementari. Gli ufiiziali escono, può dirsi, esclusivamente dall'accademia militare di Oopenhaguen , la quale gode ben meritato vanto tra gli istituti militari europei. Ivi entrano in giovanissima età; compiuti i corsi passano nell'esercito nella qualità di cadetti, previo però rigoroso esame, nè sono promossi uffiziali se non dopo aver militato ~lcun _tempo come semplici soldati, poi come sotfuffiziali, finchè abbiano tre anni di servizio. Bastino questi rapidi cenni a constatare come l'esercito danese ll).eriti per ogni rapporto di essere classificato fra i migliori , ciò che d'altronde hanno i fatti sufficientemente comprovato, mentre soltanto un esercito composto di buoni dementi e sodamente organizwto può presen-
80 LA CAMPAGNA tare quell'eroica resistenza della quale il Danese dà ora il più l uminoso esempio. A canto di questo esercito la Danimarca, potenza essenzialmente marittima, ha una flotta assai ragguardevole, la quale nell'anno 1863 numerava: Bastimenti a vela . 19 armati di 764 cannoni Id. a vapore . 28 di 340 » Piro-cannoniere 70 » di 150 Totali navi 117 1,254 Il pen::onale è composto di : un vice-ammiraglio (il 8ignor Irminger, ai utante di campo del re il quale ha riputazione di eccellente marinaio), 2 contro-ammiragli, ~6 capitani, 23 luogotenenti-capitani, 85 luogotenenti, 1,500 circa marinai. Effettivo questo evidentemente insufficiente per l'armamento completo della flotta sul piede di guerra, ma cui si sopperisce cogli uomini della marina mercantile, come difatti ebbe a fare il governo danese alla rottura ·delle ostilità. Tali erano gli elementi di resistenza che la DaJ:!.i marca potè offrire alle offese delle d ue principali potenze germaniche-; elementi i quali per quanto solidissimi fossero, erano ben lungi dall'essere sufficienti ad equilibrar la partita, particolarmente dal lato di terra, ove sebbene colla chiamata degli uomini in congedo, l'esercito non poteva presentare più di 35,000 combattenti. Essendochè gran parte dei soldati dei ducati non risposero alla chiamata, il 14° reggimento recl utato nell'Bolstein andò sciolto pri ma anche dell'ingresso degli alleati, e molte furono le diserzioni dai reggimenti 10°, 11° , 12° , 13°, 17° e 21°, composti alcuni di Alemanni, altri misti.
llE!,L(, SCl ! l,i.:sw m
81·
Direm ora· sinotticamen te come fossero mobilizzati al - · l'aprirsi d ella guerra g li esercit i bell[geranti. ESJ,;RClTO DANESE.
Comandante supremo luogotenente generale De-Meza, capo d i stato maggiore , generale dell'esercito danese. Capo d i staio maggiore dell'esercito attivo, colonnello I<aufmann . Comandante generale l'artigl ier ia, l uogotenente generale conte Lutticha u (il quale surrogò poi nel comando supremo De-Meza) . Co;nandante -del genio, colonnello Dreyer. · 1" D1v1s1o"NE (luogot enente generale Gerlnch) - 1"' brigata di fanteria: 2° t: 22° reggimento - 2" brigata: 3° e 18° r eggimento - ::l" brigata : 16° e l 7° reggimento due batterie d'artig lieria - due squadroni degli ussari della g uardia. ~a Div1SIONE (generale Du-Plat) - 4a brigata: 4° e 6° reggi mento - 5" brigata : 7° e 12° r eggimento - 6"' _brigata: 5° e 10" reggimento - due batter ie d 'artiglieria due squadroni del reggimento dragoni N. 4. 3" D1v1s1•NE (generale Steinmann) - 7a brigata: 1° e 11 ° reggimento - 8" brigata: 9° e 20° reggimento 9" brigata: 19° e 21° reggimento - due batterie d'artiglieria - due squadr on i del reggimento dragoni N . 4. 4" Drv1s10NE - divisione di cavalterZ:a (generale V. Heg ermann di Lindeukron) - ia brigat_çi, : 3° e· metà del 5°. reggimento dragoni - 2". brigata: 2° e 6° reggimento dragoni - -aa brigata : 4° r eggimento dragoni e ussari della g uardi,i ( questa brigata è per iutiero d istaccata. presso le tre divisioni di fanteria) - una batteria d'<1 r tiglieria a cavallo . .\.~~O \'Ht1 \'OJ.
LV: -·
6.
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n.r.r.:,o 1;rHi.,1!~1'>iG
1,,1 CAMPA Gt-A
Riserva dì fante?·ia (generale Caroc:): 3 reggimenti 8°, )3° e 15°. Riserva di c<walliwia: 4 squadroni 1° r eggimento dragoni. Id. d'artiglieria: 8 batterie.
Riepilogando: Fanter-ia : 42 battaglioni. Cavalleria: 26 sqùadroni. Arti9lie1·ii.i : 15 batterie, 120 pezzi. ESERCITO ALLEATO.
Comandante supremo feld-maresciallo Wrangel. (1 • Corpo d'armata).
Prussiani. Comandante generale. S. A. R . il principe Federico Carlo di Prussia. 6 3 D1v1s10NE (generale Mannestein) - 1" brigata: 35° e 60° reggimento fanteria - 2" brigata: 24° e 64° r eggimento fanteria e 3° battaglione cacciatori - 3• brigata (cavalleria): 6° reggimento corazzieri, 3° usi:;ari, 6° ulani - 4• brigata (cavalleria): 2° e 5° reggimento dragoni 3" brigata d'artiglieria : sei batterie - 3° battaglione pionieri - battaglione del treno del 3° corpo d'esercito. 13" D1v1s10NE (generale Wintzigerode) - 5 • brigata : }3° e 53° reggimento fanteria - 6'• brigaJa : 15° e 55° reggimento fanteria e 7° battaglione cacciatori - 7a brigfl.ta (cavalleria): 4° r eggimento corazzieri, 4° ussari, 5° ulani - 7" brigata artiglieria: sei b11iterie - 7° battaglione pionieri - battaglione del treno del 7° corpo d'esercito. Ri'.serva d'artiglieria: mezza brigai.a N. 4. Id. di cavalleria : due reggimenti .
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(3° Corpo d'armala).
•
D1v1s10:-1E DELLA GUARDLl REALE (luogotenente generale Di ri1ulbe) - 4 r eggimenti di fa nteria - un battagliou e cacciatori - 3 reggimenti di cavalleria - briga ta di artiglieria della guard ia, sei batterie - un battaglione pionieri - un battaglione del treno. In complesso: Fanteria : 39 battag lioni. Cavalleria : 56 squadroni. Artiglieria : 21 batterie. Pioniei'i: 3 battagl io1 ,j.
Treno : 3 id. Cioè 46,000 uomini, 11,000 cavalli e 126 cannoni, tutti rigati da 6 e da 12. . È poi da notare che dopo l'apertura delle ostilità, l'ei:;ercito d'operazioni prnssiano, venne rinforzato di altri 10,000 uomini circa., d'arrm diverse. · (2° Corpo <l'ar111ata).
Au~lriaci. Comandante generalf> del 6° corpo d'esercito, luogotenente generale feld maresciallo Gablentz. 1a brigata (generale Nostiz) - reggimenti d'infanter ia Re dei Belgi N. 27 e Principe d'Assia N. 14 - 9° battaglione cacciatori - 4n batteria a piedi del 1° regaimento 0 d'artiglieria. 2a. brigata (generale Tomas) - r eggimenti d'iofanteria ~oron!ni N . 6 e Holsteiu N. 9 - 11 ° battaglione cal.:c1ator1 - 3a batteria a piedi del 1° reggimento d'artiglieria. 3a brigala, (generale Dormus) - reggimenti d'infanteria Ramming N. 72 e Khcvenh liller N. 35 - 22° battaglione
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rncciatori - :d' batteria a piedi del 1° reggi mento d'artiglieria. 4" brigata (generale Gonclrecourt) - reggimenti d'infanteria Martini N. 30 e Re Prussia N. 34 -- H\ battaglione cacciatori - la batteria a piedi del 1° reggimento d 'artiglieria. 5a b1·igata (generale Dobrzensky) - r eggimenti di cavalleria ussari Lechtenstein N. 9 e dragon i Windischgratz N. 2 - l' batteria a cavallo. Rise1·va d'artiglieria: tre batte.rie da 8 rigate e una da 4 pure rigata - un batt_aglione pionied - una cornpagQia pontieri. In complesso : Fanteria: :28 battaglioni. CavaUm·ia : 10 squadroni. Artiglùwia: 9 batterie. P·ionie1·i : 1 battaglione. Cioè 30,000 uomini, 5,000 cavalli .e 72 pezzi di cui 2.4 rigati da 8 e 48 da 4 libbre. 0
Cosicché in totale le forze combinate colle quali Prussia e Austria mossero g uerra alla Danimarca sommavano fìn dai primi g iorni a 76,000 uomini, Hi.,000 cavalli e 256 cannoni da campagna rigati; e cenarnente poteano spera.re di trioDfare facilmente e prestamente con tan to sopravvento numerico. Facciarn ora alcuni cenni biografici dei generali d ei va rii ese r ei ti. Cristiano Giulio De Meza pacque or sono 73 anm m Helsingéir, _ove il padre suo e,,erci ta va la modesta pro-· fessione di medico. Durante l'invasione inglese nel 1807 egli servì nell'arti~lieria, rna congedossene poco dopo , e siccome profon-
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rhmente versato in molte lingue rimase sino a l 184:! professor e nella scuola d'artig lieria, e poscia nell'acc11demia militare di Copenhaguen . Rientrò quindi al servizio nell'esercito, nel 1848 divenne comandante dell'artiglieria da campagna danese e in tal qualit,à trovassi a Schleswig., Niibel, Dùppel ed tl tutti i cornbaUicnenti di quell'annata. Nel 1849 fu p ro mosso colonnello e comandante di brigata, e n el g iu gno dell'anno stesso assunse il comando della divii::ione danese 1·1e1l'isola d' Alsen. · Egli fu colla m2tggior parte delle sne truppe alla giornata del 6 l uglio, sì gloriosa per le armi danesi, e la q u1tle terminava d'un sol colpo quella campagna, come ebbimo a ricordar() nel capitolo I. S ullo scorcio del 1849 De Meza fn cre<tto maggior generale e coman dante di tutta l'artiglieria. Nella campagna del 1850 operò di concerto col genera le Krogh, ed ivi pure ehbe a far prova di non comuni dot i m ilitari. Fatta la pace, il generale De Meza passò ispettore generale dell'artiglieria, quindi comandante generale nello Schleswig e nel .Tutlaud. Nel · 1863 era al primo cornando generale in Copenha.guen, alloraquando, minacciando la guerra, venni> assunto a l comando supremo dell'esercito d'operazione nell a penisolà. Sebben già avanzato nell'età , il generale De Meza è uomo gagliardo d i corpo e di mente, amato dal soldato , s ia perché a lui mostrò mai sempre grandemente inter essarsi,. sia per la bella riputa,zione da l ui acquista.ta nelle passate campagne. È nonio d i carattere leale ed em inentemente militare ; devotissimo alla sua patria, egli ne •ha da.ta la più alta prova che uom possa dare, qnella di aver compromessa, la propria riputazione, di aver incorso la destituzione . per salvar e l'eser cito danese, il quale senza la pronta
86 ritirnta fatta dal Danneve1'k oggi più non esisterebbe, nè fl.Hc bbe potuto fare di poi quell'eroica resistenza di Duppel che al punto di vista della gloria militare vale assai più. della vittoria riportata dai loro nemici.
Il. generai issi mo degli esercì ti alleati , il maresciallo prus_siano barone di Wrangcl nacque il 13 aprile 178-1 in Stetin ove suo padre comandava un reggimento di fan teria prussiano. Entrato cadetto, nel 1796, al reggimento dragoni \Von Au_er N. 6_, vi raggiungeva il grado di ufli.liale dopo soh 3 anni, e nel 1806 al combattimento di Heilsbero- . cbbesi l'ordine del merito militare pel valore addim~~ strato. Promosso capitano nel 1813 fece distintamente quella campagna . Era maggiore nel 1814 al combattimento di Etoges, di poco gradita ricordanza pei P russiani, ed in fin dell'anno stesso tenente colonnello, comandante il 30° reggimento corazzieri, comando che gli fu confermato nel 1815 col grado di colonnello. Nel 1837 ottenne l'avanzamento a Iuogotenente generale dopo spenta m Koln un'ins urrezione suscitata da moti religiosi, e di qui cominciò veramente il suo credito a corte. _Nel 18:18 lo vediamo ricompàrire sui campi di bat.tagl1a, ma s u campi di battaglia assai m eno cruenti di quelli ove avea avuta la ventura di far le sue prime arm i, e su i _q uali in veri tà il Wrangel non ebbe a fare Lrnppo luminosa figura, come già abbiam det.to. Ritornato in Prussia dopo l'armistizio di Malmoe il :;en erale e bbe nello stesso anno l'incarico di ristabilire l'ordine_io Berlino col fiaccare un moto popolare che temeasi suscit ato dall'assemblea nazionale, ma che non si .limit ò cbe a ciancie, come per lo più sonmti succecle in quei paci fiei paes i. D'allora. i n poi il maresciall o fu te•
m.ito dalla corona prussiana quale il suo più devoto Ni affezionato generale, alla Prussia come la sua più alta celebrità militare, epperciò a lui incum beva l'alto onore di capitanare la presente guerra. Sebbene ottuagenario il maresciallo non manca d i energia tanto nel corpo quanto nello spirito, e fin qui può stare il confronto che taluno ne vuol fare con Ra deizky; ma per rispetto alle capacità militari, finora il maresciallo prussiano non ha dato le chiarissime prove di qu egli, del quale, militarmente parlando, l'Austria ha .hen ragione di andar fiera e di deplorare immensamente la perdit.a.
Il principe Federico Carlo, fi g lio del principe Carlo di Prussia fratello cadetto di re Guglielmo nacqut~ il 28 marzo 1828, cosicchè tiene oggi 36 anni . Applicatosi fin dall'infanzia e con passione alle <lottr.inc militari, vi è reputato versatissimo, e lo a<ldimostrano fino ad un certo punto due opuscoli da. lui dettati nel 1860 sul modo di combattere e di vincere i Frane-Psi, i qua li opuscoli fecero non poco rumore nella stampa militare, e di cui ebbe pure ad occuparsi allora questa Rivista. Nel 1848 E"gli fece le sue prime armi addetto allo stato maggiore del generale Wrangel. S ullo st esso teatro di guerra ove ora comanda il 3° corpo d' esercito prussiano, nel 1849 seguì ne lla campa gna di Ba,clen suo zio Guglielmo, allora principe ed ·oggi re di Pru.;;sia, distinguendosi per bravura n el combatti m ento di Philipptal, ove riportò una ferita dirigendo una. carica di fanteria. Quindi in poi il suo avanzam ento fu rapidissimo, anche come principe prussiano, sicchè prima del 1869 fu Cv· mandante d el 3° corpo d'esercito . Il principe ha bello e marziale pnrt amento, occhio fuJ. girlo e penetrante, mente vivace ma un po· esaltata,
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e r·ud izione militare non cornuue, carat!erc altiero e' non ispirante fiducia , spirito intraprend ente ed ambizioso oltre misura, al punto che lo si rjtiene avidissimo c!E::1 trono, ciò che ma nifestamente poco va a sangue allo zio. Nell'esercito e nel paese il principe gode assai popolarità, e se questa non è destata da sentimenti d'affetto, lo è dalla stima che si ha nelle sue capacità politiche e m ilitari, maggiori che non nello zio e nel prmc1pe eredi tario. Il felci -maresciallo Di-Gahlentz comanda nte il corpo d'esercito austriaco è figlio d'un generale sa,;;sone; prese servizio nell'esercito austriaco fi n dal 1816, cosicchè se non passa tocca la sessantina. Nel 1821 egli fece la campa.g na di Napoli; nel 1848 trovassi dapprima allo stato maggiore del maresciallo Radetzky , passò guindi nell'Ungberi,t qual capo di stato maggiore del generale Schlick, ed in riueste due campagne molto' seppe distinguersi. Generale a Magenta la sua brigata ebbe l'onore d'impadronirsi dell'unico pezzo di artigli eria rigata francese che in quella campagna cadde a i11an i degli Austriaci . Jl maresciallo Gablentz è riputato fra i più capaci generali dell'esercito austriaco, e veramente lò operazioni personalmente da. lui dirette nella campag na dello Schleswig cotal riputazione non hanno smentilo. Poi che abbiamo posto in c0nfronto le forze delle parti belligeranti, e fatte le principali note caratteristiche dei loro generali, possiam ora passare alla narrazione degli av·venimenti.
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CAPO IV. DICHIARAZIONE DI GUERRA - PRIME OSTILITA' MISSUNDE - OBERSELK.
Fin dal 28 gennaio gli Austro-Prussia1,1i aveano occ:upato l'inliero Holstein, sgombrato dai Danesi al primo ingresso delle t ruppe federali; e quel g iorno stesso il feld mareseiallo di vVrangel con seé:o il generale Gablenz avea piantato il suo quartier generale a Bordesholm non lungi da Rendsburg. · Il 30 il maresciallo prussiano giusta le avute istruzioni faceva pervenire al generale De Meza il quale aveva il suo quartier generale a Flensburg, la segueote intima zione· per mezzg cli un suo ai utante cli campo : • Il sottoscritto feld mar esciallo generale prussiano e· comandante in r:.a po dell'esercito rillnito di Pru ssia e di Austria, ba.rone di Wrang el, ha l'onore di fare al comandante in capo delle truppe dan esi la seguente comunicazione : ' , Nell a nota consegnata il 16 gennaio corrente d agli inviati di Prussia e d'Austria, della q uale il sottoscritto ha l'onore di unir copia al la presen te, i due g overni suddetti hanno indirizzato al g overno danese l'i nvito di l' inunziare a lla costi~11zione comune del 18 novembre ultimo scorso pel r egno di Danimarca nel ducato d i Schleswig, e di ristabilire lo stal1i qno · anteriore. « Siccome q uest'invito è stato respinto con nota d el ministro d egli affari esteri di Danimarca del 18 dello stesso mese cli gennaio, ·e la costituzione· non è stata abrogata, è g iunto il caso pr evisto dalla nota sovraccennata, ·e le due poteoze alemanne si vedono costrette ad impiegare i mezzi che sono a loro disposizione per r i-
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f.A CAMPAGNA
l)El, LO SCJ-11.f.SWJC:
stabilire lo stat·u, quo e tutelare- i diritti convenzionali d el ducato di Schles~vig. < Cosl stando le cose, il sottoscritto hà ricevuto l'or dine di occupare il ducato di Schleswig colle truppe prussiane ed austriache poste sotto il suo comando, e cli assumere l'amministrazione provvisoria di quel ducato. 11 sottoscritto, mentre ha l'onore d'informare di questo fatto ·il signor qomandante in capo delle truppe danesi, lo prega al tempo stesso di fargli sapere se abbia l'ordine d i evacuare il ducato di Schleswig e di far ritirare le truppe danesi ai confini di quel d ucato. « Egli approfitta della presente occa,c;ione per manifestare al signor comandante in capo delle truppe danesi l' assicurazione della sua distinta considerazione. « D1 \VR.A.NG EL. >
marca; esortava1e a prestar obbedienza ai commissari civili che le potenze alleate colà deputavano per reggere l'amministrazione provvisoria, e ad ·astenersi da qual un. que dimostrazione senza distinzione di partito , avvertendoli ad un tempo che non le avrebbe tollerate; as~1-curava finalmente che i soldati suoi venivano da amici, epperò come tali doveano essere ricevuti. . E poicbè siamo parlando di proclami, non _v?ghamo ohbliar quello che il principe Federico Carlo dmgeva al suo corpo d'esercito in forma d'ordine del giorno.
La sera del 31 l'aiutante di campo ri portava al sua generale una lettera del generale De Mern il quale dichiarava non poter riconoscere alcun diritto alle truppe a11stro-prussiane d i occupare un ,qualunque siasi punto del territorio danese, come conseguenza dei documenti uniti alla ricevuta intimazione, e ciò tanto pii.1, in quanto che egli avea avuto dal suo governo istruzioni affatto opposte a tale pretesa; e ehe perciò egli era pronto a rispondere culle armi a qualunque atto di violenza. Lo stesso giorno il generale danese pubblicava nel ducato un proclama di re Cristiano, ove manifostavansi i diritti e la ferma intenzione d!:l governo di difenderli a tutta oltranza, come esigevalo l'onore e l'integrità della n,izione. Dal eanto suo il generalissimo tedesco dirigeva figli pure un proclama all8 popolazioni dei ducati, n el quale annunziava l'avuto comando, e l'ingresso delle truppe alleate n ello Schleswig per difendere - egli diceva - i diritti di esse popolazioni stati manomessi dalla Dani•
l'loen, 28 genmtio 1864.
Soldati clel mio co1·po, • Quando il re mi ha confidato il comando ch'io tengo , mi incaricò di farvi sapere come egli voleva che voi compiste i vostri doveri. . . . . , AJlorchè voi avete passato, venendo qui, m c1tta e villaggi stranieri, gli abitanti nou vi conoscevano, rn~ la vostra modestia e la vostra affabiliià non solo v1 valsero una larga ospitalità , ma fecero sì che vi siete separati amici laddove -eravate dapprima male ac_c oltì: Ecco il modo di far onore al nome prussiano. Regolatevi sempre in tal modo nel paese che noi dobbiamo liberare. • L'onore delle armi prussiane - tenetelo per detto - consiste a vincere ed ·a perdonare al vinto come ad un fratello . Questo è da buon cristiano ed un cristiano non saprebbe ess~re un cattivo soldato . Il nome prussia?o go~~ buona rinomanza fra i Danesi . Egli è bello che 1 nem1c1 stessi ci stimino. , Soldati! fra pochi giorni si vedrà se noi -abbiamo la guerra o la. pace. Se la ~econda guerra danese dovesse im:òminciare , noi, incontreremo posizioni trincerate , <trandi eorsi d'acqua e ghiaccio . Ma il vostro . coraggwn ed il vostro zelo bri_lkranuo maggiormente. Noi sapremo
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LA C,\~f PAGNA 92 Sliperare ogni ostacolo, e nessuno ci arresterà più del convenevole. Questi ostacoli non nascondono forse ln stesso nemico che è solito a fu ggire dinanzi ai nostri reggiment i? cerchiamo dun que questo nemico, opponiamoci alla sua ritirata, disperdiamo le sue file! i Dopo questi successi ,. voi n on permetterete al n em ico di riprender fiato; voi l'inseguirete senza posa p er annientarlo prima ch'esso fugga n elle s ue isole. Voi avrete du nque a sostenere alcune lun gh e rnarcie, ma dopo queste troverete il vostr o ben meritato ri poso, on ori, ricompense t! la coscienza d'aver ben comp ito il vostro dovere. • Dopo cinquant'anni, questa sarà la prima volta che si rivedrà l'Aus tria pugùare al nostro fiancc,. Rinnovelliamo l'antica fraternità d'armi . Qual n;bile lotta d'en1ulazione ci aspetta ! Ma anche n elle nostre file rivalizzcranno g li uomini di Brandeburgo e quelli di Westfalia a chi fra loro dimostrerà maggior bravura. « Brandebarghesi t io vi conosco e voi mi conoscetfJ, ciò .basta. Quanto a voi, '\Vestfaliani , noi non ci conosciamo; ma forse sarà meglio ancora , imperocchè non possiamo aver pìù bella occasione per fare conoscenza. , Non seguiamo noi tutti quella bandiera bianca e nera, non o.b bediamo noi t utti alle, stesso re che ci d isse, q 11alunqne cosa arrivi, n oi faremo il nostro dovere? Noi lo faremo coll'aiuto di Dìo . • Vi va il re i Hur rà!
• F E.DERlC0 -0.ARLO. })
Tanto a Missun de q uanto a Dllppel il prin cipe ed i suoi soldati hanno dovuto toccar con mano in qual modo i Danesi siano avvezzi a fitggire d'innanzi a reggimenti.' r11•11ssiani . . .. . t Del rnsto era quella un'imprudente menzogna e g rossolanamente i ngiuriosa ai Prussiani stessi ; imprudente, perchè di tropp~L fresca data erano i fatti del 1848-50 che ben dicevano il contrario; i ngiur iosa ai
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DELLO SCHLESWI G
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soldati prussiani, percbè mostrava come costoro onrln acquistar coraggio avessero b isogno della fid ucia clie v ile fosse il ne miro contro · cui movevano. Il 30 gen naio eranosi raccolti al quar tier generale p r incipale it1 Bordesholm . i gen erali comandanti le truppe alleate per discutere il p,Lssaggio dell'Eyder e le prim e operazioni. In quel consiglio di guerra decidevasi ch e il corpo d'esercito p1;ussiano - g ià concentratosi a Kiel dovesse sboccare per Livensau e Eckernforde, e dirigen:i · sulla sinistra d ell'inimico onde spuntarla e p ossihilment e girarla, varcando lo Scbley a Missunde od in a ltro punto ove ciò tornasse più agevole. Il corpo d' esercito austriaco già per gran parte rll ecol to d'innanzi a Rendsburg, e l a divisione della guardia prussiana ch'era per giungere, doveano passare l'Eyder a Rendsburg , per operare di concerto di fronte e sul la destra del Dannewerk, ffVe ben si sapeva sarebbesi tosto r iparato il debol& inimico, senza presentare prima alcuna seria r esistenza. Così intendeasi agire su due linee di operazioni distinte - - ma però in istretta comunicazione t ra esse, poi(?h è a non più d'una marcia l'una dalt'altra e quasi para1e1le -· ed avviluppare il nemico per ogni parte, onde schiacciarlo di un primo colpo . Tale era in v ero il più savio disegno di guerra ed il più ovvio ad un t em po, per la cui at . tuazione gli alleati aveano forze ad &~nberanza , irn perocchè an che presi isol atamente, ciascuno dei corpi loro f:ra pressoché doppio di quanto potesse l'ioimie0 presentare complessivam ente in li oea. Di conseguenza a tale d isegno di operazioni, il corpo d' esercito prussiano si chiamò il 1° corpo dell'esercito alleato, 2° il sesto austriaco e 3° la divisione della guardia. p russi'ana comechè destinata ad operare sulla sinistra. l i generale De Meza ben intendendo corne cl i frouLe a
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s\ prepon(foranti forze u on gli fosse possibile tener la campagna per impedire il passaggio dell'Eyder che quasi dappertutto poteasi varcare sul ghiaccio, avea fin dal 28 raccolte, tra Hu~um e Missunde, quante forze erano_nei ducati - ed in quel momento non superavano 18,000 uomini - lasciando una brigata a Friederickstadt, ed un'altra scaglionata dietro la Sorge, sugli stradali da Schleswig a Eckernforde e Rendsburg, la quale spingeva le s ue vedette si no all'Eyder. Eckernforde eia testa di ponte settentrion::i.le di Rendsburg erano occupati da due debolissimi distaccamenti di cavalleria, i quali avevano o rdine di ritirarsi al primo apparire degli alleati. La sera del 31, appena conosciuto il rifiuto dei Danesi d i sgombra; lo Schlesw1g, il generale Di Wrangel mandava ai comandanti d ei corpi prussiano ed austriaco l'ord ine di penetrarvi col seguente telegramma: Avanh in nome di Dio; ed il mattino del 1° febbraio tale ordine ebbe effetto come ora d iremo. Il generale Gablentz in prevision e che si potesse incontrare alcuQa resistenza nel passaggio dell'Eyder a Rendsburg, disponeva che per le 6 l 12 antimeridiane del 1° febbraio la brigata Nostiz afforzata d ' una batteria d a 8 della riserva e con seco gli equipaggi da ponte si t rovasse ordinata sullo stradale da levenstedt a Rendshurg, e la brigata Gondrecourt con due squadroni ussari d i Lichtenst<'•in sulla strada da Bovenau a Rendsburg; ambedue immediatamente contro alla città. La brigata Tomas dovea seguire in seconda linea la · brigata Gondrecourt, incontrare alle 7 112 quella di cavalleria e trovarsi alle 8 dietro alla brigata Nostiz .. La brigata Dormus stava ancora indietro a due gro!,Se tappe, a Neumuoster. Alle 7 112 au t. la. testa della brigata Nostiz passava il _p onte deUe Chiaviche, dopo p'erò a ver ma ndato un di-
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staccamento con due pezzi a ·westerronfeld sulla sinistra dell'Eyder ed a ovest di Rendsburg, pel timore che di colà i Danesi potessero battere di fianco il ponte, e md medesimo tempo la brigata Gondrecourt quello della ferrovia in Rendsburg , mentre il suo 18° b attaglionè cacciatori varcava ìl fi ume sul ghiaccio là dove molto si r istringe al dissovra della città. ' Nell'opera a corona (Kronwerk) che protegge la testa. del ponte verso nord, n on eravi, come già si disse, se non un piccolo posto d'avviso , il quale si ritirò tosto per lo stradale di Schleswig, non senza però aver fatto fuoco sulla vanguardia austriaca. Appena sboccate sulla manca dell'Eyder, le due brigate si avanzarono unite sino all'altezza del piccolo villaggio di Ricke,nt m entre il reggimento ussari Lichtenstein davasi ad inseguire sin o alla Sorge i pochi D~mesi che si ritiravano, cui però pon riuscirono a fare alcun prigiomero. Frattanto la brigata Tomas passava alla sua volta l'Eyder s ui due predetti ponti e, qual riserva, andava prender posizion e sulle ait ure al nord del Kronewerk. La brigata di cavalleria cioè il reggimento, dragoni_ W indisgratz avanzava.si sino a Fokbek per coprire la sinistra della linea di bat taglia. Giunuendo alla Sorr;e gli uss8ri austriaci trovarono o o rotti i ponti, e la retroguardia dei Danesi (una compa gnia di fanteria ed uno squadron e di cavalleria) e.be li r icev ette a fucilate dall'una alraltra riva, ma tosto ripiegavasi. Allora alcuni ussari varcarono il corso d'acqua, e poco dopo lo passò pure parte della brigata Nòstiz, senza però più in là inoltrarsi. . La brigata Gondrecourt dal canto suo avanzatasi sino a Neu-Duvenstedt, mandava essa pure i s uoi esploratori sulla sinistra della Sorge Due squadroni di ussa.ri ap-
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LA C,I MP ,IGNA
iw 11a passn.to l'Eyder eranosi inoltrati sino ad Holzhuro·e . b • per lo stradale che porta a Eckernforde, e ciò all'ogget.Lo d i stabilir le comunicaz10ni col corpo prussiano che aveit dovuto tragittar l'Ey,for a Cluvensick, e per guardare la stretta fra i laghi di Vitteu e di Bisten. Prima di notte eranosi ristabiliti i ponti sulla Sorge, e il corro d'eserci,to austriaco erasi stanziato per la notte s11 .due linee fra Ab renstedt ed il lago d i Vitten, mantenendo i suoi aYarnr osti sÙ!la manca della Sorge.
Il corpo prussiano avea esso pure passato l'Eyder moveml.o da Kiel il mattino del 1° febbraio ed approfittandosi di ponti che i Danesi aveano trascurato d i distrnggere a Cluvensick, Konigforde e Livensau dirigto· vasi su Eckernforde senza incontrare il nemico. Verso m ezzogiorno i Pn\ssiaui costeggiavano il mare per e1:trare in questa piccola città, poco prima sgombrata dalla retroguardia danese, quando · due navi da guerra aperser_o co~tro di essi il fuoco; ma 16 pezzi prontamente d1spost1 rn batteria su di un'eminenza vicina <.:ostrinsero ben -presto i legni danesi a prendere il largo. · Verso le 2 pomeridiane la testa del corpo d'armata (1 a e 2" brigata della l" divisione) g iungeva a Kosel, ove ebbe lieve scaramuccia con un avamposto nemico, i l quale non tardò a ripiegarsi. Appena accortosi che i Danesi ivi non erano in forze il prjncipe ordinava alla brigata di vangmmlia di pro: cedere velocemente innanzi onde , · prima di notte , Ìm• possessarsi almeno dei molini e delle altme d'Ornum eccellente posizione per concentrarsi . e quindi m uov·e r; all' attacco della testa di ponte di Missunde. Il 35° ed il 60° reggi menti furono di ciò particolarmente incaricati, e d opo due ore d i assai vivo combattimento riuscivano a ributtare l'inimico entro. a suoi triu<.;iernmcnti .
DF.LLO SCllUiSWIG
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I Danesi non aveano fortificata la posizione di Oru uui , fo rse perchè la ritenevano troppo disgiunta dal la t..ru vera l inea di difesa, però credettero necessario cti fo.n i q ualche resistenza sia percbè i l terreno vi si prestav::i. sia per impedire che l'inimico g iungesse troppo d ifila io sui trincieramenti. La l" div isione danese' era stata incaricata rle lla difesa di Missunde, e le sué truppe furono q uel!e per l'appunto cbe prime vennero alle mani coi Prussian i in quel pomeriggio. La sera il q uartier generale prussiano venne sta bi ii !.,> a Gettod al sud cli Eckernforde , mentre gli avamposti stettero in vista di quelli dei Danesi innanzi al passo di Missunde. All'albeggiare del 2 il principe mandava ,u na forte I i. cognizione a tasteggiare la posizione nemica, ma un.t fittiss ima nebbia dif-ficoltava la scoperta ed 11 ca.nnone danese la rendeva troppo pericolor,a , di tal guisa che quelle truppe dovettero retrocedere dietro alle alture di Oruurn, ove eransi frattanto concentrate o brigate p<~r muovere all'assalto dei trincieramenti nemici, mentre le rimanenti forze doveaiio appoggiarle per scagl iopi iudietro verso la sinistrn: Nella notte e nella mattinata 82 pezzi dei maggiori calibri che s'aveano erano stati colà raccolt,i per proteggere l'attacco. Come già abbiam detto, sulla sponda meridionale delltl Schlei, copri vano il passo cli Miss1rnde 7 opere avanzale formanti come un mezzo cerchio int0rno a l ponte, e tutte quante ben munite ed armate, coi loro intenalli copetli d,t fitte abbaLtute . Innanzi d elle ~) la prima l inea prussiana g iungeva in vista di queste opere , e tosto prendeva un'estesa ordinanza onde a.vviluppare la posi,.;one e riconoscerne il lato più de bole. ~fa non dirn.cla tHlu:;i la nebbia, e le artiglierie .Am,o vu1 , vol. iv._ -
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LA CA~IPAGNA
danesi coprendo il terreno di proietti, il principe FedPrico Carlo pensò esser miglior consiglio di non tentare alcun assalto, finchè le artiglierie sue non avessero o ridotto · al silenzio quelle dell'inimico, o praticata qualclie breccia io alcuno dei trincieramenti. A tal fine chiamò urgentemente innanzi quanta potè artiglieria , cd alle undici cinque batterie aprivano il più vivo cannoneO'n giameoto contro le opere danesi e particolarmente contro le due più avanzate che erano le più elevate, epperò le più i mportanti, poichè da esse non solamente poteanosi quindi dominare le altre, ma benam.:he fulminare la test.a di poule dell'altra sponda. Però la nebbia non permetteva agli artiglieri prussiani di beo punt are, attalchè dopo un'ora di vivissimo ca11noJ1eggiarnento n eppur un solo caunone danese era stato smontato, mentre per parte loro i Prussiani. avea110 to<.;<.;ato perdite non lievi .. Verso mezzodì impaziente il principe di veder come la sua artiglieria non riuscisse a ridurre al silenzio le batterie danesi, risolse senz'altro l'assalto della posizione. Per ciò posLo in linea altre 3 batterie ed ordinato si raddoppiasse l'intensità del fuoco, massò le sue truppe in colonna d'attacco sulla strada, e mezz'ora dopo facea suonar la carica. Le teste di colonna, malgrado piovessero le palle ed i razzi , avanzaron si intrepidamente sino al piede delle ridotte, svellendo le abbattute e gli altri ostacoli <.;he il nemico ivi avca accalcato, ma quivi ricevute da miei- . dialissimo fuoco <tdi moschetteria e di metraglia, fu loro · forza il ripiegarsi in fretta sotto la protezione delle proprie batterie, dopo subite assai sensibili perdite. Poco prima delle due il principe che era. riuscito a riordinare le sue colonne, volle ritentare l'assalto, ma questo non fu più fortunato e men mi<.;idiale del primo, siccbè fu forza ai Prussiani i l dcsislcrue e rientrare nei loro
llliLLO SCH LESWlG
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accantonamenti della sera precedente, affranti cli fatica e ben poco incoraggiati d i quella prima giornat a, OYlJ avevano perduto non meno di 600 uomini fra u0cisi ,_. feriti, dei quali molti uffizìali. In quel fatto d'armi dalla parte dei Prussiani erano stati principrtlmente impegnati 5 reggi menti di f'a,nteri:i (15°, 24°, 35°, 5::!0 e 60°), 2 battaglioni di cacciatori (a" e '7°) ed alcuni squadr0ni di cavall eria, e tutta quant.a. l'artiglieria del corpo d'armata. l Danesi invece erano appena 2,000 .... . ! Hanno dunque fin d'allora potuto persuadersi i soldati del principe Carlo come i Danesi fossero avvezzi al (uggfre Le perdite di questi furono di 3 uffiziali uccisi, 4 feriti e circa 200 uomini messi fuori Ji combattilllento, cioò un decimo del loro eifettivo, ciò che prova a111pi11.menk il vigore della opposta resistenza. Ritorniamo alla colonna di sinistra.
11 giorno 2 il corpo austriaco ebbe ordine d i procecter(: appoggiando un po' a destra sino a cbe gli avamposti coprissero la linea di Hutten, Aschetfol, l<l ein-Brekendorf e Norby; e ciò onde cuoprirc la si nistra del corpo prussiano, il quale dovea in quel giorno p·assare lo Schl ci a Missunde, quanto, come abbiam visto, non potè fan• stante la bella resistenza. dei Danesi. Eseguito il movime nto suaccennato la brigata Tomas e Nostiz si trovarono in prima linea: la prima a destr,t col suo grosso ad Ahlfeld, l'altra a si~istra a cavallo della ferrovia ad Owscblag. La brigata Gondreccurt ri .. mase in seconda linea dietro la brigata Tomas; la divisione della guardia g iunta quel g iorno stesso, si stabil1 dietro la Sorge ad o,·est della ferro via formando uno scaglione dietro !a brigata Nostiz. La brigata di cavalleria venne a Duuge - piccola borgata che s' incontra sulla via da Ren d~burg rul Eckcrn fè.ir<lu d"innanzi la strettc1-
L .~ CAMPA GNA , 100 fra i laghi di Witten e di Bisten - ond'esser e a portata di a_ccorrere in caso di bisogno a proteggere la sinistra del corpo prussiano unitamente alla brigata Tomas. La brigata Dormus arrivò _in linea e accantonossi a Budelshorf. La brigata Tomas spiècò parecch ie ricognizioni verso lo Schlei, per adocch iare se mai l'in imico tentasse sboccare d alle sue linee t.rincierate per cogliere in Ganco i Prussiani; ma una di q ueste ricog nizioni fo r tE' di uno sq uadrone di dragoni e mezzo d'ussari, scontros~i fra Gross-Brekendorf e Oberselk con un distaccamento danPse di 3 compagnie di fan téria, che costrinse la cavalleria austriaca a ritirarsi. In q uesta stessa g iornata le t ruppe danesi 1~ q uali truvavansi staccate verso Friederichstadt ed Husum ripiégaronsi n el Dannewerk, .e solo la l ' d iv isioue fu in caricata di guardare lo . Sch lei contro ogni tentativo dell'inimico. La lin ea degli avamposti danesi estendevasi da Oberselk ad Hollingstedt. E qui è dà notarsi che non t utte le divisioni danesi t rovavansi per anco in linea, nè tut ti i conti ngenti chiamati sotto le armi vi erano g iunti , il perchè in quei primi giorni ritiensi per certo, comP. l e forze dan esi non superasséro i 18,000 soldati. Con sì deboli forze con1e potevasi mai sperare, per quanto validi fossero g li a nte• murali del Vallo e vantaggiosissime le difese ))a.turali, cli proteggere una linea difensiva sì s proporzionatame • Le estesa ? . . ... Ma n on prernettia.mo il giudizio alla narrazione dei fatti .
Avuto notizia dell'in fru ttuoso tentativo contro Mis s unde, i l genera le Di "\-Vra.ngel decideva pel giorno 3 una mossa generale in avanti cont ro il Dannewerk, per ri conoscere le disposizioni difensive n emich0, ma. più spc•:· cialrnente pe r at,tùur e d i fr onte l"aLLe nzione <lell'inirn icu
101 e tacilitare così al corpo del principe Federico Carlo il suo èòmpito di sforzar,:) il passo dello Schlei. . Per ciò i l 2° corpo d'esereito ebbe· ordine dì avanzarsi tra Lot torf e Altmùhl, ed il 3° (divisione della g uardia prussiana) fra Kropp e vVielsick _sulla sinistra in direzione d i Jag-el, per appog·giare i l movimento austriaco del corpo austriaco . . :Le b r igate Gonclrecourt e Tomas doveano muovere in prima li nea, la prirna per Gross-Brekendorf in direzione di Oberselk , la seconda per la, strada di Geltorf sopra Loopstedt. Alle altre due b rig;~te austriache fu ingiunto dì. seguire la brigata Gondrecourt. mentre quell a di cavalleria venne spartita fra le varie colonne, ri ma nendo però 3 sqnadroni e l'artig lieria d i r iserva agli ordini immediati del genr~n~le Gablentz a Gross-Brekendorf. Il generale "\-Vraogel a vea prescritto di non irn pegnarsi in serio combatt.imcrnto, perchè come già abbiam detto, quella più che altro dovea essere una dimostrazione; ma però egli avea ordinato si respingessero v ivacemente gli avamp0sù n cmiei. appunto per dare maggior apparenza di verità a q uel finto atLacco, e la brigata Gondrocourt tentasse i mpa.dr o11irsi dei punti d i Mèder èd Obe~.selk e quindi .Tagel. In seguito a tali dis posizioni, p oco dopo il mezzogiorno il vang uardo della b rigata Gondrècourt incontrava un avarn posto nemico presso ad una casa fra Lottorf e Geltorf. Il generale Gon drecou rt d ìsponeva i m mediatamen te le sue truppe all'attacco nel modo sP-gue nte: il 18° .battaglione cacciatori in testé-t con due cann oqi a cavallo della strada; il g rosso forrnato da l 30° reggimen to fan teria (Marti ni) con 6 p ezzi e 3 peloUon i ussari; il 2" baLtnglione del 24° r eg-. 0 cri t: mento fanteria. (Re aei B0Io ·i) in riserva. Il 1° battag li one di questo reggimento ed u n pelottone d'ussari er ano stati spicc,tli s ul fia.nco sinistro sovra Jagel DF:LLO SCHT.P.SWI G
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L A CAMPA GNA
DELLO SCIJLESWIG
I l l" baWtglionc del rn~gimento Martini fu mandato a r inforzo della van guardia, e marciò a destra del lo strad-al~~ formato iu massa per divisioni, nel rneut.re ch e il 18° h,1tlagUo ne cacciatori marciava in nanzi nell'istesso ord iu0 ma a si n istra della strada . I panta ni ed i fossati che frnstagl i ano ·· q uci terr eni rendevano assai lento e difficile , q uel l'ord ì ue di marcia, i· iò- non di m eno g li Austria.ci m ossero · risoluta. m onte :rn ll'inimico il quale ìi ricevette con un nutriti~sim o fuoco <-li m oschette ria a lffeve dist anza., Soperchiai i dn I ll umero e rni nacc:iati di esser e acce r. c hiat.i i Danesi che ivi erano in deboli ssi ma. forza dov,,t,t,ero tosto ritirars i , ma i l fece ro passo a pa~so e cag io nando gr,wissime perdite all' attaccante. Giunti ad Oher.selk ed afforzati di alcuni battag ljoui e hatterie; fet.:cro volta. faccia, e, sotto la protezio ne di un'ondula• zione di terreno s i dis-posero a d ucca,uita resistenza. hi f,rete ndono , i rapporti austriaci , si lrovasse ro 6 battaglioni J i fa nteri a. e 4 pezzi ; mentre da quelli danesi n on :,arebbero stati che 4 baU.aglioni e 4 pezzì, e ciò sernbr!t 11i1'1. probabi le se si ba riguardo all'ordinaria proporzione fra il uumero dei battaglioni e q ue ìlo delle artiglierie. L n al tro battaglione danese era a ppostato a Jagcl di fro nte al batt.agliuue d' inf'Hnteria. lle dei Belgi, Un primo alta.eco degl i A ustri aci anrlò fallito, e lè teste di colonna dove ttero i11dictregg1a1·e viv amei1t.e respinte cPl.la ba ionetta dai Danesi e las·ciando molti morti sui ter ren o. Uu secoJJdo assalto ebbe ugual sorte; ma al 1.erzo eseguit e; dal l'intiera bh gata G011 d n,>court. sotto la . _pr 9tezione di t utta la sun, at'Ligl ier i,;, c he era r i uscita. a · d i,,porsi in llaiL1:ri,i io urm buon,L po~iziune a. lat.u del lo ~t:ra<lale , i DaJ11°,;i noll poterono piLt l'!'Sisterc e loro fn forza r itirarsi, ciò e;he focoro però aso:ai ord inatamente e r:o n! imrnnd o a. cagionare gra.vi perdite all ' in im ico. Alte 4 porw.;ridìaue ernilo in mano degli Austriaci le
a lture a !"ettentrione di Oberselk, da u.na delle quali detta i I Kèini8berg ch e domina tutte le ci rcostanti, potea.si battere efficacemente il Dan newerk, ed avea perciò grandissiina importanza. Questa, il generale Gondrecourt , , fa.cea t0stai11ente occupare dal 18° battaglione cacciatori, coronandone la sommità colla batteria della sua brigata unitamente a quella della brigata Nostiz a ciò speditagli. Frattanto le sue rimanenti truppe insegui vano con i mpe to il ne m ico giù per l'erta opposta, lo cacciavano da Wedelspang e costringevanlo a rifugiarsi n'e i trincierarnenti cli Bust orf. Ma apertosi da questi un vivissimo fuoco d'artiglie ria e di moschette ria, d·ovette ro gli Austriaci rifar rapidamente la via, non sen1.a spargere il t erreno di morti. Il 1° b attaglione del reggimento Re di Prussia il quale, com e si d isse, dovea. impadronirs i di Jagel, appiccava il combattiment o col battugl ione danese ivi trin cierato, verso le 2 l t2 pomeridiane. Ma.sebbene spalleggiato sulla sinistra da una compagnia della g uardia prnssiana, -non r i 11scì a ·rimuovere l'in irnico da.Ila sua. posizione, fincbè verso le 4 _pomerid iane i l 9° battagl ione cacciatori moslrandosi su lla. sinistra dei Danesi, ohbJigollì a ritirarsi o ùde 11011 ess ere presi a rovescio. , lo questa g iornata accan itame nte combattuta dalle d ue p~rti, e per ambidue u g ualmente gloriosa, gli Austriaci e bbero 30 uffiziali e 510 soldati t ra morti e feriti; e di poco minori furo no le perdite dei Da nesi , cµ i fu preso un cannone rigato. La bric•ata To rnas. che come si disse, dovèa marciare sulla des~ra p er la, s~ra da.. d i Geltorf in direzione di Loop~t ed t, e ciò a llo scopo principa le d'impedire che !'ini mico irrompesse per l 'arg ine di Hadeby, non ebbe a lcun serio seout.ro, mentre nn a sola su:t compagnia m oschett eggiò per un momento presso N ieder-Selk con Lm dist ac-
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LA CH!J' ..CNA
ca111 ni) to danese ., i l quale r'ilirossi q tws i suhito dietro
l,tH)pstedt.. All e 4. la b riga ta avea occup ato Loops t erlt wri u n su0 haU c1g !ione, ed n,vea quindi marciato in o r d in e di bnttaglirt verso le a,lture di Fahrdorf, p i, colrssiroo vil laggio ;ti nord di Loopstedt od a destra. della, strada Gl1e da Eckern fo rde porta a Schleswig passando tra lo Schlei e la, laguna di Hadeby sopra un forte ilrgine . I D11nes:i dalla riva occidentah~ di detto lago 11per,-e ro un . fuoco d'artig lieri a e òi rnosd,etter ia contro a lla brigata Tomas, ma seuza a lc un s uccesso a cag:ion del t erreno che ne c op: i va il movimento, per c uj ,prirna di sm·a la brigata t rova vasi in pien possPS:flO di tutto il ter reno fra Loop,;tedt. e Fai1rdorf, e con un suo batt-aglione avea occupato il capo orie ntale dell'ar gine g ià menzjonato . A n otte il cor po austriaco avea 1a seguente-d isposizione~ La brigata Nostiz con una, b atter ia della riserva erasi 'portata innanzi a dar il cambio a lla brigata Goudrecourt occupando il Kon igsber g . · Quest'ultima avea indietreggia to in seconda. linea ad Oherselk, con un suo battaglione ad Jagc.l. ,.. La brigat a Tunrn.s dietro a Fahrdo r f, come a;bbia m detto. La brigata Dormus tra Goltorf e Lottorf. La brigata di cavalleria a Ramsdorf, a vendo però distaccati d ue squarlro ni a l nord d i Geltorf., e due allri a F loke liy dietro <1 lh1 briga,ta, Torna.s . ll (J Uar t ier generale a Oross-B rekendorf. La dìv is ione de tla g uardia prussiana avea occupato la t>o;;izione designatale d'i nna nzi a K ro pp. Così, q ,ie lla nulle, }a linea di baitf1g1 ia d eg li alleut.i - (2° e 3°· wrpo;, forma va sul f'ht nco s inistro del -D,1.nne .. werk un leggiero saìiente fra Fabrdurf e Kropp, 11 cui v er t i(,e era a l Kon igs be rg·. Ce truppe sta.va110 por gran parte accantonate nei vii-
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}a,,;,,:ri e n ei casolari, ma eravene pure, biva ccate; e•"' ueste o" '"J non poLea no che soffrir crudelmente dalla gel ida temper a tura.
Il maresciallo \Vrangel giunto durante iì comha1,Li men1o eoi principi Alberto e Fede rico Carlo , raguuò la sera i conrnodanti del 2° e 3° corpo, onde prendere le dis poi'\izioni pel s usseguente g iorno, ed ivi fu deciso ehe n on si <farebbe· l'assalt o ai trincieramenti n e mici sino a che le batterie di alcuni d i essi fossero ridotte al sile nzio . Il principe Fed erico Carlo e bbe ordine di riconoscere se non si potesse tentare il passo de llo Sc;hlei oìtre Missunde, onde evitar c osì nuova effosione d i sangu e contro ai formidabili r iaotti di quella testa di ponte. Il 2° cor po, anzicbè con centrarsi a Lottorf e ad Allmiihl come n'avea avut o l'ordine, dovea il giorno 4 completare l'occupazione del Ko nigsber g e difender la contro ogni ripresa c ffensiva de ll'inimico, erigervi batterie ed esegu_~r ricognizioni in quei dintorni. Nel la not~e de l 3 al 4 fu in vero st abil ita su l K onigs berg una b a.tt(:!ria radente per 3 pezzi ed tino spalleggiamento per la fant e r ia; ma allo spuntar del g iorno dai due fo rti del Dannewerk che s tavano di fron te a qnella posizione, l'art.igliuria dan ese aprì un t e rribile fùoco con tr<, il Konigsberg , cagionando sensibil isr;ime pe rdite alk truppe che v i erano appostate , atta lchè dove ttero ri tirarsi sull' oppost a pendièe, ciò che pur fece la lOa batte ria di riserva austria ca. Così più n on rim asero sull'eminenza che i 3 cannoni della batteria radente, e p er loro scor ta un batta.glione della brigat a Nostiz r iparrtta dietro allo spalleggiamento eretto n e.Ila notte . La brigata Dormu~ con due squadroni d'ussari, all'aprirsi del fuoco nemico, che faceva presagire un attacco, fu tenuta ,pronta ad ogni evenie n-za, e quindi fu n el
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DELLO SCHLESWIG
cor~o della giornata ordinata al sud di Oberselk onde dare il cambio alla brigata Gondrecourt, già affaticata dal c 1)mha.ttimento del giorno avanti . Uo battaglione d'infant eria, appar tenente alla brigata, era già. stato spedito il giorno 3 a J agel in rinforzo del battaglione infanteria Re di Prussia, il quale dovea ma11 tenere le comunicazioni fra la di visio oe prussia na della guardia r eale che stava a Kropp e la brigata che occupava il Ko oigsberg. La brigata Gondrecourt venne accantonata come rise.rva a Geltorf e Lottorf, nel qual ultimo l uogo fu pure vèr so mezzodì t rasportato il quartier generale austriaco. La brigata Tomas, sull'ala destra, all'alba del 4 erasi ava nzata sulle a lture di Fabrdorf, presta a marciar e sull' ar gine di I-Iadeby, e coperta da alcu·ne cornpagnie ste;;e in tiragliator i._ I D,w esi aprivano tosto un fuoco ben nudrito e eon~entr ico contro questa posizione, dalle b11tterie di S. Giovanni, dall'isola di Moven e dal borgo di .Margraf presso Hadeby, mentre la fanteria loro, appost ata su lla sponda occidentale della la,guna di Hadeby, vivacemente schioppetteggiava la linea dell'inimico. Questo doppio e vivissimo fuoeo non tardò a far indietreggiare la brigata austriaca in posizione meglio coperta, ed a mutar frequentemente di posto ai suoi battaglionL onde non fossero fisso bersaglio ai pezzi nemici. Ver so le 11 antimeridiane, per rispondere al fuoco, il generale Tomas fece collocare sull'altura all'est di Loopstedt la propria batteria , nonchè quella prussiana attaccata alla sua hrigata. Dopo alcune scar iche le anzidette due batterie fecero tacere l'artiglieria di S . Giovanni; ma quella dell'isola Mi:iven continuò il suo fuoco sin verso le 3 pomeridiane, uccidendo alcuni artiglieri austriaci e prussiani . La brigata r itirossi a sera nei bivacchi da essa occupati la notte dal 3 al 4.
Da un a ricognizione fatt.a nella giornata dal cor po di stato maggiore dell'eser cito alleato , unitamente ai comandanti generali del genio e dell'artiglieria, dalla v igorosa resistenza incontrata dal 2" corpo, e dallo scacco toccato al pr incipe Federico Carlo d'innanzi a Missuncle il quale anche nei giorni 3 e 4 avea invano tasteggiato quei ri dotti valorosissimamente d ifesi, il maresciallo '\Vranael avea dovuto convincersi, che l'attacco di front e "' dei trincieramenti danesi non . sarebbe stata. quell a cosa così faci1e come da principio gli alleati credeano, ma richiedeva molto tempo e probabilmente grand i sacr ifizi d'uomini; perciò sarebbesi deciso alla lentezza di un regola.re assedio, se il principe Federico Carlo non gli avesse fatto conoscere ·l a possibilità di passar e lo Schlt i fra Arnis e Koppeln, per di colà girar i' Danesi e tagliar lor o fa r itirata. Ciò saputo il maresciallo ordinava. al pr incipe di nrno-vere colla massima rapidi tà e segretezza verso ai punti di passaggio indicati, non lasciando d'innanzi a !l'lissunde che una sua brigata , sia per mascherare la mania al nemico, sia per tenerlo in rispetto quando ten tas~j uscir dalla sua testct di ponte per minacciar le spalle J el corpo prussiano . . Allo stesso int.endirnento la brigata Dormus ed il reg~ gimento dragoni \Vindischgratz ebbero ordine di portarsi il 5, a Weseby , per cl i colà appoggiare gl t avamposti prnssiani lasciati innanzi a Missunde, e ritornar combattendo verso Ho] 01 nel caso il nemico facesse una vigorosa, sortita da Missunùe. Frattanto onde col][!.,, partenza della brigala Dormus· non rimanesse sguernito il centro della posizione presa d' innanzi al Da.nnewerk, la brigata Tomas portossi verso sera a d Oberselk, lasci,wdo però a guardia del p,tsso della
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LA CAMP .l &N,\ J08 laguna d i Hadeby due battagl ioni di fanteria, uno squa• d rnne d'ussari ed u na batt.eria. • Nel la giornata stessa ::,i fecero i maggiori apparecchi on de poter nella notte del 5 al 6 erig0re 5 o o batt erie sul Konig;;berg e sulle vicine alt ure, le quali armate rii 40 ptlZZi d.èi maggiori calibri che si aveano, potessero ,1prire i loro foochi il mattino del 6. Queste batter ie però 11,,n doveà no sparare cbe lentamente, e solo per trattenere l':ttte nzione dei Danesi, essendosi stabilito che il p rimo , scrio attaeco contro i l Dannewerk avrebbe avuto luogo Dl\l1 appena venisse l'avviso che il corpo prussiano avesse passato lo Scb lei e giungesse all'altezza di Missunde, la q1ial cosa aspettavasi pel 6. Allo s tesso oggetto il maresciallo Vlrangel ordinava pel mattino del o il massimo spiegament o del -2° e 3° corp o, onde contene~e ir nemico a Schleswig e facilitare al l O corpo l'esegui mento del suo movimento girante. La brigata Tomas doveva provvedere alla difesa delle batterie sul Konigsberg ed all'ovest del rùedesimo.~ L,t brigata Gondrecourt, che si sarebhe r accolta tutta a Ja.gel, dovE-va clifoodere a tutt'olt ra nza la ferrovia e la batteria vicina; la hriga.ta Nostiz coi due squadroni ussari Liechtenste in, ch'era eoncentrata d ietro la b r igata Tomas, ser virebbe d i rise rva. I distaccmnent,i della brigat a Tomas, stabiliti sul fianco destro ebbero ordine, in caso d'attacco, d i ritirarsi ad E s pe rehm, e cercare , secondo le circost anze, di unirsi alla brigat a ad Oherselk. Le brigate in prima linea doveano verso_ le 3 spiegare nna fronte p er quant o possibile i mponente formandosi i n una sola linea di battaglia d i colonne in m:Jssa per divisione .
Oonseguen'ternente agli ordini avuti i l 1° corpo-moveva s ul mezzodì del 5 verso i pnuti di passaggio indicati,
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preceduto fin Jal mattino dalla brigata Rode r in vanguardia con seco quattro equipaggi ùa ponte ._Cadeva umi fittissima neve che non cessò per tutta la g10rnata, rendendo così anche più disaslrosa quella marcia, già assai difficile per gli ostacoli naturali del t err-eno, per· la scarsità e p el pessi mo stato delle str_ade, non che p er un intralciameuto d i siepi inte rminabile. Verso le 3 pomeridiane la vangu ardia giungeva a Carleburg, casa di caccia del duca di Gl ucksburg, . fratel.lo del re di Danimarca, a 2,000 passi circa dallo Scble1, laddove in facci a al villao·crio d'Arnis non è più largo di oc
400 passi . Il porto volante, posto quivi, era stato tolto dai Da.nesi e la riva opposta era d ifesa da due spalleggiamenti ar-
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mati di cannoni. ' Ma per quanto il p rincipe avesse c urato la- segret ezza della marcia, ciò non di meno le scolte dei Danesi lun gbesso lo Schlei eranosene avvedute; e per telegrafo il generale De Meza n'avea. avuto avviso verso il mezzodì. I Prussiani stessi ben s'accorsero che la loro mossa ern stata sc0perta dall'inimico, mentre sul far della sera videro g iungere nuovi cannoni negli spalleggiamenti anzi menzionali, per cui nell'attesa di un vivo contrasto nerpas saggio, essi g uernirono uolb notte coi loro cannoni le elevazioni della sponda meridionale che domina l'alt ra. La brigata Roder erasi inoltrata più . in su verso i l mare per- traghettar nella notte lo Schlei a Koppeln stri pont oni sin là careggiati pe r terra ; ma alle 7 del la sera stessa alcuni abitanti di detta città recarono l a n otizia . che i pochi Danesi che occupavano Kapp<:::ln , la, avevano sgombrata e riti ravansi su Flensburg. Ugu,1 l notizia per rispetto ad Arnis s'ebbe verso l'una antimeriane del 6, il princi pe Federico Carlo, ed all'albeggiare: anche gli a,vampc.sti austriaci d'innanzi al Dannewerk ebbero l ing'ua c;he i Danesi enrno in piena rit.irata.
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l, A CA~IPAGNA Dr.LLO S CHL8SW IG
Quali siano state le prepotenti ra 6 ioni dalle quàli il generale De Meza siasi veduto costretto ad ordinare la e vacuazioue del Dannewerk, di quel baluardo sul quale facevasi t anto assegnamento ed alla cui erezione eranosi spesi tanti danari, diremo nel capitolo seguente . G. G. C. ( Continua) SUL
TllASPOHTO BEI Fl~RITI , IN GUERRA
Vnicamente per riprodurre uno scritto i11teressantissim0 che l'Esercito ltl·ustrato ultimamt~nte pubblicava dell'e• gregio dottore Mauayra, medico capo del 5° dipartimento militare intorno al trasporto dei feriti in guerra, riportiamo dall'Itlust1·i1·te Zeitung di Lipsia il seguente articolo, il quale diede argomento alla ben criteriosa confutazione del predetto dottore.
Del t.ras11orto dei foriti gravemente ..dai campi di baUagli11 e sulle fcrrovìe. Sotto questo titolo il signor Teodoro Rodowicz-Oswie• cinsky, già maggiore e pr esentemente vice-direttore della
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SlJ!, T JL1Sl'Jil1'0
ferrovia Fra.ncoforte-Hanau, ha pqbblicato uno scritto il q ualc è tanto pi à degno di considerazione in quanto che l'autore è persona intellige1ite sì di materie militari che di ferrov ie. Le S(~gue1Ùi osservazioni sono tolte dalla sua opera: , Non si può dubitare che le ferrovie verranno sempre • a,foperate per impedire i l soverchio r iempimento dei « lazzaretti nelle vicinanze dei campi di battaglia.. Obi , ebbe a soffrire i l timore ddlo scoppio ùel tifo in un • lazzaretto stimerà urgente l'impiego d'ogni mezzo atto • a prevenire tale sciagura. Le ferrovie presentano il , vantaggio, premesso che vi si sieno fatti i migliori ur• dinamenti possibili, di poter trasporta.re i feriti per 10, • 50 ed_ anche 100 miglia dal campo di battaglia senza • che perciò il loro stato venga aggravato, nè accresciute • le loro sofferenze. • E qui intendo parlare solo dei feriti gravemente, • imperocchè pei feriti legget'mente, i quari purchè ben • medicati panno star seduti 24 ore ed ancbe più, ser- · • vono senza svantaggio i soliti carriaggi di trasporto . • Per quelli all'incontro che non possono stare .che ,co • ricati, i carriaggi, anche se provv"isti di tavole imbot• tite, non presentano alcuna possibili tà di trasportarli , p,~r lungo tratto , e di medicare le loro forite, senza • calcolare che oltre d i . ciò il trasporto dei fniti su ta l i • carri guerniti di cuscini riescirebbe molto costoso, at• tesochè non si potrebbe evitare il guasto delle fodern . • come apparecchio che presenta l_a maggior comodità ai • giacenti si raccomanda l'arnacl (bra.nda). Da un lato " egli è ditiicile in simili casi di trovare mà.ter assi e cu• scirì i ùi piume, e dall'altro questa sorta di letti riscal• dano troppo, special men le nelle stlìgion i est.iv e. .• Dopo· chtver descritto l'amaca di bvrdo e la rn us::;icana,
113 • la: quale • consiste , in un tes• suto sen• za nodi, • l' autore • viene a • parlare , delle • brande pel servizio di campo e del loro uso: • Io credo che usando le ordinarie brande di bordo • pel trasporto _d ei feriti si otterrebbero grandi risultati, • e sono, co_nvrnto che facendo costruirè una· grande 0 quant1ta d1 tali brande il loro costo non sarebbe tale • da farne abolire l'uso. • In ogni caso però sarebbe da raccomandarsi di non • adoperare a quest'uopo l'ordinaria tela da vele ma una • di tra,li~cio ~i ~lo forte tessuta appos1tament~, impe• r~cche 11 trahcc10 presenta µna certa elasticità nel seuso • di~gonale, ciò che manca alle a ltre tele, specialmente « poi se tessute molto spesse. • Le dimensioni d'una branda per uso di campo -sono: • per la tela 1 metro e 3[4 di lunghezza e da l metro a • 1- e lr4 di larghezza. La lunghezza delle funicelle (bi• sognini) è di 60 centimetri , cosicchè in totale la lun• ghezza di tutta la branda è di 8 metri e 25 centimetri: • Come sopra si è detto i vagoni -da passeo-aieri non • ~0110 adoperabili pel tra.sporto dei feriti grav~;nente ed • e da _d,esidera~si che in luogo di questi vengano ;do• perat1 1 vagom delle merci, adattandovi le già descritte • brande-:7agoni che ora servono al trasporto dei cavalli . . • Questi vagoni da merci (generalmente a d ue scom . • partimenti e della_capa~ità di ~00 quintali) sono lunghi • 6 metn e 75 cent1rnetn, larghi 2 metri e 75 centimetri • ed alti 2 metr i. Ai due lati hanno una porta di 2 metri DEI f'KRJ'l:I I.li GUERRA
ANKo vrn, vol. rv. -
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SUL 'flt,1SPORTO 114 , di larghezza. Alcuni vagoni sono anche provvisti di , piccole finestre. Coll'aprire e chiudere delle porte si , regola la luce e l'aria secondo il b isogno. Nelle belle , giornate una porta può lasciarsi del tutto aperta. • Se dunque una branda occupa l'o spazio di 3 metri , e 25 centimetri egli è chiaro che in uno spazio di 6 , metri e 75 centimetri ponuo capire due brande pel , lungo del vagone, e resterebbe ancora nel mezzo un , piccolo spazio trasversale di 25 centimetri. Questo spa• zio può da ogni lato venire ampliato d i 25 centimetri • dalla ·maniera di attaccare le brande, cosicchè fra le • brande resterebbe uno spazio di 75 centimetri . Da eia• scun lato giaciono 3 brande, sì che nel vagone v'ha • posto per 6 feriti . , Per attaccare le brande non abbisognano che tre , forti anelli alla parete del vagone, ad uguali distanze • uno dall'altro, e corrispondenti a questi altri sei anelii • s1:11 palco del vagone, distanti uno dall'altro 75 cent1• metri , ossi a
" 318 di , metro_ , dal l a , I in ea , tra ver• sale di , mezzo. Le orecchie delle brande devono venir tirate , sino a com baciare gli anelli ai quali si assicurano con• ficcand ovi una ca viglia di ferro. • I feriti giaciono colla testa contro la parete e i piedi • verso il mezzo . P er impedire che le ùrande prenda.no • una direzione troppo in isbieco e che tocchino il suolo " si sottopongon o ai piedi delle medesime a1cune travi• celle traversali alte circa 25 centimetri, le quali possono , nell'istesso tempo servire d i sedile agli infermieri.
UF.I Ff.n!T[ lii GUERRA
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, I feriti occupano così lo spazio necessario a 6 cavalli. Essi sono perfettamente al riposo da ogni scossa. Gli , infermieri possono senza disagio restare presso i f~riti , e fare loro fumen ti freddi, tanto necessari per Je , ferite, senza guastare perciò i vagoni od incontrare , quegli inconvenienti che nei vagoni dei passeo-o-ieri è ClO • impossibile evitare. Sopratutto si potrà con pochi in• fermieri prodigare ai feriti tutte q uelle cure che in a ltri , casi riuscirebbero d ifficili. r
• Vi ha ancora un'altra difficoltà da superare, qu ella • cioè del trasporto d ei feriti dal campo di battaglia ai • vagoni. Anche a ciò si presta con molto profitto la • branda. - Chi fn spettatore degli enormi patimenti • cui vanno soggetti i feriti gravemente nel trasporto << dal campo al luogo ove devono venir medi~ati e da • questo ai carri, nel viaggiare sui medesimi, nel discen• derne, ecc., converrà quanto sia necessario di pensare a • questa bisogua, di toglierne gli jnconvenienti e cercare < final mente di raggiungere il miglior modo di trasporto • possibile. , Egli è già un vantaggio quando n ell'attuazione d'un ! progetto si può appoggiarsi all'esperienza. Basato su • questa io mi permetto d i proporre la branda anche pe! . • trasporto dei feriti dal canìpo di battaglia. In America • si fa già uso della b randa a questo s~opo, ed io ebbi • occasi9ne di osservare con quanta facilità e comodità • un ferito veniva su d,i_ una branda trasportato da due • soli uomini, in tempi in cui infieriva l a febbre gialla, • mentre da noi abbisognano quattro uomini per portare , una lettiga. • Per servirsi a quest'uso della. branda non fa, d'uopo • che di una stanga proporzionatamente forte, la quale
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~\l i, TRAS('Ql(T()
fa pa;;sare fra gli orecchi della brauda e vien quiodi , presa •Sulle , spalle , d a i , due • porta<to r i . • Quan- e -'--- ----=-------~-===---, doque- - = ? ~-~~' ---:-·~: , sti sono stanchi si servono d'un bastone lungo circa 4 , piedi, e che termina a forchetta; vi appoggiano sopra , la . stanga , si riposano e cangiano all'occorrenza di , spalla. , QCiesto meuo di trasporto sul campo di battaglia • presenta i seguenti non indifferenti vantaggi: • 1~ Il trasporto delle brande dai depositi militari e dai , magazzini viene ad essere assai più agevole che_quello • d'ogni altro corrispondente materiai.e, imperocchè non • v'è alcun bisogno di conservare e trasportare le stanghe .' che faci lmente si possono procacciare in ogni luogo; , queste si potranno anche requisire sul luogo, ·come pure , le pia.ne, tavole, ecc., n è perciò occorrerà mai di tra• ,;portarle J)elle marcie. Così pure i bastoni i quali con' sistono o in un forte ramo d'albero, ovvero foggiato , entro una tavola. , 2° Nessun altro mezzo di trasporto facilita il racco, gliere dei feriti come la branda. Quand'anche i l ferito , si trovasse in uno stato molto periColoso, gli si potrà , sempre disténdere sotto la branda senza bisogno di al• za.rlo e cagionargli., così stringendolo, dei dolori . -• Il peso del corpo nel mezzo della branda fa sdruç• ciolare faci lmente gli anelli verso la metà della stanga., , cosicchè il ferito rimane curvo ed in una posizione in, comoda. A questo si rimedia eonfì.ceando un ch iodo a
DE! I? llRITI
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, ciascuna estrernilà della stanga, o lega.rido gli a nel li o , orecchi della branda con funice lle. , 3° I feriti possono anche in ulteriori trasporti rima• nere nelle loro brande purchè si pongano sui ridoli del , carro alcune travicelle traversali bastantemente forti • sulle quali venga bene assicurata la stanga della branda. , Questo mezzo non è da trascurarsi , specialmente quando , si soffra mancanza di paglia ; oltre di ciò esso rende , possibile di t rasportare su d_i un Garro due feriti, men' tre che coi carri comuni dei contadini anche provvisti , di paglia, non se ne può trasportare che uno solo. 1n , ogni caso su di un carro colle brande possono trov,d , posto anche alcuni feriti leggiermerite. « 4° I gravemente feriti possono sui vagoni restare , sulla stessa branda sulla quale vennero trasportati dal , campo. La stanga viene naturalmente levata allorché • il ferito vien posto sul carro. In tale. occorrenza essa' , serve anche per alzare a sito la branda. Bisogna no, • tare che l'onera.zione d'assicurare la branda su cui giace , il ferito è difficoltosa e deve farsi in guisa che prinia , veno-a mentre si passa o ferm.ato un orecchio della stessa, . . ·, una corda per l'altro onde raggiungere l'a.ltro gi,_n ello e , quindi col mezzo della corda della branda dare alla <• medesiéna la -necessaria tensione imperocchè, come si _ • è detto più sopra, il letto diventa più comodo quantò • più fortemente è teso. • Ed ecco or la lettera che il dott. Manayra diresse in proposito al Direttore del!' Bsercito IUustralo.
Egregio signor Direttore, V. S. ha ch iuso un articolo inserto nel numero 22 del pregievole suo giornale, intitolato: Del trasporto dei feriti gravemente dai campi di battaglia e s1blle ferrov,i e, colle . seguenti parole : « Ci pare che cotal metodo si meriti là.
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SUL TRASPORTO
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più seria attenzione per parte del nostro corpo sanitario, m entre non v 'ha dubbio che il trasporto dei feriti è cosa assai grave ed ancora perfettibile , . È ~robabile che parecchi dei nostri medici di truppa non mtenderan no a sordo l'invito racchiuso nel riferito period~ di V. S., e _virisponderanno emettendo su quello scritto Il compet ent1ss1mo loro giudizio; frattan to essendo io al par di V. S. persuaso che il trasferimento d ei feriti da un punto ad un altro sia affare di somma im-portanza, e çhe i modi di traslazione generalmente in u_so tanto presso le armate straniere, che presso la nostra siano suscettivi di miglioramento, e trattandosi di cose che m i toccano da vicino, ho esaminato con accuratezza · e spassionatamente il nuovo sistema esposto n el summentovato articolo, e non mi parve che in pratica esso possa dare quei felici risultamenti che ne ripromette l' autore signor Rodowicz-Oswiecinsky, vice-direttore della ferrovia ' Francoforte-Hanau, e ciò per le considerazioni che or mi farò ad esporre.
pagna, non durino gran fatica a riconoscere ciò che avvi in esse di esagerato; poichè, se si può e si deve accordare che il tra.sport o sulla ferrovia torna più comodo d i ogni altro ai feriti, sì per la rapidità della corsa,- cl;rn per la mancanza di scosse, è un'avventatezza quella di asseverare, che sia impdssibile coi carriaggi ordinari il trasportarli per lungo tratto e medicarne le pinghe; mentre durante le campagne del 1848 e 49, dopo il fatto della Cernaia nel 1855, e dopo i combat timenti di Vinzaglio, Palestro, Mag•enta e San Martino n el 1859, buona parte dei nostri feriti fu colle lettighe portata da'muli o colle nostre vetture d'ambulanza condotta a 5, 10, 20 ·e più m iglia dal teatro della guerra, e ricevette n el le vetture medesi me tutt e le cure appropriate ai bisog ni ed alle circostanze. Nè reputo g ran fat to più fondala l'osservazione 0he il
AmmesJ o • che le ferrovie presentino il :vantaggio di poter traspo~tare i feriti per 10, 50 ed anche 100 migl i,t dal campo d 1· battaglia, purchè vi siano fatti i mialiori d. o ~r mamenti possibili, senza che perciò il loro stato venga aggravato né accresciute le loro sofferenze •> è indubitabile che fa d'uopo studiare anzitutto questi mi a0 /iori ordinamenti da farsi alle carrozze ferroviarie . • Per i feriti gravi che non possono stare che coricati dice i l signor Rodowicz, i carriaggi, anche se provvisti di tavole imbottite, non presentano la possibilità di tras portarli p er lungo tratto e di medicar le loro ferite , senza calcolare ch e oltre di ciò il trasporto dei feriti su tali carri ,guerniti di cusdni riuscirebbe molto costoso, attesochè non si potrebbe evitare il guasto delle fodere . , Tutte queste affermazioni sono t roppo assolute s~condo me, e credo che i miei collegh i che fecern q1.1ald1e cam-
l'ovviare a siffatto inconveniente·, b astando, se mal non m'appoogo, il_rivestire i cus9ini di panno incerato o di tela d'America, la quale è imperm eabile, e nel tempo che preserva dall'umido la borra interna, si può libe rare dal rnngue e da qu alsiasi lordura semplicement.0 con passarvi su una spugna più o meno imbevuta di acqua.. , Come apparecchio che pre.s enta la maggior comodità ai giacenti si raccomanda l'amaca (branda); • scrive il signor Rodowicz, e soggiunge quindi: • Io credo che usando le ordinarie brande di bordo pel trasporto dei feriti si otterrebbero grandi risultati, e sono convinto che facendo costruire una grande q_uantità di tali brande il loro costo non sarebbe tale da farne abolire l'uso •. Prima d'anelar più innanzi colle citazioni del lo scritto che impresi ad analizzare, st imo prezzo dell'opera lo
trasp01·to di ferit-i sovra ca1·ri guerniti di cuscini'. riescirehbe troppo costoso a motivo del gnasto clelln fode1·e che non si pot.rebbe evitm·e; imperciocchè nulla è più facile che
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SUL TR ,ISFORTO
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i nvestigare se le amache siano realmente l'apparecchi o che presenta la maggior comodità ai g iacenti. La branda, come ognuno sa , e come si vede dal le figure in tercalate nel testo dell'articolo in discorso, rappresenta una curva, o meglio un arco a con vessità inferiore. L'elasticità del traliccio e delle funicel le di cui consta, farà sì ch e la suddetta convessità diventi più sensibile in ragion d iretta del peso del corpo, quan do si adagi nella branda un qualche ferito. Ora l'aumentar della curva verso la parte m edia della branda, dipenden te dal peso maggiore del t ronco e dalla stessa gravitcizioue, sarà inevitabilmente causa che la testa, la porzione superiore del torace e le estremità inferiori si troveranno notevolmente pii) elevate della regione addominale dell'iudividuo, sulla q uale vien a cadere il centro cli gravità: ed in altri termini per quanto siano tese le funicel le della branda, n on si giungerà mai ad imp,edire che il corpo vi si adatti esattamente e si pieghi in conseguenza anch'esso ad arco. Ora ciò es::;endo, com'è, e non p uò a meno d'essere, la branda dovendo rimaner sospesa per le sue orecchiette terminali, non puossi per a'lcun J':latto affermare cbe quello sia l'apparecchio più comodo pei giacenti,· quando questi g iacenti sono foriti, i qual i fra altre lesioni possono aver la frattura d'uno dei membri addominali, ]a q uale , come sanno tutti i medici ed i non medici, p er non cagionar dolor e ed ispostarsi allorché fu r icomposta esis;e . ' o la posizioM orizzontal e dell'arto offeso. Che ove sembrasse a tal uno potersi rispondere -a lJ.a suespressa mia obbiezione che le frattur e alle estremità pelviche n on sono tanto frequenti da far rigettare in grazia loro la generalizzazione del suddescritto mezzo di trasporto , io in v0cher ò, oltre il testi monio della n1ia sperienza, che val qualcosa, avendo preso parte a tutte le gtrnrre combattute dall'esercito sardo dal 1848 in poi,
DEI FEHI T I IN G(/ER.l{A 121 fautoriUt degli scrittori che in questi ulti'mi tempi trattar ono delle ferite d 'ar ma da fuoco. È notorio che .le ferite delle mero bra costituiscono supergiù i set.te d ecimi delle lesioni prodotte da un combattimento a fuoco. In questa cifra le ferite degli art i superiori stanno a q uelle degl'inferiori : : 1 : 2 secondo Djor up e Ser rier, :: 4 : 5 secondo Ba.udens, : : 2 : 3 secondo a lt ri e solo il Demme citato dall' illustre e dotto mio ' amico professore commendatore Cortese, 11ell'~ccellente suo · libro Gnida teorico-pratica del medico militare in cam. pagna, nella guerra di Lombardia del 1859, avrebbe trovflte pareggiate le p roporzioni negli Austr iiici, nei Franco-Sardi in vece pi ì.l numerose d'un terzo le ferite delle membra supenon. , Locchè se è v ~ro, parlando complessivamente di noi e de' prodi e generosi nostri alleati (cosa ch e io non n ego ned asserisco), credo non sia rigorosamente esatto, quando si applichi al nostro esercito soltanto; giacché all'amb:1~ lanza della 3a divisione, ch'io d irigeva, la quale stette sul campo di b attaglia di San Martino dal 24 al 25 giugpo a nott e , e medicò la maggior parte dei feriti di quel glorioso fatto d'arm/i fu osservato che le lesi01~i delle estremità inferiori eccedevano di molto qu elle delle estreimit à t oraciche, checché ne dica il signor Demme summentovàto. È poi mestieri aggiungere alla circostanza della maggior frequenza delle fe rite agli arti addominali, che la sostit uzione delle pfille ·c.oniche ai proiettili di forma sferica, fece crescere notevol men te la somma delle fratture: perobè le prime non deviano così facilmente come facevano gli altri, incontrando obliquamente un corpo cilindrico o p rismatico, quali sarebb ero il femore e la tibia: nè questa è una mia asserzione gratuita. Non evvi medico militare, che non sia convinto di siffatta v erità, procl amata eziandio e saqcit(!, dall'autorevolé parere del pr elodato professore.
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SUL TRASPORTO
Cortese, che nella surramentata sua opera segnò l~ccen: nata differenza, avvertendo che • i giri singolari che tutti gli autori hanno segnalato colle palle sferiche, non :si sono veduti colle cilindro-coniche. ~ Risultando incontrovertibilmente da quanto precede che i feriti più bisognevoli in genere d'essere trasportati, e trasportati giacenti , sono q uelli che toccarono offese alle estremità inferiori, complicate di frattura, e tali lesioni reclamando imperiosamente l'estensione del membro, ne conseguita che la branda, la quale, corn'ebl:n a dimostrare, non può a meno , sotto il peso dell'in~ividuo che vi si coricherebbe, di curvarsi in foggia di semicerchio , è il mezzo il più disadatto che immaginar si sappia pel trasporto di feriti di tal risma. Si direbbe che il signor Rodowicz si rese conto fin da principio dello sconcio da me notato: onde per dimi nuire la curva delle brande pensò di sospenderle a piano inclinato, attaccandone una estremità alla parete trasversale del vagone, all 'altezza di 75 ..centimetri, e l'altra al palco. Tale modificazione però, se corregge in parte il difetto suaccennato no,n lo toglie completamente, come ciascuno può persuadersene dando un'occhiata al disegno che si vede nella za colonna pag. i s1 del pregevolissimo di lei giornale (pag. 114 della Ri1Jista), e quasi quasi affermerei che l'inventore, o promotore che sia, di siffatto sistAma • Incidit in Scyllam, tenlans evitm·e · Carybdim; • giacché mentre coll'inclinazione da esso data alla branda si ottiene una tal quale orizzontalità deli'estremo più basso , è chiaro che se ne esagera l'incurvamento in alto, condizione poco favorevole per coloro che so~o feriti· alla parte posteriore del collo e della testa, ed a cui il sangue perduto ed altre cause debilitanti non consentono cli star a sedere. Volendo servirsi delle ferrovie pel trasferimento di feriti più gra.vi, io sarei d'opinione che alle braride rroposte
DEI F'iiRlTl IN GU ERHA
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dal si 0anor Rodowicz, s'avessero a sostituire de' lettini di cigne guerniti d'una materassa be_n trapu~tata, i quali verrebbero disposti lungo le pareti laterah dei vagom, nel senso appunto in cui ·scorgonsi collocate le amach~ nel disegno surricordato. I lett.ini in discorso, monta t'. sur un telaio di legno o d,i ferro, potrebbero esser fatti sulla foggia di letti-barella delle nostre vetture d'ambulanza modello 1859, colla sola diversità,· che le quattro piccole ruote di cui tali letti son muniti _inferior mente, in cambio d'essere disposte nel senso longitudinale, vorrei 1~ fossero nel trasver sale. La ragione di siffatto muta · ménto di direzione delle ruote, apparirà da quanto pi1.1 innanzi verrò spiegando. La lunghezza dei letti-barel1a non eccedendo quella delle brande anzi essendo minori, non v'ha difficoltà a comprendere che possa capire in un vagone un numero di letti uguale a quello delle brande, che il surripetuto sio·nor Rodowicz disegna di collocarvi. Ciò posto,. sarebo bero sei i feriti che porterebbe ogni vagone: 10 son d'avviso peraltro che si possa farvene entrare il doppio ed il triplo, adottando i letti-barella suddetti, e formandone due o tre piani, come si pratica nei piroscafi; cosa che riescirebbe assai facile, mediante delle mensole che si stabilirebbero contro le pareti di fondo della carrozza e nel mezzo di essa, e su cui si farebbero scorrere i , lettini dal di foori all'indentro. Questi poi una volta in sito vi si manterrebbero mercè due ca:vicchie da conficcarsi in apposito buco scavato nella parte di mensola corrispondente a ciasc~na delle ruote interne. Per agevolare quanto più è fattibile l'allogamento dei feriti le pareti laterali dei vagoni dovrebbero essér composte di due pezzi che si aprirebbero e si chiuder ebbero l' lln contro l'altro, come gli sportelli comuni. Di tal guisa, senza disagio dei feriti e con poca fatica degli infermieri, i letti-barella venebbero dall'esterno spinti
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SUL TR.\SPORTO
nei rispettivi loro incastri. I letti-barella pqi affine · di poterli rnàneggiare a seconda delle esigenze, sarebbero provvisti di quattro manubrii , uno per angolo. Questi manubrii sarebbero mobili sovra un perno onde potersene valere tanto nel senso longitudinale che n el trasversale; ed occorrendo di servirsene in un modo o nell'altro si fisserebbero con un gancetto o simile ordigno. ' Questo sistema non differirebbe da quello" delle nostré vetture d'ambulanza, mode:llo 1859, se non in ciò, che in queste i letti-barella si fauno scorrere dalla parte dere~ana _'_'erso l'anteriore, mentre secondo il mio progetto ; 1 fent1 sarebbero caricati di fianco. L'or espressa differenza necessita però la suindicata mobilità dei mam1bri1 i quali dev?no. ~ettersi paralelli all'asse del letto pe1: trasportare I fent1 dal campo o dall'ambulanza alla ferrovia ed esser quindi rivoltati in direzione perpendicolare all'ass~ mede~imo, ?nde sollevar il letto e porlo al suo posto. Terminata siffatta operazione i manubrii si ripieo-hereb-bero al disotto del telaio, come sj fa di quelli d~i letti• barella delle più volte menzionate vetture d'ambulanza che la pluralità dei lettori di codesto periodico conosce' e che si ,trovano minutamente e diligentemente descritt; assieme a tutti gli altri veicoli in uso presso il nostro es~r~ito. ~ell'.o~~scolo : Istnizione sul servizio degl'infermwn militari in campagna dell'egregio sig. dott. Solato medico di visionale, al quale opuscolo rimando color~ che av~sse~o desiderio d'erudirsi sui mezzi di trasporto e d1 rned1caz1one di cui souo corredate le nostre ambulanze. M_a se l_e brande non offrono, come credo averlo chiaritoi tutti quei vantaggi che se ne ripromette il vice-direttore della ferrovia Francoforte-Hanau impiegandole pel tra~ sportò dei feriti' sulle strade ferrate , può darsi, chiederà taluno, ch'esse facciano miglior prova e siano veramente pit.1 utili, ove si tratti del semplice trasferimento dei militari dal campo di battaglia all'ambplapza od a ltrove.
