MILITARE IT·A LIAN A GIOflNALH ~mNS!LR
A.-..no "·111. -
-Vohnne Il.
TORINO, 1863 1
TIPOGRAFIA EDITll!CE G. C,~SSONE E COìl.11' Via s. nanccsco ,la Paola. N. G.
RESOCONTO SULLE SPERIENZK l!S t:01,Hl'B
OELL' AHTlOLI ERI A OELL'ESERCJTO ITALI ANO NELL' ANNO 1862
fropr ietà letteraria.
Nella 63 puntata della 2a parte del Giornale d'Artiglieria li iniziatd un'iteressantissi ma esposizione delle sperienze esPg11i11, dall'artiglieria nostra durante l'anno 186'2, e dei pri ncipali sisll'mi d'arligl icrie rigate, con una ragionata d<•scrizione dti i sistemi stessi: cioè dei sistem i rrancesi (da terra e da mare), sistema Armstroug, sistema prussiano e sistema Lcnk; ed 111 fine sono specificate le bocche c,la fu oco che costituiscono il materiale attuale rigato· dell'art iglieria italiana. Tale resoconto sia per la importanza della materia lrallala, sia pel modo completo della trattazione stessa, ci spinge a ripol'larlo per intiero, persuasi che sarà letto con vero intcrt's~c da tulli gli ufliziali uostri, ed anche onde all'estero si sappia sempre meglio che anche pel lato tecnico l'artiglieria ital1a11a non ha cl'alcun'allra soggezione.
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.ESPl!:HlEl'\ZE
lutroduziouc. Nello scorso anno l'artiglieria italiana condusse a termine molti esperimenti e molti lavori assai importanti poichè mediante i dati da essi raccolti si poterono determinare i particolari del sistema d'artiglierie rigate da noi scelto, e si potè procedere alla trasformazione del nostro materia.le . Le esperienze state eseguite sono ]e seguenti: 1° Esperienze per l'adozione cli nuove bocche da fuoco rigate, comprendenti: " , a) Esperienze pel cimento della resistenza e per la determinazione del tiro di un nuovo cannone da 8 B H da campagna, adottato poi nel 1863. b) Esperienze per la determinazione delle tavole di tiro del cannone da 40 F rigato. 2° Esperienze sui tiri in arcata delle a_rtiglierie rigate, cioè: e) Sul tiro m arcata de.l cannone da 8 B' R da f campagna. d) Sul tiro in arcata del cannone da 16 .F R. e) Sul tiro ficca.nte del cannone da 16 B R da campagna. _ _ 3° Esperienze sulla resistenza delle bat ter,ie corazzate. 4° Esperienze · su diversi sistemi di spolette. 5° Esperienze su aifosti di assedio per cannoni da 16 ed 8 B F R. 6° Esperienze s ul traino da campagna lVI. 0 1863. È scopo ' d i questo resoconto di portare a conosc,enza degli uffi ciali d'artiglieria i risultati ottenuti colle esperienze sopraccennate. P~r procedere in ciò colla chiarezza n ecessaria, è mestieri in primo luogo descrivere il _sistema d'artiglieri?
' AllTJGLIERrn 5 rigate da noi prescelto e dichiarare ·1 pr1nc1pn sui q uali si fondano i particolari della sua costruzione, poichè i 11 tal modo sarà più facile al lettore di ben comprendere lo scopo dei lavori eseguiti e delle fatte esperienze, di giudicare rl.ella importanza loro, e di desumere dai fotti le conèlusioni tutte che da essi si traggono . . Aflinchè poi gli ufficiali di artiglieria possano con co-noscenza di causa farsi un giusto concetto d el valore d el nostro armamento posto a confronto con quell i delle artiglierie estere, sarà pregio dell'opera il paragonarlo coi sistemi di artiglierie rigate adottati nei vari eserciti europei, dei quali si darà perciò una brevissima descrizione. I principii teorici che ci hanno condotti all'adozione delle armi rigate ,s on troppo noti (1) perché si a ne~essario I
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(1) Nel Roin;Ns, Trnité de jJ,fatliém,aNqnes (trad uzione di Dupr ey Gr enoble, 1771) a pag, 557 leggesf quanto segue : , Après avo'i r fait connaitre dans mes mémoirs précédents les gr,mrles irrégularités' que causent dans !es opérations militaircs Ics déclinaisons cles projectilcs, occasionnées comme nous l'avons vu pàl' leul' mouvement de rotation, il est question maintenant cl'examiner qucls sont !es rnoyens ]es plus convenables rl'obvicr à cet inconvénient. • Quindi deE(Jrive il cannone, rigato nei tcrmi_ni se/{ueoti: , Dans le cylinclre (nell'anima) on a -pratiqué et creusé dcs rnyes en forme de spirale de sorte qu' il approche beaucoup d'une vis fcmelle et n'eu cliffèrc qu'eu ce c1ue ses rayes sont mo.ios conl'bées et approchent plus de la lignc droite, chacnnc d-' elles ne foisaut j amais plus d'nn tour en clecla.ns de la pièce; le nomù1·c de ces rayes n'est point fìxé et varie suivant hL fantai.sie de l'ouvricr on le calibre clu canon; ellcs sont pareillement plu~ 0 11 moios profondes suivant le prtys, h matière clont se compose la pièce,, ou enfiu selon le caprice cln fondeur. , C'est là ce qu'òn appello un canon rayé, et voici la manière dont on a coutume de le cliarger (il y a p]usieurs méthocles outre celles-ci, et nous !es examinerous plns particulièr ement dans la. suite). • Lorsqu' on a mis clans la pièce une quantité de poudre suffisante, on prencl une balle d'un cliamètre 1111 peu plus gra.Jl(l qne celui du calibre a'c la pièce avant qn'ellc eùt été rayée. On ht Jilace ida bouehe de l~ piècc et on la fait entrcr de force à coups de ma.illct et avec un refoulofr jusqu'à ce qu' elle touche la charge. -
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di qui accennarli ; noteremo soltanto che l'idea di far assumere ai proietti m1 moto di rotazione costante e quella di dare ,.] proietto la forma allungata, sono assai anliclì:e. liapplic,1zione per altro di questi principii alle armi, e specialmente ,ille art iglierie incontrò molte a gravi diffico ltà, le quali per la diversità d_ei mezzi prescelt i per • L e plomù céclant à la force .avec la quelle il est poussé, la surfa cc de la balle perrl sa forme sphérique et prend celle de l'intéric11r du cylindre, én sort e qu'r.lle devient une vis mà.le qui s'engraine exactement d ans ceHe de la pièce. • De là il anfre qu e, si on t ir e le ca.n on, la zòne dentelée de la balle snit la courbt1re des rayes et par conséquent a.cquiert, outre son monvement progrcssif un mouvement, a.ut,our de l'uxe du cylindre, et, comme il le conserve encore au sortir de la pièce, et que l'axe dc ce mouvement co'incide a.vec sa ligne de dir ection, la pression de la. I ésistance s0r:1, égale clans t,outes !es partics de la surface qui se présente la première, d e sor te qu'e,llc ne ponrra causer aucune déclinaison. , Questa. citazione prova che fin o dalla. metà. · del secolo 1;assato il R ourn~ consider11ndo che la causa maggiore delle devia.zi011i dei proietti è nel loro moto irregolare di rota.:;ione, pensava di clitnina.r lc completa.mente col dare ai proietti un moto di rotazione costante. Coi' moto rli rotazione costante la. deviazione non è però eliminata ; essa diventa bensì costante, ossii\ si produce sempre nello stesso sonso, e prende il nome di de·rivaz·ione. Segue poi l'autore citato (pag. 57-1) colle seguenti parole che potrebbero dirsi pr ofetiche : , J 'ajouterai ·seulemcnt que la Jlation chez qui !'on parviencha il, bicn comprcndre la nature et l'avantage des ·canons rayés, et où l'on ;1 nra la facilité dc les construire , où les armées en ferout nsagc et strnrnnt les ma.nier avec habileté ,- que cette nation; dis-je, acquerra. s ur !es autres une supériorité , quant à l'a.rtillel'ic , égale à celle que pourront lui douuer toutes !es inventions qu'on a faites j usqu'à p résent pour perfectionner les a.rines quelcon-qne ; j'ose méme d ire qHe ses troupes auront par là autaut d'avantagcs sur Jes a.utres qu'o1 avaicnt rlc lenr temps lcs premiers inventeurs des armes à feu, suiv;i.nt ce que nous rnpporte l' histoire. _, Inoltre nell'OwRN, Elenientary Lectures on .Artillery, thi'l'Cl Eclilio,1, pag. 11 è detto: • Rohins' · ciqilunations with i"ègard to rifiing thc btirrels of fire-arm s, anil substituting eloogated for spherical pr ojectiles, will be r efen-cd to in the Lccturcs VIII, ami IX. , ·
n'ARTIGLlER!E
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vincerle, diedero origine ai diversi sistemi d'artiglierie rigate in uso al dl d'oggi, ,e ritarda·rono fino al Ì859 l'Ùnpiego pratico di · un · tal genere d'artiglierie· nella guerra di campagna.
Esposizione dei diversi sistemi Il i artiglierie rigate. I sistemi di artiglierie rigate adottati in Europa possono dividersi in dL1e categorie, cioè: 1° Artiglierie rigate nelle quali si è conservato il vento come nelle artiglierie liscie, e nelle q uali il proietto porta alla sua superficie alcune sporgenze, che penetrando nelle righe lo obbligano ad acquistare un moto rotatorio. 2° Artiglierie rigate nelle quali il V(mto è soppresso mediante l'invi!Jppo di un metallo cede-:ole (piombo) , che gli dà un diametro alquanto superiore a gw~llo dell'anima del cannone. Casi l'iÌwiluppo · del proietto è cos1,retto ad addrentra.rsi nelle righedell'animaed a prenderne l'impronta, e dalla loro curvat ura gli viene poi impresso il moto di rotazione. Questo secondo modo di artiglierie necessita uaturà.Jmente il caricamento per la culatta. I principali sistemi di artiglierie rigate appartènenti alla prima categoria, e che furono o adottati da qualche potenza, o sperimentati su vasta scala sono i seguenti: _ 1° Sistema Cavalli. - L'anima è rigata con d ue righè rli sezione mistilinea rettangola, ed il proietto è munito cli due alette di ferraccio che entrano nelle r ighe. -Questo sistema che ha preceduto gli altri ora in uso, e che fu provvisoriamente adottato dall'artiglieria sarda , fu studi_a to è sperimentato _in Francia, in Inghilterra ed in Isvèzia. Non è attualmente adottato da alcuna potenza. 2° Sistema francese dell'artiglieria di terra. - L'aniorn, ha. sei righe cli sezione t rape;zoidale, ed il proietto porta dodici bottoni di zi neo, desti nelle r ighe. . ., nati ad entrare ...... Questo sistema àdotfato in F rancia, è pure seguito con
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ESPERIENZE
D' ,IRTIGLIERI l':
ieggie~e modificaz1oni dall'artiglieria italiana , ·russa , spagnuola, olandese e di altre minori poténze, non che · a quanto sembra, dall'artiglieria austriaca per le batterie da campagna. 3° Sistema frrancese dell'artiglieria di marina. Differisce. dal 1precedente per avere tre sole righ~ paraboliche ed i proietti con sei bottoni di zinco. È adottato in Francia per l'armamento della flotta e per la difesa delle coste. 4° Sistema Lancaster. - La sezione dell'anima è leggermente: ellittica, e l'anima può supporsi generata da quest'ellisse la quale si muove mantenendo il suo piano n0rmale all'asse e in modo che ogni suo punto descriva un'elica, mentre il suo centro si mantiene sulFasse stesso. Tale sistema può der_ivarsi da quello Cavalli, supponendo che in questo il fondo delle righe sia raccorda.to con la superficie dell'anima, La superficie esterba del proietto è generata nel modo stesso dell'anima da un ellisse di dimenzioni alquanto minori, ed è sormontata da una punta ogivale. · Le artiglierie di questo sistema furono sperimentate in Inghilterra, e fecero. cattiva prova ,all'àssedio di St!bastopoli, cosicchè non sono adottate da alcuna potenza. 5° Sistema Whitworth. - L'anima è di sezione esagona, e generata. in mçido analogo a quello del sistema precedente. Il proietto è pure analogo. Questo sistema · può derivarsi dal francese supponendo che i fianchi vicini di · due righe contigue si confondano in un sol0. I cannoni Whitworth sono anche oggidì sperimentati fo Inghilterra, ma non vennero finora adottati da alcuna artiglieria. 6° Sistema Lenk. - La sezione ·dell'anima è un giro (spi ra) di spirale di Archimede, e genera l'a:::iima in modo consimile a i precedenti. Il proietto -è avviluppato con un metallo cedevole.
Questo sistema fu sperimentato dall'artiglieria da campo austriaca, ma sembra ora abbandonato. I sistemi appa rtenenti alla seçonda categoria possono ridursi ai seguen l,i: l Sistema. krmstrong adottato dall'artiglieria in~~; 2° Sistema priissiano adottato in Prussia, nell'artiglieria della Confederazione Germanica, nel Belgio, ed in Austria pei grossi calibri. . . · In ambedue questi sistemi le righe dell'anima sono piccole e numerose, ed il proietto è avviluppato di piombo. La riserbatezza tenuta in ogni dove sulle artiglierie adottate e sui loro risultati di t.iro rende difficile i,I procurarsi tutti gli elementi di confronto necessarii per presentare un paragone tra i diversi sistemi Riferiremo perciò soltanto i pochi dati che fu possibile. di raccogliere sui sistemi più importanti, che ci sforzeremo di descrivère. O
Sistema francese 1lell'ortiglicria di terra. '
11 sistema francese che è quello appunto in uso tra noi, merita di esser descritto e discusso in tutti 'i. suoi pi t'1 minuti particolari. Esamineremo perciò successivamente tutte le _varie parti sì della bocca da fuoco che dei proietti. _ Nei cannoni rigati con questo_sistema, l'anima è cilin- · drica, e nelle ·sue pareti sono incavate -a d elica sei righe la cui sezione fatta con un piano normale all'asse è un trapezio mistilineo, col fondo formato da un arco di circolo concent-rico all'anima e due fianchi diversamente inclinati. Il proi,-tto 6ilindro-ogivale porta due corone di sei alette d,i zinco ciascuna, destinate ad impegnarsi due a due in una stessa riga. I tracciati del cannone e del proietto si app0ggrnno
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ai seguenti principii, l'utile applicazione _dei quali fu per la maggior parte sperimentalmente scoperta e confermata,,
lsolar.nenlo del proiet.t0. - Si osservò che i primi ga,s svolti dalla combustione della carica e che passano tra la parete superiore dell'anima ed il. proietto, esercitano superiormente a qu,esto una forte pressione, per la quale la . p unta del proietto si abbassa, e se ne rialza la p arte . posteriore che così viene ad urtare violenten1ente contro il cielo dell'anima. Questi urti si riprodncono durante il movimento nell'interno dell'anima, e sono causa di guasti nella bocca da fuoco e di inesattezza nel -tiro. Esaminando poi i proietti dopo lo sparo si scorsero in alcun i di essi dei pezzi di b_r onzo attaccati alla loro parte posteriort:J, e ndl'esarne delle bocche da fuoc o si v idero in esse evidenti le traccie di · que,;ti urti. Tal i guasti c~escono rap,idamente col progredire del tiro, e diventano talmente considerevoli da rendere le bocche da .fuoco fuori servizio dopo un numero assai limitato di colpi. E difatti tra i primi. cannoni da noi rigati ve n e furono alcuni. posti fuori servizio prima di aver fatti cento spari . Ad evi tar e quest'inconveniente dové stabilirsi che il vento che passa tra la parte cilindrica del p roietto e la superficie d ell'anima superi sempre di almeno mill. 0,8 quello della sommità delle alette col fondo delle righ e. In questo modo il proietto vien sopportato durante il s uo tragitto n el l'anima dalle sole alette, e queste essendo di . metallo di gran lunga più molle di quello col quale é costrutta la bocca da fuoco, n,on possono guastarla. Inolt re il m etallo delle alette essendo poco elastico gli u rti rimangono attutiti e vien tolta, od almen o assai rrwnom ata, questa causa d'inesattezza nel hro. La metà d ella differenza che corre tra i due venti acCClllHlti più sopra è ciò cho chia1nasi isolamento ed il suo valore minimo, che trovasi regislrato n elle tavole di
n' Af< TIGLlliRIE
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costruzione dei nostri proietti, si ottiene sottrnendo d,, l ve&fo minimo del proietto coll'anima il vento massimo delle alette col foudo delle righe, e p rendendo la metà di questo valore (1). La1·ghezza delle r·ighe. - È itidispensabile clrn le· righ e sieno più larghe di quello che le alette sien grosse, poicliè stante le inevitahili imperfezioni di fabbricaz ion e, può verificarsi il caso che l e due 11lette <.:be deggionn i rnp<•:gnarsi' in una stessa riga si trovino su di un'.elica diversa da quella con cui l a riga istessa è condotta.. Evidentemente in questo caso se le righe fossero larghe -corrie le a lett~ sono grosse, accadrebbe che non si potrebbe introdurre il proietto nella bocca da fuoco . Nello stabilire la larghezza della riga, convien inol tre tener conto del restringimen't o della riga stessa prodotto dalle fecci e che la combustioue della carica lascia aderenti alle parel i d ell'anima. nonché della. fa1;il ità 'con l a q ua le i serven1i dei peni ·debbono poter introdurre in essi i proietti . Infine la riga dev'essere assai larga perche l a fobJJTicazione dei proiet ti riesca facile e spedita. L'esperienza ha d imostrato che le precedenti condizioni sono soddisfo.ile allorquando il rapporto t ra la grossezza d elle alette e la largbezza delle righe é di 0,7 o 0,8. · R.estringirnen to delta riga. - Nel caricare le artiglierie i t proietto spinto dal calcatoio s'inoltra verso il fo ndo ddl'an i1ml, ed è costretto arl un moto di rotazione da u uo . dei fianch i delhi. riga co1Jtro il qua le le alette vengono ad appoggiarsi. Questo fianco dicesi clirellore del caricamenlo . Qwrndo poi il proietto esce dalla bocca da fuoco, le . sue alette vengono necessari,,rneute ad appoggiarsi su l fianco della riga oppoi;to al preaceennato, e q uesto fiap cu di cesi di-retto1·e del tiro. (1) Nelle t:\vole di costrnzionc pubblicate nel 1862 però, !'·isolamento è la ùiffcrenzt, frn i tlne veuti snunotati.
ESPEl\lllN~E 12 Premessa questa nomenclatura -debbesi osservare che la_ riga essendo più larga della grossezza dell'aletta, ne succede che il' proietto spinto dal calcatoio al fondo dell'anima trovasi colle alette a contatto del fianco direttore dd càricamento e discoste cl.al fianco direttore dello sparo. _Quando poi la granata è spinta dalla forza espansi va dei -, gas svolti dalla combustione della carica, le sue alette non verranno ad incontrare questo fianco e ad appoggiarvisi se non dopo che il proietto abbia percorso un certo tratto nell'anima, ed Ìn questo istante il proietto avrà acquistato una considerevole velocità. Perciò le alette nPll'incontrare il fianco direttore dello sparo saranno sottoposte ad un urto violento che avrà per effet1o probabile di svellerle , e per effetto certo di produrre irregolarità nel moto del proietto nell'anima e conseguent emente poi nell'aria. Per evitare un tal urto una delle righe verso il suo termine si restringe gradatamente avvicinandosi man mano il fianco direttore del caricamento a qu'ello direttore dello sparo; finchè la larghezza della riga sia ridotta ,~d essere eguale a quella dell'aletta. In questo modo allorquando l'aletta impegnata nella riga che ha il re:,tringimento è giunta nel sito ove questo si trova , il proietto acquista un moto di rotazione più rapido, ed a misura che esso progre,disce verso il fondo dell'anim a le alette tutte si avvi•c inano al fianco direttoi'e del tir~ e :v engono a toccarlo quando il proietto è al termine della s ua corsa. È inutile che le altre righe sieno pure ristrette poichè ciò sarebbe un aumentare la diilkoltà di fabbricazione senza profiUo. La riga che si presceglie per farvi il restringimento è quella che a l fondo dell'anima trovasi opposta allo sbocco del focone , perchè essendo Pssa la piC1 -bassa, ne avviene, che nel caricamento stante l'azione della gravità l'aletta
J/ARTlGl,!ERlE
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del proietto vi rimane più sicuramente impPgnata e ciò qualun'que guasto esista nella ,riga; nello sparo poi, la pressione stessa dèi gas sulla pa1:te superiore del proietto, teude pure a mantenere il proietto nel restringimento. Se il restringimento presenta il vantaggio di annullare gli urti è però svantaggioso 111 quanto che rende fissa la distanza del fondo del proietto dal fondo dell'ani1rni, distanza che è invece vantaggioso di poter cambiare. Per que~to scopo la riga non finisce col termine del restringimento, ma vien prolungata verso il fondo dell'anima con una larghezza eguale alla grossezza dell~ alette. Così la riga opposta allo sbocco del focone comronesi çli due parti; l'anteriore o più vicina all§L bocca è più l~rga della poster~ore. Queste due patti sono riunite assieme, dal lato del fianco direttore del caricamento con un raccordamento che dicesi piano inclinato. Nel ;ratto 9ve la riga è ristretta, il proietto può scorrere mantenendosi coll'aletta a contatto di ambidue i fianchi. Questo tratto vien detto p1°ol,u,ngamento della riga ristretta; ed ha per lunghezza massima la distanza tra le due corone di alette, affinchè non possano impegnarsi in esso due alette nello stesso tempo. Inclinazione dei fianchi . - I fianchi della rio-a sono o ambedue inclinati. Per rendersi conto dei motivi ch e _hanno indotto ad inclinare il fianco direttore del tiro si consi1eri il proietto -mentre spinto dall'azione dei ga~ svolti dalla polvere, muoves.i per uscire dall'anima., e si ~oti che ~iccome in questo movimento la velocità di traslazione va man mano crescendo a misura che il proietto si avvicina alia bocca, deve necessariamente crescere cziandio la velocità di rotazione, cosicché l'aletta dovrà esercitare durante tutto il movimento nell'anima una pressione sul fianco , direttore dello sparo. Se tal :fianco è inclinato, questa pressione · tenderà a far montare l'aletta sul fianco stesso ed a farla così. escire dalla riga_.
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ESPERl1Nl(E
Mentre ciò succede per una data aletta, accade la stessa cosa per q L1e!la posta all'altra estremità dello stesso diametro, e per tutte le dodici alette poste sul proiet to, generandosi così delle forze in d irezione contraria le une c1 lle altre, le quali tendono ad equilibrarsi attorno al p roietto ' cioè ad elidersi. Le forze così generate servono a mantenere l'asse del proietto nella direzione di q11ello ~ del. pezzo , poiché se il J?l'oietto s'inclina da una parte succetle uno squilibrio in tale pressione che tende a ri- condurre l'asse n ella direzione più conveniente. Qualunq ue sia il' valore di questa spiegazione, egli è pure un fatto che l'inclinazione del fianco direttore del tiro ha f0ruito buoni risultati pratici, ed ha il vantaggio di renàere più difficile lo svellersi delle alette. L'inclinazione del fianco ora detto è stata determinata sperimentalmente; e si usa di condurlo in modo da fa-re col rao·o-io corrispondènte al suo sbocco nell'anima un ob angolo di circa 70°. _ Il fianco direttore del caricamento si dispone pressochè n m:-ma.lmente all'altro fianco . L'avere ambi i fianch i incfinati offre pur anche il vanta 0o-crio di 1:endere ottusi Oaii s11i.aoli sag1i,.,nti della rigatura 0 ' O -cosicchè 1a bocca da fuoco si conserva meglio. Inoltre, abbenchè le alette fossero per erron ea fabbricazione più grosse della larghezza della r iga r istretta, esse possono tuttavia impegnarvisi allontanandosi dal suo fondo. Numero delle 1°ighe. - Già si è detto essere fissato a sei il numero delle righe in questo sistema. Ciò proviene da che essendo il moto di rotazione prodotto dalla press ione delle alette di zinco contro il fiauco direttore del tiro, ed essendo lo zinco un metallo molle e non rnolto r esistente, fu mestieri aver molteplici punti cli contatto <lclle alette coi fianchi per essere certi che essi non si logorassero troppo facilmente. Si ha ino)tre con· questo i l vantaa,qio cli aver dist ribuite regolarmente intorno al 00 ~
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15 proietto . le forze che nascono dalla pressione delle alette s u.i fianchi delle righe. L'aumentar poi il numero delie r ighe al di là di quello fissato, aumenterebbe la diffi <.:oltà di fabbricazione senza procurare alcun reale vautaggio. Profondità elette 1°ighe·. -- Le righe debhono essere il meno profonde che sia possibile, poichè essendo i pieni t,ra le righe inutili per la resistenza della bocca da fuoco, le righe meno profonde permettono di t rarre miglior partito del metallo. · La profondità fu determinata in via sperimentale e fissata ad 1r30 ·circa del cal.i bro pei cannoni di bronzo ad 1136 pei cannoni di ferraccio. Passo clelle righp. - Il passo delle righe debb'essere determinato in tal modo che la velocità di rotazione del proietto sia sufficiente a rendere abbastanza stabile la posizione d el suo asse durante il tragitto nell'aria. Se il passo è. troppo grande, il moto del proietto riesce irregolare, e se è troppo piccolo si aumenta il tormento dèlla bocca da fuoco e si diminuisce la velocità inizic1le del proietto . . L'esperienza ha insegnato che fra certi limiti che sern bra debbano essere assai estesi, di calibro, di peso del pro ietto, e di rapporto tra questo peso e quelto d ella carica, si hanno buoni risultati di tiro quando il passo è tale ehe la velocità di rotazione alla superficie del proietto giunga a 40 metri circa. Lunghezza d'anima. - La diversa lunghezza d'anima delle bocche da f:uoco rigate deve necessariamente influire sulla velocità iniziale del proietto, e la lunghezza più convenien te deve certamente variare col rapporto tra il peso del proi,etto e quello della carica. Si è ricer• cata sperimentalmente la, lunghezza più conveniente per le artiglierie di piccolo calibro destinate a lanciare proietti di peso· compreso tra una volta e m ezzo e due volte
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ESPE;RIENZE
quello della palla sferica, con cariche comprese tra I1t e 11'7 del peso del proietto, e nelle quali il passo sia de• tetminato nel modo dianzi indicato; e si è riconosciuto che la lunghezza che fornisce velocità iniziali maggiori si è quella di 15 a 16 volte il calibro. Pei calibri maggiori tale lunghezza non è ben conosciuta, ma ciò poco importa poichè in generale la lunghezza delle artiglierie t rovasi già fissata da considerazioni derivanti dal lorouso pratico, ed inoltre se le variazioni di lùnghezza 'son poco considerevoli, la loro influenza sulla velocità iniziale non è molto grande. Grossezze di metallo. - Le osservazioni fatte sugli scoppii delle bocche da fuoco rigate han dimostrato che espe tendono a spaccarsi longitudinalmente nel sito nel quale, quando l'arma è carica trovasi la parte cilindrica del proietto. E se si considera che il proietto oblungo, sia pel maggior suo peso che per gli attriti che incontra, deve porsi più difficilmente in moto che ,un proietto sferico, e per conseguenza rendere maggiore la tensione dei gas nei primi istanti del movimento, p.uò conchil!,dersene che le bocche da fuoco rigate debbono avere in culatta un rinforzo cilindrico di 'grossp,zze maggiori di quello dei cannoni lisci e prolungat9 al di là del sito occupato dal proietto nell'aniina carica. Sembra che per le cariche com prese tra 115 ed 117 del peso del proietto, la grossezza di pareti di 1 112.' calibri sia più che sufficiente per la resistenza della bocca da fuoco (1). Al di là del rinforzo, due trònchi di cono successivi costituiscono la volata. Nelle artiglierie rigate secondo questo sistema , non (1) Nei nost-ri Carinoni da, 8 Il R da, campagna, :M: 0 1863 e da, 32 Il R d'assedio (in esperimento) il rinforzo è prolungato :fino ad un calibro circa. al cli fa del sito nel quale trovasi la punta del proietto posto a ~~-
n'AI\TIGLll'.RIE 17 essendo più a temersi gli sbattimenti del proietto, sarebbe inutile · l'aumento di metallo alla volata che costituisce la gioia. - Esso si coosen•a però generalrneute, sia per non spogliare le artiglierie di ogni eleganza , sia per avere una linea di mira di v9lata non troppo inclinata sull'asse del pezzo. Forma e peso . dei proietti. - La superficie esterna dei proietti è formata in generale di una parte cilindrica sormontata da una superficie di rivoluzione generata da uno o più archi di circolo disposti in modo da formare una ' ogiva. Il fondo ne è generalmente piano. I proietti oblunghi sono in generale cavi (granate), ed uniscono l)erciò agli effetti dell'urto quelli dovuti alla esplosione della loro carica interna ed alla conseguente divisione del proietto. Il peso loru può variare per uno stesso calibro col variare della lungh8zza, della grossezza delle pareti e col farne la punta più o meno acuminata. In generale esso è compreso tra una volta e mezzo e due volte -quello della -palla sferica dello stesso calibro. I proietti leggieri che si possono lancia.re con cariche relativamente maggiori senza aumentare il tormento dei pezzi convengono maggiormente per le artiglierie da campagna e da montagna per le quali è somma l'in1 portanza sia . della radenza dei tiri alle più ordinariB · distanze, proveniente dalla maggior vel~cità iniziale; d1e della facilità dei trasporti. Inoltre non è in questi casi necessario di aver proietti con grosse pareti , poichè essi non sono destinati a battere ostacoli' di moha resistenza. I proietti pesanti invece convengono - meglio per le artiglierie da murn per le quali gli effetti, si. nel tiro di lancio che nel Liro in arcata, sono pìt'.1 che ad altro dovuti al peso -del proietto, rnenlre le dilli.coltà di tra-
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ESI'El,!Ei\'Zi;;
sporto e di servizio hanno un'importanza relativamente minore (1). Grossezzci delle pcweti. - La massima grossezza di pa- · reti delle- granate tro-vasi alla punta. In tal modo si i<infoha la p,trte con la quale più generalmente il proiett0 urta contro gli ostacoli resistenti, e si viene in pari tempo a portare più in avanti il centro di grav~tà, il che, corue è noto, serve a diminuire le derivazioni . La grossezza delfa parLe cil indrica deve esser tale da permet'ter è che vi si possano piantare le alette conservando alla,· pare'te una cert;-,~ solidità. Finalmente il fo ndo dei proietti dove a v.oro la grossezza necessaria per resis~ere all'urto dei gn z svolti dalla carica. In generale la g rossezza delle pareti <lel!a parte ciìiudr,ìca e del fondo varia tra 116 ed 119 del calibro . Lirnghezza dei proietti. - La lunghezza delle granate pLtò essere variabile a seconda della, grossezza fissata per le pareti e del peso · che si vuole ottener e. In generale però si ammette che per rendere regolare il movimento del proietto nell'interno dell'anima , e più diflicili gli sbattimenti, è mestieri che le due corone cli alette distino tra loro di una notevole qµantità, e Fesperienza ha fissato ad un calibro il limite minimo di questa distanza. Da ciò deducesi che la parte cilindrica del proietto deve superare un calibro. L'altezza poi della parte ogivale è fissata generalmente a, due terzi -di ealibro; .cosicchè l'altezza totale della granata riesce di circa d ue calibri. L'esperienza che ha in,s egnato potersi senza inconven ienti diversamente alhrngare la punta del proiettò tra limiti as,:;ai estesi, h,a pur dimostrato potersi tagliare 1a (1) Nella nostn1 artigl ieria i pl'oietti pei cannoni dt, 5 1/3 B R da · montagna e da 8 B R da. campagna Mo 1863 ha.nno uu peso di mm volt,, e mc7,zo la. palla ' sfc1·ica di cgua} c>tlilJro; i proietti invece dei c,,unoni cfa 1nuro p es:1110 due volte l a palh, del loro calibro.
l9 punta stessa con un piano normale all'asse di rivokzione, il che è indispensabile se vuolsi adattare a questa pùnta una spoletta: Aggiungeremo che sì da noi che all'estero sonosi eseguite numerose sperienze per ricercaré il sito più conveniente pel collocamento della spoletta , provando dei, prùietti con la spoletta in punta, s ulla parte ogivale, sulla parte cilindrica o nel fondo (1) . Finora è r isultato da questi sperimenti che la posizione più conveniente della spoletta è sulla p unt.a del proietto. Alette. - Le alette sono di zinco laminctto. Molte sono le esi:Jerienze che vennero fatte per r iconoscere qual fosse la materia più conveniente per la loro fabbricazione. Tal materia vuol essere molle e non elastica onde il suo attrito- non abbia a deteriorare le righe che solcano l'ànima della bocca da fuoco, ed affine di attutire e non :cip~odurre gli urti e gli sbattimenti del proietto nell'interno dell'anima, ma ciò malgrado debb'essere abbastanza t enace per chè le alette non abbiano a logorarsi facilmen te d urante il movimento nell'anima. Per q nesta ricerca vennero sperimentate materie diverse , cioè il legùo, il bronzo, l'ottone, diverse leghe di piombo con stagno, antimonio, ecc., il ferro battuto, il ferraccio, lo zinco fuso, lo zinco laminato, e si dové concludere che questo ultimo presentava i maggiori vantaggi. La grossezza delle alette è determinata in modò che esse possano r esistere agli attriti ed agli urti che dcgg iono sopportare ; varia perciò col calibro e colla carica con la quale si vuol lanciare il proietto. Le alette sono piantate in for i tronco-conici , alveoli, aventi la base maggior e al fondo del foro, e schiacciate in essi da un'apposita macchina che nello stesso teippo D. ARTIG.LlllRJ lè
(1) Le spolette ideate dal maggiore A. Bessolo sono appunto siLtrntc sul fondo del proietto.
20 E~ PERI l.::-ZE fa in esse duo fianchi paralleli a quelli ddla riga. La forma del foro fa sì che riesce più difficile che l'aletta possa svellersi dal proietto. !Jlelraglia. - L'introduzione dei cannoni rigati non scemò l'importanza del tiro a metraglia, ma accrebL() invece assai la difGcoltà. di combinare per essi u na scatola alta ad impedire il deterioramento delle rigbe, specialmente so trattasi di artiglierie di bronzo . Infatti sfascianl1osi la scatola n oll'i11terno del pezzo, le p alleLte possonu urtare negli spigoli delle righe e deformarli in modo che la b ava t ura in r ilievo che si forma nell'urto impedisc,t l'introduzione della gran ata. Da ciò rilevasi essere n ecessario che i bossoli delle scatole di metraglia co.n tin uino ad avviluppare le pallette durante il trag.iUo ne1Fanima e non si sfascino che alla bocca del petzo. N umerose esperienze eseguite con bossol i di lamiera di ~erro e q uindi di lam iennli zinco, ind ussero ad adottar<J scatole a metraglia nelle quali il bossol o ed i fondelli sono di zinco, e le pal~ette collegate tra .l oro col mezzo cli zolfo foso. Granate a JJaltoltole o shrapnells. - Per portare la mctrnglia alle dist anze superiori a quelle alle quali le scatole cessano di essere efficaci, l'artiglieTia franc8se adopera delle granate a pallottole. La forma di q ueste granate 0 consimile a quella delle granat e Òrdinarie, ma l e pareti sono r idotte alla minima grossezza possibile. Nell'interno della graqata sono situate delle pallottole di piombo collegate tra loro per mezzo di zolfo fuso, e nel vuoto ciliriclrico che apposit amente s i }~scia nel mezzo del p roietto, è posta la carica di scoppio, la qual e vuol essere non superiore a quanto è strettamente necessario per spezzare l' involucro est erno . Con tal proietto è in dispensabih.: l'uso di spolette a tempo (1) ed i r isultati del suo tiro sono (l) Per qnanto rigtrn.rda le spolette, vedasi in seguito la parte di questo resoconto che concerne le diverse esperie11;1e eseguite in proposito.
n ' ,,RT IG I. I IWIE 21 per conseguenza.' n ell o stato attllale delle cognIZJoni' assai incer ti; ragione que;:;ta che ha indotta la 110st ra. artiglieria a n on imitare in ciò l'cscmpic, dei Francesi. L'arti glieria rigata francese è tutta costruita seçoncln guesto sistema, ed è costituita dalle bocche da fuoco segueuti : 1° Un cannone da 4 da montagna in bronzo del pew d i poco pi ù che 100 chil.; l ancia con una carica di 300 g rammi , una granata ordinaria di 4 ch i!. di peso e la scatola a metraglia . 2° Un cannone da 4 da campf1gua in bronzo del pes,) di 340 ch il. circa., che lancia gli st essi proict.Li ora aC'cennati con la carica di 550 grammi, ed inoltre la g ranata a pallottole. 3° Tre cannoni da 12 in bronzo provenienti dalla r igatt1ra degli antichi can noni -obici da 12 da campagna, cann oni da 12 da campagna e cannon i da 12 da m uro , e destinati , i l primo alle grosse ri serve d'artiglieria da G<lmpagna EvJ agli assedii, il secon do alì'attacco ed alln d ifesa delle piazze, ed il terzo alla difesa delle piazze. Lanciano colle cariche di chil. 1,000 ed 1,200, la grauata. ordinaria del peso di chil. 12 circa, b granata a pallottole e la scatola di metraglia . 4° Un cannone da 24 in bronzo per l'atta cco e la di fesa delle piazze, che lancia con carica di ehil. 2 ,400 una granata del peso di chi!. 22 circa ed una scato)a cli metragiìa.
5° Un cannone da 30 in ferraccio per hi difesa delle piazze di costa, che lancia con chil. 3,500 di carica ona granata di 30 ch1l. circa d i poso . Alcuni d i questi sono cerchiati , ed oltre al proietto accennat o 1?.nciano pure con 7,000 chil. di carica un proietto massiccio d'acciaio d i 50 chil. circa dì peso. È inoltre alìo stLJdio• un obice di 20 ccnt., dcsiinato a surrogare i mortai nel tiro in arcata a grande elevazion e.
