IlI\TI S'I'J\
MILITARE ITALI.AN A
it.nno , ,. 111. -
Volume Dlii.
TORINO,
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'rlPOGl\AFIA EDITIIICE G. CASSOÌ'ÌE E COMP I
'iia S. Frau~cstll ila·l'aol:i, N. 6.
L'ARCHITETTURA I l! R ELA'l.lOJS>:
ALLA STORIA DEL MONDO
CON'rl ~ UAZION!l
(1)
Periodo _terzo o scientifico. In questo periodo la storia dell'architettura si unisce ·alla storia in generale, rimanendo tuttav_ia nel suo proprio campo. Questo periodo in cui avviene la sintesi dei due rami non .è ancora incominciato, ch'io sappia, onde tutto · quello che dirò si potrà considerare come il concetto di un lavoro da recare aù atto. La scienza dell'arte creata e coltiYata dai Baumgarten, Winkelmann, Lessing, Kant , Schiller, Fichte, Gian Paolo, Solger, dagli Schlegel, Schelling, Schleiermacher
11-toprietà li!tterwria,,
{1) Vedi
Rivista militd•.e: it-aUana, anno vm , vol.
ir,
pag. 50.
. L ' ARC!ilT!sTT UllJ\. 4 dell'Hegel, ecc., e la scienza della storia fondata e con . dotta a maturità dalle immortali opere dd Vico, del· l'Herder e dell'Hegel, formano gli immediati antecedenti cli questo nuovo edifizio che si andrà innalzando. L'una, applicando alle arti il metodo scientifico è venuta al punto <l'indagare la vera . nozione di ci ascuu 'arte, e però del1'architettura, di stabilire i legami che corrono fra le varie arti, e queste di coordinare secondo le ampie e armo1_1icbe vedute della .scienza; l'altra, applicando del pari la scien~a alla storia, ha gettato uno sguardo prbfondo ,s11gli avvenimenti, ed è pervenuta a sta bi lire l'idea madre e.be li governa, e il modo con cui ciascun popolo si adopera ad effettuare questa idea. Intanto al presente è d'uopo che ìa storia dell' architettura, àccettando la nozione dell'ard itettura dalla scieuza. dell' arte, la faccia discendere sino ai più minuti partii;olari storici, e da un altro canto la storia in generale, ricevendo la sua llOzione dalla scienza della storia., la incarni parimente nei particolari fatti storici. Allura, se medianle la fusione di questi due campi sterminati daremo vita ad un albero unicp e gigantesco, il quale si a limenti del succo di entrambi, avremo creata la storia scientifica dell'architettura. (?osì se le storie primitive e le riflessi~ andranno sempre più accrescendo i materiali storici ed esaminandoli colla critica, la storia scientifica dell'architetturn riceverà i materiali depurati da queste storie, e li vi vifìcherà collo spirito della, scienza. .Questa si può addimandare vera glorificazione della storia dell'architetturn. Tale è in generale il mio pensiero intorno alla storia dell'architettura. Ma è mestieri spiegare e determinare con maggiore ampiezza questo concepim ento, a fare jl che tratterò in primo liiogo del concetto in _genernle della sloi·ia scienti.fica dell'anhitettura, in sec0ndo lùogÒ clel morlo
con cui sì e/J'eltua la cmnpenetmzione cletla storia dell'a~·cb·i-
L'AllCHIT F.TTU ll A
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lettiwa colla storia in generale, ed in •u,ltimo del metodo da tenere nella cnm.posizione di siffatto lavoro. Ho accennato dì già essere la ragione la faco ltà c'.>ncilia,trice, là quale armonizza le parti che l'intelletto sépara. In cons.egnenza, se dimostrai il secondo periodo come quello dell'intelletto, dobbiamo chiarnare il presente della ragione, perché in questo 1a storia dell'architettura riconoscs che essa si compie nella storia iu generale, come questa g ià conosce ch'è generale in q u:rnto contiene pure quella. Noi abbiamo veduto nèl passar'8 .dal secondo periodo a q uesto che ci occu pa, come sorga una certa tendenza la quale vada ponendo r elilzi0ni tr.t le due storie Ora questa tendenza, _la quale co1à si manifostava in modo spontaneo e confuso, qui de ve ricevere la dimostrazione, la formala , e però il metodo scientifico . Onde adesso ehe stud iamo il concetto dell'unione delle due storie, dobbiamo in tendere dimostra.r e anzi che soltanto porre tal concetto . Esan1inerò lo scopo genei·ale della storia del mondo, i mezzi con cui ques'to scopo si effettua, 8d rn terzo l uogo la forma che prende lo spirito umano nell'adoperarsi a conseguire lo scopo, e cercherò dimostra re che atl'.istesso modo con cui un'idea geueralP, per esempio; quella di albero, vive nei particolari dm ~a determinano, come pino, sahce, ecc., del pari la storia rn generale e la storia dell'architettura - si unifi cano nello scopo, nei m ezzi , -e n ella forma con cui si effettua lo scopo. Dal che scaturirà la co~cbiusione ch'elle debbano venir trattate insieme. Perché questa perenne vicenda della storia ? Qual è lo scopo · verso il quale muovono - infaticabilmente le uma~e generazioni? Perché questa pugna cunti ìrna g ià per Jl tempo? f.i; a che tanti dol.ori, tan te g ioie, e tantn sangue versato? Forse per null a.? No. Errli è indeuno o o . di un uorno, il quale dall' uso della scienza abbia imparato a
J.' ARCH ITETTURA conoscere come tutto quaggiù tenga una ragione di essere, il gettare sulla storia uno sguardo scettico, e il tenere che a nulla ·meni tanto lavoro dello spiri to uman o. La scienza della storia pone il p:rincipio e lo dimostra nel suo sviluppo, che lo spirito umano nel suo procedere è mosso daJlo scopo· di p'é:'rvenire alla coscienza chiara della propria essenza. Egli ubbidiscè al dettato de l tempio di Delfo: Conosci te stesso. La meta finale a cui l'uomo s'indirizza è l'elevarsi alla divinità smettendo sempre più .della sua materialità. La storia in cons~guenrn è appunto quel ramo dell'umano sapere che ci offre jl quadro d ello svolgersi che fa l'umano ·spirito nel temp-o a fìne di p ervenire alla propria glorificazione, dopo una vicenda in cui egli . va sempre meglio dominando il sensibile, la ' mateP.ia. Ora l'arte è una delle sfere mediante cui l'uomo impara a sa.persi, e l'architett ura per consègueoza concorre anch'essa ad effettuare questo d_e stinato . . La. p ittura , la poesia. e si;rnli son forse destina.te ad allettar la v ista, e a creare ore piacevoli a.glj oziosi'? Certamente che no. Esile presentando gli alti concetti, i divini sentimenti incarnati mila tela, rivestiti d'immagini sensihilj . tengon modo che l'umano.spirito pervenga alla conoscenza di essi, e però di se stesso, essendo il crogiuolo i o cui segretamente si lavorano quei coucetti e quei sentimenti. Gli artisti, nelle età poco acconce alle scienze, sono a.dunque i g rrmdi sac.erdoti d ella v erità. Applicando ciò all'arte che ci rig uarda diremo che i popoli orienta.li, presso i quali sil'architettura non .vclta alla. mera utilità, coi g nureao•iò ,:,o monumenti espressero simbolicamente i loro concetti relig iosi, onde l'edifizio architettonico fu il gran libro in cui essi vennero ad imparar la sapienza. Lo spirito cristiano ezi andio nella gotica, cattedrale godeva di m,uoversi tra le . forme che simboleggiavano la sua intima fede. L'architet(ura come arte utile e sommamente materiale, concorre m ~no delle altre ad aiutare l' urna.no spirito in questa via dell a 6
t ' An'c mTF;T TURA 7 conoscenza, ma com e abbiamo veduto, vi concorre ezia.ndio. Oltre di che la stessa architettura utile ci mostra i l lavorn con cui lo spirito cerca-di assottigliar sempre più la materia . e di rinvenire le curve e le disposizioni in cui meglio si adaisia. Noi difatti, vediamo come ai gravi e colossali rriassi dell'Oriente succeda la rob usta ma snella costruzione greca, e a quest a il ricamo dell'architettura gotica, in cui par che la. materia vada quasi volatilizzando_si al tocco dello sp irito, tanto che io paragonerei· l'architettura orientale regno minerale, e la. cristiana a quello v egetale. Adtrnque coll'andar d el tempo eziandio nell'architettura ut ilè lo spirito umano si solleva a. m aggior scienza e perfezion;;. La storia dell'ar<;hitettura in conseguenza. ha puranche per iscopo di mostrare, come lo spirito ·a p0co a poco in questo ramo singolo sia andato sottoponendo il regno della pura ma teria, e come nel divenire d(~ll'architettura m edesima, esso si elevi a m aggior conoscenza del v-Bro, del bello e di sè; ond'essa ripete o meglio d et ermina in un campo speciale il fine generale _- dello sviluppo storico dello spirito umano. Insomma la ~toria è da reputare un gran corpo di .cui l'architettura sia uno dei membri e come un prisma di cui questa sia una faccia; e a quel modo che il corpo è nelle sue membra, nel pari c_iascuna· di q neste ha · valore come parte del corpo: Ora come, lo scopo della storia in generale si compie. nello. scopo della storia dell'architettura, CC'S'I lo scopo della storia dell'aréhitett.ura acquista luce e vita ponendosi in relazione collo scopo della storia in generale. Con ciò noi vedremo chiaramente che lo scopo al quale si drizza l'architettura non è qual~:he cosa di separato; d'indipendente ed accidentale, ma va a fondersi nello scopo generale della storia, ed è però necessario a comporre l' organesimo del mondo storico.
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La seconda q nest ione è intorno a1 m.ezzi con cu i v.ien
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L'.\RCI-llTETTUllA
1},i.}(CHITETTUR-A
recato ad atto lo scopo di già esaminato. I mezzi :son o le umane passioni, ovvero le attività i ndividuali, e ve n'ha di tre maniere. Fate caso che la società, come fu al sorgere del cristianesimo, affine di sal ire ad nna n:raggior perfezione, abbia d'uopo di cancellare la- sua vécchia. credenza e nutrirsi d'una_ più à-lta e spirituale: e pogniamo che sorga una schiera di uomini, la quale, inte$a questa univ.er~al meta d ei popoli, ponga a capo de'suoi pensieri il bene del prossimo, e non badando n è a pericoli, nè persino alla morte consagri al vero la vita. Ecco j martiri dell'umanità. Nè v'è d'uopo che q ue;;ta classe d'uomini operi solo in una ~fera pubblica, poichè eziandio nel privato, consagrando la propria vita all'educazione degli uomini e attendendo a spargere la verità fra di essi, si adempie alla. sublirni3 missione di fare avanzare la famiglia, la società cittadina e l'uman genere. Ma a costituire tali uorni ni morali è ben necessaria la coscienza della propria missione e l'amore disinteressato del bene, il quale tien tnodo che l'uomo ponga il suo maggiore egoismo nell'annullare qualunque fìne escl usivamente individuale. Insomma nel cuore di questi uomini vive e palp ita l'intera umanità, ed eglino non vivono che in lei. V'ha un secondo modo, interamente opposto al prirno, con cui si apre la via all'attuazione' dello scopo enunciato, e vien formato dal solo egoismo di quegli uomini, i quali operando un'azione qualunque per cons·eguire alcun i loro fì n i affatto . privati , e producendo di più di quel cl1e eglino volevano, col comunicare la loro azione alle s.ferecircostanti, indirettamente cooperano all'effettuazione d i un' idea sociale. Immaginate che si combatta la lotta di due civiltà, l' una vecchia e cadente e l'altra giovane e rigogliosa per idee più benefiche, e che già si trovino a fronte gli eserciti dalla cui zuffa uscirà la sentenza dell'avyenire. Chi dei dne trionferà o meglio chi ha magg ior dritto alla vittoria~ Iddio è per l'avvenire .e pel
hene. Fra i tanti mezzi, co' quali può toccar la sconfitta all'esercito del passato, ve ne sono alcuni, che appartengono alla categoria che ci occupa al presente. A maniera cli esempio, può avvenire che un · soldato, mosso da un pensiero di vendetta, diriga · un col po d i fucile ad_ un altro soldato, il qual colpo vada a ferire per errore il capitano dell'esercito che per caso trovavasi in quelle circostanze, e che la morte dAl capitano sia cagione della sconfitta dell' esercito. Ecco una grande ca-. tastrofe prodotta dal solo caso. È ben chiaro che il soldato non ad altro ambiva che a soddisfare la propria passione, niente di meno egli è stato l'jstrument.o mediante cui si è consumato un avvenimento i111portantissimo. I Nel primo caso abbiamo individui che fanno dello ~copo dell'umanità il proprio scopo, nel secondo individui che non si brigano punto dell'uman genere e Vivono racchi usi nella sfera d elle proprie passioni, le quali indirettamente e a guisa di eco lontana , operano sui destini sociali. V'è un terzo genere di uomini, i qual i hanno entrambi i caratteri esposti, e sonCi i g randi eroi storici, che soddisfacendo alla propria ambizione direttamente producono il bene sociale . Se una nazione trovasi. in preda all'anarchia, e sorge un uomo il quale voglia avvalersi della dissoluzione per montar su e regnarsolo, questi non fa che soddisfa.re all a sua ambizione, ma nel tempo istesso giova alla nazione, a cui è necessaria , un'unit/'I, sia pure ferrea . Tali uomini, come Giulio Cesare, Napoleone, ecc. , vengono s u· difatti "quando la società n e ha mestierì, ossia in tempo in cui lo scopo della · l oro ambizione cornbacia col fine della società. Essi non sono Rpas8ionati come i primi, nè limitati .come i secondi, ma tengono dei primi il diretto cooperare al bene della società, e dei secondi l'egoismo. In qualunque modo .la passione è sempre il motore
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10 t' A.nCHJTRTTUR A gt~nerale, e Fuomo in tutto quel che fa vuol trovare la p ropria soddisfazione. La storia ci prt>senta il · quadro vario e ricco delle lotte fra le individuali passioni, e ci riveìa i risultati dell'opera nascosta di quella mano, la quale le trae indeclinabilmente ad effettuare lo . scopo generale, che non è_mica fuori gli uomini, ma è la coscienza dell'·uomo stesso, onde l'uomo è mezzo e fine a sè stesso. Ora v'$ un popolo di architetti, il quale per mezzo della sua artistica attività, effettua lo scopo della storia dell'architettura. A quel modo con cui lo scqpo della storia dell'architettura va a fondersi nello scopo della _·storia universale, parimente i mezzi che cooperano all'effettuazione di quello scopo acqu:steranno luce nel porsi in relazione ai mezzi generali che effettuano lo scopo uni-· versale. Così, se la storia in generale si compie bénn anche nella vita dPg1i architetti, parimente le passioni di questo popolo di architetti riceverairno il c~rattere universale e necessario ponendosi in relazione colle passioni generali del popolo di cui son figlie, perché elle appariranno allora come il necessario }irodotto dei tempi loro . Le bio~rafie in ispecie ne trarranno vantaggio inestimabile e saliranno all'alteaa scientifica, perché allora le passioni d'un Michelangiolo p. _e. no? saranno rappresentate come affatto bizzarre ed _accidentali, ma si spiegheranno in molta parte colla storia, dimostrando ch'elle hanno eziandio 1:111 lato _che le congiunge alle passioni genera.li dell'età da cui son gener ate.
r: ARr HITETTURA
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La volontà dell'uomo produce dunque, con coscienza o · senza, il regno del bello,, del buono e del ver o. Onde abbiamo da una parte le passioni individuali e da un'altra il signoreggi~nte regno del pensiero . Qual ligame congiu nge questi due ·lati, qual mano stringendo i vari rami degl'interessi individuali, e limitandoli- nella, loro opera,
li costringe ad ordinarsi secondo uno scopo importante ed essenziale? Lo stato-:- Lo stato è il gran corpo in cui si agitano le lotte dello spirito umano, è il suolo non fisico su eui si combatte, è l'atmosfera che respirano i prodotti dell' Mte, della religione e della scienza, insomma è la gran forma in cui si fonde tutto quel che l'umano . spirito va gener ando . Esso è un tutto morale in cui l'individuo diviene uomo davvero, con doveri e diritti; ed infatti una società, alla quale manca uno stato ordinato, è piuttosto una riunione arbitraria, poichè le manca l'essenza della· società, e no'n si può dire ancora uscita dalla condizione del regno animale, i cui componenti $Oltanto .vagano a lor ta1ento. Lo stato, considerato qui come la forma generale che racchiude l:umana attività, è i·l fo ndamento il centro di tutti i lati che compongono la vita del popolo, ossia de_ll'arte, ·della religione e della scienza, e questo senso ampio in cui si prende l'idea di stato ha generato la definizione che la storia in generale · sia la stona degli stati. Secondo ciò l'architettura è anch'essa un ramo in cui l'idea di stato viene a compimento. Onde, a quel modo che nella storia in generale entra l'architettura siccome c~lemento partiçolare e costituente lo stato, così nella storia dell'architettura dovrà entra.re la storia in generale come un .elemento universale e pur anéhe costituente, dappoichè la parte costituisce il tutto ed il tutto la parte. L'architetima, come elemento dello stato, riceve la forma . da questo , cioè non solo dal governo, ma eziandio dall'arte, dalla r eligione, dalla scienza e dalle condizioni -geografiche. Ora, se vi è armonia e rispondenza tra l'arcbitettura e lo stato, vi sarà pure relazione tra la- storia dell'u:10 e· quella dell'altra, e a questo rnodo vedremo dipendere le cÒndizioni architettoniche d'un popolo da quelle morali, r eligiose, sci~-ntifiche' e geografiche. E così stimo aver dimostrato,- benchè brevemente ,
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L' ARCI!lTET'f URA
come sia mestieri che la storia dell'architettura si compenetri colla storia in generale. In questa essa trova il suolo universale su cui adagiarsi, onde dall'armonia loro vien su la storia scientifica dell'architettura. Adesso ci riesce agevole il parlare del secondo punto, cioè del modo con cui si effettua l' qnione delle due storie. I
Io for mulo nel seguente modo il teorema, che mi dovrà servire di base in qu esto momento: l'unità a. (della sto·ria deU'm'chitettura informata detta pr·opria nozione che accetta dalla s~ienza ·dell'arte, 13) della storia in genernle ùiformata della nozione che accetta dalla scienza della storia, genera y) la storia scientifica dell'architettura. ci:) P~rvenu ta la scienza alla moderna eccellenza si vulse all'arte e la considerò nella sua essrnza. Allora cessarono quelle pic,;ole vedute, mediante le quali l'arte è ri,gu,,1rdata come serva di alcuni fini interamente estE'riori, come a dire il raddolcire i costumi , il produrre ore dilette:voli al lettore, ecc .. Essa acquistò la sua imli• pendenza, perchè venne -considerata come una delle sfere in cui lo sp irito prende cosci'enza di sè. Con questo modo razionale vien stabili ta scientificaniente la nozione dell'arte : in secondo luogo si applica qJJesta nozione. allo sviluppo storico dell'arte medesima, e passando in rassegna i tre mondi, l'or ientale, il greco-romano ed ,il mol~erno, si studia in quale di questi mondi quella nozione r inviene la sua compiuta effettuazione, quale si a.do pera a raggiungerla, quale la sorpassa: ed in te.rzo luogo si applica questa nozione alle arti particola_ri, si stabiliscono i vari concetti di queste, esaminando parimente quale arte determina affatto la. n~zione vera dall'R.rte in generale.,, q uale più quale meno, ed in questo ultimo esame si siudia purancbe la storia di c iascun'arte jJcr indagare in qual momento -del suo svifuppo storico
13 L' ,rnCIIITETT URA -q uella ,. determinata arte toccò le sua a1iez;rn. Ora la scienza dell'arte, volendo parlare di quel che nella pre- · sente introduzione ci occupa, prende a stabilire il con cetto dell'architettura, ed a mostrare le successive modifi0az1oni di questo concetto nei tre mondi della storia, ma come scienza dell'arte, non si volge ad applicare tal concetto sino ai. p iù minuti pa.rticolari storici. nè ha l'obbligo di mostrare le continue r elazioni tra le varie forme dell'arch itettura e le condizioni storiche d'un paese. Così p. e. nel trattare deU-architeltura orientale e~sa non stabilisce storicamente ciascun popolo, e poi dimostra come da q ueste condizioni :,;toriche surse quella deterni'inata architettura, ma pone delle categorie generali nel cammino dell'architettura e prende alla rinfusa da tutti i popoli orientali quegli edifizi che rientrano- in tali categorie. Ora appunto perchè non è posta la relazione storica riman;,.: inr.:ognito il carattere individuale di questi edifìz1. Noi dobbiamo far distinzìone tra la scienza della storia di un'arte, e la storia scientifica di quest'arte. L_a prima è propriamente quella parte storica che entra nei trattati estetici. La scienza della storia dell'archit,ettura dà rilievo alla scienza come tale, per cbè si avvale di pochi fatti sto- · rici solo per corroborare il concetto dell'architettura, ù per mostrare a grandi tratti le varie determinazioni che prende quel concetto nello sviluppo della storia. Per contrario la storia scientifica dell'architettura essendo il racconto storico illustrato della scienza presupposta, pone in vist.a e spiega tutta la ricchezza degli svariatissimi fatti stor ici. Entrambe dimostrano l'ordine con cui la storia procede, e come non il caso, sì bene una legge necessaria dà vita alle varie forme architettoniche; ma l'una avvalendosi di pochi e principali fatti storici per rischiarare il concetto dell'architettu ra, e l'altra facendo sì che il concetto scenda a spiegare ed ' a vi-vificnre sino ai particolarissimi fatti
14 L'ARCHITETTURA storici. La storia dell'architettura adunque per diventar scientifica deve presupporre il concetto dell'architettura, cioè deve accettarlo come un dato dalle mani della scie~za dell'arte, applicarlo a chiarii;.e ed 0rdioare tutti i p~rti· colari fatti dell'architettura, e insieme porli in relazione . con quelli della stori-a in generale di cui son figli. Ciò ci conduce a parlare del modo con cui la storia deve adagiarsi in questo campo.
L' ARCHlTl':TTURA
13) L'eccellenza a cui la scienza della storia è pervenuta,
come ha fatto progredire il modo di considerar l'arte, così, ~er una ragione costante, ha ridotta la storia ad u'u si. · sterna organico. La stessa scienza della storia accetta dalla scienza filosofica in generale il concetto che presiede allo sviluppo della storia, ma d'altro canto essa non ha d'uopo di presupporlo, essendone · la continua dimostrazione e più. precisamente la· riprova; -dì sorta che essa muove da un punto indimostrato il quale pone come un dato e termina col dimostrarlo "pienamente. Ohe la storia' si svolga governata da leggi razionali, e eh~ lo scopo di questo sviluppo sia la necessità che sente l'umano spirito di giungere alla piena coscienza di sè medesimo, ecco il teorema che la scienza della storia prende· a dimostrare-. Ora la scienza della·storia deve trasformarsi atri.ne di divenire storia scientifica, ossia affine di comporre il - suolo della storia dell'architettura. · La differenza tra la scienza della storia e la storia scientifica è la stessa di quella che abbiamo esposta di sopra riguarào all'arte, e si può enunciare in poche parole. La scienza della storia, essendo la prova storica del teorema che abbiamo or ora esposto, è esclusi vamenté una scienza, presceglie i soli fatti capitali della vita delle nazioni e questi rivolge a dimostrare quel teorema. La · storia scientifica al contrario non pone la sua cura principale a svolgere quella tesi, ma accettandone l'enunciato, già .
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dimostrato dalla scienza della storia, ecl applicandolo a tutti i particolari storici dà rilievo all'elemento storico benchè lo consideri puranche in modo scientifico. Entrambe concorrono e s'incontrano in un punto, ma per diversa· via; l'una presuppone la storia e fa la scienza, . l'altra il contrario; onde la loro identità sta nell'immanenza dei dq~ elementi, lo storico e lo scientifico, e la loro differenza nel predominio dell'uno sull'altro.
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y) Ora dall'unità di questa storia generale, che presuppone il suo concetto nella ,scienza della storia, e della storia dell'architettura, che presuppone il suo concetto nella scienza dell'arte, nasce la storia scientifica dell'architettura. Questa compenetrazione dimostrerà che non il caso, ma una legge stabile governa il succedersi delle forme architettoniche, ovvero rintraccerà il perchè di queste forme, la quale ricerca, nobilissima e degna in vero dell'uomo, fa che la storia poggi all'altezza della scienza. Una simile storia porgerà la più bella risposta alle predilezioni esclusive, p. e. dell'Hope, del Winkelmann, e mostrerà chiaramente carne sia più profondo E) più vasto il cons.iderare qualunque gran forma dell'architettura siccome necessaria e rispondente alla coltura che l'inaeùerò . Convengo che vi sia una forma in cui il concetto ideale dell'architettura splenda meglio ·che nelle altre, convengo che vi sia l'architettura di formazione e quella di decadenza, ma non è manco vero essere necessari questi gradi, doversene tener conto nella storia, concorrendo tutti a formare il gran monumento, ove i secoJ·i vennero a depositare la loro sapienza e a rinchiudere i loro iddii. Dobbiamo aggiungere ancora che nella fusione tr~ ~e due storie si ripete ·la medesima questione di predommio che abbiamo fatta dinanzi, potendo nascere altri~ n:1ent! un'eguaglianza compiuta dei due rami; ma si consideri che nella storia in generale, l'architettura, ~ome
16 L ' ARCHI'rt,TTUnA una delle moltiplici parti compon enti il tutto, ,occupa un picèolo canto, laddove in una storia scientifica dell'architettura, benchè Ja storia sia l'elemento che tutto informa, l'architctturà spiega la piena ricchezza delle sue forme . Nè si considerino le due storie come poste l'una accanto dell'altra. A quel modo che la rag ione armonizza lo op poste categorie dell'intelletto, del pari nella storia scientifica d ell'architettura si unificano i due rami. Si unifi ca no insomma come i fiumi dell'Oceano che li assorbe senza distruggerl i. Un'altra osservazione da fare è la seguente . Io ho d etto che la storia scientifica dell'architettura prende dalla scienza dell'arte la nozione dell'ard1itettura .' Ora per recare ad atto un lavoro compiuto, s timo opportuno il far precedere la storia da alcune nozioni preliminari intorno al bello, alle varie arti e all'architettura in ispecie. Ma io già m i sento sul i:uolo del metodo che l'ichiede una simile storia, e per conseguenza farò opera di stabilirlo con quella brevità e precisione che per me si potrà maggiore. Che cosa è il metodo? f: propriamente l 'ordine, il sistema, l'organesimo che si porge ad una materia, la quale vì si presenta dinanzi confusa ed informe. Ora io chieggo se la materia della storia sia disordinata e confusa? Il g ran Vico, della cui cittadinanza dovremo sempre onorarci, disse di aver trovato le leggi eterne della storia,. e come la provvidenza guidi gli uomini avvalendosi delle loro medesime passioni. Egli fondò la scienza nuova, ovvero la la scienza della storia. La s ua opera quantunque imperfetta come tutte le creazioni che iniziano un'éra novella, fu il grido di vittoria.dell'ordine e del metodo sul caos degli avvenimenti storici. Adunque l'ordine ed il metodo esistono nei fatti della storia, e il disordine era nella nostra m ente , ossia la mente umana non era pervenuta a comprendere la verità, proclamata dal Vico,
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L ,IRCHITLTTHRA
e riguardava la sto.ria come una seguela di fa tti , più 0 meno accidentali che il s010 caso produ ce cd acco:aa. 1fa
per ordinave la nrnteria storica non ba;,ta il co1wscere che siavi una l ogge che la g cverni, è ines ticl'i co1wsccre eziandio la natura, l'essenza di questa legge. Qui difrlt,L l'opera d~I Vico . Egli, ancor figliuolo dcll'1·rudi;,,io11P, ~ì rinserra n el mondo classico d ella Grecia e di Huwa, non vede là feudalità che a guisa d'un accidente di quello, pone ma non dimosfra la necessitit e il carntlere progressivo verso le altre r eligioni dd eristian0,;i mu, l'alba dell'età. moderna non cornp1·eud<:', e 11011 \'ecJo di là del ricorso delle nazion i, ecc. Stabilito però il pr inci pio che la m ente um ana debba volge rsi a ri1rc1(:ei,!r1~ un ordine nei fatti, segni uno st11dio più profondo delLt natura di questi, e da tale studio, ai utato d:,l le scoHrte €rudite e dalla critica·, nnnpc,llò cl1iaramen1e la legge della storia. Si osservò che se la civiltà g reco-romaua formava un progresso sulla civiltà dell'oriente, il crisli,1nesimo faceya sì che l'umanità abbandonasse il regno sensibile dei miti pagiini e si rigenerasse nel hattesil".lo dello spirito-. Si giustificò il m e:lio-evo , e si ossenò eziandio come l'idea del cristianesimo non fa cbo sc111pn~ meglio avverarsi a traverso i secoli; onde si dellusse il continuo progredire essere la legge che goYerna il cammino dell'umanità. P os:;iamo dire che fMsc il Turgot e il Condorcet furono i primi a svelare qu(• sla legge, la quale fu poi abbracciata e sviluppata da tutti gli eminenti scrittori di storia. Secondo questa legge ciascuna civiltà è necessaria, prepa,ra gli elementi del la segu<:,nle, e i popoli ad~entel1and0si successivamente uou fanno che muovere al conseguimen to del loro fine. -Ora ecco sorgere uu a terza qucstio11e, la q uale non va scompagnata clalla se.;onda. E verso qual t 0rminc muovono le generazioni umane? È impossibile l'aHt>rmare che una ciYilt à sin più avanza ta dell 'altra se non Axxo
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L' ARCIIITET'fl,!RA 18 s i abbia nella mente il concetto del loro fine ultimo. Di fotti che cosa vogliamo intendere dicendo che il cristianesimo forma un progresso sul paganesimo, se non se che l'uno è più vicino dell'altro al fine dell'umanità? E quando affermiamo l'uno essere più progressiYo dell'altro perchè più pieno. di ·spirito, uon ammettiamo implicitamente che il predominio dello spirito è lo scopo del lavoro dell'umanità'! Adunque per gettare le basi del vero metodo scientifko era ei:iandio necessario che venisse sviluppata questa terza questione, la quale nascosamente regolava la soluzione della secondii,. Che l'emancipazione dello spirito sia il termine della storia è un prin cipio , il quale iot.eso in varia forma dal Lessing, dal Fic;bte, dal francese Michelet, dal Cousin, ecc., trova uell'Hegcl propriamente la dimostrazione scientifica, come la scienza della storia dello stesso autore è del pari la ripruova degli altri due principii sfabjliii di sopra. Alcuni contro tal dottrina oppongono che oggidì al conirario l'umanità è interamene volta alla materia, del che r endono cb iara testi moniaoza lo sviluppo grandissimo dell'industria, delle macçbioe, ecc. Per contrario io credo che queste cose appunto producono il trionfo dello spirito. Difatti l'uomo colle strade di ferro e col telegrafo elettrico conquista il pianeta, sottopone la materia distruggendo sem pre più lo spazio ed il tempo che sono le categorie di essa, e opera una maggior solidarietà nel consorzio sociale. Inoltre la macchine sostituendosi all'uomo nei lavori materiali, lo ~llontanano parimente dall'animalità. Da queste premesse è mestieri trarre la natura genenerale del metodo che dovrà regolare la storia dell'architettnra, il che è ccsa semplicissima. Se i reali avvenimenti storici si svil uppano secondo una legge razionale, st•gue che lo storico dell'architettura, per ordinare la materia della, storia, non debba fare ·altro che lasciarla nel modo (.;t,u cui gl i si pre.1cnta; ::;e i popoli nel succeder si
t,'1. HCH, T ln TIJRA
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seguono la via del progresso per aggiungere il trionfo dello spirito , lo storico dell'architettura non si deve rimanere a porre le forme architettoniche l'una doµo l'altra, ma deve mostrare il perché di una nuova forma, ovvero qual progresso questa faccia sulla passata e come si avvicini di più al fine ulLimo dell'architettu ra. Ciò chiamasi categorizzare e rendere scientifica la storia dell'architettura. La scienza difatti non rompe coi dettami della coscienza spontanea dei popoli, ma fa opera di dimostrarli e di enunciarli nella for ma del pen$iero : del pari la storia scientifica dell'architettura non fa guerra alle trauizioni storiche, ma le spiega e svela lo spirito che racchiudono. Spesso si ripete che gli uom ini della scieuza creano la storia a-priori, secondo a lcune nozioni preconceUe e principii affatto individuali, il che equi vale a guastare anzi che ordinare la storia. Non nego che alcuni uomi ni · forniti di poca scienza abbiano inventata una sorta di romanzi stor ici, ma costoro sono da distinguere dal vc·ro pensatore, il 91iale, accettando pienam ente i fatti storiei, li riflette nella sua coscienza e gli spiega colit} 'leggi della scienza. Allora i fatti rimangono nella loro esattezza, e dall'altro canto si animano, perché vien la ragione scientifica a soffiare in loro la vita. Così lo storico pensatore dell'architettura accettando dalla storia che alla simbolica architettura orientale succedette la classicn. della Grecia, intenderà a spiegare il perchè di · questo fatto. Nondimeno i romanzi storici, come le ipotesi" n~lla scienza, han giovato a far avanzare la scienza della storia; anzi io tengo che questo ramo dell'umano sapere non potrà fo rse mai proscrivere per intero le ipotesi d.il suo campo. Ed in vero la scoverta di nuovi fatti cangia un sistema storico, perché, ponendo in nuova luce uu determinato popolo, muta la categoria che occupa.va un tal popolo e trasforma le relazioni che lo collegavauo cogli altri. Il g ra n guadagno che si è fatto iu questa
20 ricerca sta adunque nel metodo che la · storia. h a rinve• nuto;· ma le particolari applicazioni di quest0 metodo cangiano forse al sorgete di nuove scoverte storiche. A questo inodo la storia scientifica dell'archit ettura si gioverà del metodo scientifico, ma.nella disposizione che c0n cecle ai vari popoli architettori non potrà pretendere ad un assoluto valore. -Può accadere che tale dispos izione v enga t urbata ; cli sorta che si potrebbe affermare l'ultima vera. ,,toria scientifica dell'architet:.ura essere la più perfetta,, ma non quella perfetta_per eccellenza. Adunque il metodo d ella storia scientifica dell'arcbi• t ettura non deve sconvolgere l'ordine con cui la stori,1, erudita presenfai fatti, ma li mitarsi a spiegarli, mostrando n ell'incatenamento delle forme architettoniche come eia• sèuna di questa port,i a.1l'emancipazione dello spirito u n tributo più alto di quello della precedente. Qui mi si p otrebbe fare l'obbiezion e seguente:. se è vero che l'architettura a vanzi di continuo verso il termii:ie finale della storia, come avviene poi che l'arch itettura classica sia la più b ella e perfetta, e che da quindi in; Banzi l'architett ura decada riducendosi iu fine, come al presente, un'arte meramente meccanica e al solo utile diretta? Io potrei porre in non cale simile obbiezione e lasciare alla storia dell'arch itettura la cura tli combatterla, ma poiché la risposta è un'occasione per porre in maggior luce it"mio pensiero intorn0 al metodo, così volentieri verrò alla polem ica. Allorquando dicesi che 1~ forme del l'architettura nella loro successione storica si adoperano sempre-meglio a produrre il trionfo dello spirito, non si v uol mica intendere ch'elle sien-sempre p iù ricche di bellezza. L'architettiua gotica è men bella della classiea, e nondimeno lo spirito più profoudo del cristianesimo si adag ia m eglio in essa, · perd1è essa colla s ua interna disposizione, coi suoi archi ' phe si devano in pun ta verso il cielo, coi suoi brn·a rnenti
1;' ARCHIT 5'fTtJR .\ 21 forma uno specchio sensibile ove si riflette ìa coscienza dei cristiani. Le s ue curve in conseguenza saranno meno helle d elle greche, ma sono certamente più libere, p iù. ),Yelte , più spirituali infine. In generale la bellezza non _·è la sfera in cui lo spirito è espresso nel modo più alto che s ia possibile. Difatti la bellezza o l 'arte esprimono i concetti in forma sensibile, come a dire colla pietra, coi colori , col suono, dove che la forma del pensiero è q Liella in cui splende più chiararn'e nte lo spirito , Da ciò de riva che la pittura e la musica, quantunque sieno arti meno class_iche e men belledèlla scoltura, sono nienteclimeno più spirituali; e ch e i popoli, i quali veggono i pensier i astratti nella fo rma dei miti, sono appunto i popoli più fanci ulli, e meno capaci di scienza. }.fa, soggiungerà il mio avv0rsario, in q ual modo dimostrare il predom inio dello spirito nell'architettura presente, • h quale è ormai una facenda affatto materiale? La nostr a eUi è eminent6ment e scientifica, e come tale non si compiace più ad apprendere gli eterni veri sotto forma artistica . Un tempo, come d icemmo, gli artisti furono i sacerdot i del vero; al presente i pensatori amministran o i tesori della coscienza. Le arti non dispariscono già; elle continuano e continueranno forse pei secoli dei secoli la l oro opera, ma si sforzano d i pensare eziandio, e ·d i Glevarsi a r endere quel che la scienza attuale somministra lor o. La scoltu ra anima l'ocçhio delle statue, tortura il marmo e C"rca diJfonc!ere su di esso le angosce e le g ioie che si agitano nei penetrali dello spirito -, insomma ella tenti:i. di pingerc collo sca/pello. E decade p erché usurpa il terreno della pittura, ed esce dal suo centro , il quale sta- ap·p unto nel dare alle passioni una forma affatto serena ed ester.iore, e che non riveli a.lcuua interna e segret a lott ,t, La pittura, tutta inteuta a render e il concetto, scorda della forma e degli aécessori. I contorni sono sfum ati e non precisi, le p,trti del corpo, salvo il volto1 trascurate,
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L' ARCH ITJ;:TT!l'R.l
e la natura circ0stante avvolta in una nebbia indecisa . A qUf,sto modo la pittura si dà, come diGesi, la zappa sul piede, ch'e volendo render meglio il concetto e trascurando la forma, la quale è propriamente la sembianza del concetto, diviene indeterminata al pari della musica, e d3cade perché usa dei modi di quest'arte vaga. La musi ca, il cui carattere è nell'indefinito, si sforza a determ inare le passioni colla precisione della parola, e diventando drammatica scende ad essere ancella della poesia. E questa in ultimo filosofizza. Adunque tutte le arti agita un anelito verso una sfera superiore, una smania di pensare, e tutte decadono, ma nell'amplesso dello spirito. Elleno vengono spontanee ad offrire olocausti al dio della scienza. E qual è il destino dell'arcbitettura in questo regno novello ? Le altre arti si avvalgono . di. un elemento materiale abbastanza cedevole per essere ancor lavorato dallo spirito, ma l\trchitettura ove dom ina la quantità, il peso, la massa, è men mi.pace cli rendere i concetti spirituali deJ;'età · moderna. NPll'Oriente, mondo involto nella -materia, l'architettura pe rvenne a simboleggiare alcuni concetti, ma fu tl'n breve lampo, e di nuovo el la si rai;segnò a servire la scoltura, rinchiudendo l.a statua del dio, la pittura, prestandole le sue nude pareti, e l'uomo, c'omponen-do edifizi da servire al suo utile. Una nuova luce simbolica gettò colla cattedra.le gotica, ma essa acconcia ad effi giare lo spirito poetico e sensibile del medio- evo, sarà per tal cagione capace di ricoverare nel suo seno il sentim en to n10derno? L'umile posto da essa occupato al presente parla -abbastkuna dell'impotenza in cui è immersa. Servi.re e poi se_1:vi're fu · quasi sempre il suo destinato, ed ora essa come arte indipendente e simbolica s'immola al trionfo dello ·spir ito. In conseguenza J'architettura pervenuta alla ,o.- · scienza della sua incapacità a reuclere i éoncetti, depone
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L' A(V !llTETTlJR .I
·la corona e si circoscrive a costruire il santuario domestico, ove l'uomo studia, prega, prr>vvede ai suoi bisogni, o volendo ancor servire gli uomini del passato, risuscita le fo!'me trascorse e le pone accanto ai moderni edifizi. Non si briga di rin.tracciare un n uovo ordine perché l'utile e non la bellezza t ormai il suo scopo: figlia di un se'c olo scientifico, ella si volge a studiare le leggi dell'equilihrio . L'attuale catastrofe dell'architettura adunque è una conseguenza dell'età scientifica, e fa testimonio dell'ernancipazion8 dello spirito e della coscienza a cui quest'a:rte è pervenuta, di dovere cioè conr.orr ere a questo trionfo col proprio abbassamento . . Coi:-ì l'architettura meramente utile forma sulle altri un progrerso verso. il predominio dello spirito. Con questi m1e1 pensieri non intendo mica chiudere ogni via all'avvenire dell'architettura. È mia mente spiegare un fatto presente; nia non farla da profeta.. Oggidì l'architettura è così predominata da.ll'utile che nelle case private pare qhe vogl ia risolvere il · problema di scompartire nno spazio in modo tale che se ne -( anta ggi non pure il · comodo di chi vi dimora, ma ancora la rendita del proprietario. A questo modo sulle facci ate delle case vedi shucar fuo ri innumerevoli finestre senza alcuna regola di simmetria, d i regolarità ecc., di sor~a che l'abitazione fatta costruire dal consigliere Crespel, come si legge nel violon cle Cremane dell'Ho1Inrnnn, potrebbe simboleggiare il carattere generale delle nostre moderne abitazioni. Negll edifizi pubhlit;i l'architettura im ita e ripete con leggieri modifiche il fare antico, ed a.pplica cori grnnd0 scon_venienza ai templi e a qualu-nque sorta cli edifìzi cristiani, g1i ordi.ni pagani. Onde da.I lato artistico non ha alcun carattere proprio, e l'ingegno deWarchitetto cons iste solo a scegliere con g usto, a sapere usare, e- alcuna volta a coordinare le forme · che rintraccia negli atlanti. Ayrà 7
I
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L' ,\RCH ITRTTUR A
1.' ,1 RCJflT J!TTURA
termine cotesto fare dell'architettura'! I posteri St~nten~ zierano. È l unga pezza cll'essa segue la via dell'imitazione; ma non è estinto ii calòre degli artisti, il quale forse frutt ifh;h erà. Forse il grande sviluppo ddla sci~nza e la prof.Jndità del sentimento moderno l'han potuto scorare cli troppo, e farle credere cbe essa come arte che esercita il suo potere su di un masso sottoposto alla legge di gravità,, sia-inett a a rendere eziandio simbolicamente le nostre jdee; ma forse ella, acquistando nell'avvenire rnercè qnalche irnovo ingegno, la coscienza d: a1cuna sua· forza ascosa, potril s piegare un nuovo v-olo, e concorrere con tutte le a rti ad un'espressione più alta dello spirito. Forse n ell'art (-~ dei monumenti potrà avvenire questo progresso, essendo il culto al ocrrand'ùomo uno dei forti sentimenti modetni . Rig,1ardo all'avvenire dell'architettL1ra il Lubke dicr : • Senza alcun dritto si chiede al presente di già un nuovo stile architettonico. Primicramente l'intera vita si dovrà c reare le sue forme risponde nti al nuovo contenuto . Intorno alJa soluzione di questo tema precipuamente lavora il nostro tempo» ... . . « Nel mezzo del fermento ,degli elementi combattenti perdiamo facilmente il colpo d'occhio atorico, e-diventiamo scorati e sconfortati. Ma esiste un eterno sviluppo _clello spi rito e le splendide idee che per tan Li secoli sono stai e la face del-bello e del grande, operano anche adesso cou forza non minore. ta morta antichità è propria d i qualu nque t e m po che crea, ed eziandio del nostro; ma non forma l' intero carattere, non il compiuto r.ontenuto de l tempo. Chi crede i n uu nuovo schiudersi dell'intera vita, quegli sa che anche l'architettura vedrà un nuovo fiore . Alla nuova questione i ntorno alla sua forma può rir.iponde:r solo lo ~viluppo storico ( 1) , •
(1) Vedi W . LlinKF., Geschiehte <le·r A.rchitektur. ~.
Mo.
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È ormai tempo di ritornare a discorrere più da v1cm o dèl metodo da seguire n ella stori a dell' architettura. QuPsto · metodo n on dico patisce eccezion i, ma v uol essere usa,to nell'applicazione con molto intendimento, chè son vi alcn::ii casi in cui è eosà assai malagevole l'ordinar e i fatti storici. A maniera-di esPmpio il classificare le opere deH'archi• t ettura oriental e è estremamente d ifficile, trattandosi di u n mondo i n cui non v'è un solo popolo che domini sugli altri ed assuma la rappresen tanza di tutti, ma di svariati popoli i quali contemporaneamente ap pariscono sullascena del mondo, o lottano in fra loro, e dei quali èanc0r dul>hio q uale sia il pi1'.l antico. L'oriente è caos in c ui la mente fi losofica dello stòrico deve esser pari al s0ffio divino, cl1e dal seno de i cozzanti elementi trag~e l'a rmonia e l'ordino. · ' In qual mod.o è dun que mestieri di opera re? Stabilito il principio che nel succecli-)rsi dell e forme architettoniche fa d'uopo vedere il contin uo avanu,rsi v ers~l lo spirito., segue che lo st oricu de bba volgersi con attento esa·me a .studiare le varie civiltà e i vari m0di di archit ettura dei popoli orientali, a misurarne la re1ativa profondità ideale, e a collocare avanti la civ iltà più materiale, e così via via, sino al chiudere il quadro coll a descriz1oue della più spirituale o iùeale che dirsi · voglia . Percbè o quell e ci viltà rimonta.no tutte davvero alla medesimaantichiti1, e ciascuna sviluppa. un lato im por tante pel cammino dello spirito,-ed allora il m etodo scientifico avrit il merito di svelare quale di essa è più benemerita dello spirito , e per coosegueF1za · quale è il suo carattere speciale e la s ua r elazione alle èi v illà sorelle: o la cronologia verra a scovrire con c·ertezza, 'ché ·ipot cisi non ne mancano tuttora,. le loro gradazio1frnel tempo.: e può ace;ad ere, se l'esame fa raziona.le e coscien zioso, che l'ordine del metodo scientifico venga confermato dal le scov-erte cronologiche. Conv~ngo esser que:'lto
L'ARCHITETTURA 26 un suolo vacillan,te su cui è mestieri procedere a rilento, ed ammetto eziandio che uoi non · potremo pretendere forse, pel difetto di ricche cognizioni, che a comporre un ingegnoso sistema dell'architettura orientale, ma asso] utamente men perfetto di quello dell'architettura degli altri popoli. Ed in vero nel campo dell'erudizione orientale ogni giorno veggiamo sorgere nuove s'coverte, che cambiano l'antico ordine della materia. In qual unque modo, in questo mondo primitivo il lavoro dello storico pensatore sarà quasi una chimica scomposizione degli ~lementi che gli offre la storia erudita. Da tale esame seguirà l'analisi degli elementi , la loro classificazi0ne, e l'unità che li a"rmonizza. E ciò mi porge il destro di dire ancor più particolarmente del mio metodo. Qui non è da parlare del predominio del metodo-analitico o del metodo sintetico. La -tesi, l'antitesi e la sintesi compongono il metodo vero, di guisa che esse non procedono separatamente,· ma perennemente s'intrinsecano. La tesi in un soggetto qualunque pone un principio, una categoria che rappresenta la potenza, l'intimo ,d ella cosa; l'antitesi tr_ae · dal seno di questa categoria un opposto principio, il quale è un altro lato, ovvero l'atto, l'esteriore della cosa istessa. Queste due categorie sono , -come abbiamo veduto parlando dell'intelletto nel secondo periodo, i lati astratti d'un tutto,· i momenti che non esistono mai separati. L'àrte dialettica opera il passaggio dall'uno all'altro. Il tutto, ovvero l'armonia di questi ·oppositi elementi, chiamasi sintesi. La sintesi però non è ✓da considerare siccome un'addizione dei cont.ran elementi, sì come la completa fus ione, in cui quegli elementi so no, ma trasformati ed assorbiti dall'unità armonica. Ciò posto nella storia scientifica dell'architet- · tura ve'.irassi una vicenda perenne di scomposizione e ricomposizione, e le varie fo rme d'architettura dei diversi . popoli· saranno composte in un tutto unico., La trilogia
!.'ARCHITETTURA 27 adunq ue sta nell'essenza delle cose. Onde quando s'incontreranno i uumeri 1, '2, 3, s'intenderà clie essi corrispondono alla tesi, antitesi e sintesi, ovvero i due primi alle opposte ed a-stratte parti di un soggetto., ed il terzo alla loro sintesi. Questà costante tripartiÌion·~ rende esiandio esteriormente rigorosa la storia, perchè addimostra che le divisioni sono fatte sarei per dire dall'intimo della materia istessa , anzi che dall'individuale r iflessione di un autore. Con. vengo che lo scrittore è sempre colui che scompone e ricompoµe, ma non si può negare che un gran filo di Arianna aiuti a questo modo a penetrar nelle viscere delia storia, e il rendere esatta come si può maggiore l'esposizione della storia è appunto lo scopo che vorrei conseguire. Allor,chè leggete un librn la cui materia è divisa in cinque parti vi nasce il desiderio di chiedere il perchè in quel determinato soggetto non si potrebbero r intracciar sei elementi, e pensandovi su trovate il settimo ed il ventesimo ezianclio; ma per contrario la tricotornia pcrge alla materi<;t, come abbiamo veduto, la forma r ispondente all'intimò contenuto. Allorquando nello studiare un popolo non si vuol fare altro che esarn in.a re lo, stato io cui trovasi, senza brigarsi del suo passato, i contr_ari elementi che si pongono in luce coesistono nella vita di questo popolo, onde sono contemporanei in fra loro e col numero ultimo cbe ue forma la sintesi. Si · badi , però ehe nel classificarli bisogna porre innanzi quello che esprime l'in~imo, la potenza d'un sogget.to, la cosa in se stessa, poi quello che dinota l'esteriore , l'atto o come dicesi la cosa per se stessa, ed infine quello cbe racchiude i due precedenti. Ma quando si vuol tessere la storia di questo popolo, o in generale nel cam; mi no della storia quando si veggono le vàrie civiltà contrassegnate con questi numeri, s'intende ebiararnente ·c he esse si sutcedono nel tempo, che quantunque .i due contr'ari sien sempre le -parti astratte del terzo momento,
e
2.9
1,' /\llCHITlìTTURA
L' ARCHlTETTURA
nondimeno ciascun ast,ratto è un tutto che si rompe nelle s ue opposte parti costituenti, e che fra i due contrari é sempre pieno di maggior vita il secondo, essendo quellù che penetra più innanzi nèl progresso del tempo . A questo modo la tripartizione sarà generale e co111 prenderà le tre grandi civiltà che compongono la storia scientifica dell'architettura, cioè i l mondo orientale, il greco-romano e il moderno: particola1·e, e div idel'~t ciascuna di queste civiltà nei popoli pri nei pali che la costituiscono : e vorrei dire individnale scomponendo il popolo nelle sue parti . Nè qui si arrei:,ta il lavoro; dappoichè ciascuna di queste parti è capace di tripartirsi, e cosi via vi,i.
dipende in parte dalle condizioni geografiche, così n el -considerare l'arch itettura di un popolo si de ve premettere, quasi come so~lia e suolo del lavoro, il fondamento geografico. E siccome l'anima non va scompagnata mai dal cor po, coi,ì immediatamen te seguirà un breve quadro dei principal i avvenimenti ehe si svo+suro sul suolo gf:ografico; il che ci farà comprender.e di subito il carattere genera.le del p opolo di cui si tien discorso. Varcata q uesta sogl.i a potremo penetrare n ell'edifizio di già in qualche modo ammaestrnti.
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E con ciò possiamo parlare in fine del metodo da tenere nello studiare ciascun popolo, il che sarà per dare maggior chiarezza e precisione al èoncetto della storia scientifica dell'architettura. Io stimo che sia mestii::;r i far precedere lo studio dell'architettura di un popolo dl;l. un a breve introduzione , in cui si tratti del fondamento geografico, e del fondamento storico in generale. La geografia dopo aver percorsi al pari della storia dell'architettura i due periodi, lo sponbneo ed il riflesso, si è iu 1'orporata-alla storia ed è divenuta filosofica . Questo periodo è costit uito dal la relazione posta tra l'uomo ed il pianeta, the si potrebbero cor.si lerare siccome l'anima e il cor po d'un medesimo . organ isrno . Siccome l'uomo nei suoi costumi, nelle sue l,)ggi, nella sua attività ih gen erale è àipendente dalle t:.oudizioni geografich e, e siccome lo spazio ed il tempo sono categorie consorti, così tra la storia, la quale riguar da lo sviluppo dello spirito nel tempo , e la geog rafia che ha per base lo s pazio, si è stabil·ita un'intima cnnnessione. Questo principio, iniziato e svilnppato dal Ritter e dalla sua scuola, ha ri 0evuto d r1l K'.'lPP la fonn ol,L scienti{i~a . Adunque siccome l'architettu ra dei vari popoli
Tre grandi parti può com prende.re, a parer mio, la storia scientifica dell'architettura. di ciascun popolo. La primacompre.nr1e lo spirito dell'anhilettura, ossia tutti gli elementi int,imi che possono genPrare una determinata ardiiiettura: 1a seconda i materiali dell'architettura o la materia su c-ui lo spirito lavora ed applica i suoi concetti: la terza le forme dell'architettura, le quali sono propriamente il risultato -dei due precedenti elementi., poi che sono il prodotto della materia ttasformata dallo spirito. Con questa tripartizione io sono fedele ai principii generali -del _mio metodo, perchè i due primi elementi rnno i com~ ponenti del terzo, e .il primo è l'intimo, il secondo l'esteriore dell'architettura. Al presente non possiamo dir nulla delle suddivisioni. della seconda e della. terza parte, poichè le condizioni storiche e geografiche di ciascm1 popolo determinano le classi dE.i materiali e le varie 'forme dell'architettura; ma 1a prima parte si suddivide in alcune generali e costaBti categorie, le quali è roe:stieri indicare per stabilire q ui l'ordine con cui debbono _ seguire. Qual è sulla terra i1 motore di qualunque prodott:o a,rtistico? Io credo che non si p0ni a rispondere l'uomo, chè dal suo intimo, dalle sue passioni prendono radice non pure i lav9ri di arte, ma tuUo ciò che entra n e.1-
30 t' AROIIITETTUR,l l'immenso quadro della storia. In conseguenza l'indiv iduo occuperà la prima categoria della prima parte; e siccome ti'attasi dr fondere la storia in generale colla storia dell'architettura, così dopo av-er descritto l'individuo in generale si passerà nella medesima categoria a discorrere dell' architetto, facendo derivare da quello la natura_ di questo. In tal modo il carattere dell'architetto si presenterà come un'applicazione o una conseguenza del carattere degli individui che compongono un dato popolo. Ora questi individui non vivono isolati e sparpagliati, ma per contra form~no un'unità, una società, la quale ingenerata dalla lorçi volontà, reagisce su di essi e modifica il loro carattere. Ed ecco lo stato, il quale considerato come ordinamento politico, è inteso iu modo più stretto di quello con cui l'abbiamo inteso di sopra. Lo stato è .quasi il teatro in cui l'indi viduo reca ad effetto le sue intime passioni, le quali però dalle leggi vengon circoscritte entro i c_aneelli dell'ordine· e della giustizia. In conseguenza esso, siccome la vita pubblica, siccome l'esteriore dell'uomo, occupa la seconda categoria, nella quale si tratterà eziandio dell'in(tuenza dello stato sult'ar-. chi'.tettura.
Or ch·e cosa nasce da questo comporsi degli uomini in uno stato ordinato? In tre classi si possono racchiudere i prodotti dell'umana attività, secondo che riguardano l'arte, la 1·eligione, la scienza. Queste sfere volendo rima-· nere fedeli al n ostro metodo, dovrebbero andar collocate con quell'ordine con cui le abbiamo nominate. Difatti nell'arte i concetti, i veri son rivelati in un elemento materiale, come la pietra, i colori, il suono; nella religione son sentiti nell'intima coscienza e rivestiti di t utti quei simboli, miti ed immagini . che ·il sentimento fornisce. L'arte viene al soccorso.della religione, ma non·mai perchè
31 la religione per essere abbia d'uopo di vedere i propri sentime,nti incarnati nella materia • sì bene come maggiore sviluppo e chiarificazione di quelle indeterminate im magini po5ticbe, che si muovono nell'intimo sentimento religioso . Oltre di che le arti che rendono la coscienza religiosa sono appunto quelle meno materiali come la pittur a, la mus-ica e la poesia. Infine nella scienza il vero apparisce come pensato. Quest'ordine ideale in cui si vede uno smetter successivo del sensibile, si verif..ca eziandio cronologicamente, perchè la reljgione spirituale e più vera, . cioè il cristianesimo, è propriamente quella sfera intermedia che da un lato porge la mano all'artistico mondo greco, e dall'altra al moderno sviluppo scientifico. Quesfordine, il quale riteniamo come razionale, vorremmo invertire a fine di recar vantaggio alla trattazione. Ed in vero, essendo l'architettura il soggetto del lavoro, io stimo più giovevole alla chiarEzza il collocare l'arte come ultima delle t.re sfere, perché a questo modo l'arte, e per conseguenza il carattere intimo dell'architettura, sarà messo in luce come una conseguenza di tutte ' le premesse. E noi di fatti teniamo discorso _della religione e della scienza non per altro che per trarne una conseguenza riguardo allo spirito dell'architettura, onde l'arte in generale e l'architettura in particolare dovranno essere le ultime -categorie della, prima parte. Da ciò risulta cbe alle tre divisioni, religione, scienza ed arte, segue, come applicazione, un paragrafo in cui trattasi dello Ypfrito dell'architettura , Q nesto paragrafo è perciò la grande conseguenza, ed il ' momento più importante e concreto della prima parie. La ca.tegoria dell'arte si suddivide anche in tre parti, le quali sono: l'essenza dell'arte; le arti del disegno e del suono, ossia la . scoltura, la pittura e la musica; e in ultimo le arti della parola, come a dire l'epica, la · drammatica e la lirica, In gener ale poi le suddivisioni deÙe divisioni L'ARCHIT ETT URA
3i
1.'.rnCHITETTUIU
· t e dalla n atura dei' della prima parte saranno_ d ctermina vari popoli. . . , Da tuttociò risulta chiaramente che- nella prima pc1rte si attua precipuamente la storia scientifica, la quale_ co'.1sis te appunto, come si è detto, n el fondere la s_ton~ !Il generale con quella dell'arch1t13ttura, a fi n~ d1 _trnr~e dallo studio della prima come conseguenza 11 . ca1 atte1e intimo o lo spi,ito dell'arcliit~ttura. ~ ella pnma par~~ vien determinato il come ed il p erche sorga un a qu lunque forma dell'~rchitettura, il che è veramente lo scopo della storia scientifica. La ter~a pa~t~ è per con_segucnza il museo d<->ll'architettura _1_11 cm il _lett_o:e va a verificare ed insieme a render e pm deterrn10at1 i con Cl';tti studiati nella prima. l'-on si creda però c~1e ~uest.c parti sien sligate, dappoichè nella prirna t~·a~tas1 d1 continuo di q·uegli edifizi che vengono descl'lt!t nella terza.' . • segue c h e ~e Il a t erDa queste rag10Ill . z_a parte fora .· mestieri il prendere a piene roam le not1~ie _dalle stoue ordinarie del l'architeltura, e nella prima ~1spie~are t_u~ta la potenza del proprio ingegn~ per cogliere :o . spmto d ell'arte. Qui è propriamente il campo ~u~v1ss1~0 d_a coltivare. In generale è opera rnulagevoltss1ma l care il metodo da mc stabilito. Questo metodo è ce1ta mente il più gran risultato della scienza mo_d erna, e per la s ua v erità. e profondità è deputa~o a r:generare tutti i rami del sapere umano, ma col ui che 1 usa pu~ fallare sia per di fetto di logica , sia per mancanza d1 compiute . e per fette notizie storiche. In q uesto caso la discussione e il t em po correggeranno !e p~cch~, ~ recher anno una maggior es,ittezza alle appltcaz1om del
apr:11-
metodo. , d. t In questo terzo periodo abbiamo ad_unque stu ia o _: il concetto d ella storia. scientiflc,i d e1l'arcb1tettura, l a su~ effettuazione ed il metodo. Con ciò n oi ritoruiamo alla pnma fo rma della storia ùell'archiicttura, cioè a quella cldla
sìntesi, ma arricchiti colla coscienza <lella nccessi là di questa sintesi, e colle! scoverta del metodo scientifico. Termiueremo coll'avvertenza, g iàacccnnata cli sopra che i tre p eriodi esposti in questa introduzione non si debbono considerare come sepa rat.i in fra lo ro con un taglio 111;ttu, d i modo che al cessar dell'uno tosto sorga l'altro, non conscntendoalcun posto al cessato. Nel periodo riflesso s'incon . trano storie primitive, e n el periodo filosofico ci abba tter emo sempre nelle storie pri rniti ve e riflesse, ma nei secondo periodo la medesima storia prim iti va si va modi=ficando secondo la r i11essione, e nel t erw periodo le s torie primitive e riflesse si sforzeranno a filosofare di tanto in tanto.
Io son di credere che se qualdie in<J'cirnere avrà se-.uiio o r, ...., con pazienza il corso delle mie idee, il che panni oltre modo difficile, per venuto al termine farà uscir fuori del petto un gran sospiro, e porrà da canto il mio layuro accompagnandolo con un sorriso ironico. 11 galantuomo cr edeva incontrare ad ogni piè sospinto a!"siti, piedritti, volt<', e in quella vece si è trovato avviluppato tra l'umanità, !o spirito, il metodo e simili. Avrà egli rag ione di g iud·icarmi siccome profano ne1l'ar te s ua? Sì, con quella medesima profon dità con cui il macchi nista che costruisce gli occhiali reputa estraneo il fisico che indaga le leggi dell'ottica. L'architettura , siccome arte bella, si co11ega di rettam ente con altre scienze , le q uali ai dì nostl'i hanno ricevuto uno sviluppo immenso. Noi I talianj_ voncmo rimanere sempre teneri del possat.o, sempre pngh1 di q 11d che seppero i nostri avi, ed estran ei al progr esso dell'umanità? e sarà vero che i miei concittadini non comprenda110 l'importanza di ampliare il cam po dd l'a rchiteitura, t.e11cndo modo che e;isa porga Ja mano agli altri rami del sapere umano? Trattasi di fare per la ;itoria dell'architettura quel che Axxo n11, rn[ 1u. -
3.
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L' ,\fiC!l. Tt:TTURA
hanno operato il Gans nel dominio del dritto, il Kapp in quello della geografia, ecc.; insomma trattasi di adoperarsi a sollevare gli studi italiani all'altezza della scienza moùerna. Gli ~tranicrì ripetono cli s~vente noi Italinni esser nati alle arti, ecl essere gente dappoco ogg i clic l'arte è in decadenza e che 1a scienza maggioreggia. f; nostro debito dunque il dimostrare L:be l'Italia è degna erede della Grecia, •ossia di quella nazione ebe diè vita a Fidia insieme a Platone ed AristoLile; che essa ne1l'età moderna coi suoi eroi della scienza schiuse la via al nuovo pensiero, e che a causa della sua artistica e scientifica attitudine dallo spinto del mondo è deputata ad essere la grande nazi one, che all e genti somministrerà in forma popolare e poetica gli eterni veri meditati nel i,ilenzio delle nordiche regioni, e che produrrà quella vita armoni ca in cui l'uomo e lo stato, la teorica e la pratica, l'arte, la religione e la scienza si daranno il bacio dell'unione divina. Cosi se la Germania fu destinata a nudrirc il sacro fuoco dcl1a verità, se la Franeia, a spargerla colla forza della spada, possiamo aspirare l'll nobilissimo ufficio di persuadere le coscienze col rivestire del nostro armonioso dettato i tenebrosi pensieri del nord, e di far succedere alla guerra delle baionette quella delle idee. A questo modo la nostra patria, stat a lung::1.monte la terra in cui sono scesi a tenzone gli eserciti europei, diventerebbe il santuario in cui si discutono gli alti problemi sociali. E l'Italia, il paese delle tradizioni speculat i ve, del caldo immaginare e del sentimento artistico, può e deve porsi à.ll'opera di rendei'e popolare il sapere moderno, e levar la prima questo grido di pace e di a rmonia. 'A questa meta sublime debbono con petto a.rdito concorrere tutti gli studiosi. Se alcuno di questi gener osi ead rà nell'arduo can;11uino non s·i rrida vilmènte sulla i,ua sorte, ma con mano fratelle.vole si aiuti a continuare il viaggio .
35 Questo terzo periodo nel quale avviene la fusione delle· due storie non è ancora incominciato, ·come dis;;i onde è mestieri che H concetto stabilito ora venga applicato, al qual lavoro io mi son messo, e sarò abbastanza ricomper,isato se potrò aver dischiusa la via ad un nuovo campo , che coltiveranno meglio altri di me più fortunati. L • 4 RCl!IT!:TT lJll.l
N. M.um.-r.u
Capitano nel Genio.
ESPER l &N7,E lJ\tt•rfGL!ERIE
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' riconoscere la necessità. <lf rendere guerra, che si dovè
RESOCONTO SULLE SPERIENZE E SE(¾UIJ.'g
OELL' ARTIGLIERIA DELL'ESERCITO ITA LI ANO NELL'ANN O
QON'l'lNUAZlONE
1862
(1)
J) AllTU TERZA.
(T,w. ~O. 11 e 12)
Prime prop oste d i batt erie b lindate e corazzate - Esperienze e seguitesi su di esse - Modificazion i por tate al prog etto prim itivo - Esperienze · sulle batter ie modificate - . P r og etto ~ ulteriori modificazion i alle batterie b lindate e corazzat e, e proget to di una batter ia semplicem ente corazzata; progr amma d ' esperien ze relative - Programma d'esp erienze compar a t ive tra u na batteria corazzata ed una a barbetta - Risult ati delle esp erienze eseguitesi - Conclusi one.
L'introduzione di bocche da fuoco di grosso calibro e l'uso di proiettili cavi nella difesa delle coste, accr ebbe t almente la potenza dei mezzi d'offesa contro le navi da (1) Verli Bivista 11iilitm·c italiana, anno vm, vo i. n, pag. 3, 97 e 209 .
..
proporzionatamente p1ù valida la di lesa di queste , e gli st,udii successivi a tal uopo intrapresi condussero final~ mente a corazzarle mediante piaRtroni metallici cli consider evole resistenza. Analogamente a ciò che era successo per le navi da guerra, la terna degli effetti dei cannoni rigati di grosso calibro indusse, sì da noi che presso altre Potenze. asper irnE:,ntare la convenienza di adoperare piastre in acciaio anche per la difesa delle batterie, e quindi r ivolgendo gli studii alla ricerr.a del sistema di corazzatura più conveniente, la nostra artiglieria esegnì successivamente le esperienze che qui vengono sommariamente dcser itte. La prima proposta di costrurre alcune batterie l)lindate e corazzate venne fatta nel 1859 dai cornilndanti l'artiglieria ed il genio nelle provincie dell'Emil ia, percM le località ove si stavano costruendo le fortificazi oni erano, o molte esposte, o dominate da alture circostcrnti, e quindi non sarebbero forse,state suflì.eientement.e difese con batterie ordinarie. Fu pertanto studiato a tal uopo il pr ogetto cli una batteria blinda.t a e corazzata la quale non differ iva gran fatto dalle batterie blindate ordinarie, ma aveva la cannoniera difesa da due piastroni d'acciaio l unghi 3 metri, larghi 47 cent., della grossezza di 10 cent. e del peso di 1200 cbilogr. al1'incirca. I due piastroni collocati l' uno a destra, l'altro a sinistr a della cannonier a, erano inclinati a 45 gradi , si appoggiavano co1la loro estremità inferiore a travi orizzo·ntali interrati, e venivano sostenuti superior mente da un trave orizzontale, sor retto a sua volta da. due ritti nell'interno della blin da. Il miniEtero della guerra, r iconoscendo in massima l'opportunità di costr urre alcune batterie b lindate e co-· razzate, tanto nelle piazze cli Bologna e Piaeenza, quanto in quelle di Pizzighettone e Pavia,, sottopose la qut1stione all'12same dei com itati d'artiglieria e genio ; e questi
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miPERIENllE
o',IRTIGLIER!E
0sservarob o che non sarebbe statq conveniente adottare le batterie blindate e corazzate del sistema propost0 , sen za prima assicurarsi con esperienze cbe avrebbero soddisfatto allo scopo in modo da giustificare l'ingente spesa che si richiedeva per la loro costruzione, e perciò proposero se ne costruisse una sulle Lande di S. Maurizio p er indi sottoporla ad esperimento. Tale p roposta veniva favorevolmente accolta dal m 1mstero, e perniò n ell'agosto 1860 ebbero luogo le proge_ttate esperienze, nelle quali per accertarsi della comodità di servizio delle boèche da fuoco poste nella blinda, v i si eseguirono 20 spar i con un cannone da 24; e per provarne la resisten za, si tirarono Gontro di essa 201 colpi con un obice da cent . 22, un cannone da 24 ed un cannone da 16 da campagna rigato, facendo con ciascuna bocca da fuoco 20 colpi a 1000 metri, 35 a 600 metri e 12 a 300 m étri. I tiri fatti col cannone da 24 posto in b atteria nella . b linda dimostrarono che il servizio della bocca da fu oco n on era reso incomodo, ma le _s cosse furono tali da pro-. durre piccoli scoscendimenti pelle terre ed il cedimento di una guancia. I tiri fatti contro la batteria provaron,J. all'eviòeuza che essa era b en lontana dal presen tare la n ecessaria resistenza. Ed in fatti alcuni proietti che colpirono le g uancie ne fecero scoscendere le terre in modo da chiudere la cannoniera; a]tri che colpirono i due ·travi che formavano il frontale della blinda li ridussero in is<;heggie, che lanciate nell'interno della -b linda, avrebbero gr.avemente dan·n eggiato i serventi; i l trave orizzontale che sorreggeva i piastroni, e ch e era visibile dall'esterno, fu colpito da qualche alt ro proietto e mandato in rovina. I proietti che colpir-ono le lastre v i rrodussero, è vero, picccle ammaccature, ma scoppiando a1momento dell'urto, ovvero rimbalzando contro il cielo della blinda, cagionarono g uasti gravissimi, siechè dopo
200 colpi la batteria era pressochè intieramente distr ut ta
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e già molto tempo prima sarebb e stata inabitabile . Un tale risultato dimostr ando la considerevole rcsrsteriza delle piastre d'acciaio, fece sentire la necessità di continuare gli studi i e procedere a nuove esperienze, tanto più ch e si era allora incominciato ad attuar e il sistema esperimentato nelle fortificazioni di Bologna, ed era quindi importante introdurvi quelle modificitz ioni che si fossero riconosciute opportune. I comitati d'artiglieria e genio, invitati dal ministero nd occuparsi della questione ed inoltrargli nu ove proposte, o7servarono che i proietti i quali m aggiormente danneggiarono la batteria, furono quelli che colpirono il · trave d'appoggio dei piastroni e quelli che cnlpirono il frontale della bli nda, , sia direttamente, sia rim balzando dalla superficie delle p iastre, e proposero che . venisse costrlltta ed esperimentata un'altra batteria in cui . r,er r im ediare a questo inconveniente, non che a quello del lo scoscendersi delle g uancie, fosser o introdotte le modificazioni seguenti : 1° Ai pia strani laterali se ne aggiungesse un altro per ~iarte, onde difendere p er una più gra_nde estension e le travature d ella b linda e poter dare una scarpa maggior e alle g ual'lcie. 2° Si rialzasse1:o i piastroni in rnodo da ricopri re. colla loro estremità s·u periore i travi formanti il front ale della· blinda. 3° Si riparasse quella parte del frontale che rimane scoperta per l'esistenza d ella cannoniera, col m ezzo di un pi astrone . ripiegato in modo, che una sua parte sia adagiata sui travi formanti la copertura del1a blinda, é ]'altra venga a coprire il frontale colla stessa inclinazione delle ,piastre la terali , lasciando aperta soltéwto quella parte d ella cannoniera n ecessaria al .servi1,io della bocca, da fuoco .
40 Si osse rvò inoltre che le esperienze eseguite fa cevano nascere du bbio ~ull'utilità della 'blinda poichè, se essa aveva servito a preservare l'interno d ella batte ria dai danni di quei proietti che scoppia rono o rimbalzarono i:;u l s uo cielo, fu poi cagion e di guasti ben maggiori, essendochè molti proietti i quali sarebbero passa.ti oltre, se la batter ia fosse stata sei:nplkemente corazzata, furonoin vece arresta.ti dalle travature della blinda e scoppiando produssero gravissimi danni, e colle loro scheo-aie e con 0 0 '> quelle dei travi.
I c r;mitati d'artig lieria e genio credetter o per tanto op• port uno, che oltre alla. batteria corazzata e b lindata, se ne speri mentasse una semplicern~nte corazzata, ed osserv a rnno che se questa av<::sse fatto buona prova, si sarehhe0 potuto lirnitare l'uso di quelle blindate alla difesa delle pCJsizioni soggette ad essere battL1te dall'alto, e si :-arebb,e cor:ì ottenuto un cons iderevole risparmio di sp t'Sa. Ta l i proposte ebber o l'approvazione del ministero, e IJP!l'autunno stesso del 1860 vennero costr ntte sulle L<;i1de di S-. Maurizio le due batterie che si volevano !spe r.im entare. Quella blindat a e corazzata wm. differiva da quella ae ià • r spe rirnentata che per le mod ificazioni poc'anzi accen nate; l'a lt ra era corauata con otto p iastre djspos-le guattro a destra e q ua ttro a sinistra della cann oniera ed inc:linate a 45 gradi. Queste piastre si appoggiavan·o ad un'armatllra composta di ·travi orizzontali , sorretti da d ue cavalletti, e l'apertura della· cannoniera era lim itata da una piastra ordinaria formante il g inòcchiello, e da un'a ltra r ipiegata per coprire superiorruente . le tr aYi orizzontali. In ciascuna batteria fu posto un cannone fuori son izio incaval cato sopra nn affusto da casamatta, onde rn c.'glio r iconoscere i danni che si sar ebbero cagion-a ti col. t iro, e sul finire delJ'ottobre si intrapresero le esperienze , seguendo il programma che clagli stessi comitati era. s tato proposto. ,
41 Si -com in ciarono i tiri con1ro la bRtteria corazzata e b lindata con Jue cannoni da 16 da campagna, uno d ei ,quali liscio e l'altro rigatò, un obice da ccu t. 15 da campagna, un ca nnone da 24 ed un obice da cent. 2-2-, e, sparando alla d istanza di 900, 600 e 300 metri, s i fecero 171 tiri, <:lopo i quali la batteria era talmente da nneggiata, che si credette oppOl'tuno sospendere il fuoco per poterla r i parare. I tiri fa tti a 900 metri ebbero p er effetto di rovinare in parte i rivestiment i del le g ua11cie, farn e scoscendere ]e terre e m ettere fuori di servizio il Cfinn on e. Durante l'esecuzione dei tiri a 600 m et ri i riv estime nti furo no com'p leta mente distrutti; il cannone e l'affusto vennno colpiti da parecchi proietti; p er modo che sare bbero stati posti più volte fuori di servizio; le lastre n on ebbero che leggiere ammaccature., ma furqno sm0sse; alcun e t ravi formnnti il cielo d el la blinda fu rono rovinate dallo scoppio delle grana.te, e<l i piedritti ve rticali, r imasti scope rti per lo scoscend imento delle t erre , ve nnero grand emente danneggiati . Gli ultim i colpi, fatti a 300 m etri, produssero delle screpolature in alcu ne piastre, -ruppero tutte le travi che còpriv.ano la blinda, rovinarono e fecero . ca.dere n ell'interno della bl inda stessa la maggior parte dei piedritti, e, spezzando le travi d 'appoggio delle piastre, fecero rovesciare le piastre stesse per rnodo che la batte ria poteva considerarsi s iccome affatto distrut ta. Contro la batter ia corazzata, che non si potè. u ltimare conte mporaneament e all'altra, si spararono colle stesse bocche da fu oco 42 colpi alle d istanze di 600 e 300 metri_; p oi si r iparò b enehè n on avesse p atito grnvi danni, ond0 ricomincia re il tiro q,rnndo fo;;_s e stata riat-_ tata anche !'.altra. _Nel fare queste r iparazioni, si t oh:e nella batteria blindat a il lastrone r ipiegat.o che copriva i l frontal e , ed a lle lastre or dinarie che stavano allat o della cann oniera se ne sostituirono d ue, le qual i erano D' J\ R'f I GL IE RIE
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ESI?ERIENZE
p iù larghe all a loro parte sup0rior,e e ricoprivano così il frontale. Compiuto il·riattamento delle batterie v,erso la fine di novembre, si r ipresero le esperienze coi due cannoni da 16, quello da 24 e l 'obice da Gent. 22, e si eseguirono 40 spari contro ciascuna batteria a 600 metri di distanza." S i passò in appresso alla distanza di 300 metri, t irando anche coll'obice da cent. 15, e si fecero 100 colpi contro la b atteria corazzata e blindata, e 60 soli. contro c1 uella corazzata , poich.è questa si trovava già così sc-.onn·essa ch e si credette conveniente ripararla , facendo ·poi le u ltime otto salve alla metà di dicembre. · I d"a.nni arrecati alla batterià blindata e -Qorazzata da questa seconda serie di tiri furono all'in circa gli stessi · osservati nel primo ,esperimento. Il cannone e l'a'fl'usto v ennero colpiti più volte; 10 travi del cielo furono tolpite da 16 pr oietti, sicchè min accié1vano di cadere; quelle attigue alle piastre furono parin1enti rovinate; i piedri tti verticali vennero in parte rovesciati ed in parte distrut.1 i; due lastre for0no . scr epolate, ed una d i quelle laterali alla cannoniera ebbe rotta ed esportata la parte superiore formata a dente. _ · I tiri fatti contro la b atteria corazwta a 600 m etri di · distauza, srnoss~ro alquanto le terre mettendo le piastre allo scoperto p er una maggiore lunghezza, fecero discendere la piastra formante il ginocchiello, produssero alle p iastre stesse sensibili ammaccature, ma in complesso non cagionarono-guasti di gran rilievo. . Invece· alla d.istanza, cli 300 m etri fin dai .primi colpi 11 pezzo e !'.affusto furono danneggiati, le piaistre ven n ero smosse alquanto dalla l oro posiiione ed alcune di esse furouo screpolitte. In seg nito , l'ur to dei proietti c01Jtro la piastra formante il g inocclùi,1Jo 1 r uppe le travi cht, la sosten eyano; l'arrnatora commei ò a• schi odarsì; le pi astre andar ono sem p re piLt indinando.si e scostand :)si
n' ARTIGLIE ll!É
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l'una, dall'altra, ed al sessantesimo colpo si ruppe un la,strone e si cessò il fuoco perché i cavalletti erano assai soonnessi. Gli ultimi 40 tir'i, che si fecero dopo aver eseguito le r iparazioni, ruppero un secondo lastrone, n e screpolarono qualche àltro, ma non danneggiarono gran fatto la batteria. Appena terminate le esperienze, il minist_er~ invit_ò i . comitati d'artiglieria e gen io ad esaminare 1 n su lta t1 e proporre in seguito il sistema di corazzatura da ado~tarsi, e nel tempo stesso trasmise lorò u no . specchio dèlle batterie blindate state costrutte n elle piazze di · Boloa na, Piacenza e Pavia, i nvitandoli a p roporre qu ali di q :.este batterie si dovessero corazzare e qua.li ?atteri~ blindate e corazzate convenisse costrurre nella piazza d1 _P izzighettone. Dall'esame dei risultati che si ebbero dalle esperienze, parve ai comitati si potess~ conchiudere : · 1° Ch e u n grave difetto d ella batteria b lindata e -' coraizata stata esperi mentata, era quello d 'avere soltanto due .piastre ai lati d ella cannon iera.; poichè dopo_u:1 certo · n umero di colpi d iretti Gontro le gwincie, le terre venivano smos8e in modo, che i piedritti verticali rimanevano esposti ai tiri, ond'era possib ile rovinarli in breve e far . cadere il ciel o de11a blinda, 2° Che per difende're i traYi orizzontali, formanti il frontale della blinda , era prefe1:ibile l'uso di un piastrone ripiegato, a quello .cli due piastre formate a denti alla loro parte s_uperiore . 3° Che l'a rmatura della batteria corazzata , stata. costrutta sulle Lande , non presentava sulidità sufficiente per resistere ad un tiro probngato. 4° Che le rotture avvenute in due piastre della batteri a stessa proveniva.no dal non essere le rnedesime sufficientemen te appoggiate . Dietro queste considerazioni i comita,t,i st udiaron o e
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ESPllRIEN7,E
presentarono al ministero il progetto di una hatterìa blindata e corazzata (tav. 106, fig. 1), la quale differiva essenzialmente da quelle state esperimentate ' pel maaaior . oo numero di piastre-che la d ifen'devano; ed il progetto di una batteria semplicemente corazzata (tav. 10\ fig. 2), in cui si era rafforzata l'armatura e si erano sostituite d ue piastre orizzontali alla piastra ripiegata, for ma-ate il cielo della cannoniera. Essi osservarono_ però, che non intendevano con ciò di pr opo.rre un modello assoluto , ma di dare soltanto un progetto di norma che voleva essere modificato a seconda delle circostanze speciali, in modo da soddisfar sempre alla condizione più essenziale, che era quella cli non lasciare alcuna parte in legno scoperta. . Quanto poi al secondo qµesito posto daJ ministero, cioè di determinare q uali fra le batterie blindate già costruttesi nelle piazze di Bologna, Piacenza e Pavia fossero a corazzarsi, e quali batterie si avessero a costrur re nella piazza di P izzighettone, i comitati osservarono che, richiedendosi per la costruzioue di tali batterie una spesa_tanto forte, e non essendo ancora ben accertato se la loro utilità fosse proporzionata ,a tal spesa, conv~niva _ridurre il loro numero al miuore possibile, non usandole che io quelle località, in cui l'utilità della corazzatura sembrasse maggiormente indicata. E siccome per dare un giudizio esatto in proposito si richiedeva una perfetta conoscenza delle circostanze locali, che i comitati non potevano avere·, così essi proposer o al m inist<èr o d'istituire in ciascuna piazza uua commissione d'uùìziali d'artiglier:a e del Genio, che studiasse quali batter ie si dovessero preferibilmente corazzare, e quali modificazioni con venisse fare al progetto di nonna, a seconda delle loro fo r:rn e speciali. Tali proposte ven ivano dal mi nistero approvate, e le comrnis~ioni uominate nelle diverse piazze davano ter' mine ai lavori nell'agosto del 1861.
o'ARTIGL!ER!IL
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In questo frattempo l'assedio di Gaeta porgeva occasione di fare un nuovo esperimento sulle batterie blindate e corazzate, giacchè, volendosi i:l1 piegare alcuni cannoni Cavalli caricantisi per la culatta, fu giuoco forza ,costrur re quelle blinde ad essi spec;iali. P er~iò sul monte Atratina , ad 800 metri dalla piazza, furono costrutte sei blinde, quattro delle quali in tutto conformi al progetto del gE:nerale Cavalli (tav. 10\ fig. 1), e due alq uanto modificate, dovendo servire per cannoni caricantisi dalla b(Ìcca, e corazzate con un numero minore d i piastre, stante ]a r istrettezza del tempo . Per le spe~ ciali circostanze del luogo si potè condurre a termine la batteria senza che · fosse vista dalla piazw, pure si incontrarono tali difficoltà nella sua costruzione, che resero manifesta l'impossibilità di impiegare questa specie di blinde negli assedi i , qualora si dovessero costrurre in vista della piazza. Queste blinde furono sottoposte a breve prova, poichè ·10 stesso giorno in cui la batteria aperse il fuoco, avvenne la resa della, piazza; nel corso della giorn~ta esse vennero colpite da molti proietti senza risentirne alcun danno , ma · una palla che venne a colpire lo spigolo interno d' una delle piastre laterali di una cannoniera si r uppe, e i fra.ntu mi entrando nella blinda, uccisero il capo-pezzo e ferirono i sette serventi. Questo fatto, ben- chè isolato, era tale da far persuadere non fosse ancora preferibile l'uso dei r ipari in terra a q uello delle corazze, ed infatti il ministero, nel trasmettere ai comitati i lavori delle commissioni, li inv itava a presentare i progetti d i d ue batterie, l'una blindata e corazzata , l'altra semplicemente corazzata, ed il programma delle esperienze da eseguirsi su di esse, osservando che i risulta.ti ottenuti con q uesto genere di batterie1 sia sulle Lande di S. Maurizio, che all'assedio di Gaeta, lasciavano ancora qualche dubbio sulla convenienza di sobba:rcarsi -all'ingente spesa
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ESPERIE!IZE
che sarebbe stata necessaria per porre in atto le proposte delle commissioni, e r iflettendo che non si aveva anct>ra l'esempio d'.alcuna altra Potenza che avesse adottato un .b l sistema di difesa. Quanto al1a forma delle batterie da esperimentarsi, · i comitati proposero che quella blindata e. corazzata si costruisse secondo il progetto da essi stabilito come progetto di norma, e che nella batteri~ corazzata s'introducessero alcune modificazioni (tav. 10", fig. 3) studiate dai generali Cavalli e Bordino, e dirette a rafforzare la batt eria ed a facilitare il trasporto e la costruzione dei cavalletti. Quanto alle esperienze da . eseguirsi, si osservò che le opere che queste batterie sono destinate a difendere, sono di tal natura da indurre probabilmente ìl nemico a. tentare un attacco di viva forza servendonsi delle artiglierie da campo di maggior calibro, prima d'intraprendere un assedio regolare, e si credette ,perciò opportuno esperi. mentare ii:inanzi tutto il modo di comportarsi è.elle batterie, esposte ad un tiro alquanto prolungato col cannone rigato da 16, alla distaJ1za di 1200 metri, che è forse la minima alla quale il nemico si potrebbe collocare: •Qualora le batterie r esistessero a questo tiro si d_eterminò di esperimentarle col tiro del cannone da 40 alla distanza di 2000 metri, essendo appunto probabile che il nemico prima di cominciare le operazioni .dell'assedio, apra il fuoco a distanze considerevoli con bocche da fuoco rigate di grosso calibro, come si ·fece anche .da noi a Gaeta. Che se poi le batterie resistessero anche a questa prova, si stabilì doversi tirare contro di e.sse colle bocche da fuoco solitamente impiegate negli assedii, ed alle distanze ordinarie di un attacco regolare. Fissata in' tal modo ·1a natura e la successione dei tiri . i comitati proposero: 1° Ohe si sparassero contro ciascuna batteria 600
n' A\\TIGLIJèRlE
col1:ii con 4 cannoni rigati dà H1 alla distanza di 1200 rnetri; veri fìcando i guasti dopo ogùi serie di 100 col pi, e cessando il fuoco quando le batterie fossero rese iilservi bili. . . 2" Che ;,;e J-e batterie resistevano a questa prova, si riatta~sero e si spar;ssero contro ciascuna di esse 200 colpi con due cannoni drr40 rigati, alla distanza di 2000 metri. · 3° Che se do·po questi tiri le batterie erano tuttora in istato di r esistere, si facesse fuoco contro le medesime dalle distanze di 900, 600 e 300 metri con un ~annone d?. 40 rigato, un cannone da 32 ed un obice da cent. 22, cominciando a tirare dalla distanza maggiore, facendo 35 colpi per pezZ0 e per dìstanza, e cessando il fuoco quando le batterie fossero danneggiate in modo da essere ina bitabili. Il min istero della guerra approvava le modificazioni che i comitati avevano sllggerito a ·introdurre nella batt9ria corazzata, ed il programma €1.'esperienze da essi proposto, ma determinava che invece d'eseguire 51.ueste esperienze con _una batteria blindata e corazzata, ed una semplicemente cor'azzata, si avessero a fare con -quest'ultima ed una batteria ordinaria a barbetta; stimando non fosse più il caso di preoccupami delle batterie blindate, le qua1i non dovevano venir impiegate che in ·casi speciali, e parendogli che il miglior mezzo per risolvere la questione · della corazzatura, fosse quello di stabilire un confronto tra una batteria corazzata ed una ordinaria poste in eguali condizioni . In seguito a tali disposizioni si procedette nell'estate del 1.862 alla costruzione di queste due batterie, e quindi all'esecuzione delle proposte esperienze. La batteria a barbetta (tav. ll a, fig. 2) era armata con due cannoni Russi incavalcati sopra affusti da piazza M Gsibeauv::~1 ed aveva le seguenti dimensioni: 0
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ESFERIENU
Lunghez~a della linea di fuoco metri 14,00 Altezza del ginocchiello 1,50 Grossezza del parapetto , 6,00 la sua, scarpa esterna aveva due di base su tre d'altezza e quella interna era rivestita in salsiccioni. La -batteria corazzata (tav. 10", fig. 3 e tav. 110., fig. I) era parimenti armata con due cannoni fuori servizio incavalcati su affusti d'assedio M Gribeauval. Ciascun pezzo era difeso da sei p iastre incl inate a 45 gradi, che si appoggiavano colla loro estremità inferiore con tro. una piastra disposta in traverso, e si adagiavano superior• mente sopra un'altra piastra trasversale; una pi ù corta formava il ginocchiello, e quattro piastre coprivano la parte centrale della batteria, in guisa ch e la corazzatura era fatta con ~W piastre ordinarie e due pia,;tre corte. Le p iastre che coprivano ciascun pezzo e~ano sostenute da due cavàlletti triangolari, disposti vertical mente, con un lato orizzontale interrato, ed il lato magg iore inclinato a 45 grad i e servente d'appGggio a due travi orizzontali, le quali sostenevano la piastra trasversale inferiore e le piastre inclinate all'altezza del ginocchiello, e ad una terza trave orizzontale , ch e sorreggeva la piastra trasversale superiore formante il cielo della cannoniera. L ,~ quattro piastre centrali della batteria si appoaaiavano i,o colle loro estremità inferiori contro una t rave interrata ed erano sosten ute inferiormente e superiormente da due travi orizzontali, le q uali si appoggiavanq ai due cavalletti di mezzo. Esternamente le terre copri vano le lastre sino ·' al ginocchiello, d'onde scendevano con dolce pendio formando il piano dei fuochi, ed i fianchi rivestiti di zolle andavano a coprire le piastre estreme della batteria. Tanto i~ questa batteria, quanto in quel la a barbetta, erano poi disposti attorno ai pezzi dei gabbioni verticali 0
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raffiguranti i serventi., onde r iconoscere in quale di esse avrebber o patito maggior danno; e il terrapi eno della batteria corazzata si era circondato _con ,un assito, per poter meglio gi ud icare dell'effetto che avrcb!Jcro prodo!Lo le scheggi e delle -granate. Sul fine di l uglio ebbero principio le esperie nze ct!la p resenza dei generali Ansaldi e Morand delega.ti a sorvegliar11.e l'andamento, e . seguendo in tutto le n orme del programma, si t irarono (100 colpi contro ciascuna bat teria con cannoni rigati da 16 da campagna alla distanza .di 1200 metri. Al termine dj questa serie di tiri la batteria a barbetta, che era stata ~olpita da 285 granate (t av. 11", fig .. 4 e 5) aveva la scarpa esterna quasi interamente distrutta, e verso il mo mezzo le terre eransi djsposte colla loro pendenza naturale dal ciglio i ntC'rno al fon do del fosso. Il ciglio i nterno stesso era d istru tto per uua 1un ghezza di circa 8 metri , e 9 salsiccioni erano sta ti smossi, per lo che le terre della scarpa interna scoscendevano in diversi punti. Il caunone di sinistra era stato colpito da due proietti che ne avevano esportato prima il tulipano poi u na parte del tronco di cono di volata; al suo affusto erano stati esportati, il calastrello d i mira, due gavelli e tre tarenghi , ed erano stati rotti il calastrello di volata, una coscia, parecchie_razze e quakhe g<1;vello . Il cannone di destra mancava èel tulipano e trova vasi diritto tra le coscie, colla culatta sul pai uvlo e la volata appoggiata alla chiava.rda del calastrcllo di mira; il suo affusto aveva rotta la coscia sinistra e scheggiata la destra, il calastrello di mira era stato esportalo, quello di volata smosso , ed un mozzo, una razza ed un gavello mano svbeggiati. Sul terrapieno della batteria trovavansi 4 granate e 46 scheggie, e durante il tiro eran0 stati rovesciati 13 gabbioni rafliguranti i serventi. Io questa serie di tiri la batteria corazzata fo colpi ta :
À -XKo
vu1, ,o!. u r. __ 4.