DEI FERITI IN GUERRA
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Il signor Rodowicz scrive in fatti: « ID America si fa già uso della branda -pel trasporto dei feriti, ed io ebbi occasione di osservare con quanta facilitil. e comodità w1 ferito veniva trasportato da due soli uomini in tempi in cui infieriva la febbre gialla, mentre da noi abbisognano quattro uomini per portar una lettiga ~. Concedendo che la branda sia stata adottata dagli Americani per allontanare i feriti dal luogo della zuffa, e ch e giovi a trasferir comodamente e facilmente gli uomini assaliti dalla febbre gialla, non posso trattenermi dall'avvertire, che tra un malato di quest'ultima :;pecie ed u11 ferito ci corre: e che per gli stessi motivi superiorment e. addotti, l'uso della branda applicato al trasporto dei feriti non mi pare più sostenibile sul .campo che sulle ferrovie. E basta per convincersene il gettar uno sguardo sulla figura 1:appresentante due soldati nell'atto di traspor-. tare còn quel mezzo un loro compagno (vedi pag. 116). - All'incomodo poi ed al dolore che sentirebbero certi feriti qualora si volessero confinare in quella specie di letto Procuste, dove , oltre alla posizione non sempre conveniente al caso, sarebbero soggetti ad un tentennìo continuo, ad un barcollamento capace di dar loro il capo•. giro od il mal di mare, e d'inasprire i loro patimenti, ma,;sime se siano affetti contemporaneamente da qualche frattura, si arroge che tal modo di trasJilorto è meno attuabile di quello che suppone il signor Rodo,vicz, come ora procurerò di provare. Non contestando .che il trasporto delle semplici brande dai magazzini alle ambulanze sia più agevole che quello d'ogni altro corrispondente materiale, farò riflettere, che, a mio modo di vedere, è indispensabile di conservare e portar seco le stanghe, le quali non è vero si rinvengano fac ilmente dappertutto; come non è vero che sia cos~ µresto fatto di procacciarsi i due sostegni, non avendo sempre a clispo$izione nù i forti rami d'albero, nè le
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t,lvole , di cui parla il signor Rodowicz, nè gli strumenti che richiedonsi per la loro riduzione alla fonna volllta. Nè reputo maggiormente esatta l'altra asserzione che nessun mezzo di trasporto faciliti il raccogliere i feriti quanto la branda, e che quest.a si possa distendere sotto quelli che sono più gravemente colpiti, senza che faccia mestieri l'alzarli; conciossiacc~è onde la branda possa scorrere fra il suolo ed il giacente, bisogna pur sempre che' questi si sollevi o poco o tanto, così esigendo quella proprietà deUa materia conosciuta sotto il nome d'impenetrabilità. Senza spirito di parte, o soverchio a mor proprio nazio/ nale, io cr edo, che in fatto di mezzo di trasporto, ,-ì per la quantità che per la qualità, l'armata italiana nulla abbia ad invidiare agli eserciti i meglio ordinati, e forse possa far invidia agli altri, per quanto ciò sembri inverosimile ed improbabile a taluni, che hanno il mal vezrn di esaltare le istituzioni e le cose esotiche a detrimento delle cose e delle istituzioni patrie. Ho menzionato più volte le vetture d'ambulanza modello 1859, aggi unger ò adesso a titolo di schiarimento, ch' esse contengono tre letti-barella , sui quali i feriti , qualunque sia la loro lesione, stanno adagiati in maniera congrua e sicura, e possono essere condotti a distanza racrguardevolissi ma, senza paura di peggiorare il loro stato, n , purchè l'andatura di siffatti veicoli sia regolata a seconda dell'irnportànza e della natura delle ferite, nonchè della qualit à della strada da percorrere. Pel trasporto dei feriti dal campo di battaglia all'a.rnbulanza, quando non vi si potesse andare colle s11ddette vetture, e valersi di letti- barella, abbiamo le barelle ordinarie, e quelle che il signor Dott. Solaro nella surricordata sua istrllzione eh iama flessibili, • perchè fatte in modo da piegarsi in due, acciò occupino meno posto e
D EI F~RI TI 11' GU trnt:.~
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siano di minor ingombro, allord1è non s'hanno qa mettere in opera. Ambedue queste varietà di barella uniscono la solidità alla leggerezza; sono più comode e più maneggevoli delle brande, e;hecchè ne pensi il signor Rodowicz, e non richiedono più di due portatori, il còrnpito dei quali può r endersi meuo gravoso, fo rnendoli d'una doppia tracolla . di cuoio sim ile a quella dei facchini da portantina. Le nostre barelle soddisfano, giusta quanto io ebbi agio di vedere e d'udfre, alle tre condizioni di Celso: cito, tute, et .focimde; le brande al contrario non soddisfano che alla prima, e forse non vi soddisfano nemmeno, poichè è molto difficile, chfil d1,1e uomini camminino spediti sostenendo sulla spalla l'estremità d'una lu11ga pertica, a cui è sospeso un ferito, che dondola in ragion composta del moto dei portatori, dell'elasticità delJa stanga e dell'agitarsi dello stesso ferito . Riepilogando il fin qui detto, parmi si possano formo lare le proposizioni qui appresso: 1° La branda proposta qual m ezzo di trasporto pei feriti, sia ~be si agisca di trasferirli dtll campo di battu,glia all'ambulanza, 0 da questa ad un qualche spedale, servendosi della ferrovia, lungi dal possedere i pregi attribuitile, manca assolutamente di certe qualità essenziali, senza di cui il traslocamento della pluralità dei feriti, riesce, se . non impossibile, certamente malagevole e dannoso. 2° Che il letto-barella delle nostre vetture d'ambulanza modello 1859 è più appropriato a tal fine delle brande, e che oltre ad offrir maggior comodità pei feriti in .genere, e pei fratturati di coscia e di gamba in ispecie, ha il vantàggio di prendere in un vagone meno posto della branda, e di permettere di formarne due piani, e di far capire così in un sola carrozza, disponendo i letti s u tre ordini nel verso della larghezza, come il signor Rodowicz vorrebbe far delle amache, 18 feriti, in luogo di 6.
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3° Che le nostre barelle ordinarie, e sopratutto le barelle articolate sono più portatili per se stesse delle brande, porgono egual faci lità, se non maggiore, a raccogliere i feri ti giacenti a ter ra, e sono sotto tutti gli aspetti preferibili a quest 'ultime, bastando al loro trasporto due soli uomini posti fra le stanghe, e potendosi trasportare a mano, o co!). tracolle di cuoio , o sugli omeri , in ragione della distanza da percorrersi , della natura più o. meno accidentata del suolo e della lesione del trasportando. 4° Che il nostro materiale d'aro bulanza, tanto da soccorso che da trasporto , dopo le modificazioni ed aggiunte fattevi in oc"casione della campagna di Crimea e di quella del 1859 , non solo sta al pari , ma supera nel suo complesso il congenere , che chi scrive ebbe 11_ destro di veder e presso le ar mate francese , inglese ed austriaca , nessuna delle quali può mostrare mezzi di trasporto preferi bili alle s urripetute nostre vetture di ambulanza (1).
Di tale nostra superiori \à siam de lii tori , se non erru, alla. perizia alla provvida quanto filantropi ca ed oculati amministrazione dei due personaggi, che durante la cam. pagna di Crimea e quella del 1859 disi mpegnarono 18 funzion i d'inten.dente generale e cli medico capo presso l'armata con soddisfazione universale. • A1·cades arnbo sfarei per dire con Virgilio , quei due egregi nell'adempimento delle dilicate e d iffici li loro incombenze comprovarono col fatto quanto bene si apponesse q uel corrispondente della Gazzetta del f'opolo di
(1) A ri muover e ogni sospetto che l'opinione da me emessa, intorno alla bon tà. e sufficienza dei nostri mezzi di trnspor to s ia effetto di misogerma,nismo e d'oppo8izione pregiudiziale alle idee del sig. Rodowicz, a n zichè di reale convincimen to e d i s t ndii istituiti nel senso dell'eclettismo il pii1 esteso ed impa.rzia.le, riproduco q ui un brano del Rappor to che dopo la campagna del 1859 dovetti far pervenire al ministero della guer ra. , La quan tità cli 'vetture e d i cacolets cost ituenti la dotazione cli u n'ambulanza divisionale la r ep uto bastevole a d is imJJegnare il tra.sferimento dei feriti dal campo al l uogo dove fissossi l'ambulanza; insuffici~nte , q ua,ndo sì le u ne che gli a ltri voglia,nsi a-doperare a tradurli rla questa ad u n qualche spedale, che è p robabile sia sempre discosto · p iù miglia dal luogo dell'azione. Ned è a r duo il discernere il perchè. I veicoli allontanatisi dal c<11npo mancheranno al servizio il più urgente, il più essenziale, vale a dire a quello del ca.mpo stesso. Siccome però il vuotar e l'ambulanza è talvolta. indispensabile e comaùd.a to dall'uman itit, sia per sottrarre i feriti ai mali trattamenti del nemico, a cui , i è forzati cli ceder e il campo, sia per far posto a nuove v ittime, tornerdJ ue assai van taggioso l'ttver sempre in pronto un certo 111.unero d i
carri· di precetto, a i qu a.li affidare l' incarico di trasportar i feriti l ungi cla.J t eatro della guerra. • Le vetture d'ambuhtn zi1 che taluno desid ererebbe p iù leggier e, a me sembrano pienamente arla.tfo all'uso a cui ·c1en no servire: u na maggior leggerezza nuocerebbe probabilmente alla solidità: e dovendo an dar e al seguito dell' esercito, ed a.ttraversare or un fosso, Ot'' mia·sicpe, or un terreno a solchi, or il l etto ghiaioso d'un torrente, con dieci e pii1 p ersone, quando non fossero, quali sono, ben s,tlde e resistenti, si r ovescier ebbero ed a nd rebbero facilmente in pezzi, con son~mo pericolo, se non con certo da,nno dei m eschini in esse agglomerati. • Propor rei pel' a ltro due modificaz-ioni, poco importanti in appa renza,, sebbene grandemente proficue in sostanza; qu este consisterebbero nel ricuoP.rire le dette vetture ù'una tela bianca o di color grigio chiaro, onde si scaldino meno al sole, e ri escano a chi vi viaggia""'dentru , e mass ime in esta te, meno antigieniche ed i nsop por tabili : nell' aprire d a ciascun lato del conpé delle medesime uno sportellino onde stabilire un po' più d i ventilazione ccl attenuare nella sunamentafa stagione la molestia, del caldo (Queste modifi.ccwJion-i sono state esegn'ite). • Ho osse rvato come le nostre barelle cla campo siano incomode e p el ma lato e p er gli infermieri, allorchè si tratta di d eporl e a terra e cli solleva.mele. l mp er ciocchè non avendo gambe che le tengano ria.Jzate dal suolo, ne avviene che l'infermo si risent,t forzatamente rl el!a ine guaglia nia, cli qo esto, da cui non è diviso che ùaJJa grossezza della teht; e gli infermieri corrono il risch io di s corticarsi le dita e d ' all en tar si curvandosi per afferra.r e le stanghe e mettersi in atto d i porta r via il ferito. Converrebbe adunque adattarvi le gambe, le qnali potrebbero f~rsi a cerniera., per e liè non impe,1i5scro, quando non se ue avesse pii1 • bisogno, di piegare le barelle, come facevasi per lo passat o,- e di attaccarle la teralmente alht cass,1 delle vetture .• . · A~No vnr, voi. ,v . -
U.
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Torino, il quale, quando si conobbe il successore del generale Decavero_, scriveva da Balaclava:_ , Dopo la nomina del cav. Comissetti a medico capo del corpo di spedizione, la miglior fortu-na ·che poteva toccar al corpo sanitario militare si era quella di veder a capo dell'intendenza dell'armata il maggiore cav. DellaRovere, della cui intelligenza, operosità, scienza amministrativa, interesse pei malati, stima e simpatia pei medici, abbiamo omai tante e sì luminose prove. • Ma se il materiale delle nostre ambulanze lascia poco E piit sotto, ragionando de' nostri cassoni d'ambula-11z~, scriveva : • Alc11 ni spiriti irrequieti ed incontentabili, alcuni ete_roman1_che hanno_ il ticchio di credere che nel nostro paese nulla s1 può mvent:;u· cli buono, e che ciò che di meglio abbiam da fare si è di lasciarci riroor-_ chia.re dagli altri, e s_pecialmente di scimiottar in tutto_e _per tutto 1 Francesi, pretendono che quei nostri cassoni sono troppo ~Jt1, c~e h_a nn~ tante divisioni e suddivisioni, cellule, cassettini, coropart1ment1 e tiratoi da render necessario, per non per clersi i11 sì intricato labirinto, il famoso ' gomitolo d' Ariann:.. E suggeriscono che invece di questi tanto pesanti ed incomodi, s'adottino i cassoni d'ambulanza in uso presso l'a:·n1~ta francese, i quali sono, secondo essi, semplici e comodi _oltr~ og111 dll'e; oichè senza tante astruserie e complicazioni, i cassoni m dlscorso n,~presentano una specie di feretro r ettangolare fornito d'nn coperch10 ~onvesso, nel quale, sovrapposti gli u ni agli altri, si r ichind?no p:uecchi canestri di vimini , pieni il'oggetti di medicazione, la. cur natura sta ~critta in tutte lettere sulla coperta dei medesimi. . . • Qmtndo }'ambult1nza fonziona, si est:·aggono dal_ cass~ne tutti .1 canestri ora designati, e si dispongono or dinatamente ~ ~u'.sa, ~he 11 , 1· in nn co\,io d'occhio possa vedere dove trova,ns1 1 s1ngoh sns(?) sidii che gli occorrono; quei cane~tri poi si ri~ong_ono in un att1m~ nel loro ricettacolo , appena tcrmmate le med1caz1om, e quando I am-
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131 a desiderare, · e può star a pareggio con quello delle nazioni più colte e più bellicose, lo stesso ahimè! non può dirsi del personale sanitario, le condizioni del quale sono così t!'isti · e disgraziate da destar compassiooe persino nei soldati del papa, i cui medici _sono di gran l u oga meglio trattati dei nostri. Su questo tema però non farommi lecito di tener più lungo discqrso, per non ripetere cose ornai trite e ritrite; e perchè so, che un progetto di riorganamento del corpo sanitario militare è stato dal ministero della guerra sottoposto all'esame di una commissione composta di persone troppo illuminate e coscienziose, perchè si possa un solo istante dubitare ch'essa trascuri di adoprarsi, acciò il ristrettissimo circolo ic. cui si tenne __:fin qui rinchiusa la fam iglia medica militare, degna davvero di men dura. sorte, venga convenientemente allargato, ed i torti di un'altr'epoca siano cancellati e riparati. Se ciò avverrà come avvi fondamento di lu nsingarsi che avvenga, il poc'anzi menzionato 'corrispondente della Gazzetta , del Popolo sarà ben lieto di poter registrare nelle sue effemeridi, quasi a giustificazione di quanto affermava nove anni addietro , che: • L'anno di grazia 1864, essendo ministro della guerra il generale cav. Alessandro Della Rovere, e presidenle del eousiglio superiore di sanità militare il commendatore Dott. Antonio Comissetti, al corpo sanitario dell'armata italiana fu resa finalmente la dovuta giustizia, ed a µerta, la. via a quei gradi, onori e r etribuzioni di cui da più anni godono i fortunati loro colleghi d'oltremonte e d'oltremare.• Intanto, e mentre si stanno maturando i nostri destini, prego V. S . a perdonar mi il tedio di questa ILmga chiacche-. rata, ed a credermi quale ho l'onore d'essere coi sensi della µiìi distinta considerazione nr,:r
~UL TRASPORTO
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bulanztt deve muta.r e di sito. . _. , Io non mi pronunzierò nè per, nè contro 11 proget to ~1 costoro, o t t . • di ripetere, che i nostri cassoni . attuali servirono ::i ma011 con -en ,e1 0 • . . rnviglia per tutta la campagna, e che col!e p:ccole corr~z1on1 da 11~1 · d' t d' e -rebbero di facilissimo maneggio qua.n to quelli de'Frances1, m 1ca e 1v 1 • d' ., b Il' - u u pa1'"Ill ..,"lia, avrebbero su questi esser gia e , 1. ecl 111 ~ . il vantagg10 . . e carichi e pronti a partire, senza pericolo d1 lasetar cosa alcuna p er /lOU aver tempo di ricollocarla al suo posto "·
l'liR I TI IN GtH:HltA
Di V. S. stimatissima
Umilissimo e elevatissimo ser-vo
Dott P . E.
MAKAYRA,
medico capo del 5° èl ipart.
RIVIST,' TECNOL<)G'CA
RIVISTA TECNOLOGICA.
Cannoccbiale-llrospettico Lcclerc. Lo studio della prospettiva ha delle diflìcoltà che ne allontanano le persone, e sov!')n 1e arriva che quelli ste:;si che h anno maggior bisogno cli conoscerne gli elementi e di farne le ap: p licazioni sono disgustati per l'a ridità che low presentano i primi elementi di questa scienza. Per supplire alla mancanza od all~nsufficienza di nozioni sulla prospettiva, si tentarono vari p rocessi e vari strumenti; gli uni erano buoni, ma troppo complicati per diveiitRì'e di vantaggioso imp:ego; gli altri erano imperfetti, e ·perciò non meritavano di essere presi seria.men te in considerazione. Un impiegato ai lavori dei ponti e strade ( di Francia), ch iamato pella sua posizione a conoscf:re l'importanza delle n ozioni di prospettiva e la loro utilit:1, tentò di trovare un apparecchio che fosse di fa cile ed immediata applicazione pratica, alla portata delle persone le più p rofa ne alle cogumom dalle leggi della geometria e del!' ottica.
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R endere l' occhio ·pre(,iso e la mano sicura, ecco <iual de·1e essere il risultato del la pro,;p0.ttìva. fi:gli è per fomHe l'occhio a vede r con giustezza, egli è per r uid:ue la mano e d11 d e la volnta precisione , egli è per costringere l'allie vo ed 11 praticante ad obbed ire, sen za pur sa ~ 1:erlo, ai pri11cipii della seie11za , che il signor Leclerc ha in-· ventato l'istrnmento ch'egli chiama cannocchiale-prospet.tico . li suo principio non è · altro che quello del método iwpiegato dal ce lebre pittore Alberto Dùrer per la riduzione dei qLrnd ri; esso non è a ltro che u n mezzo molto conosciuto dagii 11\lievi, imperocchè consiste n ella rete , ossia nella quad retta 1 i ione della carta, appropriata alla riduzione degli oggetti de l0 ~pazio, colla fissazione del punto di vista. Cosa sì fa quando si vuol riprodurre un disegn o ad una scala più grande o più piccola che quella del modello? Lo ::;i divide in quadrelti , ed egualmen te i,i divide il foglio ch e si ,,u ole i m piegare e d in ciascun quadretto di questo foglio si pon gono simrnetriramente i tra tti o pal'te dei tratti che si trovano nel quadretto comspc,ndenle sul model lo . Or bene preud.,te un quadro e copritelo d'nua rete a larghi quadretti, ponete questo q uad ro tra il vostro occhio e gli oggetti da riprodurre; pren dete un foglio quadrettato ed in eia-· scuno d'essi quadrati tracciate le lrnee che si presentano al vostro occhio nel quadretto corrispondente del quadro. _ Avrete così applicato i l m etodo à i divisione impiegato peirnodelli su tela o su carta; voi potrete i n tal modo riprodu rre e.on esattf'zza non solamente le for me degli oggetti, ma ancbe le loro rispP.ttiYe posizioni, il loro insieme, la loro prospettiva. Tale è , dice il Journal des lnven/.eurs , il prine:ipio sul quale ba.sa 1'istrnmento i mmaginato dal sign or Ledere. Egli applica al la natura stessa, ad u n paesaggio, ad una qualunque estensione di terreno, i l processo beu conosciuto JJer copiare ì disegn i e per la loro trasfo rmazione in una scala più piccola o piì1 g rande; esso è la generalizzazione o piuttosto l'estensione del rue?.zO impiegato dal l'allievo che i nco mincia a d1seg nan·, , per guidare la s11a ma no auco1a inab :le: Lo strumento si cumpoue d\w cannocch ia 'e ordinario , le hmti son o disposte in wodo da ing randire gli oggetti, se s1
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RI VISTA
vuole veder chiaramente i detta5 li dei piani più lontani . Dietro lici innanzi l'obbiettivo, è disposta la r,ite più o m(:.>nO ristretta, la qnalR divide in quadretti tutto i l campo del cannocchiale. Un t.repiPdci della fog3ia di quelli che adoperansi pegli strumenti d'agrimensura e di geodesia, permette di porre questo cannocchiale n ella posizione che desidera l'osservatore. i Così i 1 punto di vista diventa fisso ed invariabile, ciò che è essen ziale per ottenere la precisa riproduzione degli oggetti compresi nel campo dello s trumento. Iu luogo d'un cannocchiale, puossi anche impiegar~ una scatola quadrangolare o poligonale, d'un solo od anche di più pezzi, fatta scorrevole di guisa che pos,a racchiudersi od ~1 l ungarsì a volontà. L'tina delle estremità di questa scatola porta la rete che suddivide lo spazio iu piccoli quadrati; l'altra estremità è chiusa, e n el centro del coperchio è praticato un foro di piccolissimo diametro, per applicarvi l'occhio come >'-Ì fa a l traguardo d'una alidada. In questo c:aso il punto di vista è ancora fissato invariabilmente ed i raggi visuali abbrarcia110 tutta l'est.ensione del quadro che porta la 1·ete prospelt-ica. Egli è evidente che se si ha un foglio di carta diviso in quadretti eguali , e che. si pongano in ognuno di questi quadretti tutte le linee che si scorgono e tali come si vedono nel q uadrettu corrispondente del cannocchiale prospettico, si arriverà cei'. tamente ed infallibilmente a riprodurre l'esatto insieme degli oggetti riuniti nel campo dello strumento. · La rip,oduzione dei pae.saggi, dei monum enti e delle figure diventa p iù facile per questa suddivisione virtuale del loro ·insieme in frazioni quadrate, che l'occhio meno esercitato sap rit sempre distinguere e coord inare, ed i cui dettagli sarannn r iprodotti facilmente dafla mano sulla carta presentante una regolare divisione, corrisponden te a lla divisione virtuale operata n ello spazio. Quindi il p unto di vista essendo fissato invariabilmente ed iudipendentem~n te dalle posizioni del di ,. s0gnatore, l'i~tr·umento permette di rilevare, colla massim,t esattezza possibi le, e cosi prossima a l vero quanto puossi desiderare, tutti i dett:Lgli d'un paesaggio, d"un quadro, d'Lwa figura, d'uu qualunqua oggetto. I l cnnnocehiale-prospettico non è destiuato soltan!o ai elise-
TECNOLOGICA
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gnatori; esso può applicarsi vantaggiosamP.ote a tutti i tracciati di prospettiva, a ]l'agrimensura, alla 10pografia ed alla geodesin,Egli sarà perciò uno strumento tanto pratico quanto sem plice, tanto utile quanto comodo. A questi diversi titoli, l'invenzione del signor Ledere riuscirebbe allora di vera u tilità. ,Dal n:Ion·i leur Universel).
Nuovo c.1umone inglese. Nella tornata della Camera dei Lordi de) 18 aprile, lord Derby interpellò i l segretario di Stato per gli affari della guerra intorno ad un nuovo cannone costrutto da lla compagnia • Ste.il and Iron~vorks » •r-.forsey. • Questo cannone ( così lord Derb:') non solo è una novella costn1z1one, m a è basato sovra un principio contrario ;f. qnelli costruttisi finora. Finora il prin • cipio capitale nella costruzione di un cannone consisteva nel diminuire il vento sino alla massima estensione possibile. Il nuovo cannone si basa invece su l principio di utilizzare il ·vento quanto più possibile. · Il suo proietto è sferico; El l'anima del cannone è solcata da righe a spirale. I gas, dilatandosi in queste righe, comunicano un movimento rotatorio alla palla non altri menti che se questa fosse rigata. Questo sistema, se rius"cisse, dtm inuirebbe certamente :a n ecessità di una forza straordinaria. nel cannone, e di cariche enormi, e scernerebbo altresì il rinculo. Nelle esper ien7,e fattesi , la velocità iniziale ottenuta è $lata assai notevole. 11 cannon e pesa 9 toonellattc•, e fo sparato con una carica di 30 libbre, e co n un proieun di 167 libbre a una distanza di 200 yards. Esso t rt1versò una corazza della spessezza di 5 pollici é 112, simile a un fian co dell' Agincourt » • Il ministro della guerra r1spose che aveva già, spedito a. L iverpool un uffiziale percbè gli r iferissé intorno a questo can• none - il quale, del resto, quanto agli effetti non ne aveva prodotto dei m_aggiori di quelli del cannone Arrnstrong da 150.
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TRCNO COGICA
RIVISTA
Cannoni Armstroug e Whitwortb. .- Nel.la prima_ settimana di aprilfl furono ripresi a Shorrbury ness g li esperimenti dèi d ue sistemi rival i di cannoni Armstrong e 1NhitworLh, innaazi ad un comitato s peciale, pres1ed ut0 dal generale Rumley. Vi assistevano, oltre a l comitato i duo inventol'i, sir W illiam Armstrong e sig . \Vhitworth, ed un gran nume1:o di uffizia!i . Il duca cli . Cambridge fu pure presente una giornata. Le prove com inciarono il 4. li programma s 1. estendeva a t utte le con tingen ze che possono concerner., ogrn sorta di servÌ/4ÌO di cannoni delle specie am me~se al con corso - s~gnat'aruen te cannoni ,fa 12 come pezzi da r;ampo, e cannoo1 eia 70 come pezzi da po,c;izione . . I l s_ig . Arrnstrong aveva tre cannoni da 12 di quelli che s1 cancano per la cu latta'. e tre di qu.,ll i che si caricano per la · bocca dello stesso calibro. li sig. vVhi tworth non aveva ch_e 1:na specie di pezzi: erano tre da 12 rigati giusta i l suo pnnc1p1O esa~o nale. _Quelli di sir Wdliam sono fabGricati giusta 11 sistema dei filami di ferw lavorato, m entre q nelli di vVhit• worLu sono gittali in . finiss imo acciaio, e afforzati d a cerchi ferma ti su la -sua superficie esteriore a pressione idraulica. Q_uesti pezzi dovevano ess1::r0 provati in ogni possibile g,nisa, tanto a palla, quanto a gran ata di va.rie forme e contro diff'e:, ren ti bersagli; coo tro terra pieni, cannoniere e palizza.te; à tiro di rim balzo, <li lancio e a grande portata. Se ne dovea provare il loro effetto p·•r rispetto al l'inl'bar,'o ed allo sbarco contro rovinate, boscaglie e caseggiati. :i,i dovevano lasciare ca.n nooi una notte intera in una fossa u:11ida, per spar,irli il' mattino e vfdere quali siano più faci li a nettarsi e più pron ti aJ l'nnmed1ato servizi_o. La più r ig1>rosa delle prove doveva 1~SS l' r quella ·dl,l pezzo che più e meg lio cli tutt i. resterà illeso contrnua carica e discarica n1::lla più ra pida. guisa poss1lnle , Dopo tu tto ciò 3,000 colpi saranno -tirati da ciascun canuone, cresc0ndo le c~riche g.rad ual11Je,1te fi o che i pezzi creplllo. F inora s i provano aocora i ra un.,n i d,l cam po senza che si c.omprenda ancora eia , qnal pArle ;ibb,a ml e ;;:ere la vi1toria.
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aduna
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Q,1esta rimane anco ra. indecisa. fra i due rivali. ·1 c;innoni Armstrong caricati per 1a culatta pare cedano agli altri ed_ anche ai cannoni <la campo in uso p resso l'esercito inglese: mentre ~upera no gli al tri n el tirare a proietto cavo. Addì 8, rlopo alcuni col pi al bersaglio a 1,300 ya rcls (distanza ,qnflsi im possibile per i vecchi cannoni da cam po con an11na hsc1a1,esperimenti vennero fatti per veder l'effetto dei tre cannon~ contro i parapetti eia campo. A questo effetto vennero tramati alla medesima distanza a tre quàrti di un miglio da una piccola fortificazioue campale, cinta da u na grande rovinata. D ue cannoniere erano formate di gabbioni, giusta il sistema dd sergente magg iore J ones, cioè d1 gabbioni di stecconi congìuoti i nsieme da ch iavi di ferro ga lvanizzato; m entre una delle cannoniere era costruita giusta i l siste'ma. del capitanò Tyler, cioè un semplice cilindro aperto di ferro sottile, riempito come l_e altre di sabbia, Nelle cannoniere erano collornti tre cannom inservibili; mentre i cannoni eri erano rappresentati da sei fantocci di legno, e collotati dall'una e dall'a ltra banda com<~ se vera mente fossero di servizio e sotto la difesa del parapetto . l cannoni cominciarono contro la rov in a.ta . con tiri a palla a 1,300 ya rds, facendo cinque colpi ciascuno , e, dopo ispezionato il danno, l'attacco si rinnovava cun granattJ a percussione ed a tempo. l\faravigliosa fu l'azione delle trn specie di can noni, specialmente <legli A rm strung caricant isi per la bo_cca e dei Whitwo rth . Le bocrhe delle cannoniere, che prima erano non più che un punto matematico, vennero forate dai proietti lanciati per _modo che g li uffiziali si domandavano che mai potrebbe resistere a l fnoco di parecchi di tali ca nnoni. Il vecch io difetto del tiro esagonale dei Whitworth s1 appalflsò però ta lvolta , quando non veniva data al cannone 1rn'eleva:tione sufficien te, n el qual caso il tiro l'eniva a cad,-•te su la fro nte dell,t rovmata:. li danno all'opera fu lieve, per l'esat.tezza dei ti ri che passa va no c1uasi tu tti pe r le can noniern. Maggior da nno cagionarono q uelli di A rmstrong,. I tiri a granata furono rnarn v1giiosi per l'esattezza , Le due grun rLte a tem po <l1 sir "\V i!liam e del sig . vVh1tworth, esplosero quasi s ulla medes ima li nea prop ,io :iU la fronte della oann uniera.
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-Malconci furono i fantocci, sçecialmente quelli del le cannoniere contro cui ti ravano ì pezzi Armstrong. I bersagli collo~ati dietro le cannoniere per verificare l'effetto delle grana.t... , avevano diciasette perforazioni e fratture cagionate dai tiri dei cannoni del pi:i mo e sei da quelli del secondo. Le cannoniere· e i parapetti erano ~tati più danneggiati da questi ultimi . L'uso dei cerchi di ferro pei gabbioni giusta il sistema del sergente rnaggi0 re Jooes o del capitano Tyler , non fece buona prnva, impeeocchè uno dei cannonieri di legno venne malconcio nel petto da una scheggia di quei cerchi di ferro. Essi non sono quin di da usarsi, se non in mancanza di legno, come avvenne in Crimea ove furono inventati. · Qoasi le stesse osservazioni si possono fare sui tiri a 900 yards; se non cbe in questo c11so, essendo stata la direzione del fooco ceduta al maggiore Milman ad istanza dei competitori, ed i cannoni serviti dà borghesi , le cariche furono giudicate · meno perfette. Dopo questi esperimenti si sparò il can none Armstrong àa 600, detto il Bigs Will, contro un bersaglio a cassa, la cu i piastra esteriore era di sei pollici e mezzo di ferro e 24 poll ici <li legno foderato di una lamina intf1rna di ferro di un poli ice. I l Bigs Will venne caricato in questa o~casiooe con 70 li bbre di, polvere e con una palla conica di acciaio di 612. libbre di peso . Il risultato non riesc) sorprendente, da cbe poche settimane fa questo cannone carico con 90 libbre di polvere sfracellò una d1,}le migliori piastre di 11 pollici di John Brown con una palla di acciaio di sole 350 libbre d i peso . 11 pezzo venne" puntato acc uratamente, ma la dis1anza era rli soli 200 yards. Al segnale, eruttò una nube di fì.11m111e e fumo, rinculando alquanto, e mandando la sna palla a spezzare traforando il bersaglio, i cui frammenti resanti volarono intoroo siccome schegge. D u_rante la prima settimana g li esperimenti si aggirarono quasi esclusivdmente solla precisione e la gittata a vari gradi di elevazione , da due a sette gradi , tirandosi alla distanza di 3,050 a 3,100 ya rds. [I sig. _Armstr~ng, i cui due cannou i fu rono fatti per le g ranate solamente, si lagna degli sperimenti fatti tutti a proietto pieno, per cui il vero m erito rlellit
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TECNOLOGICA
RlVISTA
sua invenzione uon ispicca qnan to dovrebbe. Invece il cannone di Whitworlh è fatto espressamente pel tiro a palla. Per dare un'idea della precisione dei tiri specialmente dei r anncni Whitworth e degli Armstrong caricantisi per la boccn, b asti di re che a 300 yards d, distanza il signor vVbitwort.h trapassò con p iù colpi un bersaglio in forma d'occhio di bue, di un solo piede di diametro . Io ·10 colpi a 1,600 yards la pa-lla deviò dalla vera linea di soli 5 pollici. Tutti gli uffizìa li presenti alle prove confessano cbe, quanto a gittata ed_a pr_e~ cisiooe, n on c'è differenza fra i cannoni Armstrong caricant1s1 per la bocca e i Whitwort~. T_u ttav1a. ognun? dei _due inventori si tiene sicuro della vittoria negli esperimenti a grande distanza . Si vuole però n otare che un11 differenza di n no o dne pie:h in una distanza <li 8 in 10 mila yards trascende 1 limiti della qmstione dei m eriti reali dell'artiglieria da campo. I
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Cannone Parrot. Negli Stati Uniti d'America proseguono colla maggior so• lerzia le esper ìem10 intorno al cannone, sistema Par~ot , sul quale haunosi le più grandi speranze di successo .. Se ne esperimentò ultimamente uno da 130 ch1l. montato nel Fort Strong e puntato al centro di Charleston per vedere qnitnti proietti potesse scagliar e senza scoppiare . Esso- sparò 500 granate, una ogni dieci m i~uti, e ciò sema app11lesar: la benchè menoma screpolatura in alcun sito. Di essi pro1ett1 40 soli non caddero nell'interno della città. Il pezzo era puntato sotto l'angolo d ì 40 g radi di elevazione, la carica era di chi!· 7,59 di polvere.
(EsJ1·cito Illustrnto).
Nave sotlomariua. In Francia si sta sperimentando una nave sottomarina dett11. il /Jlongeur (il palombaro). Qur:sta nave destinata ad agire in mare ad una certa pro : !on !ità, è lunga 4,1m,50, alta 3m,60, la sua pescagi,,ne, quando
RIVISTA 140 ga lleggia, è di zm,so, e non spr,rge in qnesto cnso sulla superficie del mare che di 80 centimetri; la sua forma È'\ molto simile a quella di un grosso pesce; è mosso <la nna ma0china della forza di circa 80 caval li . In questa macchma d1 nuovo sistema il vapore è rimpiazzato dall'aria compressa. Vasti serbatoi sDno praticati nell'ioteroq del bastimento; gli uni servono a lla com pressione dell'aria, gl i altri a contenere l'acqua necessaria all'immersione. Una parte della r.opet-ta del I'longeiir può per m ezzo d' un meccanismo speciale staccarsi dal r esto della nave, e servire qual lanc.ia da salvataggio di grandezza sufficiente per eontenere l'equipaggio imiero della nave ch'è di 12 uomini. La sua prora è armata di un largo sperone a forma di tubo. Qnesto sperone contiene una cartuccia ·vuota nella quale si può mettere della polvere ed una bomba incendiaria. . La destinazione di questa nave è la seguente contro ad una sqnadra ancorata. li Plongeu1' si arre mba ad un legno nel quale i l suo sperone apre una larga feri ta, lascian dovelo conficcato come i l dardo dell'ape. Indi facendo muovere la sua macchina indietro, si ritira prontomente svolgendo Ul'.1 filo metallico . Quando è giunto a tale distanza da sentirsi fuori da ogni pericolo, una scintilla elettrica dete1mi11a 1rna terribile esplosione; è il bastimento uernico che salta con onibile fracasso. Si può nello stesso colpo, per oiezzo della riunione di più fili elettrici, incendiare pii.1 navi e di3truggere un 'intit,ra squadra. La naYe può coll'aiuto della compressione dell'a ria e del... l'apparecchio interno del la quale è provvista, affondarsi qua~i istantaneamente nel\'acq1Ja. La rapidità della ~omrnersion e è una delle condizioni esseniiali del successo g uando si tratta d i andare all'attarco senza essere veduta; di più quest'immersione deve essere completa, se non vuolsi offrire un pun to di visti\. al nemico. Questo doppio r isultato ci si dice sia stato ottenuto dall'in ventore. Infatti il corpo della nave-p0see, all'istante voluto ~.parisce intieearnente, uon lasciando sporgere sulla superficie dell'ac-1ua che l'e:,trnmi fa d'uua torrti! ,3otto la forma di un gavitello aventi} all'estremità un buco di_ dove il coman_dante osserva la posizion e ed i movimenti del bastimen to
1'Ec;NO LOG1CA
da abborda1·e, ed indica al suo equipé1ggio la diTezione da s,, . guirsi per colpirlo con u u colpo sic;uro e conficcare il temn lO sperone nel suo fianco . . . . . . Essa è s tata inventata da - uno dei più do1t1 LJ ffJzia \J di v«scello della marina francese, si~. Bourgeois, ~apitèlno di vascello, che ha finalmente trovalo lo sciop;limento cli un problema !;)· e finora era r imasto oggetto di lunghe ed infruttuosè ricerche.
Macchina esplosh·a sottomarina. L' Bousal.onic, corvetta da guerra degli Stati Uniti, bas1irnento quasi nuovo, dì recente venne dis~rut\O rueutre.. er,t occupato al b locco della costa del Sud, 001 paragg1 dell isola Bea.eh presso il for ,e Sumtel'. Le circostanze del d1sa$tro son le se" uenii : Lt17 p. p. febbrai o verso le otto del mattino l'u{-fizia le di g nardia in coperta vide alcun che n s•l\'acqua, LHl cen to braccia dal bordo, moventesi dir1tlo contro il bastimento. L'aspetto era di una tavola aettat.a a mare, e dal momento della scoperta a qnello i o- cni f~ prPsso il fianco uou trascorsero due. minuti. Quest'og~etto _era. la macchina de'.ta t0rpedine, e venne a colp ire \'.H;"'u.sa.lonic dal letto destro a poppa de ll'albero di tri n-. 1 cbetto a paralello della santa Barbara. Il -cannone popp ern essendo alla stazione di via, non poté in tempo essere nvolto e sparato contro l'insidioso apparecchio. . Un m inuto circa dopo cl1e fu luogbesso il bordo l'esp_lps~one ebbe luogo, e Ja poppa clell'l1ousaton·fo s_o 1umergendos1 ùiede ad inclinare sulla si ui:;tra. I'ifolti del\'eqmpngg10 salirono sulle sartie e vi s'aggrapparono nèl mentre che una lancia era · io fret1a spedita al Canandai_g na, bastimento prossi'.11_0 e~e sol~ lecitamente accorse per ::.rnistere : tutù furono salvi in Juori di due uffiziali e tre marinai. · . . La rapidità colla qnale si mnoYeva la torpedine parn mdicare fosse rnossa ver,;ò il b::isti.111eoto da una macchma o m eccanismo. I bastimenti all'aucora durante il servizio di blocco avrebbero ad e.3sere protelti da zatte o t ravi galleggianti · protendent i dal bordo con reti clt cavo al_le estremità e tutto attorno del bastimento. Sarebbe pur fa.;1le sistemare q ue,;to
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RIVISTA T&CNOLOGICA
.ipparecchio e co:,;ì preservare j bastimenti dai danni di s;ffatte macchine incendiarie od esplodenti. Una relazione successiva e più J1;ttagliata desrr ive com e tutti a bordo l' l-lousalo11ic fossero in guardia, chiamati in coper1a ed attenti alle strane mosse del ·minaccioso cougegno, cbo se non vi fu tempo sparargli sopra C'OI cannone, parecchie pa llottole di fucile e di revolveis andarono a l suo indirizzo e fra tanti sparò pure il comnndante. La macchina sotton1arioa presentani. forma di testuggine e salvo esagerazione, al dir dei resti JJareva lunga da venti a trenta piedi a iaso d'acqua se non tutta ium1ersn e tuttochè il suo moto fosse evidente, anzi JJer un rnomen to sem bra::;se fermarsi poi devia.rsi e riprendere la cor:;a sotto la poppa contro il lato destro, non si scorgeva alcun fumo nè si udiva a lcun rumore. Avvenuta l'esplosione più non si scurse, Fortuna fu che il legno assaltato tro,•avasi in un fondo n on maggiore di v,,ntotto p:edi, sicchè immergeva parte di alberatura, e due lancie al lato destro furono salve. L'equipaggio che in esso non si salvò fu ricuperalo dalle laucie del Canandaigna, ed in questo numero il comandante che lnnciato per l'esplosione parer:chi piedi in aria ricadde tra i frautumi (i)esto e malconcio ma senza pericolo di vita. D icesi che io Charleston i confederati hanno o fanno parecchie di queste infernali macchine, per cui nun sarà inutile precauziouarsi dopo sì tremendo esempio. _ L'Ilousatonic era una cannoniera o sloop di 1240 tonnellate armata con 13 cannoni, allestita da 18 ruesi appena. Questo è il primo legno distrn tto per macchina di tal genere, e di fatto consimile ricordasi il pericqlo corso dagi·i ammiragli francesi ed inglesi i•n una escur.;ione presso Cronstad t durante la guerra del 1855-56, quelle però erano botti sommer~e e fisse al fondo con itncora da esplodere urtate da un legno che corre. Queste ben a ltrimenti pericolose paiono dirette attive e formida bili per effeuo.
(Scienlific magazine).
RIVISTA STATISTICA
ESERCITO SPAG ·uoLO. - Togliamo dall'Asamblea del Ey"ercito y Armada dello scorso marzo alcuni ragguagli assai mter~santi sull'esercito spagnuolo, e souo le migliorie io1ro• dotte nelrord1oamentt• delle armi speciali d urantfl il tempo in cui il generale Lersundi rimase al p:irtafoglio della guerra. Corpo di stato maggiore. Con decreto rel",io del 2é febb ra io si accrebbero 4 colonneili, 4 tenenti-colonnelli e 7 comandanti (maggiori), onde i capi di 8lato maggiore di- tu tti i rlistrelli siano ciel grado di colunoello e perr bè vi ahbia inollre un uffiziale del corpo n elle piazze di Ceuta, Algesiras, Carlice e Melilla, e all'oggetto di poter soddisfare alle necessità. del servizio di oltremare, in S. Domingo si doppiò il personale del corpo stesso. (Jenio. Questo corpo fu aumentato di 1 briganiere, 2 colonnelli , l tenente-colouoello e 2 comandanti, e vi furono diminuiti 1 capitano e 20 tenenti. A1·tigtie1·ia. Questo corpo venne accresciuto di 3 brigadieri, 10 comandanti e 7 cnpi tani, e diminuito di 42 l!::nenti, ridu-
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Rl\"JST A 144 éendoli a 3 invece 1h 4 pe1· compagnia, onde non aggravare l'era rio. Colle tre compagn·e d'artiglieria da montagna addette al 2•, 4° e 5° reggim ,•nto a pied i si organii?:ò uu secondo reggimen to da montagna, ritcnenrlosi che l'unità reggi.mentale meglio sorldisfa_che ogni altra alle condizioni di nn buoo ordinamento militare, e che questa ben vantaggiosa trasformazione nnn produce spese cho non siano i nel use nei vigenti presupµosti. Nella cavalleria furono soppressi i 4 depositi , coi qua li forma ro nsi d ue reggimenti, uno di ussari e l'altro di cacciatori, (~ fu creato in ciascuno dei 20 reggimenti di quest'arma un nol'ello squadrone dello di deposito. Però questo riordinamento fu sospeso con Tegio dec:reto de l 2 marzo , stante l'avvenuta d imissione dalla carica di direttor e generale di cavalleria del tenente-generale D. l\ifondinueta, ed ora credesi che il nuovo ministro intenda ordinarla purn i,1 20 reggimenti : 4 di corazzieri, 4 di laoP.Ìeri, 4 di ussari e 8 di cacciatori, ma ciascun reggimento di 4 squadroni con 2 depositi centrali per tulta la cavalleria. · li gene rale Lersundi avea i o mente di riordinar l'arma di fanteria nel modo se.!luPnte : La permanente in 48 reggimenti di fanteria di 2 battaglioni con 6 compagnie; il reggi 1ncnto F ijo di Ceuta a 3 battaglioni, e 22 battaglioni d i cac0iatori di 6 compagnie. L1 riserva avrebbe avute io tempo di pace i quadri di 40 reggi menti dt 2 battaglioni a 6 compagnie. La ge ral'Chia degli uffizialt sareb be stata : colonnello, r!.'.lpo di battaglione, secondo capo d1 battaglione, capitano, tenente e sottotenente. I 48 reggimenti io attività sarebbero stati comanda ti da colonnelli, aventi ciascuno un capitano per segretario. In quelli di riserva quest'ultimo uffizio sarebbe stato disimpegnato da uno dei 6 capitaui di compngn1a. Il battaglione, sin. permauentt~ che d i riserva o di cacciatori sarà comandato dal capo ballaglione in 1°, avendone un 20 cu i appartiene il dettaglio del servizio e la contabilità. T utti i battag lioni <li fan teria sì. permanente che di ris1:Jr va
STATl;;TICA
avrauno un'am 1,iuistrazioue affatlo auionorna [ra loro .. ciasc:un
di essi dipen.ienJo colla direzione dt->ll'arn1a, ma però ['el ca~ nalè ciel colonndlo quau,fo ambo i ballaglioni fossero ~1anz1,111 oello sttsso distrutto mililarP,. Sarebbero state soppresse le musiehe n•gerimnntah, Lra.un e a l reggimento Fijo di Ceuta, ogni battaglione di linea permanente dovendo avere una fanfara come ì battaglioni di cacciatori. Tutte le comp·•gnie di cacciatori dei battaglioni cli lioei.l attivi t,,J. una m ogui battaglione di cacciato,i, saranno suddivise in cinque sqnaJre, la quinta essendo compost<1 di scelti tira.tori i quali occuperebbonsi c0st-rntemente ad un'is t1 uzionu partico!aru allo scopo cui sono destinate in guerra. Ques1a sezione saril. com·mdata da un uffiwile subalterno. I quadri de11a riserva. r.onstercbbero pur ogni r('ggime.uto di : l colonnel lo, 1 c11·po di battaglione in I 0 , 1 -c11po d, battaglione in 2", 1 tellfJlll"•aiut1,n e, 1 capo t1oll!bcttiue, 4 primi caporah e 4 trombetti,·ri per rcggirw1nto. -- l'c r corupngnia.: 1 capitano, 1 tenente (~d 1 primo ser?cnl_e . L'Asamblea appoggia c,dcJ,unente un tale r1ord111amento e 1 nostra sperare po:;sa essere attuato dal nuovo mini:1tro dt!1a gnerra, teuen te-geuerale ]) . J ose Mat·t:hes:;i.
AU,.;TRlA. - Imperiale di$pr,sizione dnl 13 nprile ]864, 1·1sgu~rdante il riùnlinament0 dello s tat0 deglt uilizial, press0 i reggimenti di fo nteria. u) Presso i tre primi battaglioni d'ogni reggimento di fant(~ria. clern ritenersi per base orgnnica, cbo il numero degli uffizi~li per (.;O!Opagnia tanto in tempo di pace che di guer ra deve esser<:>, collle per lo 1nssato, di quattro. b) P resso i q•rnrti ba.ttaglioni dei regginHnti di fonteriu. (come veniva ordinato con disposizione 19 settembre 1862J, viene s >ppre,,sa in tempo di plc-e la carica d1 sotw11::m•·nte. cl 1 I' classe, abbenchè sia ora cambiata la pri ulltl\·a dcst1 • az1one d1 q uesti battaglioni. Il principio di questa di:;posizione dc\'e i11 massima continuare, solta111• per.) presso quei battaglioni che si ritrovano sul p1ude di pace cd acG11uto1.1 :tl1 Del c1rcolu d i leva. ANXO Vlll, YOI. 1\". -
JO.
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Rl\' !STA ST.H!ST!CA
e) Al contrario hanno eia m;tabilire la ca1ica di sottotenente di l' classe quei quarti battaglioni dei reggimenti di fanteria., che dovessero esser posti sul piede d i guerra, ovvero pa1·tir1; dagli accantonamenti dei loro rispeui vi circoli di leva. - R.elativurnente quind i al suesposto, anche la forza in ufl:ìzi~li presso i qnarti battaglioni viene portata a 4 per r.ou1 p 1gnia. d) A llorquando accadono i casi espressi (nell'alinea e) de . e essere r istabilito p resso i quarti battaglioni dei reggimenti d 1 fon ttria, qu~nto veniva soppresso colla disposiziom, '15 gennaio 1863, ciuè la ca1·ina di un capi tano a cavallo; così pu,e de,·e presso ciascuno di qaesti battaglioni ogniqua!Yo!ta vi è n11 '.:apitano moo tato, com petere al meÙHsim.:i la razione di foraggio (1). e) I l quad ro in tempo di pace <lfllla d ivision,e deposito dei reggimenti di fanteria a teuore della disposizione 7 diceruhrn 1863, composto di un capitano di l"· c lasse, un sottotenen1e di I·' classe, un sottotenente di 2" classe resta ancora in vigore; al contrario la forza degli uffiziali di una divisione d1::posito verrà per compagnia compost.a di : U n capitanò di l ' o 2a classe; Un luogotenente; Un sottoteneote di l" dasse ; Un . id. di~" id. O Questi uflìziali presso del quadro dtlla rliv isioue di depo• silo (e rispettiva divisione deposito) tnnto in tempo di pa,:c come in guena devo oo èssere dati dai battaglioni a ttivi. (1) Il decreto 15 p;eunaio 1853 stabilisce che in ogni ba.ttaglione i.I.Livo il capitano più anziano , sia montato epperò provvisto di una razione di foraggio; e ciò p er essere in grado ad ogni occorrenza di s urrogare il proprio maggiore. Eccellente disposiiione che vorressimo veder imitata anche presso noi.
RIVISTA BIBLIOGllAFJCA - -~-- ·
La Asambleu del l{jerdto y Arm11da. -- N. 28, 29, 30 e :H. Gennaio, febbraio, marzo e aprile. Tre sono i lavori più notevoli di. qaest<.l accredìtato peri(.)dico militare nei quattro prim i fos,,icolì dl:lll'anno volgen1e. Il primo si è la versione del capitano di vaseello s1g. Louo dello scritto ben noto ed apprezzato del contrammiraglm fran• cese E. PARrs, nel quale non solamente vien de~critto e diSCL1sso con molto crite1·io tutto quanto si osservò di no1evole rispetto alla marina nell'esp'ì<:Ì7,Ìone universale di Lond ra del 1862, ma compendi;in,:;i tutti i progressi dell'arte navale moderna, progressi che fu rono invero gig,rnti dappoi l'appii... cazione 'del vapore e l'invenzione delle navi cor,w,zate . Il secondo è un lrtvor o critico e statistico de l sig. colo nuel lo, capitano del genio, Go1RCIA intorno all'o rdi • arnen to dell'eserci to inglese, lavoro coscienzioso e dettagliatissimo che raccoman diamo a ch.iunque voglia farsi 1Jn 'idea bt•n precisa di quella organizzazione mili tare, h qua le pe r verità non 1,uò presentarsi qual tipo di studio, ma hcn:3ì piuttosto di critica.
RIT'fSTA 148 . Il terzo ha per tit<,lo: Slndi tallici di due militari disoccnpal'i. - Sotto questo tito lo i due scrillo•i s'impogoauo :1 trattare argomenti di tatti, a elementare della fanteria, - d1ia· 111ata in Francia. i~truzioue per gli <:'S<>rci7.i e manovre, ed 1n Germania tattica J1 formazione, per distinguerla da q• ella applicata e da q uell,i rlel le battaglie o g,an tatrira - tra.clucc'n,io in lingua spagnuola alcuni <,pusroli moderni relativi alle 1110dificazioni di già acbt1atc, o che si contiiderano rrncossarie e indispensabili alla tauica elenie ntare della fanteria. La pr•;,na di q11e~te tr,1dnzioni è quella d_i un opn:;colo tedesco intnolMo: Relazione sul campo d,i Chalons nel 186:t, mcinùi1:a di co-ni/Ja Uere e m etodo cl'istr nzione l allicn del/li fanteria francnc, per :\. DE D., quell'anno essendo stato il primo in cui si spE:rirnentò su gr/ln,le scala il nuo\·o regolamento d'esercizio e d'e rnluzioni francese, il qnale ba moltis~imi punti di somiglianza coll'attualA no, tro, iinperocchè ani bidue proYengouo da idt•ntica fonte, dall'antico regolamento di manovra dell'infanteria. !,iggiera fra ncese. Ed invero quest'opuscolo che I' Asamblea traduce altro nun è che un ·resoconto analitico di esso nuovo regolamento .
Dobbiam poi anche nòtare, e s pecialmente notare un a ltro articolo deìl'Asam.blea; ed è uu b1eve scntto dell'egregio brigadiere SJi-;cuEz OsERto, in1iL1>lato : 6·ioitlerra, il cui tema è chiaramente e;;presso dalle seg uen.ti parole con cui esordisce: « Non vi ha Spagnuolo, il quale viva nella penisola ibc1·i._a o serva il suo paese 10 lontani climi, il quale non si sen:a battere fot'lcmcnte il cnore, il qua le non si t rov i JJOSSE!duto iia Yf'emente ardor bellico, e c-he non lo affi;gga il più pnngenw rossore all'udire, al leggrrl! od al pensiero del la parola Gibilter1·a. « A che vnlgono le nostre pnssate immaculabi li glorie? Come ponnoci sodùi:;fare i successi rncessantemenle 01tenu1i nell'arcipelago delle F ilippine, ne le recenti vittorie della campagna, d'Africa e dell'ora 1errn1nata lotta di Cociaciua, nè tampoe,o 1 trionfi. che a forza ài cruenti sagrifitii acquistarouo i n1ls1 ri fratelli, spegnendo l'rnsurrez•one dell'isola di S. Dorniugo sc:ag11ra1a01on tv didiia.rata Culu1Ji a i~p:1nic:1, se nel cuor si.osso
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nIBLIOGRA FICA
della madre patr·a, il ricordo di una rupe ir,;mta di fortifi~azioni i:traniere ha da cuoprfrci la fa"cia? Dinan1,i le nsurpate acque che di fe ndono i cannoni inglesi sern pre in1 berciati, veleggin no le nostre navi salutando una bandiera la quale con insultante orgoglio inal berata , sostiene molto maggiori diriLti di quelli che per colpa no,;lra le appartt<ngono e che mai avrebbP.ro dovuto essrrle consentiti • . L'egl'egio scrittore compendia quindi la storia di Gibilterra'. ricordando le glorie e le onte spagnuole ch'l a quella rupe s1 legano, e consiglia ben giustarnco1e a l prnprio governo ed alla nazione di conceo!rare tutti i suoi sforzi a svellere quello stendardo, e I a ria.vere il patrio tf!rritorio, anzichè a spr ecar uomini e danari in lon tane e poco uti li spedizioni. Tale articolo di cui ogni parola spira il più genero~o sentimento d'amor patrio, ru pubblicato ael gennaio ultimo sCOl'SO, alloraquando Napoleone insi-<teva per il congresso europeo_o:e rliscutere tutti i grn,ndi litigi europei, ed ove qnello di G1bllt~)rra Avrebbe certamente dovuto venir• in campo. Questa fu non v'ha dubbio, una delle prrncipali rag;oni per le qua.li la astuta Albione s'oppose al congres,;n stesso.
Le S11cctafrur mililairc - !\. -15 1, 1 ::i2, 153 e -154 Gi•m1aio, febbraio, marzo e aprile 18ft4. 1
1
I
Dispensa tli gennafo.
La fine di un anno ed il vrin<:ipio cli un all1·0 per i I si gnor :M. Dr CoL.ONJOS . - È q ues10 uno sguardo p'> litico-111il1tare-storico iill'anno passato ed aizli esord11 del nuovo, il quale iermion ricorJanclo i rn iidio1i la vori pnbblicati nel J 863 dallo Specla.t,mr e ringraziaodone ~li autori, e rii:0rdando pme i nomi dell~ perdite più notevoli cho l'esr:rcito ha toccato nell'anno stesso. L'Inghilterra e le l.•ole Ionie per il tenente-t'olon nello si)<, M,111-ri; (2" articolo) . - L'aul.ol'ù v1 dimos tra su b11si swric·lie e geografiche che la gc>ncros i1à colla quale l'Inghilterra h~ rinunzi '\lo al prntetlo ,·a lo delle 1~1Jle lum,', r onseut1•ndm1e 1an -
U,O
R!VISTA
DI DLltìGR A1'1CA
nessione :•il R eame Ellenico, è falsa generosità, dal m omeo !@ " hc decretò la distruzion e delle fortificazioni di Co rfù , e subor,ii nò tale anoessione alla ~ondizione della neutralità delle isole s tesso.
Lo Schleswig-H(Jlstein e le pretese della Germania per il signor L EON DELuzr (2° articolo) . ccmflitto dano- tedesco.
EspGsizione istoriça del
.',tuclio sulle istituzioni m ilitari dei Romani pP.r il ca pitano Con quesi o 12° articolo e con altri due ch e trnviamo nelle dispe nse di fe bbraio e aprile i l s ig . Masquelez compie un accurato lavoro d'rnvestigazio• e storica sulle istituiio• i dei nostri antichi . padri; lavoro questo il qnale no• Sl,lo prova la vasta e rudizion e di chi scrive , ma por1a • on poca MASQU ELEZ. -
]5 l
Dispensa di febbraio.
Forzri rnil·ila1·i 1: n cwali della Oonimarca, per il tt> nen tecolonuAllo MA RTt!-1 . - Con q1iesto scritto l'egregio colonnello dà principio ad una narrazione m ilit:ire dell'11ttuale guerra fra la D animarca e la Germania, nar razione c he troviamo continuata nei successivi fascicoli dello Spcctalem ·, e co n quella solita lucidezza d1 concetl.O e leguiad ria di s tile che tutti apprezzano in lui. Quivi egli espone le risorse militari di terra e di m 11re dei D a nesi, e in r iguarrlo a ll'esercito, entra in iute>ressirnti deltagli organici, dei quali non a bbia mo m ancato di fare il nostro pro n ella nostra na rrnzione degli sttssi avve n irpeatl guerresch i. Studio sulle istituzioni m1"litari de,: R omnm: pel c11pitaoo
luce, m ercè i ben cr1teriosi apprezzame nti di qu~ti, su quelle isti tu zioni che furon o le basi delle moderne, ed oYe oggi ancora si pnò attingere con grandissimo fru tto.
MASQllULEZ (13° a rticlllo).
C,enno storico sulla topog1·a(in militare e sugli irigegne7·i geografi (i·ancesi por il sig. MAu.Nom. - Prcndoodo le mosse
I l p1·inc·ipio, la filosofia e le (orine della gue·l'ra pel sig. D& L ,1H1TOLLE . - È q uest n il sl•guito di un'assai interessante discussione filosofica su ll'al'te de lla guerra, in prnpos ito di nn'ope ra riel sig nor Vo1Lt.AlillÉ, intitolata: JJe l'es7wit de la
dai primi la vo ri topografici e geodeLici che compa rvero io Europa ve rso la mek'l del xv11 secolo, l'auLore ricorda i prolegom eni della s cienza geodetica, e pa:;sa quindi 1• rivi; ta gli ingegneri geografi francesi ed i loro lavori dal regno rli Luigi XII[ ad oggi, per vt::nirne alla conchiusione r,he anche in questo la Francia fu maestra alle altre • azion i. Senza nu lla toglie re al m .-rito degli ingegneri militari francesi dei tempi passati e presenti, ci sembra pe rò che i prog ressi geodetici e topografici n on v:wno loro esclusivamente do vuti, e che l'Ita lia e la Gerniania ,,i han no c;~se pure la loro non p1crnla pa rte.
Cronrw,. politica, militn.1·~ e bibliogrn.jica del signor D~; l., A!HT01,U:.
g·11,erre. Sul imovo 1•p_qolamentn pel servizrn de/te pictzze e sulle disposizioni anteriori 1·ifi,ettenti questo serviz,io. - Re!-or:on to comparati vo fra i\ nn0YO e l'antico rei,i;olame nl<>.
Stuclio sul nclulamenlo e wll' igiene m (wa le clrll'esercilo per il dottor AnnGuEs. Ricorde ranno i nostri lettori gli articoli dell'egregio mora.lista m ili tn re , che man mano , pubb li<'ati nello Spcclntenr dell,i ;;cor:;o nnno, ci affrettavamo a re nder loro con to, e dei qual i sornnti riportammo squarci assai lunghi, scie~liendo gli argo menti più iuteres~an ti. Oi questa opera veramente interes ~antissirna, lo ·Spectaleur or pl'Ornette ri produrre la s eco n,la. p,rtc, e ne dà r.om e i prnlegomeni. Rel,izione sult'assed1:o di Zartl<:h11 (Mgaria) pc! g f"o1::.rale HErinrLt.ON. --
Resoconto di tal e rel~ziorw.
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BTBL!OGHAFICA
Ili VISTA
' Compiono il fascicolo altri brevi articoli di più lieve importanza, dei quali ecco i ti toli : Diritto di pM'ta·r la nt.0sca (spa-
gnotdln) - Recente polem:ica amrntin-istrativa - Arlclio ca1·nP,vale ! - C?·onw;a pol-itica e mililarn. DispenSCJ: d·i marzo.
1l fascico lo di marzo pri11c1p1a con una lettera Folernica indirizzata dal direttore dd\o Spectateur al sig nor generale AM JlERT, il qnale nel Moniteur cle l'Armée pare• d,ciarno pare perc hè non abbiamo sott'occhio q uest'ultimo giornale - ha diretto allo Speclat.eu1· una virulen ta apostrof<; in p roposito dt>l\'articolo di Ìt: bbraio Addio carnovale ! ove il sig. LE LornRMoRVAN briosamente scherza il Mon'.i/.Ci.r. perd1è questi avrebbe d ipinta coi piì1 gai colori la vita carnovalt,sca dell'uffìziale in guarn igione a Parig i. La partita ci parve abbastanza nulemenl condotta da. una parte e dall'altra.
Avvenimenti m'ilita1·i nella Danìm,circa p<::l teaente-colonnt-Jl lo iV1,1 Rl'IN. - Apertu 1a d'"lle ostilità~ Situazione ,ì,,pettiva cJ,c,gìi eserciti b0llig,1ra11 t1 - Cenni sul teatro delle opc:r-a;,:ioni - P1·irnu periodo dHlla can1pagna, ciuè dal pas~aggio dell'Eyder ,ili abba mh>uo del Dannewerk. - L'autore saviamente apprezza. nei sègnenti termini la con<lotta del génerale D? lVIeza e dell'esercito danese : • I Danesi furono sorpresi, ciò è inconlcstr,bile, dall'im prov; v iso at tacco dei Tedesr.hi. Q11esti vollero Brprofittnre dei va nt 1,;rgi che loro ria.vano l'abbassamento dt:lla temper<1 .Lura ed 11 gelo; il loro mov imento s'è pronL1M.Ìat:P, io conseguenza, cot1 una pron tezza. che fece tutti stupire. Ma fnvvi perciò inc;ip ac·ilà od i m previdlmza per parte delle.i s tato 11laggiore <l:lnese'I Niente 1!1-J'atto. H piccnlo e·,erci!o della Danitrn1rc·a Prfl ripartito sulle ~ue \inPe u~,! mo1o il pift 1nlelligE•11 1e, e n'è la nJ1g~io r p1ov,\ r.he esso subi, s,mza la,;ci!l1-si romptn·e i-:ov ra al,:un punto, il primo c'Juo delle fOl'ze a1,stro-prussia ne, qnadrup!e delle sue. , 01· beue, se il geueràle De Meza, rn presClnza ddìe con S>!g:ie1w; dell'irnrninen te pas~a,::gio de!lo Schlei per p 'trte de i
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Prnssìani, duvette ri.nuw~iare alla speranza d i difendere, s11 t111t,1 la sua estensione , queste braccio cl! mare di 37 chilometri , imÌi pen,·leni.Pmente dall'impossi bilità nella: quale ver;;ava, ,\ cagìon della sua inferiorità num,;,rirn, di f,1r- distaccamenti su \'. fic ienti alla t1Hola d,1i pun ti di passaggio, ntm è egli for~e alla cattiva dirnzione da~a alla marina da.uese, ehe c-iò vuob i sopratutto acragir,narsi '? Le navi a vapore e le can uon1e,e non . dovfc•ano esse aver la precipua parte nella di fesa del pa,:;saggio dello Sch lei 'I - « Ma è il ghiae:cio 'I i> - Come fu mai clie 11ie a Missunde, nè ad Aruis, la mari na danese n ,,n a ppoggiò le fo1w terrestri'! « Il ministro de1b marina, che contrassegnò, in consiglio, la. ri vocazion·e del generale De l\foz,1, n sponderebbe certa1m•n t~, mco-lio di n oi a tal quistione ! Non era da ;2.0,000 uomini, dei\uali 2 000 a Fried,-rickst1rlt, 2,000 a Mi~s'1111de, 2,000 sui punti intet'Imidii e 14,000 o 15,000 per difendere la linea di 6 o 7 chilometri del Danncwerk, cbe poteaoosi stacca,e ancora corpi abbastan za i mpouenti per Sl11·vegliare tutti i passi dello Schlei . Ciò avrebbe indebolito l'occnpazione prin cipale, senza poter organi7,zare un distaccam,-nto bastevole a resisteÙza , senza tener conto che nei ranghi danesi ~Ta,vi in principio delle o,;tilità un cerio numero di u01nioi appartenenti ai ducati, pr<mti a darsi prigionieri· ed a disorganizzare i baltiigliun i afa p rinia occasione , . Io quanto a W ra n.rel egli ne lo:la il d1se,:no di guerra, non che il modo vigoroso col qunle fn esegui lo . Chiama. i Prnssia.ni non men pro.li degli Austriaci, ma m,rno fortunati .nelle loro operazioni p1el iminari, e li accnsa rii avc,r concesso ai Dauesi 111 ritirata dal Dannewcrk
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It p'Y'inc1:pio, la filosofia e ·le foo•m.ri della giiei·i·u. ~ Tatlic·a stc·ategia pel sig. Di•: LnrrTOLLE (seguito e fine).
Sl'IJ,dìi sul 1·c.clut.cirrwnto e sull'igiene morale cldl'cse1·c,ito pel dottor A11T1Gui,;s . _:_ Vi s1 tratta il ddiratiss1mo argomento del duello f1·a i militari. L'egregio do ttore il ritiene iudispen- ~ sa bile n ella bassa fo·rza purchè però regolato da maestri ·;di scherma per tal guisa che i duellanti non ,ne possano. riµortar
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chfl g rarliature o fer ite di poca couseg11enz11; q1lP.;;t.a piccola <'l)mme:Jia eroica - egli dice - è un elemento dell'educazione mi litare <:lei S()lda.10 e <lello spirito m ilitare. Ma per l'uffiziale, a parer sno, il duello è un'immorn lità, e consiglia per essi l'i,tituzione ,ll\i ginrì d'onore. Non entrPremo seco lui in discussione su questo argomento, nun possiamo però tac:ergli che egli virtuosamente vuol sostenere una tesi praticamente impossi bile:. Nozion'Ì· d'a,rte milita~·e per il capitano D. F11,1Nç1sco Vn,L,MART1N. - Resoconto di un pregiatissimo libro pubblicato nello scorso anno a Madrid. Il fascico lo di mnrzo rontiene inoltre alcuni ragguagli snlle discussioni ufficiali tPnutesi in In~hilterra sul sistema dei rnn• noni Armstrong, e la solita cronaca politica e mili tare. Dis1Jeusa <li aprile.
Avveniment'i militari nella Danim~rca per il tenente-colonnello M,IRTIN (segue). - Combattimento di Oversee - Isola. d'Alsi>n e Duppel - Fredericia - Considerazioni politico-mili tari su llfl condizioni delle pa1·ti belligeranti durante q nesto :;:er:ondo periodo di guerra, e sul l'attitudine delle a ltre potenze europee.
$tud·i sulle instit,1,zioni rnilitm·i dei Romani pel capita.no :M.1sQUEL&z
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R I V I STA
(fine).
Esame cr-itico dell'opera intitolata: Studio s11-lla difesa degli Stati e sulla fm·tifìcazione del maggiore belga B rnALMo Nr, per , il sig. A. RATHEAU. - Il sig. Ratheau conosciuto ben favorevolmente per alcuni pregia.ti suoi lavori sn lla. scienza del-. l'ingegnere mil ita1'e e particolarmente pel suo Trattato,di (01·tl(ù;azione, pubblicato a Parigi nel 1858, esamina rapidamente la citata opera del Brialmont, opera la quale ebbe veramenteun prodigioso successo - e la si vale. -- Il sig. Ratheau, come è na.tu,ale, sostiene la scuola francese, che il Brialmont vivamente ha ferita,
Sperand0 la R,i,vist.a di poter fra breve dnr essa pure nn cenuo raginnato sull'opera in discorso , si riserva per quella circostanza di prendere in considerazione gli argomenti in critica sollevati dal sig. Rathean.
Il sistema dei cannoni A,rmstrnng per il sig. DE LA FRUSTON, - Segue la relazioue iniziata nel precedente fascicolo delle dis-::ussiooi sollevatesi in Inghilterra nelle sfere ufficiali in proposito ai detti cannoni. Studii sul rnclutamenlo e sull'igiene morale dell'eserci to pel dottor ARTJGuc:s. - Del libe1·tinaggio. L'egregio moralista militare mette a nudo con dati statistici e coo citazioni di fatti questa lurida piaga, che non meno infesta gli eserciti che le altre parti della società, ed accenna i mezzi più appropriati per, se non estirparla, almeno diminuire i d-anm, Questo ca• pitolo è veramente fra i più interessanti del suo libro, e siamo spiacenti che l a ristrettezza delle nostre colonne, non ci consenta di riportarne almeno i passi principali, poichè i rimedii morali e materia.li da lui suggeriti sono di una a))plicazione ge· nera.le a tutte le armate del mondo, come per buona parte il sono all'ìnùera società.
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DOUBT'l'I:-<0 BJBLlOGR.IF ICO 'tRI M_!lS 1' !\ALE
15'7
Gu,itla praliw per fu compiluzione e ver'i(icaz-io-ne de·i fogli delle competenze dell'esercito 'italiano, correda t.a di n n com -
BOLLl~TTINO BIIlLIOHRAFICO TRnmSTRALE
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.'Ju·i mezzi per au,mentcir·e e rnigtiorai·e la produzione del cavallo in Jtc.i,tia dd capitano CARLO NomLI. - Tonoo lB64, tip. Fra llCO e figl i (Renderemo conto di questo intere::sante opusc.ulo). · Storia della mar,ina militare d,el cessalo regn o rli Sardegna dal 1814 alta nwlèb del rnese cli marzo 1861. - Libri cinque [Jer A. MrCHELLfNI. - 8°, Torino, Loescher. - L . 3. Trntlalo clellit mnrlerna scherma itat,iana di CESARE AL~ Blm.l'O B u:NGl NI. - Bologna, Hl64, tipogra fia Ga ragoa ni . L . 2,80. Memoriale dett'u(fìziale d'infànte·rici dell'eserc ito ,i taliano pel capitano SABA. - - 2 voi. - Biel la 1863 ti p Flecchia e Chia rino. - T orino, tip . G. Cas:;one e éomp. ' ·
Notizie statistiche sui princ·1,pali eserciti eiwope-i - l'eserper G. G . C. - P ubblicazione della Rim:sta '
cito francese -
mililcmJ ilalia,nct. L . 1,50.
Torino, 1~64 , in-8°, pag. 278. -
pendio dei regolamen ti e delle istruzioni relative alle com petenze emana te ~ tutto febbraio 1864. - Torino, 1864, ti p. Cotta e Capellino. P ORRO CARLO FELICE (commissario di guerra). - Dei dover·i e de·i dir-ilti d' ogn-i gim;ane cittadino verso la leva rl1'il'itare. - Cune,>, R iba. - L. 1,50 . VALLADA (professore) . - Abbozzo d'ippologia o cenno zoologico del cavallo e delle razze cavaltinrJ esi:slenti presso lulli i popoli della terrn. - Estratto dal giornale di Medici na veterina1;ia, a prile 1864. F AMBIU (capi tano del genio) . Guerm e finanza. Torino, G. Cassone e Comp. 1854. TORELLO BARTOLESI (capitan o). Diog1·ofia del tenent~. ge-netrale Raffaele CfLdorna . - Firenze , 1864 , Barbera. L . 1,50. D'imminente pubblicazione : Regolamento di manovra austriaca (traduzione letterale dal testo tedesco) . - T orino, 1863, G. Cassone e Comp. L. 1,50 . Codice mil-ilare , contenente lo statuto fondamen tale del regno, le leggi sullo sta,to dell'ulfìzia le, sull'ava nzamen to sulle giubilazioni, non che i regolamenti e le istruzioni r~lati ve dall'epoca d i luro pubblicazione a tutt'oggi , decreti e regola menti sulle licenze, sulle unifor mi, legge su l reclntame.nto ,).:! estratto cld regolamento, ecc. - Torino, G. Cassone e Comp. (Tra i vol umi della PICCOLA BIBClOiECA DELL' ESERCITO, 2' edi ~ zione ampliata e corretta).
M .ANGONNEAU. -
t·ion's
d' A "".Ve?'S. -
Quati·ième coup d'mil s1.w les foi·tifìca-• In-8°, 1IJao"· 66, An,,ers. - T un' n , Gh ez
Bocca. P ,rnrs (contreamiral) . - L'art naval en 1862. Etal acliwl de la mc.rine. - P uris, Art.bus Dertrand. - Fr. 20.
LERVAL (lieutenant de vaisseau). 1'·rnité pmt·iquc d'ar tale1·ie navale et tactique des combcits cle met·. - 4 vol. i-n-8° gr. avec fignres et tables. - Pa1:is, 1864, Arthus Bertrand.
li>9 Die neuern gezoge-nen ln(anle·rieg13wehre, Ihre wabare L1·istungsfahigkeit und die Mittel, dieselbe zu sichern. Von Casar Ri.is'J'ow Vi. Konig l. Preuss. Hauptmann . Darmstadt, Zer~
-
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DinLIOGR ..\FJCO TR!!IESTRA Ì, 11
BOLLETTINO 0
Fr. 48. BAzY. -
État mi1ilai,·e de la monai·chie espagnole sous le règne cle Phil1ppe II, les mercenaires aii xi ne siècle, Iu 12°, - Paris, Herold. ..:_ Fr. 2. LAmMIR et MoREAU. -:- Hisloi1·e mililaìre de la révolulion f1·ança.ise, du consulat et de l'empfre. - Paris, Renault. GRJVEL . La guerre des cotes. AUaque et dé(ense des f'rontièrns marit·imes. Des canons à gmnde puissance. - Paris, Dumaine, -
Fr. 4.
CoQUlLHAT. -
<lans le
Percussions initialos produites sv,r les aftùls à feu. -- In-8° avec planches.
tvr des bouches
Liège, Renard. -
Fr, 7,50.
·
Revue r étrospective et considémtions d-iverses sur la possibilité d'un gueri·e entre les puissances occidentales et la Russie. - In-8°. - Brnxelles, Muqnardt. - Fr. 2. CHARRAS. Histoire de la guerre de 1813 en Allemagne. - z voi. avec atlas de 12 cartes et plans. - Leipzig. V ALLON . - Co·urs d' hippologie adopté pou,r l' enseignement hippologique dans l'armée. - 2 voi. - Javaud libr-aire à VANDEVELDE. -
42 fior.
Die gezogenen Geschii,tze. Kritische Untersuchungen i.tbc·r ihre Vorzi.ige 'und Nachtbeile. Fiir Offìziere aller WAFFEN von einern deutschen A rtillerie-Offiziere . - Darrnstadt, Zernin. l fior. Cavalerie-Slàz,,en, vom P.rinzen v: W1TTGENSTE1N . - Darmstadt, Zerni n. - l fior. Krieg, de1· Schleswig-Bolsteinische, fur's deutsche Volk in treuer Schildernng. - "\Vien . - 7 sgr. RoTH, - De Wilh, militdrastt1:che Studùm. 3 Aufsatze Plan des Lagers von Chalons und meheren Holzscknitten. - Berlin, Voss. - 25 sgr. · DEDENRO'rH v., der Winlerfeldzug in Schleswig-Ilolstein. 1 Heft. Vou Executionsbeschluss bis zu den Dannewerken. 8, Berlin, F. Schulze. - 7 1 [2 sgr. HEER, das stehende: - Eine Zeitfrage, beleuchtet von einem bayerischen Offizier. -- 8, Monaco, F leischrnann. - 7 112 sgr. RusTow. -De1· deutsch-ddniscke lfrieg 1864, pol-itischmil·itdrisch beschreiben . - Con carta e piani. - Z uricb , ~chulthess. - 24 sgr.
Sanmur. GAILLARD. Étudè stH' le service de l'intendance militaire en campagne. - Un vol. - Paris, Leneveu. - Fr. 3,50. BRIALll:WNT. Études SU?' la dé(ense des éla·ts et de la fortifìcalion. - 3 vol. aveu atlas, · - Paris, Tanera. Turin, Bocca.. - Fr. 80.
NB . La RIVISTA MILITARE ITALIANA rende conto di tutte
l e opere n.a zionali e straniere di scienza militare e di storia che le siano trasmesse dagli editori o dagli autori.
01.>ere tedesche. Neue Studien uber die gezogene Feuerwaffe der Infante1'ie; ',on W. v . PLèiNNTES. 8 eleg. broch. - Darmstadt, Zernin. - 1 112 tal!. ovvero 2 fior., 42 kr. Di.e gezogenen Rcind(e-u.enva(Ten der k. bayerischen ln(anteri1 (System Podewìls). Die Grundziige ihres Systerns ur:d ihre Versuchsergellnìsse. -
Darrnstadt, Zernin. -
27 fior.
TAGLIANO GAETANO
Gerente.
STUDI IPPICI t1.•• ,.-·'· ti -~'-~..1!-.
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Esistono nell'atmosfera scientifica, come nell'atmosfera celeste, delle correnti le quali in certi indeterminati momenti affettano e sconvolgono profondamente, sia cert~ · strati delle umane conoscenze, sia nell'ordine mat~_riale certe formazioni di nubi situate ad un'elevazione più o meno grande. In questi istanti si osserva, quasi obbedissero ad una parola d'ordine venuta dall'alto, tutte le intelligenze convergere verso i medesimi studi, tutti i vapori dirigersi verso lo stesso punto dell'orizzonte, e spesso, nell' or~ine intellettuale queste epoche segnalare un progresso o precorrere le grandi scoperte facendo un passo gigantesco od una lacerazione più profonda nel denso velo che ricuopre i misteri di cui il nostro globo è testimonio e teatro. Così è appunto della questione ippica. Pare infatti che per noi Italiani sia venuto il momento in cui, volere o non volere, dessa è forzata a camminare a gran passi
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verso del suo scioglimento, ed al vedere il numero e l' importanza degli scritti che in pochi mesi sono stati pubblicati, siamo irrisistibilmente c:rndotti a sperare non lontano il momento in cui l'Italia potrà riconquistare fra le naziuni ippiche, quel rango cui le danno diritto la fe. condità del suo suolo, la limpidezza del suo bel cielo, la svegliatezza de'suoi abitanti, e quel primato n ella pro<luzione cavallina che ebbe già nei remoti tempi della dominazione romana, e che malg rado l'invasione d ei barbari del nord seppe mantenere nei secoli di m ezzo, poichè al risorgimento della moderna civiltà seppe insegnare alla rimanente Europa ancor rozza e brutale le arti e le scienze, ma ancora i mezzi e le discipline mercé le quali si produce, si educa, si moltiplica e si migliora il cavallo. L'ardore con cui la stampa vassì occupando della pro~ <luzione cavallina è ver~mente singolare, e le discussioni che nccessariiunente debbono emergere, quando non sieno per degenerare in isterilì polemiche, n on potranuo far a meno che gettare unà gran luce sopra una delle quisLioni le più ardue e complesse in fatto di scienze economico-sociali. Per ora possiamo constatare di g ià un passo fatto, e di non poca importanza, ed è che la direzione delle :razze venne str alciata dal ministero della guerra, e posta fra le attribuzioni di quell0 dell'agricoltura. - L'avvenire ci dirà se questo mutamento, l'agdcolizzazione della direzione delle razze sia stato un m iglioramento, un pi:ogresso , Quello che vogliamo constatare si è che se l'Italia non è in giornata il paese del mondo più ricco in cavalli, ciò non è per non aver speso bastantemente per d ivenirlo. Mentre le specie bovina ed ovina sono esclusi va.mento abbandonate all'industria privata, per il miglioramento del cavallo invece venne creata in tutti gli Stati italiani , t ,~qto _prima che dopo le Mne.ssioni, un'a1nu1iuistraziouo
ll'P!CI 163 particolare , con numerosi stabilimenti oYe si riunivano distinti riprodottori che si facevano venire dall'Oriente e dalla Gran Bretagna, con un persona le ricco e ben re• tribuito . Pel cavallo si stabilirono corse, prove, concorsi con premi ed incoraggiamenti. Per il cavallo infine si è creata una lingua speciale inintelligibile alla verità ai quattro quinti del paese o solo conosciuta dagli adepti. Dopo tutto questo avressimo dovuto aspettarci che cotest'ammin:strazione avrebbe potuto fornirci a dovizia di cavfilli, od almeno ci avrebbe messo sulla buona strada per poter contare sopra di una numerosa produzione 1 equina da qui a qualche anno. Eppure nulla di t~tto questo; poichè il lusso si lagna perchò non può provve- 1 dersi che con grande fatica e spesa di cavalli da sella e da carrozza, l'esercito non trova che a stento a rimontarsi in tempo di pace, ed ancora con meschini cavalli; { e malgrado l'estensione che tutto giorno vanno prendendo le vie ferrate, il prezzo del cavallo di ser v1z10 vassi aumentando di più ogni giorno, e la cifra delle importazioni si eleva a più decine di milioni ogni anno. Noi non v ogliamo accusare di tutto questo le passate amministrazioni delle razze, n è fare un processo alla dir ezione presente; non possiamo però trattenerci dall'osservare che dal momento in cui venne sempre contestata ' l'utilità di qucst,,instit uzione, e che d'altronde non può fornire le prove irrefra.gahili che il suo intervento sia indispensabile e fruttuoso per m oltiplicare e migliorare il cavallo, era dovere del governo, geloso della grandezza, prosperità e sicurezza della patria di ricercare nuovi m ezzi, e trovare nuovi spedienti per incoraggiare la produzione e l'immegliarnento delle razze equine.
La nuova dirczhmc delle. razze equestri italiane. l,:;1w riamo quali sieno
pensamenti della novella di-
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reziope la quale del resto non verrà attuata che l'anno venturo, rna possiamo già fin d'ora pronost.icare oosa il paese può aspettarsi da essa. Se continuerà a calcare la ;tessa via tenuta dalla passata amministrazione, se adottei'à la stessi'!, instahilità nei principii ippici, se adotterà jì culto della forma, abbandonato e poi ripreso le tante volte, se continuerà la dottrina più o meno esclusiva del puro sangue inglese colle sue ingannevoli illusioni , col ~uo c.o rteo obbligato di corse, d'ippodro(x1i, d'allenamenti, ~e vorrà obbligare il governo, a farsi esso stesso produttore, ed a mantenere razze goveruative, se asseconderà le proposte di grossi premi -a stalloni distinti, a ca valle fattrici , se vorrà sottop orre ad una regolamentazione universale e rigorosa l'ind ustria cavallina, se continuerà a far poco o ninn conto dell'elemento tecnico, se infine cdìltin uerà a provvedersi di stalloni come per lo passàto ed in numero cinque o dieci volt.e inferiore ai bisogni . reali dell'industria equestre dell'Italia, non vi sarà n iun miglioramento decisivo nè nel numero, nè nella qualità dei cavalli italiani. Essi in ',\eCe può essere sicura di ar rivare a dotare l' Italia di una produziooe · equi na capace di soddisfare agli svariati bisogni della nostra consuma. ;,.ione quando sappia provvedersi di un personale dota.to .. cl: tanta scienza, giudizio e tenacità di proposito da pot-er rnisur:ire tùtta l'estensione e la difficolLà dell'impresa , che conosca esattamente le aspirazioni .ed i bisogni del paese·, che sappia circoscrivere e limitare l'intervento governfiti•vo, e rimanere indipendente dalle teorie azzar. · dose facili in af>parenza, difficilissime in realtà a mettersi in pratica, quando abbia l'intelligenza perfetta del pro- _ blema arduo della conciliazione degli interessi economici, ehe fanno o reclamano il cavallo usuale, con quelli della produzione del cavallo di l usso ch e trova difiicil mentè posto nel progresso agricolo , quando infine sappia ap pliçare principii ippici !andati su ba.si che poco differì•
scano da quelle che le scuole veterinarie hanno costantem ente insegnato ai loro allievi. Il ministero della guerra aveva nel 1860 presa e recata in atto l'ottima determinazione di estendere a tutto il regno l'instituzione dei depositi di cavalli stalloni, prima ristretta alle sole antiche provincie; .a.l doppio scopo d i f,,rnire agli allevatori ottimi tipi r iprodottori, e d i opPrare un adatto i ncrociamento delle razze del paPse la maggior parte, per ragioni che non è qui il luogo di dire ab.biette o degenerate. Forsè ìl governo in vista spe cialmeote del cattivo stato delle finanze fu troppo · par- · simoni oso nella quantità degli stalloni messi a ~isposizionP degli a.lle,,atori, e non s i ebbero tutte le attenzioni per provvedere tipi distinti sotto ogni aspetto. Il fatto è c:be la produzion~ non corrispose all'aspettazione, e f'i accusò d'insufficiente l'amministrazione militare che eni a11a ddezione generale delle razze equine e con un colpo di penna, si può dire, si fece passare la direzione gene -raie delle razze e degli stalloni dal ministero della guerra a quello d'agricoltura. Senza ripetere gli appunti che molte persone competenti ha.uno fatto a questa direzione1. e senza voler in alcun modo n è accusarla ~è difenderla., · ossnveremo che forse non banno tutto il torto· coloro che l:ìanno t rovato troppo meschino il numero degli <.:talloni col mezzo dei quali si volle agire sopra le nostre razze ippiche ed aumentarle e perfezionarle. Iu questo almeno si avrebbe dovuto prendere esempio dal1a vicina Francia., la quale nel 1860 incominciò a lavorare sulle razze frances i con 1,200 stalloni , i qua li venn ero però aumentati tutti gli anni a . segno che a l prinf:ipio del 1864, essa ne possedeva 1:2,000 governativ i e 1,300 od approvati od autorizzati ed appartenenti a.i privati, e 600,000 ca.valle' fattrici, e portò ad un punt o sì elevato la produzione e la maltiplicazione equina che il go•rnrno pensò di' sopprim ere la sua azione diretta • 0
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lasciando all'iniziati va privata tutta · la libertà d\tzione possibile in questa bisogna. Havvi chi crede che anche fra noi si pensi di fare altrettanto, ed ulia delle tante ragioni che ne adducono si è che il ministero d'agricoltura nel nostro paese avendo un'esistenza problematica, ed essendovi molte probabilità che possa venir soppresso da un momento all'altro il passaggio che si è fatt.o fare al medesimo dell'amministrazione delle cose ippiche, è solo una misura transitoria. Nella relazione d'altronde che precede il regio decreto che stabilisce tal passaggio si manifesta l'intenzione di operare radicali riforme. Amanti della libertà la più estesa in fatto d'industria noi non possiamo far a meno chH applaudire al governo ogniqualvolta prende la determinazione di ridurre. il numero delle sue prerogative, e di restringere. la cer chia · della sua azione. 'f ~ Se non che la soppressione _completa dell'interventG diretto dello Stato .nella prod uzione equina parei che sia ) ~ma disposizione per la quale non è ancora matur a l'Italia. ' o quanto meno esige che il governo, prima d'applicarla: ( proceda colla più grande circospezione e prudenza, met- { tendosi in guardia contro le disastrose conseguenze di \ una misura che può compromettere la produzione del cavallo e particolarmente del uavalJ o di guerra, poicbè fra t utte le produzioni quella per cui è più chiaramente giustificato l'intervento governativo è senza dubbio quel-la. 1 del e.avallo, sopratutto in Italia, ed in uu'epoca q ual e ) è l'attuale in cui la pace armata , ed i ravvolgimenti / politici che da un momento all'altro po~sono scoppiare esigono che ogni potenza tenga in piedi un esercito capace di entrare ad ogni istaute in campagna. Ora una q uestione di si rnil fatta che interessa si da vicino la nost:a potenza militare e la sicùrezza nazionale non pllò nè deve essere risolta, come si dice, con un tratto di
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penna;· senza precauzione, senza transazione , senza che sieno consult.ati prima i veri ,interessi della nazione. Ma se questa disposizione fosse già stata decisa nei consigli del governo, di maniera che non ci rimanesse altro che inclinarsi d'innanzi ad un fatto compiuto od :i.lme110 ad una risoluzione che ha già ricevuto un prin~ cipio d'esecuzione nel passaggio dell'amministrazione delle razze a, mani del ministero dell'agricoltura, sarebbe sicuro il governo che a1la sua azione venendosi a sostituire l'iniziativa individuale, il paese potrebbe far sen'W dell'intervento dello Stato nella produzione ca vallin,L come ha· luogo in alcuni paesi e segnatamente in lnghi lt erra? JJ Prima tutto , diremo che rispetto al miglioramento delle razze equestri non convien troppo paragonare l'Inghilterra all'lta1ia. È verissimo che in Inghilterra lo Stato non si occupa nè della produzione ippica, nè del migliorament o delle razze , nè della conservazione del puro sangue, ma in Italia vi sono altresì pochi proprietari che possano far acquisti, mantenere e conservare stalloni tipi il cui valor e si eleva a somme enormi. In Italia non si vedono le fortune colossali dell'aristocrazia inglese dovute \ alla costituzione feudale che vige colà e che noi certa~ mente non vogliamo invidiare loro. I lordi inglesi banno 1Jelle splendide loro scuderie stalloni del valore di 30; 40, 50 m ila franchi , mentre presso di noi non vi sono proprietari bastantemente ricchi per permettersi quest0 l usso che è pertanto sì utile. Lo Stat o che rappresenta t utto il mondo potrebbe permettersi queste g randi spese ed assumersi la grave risponsabilità eh& esse necessita.no.: m,t se lo Stato vi rinuncia, chi osel'à sostituirlo ?