ESPERIIi~Zl!:
Sistema fb111ccse dd\'arliglieria di marina. L'art.ig1ieria di m arina francese, sia a cagione di suscettività assai facili a spiegarsi, sia pei motivi tecnici che tenteremo d i esporre, non volle adottare il sistema <li rigatura dell'artiglieria di terra e preferì studiarne uno speciale . Essa comi nciò con sperimentare il sistema Cavalli ed j risultati di queste esperienze appalesarono gii inconvenieoti delle alette di ferraccio (1). Pur tuttavia, tenendo conto dei considerevoli vantaggi offerti da un sistema n el quale fe alette venissero fatte nel getto df' I p roietto , essa cercava di perfezionare questo sistema conservando le alette di ferraccio. Per questo scoµo tentava naturalmente ogni modo di diminuire gl i urti e g li attriti delle alette contro la b occa da fuoco , al qual fine aumentava il numero delle righe portandolo a tre, iiìclin ava il fianco direttore dello sparo, e conduceva le righe nell'anima con passo progressivo , talcbè lo svi luppo della spira fosse rappresentato da una parabola anziché da una linea retta. Con ciò speravasi che l'in2-linazione del fianco e le tre righe- avrebbero condotto al centramento del proietto, che gli urti sarebbero stati meno potenti percbè sopportati da tre righe invece di due, e finalmente che il proietto non a,rebbe incontrato con violenz'.1- il fianco direttore dello sp aro. Adottando però una rigatura a passo variabile, fu gi L1ocoforza rac(l) Lo a.lette di ferraccio g,u astR.v nno troppo rapidamente l' interno clcll'anima cli quelle bocche tla fuoco, il cui metallo è ass;li m eno re-
sistente del ferraccio agli sbattimenti del proietto, non che agli sfregamenti delle alette contro i fianchi delle righe (G-iornctlc cl' A:rti9lieria, 1862, pl\rte 2', pr1g. 2).
u'.1 RTlGl.!ERIF.
corciarc le -aleiie, poichè ove queste aYessero avuto nnH certa lunghezza, la loro inclinazione non avrebbe potuto convenire a tutte le parti delle righe. E le nJette raccorciate dovettero essere poste sulla sezione fatta n orma lmente all'asse del proietto e contenente il centro di gra v ità del medesimo. I risultati di queste modi5cazioni furon o poco soddisfacenti, e valsero solo a meglio dimostrare l'impossibilit à di mantenere le alette di ferraccio. Essi avrehbcro for~c potuto prevedersi, poiché le modificazioni accennate non potevano eliminare azioni essenzi_a lmente dovuto alla natura stessa dei corpi posti a contatto, mentre col fare l'inclinazior:e delhi riga maggiore ove è maggiore la Yelocità del proietto non si poteva certamente dim i nuire l'intensità degli urti , ma solo trasporti:1 re a di verse distanze dal fondo dell'anima i punti nei quali e$SÌ hanno luogo. Ad ogni modo questi risultati persuasero l'artiglieria di marina a rinunziare i:tlle alette internmente di ferrnccio. E•1 essendo ancora dubbioso che le aletle di ~olo zinco potessero presentare sufficiente resistenza nel tiro di proietti di grosso calibro., si volle sperimentare un proietto nel quale la parte dell'aletta che appoggiasi sul fianco d irettore del caricamento fosse in_ ferraccio, ed il rimanente di zinco. Ma la difficoltà di fabbricazione di questi proietti, sia per l'esatta lavor azione della parte in ferraccio dell'aletta , sia per ]a costruzione del foro ove Y0n iva pian tata la parte di zinco, foro che non po1c,;a esser cilindrico, fece ben presto rinnnciarè a quest.'iùea , ed indusse a provare le alette. cil in d r iche cli zinco. Il risultato delle esperienze eseguil.esi in proposito fu affatto soddisfacente per quanto rigunrda le alette, lo q11ali n·sistcttero a.J tiro senza svell ersi nè troppo logorarsi. Si doYè però O!':scrvare che il proiPtt0 munito di una sola corona di · alette oou aveva s tahi litii su aie i cute n el suo
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ttgr;rn m:s'ZE:
rnoto nell'interno dell'ani1n a, e pel'.' ovviare a tal inconve• niente si pensò di stal,ilire una seconda corona di alett~1 all' ind ietro della prima con lo scopo di isolare il proietto dalle pareti dell'anima. Essendo il passo delle righe variabile le alette di questa seconda corona non possono appoggiare sempre contro il fian co delle righe, ed ove esse avessero le stesse dimensioni di quelle della corona anteriore riescirebbe impossibile di _introdurre il proiétto n ell'anima. Si fecero perciò queste alette di un diametio assai minore d i quello delle prime, e si dispòsero in modo che quando il proie.tto trovasi al fondo dell'anima, ove le righe son meno inclinate, e,sse yengano a trovarsi a l:outatto col fianco direttore dello sparo. Si djede inoltre al lato delle alette anteriori che deve appoggiarsi contro il fianco direttore del1o sparo un'inclinazione rnoltÒ-maggiore di quella · del :fianco stesso. Finalmente si diede alle alette rosteriori una sporgenza di poco superior e alla n:età del vento del proietto nell'acnima. Conseguenza. dì questa disposizione si è che nell'atto ,dello sparo non cssendoYi che le alette posteriori a contatto del fianco direttore, esse si logorano alla superficie e sortono dalla riga finchè le alette anteriori giungano a contatto dell0 stesso fianco, e logoi:_andosi pur esse, la parte loro più bassa esca pure dalla r iga. Allora il proieito si trova isolato dall'anima. per la parte delle alette sì anteriori che posteriori che è uscita dalle rig he. L~ dimensioni delle alette posteriori, l'inclinazione del fianco di quel le anteriori, e l'equazione della parabola sviluppo di una riga son combinate in ·modo che l'aletta posteriore no11 possa più rientrare nella rign in tutto il moYimento nell'anima. In questo modo il tiro delle bocche a fuoco così rigate presenta in parte i vantaggi del tiro forzato. Sembra che i risultati cli tiro forniti da questo sistema di rigatura sieno almeno egnali a quelli del sistema delYartiglieria di terra adottato da noi. Ma giova per altro
avvertire che ess0 non potrebbe probabilmente Yeni1e. applicato alle bocc:he da fuoco di bronzo. 11 cannone tipo della ma.rina francese è il cannone da 36 libbre forato al calibro di 30 (165 millimetr i) e cerchiato. I dati principali relati vi alla rigatura ed al proietto (1) sono i seguenti : . Diametro dell'anima. N urnero delle righe . Profondità massima delle righe Larghezza delle righe .
lVIill. 164,7 3 Mili. 6 • , 50
Equazione della parabola che rapprP.sent.a lo sviluppo della riga e e.ho ha il suo ver-tice al term ine delle r ighe verso il fondo dell'anima , ::e
= o, 0228487 y
2
ove x ed y sono espressi in metri . Inclinazione della riga alla bocca del pezzo gradi 6 Peso del proietto . chi!. 30 calib . 2 Lunghezza del proietto. mill. 342 Diametro delle alette anteriori 50 Lnngbezza del fianco inclinato delle alette » 36 Sporgenza massima delle alette anteriori 6 Diametro delle alette posteriori . 30 Sporgenza delle alette posteriori . » 1.,5 lnclinazione dell'elica che riunirebbe 1 centri delle due corone . lt4,8.
(1) Non si -ùescrive qui la spoletta, della marina fiancese della quale sarà p arlato nel capitolo relativo alle esperienze su vari sistemi di spolette.
,•
,26
o'Af!T!G l, l isRl E
Sistema Armstrong. Le difficoltà che couvien vincere quando vogliono adoperarsi bocch e da fuoco riga.te caricantisi dalla bocca, cd i vanta.ggi che possono ottenersi con quelle nelle quali si riesce a sopprimere il vento ed _a forzare il proietto, fecero sì che gli Inglesi rivolsero special mente i loro studii ai sistemi nei quali il caricamento si fa per la culatta. E d opo numerosi esperimenti l'ar tiglieria inglew adottò per t-itte le sue bocch e da fuoco rigate un sistema i nventato· da un abile meccanico, sir W . Armstron g. Il cannon e Armstrong è di ferro fucinato e l'anima lo attraversa in t utta la sua lunghezza. La par te del cannone che forma la culatta non è che un m assello solido di ferro, forato .con d iametro m aggiore del calibro, e focinato io m odo che le sue fibre sieno para-llele alla direzion e dell'asse. Il rimanente è fort1Jato di vari t ubi concentnci a, a', a" (Tavola 1, fig . 2') messi l' uno nell'altro a caldo e per modo che ciascuno di essi eserciti una cons iderevole pressione su q uello che cont iene. Questi tu bi son fabbricati avvolgendo ad elica una gbarra di ferro di sezione trapezia (fi g . 3') e fucinan dola sotto l'azione di un maglio. In tal modo il corpo del cannone presenta la massima resistenza allo scoppio, e ia culatta offre la massima r esistenz~ a distaccarsi dal corpo. · Il numero dei tubi che costituiscono il corpo del can• none è maggiore v er3o la culatta , e va man mano di m inuendo eol decrescer e della tensione dei gas , cioè procedendo verso la v olata. Gli orecchioni sono fucin ati s11 di un anello di ferro che cinge nella dovuta pos izion e h. bocca da fu oco: La culatta si ch iu de med iante un otturatore rnolJi le b (fig. l ') la cui parte anteriore è foggiata a tronco di cono,
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e cbe si può introdurre ed estrarre per un apposito inta glio e praticato nella parte superior e del cann one . Quando l'ottura.toro è posto a sito; esso for ma il fondo dell'anima e vien serrato contro le pareti di un incavo tronco conico chr,, termina quest' ul tima, spi ngendoiunanzi mediante .il m anubrio fla v ite cl le cui spire entrano in una chiocciolà praticata nella culatta. Onde rendere maggiore l'aderenza ed impedire ogni sfuggita di gas, i due troncucoui a contatto, cioè tanto quello dell'otturatore quan to. quello d ell'anima, sono formati ciascuno da un anello di ra.me di rapporto, poichè questo m etallo essendo cornp ressibile, n e r ende p iù p èrfetta la ch iusura. Nei g rosf;i calibri però l'anello di ra.rne non b astan do a chiudere ogni adito ai g as, si tralascia di mette,lo, e si pone invue ad ogni colpo dietro l a carica uno speciale fondello d i , l atta . . Nell'otturatore trovasi il focone h i k .(fi.g. 2) il q uale è da,pprima diretto normal men te all'asse del pezzo e quindi, facendo un angolo r etto su se stesso, sbocca al fon dp ,dell'an ima nella direzione dell 'asse. Tale disposizione p 0rmette d i cambiar fac;ilmente la p arte contenen te il focone, che è qu asi sempre il p unto di partenza delle degradazio•ni di u n cannone, ma n ello stesso tempo irnpecli::'lce di sfondare la r.arica, cosicchè devesi conten er questa in nn sacchetto di flan ella a larga tfssit ura ch e p ermerte al la vampa d el cannello di infiammar e la poi-vere (1 ). _ L'anima è ricrata da sinistm a· destra con righe ad elica o , p oco pro fonde e n umerose (Tav . 2, fig . 6), il cui passo varia secondo i cali bri (da 30 a 38 volte il ca1ib ru), in m odo che ·1a velocità di rotazione_d i un punto sulla suprdì.cie del prowtto sia d i 25 a 30 met ri cir,ca. Le I,'igllo (l) La polvere pci cn,nnoni Armstrong è di una gr anituxa molto più grossa delle pol\'eri usate nel continente.
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ESPRH lj Et-.:ZE
hanno le stesse dimensioni per tutti i calibri, cioè millimetri_ 1,27 di profondità, millimetri 3,81 .d i larghezza; ed un intervallo pressocbè ·co.stante; il loro nu mero cr esce per conseguenza coll'aumentare del calibro. La loro sezione è a virgola (fig. 7), per lo chè il fìauco d irettore dèl tiro è molto inclinato sul la superficie dell'anima, e l'altro è a questo nor~rnJe. La forma delle righe rende p iù difficile lo staccarsi dell'involucro di piombo del proietto, poiché la pressione esercit ata dal fianco diret1or.e ba luogo in una direzicne non troppo lonta11a dalla. normale alla superficie del proietto. Il loro n umero considerE:vble serve a porre una gran superficie cli piom ho a contatto coi fianchi che obbligano il proietto al mot o cli rotazione , affinché non si corra il rischio che essi possano stracciare le porzioni che penetrano nelle righe . E finalmente la. parte posterior~ dell'anima è leggermente tronco-e:onica, il cl1e ha per iscopo di far eseguire il forzamento grada~mente. . Il c~nnone Arrnstrong può spa-rare t1·e diversi proietti, 1 quali son tutti all ungati e ri vestiti di piombo. Es~i sono : il proietto p ieno di forma .cilindro-sferica , l'a granata ord inaria di forma cilindro-og ivale, e la granata ar seg·menti pur d i forma cilindro-ogivale. L'artig!ieria da campagna non fa uso che della granata a segmenti, la q uale serve da prcietto pieno se è adoperata senza spolc:tta, da granata ordinaria ed a pallottole se con spolett :1 a tempo ed a porcussione, e da scatola a metraglia se la spoletta a tempo è regolata in modo da ottenere lo scoppio a ppena esce dalla bocca del pe·zzo. La granata a segm enti si compone di un tubo sottile (fìg. 1) di ferraccio a, terminante in og iva, e contenente sei stràti di segmenti, o porzioni di unghia cilindrica b. Ciaschedun strato forma un anello cli 1erraccio tagliato in sette parti secondo raggi, cosicchò la granEtta contiene in totale 42 segmenti, i quali sono ten uti a sito, colando
n' ARTI GL I E RIE 29 del piombo fra i loro interstizi. Attorno all'asse del proietto rimane uno spazio cilindriGo vuoto e d, il quale deve poi bcevere la carica interna e la spoletta . Dopo ]'introduzione dei segmenti si chiu de la parte posteriore della ' granat'.1 con un fondello f d i ferraccio, e si cola il piombo h che doe ri,,estirne estei·namente la parte cilindrica, osservando che essa venga, anche ad avviluppare una, parte della superficie esterna del fond ello coi lembi k in modo da mantenerlo a sito . Al m01~ento dello scoppio, oltre ai pezzetti nei quali d ividesi il tubo estenw , si disper dono anche i segmenti. : Alla punta del pr oietto havvi un bocchino, pel quale si introduce la ca rica interna di polvere contenuta entro un ci lindro di lamina di ferro m; sopra questa si pone una spoletta cilindri•c a a percussione n, e finalmente si a vvita nel bocchino una spoletta a t empo p. Nella spoldtta a percussione (fig . 2) la massa a, che t ermina con l'ago b d'acciaio, rompe per inerzia nell'atto dello sparo il filo di ottone e che la tratteneva , e si porta all'estremità posteriore della sp9letta; nell'urto poi del proietto contro un ostacolo, essa va a battere, pur per inerzia, contr o la parte anteriore e produce coll'ago la detonazione della m istura fu lminante d , la quale accrnde la pqlvere e, ed i gas sviluppati percorrendo la via segnata con freccie nella fi g ura, vanno ad infiammare la ' carica interna della grana ta. Nella spoletta a tempo (fig. 3), la massa a m unita di un ago d'acciaio b, r ompe nell'atto dello sparo lo spillo e, che la tratteneva., e produce la detonazione della composizione fulminante e. La fiamma prodotta percorre il cullare vuoto g ed il tubo h, e viene ad accendere la com posizione ordinaria da spolette che è clisp')sta nel la. porzione di corona circolare H, una delle cui estremità sbocca nel canale i ripieno di polvere. I gas sviluppati da q uesta servono a com unicare il fuvco alla carica in-
30 'ESPERIENZE terna. Svitando leggermente .il bottone k , si può far gi rare il collare / e portare il tubo h in modo da· corrispondere a qualsivoglia punto della corona circolare H, e così regolare a volontà la cluraia della spoletta . Una striscia di carta graduata ed incollata attorno la spoletta, indica la quantità di cui debbe farsi girare il collare per le diverse dist.a nze. ,. Lè due spolette si adoperano in generale simultanea: mente, e se' no.n vuole adoperarsi la spoletta a tempo si a:yvita in sua vece al bocchino un tappo metallico , Per evitare di dover lavar l'anima dopo ogni sparo, e raschiarla sovente , si interpone fra la polvere ed il proietto uno stoppaccio (6g. 4), composto di un disco di c,u·tone a , di un disco cli feltro b, e di un recipiente e formatn da due calotte sferiche di sottil lamier a di rame, contenenti una mistura di parti eguali di grasso e d'olio. Lo stoppaccio si colloca col r ècipiente contro il fondo del proietto, cosi_cchè esso si schiaccia nell'atto dello sparo, ed il grasso liquefatto unge le pareti dell'anima, mentre il feltro operando come uno scovolo, netta le pareti pel colpo successivo. Il puntamento del cannone Armstrong si fa mediante una mira sit.uata sullo zoccolo dell'orecchione destro (Tavola 1, :fig. 4), e di un alzo verticale disposto tangenzialmente alla culatta e fissato alla medesima con un anello (fig. 5). L'asta dell'alzo è divisa in gradi e sesti di graùo (Tavola 2, fig. 5); un nonio mosso da u na vite micrometrica permette di dare le elevazioni di minuto in minuto . Le derivazioni sono corrette con una traversa orizzontale posta all'estremità superiore dell'alzo, le cui divisioni sono di dieci minuti angolari; un secondo nonio permette di dare gli alzi orizzontali di minuto in minuto. Questo secondo nonio porta la tacca, la quale è foggiata a croce in una lastra · metal-li ca; la visuale deve passare per l'in~ontro dei due varn
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1/ .Al\TJGLH:R IE
c.;he forma:no la croce . Pel tiro a piccole distanze evv1 una seconda linea di mira nel p iano verticale dell'asse d0l pezzo determinata da una mira sul corpo e circa a metà della bocca da fuoco, e da un piccolo alzo verticale graduato a dis_tanze e mantenuto in , posizione da una molla che contrasta contr0 i denti, la lunghezza di ciascuno dei quali dà un aumento di alzo corrispoDdente ad un aumen.to di 50 yards nella distanza (l) , , Nello specchio seguente sono riuniti i dati principali reÌativi alle bocche da fuoco, che costituiscono il sistema di artiglierie rigate inglesi, e che posson servire a dare un'idea abbastanza precisa di questo sistema. I
(1) I dati relativi ai cannoni Armstrong sono l'icavati dall' Han,Zbook. /or (ield service, dalle Ete-nwntary Lectures on .Artillc1·y for thc I.,:l oyal i'l!I.ilitary .t! cademy, e d,dle lliimites of proceedings of the Institntion of' 9i-v-il Enginecrs.
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u'ARTIGLIERIE
ESPERIENZE
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DATI PRINCIPALI SUI CA. \'N0~IARMSTRONG DELL'ARTIGLIERIA INGLESE
CA Lllll\O
dell' anima
---
PASSO
in
millimclri delle -- - - - - - - - proìt~lli l'i4"hc in in "
Ca libri
I
del 1.,-,Jiclto _______,,____..
Bocca da fuoco
-----------N.C-
Pt'so
Peso della
l\lGATOflA
Oianrntro
io 11roieu i sferici di 11gn:.1l ca libro
in
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Mctt•i
Peso
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della canea ~
del in rltilogr:i.mmi
proietto calibri
in
in
proietti
chilogr.
(a)
2,8lp
3 Da 6 libbre .....
63
32
30
1,90
59
Velocità
~
l t8,2 ~-
167 )
/ 3, l
2,86 s 2,0
lr8,4
OSSE II Y AZIONI
in
metri - (-a)-
I
2,1
iniziate
0,340.
288
Da M9ntagna
»
'9
» ...... .
76
3t3
38
2,89
83
304
2
3,66 s 1,8
11'7,l
0,510
348
Delle Batterie a Cavallo ,
»
12
» ....... ·,
76
38
38
2,89
81
431
3
5,20 s 2,3
lr7,8
0,680
q60
Delle Batterie di Battaglia e della Marina
1.190
339
Delle Batterie di Po~izioue
id.
304
Della Marina
2,268
342
Da Piazza
~ 9,52 p 2,2 »
»
20
20
»
lungo
» corto
95
95
44
44
38
38
3,62
89
3,62
66
l
3
635
id.
l
9,54 s 2,2 9,n2 9 3,o id.
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•
120
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\ a1,7lip 2 , 3'1,02s 2,2
(I
e Costa,
d'Assedio, e di Marina
Il
»
70
162
32
5,20
90
3022
2
II '34,02g
2,5
-
Come sopra
I
\ 49,90 p 1,8 (
• 100
ll
177
76
37
6,58
86
4132
2,4
1
46,10 s 2,0
I t:18,38 g Obice da 7 pollici
177
76
38
6,75
59
2707
2
,4
I
5,443 '
Da Pi~zza, Costa, e Marina
4,082
Come sopra
2,6
\ 46 1os 2,0
l
I 1s:3s 9
I
2,6
N. B . Le cifre segnate nelle colonne (a) si riferiscono alle grana.te a segmenti-Le cifte contrassegnate con ·1J si riferiscono ai proietti pieni ; <1nellc con s alle granate a segmenti e quelle con g alle granate onlinarie. 1L1xo vrr.r, voi. u. - 3,
34
ESPlrnrn~zg
P.1re clte a questo sistemà si possano rimproverare seguenti difetti: 1° La fabbricazione delle artiglierie è molto complicata e costosa. 2° 11 sistema d'ot.turatore esige molte cure speciali d1e non si possono sempre averP in campagna, e· senza le quali le bocche da. fuoco non possono più essere adoperate. Esso si guasta rapidamente sia nel focone che :iiell'ane11o di rame, cosicché conviene spesso cal).1biar1o. 3° L'impiego indispensabile dello stoppaccio è una complicazione nel munizionamento e nel caricamento della bocca da fu oco. 4° L'eiftca.cia della granata a segmenti quando è adoperata come scatola a metraglia dipende dall'impiego d1 una spoletta a tempo, il cui uso è difficile sopratutto nei rnomenti di· confusi one quando il nemico è vicino. 5° I calibri maggiori presentano in generale poca resistenza. 5° Il can none da montagna riesce molto pesante per il servizio a cui è destinato, e quello da campagna b a un peso non _eccessivo ma pllre assai considerevole per }(:) batterie di battaglia. A fronte di questi inconvenienti i cannoni Armstrong presentano il vantaggio di un tiro assai esatto, grazie al forzamento il quale impedisce gli sbattimenti nell'interno dell'anima, e grazie 'al piccolo diametro del proietto rispetto al suo peso , il che ne rende la traiettoria assai radente. • Giova di fare osservare che gli Inglesi seguirono rispetto al peso del proietto una r egola inversa di quelì.:t da noi adottata, giacchè i proietti più pesanti rispetto al calibro sono appunto quelli da montagna , da campa.gna e da posizione. Ciò può attribuirsi .alla mancanza di resistenza delle artiglierie di grosso calibro, il ché probabilmente indusse
o' ARTlGL!E RII':
35
a diminuire il rapporto tra il peso del proietto e quello della palla sferica , di egual diametro.
Sistema prussiaoo. I Prussiani come gli foglesi, anzichè camminare sulle or me dei Francesi, vollero appigliars i ad un sistema nel q·uale il proietto fosse forzato, e sc;elsero per la chiusura della culatta un sistema consimile a quello del barone V{ahrendorf. · L'anima del cannone prussiano attraversa tutta la bocca da fuoco e si chiude ponendo verso il fondo di essa un otturatore cilindrico a (Tavola 3, :fig. 1) (1) di diametro di poco miòore di quello dell'anima. Dietro al sito che deve occupare l;otturatore il cannone è attraversato da un foro parallBlo all'éisse degli orecèhioui, nel quale può 1scor rere con attrito dolce una sbarra cilindrica d'acciaio b di - diametro minore di quello dell'otturatore stesso. È contro questa sba.rra che appoggia l'otturatore, il quale perciò presenta nella sua parte posteriore la forma di un semiéilindro cavo di diametro eguale a quello della sbarra, onde possa esattamente combaciare con .essa. Ritirando la sbarra dal suo foro, si può togliere l'otturatore dall'anima, ed i}1trodurre in essa il proietto e la carica. Per poter eseguire comodamente quest'operazione, l'otturatore è munito posteriormente di una cada o manico e in forma di prisma rettangolare , nella quale è prati cato un foro oblungo che serve di passaggio alla sbarra. La coda si prolunga fino al di là dell'estremità posteriore. della bocca 'da fuoco e t ermina in una vite d comandata da una chiocciola a manubrii f. Posteriormente al pezzo trovasi uno sportello o falsa culatta, h girevole (1) I clisegni che accompagnano quest a descriiiouc vogliono esser e c onsiderati solo com~.-dimoslrativi.
3G
ES.PislUMNZfl
al.torno ad tma cerniera, ed .in essa è praticato u.n foro pcl quale passa la coda dell'otturatore. Quando 1a sbarra è tolta, si può, tirando indietro la coda, far retrocedere . ] 'otturatore finchè esso occupi lo spazio interno delh fi:l lsa culatta e quindi far g irar questa attorno alla propria cerniera lasciando ·così aperta l'anima posterior' men te (fig. 1 e 2) . Quando la carica è introdotta n'e ll'anima Pi dovrà operare nel modo inv;erso, cioè chiudere la falsa c ulatta cpinrrere avanti l'otturatore e l'imettere a sito la o ;;barra (fig. a) . Por evitare gli u~'ti dell'otturatore contro Ja sbarra e di questa contro le pareti del suo foro, urti che guasterebbero inevitabilmente tutto il sistema, è necessario di porrè queste parti a perfetto_ contatto tra luro. Per questo scopo la chiocciola f è stabilita in modo d1e qu'a ndo l'otturatore è pressochè a sito, esso viene ad appoggiarsi contro !a faccia posteriore della falsa culatta. Ed in tal posizione, se si gira la chiocciola in un senso ':;i trae indietro l'otturatore, e si portano così a contatto le parti .ohe potrebbero urtarsi; girandola invece in senso con trario, si può allontanare · con una spinta l'otturatoru dalla falsa culatta, e facilitare così l'estrazione della
• '
,
sbarra.. ~
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I
Nel congegno finora descritto non sono evitate le sfug gite dei gas pel vento che necessariamente esiste tra l'otturatore e le pareti dell'anima, e le feccie si depor- · r ebbero in q_uesto intervallo, r endendo ii:n possibile il maneggio dell'otturatore. Per questo scopo i Prussiani, aozichè ricorrere all'i mpiego dell'anello d 'él-CCiaio del si sterna Vvahrendorf, incollano al fondo del sacchetto che contiene la carica, un fondello fatto di cartone di pura (:anapa, le cui labbra alcun poco sporgenti, abbracciano h parte po~teriore della superficie cilindrica del sacchetto stesso. Nell'atto dello sparo la tensione dei gas fa appoggiare il fondello sul dinanzi dell'otturatore, e combaciare esattamente le sue labbra colle pareti dell'anima,
37
o' ARTI GI,rnRtE
cosìcchè I& chiusura della culatta r iesce completa , e ]'Qtturatore non è lordato dalle feccic. Dopo ciascun col po il fondello è spin to avanti ùall'azione dì un calcatoio chr, si introd uce dalla culatta, e mediante l'aderenza dello sue labbra pulisce l'anima e le sue r ighe (l). L'anima è rigata dal punto in cni . trovasi il proietto fi no alla boccà, con righe ad elica poco profonde, la se· zione delle quali è costante per tutti i calibri; il loro 'n umero cresce col crescere del calibro . Le cariche dei cannoni prussiani sono assai deboli e va,Ì•iano solo da .l 113 ad 1T11 del proietto ordinario (2). I proietti lanciati dalle a-rtiglierie prussiane da campagna sono le granate, le granatè a pallottole o Sbrapnells, e le · sc.atoLe a metraglia ; il cannone da 24 spara i noi tre un proietto massiccio di ferro battuto con la parte anteriore d'acciaio, che è d estinato ad agire contro le navi ; corazzate. La grarnita ordinaria è cilindro-ogivale, d i ferraccio , ed ha sulla superficie cilindrica cinque scannellature in (1) L'artiglieria belga,· nell'adottare il s.iste,ma prussiano, ne lm modificato l'otturi1torc per render più esi1tto 11 sistema cli .chiusurn, ed ha JJerciò aggiunto ad esso un anello. simil~ a quello del sistema Wal1rcndorf, ,ma rivolto in senso contra,l'!o, . L'otturatore 'bc·Jga ('l'av. 4, f-ig. 1) termina a.Ila. ~ua J?U.rte antenorc ·con un tronco di cono in accia.i o a, e dove q uesto si u msce alla, part~ cilindrica dell'ottu ratore è pr aticata una scannell~tnrn b. ~nl tronco dt cono si investe un anello d' accia.io e, il cui vuoto.rnterno e pur tronc? conico, e la iiarte ~sterna è cHind,ri<;a -~ di, diametro cgu~Ic, a q,L'.el1? deJl'otturatorc prnss1ano. L'anello e tagllato secondo l)II~ lmca spezzat,: che gli permette di allargarsi , e porta un d.en~e c1rcol_are che _si impegna neila scannellatnra b , ma che è assa,1 pwcolo n spctto ali.i sca,nnellatun1. stessa. Cosicchè _l'anello può scor~·ere a!la.rgandosi., 11111,go i l cono tronco ùell'otturntorc. Il sacchetto po1 e mnmto d1 un fondeilo come nel sistema prnssiano. . Ncll'atto dello sparo i gas spingono il fondello contro fa. J)~,rt e anteriore dcll'a.n ello, !'l questo è costrett? a scorrere lungo snper_ficie t rouco-couic,1 dila.tanclosi -Ano a c"omhacrnrc co1.1 l e JJare!1 del.l a~1m a ; dopo il colpo esso r itorna a.lla prima s1uL posizione per l clastic1ta del metallo con cni è .formato. · (2) SembnL che l'n.ttiglie_ria. L>elgi1 abbia adottato delle cariche di ' / 9 riel peso del proietto.
h1.
38 ESPE.IHBNZT', piani normali al s uo asse, destinate a trattener"! ' a sito l\nvolucro di piombo. Tali scannellature sono interrotte su una delle generatrici del.cilindr o, p(:)r impedire che questo possa girarè nell'interno dell'iuvolucro. -L'invo~ lucro forma attorno alla ::;uperfìcie del proietto quattro anelli sporgenti (Tav. 4, fig. 2). Il diametr o del proietto privo dell'involucro è alquanto minore di quello della parte rigata dcll' anima; l'involucro rende eguali questi cl uè diametri, e gli anelli sp~rgono infuori d i una quantità eguale ·alla profondità delle righe, cosiccbè non sono che gli anelli che penetra.no nell'interno di ess0. Alla punta dèlla gramtta trovasi il bocchino vitato per ricevere h spoletta. ; La g ranata a pallottole è sin;i le nella forma àlla. gra~ nata ordinaria, ma con pareti pi ò. sottili. Essa contiene 25 pallette di piombo, trattenute a ;,;ìto col mezzo di zolfo fuso che si cola tra i loro interstizi . La cari0a interna è raccbiusa in una scatola. cilindrica di latta. Lct scatola a metragli~ ha il bossolo di latta con due fo ndelli di piom bo, il cui diametro è magg iore di queJlo del bozzolo, ed è eguale a q uello degli anell i sporgeDti delle g rà.na.te. Là scatola contiene 41 palteLte, che s i fanno di zinco onde non guastino coi loro urti ìa su perficie dell'anima.. I fonde lli penetrando nelle righe danno alla scq,tola un· mçito di rotazione, il quale deve facilitare troppo la d ispersione delle palletle. Le spolette prussiane sono soltanto a percussione. Esse cornpongonsi di un tubo di rame o di bronzo a (f-ig. 3) avvitato a i bocchino e vuoto nel suo interno . In questo vuoto trovasi un percuoLìtoio b, munito di un ago d'acci,1,io e, e forato·da un canaletto d .. Il tubo è chiuso inferior mente eh un disco di materia infiammabile che ubbruccia con una certa lentezza. Il percuotitoio ·è trattenut~ a sito da una traversa o spilla g, che penetra in un foro della testa della granata, e che appena il proietto
39 esce dall'anima, è cacciata per effetto della forza centrifuga generata dal moto di rotaztone, e lascia ìl percuot itoio in libertà. Nella testa poi della spoletta è avvitato un bottoncino e, contenente una cassula ripiena di m istura fu lminante, la quale è così separata dall'interno della spoletta solo da una sottil lamina di rame. Quando la spilla è sortita, se il proietto urtando un ostacolo resistente perde della propria velocità, il percuotitoio continua per inerzia il suo movimeµto, e l'a.go forando -Ja lamiua di rame urta la rnatena fulminante, e ne produce la den,)tazione. I gas sviluppati passi1ndo pel canale del percuotitoio accendono ildisco di materia infiammabile, e ~ln, questo è, dopo qualche istante com unicato il fuoco alla carica interna. ' Allorquando si tira la granata a pallottole, è mestieri che la granata toçchi il terreno prima di giungere al ber,,agl io e ad una distanza da esso compresa tra 8 e 38 metri . (;r azie al tempo necessario perchè dall'urto sia comunicata l'infiammazione alla carica interna, la granata si rialza ancora di Om 50 circa prima che succeda lo scoppio, e q uindi le pallottole possono sufficientemente disperdersi prima di giungere al be1;saglio. I calibri delle artiglierie rigate prussiane sono da 6 , da 12 e 24 libbre. Del calibro da 6 libbre vi ha uu a hocca da fuoco d i acciaio, destinata 21.l l'armamento delle batterie da campagna, ed una di ferraccio per la d ifesa.delle piazze e per gli assedii. Il calibro da 12 conta pure d uè bocche da fuoco, l'una in bronzo e l'altra in ferraccio, ambe destinate all'attacco e alla difesa delle piaue. Firntlrnente il calibro da 24 non conta che bocche da fuoco di ferraccio e serve alla difesa delle piazze e tfolle coste. Nello specchio seguente trovansi i dati princip.ali relativi alle artiglierie r igate prussiane (1). O' AH'!'fGLIEf.\lR
(1) I da.ti relativi al sistc)na p russiane, ed alle modificazioni introdottcvi iJ1 Belgio sono ricavati in parte da rela.zioni di nostri uffiziali r·he cofa viaggiarono cd in pa rte da una lc;;:ionc rLtL.i !hl colonnello rnsso Sharcr agli tillievi ti ella scuohì di a r1.ig!icria. I tlat,i 11umcrici ùcbbon riten ersi come appross inrn,!ìvi.
•
;
40
DATI PRINCIPALI
CALIBRO
dell'
E METALLO
~mima
SUI CANNON!t RIGATI
_.,,..___ PESO del Gan none
ll.IGATU!l.A
Diametro
Num. 0 profon~it:1
millimetri rigl1e millimc(ri
larghezza
I
PASSO
millim. calibri
-------in
_____,,___. in
91,6
18
1, 4
DELL'ARTIGLIERIA PRUSSIANA
PESO del proietto
in metri
in
in
11roictti
cllilogr.
proietti
,rcrici
in
di
chilogrammi
e•ual -
calibro
4,00
'
DaG libbre '(acciaio)
41
o',lltTIGLJERI E
ESPERJENZE
11
52
4, 75
6,89 g
rl• -
7,75 s
della carica ______,,.._
O.S SE R 1',1 Z IV NI
ciel
proietto calibri
in
in
proictt.i
chilo;;r.
1111
0,600
.
m
2,3
430
63 g
___
PESO
L un-
ghezza
Da Campagna.
/ »
6 » (ferraccio)
91, t5
18
1, 4
»
12 •
(ferraccio) 1 119
»
12
»
(bronzo)..
»
24
»
(ferraccio) . 150
24 .
119
640
2,3
6,89 g
2
l 1l l
O, 000 • D'Assedio e da Piazza.
1()6 g · 1400
2,2
13, 1O g
2
1113
1,000
Id.
id.
2,2
13,10 g
2
1[13
1,000
Id.
id.
3,0
35
p
2
2,0
. 25
g
2
11
52
4, 75 ·
1, 4 · 11
52
6, 28
l•, 4
11
5i
6, 28
1, 4
11
· ' 71 62 . 9, 42 ) . · 100 g
•,,
'• ·
93 g
pi
30 I
I
2500
I
NB. Le cifre indicate vogliono esser considera.te come a.p prossimative; quelle contras· shrapnclls e con m alle scatole di m_et.raglia .
.
- l Da Piazza e da Costa. L800 \
I segnate con 1) si riferiscono a proietti pieni , cou [J alle grnnate ordiri'arie , con s agli
42
0
ESPlllllENZE
Gli inconvenienti principali del sistema prussiano sembrano essere i seguenti: l Il sistema d'otturazione, quando è <?stratto dall'anima, è interamer..te sostenuto da una cerniera , e quando questa sia anche menomamente l0gora, è impossibile di continuare il sei·vizio del pezzo. 2° La mancanza di grasso conveniente, la caduta di fango o di polvere sulla sbarra di chiusura, rendono presso_c hè impraticabile il suo maneggio. Lo stesso dicasi se alcune di queste parti, che son sempre @sposte alI'iutemperie, irrugginiscono. 3° I proietti dell'artiglieria campale ,son troppo pesanti, il che rende il munizionamento di difficile trasporto pel gran numero di carri da munizione ,c he necessita. ' Questo sistema d'artiglierie presenta per contro il vantaggio di un tiro assai esatto.
D ARTH.iLlERI F.
O
Sislema Leuk. Alla: battaglia di Magenta gli Austriaci poterono im possessarsi di un cannone rigato francese. Esaminata tale ,.rtiglieria, dopo alcuni studi e sperimenti vennero nell,1. determ inazione cli rigare secondo il sistema francese i . cannoni da 6 libbre (mill. 94,5) . Ma nel seguito, poco soddisfatti dei risultati ottenuti con questa misur;, e probabilmente dovuti alla poea conoscenza delle regol~ di rigatura, e per altra parte abbagliati dai risultati forniti dalle artiglierie rigate a tiro forzato, adottarono pei grossi calibri ii" sistema prussiano . E ritenendo che-, se i sistemi di caricamento per la culatta po~sono con• venire per le artiglierie da piazza e d'assedio, essi presentano tl'oppe difficoltà ed esigono troppe cautele pel lùro servizio nella guer ra di campagna , LenLarono di
.