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"!r.Sl'ER.JENZE,
da ,2,25 granatè , 73 delle quali colpirono le piastre é 84 scoppiarono . .Dopo il tiro essa aveva entrambi ì fianchi rovinati per una lunghe,,za di 4 metri (ta-v. IP, fig 3ì misurati sulla scarpa esterna, in guisa che le piastre estreme trovavansi isolate; il piano d ei fuoe;hi era profondamente solcato , e le terre smosce ricoprivano in alcuni punti porzione delle piastre. Queste non presentav ano che alcune piccole scalfitture sugli spigoli e legg ier'e ammacc,iture della profondità massima di 10 m ilJ., ma erano state s mosse aJqua11to dalla loro posizione, sicché lasciavano alcuni intervalli t r a d i l9ro che , v ariavano in larghezza da 10 a 160 millimetri. Le due travi che formavano il cielo delle cannoniere, e che non resta vano intieramente coperte dalle lastre, erano ;;tate colpite dalle granate e schegg-iate p er un quarto del loro spessore; alcune altre travi erano state colpite da scheggi e, e dall'armatura si erano staccati due g,Lttelli e una tra ve di un cavallette,, ma non ne era sen sibilmente diminuita l a sta1)il ità. li cannon e di des tra era stato messo fuori ui serviz.io da un proietto che 10 aveva colpito alla bocca, e il suo affusto era stato sch eggiato al calastrello di coda; , mentr e l'altro pezzo e l'altro affus to non preseutaYanò alcun g LÌasto. Dei g abbioni rappresentanti i serventi ne erano stati rovesciati cinque soli, ma. sµl terrapieno tros v avansi 4 granate e 244 $Cheggie e l 'assito posto dietro la'batteria era stato colpito cJa 38 granate e 210 scheggie. Nell'apprezzare questi risultati era p8rò d'uopo avvertire la circostanza, che la 'batteria corazzata si trovava ia condizioni più vantaggiose che non quella a barbetta, poich è dinanzi ad essa il terreno presentava un r ialzo che rendeva difficile il colpirla, mentre quest'oltirna era affatto scoperta d,~l sito in cui eseguivasi il tiro e fu in• fatti colpita da un maggior numero di granate . Era inoltre a considerarsi che la batteria a barbetta, 11011_ era in condiz.ioni fa vorcvoli di solidi Là, p oh;hè la
o' AR'J'lGLll'IRIE:
pendenza della sua :.carpa E:sterna, quant unque stabilita secondo le norme che si segu0no generalmente per le terre forti q uali sono quelle delle Lande , non poteva però ritenersi come sufficiente per r esistere all'urto dei proietti senza scoscendere, e si doveva finalm ente oss·e rvare che i danni recati alla bat teria a barbetta dai primi 300 o 400 col pi erano stati poco · cunsiderevoli e faci l mente ri parabili con pochi sacchi a terra, p er lo chè se si fosser o fatte quelle riparnicni, che nella pratica di un assedi•o si possono esegu ire durante la notte; i guasti ch'essa avrebhe presentato dopo il tiro sarebbero stM.i in·comparabil mente minori . Tenendo calcolo di q ueste considerazioni si esaminarono i risultati ot ten nti , onde giudiqare quali cons(,• g uz,nze se n e potessero trarre , e si venne a conchiudere : 1° Che 'il tiro dei cannoni da 16 rigati da campag11a a 1200 metri non è abbas tanza efficace p er danneggiare le p iastre del la batteria corazzata esperimentata, o compromettere la wlidità dell'armatura; 2° Che una batteria a barbetta può venir distrutta da un tal tiro sufficientemente prolungato, qualora non venga di mano in mano riattata, ma che p'otevasi cong hietturare che essa potrebbe invece resistere ad un numer.o g rande di col p i, se si avesse cura di riparare subito c0n sacchi a terra i guasti che le sono r ecati; 3° Che, q uantunque il n urnero ciei salsiccioni rafliguranti i serventi e che furono rovesciati, fossè minore p er la batteria corazzata ·che per quella a barbetta_, pure il numero delle scheggie tronite sul terrapieno dimosti'a eh-e i serv.enti sar ebbero 1{10lto più · esposti nella prima che nella secon da Ed infatti tutte le granate che scop piano percuotèndo le piastre, mandano le loro scheggie nell'interno deìla batteria corazz~ta altra verso alle cannoniere , attraverso gli intervalli formatisi tra le piastre ed ;:tn eh e al di S<'pra di esso; mentre nella batteria a
ESPEtlJ(/.ZE
h,arbetta le granate ch!;l scoppiano nelle terre , porta no poco o nessun ?anno; 4° Che la batteria corazzata essendo tuttora in gr ado di resistere si dovevano, a seconda del programma, riadattare le batterie per poi sottoporle al tiro del cannone da 40 alla distanza di 2000 metri; 5° Che n ell'eseguire qm:ste riparazioni conveniva dare alla scarpa estenrn della batteria a barbetta l'inGlinazione di 45°, e sp.iauare il terreno dinanzi a quella corazzata , aftinchè la probabilità di essere colpite fosse per entrambe la stessa. I lavori, di riparazione, d urante i quali si ca mbiarono gli aifosii da p iazza e costa della batteria a barbetta in l'lffosti d'assedio, furono in br eve compiuti, ma per circostanze speciali si dovett;e di:fl'e rire sin verso alla fine di novembre l'esecuzione della seconda serie di 'tiri. ~ssendo prescritto che questi tiri si avessero a fare con due cannonì da 40 a duè righe, e non avendosi per "-'S~i uua tavola di tiro molto esatta, si cominciarono a tirare 24 colpi per determi nare gli alzi, ma essendosi ù1ceppati alquanti proietti . non si potè fare tale determinazione con molta esattezza e nessun proietto andò a colpire le batterio. Si tirarono il giorno appresso 12 colpi contro la ba!teria a barbetta e 24 contro quella corazzata, ma con esito poco migliore del giorno innanzi, giacchè si ebbero pure alcuni inceppamenti, la batteria corazzata non fu colpita che da un proietto di rimbalzo allo spigolo esterno di un fianco, e l'altra da due proietti agli spigoli laterali della scarpa esterna.. . Oltre a eiò si ebbero cattivissìmi risultati daÌle spo!ette met1tllìche a percussione, non essendo scoppiate che tre ~ole delle sessanta granate tirate, e perciò ~i credeHe conveniente sospendere il tiro onde esaminare qnali modificazion i co1wo11isse fa.re a] pr ogramma. ·
n ' ARTTGLlERiE
ts~endo così piccola la probabilità di colpire, ora eviden te che quand'~nche si fosse eseguita l'intera serie di 400 spari, il numero dei proietti che avrebbero colpito le batterie sarobbe stato troppo limitato per poter giudicare della loro resistfmza,. e le esperi enze non avrebbero avuto uno scopo. Sembrava quindi fosse opportuno di omettere questa serie di tiri e procedere all'esecuzione della terza serie in dicata dal programma, ma -si osservò che in tal caso sarebbe stato necessa.rio d iflerire le esper ienze alla primavera, poichè alle distanze di 600 e 300 metri, nella direzione della linea di tiro, il terreno presr!ntava un avvalJamento così sensihile, che prima. di disporvi i pezzi si sarebbero dovuti esaguire lavori in terra, i qual i avre,b bero richiesto un tempo consìdcrcvole e non sarebbero poi stati sufficient8mente solidi. a motivo dello stato delle t erre dopo le pioggie autunnali; oltre <li che il rrasporto dei pezzi avrebbe presentato granrti difficoltà. Non potendosi fare questa serie, e volendosi pur terminare le esperienze il più presto possibile, nelL.i. speranza di gi tmgere ad una defìnitiva adozione o con- ' danna del sistema., si pensò di sostituire alle due serio prescritte dal programma un' unica. serie di 400 colpi da farsi con cannoni da 40 alla dista.ma di l 000 a 1200 metri, alla quale non si r ichiedevano lavori in terra, essendo il terreno pressochè a li vello delle batterie , e r.iesciva facile il trasporto dei _pezzi, pòtendosì questo eseguire sulla strada che a ttraversa le Lande. · Si osservò poi che stante la giustezza di tiro del ca:cnone da 40 a questa distanza, alrìJeno un terzo <lE i 'proietti avrebbero colpito le piastre della batteria co1·azza.ta o la scarpa di quella a barbett.a, e che quindi le es perienze avrebbero probabilmente fornito un criterio sufficiente per dare un giudizio esatto . Parv!:) anche fosse conveniente per risparmio di tempo, impiegare quattro cannoni a vece di due, e servirsi di
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o' ART(GI.lF.R!E
quelli. a sei l'igbe, per evitare il h·asporto di quel1i a due righe dal s!to jn cui si trovaYnno, ed avere bocche a fuoco di più facile caricame nto e di un tiro p iù (•sutto· e fir'.a.lme~te si _st~bi lì che alle spoleUe metalliche ape/ cussione s1 sostituissero spolette ordina.rie di Jeo- 00 nel la. 1 . o ' ns,n~·a che si sar ebbe ottenuto un n umero di scop pi maggiore, e ~he invece d i tirare col1a carica di cbil . 3.200 d '. polvere di Fossano, s'impiegasse q uella di chi!. 3;500 d1 polvere francese onde verificare se t ali cariche si po1 tessero realmente considerare come equivalenti. _I~ base a q neste decisioni i comitati d'artiglieria egen io proposero : 1• Che i n vece di fare la se~onda e terza serie d t t iri i ndica ti dal p rogramma si tirassero contro ciascuna bai ~ teria 200 colpi con cannoni da 40 alla distanza di 1000 a 1200 metri.
,2<' Che per questo tiro si impiegas;;ero qual tro cannom da 40 a sei rigJ1c. 3° Che si eseguiss8 il tiro colla ca rica d i ch il. 3,500 di polvere fran cese e con grana.te cariche munite di spolette ordinarie. Tali proposte furono dal minister0 approvate, e per conseguenza si cominciò il tiro con quattro cannoni da 40 che si trovavano a 1080 metri dalla batteria a barbetta ed a 1130 da quella corazzata. Il tiro co? tro questa batteria venne diretto dapprima contro le piastre del centro , indi contr·o ciascuna caunouiera, e c-.osì per là hatteria a. barbetta si direi!sero i primi colpi verso i l centro e i successivi contr o i due can~oni cbe l'armavano. primi proietti che · colpirono le p1asl.re f~cero staccare dall'armatura tutte le partì in legno che s1 ~rano semplicemente ffasate con chiodi e d~po i primi 50 colp i amen dne le batterie erano dann;gg,ate al punto che avrebbero dovuto cessare il fuoco; se n on che, la batteria a barbetta si sarebbe potuta
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.5.,r.
riparare senza . gravi d iflkoltà con alc uni salsiccioni e sacchi a terra, mentre l'altra non si sarebbe potuta ruettrire -in grado di continuare il fuoco senza grande fatica, giacché alcune piastre eransi disposte in traver so allecaononicre. Durante questa seri e la b atteria a barbetta fu colpita <la 80 grallate, si rinvennero sul terrapieno 26 schcggie e una granata, e sarebbero stati messi fuori di servizio 14 serventi. Dopo il tiro essa non presentava più traccia di profilo r egolare (tav. 12", fig. 3) se non alle spalle; la berma era sparita; il piano dei fuochi presentava tre profondi solchi, l'uno nel mezzo e gli altri in direzione dei pezzi: la scarpa interna era affatto distrutta p er modo che il rivestimento era sparso sul terrapieno; e il parapetto, il quale aveva un metro di altezza , era stato ridotto in quasi tutta la sua l unghezza a1l'altez7.a di 40 cen timetri . Al cannone destro erano stati esportati gli orecchioni e il tulipano , e il suo affusto aveva avuto l e ruote , la t estata e il guscio di sala sfracellati. Al cannone di sinistra era stato parimenti troncato il tulipano, cd al s uo affusto erano state fracassate le r uote, la testata e l'alone sinistro. La batteria corazzata fu colpita da 97 gramne , di cui 38 percosser o le piastre e l'armatura ed una cadde sul terrapieno (tav. 12\ fig. 1 e 2). Su questo si trovarono b g ranate e 165 scheggie, l'assito posteriore alla batteria venn e affatto distrutto, e dei ga.bbioni raffignranti i serYcnti ne veonero rovesciati 11 d,ti proi et ti, dalle scheggie e dalla caduta delle piastre e dell'armatura. Allorquando un proietto colpiva una piastra verso la parte superiore, l"dfetto dell'urto faceva scostare il piede della m edesima dall'armatura ; se invece il proietto colpiva una piastra nella parte inferiore, essa si drizzava, e l'urto di un secondo proietto bastava talvolta a. far sl, che rovesciasse
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ESl'ERIE'-ZE
sul piano della cann on iera, o sul terrapieno, o\·Yero si appoggiasse sul le p iastre laterali. Per que:;to fatto, dopo · 60 od .80 colpi ire piast.re eransi già distaccate c0mpiutamente e giacevano a terra, e circa una metà di quelle disposte tra le c1mnoniere eran si ammassa te le une sulle riltre e lasciaYaJ'.Jo cosi esposta ai t.iri gran parte dell'armatura. Al termine della serie tutte le piastre, ad eccezione delrultima di sinistra, erano smosse dalla loro po,_izionc e trovavansi appoggiate, quali a un cavalletto, qmdi a un cannone o ad un affusto. Una piastra. era stata rotta in due pezzi, alcune giacevano sul piano dei fuochi o sol terrapieno, altre erano interrate; quella formante il ginoccbiell o de1la cannoniera di sin istra trovavasi in nwzzo a l terrapieno , e quella dèlla cannoniera di destra, .-i1,iJo all'affusto di sinistra. Al cannone destro era stato rotto un orecchione e il suo affusto aveva rotta la sala e sfracellate le ruote; il cannone sinistro era stato colpito a lla bocca e si era disposto trasversalmente alraffusto. La batteria presenta,a all'int,erno l'aspetto di un mucchio di rovine, g iacchè un cavalletto e le travi orizzonkdi che sostenevano superiormente le piastre erano stati rovinati; i cavalletti rimasti in piedi erano alquanto danneggiati, e il terreno era coperto c:li rottami . All'esterno dellu. batteria il piano dei fuochi aveva perduto or.rni forrua, essendo abbassato in alcuni punti di un me~n) a un metro e mezzo, e rialzato io altri di mezzo metro· i tia nch i della batter_ia erano in tatti , non essendosi di~ retto il tiro contro di essi , ma quello d i destra era. cop erto dalle terre sm0sse dai proietti. Questi ris ultati provarono chiaramente che se !a batteria corazzata può resistere sufficientemente bene al t iro del can none rigato da 16, essa non è punto i n grado di r esistere a quello del cannone da 40. Jnoltre in ~mbedue i casi I serventi rimangono maggiormente esposti rn essa. che n elle b.,tterie ordinarie . .. .
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D ARTIGLIRRm
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J comitati d'artiglieria e geni o g iud icarono pert~into che le batterie del modello e,-perimcntn.to non fossero da ritenersi convenienti per la difesa delle piazze [orti dell'Emilia, pel qu;i]() scopo erano state proposte, ma giudicarono però conven iente fare altri studii e nuove esperienze in proposito, e per utilizzare l e piastre g ià acgnistate, e µer non abbandonare una quistione (;he al giorno d'oggi è molto studiata presso altre Potenze. Essi osser varono che n r l le ultime~ esperienze la rovina delle batterie proveniva principalmente da ciò, che le piastre rovesciandosi faciln,cnte, od appoggiandosi su quelle laterali , lasciavano scopert:i l'n r~atu1:a, i? legno l a quale veniva poi in breve d istrutta dm pro1etl,1, e pe~ ciò stimarono eh~ la r esistenza deHé batterie corazzate si sarebbe di mollo accresciuta , se invece di appoggiare semplicemente le lastr e contro un'armatura, si Ossassd'O solidamente ad un massiccio di legname come nella co• razza ti Jra delle na Yi. Per poi ayere un sistema più solido, e per nwglio cli fendere i serv enti dalle scheggi e, parve ai coni itati stes$i che gli studi i dovessero rivolgersi pi n\.tosto su1le batterie blindate e corazzate, che ~n quelle sc·mplicemcnte corazzai(•, ed osservarono che in tal modo si aYrà. anche campo di vo(lere quale partito si possa tra,rre dal le bl inde già. costrutte n ella piazza di Bologna. Associandosi a quest o osservazioni e proposte, il ministero approYò che si fa cciano nt1ovc eRperienzc, onde fu dato incarico ai generali Cavalli e Staglieno d i studiare il progetto di una nuova batteria da esperimentare, nella ~peranza che, traendo ammaestra.mento dai risultati fin ora ottenuti , si possa giungere a risolvere in modo soddisfacente qnesta que stione, che per la sua importanza n1erita tutta l'attenzione dell'artiglieria e del genio.
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o' A I\Tllò 1, 1F.RI I!:
KSP lc:RIF.:;ZK
]>ARTE QUAllTA.
(Tuo. f3 e !4)
Spolette in servizio nel 1861; loro difetti - Condizioni da esigersi dalle spolette - Spolette a t empo ; sistema F en-ero ; sistema Zanolini; sistem a Fei:rando; spolette di legno a un tempo solo; sistema Ilessolo - Spolette a percussione; sistemi:>. Ferrero; sistema della marina francese; sistema Massa; sistema Massa modificato.
Con decisione ministeriale del 5 ottobre 1861, inserta a pagina 28 del (iiomale cl"Artigtieria d ello stesso anno, v e nnero cla:::sificati i vari modelli di spolette per granate c ilindro-ogivali, a llora esistenti nei magazzini dell'Arma: e n ell'Anmiario cl'A1·tiglieria 1860-61 trova:::i per quelli in uso, la d escrizio ne, il disC'gno e la citazione dei docurnrmti in virtù de i qt~ali ne fo d<ltermi i1ata provvisoria m e nte l'adozione. Riruandai:ido pe rc iò alle accennate fonti coloro • i . quali bra masse ro avere n ozioni precise su tali spolette , g ioverà. soltanto premettere in quest.o cenno che niuna di esse sodùisfa compiutam ente alle condizioo i di un buou servizio. E per vero le s pole tte rnelall iuhe a t empo , oltreché a~sai di rado producono lu ;;;uoppio della granata alla voluta distanza, mancano poi sovente di accendersi ; talchè la più costosa e difficile loro fabbricazione non v ien e compe n1,ata da veruna utilità nella pratica. Ramrnentisi a questo propos ito la cat tiva prova fatta da tali spolette nei recenti assedi d i Ancona e di Gaeta e ne lle·
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varie esercitazioni o sperieme cli tiro post,;riormcntr~ ese<Yuite , in c u i fu co m provato c he si acuende il 40 pero O[O circa rli esse, e uhe il più delle Yolte_ le g ra nate scoppiano m ol to p ri ma d i g i ungere al ~crsagl10 . . , P er ovviare a quest'ultimo inconvenie nte, 11 prn g rave di tutti per ch é a nnullava c om pleta me n te g li f' (fetti de~ tiro si risolvette di allungar e il fusto ddla ~poletta. d1 ua~to le macchine lo p ermettevano, e si variò e zia ndio composizione pirica in m o do da rende rl_a di _Pi~ le nt~ combustione ; ma n on bastando questi nmech s1 dove 1101 tempv stesso rico rre re al r ipiego cli_ oU urare_ con piombo i prill.li due fori de1la tf'sta corn: po ndeut1 alle minori distanze ; tuttoehè siffatto espe d ie nt e d ovesse scemare ogn ora. più la probabilitiL di a cc0nsione della
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spoletta. Un vizio poi comune a. quasi inttc le sp•)lctte
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mc:alh-
che c o nsiste nella facil e alterazione de lla m istura pmca, specialme nte allo rcbè no n sono esse conserYate in magaz-
zini asciutti. Le spolette di legno ordinarie con innesr.o_ di sto ppi_n i sono pre feribili alle alt r e , sia pe r !'econ om i~ e fa c'.lità <li fabhriciuion c, come p er la sic urezza dell·a cc cm1one e la sufiiciente d ura t a d i combustion e; ma non dan no che un sol te m po co rri :;pandent e alla m assima g illata . Si può ritenere che il numero d elle spo l(•t~e di l:gno le quali s'utilizzano nel tiro, ossia d 1e com onic_ano il fuo ;o alla carica inte rna delle g rana te d o po esser g iunte al be rsaglio, sia m aggior e uhe in quelle m et1.1 1\iche. Inoltrr; alle b rev i distao:ée 111 proporzione delle spolette utilizzate sia di legno che m et a llich e .. è minore che alle medie e 0o-randi distanze . Si dirà in appreS!'O a qu<1le causa sia stA.to ciò attribuito da taluno , ed il modo proposto per ischiYarla. . Finalme nte le spole tte a p er c ussio_ne , più costose dt tutte le al tre, non si accendono se il proie tto nou urta
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,ESPEflI ~~?.,E
contro un corpo duro, e sono quasi s empre <li man0ggio
e trasporto periço1oso. Intanto n el volgere dell'anno 1861 essendo stati proposti qa egregi uffiziali dell'arma parecchi modelli di spolett e a t empo ed altre a percussione, v eone ist it,uita nel mese di ottobre una commissione speciale d'ufliziali d'artiglieria, alla quale si affidò l'in carico di esaminare le spolette già preseP-tate e quelle che verrebbero in seguito ideate, eseguendo poi quelle sperienze che si repute rebbero necessarie per giun gere a lla determinazione di un buon si~lema- di s polette per granato cilindro-ogivali . Nel tempo stesso s'in dicarono alla commissione mod,~sima le princi pali condizioni cui si volea adempisBero le n uove spolette, cioè : O
I Spoletta per' artiglieria da muro. -
Di legno, ad un solo tempo, aella durata corrispondente alla masRima g ittata, di facile accensione e di effetto sicuro . 2? Spoletta pe1' a1'tiglierie da crw1-11agna. -
Due tempi; il primo pe r una d ist;:mza di 1500 a 1800 metri. fra ·cui comp·ionsi ordi na.ria.mente 1e fazioni campali; il, secondo per la distanza di 3000 a 3500, pe r qnei cas.i , guantunquo meno frequenti , in cui debl..,asi far uso delle rnas.,ime gittate utili . Costruita preferibilme nte di leg no., di facil e accensione e di effett.ò sicuro fra i lim iti anzide tt i . Nello st abi lire qu este condizioni generali, non si vol~ lero certamente dìsconosc_ere i V}11Jtaggi d'una spolet ta ben graduata per quattro o sei distanze, la gua.le procurasse lo scoppio del proietto quasi al momento opportuno; rna in conside razione delle difficoltà di g iurw ere ad una: s ol uzion e prc1tica sod.disfa.r·ente di qu esto irn~or-· tr1.nti,:s irno quesito, si creclerte dover ef<sc r meno-esi ,)'enti 0 sul numero de i t e mpi delle s pc,lette, C'he sulle, altre con-dizioni: anche pr rchè gl i errori die si commettono sul-
n' t,!{TIG!.IEHrn
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l'apprezzamerit o delle distanze a vista possono rendere in molti casi i1lusoria la. graduazione dei tempi. Potendo poi arrivare dei casi in cui l'uso di spo1ette a pc-ffCIJSSione produca maggiori effetti , si convénne che porter e bbesi in riserva, nei parchi d'assedio o nei cassoni delle batterie da campo, un certo numero cli ,c:polette metalli ;;he a percussione; per servirsene nelle occorreoze; e ciò qualorn non s i riuscisse ad aggi ungere alle due spole::tte g ià d1}terminate, un apparecch io a percussione semplice e non pericoloso nd servizio . Ora sebb ene la questione d elle sì)olette per granate cili ndro -ogivali non sia stata fino ad . oggi ben risolla , tuttavia potrà tornare di n_on poca utilità il riferire succintamente le r icerche e le sperienze fatte sinora dalla cc;m1missione , e dalle al tre persone che si occup~trono di tale qu istione; affinchè coloro i quali vorranno farne ogge tto dei loro studii non abbiano per avventura a ri~ tentare le stes:;e prove; ma profittando dei lavori altrui e dei dati g ià raccolti, possano con mag,;iore agevolezza raggiungere quello scopo, di cui a: ragione si preoccupa la maggior pa.rte degli artiglieri. Si avverte però che n el presente cenno si dirà soltan to di q uelle spolett e che furono sottoposte a sperienze di tiro , percbè giudicate di più probabile buona riuscita fra tutte quelle che venne ro a mano a man o ideate e pr esentate alla commissione.
Tl pri mo modello di spoletta a tempo ideata dal ciipitano d i artiglieria sig . Ferrero, è congegnato a un dipresso come quella Burniann che fu in u so nell'artigl ieri a b elga. Essa è costruita con l egno e serve p e r sei dist anze. Ha. la t esta p entagon ale , (tav. 13", fi. gura 1), ed il fu sto cilindrico int:-ig!iato nella. parte su -
Sislcma
Viw?'e?'O . -
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o' AllTIGLIEIUll
ESPERIE!iIB:
periore a vite. Una galleria circolare a intagliata pella testa ed inten~otta per un picciol tratto, comunica per mezzo di un canaletto orizzontale ab col focone b. Tanto la galleria, qnauto il-canaletto ed il focoi1e sono riempiti della stessa mistura pirica delle srolette ordinarie, ben addensata. Un .primo strato e cli maiolica pestata, è compresso nel vano cilindrico della testa, per impedire che la fiamma si possa comunicare di sbalzo da un pun to della galleria al focone senza seguire l'andam ento .dì quella; un · secondo strato d di gesso vien disposto sul precedente, e _da ultJmo un cartoncino impermeabi le e agguagliato al taglio superiore della testa. Su questo 'disco di cartone bianco s1 sc0rgono se'Ì segni circolari, uno al centro e cinque disposti secondo l'andamento della galleria circolare ed in corrispondenza dei vertici del p 1mtagono . Questi s~gni stabiliscono la graduazione dei tempi corrispondenti alle sei distanze, delle q uàli la minore è indicata, in metri, sopra una faccia qualunque della superficie prismatica della testa, e le altre cinque sugli spigoli della medesima superficie. Dal segno f cor" r ispondente alla massima distanza di 3000 metri esce · un ·doppio stoppino fissato all'origine della gallerja circolare e munito all'estremità di un piccolo cannello d'innescamento, cosicchè la spoletta trovasi già innescata _per la massima gittata. Volendola poi regolar e per una delle altre cinque distanze si fa al segno che le corrisponde, , un foro attraverso del cartoncino e dei -due strati sottoposti, sino a scoprire la composizione pirica , e s'introduce in questo foro il cannello dello stoppino . Questa ·o perazione deve essere fatta nell'atto stesso del caricamento della bocca da fuoco. Si osservarono su tale spoletta i difetti seguenti: Struttura assai complicata, innesco non faci le e d'inceTta -riuscita, potendo nell'accompagnare il pr oietto entro l'a_nima del pezZ'o col calcatoio llscire il éannello dal pra-
t
(33
ticato foro ; poca estensione della galleria circolare ; difficoltà di poter addep::::are in modo omogeneo la misturn nelle gallerie e nel focone, per cui ineguale sviluppo di calorico, e durato di combustiori~ non corrispondenti alle!, prngressione delle distanze. ' S'invitò per conseguenza l'inventore a sempli ficare qirnsta spoletta il più eh? potesse, regolandola per d ue so1e distanze, gi.usta le condizioni prestabilite; ed egli ne presentò un secondo modello anche di legno, per le due sole distanze di metri 1500 e 3000. Questa n uova spoletta (fig. ~) costruita sul medesimo principio della precedentè, ma assai più semplice, ha la testa prismatica a sezione esagonale. Due canaletti orizzontali ab; cd pa~tono da due facce contigue della testii,. e vanno a terminare l' uno nel focone&, l'altro all'origine cl della galleria circolare. Essi sono caricati. della stessa, · composizione pirica della galle1•ia e del focone, ed ins nescati con pezzetti di stoppin i ordinari pà facilitarne l'a.ccensione. Le parti sporgenti di questi stoppini vanoò piegate ed allogate nei cal icetti a e e; tagliati appositamente sul principio dei mentovati canaletti , e q ujndi r icoperti da due pezzetti di nastro, i q tiali sono incollati sulle facce, · e portano scritte al di sopra le dpe distanze. Questi velami però vengono tolti nell'atto del caricamento ed all'uopo offrnno una piccola presa al dissotto. Il vano superiore della t est.a è riempito da un solo strato e di gesso impastato con alcool. Ognun vede quanto ~ia facile innescare questa spoletta al momento d'introdurre il proietto nella bocca da fuoco . Tolta la cuffia,, se si tira alla maggior distanza devesi svelare il solo foro ad essa corrispondente e tr ar fuori le punte degli stoppini . Se poi si tira alla minore distanza convien scoprire amendue i fori per accrescere la proba-bilità di accensione. Questa sp0ietta fabbricata per granate cilindro-ogiva.li
ESP!l!:IENZ!i
da centimetri 9 è stata finora sperimentata con 286 spari eseguiti al campo di S. Maurizio, la più gran par te col cannone .da 8 B• r igato da campagna ed i r imanenti col cannone da 8 B rigato modello 1863, ad0perando le ri-. spettive cariche di fazione e le granate con. la carica interna di 2G0 grammi cli polvere . Si trasse contro il ferma· palle metà dei colpi alla distanza di 1500 metri e metà a 3000 metri. Dei q uali spari si approfittò per correggere nel modo appresso indicato i vari difetti che s'andarono di mano in mano riconoscendo in questa spoletta. Dai primi ·99 spari s'ebbem ottimi risultamenti, pe·r occhè 96 spolette si accesero, e comunicarono il fuoco alla càrica interna del proietto. Alla prima distama le g ranate scoppiarono al loro giunger e nel bersaglio o poco dopo, per cui si r itenne ben regolata la durata del primo tempo della spol2ttr1; 1na quella del secondo tempo si di mostrò insufficiente, poichè quasi tutte le gr ana te scoppiarono in aria alla distanza di 2000 a 2100 metri. Per la qual cosa si decise di caricare q uesta spoÌetta con una mistura di più lenta combustione, accrescendo . la proporzione de1lo zolfo , i'l, di usare stoppini più grossi. Ma se in tal modo .si conseguì , l'intento di accr escere la durata del secondo tempo, s'ebbe poi grandem ente a scapitare sulla probabilità di scoppio delle granate. Infatti in u n secondo saggio di 90 spolette, 10 sole granate scoppiarono alla prima distanza di 1500 metri, e 5 alla seconda di 3000 metri; ·m entre si scorse cbe quasi , tutte le spolette uscivano accese dalla bocca del pezzo, ma prima di gi ungere al bersaglio si spegnevano. Dovè r in unziarsi perciò alla composizione più lenta e meno infi ammabile, e si provò nel laboratorio pirotecnico ad allungar e lo sviluppo della galleria circolare sino a poter ottenere una durata di combustione di 2:l" corrispon. dente alla massima gi ttata di 3000 metri, e nel m~desimo tempo si risolvette di ritornare a servirsi di stop-
n ' A11TrGtrnRm 6~ pìnì pi ù sottili e più iufiammabili, fabbricandoli, se facesse mestieri espressa mente . In questo mentre (aprile 1863) -Venne proposto d'int r0durre pe! -caricamento dt"lle spolette l'uso della berta, la composizione ternaria delta polvere da guerra iuvece , di quella ordioa.ria, la quale ~ome si sa è composta di 4 parti di polverino , 3 cli nitro e d l di zolfo, ed infine d'innescarle con polvere da fucileria, tì'attenuta nei calicetti da una . vernice ad aJ.cool. a simiglianza di quanto venne ultimamente adottato dall'artiglieria francese . .Se-, nonché pochi saggi fatti Bseguire nel laboratorio piro~ :tecnico da l djt•ettore 00L cav. Balegvo hast~ronQ mostrare che non pote vasi nelle spolette di legnD comprimere la composizione ternaria della polvere da guerrçt çosì bene come in quelle di bronzo usate dall'artiglie,ri a francese, e come richiedevasi per procurare ad esse una durata di combustione di 22''; che d'altra parte la c-0111pos·izione ordinai'ia compressa colla berta bruci:ava. con t roppa len.tezza, ma da un composto di 6 parti di po)ve• r ino, 3 di nit ro ed 1 · di zolfo couvenienternente. cornpresso con la berta poteva ottenerr,i nel tempo stesso la voluta durata di 21", e J una ~iaggiore sicur ezza di comb ustione. .Inoltre un terzo esperimento eseguito con altre 97 :spolette caricaLe con la berta , con composizione ordinaria (;ld innescata con polvere da fucileria, fece rin unc iare a quest' ult ima modificazione, perocchè s'ebbe non più del 53 pe r O[0 di spolette accese e di granate scoppiate;· dov,endosi attrib uir: qu esto mediocr e risultamento alla minore infiammabilità del proposto innesco, rispetto a quello molto più acconsibile fatto cogli stoppini. Venne quindi stab!l ito di ripetere un novello saggio con altre 100 di queste spoleLte, innescate cogll stoppini e caricate colla composizione proposta dalla direzione del laboratorio pirotecnico, cioè 6 parb di polvel'ino, 3 0
A~,Ko vrn, voi. 1u. -
5,
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66 F.SPftRIE~ZE di nitro , ed I di zolfo, comprimendo ogni si.rato di mistura con quattro col pi della b erta lasciata cadere dal- _ l'altezz·a di 40 centimetri, e si attende l'esito di quest'altra prova per emettere un giudizio definitivo sulla spoletta Ferrero. · Sistema Zanolini. - Il capitano di artiglieria signor Zanolini , meditando sui difetti osservati nella spoletta francese di bronzo a sei tempi , concepì l'idea di variare la disposizione delle galler-ie nella testa, affine di accrel'lCE:rne lo sviluppo e potervi introdurre e comprimere la mistura µiri(:à nello stesso modo che si pra,tica pel focone: ripromettendosi da ciò una con1bustione di maggiore durata e più uniforme, che procqrasse la voluta progressione dei ternpì. Inoltre di (n inuì il diam etro delle gallerie e del · focone, per rallentare vieppiù la com busti on e ed ottenere uno sviluppo minore di calorico, mirando così. a prevenire la comuni cazione della fiamma da una galleria all'altra, per effetto di un soverchio r iscal damento della parete che le separa. Il primo modello di spoletta da lui esibito, è rappresentato dalla figura 3. Ha la testa cilindrica, terminata superiormente da uua calotta sferica ed appoggiata sopra una base esagonale, che ser ve a faci litare l'avvitamento della spoletta nel bocchino della granata. Due gallerie verticali bb', cc' e sei oriz,;ontali d'a', da, ea, e'b', fb', fc sono forate nella testa, e comunicano tra loro e col focone in modo tale da procurare Te lunghezze · di cana· Jetto necessarie ai sei tempi, pei quali è regolata la spoletta. La figura in prospetti ,, a delle gallerie e del focone dimostra con evidenza come sono disposte ed accordate fra loro, per fornire i sei tempi, indicati coi n umeri tra parentesi all'origine delle galleril\ orizzontali. Queste sboc~ èano esternamente in appositi calicetti, destinati a contenere le puntr-! ckgli stoppini con cui la spoletta è
o ' AHTIGL\ERIE
67
innescata per accrescere la probabilità di accensione. Le due gallerie verticali sono forate e caricate di composizione dalla parte superiore della testa, e quindi otturate esattamente. Questa spoletta, basata del rimanent,e sul m~desimo · principio di• '1uella francese , avrebbe dovuto essere <niche di _h ronzo . Alle ragioni addotte dal proponente in sostegno di essa, -la commissione obbiettava ·n.on solo la difficile e costosa fabbricazione, ma eziandio il dubbio che non s'abbiano nella prat ict, con sufficiente approssimazione le - sei durate di combustione corrispondenti alle stabilite djstanze. Epperò., come s'era fatto per la spolett~ Ferrero, :,i richiese il capitano Zanoliui di ridurre la sua a d ue soli tempi, e costruirla a preferenza di legno. A ciò egli corrispose presentando un secondo . modello di spoletta, fìg . 4, la quale non differisce esse!lzialmente dalla prima che pèl diminuito numero dei tempi e delle gallerie, il che permette di costruirla di legno con assai minore difficoltà é spesa. Notisi pure che in questo secondo modello il focone è forato secondo l'asse del fusto, e la testa llon ba più la base esagonale, ma invece d ue faccette piane opposte e parallele, per potervi appìicare la chiave da spolette. ·Questa spoletta fu sperimentata comparativamente a quella Fèrrero con n° 21:!2 spari eseguiti in varie riprese e colle medesime norme indicate per l'altra. Subì anche essa successi vament_e parecchie modificazioni analoghe a quelle accennate per la spoletta Ferrero, ed a causa . d'incon venienti a un dipr esso simili. Diede però, corno si scorge q'ui appresso, _risultarnenti aJquanto superiori, massime nel secondo sperimento . Sui primi 100 t iri fatti, metà alla distanza di 1500 e metà a 3000 metri, s'accesero 91 spolette; ma le granate lanciate alla seconda dista.ma scoppiarono quasi ~utte
G8 in aria a 2000 metri circa. Nel secoJJC1o saggio eseguito con 100 spolette cariche di mistura. più lenta, 73 comunicar ono il fuoco alla carica interna delle g ra nate al la giusta distanza, e varie altre uscirono accese dall'anima del pezzo, ma si smorzarono lungo il tragit.to . Da ul~imo su 92 1.-polette .caricate colla berta e con mistura ordinaria ed i nnescate con polvere da fucileria, sole 43 s'accesero e p rorlussero lo scoppio delle g rana.te. Talchè si ripeterà q uanto p rima nn novello saggio anche per questa spoletta, dal quale spei-asi poter conchiudcre in modo defi- , nitivo sul merito di essa. Le 100 spolette assegnate per quest'altro sperimento hanno la forma e le dimensi~ni precise indicate dalht .fig. 4, e sono car icate colla stessa mistura proposta dal direttore del lii boratorio pirotecnico, colla berta r egolata nel modo espresso per la spòlclta Ferrero ed innescate con stoppini . Sistema Fe1Tando. - Un fatto ch e si r iprod uce non d i rado nell'uso delle presenti spolette, sia di legno che metalliche, si è quello che, durante la corsa del proietto od al momento che qoesto s'immerge nel bersaglio, esse si spengono, e questo accade più sovente alle brevi, che alle medie e grandi gittate. L'ingegnere signor Ferrando, ex-ufliziale d'artig lieria, attribuendo un tal fatto al raffreddamento prodotto nella combustione della mistur a pirica, nel primo caso d all'aria cbe viene urtata con tanta violenza dal proietto, e n el secondo ::lall'interrarsi di quest'ultimo, facevasi a studiare il mod,) come eliminare l'anzidetta causa: quindi nel mese di genn~io 1862 presentaYa al ministero della guerra alcune spolette, fatte costruire a proprie spese secondo un modello di .sua invenzione, e chiedeva venis~ero sperimentate dalla commissione incaricata dell'esame e p rova delle ~polettc.
U't,.HTIGI.IEltlU:
(i!)
Come i;corgesi dalla figura 5, la spoletta Ferrando è a<l un tempo e non differisce essenzialmente da quelb L'l'dinaria di legno, che nell'inclinazione dei tre canaletti a c,>l focone , la quale di 90° nella spoletta ordinaria, è di 45• nella prima.. Oltre di ciò i tre canaletti shoccano in una camera e tagliata nella t esta, la, quale si compone d'un prisma esagonale sormontato da un tronco di cono. Detta camera vien riempita con polvere da fuci leria, ed i canaletti innescati semplicemente di stoppini; affinché la combustione della mistura, ond'è ripieno il focone, cominci appena accesi g li stoppini. Il focone b anzichè essere cilindrico, come in quasi tutti gli altri modelli di spolette, è leggermente conico nel modello Ferrando, restringendosi verso la parte superiore del fusto . Ciò serve ad impedire che una pa rto della composizione accesa possa , nell'urto del proietto contro il bersaglio , distaccarsi dal resto e continuare per l'inerzia a muoversi innanzi, interrompendosi così la trasmissione del fuoco : altra cagione, second o il pr oponente, dell'osi:;crvato fatto che le sj:>olette si smorzano talvolta urt.ando uel bersaglio. Per ultimo la testa di questa spoleUa , superiormente aperta per facilitarne la fabbricazione ed il caricamento, vien chiusa, dopo averla innescata, con apposita vite d. Le poche spolette presentate dal ,:ignor Ferran do erano costruite altre di legno, altre di bronzo ed altre d'una lega di piombo e stagno. Esse furono sperimentate col cannone da 8 B rigato da campagna, tirando in arcata contro il ferma palle alla distanza di 1400 metri , colla carica di gr ammi 250 di polvere . Sopra 10 spolette di legno, n• 6 comunicarono il fuoco a Ha carica interna delle granate , e 4 non s'accesero. Nelle 8 d i bronzo, 6 fecero scoppiare le granate, una non si accese e l'altra si smarrì col proietto . Sulle 8 d i piombo e stagno, 2 produssero lo scoppio delle granate,
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ESl'F.UJE:'i'ZE
3 uscirono accese da.lla . b occa da ruoco, 1na n on comun_icarono il fuoco alla carica intema dei proietti e 3 non s1 accesero. , Do.po q~ies~o primo saggio, del cui esito si fu piut.to~to sodd1sfatt1, s1 reputò convenicnt.e di ripetere uno sperimento su più vasta scala colla spoletta di bronzo che a veva dato mi gliori risu ltam enti, nello scopo di riconoscere sperimentalmente quale utile influenza pote::-sero per avventura esercitare sulla probabilità di accensione e di tr~smis~io1:e del fu oco alla cari ca interna del p roietto, · le mod1ficaz10m arr'ecate da: signor Ferrando alla spoletta ad un tempo. In q uesto secondo saggio, servendosi pu re del can llOlle d11 8 B rigato, si trasse però di lancio colla carica di fazio::ie. Su .20 spar i eseguiti a 1500 metri, 13 spolette fecéro scoppiare )e gran ate , e le altre non prod ussero alcun effetto ; su 19 colpì fatti alla seconda distanza di 300<) metri, s'ebbern 17 granate scoppiate.-, quasi appena percosso il ferma palle . Da q uesto secondo saggio anch'esso ristretto e non abbastanza concludeute, se non poteva dedursi un giudizio favore_vole alla spoletta proposta dal signor Ferrando, non s1 aveva .nemmeno motivo di consigl iarne l'abbandono : e pe~· cor seguçnza si decise di continuare a sp<'rimcntarla, m confronlo delle altre, costr uendola però di legn,o , perchè dì br onzo riusciTebbe tr oppo costosa e non soddisferebbe alle condizioni indicate in principio del presente cenno. · E siccome in quello stesso mentre esaminflvasi l'altra. proposta del caricamen to colla berta e dell'innescamento con polvere da fuci leria, così le 48 spolett e del modello Ferr<.1~do , a pprontate pel t erzo sperimento, vennero pure fabbricate con tale p rocesso. Ma l'esito di q uest'alt ra prova fu assai cattivo, poichè su 20 spari eseguiti alla distar.tza di 1500 metri, appena 3
n' ARTIGLIERIE 71 granate scoppiarono, ed altre 11 sui 28 colpi tirati a 3000 metri . Dubitando che l' inferiori tà di questi risulta.menti ri ~petto a quelli ottenuti nella prova precedente, si dovesser o piuttosto ripetere dal difettoso• metodo d 'innescamento, che dalla sostituzione del legn o al bronzo nella costruzione de lle ultime 48 spolette , volevasi ripeter e un n ovello saggio sopra 100 spolette di legno . Ma siccom e il signor Ferrando instava perché si fabbricassero di bronzo o di altro metallo abbastanza r esistente per prevenire lo schiacciamento della testa, stimando ciò indispensabile alla buona riuscita della sua spoletLa, così si risolvette posteriormente di fabbricarle di zinco per sod disfare al d esider io esternato dal sig. Ferr ando, e conserv!"rle nel medesimo tempo di un prezzo discreto. Il fusto di qlloste 100 spolette fu accor ciato di 25 mill. r ispetto a quello della spoletta di legno, ed affin di compensare tale accorciamento nella durata della combustion e (22" a 23"),. si dovè far uso di due composizioni d iver se. Il tratto superiore del focone, d alla testa sino al termine della parte avvihita del fusto, fu caricato colla mistura proposta dalla direzione d el laboratorio pirotecn ico , ossia: parti 6 di polverino • 3 » nitro l > zolfo il resto si riempì di mistura ordinar ia, cioè : parti 4 di polverino » 3 , nit ro , 1 • zolfo
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72 Q11anto al cnricamtnto oprruto pnre colla bt rta, si seguirono le stesse norme indicate per le spolette Ferrero e Zanolini. E si è ora in attesa dei risultamenti <lelle sperienze comparative fatte con queste 100 spolette d i zinco e con quelle ù'altri modelli. Spoletta di legno ad un tempo. - È detto in principio di q uesto articolo che Dn dal 1861 era stata decisa l'adozione provvisoria di spolette di legno ad un tempo per granate cilindro-ogivali: tuttavia le tavole di costruzion e e relativi disegr;ii, ri portati a pag. 35 nella Collezione delle tavole di costruzione del materiale di ,frtiglie1·ia, anno 1862, non vennero approvate dal ministero della guerra che iu febbraio del 1862. In quel mentre ( mesi di gennaio e febbraio del testè cennato anno) si dovetter o eseguire alci,rne sperienze, intese a determinare le nuove regole di caricawento e l e tavole di tiro del èanoone rigato da 8, W da campHgna, per la nuova carica di 800 grammi surrogata a quella di un cbilog. in uso fìn'allora: e si pensò di approfittare di tali sperienze por mettere a confronto ·1e spolette di legno ordinarie e quelle di bronzo a 6 tempi del modello fràncese. Su 213 granate munite delle prime, N° 156 spolette avevano comunicato il fuoco al la piccola carica interna, e su 193 granate provviste delle seconde, non più di 76 spolett.e avevano prodotto il loro effetto; talchè le spo lette di legno utilizzate furono nella ragion e del 76 p. OtO e quelle di bronzo nel rapporto del 39 p •LO, S iffatti r isultamenti g iustificavano oguora più Ia prefer enza data alla spoletta di legno, perciò la commissione rivolse pur il suo studio a perfezionare quest'ulti ma.
Giova qui rammentar e che , vi sono due spolette di
73
legno, una per granate cilindro-ogivali da cent. 21 e l'i', l'altra. per granat,o cilindro-ogivali da: c;ent. 12. ~ e 8; le qual i spolette costruite 8Ltllo stesso t i po , c!ifferis?ono soltanto uelle diLDcnsioni e nella dura La della corubust.10ne. Esse hanno il fusto cilincfrico, con la parte suµ eriore int agliata a vite, e la testa prismatica a sezione esagonafo, con tre canaletti orizzontali che partono da tre facce al ternate , e vanno a congiungersi s ul focone forat o secondo l'asse del fusto. La commissione colla. mira di render e più faci le e men costosa la fabbricazione di questa spoletta, e più sicuro il suo eflctto , soppresse la vite del fusto, figura 6 , sostituì la tesla sferica al la prismatica, e portò a quattro il numero dei canaletti orizzontali , conservando altresi l'innesco di stopp ini, ornai provate• di facilissima accensione. Questa nuova spoletta venne cimentata con 92 spari fatti col cannone rigato da 16 Il da campagna, 44 alla distanza di 1500 metri, 48 a quella di 3000 metri, adoperando 1a carica di fazione, chilogran:mi l, '200 , e_ l~ granate ogivali da cent. 12 cariche d1 500 grq,mm1 d1 polvere. L'esito del saggio fu molto soddisfacente, perchè solo sette spolette alla prima distanza, e tre alla seconda non s'acceseto, e tutte le t1ltre comunicarono il fuoco alla carica ir.lcrna delle grauate, cosicchè s'ebbe 1'88 p . OtO di spoleLte utilizzate. Ma innanzi di prendere a lcuna deterrninazione sulla spoletta con testa sferica,, la si volle sper imcntare_ com p aratiYarnente a quella con t,e sta esagonale, per ricono scere se valea veramente la spesa. d'introdurre questo altro modello, .e se esso poteva ritenersi come tma solu-
'
75
n' A~TIGLI i;RIE
'74
ziune soddisfacente del q uesito proposto per la ricerca di una buona spoletta ad uso delle artiglierie da _m uro. Nel seguente specchietto son regi strati i risultarneuti di questo saggio comparativo, a dir vero, eseguito su di una scala molto ristretta ed in circostanze poco propizi e al le mioute . e precise osservazioni. Ciò non pertanto si eredè sufficiente a provare che le arrecate modificazioni niun miglioramc>nto se?sibilc alle qual ità di tiro del la spoletta ordiparia di legno avevano procurato.
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IXD!CiZIOXI DRL :dOIIHI.LO
l'iU)IEfiO PfiOle.'l"rl l'iUMEno TOTALE smarriti, pei dell~ S11olc1te clcllcSpolctte "11i Cfli quali i~llOr3si rlclle Spolette bruciate s'arcc.sero i l'esito delle sperimc111atf Spolellc c.omr11ctnmenlc soli sl oppin i
S poletta con testa sferic.:a . _. . . .
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S poletta con testa prismatica .
60
24
6
90 I
D'altrn. parte avendosi già n!3i magazzini gran copia di spolette ordinarie con testa prismatica, non era conveniente l'introduzione di un nuovo modello che avrebbe fatto realizzare tutto al più l'economia di pochi centesimi sul costo dì ciascuna spoletta di nuova fabbricazione : per la qual cosa si rinunciò all'idea di cangiar la forma della spolet,ta, e si rivolse inve~e lo studio a migliorarne il metodo di caricamento e d'innesco. A tale scopo si fecero col cannone 8 B ri gato, modello 1863, alcune esperienze preliminari sopra 85 spolette, caricate con diverse misture compresse colla berta, ed innescate con stoppini o con polvere da fucileria: e
poichè si comportai·ono rneg1io qn~lle_ caricate _col mesw,\io di pa.rLi 6 di poi verino , 3 eh nitro , l d1 zolfo , ea :venti l'innesco di stoppin i, venne stahilito di ripetC\re una prova più in gr,rnde con 100 spolette ordinarie ~o-,ì p_reparate. . . .. . Nello specchio seguente sono r ic:ap1toh,te le pnn~1pal'. notizie r isguardaoti le sperienze eseguite finora sui ,·an m odelli di spolette a tempo descritti innanzi.
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76
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79 1no~ifì.cazioni e p~rfezion amenti di cui s'occupa al · presente. · Perfezionata che sarà verrà sottoposta ad una se- · conda serie d1 sperienze. Per non t ediare · il kttore con una descrizione particolareggiata del pri mo modello e di t utti i cangiamenti che ma n mano v'i ntrodusse l'inventore, la quale· riesci ·r ebbe troppo prolissa ed inopportuna, si r iserberà descrivere l'u ltimo modello di tale spoletta quando sarà stata b'e n deterniinata e sperimentata.
ESPERIRNZE
Appare da q1,1esto specchio ehe il numero delle spolette fallite per ogni , modello, fu quasi sempre maggiore alla distanza di 1500 metri, che non a quella di 3000 metri, -e forse sarebbe stato più eccedeùte, se si fosse tirato ad una breve distanza di 500 a 600 met.ri. Or siccome la verificazione di questo fatto potrebbe guidare allo scoprimento della vera ca~sa, per la quale talvolta lè spolette sj smorzano, e quindi del modo di prevenirla modificando opportunamente qualcuno dei pn:cedenti modelli, o ideandone altro diversamente e meglio congegnato; così venne stabilito di t irare nelle prossime sperier1ze alle tre distanze di 600, 1500 e 3000 metri", avvertendo di osservare attentamènte e notare il n umero delle spolette che non s'aceendono n ella bocca da fuoco; di quelle usci te accese e che si spengono per a.ria; di quelle che si smorzano perc u,otendo il bersaglio; di quelle che producono lo scoppio _d ella granat<1, e se in aria o nel bersaglio, insomma tutte le osservazioni di qualche importanza.
Sistema Bessolo, -
Da ultimo merita· particolar menzione la spoletta a tempo ideata dal rnaggiore d'artiglie ria sig. Bessolo commendevole sia per la novità del con geguaniento, sia pei, lunghi studi e costosi SJJerìmenti d a lui eseguiti per cercare di giungere ~d un'applicazione pratica del suo trovato. Fra le proprietà caratteristiche di questa spoll:'tta v 'hanno quella di comunicare l'accensione alla carica interna del proietto dalla_ parte posterior,e, e l'altra di g raduarsi facilmente e di applicarsi al proiet~o nell'atto stesso eh.e si carica la becca da fuoco. Essa è stata fin ora provata in una prima serie di sperimenti alla presenza della com missione incaricata dello studio delle spolette , in seguito ai quali l'in ventore medesimo riconobbe la necessità di arrecarvi alq uante
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percussione.
Nel febbraio <:lei 1862 il ministero della marina, preoc• cupato del l'urgente bisogno di una buona spoletta pd naviglio ital iano, ' rivolgevasi al ministero della g uerra, perchè invitasse il comitato d'artiglieria a proporre fra le spolette ad esso note quella cbe avrebbesi potuto adottare, se non defi nitivam ente, almeno in via provv'isoriit per soddisfare alle esigenze del momeuto. Il comitato passò diligentemente in esame tutte Je spo- , lette in uso o io corso d1 sperimento per l'artiglieria di terra, e dovè concluder e che niuna si confaceva, al ser• vizio deil~ marina . Qu est 'esame però non rim:cì del tutto infruttuoso, essendosi convenuto ad unanimità su due · principii di ma,;sima : il primo che si dovesse preferir e una spoletta a percussione ' per le artiglierie della marina perchè destinate a spa rare sempre contro corpi resistenti, come sono i f;ì.anchi delle navi nemiche o le mura delle fortezze marittime: il secondo cÌ1e l'innesco fulminante dovesse venir applicato alla spoletta al momento stesso che si esegue il ca,r icamento della bocca da fuoco, affìncbè si diminuisse per quanto possibile il pericolo di scoppio a bordo. StabilitG queste d t1e condizioni 'gen:rali, si decise s0 ttop0ne a ,sper icnze di confrouto le tre spoletté qui
l a ppresso descritte, le quali fra quelle proposte promette, vano una più probabile ri uscita.
Sistema Fe-m~ro. - Questa spoletta, fig. 7, destinata per g ranate cilindro-ogivali da cent. 17, venne proposta dal capitano signor Fe,;:rero d'artiglieria. Essa è di legno , ha la testa prismatir,a a base esagonale ed il fusto intagliato a vite, col focone secondo l'asse. Un basamento o por'ialuminello a di otton<:>,' forato aoGh'esso secondo l'asse è avvitato snlla te3tii, o vi resta fermato per mezzo del pernetto b anche di ottone. Sul basamento a trovasi avvitato lo stesso luminello del fucile cli fanteria per ricevere un a cassula ordi naria . Un coperchietto e di ottone conformato a cono t.ronco ed avvitato sulla pa1 te sporgente del portaluminello. imp<>disce alla cassula di staccarsi dal· luminello, e la preserva dai piccoli urti nel caricarnPnto del la bocca da fu oco. Esso per poter flssere avvitato e svitato ba lateralmente due orecchiette d. L'avvitamento del portaluminello e del coperchi etto e si esegue da destra a sinistra; quello del l umin ello in senso inverso. Il focone è riempito di polvere da fucileria, ed è otturato al disotto con un tappo di cera. La cassula va posta sul luminello nell'atto del cari camento . Imma.giuavasi dal proponente che urt,mdo la spoletta cont.ro ua corpo duro , il copercbietto sarebbe stato schiacciato sulla cassula, la quale non avrebbe mancato di far esplosione ed accendere la polver e contenuta nel focone. Ma - s'obl>ieLtava, che trovandosi il portaluminello collocato sopra una sostanza cedevole, qual è il legoo, si ricbi erleva pure- per assicurare l'esplosione, chn la di_rezione dell'urto fosse quasi normale al bersaglio, il che non sempre succede. Tuttavia avendo più fiducia nei fatti, che in alcuna opinione preconcetta si decise di saggiare questa spoletta compar ativamente alle al tre due che seguono.
81 In queste sperienze si adoperò il cannone da .4 0. F a due righe, traendo alla distanza di 500 metri, colla carica di un cbilogr. contro un bersaglio quadrato di 4 metri di lato, e custruito di vecchi panconi di quercia della grossezza di metri 0,50. La carica del cannone e la distanza furono stabilite in modo da ottenere una traiettoria molto arcata, affincbè il proietto andasse a percuotere il bersaglio con uu grande angolo di caduta ed una velocità residua poco diversa da quella che si sarebbe avuta ad una maggiore distanza servendosi della carica <li far.ione. Si fecero soltanto 43 tiri con questa spoletta. N° 37 granate colpirono il bersaglio , e 6 s'immersero nel ferrnapalle, 20 di:llle prime e 2 delle seconde scoppiarono. 1u seguito a questi mediocri risultamenti, si risolvette di abbandonare una spoletta che HOn si dimostrava suscettibile di alcun miglioramento. n' AR'l'IGI.IER!lt
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Sistema simile a, q11,ello della mariria f1·ancese. - Per brevità si tralascia di descrivere particolareggiatamen te questa spoletta proposta per granate cilindro-ogivali da cent. 17, e rappresentata dalla fig. 8, e se ue accenna solamente quanto è necessario per formarsi uu'idea chiara della sua stru"ttura e modo di funzionare , Nel vano ci lindrico a trapanato lungo il fusto ed una parte della testa, può scorrere liberamente u11 cilindreit.o o percuotitoio b di acciaio, fo rato anch'esso da un capo all'altro , e terminàto superiormente da un colonnìno t emperato , identico a quello del luminello da fucile. Il percuQtitoio è riempito di polvere da caccia, otturato al disotto con un tappo di ecra o di sughero, per imped ire l'uscita della polvere, e quindi viene i_ntrodutto dall'apertura della testa nel vano a: il quale si r estringe inferiormente e forma un risalto de8t.inato a sostenere il pcrcuotitoio, e nel tempo stesso a vietargli l' uscita dal ANNO
vn1, ,10I. 111. -
6.
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ESPERI&~ZE
fusto . Un turacciolo a presa e, avente al _disotto un incavo in cui va esattamente adattata una cassula da fucile, è avvitato sulla testa della spoletta in senso contrario all'avvitamento del fusto nel bocchiuo della granata. Il · f1rnto colla test,a ed il turacciolo sono di bronzo. Allorqua-ndo nel moto del proietto succede istantaneamente una sensibiìe diminuzione di ·telocità , per qualsivoglia causa , il percuotitoio , in virtù della sua inerzia, continua a scorrere nel vano del fusto colla vé• locitit che possiede al momento dell'urto, ed il luminello -va a percuotere nella cassula, facendola esplodere. Quindi la polvere contennta nel percuotitoio s'accende, il tappo che lo chiude inferiormente vien cacciato con violenza, e la fiamma si comunica imroant(nente alla carica interna della granata. Affìn di preveni re gli scoppi accidentali nel cm·icamento e nel manegg io cli questa spoletta, e quelli altresì che potrebbero effett.uarsi imi rimbalzi sull'acqua, s'interpone tra il lum.ioello e la cassu!a un sottile dischetto e di ottone : ,il quale però, quando i:l proietto investe contro un corpo duro, ovvero perde bruscamente una rran parte della sua velocità residua, vien forato dal luminello, e non basta a para.lizzare le fu nzioni del peréuotitoio. Le prime spolette di questo modello essendo state fabbricate sopra uno sc.hizzo della spoletta a percussione adottata dalla marina francese, diedero risultati poco soddisfacenti per le imperfezioni, cbe naturalmente esse avea1Jo. Su 10 tiri eseguiti al poligono di Venaria Reale nel m odo stesso accennalo pP-r la spoletta precedente, colla quale fu t,perimentata c0mparativamente , se 11e accese uoa sola. Ritenendo però che il catt,ivo esito di questo primo tent.atiYO era doYut'o piuttosto all'imperfetta imi·tazionc che si era. fatta della spoletta francese , che al vi,.ioso congrgnameuto di essa., si rivolse ogni studio a
83 m igliorarne la costruzione, cel'cando di scovrire sulle spolette raccolte dopo il tiro le cause della mancata accensione. Si riconobòe primieramente che per effetto del moto di rotazione assai rapido impresso al proietto , la. sua carica interna erasi ridotta in minuto pol vcruzzo, del quale una piccola parte introducendosi nel_risi.rettissimo vento rimasto tra le pareti interne del fusto cd il percuotito.io, dovè necessar iamente inceppar e la corsa di quest'ultimo, e far 1~1<1.ncare l'esplosione della cassula. In secondo luogo essendosi ririYenute alcune spolette col fusto leggermente incunato, cd il per cuotitoio rimasto nella sua posizione iniziale, si nrgomentò che la più piccola alterazione prodotta nel nno cilindrico del fusto dagli sbattimenti del proietto nell'ani~1a della bocca da fuoco, era stata sufficiente a sturbare ed impedire il libero movimento del percuotitoio, per esser;:i lasciato un vento così piccolo fra esso, e le pareti del fusto. In seguito a tali osservazioni si risolvette di accrescere questo vento sino a 3[4 di mill. e di alluug,irc il p er• cuoiitoio di circa 8 mili. , accorciandone perciò della stessa quantità la corsa; in tal modo mentre si riparerebbe agli inconvenienti sopraccennati, au111en1erelJbr~si pure la massa, e q uindi l' urto del percuotitoio sulla cassula. In fatti un secondo saggio eseguito su poche spolette così modificate, provò che s'era fai to g ià un passo verso il miglioramento della spoletta, e indusse a forne una esperienia su più vasta scala; dalla quale ve1tne bcns't comprovato ch'erasi migliorata la costruzione della spoletta , ma non raggiunto quel grado di perfezione che si ricl1i cdeva, dappoichè su 98 spari eseguiti col ca nnon e da 40 F a due righe e colla carica di chil. 2 di polvere, alla distanza di I000 meLl'i, appeua ;li) spolette accesero la carica interna delle granate. Essendosi però rinvenute nelle altre 69 che non prop' ARTIGLIERIE
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Esr1rn11rnzu:
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d ussero lo scoppio dei proietti molte cassule accese senza. a,ver i nfiammata la p olvere contenuta n el per cuotitoio; si manifestò chiararnentE: la necessità di adoperare per q ueste spolette -cassule speciali , caricate di rnis_tura pi ù esp losiva ed atta a produrre maggior copia di gas. Per conseguenza in un quarto saggio si fece us0 di cassule caricate con 10 a 12 centigr ammi d i composizione (3[4 di fulminato d i mercurio e 114 di nitro),_e si soppressero i dischetti di ottone, affinché il percuotitoio ur• tasse cm1 più forza la ca.ssula. Si fecer·o prima col cann one da 40 F · a due r ighe, caricato con 2 ehilog. di polvere 85 spari alla distanza di l 000 metri , e si ottennAro 59 granate scoppiate al momento dell'ur to; 5 nell'anima della b occa da fooco , e le r imanenti 21 non scoppia.te. · ' 1;1 seguito a tali risulta.menti, sospettando che il sistema. d i rigatura della b occa da fuoco potesse contribuire all'acceosione p11ematura delle spoleUe, col render più o meno sensibili gli sbattimenti dei proiett.i nell' an ima ed i carDbiamenti di velocità che ne derivan o, si. pensò di provare altre 11 spolette col cann one da 40 F a sei rigbe, ser vendosi perciò d i granate cilindro-ogivali con alette di zinèo e d91la carica di cbilogr. ~.200, ed essendoi;ìi avute 8 granate scoppiate nell'urtar-è contr o il bersaglio d i l1~guo si tuato alla d ista.nza, di 1000 metri, e le altire 3 nun scoppiate , si credette ch e queste ultim e spolette, verificate troppo sensibili pel cannone da 40 F a due ri,:rhe n ' che trae un pr oietto -con alette di ferraccio , non lo fosse ro abbastanz_a per accendersi n ell'anima del cannune a sei righe eh.e spara il pr oiett.o con alet_te di zinco . Se n on che .rich iedendosi fatti p iù copiosi e concludenti per acquistare la certezza d'un a tale, conclusione, fu risoluto d i sperimentare al tre 100 spolette dello stesso modello, nelle quali si sarebbe ri messo il dischetto, d i
ottone, assottigliandolo sino ad l o 2 decimilli mctr i, per allontanare sempre più il pericolo degli scoppii p remat uri, e si porterebbe la lunghezza del pércuotitoio cent. 5, affi.11e d i prevenire meglio i guasti ch'esso ed il fusto possono soffrire negli sbattimenti e nell'llrto del proietto. Le 100 spolette apparecchiate per questo n ovello sagg io, furono fabbricate metà d i bronzo e metà d i zinco, colle precise forme e dimensioni in die.ate dalla figura 8.
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Sistema Massa . - Mentre invitavasi il comitato d'artiglieria a proporre una spoletta che potesse provv isoriamente adottarsi per le artiglierie n avali, gli si dava pure · comunicazione di , alcune sperienze eseguite dalla R marina sopra un modello di spoletta a percussione per granate cilin dro-ogivali da cent. 17, ideato dal signor Massa luogotenente d'arsenal e della marina, chiedendo al com itato stesso cli esternare il proprio parere sul merito di tal'? spoletta, e gi udicare se convenisse farla sperimen tare ezian dio d all'artiglieria di terra. · Questa spoletta, come scorgesi dalla · figur·a 9, ha la, forma esterna p ressochè simile a q uella della spoktt.a metallica a 6 tempi , fuorcM l'estr emità inferiore del fusto terminato a con o-tronco. Un vano cili ndrico a trap[!,nato secondo l'asse della · spoletta, principia - dalla testa ed a.rriva sino al termine d ella parte cilindrica del fu sto, ove ha origi ne il fo cone b, n@l quale v iene a llogato u n cannello fulminante , reso :fissò col r ovesciarne i ritagli , delle estremità inferiori sporgenti dal focone. Lo sfregaioio è . unito ad un cilindr o metallico e scorrevole nel foro a della spoletta. Accadendo un'istantanea diminuzione di velocità n ella granata m unita di questa spoletta, il cilinaro e, per legge d'inerzia, spostandosi dalla sua posizione iniziale, correrà i nnanzi, tra.endo seco lo sfregatoio del cannello, il quaìe· t\N.'NO V JJ,J ,
voi.
II T. -
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s i accenderà e comunie;herà il fu oco alla C(trica interna della granata. Sulla testa del.la s poletta avvitasi uu turacciolo a presa d t~rminato inferiormente con tin cavicchio e , il quale g iun gendo a contatto del cilindro e , iri1pedisce allo stesso d i avanzarsi, ed allontana per conseguenza 'ogni pericolo di ilCoppio accidenta le n ei trasporti e nel· maneggiamento del proietto. Questo cavicchio va tolto naturalmente prima d i introdur re iì proietto nella bocca eia fuoco. Le sperienze compiute dalla marina nel i:nese di magg io 1862, e di sopra menzionate, si ridussero a poçhi spari eseguiti col cannone da 40 :B' a due righe e proietti con alette · cli forraccio contro lastre di ferro , travi di legn o, terra smos;::a e terra in sacchi , alla distanza di 12- m etri: · adoperando la r;arica di chilogrammi 0,200 di polvere, per mette1:si in cond izioni presso a poco analoghe a quelle di un tiro fatto a maggior distanza colla carica di fazione. . Non ostante i b uoni risultamenti ottenuti in q uesto primo saggio, e l'opinione favorevole all'adozione di questa s poletta, pronunziata d a una commissione di uffiziali dellil, R. marina, il com it ato d i artiglieria., giudicò indispensabile di assoggettarla a nuove e più copiose sperienze: non perchè revocasse in d ubbio l'effetto della spoletta; ma perchè la reputava invece troppo sensibile e facile ad accendersi entro l'anima della bocca da fuoco. Era qnesto, a s uo avviso , il lato debole del sist ema_; e per metterlo in chiaro , anzi_ch è servirsi d''un a carica così piccola come quella adoperata dalla predetta commissione, conveniva all'opp0sto far uso della carica di fazione, per re_ndere più sensibili · i cambi ament i di velocità dovuti agli sbattimenti d el proietto nell'anima del p ezzo. P or la quale considerazione le 100 spolette del modello
87 ì n d iscorso ricevut e dalla R. marina., furono sperimentate (ottobre 1862) col cannone da 40 F a due r ighe, t raendo colla carica di 2 chil. alla distanza di 1000 metri contro u n bersaglro di legno . - Si noterà pure che 40 di esse eraoo di legn o, col cili ndretto di ottone ed in t utto simili alla fig. 9; le altre 60, interamente di bronzo, ne d ifferivano appena in q ualch e accessorio. La principale differenza, per altro di niuna i nfluenza s ulle proprietà della spoletta, osservavasi in alcune nel turacciolo, il quale aveva nel senso della lunghezza un foro cilindrico dello st esso diametro d1 quello del fusto e chi uso all'un dei capi. Quando il t uracciolo trova vasi avvitato col fondo , ai disotto, questo giungeva a contatto del cilindretto cui era u nito il fregatoio, ne paralizzava l'azi0ne, e preveniva così ogni p ericol o durante il trasporto dei p roietti. Dovendosi p oi far fuoco , b isognava avvitare il turacciol o capovolto, cioè col cavo in giù per lasciare al cilindretto la libertà di scorrere nel cavo med esimo . ~ei 40 tiri es0guiti colle spolette di legno se ne accese metà, e s'e bhero l 7 g ranate scoppiate al bersaglio e tre nell'anima della bocca da fuo co . · Nei 60 spari faLt i colle spolette di bronzo scoppiarono appena 23 gran~ te, delle qual i una n ell'anima del _ cannone . · Ta lt r is ultamenti lascian do ognora incer to il giudizio s ul merito della spoletta Massa., segnatamente in quanto al difetto de lla soverch ia sua sensibil ità, si ·decise ripet ere l'esperienza con a ltre spole1,t e dello stesso modello, p referendo costrni tle di bronzo e non di legno, solo perchè si era avuto i11 proporzione un maggior numero d i scop pii n ell'anima: della bocca da fuoco con q uelle di l eg oo. · · Le 48 spolet te apparecchirit e per questo secondo sa ggio erano pur simili alla fig. 9, salvo c be il turacGiolo di u' ARTfGLIJ;;HIR
ES!'ERJENZI!!
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88 /,S l'El\: [è~ ZE bronzo terminava alla parte jntagliata a vite: e per tentt frenato il cii i ndretto di bronzo erasi aggiunto fra questo ed il t uracciolo nn altro cilindro di legno, che V(~niva, tolto quaorio dovevasi far fuoco. Si fecero c ol cannone da 40 F a 2 righe , 39 spari alla distanza d i l 000 rnetri, adoperanrlo la' carica di · 2 chilogrammi. Ì\ 0 28 granate scoppiarono fll bers11 glio, 10 nell'a ll irna del pezzo, ed una spoletta non s'accesf'. Poscia per gli stessi motivi accennati innnn zi parlando d elle sperif'nze eseguite colle spolette della marina francese, si \''oller o trarre i restanti 9 colpi col cannone da 40 F a sei righe e la cc1rica di chil. 3,200; ~na l'esito di quest 'ult ima prova non fu gqari più sod disfacente delle altre, perd1è 5 g ranate scoppiaron0 contro il bersaglio, 3 ne ll'anima del cannone, ed una spoletta mancò. Rimase così accertato il vizio pri ncipale di questa spole tta,, ossia la su.1 eccessi va sensi bi li 1à, cagione d i scoppi i prematuri nelle anime delle bocche da fuuco : cionondimeno riflettendosi ch e ov'ess,t venisse Pmendata da questo di fetto, avrebbe soddisfatto assai bene alie volute condi"zioni, s1 eomrnise alla direzione del laboratorio piròtecnico di perfezionarla per quanto fosse possibile, al ch e la d irezione medesima attese finora coi v.1ri tent ativi c1 ppresso descri tt,ì. Sisl'emfL Massa mad,ificato . - A correggere il gran di fetto svelato dalle sperienze preced.enti nel sistema ùella spo• letta Massa , la commissione incaricata dello studio delle spolette toglieva dal modello dj spoletta a percussione prussiana. l 'idea del traven,ino mobile rncciato fuori dalla fona centrifuga che si svil uppa 1wllci rotazione del proie tto; quindi s11)';gPriv,L 1illa di 1·ezi1,rn~ del laboratorio pirotecnico di es~·g uire quakbe saggi o SLL spolette CO§i modificate, e di studiare n el medesimo_ t em po, se nqn fosse possib:le di estenderne l' uso anche a·lle artiglierie r!a campagna.
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Là prefata direzione faceva apparecchiare alquante spolette cl.i bossolo coll'accennata modificazi one, alcune per granate cilin'ciro-og1vali da cent. 17, a ltre d'un mo· dello più picéo).o, per granate cilindro-ogivali da cent. 12, 9 ed 8. Tali spolette differì vano dalla fig . 9 solta:nto in questo: il vano c ilindrico del fosto ed il cilindro scorrevole er ano prol ungati per un cert o tratto nella testa._ delia quale P-rasi dovuto accrescer e la grossezza. Un traversino di acciaio, leggermente conico, introdotto in un foro trasversale operato nella tesla del la spoletta e neìl'estremit à superiore del ci lindro scorrevole, rendeva qiwsL'ultimo immobile, ed impediva così l'accension~ dèlla ,;p0letta. Esso avea tale l unghezza, da non poter usci r e interamente dalla massa scorrevole., m entre la granata por·c orreva l'anima della bocca da fuoco; ma fuori di essa, per la forza centrifuga, dovea scappar via dalla spoletta, lasciando libera la massa battente di agire sul èannello al primo urto della grnnata. li ciìindro scorrevol e introducevasi dalla parte inferiore del fusto, fatto di due. pezzi avvitati, come si scorge dalla fig ura 10. Queste spolette adattate alle relative g rànate da crn ti metri 17 e da centimetri 9 forono prima sper iment ate 1asciandole cadere di punta s u pietra dura dall'altezza di 12 e 6 metri ; poscia al tiro col cann on e da 40 F a due righe e col connone da 8 D rigato, modello 1863 'adoper an do le r ispettive cariehe di fazione. ìn tali snggi si notarono gli incon von ienti che seguono: 1° Le teste delle spolette troppo debc li perchè di legno e d in parte vuote , sch iacc iandosi nell'urtare c on tro il terreno , i mpeJivano al cilindro di scorrere avanti e produrre l'accens ione del cannello . 2° Il traversino uscenào in parte dal foro suddetto durante il corso del proietto nell'anima della bocca da fuoco, sovente rom pevasi; il che era causa d'inceprarncnti
F.Sl'ERI!!:N~E 90 t uttochè piccollssimi, sempre dannosi alla conservazione della bocca da fuoco, e bastevoli a produrre lo scoppio prematuro della granata. 3° L'esistenza del traversino olLre d'incomodare l'accompagnamento del proietto al fondo derl'anima avrebbe poi reso difficile il caricamento delle granate nei cofani da campagna. In seguito alle osservazioni precedenti, essendosi abbandonata l'idea del traversino, la direzion e del laboratorio pirotecnico imprese una serie di studi e di tentativi diretti ·a scovrire ed alloutanare, se fosse possibile, le vere cause dell"eccessiva sensibilità della spoletta Massa ; quindi variò il peso e la corsa del cilindro scorrevole, vi aggiunse nella parte superiore una punta d'acciaio ed un sottile dischetto di ottone, migliorò il sistema di unione dello stesso cilindro collo sfregatoio del cannello; insomma d'ulla in altra modiucazione essa giunse al modello di spoletta rappresentato dalla fig. 10, la quale può dirsi una combinazione della spoletta Massa e di quel:a della marina francese. Il vano cilindrico del fusto diminuisce superiormente <li diametro per una lunghezza e di 21 millimetri. Sul ci1indro scorrevole a è avvitata una punta b di acciaio, la quale al momento dell'urto della . granata contro un ostacolo entrando nel vano cilindrico e di minor diametro trae seco lo sfregatoio, e fa esplodere la polvere . fulmin ante contenuta nei tubicino del cannello. Un disco di ottone e collocato contro il risalto del vano di maggior diametro del fusto, troYasi esattamente a contatto della punta r1i acciaio, e tien frenato il vilindro mobile a durante il tra~porto della granata e l'introduzione di essa nella bocca da fuoco. La grossezza dello stesso disco dev'esser regolata come m·lla spoletta della marina francese, in mod0 cioè, cl;e la punta d'acciaio noJ?. possa forarlo, e q 11indi il ci Ii nLlro scorrevole ;JOl1 è spostato
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dalla sua posizione iniziale q uandJ succedono piccole diminuzioni di velocità dovute agli sbattimenti del proietto nell'anima della bocca da fuoco o ad altre cause; ma nell'urto contro il terreno od altro ostacolo resistente, il disco medesimo vien certa mente sfondato dalla punta d'acciaio e permette a questa ed al cilindro scorrevole di avanzarsi . Dopo aver fatte preventive r icerche sulla forma e sulle dimensioni più con venienti da dare alle varie parti di q1:1este spolette, sulla qualità del legno o la composizione della lega metallica con cui fabbricarle, sulla grossezza del disco di ottone, sul peso e la corsa della massa scorrevole, sul 'mezzo più acconcio d'intercettare a.Ila flamma della carica ogni passaggio a traverso dei meati che possono rimanere tra la spoletta cd il bocchino, e prevenir così gli scoppi prematuri dipendenti da quest'altra eausa, si apparecchiarono 400 spolette modello Massa modificato, ossia 100 di bossolo e 100 metalliche per granate cilindro-ogivali da cent. 17 e le altre 200, metà pure di bossolo, e metà di metallo per granate ci lindro-ogivali da cent. 12, 9 ed 8. Sulla fig. 10 trovansi indicate le pr0cise dimensioni della spoletta metallica per granata da cent. 17; quelle di legno aveano la testa più alta delle corrispondenti metalliche. ,La composizione della lega metallica era la seguente: Zinco parti 20 Piombo • 8 Stagno » 3 Il cilindro scorrevole era di bronzo, il disco di ottone aveva la grossezza di mili. 0,5. Queste 400 spolette si sono sperimentate al campo di S. Maurizio in confronto delle altre, ed ora si attende l'esito di questi saggi per decidere sul merito di ciascun modello di spoletta. Come si è fatto µer le spolette a tempo si riporta qui appresso lo specchio dei
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!
ESPERI ENZE
n' AI\TIGLIERTIJ:
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RISULTAMENTI DELLE ESPERIENZE DI TIRO ESEGUITE SULLE SPOLETTE A PERCUSSIONE f I; ~
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1
10
9
(a) Di legno - 1ior1aluruincllo e copel'Chi"1to di ottone - cassula ordinaria e foco11e pieno ai po lvere da fucileria. (/,) Di bronzo -cassu la ordinaria .
-
98
98 (e)
29
29
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cilind l'O perr.110· i io io :.Il l uni;.1to - \'en lo
(d)l
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96
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48
)
3
(e) Di bro11zo - cassula ordinari a -
dello stesso 01/i mil i. (d) Come le precedenti• cassulc più esplusive fabbrrcate espressamente. (o) Altre 5 gl'àn atc scop1,iarono nell'anim~1 clc.l cannono.