Progetto di un'associazione i1i~ic,a italiana, Evvi però un mez20 , e che ha la sua sca.turigine nella
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condizione particolare del nostro paese retto a libertà, :sebbene ancor troppo gìovane per sapere applicare all'uopo i grandi principii dello spirito moderno , ed è l'associazione; se si fan-no associazioni per tante intraprese industriali, per costrurre ferrovie, per scavare canali, per essi care laghi, per bonificare immensi terreni paludosi, si potrebbe altresì formare una grande as;ociazione che avesse per. iscopo la moltiplicazione ed il perfezionamento del cavallo italiano, sostituendo la concentrazione degli sforzi individuali riuniti alla mancanza delle fortune aristocratiche pari a quelle degli Inglesi . Ciò che era possibile solo allo Stat.o, impossibile agli individni isolati, lo può intraprendere una grande società con molt.) maggior probabilità di successo. Non trattasi più della intervenzione officiale dello Stato, ma di un'associazione , tanto pìù potente quanto sarà più estesa e numerosa. Questa società avrebbe i suoi stal1oni, i suoi depositi', le sue stazioni, il suo libro delle nascite, i suoi certifi. cati di monta; essa agirebbe colla pienezza de'suoi mezzi sopra tutti indistintamffilte i oentri di produzione del territorio italiano. _ Quest'idea di un'associazione pel miglioramento del le . razze cava11ine quando venisse ad attuarsi cunverrebbe che vi prendessero parte illustri personaggi, allevatori distinti, amatori di cose ippiche e veterinari, quelli pE'r contribuire colla loro influenza a promuovere l'incremento dell'associazione e questi per dirigere gli mcrc.ciamenti, l'allevamento, la. specificazione, il perfezionamento onde rendere i prodotti più acconci al fine cui si vogliono destinare. E lo Stato rion avrebbe che a lascinrfare sicuro ehe le èose si farebbero meglio che se le di : rigesse egli stesso, perchè vi sarebbe di mezzo l'interesse di tutti i coassociati. Tutt'al più non avreli>be che ad agire indirettamente con qualche premio ed incoraggiamento, come è suo dovere di incoraggiare qualunque
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intrapresa utile ed onesta; anzi arriverebbe un momento in cui anche questi i?coraggiamenti diverrebbero superflui ed inutili. Il poco successo che si è ottenuto finora nel miglioramento delle .razze viene attribuito alla poca stabilità dei princ1pn ippici. stati adottati , ad errori commessi dal governo, dalla direzione delle razze, ecc. Niuno è infallibile in questo mondo , si dice anzi che i papi stessi hanno cessato di esserlo; ma quando vi fosse questa grande associazione ippica non vi sarà più pericolo che il consialio d'amministrazione della medesima, od una. o assemblea de'suoi azionisti, concepisca una teoria erronea e la faccia adottare. Quest'associazione quando venisse a realizzarsi sarebbe un grande vantaggio per la produzione e mialioramento del cavallo, ma anche un trionfo o per le sane dottrine d'economia ippica, le quali ripo sano sopra i grandi principii dell'anatomia e fisiologia animale e sulle leggi che reggono la natura vivente.
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È un errore che questa non sia una scienza, e che l'arte dell'allevatore non possa venir insegnata te0ricamente. È possibile che qualcuno abbia potuto riuscire, come un Bakewel a fare delle meraviglie nella fabbricazione animale, senza aver attinto ai grandi priocipiì dell'organizzazione animale; ma per creare qualch r cosa di · stabile in fatto di produzione e miglioramento animale conviene avere un corredo sufficiente di conoscenze speciali; il contestarlo od il disconoscerlo sarebbe cadere nell'errore di quei pratici instrutti, ma poco logici che negano i servizi che loro rese la scienza e la teoria per avere il diritto di poco curare o minorare l'importanz,t delle conoscenze puramente teoretiche. La zoo-
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tecoia è la scienza dell'avvenire , il nesso naturale e necessa:tio tra l'agricoltura che producfJ, e la zooiatria che conserva. Si può essere b uon agricoltore, senza aver molto fondò di zooiatriche discipline, mentre il veteri4 nari o non -ha bisogno di essere un profondo agronomo. ma il zootecnico debb'essere agronomo e veterinario nel tempo stesso. La specie di antagonismo che l'agl'icoltura e ippotecnia ufficiale sembrano elevare contro i Fappresent.anti della medicina veterinaria, foblio di cui questi hanno talora a lagnarsi, ben più che un diniego di giu~ stizia, sono anzi una grave colpa perché privano il paese dei servizi illuminati di persone che sole nell'umana società hanno appreso i grandi principii sui quali poggi~r deve la zootecnia. Analizzando le moltiplici memorie scritte ultimamente sulla questione çavallina da penna non veterinaria, dobbiamo pur confessare che i loro autori si sono per la maggior parte rivelati statisti illuminati, nella aitica versatissimi, specialisti ed amatori appassionati del cavallo, uflizial1 di cavalléria istrutti e penetrati. dell'im• portanza del soggetto che impresero a trattare e che lo maturarono coll'osservazione ragionata dei fatti; poco monta che siensi lasciato sfuggire t~lora certe espressioni di una giustezza dubbiosa, certi motti che un purista direbbe neologismi e che non sono punto giustificati dalle lacune della lingua zootecnica, ma non toccarono che di volo ai cardini fondamentali della scienza dell'or: ganismo . Noi invece senza entrare in alcuna polemica, ci faremo a discorrere di alcuni principii che costitui. scono il fondo per così dire delle scienze ippiche, desunti dalle opere dei grandi maestri, che chiameremo i padri della moderna ippologia, come i Bourgelat, i Brugnone, gli Huzard, i Grognier, i Gasparin, senza citare i viventi per terna che la loro modestia ne venga ·a soffrire. La:
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maggior parte di quelli che ci precedettero nello scrivere non trattaronu generalmente che-della direzione che · avrebbe dovuto avere l'amministrazione delle razze e dei depositi stalloni; mJ. la produzione cavallina abbraccia e comprende ben altre questioni. Noi possiamQ influire sui vari organismi per mezzo del clima, cioè col calore e colla luce cui li esponiamo, col suolo, coll'alimentazione, colle cure igieniche, con una folla di altri modificatori; e coll'origine cioè col i;nezzo dei riprodottori , coelo, solo et parentibus, diceva Linneo. Sicuramente non diremo cose nuove, ed alla verità non potrebbe essere altri menti, poichè lo studio delle razze equine venné gih fatto da tanti uomini speciali, i metodi di perfeziona1:11ento furono sì fr?quentemente _d iscussi, 1e condizioni igiemche all'influenza delle -quali è subordinato qualunque miglioramento, vennero sì spesso indicç1,te, che è difl-icile in una dissertazione su tale soggetto di non ripetere ciò che anteriormente altri hanno già più o meno abilmente trattato; ma se non fosse altro noi avremo prestato il nostro debole concorso alla popolarizzazione di vari ottimi principii d'allevamento, troppo poco curati o disconosciuti , ed alla rettificazione di certi errori in cui involontariamente, per certo, incorsero alcuni scrittori_che ci precedettero. • E siccome in ogni quistione, prima di tutto convie11 0 intendersi sui termini di cui siamo per servirci e defì• nirli, perché una questione ben definita è a metà risolta , così comincietemo per dire cosa dobbiamo intendere per genere, specie, razza, incrociament}, eredità., scielta, ecc. Gettando lo sguardo sopra una collezione di piante· o di animali, se ci facciamo a chiedere perché questi animali o queste piante trovansi nel sito che occupano, col mezzo dell'analisi, quasi instintivamente, veniamo a riconoscere che ciascuno di tali alberi od animali furon o prodotti da altri alberi od animali simili, e ciò elle ha
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l uogo da_ una generazione all'altra, si produrrà altre<'ì nelle generazioni avve111re. Il rapporto di discendenza e di figli azion e, questa rassomiglianza ereditaria delle ge• neraziooi, costi~uisce fa specie che è l'insieme degli esseri usciti dallo stesso . stipite e dagli stessi parenti. La raRs.omigliaoza n ella specie non è che un rapporto accessurio, ma la r iproduzione è un rapporto fondamentale', La specie è un'astrazione; ma quest'idea astratta è fon damentale, e come dice . Flourens, essa ha. le s:.ie r adici , rassomiglianza e figliazione, nella natura; è un assioma. un'unità, una di quelle cose al di là delle quali la mente umana non va, ma di cui si serve come base delle sue conoscenze; è infine l'asse, la base delle classificazionì: scientifiche. · Ma in natura non ha.vvi una sola specie, perchè tutti gli esseri non si rassomigliano e non nascono indifferentemente gli uni d~gli altri. Essendovi esseri differenti vi sono per conseguenza specie differenti, moltiplici, numerose, infinite; ma per poterci . ricpnoscere in mezzo a questa moltitudine di specie, noi'1.e dividiamo a seconda; delle loro rassomiglianze o dissimiglianze, le avviciniamo o le allontaniamo, insomma le classifichiamo . Quando avviciniamo e riuniamo ,;l:_ssieme alcune specie noi ~ormiamo dei genet'i. Ma il genere non è un prodotto, un fatto, un ente natura:le, rnà bensì un'astrazione della nostra mente perchè non riposa sur rapporto di figlia.· zioue. Nè è sì facile sapere ciò che è gener e e ciò che è. specie , ed i natur alisti sono su questo pu_nto assn i discordi poichè gli uni vogliono che certe specie appartengano ad un genere, gli altri ad un altro, g li uni pensano ·che sieno il prodotto della stessa sorgeotè modifì d cata dal clima, dal suolo, dagli alimenti e da altre in·fluenze che hanno potuto agire su di essi nèl temno ~ nello spazio, altri li considerano come altrettanti st~mpi fissi e primitivi : questioni trascendentali che si agitano
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n el c11mpo della scienw sotto il titolo di imilà, o mutabililà delle spede (l). Con varie spec·ie formansi i generi, coi generi gli ordini o famiglie, con queste le classi od i regni e tutto questo • (1) In questi ultimi t empi l'inglese Darwin emise una novell~ dottrina sull'ori«ine delle specie e sulla formazione delle razze ammali e vegeta.li la q71ale preoccupò seriamente la mente llei naturalisti. e dei filosofi. EsRa conta in F rancia,, in Allemagna e sopratutto 111 Jnghilterrn un gran uumlffO di partigiani, e se vogliamo ricercare !a ragione t:el s'uccesso· veramente straordinario che ebbe, la troveremo sulla smcentà, delle opinioni clell' autore e nel valore delle prove, non che nella na• tura ed importanza delle sne conclusioni. Qnesta dottrina infatti è di quelle che l'uomo carcggia, pcrchè gli rivelano la potenza del suo sapere e della sua industria,, fanno lucicare a'suoi occhi l'immagine seducente <lel progresso e lo autorizzano in nome dell'avvenire_a scuotere il giogo delle opinioni del passato ed_infine allettano le menti cli coloro che ~o"liono fondare sulle scoper te delle scienze il ben esser e morale e fisico delle società. Insomma la teoria della trasformazione degli esseri ope;·ata dalle mani dell' uomo e dclhL natura diventa un principio nuovo nella storia naturale come la correlazione delle forze e la sintesi sono diventate ai nostri gion1i i principii nuovi e fecondi della chimica e della fisica. ' Ed ecco i cardini principn1i di questa dott rina. L'uomo ha il potere .di far variar e in certi limiti i ca.r att~ri delle spede, di fissare le variazioni individuali e di p rodune delle razze adatte a's11oi bisogni o c,ipricci e ciò àrriva ad ottenere mediante_ la scielta, dei riprodottor i (sélect'ion) . Cou questo processo e colla scielta dei prodottì e delle al)ea.uze, la natura produce le varietà e l'uomo le sviluppa,, le accumula, le fissa tanto nel regno vegetale quanto nel regno aninrnle. Il numero JHessochè- infinito di ra.ne d'animali domestici, le innumerevoli ~ar!efa di semi-novelli di fiori, tli frutti, di legumi, sono dovute al prmc1p10 della scielta artificiale. Or bene ciò cbe l'uomo fa in piccolo hi natura lo realizza in grande, accumulando dura.nte secoli e secoli, che sono un non nulla per essa, modificazioni pi11 o meno profonde, essa aveva f~tto nascere non· solo delle razze, ma, delle specie, dei generi, delle fa;111ghe mediante la scieltci natiwale e siccome l' uomo per mezzo clell'a;rtificiale agisce sui caratteri visibili, la natunt invece opera sui caxatteri interni; l'uomo non ha per iscopo che il sno interesse limitato, la natura invece tende a co,1servare gli esseri che ha crea.to; l'azione modificatrice dell'uomo è imperfef;ta, perchè dispone di mezzi limitati nello spazio e nel iempo, ht forza tra~fopnatrice dclht natura è tale che la minima diffe-
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t:ostituisce la classifìcazione, disposizione artificiale con c ui l' uom o cerca a riconoscersi ed or ientar si nel dedalo delle cose naturali ch e lo circondano. Questa distribuzione degli esseri ven ne fatta seD'uen do o
un ord ine ascendente, ma se i nvece di partire cta.lla facè;ia su periore della specie n oi la consideriamo a1\a sua faccia inferior e, osser verem o ch e per r assomiglianti fra loro sìeno gli individui componenti una specie, non sono t utti
l'euza può diveni_re carattere distintivo importante, perchè essa possiede e tempo, e spa,zio, e mezzi immensi. Cosl dunque la scielta naturale è Jlcr D_arwm la legge di conservazione delle varietà favorevoli agli esset·i _v1vent1 e per conseguenza il principio del lor o pr ogr esso. L, natura f~rmsce le variazioni, l'eredità ie perpetua, e la concorrenza vit"ale è \ agente sem_pre poss~ute , ~empre attivo che li elegge e li sviluppa. Che la . c_oncorren~a vi tale sia la necessaria. consegu enza. della rapida prog_,ess10ne degli esseri org11.1Jici, ne abbiamo una prova nel vedere che degl i rn nu1_n e1:evoli indivichù che nascono, pochi anzi po.chissimi sopravVIYOno, p~1che t:n gran nu mero di questi deve scomiiarire per lasciare a~II a'.tn 1 m:zz1_ tli sussistenza. Per questo si stabilisce la concorrenza ti a gli orgamsm1, ~I 1.a.sto campo della na tma è il teatr o di un incessante lotta; dappertutto combattimento e morte diventano condizioni d . d urata e d1 vita. P iù i grnppi hanno stretti r,ipporti fra lor o iù ~oncorre'.1za ~-gran'.le, e perciò la lotta diventa più attiva Ìe ;pecie t:ongeneri, e ~Jiu _att1v~ a~1cora tm le r azze della stessa specie. In questa l?tta della v1ta ..1l pm p1ccolo vttntaggio che potrà posseclere un essere I adattamento pm. fav.orevole di alcuni snni'or<ra · olle c·o di' · · t ' . . . ~ o ' 111 " · . ' 11 ZJO!l\ es erne, decideranno la v1ttona, saranno trasmessi alla sua Jlosterità ed in tal modo, vitale esercitando la potenza elettiva , pio . cl uce l e . la. . concorrenza . sp?c1e pm v'.g?rose'. o più agili, 1neglio armate per Ja difesa, 0 meglio gni_~~te cla~h i~_tmt~ ...se la lotta c~ntinua, continueranno pnre a produ1.s1 1 caratten . • ut ili a tnrsmettersi, a pcrpetua1·s1·, e 51· ac,cumu1er anno cosi quelle differenze che separa.no le specie, i generi, Je famiglie. La lotta e la. n1ort~ SODO dunq ne nella na.turn le condizioni del progr esso, ma consohamoc1 che la lotta ha le sue tre«ue lal paui·a e' un,.1ncogn1·t a., · • e, , • la morte avviene senza dolor e, senza Jacrin;1e, seuza coscienza. Da tali principii si deducono due conseguenze : 1 o che Ja scielta nat1'.rale perpetu_a sopratutto le r azze più modificate e stabilisce così la <l1vergenza · . . dei caratteri· . , 2° la .concorrenrn vitale pi·od uce d eIl e speCie dom111ant1 e delle specie subordrnatc e le razze più t'a,. ,·te .01 1 . . 1. . • • ., • es .mguono gli alllmah e vegetali meno pcrlctt1. _Diet_ro t~li priucipii le specie, che I-Iumbold chiamtwa il mistero dei m'. ste1:1 " c1 ve~go~o rappresenta.te come _altrettante va,rietà ben distinte " 1 cm caratten divennero col tem1Jo fissi e permanei1t· J · , . . . . , · 1, e qua1·I vanet!t • h,tnno 11 _s uo punto tl 'on g1ue da pochi tipi pri mitivi pc! regno !tni" male e p1u pochi ar1corn poi vegetale; ,1uzi l'analogia._ ci condurre!Jbe,
., dice Danvin, a credere che gli a.nimali e le piante discendono da un " solo prot otipo. • Par tendo da queste premesse, l'autore spiega con ra.r a sagacia i fatti e le leggi della distrilJnzione degli esseri, nel tempo e nello spazio, delle metamorfosi, dell'unità di composizione e della classificazione degli animali e delle piant e , e dipinge colla poetica immagine seguente il s uo sistema. ,, Gli esseri organizzati raffigurano nel loro insieme il gr,u1d'aluero della vita: i r,,n1i e le gemme che fioriscono sono gli esseri viventi; quelli che vegetarono e, fi~r irono un temp o sono le razze estinte; la divisione del tronco in branche, delle br anche in rami, r appresenta, la trasformafione successiva delle razze in ispecie, e del le specie in gruppi elevati; la moltiplicità elci rami che nascono dalle branche di più in piì1 elevate dà un' idea del perfezionamento e della va.r iazione successiva delle forme; ad ogni messa novella i rami piit Yigor osi distruggono i pii1 deboli, come le specie novelle esterminano le meno favorite; n.ella gr ande lotta della vita alcuni germi si estin sero alle prime fasi del loro sviluppo, alcuni ger mogli pi ù vigorosi si elevano, senza ramificarsi, dai nodi inferiori a.J~a cima dell'albero; i primi figurano i generi e le specie che vissero un istante nei se.coli passati , gli altri rappresentano le forme strane che si sono perpetuate sino a n oi senza cambiamento di forme. Così si estende mercè la, pote11za _elettiva, o la concorr enza vitale della natura quest'alber o gigantesco che r iempie la scorz:1 t errestr e dei r esidui delle sue branche morte, e copre la stiperficie del suolo colle lusslll'eggianti e sempre novelle sue r amificazioni. Se- non che la dottrina di Darwin consider ata nei suoi pr incipii solleva le più gravi obiezioni, e seguita nelle sue conseguenze, condnca a i;isultn.ti che n on sono conformi nè alla ragione, nè all' esperienza. ·se noi ammettia.mo che una va.rietà può divenire t1na specie, questa un genere, non possi11mo rifiutarci a creclere che la stessa cosa poss~ avvenire delle famiglie, delle classi ecl an che dei regni , allora hM'Vl ninna necessità. di ammettere più pro"totipi, piuttosto che un sol o , cd abbiamo veduto l'autore già disposto a questo. Or hene venia,mo fin o all'ultima conseguenza di questo principio e saremo obl1ligati ad ammettere la generazione spontanea come l'origi ne cli qu esto tipo, i capricci della potenzi., elettiva come l1genti necessari e~scnziali delle sue irnsfornrnziooi, o nQi rito rniamo• al sistema cli Lama.Tk ed alle clott n ne materialiste che' nel passMo secolo provocar ono i sttrcasmi del filosofo
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identici, ed offrono qualche dissomiglianza . Ora due ind ividui della stes~a specie che però offri ranno alcun che di dissimile, formeranno due var ietà. La tendenza. a variare è incontestabile. e perciò niuna specie esiste senza un gran num ero di varietà. di Ferney. Dottrine che negano la creazione, esiliano Dio dal mondo, e disconoscono nell'origine e formazione delle specie una volontà , 1111 un pio.no, e delle leggi, fra le qnali pr imeggia certamente quella delh1 evoluzione delle /'onne , repet·ibile nelle fasi dello svil uppamento individuale, mercè la quale lo s,·olginumto cli un animale nel suo ger me è 1111 abbozzo della storia che ci raccontano dello stesso animale i secoli senza numero delh creazione. Esami11iamo questo svolgimento senza idee pr econcette e non ci sar à possibile di invocare per ispir:garlo, gli azzardosi capr icci della potenza elettiva e della concorrenza vitale. li caso nou combina nulla, non p ensa. a nuJla, nulla prevede, nulla ordina e nulla regola. Se l'uomo basato sul principio delle sciclte !)Ossiede il potere· di modific11r e gli esseri, egli è p er cl.tò è dotato cli r agione e di intelligenza. Lasci agire le influenze primitive senza dirigerle, perder à ben tosto il frutto de'suoi sforzi, e la selvaggia natura riprenderà. i suoi diritti sulle sue greggi, sui suoi fiori e frutti. Or bene ciò che l'intelligenza umana realizza nel dominio dell'industria, è egli razionale di attribuirlo, nel domin io della naturn, al caso ? Nella natura souvi combi nazioni cerM che provano l'esistenza di u11 piano ed è fnor di dubbio esistervi nel mondo un'intelligenza costantemente operosa, sopra di una scala infinitamente più grande e piìi p ossente dell'in telligenza limitata dell' uomo ch e alleva il suo bestiame e coltiv11. il suo giard ino. Dietro tal i considerazioni l'intervento del caso diventa una chimera. e la dottrina di Darnin un'impossibilil, e perciò se vogliamo inter 1iretare nel senso della teoria le con~eguenze della scieltii arti ficiale, dobbiamo. far atto di ossequio ttll'antica credenza della fissità delle specie. L a scielta hii i suoi limiti e questi vennero t racciati dalla stabilit à della specie. Invano l'uomo si sforza <li modificare i caratteri delle r azze al di là di certi limiti; le ~azze degenerano, si atrofizzano, si ister iliscono; esse muoiono, ma non si trasformano. Invano per ottenere forme novello tentia.mo di associare un a specie all 'altm vicina; i prorl otti rimangono infecondi, o ritornano al tipo dei loro antenati: • la specie è fissa • ne'suoi tratti cssem:iali, e come dice Buft'on, l'impronta. d i ciascuna. • specie, è un tipo i cni tr atti pl'inci1,ali presentano caratteri indelebili; • solo le parti iiccessorie sono variabili. ,
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Quando la dissomiglianza individuale è mobile, suscettibile di non r iprodursi che una volta, è una v arietà semplice, ma quando i caratteri che la costituiscono sono fissi, trasmessibili per generazione , suscettibili cioè ·di r iprodursi per figliazione, allora questa varietà prende il nome di razza. In altri ter mini la varietà implica sempre l'idea di una discendenza comune, ma senza trasmissione ereditaria; la razza invece è una varietà confermata stereotipata e fissa. La fissità è dunque la perpetuazione spontanea di una razza sia naturale, sia a rtificialmente creata dall'uomo . Se la razza è assai import ante ed est esa viene anche detta sottospecie. Al dissotto delle varietà la scienza non r iconosce che degli individui, e sebbene questi presentino leggere differenze che dir emo individuali , non se ne tiene però verun conto. Il 1·egno in alto e l'ind-ividuo in b asso sono i due estremi di OO' o n i classificazione di cui 1a specie è il punto centrale o. gener ator e. Gli esseri viventi non si conservano che colla riproduzioné. Ora quando i riprodottori sono naturali, è_ciò che dicesi eredit<l, se invece l' unione, l'accoppiamento ha l uogo tra esseri che nell'ord ine naturale non si riuniscono assieme per ri prodursi, è l'incrociamento , unione essen zialmente accidentale od artificiale. Nella classificazione però superi0r mente notata non tutti gli esseri sono suscettibili di unirsi , non diremo quelli di un r egno con quelli di un altro, o di un ordine con quelli di un altr o ordme, ma nemmeno tra generi differenti; certe credenze che erario in voga nei tempi antichi e che alcuni moderni hanno voluto risuscitare, sono r ilegate fra le fol e, ed oggigiorno a forza di sperienze secolari , di ricerc~~ severe, di inchieste che non si sono arrestate a semplici assrezìoni , ma colle quali si volle rimontare fino alla Ali.NO Ynr, YOJ. l\' , -
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sorgente di certi fatti straordinari, si pervenne d'esclusione in esclusione a considerare tutti questi fatti come mal interpretati o favolosi . ' Ma se dobbiamo rigettare l'ibridismo supposto tra or<lini, famiglie ed anche generi differenti, non possiamo disconoscere gli incrociamenti fecondi che avvengono tra specie dello stesso genere. Il mulo ne è una prova in contestabile, e percorrendo le liste delle specie noi troviamo altri fatti consimili non solo nel genere cavallo, ma anche nel genere cane, nei generi capra e pecora, nei generi coniglio e lepre ed anche una folla di ibri~ dismi µon solo nei maminiferi e negli uccelli, ma anche nei pesci e negli insetti. Ultimamente gli annali della scienza ci fecero edotti che si ottenne un prodotto dall'unione del salmone colla trota, ed un altro da quella del baco dell'ailanto cori quello del ricino. Anzi un grande rlaturalista, il sig. Pallas, ha basato sopra questa specie di incrocia.menti tutt'una sua teoria rispetto all'origine degli animali dornestici, mercé la quale pretenderebbe che questi avessero un'origine artificiale, e non fossero che meticci prodotti dall'unione fra loro di specie selvaggie. Così le varietà del cane domestico sarebbero il fatto dell'incrociamento di una specie di cane estinta coi suoi congeneri lupo, volpe, chacal, iena, ecc., e le varie razze cavallme, proverrebbero da una specie perduta, dallo zigettai e dal cavallo calvo o nudo dei naturalisti moderni. Ricercando i prodotti dell'incrociamento tra specie differenti delle stesso genere noi osserviamo: 1° che l'ibridismo è rarissimo fra le specie selvaggie miilgrado la facilità che hanno di incontrarsi nelle foreste i mammiferi, negli spazi aerei gli uccelli e gli insetti, nelle acque i pesci ed i molluschi ed i crostacei; 2° gli incrocia.menti ottenuti fino al dì d'oggi fra specie congeneri, s0no il fatto della cattività o della domesticazione tra anirnali ingannati per
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179 IPP!Cl così dire da.gli artifizi dell'uomo , e spintj dalle privazioni imposte al senso genitale ad unioni perverse per soddisfare ai bisogni imperiosi della natura; 3° l'ibridismo non si ottiene anche allo stato di domesticità che eccezionalmente e tra specie le più affini, in certe condizioni e climi come gli incrocia.menti tra la specie asino e quella del cavallo; 4° la ripugnanza della n,atura per questi prodotti ibridi viene addirnostrata dalla loro infecondità, di modo che la fecondità limitata è il carattere di.s tintivo dei muli. · Epperciò la difficoltà di tali incrociarnenti e la loro infecondità paiono essere una doppia precauzione presa dalla natura per impedire che la sua opera ne sia scompigliata. Se non vi fosse tra le diffe·renti specie vegetali ed animali una barriera, una repulsione instintiva che impedisce loro di accoppiarsi, di incrociarsi al primo incontro, vi risulterebbe nel mondo fisico un vero scompiglio ed una mobilità tale che il cn:ato cambierebbe di faccia ad ogni istante, e non vi sarebbero due generazioni che si rassomiglierebbero. _"' Finora abbiamo considerato gli incrociamenti nelle divisioni superiori alle specie, ora dobbiamo considerarli nelle razze. Sotto l'influenza del clima, del suolo, del cibo, delle diverse impressioni ricevute dai parenti, i differ enti prodotti di una specie possono essere più o meno profondamente modificati a segno che, sebbene provengano dalla stessa fig1iazione, essi presentano tra loro 'differenze notabilissime, e queste dissomiglianze costi. tuiscono le razze, quando tali dissomiglianze si fissano e si perpetuano coll'eredità. Or bene l'esperienza c'imegna che quanto più è raro e difficile l'incrociamento tra specie congeneri, tanto pi h facile e frequrm te diventa tra razze della stessa specie, a segno che se da un lato l'incrociamento è uno dei mezzi più potenti per modificare in meglio le specie , dall'altro quando esso è abbandonato alla natura senza
] 80 S T UD I scielta e ,:;euza distinzione, ne risultano mescolanze ignoliili e senza nome d'animali senza valore, che non offrono che la media dei difetti di tutte le razze diverse éhe hanno concorso alla loro formazione. E tale è al dì d'oggi il fondo della maggior parte dei cavalli italiani, dei cani di strada, ecc. Coloro che non si fanno un'idea ben precisa tra Sf'ecie e razza impiegano indistintamente i vocaboli muli, ibridi, meticci, l'uno per l'altro, ma il linguaggio severo della zoologia assegna a q ueste VOGi uu significato preciso. Così_ib1·ido vuol dire unione illecita, adulterina e questa denominazione si applica ai prodotti di incrociamenti tra specie diverse e dei quali Geoffroy de Saint-Hilaire ne ha fotto tre categorie sotto la denominazione di ibi·idi bigenet·i, ibridi congeneri e di ibridi omoicli (1) . Mulo è un nome generico che comprende tanto gli ibridi, quanto i meticci e che è riservato per designare tutti gli esseri d'origine mista che sono infecondi; esso si applica altresì (1) Gli ibridi bigeneri venn ero da Geoffroy Saint-Hilaire divisi in tre categorie: 1° ibridi manifestamente impossibili in ra-gionc della differenza d'organizza.zione e di statura degli anima.li cui vengono attribuiti, come i pretesi ibridi tra la cagna ed il t igre, della iena colla leonessa, del lupo colla jena, ammessi da .AJ.'istotile , del toro e della pecora (Mort on), del cervo colla vacca,, del camoscio colla caprn (Burdach), i cinque prodotti tra solipedi e ruminanti designati col no me cli fJÙt1nci1Ti, della vacc:i coll' asino, della pecora colla lontra (detto ancone in America) ; 2° ibridi fhtologicamente meno impossibili, ma sui quali n on abbiamo ninna testimonianza aut éntica.; tali sono quelli tra capriolo e capra, tra capro e lama; 3° ibridi dubbiosi che non sono nella scienza èhe allo str1to di asserzioni sebbene appoggiate da nomi autorevoli, come ibridi tra cani e gatti, tra gatto e faina, ed altri carnivori vermiformi, tra l'orso e la cagna, tra il cervo del Canaclà e la vacca., tra cane e volpe, questi ultimi sono ammessi da Aristotile come l'origine dei cani cl-i L icaonic1 e confermati da Pallas e da Dubenton. Gli ibridi congeneri sui quali non vi può esser e alcun dubbio, come tra la vacca ed il yach, l'ibrido nato dal yach e la vacca zebì1, detto nell'Himalaiti dzo ed impiegato come animale da sonrn, t n1 la capra e J'u.riete (Buffou e Dqbenton), trn ìl ca.pro e la pecora (titiri e-ninsmoni
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ad esseri cbe senza essere d'origine mista sono infecondi, come le neut~·e tra le api e le •respe. Finalmente dicesi meticcio, dalla voce spagnuola metisso, per designar e il prodotto degli incrociaroenti tra diverse razze della stess 1 specie. _ Egli è sopratutto il meticciamento cbe è importante nella storia naturale applicata, o zootecnia. Infatti tutt e le buone razz~ d'animali domestici che possediamo attualmente, sono il prodottb di quest'operazione . Il cavallo inalese è u n meticcio del cavallo arabo , il norrrianno ,., attuale dell'inglese , le antiche razze romane dello spa gnuolo, quelle della Sardegna, del barhero e del1o spn• gnuolo e via dicendo. Egli è dunque col mezzo del meticciamento che l'uomo ha un potere quasi infin ito per modificare le r azze. Ma non trat!asi di incrociare le razze soltanto per il piacere di incrociarle, noi le incrociamo per migliorarle, 8pperciò riuest'operàzione esige studi profo ndi, una scie1ta ragionata, la conoscenza perfetta d i
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degli antichi), tra il bisonte e la vacca, tra la capra ed il muffione. Cuvie1· e la sua scuola am mettono soltanto gli ibridi seguenti : tra il leone e la tigre, tra il jaguar e la pantera, tra il furetto e la pu7.zola, tra il gatto dom estico ed il ga,t.to della Gafreria, tra il cane e la_]upa '. tra il lupo e la cag1rn, ibridi conosciuti dagli antichi sotto il n ome d1 cani licaoni, at li~p1ts et catula format coeu.nclo Lyeisca1n, dice il poeta Eugenio, ti'a il cane ed il chacal, tra la Jepse ed il Japino (Braca), tra il camello ed il dromeda.rio; trn il lama ccl il guanaco, il lama e J'a,1paca , l' alpaca e la vigogna, tra il cervo e l'axis ed il pseuclaxis , tra là capra cd il J11uflìonc, detto 1.tmbri, secondo Plinio, t1·a la capra e lo stambecco, tra il cignale ed il maiale, tra il cavallo e l'asina, l'asino e la cavalla, l'asi1Ht e l'emione , il cavallo ed il quagga, l'asino e lo zebro l'asino ed il daw o cM•allo di Bur chellio, ' Ommettiamo per brevit à cli riferire altri .ibridi bigeneri e congenen nelle classi degli uccelli che sono nuroerosissimi, come pure. nei pesci, negli insetti e nei molluschi, mentre noi sappiamo ch e la. ibridazione dei vegetali o meglio la fecondazione mista, è divenuta, in que~ti ultimi tempi sopratutto, uno dei processi pitt usnali di coltuni, ed i nostri giarclini e le nostre serre, le so no (lebitori cli un'immensa quantità di variet.à ben tosto moltiplicate co11e b:ubRtelle e colla prop8ginll zionc.
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legg! zoologiche immutabili nella loro essenza. Queste leggi sono press'a poco le seguenti. Prima ed anzitutto conviene ricercare la fissità della razza, ~erch_è n!un_ miglioramento è reale se non q uando le mod1ficaz10m d, conformazione e d'attitudine ottenute sono b a~tantemcnte costanti e fisse per trasmettersi colla generaz10ne. Qualunque variazione intrasmissibile p er eredità è senza importanza. . Quando si pratic ano incrociamenti, ciò si fa allo scopo
eh ottenere un_ prodotto .più perfezionato di quello che sarebbe stato 11 fatto dei riprodottori naturali. Perciò con~ien sci~gliere riprodottori che abbiano le qualità che vogliono riprodursi e sopratutto n on sieoo contrarie a quelle delle razze colle quali voglionsi unire . Se si vuole a~ esempio, un ~avallo di corsa che in un dato temp~ sia cap a~e ~el più grande dispendio di forza, conver rà c~rcare 11 nprodottore nel puro sangue inglese; ma se s1 vuole f~re ~n ~avallo da guerra, capace di sopportare ~unghe ~nv~ziom e dure fatich e, g uardiamoci dal cavallo rnglP.se 1~ cui ardore è per così dire effimero, e che esige molte mmute cure e non resiste alle fatiche ed alle privazioni.
Nei_ ~iprod_ottori noi dobbiamo ricercare quei pregi m~rce 1 q u_a li possano perpetuarsi le qualità che ricerc~1a~o , convi~n a~paiare le attitudini ciò che i n oggi s1 chiama specificazione. Se vogliamo delle bell e formo nel caval_lo, µ~n conviene_mai ac_coppiare individui troppo spropo~z10~at1, troppo d1sparat1, altrimenti non avremo chh~ ammali scuciti, senza armonia in ciò che gli Inglesi c iamano per(ormanza. Per un animale domestico la bellezza è quello stato che lo rende ca.pace di corrispondere alla sna desti-nazion e, bel lezza essenzialmente relativa e variabile n oi
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suoi caratteri, poi chè questa destinazione varia a seconcia del genere di servizio che ne aspettiamo . Finalmente in zootecnia conviene sempre conoscere l'origine dei riprodottori, e non mai fare sacrifizi ad una incognita. Quest'ultimo modo di proceder e può essere scientifico , ma giammai utile in pratica , ed i p rodotti che se ne ot.ten gono possono interessare la curiosità , ma si rischi a di perdere i vantaggi che se n e spera.vano. Quando in una razza che vogliamo perfez10nare n oi accoppiamo g li individui più atti a riprodurre le q ualità. che vogliamo ottenere, e ne scartiamo quelli che sono difettosi, quest' operazione zootecnica dicesi scielta, sélectìon dai Francesi, o breeding in and in dagli Inglesi, processo cui è dovuto il perfezionamento che questi ottennero in tutte le loro razze, e che fu praticato da Bakewell, da.i Colling, da \1/ebb, da Tomkins. Ma quest'operazione è essenzialmente lenta, ed è n el suo più semplic:e significato un' applicazion e completa d ella l egge dell'eredità. per la doppia influenza del padre e d ella madre. Ma lo incrociamento è preferibile p erchè più pronto, più economico, più rimuneratore ed altrettanto sicuro quant o la scielta, e per meglio farci comprendere ci serviremo di un esempio . l'n giardiniere tanto abile quanto perseverante arrivò ad arricchire il suo vivaio di un frutt o nuovo tanto rimarchevole per la sua p recocità, quanto per la sua squisitezza. Se uno volesse appropriarsi questa meraviglia non ricomincierà certo le spcrienze e le col ture del giardiniere, ma i nvece si procurerà un ramo dell'albero che produce quel frutto che innestato sopra una delle sue piante, g li procnrerà un risultato più pronto e molto meno incerto. L'incrociamento è in zootecnia ciò che è l'inn esto in dendrologia. Tuttav ia convien credere che la scielta e l'incrociamento si esclu<lano l'un l'altra; ess.i invece po~sono e devono all'occor renzh ven ir impiega ti concorrentem'cnte.
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In certi casi poi dehbesi agire col mezzo del] 'incrociamento, in altri colla_scielta. Se l'incrociamento dà dei bei prodotti, la scielta tra consanguinei può sola mantenere le belle razze; ma i meticci, generalmente parlando, sono cattivi riprodottori. Niuno ignora·infatti la difficoltà di creare una nuova razza e sopratutto, come dice Flòurens, d'impedire che si disfaccia, perchè per attenzione che si usi nella scielta delle razze incrocicchiate, cioè nella scielta dei loro migliori riprodottori, i prodotti dopo una o due generazioni ne perdono i caratteri, la razza scompare e ciò che rinasce è la specie; e questa forz a ereditaria che si conse'rva al fondo di tutte le razze e che per -far che si faccia, trionfa di tutti i i:wstrì sforzi di tutte le nostre com binazioni; e questa forza ha rice~ vuto il nome di attavismo, ed è la tendenza a far ritorno al tipo primitivo, a riprodurre i càratteri degli antenati . La sua azione può essere sospesa per alcune generazion ma tardi o tosto finisce per riprendere i suoi diritti· direbbesi che l'attavismo è t1 na specie di ipoteca le~ale presa dalla natura sulla concessione fatta all'uomo di poter modificare le razze. Trattandosi di alleanze consanguinee, l'eredità trasmettendo le qualità dgl simile al sùo sim ile, trasmette nel lo stesso tempo le infermità, i vizi ed i difetti, cosicchè nelle mani dell'uomo può diventare un potente mezzo di progr~sso, ed un princ.i pio fatale di degradazione. Egli ;, 1~fatt~ generalm~nte .a~messo dai veterinari che, quando s1 ostma ad u nire assieme fratelli e sorelle ed anche parenti in prossimo grado, la degenerazione della razza occasiona l'infecondità, le difformità, le mostruosità il rachitismo e l'aJbinismo. E perciò, se sono indispensabili q_ueste alleanze durante le prime generazioni , per perfez10nare e consolidare le razze scielte , quando vengono troppo lungamente continuate non tardano a distruaaerlc 00 determinando la sterilità:
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L'attavismo invece agisce nel senso contrario delle unioni consanguinee. Nelle ,prime generazioni l'allevat?re deve perciò combattere la tendenza dei disc~ndent1 ~ rassornio-Jiare ai loro maggiori, ed a cancellare 1 caratteri nascenti della nuova razza. Convien scuotere il tipo e comprimerlo; ma dopo un seguito di generazioni, l'atta: vismo divenendo un ausiliario potente per la fissità dei caratteri, il pratico dovrà mettere altrettanto studio a sviluppare le r assomiglianze cogli antenati, quanto ne aveva adoperato da principio per evitarle. . Ma troppo lontano ci condurrebbe l'esame delle vane questioni che solleva la dottrina degli incrociamenti c~e è il campo di battaglia, al dire di Flourens, della zool~g1a trascendentale moderna, e perciò passeremo all'applicazione pratica dei principii teorici superiormente enunziati ricercando di quali riprodottori noi dobbiamo , servirci per migliorare la nostra produzione equina; quando dovremo usare il · processo dell'incrociamento, e quando h scielta; qual è l'influenza che possono esercitare sul mi glioramento delle r azze equine i progressi agri~oli ed igienici, gli incoraggiamenti alla produ_zione, ~e corse, l'instituzione cli depositi di rimonta e d1 puledri, 1~ cure igieniche, la castrazione, ecc.
li caYallo della natura.
n cavallo è per certo uno dei più nobili animali della. creazione e l'essere vivente che dopo l'uomo ha ricevuto maggior . dose di bellezza. Ma il ca~allo primitivo, cioè quello della creazione, doveva essere ben differente quanto alle forme da quello che esiste oggidì, allo stato sel vaggio. Nulla nella natura ci può dare un'i?ea di -ciò che era oriuioariamente , perché questa spe01e non .ba o piu. allo stato · selvaggio alcun tipo cui possa essere rapportato; perché quelli che oggigiorno trovansi in questo
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Cavallo arabo. Evvi fra gli ippologi un'opinione che il cavallo pritnitivo sia il nobile corsiero dell'Arabia, il famoso kocklani, la sublime descrizione del quale data da Giobbe or sono 4,000 anni, conviene sì bene al destriero che monta ancora ai nostri giorni l'emi_ro del deserto. « Secondo essi non v'ha dubbio che questo sia realmente il tipo primitivo della specie, la copia esatta e. fedele del primo cavallo che sfiorava co'suoi piedi i prati fioriti dell'Eden. Esso è passato d'età in età a traverso alle generazioni senza subire nè indebolimento, nè deteriorazione , nè modificazione alcuna nelle sue facoltà primordiali. Esso è ancora oggi l'opera del creatore, cioè il primo cavallo del mondo sotto il rapporto della bellezza esteriore e delle qua lità. intime. Tutte le razze che se ne allontanano
J 87 · perdono necessariamente questi pregi. Qualunque cavallo che non è arabo, è un cavallo degenerato, legge fatale a cui niuna influenza può sottrarre il cavallo che non vive nel suo mezzo di predilezione. L'arabo al contrario si conserva sempr~ puro, sempre 'intatto, per ripetere in tutti ì secoli il prototipo generale della specie la quale non va punto soggetta a degenerazione; nulla ha _pot~r~ sopra la s_u a natura, sulle sue qualità, s~lle s~e att1t1:dm~ e , perciò per lo passato era quello che e al g1_orno d ?gg1 e quello che sarà per l'avvenire, cioè la npro~uz1one pura e semplice, ma intiera ed assoluta della nat~v~ ?erfezione, il cui tipo è invariabile nella sua causa pnm1t1va, e ne1la sua essenza. » Noi invece pensiamo altrimenti e crediamo che. il. v~_ro cavallo arabo tribù del resto poco numemsa e d1strnhssima dalle alt;e razze che popolano q ue1la contrada, è il cavallo primitivo perfezionalo, per le cure tutt'~ffatto particolari che da secoli e secoli gli vengon~ prod1~ate, mercè un'educazione scrupolosissima favorita da c1Tcostanze di clima è di suolo, perfettamènte consone all o sviluppamento concentrato, al\'esalt~zione giu~tamente ponderata di tutte le quali t~ inerenti alla s~ec1e stess~ del cavallo, dirnodocbè è diyentato l'espressione la p1u elevata dei bisogni cui fu chiamato a soddisfare in seno di una civilizzazione, diressirno, immutabile, la quale l'ha fatto iu~ariabile, come essa stessa, e gli ha trasfuso ad un arado eminente i d;1e tratti caratteristici del tipo, l'omoge~eità e la costanza che danno il potere ereditario per eccellenza. , . Senza impertanto ammettere o negare la fac~lta d1 re• sistere a qualunque degradazione come un attributo speciale del cavallo primitivo che sarebbe rappresentato dalla razza araba pura, siamo d'avviso che questo, quando è di nobile estrazione ed esente dai vizi di forme clJPpossono ddurpare l'individualità. la più brillante, sotto IPPICI
stato, lungi dall'essere debitori della loro esistenza art un tipo primordiale, al contrario non la devono che a cavalli domestici abl:>andonati dall'uomo nelle steppe della Tartaria, e nei pampas dell'America ove . quest'animale punto non esisteva prima della scoperta di questo continente. Questi stessi la cui origine selvaggia data tutto al più da tre secoli sono ben differenti di forme da quel li che l'uomo fabbrica per soddisfare il capriccio o la moda, e coll'idea che ci facciamo della beltà di quest'animale, troveressimo deformi i cavallì selvaggi a piccola statura, a testa grossa ed assai_forte , ad ·eminenze ossee assai pronuuciate, a ventre voluminoso, a rhem bra secche e sottili. Non sarebbe impertanto in questi animali che si potrebbe rinvenire, nè il bello estetico, nè gli attributi del cavallo tipo, perché tutti presentano anzi un carattere di decadenza che non corrisponde all'idea di perfezione che è si strettamente collegata con quella dell'esistenza del cavallo primordiale.
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il rapporto dell'origine, riassume e rappresenta per Cérlo l'immagine più felice e ir modello più perfetto del tipo specifico. Questa razz.a è superiore a tutte le altre pèrchè è l'espressione della condizione più elevata cui posm pervenire la specie, perché ha conservato come un sacro deposito il germe di tutte le perfezioni utili e desiderabili, perché è la sorgente feconda di t utte le modificazioni di forme, di attitudini svariate e di specificazioni che i bisogni continuamente mutabili dell'uomo possono rendere necessarie. Ben lungi impertanto dall'essere il cavallo della natur a, l'arabo è per noi il più alto punto di perfettibilità che l'educazione e l'allevamento ben intesi possano imprimere ad un animale. L'Arabo infatti sotto la tenda non considera il suo cavallo, o come una macchina destinata a compiacere i suoi capricci od aiutarlo ne' suoi lavori, o come una mercanzia di un valore qualunque, ma piuttosto come un compagno _, un amico, vive con esso, per· dir così, in famiglia, colle }me cure affettuose, colle sue carezze continue, gli fa subire le influenze simpatiche delle abitudini domestiche che alimentano l'intelligenza dell'animale al punto da renderlo 1;1bbidiente al minimo segnale come farebbe il cane il più docile e sommesso. Invece nei paesi civilizzati dell'Europa · ove tutto è calcolo, il cavallo che pure divide coll'uomo e i suoi lavori e la sua gloria, non essendo stimato che per il va• loi:e de'_suoi servizi e degli utili che arrecà, subisce mercè i cattivi trattamenti di cui è vittima, influenze affatto contrarie che attivano la sua degenerazione fisica e morale; esso ,teme l'uomo contro del quale cerca a difendersi e finisce per di venire intrattabile o restio . Da tutto questo noi vogliamo dedurre: 1° che il cavallo domestico é un ani~ale affatto artificiale e che non si n:antiene tale che per l'educazione ed i modi d'alleva mento; 2° che le razze equine saranno tanto più belle,
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ta1ito più perfezionate, quanto più grandi saranno le cure che l'uomo loro prodigherà; 3° che il miglioramento degli equini che dimorano lontani dal1'umano consorzio, come le razze semi-selvaggie o b1,ade delle Maremme, di molte località delle provincie meridionali , saranno sempre più diffici li ad essere migliorate, che non quelle che tro, vansi in istato di domesticazione più o meno avanzata.
Razze orientali.
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Abbiamo detto che la razza araba costituisce una tribù assai ristretta, e trovasi ripartita nell'Africa settentrionale, nell'Egitto, nell'Arabia ippica, nella Siria e nell a Mesopotamia. Nel nord· dell'Africa il cavallo arabo ha subìto l'influenza dei modificatori naturali. Il Sahara, le parti montuose le pianure nmide del litorale, le minori cure igieniche , le mescolanze male assortite con altre razze, hanno impresso al cavallo barba,resco caratteri ben differenti. Noi abbiamo già prima d'ora constatato l'importanza del cavallo barbero, e l'influenza che si ebb13 come tipo rigeneratore delle razze italiane (vedi giornale di Vetm"inaria pratica, anno 1x, 1860, pag. 494) eg abbiamo insistito specialmente · sulla necessità di r icor.rere attualmente ancora a.I cavallo numida, per insanguare le nostre razze degenerate. Anche le stesse idee s'incontrano io un recente scritto del colonne1lo signor Caligaris, Sulle razze equine in Italia. Nel basso Egitto l'arabo ha piuttosto degenerato ed ha subìto press'a poco, come l'uomo arabo, le stesse modificazioni. La razza egiziana tiene ancora del sangue de'suoi antenati, ma il suo pelarne, le sue forme, la potenza de'suoi muscoli, il suo temperamento, vennero di molto alterati e non ci r imane più che la statura che possa guidarci per rimontare fino alla sua origine. L'antica razza, dei mameloucchi è pressuc;hè estinta, essa teneva dell'arabo. e del cavallo del,
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Dougla ed era superiore all'arabo puro per il suo scheletr? ossen più sviluppato, e per la sua forza rnuscolare . I deserti della Mauritania possiedono per certo in giornata cavalli migliori d ell'Egitto. L'Arabia ippica si stende dalla Siria fino al mare Rosso ed al golfo Persico. Questa regione ha dato là nascita a dei ti pi per complessione, per forme essenzialmente differenti gli uni dagli altri a seconda della topografia locale, ma sempre di una qualità superiore. Con t~tto dò i _viaggiatori hanno osservato che l'Arabia possiede m giornata pochi cavalli, e quelli ch e vengono condotti per occasione sui mèrcati della Siria vi sono assai cari; raramente si trovano cavalle di cui l'Arabo uon si disfà mai che q uando danno cattivi prodotti. Le devastazioni delle armate egiziane condotte da Ibraim Bassà finiron o per ispopolare l'Arabia. Tra la Siria e la 'Mesopotamia trovansi le tribù degli Anesis sempre fiorenti e rinomatissime, ma inferiori a q uelli del . Yemen conosciute sotto il nome di NeY,_di. Tanto le une che le altre attaccan o la piil grande importanza all'origine del cavallo , la famiglia dei Kenel appartenente a.i Dehmans-Sheliani che è la p iù antica, rimonta all'epoca del profeta, ciò che proverebbe che l'Arabia ?OD ha sempre posseduto il cavallo (1). Ma l'Arabo ( l) Se, noi consulti;uno i documenti storici che sono pervenuti fino a noi, troviamo che la culla del ca.vallo fu piuttosto l'Asia centrale nei dintorni del mar Gaspio, ovvero sul grande pianoro di Iran che' non il paese abitato dagli Ismaeliti o l'Arabia . ' ' li cavallo non figura fra gli animali domestici che costituivano la fortuna dei patriarchi Ebrei. I fn1telli di Giuseppe caricarono so ra . , I·1 fromento comperato in Egitto. I l<'ilistei possedeva no Po-ià eI egrI asuu all'epoca di Samuele cava.Ili e carri da guerra, Le stalle di Salomine erano rinomate pel numero di cavalli e cav;i,lle; a quest' epoca gli Ebrei a vevano cavalleria e carri di, guerr,t. Gli Assiri vengono rappresentati dalla bibbi11 come combattenti su ca1-ri ed a cavallo. I Giudei sotto i primi r e, tiravano forse i loro ca-
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m ette dell'importanza nella genealogia del cavallo 11011 tanto perchè indica la purezza del sangue, quanto perchè dalla J:renealoaia viene a sapere ciò che si p uò aspettare o . o da un cavallo uscito da certe famiglie, ciascuna delle quali ha pregi e qualità speciali. Così i Saquetaoni _ e ::;pecialmente la branca Saq uel-Ghidrani sono riputat1ssimi per la guerra; i Manechi gioiscono del prestigio delle velocità e sono ottimi per le sorprese; i Trechi sono rinomati per la potenza generatrice; gli Obeiani per la valli dalle rive dell'Eufrate fino a.1 quale avevano esteso la lor o dominazione. Gli Egizi avevano cavalli fino dai tempi di Giuseppe, Faraone insegui Mosè con carri e cavalleda numerosa. Gli Ar>1bi ed i Madianiti quando comperar ono Giuseppe avevan o cammelli ma non cavalli, ed in nissun luogo della bibbia, parlando dell'Arabia, si fa menzione del cava.Ilo, I present i che gli Arabi offerivano ai re della Giudea consistevano in metalli pr eziosi, in cammelli ed aromi, giammai in cavalli. Erodoto parh1 dell'Arabia e de' suoi prodotti. senza 111,ti far menzione del ca vallo. Parlando delle nazioni che forni~·ono il loro contingente alle annate di Serse, descrive i cavalli dei Babilonesi, della Cilicia, dell'India, della Media, cli Nisea., della Paconia, <lella T essalh1, perfino quelli dei Siginni o degli attuali Cosacchi, pa.r la dell' armatura ·<legli Arabi, ma questi non figur avano fra le truppe a c'avallo. Parlando dei cavalli delht B,i,bi!onia, dice che Serse ave,~ colà, oltre ai cavalli di guerra, 800 stalloni con S,000 cavalle fattrici. Menzionando quelli della Media, afferma che nei dintorni di Nisea venivano educati cavalli della più grossa spocie detti cavalli sacri. F inal mente accenuando ai corsieri indiani dice : che tittti gt-i animali domestici dell'Incl!ia sono)?iiì, grnndli che nelle alti_·e contrade, i~ie,no i cavali~. , I Persiani traevano la loro cavallena dalla Media e dalla. Bab1loma. È singolare che tutti i nomi propri nell'antica- lingua pa.rsa o persiana terminano in asp che significa. cavallo come Gustasp, Lorasp, Istasp, ecc, Strabone celeùr e geografo offre pme una testimonianza negativa sull'esisteui>t d el cavallo uell' Arahia, Amico intimo di E lio Gallo, prefetto d'Egitto che intrapr ese una spediziolle disastrosa per conquistare l'Ambia, descrive ~ abita.nti di queste contrade come dati al 'Iadroneccio, ma nelle loro escursioni non impiegano che cavalli. Dice pure che 1 Sieniti ed i Nabatei hanno pecor e e grandi buoi, ma sono senza cavalli, cbe vengono rimpiazzati dai cammeìli. Gli Arabi del sud allevavano molti aninrn,Ji don1estici, ad eccezione del cavallo, del mulo e del mafale.
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docihtà., _ecc. Gli Arabi attribuiscono le forme al padre, le .quahta all a. madre; si r aceonta sotto la tenda un'infì.111tà di aneddoti sull'intelligenza, sobrietà, r esistenza ed a~tacca~eoto del cavallo Neydi pel suo padrone, specia!rnen i:e della cavalla ~he viene sempré prescielta per le imprese azzardose, ciò che ci spiega· la difficoltà di ~Joterne fare acquisto. D'altra parte questa razza scielta e talmente apprezzata che non havvi nazione . europea conferma quanto dice Strabone ecl accen11a 1· - · ,Diodoro r ]I cli· Sicilia · . ' ' •• < g I :.tnt• ma I a evat1 dagli Arabi tan to nomadi quanto sedenta.r i, che er ano buoi pec_ore a gr o_ssa coc~a e dromedari; questi erano impiegati per la guerri~ e ciascuno di questi animali portava due guenieri che si volrrevano 1 0 spalle, ma di cavalli ·' cosicchè !)'tre che· gl·1 A rab1. non aves-e . . . 0011 parla . ' sei o cavalli nel prnn o secolo dell 'era cristiana. Aria.no la spedizione di Alessandro dice che lll · una. p1a· . ,· ·ò i:iarraodo d . • n m a •a c1 estmata q uesto r e ha vedn to 50 m1·1°u, c"valli· • <-~ · I .·lUlll·t·l ; f.\,l· tempi eh Et~odot~ questa loca.lità che esso chiamava Nision ne aveva contenuto foO mila. Sotto Al essandro i Partj o-)i I 1··can1· · z · rr . . .. . . . ,. . , e , I apOUrI .,ue1~egg1av~.no a cavallo, gh Aram invece erano a piedi. Gli autori romr1ni sebbene arlriartenenti ad epocl1e a noi· prn · · v1cme · · . · · non 1·conobbero 11. cavallo dell'Arabia. Plinio che clà notizi"~ assai· emmw .· su . e I questo annnale ar·abo · . . non conosceva il corsie1·0 · , • Il p rnno aut ore l~tmo che ne_ parl i s1 è An~miano Marcellino ufficiale romano, il quale v1.veva ".e1·so 11 350 e c'.ie fece tutte le guerre dell'epoca per tutto il mm~do i_n allo:·a conoscrnto; descrive gli Arabi sotto il nome di SC1Jraceni, •. 1 quah usano 1.1elle loro escursioni il cava.Ho unita.mente ai drom.eclan » equorumi ac{]'umento pernicittm, gi·acilinitnque CC1Jittelon nn pe . diversa .reptantes, _e c~sa singoJa,·e, pare che gli Ar~bi di quel temp: fossero ~ successori lle1 Parti, perchè si fu precisamente verso la Mesopotamia che vennero incontrati la prima volta a ca.va1lo. Così gli Assiri, gli Egiziani, i Sciti, i Greci i Giudei gli Indi·an1· • N ·d' . R . ~ , ' ' l umi . 1, 1 01~1an1, i Parti, i Meda-Persiani possedevano ed allevavano cav~lh ben prnna degli Ara.bi, i quali sebbene per desio-nare il cavallo abbiano _ . una quantità di vocaboli indigeni, hanno per·ò - "aneIie 1·1 nome f aris, _11 quale .non significa altro che il cavallo persiano, vocabolo che trovasi anche 111 •molte aJtre li•1g • . · ne ·, così nell'ebi·ai·co a nt·1co 1·1 cavall o e eletto pcinish , 111 etio1)ico tJa-rc,s, in sanscrito · persiano · . , ., · ,·,,ca , m 1Ja,·as" (ars, ecc. 11 che. sembrerebbe indicare che ciuest'an1 · . -_ ·111ate venne importato presso tutti questi popoli dalla P er sia. ,
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cbe non cerchi d'a.verne dei prodotti per la r iproduzione, a.nche pagandoli prezzi favolosi. I cavalli del Diarbekir e di Bagdad che comprendono altresì quelli di Mossoul e di Ba.ssora, soHo più grandi e più alti di gambe dei pr ecedenti, ma di assai buona razza. Per la loro conformazione si avvicinano al cavallo persiano , mi1 le- sue forme sono più r egolari , perché q uest'ultimo è alto e sottile di gambe, ha però molto vigore e molto sangue e di tutti i cavalli orientali è quello che p1ù si avvicina al tipo inglese. Come oggetto di curiosità accenneremo che a Bassora ed a. Mossoul gli Arabi vei1dono molti giovani puledri ag} i Inglesi che li imbarcano e li conducon o nelle Indie. E per questo che gli allevatori di queste contrade sonosi applicati a creare una razz~ p.à rticolare eh•~ si avvicina. di mollo -al uro sanr.rue ino-lese . Così l'inco11atura, invece di essere o o P corta e torosa come generalmente si osserva nel corsiero arabo, è al contrario sottile ed allungata, ed essendo più lunghi di estremità la loro taglia appare più el~vata. I cavalli d,3i dintorni di Mossoul e nel Curdistan sono di sangue meno puro dei precedenti, le loro forme sono più rnassiccie, meno eleganti, . ma son0 energici, soliri e vigor osissimi; come riprodottori sono poco stimati, perchè mancano di distinzione. Nel Bascialato di Kiva e della Oaramania, nei dintorni d' Am.asia, Tocat ed Angora havvi un tipo di cavalli generalmente assai robusto ed eccellente per la .guerra. Questi sono il prodotto dell'incrociamento del ca vallo arabo colle cavalle del paese. Il cavallo persiano è un arabo, ma ha forme più rotondute, statura più elevata, la testa più sviluppata, con le estremità più corte e muscolose. Lo stesso dicasi del cavallo del Karabagh. Meno r imarchevole è il cavallo k irmano ed il turcomanno che alcuni prendono per il tipo del eavallo persiano. La sua patria è all'est del mar ÀKNO
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Caspio e se ne annoverano tre fam iglie principali . I tekhi famosi per la loro resistenza nelle lunghe marcie. I goklandesl più alti di statura e gli yamodi più veloci . Erodoto e Strabone dicono che il Turcomanno discende dal cavallo Niseo. I cavalli dell'Afganistan e d8l Bellucistan paiono piuttosto appartenere al tipo indiano e tengono del cavallo persiano, come questo tiene dell'arabo col corpo più allungato. ,,. I dintorni del mar Caspio la cui denominazione proviene dai vocaboli dello Zend o persiano antico Khon che significa buono, e Asp cavallo, nelle pianure di Ira.q, e uell'ovest della Persia, trovansi cavalli che hanno il tipo arabo p·erfetto, sebbene più elevati di taglia, dimodochè per molti ippologi questa sarebbe la vera patria del cavallo. Rispetto poi ai cavalli del Caucaso che a<lcuoi moderni hanno trovato superiori a tutte le altre razze orientali , noi crediamo che vennero esagerate di molto le qualità di questa razza, come riprodottori. Essa non è un tipo superiore e tanto meno una famiglia araba pura, ed il cavallo della Cfrcassia e della Giorgia sì vantato negli antichi tempi non esiste più che come una rimembranza. L'attuale cavallo del Caucasb è un tipo locale che vive allo stato semi-selvaggio e sobrio, vigoroso, capace di sopportare le più grandi fatic)le, eccellente come cavallo da guerra, ma improprio alla riproduzione come tipo rige,neratore sotto il rapporto del sangue e della nobiltà. In prova di ciò osserveremo che i propriPtari di razze nella Crimea, nel Caucaso e nella Russia meridionale inviano tutti gli anni persone competenti a far incetta di stalloni arabi nell'Arabistau e nella Siria. Questo è quanto si può verificare per l'antica razza Orlof, ora proprietà del governo russo, eome in quelle del principe Sangako· e del conte Dranicky. Del resto lo stesso governo russo
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mantiene a Costantinopol i una cornrn issione composLa di un colonnello, tre u{tiziàli ed un veterinario che annualmente percorrono la Siria, la Mesopotamia e l'Egitto per far incetta di stalloni e dirigerli nell'interno dell'impero, il che non avverrebbe, se la razza del Caucaso fosse sì. ricercata e sì nobile, cqme si dice. Terminando questa rassegna del cavallo di puro sangue orientale, noi ripeteremo · che generalmente questo è di una sobrietà, dolcezza e durata straordinaria . Così Vf' donsi cavallì arabi pervenire all'età di 25 e 30 anni, ciò che fa dire che il nobile corsiero muore avanzato in età, ma non vecchio . Ma sopratutto l'arabo è il solo rigene; atore al punto di vista della conservazione e dd migliornmento delle razze, malgrado la piccol1-1zza della sua statura. Basta dar~ nl corsiero arabo delle feinrnine a sta,tura elevata, a bacino ben sviluppato, percbè il prodotto sia di una taglia più elevata. Ciò s1 osserva speci~lmente nel cavallo persiano che è d'origine araba, ma la razza, di una statura più a.lta, venne costituita med iante l'incrociamento ragionato con cavalle più sviluppate e più grandi delle cavalle arabe,
II puro sangue. Noi insistiamo specialmente sopra di questo punto sul quale riposa tutta la teoria del puro sangue. Tutti sanno che questa qualificazione viene usata per designare le razze scielte che si suppongono possedere le qualità solide e brillanti che forma,no l'àppannagio del cavallo padre. Abbiamo veduto cbe il puro sangue arabo non è sì frequente come si pensa e nel eentro medesimo della c0ntrada che dà origine ai più bei corsieri del mondo trovansene or qua, or là presso delle tribù nomadi, ma pochi anzi che no degtìi della qualificazione cli puro ~ang ue. Eppure t'urono csc1usivamente stalloni p'rove-
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nienti dall'Arabia ippica che banno migliorato costantemente nelJe età di rnezzo e anche fì.no al fine del passato l"ecolo le razze dell'occidente, quelle dell'Italia, della Spagna., d ella Francia, dell'Inghilterra, dell'Alernagna, ecc. Se non che nel passato secolo si è veduto il cavallo arabe diminuire di pregio, non tanto per soddisfare ad un capriccio della moda, quanto perchè i bisogni della nostra civ!lizzaz!one esigevano motori più grandi e più svilupp~t1. Ao~1 ~~ando l'anglomania era arrivata al suo apogeo v 1 fu ch1 rifiutò al cavallo arabo la qualificazione di razza di puro sangue per riservarla esclusivamente alla razza in~lese, quando s~ sa che il valore reale di questa deriva 11mcamente da ciò che questa stessa discende in linea retta dal nobile corsiero del deserto. Ma questa eresia in materia ippica fu l'infausta sorgente di tanti errori e di tanti disinganni, poichè alla fine dei conti il cavallo arabo è r imasto all'apice della scala come il più atto ed il più possente _fra i tipi miglioratori. Invece sul puro sangue rnglese_ s1 sono _s critti · volumi sopra volumi e la sua po, lenza rigeneratrice è pur sempre un problema.
Cavallo inglese. Infatti il cavallo arabo da cui questo discende diret~ Lameote . doveva essere sobrio e non abbisognando di molto sviluppo poteva conservare l'armonia perfetta della sua. massa, della sua conformazione · e della s ua potenza. .M~ n~ Europa, in Inghilterra sopratutto, il nuovo regime cm fu sottopost~ dovette renderlo più grande, fargli perdere progressivamente la solidità dR!la sua trama organica, la su~ rc->sistenza, il suo a:dore, la sua energia ~uscolar:e, ed e appunto ciò che arrivò al puro sangue inglese. E vero che gli Inglesi seppero modificare le fornrn e la statura del cavallo ~enza che nulla perdesse del suo hilprc come tipo superiore, e che, lencudo conto esatto
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e rigoroso degli insegnamenti loro forniti dall'erigi-ne, dalle preformanze e dalla simmetria delle forme nei ripro• dottori, hanno potuto creare e conservare la loro razza preziosa, e sotto l'influenza delle giudiziose ct1re che gli prodigavano farle acquistare le più alte qualità che abbiano mai potuto ottenersi in una famiglia di ri prodottori destinati a migliora.re le razze equestri dell'occidente. Ma tutto questo non poteva ottenersi che mercè la trasfusione di un sangue sempre novello e puro, perchè iì puro sangue è la sorgente delle facoltà morali, il veicoh1 di tutti gli elementi di forza, d'energia, di fondo, ragen1 r: essenziale, la causa prima della solidità nella trama organica. So non che insanguando di troppo il cavallo arabo-inglese questo è divenuto il corridore per eccellenza ma a pregiudicio nelle sue forme, ed in seguito per l'esagerazione in cui si cadde, sopratutto ai n0st1 i giorni facendo delle corse uno scopo a raggiungere, non una prova, si arrivò talmente a specializzare la razza che questa perfino in Inghilterra perde di giorno in giorno della sua attitudine a far nascere per via dell'incrociamento o del meticciamento cavalli veramente proprii a soddisfar~ alle esigenze dei servizi usuali. In altri termini il puro sangue inglese non è più come dice Gayot, g if-1. direttore dell'amministrazfone delle razze in Francia 1 l'agent.e essenziale e sufficiente d'ogni migliora-mento. Essu µoi è tutt'ail'atto improprio atla produzione del cavallo d.~ guerra.
Carnllo da corsa, Alcuni pens·ano cbP. in Inghilterra il cavallo di cotst-1 abbia servito a perfezionare tutte lfl razze inglesi; ma questo è un errore, poichè ciascuna razza ha il suo tipo particolare, che non viene punto degradato con mescolanze irrazionali. Gli Inglesi U$ano lo stallone cl i corsa
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per perfezionare e conservare questo ti po, lo stesso d.i casi del cava.11~ da c~c~ia, da tiro, ecc., ognuno dei quali ha riprodotton speciali. Da noi invece s:i è creduto e si crede di trovare nel cavallo da corsa il rigeneratore u niversale. Gli Inglesi abilis;;imi nell'arte di modificare la natura e la conformazion€ degli animali hanno creato delle razze artificiali _in tutte le specie domestiche, come sono i lor o ?alli com~at.teuti, i loro cani, i loro buoi, le loro pecore, 1 loro maiali , e per arrivarvi non tennero alcun conto del tempo, delle spese, degli ostacoli naturali od accidentali, delle lotte incessanti che avrebbero avuto a so-' stenere contro circostanze spesso in opposizione colle loro operazioni. Ma per questo ebbero ricorso ad incrociamenti ed accoppiamenti sempre com binati nel senso della specialitzazione, escludendo qualunque altra qualità. Abbiamo detto che il cavallo di corsa è affatto inetto alla produzione del cavallò da guerra. Infatti perchè un cavallo diventi capa.ce di spendere la p iù g rande somma d1 P?ten.za muscolare di cui può disporre nel p iù breve spaz10 d1 tempo 1)0Ssibile, sono indispensabili due condizioni: 1° che sia di un temperamento nervoso, irritabile a~dentissimo; 2° che la struttura di tutti i suoi apparecchi cli locomoz10ne travisi n elle condizioni m eccaniche che favori scapo magg iormente l'estensione di questo m eccanism o anche a dispendio della loro forza o della loro resistenza . condizioni inutili nel fondo. alla natura della celerità chP si esige; E . perciò con p rocessi ingegnosi e ben dìret1 i · gli Inglesi perven nero ad assottigliare lo scheletro d<:'i loro cavalli da corsa, ad affilare la loro inc01latura, ne allungarono il corpo e le colonne ambulatrici, sopratutto le poster.iori; diedero maggior altezza al loro petto senza occuparsi d1 aumentarne la capac:ità; restrinsero il costato, eleval'ono la groppa in modo da renderla più elevata del garrese, condizione favo revolissima alla rapidit.it delle andature al galoppo; n e inclinarou o le spalle, n e
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allungal'Ono i muscoli locomotori, ne sopraeccitarono 11 sistema nervoso, e così arrivarono ad ottenere una mac· ch ina animale a grande velocità instanta.nea, qualunque ne fosse d'altronde la fragilità.. I prodotti ricavati da , accoppiamenti sempre praticati nel senso della velocità vennero mantenuti in condizioni di temperatura sempre uniforme, tenendoli costaµtemente avviluppati in coperture di lana, in iscuderie fabbricate e disposte convenevolmente a quest'oggetto. Un regime alimentare tonico, scieltissimo , regole minuziose di governo , esercizi ben diretti da uomini speciali, onde attivare l'azione dei capillari della pelle, mille pratiche infine comandate dalb osservazione giornaliera pervennero a fare del cavallo da corsa un tipo , arti6.dale perfettamente· distin~o da. tutte le altre razie equestri di servizio, e che ne diffo risce affatto per la natura dell'allevamento il quale h ,~ modificato il suo or~anismo, a segno che abbandonato " alle influenze normali della natura perderebbe ben tosto la sua conformazion~, e perciò il suo all8vamento e la. sua conservazione non sono possibili che presso certi proprietari pri vilegiati per scienza o per ricc):iezza.
C;ivallo da guerra. Or bene il cavallo da guerra non ha la più piccoli', analogia con quello che abbiamo superiormente de• scritto . La conformazione generale del suo scheletM. , la disposizione, la struttura ·ai tutti i suoi .organi, esa• minati tanto nel loro insieme, che dettagliatamente , debbono afferire tutte le garanzie di vigore, di forza unite alla resistenza. Così invece di essere assottigliato ed allung ato, il corpo dell'animàle deve essere riunito, arroton • dato. le estremità senza difetti e vizi di costruzione, corte, ben 'articolate, muscolose, i tendini robusti, ben distaccati, ben tesi, il petLo ampio , le reni corte, larghe, ben
200 STUDI muscolose per portare senza· sforzo il pe-so del cavalier e, le sue armi, i suoi arnesi e spesso anche i snoi viveri . Deve inoltre essere sobrio, resistentissimo alle privazio1Ji, alle intemperie delle stagioni , alla pioggia, alla neve , al bivacco, a tutte le miserie del mestiere del soldato durante la guerra, essere calmo, freddo, docile, nè avere una rapidità nelle andatur e, acquisita a dispendio delle altre qualità più indispensabili. Il cavallo dà guerra per altra parte deve e_ssere di un allevamento facile, praticabile da tutti gli allevatori instrutti od ignoranti l'arte dì perfezionare le razze. Da questo parallelo noi conchiudiamo che le qualità del corsiero d'ippodromo e quelle del cavallo da guerra nulla hanno di comune fra loro, anzi sono opposte e si escludono a vicenda e perciò due animali sì differenti, allevati ad uno scopo sì opposto, in condizioni si. dissimii i, per un servizio sì distinto , non possono perfezio• narsi reciprocam ente. Il cavallo da corsa per altra parte esige spese d'allevamento considerabili e mezzi d'esecuzione eccezion a I i, e soltanto che gli vengano sospese le cure incessanti e minute che gli sono prodigate, esso verrebbe a perdere la sua specialità; abbisogna di una temperatura che si11, sempre press'a poco ugu!1le, di un personale capace cl i dirigere la sua specializzazione. In vece il cavallo di sei:vizio viene allevato faci lmente dappertutto; i pascoli dell e montagne, quelli delle vallate e delle pianure gli son o rndifferenti; esso s'abitua alle intemperie, il suo organismo si sv~luppa dietro l'influenza benefica dei modificatori generali, diviene forte, robusto n può venire impiegato con vantaggio a vari usi, mentre il cavallo dn corsa battuto ' sull'ippodromo non è più buono a null,1, perchè non ha altra specialità. Finalmente osserveremo che i cavalli d'ippodromo avendo t utti la stessa destinazione, sono tutti fahbri c,iti
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sullo stesso modello, in Inghilterra. , · come in Francia , come in Ru'ssia, ecc, ed hanno i medesimi caratteri generali di conformazione e di temperamento e perciò essi non possono servire per modificare le razze che varian~ a seconda delle contradè e degli agenti fisici ; impiegarli perciò senza distinzione a miglrora.re le nostre razze sa~ rebbe un errore, eguale a quello di chi si proponesse d1 voler coltivare lo stesso vegetale di sua natura delicatissimo sopra qualunque terreno, in qualunque latitudine, in svariatissime ed anche opposte condizioni. Noi non siamo partigiani esclusivi ed assoluti del puro sangue orientale , ma lo siamo ancor meno del puro sangue inglese . Noi non sappiamo se il primo abbia, ~eneralmente parlando, potuto essere la causa del deterioramento delle noshe razze equestri; mentre sappiamo che la troppo scarsa importazione di quello, congiunta all'impiego prematuro, mal inteso ed esagerato del puro sangue inglese hanno , se non perduto, alterato almeno le nostre belle raue leggiere e da carrozza , nelle quali la s·tatura e le estremità si sono elevate oltre misura. a spese dell'ossatura e dello sviluppo del sistema '.11uscolare . Il sistema nervoso ba acquistato al contrario- una sopraeccitazione in normale, e l'econom ia intiera una più grande delicatezza, meno r esistenza e più impressionabilità alle cause morbi:fiche e maggiore suscettività a contrnrre vizi ereditari. In Inghilterra l'uso troppo esclusivo del puro sanguP comincia di già a portare i suoi frutti, ma in una ma niera meno profonda, perchè le cavalle fattrici sono in · fin itamente migliori, che per tutto altrove, e poi i puledri e le madri sono l'oggetto di minutissime_attenzioni tanto nel governo, quanto nel regime alimentare. Noi invece vorressi rno che la natura facesse tutto, e siccome il cavallo inglese, questa specie di prodotto · di serra calda, non si rna.nt.iene, senza degenerare, che a forza di cure
202 STUDI e di sagrifici, così esso declina rapidamente quando l'uomo che l'ha formato non 1o cura e non veglia pi t'1 alla sua conservazione. Per essere giusti però osserveremo che in Inghilterra oltre al cavallo da corsa havvi un'altra razza di cavalli di puro sangue. Questo ha una taglia mezzana, forme rotondate, membratura forte, m uscolosa e corta, testa leggiera, una grande energia e resistenza, ma questi vengono i'espinti dagli ippodromi perchè sono meno allungati , non sono alto montati e sopratutto più alti del didietro che del davanti, in una parola perchè non sono costrutti per correre 4 chilometri in 4 minuti e qualche secondo, quantunque essi ne farebbero 18 o 20 pit'.1 faci lmente di qualunque cavallo di corsa, e potrebbero r ipetere alla domani lo stesso esercizio senza aver bisogno tutte le settima.ne di essere sottoposti a salassi, a sudate, a purga.gioni, dei quali mezzi si usa e si abusa cotanto coi_ primi . Questi cavalli noi conveniamo -facilmente che 'potrebbero essere impiegati utilmente al miglioramento delle _nostre razze unitamente agli stalloni orientali, m,t vorressimo che la produzione di cavalli di servizio, da tiro, di lusso, da sella, da guerra venisse escluso affatto, o qnasi, il corsiero d'ippodromo, e riserbato solo per la produzione del çavallo di fantasia o da corsa.
Scielta dei tipi migliorato1'i. Quali impertanto saranno i tipi di cui ci dovressimo servire per rigenerare e moltiplicare le nostre razze? Noi vorressirno prima di ogni cosa poter stabilire un para.gone tra i cavalli che popolavano anticamente l'Ihlia e quelli dell'epoca attuale e ricercare colla scorta di doeu menti'. certi le cause delle modificazioni sopravvenute, della degenerazione attuale constatata, del risultato degli incroci amenti tentati. Sarebbe certamente uno studio
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curioso ed interessante. ma se col rne.zzo della storia e dei monumenti noi possir.mo constatare la ricchezza equestre di cui un tempo godeva il nostro suolo , e la deganza di forme di cui era fornito generalmente il cavallo italiano,; sventuratamente noi manchiamo di documenti sull'allevam!')nto, sulla statistica, sulla storia della nostra popolazione equina in tempi a noi più vicini. Tuttavia egli è un fatto irrefragabile che le nm:tre razze equine del mezzodì e del centro dell'Italia , provengono più o meno direttamente dalle razze orientali, esse hanno conservato i principali attributi fisici e fisiologici del loro originario stipite, e l'esperienza aveva insegnato agli Italiani e dimostrato loro in ogni tempo che la me;,colanza del sangue orientale colle cavaJle indigene forniva loro prodotti di ogni perfezione maggiore e _cessò di esserlo quando esso stesso degenerò . Più tardi fo il sangue spagnuolo che servì potentemente a mantenere in pregio i cavalli delle nostre più rinomate razze e special mente molte del regno di Napoli, quelle di Parma, di Ferrara, del Polesine, della Sardegna. ed alcune dell'Italìa settentrionale, ma lo spagnuolo non riuscì miglioratore del le nostre razze se non percbè esso mrdesirno era un.,,prodottCl diretto del sangue orientale. Nei secoli di mezzo vi furono due importazioni di cavalli da.ll'Oricnte, im-· portantissime, all'invasione dei Saraceni ùelle provincie meridionali ed al ritorno dei Crociati dalla Palestina. 1 Crocùtti in iE>pecie (e l'Italia ne fornì un grandissimo numero) di ritorno in patria importarono una quantità di cavalli che esercitarono un 'assai grande influenza su I. migliora.mento delle razze italiane (vedi Dictionnaire un·iversel du cornmerce). Noi non vogliamo parlare dell'Italia settentrionale ove alla verità si trova una mescolanza eterogenea di cavalli di tutte le razze e dove, checcbè abbiano detto e dicano ancora al presente certi lodatori d(•i tempi passati, non si è mai arriva-to e noi1 si arriverà_forse
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mai a stabilire nemmeno i rudimenti di una vera raz7.., equestre, perchè l'indole degli abitanti, il genere di colt1 vaz10ne, gli usi, le abitudini non s'attagliano a questo genere d'industria. Ma in tutte le altr e contrade, ove Ri ?rat!ca l'allevamento del cavallo da tempo immemorabile m ciascheduna località esiste uno stampo particolare che non isfugge mai all'osservatore intelligente ed esercitato e sul quale sono basate le classificazioni del cavallo· a sec?nda delle varie provincie. Questo stampo è inerent e a c1a-Scheduna località ed imprime ad ogni individuo u11 carattere trasmissibile che non può venir eancellato SP non cogli incrocicehiamenti e coll'emigrazione, e ancora per ottenere questo v'abbisogna molto tempo. Negare questo carattere è negare la luce; poicbò per poco esercitato. che sia, un amatore riconosce e distingue, ad esemp10, un cavallo sardo da un maremmano, un cremonese da u~ romano, un cavallo della bassa Lombardia da un marchigiano, un polesine o forlano da uu cavallo delle Pug lie e via discorrendo. Noi non cercheremo punto a detérminare tutte le cause che concorrono a sviluppare questo carattere specialn delle razze, pen;:hè ciò ci allontanerebbe di troppo dal nostro soggetto, limitandoci solo ad indicare che è uria utopi_a il vole_r pre:endere di. poter ridurre tutta la popolaz10ne equma d1 una grande contrada come è l'ltalin ad un tipo generale ed uniforme che diversifici soltanto per la sua specializzazione perchè la natura del suolo del clima, il genere di coltura del terreno, l'educazion; <lei prodotti , l'abbondanza o la scarsità, la natura , Ja qualità, i~ modo di distribuzione degli alimenti cbe pos- , sono variare all'in fin ito, esercitane s ulla specie un'infl~en~a t~.le da_ modificare àl massimo grado gli organ1sm1, sui quali la natura del suolo e del clima aaiscono quasi tanto quanto l'origine dei riprodottori e r,Ji'\ncrociarnenti. Osserviamo infatti quei puledri di u~ anno 0
1r,pIcr 205 due che g li Svizzeri vengono a, comperare nel1e provincie della ba~sa Lombardia e del Ferrarese, ecc., e poi vi vengono ricontlotti all'età di 4 o 5 ann i, e paragoniamoli con quelli che non hanno mai abbandonato queste regioni, vedremo che i primi sono incontestabilmente più svelti , di una tessitura piì.1 densa, più fioa, paiono aver acquistat,o del sangue e questi effetti sono dipendenti dal clima, dal! 'alimentazione.. fattori non meno possenti della generazione, e dei quali si d1we tenere il massimo conto quando trattasi di migliorare le razze domestiche, si~ d irigendone gli accoppiam8nti, sia operando cogli incrociamenti, colla progressione ovvero col meticciamento.