)
43
c-ombinare un sistema nel quale si unisse ai vantaggi del tiro forzato, quello del caricamento per la bocea. L'ingegnoso sistema del quale daremo qui appresso un cenno, è . dovuto al generale Lenk , e secondo esso furono costrnite alcune batterie da campagna. La sezione dell'anima del cannone Lenk è un giro di una spirale d'Archimede a passo poco cons~derevol~ (Tav . 4, fìg . 4) (1), nell'arco della quale son prat1cat1 tre mt_agh b ~ coi fianchi nella direzione dei raggi vettori, ed 1 fondi paralleli all'arco della spir alo. b'anima può inten?ersi generata da. questa sezione, supponendo che essa s1 muova mantenendo Ìl suo centro sull'asse della bocca da fuoco, ~d il suo piano a questo normale, mentre essa ro_ta unifor~ternente attorno all'asse stesso in modo che ciascuno dei suoi punti a'escriva un'elica. Cosicchè dovrà scorgersi nell'interno dell'anima un dente a e_, e tre righe b ~ non molto dissimili da quelle della ngatura Cavalli. L'elica descritta è tale che il dente a e ed i fìanchi b delle r ighe ·sieno direttori del caricamento. _ Il proietto è nna granata cilindro-ogiva.le sulla cu1 superficie cilindrica son praticate sia trasversalmente che lono-ituclirml mente dello ~scannellaturB destinate a meglio n . fissare uno strato di rnetallo cedevolr, che deYe coprire il ferraccio . Quèsto motalìo è colato io modo che la superficie esterna del proiett o, salvo la punta, .riesca _g enerata in modo identico a q Lrnllo col quale abbiamo VJSto potersi suppor re generata la superficie dell'anima , ed esso presenta perciò un dente e tre alette le quali sono però considerevolmente p i i.1 piccole della larghezza <~elle rio•he. Lft sezione del proidto ha i snoi raggi vettori alqt7anto p i ù piccoli di qnolli corrispondenti dell'anima,
(1) Le figure sono solbnto dimostrati1·e , e di molto esi gcrnte per hsciar facilmente c:i.pirc lo scopo al quale tcnùesi con questo Sislenu1.
44
45.
- ESPERIEl'ZF.
D • ART IGL iE RU,:
affinchè esso si possa introdurre dalla bocca senza alcuna difficoltd. Allorquando il proietto viene spinto dal calcatoio nel l'anima, il suo dente e l e sue alette si appoggiano contro il dente ed i fianchi delle righe dell.:anirna (fig. 5) . Quando invece esso è spinto dall'azione dei gas, le pareti che erano in contatto ne] caricamento tendono a distaccarsi , ed i raggi vettori maggiori del proietto vengono a corrispondere a quelli' minori dell'anima finchè tutta la superficie esterna del proietto combaci con quella dell'anima (fig. 6). Allora non rimangono alle sfuggite ' dei gas che gli spazi m accanto ai dente , ed n n ell e ·righe, ,ed il proietto non può assumere alcun moto irregolare attorno al proprio asse. Le alette sembra che sieno state fatte per im pedire che la pressione dE:l pr oietto . sulle pareti dell'anima possa eccedere un dato limite, e quindi ·diminuire l'attrito. Per evitare l' urto che succederebbe se il proietto fosse spinto dai gas a passare dalla posizione della fig. 5 a quella della fig . 6, convienè cercare di fargli prender,1 quest'ultima posizione nell'atto stesso çlel caricamento. , _/\. qllesto scopo la punta d el proietto era dapprima m un ita di tre fori , corrispondenti a tre piuoli della testa del calcatoio. Nel cari care , i pi tioli en travano n ei fori, e quando il p roietto era g iunto contro la carica, un moto_ di rotazione impresso al calcatoio veniva da questo trasmesso al proietto che veniva così portato a com ba ciare con la parte dell'anima direttrice dello sparo. Sembra p erò che in seguito si sia termi nato il dente con un piano inclinato, nel modo stesso col quale si re- . stringe la riga n el sistem a francese, e che in tal modo si sia ottenuto il voluto contatto tra il proietto e le par eti· d ell'an ima.
quale b_enchè ingenoso, trae però con sè 1:~ol_ti incon v?~ nien ti . Fra questi possonsi notare come prn unportant1 1 seguenti : 1° Gli spazi che durante il tiro rimangono v uoti , accanto. al dente ed ai fianch i delle righe si logora_no pron tamente pel passaggio d ei gas che con grande v10lenza sfuggon da essi. . . · · _2° Se si vuol avere un vento assa.1 cons1derevole, per assi curare il caricamento dell'arma, convien dare al dent~ uua -profondità as,s ai forte , cioè fare l a spirale m~lto risent ita affinchè un piccolo arco di rivoluzione basti a portare il proietto a contatto d elle pareti dell'anima ; in tal caso si compromette la resistenza della bocca da fuoco, ovvero convi0n. a umentarne soverchiamente il peso p er darle una sufficien te resistenza. 3° Se per ovviare a qu e;,to di fotto si dà poca sporgenza al dente, convien diminuire di troppo il v e~to, e~ allora il caricamento riesce i mpossib ile ~opo pochi colpi per le feccie- ch e imb rattano l'anima. Ed i~fatti g_li Au s triaci dovèttero appigliarsi a~ sistema . d1 ~1sar mvece della polvere ordinaria il fulmicotone (p1ross1lo), la cui combustione non dà residui. 4° Il meta1lo cedevole che coprè la superficie del proietto si attacca alla superficie dell'anima_e la imbratta, obbligando così a rasch iarla per p ote.r ~ancare. Per ovv iare a questi inconvenienti gli Austriaci spenmentarono m olte leghe di piombo con altri m etalli, per . .in_voluc~o dei proietti, ma di queste esperienze s'ignorano l n~ultat1. Sembra che i risult,tti di tiro forniti da questo SJSterna, ehe fu dau-li Austriaci applicato ft cannoni di b ronzo , 0 'siano stati alqllanto superiori a quelli ottenuti co~ sistema franc ese. _ Pare certo per altro che questo sistema sia stat~ affatto abbandonato, o per gli inconvenien ti s uaccennati, o per le difficoltà p rovenienti dall' uso del fulm icotone.
(.Juest1 pochi dati, quantutHJllC affatto incompleLi e forse p oco esatti, bastano a dare un'idea d i questo sistema., il
I
46
ESPERIENZE
Bocche da fuoco rigate dell'artiglieria ituliaoa. Nell'adottare un armamento rigato, la nostra artig1ier{a prescelse il sistema di rigatura francese dell'artiglieria. di terra, informandosi ai principii che lo reggono e che furono piĂš sopra espressi nella sua descrizione. Le bocche da fuoco che attualmente costituiscono il nostro sistema sono quelle notate nello specchio seguente:
PE50
CALll3HO
I
del
OSSEI!V.'l½TOi\"I
MMENCL.\TUnA
SERVIZIO
Cannone da 5 lt3 B........
da montagna
86
3
))
da 8 B ...........
da campagna
96
4,5
»
da 16 B ......... ..
da posizione e d'assedio
121
12
))
da 16 F B........
da muro
121
12
))
da 32 B...........
da posizione (d'assedio)
·150
))
da 32 F......... ...
id.
(da piazza)
150
22 in esperimento ma d'incerta adozione 22
))
da 40 F............
id.
(da costa)
165
30
))
da 40 Fce?'chiato
id.
millimetri proietto chilo;r.
(da costa)
165 '
l l
I
I
I
50
30
in esperimento
I
48
ESPERIEJ,ZE
n' Al\TlGLIEHII!
Su queste diverse bocche da fuoco riesce opportuno di fare · alcune osservazioni, specialmente riguardo ai motivi che spinsero alla loro adozione. Il cannone da montagna è imitato dal ca,nnone analogo del sistema francese, ed ha per conseguenza lo stesso calibro: Il suo peso che di 1.oco supera i 100 chilogrammi lo rende opportunissimo pel trasporto a dorso di mulo e pel servizio iJ?. montagna, e per altra parte l'alleggerimento del pro_ietto rende pur facile il trasporto delle munizioni. Esso è pe;r quanto riguarda la bocca da fuo_co ed il munizi~namento in condizioni alquanto migliori ' dell'obice da 12 cent. che costituiva le antiche batterie da montagna; la g iustezza e l'efficacia del suo tiro sono poi i mmensamente supei iori. In ·questa bocca da fuoco la riga ristretta nÒn 'e prolungata. Il cannone da campagna ha sul cannone francese il vantaggio di un calibro superiore, E: conseguentemente ' maggiore effica_c ia specialmen te nel tiro a metraglia. Presenta invece sval?tag'gio riguardo alla mobilità ,ed al numero dei cavalli n ecessari pel traino della bocca da fuoco, inconven_iente questo_ però non rç.olt9 sensibile in un paragone ragionato (1), e quasi impossibile d'altra parte ad evitarsi nelle nostre circostanze, vista la gran quantita di carreggio da campagna, Mod. 1844, che g ià trovavasi fabbricata all'epoca della sua adozione. I cannoni da 16 costituiscono il calibro medio i_~dis:i:ien,sabile all'attac-co ed alla d ifesa delle p iazze forti. Essi sono ottenuti rigando le antiche _bocche da fuoco liscie, e mancano def prolungamento della r iga ristretta. Il cannone da 16 B da campagna è per la sua mobilità destinato a far parte dei parchi d'assedio e delle grosse riserve d'artiglieria n ella guerra da campagna. Per quest'ultimo
scopo è ora allo studio un proietto alleggerito, riducendone il peso a 9 chil., 1-1er aver maggior facil ità 1w l trasporto del mu1iiziu11amento in guerra. Il cannone da 16 F da muro è destinato invece principa lmente a lla à ifosa del le piazze forti. I canno ni già esistenti 'da 16 H da muro sorio pur destinati a.Ha difesa d elle piazze, rua non se n e fabbri.;heranno più dei nuovi . Il calibro maggi? re per l'attacco e la difesa delle piau.e avrebbe potuto scegliersi fra i tre grossi cal ib_ri d el)e a rtiglierie liscie da 24, da 32 e da 40. Il calibro da 32 :,,embra prefer ib iÌe p erché esso si distacca a ssai più di quello da 24 dal calibro medio, sia per la precisione d el t iro, che per gli effetti di scoppio della granata., e presenta in pari tempo su quello da 40 il vantaggio del m in or peso della bocca da fuoco, e del munizionamento, mentre la sua efficacia e giustezza di tiro son di poco minori. È per tal mutivo che fu posto in esperimento il calibro, da :32, del quale però l'adozione è ancora incerta, avendosi g ran numero di bocche da fuoco da 40, le quali possono servire allo stesso scopo senza alcun grave inconveniente . Il calibro da 40 è specialmente destinato alla difesa delle coste, e proviene dall'antico cannone da 40 F' liscio, al quale si è applicata la r igatura. Esso serve inoltre p 1~r ora, e servirà forse per molto tempo ancora per difesa d elle piazze e per i parchi d'assedio . .tifa siccome non sarebbe di un effetto sufficiente contro le navi corazzate, è ora allo studio un cannone cerchiato dello stesso calibro, il quale possa tirare, con cariche maggiori e proietti massicci d'acciaio contr o tal genere cli navi, e con la granata ordinaria in tutti gli altri casi . pel Il tiro a m etraglia è comptutamente determipato . . solo cannone da 8 B R da cati1pagna, e si stanrid sperim entando le scatole per gli altri calibri.
(1) Vedi nel seguit o cli questo r esoconto la parte r elativa all'adozione di un ava.utreno da campagna 111° 1-863.
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(Continua) i\11;;1 n rr voi. rr. -
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l/ AHCHITETTURA IN RELAY.lOSl-}
ALLA STORIA DEL MONDO
AYverte11za. Volendo porgere maggiore ampiezza e varietà a questa RùJista, e offrire un campo più vasto ai lavori degl i ufliziali dell'esercito, ·abbiamo deliberato, su ll'esempio di parecchi giornctli militari della nazioni estere. di accettare non solo gli scrilli meramen te militari, ma ancbe quelli che abbiano attinenze con le cose mi litari• e con gl i studi di base delle varie armi. Per lanto, d'ora in poi allargheremo i limiti della nostra Rivista e apriremo una categoria, nella quale prenderanno posto tutti i lavori scientifici e storici che rispondono a quel lo scopo, come nei giornali politici dei tempi presenti v'ba sempre una pagina destinala alla varietà.
Dilremo principio a questa, nuova pilr!e colla pubblicaziong di un lavoro del capit-ano del genio N. Marselli, intitolalo: L'm•chitettura in relazione alla storia del mondo. Come ben si vede, il soggello quantunque non si,i mili tare, pure, trattando dell'architettura, riesce im portante per· lulla quella parie degli uffiziali dell'e$ercito, pc'!' la quale l'architc•Uura è elemento integrante del proprio carico. Noi lo pubblichiamo, avendolo l'autore destinat,o ad essere un'introduzione alla sua Storia scientifica dell'arcltitellura , la tp1a!e abbiamo ragione di sperare che l'autore vorrà incominciare a ùare a stampa nella nostra llivisla·.
53 d ei nostri tempi, i quali son dediti precipuamente a 'con-• giungere le di verse scienze con quella da cui tutte fanno capo, cioè la scienza prima. Le scienze in questo modo, rirrrn.nendo fer me n el loro elemen to speciale, vengon o a coscienza dell'elemento univer~ale che le informa tutte. Io qui n on v oglio fare l'apologia della scienza filosofica. n è difenderla da alcune accuse che tuttodì si vanno ripetendo contro di essa, dappoichè un a scien za non ha al tro tribunale che sè medesima; m a , poicbè alcuno potrebhe accusarmi di varcare i limiti che circoscrivono ciascuna sfera, affermando che la filosofia debba sc(;;ndere n i::lla storia dell'architettura e vivificarla, m'è gra,to dimostrare come anche le scienze maggiormente volte all'elemento sensibile si muovano inconscienziosam ente n el dominio filosofico, e come la nostra età, ell?vatasi a que!'.ta nob il e comprension e , intenda sposare le scienze fis ich e colle ideali. Ed in prima, osser viamo un po' il metodo che tengono i fisici n ell'in dagare i fatti in generale. Il fisico sa che i fatti ch e presenta la natura: r isultano spesso da svariatissime cagioni insieme operanti, e come lo !>pirito p,:,r istudiare q uti:;ti fenomeni deve r ompere, m ercè acc-ura1a an alisi, quella sintesi armonica. che sta nella nat ura. Stuà iati i fatti singoli è m estieri adoperarsi a collegare in fra . loro i var i clementi, per 1scovrire la ragione unica che li governa, e condurre la n atura alla sua unità. La fi sica contin uamente tende a qu<~sto pu nto di ccc,ellenz,1, b enchè n e sia a ncora lontana, e vi tende riducendo sempre la svariatissima quantità dei fatti noti a poche catC'go,rie gen erali. Da ciò c_hiaramente si scorge l'aiuto clie 1a scienza fil osofica porge alla fìsièa.. Pri vo di questa ::;cienza il fisico si ridurrebbe alla condizione <li un puro ani male, e non v i sarebbe fisica al mondo . Se il fisico alÌ'apparire del fenomeno pensa che q uell'effet to debba aver p ure un a causa rimota, se tien e (;be a fine di st udiar e il L' ARCTI!TETTC: RA
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L'ARCHITETTURA IN RE J.AZIONG
A LL A
S T OR I A
DEL MONDO
NOZIONJ! PftllUMlNARE DELLA STORIA Df:LL'ARClllTETTURA. La stor ia dell'architettura, del pari che gli altri rami della sapienza u maua. va intesa ai n ostri dì i n m odo d iver so che pel passato, e deve acq uistare luce novell~. Essa sinora si tenne contenta o ad una pura descrizione delle oper e architettoniche che s'incontrano presso i prrncipaÌi popoli della terra, o sfo rzandosi a riflettere sui m ateriali storici accumulati, e mancandole il soccorso della scienza, diede in alcune opinioni, le quali se giovarono al suo svil uppo erano per ò ben lungi dal farle toccar la m eta scientifica. Di presente la storia dell'urch itettura deve anch'essa diven ir~ scientifica , e siffatto scopo conseguirà quando, compenetrata dalla scienza , sarà capace <li comprendere le relazioni che la legano alla storia in generale, cioè allo stato, alla r elig ion e, a lla scienza e alle altre ar t i d i ciascuna società , e quando la scienza ist.essa 'le porgerà il metodo razionale, acconcio a ' collegare questa spar sa materia in un tutto _sistematico. E così la storia deU'archi teUL1ra risponder à alle condizion i
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L'ARCH ITETTURA
L' A llCIHT ii,TTURA
fen omeno gli convenga fare dapprima un lavoro di anali ~i y poscia d i sintes i, e se intravede così l'unità che serpeggia nel vario, ecco che egli è · g uidato rielle sue ri~ cerclie da tre proposizion: filosofiche. C}1iunque ha not izia ed uso delle due scienze potrà ren dermi ragione. S e analizzi amo il metodo con cui il fisico coÌlduce l e singole dimostrazioni, ci fare mo pure accorti del soccorso che egli trae dalla scienza filosofica. Per esempio, nella dimostrazione del pr incipio di ugual pressìone, la m eccan ica pone come un dato, senza prova; scientifica, il principio medesimo, e partendo ·da esso dim ostra. che in · ogni elemento di s uperficie delle pareti o del fondo di un vaso, il quale contiene un liquido sottoposto all'azione della sola gravità, si esercita una presi:;ion e eguale al peso d'una colonna liquida, avente per base
filosofica la reh1.zione tra la fo rza e la sua manifestazion e, a vrebbero forse rispanniata la dim ostrazione del rapporto tra forza e velocità. Dappoichè la forza e la manifestazione non sono d ue categorie separate, che spazia.no· quale pei ca m pi di ponent e e q uale per quelli di levante, rna for. mano una sola e medesima cosa. Ciascuna esis te nell'onposta, di sor.t a che la forza è essa stessa manifest azione : e questa è parimente essa stessa. la forza. Perciò la velocità, o la manifestazione, non p uò non essere propor zionale alla forza, ed è ozioso il porre delle ipbtesi di r apporti doppi e t ripli. Ma se ci faremo a s t udiare il metodo "o·enerale di trattazione che presen ta la fisica., ci accorgeremo megl io del segreto lìgame di quest e scienze. Riport erò le parole della scienza istessa: •1 Esporr e con tutta la severità logica questa sintesi di riduzione, a cui la scienza può ele;rarsi ,nel suo stato attuale, costitu isce l'esse nza di uu lavoro diq.at,tico; e poichè la sintMi procede neces~ariamente dal semplic(} al composto, èos't n ell'applicarsi all a composizion e di un trattato di fisica, essa deve muovere dail'esposizione dei principi i della meccanica razionale per poi g iungere alla spiegazion e . d ei feuomeni rneteor ol0gici , v ale a dire ch'essa deve cominciare dall'esame clelt' ele. mento primo di ogni feno meno, che è il mot o, per arr i vare alla dichia razione di essi fenom eni, quali vtrngouo prodotti da ll'a,,ione congiunta dalle forze 1Ùlturali , (]). Sarebbe opera vaua il mostrare, come t utto questo rag ionamento poggia s ulla nozione che il fisieo si è fatta dc·l rn0todo in~generale·, la, quale è p atrimoriio esèl usivo del la scienza fi losofica . E questo met odo è qu d lo che segue la encidopedia delle seienze filosofiche, che avcnrlo a trattare della logica., dellà. fil osofia della n atu ra e di q u:elh dello spi rit o, comin cia dalla logica, la q uale sta alli:l altre
quelf:elemento, e per altezza la sua depi·essione dalla -superficie di livello . Ora questo ris ultato t eorico, venend0 confermato dall'esperienza , re nde palesA il principio d1 ugua l pressione.. il quale trova così la propria dimostrazione riella 1·eallà delle stie conseguenze. Porre .un primo indimostrato, e dalle conseguenze cavare la sua dimostraziorn:, è questo un m etod_o che la fisica trae dalla filosofia. La logica muove da una nozione semplicissima ed a:strattissima, la quale essa pone come p rincipio immediato della scienza. Questa nozione, come primo logico, è incapac~ rli essere dimostrata, perchè la dimostrazione importa un principio ant eriore, e questo pri mo non può aver e niente iunanzi a sè . Ma cotesto primo immediato, sviluppandosi successivamente, e mostrandosi capace a cosfruire le ca t èg0rie dell'universo ideale, ritorna a sè colla coscie nza della propria verità. La scienza, pari a.d un cerdlio, t ermina don de parteP e la sua evoluzione consiste a cangia re l'-imm.edia.to in media.lo, cioè l'indimostrato in dimostral o, E contin nando su tal propos ito soggiungo: r.be se talun i· scr il.t u'r i di fisi ca aY0:;sero rrwglio appresa dalla sc-i-enzà,
. )
.:li)
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(1) Yetli ZANNon r, E lementi di
{ìs-icet, voi.. r, p~g. 3.
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L' ARCHlTRTTUl'<A
due scienze, come il moto, o la meccanicà, a{ fenom eni fisici . All'i;5tesso modo con c.u i tutti i fenom eni della na:tura si riducono al moto, il quale è l'universale in essi, del pari la logica c;i,ssegnà quelle categorie uni versali, che sono come l'anima vivificatrice della natura e dello spirito. . _ I Nè si opponga a questo ragionamento, che parecchi fis ici, senza aver e studiata la_ filosofia, procedono pur nondi meno maravigliosamente neHa propria scienza , e l'arricchiscono di'scoverte sempre nuove, perchè cosiffatti fisici henchè non abbiano studiato di proposito la scienza filosofica, n ondimeno incoscienziosamente ne accet tano il metodo dalle t r adizic)ni della fisica istessa, e dallo spirito universale dell'epoca loro, sotto l'influenza del quale si muovono, il sappian o o no. Da t utto quello che si è detto s'inferisce che la filosofia è l'anima motrice della 'fisica, perchè la indirizza a pensare somministrandole it metodo. Al metodo, che la filosofia porge alle scienze fisiche sern brami che queste debbano tutto il loro splendore. Non basta avere dinanzi la natura ed osser\rar e i suoi fenomeni, ma vi è d'uopo clel metodo filosofic0 per salire dal fenomeno al la legge . . Gli antichi, come noi, si volsero allo studio della natura e così vennero composte quelle opere chiamate l'uniVM'so . È n oto a tutti che Talete osservò pel primo il fen omeno dell'elettricità, e che la parola elettricità prov iene da una parola greca significante ambra gialla; ina dì qu esto tatto osservato da Talete gli antiçhi non tra~sero alcun partito, e fu obbliato. Solo al cadere del xvt secolo, quando la fisica conquistò il suo vero sentiero, il m ed ico inglese Gilbert osservò ch e gran numero di corpi acquista colla confricazione la virtù di attrarrn i corpi leggieri, e da indi in poi questo fotto divenne fecondo di trovati sì straordinari . L aonde fu mestieri che t./ nti scculi sc;orres~ero , e che la fisica afferrasse la s ua' via,
i:
AllClllTE'Jl'fURA 57 pf:) rchè venisse a cogniz.ione degli uomini che la virtù di attrarre si. stende a parecchi corpi. E per qual ragione lu fi sica, che iusino al Galilei' e al Bacone si teune content a ad' osservare e descrivere solt.anto i fenomeni, a ' rintracciar vane opinioni per ispiegarli, con quei sommi si pose sulla 'via di q uel progresso, che oggidì l'ha rend u.ta sì venerata e di tanto utile e sollie.vo alJ'umanitii'? Io tengo che la ragione sia nel metodo sperimentale che l a scienza fi losofica de1 500 somministrò al Galilei ed al Dacone. Ed i fisici potranno giudieare se io b en m'apponga r iponendo tanta. importanza nel metodo . Il metodo non rende solamente ragione de'fattt osservati, ma dii il mez;.;o come proceclen~ a scovrir nuovi fatti; perchè non sempre le scoverte sono il poi-tato del caso · e dell'acci dente,' ma soveute nascono dal securo interrogare che lo scienziato fa alla natura. Possiamo adunque dire che la fisica ha percorso sinora due periodi, ed en tri nel t erz~. Nel pri mo essa si t eneva unita colla fi losofia, ma entrambe non essendo an cora sv ·luppate, venn<~ro su fantastici s istemi della natura, i quali però nelle epoche loro e nella storia delle scienze el:>bero ed avranno sempre importanza, essendo destino delle 11ci(• nze di vagare lungamente innanzi di afferrare la dntta v ia. E che, questo pronunzia.tu sia vero ce lo dimostra il _procedere dell'ast ronomia. Crea.la l'astronomia geometrica colla scoverfa delle leggi di Keplero. lo spirito sentì il hisogno, per l'identificazione che v'è tra l'idea di movimento e quella di forza rnctrice , di 'passare dall0 leggi fenomenali a lla cagione d1 loro . I vortici del Cart esio r isposero a q ueste tPndenze, e ' se nel coordinare i movimenti plan etari a) le leggi meccaniche che r eggono i movimenti de' eorri t errestri, il Car tesio diede nell'ipotetico e n elrarbitrnrio, fu il primo che svelò le possibilit à di u na mecca nica celeste; e con ciò spianò la via al Ne,.v,ton (] ). ;
(1) Vedi 0J!Cra d t cd a, vol. r, pag. SL
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r,' ARCHITETTURA
Dico ciò, perchè il comune degli u omin_i deride quei sistemi, e 11011 sa che lo spirito nel suo sviluppo non produce niente che non sia necessario, e niente che nello abbandonare non conservi purauche. Al cinquecento incomincia per la fisica un secondo per iodo, in cui essa si drvide dalla filosofia, ed accettando il metodo da questa scienza, si rinserra nei suoi limiti e lavora ad accrescer le scoverte, le osservazioni, i fatti, e rimenare questi fatti a leggi generali. In questo secondo periodo le due scienze sono indiffe r enti l'una verso l'altra, abbenchè incoscienziosarnente l'una si giovi dell'altra. Ma qui non si arr esta il suo cammino. Ai nostri giorni incomincia un terzo periodo, in cui la fisica e la filosofia, sviluppat~ ed arricchite si fanno coscienza che l'una si muove n ell'altra, cioè l'una che la idea unica della natura è la sua ani ma motrice ed il metodo fi losofiGo il suo filo conduttore, l'altra che la natura è un corpo in cu i la legge vive se nza la coscienza di sè, ed è la im·rnediata applicazione della logica. Allora queste due scienze, rimanendo nel loro ca mpo, si tendo no non dimeno di nuovo la mano, e la filosofia nel crea.re la fi l osofia della natura s'adopera a rinvenire le categorie logiche nella meccanica, .nella fisica e nella organica, e la fisica da un altro cai;ito si sforza ad unificare la natura e rinvenire in essa l'idea un;ca. Questo indir.i_zzo lo scorg iamo nella t endenza della O.sica a scemare il uumero delle categori e univ ersali ·e comprensive. Così, . dopo le belle scoverte dell'Ampère, il magnet ismo si è fuso nel la categoria dell'r:lettrici t à dinamica, tanto c he nelle rnoderne fisiche come quelle del Matteucci, d el Maioccbi, . d el Zanootti s ' incon1 ra una categoria di meno. Questo moto di unifìenione dà vita al. Cosm o clell'Humbolt, ed ,1.,ccanto al Cosmo sorg t: un."oprr a che ha per titolo « Idee speculative del Cosmo deil' Hwnb()ll, » So b ene eh:.:: questo pe riodo ha d'uopo ancora di lungo lavoro prirpa che
L' ARCHITETTURA 59 giunga a perfezio.ne, ma già surse quella cMcienza che assorellando le scienze, fa ohe l'una si compia in sè giova·ndosi dell'altra
Mi si perdoni il farmi innanzi in un discorso intorno ]a storia dell'architettura parlando a dilungo della fisica; ma io v i sono stato costretto d~lla leggera e deplorabile crt'lclenza., molto comune al· nostro paese, che la fi losofia non abbia che fare cogli altri dominii del sapere; onde questa dissertazione anzi che essere opport1rna all'intendimento del presente lavoro, è necessai'ia a giustificare n elle nostre odierne condizioni l'uso ch'io intendo fare di questa disciplina ne)la storia. Ed ho vol uto pai:lare della fisica in ispecie, come quella che p-u ò parere ad alcuni '. che vedono pel grosso, più lontana delle a1tre scienze dalle idee· filosofiche. Stimo di aver d imostrato il contrario, e terminerò questo preanibo!o mostrando qual giovam_e nto g li architetti medesimi caverebbero da una storia filosofica dell'arte loro. Ed in prima l'architetto acqùista la coscienza dell'arte propr1a. Noi al presente siamo venuti in tale maturità di pe nsiero che non ci soddisfa più il vedere la st0ria. come una lanterna magica., in cui gli avvenimenti e le opere ci scormno dinanzi e si succe dono senza più : oggidì l'umano s•;irito .intende ad indagare il perchè cli quei fatti, ed una J • , st ouia filosofica dell'architettura sa.rà diretta a spiegare la r:1gion e, per cui presso ci.asc un p opol? surse quella dlit e rminata fcirma dell'arte, cioè a fondere insieme la storia dell'al'C'hitettura e la stcria in generale, essendo che nel le condizioni storiche di un popolo si trovi essere la ragione d 'una forma arch itettonica.. Dippiù essa studierà come l'architettur~ toccò la sua eccellenza é come decadde : i 11sornma rivolgerassi o formare della storia dcscrittiYa ddl'arcb it e tt ura uo organico sistema, accettando dalla -scienza il metodo razionale, vero ed uni(xi, che ·d€:ve
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L'ARCHITETTURA
L ' ARCHJTETT UR,A
anima rla: Tosto che i fatti di questa storia saranno spiegati come le forme di un'idea unica, la quale successivamente s'in_olt.ra nello svi luppo storico dell'arte architettonica, e procede di accordo colla evo·luzione delle rimanenti parti d_el sapere, la materia di per se stessa si adagerà sistemat,_cam~nte, e q uesta varietà di fatti, divenuta corpo armo-· nico d1 un unico pr.inci pio che l'informa, darà vita alla storia scientifica. Ora, l'architetto non stimerà egli questa comprensione veramente degna dell'llrtista moderno? Io in v~rità _n on so trovare per gli ar chitetti uno studio pi& , nob1le eh quello che porga loro la coscienza dell'arte propria., e ponendomi ad un lavoro siffatto io stimo di adem pier e, non fosse altro col buon volere, al 'più alto e difficile dover e del mio uflìcio d'ingegnere militare. E poi l'architetto ai nostri tempi si rattr.ova in una speciale condizione, per la quale gli è mdispensabile, · 11 0n dico utilE• , la conoscenza riflessa dell'arte sua. Nelle età scorse insino al secolo xvr , sia in Oriente, · sia in Grecia, sia in Roma, sia, nei primordi del cristia;esimo e nel Medio Evo, l'architettura andò successivamente tro, vando un ordine nuovo é originale. L'a,rchitetto allora traeva dalla società contemporanea i tipi e le forme dell'arte sua, onde se la storia passata gli era di giov~mento, ~1on gli tornava però indispensabile. Dal MD in p0i Ja faccenda andò altri menti. L'architettura adottando lo stile ai:itico nc,n creò l'opera del risorgimento, come dicesi, ma della decadenza, per chè cessò di avere un carattere proprio ed indipendente, manifestò la sua impotenza, e si ridusse sch iava d'i un'f'poca anteriore. L'ar chitettura da indi in poi è venuta sempre decadendo come arte hella. A' nostri t empi il pr edominio della riflessione , a.vendo surrogato al bello degli antieb i il vere dei moderni , nell'architettura ba fatto che all'arte bella, succedesse l'artP, utile. Onde avviene che · a scapi to sinancbe delle leggi di simmetria, di r egolarità e di conformità ad 0
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uno scopo, si costr_uiscano edifizi, certamente non belli, ma da cui il propri~tario possa trarre il maggior ut ile possibile. Questo avviament0 dell'arte addimostra, che l'architetto a'dì nostri, più che non si fosse mai, è sottomesso alla riflessione. Sì nel caso ch'egli sì avvalga delle forme passate dell'arte, come in quello che costruisca un'opera interamente volta all'utile, egli fa un lavoro meditativo, col quale intende a scegliere tra le form e antecedenti quella che meglio conviene al fatto suo, e pone a tortura il proprio ingegno a fin e che l'opera riesca utilissima al proprietario o ad altri. In tempi cosiffatti l'architettura perde la sua spontaneità, ed invece di trovare un n ucvo stile cerca di riflettere sul passato. Quest,~ tendenza a riflettere, la quale non scema alcun vanto all'architettura, poichè è la. necessaria condizione dei tempi, verrà acquetata col nascimento di una storia filosofica dell'archit ettura.. E più che acquetata, io dico, verrà menata sul-la via dritta e sana. L'architetto, costret~o a dovere scegliere le for me nel passato, trarrà utile inestimabile · dalla conoscenza della ragione perchè nella umanit.à surse, e si atteggiò in un dato modo, q uel determinato ordine. Per modo che, quella idea che diè vita ad uno stile perpetuandosi nella sua società , egli potrà scegliere con coscienza quella stile a preferenza di ogni altro . Per esempio , se il r agionamento ed i fatti dimostreranno che collo stile gotico l'architettura cristiana raggiunse il suo punto di eccellenza, l'architetto nel costrnire ai dì nostri una catt<'l drale, presceglierà questo stile piuttosto cbe il dorico o il bizantino. Avviene d'incontrare sovente taluni architetti espertissimi nella,cognizione delle leggi statiche e delle misure, ma ignari affatto dello spirjto dell'arte loro . Costoro, non sapendo l'uso delle forme· architett,oniche, piantano le rose iiel loto, ed i cavoli nei variopipti prati, onde se riescono utili ,all'eqL1ilibrio di una fabbrica, riducono l'arte ad una stregua troppo materiale. Uoa.
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L Al\CHITE'fTOl\A
storia scientifica dell'architettura scemerà di molto il numero d1 siffatti costruttori, e questa conoscenza farà che non si costruiscano più edifizi doganali in forma di tem pio greco o romano, e che non si dipingano a guisa di taverna le mura, le colonne, le cornici, 1e 'finestre, ecc. d'una chiesa gotica, svolgendo così qìlesta cattedrale dallo scopo di elevar l'anima a Dio. Simile storia aiuterà lo sviluppo d'una vera critica dell'architettura , ossia di q uella scienza che con leggi stabili e razionali porrà ad esame gli edifizi che gli architetti costruirono e costruiscono. · Veniamo adesso a trattare più da vicino il nostro soggetto.
Parliziouo tld laYoro. In questa introduzione è mio intento di accennare alle forme successive della storia dBll'architettura, per dimo• s tra.re come dopo lu~go lavoro questo ramo dell'umano sapere sia giunto al segno di volersi comporre scientifica.mente. Non farò già una particolareggiata e minuta narrazione delle vicende a cui fu sottomessa la storia dell'architettura, nominando tutti gl'individui che vi l:oncorsero. ' In questo caso il' mio lavoro varcherebbe i limiti di una introduzione e diverrebbe di proposito storia della storia dell'architettura. Io mi terrò contento a tracciare solamente i periodi generali di questo avvenimento. Tre periodi percorre la storia dell'architettura, e questa necessaria tripartizione, comune a tutte le scienze, l'hu di fatti dimostrata nei pochi cenni intorno allo sviluppo storico della fisica. Il p1·imo periodo prende il nome di pi·imitfvo , ed ha luogo quando la storia dell'architettura e la storia-in generale non ancora si sono separate, ma sono unite sen1.a ordine, senza la notizia del ligame che corre.fra di esse,
63 e senza comprendere la necessità di questa fusione, onde riposano indifferentemente l'una accanto all'altra, ossia in una certa un ità inconsciente. Il secondo periodo è il ·riflesso, l'analitico, ossia quell o nel quale I.e due -storie menzionate si dividono, e ciascun siorico nel suo campo si adopera ad accrescere i materiali, a. sanzionarli colla critica e a fare su di essi alcune parziali e sligate riflessioni. · Nel terzo periodo o scientifico la storia dell'architettura ha coscienza della sua 1:elazione alla storia generale, ep-_ però alla religione, allo stato, alla scienza, alle altri arti, alla geografia,· e ponendosi in armonia con tutti questi r ami dà rilievo al suo elemento vitale, ed adagiandosi secondo lo sviluppoidealedellastoria del mondo, acquista il metodo razion;le da seguire. Come si vede, in questo terzo periodo le due storie si unificano e la sintesi da incosciente ch'era prima diviene cosciente. L'AttCll!TliT'fUl\A
FORME DELLA STORIA DELL'ARCHITETTURA.