(/) Di legno • allrc 5 granate scoppiate nell'an ima del cannone.
ne\1la,~lu::";i"J°c;inlf.:;;1~1."la seoppiata
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(Continua)
( hl Di bronzo - 10 granate scoppiatt, n!!ll'::inima del cab none. (il Di bronzo• 3 granate scoppiate nell'an ima ciel cannoue,
l
IlIVISTA TECNOLOGICA ;
-Le ua,1 corazzate. In una delle ul ti me sedute dell'accademia delle scienze di F rancia, il cele bre ammiraglio Pàris ba presentato la seguente interessante memoria sulla questione che m~ggiormentE> vccupa la marma, quella cioè delle • avi corazzate, rdazione che per la sua g rande importanza ri produciam0 in esteso : • Questa trasformazione tanto radicale dell.e qavi da guerra • è compli,taroente riuscita su acque tranqnille, inquantoèhè essa è stata ridotta a l c;:i,lcolo ch·l peso dei cannoni, dei ponti e degli alberi, soppressi e surrogati da quello delle lastre di fer ,o. · • Ma la stessa cosa non fu sul mare agitato, i n ciò che cambiando posizione a pesi consid0revoli si è modifi cata la loro reazione su !l'insieme, irn perocchè essi sono allor::i ani ma ti da violenti movimenti . E ppe rò si ò 0sservato che i n uovi basti menti , rimarchevoli sotto tanti aspetti, . avevano un tn llìo wa6gio1e che le an tiche custn1zi0n i. Ne risulta per essi duppio
,
Rri'TSTil TECNOLOGlCA
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inconveniente, imperocchè al l uogo di batterie ~ov rapposte le pià alte_dell~ quali sono f uori dei colpi delle onde, essi hanno posta t,1tta la loro fo1,za a pochissi ma altezza, Im, 70 a 2m sopra la linea di galleggiamento. Epperciò non sono nece~sari mov imenti molto estesi per obbligarli a chiudere le cannoniere, e dippiù questi stessi r11 llii scoprono ad ogoi sei od otto min u ti secòndt la parte in feriore della corazza, la quale non è c1rn a 2 metl'i sott'acqua iu completo carico, e solamente al mezzo. Dimodochè essi annullano o per lo meno dimin:.iisco~o molto la loro forza e la loro difesa. <• Egli è dunque naturale che questa importante questione, come molti a.lui uffìziHli, abbia me pure preoccupato, e cl/essa abbia r icordato le antiche costruiion; i cui movi rnenti rrauo, di comune accordo , meno estesi che quelli <lelle navi di costruzione recente. Tali antiche foggie d ifferivano sopratutto dalle nuove in ciò çhe a vece delle sezioni cit'Colari soti'acqua, sor mon ta te da un rettangolo al dissopra del galleggiament(), e,se ri petevano quasi fuor d'acq'irn le cnrve che avevano al dissol:to . Si è perciò che esse avevano quella forma G!iiamata rientrata, ed alla: qu ale si era riusciti a dare tanta grazia . Essa assomigliava cosi ad un solido di rivoluzione di cui l'asse sarebbe al pelo d'acqua, e che, se fosse omogeneo non av,·e bbe a lcuna stabilità , imperocchè lo si farebbe girare col d i10. Ma perchè appu nto questo solido non possiede, pella sua forma, alcuna forza pee mauteuer.3i i n u oa posizione o- per ri tornarvi, esso non ne -ha neppure per svia1:c-;i d a quella che gli imporrebbe un p8so posto lungi dal suo asse: Al contrario una zatta si tiene a galia da se stes~a, ma essa è rimossa da tutte le ondulazioni del mare . E _ciò si vede tutti i giorni paragonando le botti galleggian ti serventi ad i ndicare i bassi fondi coi cofani di alaggio che sono casse p iatte. Nel mentre che i primi mon tano e discendono senza cambiar anaolo o , i secondi sono sbattuti e coper ti di schiuma. • Ma si domanderà nat uralmente : perchè quegli antichi modelli sono s tati abl:Jandonati? Si è che assieme ai loro vantaggi e ,si presentavano l'inconveniente d'esigere molta zavorra, e che se erano neeessarie 400 tonnellate di questa Pra a lttet• tanto peso di carico che si doveva lasciar a terr; .·. g1,perciò
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TBCNOLOG.I CA
rtlVISTA
si è cercato di risolvere l'attraente problema di cost'rurre vascelli senza zavorra; ma essi ebbero movimenti tanto violenti · che non si poternno adot1are. · • Att1ialmente la macchina e la caldaia sono una zavorra per manente e non vi ha più a, temere .di cappeggiare con tre p iccole · vele. Fra le ragioni accam pate con tro la forma rientrata v( era 11 difetto di spazio per le manovre d'insieme su uu ponte stretto, l'ostacolo prr passàre nell'abbordagg10 da un ponte a ll'altro , e l'angolo tr0ppo acuto della corda destina,ta a · mantener l 'a lberatura. Ma su un bastimento corazzato non v i son più manovre d'insieme con tre vele goelette ed una v ela di gabbia, con macchine della forza di 4000 ca valli, non è più possibile Fabbordaggio ed è facile il mantenere tre leggeri a lber i. Al contrario à Lbiam visto che è più che mai importante di avere il minor rullìo possibile . Bisogna anche notare cl;e tutte le g11erre ebbero per teatro gli oceani sotto Luigi XIV e fino all'impero, ma che dopo la pace gli affari politici ritenne ro le squadre sui mari più tranquilli del !\lfediterraoeo e sopratutto dell'Arcipelago. Egli è anche da quell'epoca che datauo le murat.e · dritte e, diciamolo pure, l'.è'ra delle navi a grandi rullii. , Si comprenderà quest'influenza delle forme sui movimenti1 <;onsideraodo t.:he poit.:hè l'on da sollevata èla una parte s'abbassa dall'a l'tra, si è la sola form a esteriore, a dir giu.sto, che 1e dà presa per smuovere la nave , ma allora essa trascina tutti i pesi di coi l'ine rzia reagisce energic:arnente e secondo _la loro posizione, a tale punto che si e bbero gettati in mare caui;ioni ._non ostaute i solidi cavi che li fermavano. « Quest'ufficio dei pesi ha portato a paragonare le oscillazioni del rnll\o della nave con quelle d'un pendolo, la q1ral cosa non sarebbe giusta che se la nave ricevesse solan'\e nte una pri rna impulsion e. Ma tal cosa è ben di versa; le onde _ a rrivano periodicamente e sempre, ed in luogo d'essere il caso d' un pendolo, si è quello <l·nn'altalena spinta vigorosa mente; se questa oscilla in cii;;tq ue seconcl i, per-.esern pio, la .si sforzerà ad osci llare io quattro od in tre , ed · i movime11ti saranno v iolenti. Se es~a non è spinta die di cinqne in cin 1ue secon di , i movimenti saranno lievi ma più allungati; infiue, se
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.d i, sei in sei secondi essi divena.nno min ori, imperocchè l'im pulsione si farà colla di fferenza di velocità. Swcome le onde arrivaoo press'a poco ogni cinque od otto second:, secondo lo stato del mare, le du ra te sono uguali a quelle di q L1esti arrivi, m a le amplituclin i e le scosse son molto differenti . Ciò si vede a lloraquando in calma hannosi sem plici ondate, ed altora qualunque sia la d imensione di ogni nave, ciasJnna ubbidisce iostauta nea~ente all'impulsione. lmpero0cbè ciò che vieu pro· <lotto da sp10te_ sull'altalena è cagionato da slivellarnenti r er la rnve; questi 'sono 300 metri cubi i quali fuori d'acqua ;;i ~rovano ~enza sosteg no e stcwno_per cadere; mentre all'opposto 300, altri od anche d1 più tendono a salire perchè pescano u d i ~cq~a. Ciò che fu or ora detto i;are assai semplice; ma se gli s1 vuole applicare il calcolo, di venta impo;,sibi le i l tro·v~r? ?li el,~menti numerici necessarii . Difatti che sono qui,i colli 1 quali sembrano correre sì veloci che niuna nave ha p otuto .seg 1Jirli, è dei quali però ogni molee:o la si è limitata ad no saliscendi -quasi cadenzato? Neppm si conosce la for ma d i un'onda, i dott! c he sonosi occùpati di id raulica capiranno_ come m .cotesti grandi movimenti dei liquidi sianovi leggi imperscrutabili. « . Cor1 vien dunq ue ri ferirsi alle fo rme adottate per lun ga sperienza fattane, e _le quali più non pt·esenta.no vei:un i nco;1• ,vemente; rassomigliando ad un solido di ri volgi men to, e,;se muoveranno molto meno, e non porranno in azione l'inerzia delle masse di ferro della corazza. C iò è quanto m.i ha con dotto a copi~re ed a confrontare ,rn gran rl L1mer0 di cos!rnzioui dell'epoc~ t ima rnhevole di Luigi XVI, ed infine a p1·e 11dere per _tipo il celebre vascello Royal Loiii s coi-trutto nel 1740 da Olivier. ~i_cco_me però importava a.dati.are questa costruzione ~Ile condmom delle corazze e del vapore , essa ven ne modi ficata verso le estremità io un modo più apparente che reale e conserv~ndo accuratamente la forma delle sezioni lrasverf'ah le quali rnaggìormen 1e influiscono su l rulho. Eoisendo che i'·an~ t 1co t reponti portava pesi meno considerevoli, fu forza ezirmdio a umi>nta ' · enswm · · , e da 4 730 tonndla te portarne lo - r ne Ie ann spostamHn10 a 7500, q uan · to eccede c1· · 1 1900 ,., tonnellate il· peso totale · de lla. fregata corazzata fa Coiwonnc, percliè l'artiglieria,
:d
A.:-i,o vru , voi. u r. _ 7.
R I VlS'fA !)8 fat,a ogni e,;inrno pit1 pot,·nte, già esige lastre di om, ] 5 sollo acqna invece cli Qm,12, e rii Qm,J2 invece di om,10 negli alti. Si dov<itte pur anche impiega,e una forza motrice di 11 00 r.avalli noni in:.ili invece di 900, t.antn per trascin~rc u~a maggior massa quanto per imprimerle maggior velocità. , T~li sono le basi generali del dise[lno costrutto alla scala di om,1 per metro. che bo l'onore di rassegnare all'accad< mia. , Qne.sto disegno offre inoltre alcune po rliC'olaritìt meri ternli d i spwgaziooe; cosl la sua chiglia è orizwotale, come nei ba~tinwu 1i più cele bri, invece di affondar., i di 1m,20 di più vérso poppo, come u,Jh maggior parte delle navi da gutna.. Ptr 1,11,l 1norlo si pnò enlrAre collo stesso spostamento m porti L 11uali senza di ciò sarebbero ina<.,cessibili . l\la ne risulta che l't•lice noo nvrehbe nn cl,ametro di sufficiente gnndezza per i·esistcre all'im1mlsione di una lllacchina su di una massa di chi!. 7,500,000, Io p roprrngo quin li due elici, come usasi per q11ald1e pircoh naYe, ed in ciò \'Ì s<'Ol\ ~0 il p1in,,ipalP- vantaggio di dividere gli sforzi delln. macch io a.; av, egnacchè in quesLi grandi congegni , la propwzionalità degli sforzi alla dimensione dei pezzi è lungi dall'es$er~ pratican,ente esatta, ed nna macchina da 1000 cavalli, simile in tutte le sue parti a quella da 500, non trovasi punto in cosi buone condizioni di fuuzionamento . A tutta volata, questi sforzi di più di 50,000 chi\. ~u di una sola asta motrice spaventano, quando si vede questo pezzo slanciarsi cinquanta volte in un sens) e ritornare cinquanta altre volte i n un minuto; inoltre le due eliche appoggiandosi su di una massa d'a,,qua doppia a.nanno meno rinculo che non una sola, cioè l'acqua cederà meno all'impulsione, s;ccome il largo piede del cammello p0co si nffonrla nella sabbia . Lo sforzo suddiviso fra due prop1,lsori d1rninuir1t pure le rotture troppo frequenti del le ali, le quali pouno mel• tere in perir.ola tali navi, mentre troppo scarseggiano dì velatura per far ~enzl). motore meccanico. Le so!e pt'rsone che troveranno i11r.onrnoieuti all'aver due <lliche saranno i mar inai i quali ,·eggendo qursti propubori C>slcuder:;i di più ,mi lati, temora1rno che essi oon a vvolgo110 più facilmente oggetti gallegg ia nti intorno alle ali di uno di essi . Ma alrneoo avrebbcsi, a dir ver,1, un propu lsore di rÌCé\Jnbio, la di cui unica azione
TECNOLOGICA
9!)
fornirebbe ancora una migliore velocità senza troppo incomodare il timone per mantenere la nwe sulla sua via . Se questa iòea non fu per auco cmessn, egli è che la s11a applica;r,ione era inapplicabile ad una costruzione di legname, percbò l'iutavol~to interno, detto mcmb1·atnra , sarebbe stato ritagliato. pel pa~saggio di ciascuno degii alberi . Col ferro invece, la. membratura assume tutto le forme, ed il tubo di uscita ' dell'albero è una parte int•·granle della costruzione, non meno solida del rimanen te. • Finieodo, osserverò come le navi corazzate attuali pesano altrettanto quanto un antico trepooti cd uu quarto; c1onoopertanLo e:;s1;i uou isporgooo sovra l'arqua più di una fregata, Ne avviene che quando la nave chiude le sue batterie alte, l'acq11a passa sopra la nave corazzata, e pen~tra nella stiva , da dove le sole pompe ponno e,trarla . H o in conseguenza proposto , or souo tre anni, di odottarn le stesse precauzioni che i celeri piroscafi usa oo, di coprir cioè la parte prod iera ,di uo ponte mollo estPso. Ma sicr;ome l'acqua che pa.;,-sa sopra q_uesla superficie è animata da una velor;ità relativa uguale a quella del sokamento della .nave, essa riverserebbesi presta• mente verso poppa, ed annullerebbe la proiezione del ponte quando non si collocassero su questo, alcuni risalti onliqui per sviarla e rigettarla fuori. Senza coteste precauzioni le pesanti navi corar:zate vcdrannnsi precedere da ricchi piroscafi senza poterli inseguire, percbè l'acqua penetrando nella stiva a vrà. 1,pento i fuochi deHe loro caldaie ( l ). « Tali sono in riassuuto le precipue modificazioni da me re~entemente prt'poste alla m·trina., e d1;ille quali ho l'onore di rendere conto all'accaùemia. •
• Esplosiouc tli una mina colossale. Ndl'adunan1.a della classe 9-t :,cienze fisiche e ma temat.ìclie dell'accaòemia reale di Torino, tenuta il 6 genoato corrente, (1) Ciò è successo ultimamente alla fregata corazzata inglese il Prcnce Oonso,·t, la quu le fu soggetta ad ecèessivi rullii, c1 la quulc me1..z'ora uopo sarebbe affondata, se uon avesse potuto attinjl'cre il porto.
TECNOLOGICA
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Rl V!STA
il cav. generale Cavalli intrattenne \'accademia del modo ro! quale si pr,Jcedette n r ll'eseguire la mina colossale che si fece esplodere il giorno 18 ~ettembre 1863 al monte Orfono (provmcia di Pal lanza) nella cava di granito dei signori Ma7,zola:, .e Pat1oni. Q,1està cava da moltissi •ci anni coltivata, e da cui si era estriè\tta un' immensa quan tità di materia le ottimo, era ridott~ a tal forma. che 11 coltivarla ulteriormente riusciva impossibile, per la piccio1ezza dei. massi che ancora se ne po~ tevano estrarre, e ·1a ingente e sproporzionata spesa che per ·ciò dovevasi incontrare.· Rido-ti i prùpr·ietari all'im posstb1htà di soddisfare alle fr..:queoti ricerèhe che loro si ,pr<'se1,tavano,_ prima di abbandonare definitivamente là cava decisero di tentare una prova., certamente arrischiata, ma che sola .d ava lor6 spr·ranza di buon .nsultamento, q uella _di praticare. in SPno àl m onte una grande mina, e, con opportuna goant1tà di polvere, scooquas~a re e rompere quel denso e smisurato niacig:no, conver tendolo in massi minori, 'disgregnti, facili a esportarsi P.d a lavorarsi. Questo disegno tuttavia voleva. essere messo in pratica con ~10he precauzioni. Essendochè po:eva, avYenire che l'esplosione della poi vere non basta:;se a produrre un'utile efrett.o, ed io tiJ I caso la. spesa della m ina :,iarebbe riustiia a pura pPtdita; e d'altra parte se ! effetto dell'esplosione fosse stato tJoppo violento, ne sarebbero <;lerivati grav i danni ai p ro- p rietari, per la frantuma:àone del monte in massi incapaci d1 utile lavoro, ma qud che più monta. i massi rnedesitni o lanciati intorno alla mina, o cadenti per fra ne, av rebbero polUlO r ecar da nno ai vi cini a bitntori e coloni; i qu,1li cr,nscii del disegno chr:i erasi fallo della m ina. di cui è qu<%tione avevano gi1t protesiaro pei danni _che essi a\'rebbero potuto soffrirne, e le protestP ascendevano a circa nn milione di. francl1i. In tale conginntura si comprende ehe ad evitare gli inconvenienti accenna.ti niun'a ltra via si prPsentava che calcolare la qnan ti tà <li macigno da smuoveisi, j l solleva.mento c:he più sarebbe tornato opportuno, e• qui udi la quantJtà <li polrn re che a tal uopo sarebbe riuscita necessaria . Egli è appunto a ta le tal~olo cl1e !>i upp:icò il genera le Caval li , quando i signori P attoni e Mazzo!a ricorsero ai suui consig li, presentandoµli per sua nornia un modello del wo ute, sn cu i essi c1vernno
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tràccinta la dir..,zione e la profondità a cui. es_:si intendevano di spino-ere la mina. Partendo da quP.sti dati, coll'aiuto del 0 ,c[-J lcolo, e col soccorso dei 1isul1a1i sperimentali già conosciuti delle m ine rhe si praticano nell'arte della guerra, potè il generale Cavalli dedurre conclusioni le quali fedelmen te poste in pratica ot1e11nero i l più s0ddisfacente risultamento che im maginar si potesse. Del che fanno fede le lùttere scritte dopo l'esplosione della mina allo stesso generale Cavalli, delle qual i -si diede .lettura alla classe. La· massa di granito da smuoversi si calcolò del peso di 200000 to nnellate; perJhè la mina fosse efficace e senza per icoli, si stabi lì che il soll'evamento dovesse essere di circa 2 millimetri; a produrre il quale effetlo dovevano impiegarsi 2000 chi!. di polvere. In conseguenza di queste indicazioni si procedette alla esecuzione della mina. Una galleria di. 30 metri cli :lunghezza si diresse n el massic;cio del monte : nella cam era che la t,· rminava s'introd uss0ro 2000 "chi!. di polvere, ben protetta dalla nmiclità; poi si diede mano a cbiudern la galleria, i'I che si fece prima pr,r un metro di lunghezza cou sacchi .pieni di sabbia asciutta, pùi per due metri con un muro diligentemente costrutto con mattoni e gesso, quindi per al tri SP-tte m etri con grosse scheggie di pietra. La chiusu ra pertan w n on occupò che 113 della lunghezza della galleria. Il 18 di s0t..t ern bre a mezzodì ogni cosa essendo allestita, si diede con tre colpi Ji sparo il segn·o dell'essersi dato fuoco alla m in,1 . Le micr·e d i accendi mento impiegarono I 12 ora per trasmettere il fooco alla. -cnrica. L'esplosione fu accompagnata da u qo scoppio ar.. pena paragonabile a quello di un cannone, o meglio di un piccolo mortaio. Una grossa colonna di fnrno usd da una fessura dalla pArle della ga lleria, quasi contempowrneamente appane fu rno •a nche <la Ila parte opposta a quella della bocca rlella g~ llern1,, probabi lmente i n virtù di screpolatura avvenuta su quella dire zione. Una iiotevole quanti ,~, di massi staccatisi dal dosso della. ··uwnt,igoa discese come u o grosso fiume verso la ba.se del medesimo; il rimanente del rnoole intorno alla mina riuscì tutto fesso e :;cre pofato : vi sono fossure large da 15 a 30 e,•n1 irnetr.i di no-· tevole profondità, che indica110 come l.11t10 il rnassircio dd monte siasi sconquassato e disposto a fornire abbondante materia a ·nuovo lavoro, di faci le coltivazione.
Rl'l'lSTi 102 Senza più stcnLlrrci in questi particolati Yerremo alla conclnsiooe che è quci;ta. Una cava quasi perduta fu restit11ita al la,·orn: la ~pPsa sostenuta dai propr et:1ri fu di 12,000 lire incirca; si hanno ora in com penso massi da lavoro, 1D ottima T,osizione per l'estrazione, il cui valore è superiore a 30,000 lire, seoia che i vicini abbiano avuto a soffrire v ... ruo danno. La mina di cui il generale CaYal\i narrò i particolari, è la prima che si praticasse in Italia sopra 11na. cosi grande scala per uno scopo industriale: i buoni risultamenti che se ne ottennero potranno ser\'ire di no1ma p1:r altri casi analoghi che s1 prescn !assero. 0
Fololilografia. Nel N° 1 dell'Esercito Ttlustralo di qne~t'anoo con pi:1c-ere nhbiamo letto nn articolo il quale a,:c·enna a novelli perft:;zioname nti recati· all'arte fotogrofi ca da uno dei suoi più caldi ed i11tr.lligt•nti cultori che po~sE:p:ga l'Iwlia, il sig. Cb iappt-'lla . Fumm:) noi s tessi testimoni dei ri,rn ltatr fotolito3ri1fici dal me.lesimo ottenuti, i quali sorpassarono veramente ogni nostra nsµrat1az1one. Meutre ci rii-orbiamo di ragionare al[a nostra volta e con qualche iaviluppo sul troYalo del sig. Chiappclla del quale c1 à1ede amichevoli ed ampie spiegazioni, ci limitiamo oggi a r iproclune l'articolo dell'Esercito Ittuslmto: , La daguer1otipia ha fatto cotanti progressi, specialmente in questi ultimi anni, che neppur l'iJea potea averne l'iuventorn Daguerre. Qnando si giu nst-l a traspo!'ture l'immagine sulla cnrta, si crerlette aver toccato l'ultimo progresso ddla novella ' arte. Ma così non fu; oltre a straordinari perfezionamenti ap• portati alla fotografia, tanto in ri.gnardo alla nitidezza dell'imma gine, qu11nto alla spicciatezza ed economia delle operaziuni futn~r,1fìche, alcuni caldi 'ed intelligenti cultori di quest'arte inieressantissima studiarono e tuttora. v1 si affaticano, di polr.r su rrogure la fot0grafi a al la riproduzion~ litografica e ca\cc,grafi.-a, o per n1eglio dirr. a trovare i l modo.rli ridurre il tiraggiu fotogralk o alla ste,-sa speditezza ed economia che il tiraggio delle litografie e delit! i n,:ision1.
TEC~OLOGICA } 03 " I prmn tcotau v1 che gli studiosi di ressero in tuie senrn. fnrono tacciati di utépie; rna appena se ne palparono ulcnni risultati, subentrò alla pigra iucredulità l'nmmirazione, e 1w lti trascorsero all'esagerazione .. .. e così succede per lo com une. e Appena i giornali inglesi accennarono i risultati ottenuti dalla riproduzione calcografica delle immagini fotografiche sullo 7.inco, ovvero sia dell'iucisione fotografica, i giurnpli fra.acesi ci spararono, al solito, fiabe dell'altro mondo, dando per fatti risolti le idee. In Italia non si fece tanto fracasso, ma si trovò chi cogliendo dassenno le idee emesse , si studiò a I id ude rn atto. « Frn questi va annoverato il signor F. Chiappella fotografo di S. M., il quale ha ben meritata riputazione non soiamenlc per la sua abilità nell'arte fotogra~ca , ma sovra tutto per l:t sùa pa,sionata coltura dell'arte stessa. • Non è qui il lnogo di enumerare tutti i risultati rag giunti dal Chiappella sia nella riproduzione fot.ograGca delle 10a ppe e delle carte topogra,fiche - della quale fu in Ì1/,iatorc i11 Italia - i suoi saggi di fotografia sotto l'azione della luce elettrica, e tanti altri d'ogni maniera, tutti quanti coronali di successo; epperò ci li miteremo a parlare ?i un recente di questi risultati, il quale è destinato ad opernre una vera n· Yolnzione nella litografia e nella fotografia, e può riuscire di grande utilità militare. « Il Chiappella - non ebbe per il primo l"idea della fotoli tografia - no, ma pel primo egli ha saputo ottenere la migliore applicazione di una tale idea; e per tanto egli non andò 1ampoco nè a Parigi nè a Loodra ad istud iare quel che giil. io tal senso si fosse olleuuto, ma fece da sè, per un generosissimo sentimento d'orgoglio patrio , del quale g li va fatto gran merito. « I l Chinppclla riuscì a riportare l'immagine fotograftr.a sul:a pietra litografica con soddisfacente pnfezione e nitidezza, e colle pii) spedite operazioni, del che può non vincersi ognuno che voglia visitare il SLlO sturi io. • Un tal processo non solamente uccide il disegno litografico, pe r quanto si riferisce al disegno d'imitazione, impcroP-cl,è evidentemente è irnpossilJile il raggiungere maggior perfezione
104
•RIVTST,I T~CNOLOG!CA
d'imi tazione di quella fornita dall' immagin e fo10gramca; marisoh 'e il capitai problema della riproduzione fotografica, quella cioè del tiraggio al punto di vista dalla speditezza e della economia. • D ifatti una volt.a fissata l'immagine sulla pietra litografica - operazione che non ò pi ll ltrnga di quel la cli tirar nna co:pia s11 carta dal negativo - il tiraggio suc0ede colla rned~sùn a facilità e prontezza, e nel lo stesso modo che q_l!lello puramente lito~ grafico., al quale è realm e nte rirlotto. · • Non è d'uopo il ragionare sull"·importanza d·el ·trovato ch e di pe-r sè sal ta agli occhi; noi siamo persuasi che tanto gli uffizi de! catasto G[uanto quello di.s ta(o maggiçire ·ne rih·a-rranno i più larglìi profì.tti per la riproduzione delle loro rispet ti ve ca1-te .. « La fotogrilfia, la quale ave)va g ià trovato il suo posto nei quartieri generali degli -esèrciti .i,n gl!lerra, ve !© , avrà così anche più l'ilevan te, ·i mrero,)cbè oltre al se r,1ire .per 1·itrat-ta re po1-~ioni del e1ampo di bat-t?,gl,ia o delle posiz1on1 occupate , p otrà giovare alla riproduzione presso0hè 1s·ta ntanea d-i schizzi topografici a mi-gliaia di copie, locch è colla se,upl ice fotografia non s1 poteva ottenere. "
RIVISTA STATISTICA ,
INGHILTERRA . - Coll'a utorizzazione dei lordi dell'ammiragliato, si è testè pn bblicato il quadro ufficia le, aouuale del n.nmel'O, no,me, tonnellaggio e stazione, con tutli i pa'l'ticolari relativi al.le navi a vapo re ed a vela di cui si compone la marina inglese. Questo qnadro contiene ino ltre la forza in ca v alli e l'armatneoto di ciasc11 na nave. Al 1° gennaio si contavano 9ì5 mtvi d'ogni o ,·dine, non cotn ['rese quelle cì:ie fon servizio nei vari po~ti sì all'interno ché 1.d l'esterno. Havvi pure a Cbatam ima .numei'osa flotta di navi blindate. In quel numf,ro conta.usi 72 navi aventi rango di vascelli di linea, airmata ciascuna di '74 a 121 cannoni ; 42 vascelli da 60 a 74 cannoni; 94 steamers ed altre navi armate ciascuna da 22 a 46 c1mnon i ; per la maggior parte essè sono grandi e di tonnellaggio uguale ai vas elli di l rnea; :;onvi pure 25 corvette ad ehce, armate 0iascuna di 21 cannoni, e 500 navi •d'ogni rango, fra cui alcune corazzate di grande forza e tou•n ellnggio, armate ciascu na da 4 a 21 cannoni . Oltre ai suddetti bastimenti havvi una squadra di 185 c~nnoniere ad e:ice, armate con c,mnoni Armstrong, q uas,i tulte 0
106
RIVIST A
<.:on provviste di macchine a grande pressione e della forza rii 60 cavalJ1. Il n umero to tale delle n avi di .ogni rangu in attività di serv izio in pressochè tutte le parti -del mondo oltre passa 300, e le rimamnti f;;nno parte delle squadre di r iserva stanziate nt:i vari p~rti, alcune delle qnali sono eq~upaggia te e pronte ad ogni necessi tà. La squadra dell'India orientale e della China, è for te di 61 bastimenti d'ogni ordine, comprese le cannoniere. La squadra nord-americana e dell'India occidentaìe. con sis te in 29 navi. · La squadra del Mecliterraneo conta 29 navi e ca nnoni.ere. Il numero dei bastimenti stazionati su lla costa occidentale d'Africa per concorrere a ll'abolii ione della tratta dei mri è di 22. La squadra del Pacifico conta 13 navi, e quella stazionata sulla costa sud-est dell'Amer ica ne conta U. Al Capo di Buona Siieranza sonvi 8 t 1a 1•asrelli di linra ed altre navi. La squadra d'Australia si compone di 7 bastimenti, e di 6 la squadra della, Manica, compresa una cannoniera ad elice .
E'iERCITO DA~ESE. - D ,tlla Gazzetta nazionale ger· manica togliamo le seguen ti notizié sull'tisercito danese le quali rep utiamo assa i precise. Trovansi soventi nei gioruali da ti inesatti su ll'eserèito della D anima rca. Ecco secondo documeqti uffizia li _la sua organizzazione attua le . . L'esercito di D an i marca si compone di tre di v.isioni di fa nteria e<l u na di cavalleria, oltre ad una rise rva composta di reggimenti che non fanno parte dPlle divisioni attive. Qo·ni 0 d i visione comprende tre briga te di due reggim en!i l'ii na . I reggimenti di ran1-'"ria sono forti di due battaglir,ni di 800 uomini caduno d ivisi in q11~tt ro com pagn ie . I reggirnenii di cava! leria sono di tiei squadr,,n i di 120 caval li cad uno . A ciascuna div isione di f,in!.eria so no ag~1eg11 te due batterie e~ un m ezzo reggimento di cavalleria, n trn l.mLLNÌa di campagna fa par te ddla rli visione di cavall,-•ria. L e ba:terie si com pongono di 6 canno ni e 2 obici. Essi
S'1",Trs'r rcA 107 sono generaJmente pezzi da 12 e da 6, ma que~ti ul tim i devono scomparire tutt'affauo. L 'artiglieria danese ha pochissimi cannoni rigati ed inolt.re proporzionalmente alle altre arm i essa è debolissima per numero. · Il ' raddoppiamento de1. battaglioni danesi di cui si è m olto parl.ato non cons iste che nello scompartil'e un baitaglione in due, ciò chy prima si chiamava battuglione ora denominasi: repgimento. L'esercito danese non conta che un picco! n umero di uffiziàli; tre per1 ogni compagoia di 200 uomini. Il 14° r eggi mento che componevasi di abitanti dell'Holsteiu e di Lauenbourg non fa parte dell'cseréito attirn, i l q 113Je ha inoltre sei reggimenti s11 cui Don si può far g ran calcolo essendochè sono stati reclutati ne i distretti abitati specialmente da Tedeschi. Il comandante 'in capo dell'esercito è il luogotenente generale de i'vlezil , rni litai'e di grandi capacità, il quale nell'nl tirnaguerra h a vinto la baltaglia di I dstadt. La 10. di visione è com andata dal luogotenente generale Gerlach; la 2' dal maggior · generale du ~ lat, fratdlo del ministro della guet'ra del principe d',~ug ustenbcl urg ; la 3' dal maggior gen erale Steinnian o; la 4 3 (cavalleria) da l luogotenente generale di H e6ermaou-L i ndencrosse.
AUSTRL-\i. -
La m ari na mili tare austr iaca è composta di :
Navi ad elica. cannoni cava.11i~vnp.
5 pirofregate . 3 pirofregate in costruzione
209 153
,2800 1800
91 197 44
900 · 2300 460 2105
Navi ad el1:ca in legno. 1 vascello . 5 pirofregate 2 pirocorvette 13 pi rncannon iere.
56
Navi a i·uote. 12 piroscafi 23 p iccoli piro::,cafi ~ scialappe
A r iportani
57 2 2 10 69 900 8ìG 18475
.,, 108
RIVISTA
r~nnom rav:1lli·vap.
Ri7101·to
876 13475
Nuvi a vela. 2 fregate 3 corvette.
96 64 48
3 brigantini
3 goelette.
27
l batteria corazzata.
18
Canuon i
!;.
•
•
1129
Cavalli-rnpore
13475
Rionliuamcnlo dcli'arHglieria austriaca. . Giusta 11~ rece~tc riorclinllmento l'artiglieria amtriaca conc;ta d1 l~ regg1rn~nt1 cl'a.rtigli~ria, l reggimento da costç1. e d i 1 regg11nento d1 _raccbettieri, il qual 1.1ltimo in riguardo al suo sropo v~rrà chiamato reggimento d'artiglieria di montaona e 0 ra,c chett1er1. Ognuno dei 12 reggimenti d'artiglieria si compone in tempo di pace di: 1 stato l'naggiore di reggimento; 1O batterie; 1 compagnia da parco; 4 compagnie da piaiza. Tutte le battt>rie sono trainate ed i recr"imenti 1 5, 7, 8, 9 e 10 contano nella loro forza°:o ' 2, 3, 4, 4 batterie da 4 a piedi ; 2 id. a carnllo; 2 id. da 8 con otto pezzi train~t i· 2 ·1 ' . 1• . da 4. CIJQ ~uatt.ro pezzi trainati I reggimenti 6, 11 e 12, hanno ciascuno: 1 bntteria da 4 a pied i; 1 id. a cavallo cou 4 pezzi lraiuati; 4 id . id . ron 8 irl. 4 iJ. da 8 a p;c.li cou 8 pezli trdinati.
STATISTICA 109 In tempo di guerra verrà ancora formato presso ciascun reggimento: 1 compagnia da piazzn; 1 1d. di depo,-ito, e a,J eccezione dei reggimenti 6, 11 e 12, verrà. inoltre i:;tituita prPSSO ciascuno degli allri Jeg,;in,enti 1/na 2' compa)l;nia da parco. Il n,ggimeoto <l'artiglieria di montagna e racchettieri, si cOl1lfJOile in tempo di pace di: 1 stato 'maggiore di reggimento ; 8 bat tPl'ie di racchette; 6 id. di montagna; 2 conipagnie da carnpagna. Per il lemp0 di guerra verranno formali: 8 battC'rie cli u1ontagna; 1 com1:ipgnia deposito . Ciascuna batteria di raccbettieri è io tempo di pace fornita ni 8 carri d~ munizione. Le batterie da montagna sono armate di 4 pezzi da montagna da 3, e di 4 pezzi da racchelle, che possono usarsi couternpo,anearç.ente nelle guerre di montagna. Il reggi rnento d'artiglieria da costa si compone di: 1 stato maggiore di reggunento e 3 battaglioni, ognuno dei quali in ten1po di pf.\ce ha 5 compagnie ed in tempo di guerra 6, cd l compagnia depos,lo sern[Jre.
Nel ripnrto del contingente della leva annuale si ba per massima. che una metà delle redute destinate al rBggimcoto racchettie, i e artiglieria da montagna debbono appartenere a paesi montuosi.
Io quanto alla dislocazione dei varii rrggimenti d'artiglieria in tempo di pace nul la si è inno,,ato, soltanto una parte delle batterie da montagna dc,·ono sempre staniiare in con trade montuo-c, come pure le compagnie da piazza <lebbono pernrnnen1emcnte prl•sitliare le fo1 t..,,,ze. ,.....
Una s pe.-.i11Je i~tl'llziooe dzll'ispczione gl"nerale d'artiglieria st~ bili rii. le norme per le scuole dei sotto-ul·liziali , come pul'e pel serviiio pnìl1<;0 ddle a nìglieric cl~i val'ii cal ibri usatì. ·
110
111
RIVISTA .
STASTISTICA
Onde formare nella bassa forza buoni sotlO'•uffiziali in > ognuno dei 14 reggimenti è istituita ~na scuola Iweggimentale di corso bieona)e.
corpo d'esetci10, prende il comando de:Ja risnrva stessa; ed è perciò sottJ gli ordini del comandante del cor po d'esercito . Il ~ompli tam ento d'nomiui e cavalli per l'a rtig lieria di riserva, verrà forni to -lalla compag ma da parco di quel reggimento d'artjglieria, che l;ha _di~taccata presso la _suddetlta riser\a· L'obbligo ddle compa gn1e d1 deposito è quello d1 nempue 1 i vuoti delle ba tterie atti ve. Le batte~ie di ;acchettie ri vengono r ipartite p resso Ì - corpi d'eserci10 di faotena e ordinariamente presso le _batter,e di . ' riserva. Le batte~lie da mo utagua con tutto il loro occorrente di provviste , vengono attnccate presso quelle divisioni di fo.nteria o corpi d'eserFito, destin,1ti a guerreggiare in contrade montuose. I distt"Ìce11menti del le compagnie da campo d i racchettieri verranno ripariiti Ira i cl1versi parchi da munizione, ed altresì al servizw del\le ra.ccl:iette stabili nelle forté'zze. _Il n'ggimento d'artigliema da costa: è · destinato solamente al servizio delle artigli~rie nel le piazze rnar;ttinie e a q ueYlo delle batterie da \Costa . Per q_nanio concerne la mobilizzazione, restano in tutto ferme le disposizi@ni vigenti. _ L'artigl_iefi,a teenica si compone jn pace di 20 comandi di laboratori1 ~ arttglieria. In t"mpol di guerra appartf' ngon'o a questi le compagnie di artiglieri (a senalotti) e di lavorato ri le, quali vengono for-mate secondo i b sogui. Il comau,,o del labor~to rio d'a rtiglieria N. 10 è principalmente inca ricato della fabb ricazione della · j>ol vere era ria.le e del raffinarrle nto del salnitro, non che per g li approvvigionamenti rela t1~1 i . 1\ quello del N . 16 appar!~ngono la costrnzinne e le provvii;te del le armi da fuoco porta tili , delle sciàbole, larwie, forltri da sciabole e baionette, non che la conserva:.:ione e la custodia. delle armalur.e , trofei e _m eraviglie storiche d'ogni ~orta, esistet·iti n el m11seo dell'a rs~uale, ed oltra.ciò .ancora la tenuta· delle sale d'armi e l'arnrnaeslramento degli arriiaiLroli pèr tutte le truppe. Al N. 17 incumbe la fonderia di . tutti i p i zzi d'artìgliPria. N: 18 è_ inca.ricato della fa_bb rwn1oue, conservamento -ed 1mp1ego di una parte delle mnn i,zioni per le arn,i da fu :,co e del le artiglierie d'ogni qualità, come pure per tu tte le i-acchétte, non che per tutti i carri da m n ni7.10;1e di racclwttc e per i diYersi oggetti d'arma mento. La snccursale <\· K 1r1em berg che appar tiene a quest'ul timo c0m a orlo cl'~ r 1.1glier,a, è sol ta n t0 i nca.ncaia dt:Ila fa bbr1cazione del volone fn lu~'iua11te.
f
Io civscuuo d:i 12 re_ggimenti <lI campagna d~l 1° ottobre a tu tto apnle d ogni an no è 'aperta una scuola eo-O'imentale d'equitazione d_'artiglieria, per l'istruzione dei sott -:ffiziali ~el cavalcare e uel com'.urre, non cbe nei P.l'iocipii d'ippologia; e questi sotto-uffiz1ali dev,; no poi formare nelle siJllo-ole batterie 0 buoni allievi-istruttori. . I l reggimento racchettieri e artigli1::ria da mo! tao-na mande rà ?,Ila scuola d"eqtiitaziooe del viciniore teggimen~ da campagna un certo numero de' suoi sotto-uffìziali . ' I
Tutte le batterie dei reggimenti d'artiglieria da ~ampa"'na 0 eccettuate quelle dei rrrrgimenti 6 , 1~ .1 e 12, 1·0 easo a·I mo-' _. . o, b1lizzaz1one, Yerranno addette ai corpi di fanteria, cioè: Le batt<'rie da 4 a piedi presso le brigate di fanteria; - Quel le da 4 a cavallo e da -8 a piedi' quali riserva dei corpi d'esercito. U_na dell_e compagn ie da parco degli stessi reg imAnti v ien ~estrnata ~1 p3.rcl11 di rnuniz:oni cli riserva dei cotpì d'esercito, l a ~i ra è mvece m ,ndata a l parco principale dellfesercito. La pnma d~ve sommiui~trare alle batterie g li uornin} ed i canili necessam per r iempirne i vuoti, mentre essa i iceve il suo complemento dalla seconda, , J Circà alle attribuzioni del comandante del corph d'artialieria 0 e del comandante dell'artiaJieria ' · el'esercito o - di riserV'l, dei · · co · rp1 nulla venne mutato. ' Il comandante l'artiglieria d'ogni corpo d'eserbito col suo personale forma la sezione d'artiglieria del corpo d'esercito stesso. , L_~ b~tterie dei reggirn <>nti d'artiglieria 6, 11 e 12 formano la n serva d'artiglie1ia dell'esercito, e venaono taJ1volta addette a ~le divisioni di ri~erva di ca vaHeria, opp~re a q oalche grosso distaccamento del! esercito destinalo ad operazioni isolate. ' com .m dante di quel reggimento d'artiglieria il cruale forrnsce il maggior numero del le batterie nella riserva di un
U
Il
112
R!VTST.\ STATISTICA
La sfera d'azione dei rimanenti comandi di labr ralorii d ' llD• tigl1eria, rimane imrulltabile, ed in tempo d i pHce rirJJaagono pure 1aalierabili i comandi loealt dipendenti dai medesimi , non che ne.la loro sostanza i regolamenti dt sen ]zio e d'amm in ist, azione. Quanto concPrné l'isti I.azione in tempo di gnnra delle neces . sarre compagnie d'arsenalotti e lavorat-ori, Yerra no istituite nel IP. ste,;se fol'111c che per lo passa to, e rimane inf genemlei lo slcsso il riparto delle m edesime presso i depo:;iti de l'ul't1glie1·ia di r iser1·a. I depositi dell'artiglieria di riserva si compoug100 di : Parchi di munizione, di brigata , d i d rvision~ e d i co,·po d'esercito. I R is~l'va di moni;,.ionc da parco dell'esercito. Deposih) <li m uniiiune da guPrra dell'esel'ciu. 'T'l'.r~porti delle meJc,,ime alle colonne. Parclii cl'nssedio. Deprisito prioci pale d'artiglie ria. Ai parchi da munizione delle brigate iucnmbe l'immediato am111uuizionanrento del le trnppe d'una bl'lgata di f anteria. Quando una divisione sia de~tina1a ad operare i~ola tarneote, le vien dato un parco da munizrone di dr,isione i quale av,·à la nredesirua comp osizione come un parco da mu izrone d'uu corpo d'esercìlo . La composizione e destinazione ei rimanenti I,>archi e depositi non , 10.riò essenzialmente. L'alta vigilanza sull'istruzione milit.·ne 'e lecnic è affidata all'ispettorato geuerale d'artiglieria, il quale dip ude direttam ente dal mirnstero della guerra. Il g<Jue rale i~pettore dell'artiglieria è un aazia o generale ddl'a ,ma <l"art1g11eria, 11 quale come capo di corp deve avt:re :o-pecial cura per l"i~rruzione dr tutte le diverse l[ppe d'artrg lieria, la sorvegl ianza su lle sue < sercit~zioni, qu Ila sopra le c?struzioo1, non c_be·la vi~i lauza sulle_qualità_e Slll_l adatta111ento d1 tutto il lllD.lcrrale, e fina lmente crrca ali att1v1 · che dimo~lrano le di r erse frazioni a·artiglicria 11e1 vari1 ramf del servizio 10terno. I ·
Cornpleteremo nel fas"ic:olo successi,,o questi ra~guagli circa al riordina meato del! 'arLigl1eria au,;tric1ca.
TAGLIANO GAETANO
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ESPERIENZE S UllE BATTERIE
.lJÙf'ensa- ?,'.•· 7éw. I O.
r,· .2."'
n:c;1" Progetto di b atteria blindata e corazz.ata
Pro~ etto di ba eri a corazzata J·ra I. dt i--f.
Sezione verticale s-dla lmca AB J~calo- ~lr':,,;"
Se7.Ìone. sulla linea EF
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\fìs\a d1·so_pra Batteria
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orizz odale su1l,a lirLea CD
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ESPEHJIJ\ lI SULLE BATTERIE [OR.\ZZA' 1 //ol, lii.
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ESPERII:.\TZE SflIE J1ATTIRIE COltAZZAI E
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RESOCONTO SULLE SPERIENZI{ ESEGUir; ;
DALL'ARTIGLI ERI A DELL'ESERCITO ITALI ANO NELL'ANNO 1 8 62 /
C ON1'IXUAZJON~
(1)
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PARTE QUI~TA.
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Esperienze sun•alf111sto (l'~tsscdlo, _i11° ·1 849, ,Da ca.1u1"ni da IG e S H F ed obici da cen,. la IP.
(Ta,. 15)
Inconvenienti dell'affusto da campagna, se adoperato neg li as·sedii - T entativi per incavalcare il ca nnone da 16 B . R da campagna sull'affusto, d'assedio, M0 1849 - Esperi1mze relative e loro risu lt ati - Modi di rinforzare l'affusto _d'assedio Esperienze comparative tra quest i modi diversi; loro risultati - S t ato attuale della quistione. ·
Nello stabi lire la formazi one d0i nuovi parchi d'assedio, verso il pnncipio del 1862, vi si. era compreso un numero considerevole di cannoni da' 16 B rigati da campagua, i (1 ) VNl i Rivista ·militare italiana, aono vm, voi. u, pag. 3, 97,.209
e voi. m, pag. 36. A1n10 v1rr, yoJ. nr. -
$,
114 ESPERIENZE quali, per la loro leggerezza con venivano assai di più per la formazione di un traino che quelli da muro . Per incr.valcarli, n on si aveva alt.ro affusto che quello da campagna :M0 1844, il quale , se risponde convenientemente a tutte le esigenze del servizio di campagna, non è però troppo adattato per la guerra d'assedio. Ed infatti, lasciando da parte la grandezza del rinculo, dovuta al suo pOC;o peso, l'affusto da campagna richiede un ginoc• chiello della cannoniera di soli 90 centimetri m entre gli affusti d'assedio ne rich iedono una di l m.,20. Dal che n e deriva che doveudosi collocare in batreria un cannone da 16 B, rigato da campag na, . è necessario o di fare una cannoniera troppo profonda, e per ciò di poca resistenza in se stessa, e causa n el tempo stesso d'indebolì'mento del ptlrapetto, ovvero di servirsi d el le cannoniere ordinarie rialzando convenientemente la piazzuola, e se;oprendo così. maggiormente i serventi del pezzo. Juolt re quando le circostanze cosfringessero a Sllrrogare ad un cannone da 16 B R da campagna in batteria, una bocca da fuoco da , rnllro, o vice~ersa; sarebbe d'uopo cambiare il ginocchiello, -e ro odific,Lre per ciò o la cannoniera o la piaz~ zuola.. Le considerazioni accunnate spinsero il ministero a richiedere al comitato d'artiglieria se non fosse il caso di ovviare c1;gli accennati incouvemeoti , incavaL:;ando il c1tnnone predetto sogli affusti d' assedio M0 1849, per cannon i da 16 da muro, ovvero an<;he costruendo un affusto d'assedio speciale per quella bocca da fuoco. Per evitare se fosse possibile, la complicazione che avrebbe portato con sè l'introduzione di un nuovo afiusto, il com itat0 propendeva piuttosto verso il primo che verso il secondo p artito. Ed imprendeva perciò a studiare se non sarebbe stato possibile di adoperare, senza gr&,Vl incouvenieuti, l'affusto che già trovavasi in servizio,
iI5 · La buona prova fatta da questi affusti sia negli as• sedi i dell'Italia meridionale, sia nelle esperienze com pa• rative tra i cannoni da 16 F rigati a due ed a sei righ, nelle quali essi ressero a più di 1000 spari a granata, 500 dei qua.li con la carica di chil. 1,500, e 500 cou quella di chi! 2,000, senza che riportassero altro che danni assai l ievi, lasciava infatti _sperare che essi pre• sentassero un eccesso cli resistenza, e che p er ciò si po• tesse con -piccole modificazioni, renderli adatti a sopportare nel tiro il cannone da 16 B da campagna. E ciò quantunque il tormento cagionato all'affusto da q uesta u ltima bocca da fuoco, abbenchè essa spari con la carica di soli chil. 1,200, sia maggiore assai di q uello ca• g ionato dal cannone da 16 F da muro, non essendo il peso della prima bocca da fuoco che la metà circa di q uello della seconda. E difatti se si ritiene, come si usa generalmente, che il tormento sia in ragione diretta del , peso del' proietto e della· canea (l ), ed in ragione in• versa del peso deìla bocca da fuoco , si . avrebbe pe], rap• porto dei due tor men ti · · D' AltTIGLIERIJI
J b
T (16
in uro)
1' (16 camp)
C P'
10 ,
= C' l' = TI circa,
,J
Per avere un dato pratico sul quale . potesse appogg iarsi una ricerca del rapporto effetti vo tra i due t.ormenti , il comitato propose (2) che g li affusti in discorso (l.) Se invece ammettesi che, a parità di forza viva, i gua,sti crescano col crescer de lla velocità, il che semùrn realmente accadere, potrebbe supporsi esser il tormento proporziona.le alla r adice quadrata della carica, ed inversamente al peso della. bocca da fuoco ; ed in tal ipotesi il rapporto dei dite tormenti diverrebbe :
,
T (16 muro)
T' (16 ca,mp.)
VO. P'
10
= vO'. p = 14 circa.
(2) 516' deliberazione del 30 ~gosto 1862.
11-6
n ' ,\ lt'l'!GLI !H\lls
ESPEnlENZE ~
fossero cimentati comparativamente con 15 spari del canuune . da 16 B da campagna con la carica di cbil 1,200; 7 sµari del cannone da 16 F da muro con la carica, di _ch i!, 1.500; e :finalmente 8 s pari con quest'ultima bocca da Jìpoco e la carica di chil. 2,000 t irando orizzontalmente, e misurando ad ogni sparo il rinculo degli affust i su di u n paiuolo cirizzontale s ufficientemente hrngo. Q11est,e espérienze., approvate dal mi o ist ero , foruno esegtÌ ite n el luglio 1862, nei fossi dell'ex-cittadel!a di T or ino. I due cannoni erano incavalcati · su due atlusti che a vevano già servito alle sperienze comparative dei can· uon i da lo a due ed a sei r ighe, ma che erano stati riparati in m odo da potersi quasi considerare come n uov i; il cannone da 16 B da c11mpagna aveva gli orecchioni , nn111iti di rnanicot.ii del diametro delle orccchioniere. I risulti:iti otten Lltisi, con tempo secco, furono : 1° Nei 7 spari col can none da 16 F e cplla carica di ,chilogram ma 1,500 non si ebbe a l amentare che un.a piccola fenditura nella parte posteriore dell'orecchioniera destra, ed un l ieve distacco del bandellon e di sopra l'alone destro dall'alone stesso, col che s i piegò alquanto la testa della chirwarcla. Il rinculo med io fu di m etri ,3,68. ,,, 2° Negli 8 spari con lo ,;tesso ca'nnone e 'la carica cli chi logrammi 2,000, la fen òitora dell' orecchioniera dest ra si allarg ò alquanto; si man ifestò .µn a leggera feoèli tura sul d i dietro dell'or ecch ion iera sinistra; il bandellone delJ'alonè destro s i solleYò maggi ormente, ed ebb e le oreccb ioniere lego·erment e s niosse. Nello sr)aro la coda -O s i sollevava dal paiuolo. Il rinculo m edio fu d i metri 4,96. H Al secondo sparo col e.annone da 16 B da ca.111• pagna si manifestò nella coscia sinistra una fenditura, la q11ale allarg,tndosi nei tiri successivi : presentando varie ram ificazioni , estendevasi dopo l'ottavo· colpo daìla chiavarda r eggi-chioccioìa di mira per una. lunghezza di cent. 80 ed andava. a raggiungere la faccia in feriore della 0
.,
117
coscia a cent. 25 dal calastre.Ilo d i coda (tav. 15\ fìg. 1): Ta.l. fenditura s i apriva ad ogni sparo nell' inflettersi delle coseie, e si richiudeva quindi di per sè. Le orecchioniere manifestarono delle fossur:e fino dai primi colpi , e specialmente quella destra il c ui haudellone si so·Jlevò leggermente piegando la testa della chiavarda. La coda dell'affusto s i so"llevava di IO a :20 cent. dal paiuolo; il cannone saltava nelle orecchioniere, abbassandosi la volata, ed una volta uscì dalle oreccb ionier e. Il rinculo medio fu di metri 4,89 nei primi otto spari, d opo i quali si cessi) il fooco. 4° Gli ultimi sette spari si vollero eseguire camb iando l'affosto , p er verificare se i guasti che si ~rana manifestati dipendessero dallo stato dell' affusto sperimentato, o si ripetessero con un alt ro. Si incavalcò il cannone sull'affusto s_tesso che aveva servito al tiro col cann_one da ·m uro, u sando però dei manicotti di m aggior ì unghE:zza di quelli prima adoperati, perchè s i era do vuto riconoscere esser questi di dimensioni t roppo pic cole. Al primo sparo si - mànifestò un leggiero pelo sulla coscia destra, ed una scheggiaturn sulla coscia sini stra, la quale dalla fac.;ia inferiore della coscia dirigevasi verso il- calastrel lo rii coda. Negli spc1ri su cce~sivi il pelo d ella coscia destra non variò p unto; la fessura della coscia si uistra s i allungò alquanto arrestandosi però contro un nodo (fig. 2") . Le fessure già preseuta te dalle orecchiouiere andaron allargandosi e sch eggiandos_i , i , bandelloni furon sullevati di n1i ll. 6, e le t e::;te delle chiavarde fu ron maggionnente piegate. La coda salta:va su l p aiuolo, ed i l cannone nel.l e or ecchionir re, n n1 senza escir• e. Il ri nculo medio fu d i metri 4,25, e la sua di rnin uzione putJ attribuirsi all'essersi slort e le ,t avole dd p aiuolo so,tto l'ùzione del sole n ei pocbi giorni chP. separarono i primi dagli ultimi . s.pari. 5° In t utti gli spari la coda de!l'affost~ dèviava a
~
118
sinistra Ml rinculo; tal deviazione fu in media di cent. 3('S pel cannone da muro e la carica di chi !. 1,500; cent-. 48 con lo st esso c;annone e la carica d i chil. 2,000; cent. 14 col ca nnone da campagna. Inoltre i manico! ti del cannone da campagna fecero ad ogrìi sparo una piccola rotazione; il p unto culm ina nte del manicotto destro dirigendosi dall'indietro all'avanti, e viceversa l'altro (1 ). Da questi risultaLi fu n ecessario con chiudere che l'affusto d'assedio 1110d. 1849 da cannoni da 16 B F non aveva sufficiente resistenza per reggere allo sparo del cannone da 16 B R da campagna , e che perciò dovevasi studiare per questo un nuovo affusto d'assedio. I guasti p erò manifestatisi dagli a:( fosti anche nel tiro del cannone da 16 F da muro fecero sorgere il dubbio che , quando essi fossero alquanto d~gradati per uso o p er v ecchiezza , non potesse ro reggere a ]L1ngo allo sparo con la carica di chi\. 2,000. Ciò induceva. il min istero ad iucarica.re i l comitato di studiare se non convenisse di riqforzare l'affusto in modo da evitare la formazion e dei guasti prodoLtisi . J risultati sia di queste esperienze, che di qu elle com. parative tra i cannoni -da l6 a çlue ed a sei righe, a.'v:evano dj mostrato che i guasti che si manifestano negli (1 ) Di r1ucsti fenomeui potrebbe forse darsi ]11, spiega~ione seguente. ;_ .La pressione che nello sp:1ro le alette esercitano sui fianchi dir ettori delle r ighe , teii de a far girare il cannone n()l senso o·pposto a quello in cui gil'a il proietto, cioè pei cannoni in discorso, a sollevare l'orecchione destro ed abbassare il sinistro. - L'orecchionier a sinistra; e quit1di la ruota. sinistra, debbon perciò soffrire una pl'essione maggiore :-he non la, destra; e p er conseguenza debbon esser maggiorrnei1te ritarda.te nel rinculo, il che dee appunto far deviar e la coda a sinistra. Il sollevi,rsi poi dell'orecchione destro, e l'abbassarsi del sinistro, comhi1mmlosi con l'attrito ciel mani<·otto s ulla pa.rte posteriore dell'orecchioniern, ù·e e appunto forzare i due rnanicotti a girar e, il destro all'indietto ed il sinistro in a,va,nti. Ciò spiegherebbe pure il perchè si sia.no sempre guastate maggiormente l'orecchioniera destra 0 la coscia siuis"tr!I..
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affusti hanno luogo n elle orccchioniere,' e contro 1c staffé reggi-chiocciola della vite di m ira. Erano q ueste per•• tanto le par ti che coµveni va ce1'care maggiormente di rinforzare· , ma si credette opportuno di rinforzar e con ferramenti anche le coscie, onde essere sicuri della loro resistenza ·quando esse fossero logorat e. Per conseguenza il comitato proponeva le seguenti mòdificazioni: l ° Che alla staffa regg i-chiocciola si sostituissero in ciascuna coscia due staffe semplici a (fJg. 3,..) col che si ottiene una resistenza. quasi doppia , e resta inoltre accresciuto il hra.ccio di leva col q uale le staffe r esistono al moto di rotazione che p er l'urto ordinariamente obliquo del cannone sulla vite di mira, q uesta produce nella staffa: e che si sopprimesse la cbia:varda di commettitura, sostitue ndole , per surrogarla nell'uffizio di calastrello, una contro-staffa doppia b (tig. 4") al la quale andassero ad avvitarsi ambedue le staffe a nteriori; 2v Che gli staffoni di sala fossero prolungati posteriormente f (.fìg . 3a e 4a), sicché facessero l'ufficio di ba.ndellc,ni di sottocoscia , e fossero a questa fissaJ i dalle due staffe regg1-chiocciol.t 8 da una nuova staffa g da apporsi alle coscie a 12 centim etri dietro i ripari di coda, come appun to è praticato negli affusti <la ca;mpagna mod . Gribeauval. L'estremità posteriore di questo prolunga.mento doveva essere assicura ta alle caviglie anteriori dei bandellorn di ·coda; 3° Che l(l orecchioniere (fì g . 3a) fo~sero muni te cl i sott"orecchioni e i quali si prolungassero ante riornw nt e in modo da a vviluppare l'inte ra testata come uell ',ifl'us10 da campagna tn? d . 18'!4, u nen dosi agli st affoni d i sala e formando con questi u n sol siste ma contin uo. A quesfultirna modifica,zione, la quale avrebbe di- · min uiti i vantaggi proveni enti dal sist e ma. di costruzione d egli affusti d'assed io M0 1849, n ei q11ali le variazioni del. legname hann o poca inDllenza, bastando lo stringere
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alcuni dadi per riportare le parti a contatto, ' opponevasi un'altra proposta, quella cioè di rinforzare soltanto i bandelloni ad orecchie prolungandoli con una mezza soit'orecchioniera h (fig, .f/) terminata ad uguatura. . Per verificare l'aumento di r esistenza port.ato da queste ' modificazioni, conveniva eseguire alcune P,sperienze , E per non essere costretti ad eseguire ul.1 numero gran• dis:.imo di colpi col cannone da lo F e la ca1:ica di chi!. :2,000 ai cui effetti avevano già resistito alcuni affusti senza le modificazi oni proposte, si pen., ò di <.:imentare gli affusti modificati col tiro del cannone da 16 B R da campagna, E siccome gli affusti non modificati avevano appena resistito ad un ,;pclro di questa bocca da fuoco , così dal numero di colp i ai quali esso avrebbe potuto reggere si sarebbe acquistato un criterio per giudicar e dell'aumento di resiste_nza cagionato dalle modificazioni apportatevi. Inoltre, -Ì'apposizione della dop pia stRffa reggi-chiocciola alla èoscia, fossurata degli affusti g ià sperimentati, avrebbe provato qual fosse l'aumento d i resistenza ad essa dovuto. Il minister o di guerra approvava q uin di che si spe-. r imeutasser o con 40 spa.ri ciel cannone da 16 B R da campagna due affusti nuovi con le modificazioni proposte dal comitato, e gli affusti già sperirnentati, ,riparandone 10 coscie mediante la doppia staffa reggi-.ch iocciola, e r.i nforzandone le orecch ioniere coi m ezzi sott'orecchioni, Le esperienze furono esegu ite nei fossi dell'èx -citta~ delb di Torino nel rnarz.o )863, d isponendo i pezzi su , di un pàiuolo orizzoQ.ta.le . Ee:se constarono d i due serie,. l a JJri ma delle quali, destinata a riconoscere la resistenza delle orecchioniere, fu eseguita sparando orizzontalment e, e con inclinazione di 5° a 10° al d issott o dell'orizzonte; l a. seconda, destinata a cimentar€: le _coscie fu eseguita sparanélo colle maggiori elevazioni ch e permettesse .l'affusto . I risultati d elle esperienze furono i seguenti:
o' A RT!GLIERlÉ
I
'
121 .
in SEmG. - I due affL1sti coi sott'orecchioni interi sopportarono ciasc.uno venti spari, dicci dei quali in· di rezic ne orizzontale, e dieci con inclinazione di 5° a l 0° in basso, senza patire altro guasto che la piegatura di un bandeìlone di sottocoscia dinanzi al riparo della coscia . Con ciascuno dei due affusti muniti di m ezz.i sotto orecchioni si fecero dieci spari in direzione orizzontale., nei qual i si piegò la testa della caviglia posta dietro le orecchioniere, e si sollevarono di alcuni millimetri i sott'orecchiooi. Si sparò quindi co]l'cls~e inclinato di 5° a 10° i n basso, ed al qu into colpo uno degli affasti aveva i soWorecchioni sollevati di circa 40 mill imetrj, cosicchè n on si potè più continuare con esso il tiro; l 'altro affusto ebbe i sott'oreccbi oni sollevati di 30 milli• metri al decimo colpo, ed il cann one esci dalle orecchio• niere. 2a SERIE. - Riparat i gli affusti dai guasti sofferti nella prima serie, si fecero dieci spari con uno degli af. fusti a sotto orecchioni interi, ed altrettanti coo uno di quell.i a mezzi sotto orecchioni, dando al pezzo l'elevazione di 15° che era la massima che permettesse la vite di mira: in q.uest i s pari n~ssun guasto s i palesò negli affusti. Si sottopose quindi l'altro affusto a mezzi sotto orecchioni a dieci spari con la stessa elevazione, e non si ebbe altro guasto che lo smuoversi delle cavigl ie dietro le orecchioniere , In seguito con que~t'ulti mo affusto e con quello a, sott'orecchioni interi g ià adoperato, si trassero dùci co lpi per ciascuno, con l'elevazione di 22°, ottenuta togl iendo la vite di mira, e n essun guasto ulteriore potè o,;. servarsi. Finalmente con l'affusto a sott'orecchioni interi che aveva già sopportato venti spari in questa serie, si fecero altri venti colpi col massimo angolo di inclinazione sotto l'oriÌ zon te cbe permette la l unghezza della vite _d i .mira., cioè Hl0 circa;_ '• e quantunque il cannone escisse
]22
RSl'llRr&~•zg
ad ogni colpo dalle orecchioniere, sinché si fo costretti a legarlo all'affostc, questo non manifestò guasto ~1cuno. Dai risultati ottenutisi in queste due serie di esperimenti, d_ovè dedursi che le modificazioni proposte pel rinforzo delle c'oscie e della staffa reggi-chiocciola della vite di mira, producevano un considerevole aumento di resistr,nza, e che il rin forzo delle orecchioniere con mezzi sott'orecchioni er-a inefficace, ed inferiore perciò a quello dei sotto orecchioni interi . ..Contro l'adozione dei sott'orecchioni interi proposti dal comitato, cioè fascianti la testata, e riunentisi agli staffoni di sala, militano però alcune considerazioni, quali sarebbero: 1° Che un tal sistema di fasciatura., pel quale è necessaria l'applicazione di ferramenti con supe,rficie curve, rende più difficiie la ::i,bbricazione, e specialmente lariparazione degli auusti; inconveniente questo ass.ai grave, e da doversi evitare con somma cura, in simil genere di materiale. 2° Ohe il legnarne col quale son fabbricati gli affusti, sia esso poco o molto r<tagionato, essendo· soggetto a -sensibili variar.ioni per le influenze atmosferiche, è, come già fu accennato, difficile assai di ricondurre a contatto le parti che si staccano _per queste variazioni; il che non succederebbe ove i ferramenti fossero applicati secondo superficie piane. 3° Ohe mentre le altre modificazioni possono eseguirsi faci !mente a tutti gli affusti in uso, nel sito istesso nel quale ora si trovano, sarebbe impossibile di eseguire anche q uesta, senza trasportare tutti gli affusti negli arsenali di costruzion~. Queste considerazioni inducevano 'ìl ministero a sospendere, per ora almeno, l'approvazione di queste proposte, e sperimentare prima se non fosse sufficiente lo
n',\In!GLIERIE
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. adottare alle orecchioniere dei sotto orecchioni interi che . si prolungassero soltanto per la parte piana superiore dell'alone.
P ARTE SES TA. l!:s1,e .. zenze sul t.raioo da ca1npa,;oa mod. Jt,G3.
Circ_o stanze che motivarono l'adozione di un n uovo cofano ed avantreno da campagna - Esame del traino, mod. 1863 in confronto dell'antico e del francese - Risultati delle esperienze sul traino, mod. 1863.
'.'
Sul principiare dell'anno 1860 si veni va al partito di rigare parte dei cannoni da 8 B da campagna, conservando per essi il carreggio dél modello 1844 modificato solo nell' interno dei èofani a cagione del mutato proietto, misura, cbe la forza delle cose consigliava allora per la _possibilità d'u112. facile e pronta attuazione, sebbene con essa evidentemente si cadesse nel difetto di avere nn carreggio troppo pesante relativamente al n umero dei t iri trasportati ed il nuovo sistema non potesse reggere al confronto col sistema francese che gli è superiore per leggerezza, per numero di tiri trasportati da ogni cavallo, e che esige inoltre un minor numero di serventi e di cavalli In pari tempo però, siccome il materiale da campo, mod . 1844, possedeva forse in taluna delle sue parti un eccesso .di soliditàe di robustezza e ciò segnatameDte nell'affusto il qnale destinato una volta a resistere al torm~nto del cannone da 16 ed obice da eent. 15, sarebbe stato per l'avvenire assegnato al sufo canqone €la 8 rigato,
]24 riconosciuto conveniente per la guerra di campagna, sembrava fin d'allora che si sarebbero forse potute alleggerire le vetture da campagna, modello 1844, per modo da rid urle ad essere trainabili anche da quattro soli cavalli come si pratica nell'attuale sistema france.;;c. Eseguivausi perciò nell'autunno dell'anno 1860 alcune esperienze su d'u!l materiale alleggerito proposto dal luogotenente · generale cav . . Cavalli , ma non potendo esse tosto condurre ad una definitiva soluzione della questione per essere riuscit.e incomplete, ed urgeodo d'altronde di provvedere agli stringenti bisogni del m omento, si addiveniva contemporan eamente alla costnizione di un gran numero di batterie del mod. 1844 (1) . Volendo trar partito di questa grande quantità di materiale, si venne all'adozione del nuovo cannone da cam pagna da 8 B R, mod. 1863, diminuendo il peso del proietto , peso che era la causa priuci pale dei difetti dell'antico sistema (2). Ma sebbene l'a.llegger imento delle munizioni -recasse èon sè una notevole diminuzione nel peso delle yetture, si riconosceva tuttavia non potersi sperare di ridurlo iu breve talmente da permettere la diminuzione dt:llo (1) Il materiale allP(.(gerito proposto rlal luogotenen te genf'rale cav. Cavalli è costrutto sul sistema stesso del carreggio del JII0 1844 e destinato al cannone da. 8 rig,\to.
L?. ~rincipali modificazioi1i tendenti ad accrnsccrne la .leggerezza, e mob1hta, reu<lençlolo in pari tempo atto ad essere trainato da due sole pariglie di cavalli, possono limitarsi alle segnenti: riduzione della carr eggiata a met.ri 1,40, accorciamento nel passo, ridnziono del diametro ~elle ruote per abbass,\re il centro di gravità. delle vetture, impicciohrnento delle dinieosioui delle varie p:lrti in modo da recare il peso d_el pezzo a chil. 1231 e qu ello del carro da munizioni a chil. 1315 circa, ado~ionc di un maschio a molla, cbn permettendo i mov imenti riel timone. ~e'. due sensi verticale e orizzontale, corregge l'inconveniente dell:\ rigidità delrunionr a contr,1sto a ttuale dei due treni. (2) Vedi Rivista miliim·e italiana, an110 vrn, voi. n, png. ,!8 e lOl.
o'~ RTIGLIERTE
} 25
sforzo di due cavalli, a meno di radicali modificazioni ed in seguito di lunghi e nuovi esperimenti .
ln tale stato di cose era nat,urale che, costretti a continuare a valersi dello sforzo d i sei cavalli pel tr-aino di ogni vettura si cercasse almeno d'utilizzarlo nel miglior modo, aum entando nei limiti del possibile, il numero delle munizioni trasportate, onde ritraendone una sensibile dim inuzione nel numero dPlle vettur e, si venisse così ad ottenere colla mobil ità di tutto il c:arreggio complessivamente i vantaggi che le circostanze vietavano di raggiu ngere nella mobilità d'ogni singola vettura. Onde raggiungere un tale scopo nel modo il più semplice, dopo alcuni tentativi, si venne alla seguente determinazione : Senza introdurre modificazioni nell'intelaiatura degli avantreni, adottare pei mede;;irni un cofano. della massima capacità possibile e Gbe do~esse servire per gli avantreni tutti del carreggio da campo. Nulla innovare nei cofan i dei retrotreni dei carri da munizioni onde non accrescerne di troppo il peso, e perchè simultanea- . mente nou fosse soverchio il numero dei cofani da modificarsi. Attenersi in massima al m etodo di caricamento interno dell'antico cofano da cannone rigato, limitando le dimensioni del nuovo cofano in modo che non venissero ad essere sensibilmente cambiate le condizioni d'equilibrio dell'avantreno sia esso o no unito all'affusto, senza alterare quelle in cui si trova ora l'avantreno stesso riguardo alle esigenze del servizio del pezzo . Arrecare fi nalmentc nei dettagli di costruzione quei perfezionamenti che l'esperienza o l'osservazioue potessero aver suggeriti. Lo specchio seguente porge le dimensioni comparative del cofauo, mod. 1844, con quello, mod. 1863, e da esso si vede come con quest'ultimo si raggiunge lo scopo prefisso.
12G
cofano da campagna ~
Dimension'i comparative del
1$441 Morlello 1863 da c:111no 11e
Dilfercnie
Modello da c;t11110 1rn rigato
rigato
1091
1246
155
)
431
522
91
J
413
413
Numero dei colpi contenuti
40
60
20
Peso del cofano vuoto cbil.
77
102
25
.Lunghezza interna. . . mill. Larghezza Altezza
)
127
n' A JtTIGL!EltlE
E~PEft1ENZE'
La sola modificazione a fars i negli avantreni è quella d i cambiare la posizione dei ferma-cofani. Il numero dei tiri contenuto in ogni cofano è portato a sessanta, mantenendo tra il numero d ei proietti che si possono sparare in arcata ed iì loro numero totale, all' incirca lo stesso rapporto che prirna esisteva nelle batterie da 16 e nelle batterie miste da 8 ed obici da cent. 15. Sebbene il cofano sia allargato di mill. 9l, tuttavia collo spostamento di soli mill. 20 nella posizione del co-. fano verso il maschio, ciò elle non incaglia certo i movimenti dell'unire e disunire i due treni, si arreca in tutta la pedana un restringimento d i mili. 71 di poca entità. Il preponderante, essendo l'avantreno compl etamente carico ed affardellato riesce di 36 chi!. circa all'altezza della camera per la coreggia alza-timoui; il peso totale che gravita sulla pariglia di timone risulta di chil. 34 circa. Il coperchio fatto col goéciolatoio all'ingiro, con una maggior grossezza alla parte medìa da cui ne viene una convessità. più risentita alla parte superiore coperta con lamiera, mentre ripara meglio dall'umidità l'interno del
cofano , assicura al coperchio stesso una maggiore resistenza. Il mastietto porta un fermo che arr esta il .nottolino rinwetto alla feritoia praticata nel mastietto stesso e facilita così l'apertura dei cofani. I cuscinetti di crine c9perti di pelle di capra aggiunti all'interno del coperchio, assicurano meglio a sito le cariche riposte nelle cassette scoperchiate. · Le estremità dei bracciuoli sono più robuste e più solidamente attaccate alle t estate dei cofani con due chiavarde caduna, invece d'un chiodo ribadito e due viti come in quelli in uso dapprima. L'adozione del nuovo cofano venendo così a modificare la oapacità ed il peso delie singole vetture da can:ipagna, il nuovo sistema trovasi per questo fatto in condizioni ben diverse dall'a.ntico, ciò che si può di leggieri vedere coll'aiuto dello specchio seguente:
"' -i
SlS'J'RMA
Carreggio da campagna per bocche da fuoco rigate
Anteriore all'anuo 1863
I
Francese
Oell"anno
1863
Peso del pezzo con l'affusto e l'avantren'.> carico . chil.
1731
1270 ·
1815
Peso del carro da muniz. carico (1)
2120
1380
2077
»
Numero dei tiri contenut.i nel pezzo e carro da munizioni .
160
Peso trainato da ogni cavallo del pezzo . . . . . . . . . . . . chi!.
288 112
Pe~o trainato da ogn i cavallo del carro da munizioni . . . . . .
200 317 112
302 1(2
i
Numero dei tiri per cavallo, valutato sulle due vetture . . . . . (f\ Compresa la ruotn. di ricambio valut.tta. a 95 cbiL la nostra e 70 chil. quella fnu1ces e.
12~
liSl'EHIENZE
Prendendo ad esaminare il suddetto specchio si scorge che jl nuovo sistema è già superiore all'altro solo perchè viene ora a scemare la_ troppo notevole differenza che prima esisteva tra il peso del pezzo e quello del cassone, ed il peso restando quindi meglio ripartito nelle due vetture si• ottiene anche un leggiero vantaggio sul traino di tutto il sistema. - Non solo poi il nuovo si.'ltema non è inferiore all'antico, rna non la cede nemmeno a quello francese. Difatti srnza richiedere dai cavalli sforzi magg:ori , di quelli che una lunga e diuturna esperienza ha dimostrato potersene esigere, si trasporta ora un numero di tiri di un quarto maggiore. Ogni cannone in una batteria ha dunque ora con sè, senza aumentare il pumero delle vetture 200 tiri e '.tlO coll'affusto di r i~ambio, cioè l'intero suo primo munizionamento, e le colonne di munizioDe od i parchi di visionali non hanno più ruoti ,;o di sussistere ché per le m unizioi:J.i di fanteria. Possiamo adunque di bel nuovo nella composizione delle batterie campali, per ciò che ha tratto al materiale, accostarsi al sistema usato in Francia, assegnando i carri per mimii ioni d'armi portat ili alla batteria, per cui questa viene ad essere formata come si scorge dalla tavola annessa. E mentre nel ritornare a questo sistema del quale sono abbastanza noti i vantaggi, che ha per sè la sanzione dell'esperienza delle lunghe guerre napo,leoniche, che l'artiglieria -francese conserva tuttora e che noi stessi adottammo nella spedizione in Crimea, noi evt ti amo gli inconv'enienti che gli si attribuiscono dovuti al gran numero di vetture componenti le batterie, giova pure osservare t.:he la nostrn batteria di manovra meglio provvista di munizioni della fraucese, potrà rendersi al caso sui campi di batta.glia ancor pi·ù maneggevol.~, per cui
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»' ARTIGLIKRIE 129 in questa questione d'nna pregevole importanza tattica, la prepo1idera.nza può dirsi affatto fo nostro favore. Se, col mezzo della tavola suddetta, si paragona ·ora la batteria italiana colla francesA appare chiaramente che: Il numero delle_vetture è quasi inferiore di un terzo per trasportare all'incirca u~ ugualnum<>ro di tiri ed un peso complessivamente maggiore , ciò che diminuisce gl'1mpedimenti ed agevola notevolmente i trasporti su navi e sulle ferrovie, ora che diventano cli eosì frequente impiego (1). Il numero dei cavalli è. maggiore nelle batterie francesi che non nelle nostre, mentre queste conservano cli più i vantas,;gi che il traino a sei cavalli possiede sul traino a quattro soli. Infatti il carreggro francese che è trainato da quattro cavalli riesce e,videntemente tr:oppo pesante per poterlo essere da due soli giacehò in questo ultimo caso ogni cavallo del pezzo dovrebbe esercitare uno sforzo di chil. 63fi e chil. 690 ogn i cavallo clpl cassone: è necessario adunque condurre al .seguito della batteria un numero · considerevole di parigli e di riserva, per essere in caso d'immediatamente surrogare i cavalli posti fuori _di comùattimento . nostre vetture invece, anche colla diminuzione di una pariglia si trovano in _· condizioni migliori, poichè ogni cavallo del pezzo esercita in questo caso uno sforzo di ·chil. 4n4 e cliii. 5~0 ogni cavallo del cassonè; esse possono adunque per brevi
Le
(1) Supponendo cl1e la, proporzione dell'artiglieria all'esercito sia di 2 bocche da. fuoco p er 1000 uomini di fantcJ·ia e cavalleria., pel trasporto di due munizionamenti d'artiglie1fa e delle munizioni per armi portatili, il numero delle vetture· d'artiglieria sulle basi da noi tenute nelia campagna del 1859, compresi gli affusti di rica1nbio, le fucine ed i carri varii per uso d'artiglieria trann e le sezioni ed equipaggi da ponte, è colle nuove batterie approssimativamente 6 volte quello delle bocche da fuoco: pel carreggio francese, M 1858, in-uguali circostanze e snlle basi fissate dall'.Aide-1l!é·11wi,r e, 3' edizione, il numero delle vetture sarebbe circl!, 8, 11 volte quello delle bocche da fooco. 0
1\-Ni<o vnr, voi. nr. -
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n',11\TLGLIEkllt
tr,1tt i continuare le marcie ed i movimenti nei terreni n0n troppo irregolari. Più particolarmente poi il nostro pezzo, qua ndo è seguìto 'dal rispettivo cassone potrà essere mantenuto a sei cavalli senza grave scapito pel traino di quest'ultimo, mentre non potrà esserlo a quattro rp1e llo francese senza privarsi per alcun tempo del cassone stesso . L'avere ogni unità di manovra della nostra batteria in sè una certa, qual riserva di cavalli, ciò che ba già sul campo di battaglia un gr a.n valore in critici nwm0nt i, permette dunque ancora di mantenere in~un numero assai limitato i cavalli di riserva, talmente che meutre presso di noi questa riserva può essere I 112 circ;i. del numero t0tale dei cavalli indispensabili, presso. le batterie francesi vien portato circa ad 'l 17. Si aggiunga di più che l'aumento di sforzo cagionato da tntti i pesi addiz10nali che imperiose circostanze inducono tal volta i comandanti di batterin. a collocare sulle vetture, è nel nostro sistema ripartito su sei cavalli, nel francese invece su quattro soli. Lt batteria italiana occu pa in colonna per pezz0 una luoghezza circa un quarto minore della francese, è quiudi causa di minor incaglio nelle marcie sia di semplice cfoiocazione che nelle formazioni delle grandi unità tattiche sui campi di ba,ttaglia. L'avere il nostro cofano d'avantreno una dote 'di tiri qua,;;i doppia di quella francese e tal~ da poter far sostenere un fu oco ·nudrito di non breve durata, permetterà in certe> gravi e decisivi periodi <lei combattimenti di r endere il pezzo quasi indipendente dal casson~, circo;,;tanza molto favorevole alla niobi lità della nostra batteria cbe non si avvera in quella fra ncese, e permetterà pure di mrglio coprire i carri da mun izioni dalle offese nernichc fon endoli più discosti dai pezzi, quando ciò si reputi necessario. 11 rniuor numero di cavall i e di macchine che entrano
131
nella· composizione della batteria italiana conduce naiuralmenté ad una diminuzione di personale, tale da compensare appunto il minor numero dei serventi addetti al servizio della bocca da fuoco francese (] ). Risulta quindi chiaramente che da qualsiasi lato si esaminino le due batterie prese nel loro insieme vj ha sempre vantaggio dal lato nostro ; nè si deve inoltre dimenticare che volendosi .avere in peso nelle batterie francesi lò stesso munizionamento delle nostre, bisognerebbe ancora in quelle aumentare il numero dei carri e dei cavalli. Se per una parte poi non può negarsi al carreggio dell'artiglieria _c ampale. francese una maggior faci lit à di m uoversi nei terreni smossi e poco spaziosi , facilità. dovuta al mioor peso assoluto dei carri, al miglior accordo che può ottenersi negli sforzi dei cavalli stimolati da due piuttosto che da tre con ducenti, alla min or l unghezza del:e vetture, ed alla ristrettezza della carreggiata, non si può pe_rò neppure c1 pporre che il peso del nostro carreggio da campagna sia ora diventato tale da ridurlo per questo riguardo in cattive condizioni rispetto all'antico materiale dal quale ebbimo sempre ottimi risultati. E invero , qualora si consideri che, prima dell'adozione del cannone rigato da campo, per avere dall'artiglieria tutti -quegli effetti e,he occorre di dover produrre, conveniva -valersi di batterie di vari i cali bri e specie di bocche da fuoco in definite proporzioni tra di loro, ragion vuole che per poter equamente porre in confronto il (1) Restando nelfo circostanze fissate nella uota. antecedente, il numero totale dei cavalli compt·esi qu elli cla sella e di r iserva si otterreilbe approssimativamente per noi moltiplicando per 5,'78 il m1meTo delle vetture, e per l' artiglieriU, francese per 5,21, così chè il numero totale dei cavalli necessarii riesce per l'artiglieria francese circit 1J4 superiore · 11, quello occorrente per llt nostra. ·
132 nuovo. sistema coll'antico rispetto alla leggerezza ~eì sin• g ùli carri, si prel'.).dano per termini di paragoni i pesi medii del pezzo e del carro da munizioni antich i, riferiti al totale dei pesi èhe era giuocoforza condurre in campagna_. Ora, se noi prèndiamo ad esempio la composizione dell' artiglieria italiana all'esercito nena campagna del 1859, in cui l'antico sistema era in pieno vigore, chiara• '
.
.
mente si vede da.ll'unito specchio che l'antico carreggio relativamente all'attuale non era in condizioni molto più vantaggiose.
133
u' ARTlGLIERJI!
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Peso Sforzo medio rli .uri cavalloi riferito
Peso
Mat~riale delle batterie di manovra · o ll' P.sercito nel 1859 (1)
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Pezzi da 8 .
48 1631 782881
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da 16
Obici da cent. 15 Totale delle bocche da fuoco . . . . . . lda 8. . . . .
Car~i _da. )aa 16 . . . mumzwm /da obici da cent. 15.
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c. -5
pezzo lotale in oini o carro d3
chilogr.
muniiioni
,11
peso
mcdi o
1
56202711351::! 1836
306
30 1808 54240 134
246040 I
48 1831 81888'
56 2200 1232001 1974
329
(id)
30 1993 59790)
Totale d ei carri da ll1UTIJZ10Ill ' • • , , • • · .
134
270878
Ora nessun appunto venne mai fatto nè pri.ma , nè dopo il T859 alla mobilità assoluta delle vetture del n ostro carreggio da campagna. Non è qui poi fuori di l uogo l'osservare che, qualor a vagliasi tener conto della sola batteria da 8, la più rno• b ile al cèrto d8lle antiche, non è sulle vettur<:! da cannoui (1) L'artiglieria da campagna all'esercito era composta di : Numero 12 batterie d ;i 8 di 4. pezzi da 8 e 2 obfoi cla cent. 15. 7 da 16 di Spezzi da 16. 1 da 6 obici da cent. 15. (2) Calcolando una ruota di ricambio ogni due carri da munizioni. Lo sfor,10 medio di ogui cavallo del nuoyo rnMeriale, è pel pezzo chiL 302·,5: pcl carro da munizioni chi!. 339.
( ESPERIF,C\°Z ~. 134 da 8 che s:i può ragionevolmente sta.hil;re il con fronto; ma sì su q L1e llo da olJici di maggior p eso, che pur conveniva trainare -ccl r esto della- batteria, per cui neppure in questo caso può dirsi che il nuovo materiale risulta assolutamente inferiore a ll'a.ntico. E uon sonq poi al certo gli uffiziali dell'artiglieria italiana che debbono darsi grave pensi.ero del peso dd nuovo c,irreggio , essi che sempre ebbero a lodarsi delle antiehe batterie da 1_6, le quali, sebbene st·mpre introdotte in grnnde prop orzione rispetto a quelle di minor calibro, non solo non fecero mai difetto alle combina• zioni della tattica, ma d iedero anzi sempre risultati tali da renderle oggetto di speciale predilezione anche presso le altre armi. Resa p er tal modo eviden te l'opportu nità dell' adozione del nuovo aYantreno restava ch e l'esperienza lo conferm asse . E pperò due cann oni da 8 rigati da campagna incav alcati su affusti Mod . 1844, muniti d_i avantreni col n uovo c;ofa.no e due carri da mu nizione cogli stessi avant reni èompletamen te m uniti del loro carica1M•nto sì interno cbe esterno coll'affardellamr:nto snll e pedane, int e ndendo il caricanieuto i nterno tutto ,fatto con proietti alleggeriti, vennero assoggettati alle seguenti prove: 1° Si eseguì per t.re g iorni consecutivi e per un'ora almeno a lle varie and 4t ure la scuola di sezione in terreno p iano, eseguendo spesse volte i inovi1~ei1ti di mettere in ba.tleria, 1·ùrieltere gli avan./J.,.eni avanti, levare e rimellere gli avanlreni; ~~0 Si eseguirono i . passaggi di fficìli che si sogliono · fare nel corso annL1ale delle istruzioni d ei reggimenti da campagna,_ quali sarebbero · salti di fosso al trotto colla coro rrn di corde ai pezzi, coi treni uniti pei cassoni, discese e salite in foss i di opere di fortificazione colla corona di corda ai pezzi, colle l unghe spit•gate ai cas~oni;
ll'.!RT!G L IERI[!
l::lf.i
3° Si eseguì una, marcia di chilometri 20 circa ed ìn essa chilometri 9 si percorserD al trotto, alcune ctiscese vennero eseguite senza la scarpa, si attraversò al ritorno un campo coltivato in senso perpendicolare ai -solchi al passo ed al trotto colla corona, cli corda ai pez1,i, coi treni uniti · pei cassoni, riducen do questi ultimi anehe a due sole pariglie 'di ~avalli; 4° Si fece u na marcia di più di chilometri 12, dopo la quale si eseguirono di lancio: 50 tiri a granate per ogni bocca da fuoco all,i distan za di metri 1000. 10 t iri a mitra.glia per ogni bocea da fuoco alla distanza di metri 400. Il risultato dell~ esperienze dimostrò che i movimenti dell'avantreno si eseguiscono faci lmente, che in essi ed in quelli colle lunghe spiegate anch e al trotto, il µeso che gravita sul collare dei cavalli di timone non è . tale da incomoda rli , feri rli e r ecare danno alle bardature . Esaminato il caricamento .interno dop0 l e tre prime prove si 1,rovò i ntatto; nella quarta prova il ris ultato, soddisfacente del tiro, malgrado una, fitta neblJia, con-statò maggiorm en te il b uono stato delle munizioni nei cofan i dopo le antecedenti esperienze, e non si ebbe ad osservare inconvenien te ~i sorta nel maneggio delle m u· nizioni durante il servizio delle b ocche da fu oco . Questi esperimenti avendo d imostrato in modo non d ubbio, come le niodifìcazioni arrecate cdl'ant1C·,o carreggio soddistioo pienameute a. Lutti i b is,,gni deila pratica, non si potrà più a lung9 es.iLare sull 'adozioue di un sistema cbe correggendo assai bene i vizi.i deil'antico, per mette di utjlizza.re in breve, Lempo, . e nel m iglior modo possibile, con no n pcco sollieyo del pubblico erario un prezioso materiale.