Accoppiamenti. Per poter arrivare a ridonare alle nostre razze equine ti grado di perfezione che perdetter0, conviene anzitutto mettere la massima attenzione nel dirigere gli accoppiamenti. È legge generale nella natura che stabilisce che i figli r assomigliano ai loro progenitori; perciò tanto il padre, quanto la madre devono avere la loro parte d'influenza relatiYa n ella procreazione. Se il padre modifica od imprime le forme esteriori , trasmette le qualitit morali ed il suo carattare alla progenitura; la madre influisce sulla taglia e dà il temperamento a' suoi prodotti. Ora egli è disconoscere affatto l'importanza della influenza della femmina n ella riproduzione ammettendo senza sciolta ed jndistintamente alla propagazione t utte le cavalle difettose, senza taglia, mal costrntte, senza buone forme, di debole c0stituzione, pensando che basta avere degli stalloni distinti per ottenere ottimi prodotti. Gli Arabi ben comprendono l' im portanza delle cavalle, poichè ammettono che il perfezionamento delle razze dipende dalle femrnine e nou dai maschi . Noi cred iamo essere nostro dovere d'insistere su questo punto, perchè
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~ i l successo nell' industria cavallina dipende in massirna
p arte dalla scielta del le cavalle. Nelle provincie del nordovest dell' Italia in ispecie ed in molte di q uelle del nord e del centro , la degradazione delle razze ippiche dipende dal difetto d'omogeneità e d'uniformità nelle cavalle fattrici appartenenti a razze disparatissime aventi caratteri, taglia, forme, andature variabilis::iirne e che i coltivatori comperano non per applicarle alla riproduzione, ma pèr vari servizi e non è che dopo di averle fatte lavor are e logorate che talora le conducono al salto. Egli è pen:iò c he generalmente, malgrado che lo stallone sia'. distinto non si ottengono ch e prodotti scuciti, difettosi, coll; estr emità piene d i acciacchi, predisposti alla luna, ecc. La prima condizione impertanto d i un buon accoppiamento d ovrà essere di allontanare inesorabilmente dalla riprod uzione tutte le cavalle che non hanno forme, statura ed organizzazione convenienti, massime poi se sono affette da vizi o difetti trasmissibili per ereditft come la bolsag ine, il fiato g rosso, la l una, le melanosi, i difetti d'ap iom bo, i tumori articolari, ecc. L'adattamento degli stalloni alle cavalle è uno dei punti più àiffieili dPlla scitnza della riproduzione, la quale da noi è ancora nell' infanzia. Con tutto ciò l'osservazione costante dei fatti compiuti ci permette di dedurre i principii seguenti. Gli stalloni rigeneratori debbono venire di p referenza dal mezzodì che dal n ord, perchè gli animali che vengono dall'oriente al settentrione si cli1i1atizzan o più fa. cilmente che quelli che si fanno progredire in senso opposto . ,D'altr onde havvi più forza vitale, più energia prolifica nei climi caldi , ch e nei freddi . Il grado d'ant ichità della razza m erita pur a nco di fissare l'attenzione degli allevatori. E perciò gli stalloni che proven1.tono da . • o razze orientali, appunto perché hanno caratteri fissi, inalterabili, i quali hanno penetrato l'ultima fibra della loro
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organizzazione, sono prefer ibili perché possono più sicuramente trasmettere que~te qual ith alla loro discendenza. Ciò è talm':'nte vero che vedor:si stalloni arabi imprimere fino dalla prima, generazione i propri caratteri a i loro figl i E siccome trattasi di trasmettere le qual ità che sono p.iù utili nel cav;i,l]o di servizio, si é i n questo senso che debbonsi sopratutto apprezzare i v ~ntaggi che si hanno dallo stallone arabo o suoi derivati, i cui figli ereditano non solo ìe qualità acquisite dal p adre, come pieghevolezza, educabilità, intelligenza dell'azione equestre , ·ma nascono per così dire sobri, facili ad essere nutriti e governati, poco delicati di tempera1~1ento, ecc. Quando si trattasse di m igliorare semplicemente una razza inferiore, non è necessario di ·impiegare alla ripro<lU?.,ione soggetti perfetti, e ba.sta in questo caso far uso di stalloni d i mezzo sangue, ma provenienti da. razze ben determinate; poiché l'osservazione c'insegna che volendo versare troppo sangue nobile nelle vene di una razza troppo comune, si ottengono prodotti che nrnncano di omoaeneità e di armonia tanto nel fisico come nel mo• o . raie. Siccome il puro sangue tende sempre ad afforzar e, cioè a rimpicciolire, impiegandolo con cavalle· sottili d i corpo, di u~1a d ebol e cos_titu-lione, si ottEmgono m esc11ini prodotti ed è appunto p er aver discon9sciuto questi principii che si ottennero prodotti irritabili, cachetici, di gracile conformazione e poco resistenti dall'ar,coppia.mento del cavallo da conm con cavalle delle provincie meìl"idionali. Una fra le cause che concorsero potentemente alla degenerazione delle razze italiane fn l'abuso di riprodottori troppo g iovani . Stalloni girovaghi danno, l a monta talora prima cli avere tre anni; tal fiata vèngono fatte salire cavalle prima dei due anni. Gli elernent.i della fL. siològia. c'insegnano che a due o tre anni 1'organiz1,azione del ccivallo è c1.ppena abbozzata ccl un maschio a. questa
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STUOf 208 età noo può avere acquistato la forza e q uella q ualità prolifica che mette il suggello al suo organismo e la cavalla non può dare nè lo spazio necessario al feto, nè latte s ufficiente per ben nutrire il puledro. Gli stalloni cli sangue non dovrebbero essere impiegati· prima di avere compiuto sei anni, nè le cavalle prima di quattro anni e mezzo o cinr1ue, e quando si tratta di rigener are una razza converrebbe aspettare un ann o di più. In un b uon prodottore si ricercano tre qualità: che sia di una razza antica, che abbia fatto le sue prove , che possegga una buona conformazione, cioè che abbia tutte le condizioni di statica e di' forma che fanno un buon ri prodottore . Conviene inoltre clirigere gli accoppiam@ti in modo da correggere i difetti dei padri e delle madri propagandone le buone qualità. Si deve perciò cercare ad opporre le bellezze ai difetti, quando però non sono eccessivi, perchè in queste combinazioni b isogna agi re con cautela e fare attenzione a non cercare di combatter<i! più diJetti alla volta, ma contentarsi di attaccarli successivamente. Finalmente siccome è la 'fem mina che generalmente influisce sulla statura, uno stallone piccolo accoppiato ad una cavalla di grossa taglia darà un puledro di statura elevata, ma non si può sperare un gran prodotto da una piccola cavalla accop piata ad uno stallone grande. Si e viteranno gli accoppiamenti fra animali di taglia fra loro sproporzionata e sotto questo punto di vista sono necessarie moltissime cautele, per cbè, più della generazione, il suolo, gli alimenti, il clima, · sono potentissimi . modificatori della statur a, come n e fanno prova là differenza di proporzioni tra i cavalli del nord e quelli del sud, tra i . puledri dello stesso ceppo gli uni ben nutriti, gli altr'i .no, tra quelli nati ed allevati nei luoghi montuosi e quelli rli pianura.
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lucrociamcuti. Noi non vogliamo qui farci a discutere se ìa preferenza data in molte località al sangue inglese sull'orientale, sia o no stata una delle cause della degenerazione di molte delle nostre razze. Ma siccome desideriamo che l'amministrazione superiore che dirigerà in avvenire la produzione ippica in Italia sia perfettamente edificata sull'influenzacomparati va del sangue arabo e del sangue inglese, ci permettiamo alcune osservazioni dedotte da fatti pratici. Se noi ci facciamo ad esaminare l'elenco dei cavalli stalloni dei vari nostri depositi, troviam0 che gli stalloni orientali costituiscono appena 115 del totale dei ri prodottori impiegati, e gli stalloni inglesi e que.Ui provenienti dal nord formano il rimanente. Esaminando poi i prodotti di questi, dappresso le idee che noi ab biamo della bellezza del cavallo e delle leggi armoniche sulle quali riposa una buona conformazione, noi li troviamo generalmente scuciti, troppo alti, colle estremità troppo sottili, specialmente le anteriori, corti di avambraccio, coi tendini falliti , coi garretti troppo ·piegati , col petto stretto , col costato schiacciato , le spalle ristrette ed oblique. Il riprodott0re inglese non gli ha dato che una s0la qualità la taglia , ma a detrimento delle forme e spesso anche dell'energia; mentre per fare un buon cavallo da sella e da guerra che non solo deve essere celere nelle andature, ma sostenerle per bngo tem po portando il cavaliere e tutte le sue armi ed arnesi , s'avrrebbe dovuto esigere dai procreatori tutt'altre condizioni meccaniche che quelle del cavallo da corsa; converrebbe che essi avessero Leve potenti non solo per portare ma anche per ispingere la massa, che fossero perciò lunghe e forti in giuste proporzioni, che riempissero le condizioni mecANNo VHI,
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caniche che si riferiscono alle qualità che si richiedono nel cavallo di servizio: cioè la forza, la solidità e la resistenza. Alla verità noi abbiamo interrogato alcuni allevatori, e molti veterinari sui servigi che possono presta.re questi animali usciti dal sangue inglese o suoi derivati. Essi ci dissero che generalmente fanno cattiva riuscita. .Mal nudriti infatti , nella loro prima età , totalmente privati di avena, alimentati esclusivamente a fieno ed a paglia e mal gover11ati la maggior parte, divengono vo1uminosi di corpo, col ventr e cadente , alti di gambe, ma poco solide, specialmente le anteriori ed inetti a sopportaì'e una massa troppo sproporzionata. Alto montati sopra membra gracili e troppo lunghe, mancando d'altronde del voluto sviluppo dell'apparato respiratorio e digestivo, questi cavalli sono di una costituzione sì graùile, di una sanità sì debole che generalmente parlando non •si ,ppò aspettare da. essi che servizi pressocbè nulli, u111. fsdg~orno quasi continuo alle intermerie dei corpi, una m~rte prematura ordinariamente per moccio o farcino. Da ciò noi conchiudiamo che l'incrociamento col sangue inglese nori conviene alla maggior parte delle razze equestri del mezzodì e del centro dell'Italia. Questa conclu:::ione è assoluta, ed ha per appoggio la tripljce autorità degli scrittori che ci precedettero, · dell'osservai ione giornalier a che la comprova, dei pr odottori che la riconoscono a loro spese. Quest';ncrociamento p;trà forse convenir e .Per certe razze particolari, ma limitata- mente; e for se potrà convenire un giorno quando l'allevamento sarà meglio inteso, quando gli allevatori possiederanno la scienza che loro manca presentemente , quando il progresso della patria agricoltura si presterà meglio all'educazione dd cavallo. Invece. dappertutto ove l'incrociamento venne prati, G~to cogli stalloni orientali, non si può · contestare che
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l'arabo . ha trasfuso a suoi prodotti tanto sangue q uanto ne può trasfondere l'inglese, ma pèr soprarnercato ha dato quanto lo stallone inglese non può comunicare, cioè un corpo riunito, una conformazione r egolare, forme armoniche, reni corte, forte membratura, conformazioné che costituisce il fondo del cavallo di servizio, del cavallo da guerra, del cavallo di tutto il mondo. Di maniera che, rispetto alla conformazione la superiorità dei prodotti dell'incrociamento arabo è incontestata; come va.lore intrinseco poi questa superiorità è evidente. Perciò gli stalloni di sa11gue orientale sono i soli eh~ convengano alla maggior parte delle nostre razze leggiere, perchè compiono allo scopo come miglioratori, perchè per la loro natura _ed origine , sono in rapporto collo stato della nostra. agricoltura ed il modo d'allevamento seguito, perchè essendo più 1·ustici e non avendo bisogno di tante cure, sono i soli possibili per migliorare le nostre razze semi-domestiche o brade, perchè infine, a vero dire, sono gli antenati della maggior parte dei nostri cavalli indigeni. Ma lo stallone orientale non può convenire a tutte le cavalle fattrici che popolano l'Italia, e noi conveniamo in questo , come conveniamo altresì sulla necessità ìn cui si;.uno di produrre cavalli per altri servizi che domandano una statura più elevata ed un maggior sviluppo di corpo. Noi abbiamo bisogno di fabbricare cavalli per rimontare la nostra cavalleria di linea e le legioni dei carabinieri; ci sono indispensabili , cavalli a doppio fine per l'artiglieria, e cavalli da tiro leggiero e pesante per il treno d'armata, per le ambulanze, per l'agricoltura, per il commercio, per il lusso. Qnde ottenere cavalli per tutti questi ser vizi, noi dobbiamo tener conto del clima e del suolo concorrentemente alla generazione. Noi sappiamo che per legge fisiologica: i procreatori dei paesi del nord detei:minano
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nei loro prodotti l'accrescimento iu lunghezza ed ampiezza del loro corpo sotto l'influenza di un clima meno caJdo, più umido e d'un'alimentazione meno eccitànte e più acq1.10sa. Or bene, accoppiando colle cavalle della gran valle padana, delle vallate subalpine ed alcune subappenine del centro, ma che abbiano già per loro stesse uno sviluppo not~vole di° corpo, stalloni anglo-normanni, percesi (1) ed anche inglesi di mezzo sangue; noi possiamo
arrivare ad avere dei prodotti grandi , dei cavalli per la cavalleria pesante, dei cavalli da carrozza, ecc. Noi potressimo sciegliere altresì stalloni tra le nostre r azze indi -
(1) Da qualche tenipo sono in voga i cavalli del Percese (Perche) t:iuto come ripr odottori, che cqme cavalli di servizio al tiro Ieggiero o p,,sante, ed anche a due fini. Consultando la statistica degli sta.lloni governativi t,·oviamo che i tipi di questa razza sono abbondanti anzi che no, specialmente nelle stazioni dipende1iti dai depositi di Fossano, di Crema e di Reggio 1iell'Ernilia. Nitrn dubbio che con questo tipo ben scielto, o giudiziosamente accoppiato si possa arrivare a modificare in meglio le razze di queste località. Giova però osservare che · se i Fran• cesi sono arrivati ad avere in questa razza un tipo di cavalli che loro viene invidiato perfino dagli Inglesi, si è impiegando scientemente ·od inscientemente la procreazione per cansa;ngiiineità- o la ge;rie1·a!J'ione aU'indentra. Quando si vuol parlare di generazione consanguinea non possiamo ristarci di citare quel coltivatore inglese che dopo lunghi studi sul poco successo degli incrociamenti e dei meticciarnenti, cercò nel• l'influenza ereditaria un mezzo per migliora.re le razze domestiche ed a forza cli osservazioni, di esperienze arri;ò ad avere i più felici risul• tati. Non mancarono a. Beckewcl imitatori i quali dot~rono la- Gran Bret.agna cli razze ovine, bovine ed equine di t ipi che il mondo iutiero va. a comperare a peso d'oro. Ed ecco come la consanguineit:ì, sì lungo tempo mal compresa e che pure è il sistema pii1 naturale della natura per la propagaz-ione e conserY:izione delle specie, è stata il fat.tore più possente delle ammirabili razze equestri inglesi. Non vogliamo con questo dire che per migliorare le nostre convenga ricorrer~ a.Ila- consanguineità sempre, senza regole, senza calcolo, ed a.bbandonare questo processo al caso come fan'llo la maggior pa,rte -clegli alleva.tori. No per certo, perchè allora le razze rimarrebbero stazionarie, se non s'imbastardiscono, mentre ,tpplicata con discernimento la potenza. ereditaria, può diventare la base di un buon sistema di miglioramento delle r :1zze. E di questo abbiamo una prova' evidente nella produzione del cavallo percese. Infatti in qu.e/it ft ·pro,0ii,cia, i proprietari che hanno 80 o 100 giornate ili terreno r oltivo hanno 8 o 10 ca.valle del paese Clii conservano il migliore loro pn!rc!ro come ;,tallone, e per rifarsi d'elle spese di ma-ntenimento lo ini.
piegano alla monta di 25 o 30 cavalle ciel vidn~to; mc~iante un _dii'itlCl di L. 10 circa per testa. Questo sistema s1 npete d1 generazione m generazione, e dopo cinque o sei anni di servizio l? stitll?ne _si riunov,~ con un altro ere spes$O è il figlio cli que)lo che viene nmp1azzato. Vi sono inoltre guarda-stalloni girovaghi che percorrono 10 o 12 c0-· muni con 5 o 6 stalloni comperati sempre nella località che li fann o servire àlla pr opagazione per 7 od 8 anni ecl anche cli p iù. Tanto i11 un caso come nell'altro vi è propagazione per consanguineità, mecliat.;,. od immediata. Alle porte di Alençon era.vi or sono alcuni anni un guarch stallone ambulante che aveva un riprodottore di color grigio-bianco che in 20 anni servì più di due mila cavalle e diede Jeìnpre ottimi prodotti. Nel frattempo questo proprietario comperò tre o_q uatt_ro puledri, . cht'. 1 erano figli, o nipoti clel primo, e che servirono d1 padn a clu~ terzi d,-1 prodotti della loçalit1i,. Ad otto chilom~tri da ~lençon ~vv1 un altroproprietario con tre sta.l loni cliscendent1 da pacln e madri d~ll_o stesso stipite del primo e questi miglior arono la razza della locahta c~e _e tuttora nella via del progresso. Di maniera che tutta questa fam1gh a è pÌÌl o meno imparentata, e conseguentement~ !l proclot~o d! una ?on~ sanguineità mediata, od immediata. Ciò che . dw1~,mo dei dmt?rm _cl_i Alençon si può ripeter e di tutto il Percese m cm la razza equma s1 e formata si mantiene e si migliora colla consanguineità-, e ciò senza premeditazione, senza cakolo, ed abbandonando gli accoppiamenti quasi sempre al . caso, Se dunque vuolsi migliora-r e alcune cl elle nostre razze collo stallone percese egli è indispensabile di procedere per mezzo d 1 accoppiamenti r.onsanguinei. E ciò è tanto vero che stalloni di questo tipo trasportati nel Belgio, nella P r ovenza, _nel Delfinato,, n_ella Bre: tagna non tardarono a degenerare dopo la 2• o 3" g~nerazione, perc_he appunto, per conservarsi pura, a questa r~zza abbisognano accoppiamenti consanguin()i. Osserveremo ancora cli passaggio che in vaxie stazioni ci' occorse cl i vedere uno stallone orienta.le, un mezzo sangue inglese od un prus , siano ed uno stallone percese. Mescolando tutte queste differenti r azzè si può ben migliorare una razza degradata, ma n_on elevarla . a_ segng da impr imerle caratteri costanti, dimoclochè conviene ad o~m istante tornar da capo, e mettersi nella necessità di cl9ver semp.re ricorrere ai tipi stranieri ; mentre per riuscire ad imprimere alle nostre ra.zze ~,ratteri costanti e durevoli, noi pensiamo che s1 do~'rebbe r10orrere sempre e: lungo tempo allo stesso ele1oento rig,e neratore.
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gene, che hanno di già car atteri costanti come nelle razze romane, del basso Po ed iu alcune napoletane , · accoppiarli in queste stesse famiglie e migliorarle per se stesse. Ma siccome nou potressimo continuare lungo tempo in quest'operazione, che dicesi miglioramento per progressione, o per propagazione in dentro, per se stessa lunga assai nel darci i risultati che speriamo, noi dovremo di tratto in tratto ricorrere al puro sangue per riportare nella razza che vogliamo migliorare o l'energia, o l'eleganza, o la velocità, o la flessibilità che possiedono le razze tipiche. Che se invece del sistema per progressione noi adottiamo quello per incrociamento come mezzo miglioratore, i meticci maschi che nascono da queste unioni saranno allontanati dalla propagazione per la l ' 2a e 3n generazione come ancora impropri a migliorare la razza , ma le cavalle potranno essere accoppiate coi loro padri percbè la consanguinità non ha inconvenienti nelle primP generazioni. Ma anche in quest'opemzioM noi non potressimo continuare lungo tempo perché a misura che diminuisce il sangue indigeno nei. prodotti di questi incrociarnenti, col sangue della razza rniglioritrice, si viene anche a trasfondere loro l'irritabilità e la suscettività organic1t che pur dobbiamo confessar e essere eccessiva sµe• cialmente nel sangue inglese ed incomoda per il servizio del tiro ed anche della sella. Per que~to motivo ed auch<' per arrestare entro un certo limite il più fisso possibile , il volume e le forme della nuova razza, converrà: ricorrere al meticciamento. Questo mezzo sangue offre spesso delle qualità che lo rendono, più del puro sangue, suscettivo di soddisfare ai bisogni del commercio e dell'agricoltura, sia perché essendo di_ un prezzo meno elevato può essere alla portata anche dei piccoli proprietari, sia perché dà prodotti meno irrit.abili e più maneggievoli, sia infow perchè produce delle femmine le quali avendo già un grado di sangue nelle vene, sono più atte a ricevere il
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puro sangue, e quando sono òi gra,nde _cor~or_at~ra _com battono le tendenze del puro sangue a r1mp1cc10Jire 1 prodotti, si oppongono insomma alle consegue~z~ ~ell'atJa.vismo. Qu:i.ndo infine la discendenza dei met1cc1 riproduce con costanza i caratteri de' suoi procreatori. può dirsi che la razza è stabilita, ed in allora la sciella fuori della con~ sanguinità basterà a mantenere ind~finitamen~e i risultali ottenuti• ben inteso però che mau1festandos1 una cerLt oscillazi~ne si dovrà cercare di ricondurvi l'equilibrio 1 facendo inter venire nuovo sangue puro proveniente dai tipi miglioratori . . Non istaremo però senza ripetere che per-ott1~a po~R,t essere la. direzione degli accoppiamenti e degli mcrocwmenti non arriverassi mai ad ottenere un vero e dure vole migliuramento nelle nostr e razze equestri, là ove la terra avara fornisce appena i primi elementi dell'alimentazione dell'uomo, dove il pa'.ese è sterile e malsano, ove l'agricoltura è molto indietro, il colono . ignorant~ e povero, ove i cavalli vivono _ali~ stato sem1-selvagg1•, ove la vegetazione è sì poco a ttiva da non po~er somministrare aal( animali un'alimentazione sostanz10sa, 0 , ,1~ infine l'uom; non pensa a far produrre alla terra foraggi per l'inverno. Di maniera che l'influenza d:l. clima, d~l suolo e degli alimenti, coucorrentemente coi nprodott?ri, come modificatori dell'organismo animale, possono riassumersi nei seguenti aforismi: 1° L'abbondanza dell'alimentazione, in un clima con· veniente, opera sulla specie cavallina effetti tali c~e l'uomo può a suo talento abbassarne ed elevarne ·l a taglia in proporzioni appena credibili . . . . . , 2° I prati artificiali combinati coi ~raru dei_ cereali e le r adici esculenti, hanno una tale azione sugli organi · della nutrizione che si possono mantenere e conservare dappertutto le più forti razze da lavoro, ciò che suppone un'agricoltura progressiva e perfezionata, mentre senza
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·prati artificiali è impossibile vincere le difficoltà che hanno le grandi razze a mantenersi in certe località. 3° Per poter riescire a trasformare le razze mediante gli incrocia.menti, è indispen~abile che questi sieno giudiziosi, costanti e durevoli, e gli individui che ne souo J'oggetto sieno costantemente mantenuti nelle stesse condizioni se non vuolsi vedPre la razza ripiotnbare nella · primitiva degradazione. Se nonchè senza in verun modo contestare l'influenza che possono _avere sul perfezionamento delle razze, i premi agli stalloni distinti, alle belle cavalle fattrici ai migliori prodotti, i concorsi, le mostre , la compra 'dei puledri e dei cavalli provenienti dagli stalloni governativi per farne depositi onde rimontare la nostra cavalleria ' Ie corse non come speculazione aleatoria o spettacolo , ma come mezzo per constatare non solo la velocità, ma ben anche l'energia, la forza e la resistenza del cavallo italiano, tutti mezzi indiretti per incoraggiare-la produzione ed il perfezionamento delle nostre razze. Crediamo però che tutto ciò sarà insufficiente , fintanto che il sangue arabo non entrerà almeno per . metà nella rigenerazione delle razze italiane. Huzard padre consultato da Napoleone I sul merito rispettivo dei cavalli inglesi e dei ca valli arabi, gli rispose: Sire, date la preferenza all'arabo ed aspettate alcune generazioni. II guerriero non poteva aspettare e l'inglese ebbe la preferenza! Noi crediamo che Huzard aveva ragione, e che se noi potessi'mo aspettare quattro 0 cinque generazioni, coll'importazione del sangue orientale a preferenza dell'inglese, noi potressimo essere sicuri d'una completa rigeneraziorn~ delle nostre razze. Ma siccome anche per noi evvi urgenza, e non abbiamo bisogno soltanto di cavalli legg-ieri, per la sella, ma anche di cavalli di taglia elevata e di corpolenza per altri servizi, il che forse non sarebbe possibile di poter ottenere subito col solo sangue arabo,
diremo a i nos·tri governanti: ~ Importate quanti più « potete cavalli e cavalle dall'Oriente , ma dall'Inghil• terra proscrivete il cavallo da corsa, e non importate 4 · che buo.ni stalloni di mezzo sangue, i quali inconte. « stabilmente danno prodotti molto migliori del puro « sangue ... . » Noi diremo loro ancora, voi avete nominato una commissione di notabilità, di persone alto locate nella gerarchia sociale per istudiare la questione sì ardua e complessa della rigenerazione delle nostre razze equestri. Ma la veterinaria, ma le specialità della scienza che forma la base delle istituzioni ippiche, vi furono d1mentic~te. Badate che chi ba studiato la scienza dell'organismo per avere la più esatta conoscenza degli animali sani, ed ammalati, ed ha veduto ed esaminato per professione il più gd.n numero di animali propri a tutti gli usi ha diritto di far parte di quei consigli governativi, ne/ quali si discute l'avvenire della nostra produzione equina e della nostra cavalleria. ( Continu,a)
P1·of. F.
PAPA.
ARMAMENTO DF.L GENIO MILITARE
SULL'ARMAMENTO PELLE
TRUPPE DEL GENIO MILIT ARÈ~ E LORO
PARCO DI GOMP AGNIA
È cosa ìndiscussa che il posto d'ordine di ~na nazione qualunque, dipende dal grado di forza morale che essa o_ccupa di fro_nte alle altre potenze; qual grado, se prec1_puament€l dipende dall'appariscente forza politica, della diplomazia del corpo rappresentativo della nazione stessa:. trae altresì vita dalla forza effettiva delle sue ~rmate i cui elementi sono: il totale delle masse, la loro istruzio~e la loro disciplina, e non ultimo il loro armamento, ' Non guarçio la parte marittima , poichè è ramo a me affa~to estraneo, per quanto riguarda scienza militare, ma rn quanto all'esercito, credo fermamente che uno deo-1i 0 elementi di sentita entità, sia il suo armamento;
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La; bontà di questo principalmente . dip'e nde dalla sua efficacia , dalla facilità del suo trasporto ed uso , dalla semplicità della sua manutenzione; e più di' tutto dalla intrinseca proprietà, di accordare . la maggior libertà di azione possibile alle truppe che l'usano, una al massimo effetto utile. L'artiglieria, la cavalleria e la fanteria : oggidì a tal r iguardo han fatti brillanti progressi: e tuttavia seguono nella strada del miglioramento. Ma il genio , ristrettosi nella cerchia scientifica, dello studio di fortificazione, sia locale che dello Stato, è rimasto q ual era assai anni fa; princip_almente se guardasi dal lato del suo servizio campale. Veramente il genio, come l'arma assai poco belligerante e di ç,ui 1:1on si sente il bisogno che nei rari casi d '.assedio; ha volto i pensieri solo sulla sua parte attiv,t d'ingegnere militare, sia in guerra che in pace; ma non è però men vero che le poche truppe di quest'arma, assa i faticoso mestiere esercitano in campagna; e non meno considerevole aiuto apportano ·a ìla facilità d'azione di un esercito. In ricarn bio poi, esse per lo più, si trovan condannate a non poter far brillare il loro nome ed il loro yalore, nei fasti delle campali giornate: se non in mere ecc.e zionali circostanze. Portando io intanto la mente sul servizio che tali truppe sono chiamate a disimpegnare in campagna; e poichè per questo esse hanno bisogno di uno speciale· assortimento di utensili, che dicesi parco ; volsi principalmente il mio ragionare su quanto riguarda ai parchi di compagnia di tal arm·a: oss.i a intorno ai parchi ne.cessarii pel disimpegno dégli uffici di una compagnia che operi sola e disgiunta dal rimanente del proprio èorpo Q reggimento. Da tal primo speciale sguardo scientifico, ne seguì quindi di conseguenza l'altro dell'armamento delle truppe del genio; epperò parvemi, che amendue le cose eh.e io avea esaminate, potessero aver miglioramento :
AIO!A'>rnNTO 220 Per ciò che riguarda i parchi di compagnia, sembrami si possa, anzi si debba mig1iorare la loro composiziom~ ed il modo di trasportarli; così come l'armamento del soldato del genio, si debbe rendere più proprio allo scopo per cui tal soldato fu stabilito ed è tenuto. Ed amendiw tali innovazioni a farsi, io le desunsi dal confronto che feci; tra le cose esaminate, ed il quando e come esse hanno da essere usate in campagna. Or poicbè il risultato ~el mio ragionamento e le idee che io ne ricavai, le credei atte al più agevole disimpegno del particolar uso di cui sopra è parola, stimai opportuno sottoporle al giud~zio di menti fatte ai bisogn l che possono richiedersi in campagna; come a1 più ac· concio modo di soddisfarli , prima che stabilirle fissamente. Tralascio quindi inutili parole di modestia e col lin guaggio franco di soldato, che insieme è u:ffiziale del genio, vengo all'esposizione del mio ragionare.
A svolgere un esame intorno · all'arma.mento dell e t ruppe del genio ed al parco di una sua compagnia, con plausibile sicurezza di esatto giudizio; egli è mestieri tem:r presente quale è l'ufficio cui tal corpo è chiamato a disimpegnare in campagna ; e più . particolarmente poi , quale quello di una compagnia di tal arma che operi isolata dal resto del proprio reggimento. Dietro lo studio di parecchi scrittori di grido, sull'arte della guerra, tattica militare e fortificazione, a me pare· che le truppe del genio, comandate presso un corpo di operazione, abbiano l'ufficio di seguirne puntualmente i movimenti, tenendosi più prossime alla testa delle colonn·e d'operazione, nelle marcie avanti; e nelle marcie in ritirata dividendosi, ùna parte con l'avanguardia e l'altra parte, anche maggiore della prima, con la retroguardia. Nelle marcie avanti, le truppe del genio mandano
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DEL _GENIO MILIT ARE
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di.:;taccamenti con l'av-anguardia; che servono o a rimuo- · vere o-li ostacoli sparsi da.ll'inimico lungo il cammino da p ~rco;~ersi dalle proprie truppe, se inseguono, o a facilit.l.rne la marcia per raggiungere una posizione; nel mentre che il resto del corpo è attento a sgombrare passaggi, rendere le strade di più che possibile comodo traffico all'artiglieria, gettare occorrendo ponti occasionali, e cose simili. Nelle marci0 in ritirata poi, la maggior parte di quelle ti-uppe, tenendosi con la retroguardia, serv_e p~r seminare ostacoli sul cammino già percorso dal propr10 corpo d'op'erazione; affinchè l'inimico che insegue, tro':-i into~pi cvntinui nella sua marcia. All'oggetto guasta 11 trafhco delle strade, attraversandole con fossi quanto più può L1rghi e profondi,' e _getta innanzi la terra a m?' di parapetto; perchè la cavalleria e le truppe legg1ere che inseguono, debbano soffermarsi ed il più delle volte a~1,endere che sieno sormontati quelle specie di parapetti, dietro i quali pochi uomini possono arrestare e tene:e · in rispetto forze numerose. Guasta ponti, ~emina cepp~ie, pozzi milita,ri, triboli, paletti, inondaziom ove può, piccole fogate e fogate a bomba; pri13:cipalmente ove 1~ marcia si esegue lateralmente e delle pianure, nelle quah la cavalleria nemica , -ove potesse agevolmente operare senza ostacoli continui che la fermassero, al certo rilevante danno apporterebbe al corpo che si ritira. Sovente, passate le truppe d'operazione su ponte, stabile O gettat; attraverso a fiume o riviera, le truppe del genio lo demoliscono con la mina o lo tagliano. . In complesso, gli obblighi delle truppe del gemo .co~. .mandate presso eserciti d'operazione o corpi d'::...rroata, s1 riassumono nel seguente breve articolo del regolamento d i servizio per le truppe in campagna. Al paragrafo 56 è detto : . . \ L'11,r ma del genio avrà. 11 canco:
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AR MAMENTO
• 1° Delle opere di fortificazione permanente; • 2° Dei lavori di assedio e di difesa delle piazze e • delle ricognizioni r elative; • 3° Ed occorrendo che così venga ordinato dai ge• nerali comandanti i corpi d'armata e le divisioni, anche • delle opere di fortificazione campale, come spalleggia' menti, ridotti, fortini, case di blocco, teste di ponte e • sim!li, e dei lavori di marcia 0 di operazione , , q1,1ali •sarebbero: aprir passaggi , costruire, riadattar.e o di• sturre strade, ponti fissi, ecc. • Il fin qui detto però quando s'esamina un intero corpo d'armata o esercito d'operazione; ma, a meglio riuscire nel fine propostoci, vediamo più dettagliatamente le parti nelle quali ognuno di questi si di vide; onde nel nostro raziocinio esaminare le cose nel loro essere proprio, e coò. vedute, non generali, ma adatte a ciascun particolar caso. Ogni esercito o corpo d'operazione è formato dct più o meno numero di divisioni; ed in qua.si tutte le potenze, tenute in considerazione d'avere un ben formato esercito . , ad ognuna di esse è destinata, in guerra, una compagnia del genio. Viene poi il rimanente di tal corpo, o buona part.e di esso, comandato a far parte dell'esèrcito d'operazione, collo stato maggiore generale ed appo il quartier geuerale, per accorrere ove il bisogno lo richiede. _Le compagnie apdette alle divisioni marciano di conserva con queste, sia avanti che in r itirata; provvedono ad agevolare ad _esse le marcie: o a proteggerne la ritirata, opponendo. continui ostacoli all'inimico che insegue. Manovrano ad esse unite, e quando occorre anche come sernpl ice fanteria. È però stabilito ·che il generale comandante deve quanto più può, riservaré le truppe del genio a q{1E'sto ultimo caso, cioè di farle manovrare come semplice fan te~ia; ed usarlo solo quando s·ha da respingere od eseguire
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un subitaneo attacco di masse. Del rimanente la compagnia del genio, presso una divisione che manovra sola, si divtde in distaccamenti che vanno con l'avanguardia, con la retroguardia o col grosso della divisione, ed occorrono ove il bisogno del loro mestiere li chi'a ma. È questo, se non vado errato, l'ufficio delle truppe del genio in campagna e la natura dei servizi a cui esse possono essere adibite. Epperò, a compir bene la disamina che ci si_amo proposti, ragioniamo di una sola compagnia presso di una divisione che manovri isolatamente, e vediamone quali sono i suoi movimenti e le sue operazioni. La compagnia del genio presso una divisione che operi sola, come di sopl'.a si è detto, ne segue t utti i movimenti, manovra di cons~rva con essa, tenendo in marcia · dei distaccamenti presso l'avanguardia e la retroguardia , mel).tre il resto, che si tiene _col grosso della divisione, è riunito, ma ripartito in frazioni, da accorrere prontamente ove il bisogno dell'opera loro li chiama. Ora tutti gli strumenti ed utensili che si stimano abbisognare pel disimpegno degli uffici a cui possono essere chiamati, questi varii drappelli della compagnia deJ-genio comandata presso ùna divisione, noi li abbiamo contenuti in due carri, che formano il parco di una compagnia. Su di essi son caricati vari strumenti ed utensili d'uso speciale; strumenti sciolti per terrazziere; ed altri di di versi mestieri, racchiusi in cofani o casse. È principalmente mio c'r edere che, pel parco di com- . pagnia, l'avere la sua si~temazione pel trasporto a carri, uon soddisfaccia all'interessante bisogno del movimento celere, sciolto e nel tempo stesso proficuo , della compagnia del genio comandata presso una divisione. Infatti, abbiamo detto che tale compagnia marcia con .la divisione; quindi ciualcbe volta attraversa rigagnoli, corre a prendere posizione su qualche altura;. e quando
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altro non dovesse fare; eseguendo un cambiamento di fronte , percorre pnterie e terreni seminati, attraversa r iviere e risaie, salta fossi per scolo d'acqua, e simili. , Ora i due carri sono bastantemente grandi ed il peso medio di ciascuno, in totale è cli chilogrammi 1,850; cosicchè per attraversare terreni seminati, vi fa bisogno da 15 a 25 cavalli almeno per ogni carro (l). Epperò, o non sarà permesso affatto ai carri di seguire le mosse della compagnia; o questa dovrebbe non seguire le rposse della divisione, ed in,vece restare coi carri del suo parco. Amendue circostanzP- che , ove per poco occorresse di dover accomodare il passo all'artiglieria (per sormontare un argine di una propietà, per eseP1pio), la divisione sarebbe costrètta a sagrificare molto tempo prezioso; per attendere insiuo a che il carro, o la. compagnia del genio munita degli utensili opportuni, fosse sopra luogo. A ciò aggiungi , che potendo i foraggieri nemici molestare continuamente la divisione in marcia, facilmente potranno essere feriti i cavalli attaccati ai carri del parco. In tal caso, difficile sarà il procurarsi animali di ricambio e sovente impossibile; dovendo questi essere abituati al ti'ro o di timone o di volata: cosa che difficilmente può aversi, mercè requisizione in tali tempi, mas:,"ime se l'inimico è nel paese. Ed ove accadesse un tale disgraziato caso, si sarebbe costretti a lasciare indietro il carro, a perderlo, e forse 110n si tarderebbe a senti.re quanto im mensamente significante è un tal sagrifizio in campagna. Da ciò parmi chiaramente risultarne, che pel ben inteso trasportò del parco di una compagnia del genio in campagua, in confronto ai mo.v iment.i che esso è obbligato di seguire, debbono prescriversi i carri; e principalmente quelli gr:avi e grandi. Bisogna però .ad essi supplire altro mezz@di trasporto. ( 1) L,usrrt,
Aicle-méinoire de., officiers dit génie, cap. ,, pag.
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A ciò fare riflettiamo anzitutto che una divisione in cam-
pagna, ·riassume principalmente i suoi bisogni in lavori di terra; salvo che poéhe volte dell'opera muratoria, per mettere in istato di difesa un villaggio; di que1la di falegname,di gro'sso, per palizzate, ceppaie, cavalli di frisa e simili; e qualche volta dell'altra di minatore, per fogate. Ma però, continuamente è il terrazziere che agisce; pel cui bisogno v'ba d'uopo solo di pale, zappe e gravine o zappe-a-picchi. Tali bisogni di lavori di terra, il più delle volte sorgono tanto all'improvvisa, ed hanno così imperioso bisogno di essere eseguiti più che di volo; che ogni minima perdita di tempo, può riuscire assai fatale; e costare lagrimevole sagrifizio. Un passaggio tardato ad aprire alla artiglieria, vi costringe .s ovente a tenere una linea, per la quale le vostre truppe sono mietute dal fuoco nemico .. Pezzi dell'artiglieria avversaria, non prontamente ,controbattuti, col loro fuoco a ·mitraglia, sbaragliano l'oraine delle vostre file; e vi procacciano tonta di darvi a discrezione, suvente senza colpo ferire. Mentre per contrario, se il genio avesse potuto aprir subito un passaggio alle vostre bocche da fuoco, la vostra linea avrebbe avuto protetto il fianco; e q uindi eseguendo un cambiamento , di fronte, avrebbe occupato una posizione vantaggi'osa: per la quale sicuri si era di uscire con vantaggio dal fatto d'arme. Altre volte la vostra artiglieria, ove fosse stata in grado di prontamente spiegare la sua forza , avrebbe costretta al silenzio la nemica; e Le vostre truppè non sarebbero state sbaragliate: o se non altro, avrebbero acquistato nell'esaltazione morale. Ma il genio dovè raggiungere i carri del suo parco; perdè tempo a prendere gli strumenti necessari ed a rivenire al sito del lavoro; epperò quando vi arrivò , già l'inimico avea deciso il fatto suo. Il combattimento s'era molto impegnato, e non p~teva più eseguirsi manovra alcuna; o la mitraglia avea. ANrso vnr, vol. 1v. -
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AR\IHIE~TO 226 già gettato il disordine nelle file, fin dei stessi artiglieri; per lo che non fu più caso riprendere ordinam ento. Da tutto ciò quindi è , che regolare arredo di arma• mento da essere continuamente port.ato da un soldato del genio, io credo sia uno dei tre strumenti , o zappa, o pala, o gravina. Costruiti questi in modo da essere fac ilmente tenuti ad ar macollo, senza che impaccino l'agire degli individui, s'avrebbero le truppe del geuio armate come la specialità del loro servizio richiede; e tali sempre che prontamente potrebbero accorrere dove si facesse sentire il bisogno di qualche lavoro, per il più celere movimento delle truppe d'oper azione. L'arma del genio, in campagna, ha ufficio distinto da tutte le altre truppe d'operazione; epperò particolare io credo che debba esserne l' armamento: e tale che corrisponda alla SfJecialità del suo operare: del singolo scopo pel quale quell'arma è tenuta. Nè parmi saggio il pensare: siano questi uomini armati, come al presente, in pace ; in guerra · poi lo saranno come il loro servizio r ichiede. Trovo ciò poco ben r agionare; dappoichè questi individui continuamente usi in pace ad un- par ziale armamento, in g uerra vengono a soffrire molestia dall'averlo accresciuto; tanto più che il loro agire in· guerra è assai più faticoso che in pace. Epperò stimerei acconcio abi~ tuarli, in tempi normali, alla singolarità del loro arredamento , a cui essi sono obbligati in campagna; affinchè resoglisi usuale, non vengono poi ad averlo come nuovo e quindi molesto. · Nè parmi superfluo il portare la mente alla considerazione dei guai che la mancanza di accurata previggenza, può attirarci in campagna. A t ale effet.t o m'avvalgo dell'autorità del Fallot; e rimandando i lettori alla sua opera , cito testualmente un suo periodo: che assai bene calza a concbiusione del 0110 proposto innovamento.
DEL GENIO MILITAIUI
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Egli dice (1) « ••.••• , ; tanto è vero, che non v'ha ~ alcun dettagl io, comunque m1nimo sembrasse, che non • abbia una g rande influenza in guerra e non sia degno, • perciò, delle serie meditazioni dei militari. » Chi legge la mezza pagina prima di giungere a tal periodo, colla citazione dei fatti accaduti, è persuaso che delle considerazioni riguardate insignificanti, in guerra possono alle volte divenir causa di considerevole sagrifizio. Armate intanto a tal modo le truppe del genio, di conseguenza ne deriva, che gli utensili da trasportar si da un parco di cumpagnia, vengo~o a ridursi notevolmente: sia per quantità che per peso . Gli altri strumenti od utensili non possono, come quelli da terrazziere, essere portati dagli individui; dappoi_chè oltre all'essere essi tali da non permetterlo, ove pure ciò non fosse ne verrebbe , che essendo chiamato un drappello, per un particola,re servizio che non sia lavoro di terra: e dovendo correre prontamente al sito desi• gnato, si perderebbe del tempo a scegliere, tra gli uomini della compagnia, quelli muniti degli strumenti neces_sari. Oltre a che, parecchi di q uesti, in particolari- circostanze solo si adoperano; e quindi taluni individ ui sareboero sempre alla fatica, mentre altri rarissimamente. È q uindi necessità s,tabilire gli utensili ed istrumenti, oltre q uelli da terrazziere, richiesti per i lavori possibili a dover essere eseguiti da. una C?mpagnia del genio comandata presso una divisione, in casse o cofani; atte ad essere trasportate facilmente: e che specificate ognuna di che arredi è piena, fan sì che al momento di servirsene . in fretta, non s'ingeneri confusione o perdita di tempo utilissimo e prezioso. (1) Go1ws d'art m.il·ita:ire, cinquièmc partie, 1zmc leçon, _page 21>9,
Brnxelles, 1857.
AllMAMl>NTO 228 Io tal modo, essendo chiamato un drappello del genio, per un particolare servizio, diverso da terrazziere, si n umerano tanti uomini ricbie$ti di quella tale professione; i quali vanno alla _cassa designata, prendono ciascuno uno strumento degli indicati, e via di corsa al sito del lavoro. Ora da tutto quello ebe innanzi è esposto iutorno al tra_sporto del parco di compagnia ed a' suoi movimenti, sembrami conveniente e ben ragionato, che tali cofani siano port1Jti su basti da muli. Il parco in tal modo può seguire dovunque la sua compagnia d'appresso, sia in via montuosa che piana, per sentieri, per ertè, attraverso a riviere, per mezzo a risaie. per ove sia.si . Oltre a che la compagnia, una al suo pareo, può dividersi, correre subito su di un punto con parte di essa, riunirsi prontamente tutta: in un sito ove occorra, munita sempre de' suoi strumenti ; a prendere una singola specie dei quali non ha, bisogno di smuovere gli altri non necessari. E nel caso che fosse ferito un animale, assai facilmente può trovarsene un altro da trasporto; mentre, ove pure per qualche tempo eiò r iuscisse impossibile, i soldati stessi possono trasportare quei cofani leggieri, o pieni, o meglio vuoti: dopo che tra loro s'banno distribuiti gli strumenti. Cjq non è sperabile potersi eseguire,_ove fossero uc.cisi o gravemente feriti gli animali dei car;·i. Per tale disposizione intanto, v'è da fare delle interessanti osservazioni. In primo luogo, il parco di Gompagnia, non deve contenere che puri -utensili necessari pei lavori di campagna, ,da poter essere eseguiti da una compagnia, comandata presso una <ìivisione che operi sola. Piuttosto moltiplicar questi, che mettere strumenti d'uso .speciale come per esempio, quelli da falegname per lavori sottili, e simili. E ciò non s?lo onde non aumentare inutilmente il peso del parco, ma ancora per non far nascere . confusione,
ed insciemente non produrre perdita di tempo prezioso . allorché si tràtta di fare accorrere prontamente in un sitò, un drappello d'uomini di una data profes3ione. In secondo, conviene badare a che, divisi tutti gli strumenti, tanto in riguardo alla professione cui appar tengono, che per riguardo· al peso, in diversi cofani; le varie coppie di questi risultino ciascuna di un peso unito, da meno di quanto ordinariamente può portarsi a- schièmt da un mulo (1) . Tale dispdsizione gio'Va, per poter cari· care gli ani111ali, dei zaini ed altro arredamento di una partita d'uomini, ove questi debbano essere occupati in un'operazione difficile. Così se trattasi di dover tagliare un ponte in legno, o minarne uno in fabbrica; in tali circostanze che gli. uomini, terminato il lavoro, debbano raggiungere i compagni buttandosi a nuoto; di non lieve impaccio ce1:tamente riuscirebbe loro il dover pensare allo zaino od altro arredamento da campo. In ultimo, necessario sarebbe che tutti gli strumenti (o almeno la parte di essi suscettibile) fossero adattati ad essere traspdrtati senza impaccio, an~o in: circostanze 1n cui le truppe del genio debbano far fuoco. Per tala oggetto bisognerebbe che fossero costruiti j,n modo da poterli tenere ad armacollo , nello stesso modo che la pala, la zappa, o la gravina. Ohe se tale particolarità venisse per poco ad aumentare il peso dei singoli .strumenti; ciò sarebbe trascurabile a fronte della comodità di aver come portar1i sen.za essere per essi impacciati. E qui parrni che non. possa tralasciare di richiamare la superiore attenzione, sulle carabine, delle quali sond arma.\e le truppe del genio al presente. Tale osservazione',
l
(1) Un mulo, a schiena., trasporta dai 200 ai 250 chi!. per i merciaiuoli ordinari. Per la guerra però può tenersi che il peso, da caricarsi sui muli, si11, dai 160 ai 200 chiJ., a.ttese le fungbé marcie ed i faagi possibili. ' ·
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A!\MAME:'ITO
abbenchè assolutamente non abbia parte nell'esame di un parco di compagnia, pur tuttavia comeccbè ba significante relazione con l'uso di questo, ove trattasi che gli ùomini debbano portar seco gli strumenti da lavoro insieme all'arma da fuoco; trovo necessario a metterla in discussione. E tanto più lo credo conveniente a sottoporla a severo giudizio militare , in quanto che la quistione di adatto armamento di un ramo speciale dell'esercito, lo credo cardina:le; sia per lo scopo cui quel ramo deve disimpegnare; sia per l'effetto che tal ramo deve conseguire dal suo armamento; sia infine per non sciupare bontà, quando essa nuoce : e per la troppa perfezione, che per i maggiori requisiti, che per tal sua perfezione, ad essa sono indispensabili. A giudicare intanto con aggiustatezza di tale osserva• zione, uopo è tener presente due cose importantissime : 1° Quando le truppe del genio, in campagna, usano la loro arma da fuoco ; 2° Come usano quest'arma. Le truppe del genio in campagna, come innanzi abbiam veduto, sono comandate, o presso un corpo d'operazione; o per compagnie, presso le divisioni. Nel primo caso, esse servono ai lavori d'assedio o ai primordiali' lavori di costruzione d'opere di fortificazione campale. Nel secondo accorrono ai bisogni necessari in una marcia, sia offensiva che difensiva, della divisione presso la quale sono comandate. Sia nell'uno che neU'altro . caso, però esse non manovrano come fanteria, se non nel caso di ra.pidi attacchi o difese con grandi masse: circostanze nelle quali il colpo non va mai a vuoto, o meglio ha sempre effetto: a causa della breve distanza a cui è messo lo scopo, ed insieme. della grande sua e$tensione. E quando , o con cor)Ji . di armata, o con divisioni, i soldati del genio lavorano del loro mestiere , essi non lo fanno, che sempre dietro la
DEL G.ENJO ,JILITA RE
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li-Iiea dellé truppe di protezione; salvo che in certi eccez10nali lavori, come abbattere un ponte , guastare una strada e simili: in cui un drappello di vol~nterosi e bravi soldati, si dà in olocausto per la salvezza dell'esercito o divisione. In tali ultimi casi, essi non pensano a difendersi; la loro vita più non appartiene loro, chè essi ne l1an fatto nobil dono ai loro compàgni d'armi. Essi non pensano che a compir presto e bene il loro lavoro, sovente sotto il micidiale fuoco nemico; e quando poi l'avran terminato, penseranno a salvarsi, ossivero a morire della morte dei bravi. Quando agiscono dietro le truppe di protezione poi, i soldati del genio, intenti all'opera che dovrà apportare giovamento ai commilitoni , non attaccano, non, si difendono, lavorano sempre: sospendono solo quando le truppe di protezione piegano, cbè allora si ritirano, pronti però .a ritornare al loro lavoro, quando quelle truppe avranno riprese le loro posizioni. Si potrebbe dire che essi non si battono mai, se non fosse che alle volte l'inimico, forte di 'uno slancio di eroico valore, sopraffa le truppe di protèzione; le vince, e senza che queste abbiano tempo di ordinarsi a ritirata, piomba sui lavori in costruzione per disfarli. Allora il soldato del genio , lascia il suo strumento da lavoro, e dà di piglio alla sua arma da fuoco; ma non ha tempo J i puntare, anzi non t ira che un colpo e poi si fida alla sua baionetta. Si batte per non conservare le armi , digiune di sangue nemico ; per fargli pagll;re col suo sangue il guasto che viene . ~ fargli; perchè la vista delle loro terga fuggenti, sia pa~ gat.a colla vita de' suoi più bravi ed ardimentosi. Pre~ tendere di vincere lo slancio contro cui non ha potuto la forte linea di operazi0ne·, sarebbe follia il fidarvici . Eroi per eroi, però qualche volta questo pugno d'uomini, risoluti di morire con le armi alla mano, pctraliz7.a lo slancio uemico. In tal caso la scena si cambia; le truppe
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ARMHIENTO
vinte riprendono animo, g!i assalitori si scoraggiano dal vedersi minacciati tra due fuochi, e le truppe del genio non hanno che ad uccidere, più con l'arma bianca che con quella da fuoco. In tali casi- nessun vantaggio. apporta loro l'arma rigata da lungo tiro; chè anzi questa per . quanto più esatta a colpire riesce, quand'è impugnata da chi posatamente m ira nel far fuoco, altrettanto fallace al colpire addiviene; quando è adoperata da in. dividui tremanti per febbrile esaltazione. Per clippiù, tali individui non tirano che sempre a cento o eentocinquanta passi a) massimo; inutile quindi riesce lnro l'avere armi che han tiro efficace a maggiori distanze; chè non v'ha caso in cui essi abbiano bisogno di fare tali colpi. Invece per essi è di assoluta importanza che sicuri riescano i loro colpi, che nessuno di questi vadi fallato, che facile riesca a spingere lontana la punta della loro baionetta, e che possano questa portare agevolmente a parare colpi di simili punte loro drrette. · Essi però, meotre lavorano, hanno bisogno di aver seco la loro arma da fuoco, portarla, tenerla sempre pronta, ma non deve però questa arrecare impaccio o fastidio al loro lavorare. Per tali bisogni uopo è che essa sia corta, ·1eggiera, agevolmente manegg evole; e purchè abbia tiro efficace fino a duecento passi al più, il suo scopo di genere è soddisfatto. · Da tutto ciò panmi che sia miglior convenienza armare le truppe del g8ùio con carabina corta, leggiera, facile a :naneggiarsi e dalla portata efficace dai 100 ai J 50 "metri; e quindi a canna liscia, invece che rigàta. Alla carabina s'innesti una sciabola-baionetta lunga quanto più sia possibile, ed in modo tale che ) 1 centro di gravità dell'intera arma, venghi a trovarsi così situato che il maneggio di essa riesca il più agevole possibile; nel tempo · stesso che il centro di percossa colla. sciapolaba.i onetta, risulti del migliore effetto, sia per le offese che per le parate.
DEI, GF,NIO MILITAR&
La presente carabina, invece soddisfa poco a tali esigenze, perché rigata; e perchè essendo essa , senza la baionetta, di significante peso, oltre al riuscire grande• mente molesta durante i lavori, ove è tenuta ad .armacollo, quando ha poi innestata la baionetta, viene ad avere il centro di gravità. così situato, che il centro di percossa riesce assai sfavorevole a chi l'usa. Non è però precipuamente per tale ultima considerazione, che io stimo più conveniente l'arma: corta e leggiera con lunga sciabola-baionetta , della presente di cui sono armati i soldati del genio. Sebbene per le altre di vero interess~, cioè sia perchè l'attuale arma incomoda riesce a. tenerla ad armacollo durante i lavori di campagna, sia ·per i fastidi ·che per la sua costruzione esatta, essa apporta alle truppe del genio. Epperò, per questi inconvenienti, quell'arma fa sentire ad esse truppe, tutti i suoi svantaggi senza arrecare loto alcun pro. Oltre a ciò, per l'efficace uso della pre., st:mte carabina, v'ha bisogno di _continuo e lungo .esercizio, molto dippiù che per l'altra a canna liscia. Alzo, distanze a vista, deviazione per la rigatura, accurata e scrupolosa manutenzione della carabina rigata; son tutte cose che assorbono moltissimo tempo di continuo esercizio e ben fatta istruzione. Epperò, se da tale ar.m a altro di male non -s'avesse,-a1 certo. si verrebbe, al . soldato del genio, a rubare assai tempo prezioso alla sua istruzione di mestiere; solo per riuscire provetto, in cosa della quale esso non sente mai i-1 bisogno di far uso; quale sarebbe il colpire con agocriustatezza a significante distanza. . Il soldato in generale, principalmente al tempo d'oggi•, non esiste che per il campo, esso non è tenuto che per la guerra.. Dura necessità invero , ma pure indiscussa , perchè sancita dalla presente civiltà dei popoli. Epperò qualsivoglia ragionamento che possit farsi i n riguardo a.l
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ARMAMENTO
militare di qualsiasi arma, perchè non cada nel falso, abbisogna che non si discosti mai dalla base fondarr.en tale della milizia: ch'è il servizio n ·cui può esser chiamato ad esercitare in guerra quella particolar ~pecie di soldato. Ora le truppe del genio non potranno mai essere usate da bersaglieri, a meno che non si volesse sciuprtre inutilmente quell'arma; contrario quindi perfettamente alla loro istituzione riesce l'armarle con carabine riga.te, arma propria alle seconde; chè oltre al non poterle mai usare in tale ufficio, male potranno esserlo al momento dello speciale bisogn·o del genio, tutt'affatto diverso dai bersaglieri. Riepilogando ora tutto . ciò di cui s'è tenuto parola, e tenendo presente le diverse consegllenze tratte da ciascun smgolo raziocinio, connesso all'ufficio delle truppe del genio in campagna, credo desumere quanto segL1e. Ad armare queste truppe nel modo più consentaneo allo scopo per cui esse sono istituite, ed ai servizi che possono essere chiamate a disimpeanare in campaana n o ,· giudico sia uopo modificare il· loro presente armamento ed il loro parco di compagnia, nel modo seguente : 1° Dare ai soldati carabine corte, legg.iere, a canne liscie e munitP, di lunghe sciabole-baionette. Tenere in ciò presente tutto ciò, che di sopra si è detto, riguardo al pochissimo uso che fanno di sparo , ed al più ovvio invece, di usare la difesa e l'offesa cou la baionetta. :2Q Tutti i . soldati del genio, oltre alla carabina, sian corre.d ati taluni di gravine, altri di zappe ed altri di pale . Tali strumenti sono portati · ad arqiacollo usual mente, mentre le truppe del genio agiscono da soldati regolari; ed invece siano eserc.itati ai lavori di terra-, con l'arma in bandoliera. All'oggetto io crederei che · di tutta la forza di una compagnia del genio, un ottavo sia munito di pale, tre ottavi di zappe e quattro ottavi infine d i gravine. Ciò
DEL GENIO MTLITARE
dal perché il più continuamente si presenta il bisogno di cavar terra dùra, per la quale la zappa riesce di meno effetto_che la gravina; mentre poi, poche pale sgombrano in brevissimo tempo la terra stata innanzi smossa: nel tempo stesso che le zappe e le gravine sono occupate , queste a rompere e quelle quindi a cavare· la terra.. 3° If parco di una compagnia comporlo quindi di strumenti da falegname, da muratore, da minatore e qualche' altro d'uso eccezionale: come martinetto, segoni, picozze e · picozzini per legna , falciuole per foraggi e simili. In tale ammanimento però è da por mente che non dovranno comprendervisi che puramente ciò che si réputa indispensabile per lavori da poter essere eseguiti da · una compagnia comandata presso una divisione; ed 1 altri strumenti od utensili strettamente ed esclusivamente richiesti pei bisogni che pos~ono occorrere per essa compagnia o per la divisione. Tralasciare, a cagion d'esempio, strumenti per lavori da falegname minuti ; la specifica tra gli altri bisognevoli per le mine in roccie e simili. Dappoichè di alcuni, come i primi, non s'avrà mai il bisogno di farne uso; e di altri, come i secondi, superflua è una completa classifi,ca delle diverse dimensioni, bastandone una o due categorie, per i bisogni che possono occorrere . Tre al più sono sufficienti: piccole, mezzane e grandi . 4° Composto cosi il parco di compagnia, stabilirlo in cofani atti ad essere trasportati a schiena dai muli . Epperò da ciò che innanzi è detto, con ragione credo desumere che sia conveniente di dare, a dota_zione di ciascuna compagnia del genio presso una divisione, dei muli esclusivamente pel trasporto del suo parco. E qui trovo bene richiamare con asseveranza l'attenzione su delle osservazioni i 01 portanti. In primo credo necessario che gli animali di un parco di cornpagnia, debbano essere condotti dagli stessi soldati
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ARMAMENTO
della compagnia cui il parco appartiene: sia che esso foss e trasportato con carri, sia con muli. Poichè potendo facilmente accadere éhe siasi attaccati ìn una posizione difficile, i zappatori mirano a star sempre uniti alla propria compagnia ed a conservare il parco come cosa loro; mentre d'altra parte la presenza dei rispettivi uffiziali, li sprona a mostrarsi degni dell'incarico loro affidato. Invece i soldati del treno si trovano isolati, non tra. propri compagni, senza interesse militare di corpo che li attacchi al genio; epperò mai spinti da emulazione. Cercano quin di solo di salvare il parco che hanno avuto in consegna, senza badare alle mosse della compagnia deI genio; cosrcchè può accadere fa. cilm.ente che essi se ne trovino distanti, appunto quando si·•presenta il bisogno di servirsi degli strumenti traspor• tati. Può bene accadere che occorra lavorare per mettere prontamente in batteria dei pezzi di art.iglieria, oer cui si deve demolire parte di una folta siepe. Può accadere il bisogno di dovere abbattere dei grandi alberi attraverso ad una strada, per precuderla alla cavalleria n emica, che facilmente potrebbe, senza ciò, chiudervi in mezzo . E sovente, a togliere il passaggio per u n ponte in legno, non v'è altro che tagliarlo ; ma il parco di compagnia è lungi ed impossibilr è l'avere gli strumenti necessari ai lavori da eseguirsi senza perdita d'istante. Altra osservazione che sGim0 inter essante si è che un parco dì comp~gnia, debba essere in tal modo stabilito , da non dover ricorrere per nulla al parco di divisione o d'armata; se non d1 tempo in tempo per cambiare totalmente strumenti resi inutili dall'uso. In quanto a.i p iccoli accomodi o riparazioni, deve . farse li da sè; c.hè sovente il parco di divisione è assai distante dalla compagnia che lavora, mentre tal altra vol.t a può _aver rotta la comunicazione con essa. Infine altra considerazione importaute che rigua.rda i
237 parchi di compagnia si è, ·che comunque essi fossero portati dà animali a schiena, pur tuttavia nell'attraversare prater ie , i ncontrando sovente dei fossi , limiti di proprietà, i qm1li beuchè piccoli pure non s9no tali da essere sormontati da animali carichi a quel modo, certamente si sarebbe costretti a girarli, o a praticarvi d elle rampe. Amendl:le tali operazioni apportano perdita di tempo preziosissimo, massime in una ritirata, dove siasi molestati dal nemico; chè' sovente potrebbe questo sopraggiungere in forza e predare il parco, e forse anco gli uomini del genio che lo conducono. Superfluo credo il soggiungere, che se tali fossi-limiti sono difficili da essere attraversati da animali a schiena, impossibile lo è poi da' carri che trasportano presentemente il parco di compagnia. Riflessione che avvalora semprepiù. il ragionamento fatto innanzi, in riguardo alla d ifficoltà che tali carri hanno a seguire la compagnià, e q uindi alla coovenienza di cambiarli con animali a schiena. Ad evitare quindi l'inconveniente testè sopracitato, uopo sarebbe caricare anche di un ponte da marcia, ogni coppia d 1animali che trasportano il parco. Tal ponte si butta subito attrav.erso al fosso; si disfà similmente in un batter d'occhio , ~-cl è di peso assai tenue, da permettere l'aggi,unzion·e cli un paio d;assi ad ogni parco di compagnia. Un ponte da marcia (1), è un piccolo ponticello di semplicissima struttura, che ba 3 metri di Ìungbezza ed DEL GENIO MI LITARE
(l) La presente descrizio1Je è tolta da un articolo intestato: Ponti da marcie e loro manovre, che appartiene ad un altro lavoro (part~
gett_ato . già i~, bozzo) di maggi_or mole di questo, e che porta pe,r epigra.fe : Del pm confacente. ord·inamento delle truppe del genio, avuto riguardo agli eserciti odi erni ed alle loro t>perazioni ca-mpaìi. In tal lavoro è p ure messo in chiaro il bisogno che si ha di fornire i reggi-
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AR1!AMENTO
1ru,SO di larghezza. Esso è formato da due travate di legno, di sezione rettangolare, avente l'altezza di Om, I :2, su di una larghezza di 9m•,09 circa. Queste travate nel mezzo si piegano, mercè una cernier a a squadra, che da
un lato abbraccia t utta la sezione della travata e dall'altro va per 0"',14 della faccia inferiore di essa.· Sulle due travate vengono messe delle tavole, grosse om,03, lunghe 1m,80 e larghe Om,20; cosicchè per tutto il ponte ve ne farebbe bisogno di quindici, ma se ne mettono invece quattordici, onde rimanere dei piccoli interstizi vu0ti tra le tavole consecutive, pel migliore maneggiamento di esse. Ogni tavola, _pella sua faccia inferiore, porta fermati due regoletti a ciascuna delle estremità. Essi hanno 0m,03 di larghezza, per 0m,04 circa d'altezza, e son messi tra loro alla distanza di 0m,09 internamente ed in modo che la distanza, tra gli assi di ciascuna coppia, sia di 1m ,53. Per situare il ponte, s'interrano le estremità delle due travate per la metà circa della loro spessezza, senza però scavar terreno, ma soto grava.ndo sulla faccia superiore. Ciò però dopo che presso ciascuna estremità della cop pia, si sia situata una favola, in modo che queste due servano a tenere stabilita la distanza tra le travate ; poscia si van mettendo le rimanenti tavole una dopo l'altra. Il materiale di un tal ponte è diviso fra due muli del parco di compagnia, epperò ad ognuna di questa do- • vrebbero farsene portare almeno due, in modo che mentre
mentì del genio , dei muli necrssarii al trasporto dei parchi, onde i soldati s'abituino a guidarli, e gli animali si assuefacciano a vedersi curati da essi. In guerra potrebbe dispiacevolmente aversi la ·dimostrazione pratica del ma.le, che tale mauca.'nztt d'assuefazione, sia dei soldati che degli animali, può arrecare; come dell'altro d i far guidare gli animali dei parchi di compagnitt dt,l treno, in vece che dai zappatori.
llllL GEN IO MILl'f,\RE 239 sì passa il primo, si corre a gettare il secondo o,,e bisogna. Così p uò accelerarsi anche la 111arcia dell'artiglieria, potendo questa muovere più liberam~nte, non essendo per tal modo obbligata a girare quegli ostacoli faéilissimi ad incontrarsi nel suo cammino. Per quanto riguarda poi i parchi di divisione e d'armata, non arrecando dannò a che stiano discosti dalle truppe del genio non dovens:losi adoperare che solo quando la divisione o l'esercito d'operazione è accampato; possono _m uovere per strade rotabili e quindi ritenere il sistema di trasporto che hanno. Non così però per i parchi di còmpagnia, i quali dovendo star sempre con i drappelli che hanno ad usarli; assai sovente, impossibi le riesce il lor traino per strade. Perlocchè non trovo superfluo il r ibattere a richiamare la riflession.e sul particolare: che l'uso dei parchi di compagnia si richiede nei passaggi difficili, sulle ert.e, vicino a i iviere, per prònte manovre, avanti o in ritirata, ed il più sovente mentre si è molestati d;;ill'inimico. Tutto ciò, che mentre obbliga ad un ben ragionato sistema di trasporto per questa eccezionale specie di parchi, permette poi il ritenerai quello che s'ha, per gli altri di divisione e d'armata. Questi però saria bene venissero in qualche parte modifiçati; cioè abolendo nei carri i cofani e situando invece nei ripostigli dove questi" son messi gli strumenti: c~n che si otterrebbe un forte risparmio di peso inutile. In ogni modo però non vi sarebbe da sciupar nulla; chè facendo passare nei parchi di divisione o d'armata, tutto il materiale che presentemente forma i parchi di compagnia; non si tratterebbe che della nuova cornposizione di quest'ultimo. Per ciò fare non occorrerebbe che a vece del confezionamento di nuovi carri ·arredati, per l'ampliamento dei parchi di divisione od armata, si acquistasse il necessario àlla formazione di quelli di compagnia.
ARl!AM!NTO Dl!L GENIO ~!TLITARlt 240 Se queste mie riflessioni, succintamente esposte, potranno aver la fortuna di valersi alcuna attenzione dalle persone i cui ciò compete, allora sarà il caso di ~are concretare, da chi migliore si stimi all'oggetto, le idee da me qui sbozzate ; e stabilire quali le dimensioni dei cofani, quale il rispettivo peso, quali gli stru~ent_i ~ trasportarsi dai parchi, quali le dimensioni degli altn che fan parte dell'arredamento del soldato e così di tutt'altro che innanzi io ho brevemente esposto.
RIVISTA TECNOLOGICA
·- -
ELIA CATANZ.A.RIT[
Capitano del genio al I ,·eggimento Zappatori. O
Il uuovo cmrnone da campagna rigato dell'esercito austriaco.
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I l Karnarad di Vienna nel suo numero del 12 scorso aprile contiene alcuni partirolaò sul nuovo cannone rigato da campagna recentemente adottato nell'esercito austriaco, quafi particolari reputiamo del caso il riportare. 1° Il cannone da campagna rigato. - Le batterie da 4 e da 8 rigate (sistema rigalo ad e] ica 1863) continuano ad essere composte come per lo innanzi di 8 pezzi, i quali nelle batterie da 4 a piedi le quali sono addette alle brigate di fanterie, sono trainati da 2 pariglie, mentre quelli delle batterie a cavallo, sebben d'egual costruzione che i primi, sono trainali da 3 pariglie, siccome pure il sono i pezzi delle batterie da 8. lu generale gli affusti del nuovo sistema non differenziano da quelli del sistema Lahitte; sono però più leggieri e portano fra le cosce un cofano contenente . a lquanti cartocci e foggiato a. sedervisi cavalcioni. Ax>1 0 vrn, voi. xv. -
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R i\' lSTA
L'avaotr"!no è lo stesso che nel sistema Lahitte,_ e sul cofa no ponno sedersi 3 cannonieri . Il carro da munizioni a ttribuito ad ogni pezzo consta di un r etròtreno e di un avantreno ; q uest'ultimo è d'identica costru:zione che quello del pezzo, contiene lo stes,;o arnmu niziona•nento, cosicchè puonno all'occorrenza cambiarsi l'un coll'altro . Perfin la sala e le ruote dell'affusto ha nno la precisa costruzione di quelle del rispettivo carro da munizioni. Per cosifatta costrnzione dell'affusto e del cassone gl'inserYienti ponno essere velocemPnte t rasportati, 3 sull'avantreno del pezzo, 3 a ltri su quello del cassone, m entre sul cofano dell"affusto da 4 siede cavalcioni il 7° se trattasi di cannoni da 4, od il 7° e 1'8°.se di cannoni da 8. L'anima del pezzo da 4 è solcata da sei righ e, quella del pezzo da 8 da otto righe eccentriche, e caricando il pezzo vrima t,i introduce per la bocca la carica di polvere quindi il proietto, l'uno dall'altro sciolti. I proietti di questo pezzo sono i seguenti: l 0 Proietto cavo a punta (granata semplice). 2° Shrapnel a punta (granata a metraglia), 3° Proietto incendiario a punta (granata incendiaria). 4° Scatola a metrag lia. I cartocci sono di due mQdelli diversi : a) Cartocci pel tiro di lancio e b) Cartocci pel tiro in arcata, Per ,appiccar 11 fuoco a l pezzo si usa il cannello folru inante. Il 1°, 2° e 3° proietto sono di forma cilin dro-ogivale. La parte posteriore, la cilindrica, è munita di una fascia di zinco iiella quale sono i_n tagliate ri0he ad elica, le quali perfettamente corrispondono a; quelle dell'anima. • Mer cè tal disposizione afft'-rrando col calcatoio fatto ad imbu to il proietto per le due alette di ferro die si trovano alla sua parte ogivale, e, dopo imboccatolo nella canna, girandolo da sinistra a destra, i risalti della fascia di zinco si adattano q nasi ermet icamente nelle righe del pe1,zo . - Così il proietto n ell'uscir dalla canna è costretto a seguir le r ighe ed a prendere il moto totatorio r ichiesto. Le granate semplici, siccome quelle che J_Jiù frequentemente
243 si adoprano, entrano in maggior nomero nella dotazione delle b·-1tterie; esse sono caricate con polvere da cannone, e 8U t.al carica è applicata una spoletta fulminante . Appena il pro:ettor iceve un urto, la spoletta proch1ce l'esplosione e lo scheggiamento della g ranata. Quando il proietto esplode immediatamente d' innan1-i alle truppe nemiche, sì ottiene ii m~ggior effetto, poi.chè le scheggie non solo p roducono danno materiale, ma e1.iandi•) un sconcerto mora le grandissi mo nell'avver,ario. Questi proietti si gettano di lancio sino a 4500 passi coi pezzi da 4, e sino a 5000 da quelli da 8. I l massimo effetto si ot tiene a 2000 e 3000 passi . Quando invece l'inim ico è mascheralo da ostacoli e per essi protetto dal tiro di lancio, allora si tira in arcata e sino alla gi ttata di 2000 passi. Le granate da 8 pel loro maggior effetto di percussione si impiegano preferibilmente contro muri, trincee, blockaus, ponti e ·! in generale ovunque occorra spiegare un preponderante fuoco_ Però le batterie da 8 stanno al!e r iserve d'artiglieria. · Lo shrapnel ba l'interno diviso in due scompartimenti, l'uno col l'altro cl.lmunicanti. Nell'inferiore, la camera, si tro,,a la ca1·ica (da 3 112 a 4 oncie di pohere) destinata ad infrangere il proietto; m,llo scompartimento superiore che è il più grande, stanno disposte (da 80 a 150) pallottole di piombo. Dalla punta del proietto, ove s'applica la spoletta fulminante, sino a l c_e ntro della carica, scol're un picco]~ cannello d'o ttone riem pito di rocca-fuoco. La spoletta, fabbricata secondo il sistema Breithaupt , ma a -;sai perfezionata. possibilita l'esplosione a qualunque gittata sino a 2000 passi, mentre schegge e pallottole seguono per altri 100 o 200 passi la linea di tiro coll'intrapreso moto rotatorio. L'impiego di queste granate a pallottole è comune in ogni çìrcostanza, mà principalmente contro truppe formate in colo one ed in masse, od in quadrato. I proietti incendia.rii portano sulla parte ogivale tre bocchini dai quali esce il fuoco, appena il rocca-fuoco interno è acceso da una spoletta di legno che dalla p unta del proietto comunica coll'interno di esso. La mistura' della spoletta vien accesa . dallo stesso sparo, e T ECNOLOGICA
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R IV I STA
s1 consuma nell'ugual tempo io cui il proietto percorre 500 passi.
-
Il I'Occa-fuoco stesso abbrucia aie.uni minuti. QuesLi prc,ietti si adoprano ad incendiare, e si tirano in arcata sino a 2000 passi . Le scatole a metraglia sono di lamina di zinco e cilindriche· hanno un diametro corrispondente al calibro del pezzo, e con'. rengono: quelle pel cannone da 4,56 pallottole di zinco di 8 oncie, e quelle del cannone da 8, 67 pallottole di 4 oocie. S'impiegano contro alle tl'uppe in ordine sparso, e di lan·cio. Col cannone da 4 portano alla distanza di 300 a 400 passi ; con quello da 8 da 300 a 500 passi. Ciascun pezzo ba il seguente ammunizionamen.o, fra i suoi tre cofani : S•·atole a metraglia pei caunoni da 4, Granate semplici . id. Shrapnel (granate a met.raglia) id. Granate inc1mdiarie id.
16 - cann. da 8, 90 id. 46 id. 4 id.
Totali 156 Cariche di polvere pel tiro di lancio, cannone da 4, 156 Cariched1polv. pel tiroinarcata, id. 35 Totali 191
id.
12
76 36 ,.1:
128
cann. da 8, 124 id . 32 id .
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TKCN0J,OGICA
foraggi , delle marmitte, d&gli attrezzi di riserva, della fu. cioa, ecc.). Pe rciò in tutto: 63 bestie eia soma. 1l pezzo pesa 155 libbre, e (affusto colle ruote 161.
Razzi da salvataggio. ìl sapiente generale r 11sso signor Constantinow, noto per un suo bel lavoro sui razzi da guerra, del quale l'anno scorso e bbimo a Lener parola, trovò ~r ora il mezzo di applicare I ra:i:~,1 al salvat:iggio delle uav1 in pericolo, fn.c·endo così di uno stru OJemo di morte e d'incendio, uno strumento d1 salvezza. Egli pubblicò ultimamente in proposito un opuscolo nel qual1J si,iega come il razzo può adoprarsi a slanciar gomene. Egli ideò perfino un processo per raddoppiarne la forza ed assicurargli una maggior gittata. Questo processo consiste nel dan! due camere al razzo. La carica della seconda non si accende, per ~•ia della prima, se non quando la corda ba già. percorso un tratto di via . La seconda carica permette di percorl'ere un'altra distanza con una grandissima volocit1i. Questo teu t.ativo si me·ritò la più seria attenzione di tuui coloro i qnah si occupano dei mezzi di salvataggio.
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Cannone da montagna rigato. - Le batterie da montagna si compongono di 4 pezzi da 3, che hanno la stessa costruzione dei cannoni da 4 da campagna ed adoperan~, anche la stessa munizione come questi, ad eccezione però delle granate incendiarie. Gli affusti rassomigliano a quelli degli obizzi di montagna. Abbisognano 5 SE!rvenLi per pezzo. Il cannone, l'affusto, la munizione e gli altri attrezzi vengono trasportati a dorso di soma, delle quali si esigono : · In l" linea, 16 quadrupedi (pel trasporlo degli affusti, dei caooooi, e dell'occorrente munizione); In 2a. lìnea, 21 quadrnpedi (pel trasporto della munizione f3 degli affusti di ricambio); .lu 3• linea, 26 quad rnpcdi (pel trasporto dei bagagli, dei
Cannone a due bocche. Leggesi nel I' EserC'ito lllust1·ato del 28 maggio : • La Nazione di F ire nze, del 17 corrente maggio, annun• r.iava: • Nella mattina del dì 13 nel giardino della Crocetta fn • fatto un esperimento di un cannone a due bocche, il quale • io un sol colpo tira due palle congiunte da una lunga ca• , tena. L'invenzione è dovuta al signor Giuseppe Fon tani mec• canico in Cortona ecc. • Non saprei quanto potesse giungere opportuno cotesto b1;llico strumento (e fosse una invenzior1e nu,oval) in un'epora in cui l'artiglieria ha fatto tale un pro~ greso:o da non sapersi pi1) quasi trova.r materiali per resi~kr~ a' nuovi terribili mtJzzi di distruiione. Quando si banno canMni tragrandi e di tal potpnza nello scagliare enormi proietti <la . traversare bastimenti corazzo ti; quand_o i ,monitor de' fede •
•
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RIVISTA
rali che burbanzosi si fanno innanzi a sfidare le batterie di ~ umter sono costi etti dai cannoni Brooke a ritirarsi sdruci ti e malconci di maniera rhe qualcuno di essi cala a fondo i cannoni a doppia bocca che lancmo palle incatenate sono ~n ben meschino _trovai~, 1~i semb~a, e non varranno gran fatt o ad accrescere I mezr-1 d1 d1struz1vne nè contro gli eserciti nè contro le armate. Ma lasciamo da banda i vantaggi cbe si a 1• tendono dal cannone gemello, ed occupiamoci di mostrare che la n1.1,ova invenzione è tanto vecchia da avere subito la sorte, comu_ne alle vecchie e poco utili cose, di essere poste in di men t1canr.a. , Non parlo degli orgam, che primo fece fabbricare lo Scaligero nel 1386; cli e e~istevauo ndla munizione di Boloo-na nel 1397 che conciuceva in campo lo Sforza nella seconda ; et:ì. del xv secolo, de' quali ad intervalli si abbandonò e riprese l'uso sino a tempi n ,n molto lontani. Taccio :inche delle palle amate. ramate, incat~1iale che si lan~iavano_da cannoni nrl una O p•ù bocche. M~ d1 q11cst1 cannom fabbricati in ltalia priwa che in altri luoghi darò qualche noltiia. ( Nel 1404 i Padovani possedcnno una bombarda che avev11, s_ette bocche che lraeva 21 r,ietra per volta, e traeva di tun ghezza 0U1·e mimm. La repubblica veoeta fece getta re nd 1~5? uu cannone a sette bocche, da 4, cbc aveva quattro marnglie alla culatta per farlo girare in un cerchio di ferro n l quale erano uniti gl i orecchioni che lo tenevano sull'affusto . •\ !l' ingresso del castello Sant' Angelo in Roma nel principio dd secolo X\'JI era posto un cannone a cinque bocche, da 3, a ppellato t?•ù;trac, le quali potevano spararsi insieme od una a lln volta come meglio fosse piaci11to. Un tnl PrnTRI fiorenti,oo n, I 1693 fect:i esperimenti i n Francia di nn mortaio di sna invenzione d1e lanciava contempor11neamente 14 p1•oietti vuoti, una b,Jmba cioè e 13 granate poste in allrduinte anime, la granrl•~ nel mezzo e le piccole allo intorno, i cui foconi comunicava1.1 11 coll'anima cen trale. Gli esperinlC'nti riusrirono a marnviglia, e I a_l secondo colµo scoppiò la. bomba e 10 od 11 granate le quali s1 discostarono nel ca<lere non più di 15 a 20 te:ie. Infine m·l 1696 un. certp F1Gi1n1 (non è detto di qual paese fosse) portò m Francia cannoni a tre bocc.'ie colati in nu rol getto.
TE(,:SOLOGICA
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• Un mo1·taio a q-uatlto bocche, per granate da rampilro, fu ideato da GEROLA MO Uoo, sergente nella compagnia dei bom~ bisti in Torino, nel 1763, e riuscitane ottimamente la prova, fu l'Ugo regalato dal re di s~icento lire. Incoraggiato da ciò. i l detto se·rgente ideò nello stesso anno una nuova macch-i?111, di metallo composta di doclici mm·tai pe1· granale a mano , che fu gettala dal fonditore Bianco; ed anche questa volta i 1 re diede un premio di lire quatl1·ocento all'inven!ore, e lii" duecento all'esecutore. , Ora dirò de' cannoni gemelli. GEISSl,E R nel 1668 provò in Berlino un obice doppio che scagliava in una volta due grnnate 1·i.unite con una catena. EinrERY fonditore in Lione i mmaginò nel 1690 cannoni gemelli da 4, riuniti dalla fasci a di culatta a tutto il primo rinforzo, per tirare due palle insieme, ma destinali p1•incivatme,ite ad essere ca1·icali con due :,pranghe di fe,To 1·iuniLe a cerniem, òel peso di libb. 65, chP. scagliat,, poi fuori dalle canne si disten~levano pPr la lunghe?.za di 12 piedi. Nel 179_8 fu proposto, a Porstrnonth, di tira re palle 'Ì'llcalenale con duP <."annoni distanti 13 piedi tra loro. Un ta l,· Gol)GES nel 1832 propose un cannone a doppia canna per tirare palle incatenate della marina, nel quale: le due anime co municavano tra loro in tutta la lunghezza per mezzo di un canale intermecho che rieeveva la catena. Finalmente qui in Torino un pompier<l . . . . . pre~entò un cannone gemello, con focone comune ad ambedue le canne per lanciare proietti i ncatenati perchè se ne fa cesse esperimento, il che fu· con molto giudizio rifiutato bastando soltanto lo annunr.iare cotest,· invenzi,mi ag!i uomini tecnici perchè ne facciano quel con!, che si meritano. , Dopo ciò che 110 contato, mi sembra fatto chiaro abba. • stanza che il cannone gemello non può meritarsi il nome d'in · venzione, ma soltanto quello di riprocluz-ione di un Yecchin trovato, condan nato dai ripet.uti esperimenti, fra le scoperte eh~ han fatto ìambicc-are il cervel lo agli scopri tori , senza _alcu u vanta oagio nell'arte di offendere, e perciò morte appeua nate... Per le 11rtiglierie da campo si è già avanzati abbastanza coi_ cannoni rigali e coi proielti c•~lindro-acuti da avere sufficienti, e.I anche S'1\'erchi mezz, di distruzione contro .,li e~erc1t1. Per
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RIVISTA
TECNOLOGIC A
l'artiglieria poi d'assedio, da mu ro o da navi vi vogliono al11i proietti che non siano le palle incatenate per aprire breccie , impedire approcoi ed offendere navi, che sono ora tanti oastelli di ferro. « Una granata avventata dal Niels-Juel colpì lo Schwar• zembe1·g presso ad uno de' suoi grossi cannoni e gettò a terra • 14 de' 16 uomini che lo servivano. Un'altra scoppiò tra le • vele, ed in un batter d'occhio il sertiame dell'albero dì trin« chetto fu in fiamme. Una terza scoppiò nella camera esterna •. del magazzeno della polvere ed appiccò il fuoco ai legnami. « Questi due incendii posero la fregata hors de combat, co• s1ccbè fu costretta ad uscir dalla mischia con 31 uomini uc• cisi e circa 80 feriti , (Italia militare, N. 293) . E q uesti sono fatti acci:duti i l 9 del cadente mese. Con tre colpi del cannone gemello si faceva tanta strage, si produceva tanto danrio ? No certissimamente. Dunque il signor Fontani, da quell'abile meccanico che egli è, non impieghi ingegno e tempo per riprodu rre macchine da, guerra riprovate ed inutili, e ceréhi in. vece, poichè la guerra è un flagello necessario, e per noi I ta· liani sarà fra non molto indispensabi'le, cerchi. d issi, d'inventare un qualche nuovo strumento sterminatore, perchè giunto il momento opportuno per noi possiamo farne le prove contro ch i ha già soverchiamente stancata la pazi~nza della nazione a ciù egli appartiene. Oprando-così • non potranno mancare a l signor • ,F0ntani meritate lodi, e ricompensa .adeguata a lla sua dotta • e lunga fat.ica », -lodi e ricompensa che mi sembra non valcra 0 a fruttargli il suo cannone a d-ue bocche. Se parlo così 110n è gi~ per menomare punto il merito df'l distinto meccanico cortonese. che spero non si adonterà delle mie parole, ma solo perchè ridendo io tal fiata di cer»e inven• zion·i nv,ove di vecchie cose nost?·e che ci vengono da oltremonte e da oltremare, non vorrei che quei di là ridessero eglino· pure di questa invenzione, supponendo che qui se ne facciano le meraviglie, e si beva tanto grosso da non saper distinguere il nuovo dal vecchio, e ciò che meriti di essere preso o manco sul serio per farne soggetto di studio e di esperimento. • ANGELO ANGELUCCI > •
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Nuoro aril1te corazzalo. Il signor Daniele Merrick, ingegnere in capo della flotta corazzata del Mississipi, venne incaricato della costr uzione di un nuovo ariete corazzato a sperone, del qu ale egli stesso ha com• . pilato il disegno. Le dimensioni di quella nave saranno di 216 piedi di lunghezza su 20 di larghezza e 30 di profondità, epperciò sarà strettissima. Esso r iunirà tutti i perfezionamenti recentemente i.ntrodotti nelle costr uzioni navali ; sarà c'orazzata dì lastre d'acciaio resistenti che si proteoderannò molti piedi sotto la linea di galleggiamenlo. All'occorrenza pot rà camminare cos'1 di poppa cm:p.e di prora. Sarà armata di 7 cannoni a perno posti in barbetta e di un formidabile speron<'l di acciaio di form a particolare. Due caldai e, capaci di produrre 60 libbre di_vapore per pollice quadrato di superficie, sono poste l'una verso prua e l'altra verso poppa, e pongono in moto, mercè una potente macchina, un'elica di 16 piedi di diarnetro . Questo bastimento potrà fare viaggi di lungo corso ed affrontare le più se1 ie tem· peste. ( Corriere clegli Stati Uniti) .
RI V1ST ASTA T !STICA
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<l'ora in avanti, in cònteggio la doppia 'biancheria che, in forza dei §~ 15 e 18 di questa istruzione e secondo la c ircolare ll aprile 1858, riparto 17°, N. 2331, compete ad ogni indiv iduo col giorno della sua entrata in fo rza, la quale biancheria a norma dei~~ 4, 7 e •94 dev'essere ricevuta in buon stato. In conseguenza di ciò oltre i paragrafi succitati sono pure cla modificarsi i §§ 20, 105 e 107 di detta istr uzione, i quali mutamenti dovra• no a,•er luogo col 1° aprile 1864. (Oràinanza circolare del 26 marzo 1864, riparto 13°, N. 1109).