Periodo primo. Ho definito questo primo periodo come quello della sintesi incosciente, di modo che la storia generale del mondo e la storia dell'architettura sono riunite in un corpo solo, senza che in esse si sia ancor svegliata la coscienza di questa u11ione; Rono unite spontaneamente. Tale è il cammino seguito dall'umano spirito e dalla storia di qualunque scienza. Lo spirito umano nel suo periodo primitivo e di formazione si può paragona.re ad un albero, i cui rami pr imà di elevarsi i;oli ed indipendenti, sono tutti racchiusi confusamente nella unità del seme. Anche nello studiare il metodo razionale che seguono le scienze fisiche nell'indagare i fatti, vedemmo la sintesi primi ti va, scomporsi nelfona lisi, per ricomporsi. a sintesi
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L°AllcHITETTCTRA
L' ARCHJlE1'1'llRA
c osciente . In questo periodo primitivo della storia della a rchitettura lo storico non va oltre al puro descrivere q uel c h'egli ha veduto o udito: egli n ar.ra e descrive anzi che r iflettere . E questa forma spontan ea ed artistica è i n arm onia col contenuto p rimitivo; )Jerchè se lo storico di q uesto pri mo periodo fosse sottoposto alla riflessione da~ rebbe opera ezianclio alla separazione della storia della architettura da quella generale . Di questo contenuto e di questa forma spontanea Erodoto ci porge un esem pio chi arissi rno , ed io lo andrò d imo~tra.;:ido per dare m iglior l uce alle idee che espongo. C he rn Erodoto la storia dell'architettura sia unita e fusa nella storia generale n e abbiamo un a prova, sl nel ricorrere_chefa?no tutti gli storici dell'architettura a quel la font~ ricch'.ss1ma, e ' sì nel posto importante che la parte arch1tettomca occupa n ella sua storia. Di fatti vediamo un po' come ei parli a dil 1rngo degli svariati monumen~i orientali.
fa piramìd-e di mattoni cli A:.;ichidc. Poscia p8rla dei
Er0doto facendo la storia della Lidia descrive con s ufficiente esten sione la tomba di Aliatte, padre di Creso. Poscia parland o de'Medi descrive la città di Ecbatana. Non è a dire con q uanta lunghezza ei tenga diseorso della città di Babilonia e della torre di Belo: di Babilonia in ispecie ci parla con tale precisione, che potrebbe stendersene una pianta seguendo il suo racconto. Nel libro 2° parla a dilung o del te'mpio di Perseo a Chernui, di quello che Manete elevò a VuL::ano, delle colonne di Sesostri d:gli _ob.e lischi che Ferone fece innalzar e al w le, ed è poi · d1stes~ss1mo n el descrivere l e svariate piramidi dell'Egitto . Descnve quella di Ceope, e qm il connubio tra la · storia in generale e quella dell'architettura acquista tal r ilievo, che lo stot :co medesimo s.i pone a raccontare il metodo di costruzione delle piramidi adottato dagli Egizi. E così E rodoto continua descrivendo In. piramide ,della figl ia di Ceope, quelle di 9efrem , la piccola piramide ?i l licerino,
tempio di Bubasti, descrive i l Laberinto, il lago Mcricl(', il canale diiam<tto Neco, le vc1rie opere cli Amasi, ecc. Da q uesta rapidissima enumerazione delle opere architettoniche di cu i Erodoto parla a diluugo i1e' libri 1 e 11 ~i -p ub scorgere qual posto oc cu pi questa parte nel la sua · s toria. Nel p eriodo analitico i n cui la storia dell'architettura acqaista u n valo1;e iud iprndente, la storia in g enerale si rimane all' acceunare le princiµa li o pere ari.;hit ettoniche, e non ~i fa a descr ivE:rle minutamente, p erché questa di$tesa d es1.;rizione è già diven 11ta il pa.1,ri moniu esclusivo dello stor·ico· dell'a rchit et t ura; m a in quella e'a prim itiva di necessità le ct ,10 storie dovevano esser fu se insieme E la sto1;ià d i Erodoto, appunto pe.rchè _raccogl ie nel suo sen(/ tutti gli eìcroenti che in seguito dovevano sviluppa:rsi a parte e formare delle sfere distint:e , è ,così. universale ed ind ispensabile a qual unque disciplina . I lvi attinge il geografo, lo storico , l' artista, l'erudito i n r eligione, ecc . Tra b reve r .e ch-erb un esempio del modo di racconta.re, tenuto iu questo periodo primitivo. Questo periodo prim itivo si per petua attraverso i sec oli mediante 1 ,,iag g i, le missioni, le spedizioni guerr iere, ecc. È rncredibile il vantaggio che la storia d ella àrchitettura ha tratto dai viagg i, e per fermo senza le ricerche, le sc overte e ie narrazioni dei viaggiatori, gran p arte della.nostra erudiz'i one intorno all'an tiehità sarebbe a ndata perduta e sepolta. Ma ciò non potea avvenir e, se avvenne il contrario . E difatti 1veri viaggi sono l'espress ione della tendenza che ha lo spi rito a vedere, a corioseere, ad assi~ilarsi l'igno_to, ed a pen etrare più addentro nel passato . I viaggiatori da collocarsi in q uesto primo , periodo della . storia dell'architettura souo quelli che nelle l oro narrazioni generali fanno entrare p urancbe la descr izione d elle opere di architettura.; e che in q uesti lor o Axxo ,, r11 voi. u. -
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racconti si tengono fermi al posto di puri descri'ttori, senta elevarsi a riflettere su quello che osservano. Posso arrecare come esempio la descrizione che Marco Polo fa della città di Peking: « Lo palagio è di muro quadro per « og ni verso urt miglio, e in su ciascuno canto è un - • m olto bel palagio, e quivi si t.iene tutti gli arnesi del « Gra n Cane, cioè anhi, turch11ssi, e selle e freni e corde • e ten de, e tutto ciò che bisogna ad oste- e a guerra.... " Il palagio è il maggiore che mai fu veduto: egli non « v'ba p alco, ma 1o i spazzo è alto più che l'altra terra • dieci palm i; la copritura è molto altissima. Le mura - « d elle ·sale e delle camere son tutte coperte d'oro e di · • ariento; havvi iscolpite b elle istorie di donne, di cava• lierj, e d'ucce1li e di bestie e di molte altre l)eJle cose; « e la coprit.ura è altresì faLta che non vi si può vedere • a ltro che oro e ariento. La sala è sì larga, che bene « v i mang iano sei mila persone, e havvi tante camere che • è maravigl i_a a credere . La copri tura di fuori è vermi- . q gl_ i a e pa·vonazzo e verde, e di tutti al tri colori, ed è • sì bene inverniciata, ch e l uce come oro o cristallo, · • sicchè molto dalla lungie si vede l ucere lo pa.Iagio. Tra l'uno muro e l'altro avvi begli prati e alberi ... .. e un • gran fiume v'entra e esce, ed è sì ordinato, che niuno • pesce ne puote uscire ... E sappiate che quando è detto • al Gr a~ Cane d'uno bello albero, egli lo fa pigliare con • tutte le barbe e con molta terra, e fallo pia.nta.re in « quel monte, e sia granp.e .quanto vuole, ch 'egli lo fa · « portare a' leofanti ... « La c ittà. cli Cambalù (oggi Pe-King) ove son~ questi • palagi ... é grande in g iro di ven ti (]_ua.ttro mi alia, cioè sei m igl ia per ogni can to, ed é tutta quadra ..~ murata di terra ... e q ui vi ba d ieci porte, e io su ciascuna porta • hae un gran palagio ... ; ancora in ciascuno quadro di ' q uesto muro hae un grande palagio oYe ista.nno gli uo• mini che guardano la terra. E sappiate che. le rughe
fi deila città sono sì ritte, che l'una porta vede l'al!n1 , -.: e di tutte quante i ncontra C(.)SÌ. Nella terra ha m olti < palagi , e n el mezzo hae uno, ov'è suso una cam q p ana molto gra.nde che suon a la sera tre Yolte , clic ( niuno non puote poi an ela.re per la terra senza gr an de « bisogno o di femina che pa.rtorisse, o per alc!mo in« fermo . Sappiate ehe ciascuna porta guarda -mille uo« m ini, e non credia,te che vi si guardi per paura d'altra « _ gente, ma fassi per river enza del signore che là en t ro « dimora, e perché gli ladroni n on facciand male per la • terra, ecc . • ì,; soverchio il fare osservare come nou uua. riflessione s i rinvenga io questa descrizione, e come> non cada mai nell'animo di Marco Pelo il desiderio di vedere perchè le cose vadano così com'egli le racconta . 1 Io non voglio dilungarmi a trascrivere qui molti brani d i questi viaggiatori, p erché temo di ripetere lo stesso, tanto si rassomigliano essi nella ingenua e pura descrizione. I viaggi che il ~facartney fece in Cina durante la sua ambasceria, e i quali a-ccrescono le cognizioni rignar_ danti qu,,sta contrada, ci ctanno di simili descrizioni ifriflesse. Così del pari quelli di du !falde, Le Comte, ecc. Se si legge, per esempio, la descrizione che fa Belwni d ella tomba di Acchencheroes Osirei o P eto S iris, ciuè Busiride od Ocoreo, aperta da lui n ella valle di Bibanel-Moluk, noi lo v edremo tutto intento a descrivere la antica·l'!l,era,. la sala cle' disrgni, la piccola sala, la sala delle bellezze, la sal.a de' pilastri, la ca.mera d'Iside, la camera dei miste1·i, la s1ila cie' 1·iposligli: la sala d'api o del loro, sema rendersi molto conto di quel che vede. Le rnissioni furono puranche un grande istrumento per accrescere le cog nizioni intoruò all'Oriente. I missionari animati dallo zelo cristiano <lovettèrÒ piegar si a parecchie costumanze delle contrade ,orienta.1i, per insinuar meglio nelranima di quei popoli la r elig ione che essi propugnav ano. Questa arrendcvokzza foce sì che i gesuiti pene•
68 J.'ARCll lTETTURA trançlo più addentro negli usi de' Cinesi, ebbero l'agio di stendere l'esteso racconto di quelle contrade, poco note agli studiosi d'Occidente. Ho puranche accennate le spcdi_zioni guerriere come fonti di scovcrte, di ricerche e dcscri~ioni. E g ui primeggia la spedizioue di Napoleone nell'Egitto, il quale condusse seco un eletto stuolo di scienziati ed artisti, che studiarono fra le s variaLe cose puranche gl i edifizi . A questa spedizione dobbiamo · la scovert•a della iscrizione di Rosetta, che ba sparsa tanta luce sui geroglifici egiziani . IligL1ardo ai monumenti dobbiamo essere riconoscenti al viaggio di Denon nel basso ed alto Egitto, alla g randiosa flcsc1·izione dall'Egitto, di cui si avvalsC'ro Hamilton, Pan kouke e Leake, alle scoperte del nominato italiano Belzoni, all'esattezza con 'cui il generale Minutoli copiò i monumenti egizi. In ultimo Cbampollion il gio':ane e Ippolito Rossel lini estesero di molto il campo delle nostre cognizioni intorno all'Egitto. òla poicbè presso questi benemeriti J l materiale architettonico si adagia in modo più indipendente e d.iventa un lavoro speciale, e poichè ossi portano una certa riflessione sui fatti accumulati; questo modo d'indagare ci può servir di passaggio alpe; , riodo analitico della storia dell'architettura. Leggendo-~-:. per esempio, la descrizione cho Charnpollion Juniore fa. delle tombe dei rè di EgiLto, noi potremo scorgere come . ei vacfo facendo qua ·e là· alcune r iflessioni e spiegando i simboli . Egli nel descrivere il basso-rilievo che adorna. l'architrave d'ingresso, e parlando dello scarabeo scolpito dentro al disco, dice che lo scarabeo è il simbolo della rig<merazione. E poscia spiega il senso generale della com posizione, il quale senso riguarda il re defunto. Dicendo che questi• individui ci servono di passaggio. al 2° periodo, non voglio intendere che essi sieno proprio . quelli che fecero passare la sto:,ia dell'architettura dal pcriç,do primo al secondo . Il periodo di riflessione era
69 di già incominciato da lunga pezza, ma io, pnrYenuto col discorso sinb agli eruditi che ai dì nostri rappresentano il primo periodo mi avvalgo del metodo cbe e~~i tengono nell'indagare conie anello di passaggio a1 secondo periodo: passaggio stabilito solo dall'ordine del mio discorso e non dalla cronolog\a. E si osservi come nel cam mino intero della storia dell'architettura il periodo antecedente non si sperde co1 sorgere del consegnellte, nnì si modifica soltanto. Di sorta che laddove- il periodo spontaneo della storia clell'arcbitetturn è il primo cronologicamente, cd a questo è succeduto l'analit,ico, e succederà pure lo scien tifico, nondimeno quel momE>n!o spontaneo si perpetua aucbe oggi, ma gli serpeggia nel seno l'influenza del pensiero, il quale forma il CRrattrre della nostra società. Incontriamo puranche oggi viai:giatori e descriLtori ingenu i, e ch0 intrinse,~ano le d 11e storie, ma non sì ingenui come per l'addietro, poichè lo spirito rng ionatore dell'età nostra sforza puranclie q uel puro artista e raccoglitore di notizie a pcni!are di tratto m tratto. Possiamo adun,1ue conchiudere : che il contenuto di questo primo periodo è la unione spontanea cklb stor;a. in generale e della storia dell'arcbiteitura, e li.1 fornrn è quella ingenua ed in generale arLisLica veste che deve prendere sifTtttia narrazione. L' Al\'" ll 11'ETTllR I
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l'eriodo sccoudo. Nel secoudo periodo la storia dell'arcbitett.11ra, arricchita dei fatti e delle sèoverte, può formare un corpo indipendente, e quella sintesi primitiva si rompe. Questo periodo· è ingenerato dalla toscienza acquistala dalla storia dell'architettura, che essa cioè venuta a maggior0 estensione e ricchezza si può svolgere e sviluppare in un terreno proprio. Il primo periodo p~rciò prepara e som-
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L ',11\CHIT!,TTURA 7.1 traria, e che per? n on e co1npi uta, si chiama ast·rarre, e l'intelletto per tal e;osa è la facoltà astraente. Come tale) è falsa, perché tiene per . verità solament~ un lato di questa; n ondi meno è eziandio vera e necessaria, pone ndo in ch iaro le p ,trti differénti, e g iovando perciò allo stltdio accurato delle componenti la r isultante, chiama.La verità . p iena e concreta·. Solo q uando il tutto, l a verità concreta si è scomposta nei suoi astratt i contrari può esser poss ibile l'a r monia sintetica. Ora iu quanto l 'intelletto vede dinanzi a sè due categorie sepa rate e non la loro fusione, in quanto si attiene all'una ed eschide l' altra, non poggia all'armon ia dei t ermin i. L'intel letto è insieme facolra ·affermativa e distrutti va. Appunto p erché afferma sover chiamente un lato cade nell'eccesso di negar l'opposto , e q uesto n egando 1quello , nasce dalla lotta Ja rnnchiu sione o cb'entrambi i lati sien veri, ed ecco la dial ettica, e ch'entrambi sien falsi, ed ecco lo scetticismo La dialettica afferma di un soggetto il pro ed i l contra, onde è giovevole nella scienza per annullare l'esclusivismo del l'rntelletto, e por sp ingere la mente a comprendere le parti d i un tutto; ma queste parti ritiene allo stato d i contraddizione . Chiamasi ragione q uella suprema e- ~intetica, facoltà, la quale toglie la opposizione dei contrasi ele menti, fondendoli in un tutto armonico, .e la. quale, appunto per questa m issione conciliatrice, d istrugge i • dubbi dello scettis mo . Questa facolt à arnL!i tica, la quale chiamasi intelletto, è proprio qu ella che apparlif)ne al secondo p eriodo della s toria dell'ar chitettura, poichè in generale è un r isultato dell'intelletto la separazione in cui si tengono la storiEL · universale e q uella. dell'architettura, e perché lo scrittore lascia predom inare le sue par ziali opinioni, anzi che quella ragione che tutto classifica _e coordina. E che questo sia vero lo vedre mo_ meglio enum erando i prin cipali p u nti d i q L1csto secondo per iodo .
ministra i materiali al secondo, onde è ben necessarro cbo lo preceda cronologicamente, e 10 accompagni attraverso i seGoli. Così la steria r iflessa dell'architettura da uu canto s i volge al passato e gli assegna il posto conveniente, e da un altro canto riceve dalle mani dei contemporanei narratori, descrittori, viaggiatori , ecc. il nuovo materiale da comprendere in sè. Lo stesso stor ico riflessivo dell'archite ttura, coi suoi viaggi e colle sue r,icerche, può aumentare il materiale passato e contemporaneo. Simili storie possono essere o universali, come q ueUe dell'Hope , d el Luhke, ecc., èd in tal caso comprendono l'architettura di tutti i p opoli dell'umana fam iglia : o particola1·i, come quelle del Canina, del d' Agincourt, ecc ., lo quali racchi udono o una sola nazione o un solo per iodo della storia, o ane;he vari periodi : o infine individuali, o biografie, come appresso il Vasari , il Milizia, ecc. Giova definire le parola intelletto,- e perchè r iguard·a da. vicino il metodo adott ato dagli storici dell'architet- . tura in questo secondo periodo, e perch è nella n ostrn: favella non ha quel valore il quale le si assegna dalla: scienza moderna. ·· L'intelletto è la facol tà analitica per eccellenza. L'il n~i'~ lis i c;compo11e mi tutt o nei contrari elem e nt i che lo costitu ì; scono, cioè n elle sue parti differenti. Ora ciascuna parte ix r fÌè sola non ha valore alcuno, e vale in quanto la contraria · esiste : non si può avere una qu alità senza quantit à, noò µna grandezz~ estensiva senza l'intensiva, non una conti nua senza la discreta e v icev.ersa , la separazione ap partenendo alla n ostr a ment e e n on alla cosa in se ste$sa-. L' intelletto è appl}nto quella facoltà , la quale non elevandosi alla sintèsi comprensiva, si tien forte ad uno di <flC:'i contrari, e lo afferma come incÙpendenie, laddov e fJu e llo in fatti sussiste solo in quanto suppone l'altro. ff pèrmanere in una c~~tegoria che di per sè suppi me ra con~
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E l in prima, insieme alle storie dell 'a rch itettura si vengono formando gli atlanti che ·]e accompagnano. Q11 esti atlanti composti dalla cura degli studiosi , i q uali visitano di persona i -luoghl d a aitri descritti, ed alcmia volta non incontrando . altro che vestig ia degH ant.i c.hi mon umenti costruiscono a lor talento, appoggiandosi a qualche passo di autore e allo stile gen erale della materia, sono di grande aiuto e schiarimento alla de<ocrizione delle varie architetture. La pura descrizione ben chè min utissima, e le riflessioni che l'accompagnano lasci:'l no sempre q ualche cosa di vago ed indeterminato nel la mente. Gli atlanti, ove si conteno-ono le J)Ìa~te , . i rili evi 1 O i tagli secondo date linee dei principali edifizi, spiegnndo d in;10zi agli occhi un'architettura qualunque in modo determinato e compi •Jto, sono l'istrumento più, s:coro pr r r ivi 1;ere nelle ·età dec9rse. Gli atlauti a rchitettonici a ppartengono al periodo di riflessione, perchè dinétano l' in- · d ipendente comporsi della storia dell'architettura (l) . In questo secondo p eriodo, a.ppunto perchè quello dt"ll'i n.telletto, là materia si adagia in modo arbitrario'. La . mente non essendo pervenuta ancora al segno di c0 • si- · dera.re tutti i gradi dello svil uppo storico dell'arehitet~ tura come d i eguale jmportanza d'incontro all'idea unicii che essi effettuano, si afferra a questo o a que1 momento e lo erge a principe, il che è come d ire ch'essa opera in.leUettualmente. Saravvi . così chi stimerà ess8re n el- . . l 'Orie nte la v era architettura, ed assegnerà nella s ua s.t0ria all'Oriente un posto ampio e sproporzionato d'incontro al le altr e contrade. Al contrario p. e . l'Hope (2) · de\h,;a ( I) Vedi D un,11rn, Becueil et parallèlc dc.~ éclifìces cle tout ,q cnrc ctnci:n8 et modcmcs. · (2) .Yc,li II o P E , Storir. é/Jll'architettura.
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73 sole poche pagine ·al mondo orientale; il che è irraziona le perchè l' Oriente h a una architettura r icca ed importante, e la storia scientifica dell'archi tettura dimostrerà com e esso fu propriamente il mondo incui l'architettura ottenne un significato autonomo . Il \Vinkelmann (1) spregia gli ori-entali e si rinser ra n:~lla sua classica antichità, dove·· che da un altro canto lo Schlegel (2) e il Ramée son t eneri dell'architettura gotica . Il fare di q uesti scrittori porge alla storia dell'archituttura una forma n on r egolare, e di pendente dal ca·p riccio, dalle opinioni, in una parola dall'inteUetto d dJ'autore. A quel modo che l'intelletto si a'fferra ·ad nna forma dell'archJtettura e l,a predilige, escl udendo o . avendo in poco conto le riman<'!nti, del pari guasta la r elazione che corre fra le varie arti, esagera ndo l'importanza di quelhi in , cui esso si cir co·s crive. Così Samuele Olegg iuniorc , dirà cbe non v'è art;e o scienza nella qnale, quanto nell'architettura, siasi svilllppato il genio d i ciascuna età (3) : e l' Hope st.imerà in buona fede ch e l'architettura sia s~nza dubbio fra le arti belle · la p iù nobile e la più d ifficil e. Parimente lo storico dell a seultura tiene cbe fart.e di cui egl i tesse l'istoria sia la pi L1 nobile; e così vengon o s u q nelle oziosi li t i s ulla preminenza delle arti. In genera le posiiamo d ire_ che sia arbitrario il m etodo che gu ida g li au_tori. Leggete per esempio una storia d ell'architettura orientale, e v'accorgerete ch e nessu n..si s tema o dottrina regoli la classificazione di quei p opoli . 1.e forme architetton ich e de i 'va ri popo]i dell'Oriente son g ettate alla r in fusa; e considerate isolà.tam ente; di sorta che quell'ordine o disordine, cbe dfr si v oglia, può ess;~re can g iato a volontà. •
(l) \Tedi WrxKeLMANX. Ston:a clelle c11rti del cliser;no 11resso yli antichi. (2) Ycrli Sv1n. ,m1n,, Opere, tomo n, pag. 23:!. (3) Vedi Gu:,:t.i; L etttire sulla storici dc ll'circhitcUura.
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Il capriccioso della forma, questo ùar r ilievo or ad una pctrte, ora ad un'altra, q uesto vagare t raleopinioni, insomma questo difetto di nesso logico e scieOtifico è propriamente q uelloehefa n ascere al mondo la credenza della impossibilità d i una regolare storia dell'architettura. Allora alcuni sRpienti, sconfortati di cosiffatto disordine, stimano che sia più sicuro espediente il d isporre la mat eria secondo l'ordine a lfabetico. E v1rngono su i dizionari storici dell'architettur a, i q uali son o una maniera di scetticismo verso la, composizion e organica della storia . 11 Quatremère de Quincy dice: « Era nostro .iesiderio di poter comprendere come in un corso di storia univer sale, le nozioni dell'architettura d'ogni tempo e paese; ma dovemmo rinu nziRre a q ual unque sistema metodico c11e importi un in sieme regolare, perciocch è nessun'arte offre allo scrittore che voglia assoggettarne t utte le parti all'unifor mità di u n piano storico,. una varietà sì grande di punt i di vista , di oggetti disparati fra loro, di elementi difficili da com binar e e sottomettere all'ordine r egolare e sistematico di quella concatenazione che si deve pretendere in una storia continuata " (l). Che la storia dell'architettura sia capace di comporsi organieamente lo d imostrerem o nel periodo 3° o scienti fico della menzionata istoria; ma qui vogl iamo n otar e come il Qnatremère de Quincy dal suo: punto di vista de~e giudicare per necessità in ta1 m9do. Egli, da semplice erudito, si v ersa tutto nell'analisi df'l p ,Lrticolare, e non si eleva,, nè si può elevar e alla sintesi organica. Questi d izionari sono perciò u na consegu.enza necessaria dello spirito del secondo periodo, ed arrecano inestimabile giovamento alla storia delì'a.rchitettura. Di fatti essendo spesso formati dal coocon10 di parecchi in div idu i, ognuno dei qua.li potendos i rr.1i;overe in un campo ,(1) Vedi QuA1:n.1rni:1rn oE QurncY, Di.iionario storico di ctrchitettnrc,.
L' ARCHITETTL;RA 'i 5 . ristretto ha l'agio di allargare sempre più le notizie, è ma.nitesto che il materiale storie~ si accreéìCe di molto, e che d,Llla riunione di tutti questi sforzi singoli nasce un tut to vasto e r icco.
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Ora è impossibile che la storia dell'architettura esca da questo stato, prima ch e i fatti che essa raccoglie non sieno confermati e stabiliti come veri. Se v'ha penuria di particolari storici le idee che li l"piegan0 rìmangono pure divinazioni , le quali vengono rovesciate come si scone un fatto n uovo , se il particolare non ha certezza., le idee che poggiano su di esso sono astrazioni e fantasie , le q uali i nsieme al particolare d ileguano e sfumano. Onc1'ò n ece:osario venga µo momento, il quale ponendo in dubbio la veracità' di quei fatti, fai:cia sorgere una sana critica a confermarli, o a sostituire il vero al falso. Solamente dopo il sorgere della critica n ella storia dell'architet.tu ,:,a è possibile l'attuazion e di una storia scientifica, la qualè, tr ovando confermati e stabiliti i principali fatti, pL1ò elevarsi sopra solide basi, .e presentare teorie· e U(1 11 ipotesi o fantastici sistemi. Si conosce da tutti il giova:111ento che arrecarono alla storia de' monumenti le " sped izioni degli antiquari, q@nti errori scovrirono ed ab batterono, q uante Yorità- messe in d ubbio riposero in trono , Quanto la storia sia incerta in molte parti, come frtccia mestieri che in essa si vada a rilento, a sufiie;ienza lo dimost ran o le m emorie di Giacomo Klaproth relative all'Asia, il quale nell'esame degli storici asiatici ci pone di nanzi un doloroso quadro d'incertezze. Chi non sa le rivoluzi_on i a cui la critica sottopose l'istoria r omana e cristiana.'? Quanti dibattirnent:i n cn furono necessari per restituire ad Erodoto la sua veracità-! Fra gli a nt ichi Arpocrazione e P lutarco scrisr;;ero delle menzogne d-1 Erodoto; ma i nfine un accademico francese prese le sue difese, ed i vi11ggi dei m odèroi hanno co11fèrmati
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moltissimi racconti che dapprim_!l, erano tennti per falsi. Onùe, esclama un autore , il pregio di Erodoto consistere precisamen te in ciò che' qua:.ntunque ei venisse disprez~ za,to dagli antichi, r..ond_imeno lo spirito moderno gli c rebbe fecle secondo che crebbero le cognizioni. E n el campo della storia dell'architettma ci si spiega d ina nzi uno spettacolo scon fortan te ed insieme bdlo, n el leggere quello che l'archeologia e la critica opera!on o solo nell'Eo-itto l'altro e facendo soro ' l'un autor e opptlD'nand0 o gore la certezza dalla distruz10ne. Onde i lavori di K ir:cher, Briant, J. F rankl in, James Wilson cedettero il campo a.i nuovi di CharnpoEion, Creuzer , Lenormant , Tr(;)mblay, ecc. E la critica leggendo le is0r izioni dei m o:nurnenti stimava come recenti quei che sino allora erano stati considerati come ~ntichi . Non è rnia men te di fare un q uadro delle guerre crjtiche\ perch è è questo un soggetto est:raneo al mio proposito, ma bo voluto accennai:e ~inali effetti e quanto gi6vevoli apporti la cri tica. a lla storia dell'ar chitettura. Che lo spirito critico spunti n el periodo riflesso non è da porre in forse, perché la critica è propriamente quella disciplin~., la quale rif!.ette sul passato, e m ovendo d ubbi intorno <i,i fatti tradizionali , schiude la via al predomin io della scienza. L'an ello di passaggio tra il secondo ed il terzo perioilo lo incontrianio nello sforzo che fa la storia riflessa dell'arch itettura a porre delle relazioni tra esse e la storia in general':!. Poichè l'{trte è un· prodotto ?ell'u mano spirito, e poi che lo spirito si sviluppa nella storia , co~ì si comlDCia a stabilire la r elazione ·della storia dell'arch1. tettura e la storia i n generale. Il Batissier dà princi pio alla sua storia colle seguen ti parole : , L'ètude des mon ume nts est sans coutr ed it un d es chapit.res les plus variés et les plus r iches eù en • :,cig ncmont qu'offre l'.hisLoire dn géuie h u rnain. Elle n'a
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pas pour unique · but de dire l'àge et les mérites des prod uctions de l'architecture; elle nous instruit encore des rnceurs~ d es usagEs, des i nstitutions civi les et rel igieuses dès peuples q ui out laissé quelque trar;e de leur séjour sut la t erre. Qu'il s'agisse de l'an~iquité on d n inoyeu . age, d e l'Orient ou de l'Occident, cette étude est un flambeau qui souvent suffit pour éclairer les profonde urs et les secrets de l'histoire des nations » (I) . Com e ben si vede egli sente la tendenza che ba la storia dell'architettura verso la storia in generale . Così del pari Alfredo Tulichiel:, dice che al presente i critici , i sapienti, e gli amatori dell'arte non si tengono paghi ad yn vago godim ento, ma vogliono cogliere il carat.tere intimo delle opere, conoscerpe l'origit?e , la filiazione mor ale e materiale , scorger ne i rappor'ti cogli avvenimenti della storia , colle idee religiose, politiche e sociali dei popoli (2). Ma -;n generale, nelle opere appartenenti al 2° periodo questo priricipio o non si eleva a pr.i ncipio generale, erifl)ane solamente raffronto varticolare che si va facendo q ua e là, o .se pure si eleva a principio generale,_non si •h a an cora la forza di attuarlo nel m at-eria!e architettonico; onde rimane un bel prcinunzi~to , ed una pura astrazione, Nel novero delle simigliaDze, che s'iricontrano tra le vicende della geografia e quelle della storia dell'architettura, evvi ne/ periodo r iflesso puraucbe la seguentP. Ernesto Kapp n ella sua opera famosa dice: « che nell'incertezza con c t1i si cominciò a comprender la uni tà d ella geo6 rafia e della storia, hdoro unione era p it.1 esterna, ciot') veniva preposto alla storia di un popolo un capitolo geografico intorno alla terra da l ui abitata., o viceversa. Ma questa intuìta giustaposizione · spingeva tosto alla comparazion e, alla riflessiuhe, e poi (1) Vedi B.~nssrnn, Histoire de l',i-rt 11ion111nental àans l'antiqidté et
au. nwyen-agc.
(2) Vedi i\'IrcHr,;r.s, L'arrchitect,.re et
au
xv.1•
siècle.
la peintiire en Ewrope dn rv•
t L' AllCH!TilTTURA 78 ' alla reciproca compenetrazione della geografia e della storia ~ (1) . Così parmi che faccia il Menzel (2). Per esempio osserviamo l'architettura cinese n el!~ sua istoria e ci faremo accor ti che egh dà principio al capitolo dicendo tal une cose della stona cinese, ma qu este notizie ri mangono dei prelimj nari messi accanto al ri ma.nente in crni si parla d ell'ar te, ed il Menzel n on ci mostra come l'arte cinese in ogni Slla parte provenga dalle eo nclizioni storiche di quel popolo, insorn ma non produce la compe netrazione delle d ue storie. Il Langlés del pari dice: « Les différentes recherehes , les remarqu-es géographiques, et les anecdotes historiques répandues dans nos descriptions seroient certainement peu intelligibles et conséquernment rebutanles pour .la plu: part de nos lecteurs, si nous nè fo.isions précécler, cette p artie de notre ouvrage d'une notice geogra.phiqiu~ çt d 'u n notice historique de l' flindo'u slan a·ncien et moderne ~ . Sogg iunge poi. più in giù: « Pour· donn er à ces deux nolìces et à l'explication des plan-:hes l.' intéret et la clarté dont, elles sont s usceptibles, nous y ajouterons un précis analitique cles principa les cosmogouies des Hindous, de Ieurs dogmes r èl igieux, de l eur nombreux systeme ph.ilosophiques. Oes r echerch es et les observations auxquelles elles donneront lieu ne no us empech er ont pas de jeter un coup-d'ceil rapide ·sur la littérature indienne ». I
(1) Riporterò t estualmente le p,wole rlel ILwr: :_ Bei der anfanglichen Unsicherheit, woniit: die Einheit von Geographic und Geschichte aufgefast wurde, wm· die Ver bindnng cine mehr ausserliche, d. h . es wnrde der Geschichte eines Volkcs ein geogruphisches Capite] iiber das von itun bewohnte Land vorausgeschickt , oder umgekchrt. Aber dieses angeschaute N èbeneinancler folute hald weiter zur Vergleichung, zur Refl.exion, ·uncl dann zu dcm In cinancler gegenscitiger Durchdringung Vedi Philosophische ocle·r vergleichenile allgcineùie Enlkwncle als ivissenschaflliche Darstelli1,11g cler Erclverhiiltnisse mul Menschenlebens nach ihrern innern Znsanunenhang. - Introduzione, pag. 3. (2) V ccl( M:&N><Er. , Die Kn1istwe11,e von clem Altertlw.111 ùis alt( cMe Gegenwart, 2• édizione, YOI. r, pag. 69.
L' ARCHITETTU R-A
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79
Ed in ultimo il Lang1és terminando la descrizione del la pagoda di Ohalern bron dice: « on ne peut nier les rapports qui existent entre les monurnents d'architectu re et le clirnat, le sol du pays ,,c1 ils sont sitoés, la constitution ph ysique, les b esoins , le moeurs, usages, et meme le costume des habitans » (1). E qui ripeteremo l'osserservazione già fatta, ovvero che la connessione delle due storie non è pienamente avvenuta. Infatti il Langlés fa prima un l ungo articolo sulla geografia d egli Indiani, poi un discorso sulla religion e, s ulla legislazione, sui costumi ed usi degli Indian i, in seguito dà la 11otizia storica. E questo d el pri mo volum e . Il secondo è poi dedi• éato ai mouunenti dell'India, ma senza che le sfere s( fondino e s'intreccino. Allo stesso modo il d'Agincourt dice « Je cornm ence mçin ouvrage par un tableau histo1·ique de l'état ci11il et politiq·ue da la G1·éce et cle l' ltalie, depiiis la p?'emùJre époque cle la décadence de l'art, fusq' à celle de son renoiivellement cornplet. Cette esq uisse rapi4e des évén emens les plus importans qu' offrent, dans ce que je crois pouvoir appeler le monde des sciences et des arts les douze siècles qui separent Constantin de Leon X, a spécialement pour objet de fa ire r essortir l'i nfluence des causes généra.les qui dans tous les temps et dans tous les lieux, décident d ll sort des beaux arts come de celui de tous l e;, nobles produits de la civ ilisation; qui !es font tour-ii-tour naitre · et fl eurir, decroitre et d isparaìtre, puis renaltre et fleurir encore. J 'ai pensé que p our la longue période qu'em . brasse mon travail c'etait à l'histoire politique, civile, et réligieuse qu'il appartenait d'introduire en quelque sorte le lecteur dans l'étude plus spéciale et plus approfondie de l'histoi re de l'art; ecc. ecc. » E nel termin e del suo discorso preliminare parla del fato comune cb_e tocca alle (1) Vedi L.1xGd s, JI.Ionnincnts nnciens et -mnderncs de l'.Hindoustan.
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L ARCH.T l•:'J'r UHA
arti, alla morale, alla religione., alle scienze, alle lettere, e afferma il . contemporanc~o sorgere e cadere di tutte Queste sfere (I); ma al pari del metodo segu ito da t11tli g li storici cli questo periodo, la storia in generale app resso il d' AgincGurt uon è fusa colla storia dell'architettura, e form a per contra un g ran capitolo preli min are r:;eguito dal m useo, com'egli dice, delle opere d i ar te. Lo sguardo filosofico ·che ill umina gli avvenimenti èdel . pari r iochi-uso in uoa terza parte ch'ei chiama discorsi st01·ici. A questo modo noi abb iamo la .st0;·ia la descri' . z'ione dei monumenti, e u na quasi estetica, ma non perveniamo alla storia scientifica. dell'arte, ove q ueste parti non son tenute allo .stato di analitica separazione, n1a fuse in un tutt<? uniro. Nientedimeno questo genere di lavori è necessario d'assai come prelin1 inare del tei.-zo periodo, ond' io non intendo. di criticarlo, ma solo d i assegnargli il posto con veniente . Ed i n vero iLd'Aaincourt . o . è uno di quegli scrittori che meno separa le due storie, t)erc~è in ciascun capitolo storico si tien questione an cora dell'arte, .n on ostante cl:ie ciò sia in mndo a cciden tale. Osservo ez iandio che il difetto di profondità scient ifica fa sì che anche n el lo stabi-lire i nessi tra la storia in generale e q uella dell_'ar chitettura si scambino i nessi accidentali coi sostanziali, e che nel riflettere sulle arti non si esca fu ori da un modo assai l;ggiero e · super[i- · c iale cli considerarle. Ciò dico in ·generale. Così il Ramée: • Il y a vingt ans tj ue nous fùmes initié aux principes de l'architect ure._ Nous nous aperçu mes b ient6t qu'on étudiait lHs monllmen ls sans ordre, s~i,ns suite chronologique. On prenait chaq oe édif:;ìce isolément:, on cherchait à compren dr e tant b ien que m al son ensemble et ses · détails; mais on s'inqui6tait peu de (1) Vedi I. B. L. G. Simoux n'AG1Ncou1tT, Histoire 'de l'cwt pcir lcs 1nonu111ens depuis sà clécaden ce cti , r v0 siècle jusqu'ù son renonvelfoment a,zt Xv.Le.
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i.' A RC!l lTilTTUn A · 81 l'époque historique, ùu génie national et encore m oi ns des circonstances et des idées qui afaien~ présidé à sa construction. Il y a vingt a ns il n'existait pas plus qu'aujourd'hui une liistoire compléte de l'architecture • (1). Ma qui il tentativo è pa.ri a quello degli altri storici, e s1 ricade sempre nella giustaposizione o paralellisrno delle · due storie. Difatti iri una in troduzione son rilegate le noj I tizie intorno alla storia prnnitiva degli uomini, alle migrazioni dei popoli, alle religioni dei tem pi primitiYi, all'origine dell'architettura, e al carattere e significato dei numeri; di poi innanzi étlla descrizione dell'architet- , ttira di ciascun popolo son collocate alcune « vues générales , in cui si contengono sca.rse notizie stGricbe, e , qualche considerazione generale sullo stile d'una determinata forma architettonica. In generale possiamo dire che presso tutte le nazioni è surto il pensiero di porre in relazioNe la storia dell'architettura e dell'arte in generale, colla storia dei popoli. Per eser.1:pio fra i moderni scrittori italiani di belle arti il ,Ranalli si esprime come segue , Prima di metter mano a quest'opera, devo n otare, che volendo io collegare il più che è possibile, la storia delle arti con q ue] la dei tempi, n on potrei aggiungere questo mio fine, senza tener dietro, sopra ogni altra cosa, alle vicende del cristianesimo, giacchè da esso, più che da ogni altra po tenza, furono così dominate le arti, che non si potrebbe delle une gi ustamente e intimamente favellare, senza far ragione dell'altro • (2). Fra gli Alemanni, oltre il Menzel g ià citato, evvi l'Hirt, e fra i r ecentissimi 11 Lubke ed il Kugler. L'Hirt, uno degli storici più grandi dell'architettura., dice che colui (1) Vedi DANIEL RA:iuh ,, Mani~el clc l'histoire [!én.érale de l'(l;rchitectii-re chez tous lcs peu,ples, et 1J((rticulière111ent cle l'architectu.re en li'-rance c11t inoyen-age. (2) Vedì RANALLl, Storia delle belle arti Ì'n It'alia. A NKo vur, voL - u., -
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L' ,I RCHITET'!URA
il quale si pone a seri vere la storia d1· LJIJa· se·1e11za o . à1· . 1qrarte non pu.ò trasandare di volger p_iù O meno la mente alla stona . . , . della . . . .coltura dei popoli . , e di· ac·c·0 g•1·1ere t utto CJL1el eh essi m d1v1dualmente rresto O ta rdi hanno r~~at~ ad effetto in L'.ua tale scienza o arte (1). Ed egli d1fatt1 · · . .se .deve tener discorso · p· • e . dell'arcbi·tett ura eg1z1a rnc~mmcrn .col ?.arlare del paese, della storia degli 'E gizi, ecc. P~mrnente 11 Lubke premette al d iscorso dell"architett.ura d u n popolo u n capitolo sulla sua situazione storica (Geschichll1c~ie Stellung), sulla condi,,ione della natura (Naturbed.m?theit), sul carattere del popolo ( Volk1,charalcter), sulla reh!-·1011~ e_s ul!~ n atura de.] paese (1Va t11.r des Landes) (2). Il Ku"'ler rnfìne e u n erudito, e~atto ~ ricco scrittore, il . quale caldamente, raccomando agli studiosi (3).