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13(j
EBI'ERlEt>ZR_
COM POSlZfONE E FORZA DI UNA ITALIANA.
Capitano. suba lt.erni Furieri Sergenti . Caporali furieri. Caporali . . Trombettieri di 1' classe •· di 2' Maniscalchi . Sella i . Cannonieri di 1' classe di 2•
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6
Cannoni da 8 rigati con affusto. Affusti di ricambio . . . . . Ca.rri da munizioni d 'artiglieria . di fanteria F uci na da batteria . Garri da batteria. .
Ca-valli di truppa. Cavalli da sella Ca\·alli i n riserva (1 [12 cirea)
1
4
6
36
4
16
1
6
3
12
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Totali
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137
BATTERIA Dr 6 BOCCHE -DA FUOCO. FRANCESE.
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Uffiziali e truppa.
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Uffiziali e truppa. ~ Capitano di 1a classe ; di 2• . Luogotenente di 1• classe , · • di 2' , o sottotenente Aiutante sott'uffi.zial e · 1\faresciallq d'alloggio capo Mar escialli d'alloggio Furieri (contabili). Brigadieri Artìfizìeri Cannonieri ser venti di 1• classe. di 2' Cannonieri èonciucenti di 1' classe . dì 2• Artisti in fei'ro ed in ieguo Manisca.Jchi . .· I . Sellai . . . • Trombettier i.
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rigati con aJfosto . A ffnsh d1 ncamb10 . . . . . I Ca.rri da munizioni d ' artiglieria . , • • di fan teria . Fucina d a campagna Carri 4_a batteria . .
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12 6
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Di cu/ 4 attendenti. 1 all ievo maniscalco. J a ilievo sellaio. 2 per le l'iparazìoni varie.
Cava.Jli da sella . . . . . Ca valli in risei'va: (117 circa) .
Tòtale
20
-; ~-;-I~
Tùtali
R IEPILOGO Grad uati . A ttendenti, operai e t,rombcttieri Serventi indispensa.bi Li . Cooclucenti Ser ve nti e conducenti in rìse rv,.,, (IJ3 circa).
24
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13 ,52
60
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O
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Graduati . . . . . Arti'fìzieri, operai e trombettieri Serventi indispensabili . Conducenti . . . Serventi e conducerrti in .tòiserva (113 circa). Totalè
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18
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198
---------------JlATTEfi!A
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Qt1a.ntità di colpi trasportati cla]l(I. bat.terio.. Q1mntità delle cart11cce di fanteria traspor tat e da.Jla batteria con carri. Peso totale delle munizioni trasport:,te circa L'.taghezza occu p(l.ta dalla batte riti in colonna per pezzo circa
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13B
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ESPERIEN'ZE
I
Esperi~n:1:e suHe ,~anoe d'acciaio 1ieao armi da fuoco 1,01•caCsli eseçni«e nella R. falt-. brtca fi•armi tU 'lì'oa•ieo.
Tra le molte applicazioni che l'acciaio foso ottenut.o con acciaio pudellato ebbe gli anni addietro nelle ind ustrie , non fu delle meno importanti quella che se ne fece alla fabbricazione delle can,ne per armi da fuoco portatili. È evidente che in questa parte d'arma devono tornare di gran_ vantaggio le proprietà di omogeneità, tenacità ed elasticità; delle ·quali. va fornito ad altissimo grado l'acciaio fuso . Nelle armi rigate poi è maggiormente utile l'adozione di questo metallo, in quanto che essendo più duro del ferro, le righe conservano più lungamente la loro forma e profondità, ed anche percbè riuscendo più r igida la canna e più elastica., meno sarà Hoggett.a a torcersi, e più raramente si dovrà ricorrere alla difficile operazione d el livella1·la. Già erano conosciute le cai·abine americc1ne a canna d'acciaio, quando in questi ultim( an11i, il Governo Francese dalle officine dei sigl10ri Petin , Gaudet et _Comdi Rive de Gier ( fabbricanti assai noti, per l'otpé1.o'nie o tima qualità d 'acciai~ per armi bianche da essi prodotto ) fece apparecchiare verghe d'acci~io fuso di dimensioni e forme analoghe a quelle delle canne da fucile; esse furono poi trapanate, tornite e ridotte intieramente a canne di fucili col mezzo d i macchine che~in quei primi tentati vi, ad eccezione dei tra.pani, furono le stesse adoperate nelle manifatture d'armi per ca,nne di ferro. Sottoposte tali èanne d'acciaio a sperienze comparative con quelle di ferro ndla manifattura im periale di Cb~i.tellerault , le prime dimostrarono una superiorità
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39
notevolissima su·l!e seconde,, sia rispetto alla facil ità di Tiparazione, che alla resistenza negli spari. Infatti si riconobbe: 1° Che le canne d'acciaio resistono maggiormente .alla flessione epperciò sono men faci li a rimanere incurvate . i° Che si raddrizzano anche con minore d ifficoltà di quelle di ferro; 3° Che la delicata operazione d el fare spa.r ire un rigopfiamento dalle pareti, si eseguisce più facilmente nell e canne dj acciaio, senza perciò che ne sia alterata la tlasticità e1 la resistenza agli spari. 4° Che esse sopportano senza scoppiare cariche assai p iù forti: sopra 45 canne d'acciaiò assoggettate alla prova, 32 resistettero aUa carica enorme di 100 grammi di polvere ed otto rallottole . Si volle ancbe sperimentare l'influenza della tempera sulla bon tà delle canne d'acciaio; ma quantunque la fabb ricazione non abbia presentato difficoltà insuperabili, nondimeno richiese più tempo e più cure, a cagione della maggiore durezza che il metallo offriva all'azione del le macchine; e dalle prove d i confronto eseguite fra canne di acciaio temperate ed altre non temperate, si . ebbero i risu!Lamenti che seguono: 1° Sotto la pr essione del peso di 100 chilograrnmi si comportarono nello stesso modo le une e le a ltre, cioè sì pi<::garono e si raddr izzarono per propria A)asticità di uguali quantità; ma sotto lo sforzo di pesi maggiori . le canne d 'acciaio temperate dimostrarono rpaggior ela'sticità. 2° Le canne temperate resistettero meglio agli urti; e le arnmaccature prodottevi da Llll peso di 5 chilogrammi cadente da 1 metro cli altezza, furono costantemente mill. 0,2 meno profonde di qu~lle fatte allo stesso modo sulle canne non tep.1 perate.
140
ESPERIENZE I
3° Nella resistenza agli spari non si notò differenza alcuna fra le une e le altre. . I vantaggi indicati ai numèri 1 e 2 sebbene reali ·, · non parvero di sì gran rilievo, da compensare l'aumento cli costo che importerebbe la fal)bricazione delle carme temperate. Dietro tali risultamenti, venne in massima adottata in Francia la surroga~ione de1l'acciaio non temperat.o al ferro nella fabbricaz ione del1e cànne p er armi da. fuoco, la quale trovasi 'già attuata su ampia scala nelle manifatture d'arm i di S. · Eti0nne e di Chatelleraulf, col m ezzo di- macchine speciàli combinate e stabilite dall'ingegnere meccanico sig. Krentzberger. ,, Dagli stessi signori Petin , Gaudet et Compagnie , il governo ita.hano foce acquisto di verghe d'acciaio fuso della specie sopraindiçata le qu ali · v e~uero trasformate in canne da fucile di fanteria nella fabbrica d'armi di Torino, ed allo scopo di comprovarne la superiorità su quelle di ferro ind igeno, · come pure per accertarsi che non fossero inferiori a quelle fabbricate in Francia , nè per la qualità dell'acci ai.o , nè per l'Asr guimento delle operazioni u1teriori , vennero eseguite presso la mentovata fabbrica sperieoze comparative tra canne di ferro, canne d'acciaio fobbricat.e in Torino e d'acCÌaÌ'O... fabbricate in Fra~cia. La resistenza agli , spari fo sperimcntafa con tiri ad oltranza, mcom inciando dalla carica usata comunemente nel.le prove forzate delle· canne da fucile in fabbricazion e, cioè 28 grammi di polvere da caccia ordinaria, ed una pallottola sferica del peso di 28 grammi, e del dia. metro di m illimetri 16,8, ed aumentando ,successivamente la quantità di polvere, · ed ,il ourùero delle pallottole sino allo scoppio delle canne. A questo modo la polvere potè. essere accresciuta oltre ai 100 grammi ;_rrnt , convien dire che in tal quantità probabilmente essa non
n' ARTJG LilmÌE 141 può tutta bruciare nell'anima della canna, epperciò non tutta concorre alla prodµzione dello sforzo , In questa prova, i cui r isultamenti sono registrati nello specchio N° 1, le canné d'acciaio fabbricate a Torin·o non furono inferiori a g uelle di Francia, . e sì le une che le altre din:ostrarono una notevolissima superiorità su quelle di ferro, poichè queste erano già tutte scoppiate alla carica di 3() grammi di polvere, e 10 pallottole, mentre di quelle d'acciaio ak une resistettero sino alhi smisurata carica dì grammi 112 di polvere e 20 proietti . Ritenendo com e s ufficientemente decisive ]e prove fatte in Francia sulla elasticità' e sulla resistenza aali urti o alla pressioné dei corpi pesanti, esse non furo~o replicate nella fabbrica di Torino, ma in vece ~e . ne fecero altre con diwersi scopi; € partendo da altre con$iderazioni. Potendosi dubitare ch e ad una bassissima temperatura atmosferica , cioè io un ambiente molto freddo · la resistenza delle canne · d'acciaio si alterasse essendo ' ge- · neralmente più fragili i metalli alle basse temperature, la qual cosa si avvera persino nel fetro, quando non ·sia di ottima qualità, e contenga sostanze eterogenee nella su_a c~m~o~izione; si circondarono le canne con miscugli fngonfic1 111 modo da portarle a quel grado di raffreddamento, cui possono andar soggette nelle stagioni invernali. Le temperature artificiali prodottesi furono di 3<> e - 13° centigradi, ecl in tali condizioni ; parate le · c~nne con-cariche forzate, quelle di ferro soltanto scoppiarono (specchio N° 2). . Praticamente pqò ancora avvenire che una canna riscaldatasi in seguito a tiri prolungati o per altre cause venga immersa rapidamente nell'acqua fredda, ed ID tal; cam~iarnento subitaneo di temperatura si può temere che 11 metallo perda alquanto della sua tenacità a soniig1ianza di quello che succede neJla tempera.
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ESPE RIENZlt
Per assicurarsene si riscaldarono alcune canne sino a 1:20', s"immersero r apidamente 1rnll'acqua a 0°, e si sottoposero quindi agli spari forzati nell'ambiente atmosferico a temperatura ordinaria. Qui pure le canne di ferro furono inferiNi , ed esse soltanto mostra1"ono scoppiando di aver per duto della loro resi&tenza. · In seguito ·si eseguirono tre spari, dei quali il primo colle due cariche forzate da 28 a 15 grammi di polvere e due p-allottole sferiche, lasciando fra il primo proietto e la seconda carica un intervallo, e gli altri due colla tari ca di 28 grammi, ed una pallottola sferica otturando la bocca delle canne con tappi di legno o di argilla umettata. I risultamenti di questa prova, registrati nello specchio N° 3, furono inJavore delle canne di acciaio ne1 primo tiro, ed uguali negli altri due. QuesL'ultimo sperimento fece nascere il dubbio che , sebbene le canne d'acciaio più difficilmente scoppiassero (JUando per un accidente qualunque fra la carica · e la pallottola rimanesse un intervallo, ovvero la bocca si trovasse otturata da un corpo estraneo, pure nel caso di scoppio le schegge di metallo potessero proiettarsi all'indietro o lateralmente all'arma, ed essere perniciose al tiratore, ed a quelli che lo attorniano. Per rischiarare un tal dubbio, si procedette nel modo seguente: S'introdussero le ca nne dalla bocca entro fori fatti in un tavolato vertica.le, fìnq a -che vi sporsero per due terzi della loro lunghezza, in modo da poter raccogliere sul legno le inipronte delle schegge proiettat e indietro, nel caso che le canne scoppiassero verso la bocca per essere q uesta otturata da un corpo qualunqu0. Le canne furono disposte a metri 0,30 di distanza fra loro, ad altezza dal suolo uguale a quella, cui comunemente vengono sostenute le anni colle braccia, ed il tavolato aveva l'al-t.ezza totale uguale a quella di un uomo . Ai due estremi laterali delle canne che s1 provavano contemporanea-
m ente, furono collocati altri due ta·volati verticali a metri 0,50 di dista!lza, per raccogliere le schegge lan-' ciate di fia nco. Da.i tiri eseguiti e registrati nello specchio n° 4 si scorge che lo scoppio r iesce realmente più dannoso alle canne di acciaio , succedendo la rottura all'altezza del corpo otturante ed in senso trasversale alla canna. Ma se si avverte che le c;:tnne di ferro si ruppero talvolta posteri.o rmente alla culatta in modo tutto irregolare per difetti, di saldatura nelle pareti, e di più se si tien conto della min ore frequenza di scoppio cui vanno soggette . que1le di acciaio, perch è più resistenti, _si rimane perplessi, se anche sotto un tale aspetto non sieno a preferirsi queste uHime. In tutte le esperìenze fin qui accennate, dirette allo scopo di porre a confronto le canne di diverse specie fra loro, e riconoscere quale fpsse il limite massimo di resistenza assoluta, _o vvero per ottenere lo scoppio ed osservare il modo con cui si spezzavan o, furono adoperate cariche forzate assai superior i a quelle usate in guerra. Era però conveniente che si discendesse a casi più pratici, e si ci rnentassero le canne in alcune condizioni straordinarie sì, ma pure possibili nell' uso comune delle armi.
A tal effetto si ·fecero ancora i seguenti sperimenti , ' li mitandoli alle sole canne di fe rro ed a q uelle di acciaio fabbricate in Torino. S'incominciò dallo sparai-e·10 . canne di ciascuna di queste due specie (specchio n° 5) earicanclole con grammi 5 di polvere e con pallottola sfe.:: rica (carica poco diversa da quella usata in guerra) , e si otturò la bocca delle canne per la lunghezza di dieci centimetri con argilla. In cin que tiri, ripetuti a questo modo , tutte le cann e di ferro scoppiarono, cioè: due creparono intieramente in ischegge alla distanza cli dieci ccmimetri dall a bocca, e le altre si apersero .· pure alla
144
•
ES PE~IENZJ,
bocca per ,la lunghezza di circa cin que centimetri. pr od ucendosi in due di queste ·qualche piceola scbeD'aia eo ·, mentre di q uelle d'acciaio ne; scoppiarono due soltanto, aprendosi per una lunghezza di cinque ce~timetri dalla -bocca, senza produrr e ·schegge. S i caricarono poscia 18 canne di ciascuna ' d ell e- dqe i;pecie con cartuccia di fanteria 0 1860, trattenendo la pallottola· avvolta nella_ çarta a distanza di metri 0,20 <lal1a polvere, e nessuna di esse sofferse minimam!')nte :. Infine si caricarono 10 canne di riascuna specie con · doppia cartùccia d'i ·fanteria, arrestando la seconda pallot,t olaa metri 0,20 di distanza dalla polvere , Nove canne d~ ferro scoppiarono aprendosi compiutamente al punto del v uoto senzà produrre schegg~, e u na d'acciaio scoppiò al medesimo pun to prodlloEmdo una scheggia della lunghezza d i cinque centimetri; p-3rò tanto le canne di ferro quanto quelle d'aceiaio, che resistettero , present arono un r igonfiamento alle pareti all'altezza dell'intervallo lasciato al d issot to della 2'-' pallottola, colla d ifferenza che quelle d 'acciu,io poterono esser riparate, mentre quelle di ferro si resero inservibili. · Oltre ai vantaggi che presentano le · canne d' acciaio relativamente alla loro durata e r e,:istenza, V(;) ne sono - altre d'ordine economico che per la loro importanza, non . sono meno apprezzabili . · · 1° La loro fabbricazione non necessita l'opGra di fuci r!atori tanto esperti e speciali come quell a delle carme d i ferro, epperciò non potrà mai essere come q·uesta su~ bordinata, negli incrementi o nelle diminuzioni che si vorranno introdurre, alle esigenze od al numero di operai, pei quali si r"iéhiedono più anni d i tirocinio ad apprender e il mestiere. · 2° Il costo della fabbricazione è rùinore, e· sebheue i n Torino non sia questa ancora. :;.tabi lita su ampia scala., t,uttavia vi si producono gi~ ca nne d'acciaio il cui costo
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o',IRl'tGLIER!E
}45
finale è di lire due minore" di quello delle canne di ferro . . ~-uest'ul~i1~0 ~ai~taggio si renderà più sensibile quando al~1 1 fa?l)l'1cant1 g iu ngeran no ad ottenere acciaio di quahta sufhc1entemente adatta a quest'uso . A tale intento ~ono anche rivolte Je cure del governo e degl i indust1·iali· H~lia_m, e se finora non si giunse ad egm1gliare l'acciaio dei _si_gg. Pétin, G_a udet et Compagnie, si produssero già acciai cui sistema Besmer, i quali sperimentati in con f~o.nto del ferro, per la fabbricazione delle can ne da fucili, mostrarono uha superiorità grandissima nella resistenza agli spari. ·
ANNO
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YOl. III. -
10.
146
ESPERIENZI'!
SPECCHIO N° 1. Tr\n ad oltranza eseguiti con quattro cann e cli fer1·0. quatt1·0 rl'acciaio fabb1·icatein 'l'orino e quatt;ro d'acciaio fabbricate a S. Etienne ( Francia).
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NB . A misn ra che a.Jcuna delle canne scoppfa.ra, non vcaiv,i surroga.tu. nei tiri Sl l ccessivi.
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EsPEmI¼ENTI
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comparativi eseguiti con canne di fP,rro, canne d'acciaio fabbricate in Torino e canne d'acciaio fabbticate in F1'ancia. . C,\NNE PROVATE
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SPECCH IO N° 3. Es1>ERC\!ENTI
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Tra le rluc cariche, usate con l.cmpor:111camcntc e controdistinte fra le parentesi nelle ris11ctt.ive colounc, si lasciò un intervallo vuoto di mmi 0,10. La bocca clr,llc canne si otturo i:on un tnruio di legno lungo metro 0,0i, ricoperto con c;im cd i1)1rollotto a dolce fregamento . La bocca delle canne fu otturata con argilla umettar~ per una lunghezza di metri 0,10.
SPECCHI O N° 4. EsPERIM&~TI
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Unn 1lellc canne invece di scoppiare all'altezza del corpo otlurantc la bocca, si ruppe alta culatla in modo irregolare, ep1icrcio con pericolo di clli l'aY_CS~c sparata a mano.
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Una delle canne si ruppe alla culatta come ~I N° 1.
NB. La bocca delle ca.nne fu otturnta con a.rgil1a per una lunghezza di metri 0,10.
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Canne provate Canne scoppìm ·- " - - d',1cr.i:1io d'miaio Nnmcro ~umrro lii f,1bhrica1c di fo!ihrir:11c dt>gli dei sroppacci for!'O in in ferro proietti Ili carlil Torino 'fOl'lllO
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~i lasciò un intcmllo di mctri 0,20 tra la polvere e I~ · allottola.
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non scoppi:1tc si ~onJìarnuo all'altezza dell'intervallo vuoto.
NB. La polvere t1sata fu quella cht caccia ordinaria e la pallottola la sferica., ud eccezione dei due ultimi ti1:i, pei quali 0 si usò la cartuccia ùa fµ ~ili di fanteria M 1860.
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QUISTIONJ ThHLlTARI nx
FERDINANDO PINELLI Deputato
al •Parlamento
Nazionale
RESOCONTO
Prendendo argomento da ciò che il ministro della guerra nello scorso aprile, allorch_è invitato dalla Camera a prese,rtare un progetto di legge che fissasse in modo stabile le basi organiche dell'esercito, dichiarava avrebbe sottoposta la soluzione di q uest'arduo problema ad una commissione composta dei 'più distinti generali dell'esercito, il I uogoteoente gene1;a.le p jnelli , credette utile svolgere in un breve opuscolo le sue idee in sul proposito, aggi ungendovi alcune osservazioni sull'impiego delle tre armi •e specialmente déi cacciatori. Quest'opuscolo del ·generale Pinelli , ccirned1è di un uomo certaniente competeotissimo in tal materia sì per teoria ehe per la sperienza., non potè a meno che destare
I
152 QU !S'f !ON! il più vivo inter esse, ed è perciò ch e pensiamo discòrrerne ai nostri lettori, limitandoci a lasciarli giudici sul merito delle proposte dell'egregio scrittor e.
Il gener ale Pinelli cominciò coll'occupar si della fan teria, percbè sembragli, come sta in vero, che la quistione vert.e essenzialmente su questa che è l'àrma principale. Entrando nella lizza egli si incontra di subito fra due v a len ti campioni, che g ià hanno spezzata una lancia. L'uno dei q uali v uole il battaglione di sei compagnie a1-,seren do quello di quattro troppo debole, e quando se ne debba spiccare una . compagnia per qualsivoglia rag ion e , le tre rimanenti riescono, improprie alle più usitate manovre n ei combattimenti e specialmente coniro la cavall er ia. L'a.J tro, trovando il battagl ione a sei comµag nie trorpo g rosso e troppo massiccio in faccia al n em ico, opina per quello di quattro compagnie. Il generale Pinel\i per appacci':l.re la contesa crede d"1 vero nell'unr.t e nell'altra opinion e, e consiglia il mezzo termine ovvero sia il battaglion e d i cinque compagnie attive con una sesta di deposito . Da ciò egl i v ien tratto a discutere preventivamente il _quesito-se convenga o n on conservare i depositi in tempo di pace; ed egli è pel non, riputando l'esistenza dei depositi in tem po d i pace non solo i nutile m a dannosa : l per-le: lungaggini genernte nella. spedizione degli affari dalla voln minosa corrispondenza tra r,1ggimento e deposito quando disgiunti; ~0 perchè l'istruzione delle recl ute meglio si può fare ai battaglioni attivi ove abbondano huo ll.i istruttori ch e n on ai depositi; 3° perchè la disci pl ina' del corpo potrebh'cs,:r.re dal comaudante suo m eglio conservato, avendo t utto il corpo sotto gli occhi; 4° perchè non esseiidovi i depositi rimarrebbero esclusi dai quadri atti vi gl i ufrìziali_sup~·riori inetti al cavalcare o comunque a t utti gli obbligh i del servizio attivo ; 5° percl~è O
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MILITA Ri
153
dall'abolizione d ei depositi risulterebbero tre v antaggj economici: risparmio di personale , risparmio di locali ora occupati dai depositi e rispanpio di trasporti di truppa; 6° perchè la lontananza dei depositi dai rispettiv i battaglion i attivi cagionerebbe nell'atto della m obilizzazione dell'esercito considerevoli movimenti cli truppa ed inev·itabili ritardi. In tempo di pace il luogotenente colo~nello (il quale non avrebbe il comando di un.battaglione) sarebbe presidente e relatore ad un tempo del collsiglio d'amministrazione (1) e i capitani, per turno, membri del consig lio . st.esso . · Le compagnie di sinistra (le seste compagn"ie o di d eposito) farebbero parte del loro rispettivo battaglione con quadri e b assa forza uguali alle altre, prèsentaudo così i battaglioni un effettivo sufficiente, « loccbè non avviene, • dicasi quel che si vuole, cogli attuali battagljoni di 4 • com pagnie delle quali molto sovente tina almeno è « distaccata ed i battaglioni rimangono così deboli che • i colonnelli sono n on di rado costretti, ora che un « battaglione è distaccato n elle provi•ncie meridionali, a • form are d ei tre battaglioni presenti due soli, per poter • eseguire le scuole di battaglione e di linea , frarnmi« schiando così uoIIiini di compagnie d iver se e maggiori·, « capitani ed uffizi ali subalterni di diversi battaglioni , • mentre per la d isciplina, per la conoscenza degli uomini • e per la buona istruzione è da desiderarsi che uffizi,lli ~ e soldati r ìmangan sempre alle proprie sezioni. ' • Al l'annunzio di una guerra invece ogni b attaglione (1) Non possiamo tacere che ci sembra assai sconveniente che·qua.ndo tutto il corpo è riunito il comanda11te del med esimo venga, p~r cotal modo esc;Juso dall a 11cstione amministrati va del corpo suo ; . e a noi pal'e che un tale sistema sti1bilircbbe un dualismo il quale porter ebbe seao grà.vi inconvenienti e frequentissimi urti esiziali alla disciplina, cd &nche' all'amministrazione.
QU IST IONI 154 • verserebbe nella rispettiv a compagnia di sinistra gli « uomini meno validi e qu esta invece transiterebbe n elle « altre cinque compagnie q uelli ad essa appartenenti e « capaci a so:;;tenere una campagna : Il luogotenen te co« lonnel lo, la cui p resenza è troppo n ecessar ia in g uerra, « rimetterebb e la contabilità al maggiore a ciò destin ato • dal m,irlist cr o, il quale r iunirebbe sotto il suo comando , « le seste compagnie d'ogni battaglione, costit uirebbe il • suo stato maggior e ed il consiglio d 'amministr azione • concentrando in sè la carica di pr esidente e di r elatore « e ritenendo presso di sè il direttore dei conti , l'uffi~ zia.le di matricola e di massa, e quell' altro numero di « uffiziali e sotto-uffiziali d 'amministr azione portati nel « quarlro qui ann esso, e da noi giudicati sufficienti pel « disbrigo della contabilità e ricev en do dal colonnello la • quantità d'istruttori_ occorrenti per l'amm aestrament o « delle n uove classi . I magazzini t utti reggimen tali ri« marrebberd pressò q uesto dep osit o, al quale i batta• glioni attivi con~egnerebb ero tut ti i r egistri , b agagli « ed effetti superflui, ed in brevissimo t emp o si trov an o • pronti Rd i:;o trare in linea for mati su cinque compa.gnie « cadanno. » Quind i per cercar d i dimi nuir e l'àntipatia dei militari d'ogni grado ad essere destinati al deposito in tempo di guerra l'egregio generale pr opon e un me_zzo veramen te equo ed efficace, q uello $ioè d i assegnare agli uffi ziali ed al personale istruttore di bassa forza l'alta paga di gu erra corrisposta a quelli di p ari g rado dei battaglioni attivi; essendovi ino·iustizia a retribuire m en o uomini destinati' p ad un lavor2 ingrato ed improbo, il quale nm1 lascia inoltre la p rospetti va d i guadagnar gradi e decorazioni.
Egli passa _poi ad esame le proprietà di un bat1ngli0oe cli guerra d i 5 _compagnie, esponendo le ragioni di tal sua p referenza.
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La compagnia dowebbe, a suo avviso, constare di 172 · uomi ni (compresi gli uffizìali), per cui il ·battaglione verr ebbe a risultare dì 874 uomini , non acclusa-vi la com pagnia deposito. I yantaggi del battagl ione di 5 compagnie, al-credere d el generale Pinelli , sarebbero i seguenti: 1° Nelle formazioni cen t_rali , si avrà in testa un a com pagnia completa; 2° Nei q uadrati vuoti, la 5a compagnia servirà di r iserva; 3° Nelle marcie isolate potr assi usa re una de11e com• pagnie per la perlustràzion e, e con!òervar la colonna su. . --.. 4 compagrne; 4° Doven do in q ualun q ue occorrenza d istaccar e una compagnia dal battaglione, ne ri mangono sempre q uattro, numero che si presta a q ual unque formazione tattica. La 5a compagnia egli non vorrebb8 mai schierata in battagl.ia, 1na b_ensì invece tenuta se.rnpre fuori rango, dietr o. il cen tro del battaglion e . se q uesto è in battaglia, o sul fianco opposto alla d irezione quando il battaglione · è in co1onn u; la vorrebbe insomma d esti nata particolarmente al servizio d i truppa leggiera. Però onde n on creare un antagonismo fra le com pagnie d ei battaglioni, e percbè tutte siano ugualmente atte a combattere in cacciatori, il generale Pinelli desidera che ogni compag nia d el b attaglione per suo t urno ed a sem1~lice desig nazione ciel maggiore , ogoiq ua.lvolta il l)attaglione prende le armi , venisse destinata al d etto ser vizio speciale. A meglio ch iarire q uesto suo intendimento il gen erale Plnelli e ntra a trattare con molto criterio una imp ortan t issi ma quistione cli tatti ca. Pn,messe le molte ragioni, tra c ui p rimeggia qu ella della maggior p recis ione e d ella magg ior_ g iLtata delle artiglierie, per le qu ali la m oderna tattioa ·p!'escri ve
., 156
QO!STIONI
l'impiego delle piccole colonne, e dell'ordine sottile tanto per l'attacco che per la d ifesa. ed esige maggior numero di trllppè leggiere, l'egregio gen erale osserva, come noi, i quali per la. natura del nostro teatro di guerra avremmo più d'ogni altro esercito bisogno dì truppe leggiere, ne abhiamo invece meno , e ciò se è incontestabile per rispetto all'esercit? francese, quando per truppe leggiere si ritengano in questo, le compagnie voltigeiws d'ogni battaglione di fanteria di linea, ciò non ci sembra però ugualmente esatto in confronto all'Austria, alla Prussia ed alla Russia renendosi conto dei recen ti mutamenti introdotti nei loro ordinamenti, e p articolarmente di q uello che tolse la 3a riga, testè destiocJ.ta al combattere spicciolato sulla fronte della linea di battaglia, o ueg li intervalli delle colonne d'attacco. Ciò però non inferma la g iusta asserzione del generale ·Pioelli, che cioè noi difettiamo di truppe leggiere proporzionatamente ai 11ostri bisogni peculiari di guerra, imperocchè, come egli osserva ed è, mentre non abbiamo neppur un battaglione di bersaglieri per caduna nostra brigata d i fanteria di linea, ci manca così _quell'eletta truppa a formare riserve particolari pei colpi di mano, come si appalesarono cotrmto utili n ella campagna del 1860. · Con ciò però il generale non domanda si aumenti l'arma dei bersaglieri, poichè per tal modo converrebbe depauperare di soverchio la fanteria di linea dando alla leg giera tutti i buoni marciatori e tiratori; ma egli vuole che i bersaglieri s.i ano esonerati dall'ufficio di ser vir da cacciatori altn linea di battaglia, e vengano in essenza destiuati a combattere alla sparsa in grosse band<=! su quei punti del carnp_o di battaglia , ed in quelle circostanze a ciò propizie; perciò è mestieri che i battaglioni di li_urn abbiano in sè gli elementi necessarii onde provveciere ad ogni loro im;nediato b isogno di tattica spicciolata.
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MII.IITARI
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Questo concetto, circa all'impiego -dei bersaglieri già altra volta da noi emesso e discusso, è il concetto fondamentale della loro vera destinazione n ello spirito della moderna tattica. ed il generale Pinelli lo mette in tal rilievo che meglio non si potrebbe. Colla 5acompa.gnia il generale crede che i reggimenti ed i battaglioni avrebbero forze sufficienti per farsi rischiarare e fiancheggia.re dai proprii cacciatori conservando riunite quattro compagnie , n umero che egli riconosce come il più adatto per le diverse formazioni tattiche di combattimento. Oltre al provYedere alla tutela della linea di battaglia: · n ei casi ordinari senza essere còstretti a diminuire di fronte, colla speciale destina.zione data alla 5a compagnia si avrebbe un seeondo vantaggio quello di assuefare i comandanti di battaglione all'impiego dei cacciatori, « esercizio troppo negletto . Difatti cosa succede ora nelle « compagnie? S'insegna la scnola dei cac'Ciatori ai soldati, , quasi per passatempo nelle ore di ritaglio, o nel forte « della stagione estiva; ma quando mai i reggimenti ed . « ancor meno i battaglioni ma.novrano coi cacciatori ? « Ed in verità come potrebbero farlo con qu attro com« pagnie che di rado, ove si diffalchi il servizio, rappre- ' « sentano complessivamente p iù di 150 uomini I A mala « pena i maggiori generali, quando riuniscono la propria « brigata possono formare una o due compagnie cac« ciatori I » Dopo cotesto giustissimo richiamo, l'egregi@ generale passa a discorrere dell'impiego che si dovrebbe fare della proposta 5"' compagnia nelle evoluztoni; premettendo a lcuni brevi e giudiziosissime osservazioni sopra il nostro r egolamento per l'esercizio e per le evoluzioni della fanteria di linea. Egli lo dichiara buono in compless_.o ma non scevro delle « pecche comuni a quasi_ tutti i
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MILI TAR! -
QUISTION I
regolamenti in vigore in Europa quello cioè di non adottare nelle senole di battaglione e di linea l'uso ' « delle piccole colonne di una o più compagnie (1): di « non prescrivere le norme per l'im piego dei cacciatori « ,sirnultaneamente alle masse, e di confondei·e sotto la " denominazione di evoluzioni di linea, la scuola di reg« gimento, dibrigata e di divi~ione. • l[
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Il capo IV ov'é trattata la quistione dell'impiego dei cacciator'i nelle manov1·e , essendo il più rilevante dell'op uscolo stesso, comechè sviluppa e chiarisce il concetto cardinàle dell'au tore, pensia mo sia convenienza e dovere di riportare testualmente : , I fuoch i di sezione sono riconosciuti ormai inuti li « alla guerra, e possono tutto al più servire dietro uno ( sprtlleggiamento -od una linea fluviale. Forse u na fan4 te ria solida e comandata da uffizi ali dotati di sangue « freddo pot rà respingere i primi assalti della cavalleria ( nemica usando i fu ochi crociando le baionelle sernprechè « abbian luogo ben inteso su quattro r-ighe; ma se questi « assalti- si rinnoveranno, anche g uel fuoco degenererà "- in un fuoco di fila. Il vero fuoco di combattimento è « quello a ~olontà nel quale il soldato è sciolto e può « valersi delle accidentalità del suolo, il fuoco insomma e ·ai cacciatori più o ·meno distanti fra di loro secondo • la qualità del terreno sul qua.le si combatte e le armi · « opposte dal nem ico . Di qui pertanto la necessità di • molti fant i leggeri, e la convenienza chè ogni batta« oo-!ione abbia i suoi Gacciatori senza scompigliare l'or. « dine. suo d'i battaglia. (1) L'attuale r egolamento d'csercizii della fanteria a·u striaca soddisfa, a nostro avviso, assai ' bene a quest'oggetto; e ne parleremo r endendo conto prossim'rnnente di un in teressante lavin·o del maggiore di st:.tto maggiore conte Corsi 1iubblicato sull' Itcilia mili~;re, nello scorso anno, e quindi raccolto in un lib\"O sotto il titolo: Della tattica elementare della fante-r ùi austricica, 1851-18 62.
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( Suppongasi difatti che uno degli att uali batta.glioni di quattro compagnie venga incaricato di assalir e una • posizione, per penenire alla quale il terreno sia così • scabro da non permettere l'attacco iri linea, già per se stesrn irnpropr10. Il battagl ione si formerà in colonna , su t re compagn ie facendosi precedere dalla quarta di' stesa in -bersaglieri. SuppÒngasi che . q u_esti bersaglieri « sieno r espinti e che la stessa colonna venga attaccata; « essa si troverà senza riserva e capace di difesa d:1 quella « parte sola sulla quale ha luogo l'attacco senza essere « -Bancheagiata dai fuochi cli altro .corpo e specialmente o « contro gli attacchi della cavaller ià. « Prendasi ora invece il battaglione da ·noi proposto« di cinque cornpq.gnie. Esso stenderà la compagnia fuori « linea in ca.cciatori portandola dinanzi al fronte ed al . « centro del battaglione. Per un movimento di per quatl?'O , fianco destro ·eseguito dalle secondà e quarta compagnie « che verran no al nasso di corsa a formarsi in colonna « serrata dietro la ;)rima e terza, esso · possederà due co~ lonne di una divi~ione cadauna distaùti fra loro del « solo spazio di una compagnia; spa.zio che verrà coperto • dalle linee dei cacciatori e più propriamente dal· sq' stegno . In quest'ordine le colonne avanzano, dividendo , l'attenzione del nemico , e men o esposte al suo fuoco • cbe una sola e più profonda. Quand'anche l'attacco « non r iesca, il comandant e il battagiione che avrà forse « io;ipegnato una sola delle sue colonne avrà una r iserva • per' sostenere il rimbecco del nemico , e quand'anche « le avesse impegnate tutte e due, ritirando la più esposta, « potrà prendere un ordine a scaglione che gli procac• cierà. fuochi .di :fianco. In caso poi di un àttacco della « cavalleria nemica, le due colonne ·f acendo ~seguire alla 1 « i·ispettiva compagnia di coda un dietro (1·on t formeranno « due paralellograromi, mentre la compagnia cacciatori « ripiegandosi sul proprio sostegno formerà il circolo «
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presentando così tre gruppi scaglionati . Ed ecco il • vantaggio delle colonne parziali di compagnia e di di« visione. • È inutile dire che ove il fronte della posizione fosse « talmente vasto da r ichiedere ma~gior estensione n elsr l'attacco, un intero reggimento potrebbe eseguirlo nel« l'ordine_già sopra designato, Suppongasi pertant~ che « un reggimento di tre battaglioni così. d isposto sia riec: scito ad impadronirsi della posizione nemie;a e si tratti « di conservarla ed inseguire il nemico. I battaglioni « intatti nel loro organismo spiegandosi , se occorre e _• molto più celeremente che se fossero formati sopra una • sola colonna, occuperanno quelle posizioni parziali ri« conosciute più acconce, ed il tenente-colonnello il quale e dietro il nosti:o -sistema (vedi il quadro in fine) non ha « comando proprio, riunisce sotto i suoi Òrdini le com « pagnie cacciatori e procede all'inseguimento del nemico. « Facciamo ora il caso che il r eggimento si trovi iu « rasa pianura ove possa venire attaccato con vantaggio t dalla cavalleria. nemica. In tal caso egli terrà riunite e le quattro compagnie d'ogni battaglione pronte a for\ mare i quadrati obliqui o meglio la massa in · difesa ; < ed allora le compagnie cacciatori o potranno rinforzare « un lato d'ogni quadrato o meglio collegare l'uno col·• l'altro i battaglioni estendendosi sulla diagonale sieno « essi disposti in quadratq od in massa in difesa. Nel « caso poi che a quel t al reggimento anck'tsse unita una • o più sezioni d'ar tiglieria , le compagnie di cacciatori « ne sal'ebbero la scorta naturale senza sottrarre una • compagnia dei battaglioni che constano di quattro com• pagnie soltanto. « Se poi l'azione si p assass,~ in terreno così unito che « non conv enisse staccare' i bersaglieri, la compagnia « fuori rango di ogni ·battaglion e potrà rendere utili ~-servizii venendosi a serrare dinanzi ai d ue peloUoui «
Mll.JT ,\ R l
QUISTIONJ
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• del centro presentando i vantaggi di avere le teste di « colonna formate dalla stessa compagnia, e non di se• zione appartenenti a compagnie d iverse, di Tenderle • più fc,rti e é\i permettere l'i mpiego dei due pfdottoni « centrali, quarto é quinto, a r iempiere i vuoti fatti dagli • .attacchi n em ici . « Nel caso di combattinv:mto fra colontrn. e colonna: la ~ compagn ia fuori rango potrà anche venire ùtilmente im- .,. « piegata per atta.ccare uno od ambcrlue i fianchi della • colonna nemica. mentre il bnttnglione l'attacca di fron te. « Taceremo dei combattimenti di retroguardia , nei ~ qua.li conviene trattencrè il n emico più a lungo che « si possa, poicbè prohabilrn ente a llora i battaglioni be r« saglieri addetti alla div isione sarebbero incaricati di « quel servizio: 't uttavia accade di s0v0nte che un reg< g iroento debba r icorrere ai proprii elementi per pro~ teggere 1<), sua ritirata, o perch è isolato o perchè segur~ « qualche via laternlc a qud la percorsa da l g rosso del la ~ d ivisione, ed iu t.al caso nou bavvi chi non veda l'u« Lilità. dei cacciatori reggimentali~ i q uali sosterran no col « nemico il così detto cornbat de ch-icane contrastando il « terreno palino a palmo , mentre le rnf.l,sse si -port;:wo in. < posizioni favorevo li per far volta faccia a r espingere il • pen;ecL1tore . • Ci si dirà: nessuno vi contesta che si debbano esten « dere in cacciatori anche compagnie di linea ; 111a il d batta,glione di quattro o d i sei compagnie può farlo come « quello di cinque, Noi rispondiamo : pel battagl ione di « sei compagnie la cosa sta sino ad un certo punto, ma < ciò n on distrugge gli a ltri d ifetti inerenti a tal forma·« zio~e (1). Per il ba.ttagliune poi d i quattro compagni~ . (1) A noi pu.r e che p el bàtt.aglione di sei compagnie la ·cosa sta, non sm~ acl un ce-rto pii·nto, \1gua.lmente se non meglio che per queilo a cmqnc; cd twremmo desiderato che )'egregio geuer2le ayesse c1,t~rito que~ti altri clifett[ inm-enti cil/a (o?·m.a.~ione sn sci comp,v-nie , difotti che 11er Vel'o non sappiamo siano stati-fin qni i11coutcstabil11J~1te comprov_a li.
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A ><No vnr , rol.
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}62 QUISTION f • conve1Ttl lascia re tre sole compagnie riunite vale a dire • uu embrione d i lrnttagl ione . Oltre a c iò se la compagnia • che deve agire in cacciatori sarà. tirata dalla colonna, e t::tnto la sua p;i rtenza che il suo ritorno n on possono , a me no di gene rar confus ione nel corpo di essa. • Havvi ancora un altro caso in cui le quinte c0mpa• P'Die potranno venir utilizzate senza alterare l'orga« ~ismo dei battaglioni, e questo si è il più frrquente • alla guerra, q uando c;ioè un reggim e nto deve stacçare « parte della sua forza p er ta nti 8el'vizii diversi_ ~oro~ , custod ia del campo, scorta cli prigionieri, di fonti o d1 « convo,.rli, i n,:;omma fornire un distact;n,mento per motivo , qualLi ~que . Ora si è costretti a distaccare un batt,'.glione • lasciaorlo cosi monco uu reggimento: col n ostro sistema ,-invrre le compagnie di sinistra dei battaglion i riunite ·• e poste sotto il comando di un uffizia.le s_u peri ore ?os• sono nrlem pi er e por fet.tamcute agli scopi suddetti , e • quel reaa imento rimarrà per pochi giorni coi batta-. oo • o-lioni !'U quattro compagnie, rceno atti certamente a1 « ~ombat,t,irneoti in ordine esteso. ma pronti a qual unque • alti·n operazione di g ue rra. e Ria.;sumenctoci, diciamo che i cacciatori di reggimento « e di ba.itao·lione sono indis pensabili nella guerra mo' derua: e, che essi lascerauuo m aggior a.gio cziandio ai « generali comandanti le d ivisioni e le b ri_gate p~r l'im• piego dei battaglioni b ersaglieri per un·o_p e~az1one se• parnt.a . È i!lut.ile volerlo n egare, 1 h ersaghe_n ~ono una « arma s peciale la cui importanza cresce d_1 giorno ~n • (l'iorno, arma c he ha naturalme nte maggior analogia • ~olla fanteri a di linea che non colla cavalleria, coll'ar« tig lieria e col genio , m a che pure è una c_ o sa_ t_utia • diversa , e vole re accomunare le dLle fanterie e farl e , arrire di conce rto, è lo stesso_che mceppare la slancio o , de i bers,,gli<c•ri, seoza ispirare alle ma;;se quella certezza , cli es::;ere n schiara te e protette :;ui fianc hi çlte t anto
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loro abbisog:1a. Creùiamo di aver d imostrato come llè ,. il numero del battag lioni bersaglieri esiste nti sia surri< cien te per la guerra a g rosse bande loro propria. e pl'r • fare il servizio nel tempo stesso presso le divisioni "dell'esercito , nè come s i possano aumentare senza di "' rninuirne la bontà intrinseca, e come p e rciò divenga " necessario istituire i cacciatori r eggime ntali . Ora quest,o -« essendo il caso, noi non esitiamo ad affermar('.) cli e il « solo batta.glione di 5 com pagnie d i guerra soddisfa alle , condizioni vol ute di poter conservare in linea forze e sutficienti, di poter formare una o meglio due colonne , ,. e di potersi nel tempo stesso far precedere, proteggere, ,. fiancheggiare e rischiarare . da una forza tutta sua
,. propria. , Quanto alle colonne di compagnia da noi proposte, diremo perchè non le chiamiamo colonne di d ivision e·: « il primo motivo si fu per non confond8re la mente dd « lettore con la nome nclutura dubbia di divisione che « dovrebbe co!lsenarsi esclu~ivamcut e per la graud e ,. unità tattica dire lta da un generale divisionario. Jl « secondo motivo s i fu che noi srnza associarsi inte rn-c mente all'opinione d i quei tattici tedeschi ehe vorrcb• bero considerar e la compagn ia come u nità tatii('a , " ammettiamo però c0n essi che in molti casi , e n ei « t e rreni m ontuosi e boschivi priucipalmrnte, convenga « formare altre ttante oolonne quante sono le compa.gnie ,. di un battagl ione, da ndo loro il fronte di un pelotLone . « Renard ha ddfusame nte trattato questa questione ; a ,. lui dunque noi r imandia mo il lettore limitandoci ad e osserva re che ove tal ordine sia riconosciuto buono, , in nessun paese verrà con maggior profitto impicgatn « come n elle fertili pianure lom barde ricche di coltiYa« zione, od anc he nelle regioni così variate in vicinanza « delle Alpi e degli Apenn ini. Quanto poi a,l merito pia « spedoso ch e reale, che ci oè considerando la com png u ia «
}64 QU IS1'10Nl , qual unità tatti<.;a, scomparisco l'inve1'sione causa di di• sordino, r10i an<lremo più a rilento ad ammeiLerlo; e ci « pare che eolio norme additate n el g ià citalo n ostro « opu;,col,, del 18-19 si sia provveduto a suflìcionza alle « diflì.colHL p iù apparenti che reali emergenti dall'ordine « inverRo . « .N'oi vorressimo cbe nel regolamento per gli esercizii « venisse contemplato il caso in cui un battaglione in« vece di conserva rsi unilo ed allin eato , è cnstretto a « ;;eparare le proprie compagnie per b~evi intervalli e « far loro assume t' c quell'ordine che il maresciallo Bu ' orreaud chiama : bcn·cler la position; va le a dire che. le « compagnie inve.-:e di tenersi aderenti sulla stessa lme~ • approfìl.tano delle sin uosità del terreno, per mettersi , me<•lio al cop<'rto dal fuoco nemico, celare la propria é ct· « fl)rZéL e raggiuugere l'avversario esponendosi a per 1te « m inori . Che ciò si faccia alléL g uerra è indub itato, e • diremo anche t.ome in Italia avvenga raramente che q un baltngliono r imanga riunito; nè crc~diamo di andare , errati asseverando cbe tutta la campagna del 1859 altro « non fu che un lungo combattimento di piccole colonne « d i c0mp.ignia e di a ltre st<>se in ordine sparpagliato; e se ciò duuque si fa. di frequenti alla guerra perchè , non prescriverne l'eseguit11onto in tempo di pace per • rendèro tali manovre famigliari ad uflizial i e soldati? « '.\oi vorrc;::simo irn;omrna che a quei moYimemi chia« mati cli:tl vincito re d'Is ly : spéwtcition cle cobinc.t sotlen• trassero quelli ch e i colonnelli e generali videro spie« gati con successo alla guerra, nelle varie circostanze in « cui convengono. Jl
Posto così. che il battaglione di cinque ~ornpagnie sia quel lo il quale meglio convenga, l'egregio generale passa ad esarninare quai.ti debbano essere i battaglioni in o~ni r eggimento, e subito si pronunzia pel reggunento di ire
165 battag1ioni, enunziandone le d ue seguenti :>agioni preciput, l'una tattica, l'altra di convenienza particolare. 1° Peréhè il r eggimento risulterebbe così di 2700 uomini ma senza il deposiLo, forza adeguata acciocchè la divisione, constau(lo di quattro reggimenti, non abbia u na forza eccessi va; 2° Perchè nel nostro caso speciale , non conviene creare altri nuovi qu adri. Quindi per passa.re dall'att uale ordinam ent o a qucUo da lui proposto egli consiglia : che in ogni reggimE:nto venga soppresso l'attuale 2" battaglione ; la 5" e la ff' com pagnia facc iano passaggio al l ", la 70. ed s• al 3° il quale diventerà cos'J 2° battaglione; il 4° battaglione si chiami 3° ed allH s ue att u ali compagnie 11 ggi nnga 1e due compaw1ie d eposito ove esistono , creando la 2" ove manchi che diverrebbe p er tal modo la 18" del reggimento; il luogotenente colonnello abbandoni il comando del battaglione per divenire vero comandante in 2° del reggimento, ed il maggiore attualmente comandante del deposito o rimanga in sopra uurnero, ovvero se meno atto al servizio attivo passi al sedentario. Cer tamente la trasformazione non potrel)b'essere più semplice, poichè non implicherebbe a lt ro se non che I~ creazion"! di poche nuove compagnie, e la mc~sa in sopra numero di 80 mc1 ggiori. Que;:t'ultimo fatto porta seco invero uno svantaggio all'avanzamento dei capitani, ma olt rechè non sarebbe in realtà se non se momentaneo, p erché ciucsti 80 ma.ggiori dovrebbero ri pristinarsi al caso di guerra, non è " t ale p e1'ò cbe, riconosciutosi tatticamente convenirmle il sistema proposto da l genera.le Pinolli. possa esserne l'un ica cagione escludente, poichè gli interessi indi, iduali devono scomparire ù ' innanzi a quell i general i. Del resto, a noi pare, che, com-.: praticasi in rraocia, si potrebbe tenere anche porma11 c11temenie un quarto maggiore por )IILl'l'ARf
QUTSTIO?<l 166 ogni reggimento, e quet1ti qual relatore del co·nsigTio a'i amm in istrazione, anzichè il luogotenente colonnello i} q twle troverebbe ben altro di che fare d 'essenzialissimo nel reggimento. · Ma questa quistione ci serbiamo di svilupparla ampia nwnte in a ltra circostauz.a g1a prenunziata.
Il generale Pinelli dà il grado di sottotenente pel capo m usica, m isura, com'egli dice , in vocata dal buon senso e dall'opinion pub blica che ne è q uasi sempre i l saggio. Porta a 24 il numero dei suonatori pooE3ndo questo brioso dile·mma : • o · volete m usiche reggimentali , ed « allora ab biatele decenti almeno•, senza costringere i _ • colonnelli a togliere il fucile ad alcuni sc,ldati per con~ da unarli a stuonare con un clarinetto o con tina tromba, « ovvero toglietele addiritura. • . Egli aument a pure g li armaiu ol i (vedasi il quadro in fin e) e ne ha le mille ragioni poi chè coll'attuale sistema il deposito non ha di armaiuolo, e non v e ne ba pei 4 battaglioni staccati dal reggimento. Toglie · il cappellano : « e le ragioni sono . notorie e • n egate .d a nessuno; solo si tratta, egli dice, di avere • il coraggio di . soppri mere una sinecura occupata da , uomini nou S'lmpre edificanti per costumi e quasi sem • pre avversi al governo or~ che questo è in lotta con « Roma. In tempo di pace i parroci devono assistere i « soldati malati ac1;uartierati nelle foro parrocchie; in « tempo d t guerra i veri sacerdoti ita.liani, e secondo « Cristo, non si r ifiuteranno a prestare il santo luro uf• fizio a ehi m uore per la p3:tria. I cappellani possono « tu tto al più ~ssere n ecessarii n elle.forLezze (l). » (1)- In F rnnd'a : il CRpo musica è sottotenente, vi 30no 38 suona.tori per r eggimento, 3 armaiuoli, non vi ha cappellano, e metà meuo che ùa noi, ùi scrivimi.
167 · Egli diminuisce eziandio_ gli scritturalj, r itenend one eccessivo, e lo è io vero, l'attuale; « se aprite la via ai 1 scara.bocchiatori -:- egli d ice accertatevi che n e tro• i verete sempre la dovizia, ed i ca.pi d'!lffizio non no • avranno mai abbastanza; e più sono, meno fan no; ma « Italia, per essere, ha bisogno cli combattenti e non di • scritturali. » M!l.l'l'AftT
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Al punto di v ista economico il reggimento proposto dal generale Pinelli costerebbe sul p iè di guerra annualmente L. 685,2:29, cioè L. 26,341 di meno dell'attua.le, lo che in complesso i mporterebbe un'economia di due m ilioni all'anno; conviene però notare cbe l'effettivo del reggimento proposto sarebbe inferiore all'attuale di 156 u omini, differenia minima in confronto all'P.conomia ch e ne risulta.
In quanto alle altre armi dell'esercito il ge11t: rale Pi~ nelli non tocca che di t utto volo. I bersagliCÌ'i . vorrebbe lasciati come sono . Solo g li pare ch e il deposito d'ogni 1010 r eggimento potrebbe essere aflidato ad un tenente colonnello, e che il colon• nello risiedesse presso i gran comandi di diparti ment.o per poter sorvegliare e con osèere il personale dei v arii battnglioni in esso stanziati, e riuuirn e la metà alm eno n ell'epoe;a .dei campi d'istru;òone, e mettersi così in caso di acquistare pratica nel d irigerli in guerra. - Confes_siamo che per conto nostro .n on trovia mo una rag ro1rn veramente pla usibile per l'esistenza dei depositi e dei r eggirrnrnti bersaglieri, in tempo di_pace sopratu tto; la Fran cia, l'Austria, la Prussia, la. Russia e t utti gli altri eserciti h anno i loro battaglioni completa mente indipendenti l' uno dall'altro, anehe ammin istrativamente, e ciò, a. noi pare, assai conforme all'i ndole di q1Iest'arma. Il generale Pindli soggi unge che quando i reggimen ti
QliISTIO:'il
MILITARI 169 agli esercizi i' violenti , ai s~lti di barriere e di siepi , ai · steeple-chase all'inglese, e qui pure ha tutta la ragione.
rii lineD possedef'sero truppe_ h-'ggiere loro propri~, i 36 attuali battaglioni d i bersagl ieri nou solo sarehhero sufficienti , ma darebbero m ezzo di forrn,ire u na divisione sc:elta di 10 o 12 battaglioni, i quali addetti al quartier gt-!nerale principale , e posti agli ordini di n n generale e ne rgico e di buoni colonnelli dareb bero una r iserva eccellente pei momenti decisivi e per particolari R'!)edizioni; gli altri battaglioni egli darebbe alle diverse d iv is ioni, non occorrendo che tutte ne abbiano due, m_a basta ndo aggiudicarne due a quelle destinate ad agire in paesi mòntuosi. Consiglio questo criteriosissimo-. L'artictlicria e0'li dich iara - e nol si può negflre - a o e, t ,11 g r ado di perf~zione da reggere a1 paragone cli quella di q ual unque altra potenza. S11lla cava lleria l'egregio generale si a~;tiene di prodecis i va.men te; ma trova la cavallr.rin ptsante q uasi iuutile in Ital ia, e più che sufticicnte. se non troppi quattro reggimenti, su quattro sqw,droni attivi ed uno d i cfoposito - avvis o questo assai a.,:sai controversa bile. Per la leggiera. egli attiensi aLJ'aHuale ordinarr,ento; ma ·consigl ia. la soppressiùne ddla carabina, volendo tutta la cavalleria armata di lancia., sciabula e pistoloJ1e. IL reggimeuto guido egli consig lia spartir-e i n squad roni com• pletamcnte isolati , a.W1ccatj ad uno per ogni gran cornanJo, e formati d i provetti caval_ieri cbe sappiano tutti leggere e scriver e, orient arsi, ca1cola.r le distanze al passo, al trotto ed al galoppo, epperciò dar lo r o un'alta paga. Questo sarc1bhe invero l'uuico mezzo di avere buone g uide [l cavall o, che ora, convien pun'"! confessflrlo , non ahbi ,11110, m e ntre il r eggiincnt.0 g uide attuale non è nè pi(1 11è meno che u n a ltro regg-ìnwn to di cava1leria, epperò ' n iente corrisponde alla sua es,;enziale destinazione . .EJli sugge risce infine d i addestrare la nostra cavalleria ll u oziarsi
(.;l. r '
Un u1tirno capo il generale Pinelli consacra alla sudd ivisione ch'egl i vorrebbe nel regolamento per le evo- · luzioni- cli linea in scu.ole di reggimento,. di brigata e d i divisione.
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· Nella prima egli comprenderebbe ad ,un dipresso la prima parte delle attuali evoluzioni d i linea; n ella seconda vorrebbe concretati i principii della tàttica combinata, entro i limiti della sfora d'azione di una brigfl t~ in guerr°zi ; nella terza, cioè nella scuola di di visione, i principi 1 stessi, ma su più ampia scala , come forse La fatto il Decker nella s ua Talt-ica divisionaria. - Òrcdiamo però c he la compilazione di un regolamento di tal fatta presenterehbe gravi d ifficol t à, tal une d elle quali- sarebbero i osol u bili, poicbè se è già assai scabroso i l comp assare - come inn egabilrn eute richied esi da un i:egolamento - le evoluzioni di un'arma sola, ovvero sia la tatti ca elementare, la cosa dive nta scabrosissima., per n on d ir impossibile , trattan dosi di m anovre combinat e, cioè di tattica com binata. Di questct si ponno far trattali, ma non g ià regolamenti, nel senso dì tal parola. Nella sua conclusione, concepita in quei termini franchi e leal i che sem pre usa il generale Pi n elli, e ben caratterizzano la sua indole dì bravo m ilitare e di vero patriota, d ir igendosi ai ra,ppresen tanti della nazione egli loro consiglia di pond erare hene questa importan te m assima di Napoleone· I : Un buon gene1·ale, buoni quadri, ima buona o·r ganizzazione, u.na buona islr1.i,zione·, uma
disciplina severa, fiwno buone tntppe indipendentemente datta causa ÌJer la q1,1,.,,te si bc1,Uono .. .. . ,'. e soggiunge: • Astenetevi dunque dal form11r n uovi corpi ; lasciate sì consolidi sulle proprie basi
« che ìl nu0vo edifizio
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lflf.l'URI
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QUIS1'l0Nt
prima di sopraccaricarlo di altro peso: frenate fa. febbre , di acquistar gradi per intrigo e non per merito : e incoraggiale coll'imparzialità e con eque ricompense i « vecchi soldati a restar nelle fìle della giovine nostra « armata. Fate le economie possibili (o sono molte), ma « respingete quelle dannose alla disciplina, e che tende« rebbero a d iminui re il prestigio che meritamente cir' conda uomini che fecerCl trionfar la bandiera italiana ! alla Cernaia, a Casielfìdtirdo, ad Ancona ed a Gaeta. , Chi non potrebbe plaudere ed associarsi a sì nobili e generose espressioni ?
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G. G. C.
LA VEf'(EZ!A COL SUO QtJAOR! LATERO
173
dell'anno l 8Gl l 'opuscolo Der B esitz Verleziens und die Beclrut1mg d<Js -neuitalischen Reiches, si sarehhe creduto che
LA VENEZIA. COL SUO QUADRILATERO DI FORTEZZE ANNOTAZIO~l CRITICHE ,.,ro1mscolo c!ol siano•·
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J.\'.C. B
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Dopo la ve rs ione da noi data dell_o scritto del I3'.ffart su' Venezia e sulle fortezze del quadnlatero (1), cred1a~o possa interessare il lettore di conoscer ~ come qu~:-;to scritto sia stato apprezzato nella Ocrmarna ;_ a ~uest ogetto facciamo seguire il seguente articolo d1 c nt1ca,_ ch_e :bbi:uno tolto dal Literatur-!Jlalt det· Allgemcinen ilhli lar Zeiturig, N. 27 del 4 luglio 18G3 (R. 7). Dopo che venne alla luce i_n Bel'lino n ella prirnavera } (l) V cdi Rivista militare italiana, anno v111, YOl. 1umc u , pug. 100 e 247.
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pag. 22 L e vo-
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qL1esto soggetto fosse già s tato b a.sta.11!.em cnte esau rito, e che su questa quistione fosse già stata pronunziata l'ullima parola. Se tuttavia furono scritte moltissime cose su questo proposito, ciò v en ne dalla importnnza contin ua, che ba il possesso del Veneto, polit.icamcnle e strategicam(.>nte considerato nelle sue attutil i rel azioni , coll'eq uilibrio europeo . Fra tali scritti meritano menzione particolare quello di Bonamy B1'ice • Venetia, assai spiritoso, ma a ppr opriato più specialmente al p ubblico ing lese; le repliche ( En/gegnungen) del Giornale militare austriaco e gli studi com mendevolissimi del maggiore sardo Corsi, inserti nella Rivista militare italianct. Qu al unque sia la direzione che prenderanno le on de del mare politico <-!elle grnnc'!i potenze d'Europa, nella decisiva l otta della g rande conifograzione, che si avvicina, starà sempre io prim' linea il teatro della guerra del Veneto . Venezia e le forte,,ze del SLlO quadrilatero saranno considerat,~ sempre come punto centrale della situazione militare: qual maraviglia adunque che ogni atto ed ogni pensiero vi sia r ivo lto . L'autore signor Biflart, già cono!;ciuto per precedenti opu scol i e stud i sull'Ital ia, ha con r etto intuito riconosciuta l a sfera che offri va il pi ~1 vasto ed appropriato campo ai risultati delle sue assrunate e dettagliate osservazioni , qua nt unq ue su questa mate ria si avessero gli opuscoli in abbondanza; e l'operetta del signor Bifl~rt, può considcr.irsi come un vero ed indispe nsabil e completamento dell' altra g ià citata Der Besitz Venet-ien. Se in quest.'ultima le idee sono svolte in più -rnsta proporzione e stanno collegate alle grandi quistioni europee, gl i s t udi del Biffart se ne possono riputare il complemento, qualora non si considerino i suoi ragionamenti , altrimenti che sotto l'asp etto militare importantissimo.
LA V~NEZIA 174 Niuno certamente potrà credere che èon tale premessa vogliasi subord inare o posporre il libro Venetien a questo. E molto meno ne ha avuta intenzione l'autore medesimo, il quale con franchezza .schiettissima e laudevole, vien di mano Ìn roàoo palesando le fonti, ove ha attinto, ed alle quali con molto criterio sa collegarvi le ~ue deduzioni, cosicchè nel suo scritto; incominciando dalla sua fioritissima prefazione sino all'interno angolo dell'Adria, ricordiamo tal volta qualche nostro antico conoscente. Diremo che se il Der Besilz ci rappresenta la quistione del Veneto soilo l'aspetto politico e specialmente sotto q uello politico commerciaìe, ovvero sia la cosa: - l'opuscolo del Biffart invece ci rappresenta la 1·ealtà cioè l e co_ndizioni geografiche, militari e fortificatorie, promovendo con molta chiarezza la cognizione di un sì importante oggetto. Quest'opera del Biffart ci indica il suo vero punto di v ista politico, non che l e sue vedute strategiche, nelle quali sebbene non possiamo convenire per ogni punto, ne parleremo però in appr€sso. Colle osservazioni e rettifica'lio'ni, cbe noi fa1;ciamo .al complesso delle sue cons iderazioni, noi non intendiamo di farg'liene una critica e rnolto meno di biasimarle, ma crediam necessario di ciò fare piuttosto come complemento' di quanto l'autore intend~ appunto di far conoscere al mondo.
Nel primo dei sette capitoli, in quello che tratta della natura dei confini e del suolo, l'autore trova modo di stabilire uua frontiera naturale al Tirolo meridionale; ma schietta,mente parlando, non tròvando noi bastantemente chiarb il senso delle sue p arole ne trascriviamo tutto quel periodo che così. si esprime: « Fin dove il confine germanico verso l'Italia si con« giunge all'alta cresta delle Alpi, si àccordano nei loro e varii rappbrti anche le demarcazioni confinarie politiche
175 < e le naturali; ma più in là verso occ1·de11 t e, 1·1 con firne · « nat~ral:, eh~ deve_ seguitare la demarcazioue fl uvial e « dell Adige, s1 dovrebbe internar troppo nel cu,ore del • T1rol~. E per . converso il territoriale federale tedesc~ • d el Tir~lo. meridionale si addentra di troppo nell'ele• lìmellto 1taliano verso il sud' e troviamo ., 1·1 coh · perc10 1 nat 1rale indieato da una linea, la qua.le dopo se« gu,ta la catena prineipale delle Alpi Fassane sopra lo « Zangernberg: alto 7660 piedi, varca la valle dell'Adì ·e • a Saluru, giunge a-ll'emidclo formato dalle falde -• Nonsberg e del Sulsberg presso la Zufallsspitze alta « 9390 . d. · . pie 1, e d a·11 e ghiacciaie sulle somme vette ' delle • Alpi _O rtler, e così di seguito sino al vertice del monte <• Stel v10 (Stìlfteriok) alto 8611 pi'edi· ed alle . . . ' , v1cmanze , • d~ll.a cima dell'Ortler (O]terspitze), alta 12000 piedi. • L a utore non dà a questo suo concetto ulteriore conseguenza ; ma noi gli domanderemo qual è il motivo che lo. trasse . . , su questo argomento? Una volta ehe- una ' qu1slw.ne e. m~ssa in campo può anche venire raccolta da altn qumd1 soggiace a lla critica . · , che l',,..utore "' me d esimo non credette apporvi . · _ COL SUO QUADRILATJ!:RO
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La nostra opinione è che in qua.nto al Tirolo, militarmente ,par'.ando, sono soltanto a mmessibili due frontiere verso l Italia, c10è la frontiera attuale oppure quella del . Brenner. Frattanto nulla havvi che abbia potuto far re~utare come affatto arbitraria la frontiera i ndicata dalI au_tore, essendo questa cattiva ' consideFata da.I lato m1l1tare, perchè_~roppo accessibile, e non conforme alla etnogr~fia del paese; a quale però delle due frontiere debbas1 fortement0 tenere, l'autore risponde chiara.mente nel l l corso · . della sua opera · Forse · Jo studio di es • sere troppo )lett~vo' condusse a m,ale intendere quei rapporti concreti, che non possono avere stabile fondame t Il d ' Il o. secon o capitolo tratta della plastica del suolo lom• ba,rdo-·veneto ; e spiega in modo assai soddisfacente il
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176 concetto dell'autore : appa1esanclo distint;imente la sua ·f tta cognizione dei caratteri del terreno . pe1 e C · · · 'd fiche l1 I) fOJ)Osito al terzo capit.olo: ondizwni i 1·og1·a i ' 1 • · · f nè a Godohbinmo osserYare che non vi esistono poo J veroolo sul ')lincio, n è ~ Pieris sull'Isonzo . . Rig uardo alle condizioni del livet,Jo del Pol0sine, e~ alle manovre d'acqua, sem bra che l autore non ne posse,:wa t.roppo esaUc informazioni. . . " ° cr n rale l'ortografia dei nomi <lelle locali Ut e d1 a1tn . . 1Ll 0 e e . on·,'retti è sbagliata s icché talvolta s i è indotti 1:1 errore; o~ 1~er ese01 j)io il pont.e di pietra della ferrovia presso_ co,,i ., · . .. l d· nle di Verona è chiamato eisenbnicl,e' che vuo ir~ po . f .. me ntre invece dov€a dirsi. eisenbahnbrucke, p onte [errovia. ll forte Hl iwaty presso Rivoli, figura sempre
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col nome di Clap?,dy, e<.;c. . . . . Nel quarto capitolo descri:e con roolt1ss1ma rntel~i~ gcnza le condizioni della colti ,,azione, le q u,ib sono ne. <.;hissime: questa descrizione tiene il mezzo fra la .descn: zione topografica, e la vivace e pittoresca narrazione d1 un viaggiatorE:. . . , . , N el quinto capitolo : Comunicazioni, l a.ut ore è rnc_o_rso i n q nalche errore, riguardo ad alcune d 1sta~ze, cos1 . Da Verona a Bolzano sono 21 e non ;2::> leghe;
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18 Da Bolzano ad Iunsbruck 16 /2 , 1 Da Landeck ad Innsbruck 10 / 2 , 12 20 Da Tarvis a Trieste piu di 22 » 1 31 Da Tarvis a Bricen 3 2 /l , . 6 7½ , Da Padova al Po , Da Le<macro a Mantorn poco più di 6 e n on 5 ¼ leghe. Nel con;put: re le tappe militari l'autore us~ d ue m e ~ todi di misura. In un luogo (pag;na 167 , dispensa d1 novembre) è det\.o che il tratto da ln~shruc k a Bolzano, ha 18 leghe, ossia 6 g iornate di marcia, m entte altrov e egli divido Ja d:stanza di 18 leghe tra Verona a .Vicenza e Venezia in 4 giorni di marcia e le 21 leghe da Legna.go a Venezia in 5 marcio.
177
Le· considerazioui di questo quinto capitolo soq,o generalmente chia.re, relativamente alle d iverse località territoriali, però lasGia d esiderare magg ior chiarezza di espressioui più precise o logistiche indicazioni s ulle marcie, sulla forza della truppa e s imili dati. Sarebbe altresì desiderabile che l'autore avesse tenuto proposito delle comunicazion i che s tanno fuori de! quadrilatero, o nde si potesse veder e più distintamente i loro rapporti . strategici col teatro della guerra. Il capitolo sesto, che tratta delle fortificazioni, è quello più pr egi evo le, e che può m aggior mente interessare il militare. Però sulle t ecni c;lie part.icolaril/1 delle opere di fortificazione, l'autore non lascia scorrere una parola d i più di quello che è iudispeni::abilmente necessario a motivare il suo rogionaweoto: egli procu ra di soddisfare le pretese di ci ascu no, sia che intenda difendere imm ediatamente od aBsalire le/ fortezze del quadrilatero, appunto perchè egli desitiera limitare il suo gi.udizio, soltanto a lla sufficienza ed alla pe1fozione di queste opere ed allo scopo per cui furono stab ilite. Con tutta la chiareu a possibile l'autore con la sua descrizione dimost ra come le condizioni è.l'lle fortezze <lei quadrilatero corrispondano pienarnrntc all e esigenze stra tegiche del teatro della g uerra e co me .corrisponi:leranno nella parte , che loro spett8rà alla difesa del Venet o . Voglia.mo cionondimeno sottoporre ad esame il suo rag ionamento su l sistc.nna di fortificazioni stato adoU.aio. Dobbiamo si)ecialmente r imarcare che quell'abbozzo, c h 'egli dà delléL testa d i ponLe di Borgofor te , non offre a l le ttore una idea chiara e· precisa come quest'opera s ia r ealmente: noo accenort s u q uéLle delle due ri ve sono erette le opere , so sono sopra d i una sola riva, ovvero costruite su tutte due. E di queste opere ve ne sono realmente più di Lre. /ls-.,:.o vw, vnl.
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178 L.! n.NEZU BQrgofvrtc non è loutano da .Mantova s0ltanto .leghe 1 l [2, ma anzi 2 kghe. Ndla, descl'izione di Verona egli ha fatto cenno d i u4 ponte cli piLL, sebbene tutti snppiaoo che fuori della porta S. Giorgio nou. vi esista ponte sull'Adige (1) . Nell'u ltimo capitolo l'autore rrnrla dello r elazioni che ha questo teatro di guerra colL\.ustria e colla Germania e qu1Yi egli si esprirnr con chitlrezza, viY;iciHt e modi persuasivi, sia sul rapporto strategico , come su quello politico e co;nmerciale. Non possiamo però convenire n ell'idea dell'autore, laddoye egli accenna che l'atto fìnale della lotta dovrà consistere « in una battaglia rlifensiva con base offen siva, « appoggiata alla c:ttena dei forti di santa Lucia. • Come già abbi-amo fatto comprendere prima, l'aut or e con troppo zelo per l'ol)biettivitit, abbandonava il terreno dello relazioni positi Ye, perdendo d i vista il fondo della politica scena, sulla quale, 1.1resto o tardi, si rappre~en• torà sul teatro di guena italiano, la 1Jrossima guerresca decisione. Non possiamo comprcndC're come una difensiva battaglia pres~o santa Lucia, potrebbe d i venire l'atto fina le, e ciò l;i spit1ge a chi\•Ùert: qu:d vantagg ioso risul Lato finale si olLcrre!,b~, da qn,d:;iusi parte si rivolgesse la Yittoria. Olausew itz stesso rwn ;;i è 1rn, i pn1n unzi::ito tanto assolutamente riguardo ad una tale difensiva, contro la quale appunto ora ::;ollevasi l'opposizio ne per indicare h s uper iorità ddl'e lemouto morale dell'otfunsiva, cou tro quello geografico tendente alla dJesa passiva. L'autore nd suo concetto insinua bon sl l'id ea di una b ase offensiva, ma siccome non accenna nè la direzione, nè lo scopo di questa. off<'nsi va, e poichè dal suo scritto (1) l·! parlando di ::\fautoYa non ha parlato di due novelle opere stac(Il T.)
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ìntìero apparisce come egli ignori ogni effot.to dL·llc fortezze del quadrilatero al di là d el Mincio e del Po dobbiamo ri tenere ch'egli inte nde sbandita anehe questè; offe nsiva entro i coofiui tattici del campo di baLtaglia , od abbia soltanto impiegata quell'o,;pr cssione par acq·,.i,it d e conscience e come frase oratoria. È bensì vero che l'autore in1itolava la sua oper etta: Schizzo militare geografico, ma ciò non ostante n on ne deriva necessariamente cbo rlebbasi far conto unicamente dell'elemento geog rafico a òetrimento dell'elemento -strntegico. L'elemento stl'ategico non si lascia tanto facil m e nte svin colare dalle condizi on i fondam enta.li d ellu. politica, le quali imprimo110 in ultima instan.za i prin c ipa li lineamenti dell'aiione. Quindi può essere lecito di faro la <lomanda., sé qui la troppo gra nde obbiettività debba compa rire come il motivo dell'imperfezione, ov vero se l'auto re con una riserva diplo matica, non osanclo limitarsi a porre il quesito, procurasse invece di sehiYarla. ~ecessarianiente c iò anebbe rloYuto coudnrlo alla conclus ione, come la fut u ra bellica decision e non possa affidarsi intieramente alla difesa ed alla conseryazionc del quadrilatero, e che al contrario queste non solamente . sono un mezzo per ottenere favorevoli <;ondizioni di pace, m a eziaodio servir do\TanÙo qual punto d i partenza di un'azione m ilitare, allo scopo di ristabilire nella peniso.a un dureYole e sostenibile stato politico. La fro ntiera vagheggiata dall'autore, della qua le a piiuntJ abbiamo chiesto le ragioni, abbraccia tutto lo appre zzamento d el VPneto sotto un aspetto esclusivo, non r e ndendo ru.gione di altro, se n on de l valore difensivo delle fortezze de l quadrilater o . Afalgrado questa riserva. noi do bbiamo confessare che i ra gionn.meuti d i strategia dell'autol'c sono baf'ati sopra sane o razionali idee, che otte rrebbero il lvro e!Ti::tto/ arn,ho sopra più vasta scala.
180
LA VENEZIA COL SUO QUADRILATERO
L'autor e associandosi .agli scrittori militari che trattarono questo argomento , conchiude che perdendo la linea dell' Adìge , rimane scoperta ]a Germania meridionale, la linea del Reno sarebbe spuntata di fianco e l'Austria ed immediatamente anche la Germania si troverebber0 respinte ed escluse dal mare A<ilriatico , sottomesse alle tariffe _straniere. Questa esclusione dal mare avrebbe incalcolabili conseguenze per l'avvenire del canale di Suez. Non devesi far r improvero all; autore se · in questo capitolo non si trovano molte cose nuove. Tutto è così , semplice e chiaro, che, anche col volgere e rivolge/e dell'argomento, non s1 r iuscirebbe ad ottenere nuove idee. Una quistione politica tanto vasta, non sarà mai bastantemente posta din anzi al foro della pubblicità. Ci è ben nota l'opinione della grande massa della po~ polazione del.la Germania sopra questo principio , ed abbiarno sempre presente alla mente, qllale fosse il sentimento che ]'animava nell'epoca dell'ultima guerrf. Abbiamo sentito diversi nostri compagni d'armi delle t1;uppe germaniche, i q uali hanno compreso il senso della qnistione siccome n·oi lo comprendiamo. In complesso noi facciam plauso allo scr itto del no~tro camer ata Biffart, il quale r innova quel sentimento, che noi proviamo e che lo prova.no tntti coloro che nutrono un vero senti mento germanico. Oltre a ciò quest'operetta è commendevole dal lato lopografìco-{Òrtificatorio per og nm;o che ·voglia addentrarsi nello studio della quistione delle fortezze del quadrilatero, e che non possa farlo sul luogo medesimo .
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NOTJZIE SUI,LA
CAHPAGN!. NEl1LO SCHL.E SWIG .. Si legge nella ~lilihlr Zcituug del t O febbraio t 864 : (Dal /e(l/ro della g1tcrr11).
Noi desideriamo per più d'un motivo che non si rea~ Ezzino le sanguinarie speranze che da taluni si collegano col repenti no abbandono del Dannewirk, ad onta che questo avvenimento ci autorizzi a considerare come terminata se non la campag na almeno la prima parte di essa: noi diamo oggi, colla scorta delle ultime r elazioni un breve sunto delle o,peraz_ioni delle truppe austro~ prussiane dal principio delle ostilità fino allo sgombro del Danne,virk. l;e requisizioni imposte dai Danesi ed altre vessazioni mostrav-ano troppo chiaramente come il governo danese te nesse in conto di vuote minaccie tL1tte lé misure prese
182 dal comandante in capo dell ·armata confederata, oppu-re che esso, fondandosi sulla longanimità dell,CJ clue gran cii potenze , credesse poter a.ppcofit.t.ar e del t ermine concessogl i per clepredare completamente lo Schleswig. Il 111ar1~sciallo \Yrangel, conoscendo l'importanza della situazione, si decise ad agire prontamente e, contro l'aspettazione generale, incominciò la sua rnar cia i l 1° fobhraio . Da parte dei Prussiani vennero per(;iò destinali il 15°, 24°, 50° e 64° r eggimenti <li fanteria, 1'11° reggimento ulani, 9 batterie ed in seconda linea la d ivisione della guardia; da parte degli Austriaci le briga te Oon dreco urt e Nostitz, ~ille q uali tennero clietro le !mgnte 'fhomas e Donnus e la hrigala di cavalleria. I Danesi consci di ci0 ritirarono le loro truppe dalrEidl•r, meno ;:i lcuni pi·cç;oli ,naniposti, e cerc:aron o d·irnp0.d in• la marcia degli al leati , col far saltare o incendiare il ponte, ma inutilmente. All'ora precisa indicata si misero in marcia., gli .Au;;t1·iaci sull'ala sinistra, ed i Prussiani sulla destra, que~l'ult.irn i <:on lieve fatica p assarono il pon t e (ch e sembra esser e piuttos~o u na chi usa od un ponte lenitoio) p resso Levensau scambiando alcuni colpi coi dragoni danesi, che si ritirarono prec.:ipitosameotc senza èbe, almen o dei I)russian i, r estasse alcun feriìo. L'obbiet tivo dell a marcia era Misunde e le disposizion i del foldmaresc iallo sembra-vano accennare ad un serio attacco di qu<:>sl1> pu • to. Nel 1818 illjsundo Yennt> presa dai Tedeschi gu idati da Von der Taa n, con percli te proporzion ata men te piccole. I Danesi, approfittando dell·<:>spcr ienza, r adunarono tutto ciò che poteva contribuire a fortificare q11C'sto punto (qu i , e presso la costa a Kappèl trova11si i suli pun ti dì passaggio ·sulla Scblei) ed un rap ido sgua rdo all e fortificazi oni ivi costrut te , fa nascere la co11Yinzione che nulla si P? trebbe ottenere , anche con sacrifici , contro una piazza fortificata ed armata in tal modo. Egli è per ora difficile il deler min1tre so q ucsta fosse
183 la convinzione del fe ldma1·esc iallo prussiano, e se con un attacco egli non cercasse che di volgere l' attenzione e tutte Je forze del nemico su questo punto, oppure se, sccondat.o da uu attacco combilrnto dag li Austriaci , c:ontasse decisament e .sopra. un successo, e s i sia volto a destra. s~lo dopo l'infruttuoso cannoneggiamento del 2 febbraio . A<l Eckeoforde, ove la strada si prolunga por un tratto vicin issimo alln. Ppiafrgia, tentarono due cannoniere a el icc danesi d'inquietare la marcia clclle truppe prussiane, ma furono ben tosto costrette alla ritirc1ta da clue batterie da campu. Finalmente accennnrono i Danesi alia r esistenza . Il reggi111ento fucili ('ri di Brandeburgo N. 35 ed il reggimento di fanteria N. GO (lka11dehur~o), resi,in• sero ben presto il nemico dalle trincee di0tro il ruscello di Kosel , fino dentro la trmcicrata ?i-Iis~, contro la , quale il giorno 2, venne aperto é mantenuto da settantaq uattro pezzi un c1u111onPggiamento di sei ore . Quei;to non ebbe però alcun risultato, e così pure l'assalto dato p er beo tre volte dHi snnnorniuati re~girneuti e singoli b attaglioni del 15° e 24• regginienti. Animati dalla. pre.senza dei gcnern li, poscia del principe Cado Federico e del loro comandante in c11po, i Prussiani si slanciarono all'assalto con entusiasmo, ma inclarno; essi dovettero desistere soffrendo una perd ita di 200 o 300 uomini tra m ort i e feri ti. l\ELl,O SCH I. l:SWIG
Nell'istrsso tempo che i Prussiani si erano pure messi in movimento sull'ala siuistra gli Au,-lriaci. L'interriJ • zione delle comunicazioni e segnat amente la distruzione d el p onte della ferrovia !sulla Sorge, ern d i grande ostacolo al rapido avanzarsi <legli Austriaci, dopo che questi si erano, senza gran,:e rcsislenza, ìmpaùroniti del Kronenwerk, come dava ,·dtrcsì c.a.mpo ai Duue~i di l'adunarsi e chin111nre rinforzi (falle :-pnlle. 11 3 febbraio sulla :>inil,tra òel Selkc-rmoor;; fra Lot1orf
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LA CA \Il' IG!\.,I.