RIVISTA STATISTICA
AtJSTR1A. - 'fra gli atti uffiziali del ministero della guerra del 1°. trimestre 1864, 1eggonsi i seguenti , che trad ucia mo1 come d'ora innanzi faremo dei più importanti onde tener in form ati i nostri lettori su di ogni innovamento o mu1az 1one o rganica di quest'esercito. Quanto prima inizieremo il promesso studiu statistico m ilitare dell'Austria per far seguito a quello g ià dato della Francia.
Cangiamento di alcuni paragrafi dell'istmiione sulle Dlt)nturc. Onde togliere gli svantaggi che ripetutamente derivano alla econom ia delle monture delle compagn ie dei terzi e quarti b11t-• taglioni, col trasferire cioè alle compagnie dei primi due ba t.taglìoni munita della do,p pia biancheria una p~rte dei coscritti richiamati per le manovre, mentre non viene computata che la bia • cberia sem p lice, il m in istero della guerra trovò di fa rn alcune mutazioni a l ~ 19 dell'istruzione sul conteggio delle monture finura vigenttJ. Qur,ste rnutazio!1Ì consistono nel m ettere
Prcscriziooi onde togliere !a limiltuione degli avanzamenti degli uffiziali. S. M. l'imperatore con suprema determinazione del 13 aprilè l 864 si è degnata di ordinare che abbiano a cessare 'le restrizioni sull'avanzamento degli uffiziali, che, a norma del rescritto del 26 dicembre 1862, r iparto 1°, N. 6900, esistono ancora io parte presso i reggimenti d'iufanteria, il reggimento cacciatori imperatore, i b_a ttaglio • i d i c:acciator i da campo ed i reggimenti di cavalleria, d'artiglieria e del genio, e che lo avanzamento degli uffiziali di tutti questi corpi di truppe, ove essi non appartengano al G0 corpo d'armata, sia in facoltà dei . proprietari di reggimento, o di chi ne fa le veci secondo però le prescrizioni seguenti : 1° Ogni corpo di trnppe ha tosto, da mettere in effettiva esistenza col medesi mo grado o maggiore quegli uffiziali ch e vi entras~ero o come riammessi o trasferiti, è ciò alla prima piazza vacante. Qualora l'nffiz.iale dovesse essere promosso ,-i farà ciò per m ezzo del proprietario del reggime.nto senza ul teriore richiesta; 2° Ove n elle carie;he più alte vi fossero dei soprannume-' rarii, si dovrà risen1 are un ugual numero, di piazze inferiori già vacanti o prossime ad esserlo, e possibilmente del più vicino q del successivo grado, onde bilanciare con ciò la forr,a complessiva degl i uffizìali; 3° Il passaggio di u na piazza r iservata da un g rado superiore ad uno inferiore non è da operarsi che per straordi1,arii mo;1v1 e si ,ichiede perciò l'autorizza.zione del ministero del la guerra.
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RIYl~'l'A 0
~ Se,_ ~mpa_rate 1~ piazze d'uffizfali vacanti e sopranuumerar1e dei s10goli gradi, risultasse esserveoe ancora qualcuna ,,a_cant,~, q~esta ?ovrà tosto, venir r~empita per mezzo del propr~etar10_ d1 reggimento coli avanzamento secondo il prescrit1-0 dei ~uot~ e 2; 1'80° reggimento infanteria ed il reggimento caccia~un unperat~re ~avranno per~ lasciare quest'anno aperta una piazza per gh allievi dell'accademia militare che sortono come t1ffiziali; 5° Per gli uffiziali che annualmente escono dall'accademia militare, ogni reggimento di linea ed il reggimento cacciatori dov~aon~ d'ora in poi e precisamente dal l° maggio 18ud lasc1~re .moccupata la quarta piazza da nffiziale; ed i reggi~e• t1 d1 _cav~lleria, i . battagl~oni cacciatori da campo ed i r~gg1meot~ dei confinari (croati), terranno, dietro special~ or• d10anza, riservate le necessarie piazze d'u!fiziali. Presso l'artiglieria ed il genio vengono riservate le seconòP. o quarte piaize per collocarvi gli uffiziali delle rispettive ac• cadero1e; ove le suddette piazze non bastassero in un anno 0 nell'altro a cuoprire il numero degli allievi, verranno pure riservate allo scopo anche le prime e terze piazze secon<lo j l bisogno ; 6° In considerazione del gran numero di capitani di 23 classe soprannumerari esistenti presso i reggimenti di cavalleria., verrà pei sottotenenti mantenuta la favore,•ole disposizione data con _supre~a deter~inazion~ 25 dicembre 1862, e quindi presso ogm ~egg1mento d, cavallnria ove sianvi dei capitani soprannu• merari potrà venir riempita, previa autorizzazione del minìstero della guerra, ogni seconda e quarta piazza rli capitano, Ifediante avanzamento. . 1-'inalmAnte è da osservare che per lo truppe non contem plate nelle presenti disposizioni vigono ancora fluo a nnovo ordine le regole per l'avamamento fino ad ora esistenti .
!
Correziooi allo statuto organico dell'artiglieria. Nello statuto organico dell'artiglieria pubblicato colla circolare orJi nanza 7 novembre 1863, riparto 7°, N. 3392, oPI su pplementn 9° (schema sulla forza dello stato nrnggiorc del :a
STATISTICA 253 riserva d'artiglieria d'un a rma la e della riserva d'artiglieria di un corpo d'armata) viene prescritta una vettura d'ambulanza a due oo.va\li (Sanil ats Wagen). Siccnme sotto questa denominazione non s'intende precisamente un carro d'ambulanza, ma bensì il carro a ridoli a due cavalli (Lei tet· Wagen), me,nzionato nell'antecedente supplemento N. 8, il quale è destinato al trasporto dei requisiti sanitari e dei bagagli per il personale del corpo sanitario (vedi il~ 19 dell'isL[uzione provvisoria sull'armamento delle batterie e degli apparati dell'artiglieria di riserva, pubblicata con rescritto 8 febbraio 1864, riparto 7°, N. 311), così si sostituirà nel supplemento N. 9, in luogo dell'espressione : Vettura d·i ambulanza (Saniliil.~ Wagen), la denon.:inazione adoperatasi ,noi su ppleme• to N. 8: Cat·1·0 ci ncloli per ambulanza. (Lciter lVagen ).
Specc~io ,tcllc forze militari dcli'Austria in principio del ·1864 in base al bilancio tiella guerra. uontirti
cav,,1/i
80 reggimenti di linea . 147,244 400 38 battaglioni cacciatori 26,434 81 Ca·vatte,·ia : 12 reggimenti ccrazz1er1 2 id. dragoni. 39, 188 33,222 usseri 14 id . ulani id. 13 Artiglieria: 12 reggimeuti id. 1 27,503 8,575 raccchettieri e 1d. 1 artiglieria da montagna 5,126 10 1'ruppe tecniche : 2 reggimenti del genio 3,627 6 6 ballaglioui pionieri . Treno cl'armata: 54 squadroni e 1O de2, 106 2,928 positi . 910 t~·itppe sa.nitarie: IO compagnie . Stato maggiore ed altr·i personalè militare 30,845 7,740 43 35,207 T?'uppe confì,na1·ie , 47,000 Invcil'idi 36G,012 52,183 Totale
Fanteria:
~: ~::;o . (
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RIVISTA STATISTICA
Giova pero osservare che sulle spese straordinarie del bilancio sono poi co mputati in aumento alle fo rze suindir,ate altri 42,207 uomini e 8,636 cavalli mantenuti in più dell'effettivo normale, lo che porta l'esercito austriaco a 408,219 · uomini e 60,819 cavalli pei quali ha stanziato sul bilancio 1864 li re 258,700,000. Donde ris~lterebhe che la spesa è di lire 513 all'anno per ogni soldato. In tempo di guerra la forza armata dell'Austria ascende a 605,580 uomini (dei quali 164,280 però non attivi) 0·104,338 cavalli (dei q uali 13,244 non attivi), con 1,024 pezzi.
IUVISTA BIBLIOGRAFICA
Della Tattica Elementare della fanteria in Austria (18 !H ~1862).
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Fu proprio necessità impostaci da sovrabbondanza di materia che ci fece r ita rdare sino ad oggi il render conto a' nostri. Jef: tori di questo libretto, piccolo per mole, non così pel suo valore intrinseco. Il maggiore di stato maggiore Corsi, del quale la Rivista ebbe testè a pubblicare quBll'importantissimo lavoro ITALIA E A usTR1,1, encomiato da tutto il giornalismo militare europeo, dava nello scorso anno all'Italia miZ.ilai·e io una serie di articoli qnesti studii analitici e comparati vi sulla tattica elementare austriaca, i quali furono quindi con lodevolissimo pensiero raccolti. L'importanza di questo lavoro non ha mestieri di alcuna nostra predimostrazione, essendo fatta manifesta dall'essenza del soggetto stesso, conciosiacosachè tutti sanno come la tatticaeleme • tare di un esercito sia dopo la disciplina i l principale cardine della sua entità.
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RlVlS'fA
Il maggior Corsi comincia col disingannar colo~o i quali credevano che prima del 1859 gli Austriaci avessero una tattica elementare antiquata, pesante, complicata e pedantissima, opin ione corroborata dal fatto eh~ nel 1862 essi non esitarono a cambiare il regolamento d'esercizii, il quale soli avea undici anni di vita, qual vittima espiatoria delle toccate sconfitte. E sta di fatto, come il Corsi lo afferma e dimostra , che i l regolamento tattico austriaco ·del 1851 era se non migliore, non certo m feriore per ogni rapporto a quelli d'ogni qualunque altro esercito europeo, bensì , giustamente considerato come codice non di oziosa tattica da piazza d'arme, ma di vera tattica da guerr_a ». Ponendo in rilievo i principali pregi di qnel regolamento , e trattando di quella parte di esso che si occupa delle manovre, di più battaglioni, o come noi diciamo delle evoluzioni di l'inea, il Corsi consacra alcune pagine a discutere la questione altrettanto importante, quanto tut.todì controvei·sata, della formazione delle linee: se cioè meglio convenga che _i corpi tattici (bri-gate, divisioni, c01:pi d'eserciti) si schierino l'uno dietro l'altro, costituendo cosi ogni linea un distinto corpo tattico, e non esi• ' stendovi tra le linee altro che l'autorità del comandante supremo, oppure l'uno accanto all'altro, avendo ciascuno una sua parte in linea, come cioè ben dice l'autore di f"ronte e fondo. Egli parteggia, ben ragìonevolmente, pel primo metodo, non però in modo esdusi.vo, ammettendo come vi siano casi nei quali possa convenire il secondo; ed è questo il pi ù san~ cl'iterio d'ogni regola di tattica teoria, chè nulla debbesi coosideràre di rigorosamente assoluto, essendochè l'applicazione può richìedere tante eccezioni quante può presentare svariatissime circostanze. Qui non sapremmo far meglio che trascrivere quanto cli'ce sulla prununziata questione l'egregio autore: , · • Col primo metodo il solo comandante super iore del corpo che si considera (_sia divisione, .c orpo d'esercito, od eserciti) ha comando su ambedue le linee; tutti i capi superiori non hanno sotto i loro ordini clrn una parte di una sola linea ; il comando del generale di brigfl ta, di divisione, di corpo di
BIBLIOGRAFICA
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esercito si estende rn fronte e all'innanzi. Ma una brigata , anche di soli cinque battaglioni, spiegata in una linea sola, ha p iù di 800 metri di fronte. Non è egli troppo per un solo comando sul campo di battaglia , in mezzo al fuoco ? Non parlerò della divisione chè avrebbe più dì 1,600 metri di fronte, nè del corpo d'e5ercito che ne avrebbe 3,300 almen0. _ , L·l seconda linea costituisce di fatto, con quel melodo, una schiera distinta. Quando sia opportuno che uua parte di essa entri assolutamente in azione assieme alla parte corrispondente della prima linea, per mu tarla, rafforzarla, disimpegnarla, o per qualunq,u e altro motivo, e il comandante superiore sia lontano, o distratto da altre e.ore, non a vverrì\ facilmente, e troppo facilmente (me ne appello non ai militari soltanto, ma a chiunque conosca i l cuore umano) che il brigadiere o il divù;ionario di prima linea cbiegga invano la cooperazione della brigata 0 divi- sione che di sta dietro, o non la chiegga, o la ricusi per picca ; d'amor provprio, per far da sè, per nou sottoporsi ad un suo uguale più anziano ? Non si vedrà, per esempio, una divisione della prima linea avanzarsi e la divisione. corrispondente della. seconda linea star ferma? Ciò è accaduto pur troppo. • Quando rnn eserciti rèl~tivamen te piccoli si combatteva in ordine contiguo su terreno ristretto e spazzato, e ba:;tava tenere la seconda liuea due o trecento passi più indietro dalla pri\1'1a per aYel'ia disponibile come un corpo di riserva., da adoprarsi secondo il bisogno, allora schierare piccole brigate e divisioni in una sola linea potè essere ottima arte. l:Vla ogg i che le battaglie si stendono su campi vastissimi e frastagliati, e si eombattono necessariamente in ordine separato e rado; oggi che le brigate sono. forti di 5 a 9 bauaglioui, p~r non parlare delle divisioni; che un battaglione V.iò essere fracass~to in un momento, tanto è crtsciuta la P'>tecza del fuoco; oggi che per mantenere disirnpegoata la seconda linea converrebbe tenerla <listante seicento passi almeno dalla prima nel periodo decisivo della battaglia; oggi che le manovre contro i f:ìa~chi del nemico richiedono mo\'Ìmenti larghissimi da non poter~i, tentare se non che movendo da lungi, q uindi non certamente dalla posizione · d'una seconda linea; oggi che la nece~sità di una grossa schiera di riserbo affatto staccata dalla schiera combatANi;o vm, voi. xv. -
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~.58 Rl\'IST .\ 1,epte è ammessa .da tu tti; oggi, dico, quel metodo di schierare i corpi tattici per liaea nr,n potrà essere a lope1·ato che in rari casi. • Ufficio primo della seconda linea è oggi quello di sostenere o scarnb11l,re la ·prir+a, e operare d'accordo con essa; atti, /a opportunità dei quali, col presente modo di combatteré, sorgerà più spesso partitamtntc per tale o tale altro battaglione, di quello che contemporaneam,mte per tutta la schie1a. • Pur tut1avia sono di parel'e che ,·eramen te po,sano darsi. e;erti casi ne' quali per ragioni topografiche o tattiche od ar,.che inorali giovi S<!bierare m fronte una brigata o un:i. divisione e f:Hla spalla con altra truppa : per esempio : per nn grande al. taco decisivo, specialmente quando i batt11 0};oni siano piegati 10 colonna con piccoli intervalli. In questo caso credo si otterrà maggiore assiemtl, e certamente maggior impeto che se le brigate o le divisiuni fossero spezzate ognuna in due lineP, percbè i capi delle trul'pe della prima linea non dovranno pensare ad altro che a lancia.re 'l uelle trllppe, e la seconda linea potrà agire, se faccia d'uopo, alla sua volta intera e oròinata come corp.:, di riscossa . Ta1:cio dei casi in cui si debba fronteggiare nemico chP- ci soverchi molto di numero, come avveI).ne, per esempio, al l,Ila.resciallo Niel a Guidizzolo che dovette spiegar e in una sola linea tutto i l suo .corpo d'esercito, più la divisione Trochu del 3° corpo. • D'altra parte ;incbe il serondo metodo ha i suoi inconvenienti; ed io parlando appunto ddl'uso o meglio dell'abuso che gli Austriaci ne fe,.ero · nel 1859, li notai in altro mio sc:.ritto. ~• prl:'nda ad esempio un corpo d'esercito di due div1~iooi, ~oa di tre bl'igate, l'altra di due, come appunto erano co~tituiti i corpi d'esercito aust riaci nell'ultima guerra. Il generale rnmaudante, quand'anche sappia d'aver dietro e non molto distante filtre trpJJpo che pos$ano fargli spalla, per flsser più sicuro e più padrone del fatto suo, comincia dal togliere alla divisione più grossa una brigata e se la tiene in riserbo. La schiera combatteI).te rimane composta di quattro brigate, che secondo il s10 stt-ma austriaco (vedi sopra) si ordinano in due linee ciasruria, , l'una accanto all'altra: una divisione costituisce l'a.la ilesl?'a, l'altra la sinistra del corpo d'es1orcito; le due brigate di cia§P.Y.ua divisione c.ostituiscooo i.q. simil guisa le a.li deHa divi •
llIBLfOr, P. ,\ FIC.~ 25Ò sione rispetl ,va. ed P.r.co che S!l il terreno o I~ ,•ìcenrle del com.battimento, o gli ordini del generale comandante richiedono eh~ le divisioni si scosrino un poco, i divisionari alla loro volta vogliono avere una rise-rva propria ; e similmt1r1te i brigadil'ri quando le brigate si scostano. Così si ~eminano iudietro brigate, mezze brigate e battaglioni, e si scema l'ampiezza e 111 forza in fronte. Simili ca:;i sui frastagliati campi d'Italia si dannlJ più frequenti che altrove. Il regolaroentn austriai::c del 1851 11 favoriva disponendo che l'inl~rYallo normale tra le brigate in m·dine contiguo fosse di centoventi passi. Con qnei grandi 111 . tervalli, colla facoltà di prernuuir.,i di riserve in terza. lin('(/ estesa ai pi<-coli corpi, colla cnra posta in tutto il corso di qui:-1 regolamento a considerare l'orrline in Ire linee come il migliore ordine cli comùat1imento per qnalunqt1e drapJJello isolato, CO· minciando dall,1 compagnia, e con· quella autonrm1ia concessa di fatto alla brigata, non è da far ;nera viglia se il corpo d't·~ercito e lo divisioni difettano d'assieme, special mente nell'offesa . I divisionari, i brigad ieri, avendo C'iascuno il suo campo e il suo piccolo ordir,e completo di battaglia non possono non sentirsi tenta ti ad is,ilarsi. Si va facilm•mte all'eccesso dell'orr:ì1ne separato. L'unità del comando si perde in attriti. Tra la volontà del generale comandante e i battaglioni che com. battono sulla fronte, vi sono òne divisionari e quattro brig;,. dieri, ognuno dei quali ha il soprappensiero d'una propria se conda linea, e forse anche di una riserva, e non è quindi tuuo rntento a quella parte della prima linea che da lui dipendr . Da ciò . ritard i, mosse slegate, scaglionamenti involnntari ,e inop• pori.uni, contrasti di autc,r1tà, accuse reciproche. ti ge:;erale Staòion a Montebello, il generale Zobel a Palestro e a Solf.,. rino, il generale Clam-G', llas a MagP-ota e a Solferino, li stes~i generali in capo Gi11lay a Magenta e Schlick a Solferino òehanno avuto le prove. · • Dallo stesso prinr,ipio dell'aut<·nomia della brigata, n1alr1 interpretato e peggio applicato , si videro nella stossa g11errn, s<·atnrire per altro modo consPguenze anch1:1 più fun este, quanrlo alla sinistra austriaca, tanto a Magenta che a Solferino, cvrp1 <l'esercito ordinati a scaglioni retti per bri5ata, scagliaronn uua brigata pn rnlta con:ro intere chvisiooi. Le brig,ite non
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RIVISTA 260 fuggivano allora di mano ai comandanti dei corpi d'esercito: ma 65 mila uomini erano costretti .a ritirarsi dinanzi a 45 mila. Questa è sopraffina arte di guerra ». Conchiude impertanto l'autore coll'avviso che non sarebbe stato male se il regolamento austriaco del 1851, tenuto per nor• male l'ordinamento delle brigate in d • e linee, avesse suggerito che· in certi casi giova invece ordina re le divisi,mi per bri<'ate . 1· o m u iea, e non avesse consigliato l'ordine in tre linee come adatto più d'ogni altro per ogni benc.hè piccolo corp? isolato. • Ma - egli soggiunge - per l'eserci'to austriaco composto di milizie di nazioni diverse v'è una ragione particolare, che accennerò qui ultima. e avrei forse dovuto metter pri ma, chtJ consiglia a preferire l'ordinamento per fronte e fondo; ed è la possibilità che le truppe della seconda linea, se non appartengono allo stesso reggimento e quindi alla stessa gente di quelle della prima, i nvece di soccorrere queste le pig lino a fucilate in qualche scabro momento. In eserciti di quella fatta, lo spirito di corpo, oggetto che da sè solo è pur sornmameote da co •siderare nella questione dell'ordinamento, s'impiglia collo spirito di nazionalità, seotimenti ambedue che possono essere forti vincoli se rispettati, germi· di discordia se trascu rati , . · Di passaggio l'autore loda l'istituzion~ degli aÌL;tanti di b,;tt11.glione a cavallo, e n'ha la gran ragione, poi<'.hè tutti sapp iamo quanto sia fatic0s0 in piazza d'armi - a rivedersi poi in campo - il servizio de' nostri poveri aiutanti macrcriori cui 00 tocca galoppare e trafelarsi per tutto il tempo della manot ra. Ma ques t'istituzione ce ne rammenta un'altra dell'esercito. austriaco, ch'è forse più eccellente dèlla prima , ed è quella r.he in ogn i battaglione di truppa a piedi il più anziano fra i capitani è montato, onde ad ogni em,,rgenza egli possa assumere il comando del batfrglione. , Lo adottlire una tal disprisizione per l'esercito nostro cagio. nerebbe un aumento di spesa a l bilan<'io di circa 130,000 lirn all'anno, spesa a nosteo avviso, cli ben poco rilievo dì fronte ai vantaggi che ne ridonderebbèro., e la quale potrebb~si bei, economizzare in altri capitoli forse m eno essen ;:iali d6l bilancio stesso. T utti sanno come riesca mahgevule il comandarn un batta-
DIBL!OGRAFICA
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glione stando a piedi ; e tutti sa:ino pure che ben di rado accarle di veder un reggimento sott0 l'armi il quale non abbia alrnen un battaglione comandato da no i:apitano. Oltre a ciò s'avrebbe l'altro o"ran vantacrcrio di tener i capitani anziani abiCD tuat1 al cavalcare·.
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Passando poi• a ragionar sulle manovre di colonna il Corsi critira lo schieramento per ala pel qna le si ponenno i battaglioni alternatamente in prima e seconda linea secondo la rispettiva loro posizione ne!la r olonna; trovandolo men solido dello sch ienmeo tu 1,er linea, il qnale corri~ponde al nostro; nè il vorrebbe ado1Labi 'e se non quando la brig.1ta debb11, spiegarsi in ordi ne assai sparso, o negli scbiaranienti ia avanti, quando la testa della colonna non abbia an cora oltrepassatà la. posizione che dovrà prendere b seconda li nr-a. P er altra parte egli encomia il princi pio fonda mentale adottato dagli Austri11-ci nelle evoluzioni delraver .sciolto i battaglioni dal vincolo di un punto prefisso nella brigata, , principio che nè il regolam ento francese, nè il n ostro hanno saputo ancora amnwttere in modo assoluto. E su ciò il metodo austriac0 evidentemente prevale, imperocchè scioglie i comandanti di brigata dalle pastoie dell'c,rdini:l diretto e di quello per conversione, del che veggiam sovente accç1dere tali imbrogli che talvolta diventano per3in r idicolezze. Per esso principio il comandante di. brigata austrtaco non h a bisogn o di tener calcolo nè del modo Ji. formazione della colonna nè dell'ordine in cui si sucpedouo i battaglioni. • Sa quanti sono; questo gli basta. Non bada se abuiau~ la destra o la sinistra alla testa: non ba il sopraccapo di studiare il modo cli schieramento occorrente per avere il battagli,one N° 1 alla. destra e il N° 3, 4 o _5 alla sinistra, riquadrare la colon na il meglio possibile rispetto alla linea di. schieramento, e portar la testa su quella linea. Corre innanzi, gunrrla j l terreno, le truppe già schierate, il ·uernico; e seconrlo gii ordini avuti, o il proprio concetto, o le circostanze 'ciel momento, con criterio scevro da ogni soprappensi ero di tattica geometrica, fissa la disposizione che gi,;dica più opportuna, scegl ie la sua lioea dì fronte, osse~va su qual ponto di essa \·enga a far car,o la colonna , e ne ded uce se la schiera debba ùi massima for-
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BlllLIOGRA FICA
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RlVISTA
marsi dalla parte destra o dalla siui,;tra o da am bedue le parti di quella, come anche se sia necessario o no formare subito la fronte. Ciò fatto, e dati gli ordini opportuni al suo ufficialP di stato maggiore comanda: schie,•arsi a dest,·a o a simsti·a, oppure: a destra e a sinistra , aggiu ngendo: per linea, se vuole questo modo di schieramento, che per ciò appunto è da rite• nersi come eccezionale. Li aiutanti dei battaglioni accorrono tosto a segnare il punto d'appoggio del battaglione rispettivo. Il battaglione cbe marcia alla testa, qualunque sia, viene r<"ttamente a fa rsi base dello schieramento, come battaglione di sitn:istra, di destra o del centro della prima linea, secondo il comando del b rigadiere, e si spiega sulla sua sP.zione di testa o di coda o sopra una sezione interna secondo il caso. Ciascllno degli a ltri battaglioui erompe dalla colonna subito che il terreno glielo permette, mediante conversione, e si porta dirittamente (pe1· diagonale diremo noi) al punto segnato dal suo aiutante, e qmv1 si riquadra. e si spiega sulla sua sezione di testa o di coda, serondo che ba io capo o a tergo l'ala su cui deve basarsi . Nello schieramento, per esempio, a destra e a sinistra di una brigata di cinque battaglioni che debba ordinarsi in due linPe, cioè senza riserva, supponendo cbe ciascun battaglion<1 a bbia la destra io testa, il prin,o battaglione del!a colonna sì spiega sulla sua quarta compagnia; il secondo a destra di quello sull'ultima compagnia; il terzo rimane in colonna serrata iu s, e ,n,la linea di(~tru al secfJndo; il quarto si spiega a sinistra del primo snlla sua prima compagnia; e il quinto si pone dietro al quarto in seconda linea, in colonna serrata. Se fossero stati quattro battaglioni soli, il primo si sarebbe spiegato sulla sua nl~ima compagnia vi;,rso destra; il seconclo si sarebbe messo dietro a lui; e il terzo sàrebbesi spiegato sulla sua prima com pagnia a sinistra del primo, col quarto dietro in seconda linea. A do>scriverle cosl, taJi ev,,luzioni sembrano com plir.ate e dìfffoili; ma al primo vederle in pratica, complicazione e difficoltà svaniscono. RichiPdono dai capi-battaglione più attenzione e r.riterio delle corrispondenti 'evoluzioni a squadro della scuola fra.nce::;e; ma nou ne richiedono poi tanto che sia troppo p,,I più mediocre comandante di battaglione. Il più dozzinale tra i
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snttuffici,1li austriaci sa darne ragione: ~ pure i soldati austriaci hanno anche oggi nome di automi ! •. . Quindi, per finire di parlare del regolamento austr1a_co del 1851 l'autore ricorda i due capi1oli a parte che co~p1evano esso ;egolamento trattando dell'11npiego della cavalleria _e dell'artiglieria combinato colla fanteria nelle manovre e nei co_m~ battimenti; capitoli questi ove stanno succosamente compendiati tutti quei precetti di tattica combinata che ponoo essere sufficienti ad ogni uffiziale inferiore, il quale non a~bia avuto mezzo di fare ampi stndii di tal materia, ed ò per?1ò c~e ben con ra"'ione ·il maggiore Corsi chiamò i regolamenti tatt1c1 a ustriaci ~ra il 1851 e 1862 • uu corso di tattica inteso a tener luogo dtd doppio insegnam ento separato, e talvolta . anche discorde della tattica geometrica e della vera tattwa d1 guerra • . Defin i;iooe questa che in coscienza domand'io se possiam dare ai nostri reoolamenti? e se il ponnu 1 Francesi ai loro? Certo è che all'epoca di loro emanazione cotesti regolamenti sussultarono grandemente l'esereito austriaco, e che i vecchi militari austriaci io generale li ricevettero - d ice l'autore come i militari sogliono ricevere sempre le nuove teorie, cioè bestemmiando sentenziandoli no11 solo inopportu ni ed inutili ma anche diifi,cilissimi. Ma due o tre anni dopo, tostochè tutti ebbero campo di apprezzare colla pratica ~uei regolam'.mti, li levarono al cielo come la più bella ed utile opera tattica che fosse mai stata inventata. E cosi sE.mpre s uccede, e succederebbe anche presso noi .non men o che presso i Fl'ancesi se ue' nostri regolamenti ~i a_,·dis~ sero introdurre rinnovamenti e mutazioni r.otanto radicali e d1 principio come si osò nel!'..\ ustria dopo il 1~49. ?ant'è ,•ero che nel 1852 all'a pparir dell'i,ttuale teoria d eserc1z11, I~ quale sicurameute non differenzia da ll'antica di tanto, quanto 1 regol~meoti austriaci posteriori al 1851 differenziano dai loro ~ntericri, udimmo imprecare e criticare amaris_simarn_e nt~ a!le.m• novazioni , come a cosa che dove:;se mettere rn fascio I esercno. Cos·1 pure avvenne due anni or ~ono i_n _Fra~cia ali.a p_romulgazione del nuovo regolamento d eserc1zn e d e~oluz.1001 la fanteria, il quale è tuttavia ben lungi dalla scwltezza dell au-
pe;
~iri.:J.CO.
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R IVISTA BIDLIOGRAF!CA
. Il Corsi passa quindi ad analizzare il regolaruen to d'istruzione del ,1862 per le fanterie austriache' del quale terremo parola un ahra ~olta, fa0endu_il magg10r caso de' criteriosi apprezzamenti dell_ egregio maggiore, il cui hvoro, come sperianio CC)! l'?eo fin qm 'iettone essP.re riusci 1i a far intendere ai nostri le_t_t~r\ è_ del_ massi rr'.o inte'.·esse, p~id1è vi son" discusse le p:ù essenziali qui»t:un 1 d1 moderna. tatnca cou qudla 0criustezza di concetto e. con quel b.110 c h e tutti· conoscono ed apprezzano . nel maggiore Corsi. e
.
'
LA
CAMPAGNA DI GUERRA DELLO SCHLESWÌG NEL 1864
CON'f INUAZ l ONl>
'TaGLIANO GA&T.1No
Garente.
(1)
CAPO V. RITIRATA DEI DANESI -. COMBATTIMENTO DI OVERSÉE - OCCUPAZIONE DI FLENSBURG.
Già abbiam accennato nel capo pnecedentc come i Prussiani r iusciti non fossero a celare la loro rnarcia su Arnis, e come fin dal mezzodì del 4 febbraio il telegrafo avesse avvisato il generale danese del movimento girante deì principe Federico Carlo. A quella notizia il generale De Meza tosto intese ~ome per l'esercito danese altra salvezza più non vi fosse se non in un'immediata e velocissima r itirata. (1) Vedi Jliv·ista 111ilitMc i talùow, :umo vm, voi. m , pag. 20\l e vol. 1v, pag. 72. A:NN0 VII},
rol.
IV. -
18.
266 LA CAhl i'AG~ A Difatti non gli erèl possibile sptccare a riscontro del corpo prnssiano tali forze che g li potessero contendere. il varco dello Schley , senza sgu0rnire completameute i bast-ioni del Dannewerk i quali vigorosamen te attaccati sema dubbio il g[orno 5 dagli Austriaci e dalla g uardia p russiana , sarebbero facilmente caduti in loro' mano; e 4 uesti perduti le truppe danesi che si sarebbero portate ad Arnis non avrebberC> più avuto t empo di ritirarsi su Flensburg , poichè da Arnis e da Kappeln più Iungo n'è il cammino sia per distanza, sia per iutri0ameuti di terr0no, ch e non da Schleswig . Per altra parte era manifesto che, u na volta passato lo Scbiey, dai n emici Sch leswig e il Danne_werk non solo sarebbero stati irremissibilmente p erduti, ma sarebl>e sLato pur perd Ltto l 'intiero esercito danese i vi açcerchiato e ·soprafatto da quadruple forie. Ben convinto di ciò e della gran risponsabilità che su di lui pesava in sì critica e disastrosa condizione, il geu erale De Meza riuniva tosto un cousiglio cli guerra, cui espon~va il preciso stato delle cose e come fosse avviso suo che per conservare l'esercito alla, monarchia danese altro partit.o non rimanesse se non q uello di ritira, si in tutta premura nell'isola d'Alse!1, là ove g ià altra volta , ( 1848) l'esercito danese avea trovato la s ua più van tagg iosa posizione. Tale decisione essendo stata presa alla maggioranza ùi 1O voti contro uno , il generale danese s'affrellò a :i.,0rla in atto ed a ordinar q uanto m eglio potesse la ritirata. Fin dal mattino dd 5 i presidi di Friederickstadt e di Tonningen erano in marcia per concentrarsi su Schleswig, l:d i vari di::ltaccamenti· lungo lo Schley erano stati avvisati di tenersi pronti a ripiegarsi al primo cenn o. Il generale De Meza ordinava non muovessero g li avamposti su alcun punto della linea occupa.ta, cont.i-
])E LLO SCHLESIVlG
2,ì7
nua::3se il cannoneggiamento per alcun'ora ancora dalle b Hterie del Dannewerk, e tutte le truppe s apprestassero a marciare per la notte. All'imbrunire fu dat0 l'ordine della ritirata, a mezzanotte gli artiglieri danesi inchiodarono tutti i pezzi d1 grosso calibro _n on carreggiabili, ed un'ora dopo più n on ' vi era un solo danese nè nella città di Schleswig , nè entro i trincieramenti. Il genera.l e De Meza per tentar cli guadagnar tempo, e per illudere m eglio. l'inimico avea mandato nella notte un parfamentario a chiedere èhe all'indomani si sospendessero le os tilità, a ciò si potessero levare i morti ed i feriti che ancora giacevano a Bustorf. Il generale Gablentz nscontravagli non poter aécon d iscendere a}l'invoca,ta tregua , cbe però dalle 6 alle 8 del mattino non si sarebbe fatto fuoco in direzione di Bustorf sopra. la gente disarmata che colà fossesi recata, a llo scopo anzidetto. Ma l'uffiziale austriaco incaricato d i portar tale risposta al parlamentario danese rin:iasto a Fahrdorf, ivi più nol trovò, i~contrandosi invece con alcuni abitanti della città di Schleswig, che gli p3:rteciparòno l'avvenuta ritirata dei Danesi. Ciò saputo verso l e 4 del mattino, il generale Gahl entz ordinò immant.in ente al corp9 suo di m uovere v erso Sch leswig. usando però l e necessarie circospezioni pel caso in cui i Danesi avessero preparato, come seriamente temevasi, alcuna m ina nei siti di J)assagrio . Alle 8 l r4 antimeridiane le due brigate Nostiz e Tomas erano entrate nella ciWt, mentre la brigata Gondrecourt, partita da Jagel avea oltrepassato il Dannewerk e raggiunto le alture ad occidente di Schleswig. . Gli usseri di Liechtenstein furono tosto manc\aL1 colla andatura più veloce ad ins<:,guir l'inimico, e poco dopti loro tennero dietro la brigata Tomas per la. via di Wedel~pang e la brigata Nostiz per quella diretta su Flensburg.
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L .1 CA\ll'AG>!A
Il generale Gablentz appena date le necessarie disposizioni per l'occupazione di Schleswig; ove lasciò a· presidio il reggimento qoronini, affrettassi a raggiungere le proprie trnppe, rinforzandole con altri 3 squadroni e rnezzo di ussari Liechtenstein e con 2 cannoni. I distaccamenti ài ussari che precedevano già si erano abbattuti sulla ultima retroguardia danese presso l'Helligbeck (piccolo corso d'acqua), ma r icevuti da un vivissimo fooco di m0schetteria dovettero retrocedere lasèiando alc-uni morti e feriti. Ivi i Danesi aveano chiuso il passo sagrificando alcuni ·carri, e ponendo a difesa di questa improvvisata barriera due compagnie di fanteria, le quali col loro intrepido contegno diedero tempo al grosso della retroguardia di inoltrarsi in terreno meno svantaggioso per accingervisi a maggior r esistenza. Oversee era il punto prefisso dal generale De .Meza ove doveafi arrestar l'inimico finché fosse assicurata la r itirata dell'esercito danese; ed a questa difficile ma nobile missione era stato destinato il l O reggimento di fanteria , comandato dal prode colonnello Beck , il quale nella .notte dal 5 al 6 erasi colà portato in tutta celerità. Diamo un rapido sguardo a questa posizione ornai celebre pel sanguinoso scontro avvenutovi. Appena depassato il villaggio di Oversee, venendo da Schleswìg (3 leghe), ergesi un gruppo di basse colline isolato le quali si stendono dal sud-ovest al nord-est , dando il passo , in un loro avvallamento , allo stradale che porta a Flensburg. La china verso il villaggio non è guari praticabile , perchè oltre ad essere allora coperta di neve e di ghiaccio, è r ipida assai e frastagliata di borri , siccome pure pei fossati che fiancheggiano la strada. , L,1 sommità , ad occidente dello stradale, è coperta da folto bosco, mentre dall'altra parte è soltanto cosparsa cli gruppi isolati di alberi.
n 111, LO SCHUSW IG
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Il piede settentrionale è bagnato dalle acque dello stagno di Sankelmark. Tal prodnzione costituisce così. uno stret~o per cui debbe inevitabilmente p assarsi per procedere verso Flensburg, ed era impertanto il miglior sito ove contener l'iuca,lzante inimieo, ivi non po~endo esso attaccare su estesa· fronte, né grandemente prevalersi della sua numerosa cavalleria. Il reggimento danese appostato sull'altipiano che domina ad est lo stradale, avea cosparso di tiragliatori la pendice per cui sale la strada stessa, non che il limitare del bosco. Verso le 2 pomeridiane gli ussari austriaci giunsero in vista dei tiragliatori danesi, e senza titubare li caricarono costringendoli a retrocedere di alcune centinaia di passi. Ma giunta la cavalleria austriaca sotto la fitta moschetteria ed in un terreno ove diveniva impossibile ogni carica in ordine serrato, dovette alla sua volta dar indietro ed andarsi mettere al coperto a nord-ovest del villaggio. . Si valsero di quell'istante i Da nesi per ingombrar la strada con carri, cui spezzarono le ruote e con rovinate di a1beri dietro le quali si trin~ierarono in ordine densoi tiragliatori. _ _ Verso le 3 112 giungendo sul luogo colla brigata Nostiz il · generale Gablentz, i vi riceveva dal generale in capo l'ordine di non avanzare oltre Oversee, ma di occupare soltanto colla vangua,rdia la testa dello stretto. Il perchè di quest'ardi ne cli fermata non si sa spiegare, specialmente da ch i abbia letto il rapporto stesso del maresciall~ ViTrangel ove egli asser isce di avere spicca.lo fin dalle 8 del mattino l'ordine d'inseguire l'inimico colla maggior celei·ità ed energia poss·ibile (vedasi il citato rapporto in fine del presente capitolo). E bisogna credere che successivamente all'ordine di
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LA CA~IPAGNA
inseguimento dato nell'impeto della gioia provata al re o~ mento in cu i gli era stata recata la inaspettata notizia dello sgombro del Dannewerk , subentrando eccessiva prudenza, il vecchio maresciallo abbia mandato l'altro ordine (vedasi il rappurto del generale Gablen tz) d i arrestarsi ad Oversee p el timore di un grosso ritorno offensivo dei Dan esi, cui le poche forze che seguivano il generale Gablentz non avessero potuto far testa, oppure è forza supporre- che al maresciallo prussiano dispiacesse lasciar cogliere troppi allori agli A u striac:, che g ià quelli poteano vantare di Ober-Selk, mentre tnLtavra n e andavano s fregiati i soldati di re Guglielmo. Ma il generale G-ablentz non era l'uomo di arrestart,i a mezza via, p<w cui vista la debole occu p,azione dello inimico, sotto la propria risponsabilità .si d,;cise all'attacco. Riconosciuta l'impossib ilità di girar la posizione, r isolse attaccarla di fronte. Qu,ttro compagnie del 9° battaglione cace,iatori, de posti gli zaini, ebbero or~ine •di marciar s u per l a strada ed a i la.ti della r.neùesi ma, sostenute dal 1° battaglion e d'infanteria Re dei Belgi, il quale venne formato per compagnie in m assa ad occi<lente dello stradale, mentre la ;J" divisione fu disposta all'estremità meridionale di Oversee. Giunti sotto il tiro della moschetteria i cacciatori austriaci furono ricevuti da un fuoco concentrato, che cagionò loro enormi perdite, e li costrinse a volger le spalle . Ma r incalzati dal l O battaglione Re dei Belgi ritornaron o poco dopo all'assalto respingendo i Danesi che aveano ripresa l'offensiva, e cacciandoli fino al lim itare , del bosco. Il combattirn1:;nto continuò accan i tissimo sui due lati della strada e nel bosco a settentrione dello stagno di Sankelmark, rn:t a malgrado l a più eroica resistenza i vi fotta, i Danesi dovettero abbandonare il bosco trovan-,
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dovisi spuntati suEa destra da una div isione di carciatori; . o pe r non essere battu ti alla s picciolata da for ze semprn piLt cre~centi d ell'assal itore, operarono un cambiamento di fro nte di gui,;a ad_annodare tutto il g rosso sulla $inìstra del la posizione, là ove il terreno era p i i) dominanti'. Ciò vedendo i l generale Gablentz ordi nò al 2° ba.tléiglione Re dei Belgi, sotto g li oròin i del primo co1on ne lln <i uca di \.Vurtemberg, di avanzare celerernentc sulb destra del 1° battaglione e di p iombare sulla sinistra dell' in imico, mentre il 9° battagli one cacciatori assaliv,i per la destra cercando di g irarla. Questo fu l'attacco decisivo. I Danesi op posero an cora l a p iù ostinata resistenza, formand o il quadrato, ma soper ch iati dal n umero, mancanti di munizioni da fuoco, strem~ti da ripetuti e vigor osi attacchi, respinti e dimezzati dalle p erdile sofferte e presto accerchiati loro fn forza battere in r itirata. L'ala destra si r itirò verso Bilschau vivacemente incalzata dal 9° battaglion e cacciatori ; l'ala sinistra nPlh direzione di Munkwohlstrop ivi pure energiettmente spinta dagli Au striaci. Ma il bravo colonnelJo volle ancora tentare un estremo sforzo, e r annodati i pochi su pe:stit i suoi soldati, slanciossi un'ultima volta all'at tacco p er ripren<lere la perduta posizione. Questo ritorno offensivo fu eseguito con tanto . slancio _e vigore che gli Austriaci credettero truppa fresca e n umerosa quel pugno di prodi, il che b en appare dal rapporto del generale Gablentz, mentre ora risulta invece in modo sicu ro che n el pomeriggio àd Oversee altnt truppa danese non si t rovò che il 1° reggimento di fanteria forte di 1,600 uomin i, una hatt.eria e due squadroni d i cavaller ia che r imasero inerti a cagion d el terr eno. Malgrado p erò lo slancio ed il vigore di que;;to sn · premo sforzo, i Danesi non poterono riuscire a ri n cacc iare il regg imroto gra.11 duca d'Assia ch'era passato 1a
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prima Linea occupando la sommità dell'altura, ed ivi sostenuto dal fuoco di un'intiera batteria. Del r esto il g iorno cadeva e il mandato del l r eggimento danese potea dirsi compiuto, poichè a qu ell'ora la colonna principale già dovea esser giunta al di là cli Flensburg. · Allora soltanto gli avanzi del reggimento danese si decisero a definitivamente ritirarsi, il che fecero prt::starnente dirigendosi su Klein-Solt e senza essere seriamente inquietati, poichè il generale Gablentz per misura di prudenza e st~mte l'oscurità della notte , ed anche perchè le sue truppe erano stanch issime, ordinò si desistesse d a ogni inseguimento. · Verso il giorno il m utilato reo-o-imento g iunaeva a no o Flensburg, e quindi sopra una _n ave veniva traspor tato a Sonderburg, ove fu ricevuto dagli applausi ben meritati di quell'esercito che colla sua eroica bravura avea salvato da quasi sicura dirotta. Così fu, questo fatto d'armi del ·quale gli Austriaci menarono tanto strepito, q uasi avessero vinta una grande battagl'ia. Essi, è vero valorosamente combatterono, ma nel 'vantare il loro trionfo avrebbero pur dovuto tener con to cl ello squilibrio della partita. Di questo solamente Ii appuntiamo. Le perdite della brigata Nostiz in quella giornata furono di 75 mor ti dei quali 7 uffiziali, 327 .feriti tra cui 39 uiiiziali e 47 d ispersi (1) . Del reggimento danese e~a rimasta sul terreno assai più della metà, tra cui il co~ ]onnello, il tenente colonnello e la maggior parte de' su oi uftiziali . Per la notte il generale austriaco ritirò le sue truppe accantonandole ad Oversee e Frorup, ponendo in questo
ultimo il suo quartier g enerale. La brigata Gon drecourt pernottò a Sùder-Schmede})y 3 chil. e I 12 dietro Frorup; · 1a brigata Tomas a Gross-Solt sulla destra di Oversee ove era giunta, verso sera . Il generale Dobrzensky colla brigata Dormus ed il regO'imento drao-oni '\Vin dischpratz, alla notizia dell'evao o o cuazione di Schleswig, si era avanzato per la riva meri dionale dello Schley, sopra Missunde, trovando questo punto esso pure abbandonato . La b rigata Dorinus con uno squadrone di dragoni passò lo Schley sop ra barche e n ~n potè quella sera inoltrarsi che sino a Scholderup, v illaggio sulla strada diretta a Flensburg da Missunde ed a breve distanza da quest' ultiaJo. Il generale Dobrzensky invece dopo r ip iegato su Schleswig prese la strada maestra di Flensburg ed al far della notte univasi alla b rigata Gondrecourt a SùderSchmecleby. . La division e della guardia prussiana, agli ordini del generale Miilbe, impegnatasi il 6 per tortuosissirne vi e sulla destra del corpo a ustriaco . per quanta (retta facesse, non potè g iu ngere che presso Wan derup (sulla strada da Husuro a Fhmsburg) e vi annottò, distaccando· due compagnie ed u no squa drone verso Friederichstadt,. ove sapevasi ancor a qualche piccola trupp fl. danese. Il corpo del principe Carlo passato lo Schley , come già. accennammo, nella notte dal 5 al 6, ed appena sa• puta la r itirata dei Danesi dirigevasi in tutta fretta su Flensburg per la v ia che vi port,i da Cappeln; ma 11 pessimo stato e la ristrettezza delle strade non gli consentirono di spingere la sua vangmirdia oltre Sterup (villaggio a circa rnetà cammino fra Ca.ppeln e Flensburg?' e sola.mente alle 8 antimeridiane del 7, tre sqnadrom degli ussari d i Ziethen e degli ulani cli Brandeburg poterono dopo una marcia forzata penetrare .in Flensburg, che trovarono sgombra affatto dall'inimico, mentre 111
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(1) Senza computare 17i feriti leggermente i qua.li rientrarono subito ai loro corpi.
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rimaneute del corpo prussiano dirigevasi quel giorno a Glncksburg a l nord-est di Flensburg. In quel g iorno stesso il p rincipe dava quel certo ordine del giorno (vedasi i11 calce :ci.] presente capitolo) il quale attribuendo a sé tutt o il merito di aver costretti i Danesi alla rit i rata, suscitava non poco malumore nell'esercito e nd _g iornalismo austriaci . Questo indugio fu una vera fortuna per l'esercito dnnese, poichè se al principe Carlo frn,se riuscito di poter slanciare la sua cavalleria su FJenshurg anche soltanto , n el p(\meriggiÒ del 6, la ritirata dei Danesi sarebbe stata gra vemeote compromessa, a cagione di quel disordine ed abbattimento morale nelle truppe che sono inseparab ili dalle ritirate. Nella not.te dal 6 al 7 poterono 'invece i Danesi tranquillamente oltrepas8are Flensburg, e da quel momento l'esercito potevasi dir salvo, im.perocch è più non era possibile al nemico di tagliargli la v ia di Alsen. A· Bau l'esercito danese si b ipartì; l'una parte, la maggiore, musse verso l 'isola Alsen, m,mtre l'altra (una di visione di fanteria e quella di cavalleria) proseguì. per Apenrade e Hadersleben s u Fredericia. Il giorno 7, all'alba, il corpo d'ar mata austriaco avea avuto ordi ne cli procedere su. Flen sburg, ma il generale Gablentz avendo rappresentato al maresciallo Wrangd lo stato di spossatezz::i. delle sue truppe, le quali da cinque g io'rni rnn.rciavano e combattevano senza tregua, e bivaccavano sulla neve e nel fango, l'ordine suddetto fu n ella notte rivocato. Fu invece ordinato alla d ivisione della guardia di p assare in prima linea e d i avanzarsi su nau ad incalza re l'inimico, ma anche le truppe cli questa divisione erano stauche dalla faticosa marcia del giorno precedente, e la sua vanguarclia_ non potè quel giorno oltrepassare b
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linett Bau-Kitschclund-Koll und, mentre il g~osso col quartier generale prussiano occupò Flensburg. Il corpo aust.l'laco accantonò a mezzodì della. città, spiccando a Wanderu p abband0nato dalla guardia prussiana, la brigata Gondrecourt coll'ordine di far fronte verso Friederichstadt e mandar pattuglie in direzione J i Husum. Il principe Carlo portò il suo quartiE.r g:enerale in Gl ucksburg; la 6" d ivisione andò presso_ Grundbof, la l ::i" presso Gros-Quern., la riserva di cavalleri a presso Sterup e q u,ella d'artiglieria ad Hardersby. · Le g iorna.te dell'8 e del 9 furono di riposo general0; e c iò per la buona ragione che il generale Di Wrangel disperava raggiungere i Danesi prima che fossero riparati entro quei baluardi cui erano diretti. D'altra parte importava.gl i prima di proceder oltre, lo orga Hizzare il senrizio delle sussistenze, non che quello delle ambulanze; ed amendue questi servizi ne aveano il massimo bisogno, poichè scarseggiavano le vettovaglie nella contrada, sia per la stagione, sia perché eravisi al imentato l'esercito danese per quasi un mese, e numerosissimi epno gli infermi p er la rigidezza del1a temperatura, oltre ai feriti. Dd rest o p oi è uso germanico il riposarsi tratto tratto sui conquistati allori . . . . . I La n otizia dell'abbandono del Dannewerk, cagionò a Òopenbaguen insieme a sorpresa u na dolorosissima commozione. E ciò era ben naturale me.ntre i Danesi face~ vano il più grande assegnamento sulla potenza di quei t rincieramenti , la cui erezione. tanti danari avea wstato alla nazione . E siccome le ire popolari sempre esigono almeno una vittima , il generale De Meza, il vecchio eroe d i Istedt fu accusato di debolezza, d i codardia e perfino di tradì-
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mento; i lunghi e bL{oni servizi da lui prestati alla pa• tria furono obbliati e il suo nome fu tratto alle gemonie. 11 governo beochè convinto che a lui si dovesse di aver salvato l'esercito danese da sicura ro,,ina, sotto la pressione dell'opinione pubblica il destituiya. Ma per · chi giudicò i fatti scevro d'ogni passione di parti ed all'infuori del punto d'onore nazionale, la condotta del generale De :Meza fu quella cli un bravo generale e di Lll1 generoso patriota, avvegnachè egli punto non esitò a compromettere ·1a sua fama FJd a sagrificar la Scia popolarità per serbare al paese i suoi pochi ma valorosi difensori. Di.fatti : supponiamo che nella notte del 5 al 6 l'esercito danese non avesse evacuato il Dannewerk. Il principe Federico Carlo avrebbe i1 6 passato indubitatamente lo Schley , imperoccbè, · già ahbiam detto , come non avessero i Danesi forze colle quali cpporvisi, a meno che privaùdo d'ogni difensore il Dannewerk, il che equivaleva a darlo a mani del corpo austriaco e della guardia prussiana che strettamente lo teneano investito. Varcato lo Schley il corpo prussiano si sarebbe -issofatto ribattuto sulla linea di ritirata dei Danesi, e con forze preponderanti avrebheli' schiacciati contro ai loro parapetti, schiudendone gli ingressi ai due corp i operanti per la manca. Non è mestieri di un sottile criterio strategico per cunvincersi che questa sarebbe stata la fata.le conseguenza del benchè menomo i:idugio avesse l'esercito danese frapposto alla sua ritirata, epperò che il pa'rtito adottato dal generale De Meza fu il solo savio, il solo conforme ai sacrosanti doveri che gli inc!1mbevano. Uno scrittore, il quale acquistò bella riputazione di storico militare, sebbene militare non sia - il Bazancourt - in un suo articolo pubblicato dal giornale la France (1) (1) N. dell'll febbraio 1864.
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llllLl,O SClll.JtSWIG
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appuntò il generale danese, chiamaudo colpa imperdonabile quella cli non aver gLrnrdato i passaggi dello Schley
indietro di Missunde, ma pensiamo che l'egregio scrittore si sarà ricreduto della sua critica ingiusta, poichè avrà meglio ponderato le precise proporzioni degli eserciti beliigera.nti, e più dettagliatamente studiato il teatro della guer ra; chè gli altri scrittori di cose militari tutti s'accordano in sostenere che l'operato del generale De Meza, al punto in cui erano ridotte le cose addì 5 febbraio, è innappuntabile per ogni verso, siccome pure t utti s'accordano in tributare i massimi elogi alla bravura delle truppe danesi; bravura che vedrem rifulgir di nuovo splendore, sebbene anche con infelici risultameuti , alla difesa di. Dùppel. G. (Contini;,a)
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LA CAMPAGNA
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In seguito vennero dai comandanti d i corpo prese tutte
DOCUMENTI UFFIZIALI RELATIVI AL PRIMO PERIOOO D 6LLJ.
CAMPAGNA DELLO SCHLESWIG
Relazione delle operazioni del 6° corpo d'armata austriaco facente parte delle arm;1te alleate -- dal 1° al 7 fobbraio ·1864, dal passaggio dell'Eyder presso llcndsburg siuo all'occupm:ioue di F;ensburg. I're1rnrntivi pel vassciggfo dell'Eycler - Concentrctmento al 31 gennaio.
Nella confer enza tenutasi il 30 gennaio alle ore 10 del mattio o al quartier generale di Bordesbolm in presenza dc·lle loro AA. R R., dal comandante in capo l'armata • confederata, da S . A. R. il principe Federico Carlo, dal com andante del 6° corpo d'armata austriaco tenente-man'sciallo barone Di Gahlentz, dall o stato m aggiore generale e capi dell 'artiglieria e del genio, venne discusso il passaggio dell'Eyder, e in conseguenza S. E. il generale in capo ordinava il concentramento dell e truppe sino dalla sera del 31. Secondo gli ord ini del fol d-maresciallo, il corpo d'armata prussiano da quel momento riceveva la d rnominazion e di 1° corpo d 'armata. Quello austriaco (G~ corpo) di 2° corpo. La cli visione prussiana della guardia reale di 3° corpo d'a rmata.
lo misure onde potere, al giungere della n otte, prendere i successivi accantonamen ti. La brigata Gondrecourt, la quale già da due giorni stava come avanguardia nei din torni di Emkendorf~ venne spinta sino a Bovenau e vicinanze, ed ebbe ordine di tener d 'occhio il passaggio presso Cluvensick , essendosi scorto al qaartier generale eh~ alcuni punti in quelle vicinanze prestavansi pel passaggio della brigata. La brigata Nost iz venne destinata a SchtHdorf ed Or-terronfeld, quella del magg ior generale Tomas ad Emkendorf e vicinanze . La brigata Gondrecourt, di cu i un battaglione di fan t eria (~fortini) con due cannoni trovavasi in Amburgo, venne rinforzata con due squadroni ussari di Lichtenstein appartenenti alla r~serva, la brigata Nostiz ebbe in aggiunta una batteria da 8, mentre la brigata di cavalleria barone Dobrzensky col r eggi mento dragoni principe W indisgdttz, la second~i. batteria d ella riserva ed un equipaggio da ponti , furono ripartitamente avanzati sino a Nortdorf. 1l quartier gen erale del corpo r itornò la sera a Scbuldorf, ed il tenente-maresci\ìllo barone Gahlentz col necessario personale portavas1 a Rendsburg. Le brigate Gond recourt e Nostiz, che stavano in prima linea, aveano l' ordine cli non i mb arazzare il servizio della cavalleria sassone che stava in catena su1la riva dell'Eyder, e, poichè il concentramento avesse avuto luogo, di non mostrarsi sul fiu me. · n·treno d elle oradette bricrate venne radunato a Nort. o dorf. La brigata m aggior generale Dorrnus, la quale al mattino successivo si trovava ancora iu Amburgo, er a la sera concentrata iu Neurnunster e non potea perciò prendere pa.rtc al passaggio dell'Eyder.
280 Pari menti il materiale di r iserva, cioè i magazzini delle sussistenze del corpo, erano parte in Amburgo e parte ancora in viaggio sulle ferrovie, ed il loro progredire era ritardato -dall'essere la ferrovia occupata nel . trasporto della divisione prussiana della guardia da Altona a Neurni.i.nster. Egli è con molta fatica che per questa circostanza le truppe poterono ne-1 corso della giornata del 31 prnvvedersi di viveri in Neumi.i.nster per q uattro giorni. Gli apparecchi del corpo sanitario in seconda linea non poterono venire stabiliti. È degno pure di menzione che le truppe aveano appena iu parte raggiunti i loro accantonamenti presso Nortdorf dopo un faticoso viaggio in ferr ovia. sino ad Amburgo, ove sostarono appena 24 or e, e che sebbene fossero state organizzate in fretta pure si resero meritevoli d'ogni elogio pel loro contegno. Passaggio dell'Eyder - 1° febbraio.
11 31 gennaio alle ore 6 3[4 di sera il comandante in ca.po telegrafava a Nortdorf: Avanti nel nome d·i Dio; e nel corso dell'istesso giorno· il capo del suo stato maggiore luogotenente generale De Falkenstein faceva verbale corn unicazione al comando del corpo, che il corpo d'armata prussiano doveva giovarsi del punto cli ClU1vensick pel passaggio dell'Eyder. In conseguenza di ciq tutte le forze a Nortdorf ed al sud e sud-est di Rendsburg vennero così disposte: La brigata Nostiz doveva alle 6 112 del mattino del 1• febbraio essere ordinata sulla strada principale da Jevenstedt a Rendsburg , _la brigata Gondr ecourt nell'istesso tempo sulla strada da Bovenau a Rendsburg, amendue colla testa immediatamente contro la città. La brigata maggior generale Tomas dovea seguire la
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brigata Go11dt·econrt, incontrare alie 7 l t2 la brigata <li c avalleria barone Dobrzensky e collocarsi a.Ue 8 dietro la brigata Nostiz. Gli equipaggi da ponti vennero attaccati alla b"rigata Nostiz. Nella previsione che nel passaggio del fiume si avessè ad incontrare resistenza, vennero pure in Rendsburg date disposizioni pel passaggio e portate a conoscenza delle truppe. - Gli utliziàli di stato maggiore i quali nel corso della notte aveano preso pratica· delle località, vennero destinati a guidare le truppe in avanti. - Date queste disposizioni il passaggio fo nella seguente guisa effettuato la mattina del 1° : Alle 7 I1'2 la testa della br igata Nostiz passava il ponte delle Chiaviche, e nel medesimo tempo la brigata Gondrecourt il ponte della ferrovia in Rendsburg. Nel Kronverk non v'era che un piccolo posto d'avviso. - Questo dopo alcune fucilate si ritirò sulla strada di Schleswig. Il posto dei Sassoni che stava, prima del passaggio al ponte delle Chiaviche, ritirossi all'avanzarsi degli Austriaci un poco indietro. La brigata Nostiz la quale avea spedito un distacc_arnento con . due can~òn{ a Westerrorifeld sulla stnistr,1, dell'Eyder allo scope di fiancheggiare quella riva ed impedire che i nostri venissero di là presi d'infilata, si 1rni. sulla strada che conduce a Schleswig alla brigata Goud recourt, di cui il 18° battaglione cacciatori avea passato l Eyder sul ghiaccio presso io stretto al di sopra di Rendsburg; le due brigate s'avanzarono lungo la ferrovia sino all'altezza di Rickent , mentre i distaccamenti del r eggi mento ussari Lichtenstein facenti parte delle medesime, si avanzavano insieme fino alle comunicazioni verso là ·sorge, e con un movimento sull'ali destra, cercando di collegarsi ai Pmssiani che avevano effettuato il 'passaggio a Cluveosick. A~No vur, vol. 11•. -
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LA C,IMPAG!Sh 282 La brigata Tomas passava pure nel frattempo l'E_yder sui due ponti e prendeva posizione sulle alture al nord del Kronenwerk. - Essa era destinata di riser,,a. - Finalmente la brigata di cavalleria barone Dobrzensky veniva., col reggimento dragoni Vi' indisgratz sulla sinistra, disposta a Fokbek ove era pure diretto un battaglione del r eggimento infauteria principe Holstein. Presso la Sorge i distaccamenti del 9° reggimento ussari raggiunsero la retroguardia danese composta di una compagnia e di uno squadrone, in tutto circa 400 uormm. ' I ponti furono fatti saltare in aria parte la notte e parte al 1° verso il mezzogiorno . Abbenchè secondo le disposizioni date dal comando del corpo non si avesse dovuto passare la Sorge, ma solamente spingere gli avamposti sulla riva della medesima, gli ussari dell'avanguardia e la brigata Nostiz passarono a guado dall'altra parte per ordine del comandante in capo . La retroguardia dei Daneii, scambiati alcuni colpi, si ritirava nella direzione di Sèhleswig. · La brigata Gondrecourt, presso la quale trovavasi in qùel •momento il tenente maresciallo Gab1entz, erasi in questo frattempo avanzata colla testa a Neu-Duvenstedt presso la So~ge, ed avea già stabiliti i suoi avamposti lungo la riva, allorché il feld-maresciallo ordinò di spingere l'avanguardia sulla riva opposta, ciò .che venne interpretato come un bisogno di approfittare del gelo e della scarsità dell'acqua del fiume. Lo stato maggiore del reggimento coi due squadroni degli ussari Lichtenstein ancora rimasti , erasi, dopo il passaggio dell'Eyder, avanzato per la strada che mena ad Eckernfofde sino ad Holzbunge per stabilire le com unicazioni coi Prussiani ed osservare lo stretto fra il lago di Bisten è quello di Vitten.
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L'equipaggio da ponti disposto nel dopo pruuzo pel passaggio della Sorge, avea reso praticabili i passaggi ch'erano stati distrutti. Verso sera le t ruppe al di là dell'Eyder aveano i seguenti accantonamenti : La briaata Nostiz all'ovest della strada ferrata dentro o e intorno ad Ahrenstedt, cogli avamposti alla Sorge, dal ponte sino a Duvenstedt. . La brirrata Gondrecourt all'est della strada ferrata in o Schulendamm e vicinanze, cogli avamposti a DL1veustedt, Holzbunge sino al lago di Vitten. In Holzbunge stava, come si è detto, lo stato maggiore . coi due squadroni ussari Lichtenstein. La brigata Toroas prese gli accantonamenti nel vecchio e nuovo Biidelsdorf. I1 maggior generale Dobrzensky copriva, col reggimento dragoni di Windisgr~i.tz ed un battaglione di fanteria Holstein, l'ala sinistra a Fokbek e dintorni. - Il quartier generale èra a Rendsburg, il corpo d'a.rtìglieria di riserva presso le opere del Kronenwerk. La brigata Dormus erasi spinta da Neumunster sino a Nortdorf. JJforcia sopra la linea HiU;t&n-Norby -
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febbraio.
La divisione della guardia reale prussiana che col a-iorno 2 di.febbraio era giunta in rinforzo, come 3° corpo d'armata sotto gli ordini del luogotenénte g~nerale von der Mùlbe, venne destinata a prendere gli accantona menti dietro la Sorge all'ovest della strada ferrata, e dare il cambio agli avamposti del corpo d'armata austriaco, che stavano presso il fiume. II 6° corpo d'armata ricevette l'ordine di formarsi in ventacrlio la, di cui linea di fronte era se6 nata da Hiit,., teo, Ascbeffel, Kleiu-Brekeudorf e Norby.
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LA G'1Ml'A6 NA
La strada feI'rata marcava all'ovest, il confine di q11esto ventaglio d'accantonamento. k-.. Il l O corpo d'armata dovea prender possesso della linea Eckernforde, KockendorfHolm. In adempimento a questi ordini il . corpo d''armata ' austriaco eseguì i séguenti movimenti: La brigata Tomas oltrepassò gli avamposti della bri-• gata Goudrecourt e prese accantonamento ad Ablenfeld cogli avamposti sulla linea suindicata. ' La brigata Nostiz, lasciando i suoi avamposti che veunero cambiati dalla divisione della guardia, prese accantonamento ad Orvschlag e tenne gli avamposti lungo il "\Vestenmoors. La brigata Gondrecourt ritirò, dopo che fu passata la brigata Nostiz, i suoi avamposti e restò negli ~ccantonamenti destinatigli . . La brig~ta cavalleria Dobrzensky venne a Bunge, e distese gli avamposti fra il lago di Witten ed Hiitten. L'artiglieria di riserva fu trasportata a Duvènstedt e Rickert. La brigata Dormus arrivò in questo giorno a Budelsdorf vecchio e nuovo. ' · Il quartier generaie del corpo venne nel dopo pranzo trasferito a Holzbunge. La brigata Tomas spedì, secondo l'ordine ricevuto, delle pattuglie di ricognizione verso lo Schley. - Uni.L di queste, L:omposta di un pelottone di ussari Liechtenstein , fu , per ordine del tenente-maresciallo Gablentz rinforzata nel dopo pranzo con uno squadrone di dragoni W indisgratz. · sutto il comando del maggiore Kutschen bach. Questo distaccamento ne attaccò uno nemico composto d;i fanteria che stava ii:t posizione presso la casa Torfschupp,en sulla strada fra Gross-Brekendorf ed o'ber selk, lo cacciò nel cortile e lo sgomentò ,i n g uisa che cessò il
l)f'.I.LO SCHLE~W IC
fuoco, ed al'lon:hè un forte distaccamento di fanteria danese di 700 od 800 uomini venne in soccorso, la nostra cavalleria ritirossi al passo. - Il nemico ebhe alcun i n1orti, feriti e prigionieri, mentre dei nostri non venne fehto che un ussaro. Nel caso d'un attacco nemico contro il fianco sinistro del 1° corpo d'armata che stava scaglionato in avanti, fu disposto , ove un rinforzo fosse necessario , che la b rigata Tomas si concentrasse sulla strada di Feldborst Guby e Fleckeby, la brigata cavalleria Dobrzensky ad Ahlenfeld e le altre briga:te in avanti sulla strada di Oberselk. - La sera cìel 2 arrivò al quartier generale del principe Federico Carlo la notizia che un vivissimo f,wco dalla testa di ponte di Missmide avea mostrato le difficoltà di tentar u~ pa~saggio da questa parte, e che S. A. R. cercherebbe di passaré altrove. ,lliarcia, soprn la linea Jagel, Oberselk, NiedeT-Selk, Loopstedt, Fahrdoi'{ - Combattiment o di Oberseik e p1·esa rlel Xonigsberg al 3 febbraio 1864.
Per d isposizione del comando generale dell'armata, il 6° corpo doveva il giorno 3 dopo il rancio ritirarsi negli accantonamenti concentrati, i quali doveano venir coperti da una forte avanguardia nella linea di Fahrdorf, Nieder ed Oberselk sino a Jagel inclusivamente . - Il 1° corpo d'armata dovea proseguire le operazioni contro Missunde, ma distaccare una batteria da 6 sul fianco destro del 2° I corpo d'armata, mentre la divisione della guardia prussiana dovea raggiun~ere coll'avanguardia la linea J agel, Alt-Benebek ed accantonarsi al nord della Sorge. _ In forza della medesima disposizione alle 9 del mattino d el giorno 4 doveano essere concentrati il 2° corpo d'armata a Lottorf ed Altmùhl ed il 3° corpo fra Kropp e ,Vi E'lsiek.
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LA CAMl.'AGJ'!A
In conseguenza di ciò vennero, dal 2° corpo (6° au striaco), emanati i _seguenti ordini: Le brigate Gondrecourt e Tomas dovranno marciare all'istessa altezza, la prima per la strada di Gross-Brekendorf sopra Oberselk, l'altra per la strada cli Ge1td6rf verso Loopstedt, in maniera che al mezzogiorno avessero passato gli. avamposti. Per cuoprire il fianco esterno e rischiarare la marcia sin') allo Scbley, ,-vennero spediti alla brigata Toma's due squadroni di dragoni Windisgratz . L:i brigata Gonirecourt dovea spedire una colonna di fianco verso la strada ferrata ed osservare la grande strada. - Le brigate Nostiz e Dorrous e due squadroni ussari Ljechtenstein segui v:ino la brigata Gondrecourt, mentre tre squadroni di dragoni vVindisgratz e l'artiglieria di riserva ve11nero posti ad immediata di~posizione del comando del corpo a Gross-Brekendorf. .. Nell'avanzarsi si doveva respingere energicamente i'l nem ico,,, tagliargli poss.ìbil mente 1a ritirata e, occupando buone_posizi oni, cacciarlo contro i cannoni di Schleswig, Non si aveva però l'intenzione d'impegnarsi in un serio combattim'ento , ma si voleano stendere g1i avamposti sulla linea data_ e far occupare dalla brigata Gondrecourt i punti di Nieder ed Ol1erselk e quindi J agel., sopra i quali punti si sarebbero collocati gli avamposti sino a che essi fossero giunti sotto il tiro dei pezzi di posizione. La brigata Tomas ricevettè l'incarico di cuoprire con due battaglioni il punto di passaggio di Fahrdorf e quello di W edelspang, e di osservare Selkernoor, Hadebyernoor non che la riva sud dello Schley. Finalmente venne deciso che alla sera del 3 la brigata Gondrecourt si accampasse a Lottorf ed Altmuhl, la brigata Tomas ad Esperehm, le brigate Nostiz e Dormus fra Gross-Brekendorf ed Oberselk a c.:avallo della strada
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che congiunge questi due punti ; e le riserve s1 ac cant9 nassero a Brekeudorf. · In seguito alle disposizioni prese il 3 febbraio, la brigata Gondrecourt passava dopo il mezzogiorno per GrossBrekendorf. La sua avanguardia incontrò, presso la ca,aa Torfshuppen, l'avanguardia nemica, e la respinse senz,t grandi difficoltà. All'altezza quasi di Lottorf, la brigata si dispose poscia nell'ordine seguente, onde attaccare le forze concentrate del nemico: Il 18° battaglione cacciatori come avanguardia,, con due cannoni in batteria a cavallo della strada. Il grosso era formato dal 30° reggimento infanteria (~fartini) con il rimanente de1la batteria, e da tre pelottoni ussari di Liechtenstein; il 2° battaglione del reggim0nto infanteria re di Prussia N. 34 formava là riserva. Il 1° battaglione del suddetto reggimento ed un pelotto:o.e di ussari sta vano sotto gli ordini del colonnello Benedek, ed erano stati staccati sul fianco sinistro oltre Lottorf e precisamente verso Jagel. Il 1°. battaglione del reggimento Martini venne spedito a. raggiungere l'avanguardia e marciò all'est della strada in massa per divisioni, nel mentre che il 18° battaglio-ne cacciatori marciava in avanti nello stesso ordine all'ov-est della strada. I pantani e gli spessi fendimen ti del terreno resero ai lati della strada molto difficile quest'ordine di marcia, e non · potè venir effettuato che con gravi perdite di fronte al lento ritirarsi dei DanE:si. I Danesi si ritirarono combattendo sino all'altezza di Oberselk, ove, coperti dalle ondulazioni del terreno, si disposero ad u11'accanita resistenza. Dai rapporti della brigata Gondrecourt e dalle deposizioni dei prigionieri risulta che la forza dei Danesi era quivi di 6 battaglion i
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,~ 4 pezzi, mentre due altri battaglioni stavano a Jagel di fronte al battaglione d'mfanteria re di Prussia. Il primo attacco (sotto la protezione della batteria che finalmen~e venne postata in una buona posizione a lato della stradaf venne dato dai nostri con una tale r isoluzione che, non solo si sconcertò l'offensiva tentata dal nemico·, ma fu preso Oberselk , ove cadde nelle mani del 18° battaglione cacciatori un cannone rigato, , Colla presa di Oberselk la brigata aveva compito i l su0 mcarico, ma il generale Gondrecourt, conoscendo quale fosse l'importauza delle alture che giacciono al n ord di Oberselk, sì per la difesa di quella posizione che per continuare le operazioni contro irDannewerk, app iccò un altro combattimento sulla stessa linea del primo, cacciò i Danesi dalle alture, ed alla testa del 18° battaglione cacciatori s'impadronì alla baionetta della som;nitàs che domina tutte le circostanti , detta il Konigsberg. Intanto che il generale Gondrecourt, dopo essersi ,verso le 4 pomeri~iane impadronito d'una SÌ importante posizione, la faceva occupare dal 18° battµ,gl ione cacciatori e collocava sull'altura di Konigsberg la sua batteria unita a quella speditagli dalla brigata Nostiz, le rimanenti truppe' inseguivano con impeto il nemico giù per l'erta, lo cacciavano da vVedelspang e lo costringeva.no a rifugiarsi nelle trincee di Bustorf. La brigata ebbe pérò a soffrire , gravi perdite, siante che il nemico aprì da Bustorf e vicini ripari un violento fuoco coi suoi pezzi di posizione e colla moschetteria , fuoco che non cessò che coll'imbrunire. Il tenente-maresciallo Gablentz, il quale durante l'aziono si trovava col grosso della colonna sulla strada da Gross~ Brekendorf ad Oberselk, avea lasciata la direzione del com battimento d'avanguardia al generale Gondrecourt, e fatta avanzare in sostegno la brigata Nostiz, allo scopo d i condurre egli stesso il combattimento alla testa d elle
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d ue brigate, caso che il nemico opponesse seria resistenza. All'annuncio fattogli dal generale Gondrecourt della presa di Konigsberg, il tenente-maresciallo Gablentz ordinò il cambio delle truppe che stavano in prima linea sotto quell'altura, Ciò venne eseguito dalla brigata Nostiz , mentre la brigata Gondrecourt era spedita per servire di sostegno ad Oberselk, Il l battaglione del reggimento infanteria re di Prussia che era, come si disse, stato disposto sul fianco sinistro, s'incontrava col nemico vecso le 2 lt2 pomeridiane davanti a Jagel, e dopo un'ora e mezzo di combattimenti', lo· cacciava dal villaggio n ella . direzione di Bahnhof ; prendeva pure parte a questo coml)attimento una compagnia della divisione prussiana della guardia, la qmdé si trovava agli avamposti. Ciò che facilitò di molto la presa di Jagel fu la com- . parsa ed il v igoroso attacco del 9° battaglione cacciatori, che dalla brigata Nostiz era stato disposto sull'ala sinistra del nemico. Ven1_1ero quivi dal 1° battag1ione ·infanteria re di Prussia presi ai Danesi due guidoni. Le perdite delle truppe che presero parte ai combattimento del g iorno 3, sono di 30 uffiziali e 519 uom in i tra morti e feriti , dei quali u1 timi parecchi feriti leggermente, mossi da nobile sentimento, rientrarono tosto nellefile . Questi gravi sacrificii però ci res.e ro padroni del Konigsberg. il più importante punto d 'operazione contro Schleswig; la presa di questa posizione era l'operazione prineipale dal comando generale affidata · al corpo d'armata austriaco, nelle d isposizioni prese per la marcia del giorno 4. Nella notte gli avamposti furono spinti solamente un po' al di là del Konigsberg e di Jagel. La brigata Tomas, la quale erasi avanzata al di là di O
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Geltdorf, giunse a Loopstedt alle 3 I [2 circa, verso la. qual ora si unl alla stessa una batteria rigata da 6 prussiana, ch'era stata attaccata all'ala destra del nostro corpo d'armata. Sola una compagnia dell' 11° battaglione cacciatori che marciava verso Loopstedt, allo scopo di stabilire le comunicazioni colla brigata Gondrecourt, scontrassi presso Nieder-Selk con un distaccamento nemico ed impegnò col rpedesirno un cambattimento di cacciatori . Il brigadiere (Tomas) avendo osservato che la brigata Gondrecourt non aveva d'uopo d'aiuto, pendendo l'esito del com battimento a di lei favore, e che d'altronde, in forza dell'importante sua missione, d'impedire cioè che il nemico irrompesse per l'argine di Hadeby , egli doveva possibilmente tener riunite le sue truppe, diede tosto ordine alla compagnia. impegnata di desistere dal combattimento, e si ritirò sotto le alture di Fahrdorf, mentre il distaccamento nemico riparavasi dietro Loopstedt. Alle ore 4 'pomeridiane la brigata avea occupa,to Loopstedt con un battaglione d'infanteria Holstein, ed avea quindi marciato in ordine di battaglia verso le alture che dominano Fahrdorf, molestata in ciò, senza per altro alcun successo, da un fuoco d'artiglieria e moschetteria dalla riva ovest del lago d'Hadeby, al qual fuoco una sezione della batteria della brigata rispose con alcuni colpi. Il piccolo distaccamento nemico che trovavasi a Fahrdorf, all'avvicinarsi della nostra avanguardia, composta d'un3, compagnia dell'll 0 battaglione cacciatori e di uu battaglione d'infanteria conte Coronini, ritirassi , facendo un vivo fuoco di tiragliatori, dietro una palizzata della diga di Hadeby, per cui venne tosto dal battaglione di infanteria Coronini occupato l'accesso all'est della diga, · sulla qual truppa i Danesi tirarono, debolmente, tutta la notte. La sera del 3 vennero dunque occupati Loopstedt e
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Fahrdorf dai . distaccamenti della brigata, di cui il grosso bivaccava dietro Fahrdorf. Dopo il combattimento di Oberselk il generale in capo, il quale alle 4 pomeridane avea chiamato ad Oberselk i comandanti del ·2° e 3° c0rpo d'armata onde prendere le disposizioni pel susseguente giorno, e che era arrivato durante il combattimento in compagnia delle loro AA. Rì.t. i principi Alberto e Federico Carlo di Prussia e di S. A. il granduca di Meklenburg, radunò i detti comandanti nella easa di Hahnenkrug, posta lungo la strada di Brekendorf ed Oberselk. - Ivi fu deciso che non si darebbe l'assalto alle trincee nemiche sino a che alcune non ios- · sero state ridotte al silenzio dalla ·nostra artiglieria. Venne pure rivocatò l'ordine dato il 4 di concentrare il corpo d'armata a Luttorf ed Altmuhl, ma, esso ebbe solamente l'ordine di occupare il Konigsberg, di difendere quella posiz.ione contro fortuiti attacchi del nemico, ed appostando deile ba.ttérie, fare intorno delle ricognizioni. II 2° corpo d'armata (6° austriaco) la notte del 3, dopo cioè che la brigata Nostiz aveva dato il cambio alla brigata Gondrecourt, era così disposto : _ La brigata Nostiz, come fu detto, con una batteri:i dell'artiglieria cli riserva e 1'11" compagnia del genio, a! Konigsberg. - Essa aveva in prima linea gli avamposti quasi serrati al corpo principale. La brigata Gondrecourt di sostegno ad Oberselk con un battaglione cl'infanteria re d1 Prussia di avamposto in prima lio.ea a Jagel. La brigata Tomas sulle alture di Fahrdorf con alcuni distaccamenti in quel luogo ed a Loopstedt. I due squadroni di dragoni principe vVindisgratz attaccati' alla medesima passarono la notte in Flekeby. La brigata Dormus '})arte in accantonamento a Geltdorf e Lottorf e parte in bivacco .
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Due squadroni ussari Liechtenstein (brigata Dobrzen*y) collo stato maggiore del reggimento iri bivacco al nord di Geltdorf, lo stato maggiore della brigata con 3 squadroni di dragoni di Windisgratz accantonati a Ramsdorf e vicinanze. La seconda batteria dell'artiglieria di riserva e la compagnia dei pontieri col relativo equipaggio da ponti restarono a Gross-Brekendorf, ove venne pure stabilito il quartier generale. 4 febbraio -
1liantenùnento della posù:ione del Koni,gsberg.
Nella notte del 3 al 4 l'IP compagnia del genio innalzò uno spalleggiamento pel riparo dell'infanteria ed una batteria radente per 3 cannoni. Allo spuntar. rJ.el giorno i due forti del Dannewerk che stanno di contro aprirono un vivo e ben diretto fuoco contro il Kèinigsberg, che cagionò alle truppe che stavano di dietro una perdita d'alcuni morti e feriti, La batteria N. I O dell'artiglieria della riserva, attaccata alla brigata Nosti.z e postata sul Konigsberg, rispose in principio al fuoco nemico ed ebbe p ure alcuni morti e feriti. - Allorché il maggior generale Nostiz ordinò d1 cessare il fuoco tacque pure quello del nemico, e veniva solo r ipreso quando si mostravano allo scoperto sul Kèinigsberg gn ;ppi od anche soldati isolati , In seguito ad ispezione ~fatta dal tenente-maresciallo Gablentz, il quale era salito sul Kèinigsberg sotto un vivo fuoco, le truppe che stavano in prima linea vennero ver:::o mezzogiorno sottratte al fuoco nemico, col ritirarle sulle alture dietro, il Kèinigsberg unitamente alìa menzionata batteria, mentre sul Kèinigsberg, non restarono , che un battaglione della brigata Nostiz ed alcuni cannoni . La brigata Dormus, alla quale erano stati uniti i due sq~rndroni ussari di Liechtenstein della cavalleria di n-
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serva, all'aprirsi del fuoco nemico, che faceva presagìre un attacco, venne tenuta pronta e nel corso della giornata ordinata al sud di Oberselk onde dare il cambio alla brigata Gondrecourt, già affaticata dal combattimento del giorno avanti. Un battaglione d'infanteria (Rammirig) , _appartenente alla brigata, era già stato spedito il giorno 3 a Jagel in rinforzo del battaglione infanteria re di Prussia, il quale doveva mantenere le comunicazioni fra la divisione prussiana ctella guardia reale che stava a Gropp e la brigata che occupava il Kèinigsberg. La brigata Gondrecourt venne accantonata come riserva a Geltdorf e Lottorf , nel qual ultimo luogo fu pure verso mezzodì trasportato il quartier generale. Durante la giornata il capo dello stato maggiore generale, il comandante del corpo d'esercito, quello del genio e dell'artiglieria ·ed il maggiore prussiano d'àrtiglieria van der Beeke riconobbero quella parte del Dannewerk che sta di frqnte ai Kèinigsberg dallo stagno di Bustorf fino al forte N. 18 inclusivamente, e stàbilirono i punti su cui erigere le batterie. La batteria sul Kèinigsberg, costrutta per 6 pezzi...prus- · siani da 12, venne dall' 11 a compagnia dei genio sotto la d irezione del maggiore vém der Beeke, eretta nella notte dal 4 al 5, e malgrado il fuoco nemico condotta quasi a termine. La brigata Tomas, sull'ala destra, in aspettazione dell'ordine di marciare sull'argine di Hadeby, occupò allo spuntar del giorno . una posizione sulle alture presso Fahrdorf, e tenne guardato con alcune compagnie d'infanteria (Coronini) l'adito dell'argine suddetto, come pure Loopstedt col 2° battaglione infanteria principe Holstein, il quale tenne d'occhio il cosidetto passo tra la laguna. di Hadeby e quella di Oberselk. Il nemico aprì. il fuoco eontro ,westa posizione con tre batterie da 4 pezzi, cioè
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da San Giovanni, dall'isola Moven e dal borgo di Margraf presso Hadeby (che chiudono la posizione in uµ arco di circolo) ed i ocominciò u na viva fucilata dalla riva occidentale della laguna di Hadeby. La brigata ebbe perciò alcuni morti e feriti gravemente. e fu necessario di ritirare le truppe in posizioni meglio coperte, cioè dietro le creste delle alture, come pure di fare spesso cangiare di posizione ai singoli ba.ttaglioni onde diminuire l'effetto delle l)atterie nemiche. Alle 11 il brigadiere, onde r ispondere al fuo co, fece collocare sull'altura all'est di Loopstedt la propria batteria, noncbè q uella prussiana attaccata alla sua b rigata. Dopo alcune scariche le anzidette due batterie fecero tacere l'artiglieria di San Giovanni; quella dell'isola Moven non fu r idotta al silenzio che verso le 3 pomeridiane. L' ultima batteria rimase. deserta di cannonieri, l'altra fo il g iorno i n istato di combattimento. La nostra artiglieria ebbe alcuni morti e feriti. La brigata ritirassi la sera nei bivacchi da essa occupati la notte dal 3 al 4; si mandarono però distaccamenti a refocillarsi alternativamente nelle case di Loopstedt e di Fahrdorf. ' Durante la notte continuò il fuoco dalle palizzate del.l'argine di Hadeby. Per disposizione del comando su premo dell'armata concernente i1 passaggio· de11o Schley, da effettuarsi dal 1• corpo d'armata (prussiano) fra Missu nde ed Arnis, la notte dal 5 al 6, venne messa in marcia ed ,a disposizione del suddetto corpo d'armata la 4a compagnia pont ieri co'suoi 2 equi paggi da ponti.
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(ebbra-io - Sped-izione d'una brigata e d'itn reggimento di cavalleria a vVcseby - Vien terminata la costruzione della batteria sul Konigsberg - La me::za b1·igala Tomas entra in posizione sul Xonigsberg.