In questo niòmento nel quale la storia riflessa dell'arch1 ~ettura .v~Jg~ ~Ila storia scìentifica pongo tutta quella sene eh opinwn1 mtorno alle origi ni di un'architetttÌra di un ordine speciale, etc . P. e. il w·abur.ton maravia liato della simiglianza che s'incontra tra u na ca ttedrale d;l x iv e xv secolo ed il modo con cui si com p onaono a ·volte ~cute .gli alberi d~lh, for este del nord, asserì. ~he da queste 1 arch1tettura.. gotica trasse ,la sua origine. Ma l'architettura g?tica g i:rnse a tanta eccellenza e necbezza, e fo composta. d1 parti s1 d;verse e lontane da quelle delle foreste, ch e è davvero poca cosa l'accontentarsi al paragone delle fores.t e per rendersi 1:agione della forma gotica . Onde, pon ghrn,mo pure che la vista di guei boschi contribuì a1!a
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(1) Ueberhwr;pt clie Geschichte einer Wissenschrift odci• einer K_iinst zn schrctben ii,berni·11w1t, hmn nicht wmhin, sich mehr oder we. mgei· a,tf' ,lite .!Jemeinsmne Bildungsgescltichte der Volker eimzulcissçn, uncl altes auf.,nneh-incn , was sie ci-nzeln (1•ii.hcr oder sp éiter in ei;wr solchen TVi.,senschrifé oclcr Ku.nst geleì'.stet hnben _ Vedi Bm•r , GeschicMe der Bank,mst bei den Alten. (i) Vedi ì:V u,nEu, Llim, :i;:, Ge.schicMc de?· Architektu.r LeiJJ½Ì" 1s:; 0• ) . ("~) ,r' n.,n 1\uc:Li,,1 ,, Ge~·cltichte cler Bcmkwu;t, StuUg:irt, 1856. ·
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L' ARCfl !TllTTU R .4 -~
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forma di q uell'architettura, questa rimarrà se_mpre una · influenza accidentale, ed al certo sarà comprens{one più degna dello spirito u mano o dell a St;ienza, il rinvenire l'origine sostanziale di quell'ordine nelle condizioni intime della società cristiana. L'Hegel istesso, il quale con mirabile calore e verità pone in evidenza la simiglianza tra la cattedrale del medio evo e le foreste, i cui alberi ravvicinati intrecciano i loro rami , termina col dire che sarebbe falso jl t~ere che l'arch itettura gotica abbia presi gl i alberi e le foreste come reali modelli delle sue forme (1). Ii Gothe dice « o conoscitore formato alla n uova scuola filosofica francese, che cale a noi che il primo uomo volendo provvedere ai suoi comodi abbia confitti nella terra quattro tronchi, attaccate · di sopra q uattro pertiche 'e il tutto ricoperto ç:li rami e di muschio,? Ed egli è ancor falso che la sua capanna sia venuta su la -prima al mondo. Due pertiche innanzi incrociant~si al-la loro estremità, due indietro, ed una sopra e a trav'erso, e~co quel cbe è e resta, come tu puoi osservar.lo sempre nelle tende· dei campi e delle vigne, un'invenzione assai più primitiva, dalla quale però tu non potrai trarre alcun principio per le tue stalle di porci , (2) . Nondimeno queste opinioni sono importanti e segpano un momento necessario affine di g iungere -alla' vera e . scientifica v ia, perchè acldirnostrano che l'umano spirito n Òn si ti~ne più contento al solo vedere che . la cosa vada in un modo o n ell'altro, ma muove a indagarne la r agione. Percc'rr endo una via ripiena di errori, di giudizi falsi, di opinioni fan tastiche, di dubbi, ecc. si perviene a cono,;cere il vero. Ed in questo momento di passaggio l'umano spirito, appunto perchè si trova in preda ( 1) Do eh soll i(arnit nicht gesccgt sein, dass clié _qothische Arch-itectur sich Banm.e iute/ 1-Valdei· zuin wi-rlclichcn Vorbilcl ilwer Formen ge1:ommen /tabe - V.e?i lLmEL, Vorlesungea Uber die Aesthetick Zweiter Tlieil - S. .:!38. (~) Vedi uno scritto di Go-rHE • von tlwtschcr Ba1d.:11-ni t • 1773.
L'ARCHJTE'fTURA 84 all'intelletto e non si eleva al p unto di vista universale, è incapace a risolvere in modo qualunque alcune que- _ stioni, e le pone come un dubbio aspettando che altri le sciolga. Cosi l'Hope dà t ermine aHa sua storia deIl'architP-ttura con una domanda, e dice: perchè mai, in mezzo a tutti questi t entativi, non s'ò ancora ritrovato chi ~bbia concepito il de:3iderio o l'idea di togliere dagli antichi stili di architettura solo quanto essi presentano d'antico, di sapiente, di grazioso; di aggiungervi solo quelle modificazioni o quelle nuove forme che rend erebbero il lavoro più conveniente ed elegante; di accrescere la varietà e la bellezia delle imitazioni, mettendo a profitto le nuove scoperte dei prodotti naturali o artificiali sconosciuti ai secoli precedenti; di creare :finalmente un'architettura, la quale, sorta nel nostro paese, coltivata. sul nostro suolo, iii armonia col nostro clima, colle istituzioni, colle abitudini nostre, che riunendo ad _u n tempo l'eleganza, la convenienza e l'originalità, si potesHe a buon diritto chiamare nostra architettitra? (1). L'Hope non essendosi elevato al punto di vista scientifico non può conoscere quali sieno le nuove C?nclizioni dello spirito dei nostri tom pi, e perchè questo sia stato sinora incapace di rinvenire un nuovo stile. Ma le opinioni ed i dubbi del secondo periodo si aspetta di combattere e di risolvere in una storia scientifica dell'architettura, e con ciò noi entriamo nel terzo periodo, nel quale si terrà discorso di questa nuova forma della istoria, la quale forma sarà come il coronamento dell'edifizio o la glorifi..:azione delle due precedenti.
(Continua} N. MAllSELLI Capila.no nel Genio. (1) Vedi i:;, lforr-:, Opern citata.
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DELL'USO DELL'ARTIGLIERIA RIGATA E DEU,E
CONSEGUENZE TATTICHE CHE NE DERIVANO
La storia delle guerre meno recenti aveva già dimostrato come i nuovi modi, i nuovi trovati, siano sempre riusciti profittevoli ai capitani che seppero- valersene con buon fondamento, e la campagna del 1859 ebbe a conformare 'quell'assioma bellico, avverando anch e in gran parte il vaticinio di Beniamino Robins (1), poiché in essa le artiglierie rigate molto contribuirono nel dare vittoria degli Austriaci. Ora però cl1e i principali eserciti sono provveduti di cannoni scanalati nell'anima, gioverà di investi gare se debba smettersi affatto l'uso delle antiche bocche da fuoco, e di ricen,;are le conseguenze tattiche (1) • Celle des nn.tions qni la premièr(' r ~conna~tra lcs qualitl'S p1:rì• pres et ltis ava.ntttgcs rles bouches à fcu 1·a.yees, qm sa11rn. les co!1st1·11n·e , r,vec le plus dc facilité cl dont l'rwmée saura le pl ns ad1·?1tu111cnt , s'en servir, cette nation, dis-je, arquena sur ks autres nations t~nc • supfriorité égnle à ceìle que ponrrnirnt lui 1n-ocw·cr toutes les. m• ventions qui ont 6té faitrs jnsqu'à ce jour clans une arme lptclcon-
• que. •
1.' ,I ll.Tlt. f.llrn i! del novello sistema d'ar tiglieria. - Perciò Sflrviranno a noi di guida le considerazioni pubblicate nella Gazzella militare di Darmstadt del 22 agosto corrente anno , e lo notiamo onde non essere tacciati di plagio da coloro che le indicate osservazioni avessero per avventura lette. L' utilità delle artiglierie rigate sta nella maggiore gittata, nell'esattezza dei tiri e nell'efficacia dei proietti cavi lanciati a grande distanza (1). Dalla cresciuta lunghezza del ti ro ne deriva : 1° che le r iserve dell'inimico sono co~trette a tenersi coperte e lontane, non ·prestando più il con\leniente sostegno alle truppe combattenti, alla seconcia linea; 2° che la propria artiglieria di riserva , e quella ·non entrata in battagli a per difficoltà di terreno, può operare con poco -o nessnn spostamento: - Dalla graude tratta e dalla singolare efficacia dei colpi ne con segu ita: 1° che l'av·a nguardia dell'assalitore si trova già guasta dall'artiglierìa avversaria , prima di poter uti lmente investire; 2° che ogni sosta della soldatesca spinta all'attacco, per ordinarsi in bauaglia , per variare l'ordi ne , o 'per accozzar le schie re, riesce alla medesima di graYissimo pregiudizio. I ca nnoni a canna liscia, ,a<lopi>ratì per lo più in tiri rade nti o di striscio, di cui meno si calcola l'esattezza, non richiedevano troppo accurato maneggio dei pezzi, e vasta era la zona battuta dai loro proietti. Avece, i cannoni rigati tirano a mira più certa se gli artigli eri sono destri ed aggiustano bene , ma colpiscono mmore spazio di terreno, e riescono anche meno dannosi i--e havvi fallo nella punteria. L e schiere nemiche con leggier movimento escono allora di pericolo, e per batterle d i altro fuoco si ricercano nuovi tastamenti, d~fficili sempre fra lo peripezie di un a giornata. Coll'artig~ieria
lllGATA
Conchi udiamo . - Un eser cito privo di batterie di cam pagna coi pezzi riga.Li riuscirebbe inferiore tropro alì'é:vversario cbe ne fosse provvisto, e vedrebbe, siccome .gli Austriaci a Solferino, disord inata la sua riserva avanti di eutrar e in linea, con non lieve suo scapito morale e maierrale, ma presentandosi ca8i n~i quali le bocche d,~
(1) • La sua massima gitt.,i,ta (del cannone rigato italiano), nel tiro • a granata raggiunge i metri 3-100. Di l à però dai 2000 metri il tiro • div1'nt11 mol to curvo. , CA1t1JONF., Dfrionario militare, Torino, 18GS, 11 p111i, 166, col. 2'.
87
a canoa liscia si poteva tirare au jitgé , e le sue paUe balzavano per alcune centinaia di metri; con quella rigata ciò no·n è più possibile. L'avvnrsario che ne vede le batterie attorni ate dal fumo, e ne osserva. il tiro , si mant;ene a sufficiente lontananza dal punto di caduta dei proietti , . il quale, trascorsi 2000 metri , è sempre costante. E si osservi che al di là di 2000 metrì è assai m alagevole col pire un oggetto mobile, come sarebbero appunto le truppe in marcia. ,Oltre ciò per ritrarre dai cannoni rigati tutto q uell'aiuto che per la natura loro possono prestare, è necessario le batterie ne siano rialzate , ossi1t a caval iere , a fi ne di misurare le distame it1 quella maniera precisa che le nuove bocche da fuoco ricercano. Ora nessuno ig~ora essere indispensabile l'eminenza della posizione per tanta esatt.ezza <li t ii·o, siét che si adoperi istrn mento, sia che si usino i tastamenti, lanciate prima alcune palle per saggio. Ne rimarrebbe a pa l'lare degli spari a metragl ia, ma siccome siff.1Ui tiri ba nno luogo a llorquaudo l'avvicinamento delle linee scema l'importanza dei cannoni rigaLi ed accresce la potenza d'azione della t ruppa, uon spenderemo altre parole in proposito , tanto più elle non si· è aneora rinvenuto il modo di rendere in ciò superiore la nuova all'antica arLiglieria (1).
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(1) • .Tnsqu'ici les uonchc-s à feu rnyées ne 'irillaieut p·•5 ponr le • tir à métraillc-. ::ìir 1Y illinlm Annstrnng a inwnté nn pi <'.lc.:tiie........ • cepondent cettc innovation mtrot.!11ite t!ans 1'111·tillerie nnglilise n'a • p a~ encorc subi l'épreuvc ,!11 fait . , Mo.HHA:-ic11,, 8nr les cw11ions fft'!} IJS
et teur avenir cl'après le colo,iel Favé.
1.'.l:tTlr.l.lEIIIA ll lf.ATA
fuo co di antico rnndPllo possono tornare maggiormente od egualmente efli,:aci ( 1), non si doYrebbero tutti sca• nalare nell'ani ma i can noni, servendosi all'occorrenza d<·i lisci pei tiri d i rimbalzo, allorchè r iesce utile di colpire un esteso spazio di terreno, e si otterrebbe ~osì anche. un risparmio di spesa ed un buon impiego dei proietti. sforil:i già procacciati. Ammesso però il principio di un uso largo del1'arti glieria rigata (2), ricercheremo per ultimo le conseguenze tattiche di quell'uso , notando preli mina rmente che la difosa ne ritrarrà pi~t. profitto dell'offesa, essendo di pE'!r sè evidente che la prima potrà sceglie re meglio i sili vant11ggiosi, meglio dirigere il fuoco, e portare facilmente danno e disordine nelle truppe d1 so~tegno alle colonne d'attacco. - E per prima deduzione diremo che l'assalitore dovrà spingc,rc forte la sua YHnguarrlia, con accompagnamento d'artigl i<>r ia, e che dov rà badar e mollo se il t erreno si presenta favorevole alle sue mosse. ,_ In secondo luogo osserve remo che egli dovrà muovere la sua µente con ordine prestabilito e con t utta prestezza (p0.rc hè nell'avanzare non g li è possibiie di rispondere con bastante potere al le batterie avversa.rie), ed astener::: i soprr..tutto dalle fermale . che lo esporrebbero troppo agli effoLti micidiali del fuoco nem ico. Finalmente che dovrà t ener conto d'ogni r ialt.o, ed occuparlo tosto od ins.jg nori n,cne di viva forza, a fi ne di collocare i suoi· pezzi rigati in luogo acconcio a battere le truppe nemiche od a sostenere le proprie nel momento decisi vo.
RIVISTA STATISTICA
-Forze militari dclrlnihili1·rra. I
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·N ij:I
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A. R M. (1) • A Melegnano nna mc7,za batteria anstrin.cn , collocata, a.l!'ingrnsso • dclh città, r es pinse pii1 volte col sµo fuoco i Fr ancesi, rispose con ' , huon esito all'artigli<:"ria loro, ed cbhe solo u11 pezzo sc:walcvto. • Vedi LA F & 1·sT(IN, ·00111./Jat dc .1[clc911a110, nel J owrnal des scie11ccs milituircs, ottobre 1S6.!. · (~) • Si dovrr hbe aggi ungere s in tanto che 11011 si conosc,, mezzo certi), , con caric,1 comp,·ess:1 e co n p1·oietto citindro-co11ico ri!Jato a doppio , eflètto, di oltcner c uguale efficacia dei cannoni lisci ncll'a1ùma? • Veùi P&cKu N.ER , R-apùlità d'accc11sionc delle Cat"iche compn:ssc dei cannoni, nell[I, llivù1ta militare italicrnci, feu l.Jrniu 1863.
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Artiglieria 8!l batterie montate 79 .• da ca mpagna .111 • da piazza . . Totali . Genio S tato maggio rn ed uffiziali. . . 34 compagnie . . . . . . . . . . . . 1 truppa del tr eno del genio . . 6 battaglioni d' equi paggi militari To tali .
Fan t eria 7 ùattagliolli dell a guardia . 125 • cli linea . . . . . 8 • tirarzliatori. 8 • l~i!Jltlanders . T otali Corpi v a.rii Intendem:a . . ~Iedici . . Speda li militari.. Vctcriuarii. . . . . . . . Fornitori (sussistenze) . i\fagazzinieri. . . . . . . Cnppella ni. . . . . . . . Giustizia milit are . . . . . :.\faestri cli scuola non reggimentati Totale gen. dell'esercit o regolare
TRUPPE DI DEPOSITO di guernig io ne a ll'interno Stato maggiore dei distretti di reclu tamen to. . . . . . . . . . . . Stato m agg iore dei depositi di caYalleria . . . . . . . . . . . . . Deposito dei reggimenti di cnval. Ieri a di g ncrnigione ucll ' l111lia D epos ito dell e bl'ig,itc d'artigl ieria iu gnerni~ione nelrlndia. . . . Istituto d'artiglieria montata . . Bl'igata. d':wtiglieria o.li deiJo~ito Drig,ita <h11t iglic ria delle coste . 6 compagnie dcposil.o <lei genio Di'pos;ti lii fautcritt . . . . . . . Totali .
.. .
1 1 2 1
.. . . '814 --- --- -- 888 -- - . 3768 129
3768 129
120
1722 56 19
l.8ol
768
6463
6060
63J 8
,
•
4726 107511 112267 302 6905 7207 811 7417 77281 5597 12792B J3oiJW
•
,
, •
, •
,
"
109
258
- -------- 198 322 2
557
755
•
•
•
322 922 12
, • ,
• • ,
112 200 90
, • ,
, • ,
489 516 71 439 I 0354 18:mJS ~
•
•
,
•
12 112 230 90
920 , • , ,
77 •
,
battaglione cacriatori Canadesi . reo-" i111 c11to S,111t'Elena . . . co~1~1n1gnie Kewfonnd-J ,1111cl . compagnia isole Falklautl. To.tali .
44
1082
1126
21
5-l3
504
8 1
220 36
228
- -
-
H
37
7 6 2
..
. - ..
15
.
..
1955 - -- -1881 ----
Stranieri ed indigeni 4 battaglioni dei _reggimenti delle I nd ie Orientall 3 batt..'\"lioni cacci11tori cli Ceylan 1 r egµi~1ento cacciatori dçl Capo a, cavallo . . . . . . . . . - • • Corpi 1l'nrtiglieria dc la Costa d'Oro Artiglie ria africana . . . . . . . • Artiglieria della. La1vl wer . Totali
208 83
8-1,GS 1373
S676 1-Hi6
32 7
43 17
867
910
902
838
9 _, -
61-l
6-l 639
376
6724
7J OO
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9 41
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l':\ I.1-1.. ' _ Dicesi dt>fini tivA m,·nte adott.a1a pe r • l'anno. A'US'[' ' Do,·el lo la fo rwazione ddla fr1n1eria di li1wa io I 00 reg~1ment1 a 3 uall;iglioni caiuno, due dei quali alti,·i ed uno d1 deposito, tutii <li 0 corn pabnie come già sono attualmente.
27332 624
PRUSSIA . _ L'ordinamento clell'es<'rcito sul di>'egno organico 111 inisteriale a vrà i l suo completo attuamento 11el l'auno
46
56
102
19
23
42
33
770
12
1388
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152
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2 1S 2s00
222 2392
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REGGIMENTI COLON IALI
279 4 780 5059 4908 150 647 12269 1291 6 8410 474 7 -1 3 11 902 12735 • , 1669 290H 30710 l33J 8 624
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48
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803 1364
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1108 1436 • • liOO Gl 8 • • 10!8 17420 1846 ! 95 • 1300 2! 18iÌ 25 {8:l 1809 --;
1864 .
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93
RIVISTA B!BLIOGRAFICA
Il seguito della Storia. della Borgogna nel 18.14, pel signor DEVELAY.
Artiglieria liscia e 1·igata pel servizio della rnm·ina, per Don B.Huuos, luogoten1cnte colonneìlo dello stato maggiore dell'nrli-
glieria di mariIJa, tradotto dallo spag-nuolo dal signor FRAòQURT, luogotenente d1 vascel'io in ritiro. Orgwn·izzazione. composizione e forza degli ese1·citi dell' lnghilter1·a, pel capitann P1n-1m: (analisi bibliografico desnnto dalla Gazzella milita.re di DarmstadL). Vell_'impiego dei cannoni 1··igati sulla tattica delle battaglie. Libera versione di un articolo a tale oggetto della Gazzella militare di Darmstadt, q llello stesso che dà argomento all'artico!o sullo stesso sog~etto, con tenuto in questo fascicolo.
RIVISTA BIBLIOGllAFICA
Journal dcs armcs spécialcs - fascicolo N. 1 O- 1a ottobre 1863
Spcdaleur mililairn -
Questo fascicolo contiene : Il seguito della traduzione dal tedesco del bel lavoro del signol' Ru-rzKY~ lu'ogotenente nel reggimento d'artiglieria da costa austriaco, intitolato : Teoria e costruzione generale dei cannoni 1·igali. .,. ~!rt1,glieria 1·igata a polvere-cotone del generale m,, ggiore barone LKNTZ, esame analitiro pei signori Rutzky_e Otto V. Grassa!, uffiziali dell'artiglicri.a austriaca (versione libera dal tedesco). Le nav'i CMazzate e le navi 01·dina1·ie pel sigoor PEDRO oE PuwA y PALAC10, luogotenente di vascello nella marina spagnuola (estratto dalla Asàmblea dd Eje:rcito y Armadn, fascicoli di ottobre, novembre e dicembre 1862 e giugno 1863). Not-i,zie milita1·i e mar·i tlime.
U 8a Jispcnsa - 1a ollobrn '18 63.
Il fascicolo comincia col 9° articolo dt>l _dotto cn\Jitano M\SQUELisz sulla tastrameµtazione dei Romani, quindi troviamo 11110 scriLto assai intere,sante del signor luogotenente rolono~llo Carlo MARTIN sul Metodo cli a.ddeslmre i l cavallo di truppa, nel quale prende a:! esaminare il nuovo metodo adottato per l'e:;ercitr, francese. . · Vien dopo : nn Par allelo sull'azione tattica ~ei corpi comandati dai generali Benedek ~' Md alla fam osa giornata di Solferino e S. Mari.i no, pel sig. S.uus; non è a dirsi che il confron to è tutto in favore <lei secondo, r.omH di ragione; il 5° ed ultimo al'ticolo del signor DELuzv sull' Es2rcito inglese nel 1863; un articolo assai vivace dc,l signor LE L u YER MoRVAN sull'Esercito ed i suoi fm·nilori; un ahro al'ticùlo <lei dolt. signorJuoi::i; suUa copertura del capo del soldato, nel qun.le cQnsiglia per berretto l'aLtu11le modello austriaro, e l'aboli7.ione a~snluta del sakò pel keppl sia al punto di vista igienico che a quello del buon uso in gu<-'rra. Com piono · il fascicolo alcune Notizie militri.ri del siguor Dllr,uzy e la Cronaca militare vel signor D.:-L .m1TOLI,E.
Allgcmeiue Hilitàr Zcitung di Dannstadt. Nei suoi numeri del mese di ottobre questo accreditato periodico militare, oltre alle solite notizie statistiche e bibliografiche ha i seguenti articoli di fondo : · l\ 0 40. - '·n combattimento presso Wartenburg il 3 ottobre 1813.
Journal des scienccs mililidrcs -- N. 34 - 1° ottobre 1863.
1
Qricstr, fascicolo c<iotÌPDe i sesinenti artiroli:
Memorin sull'orqan~·::;zazione' dclCesercito-a•u,striaco pel capit.mo del g,·nio SCHEIDNAC.E1, lrt1du1tv dallo spagmwlo.
Sopra l'andamento dell'istruzione teorica. La conservazioncJ dell'uomo (seg11e). N° 41. - L'esecuzione federale contro la Danimarca, Sulla quistioue delle colonne di com1- agnia. La conservazione dell'uomo (segue) . N° 42. - Ricordi nella battaglia di Lipsia. 'Sopra le così dette scuole o manovre normali. La conservazionl'l del!' uomo (rìne).
t.
94
RIVISTA
N° 43. ---:- L'e~ecuzione feJerale cootr? la Danimarca (fine). ~ovra d cal_tbro delle at't1gliene di campagna. Sul,lati russi e cosacchi. N° 44. - Velo)' - Articolo inteso a combattere il diritto che_ c1e~e aver !a P_rus-;ia di impedire agli altri Stati germanw1 di m_1erveni_re _m favore dell'Austria qnaudo questa sia attaccata in terntort,> suo· uou federale. Sop·a il pag11rneoto dei maestri d, scherma. L'e,ercito, io~lese e la sua composizione L'attuale cood,zione dell'esc.>rc,to italiano (che per l' Allgemeine .1!1:t1:tci1' Zei~u,ng_cbiawasi anc?ra sarrlo l I I). (,!L1,·st ulumo scntto mteres;a11Joc1 immediatamente lo riproduciawo in este,;o : • Dal suo particol_a.re corrispo11?en;._e, da 1 cumpo _di Somma a l ?~rto bu~n conosc1~ore, ricevtl 11 1irnP-s una p,1 rt1colnre de• scriz1011t1 dei pr,1grcs~1 e dell'attuale stato rlel l'arm:ira s•1 rda con uno _sguardo retroattivo ai ri!pponi mili1ari della I<'ranci~ el _Austna .. Lo spirito di. qu:ste - consi,lerazioni si raccoglie nei scgutlnt1 punii. · « Dopo quel la cortR, ma pe r la storia s ul mofo di conrlurre le g1Je:re moderne oltremod~ im p?riante, cam pagna dd 1859 tanto I armata francese come I austriaca hanno versato in ara odi riforme, e i è altre:;) a i _o,servaM, che queste ri forme ebbero per entrambe a r,rogred1re in una stessa direzione. « Due ' sr·opi erano q11_e 1l1 a i q1rnli le due potenze te odeva1Jo: - ~empl1c11il. e mobtl1tà. --. L'AListria pern ltr0 ha potuto acq u1s1ars1 dalla gunra m1ghore. 1struz1oue o per lo meno più foodatament., p·irla 111 pratica d1 'luello che non fece Luigi Napoleone probabilmente, perchè la prima ba pitì sensibilmente n scnt,to dei dannt dell'anti<)o sistem::t. G li Austriaci banno ~-I presente, l'armata p ù pro9res,ista. Se si _fa un confronto per r1spello ali ult1m'I organ1z1.awm., dellafantena e p:3rt,colarmente della _cavall_cr1a delle _due armate, ognuno si d1:<ve r·onvincere c:he l A11str1a al conl,ont.o d_ell3: Francia ~i è _c<rn e ri€n·gia a i~ lu,n1anata da Ile vec< h1e miltta l'l tt·ild1_z1om dei t"'m pi passati . L a ~m:ita ar,s riaca concesse campo più libero a ll'inlellif!enza <lei! uffi1.1ale e del sol<lau:> .. Le sue evolu7:1oni s0119 l'etnplici e 111eno n 111nerose, e percro rn guerra ne rie.;;ce più fac,ile l'esec uzione. • L';in tica armata piernonlcse era in q uest<i rig uardo presso poco eguale alle altre armate, rn a1Lr1 rapporri supèriorè, perciò era be?e da atlen~e,si, cl_1e an,~h-a !-{li ltn.liani rnll'esper,eozil <:Ìlc"l 18~9 e del l86ù, ass1,rnrn.;;sero al loro IIU (Jl' O rS•j1.:ilo ,I m,1des1mo poslo che ahiva avuto i l pie:mr,nti··St•. Così' è 11ppuuto
95
DlBLIOGR.IFICA
ed ancora adesso si osserva chf! l'armata sarda ai miglioramenti degli altri è in m olti·,,rapporti eg1rnle, i°: a ltri superiore. I1~ riguardo però alla semphc1t/J. delle evolL1~10n1_e leg~erezz~ dei movimenti, es-sa mnane com•: la france~e mferiore ali austnaca. I l rccro\amento ,l'esercizio della fanteria, rimase ina11erato, co1J1e e ra ~ell'anuo 1853. L' unica aggiunta falla risguarda al,:u ne regolo da os<;0rvarsi in segui to all'adolta men-to d~i fuci_li riga:1. Cbe sieno ancora molto comphca1e le evoluz1olll 111Iluan c1ò deriva dal vei;chio si.;;tema di voler operare con grandi mas~e . Nell'armata austriaca sono bensì aorora conservati come unità. amministrative ì reggi menti e battagl ion i, ma per unità tattica, si adottò qHel lo sr.ompartitnPÙto di truppe forma t_o da due compagnie; con q uest0 sistema nn g rosso corpo d1 truppa n esce molto più pieishe\'ole e mobile. « Al contra rio ncll"armata sarda non figun soltanto come unità tallica il reggirn~nto di 3 o_4 _battagl;oni, ma ben'anc<:1 la bri,~ata r.otn posta di 8 bc1 ttaghoo1 , cosiccbè nelle g rnndi evolu~ioni ciascun reggimt>nto o bauagliooe ha cootinuameutc da conservare la s11a asse3ua.ta pc siz1one ri;;petto al tutto. . , Oltre a cii) tanto il sol<lato che l'uffiziale ò anco1a conunuamente in.1portnnato in 0gni formazione _di colonna a tntte ](:! possibili ed i1n pos~ibil i distanze, per cui egli de\'e contal'tl i sL1oi passi e imp'ica confusione qualor~ non lo _facesse. Per buona sorte ques10 male noo è cosi pP-ncoloso; m _quanto a ciò che riguarda lo spirito del sistema, l'annata piemo_ntese in riguardo alla. nuova ital_ia.uJ. ha trascuratu una p1ez1o~a en~dità, n811'is• ruzl(Jne prel11111uare del soldH to e nella sua cdll~ cazi,Jne di bra\'O tiratore. f,',mtica assurdità. per la quale s i vole\'a pretendere che il so)d 1to cc, lle gan\be m~overe doYes~e liberamente, e couserYa.re il corpo 1n un rniless1b1le _Jrnmob1lità, ciò si è posto in dispnrt", ed in l'ece di qnesto s1 accordò a ll'eq11ilibr:o dei movimen ti la dovuta parte. , Un ~ran punto d'appog~io ed 1111n. buooa b~sc aYevan? gli orga ciizzatori di:ll'_armata u_cl corp~ nscmpl~re dei ?~rsaglieri; una q uantllà tlt Ollghora111e11t1, dappr1nia sperun_not.at1 q lle:.to s01prendeote c_orpo, son o s_tati a p i;·o. a poco 1n t.rodott1 nella rPstante fanteria. I bersaglieri erano 11 wodello, e verameute una meraviglia, e lo souo tutlora. . . . e I dieci priUlÌt,vi batlaglioni reclutntr 1~ maggior rarte dal!~ ,,aliate pi,, muntesi delle Alpi e dalla Savoia, s<,no ~1at1 portatL a l N. di 36, e d1e1io a quanto si vede nou deg\m',m dalla loro origine. • I bers1glieri sono l'( sempio meraviglioso, a quale altezza possa venir sviluppata nel soldato la s11a naturale abilità; così la cavalleria offre la, c;o111 prorante prova che la ma11canza. dt:lla. 11atu 1ale iuclinaziune viene paie,sgu1ta o superata da.Ila pazwoza e dalla costanza .
In
96
R[VISTA R illLlOGRAFICA
T utti i riguardi devon~i alle altre buone vir1ù degli Ita• liani-, ma nessuno gli vorrà vantare di porti<7olare dimestichezza con l'arLe del cava!lcare. Ari onta p,-rò d,i tuui gli svàntaggi, la cavalleria pier11untese si dimostrò buona oel a cani- · pagna del 1859, persino in facc:a agli .~ u:;tri,;l'Ì, menlrd che non si dava più rid~cola cavalleria di-dla napoletana. « L'a11men10 nella pop,il;1zione P. tHrri t o rio, n on ha srgna- , t'I rneote contri i:J11i 10' ad occuparsi della forruazioo<:: di un'I Yale n t& cavall,-ria, e perciò nella formazi,me di nuovi reggi menti si pioceJette molto adagi,). . « ,Sette reggimenti ossia 8000 cavalli, anco per i bisog'n i del so.o territorio italiano, dove l'impi<;go di quest'arma è li-· mitato, è semp(·e nna cifra as 0 ai ristretta per un'armnta di 250 mila uomini. E appena i l doppio della primitiva ca1,alle1ia piemonlese; per altro tanlo gli nomini come i c'a valli sernbrctoo es,ere al preseAte niolt<> vigorosi. « L'artiglieria è nic>ll ';irinata piemonlese, <lacchè divenne in graùo i l più elE:vato, l'arma dell'aristo0razi;i; rd appartenendo a quest'arma una 1-tran parte <!egli organi;;,mlori del uuovo esercito sardo, così dPdir:ar, •Ìlo a quest'arnia la prefereuzo. della loro attenzione. Fl'a le a ltre arnii essa occupa il punto più elevato. Le sue nrnnovrè n on lasciano-nuJ;a a desiderare. • « Dop0 3 anni d'indefessa npplicaz1one la Sardeg11a ba potut0 far mostra di 51 baiterie di campagna, senza mfoima.menle tocca re le bai te rie di presidio nelle di ver.;e provincie. « Nell'amroioi,;traz one militare vi sarebbero molte cose da cambiare, altre da sem plificare. Pera'lLro la SarJegna ha il vanto che in proporzione della forza della sua. armata le spese sono molto minori di qnelle di a ltre nazinni, « Dietro l'ultima relazione del tnimstero delle finanze, l'armala. di un numero approssimativo di 260000 nomiui costa all'erario 196 milioni che equivale annuahm·nte pe r ogni sol• dato 750 fran chi. • , Nel la sc,mma sono compre~e le spese dei 100000 uomini stanziati ne ll'Italia meridionale che· appros-;imativamente per giorno costano 28000 frnn ch i. ' • I Sardi uon devono certamente lagnarsi, chè essi con il loro dc.mar(> non avrebbero potuto certamente ottPnc:1·0 u11 eguale risultato. »
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RESOCONTO SULLE SPERIENZE
DELL'ARTIGLIERIA DELL'ESERCITO ITALI ANO NELL'AN NO 1862
CONTINUA7.IONE
(1)
,
PA.llTE PRHIA. Esperienze per l'adozione di O110,,e bo~cllie tla fuoco rigate. CAPO I. ESPERIENZE SULLA RESISTENZA E SUL TIRO D EL CANNONK DA 8 B R DA CAMPAGNA :MODELLO 1863 .
.Introduzione del sistema francese di rigatU1·a n elia nostra arti• glieria da campagna - Difetti del cannone da 8 B '·• R - Applicazione dei principii di rigatura ad un nuovo cannone Esperienze sulla sua resistenza - E sperienze comparative di tiro col cannone da 4 francese - D eterminazione del p roietto; della carica; delle tavole di t iro - Scelta del titolo del bronzo; del grano - P aragone del tiro del nuovo cannone rigato coi cannoni lisci.
Allorquando, sullo scorcio del 1859, si volle tentare I d'introdurre un sistema di bocche da fuoco rigate, nella (1) Vcdi Rivistci tniUtare italiana, anne vm, vol. u, pi~g. 3. A}INO
vm voi. n. -
i.
98 ,
ESI' ER.IE:-;ZE
n ostra artiglieria d a campagna, si decise, per avitare lunghi e costosi esperimenti, d i adottare almeno provvisoriamente il sistema di rigatura francese, i risultati ottenuti dal quale nella precedente campagna , erano certamente tali da far propendere verso di e$SO. E siccome i cannoni da 8 lisci fol'mavano una parte essenziale del nostro armamento, e conveniYa utilizzarli, cosl fu a questi cannoni che si applicò la rigatura. . Le poche cd incerte nozioni che in quel tempo si avevano sul sistema di rigatura francese, obbligarono a procedere a tentoni , e furono causa che si dovessero succesaivaurnnte modificar e, a seeonda dei risultati dell'esperienza (l) , le regole di rigat ura cbe si en,no da principio stabilite, affine di ottenere che le bocche da fuoco non si guastassero troppo rapidamente sotto l'azione d ei gas svolti dalla carica, cd a cagione degli sbattimenti del proietto. .Nonostante che queste modificazioni avessero portato sufficientemente buoni fru tti i cann oui da 8 rigati si dimosLrarono in pratica di cattiv~ servizio e di poca r esistenza, e gli scoppii di alcuni di · essi sotto Ancona ed in varie 1 scuole di tiro, convinsero della ne0essità di riformarli radicalmente. Ed è a ciò appunto che si diè opera col progettare un nuovo canno11e da 8 n rigato; mentre per a llontanare il pericolo degli scoppii si ridusse la carica dei cannoni antichi in servizio, quantunque con ciò si diminuisse l'esattezza e la radenza del loro tiro . · Scopo preeipuo del nuc•vo progetto si era quello di ottenere un cannone molto più r esistente dell;antico , ed a;tto perciò a sparare con carica assai forte per i mprimere uua <.;onsidcrevole velocità al proietto, e dare la massima radenza possibile alla traiettoria. La ridu zione della lungheua <.l'anima secondo i risultati delle (1) Vetli iu proposito l'A imn,,riv d'a riiyli,1·:u, 1360-0J.
n' A RTHJL!F.RI E
99
esperienze francesi, e la forma emisferica data alla eulatta: per porre in armonia il nuovo cannone con quelli adottati dopo il 1850, fornirono appunto il metallo per rioforzare le pareti della bocca da fuoco, sen za che si avesse ad aumentarne di t roppo il peso rispetto ai cannoni antichi, Si riesci con ciò a dare una g rossezza di 0,8 del calibro alle pareti del rinforzo cilindrico della culatta, il quale si e·stende ad un calibro oltre il sito n el quale trovasi la puota del proietto n el cauuoue carico, cd avviluppa perciò sicuramente lo spazio n el quale ba luogo la tensione massima dei gas . Non è qui il luogo di esporre le altre considerazioni che indussero a stabilire il ri manente del profilo (tracé) della bocca da fuoco , quale esso è st~~to adottato; e ci limiteremo soltanto ad an1 ertire come la r igatura soddisfi alle coudizioni e r egole espresse n ell'introduziou e a questo resoconto . L'isolamento del proietto, ossia la metà della differenza tra il vento minimo del p roietto coll'anima ed il v en1o massimo delle alette col fondo delle righe , dovrelib0 , secondo ' i principii accennati, non essere inferiore a mill. '0,4. Nel nostro caso il proietto avendo per diametro massimo mill. 93,4; il diametro minimo dèll'n.nima essendo mill. 96; quello minimo del cilindro · involgente le alette mill. 100.8 e finalmente la distanza massima tra i fondi di due righe opposte essendo mill. 102,4, ne risulta che il valore del doppio dell'isolamento è di mili. 1 1,; perciò quando l'aletta tocca il fondo della riga, la superficie di ferraccio d el proietto resta lontana dalle pareli dell'anima almeno di mili. 0,5. Il diametro delle alE.tte essendo stato fissato in n1illimetri 19,7 dacché l'esperieuza avea d imostrato rioseir esse in tal modo suffìcientemeute r esisten ti, ed essendo fosata a mili. 28 la larghezza della riga, si ha fra queste
}00
ESPEHl&NZE
due d.i mensioni il rapporto di 10 a 7, che è appunto quello fissato dalle regole di rigatura. La riga .opposta al focone va restringendosi per un tratto di mili. 60, colPavvicinare il fianco direttore del oaricàmerito a quello direttore dello sparo, ed al termine del r estringimento la riga non ha più che una larghezza di mill. 12. misurata sul suo fondo, mentre la largheÌza della sommità dell'aletta è di mili. 1.2,5. È assièurato in. tal modo il .cont::i.tto dell'aletta Ìmpt'lgnata al fondo del restringimento col fianco direttore dello sparo. La riga ristretta è poi prolungata per la lunghezza di mili. 85, ed essendo la distanza tra ·1e due corone d'alette mili. 90, ne risulta esser impossibile che d ue alette si trovino contemporaneamente impegnate in questo prolungamento. L'angolo formato dal f:anco direttore -dello sparo col raggio condotto al suo punto d'incontro con la superficie dell'anima è di 70°, ed è di 90° l'angolo dei due fianchi tra loro, così appunto come è stabilito dai principii già accennati. La profondità delle r ighe è ,à.ppunto di 1{3o del ca,libro, tJssendo fissata di mill. 3 a mill. 3,2. Il passo loro di 2m,75 soddisfa pure alle còudizioui prescritte, poich_è se si calcola la. ' velocità w di rotazione di un punto situato alla superficie del proietto, mediante la formala V p
w= - ~nr ove V è la velocità iniziale del proietto eguale (come si. vedrà in seguito) a 400m circa, p il passo delle righe , e 2 1· il diametro del proietto eguale a mill. 93 , si - trova 42m, 5 pel valore di questa ,,elocità. · Nello stabilire il progetto· della nuova bocca dà fuoco, studiavasi ii:nche il proietto che da questa dnveasi lanciare. Ma, trattandosi di una bocca <la fuoco da campagna,
I)'~ l\T!GL!Ellll!