NELLO SCHLESWIG
e Geitorf lò,, dove la ferrovia s·incroria colla stni<la maestra di R endsburg-Schl eswig , ebbe luogo il primo scont.ro. Il tenente maresciallo barone Gahlcnz ed il nit1 gg-iore generale conte Gondrecouri, 11 qual ultimo comandava la brigata d'avang1wrd irt, <1ttacca rono senza i ndugio i Danesi colla ruag;;ior ei;iergia . li 18° ba1taglioue ca cciatori ed i reggiinemi "ìlfartini f: ne di Prnssia, cati.carono per ben tre volte i Drrnesi rilla baio_n elta, ed ogni volta li scacciarono dalle loro posizioni. Da un rapporto del tenente marescinllo harem WrangPl · dal quarticr ·gcuerale di Dnmruclorf, 4 febbra io, appreu• diamo i seguenti dettagli: • All'altezza di Lottorf e Gett0rf, l'ava nguardi a della Jt> « colonna brigata conte G,ndreconrt. si Rcon trù dapprima , con due sq1iadroni di cavalleria danese, i quali dopo , alcuni colpi si ritirarono; dietro sulle alture s i mostra• r ono sei battaglioni danesi con una o due batterie , « le quali aprirono tosto il flloc0 contro l'av anguardia • austriac.a. « Le l. l{. truppe col. 18° br1ttagl ione cacciat ori alla , testa ' sostennero il fuoco,· ed ess0ndosi avanzata una , baUeria e due altri battaglioni, esso attaccarono il ne• h1i co alla baion etta . I Danosi che Ono allurn aveano , mostrato gran sang 1le freddo e fern1c1.za n €'1 fuoco , « non sostennero qucst,'ass<ilto, ma dett,ero indietro. E!'isi « presero nuovamente pos izione sulle cireostanti colline, , ma vennero pure s loggiali alla baionetta, allo rchè il « generale Gondrecourt fece avanzare aucora <lue baLta• glioni ed uria batteria. Ober-Selk e 11~ acli;1centi forti • posizioni cli Kèinigsberg vennero prec;;e d'assalto. Le • due batterie austriache de1l'avangm1rdia ,onncro subito , piazzate sul conquistato rno11tn cd aprirono il fuo co , contro i Danesi che si ritiravano vé rso il Dannewirk. « Il 18° battaglione cacciatori copriva le batterie sul « Kouigsberg. I grossi pezzi di c·ui ·era armata una trincea
« dan ese récentcmcnte costruLta, inèomiuciarono ora il
• fuoco contro il Konigsberg che vi ri!:'pose vivamente. « T proiettili dei cannoni danesi sorpassa\'ano di molto il • Koni;;;sberg . La brigata Gondrecourt ba sofferto gravi p er' dite, n,a degni di ammirazione furono in tale circostanza « la previdente direzione e sangue freddo del tenE.'nte , maresciallo barnne Gablenz, non che il risoluto con• tegno del generale conte Gondrecourt e la bravura • generale delle truppe. • Lo splendido ed insperato successo della pr0sa del « Konigsberg , co_mpensa appieno le perdite sofferte. « Il 9° battaglione cacciatori (brigata Nostis) ba pure << preso parte al combattin1euto ed alla vittoria. • Non si h anno ancoro. dati precisi sull e perdite dei • Danesi . Molti morti e feriti restarono sul campo: ven« n ero presi più d i cento prigionieri ed un cannone., che « v enne t oho d' n,ssalto dal l.8° battaglione cacciatori « austriaci. « Nell'ultima parte del combattimento sulla strada di « Oberselk, bo v eduto colle l oro A ..A, R. R. il principe , della corona ed il principe Alberto (padre), i l principe « Federico Carlo cd il principe Alberto (figlio), già arri• vati p er ricevere le ulteriori disposizioni. , Durante il combattimento si era pure avanzata la « divisione dell'infanteria della guardia prussiana per « occupare, secoudo le disposizioni, la linea degli avam• posti. • La colonna che si avanzava sull'argine (chauss;:e) « verso Schleswig ur tò colla testa (la 10" eompagni·a del « 4• reggimento granatieri della guardia della regina) a « J agel nei Danesi, i quali aveano occupato il villnggio « con 1600 uom ini e 4 pezzi. Due co mpagnie austriache « comparvero nell'istesso tempo dal lato dell'est del vii« !aggio ed in unione a queste si dette un assalto com • binato. Al secondo attacco i Danesi v ennero sloggiati
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LA CA llPA(;N A
• da Jagel e s1 ritirarono nel Dannewirk. Solo un fuci« liere rimase ferito fra i Prussiani che presero part e al ' • combatti mento. •
La parte più difficile dell'assunto rimaneva ancora da sciogliersi, e l a presa del Dannewirk sembrava esigere numerosi sacrifizi, quando tutti furono sorpresi dalla notizia che i Danesi aveano evacuato Schleswig ed il . Dannewirk senza r esistenza alcuna. Quasi nell'istesso tempo si seppe che i Prussiani aveano passato la Schlei al nord-est di Missun de presso Arnis . La ritirata dei Danesi viene ascritta a motivi politici; questi possono bensì. aver vi influito, ma è ind ubitabile che essi si ritirarono per motivi pur amente militari, e ·giacch é essi dovevano ritirarsi , non volevano esser tagliati fuori dagli alleati, che orna.i li ine;alzavano ai fiancb i ed alle spalle ed esser così costretti ad accettare combattimento. L' ulteriore condotta dei Danesi ha g iustificato le nostre previdenze. Essi continuarcno alacrarrwnte la loro r itirata verso Flensborg, ed uu d ispaccio del t enen te rnarescia1lo barone Gablenz da Lottorf la sera del 6 febbraio , n e partecipa su di ciò quanto segue : • Alle 8 l 12 del mattino è incominciato l'inseguimento «·cogli usseri cbe, aiutati poscia dall'artiglieria e sotto « la m ia d irezione., giunsero sino ad Obersee. Là, unita• mente alla brigata N ostis diedero u n sanguinoso com• battimento; i Danesi opposero la più ostinata resistenza; « le I. R . . truppe p ugnarono con . incomparabile va• lore . Restarono in nostro potere sei grossi cannoni , • molte munizioni , mat eriali da ponti, ecc. ecc., e 200 « prigionieri. Il colonnello e il tenente colonnello del reg• nrrirne nto Re dei Belg:i·i sono gravemente feriti. Domani « rnai:c ia m o in avanti . » I motivi che spinsero i Danesi ad abbandonare il Dannewirk determina1"0no pure l'evacuazione di Flensborg, V
J'ilU,tc, SCHL!cSWJG
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ed i Danesi n on ponno sostare con sicurezza che nell'isola d'Alsen e r elativam ent e a Duppel, oppure nella Fionia rdativamente a Fridericia. Queste due posizi?ni sono, dopo quella del Dannewirk, l e p iù importanti , i mp erocch è esse congiungono l e isole adiacenti colla pe-· n is(.)\a ed offrono al n emico uu sicuro rifugio, ove fosse costretto a sgombrare la penisola. . La posizi;;'ne cli Diippel consiste nelle trincee e ne:la isola d'Alsen . Fra il seno di Apenrade e quello di. Flenshrir6 giace la penisola di S undwitt la quale divisa da l l'isola, cl'Alsen per mezzo del ca nale d'Als (Alsmnd), largo_ appen a da 350 a. oOO pa,,si, una continuata catena cli colline corona dalla parte di terra questa p euisola e forma propriamente la po~izione di Dù ppel. Sette massie;ie opere s ullcl cima di q 1,1este alture presentano una fronte~ Jortissirna all'ovest, e l'appoggia no coi due lati al mare c.;b e ivi è tanto profondo che le navi da guerra possono cont ribuire al la difos,:i . Questi forti sono armati cli 100 cann o ni di oTosso caìibro. La loro distanza dall'Alssund è o cli 1500 a 2000 passi, il quale spazio può servire d_i piazza tl'ctrrn i ad un eser ci to . L'esercito p uò rig uadagnare la vicin a isu1a d'Alsen, il vero ridotto della posizione, mediante due ponti i quali sono mun iti di due teste di ponte. Simile alla posizione di Di.ippel è in general e q uel1a di Fridericia . li ridotto è quivi formato dalla città for ti fìcata unitamente al la testa di pont e ed alla vicina isola cli Fuhnen . La: posizione pt\ò contenere un esercit o di ;20,000 uomini. Il braceio di mare che separa. l'isola ha una ln,rghezza clai 2400 . ai 3000 passi. Secondo gli u:timi bollettini il q uarticr gP.nera.1e del genera.] in capo harone "'vVrangel si trova a Glucksburg; apprendia mo che il corpo cl'a.rma ta prussi.rnu è in procinto di ope rare il pass1;1ggio sulla peni~ola di Sm:idwitt ondè arrestare quivi i Danesi n el caso che essi cercassero di guachignare lo lrin cee cli
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L,\ CAMPAGNA NELLO $CHLESWIG
Diippel, e di passare, presso Sonderburg, all'isola d'Alsen e c0stringerli in tal modo a cont-i uuare la loro ritirata nel J utland. , •
Nel fascicolo cl i marzo la Rivistçi darà una dellagliata narrazione del primo periodo della campagna nello S<.:hleswig, corredandola di una carta del tea tro della guerra alla scala . 1 dI 500000.
IUVISTA TECNOLOGICA
G. G. O.
\. Di un nuovo termometro a gaz a massima e miuima registrazione. Nell'adunanza del 31 scorso gennaio d, lia classe di scienze fì?idie e ma1ematiche della reale accademia delle scienze in Tor ino, il socio professore Guvi lesse il S(•guente suo scritto intorno ad un n u,,vo te~mometro a gaz : « Le ricerche le pitì accurate dei fisici hanno provato che i ga?, valgono meglio d'ogni altro co1·p·) quando si tratti di m isurare con e,si le quantità di cal,>r<:> , o le tf'mperature. La di latazione dei gaz è 111 generale uni forrrw, e cresce proporziona! rùentE: alla temperatura, al meno nei li 01i ti ord I uarii delle sperienze. Essa è gr3nde relativamente a q nella dei serbatoi dest.ioati a contenerli, per cui il di latarsi di questi uon altera sen.sibilqrnnte la legge del dilatarsi d1 quelli. 1 gaz per la loro _ grandissima mobilità, quantunque cattivi conduttori d&I cal01e ::;i scàldano e si raffreddano molto rapidamente. Quelli fra i gaz che sono più prossimi allo statu gassoso [Wrfetto assorbono q11antità di calore indipendenti dalla loro pres,ione, e dalla
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RIVIS1'A
tempr,ra,!ura, e proporzionali a lle lol'o <lil at·1zì.oni. Insomma fra tutti i termometri, quelli l'atli coi g~z son'> preferibili agli altri . Tale è l'opinione di Regnau lt, e d1 tut1i q uelli che si SODO occupati della lllÌsura df• l calore; ma l'uso dtei lermo1pc-tri a gaz e~igeva sinNa un l a) eone io di sirornent i delicati, e una sì gr~ n<le moitep:icità d1 mis,He e di calcoli, che i fisici l!lOn se n·e YaleYano se non in circostanz1, eccezionali. Ora Yi è modo d'avme un LE-rm,;metro a gaz, semplice, solido, facilmeote portatile, delicatissinìo, s(;:r vib:ie co111e L<;rmometro a rrwssùno e .a min·i>no, e co11Je regi,;tra1ore conliuuo delle os s0rvazioni, senza rteo1rere a nis:;;uno dei soliti squisiti artifìzi adoperati dagli sperimentatori . 8(Jdesto roudo · consiste nel clii1,1dere ermetica.m ente un gaz (a1ia, azoto, idrogeno, ecc.) secco, in uu recipiente di me·a llo contenente un barometro' aueroirle. U na lastra di vetro quasr a con t:i.Lto col q uad ran te e coll' ind ic-e del bar ometro peru1ette di leggc:rne le inclicnzioni. Ora le varia½ioni della temperntura facendo variare la forza elasti(·a <lei gaz chiuso nel reci pivnte, iod~cuoo modifieazion i corrisponclenLi nel baro111ctro aneroide, il quale , pereiò segna aumento di pressione quando il gaz si riscalda,' mdebolimen to invece q uando il gaz si raffredd,L È facile il graduare siffa tto 'ter mometro, sia paragouaudulo con un termometro t,1:po, a diverse temperature, sia ponendPlo nel ghiaccio fund:>11ti: e n ei vapore dell'acqua boìlente ::;otto la press,i:me di 760mm . Un sol punto della scala basta d'altroude 1-et- rivelarla tutta q uan1a, sapt nòosi che ogni grado d i temperatura centigrada aumeuta o scema la forza elastica d' un gaz perff::ilo di zmm 7 circa (2mm562 se la pre, sione i nizia le era di 700mm; zmm 800 se la pres; ione e ra di 765mm). « La dilatazione del recipiente ha una piccolissima influenza sulle indicaii•-n i del lo strum ento, anche quaodo si ado peri p,:1· farlo uo mcla ilo assai dilatabile come 1'01tone (!aria sì dilata 67 volt~ piu dell'ottone, e 148 volte più dei• Yetro). - I- cambiamenti dì Yolume dell'apparecchio ba,01u"etrico si possono ritenere quasi inseusiliili. - Taut, però del la dil ata,.ioue del serbaw10, quanto del volume variabile del ba1omet10 si può tener conto il(;l graduare lo strumento. D ue lanceLte mobilis s ime di acciaio o di ferro ia.Glate sul pernio r.;he pl•rta li.1dice
191 del barornett'O , e così dispo~te che q·11esto non possa rnnove!·si ìn un senso o in un altro sr,nza sping,ire cllivanti a sè una de lle due lancette, cb,3 poi abbandona là dove fu spinta, a ppeua rn·uti senso il suo moto; bastano a lrasfol'O a re il nuovo termometro a gaz in un termometrografo n rnas~imo e minimo, tireferi bile a qud li adoperati sin qur . Un rna1:m ~lc ?rdinano può servire a ricondurre le lancette in cc,ntauo col] rnrh: e Sénza aprire il recipienle dl,l termometro . - Quanto a l . lrnslonnarlo in un termornetro-gra/ico , a indicazioni rnterrnittent1 o coutinue, nuila v ' è di più agevole purché si fae;cia portare dall a,,se dell'i ndice uno speccbietto verticale, contro del quale ba,ta un r~i ggio· di luce proveniente da una lampada fissa, che per riflessione urti _poscia un foglio di carta fotografica scorrente con m oto uniforme io un piano perpend icolare a quello d1 riflessione del raggio. - $e si lPrnessc d'alterare con quel vrggio lummoso e perciò 'caldo , l'indicazione del termometro, si potrebbe rnagn~lt̽zare l'indice dd barometro, e farlo agire a,itraverso i i riceltacoiu obe lo racchinde sovra un ago a:-;iatico sospeso nell'aria a l d issopm dei termometro, e portante 1m fof;gerissimo specchietto di vetro argen tato. - li n uov.o , termometro a gaz t,otrà e:::sere nti li~simo spEcia lrrw nte negli osservatori meteorolugiei , nelle ascen:;ion1 aerostatiche., negli scandagl i , è in tutJ.i quei casi nei quali s.irebliero inéert0 le indic:,a½i0ni dei termo111et1i 01clinari a mercuii,>, ad alcool; metallici od elettrici. - La s11a mul0 seuipre considerevole, è il solo ostacolo cbe si r,p pons a a. poterlo applicare ad ogni genklre di ri1:erche » THCNOLOGICA
Forno metallico locomobile R!ondc\. Que.;to niio, o forno , essenzial mente portati le, è indispensà~ bile ·nelle case d'una certa i mportan½a, nelle cascine agricole, neo·li stabi limenti pubblici e p1ivati, negli osprzii, ospedali, ecc.; im~iegato poi nei serviz1i delle arnia te di terra e ~-i ma1e, offnrà veri vantaggi, e terrà lt10go,- senza a 1erue gl rnconvenien ti, dei forni di campagua attuaimeote in uso. · . Esso si distingu.e e ::;i raccumauda 1,Jer i vant:iggi seguenti:
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TECNOLOGICA
RIVISTA
1° Impiego di qu11lnnque combustibi le , J.,gno, carbone fossile_ <,oke, carbone, ecc., a scelt1 di colui che cuoce; 2° Cottura di ogi;ii legume e di ogni alimento, corne p1nè, carne, patate, c-ast~gne, arrosti, pasticcierie , confetterie, ecc.; 3° Cottura ad aria c:ilda; il foro0 può ricevere i pani in canestri di latta, con cui la pala li leva mE:glio; 4° Infornatura e sfornatura e:mguita a mano, senza danno o l incomode, dell'operatore; 5° Lo ma1erie cotte e ritirate dal forno sono, per via della cottura ad aria calda, pulite , nettè dalla cenere, ed io nmn pullto oè brnciate, nè annerite ; 6° La sorveglianza del forno è facil e; assai di rado è necessario nellar'o, ed il suo nellaruento è facile; esso può Hssere impiegato in qnalunqne luogo, Il pieno vento, a qualu nque piano, e persino sosreso a quattro catene nel servizio mantfmo , dove 11 pane può essere fac-ilmente portato allo sta•.o di disseccazione del biscotto. • Il forno in quistione è interamente metallico, ma, in certi casi , può essere composto di materia ceramica , come pure v11ò a vere un solo o più focolari, secondo !"uso a cui è destinato. Esso si compone : 1° D'uno o più focolari, disposti n~dla parte inftriore, clie ricevono e bruciano qualut1q11e specie di combustibile; 2° D'un grosso recipiente vuoto, per lo più di forma p:nallelopipeda, che sta sopra ai focolari, ed il cui fondo è tappeizato di un certo numero di tubi riscaldati dal vapore inferiore; questi tu bi fan no a oda re i prod,)tt.i della combustione in un cammino ape1·to al rli fuori; 3° D'un tiratoio metallico a griglia, capace ,h p1Jtersi al za.re od abbassare per mezzo di un'asta a déntE::lli, messa a quest'uso. Le materie -.da cuocersi si dispongono sopra questo t1rat.oio, cLe si può far u:;cire od entrare nel parallelepipedo a volo11tà. 11 t;ratoio dev'tss~re alzato od abbassato, seconcto Ja natura· delle materie da cuo~er;;i, per tl pane a g:os-;e torte , per esempio, deve essere s ulla metil; . per le materie che alJb1,o-
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guano di cuocere rapidamente, come frittate', pietanze, ecc., 1I tiratoio si abbassa fin.o all'ultimo dente dell'asta; per quelle cose al contrario che abbisognano d'un calore dolce e c;ootinuo, il tirat,)io che le sopporta deve essere portato al dente supe• riore dell'asta. L'inventore del foroo Bionde! affine di popolarizzare la sua inv0oziooo, permette ad ogni costruttore di fàbb1icare questi utensili, colla condizione che ogni esemplare debba portare una stampiglia . Ciascuna stampiglia un numero d'ordine. (Dal giornale delle Arti e delle fnd,;,strie).
Fregata corazzala iuglcsc l'Hec/01·. Nel Times del 24 scorso wese leggiamo il seguente irnpvr· tantissimo articolo : L'esperù:nza ufficiale per la fregata l'Hecto,· cominciata ieri a Portsmouth si terminerà oggi, se il tempo lo permette. L'.lleclor è il primo bastimento del suo tipo, che si compone di esso e del Valiant, che è stato sottomesso alle pruove di velocità innanzi ad una base misurata; come tonnellaggio esso prende posto tra il War1·io1· e la Defcnce, ed il suo sistema di corazzatura è un medio tra il lVarrior ed il Jl1inotauro. Per queste ragioni una breve descrizione della sua costruzione è utile prima di parlare delle sue esperienze. L' Reclor è stato messo in cantiere negli stabilimenti dei signori Napier a Glasgow in marzo 1861 su i piani che sono stati forniti dall'ammiragliato; esso è stato varato il 21 settembre 1862. Le dimensioni princi pali sono: lunghezza metri. 85, lal'ghezza massima 17 metri, altezza di puntuale circa:_ 12 metl'i, tonnellaggio secondo la nti!'-ura dei costruttori, 4123 tonnellate, peso al varo 3050 tonnellate, spiar.zamento iu carico , 6400 tonnellate, tirante a·acqua a poppa metri 6, a prua metri 4,90, peso del ferro entrato nella costruzione dello scafo senza confare la corazza 2,588 tonnellate, peso della corazzatura 873 tonoE::llate, peso del timone t01mellate 9 112, peso delle macchioe 165 toonelbte, peso delle caldaie 220 tonnellate, peso dell'acqua nelle caldaie 90 tonnellate, peso dell'elica e del !:'UO ANNO
nn,
'l'Ol. II!.
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a,;se toondla!e 63 112, pe;o dei ve1tilator i dì ricambio 12 p,•so delle macchine ausiliar ie e pezzi di · ricambio tonnelln1.,~ 29, peso d'aggetti diversi 35 torm ellat.e. L'elica è a. due ali sec:ondo il sisten1a Griffith , il qunll:' ammette un passo v,iriahile da metri (\85 a m etri 8,50 st , bilito questa ' 'olt,1 ad 8 metri. Il carbone im harcat.o dalla fregata per le esperien,:e, era rli 450 tnnne llate. Gli allJer·i s•>ho di f,.,tr,J vuoti e pesano: l'albero di maestro tonnellate 17 3 [4, quello di triuchr~tto 17 tonnellate, quello di mezzana ton ud iate 5 l 12 . Quando il b~sti1rn-n1.o è arrivato dalla Scozia aveva un bompresso a cerni,:ra d1 fe1 ro vuµto. La cerniera in brouz<> pesava circa 1200 chilogrammi. Dopochè ti bastiu,ento passò a Portsmouth que:;10 sistema complicalo gli n'nne tolto, ed è ora pro,·vistu di un bompresso movibi le sen1pl ice e legge,o che p •;ò r itira r:,i e deporsi in copert,1 colla pi ù g :ande facil ità, ogniqual volta si vorrà fa r uso de!lo sprnn,, ~u! fianco del nem ico. Le mar-chine sc,no situa te m etri 1,13 sotto la. liMa d'im 111er,,ione !Jrèsunta, tale quale è indicata ndlo specc:hio, ed ocrnpano una larghezza di rnet.ri 8,23 nella stiva.; esse s<>no costru tte sul sisiema dei signori Na1,ier col tubo della tromba a.cl·· a ria oriiz,rnta le di 800 cavalli cl i forza nominale; sono un prodi~,o d1 mecrnni:;mo e di beilez7a d i fond1ta. l cilmdri banno un diawetr1J d1 metri 2 1·os e gli s taot.uffi una corsa <li ì,22. Vi sono G caldaie, 3 pt·r pa;·te della camera della rnar:clii na, O,::';DÌ caldai& a ,·eudo 4 foochi, si ha. il totale di 24 10n nella te,
Lmi. La tbposiiione delle cal·h ie dell'H1Jctor è id ent i,'a a quella degli a lt ri bastim,·nti inglesi; i fuochi son0 in faccia dué a
dne; i fo ocbi~ti h vorano sotto una. specie di tunnel :n ferro della la rghez.za di circa 10 o 12 piedi fianrh eggiato da ambe le parti da foru i ardP-n ti, e sono lettPra lrnente arrostiti vivi. Forse un f'( iorno s i rimedierà a questo inconveniente col gira1e sempl1ce1J1eme le ~alJaie dor:;o a dorso, dnnodochè i fuoéhi si' _tro 1·:uo di froute al le sot,e, cosa chH risparm iel'à il dispendio e la peua cun cui s1 esegu isrono i trasporti del carbone, come si effe 1tua og,::';idì dai depositi ai di-versi fom1 , lavoro per cut s1 dovette costru ire nna ferrovia sospe a che ccmduce i sa(;chi
195 9.Ì r ,ubone sopra la camera della macchina. Queste ferrov ie sull'Ilector, tali quali sono indicate dal piano, pesano iu comples·m 5 tonnellate. La differema di temperatura, il benessere dei fuochisti al mom•mto del loro lavoro, quello che essi verreb_bero a g11ada.gnare in salute, sono cose che paiono qu;i,i i 11credibilt. Il ventilatore della camera della macchina è mes~o in moto da una maccbi Òa ausiliaria di 40 cavalli. Questo ventilator·e serve pnre a diverse parti del bastimento spmgendo i l fumo fuori dal po.1te princi pale durante il combattimento e ravviva l'azione del furuo dt::lla cupola che dà.Ja ghisa liquida per i proii::t~i ca vi. Vi sono a bordo sette trombe sul sistema Durraton di 0"',23, om ,30 di rliametro, messe in woto da manovelle a cui possono all'uopo impiegarsi pitì. ,ii 100 uomini. Nella sistemRzione dt:1 suo scafo ordinario di ferro, I' Hector rassomiglia molto al I Bla7c f.irince, nè al Warri01·, la sua assa.tura, i suoi ponti, i suoi scompartimenti sono rivestiti esterrn:mente ecc,; a vendo pressochè le stesse dimensioni che ì due bastimenti sovracitati . A somiglianza degli altri bastimenti in ferro, non ha chiglia esterna. La sua. clugl a si iuoalza internameute a 3 piedi, -e forma coi paramezza l1 e le orJinate delle sezioni di celie 1i• vesli re interuamente ed esternamente, legando m tal modo i fondi del bast,meuto . Le op,,re moite suno costrutte io ferro d'angolo di 10 poiLei ricop,·rto di piastre spL·sse om,019, s.u cui riposano dne cnsr ini di legno teak, l'esternu, spesso om,20 è fissato perpen• d icolarmen te, !i nterno spesso om,~5 è fissato longitudinalmente in contatto colla. parete interna del bastimento; su que,:to cuscino in teak riposano le piastre di corazzatura spesse om,11 su i fianchi e assottigliantesi , avviluppando la prora e la poppa . Fioqu·1 l' Heclor è molto rassomiglian te agli altri nosùi ba3timeot1 cor,,zzaLi gcdleg;,;:ant.1 o io costr1.1zione, ma nella · disµosizione del la corazza al parn del suo fratello il Vaillarit differisce da tutti loro. Sopra uno spn;o Ji metri 67,o,:; per rapporto alla lunghezza totale d1 metri ::::5,344 l'Hcclor pona la sua armattva dal li Yello del ponte s uperiore fiuo a weiri 1,50 al diss0tto della TECNOI.OG!CA
RIVISTA
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RIVISTA
linea di gal leggiam~nto presunta; questa difes:i. si prol unga in una zona corazzata larga metri 2,74 attorno al bailo ed alla poppa, coprendo in tal modo la batteria, ma lasciando metri 9,12 di ogni faccia ed ogni fianco del bastimento senza difesa, dal livello del ponte della batteria fino alla linea d'immersione e al dissotto. Per compensare qnesta debolezza apparente, le estremità del bastimento sono rinforzate da un fasciàme massiccio di madieri incrocicch;ati, che si innalza fino all'altezza del ponte princi pale . Le divisioni corazzate, che, sul Wa?Tior e gli altri basti,:o enti in commissione traversano la batteria e riducono il luogo del combattimento duran te l'azione ad una cassa rettangolare non salgono sull'llector che dal falso ponte al pon te della batteria superiore. Queste divisioni poste attraverso ~tl bastimento ad ogni estremità della corazza esterna di metri 67,05 che riveste i fianchi fluo al dissotto della linea di galleggiamento, arresterebbero ogni prniettile o granata che fosse penetrata da poppa o pr'ora al dissotto deHa zona cornzzata che non ricuopre dm Jà b,ltteria. Occorre per a ltro sapere se le piastre che difendono queste divisioni non sari::bbero state meglio impiegate a ricuo, prire le parti esterne scoperte di poppa e prora. L'Flector \jssendo costrutto in modo da servire da ariete , sopra uu nemico meno veloc~ di egso, un solido fasciame semicircolare s'appoggia contro il bailo a ttraverso al cassero di pror1,1 ricoperto di piastre dello spessore di om, 11, destinate a d ifendere il ponte superiore _contro la bordata di un nemico, al momento in cui l' Hector dirigerebbe sul suo fianco per· colpirlo. I ponti sono ricoperti in tavole ài quercia di om, 15 rosati sopra un tavolato di ferro cli un mezzo pollice, che si appoggia esso stess9 sopra bagli in ferro di 0,30 e 0,38 pollici. L 'altezza della batteria è di 2m,2s. . Vi sono i n fondo nove com partimenti a prova d'acqua e questi divisi per mezzo di comparti~euti si st.e ndono da cima a fondo del bastimento lungo il, cuscino interno che corrisponde alle piast.re delllòo razza.
TECNO LOG ICA
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La batteria è libera in tutta la sua luoghezr.a, gl•i sportelli sono distanti 3m,96, hanno 1m,12 di altezza, 9m,6l di larghezza e sono a om,61 dal ponte. L'aspetto di questo ponte liber0 dalle divi'sioni c<>razzate di poppa e prua dà alla batteria di q uest•' basti mento un'apparenza di forza interna molto mag giore che se portasse le sne difese della batteria di combattim entJ come la Defence ed il Wa1·rior . Nella batteria si trova l'armamento principale del basti mento, vale a dire tutti i cannoni ca~aci di essere impiegati in' un'azione a piccola portata : 24 cannoni lisci da 30 eh il. in ferraccio del peso •di 95 quintali caduno e 6 cannoni da 50 chi!. rigati Armstrong. Porta inoltre sui casseri 4 cannoni da 50 chi!.- Tigati Armstrong non montati sopra affusti a pe rn o ma provvisti di affnsti mobili tali da potersi trasportare da un bordo all'altro, oppure collocati in m odo da servire sia in caccia che in ritirata : possiede ancora 2 cannoni Armstrnng rigati da 9 chil. u no da 4 clii!. ; un pezzo di campagna r igato da 5,44 stesso sistema ed un cannone Jiscio da 24 c·hil. in bronzo per le imbarcazioni ed il servizio di sbarco. L'elica r isale in un pozzo fra i due dritti di poppa, ma non può essere rith-ata sul ponte superiote, e non può del pari essera fissata dalla cima del s uo albero, differendo in questo dal Minotaure, dal lViin·i01\ dalla Defence, essa è montata sol sistema del Royal Oal~. La barra del timone, , 1ista l'assenza del pozzo dell'elica nella, , camera del comandante, consiste in una leva lunga dir•~tta e potente , come se ne vedeva altre volte nella Santa Barb1ua prima dell'introduzione dell' elice. Una ruota più forte della. ordinaria le dà ampia forza d'azione dal tim one merliante la leva di cui sopra. ' · L'attrezzatura dell' Rector è identica a quella ado ttata per la Besistance, la Defence ed il Roy(l,l Oak : mezzana e gran ve!a, pennoni doppi pe1' le vele di gabbia, pennoni di parocchelto albero di mezzana. La. vela di gabbia in[eriore parte dal cap• pelletto dell'albero infe riore. La vela di gabbia s11pe1iore è 'invergata sul metodo Cunnigham sistema bastardo, si-,iegando circa metri 5,9 d1 tela in meno di una , 1 ela noica gueririta sul sisicma Cunoigham ord inario.
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lll\lJSTA
aurnn te tulle le l'Sj1C!il:'nze, ma Ì ri,;ultati di ve-lucilà di1110strano che la costruziòne dell' llectm· non è pel paese ima spe•• cu lazione fe lice dP-) l'ammiragliato, com e lo fo quella del Roynl Oak, vascello corazzato a scafo in legno. Qoest'ultimo otteu nu nelle prove una velocità media di 12 no<li, 523 millesimi, e ci .ricorderemo che l'an 1nento di 1111a frazione di nodo nPl paragonare la veloeità. dei nost ri bastimenti ccnazzati, ha uua importanza cL, ttual1ti). ruol10 maggiore che l'aumento d1 0,001 ni;llo ~pessore 1lella sua arma tnra. NP!le ev0luz.ioni g iranti l'a zi0ne del ti1none è p<:'rfPtta ta nto quanto si può rlrsidnare; la lunga bana di ritta 1rasmetteu dodi tutta la fo rza d"~iderabile. I girt fur, ,no ,i escritti come segue: con tntta la barra a destra 3 g i ri e J 12 di ruota, il ti;;nnl~ dà un arn~nlo <li 24 gradi : il m1•;.:r.o g iro si fa in cl, e rninnti e 40 secondi e l ìl g il'o ·int-ir,rn in 5 m in1tt.i e 4 0 se condi, le rivolurn,ni della macchi na somm ando fra 57 e 54 . Con tntta la barra a si uist.ra due giri e 3 [4 di rn,-,ta i'anf;olo del timone di 20 g,ra<l i il m r-•zzo giro si [;1 • in tr" 1rnn u1 i e l 3 seeoodi, ed il g iro iotrm:- in (i m inuti e 36 se<'Ondi, le nv,·luz1oni de lia macchina ns,•.ill:rnd0 fra 50 e 52. La ventilazione del bastimt'nto.nelle pa r li basse durante gli esperimenti fu terr•bilrnen ie cattiva; 1m sistema <0mplica10 d i m anil'h;, a vpnto inc·ro,;irrhi~ ndosi dall':i lto a l ba~rn quale è insta ll/\to a bord0. è 1nLJtile . A l'evasi iP-ri a bol'do un 1.redr!o orribil,~ quaurlo ii' bastimento eummindHt a t11t1a fo rza con1ro ' il vento; ma la te111peratura ussrffv ata. di soito , farà conoscere il ~rndo di ralrlo della c:vriera della mncchina e dPlle u d daie. Durante la prima corsa da vanti alla base s n cop1'rta 46 ,;radi Fa.reoheit carnera, della rnaechina a prsira 75°, al ce:n tro 72°, ·a poppa 76°. Carnera dei f; r 11 i prima co:sa, a pru,, 70"fT,HiÌ. al rent.ro l 17°, a !'"Pl'a 100° . Sesta corsa a prua 76 g ,aJ i, a.I CPn tro 130°, a poppa J 07°. 1'i mes del :25 d.iccrnbre.
Noi fi niremo qui la nostra descrizione generale del bastimento, e r iportandoci alle espr.rienzc di ini diremo dapprima che la velocità ufficiale attri bmta all'Hertnr durante le sue prove doveva essere di 11 nodi e fotte I O l 12. Ieri mattina sul far del giorno è uscito a macchina del ba• cino di Port.smout, ed ha lasciato -i l porto a piccola ve!ocità pn far lAsue prove lungo la base mis urata, sotto la direzione del capitano H. Broad Head comandante la riserva dei basti• menti a vapore del porto accoruµagna to dagli ufficiali sotto i suoi ordini. Il bastimento pescava metri 7,33 sul davanti e di metri 7,70 al di dentro, l'altezza dulie sogliette degli sp,.rtelli al dissopra dell'acqua a poppa di m Hri 2.3 1, al centro d(;'lla batteria metri 2 ,18, allo spo1·teilo di prua di metri 2,80. La pe• scazic;ne media del bastimento si t~ovò più forte di ql11-•llo che era indicato sui piani, e la sua app11rPoza., quando si mostrò a ll'~perto libero da quanto lo attorniava in bacino, era nien te mfmo che elegante. L'Hector tuffò 111 prua in mare tosto sent;to l'impulso dell'elica, me:qtre h sna pesante poppa pareva agi re nell'acqua in. senso coutr,irio alla sna velocità. 111 sostanza egli è n iente meno che un bastime11to corazzato a grande Ye• loçità come avrebbe dovuto essnlo, aggiuugentesi a_lla flotta inglese a l fiue dell'anno 1863. Ecco i risultati delle prove di ieri :
"~
o
~8
5E
P r cssicJne
Durala
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- -"" 1 2 3 4 5
6
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vapo ,·e in libbre
m. s.
5 4 5 5
46 56 :H I 5 16 5 21
21 22
22 22
22 22
l/z
½
Vclocit.à in nod i
10 12 10 lI
465 162 778
160 ll :356 11 21b
0
Hi vo lnzio ni del le macch ine
55
57 1/±
56 57 :3 ì 57
l/z
I
I
Il vuoto e ra di 26 . La media di tutte le velocità CCJmbin:-, t,-•, ovvero i l camn,iuo Vt r v del bastimento fu di 11 nodi, 48 millesimi. Le caldaie diedero abbondantemente il vapore 11ecessario
I I
L'J-foctor ha terrn illa to ieri le sne prove offi0iali e fino ad trn cerio punto ha rial7,ato b :,;ua riputazione di ve loci_tà t'rnn d~,mcnte iutacca ta n Pl l" prove di lllclfC(JleJ:1. L a veioc11it c:01,statnla essenrio ,ta ta d i 11 n odi e. 448 , invcct> di 11 e ·i iì O sti pulata n (i! con1 rat10 . era JJJi•stiere ripren,lrre l'r•sperimen t.·• a 1utta macchina: q1rn ttro nnove corse i-bbero lu•lf!'O rl«va d i olla· base. (~lw ste d1edero una media di 1 1 ,Il'.ldi e 84:J: 4 de cimi di au,nentn vale a rl ire ~lr,•tt~m,,nt,~ basl,mti all'acl,~1n• pinwntn ciel cnn tralto . Qna /tro cMS!? 0011:i. 111 P.tà rlcll" e~ lrhie. d i,)rler,, una ve luci tà rl.1 9 nodi e 782 , r ,'-ultato •~[l'. ualmente soddi~fa,:,rnte quon·o l'a;1me1Ùv cli velocità a tutta fvrza nc:-!1e prove de: giu1·uo pr", eJen;l~.
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RIVISTA TECNOLOGICA.
L'Hecto1· con metà dei fuochi v iene aocora appresso al Royal Oak che in tali condizioni ha raggiunto l O nodi e 140 millesimi. L'aumento di velocità ottenuto ieri dall'Hector può venire da due cause: vi era ieri calma perfotta di mare, il giorno precedente soffiava vento fresco, e ieri pure le macchine diedero un numero maggiore di rivol uzioni che il giomo prima. Terminate in di le esperienze di velocità si ot1ennero i seguenti risultati, facendo evoluzioni g iranti con metà dei fnochi accesi. , Barra a destra angolo del t imone a 28 gradi e l 12 a 4 giri di ruota si fece mezzo cerchio in 3 m inuti e 30 secondi, giro inLiero 6 minuti e 28 secondi , ri voluzi,)ni di macchina da 44 a 38. Barra a sinistra angolo del ti ruone 22 l 12 giri di ruota 3. rviezw circolo in 3 minuti e 39 secondi, giro intiero 8 minuti e 34 secondi, r ivoluzi0n i dell'elice da 46 a 44. I movimenti della macchina furono sottoposti ad una rigorosa prova e funzionarono nel modo il più soddisfacente. Si arrestò in 10 secondi dopo l'ordine, rime,:so in moto in 19 secondi, e passato dal moto in avanti al retrogrado io 5 secondi . In questi due giorni di prova la macchina deil'Hector si regolò in modo da fare onore ai costruttori, e se non raggiunse i 12 nodi , la colpa è dello scafo e non della macchina. Senza dubbio l'Heclor avrebbe raggiunto un mezzo nodo di più se avesse potuto pescare maggiormente, ma il volume e l'ampiez;za delle sue parti posteriori impediscono che questo abbia luogo. Abbiamo paragonato le veloc\ità de'll'Bector e del Royal Oak avendo questi rl.ue legui lo stesso tounellaggio e la stessa forza di macchine. Se si paragonano le immersioni di poppa , si troverà maggiore la differenza del Royat Oak, il quale pesca a prora metri 7,21 , a poppa metri 7,62, mentre l'Heclor pescava a prora metri 7,56 fd a poppa metri 7,70. . Il Royal Oak era armato in commissione al momento delle prove ed aveva in conseguenza a bordo tutti i suoi carichi di campagna. L'Heclo1· deve ancora r icevere il suo equipaggio, le sue provviste, munizioni ed oggetti di ricambio. QuestQ bastimento pescherà dunque maggiormente quando __a,,rà a bordo il suo completo armamento. Tuttavia il personale ed il materiale che aveva a bordo n elle sue prove, si può considerare come rappresentante il peso della metà del suo eq uipaggio. L'l-Ieclo'r rientrò a Portsmouth e si ormeggiò in bacino: il suo armamento sarà completo al 31 dicembre. Nei nove mesi che i l bastimento passò in porto, un lavoro ·enorme sì fece a bordo sotto la dil'ezione del maestro costruttore M . Cradot:k, e tutto si compì con multa cura e senza siguardo a spese.
RIVISTA STATISTICA
Riordinamento dcli'artiglieria austr'iaca. !I ·(l). All'ispettorato generale dell'artiglieria aprartiene; . . . 1° Invigilare a che tanto nell'accademia d art1g~1er1a, qnanto nel corso superiore d'artiglieria e n:lle sc:u?le d1 c~mpagnia, s'insegnino le materie tecniche e d1 serv1z1? p~r _lartic,Jieria conformemente ai bisogni della truppa. del! art1gher1a. o L 'ispettore generale deve di tempo in tempo pe~sonalmente CùJ;.1. v incerseue, ed in caso cli bisogno far le relative proposte ~1 min istero della g11erra; . . . 20 Dirigere , sotto la sua responsabilità, tutti g li espen~ menti d~ll'ar tig lieria; 3° Disporre circa il personale dell'arma d'a rtiglieria con lutti i medtlsimi diritti asse;nati ai proprietari dei r eggimenti. (1) Vedi Rivista militare ital-iana, anno vm, vol . m, pag. 108.
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RIVISTA
Iwnn,1be fi1ial ,nente all'ispettore generale dell'artiglieria: a) L'av1rnz;ment~ degli n ffiziali d1 tutta l'artiglieria sin0 al graclo di capitano, e la proposta di ava.n,amento ai g radi superrnri si no a quello di col0nnel10 da presentarsi al ministero della guefra; b) Ordinare le traslocazion i degli uffiziali, dal capitano io giù, in tutta l'artiglieria, e dei sotto- 11ffìziali dei reggimenti d'artiglieria, · all'artiglieria tecnica, allo stato-maggiore d'arti f!l1eria od al comi lato, e viceversa; e) Le nomine per le cariche dal furiere in giù nell'artiglieria tecnica, nei reggimenti d'art iglieria senza proprietarii nello st,ito- maggiore d'artiglieria e nel comitato; d) Le licenze per nrn trimoui in tutta l'artiglieria pei gradi dal tenente colonnello in giù, quan•lo i petenti non debbano rivolgersi, per ottenere siffatte licenze, al ministero della guerra od ;il coma,ndo genera l(;l deÌ dipartìmP.nto; e.) Il di ri tto di 1wna e di grazia in tutta l'ar11Ja d'artiglieria, ad eccezione dei casi diprndenti dalla giurisdizione dei , propr·ietari di reggimen to . Appar1icne 'quindi qnesto diritto all'ispt)ttore. generale anche pei reggi rrwnti vacanti; (J La destituzione e la ri vocazione dei sergenti e capo• rali- per l'accadernia d'artiglieria e per'le scuole di compagn ia, da:tro domanda dei r ispettivi istituti; g) L e proposte al min is :ero della guerra per provvedere delle vacanze dì uffiziale nelle scuult, di compagnia, nonchè dei' fur if'ri is truttori e contabili m~ncanti all'accadamia od alle scuole suddette. L'ispettore generale d'artiglieria compila il rapporto- i nformativo sopra ognuno dei g1?neralì dell'arma, ad eccezione di quel li ad_d etti .al rninis1no della guerra, come pure gli ;,pecchi caratteristici degl i uffiziali superiori add1·tti all'isrezione generale dell'artiglieria. Quelli del presi<leote del corn 11ato d'art1gliuria e d,il comandante l'accadeu,ia., q uando sit no c:olounelli, sono compilati in v ia dì commiss,one da ll ispet:ore genera le e da due gen eral i dell'arrn1·1 d'artiglie;.in.. G!i specchi caratte, istit:i deg,li uflìzùll i superiori Jell'airna e dei risp•.;ttivi capitani più aminni sono mandati a.ll'i~rw1.inne geuernle in due copie, l'1i na del le quali 'viene diretta · al
STATISTICA
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1~inistero
della guerra , coll'aggiunta del proprio pa r,·re. Le liste di condotta di tutti gli uffiziali dell'arma fino al grado di capitano, cornP- pure quello dei furieri, rimangono
presso l'ispettorP- ge>nerale. _ . . . , _ . _ P er ri"pezione delle truppe e dPgl: 1st1tut1 d3rt1gl1r na n_e l senso milit~.re-economico-arnrninistrat1vo e tecnico. per la .v i gilanza sul\'armamento ·<lelle truppe _d'artiglieria, s11ll'even.tuale suo complet~mento, s ulla conservawme del malt?ia:le, sm .. · · e .sulla costruzione , sono stabilite le dm,z10m terntonah p:azz1m
ma:
d'a1·tiglieria, cioè: _. _ A Vienna per}' Austria, il Salisburghese, la Stma, la Croazia e la Slavon1a . A Praga per la Boemia. In Olmutz per la Moravia , ]a Slesia, la Galizia e la Bucoviua. A . Pesth per la Ungheria, la Transil vania ed il B3u~to. Io U dme pel regno Lombardo-Veneto, ,j l T irolo, la Carmola, la Cannz1a, la Gor i~ia, il Litorale e l'Istria. A Zara per la D;i,lmazia. Le inr.umbenze delle dirnz1:oni t,yrritoriali d'artiglieria sono affidate acl uo maggior genPrale o ad nn colonuello, c~adi uvato da nn nffizia\e superio re dell'arma; queste direziom sono au torità stabili, e non vengono iuai moq1lizzate. La c-iurisdizione di queste direzioni fu rela1ivarnente ampliata, ass,.,,.,ianc!o loro nuove mansioni, onde ne deriverà un pi ù o spiccio disbrigo degli affari . . , . . . . La di re7.i,,ue d"ll 'arsenale d artiglieria trov,1s1 a V1enoa . Il suo direttore è u n generale dell'arma d'artiglieria , al quale verwonù ,1s~ea0 nati r!a'.lo s tato-maggior a : 0 U n capitano di prima clas::e, come d'1rettore deIl a cancelleria; Un uffiziale sùbalterno, come aiu-tante, ed un commissario di gnerra per la parte ec.onomica -am • 1in1st.rat_iva. , _ O ltre alle incuru beoze proprie come d 1rez1one dell ar~enale, es~a ha anche gli s1essi obblighi di una direzione territoriale d·ai-ti;.: lieria . . Le d irezioni d'arti,;lieria dì piazrn, escluse quelle locali nelle fortezze federai\ di !vlagonza ed Ulo1a, nt,n si l'armano che in teiupo di gnerrà, allo scopo dì dirigere i la\'ori d'a_rmam en to in ogni piaz~a forte, sorvec5liarvi le tr uppo d'àrtrgliena dal lato
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STATISTfCA
RJ VISTA
a utoriti1 a quella stabilita pei capi d'artiglieria nei corpi d'esercilo.
m ilitare ed istru ttivo, non ~hè per la conservazione del m ale1iale d'artig lieria di concerto col rispettivo comando di costruz10n e. La direzione d'artiglieria di piazza dipen de, per quanto ri/ZUarda l'armamento, di rettamen te dal comanrlo della fortezza; per il riman ~nte emana dalla di rezione territor iale. Es.5a disimpegna gli a ffari. d i servizi.o tra le tr 11ppe d'artiglieria della p ropria g narnig ione ed i rispettivi coman di di reggimen to . Ap pena u na for tezza è investi la, la di rezione resta incaricata della difesa per. q uanto concerne il servizio d'artio-lieria o ' e d ipende allora per tutto dtil comando de lla fortezza . Il di rettore cfell'artig lieria d i una piazza è ten uto a coadiu varne il coman dan te colle proprie cogn izioni locali e -tecniche, e deve proporre, di coucerto col di rett ìre del genio, le misure concernenti la di fesa ed il servizio dell'artig lieria, ordinandon e e dirigenilone l'attuamento.
Ad un esercito mobifo.zato , viene assegnata una direzion e d'a r tiglieria da campo, la q ua.le è specialmente r isponsabile verso il comandante dell'esercito di tutto il m ateriale d'artiglieria, e ::son eglia i l disim p1,gno del servizio nonchè l'esecnziooe degli ord ini ema nati dal metfosimo r isp•·•.t to all'arma sua,; costit.ui; ;e l'o rgano art.i5 liere nel comando <l'esercito, e, come ta le non solo deve dar passo a tutti i rapporti riferì bili all'artiglieria, ma fa re ogni necessaria proposta per 'ciò che la riguarda . . Ivfobiliizandosi un corpo d'esercito, il comandan te di regg i. m en to, le cui batterie vengono assegnate a quel corpo, vi fu nge ,la capo dell'artiglieria, e col suo personale forma la sezione d'artiglieria del co ma ndo del corpo d'esercito. A tf un curpo ·d'esercito destinato ad operare in paese n,on tuoso, al quale non fosse assegnata alc1,10a batteria rua soltan to un numero di artiglieri, vien e'destinato u n u ffiziale superior e come comandante dell'a rtiglieria, il quale sarà tolto di massima al reggimento racchettieri e artig lieria rla mootagna. P resso u_n ~ divisione che dove;;se operare distaccata è pariwente des tinato un uffìziale superiore d 'artiglieria come orga no ~ell'a rma nel rispettivo comando d i divisione, e oon identica
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f
(
Il comita to d'artiglieria è incaricato_ di seguire i progressi della scienza dell'a rt iglieria , di esaminarne le iovenziolli, farne gli sperimenti , e di presèntare le proposte ai m in istero dellil guerra pet· la loro praùoa applicaiione; poscia di esaminare i progetti che da q uest' ultimo g li vengon o deferiti, di pron un ciare S11 scientifich e basi il, propr io parere in proposito e, dietro i.ncarico del minis:ero de.Ila guerra o dell'ispettore g enerale, compilare i testi d'istruzione o di prescrizione per l'artiglieria. · Appartiene inoltre a l comitato d'artiglieria : 0 ] La ver ificazione d1 t utte le più importanti e nuove costrnzioui del materiale d'artiglieria ; 2·' La prova delle n oove artiglier :e ; 3° L a r evisione dei processi verbali e dei rapporti sulle artig lierie riga te ; 4° Il control lo delle artiglierie dichiarate inse rv ibili ; 5° La completa educa zione cli b uoni istru ttor i di piroteo' oica, soeglieoiloli fra i più esperti uffizi ali ; 6° La cornpiia?,ione del rappor to sngli sperimen ti esegniti nell'annata, colla presen\azion e delle relative prop oste. Il comitato d'artiglir~ria complette la canceller ia di operazioui e di servizio, la maestranza superiore , la canceller ia di scritturazione e di disegno, il comando del person ale con una ca ncelleria conta bile, l'archivio dell'artiglieria , la biblioteca , il la borato rio chimico, la fotog rafia, la litografia, la raccolta dei modelli e le opere di precisione. Presiede il colllitalo un generale od un colonnel lo; gli u ffizia li superiori e su balterni son o scelti pe r tutta l'arnia d'artig lier ia . Ji personale del comitato in uffiziali , il q uale dovrà essere m odificato secondo i progressi della scien za e le r elative circosta nze di prove e di sperimenti; è per ora_ limitato ad un general e o colonnello conle presidente; u n colonnello ad lalus, 4, uffiziali superiori, 13 capitan i, dei quali 8 maestri in pi rotecn ica, 10 u ffiziali subal terni. Sono finalmente ascritti a llo stato mag giore - d'ar.tiglieria
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RIVISTA
S'i'ASTIST!CA
quelli uffiziali superiori e subalteroi, nonchè gli individui di bassa forza, che non ap1.~a.rtengono alle truppe d'artiglieria, nè agli istituti del!'esei'cito.
non era uastante ii' numero degli istruttori. Ora questo còmpito è affidato e;clusivamen te ~- un dato numero di b~ttaglio111, chstnbllltl 1n fo rtezze, in capi luoQ:o d, governi, e rn alcune città di distretti. L'esperienza add rmostrò chè 100 imu twri basta no a prepararn m breve termine 1000 recinte : per conse,wenza la Rus~ia deve avere un cnrpo d i ri,en ·a di 10,000 o v<li 12,000 buoni islrnttori, in grado di poter ar11waes1rare nel corso di un anno non solo il doppio, nw, nel caso d'urgenzn, il triplo dyl contingente annuo, cioè ,375,000 non rini . Siffatto sistema è già in via d'esecuzione, e le divisioni cli riserva dei primi cmque corpi di faoterìa sono già trasformate in truppe attive.
(Dalla 1l1ìl-itar Zeitung, N. 3 e 4, 1864'). ESERCITO RUSSO. - li ministero della guerra attende in questo punto all'attuamento di due importanti riforme : 1° il rioi-.iinam• nto dell'e,-;ercito; 2° ìl nuovo sistema di amministrazio11e mi litare. ' La prima riforma ' con<'erne la formazione di corpi .at11v1 tratti dalla riserva, e la formazione di reggimenti e bat.tairlioni per la dd'r:,sa delle piazze fo rti, ecc. ; come pure l'istruzione delle redute per i corpi atti vi col mezzo · di depositi speciali. La R .1ssia oltre alla guardia, ai granatieri e ' all'eserc110 dd Cnucaso, ha 72 reggimen1i di fanteria at.tiv·a, forman ti sei corpi di fanteria. La Francia ha attualmente 106 reggimenti di faut~ria di li oea. senza còn ta re la guardia; l'Aust ria 94 e la Prus~ia 72, oltre ai reggimenti della guardia e del la laudw ehr. L'organizzazione dell'esercito russo è cionondimeno sufficiente, poichè in tempo di guerra può formare un reggimento di riserva sovra ciascun reggimento attivo, nonchè due battaglioni di deposito. ComputanC:o il r1,ggìmento a tre battaglioni di 1000 uomim, la forza attiva della fan teria rnssa ammonta a 226 .000 uomini più una ri,;erva di 350 battaglioni, cioè in tutto 350,.000 uomini circa. Le fortezze, anche in tempo di pace , non possono rima'!Yere senza compete(lti guarnigioni, forn ite fin ora da t.rnppe che poss·,no essere assai me!.!lio utilizzate rn carn1,agna. Queste iinarnigioni hanno perciò indebolito l a forza a1t1va ;, oltre di che esse richiedono tutto ciò che compone la dotazione di Lattaglioni di un eserc ito in attività. D'or innanzi le guaruigioni saran no formate di uomini meno atti a l serviiio di carnp 1goa, e che non sarà ne,~es3ario veogauo corredati d'11g11al quantità di salmerie che i battagli oni attivi; dal qnale io no' 'amento ris11lterà una con~iderevole ecooornia. Siccome le ·truppe in guarnigione non sono soggette a continne rnarcie, esse saranno ammaestrn te nella manovra del can n,mP; e forniranno per conseguenza un buon n nmero di artiglieri di ris8na ed a s u~si.dio dell'eser·cito attivo, nel tempo str ss.o che soddisferan no a tultiè le condizioni di efficace difesa delle piazze loro affidate. Sinorn i l còmpito d' istruire le reclute apparleoeva a lle d ivisioni, · ed era vi queslO i neon veniente, che ad un reggimeuto toC<"aViJ. i~truire 10 reclute , un a ltro 100, e un terzo 1000 , cusicchè
(Dall'Inv<tlido russo).
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ESERCITO BAVARESE. - Dopo alcune recenti modificazioni l'eserèito bavarr.se venne così costitui10 : Fanteria dti linea: 16 reggimenti. - Uno cblla guar lia e glì a ltri numerati dall' l al 15, e tutti quanti formati in brigate ,ii 2 reggnut'nti caduna. Ogni reggimento è cooÌposto di :3 battaglioni; ogni battag lione di 6 compagnie (4 di fucilieri e 2 di tiragliatori); caduna compagnia consta di 4 uffizial i, 14 sotto-uffizia li, 3 tarnbn rini o trombettieri, 1(1 appuntati (gefreiten) e 160 soldati 177 uomini. Fanler-ia teggiera: 8 b[itta-glioni d1 caccÌi).lori di 4 cympagoie caduno; ogni co:n f,agnia di 4 uffìziali, 14 sotto-uffizial i, 4 trombettieri, 10 appun(a ti e 158 soidati 1s ,1 uo1nini. . Cavalleria: 12 reggnnerJti, cioè 3 di corazzieri , 6 di cavall eggeri e 3 di ul;ioi. Ogni reggimt:)nto è composto di 4 squadr911i ; cacl uno squadrone di 4 uffiziali, 16 sotto-uffiziali, 3 trombettieri, 10 a ppuntati, 136 soldati e 150 cavalli . Artigt'l:eria: 4 reggimenti, dei qua li il 3° d'artiglieria a cavallo. Ogni reggim f'UIO ha 12 batte.rie, tranne il 3° che non ne ha che 4. Il l O ed il 2° banno 2 batter ie da 6 rigate, 3 da 12 e 7 a piedi ; Il 3° ha 4 batterie da 12; il 4° 2 da 6 ri 6ate, 2 da J 2 e 8 a piedi. Le batter ie rigate hauno 8 pezzi, 9 carri da munizioni, 1 a!Ju,,to di ricambio, 1 fuc na da campo, 2 carri da batter ia 21 carri. Le batterie da 12 e quelle a cavallo hanno 6 pezzi, 6 carri eia munizioni , l affnsto di ricambio, l fucina da camro, 2 carri da ha•t.Pri" =: 16 carri.
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208
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ITALIA. - . Col 16 febb raio furono formati due nnovi n ~ggimeoti di cavalleria, i l reggimento Lancieri di Foggia e il reggimento Cavalleggeri di Caserta; cosicchè ora abbiamo 19 reggimenti di cavalleria con a lmeno 14,000 cavalli di truppa.
c. GAETANO
Ge,·ente.
VIIl.
Voi.fil, 1/ùp. d'.?à.u. IS
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Ha.vvi inoltre una compagnia di 284 operai d'artiglieria ed ogni reggimento ha una sezione di treno , ed i rispettivi parchi. Gen·io: 11n reggimento composto di 8 compagnie: 4 da campo e 4 da fortezza; ogni compagnia di 5 uffizi ali, 19 sotto-uffi ziali , 3 trombettieri, 200 solda~i di 1• e di 2 ·' classe= 222 uomi ni e 10 cavalli. Trv,ppe sanita1·ie: 932 uomini divisi in sezion i. L'esercito è dislocato in quattro grandi comandi territoriali che sono a: Monaco, Augsbiwg, Nurberg e W1.1,rzbiirg. Il 1° è a.gli ord'im del lùogotenente generale ,,. d. Tann; il 2° del luogotenente generale v. Feder; il 3° del lnogotenente generale v. Zoller; il 4° del luogotenente generale di cavall er ia · v. Hartmann . - II generale ispettore è il feld maresciallo Principe di Baviera K. H., con aggiunti: il generale di cavalleria v. Thurn u. Taxis ed ìl generale d'artiglieria Luitpold p1·inci pe di Baviera. - Al comando del corpo d'artiglieria sta il maggior generale Brodesser; a quello del geoio, il m<1ggior generale •v, Buz.
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R.tvÙ[a, Jffddi:r,·e...ltal ,;ma,.; . ./,l "o
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I.
LA
CAlIPÀGNA DI GUERRA DELLO SCIILESWIG N E L 1864
NAHR A Z l O::--IE M IL I'J'AllE
Il militare segue con interesse i fatti cli g uerra, ov11nque avvengano, sia perché gli riescano mai sempre di utile am maestramento, sia per la natural ra gione che ognu11 maggiormente s'impegni alle CO$e del mestier suo. Perciò credi<tmo po3S!t riuscir gradito ai cortesissinii lettori della Rivista,, l'aver raccolti con . qualche ordino e nesso gli avvenimenti già compiutesi della guerra che or si combatte nella pen isola cimbri ca , tra l'eser~i to ausiro-prussiano ed il danese, specialmente che non è improbabile che cotesti avvenimenti siano i prolego meni di una guerra europea, nella quale l'esercito italiano de bba avere un'im portantissima parte. Per questa nostra compilazione ci studiammo di attingere allo font i degne di m.=iggior fiducia, e la principa.1 .1L,x o v,u, l'Ol. u 1. -
14.
LA CAM PAGNA 210 nostra ct1ra fo quella di essere imparziali e fedeli narratori. P otremo cadere i n q ualche inesattezza ed orrezione, ma ci saranno perdonate da chi riflett a come scriviamo a fatti incompiuti. Per ciò appunt o ci asterremo dai commenti critici, essendo d'altronde n ostra abitudine, - forse perchè non ce ne sent ia m o la capacità sufficient e, - di non montare in bigoncia per fare scuola, n arrando. ,
CAPO I. CAGIONI DELLA GUERRA.
. I veri m otivi di questa g uerra, come o;ramai niuno ch e abbia gli occhi aperti p uò disconos cerli, sono che Prussia vorrebbe far suo l'l-Iolstein se non pur lo Schleswig, o quant o meno farne un su1..1 fe udo., onde aver il p orto di Kiel e con esso una forte padrnnanza n el Bal tico; e cbe l 'Austria p el .timore d i lasciar grandeggiar da sola la sua ri ,;aie nella Confederazione, le si associò , anche rassegnandosi a far la secon da parte, e q uasi quella di vassalla. Qt1ali siano poi i pr etesti coi qua.li la diplomazia, o per dir m eglio il s ig nor Di Bismark h a saputo orpellare i •suoi fini e ven irne a poter muovere guerra alla Danimarca, senza ch e n iun'al l,ra p otenza s iasi fin qui creduta costretta ad int ervenire rn favore di quest'ult im a, q uesti pretesti, o nd'essere posti m chiaro, hanno m estieri 1 di un po' di stor ia retr ospettiva.
la
Composta della penisola cimbrica e delle isole dell'Arcipela go del Baltico, la Danimarca for ma come un vasto rnob , ed è la barriera del Baltico. S omig lia, com'altri spiritosaìuente lo ha· detto (1), ad un g igantesco ponte · (1) Perseveran.zci clell'8 gcn n:tio 186J.
211 gettato a ttr averso al mare per congiun gere il contint,r1te germanico colla vasta pen isola s cand inava , interrotto in tre luoghi soltanto ove stanno schiusi gli str ettissimi passi del S u nd e dei due Belt, unici canali d-i con1unicazione del Baltico coll'Oceano del nord. Lçt. pen isola c imbrica ha per confi ne naturale col contin ente- il corso inferiore dell'Elba; ne manca. dal lato de l .Meklen bou 1·0· . "'' essendo qua.si affatto scomparsa. quella immensa foresta che un tempo formav~ q uivi una clecis,t b arriera . Le isole ddl'Arcipelago danese uon sono che un'ap pend ice d ella penisola . Quest'insieme assai b i~za.rro pare a bella posta colà gittat o dalla. natura p er t emir Je c hiav.i del mar Balt ico, s icchè il reame danese fu pe r ciò ch ia m ato il P?i·tiere del Baltico; ed è q uesto il s uo t itolo n ell'equilibno europeo, titolo e q t1a lit à per le qua.li andò soggetto a n umerose g L1erre e vicissitu'clini svariatissi m e. L'epoca de1la Slla. maggior g ranclezzn. fu quella in cui Margherita regina di Da11irna;•ca, soprannomiuata la Se . m ira_mide dei settentr:,ione, 0rK',sandosi al re di No rvegia, e chiamata a l trono cl i Svezia dagli Svedesi (1::397), r accolse sotLo lo stesso sc;ettro i tre r egni scand inavi . Ma q uest' unionè, così avventurata p er gl i iut eressi della rau:l scandinava, durò poco, p oieh è appella uo sec:;olo dopo, la Svezia sollevata da lla t iran nia dì Cristiano lI d'Ol deuburg, i l qua le ben merit,imente la storia _a ppe-lla il Nerone del settentrione, t rovò in Gus tavo \Vasa nn libe ratore, che affra.ncolla dal giogo danese, e fu ass t1nto a l t rono di Svezia per sufl'rilgio dc.I popolo suo. l~ima neva. a ncora alla Dani marca la Norvegia ed a lcune provincie da nesi., quali però per dette un it amellt e alla sua possente marineria n ella guerra d ei Tr e nt'anni, e mentre l'emula Svezia, per oprn di parecchi suoi r e g uerrieri, ?ahva all'apogeo della sua. potenza. . . L'att~ di navigazione di Cromwel , ed il progressivo m g rand11nonto d eìb R.u;;si:t e della Prussia, crnno state DELf.U SCflLl•S.WIG
~12 LA CH!l'AGNA alt,re potenti cagioni alla decad enza della Danimarca, la quale poco a p oco sarebbe gi unta ad inevitabile rovina, se la sua es ist enza politica n on fosse stata giudicah una n ecessità dell'equilibrio europeo . D11rante la rivoluzione fran cese ì a Danimar ca riman evasi costante alleata della Francia , · ma quest a fedeltà le costò caro , avvegnacchè l'Inghilterra, invidiosa dell'esten;;ione che allora aveano preso la marineria danese e le s ue relazioni commerciali sotto la t u tela francese, dopo attaccata Copen haguen nel 1801, e bomb ardatala nel 1809, induceva nel 1814 la coalisione a t oglier alla coron a danese la Norvegia per inveslirne Bcrnaclotte re di Svezia. Le fu in vero allora dato qual magro compen so la P omeran ia svedese , ma per poco t ernjJo , poichè n el 1815 la dovette cedere alla Prussia pel m icroscopico ducato di Lauenb urg. Se allor a il r ea.me clan8.se · non era divorato dalla coaJisi one, ciò fu soltanto perch è a n issuna di quelle p ot mne poteva conven ire .che una di esse se ne i nsign oris_se, e tutt,e in se stesse sentivano come quello Stato di pri1;no or di ne cui fosse mai consentita la padronanza dei terri torii danesi, sarebbe di fatto s ig nore assol ut o dell'Europa settentrionale. Fu d unque ncr;e.ssaria all'équilibrio europeo la conserv,izione della mon a.rclt ia da nese; e fu altresì 11ecessario di metterla in tali cond izioni affin chè potesse salvaguardar0, di p er sè la, propria autonomia; perciò la coalisiolle non poLè aeco,ucliscendere che la Prussia s'incurporasse l' Uolstein, ardentemente v agheggiato p el port o di Kiel. I l ducato d' Holstein , ch e g iace fra l'Eyder e l'E lba, ed è la parte meridion ale d ella p enisola ci mbrica, appartiene geograficamen te alla r egion e germanica. Dopo esser stato signoreggiato dalla Sassonia, in principio del xn secolo, fu ceduto al la Casa di Schauenburg sotto il titolo di contea . Nel 1450 passò a vassalla ggio delht Danimar ca, salvo il principato d i P iuneberg.
DEL LO stHL ESW I G
, Nel xvi se~olo, venne divisa in due par ti, delle quali
1 una, la occ1clP.ntale , col nome d i Holstein-Gluckstadt rimase al ramo regnante, l'altra, sotto i l nome di Holstei n-Gottorp, toccò a l ramo cadetto. A mbidu e aveano v oce nella Dieta gerrnani ea. Nel 1640 , aJla morte dell'ult imo conte rii Scha uenbur g, il r e di Danim arca ed il duca di Holstein-Gottorp ereditar ono d alla signoria di P inneb erg. .Finalmente nel 1773 la Danim arca scambiò · l e cout ee di Oldenburg e di Delrnen fwrst col ter ritorio n on suo dell'Holstein , continuando p erò sempre i l ducat o nella Confed~razione germani ca . Nel 1806, in occasione dell'org,wizzazion e della Confederazione del R~no, dellit quale Napol eone assunse i l p rot ~ttorato, l'Holstein cessè di far par te del corpo german ico, e fu op erata la sua completa fusion e colla Dan in~ ar ca. Ma n el 1815 il· congresso di Vienna col primo arL1c_olo d1 un atto speciale die;hia,rò il ducato t erra gerrnamca_ e lo ripose nella Confedera,,ione, lascian dolo per ò, come g ià abbiam detto, alla Dan imarca. L'Holsteio è d unq ue incontrastabi lmente uoa provin c:a dan ese , da µi ù di quattro secoli, nè, sen za violare il d iritto p ubblico eL1ropeo , lo si pot rebbe distaccare dalla Dani marca, per ·quals iasi ragione, a meno di quella che p_e r un generale ri mpasto ogn i popolo dovesse governativamen te r ien trare_ entro i confi ni geografi ci del la sua nazionalità . A ques to t itolo sol tanto l'Holstein potr ebbe ~ppar_ten ere allo St ato germanico, imperocchè l' Ey der è il l1m 1te natural e incontestabile tra la regione allemanna e la ci mbrica.
In q uanto allo Schleswig, etnog raficamente , geogr aficamen te e storicamente, n iun reale legam e p uò t rovar glisi colla Ger man ia. • , Difatti, s u di ' una- popolazione di 410._000 am1ne (1), (l) Secondo il censimento del l S'tO.
2!4 LA CA\I PAl'-"l'U' l'efl'.'rne n to dane~e v1 è rapµrGseoiato da 250,000 i qtraTi p~11-laoo i l danese o il dialetto jutlandese, che al pari dei dan ese etimologizza dall'antico scJ.ndinavo (1); e d i 130,000 che padano un ·tedesco corroito non sono c hew1 elem ento esotico colà iotrcìcìottosi, aHoraquando lo Scl1kswig unito all'HolE<teiu era signoreggiato da ducb r
bELLO SCl!LllS'vVIG
215
danese sin dal v secolo, édloraquando l'emigrazione deg li
Angli, i q u ali andarono a conquistare la Gran Bretagna,
Al punto d i vista gcografiGo lo Scbleswig a l pari del .Jutl and ha as,;ai conservati i caratteri d ella r ègione scan~ dinav,t <.;he non quelli della germanica, t anto p er la struttura fi sica , qLrnnto pel <.;lima e per la vegdazione; e propriamente queati ùue territorii affini c,.in seco le j,.;ulQ d el BalLico c·osti t u iscouo u na regione particolare d1e il Malt.ebrun ch ia mò ci mbro-gennan ica. . Stor1camcn le lo Schleswig è soggetto ~11la monarchia,
avendo diminuita la popolazione maschile dell'estre mi tù. meridion a ie della: pen isola, i re di Dani marca se la annetterono sotto il _nome d i Sonder-Jyllc11Jd (Jutland mcricliouaìe) . Nel secolv 1:x: onde porre un freno alle frequenti incur s ioni d i Germani, i Danesi in nalzarono Dan newerk (fortificazione dauese), archeologie~ test.ir:no. nianza delht n az,ionalità schleswigese . Nel xm secolo 'Nalclemaro II spartiva il r eame d anese fra i suoi due figli Waldemaro III e Abel, investendo quest'ult imo e i su oi d iseendeoti. del dueat o dello Schleswig, sempre però a l titolo d i vassal laggio del ramo pri' rnogenito. I successori di A b el onde sciogliersi dal hl dipen de nza ·del r e di Danimarca allearonsi contro di esso
(l) Nel ,lutlai1d e ncìlc isole ,Tell'A1·cipel,1go dimora,, senza rueschfanzay l:t rmrna danese: 11ell'Holstei11 e nel I,auenburg q nasi ese:Jusivarnente la rnz<1a tcdr.sca; nello Schleswig vivono entra mbe le razze, in afcn11clucalità ffistinte, in alt,·e commiste. ln qu:,I rapporto numerico sfo, una rct<1z~, all'alt ra nell o Schleswig sarebbe difficile determinarlo, porchè gli str,tisti dan esi e tedesch i sono troppo inclinati ad esn.geraJ'e il numero o deìi'mrn o tl ell'alt.ra: e in questo sono giovati non poco dall 'affinifa che i due jJOpoli tr~ggono dalla t<,Jitune origine gcrmanic,,. La gr adazione dei dialetti per cui si gituige da un s'stema linguistico all'ah1•0 è tale, che h demarcazione sfugge talora anche al cercatore implèrziale. 1] calcolo pii, favorevole ai Tedeschi classifica così. la popolazione dello Scllleswig; 15,000 :Frisi delle isole occiùentali, di cui 9,000 parInno la· lingna frisia e 6,000 il dia.letto basscHcdesco; 56,000 Frisi del continente, cli cui 30,000 parlano il tedesco e 26,000 il basso-tedesco; 43·,000 Tedeschi abitanti nelle ciiià e nei borghi del JJucato; J r,:i,ooo Teclc5ch i abitanti nella campa,rrna : :finalmente 95,000 Danesi. Il cal colo più favorevole ai Da11esi dà loro 212,000 a bitanti, e ne attriliuiscc soli 150,00p alla n tzionolit,1t tedesca.. Comunque sia tli questi c1tlculi, non è ,lubbio che n('gli ultimi cinq ue 3ccoli la lingua danese andò sempre pCl'clcnd0 terreno nello Schlcswig: e quanto più ci a.vvicini:11110 a.i uost.ri giorn i, ve,liamo la coltura tedesca p render ntdice anche in alcnne città ilello Sd1leswig seUent1·iona.Jc, {love le campagne conserv,i.110 intatto l' elemento da,ncse. Questo fatto non dipende solo dalla immigmzi1ine teùesca, ma dall a infli1cnza as-
sor~ente che una col tura più avanzata suol sempre cset'citare su di un' altra che lo è meno, e dalla particolare circostanz~ che le cooclizioni politiche del ducato cli Schleswig favorirono per molto tempo la. coltura tedesca. . Si può dire che on,1, lo Schleswig merid io11ale è inter amente tedesco, e che nel r esto, dove la popohzione è danese, elementi tedeschi tratto t ratto hanno tr ov1.1to modo cli farsi valere. Però l'elemento danese si è in questi ultimi anni grandemente risvegliato, o, favorito dalle condizioni politiche; p rotetto dal governo, si è posto a riacquista1:e il terreno perduto. F ra le due na;,;ìona.Jità che coabitano nelh.t p enisola cimbricn, si sr.orgono non poche differenze cli c~ratteri. I Danesi sono svegliati. intrap rendenti; e qLrn,ntunque scaduti dalla prisca grandezza, non andarono tonotti, e clieùero in q ucsto secolo alle scienze ed al le arti Thorwul s,:n, Oersted e gli Ohlcnschlager. I Tedeschi dell'Ilolstcin, appartenc11ti alla. pura stir pe basso-sassoue , sono tranquilli, lal.,oriosi, d'ingegno p oco .vivace, ma grandemente tena.ci nei loro propositi. I Tedeschi dello Sclùcswig for mano, anche pel c.:m1Uere , l'a,ncllo cli congiunzione fra i Da.n esi e gli Holstei nesi. È su questa differenza di r azza. che si foncht il conflitto a cui ora assistiamo; le controversie cl( diritto pubblico, che lunghe e complica te s'aggirano intorno ai duca.ti , uou sono veramente che l'occasione, il pretesto. (Perseve1·ar1za, 2 gennaio 1864).
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bolsteinesi.
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216
L,1 C,tl!PAG:'\"A
ai conti d'I-Iolstein e gli mossero guerra . Cominciò allora l'elemento germanico ad infiltrarsi_ n ella contrada, e vi
divenne predominante, quando nel xiv secolo Olof V, divenuto legittimo ed assoluto sovrano del ducato, nel 1385, a lla m orte di Enrico, duca di Scl1leswig ed ultimo del ramo cadetto Estritido, ebbe la debolezza d i spogliarsi di questo importantissimo Stato, per investirne il conte Gerhard di Holstein, nen:ico natural e ùella Danimarca . Ma uel 1459 , Cristiano, p rimo- re, di Danin111rca del ramo d'Oldenburg, ereditando per ragion di famiglia da Adolfo, duca di Schleswig e conte d'Holstein, raccolse sotto al s uo scettr o questa doppia successione, manten endo però l'autonomia del ducato e della contea e soddisfacendo pecuniariamente alle pretese sull'Holstein del con te d i Sch ammburg . Ventit ré anni di poi , re 9'iova nni dava i ,d ucali in n ppanna1Zgio a suo fratello, sotto condizione di tributo e di vas~alìaggio , · Sotto Federico I, la camern i mperiale di Spira , d'inmiuzi a lla quale Crist iano II avea accurnto il re ed i suoi pl'oprii soggetti, dichiarò è vero lo Schleswig feudo d oll'impern, ma quella [u prepotenza, e più tardi quan do Cris tiano III, ad imitazione dei suoi p redecessor i, divise i ducati fra i suoi due fratelli Giova.uni e Adolfo, l'assemblea dei noto.bili volle che tant.o lo Scbleswig quanto l'l-Jolstcin restassero uniti al reame, e ben più dichia rò il primo feudo danese , ri pudi ando in tal guisa la decii-:ione imperiale della camera di Spira . Ciononpèrtanto ven uto a morte nel 1580 i l duca Giovanni, il contr, Adolfo s11s,;itò p retese alla successione dello Sc hleswig , tuUo c:he nell'a t to d' in ve~titura dei d ue fratelli fosse ben categoricam<"nte stabiliio che il ducato r i ver;;erebbBsi al la corona danese nel difetto .di figìi al d llca Giovann i. Indi confli tti diplomatici e g uerre, ch0
211 si protrassero sino al 1589, quançlo Cristian o IV chhe il g ran torto di stat u ire l' unione dello Schlcs,l"ig allo Holstein, investendone i conti . Non perciò la Danimarca r inunziò nominalmente alla sovranità dello Scbleswig, e n el 1713, a mot,ivo ch e il d uca <l'Holsteio -Gottorp, malgrado i snoi vincoli di sndditanz,a alla Danimarca, erasi alleato al re di SYezia contro quella, veniva spogliato d 'ogni suo dominio schleswigesé. Ben più n el 1720 (col t rattato del 3 gi ugno), quando f.edcrico IV, dopo un' accanita guerra di undici an ni colla Svezia, fece la pace con essa, egli ottenne che tutto il ducato rimanesse inclissolL1bi lrnen te un ito al la coronn, danese , sotto la doppia garanzia della Francia e dell'Inghilterra, pagandone que~t'ultima colla ces~ione d i Brernen e Verden a Giorgio I, elettore di Rrunswik . Ecco dunque indisr,utihil ment.e decrctati dalla s tor i,~ e dalla g iurisprurlenz't pol itica i d iri tti secolari della Dan imarca al possedimento dello Schleswig, siccome la geografia e l'etnografia ne sta.biliscono la nazional ità non germ anica : diritti e n azion alità imp licitamente riconosciut i dal congresrn di Vienna; il quale ch iamando a far parte della Confederazione il solo Holstein, ne escludPva di fatto lo Scbleswig, siccome terra assolutam ent e danese . E se allora il re Federico VI avesse decreta ta la piena un ione politica del ducaLo alla Danimarca, niuno avrebbe pen sato certamente a contenderglielo, come oggi il pretende fare la Dieta germanica e per essa la Prussia e l' Austria i mponen dogli arm ata mano l'ab rogazion e della costituzione 1863, che incorpora lo Scbles,,·ig alla Danimarca, Ma onde porro sempre meglio in evidenza l'insussistenza e l'ing iustizia di tali pretese, compiamo questi rapidi cenni storici mtorno alla Danimarca ed ai suoi ducati, Dopo che nel 1834 Federico VI fu costretto dalla po1;enza delle aspirazioni l iberali del suo p opolo di accordar:gli le fra nchigie provinciali ed il guvcrno r app re• DKLT.0 SCIILESW!G
218
D.ELL(J SCUUSWJG
l',A CAM !'AGN.!.
sentativo_ nel 1848 , Federico VIl figl io · e succèssore di Cristiano VIII, prevenendo i voti ar denti dei suddit i s uoi, d iede alla monarchia una fra le ptù liberali costituzioni , la. qual e YEmi va col massimo plauso accettata da tutto i l pitese, sal vo dall o Holstei n, e dal conterraneo Schleswig meridionale, i quali dichiararono d i non voler accettare altm costi.tuzione d i quella sa.ncita dalla Dieta, invocan do per sè e per l o intiero Schleswig una completa separa zione politica ed am ministrati va dalla Dani marca, l' un ion e dei d ue ducati sotto un idenbco statuto e il ricon oscimento della casa di Augustenb urg come legittima erede della duplice corona d uca.le, pel caso in cui Federi co VII morendo senza figl i, la linea agnatizia fosse venu ta a spegnersì n ella Danimarca. Cotali ri belliche pretensioni uon p oteva che respin• gere il governo danese, e gli Holsteinesi s uscitati dalla Prussia levaronsi in armi invadendo fo Schleswig nel m arzo . Form'ossi un governo provvisorio a Kiel , ed il 24 del mese ora detto, la p iazza d i Rendsburg sull'Eyder, presidiata da soldati holsteioesi a l soldo danese , defezionò dandosi ai r il)P]li. Tra questi soldati e molti volontarii della con trada od accorsi dalle fi nit,time provincie germa.niche formossi u n picciol esercito, il quale, capitan aio dal gnuer:ale Krohn , varcò l'Eyder i l '27 man:o , ed occupò le citt à ScLleswig e Flensbu rg senza che le truppe danesi, prese alt'irn pensata, il potessero impedire. « L'esercito di Krnhn (1) era p iccolo ma pieno d'en tusiasmo e di risoluzione , ed esso sentiva dietro a sè
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(1) Per dire in iscorcio gli avvcniw enti guerreschi di cui fu te:,Lro lo Scblcswig negli anni 18tS-50, non sa.ppiamo far meglio che tradu rre quanto ne scrisse l'egr egio Lccomte stilla Bevne lJ.lili(;(ifre Su:isse, nd numero ,1, corrente anno.
tutta l' Allemagna. Aspettando che i rinforzi di questa gli g iungessero , Krohn si stabilì in dffesa innanzi a Flcnsburg, a Bau, in una favorevo le posizio ne stratPgii·it, dominante il crocevia di tre grandi arterie d i comuDicazione, cioè la grnnde strada di Flensburg-Haclersleben, traversant e q uasi t utta l'isola di .Jut.lar;J ; a. destra la strada cli Copen aghen , lungo l'isola d' Alsen , ed a sin istra l a 'Strada che per Tondern costeggia tutt.a la co,;ta occidentale della pen isola.. « Kruhn faceva ottimamente arrestandosi a Bau, iuiperocch è il pericolo di qua.lunque esercilo avanzantesi nel J utland senza essere appoggiato da una flut:ta si ò di vedere da, un momento all'altro sbarcare il nemico sul suo fian co od alle sue spallo. forza della Danimarca sta tutta nell'ammirevole posizione di 'f ianco che le offrono le sue isole del Baltico contro la p enisola. L'isola di Seeland, colla capitale e tutte l e risorse d ello Stato, quindi quelle di Fuh nen e d'Alsen, formano insieme u n vasto campo trincierato, i cui varftaggi offens ivi e difensivi non possono · essere pan.lìaati che col soccorso d'una potente squadra. • Ciò è -quanto il generale Krolm comprese benissimo arrestan do la sua marcia t rionfale a Ba u. Sfortuoatérr.ente p er l ui, questa poc;izione ni5n era così buona tatt icam ente che strategicamente parlauòo. Per essere mantenuta essa avre bbe rid1iesto 15 o 20000 uomini. L'Allem1.gna., c,)1118 di consueto, è sta.ta lenta a mobili~zarsi. Per contro, i Danesi r iparn.rono alla loro imprevidenza con u na grande aLLi vità.. _ Il l aprile , u n corpo . danese di 9000 uomini, comandato dal gem·ral e Hedeman n, sbocca da. Kolding (frontiera dc]· J utland collo Schles,vig) .<;u Ha.derslebcn , n el mentre che un corpo cli 2000 uo- · mi ni avanzavasi auraverso l'isola d'Alsen e per Duppel a Flensburg . I giorni 8 e 9 aprile Krolrn fo v ivamente attaccato sulla sua dest ra e sul s uo fronte; egli s i difese
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·, DELLO SCHLESW~G
LA C,\Ml'AGNA
valorosamente., ma molto inferiore di forze fu battuto e respinto sull'Eycler. L'll apri le i Danesi rientrarono a· Schleswig e si stabilirono in difesa sullo Schley e sulle linee del fJannewi?"ke. • Frattanto la Germania si er a mossa. I governi minacciati dal .turbine rivoluzionario avevano intravveduto nella guerra dello Sdileswig-Holstein un avventuroso mezzo onde ristabi lire la loro scossa popolarità ed una favorevole diversione alle passioni popolari. · Il re di Prussia precorse g li altri ; un a divisione della guardia , sotto gli ordini d el generale Bonin, occupò l'Holstein ed entrò il 5 aprile a Rendsbourg. • Una divisione federale d ell'Annover e degli Stati del 10° corpò tedesco, comandata dal generale Halkett, venne dopo. li 12 aprile, la Dieta di Francoforte riconobbe il governo provvisorio , ed il 18 aprile si intimò alla Danimarca ' di evacuare lo Schleswig, tanto la parte danese che quella tedesca. « A questa prepotente intimazion e i Danesi risposero con· sortite verso Husum e verso Eckemforde. « Il 23 aprile, g iorno cli Pasqua, l'esen;ito tedesco attaccò su tutta la· linea; il generale Wrangel arrivava da Berlino onde prendere il cornando i n capo di tutte le truppe; le quali ammontavano a circa 30,000 uomini, cioè 12,000 Prussiani, comandati dal generale Radziwill; 11,000 federali Tedescb i sotto gli ordini di Halkett , e \:ì,000 Holsteinesi. I Danesi non avevano che I'l,000 uomini. Il sitnto giorno di Pasqua trascorse per intiero in srrnguinosi combattimenti intorno al Danne,virke ed a Schleswig; i -Prussiani ne sopportarono quasi tutto il pondo dalla parte tedesca, per Uravura i Danesi l'Ion la cedettero in nulla. Vi va mente attaccati di fronte e minacciati di essere girati s1111a destra e sulìa manca, essi evai;uarorio Schleswig, ritirandosi su Flensburg. I Tedeschi li i nseguirono; da Flensburg i . Danesi diressero la loro ritirata
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parte per ·Kolding sul Jutland, parte a destra nell'isola d'Alsen. Viirangel s'avanzò su Koldi ng, lasciando Ha.Jkett sul suo fianco destro a[incbè lo coprisse contro l'isola d'Alsen . • Nel nwntre che i Prussiani occupavap.o Koldin g en i suoi dintorni , il 28 m:iggio i Danesi ripresero l'offensiva rimpetto ,dl'isola cl' Alsen e respinsero H,ilkett; per la qual r.osa. vVrangel dovette prontamente ripiegarsi su Flensburg. r due eserciti rimasero in osservazione, mentrechè la diplomazia si dava attorno per un accomodamento. Il 26 agosto venne concluso un 'a rmistizio di 7 mesi. I rlncati forano consegnati ad u n 'amministrazione m ista, mil fr:ittem po · che si tratterebbe la pace. Wrangel ed i Prussiani si ritirarono per correre a completare la cm,trorivoluzione a Berli no . « Per tutto l'inverno si trattò molto,' ma si andò poco d'accordo . '
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(< Il 22 febhra.io 1849 la Danimarca denunziò l'armistizio, ed il 27 marzo apri la campagna b locéand,o i porti tedeschi. ; Per tal epoca essa av eva potuto prepararsi i ,rnoi m ezzi d'azione e riunire la sua flotta. • Disponeva di circa 30;000 u omini e 40 bastimenti. ·« ·Le forze ,-Jello Scb1eswig1folstein s'erano pure au mentate di volontari g-iunti da.11.a Germania, e somma.vano a 15, 000 ,u omini coma.ndati da Bonin. Era ben poca cosa per' uni-l, question e ch e pareva tanto interessare questo paese; nè era sufficiente per lottar da soli contro i Danesi . Ma tre divisioni tedesch e federali andavano tosto a raggiungerl e·· (una sassone-bava rese e du e prussian e) . Il generale prussiano Prittwitz doveva essPrne il comandante in capo . I Tedeschi non furono più attiv i nel 1849 che nel 1864; essi si lasciarono sorprendere dallo sgelo, e furono i Danesi che addì 5 aprile incomin-
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LA CA)IPAGNA 22.2 ciaro no le ostilità. In q uel g iorno la loro flotta tentò d'impadronirsi di Eclte1·11forcle, ma fu respinta dalle batterie della costa. La squa.dra p<~rdette_un vascello ed una frega t a, il C1·isliano VIII e la Gefìon. I corpi tedeschi si portarono tm;to avanti ; Bonin dritto al nord, contro il Jutland; i Sassoni-_b avaresi all'est, contro Duppel ecl Alsen come aveva ratto Ha.lkett l'éurno precedente; le divisioni prussiane in riserva. Il 13 aprile , la prima di visione (Sassone-bava.rese) attaccò vivarnente i trinciera.menti di Duppel e se ne impadron iva. I Danesi furono r ibuttati nell'isola d'Alsen . « Il 20 aprile, Bonin arrivava suìla frontiera del .Tutla nd e batteva i Danesi a Kolding , i quali non difesero seriamente la ci.t tà. Essi si ritirarono in due colonne ec- . e,entriche, come n ella ritirata del 1848, manov ra facilitata e comandata anche dalla. na tura. clel paese. Una hrigata comandata dal generale Rye continuò a marciare verso il nord del J'utlancl; il grosso dei Danesi, sotto gli ordini del generale Bulow, si portò su Fredericia, testa di ponte del l'isola di Funen. Questa vclta si proponeva di t e nere questa piazza, la quale non era stata difesa nel 1848. Essa era stata considerevolmente afforzata e ben munita d'artiglieria . . « Prima cli proseguir oltre, Bonin attese 1'arrivo. della divisione p russiana e del comandante in capo , il quale non e ntrò che il 6 maggio a Koldiog. ,, Prittwit.z, lasciando sempre la prima divisione tedesca sul SLlO fianco destro ed alle spalle, contro l'isola d'Alsen, mandò Bonin contro Fredéricia per r iempirvi una eguale missione , qui ndi lanciò avanti i Prussiani. ·nel Jutla nd. « Il 7 maggio ·nooin resp inse i Dan esi su Fredericia, e benchè non avesse dovuto che stare in osservazione, egli si pose, il 10, ad assediare la piazza. .Ma i Danesi con 4000 uomini d i o-tl/ì.ruigione bravem:riarono tutti i O 00 ~~
293 s uoi sforzi. Essi avevano, egli è vero, il mare per loro, e rile\avano le loro gnarnigioni dall'isola di Fi..in en . I Tedesch i resero il passaggio pericoloso, mercè, fra le allre, due batterie, ma non lo poterono interdire. « Frattanto Prittwitz, col grosso dell'esercito, avanzava.si lentamente nel .Jutlaud dietro la brigata del gener a]~ Rye. Solo il 20 ma~gio en trò a Borsens ed il 23 a rrivò ·v erso Aarhits, dove presa posizione, il genera.le Rye s i s tab ilì nell'angolo e pr omontorio di Helgenas . « In tal modo in giugno l'esercito t edesco, forte circa · di 35,000 uom ini, presentava la seguente curiosa clislocazwne. • Esso faeeva fronte al Baltico , sparpagliato su una distanza di circa trenta legbe, ovvero sei marcie. L'ala destra, 5000 Sassoni-Bavaresi nel Suodwitt, dinanzi Als~n; il centro, 14,000 uomini sotto gl i ordini di Bonin, dinanzi Fredericia; la sinistra sotto Prittwitz, 16,000 uomini verst1 Aarbus. Il comandantè in capo avrebbe almeno dovuto essere al centro col grosso delle sue forze .· Egli obbhò inoltre la considerevole d ifferenza tra lui ed i suoi avversari rigt1ardo al la celerità. dei mezzi cli cornunicazione, tenendo questi il ma.re ed avendo num erosi bastim erti di trasporto, dei quali seppero servirsene molto a proposito. . · • Iu certo modo i. Danesi avevano forzato, col loro proprio, lo sparpagliarnen to dei Tedeschi, e ne seppero calcolare con giustezza le conseguenze . Essi erano così divisi in tre corpi principali : a destra, i. Helgenas, la brigata Rye, con 4 a 5 mi la i;1omini; al loro ceut.ro, a Ftedericia e Fùnen, ci rea. 12,000 u omin i ; a sin is t ra, la divisione Meza, a ll'isola. d'Alsen. Ma i loro vapori .potevano concentrarli tutt i in due o tre giorni. La qllal cosa fecero , non tanto r apidamente quanto sarebbe stato poss ibile se vari contrattempi non fossersi frapposti, ma aneora abbastanza. presto e con t anta socretezza ch e i nELLO SCll I,ESW:G
224 LA CAUl'AGNA Tedeschi pon se ne accorgessero che troppo tardi . La brigata Rye fu trasportata per mare nell'isola di Fiinen, meno un battaglione che r estò a Helgenas per fare diversione a Prittwitz; parimenti il grosso di Meza fu tolto da Alsen , ed il ,24 luglio, 25,000 Danesi si -trovavano cor:iceotrati nell'isola di Fiinen, rimpétto a Fredericia._ L'imbarco incominciò il 2 a sera, e la sera del 5 tutte le forze danesi erano a Fredericia . Il 6_esse at taccarono Bonin, il quale si difese validissimamente, m a grande-mente inferiore in numer o e molto sparpagliato per , l'assedio, fu_oppresso e subì_ una completa sconfitta , perdendo 3000 u omini, di cui 200() prigionieri, tutto i I s uo mater iai~ d' assedio, ed alcun i cannoni da campagna. Egli si ripiegò su .Weile per raggiun gere i Prussiani. « Questa bella vittoria , giusta ricompensa di un:oper_azione benissimo combinata, terminò di botto la cam p agna. EsslJ- metteva i l corpo prussiano del J ut1and i!l una critica situazione, privato delle sue comunicazioni, dalla quale fu tolto da un nuovo armistizio , concluso i l 10 l uglio tra la. Danimarca e la Prussia . P er questo atto , lo Schleswig era provvisoriamente separato dallo Holstein, il quale provvisoriamente r estava indipen dente, ed i ducati sarebbero occupati da t ruppe neutre, prussiane e svedesi. S in dal principio d@H'estate i Svedesi s'erano· posti in movimento per soccorrere i Danesi. Gli Holstei oesi dovettero aderire all'armistizio, ma no n perciò desistettero dai loro preparativi e dagli armamenti pel 1850. _« Questo secondo armistizio fruttò pi ù che il primo . La Pr:ussia, disgustata di uua gue_rra rivoluzionaria che m inacciava darle ·maggior imharazzo che p r ofìtto, fece fa, pace colla Danimarca il 2 luglio 1850, tanto in suo nome ch e a quello della Dieta. L'evacuazione degli Svedesi e dei Prus~iani s'effettuò quindici giorni dopo.