In relazione al summentovato passaggio dello Schley q.a eseguirsi dal 1• cor po d'ar mata all'est di Missuncle, il comando generale dell'armata ordinò che al 5 feobraio il maggior generale Dobrzensky col reggimento dragoni posto ai suoi ordini 8 la brigata Dormus si portassero a Wesehy onde appoggiare gli avamposti prussiani rimasti sotto Missunde. - Le istruzioni d8lla brigata eraco che in caso il nemico facesse una vigorosa sortita da Missunde, essa si ritirasse combattendo verso Holm e colà si mettesse in posizione. In conseguenza di ciò la brigata occupò nel pomeriggio del 5 una posizione pr,~sso Holm, e si trovò d'innanzi due battaglioni prussiani che mantene;ano gli avamposti verso Missunde. Al centro dovevasi, verso la sera cfel 5 , i ncominciare con tutta energia ·la costruzione della già progettata batter ia, e per coprire i lavoratori si sarebbero spinti gli avamposti nella direzione d i Britzé al di là del'laao ' o ' sino a vVedelspang. Il reggi mento infanteria re di Prussia ed il 18° battaglione cacciatori della brigata Gondrecourt, vennero per- . ciò spediti a Jagel, ed al loro arr ivo il battaglione di infanteria Ram ming (brigata Dormus), si portò sino a Weseby . S ull'ala destra, la mattina del 5, fu aperto il fuoco dagli avamposti; a nche la batteria San Giovanni incom inciò ad ag.ire , per cui restarono uccisi a Loopstedt alcuni uomini del rfòggirnénto infanteria principe Holstein. Onde rinforzare il centro e rimpiazzare la brigata Dormus g ià partita, la brigata Tomas ricevette a mezzo-
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criorno l'orcli • e di portarsi da Fahrdorf ad Oberselk, meno d"I ussari oo e la batteria della -brigata, che doveano guard are 1·1 passo dalla laguna di Hadeby e quella di Oberse1k fino allo Schley, ed i due squadroni dragoni Windisgratz eh~ do,,eano ri\mirsi al loro reggimento a Weseby. - La detta brigata doveva dare il cambio a1la brigata Nostiz s ul Konigsberg, ciò che non poté aver luogo essendo essa comparsa ad Oberselk appena al cader della sera. Oltre la batteria costrutta sul Konigsberg per 6 cannoni da 12 pru~siani, ne venne pure eretta un'altra all'ovest della prima per i 16 pezzi da · 8 dell'artiglìeria dr3lla riserva, e ne fu progettata una terza presso la strada ' di Klosterkrug per 6 pezzi rigati da 6, e 6 da 12, alla cui costruzione si diede tosto principio. Onde erigere le batterie si :i;-adnnarono alle 5 di seni in Oberselk i distaccamenti di pontieri delle brigate Nostiz e Gondrecourt, e circa 500 uomini di queste due brigate. . Gli utensili da zappa per i soldati ,di fanteria con tanta fatica procacciati a Rendsbnrg, non si trovarono sul luocro del lavoro che alle 10 di sera. tempo non era punto favorevole ai lavori e cosi pure il terreno indurito dalla neve, contuttociò le batterie vennero erette, etl 3:lla mattina del 6 erano pronte a far fuoco. I pezzi destinati ad armare queste opere, stavano già, fin dal pomeriggio del giorno 5, vicino al luogo ove- dovevano essere collocati, cioè : a) Le batterie N. 9 e 10 dell'artiglieria di riserva austriaca, l'a quale sin dal 3 si trovava in prima linea; b) La batteria da 6 prussiana che era giunta colla brigata Tornas; · e) Sei pezzi da 12: prussiani, i quali in principio dovevano far parte dçl 6° corpo d'armata, ma che per ul-
,ilb recrcrimento d'infanteria Coronini, lo squadrone
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297 t eriori disposizioni vennero assegnati alla divisione prussiana della guardia , d'onde furono poi trainati da un pelottone di cavalleria al loro posto; d) Sei pezzi rla 12 prussiani i quali furono pure il 15 condotti via da Flekeby da un pelottone di cavalleria. All'indomani le batterie dovevano incominciare lentamente il fuoco contro le opere del Dannewerk. Le truppe del 2° corpo d'armata e della divisioHe , prussiana della guardia, dovevano occupare le posizioni . ad esse rispettivamente assegnate il giorno 4 , e dalle quali si sarebbero attaccati i forti. 11 primo serio attacco contro le opere del Dannewerk avrebbe avuto luogo tosto che fosse giunto l'avviso che il 1° corpo d'armata avesse passato lo Schley, e fosse giunto all'altezza di Missunde, la qual cosa aspettavasi per il giorno 6. DELLO SCIJL ESW!G
6 febbraio - Occupazione di, Schleswig Insegwimento clel nemico r erso Flensburg - Oombattiniento di Oversee.
Le seguenti disposizioni vennero prese pel giorno 6, giorno in cui, come si è detto, si doveva incominciare il fuoco contro il Dannewerk, e mediante lo spiegamento delle maggiori forze possibili sul centro, arrestare il nemico a Schleswig, onde facilitare ali 'ala destra il passaggio dello Schley. · La brigata Tornas "doveva provvedere alla difei;;a delle batterie sul Konigsberg ed all'ovest del medesimo. La briaata Gondrecourt che si sarebbe raccolta tutta a Jagel, n doveva difendere a tutt'oltranza la ferrovia e la batteria vicina; la brigata Nostiz coi due squadroni ussari Liechtenstein, ch'era concentrata dietro la brigata Tomas, . ser virebbe di riserva. • I distaccamenti della brigata Tomas, stabiliti-sul fianco destro dovevano, in caso d'attacco, ritirarsi ad Esperehm e cercare, secondo le circostanze, di unirsi alla brigata ad Oberselk. A,rno vur, vol. 1v. -
20.
298 · LA CAMPAGNA Le brigate in prima linea dovevano verso le 3 spiegare una fronte per quanto possibile estesa ed impc_nente ; spiegarsi in linee ùi colonne, e marciare quindi colle singole compagnie massate per divisioni. Mentre che nella notte dal 5 al 6 si eseguivano le suaccennate dispo~izioni, arrivò da Fahrdorf un uffiziale del reggimento d'infanteria conte Coronini coll'annuncio essere colà. giunto un parlamentario del nemico, il quale chiedeva che all'indomani si sospendessero le ostilità, acciò si potessero levare i morti ed i feriti che ancor giacev·a no a Bustorf. II comandante deL corpo rispose che dalle 6 alle 8 del mattino non si sarebbe "tirato nella direzione di Bustorf sopra gente disarmata del corpo di sanità, ma che le operazioni avrebbero continuato. L'uffiziale ritornò con questa risposta a Fah~dorf, si avanzò per una. mezz'ora sull'argine verso Schleswig, chiamando e colla voce e coi · segni il parlamentario, ma invano. - Egli trovò all'incontro abbandonati i ripari che sbarrano l'argine, ed io• contrò alcuni abitanti di Schleswig che gli parteciparono avere i Danesi evacuata la città. Il colonnello Feldegg del reggimento fanteria conte Coronini ne spedì subito l'annuncio al quartier generale, aggiungendo che egli non si peritava di entr~re in Schleswig. Contemporaneamente a quest'avviso giunse una deputazione di cittadini di -Schleswig , la quale notificò che ad un'ora di notte i Danesi avevano abbandonato la città e, credeva, anche i forti. Ciò venne saputo al quartier generale verso le 4 del , mattino circa. - Il tenente-maresciallo Gablentz ne spedì quindi l'annuncio al comandante in capo e ne rese pùre istrnito il 3° corpo d'armata composto dalla diviswne prussiana della guardia ed una brigata di cavalleria, il qual corpo _in assenza del feld- maresciallo, era stato posto
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sotto gli ord ini del tenente-maresciallo Gablenti. Questa notizia fu pure spedita al generale Gondrecourt , la di cui brigata erasi unita al 3° corpo d'armata, ma per uno sbaglio non pervenne al suo destino . - Il tenentemaresciallo Gablentz montò a cavallo · ed ordinò al 3° corpo d'inoltrarsi tutto verso Schleswig. Malgrado le necessarie circospezioni, l'avanzarsi delle truppe fu così rapido, che l'ultimo battaglione di quelle che marciavano sopra Bustorf era, alle 8 114 del mattino, arrivato al castello di Gottorp, mentre la brigata Gondrecourt, partita da Jagel, era passata pel Dannewerk ed avea raggiunto le alture all'ovest della città. Osservando le opere del Dannewerk tutti gli iutelligenti in materia acquistarono la convinzione ch'esse non poteano essere forzate che dopo un serio e lungo can noneggiamento. Il reggimento infanteria conte Coronini (brigata Tomas) ~enne destinato di guarnigione a Schleswig ed il colonnello del medesimo (von Feldegg) nominato comandan te della città. Com.batti?ncnto di Oversec - 6 febbraio.
Ad onta delle molteplici difficoltà che progredendo ~i incontravano riguardo alla sussistenza dell'esnrcito , e malgrado che non si dovesse contare sulla cooperazione delle truppe staccate sotto gli ordini del generale~ Dobrzensky a Missunde, cosicchè il nostro corpo d'armata era ridotto a 3 brigate (delle quali una di soli 3 batta- · glioni, una batteria ed uno squadrone), cionondimeno dopò l'entrata in Schleswig il nemico venne senza posa vigoro~issimamente inseguito , prima dai distaccamenti del reggimento ussari di Liechtenstein, attaccati alla brigata, e dai due squ,idroni di detti ussari che rimanevano a.ncorn al reggimento , i quali furono spinti al galoppo
L .1 C ,H IPAGN A 800 sulla strada di Flensburg e di Wedelspang, ed in seguito dalla brigata Tomas sulla via di Wedelspang e dalla bri,gata Nostiz su quella di Flensburg. Il tenente-maresciallo Gablentz dopo aver date a Sch leswig le necessar'ie disposizioni, ed aver fatto al generale in eapo un rapporto intorno alle truppe che inseguivano il nemiéo, si affrettò di raggiungerle per la strada di Flensburg, le rinforzò con tre squadroni e mezzo di ussari Liechtenstein e due cannoni, quindi prese egli stesso dietro Helligbeck il comando di quelle forze . Gli ussari si erano già abbattuti ad Hesse-Moor su di una colonna di pezzi da 12, ne aveano sbaragliata la scorta e presi 3 cannoni, una quantità di ·carri di viveri e 40 o 50 prigionieri. La cavalleria s'avanzò quindi rapidamente e raggiunse p resso Helligbeck la colonna delle salmerie danesi. Non rotendosi girare la località, gli ussari si slancia• rono direttamente alla carica; ed erano già , malgrado' un vivo fuoco di mo~chetteria, penetrati nella colonna, la di cui scorta fu quasi tutta tagliata a pezzi, quando si trovarono barrato il passaggio da alcuni carri posti nel mezzo della strada. Nel meaesimo tempo forti distaccamenti di fanteri ,1 sboccarono dai lati ed aprirono un vivo fuoco s~lla cavalleria, la q\1ale ebbe un uomo morto, due uomini ed alcuni cavalli feriti , e- fu costretto a dar indietro alcune centinaia di p~i,ssi. Il nemico se ne giovò per continuare la sua rit irata, ma la cavalleria gli fu tosto sopra e l'insegul strettamente alle spalle sino ad Oversee. La resistenza dei Danesi consisteva in sostare di quando in quando, ciò che obbligava i nostri a reitera.ti assalti, a postare de i cannoni ed eseguire movimenti di fianco c he costringevano la retroguardia nemica a sgombra.re s uccessivamente le sue posizioni. Solamente sul terreno o ndeggiante che s'a,lza al nord di Oversee il nemico aprì
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ìl fuoco con interi battaglioni e, con pezzi d'artiglieria, ma con una brillante carica eseguita d_a due squadroni ussari il nemico fn costretto a saombrare da una siepe, . o d 1etro cui s'era come trincierato. Non fu più possibile però alla cavalleria il progredire, ma dovette prendere una posizione più coperta al nord-ovest di Oversee. In quel momento (3 1;2 dopo mezzogiorno) il tenenten:aresc_iallo Gablentz ricevette dal generale in capo l'orclme d1 non avanzare su Oversee, ma di occupare colla avanguardia- lo stretto e mettersi col corpo principale in accantonamento; intanto arrivò sul · luogo del combattimento la testa della brigata Nostiz, ed il tenente-maresciallo Gablentz nella necessità di respmgere il nemico e d'inseguirlo il più lungamente possibile , decise sotto la propria responsabilità di continuare il combattimento. ~a b~igata Nostiz rimase 5 giorni agli avamposti in prima lmea; aveva bivaccato per tre rigidissime notti sulla neve e nel fango, e non aveva cucinato da 24 ore. - Contuttociò essa avea in bell'ordine di marcia~per~orse le tre miglia ch_e separano Scbleswig da ·Oversee m brevissimo tempo. · Il t_e nente-maresciallo fece deporre i zaini al 9° batta- · glione cacciatori, che formava la testa, e lo dispose all'attacco. La posizione del nemico era la seguente: . Immedi_atamente al nord di Oversee s'alza un gruppo d1 alture isolate che si distendono dal sud-ovest al nord~st, .sulle_ quali, nella direzione da sud a _nord, scorgesi fra due Cllne, e quasi fosse una gola, la strada che mena a Flensburg. - Il dec'livio di queste-alture verso Oversee è quasi impraticabile pei burroni nonchè per le fosse che si trbVano ai lati della strada. · . La parte superiore di queste alture è, all'ovest della str ada, coperta da un folto bosco, mentre' la sommità all'est della strada è sdfo' cospersa di g'ruppi isolati di
302 LA CAMPAGtU alberi. Ai piedi del declivio nord havvi lo stagno di Sankelmark. Su questo gruppo d'alture, con una brigata e mezza ed una spessa catena di. tiral'.l'liatori, stavano i Danesi con ' o ferma attitudine aspettando l'assalto. Dato un rapido sguardo al terreno e vista l'impossibilità di girarlo dal lato della strada, e ponderato che per girare il fianco sinistro dei Danesi bisognava percorrere un tratto di più di 1,200 passi sotto il tiro del nemico, e che le brevi g iornate d'inverno e la situa.:ione non permettevano di riflettere lungamente, il tenentemaresciallo ordinò l'assalto di fronte, che venne dato con somma bravura da 4 compagnie del 9° battaglione cacciatori su per la strada e . ai lati della medesima, men tre la 3" divisione era già stata disposta alla punta sud di Oversee. · Giunti al tiro della moschetteria i cacciatori furono ricevuti da un fuoco concentrato, che fece loro subire gravi perdite e cagionò u n momento d'inevitabile esitazione, ma aiutati dal 1° battaglione infanteria re dei . Belgi, già ordinato in masse di compagnie all'ovest della strada, i cacciatori conti'nuarono con ardore l'assalto; ambi due i battaglioni respinsero alla baionetta i Danesi, che alb loro volta correano incontro all'assalto, e li cacciarono fino all'orlo del bosco. Il combattimento éontinuò ai due lati della strada e nel bosco al nord dello stagno di Sankelmark, e costò gravi sacrifizi per l'ostinata r esistenza che opposero i Danesi. Il bosco venne in nostro potere tosto che comparve la divisione di cacciatori che era stata disposta sull'ala destra. Per mantenere il vantaggio delle posizioni dominanti, il nemico avea intanto operato un cambiamento di fronte in maniera che il gr osso delle sue truppe si trovò radunato sull'ala sinistra della strada.
303 Contro quest'ala venne fatto avanzare anche il 2° battaglione fanteria re dei Belgi, sotto gli ordini del colonnello duca di Wurtemberg. Questo battaglione si congiunse, in prima linea, coll'ala destra del 1° battaglione; e il reggimento re dei Belgi respinse l'ala sinistra del nemico nella direzione di Munkwohlstrup_, intanto che il 9° battaglione cacciatori faceva retrocedere l'ala destra a Bilschau. I due sudcletti corpi ' s'impadronirono di quest'ultimo luogo . Il nemico tentò ancora, con truppe fresche, in sul crepuscolo di riprenderlo, ma venne respinto con gravi perdite cagionategli sopratutto dalla batteria della br> gata, postata all'est della strada. In quest'ultimo scontro il reggimento granduca d 'Assia, N. 14, impegnò combattimento col nemico ai due lati della strada. Dopo che il nemico scacciato da Bilschau, si m ise in r itirata col grosso verso Klein-Solt, il tenente-maresciallo Gablentz, il quale durante il comb_attimento era stato colto da una palla di rimbalzo alla cintura della spada, fece, coll'avanzarsi della .oscurità, rallentare il combattimento, essendochè le r imanenti truppe del corpo d'armata non erano ancor tutte arrivate, e la stanchezza di quelle che avéano combattuto non permetteva d'inseguire il nemico. Sotto la protezione del reggimeuto di fanteria granduca d'Assia e della batteria della brigata, vennero le t rupµe r itirate dal combattimento ed accantonate ad Oversee e Frorup, luoghi vici ni al campo e favorevoli al concentramento della brigata; lo stato maggiore a Frorup, ed il reggimento granduca d'Assia, dopo d'aver tirato gli avamrosti, si accantonò parimenti ad Oversee. Le perdite della brigata Nostiz furono in questo g iorno di 27 uffiziali e ti26 uomini fra morti e feriti. - Quelli che furono soltanto feriti leggermente ritornarono quasi subito ai loro corpi. DELLO SCIILESWJG
304 LA C,BCPAGNA L'esito di questo energico inseguimento del nem ico e del sangumoso combattimento, fu la presa <li diversi cannoni, carri da munizione e molto materiale da guerra, oltre 1§ gravi perdite sofferte dal nemico e quasi 1,000 prigionieri che forono menati nel giorno seguente, e più di tutto l'abbattimento morale del nemico ·il quale durante la notte sgombrò quasi intieramente Flensburg , cosicché nel mattino del seguente giorno i distaccamenti di cavalleria del 1° corpo d'armata non poterono raggiungere la coda della retroguardia nemica. Il qt\artier • generale venne nella tarda sera del 6 febbraio trasportato a Frorup. La' brigata µondrecourt passò la notte a Suder-Schmedeby. La mezza brigata Tomas arrivò verso sera a GrossSolt e pernottò colà. l'l ma.ggior genera.le Dobrzensky colla brigata Dormus ed il reggimento dragoni Windisgratz, alla notizia della evacuazione di Schleswig, ed in conformità degli ordini del generale in capo, si avanz9 sopra Missunde, trovò anche questo luogo abbandonato dal nemico, ma i ponti erano abbassati. La brigata Dormus con uuo squadrone di dragoni effettuò il suo passaggio col mezzo di barche, ed arrivò 11 giorno 6 sino a Scholderup, mentre il generale Dobrzensky con quattro squadroni di dragoni ripiegò sopra Schleswig verso la grande strada di Flensburg; non potè però in quella sera giungere che a Siider-Schmedeby essendo la strada troppo sdrucc10levole. All'alba del 7 il corpo d'armata austriaco doveva continuare ad inseguire il nemico verso Flensburg; questa disposiz10ne però fu rivocata durante la notte ed invece venne ordinato che la divisione prussiana della guardia continuasse l'inseguimento sino a Bau, mentre il 2° corpo d'armata eptrerebbe negli accantonamenti.
305
DELLO SCHLl!SW[t}
7 febbraio - Accantonamento al s·ull di F/e;nsLm·g.
In conseguenza di ciò il quartier generale del corpo restò a Frorup. La brigata Gondrecourt · venne spedita a Wander up coll'ordine di far fronte vers" ' , ,drichstadt e mandar pattuglie verso Husum. \ · La brigata Nostiz si d - se nel 1--ggi0 d'accantonamento di Oversee, Frorup , ~-hn: J l y. La mezza brigata Tomas ve,,ne cjjtinatr. aù Jt ·irup. La brigata Dormus a Bistoft. La brigata di cavalleria Dobrzeu,oky a \\':.,,1de•" p ecl adiacenze. L'artiglieria di riserva a Klein-Solt e ~, olst 0
•
306
307
l)J;:LLO scnLESWIG
SPECCHIO DEGLI UFFIZIALI E SOLDATI CHE
RESTARONO MORTI, FERITI E DISPERSI
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!'etti d'armi.
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LUOGO E DATA DEL COM UA T T I MBKTO
MORTI CORP I CfIE VI PRESERO PARTE
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-Principe W indiskriitz 2° reggimento dragoni Principe Liechtenst.ein 90 r eggimento ussari.
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-Combattimento di Oberaelk, Iagel e Klosterkrug, 3 febbr aio. I
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Nella posizione tra Fahrdorf e Loopstedt, il 3, 4 e 5 febbraio.
18° battaglione cacciatori . 30° reggimento fanteria. baron }',fortini 34° id. icl. re di P russia . 9° battaglione cacciatori La batteria cla 4 N. 2 . . . . . . . . 2° squadrone r eggim. ussari principe Liechtenstein
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11° bat taglion e cacciatori 80° reggimento fanteria principe Holstein 6° id. id. conte Coronini L a batteria da 4 N. 5 Il '6° squadrone del 9° r eggim. ussari L iechtenstein
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9° battaglione cacciatori . . . . 27° reggimento fanteria r e dei Belgi 14° id. id. granduca d'Assia Stato maggiore, 2°, 3° e 4° squadrone del 9° Reggimento ussari Liechtenstein . La batteria da 4 N. 4
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Combattimento d'artiglie- . L a batteria da 8 N. 10. rie sul Konigsberg, il 4 14° r eggimento fanteria grandnca d'Assia febbraio. Combattimento di Helligbeck, Smedeby ed Oversee, 6 febbraio.
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308"
LA CAMPA GNA
In riguardo alle perdite rilevate ed annunziate p.el prin~ cipio è dà. annotarsi: che nelle dimostrate perdite non è c0mpresa quella gente che, leggermente ferita, rientrò più tardi nei ranghi; non v'è pure compresa quella gente che, partita di scorta ai prigionieri, venne in principio ritenuta dispersa. Il capitano di cavalleria conte Lamberg, del 9° reggimento ussari di Liechtenstein , ricevette semplicemente una contusione e non s'allontanò dal proprio distaccamento, ma venne compreso fra i feriti il capitano del 6° reggimento fanteria Francesco Melzer, il quale fu ferito a Loopstedt. Dal quartier generale di Handersleben, 25 febbraio 1864. Firmato:
GA:BLENTZ,
tenente-mat·esciallo.
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J /
RAPPORTO DEL MARESCIALLO WRANGEL SUL
COMBATTIMENTO DI OBERSELK (3 febbra.io). (Dall',11/ycmeine Zeitu,19 dcll'11),
Dal qua.i-tier generale, Damencloi·f, 4 febbr:t.io.
A S. M. l'impe1·atot·e d' Austrià.
Sire! - In continuazione del mio rapporto telegrafico , di ieri (13), annunzio col più. profondo rispetto~ V. ~~- L che il 6° corpo d'armata imperiale austriaco,. in esecuzione deMe mie disposizioni, ha cominciato ieri la marcia, avanzandosi verso Lottorf e Gettorf in due colonne. Sulle alture di questi due villaggi, l'avanguardia della
DE~.LO SCHLESWJG
303
prima colonna, la brigata Gondrecourt, incontrò la prima due squadroni danesi, che scambiati alcuni colpi di fucile, si posero in ritirata. Di0tro ad essi si videro ben tosto sei battacrlioni danesi con una o due batterie, che aprio rono immediatamente il fuoco contro l'avanguardia austriaca. Le tr.uppe imperiali-reali, avendo il 18° battaglione di ca.cciatori alla loro testa, risposero al fuoco, e con due battaglioni ed una batteria presero tosto a 9aricare_il nemico alla baionetta. I Danesi, che fino a quel punto aveano dimostrato molto sangue freddo , non poterono sostener") quest'attacco , e si ritirarono sulle alture situate immediatamente dietro le prime , ove, nuovamente prendendo posizione, tentarono di t~nere testa; ma di là furono del pari respinti con una carica alla bai9netta eseguita dalle truppe qui sopra menzionate, alle quali il generale Gondrecourt fece inoltre aggiungere due battaglioni con una batteria. Oberselk fu preso d'assalto del pari che la forte posi·zione dietro il Konigsberg. Sulla montagna presa d'assalto furono subitamente postate le due batterie, che cannoneggiarono i Danesi, che si ritiravano verso il Dannewerk. Il 18° cacciatori protesse le batterie postate sul _Konigsberg. Si fu allora che i pezzi di grosso calibro danesi da un trincieramento compito ed armato di fresco aprirono contro il Konigsberg un fuoco violento, da cui si rispose con vivacità. I proiettili dei pezzi danesi andarono ben lungi al di là del Konigsberg. . . La brigata Gondrecourt ha subìto delle perdite cons_1derevolissime che non possono ancora essere valutate criustamente, ma 'non si potrebbe abbastanza r iconoscere :d applaud,i re la direzione srwia e piena di sangue f1:eddo del feld-maresciallo luogotenente Gablentz, del pan eh.e lii comando energico del generale conte Gondrecourt e il coraggio delle truppe.
310
LA CAMPAGNA
Il brillante e rapido risultato, e sopratutto la conquista del Konigsberg, compensa C?mpletamente le perdite. Il colonnello Benedek , del reggimento re di Prussia, ed un altro uffiziale superiore del reggimento Martini, sono gravemente feriti. Le altre perdite in morti ed in feriti, secondo un calcolo approssimativo, oltrepassano parecchie centinaia. Il 9° battaglione di cacciatori della brigata N ostiz hft parimenti preso parte al combattimento e alla vittoria. Su lle perdite dei Danesi non si possono ancora dare dei particolari esatti. Molti morti e feriti rimasero sul campo d i battaglia . Si è fatto circa un centinaio di pri• gionieri, ed il 18° di cacciatori ~1a conquistato un cannone in un assalto. Agli ultimi episodii del combattimento ho assistito dalla strada d'Oberselk in compagnia dalle LL. AA. il principe reale ed il principe Alberto (padre), medesimamente che col principe Federico Carlo ed il principe Alberto (figlio). La divisione di fanteria della guardia reale prussiana si è avanzata an ch'essa per occupare , durante il combattimento, la posizione assegnatale sulla fronte. La colonna che s'avanzava sulla strada che conduce a Schleswig ha incontrato a Jagel i Danesi, che occupavano questo villaggio con 1,600 uomini e q uattro cannoni. Due compagnie austriache arrivarono in pari tempo dinanzi all'estremità est del villaggio, e di concerto con esse fu eseguito un attacco simultaneo contro il villaggio . A questo secondo attacco i Dan esi furono respinti dal villaggio di Iagel e costretti a ritirarsi verso il Dannewerk. Delle truppe prussiane impegnate nel combattimento non vi ha che un solo fuciliere leggermente fèrito. · Dopo ciò la divisione prese posizione tra Alt-Benebek e Jagel, per dare la mano ai drappelli austriaci estesi da Konigsberg a Fahrdorf. Il quartier generale del luogotenente generale Mulbe è a Kropp.
DELLO SCHLtSW[G 3J 1 La brigata. conte Gondrecourt, per le sue considerevoli perdite, è stata r ilevata dalla brigata Nostiz: la prima accampa ad Oberselk e Niederselk; la brigata Dorm us a Lottorf e Gettorf; la brigata Tomas a Fabrdorf; la caval1eria, i magazzini di riserva ed il quartier generale del barone Gablentz a Gross-Brekendorf. Tutte le truppe del genio e tutte 1-e sezioni di pionieri del corpo a ustriaco si sono dirette al Konigsberg per eseguirvi i lavori di difesa. Ieri non ha avuto luogo alcun cambiamento di posizione del corpo d'armata prussiano combinato . Il quartier generale del principe Federico Carlo è sempre ad H emmelmark. Il mio quartiere è fino ad oggi a Damendorf. Ieri è arrivato qui il duca di Meklenbourg, e si è recato subito sul campo di battaglia agli avamposti sul Konigs berg.
WR.ANGEL,
feld-maresciallo.
RA PPOHTO DEL MAHESCIALLO WRA NG.ÉL SUL
PASSAGGIO DELLO SCHLEY (6 febbraio) . (Dall'Allgemein• Zciltwg <lei 12).
Dal quartier generale, Sierenstedt (due miglia al sud ùi Flensburg), ~ febbraio, mezzanotte.
A S. AI. il 1·e di P1·ussia. Sire I - Io debbo annunziare a V. M. che la ricognizione delle linee del Dannewerk aveva fornito la prova che un attacco di fronte dei ridotti costerebbe non solo
312
LA CAMPAGNA
· molto tempo, ma immensi sacrifici . Per le stesse ragioni non sembrava opportuno di g irar e il Dannewerk dal lato di Missunde, essendo le opere da quel lato egualmente forti. Una ricognizione eseguita più a valle dello Schley dal principe Federico Carlo dimostrò la possibilità di operare il passaggio ad Arois ed a Cappeln. In conseguenza io decisi che il principe Federico lasciereb~e i suoi avamposti dinanzi Missunde, e passerebbe lo Schley col corpo d'armata prussiano sui punti indicati , nella notte dal 5 al 6, con ponti di battelli. Una brigata del 6° corpo d'armata austriaco fu incaricata d'appoggiare gli avamposti rimasti - dinanzi a Missunde. Io sperava che, in caso di riuscita, questo movimento causerebbe per conseguenza l'evacuazione del Dannewerk. Il corpo d'armata austriaco e la fanteria prussiana della guardia ricevettero altresì l'ord ine di concentrarsi il 6 dinanzi ai ridotti del Dannewerk e di aprire su questi ultimi il fuoco delle batterie che dovevano essere finite di allestire nella notte, ed armate in parte di cannoni rigati da 12. Questo piano aveva per iscopo da una parte di r itenere il nemico in quella posizione, e d'altra parte _d i facilitare l'inseguimento, tostochè esso batterebbe in ritirata. A norma di queste disposizioni il principe r.:ederico Carlo marciò col suo corpo, il 5°, a ll e 2 pomeridiane sui punti designati dello Schley , ove a lla sera trovò la. sponda oppost<i occupata dal nemico, sebbene debolmente. Secondo ogni apparenza., questo movimento del cor po prussiano fu tosto segnalato a Missuode, e di là col mezzo del telegrafo danese a Schleswig; per chè dal 5, a~le 8 di sera, come è ora constatato, ha cominciato la ritirata dei Danesi da Schleswig, ed ha continuato fin dopo la mezzanotte . Alle 4 del mattino· gli avamposti del corpo d'armata. austriaco s'a ccorsero della r itirata dei Danesi e cominciarono subito l'inseguimento, di sorta che l'avanguar dia
DELLO SCBLESWIG
313
au,;triaca si trova va a Schleswig dalle 5 del mattino , mentre la fanteria dell:> .,uardia, avvertita di quanto succedeva, prendeva egualmente, di concerto, ad inseguire il nemico. Io ebbi contezza di questo fortunato avvenimento alle 8 del mattino, al quartier generale di Damendorff, e immediatamente mi posi in marcia per Schleswig col principe reale ed il suo stato maggiore, dopo essere sta to inviato per mezzo di aiutanti di campo presso i due corpi e la divisione l'ordine di proseguire colla maggior celerità cd energia possibile nella direzione di Flensburg. Malgrado ciò, l'avanguar dia non poté raggiungere il ne~ mico iu ritirata, che fuggiva· come dopo una disfatta. Cannoni e cassoni abbandonati attestavano che la demoralizzazione era penetrata nelle file dei Danesi. Le nostre truppe avevano bivaccato da ben tre giorni, e avevano ma rciato senza interruzione sin dalle 4 di stamane sovra strade talmente sdrucciolevoli, che i cavalieri non s'avanzavano che a gran fatica. Cionondimeno, e quantunque la neve. fior.casse a grandi falde, l'inseguimento non fu interrotto. Al nord di Oversee la brigata Nostiz, formante l'avanguardia, raggiunse la retroguardia danese, forte di circa otto battaglioni con alcuni cannoni e parecchi squadroni. Dopo una lotta ostinata, i Danesi furono respinti con grandi perdite sopra Flensburg. Gli avamposti austriaci sono ora a un miglio e mezzo al sud di Flensburg. La divisione prussiana sta prendendo posizione a un'uguale distanza dalla città, sulla sinistra. Nissun rapporto è ancora giunto dal principe Federico Carlo rispetto al su:o passaggio dello Schley. Il risultato di questa strategica vittoria , che ha dato in mano all'esercito alleato la forte posizione del Dannewerk, è per ogni rispetto br-illante. Il nemico è in una penosa ritirata. L'i~tiero arinamento dei ridotti, che a rnmonta a circa 100 cannoni con gran quantità di rnnAxNo
v1J1,
Yol. n-. -
21.
314
LA CBIP,le:NA
DEI.LO SCHLKSWIG
nizion i, è nostro . Il ponte di barche a Missunde, aUiandonato nella loro sollecita ririrata, è pur esso caduto in nostra mano. ·Un ufficio di posta da campo con molte lettere e 1,200 talleri in danaro è stato preso. Molto materia.le è stato altresì abbandonato sulla. strada dai Danesi in ritirata. Parecch ie centinaia di prigionieri sono state fatti. · Le nostre perdite sono sventuratamente gravi. Il colonnello duca Guglielmo di Wurtemberg, comandante il reggimento re dei Belgi, è gravemente ferito, non altrimenti che parecchi degli ulliziali del suo stato maggiore. La perdita totale della brigata tra morti e feriti arriva a qualche centinaio, tra cui non pochi uffiziali. Il duca di Ahremberg, che raggiunse lo stato maggiore del generale, • ha avuto un cavallo ucciso . L'inseguimento sarà ripigliato domani. con tutta la forza àl nostro comando e colla massima rapidità. W.RANGEL,
feld-maresciallo comandante.
ORDINE DEL GIORNO 1:>EL
p R J N e I p E F ED ERI e o
e A R L o.
Qna.rtier gcnernle di Gluckburg, 1'8 febbraio.
Soldati del mio corpo, la parte più importante della campagna è terminata! Vi rammèntate ancora di quanto vi diceva a Plaene? ~on era.no queste le mie parole : Noi incontrer emo fortezze ben armate , grandi superficie d'acqua e cli ghiacci I La vostra intrepidità ed il . vostro zelo vi si manifesteranno tanto meglio; questi ostacoli nascondono il nemico, che è abituato a fuggire
<
315
davanti ai nostri reggimenti. Nissuno di questi ostacoli potrà arrestarci più a lungo di quel che si conviene. Il 1° febbraio rioi abbiamo passato l'Eyder e cacciato dinanzi a noi gli avamposti nemici. Il 2 minaceiammo Missunde e cagionammò gravi danni al nemico. Poi· vennero giorni di fatica e di privazione, i quali sono diventati giorni d'onore per voi, per la gioia con cui li av.ete sopporta.ti. La mia mossa su· Arnìs e Cappeln ha deciso di questa parte della campagna, ed i preparativi che abbiamo fatti per gettare un ponte sono stati pel nemico il segnale della fuga. È solo a Flensburg che gli ussari di Zii~then e gli ulani di Brandèbourg sono riusciti a raggiungere il nemico. Pressochè 100 pezzi. di grossa artiglieria, molte munizioni ed armi, materiale d'ogni specie, masse cli viveri e di foraggi, e 1,000 prigionieri sono caduti nelle nostre mani ecl in quelle degli Austriaci. Voi vedete i r isultati che trae con sè ogni azione rapida ed ardita . Il Dannewerk, questo baluardo del nord dietro a cui il nemico si credeva invincibile, è caduto col nostro passaggio dello Schley ad Arnis;, il ducato di Schleswig è tolto ai Danesi, che sono stati costretti a salvarsi nel ~utland e nelle isole. Soldati, ringraziamo Iddio d'averci sostenuti e d'averci aiutati ad acquistare in sei giorni risultati così maravigliosi con sì pochi sacrifici! Il vostro contegno nel combattimento non ha lasciato nulla a desiderare; non si aveva hisogno che di moderare il vostro zelo I Il coraggio ed il sangue fred do della nostra artiglieria dinanzi a Missunde meritano una riconoscenza. particolare! Il 2 febbraio sarà un giorno per sempre memorabile per essa, che ba sostenuto un combattimento ineguale. Basterà il dire: sono un a1·tiglie1·e di Missunde, perchè in · patria si risponda: ecco un prode I , Soldati, farò conoscer.e al re i nomi dei piil coraggiosi
316
LA CA~PAGN~
e di quelli che hanno reso sèrvizi particolari. Egli mi ha promesso d'accordare delle distinzioni ad alcuni fra e8si. I giorni di riposo ben meritato che voi godete attualmente saranno brevi. Ben presto le vostre istanze ·per marciare innanzi saranno soddisfatte. Il genemle comandante FEDERICO CARLO.
PROCLAMA
3 17
DELLO $CHLESWIG
Soldati l lo mi trovo solo col mio popolo, abbandonato dal mondo intero. Nissuna potenza ha dichiarato finora che mi sosterrebbe efficacemente. Io m'affido in voi e nella mia flotta. Voi siete pronti a dare il vostro sangue, ma noi siamo pochi contro molti, ed ecco perchè questo sangue dovrà essere pagato a caro prezzo. Voglia l'Onnipotente che 'l 'ora della vendetta scocchi bentosto per tutte le violenze che s'infliggon<Y a me ed ai miei. Sonderbourg, o febbraio 1864.
Df;r.
RE DI DANIMARCA Al SOLDATI SUOI DOPO L'ABBANDONO DEL DANNEWERK.
Sok1ati I Non è solo colla bravura sul campo di battaglia, ma altresì colla pazienza con cui esso sopporta le fatiche forzate, il freddo e ogni sorta di privazione e tr4Ìvagli che un soldato manifesta la sua fedeltà al re e il suo amore a1la patria. Pochi tra voi hanno potuto provare, combattendo un nemico. superiore in numero, che voi non avete tralignato dopo Fredericia e Idstedt; ma tutti vqi avete avuto . qualche occasione- di far fede della vostra abneg'azione e della vostra perseveranza , unite a un lieto coraggio in circostanze difficili e dolorose. Soldati! Ricevetene i 'ringraziamenti dal vostro re. Il Dannewerk è abbandonato. Il nemico ha in sua mano i cannoni che dovevano domare il suo orgoglio. Il paese è schiuso dinanzi a lui. Io sento profondamente con voi ciò che ho colà perduto! Ma, amici miei, io non ho che questo solo esercito per difendere il _paese , e i vostri capi, sperimentati nella guerra ," hanno pens ato che io avrei cessato dal possedere un esercito, se voi non vi ritiravate in quel momento. Egli è perciò che noi abbiamo presa la decisione di ordinar e la ritirata.
CRISTIANO, re. MONR.A)).
/
STUDI IPPICI
STUDI IPPIC I COJITINUAZIONE E F1"1?
(J).
luOucuza dei progressi agricoli nella produzione e moltiplicazione equina. È un errore il credere che l'influenza dei parenti sia
tutto in zootecnia , peJchè l'azione degli alimenti è più potente ancora di quella dei riproduttori. I discendenti non ereditano il sangue dei loro padri ciò che sarebbe evidentemente un'eresia fisiologica, ma semplicemente lo stampo e l'insieme dell'organismo della macchina. Ora quanto meglio la macchina è confezionata tanto più pronti ed estesi sono i suoi movimenti. n: sangue rappresenta qui il vapore che mette in movimento la locomotiva, ed il vapore può aver e una forza più o meno (1) Vedi :Rivista militare itaUaiw, anno vm, vol. 1v, pag. 151.
3} t)
grande a secouda del corpo e del combustibile <.; he Ju produce Or bene sono gli alimenti che formano il sanguu nPgli esseri organizzati, e sono dessi che hanno questa parte immensa nei movimenti della locomotiva animale. Il paragone che noi facciamo qui tra gli animali e lo macchine costrutte dall'uomo, è ancora molto al di sotto della verità , io questo senso che le macchine quando sono fortemente costrutte dietro tlltte le prescrizioni della scienza, con buoni materiali , non saranno punto alterate dalla cattiva qualità del combustibile e del vapore; mentre le macchine organiche non sono soltanto mes3e Ìl'.\ izione dall'influenza del sano-ue, ma anche ad oani o o istante modificate dal liquido circolatorio, perchè ad ogni istante gli cedono o ricevono da esso materiali della loro stessa composizione. Così adunque l'influenza dei riproduttori si riduce, in certo modo, al piano della locomotiva ; mentre gli alimenti agiscono e sulla composizione del meccanismo organico , e sul movimento di cui sono dotate le sue molle. Per noi adunque sta in fatto che le razie possono venir modificate profondamente con una buona igiene, e con una. conveniente alimentazione, quasi tanto quanto con giudiziosi accoppiamenti, e con incrociamenti ben diretti. Tutto quanto adunque tende ad aumenLare i rnezzi alimentari pei nostri aniwalj domestici io genere, e per il cavallo in ispecie, sarà un mezzo potente per migliorarne • la produzione e promuoverne la moltiplicazione. Se non che l'abbondanza dei foraggi essendo subordinata e dipendente dalla natura del suolo, e dai miglioramenti agricoli che vi vengono introdotti, porchè tanto vale la terra, tanto ,valgono gli animali, la risoluzione dell'arduo e complesso problema del m igliorameoto delle nostre razze equestri non è oossibile senia aver prima risolto l'altro altrettanto complesso e difficile del perfez10oamento ad introdursi nella patria agri col tura.
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Non è si facile però indicare quali sieno i perfeziomr~ meati che converrebbe introdurre a questo fine sopratutto perla tanta diversità di clima, di suolo e di condizioni economico-rurali che presenta l'Italia, e noi dovressimo per parlarne daddo-vero dare al nostro scritto un'estensione che ci porterebbe ben al dilà dei limiti di una semplice memoria. Lasciando perciò ad- altri questo còmpito ci limiteremo ad accennare alcuni dei principali migliora.: menti che crediamo potrebbero venire introdotti. Certamente che noi non siamo partigiani assolùti ed escìusivi con Dombasle, Rieffel e Villeroy della coltura alterna e della stabulazione. Crediamo benissimo che questo sistema, camminando nella via del progresso, verrà un giorno adottato generalmente, ma consigliarlo oggi dappertutto, serebbe un errore ed un errore tanto. più grave in quanto ehe inevitabili sarebbero gli abbagli che ne sarebbero la conseguenza; ed in agricoltura, ove l'ignoranza· e le viete pratiche regnano sovrane , la non riuscita di una innovazione, è come un grosso macigno posto sul cammino della locomotiva del progresso. Noi invece , coi padri dell'agricoltura italiana moderna, consiglieremo un sistema meno brillante, ma capace di dare una massa meno considerabile di pr0dotti gr0gi , ma maggiori benefizi netti. . I Gli avvicendamenti, questa parte fondamentale dell'ag ricoltura progressiva, sono suscettibili di grandi ed importanti miglioramenti, specialmente nelle provincie meridionali; l'introduzione della coltura delle radici e piante sarchiate diminuirebbe le spese di coltivazione ed aumenterebbe i foraggi, e siccome questo sistema obbli• gherebbe i coltivatori a dare più frequenti e migliori lavoratore alla terra., questa diventerebbe più feconda, e verrebbe purgata dalle mal erbe che l'infestano in abbondanza, nè si dica che tali miglioramenti sono. impraticabili e che la coltivazione deile radici è impossibile m
mo1te località, percbè /?e le carote, le rape, le barbabietole vengono negli orti e nei giardini, possono venire quasi pertutto; coll'avvicendamento' alterno si ev~terebb~ il cattivo sistema di far succedere . per tre e più anm consecutivi la coltura dei cereali che spossano il terreno,ed il maggese questa piaga dell'agricoltura potrebbe ve• nire a poco a poco sbandito nelle località ove l'e<;trema .divisione delle proprietà ed il pasGolo girovago non mettono una barriera pressoch_è insormontabile a questa innovazione. Oltre a questi vantaggi, un m iglior sistema di avvicendamento il quale naturalmente deve variare a seconda delle località e della natura del clima , del terreno, dei mezzi di comunicazione, obbligherebbe i coltivatori ad estendere la coltivazione delle piante a foraggio, a metter l'aratro nelle terre incolte, ad introdurre praterie artificiali. in tutti i luoghi che sono suscettivi di coltura. Aumentando così la massa dei foraggi, si potrebbe alle~ vare e mantenere un numero maggiore di animali, e si avrebbe una prnporzione più grande di ing rasso perché non è la terra che si coltiva che produce, ma bensì quella che viene. convenientemente concimata. Le praterie artificic1,li, compagne insepara.bili degli avvicendamenti, sono lungi dall'aver in It~lia tutta quell'estensione che potrebbero avere. Noi che prendiamo spesso a·cÌ imitazione l'Inghilterra e gli Inglesi in cose che poco o nulla ci convengono, invece dovressir;no prenderli ad esempio nella loro praticoltura. Gli Inglesi infatti, se portarono alla più grande perfezione le loro razze domestiche, si fu appunto perchè faanno saputo introdurre nelle loro rotazioni agrarie la coltura a prati temporari di un g ran numero di piante appar.tenenti non solo alla famiglia delle papilionacee, come la medica, il trifoglio, la lupinella, le veccie; ma anche una gran quantità di grarninee come, panici, logli, poe, festuche,
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agrostidi, seminandole ora sole, ora associate d ue a due, tre a tre fra di loro ed anche mescolàndole con piante pabulari appartenenti ad altre famiglie. Presso di noi potrebbe esser e moltiplicata più di quello che lo sia la coltura della lupinella, delle mediche, dei trifogli, delle veccie, del sorgo, della spergola, ecc. La .lupinella, è di tutti i foraggi, quando è ben seccata, quello che contiene più. princ1p11 alibili ed è più oaradito ai monodattili '> e di. ces1 con ragione che una razione di lupinella eqtJiva.le ad una razione di altro fieno, più una mezza razione di avena. Questa leguminosa fa molto chilo, dilata rn qual. ch_e ~odo i vasi, dà molta estensione agli organi addommah. Tutti i terreni calcari, marnosi, argillocalcari , sono p:wpizi alla coltivazione della lupinella. La medi.::a è quasi tanto buona quanto la lupinella, i cavalli la mangiano bene, e possono venir impiegati in lavori faticosi senza loro amministrare m olta -avena. Il trifoglio dei -prati è anche gustato moltissimo dal cavallo, e può dare abbondantissimi prodotti nella maggior parte dei terreni . ~ Noi abbiamo altresi molte altre specie che crescono spontanee, e che l'agricoltura potrebbe appropriarsi con vantaggio come il t?·ifoglium ocroleucum e l'alpestre nei luoghi elevati o semplicemente collinosi, nei terr eni del litorale, il trifoglium 1·esupinatum, nei luoghi freschi il trifoglium album di cui hanno $aputo trarre gran partito gli Inglesi ed i Tedeschi. Converrebbe pure estendere la coltivazione del trifoglio del Rossiglion,e che per la sua precocità può dare un pascolo abbondante in pr~mavera. Nè converrebbe , dimenticare la medica lupolina e la spergola che in molte _località crescono spontanee e vigorose, e che non possono ma·nca.re, essendo coltivate convenientemente, di dare abbondanti prodotti. Come foraggio verde, tanto la lupinella quanto ia medica ed il trifoglio comune, contengono troppa acqua di vegetazione per avere la stessa azione che quando sono
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echi I"ìN.upinella verde vale ancor meno dell~ medica :e del ~rifo~l-i o , ma per contro essa non ~à mai roet~o. 'illO sempre sì grave nella specie cavallma. 1110. st,it_o ris , · b uledri· secco tutte queste leguminose nutnscono ene i I~ lt~ danno del latte ~Ile madri , ma . appunto perche mo _ 1 g raditi a quest~ animali non conviene farne un us_o _esc u . · · en;hè somm1mstrate sivo e r eaolarne mvece 1e razwm, P . ··n t;oppo ~rande abbÒndanza determinano uno_ sviluppo ~roppo grande degli organi addo~inali, e pred1spongo11~ alla bolsaggine. Quest'affezione d1ces1 pure ~oche_ detar minata dalla concimazione col gesso delle legurrnnose, o . tt t O dalla cattiva abitudine di spandere questa so1JlU os . - • 1 · t hanno stanza un po' troppo tardi, quando cwe e pian e 1 già acquistato un grand e svi·1u pPO ' ed anche , quando e_ pioo-gie meno frequenti non possono complet,tmente sba raz;arle dalla pulvere di cui vengon~ n~operte. , Non possiamo a lungo intrattenerci ne delle_ cu:e eh~ esigono i prati tanto per manenti che tempora:1, n~ dell~ necessità di estirpare le male erbe dei pascoli , d1 bomficarli, di presciugarli se paludosi, ~i vegliare alla_ co~: veniente falciatura ed essicazione dei loro pr~dott1 '. . curare la raccolta e la buona conservazione dei c_onc1_rm'. nè infine della convenienza di estendere le irngaz10m dappertutto ove sono possibili' e d'in~rodur~e le n~ove macchine perfezionate per facilitare J lavon r ~rah ' e compensare la mancanza di braccia così funesta m molte località. Come non possiamo trattare a lungo delle la~o·ra·ure o della parte pratica dell'agricoltura \~ qual~ di'.~ · può vemr . eretta · ·m t eor1·a' ne· dei m1-. ficilmente . molti . glioramenti che ,potrebbero venir int-rodo~ll nei_ nost~1 processi agricoli. Solo_diremo ch_e la patn~ ag~icoltm a aspetta ·ansiosa dal ministero un buon Co~1ce i urale ' e ...,. leggi speci"ali sulla repressione del pascolo girovago,. altra )iaga che·è un ostacolo a qualunque progresso ~gncolo"'. I . . · one dei e la soppress10ne o quanto meno 1a a·1mmuz1 .
324 STU!J! terreni comun ]' d' . . . . a 1 , e 1 mani· morte , la ·maggior parte 1 m~rod~tti v1, nonchè sulla bonifica dei terreni paludosi, sull arginamento e canalizzazione dei fium i e torrenti e ~ulla fog~a.tura, operazione la quale non è punto da ~oi 1:coragg1~t~ come lo dovrebbe essere , inquantochè la p odutt1v1ta e valore di molte terre sçino suscettibili di e~sere ~r.a.ndemente aumentate dal drenaggio; e l'estens10ne d1 ~uest'o~erazio~e, è considerata capace di promuovere l uso e 1 effiqacia dei lavori agricoli, di aumentare 1~ generale salubrità, e prevenire le malattie tant~ nelI ~0 Il_1° quanto nelle specie • domestiche. Questi ultimi rrnglwramenti sopratutto non potrebbero far a meno di avere una grandissima influenza sulla moltiplicazione e :ul perfezioname~to ?elle razze equestri; perchè e~si enderebbero ad rntrodurre sistemi più razionali di colt~ra , avvic~ndamenti e rotazioni agrarie più perfezwnate, la risultanza, delle quali sarebbe di far aumentare 1~ massa del prodotto dei campi e perciò anche dei foraggi'. e la produzione e moltiplicazione delle piante pabulan avrebbe per conseguenza· irn mediata e r io-o rosa 0 1a prod uz10ne · 1 · · • e a molt1phcaz1one animale.
InOuenza del buon governo e delle cure ig·ienirihe. C~mwenderass~ di leggi eri che noi non possiamo estendere~ molto sopra le regole di buon governo che devono pres1:dere all'educazione del cavallo in genere, perchè n_on_ e nostro_ pensiero di fare qn trattato ex-professo di simil_e materia, e vogliamo limitarci ad alcune generalità rel~tive a _quegli animali solamente che vengono destinati. alla riproduzione. Tutte le pratiche igieniche hanno possenti influenze sull'organizzazione, ma fra tutte primeo-aia il modo di . bo a1imentare gli animali. Colla persistenza l'uomo varian:do l'alimentazione produce delle aberrazioni ~ni~
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mali_, delie v~ ostr~osità ; .sotto le in~ue1~ze differenti del regnne nutnt1vo , 11 ventre s1 sviluppa a segno da divenire enorpe, ovvero scompar e sotto · le false costole, i crini si fanno fini o grossolani, la pelle cambia d'aspetto, la vita insomma viene scossa nelle sue sorgenti, e si perverte a segno da trasformar-e in alcuni mesi l'organismo di un individuo, ed imbastardire le r azze in alcuni anni. Olt.re a ciò l'esperienza giornaliera dimostra quanto influisca sulla sanità, sul ben essere e sullo sviluppo del cavaJlo, il modo di distribuzione degli alimenti. Tuttavia questa verità sì conosciuta non ha presso degli allevatori quell'importanza che pur dovrebbe avere. Noi che ,vogliamo in molte cose men buone servilmente imitare gli Inglesi, dovressimo sopratutto prendere da essi esempio rispetto all-e cure igieniche degli animali. Egli è d'altronde un principio capitale d'igiene il subordinare la quantità di alimenti alla forza de11e potenze digestivé; non si tratta di riempiere oltre misura le greppie e le rastrelliere, ma conviene con una savia distribuzione risvegliare l'appetito, lasci.are il tempo conveniente alla digestione , e non affaticare di troppo gli o.r gani digestivi . Una sola indigestione decide t~lora della riesc.ita del più bel poI-edro. Dopo il cibo conviene la,sciare gli animali nel ri])oso il più completo, le scuderie debbono essere chiuse ed evitare qualunque rumore che possa disturbare o scuotere gli animali. Così almeno -si pratica in Inghilterràiò ove in quasi tutte le scuderie che riuniscono cavalli di prezzo, dopo che ad essi venne praticato il governo della mano, e fatta la distribuzione alimentare, il mastro di stalla prende le chiavi e non permette a persona di andare o venire e disturbare così il riposo e la digestione degli animali. Per altra parte perchè mai i cavalli di truppa. genera.lmente si conservano in carne, sebbene la mediocre q uantità di alimenti che ricevono lasci spesso a deside ~
326 l\TUl)I rare relativamente alla qualità 'ì Perchè oltre al buon governo della mano, evvi la regolarità militare nella distribuzione dei foraggi . Quando una buona regola presiede alla distribuzione del cibo, gli animali digeriscono tutto ciò che màngiano ed aspéttano con pazienza un altro pasto; e noi vediamo i cavalli nutriti r egolarmente avere l'occ-.hio vivace, il pelo lucente, e con una razione minore essere superiori in forza e vivacità a quelli che. ricevono ad or e indeterminate ora una profonda troppo for te, ora un foraggio insufficiente. Generalmente i piccoli pasti ravvicinati e regolarmente distribuiti, aumentano l'appetito, non sopra.caricano lo stomaco, non danno luogo ad alcuna perdita di foraggio, cosa di cui debbesi tener calcolo quando trattasi dell'allevamento di molti animali tenuti alla stabulazione più o meno permanente. Del resto egli è notorio che, ove :i.I bestiame è ben tenuto ed alimentato regolarmente, le malattie sono pressochè sconosciute. La quistione dell'appropriamento dell'organismo ànimale alla faèoltà produttiva del suolo è essenzialissima, perchè le raz,:e che formansi sotto l'influenza delle condizioni igieniche della località sono in certo qual modo modellate a seconda della natura del suolo e dell'alimentazione la cui Ìnfluenza è più grande a misura che si discende nella scala zoologica e c_he l'organizzazione ma- , teriale predomina sull'o'rganizzazione morale o sensoriale. !>rima dunque di pensare a moltiplicare e migliorare una razza conviene sapere se i foraggi che fornisce la località sono sufficienti per ben mantenere i prodotti che se ne otterranno, e se il clima e le condizioni igieniche non vi sono contrarie. Non evvi eccezione a questa regola che quando i'•agricolturà è molto av<!,nzata, perché in allora l'influenza della località scompare, e l'uom.o può educare a suo talento razze differenti, grandi o piccole a seconda della quantità di alimenti che gli piacerà di
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JPPIC'I 327 fornir loro. Da ciò vogliamo dedurre che un buon sistema di pastorizia è sopratutto indispensabile quando trattasi dell'allevamento del cavallo, e specialmeJite dei puledri, e delle cavalle fattrici pei quali l'erba sola dei pascoli riesce tutt'affatto insufficiente, e cui debbe essere aggiunto, per ottenere dei prodotti grandi e vigorosi, una razione giornaliera d'avena. A questo proposito le due nazioni più celebrate in materia ippica hanno provei;_bii che meritano di essere riferiti. Così secondo gli Inglesi
• il gra_nde secreto per av1we puledri grandi e ?'obusti sta nel • sacco della biada n ; mentre l'Arabo dice : •· se non < avessi veduto la cavalla fare il poledro avrei detto che « questo nasce dall'orzo • Osserveremo ancor a che è nel-
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!'età giovanile, e sopratutto nei due primi anni che susseguono allo slattamento che l'azione del regime alimentare è eccessivamente energica sopra del cavallo. Così per le grandi razze sono indispensabili pa3coli pingui ed a bbondanti ove l'erba cresce in abbondanza e r imane verde quasi tutto l'ann,o, mentre per le specie leggiere saranno migliori i pascoli montani, ove l'aria è più viva più rarefatta, le piante più sapide ma più piccole, più rare e tardive, e contengono meno acqua di vegetazione di quelle delle pianure. Non ignòriamo che il pascolo in libertà offre una quantità di inconvenienti cbe rendono difficile, o r itardaç.o la buona educazione del cavallo; ma malgrado i suoi svantaggi, noi pensiamo che questo sistema durerà ancora per molt0 tempo; tuttavia per rimediare in parte · a questi inconveniènti sarebbe necessario che questi pascoli fossero provveduti di ricoveri, porticati, tettoie o baracche onde fornire sopratutto ai giovani poledri un riparo contro gli ardori del sole meridiano, delle pioggie, del vento, contro l'umidità della notte, e sarebbe ancora al di sotto di questi ricoveri che verrebbe distribuita la razione giornaliera d'av,ma in soprapp iù della pastura.
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Rispetto al pascolo durante là notte noi vorressii:1:io che venisse proscritto_ specialmente nei luoghi umidi e paludosi. È osservazione costante' che i poledri vi contraggono una predisposizione alle malattie di petto, ed alle affezioni tifoidee; l'esperienza ha pure constatato che evvi un grande inconveniente dal punto di veduta igienica l'abbandonare i giovani animali al pascolo ·durante la notte, sopra.tutto nei prati e pascoli posti sul margine· dei fiumi, perdi.è vi contraggono generalmente la flussione periodica. Se è riprovevole l' uso che si fa anzi tempo delle forze dei giovani animali, specialmente quando si esigono dai medesimi lavori faticosi ed incom patibili colla loro età, non possiamo dissimularci essere un pregiudizio anzi un errore economico il non abituarli ad un lavoro moderato, di modo che questi abimali che non furono mai nè montati, nè atta~cati, quando vengono avvicinati nelle scuderie o sulle fiere, sono tanto selvaggi che rifuggono con _ispavento dalla presenza ' dell'uomo, sbuffano, si danno a movimenti talmente disordinati che spesso le articola~ioni delle estremità ne soffrono, e quando cominciano ad essere montati si inalberano, si difendono a tal punto da averne la rovina prematura delle art.icol11zioni. Se a due anni veois~ero stregghiati, abituati a sollevare i piedi, onde avezzarli al governo della mano ed alla ferratura; se in una parola venissero travagliati convenientemente onde abituarli all'uomo, cioè con pazienza e dolcezza come fanno gli Inglesi ed i Tedeschi, se venissero attaccati in compagnia di cavalli già fatti ed addestrati a - lavori giornalieri, alle erpicature p. e., essi diventerebbero assai più docili e maneggievoli, e nello stesso tempo più forti e robusti, perchè un esercizio moderato ed un addestramento ancbe incompleto, imprimono a tutto l'organismo · animale una sanità più robusta, un migliore sviluppamento di tutte le funzioni, ed una particolare attitudine
329 IPPICI a resi5tere à tutte le fatiche che saranno più tardi il lorp appannaggio inevitabile. L'omll)issione di qµesto principio d'igie:qe ~ quella che determina sovente urf obesità mortale eçl una foll;1 di accidenti esterni od interni come la rovina delle articolazioni, gli aneurismi, la ò.ilatazione delle cellule bronchiali, e quindi la bolsaggine, le ernie, ed una folla di claudicaziopi sorde, inesplorabili, sempre di difficile guarigione. Gli inconvenienti d{ qn'educazio~e trnpp.o tardiva s01,10 più special)1lente applicabili ai poledri pr.oyenienti dalle razze semi-selvaggje o brade, i quali oggi IF~scolavano aocorn liberi nel branco, e domaµi S<l,t1tnno rirnes,si ai reclut,atori f')er essere sottoposti !j,l regime del çavallo domestico. La privazione pressocl).è insia;ntf,l,:qea de* libertà, il passaggio seµza transizione di sorta dalla vita ,sen:ii,selvaggia ,ii,l sistema q.i coercizione cui y,erranrio s,o ttoposti negli squ,adr,oqj, hapno un'i;n;flvenza f11.taJe sopra di quest; ~nimalì, e ben lo sanno i reggimenti di caya}leria ed i veterina,ri militari i quali vedono j cavalli di rimont~ che provengono da ra7,ze 'semi-selvaggje, decimati qualche tempo dopo il loro arrivo daHEl aflezioni di petto e dalle tifoidee. Poichè d,1.mque )'eserçi;,;io è utile assai per aurpentare la forza qej p.oJe<;lri. è necessario di manten~re qoesti gioyani aqimali in up sufficiente grado di eccjtamento; ma dovras,si !:)yitare con altrettanta cura l'abuso ,del travaglio e del riposo. Sino all'età di due anni L0 ;;tato di libertà e le passeggiate colla madre possono b,astç1.re, r:na da ques,t'epoca fino all'età d1 cinque anni 1 il lavoro sarl!, gr:adatamente a1,1ment.a to. · F(nalmente siccome coloro che si sqno serjamente occupati dell'allevamento, p,retendono a puon diritto che le qualità µ:iorali del cav,Lllo dipendano dai primi rapporti ,a vuti col1'4omo, non pos.s iamo pastantemente eccitare gli allevatori . a trattare sempre e.o lla massima ANNO
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do lcezza i giovani animali, perchè da questo ne risulta lo sviluppo dell'intelligenza, la docilità, l'educabilità che sono qualità preziose in questi animali vivaci, forti, coraggiosi e che si trasmettono per la via della generaz10ne. Ma è sopratutto riguardo agli stalloni ed alle caYalle fattrìci che il buon governo è della massima importanza. Sventuratamente in Italia l'allevamento non è ancora una scienza, e più di tutto, come già dissimo, difettiamo_ di buone cavalle; quelle che posseriiamo sono generalmente mal scelte e peggio governate. Quante volte noi sentiamo a ripetere: se arriva qualche accidente alla mia cavalla, se diventa cieca, o storpia, o bolsa, là faccìo cuoprire ! ;'oche del -resto o niune sono le cure che si hanno di esse durante la gravidanza, il parto, l'allattamento, ed è per· questo che sinora la produzione equina lasciò tanto a desiderare sia rispetto alla quantità, sia rispetto alla perfezione delle forme e delle attitudini. Perchè l'indus~ria cavallina possa prosperare converrebbe che i pro<luttori fossero ben persuasi che _le qualità. del poledro di pendono in massima parte dalla madre, e che questa esercita un' influenza incontestabilmente potentissima sulla conformazione e sull'organismo _del prodotto che si ·n utrisce,' si modella e si sviluppa nel suo seno. ·Molti credono che. tutte le cç1valle sono buone per la riproduzione, e che basta dar loro uno stallone di merito, per avere poledri presso a poco distinti come il padre ; e quando che si riconosce l'errore, qùando da un accoppiamento senz'armonia non si è ottenuto che uri cavallo scucito, che non vale la metà di quanto ha costato, invece di riconoscere che q uesto risultato è il-frutto della catti va scelta fatta · della cavalla., si ùà tutta la colpa al padre. Facendo salire ogni sorta di cavane non solo si ottengono meschini prodotti, ma spesso arriva che non si ottiene alcun fruito, e questa cir-costanza è dannosis-
IPP ICI 331 s ima sopratutto agli allevatori, i quali quando ottengono un ~'lrodotto, sia buono oppure cattivo è pur sempre . q ualche cosa; ma non ottenendo nulla, il, danno ·che ne risentono li scoraggia, e li allontana per sempre dal cercare nella. produzione equina una risorsa ed una speculazione. E posciachè incidentalmente abbiamo toccato del!' infecondità delle cavalle fattrici che vengono condotte al salto degl.i stalloni governativi, diremo che si volle attribuire questo inconveniente alla troppo . scarsa alimentazione di questi , ed al difetto di esercizio, alla inazione in cui erano tenuti per lo passato. Presentemente l'amministrazione delle razze pensò aci aumentare di molto, ed a rendere più svariata la loro razione; vedremo dai r isultati se questa è realmente la ca·g ione pi'incipale della improlificità delle cavalle. Ci pare però che volendo schivare uno scoglio, si corra pericolo di urt;ire in un altro. Secondo la nostra maniera di vedere la razione attuale è realmente troppo forte, sopratutto pegli stalloni di tipo orientale e suoi derivati. L'esagerazione nella nu. tritura congiunta all'inazione, od al poco esercizio conduce al trcippo esaltamento delle potenze nutritive, e predispone alle congestioni ematiche i cavalli di temperamento sanguigno e quelli di constituzione torpida allo impinguamento ed alla sterilità relativa. I poledri generati in mezzo per così dire di un', atmosfera di grasso, a,,ranno una disposizione a divenir grassi essi pure, indolenti, delicati, e fino dalla loro età più tenera . mancheraiù.10 di vivacità e di energia. Il lavoro, l'esercizio anehe leggiero e progr essivo sarebbe suscettibile di annichilire queste disposizioni; invece mantenendo nella inazione questi stalloni diventano senza energia e senza ardore nell'atto generàtivo e la loro fecondità è compromessa, perchè è dimostrato che l'impinguamento e la sterilità · camminano di conserva.
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Ma perché J ,L produzione e la moltiplicazione del ca-val lo sia assicurata, non basta avere buoni stalloni ed alimentarli generosamente, conviene anche governarli con giudizio. Il governo degli stalloni è per se stesso una scienza, percbè le incertezze, gli errori, le esperienze r~inose _nell'applicazione dei sani principii, degli incroc1amenti e degli apparigliamenti ., hanno conseguenze spesso irreparabili, e se l'uomo può in pochi anni rnodi ficare o distruggere le razze, cioè l'opera del tempo, ?li riesce poi impossibile ricominciare il lavoro q~àndo 1 caratteri primitivi di una razza sonosi perduti. Per altra parte per avere buone razze non basta aver buoni stalloni, cbnvieBe anche saperli apparigliare. Come non basta che i riprodottori maschi e femmine scielti alle forme esteriori sieno belli, conviene ancora che sieno buoni. Per noi generalmente parlando la bellezza delle forme primeggia sopra le altre considerazioni, perché è generalmente ammesso che bellezza è sinonimo di bontà! Ma quanti errori ha fatto commettere in zootecnia il culto delle forme esteriori I Infatti o la beUezza è una deduzione rigorosa della scienza ed in allora pochi sono quelli che s?no capaci_ di apprezzarla, ovvero è un affare di gusto, 01 convenz10ne , ed in allora deve variare a seconda dell'opinione di ciascheduno; ma anche ammettendo che la bellezza sia una cosa reale, palpabile, indiscutibile, essa non può far arguire della bontà che in una maniera incerta e p:oblematica, perchè evvi un punto capitale che lo stud10_ delle· forme lascierà per sempre inapprezzato, sconoscmto, ed è l'influenza nervosa, l'anima, il deus in machina. Nè solo lo stallone deve essere buono avanti di esser bello,·esso deve inoltre, durante tutto il tempo che dura nelle funzioni di riprodottore, rimanere un eccellente cavallo di servizio. Esso deve perciò venir tenuto i11 continuo esercizio al tiro, se appartiene ai varii tipi da.
333 lPPICI carrozza, alla sella se appartiene alle razze leggiere. Il lavoro ,sviluppa la forza e la potenza muscolare, fa dimiuuire la linfa e la pinguedine, solo il lavoro sviluppa tutte le facoltà del cavallo nella loro pienezza. Lo stesso dicasi pure delle cavalle fattrici che devor:o essere ben scielte a forme ampie, con le estremità senza difetti, bastantemente provate come animali di servizio, ben conosciute sotto il doppio rapporto della conformazione e delle attitudini, e mantenute in esercizio col mezzo del lavoro, a seconda della loro specializzazione. Lo stalk,ne deve poi essere ardente; conviene, come dicono gli Arabi, che vada vigorosamente all'atto del coito come ad un assalto; ma per questo noi troviamo che la r ecente disposizione di un doppio salto nella giornata è poco conveniente, sia che questa ripetizione giornali-era l'annoi od affatichi, il fatto é che l'animale finisce per compierla mollemente ed ha bisogno di essere sollecitato; e l'accoppiamento reso laborioso da una erezione lenta e difficile, dà uoo sperma di secreziooe recente, troppo liquido, poco _abbondaot<", condizioni tutte poco . favorevoli ad una buona fecondazione. Gli Arabi in ciò spiogono le precauzioni fino all"esagerazione, poiché quando hanno un corsiero di grande reputazione non gli permettono che pochi salti all'anno, 5 o 6 tutt'al più. Non discuteremo se questo modo di vedere è razionale ovvero un pregiudizio, ma noi troviamo molto più comveniente il permettere pochi salti che farlo ripetere giornalmente; le qualità proli fiche dello stallone non possono a meno che venir compromesse.
lnOaenza delle (jorse sul miglioramento dcllt• razze. Le corse non sono né assolutamente buone nè assolutamente cattive. Le loro forme sole sono buone o cattive qiaando sono, o non sono coerenti allo ~copo che vuolsi
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ottenere. Noi sappiamo che le corse come mezzo per proJ vare la forza, l'energia e la resistenza del cava11Q hanno , u n'origine antichissima, ma noi non abbiamo mai pot11to comprendere lo scopo utile delle medesime tali e quali: si fanno al dì d'oggi, nè nelle condizioni del concorso, nè nel valore dei vincitori , e sotto questo punto di vista esse sono nocive, quantunque non manchino di attratti ve pel pubblico e sopratutto per gli speculatori. La questione delle corse però considerate dal lato economico, td ·all'infuori di tutto quanto può farle parere una speculazione ·aleatoria, è una· quistione çli fisiologia e d'igiene, e sotto questo rapporto è cosa veramente sin-gola.re il vedere ch e mentre si :.Contesta la competenza di coloro che approfonditi negli studi igienici e fisiologici trovano, quanto meno 1·idicole le pratiche che sono la necessaria conseguenza delle corse all'inglese, vorreb 0 bero poi riconosciuta , come perfettamente legittima la loro scienza non gu"'rentita che da1la qualificazione cui essi pretendono di 'Uomini del cavallo. In verità se per poter parlare ·c on autorità dell~ specie equina e del suo miglioramento , la prima condizione deve essere quella di non aver fatto alcun studio degli elementi del soggetto, ciò non riguardà punto i veterinari; mà nel m_edesirno tempo ci sarà permesso di . apprezzare p·e r quello che vale la pretesa scienza degli uo::. mini speciali , la scienza degli amatori , decorata del fastoso nome di scienza ippica , e di non accettarne i principii che sotto benefizio d'inventario .e di es~me. · Co.sì noi cominciamo dal contestare che nelle corse d'ippodromo lo sforzo finale che necessita questa prova sta l'espressione diretta della forza muscolare ed organica del soggetto; secondo noi questo sforzo eccessivo non attesta che una cosa , la facoltà aquisita delFanimale di fare · il dispendio della somma totale · della sua energia. in un brevissimo spazio di tempo, facoltà essen-
zialmente artificiale, comunicata dall'allenamento e j,raSll)issibile a qualunque soggetto eh~ presenti una conformazione appropriata. Non evyi perciò che un rapporto remoto tra la potenza organica e la celerità estrema , risultato dell'allenamento , la quale celerità non è che uno sforzo supremo senza applicazione utile in sè, e che 1'ani male non apprese ad eseguire che a Sfese di alt.re ' qualità infinitamente più essenziali. Il corsiero d'ippodromo ·in una parola è una specie di clown addestrato per una destinazione speciale, e press'a poco capace di influi re sul miglioramento delle razze equine come gli acrobati e gli alcidi di circo possono concòrrere al perfezi.•namento della r azza umana. Per altra parte questa velocità prodigiosa del corsiero d'ippodromo è un'attitudine sì effimera, sì . estranea alla natura reale del cavallo, che si perde tosto che l'animale cessa di essere allevato, cioè ce::isa di essere sottoposto al regime riscaldante ed al violento esercizio preparatorio, necessari per manten ere l'organismo del soggetto in uno stato di morbosa ·sopraccitazione che sola gli . permette di trionfare sul campo della corsa. Am.i' eesa è sl indipendente dal vero valore, dal fondo di vita dell'animale che spesso si vede un mediocre corsi ero, ben allevato, battere senza grandi sforzi a questa prova, il più distinto cavallo di razza. Talmente che sull'arena il e.avallo arabo o barbero rimangono e resteranno sempre inferiori a1 puro sangiie dei turfisti esclusivamente addestrati in vista de' premi p iù.· o men generosi che la moda v uole che venghino fissati per questa specie di spettacoli e per l'. irnica soddisfaiione di pochi proprietari od industrianti, la cui speculazione è per lo meno assai estranea al miglioramento della specie. Ma i faufori del puro sangue e perciò delle corse così dette all'iilglese col loro appannaggio obbligato dell'al1evarnento , d0lle purgazioni, deg1i ippodromi non solo met-
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tono il catall,b da corsa al di sopra dell'arabo, per 1a ceJ lerità ma ànche pel fondo, per ia resistenza alle fatiche, per la soliaità del misto organico. Ma come mai si può pretendete ·che il .i::avaUo dell'Oriente abbia menò fondo di resistenza che l;ingtese, mentre l'èsperienzà costante e ché si rinnova ogb.ivolta che le •due razze si trovano in conàizioili d'essere giudicate comparativamente , ha seùtenziato oppòstamente? E senza andar ben lungi tutti coloro che si occupano cii questionì .ippiche ben sanno ciò che ebbe luogo in Algeri~, in Italia ed in ispecie in. Crimea ov~ i magnifici cahlli dei teggii:ìlefiti inglesi socèonibevano in massa àlle influenze climateriche mentre i barberi montati dai Frabcesl ed i sardi e maF~mman r montati aai Piemontesi resistevàno perfettamente a tutte le fatiche, a tuhe ie privazioni, a tutte le intèmperie. Nfii• noh dividiamo anèo:r meno ii feticismo particolare degli anglomanni per iì puro sangue inglese che viene creduto l'element.ò essenziale e prèss' a poco esclusivo della ri~enerazfone deile specie equine pre·senti, passate e future. Ma, diciamo noi, 1~ nostre raize ·e rahò un teinpo prospere e fiorenti, a segno che servirono b'en anche a rigenerare le razze inglesi che non esistevano ancora. I Greei ed i Romani antichi avev,mo le loto corse c~lebratissiine, senza però far uso delle pratiche per lo meno ridicole deH'aUevamento inglese, neile q,uali si disputavano le palme- della vittoria i famosi torsieri della Cirenaica (i) e deÌla Numidia, ai cui queste nazioni si ser(1) Abb,iamo già nel e.orso deila· pre!ente memoria espresso la nostra o~inione sul conto del ca'va.llo orientale e del cavallo ba.rbero in par- · ticolare, : d'àccbrdo in qù~•sto colla maggior. pàrte degli ipp·oJogi a'ppartenent.1 al ceto veterinario, pensiamo che è ,l 'unico 'r igeneratore possibile -della maggior pàrte delle nostre razze equestri Jeggiere., Se ,.noi imprendiamo ora ·a fare la storia del cavallo barbero, non è ciò per . mera erudizione o curiositil., ma bensì per far rilevare che non è a . p1·iòì:i ed i,11 via g'e'11'er'aZe 'ed as'solnta, come ci accus-a il sig, Silvcstrelli,
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vivano per rigenerare le loro razze indigene, ed in aJ• · lof'a convien credet'e che quest'esclusivismo, quest'mdispensabilità del cavallo inglese è un'utopia. Che diremo poi della strana pretesa di voler apprez· zare il mèrito relativo di que~to o quel cavallo alla piu · o meno_grànde quantità di sangue chE: può avere atiinto nella sua· ·replica alle us!Je1'vazloni del pl'of. F. Gatti, ma bensì basati sopra dòcumenti stotici, inèontestil.bili chè noi veterinarii (vedi le i1!e•
nu:,rie Sìllla questi01w, del 1>rof Vallnda, del prof. G. Lesso,\a, del -iprof. Gatti, aelto scriil!Jl·ifo, ecc,) abbiamo tutti proclamato la stessa sentei'.za in simìle a,rgoniento, e che per emettere un verdetto assofoto su.l tipo 1!rrico (l'orientale) cla scegliersi, non è ne·c essario di conoscere a pt'.n· tino tutte le i-azze equine dell'Italia; mli bàSlare a noi cli sapere che esse clef·iVatono ili tempi dtt noi più o ili.tino !onta.ili dal ·cavallo o!'ienta.le, e specialbiente dal càv'allb africano. Tutto il noi'd del!' Afrièa, clall'Oce~iio a.1 Nilò, dal Mediterraneò al dèseito, pì'ima <lllÌl'éra cristiana, formava unà contrada det.ta Libia'. abifata da.i lifatìhJSìi (il :Màrocco), dai Getùli (l'Algeria, la pianura d1 Ca.rtagine, la Cirenaica), c1ai Liòii, là Libia. propriamente detta, e dagli Etiopi :l'Etiopia ·che conservarono fino al tlì \l'oggi l'a.ntica loro de~to• mihazibne. I Getuli furono secbndo Sallustio i primi popoli . che abitarono questo paese, ctii più tardi venne ·d ato il nome di Nomçidi, da cui i latini lianno fatto Numiidi, applicando specialmente questa dèn'ominazfohc a qùélle tribù• eh~ menavano una vita enante. · Queste ortlé di Getuli {aspe1·i inculviq1.ie, vagi, palantes quonox cre[Jernt seiles habebànt), ·secondo Pi'oco•pio e Snida non sarebbero altro clre quelle tribù di Cteres~i e di IelnJsei, di Sidonii che ahhaud~na)-~'.1~ la Jo'ro patria invasa dagli Ebrei sotto Gios·uè, e 'vennero a . ·s~a~1lìrs1 suUe rive settelitriohali déll' Africa e vi fondarono pru-ecch1e c1tta fra le altre Cartagill'e. I Libii poi, secondo Sallus'tio; furono · Mcdi, Persi:wi ed Armeni che accompagnarono Ercole in Ispagna, cioè un conquista-· tore qualunque che lasciò l'Asia per andare a cercate fortuna{),Jtrove. ·. Checèhè ne sia però questi popoli Hmasero lungo tempo selmggi, e non ftt 'che 200 a.n ni prima dell' era cristiana che cominciano a figurare nella storia. Massi nissa al dfre di Strabone fu il primo che pensò a civilizzar.li, e •da briganti che erano farne clei soldati. La regione che f~rm·~ oggi il Tel1 Algerino (tellus dei lati-ni) e la Tunisia erano le princ1~a-!1 provincie Numicle · che intorno. a questo tempo comincial'Ono a farsi nmàrca.re per l'eccellente loro llavalleria. Ma a J;>artire da CJ.uest'epoca sino alla. •c aduta dell'impèro romuno, tutta la st-01fa aptica '() altrc'si.
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~a uno de' suoi ascendenti? Noi r iconosciamo benissim o 1 rnfluenza. possente dell'origine sul valore dei prodotti, e pur sappiamo che qt1est'influenza è tanto più manifo:sta quant~ più viene eserci~ata senza interruzione sopra una sene più nu'.nerosadi generazioni, di mani era che quando una razza s1 rJ produce con tutti i suoi caratteri, costi-
tu isee il puro sangue. Ma noi non consideriamo questo come tale che a condizione che si conservi senza mescolama, -percbè. un incrociamento qualunque non avend~ altro effetto che quello di annientare questa forza e ~~ opporglieQ.e un'altra contraria, crea prodot~i ~n~er1?edll che possono essere individualmente soggetti d1stmti, ma
quella <lei cavallo numida., e la sua importanza ed il suo valore vennero ~pprezz~ti da una folla di autori dell'epoca r omana. C?si Poh b10 ne parla, con onor e al n secolo prima cli G. C.• Salh '. stio, Strabone, T ito L ivio,- Virgilio, Grazio !<'aliseo al r secolo ;)rima rl,1. ~- C. Al primo secolo della nostrli. era, lo . troviamo menzionato da (T_ruho Cesare, da Irtio; nel n da Dionc Cassio , da Assirto da Or,pian o_; nel nr da . E liano, Solino , Erodiano, Nemesiano; n~l 1v da Ammia?o ì'lfarcelhno, da Vegezio; nel v da Zozimo, da Claudiano. Conviene però notare che la celebrità del cavallo numida cominciò a. clata~·e dalle guerre puniche, cioè dall'epoca in cui i Romani princip~a.rono ad avere rapporti coi popoli del nord dell'Africa. Si fu specialmente _I~ cavalleria numida che contribuì più di tutto a contra.sfare _ai Romam 11 poss_esso dell'Africa. Già Sallustio raccontando le peripezie della gl'.erra di Grngurta, fece presentire tutta l'impo1-tanza di questa ca~,allerm, ed aveva r iconosciuto il potente aiuto che. i Numidi traevano d::u loro. cavalli sui quali combattevano fuggendo come fa·ceva110 i Parti JJII't tardi, i Tartari quindi, e gli Ara-bi, 'i Cosacchi eci i Becluiiii dei nostri giorni.
non solo per contenere le città africane, ma la invi_arono in . Or iente contro elci Parti, come affer mano Dione Cassio, Erodiano, Zoumo, Pa• rato, De Tillemont e i\fontfancon. Quest'ultimo riferisce a.ucora. che I~ · cavalleria africana rese grandi servigi ai Roma.ni nelle guerre cont~o '. Daci sotto Traiano, il qua.le per r iconoscenza fece figurare ca.v aheri Mauri sulla colonna che p orta il suo nome. Del reStf non fu ~oltan~o · per la guerra che i Romani utilizzarono il ca~ayo mu~irl~; essi n e ti r arono altresì partito per tutti i servizi pubbhc1 e pnvat1,_ s~1!ratutto per il servizio delle poste che _organizzarono in Africa, e q11mcl1 m _t~itt~ l'impero r omano, come si servirono del cavallo del _des~rt-0_, al du d~ Vanone, })er infondere nuovo sangue nelle {rtzze equrne 1tahan:· Qt'.est,i cavalli d'altronde giustificavano la loro riputazione e come ~1: 1nia_h cl~ 11 servizio, e come t ipi rigen eratori, per le rimarchevoli quahta cli. c~ erano forniti, cioè per la loro docilità. estre1na, per la _ l~ro sobneta, forza cd energia. I Li.b ii, i :iYiaurusi e Numidi avev.auo, chce Strabone: cavalli piccoli ma rapidi tt1 corso, sì docili che basta per governarh " una bacchetta, od una striscia. di cnoio attaccata alla museruola, tes~ , snta di peli e scorza di piante. • Un fatto degno di esser notato_8 '. è che tutti <r)j autori si accordano nel segnalare l'abitudine dei N~m1ch di o-ovemar~ i loro cavalli senza morso. Poli\.Jio prima cli Strabonc avea già"clistiuto la cavalleria numida da quella che _era fon1it:. ~i mo'.·so .. Viro-ilio chiama i Numidi senza- freno (Nnrnidee 11nfreni). Grazio Fahsr,o poe~a contemporaneo di Ovidio dice , che coll'aiuto di una verga . St , addestrano per i giuochi olimpici i corsieri cui dà il giorno la. N a• samonia- (la Cirenafoa). Il numida non abbisogna cli freno, esso e audace ihfaticabile, si alleva con poco e si contenta di quanto produce_ ,. il st:olo piìt i.ngiato. " E liano a.g.giunge che i Numidi non prendon? alcuna cura dei loro cavalli; in fatto d'equitazione, non .s1 servono ne. di sella o d'altro arnese. Questo costume coJ1servossi clura_nte molt~ t empo, poichè Claudiano al V secolo scriveva appunto che l ca.vahen africani conducevano i loro corsieri 11011 colla bngh a, ma con una verga
Nelle guerre d'Africa condotte ga Giulio Cesare contro Scipione e ?a_tone, dop? la battaglia cli Farsa.glia, si riconobbe ancor meglio tutto 11 val~re de_1 cav~lli ~umidi che formava.no quella cavalleria Jeggiera che cli continu~ 1nqmetava le romane legioni. Ai tempi cli Ca.rtagine questa_ cava.Ilena formava. la sua forza principale, e i 30 mila cavalli num1d1 che accompa.gnarono Annibale, e non i suoi elefanti furono quel!i c~i dov~tte le principali sue vittorie in Africa, in Ispag;ia, nelle Galhe, in Italia. · . Ciò che prova questa supe1:iorità della cavalléria numida è che vedonsi le diverse nazioni di quei tempi a11daJ· a gara per averne nelle loro armate. Così i cavalieri di Massinissa alleati dei Romani combt,ttevano i cavalieri_ di Si~ace, altro principe numida alleato cli Cartagine. In I-spa~na eranv1 cavalieri numidi nei dne ca.mpi. Nella guerra dei Ro1:1am contro Perseo ultimo r e di Macedonia, la cavalleria numida decise -della vittoria dei Romani. , Questi avendo potuto constatare il merito di tale cavalleria , sep[Jero utilizzarlà nelle loro celebri guerre dell'Africa, e se ne servirono
Sonip_es igw1rus habence.... Virga r egit.
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Quando i Romani appresero a conos~c~·e 11 cavallo africano JlO_~ e1_a certamente, ai primi dì della. sua creaz10ne, •anzt è certo che es1ste,,a molto terdpo prima., come ne fa fede la_ cifra elevata; della sua prodn-_
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lina· della Francia, della Russia, e diciamolo anche dell'Italia, ed a spingerla in una vja disastrosa dalla quale non si potrà uscire, tanto che regnerà assoluta ed esclusiva questa teoria del puro sangue che forma la base della scienza ippica moderna , sotto l'egida della quale possono perpetuarsi gli errnri i più radicali. Ammettere poi che il puro sangue inglese possiede tutte le qualità e che le tnsmette sempre a suoi discendenti, è un'illusione che i fatti s'incaricano di dissipare, unitamente all'altra che le qualità dei discendenti si misurano esattamente alla frazione di sangue che cola nelle · loro. ven.e. Quello che fa il merito delle razze distinte è l'origine prima, poi e principalmente l'educazione, il regime, il clima. È in tal maniera che si è formato a lato del cavallo da corsa, il famoso hunter o cavallo da caccia. Se il sangue solo bastasse, qualunque corsiero d'ippodromo dovrebbe essere capace dei medesimi sforzi, della medesima resistenza che ha il cavallo~a caccia, il che non è, e prova che in questi due tipi sebbene di un'origine camune, si sono sviluppate attitudini affatto differenti sotto l'influenza d0minante di una diversa educazione. Del resto poi questo puro sangue di cui tanto si parla ed a cui vengono attribuite tante proprietà meravigliose, tra le altre quella di perpetuar.si inalterato attraverso alle generazioni le più diverse, e di contribuire solo a dare alle razze forza , resistenza , djstinzione in· una mi;:ura esattamente proporzionale alla dose di sangue ricevuto; que.sto puro sangue, diciamo, di dove viene? quali sono i suoi caratteri ? dove si è .formato? chi l'ha creato? È egli un dono -d~l cielo miracoloso, eceezionale, dato ad una razza più favorita, ovvero non è che il risultato di di un allevamento giudiziosamente dir.etto? Non potendo venir ammessa la prima ipotesi è giuocoforza ammettere !a seconda, la quale non è niente meço che la nega.zione
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del puro sangue, perchè se questo potè formarsi · cos'i una prima fiata, potrà costituirsi una seconda, una terza ed in_ allora cessa di essere tale quale lo concepisce la dottn~a attuale, basata sull' unità e _sullrt superiorità escl usiva del puro sangue, e viene ·così a cadere t utto il sistema delle corse attuali. ' Da tutto questo noi ci crediamo in diritto di concludere che il ~istema attuale delle corse al galoppo , a graode velocità, con la pratica sì nociva dell'allènare non può essere un mezzo di perfezionamento delle nostr e razze equestri da sella, ed ancor meno dei cavalli ' ..da tiro e ciò per i motivi seguenti : L'allenamento sui camrJi di corsa è una pratica contro ~atura. Non solo si vuol far acquistare all'infanzia qua , btà premature che l'età adulta sopporta apperia, ma si 1 cerca di ottenerle modificando l'economia e trasformando l'idiosincrasia; si vuole perciò oltrepassare i limiti che la natura provvida ha eoord{nato e fissato a ciascun organo,' quasi che fosse permesso alle fibre muscolari tendinose, legumentose, ai movimenti àrticolari di dis~onoscere la potenza che le leggi della natura loro hanno compartito, quasi che l'andatura al galoppo, arrivata al , suto mdass!mo di desttens~one idn_ cedlerità , potesse ancora l. es en ersi senza e erminare 1sor ini nella lo'comozione. Si scalda, si concentra il vapore nella macchina, gli si comunica una; forza d'impulsione sì grande che l'apparato ?1eccanico, che gli succede, si scuote, sì rompe, si d!~trugge. Nel corsiero venne sopraeccitatal'ener"gia al prn alto grado , -ma non avendosi potuto trasmettere uguale _ potenza a tutti gli organi ;ne r isultano lacerazioni muscolari, ingorghi tenclmosi, sforzi articolari, dolori artritici, e tutto il corteo degli accidenti che affettano l'apparato loc.omotore quando si esige da esso un lavoro su peri ore a' suoi mezzi. Quelli che resistono, meglio conformati senza dubbio,
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non ~ono esenti , dopo queste prove violenti , da umi. folla di imperfezioni, da difetti che per certo non debbono essere molto profittevoli alla razza. I cavalli così sopraeccitati non arrivano ad acquistare quest'eccesso di potenza locomotrice che dopo aver provato una completa trasformazione , si modificarono le forme rotondate, lo sviluppo muscolare , l'ampiezza del petto , la solidità e la flessibilità delle articolazioni , la pieghevolezza delle andature; la fibra muscolare _divenne più d,msa, ma diminuì. di volume, la finezza dei tessuti divenne predomioante, ed i soggetti più irritabili, di maniera che possiamo affermare che l'allenamento cui sono sottoposti i eavalli di corsa a gran velocità, sviluppa essenzialmente il temperamento nerv0Ro e l'assottigliamento de1le forme. Ora s~ queste qualità fanno la superiorità del cavallo da corsa, esse per contro costituiscono il più alto punto delle difettosità di qua1unque cavallo di serv1z10 . Applichiamo alla riproduzione tali cavalli, non farem o che riprodurre nei loro discendeoti gli stessi difetti,. ed in allora invece di migliorare le razze non faremo che imbastardirle di più, e la degenerazione sarà tanto più i:_>ronunziata quanto più gli anima.li subi'ranno l'influenza più attiva del clima meridionale. Se è vei:o, che il cavallo la.scia talora c;upporre, dalle sue forme, qualità che è lungi dal possedere, e per altra parte che le facoltà di movimento le più marcate possono incontrarsi in quegli che lo promette menu per la sua conformazione, con vien concludere che si dovette cercare un mezzo, ·più sicuro dell'occhio del conosc:itore, per giudicare del giusto valore . del caval~o, e qu~sto consiste nel rapportarsi all'esperienza del fatto pratico, _pateritc per tutto il mondo, alla prova del lavoro. . Ciò è quanto si è praticato in t ut ti i tempi presso tuttt 1 popoli ippici per conoscere il merito dei loro ca.valli.