101
pendeva incerto il giudizio sul peso ~he f?sse più conveniente di darglisi. I proietti da 6 ch1!., d1 peso eguale a quelli lanciati dall'ant ico cannone da 8 B' R, presen~ tavano un inconveniente assai grave, qual è quello d1 limitare d'assai il numero delle munizioni che ogni pe.,1;20 può trasportare nel suo avantreno, e ~i _render necessario un maggior numero di carri da mumz10ne, ma d~-veano in pari tempo soffrire una resistenza _al '.oro rno_vime~to nell'aria relativamente mmore. I proietti da chi!. 4,;,i00 avrebber~ invece presentato maggior;i vantaggi rispetto al munizionamento in guerra, ed eravi luogo a spera.re che la magrrior velocità iniziale che avrebbero ricevut9, b . 1 . essendo spinti dalla stessa canea, potes~e a,meno 1_n parte _compensare 1/aumento di r esiste_nza al loro movimento. Una tr:d e speranza fu quella che mdusse a proporre che essi venissero paragonati tra loro nel tiro del nuov~ cannone. ·Studiando però il profilo dei proietti· cosi' r1·dotti di '
peso, poté sorgere il dubbio che 1~ loro pareti ~~sotti: gliate mancassero di sufficien~e resistenza, . e perci_o .ess~ furono preventivamente esperimentati con 20 colpi tirati contro sabbia fina o vagliata, ed altri 15 contro la -muratura, ed i risultati favorevoli di questi spari valsero ad ammetterli alle esperic-mze comparative. Pur tuttavia essendosene rotti alcuni nel piàntaroento delle alétte: _e temendo che la loro fabbrica,zione· riescisse troppo difhcile, si volle pure provare un proietto de_llo stess~ pes~, raccorciato e colle pareti ingrossate, 11 quale e des1.gnato iri questo r esoconto come proie~to da chi!. 4,500 rnòclificato. , . Costruttesi otto ,bocche da fuoco secondo il progetto · accennato, il ministero della g uerra approvava che quattro di esse venissero cimentate risp,ett? alla loro resistenza. nel Poli!J'o no di Venaria Reale , e che le altre quattro si adope;assero sulle Lande di S. Maurizio per parago-
ma
102
...
103
ESPERIENZE
narne il tiro ' con quello del cannone da 4 francese, e per deterrnin~re i dati tutti necessari per la compjlazione del le tavole cli tiro. Facendo astraiione per or,i dal titolo. (1) diverso del broozo dei caououi da sperimentarsi , e delle diverse specie dei proietti che dovevano esser da essi lanciati, condizioui che avevano per iscopo di fo.r servire le esperiem•,e alla soluzione di altre questioni delle quali tratteremo in seguito, il programma delle esperienze dirette a giudicare della r esist·~nza della nuova bocca ria fuoco, 8tabiliva: 1° Ohe si sparassero 500 colp i per ogni cannone, ripartendoli nel modo seguente: a) 250 colpi con la carica di 900 gra_m mi (2) e la g ranata ripiena di sabbia; b) 50 colpi con · la carica di 900 gr ammi · e la scatola a metraglia; e) 100 colpi con la carica di 1 cllil. e la granata ripiena di sabbia, d) 50 colpi con-la carica di chi!. 1,200 e la grauata, ripiena di sabbia; e) 50 , colpi con la carica di c.,hil. 1,200 e ia granata ripiena di piombo. 2° C~e dei 250 colpi della serie (a) i primi e gli ultiìni 50 fossero raccolti in un bersaglio reticolato posto a distanza di 400 metri, mentre gli altri 150 e quelli dell e serie successive si dovessero sparar e con la massima celerità, e senza tener alcun conto dei risultati. 3° Che si prendessero con guttapercha le impronte dell'anima di ciascun cannone: (1) Dei quattr o carrn<rni provati a. Vt,n:1ria Reale due erano al t,itolo ùel 12 <li sfagno p er 0[O cli rame, u.no al titolo del 16, ed 1uw a quello dcll'8. Lo st.esso dicasi dei quattro adoperati sulle Lande di S.. Maurizio. (~) Polvere cli Fossano, cioè a granitura r idotta .
j
\
ogni 50 colpi per le serie (a) e (b); ,i 25 (e) : » · 10 (d) ed (e). A tali prescrizioni si a dempié scrupolosamente nell'eseguire le esperienze . in discorso , e nella serie (a) ciascuno dei pezzi eseguì 150 colpi con la massima celerità possibile, dei quali 25 senza adop 1irare lo scovolo. E nonostante ti~i così eccezionali e forzati, le impronte de.l l'anima dimostrarono non esistere in essa guasti tali da menomam·ente poter supporre prossimo lo scoppio. Ed anzi i guasti in essi prqdotti non giunser0 mai a render difficile il caricamento dei pezzi. Inoltre i risu1tat i del tiro della prima e dell'ultima parte della serie ~a), ·separate l'una dall'altr a da 150 colpi eseguiti con la massima celerità possibile, possono anche servire a far vedere che un tiro celere ed eccezional'e non produce nella bocca da fuoco guasti· tali da alterarne la giustezza del tiro. E difatti osservando nello specchio seguente, che contiene i r isultati oradetti, le de·viazioni medie sia totali che parziali, esse appariscono così poco diverse e così alternate in g randezza nello due serie,da non potersi le differenze attribuire ad alcuna causa permanente.
104
n' AR'f !GL!ERIE
Tl1'0L0
PESO
Stigno
BOCCHE DA FUOCO
del
per1 00di
proietto
I
.
dei
,·erti.cali lori12ontali vcrticH lc \or'izzontale
(Lanusei ..
12
4,500
36
0186
1,00
Olgiate ....
12
6,000
43 · 0,65
0,82
~ 4,500
19
0,72
1,19
6,090
22
1,30
1,09
~ 4,500
22
0,77
1,00
6,000
18
0,60
0,68
t1 '"' :...-
8
Oristano..
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I
I
16 .
Varese ....
-
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f'ARZ I.. U.l
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colpi raccolti
Rame
__
Nrn!ERO DEVIAZIONI MEDIE DEVIAZIONE MEDI,\
I
I!
)
I Lanusei ...
12
4,500
39
0,70
l,lÒ
Olgiate ....
12
6,000
36
0,45
0,85
8
~ 4 ,500
21
1,01
Oristano..
0,95
6,000
21
1,53
1,35
~ 4,500
22
1, 16
0,92
6,000
20
l,57
0,76
sufficiente per t utte le circostanze, anche eccezionali , nelle quali può venir impiegata, e ch,e deve i nspirare a chi l'adopera la confidenza che è così necess·,:rio di avere nelle proprie armi. Le esperienze da eseguirsi sulle lande d i S. Maurizio avevano per iscopo:
1° Di paragonare il tiro del nuovo cannone col cannone da 4 rigato dell'artiglieria fran cese ; 0,95"
r 81
2° Di porre a confronto le p roprietà dd tfro dei tre diversi proietti che erano stati proposti per questa bocca. I da fuoco ; 3° Di verificare se la carica più conveniente fosse r ealmente quella di 900 · grammi determinata a pri01·i;
- - - -~- - - - - - -
I
105
4° Finalmente J i _fornire i dati necessarii per la ?e-
;
terminazione delle tavole di tiro.
'
re:; . E-i
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ò'.;< d
-N,
I
Varese ....
16
I
0,99
I
NB. Le deYiazioni medie furono calcolate sul solo numero dei colpi raccolti, per chè i r imanenti passarono fra gli inter valli dei fili che re"ticolavimo il bersaglio senz!t romperli , ovvero tra i fili - t!tglia:t i dai colpi precedenti nen a s Lessa salve.
Dai risultati ottenuti in queste esperienze poté concludersi che la resistenza di questa bocca da fuoco è più che
Egli è ·ev:idente cbe i numeri 1, 2 e 3 abbraccianotutte le questioni che- era principalmente · necessario di risolvere, cioè di riconoscere se il nuovo cannone supe• rava od eguagliava almeno in giustezza di tiro il cannone usato dall'artiglieria francese, che può esser consid er ato come uno dei migliori in uso, e di determinare il proietto e la carica più conveniente per trarre i migliori risultati possibili dalla n uova bocca da fuoco. A tal effetto, i prog rammi delle esperienze stabilivano che: 1° Si facessero coi n uovi cannoni e coi proietti" da
106
ESPERIE!i"ZE
chil. 6 e da chil. 4,500 i seguenti spari in paragone coi cannoni francesi
Distanze
metri 800 2100 3200 . No 100 150 200
Spari coi cannoni francesi Id.
id. da 8 e proietto da 6 chil.
Id. '
id.
da 8
)>
100 150 2001
id. da chil. 4,500 » 100 150 200
adopraudo costantemente pei cannoni da 8 la carica di 900 g rammi, e quella di 550 grammi pei r,annoni francesi. 2° Si continuasse colla stessa carica i l paragone tra i due p roietti ed il proietto da chil. 4,500 modificato, alle distanze e coi colpi seguenti:
Distanze
. metri 500 1100 1400 1700 2600
Spari col proietto da chi!. 6
. N° 80 100 100 150 150
Ìcl. ·
id.
da chil. 4,500
Id.
id.
da chil. 4,500111011° »
»
80 100 100 150 150
-
.100 -
.-
150
3° _Finalmente , determi nato dopo tali esperimenti il proietto da prescegliersi, si eseguissero alla ·distanza di 1400 metri 300 spari con le cariche cli chil. 1,250, chil. 0,750 e chil. 0,650 _corrispondenti rispetti va mente ad 1i4, I r6 ed 1 t7 del peso del proietto lcggiero.
o'.rnTIGLIERrn
107
Il programma fu interamente esaurito, ed i risultati elle se ne ottennero sono riferiti nell'ann~sso specchio, nel quale trovansi pure riportati quelli dei tiri eseguiti alla distanza di 400 metri al Poligono di Venaria Reale. All'oggetto poi di r endere più facile il loro paragone si sono aggiunti ad essi gli angoli di mira riferit i al centro della rosa dei tiri, gli angoli di caduta, l':l deviazioni medie ed i coefficienti della giustezza di tiro. Nella determinazione di tali dati è da osservarsi : l ° Che g1i angoli di caduta si riferiscono al centro della rosa dei tiri sul terreno, e sono in gener ale assai minori dei veri , specialmente .alle piccole distanze , giacchè furono determinati supponendo rettilinea la parte della traiettoria c.o mpresa tra il bersaglio ed il terreno, e trovando in tale ipotesi la tangente dell'angolo di caduta. 2° Che le deviazioni medie sul bersaglio furono calcolate tenendo conto dei soli colpi raccolti, perchè in generale quelli che andarono perduti pa.ssarono tra i Dli che reticolavano j] bersaglio senza tagliarli, ovvero pas~ sarono negli intervalli dei fili taglia.ti dai colpi pre~edenti nella stessa salve. 3' Che i coefficienti della giustezza di tiro furono calcolati co·l mezzo della nota formola del Didion (1)
1
c = -- -2"-h le
nella quale, per evitare calcoli laboriosissimi, si sostituì(1) Vedi Drn1ox, Galcul dcs 1n-obabilités amJlùpié cw, tir des 11rojediles.
-
Parigi, 1858, pag. 58 e GS.
u' ARTlGLlllRill
108
ESFER!Et-ZE
rono aile deviazioni geometri<.;he (moyens éca1·ts) h e k i loro valori approssimativi desunti dalle deviazioni medie nel modo indicato da:llo stesso autore. I risultati sono perciò soltanto approssimativi , ma, stante il numero considerevole dei colpi sparati ad ogni distanza, la loro esattezza è certamente di poco inferiore a quella che si sarebbe ottenuta calcolando direttamentè i valori di h e di k. I numeri così ottenuti per rap-presentare la giustezza di tiro non sono altro che quei coefficienti i quali, moltiplicati per 100 e per l'area' in metri quadrati di un bersa$1io assai piccolo rispetto alle deviazioni medie , dan no il numero dei colpi per ogni cento che raggiungerebbero il bersaglio stesso. Facendosi· ad esaminare i risultati ottenuti nel' paragone t ra il tiro del cannone da 8 e quello del cannone da 4 francese, rilevasi prima d i tutto che gl i angoli di mira r ichiesti dal primo con ambidue i proietti ed -a tutte tre le distanze sono minori di quelli che voglionsi avere pel secondo ; il ehe potevasi preveder e, considerando i relati'vi. rapporti tra le cariche ed i pesi dei proietti. Una egual eone] usione può trarsi dall'esame degli angrili di caduta. E conviene dedurne che la radenza della traiettorìa: è magg.i ore pel cannone da 8 che per ·quello fran_ cese. Inoltre l'esame delle deviazioni medie e dei coefficienti della giustezza di tiro dimostrano che anche su · questo riguardo il cannone da 8 supera costantemente il cannone ·francese. Sul qual proposito con viene però os servare che i proietti francesi essei:ido stati fatti ad im presa , e forse , per mancanza di r egole precise , non collaudati con quell'esattezza che sarebbe stata necessaria, può dubitarsi che essi non aver:sero sufficiente regolarità di ·costruzione: Non si può quindi concludere in modo as&oluto che il cannone da 8 superi costan temente e 1J el rapporto iùdieato dagli esperimenti il cannone ·in servizio pr~sso l'artiglieria francese,' ma le differenze sono ta1~ 0
109
mente considerevoli che è difficile il sùpporre che possa invece venir da questo superato . I risultati dei tiri compara.tivi tra. i due proietti da 6 chil. e da chil. ~500 si ottennero a n ove ùiverse distanze, ~d a due sole distanze quelli tra gli stessi proietti e quello da chil 4,500 mod~ficato. . QLjantunque 1 risultati medii fo rniti da quest'ultimo proietto fossero riesciti assai soddisfacenti in p_ar~gon~ di quelli dati dagli altri due, pure ~all'_esa:ne dei smgoh tiri e delle deviazioni massime è facile 11 riconoscere eh~ la sua stessa struttura gli fa presentare nel tiro fr~q.uentl anonialìe. Per questa ragione che lo -poneva al disotto <leali 'a ltri due, esso fu subito escluso da ogni ulteriore pa;agone, e ciò anche perchè la p~atica e _la perfezione delle macchine akendo permesso d1 costruire senza difficoltà e · senza guasti le granate da chil. i,50,0 prim~ proposte, quelle modificate non aveano più ragione d1 esistere. Dal · paragone degli altri due proietti r isulta eh: gl! angoli di mira necessarii al proietto leggero sono '.Dmon di quelli convenienti al proietto pesante ~qo al_la d1st~nza di 2600 metri, e che perciò fino a questo limite e maggior.e la radenza della traiettoria del primo di questi proietti, almeno per quanto riguarda il suo r.amo ascend~nte. L~ differen ze poi non m_ai molto con_siderevoli tra gli ~ngoli di caduta corrispondenti, dimostrano che nel ramo d1scen. dente la traiettoria del proietto (la chil . 4,500 ha ima cun:atura cii poco maggiore di quella de~ proie~to d& chiL 6. Inoltre l'esame delle deviazioni medie e dei ~oeffi.cienti della O'Ìustezza di tiro appalesa che il proietto pes;mte è sup:rio1'e al leggiero in giu_stezz~ d: t~ro fino a lla distanza di 800 metri, oltrepassato 11 qual limite esso perde la sua superiorità, e sembra _solo riprenderla alcun poco verso la distanza di 3100 metri. Se tali osservazioni possono far pendere incerto il
110
ESPlifl!EN7,E
giudizio per decidere quale dei due proietti fornisca in generale un miglior tiro col cannone da 8, non puossi però titubare lungamente nella scelta, q•1ando ad esse si colleghino le considerazioni inerenti alla facilità di trasporto del inuniziouamcuto cd alla conservazione della bocca _da fuoco . Non è dubbio infatti che l'importanza della leggerezza del munizionamento di un cannone da campagna sia tale da permettere anche che per soddisfarvi si sacrifichi alcun che ri.c;petto all'esattezza del tiro; e nel nostro caso, se vi può esser sacrificio, esso è certamente minimo e non esiste che alle piccole distanze. Inoltre, le impronte dell'anima dei due cannoni OLGrATE e L A~USEI, ambedue al titolo del 12 d.i stagno per 100 di rame, il primo dei quali sparò sempre la granata da ·6 cbil. e l'altro quella da chi!. 4,500, mostrarono all'evidenza che la bocca da fuoco pi ù guasta era q uella che a vea: ~empre sparato il proietto più pesante. E questo fatto fu pure provato dalla misura degli aumenti di diametro delle stesse due bocche da fuoco. Queste ragioni indussero il comitato a conchiuclere (1), che il proietto da presceg liersi pel tiro del nuovo •~annone da 8, esser doveva quello del peso d i chi! . 4,500, il q uale alle qualità necessarie rìRpetto al tiro , univa pur quelle che potevano vantaggiosamente influire sul carreggio, e sulla conservazione della bocca da fuoco. Appena approvata dal ministero la scelta del proietto, si intraprendeva.no con esso e con Je cariche di 1 4 , 1 d i 116 e di 117, g li spari comparativi prescritti dall'ultimo punto del citato programma. I risultati ·ai questi spari, che formano la 3a serie delle esperienze , trova.osi pur riferiti nello stesso specchio che· contiene q uelli delle due prime. •Esa~ninandoli comparativamente a quelli ottenutì con lo stesso proietto e (1_) GG I• Deliucrazionr, dei 15 no,,rm bre 1862.
, 1)
ARTIGLIERIE
111
con la carica di 115 (900 gra.rnmi), a.Ha stessa distanza di 1400 metri, rilevasi prima di tutto, come era prevedibile, che gli angoli di proiezione necessari per la carica di lt4 sono minori, e quelli per le cariche di 116 e di 117, maggiori di quel ch e convenga per la carica del I 15. Gli angoli di caduta sembrano invece essere per tutte e tre le cariche maggiori cli q uelli ottenuti con la carica dì 115, ma le differenze ira quelli dati dalle due cariche del l 14 e del l 15, sono sì minime, che non si potrebbe trarne una conclusione razionale. Il paragone poi delle deviazioni medie e dei coefficienti della giustezza di tiro manifesta chiara.mente la superiorità della carica del l r5 sulle altre speri men tate, e di mostra oltre a ciò che la carica del 114, che potrebbe con essa competere sotto il riguardo della radenza della traiettoria , è appunto quella che offre i peggiori risultati di t iro. Stabilivasi per conseguenza che la carica di 900 grammi, corrispondente ad l i5 dél peso del proietto , fosse da considerarsi come carica regolarnen tare del tiro di lancio. Le esperienze finora citate, servirono in pari tempo a risolvere due altre questioni, la prima delle quali rig uardava. la scelta del titolo più conveniente pel bronzo da adoperarsi nella fabbricazione dei cannoni rigati , mentre la seconda rifletteva la scelta tra il grano Mathis ordinariamente impiegato nelle nostre ar tiglierie, ed un grano consimile modificato rlall'artiglicria fra.ocese . La prima questione era sorta da ciò che alcuni risultati di esperienze meccaniche eseguite su bronzi di d iversi titoli compresi tra il 10 ed il 13 per 0[O, essendo stati pressoc.:hè eguali , erasi da taluno manifestata l'opinione che fosse indifferente la variazione del titolo del metallo tra 1'8 ed il l 6 per 010. E d'altra parte essendosi ormai evitati, m ercè •l'isolamento del proietto, gli urti di questo con le pareti della bocca da fuoco , non pareva più così necessaria la durezza ciel metallo, come per l~
Il2
»'J.IIT!Gt.I~I&
ESPERIENZE
bocche da fuoco liscie, e potevasi credere essere vantaggiosa una diminuzione dPllo stagno nella lega per aumentarne la tenacità. Si stabilì 'perciò di pperimentare dei cannoni fabbricati con bronzo a titolo ordinario in paragone con altri ai titoli estremi, e per · conseguenza i canl).oni _che si spararono, sia alla Venaria Reale, che sulle Lande di S. Maurizio furono :
, lll
2° Che poca differenza riscontra.vasi tra i guasti dei cannoni al 12 ed al1'8 per 010 ;
3° Che fra i cannoni al titolo del 12 per 0r0, quello che sparò sempre la granata da chil. 6, era maggiormente guasto di quello che sparò sempre la granata di chil. 4,500,
2 Cannoni al titolo del 12 per 010.
1
id.
id.
1
id.
id.
Gli allargamenti dell'anima e delle righe sono riferiti
8 per_0[0. 16 per 010.
nello specchio seguente :
La seconda questione era nata d,all'essersi risaputo che l'artiglieria francese , per evitare i restringimenti che succedono nel focone del grano Mathis sotto la pressione -interna dei gas, aveva provato d'introdurre nel massiccio del cono tronco di base un cerchietto d'acciaio. Ali'oggetto di verificare, se una tal modificazione avea r ealmente una vantaggiosa influenza sulla conservazione del focone, si era stabilito che i due cannoni al titolo ordinario· da spararsi alla Venaria Reale, fossero provvisti del grano così modificato. Sì dell'inter~o dell'anima, che dej foconi, furono prese le impronte in guttapercha di 50 in 50 colpi nelle esperienze della Venaria Reale, e di · 100 in 100 colpi in quelle delle Lande di S. Maurizio; alla fine delle espe- · rienze si _misurarono poi gli -allargamenti dell'anima delle righe. Dall'esame delle impronte Jell'anima risultò:
f
1° Che i cannoni al titolo del 16 per 0t0 pr esentavano i guasti maggiori ; · JtiiNo n u vol. 1r. -
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·114
i
ESPERIENZR
DAGLI OTTO CANNONI DA 8 B RrGATI
SPECCHIO DEGLI ALLARGAMEMTI SUBIT
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delle
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116
ESPER l!:NZE
Da esso rilevasi che gli allargamenti delle righe furono maggiòri nei ciinooni al titolo del 16 per 0t0, mentre quelli dell'anima furono grandi, sia col titolo dè ll'S per 0t0 che con quello del 16 per 0[0, Da questi ris1iltati non potè trarsi altra, razionale conclusione che quella, dover essere il titolo del bronzo dei cannoni rigati superiore all'S per 010 e non dover oltrepassare il 12 per 0[0. In seguito del che il ministero della g uerra stabiliva il 10 ed il 12 per 0[0 quali limiti r egolamentari del titolo del bronzo. Le impronte poi dei foconi non avendo lasciato scorgere differenza alcuna nel modo di comportarsi dei d ue grani sperimentati, se ne dovè inferire essere inutile per questo calibro un cambiamento, e fu perciò stabilito di conservare il grano ordinario Mathis. lo seguito alle determinazioni prese intorno alla carica ed al proietto del nuovo cannone da 8, si proseguirono sulle · Lande di S . :Maurizio le esperienze dirette ad ottenere gli ulteriori dati che erano necessarii per la determinazione delle tavole di tiro. Il programma relativo a questa parte delle esperienze stabiliva -che si eseguissero con la carica e col proietto prescelti, gli spari seguenti :
Distanze
.
Num ero dei colpi
metri
300 700 50
50
goo 1500 2300 3000 50
50
60
60
I risultati di questi tiri sono registrati nello specchio già sopra citato, ove formano la 4a ed ultima serie delle esperienze. E con questi si ebbero, per stabilire le regole di puntamento del nuovo cannone, i risultati di tiri eseguiti a quindici diverse distanze. Prima di accennare qual via si tenne per giungere
o' ARTJG[.JERlE
117
alla determinazion~ delle tavole di tiro, giova osservare che non erano da tenersi in egual conto tutii i risultati ottenuti . Debbono infatti aver maggior peso i risultatj ottenuti con bocche da fuoco in ottimo stato di ser vizio, e ricavati da un gran numero di còlpi, che quelli ottenuti con bocche da fuoco già alquanto degradate dé.l tiro, e ricavati da pochi ' colpi fatti in principio della stagione invernale, cioè in circostanze di temperatura e di stato atmosferico molto diverse da qnelle normali. La esperienza confermava pienamente queste idee, poichè la superiorità costante degli alzi verticali otteuuti dal• l'ultima serie su quelli dedotti dalle serie prec.edenti, mentre in generale le derivazioni osservate seguono una legge inversa, ampiamente dimostrano che la ye}ocità iniziale del proietto era negli ultimi tiri alquanto diminuita, sia per gli a1largamenti del calibro che Fer le degradazioni delle righe. Tenendo il debito conto di queste circostanze si potè costruire la cu rva che con sufficiente approssimazione rappresenta la relazione tra ie gittate e gli alzi. Questa curva , rappresentata n~lla tavola 5° non fu però costruita con gli alzi r egistrati nello specchio dei risllltati dire il i d'esperienza, perché essendosi al fine delle sperienzo adottato. un iiverso sistema di linee di mira, fu necessario ridurre a questo nuovo sistema gli alzi sperimentati. L'esame di questa curva ci mostra che in generale gli alzi da essa dedo_tti sono · conformi a quelli dati dall;espe• rienza, eccetto per le d istanze di 2300 e 3100 metri; e ciò per le ragioni testè addotte. Nella stessa tavola trovasi pure la curva esprimente la relazione tra le gittate e le derivazioni, la quale scnl a rettificare qt::este ultime onde dedurne il valore degli alzi orizzontali. Dal suo esame rilevasi che, salvo qualche d ifferenza cagionata dai pochi co!pi dell'ultima serie, essa lega assai bene tra loro i risuliati f:perimentri.li.
118
} l !;)
F.Sl'ER IE!SZE
n' ARTIGJ.!Ell!!!
Rimaneva ancora a determinarsi qual fosse l'inclinazione da darsi all'alzo, affinchè esso potesse servire a Rnrrogare in pari tempo i due alzi orizzontale e verticals, l"impiego dei quali è incompa~ibile colla celerità del fuoco che si deve poter esigere da una bocca da fuoco da camp;1gna. A tale uopo si costruì in scala grandissima Ja cun·a esprimente la relazione tra gli alzi totali verticali, e gli ori1.zontali, e si riconobbe potersi ad essa sostituire con molta approssimazione una linea r etta inclinata _ di 12/,oo e passante a rnill. 0,9 al di sopra dell'origine. L'inclinazione del 12 per 0t0 così trovata (Ci 0 .51 ') fu appuuto data all'alzo relativamente al piano -verticale che passa per l'asse del pezzo, av,,ertendo di disporne la tacc:a in modo che per un alzo totale verticale nullo, q11ello orizzontale riescisse di mill. 0,9. Cbe l'alzo così ottenuto corregga le ùerivazioni medie in modo sufficiente per la prc1,tw.a, lo dimostra chiaramente il paragone tra le dcnvazioni corrette dall'alzo e lo derivazioni r ettificate , riportate gtaficamente nella sopra citata t avola, e num cricame • te nello specchio contenente i dati relativi al tiro del nuovo cannone. A compier e .le nozioni necessarie ad aversi sul sistema cli pLmtamenLo adottato , si deve aggiuugere che, quantunque fosse riconosciuta l'utilitii di avere una sola linea d i mira per evitare le con[usioui e gli erron così facili a commettersi sul campo di battaglia, pure la necessità nella quale si sarebbe caduti di dover far uso di una linea di · mira laterale, cr eduta meno comoda per la pratica che riuella di volata, indusse il comitato ad attenersi al S1'-tema delle due linee di mira. Si d ispose perciò in cuJa 1ta un alzo inamovibile e scorrevole entro due talloni " aggiunti all'emisfero, e gli si diede lunghezza tale da potersi con esso puntare per la volata fino all'angolo di 7° ½ (Liro d i lancio a 2000 metri). Per p untare con elernzioni maggiori si ricorse ad una sbarra orizzontale
mobile, che può fissarsi con una vite di pressione alla tei,;ta dell'alzo, e vi si praticò una tacca la quale col mirino p_o sto sull'orecchione sinistro costituisce la linea di mira laterale. L'asta dell'alzo si foce vuota (1) internamente per r enderlo leggicro , e gli fu data una sezione pentagona sia per renderlo c;osì più robusto, che per mantenerlo pi ù facilmente nel la voluta inclinazione. E per rendere più spedito il punta,mento in prossimità del nemico, si stabilì che oltre la graduazione in millimetri, l'alzo d ovesse portare anche le graduazioni a distanza pel tiro a metraglia e pel tirc a granata di lancio. Queste g raduazioni non servono che per la mira di volata. Finalmente l'angolo di mira naturule fu fissato in modo che il proietto non si alzi piì.l di 0m,,o sulla linea di mira naturale, il che portò il punto in bianco a poco meno di 300 metri. Gli elementi tutti relativi al tiro, che poterono esser dedotti dai risultati delle esperienze eseguite, e che valgano a dare un'idea della sua efficacia, trovansi riuniti nello specchio qui annesso, al quale fanno ·seguito due altri specchi riassumenti le circostanze del tiro dei cannoni da 8 e da 16 lisci, oude possa farsi uu paragone fra i tiri di queste diverse bocche da fuoco. Giova notare che le cifre che trovansi in questi due ultimi specchi, sono state per la massima parte , in difetto di esperienze apposite, ricavate col calcolo dalle tavole di tiro, salvo le deviazioni medie del cannone da 16 le (]Ua!i furo no r.icavate dall'Aide mémoire francese (Ediz. 1856, pag. G0.2).
I~
(l) Uoa parte degli alzi fol,bricati pri c,innoni ~foci. 1863, ha l'asta piena, pcrchè la. ruacchiua per tirarli vuoti nou gi trnse abbastaur.a pet· tempo dall'estero.
120
ESPERIF.?>ZE
PROIETTO DEL PESO DI CBIL.
DISTANZE
A.DBASSA· Mf:i;~TI
ALZI
TIRO DEL CANNONE DA 8 B RIGATO DA CAMPAGNA MODELLO 1863 4,500
DP.RIVAZIO~I
rcllificate
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dall' Alzo
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di tiro
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SPAZIO
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-
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600
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YELOCITA'
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-
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SUI. TERm:NO
longiludinali
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della
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I
( I)
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o
121
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-
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-
-
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-
1,4989
346
0,53
0,53
-
-·
0,3607
0",84 1'1,16
324
0,80
0,80
-
0.15832
305
1,07
1,07
-
-
111 ,51 1 1 ',88
289
1,33
1,33
-
-
0,05728
276
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1,60
-
·-
0,03958
2", 16
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1,87
1,87
-
-
0,02987
-
_Q,02233 0,01759
1•
0,08850
800
25,5
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10.491
2°.19'
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2",65
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2,13
900
34,4
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~0.111
20.491
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1000
45,0
54
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6,4
3°.22•
34,0
235
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-
1100
57,4
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2°.341 2°.581
3",05 311,46
-
3°·581
:lS,8
3",88
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-
1200
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-
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16,1
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(1) Da alcune esperienze eseguite nell'autunne elci 1863 alla Veno.ria Reale col PcD metri circn.
-
29,9
0,01421 0,011643 0,009652 0,008040
dolo Elettro-balistico a scintille d'induzione risultò esser ht vclocili, iniziale cli 393
122
llSPERJl'.NZP.
PROiET1'0 DEf,
Segue TIRO DEL CANNONE DA 8 8 RIGATO DA C.\11PAGNA MODELLO 1863 PESO DI CJllL. 4,500 I
ABllA SSA-
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MENTI
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DERIVAZIONI rcll illcatc
DEllfl'AZIO~J
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di tiro
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I
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-
COEFFJGI C:1-'ff; della
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I0nf:itudinali
I
I 30,~
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I
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-
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-
-
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-
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-
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TIRO DEL CANNONE DA 16 LISCIO DA CAMPAGNA PALLA DE·!. PESO DI GHJL.
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0°.461 0°.58'
l".35
286
600
10,7
1°.l'
700
16,0
1°. 18' 1°.511 61,9
2",1'2
236
800
22,9
1°.38' 2°.29, 46,1
!?",56
215
900
31 ,8
2°.l'
3",04
197
1000
42,7
2°.371 4°,9'
27,6
3",57
181
1100
56,1
2°.561 5°.11' 22,0
4",15
167
1200
,72,2
3°.271 6°:20' 18,0
4",78
154
1°.21 1 84,8
3°.15' 35,~
l",72 . 259
ESPERIENZE 126 Esaminando questi tre specchi, rilevasi prima di tutto che gli angoli di tiro del cannone rigato sono maggiori di qu0lli necessarii pel cannone da lo fino a 1200 metri, e di quelli del cannone da 8 fino a 1130 metri circa, divenendone però minori oltre a questi limiti . Dal che può inferirsi essere il ramo ascendente della traiettoria del proietto oblungo meno radente di quello dei due proietti sferici fino ai limiti sopraccennati, e più radente al di là di questi limiti. Dal paragone poi tra gli angoli di caduta, e tra gli spazii battuti all'altezza dt 2 metri da questi dedotti, si scorge essere gli angoli cli caduta del proie1to oblungo maggiori di quelli della palla da 16 fino ad 880 metri circa, e 1uinori al di là; ed avere luogo un sìmil passaggio relativamente alla palla da 8 a 700 metri circa. Dal che rilevasi che al di là di questi limiti , il ramo discendente ed efficace della. traiettoria è più radente pel cannone rigato che per le due bocche da fuoc..:o liscie. L'esame degli angoli di caduta ci mostra inoltre quanto s ia piccola la distanza che passa fra le tre traiettorie anche nel tiro a distanze minori dì quelle indicate. Infatti se nel tiro a 600 metri si calcolano le altezze delle tre traiettorie alla distanza di 80 metri dal bersaglio, trovasi : _
127
n' ARTIGLIERIE
rao-a iuuo·e quella della palla da 16 alla distanza di 800 o r., o metri, e supera già quella della palla da 8 a 500 metri. · Finalmente il paragone dei coefficienti della giustezza di tiro ricavati come già fu detto dalle deviazioni medie, ci r_ende accorti èhe il cannone da 16 è già inferiore in giustezza al cannone rigato alla distanza di 500 metri. Alle distanze inferiori ·invece il cannone liscio ha un tiro più esat-to, come sapevasi prevedere;' ma le differenze sono assai piccole e certamente di ben poca influenza nel tiro di un cannone da campagna. Dal rapido e bre've parallelo ora fatto, nonché dall'insieme dei _risultati dell'esperienza, si può conchiudere che il cannone da 8 B R M0 1863 è tale da compiuta~ ·mente soddisfare a tutte le esigenze sia della pratica che della teoria, e che essa rende la nostra artiglièria da campagna se non s·uperiore, al certo eguale a quella tlelle altre Potenze europee:
CAPO 11. E SPERIENZE SU1 CANNONI RIGATI DA
40.
I. Per la granatili cilindro-ogivale . Per la palla da 8 Per la palla da 16 .
2m,05 Im,88 lm,66
cioè la massima differenza giunge appena a 0m,40. Gli specchi sopracitati danno anche le velocità cor- , rispondenti alle varie distanze; velocità che fùrono.Aedotte dalle durate misurate direttamente pel cannone rigato, e determinate col calcolo per le bocche da fuoco liscie. Esse ci fanno avvertiti che la granata cilindro · ogivale, quantunque dotata di velocità iniziale minore,
Applicazione del sistema di l'igatura Cavalli ai cannoni da 40 caricantisi dalla bo~ca - Esperienze comparative tra il cannone da 40 1•igato e l'obice da cent. 22 - Adozione provvisoria dei cannoni da 40 a due righe.
Dopo che le esperienze eseguitesi. sulle Lande di San Maurizio negli anni 1853-54, coi cannoni da 40 caricantesi dalla culatta e rigati . secondo il sistema del generale Cavalli (1), eb?ero somministrato una prova (l) Vedi in proposito l'Annucvrio d'art-ig_lieria, a.uno 1860-61.
128
ESPERIENZÈ 1
non dubbia dell aumento di gittata e di giustezza di tiro dovuto allarigatura ed alla forma allungata del proietto; si pensò se non sarebbe stato possibile applicare lo stesso principio di rigatura agli ordinari cannoni. L'armamento delle coste era fatto allora per buona parte con cannoni da 40. Quindi parve conveniente cominciare le esperienze su di essi, sia perchè si sareb_b~ potuto rigarli con righe di una forma e di un passo che aveva già dato buone prove , sia perchè nel caso si fossero ottenuti risultati soddisf1l,Centi s'avrebbe avuto il mezzo di aumentare in breve la difesa delle coste , che le artiglierie d'altri Stati procuravano di rendere più potente coll'aumento dei calibri. Venn·ero rigati a tal fine due cannoni da 40, con righe aventi la stessa sezione e 1o stesso passo di quelle dei .cannoni caricantisi ùalla culatta, ma arrestantesi a 330 mi~l. dal fondo dell'anima;_ e nell'autunno del 1856 si esperimentarono sulle Lande in confronto con cannoni caricantisi dalla culatta, pei quali le esperienze avevano anehe lo scopo di compiere la tavola di tiro. I risultati ottenuti ed indicati nello specchio seguente:
RISULTATO DEI TIRI ESEGUITI SULLE LANDE DI SAN MAURIZiO NELL'ANNO 1856
>
COLLA CARICA DI
Y.
lP:
o
~
..r
3 CHIL. E GR.ANA'l'A CIJ,INDRO-OGIV.ALE DEL PESO DI 30 CHIL.
~~~~~~=~=======~~=================~~
-'l e
NUMERO DEI THU
,..,. ,..,
_
-
csc~uiti .,.____
GRADI di ele1·azione sulla visuale al bersaglio ~ -
GI'l'TA'l'A MRDTA ~
DRVIAZIONE longitudinale media ___,...___..