DELU> SCHLli~W IG 'lt Glì HolstP,inèsi , appoggia\.i . da nurpernsi volontari t,edeschi, r estavano soli a ll'impresa. Essi erano aumentati sino a éirca 30,000 uomini con 60 bocche a fuoco. Si è con queste forze che il generale vVillisen, successorè di Bonin, riaperse la campagna il 13 luglio. Egli avanzossi s_ino al di là della Schley, sotto la protezione delle guar·uigioni prussiane, come p er r.il evarle, ·e senza colpo fe. rire. PresrJ posizione a Idstedt, innanzi di Schleswig. « L'esercito danese , comandato dal gener11le Krogh, fo rte di circa 40,000 uomini, s'avanzò a ·sua volta da Flensbourg, battè i Tedeschi i l 24 e 25 luglio a Idstedt, e li respinse sin oltre l'Eyder. Due tentativi offensivi di vVi!lisen, a Missunde ed a Frederischtadt, essèndo quindi falliti, gli eserciti restarono in osservazione, i Danesi al Dannewerke, i Tedeschi a Rendsbourg, oye formarono un gran campo trincerato. « Willisen si dedicò allora alla creazione ed all'organizzazione di nuove truppe, attivamente in ciò secondato dai liberali di Germania; sul principio dell'inverno, l'esercito holsteinese ascendeva già a pressoché 40,000 uomini, e continuava sempre ad aumentare. Ma i governi finìrono per adombrarsi di queste forze che si organizzavano all'infuori della loro azione. La Prussia e l'Austria terminarono per intendersi; in gennaio 1851 i commissari di queste due potenze giunsero a Kiel e forzarono il ducato 'a far adesione alla pace del 2 luglio l850. « La questi0ne politica si regolò definitivamente a Londra nel 1852 coll'atto- ben noto d elle sei potenze. > E qui crediamo n ecessario di ricordar brevemente in che consistono gli impegni presi dal governo danese n elle trattative del 18;)1 e 1852, poie;hè egli è cli aver violato questi impegni che la Dieta accusò la Danimarca, ed è da ciò che Prussia ed Austria tr assero pretesto all'ingiusta loro aggressione. Nel 1851 dopo che i commissari pruc,siani ebbero costr.}tto, come or si è detto, gli
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226 LA C,HIPA<;;NA Holsteinesi a desister'e dalle ostilità, parecchie note furono scambiate fra i gabinetti austriaco e prussiano da una parte ed al titolo di maggiori potenze della Confederazione ed il gabinetto danese dall'altra. Questo dichiarava il re di Dnnimarca esser pronto a r innovare la dichiarazion e fatta dal padre suo, che cioè egli non inçorporer ebbe lo Schleswig alla Danimarca, consentiva a mantenere alcuni legami sociali fra la nobiltà scbleswigese e _quella dell'Holstein, ma nettamente respingeva qualunque unione od assimilazione politica fra i ducati, ed a nnunciava la soppressione dei tribunali d'appello e del m inistero in comune che erano stati accordati ai ducati 11el 1834. Dichiarava finalmente sarebbonsi elargite a tutta la monarchia istituzioni rappresentativ~, alle quali i ducati avrebbero partecipato per ,mezzo dei delegati delle loro assemblee locali. Il principe di Schwarzenberg, allora primo ministro d'Austria, interpretava in nome della Germania le prop oste del ministro danese signor Blubme ed accettavale in _massima riconoscendo nel governo danese il diritto, unzi il dov~r e di rilegare le diverse parti della monarchia ad un centro comune pei' mezzo. di una connessione costituzionale ed omogenea, ma volle che le promesse del gabinetto danese prendessero il carattere di un im pegr-w contrattato sotto la forma di una dichiarazione fatta in _n ome del re dal suo ministro. E qui giova avvertire che in questa nota stessa il principe consigliava al governo danese di non informare la comune costituzione alle istituzioni troppo liberali di cui godeva la nazione danese; quale insinuazione era all'Austria ma nifestamente inspirata dalla p_a ura che il liberalismo di Copenhaguen potesse esser e_troppo contagioso alle vicine provincie germaniche (1). (!) • .... . S. M. J 'impera.tore, desb ndo veder la. pace e la pr osperità!, della rnon archi,, daucse stabilite qua nto prima possibile con una
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H29 gennaio 18D2 il signor Blup.me man<lava la chiesta dichiarazione, ed alcuni mesi dopo Austria , Prussia, Francia, Russia, Inghilterra, Svezia e Du:nimarca firrnàvano a Londra un trattato il quale regolava la successione per l'insiem.e della monarchia danese, eù assicttravala nella persona dell'attu,ale re alla morte cli Fede·rico VII, add1mostrando per tale a.tto solenne quanto la conserva.zione dell'integrità di quella monarchia fosse ,capitale interesse per l'equilibrio generale. Il governo danese st diede tosto ogni maggior sollecitudine e impiegava tutta la massima buona fede, onde tradurre in atto i presi impegni, tentando di ottenere l'unione colla libertà. Affidò nel 1855 per ogni parte della m onarchia la gestione degli affari localt ad assembl~e <leliberanti, e ad' un parlamento eletto la comune direzione degli affari della monarchia intiern; e ciò appunto €gli avea promesso, ma lét Dieta germanica affaticavasi con · ogni ostinatezza e mal arte 'p er intricargll la via, soffiando nei ducati là riluttanza a qualunque partitò, talrnentechè si giunse perfino a pretendere che Lanenburg, Holstein e Schleswig avessero per ciascuno altrettante voci nella rappresentanza centrale, come la Danimarca propria. Conseguenza di cotanto strana ed ingiusta pretesa sarebbe stata quella che l'elemento danese avrebbe dovuto lasciarsi soperchiare dal germanico, che eioè più di due milioni di Danesi si fossero lasciati governare • • • • • • • • • •
organiziazioue definitiva adatta ai suoi bisogni, spera che il governo danese, negli sfor zi che farà verso tale scopo, non darà forse mia esclusiva pref'erenztt alle istituzioni cbc foi:0110 accorciate negli ultimi anni al regno di Danimarca propriamente detto, ma avrà presente, come unica guida sicura, le r elazioni permanenti a stabilirsi fra le pa•i-ti della monarchia co!Jcttiv,t, e l'oggetto che esso deve proporsi di fortificare l'unione di questa parte in un tutto. Appena cli ciò assicuratasi la M. S. non tarderà, unitamente alle altre potenz~ amiche, a fare i suoi sforzi- per assicurare qnest'union e colla ga.ram:ia. internazil'nale ùi una successione comune , (Nota 21 dicpmbre 1851).
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da meno di ot tocento mila Tedeschi ; nè p erò pot è accoodisc~nde_rvi il gabinetto di Copenbaguen per quanto buona volontà mettesse onde assodar le cose d i governo p er tL1tto il reame. La Dieta ingiunse allora alla Danimarca, sotto pena d ell'esecuzione federale, di abrogare la costituzione del ' 1855 nei territor ii lederali. Resistette il r e ancora, ma cedendo poi ai comig li d elle grandi potenze, le quali Yolevano prevenire un couflitto, egli finì, nel novembre 18h8, col rivoca.re quello Statuto per quanto riferivasi allo Holstein ed al LauenbL1rg . Si riposero all0ra i Danesi un'altra volta all'opra, ma indarno, poichè ogni loro più larga offerta venne sempre ostinatamente ed arrogantemente respinta dagli Holsteinesi e dalla Dieta osteggiata; sinchè il governo ed il Risgraad , stancatisi, si decisero una bnona volta a lasciare che gli incontentabili s'acconciassero a loro g uisa, ed a spendere meglio il tempo loro in condurre a definitivo assodamento le istituzioni della restante monarchia. Ciò fn chiaramente espresso nelle patenti del 30 marzo 1863, e tradotto in atto colla costituzione del 18 scorso n ov embre, che i11co1·pomva lo Scbleswig. Ed ecco il g ran dcl iUo d ella Danim arca, pel quale la Germania sottopose l'IIolstein all'esecuzio111; federale, l'Austria e la Prussia i nYJSero lo Schleswig, e la maggioranza della Dieta dichiarò n ullo il trattato di successione , al quale d'altronde m ai non aderì. i\Ia che cos'è in fin dei conti ed in che consiste questa chiassosa i ncorporazion e? St,a in ciò che lo Schleswig Cu sottoposto alla novella costitnzione del r eame, me11tre non vi furono chiamati uè rHolstein , nè il Lauenburg, n ella certezza. che vi si s11,rehher o rifìutati. Del resto Ai l asciarono allo Schleswig la sua assern blea deliberante a parte, il suo particolare ministero, tutte le sue libertà doppiamente guarentite e rlalle sue franchigie locali e
229 dalla costituzione stessa. Non vi fu dunque per esso altra incorporazione d i quella rhe avrebbero avuto l'Holstein cd il Lauenburg, se avessero voluto accettare quel certo legame organico cd ornogenco suggerito dal princi pe di Schwarzenberg nella sua nota del 21 dicembre 1851, la quale, come già abbiamo detto, servì d i base al trattato del 1852. Per questa pretesa incorporaz,ione la quale scindeva l'Holstein dallo Sch1eR,Yig, la Dieta aveR decretato l'esec uzione federale onde otten ere la riunione dei due ducati e stava procedendo ad attuarla, quando venuto a morte Federico VII, e in forza del protocollo di Londra assunto al tronQ Cristian o IX. della casa cli Glucksburg, s'accampò il rrincipe di Augustenburg qual pretendente a regnare sui ducati riuniti, e !'palleggiato questi dalla maggioranza d ella Dieta, da custituzionule la q uistione <li ventò di successione. Cosicché oggidì la Dieta più non pretende che la Danimarca abroghi la costituzione di tiovem bre, m a vuole ceda i ducati , rinunzi ai suoi p iù tradizionali diritti, si sfraccli per sua m,:i.no stessa. Su che si fondino le pretese del principe d' AugustenLurg, ora diremo brevemente. I dirit ti degli èredi collaterali della corona danese rimontano all'a,nuo 1560, al regno di F ederico II, il cui . fratello Giovanni fu sti pite alle fam iglie di August.enhurg e d i Glucksburg; la prnna primogen ita, la st,conda cadetta. à'fa. r egnando Federico III, nel 1660, il modo di ,:ucces,:iotic fu mutato , in ciò che la corona dan ese di venne trasm iss ibile anche in lin('a femmi nile, per cui alla morte d i Federico VII ultimo rampollo maschile della casa d'Oldenburg, lo scettro di Danimarca appartene-va alla lanclgrav,a Carlotta <.l i Assia . S iccome però il diritto germanico, applicato alla successione dell'Holst,eì;, ammette la legge salica, ne conseguiva che il possesso di quesli dovesse appartenere IJF.L!.O SCHLES""IG
2:°3'0 LA CHJ!'., GNAaJla, famiglia d' Augusten burg, ed iu suo difetto a queJTéi di Glucksbur g; ovverosia che la Danimarca dovesse esser e spfìrtita in due reami. Per evita.re questo smernbramEnto, per mantenere la integrità della monar chia danese , co~ì necessar~a all'eq uilibrio europeo , &i. tentò una con:lbrnaz10ne d1 matn~rnnio fra un duca di Augustenburg ed una principessa d'Assia, mà non r iuscì, ed ottenne per contro il principe Cristiano di Glucksbu:rg (ora r e di Danimarca), di sposarsi alla principessa Luigi-a , seconda fi glia della landgravina. Il fra.tello di questa, il principe Federico d'Assia, e la sorella primogenita ptin~ipessa Maria, rinunziarono i_n di lei favore ogni sua ragione di sticcessione, e vi n - nunziò r.ure lo Czar, in nome del ramo primogenito di Holstein-Gottor p (1), 1a quale regno si.no al 1773 sulla tl) Nel 1773 l'imperatore Paolo I rinunziò ai suoi diritti in _favore della Danimarca; quest a ri-n uncia fu r iconformata nel 1851 (5 grng~o), di1l _protocollo cli V::u:sMia, rnercè la c0m binazione ch e po1·~ava evcn..tualmente il principe Oristi,.no di Gluckshmg alla successwne _d ella totalità de~li Stati r iuniti a qncll'epqca sotto lo scettro del re d1 Da.nirnarca-: ma il protocollo stipnla cspresst1mente che -la famiglia di R ussia rientl'er~bbe nella pienezza dei suoi diritti qualoia, per lJna o per 11lt1:a causa, quella. combinazione ,enisse a fallire,. od anche qualor,1_la d'.scendenza maschile del pi:incipe Cristhmo venisse ·arl estinguersi. Evidentemente la. R ussia fece qnesta rinunzia nell'interesse dell'or dine e nvn dello sconvolgiroento enropco , in favore del ramo di Glucksburg e non cl'Augustenburg, e specialmente in vista dell'integrità della monar chià danese e nou del suo smembrament o. Allor chè tutti questi inter essi in favore dei quali la casa di R ussia si er a spogliata cle'suoi diritti famiglia, si trova.no in pericolo pelle pretese del principe di August enburg, egli è. naturale cJ1e essa 1·ip1·enda. i titoli che annullauo . in part e le rivendicazioni t emerarie e turbolente del prete!lllente·holsteinese, lo che ha già manifestato cli voler far e, appena ne sia il caso. Da ciò b en si intende , come Ja. legittimifa sulla quale si appoggia il principe di Augustenbmg, gli faccia comu,J,etamente difetto pe.r u na notevole pa.r te dcll' Holstein, e per quella parte appu11to che è dalla Germania più vagheggiata., quella ov' è il porto di Kiel.
di
DELLO SCHLESW!G
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parte orientale dell'Holstein, che, come già abbia mo accennato, toccò nel xvr secolo a questo ramo. Rimaneva però il duca di Augustenburg , padre del. l'att uale pretendente, co'suoi diritt.i sull'Holstein , o per meglio dire s u quella parte dell'Holstein appartenuto un t empo, come sovra abbiam detto, agli Holstein-Gluckstadt. Questi come ribellatosi al proprio sovrano, avrebbe pot uto senz'altro essere dichiarato scaduto da ogni suo diritto, ma si preferì accomodar la cosa. all'a011chevole, e nel 185:.! con atto solenne egli r inunziò per sè e per i suoi discendenti ad ogni suo diritto di successione ai d ucati, in favore di suo cugino Cristiano di Glucksburg, il perchè venne allora rientegrato nei f-uoi possedimenti, nelle sue dignità, ed ottenne un compenso pecuniario dì dieci m ilioni di lire. In base a questa rinunzia, col protocollo di Londra dell'8 maggio 1852 fu stabili co che all'estinzione del ramo di Oldenburg colla morte del r e Federico VII , la successione al tr ono di n·animarca _sarebbe devoluta a Cri: st iano di Glucksburg ed , ai suoi eredi in 1in<Ja, maschile. Sono dunque assolutamente insussistenti le pre'tese del principe d'Augustenburg, poichè anche indipendentemente dalla r inunzia del padre, furono , nell'i;1teresse europeo, annullate col protocollo di Londra , pel quale le grandi potenze sonosi coimpegoate a mrtntenere l'in tegrità della monarchia danese, nè avrebbero ora ragione alcuna a rinvenirne. È vero che la Dieta non partecipò a quel trattato, µoichè, allora neppur fu consultata in proposito, tuttochè si trattasse di terra fe derale; .ma se le grandi potenze credettero allora di poter fare senza il di lei consenso, potranno ora esse permettere alla Dieta di lacerare quelle loro solenni decisioni? Ciò non dovr ebbe esser punto c redibile. Ciò non di meno non mancò alla Dieta il coraggio di
LA CA~IPAGN.~ ~32 cimentarsi a tale opra, ed è on.L manifesto che l'obbiettivo capitale dell'esecuzione federale, era quello di strappare i ducati alla corQna danese, per irn'.estirne l'Augustenburg. e crear con es;;o un novello pr:inc;ipotto in q uella miriade che già ne possiede la Germania, e che un giorno o l'altro dovranno sparire ingoiati dalla Prussia o dal1'Austria. La Prussia dopo aver sotto sotto suscitata la Dieta a quel passo prepotente ed arrischiato ad un tempo, dopo · aver ess,1 pure fornito il suo contingente all'esecuzione, mostrò ad un tratto temere che l'imprudenza della Dieta -potesse provocare una guerra contro la Confederazione per parte delle potenze segnatarie dE:l trattato di Londra, ed io questo scopo umanitm·io associatasi io via subordinata l'Austl'ia , si fece padronl!. del la situazione, passando sul corpo alle truppe federali che già occupavan.o 1'Holstein, ed invadendo lo Scl11eswig, per farsene un pegno - così dichiarò - onrle costringere la Danimarca ad abrogare la costituzione cli novembre• , ed a mantenere i suoi impegni di non incorporazione cli quel ducato, e berteggiandosi così delle proteste sopra proteste della Dieta e dell'Inghil terra. Per coonestare tale loro decisione aggressiva la Prns<'ia e l'Austria - suo eco federale - diedero ad intendere . che come segnatarie del trattato del 1852 non potevano concedere che da chiunque fosse minaceiata l'integrità della monarchia danese; che però com e potenze primarie della Dieta era loro dovere di esigere che la Danimàrca rispettasse i capitoli del trattato stesso ed i presi imµegni . Dichiararono in conseguenza non dar alcun valore alle pretese dell'Augustenburg, ma accusarono la Danimarca di aver violato l'oradetto trattato colla costituzione del 18 novero bre 1863, comechè questa realmente incorporasse lo Schleswig, mentre essa, legge fondamen tale non fu sottoposta alla Dieta dello Schleswig, ma
DELl.0 SOHLESW!G
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venne votata dal Rigsraad ove non siedevano cbrJ undici deputati scb leswigesi, sette dei quali votarono anzi sfavorevolmente . Quindi il 16 gennaio gli inviati prussiano ed austriaco a Copenhaguen r imisero in nome déi loro governi la seguente nota collettiva al governo danese: « I governi uniti d'Austria e di Prussia aveva no concepita la speranza eh~ la costituz-ione comune per la Danimarca e per lo Schleswig, sancita il 18 nove mbre scorso da S. M. .il re .Cristiano IX e destinata ad entrare iu vigore il 1° gennaio 1864, sarebbe stata abrogata prima di quel tempo. Questa speranza è stata delusa. (?ol 1° gen naio del presente anno la costituzione è entrata legalmente in vigore e l'incorporazione de1lo Schleswig è divenuta un fatto compiuto. Il governo ciel re di Danimarca è perciò ven uto meno in modo non equivoco agh obblighi che aveva contratti nel 1852, tanto rispetto alla Confederazione germanica, quanto ris,petto alle due potenze alemanne in particolare, ed ba creata una situazione che non può essere considenita legale dal punto di vista dei trattati. Le due potenze sovraocennate, a cagione del la parte che h,rnno avuta in quei negoziati, il risultato dei quali è stato approvato in seguito alla loro raccomandazione dalla Dieta germanica., haBno-il dovere verso loro stesse e verso là Confederazione d i non permettere it presente stato di cose , « Esse inrlipizzano ancora una v0lta al governo da.oese -l'inv1to espresso di abrogare la costituzione del 18 novembre l~(i3, che non riposa su alcun fondamento giuridico, e d i ristab ilire alme no lo slatu quo anteriore come c011d_izio11e prelimiuare indispens1~bile di qualunque ulteriore traLLativa. « Se il governo danese •non desse soddisfazione a questo invito, le due potenze sovraccennate si vedrebbero costrette ad irn piegare i mezzi che sono· a foro diiiposizione
234 LA CA~PAGNA per ristabilire· lo statti quo e difendere il ducato di Schleswig contro la sua unione illegale col regno di Da-· nimarca. « I sottoscritti inviati delle due potenze, i quali, sebbene non sitrnÒ formalmente accredita.ti. aniscouo , nel , " caso presente, i n forza d i u n mandato speciale dei lor• governi, hanno r icevuto l'ordine di chiedere l'abrogazione della costituzione del 18 novembre scorso e di lasciar Copenhaguen se il 18 corrènte non avranno ricevuta la d ichiarazione che q uell'abrogaz1one è avvenuta. « I sottoscritti èolgono la presente occasione, ecc. « Oopenhaguen, il 16 genna!o 1864. /
« BRENNEl,t -
BALAN. »
A questa nota cui s'intimava un riscontro entro 48 ore, il governo danese rispondeva non poter abrogare una legge fondamentale dello Stato votata dal Parlamento, senza che qnesto fosse in proposito consulta.te per la via costituzionale e legale, epperò chiedeva una dilazione di sei settimane affinchè vi fosse tempo a convoca.re il Rigsraad. Un cotale riscontro avrehbe dovuto essere favorevolmente accettato da chiunque non avesse avuto secondi fini ed il fermo proposito di romper guerra a qualunque pretesto, imperocchè una tale risposta era la più conciliante che potesse fare il governo di Cristiano IX, a meno che fossesi indoLto ad un colpo di S tato. Ma ciò per nulla tornava in conto alla Prùssia · e al1' Austria, cosiccbè l'ebbero come no categorico rifiuto. Nè valsero le rappresentanze ufficiose dell'Ingbilterra, della Francia ~ della Russia, oucle ottenere al goYerno danese il soprattieni invocato, chè il 26 gennaio Prussia ed Austria formalmente dichiararono non voler concedere u lteriori indugi, ed esser fermamente decise ad entrare tosto d i viva forz.a nello Schleswig , ciò che avvenne difatti il 1° febbra io, come diremo in rippresso .
235 Quali siano poi 1 veri intendimenti della Prussia_ e le ragioni per le quali l'Austria iu costretta di 1~restarvi inano, già lo abbiamo eletto in principio di que:c;to capitolo; intendimenti e ragioni sui qua.li oramai non può rimanere alcun dubbio, dopo i fatti compiutesi e per quelli che immine nti si preYeggono, e forse avverranno p rima che ci rimanga tempo a compiere questa narrazione. Ci rimarrebbe a parlare dell'intervento diplomatico dell'Inghilterra in questo conflitto, ma è cosa troppo nota a tutti ; e d'altronde l'azione diplomatica dell'In- · ghilterra non valse ad altro che ad inviperirlo maggiormente con gr ande scapito d ella sua influenza e dignità politica. Epperò qui chiuderemo questo . capitolo già troppo lungo per_·una riyista m ilitare, non però forse per chiarir bene l'imbrogliatissima quistione, che diede l uogo alle ostilità di cui siamo in sul narrare. DELLO SCl!LESWIG
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CAPO ll. . CENNI SUL TEATRÒ DELLA GUERRA.
§ ·I -
Aspetto genérale.
La monarchia danese consta di due parti distinte: le isole dell'arcipelago del Baltico, Sieland, Fionia, Laaland ed altre minori ; e la penisola eimbrica, culla dei famosi Cimbr·i , che comprende il Jutland a settentrione, lo Schleswig in mezzo, l'Holstein ed il Lauen bur_g al mezzodì. La parte peninsulare bagnata a ponente dal mare del Nord, ad oriente dallo stretto di Kattegat, al settentrione da quello di Skager-Rack, e fiancheggiata ad oriento da
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LA C Al! P AGNA
237 s'ingran~iscono pel limo ch e i fiotti mari ni v i depongono. Nel 1634 la r-0ttura d i alcune dighe fu causa che più di 15,000 abi tanti vennero inghiottili dal mare. I principali golfi delìa costa orieIJtale sono il Nissu rnFjord, il Ringkjobing-Fjord ccl il Stavn ing-Fjord. La costa settentrionale è ritagliat a dal Lijrn-Fiord, il quale era il piC1 importante e profondo golfo della penisola, poichè mentre sboccava n el Kattegat, termina.vasi ad una lingua di terra bagnata dal ma.re del Nord; ma q I.lesto ristrettissimo istmo fu nel febbrnio del 1825 in franto dal furore delle oHde, ed oggi il Lijrn-Fjord , il quale verso occidente preade la forma di ampio lago nel · cui mez:(.o sorge l'isola d i Mors, è aperto dal mare del Nord al Baltico, avendo così trasformato la parte settentrionale d el Jutland in un'isola l unga ed irregolarissima. L'apertura fattasi, l'Olte Sund, non è d'alcun vantaggio per il cornmerci9, non essendo navigabile; ne il sarà resa forse mai, richiedendosi perciò enormi spese_ Tra le isole dell'Arcipelago la principale è quella di Sieland (terra circon data da acqua), ov'è la capitale del rea.me, Copenb,,guen (Kjobenhavn). Essa è d ivisa dalla Svezia dal canale del Sund; la bagna al nord il Kat-tegat, a1 sud il BalLico, ed all'ovest il grande Belt occupa lo spazio fra le sue coste e quelle dell'isola di Fionia . Essa è popolata da circa 500,000 abitanti, ed assai fertile . · L'isola d i Fionia (Fyen o bel paese) tra lo Schleswig e Sieland, è la seconda isola per ampiezza e popolazione, ma la p iù ferace e meglio coltivata. La sua principale città è OderJse. Quest'isola è separata dall'alto Schleswig pel piccolo Belt, e dal basso J utland mediante uno strettissimo e tortuoso canale . La sua popolazione è di 175,000 amrne. L'isola di Laaland (terra bassa.) al sud di Sieland, è abitata da 56,000 anim e . Il suo suolo è così basso che il mare soventi ne innonda le coste-profon damente dentellJELl,O SCHl,fiSWI G
un arcipelago di poco momento, protendesi fra la Svezia e la Norvegia. Essa va. fisicam ente distinta in tre sezioni loogitudinaJi• dal nord al sud. · La centrale che ne forma per così dire l'ossatura, non è che un'appendice di quella immensa landa sterile e tetra, che dal centro della Russia svolgesi per att~averso il settentrione della regione german ica e giunge sino al Kattegat; queste alture sono pressochè incolte, perchè il suolo ne è o ghiaioso e ricoperto di rari cespugli o di sabbia rossigna e assol utamente sterile. La parts orientale, assai fertile, ben coltivata e di aspetto pittoresco per le sue colline , non molto alte ma, di forma svariatissima, ricche di folte baschine di faggio e di grasse praterie, è quellà maggiormente abitata ed ove riscontransi quasi tutte le primarie città. La costa è dentellata da numerosi seni e da profondi golfi, i quali non solo offrono le più vaste rade, ma anche le meglio riparate dai venti ; e tra questi golfi sono rimarchevoli Fleugsbur g -Fiord e Schl ey che per parecr.hie leghe s'interna.no nelle terre. La sezione occidentale nel suo complesso offre tiu aspetto affatto differente, essendo un basso piano maremmano, poco al clissovra del livello del ma.re, siccb_è soventi le spiaggie vengono ricoperte dai flutti fino a grandi d istanze, i quali vi depongono una rnol~ipli1.;ità di laghetti. Queste coste comprendoho due parti assai diverse : l'una che stendesi da Skagen sino a Ringkjobing, abbraccia t erreni abbasta nza feraci per l'agricol tura e per la past.orizia., ma limitato da una catena di colline , le di cui sabbie moventi cagionano infiniti ed incessanti danni ; l'a ltro tratto da Ri ngkjobing, m.a specialmente da Ribes, offre un suolo grasso e li maccioso , un clim~L um ido e rnalsanissimo, ed è per g ran parte protetto da dicchi contro alle grosse maree. Questi distretti all uvionali detti marche, sono fertilissimi ma insalubri, ed insensibilmeute
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DELLO SCHJ,ESW IG 2J9 ove vengono ingrassati nelle pingui praterie. Oltre quelli • più sopra notati, i cereali, il burro, il formaggio, i co rami, i maiali e il pesce salato sono gli oggetti principali su cui si esercita la esportaziòoe; mentre il vino, il sale, i legnami, il carbon fossile, lo zucchero, le st;offe di lana e d i seta , il cotone sono le mater ie principali d'im portazione. ·
LA ,CAMPAGN.',. 238 late. Alrest di questa havvi l'isola d1 Falster, con 23,300 nbitanti . e fra Laaland e Fionia l'isola di Langeland (lunga terra) con 17,000 abitanti . Non diremo altro delle isole , percbè non pensiamo possano addì venir tefl.tro delle operazivni n ella attuale guerra, e ci limiteremo im pertanto a rapidamen te com pletare la descrizione della parte penins:Jlar e particolarmente occupandoci dello Schleswig e del Jutland meri-
dionale. La costa della penisola cimbrica ha un complessivo sviluppo di eirca 6600 chilomet ri . La sua estension e geogr.:1Jìca è d i 800 miglia geografiche quadrate delle quali 460 appartengono al Jutland con 704,000 abitanti, 167 a llo Schleswig con 41 0.000 abitanti , 155 all'Holstein con 54,000 abitanti , e 19 al Lauenburg con 50,000 abita.n ti. La penisola offre per t u tta la s ua estensione quasi g li stessi prodotti; ma il clima più rigido, la natura meno fertile del suolo , e i m inori progressi agr onomici, im nedirono ch e il JutLand tocc;sse quella agiatezza che Ì1auno r aggiunta i duc:'ati dello Schleswig, dell'Holstein, del La uenburg, n onchè le isole . In · questi la ricchezza aaricola ad onta del clima ' è veramente straordinaria.o ., Essa è principalmente dovuta a,lle pingu i pn1terie, le quali permettono l'allevamento di una tal copia di bestiame bovino e cavallino, quale· appena si trova nei paesi più privilegiati d'Eui·opa. V i si contano circa 600,000 cavalli di razza assai pregiata per statura , forza ed eleg,mza d i [orme, e presso a 2,000 ,000 di teste di bestiame bovino. Nel 186 1 si esportarono circa H,000 r:avalli e 50,00ò buo1. Questa varietà. e questo diverso grado a cui è giunta l'agricoltura, fann.) sì ch e i diversi ter:ritorii della peni-: sola si servono reciprocamente di com plemento economico. Il JuLland vende i suoi magn armenti ai ducati,
§2-
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Jutland.
Il J utland al pari che i ducati non ha corsi d'acqua considerevoli, e ciò è naturale alla sua forma geografica; ma la contr ada è compensata di tale svantaggio dalla innumerevole quantità. di laghi (ne ha 25), di baie e dai golfi, i principali dei qnali g ià abbiam n ominati . Il fiume Skodb01·g 6 l(onge, che separa lo J utland dal ducato di Schleswig, non ba, può dirsi, alcuna importanza militare. Ciò n on toglie però che il paese sia assai frastagliato e poco faciìe alle operazioni di grossa guerra, sia per le frequenti paludi che vi s'incontrano, le quàli comunicano tra loro mediante rii larghi c1ssai e pantanosi, sia anche per le foreste che gue_rniscono per lunghe ban de particolarmente la costa orientale, sia final mente per la scarsità di comode strarJe. Le città princi'p ali sono: Aalborg , 8000 abitanti, circon data da fossati e con m ediocre porto nel Lij m-Fjord; Nibe, 1800 abitanti, altro piccolo porto del Lijm; Viborg, cli 5090 abitanti , quasi a l centro del J utland; Aarhui&s, 8000 anime, piccolo porto del Kattegat, mun ito di alcune antiche m uraglie; Ho1·sens, 5900 abitanti, piccolo porto del mar Baltico, in fondo al golfo ·dello stesso nome, ove il commercio è molto attivo;
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LA
CAMP AGNA
Randers s ul fiume. Guden, 8000 abitanti, centro delle m igliori pastoriziè della contrada; Nykjobing , piccola città ma eccellente porto nell'isola di Mors; Ringkjobing, d1 1300 an ime, piccolo porto nel Fjord di tal nome; Vàle, 3300 abitanti, graziosa piccola città con buon por tu sulla costa orientale in fondo al Fj ord del s uo nome; Bibes, di 3000 abitanti, piwola città aotichissìma alla foce del Ni bs , la q uale ,-ebbene situata entro i confini geografici dello Schleswig, tuttavia è capo luogo · di un a diccesi del J u tland ; Fredericia, 5000 abitanti, s ituata ·su di un promou" torio ortenLale del J utland che comanda l' ingresso settentrionale del piceolo Belt , pel canale cli Fionia, il quale sò't to il cannone della p iazza non è più Ìargo di un chi· lometro e mezzo. Per tale sua posizione è Fredericia la chiave d i uno dei tre passaggi dal mar Balt ico o quello éld Nord, ed è per soprappiù come la g ran testa_ di ponte dei Danesi nel Ju tland . Per tanta importanza geografica e militare Fredericia è piazza forte. La città. s'innalza nell'angolo pressoché retto di quella sporgenza d i costa., mentre verso la marina i suoi fabbricati avviluppando la pun La dèl prornontorio, formano u n arco converso verso la terraferma ·; epperò l'intiera p iazza può considerarsi come un q uarto di circolo , col centro alla ptrnta del promontorio, e coll'arco segnato d_al cootonw verso la terraferma, il cui sviluppo è di circa due chilometri. ·Per farsi -una precisa idea della posizione fortificata di Fredericia, convien in essa distinguere: a) la pi;zza propri,tmente detta; b) li campo trincerato ; e) La punta di Strùb nell'isola di Fionia.
DELLO SCHLESWJG.
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La cinta del Corpo di piazza forma verso la terraferma un arco di circa 1800 metri di sviluppo , formato da 9 fronti 'bastionate (1), coi bastioni estremi appoggiati al mare. I bastioni h anno i seguenti nomi da sin istra a d estra (dal sud al nord) : 1° Oldenburg ; 2° Holstein; 3° Schleswiz; 4° Principessa ; 5° Principe Cristiano; 7° Reg ina; 8° Re ; 9° Danima.rca ; 10° Norvegia. I due lati della pia,zza verso il mare non sono formati ebe da due cortine q ua e là irregolarmente dentate, le q uali si uniscono alla punta del promontol'io ov'è la cittadella. I bastioni sono tutti quant i spaziosi , massicci e r ivestiti di muratura, e quelli dei Ni 2, 4, 5 e 8 sono muniti di cavalieri i di cui fuo chi giungono alle più lontane opere avanzate . . Sino al 1849 i. soli bastioni erano armati dì cannoni , ma di poi il furono pure le cortine, e d'innanzi a queste, fra i bastioni 2, 3, 4 e 5 vennero eretti tre rivellini, essi pure fotniti d'artiglieria. Tutti quanti i profili della cinta principale sono robustissimi , come si scorge dallo schizzo , e le scarpe ne sono r ivesti te. Il fosso principale della cinta si prol unga dal porto sino oltr<=: il bastione N° 10, e tanto per le sue dimensioni quanto per l'altezza delle acque che può r icevere, form a uu ostacolo serio assai per l'assalitore . Lo spalto è fornito d i strada coperta, con piazza d'armi, ma senza ridotti nei r ie.ntranti. Hannovi pure due p iazze d'a.rmi m unite cli ridotti nei punti sporgenti delle ali, cioè d' in n anzi al bastione N° 2, e d'in nanzi alla cortina fra il N° 8 e 9 . Anteriormente al bastione N° 2 (Holstein) comincia, .
(1) Vedi lo schizzo della piazza. ÀNNo vur,
vol. r'a. -
16.
LA CA)!P.\GNi 242 appoggiandosi allo spalto, una parte di fronte fortincata a tana:glie , la quale serve agli assedianti di luogo di raccolta per le· sortite. Verso ponente facendo straripare uno stagno pr esso Stoustrup si può produrre un allagamento il quale è un eccellente difesa accessoria per quelht parte. L'estensione di quest'inondazione si cal~ola in 250 passi di media larghezza e 3000 di luogheLZa, poichò può giungere sino ai villaggi di Erritso e Stoustruv ; nè essa è <l'ostacolo alle sortite, poiché vi si riscontrano a bèlla posta due ampi argini. Uno di questi argini è difeso dalle opere ava1;1zate N" l e 2; l'altro da un blockaus in muratura, da due spalleggiamenti a batteria, ed anche per una parte dalle batterie della punta cli Strùb nell'isola Fionia. Si esce dalla città per clue porte; quella detta del Re al n'ord protetta dal bastione dello stesso nomo, e quelh~ del Principe a ponente. Verso il mare come già si è detto, la cinta non ba un ben dociso tracciato, erl i suoi parapetti non sono cos't grossi come verso terra , perchè è ritenuta per questo lato meno importante la difesa che non dall'altro. En~ tram be le fronti da questa parte sono fiancheggiate dalla citta<lolla , la quak è un forte a 5 punte di solidissimi profili e di fortissima costruzione . La cittadella difende altresì due ponti d'apprndo che s'avanzano nel mare, e che hanno la maggior importanza ,p er l'imbarco e per lo sbarco dello tnJppe, essenclochè pel difetto dì profondità d'acqua le navi d'alto bordo non ponno approdare. Il porto non è praticabile che ai piccoli legni, poiché non ha che 12 metri di profondità.
Il campo t1·inceraw è formato da una successione di forti!ìcazion i di vario tracciato a seconda del tem~no ,
DELLO S CHLESW 1G
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rilegate fr[I, loro da batterie per tal modo che la fronte principale di esso campo trincerato , il quale può contenere 20,000 uomini riesce quasi parallela al lato terr estre della pi.izza. Le opere hanuo le loro ca.pitali in direzione del centro di esso campo, e comandano convenientemente il suo fianco orientale. Nelle antecedenti guerre la piazza non era antiguardata da opere avanzate , e la sola difesa esterna con!,i~ steva nell'allagamento sovradetto. Verso il nord essa era assolutamente scoperta, ivi non essendo fattibile l'inondazione a cagion del terreno più alto ed ondulato. Se questo era allora un difetto della piazza, lo sarebbe oggi anche più grave, poichè l'assediante stabiliendo batterie di cannoni rigati a grandi gettate, sulle alture a nordovest, ridurrebbe la piazza in brevissimo t empo. Ma dopo la battaglia ai Fredericia nel 1849, i Danesi utilizzando le. opere allora costrutte dall'esercito SchleswigHolsteincse -, le ridussero ad opere avanzate, nuove ne aggiunsero e così completarono quella fortezza all'uso moderno. Come appare dallo schizzo , verso ponente hannovi 4 opere avanzate le quali dalle alture sulle quali sono erette dominano intieramente il terreno anteriore, e particolarmente le strade di Kolding e di Veile. Verso settentrione le opere avanzate sono collegate da 4 batterie armate cli 20 pezzi, e s'uniscono alla costa per mezzo dell'opera N° 5 ed altre piccole ridotte. Dal canale formato dal Fiord di Rands le navi cannoniere ponno efficacemente contribuire alla difesa del lato di terra per un tratto di 1500 a 2000 passi. Le ali del campo trincerato si appoggiano alla costa e ponno essere protette dalle navi, come pure dal corpo di piazza.
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LA C,IMP [GNA DELLO SCHLESWIG
L'attaccante non potendo avvicinarsi àl campo se non per le retrostanti alture, essendoché i luoghi bassi sono tutti q uanti palud~si, ne consegue che esso dovrà ineon trare grandi rliflicoltà n el_l'investirneuto. Oltre a ciò gli sarà necessario i mpiantar batterie da costa cli grosso calibro per tenere in rispetto le navi nemiche nei golfi di Rends e di Veile , e_ dovrà pur trattenere uu corpo di . truppa n0lla valle d i X olding onde premunirsi alle spalle da un qualch e ardito colpo di mano eseguito dall'inimico per via di sbarco. Finalmente concorrono pure alla difesa di Fredericia alcune b::i.tterie da costa stabilite presso S,trub ne1 pun to dell'isola di Fionia pur avvicinato a1la terra ferma , ed i proietti di queste batterie giungono sin presso al villaggio di Erritso, La piazza ha però duo difetti: l'uno, quello che cadute in mano del nemico le alture che la attorniano dalla parte di terraferma, di colà la p iazza verrebbe irresi- · stibilmente battuta e prontamente ridotta, · l'altro ch e le for tificazioni verso la terraferma sono troppo addossate al caseggiato, ciò che troppo · espone questo ad essere facilmente distrutto dal b ombardam ento d ell'assediante. Per contro essa ha due bei vantaggi quello di presentare un fronte d'attacco limitato, e di avere le sue com unicazioni coll'esterno assicurate per la v ia di ma.re, ciò ben inteso quando spalleggiata da competente squadra, La p iazza senza il campo trincierato può contenere da 20 a 25 mila u omini , m a. ne bastano 10 m ila per la sua difesa , Essa è armata di p ìù di 150 cannoni, tra i. q uali molti r ig ati e di forte calibro, Gli Austro-Prussiani non ponno dunque sperare di ·aìt riment,i impadronirsene, che con un regolare assedio, il quale se validamente sostenuto , per parte dei Danesi, come non ne dul.Jitiamo, potrà prolungarsi parecchi mesi.
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Koldiri,g, 3000 anime , p iccola città fra colli , sulla sinistra ed alla foce del Kolding nel mare . Essa è circondata di vetuste mura, e i Danesi l'aveano afforzata m m olti punti di trincieramenti campali, che quindi non vollero · difendere. Il suo porto err~ anticam ente riputatissimo, ma oggi è reso impraticabile alle grosse navi dall'accumulatovisi fa 11go, S t11la costa orientale del basso Jutland, n ella zona fra Kolding , Frédericia , Randers e Vibor g in contransi nu • merosi piccoli villaggi, ed essa è . perciò assai popolata ed ubertosa ; ma non p uò dirsi ugual cosa della rimanente contrada, e specialmente del suo versante occiden~ tale che è quasi deserto, tranne sulla costa.
§3 -
Schleswig.
Lo Schleswig è al sud diviso dall'Holstein pel fiume Eyder e pel canaie che congiunge quESto colla baia di Kiel, al n ord dal golfo di Kolding e dal fiume Konigs il quale nel suo corso superiore chiamasi Skodborg e va $Caricarsi nel mare del Nord, La catena di colline che longitudinalmente percorre, come già a.bbiam detto, tutta ìa penisola, formando il _displuvio fra i mar.i del Nor,d ed il Baltico, s'accost& nello Schleswig al littorale orien~ tale. I principali corsi d'acqua sono : l' Eyder del quale già abbiam parlato, il quale esce da un la.go presso alla città di Rondsburg, e dopo un corso assa.i tortuoso di 2:2 legh e scaricasi n el mare del Nord; e la. T1·een la quale prende acqua da alcuni piccoli laghetti al sud di Flensburg ed attraversato in direzione n ord-sud la parte occidentale della. contrada vien conJluire noll'Eycler a Friedrichstadt, Tanto l'Eyder come la Treen sono ostacoli m ilitari assai considerevoli non tanto per la massa dellé acq Lle loro,
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LA CkMP,\ GNA
quanto per la nalura del loro letto, ·il · quale in qualche sito estendesi in arnpii ed impraticabili pantani. La Sorg, tributaria dell'Eyder, il Scholm ed_il Leek che si raccolgono in un lago dirimpetto all'isola di Fohr e scaricansi quindi nel mare del Nord ; il Siider , il Slu-x, il Virt e l'A1·n che uniscono Ie loro acque nel lago assai vasto di Neukirchen a 50 di Tondern, e quindi sono portate al mare dal fiume Ilvicl; il B1·ecle, il Ribe ed il Konige, sono altrettanti eorsi d'acqua del versante occidentale, di breve corso, e di lieve importanza militare se non fosse per gli allagamenti numerosi che producono i loro letti, laddove il terreno non ha sufficiente pendenza per dar moto alla corrente. La costa orientale non ha veramente corsi d'acqua, ma per contro é intagliata da parecchi Fjord, tra i quali debbonsi notare quello di• Eckernforcle1· che s'interna per più di 13 chilometri formando la bella rada di tal nome; lo Schley (che dà il nome al ducato), braccio di mare _navigabile alle navi mediane , che penetra fin quasi al centro della contrada, e che in talun punto é così stretto ùa potervisi con tutta facilità gittare un ponte, come per esempio a Missunde, ad Arnis ed a Ellenher g presso Cappeln; il fiorcl di Ftensburg, che termina con un eccellente porto; g uello di Apenrade e fìnahrn~nte quello molto angusto di llaclersleben, lungo poco meno di 17 chilometri. Le città principali della parte occidentale sono:· Tonning, 4000 abitanti, piccolo porto di mare alla foce dell'Eyde_r ; Friecln:chstaclt , 5000 abitanti. Questa piccola città. sita sulla manca sponda dell'Eyder , là ove questo· comincia a diventar navigabile a b'a rconi, ed attorniata al nord dalla Treen, cbe ivi si scarica nell'Eyder é punto per sua giacitura importante poiché comanda l'unico stradale del versante orientale, ed ivi il passo dell'Eyder. Forte g ià per -s~a natura essendo attorniata da d ue corsi
DELLO SCH L ifSW!G
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d'acqua e da inestricabili paludi , fu trincierata fin da tempi antièhi , ma il fu anche più validamente dopo il 1848 da Danesi , i quali n'avevano conosciuto tutto il valore !:!cl 1850 , allorquando le truppe dello SchlewigHolstein fecero vani sforzi per impacli·onirsene, tuttochè la-piazza fosse debolmente presidiata. Una t esta di ponte venne costrutta sulla destra dell'Eyder, ma siccome' in territorio holsJ,einese, dopo lunghe recriminazioni m osse dalla Dieta, fu rasa .poco prima dell'attual guerra. · Hu.sibm, 5000 abi tanti, presso al mare, quasi all'altezza della città di Schleswig, ma sull'altro versante; Tandem; 3000 abitanti, e Liigumlcloster di 4000 abitanti, nella parte orientale; Eclcernforde , piccolissima città quasi in fondo al Fyord dello stesso nome , ma sulla spiaggia settentrionale d4,,rimpetto ad uno strangolamento del golfo. Comanda 1a strada da Kiel a Schleswig , e per ciò era in principio della campagna munita, ma non sufficientemente per potere opporre una seria resistenza , cosicché fu abl)anclonata dai Danesi senza colpo ferire . Il porto di Eckerneforde é uno dei migliori de_Ua contrada; Schleswig, 15000 abitanti, capitale del Ducato. Lo Schley dopo lo stretto di Missuncle _allargasi formando un bacino lungo circa . 11 chilometri da est ad ovest , e di larghezza variante fra 1 e 4 chilometri. In capo a questo bacino ergesi la città di Séhleswig in forma di anfiteatro ed irregolarmente costrutta. Essa dividesi in quattro quartieri: 'l 'uno a nord ovest, ove frp:vasi in posizione dominante il Castello di Gottorp , culla del ramo della casa d'Holstein che regna oggi in Russia; il Lollfns al nord che . consiste in una sola lunga via; il · F1·iclrichsbe1·g al sud , s u di un monticello e l' Altstaclt (vecchia città) in posizione centrale . Il suo porto· non è molto profondo ed è soggetto a col marsi di sabbie o di fango , ma rnercè ben intesi la~rori é aperto al piccolo cabotaggio.
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LA CAMPAGNA
Schleswig è come la cittadella del famoso Dannewerk (vallo danese), del quale daremo in appres:,o alcuni cenni descrittivi. Cappeln , 1800 abitanti , piccola città sulla sponda orientale dello Schley e non lungi del suo imbocco nel Baltico. - Ptensbu1·,q, 17000 abitanti. È questa la più florida città del ducato a cagion del suo eccellente porto, il quale è frequentatissimo dalle navi del commercio ; ed hannovi tre çantieri per queste. Essa è circondata da antiche mura , ma , siccome mal conservate , oggi di . nessun valore difensivo; Apenrade , 3500 abitanti , piccola città in fondo al golfo dello stesso nome, ov'hà un discreto porto; Hrtde1·sleben , 6000 al)itanti , sul braccio di mare di tal nome formato dal piccolo Belt; ,, Gravensteim, al nord di Flensburg, e Gristianfeldt tra Hadersleben e Kolding, sono due piccole cittè, di niuna importanza. Appartengono al ducato di Schleswig parecchie isole tanto nel mare del nord come nel Baltico : non occorre far parola delle prime, e delle seconde le piincipali delle quali sono: Fehmern, alla stessa latitudine che Io Schleswig, ma interposta all'isola di Laaland ed al promontorio a nordest della città d'Oldemburg, dal quale è disgiunta dallo stretto di Fehmer; Orò, fra le isole di Alsen e di LaJJgesland; Alsen , in fondo al piccolo Belt. Di questa occorri dare alcun maggior ragguag_lio, , siccome sezione importantissima del teatro della guerra, ed ove i Danesi hanno organizzata la loro massima r esistenza dopo la evacuazione del Dannewirk. · Tr·a i golfi d'Apenrade al no.rd e quella di Flensbura al sud, il territorio si ristringe tra Gravensteiu e vVar~
DlleLLO sc.nLRSW!G
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nitz formando la penisola di Sundewitt, la quale è separata dall'isola d'Alsen da un braccio di mare lungo un po' più di 20 chilometri, e di varia larghezza. Al sud della penisola di Sundewitt se ne stacca un'altra minore, nominata Broackerland ed . avente il suo istmo (l~rgo 2 chilometri) tra un addentra.mento del Fiord di Flensburg, detto Niibel Noor, ed il Venning-Bond , seno di mare formato all'egresso meridionale del canale che separa l'isola d' Alsen dal Sundewitt. Il mare che 1,;ircon'.da questa piccola penisola è aperto dal lato del Venning-Bond, all'est, ma si restringe dall'altra parte a Eckersuud, ove un ponte vola.nte pone in · comunicazione la via più diretta fra Flensburg e Sonderburg; quinci l'allargamento di mare dì. Nubel-Noor , che bagna le terre di Niibel, Atzbol e Gravenstein. · Il braccio di mare, che separa la penisola di Sundewitt dall'isola d'Alsen, diramasi al nord dal Fiord d'Apenrade, in direzione sud-est. Quindi per una parte si interna nell'isola nella stessa direzione o·ra detta e vi forma il golfo di Augustemburg; per l'altra viene al sud, ristrin, gendosi ~oltissimo , attalchè ivi la sua larghezza varia fra 900 metri e 300 metri; questo stretto lung"o non più di 9 chilometri è chiamato Alssund. Il suo punto più stretto è quasi al suo egresso meridionale , tra la città di Sonderburg e Diippel ; ivi appunto non è più largo di 300 metri , e cessa di essere navigabile a legni ~i qualche mole , non però alle cannoniere. Quivi è il passo mercè un ponte di barche tra il continente e l'isola , e lo protegge · la .linea trincierata di Diippel composta di una serie d'opere alzate sulle colline boschereccie che costegg,iétno il basso dell'Ah,sund, allargandosi in forma d'altipiano, alquanto d'innanzi all'imbocco della penisola di Broackerland . Di qùesti trincieramenti diremo in appresso .
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LA CMJP ,\GNA
DELLO SCHLllSWJG
Varchiamo ora l' Alssund, é penetriamo per un istante nell'isola d'Alsen, ove nel punto in cui scriviamo hanno i Danesi concentrata la maggior resistenza. Alsen o Als lp, cui costa orientale non è discosta da quella occidentale dell'isola di Fionia se non di 10 chi~ lornetri , è lunga circa 13 chi)ornetri dal nord ovest al sud-est, e la sua maggior larghezza, fra Sonderburg e Fynsahv è di poco più di 16 chilometri, e dunque lunga due volte quanto larga. Essa è popolata di 21,000 abitanti, ed in generale heri colti-vata e fertile assai. . Il suo territorio dividesi in tre distretti che sono: . quello di Norclburg a settentrione, quello d'Augustemburg al centro, ed a mezzodì quello cli Sonderburg ch'è come una penisola fra il golfo di Augustemburg e l' Alssund. Ciascun distretto prende il nome da una sua città, e fra le tre è maggiormente popolata l'ultima che ha 3800 abitanti . Sonderburg consiste in u_na massa informe di casupole di mattoni stipata in .forma di V trn la collina e il n1are ;_ quella sormontatçJ, da alcuni mulini a vento; il porto che è assai buono , zeppo di navi d'ogni specie. Uua via maestra lunga ed angi.lsta scende alla marina, venendo da Augusternburg; !'altre · sono viuzze strettissime. L'edifizio principale è il castello reale , il quale è oggi usato a magazzini per la marina. Augustemburg e Nordburg so~o città di lieve impor-
taun.
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La maggior_strada dell'isola è que11a che entrando dal continente in Sonderburg dirigesi ad Augustemburg , dond~ poi si tripartisce: un ramo per Nordburg, l'altro per Almstedt a Fynsahv (costa a greco), un terzo verso levante per Tondstet e Mammark . Al mezzodì un braccio di mare l'Héiruper-Haff s'addentra nelle terre, e r itor cendosi quasi ad angolo retto forma la picciola penisola triàngolare di Kekenis al cui vertice è il faro di tal nome .
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"Holstein.
Il ducato lungo circa 3~ legh~ geografiche da oriente a ponente e larg.o 20, è diviso in undici distretti: l'Holstein propriamente detto, il Dithmarschen, la contea di Pin- • neberg, quello di Rantzau, i cinque distretti nobili, la Stormaria e la W agria. La capitale di questo accozzarne feudale è Gvuckstadt, città di 6000 abitanti, sita sulla destra sponda dell'Elba non lungi dalla foce di questo fiume, e nel distretto di Stormaria. Questa città era un tempo munita di buone fortificazioni, ma la gelosa Germania costrinse la Danimar ca a raderle. La seconda città per rango nel ducato, ma la principale della .penisola pel suo commercio e per la sua popolazione di 30,000- abitanti, è Altana, sita al sud-est di Gluckstadt, essa pure sulla destra dell'Elba, ove ha un f~eq uentatissimo porto franco. Vengono poscia: Kiel, bella città di 14,000 anime, cosi.rutta su di una lingua di terra, in fondo al golfo del mar Baltico, ove ha 1;1u eccellente e florid issimo porto. Rendsbur·g, che passa per la città meglio costrutta del d ucato, ha 11,000 abitanti, ed è stabilita sul canale di' Schleswig, il quale, come già accennammo, pel corso dell'Eyder collega la navigazione del Baltico con q uella del mare del Nord. Essa è_ piazza forte formando una fortissima testa di pontEi rivolta al sud, che però i Danesi non vollero difendere siccome · sul territorio del ducato. Waudsbeek, Neustadt, Heyde, Meldor'(, lVeumunster, Oldenburg, Ploen, Rein(eld, Segeberg, Biwmstadt, Traventhal, Barnesfeldt, Ytzchoe, Prectz, Uetersen e Pinneber g, sono
252 L,\ CAMPAGt\,!. piccole città di popolazioni varianti fra i 5000 e i 500 abitanti. La contrada è attraversata dal sud al nord, da una catena di colline basse, aride e sabbiose, che servono di displuvio a non pochi corsi d'acqua che la solcano,-tutti però di lieve importanza, se si ~ccettua il Trave che nel suo corso presso che elittico, si getta nel golfo di Lùbeck.
§ 5 ;_ Comunicazioni. . Le principali strade nell'Holstein sono le quattro che s1 partono tutte da Altona e dirigonsi a Liibeck, a Ol~ denburg per Neustadt, a Kiel per Brùmstadt e Neumunstor, a Rendsburg per Pinneberg e Jtzehi:ie; e quella che da Gluckstaclt, passando essa pure per Jtzehi:ie va a Mel_d?rf e Tonning, a Friederickstadt, e quindi prol ungasi rn su per tutta la · costa occidentale della penisola. Nella parte orientale dello Schleswig troviamo uno' stradale presso che tutto in rialzo e assai ben conservato, il quale venendo da Kiel per E ckernforde e Missunde conduce a Flenshurg, Apenrade, Hadersleben, Christianfeldt; entra quindi nel Jutland e s8mpre tenendosi non molto lungi dal litorale, porta a Kolding, a Weile, Hòrsens, Aarhuus, Randers, Hobr o, Aalborg e Hiorring, ove pa~sat_o il fiord di Lij m, avanzasi sino a Hiorring e volge qmnd1 ad est per finire a Frederickshava sul Kattegat. · _Nella pa_r te settent~ionale della penisola scarseggiano gli stradali trasversali. Nel Jutland i soli di qualche importanza che pongono in comunicazione le due coste, sono quello che dal fiorcl di Nissurn per Holstebro e V_iborg viene a Hohro; e l'altro che da Rinkji:ibing per S1lkeborg porta a Aarhuus. Noterem pure il tratto di strada da Kolding a Fr.edericia, e da questa a Weile'. Nell'alto Schleswig difetta:qo del pari le buone strade trasversali, ma nello Schleswig mediano e nel · basso ,
l)b:LL.0 SCHLESWIG · 253 alcune ne troviamo assai comode ed acconcie alle operazioni militari in ogni senso. Tali sono quella da Rendsburg a Schleswig; quella d~ Eckernforde per Schleswig a Husum che passa sotto il cannone di FreJèricksberg; quella di Husum a Flensburg, quella da Schleswig a Cappeln e da Cappeln a Flenksburg e Glucksburg; e · finalmente quella che dipartendosi a Bau dallo stradale da FleusbL1rg ad Ape11rade, volge ad oriente, e quindi biforcandosi per Dùppel e Sonderburg porta nell'i~ola d'Alsen: o passando per Gravenstern sovra il Nuhel-Noor, ovvero varcando lo stretto d~ Ekensund e sboccando a Dùppel per l'istmo della penisola di Broackerland. Queste sono nella penisola le sole strade le quali possano servire di linee cli tappe, o di sicure comunicazioni; chè le altre. scorrono per terreni limacciosi, o sono ristrettissime, epperò frequentemente impraticabili ai car~ riaggi militari. L'unica ferrovia che riscontrasi nella penisola é quella che da Altona viene a Renclsburg, dopo spiccato un suo ramo a Kiel. Da Rendsburg viene a Klo.sterkrug, e mentre un tronco raggiunge Séhlèswig, la linea principale volge ad occidente, e passando poco oltre gli spalti del Dannewerk viene a Ohrstedt. Di qua manda un ramo ad Hùsum, il qnale ritorna poi verso sud per Friederickstadt sino a Tonning, mentre la 'linea principale dirigesi a Flensburg, ove pel momento ha capo. Col tempo debb'essere prolungata su per tutta la rimanente penisola, ed ha da essere la sua: principale arteria commerciale.
§ 6 -: Considerazioni militari Dai premessi cenni intorno al teatro della guerra, e dall'unita carta, per quanto imperfetti siano e gli uni e l'altra, il lèttorc si sarà fatta un'idea sufficientemente esatta tanto del terreno quanto delle sue r isorse , per
DELLO SCHLESWIG
LA C.U!P,IGNA 254 seguire in dettaglio gli avvenimenti della guerra che ivi si combatte e che narreremo nei seguenti capitoli, cionondimanco ·ci si acconsentino ancora alcune considerazioni militari sul teatro di guerra stesso.
Evidentemente la base d'operaziorii di un esercito danese nella penisola cimbrica _insiste sul tratto di costa fra lo Scblei e Fredericia, poicbè di quivi ba le sue più. brevi e sicu-re comunicazioni colle isole cli Fionia e cli Seeland, dalle quali può trarre ogni suo bisogno, e nelle quali mercè la squadra potrebbe in ogni peggior caso trovare un rifugio. Da ciò viene che lo Schles·wig o per megho dire il suo · versante orientale abbia da essere il vero t0atro delle operazioni, sempre quando, ben inteso, l'esercito danese sia sulla difensiva. Per contro un esercito che invada la penisola ha per prLma base d'operazioni l'Elba, quindi l'Eyder; e le succes,;i ve saranno sempre alle- primitive parallele, epperò perpendicolari a quelle naturali dei Danesi. La direttrice della sua linea d'operazioni altra non può essere che lo stradale da Rendsburg, Schleswig, Flensb urg , Apenradé, ecc., ed i suoi obbiettivi successivi: Schleswig, Sonderburg e Fredericìa. Molte guerre già colà si ebbero, e le suaccennate fu. rono sempre le lince e i punti strategici ;. ecco percbè quelle linee e quei punti i Danesi si occuparono di fort ificare q ua.nto meglio seppero e poterono. Di Fredericia già abbiamo sbozzate. le difese, or diremo dunque quel poco che abbiam potuto raccogli ere di meno incerto sul Dannewerk e su Di.i.ppel .... ." chè . colà non fummo.
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Il Danncwerk.
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Onde tenere in fren~ le invasioni germaniche nel x secolo i Danesi pensarono innalzare una barriera fn S çhleswig _ed Hus urn che chiudesse ogni pàsso tra il Baltico ed il mare del No~d. Fu perciò costrutto in origine un se:nplice muraglione preceduto da un ampio e profondo fosso, ma nol si prolungò allora che d a Scbleawig alla Treene in forma di un gran sagliente. Nel xn secolo, sotto il regno di "\Valdemar il grande, quest'antimurale chiamato Dannewerk, venne maggiormente esteso verso l'est, e perfezionato coll'àggiunta di alcune torri di tratto in tratto, ma gli rimase il difetto di poter essere g irato per la destra, ovverosia per la strada da Friederickstadt ad Husu m, poichè la Treene non è quivi tale ostacolo da costituire un sicuro appoggio. Questa fortificazione si lasciò quindi andar in rovina per la buona ragione che i duchi niun interesse aveano alla sua conservazione; e nel 1848 il prisco vallo più non consisteva che in un ciglione di terra sfoggiato e preceduto da un informe fossato, in molti punti ricolmato da scoscendimenti delle scarpe. Perciò allora le truppe tedesche poterono superarlo di primo colpo. Ma d,i poi i Danesi occuparonsi a ripristinare quello antico baluardo, di g uisa a formarsene un vasto e solido campo trincierato, ed a ciò consacrarono enormi somme sia per l'erezione delle opere, si"a per armamento dì esse. · For tificarono Friederickstadt per proteggere '1a destra;· frapparono con molteplici canali il tratto di terreno già di sua natura frastagliatissimo, tra questa città e Hòllingstadt, stabilendovi, mercè quattordici chiuse, un perfetto sistema d'innondazione ed ogni chiusa proteggendo con qualche trincieramento.
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LA CAlll'AG'.'<A
Fortificarono Rendsburg sull'Eyder, e fortificarono pure Friedrichsort sul golfo di Kiel, onde formarsi così sull'Eyder una prima linea di difesa, o quanto meno per quivi assicurarsi il passo. · Per la difesa di fronte del Dannewerk furono stabilite tre linee di trincieramento. La prima composta di opere staccate stendesi ad flrco da Ober-Selk sino a Hollingstadt, con una forte ridotta al sud del piccolo villaggio di Klosterkrug (Kl. sullo schizzo), e tutta quanta protetta dall'innonclazione. La seconda comincia, più indietro, col forte di Bu·s torf e leggermente areandosi verso ovest costituisce il Dannewerk propriamente detto, iu comunicazione con IIollingstedt mediante una serie di lavori difensivi intermedii. Questa seconda linea, pressochè continua, comanda tutte le opere avanzate, ed il suo punto più importante è Bustorf, ove una robusta diga unisce questo forte collo Schley, barrando così ogni passo per quella parte. La terza linea composta di formidabili batterie armate dei maggiori calibri, avviluppa la città, coronandone le alture al sud ed all'ovest, e comunicando colla destra della seconda linea per via di una specie di strada coperta presso al villaggio di Scuby. Il sistema di fortificazioni del Danncwerk propriamente detto, comprende cosl quattro maggiori forti, quelli di Kloster-Krug, Hellingstedt, Dustorf e Friedricksberg, rilegati fra di essi da una cinta quasi continua, protetta da' opere avanzate e da ridotte stabilite di tal guisa a presentare uria triplice linea di difesa; in complesso 27 opere distinte con un numero progressivo, più o meno solidamente costrutte e poderosamente armate secondo la loro importanza assoluta e relativa. Il passo di Missunde , 1à ove lo Schley si ristringe a poco più di 100 metri di larghezza, venne difeso da una solida testa di ponte sulla riva sctteut.rionale, e sul-
D~:~I.\) SCIII.E:.WIG
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i'altra da 7 ridotto due delle qual i forni to di blockaus, formanti una linea ad inlcrV&lli, arcata iolorno al passo stesso ; ridotte tutte quante ben collocate e munite , e perfettamente iìancheggiarnesi, ed in0ltrc a Méiverberg, piccola isola nello Schley, fu eret.ta una ridotta armata di 10 pezzi. , Certamente il complesso di tutte queste fortificazioni ~ostituiva una eccellente posizione difensiva; ma siccome a nulla valgono i trincieràmcnti, per quanto soli d issimi e stupendamente applicati n.l terreno, senza che abbiano competente numero di difensori, e siccome per difendere oli 8 chilometri di fronte del Dannewerk sao rebbero stati necesRari almeno 40,000 uomini, oltre ad un corpo mobile per fronteggiare l'inimico ovunque si presentasse per tentare il passo dello Schle>y, altrove cbe a Missunde , ne derivò che quella posizione sulla qualela Danimarca faceva sì grande assegnamento, dovette il suo esercito abbandona.re quasi senza combattere, onde non esporsi a cader tut.to di un colpo ed irremissibil, mente a mani di un nemico tre, se non quattro volte più numeroso ; il che non poteva a men di accadere quando riusciti i Prussiani a varca r l'Eyder ad Arnis, presso Carpeln, avessero potuto intercettare ai Danesi la ritirata su Flensburg. Altra sciagura poi Danesi fu quella che il gelo li privò della loro maggiore e più efficace difesa accessoria, la innondazione, oltrechè impedì alla squadra di penetrare nello Schley per coopArarne alla difesa, come senza il gelo avrebbe senza dubbio fatto e con successo ; ed è appunto, noi pensiamo , nella preconcetta idea che le navi potessero sempre impedire ogni passo del nemico oltre Mir,sunde, che sullo Schley questo solo punto era s tato fortifìeato. In quanto alla bontà intrinseca delle fortificazioni del D11nnewerk, gli stessi alleat,i f'.on fessarono -·- dopo essersi Àu;,, v111, voi. 111. -
lì.
258 impa.droniti a così buoo mercato - che mai sarebbero r iusciti ad espugnarlo d'assalto, ma avrebbero dovuto addivenire ad nn r egolare assedio. Att ualmente questo baluardo che tanto danaro costò alla Danimarca si sta abbattendo, il che per sicuro non è guari !"atto per confermare le assicurazioni che ad ogni momento danno la Prussia e l'Austria di volerne per nulla alla integrità della Danimarca. -
lhippel. . La posizione cli Duppel, della quale già abbiam fatto rissortire l'importanza, era b en lungi, n elle campagne dal 1848 al 1850, da quello stato di forze che oggi possiede mercé le numerose e ben -intese fortificazioni da q nell'epoca erettevi per mano dei Danesi; avendo costoro ben capito come questa fosse la loro miglior posizione difensiva nella media penisola, una volta sgombrato il Dannewerk. ' Difatti occupando AlseJ.1., e padroni della testa di ponte di Souderburg, i Danesi minacciano di fianco la linea cl'operazioni nemica, mentre essi coprono nel miglior modo la loro colle rriaggiori isole. Ed è ben certo che se gli alleati non fossero per numero quattro o cinque volte più forti dei Danesi , essi non si sarebbero azzardati di innoltrarsi oltre Apenrade, pel timore di toccare ugual sorte di quella, toccata al generale Krohn nel 1848 ed al generale Bonin nel 1849. Edotti dunque dal la sperienza della passata guerra i Danesi vollero farsi d'Alsen un sicuro rifugio, e ad un tempo. una minacciosa posizione di fian co contro oo-ni . b eserc1tq mvasore della penisola. Perciò coprirono con un'opera a corona il ponte di Sonderburg sul!' Alssund t~ con due lunette unite da una cortina, un altro ponte di barcl~e gettato solt<1.n to al caso di bisogno, com'è ora.
DELLO SCÌ1LESWIG
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Dieci batterie furono costrutte lungo la sponda-orienfale dell'Alssund, là ove meglio ponno batter e il canale e l'altra riva, ed impedir così di concerto colle navi ogni impianto di ponte. Sulla· riva occidentale, che còme già abbiam detto, è sparsa di colli, innalzarono una serie di fortilizii chiusi per la maggior parte, e quelli non chiusi, _protetti alla gola da robuste palizzate, e di vari tracciati e profili, -secondp che meglio confacienti al terreno ed al reciproco fiancheggiamento; sicchè fra tutte formano corne una duplice linea ad intervalli che avviluppa il passaggio di S)nderburg. Sette di queste opere ( N. 1 a 7 dello schizzo) sono di costruzione permanente, ovverosia rivestite di muratura ed alcune casa.mattate; le altre sono di terra, e quattro di esse di reuentissima costruzione campale. La pfincipale di tutte queste opere, e che tutte le comanda siccome chiave della poBizione, è quella di forrrrn. esagonale che sorpiomba a sud-est il villaggio . di Duppel coronando la sommità di un poggio alto 70 metri ml mare, e sul cui declivio meridionale, nella valletta di Freundenthal (valle degli amici), scorre lo stradale che dalla·penisola di Sunde-wit porta all'isola d'.Alsen. Il villaggio di Duppel che riscontrasi un po' a manca <li detta strada e dà il nome a quell'insieme di fortificazioni, non è che un disseminato di casolari miserrimi e di capanne', . intersecato da una quantità di stradicciuole, e però non guari atto ad esser posto in difesa. Fra i fortilizii, la di cui posizione meglio intenderassi dallo schizzo topografico che ne diamo, che da ogni ·prolissa descrizione, tutto il terreno fra Stenderup, il. Venning-Bond ed il basso Alssund è perfettamente battuto con fuochi incrocicchiati, nè vi ha sito ove l'inimico possa sperare di penetrare o di annidarsi al coperto dai proietti di essi forti. ' .
LA CAMPAG!H 260 Questo sistema difensivo composto, di opere staccate ha per tal modo ugual valore che una gran fortezza, ma ha inoltre il vantaggio grandi'ssimo di consentire maggior attività e scioltezza alla. difesa, mentre d'altronde costringe l'inimico a tanti parziali e successivi assedii qL~anti sono essi for tilizii . Ad accrescere viemmeglio i loro mezzi di resistenza i Danesi ]_.Jrofusero dappertutto le difese accessorie: cavalli di frisa~ b uche da lupo, steccate collegate frà di loro da quattro o cinque forti fili di ferro , tavole ad istrice legger mente ricoperte -di terra per nasconderne i chiodi, scarpe e controscarpe guernite di forti palizzate sulle quali sono solidamente fissate affilate sciabole, esimili. , ' Tutti i forti del campo trincierato della sponda occidentale siccome le batterio della sponda orientale del1'Alssund sono armati <lei più gran<li calibri, ed hannovi molti cannoni rigati da 84 dei quali gli uffiziali danesi nutrono le migliori speranze.
Il fin qui detto può bastare a far intendere come formidabile sia la posizione di' Dilppel, e quanto migliore e più confacente all'esiguità · dell'esercito danese essa sia che non quelta sullo Schley, il che dovr ebbe pur e g iustificare il generalo De-Meza di aver volontariamente sa.grificata quest'ultima, per non espo~si a perder l'altra, ove cravi sicurezza di poter resistere a tutta oltranza, come oggi di fatto avviene, e non sarebbe certamente avvenuto se i Danesi avessero indugiato di sole 12 ore la loro ritirata dal DannewPrk. Tut,ti per ò comprendono che questo valor cl i_fensivo clell'isola d' Al:-en, siccome pur quello di Fredericia è subordinato all'efficace concorso della marina danese colle truppe di tena, che se entta mbi quelle posizioni fossero a.ttaccate c<:5n ugual vigore e per terra e per mare, ca -
261 drebbero facilmente; ciò che pel caso presente non può succedere. Come i Prussiani intendano attaccJ.re le linee di Duppel, finora non sappiamo , sappiam però con certezza che oramai hanno perduta ogni speranza di potervi riuscire di pri~o colpo, e che si sono accinti ai lavori d'approccio. l>ELT,O SCHLESWIG
Torino, 20 marzo 1864.
G. G. C. (Continu0,)
263 che quando gli allevatori ed i prodottori vogliono cercar.e nei libri insegnamenti certi che li guidino ne1l'arte sl difficile di far nascere e far pervenire all'età adulta b elli o buoni animali della specie cavnllina, ordinariamente_ trovano poca soddisfazfone n ei medesimi, ed è una fortuna se per avventura non si lasciano sedurre incautamente dall'esptisizione pom.posa. dei sistemi che abbondano in siffatta materia e la di cui applicazione, quando yenisse estesa sopra di una scala un po' Yasta., avrebbe per risultato se non 1a rovi na, il deterioramento de1le razze che vorrebbonsi migliorare. Tale non è lo scntto presentato al minis tro delhL guerra e pubblicato nell'Italia mil'itare, N. 247, sotto il t itolo di Disegno di migliommento dei- depositi stalloni; e que::;to sunto che noi imprendiamo ad analizzare è del novero di quelli che si possono consultare senza tema d i essere ingannati da una falsa scienza o trascinati ad adott.are per sistema opinioni che la pratica non abbia sanzionato; perlocchè pensiamo, dopo premessa qualche nostra breve con siderazione, d i riprodurlo per intier o , onde tutti i ' nostri lettori siano in grado di apprezzarne il merito. L 'autore anonimo di <JUesta memoria non n ega che Je già tanto fiorenti razze cavalline d'Ital ia si eno al dì d'oggi cadute tanto in basso da non p oter più bastare, non diremo solo al lusso ed alropulenzn, m a nemmeno alle rimonte doll'esercito nazionale, scar;;ìssime ef-~endo . di venute perfino all'industria privata cd al comrnercio <;be debbono provvedere ai loro bisogni con cavalli di importazione s traniera. Ma se unani,me è l'accordo n ell'accennare a questo danno, non è poi così quando si tratti di avvertire ai mezzi onùe ripararlo. Proponendosi impertanto di riandare ed espol're storicamente quel lo che fossero le nostre razze trent'anni fa o quello cLe si è fatto, proposto o tentato per migliorarle, gli errori in cui si cadde e quelli che dovrebbersi evitare in avvenire, I.A QUESTIONE CA VAI.LI NA IN ITALI~
LA
QUESTIONE CAVALLINA IN ITALIA
11 ca~a11o è fra tutti gli anima li domestici quello sul quale s1 è scritto di più. Da Zenofonte a Buffvn, da Buffon ai nostri giorni, innumerevoli, per così dire furono gli scritti che hanno veduto la luce per descri;erci rr] · usi · · · · · o L . num~ros1 ~ svanai1 nei q nali si cerca di trarre part1t? dall rn_tcll1g~nza, dall'ardore, dalle forze di questo ammale, d1 qiamera che venne studiato da punti di ved.ute differenti da quanti si occuparono della sua produ~1one, ~llevamento, moltiplicazione ed utilizzamento per J l~von .dell'agricoltura, per i servizi delle armate, per bisogm del lusso, dell'industria e del commercio. JVIa~grado ciò esistonvi ancora in ippologia molti punti oscuri, molte dottrine contra.ddittorie e molti fatti della pratica che la scienza non ha ancora spiegato. Ciò fa sì _
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l'autore vuol cercare di stabilire ciò che convenga di fare o di non (a1·e per migliorarle davvero. P er i l p erfezionamento della s pecie equina am mette con ragione iudispensab il cosa averne una cura costante o domestica, co ltivarla come fan no gli Arabi, gli Inglesi ; e:;sere perciò stati infruttunsi, anzi nocivi i tentativ i fatt i per migliorare la razza delle Maremme tenuta in un o stato semi-selvaggio, e poco curata dall'uomo, costretto a disertare qu~ste plaghe infuocate ed ammorbanti per vari mesi d elf'anno e abbandonare le specie animali all"azione sola del clima, dei cibi, del suolo. L'iutroduzione poi dello stallone ing lese, non per pro• cedere m isumtamente al migli oramento genera le delle razze, accrescere con esse un r a mo di pubblica riccbezzaed assicurare l'aprrovvigionamento e la rimonta dell'esercito, ma bensì per soddisfare ad un capricc'io della moda, introdottasi in Itali a· e portata dagli Inglesi , di a v~re Gioè l o spettacolo d elle corse. [ncrocian_d o lo stallone ing lese colle cavalle indigene, si volle piuttosto avere cavalli d i lena e velocità improv~ ·visata. Ma da q uesto incrociam.ento si ebbero è vero alcuni individui che poterono competere sugli ippodromi con altr i cavalli non provenienti dullo stal lone ingl ese, m a disarmonici , scuciti, difformi e difettosi che erano rifiutati dai consumatori Nè ciò dipese tanto, come si pretese dalle qualità individuali degli stalloni, quanto dall'aver e trascurato :il grande principio e canone foodameutale d-i b uona pastorizia , clover·s i astenere dal troppo insanguare al primo • tratto le i-azze che voglionsi correggere. » Vista la cattiva prova d i questo incrocia01ento, ve<lendo ino ltre che i meticci prodotti non soddisfa vano a tutte le esigenze dell'ippodromo e che la loro .produzione ed all evam<;Jnto era più nociva che profittevole; perciò -vi venne sostituita l'impm·tazìone ed acclimamento del
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p1.iro sangue inglese, ma con qt.rnsto sistema vennero mig liorate le cor_s e, ma non _le razze nostrali, rn~nt~e J~ pubblica ricchezza ne soffrì grandemente per l v1stos1 capitali che usci vano di paese per l'acquisto di tali cavalli, per la trasformazione in parchi di moltissimi poderi dei quali abbandonavasi affatto la co1tura; di modo che l'introduzione della razza inglese impoverì la fortuna patrimouia.le di tu tti coloro che si_cimentarono. ad in ti--aprenderla. . Da questi cenni chiaro emergé che n elle r azze equestn · italiane nell'ultimo trentennio, vi fu un regresso in tutti g li Stati della penisola, eccettuati gli ·antichi Stati Sardi ed il Lombardo-Veneto, ove i rispettivi governi agironQ più · razionalmente 011°d e accrescere e migliorare la produzione cavallina . Su qnesto proposito osserverò che niun o contesta che il governo sardo fu sempre animato d al desiderio di mig liorare le rai.\ze nostrane; ma non trovò sempre nella amministrazione degli stalloni., persone le q uali i m prendessero a tradurre io atto efficaee le SllVÌe intenzioni del sovrano . Anche in Piemonte s'introdusse l'anglomania, ~ei · depositi stalloni si v ed eva una p romiscuità di riprodottori d i tutte le razze conosciute e non conosciute; le monte si facevano senza discernimento, e generalmente parlando i prodotti annuali cbe si :ivevano non'francavano la spesa enorme che annualmente costava allo Stato l'amrninistraiione delle razze . L'autore ammette che quei governi pur g iovarono al miglioramento della produzione equina instituendo depositi stal loni, p ermettendo la r.ponta gratuita agli allevatori, la quale a nostro credere, noh è poi un mezzo che attivi la produzione e la moltiplicazione equiba, perchè paralizza l 'industria· privata e la r ende incapace di sostenere. la con.correnza col governo ; rna da -ciò non n e derivò alcun miglioramento per la razza cui dà
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IN ITALIA
l'epiteto di italiana, che è quella che generalmente chiamiamo romana e della quale· non sono che sotto specie le razze napoletane, sicule e toscane . . -Dopo cli avere ac.cennato gli errori in cui si cadde per lo passato r ispetto alla produzione ed allevarnento delle nostre razze equine, s{ assume il còrnpito per certo assai difficile di indicare a quali mezzi dobbiamo ,appigliarci onde riuscire ad un sistema razionale e pratico che fino dal suo primo syolgimento ci dia per frutto il modo di meglio e· più sicuramente soddisfare ai bisogni dell'a:rmamento nazionale. Avvertendo che, nell'allevamento vuolsi t ener con to sopratutto delle condizioni climatologiche, topografìclv1, dietetiche ed economi che in cui versiamo, non è possibile, dice l'autore, di poter produrre in Italia cavalli che ap- · pariscano arabi, inglesi o bretoni, perchè non è possibile di cambiare il nostro clima, nè spostare le cond izioni economiche del nostro paese ; ma dobbiamo cercare di produrre in un periodo di tempo più o meno luugo una razza in cui tutti gli individui present.tuo un c11.ra.ttere costante e rispondente al tipo id8ale cbe ci siamo immaginati fin d'ora che abbiano da rappresentare, che paiano insomma venuti tutti dallo stes::;o stampo . ,, Noi imiteremo " in ciò gli Inglesi, i quali cercarono cli correggere grado· oc a grado i vizi della razza che avevano serbando sempre « scrupolosamente la lenta progressione dell'insegnamento « e valendosi di stalloni ora i tali ani, ora spagnuoli, ora « barberi, or_a arabi e non dipartiremo dal famoso con.,, cetto che possa esserci o siaci un cavallo stallone pro" V8niente da una data r azza speciale qualunque, il quale « debba accettarsi come il vero incrociatore, il vero e « sicuro correttore d'ogni altra razza degradata e così « della nostra. » Ho citato testualmente le _parole dell'A . non per altro fioe che per prendere da esse le mosse per manifestare
un'opinione che si t_roverebbe in discordanza con quelle dell'autore. Io non dissento dal ~1edesimo nelle ottime considerazioni che fa sulle ne1:essità di tener conto delle condizioni climatologiche ed economiche dell'Italia, convengo col medesimo che g).i Inglesi furono maestri nell'arte dell'allevamento e miglioramento delle loro razze; la storia c'i~segna purH che essi per migliorare importarono ca valli italiani, spagnuoli, barbareschi, orientali, ecc., ma perch.è essi ciò fecero non ne debbe di necessità conseo-uire che noi dobbiamo far altrettanto, Partigiano del o sangue orientale come il vero mezzo rigeneratore di tutte le razze equestri, sono d'avviso che è all'Oriente che noi dobbiamq and.are a ricercare i tipi rigener atori, e che se gli Inglesi introdussero per tal fine cavalli polesini, romani, napoletani ,' ferraresi, spagnu~li, navarrini, limosini, ungheresi si fu perché il sangue orientale · era in allora iri esuberanza in que1le razze, e questi paesi rispetto all'Inghilterra erano orientali. Io non posso credere impertanto alla troppo generica proposi~ion'e e già le tante volte contraddetta _dai fatti ,1 che i cavall i-stalloni di qualunque razza dessi siano ed · « a condizione che sieno i prodotti di una razza confer« mata di tipo e di sangue, tutti a vicenda possano ~ venir utilmente impiegati nel\ 'iricrociamento di un'altra « razza . >, Se noì vogliamo infatti far converger e tutti 1i nostri sforzi all'ottenimento di cavalli aventi tutti appresso a poco lo stesso tipo, non · sarà certamente applicando alla r igenerazione delle nostre razze attuali r iprndottori presi promiscuamente . da tutte le razze conosciute, sibbene da quelle poche cbe, come diremo più sotto, si attagliano alle nostre cavalle indigene. Ma anche proponendosi un tipo ideale, siccome diversi sono gli usi cui li dobbia mo adoperare, l'alleva.mento debbe tendere a prodm;re in modi diversi in ragione
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268 LA QUEST10NE CAVALLINA della diversità dei servigi cui i prodotti d'e bbonò venir d estinati, e perciò l'autore vede necessaria, perché consigliata dalla scienza, recJamata dall'interesse industriale, e. ~uasi gi~ ~~eparata dalle condizioni della nostra pastorizia, la d1v1s1one della. coltivazione d el cavallo italiano i n tre centri, il 1° costituito dalle razze brade romane napoletane e siciliane che costituiscono la vera e propri~ razza cavallin·a italiana; 2° quellQ della razza sarda; 3° finalmente quello che diremo rappresentato dalla r iuni~ne di tutte le cavalle di qualunque razza che vengono tenute allo stato domestico per la riproduzione nel Piemonte, Lombardia ed Emilia. In una parola, messa da banda la razza sarda, il primo centro riunirebbe i ,cavalli di razze l:Jrade o semi-selvaggie, il terzo quelli provenienti da razze domestiche. Imprendendo l'autore a trattare la oramai tanto dibat• tuta e non aucora risolta questione. - Se il governo d~bbesi a~sumere l'incarico deJla direzione della produz10ne equma, e se ciò debba farlo col mezzo del ministero del commercio ed agricoltura, ovvero per mezzo di quell~ della g uerra, giustamente osserva che, se in teoria il ~overno non deve ingerirsi nell'.industria privata che qual tutore della medesima; tuttavia trattandvsi di un ele~ento di produzione da cui dipende in massima part-e la sicurezza nostra nazionale, ed in vista sopratutto dello Btato d ella nostra specie cavallina general mente dearadata, ed in numero non corrispondente ai s upremi n;str· bisogni, lo St_ato_ deve eccezionalmente· costituirsi pro~ motore e quasi direttore della moltiplicazione e perfezio- namento delle nostre specie equestri serbando però m d . . d o l lal I on e non venghino lesi nè il diritto di proprietà , . d:ustriale. ' ne 1a lI.bertà m · E_ben si appone l'A. quando pensa che la pniduzione eq1.pua non può venir del tut~o abbandonata all'industria privata. -Amanti d(llla libertà per tutti ed in tutto noi
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avressimo desiderato anche questa, m-a per ora dobbiamo limitarci a fare dei vòti per affrettare il dì in cui Vindustria privata potrà produrre senza l'int ervento diretto del governo. Cosa diverrebbe infatti la popol azione equina italiana senza l'intervento governativo? Essa sarebbe b en tosto ridotta ad un partito peggiore di qnello in cui trovasi attualmente, perchè il governo solo è atto a sopportare le ingenti spese n ecessari-e per l'acquisto ed il 'r innovamento dei ~ipi m iglioratori; egli solo può rinunciare- a farsi speculatore e · conseguentemente sopportare i dispendi dell'allevamento dei poledri necessari aUe rimonte dell'esercito; egli solo può rinunciare alla speculazione di vendere od alienare soggetti rigeneratori di sommo pregio per guadagnare l'eccedente del caµita.le che hanno costato, per rimpiazzare questo grano, prezioso con alt1i grani avariati, o di qualità inferiore. Soppress1 i depositi stalloni dello Stato, i riprodottori di valore passerebbero ben presto all'estero. Rispetto poi ai bisogni dell'esercito, abbandonato alle sole risorse dell'industria privata, questa si guarderebbe bene dal prod urre eh~ quanto troverebbe di facile s~erci0; ed il cavallo da sella non è certamente di questi. Il colono, l'allevatore neìle campag ne non avrebbero più fabbricafo che cava.Ili da tiro tardi é. pesanti , mentre l'aristocratico a.Uevatore delle città non avrebbe continuato che a far nascere i l cavallo coltivato per una celerità effimera, p er il gioco degl1 ippodromi, per la speculazione aleatoria delle corse, ed in p ochi anni invece di 7 od 8 milioni all'arino ch e l'Ita1ia \ porta in tributo all'Inghilterra ed all'Allemagna per i cavalli di lusso o Ci fantasia, avrebbe dovuto triplicare o quadruplicare questa-somma; e la nostra cavalleria sarebbesi trovata. colla sella sul terreno fra due cavalli incapaci di portarla, èd anche in numero insufficiente.