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Ciò è ql\anto praticano i Tartari e gli Arabi sottomettenc:jo alle più dure prove di fatiche e di privazioni i loro corsieri. Le corse perciò sop.o ev~depteJUente il me,zzo più certo per giudicare della superiorità. degli ·:;mimali eh~ lottano tra loro di celerità, di fQria e di rei,istenza, e sicc,orpe queste qualità sono quelle che costitujsoono il bu,on cayaJ!o, le corse sono il migliore sperimel).to per giudicare del va,,lore del medesirno. Esse s9no necessarie altresì al miglior~mento delle raz~e, perchè designano alla riproduzione gli animali che hanno fatto pr.oya di possedere al più alto grado le qualtlà di , cui voglionsi dot&.re le nostre razze degenerate, ed in questo ~enso debbono loro fornire tipi miglioratorj. Le corse· dei card presso i Greci ed i Ro111ani, come i tornei ed j carroselli del medio ev9 no_n e,rano che :;ipettacoli pubblici, · ma non avevano rapporto colla prod1,1.zione se non in quanto questi spettacoli eccitavano gli · allevatori a fabbricare cavalli di forze e qualità superiori. Gl~ Inglesi, fra i moderni, furo1;10 i primi a servirsi delle~ corse coll'idea di 1~igliorare !a specie oavaUina. Sul pri_ncip_io i premi non erano che onorifici, e quando questi cambiaronsi in denaro suonante, tali rimunerazioni eccitarono bensì l'emulazione degli 1,1.llevatori, ma fecero profittare la produzi.one, din,10çloçhè le corse fu~ rono causa e mezzo di miglioramento del.la ra,.zza, dj puro. saugue. Ben tosto però i benefizi realizzati dai proprietari çlei corsieri <.l'ippodromo diventarono una spec]Jlazio:o,e ~leatoria che esaltò al più .a lto grado la cupidigia del gµadagno, delle scommesse, .a d i turfisti oblia,,ndo lo scopo razionale qelle corse not;1 videro pii:J. nel mestiere del ti,,r-f che U{!. mezzo con cui potevano correre le _azzar<Jose fasi della fortuna, e non domandarono più a,l cm,allo che una -sola qualità cioè la celerità per guadagnare i premi e le · s commesse. Sagrificando perciò a tutte le considera,z ion(
, <li migli.orarnento immaginarono le corse a due an ni di età, a piccole distanze, a peso leggiero; fecero un cava11o artificiale, corsiero per eccellenza, il corritore fenomenale. Non seuuiremo le corse in tutte le fasi che percorsero ·O trasportate sul continente, ed anche in Italia ove presero un grande sviluppo, ma fortunatamente non hanno finora deviato dallo scopo loro. Egli è per questo che società particolari, il governo, i municipii, le provincie e più di tutti i l nostro Sovrano, grande amafore di cavalli come lo furono sempre i reali suoi antenati ( 1) , assegnano
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(1) I Reali cli Sayoia forono in tutti i tempi grandi amatori di ca_va,lli, Lt~ storia in Jlari tempo che lt1, tradizione c! apprende che 1'. Conte Yerde ed il Cont-e R.osso, Amedeo VI e Vll, importarono cavalli dall'Oriente, come ne 1.wevano già importato altri principi di Sayoia di ritorno dalle crnciate. Questi rigene11atori v~nnero distribuiti nelle principali mandrie che possedevano tanto al di qua, ~he al di _là delle _A.lpi, talmente che uno scrittore del. passato secolo dice che 1 cavalli che si trovano ueUa Bresse, nel Bugey, o nei Dombes po1tano ancora traccie della nobile loro origine malgrado le vicissitudini dei tempi, e la mancanza assolut11 di cure. I duchi sovrani della Savoia tiravano i più bei cavalli dei loro equipaggi, dalle mandrie des Echets, di A.nnecy, _e di ?hivass?. I pri~cipali signori della loro corte non si ser vivano altnment1 che eh cavalli ~ro· venienti da questi :.tabilimenti ippici che avevano una ben meritata rinomanza presso le na.z ioni vicine. Le dame francesi ed inglesi dell'ep~ca non montavano che ginetti di. Spa.gna o meglio ancora d'Italia. Nel passaggio per Torino del r e Arrigo nell'ottobre . del :3~0 la corte sua. fu grandemente maravigliata della prestimza dei cavahen d~l duca Amedeo V, e sopratutto del maest oso aspetto delle sue gu~rdie montate tutte sopra cavalli morelli giaietti e che accompagnarono 11 r e fino in Asti il giorno 1° novembre deJlo stesso anno. IJ cava-llo di guen·t1, di Carlo VIII di Francia da lui- montato alla battaglia di Fornovo il & luglio 1495, era un destriero d_elle raz:e dei duchi di S,woia, statogli r egalato dal duca Carlo II e chiamavas1_ Sa·v oia. Esso exa cieco d'un occhio ed a que1l' epoca aveva 30 anm; ma ora forte e vigoroso, e secondò sì bene il S\10 pa.drone che _g~ttò ?er terra molti qi quelli che llel calore della mischia vollero avv1crnars1, e lo liberò dal più gra.ude pericolo di e,ssere preso prigioniero, e secondo il Guiccia1~dini (Sto·r. d' Itctlia, lib. II, pag. 105) • il re nobilmente si ANNO Ylll, YOI. Y- -
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v istosissime somme a favore delle corse cavalline del regno. Noi noh siamo certamente partigiani assoluti ed esclusivi delle corse, ma vogliamo considerarle dal loro punto di vista razionale e perciò noi crediamo che debbono servire uon solo per dimostrare la velocità del cavallo, ma anche la sua forza e la sua resistenza , per o,;nuna delle quali è necessaria un'organizzazione speciale nel cavallu che viene sottoposto a farne la prova. Sotto quest'aspetto esse possono essere un mezzo po tente per rianimare il gusto del cavallo negli Italiani, e
l'equitazione da una parte, mentre dall'altra possono divenire una scuola d'insegnamento per g1i allevatori , ed uu vivaio di tipi miglioratori. Ma per ottenere tutto q uesto conviene cambiare completamente i programmi, allontanarsi dal sistema inglese, abbandonar e a società speciali le corse di lusso col puro sangue inglese, mentre tutti i premi ed incoraggiamenti governativi sarebber o riserbati per quelle corse speciali in cui il cavallo potesse dare delle prove evidenti di fondo, di energia e di resistenza. A queste prove dovrebbero venire ammessi esclusivamente cavalli indigeni maschi o femmine interi o castrati, ma senza difetti di · conformazione, o vizi articolari, ed escludendo qualunque animale che non abbia almeno quattro anni di età. Fra tutte le specie di corsa, sono quelle al trotto che secondo noi offrirebbero le migliori garanzie di esser miglioratrici delle nostre razze di servizio, perché necessitano l'applicazione dei migliori metodi d'allevamento e d'educazione del cavallo. Le corse al trotto ci mettono in grado di riconoscere le qualit à del cavallo percbè quello che trotta meglio è quello cbe fa miglior servizio. E per ciò questo genere di corse è qu~llo che dovrebbe essere sopratutto generalizzato. In tal modo l'allevatore verrebbe ad apprendere a creare animali veramente utili. E se il governo invece di sagrifi.care un milione di fra nchi, come gli viene fatta la proposta per i corsieri di circo che cadono spossati dopo un galoppo di cinque minuti, volesse fare l'esperimento di offrire per qualche anno tale somma in premio ai cavalli capaci di trasportar e un cavaliere rapidamente durante più giorni di seguito, si vedrebbe moltiplicarsi ben tosto le nostre razze indigene leggiere e resiste• t,i alle fatiche in quantità sufficiente per r imontare la nostra cavalleria forse molto mPglio che qualunque altra delle armate europee.
• difendeva più per la ferocia del cavallo, ·che gli rese più servizio che • il coraggio de' suoi scudieri •, e Filippo di Commines parlando di questo cav:dlo dice che era. • le plus beaze cheval qze'il ait tm de 8 0 16 tem,ps: ·il était noir, et s'appelait Savoie, c'etait un don foit au t oi • par le cluc Cbarles de Savoie, et lui meme le donna plus tard an r oi cl'Angleterre, qui le conserva jusqu'à sa mort arrivée à 40 ans.• Il cavallo che montava Francesco I alla battaglia di P avia era pure uu ctwallo pro,·euiente dalle scuderie dei duchi di Savoia ed Enrico lV venuto in Italia per fare la conquista del marchesato d/ Snluzzo cl;o permutò poi colla Brcsse e col Bugcy, aveva pure per cavaliQ di guerrn un corsiero statogli regalato dal duca di Savoia. Come documento storico annovere1·emo ancora il cavallo di mantello s.turo dorato sul quale fece il suo ingresso in Torino nel mese di maggio 1814 il re Vittorio Emanuele I; era un cavallo •della regia tanca cli Sardegnn., e che morl ne)le scuderie della scuofa veterinaria della V cuaria all'età di 30 anni. • L 'att.uale nostro re Vittorio Emanuele II amantissimo del cavallo ed in ispecie tlel cavallo orientale, promuove veramente da re la mo! ~ tiplicazioue del tipo arabo ,nelle varie mandrie di cui è pi·oprietario, in quella della Veneria, quanto in quelle di S. Rossore e di Persano. Ultimamente esso ne stabiliva una nelle VlWtissimc tenute di Caianello composta di stalloni a rabi e di cavalle orientali della massima ·distinzione._ Dimodochè non andrà molto che gli stabiHmenti ippici del r e d'Italia potranno fornire a doviiia il paese di tipi rigeneratori della più pura specie e meglio appropriati sia per mantenere la stoffa, e la membrntura, sia per comunicare la scintilla. elettrica, per riscaldare il s,1ngt1e indigeno ed alJontanare o<l ,1tteuuarc quanto meno le tendenze. c he hanno genernlrnentc le nosl,rc rai:ze ad esser e predisposte al nwcciu· ,·d al far cino. •
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loOuen~a della castrazioue come·mezzo iudircUo ·per migliorare le razze. La pratiqa qella C<J.~,triJ,zione è cJ,ntichissima; non solo gli ap~ichi sapevanq praticar}~ t'm\ maschi, ma anche sulle femmine di vari ,a nimali domestici. A causa della difficoltà che s'incootraya aq. irppiegare il cavallo sopratutto a,l servizio della sella, quest'operaziop.e dovette essere posta in pratica tosto dopo che Yenne r13$0 domef,tico, e così queflto processo si è -propagato di secolo in secolo. fino a ooi. Nop abbiamo. du11que a legittimare la ca,strazione, il cui µso è divenuto gener-ale in Europa t:into più che nello stato attu(l,le q.ella noi;tra civilizzazioµ\:l è de~tinat/1 ;i divenire uni} mjsura indispeqsabile, per migliqrare le nostre rf),zz~ equestri ciò che ci riserviamo di prqvare quando avr.emo q.etim~inato quali sieno le modificazioni cp.e qµest'operazione appor.ta nello svi.Zuppo, conformp,zforie, for~a, vigo1:e e camttere dei cavallo: .1° Nello sviluppQ dell'animale quest'operaziÒne non ,1rr13ca modificazioµi apprezzaqili . Infatti due cavalli della stessa i:az,z;a, età e statura, ugµalm eJ'!te ben gover,n ati e nutriti, m~ uno d~i quali sia statp emascolato a. sei mesi l'! l'a)tro las.c iato ju~iero a qqattro anni avrar,mo presso a poqo Jo l>t~sso sviluppo dj çorpo. D'a)tronde, fisiologicamepte parlando, sappiamq ohe \'esportazione degli organi testicolari a€§iSC!:) S()Pf~ alcqni organi, diminuisce la jnteqsit~ d~lla. y9ce, ?,rresta, Jac.crei,cimento dei denti canini, delle prpq.!Jzjoni corpee, ma non impedisce lo sviluppamento d el .GWPP , come ce ne forniscono · u11a prova i bµpi che, sebbene oastP~ti alla man:nnella, sono generalll).eµte più gra~qi e vplumi110si dei tori della ste.sRa ra.ZZç\,;
2° Lµ, conforma,zione vie,.µe sensH:lilmente modificata: iialla , castrazione. Alla verità il puledro ca.strato alla
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mammella toste che i testicoli sono discesi nello scroto • prende una conformaiziobe-, Mpratut1lé nelle parti a:nteriorj , che si avvicina a quella della, fer'nfnina _; la sua testa è pi ù secca, la sua irìcòHatura pìù sottilè e diritta, il garrese saliente , ii dotso ed i réni inénb larghi. Oaskato ad ùn anno ed Mcb:e al dìciotto mesi l'influenza dell'emaseolazione' è press'a poco la medesimà:,' sola-mente l'incollatllra.. r imane n1/:!n0' sottile. A due anni l'influenza di quest'operazieme ndn è piu sì sensibile, la testa rimane muscolosa, l'iMòllatura più forte ma àncora diritta, il garrese più grasso màt saliente. A tre anni le forme non offrono pi-ù: ? lcmì caù1biarhento che nell'itl.-' · coll:ttura e nel garrese . .A quattro o pìù anni lit castrazicme non produce più al0uii-a ìtiodificaiiorìe che nella direzione del collo, di arrotbrtdàto che era, dopo l'òperaz.ione diventa ptù diritto e meno muscoloso'. La; castrazioi'le negli ati•i tmiili giovani arréstt. in parte io sviluppo del treno anteriore, ma ~on reca modifica~ zi-o ni sensibili nel pbster-iore . Or bene questi: cambiamenti ehe· la castrazioùe determina: nefle formé devono esse'r'e' presi in considei'a1.idne, teriendo però ca~lci0'10 della· razza e del génere di servizio cui · viene destit1a.to 11animale che vtiolsi' errtasculare. Così nei cavalli dèlle ratze leggìer·e e da sella quando il tr~no antetiote non è bastarite·m ente sviluppato ad un anno;- diciotto mèsi e d.ué a:nni, oon·viene a-spéttate che queste· regi0ni abbiano preso il voluto svilup·pap-iento prima di sott0porli alla inutibzion:e testicohtre. All'o-ppostò nelle razze comuhi é da tiro nelle quali la _testa, l'mcollatul'a e le spa11e sono troppd svilupp·ate , la eastrazioné deve ess-er fatta il più prest0 che sia possibile, perchè questi animali, castrati acquistano forrn" più svelte, di venta~0 più leggieri , più forti è più resistenti alla fatica. La proposta i~nperta:.nto che troviamo formulata da alcuni ippologì che i càvalli di servizio debbono ve-
3uO STUDI uire <.:astrati prima dei due anni non ueve essere presa, in un senso i+s,;oluto ed universale. 3° Egli è molto più difficile 'd i determinare l'in• fluenza che ha la castrazione sulla (01·za e sul vigore dei cavalli. Generalmente parlando si ha la credenza che il cavallo iutiero è più forte e più vigoroso del cavallo castrato. Ma moltissime sono le prove tli fatto che noi abbiamo dell'erroneità di quest'opinioae, ed esperienze numerose fatte in Francia, in Inghilterra ed in Allemagna provano che i cavalli castrati giovani conservano la loro forza e vigore al pari di quelli che sono emascolati dopo che hanno compiuto i cinque o sei anni. Ben lungi dunque di diminuire la forza e la resistenza del cavallo la castrazione è un'operazior;e che r endendo soltanto l'animale più docile non gli impedisce di lavo rare con energia e resistenza pari a quelle del cavallo iutiero, sempre che sia conveuientemente nutrito e governato. 4° , Ma se la castrazione non apporta alcuna modificazione alla forza e vigore del ca vallo che l'ha subìta, egli è poi indubitato che essa influisce potentemente sul carattere dell'animale. Il cavallo, come tutti gli altri animali, obbedisce a due forze: l'istinto e l'intelligenza. La prima è comune a tutti, ma la seconda che riposi·~ sull'educazione è più 6 mego potente a seconda dell'attitudine od edueabilità del cavallo. Ora è evidente che sopprimendo qualunque tendenza alle passioni, si aumenta quest'attitudine ad apprendere; così i cavalli castrati sono più docili ed apprendono più facilmente dei ' cavalli iutieri che, sempre distratti per la minima delle cose, non si prestano che poco a ciò che loro vien domandato. · D'altronde vedonsi giornalmente cavalli prima della castrazione esser e difficili, ombrosi, indomiti ed anche pericolosi, rna appena guariti della sub:tta mutilazione,
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questi stessi cavalli d iventano docili, obbedienti, trattabili e carezzevoli. Quante volte si ricorre alla castrazione c0me l'unico mezzo. per poter 1,1tilizzare un animalr. affatto intrattabile I Osserveremo inoltre che la castraziolile previene i vizi di carattere tanto più facilmente, quanto più è praticata nell'animale gio-va.ne. Rispetto al , l'allevamento ed all'educazione quest'operazione non può mai essere prematura perché, spogliato di buon'ora degli ardori del senso gfmitale, g1i animali acquista.no un ca• rattere più docile, più maneggevole e la loro éducazione riesce molto più facile, si possono lasciare imp1,1nemente i maschi colle femmine; si hanno meno a temere gli accidenti cui li -espone la gioventù e la violenza dei loro instinti, si evitano i difetti a1le articolazioni che acquistano i giovani cavalli lasciati iutieri, che si drizzano troppo soventi sui loro garretti e si spossano in isforzi inutili, contraggono tumori articolari , sforzi alle reni , difetti d'appiombo e simili, . L'Italia in ra;_)porto alla su~ estensione territoriale è forse la nazione europea che possiede un numero minore di cavalli, Tutti si risentono della deficienza numerica di sì. prezioso animale, ma più di tutti la nostra cavalleria la quale mentre presso delle altre potenze oscilla nella proporzione paragonata alla fanteria rispettiva tra l a 4, 5, 6, 7 , 8, presso di noi non è che 1[ 16. Arrogi ancora che generalmente i cavalli italiani non sono fra i migliori cavalli 'da guerra, di maniera che ci conviene ricorrere all'estero per sopperire ai bisogni del commercio, dellusso e dell'armata non ~olo nei casi eccezionali, ma anche nei tempi ,or.dinari. La moltiplicazione ed il perfezionamento della nostra produzione equina non è cosa che possa, per così. dire, venire improvvisata; ma non è men vero che senza una. scielta giudiziosa ed una quantità sufficiente di ott.imi riprodottori, tanto stalloni che ca valle fattrici, e senza
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1-'introduz_ione ~i un sistema più razionale di a,llevamento dei puledri,, è inutile pensare a migli@ràre in massa le I nostre razze equestri. È evidente infatti che i buoni rìI prodottori mancano all'1talia, perchè somniando assieme gli stalloni governativi e quelli dei privati, sarà molto se fra tutti possono cuoprire 30 mila cavalle all'anno e dare al maximum 15 mila poledri : · i proprietari e gl.i allevaI tori non impediti, del resto da ailctma legge contraria r icorreranno agli ignobili e girovaghi staHoni per far dare la monta ,alle loro ancor più ignobili cavalle, dalle quali mesc'Olanze non si possono ottenere cJae, prndottr. della più scadente qualità. È. vero che llammiuistrazione delle razze non può fornire staUoni governativi per tutte le cavaille dello Stato, naa, quest'amn.1,inistFazione, ora -eh© è s0tt0 la direzione del- m~nister.o; d'ag:r.icol.tura,_' ci semhra n@n deve soltanto ,wer per missfo>ne di fa:rr sal,iue le cavalle, èssa dovrebbe ,altresì occuparsi del migl,ioramento delle razze in massa a dottatido un sistema di perfezionamento più razionale di quello tenuto finora. Converrebbe a nostro credere sopprimere la monta gratuita, onde eccitare pr.oprietarii a provv.edere stalloni distinti che verrebbero autorizzati i,n certe località; · converrebbe occupwrsi del miglior-a, mento delle cavalle, scartan<fo inesorabilmente dalla propagazione tutte quelle che son@· o troppo giovani o troppo vecchie, e quelle ch:e offrono difetti trasmissibili per eredità; converrebbe che non si cercasse di aumentare la taglia di certe -:razze seDza prima aver cercato di migliorare l'agricolturn delle località; c0nve-rrebbe che nena· stessa stazione non si lasciassero sem}Dre gli stessi stalloni i-n modo da non aumentare oltre mistiH'a col rnez,zo della oousanguineità i difetti dei proge,r!liilor~; Gonverrebbe in-· fine che ,nelle stesse stazioni non-si mantenesse quel miscu-gl io di stalloni di r azze disparatissime che 0Pa: si vede. Invece di a-vere. nelle- medesime un mezzo sangue, un
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puro sangue inglese, un orientà,le, come si opera al w-iorno d'oa<!tì in tutte le stazioni dell'Italia settentriotrn:le,, -~ 00 il puro sangue venisse tenuto ai depositi , od in certe stazioni privilegiate; :r:ron lasciando nellé altre le quali .mm operano che sopra cavaile comuni, che dei buoni mezzo sang ue. l?er altra parte nelle contrade ove l'allevamento del cavallo non è che un accessorio dell'industria agricola, ove i Goltivatori s-i setvono esclusivamente pel lavoro dei campi del bue, ove le proprietà sono estremamente divise, e mancano ltJ.oghi adattati pèr ricover are nell'inverno, e per pascolare in libertà durante la bella stagione i poiedri,, converrebbe che qua,ndo questi hanno ragg iunto l'età di \:lU anno e sorto un incomodo pei pr@prieta,ri, il governo li facesse camper are per' farne dei dP-p0siti , e n el . caso che esso non potesse o non volesse allevare q u~:;ti giovani animali, sia a èausa: deU'1m bar.a1.,zo e del dispendio rnaggi0re, potrebbE! almelà'o farne comperare nelle pTovincie roeridionaH per farli tr'as'portare nelle pianure dell'ovest e del noi:d e, viceversa, per venderli poi all'incanto. Questa misura a:vrebbe il vantaggi@ di fornire ai poledri col n:rezzo dell'emig razione una alimentazione più abbondante, e sostanziosa che favorirebbe per 1 conseguenza il loro svjluppo, od un clima sereno, vaporoso, un'aria più viva, un cido pi.ì, caldo che li renderebbe più leggieri. Niuno ig nora. infatti che i poledri, trasportati dì buon'orn1 nei pae·si lontani da quelli che . li hanno veduti a, nasceFe, nutriti e trattati, come quelli nati ed allevati nella contrada: ove s0no trasportati, diventa:no quasi simili agli indige,:ni, quelli dei luoghi ping ui e bassi trasportati nei climi caldi e secchi diven:tano meno c@muni e· materìalii quelli. del mezzog,iorn.o conservando la nativa leggerezza, acquistano' quell'ampie?Jza di fo11m e che loro manca generaime-nte. Tutto questo però noo .basta, siccome lo stato d'inife-
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riorità delle nostre razze equine dipende dal difetto di buoni riprodottori, la cc1,strazione introdotta come una misura generale avrebbe il vantaggio di allontanare dalla propagazione i stalloni meschini, e di aumentare il numero dei distinti. Questa misura riescirebbe tanto più opportun~, ~e no_n indispensabile, in quanto che nelle provincie mer1d1onah sotto il governo borbonico si tenevano nei reggi?1enti di cavalleria i cavalli iutieri, ed una parte di questi venduti, riformati o trafugati, si trovano ancora in siffatta condiiione, e molti di questi servono alla propagazione, Dio sa con qual profitto per il miglioramento delle razze. · Ma afiinchè il governo possa essere sicuro di arrivare con questo mezzo alla rigenerazione universale della razza equina italiana converrebbe che facesse intervenire il potere legislativo oon una legge che obbligasse i proprietari a far castrare tutti i loro poledri prima dei due anni . So bene che questa legge verrebbe tacciata di arbitraria ed anti-liberale perchè lesiva del diritto dr proprietà. Ma noi osserveremo che 11 rigenerazione delle nostre razze equestri è una quistione di economia politica della più alta importanza, e perciò nulla si deve ommettcre onde risolverla. In tuttiicasi una siffatta legge non sarebbe più arbitraria di quella dell'espropriazione per causa di utilità pubblica. Or bene, noi domandiamo questa legge in nome del pubblico interesse, perché la fabbricazione dei cavalli è almeno sl nazionale che la costruzione di un canale o di una ferrovia. Abbiamo detto essere tm mero pregiudizio il credere che i cavalli castrati non sono capaci di un ottimo servizio al pari degli iutieri, ora direm o altresì che egli è molto meglio che l'animale subisca quest'operazione nell'età giovanile che nell'età adult;}. Castrando per così dire alla mammella non si disturba alcun equilibrio, non si distrugge alcun'armonia delle funzioni vitali, mentre
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castrando tardi si altera l'equilibrio già stabilito, si apporta una perturbazione grave nella ripartizione armonica delle forze vitali sulle diverse funzioni, sopprimendone ua.a tutto ad un tratto. Se non fosse altro, per la sola ragione fisiologica che la castrazione alla mammella non può nuocere alla conformazione, nè contrariare iu uulla lo sviluppo dell'animale, converrebbe adottarla com,e misura generale pei vantaggi economi ci che procura, e con vernebbe renderla obbligatoria dal momento che i cavalli si nutriscono meglio, che si addestrano più facilmente, il loro carattere diventa più dolce, la loro educazione meno onerosa e pit1 profittevole, la loro vendita più assicurata e più lucrativa, meno grande il numero degli accidenti cui possono andar soggetti. Per altra parte il raziocinio e l'esperienza ci provano che la maacrior lecro-ierezza della testa, l'ele0"anza del collo, la bo no finezza della criniera, la flessibilità delle spail o, l'elevazione del garrese, in una parola la distinzione dello parti anteriori, la forza o lo sviluppo maggiore delle posteriori sono dipendenti dalla soppressione degli organi genitali fatta quasi immediatamente dopo la nascita del poledro. Sor.vi per conseguenza tutti i vantaggi possibili a sottoporre a quest'operazione indistintamente ed inesorabilmente tutti i poledri che hanno due anni di età. La . fissazione di quest'epoca sarà forse un po' prematura per <.:erte razze, alle quali non si }a$cia, il tempo di completare le loro forme, ma crediamo opportuno di mantenere questo termine nell'interesse del miglioramento onde impedire il male prodotto da una quantità di stalloni aLObulanii e girovaghi che si fanno servire alla monta prima ùei due anni ancora. Ma con simile disposizione non si verrebbe forse a compromettere l'avveuire della specie cavallina, ed a privare i prodottori della possibilità di avere buoni stalloni dalle loro proprie ,razze? Noi avevamo preveduto quest'obbie-
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zione e pen:iò noi proponiamo che vengano stabilite ~om~issioni proviudali ippiche, le quali si taduneranno rn ~ri_rnaver~., e~ aHe quali dovr~~.n o essere presentati t~tt1_ 1 ~avaL1 masclu da due anm rn su; que3te commiss10m sc1eglieranno fra questi quelli che sarebbero suscettibi!.i di diventare buoni riprodottori. Nel I e 2° arrno esse sarebbsro forza-te ad agite per sernj:>licè eliminazione degli anima),i difettosi, mentre dopo il 3° e 4° anno e . . . . n~1 su_cce~s1:1 1 poledri presentati prove'flendo già- dai c~vall 1 ~c1eit1 nel l e ~0 anno troveranno· già cavalli meno ~1fettos1, e la scielta sarà molto migliorè e notevolè. Tutti 1 cavalli scielti saranno soli col'lservati intieti, e si càstreranno nello spazio di 15 0aiorni od un mèse tutti gli altri. •
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Questa misura generale dbvtà pèrò 'venir secondata c0n altri :111ezzi di cui può disporh il governo, vietando ad ~semp10_l'i~tro~uzi0ne nei pascoli comuna1i dei poledri a~enti prn d1 un anno senza essere castrati, spar-· gend? rnstruzioni popolari sugli inconvenienti dégli aC-' coppiarne~t1 prematuri tra cavalle e stalloni, incoraggiandCY ; con pretli1 numerosi ed altri mezzi, di cui dispone lo 1 1 S~'ato, l'uso di castrare i poledri neilà loro prima età , -vrntando con una multa pecuniaria la mònta di càvalli . prin?a che abbiano compito 5 anni, e le cavalle 4 almeno. Simili, disposizioni furono iri molte loéalità favorevo- ; lissimè a..l miglioramento delle razze. Esse sono ih -vigore \ n,el,la, Prussia. E gli Stati della -Bretagna avendo nel secolo passato imposto l'obbligo di castrare tutti i cavall'i stati dichiairati inetti alla propagazione da àpposita commissione, fecero ic. poco tempo acquìstare una grandissima riputazione ai cavalli bretoni. . . siccome·: la cavalla: trMmette prà· facih:nente e più s~cutarnen~e dell6 stallone i difetti e le qualità clre possiede, c0nverrà col niezzo di premi ·ed· incoraggiamenti
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eccita,re gli allevatori a disfarsi delle cattive cavalle fattrici, eda conser'Vare le migliori poledre per la riproduzione, il governo potrebbe ptiré farne esso stesso la i:fistribtgione di un certo nqmero ai proprietarii più di. iig~nti. fi11alrnente per ottenei:e l'esatta osservanizr1, delle leggi in discorso, ccmve,rrebbe mettere una forte imposta ~i detentori di cavalli iptjeri al di sopr:a ,di due anni die p,,on sieno stati appr9sva,tj dal governo, od autorizzati dalle commissioni provinciali. Col sistema, superiormente enun,ziato non si otterrà certamente dappertutto prodotti di prima qualità, perchè dappertutto nop si saranno trovati stallonj e cavalle aistipte, m~ si otterranno certamente in qLJei i1wghi. ove si spno trovati animali riprodottori nelle volute condizioni, ed a poco a poco si vedrebbero aH~ a,ttucili razze venirsi a sostituire cavalli migliorati, i qua,U meglio nudrjti e governati verrebbero ad a·tere Qn V.<J,lore JI10lt0 maggiove, ed acquistevebbero l'attitudin e di render.si proprii a tµ,tti i servizi. a ttitte le esigenze tanto dell'agricoltura, qqanto del lusso, del commercio e della guerra, Jli11ssumepd0 ora i vantaggi che si ritrarrebbero dalla çastr[),zione dei po1edri prima dell'età di due anni quando qr:;est~ mis,ul'a. fosse generalmente /1,dottata, o per legge resa. ob!:>lìgatori<1,, ndi credia,JnO potersi con tutta sicurezza ziffermq.ve : 1° Ohe ~ssa sarebbe uno dei mezzi più potenti per mì.gliorare le nostre razze, perahè si allontanerebberq dalla propagazione tutti gli stalloni incapaci di dare dei buoni prodotti; 2° Che senz<!: nuocere· allo sviluppo dell'animale l'emascolaiioIJ.e rende la sua cot;1forrnazione migliore. specìalmeute pei cavalli di servizio e da guerra, perchè rende le parti anteriori Jliù leggi ore, e più rnaneggiev0li per i I s el'vizio della sella sopratutto; 3° Che colla castrazione alla mammella si re11de l'al•
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evamento e l'educazione del cavallo più facile, perchè i cavalli castrati riescono più docili alla vettura, nella scuderia; nei pascoli, ed il personale destinato alla loro custodia sarebbe meno esposto ad accidenti, e sulla via pubblica vi sarebbe più sicur1pzza per i viaggiatori con cavalli. castrati che coi cavalli intierj; 4° Che il cavallo castrato mentre . presta un servizio cosi. bu10no e regolare quanto l'intiero, costa di meno, si nutrisce megli0, 'dura più lungo tempo, è più s.obrio, e corre meno rischi di .mortalità, di malattie, di ferite, di accidenti, e perciò si couserva e può venir utilizzato ad ogni specie di. servizio meglio del cavallo intiero. Rispetto poi ai vari processi in uso per operare la castrazfone havvene uno che nello stato attuale delle nostre conoscenze ci sembra preferibile a tutti gh altri, e che vorress1mo vedere impiegato in una m!niera generale, ed è la castrazione. per compressione ·e iorsione pura e semplice del coi·done testicolare messo a nudo. Il motivo della nostra preferenza per questo metodo si è, perché i cavalli castrati con questo metodo vanno esenti dalla massima parte degli inconvenienti che sono a temere facendo uso di qualche ailtro metodo, e noi potressimo all'uopo fornire le prove le più evidenti che non si hanno a temere colla castrazione torto-comp1·essa nè le emorragie, nè le fungosità, nè le fisto1e del cordone testicolare, nè gli ingorghi sierosi, nè il tetano, ecc.; che si può operare 'in qualunque tempo, in qualunque stagione ; che sono pressocb~ nulle le pre7 cauzioni a prendersi sì durante che dopo l'opl'!razione che è sempre scevra da qualunque accidente. Noi non descriveremo questo processo operatorio per non Pntrare nel çampo del1a veterinaria .pura; sol0 ci contentiamo di proclamare vantaggioso questo processo nei · paesi ove l'industria equina è molto estesa, perchè dopo di aver s ubìto la mutilazione i cavalli possono venir abbandonati net granili pascoli senza tema che,sopravvengano emor-
ragie per trazione del cordone testicolare operata mordendosi, od essendo morsicati dai compagni. Egli è_sopratutto poi ai veterinari militari che viene raccoma~dato di servirsi a preferenza di questo processo la cui utilità viene al giorno d'oggi incontestabilmente riconosciuta superiore a qualunque altro metoclo e sopratutto a quello delle stecch.e.
Influenza degli stmli zootecnici L'uomo esercita una grande potenza sui bruti, ne modifica le forme, il naturale, il temperamento, le attitudini, ecc.; rende ereditario ciò che non era che accidentale, cambia quanto era costante. Tutta.volta però la sua: azione è limitata, perchè può apportare :modificazioni negli individui, dare origine a varie razze in una data specie, ma gli è interdetto, come già dissimo superiormente, di cambiare in nulla i caratteri distintivi delle specie, dei generi, delle famiglie, delle classi, perchè questi caratteri sono indistruttibili. È sopratutto coll'igiene che arriva a risolvere colla più rigorosa esattezza ardui problemi sulle modificazioni ad im prirnersi agli animali. Ma per arrivare a1la sbl uzione <lei ·cambiamenti che voglionsi ottenere, ha bisogno di esaminare scrupolosamente l'influenza dei vari agenti del mondo esteriore sull'organismo, di determinare accuratamente razione dei progenitori sui discendenti, di rico• nascere i precetti che conviene ·seguire per mantenere t'equiiibrio delle funzioni e condurre a buon fine l'opera iocoata. Come tutte le altre scienze, questa branca com plessa delle umane conoscenze non può camminare isolata, sotto pena Ji forviarsi; conviene perciò che cerchi un solido appoggio-nei principii ammessi dell'anatomia, della fisiologia, della· fisica, chimica, botanica, zoologi<1 , <tgronomia, dalle qtrnli tutto trae dedU7.ioni certissime.
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Ora egli è rnpra questo ràrno d' econom ia rurale t:he i veterinari hapno utili ainmaestramenti a propagare , prezi?se dimostrazioni positive à, far conoscere, ottime pratiche a far prevalere presso delle popqlaziorii agricole. So bene che aleum pretendono che l'arte dell'allevamento del bestiaqie non è una scienza, e _che molti arrivano a far prodigi nella fabbricazione .a nimale senza possedere alcun fondo di studi teorici , e perciò negano alJa veterinp.ria quella parte grandissima d'in'fluenza sulla moltiplicazione e miglioramento del bestiame che ragionevolmerite non le si può contestare, ed uno degli argomenti , su cui si fondanò si è l 'esempio di Backwel che dopo lunghi studi e numerose sperienzè sui · diversi bestiami dell'Inghilterra, dopo· di Mere speso tutto il suo patri1:nonio iu·-isperirilenti, finì per trionfare di tutti gli ostacoli, e le sUe razze ovine, bovine e cavalline migliorate acquistarono , anche mentre era ancora in vita, prezzi favolosi , e vagJia per tutti, il dire che affittò per una stag ione ·uno stallone al prezzo favoloso di 5,000 ghinee, Backwel non v'ha · dubbio ha creato all'Inghilterra un<1, miniera inesàusta di prosperità, perchè per petere mantenere le sue razze al livellii, portò nel tempo ·stesso la coltura dei foraggi ad un grado fin alìora sconosciuto. Ma per poter arrivare a simili risultati che' tl:1tti i;:i 'i,n- · catenano, per_chè una coltura perfezionata è destinata a far prngredire il perfezionamento dè'lle grandi tazze, non dove,,a per certo . essere estraneo alle principali nozioni d'anatomia, d'igiene, di botanica e degli altri rami delle scienze naturali. In u'n a parola Backwel dovette èsseré tan to istrutto quanto fu laborioso e pr-ofondo osservatore, ed i successi che ottenne derivano tutti dal s uo sapere pérchè il caso non gli avrebbe nulla a ppreso. Un altro_argomento per contestà,re all'elemento tecnico, · P. diciamolo francamente, ai veterinari un'ioilue:nza diretta s ul mig1ioramento dellè razze ippiche ci vie•ne messo
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jn campo dal deputato signor Silvestrelli nel s uo :"articolo stampato nella Nazione delli 5 aprile 1864. . • Dato • e non concesso , egli d ice , il sup posto d el professore Gatti (vedi pagina l3 della sua Memoria sultu produ;;io11e equina, in Italia) , < che il p erfezionamento delle razze < equest ri fu in ogni tempo e luogo potente rnente pro' mosso dai veterinari, domanderPi percbè solo la specie ( equina presso di noi avrebbe deteriora.to, e non come , questa tutte le altre che sono a llevate dall'industria , campe?tre? Come si spiega a fron te d el decadimento « della prima, il progresso grande e generale oUen uto in , Italia nella razza vaccina ed ovina. Pertanto o non è ( esatta l 'asserta condizione, o se fosse, questo fatto t!i• mostrerebbe n-on aver la influenza ,lai signor Gatti at• tribuitagli. • Ma quest'argomento è pi ù specioso che sodo, anzi l'asserto del signor Sil vestrelli proverebbe ap punto ciò che vuole contestare. . Ma prima di risponder e al signor S ilvestrelli premetteremo che il miglioramento della specie bovina ha dato luogo a ben meno contraddizioni ch e quella della specie _ cava1lina. I ricch i amatori hanno continuari1ente sdegnato d i occuparsi del bue che h,i, un merito solo che è quello d i essere utile, p er non occuparsi che del cavallo i l qu~le p iace per il regolare sviluppo delle graziose sue forme, perchè è brillante ne.Jle andature, percbe divide col l' uomo la gloria delle battaglie e la . polvere degli ippodromi. Invece sono gli agricoltori soli che apprezzando il bue a l s uo giusto valore hanno voluto apportare a l compagno intimo del coltivator~ tutti i m ig lioramenti possibili; i quali non furono al certo questioni di gusto o d i capriccio, ma deduzioni logiche dalle quali appresero a r endere l'allevamento più lucrativo ed i -benefizi piìl n etti e pi ù considerevoìi. Per .arrivare a ques to si è dov Ltto per certo t.rcJdurre 111 <Jtto i savi insegnamenti clell'i gi c11c e ie g iudiziose .A. X):O
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p ratiche del buon governo senza di c.:ui non è possibile ,deun mig lioramento. Or bene non furono forse i veter1nétri che si fecero sempre una doverosa premura di ,-pa nciere i sani principii d'igiene immezzo alle campagne ,)d a.i co ltivatori, coi quali sono sempre nel più in timo wntatto'/ Veri missionari agronomici, in ragione appunto d,~lla special ità dei loro . studi e della loro educazione s,;ien tifica e professionale, essi si sono data la missione d i fare una propaganda utile e feconda d ei veri e razio1nl i principii dell'educazione del bestiame , d'insegnare loro a conoscere ed apprezzare l'influenza del reg i~e ., dell'aria, del suolo, del clima come modificatori dell'or ganismo anin;iale e divennero così i ·consiglieri, i d ifensori dell 'agricoltura e gl i agenti più o meno diretti della produzione e moltiplicazione de lle speèie utili. Che se a.dunque nelle campagne le specie bovina ed ovi na subi rono un non contestato miglioramento si è appunto perchè nelle campagne venne lasciato un pili vasto ~am po all'azione marcata del veterinario; e se la s't essa cosa non ebbe luogo per le r azze equine si fu apr unto perché la loro azione fu o troppo ristretta, o disconosciuta, od in ogni qualunque modo contrariata. E per avér e una prova inconcussa di quanto avanziamo non abbiamo ch e a percorrere la storia delle principali nazioni ippiche moderne e troveremo che l'industria cavallina prese appunto maggiore sviluppo laddove venne lasciato ai veterinari tutta la massima loro libertà di azione. Tutti sanno quali progressi abbia fatto n el Wurtemberg dal 1816 a questa parte la produzione d el b estiame in generale e l'industria cavallina in particolare , per la. t enaci tà, di proposito ed i potentissimi mezzi di •ls.eeuzione posti i::1 mano del professore Bering, decano dei veterinari tedeschi e direttore delle r egie r azze vurternberghesi, dall'attuale pi ù ch e ottuagenario re (1) rifor(1) )Iorto ,d p1·incipio ckll'om scorso 111~sc rii gi ugno,
363 matore dell'agricoltura e pastonz1a di q uesto bel regno. L'Austria che camminò n ella via del pr ogresso più nel la industria ed economia equina, che nell'economia pnli t ico-sociale, deve la prosperità d1~lle sue razze ungher esi , b oeme . carinziane, transilvane ed istrian e all 'influenrn diret ta esercitata dai distinti veterinari prC'posti al Ia dir ezione tecnica dellè m andr ie di Mezohegjies, d i Baboln a, Kladrub, ~ippiza, ecc. La Pruss.i a in e~i il governo, da Federico il grande i n ·poi fece tanto per rigen erare le sue razze , _consen ò sempre dei distinti veterinari a direttori tecnici delle r i•nomate sue m.àndrie di Wessera, di Graditz, di Newst.ad e di Trakhenen. I l gen erale Mayendorf presidente del comitato delle razze della Russia ci fa s,i pere nel suo scritto Sur l'élève et les institutions hippiques en Bnssie, che i capi dirigenti delle numerose mandrie dell' impero m oscovita sono veterinari, fra' quali citeremo i p rofessori Brawel e Jessen, elevato questo non ha g uarì alla d ign ità di consiglie_re dell'impero e direttore gener ale degli affari veterinari (razze, epizoozie, scuole, ecc .). In Francia fu fino al 1860 direttore generale delle razze al m in istero d'agricoltura il d istintissimo veterinario Eugen io Gayot, sotto la di cui amministrazione l'industria i ppica pervenne ad un grado di prqsperità che viene constatata eia tutti quanti si ocèupano di ip pologia. Il professor e Brugnon e fondatore della scuola veterinaria piemontese fino dal 1769, fu in pari tempo direttore d elle razze s ubalpine, e mai viù il paese fu così dovizioso in buoni e bei cavalli come in quell'epoca. Taceremo per brevità del la Sassoi1ia, di Baden, d ella Baviera e de' vari Stati del la Confederazione germanica ove son o veterinar i ch e bann o la cli rozione d elle mandrie e delle rimonte; solo constateremo ch e in tutti questi Slali le razze eq uestri ~0110 11u rnorosc ·e fiorenti e non si è mai pen sato a conLusLarc 1'inJltieum dell\1l4-;rnc~nio tecllico su l loro 1uigliora melllo .'
3G! Ci1e se anche presso di noi -si· volesse dare all'operoso q!111ut.o modesto ceto veterinario una più larga parte ndla produzione e moltiplicazione eq uin~, non sarébbe èertamente 1in falsare, come dice il signor, Silvestrelli , ln missione dei veterinari con volet·l-i ch·i amare all'eserc·i zio
11ralico dette industrie e dell' allevamento degli animali. L'o n orevole scriitorn s'inganna a partito se crede che l'u 11ico scopo della veterinaria s i<1,_ · la cura delle malattie. Anc he limitata così è <lessa una scienza importante, m a i I suo Cè!.mpo è assai ben più vasto ed i suoi cultori hanno u na missione ben più s u blime, che è quella di migliorare e perfezionare le s p ecie utili, ctlim eotari o di s ervizio, della conservazione e m?liiplicazione delle quali l'uomo ha fatto una delle condizioni spe ciali-, non dirò solo della sua prosperità , ma ancora della propria esistenza. È vero cbe p er ottenere questo scopo la veterinaria deve abbracciare lo studio di molte scienze, le une preparatorie od accessorie, le a ltre essenziali o speciali, ma tutte più o meno ir1dis peosabili, tanto per colui cbe vuole produrre, allevare, conservare, migliorare, trasformare, modificare, acclimare, instruire ancora in certi casi, quanto per chi vuole c urare, prevenire, palliare o guarire le morbose ~fl'ezioni cui possono andar affetti gli animali domestici . Od in altri termini quelle medesime scienze che sono assolutamente indispensabili per colui che vuole studiare od esercitare la medicina dél bestiame, lo sono a ltresì per lo studio e la prntica dell'igiene e dell'educazione degli animali. Insomma voglia l'uomo esercitare la zooiatria, bppure la zoocresia, a meno che vi proceda empir icament.e , convie ne che conosca la fisica, la chimica, la meteorolr:g ia, la buta nicà, la zoologia., l'agronomia, l'anatomia, la fis i0log ia , l' ig ie ne, la p atologia, la t erape utica, poicbè sen za le n ozwnt elle si t r11ggon o d al coucorso di tutte
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queste scienze, l'organismo degli aoirnali è un en igma , un mistero incomprensibile tanto al m edico quaulo a ll'al levatore del b estiame; e perciò tanto l' uno quanto l'altro, prima d i arrivare a comprendere i m isteri d e lla vita, ~ebbono conoscere l'organizzazione e l'influenza c h e gli agenti della natura hanno sull'insie me dPgli organi e per cooseguenza sulle funzioni, l'azione che esercitano sulle specie, sulle razze, sugli individ ui l'aria, l'a é qua, la luce, il calorico, il clima, gli alimenti , l'esercizio, la generazione, gl'incrociarnonti, le alleanze, l'ered ità, il regime conveniente a ciascuna specie, i metodi par tico lari pBr dirigere l'allevamento, le circostanze so tt.o l'azioue delle quali le razze si forniauo, si mantengono, si modificano , i mezzi infine con cui si pLtò migliorare, perfezionare o dirigere verso uno scopo speciale la produzione animale . Or bene cb1 è, l'r a tutti i ceti sociali, cbi è qu egl i il quale faccia cli tutti questi studi la base d e lla sua educazione scien tifica e professionale se non il veterinario? Egli è perciò un torto, un diniego di giustizia da parte del signor Sii vestrelli il pretendere che sia molto difficile il rinveni?'e in Italia veterinari i quali abbiano fatto stucli severi e profond·i . Mettete i veterinari in grado di far valere la loro istruzione, accordate loro quella considerazione che ben si m eritano, assicurate loro un'onorata esistenza, proteggete una professione che finora. ha d ovuto lottare con tro l'ignoranza e la superstiz.ione, e sostenere un'indecorosa concorrenza contro dell'empirismo, peste e flage llo delle campagne, per chè l'esercizio della rnedic iua del bestiame non ' è tutelato da alcuna legge ed abbandonato al diritto comune, e voi vedrete clie n e llo stesso modo che la Francia; la Prussia, l'Austria, l'Allemagna, la Russia trovano veterinari attissirni a dirigere le loro razze eqnest.ri, l'Italia, la qnale non fu mai seconda a nissun'altra nazione nel culto deJl0 scienze na-
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STUDI
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. t urali , non sarà imbarazzata a fornire distinti zooiatri r;,1paci di continuare l'OJ)ern elci Bruanone . n . ,, dei Torraia no d1~i Lessona, d ei Pozzi, dei Volpi, dei Bònzi, degli Orus, <lei Zanqn, dei Ruini e di mille altri italiani cultori delle zouiatriche e zootecniche dil"cipline . Per essere g iusti però non dobbiamo dissimularci cbe là specie di abbandono nel quale viene lasciato l'inse•• g oamento d e lle discipline v eterinarie nelle troppo numer ose nostre scuole per c.ui viene ritardato, reso difficile, se non inceppato qualunque pr0gresso, può fino ad un c,; rto p unto essere uno dei motivi per cui pesa sopra di no i una. certa d iffidenza sull'importanza dei nostri studi , qu asi che no n fossero tant'oltre sp.inti da renderci competenti nel d ifficile arringo dell' educazione e perfezionamento delle specie domestiche. Alla Yl~rità noi · abbiamo · scuole di veterinaria a Tor ino, Milano e . Napoli che sono dichiarate siiperiori, per non a ltro cbe per avere un corpo inseguante più numer oso che a Parma, a Mod<rna, a Bologna, d.. Pisa, a Ferrara, a Perugia; abbiamo cattedre di veterinaria a Cam erino, ad Urbino, a Foligno, a Correggio , ad Ancona, a tieggio, ma dappertutto si deplora, l'insufficienza d egli stud i primari per essere ammesso alle scuole di zooia1ria, la n iuna uniformità nei regolamenti d'amministrazione e nell'insegnamento , la ristrettezza dei mezzi cli ist ruzione, la niuna uniforrn ità n ella durata degli studi, ìa niuna llg uaglianza n ei doveri e nei . dritti per gli stud iosi , dim odochè è impossibi le che i numerosi allievi c he accorrono a queste scuole ne escano tutti muniti dPl . 11ecessario· corredo d'istruzione scientifica. Egli è perciò . necessario . d1e il governo pensi ad organare le nostre sc 11ole vetennarie in modo tale che esse venghino a ri unire tutti i m ezzi i g uaii perrnetta;o a coloro che vogliono ;1pplicarsi a questa scienza , . 1io11 ·solo di poter studiare g ti· animali n ello stato di malattia., ma anche n ello stato
d i sanità, per poter fare all'uopo l'applicazione de : p1iu ~ cipii d'igiene, di moltiplicazione e di perfezionarneulo. Nell'interesse stesso delle finanze dello Stato è ora111ai creduto indispensabile di sopprimere tutte queste scuo)e e cattedre di veterinaria, non mantenendo cbe le scuol e superiori; e siccome in questo il decreto regio del 1860 ha già introdotto un'ottima modificazione, cioè dei posti g ratuiti per quegli allievi che avendo terminato il corso di studi con distinzion e v ogliono ancora perfezio11arsi, noi vorressimo che in una delle metropoli italiane venisse creato un instituto di perfezionamento speCÌalmente per approfondirsi n elle varie applicazioni delle zooiatriche discipline per tutti gli allievi delle varie scuole veterinarie e d'agricoltura che avrebbero con piena lode fatto e compillto i loro studi. Dovrebbe perciò in questo instituto di perfezionamento e d'applicazione venir riunito ·tutto quanto è n ecessario per invogliare la gioventù studiosa a perfezionarsi nell'anatomia e fisiologia comparata e trascendentale, nella dottrina delle razze, nella pastorizia, n ell'agronomia, nella zootecnia generale e speciale, , aiutando altresì e completando all'uopo cotesto insegnamento con escursioni scientifiche ed anche con vinggi all'estero. , Noi vorressimo infine che l'istruzione ,impartita. in questo instituto fosse possibilmente più pratica che teo• rica, più oggettiva che cattedratica, dirnoclochè gli studiosi che frequenterebbero questa scuola d'applicazione potessero uscirne forniti di quel corredo di scienze agricolo•economiche da poter far all' uopo de'ottimi agronoi11i, dei profondi zootecnisti od allevatori, dei distinti. zooiatri .
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foflucuza delle rimoutc. Prima dello stabilimento delle numerose strade che solcano la pe nisola, e l'uso delle vetture pubbl iche l'a-
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grirn ltu ra prod uceva cd allevava di preferenza cavalli da, sella, i quali avevano un fac ile smercio perchè essi ernno press' a po.Co, l'unico mezzo' di trasporto. Oggi qliesto genere di veicolo si è di rnolto modificato. 11 cavallo da. tiro sost(tuisce dappertutto il caval lo da sella. Ma P'ff limitato c he sia al presente l'uso di quest'nltimo , esso sarà sempre mdispe.ns,tbile all'esereito, e la guerra sarà se mpre la più grande consur;natrice di cavalli, dimodocbè gli incoraggiarnEmti al la produzione cavallina debbono io massima partP. partir e dal m:in istero d elle armi. Affinché impertanto l'agricoltura possa. produrr8 caval li per la ca.val leria, conviene che es.~a vi trovi il suo tornaconto. li caval lo d ,t sella, e sopratutto il eavallo per la cavalleria. leggiera è quello che è di più d iffiGil e fabbricazione o v~rndita; il suo allevamento è più costoso, ed il suo prezzo meno P.levato di tutt.i i cavall i di truppa. Da c iò s i comprende ch e i coltivatori si dann11 di preferenza all~ pr0duzione delle bovine, degli auimali da macello dai qua.ii ritirano sempre ed in ogni stagione un prezzo rimuneratore, piuttostocbè fare cavalli per le rimonte di ·cavalleria che sono ben l ungi dall'offrir loro gli stessi . v antRggi. 1 Abbiamo detto che i cavalli di cavalleria leggiera sono · quelli la cui produzi0!1e è più onerosa all'agricoltura. Infatti quelli da tiro, quel li per _la cavalleria di linea possono essere ·utilizza.ti ,-tll'età di t.re anni, e talora anche. più giov<1.ni., in lavori leggieri e coi;'1 guadagna.re una· _ po rzione delle spese per la loro nutritl,lra. Dni 4 ai 5 ~nn i i cavalli da tiro danno anch') alcuni benefizi.. Gli a ll evatori possono perciò rssere m eno esig1'nti sul p r ezzo d i questi animali, perchè dall'età di tre anni comindano già a compensare una parte del _le spese del lo ro allevamento. All' opposto i cavall i da s 0lla nou sono utilizzati per i lavori agricoìi, vPngono t a lora montati, ma no·n mai us:.i.ti al tirc0 dim0dochè' calcolando che la spesa del
1PP!Ct 369 loro mantenimento s1 e ìevi alla modica somma di L. lf>0 all'anno, qLtesti ca:va lli non hanno costato a.I prodottore rneno di f)5d a fiO0 !tre a 4 anni, e ciò senza mett ere in \\ conto gli accidenti ed incidenti che possono farne diminuire i l prezzo . I rischi dell'eià giovanil~:i, e della castrazione devouo pure essere tenuti a calcolo; qualunque difetto naturale od acciden t.a.le, un vizio di conforma,.ione, Dna macchia sngli occhi sono poi per un cavallo da sellasoggett-i di depreziazioòe assai· rilevanti, cui appena, si fa attenzione sui cavalli da tiro. Eppure le rimonte fissano press'a poco lo stesso prezzo per l'uno che per l'altro. Noi crediamo perciò ehe per qual unque cavallo di cavalleria indigeno, il pre1,zo di rirnonta dovrebbe essere non minore di 600 ·lire, ed alìora si potrebbe Pssere più esigenti sui pregi deg li animali, ed asere con clei buoni riprodottori una buona e num erosa cavallerin, il rnnggior cosLo clelìa qua.le non c;arebbe in ultima ana lisi che un incoraggiamento all'agricoltura. I Stimolando la produzione e facendo in modo che gii ail_ovat.ori abbia.no il loro tornaco11t.o nelì'allevar e ca.valli a preferenza d i altri animali, il governo non avrebbe più da qui a qualche anno a temere di non trovare cavalli I neì paese per sovvenire ai bisogni dl'l la guerra. Valga per tutti l 'esempio seguen te : La FranGia a ll\ipoca .della j g ue rra di Spagna , nel 1823, chiese a ll'agricoltura cavalli per riforoire le sue armi a ca va llo, e le r i monte non g li / poterono dare ch e 5,000 ca ,' a.Ili . Prima di fare la guerra <iella Crimea invece le rimonte meglio organizzate gli d iedero :3;:i m ila cavalli, e nel 1859 per l'ent.rat.a in campagna. glie_ne fornirono 3Q m ila, Ma ·per questo converrebbe che il governo stabilisse ò eposi~i d1 r imonte ben ordiuati, dt modo che gli allevatori pol.E-lssero trovare uno smercio assicurato dei loro p rnrlotti, ed .in questo non possiamo a m eno che consentire -a q uanto scrisse il milggiorl,) conte :-;obili nel suo
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370 STUDI scritto :, Swi mez.zi per aumentare e migliorare la p1'uduzione del ca1;alto in Ilalfrt, 1864, Art. v. Depositi di rimonla. Per veritiL il sistema di rimontare l'esercito per mezzo delle imprese, al quale si ricòrse finora e si ricorre nei rnomenti di bisogno e di urgenza è i'.l più vizioso di tutti i sistemi; perchè non riunisce alcuna delle condizioni che possono incoraggiare l'agricoltura ad allevare cav<illi da guerra , ed i fornitori interessati a realizzare i maggiori · benefizi possibili comprano cavalli di ogni provenienza, a prezzi i, più r idotti, e siccome sanno che gli allevatori non possono t enersi senza perdita i cavalli da sella, li forzano così a diminuire le loro pretese. Questa diminuzi,~ne di prezzo è dunque tutta a detrimento degli allevatori, ed a pro;fitto dei fornitori. Per altra parte i negozianti che hanno sempre mteresse a procurarsi cavalli aWestero quando sono a m iglior mercato degli indigeni,, a/formano sempre che questi non bastano per rimontare l'esercito. Siccome noi manchiamo di una statistica esatta del1a woduzione cavallina,, che pure avrebbe doYuto essere fatta prima d'ora, l'amministrazione della guerra vedesi obbligata di ~ssere sotto la d ipendenza d ei fornitori, i quali comprano a seconda dei loi:o interessi senza tener niun conto di quelli dell'agricoltu ra che li produce e di cui trovasi spé.sso irn barazzata. Invece collo stabilimento dei depositi di rimonta la compra di cavalli si farebbe direttamente senza l'intermediario di nissun sensale o n egoziante, ed i prodot.tori potrebbero contare sul pre;?:zo integrale di costo dei loro cavalli . Per altra parte con tale sistema possono venir studiati con maggior cura i mezzi d'incoraggiamento alla -produzione equestre. Gli ufficiali di rimonta posti al centro d elle località più feraci in cavalli avrebbero la missione di percorrere le campagne, di visitare gli allevatori , e di avere relazioni freq uenti con essi. Si stabilirebbe così tra l'agricoltura e le rimoitè dei buoui rapporti che d i-
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vcnterebbero favorevolissimi all'industria ippir,a Se g li uffìGiali di rimonta avranno l'istruzione che comporta la lorÒ m issione, . possono dare buoni consigli agli allevatori sulla scielta delle cavalle, sulla natura dei cavalli che dovrebbero produrre a preferem:a, e sui mezzi per bene al levarli. Alla buona organizzaziope dei depositi di rimonta dovrebbersi aggiungere anche depositi di poledri di un anno o due per venire in ai uto dei piccoli allevatori. È evidente· infatti che questi mancano io gran parte dei mezzi necessarii per alloggiare e nutrire alla scuderia il poledro ch e loro dà ogni anno la cavalla., e d'altronde il benefizio che n e ritirerebbe vendendolo al governo è certo . e netto, perchè l'animale loro non ha costato nulla ; perchè ha viss uto fo10ra colla madre od attorno ad essa mentre più tardi diverrebbe per quelli un imbarazzo dovendo pensare a provvederlo di nutritura e di alloggio, ed il p reà.o cui sarebbe -venduto più tardi non compenserebbe sufficientemente il proprietario delle spese fatte, dei pericoli incorsi, e delle perdite r eali che avrebbe 1 fatto. Anche le riforme che si fanno nei corpi delle armi a cavallo, quando venii::sero giudiziosamente eseguite concorrerebbero ad incoraggiare gli allevatori . Nei reggimenti dovrebbersi riformare di preferenza le cavalle~ ed ann ual men te i corpi dovx:e b bero disfarsi di 1 [6 o di 117 del loro effettivo. L'agricoltura potrebbe contare così sopra di un maggior numero cli cavalle fattrici, ed i reggimenti avr ebliero i loro caval1ì pressochè tutti dir spon ibili , invece di averne sempre delle quantità od ammalati, o convalescenti, od inservibili per questo o qnell'a!Lro motivo. Nei momenti d' urgenza. si accettano cayalli talora leggiermente, e quando debbonsi poi organizzare gli squadroni di guerra, per andare ai campi di manovra, rimaniamo sorpresi del grandissimo numero
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JPPICI STUOI
cli in val idi d10 debbono vernr lasciali nei q uar tieri. Se si dovesse poi eotrat'e io campc1gna la cosa sarebbe ancor peggiore, poic hè al massimo non si può contare che sopra i '213 dell'effettivo dei r eggimenti , nei quali si dovrebb ero riformare tutti i cavalli che non sono capaci di prestare un servizio att ivo e che d iv entano passività e non va lori conservandoli n elle infermerie.
Premi ed incoraggiamenti alla produzione. Malgrado la nostra. inconcussa fede nei destini e n elle risorse d ~dl'Ital ia , non siamo abbastanza ottimisti da 1 credere che l 'industria equestr e possa r eggersi da SP. stessa senza l'intervento dire tto del governo . Dovranno ancor passare ann i ed anni prima c he si p ossa abbandonare inlegr almeotc alla speculazione p rivata il còmpito oi prov vedei:e ai b isogui dello Stato. E perciò siamo di avviso che alla direzione delle r azze deve essere lasciata tutt a la li ber tà d'azione, p er eccitare la produzione con tutti i mezzi possibili, anche a costo di fare sagrifizi. Fra questi mezzi indiretti non ultimi sono i premi, alla produzione, ali' im port azion e di sta lloui rigeneratori, alle più distinte cavalle fattrici . I b uoni effetti dei p remi e degli incoraggiamenti per la moltiplicazione delle razze equi ne fu rono con testati dagli uni, mentre dagli altri vennero esaltati fir:o all'esagcrazio11e . Noi crediamo invece ch e, per riuscire veramente tali, dovrebbero v€oir distribuiti in modo che non r iuscissero una mistificazionP per gli a llevatori , ma bensì fossero <li una certa entità propor zionale. Se quest'istit u~ 1.iooe pe r lo passato n on ha prodotto tutto il bene che se n e s perava, ciò fu app unto per ché n on presiedette sempre la giustizia alla loro distribuzione. Noi vorressimo i rn pertanto ch e i pre m i fossero a ll'uopo meno numerosi, ma di un valore tale da dive1it are un vero incoraggiamento.
Noi già face m n'.o o::;servar e c he, al pé:ri di _tutte le, aJtre, l'industria cavallina deYe trovare ne suoi benefizi un eecitamento sufliciente per pot er far valere i pcoprii ine1.z i, e bastare a se medesima. Quando r iempie t.ali condizioni non ovvi nulla di meglio a fa.re che lasciare ,dia medesima piena lib ertà d'azione. :Ma quaudo d iven ta onerosa pe r chi l'esercisce, e che è minacciata di un pieno a hban don o, allora è dovere del governo di darle il suo. appoggio per non lasciarla .p e rire, tanto quan_do la. sua esistenza è connessa con i più grandi rnteress1 dello :Sta to, a quelli del commer cio, dell'agricoltllra, del_la si~ curezza ed in di pendenza nazionale. Tale è il caso 10 cm si t rova al giorno d'oggi la produzione del cava llo rn Jlalia, e specialmente del cavallo da sella, instrumento indispensabile alla cavalleria. Nou saremo d unque noi che ci opporre mo alla i nstituzione su grande_ sc~la_ premi e d'incoraggiamcoti all'importazione d1 d1stint1 stalloni", ma non ci pare che il governo debba stabilire premi di 5, 6, 7 mila franchi per questo, perchè pochi sarebbero color o che potrebber o sobbarcarsi a fare dispend i per procurarsi stalloni di p regio per concorrere a tali premi, i quali dive nebbero così la preda d i alc uni speculatori ed allevat ori in grande, e la p iccola industria ne avvaotaggierebbe poco o nulla. Noi vorress:mo i nvece cbesi stabi lissero premi di 6, 8 cento franchi che verrebbero forniti piuttosto come mezzi per manten e re tal i stall0ni in esercizio, ma sempre dopo che si avranno av uto prove sufficienti che q uesti ·r iprodott ori banno r eso servizi a lla produzione. Ai grandi allevatori poi vorressÌmo che i premi per le cavalle fa_ttrici, . p~r poledri distinti ~onsistessero in medaglie, _g 1a~ma 1 ID denaro, quelli di tal natura fossero riservati agli allevatori su piecola scala, anzi sarebbe anaor megli~ s~ tali p remi inYcce di essere in d enaro, consistessero 1_n 1str\1rnenLi d'ag ricoltum perrczionali, in macchine ,1gn cole, m cavalle di~t iute, r.cc.
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374
STUD{
375
IPP ICI
Vi fu chi considerando i pochi effetti che ebbero finora sulla produzione e miglioramento delle razze equiue le somme distribuite in p1;emi, opinava che esse fossero applicate in ricompensa per il buon goverifo delle prat erie, la moltiplicazione dei foraggi artificiali, e delle radici pabulari. Questa disposizione potrà avere ottimi risultati sulì'agricoltura di questa o rl.i quell'altra località, permetterà di aumentare fa quantità dei foraggi, di variar e l'alimentazione, ma non crediamo che possa avere _ un'influenza ben marcata sulla moltiplicazione e per fezionamento delle razze equine. Anzi se non vi sarà un benefìzio, un vantaggio ' reale e ben assicurato, gli allevatori si daranno sempre a preferenza alla produzione delle, bovine, all'industria lattifera,- a quella dell'impinguamento, percbè più rimuneratrici, meno aleatorie e d ifficili dell'educazione del cavallo. Ma quello che incontestabiliuente renderebbe l'industria ' cavallina più importante, e farebbe sì che la produzione e l'educazione del cavallo venissero praticate con più discernimento, con maggiori cure e miglior gusto, sar ebbe la diffusione dell'istruzione popolare. Converrebbe . dunque che dal governo si spandessero brevi no;,ioni sulla conoscenza del cavallo, colle y_uali si cercasse d'inspirare agli abitanti delle campagne l'amore di questo animale sì utile, ed a far lor o comprendere tutti i miglioramenti , progressivi che si potrebbero ottenere governandolo giud iziosamente, avendone maggior cura nelle malattie. Tutti gli allevatori dovrebbero conoscer e la confor mazione e le principr~li qualità che deve avere un buon cavallo per essere di buon servizio e cli facile vendita. Se noi volessimo indagare il perchè l'loghilterra, il Belgio, la Prussia sono così superiori a noi nell'industria ippica, noi troveremo che questi paesi sono altresì quelli in cui la istruzione popolare è più generalizzata. Se perciò si vuole che -l'a llevamento la iwoduzione P,1uina diYP111ÌIJO fio-
.renti, conviene sp~rndere fra il popolo l'istruzione agr icola primaria. Nè si creda che la migliore scuola per l'ali e • vamento sia la pratica, perchè senza la teoria quella sarà sempre cieca·e stazionaria . Chi poi potrebbe aiutare. -moltissimo la diffusione dei buoni insegnamenti zootecnici, più ancora dei libri e dei giornali, sarebbero i veterinari , i qua li c~ome già dissimo per la specialità dei loro studi e della professionale loro educazione -banno il mandato di spandere fra mezzo agli allevatori i . veri e razionali principii dell'igiene e dell'ed11cazione del bestiame, e ad avere perciò una marcata e diretta azione sulla produziotie, moltiplicazione, buon governo e specializzazione ·degli animali domestici in genere e del cavallo in rnpec1e. Ma per ottenere tutti questi vantaggi è indispensabile che il governo metta i veterinarii in posizione di poter agire nella pienezza delle loro risorse, e vengano tratti da. quello stato di sterilità e di atonia in cui languiscono, e che, conformemente al desiderio di tutti gli amici del. l'agricoltura e di tutti gli amatori del cavallo , vengano posti in grado di prendere al banchetto della società quel posto che ben si meritano, e il che non arriyerà 'mai finchè non 'venga sancita una legge che regoli l'esercii.io veterinario, la qual legge trovasi già inscritta nei codici di pressocbè tutte le nazioni civili dell'E_uropa, ma che da noi viene reclamata e sospirata invano.
Prof. F. \
e
!
PAPA.
LE
_LEVE ESEGUITE IN ITALIA DAL ,I 8159 AL -f 865
Il maggior geJJerale FEDEmco To1rnE, direttore genetale al ministero- della guerra e deputato al Parlamento, diresse al miaistro della gnerra una r elazione sulle leve militari operretesi in Italia dalle annessioni delle varie provincie a l 30 settembre 1863, r-eìazione la quale, con lodevolissimo· proposito mandata per le stampe, forma un grosso volume in foglio di circa 700 pagine, nel q mde sono con mirabile ordine, colla massima esattezza e sincerità raccolti non soltanto tutti i dati statistici intorno alle operazioni delle citate leve, ma ben anco le più precise notizie storiche sulla formazione dell'esercito italiano, di quell'esercito che sorto come per incanto d,ille viscere di uu,t nazione essa P,Ul'e incantevolmente r isorta e feco ndato del seme del prode e generoso esercito pie-
LE LEVE: IN ITALIA 3i7 montese, oggi con ben giusta fierezza .estolle la sua nazionale bandiera fra quelle dei più forti eserciti de~ mondo. La relazione, ,preceduta da un proemio, ove per lo appunto è criteriùsamente compendiata la storia constitutiva dell'esercito nostro, è divisa in 9 pani rispondenti nlle nove leve attuatesi nel detto periodo di tempo, ed è quindi seguita da documenti ufficiali che avvalorano le premesse notizie sì storiche che statistiche e rischiarono importanti quistioni di diritto agitato nei consigli di leva, ed in fine da numerose ta()elle indicanti per ciascuna leva: 1° I g iorni fissati per le estrazioni a sorte dcgl i inscritti. 2° I giorni stabiliti P.er l'esame definitivo ed assenfo degl i inscritti. 3° Le sedute tenute da ciascun consiglio di leva nelle s ue VE.,rie operazioni. 4° Il numero dei ricorsi per riparazioni di g ravarne presentati in tem po utile al ministero di guerra contro le decisioni dei consigli di leva. 5° I diversi gradi di statura degli uòrnini appa.rte• nenti alle leve . 6° Le imperfezioni o malai,tie che determinarono la riforma degli inscritti. 7° La proporzione per cento .tra gli esentati definitivamente e oali inscritti sulle liste . d'estrazione. · · 8° Il numero degli alunni ecclesiastfoi proposti dagli ord inari d iocesani per la dispensa. 9° La proporzione per cento tra i renitenti ed il èontiu~ente somministrato d{l, ogni circondario. M. Il riparto e le assegnai.ioni a; corpi dell'esercito degli inscritti di F categoria. 11. Il riparto e le assegna,,ioni ,Ji co rpi r'll-'ll'esercilo degli inscritti di 2" categoria.
378
lN lT,II.lA
L E J,lèYE
12. La situazione della leva alla chi usura della sessi one comp1etiva. Soltanto il complesso di qoesti suacce11nati documenti, ove sono succosamente riassunti con copia e diligenza dati statistici essenzialissimi, basterebbe per fare del lavoro di cui discorriamo un'opera im portantissima sot.t.o molteplici aspetti. Importantissima per gli uomini di Sfato e per i rappresentanti della nazione, poi chè ne potranno ricavare precisi e fondati criteri e norme sia pel governare, che per progettar leggi, discuterle ed applicarle. Importantissima per chiunque si occu;-:,1 delle cose militari, chè da queste vi potranno a pie1Je mani e con tutta sicurezza attingere essenzialissi mi dati, e preziosi elementi per i loro studi e per le loro elucubrazioni. lm portantissirna aì punto dì vista generale, in quanto c.:hè rende <~salto conto alla nazione dell'arplicazione e dei risultati di una sua legge cè\rdinale, sul meritq e sugli efleUi della quale più di una v oltit sollevaronsi amare qi:rnnto ingiuste recriminazioni appuoto pcl dif'e tto di fondamento ai criterii generali. Importantissima al punto di vista politico percbè palpabilmente dimostrando all'Europa tutte le risorse vive di cui può di,-porre il nostro paese, comprova le sue ragioni ed i suoi diritti ad occupare un primario posto nel consonio delle nazioni. Importantissima infine, avveg nachè consfatando con prove di fatto il primordiale lavorìo d'Italia onde militarmente costituirsi, appalesa il suo splendido avvenire. Ma all' importanza intripseca dell'opra, s'accoppiano la lucidità del concetto, e l'eleganza della dicitura, pregi questi assai diffkili a conciliarsi colla natura del sog·o·et!o t .- 0 · t;rattrito, epperò vieppiù ne accrescono il merito. Non appnr liene a noi il tri hu tar lod i a!J'coTettic, ~'ene?-:: r, r,dlJ che c.:on fatica e paziynza. ,n a.pprczzal>i ln ha· ::;apul.o ,i')
379
raccogliere e coordinare cotanto inirìcata congerie di svariatissimi elementi e comporne un tutto d i sì bella forma e di inestimabile im portanza ed utilità: però ci sia concesso di assicurarlo che il suo lavoro gli ac.:quisterà oltre a q,lanto già ben n:H::ritamente ne possiede,' credito e gratitudine dalla nazione di cui egli è ra ppre• sentante ed all'esercito cui egli appartiene e del quale ho detto è il su0 lav:oro una splendida e completa pagin a. Ora che come ben sappiamo - e ce n e duole - che la Relazione n;n potrà avere per la sua mole ed an che per la specialità della sua pu bblicazione, tutto quel div olg<1,mento che sarebbe essenziale sì all'estero che nel- · l'interno( e particolarmente nell'esercito nostro, abbia.m creduto far bene riportandone in disteso il proemio, siccome quella parte del libro che può aver maggior interessamento, ed accenna al complesso dell'opra stessa ed abbiam fede di acquistarne la gratitudine di quelli ' fra i nostri lettori, cui non sarà dato di aver fra le mani la relazione completa. D'aJtronde poi avremo pel seguito più di una volta a trar partito di ragguagli statistici facenti corpo della relazione., e sarà mai sempre nostra scrupolosa cura lo accennare la fonte autorevole. Ecco 11 proemio :
'.)13.lì
LE LEVI!: IN ITALIA
«
'\ , Due anni or sono intorno alle gloriose armi subalJJine si ordinavano i soldati rlelle
nuove provincie. Oggi andiamo alteri di un esercito italiano ....... , Discorso cli S. Jlf. Vcno,no E~ANUHLX all'apertura del/a. ,essio11e legisl<tliva ciel ·ISGS.
• L'tlsercito italiano il 30 settembre del 1863 (1) era forte di 37(.1, 722 uouiioi cioè d i : Fanteria di linea (80 reggimenti e due depositi in Sardeg na) . . . . . 215,2G3 Bersag lie1·i (6 reggimenti o 36 battaglioni) 25 428 Caval!e ria (17 reggimenti) . . . . . . 23' 216 Artig lieria (1 0 reggimenti). 29'.318 Genio (2 reggimenti) . . . ti,717 Treno d'armata (3 reggimenti). 7, 761 Carabinieri reali ( 14 legioni) 18,679 Corpo d'amministrazione . 6,)52 Corpo fra nco e moschettieri . 2,836 Corpi sedentari, instituti, - ecc., ecc . . 13,185 Uomini della 2·' categoria della classe 1842 non an cora assegnati ai corpi (2) . 31,172
379,722
(1) A\Jbii,1110 prescelto questo punto di partenza per non entrare a discorrere delle operazioni della leva ancora in corso sui nati nel 1843. (2) La 2' categoria della classe 1842 è propriamente di circa 33,000 nomini, ma d i questi ne furono destiuati ai corpi 1,828, sia per anticipata spo ntanea partenza, sia pcrchè, trovati eccedenti al contingente e rimandati a c,18a, figurn.no però nella sitmt1/.ione dei corpi. 0
38 1
Di q nesti appa rtenevano : Alle classi provrnc1a · · 11· 162,538 ( A ll'ordinanza . 100,979 Alla 2 ' categoria, compresa quella dei nati nel lt142. . . . 90,618 ,Uffiziali, corpi sedentari, instituti, ecc. 25,587 Il 30 settembre erano p resenti sotto ~ le armi . . 273,044 In congedo illimitato 106,678
379,722
379,_7 22
« Quali le classi provìnci_ali_ e le ~econ de categorie io 1:1-ttìvità di servizio O in congedo 1llim1tato, 10 quale anno compiano la loro ferma gli uomini d'ordinanza, v~dr~ 11 lettore nel segu~nte ros etto, cui a cagion del nostro più n~tret!o formato abb1an~ aov&o togliere le colonne particolareggianti le smgole classi di ogni categoria.
382
JN I TAl.lA
1,1! LF:\'11:
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CLASSI PROVIXCIALI
SECONDE CATEGOE:.lE c ioè
cioè
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17,924
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1,028
·2 1,268
s,o,,o
29,318
397
482
879
1,651
4-73
4,394
2,S23
6,71 7
812
906
1,718
2,221
2-15
5,533
2,228
7 ,761
18,151
528
18,679
72,781
106,885
14,617
27,:,46
-12,163
Bers:iglieri
4,557
9,302
13,859
1,801
2,962
Cavalleria .
4,'175
10,723
15, l98
817
Artiglieria.
5,792
9,20-1
1-1,996
Genio militare
1,926
1,788
3,714
Treno d'armata .
1,4i6
2,161
3,577
,,
Carabinieri reali
18,679
I
Co1]JO d'amministrazione.
Cacciatori franchi . rom pagnie moschettieri .
1,695
1,767
3,462
86
761
8-!7
' i I
602
256
858
1,666
166
3,855
2,297
6, 152
151
131
282
1,134
7-1
2,100
237
2,337
432
67
499
100,979
12.402
259,859
499
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5-1,051
108,487
21 ,45.",
162,538
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RI EPI Classi proYinciali
Sotto le anni .
I
11 1'2 - - - ---
ri8,265
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Fanteri!\. di linea
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59,446
LOGO
Seconde categorie Ordinanza . Uffizia1i dei corpi a tti vi . . . . . . . . Uffiziali e bassa forza dei corpi sedentari, istituti Classi proYiucial i • • • • • • • • • • • Seconde categorie compr esa. qnella J842
37,991
S
108,-187 37,99 1 100,979
12,,w2 13,185 54,0!;1 52,627
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384
LE LEVI'.
Riporto
Come potè l'Italia in sì breve perioòo di t<:>mpo compors i
Esercito modenese.
«
385
'IN lTALIA
~ Questo eserci to, quando sarì1 coudotta a term:ne la leva in corso sui n,iti nel 1843, sarà potente di assai oltre i 400,000 uominl
1m esercito co~l nnrneroso? Aggregando intorno a ll'antico e g loriliso esercì to sardo i soldati lom ba.rii ri lascia ti dal!' Austria, quelli della Toscana, dell'Emilia, delle ultime qu11ttro classi dell'esercite, napoletano, vari1 frammenti p,,i corpi dei , 1 oloutarii, e cogli uomini delle leve operatesi dalle annessioni de lle "arit' provincie in poi. A qllesti due fatt i principali arrogi anche lo ' spontaneo arruolamento dei giovani nell'esP,rcito. .
Fanteria. Cavalleria Artiglieria Genio . . . . Corpi e stabilimenti
94,817
2,960 530 ( 588
4,275 (1)
3
194
Esercih, parmense. I. • Prima di descrivere in quale guisa e quan,10 avvenissero le riggregazioni delle forze dei ,iarii Stati italiani all't>serc1to sardo, stimiamo conveniente, anzi utile, e per piC1 ragioni agevoli ad intendersi, pubblic_a re le tabelle delle forze degli antichi l'<1gni e ducati d'Italia nell'anno 1859.
~ Esernilo
50,101 7,576 6,915 6,781 2,236 1,484 3,645 4,463
Fanteria.
83,201 (1)
(1) Vedi Documento I. (2) Vecli Docwnento II.
A rtiglier1a . Genda rmeria . Corpi e stabilimenti di versi
Esercito 11a11olctano.
6,745 ; 668 239 1,864111 ,616 (2) 1,850 250
A riportq,rsi
~
9,0741 600 800 16,894 (3) 4,700 1,720
Ca. valleria
Esercito toscano. F anteria. . Bersaglieri · Cavalleria . Artiglieria . Gen.farmeria Corpi diversi
372 11 306
Esercito pontificio.
piemontese.
Fanteria. . Bersaglieri . Cavalleria . Artiglieria . Genio .. . Treno d'armata Carabinieri reali . . . . Corpi e stabilimenti diversi.
2, 332 Ì 121 f 148 > 3,290 (2)
Fanteria. Cavalleria Artiglieria Genio Gendarmeria . , • Corpi e stabilimenti diversi
54,056 7.397 7:227 2,823 1,936 4,693 10,030
F anteria. Cavalleria Artiglieria . Pionieri e zappatori Treno . . G endarmeria . . Corpi e stabilimenti diversi Totale
94,817 ( 1) Vcdi Documento III. (2) Vedi Dociwiento IV. (3) Vedi Dociwiento V. (4) VetU Documento VI.
M,162 (4)
207,438
386
Lii
• rL~• taue lla Jellc f01,ze . ..1to . ·, dell' P:ser sard 0 d · · s i/ ru,nsce (1) nl 31 c1 nnaio a 1101 riportata 09 npprossimarsi ddla ouegi'ra ' r 1cev · 'è aum · ma allo o nt qnr,ll'eserr.ito, J' · ·
18. ' ·
che all'aprÌI'SI del!; (:a : ,, , lt' ~\ li uom111i. di matoncorso di 11 mi'la . mpa,"'na rn:,l aprile 1859 p'-'I . ' vo1ontan auuolat' · · ' v ('lto s,,rpassò la cifra oi 94 ·1, _1si .1'1 quelle file, l'escr11omini si aggiunsero hrnao il1:1 ~ u/m11_11. A questi 94 mila 1O mib Yo:ont,tri e 23 ~da , e on ? ~1 mestre dell'an • o Il \tr1 d~l.le classi_ 1834, 1835, 183/~scf~;~ i lle se~onde categorie 11s,egm1.t1 a1 corpi vari no n fì" , . quali, _come che non e non furono chianl'lti cl1e t,:,ulra1:7ano nei q uacl n dell'Psercito . ' , ne g1 uano e ] l' d' . , ta l c b e la ci fra dell'esel'cito sai'1 a ol'J" 20 luguomin io . t 1_qul'll a11 • 0, - ', llIC l'èl
." npo però la pace di v·11 · , · 1 ~ f tanca mila Dvolontari i quali' n flll'ono coogedatì j 21 , on a,,.vlln0 pre• • • tem po che, pP.!. • della guerra ' e 12 a 1tn. m1.1a uo . . o. dserv1z10 li "'. 1_829 per forma compiuta Q . l' mim_ e e classi 1828 c,ip10 dell'au tunno del 1859 .· m~ l .. es(·rcJt~ sar,!o_ ~ul (Jl'it1P e rò esi>guita la leva in r1 u::;.,e alla Iorza d1 94.201. iln tiche prrw i nc1e ·e nr.1 dque ~emptsulla _c_l11sse 1838 ·nelle d1 1• categoria Ù p;e,·n o111tcc.em r.-i c i~rnati I 9 mila uom·ui . • ' rompres1 "I I 8 ·I · • _ ..· categuna della c las~·e ste~sa .' · se bbPoe ono ni1 a uo1111111 di 9 · a1 co·p1, c.ontarn al cader dell\ 1859 nl o.,ncora ~ss..g11ati 111,20 1. nno a !orza d1 uomini
r
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. , Unita la Lmnbardin, al P iem . 1. 1. , s1 trovavano s nUo le ba-nd" ~n_te. soldati lombrird che del trattato di pn.ce SC"n·1to iae rze a~1:,triache, 10 virtù dell'art.. J 3 1 F ,, • o ' tlrl " O tra la csa 1, 1 0 11. . e I nus.ria, e ratifìc,1 to poi in ' e,.. a, a • rancia v,~mbre de l 1859 f,1rono. l1'b, · t'odr,no Il 17 del n1P.i;e di no. · • ' e t a I a q nel serv , d d pe li t r1m11nr!ati suc.. essivamente ·Il· I . ii10, e , a raperaoo 45,503. n a ora patria, Questi militari
,t . . ,._
' D()vendo q ue.,1i uomrn i esspr • . . con decrr10 •ea le ., ' I 1O . 1' e ver~a t I nr1 re;uo l'!S"rci to • • ' e Il • n ,veni 1ri-, 1859 ' d ~ : t nuovi obblighi milirari c ui r!r : ,ennero etl:'ru11nat1 iernpo .;tesso venne sta b.; t· l >Vf~\•ano essere so1t.opnsti, e nel ferma ohe <lovevan~ ~erc~~'l'~Jt urata e la deC'orrenza della.