DEVIAZIONE laterale media
DEVJAZIONE
verticale media -~
-
'I Cannoni I Cannoni Cannoni C:1nnoni Cannoll'i Cannoni Cannoni Cannoni Cannoni Cannoni
I
...--,.A
'
DERIVAZION~ m~d ia a destra ~
Cannoni Cannoni Cannoni
Cannoni
caricantisi carir.~ntisi Ci1rirantisi cal'icantisi cari cnntlsi c3ncantisi caricantisi caric,autisi carirant.i:>i caricantisi carirantlsi caricantisi caricantisi caricantisi P rl:1lla da lla dal!~ dalla dall:1 dalla dalla dalla dalla dalla dalla dalla dalla dalla culalla volata culatta \'Olpta culatta volala culatta volata culaua volata culaua volala culatta volata Metri
3°.13, 3°.13 1029
Metri
Metri
93,33 51,45
Metri
Mcll"i
5,97 · 3,30
Metri
Metri1
Mc1ri
Metri
4,54
1,74 - 4,64
54
20
54
20
51
20
11°.37' 11°.30' 2954 2993
53
20
19°.39' 19° .19 4150 4232 l08,60 40,30 39,~0 14,50 26,04 11,38 117120 145,22
54
20
24° .l' 23°,21 1 4958 5039 106, 70 76,90 49,00 33,81 20 32 14,27 182,05 223' 39 '
1
970
Metri
6,,31
~ ~
6
7°.~i5 7. .25 2102 21~2 70,6. 48,90 1
0
1
9,71
6,85 12,00 4,54 24,85 28,81
90,92 72,25 19,63 15,17 12,70 , 7,41 56,32 64,07
1
28°.20
1
5671
20,05
36,17 '
-
'
-
t--'
t'.:>
,:a
130
ESl'ERJENZE
dimostrarono che 11011 soltanto era possibile estendere la rigatnrà ai cannoni da 40, ma che essi avevano ancora una maggiore g ittata ed una più grande g iustezza di tiro; ciò che si tentò spiegare attribuendo la prima alla rnaggior lunghezza dell'anim a ·, e la seconda a ciò, che nei ca::inoni caricantesi dalla bocca il proietto viene ad occupare sempre la stessa posizione, determinata dal finir delle righe, mentre che in quelli cariçantisi dalla culatta può variare da un colpo all'altro la distanza del proietto dal fondo dell'anima, se non si eseguisce là carica con sufficiente attenzione. Quantunque . le esperienze fossero state troppo limitate percbè si potesse considerare qu~sto primo risultato sic- . come una prova decisiva, esso. era però abbastanza concludente per provare la utilità di rigare una parte dei cannoni lisci da 40, onde accrescere. la difesa delle coste. Se non che l'introduzione di questa nuova bocca da fuoco avrebbe complicato il loro armamento , laonde si credette necessario constatare con nuove esperienze se i cannoni da 40 rigati avrebbero potuto surrogare l'obice da cent. 22 da costa , ricercando nel tempo stesso se non sarebbe stato possibile sostituirli anche a quello d'assedio; poiché in tal caso si avrebbe avuta una sola bocca da fuoco per l'armamento delle coste, si sarebbe semplificato il sistema delle artiglierie da m uru , e si sarebbero anche aumentati i mezzi di difesa e d'attacco delle piazze. E per riconoscere se tale sostituzione si potesse operare, sì reputò necessario verificare con accurate esperienze: 1° La giustezza comparativa tra le due bocche da fuoco nel tiro di lan1,;io alle distanze di 400, 800 e 1200 metri. 2° La possi1:_ilità di tirare a rimbalzo col cannone rigato da 40 come poteva farsi coll'obice da cent. 2:-t. 3° L'esatteiz-a. relativa del tiro in arcata a piccole distanze.
131 4° L'effetto comparativo delle gnmate sferiche e di quJ31le cilindro-ogivali sia nei parapetti in terra, sia nei fianchi delle navi. · Oltre a ciò si credette utile di provare se aumentando il. vento od allungando il passo non si sarebbe diminuita di molto la giustezza di tiro, poicbè in allora si avrebbe cercato con tali modificazioni di togliere il pericolo che i proietti :;;i inceppassero, siccome era avvenuto parecchie volte nelle esperienze dianzi eseguite; oltrecchè l'aliungamento del passo avrebbe permesso di provare cariche q1~ggiori di 3 cllilogramrni. Si stimarono da ultimo com enienti alcune prove sulla. resistenza del cannone da 40, sia nel caso d'inceppamento del proietto, sia sotto l'azione di grosse cariche; e si credette opportuno riconoscere come si sarebbero comportate le bocche da fuoco rigate, quando avessero dovuto eseguire all'eve~ ~_ienza un tiro a palla od un tiro a metraglia. Mirando a raggiungere questi vari scopi il comitato compilò allora un programma di tutte le esperienze da eseguirs,i, e queste ebbero luogo nel 1857 al Poligono di Venaria Reale. ·Tiro a palla e a mitragl-ia con bocche da fuàco rigate. - Si cominciò dalle esperienze sul tiro a palla e a rnetraglia, e per non danneggiare inutilmente cannoni rigati in buono stato, si eseguirono con un cannone da 40 di controllo caricantesi dalla culatta, facendo : 10 tiri con palla da 40 e carica di 5 chilogrammi. 10' id, con scatola di metraglia da 40 e colla carica di chil. 3,500. da 40 munita di tacco 10 id. id. e colla carica di chilogrammi 3,500 e si osservò che tanto il tiro a palla che quello a metra.glia cagionarono agli spigoli delle righe alcuni g uasti che iiOll impedivano il libero passaggio della grauata, ma non si
l.sSPER!EKZE 132 potè constatare quale delle due scatole a metràglia avesse una forma più vantaggiosa. Giustezza del tiro di lancio dell'obice da ceni. 22 e del cannone rigato da 40 con granate di d!iametro ·diverso. Il paragone della giustezza del tiro di lancio si fece con un obice da centimetri 22 di assedio ed un cannone da 40 rigato col passo di 3rn ,85, tirando il primo colla carica di chi1. 3,500 e granate sferiche del peso di 26 chil., ed il secondo colla cariça di 3 chil. e granate . cilindroogivali del peso di 30 cbl.; una metà delle' quali di calibro esatto aveva un millimetro di vento, e l'altra metà aveva un vento di circa due millimetri e mezzo. A seconda del programma si tirò alle distanze di 400, 800 e 1200 metri, e si ebbero i risultati indicati nello specchio seguente:
TIRI DI LANCIO COL CA~KONE DA ·40 RIGATO E COLL'OBICE DA CEN'P. 22 F (n'AssEn10) Gl\AOI D'ELEVAZIONE
DEVIAZIONE
DEYIAZIONE
DEIUVAZIO~E
sulla visuale del bersaglio
media verticale
medi~ orizzontale
a destra
~
~
.
NUMERO DISTANZE
dei Colpi
-
,,,A._ __
-Cannoni tla 40 coo grnnata
Obice
~
Obice
Cann. da 4.0 con granata ......---.....___.............
Obice
I
~~
Cann. daltOc.ou granata Cann. da 40 e gran.Ha
-:--.--.---.... _....____....__...
minore da cent. 22 · orllinaria minore
onliuaria
400
10 0°.59',42" 1°.2'.30'' 1o.11'. 4 0,337 1,012 l ,336 0,985 1,452 1,586
2,00
800
15 2°.12'.43" 2°. 9' .51" 2°.181.3211 1,003 1,192 3,97ì 1,419 1,213
tla cent. 22
da ceni. 22 ordin:n•ia
minore
ordinaria
minore
. 11
6,60. 8,27
I
',
1200
:j,383
3;42 ,
'
20 4°.lO' .19'' 3°. 25'.39'' 3°.37',52 5.,481 3,198 4,624 3,368 3,010 6, 71] 11,55 10,27 11
I
1:t4Aoc;he in questo caso il numero d ei colpi fu troppo piGCl>lo perché si avesse ad attribuire grande· importanza ai risultati ottenuti, ma volendone trarre una conseguenza, la commissione incaricata delle esperienze ebbe a conchiudere : · 1° Che il tiro del cannone da 40 rigato è più curvo e meno esatto che quello dell'obice da centimetri 22 .a distanze minori di 80(Jm, ma è più radente e presenta maggiore g iustezza a più grandi distanze (1). , · '.2,° Che un piccolo aumento del vento diminuisce notevolmente l'esattezza del tiro. Tiri a rimbalzo ed in· arcata. - Per riconoscere se il c;rnnone da 40 si prestasse al tiro a rimbalzo al pari dell'obice da cent. 22, si tirarono queste bocche da fuoco al le distanze di 300 e 600 metri coll'elevazione di 9ò, e facendo 10 colpi per distanza con ciascuna di esse. I risultati c;he · si ottennero e . che sono qui appresso notati, avrebber o mostrato la giustezza del tiro a rimhalzo col cannone da 40 essere inferiore a quella dell'obice a 300 metri, ma superiore, ad essa a quella di 600 metri . (1) La differenza tra gli angoli di pr oiezione relativi a 400 ed 800 n1etri non essendo p erò che ùi 3' non può trarsene veramente alcuna. conclusione, e po tre hbe anzi darsi che a 400 metri il cannone da 40 a vesse poi un angolo di. caduta minore dell'obice e presentasse quindi un. tiro più radente.
Il
TIRI A RIMBALZO COL CANNONE DA 40 RIGATO E L'OBICE DA CENT. 22. 1r
Gradi Distanze del sagliente d'11levazìone della sul faccia da rimbalzare Bersaglio
Numero dei colpi
NUMJmO
DEVIAZIONE MEDIA
Carica SPECIE DELLA BOCCA '
Derfvazione
Gittata
in
Longitudinalc
grammi
DA FOOCO
~
dei colpi per cento che a,ircbbero colpito un terrapieno largo 8 metri e lungo
----,..____.-I
Laterale
50m
100m
35
80
~
. 1,
20
I
300
,
I•
90
400
Cannone da 40 .
(f)
I
367
2,61
I'.
24,88 2,18
1,
»
)
»
Obice da cent. 22
\
410
332
I,
-
17,16 2,10
55
.
.
90
I
:. li I,
20
I
6'00
90
Cannone da 40 .
720
650
4,90
22,27 244
'
80
40 '
f
})
)
)
IObice da cent. 22
730
651
-
24,27 3,45
50
25 I,
(1) La deviazione media longitudinale maggiore del cannone da 40 a 300 metri potrebbe forse attribuirsi all'essere la sun. t~·aiettoria più tesa, se pure può dedursi alcuna conseguenza dai risultati di un cosl piccolo numero di colpi. ·
1-J
g;
13(;
ESP1':R1ENZ!s
Oude paragonare la giustezza del tiro in arcata si fecero :20 tiri per bocca da fuoco alla distanza di 800 11n:Lri coll'devazionc di,20". In questi pochi col pi il cannone da 40 si mostrò superiore all'obice per esattezza di tiro. TlRI JN ARCATA COL CANNONE DA 40 RIGATO
E L'OBICE DA GENT. 22. N"
Gracli
,lei TIRI
di clc,·:1zione
DA FUOCO
grammi
20
20°
Cannone da 40 .
450
818
Obice dacent. 22 500
802
SPEt.1 E DELLA BOCCA
Carica in
Gitlata
""""
,,az.ioue
-,
~w,;,'°""""' ~gi•
male
Laterale
(1)
II •
•
19,10 20,58 3,58
-
16,32 9,26
R(Telli d,ille granate sfe1·iche e cil-ind1·0-ogivali cont1·0 i pa1·apetti in terra e i fianchi delle navi. - I tiri destinati a confrontare gl i effetti delle granate sferiche e cilindroogivali contro le t erre , furono eseguiti contro un parapetto in terra alto 2 metri, dello spessore di 6 metri, colla scarpa interna rivestita di salsiccioni e gabbioni, e q11ella esterna colla pendenza della scarpa naturale delle t erre. I ri:>nltati ottenuti avr ebbero provato, siccome appare chtl lo specchio seguente, che alla distanza di 200 metri le granate sferiche e cilindro-ogivali hanno pressoché la slei'.sa penetrazione, ma che gli effetti di scoppio sono in vece alquanto maggiori con queste ultime. (1) L !L de,·ia~ione media longitutliua.le maggiore del cannone da. 40 potrebbe forse a ttrib11irsi all'esser e la sua traiettoria più tesa, se pure JlllÒ dedursi alcuna conseguenza dt,i risult,,ti di nn così piccolo uumero di colpi.
I
TIRI ESEGUITI COL CANNO~E DA 40 RIGATO E COLL'OBICE DA CENT. 22 CONTRO PARAPETTI IN TERRA.
PENE-
~UMERO
SPEC I E
CARICA
OSSERVAZ IONI
interna
dei colpi
della bocca da fuoco
TllAZIO~E
CARICA
DIST.\NZA
media
~
.
.
Cannone da 40 >
3,500
-
2 74
4
»
2,000
-
1,47
6
»
2,000
2.000
-
2,000
1,800
-
.
4
)
4
)
.
,
Cannone da 40
I)
4
Obice da cent. 22 ])
2,55
2,000
-
. .
. .
3,000
200
1,85 '
I
Obice da cent. 22
•
6
»
Le granate cilindro -ogivali conspoletta a perCiussione scop• piarono tutte, e delle grançl.te sferiehe con spolette ordinarie ne scoppiarono qual tro sole. ·nvanoprodottudallo scoppio delle granate cilindro-ogi vali fucons1derevolmenic maggiore di quello prodotto dalle granate sferiche.
o
138
ESP.Ell!ENZE
Si tirò in seguito alla stessa distanza contro un bersaglio formato con travi riuniti da forti chiavarde, ed avente uno spessore di 70 centimetri. I tiri coll'obice si fecero colle cariche di 1 e 2 chilog., quelli col cannone colle cariche di chilog. 0,500, 1 e 2, e si ebbe per ri· sultato che a parità di carica le granate cilindro-ogivàli hanno una penetrazione alquanto più grande in un bersaglio .in legno, come può essere il fianco d'una nave, e che il foro praticato da esse è maggiore. che _non quello operato dalle granate sferiçhe. Influenza del passo sull'esattezza del tiro. - Onde studiare quale influenza avesse il passo sulla giustezza ed ampiezza di tiro si confrontarono due cannoni, l'uno rigato col passo ordinario, l'altro con passo di 6 metri, ma con una distanza di metri 0,52 tra il fondo dell'anima e l'estremità delle righe. Si tirarono questi cannoni sotto gli angoli di cinque, dieci e quindici gradi, usando pel primo cariche di 3 e 4 chil. e pel secondo cariche di 3, 4 e 5 chil. e si P.bbero i risultati nello specchio seguente indicati.
.
,
'
,
.
RISULTATI DEI TIRI ESEGUITI CON CANNONI DA 40 RIGATI CON PASSO DIVERSO GRADI
CARICA
NUMERO DEI TIRI
di
elevazione sulla Chilogr. visuale al bcmglio in
Cannone con passo di metri _ .,.~
,
3,85
6,00
GITTATA ~rEDIA
Cannone con v:isso
-----~
rli metri
3,85
6,00
DEVIAZIONI MED IE
-
.......
longirurlinale
50 50
10 10
50 -
-
3 4
15°
15°
10 10
5
15°
-
10 10 10 1.0 10 10
1558 1348 1852 1726 - · 1826 3639 3093 4069 3716 - 3991
laterale
,Cannone con passo di metri
C,ìnnonc con passo di metri Cannone con passo di metri ~ - A
3,.85 r
3 4 5
DElUVAZIONE
~
76,35 68,76
81,72 65,40
-
-
-
3,85
6,00
'-
6,00 ..,
6,00
3 85
1
'
--
37,00 60,94 137,76 "
.9:l, 18 80,72 117,00
7, 18 . 5,67
10,95 22-40
'
-
-,
2,68 7,91 7,00
16,11 26,42
9,36 20,10 29,60
107, 11
137,73
-
5,29 7,85 4,48 49,90 92,91 88,05
I
3
25°
4 5
25° 25°
10 10
-
10 10 10.
4929 4165 5373 4793 - 5385
56,50 97,70
-
110,60 166,92 156,60
9,08 23,00
-
13,88 35,31 38,06
252,67 295, 13
-
127,45 156,89 177,80
140
ESPEl!IENZR
Dall'esame di questo specchio apparirebbe che coll'allungamento del passo diminu4scono sensibilmente le git:ate _e la giustezz~ ~i tiro alle grandi distanze ·, ma egli e .chiaro come tali risultati siano poco attendibili, sia pel p 1c~olo numero dei colpi eseguiti, sia perchè i cannoni non ~rano nelle stesse circostanze essendo diverso lo spazio occupato dalla carica. ' · Resistenza det cannone da 401·igato. - Seguendo le norme del ~rogramma stabilito dal comitato , si eseguirono 10 colpi colla carica di 3 chil. e la granata arrestata con cunei di legno, prima ad un metro dal fondo dell'anima P?i a distanze crescenti fino a disporla colla punta neÌ piano del taglio della bocca. Si fecero inoltre due colpi colla stessa carica e la granata inceppata anteriormente e posteriormente con cunei di legno, prima all'altezza degli orecchioni, indi a 50 centimetri di distanza dalla b?cc~. Si tirarono fin almente 5 colpi con granate piene d1 p10mbo,_del peso di 50 chil. all'incirca, ed una carica di 4 chi!., ed il cannone esperimentato r esistette a tutte queste prove sem a dare segno di deterioramento sen• si bile . . Servizio del cannone da 40 rigato. - In tutte le esperienze comparative tra il cannone da 40 e l'obice da cent. 2:t, si tenne conto della facilità di manovra di queste bocche da fuoco , e si osservò che il cannone da 40 non presenta maggiori dHficoltà nel servizio e non richiede maggior n umero dì uomini che l'obice da centimetri 22, ma si ebbero con esso due. inceppamenti nel tiro in arcata e nel tiro a rimbalzo . · Se i risultati ottenuti nelle esperienze sin qui descritte non furono tutti così concludenti come ]o sar ebbero stati se le condizioni cli un piccolo Stato quale era il Piemonte avessero comportato di fare esperienze molto più estese e costose, egli è cer to che essi furono sufficienti a dimostrare quanto utile potesse tornare l'introduzione dei
.t>'ARTIGLlE.RlE
141
cannoni rigati, tanto per l'armamento delle coste quanto per la difesa e l'attacco delle piazze. E se non poteva dirsi che la questione dei cannoni rigati fosse compiutamente risolta., era però indubitato che il generale Cavalli 1~ aveva fatto fare un gran passo coll'iniziare o ridestare nei nostri tempi la quistione della rigatura delle artiglierie,· 11 comitato d'ar tigli eria facendosi ad apprezzare i r isultati ottenuti n~lle sperienze, osservava principalmente che dovendosi tirare i cannoni rigati con cariche alquanto picc.ole , in confronto al peso del proietto, si avevano traiettorie molto curve, e diminuiva per conseguenza la probabilità di colpire, allorquando non si conosceva esattamente la distanza dal bersaglio. Esso stimava pertanto opportuno differire l'esecuzione di altre esperienze al momento in cui , proseguendo gli studii su tale quistione, e traendo ammaestramento dagli esperimenti che stavansi facendo presso altre Potenze, si fosse giunti a r endere le- bocche da fuoco rigate capaci di sopportare grosse cariche, e di somministrare quindi traiettorie più tese. Onde però non perdere il frutto delle esperienze già fatte, il comitato proponeva che si adottassero in via provvisoria i cannoni da 40 rigati secondo il sistema · Cavalli , e in seguito a ciò se ne rigarono alcuni per le fortificazioni di Alessandria nel 1859, ed altri per quelle di Bologna e Piacenza nell'estate del 1860. II. Introduzione del sistema Francese per le bocche da fuoco da campagna ed i cannoni da 16 da muro - Programma d'esperienze camparative tra calfnoni da 40 a due e a sei righe Motivi dell'adozione del cannone da 4 0 a sei righe.
Mentre da_noi si stava sperimentando il sistema Cavalli, l'artiglieria francese, la quale, da che er ano state fuse
142
143
ESFERIJ!SZ:&
n'ARTJGLIKRIE
in Isvezia 'le nostre prirne bocche da fuoco rigate, non aveva cessato di fare studii ed esperienze sulla quistione della rigatura, era, giunta ad adottare quel sistema, cbe applicato primieramente ai cannoni da campagna, fece assai b uona prova nella guerra del 1859. Questo sistema venne poi ben preRto adottato anche da noi per le bocche da fuoco da campo ; imperocchè il sistema Cavalli non sarebbe stato applicabile ad esse, a cagione delle alett~ di ferraccio, e la strettezza del tempo non permetteva d'intraprendere studii ed esperimenti in proposito. Per la stessa ragione vennero rigati col sistema francese alquanti cannoni in bronzo da 16, sia da campagna che da muro; ma allorquando si ebbe a rigare un considerevole numero di cannoni da 16 di ferraccio nacque la questione, se dovesse applicarsi anche ad essi la rigatura francese, o se si avessero a rigare con due righe come i cannoni da 40. Prima di pronunciarsi per un sistema o per l'altro, si eseguirono numerose ed accurate esperienze, ed i risultati di queste furono così concordi nel dimostrare la superiorità dei cannoni rigati a st:i righe su quelli a due righe, sia per la gi ustezza di tiro a tutte le distanze, sia per la conservazione delle bocche da fuoco (1), che il mjnistero prescrisse dietro proposta del comitato che tutti i cannoni da 16 di ferraccio avessero a rigarsi d'allora in poi col sistema francese. Altri cannoni da 40 eransi frattanto rigati a due righe, sia da noi che dalla R. Marina, ed alcuni se ne impiegarono negli assedii d'Ancona, di Capua, Gaeta e Messina. Per la loro grande gittata e per la giustezza di tiro, es:;:i resero buoni servizi, ma l'inconveniente <leali incep• o . pamenti che già si era osservato nelle esperienze , si
presentò ben di frequente nel tiro pratico, che non può farsi al certo con tutte quelle cautele che si possono avere in un tiro d'esperimento. Oltre a ciò la maggior parte dei cannoni impiegati ad Ancona ed a Capua, e parecchi di quelli usati :.ialla Marina scoppiarono alla volata, dimodochè il generale Valfrè comandant e l'artiglieria all'assedio di Gaeta, prescrisse la riduzione della carica a 2 chilogrammi; ciò che rese è vero ancora meno radente il tiro, ma valse ad impedire ogni scoppio ulteriore. Dopo queHti fatti e dopo aver ottenuto così buoni risultati coi cannoni da 16 a sei righe, era naturale che si pensasse ad esperimentare se il ~istema di rigatura francese non avrebbe dato anche nei cannoni da 40 migliori risultati che non il sistema Cavalli, ed era poi impor• tante il fare un tal confronto il più presto possibile , giacchè si erano commessi all'estero 200 cannoni da 40 alla cui rigatura dovevasi procedere nell'inverno del 1861, ed era questione di gra.ve momento quella di decidere a quale sistema di rigatura convenisse dare la preferenza. Il comitato procedette impertanto alla compilazione di un programma d'esperienze comparative, e nel fa r ciò ebbe principalmènte di mira che le esperienze fossero facili e di pronta esecuzione, e tendessero sopratutto a constatare le degradazioni prodotte. Esso propose che si confrontassero due cannoni del sistema Cavalli con due del sistema francese ; e perché queste bocche da fuoco, eccezione fatta dalle rigature, si trovassero in condizioni per quanto fosse possibile eguali, stabilì che dovessero avere lo stesso calibro e lo stesso passo di 3m,85, e che si avessero a tirare con proietti dello steiSO peso e colla stessa carica di 3 chil., quantunque si sapesse che l'artiglieria francese aveva adottato un passo di 4m, 50 ed impiegava la carica di chi!. 3,500.
(1) Relazione sulle espel'icnzc che motivarono l'adozione del cannone da muro da 16 F l'igato : Gio·n iale d'Àrtigl·icria, 1862, parte 2•, N. 1.
7
144
l)
ESrElUEllZlt
Le esperienze dovevano aver luogo sulle Lande d i San Maurizio ed in esse si dovevano fare con ciascuna bocca da fuoco 1000 tiri divisi in due serie. Nella prima serie si avevano a fare contro un bersaglio reticolato nel modo consueto : 100 tiri alla distama di 1000 metri. 200 , , • , 2500 300 , » 4000 Nella seconda serie: 100 tiri alla distanza di 1000 metri. 130 I • J J 2500 J 170 » 8 4000 eseguendo per ultimi i tiri a I 000 metri, onde paragonare la giustezza di tiro conservata dalle bocche da fuoco con quella osservata nei 100 spari della prima serie alla stessa distanza. Per riconoscere le degradazioni prodotte dal tiro dovevansi vi si tare i quattro cannoni ogni 100 colpi pei primi 300 spari, ed ogni 50 colpi in appresso, ed in ciascuna vjsita dovevansi misurare con tutta esattezza gli allargamenti dell'anima di 60 in 60 mili . dal fondo di essa agli orecchioni, e di 100 in 100 mili. dagli orecchioni alla bocca, prendendo inoltre colla guttapercba le impronte dei guasti. Queste esperienze, state proposte sul principio dell'autunno 1861, avrebbero dovuto eseguirsi nell'autunno stesso, affinché in base ai loro risultati si potesse stabilire con qual sistema dovevansi rigare i cannoni da 40 nell'inverno. Si dovè però riconoscere che per quanta sollecitudine si fosse posta nell'allestimento del materiale e nell'esecuzione dei tiri. non sarebbe stato possibile condurle a termine che nella primavera del 1862, giacchè
.\IIT !GLIEfl lit
14,)
e ra necessario preparare tutte le granati') poi 1,;au 110ui a due righe colla ma.ggior cura possibile, anmdo il generale Cava.lii osserv.. to che uelle grana.Le esistenti era110 staLè cambiate ah;une delle dimensioni da esr-o stabilite, cù <weodo egli voluto maggiormente diminuire il veuto e restringere i limiti di tolleranza. Essendo pertanto già arrivati dall'estero i 200 cannoni <la 40, cd urgeii_do che ne venisse rigata almeno uoa metà nell'inverno, il rni . nistero invitò il comitato a proporre a quale dei due sistemi dovesse darsi la preferenza, avYertendo che cou ciò non r estava pregiudicata la questione della scelta definitiva, poichè nel caso che le esperienze an::ssero dimostrato meno buono il sisten1a prescelto, si snreblw10 riunite in una sola Piazza le bocche da fuoco rigate secondo quel sistema, ed i rispettiYi proietti . Esso osservava inoltre, che era tanto più importante il pron un- • ciarsi per un sistema di rigatura, anche pl'ima di eseguire ],e esperienze comparative, in quanto che la ~farina doven.1. p ure rigare 1nol!i cannoni da 40, e volev,t farlo nello ste~i:;o modo seguito dall'arLiglieria di terra. I dati sui quali poteva fondarsi la, scelta di un sistema o dell'altro, era110 i risultati ottenuti coi cannon i a due righe nelle sperienze e negli assedii; i r isultati delle esper ienze comparative eseguite coi cannoni da 16 rigati a due ed a sei righe, ed alcune poche indicazioni che si aveva.r-io sulle sperienze fatte dall'artiglieria francese per l'adozione del cannone da 40 rjgato. Dall'esame di questi dati appariva che se i risultn ti ottenuti erano stati sufficientemente buoni per quanttJ ri,.,uarda la giustezza di tiro, non poteva dirsi lo stesso ri;petto alla resisLP»za delle bocche da fuoco. Ed iufa.tt.i fin dalle prime esperienze eseguite con cannoni can can tisi dalla culatta, si ebbero a lamentare parecchi scoppii, i quali si ripeterono poi coi cannoni da 40 rigati, fìnc~è si r idusse la carica ad un quindicesimo del p1Jso del pru1etLo. ,'\.NKO VJII
TOJ. Jf,
-
10.
146
ESPERIEi',Zll
Qualunque possa essere la vera cagiur.e alla quale debbono essere attribuiti questi scoppii, egli è certo che i risultati ùelle esperienze eseguitesi nel 1860 con cannoni da 16 rigati a due righe, facev,tno· inclinare a credere dover,;i essi in gran parte attribuire alla Yiolenza degli. sbattimenti ùel proietto nell'an ima e nelle righe , contro i fianchi delle quali le alette rimbalzano successivamente. Ed il sistema francese nel qual e questi sbattimenti sono annullati, doveva, almeno da qnesto lato, presentare un vantaggio sul sistema a due righe. Che se poi in seguito ai risultati avuti coi cannoni da 16, non si poteva asserire in ì:nodo assoluto che il sistema francese avrebbe fatta miglior prova anche nei cannoni da 40, era vi però ogni ragione d1 crederlo, mentre v'era motiv:o a dubitare che gli inconvenienti tlel sistema a due righe, già così sensibih nei cannoni da 16, sart.bbero stati ancor più grandi in quelli da 40 a cagione del maggior peso del proietto; e non sarebbe stato quindi prudente l'adottarlo, senza prima sottoporlo ad accurate esperienze. Sapev«si inoltre che l'artiglieria francese aveva otte• nuto buonissimi risultati con un cannone da 30· (da 40 nostro) a 6 righe , su cui si avevano alcuni dati, ed era perciò naturale che, dovendosi scegliere un sistema di rigatura pei nos;i,ri cannoni senza esperienze preventive, si adottasse quello che aveva avuto la sanzione dell'esperienza (1). In seguito a tale considerazione il comitato propose che si appl icasse ai 200 cannoni da 40 provvisti all'estero, il sistema cli rigatura francese; ma fu d'avviso non doversi tralasciare di eseguire le sperienze comparative proposte, onde togliere ogni menomo dubbio prima (1) In quell'epoca la i\farina F'raucese non aveva ancora riescito nel sistema, il quale essendo ·ancora. allo st ato cli tentativo, non avrebbe potuto esser prescelto cla. noi. ·
S LtO
147 n' AR1'IGLIERIE dì condannare il sistema a due righe, e risolvere com piutarnente la questione pei cann_oni da 40, come _già si e ra fatto pei-cannoni da 16. Adottato in massima il sistema a 6 righe, restava a vedersi se convenisse seguire in tutto le norme di rigatura. del cannone da 30 francese; e cominciando ad esami• riare s.e fosse possibile anche a noi d'impiegan'\ la carica di cbil. 3,500, si osservò che il nostro cannone ria 40 ha uno spessore di pareti maggiore ùi quello d~i cannoni da 30 francesi, e dello stesso cannone da 36 forat~ al calibro na 30, onde, anche usando tal carica; esso sarà in condizioni migliori per rispeUo alla rPsistenza. Avendo adottato la stessa carica, si adottò a.nelle lo steFso passo di 4m,50, e conoscendo i buoni risultati dì tiro ottenutisi in Francia non si credette ·conveniente modificare, nè la forma del 'proietto, nè la sezione delle righe. Si riconobbe parimenti utile che le righe siano prolungate ~]tre il sito iri cui deve arrestarsi il proietto, affi.nchè s1 possa sempre spingere questo a contatto della carica, anch~ qua.odo essa è minore di quella normale , e perciò_ s1 adottò pel cannone çla 40: un prolungamento della ng~ ristretta di 130 millimetri. Finalmente si stabilì che nei cannoni da 40 le righe dovessero volgere da destra a sinistra, poichè in caso contrario avendosi le derivazioni a destra, era necessario collocare il mirino sull'orecchione destro., é riesciva. alqnanto incomodo il puntamento d~_lle bocche da fuoco di grosso calibro colla linea di mira laterale, dovendv il puntatore pass<'tre, od almeno inclinarsi col corpo, sulla destra dell'affusto.
III . :Espel'ienze per l a determinazione della tavola pel tir o di lancio del cannone da 40 a sei righe - Risultati delle ~sperienze - Determinazione della tav ola di Uro.
Dall'adozione . del cannone da 40 a sei righe ne conseguiva. la necessità di fare delle esperienze per determinare
J48
la tavola pel tiro di lancio. Tali e~pericnze proposte dal com ita.to con la 522" del iberazione ., ebbero luogo s ulle Lande di S. Mauri1.io n ell'autunno del 186:J. Essendosi stabilito di adoperare la stessa car ica u·saia in Francia, e volen-fosi i1upiegare n elle esp~rienze polvere rli Fossano (1) di nuova granitura, la qual e è d otata di una maggior potenza balistica che non la polvere franCC'Sf\ si dovè determinare quali fossero le quantità in peso clel le due po iveri, i cui effetti balistici riesdssero equirnleuti. Ed in seguito alle poche esperienze che giù ,,erano fatte ~u tal proposito, si polè r iten er e appr,ii-!,-i mativarnente che la cariea di chil. 3 ,200 polv,!re di Fossano equivalesse a chil. 3.500 di polvere francese. Sì dulerrninò perciò elio i t iri da eseguirs i fosfero fatti :;on car ica di chi!. 3,100 di polvere d, Fossano, e granate cilindro- ogivali ri empite con sabbia in modo da portarne il prso a chi!. 29,600. I tiri si fecero con 4 èannoni, e furono divisi in due s0rie , l' una eseguitasi nel la prima metà di nov ernb re, l'alt.ra sul finire di novembre e in principio d i dicembre. Nella prima serie si tirò all e dista nze di 1~00, 2400, 3o00 e • 800 metri, facendo 100 colpi alle due prime di~umze e 150 alle altre, onde deter minare con sufficiente! p rec isi,me quattro punti della traiett.oria . Nel la ;;econda si tirò alle distanze di 400, 800, 1600, 2000, 2800, 3~00, 4000, 4400 e 5000 m etri , facend o 50 col pi alle p rime cinque distanze e 100 alle successive, onde cor reg!?'ere gli alzi <lolla la vola di tiro dedotta eia.i risulta.ti della primit ~<· ì ie . I c·olpi furono sparati contro u n bersaglio rellcolato ,Jc:,]ln la rgheu11, d i ~0111 e del l'altezza di 15'", e si ri]e \' nrono i puuti colpi ti. in esso , e quelli della prima caduta del
I) 4l<TIGLIERl8
1-:19
proietto :ml suolo, misurandone le coor d iuate r iferite ::1,I piede d ell'abetella destra del bersaglio, dopo ogni r::alva di quattro spari . Nello s peccbio seguente sono registrati i risultati medi i di tutti i tiri eseguiti , come pure il coefficiente de}],1 giustezza di tiro alle varie d istanzP, che però si dedusse direttamente dalle deviazioni medie, servendosi delle relazioni indicate dal Didion (l ), volendosi soltanto darn con esso un'idea approssimativa dell"esatiezza del tiro. Sulla for mazione di questo specchio giova avvertire
che: 1° Nei risultati sul bersagli.o si è calcola~a la deviazione m edia, ten endo cont o dei soli colpi raccolti, percbè la massima parte di quel1i che andarono perduti, passarono per gli intervalli dei fili rotti dai colp i precedemi della stessa salva. E la poca differenza tra i valori delle deviazioni m edie laterali sul bersaglio e sul terreno indii:;a non essersi i o tal modo caduti in errore. 2• Nei risultati sul terreno le medie furono calcolate su tutti i col pi, eccett o quatl1"0, i quali per manifesta aGomalìa, dipendente o dalla carica o dal puntamento, riescirono corti da 450 a 700 metri . 3° Gli angoli di• caduta sono generalm cnt~ m inori dei veri, essendo stati determinati supponendo reitiline,~ la porzione .di t raiettQria compresa tra il punto d 'incontro col ber saglio e quello, di caduta sul terreno.
(1) Galc11l des 1Jt·obabilités ap11liq1té mt tir d-es pr-ojectiles. - P aris 18ii8, Pag. 67 e scg. 11 coefficiente cosi ottenuto è quel numero, cl1e moltiplicato per 100 e per l'area in melri quadrati di un bersaglio le
cui dimensioni siano piccole rispetto a,Jle ùevia:.doni medie, clà il numero di colpi che su cento raggiungerebbero il bersaglio stesso.
('I) li'ablwicata col mNoclo delle botti e dello str ot,toio, e gr,,nita col gr,u1itoio inglese (Gongrèi·c) .
ANM vJu vol.
11. -
JO*_.
'" 150
ESPl::l\IENZE
151
n' ART IG LIER IE
RISULTATI DELLE ESPERIENZE SUL TIRO DI LANCIO DEL CANNONE DA 40 F RIGATO
---
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50
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»
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10,58
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»
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50
11,28
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-
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18
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50
11,37
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3,60
-
-
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7° .58'
100
»
345
24
2400
71 10, 13 5,66 2,44 3,32 0,01518 20,66 100
9,81
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3,90
-
-
8",9
9°.421
50
»
440
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100
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»
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»
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7,60 0,00)643
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13° .10'
20,47
- 6,06 44, 12 10,15 0,000224
58.,04
12",8
15°. 191
6,91
9,30 37,48 ll,03 0,000193
70,14
14'',3 '
19°.30'
20,10 - ll,38 40,80 14,24 0,000173 107, 12
1fj",6
22°.12'
100
8,53 -:: 10,64 40,28 13,24 0.,000188 132,80
19",5
28°.11'
-
150
2,92
10,67 36,"18 16,30 O.,OOOlml 180,71
22",4
33°.43'
-
100
10,92 - 50, 10 45,47 30,60 0,000072\ 212, 19
23",3
34°.461
50
23,35 - 11,50 :20,35
I
NB. L'origine delle coordinate è all'angolo inferior e -dest ro del bersag.lio; le coordinate del falso scopo sono X= 10; Y e::: 7.
J
,
.
•
ESJ'ltRJEnE
Per .determinare la tav.ola di tiro era necessario rappresentare in modo continuo col mezzo di curve le relazioni tra le gittate e gli alzi verticali ed orizzontali, appoggiandosi a quelle che l'esperienza aveva (atto conoscere a determinate distanze.