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Ed è appunto nell'esclusivo interesse della sicurezza generale e per avere modi sic uri onde provvedere all'armamento completo dell'esercito nazionale che l'autore è di parere che l'ingerenza governativa deve essere eser - . citata sulla produzione equina dal ministero della guerra, meglio che da quello dell'agricoltu-ra e con ragioni perentori e dimostra: 1° Ohe per opera sola del ministero della guerra si possono tentare le opernzioni delicatissime dell'incrociamento, del meticciamento, della_ scielta squisitissima dei riprodottori, a nche trattando le nostre razze col sistema dell'in and in o di consanguinità, per prima rigener are le nostre specie equestri coll'unificazione o rivendicazione pr ogressiva del tipo primitivo, e ·quindi perfezionarle e specializzarle, appunto perchè il ministero della guerra essendo 'il maggiore cons umatore è anche il maggiormente int~ressato ad avere cavalli corrispondenti per forza , statura ed energia al tipo equino appropriato ad ogni geuere di militare servizio; 2" Che conferendo al ministero d'agricoltura l'ufficio <li dirigere la produzione equina verrebbe a stabilirsi un s istema permanent,e d'ingerenza governativa nelle facende industriali con manifesta offesa dei principii di libertà; perché l'ingerenza del ministero della guerra nel riordi namento delle razze non è che provvisoria poicbè lim itata all'ottenimento di un inter esse esclusivàmente milita.re; mentre la sostituzione all<t guerra del ministero d 'agricoltura _avrebbe per iscopo il perfezionamento che · l'arte vorrebbe fare raggiungere alle sper.ie equestri , e la cui azione non potrebbe nè dovrebbe essere che continua, permanente ed indefinita nello spazio e nel tempo; · 3° flistratta dal min istero della guerra l'amministrazione degh stalloni diventerebbe assai più onerosa allo Stato, perchè il ministero d'àgricoltura dovrebbe prov-
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vedersi di un personale che per la bassa forza costerebbe molto più che gl i attuali palafrenieri degli stalloni che essendo militari non costano all'amministra.zione, di modo che in capo all'anno jl person'ale civile destinato al buon governo degli stallonì verrebbe a costare il doppio del perso1,1ale 1rtilitare . Vi potrà essere qualche economia nel personal e direttivo e contabile, stabilendo csimmissioni che presterebbero i loro servizi gratuitamente alla direziòne tecnica dei depositi ; ma converrebbe pur sempre stipendiare i sorveglianti ed i contabili di questi stabilimenti . I commissari percbè servono gratuitamente potrebbero trarre da questa loro posizione non retribuita un argomento di prevalenza, non di dipendenza dal ministero; glLaltri impiegati che pur dovrebbero essere retribuiti, constituirebbero un personale costoso, che in fin dei conti sarebbe-un ostacolo a che venisse tradotta in pratica quella massima che stabilisce l'autore « che il « governo deve soltanto in modo prov visorio , cioè per « un limitato periodo di tempo sussidiare la coltivazione • della specie cavallina)), perché verificandosi il caso della soppressione dei depositi converrebbe che il governo provvedesse in un modo qualunque, ma sempre oneroso allo Stato, collocando questi impiegati in qualche altra azienda o dieastero pubblfoo; mentre i depositi dipendendo ora dalla guerra, tanto il personale direttivo, che fa bassa forza,, q uando venissero soppressi, rientrerebbero nelle file dei còrpi d'onde furono tolti per pr9seguirvi il servizio cui sono obbligati , senza aumento di spesa all'erario. Im pertanto ragioni scientifiche, politiche ed economiche si opporrebbero secondo il parere del!' A. al p~ssaggio dell'amministrazione degli stalloni dal ministero della guerra a quello dell'agricoltura. Questo -però potrebbe indirettamente aiutare quello della guerra nel còmpito lasciatogli promovendo le mostre di bestiami, accordando
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pre11Ji ed incoraggiamenti agli allevatori di razze ·equine domestiche, premiando non tanto gli allevatori proprietari con medaglie, quanto gli allevatori manuali con · denaro, onde far concorrere l'arte ed il mesLiere a l progresso della coltivazione ippica. Anche agli allevatori di razze brade converrebbe pur dare qualche premio, spec ialmente a quelli che giustificassero di aver formata urn~ sezione di cava11e fattrici ben scielte, che verrebbero escluse dalle fatiche della trebbiatura e custodite con giudiziose cure igieniche onde formarne un nucleo di razza r egenerata, e così prepara.ta per la completa domesticazione, quando le condizioni delle contrade in cui esistono, venissero mutate a segno da poter in esse procedere alla coltivazione di rnzze domestiche. Indicato sapientemente quanto al ministero d "ao-ri(;o1o t~ra converrebbe di fare per favorire la µroduzione ippica, accenna a ll'util ità somma che gliene rid1Jnderebbe qualora nominasse una commissione in ciascuna provincia, Ja quale composia di uomini compet.enii per scienza, per arte e per amore a'll'allévamento del cavallo, con la massima ~ccurateua raccolga i dati statistici più precisi sulla qualità e quantità di cavalle fattrici sieno indigene oppure straniere, brade; ovvero domestiche , il qua le lavoro fosse una monografia del ca vallo in ogni provincia. ~he ~otesse servire al ministno della guerra per istabiltre 11 numero dei depositi , la qualità e la -quantità d i ~tal~oni_ conveniimti a ciascuua provincia, e per fissare.: il tipo ideale .del cava tto da sell1i o da tiro pe1· uso aelt'e-
se1'(:ito . Il còmpito poi assnnto dal ministero della guerra dovrebbe essere, a dc.,tta dell'autore, quello di tosto ~tabilire con quale sorta di stalloni, potrebbero vincnsi modificarsi, neutralizzarsi i difetti, o le differ enze di forni; che si riscontra.no fra il tipo reale delle razze tanto domestiche che semi-selvaggio ·che attualrnenìe abbiamo,
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cd il tipo ideale t:ui nell'irller esse <lei rnililtLre servizio li vorressimo impronta.ti. A questo riguardo, a mo' di conclusione, l'autore im prende a tracciare i modi pratici che i] ministero del la guerra dovrebbe seguire per semplificare il conceito generale del eòmpito che si sarebbe assunto: essi sono i s ,~guenii: 1° Intendersi col ministero d'agricoltura per avere da.t.i statist.ici precisi sulle qualità e quantità delle cavalle fattrici esistenti nelle singole provincie, officiar e il medesimo perchè instituisca esposizioni, incoraggi le insti t.1tz.i~ni ippiche, ·s tabilisca premi ed incoraggiamenti agli a llevaturi, agli operai ; 2° '.'l"ominare una commissione promiscua cli esperti uffiziali di allevatori e di amatori (E perchè di questa <.:ommissione non farebbero parte anche veterinari militari e borghesi~ La commissione superiore d'igiene e 1·imonta in Francia è composta di undici membri ; ba per presidente un luogotenente generale, quattro uffiziali superiori e sei med ici veterinari ne fanno parte). Que_sta commissione sarebbe chiamata a risolvere le quistioni seguenti. cioè: a) Se nelle nostre razze possono aversi i tre tipi di cavalli militari, di linea, da sella leggieri, e da tiro, cd in caso affe1·:nativo con qual sistema l'incrociamento, ovvero il meticciamento possano venir trattate; b) Con quali stalloni potrebbero venir incrociate; e) Se nelle razze maremmane non si possa esercitare il sistema di scielta in denl1·o e quello dell'incrociamento, o soltanto il primo; nel primo caso se gli stalloni debbono essere presi solamente nella razza romana, ovvero anche nella razza napo li t ana e nelia toscil.na; cl) Se anche nella valle padana si possono trovare cavalle conformate per pr0durre cavalli da _sella per la cavalleria cli linea accoppiandole con stalloni romani ; A~o nu, voi. m. -
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e) Esaminare se la Sardegna può produrre cavalli convenienti all'!éJserciio e quali stalloni convenga·no .meglio; f) Qnale governo igienico e dietetico convenga ai cavalli st,dloni per conservarli sani e robusti, pronti ed energici alla monta; 3° Conosciuto quali stallon i convengano per av9re cavalli per i vari servizi militari, stahilire i vari depositi composti esclusivamente di stalloni convenienti alla produzione che vuolsi conseguire in ogni provincia; 4° Vcrrann,o rifÒrmati tutti gli stalloni esistenti negli attuali depositi che venissero giudicati inetti o non convenienti; 5° Proc,>edendo alla compra degli stalloni procedendovi per via d'appalto, fornitura od impresa, ma meglio assai per commissione fiduciaria, verrà in modo indeclinabile fissata la razza, statura, età, la provenienza di ciascun stallone; 6° Finalmente per cura del ministero verrà fatto compila.re un manuale teorico-pratico che dovrà serviro di guida ai guarda-stalloni destinati a dirigere gli accuppiamenti in ogni stazione. L'0rganamen\o dei deposi1,i per la, produzione del cavallo militare non cons1::ntcndo di provvedere alla riproduzione dei çavalli da corsa e di lusso, sarebbe convenieot.e, qualora questo ramo d'industria_ divenisse di qualche interesse e rilievo per il paese, lasciarlo completamente ai pri...-ati che non avrebbero a temere alcuna concorreui1i del governo. Abbiamo rapportato quasi letteralmente le proposte fatte dall"autore percbè le abbiamo credute in complesso savie, giudiziose e praticamente attuabili. Solame'nt.o osserveremo che sebbene l'autore si astenga dal profferire _ il suo giudizio sopra il genere di stalloni che converrebbe _per quest'opera <li rigen~razione delle nostre razze,
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tuttavia pare che esso prupenda a, credere c~ie quello c~i mezzo sang·ue cvi razza inglese sarebbe siipen01·e a tutti. Noi conveniamo facilmente che questo tipo potrebbe servire mirabilmente pe~ rigenerare le nostre razze da tiro e pesanti. Approviamo l'applicazione alla _rige~era: zione delle specie equestri di quegli fra questi anim_ah it cui albero gcnca1ogico, for se per causa della sua mferiorità in celerità ed in distinzione, non ba preso parte alcuna alle corse e sono posti nel domirno dell'industria agricola inglese. I cavalli di que~to tipo sono ben costituiti, possiedono una grande resistenza al lavor~, re1~doao ottimi servizi e come riprodottori possono 101pnmere ai loro discendenti delle qualità durevoli. Quelli però che non hanno preso alcu_na parte al_le _corse e rappresentano il tipo più conveniente pe~· _m1gh?rare. le nostre razze da t iro , non sono così fac1l1 a rmvemre perfetti e numerosi, e sopratutto c~e ~on_ sia~o stati sottoposti all'allenamento . Lo stesso d1cas1 d1 altri cavalh di mezzo sangue che possono venir accoppiati colle nostre ca valle che non sono preparate a ricevere lo stallone di puro sangue, cui converrebbero meg_lio stalloni a~?~o~ normanni. anglo-francesi, anglo-bretom, anglo-navarrim, 1 q uali hanno una potenza ereditaria rigenerat1:ice, soltant? quando appartengono a razze aventi caratteri confermat1. Ma quando trattasi di rigenerare le nostre razze equestri a ti po leggiero, dirò che la scielta dovrà cader e sopra quelle razze che riuniscano la conformazione e le attitudini che abbiamo interessè a riprodurre nelle razze nostrali; e come ·la pot8nza generatrice ovvero quella facoltà in virtù della quale gli animali si ripetono nella loro progenitura, è nella specie che ci occ_upa più gran~~ e più -pronunziata nella razza, quanto più questa è_ pm antica e più pura, dovrassi preferire quella che s1 n produce senza alterazione ne'suoi caratteri o è più affi~e a quella di c ui vuolsi operare la r igenerazione, .i perciò
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noi stimiamo che il $angue orientale sia quello a cui s1 deve ricorrere, s\a perchè crediamo alla' potenza miglioratrice del medesimo a preferenza di qualunque altro tipo, sia perchè in Italia, i u cui trovansi condizioni di clima · e di suolo sì favorevoli allo sviluppo delle razze equestri, il loro miglioramento dive nta in certo qual modb assicurato da ciò che in esse trovasi già da tempo immt:!morabile trasfuso il sangue orientale. Annibale vi portò certamente · il cavallo del deserto che m ontavano i suoi cavalieri numidi. I Romani padroni dell'Arabia, della Siria, dell'Africa, della Spagna impqrtarono sempre ca- , v alli provenienti dai luoghi che furono la culla iniziale della specie cavall ina per accoppiarli colle cavalle d'Italia. Le invasioni t~ei Mori n ella bassa Italia, nella Sicilia , nella Sardegna, v'introdussero il cavallo del deserto. Più tardi i Crociati reduci dalla Palestina; trasferirono con loro i cavalli della Siria, del!' Arabia. Le repubbliche i taliane, mercè il loro traffico negli scali del levante e sopratutto n elle provincie barbaresche, · continuarono ad importare cavalli di sangue; la prossimità del lit.tarale italico alle coste d 'Africa, l'eccellenza del cavallo barbar esco , il gusto deciso dei nobili per siffatta razza cont ribuirono non poco a rendere più numerose e frequenti le importazioni di questo cavallo, cosicchè esso diventò affatto di moda nel xvll secolo non solo in Italia, ma in F rancia, in IBghilterra, non dirò della Spagq.a la quale d?vo_v~ la superiontà delle sue razze, in allora impareggrnb1h 111 Europa, al sangue del cavallo del deserto in esse trasfuso e conservato. Molte delle nostre raz~e nella Lombardia, nel Ferrarese, nel Polesine, nei dintorni di Roma e di Napoli, pregiate fino in Inghilterra, dovevano la loro celebrità al cava:llo barbaresco , il quale an~be quando il cavallo arabo era caduto in d isfavore, co_nservò se~1pre il suo p:·estigio. Così Edoardo II importò i.n In·gbdterra stallorn lom ba,rcli ; Edoardo III ne importò da
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l'.'/ ITALIA 277 Napoli; Enrico VIII e la regina Anna dal Polesine, dal Ferrarese , da Roma. Ohe più, non abbia.mo che a percorrere la lista dei più celebri riproduttori inglesi, per convincersi che essi appartenevano alla razza la p_iù p u'ra. del cavall~ del deserto cioè di quel cavallo che mo1to t,)mpo prima aveva contribuito potentemente a m igliorare le razze dell'ita,Jico suolo. Noi · attacchiamo la più grande, importanza alla constatazione di questo fatto, che il cavallo orieutale fu quello il quale trasfuse in ogni tempo alle nostre' razze indigene il .suo sangue ed i suoi pregi , mercè di cui molte di queste ne conservano ancora le traccie, malgrado le molteplici cause di degen erazione cui andarono soggette, di modo che noi crediamo che un'amministrazione intelligente estendendo l e sue relazioni coll'Oriente, coi popoli arabici , coll'Africa orientale , colla Siria, colla P ersia potrebbe trarne ottimi stalloni rigeneratori. Se queste impo:i;tazioni, per essere costose e difficili, possono essere limitate a pochi individui, avremo sempre la risorsa d el cavallo barbaresco che al pari dell'arabo , e meglio d i quello in certe località e circostanze, come per la razza sarda e sicula e fors'anche per la maremmana , può divenire il rigeneratore delle nostre razze come influì potentemente a portare a quell'ideale di perfezione che ha toccato il p uro sangue inglese. Rispetto poi alla composizione della commissione de stinata a dare il suo parere sopra j mezzi più potenti p er poter al più presto ed il più facilmente devenire alla rigonerazioue delle nostre razze, osserviamo, che la devozione al . re, al governo ed alle instituzioni che ci reggom,, che l'elevata posizione sociale, l'amore al cavallo, l'uso frequente di quest'animale, l'abitudine ad allevarlo, ad educarlo, sono titoli cortameute di cui devesi tenere g ran conto n ella composizione delle commissioni che debbono dirigere la produzione equina dalla q 1Jale
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LA. QUMT°IONE CA-HLL!N<l
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dipende l'avvenire della nostra cavalleria, ma esse sa-• ranno sempre incomplete fintanto che difetteranno dell'elemento tecnico e del concorso attivo dei veterinari, cioè dei cultori di quella scienza sp.eciale la q uale sola fa conoscere, al cavaliere i n{igliori mezzi per irn piegare e dirigere le facoltà .sensibili e motrici della più ammirabile delle creature animali; al zootecnico quali sieno le leggi biologiche ed economiche che debbono guidarlo nella fabbr.,cazione animale; all'allevatore in qual modo l'igiene e l'accoppiamento possano in poche generazioni fissa.re in una razza queste o quelle qualità ricercate negli individui, aumentate dall'esercizio e constatate per mezzo di prove comparative. Prof. F.
PAPA.
Ecco ora lo scritto che si legge nel N. 247 dell'Italia rnil·itàre, quale fu presentato al ministero da persona, non v'ha dubbio, versatissimo nella materia: I. '
Corrorio ornai più di trent'anni da che noi udiamo ripetersi qnot1dia11amente nei brir,si crocchi della gioventù ba lda e cort\<se, nelle studiate lezioni delle accademie, nelle profittevoli conversazioni dei comizi agrari , nei giudizi delle pubbliche mostra, -e così per entro le piaz~e d'armi come su per i pubblici mercati, questa llnanime sentenza., che l'eco poi della stampa raccoglie, e per mille piedi raddoppiata diffonde, la sentenza cioè: che le razze cavalline già tanto fiorenti in ltalia, siano ai giorni nostri cadnte in basso cotanto, che lungi da soddisfare coi loro prodotti alle fastose esigenie delle fam iglie opulenti, od a quelle nobilissime dell'esercit.o nazionale, appena appena riparano, e ·non dovunq ne, ai tàù modesti bisogni di coloro, i quali si giovano dei cavalli pel trasportò venale delle persone e delle merci da un luogo ad un altro. Che tale sentenza sia vera pur troppo, si rende agevole lo andarne persuasi; imperocche basta soltanto posare, còn qualche attenzione, il nostro sguardo sopra i 0avalli attaccati alle
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earrozze del così detto mondo elegante, e sii quelli della qava lleria di linea , o su gli a Itri che traggono le nostre artig lierie, o finalmente sui moltissimi di_ qnelli ?he trafelano da mattina a sera nella tnw:wne dei carri e degli aratn, o.lungo , le ripe dei no~tri mag~iori fiumi n.dla trazione dell'alzaia_,, perchè tosto ci avvediamo', còn_ie la massima par~e d1 e~si, provengono dalle razze dell Ing(;1l_terra, della, Franc1~, del! Olanda., della Genwrn 1a, della :Sl'lzzera, cieli Uogbena , della Polonia, e per6no da quelle della Russia, alle _quali tutte ci • è necessità ricorrere sovente, percb~ le nostrali non ne producono tanti qur,nti a noi ne occorrerebbero, o· non h pr·oducono tali che in tanta diversità·di servigi possano conven1entl'ltuet1Le es~ere adoperati. Se pari alla concordia nell'avv isare il danno che n e deri~,a nIla pubblica ricchezza, ed al pericolo cbe può derivarne m tempo di gllerra al la . pubblica.sicurezza, dal de~radamen to di forme e dal1'1mpovenmento d1 produzione, cui sono discese fra noi le razze cavalline, pari fosse stata la concordia nello i ndicare i mezzi che rlovevano assume1si per restituirle alla primiera floridezza, e per ric~mporle in lln t.i po corretto; che d('Sse ai loro redi, o prodotu , quella rnaginore attitudine a1 nwlt.iplici e svariati_ servigi,. cui le condiz1on_i della presente nostra età operos1ss1ma voglwou che I c,ava\11 sia.no appl 1ca11, :n.oi potremmo . _a ques1'ora _co111piact•rci d_i vederle_ migliora.te d'assai, e studiando sopra 1 !oro p rodotti, 1 guaii sarebbero 1. 1ella quinta generazione, avr~rnnio dei dati sicuri affetti da ila prova. esperi mentai,,, onde stabilire se a confermare e ad acc rescere il m ig lioram(rnto io esse raggiunto, . giovasse sempre J•rosegu ire nel primo ~istema che fu intrapreso per provocarlo, o se non convernsse in tlltt.o, od m parte abbandonarlo: Ma svenuuatarnente q llesta coi1cordia nella sc!c!lta del rn~todo di rìpa razion_i:i non vi fo _mai , nè forse pot~va esservi, 11npe.rocchè d1ver:;1 troppo, od incompat1b1li fra d1 loro, era.no gli scopi che si prefiggevano di raggiungere coloro i <J u1.tli sollecita.vano il miglioramento dì quelle ra.zz<\ . quindi abbiamo veduto sprecàr~i un trentennio, meno qualche eccezione eh cui avremo luogo di farn cenno in appre, so, in vani tentativi , spes$o dan~osi alla pri vala econom ia ,di quelli ché vi si, sobbarcarono, e solo utili in qllanto per essi, rie fosse dato Iìna l• mente di d im(,strare la mala via che fu presa , e di potere additare qual sia la più facile e la più sicllra da prendersi . Assumere in esame qna1i sir1no state e quali siano tnttma lle èause che maolennero e m antengono qnesta discrepanza d1 opinioni tra gli i ppofiii nostri, e prendere nel tempo stesso a n0verare le ragioni in fo rza delle quah i m~zzi da alcurn di
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L1 QUESTIONI': CAY.HLJNA
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lorn praticati non produssero felici effetti e valsero, · forse, considerandoli sotto il punto di v ista amministrativo ed econ omico, noo che sotto quello meramer,te tecnico, o di pastorizia a 1,ertù1 bare più che mai le condizioni ;h quelle razze e aJ alie1111re la fiduéia dei proprietari di esse dai proposti modi per miglic,rarle, forma l'argomento principale di questo studio; essendochè ne sia sembrato che solo dall'analisi di tali cause, la quale sostanzialmente si r isolve nel riandare storicamente esponenr'.o quello che fossero realmente le nostre razze cavalline trent'anni fa e nello esporre storicamente, del pari, tutto quanto è stato da quel tempo in poi proposto, fatto o tentato per migliorarle, si possa quindi discPndere con logica mmlJUi\lit.à, a sta,bilire ciò che convenp fare o di non fare ulteiiormente per migliorarle davvero. J\ 1e,sere questa istoria secondo veritit, gio~1 erebhe risalire a tempi ben remoti, imperucchè male !>i appongono tt:tti c.oloro i qua,li ,,ogliono attribuire alla sola i mperizia od alla sola ne5] 1geuza, dei presenti proµrietari il decadimento delle razze ca,,,1 lint> nostrali ; ma noi abbandonando questo còmpit0, che soverchierebbe alla misura modesta, de l pres<>JJte lavo1·0, ci limiteremo a,d enuncia re come desse si~no decadu te sotto un complesso di cause ecm.iorr iche, topografiche ed igieniche, contro del le quali non poteva,no \()ti a re, o lottare con speranza di trnccesso i singoli loro propri~ta1'Ì.
o · modellatrice, sopra gli animali tutti, non si sarebbero perduti i n costosi e altrettanto infelici tentativi per avere nelle infuocate plaghe delle Maremme, e da razze selvagge, o per lo meno brade, dei prndotti uguali a quelli eh~ si ottengono, 11egli abbonda,nti e freschi pascoli dell'Inghilterra, da razze rlomestiche allevate e governate con ogni copia di mezzi materiali , e coltivate secondo i dettami e le tradizioni dell'arte la più squisita. Ma in q nei tempi , occorre ·b ene ricordarlo, che furono i tempi di un v ivere quanto largo, oziato altrettanto, gli I 1aliani tu tti non era,no, o non potevano rivelarsi guidati da quel complesso di grandi idee e di aspirazioni g randi, onde sono e s i ri vela,no guida,ti di presente; e quindi allora non rivolsero la, propria attenzione ai cavalli del loro paese, nell'mtendimento ecooomico di accrescere, pn mezzo di essi, un ramo della pu bbhca ricchezza , ed in quello politico di assicurare con essi, ed in qualsiasi momento, l'approvvigionamento, orimonta dell'esercito ; pi'rchè, in verità, ve la rimisero spinti unicamente dal desiderio, d'altroude ooe~to, di fare nostro quello spettacolo gradevolissimo delle corse che gli opulenti logles1, venendo a svernare nel dolce clima italiano, si erano saputi procaccia,re iu Napoli, in Fireuze, in Roma ed in altre città, seconrlo l'istinto comune agli uomini di quell'isola fortunata, di non mssnmere m;ii le altrui", per seguire sempre e dovunque, le proprie costumanze. Ora poiehè sia un fatto necessario, che la scelta dei m ezzi dipende sernpre ed esclusivamente dallo scopo più pro~simo che ci pn:·figgiamo :ra.gginngere, così era naturale che quando lo. scopo prossimo v~ghegg1ato, cc,me dicemmo, dai nostri ip- . pofili, non erasi quello del procedere rn1s1natamente al miglioramento generale delle razze cavalline, ma sibbene l'altro, di n,ndere la pra tica delle corsi~ all'inglese una p1atica paesana, cui per ragione, o pretesti, di pubblico interesse, fos1-ero anche larghe d'ogn i rnanieia di suss1d1, tanto le con,unali quanto le f(OVeruative arnmirnstraz1on1, dovess~ro [Jerò dtss1 appig]ia1si al metodo cui si awigliarono d i fauo, al me1oòo, cioè, di un incror iamento che ,1 alesse ad accresce1e d1 subito e lena e velocità nei (;avalli nostra.li, onde averne alcuni da presentare, dopo un trienuio, sul_ prato. delle prove, e valersene corne argomento pratico per dimostra i e, che ndl'uso costante di simili l O•r se avremmo la m isura del progressivo sviluj.,pO delle no~tre razze, come vi troverenirno il modo pii.i nccon,·io di SU!;Cit11-re e mantenere una _gara beneficamente ew ulatoria· fra i proprietari delle medesi.me. , Ma la natura -.::he si arrende sempre alle educatrici chiamate
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II. Se i l progresso , il per feziona mento, od almeno la buona manutenzione della specie cavall>na, non si consegue che 1adrlove se ne abbia una costnnte cura e quasi una cura d(1me:-<tica, co11 ,e avverrebbe, a mo' d'esen1pio, fra, gli A rabi ì o .\ ,ddo,ie almeno se ne abbia tanta da costituirne nn ramo, corue i moderni si ,:sprimono, d, eolt.ivazio nè, egli è ehia.10 a vfldersi che questi progressi, q 1rnsti perfezionamenti e qneste 111anutenzioni pr~spero:;e ~on pote_vano aversi, s~·a_r_si e ).Xlolto meno pretendersi, 1da tutti coloro. i quali posseff150?0 aétfe razze Helle estese nos-tre Maremme, in lnoghi cioè, disertati òao-li uomini per oltre quattro mesi dell'anno, a, causa della malaria~ Se q neste cose fossero st_a te considerate severan1ente, e se di giunta si fosse bene riflettnto, che della spé•cie cavallina, e ,,, d, ogni a ltra specie anin,ale, av,,iene pur sempre come della nmana _spee1e, vale a dire, ebe porta sempre la impronta caratter1st1oa del luogo ove nasce; ·se rnsomma i nostri ippofili , avessero ·saputo o voluto avvertire, che il clima , i cibi e le accidentalità del suolo, esercitauo una specie di virtù .plastica
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LA QUESTIONE CJ.VA LÌ.JNA.
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della scienza e dell'arte, e sempre pn io contrario, sì ribella alle violente esigenze della passione o del capriccio, si ribèllò a guqsta Violenza:, con cui si pretendevano Lia lei gli improvvisati corridori . Infatti, se, dalle cavalle selvaggie, o brade, accoppiate cori i cavalli inglesi domestici e ·di puro sangue; poteronsi an~re alcuni <'ava.Il i da presentarli su l prato delle corse con qualche successo di favore, non ve ne fu mai uno però fra tanti, che reggesse in competei1za cou , qnelli proven ienti da razze straniere, e tutte poi, per disarmonia di parti, riuscirono t11.li che sul mercato non potettero guadagnarsi il fav.ore rlei consnmatori, in conco1'renza con quelli prodotti senza incrociamento. ~è della mala ri usci.Ja fa tta se ne potrebbero .scusare i proIl)otori di qudlo incroeiamento, sosten endo che fosse derivata piuttosto dalle q nalità individuali degli stallon 1, onde venne p-raticata , che non da.Ila specitJ cui dessi appartenevano; avvegnac,chè !"esperienza e si ngolarmente qnel,la che si desume dalla storia o monografia del cavallo inglese, ci renda avvisati, che a simili risultati saremmo pervenuti anche quando si fosse fatto uso di stalloni pit che eletti, essendo un canone fonclam,mtale di lrnona pastorizia quello, di doverci astenere
E diciamo francamente che non lo p0tesse preparare non che indurre, sia perchè da queste razze inglesi importate, non potevnmo trarre, generalmente parlando, stalloni nè b1Joni, nè a discreto mercato, da farne uso per l'incrociamento con le cavalle oostrati, e non solo , per la p reavvertita ragione che non si possano peraoco coov~nientemente adoperar-e gli stalloni di puro sangue 000 quello cavalle, ma 'bP.n più gravemente. per l'altra, che simili stalloni , comecchè allevati in condizioni climotologiche diverse troppo da qi_ielle proprie .al paese d'onde derivavano i loro riprodL1ttori, non presentassero quasi ma.i bella armonia di parti, e potessero p iuttosto appellarsi caricatu re, che non tipi del ca.vallo inglese; sia perchè cotesto metodo di alle,,amento della specie cavallina non . pote va, come fatto di pastorizia, proporsi alia imitazione di coloro i quali lo avessero dovuto applicare n elle mandrie del"le Maremme, ed in tutti quei luoghi, ove pur troppo, ]a· riproduzione del be$tiame avviene nel forzato abbandono della selvatichezza, anzi che 'f ra le cure della colti 11aziooe. ' Se la pubblica riècheiza, poi, traesse vantaggio da questo· sistema di allevamento , che richiedeva la trasformazione di molte cascine e di molti poderi in parr·h i, d'onde cacciavan_§i i coloni per dar posto ai cavalii, not non lo staremo ad analizzare ; irnperocchè, se egli è vero che il complessivo valore della pubblica ricchena si debba desnmere dall'apprezza7.ione dei singoli valqri che concorrono a form arlo , noi ci possiamo assohere da q1Jesto còrnpito cita.odo un fatto, che noo temiamo possa essere smentito, il fatto cioè, che la coltivazione della razza cavnllina inglese tornò tutt'altro che proficua, rsseodo stata dannosa assolutamente allè fortune p1rtrimoniali, e per cospicue ch'elle110 fossero mai, di tutti quanti si cimentarono ad intraprenderla .. Simili tentativi t!he m un periodo di tempo più 0 meno remoto, ma r,~mot.o sempre, possono giovare alla scienza e ,-:ll'arte, è quindi anco tornare di pratico· §1:Ìovarnento alle industne ed al commercio, voglio110 . esser fatti, rna perché a farli con utilità occorre porta rvi u na. costanza ài proposito, seuza curare la spesa che richi"ggon o, cosi noo possono essere fatti da t:oloro, clrn nella produzione annua le delle razze cavalline debbono trovRre il frutto di una parte cospicua dei loro patrimoni, ma vogliono es"8re fatti da più e diversi cittadini costituiti in speciale associaiione, ai quali non sia p er tornare grav0sO il sacrificio di un piccolo capitale pel conseguimento di. un firÌe, cbe pnò divenire a.ncbe economico, ma che nel ruomento noo potrebbe essere che meramente scientifico o tecnico; o meglio sarebbe, che si rilasciassero alla ge-
dalt'insangua1·e . di trnppo ad un pi·imo tra/.lo te razze ch1:, volessimo co1:reggc,1·e per mezzo dell'incrociamento; perclìè
insanguandole cli simile rnaniern, non potr·ernrno che indu1·re ,_~n sove1·chio assottigliamento net/a. membratura genernle· dei prodotti, i qval'i , per 1"incaro, renderebbonsi brulla.mente singolai·i, a causa di un'altezza dovuta all'eccessirn sv·iluppo delle loro gambe. . Dopo q nesto espemnent.o primo, · non felice per coloro che lo praticarono, dopo che, insomma., g li amatori delle corse si nvvidero che fra siffatti ca.valli meticci, non ne trovavano tanti nè tanto abil i da. cimentarveli, qu11 nti M sa rebbero o<:corsi loro per sostenerle sotto la forma di un'istituzione collegata ai veri 1uteressi della pastorizia del paese, ed i proprietari delle rnze,· a lla lorn volta, si _dovettero _persuader~ c·he dal produ rli ed ,tllevarh, 10,,~ce dei promessi guadagni, ne risenti vano uno s,~apito, in a llora, quel sistema cadde gradatàmente in abbando no, e dagli stessi amatori gli si volle sostituire l'aìtro, che potrebbe chiamarsi della impM'lazione o acclimazione della
razza cavallina inglese di p-uro sangue.
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Questo novello sistema non è a negarsi che nel fine dirett0 di sostenere la pratica desiderata delle corse, desse frutti rnaagiori e di gran lunga m igliori a quelli che noo ernn'o st;ti dati d~ll'_altro; ma neppur . que~to fu un sistema che p reparàre potesse; 10 veruna gmsa, 11 miglwramento della speeie cavallina nostrale,
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IN ITALIA
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LA QUESTIONE CAV,1,1.LINA
nerosa iniziativa dell(l. regia mu nificenza, la quale, felicemente per noi, non evvi prova, per q~1anto. C:)Slosa le avesse da riuscire, cui di buon grado non s1 faccia mcontro, se anche per un semplice baleno di lusinga pnò intravede_re che dal tentarla fosse per derivarne un qualche avvantaggiamento al pat:Jse. Se dall"esame -:ritico istituito fio qui, abbiamo potuto . stabilire, in genere, che in questo ultimo trentennio, non v1_ fu, nè vi pott va essere_ un vero e reale progre_sso nella colt1vaz1_o ne della specie cavallina italiana; ~ se abbiamo potut? stab1hre ah.resi, che per dato e fatto dei mezzi che vollers1. adoprare per promuoverlo, si ebbe anzi piuttosto un regre~so, _rn quan~o che per la mala riuscita di que_i me;'zi, i proprietari d~ll~ diverse razze s 1 confermarono vie p1u n (-lle consuetud101 del produrre alla selrno-gia, o divennero più che nol fossero pc~· lo avan ti, diffìdeni ed· alien i dai suggerimenti dell'arte, 001 non abbiamo inteso, con questo, d'involgere n ella censura isLessa, nè ciò che dal governo sardo, nè ciò che dal governo austriaco, nello stesso p1criodo si venne tentando, ond~ accrescere e m ig liora re la prod~zio ne cavallina. nelle lu1·0 rispettive provincie dell'Italia settentrionale . Noi consideriamo anzi, che ambedue quei governi giovassero, e n on poco, al migl_1oran.1e_nto ~i quella pro~~zi?ne, m~rcè il sistema da essi seguito d1 1st1tu1re dei de.pos1t1 d1 c_avalh stal~ Ioni da somministrarsi gratuitamen te agli allevatori ; ma noi uon potremmo c m~iderare che da quanto d~ss1 operarono, n~ derivas$e verun m1glwrameuto per la specie cavallina , cui diamo l'epiteto d'italiana; perchè questa specie, su della quale ·vuole essere diretta tutta la cura delle pubbliche come delle private arominis.trazioni, ~ dalla . quale deve venire il nostro affrancamento d1 fronte a , cavalh delle razze oltramontane, la non si trovava nè si trova in Lombardia, come la n un si trovava nè si trvva nell'antico P1emo11te ; essendo noi convinti , che pe?' razza ca.vallina ilal·i ana, debbasi unicamente iri.tende,·e quella che chiamiamo gene,•almente ?'Omana., 1J detta quufo non $Ono che sollo-speC'ie, e ramificazioni, le rnzze napolitane, le sicule e le toscane. Nnn potendo, per ora,. tratt~re d_ell_e r~zze allevate nel VeJlP,tO le qnali sono d, antichissima 1st1tu,aone, e pre, entaoo un tipo confermato quasi tutto loro proprio, siccome accade pur anco della razza dell'isola di >iardegna, che male tornerebbe a volerla aggruppare fra le sotto-specie del la romana , noi non abbiamo avuto ritegno_, n'-l possiamo averlo nel proclarna:e francamente, che tanto oel Piemonte, quanto nella Lom bardia si hanno cavalle importate dalla Svizzera , dal la Germania , <lalla F rancia, e così via via da altre terre forestiere, le quali
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cavalle mentre producono assai felicerrn,nte, 8 possono ciascuna mantenere n ei loro prodotti il tipo originario, a causa delle condizioni climatologiche di queste nostre provincie settentrionali, qhe sqmigliano d'as~ai a quelle dei paesi d'onde dette cavalle provengono, non possono però costituire una razza propriamente detta, e cons,,gneotemente non pote,·amo avere • ritegno neppure nel conchiudere; che se qnei governi bene s1 ailoperarono per aumentare la produzione, in genere, dei ca.valli in quelle proviocit:, con l'opera loro però, nè poterono costituire una nuova razza, nè molto meno rigenerare un'antica rnzza paesan a . A completare la storia di questo trentennio, storia come vedemmo piuttosto di errori ch e n on di utili provvedimenti, ne piace indicare che fra i pochi provvedimenti tornati utili alle •razze n ostrali, deesi noverare quello, tutto proprio dello. provvida amministrazione sarda, la quale rimontando, dopo 11 1840, i propri i reggimenti di cavalleria leggera, con i cavalli delle razze maremmane, fece salire il prezw dei ·medesiun al doppio quasi del prezzo onde per lo avanti erano com prati, e qu;ndi aumentando la rendita dei proprietari, pose questi nell'i nteresse e nella possibilità di meglio curare la produzione e l'allevamento dei loro cavalli. Cessando dal còmpito, quanto spiacevole, facile altrettanto, di criticare e di disapprovare quello che altri fecero, adesw ne corre l'obbligo di assumerci l'altro còmpito più gradevole, ma però tanto più difficile, di proporre qnello che abbia da farsi per conseguire, veram ente, il rnigliorameoto generale delle razze cavalline nostrali; e per con:;eguirlo mercé un sistema razionale e pratico che fino dal suo primo svolgimento ci dia per frutto, il modo di meglio e più sicuramente soddisfare ai bi~ogui dell'armamento nazionale. Seguendo lo stesso ordine di idee, onde procedemmo nella censura del sistema che era stato proposto dai nostri ippofili, e che fu così poc0 felicemente esperimentato dagli a llevatori nostri, noi ent.reremo nella via che può condurre agevolmente a proporre il sistema nostro, il quale ci auguriamo che debba riuscire accetto agli uomini dell'arte e proficuo al paese, perchè sarà un sisteUJa sanzionato già dalla pratica , e singolarmenle dalla p ratica autorevolissima dell'Inghilterra, da cui niuno al mondo si è discostato mai tanto, quanto se ne discosla ronu g li ippofili summentovati, mentl'e pure la invocavano a loro sostegno, e se ne proclamavano quanto fedeli seguaci, al trettanto in terpreti severi .
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L.4 QU&STIONE CAT ALLIN..\
JN ITALIA
III. , Se già avemmo rag10ne di avvertire che nell'allevamento d'ogni maniera d'animali occorre, innanzi tutto. tenere in debito cor~to le condizioni clima: ologicbe, topografiche, dietetiche ed e eonomic:he, in meuo delle qua li dobb111mo allevarli, 001 per essere conseguenti, e poichè n on ci c rediamo capaci di spostar e di un tratto le condizioni economiche p reparate da secoli a tult_e quelle regioni del nostro paese ove l'arte del coltivare non può estendere neanco il suo benefico dominio, _c ome non ,ci crediamo abj.li di cangiare a nostro talento 11 cli ma della Calab ria con quello della Bretag na, o q nello dell'Emilia col clima dell'Arabia, così non ci possiamo proporr·e di avere razze domestiche, laddove non fosse consentito averne che delle selvaggia o ·b rade, · e così non intendiamo proporci la produzione d i un caval~o che apparisca arabo, inglese o ·bretone, perchè unicamente ci prefiggiamo di promuovere il m1gl1oramento generale della specie cavalli• a italiana, . mercè l'assun_z ione di - pro,1vedimenti diretti a correggere i vizi di conforruaz1on_e che in essa riscontrausi, onde gi ungere poi ad ottenere, che m un periodo pi ù o meno lungo di tempo , tutti i prodotti . di essa specie presentino un carattere costante e rispondente_ a l tipo ideale che si siamo i mmaginati fin d'era , che abbiano da rappresentare. Abbiamo detto, che lo scopo nostro abbia da esser~ quello di pro.durre ,ed allevare. cavalli, i quali, quando _l'opera che andiamo ..ad intraprendere potrà 'dir:1i com pinta, srnno per n ~ suita.re tntti come ver, uti da un solo stampo, tutti ris-pondent.1_, vale a dire, a quel ti po ideale ch e di loro ci eravamo_for.matl nell'atto d'ìntrapn,nderla; e lo abbiamo detto, e lo r1pet1a:i;no /1 beli~ studi_o, imper?ccb_è la .buona pastorizia, la vera e propna arte d1 coltivare gli ammali non consista, davvero, nell accrescere per ogni modo la produzione di essi, onde fra i ta.oti andarne raccogliendo quei pochi che meglio degli altri ci p0tessero convenire, ma consista invece, ed unicamente, come arte, consista, nel costringere, o meglio, nell'ed-uccire la nat-ura
a darceli tutti formati quali da noi s·i desiderano, per usanui convenientemente in più e divarsi detiwm'inati servigi. Come i prudentissimi Inglesi -non si prefissero già di formare, per imporwziot\e, acclimazione od altro modo congenere, una n uova sr_,ecie. o razza cavallina nel la loro isola, ma si bbene si prefi.,:;sero awlare correggendo a grado a grado i difetti predominanti su quella che avevano, e di mano in mano che vedevano, sotto l'influenza di un dato incrocia'inento; sp:1.rir€,
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diminuire,· ossi vero aumentare quei difetti si confermavano nell'uso di tale incrocian1ento,_o ricorrevan; tosto a praticarne un altro; e per gmsa che 001 s:1pp1amo come dessi, serbata
sempre sc1·iip_olosamente la lenta progressione · dell'insanguarYl;er_,.to: o: a s1 valessero 9 1 stallom incrociato.ri alern{lnni, ora . d1 _1ta!tam, ora d! spagnuoli , ed oea di barberi ed arabi; così no.i, prefi~gendoc1 a scopo nostro di n1igliora re la produziooe de1 cavalli nelle nostre razze selv_agge ? bi·ade, e cos'i pure nelle n ostre razze do1rn-st1che, non 1ntendrnmo partirci dal falso c~n~etto, che possa esserci o siaci ~-"n cavallo ,stallone, provmumte da u1!a data. razza _speciale qualunque, ii qiiale
debba a-ecettar:,i carne il ver·o incroctalore, il vero e sicuro co1·rettor_e d'ogni alt1•a razza degradcila, e così della nostra. . Noi siamo a~zi ?,el 'fermo e tra nquil lo convincimento, che .c~val11 stallom di qualnnque razza dessi siano ed a cond!z1one rerò che siano. ì prodotti di una razza co~fermata .di tvpo_ e di san9.u1;, t1;1tt1, a vicenda, possano venire utilmente 1mp1egat1 n el! rncro_c iamento di un'a ltra razza, semp rechè nelle loro forme prese_ntrno un . ben determinato antagonismo con quelle che vogliamo togliere o mod1.6rnre nelle cavalle alle qualt ban~o. da es_sere aC?Pppiati, e semprechè le condizioni, nelle guaii I nostn cavalli debbono essere prodotti ed allevati non siano troppo divers~ d1J, quelle in mezzo delle quali furono prodotti ed allevati dessi stallom: e dal le quali, in grandissima parte, essi traggono causa e ragione del loro ti po e forma srn~ golare. 1
S_e noi cì facessimo, per mo'_d'esernpio, a considr.nire come Cel't~ :~_v,all1 della Bretagna, dei _q u~~i si fa co:ì utile i mpiego nell a 0 1_woltura e 11~1 servig i dei piu. la b(trtos1 trnsporti, nascono m razze perfettamente dornesttohe, e veno-ono nutri ti alter n_atlvament~ neHe _stalle coo cibi _sc.e lti, ed_ig pratel'ie fe. rac1ss1me ed u m ide anzi cbe no, per cu1 1 immenso lor o volume e la loro conformai1one da quel complesso di condizioni deri,,~no, e come dalle condizioni stesse abbia forse tratto e ragione, _qn~) ternperamen~o linfati co che in' loro Jredomioa., e c'.1e nei pm assume per~no il carattere _d 1 _scrofolòso, n,on potie_mn,10 non d1ch 1aran, d1v1samento scons1gliato quello di colui, cm p1acess~ adopf'Iare sdfatn cavalli pei· incrociatori di una razza, che vnre~do sempre ab bando na ta sotto il cielo dell'lt8lia centrale o m end1ooale,_e nutrendosi esclnsivam ente al pascolo fer ~,nelle adu_~te prater1eJ ove la _evaporaz1one del .ìWediteiraneo , parhe_ ben prn d1 sale rn un g10rno, che non forse 10 qnelle breton 1 · può sp~ 1g1,rne , · · J · · 10 un mese, _con a sua evaporazione, 1 1 rr:.are della Mao1_ca, deve_ necessanamente dare dei prodotti _tutt altro che ltnfatic1, e q u111c!i non potrebbe che darli diversi 0
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LA QUESTIONE CAVALLl!U.
assolutamente da quelli, che le si vorrebbero far dare con un s iruile incrociamento. . Nè secondo il nostro mC1<lo di vedere, basterebbe sol tanto, per de\·enire alla scelta degli stalloo1 iocroc1atori, l'a, ere t~nuto calcolo delle sovraccenoate condizioni, percbè noi crediamo che occorra , inna(Jzi1utto, prestabilire quale specie di c_av_all1 intendiamo produrre, se cioè da ~irn, e per qual so.rta d, nru, se da sella, se da corsa, e così di mano ID mano d1scorrendo. Imperoccbè lo ripetiamo be1;1 _vol_e~tieri :3nco un~ volta, ~e noi francbecwiando01 nelle trad1z1om 1ogles1, non c1 propones0 s imo il ti p~ icleale dei cavalli nostrali per_ gli usi diversi_ cni li vorr..mmo adoperare, non potremmo D:'ìl far muovere. di_un passo verso il progresso la nostra pas1O_11z1a; essendo ovy10 a ,·edersi ed a prevedersi, che se non d1v1_dess111;10 e suddivide~· simo i modi del produrre e dell'allev_are,_ m rag10ne del serv1g1~ cui i prodotti ban no da ~s~ere dest10at1_, non potremmo_ mat fondare bnone consuetudrn 1, dalle quali ne potesse derivar': poi la tradizione di q:1ell~, che per di1si co_l1ivaz1one degli animali. bisogna che risulti c0sutU1ta del doppio elemento dell'arte e del mestiere. Questa divi~ione e suddi vis\o~e o classificaz1one che ne piacesse cb,amarla, come è consigliata dalla scienza e reclamata dall'interesse industriale, in forza delle cose che abbiamo d1 già esposte, possiamo _di_re _che siaci co11seut1t~,. ~ _quasi pre:, para1a dalle stesse condmo~1 rl_ell~ nostra _pastonzrn, 1mper_occh•~ dalle medesime ci siano 1nd1cat1 _tre dt versi e ben rl1sttnt1 ceotrt di produz1on_e, su dei_ quali h~ da rivolger:;i. la ,,,coluvazione; il centt·o, g1ov1 noonnarh tuu~ e tr~, ~elle , 0;z,.~ brade •romane, napoletame e sicule, le q~ali_ costituiscono 1.risie:"'e la
VM'a e propria rn,zza cavallina iloliana,, quello_ della 1 azz,~ sarcla, e finalmente l'altro della ra,~za. clornestica , che . no·i_ diremo essere rappresentala dalla nu.nione o a_ccozzaglia d;i tutte quelle cavalle provenienti da ogni so,,-_ta di ,:azze st:anie,·e o paesane, che nei poderi, ne_lle cas~ine, nei pa1·chi e nelle fallorie dell' ltalia tutta, e pvù specialmente in quelle dell' Emil·ia della Lombardia e del Piemonte vengono adope rnte in 71ilù e diversi servigi, e sim-ullanea_'f!'1ente dedicul~ allei 1·iprod11zione delle loro specie, e dalle_ quot~ ,nascori? llulli quei, cavaEi, _che rie-ne,·almente sono chiamal~ st~lloni, pe1· distingtm·li dai non domest·ici,, che sono deU,i cli mandria, bradi ed anco di tanca. Se verso questi tre principali _e non distinti centri , p~ò fin d'ora rivolgersi l'arte del colt.Ivare, adesso _orcorr~ esaminare cui spetti o convenga il rivolgervela, e più spec1almeo~a si rende necessario stabilire, se il governo po,,sa e debba n -
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IN TTALIA
volgervela, e nel caso nfforma tivo, se a cura del miuistero d0l commercio, o se a quella df:I ministero della guerra. IV.
La ~ uestione, per vero dire, posta in modo generico no11 sarebbe dì difficile rnluzione, irnperocchè affrontandola 1eoric~m ente, cioè speculatirnmente, i principi1 di pubblica econon11a Ja noi profes:.ati, che sono pur quelli onde s'infurma la 11ost1a legislazione, ci cl1iamerebburo tosto a dichiarare; che i governi debbono esercitare offici di tutela e di difesa, e non d'ingerenza 11elle l'uccende industrial1 , e debbono lasciare che i p,ivati cìttadio1, dietro la guida eJ•Jcairìce dei rISpettivi loro bisogni, e sotto lo stimolo della libera concorrenza, cerchino essi stessi i mezzi più acconci pPr aumentare e perfezionare la produzione de!lr loro derrate e delle loro merci. Ma poichè non siavi teoi·ica, per sana e ginsta che esser si voglia, la quale non ratisca una qualche eccezione, o a mt>glio dire, c;he non consenta essa stessa una qualche 01orlalità nella sua Applicazio11c, così noi siamo d'avviso, che nello s1ato ge• nerale della nostra specie cavallina, e Rpecialmente nello stato d1 quella che ehiawamrno brada, e nell'urgenza suprema in cui Yersiamo di apprestare tutto che occorra all'esercito nazio• nale, e non di apprestarglielo per la mostra di un giorno, o pel primo periodo di una campagna , m11 di poterglielo mantenere con sicurezza in ogni evento, e per quanto più o men lnnga avesse da essere l'èra delle prove, dall'epoca della uostrn rivoluzione al compimento del nostro riscatto nazionale, possa il governo nell'interesse della sicurezza generale del paese concorl'ere, senza offesa di quei p rinc1pii economici, nei pro,•veditnenti necE:;s;;ari ad aumentare e migliorare la produzione delle razze_ c~Y~ll_ioe nosLrali, e pen~i~m~ altresì che possa e debba cost11.mrs1 il promotore e quasi il direttore del loro miglior~mento, semprechè però, in sostegno ai diritti di p-coprietà ed a1 canoni della liber1i1. iudustriale, cc,si dei mezzi materiali · che fosse in grado d'i nipiega1·e, come pure della propria dirt:!· ziooe, ne facesse offerta, ma non ne imponesse l'accettazione ai singoli possessori delle razze isu,>sse (1 ). Ammettendo questa ingerenza governativa, ma non ammettendola che nell'esclusivo interesse della sicurezza generale, in _(1) A maggiore garanzia della libertà industriale, pofrebbe il governo esigere uu qualche prezzo per la monta dei suoi cavalli-stalloni onde così pe1111cttere alla spcculazio110 privata di fargli conconcHzt, altd stalloni.
cdn
A~xo vm, vol. m. -
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LA QUES1'!0NE
CA VALL1:,i ,\.
quinto per essa si possa meglio e più sicuramente provvedere a ll'armamento c7rn1pleto dell'esercito nazionale, noi µrima che non l'ave~simo detto, ci siamo di già r ivelati della opinione, che questa ingerenza debba essere eser0itata dal min:stero della guerra, anzichè da quello del commercio, e consegueri temente av·remmo di già risolta anche la ·seconda parte della questione, che ci eravamo proposti a risolvere. Ma perchè sonovi molti che la pensano diversamente da quello cbe noi pensiamo, e con la parola colta e gentile, par• lata o scritta , mantengono una vivissima polemica diretta a persuadere ed il governo ed il paese, che simile officio protettore e cpasi direttore dell'allevamento dei cavalli debba asi;olutamente togliersi al ministero della guena e conferirsi a quello del commercio; ed in questo loro m odo di opinare si dimostdno persuasi, non per vedute limitate a ll'interesse dellarmamento nazionale, ma ;;,,ibbene per vedute che abbracciano complessivamente l'interesse genna le della pastorizia , noi crediamo et.e ci corrc1 l'obbligo di dimost rare, che anco accet. tando l'esame della q ue,twne sotto questo aspetto,_convenga sempre preferire il ministero della guerra a quello de\ commercio , quantunque anche questo , per quanto sarnmo ad esporre in seguito, non intencl iarno d 1e debba tenersi estraneo affatto dal cooperare all'utilissima intrapresa. Ammessò da noi, come è stato pure ammesso da.i nostri contraddittori, che la specie cavallina in Italia sia generalmente in uno sta\o di degradamento, o di imbastardimento ancora se vuo 1si, perchè pc,chi, davvero, sono i cavalli che ora si veggono nascere dalla razza romana, nei q nali si riscontrino _ forme corrispondenti al ti po icleale, al li po, di remo meglio, vero storiC'o della razza stessa, quale ce lo rnn~ervano le arti antiche e moderne, nella statua equestre di Mare'.) ,Aurelio e in . quella pur,~ equestre di Cosimo I de' Medici, egli è pure necessario che noi ammettiamo, e con noi lo ammettano i nostri contraddittori, che il primo -primissimo passo da tentarsi per ricondurla verso quei tipo, da cui si è allontanata per assumerne uno peggiore, sia si quello di traversarla, come dicevano i padri nostri, od incrociarla come diciamo noi, con cavalli stalloni capaci di correggere tntti i difetti che di presente v i si riscontrano, o l'altro di trattarla col sistema degli accoppiamen ti · - dentro e dentro (ci si scusi la frase piLlttpsto inglese che nostra le); sistema aRcor questo praticabile, ma solo praticabile però con un tatto di scelta squ isitissima, del quale non sarebbe prudente !usi ngar$Ì, che mo] ti fra di noi ne potesserq essm e forniti 1 essendo uri tatto che si acquista laddove gli animali sono coltivat1 , e~ non dove, come n el nostro p:iese, sono accettati quali la 1rnturn, abbandonata a se :stessa, C'e li porge.
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E so -a questo p:·ocedimento di unifìcazione e di rivendica,zione progr~siva del tipo primiero dobbiamo darci i1111.anzi di assume1ne ogni a ltro, che· potesse di1si di peri'ezionamento o di raffinamento della _razza roma~a e _così della napoletaua u della toscana, non v1 può esser.e ragwne che valga a combat.iere l'opinione nostra in favore del ministero della guerra, perchè essendo questo il maggiore consumatore dei prodotti di quella razza, ed essendo interessato ad averli lutti, .per vera e propria utilità del militare servizio, uguali di forma, di statura, di energia, di vivacità o senso, secondo l'esatto dire degli antichi, bisogna necessariamente che con 11,na p1·ovvida tenac,ità scelga gli stalloni incrociatori, o q_uelli nostrali sempre fatti per modo, che al vol uto fine con sicma presunzione conducano. Mettiamo per ipotesi invece, che il ministero del commercio si sostituisca a quello della guerra, e conseguentemente che vi si sostituisca, non più come il maggiore consumatore dei prodotti della nostra specie i.::avallina, ma come il protettore e il favoreggiatore di essa ; ebbene, in tal caso,- siccoul\:: desso mancherebbe di nob scopo speciale , cui, come consumatore, volesse pervenire più sollecitamente che non ad un altro, sarà per dato e fatto cli questa sua posizione, piuttosto il diretto dalle svariatissime volontà dei produttori , degli allevatori e degli amato1 i, che non i l_ conciliatcre e il direttore di tutte quelle volontà nell'unica Yia razionale e pratica, onde si .possa g iungere, prima all'unifìoazione di tipo, poi ai relativi affrancamenti della specie predetta. . Ma se questo massimo in conveniente , per noi inevitabile, pretendessero gli avversari che non fosse possibile, o se possibile, ·facilm,:,nte n10dificabile, e se neppure si verificasse l'altro, di <.ui dovremo tra poco far cenno, quello cioè della spesa maggi-o re che importerebbero i depositi dei cavalli stalloni mantenuti da un'amministrazione civile; si ri1harrebbe sempre g-uello sopra ogni dire g1·avissimo, l'i nconveniente vogliamo dire, che conferendo al ministero del commercio l'officio che ora esercita quello della guerra, stabiliremmo un sistema per• manente d'ingerenza governativa n elle faccende industriali, con mani.festa offesa dei prineipii di libertà, ai quali vogliamo, e le leggi stesse ce ne costituiscono un obbligo, rendere costante ossequio. In questb non posarono mai la loro attenzione i polemisti, perèhè se posata ve l'avessero solo per un momento fugace, bene agevolmente sa:i;t,bbonsi avveduti, che se l'ingerenza del ministero della guerra nel riordinamento delle razze cavalline può e deve essere provvisoria, --perchè limi'tata a l conseguim euto di uu interùsse esclusivamente militare, cui si perviene
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LA Qt;.EST10:rn CA n.LLlliA
pri.m a d'assai cbe. i prodotti di e_sse razze possn~o avere ragginoto quel pprfer,1onamento quasi eslet1co, ehe l art.o V<,rrnbbo far loro raggiungere; l'mgerenza _per lo c~ntrarw che s1 assumesse il ministero del comm~rc10 e dcli agncoltura, perchè ,•ppuuto non sarebbe limitata al cons_eguimeoto di ~no sco_po 1v1l'lialo, ma si 3$SOgnerelibe necessal'lamente tutto 11 còmp1to dell'arte, non potrebbe. e non dovrebbe _essere che cont1~ua e permanente, come ~on~mu1 e permanenti debbono es::;ere 1 pro- . uressi nelle coltivnz1om tutle e nelle mdustnc tutte. Ci sembra però, che senza spendere maggiori parole ~u questo argomento, bastino le già .dette rer concludere tr_a~qu1llamen tB che tanto di fronle al cas0 pratico, quanlo al d_irtmpetto della sctenza e dei principii ioformau~i la nos~ra leg1~l_az1one, nor~ si poss_a, e non si ,debb~ ~ssen~ire che 1 deposi li àe1 ca,·alh siallolll passino ali amm101straz10ne ùel mmistero del com mercio. ]\fa siccome noi dicemmo che ancho rlecl inan<lo dalle m nssi:ne fvndamentalt di pubblica economia e dai principii accolli nella nostra legislazione, unde_ non ro:emmo assentir~ ad una cootinua ioterfe,enza governativa nel! !IlLlnstr1a che riflette lo all&vamento dei ca,,alli, pur nullameno si avrebbe ragione sempre di f'.referire l'ammiuist~'azion~ militar.e _d"i Ù€1positi cavalli stallom, come la meno d1spendwsa; cosi 10 brevi parole adesso intendiamo a.c;solverci anche dal còmpito di dimostrare questa nostra asserniune. l')
V. Ritenendo per dato sicuro di espe~ienza, che un u?mo possfl. basi.are appena al buon governo d1 quattro cava!li ordmar1, riteniamo consegnentemeote che non possa sopperire _a _quello di altrettanti cavalli stalloni, pcrcbè le cure che questi r1cb10g• gono in ragione del fine pe1· cui sono manten1;1ti, ed in rapporto al sistema onde furono allevati, sono tah e 1aote e così ~variate e minute, vuoi dal lato del nutrimento, vuoi dall'altro dell'esercizio, çhe se a tutte un solo uomo bastass,~ per tre di e,si, sarebbe già ancbP. di troppo. Ora non è possibile sperare che un individuo non mili~are, e 11er di più molto facilmente costituito, o volonternso d1. costituirsi in istatu coniugale, quando sia vall-"nle per foaa .fisica, e va len te per abilità nel me::;tine, si ,•oglia im pegnare in nn servizio quotidiano cos) faticoso, così c0n~inuo di_ gio~no e di notte, per una. mercede ch1:1 fosse, non d1c1amo 10rer1orH, ma sen1plice111e::ite uguale a quella che ei ricaverebbe dal locare l'opera propria. presso un'agiata famiglia, o come cocchiere, o
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.come palafreni~ro. _E qua_ndo noi s_~ppi_arno, e 11:~-glio d~ :11oi sei san no mol ti dei no~tn contradd1ttor1, che quP.stt uomini cli scuderia, quando forniti siano di una qnn.lche abilità _nel buon g.overuo dei così detti etwalti fini, .esigono pagh_e ~ii cento e più lire al mese, olm, 1'allogg10, ~I grosso _vesrn.rno ed una partecipazione Hul prezzo dei_ le~a1111 vend11~1, po;;s1amo, sen7a scrupolo d'incorrer~ co1: fac1l1t~ 10 esagerazione veruna, ~oste• nere cbc ciascuno dL essi costera, per lo meno, m capo ali anno all'amministrazione civile, quanto costano due uomini all'am· mioistrazione mili tare. L'economia, ci si dirli di riscontro, che non farrmmo negli uomini dell'opera manuale , la faremmo in quelli dell'apra <lirettiva e11 amministrat.iva, perché noi creeremmo comm1ss1on1 di esperti, alle qu~li a~deremmo sif:fa_tte_attribuzioni . _A coloro che di tal guisa c1 replicassero, noi d1 rirnando soll1:1c1tamcnte ri,,;ponderemmo nella guisa seguente. . . Commissioni di uomini esperti pratici od amatori, come ~1 Yogliano dire , potr~l>be, è v_ero, i I_ !11in\stero d~l com~erc10 cr •arno tante quantt fo,:sero t depos1t1 de_1 cavalli. stallo~1, p('r affid,1re ad esse la direzione tecnica degh a.ccopp111menti, ma non per affidare l<'ro l°ammin istrJzione ec@omica di ~tuei rie: posi 1i, nè quella d1l le, persone addette al basso sernz10 dei medesimi . · Conseutiamo per un'ipotesi cbe questi co_mmissari accettas• sero s) <>ra,·e incarico gratuitamente. Eimmethamo p•;rc, sempre in via d'ipotesi. che da questa l?ro di5interessata eosiz1on~. non fossero per trarue argomento d1 prevalenza, anzi che_ d mdi pendenza dal ministero, ma nonostante tutto questo c1 concederanno alla lor velia i nostri avversari , che occorrerà dare arl essi un segrntario e degli scritturali pap:ati; ci concederanno che il ministero dEl commercio dovrà di su bit0 ampliare la sua pianta ~ ruolo, crèando, per lo mt-no, una sezione c?e si intitoli dai depositi di cavalli stalloni; che avrà d~ _nom1!1a1 e in ciascuna proYiocia nuovi impiegati per l'amn11nistraz10n e di quei depositi ; e quando ci ?-vrann o _concesso tuUo que,to, m a llora nun potranno non un1rs1 a 001 aoco nel riconoscere J"ao-crravio in..,iuslificato ed in,,iustificabile che ne . Yerrebbe al oo q . o . I pubblico erano; rnipe•occhè dovrebbero avveder?1, e 10 re5te_r8bbe sempre nel ministero della guerra la s0i10ne delle rimon te, la quale per soprappiù tratta.va ancora le f~c_cende relative ai cavalli s1allon1; che rE,sterebb.:ro sempru gli 10tcn: denl1 militari, i commissari di guerra, i veterinnri e gl~ ahr~ impiegati tutti dell'ordine m:litare, i quali mentre nei van circondari att,mdevano aizli uflìci e serv:gi concernenti l'am· 111ini:lt,razione dei corpi ev di tutti gli istituti mililal'Ì, attende·
2!H L A QUESTIONE CAVA LLlNA vano in p,tri tempo ai servigi amministrativi e di c0ntabilità dei dep0siti ca valli stalloni. Questi rilievi son o tali, a senso nostro, che basterebbero di pf·l' loro stessi a persuadere qua nto sarebbe erroneo, dal lato dell'interesse economico, e da quello del buon andamento, e del disciplina re andamento de l servizio, il tra~formare da mi litare in civi~e quest'amministrazione; 1:1a a noi piace aggiung~rvene un altr~ che gli completa t_utti anco sotto un punto d1 , 11sla, · ehe chiameremo di convemenza, o se v uolsi meglio ancora, di prudenza. · Per noi è stabilito in massima; che il governo soltanto in mod_o _provvisori~, cioè per un limit~to perio~o di ter• J.)O, poss~ s1issidia re la colt1vazwne della spe()Je cavallma, e qumdi 1101 pensiamo e crediamo fermamente, che l'amministrazione da organarsi pei depositi dei cavalli stalloni debba avere tutti i caratteri di•una vera e propria p rovvisorietà~ onde non valesse mai a_ creare titoli_ a . diritti e nep pure _ a pretesti per coloro ?he _v1 siano ad~ietti, d1 essere 1;11a~tenut_1 sul ruolo dei pubblici 1mpiegat1, od m qualunque s1asi m aniera d1 essere a carico dello Stato rimunerati, se ùa quel servizio fossero licenziati. Questo intento, ove mai per soddisfazion e della massima da noi professata, _ cis~ivero pP.r circostanze che r.ostriagessero i ·nostri contradd_1ttor1 a see;u1rla lor~ malgrado, questo intento, 10somma , ver1ficandos1 11 caso di sopprimere i depositi, lo potremmo ragg iungere, se l'amministrazione di essi depositi losse CJvile? · Per chi abbia un tantino di pratica n elle umane faccende e sia un _pocèJlmo informato, come alla soppl'essione cli qua~ lunque azienda governativa, e per quanto fosse stata dichiarata rl'i_ndole tr an sitoria, tutt_i col?ro eh~ vi pesero parte, sappiano r,nma con pretese di grnst1z1a, qmod1 con dimande in: v ia <li equità, e _finalmente ?on suppliche in quella della clemenza, ud_operars1 pe!' essere 111 qual(:be_a lt~a azienda od impiego pubblico collocat1, la risposta a smule 10 terroo-azione non potrebbe 0 essere che negativa. Or bene; se i depositi dipendono invece dal ministero della guerra, siccome coloro che gli amministra no economicamente e disciplinarmen_te sono ufficiali, e ì palafren ieri ch e custodi~c-ono i cavalli stalloni son~ sold_ati,• e c~sì questi, come quelli formano parte effettiva del ! esercito, egli è chiaro però .a vedersi, che non appena que_1 dep?sit! venissero sop pressi, dessi r1ent_rerebbero n_e lle fil_e dei corr.,1. d o'.1-de fu rono tolti, per prosegu1rv1 il serv1z10 cui son o_ obbligat.1, senza che a loro favore p.ilessero add urre nè un di ritto, nè un pretesto, nè una magra
IN IT.\Ll A
scusa qualunque, per essere in altra g uisa collocati, od in qualsiasi misura straordinariamente ri m unerati. , Noi crediamo ave1'ù dimostrato a:,sai chia ramente i l perchè si possa e si debba ;,n:unet tere provv ison ameo te un qualche diretto concor"o del governo , per mezzo del ministero della guerra, n ell'impl'esa di migliorare la razza cavallina; ma comec;hè di già abbia mo .preavvert_ito che una qualche parte nel! i'mpresa stessa potrebbe essersi presa pure dall'altro m inistero che si nomina del commercio e dell'agricoltura, co~ì i1rnawzi di d iscendere a definire i l còmpito che sarii pruprio a quellò della g1ierra, crediamo che ci convenga indicare pur quello potrebbe essere assunto da esso del commercio. . Primieramente opiniamo che officio di questo ministero debba essere quello di prOmL;overe le mostre od esposizioni dei bestiami nelle diverse provincie del regno, concedendo dei prem i d'incoraggiamento esclusivamente -agli allevatori di raz:1.e coltivate ; ed istituendo questi premi di due classi , un premio, cioè, per i p roprietari allevator i, che può essere rappresentato <la medaglie in ord , in argent.) ed in rame, onde aaoiudicarlo in modo grn~ua le e relativo al p rogresso conseguit~, ed un prP.mto per gh allevatori manuali, che dovrebbe co11sislere in una data somma di denaro. E vorremmo premiati insieme agli allevatori proprietari, ancora gli allevatori manuali ed uperai, percbè siamo convinti, ma fermamen te con\'in ti, e di già . lo . ~bbia mo a?cennat0,_ che non possa esserci' progresso di colt1vaz1one, s_e I arte ed 11 mesti_ere non concorrono in gara operosa a ~usc1:arlo, e_ 1el pari s_ianw convinti ch e per ren• dere accetti agli operai 1 nuovi s1stem1, convenga interessarli nella loro attuazione, sia con qualche aumento di salario, sia con delle rimunerazioni straordinarie. Nelle condizioni presenti della nostra pastorizia aveudo veduto clrn sooovi delle razze caval line che necessariamente ha~ no da stare brade, e cbe dE bbono starci per circostanze rnd1pendenli dalle volontà dei loro proprieta ri , e non facilmente da es~i vincibi li, così sebbPne i premi da conferirsi dovessero essere in mas~ima ri:;erba t.i al le razze colti vate. che n~ll'accettazione generale del la parola , sono le domestiche, b1sogoert"bbe che alcuni ne fossero pur dati a quei proprietari delle sndclette razze brade, i quali nell'atto di p resen tare i loro prudotti alla pubblica mostra, com provassero essersi valsi dei ca,,alli stalloni del governo, o di cavall i stulloni di meri to ngua le, per ottenerli , e che comprovassero di avere a lmeno formata una , sezione in dette loro razze dì cavalle accuratam ente sc_elte, escluse per sempre dalle faticbe della trebbiatura, e custo:hte rn capanuoni nei giorni cuocE:nti <lull'estatr, e nelle
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notti algide dell'inverno, per formare in essa sezione il nucleo ,fol la razza rigenerata, e prPpararn in essa quella di col1ivazione per i tempi nei quali il sistema generale dell'agricoltura e delle industrie che vi vanno connesse, possa anco in quelle infelici contrade procede,e come procede nelle altre del regno. Ed aliro officio c:-b'e potrebbe essere utilmrnte assunto dal ministern del commercio e dell' agricoltura, sarebbe pur quello di eccitare con premi e con ogni altro mezzo a ciò oppo'rtuno, l'uso nelle Marnmme delle macchine trebbiatrici d0l grano, perchè ogni macchina che colà s'in troduca a tal fine sarà un i rn menso risparmio di fatiche alle caYalle da cOTpP, non che alle cos'1 dette cavalle stracche, e mentre verranno diminuiti i casi così tanto freqnent.i di aborto nelle prime, potranno le seconde rnggiunge1e uno sviluppo di membra maggiore di quello che non ra.ggiungono adesso, quando negli anni del loro allevamento si t.rovan:.,, anzi che aintate dalle cure, compresse in vece sotto il peso di così eccessivo lavoro. Proseguendo in questa sommaria indieàzione dei favori che da quel ministero potrebbero essere resi alla coltivazione della ,;pecie cavallina, diremo che fra i più utili sarebbe, a nostro avviso, u tilissimo qnello, ch'ei r.omìnasse in ciascuna provincia nna comi:nis5i_one, composta di uomini d)slinti per scienza, per a rte, per pratica e per amore alla paslonz1a, perchè procedesse ;i constatàre, -con la maggiore possibile accuratezza, non solo quante cavalle nella provincia sarebbonsi da destinare .alla ri-produzione della sper;ie, ma a constatare ben anco da quale razza nostrale , brada o domestica , ossivero da quale razza straniera ciascuna di esse più o meno pirettamente provenisse, :1ffine di avere, mercè di questo lavoro statistico, quasi la monografia del cavallo proprio a ciascuna provincia del regno, e di porgere, così al ministero della guerra il canone veramente sicuro per stabilire, con opportunità e convenienza, i diversi drpositi Jei cavalli stalloni. Accen nati di quesla g uisa i còmpiti relativi ai due ministeri, e supponendo che il disegno a così la rghi tratti da noi dP.Jiueato, fosse per· essere accolto in massima, od almeno onorato ,:orne degno di pr)fgere argomento ad una seria discussione, discenaeremo adesso ad esporre in modo più particolareggiato quello che dovrebbe essere assunto daJ. ministero della guerra.
me1·cio, o per altro modo qualsiasi, il ministero della guerra 11vrà potuto conoscere la monografia del cavallo proprio a oiascuna delle diverse provincie, oude pPr ora si compone d 1·e•>no it::iliano, dovrebbe ptr prima parte del còm 1itc) suo, siicome punto \H~cipale da cui devtl partil'~i I.in met0do rnziona le di pastorizia, fìssare il tipo ideale elfi cavallo da sella,
VI. Seguendo l'ordine delle idee, dei prinr.ipii _e dei . fatti che siruno andati esponendo in questo scntto, no, rncornrnc,eremo Jul dire, e;h e ognoraquando per opera del ruinistew del com-
e qv,ello del ca·vallo da tiro pe1· uso clell'escràlo. Ed una volta che avesse fissato ques•o ti po ideale del caval_lo m ilitare, suo secondo ufficio importantissimo avrebbe da essere quello di riscontrare, _come e quanto p iù o me:10 da esso ·si discostino nel loro tipo rE,ale 1 ca\·all1 delle diverse razze esistenti nel nostro paese, onde dalle risult/lnze di questo riscontro scendere poi a grndicare , se siavi mezzo esperibile utilmente, e quale rispettivamente esperibile fosse, perchè a poco alla volta; ciascnno di essi cavalli potesse assumere le forme meglio rispondenti a quel tipo ideale. Immaginiamo, a schiarimento di questa proposizione, che al t ipo ideale pel cavallo militare da sella. che C?rrispondesse d'assai i l cavallo rdmano con le sue derivaz1001 del ca,vallo toscano, napnldano e siciliano, e che al tipo ideale del cavallo militare da tiro, e cos\ per quello da tiro delle artiglierie, come per quello da tiro dei caTri del corpo d'amministrazione (1), corrispondesse d'assai pure il cavallo di alcuna delle razze domestiche colti vate r..eila valle eridania; ed in q ursta nostra supposizione troveremmo quindi, che i l ministero della g,1erra dovrebbe ·d1 sn bito scendere a stabi.lire con quale sorta di cavalli sialloni potrebbero vincersi assolutamentè, vd almeno di gran lunga mo.Jifìcarsi le di ffe renze c.he si riscontrano fra il ti po re·ile <!ei sndd1!tti cava lli ed il tipo ideale, cui nell'interesse militare li vorremmo improntati. Ci sia permesso immaginare ancora, per meglio esemplificare la cusa, che il ministero . della guerra fosse, siccome lu ;:aremrno noi. dell"opinione che il cavallo romano sia ·i l m eglio promittente fra i nostrali pel servizio della cavalleria, rna cho. a rendervelo veramente e pienamente idoneo, convenisse afforza1·lo cli, non poco nella schiena , che converl'isse alttin -
gargli di quatclw linea il ùmccio, oncle C'iambellasse 'meno nel . s1.w moto, e qttincli acq·uistasse maggiora spazio cli te1·reno camminando, e meno sp1·eca,sse le fo1•ze s1.te , e che infine convenisse arricchirlo di anca, e vincere qnel d·i/'elto che pre domi na nel di tu·i t-reno posteriore, e oncl' è che spesso s·i presenti ·o falcalo ossive1·0 /·reggino : or br,ne, ~e il rninis1e,0 avesse convenuto ne l novero suindicato dei difetti principali (1) L'autore lrn ce.rtamente inteso dire qnelli del treno
d'annata.