• A pareggiare in:ie ramenle la s t d , Id . . ()11ella dei soldati de lle anti· he pro,· o ~ e f e~so ati lombard i a lerma p"r tutti a,seon"nio \lnr1e, _u ssata 111 mndr>~i n1a , • " ,, t seuza eccezione 1· L b d· · 1 e 1asse della leva corris pondente 1 1 . . om ?r i alla la lègge òel 1854 presliriveva :r i op~ an no ~1 nascila, C<'ll18 l'Pf la patent1i imneri;ile d , \ 17py t ebn1ontcs1. Siccome però l . I . .• e se iem re del 1820 h go a' a a coscr1zwne i D Lotn b'll·d e re. ' ia ' 1. giovani erano, esoggetti ( 1)
Vedi Documento I.
lN ITAI,lA
1,1(1'1!
387
.i\ militare s0rvizio a principiare da\\'età di anni 20 compiti, cos\ fu prescritto, pC'r una massima generale, che la fern,a òei soldati lombardi dovesse i ntendersi decorrere dal mese di gennaio dell'anno in cui aveva.no compiuto il ventunesimo di loro età, niuna distiuzione fatta per coloro che fossero stati chiamati sotto ìe armi in tllmpo diverso. • Nello stesso decreto fu p rovveduto a rig uardo degli indi • , idui che avr.vano disertato la ban liera austriaca ei ai molti 1 refrattarii alle leve fatte da \l' Austria, ug uagliando i loro obh\ighi a quelli dei militari concittadini regolanneule restituiti rlal p;oYerno irnperialc, n ·m potendosi nttturalmente mettere in dubbio il diritto di esigere e-lai me \esimi che pr~stassero or11. al proprio p3.ese un tempo di servizio pari a q ,lello cui ancora e rano tenuti i soldati coi q ua\i furono co, criiti.
Segue quindi una tabella per nimostra.re a quali classi, armi e provincie appartenessero i soldati lombai·di restituiti dall' Anstria.
·
• Nel rngio demeto sopra citato del 10 novembre 1859 c irca gli obblighi militari, nel regio esercito, dei . Ll•mbardi già al servizio austriaco, fu determinato che, siccome gli uomini dflle dassi 1828 e 1829 delle antiche provincie . clnssi che erano le più aozi:rne fra quel\e tuttora ,·incolate a l militare servizio, sarebbero stn.ti fra breve cong,idati per tennine di fer ma, co,ù si doYevano considt>rare come sciolti da ogni obbli go ulteriore i T..,ornb:i.rdi n·1ti an1eriorrnente all'anno 1830. Q11inr1i ln. di·;i s1one dei militari lombardi, che ancora avevano obbligo di sNY1zio e che furono riconosciu1i abili al medesimo, risultò la s egnente : e lndividni delle classi 1830, 1831, 1832, 1833 a.i quali spettava il congedo i\li1nita.to . . , N. 13,574 • Individui delle classi 1834, 1~35, 1836, 1837; 1838, 1839 destinati sotto le areni . . , . • · 24,100 • Esclusi dunque gli uomini .:.ppartenenti al\E\ cla:,si antPriori a q\le\la del 1830 e gli inabili, n on doYeY:-ino u ni rsi e non furono a~gre~ati all'esercito sardo che i Lombardi delle classi 1830 in poi, cioè uoinini 37,476 (1). , A q.uali corpi furono asseg nati questi 3'7 ,476 uomini, ed iu qual tempo ne fu dato \'ordine, appar;rà, meglio che a pnrl•lc, m anifesto dalla seguente tabelli. : (1) Propriamente sarebbero 87,674, ma siccome 198 di essi furono assegn,,ti alla marin.i, così non ne abbi,uno tenuto conto.
388
IN lTALIA
LE r.to:V((
dei 37,4'16 soldati lombn rdi, tra .uomini in congedo illimitato e tra uomini presenti alle bandiere, l'esercito sardo-lombardo nei primi mesi del 1860 ascendeva a 148,677. • Fu appunto nel corso di quest'an no 1860 che avvenoero le annessioni di tutte le altre provincie italiane, le q uali unite alle antiche ed alla Lom b~rdia costitui.scono per ora il r egno d'Italia, e però lnngh'esso l'anllrJ 1860 seguì l'aggregazione degli eserciti dell'Emili-a, della Toscana e di u na parte dt::1l'esercito nàpoletano coll'esercito sardo~lombardo. P rima però di rarla.re pa,rtitamente di qUfisto fatto, crediamo sia necessario po.rre sott'occhio del lettore le ta-belle delle forze dei vari Stati italiani allora es;stenti, e che poscia· integralnll~nte od in parte si uni rono alle provincie settent1·ionali d'Italia. « Ciò posto, seguìla l'aggrega1/ione
J AssEGNAZIONI fatte ai varii corpi dell'esercito sardo dei militari lombardi licenziati dall'Austria.
NUMERO ;;DATA DELI,A CIRCOLARE
che prescrive l'assegnazione ai varii corpi dell'esercito
i\SSRGNAZIOXI FAT-rli ALLlì AR:111 DI
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N. 38 - 2-i marzo 1860 .
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670 713 245 822 201
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N. 63 - 16 inaggio 1860. 10086 837
--
Asscgnazioni classi 1830-33 10086 8S7 670 713 245 822 201
-
N. 122 - 17
ot-
tobre 1859.
. . 479 .
- 26 dicembre 1859
3970
.
N. 148
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N. 10 - 11 geunaio 1860 . 10372 960 febbraio 1860.
" 13574
-- -- - - - - - - - - -
N. 146 - 10 dicembre 1859
N. 15 - 4
.
Esercito <lell'Emilia.
86S
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1332 42() 922 2398 478 1445 254
-- -
Àmgnaliooi cl:issi)83!-39 15674 1389 2264 2398 478 1445 254 "
" 23902
-TOTM,E
37476
Fanteria. Ber:saglieri Cavalleria ArtigllPria Geoio Treno . Carabinir,ri . . Corpi e stabilimenti di versi
19,134 3. 198 1,713 2,429 919 129 690 3,309
31,521 (1)
11,890 1,694 1,233 1,942 350 313 2,094 939
20,455 (2)
Esercito tosllano. l'anteria. . Bersaglieri . Ca val!eria Artiglieri'a . Genio T reno Carnbinieri . . . Corpi e stabilimenti dtversi
4 ·r iportarsi (1) Vedi Doewnento VII. (2) V ccli. lJocwmcnto Vlll.
5 1,976
390
l,J,; LRVR
391
J:-1 tTAIH
Riprn·to
51,976
Esercito pontificio. F,i n te ria. Ber.sagliel'I Cavalleria Artiglieria . G,•ndarmeria Corpi di " ersi :
10,650 4,350 ( 300 1, 2 50 22,820 ( l) 4,500 1,770
Esercito 1111poletano. Fanteria (2) Ca"alleria . ' I Artiglieria . Genio Treno . . G.,ndarrneria Corpi e s tabili,;1e~ti diver:;i
63,1121 6,778 7,426 2,705 99,432 (3) 2,160 6,942 10,309
I
174,228
,r Ove tutte qneste truppe si fossero aggiL1nte ali e~e~c110 sardo-Jomf.Jardo ""ià· forte di 140,677 uowm1, noi, nel corso del l.8611, avrem ~o po: t11to avere un esercito forte di . . . . . . 314,905 colla _sola annessione, senza punto tener coolO de<>li uoniini che s1. rcclutaron_o nelle le,,e di que11'1.1 nno. Come0 ac,ale-, tanra di Jorz• I -. . . ,., ' se . iattura . ,i,, e come e n 1, anent.1 s1 a,mregas~ero 11 a _esercito_ sardo -lom bardo, è pregio dell'opera discorr~;e alrnf'no pe1 sommi cap1. 0
la/ EsER_c,~? r,~r.L'E~ILIA. - ~on entra nello scopo del nostro 0 ro te:s 3u 1~ l,l stona della lonuazioue di questo eserc1t.o la qua 1u fonnazwnt', ebbe or1gme · · ' prnna e J1e scoppiasse la. guerra (J) Vetli Documento IX . .<2 > Iu q_ne~(,a fori,1 son COlllpre~i Ul 000 uomiui circa. co111poncnli i 16 baltagho111 dei cacciatori e tìr,igli,t~ri. (:iJ Vedi Ooc1i.mc11to x.
e 1•rnpri,P111' nto il 25 aprile 1859, quando alcuni nffoinli. col i:; ·neri1le Luigi Mezr.acaprJ, $pediti dal governo piemontese ~i rucaro110 in Tose:rna 11.i confini dello Staio pontificio per rac,·o61i.-rc i molti v1,lon1arii d.1e acconevano ad arruula1 si p,·r la guerra, e che in q 11a,anta giurni giunsero a circa 9,000 1i"rHn ini, di concent1·1n si in Aless:indr a, se l'armistizio di VdlafNnca non :nes~e tron•'at.o le speranze della nazione. Sarebbe llue.-,to u:1 l~.voro d 1 lunga lcua e n11nuto, e ci distrarr,·hbe di ::;oven.: hio d,1 I li In del n nslt'O rasçi ,na rn" n to; tn tta. via non po,;siamu a mt>no di toc,care di volo 11lcimi punti s1orici che a gevole,anno l'i ntel!igen7.a dei nostri calcoli . • La ducl1ess·1 Lui,;a ni Parma, all'incalzare degli a.vvenim ~nti, prima d1 part1rd òallo Staio, nel giugno 1859, lasciò istrmioni in i orno nl gov..rno di quelle provincie nel a su1t assell7a, tra le qnali alcune relative alle trnppe. Q_ue$le, per avvenimenti di fo1:r.a maggiore, che le ponessero m penosa costrizione, potevano riguardarsi prosciolte dal loro giura111ento (lJ e difRtli <1uelle l.rnppe senza costrizione d1 s 1rta si sciolsero, ed i soldati s1 tornarono alle loro ca-e appena quella s,>vrnna uscì dello Stato. • Non cosl accadde delle lruppe estensi. - Nei primi mesi dd 1859 q ue,,te fu N nu <li vise nelle di vtrse provincie modenesi p, r couteuervi la rivolta che per molti segni il governo cri>deva im minente. Nelle provincie di Massa e C:arra1'a. dove gli spinti erano più eccitali, vi era un grosso nerbo di truppe sotto 11 comando del colounello Casoni. Da Modena-' fu spmta LJn·altra buona parte di truppe a Fiumalbo pc~r impedire 11 1 corpo comandato dal prin!\ipe Napoleone di entra re nel ducato! Le trnppe erano non soltanto malvedLJte, ma disprenatc dalla popula:t.ione a cau~a spee:i11!111ente della bmbanza degli utfo,iali. La baha~lia d1 Magen;a, l'entrala nelle provincie d'oltre Appenino delle colonne mobili di volontar1 i sotto gli ordini del µ:,, nerale Ribolli costrin•.ero le truppe del duca a ritirarsi in Vosclmovo, e la minaccia d'occupazione di variì altri punti dello Stato indussero Francesco d'Este ad a bban,~ouare lo Stato. Le trnppe che già occuplVAno l'oltre Appenino e qut,,lle di Fiumalbo ripi<'garono su Reggio e si d1ressero a Brescello. Quelle d1 Mcdena il giorno 11 di giugno 1859, accompagnate daila g ua rnigione austria<;a che era io questa ciuà, per Carpi e ~ovellara volsero Yerso Guastalla, dove recatosi lo st.Ps,;o
(1)
R riccolf-(t r,encrale delle leyr1i per gli St<;ti parmc,u;i, :11rno 1859,
Geroestrc
L" .
10111 0
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pn.;i. 110.
-
392
LE LEVE
Frnncesr,? tenn_e ?Onsigl jo _di minist1:i, al quale presflro parte anche_ gli uffiziah super1?r1. Fu posto il partito se dovevansi li,:em1are le truppe, oss1vero condurle fu ori di Stato. Dopo lunga discussione prevalse quesi,' uhima seutrmza. Quindi le trnppe furono raccolte i_n B1·,escf'llo, _ed il g iorno 14 giugno, precedu t~ da u~1 battaglione di Croati, pàssarono il Po. A r,,_ troguardia, e ciò forse per impedire le diserzion i marciava il resto dei soli:lati austriaci che si trovavano nel a'ucato meno nna piccola parte che rimase ·p0r tenere i quartieri, d~ve do- ' vevano al loggiare le truppe austriache che si riti ravau-o da Bologna. «_ Diserziçmi ve pe furono, ma io numero non rilevante, e qu~st~ ~pecialmente ~ei serg~nt, e cap0rali della fanteria ed art1ghena. Il corpo de, dragoni estensi, esecrato universalmente per?hè uf;fiziali e soldatj vio!enti e rotti a tutti gli ·abu,i e g li a rb1trn d un governo d1spot.1co, · non passò ti Po a brnscello, ma raccolto a Miraudola fu per Revere ,sul territorio mantovano (1).
• Nello . s~esso tempo, cioè ael giugno 1859, le . R omagne erano presidiate da uua. parte delle tr uppe pontificie in numero di sei ruila uommi circ::t: dll ppni,,hè era.vi il 2° reaaime uto di 0 fan teria. indigena con nn battaglione a Ravenna e l'a.ltro spie . c1olato fra Bologna, Imola, Faenza, e ·qua e là nelle terre cir~ convic.:i_ne:_ ~m reggimento di fanteri_a estera ·(di Sv izzeri) di due ba.ttagl10n1 m Forlì, e nella stessa città una batteria d'arLi<rìier1a .da camp_o, uno_ squadrone di dragoni t ra Bologna e Ferr~ra ed una leg10ne d1 gendarmeria d1raamta in tutti i pae8i del.le Roma.gne . . . • D?po la ritirata degli Austriaci, rwvenuto il mo,;ime.nt.o politico rn Bologna, le truppe pon1ific1e ripiegarono sopr~. Fod\ :i bha.ndonando tu.t te le altre gua rnigioni : 1wincarnno alla pit r tenza l'intiero squadrone dei dragon i, ad eccezione d, due uffiziali, ottocento uo1~ini circa dd 2° rrggimen to à1 fonteria iudigena, c.11,, ne) la maggior parte si ~bandn rono, e molti gen !a rm i, 311asi tutti quel! , che erano i'n Bologna, che furono poscia coi dragoni adoperati al ser vizio del 1=1uovo governo. ·
• Da Forlì, dopo qnalche giorno, le truppe pontificie -ni11rc1arouo sopra Ceseua, e quindi per Rimini e Pesaro si con-
(1) La l!ri~attt estense · fu sciolta _nel s.nUcmhre J S63, la ma-ggior pa.rte dei soldati npatr!arono, ed 11 ministero della g ue rra provvide a.Ila loro sorte colle 1st.rn~1orn contei)llte uella lcUera circola.t·e N. 32 rie l JO ottobre I fl63 - ·2• rli visionc Jeye. '
Ili' ITALIA
993
centrarono in Ancona, ove la -g~arnig_ioi~e di ~carso nunwro aveva abbanrlonata ase stessa _la mttà, l11n1tau_iios1 a con,;~rva1·M la fortezza. In appresso, r10rdmate alla mP.gl10 q 11este . t1 1.1pp1,\ furono diramate nelle città delle Marche, ed u na brigata J 1 circa quattromila nomiui fu pista in P~saro a gua rdia del nuovo confi ne. • N ei primi giorni di l'n glio, l11sci_a1a la To_sc~na, il ge•1eral Mezzacapo entrò in Bologna_ colle b rigate Fo:li e Raven 11 a, con un battaglione di uersaglier1, una sezione e! art1gheria ed uno squadrone di cavalleria, e perco rren ?o lunghes,o_ le 1:{ ·m~gne si pose a campo alla qa~toli:a _per nnped1re agli. Sv17,ze n e,, agli altri soldati papfl.l1n1 d1 rientrare , come. rn'.lla:itavano , nelle R oma(J" • e · e così diede agio al gen1~ral R usel11 d'rnd_ieireggiare a sait'A;·cangelc, e ri~ompo_rre io. briga~a, che p )J prese nome da Ferrar11, i voloot.ar1 che rn quei pr1m1 m ,)ment1, dopo lo sgombro dPi Pontificii, aveva potuto rdla bella meglio rarto. Pin<>lli di potere ID Bologna organizzare g 11ere, ed ,a l naene ral ' . · d' Il · una brigata di fanteria (Bologna) ed 11 reggimento 1 cava ena lancieri di Vittorio Emanuele. Conternporaneam_e ~te nelle f'l'O. · rn o~eoes·, e pa1·mensi rruardate . <la tosc,ana. Y1nr1e •. · o . una ò1v 1s1one . ferveva l'ope~a di organizzazione, cu1 mtesero spec1alm<::111.e 1 enerali Ributti, Fon tana, Dod~, e _si ebbew le bri~ate 1~odeoa ~ Parma, b ,ttaglioni di bersa.gheri,_ art_,61Ier e ed 11 reggan.;nlo di cavalleria denomin ato ussari d1 Piacenza. « Ciò premesso, l'esercito dPll'Emilia. avrebbe potuto. r·:tr.rogliere anch'esso un discreto nnmero_ d1 truppe re9ola.n se le anneusi non si fossero del tutto s010lte, le esten:i1 non a.vest:lro valicato il Po e le pontificit: il nuovo C;onfine alla Cattolica.. • Studiò invero quell'egregio uom_o_ di Stato, il dittatore Farini, di riunire gli dementi snpP,rs_tm delle truppe regola.n , _e con decreti varii chiamò n elle pro~1nc1e parmensi sotto_l~ patrie . e gli uomini dispersi e 1 quattrocento uom1111 bao111er • · d' 1 del!~ riserva della. classe 18~~8, e 1200 uomrn1 '. nuova. eva. sui nati del 1839 (l); e nelle provincie m?dene,;1 assef• O un tP r • miue al rimpatriare dei soldati ~stens1, ma non_ rm~ patr1arono che rarissimi; e~egui la leva sui nati nel 1839 g1a orj111a1a
(1) Ne ; ennero 1,050 come risulta d,illa situazione numerica delle operazioni del consiglio di . revisione di Parma per la co_s~r1z10ne del 1859 a t.utto il 21 aprile 1860 , eh~ si trova presso _1I m1111st:ero della guerra. Ax;,o
'<'111,
vol. '"· -
26.
I.E Lll'.Vll
innanzi C\m decr~to_ reale (1) . l disertori pontifì.('i o non npresern serv1z10, o 11 presero come volontari. Le Romagoe uon , ,,nnero ancora soggette alla coscrizione mili tare, quindi sua1so il n11mero de i soldati regola ri nell't::sercito dell'Emilia, e la m ·iggiot· parte dei militi erano volo ntari, non pochi dei qua li a ve vano già corri battuto nelle fi le del l'esercito sardo. G li uftiziali, fatte pochissime e r,cHzioni, avevano tutii s<• rvito nell'esercito piemon tese _o n ell'austriaco, sµa3n uolo, fra ncese, o aYevano cornbattuto 10 Roma ed in Venezia oel 1848 e 1849. M.-,r cè le cure inte ll igenti ed indefesse d tl ge nerale Fanti, c he sul r a iere di quell'anno 1859 prese i l comando delle t rup pe , ella L ega dell 'I talia centrale, l'eser'cito d·ell'Emilia ricevè aumen ~o,_ organ izzazi one ed assetto finale e g iunse a lla forza di llOTTlllli 31,521 . • Seg uìta l'annessione delle provincie dell'Erni lia e della Tos--:a na con re~io d.ecre to del 25 marzo 1860, fnr<mo riun iti iu uu solo e m edesimo esercito quelli dell'Emil1a e della Toscana coll'esercito sardo lombardo. Ess1mdovi ancora d isparità nella durn.ta riel.la fer, na dei volon1ari, n on osran te l'ordine d~to nell'ottobre J 85? c!al generale in capo della Lega di u nifo 11rnnl a a 18 mesi, rn1nts1.ero del la guerra oed inò (2) nuìla doversi innovare Cl!'Ca la ferma d1 coloro ch0 erano stati anuola ti per un tempo . d,, te rm1 n a 10, c ioè per un anno, pe r 18 m esi e si mili; doversi congeda re coloro c he trovandosi sénza. determina to I imi_te d i servizio, non vulessero aswggettarsi a lla fe rma d i tre anni deeom:nte dal dì del loro . arru olamento; per coloro che fu.ro no a rruol:tti nell'Emilia e_ ne l la Toscana p"'l tempo d t\l la g uerra. fl p13r sei m esi avvenire fu dete rniiuata la det'o rren za d i quei se i mesi dal l'clgio decreto d'annessione dì q uel le prnvrne1e, c10è dal 18 marzo 1860 per l' Emilia e dal 22 marzo de llo s tesso a uno per la Toscana . .Molte rmo-Jiai & di auf'sti . . l • o 1 vo.1onw r1 te r11J mata a !er ma , cessà rono dal servizio, a che cont_ribuì_ poten t~mente l'ardimentr,sa spedizione de l generale Ganbaldi rn Stmlia, la quale fu e;-,,and io causa che a ltri molti abbandouass::,ro s enza licenza le fi le de ll'est:rcilo rego lare.
d
(1) Decreto clel principe Eugenio, luogotenente generale clel re, in data del 7 luglio 1859; fu ordinato che il contingente fosse di un requisito per ogni 560 anime, ristù tò quindi di uomini• 1,071, come si legge iri un disp:i.ccio del ministro dell'interno a quello della gnerrn - l'orino, 2;> magg io 1860, divisione 6", N. 3042. (2) L etter a circolare ~- 52 del 25 aprile 1860.
I~ ITALIA
395
• ESERCITO TOSCANO. Que~to esèrcito, che cc,n decreto del 25 marzo 1860 insieme a quello dell'Emilia fu unito all' ~se rcito s ardo- lumbardo, era un esercito rego lare. La Toscan a al 1859 possedeva un piccolo esercito. regolarmente r_·o rd rna to fì_n dal 1852, il quale SI comvooeva d1 _11 battaglto Il di _ fant: ria di linea, un battag', ione. d~ _b ersaglten, due ba1~ag lio;11 dt can · nonieri .da costa, una d1v1s10ne (due compagm .i) d artiglieria da campo, una divisio~e (due sqnadrnJ:!-i) di e;avall_e1:ia , reggime nto d i ge • darmeir1a, due comp?1;111e d1 veterarn-rnvah,l r, un collegio militare col suo lweo militare. , Questo piJcolo es~r ,: ìto della fo rza di 12,000 uom101 cw·a dopo la ri voluzion~ dell'a prile 1859 fu_, pel ~oncorso s~ecral rnente dei volontari, portato alla magg10re forza. d1 2_0 ,4u5 uomi ni , e nel tempo_stero, ~bbandonqta la oq:i;amzz_azwne del la fante ria su battagl1on1, fu ncomposta rn re~g1ment1, co_me all_a consi::tenza dì due reggìtUenti fu p•)rtata la cavall0 ria , e ,ia due a sei furono porta te le batterie montate da campo. , Accadde dei volontari toscani quello che abbi am o g ,à detto parlando dei vol ontari dell'Emilia, c ,oè che u; l'.a. maggwr parte usc iro no poi s uccessi varnente dalle file de ll e~ercllo .
.'.in
« Esi.1tc1To PONTtFicro. Parlanrto dell 'cserrito de~l'E mi_Jia, abbia.mo detto come nelle Romagne vi fossero d1 pre,,id_10 circa sei ~ila uo rr, inì appartcnenenti all'esercii• ponti6c10, 1_ qua li, s al vo poche cent.ina_ia di d isertori, si . ridusse ro al di l a del la Cattolica, dopo l a ritirata degli A us triaci da Ancona e da Bo~ losrna. Questo eserci to, che in quel te m po contava megl w . dt 16 000 u(1rriioi rnrnorecraiava con1ìnuo e sp11 valdo a1 con fin i 0 delle Romagoe', sapend~ che a q11el lo dell'Em1_li a o_oo era dat0 di valicarli. E bbe mii corso del 1860 ,1urnento di a lln 6,000 uomini tedeschi, svizze ri, belgi , _francesi , i r~andesi e <l'ogni al 1i,-a schiatta e favella. Questa gente raccogh ttccrn , non usa. al1a. <lisciplina, all'ord ine, era capìtnna 1a da un d lustre guerriero; m inacciava ricuperare le> Rorn~gne, agevolò rnvece la perdita. delle Marche e dell'Umbria. A l ibE>rHe que lle povere e be rsag liate pro vincie da quei straniet'Ì, mossero, S?tto il comando supremo del generale Fanti le nostre tru ppe: rn due colon.M, rlalle Rornagne e ,-lalla Toscana, ca pitana te l :1na rlal g~nei Rle Cia ld ini , dal o-eneralo Della Roc,~a l'à ltra, ed tn pochi cli, sb~ 0 . ' rl e~<- ) i l razzato il terreno di ogm. ostaco 1,1 , Sll' IDsPro s 1, a. p r "< . · n e mico, ehe l'obbLg?. rono ad a crnttar batta glia . E fo ?a tiag h a sf'igl1a ta e :-perlita q 11eHa c he il 18 set1 E>mh1e s1J l\a l'h1na e ne l
3%
LE LHE
JN tTALIA.
pia no S'>tto Castelfìdarrlo diede il general• e· Id' . ·1 ,;ttacc,110 e v into il Lanioricière lo 'éo~trinie lii . 1116,. \ q1_1a_le A11,,ooa, ore r.into dalle nostre 'rorze d i terra: r~~c Jll( ers1 m ~1 acrese ~ d1s_cr_ezi?• e. L'esercito di Larnoricièr ~are, ti 29 ,;teva; fatti pncriom en l8 000 u) . . p e p1_u non e,;111 ., - 0 ' , tmrni a esaro C11 tà d1 (' ; ~:r~~: e;r~f a'ri~!tio,A1;~~ir1o, Syo510"'oto, Caste_! firl~rdo, A neo;~: . . . 160 d . ' , presi , cavali,, 28 ca.nno111 d·l campo, . . a p iazza, sequestrnti 1 125 000 [· ·1. . ' z10111, v1ver1 , Vt·Sliario d'o"ni " 8(1ere' Qu ' · li ltallc 11, f m11n1 1 · 1·011Jeri · · ri· par,1rono0 a r Roma · ed ' i e,·1e. uon urono. .lait , I) rig . . 11 10 fnrono restituiti Scarso il nume i·' P g mn1 stes~1 • · ro < 1 co1oro che enll'>t lon ta r1 n el nostro esercito· qurndi le t, . . rono vobuirono che menom ameot Il'· lllf>f'8 y apah non contr1. , e a auru(•nto ddl esercito naziun,i le_.
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- . • Es1rnc11·0 NùPOLb:TAi;o. _ , L'esercito napolet eli o reaolare e d' , . . anona un eser0 1 e~erciti~. cioè roll~ ~~t~c~ :~,IJ~l1a::\~ l~~l~e g lb alt'.·i 1 uso d1 quel reame, che in gPnerale a'vev·1 bll 1 ~ n a_r1. ontro sul reclut1mento dc:ll'eserci'to era I es-·· , 1111o01i_e leggi, la_lei!ge a favore dell'uno e J'al',ro e I·ero· ed·' a.:;rnia , , . per ·1 pr1Iv1legi v ·w taa • 10 delle c lassi a i iate deJla società . ' ': 6 . q uasi esr: usrYo 11 recluta che obbli "ava ' · ' vuoi per sistema stesso di d. _ . o . a concor1 ere a Ila stessa leva i giov · , sette eta, dai. 18 a1 25 anni. q uind1 u d . l' ·. am l'e_s~rcito era nppunto nella su~ radi,-e n:11 _d1 qudm1litare coscrizione. - ' a egge c1uè su lla
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. • Questo e~ercito nel 1860 aveva r'icevut . 12 586 uomini (1) tra 1 ffi · 11 un aumento rii la 'consea uenza della i zia _e truppa, e ta le aumen to fu o · orgawzzaz1one d1 tre battaa l n· · di un deposì t'.5 cli veterani esteri di quattro com )~,'.~1·e1 e~ten' regg1miont1 di fanteria di linea ; I o , . d1_du ~ · · , e e1· quatt ro battaglv l1l d 1 cacn1ator1 naz1on11li in sostituzione dei quattro · _' sv1z· ze I d · · · · • . · re<>'<>1ment1 " r '· c~.()(;UltOrt pa ruuenll svizzeri e d ,] d ·. s tessi hl'enziati n el 1859 . l.l epos1to eg li
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• Questi uomini, oltre g li esteri mant-enu11· I . . 38 Yenne o · · · ' a SE>rV! ZIO ( 71) . r . SOt11lll1IllStrat1 nel la q nasi loro totalità li 'I . del. .1860, che il 3 o0Ye1nbre 1859 fu o a· . a a e va d. . . r inata in 18 000 uo e I CUI 6,01_8 raggiu!lS(~l'O le baud,ere nel dicem br~ el o stesso anuo, I m nanenti nel corso del 1860.
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l'ul~} tropd? ~eceol~e la storia _dello _scioglimen to del l'esercito delno re ,1 a po _1, perchè v1 sia b1so,rno di r icord . l . . . remo ~olo crie cornrncrò in Sicilia all''7rto viao arda_, acrl,enm•: _ e1 vo ontan 0 roso ( 1) Vedi le ltne sit11a7,ioni (1eJ 1859 · e 18 60. -
Docn//l enti YI e X .
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c:np_;tirn 1ti rlai genc•rale (fan baldi, qu in,li rrnlle provin cie rontinen tH li più lontnne- rla Napoli: dopo il 7 d i· rntten1b re 1860 il n erbo principale di _que--;to ese!'c.ilo si cono0nlrò sul Vol1.umo, combatté con p iù o menn rnfel 1ee successo contro I volontari dav;1nt1 Capua e contro le n ostre trq1,pe r«gola ri arl Isernia, a 'f,-ano,, sul G:\ng hano, a Mola d1 (.±,ie1a , finì col riìnggi;;i rsi sul territorio romaoo, e col rapitola re a Capua, a GaÀUi, a CìvitPlla del Tronto ed a Messina. · , Dopo il plebiscito del 21 ottobre, d ichi~r1te coi rlue rlecreti del 17 novern bre lt$60 le prov incie napo'e1ane e siciliane p~rti inte" rante del regno d'Italia, occorreva provvedere alla unifìc:nio~e dell'e,ercito napoletano coli' esercito n azion ale Quindi r·on regio decreto del 20 dicembre delln ~tesso an no fur(ino ch1amn ti sotto le arm i a fa r parte dell'eserci tu allivo tut,i gl i in,li. vì,i ni delll-' pro,·inrie napoletan e, i qt1al i ,fn ro-oo obbligati a m nrrinre per lr. leve dr,gli anni 185'1, 1858, lf.:59 e 1860, compresi i reoilr<1ti delle r lassi stess,, ; t utti g:!1 ,>Itri _individui no n r.ompresi in qu Pste quattro hive , e r he unn avevano noc01\l compiu ta la loro f.-r1ua, rimarwva no , n ·lia r ispettiva loro pa teia in cong edo illi111itato, da risp1mdere pa,ò a qnal nnque ch iamata. Fn asseµ:11ato a limite d,~lla p resent11?.ir)11e tu1 to il g•·unaio 1861, po<;cia con ,iltro <lecrew dd 24 aprile 1861 fu a.ll:1 rga to questo li;_nite _al 1° giu:,i.:nn dello stes~o n n no, ronsidnando com,' d 1s,·rt,> n tu tu coloro ch11 d,·ntro q nel limite non si p re,en tassero al d~posito generale d'arruola me_nt n i'n Napoli, limite che an cor esso fu sorpassato da mol te migliaia di quei militari che d'allora in poi fuwno d!:!nominati sba.ndati. Per gli uomini delle classi antei:ei:!Pnti alle chi~mate fu disposto che venissero registrati alla m:i 1ricola dei corni!n danti dei rispettivi circondari, m a sic1,orne gli uomini di qlle-te classi man mano vennero già. forniLi di congedo assoluto, co;;'1 non è prezzo dell'opera lt·nerue piC1 calcdo . , ~fog li ultimi qnattro anni del suo regno i.l r~ di Napoli 11ve•ra ordi n~ta una leva a nn ua le d1 18,000 uomrn 1 , ma un p o' per naturale i ndolenza propria · der popoli meridionali , u n po' per ·ritrl)sia al ser vizio rnilita re , Sl~condate l'una e l'altra dalle flo,cie disp ,sizioni della legge di reclutamento del [8:34, questi nomini n nn r af!;giunsero le bnndiere che, si p0trebb•1 dire, a loro bell'a1;io, e 111olti ancora m :incano oggidì al rornpletam(mto di quelle leve. Se tutti gli uomini di quelll, nlt1 rnr3. q11attrn leve, cioè dc•l le clas"i 185i , 1858, 1859, lSt O sì fos ·sero già tro,·ati o ell'eser•'1lO n ~poletano , · sarebbero suiti 72,000 uomini, m a come rlicemmo, molti nrn ncavnnn a l cornpletamento delle da.ss,, rn1,lti sara nno stati i morti nei romhntti menti, e .n::iturnlmente molti ì riformati, e multi [loi ~i r;fiu-
IN ITALIA
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L!l LllVE
larono di obb~dire al <lecreto della chiamat~ ; quindi', come ve- . dremo, gli iiggregnti all'esercito nazionale furono in numero assai minore. • Prima però che dal dPposito generale di arruolamento in Napoli si cominr;iasse la spedizionc1 nelle provincie dell'Alta Italia degli uomini delle quattro classi prc·meotornte, la quale spedizione comine;iò propriamente col 1° cl, febb raio 1861,-Hano già gi,rnti ut-Jlle proviocie 5ettentriunali fin dail'ottnbre e dal nJvembre 1850 , molte migliaia di soldati napoletani (I) res1~ti prigion :eri al fatto del Macerone primo d'Isernia, alla presa d i Capua e a Mola di Gaeta. Questi prigionieri furono condotti nel maggior numero in Alessandria, a Milano, a. Bergamo, a Fenes Lrc~lle e nei forti di Genova. li ministero della guerra ordinò (2) che i prigionier1 suddetti, fossero nffiziali o di bas,a forza, venissero aggregati in sussistenza pres50 i v~rii depositi dei corpi dell'esercito, destinandoli all'arma c11i già appartenevano nell'esercito borbonico, r,partendo quelli di Alessandria fra i corpi che stauzia,·ano nel 1° dipartimento, quelli di Milano e Bergamo fra i corpi del 2° dipar1imento, quelli di Fenestrelle fra 1 corpi cbe erano ncd 5° dipartimento, e finalmente quelli clei forti di Genòva tra i reggim enti e depositi che erano nella divisione d, Genorn (3). In Genova venne istituita una commissione presieduta dal luogotenente generale Boy!, comandante della divisione, e compostadi cin<1ue rnem bri scelti fra le varie armi e nel corpo d'intendenza militare per le afsegnazioni. Questa commissione fu veramente il cenlro delle a.5segnazioni dei Napoletani ai corpi; i comandanti stessi del 1°, 2° e 5° dipartimP.nto, fatta la distribuzione dei prigionieri, dovevano mandare al presid1rnte di questa commissione uno stato numerico dimostrativo della fatta · ripartizione , acc1ò servisse di norma alla medesima , che doveva
(I)
7 ottob.-e 1860, ~- 900 17 id. 360 8 novembre • 3,600 11 id. • 2,330 24 id. 810 •
Gabinetto del ministro -
distribuire 0 li altri prigionie1·i che sl,Jvano per giu11g0re a Genova. • P ubblic1110 il regio decreto del 20 dicembre 1860, con ?ui i soli soldati delle leve 1857, 1858, 1859 e 1860 erar:,o ~h~amati nll'attivo servizio, giustizia volle ehe q_uell1 tr_a 1_ erigwnieri di ~uerra c~e appartenQvaoo alle das~1 an!ert~r• tos_s• ro rtmandah in patrta (1), e nel sol? mese_ d, _g ennaio lc6_1, r11ornarono nelle provinc•~ merid,onah 1?e6ho d, 2,6~0. uom1~1. Furono al trnsl rinnndat1 coloro che !tuono trovatt 1nsuffic1cn~• a più ollre proseguire nel mili1'.1re serv\zio e g li ~mmog!ia11 ancora Q vedovi con prole, ordin11i:ido ~1 ag<>reg·,~h. provv1sor,amente fino a definiti va determinazione del 111101stero, alla casa dei' veterani ed invalidi di Napoli. • Ma p 'r chè qnesto a~dil'ivie~i inutil,,_ e_ J ~spendioso cl'uo•. mini che fu una nece,s1tà per 1 pr1g1on1en dt g u,:rra, non s1 verificasse altr('s\ per gli uomini ddle q~altro d:1ss1 r,h,amate, il ministero dei!;\ guerra ordinò (2) eh~ 1 sokbt.1 ddle quat~ro classi dovessero essere alleotamente v1s1tat1 presso il deposito generale d'arr~~lam~~to in N;,poli per nou imbarl'are g~~ne inlltile al se1·v1z10 iu1htare: che s1 escludessero dal partue, fino a UlJOVO ordine, gli ammogliati o i vedovi con proli-; che una commi~sione misla d'nfTiz1ah dislingue::;:so I sold~u ~econdo l"arma cui appartenevano o m cui pot1c,va_110 <,ontinuare a servire; ogni cOOl'0gli,J di sol<.1at1, previo av:•1;0 _le)ef(ra~c<? 11 1 ministero, dovess"' s:>ssere accompag~ato coi w,pt:tuv,_ ruolini rh marcia, perchè, gi_unl1 a_ G~nova, 11 <_'O~an_dante ,d, quell1t divisione potesse avviare at dtvers1 corpi d, ~1a~cun arma gli individui suddetti , t,mendo cooto delle cliiss1 c11_1 aprar1e11evano, acciò fo,sero equ iparate le classi stesse ne, v_am_reggimenti o corpi: che fosse fatta facolt:\ a~che a quelli ?elle classi non chiamate di riprendere il sornz10 , O\'e ne d uuo strassero il desiderio; la forruola d'arruolamento (d'as~ento) _p~r tutti la med(:lsima, .cioè p1w continuare la ferma ~i scrvi.zw cnntrntta sotto il cessato govM·no per ,non ~re151ud1care qualunque questione potesse sorgne per I avvenire. , Le istmzioni poi date alla commissione di Genova per l'as-
(1) Circolare N. 1 del 6 gennaio 186 t - Direzione generale clelle armi di fanteria e cavalleria, divisione reclutamento, sezione 2•.
Totale N. 8,000.
_(2) Circolare N. 23 -
399
20 novembre 1860.
(3) In novembre 1860, il l • dipartimen to militare attuale era. suddiviso in tre compartimenti: 5° dipartimento (Torino), 1° dipartimento (Alessanc!1fa) e divisione territoriale di Genova.
(2) Lettere della dil'ezione ge;1erale delle armi di fanteria e c:walleria del G gennaio, X. 255, cli\'isione r eclutamento; sezione 2• Il~- -rn2, clivisione reclutamento, sezione 2• del 9 gennaio, alfa direidone generale della guerm in Napoli.
400
LI': LKVE
J!(
seguazione ~t·i solJ;,~,i 11a poleta~ i si ~ussono compt-n<liare nelle seg11erit1: gh uom 1m che servi Yaoo m artiglieria doversi consegn~re al. c~manda_o te te_rritoriale dell'arma in Geno,,a, con rn<'arico d1 r1par~1rh . tra 1. vari reggimP_n~i di artiglieria seron_rlo la loro a tt1tudrne fisica ed 11 se. v1z10 anteriorm,:,n te da essi prestat?, mandandone un egna l ~un,ero per O/Zni reggi~POIO dell nr'.11a, d~po averli_ separati pe~ i~pecialità e per ( lasse_ d1 leva, quelli del gemo a Ca::iale, 1 <,accrntor1 tutti al deros1.t~ 3:llor..1 c~ntr~le dei bers_aglieri a C1ineo, per .-ssen : distr 1bu1~1, 1 p n ~u nei_d_ue. regg1mF>nt1, e,d I secondi nei varii b~ttaghon1; _gh uom1D1 d1 fanteria _2_5 p<>r ogni deposito di m~s?un_ rep:g1me~to, e !O pe1 depos1t1 dei reggimenti g li nom1m_ di cava ll_ena; fim to il turno di ogni assegnazione, doversi q oesto rmnovare. • MPntre ~a romm!s~io~e di. Ge~ova rnm·nciava, al giungere, delle_ prime sped1z1_0111, a r1part1re nel tenore suddetto ni va,r11 corpi 1 Nap·•_letan1 dell~ quattro cla,;si chinmate. la fortezza d1 Gaet~. capitolò, e ciò avven ne il 13 febbraio 186 l · ma. in. vi~tì1 dell'articolo 11 di quella c·ae1t Iazione pOLPndo m11Jtar1 cl! bassa-forza _godere, dop" termrna1a la prigionia di g uerra, nlìe ebbe fine 11 20 ma rzo successir o una licem a di dne mesi, i milita ri delle classi chiam8te and~roao anche essi a <'as3:, e n?n v~nnero poscia a Genova che a ll,i sp,c,:iolata e <'On fusi _cogh11ltr1. Non _accadde così dei capitolati di Messina, la q uale .c1ttarle_lla cadd~ il 12 ma rz_o 1861, poichè es~i in q uattro sped1zion! giunsero 10 ~ 11m~ro ~1 _2 59? a Genova (1) ove per d,f.,1to ~1 locali non s1 pote v1s1t ,rh prevemivamente, ed assfl~~~h col c_onsueto metodo. ai corpi, fnrono poi presso i de po~1ti_ passati a rassegna e _nrn?ndat1 gli in,1bih e g li amrnoghat1. Nello ste~so mese, _c1o_è 11 20 mnrzo, capitolò a nche 91v1t~_lla_ de~ T ronto, alla cu! difesa erano circa quattrocento 10rl1v1du1, cioè 160 gendarmi , 20 artiglieri e 70 veterani il rimanente &ua rdie ur?ane. I 11~i litari subi to do po la re,:a fu • rrJ uo_ ~vv1at1 ar~ _Asco)1_, e po~c1a rimand~ti q llelli che erano JO~b1h_ al _s• ~V!Zl<;J militare, 1 _borghesi furouo rir.hiesti dalle a11!oritit g 1u1mar1_e ~d ~rrestat1 per _pre,:edenti incolpazioni, e lu1ono anche r1chiest1 dalle medesime auturità alc1rni a ltri bor~hesi che si erano travestiti da gendarmi.
i
(1) Il 26 marzo 186 1 - l' spcd izione . 1G e 17 aprile - 2° e 3' spedizione
19 aprile -
4• sperlizione Totale
1,04-ò 514 1,042
2,f,96.
ITALIA
401
• Non ostante che i l regio dec~eto del 24 _arrile _18~1 nel sno primo articolo avesse presC'r1tto che gh rnd1v1du1 ùelle leve del 1857, 18?8 , 1859 e 1~60 dovessero ,rresentarsi a tutto il 1° di giugno al deposito generale d arruolameo~o in Napoli , _sott~ p~~a che _le. reclute doves:ero es0,;er~ di chiarate rE:m1ent1 eo 1 solriat1 d1serlori, tuttavia al 1 grngno si era bro lontani dnll'avere sotto le b1rndiere gli uomini delle leve surldette i qoali g iuo~e_vaoo a ma~a peM a vent\1~ila . Fu q 111 ndi D1;JCessità. dnrP. ord1,01 ~r11,ent1ss1~1 alle_ auton ta locai! perchè provved1•s~ero all inv10 1mmed1ato ~1 questi uom!m sotto le armi. L'azione vigorosa de lle autor11à tutte obbhgò quei solrlati sbandati a pres,, ntarsi in g ran _numeri, di _gui~a che nell'agosto a nivaro no g iotmallll~nte. _s,a . da Na p_oli , sHL rlalle altre provincie in tanta. copia 1 m1htnr1 s~ddetu che 1l ministero della guerra per p1ovvedere a _loro riguardo , non potendo più sopperirvi _la commissione d1 Geno~·a, del1ber? d, formare un can1po d'istruzione su lle lande rl1 S. Ma 11nzio presso Torino sut!o l a superiore ispezione del luogotenente g ·nerale Der~vero. _Colà furono av~iati _tut1i quelli giunti a Livorno, a Geuova, in Ancona, a R1rnm1, a Fano e ~he ven nero e per la via dell'Adr iatico e pn qu13lla d~I Med1terr~neo fino al cadere dell'ottobre. In quel campo, a m1~ura che gnrngevano quei soldati, erano. passali ad accura_1a ra~segna, _s?tLoposti a ll'a rrnola111 ento, e n cev 111a lit p r1ma istruzione mI h tare s<-iconrlo la teoria vigen te per l'est:lrcito i tal iano , e_ra~o asse: " nati ai corpi colle norme stesse date alla cornm1s~1on<> d1 Genova (1 ). LP. as~egnazioni cominciarono il 23 _di sette11;1bre ed ebbem termine il 12 novembre. Il n umero dei m1htar1 as:;egnati ai vari1 corpi dal campo di S.. Maurizio fil _di _11 ,289. Al deposito del 1° ~·ehg1 rnento d1 fanteria m Mo~caheri fu~o? o diretti i Na.poletan1 che, ammalando al campo d1 S. Maur1z1<~, curati n,, \l'ospedale divisioo:irio di Torino, erano, p, r non nm and~rl i a l cam pr>, agg regati al detto depnsito, _il ?11i ~omao<lan1e colle norme s'w11ite dalle al tre comm1ss10n1 , li des1goav~ ai varii l.!Orpi d°ell'esercito. Questi furono 755 . , Inoltrandosi la stagione in,:er ~ale, e_conv:~n~ndo adottar~ per c,•n~egue07.a nuove dispos1z1o_m pl:lr 1 m ·h 1an _n ap'> lfltan~ ~bandati, che anro,·a dovev,m rJ gmogere ed. PSsere mcorpora t1 nell'esercito, il ministero della guerra det.nm10ò (2) che dal 31 (1) Scgr.etariato generale. N. H del I-! agosto 1861. (2) Segrct,nr iato generale. N . 46 ùcl 5 ottobre I 86 1.
Gabinetto del ministro.
Circolare
Gabinetto del ministro.
Circolar e
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IN lT,ILIA
ottobre in p ,i non si dovesse più di rigerli al campo di S . Ma11• r1zw. In qnella ver;e furono stabiliti d1ie rlepositi d'11rr11ola~ mento, l'uno nella ca~e'rma snperiord d1 S. 13 n1!:!no in Genuvll l'a ltro nella cittadel la d'Ales~andria ··runa e Y'altro sotto 1~ ispezione dello stesso _generale D<'ca;ero; a Genova gli. uomini prnve.01ent1 _da ~apolt, in_ A lessandria quelli di Ancona. In q uest1 drp,s1t1 gli sbandati dove vano essere a rruolati ed istruiti coll~ st~sse_1;10_rme C;he . s~ usavano a l campo di S. Maurizio, e d1_qu10d1c1 rn qmnd1c1 g10rn1 passare ai depositi dei va rii r:o rp1 dell'eserc1to. Diminuendo però d'assai il numero dec,,li 0 sbandati che giungl:!v,rno, sp8cia lmente per la via rl i A ncou a nel_ febbraio 1862 il rninistero della guerra (1) sciolse il de'. .pos1to d~lla c1ttadella e disposei d'allora in poi fossero avviati 11 nch'~ss1 a G: nova; ed eziandio ora chP. scriviamo quei pochi che d1 tanto lll tanto tl'iungono sono diretLi al deposito di Genova, che tuttora s11s31ste, sebbene assai assottic,,\iato. come è naturale, nei s uoi quad ri. Oltre a. ciò dal· febbraio· 1863 ·11 I 3 set1em bre del lo stesso anno furon o proposti al mi n ist,!ro del la. gnerra per l'assegna~ione ad un corpo dai comandanti generali delle di visioni di: Napoli Salerno . Chi~ti Catanzaro
6 15 141 57 60 873 (2).
«. Non solo gli uomini delle quattro classi chiamate, i renitenti di quelle leve, ed altri d1 classi antece,"ienti furo no mcorporati nell'esereito nazionale , ma fu conservata a lt.resi la real casa veterani i nvalidi di Napoli , uella quale al 30 settelllbre 1863 s1 numeravano 7,328 uomini.
(1) Segretariato generale. del 15 febbraio 1862.
Gabinetto del ministro. - , Nota N . 21
(2) Direzione generale delle leve, ba.ssa forza e matricola - 2• divisione leve, sezione 1°, pratica N. 38 e protocollo N. 765, sategoria 2", specchio 2°, volume 1°, 2° e 3° - Quattro di questi individui furono assegnati alla fanteria real marina, e p erò n ella tabella riporteremo soli 869.
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, In quanto poi a.gli uffiziali del disciolto esercito delle Due Sicilie dnemo brl:'vemente, che fu 8celta la data del 7 settembre 1860, giorno in cui, re Fr~n0esco abbandonando N_apolt, s'intese sciolto l'esercito dal suo giuramento, per I~ y1coèimz1ooe dei \oro gradi e dell'anzianità, ove faces~ero ad~s1one _al nuovo ordine di cose. Fu creata una comm1ss10oe mista. d1 uffizialt generali O superiori dell'esescito napoletano e dell rserc1to nazionale , sotto la presidenza de_l ge!1~1ale :Oe Saoget, al)a qu~I~ fn prescritto di distinge~·e gli uflm~l1 m tre _categor 1~, Cl.oe degli atli al serv izio att.1vo, al servlZlo sedf'ntaneo e d1 quelli da porsi in riposo. La commissione fu solerte a l la.varo _e r is ose pienamente al suo manrlato (1) e da quello scrutm10 fur~no prescelti 2, 19 ~ uffizi ali d'ogm grado ed arma per fa~ parte -!ell'eserc1to nazionale. . « Ciò che venimmo finora d1scorrend1) int~rno allo sc10lto esercito delle Due Sic.ilie, il lettore avrà so_tt occh_10 ~el sei guente prospetto, dal quale risul'.a eh~ gli uomim 1 qu an 1. vennero ad ingrossare le file dell esercito nazionale, for 0 0 60,159. (1) Discorso pronunziato dal genera.le :Manfredo Fanti,. ministro _della guerra nella tornata del l 8 aprile 1861 alla Camera dei deputati.
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18109 1787 811 2054 643 700
.
2 5197
, 1446 20640
4
-- - -
- -
301
in Genova a tutto il 15 aprile 1863. 33 D~llo stesso , dal 16 aprile al 30 settembre 1863
42
59
34
35 19 124
755
88 15 227 1851
1092
51 124 105 149
7795
81 628 513 382 838 13 216 9916
Proposti al ministero per l'assegnazione dai gener ali comn.ndant.i delle divisioni di Nn,poli, Sale rno, Chieti e " 5 l 235 Cntanzar o Casa reale invalidi e veter ani 867 ili ~apoli
.
. . .
'
•
44
.
123
123
5
869
64
-
2 5 11 9 65 282 516 1055 1 5 58 106 141~ ; , 2191
R I A
T oTALB
(tru,p11a)
500
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2191
57968
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75
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• 7828 7328
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83884 3697 2688 4536 1774 1548 240 9601 57968
s i UN T o • I
73
- - - - -- -- --
~
UFFIZL\J,T. TlUJPI'A
51
d'arruolamento 19 Dal deposito
"
. . ....
7406 1392 700 688 566 214 193 130 11289
fanteria . Dal dep osito di arrùolamento in A lessandr ia.
891
2
1 5 58 106 14
-
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2 4 4 10 107 288 452
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ToTALE (nffi?-iali)
9
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5
Personale sanitario
2 12 43 21
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1 o1 20
. • .. .. . .. . . .... ... . . .. .. . .. .. . .. . . . . . . .
Genio militare .
ce ..., ce s
che procedettero
- - --"1 -- - . . . . . . 618 Dalmilitare .e 3° dipartimento commissione assegnatrico cli Genova . . ' . . 75 D~lla Dd comando generale del di S. r.faurizio . . . . . . . . 191 Dalcampo deposito del 1° reggimento
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60 116 436
3
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GRADI ~
405
I:'i ITALIA
f.F. f.F.\"R
-601-f,!I
406
LE LEVÈ
TN iT ALlA
• QL1esle che nuora venimmo di:;correndo furono le ao-()'regazioni pr_inci 1~ali all 'eser.c_ito sardo-lombardo degli es~~ci tl pre~sisteot1 a ll anno 1860; lll quell'anno medesimo però si orgamzzò . un nu_ovo cor_p~ , e numeroso cti. volontarii, che prese nome __di esercito meridionale, ed altro corpo anch·esso di volontaru, che s1 appellò Cac:·i at~ri del Tevere. Qnesti due corpi ess,,nJo stati anch essi chiamati a far parte dell'esercito nazionale, occorre che~ dei med8sirni ragioniamo partitamente. « Es·1rncl'ro MEflIOIONALll. È noto a tutti come avesse origine q uesto esercito di volootarii . Mille animosi, guidati da uno ~tri-:nLlo ed ardi to capitano, saJparono da Genova nel maggio del _1860 per correre iu aiuto della pericc,lante rivoluzione di Sicilia, ed approdarono dopo torwosa navigazione a Marsala:_ A que ;ta _prima tenner dietro alire sperli?.ion i, ed i volontaru glierreggia • do i ,10Jdati borbonici con valo re e for - · tuna a Cala1a1imi, a Palermo, a .M:ilazz,J, passarono lo stretto. Sgo~1brato il_ terrflno delle Calabrie e delle altre provincie del cootrnent.e, giunser,l in Nap,di, obbligando quell'esercito a ritirarsi a CapLla, sotto le cui mura, e spe(;ialmente s 111 Volturno, accaddero a ltr i com batti 1ni)nti , finr hè la so,nma della guerra non passò nelle mani dell'esercit0 regolare, che, li berate le Marche e !"Umbria; marciò in loro aiuto. • Questo esercito giunse fino a lla ci fra di 52,839 uomini (1), composto per la maggior parie di volontRrii accorsi da tutte le provii;icie d'I·alia, di disertori dell'esercito regolare, di soldati napoletan , che uon avevano voluto SB0O'Llire il re e di guardie nazionali mobilizzate. ' • Quando llrtC(•ra f.;-rv,wa !a g11ena sul V,Jlturnn, già. oltre 2.,000 di q11esti volontarii avevano chiesto ed otten ,1to di ritornare nel_le antiche pr ovincie, e gli a ltri poscia segu,roo,1 il lorn ese op1·") e non voller1 obb! iga.r;i alla f"erm.t d'an ni due stab lita da l re,:;io Jecre10 delli 11 di no1•e:nbre del 1860. Cun q1:1esto decreto s i vol,wa rio rdina;-e il corpo dei vol,Jnta rii, rost1t11enrlon11 un corpo separato dall'esercito reg,Jlare; assegn;i.ndo agli urfiz1ali, 1 di cui g radi dovevano ess,cire accertali da u 0,1 commi-;s1one, una speJ1ale, sc,1la d'anzi:rnità. e d'avanzamen lo, ed ag li uomini di bas;a forza la rlur;i,t'l del se1·viz:o a due ann i, pareggian io i dov,~ri ed i vanta 5gi degli uni · e deo-Jì alt.ri a quelli dell"esercito, nel qual-o il governo si riserv~va di f.-ir p ,ssare gli uffili1.li .li quel cr;rpo che avesse stim·1to opport uuo. C·1u a lr.ro decreb del lo stes;o giorn,J fu applieata la
(1) Vedi situa.zia.ne della forz,1. dell'esercito meridionalP mento Xl.
J)ocu-
407
legge sulle pen~ioni per l'~sercito r~gul~re ilnche . _p er gli _uffiziali, bass'uffitia\1, caporali e sol<lat1 dei volontam I quali per fe rile riportate in guerra ::,i foss<'r0. resi i_• a~ili al _ m_ilitare . servizio, e fu accordata una grat1ficaz1one d1 sei mesi d1 paga co • trasporto gratuito a coloro che ave~sno amato meglio d1 rt'stitnirsi in patria. e _d'un mese ai mil iti della guardi~ n_a z10nale mobile. li 22 d1 • ovembre venne nom1 • ata e co-;tituita la co!llmis~ione. per fissnre i gradi e l'anziani tà degli uffiziali del corpo dei volontarii, avuto riguardo ai servizi da essi resi ed ai loro pr,icedenti, c<m istruzione d'esGiudere coloro che risu ltassero dis,·rtori dall'eser cito, renitenti alla leva od immeritevoli di quell'onore, sia pPr la condot!a tenuta d1:rante lFJ. gL1erra, sia per falli anteriori. Essendo gli uornini di bassa forza partiti q11asi t.ut1i in .-ongedo tbS<,lul.O, con decreto del 16 d 1 "ennaio 1861 venue sciolto i l comando generale dell'esercito0 m,, riJi,male , fo convocata in Torino la commissione di s,)rnti11io furnno richiamati dalle provincie meridi ,na li nelle antir'he ilei rP<YOO t11tti i corpi dei volontarii già 1irnasti in qnadro, e furo~10 ripartiti nei varii d0positi per divisioni e pr,r
arroa. • L'istittJZione del corpo dei vol-n1Vuii italiani già sancita dal rc,•io decreto dell'll di noveIIJbre del 1860 venne pos<;ia detern~ nata con al tro rPgio decreto dell'l l di aprile del 1861, col quale fu sta bi li to ehe cogli uffizial1 del gi~ esercito meridionale (confermati diPtro il voto della cornrmss1one d1 scrutinio) dovevano costituirsi i quadri di tre ? ivisioni; una qnarta di visione veno e poi aggiunta con successivo decreto del 20 d 1 ottobre dello stc-!SSO aon,,, ed uoa commissiomj di generali del corpo me::lesimo fu i ncaricata di proporre la fonna;:ioue dei_ quadri d,,lle quattro division i. , Finalmente con regio decrelo del 27 di marzo dell'anno 1862 il corpo dei volontarii ita liani fu sciolto, gli uffizial i già confermati, trasferiti nell'<'sercit.o reg,)lare pren-lendo l'an: zianità del r.ispett.ivo grado dalla data _d&I decrL·to stes~o , e gli 110111iui di bassa forza che volevano nmauere al serv1z10 dovevano obbligarsi alla fe1·ma d'ordinanza. , Nui già. dicemmo che l'esercito meridionale giunse fino alla forza di 52,839 uomini; tra questi vi erano 7 ,3-13 tra uHiziali ed impiegati militari, come apparisce dal seguente quadru:
408
L E LlffE
STATO NUME:axco del persona.le degli ufftziali ed impiegati militari dell'esercito meridionale.
Dispensati dal servizio per mezzo del comando superior e dell' esercito meridionale in Napoli . Dispensati dal servizio dal signor generale Revel dopo la rivista del ·generale Savoiroux . . . . . E sonerati clal servizio dalla commissione mista in P alermo, per difetto di nomina (aprile 1861) . Dimissionati volontari in Sicilia . . . F ecero valere i diritti come provenienti dal disciolto esercito borbonico a. senso del rC'gio decreto 28 dicembr e 1860.
.
.
.
.
.
•
.
.
.
.
.
.
.
Si recarono cb. Napoli ai depositi delle an tiche provincie (febbraio 186 l) . . . . Si r ecarono dalla Sicilia ai depositi delle a ntiche provincie (aprile e m·aggio 1861} Rimasero in Sicilia coma.ndati al servizio di piazze ed ospedali Dispersi TOTALE GENERALE
2,608
SPECCHIO
degli individui di bassa forza
NUMERICO
633 364 159
ORA.DI
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2,227
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539
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183 50
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Fnrieri maggiori
4
14
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3
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Furieri.
3
11
4
3
1
"
Furieri d'amministrazione
.
'
2
.
"
.
2
13
1
.
2
Sergenti
•
Caporali
. . .
2
Soldatì.
.
3
Caporali maggiori
6
30 44 128 368 36G
s 8-='" s o "' E-< ;,,,
o·-
Caporali ful'ieri .
792 1,740
,:i
ç,:. o"' ~ <i ?< -- -- -- - - -- -- - -
7,343
·6
T oT,\L.: uFnz1AL1
..,,::: -~o3o s... o3 ;::, o~-~ <::l o3
-:;i
STATO NUMERic<l degli uffìziali del corpo dei volontarii italiani ammessi nell'esercito regolare.
Corpo sanitario . Servizio amministrativo Servizio religioso .
« Iu quanto agli uomini di bassa forza ' essi erano 76 che furono asseguati come appresso :
del corpo di volontarii italiani assegna.ti ai corpi dell'esercito.
630
• Quando però accadde la fusione nell'esercito regolare, questo persouale si era ridotto solta uto a 2,099, cioè :
Luogot en enti gener ali. Maggiori genernli , . . Colonnelli . . . . Luogotenenti colonnelli Maggiori . Capitani Luogotenenti . Sottotenenti .
409
IN lTALU
1 l
2
22
- 2 1
. . . . . . . . . . . . . '
»
2
"
»
22
"
'
21 1
1
2 5
-- - - -- - - - - -- - - --
107
T oTAr,1
220 32
9
47
8
8
1
2
1
76
- --, 2,09(1
I
• Quiudi l'esercito meridionale concorse all'i ng randimen to dell'esercito nazionale, esclusi i 2:20 impiegati ammi nistrativ i, ,;on nom1111 1, 955. , \ N~O Ylll,
vol. n . -
27.
u: LEV E « è,\Cc1,1TOR1 DEL 'TEYR1,1i. Quando le nostre truppe ,' li~ bt~rat:i l'Umbria , marciarono contro l'esercito capitanato dal gene1alc1 Lamoricièi·e, il generale Masi aprì un arruolamento volontario e formò un nuovo corpo che egli e;hiamò Cacciatori del Tev~1·e. Questo corpo marciò sopra OrYiet.o , costrinse · a ,·a pi tolazione quella g uarnigiona p •J ntificia, si spinse fino a Viter bo , abbandonata puscia per convenz·one colle tru ppe france~i, e quando l'esercì to regolare passò nell'Italia meri. ,·lionale, esso !'Ìmase a gu11rd1a di quel le provincie, tutela ndo a ll'interno e sulla frontiera l'ordine che la reazione tentava turbare. Prese parte anche alla repressione del br{gantaggio. • Il 15 di maggio '1862, per regio dl'cre to , q uesto corpo, a cui fu dato n ome di Legione dei Caccùitoi·i de l Tevere, entrò a far parte dell'esercito regola re. Esso aveva allora 1,570 uomini di bassa forza con 43 uffizia li, cioè un 1uogo- , tenente- c:olonn ello, 8 capita ni e 34 subalterni (1) ai quali fu as:;egnata l'anziani tà nell'arma di fanteria dalla data del sudr!ett.o decreto. D'allora in poi la Legione d,~i Cacciatori d el 'Tevere do veva essere wmposta d1 uno stato maggiore, di· due battag lioni di q11attro compagnie ciascuno e d'nna compagnia di deposito . L 'effettivo d ella forza vc,noe stabilito a 1,525 uomini, fra cui 50 -uffiziali. Però continnando la legione ad avere 11niramen te volontarii nelle sue file, non convenendo introdurvi , in mezzo a tanta disparità di ferme, uomini di leva, sì rld11sse in breve ad assai e:;igue proi)orzioni, cioè a :-{44 uomini con 40 u ffiz :ali, s\ che con regio decreto dell'll di agosto dell'anno 1863 fu sciolta trasferend0 nei reggimenti gli uo min i di bassa forza e adoper-ando altrimenti gli uffiziali.
II. « Iu questo p eriodo di tempo in cui accaddero le aggreg11" zioui iiei va.rii e,erciti le q uali siamo venuti fin ora discorrendo, fur ono operate molte. leve, prima successivamente' nelle varie parti del regno, poi in tutto il regno un ito. La relazione delle upera7.ioui e dei risul:ati di queste leve, come appare dal titolo stesso dell'opera, è lo scopo del nostro lavoro. Però credemmo 11ti-le preporre una breve storia della formazione d,~ll'esercito italiano, sia perchè col tempo non andassero s:narriti m olti
(1) Vedi rèlazione clel ministro della guerra che precede il regio decreto del 15 maggio 1862.
; JN lTALU
4H
docu mentì alla storia mili tare d'Italia utilissimi, sia perchè ci parve degno di memoria il modo con cui g~i It~liani un i~-< rono assieme. le loro forze, e crearono un esercito, · 1I quale d1 fatto, e per generale con~ent_imento_ rappresenta mirabilmente l'unione nazionale. Elementi pnnc1pah per la cre_az10n e d1 questo esercito furono, come dicemll?o '. le ag?rPgaZJ(>n! delle ,•arie forze e le leve. Il lettore qumd1 vorra saperci g ra-rlo se senza obbliaarlo a ·seguirci fino ai termine del nostro lavoro, gli po~iamo sgtt'oc.chio _fin d'ora il risultato delle leve mede• sim~, 11 quale fu quest'esso : ,.
41.2
p R O D OT , L L E
L E V E.
LEGGE
i
413
IN TTAl.t,\
LE l.lt\'B.
PROVINCIE
CONTINGENTE effettivamente
o
somministrato
CLASSI
------
D ECRETO
,.
CHE CONCORSERO ALLA LEVA
!I
che l'approvò
TOTALE
di di l ~ categoria 2' categoria
il Il
1839
Lombarde
17 gennaio 1859
4,956
4,,644
5,848
9,992
1839
Antiche e delle Romagne .
30 giugno 1860
10,000
8,846
10,087
18,433
1840
Antiche, lombarde e dell'Emilia
so . id.
186~
17,000
14,893
18,192
33,085
1,0 gennaio 18G 1
4,800
3,889
2,S16
6,205
30 giugno 1861
4,500
3,688
8,838
7,521
36,000
29,784
1839-40 1840
Marchigiane e dell'Umbria
Siciliane.
•
.
.
29,734
Dal 1836 al 1841
Napoletane.
1841
Toscane . •
12 marzo 1860
5,000
4,424
778
5,202
1841
Antiche, lombarde, dell' Emilia delle Marche Umbri e della Sicilia . • . . . '. • . . • '.
22 agosto 1861
24,000
20,265
27,625
47,890
Di tutto il regno
13 luglio 1862
45,000
. 38,666
32,989
71,655
128,549
101, 16S
229,717
1842
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4if,
IN IT ,I L[A
414 ·
LE LEVE
r « Ci fra che si riduce a 11,812 (l) diffalcandone 797 cl,,, si arrnolarnno dal 30 settembre, nostro puuto di parteuza in poi.
III.
IV.
• A questt d.ue elementi, le aggregazioni e le leve, che concorsero pr1oc1palmente alla formazione dell'esereito i taliano va aggiunto l'a.ltro, sebbene iu un rapporto assai minore 1:i arruolamento . cioè dei volontarii nell'esercito medesimo. ' ~ In virtù .dell~; legge. s ul reclu tamento molti gioyani delle vane prov10c1e d I talia m questo pert<5do d1 tempo entrarono per 1spontaoeo arruolamento nell'esarcito, assumendo la ferma d'anni. otto, ad ec?ezione di 3,_000 ~irca ai quali pèr ispecia.li ragioni fu consentita quEilla di anm tre. Questi arruolamenti :per la' mag$io r pa~te SPg~irono,. come di legge, pre_sso i cons1gh <l a~m1u1st '.· az1one. dei corpi, pe~ò, ad ae1evolarh maggiormente, lurono inst1tu1te due comm1ss1oni d'uffiziali il 6 ottobre 1860 (l) p1esso i comandi milit~ri di ci rcondario di !V1ilano e di Bologna, presiedu te dal rispettivo cornandante ed un'altra nel dicembre in Torioo. La commissione cli Bo~ logoa sul principiare del l'1mno seguente 1861 fu sciolta; invece _se ne nomrna.rono altre e succes~ivamente a Ferrara, ~rescia? Morl~na, Cremo~a, F irenze, P erngia, Napoii, Sassari, Caglian. Da!l ottobrn 1860 a tutto l'anno 1863 furono arruolati ,da. queste. commissioni 3,155 g iovani (2ì, 329 dei quali n?I I ulL!~o tr1m~stre dello sc.or;;o anno. Siccome p~irò q ues1i g10va 1n arrn.(!lall dalle comm1s.5ioni ~ono comprPsi n.ella cifra dei volontani che spediscono 1 rorp1, così r iassumendo tutti gli arr uolamenti volontari i dii-eruo che furono : Nel 1860 (3).
1861 1862 1863 frJè i n tutto ( 4ì
300
3,8ì8 5,138 3,293
12, 609.
(1) Divisione reclutamento, sezione 2•, N. 3,348. (2) Vedi Documento XII. (8) Per quante cure abbiamo aclope1:ate non ci riuscì poter ottenere la c1fra degli ar!·uolati vo.l~ntarii, Ile.I corso dell'anno 1860 : ripor tiamo solo qnella degli arruolat1s1 nel! ulumo tnmcstre di quell'ii.nno. (·1) 'Vedi Docnine;ito XIII.
, .Ma in mezzo a tutto queslo movinlt'nto di oltre rnezzn milione d'uomini noi non abbiamo tenuto calcolo che di sol i · }l,518 uflìziali, di quelli cioè che si t~ovavano 1w i ris pet1iY1 eserciti o nei corpi dei vol,mtarn nel\ a1to delle anness1om ; _ però molti degli uffìziali di questi stessi e3e~,~iti e di questi stessi corpi vennero am rnes,-;Ì nel\' esercito naz1011~ poster1ul'· mente alle annessioni meiesime 8 vero che n fhzia\1 !11 numero assai considerevole, 3,000 circa, i'urono ìn qnesti quattro anni git1bilati, dispen~ati, l'lVtJCati , rimossi; nia i~ altresì ven> che, se non in pHi numero, m ol ti ahn però subeotrarouo in loro vece. E senza appartenere a questo o a qnell'Hsercito, ~ questo o a q :lel corpo di volontae1i aggreg,1t1, veunero atcoit1
l:
(1) Di questi 11,812, già 6,327 volontarii computaro110 nel contingente delle leve, cioè : a) Nella leva 1.8 60 .(classe. 1839 an° . tiche provincie e Romagne) : . l" categoria , · · · N. 7 8 7 ( 7\18 Vedi tabella XrI 2a id. ., 11 \ b) Nella leva 1861 (classe 184-0 antiche provincie, Lombardia cd Emilia) : 1• categoria • · · · N. 1,286 \ 1,4(19 Vedi tabella XXIV 2' id. 183 e) Nella leva 186 l ( classe 1839-40 Marche etl U mbda) : 1• categoria . . · , N. 09 ( 115 Vedi tab.e.lh XX.XVI 2" id. 16 \ clj Nella leva 186 t ( classe 18-10 Sicilia) : 31 Ved.i tabella XLVJll 10...cat egoria -. . . . N. 31 I e) Nella leva 1862 (classe 1841 a.ntiche prol'incie, Lombardia, Emilia, ilfarche, Umbria e Sicilia) : l" categoria , - - · N. l, 368 ( 1,471 Vedi tn,bella LX 2' id. 103 I f) Nella leva 1863 (classe 1842 in tutto il regno) : N. 2 ,'.lSJ ( 2,Hfl Veò.i télbella LXXI io categor it\ • 62 I 2' id. G,227
.
Pe1· aver compL1tt\to questi 6,22 7 , volont:n ii n,,l continge,1t.e , noi li escludemmo d,d la. cil're esprimenti il risultato del le leve.
416
417
JN ITALI A
oltre 300 altri uffizìali che precedentemente avevano servito in frnncia, in Austria, nel le truppe _estensi o pontificie. Ar rogi _che se non debbono agg1uugers1 : 3,167 sott'uffiziali promossi nffiz1ali dal 1860 al ~O settembre 1863, poichè questi g 1it facevano parte dell'eserc110, non possono dimenticarsi n ei calcoli i 1,538 gi~vani a lunni degli istittlti m ilitari che pasu sarono sottotenenti nelle file dell'eserci to medesimo e·d ai quali , di pochi infuori che concorsero alla formaz{one dei contingenti delle ·diverse leve, non furo110 in niuna delle categorie finora discorse, compuuti. Qurndi senza raccontare le n ,lslre minutissime indagini , diremo cbe agh ] 1,518 uffiziali ne vanno aggiu nti 3,376 che nel periodo più volte ricordato vennero accolti nell'esercito.
V. • .Riandando ora sulle nostre stesse orme, ricapitoleremo ciò di cui abbiamo finora alquanto distesa men te ragionato: Esercito sardo . . . . . lll,201 Lombardi delle classi obbligate ancora al servizio . . 37,476 Esercito dell'l<:milia . 31,521 Eser,'.ito toscano . 20,455 Dell'eserc.ito n3:poletano . 60,159 Esercito meridionale. 1,955 Cacciatori del Tevere . . . . . . 1,613 Uomini pro venienti da arruolamento ·lon ta ri o . . . . . 11,812 Uffiziali posteri_,ri alle annessioni . . 3,376 Quindi pe r le agg;egazioni e gli a rruola'. m e nti volontar1i, ecc. . . . .. . 279,t>68 Per il ris.1Jlt.a to delle leve . . . . . 229,717 L'esercito italianrl al 30 settern bre avrebbe dovuto esser forte di uomini . 5 09,285. « Tnrece quest'esercito a quel tempo non ne ·contava che
vo-
379,722.
Occorre quin li ricercare le cause di cos\ grave diJkrenza ,
Riporto Ottennero per tempo fini~o il congedo asso• Iuto gli uomi ni di 2•. categoria della classe dP,l · 1834 piemontese (aprile 1861). . • • • , Quelli della classe 1830 lombarda (ottobre l 861) . . . • . . . .- · · · : · . ~ Quelli della 2' categoria del la clasoe 1830 piemontese (gennaio 1862) . . . . • • . Quelli della classe 1830 piemontese (nov embre 1862). • • Quelli della classe 1831 lorn_barda (novembre 1862) . . . . : . • ·· · Quelli della 2' categoria della classe 1836 piemontese (novembre. 1862) . • - • • , •. Ottennero ahresì il congedo assoluto_ gli uomini della categoria, d'ordinanz.a che termmarono il loro tempo nel 1860 Nel 1861 (2) Nel 1862. . . . . . . . .. Nel 1863 (esclusi ì 2,182 congeda'll nell'ultimo trimestre) . . . . , Vennero altresì congedati in questi quattr~ anni per infermità, cioè lt seguito _di rassegna d1 rimando, meglio di 18,62b uomm1, c;ome appa1e dal prospetto contenuto nel ~ocurnento XIV e come più ampiamente è d1m?strato, secondo ]e varie specie d i malat_tie dal do?nmeoto XV. Da: questi 18,62_5, esclusi ~ 707 d_ell ultni:10 tmnestre, l'imar,gono 1 conged_at1 per mferrn 1ta. . . . Ebbero altresì il congedo assoluto per ap· plicazione degli articoli 95. e 96 della legge sul rf:clutamento dell'eserc,to m questo stesso pe• riodo di tempo. . . . . . . . . . . . : A qnali armi poi appa r~enessero guest1 uom1_111 e a qual titolo degli art10ol1 stessi fossero r!Il· ,,iati dal servizio è indicato nel documPnto-XVl. Trapassaroi:o da 1nesta all'alt~r1 v11a, come si può osservare nel oocumento XVII . . •
« Nel corso di questi quattrn anni:
Passarono alla Franci11, dopo l'ilnnessione di :'-11ua. e Savoia a qnell'impero (giugno 1860), uo mini circa
A r·i7Jortarsi
A- riparlarsi 12,000
12, 000
l'il,000 4,886 · 2,000 2,115 4,186 2,500 (1) 4,613 5,722 20,967 7,817 6,547
17,918
9,142
15,064 11-2,477
(1) Tutte queste cifre son tolte dalle situazioni esistenti nel minister?
<le11a gerra.
•
(2) Questo gran numero si deve a tt1:ib_uir_e al_ li cenziamento dei voJontarii, i quali :figuravano tra gli uomrn1 d ord111a11za.
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LR LlWE l~ Il'i\LlA
R.ip<wto
ll2,477
Altra ca•lsa di diminuzione ,ruomini si deve ripetere dai molti disertori che o non rarr. giunsero o a_bbandonaro~o .le ~a~dicre in questi quattro anm. Cause pr1nc1palis~1mù la novità della coscrizione militare in varie provincie del regno (I), la s pedizione di Sicilia e la consecutiva formazi oot;, dell'esercito dei volontarii i fatti di Si~ilia e di Calabri~ nel 1862 (2). Qu~sti dis1::rton ascesero, deLlott1 coloro che si cos1ituirono spontanei o furono arrestoti, a 16 731 e d1ffa.lcati i 508, cioè quelli degli ullimi'tre 'mesi del l'anno_1863 (vedi documento XV(ll) rimangono tuttavia . . . . .. . . . . . . . • 16,223 Fina lmentP. sumministrnndo il ministero della ~uerra dalla_ leva d1 terra gli 11011JÌni 1tlla fantena .rea.I mal'lna, ed cs~enclo stati que,,ti nelle ult1~\e leve_ e nDlle q11at.1ro classi n~polet~ne r1ch1amate in servizio ~ 422 ed oltre a q udest! il ministero stesso cl Ali~ g;erra avendo ce ut1 a quello dt~lla nHtrioa altri 536 uomini per_ i reali . e_quipag~i, oc~orre detrarre questi 3,9~8 u~m101 (a), 1 quali non facendo parte del I e8erc1to, bensì dell'armata di mare' non figu rano nella situa7.iune, cioè uomini . ' . . . 3, 958 Tulle que;;te diminuzioni adunque o perdite asceonono a , . . . . . . . . . . . 132,658. Ora queste di111inuzioni non C!;primono come dovrebbrro esat_t_amenlr. la differenza tra i_ 509,285 uon;ini prornnienti dai var11 eserc1t1 o corpi e rlagli arrnolamenti volontar1i e la forza dell'esercito di 379,?22, ln quale difforeuza do'vrebbe e,sere d1 129,563; sembrerebbe q•lmrli che noi avessimo esagerate le perdite di 3,095 uomini , ossivem dimenticatine al ~retlan Il nelle aggregazioni. Noi confessiamo schiettamente che 11 no~tr~ lavoro è basato sopra notizie e documenti uffiziali che c1 s:a~o con molto sll1~io e molta diligenza procacciati, e n ulla assemnmo che non sm con fermato sia dai docu menti che. . (1) S~coo?o la nostra legge i manc~nt i alla partenza sono clichiarnti d1ser_t,or1 . d~1 coma_nd~11ti dei corpi ove ftu·ono assegnati, o dai comanlhtnt1 dei , rispctt1v1 c1rco11cla.ri. (2) Dal maggio al dicembre 1862, i disertori furono 7,667. (S) Vedi tabelle X, XI , XXII, XXHT . XXXIV, XXXV, XLVI,
XLVII, LVIII, LIX., LXX e Doc11mento XIX.
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riportiamo, sia da quelli esisllmti nel minist~ro 1ella guerra; tuttavia se non ostante le nostre cure non riuscimmo ad ottenere la perfetta con!'ooanza delle cifre , noi però siamo in essere da potDr assegnare lu r:1gione:: di questa J ifferenza. , Non abbiam punto fa tto cenno dei molti militi dei tre battaglioni <lei così de~ti volontarii_ d~lla guardia_ nazi? nal~ mobile (1), nè. ~i quelli dei. battagli?o_1 delle gua.rd1e naz1onal! parimente mo~1h delle pru~10c1e _mend_1onali cl:e lecero pur ess( passag5io nell esercito, dei quali tutl1 non c1 venne fallo d1 accertare il nnniero. Oltreciò il lettore ricorderà che parlando degli arr uolamenti volontarii _s,igui~i in questi _q_1Jatt rc; ann i, noi (2) oon reg1:;trammo che 1 soh 300 _arruolat1s1 _nell ultimo trimestre del 1860, e per mancanza d1 docume!lh tacemmo affatto dei gitwa.ni che nel corso di qnelranno eotr/lrono spoo1anei nelle file dell'esercito. Ten uto dunque conto del passaggio nell'esercito dei militi delle· guardie na:1.iouali mobili e dell'arrnolameuto dei volontarii nel 1860 , la diITerenza di 3,095 uomini rimalle evidentemente gi.usti!lcata.
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VI.
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• Dopo aYere succintamente raccontato il modo come si formò l'es~rcito italtaoo, e dopo arnr fatto, diremo cosi. l'analisi storica degli elr•rnnnti varii, onde si comporn~ , passiamo all'argomento del nostro lavoro, che è la rela7.10ne delle leve che furono eseguite prima divisamente, 1,oscia unitamente in Italia dal tempo delle an nessioni delle sue varie provincie fino al 30 di setlembre del 1863. • I paesi cJucati alla coscrizione militare in I talia, sebbene con leogi di verse, erano il Picmoo te, la L orn bardi a, i ducati, la Tos~i1na e quella pal'te del già regno delle Due Sicilie che siedf' al di qua del fa ro; le Romagne, le Marche, l'Umbria e la Sicilia erano affatto nuore alla medesima. Ad eseguire quindi la leva in foilia non mancavano ostacoli e per queste ultime e per le prime pro,·incie. « Le autorità ci.vili temevnno che non senza turbamento e forse non senza tumulti g l'avi la r'O~Cl'izione militare sarebbesi potuto alluare in paesi che n0n solo ne furono per lo innanzi esenti, ma l'ebbero srmpre, non che in avYersi.,ne, in orrore. Sembrava a molti cittadini rlabbene ed autorernli, ma timidi, (I) Dal solo 3° baU.aglione ne passarono 86 nell'esercito all'atto del scioglimento, oltre qnclli passati vi in antcccrleny.a. (2) Vedi la nota 3 a pag. -H4 .
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e ne scrivevano continuo al governo, che fosse rischiosa im presa codesta, il volere d'un tratto assoggettare all'imposta, che chiamavano di sangue, tanta parte del. regno, e far pericolare cos\ le sorti d~lla patria colla s(1llevazione di quelle provi·oeie. Il ministero della guerra non curò i paurosi rapporti, ebbe in miglior conto l"arnor patrio di quelle provincie, nè stimò colla condiscendenza o colla pazienza, come i più consigliavano, esti nguere i mali umori e consumare la ritrosia delle· popolazioni, ma volle gag liardamente urtare le opposi zioni, e per provvedere all'armamento della nazione e per non rompern colle concessioni la civile egualità. • Nei paesi poi, nei quali i cessati governi reclutavano le loro forze colla coscrizione erano impaccio ed impedimento le leggi varie. Tuttavia per la. maniera stessa successi va, con cui accaddero le annessioni , non potendosi d'un tratto cambiar leggi e far leve, fu necessità, nel 1859, eseguire la. leva in Lombardia colla patente sovrana austriaca del 1820, nel 1860, nella Toscana, colla legge che in quell'anno medesimo ,era stata promulgata e nel 1861, nelle provincie napoletane, colla legge del 1834.
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Nel 1860 - La leva sui nati nel 1841 in Toscana. Nel 1860 - La leva sui nati nel 1840 nelle antiche provincie nella Lombardia e nell'Emilia. Nel '1861 - La leva sui nati nel 1839 e 1840 nelle Marche ed Umbria. Nel 1861 - La leva sui nati nel 1840 nella Sicilia. Nel 1861 - La leva sui nati nel 1836-37-38-39-40-41 nelle provincie napoletane.. _ Nel 1861 - La leva sui nati nel 1841 nelle antiche provincie, nella Lombardia, nell'Emilia, nelle ~!arche, nell'Um• bria e nella Sicilia. Nel 1862 - La leva sui nati nel 1842 in tutto il regno. « Come abbiamo già detto innanzi, la leva sui nati nel 1839 fu fatta in Lombardia secondo le norme della patente sovrana austriaca del 1820, quella sui nati nel 1841 in Toscana colla Jeo-o-e promulgala in quella provincia nel 1860, e la leva _sui nati n~'i°l8J6 al 1841, nel Napoletano colla legge del 1834. D1 queste tre leve, che non sono state eseguite sotto la direzione <lei mi?i• stero della guerra, noi diremo brevemente e t_an:o che basti a cumprendere il modo come furono oper_a te ed 1 nsultame~t1 fi- . nati che se ne ottennero. Delle altre sei leve che furono dirette dal ministero noi daremo una relazione minuta nelle singole loro operazioni, e ~iccome_ne)l'appl~cazione della legge del 1854 suscitaronsi vane quest1om legali, sia dove altra legge precedentemente vic,eva, sia dove la coscrizione militare era non guari adottata, ~osi ci stimiamo in obbligo di trattare eziand)o tal maniera di questioni per dimostrare la ragione delle provvidenze che ne derivarono . »
• Un esercito però non potendo avere modi varii di reclutamento, ed a lla formazione di esso dovendo indistintamente concorrere le regioni tutte del regno, faceva mestieri che una legge unica vi provvedesse e fosse estesa e comune annhe alle no.wve provincie non soggette per lo innanzi alla militare coscri,.ioDe. « La legge del 1854, colle successive modificazioni, fu dag li inttillig,mti in così fatta ma te ria giudicata migliore, a riscontm e7.iandio di quelle esistenti in altri paesi della penisola e corrispondente appieno ai bisogni d'Italia; doveva dunque ed essere promulgata ed in ogni luogo recata in atto. Eppero con data 30 giugno del 1860, fu resa esecutoria nella Lombadia, uell"Emilia e nella Toscana; nell~ Marche e n,,Jl'Umbria con de relo del 6 novembre dello stesso anno dei commissarii s traordinarii di S. M.; n,jlJa ·Sicilia con decreto del 27 gennaio del 1861, confermato poscia dalla legge del 30 giugno dell'anno m -\dcsirno; e da ultimo nelle provincie napoletane colla le3ge del 13 luglio del 1862. , Dal principio delle annessioni fino al 30 di settembre del 1863, furono operate in ftalia nore leve, e furono queste e.;se: Nel 1859 - La lel'a sui nati nel 1839 ia Lombardia. N,-1 1860 - La !uva sui nati ne! 1839 nelle anliche p rovin0iB e nelle Romagna.
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IN ITALIA
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Ciò premesso, entrasi nell'argomento del quale ci farem dovere di interessare compendiosamente i nostri lettori un'altra volta. G. G. C.
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TAGLJANO GAETANO
Gerente.
INDICE· DEL VOLUME IV. - ANNO VIII.
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Luigi Federico :M:euabrea . . . . . , . . . . . . . pag. 55 L,, fortezza ecl il campo trincerato d'Anversa. . . La campagn:i, di guerra dello Schleswig nel 186,! (con schizzo 72 · t opogJ'a.fìco) . . . . . . • 111 Sul trasporto dei feriti in guena • 132 R ivista tecnologica . • 143 Rivista statistica . • 147 R ivista bigliografica .
Studi ippici. • • . . , . . . . . . . . . Sull'armamento delle truppe del genio e loro parco di compagnia • • . Rivisb tecnologica . Rivista statistica . . Rivisti~ bibliografica .
• 161 • 218 • 240 • 250 a 25[".'
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INDICE
Giugno. La campagna di guerra dello Schleswig nel 1864 Studi ippici. . . . . • . . . . . Le leve eseguite 'in Italia dal 1859 al 1863 • •
pag. 265 • 318
• 376