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LA QU ESTIONE CAV,I LLJNA
IN'. ITALIA 209 stalloni scelti nelle razze istesse, cic,è col sistema de11lro e dentro o, se non convenisse trattarle con cavalli stalloni pro-veoieo;i da altre razze, ossia col sistema dell'inc1·ocfo.mento,
clel cavali') romano, come non potrebbe non essere concorde con noi ancora nel riconoscere che i I cavallo sta IIone capi:tce di correggersi radicalmen te od almeno di modificarsi sensibi lmente, sarebbe .~uper·ior.mente a tiitti , quello di mezzo sangue
e qtiali in allora dovrebbero es_sere_ per cfosc,u na di esse gli stalloni •incroci-citon da presccglrnrsi;
della razza inglese, essenc/,ochè app-u-nto in q·uesla razzn esistono già forme confermate, c/Je presentano u,n assoluto antagon·ismo con qtwlte di /èttose proprie di esso cavallo romano? . Chiarilo con queste esempl(ficaz_ioni il concetto genera le dt::l comp1to che dt1ve assumersi il m1u1stero della guerra, or oou ci resta per volgere alla conclusione di questo nostro lavoro, rhe t racciare i modi pratici, onde se ne potreLbe assolvere, se lo assumesse, come speriamo che voglia assumerlo; i quali modi sarnbbero i seguenti: 1° Scaru biare. le opportune intelligenze col ministero del commercio e dell'agricoltura, psrcbè qu·esti nominasse delle commissioni incaricate di c"nstatare il numero e la qualità delle cavalle da corpo esistentj in ciascuna provincia, e di comporre 1.;os'1_in tale operazione statistica, per quanto sia loro possibile, la monogmfia del cavallo propr-io ad, ognuna d'i esse provincie; ed officiare il ministero stesso perchè volesse favoreggiare le istituzioni delle mostre annuali dei bestiami allevati e coltivati nel paese, e concedere ai diversi allevatori prop:ietari ed ai diYersi allevatori operai, dei premi d'incoraggiamento, secondo le norme che sarebbero state già indicate nel presente r~ pporto. 2° Ottenuti i predetti dati statistici e le 0101100-rafie preaccenna.te_ dal_ ministero d~l co~1i:nercio e dell'ag~icoltura, o pr?c_acciates1 le une e gli altri rn altra guisa, se da quel 111m1stero non potesse esserne favorito, nominare una con1rnissione composta di esperti ufficiali, od anco una commissionu pro_miscua di ufl_'ìciah e di allevatori od amatori borghesi pu r essi bene esperti, . perchè sulla scorta di quei dati s19-tistici e di q ur.lle monografie, ~ p1·emessa la fissazione del tipo ideale,
che la stessa commissione dom·ebbe eserci tai·e, del cavallo mililai·e da sella, di quello da ti?·o pei· le ai·tiglieri~, e dell'altr·o da ti?'o pel traspor·to delle salmer ie, delle ambulanze e dei molti oggetti relativi ai se1·vigi amministrat-i,vi dell'esercita, proc?clesse 'a 1·isol·vere i _seguenti speciali q-uesili, ed a 1·isolverli Cv_n un panwe motivalo, seguendo rigorosa-mente l'ordine calegoi·ico di ognuno di essi: a) Se dalle razze cavalline nostrali brade e domest.icbe p')s?ono aversi _de! cav~lli risponden ti _ai tre tipi dì cavallo . 1nil 1tare _prestab1l_it1! ~d m caso. afferrnatno, se per conservarlA conformi ad essi t1p1, fosse di mest1en trattarle con cavalli
b) Escluso assolutamen te il caso che le razze nostrali non prod ucano cavali~ corrisponde?ti ai t1·e t·ipi ideali _suac- _ cennati od esclusolo soltanto relativamente ad alcuna d1 es:;e, con qn~li cavalli stalloni dom·ebbero essere inc1·ociate per
nmderle con speranza cli successo un1fonni a quel dato tipo ideale cla cui si discostano presentemente ; c) Se nelle razze nostrali brade o semi-_ selvag&ie, che trovansi sparse _nelle lVIaremme potesse essersi esercitato..s1 multaneamente, ed il sistema dentro e dentro e quello d in•
crociamento o se unicamente dovesse essersi esenitalo il pr•imo ; tant~ nell'imo che n~ll'altr·o_ caso co!iveniss_e pel sistema clentro e dentro trar-re i cavalli stalloni esclitsivarnenic daila 1·azza romana vera e prop1·ia, o se ne potessero essern tratti ancor.a, dallw napoletana e dalla toscana, che sono i·azze da qiwlla derivanti;
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I
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d) Se fra le varie cavalle della valle eridania o ~tll'Italia setten1rionale in genere, dist1 • te ne1 d1vers1 gru ppi secondo la razza straniera da cui provengono, e più sperialmente se fra quelle di es~e clie sarebbero meg~io disp•~ste, p_er la lorn membratura tarchiata , a riprodurre de1 caval\1 da tu:o, ve 11 ~ pote:;sero essere di capaci_an?he a produrre de1 _c~val!t adattati alla sella pel' la cayaJlena d1 _lmea e _pe1 c_arab1rnen reali, ove venissero accoppiate con cavalli stallom scelti nella razza roniana, e quindi se fosse conveniente o no, tentare questo modo S!)eciale pel loro incrociamen to; e) Esaminare se la razza cavallina della Sardegna pnil riprodurre cavalli convenienti, o no, per !'_esercito, e qua li cavalli sta·lloni più specialment.~ ad essa s1: confanno; nun senza esaminare se confacPndolesi qnelh arabi, si possa, o oo, per essi ottenere dei prodotti, che per altezza., per membrat_urn , e nonostante l'energia del senso, che dovre?be essere d1m1uuita lorn con la castratura, siano per riuscire 1d0ne1 veramente al mili,are servizio; () Qnale trattamento o governo_ di et.etico dovrebbe stabilirsi normalmente péi r.avall1 stallon1, onde n~11_ solo app11rissero sempre sani e robusti, od 1? bella c~nd1zion~, coni_r-i suol d1rs1, ma perchè ancora d1ven1ssero fieri, allegn e dt::s1 derosi d'amore, essendo questo 1.1.n, a1·gorn.erito pri?1cipale sn
r;ui rieve fondarsi la speranza pel successo dei loro . accoppiamertl·i. -
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I.A QtiESTiO~E CAY ~LLII\A
I:,( lT ~LIA
3° C.,noscinto _che siasi dal rapporto della prcnominata r,c)mm1s;;ione_, quah cavalli stallom convcng,i, a-loperare p, r a,·ere cavalli da tiro e da sella, a scopo militm·e, datlc razze ro!llana, toscana, calabrese e siciliana, dalla razza ~arda e dalle diYerse _razze i~po'.l':' e ed acclinwte n elle provincie dell 'Itnlia svtt_e~ tnona le, il m1m~tero dd la guerra sta bili ri, i di Yersi depo->111, componendo ciascuno di essi esclusivamente dei cavolli stalloni convenie!ili alla 7n-oduzione che vuolsi conseg-uire in quella data provincia, ove it deposito è de~tinata. 4~ Com.e _consegueu~a necessaria di. simile provvedimento, de_verra_ ali a~ienazto~e 10 _v ~nd1ta o riforma di tutti quelli esistenti negli attuali depositi, c!ie non appartenessero ad una <lei le razze confermate, da cui debbono essere tratti i proposti dalla comm issione. 5_° J:>ruce l_,:mdo alla compra degli stalloni occorrenti, e sia eh~ v1 si vogl;a p_rocedere pe~ n:ppalto, _forni tura od impresa, oss1vero per fiduciaria corumiss10ne od economia fisset à m ~nodo indeclina~ile che siano tutti. del_l'ctà d1. anni' cinque per 10 ~1eno, che sia compr?Yata con fedi au~enticbe la loro provenienza dalla razza designata, e vorrà d1soorre che siano di fo1·me le più elette, assegnaodo però a ci~scuno di essi un pre?.~o elevalo ~nzichè no ;_ esse_ndo meglio averne pochi ed eletll,. c~e ~oltl ~ non· tali . N~1 capitoli poi da farsi per tali comm1ss10ni, von a bP.ne avvertire che la raiza da cmi si toglie lo sta llone debba ~ssere 1n con(e1·mata, qnella cioè ntlla qu~le nnn fosse stato di i·ecente praMcato vei·un incrociamento pe~c~è i cavalli meticci! per quanto possano ap1Ja1i1e belli ~ b~·10s1! n?n debbono rna1 essere adoperati come stalloni Jllcromatori; _1mpcr<1cchè non poss_a. prevedersi se i figli da esc;i p_l'ocr~ati fossel'o per prendere 11 tipo proprio della ~azza madre d1 essi. stallu~i, o quello proprio all'altra razza con cui <lessa venne rncroc1ata . ?0 E ~nalrnen~e per me~l io assicurarsi (:he gli accoppiamenti de._gli stalloni con le diverse cavalle chano frutti corrispondenti al fine y_oluto! vorrà i~ minis~ero far compilare un picco_lo ma~-..ual~ d 1st~uz1one teor1co-prat1ca ad hoc, per darlo a _guida . ~e1 ?0s1 dettI g1.~a.1·da-stalloni , dai quali q uell1 accq:• r 1ament1 111 ciascuna stag10ne hanno da essere diretti . . L'organamt>nto ~osì fatt_o dei diver;;i depositi non conson'e rt 1 provveder~ alla nproduzione dei ca~,alli da corsa, ed a quella. in genere dei cavalli propriamente di lnsso, perchè nè questi 11è quell~ foi:mano u~ oggetto di mili tare interesse; ma se i.{ l~ro colti rnz1_o_ne co~tituisse 1m vero e proprio fatto economiw <li q_nalche ri_hevo, m allora, siccome sarebbevi convenienza di prat10arla o d1 favoreggiarla, sarebbe la privata industria quella
che polrdibe r rovvedere gli stal_lonì o_ppor tu~i ; e si polrebbe provvedere facilmente a one5to ll tolo di l ucratrva speculazione, l'erchè sarebbe sicura non incontrare altrimenti, siccome fino ad ora la mcontrava , la concorn •nza a titolo gratuito deo li :-t:: !Ioni del governo. _Cosi i pi.i ti che orn si agi tano dai pokrrnst1, resterebbero tn onfalmente troncati mercè una transazione, nella quale i priocipii della libertà industriale sarebbero messi in armonia con i transitori interessi dell'esercito, ossia coD quelli c!f:lla sicurezza generale. P rima di dichiarve ultimato questo lavoro sarebbe stato for5e di qualche utilità l'andare esaminando ancora se possa"i Pssere l11ogo a rendere meno dispendiosa in capo all'anno l'mJ?m!n_istraziane dei deposi~i dei c,walli stalloDi; mh poichè abbiasi innanzi tutto da decidere se questi depositi debbono, o no, es~ere mantenuti, e mantenendoli, se lo abbiano da es~ere a cura del ministero della g111;rra , od a cura di qnello del commercio e dell'agricoltura, crediamo poterci astenere per ura da simile _esame, e riserbandoci di assumerlo non appena sarà stato_ deciso ~fa chi tale amministrazione sarà per dipendPre, d1chiar1amo mtaoto che qui cessiamo, <lappoichè ci appare che le cose tu_tte svy lte nel presente ~critto_si_ano _bastev~h_per pn parare la discussione, donde ha poi da or1grnars1 la dec1s1one dtfiniti va di sim le questione,
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" 3".3
co:,srn :rn.1Z l()1'l SULL \ RT IGL1EI\IA D A CA ~!PA G~A
• ALCUNE CONSIDERAZIONI SUf,LA
SCELTA DEI CALIBRI PIU CONVENIENTI PEL SERVIZIO
DELL'ARTIGLIERIA DA CAMPAGNA
1 Sin dalla fine delle guerre del prin:o impero, gli artiglieri di varie potenze europee studiarono seriamente la questfone della scelta dei calibri più convenienti pel servizio dell'artiglieria da campagna. Questa questione non aveva potuto esser molto risolta durante la guerra; non si aveva allora nè il tempo nè i mezzi di abbandonarsi ad esperienze su questo oggetto, e forzatamente si era dovuto contentarsi dei cannon-i di cui si disponèva. Del re.c;to, Napoleone non pareva vi avesse posto grande importanza. Il motto : Paites ~u bruit, che gli si presta a riguardo della sua artiglieria, la poca stima ch'egli aveva pel tiro dei proietti cavi o per gli obizzi, ci provano che, ud suo pensiero, l'obbiettivo principale dell'artiglieria .
sul campo di battaglia era d'agire col suo effetto moral e, · inspirando confidenza nelle truppe ch'essa appoggia, e terrore nel nemico. I suoi desiderii si limitavano a possedere, pel servizio di campagna, una bocca a fuoco di un solo sistema, leggera, facile a servire, e che coilegasse ad una grande mobilità un sufficiente effetto. I calibri da 6 e da 8 furono i calibri principali della artiglieria da campagna francese, durante gli anni che seguirono le guerre dell'impero. Il calibro da 6 fu ugualmente adottato dalle artiglierie tedesche; più tardi, esse Yi aggiunsero il cannone da 12 e l'obice· da 7 libbre, la cui importanza è diventata così grande pell'introduzione degli obici a grande eccentricità. I progressi fatti dalle armi a fuoco portatili dovettero necessa.riamente pr eoccupare l'artiglieria, e fargli desidet'are d'aumeutare le gittate delle sue bocche a fuoco. Tuttavia, in vista del considerevole materiale che si possedeva, temevasi d'ingolfarsi nella via seguita pel fucile, la quale consisteva a determinare la rotazione della palla attorno al suo asse longitudinale col mezzo di cannoni ad anima rigata. Non vi restava dunque altro m ezzo per . ottenere portate più considerevoli che aumentare il calibro delle bocche a fuoco. Napoleone III abolì tutti i calibri impiegati in campagna e li rimpiazzò con una unica bocca a fuoco, il cannone-obice da. 12; le artiglierie tedesche aumentarono il numero dei loro pezzi da 12, conservando pur anche le altre bocche a fuoco che possedevano. Quest'aumento di peso dell'artiglieria campagna non era felice, in un momento in cui i com battimenti in cacciatori diventavano sì formidabili, e che, mercé i perfezionamenti arrecati al fucile, la fanteria era posta in grado di tirare con efficacia a 1200 passi. L'artiglieria, allorchè è esposta al fuoco della fanteria, deve poter cambiare rapidamente posizione, servire con prontezza le sue bocche a fuoco, ed avere gran numero di
da
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CQNS lDERAZ iO!'i l
proietti nei suoi avantreni. Coll'aumento di peso delle _sue bocche a fuoco, quest'arma perdett~ tutte le suenuncia.te propr ietà, senza acquistare un sensi bile vantaggio sotto il rapporto della precisione dél tiro e dell'estensione della gittata. Intatti, la gitta,ta dei cannoni da 12 non sorpassa che di qualche centinaio di passi quella dei cannoni da 6, ed a 1400 passi le sue bocche a fuoco non hanno più precisione alcuna nel loro tiro. Quanto alla potenza di penetrazione es~a è più che sufficiente per l'uno e per l'altro calibro, allorchè trattasi di lottare contro truppe in campagna. Il solo ptogresso reale dell'artiglieria da campagna armata di cannoni lisci , consiste nell'introduzione del tiro dei proietti cavi, scoppianti a di»tanze ben determinate. Il rperito di questo -progresso è sopratutto dovuto all'ingegnoso inventore della spoletta a tempo, con composizione circolare, al generale belga Borrnann. La invenzione di questo genera.lé permise all'artiglieria di dirigere convenevolmente il'fuoco delle granate con palle e di rendere pratico un tiro che, secondo recenti ricerche, era conosciuto da lungo tempo in Allemagna, e del quale si è per nulla debitori all'Inghilterra, ·come generalmente si crede. Lo shrapnel, munito d'~na spoletta a tempo, è un prezioso mezzo di combattimento contro ogni specie cli trµppe, sopratutto contro quelle che sono coperte dalle ondulazioni di terreno. Questo tiro r ende grandi estensioni di terreno pericolose ad occuparsi, e siccome è tanto necessario in un combattimento il ferire che lo uccidere gli uomini , l'effetto delle palle e degli scoppi i dello shrapnel è sufficientemente micidiale a tutte le distanze, in cui la palla dello stesso calibro esercita la sua azione. Quest'ultimo del r esto non dà sotto il rapporto della precisione del tiro, tante .<J'aranzie · che il racwio O . 00 delle palle dello shrapnel. A questo tiro si è fatto soventi il rimprovo_ro d'essere complicato -e di presentare
305 difficoltà pel servizio. L'eRperienza ha provato che la d istanza e l'altezut del punto di scoppio non hanno d'uopo d'essere d'una precisione tanto rigorosa quanto lo indicano le tavole di tiro, e che i proietti che scoppiano a uria troppo grande distanza dalla mira danno ancora dei risulta.ti, mentrechè q uel1i che scoppiano troppo vicino esercitano anche effetti molto micidiali. Il regolamento che si è tanto criticato è un'operazior.e così semplice che i soldati l'imparano _faci lmente e l'eseg uiscono con pr ecisione ; noi sappiamo del resto , per no~tra propria esperienza, che il tiro a shrapnel d'una batteria armata di cannoni lisci, può esser~ tanto nutrito che quello a palla. L'effetto dello shrapnel contro una truppa spiegata · è ben più micidiale phe quello della palla , d'altra parte l'azion~ dello shrapnel produce un maggior effetto morale sul 'nemico, e q uesto proietto, sparpagliando il suo contenuto . ha una maggiore probabilità di colpire cbe la palla. Si_ può conchiudere che se si volesse ancor mantenere cannoni lisci nell'artiglieria da campagna, si do~ vrebbero approvvigionarli principalmente di shrapnels. _ Avuto riguardo al modo attuale il.i combattere della fanteria e della cavalleria, questi proietti sono i piC1 efficaci e la loro azione è potente contro i c:a valli e gli uomini dell'artiglieria nemica. Basterebbe avere qualche palla negli avantreni per abbattere le muraglie ed alcune scatole a palla per il combattimento a breve distanza, ovvero q nando la batteria deve pensare alla sua difesa personale. Non sarebbero consigliabili altri cambiamenti nell'artiglieria liscia da campagna, se si gi udica dalle numerose esperienze che si fecero , nè sar ebbero giustificati al punto di vjsta finanziario. Sembra altresì che i risulta.ti ottenuti col cannone da 12 alleggerito prussiano, cql quale tiran'si proietti eccentrici, non si:tno ancora tanto soddisfacenti da far': SULL,ARTI GI.TERIA D,1 C,D!PAGNA
A~:io v .a a, voi. nr. -
20.
306 CONSIDERAZION( pensare ad introdurre_ definitivamente questa bocca ~ fuoco nell'artiglieria prussiana. Il gran vantaggio d1 questa bocca a fuoco, indipendentemente dalla sua leggerezza, risiede nella sua traiettoria radente e nelle sue gitta.te, le quali, per un cannone liscio, sono molto considerevoli. Tuttavolta queste d ue proprietà dipendono da un servizio molto accurato e che garantisce il piazza.mento esatto del centro di g ravità del proietto . Se si è fatto, e con qualche ragione, il ri mprovero all'obice corto di essere di difficile serv j,,io , benchè la ·poca lunghezza del pezzo ·permetta ciononostante d'osservare una posizione difettosa del proietto e di rettificarla colla mano, come si vorrebbe assicurare il piazzamento esatto del pro ietto in una bocca a fuoco che, salvo proporzione, è molto più lunga, e che dev'essere servita con t utta la prontezza che esige una batteria a cavallo? Noi sappiamo troppo quali grandi deviaziooi può provare un cattivo piazzamento del cP-ntro di gravità di un proietto sferico, ]anciato con una bocca a fuoco liscia, a.ffincbè sia necessario dilungarci su questo puntò. Bisogna lasciare .ai cannoni rigati la proprietà di tirar lontano_ e con certezza. Non havvi perciò altro i mezzo che q uello di com b inare l'idea di imprimere un movimento di rotazione ai proietti, idea che data da 300 anni, coll'invenzione del nostro secolo, consistente nei proietti allungati. La r ota.._ zio ne dà una grande stabilità all'asse del proietto, la forma allungata permette di aggi ungere un considerevole peso ad un diametro r elativamente minimo, diminuisce conseguentemente la resistenza dell'ar ia, e riduce di poco la perdita di velocità. D'alt,ra parte, l'impiego d'una. spoletta a percussione, posta alla testa del proietto , pennette di osservare il colpo alle maggiori distanze, e di eorreggere l'alzo senza difficoltà. Il servizio alquanto più lento ed alquanto più accurato dei cannoni rigati non prrsenta inconvenienti ,
307 attesochè una batteria rigata s i posterà , nella maggior . parte çiei casi , a ll'infuori della portata ?el . fooc? del!~ fanteria, e conseguentemente potrà esegmre 1 suoi fuochi con alq ua11ta sicurezza. Nel combattimento a breve distanza, ed allorchè si lotta contro l'artiglieria rigata, i servienti devono possedere sangue freddo, la qual cosa loro sarà tanto più facile <lacchè possono e con ragione, porre assoluta confidenza nelle loro bocche a fuoco. Infatti , il tiro è facilissimo a correggere, e, del resto, la proprietà che posi;;iedono tutti i proietti di scoppiare allor-chè imbE:rciano, rende efficace anche jl proietto che ·sarebbe stato imperfe tta.mente diretto. Si può così dire che il servizio dei cannoni rigati è -più f<'.lcile che quello dei cannoni da 12 con granate eccentriche, perchè, salvo alcune precauzioni riguardo alla spolet,ta , il collocamento del proietto Del cannone non esi~e alcuna cura parti:)olare , e per l'impieo-o dqlle spolette a percussione, il compassamento diven~a inutile. Se noi qui parliamo dei cannoni rigati, e se loro accordiamo sl grandi vantaggi sui cannoni lis<.;i, egli è inteso cbe non parliamo che dei cann0r1i , riga.ti prussiani. Di tutti i sistemi conosciuti egli è il solo che d ia risultati certi e che giustifichi l'opinione favorevole che tutte le artiglierie si com piaccioo o riconoscergli. La loro costruzione ed il metallo col quale vennero fusi , sono il prodotto d' un · profoedo studio e d'una pratica perfettamente consona colla teoria. · , Se si pon mente alle ammirabili proprietà dell'acciaio fuso, che il sigoor Krùpp d'Essen non ba creato che in seguito di tentativi ed esperie1ùe nell e quali egli aveva impiegata tutta la sua fortuna, si deve riconoscere che si ebbe torto, sin dalle prime prove col cannone in ac ciaiò, di fare ançor fondere cannoni d' un metallo tanto insufficiente quanto il bronzo . Egli è facile provare istorican:iente che il bronzo sarebbe stato aubandonato da SU(,L,A R TIGl.lEI\JA DA C,\MI'AGN.l
CO:-lSI DE R.I ZIO:;I 308 lungo tempo., se si fosse potuto riuscire a formare can-: noni in ferro pel servizio dell'artig1ieria dà cam pagna. Gli artiglieri banno sempre cercato la proporzi0ne di carbrme che un buon ferro per cannvni devè coùtenere. Questa proporzione il signor Krùpp l'ha trovata, e mal. g rado questa scoperta , vi esistono ancon fonderie di cannon i in bronzo, quant 1mq L10 dopo 200 o 300 colpi l'anima di questi cannon i presenti degradazioni cbe non si producono nei cannoni in acciaio, anche 3'ottoponendoli ad esperienze le più. esagerate. La costruzione del pezzo , di cui il merito è incontestabilmente dovuto a11a eommissione di saggio dell'artiglieria rea.le prussiana, non present<L nella parte r igata dell'anima che r ighe della forma la più semplice , vale a dire una sezione rettangola.re ed una incurvatura elicoidale. Senza dubbio si sono provate le più svariate forme di rigatura, quali la forma parabolica ed altre, ~ ma, ugualmèr.te che col fucile rigato, si è ritornati a lla forma più semplice. Si potrel)be, forse, qriticar'e l'apparecchio otturatore, e farne 'iu rilevo · alcuni ioconvenien ti. ìvfa se si pensa che i cannoni caricantisi pella culatta sono i soli che permettono di dirigere un proiettile con precisione e certezza ; che l'apparecchio otturatore è di costruzione notevolmente solida e che del resto dalla · sua creazione fu sottoposto a parecchi miglior amenti ; se si tien anche conto che nessuna cosa è assolutamente perfezionata, e che i cannoni lisci i meglio costrutti , caricantisi _dalla bocca, presentano pure inconvenienti, si riconoscerà ch'egli è impossibile contestare al cannone r igato prussiano in acciaio tuso le qualità d'una buona arma di servizio. Del r esto, noi non preferiremo loro - cannoni · caricantisi pella bocca., fossero anche i sì vantaticannoni rigati in forma di cono, od a proietti espansivi, . come i cannoni svizzeri, sino ·a tanto che ·non avrem · visto queste [)occh0 a fuoco dare traiet.t0rie tanto pre-
309 cise e tanto invariabili che quelle dei cannoni prussiani. Il solo rimprovero, quantunque poco fondato, che potrebbesi tare al-le l1ocche a fuoco rigate, le q uali or sono regolamentari nell'artiglieria d,t campagna prussiana, si è che in seguito al diametro dell'anima, i] quale è uguale a quello del cannone liscio da 6, e del grave peso del "loro proietto , esse s'avvicinano sotto il rapporto del peso totale al cannone di campa·goa liscio da 12. Il cannone da ii ci pare troppo pesante, avuto r iguardo al mòdo di combattere cl-ella fan~eria. La sua portata non è' così grande per metterlo all'infuori dell'azione di q uest'arma; a 1200 passi i suoi effetti diminuiscono con ~iderevolmente, ed i cacciatori nen-iici possono ancor fa. cilmente privair1o dei Slloi servent.i ; la sua mobilità è molto dipendente dal terreno ed anche pel cannone da 12 alleggerito, i suoi approvvigionamenti sono troppo deboli onde possa restare lungamente al fuoco privo dei suoi cassoni. Per contro, il caonoue rigato in acciaio da G, possiede una precisione di tiro a 3000 e 4000 passi che gli permette cli mettersi nella maggi0r parte dei casi compi utamente al coperto dal fuoco della fanteria; egli dovrà dunque rar~tmen.te cambi are di posizione, non ha bisogno cl'umi grande mobilità e pLlò tenere a breve distanza i suoi cassoni, sen2a esporsi a soffrire perdite in conseseguenza del fuoco dei cacciatori nemi ci . Ci pare dunque che il cannone rigato da 6 è precisamente quello che deve r impiazzare il cannone liscio da 12, sia esso pesante o leggero., lungo o corto, fornito cli palle o cli granate eccentriche, ecc. ecc. Il cannone rigato da 6 lo sor- . passa in ogni maniera e l'artiglieria del gran ducato di Baden ci pare abbia ben giudicata la q uestione surrogando i su7i cannoni lisci da 12 con c?.nnoni rigati da 6 del sistema prussia no, e conservando i s11oi cannoni lisci da 6 a causa. della loro grande mobilità., dél loro grande approvvig\onamento e dBlla loro gittata, la·•quale è sufSULL,A ltTl G!.IER!A D:I CAMPAGNA
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CONSIDERA7.IONI SULL, II RTIGLl!\RH DA CAMPAGNA
(kiente pel combattimento da vicino. Ora che esiste in Prussia un cannone in acciaio più leggiero , il cannone rigato da 4 , il quale possiede la stessa portata che il cannone rigato da 6, e la cui mobilità e '1'approvvigio- , nar:nento sono uguali a q uelli del cannone liscio da 8 , salvo la maggior potenza di -percussione, attesochè il suo proietto pesa 8 libbre, sal'<t molto diffi.eile ai cannoni lisci di mantenersi nell'artiglieria dì campagna. Il loro priQcipale vantaggio, quello d'avere una seattola a palle potentissima, scompariva in confronto dei proietti dei cannoni rigati, i quali sono tutti per così dire scatole a palle, e possono agire come tali a distanze· più lontane. I cannoni lisci scompariranno fra poco dall'artiglieria di campagna, nello stesso modo che i fucili lisci scomparvero da tutti gli e'1erciti europei. Basandoci sulle condizioni che precedono, noi crediamo poter porre le seguenti conclusioni : l 0 - I cannoni da campag na devono essere tutti d'acciaio e rigati, se •ciononostante si- volesse conservare alcuni pezzi lisci, si dovrebbe costrurli in acciaio ed ap provvigionarli principalmente di shrapnels ; 2° Nello stato attuale della q uestione , i calibri che rnèglio convengono all'artiglieria di campagna sono i cannoni da 6 e da 4 rigati in accia io del sistema prussiano. (Dall'Allgemeine Militar Zeitimg).
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RIVISTA TECNOLOGICA
Caunone Armslrong di ·t 3 pollici e 112. Nel fascicolo di novern bre scorso, pag .. 200, abbiam dato alcuni ragguagli su l colns.-;a!e cannone Armstrong di 13 pollici e 112 di diamr•tro , e sulle-prime esperienze cui fu sottoposto al poligono di Sboerbnryness A complemento di r1uella notizia ,1ggiungiamo la seguente estratta dal Jo-u rnal cle l'A1·mée
Beige. L'll dicembre tutte le disposizioni erano prese a l poligono rl i Shoerbury n ess per l'r·sperienza della potenza àistruLtiva di. questo•gigantesco cannone. Un bersaglio galleggian.te, rappresentante esattamente una parte di m uraglia della !regata corazzata il Warrior, era d isposto a 1000 yards d,dla bocca a fuoco. Que;;to bersaglio sovrapposto ad una zatla assicurat.a ad una palafitta , aveva 18 pilidi di lunghezza su 1O di altezza. Esso era formato di piastre di ferro di 4 poliic;i e l ì2 dì spessezza inehiàvardata su un tavolato in legno di teck di 18 pollici, il qual~ era rivestito interiormente di piastre in latw,
111\'ISTA d1 314 di pollice di spes~ezza. Queste pinstre erao,o assicurat,1 al tavolato cnl mezzo di uo T ìn fe rro fucinato. F orti travi d i abet,· servivano d'appoggio a quesro app1reccbio. Si eraoo iou 'llz 1ti alcuni bt>rsagli in lP.g110 all'altezza di quello in ferro, onde poter d0tr-r111inare con esattezza, media nte un tiro pretimi naI·r:,, l'i ndinnziuue ehe si doveva daro a Ila becca a fuoco. S1 capirà tutto l'interesse che si poucva in quesL'esperienza, sé si rnmmenta <'he la più forte ca,ica d'P.splosiooe stata sinora in1piogata al poli!5ono di ~hoebnryness na di 11 libbre, quella del la grauata del rmonouc 1·1[:;ato Arrnstroog di 300 libbre. Jl giorno 11 dirembte trattal'osi di proY:He un proietto cavo il cui peso non era minore di 600 libbre, e la cui capacità inwrn~ permetteva l'infr0Juzi011P di 40 libbre di polvere. Cosi la m ·1ggi()r parte dcile persorw ·che avevauo assistiLo alle espe• rienzc del l9 n0vembre erano pn•~-;enti a quPste. Dnpprima si 5parò un colpo con1ro un bel'S,lgho di legno, ,·011 una gran ata v uota nel peso di 600 li bbre. Ln ca rica delln L-occa a fu oco era stata port:i.la a 70 libbre cli pol vere. l i pezzo fu pnn taLo sotto 2 grad i , 5 minuti d'inclinazione. Il proietto colpì il bersaglio nd eeotro e lo distrusse qna.-:i int1eramente. Qnesto colpo fu giudicato sufficif>nte pel la determinazione dell'alzo, e si stabilì di tira'.ro contro il bersaglio iu f<"rro con g ran,1te cariche. l i primo colµo fu un pr,liotto del peso di 610 libbre; ·cootent' nle 24 li bbre di puhe,e, e lanciato sot.to 2 gradi, 10 min uti d 'i11,;lin1;1,iono. Que,;t' ,ndi nazione 1::ra t roppo forte, irupcruocl·ò il prui..it,J pas~ò sopra il ber,;ag!.o, chiviando leggermente a destra della linea di t110. Il succe~si\'O colpo sparate, nelle ;:te;;,;c condi✓,ioll i , non rins<;ì 1~10ho woglio, ma il te rzo, pel qu;tle si em ridotta l 'inclinaz1ooe a :l gradi , 3 minuti, colpì il bersaglio nel mezzo dPl]a sna pa rto superiore, e strappò un pezzo di ferro come pure 1rn1 pa1·1e del tavolato. Il quarto colpo, tirato sntlo 2 gradi, to<'cò il eentro del bersaglio, scoppiò a l rnomento dell' ur lo , e pe1m Ise di con~tatare in modo dd1u1ti vo g li effetti che poteva usi attendere da simile proietto, cLo avernno sorpassato ogni aspettazione. Il blindaggio aveva una apert.ura del diametro di due metri ; il tavolato era respinto ,,erso l'i nterno e fran tumato in pezzi della grossezza d-i una 312
::!13 palla da 48; le piastre di latta che lo rinforzavano erano intierameote svelte. L'apertura -di]atavasi verso l'i.oteroo e forniva in tal modo la prova che il proietto era scoppiato a metii del suo tragitto traversando l'apparecchio. A i piè del bersaglio sia va uo pPzzo di ferro provPniente dal corazza mento, il c ui peso era da 300 a 400 libbre circa. Uno nei travi d'abete che sostenevano il bersaglio era stato frantumato dagli effotti della commozione e numerose schc,gge dt fon o, di forrn e e grandezze var ie, er11no sparpagliate sul tecruno sino a 3fl0 piedi da l bersaglio. , Questa prova fu giudic,ita sufficiente dagli astanti, imperO(Chè essa evidentemente dim<Jstrava come fosse peric-olosu per una fregflta corazzata l'espo1·si ad una distanza di 1000 yards agl i effetti di-;truttivi di una simile bocca a fuoco . Ihmanéva ad acquistare la stessa ccrtez.za per ht distanza di 2000 yards, ma il hersaglio era stato troppo danneggiato per permettere il suo spostamen to, e si fu obbliga ti di rima ndare ad altr'ppoca ,1uesta parte d'esperienze. NelÌ'ir:h>a del signor vV. Armstrong 11 succ<'s.;o non è dubbio. A parer suo. 1I nanno cagionato al b<>rsaglio è stato mo'to più gr:rnrlc che non fosse nP.cessat io per lo scopo che si era prop-\sto d, ottenne, e l'eccessiva potem:a di cu i il ca nnune era dutato gli part,va p i ù che s11fficivnte per compensare la perJ11a di vdociìil · che dovrà subi1c alla distanza d1 2000 ya1<ls. Questa perdita, dalle osscrvaziorn fa1te si n dalle esperieuze pnfo11inari, 1wn sarà cli e di 12-0 piedi (::H:im ,5) .:i rc:L Per quanto i11ti1res.«anli si0nD i fat1i da noi descritti, ci.. llonostantP. es;;i ci si presenwno piuttos10 come uoa manifestazion,i imponen11~ d<•II~ potPnza d0ll'indus tri11 moder111 , che come 11n progresso clel l'a rtii<lier ia . Affi ncblc: un~ borea <1 fu oco sia perl'C'Ll:i, come 11rma da- guNrn, 110n L,nsta ch'essa pl'l)rlu<'a ~r;indi effetti, m11 deve ancor11 poter essere serv ita con facilità; la sua carica ed il suo pri n tamtloto devono eseguirsi con ' pruntezzu e sicu1·ezza . li sig. W . Anns Lrong, i d i cn1 titoli :i ndustriali sono 1m:ontestabili, rna è p.rofanu all'arti 011eria, s'è proposto ~opratllLLO di portare la .po1eoza o'azione <li quest'arma al s1,o più a llo grado cli sviluppo. T !'isultati ch'egli lia otten uto sotto q:;<:sto rapporto sono ostrumarnente r ima rclie voli; ma si J1::vo riconoscere: TECXOLOGlCA
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RIV ISTA
che le con lizioni prn sopra · indicate e che sono essenzia li al punto di vista òell'artigliere_, n nn occnpano che pn posto molto secondario nella sua ultima invenzione.
L'artiglieria . americana. Nulla v'ha che meglio del bisogno renda ingegnosi. g li uomini, ed è perciò che per l'ordrnario se noi vogliamo riscontrare i migliori perfezionamenti di un'arte, le raffinatezze di un'ind11stria colà. dobbiain rivolgere la nostra_ a ttenzione ove l'arte o l'industria stessa sia più che a ltrove proficua ed essenziale. Così, se bbene tutte quante le potenze dappoi il 1856 sianosi occupate nelle sperienze di artiglierie rigate, di corazzame11ti ed altri perfezion~men ti di cose di guerra sì di terra che di mare, cionondimeno nissuna vi spiegò tanta attività éome gli Stati Uniti d'America, perchè oissuna t rovossi · siccome questi al caso di poterli imqiediatamente utilizzare. Ecco perchè distinti' uiliziali d'ogni armata furon o colà man• dati onde fa r pro d'ogni militare trovato, d'ogni u tile e constatato miglioramento, •:l noi p11 re uno ve ne 11 bbiam distintissimo, i I colonnello ,di stato maggio re Di-Bassecourt, i pr,rni rapporti del q1<1ale, n on è guari, foroDo pubblicati e che noi nproducwmo dall ']lalia Jllil·itare e furono letti con grandissimo i nter essamento perchè trattavano l'importante quist.ione del le nuove a rtiglie rie rigate s i.sterna Parrot. Pensiamo quindi sarà pur ktto oun qualche interessamen to il seguente articolo sul lo stesso :-ngomento che la Gazzetta delta marina ha tolto dal ilecha-
n•ic's magazine.
I. Armamento della (lolla. La guerra attuale d'America si d istingue per u oa serie di importantissime esperienze sull'artiglieria. Quanto valgano, ognuno lo vede, g iacchè facendosi esse i n mezzo alle pratiche •·sigenze della guerra, riescono di gran lunga superiori a tutte q uelle che abbiamo fatto in Inghil terra a prezzo di enormi
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TECNOLOGICA
sagrifizi, tanto a :3hoeburyness che altrnve. D0bbiamo però deplorare la mancanza di particolari nei rapporti tutti che ci pervengono snll'impiego dei cannoni americani, ed ancorcliè i dati prinr:ipali che ci porgono siano esatti, pure siamo inevitabi lmente costretti, per fare le nostre conclusioni, a ri('Otl'ere special mente all'analogia, in mancanza di comunicaii0ni più mi ni;te . Tuttavia noi. disponiamo di alcuni. punti salienti dai qua li si possono tirare utili conslc'guenze; e parecchi risultati ci gi ungono abbastanza compiuti da poter dare ad essi qualità d I fatti provati e snfficien ti a guida1•ci nelle nostre fo ture ricerche. Quaot1.mqne la Ftaocia e l'Inghilterra abbiano fatto molto per introdurre la grossa artiglieria nelle loro fortezze e sui loro vascelli, tuttav ia la deà della pace ci ha finora preservati dal p rovarP la potenza di questi cannoni desti • ati a lanciare proietti dei quali èlieci o v~nt1 bastrn, bbero a r iempire una boue. In America il caso è differente : vediamo che i mezzi dd genio m ilitare e delle costruzioni navali rese-ro. i ndispf nsabile l'uso d'una artiglieria enorn1e; condotti dalle difficoltà pratiche 11d abbandon are quasi intiera.mente la teoria, i governi rivali hanno l'uno e l'alt.r0 distinto il valore rea.le da concedere ·allll _p0r1ata · ed alla giust(,zza del tiro, nei loro- rappo rti cogli eCTctti di distrnzione e di penetrazione, _sia combinando queste qualità e questi effetti, sia separandoii. A tena, i cannoni rigati eia lnnga portata e dal tiro di prec1s10ne sono gi ustamcmte apprnzzati al più alto grado, e vediamo i n conseg uenza che i p,uch i d'artiglieria ame.ricana si rhstinguono o rdinariamente per nn gran numero di cannoni bastantemen le rassomiglinnti a quelli d'Armstrong e di 'Wbitworth per es~ere considerati come presso a. poco identici . Nessuno di qnesti peizi di campagna è pesante o destinato a slanciare un proietto d'un peso considerevole; eppure, essendo ben serviti, produssero un effetto terribile a distanze cbe si sarebbero crednte favolose cinquaut'anni fa. Un · giusto apprezzament9 di q11anto si chiedeva ai monitors ed · altri vapori corazzati, valse loro un a , marneoto cbe ha per carattere principale µna g rande potenza~ di distruzione ad uoa portata considerevole, sc-nza molta preten~iolle all'esattezza. del 0
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RIVISTA 316 · Finora non siamo riusciti a mettere in uso un pezzo · che · lanci un proietto pesante molto più di cc·nto libbre. Ciò deriva rla un mal inteso snll'nflìcio che deve fare un'artiglieria pe~antissima, dal quale risulta un falso principio di costruiione; ciò viene anche dal di fetto dei materiali e dall'imperfezione nel modo di prep~.rarli. Sotto tn tti questi aspetti, la nostra ésecuzione differisce m aterialrn~nte da quella degli Americani. i\oi non dia mo che poca o veruna importanza al canno ne, fosse · anche di duecento libbre di palla , se non è rigato . Qiaanclo noi otteniamo un cannone di questo calibro che ba l'anima liscia, lo mandiamo al laboratorio perchè vi ottenga la rigatura, quanto di re che vi verrà guastato e dich iarato faJ \jto; e tutti i grossi can noni sono tratti nella condanna. Laddove i nost'ri amici, gli American i, si accontentano dei cannoni l isci, sapendo bene che le rigature ail angoli vivi, un prnietto pesan te e mol ta polvere ·per .. otten ere u na grande portala, son dati incornpati bili collo stato a tt uale della fabbricazione del ferro; ne risulta ,che~ i loro gioro nli abbondano di rnpporti dei qua.li, non sapremmo mettere in du bbio ht verità snll'impi.ego dei cannoni da 150 a 200 libbre di palla, dei quali parlano con una tale facilità e:he dimosu:a esserne l'uso genera le se no n vogl1a,no dire universale. Ci si o bbi1ctterà. che i mon,itors sono armati di pesanti ca nno ni rig1!,,ti nel tempo tempo stesso che lo sono di cannoni lisci, e noi r ispondianio che i l sì,:=;tema dì r igatu ta degli Arrierica ui è di fferentissim ,i dal nostro. Ed infatti, il sistema di rig~ tura applicato a parecchi dE.li loro gr ossi cannoni meriterebbe app<;> na q ue;;to nom<;l presso d i noi, tanto è le nta la torsion e delle scltnnel larnrc. È un gra nde errore 11 rrodere che tuui codesti cannoni - sien fatti di ferrn fuso . Non abbia.m pr0ve positi ve a .qnesto riguardo, ma leviamo dal nostro proprio iusnccesso una informazione negati va che mostra e-be la fo bbricazion e dei gr0ssi cannoni di ferro fuso è ·mcer1a per questi esorbitanti •calibri. L e fucine americane non sono in modo a lcuno su1-1eriori alle · nostre pel lavoro delle grosse rna,ise di ferro, ed i l ç!iparti1oento dell'.:utiglieria degli S tat i Uo ili era così beue çonvinto fin dall'crnno 18,.H dcl1'1mportan7,a del pel'fezionamento n èllà . fabbricazioae dui cannoHi di ft: rro fuso, che degli uffi,;iuli ca-
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paci furono comandati a ciascupa fonderia di cann6ni legata al governo per contratto, affinchè essi dirige:;sero esperienze s i assicurassero che tntti gli argorneoti della scienza e dell' arte fossero adoperati per produrre la niigliore a rtiglieria passi bile. Certe qua li tà di ferro fuso arueriean0 sono infi n.itamentb superiori e tutto ciò che noi possiamo prodmre. · L'is pezione ha i nmi'lzato la prova che deve subire la fefsione del ferro pei connon,, da 23,638. a 37,774 libbre di conato trasversale per · pollice quadrato di sezione. È larganiente i mpiegato il sistema delle fu sioni ripetu te, giacchè la forza trasversal e del ferro ha raqdoppiato in alcune esperienze dopo quattro fusioni. Combinando questo principio colla mescolanza prudente di varie specie di ferro fuso, e 'c0ll'espo· siziooe p,rolu ngat issi111a del prodotto ad un calore molto intenso si migliorano talmente le sue qualità che alla fonderia di Greenwood, N r~w ,York, si è ottenuto un gett0 la cui intensità era di 7,304, e la resist en~a di rottura 45,970 liobbre! Quando vediamo che il nostro miglior ferr9 fuso sopporta raramente la. metà di q nesta prova, essendo già troppo forte quella di 23,000, dobbiamo capire· perchè 'l'artiglieria in ferro fuso riesca meglio in A merica che nella Gran Breltagua. Si servono poco dei cannoni di bronzo, eccetto pei pezzi più leggieri . Il loro a lto prezzo e l'incertezza sulla qualità della fusi one li condanna come g rossa artiglieria. Gli esptirimeoti del ma~gior Wade, nel 1850, dimostral'0no, nel la de11sità di parecchi campioni presi su di un medt>simo cannon e, delle differenze di 20 libbre per ogni piede cubo di m e1a!lo, variando il rapporto di ten acità, fra que~t i blocchi , da 100 a 2a6. Una grande qnant,tà <l'artig lieria in fe rro fuso è costrulta secondo il principio .R,odman, ì cannoni son colati atto rno arl un nucleo, sul quale penetl'a ùna. corrente d'acqua fredda finchè il canno ne sia m olto raffredrla10. Due cannoni di otto pollici fusi, l'uno sul nucleo l'altro solido, fu rono ti rati colpo sopra colpo: il cannooe fuso in blocco scoppiò al 73 colpo, mentre l'altro sostenne 1500 colpì a palla ton da e fu dichi~rato pratit amente indist ru tti bile per le cariche di ser vizio. Abbiarn già detto che i più gros;;i cannoni adoperati d~lla ma1ina amer:cana sono io regola ord inaria di ani1J1a liscia, o se sono r i-
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R IVISTA.
gati, il passo delle righe è m ,,lto allungato; il pnnn1p10 generale sul quale g li Americani appoggiano [1? loro costruzione essen do quello d'im pr imere al · proie uo -la. forza di rotazione uecP.ssaria , e sen:J(t pitù, per im ped irg li di capovolgersi nella · sna corsa . Qnaudo il pruietto è corto relati vamente a l s uo d iametro, basta per ciò ottenere di ·uoa' piccola. torsione alle righe, ed · il cannone _resta preservato dallo sforzo che producono i loro angoli mordent i. La porta ta è mantenu ta con una più piccola quan tità. di polvere, e nella pratica, l'esatiezza del tiro è sufficienteme• tE <:onservata . La resis tenza dell'ahnosfera è ciò che pii) di tutto affetta la porla-La. L'area di resistenza del proietto di A rmstrong sta a quel la della palla sferica d i 68 come 1 s ta a 5; mentre le forze espansi ve corrisponden ti alle cariche sono press'a poco nella relazioue di 8 a 5 . Taii sono le co ndizioni che assicurano la portata alla quale iuso1;;ma le rigature sono contrarie. Se fosse poss-ibile di scagliarP, ·un p1·oictlo conico d:una lunghezzci di quattro o cinqu,e volle il· siio cliarnelro, con im cannone ad an-ilna liscia,, ta porla là sa1·ebbe quasi q.opp-ia cli qnella clel cannone Armslrong, e quantu nque ciò sia fi no ad un certo punto impraticabile, non v'ha nullH, probabil rnellle, che possa. ~pporsi alla costruzione d 'un cannone di 100 l ibbre cbe pèt forn.sse la corazza del Wa1·rior a 1200 y't1Yls (1096 m etri), con una carica ch e anche un buon cannone di ferro fuso potre bbe s0pportare senza avarie alcune centinaia di volte. Bisogne1el.Jbe soltanto adoperare un pr0iett0 lun~') di due a tre diaùietri aggiu,;taLo con diligenza bastante per evitare la perdùa del gaz causata dal vento della palla, mentre cioque o sei r igature .:,be fare-bbero fo rse un 10" di giro per la l ungh ezza del pezzo, !ISSicurerèb.bero la giuslezza del r,olpo. Diflì.cilmeHt.e uu ta l can n~ine :1vrebbe 1iro abbastaùza es,1 tto da d1smoc1tare un urFkia le i n piano a due miglia di distanza, la cosa d<··l rns10 non par n ecessari.a. N:ui ci affa tich iamo fa nwn te per dare ai nos tri bastim enti umt a rtiglieria di precisione, di rnent1caodo che le cond izioni, essenziali per farne uso conveniente non sono mai guarenti le su I mare. Gli ufficiali doll' Excellent, proseguendo gl i ,esper im enti sui cannoni ri3ati e tirando sopra 11 11 se!.(no, trovarono • che in
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TECNO I-OG!CA
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<:alma e senza rollìo eran sicuri d i anirnrlo; ma quando il veo lo veniva a contrariare la ma rea, e che il vascello muovevasi, v'era una di trerenza considerevole n ella precisione del t iro, bench è i l mare fosse t1:1n10 levigato quanto uno specchio». L e onde calme e i zeffiri profumati son ra ri sul mare, per cni tanto il cannone Whi tworth, qllauto il cannone Arrnstro • g non potrnbl5ero di troppo lusingarsi di raggiungere un bastimento con un tempo un po' d uro, b0nchè non fosse che ad un miglio. li luogo conveniente a i cannoni di l unga portata e di tiro preciso è n elle fortezze, negli equi paggi d'assedio e nei parchi d'artiglieria . Nella flotta sono fuori di posto appunto perchè non possiamo servirci delle loro qualità.' realmente s uperiori. Si considera qùello da 68 come difettoso perchè manca di portata e di giustezza. H a la preminenza. rispetto alla potenza distrnttiva; sarebbe pertanto più sav io partito quello di dargli i vantaggi della r igatura, mod ificati s,~condo il bisogno, perocchè sia desso un'arma di cui nou possiame far senza. Questo cannone sarebbe per· tal modo reso capace di scagliare proiel ti conici mol to più lonta no, e questi proietti sarebbero meglio calcolati per una luuga portala che la palla tooda di 68, senza con, iJerevole sacrifizio della veloci tà iniziale . Contro una siffatta artiglieria le placche di quattro pollici e mezzo di ,;pessore sare bbero una povera .difesa, eziandio alla distanza di m ille yarcls. 11 più n otevole effetto contro la materia che compone un cannone è dovuto iodi re1tamtn te a llo sforzo necessa rio per vincere la furza ,l'inerzia del proietto. La potenza che abbisogna p er scagliare istan~aneamen te un pesante proietto è qualche cosa di enorme, takhè sembr,i che si dovre bbe necessariamente l'Ì conere a qualche espediente che valesse a mettere la pal la g mda tanieote i n mo vimento ; si sono tentati parecchi illl'Ui . In America, il cannone Eatoo ottenné molta voga; questo cann one ch'è d'una considererole lunghezza è carico d'una cartuccia 1·ipiena di polvere leotissi ma ad infiammarsi, posta di rincontro al proietto; i l rimanente della carica è composto della pol vere più vi va che si possa otten ere. Il fuoco si comunica alla cartuccia di testa che mette così primieram ente la palla iu moYimE'nto. Un cannone di 6 libbr e,
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a 5 gradi di rui1a, portò a 2457 yard.•; a 10 gradi, 4000 yards; a 2 g1·adi, 1100 ,yards. . . . . L'armamento della nnstra flotta dn·enta, se ciò è possibile, di giorno in gioruo più im portante. I cannoni di bordo avranno da fare una parte che aucora non s i era presentata . L'a,tiglier1a. da ca1npo r ichiede por.bi mn1amenti; essa rleve compiere il medesimo servizio t·hP. faceYa ònqnanta o c,·nlo anni fa; deve farlo ad una maggiore distanza, ma nulla più. Se facciamo una_con~ veniente distinzione tra i servizi, vediamo subito la folhi1; d1 sac-nficare il ~eso del proietto, e la sua putenza di peoetra,zione allo sc()po di ottenere un tiro di pre,isioni::, che per il s~o conveniente snluppo richiede as::~IUla_01entc un terreno sohdo . La vera ar111a della n,arina dev'essere la grossa a1tiglieria, rigata g iusto a l punto di assicurare la rotazi<JilC di proietti fatti con diligenz11, e di~p·,sti in modo da render·• irnpoRsibile la pera1t;1 di gaz col vento della palla. Abbiamo sotto gli ocrh1 gl i esempi delÌ'impiego di simili cannoni sul continente americano; la•leziooe è troppo buona perchè la <lobbia m la,;;òar Fassare senza. profi ttarne. Cerchiamo indarnu i nsultati di csperiml:!llti fani collo scopo di riconoscere la menoma torsione a dc.1re alle r1gatur", che sia nondimeno sufficiente ad irnprirul:!re al proietto un motO di rota:àune couvc11icnle. Noi p<::nsiamo cl1e il giorno nou è lontano i11 cui orla tale conosc(•ll7.a sarà fuor di prezzo, g iacthè da quella dipt>nJe altamente il successo di tutti i grossi cannoni. Senza palle allunga te non possiamo a vere portata niJ p enet razione a distanza; senza cannoni r igati non possiamo adope• rare palle cilindriche; l'artigl1rria più pesnnte è st-mpre venutrl meno quando fu provveduta di rigature. Il .più serio problema
che la scienza rlcll'arliglicria pos~tJ, pi·cscntare s/,ri, nella con• cit,iazione di qiiesle apparenl'i inwm7iutibililà. Nui pensiamo che lo scioo-limeuto consista nel modificare il sistema delle ri• o o-a1U1e in ouisa che la comunicazione d'nna • forza d1 rotazione n o moderata non venga più ad accrescere la resistenza a l ruoto d(,d pr0iettu nell'anima del pezzo, ad un gr..du tallllcnte eccessivv che si tragga seco o presto o ltuJi la. distruzione del pezzo.
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.1 cannoni Parrolt. Il fabbricare grnssi cannoni r.he rispondano a tutte le esigenze del servizio.. militare presenta uno de'più arJui pl'Oblomi imposti alle ricerche degli uomini ciel secolo decimonono. !\folto sappiamo sulla resistenza dei metalli, sulla forza della pol...-cre, sul tiro dei prcietl i e •sulle esigenze del servizio attuale; ma non ne sappiamo ancora abbastanza, perchè in ddinitiva non siam riusciti nella fabbrica?,ione dei cannoni eccùzionali; noi non possediamo io questo momEnto un sol cannone capace di scagliare un proiet!o di pil'.1 di 100 l ibbre sul quale si possa intieramente contare, ed a cu i sia possibile fid arsi per una m ezz'ora di combattimento. Non solo la fabbr:caziono, ma eziandio la manovra dei grossi cannoni, anche del sistema più semplice, è accompaguata dallo maggiori di{ficoltà. • Tutti gli ostacoli che si oppongono alla generale inLroduzicne dell'artiglieria pesan te, sooo cento volle aume;:itati dal meccanismo della carica per la culatta, complicata, giudicata indisponsa bile, oggetto di enormi spese e ordinariamente riconosciuta cattiva al momento della prova. I più grossi canuoni che siensi mai adoperati trovansi presentemente nella marina americana. Il principio di caricare per la culatta non è geoera;mimte applicato negli Stati-Uniti; possono, è vero, incontrarsi nelle due armate rivali alcuni piccoli cannoni dei sistemi 'Whitworth e Armstrong, od altri analoghi; ma i nostri amici, gli Americani non ci credono e li lasciano da un canto, quando possono adoperare qualunque altro sistema. I cannoni favoriti della flotta sono quelli di Parrotl, e di Dahlgren; g li u ltimi sono beo noti; il più adoperato è il cannoneobice di 8 pollici che ha una lunghezza d"anima di 100,3 pollici e~ nn peso di 63 quintali (3200 eh.) . Questi cnononi posti a .9 piedi al di s-0pra del livello dell'acqua, scagliano una bomba l '776 yards ( 1623 metri), a 5 gradi di mira con 9 libbrn cl'i polvere. Si sa mollo meoo su i cannoni Parrott; siccome sono senza contrasto i migliori della marina americana, noj non esitiamo a dare, ai nostri letlori, relativnmente a. questi cannoni, A1nrn vur, voi. ur. -
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TECNOLOGICA.
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a lcune informazioni sull'esattezza delle qua1·1 possiamo · · · 1mplic1tamente r iposare. I cannoni Parrott ord inariamente sono del cali bro di 100 e libbre d~ palla. Il _pri_mo ha un'anima di G,4 pol~ ho d1 diametro e d1 130 poll1c1 d1 lunghezza; il peso ordi nario d1 questo pezzo è 9700 li bbre ( 4394 chi!.), la carica si fa con l_0 libbre d i polv_ere e_ con un proietto conico che pesa 100 libbre; esso ha d1ec1 r igature, profonde un decimo di pollice e la~gh~ _un pollice· giusto. I r ilrevi e le scannellature sono por pnnc1p10 . fatte q~iaoto è possibile della stessa larghezza, qualt:rnq uo sia la dimensione del . can none. Il pezzo da 200. pesa circa 8 tonnellate (8_128 chi!.); ha un'anima di 136 pollici di . lunghezza sopra 8 d1 larghllZZa, e scaglia un proietto di 150a 175 11 bbre con 16 libbre di polvere. L'anima ha 11 ri oature simili in _ogni _punt~ _a quelle del cannone àa 110. I l pe~zo da 300, ~ d'. d1ec1_ poll1c1, p~s~ più di l1 tonnellate (11,117 chi !.); ha un anima d1 144 pollw1 d1 lungo_, e scaglia Un proietto di 2_5 0 libbre, con _25 li bbre di polvere ; ha .14 rigature; lit torsione delle quali è lenta, facendo nel cannone di 100 un e"'iro . . sopra 18 _Piedi; . e nel cannone di 200, un giro. sopra piedi. Non possiamo 10d1care con precisione il passo ddle rioature dei pi ù forti cannoni Parrott; ma crediamo sia lo stes;o che quello del pezzo di 200. La portata del canuon·e di 100 è di 5 miglia (8046 metri), sotto i 38 gradi di elevazione, e colla carica d'ordinanza. Il proietto Parrntt è conico con testa acuta ; s'acconcia esattamente a:l cali bro del pezzo e riposa sui r ilievi del le r i,.,ature· , ,. · . · ' . . o ' un mc1~1one a mo d1 coda d1 colombo v ien praticata ciPcolar• mente su_l tallone del proietto; ha due pollici di la rgo, e a lquanto p1ò d'un pollice di profondità verso la parte anteriore. In. q u~sto v u?to _si_ cola ~na verga in p iombo dolce; la su per- . fic1e d1 q uest mc1s10ne vien picchiettata e resa scabra tutt'all'ingiro, di guisa che la verga c4e ha precisa men te il dia metro d_e ll'anima, non possa girare sul pro/etto ; l'esplosione 'della carica comprime la verga nel _v ano d·~l\e rigature, ciò che fa pren~~re ~l pr~18tto un molo d1 rotaz1ope,. L'effe~to che prodnce 1 nnp10mb<1mento è per tal modo reso 1mposs1bde , ed il cannone è per conseguenza rnricato con /tn nta faci l tà, qua11 to quellì
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ad a nima liscia, mentre il zoccolo di bronzo chiude affatto il vento del proietto, essendo forzato completamente dal gaz_ a turare matematicamente l'anima, senza produrvi fregamenti nocevoli; a questo senza dubbio si deve altribuire direttamen1e · l'enorme portata del pezzo con ·piccolé cariche. L'artiglieria Parrott è invariabilmente in ferro fuso colata sul principio Rocl. man di cui a bbiamo g ià par lato; i pezzi sono rinforzati col mezzo di una semplice camicia di ferro battuto saldata, che si stende circolarmente dalla culatta ad un piede degli orecchi6ni; b isogna. ricordarsi che il cannone non è intagliato per ricevere questo pezzo di rinforzo, il quale vi è posto sopra bell'e caldo; i n seguito si ristringe, si gi ra e si termina. P er gli obici finora servirono i razzi a percussione ordinaria. La grande riuscita di questi eannoni, la facilità colla q uale si caricano, la loro grande portata e precisione li fanno collocare al primo posto fra le armi militari e navali, e dimostrano 1 chiarr.mente eh~ le en urmi. cariche ·di polvere sono del tutto i nu tJi per l'uso dei cannoni rigati, quando le coudizioni che regolano la corsa del proietto ed il suo passaggio nell'ànirna di un cannone, sono scrupolosamente osservate. L 'uso delle grandi cariche di polvere non è altro che un mal accorto espediente per bilanciare i cattivi effetti che r isultano da un sistema iru- . proprio di rigature, e dalla fallita costruzione del proietto. Un grosso cannone non potrà mai riuscire finchè la pulvere brnciata per ogni carica toccherà il terzo od il quarto del peso, della palla. Gli artiglieri americani sono così profondamente convinti di questo, che presero l'iniziati rn di alcnne esperienze rimarchevolissime affine di concentrare sul proietto la forza delle cariche ridotte, e di ottenere una diminuzione proporzionale nella fatica del cannone. Fu caricato un cannone di 7 pollici colla carica totale di polvere preparata io un car1occio di 5 pollici di diametro, disposta in maniera ohe messa nel cannone, resta circolarmente tra la polvere e la parete della _ camera uno spazio libero rd'un mezzo pollice. Il proietto fu allora respinto contro il cartoccio ed il colpo fu tirato con questo rimarchevQle risultato; la\ velocità iniziale della palla restò pre• cisamente la stessa di quella che si ottiene con un cartoccio ordinario, mentre la reazibn e sul [)ezzo fu ridotta di qnasi la I ANNO nn, vol. ur.
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R I VISTA
metà, come lo ha indicato il turacciolo di pressione dietro la nulatta . Gli esperi menti ripetntì non fecero che conferma;e ìl risultato d(,lla prima prova; il cuscinetto d'aria lasciato intorno al cartoccio protegge apparentemente la carnera contro la forza percuziente del gaz infiammato, laddove il proietto le è interamente sottomesso. L'intiero fenomeno presenta una notevole conferma delle opinioni 8$presse dal signor Lynall Tommaso su ll'azione dell'esplosione della polvere. Il governo inglese ha fàtto poco e n iente per determ inare la rnigliore forma esterna da dare a) cannone, come altresì per determinare la reale azione dei gaz all'interno. Dahlgren prese letieralmente l'impron ta delle forze svi Iu ppate dal!' esplosione della polvere ne' suoi p ri mi cannoni, praticando dalla culatta a lla volata una serie parallela all'asse di piccoli buch i sul fian·co del pezzo; appose sovra ognuno di essi una canna di pistola, oppnre un tubo vitato ad una profondità tale, che le distanze della pan~te dall'anima alla bocca dei tu bi fossero precisamente le stesse; ognuno di qu esti tubi fu caricato d'una semplice palla che al colpo di can none' fu scagliata con una forza proporzionale alla pr essione- del gaz per ogni punto della lunghezza dell'anima del pezzo. Questa forza fu misurata dal la profondità a cui giunse ogni palla dentro un pieno di quercia convenevolmente stabili to per riceverla . In uno degli esperimenti, la forz1!, fu constat::tta di 3000 libbre per pollice quadrato , presso la Locca di un cannon e di 8 pollici, colla carica di servizio a pal la. I grandi risultati a cui è giunta l'artigliflria degli Americani, sono certamente dovuti ad una serie d'esperimenti fatti con diligenza, cominciati da parecchi anni e continuati fi no aJ giorno d'oggi; la mirabile semplicità dei loro cannoni li ren,ìe d'un uso di cui si può inlimamente fidare; nel tèmpo s tesso i l loro prezzo d i fabbrica è moderato a ll'estremo. Ma lasciando da parte i cannoni rigati, troviamo gran pìa-oere n ell'esaminare i colossi ad anima liscia che fanno le loro fn nzioni sui ponti d~i Monitors. Ta\i cannoni hanno 13 pied~ d'anima e scagliano una palla sferida di 15 pollici, chiamata pieno, ma che realmente rinchiude /una cavità di 4 pollici di diame tro, la quale .assicura la solidiUL del ferro che la circonda, in ciò th'essa rende uguale la sua ontrazi0ne. Tali palle pe•
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sano 425 libbre ( ch il. 192,5). La carica di combattimento_è di 35 libbre soltanto di polvere da cannone, ma qualch e volta s1 adopra la polvere da rnioa colla carica di 50 ,libbre. . _ .. Gli ob ici di la pollici pesano 350 libbre. La veloc1ta, 1mziale della palla scagliata da questi cannoni olt repassa d1 rado ] 000 piedi (305 mE:tri) per secon::lo; in conseguen~a son_o molto più terribili in apparenza che in realtà, le tom m cm slanno sono formate da un gran numero di placche io ferro sovtaposte, rararriente spesse più d'un pollice ciascuna; l'~rt~ d'u_n p~sante roietto che veno-a a scuoterle, fa sì che le chiav1cchie d1 ferro· 0 pche Je<>ano ' · ·rcreodo tra di loro le placche escano dalle ma dn:mt1, ed uccidendo gli uomini che stanno rinchiusi nella torre con tanto effetto quanto p0t.rebbero farne le palle . . .. ·1 cannoni di 15 pollici sono montati sopra pesant i affu_5t1 111 a1Yli antichi affusti da 68 impiegati leo"no, ra~somialiantissimi o o . d. nella nostra marina, Le ruo te posano sovra una specie I ruotaia fissa su due forti travi i ntelaiate che attraversano la torre. diametralmente o press'apoco. Le due ruote del davanti sono g uernite di un addente!la_to, eél il cannone è condotto a sabor\io per mezzo di due uom101 che metton_o q nesto add~utellato rn oto col mezzo di mani velle conve111enternenle disposte. La :nnoniera è elevata , ma non ha che 16 pollici di largo, di maniera che la bocca del, pezzo non sporge mai ~l di fuo:i viene ad applicarsi in intimo contatto contro 11 m uro m ma • l terno della torre; si prende la mira facendo girare a torre; u na scatola , in ferro di sezione rettangolare, e d'una lunghezza . di ci rca 3 piedi, contiene la bocca del pezzo quando è m batteria, ciò che previene il rumore, e pr~~erva quel,h che ser, , 000 il pezzo dall'esplosione. F ra le travi mfisse eh~ sopp~rtano diverse 1e ruo te dell'affusto , sono invitate l'una accanto all altra i· d' I travi longitudinali; sotto l'affusto prndono lunghe fog 1e , 1 ama di caldaia che passano fra le traverse; sul fianco dell affusto è disposta una potente vite m1::ssa in moto da una ruota a ~ano _ per comprimere queste p1~stre contro le traverse, _alla press10n~ o-i ndicata necessaria: il ~-egamento prodouo è s1 forte che s1 ~nò con esattezza. limitard il rinculo del cannone, ed arrestarlo facilmente à 4 pollici.
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n :cs o1,oc1cA
RlV JSTA
[ pezzi sono invariablmente io ferro fuso rinforzati da un semplice cerchio in ferro battuto. Ragguagliata ogni cosa, noi non crediamo dover consigliare l'introduzione nel nostro servizio militare o navale, di un'artig lier ia di questa dimensione; il cannone Parrott di 10 pollici le è per ogni riguardo superiore. Un proietto di 200, animato d'una grande velocità iniiiale, può rompere a breve portata qual unque corazza che possa adattar;;i sui fianchi d'un bastimento, ed il peso del cannone e della sua palla è tutto ciò cbe possiamo manovrarC:l sul mate coi mezzi di cui disponiamo.
L'artiglieria di saJyat.aggio. [I progresso irnm<-'nso di Ìutti g li stromPnti gue-rreschi e la serie spaventosa dei perfezionamenti nell'arte di minacciara l'nrnanità, tutti codesti sforzi della scienza e del calcolo non avranno élnnq11e mni 1m istante di tregua, ed il cannone spaYenterà sempre la no~t,a sduatta senza volerla mai consolare? La Din mercè, rassicurinmnci. L'a rtiglieria pnò altre:c;ì essere utilizzata fuori rlei campi di battaglia, ed il proietto può, nella sua rnota rii fuoco, nnn esser sempre appo,tatore di morte. Ciò apparirà chinro a colPro c·he vorranno seguirci in queste poche lin<,e ('he saranno il complemento di dne speciali articoli che abbiam pnbblicato nell'ioteres~e dùlla navigazioue io genera IP. Qmrndo una navl", ~piota dai venti clel largo, è minacciata di far cesta; oppurn q11ando, sbattuta dall'nrllgnno, varca un guarlo perio,loso o la barra di un fiume difficile, gli spettato1i di lale combattimento contro gli elemtnti si ra mrnaricnno qualche volta di non poter portar soccorso a ('hi lotta col mare. D'ali ronde, cnme si potl'ebbe ciò fare coi mezzi orrlinari e nelle circostanze che tralleè gi111,10 all'a.vYentma? Un c11nr,tto sarebbe rnolto più esposto di nna goletta, r. impo!enLi sarebbrro i remi contro lo sforzo delle onde che batton9 i fian chi del bftsti1J10nt.o in pericolo. Allora si ebbe 1·icors~ all'artiglieria di salvamento. U o mortaio la11cierebbe dalla co~to. una palla po1'la•corda che setterebbe sul poule della na,•ej nna gomena che, sola ,
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il più delle v0lte Lasterebbe a mantenere la nave contro la furia dei flntti. Si son fatte numerose esperienze, e, diciamolo a onor del vero, codeste esperienze non ebbero s:1:mpre un_felice risultato. Iofatti, gli è forse cosa facile il punta1e co_n g111st_e1.za quando la nave compare e dispare sulla cima o nei 1::orgln delle ~cqne sconvolte'/ La palla rischia di oltrcp11ssare 11 segno o r:h non raggiungerlo, rischia ugual mento di. cagio~are ~uov1 danni_ ali~ nave di traversare le sue ope1·e vive, d1 apnrle una via dt acqu; oppure di tagliarle i s uoi alberi o i s~oi attrezzi già fortemente compromessi, finalment0, può cag10nare la morte di qualche rnarinair) dcll'equipag5i0. . Certo l'idea è eccellente, e per ciò solo che la è buona, noi dobbiamo farle fare la slla strada in vita.odo le autori Là maritlime dei diversi paesi dell'Europa ad incoraggiare nuovi tentativi in vista del perfezionamento dell'artiglieria cli salvataggio. . . . Nell'impiecro d'una batteria d1 soccorrn, n sono ancora delle o . condizioni affatto matematiche da osservare. Solo nna pratica costante potreohc formai:a uomini capaci di procedere a qnesto difficile tiro. Senza dubbio, le cariche sarebbero determinate secondo le distanze; ma, supponendo che queste batterie fossero a disposizione dei diYersi posti doganieri delle nostre ~oste, .a disposizione dei posti si.>maforiéi, bisognerebbe ancor:i. d1sta~care almeno nn cannoniere di marina ovunque fosse un ~1ort~1~ 1 di salvamento; q uesti posti sarebhero l'albergo d~gl rnvahd1 por alcuni di questi bravi e modesti servitori ; ma 11 veterano non sarebbe sempre nel caso di soddisfare ad un lavoro che richiede ad una volta tanta prontezza e 1anta sicurezza di colpo d'occhio. In seguito, v'è la quistione, pitì imbarazzante di quel che · e edn dC'l la gom ena lanciata col proietto. Qnesta corda deve s1 r , . . d' · I sempre trovarsi pron la, dev'essere ~ttorc~ghata t ~l'.1sa c :e non si rompa per il ìntto ste::.so dell acqmstata veloc1ta; de,e avere una lun:.(hezza · suf{icienle per seg uire la palla nella s~a curva di proiez.ione e peri· giungere finn alla nave senza p~ri~ · consegu002a · della poca fac1lit~ colo d1· rompersi· al la r, a 10 delle evoluzioni allorchè \il bastirucnto ha ricevuto il porta-
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RIV ISTA 328 co1·cla. C<)Jne si vede, vi sono molte obbiezioni da opporre al-
l'artigl ieria di salvataggio ta l quale oggi la definiamo. Codeste obbie.zioni ci sembrano tanto più fondate q~anto che le abbiamo intesa manifestarsi nelle recentissime esperienze. Cos\ dal 1860 in poi, un uffiziale d'artiglieria di marina, il signor di 'fremblay, prosegue l'attua:tione di questa idea con uno zelo degno di elogi. Egli ha esposto le sue vedute, il suo sistema con u n calore sempre costante, e, viaggiando òi porto in porto, d'arsenale marittimo in 11rsenale marittimo, ha pr,ovocato per parte degli ammiragli tutto il necessario concorso per la prova dei suoi porla-corda; ha. chiesto l'appoggio dei giornali speciali per pubblicare il risultato d'ognuna delle sue esperienze. Infatti, queste esperienze si fecero a Cberbourg, a Loricnt ed a Tolone, e noi stessi abbiamo ass.istito olla più parte di esse ; rua, secondo gli uHìzinli più distinti dell'artigheria marittima, pare che l'artiglieria di salvataggio qnalc la preconizza il signor di Tremblay, non sia tale ancora da poter soddisfare. Ma , se nei tentativi di un progr~sso utile e desiderabile si dovesse fermarsi ai primi disi11ganni , non si arrive1ebbe rna1. La maggior difficoltà dei porta-corda consiste princi palmcnte nello stabilimento dei mortai di salvataggio, nel servizio immediato dei pezzi, nella proporzione delle cariche, nella per fetta preparazione dei cordami. Per ovviare a queste pratiche difficoltà, bisognerà fare molte prove, che solo potranno condurci ad uno scioglimento soddisfacente e permetter ci sopratutto di fissa re le regole dell'artiglieria di salvataggio per un manuale ad hoc. In seguito i governi marittimi non si faranno lungamente pregare per d;re alla marina mil:tare e mercantile il sopra più dei vecchi pezzi, che troveranno in quest'uso un altro impiego diverso da quello di una vana mostra nei nostri arsenali. Chi .sa se , per tal modo, non si farà intorno alle coJte di uno stato marittimo come un vero cordone d'artiglieria Tbc servirà tanto la causa dell'umanità quanto l'interesse politico di un popolo, non fosse altro che per dare il colpo d'allai·
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TliC!'iOLv GICA
Lasciamo t utle queste riflessioni ai nostri lettori e terminiamo qui la breve enumerazione delle osservazioni che l'intenJsse della marina continentale c'inspira da lungo tempo. (Dal Nord.)
Artiglieria. Nello scorso inverno , al poligono di Veneria, furono fatte le più interessanti sperienze d'artigliNia sia con pToietti d'acciaio contro corazza.menti, sia per la misura della volata col mezzo dol pendolo balistico-elettl'Ìco. Coi primi del venturo mese si riaprirà _il poligono ?i. espe~ rienze per le grandi gittate sul campo d1 San l\faunz1~. lv~ s i prove1·à, in primo luo?o, un obice_ rigato da 2_2 c~nt1~etn d'acciaio cerchiato, slanciante un proietto cavo d1 96 ch1logr. a 5 000 metri col quale si spera poter rimpiazzare, pel tiro . in ~rcata, i mortai, i quali non potrebbero mai avere il vantaggio d i sì enorme gittata. _ . . . . _ Sappiamo che al comitato d artighena s1 lavora. ad un rnanual~ per l'arma, cosa il cui bisogno è da lunga pezza sentito. Non dubitiamo che un tal lavoro uscirà degno della nostra artiglieria, poichè affidato ai più distinti uffiziali dell'arma .
Linea di rottura dei cannoui. Nel taglio delle vecchie a rtiglierie rn_sse e s~ede~i per r_ifondersi nei fondi a riYerbero della regia fonderia d1 Napoli, si è costantemente osservata una lacera;:1one nelle fibre del ferro nel fondo dell'anima per la lunghezza di due centimetri. Il che sempre meglio riconferma la teoria svolt~ _dal luogotenente-generale Ca.valli e da altri artiglieri, che r1t1ene questa linea di rottura come deri\'ante dalla risultante delle due forze, le quali tendono, una, a rompere la bocca a f:10co secondo il cerchio di se-àone dell'anima, e l'altra a proiettare la culatta nel -senso opposto del proietto.
lsh'nzionc ili telegrafia militare. Nell a 2' dispcn:;a di {uost~anno del Giornale clet genio rm-
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Ril'ISTA TECNOLOGICA
--tità1•e fu pul:r!Jlicata un'istruzioDe sul maneggio del materiale
tele~rafico da campo approvata in v ia di sperimento, la quale servirà d1 norma nelle i;sèrcitaziani pratiche da farsi presso i reggimenti zappatori.
nivcstimeoti delle scarpe interne dei parapelli. N&lla dispensa stessa si legge una nota ministeriale dd 28 gennaio scorso del tenore se-guente: • Per diminuire le spese tfi manùtenzione annuale delle opere di fortificazione, questo ministero, riferendosi alle norme generali in vigore per le piazze di guerra permanenti, e sentito _ anche in proposit? il -parere del comitato del genio, crede opportuno dt prescrivere che anche nelle nuove piazze fortificate r.on opere quasi esclusivamente in terra, non debbano essere riparati e conservati i rivestimenti delle scarpe interne dei parapett~ format! all'epoca della costruzione delle opere stesse; ma d1 mano m mano che essi divengono inservibili, si dovranno abbandonare le terre a se medesime perchè prendano il loro pendìo naturale , attendendo a ripristinarli quando si procederà ai lavori vari che sono necessari per mettere la piazza in stato di difesa. • Questa.misura non sarà e~tesa ai tratti di parapetto muniti _del loro armamento, quelli cioè in cui i pezzi sono in · batteria 0 ~ul loro a~usto, oppure sul paiuolo, dovendo in questi tratti 1_ ri:'e:tim_enti delle scarpe interne essere riparati od anche n pnstmat,, a seconda delle circostanze.
RIVISTA STATISTICA
Armi e munizioni da guerra esportate 1lall'lnghiltcrra nel 1862. Nel 1862 fu rono esportati dalla Gran Bretagna 454,674 fn. cili rigati. I porti del nord dell'America ne ricevettero 340,922. I rimanenti vennero spediti: 8,406 in Spagna, 1,867 in Italia·, 1,099 in Egitto, 7,091 a l Messico, 2,149 nel sud' dell'Africa, 603 nell'India inglese, 13,854 in Australia, 17,540 alle isole Bermunde, 56,11 O a Bahama e 5,033 in parecchie altre parti. Credesi che quelli spediti alle Bermunde ed a Bahama fossero rlestin·ati ai confederat.i degli Stati-Uniti; ma siccome m olti vascelli sottoposti al blocco furono catturati, una grande quantità di queste armi i!ovetlero cadere in mano dei federali. ll valore di queste esportazioni ammonta a 33,500,000 franchi. Nella stessa annata vennero esportati 211,923 moschetti, pel valore complessivo di 3,800,000 franchi. Più della metà di essi fu iò~1at_a sulle :1' ~te occidentali _dell'.Africa,. e la maggwr parte de, nmanent1 m Chrna, ne!J-Ind1a, nell Australia, alle Bermunde ed a Baha rn.
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STATI STICA
Nel 18G2 uscì pure dall'Inghilterra l'enorme quantità di 16,250,000 libbre (quasi 8,000,000 di chilogrammi) di polvere da g uerra, mentre nel 1861 non erascne esportato che 6,000,000
nt-ll'eflettivo dell'eserùto attivo perché erano stati can cellan ctai controlli dei corpi, non su quelli della riserva pere hè e, an? in marcia per ritornare alle loro case. Ln, qual cosa porta il totale dell'effettivo a 607,406 uomini. Nel 1862 si chiamarono 100,000 uornini sulla classe del 186L pelle truppe di terra e di mare, in virtù de.Ila legge del 5 giugno 1861. Il 24 febbraio 1862, epoca fissata dal decreto del 12 nove mbre 1861, incominciarono le nperazioni del sorieggio; lt, quali in g1merale si effettuarono con una regolarità eccezio,1ale. Le esenzioni concesse agli inscritti della classe del 1861, ammontarono in totale a 104,992; pella classe del 1860 ammontarono a 104,255; differenza in più pella classe .dd 186 1 <l1 737 esenzioni . Le esen~.ioni.per infermità sono state più numerose_ che ~el'. l'anno precedente. Quest'aumento pare p1•ovare che 1 consigli di revisione si mostrarono più severi n ell"ammissione dei g iovani chiamati a formare il contingente di quest'annata, la qual cosa a:altronde permetteva il maggior numero degli inscritti nel rn62 che nel 1861 (321,455 a vece di 312,204). Le operazioni dei con:;igli dì revisione pelia classe del 1861 dumrono 40 giorni; incominciate il 22 aprile 1862, termmarono il 31 maggio sPguente, giusta le prescrizioni del decreto del 26 marzo 1862. I consigli di revisione si sono trasferti in 2,775 distretti'. su 2,936 che e,;istono in F rancia . Per la classe del 1860 essi avevano operalo in 2,711 , ciò che pella classe del 1861 dà u n anmcnto di 64 distretti. Questo risultato, favorevole del pari agli interessi delle fa miglie ed alla bue,na composizione del contingente, è special~ mente do,•uto al preventivo controllo esercitato nel 1862 sugli itinerari d1::i con:,igli di revisione dall'amministrazione superiore. Come pella cla:;se precedente, la media del tempo impiegato nella girata di rev is:one in ciascun dipartimento è stato di 31 criorni. I 0 Dopo rellificazio • e di::i quad1i di censimento e delle liste d i sorte.ggio della classe 1861, la cifra totale dogli inscri~t1 è s tata di 321 :1fii3, ci fra ma,i stata maggiore, e s u punore
d i chilogrammi. Eccettuata la Spagna e la Grecia, quasi tutta , questa munizione fu portata fuori d'Europa . Le coste occidentali dell'Africa n e ricevettero la parte maggiore, ascendente a 4,500,000 libbre; quindi il Chili, l'India inglese, l'Australia e Babama 1,500,000 libbre ciascuna, Cuba 804,925 libbre, la Spagna 509,106 libbre, l'America del nord inglese 472,223 libbre, le Bermunde 453,966 libbre, la Grecia 453,9:29 libbre, il Messico 347,710 libbre, la China 293,630 libbre, il m ezzodì dell'Africa 23'3,295 libbre, il Brasile 983,871 libbre, Honduras J G0,325 libbre , e gli · altri paesi 1,584,766 libbre, del valore comples:;ivo di 12,000,000 di franchi . I quattro quinti di queste esportazioni furono eseguite è a navi inglesi . FRANCIA. - R isultato della leva 1861. - Abbiam letto nel Atoniteu1·-Unive1·sel, i seguenti interessanti dati sul risultato della leva della classe 1861. L'effettivo mantenuto sotto le bandiere durante il 1862, m virtù d ello leggi di finanza, è stato, in media, di 432,352 uffiziali, sotfuflhiali, caporali o brigadieri e soldati. Nel 1861 era stato <li 467,579 ; epperciò nel 1862 fuvvi una differenza in meno di 35,227 uomini. ' Al 1° gennaio 1863, l'effettivo sotto le bandiere era di 430,161 uomini, non compresi 5,227 figli di truppa, cioè : truppa nell'interno 326,103; truppe in Afl'ica 57,331; truppe d'occupa·Lionc a R oma 17,094; tru ppe di spedizione in Cocincbina 2,180; truppe di spedizione al Messico 27,423. Alla stess'epoca la riserva si componeva di 165,827 uoroiu.i, 55,541 dei quali avevano già servito. O Al l gennaio 1863, giusta le situazioni trasmesse dai corpi e dai depositi <li reclutamento, l'effettivo generale delle nostre forze militari era di 505,988 uomini. A questa cifra bisogna aggiungej'e 11,418 uomini appartenenti alle classi del 1856, 1857 o 1858, rimandati nella r1• • I serva rn ~secuz1one delle_ prescr_izion\,del~a circolare m_inisteriale del 19 dicembre 1862, 1 quali a l est epoca non figuravano
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STATISTICA
RIVISTA
di 9,251 a quella della classe del 1860, che era di 312,204. Per g iungere a formare il contingente, sui 321,455 inscritti i consigli di revisione ne esaminarono 205,093; 116,362 no~ sono stati v isitati, e furono rosti fuori del cÒnti • 0'-"ente a cagione dell'alto numèro chi-; estrassero. Ciononper.t anto il contingente di l 00,000 uomini non potè esser totalmente formato; vi è stato un deficit di 126 uomini causa l'imrossibilità in cui si trovarono alcuni distretti di for~ nire il numero di coscritti stato loro assegnato dallo spartimento proporzionale, Nel 1861 qu~sto deficit era stato di 171 UOillllll.
In media si esaminarono 53 giovani per seduta; pella classe del ~860 1_a '.11e?ia e_r~ stata di 55,- Questa diminuzione prova che I cons1glt d1 rev1s10ne tendono a porre ma 5gior cura nell'esame degli inscritti. Presso i consigli di revisione vennero esclusivamente impieg~ti _medici militari, i quali disimpegnarono generalmente la m1ss10n_e st~t~ loro affidat~ cùn uno zelo degno d'elogi. Nella r1part1Z1one nei Val'l corpi di terra e di mare dei 100,000 uomini formanti il contingente dc~lla classe · si _è proceduto nel modo segueute: . A1·mata di mare : fanteria di marina 2,553; equipaggi della flotta, compagnie èii depositi di meccanici 1.000· a llievi mar.inai 3,~00; artiglieria di marin~ 600; operai d'~rtigliel'ia di marma 20v; totale 7,858 uomini. Esercito di te1·rn: fanteria 78,342; cavalleria 8 000 • artigli~ri_a 5,000; genio 500; equipaggi militari 300; totale 92,142 uom1m. Il contirtgente di 7,858 uomini attribuito all'armata di mare è stato chiamato in attività con decisione imperiale del 16 agosto 1862. La sua partenza ebbe . , luo'-"o o dal 1° al 5 del suc. cess1vo settembre. , Del contingente di 92,142 uomi ni attribuito all'esercito di terra, ~e ve:1nero solo chiamati in /attività 42,142, con deci~ s10ne imperiale del 28 agosto 1862 e posti in marcia dal 6 al 1O settembre successivo. La ~edia della statura pella eia se del 1861 è stata super'Ore di quella della classe del 18 O (l m 654 27 a veée di
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Jm,653,77).
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Il numero dei liberati dal servizio durante ed alla fine del
' 1862 è stato di 77,881, cioè: 1° 70,110 sott'nffiziali, caporali o brigadieri e soldati dei r,orpi stanziati nell'interno, dt>i quali 4,833 erano ai corpi e 65,272 erano stati rimandati anticipatamente alle loro case; 2° 3,871 giovani soldati della classe del 1855 che erano, sotto diversi titoli, lase;iati .sta.re alle loro case; 3° 3,310 mil itari appartenenti alle truppe stanziate in Algeria ; 4° 121 ·militari appartenenti alle truppe d'occupazione a Ron1a; 5° 73 militari appartenenti alle truppé st.anziate in Cocinohina; 6° 396 militari appartenenti alle truppe del Messico. ESERCITO _SVEIJE8E. - L'esercito svedese si compone di tre corpi: la vorvf~de, corpo permanente composto di volon• tari; l'indetta, specie di confinari; la bevorina, reclutata per mezzo di coscrizione, oltre alla milizia dell'isola di Gotland. La vorvfad,e si compone di 2 reggimenti della guardia, forte ciascuno di 2 battaglioni a 4 compagnie (1), di 1 reggimen'to di cacciatori di 6 compagme, di 1 reggimento della guardia del corpo a cavallo a 4 squadroni , del reggimento ussari Carlo XV a 6 squadroni, e di 3 reggimenti d'artiglieria: Sweaart,iglieria, 6 batterie a cavallo, 1 a piedi e 3 compagnie di deposito; Gotha-artiglie1·ia, 6 batterie trainate e 3 compagnie di deposito, e a1·tiglieria di Ve?ìdes, 4 battet·ie a cavallo e 2 compagnie di deposito. Tutte queste truppe vengon; impiegate, in tempo di pace nel servizio di presidio. (1) La compagnia svedese è composta di 3 pelottoni, dei quali il, terzo è destinato a fornire i cacciatori di battaglia., cd è perciò più forte. degli alt,ri c1ue. Iu ordine cli battaglia, i primi e secondi pelottoni d'ogni compagnia sono schier ati sulla stessa linea! e contigui, mentre i terzi pelottoni vanno collocati in colonna dietro le ~-ispettive ali clel battaglione a distanza cli pelottone. In colonna ,q ues i quattro pelottoni si portano indietro o sui fianchi d~lla, colonna., seo udo gli ordini del comaJ1d1tnte del bat~
,taglione.
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336 RJVJSTA Cindella è formato di contadini dei sei distretti militari cui è riparti ta la Svezia , obbligati al servizio, i quali in compenso ricevono a titolo d'usufru tto una casupola, u na pezza <li campo cd alcu ni prodotti. Gli nffiziali dell'indetta sonò ret ribuiti néllo stessò modo , ad eccezione che il loro compenso ha, maggior valore. , Durante quattro settimane d'ogni anno, questi confinari vengono esercitati nelle scuole di compagnia e di battaglione, terminate le quali ritornano ai loro facohri. Tutti gli Svedesi dai 20 ai 25 anni di r,tà sono soggetti alla leva colla quale si forma la bevorina. La forza totale della vorvfu,de e dell'indel/.a (volontari e confinari) ascende a poco p iù di 30,000 uomini, cioè: La fanteria della g uardia conta 1,800 uomini e 450 la cavalleria della guardia; la linea, il reggimento cacciatori ed i confinari formano un totale di 24, 000 uomini di fanteria, 4,450 di cavalleria, 3,350 d'artiglieria con 176 cannoni da campagna, 1,180 il genio e 4,067 il treno. La coscrizione deve sommin istrare 70,950 uomini di fanteria, 3,760 di cavalleria e 1, 700 d'artiglieria. Su 50,137 abitanti che popolano l'isola Gotland 8,500 sono inscritti n ella milizia composta di 21 compagnie, p&r cui la sesta parte della popolazione sarebbe obbligata a servire essendo ad essa affidata la difesa dell'isola . . La disciplina n ell'esercito svedese è m olto severa ed è tuttora mantenuta col bastone . L'avanzamento del soldato a caporale è lentissimo, qualora non sia protetto da alcun uffiziale . L'avanzamento degli uffiziali poi, <lacchè Carlo XV s'occupa della riorganizzazione dell'esercito, è del tutto arbitrario "essendo i gradi superiori pressochè riservati agli uomini di 'corte ovvero per quelli che hauno parenti influenti presso la stessa. epperò la borghesia ben difficil mente fa carriera, essendo ad essa solo riservati una parte dei gradi meno importanti e dei meno l ~~rosi. . . / Da c10 ben facil mente puoss1 scorgere come lo spirito delle t ruppe lasci molto a desiderare, essehdo il soldato u no svoo-liato istrumento in mano rlell'uffiziale, n J la coscrizione può po;tarvi rimedio inquantochè essa invero u n colpisce che la classe dei
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STATISTlCA
proletari e dei contadini, mentre l'a,ristocrazia ed in generale la , classe agiata ba modi di es(rnerarsene. L'armamento pretendesi non abbia ancor raggiunto l'odiern_o perfeziona mento introdotto nei vari P.serci ti d' Europa; è bensì vero che si lavora a ttivamen te 11lla provvista di fuci li-riE;ati, ma essi non verra nno distribuiti cbe in caso di guerra. La teoria d'esercizio è m oltv pedant&, sì che se si dovesse giudicare la bontà d'una tnippa da Ile marcie compassate in battaglia, dal passo cadenzato e dall'esattezza dei movimenti s ulla. piazza d'a rmi, l'esercito svedese potrebbe giudicarsi uoo dei mig liori d'Europa. Però nessuno può disconoscere il valore degli Svedesi, quantunque in essi sia maggiore lo slancio in un attacco t.he la fermezza - naturale delle trnppe del nord nel sostenere di piè fermo l'urto d'uua massa, o uel sostenere· una ritirata. Il soldato svedese è robusto, avvezzo alle fatiche, so brio, instancabile, sì che se la Svezia scende in campo in favore della Danimarca, prr g li alleati n ~n è un uemico da disprezzare, e noi siamo persuasi che esso uon si mostrerebbe degenere delle indomite schiere di Carlo XII.
TAGL IANO GAEl'ANO
Gerente.
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INDICE DEL VOLUME TU. - ANNO Vlll.
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Gennaio.
V,1\'chilettura in relazione alla storia elci mondo . 2lCl[J. 3 Resoconto sulle sperienze eseguite dall'artiglieria dcll·esercito italiano nell'anno 1862 (con cinque tavole litogr afiche) . 36 94 Ridst,i tecnologica " 105 Hivista statistica . .
FcbBwaio. Resoconto sulle sperienze eseguite clall'artiglieria dell'<'scrcito italinno nell',inno J 862 (oon una ta volti Jitogrnfic:i) . . • 113 Qttf)Stioni militari <li ForditUtll~O P inelli . . . . . . . . , 151 La Venezia col suo qundrilatcrb di fortezze, a nnotazio1d criticbe • 172 .X?t_izie sulla ca~pngna nello r cl:les\,·ig . . . . . . . . R ivista s tatistica . . . . . . . . .
R1v1sta tecnologica, .
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• 181 , I Rfl , 20 1
34@
JNDICS
lUa1•zo. La campagna cli guerra dello Schleswig nel 1864-, nai'razfona milita.re . j>lifj'.. 200 La questione cavallina in Italia • 262 Alcune considerazioni sulla scelta dei calibri pii1 convenienti pel servizio dell'artiglieria da campagna. • 302 Rivist11. tecnologica • 311 R iYit,t:i itntistica . • 3f!l