Dall'esame degli alzi determinati colle esperienze, e r.apprese1;1tati . graficamente nella tavola 6', appare che quelli ricavati dalla seconda serie di tiri 'sono sensibilmente maggiori di quelli ·che si potevano dedùrre dalla prima. Tali differenze possono però spiegarsi osservand o cbe la seconda serie venne eseguita con una temp~ratura alquanto minore, e che una differenza di pochi gradi nel la temperatura, o di pochi centimetri nèll'altezza barometrica , pnò portare notevoli differenze negli alzi allorquando si tira a grandi distanzf>, il che prova conw, principalmente in tali circostanze, non debbansi considerare i dati . delle tavole di tiro che quali punti di partenza per regolarizzare il tiro con pochi colpì'. GJusiderando però l:he il tiro pratico si farà. generalm en1 e in stagioni più calde che non quella in cui fu eseguit ,t la seconda serie, . e r iflettendo che gli alzi ottenuti nellà prima serie meritano maggiore fiducia, siccome quelli che furono determinati con un numero di cçilp~ più , grande , si tracciarono le curve rappresentanti la r elazione tra gli alzi e le gittate in modo· che si avv icinassero maggiormente a questi ultimi, e si r icavarono da, esse gli alzi registrali nello specchio sC'guente.
n' ARTIGLlERIE
153
Si r egolarizzarono pure col mezzo di curve tutti gli aJtri risultati del tiro, come a cagion d'esempio le deviazioni medie, gli angoli di caduta, le derivazioni totali, e si riunirono nello specchio qui sotto tutti questi r isultati rettificati, i quali valgano a dare un'idea sufficientemente esatta del tiro di questa boc~a, da fuoco.
RISULTATI DELLE ESPERIE.NZE SUL TIRO DI LA~CIO DEL CANNONE DA 40 F R ,
lmTTIFICATI CON CURVE
Granata cil1:nd1·0 -ogivale del peso di chil. 29,600 -
Ca1·ica di chil 3,~ 900 ~
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23
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-
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17
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h
-
-
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1,32 1,59 -
-
0,04828
1,44 1,75
-
-
0,04021
1,55 1.92
-
-
0,03405
1,67 2,10
-
-
0,02889
1,78 2,29
-
-
0,02486
1,90 2,49 -
-
0,02142
-
-
0,01867
1,21 1,44
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-
8",0 235
2,47 3,70
-
-
0,011037
25
-
19,90 8°.l'
9°.561
-
8",4 231
2,5tl 4,00
-
-
0,009780
-
26
-
-
8",9 2:28
2,70 4,40
-
-
0,008529
....
369
-
28
-
25
-
9",4 224
-
-
23,30 4,80 0,000906
Ol
393
-
30
-
27
-
9",9 221
-
-
24,00 5,20 0,000812
i 22 20 8°.271 1°.36' I '
8°.54' 11°.17' 9°.221 12°.01
Cl'
Segue RISULTATI DELLE ESPERIENZE SUL TIRO DI LANCIO DEL CANNONE DA 40 F R . RETTrFICATl co.· CURVE. Granata cilindro-ogivale del peso di chil. 29,600 - Cm'ica di chit. 3,200. Al,ZI
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505
32 39
18
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3100
-
44
-
19
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-
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-
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3500
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-
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11° 52' 160,41
-
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-
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12°.241 17°
-
1.21',5 199
21
54
12° 57'
-
83 -
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58
13°.301 19°
96 -
24
63
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-
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-
31,00
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-
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-
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NB. Per Il\ )inca di mira di ,·ol:ita si ha - Angolo· tli niira 1°. 2-i'.2_2" - Distanza tm i due vunti di mira. misurati.I. suffasse, 2m,S05. - DiffercnztL cl'ult.ezza _6:a_ i due punt~ di mira, ~9 111111. . . . • m _ . , _ • P er la Jiuea di min\ la tenile _ Angolo d1 nura, 10, - Distanza tra, 1 due punti d1 mua, 1 ,21 S - Differenza d altezza 9- 9- :>,5 m1ll.
158
159
l!SPERIENZE
!J' ART{GLI.Ell!E
Da q\.lesto specchio fu rono tolti i dati per compilare la tavola di tiro, nella quale si credette · utile comprendere oltre gli alzi verticali. ed orizzontali, gli angoli di mira e le derivazioni totali, affinchè in mancanza dell'a1zo · si possa dare l'elevazione col qu~drante, e correggere ad occhio ·Ja derivazione; e vi si aggi unsero pnre le durate della traiettoria onde nel caso venisse adottata una sµoletta a tempo, si abbia nn criterio per regolf1rne la durata. Le esperienze eseguite coi cannoni da 40 a sei righe oltre al l'aver fornito il mezzo di compila.re unà. buona tavola di tiro, ebbero per r isultato di conferrnare pienamente le previsioni già fatte su!la loro buona riuscita. Essi infatti presentarono una considerevole giustezza di tiro ,, sopportarono senza inconvenienti la carica di chil. 3,200, pari a chil. 3,500 di polvere di antica gran itura, sicchè riescì meno incurvata la traiettoria, e ciò che più importa non a.ccaùde in tutto il corso delle esperienze alcuno degli inconvenienti tanto lamentati nei cannoni a due righe , fatta eccezione dell'inceppa.mento di una granata, che il direttore stesso d1::lle esperienz8 attribuisce nel suo rapporto a l fango che · ne imbrattava. le a let te . Confrontando ora i risultati, del tiro con quelli avuti in tutte le sperienze coi cannoni a due righe, si os1,erva che le deviazioni medie in quelli a sei righe sono in ' generale molto minori. che in quelli a due, ma che ad a.lcune distanze, massimamente nelle espe~ienze del 1853, sarebbe invece risultata. maggiore la giustezza di dro di questi ultimi. Ove si consideri quanto sono diverse le circostanze . nelle quali le esperienze furono eseguite, è però facile convince rsi come non possa instituirsi un confronto tra -questi da.ti. lnfatti è noto che per ottenere r isulta.ti concludenti. devesi fare lo stesso numc:r o di col pi · ed alle stesse distanze, bisogna usar e le stesse precauzioni nel
CJ.ricamento, devonsi rilevare ed apprezzare nello stesso modo i risultati dei tiri, è necessario insomma avern ogni cura per mettere in condizioni p,tri le bocche da fuocçi che si vogliono esperimentare. Oltre·a ciò il numero dei tiri che si eseguirono alle di vers0 distanze cou cannoni a due righe, fu sempre troppo limitato perobè si possa attribuire molta importanza ai risultati ottenuti per ciò che riguarda la giustezza di tiro, Giova finalmente osservare che siccome le sperienze eseguitesi coi cannoni da 40 non avevano altro scopo che quello di determinare la tavola di tiro, così si cercò di mettersi più che era -possibile nelle condizioni del tiro pratico; quindi non si ebbero nell'eseguire il càricamento maggiori cure di quelle che si ponno usare in qualsir1si circostanza, non si eseguì il puntamento con maggiore accu-ratezza di quello che si può esigere in pratica, e nel calcolare le deviazioni si tenne conto anche di. quei col pi i quali scostandosi considerevolmente dagli altri avrebbero potuto credersi anomali, sicchè forse si sarebbe stati indotti a trascurarli, se scopo delle esperienze fosse stato quello cli porre in evidenza l'esattezza di tiro delle bocche da fuoco impiegate. Per tutte queste ragioni non si può adunque stabilire fin d'ora un confronto tra l'esattezza di tiro dei cannoni . Cavalli e quella dei cannoni a sei righe; ma le esperjenze comparative eseguitesi poi nel 1863 (1) ci porranno in grado di fare apprezzamento esatto dei due sistemi e serviranno a r isolvere ogni quistione in- proposito.
.
(1) Le esperienze comparative non poterono esser e eseguite n el 1862, non essendo stato possibile di avere in quell'epoca le gr!wate pci cannoni a due righe, cou le modificazioni volute dal gcncrnle Cavalli.
-
(Continua)
161 s uhito le vette doì coutntffor-ti, ma per la più pt1rie r i;:;algono le valli cost.eggian(lo il basso o.r del l'uno or dell'altro versante per risolversi poi in sentieri entro borri e ghia cciaj, ovvero per passare in altre Yalli o giungere entro gole o franam enti alla sommità dei monti, la.-JdoYe abbiano naturali varnbi pt:r vie mulattiere o per anguste s trade caneggiabili, ovyero s ianosi praticate strade artificiali, onde comunicare in qualche modo fra le diverse va"lli. Le somm ità degli alti monti sono la maggior parie dell'a nno coperte di nevi, o sono dirupi, o luoghi soggetti a rovioio di valanghe . e le vie cd i sentieri ivi stringonsi in augustissimi passi. Le acque ch e prov engono dallo squagliamento delle nevi o dagli improvvisi acquazzoni possouo momentaneamente impedire o gua~laro il passaggio tra le adiacenti valli a ri pidi versanti . ln alcuni luoghi la comunicaziune può continuare internamente ed al ba:oso per mezzo della navigazione sui laghi di Garda, p. es., ove l e strade costeggiano le sponde del lago,infino al pie<le del monte. Le strade artificiali sono · riparate dalle valanghe, o per mezzo cli gallerie scaYate entro le roccìe o per mezzo di altre, opere di riparo o por via dei rnolti po11ti ad arco la cui costruzione ri<.;biese spese enormi, ovYero quaudo sono molto elevate, se rpeggiando giù per i versanti con moltissimi giri; tutt avia queste strade non sono accessibili in molte settim ane e mesi dell'anno, essendo coperte dalle nevi che il vento vi porta, cosicchè s u queste strade non puossi far cakolo che condizionatamente. Accenuato cosi il carattere g enerale e le condizioni in cui si trovauo le strade delle Alpi, geitia.m ora. L1llO sg uardo al paese alpino medesimo, p er ricavarne ciuelie particolarità che possono influire sulle operazioni di guerra . A mi::>ora che le Alpi s i vanno estendendo verso oriente, vieppiì1 s'alla, ga la loro base, e pit1 svaria,tamcnt e si s1nr}mbrn e si ramifica la massa LA \"El\llZlal COL SUO QlJ.IDRILATERO
Ll VENEZIA COL SUO QUADRILATERO DI FORTEZZE SCHJZZO :\UUTARE GEOGRAFICO DI
nl. BIFFART L 1togotcnc11le net 2• 1·eggimo1110 di fanteria ,vunemberghesc
Da.~•1nsta.dt e
Lipsia, 1803
\'t RSJONE IT.Al, l~NA SUI, TBSTO rl!.UJfliCO
. COll1'llHJAZI0NE
(1)
V. LE COMUNICAZIONI,
Nel teatro di g uerra Lombardo-Veneto le comunica~ìoni ponnosi d istinguere in due classi principali, cioè: éomunicazioni alpine e comunicazioni nella pianura. In generale nelle regioni alpine le s trade non coronano (t) Velli Rivi:;t<t militare itcilicma, anno
v111,
vol.
1,
pag. 221.
Ax.~o nu, ,ol.
11. -
11.
LA VENi>ZIA 162 delle a lte rnontagnE:, per le profoqde valli che vi s1 w.: ternano; ed acquistano anche maggior risalto lé mediane alture più compatte, sopra le quali si addossanb al nord ed al sud altri corpi di monti di piccola mole. :; Le strade di comunicazione fra le pianure dell'Italia settentrionale ed il teatro della guerra della German ia meridionale, ed i paesi del Danubio, sono quindi costretti . ad arrestarsi nelle regioni delle Alpi dopo aver fat to molti giri e rigiri; le loro direzioni sono anche obbligate a seguire per quanto più è possibile le comunicazion i Jirette fra il nord ed il· sud passando valli tra versali strettissime, e varcando i l giogo centrale per un numero assai limitato di passi. Sotto l'aspeLto militare me!·itano maggior considera~ zione le condizioni suddette, se si riflette -che tutta la regione delle Alpi orientali a.ppartiene all'Austria, t ranne una piccola zona che è della Baviera. Se l'Austria od anche la Germania dovesse essere attaccata da un .ttY versario ch e si avanzasse dall'occidente o dal sud, l'obbiettivo delle principali operazioni sarebbe Vienna : le linee d'operazioni nel teatro della guerra al sud della Germania segLwno il Danubio, ed in Italia seguono la :;trada princip,tle che conduce a Vienna: le Alpi stanno fra ambidue queste l inee d'operazioni sia che si agisca nel medesimu témpo su ambedue le linee, ovvero come ,, nel 1859, che la linea del Danubio rimanga i oattaccata, lo studio principale .dell'Austria sarà sempre quello di mantenersi padrona della regione delle Alpi per conservarsi libere e' continue le comunic~z.ioni fra i paesi elio s t"'nno al di qua ed al di là delle Alpi, per- facilita.re il µassaggio delle truppe, e ririrnover gli ostacoli al trasporto delle cose occorrenti alla guerra. Quan d'an che la regione alpina e più particolarmente iu· questa direzione , sia chiamata ad avere nella g uerra una parte secondaria, e sia poco at ta a divenire il teatro di decisivi cumbat-
COI, SUO QUADRILATERO
163
timenti, percbè questi sono rne'glio riser vati alla pianura, cionondimeno <1,nche le operazion i nella, regione al piqa possono contribuire aìl'esito di oper azioni molto importanti, quantu nque estranee alb med;sima, epperciò intèressa assai il rendersi perfettamente edotto anche della condizione della posizione opposta , e confrontare e ponderare b ene le comunicazioni fra i principali obbiettivi ciel teatro della guerra i n Italia, e quelli del teatro della guerra del Danubio, di Ulma e di Linz. Verona si considera come punto obbiettivo d~lle operazioni principali del . teatro della guerra nel Veneto , essendo questa città il pri nci p;le punto, di concentrazione del materiale della guerra, e la chiave délla 'v alle dell'Adige. Al nord 1qi questa fortezza, la regione alpina ha sino a lolz, tre 1eghe d'estensione. li Tirolo è il paese di passaggio dalle p ianure del Po, alle pianure del D,rnubio, e le valli dell'Adige e dell'Jnn Rccolgono i tratti principali delle str?,cle chtj servono a dar loro comunicazione. a) La strada principcile della valle dell' Adige, parte.nel o da Verona segue bt riva sinistra dell'Adige sino a 13olziino (25 leghe) . Presso Mori (a 9 leghe e 1/2 da Veronc1) si biforca una strada dirarnatoria che va g iò. da una parte a Ri,;a nella valle del Chiese, e dall'altra parte a Schio ed a Vicenza. Presso a Trento {a 13 leghe da Ve-· rona), un ramo <lella strada conduce attraverso a Giud i caria nella valle del Chiese, E ad oriente n ella valle Sugana a Bassano ed a Belluno. Presso a Bolzano la strada principale 's i biforca in due rami; il ramo occidentale sngue il fondo della valle del Vintschgau superiormente alle sorgenti dell'Adige, sale q uasi insensibi lmente il Resche n-Scheideck (alto 4668 piedi), scende n ella valle dell'lnn presso Landeck, d istante 21 leghe da 13.>lzano varcando il colle cli Finstermiinz fortificato dalle
164
l.A rElrnz:A
opere di Pfunds. Tre grandi strade ,nettono questa zona della regione alpina in comunicazione colla strada dello Spluga e del Reno; a Spontini (a 10 leghe da Bolzano) scende nella ValtE llina la strada del giogo dello Stelvio; presso Nauders la strada, passando sopra S. Antonio sull'Arlberg entra nella. valle del Reno, ed a Landcc:k nella valle di Engaddi. · I1 ramo orientale della str ada principale c,onvergendo in su da Bc,lzano entra nella valle dell'Eisack e dopo un · , tratto di 10 leghe giunge a Sterziug; varca il colle del Brenner, alto 4300 piedi, e si abbassa verso Innsbruck, a 18 leghe da Bolzano. Al nord di Bressanone (a 6 leghe da Bolzano) un ramo orientale della strada conduce nella valle di Puster (Drava) a Braunecken . Klagen e Furt.k; ed anche presso a Franzensveste sopra Bressanone . si stacca ,una via di comunicazione per la valle di Puster. Il tratto di strada· fra Lander,k e Innsbruck è la sezione mediana., di 12 leghe di lunghezza, della granò.e strada la quale percorre nella Yalle dell'Jnri, che divide le Alpi Algaie dalle Alpi centrali. Rimane finalmente ancora di far menzione della importantissima e pri·n cipale arterid. del commercio, os:;ia dell'attivata via ferrata che da. Verona va sino a Bqlzano, e che da Innsbruch ha egualmente diretta coincidenza con Vienna e Praga. Una lacuna assai sensibile è quel .tratto di strada ferrata non ancora ultimata da B0lza.no a Innsbruck al Brenner, che però è in corso di costru• zione e che sperasi prossimo al suo compimento Come all'occidente del t eatro della guerra, Ver ona è il nodo centrale delle strade delle Alpi ; così alFor iente del teatro della guerra questo punto centrale è a Conegliano. Giace Conegliano a cir ca 8 leghe distante, al · nord di Venezia sullo stradone di Vienna , ai piedi dei monti elle precedono le Alpi Veneziane ad uguale di:;tanza
CO L su~ QUADM~ATERO
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da Verona e da Trieste (19 leghe). Ivi pone capo la. celebre strada d'Ampezzo più volte citata nella ·descrizione della regione delle Alpi. b) La. strada Ampezzana s'inoltra in parte nella va.Ile della Piave e nella va1le Puster, e ritorcendosi mette in comunicazione le alte e ri strette ~,alli di Rienga e della. Drava. Dopo varcato lo stretto di Pentelstein e il passo della Bocchetta, alto 4600 pjedi, fra le .Ailpi Car.niche e le Alpi Fassane, la strada si abbassa nella valle di Holhenstein sino al piano di Toblack alla fl uviale separazione fra la Rienza e la Drava. Conegliano giace discosto 18 leghe da qacsto luogo: ma l'impraticabile e gigant esca catena di TauerID., pone un'insor montabile ba-rrierw alla continuazione settentrionale della strada, obbligandola a volo-ere con un ramo orientale verso Bressanone nella valle' bdell'Eisach (8 leghe) , e· con un ramo occidentale , ;erso Spital nella valle della Drava (25 legh'e) . Relativamente al grande commercio l 'importanza della strada Amp'ezzana sarà di poc_o c,mto, non così però relativamente al punto· di vista militare ed alla: sua infiuenza , che è importantissima, perchè serve a dar comunicazione all'Austria. inferiore colla Venezia, anche nel caso che ht valle dcll' Adige cadesse nelle mani deH'inirnico. Al.., l'opposto la strnda Ampezwna avrebbe uui'. importanz.;i, subordinata, quando un esercito, ritirandosi dal Veneto per recarsi nell'iut.erno dell'Anstria, fosse obbliga_tc a percorrere questa lunga strada alpestre, avvegnachG pofrebbe accadere che il nemico arrivasse prima al campo di Toblack percorrendo la strada della valle dell'Adige, obblio·ando così l'eser,cito in ritirata. a ritornarsene indietri. Per le ~perazioni mil~'ìri ha maggior i mportanza la strada principale di comunicazione della Venezia coli' Austria inferiore.
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Li VENJ\7.IA
e) La -st-rucla d'ALle111a.gna (Ve1·ona, Vicenza, Treviso, Conlgt-ig,no, Udine e 1'ar-vis) di 42 leghe. Quest'u ltim 0 luogo, Tarvi~, vuol essere considerato qual . importante obbiettivo d'operazioni per uu esercito, il quale partendo d al l'Italia dovesse operare contro Vienna, ch è per v enirn e in po8sesso fa d'uopo d'entrare prima nella Carinzia, ncìla Stiria e n ella Carniola. Vellad1, punto impnrtantissimo, ove si rannodano le strade, giace a 4 Jpghe ,t nord-ovest, perciò occupando fortemente la posizione di T<.1rvis-Ve1lach, e coll'appoggio delle riserve stabilite vicino a Leibach (Lubiana) ed a Klagenfurth , si può favorire_ una forte difensiva la q~ale può consentire in qLtalunque momento cli passare all'offensiva. Le strade che si congiungono a Tarvis, sono: 1° La strada della valle di Pust~r (Pusterthab) (Brixen, Seita~, Vellat;h) 3 1 leghe; · 2° La ·strada Tauern-Radsti.i.Jter da Salzburg ( 30 l(•gbe) , ovvero da Linz per la via più lung a passando d<'ll la Serra di Pirna (50 leghe); · 3° Lo s tradone che va per Klagenfurth, Judenburg, Bruck, Semmering a Vienna (52 leghe); 4° La strada della valle della Drava per Marburga (26 leghe) .(Varasdin, . alta Ungheria); 5° La strada di Leibach ad Agram; 6° La strada della valle dell'Isonzo, che conduce a Trieste (20 l eghé). Se volgiamo ancora uno sguardo alle strade. delle Al pi che collegano la Veuezia coll'interuo degli Stati imperiafi austriaci, le troveremo divise in due gruppi, cioè :
1° Le strad,e di comunicazione det "Tirolo . Queste strade pongono specialmente in comunicazioae il quadrilatero ossia il territorio <le!l' ..\.digd col teatro della guerra della
cor, son QL'ADRl!.,ITERO J5·7 Germania mP,ridionale, e coll a regione dell'alto Danubio. Prendiamo Verona come l'obhie.ttivo principale dPI qu;idrilatero e cerchiamo i suoi rapporti di situazione cogli. obbiettivi p rinci pali del teatro della guerra della Germania meridionak, Ulm a, Donauwertb , Ingolstadt, Regensbrug, Linz. I seguenti dati offrono le distanze per le varie comLtu icazioni f1'a il Danubio e Verona: · Da Landeck a Ulma distanza leghe 28 a Donauwerth • 31. , a Tngolstad t . , 3fi a Regensburg 38
Da Innsbruck a Ulma
·31 31 28
½
a Don.a.uwerth a tn 0crolstadt . »' i 1 I? » a Regensburg 36 a Pa.ssau . ». 37 ½ a Linz. ) 41 Troviamo che Landeck, il quale è il superiore punto di partenza della strada della valle dell'Adige è lontan o <lalla corrispondente s.ezione del Danubio in media 3;~ leghe, ossia 11 giorni di marcia, e che il punto di partenza inferiore, Innsbruck, è lontano 38 leghe , ossiano giorni 13 di marcia. Finalmente prendendo per base la. distanza di Verona a Landeck che è di 43 leghe, ed a Jnnsbruck che è di 40 ' legh e, avremo per risu lta.to che Verona sarebbe lontana di circa 76 leghe, ossiano 2:i inarcie dalla linea del Danubio, Ulma e Lin z, e che le truppe che passassero per le strette gol e <;!elle Alpi $ett rcmtrionali primnrie, per radunarsi ad Innsbruck, sarehbero obbligate di separarsi per valicare le Alpi e p otersi riunire a Bolzano, e quindi proseguendo in colonna_ profonda g iù ·per la valle d ell'Adige, , impiegherebbero, .in media, tre settimane a •.:ompire questo movimento . .Ma l'esercizio della rete delle vie ·ferrate essendo già in va.rii punti atti vato, per giungere a Innsbruck , le truppe
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L ,1 Vl'.Ni''. ZIA
che partono <la Ulma e Donauwerth non impieg·hereb-' b (~ro più di un gronno; da hwolstadt e· Recrensbur« e o o tre gior~i; da Parssau e tinz quattro g iorni. Un ostacolo ver ame nte sensibile e sfavorevole è l'inte rrnzione di qu0l tratto ancoF incompiuto da Innsbruck a Bolzano. di 18 leghe, i l quale richiede 1:;ei marcie, ovvero un rit:rdo di una setti n1an a . Per la z0na occidentale del teatro della gu erra le d istanze seguen ti possono far g iudicare i varii rapporti e le s ituazion i dei luoghi. · Da Tarris a Brixen -Vil lack: leghe (1) 3 1. a Salzburgo · ' 34. • a Linz ,» 50. • a Indenb urg-Vienna 52. a Marburg 26 . a vVarasdin » 34. • a Leibach -Agram , 35. • a Tri<~ste i 20 . . Suppon endo ancora la distanza da Vienna da Tarvis cl i leghe 42, vedi,am o che i r in fo rzi delle truppe potrebbrro arrivare e ntro quattro settimane, m uovendo dal Dan ubio passando p er Linz e Vie nna; od entro t re sett1 l'nane se venissero dal1e città occiderrtali della Croaz.ia ; questi ritardi ric1J.iedon0 che i p uuti di riunione per le nst rve debbano essere assai più vicini a Leibac k ed a Villack . U lungo tratto, d'i. ferrovia da, Trieste a, 'il'ien na, che è di '78 leghe, ha potentemeEJte eontribuito al buon- effe tto del conceJ.11trameoto delle t rup pe nella campagna del 1859. Le truppe partite da Vienna ar riva rono entro 24: ore a Tr iest e, e le 9 ore successive bastarono a traspor tarle sui pi roscafi sino, a, Venezia, ov;vero recarsi a (1) Ogni lega è di 7408 rnetd (miglio imstriaco di 15 al grado). (Il Trarlut'l;:lre)
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COL SU0 QUA lJRIL., T llRO
Nabresina a due legl1e da Trieste, p ercorreriJo in t re marcie le lO leghe ch e met.t ono a Casarsa sul Tagliam ent o, e quindi a Mantova e Verona colla fer rovi,.t , l e altre 30 lr~ghe . Quantunque la locomotiva r iducesse le dista nze frn Vienna e Verona da set timane ad ore , ciò non ostante qllel la lacuna di cui già è st.ato parlato . è t uttora C03a assfli sensibile·,, e considerata sotto il r apporto strat egico può d irsi una trascuranza hiasimevolissima , e ciò desta c1nche assai maggiore meraviglia, poichè l'Au stria n on ba r isparmiato spese , ed ha fatto og ni suo possibile p er r endere fortissimo i l teat1:o della ,ruerra, ai'Utando coll'arte la natura. ('.oMscendo ed o ' apprezzand,J ber..e sotto ogni rapporto q uanta sia l'importanza di essere possesso delle suaccennate vie di comunicazione che r,ttraversano le r egioni delle Alpi, l 'Austria ha fatto qua nto ha potut o per assicura'rselo facendo costruire saldissime fortificazioni. Tale è la strada dello Stelvio , ove, venendo dalla Va,ltellin à discenòe n uov,unente dal giogo dì \Vorrns nella valle s upe riore dell'Adige , è difrsa da nuove opere innalzat e n el p iccolo vi l]ao·i,io di Gornagoi che prot€'ggono l' ingresso dd o~ \Vintsdwan; così .anche è erett a la ba.tter ia del Tona-k ' o là appunto ove la via carreggiu.hile passan do il Tonale e la valle di Sulzberg entra n el t e rritor10 a.ustriaco . Nellti v alle di Sale a 5 ore all'oriente di Cles bavvi il p unt.o di Ossona. Sopra il Tonale q 1.i est a medesi ma strada , al 5uo imboccarsi nella valle dell'Adige, è difesa, dalle fortificazioni di Mezzotedeseo al nord-est di S. Mich ele. Le · opere d i Gadine d ominano le com un icazioni , che dalla ,valle superiore del Chiese vanno l ungo il lago d'Idro nella lunga ' valle della Sar ca e da quc:-;ta direttamente nella v alle dell'Adige sino a Trento ed all'orÌ1~nte di questa città.; fi nalmente le fortificazioni di R iva (una batteria di cost a di 8 cannoni) e d i Nago (4 cannoni) s ulla strada di R iva a Mori, presso Rov e redo, l uogo di
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ve:rnzu stazione della ferrovia , barrano, le strade al di là della parte sur,enore del lago di Garda e nella valle dell'Adige. Quattro forti dominano il limite meridionale cli questa s~rada dal villaggio di Cerai o o situato nella gola della chiusa dell'Adige, cioè : la vera barriera della valle n el ~uo _fondo medesim~ - il forte Cerai no, che giace fra I Adige e le falde d11'upate del monte Pastello e riceve la slraùa e la ferrovia, che passano sotto ~l tiro dei suoi cannoni ; il forte Molliuary collocato a destra del monte P astello; e più indietro verso l'altipiano di Rivoli i forti "\Vohlgemuth e Hlawaty. Le strade delle Alpi della zona. orientale del teatr,) della guerra, non sono protette da alcune fortificazioni, q_u alor a __no~ si voglia far caso di 'Osoppo, la cui situaz10ne gia s1 è descritta. L.1
,
Le altre comunicazioni principali , sono : La strada di Verona a Piacenza ed a Venezia (4 marcie); La strada da Legnago ad Este, a Padova e Venezia (5 m arcie); La strada da Legnago a :Mantova, leghe 5 :I,; La strada di Padova, Monselice, Rovigo al Po , leghe 6.
A questa strada principale pongono capo : A Codroipo, la strada d i Tarvi;; e la strada d' Allemagna;
Hannovi infine anche le ferrovie che attraversnno il teatro della guerra nel Veneto, da occidente ad orie nte, e sono: la ferrovia che congiunge P eschiera, Verona , Vicenza, Padova, Venezia (leghe 20). Presso a Verona, verso il n ord la diramazione da Verona a Roveredo, Trento, Bofaano; verso sud il ramo di Veroùa-Manton1, (5 _leghe) . F inora non si è creduto fosse inclis pe11sabile di unire la piccola Cortezza di Legnago colla rete delle ferrovie. Vicino a Mestre, ultima stazione d inanzi a 'i"enczia, la linea principal e va a Treviso e ConegliRno c\1 nord; più avanti a Pordenone, Codroipo ed Udine all'est, e più verso sud alla fortezza di Palmanova, per congiungersi quindi a :\"abresina colla Cerro" ia di Trieste; questa congiunzione non è ancora stab:lila, ma soltanto progettata. Le città. g ià menzionate si possono ..:oosiderare come •Jnti !Ji i.l ra no n·,,uardevoli d i riunione delle, .strade, o come P · nodi della réte delle strade, cioè :
A G~adisca, . là, strada di 'I'1' ieste e la 8traùa dell'Isonzo;
Verona, come centro di riunione dei raggi di comu-
A Conegliano, la strada d i Ampezzo; A Trevi.so, il ramo della strada. di Venezia · A Cittadella, la st,r-ada da Padova a Bassa;o (ram o della strada di Ampezzo) e la strada Sugana;
nicazione del q uad ri)atero, capo della strada della valle dell'Adige, e come punto principale del prtcse frn il Mincio e l'Adige; A!a,ntova, sul .Mincio in feriore; 1
l
_Volgendo ora .lo sguardo alla rete dclJe strade della pianura, '"'. incontriamo una sola strada priucipale cbe aUraYersa rn modo continuo tutto il teatro della cruerra non essendovi che un solo ponte sul Tao-l iame~1t,0 (~ Codroipo), cosir.cbè nelle piene d'acqua comunicazione è lrmitata a questo solo punto; a tale inconveniente dovrebbes1 provvedere costruendo due pont.Ì permanenti. Questa strada passa per Verona, Vicenza, Treviso Conegliano, Codroipo, .Palma e Gradisca (10 marcie).'
hl.
•
171 A Vicenza, la strada .della valle de!L-\digr , la strada <li Milano, la strada ùi MantoYa e Legnago . COL SUO QY-~UIUL,1TERO
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LA
VENEZIA
Venezia, caµitale del litorale Yeneziano e punto centrale d'oude partono tutti i raggi delle strade commerciali; , Udine, nodo delle strade fra il Tagl iamento e l 'Isonzo; Palmanova, piazza forte fra ambed11e i fiumi • Treviso, nodo delle strade-fra il Piave e il B;enta.
VI. LF.
F ORTIF I CAZ I ONI.
A) Il quaddlatero.
Il famoso quadrilatero, come ognuno sa, è fo rmato dalle quattro fortezze d i P esch iera, Maoto,,a·, Verona e Leguago. Esso è protetto al n ord dal natural baluardo d ella lunga catena delle Alpi, ed a m ezzogiorno dalla forte fluviale' ba rriera del Po. Queste q uattro fortezze stan~o _dis~oste _l' uua dall'altra non più d; tre leghe, sou<> perciò m ;lJtuaz1one tal e da potersi vicendevolmente soccorrere; e domi nando le linee importantissime del Mincio e dell'Adige, il quadrilatero ba ta.l forza dalla nat ura e dall'arte, cJ1e indarno si trowrcbb e in un altro sistt-rna di fortificazione.
\'eromi. . Verona è .<~a cons~der:arsi come la chin,ve di questo sistema fortificato : 11 disegno di queste fortificazioni è ~el tempo in cui Verona come parte d c-1 Veneto venne in pos~esso del~'Austria. Ma, la prima id ea di questo gen ere d1 costruzione è probabilmente coeYo colla fon da~'.one di questa città, e si può con certezza ritenere, che l 1mpera tore Galieno n e fa.cesse ampliare e r innovare Je fortificazioni. Ma in quel tC'mpo in cui si sviluppaya in
COL SUO QU.\ Dlll l,.ITRJ\O 1i3 Italia la f1)rtifìcazi·one permanente e riusciva in tal sul>lime gra<io, Verona fu una delle prime città ad essere fortificata, secondo il sistema italiano ant.ico p er opera del Sarmnich i::li n el lf-l27 . Si seo rgono qua e là, in alcuni punti dell'odierna ciDta principale, i·Psidui di quelle fortificazioni di sua creazione : così nel forte di Castel Vecch io ( del xrv secolo) si pos;sono tuttora ammihire certe torri massiccie merlate , e un ponte di originale struttura (i di c ui archi hanno corde disug uali). Il p iù an• ti co castello di Teodorico di Berna dovette cedere il sito n.ll'oclierno ca!;:Lello di San Pi8tro eretto uel 1849; e forse l e sole fondam enta dei terrnpieni p otrebbero essere ancora <lei ricchi tempi feudali d el m edio evo. Finlantochè i Veneziani tennero Verona in loro possesso, poco si c111'arono d i ristauratne le antiche fortificazioni; e queste andando gradatamente sempre r ovin andosi , non è da rnaravigliarsi, se allo scoppiare della prima guerra di rivoluzione, non si trovassero a Verona in stato d i difesa, se non che la cit tadella e due forti . Da lungo tempo si era riconosciuta· la n ecessità di ricostruire e rafforzare le opere di fortificazione del la piazza, ma questo progetto rimaneva sempre incompiuto pell'incessante cambiare dei dominatori ora Austriaci ed ora Francesi ; e solo limitavasi a qu:dcbe momentan ra ri staurazione, od al traccia~ men Lo ed all"erezione di qualche oper a campale; epperò soltanto nel' 1796 Verona fu posta in passabile stato di d ifesa .. Dopo la incorporazioue del regno Lombardo-Ven eto tocl:ato in possesso all'Austria , si p ensò seriamente a munire la città di forti e fJalde difese . Venne ereata una comm issione centrale perman ente sotto la presidenza del generale Hess, e mercè la sua somma attività fur uno allora 'eretti quei p otenti baluardi divenuti ora di t,w to momento por l a conservazione della m onarchia a ustriaca . Prima. di descrivere le fo rtificazioni erodiamo non
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1 ;:; Cinque pouti servono di comunicazione fra le due parti della città : Al nord di Verona, il ponte del Castello, già menzionato qual avanzo del secolo xiv, che meite in cornunieazione l'arsenale Yccchio col nuovo - bella costruzione dell'anno 1841) _· Al uord il ponte San Giorgio, non lungi dalla Porta dello stesso nome. A<l oriente al piede dell'eminenza ove sorge il castello di San Pietro, il Ponte della Piet1·11,. Il Ponte clelle, navi, più sotto al predetto ponte_; e il Ponte di- fetTO di nuova costruzione. Finalmente dirimpetto al forte Hcss, un ponte volante attraversa tl,nehe il rapido fiume . Verona ba pur cinque porte: la 1)01•/a San Zeno al nordovest della città por la. strnda di Peschiera. (Milano). Poi·ta Nuvva che mette alla strada di Mantova e di Legnago. Porla ViltrJrici e portci del Vescovo che danno adito alle st.rade di Vicenza e di Venezia; e .finalmente al nord porta S. 6'io1·gio che mette alla strada della Valle dell'Ad ige. Queste cinque porte segnano le cinque fronti pr in cipali della cinta. ' Il carattere della ciota è cond izionato al modo della sua origine. Si vollero conservare le vecchie ma forti cortine, contentandosi a trasformare i torrioni delle antiche fortificazioni in altrettanti spaziosi bastioni : ma questa trasformazione non si fece dappertuttp, e si sono conservati i torrioni alla. parte settentrionale ed a nord-est . Tuttavia la cinta di Verona non rappresenta un regolare traccialo . Essa consii;te in fron ti 'bastionate, il cui lato esterno è di 400 a 500 metri di lunghezza : la l unghezza delle cortine è di 300; quella ddle faccie dei bastioni è tra. i 70 e gli 80 metri; i fianchi sono lunghi 40 metri e le linee di difesa 400 metri. COI.
T.A VENEZI A
saranno_ supe1:flue alcune notizie tqpografiche su Verona, a maggior chiarezza ed intelligenza pel lettore. Allorquando si arriva presso Verona pella ferrovia da Peschiera, la vista delle campagne e dei dintorni di Verona ci ·v ien tolta dalle basse colline che si sollevano dietro San Giorgio, e si svilu ppai:lo dal nord al sud : quest.e sono le colline di Sona e Sommacampao-na bad , ~ ' g_nate a tanto sangue, le quali domin ano la pianura che s1 estende sino a Verona, e che potrebbero ancora avere grande importanza, trattandosi di assalire il quadrilatero, essendo ess~ quasi R~atc create appositamente per offrire ad un esercito assediante Peschiera, i mezzi di difesa con opere di terra e trinceramenti, contro le eventuali sortite da Verona, nella.mira di rompere il blocco di Peschiera . Avanzando ancora per alcuni minuti si g iunge nella pian_ura, poco distante da. Sona, e la prossimità. di Verona c1 annunziano tosto i forti , vicinissimi alla strada di Aspre; Schwarzenberg, Wallm0den, e q·uello. tanto corltrastato di Santa Lucia ; s'affacciano a lla vista le alte case della città, e nel fondo a guisa d'anfiteatro i colli e-i i terrnzi coperti da vigne addossati alle mer idiona·Ii radici dei monti Lessini, le cui cime bianch,e e lucenti trama~dano i lo.ro riflessi nel verde cupo della più suregg,ante coltivazione, e come punti r ilevati si svolgono m ampio semkerchio. Sono quei::ti i fortilizi e le ~orri della_mo_ntuosa r iva sinistra dell'Adige . Poco dopo 1 I convoglio s1 arresta a Porta Nuova, ove le sue massiccie mezzé torri ci avvisano eh<:! siamo entrati neJÌa cinta dì Verona. La cinta di Verona rinchiude compiuta.mente tutta la città. L'Adige attraversandola ad S, la divide in due parti: q uella s~lla spancia destra, che è piana, OV8 g iace veramente la città di Verona; e l'altra il sobborgo di Veronetta, sulla riva sinistra, parte i~ piano e parte ad anfiteatro ::idclo~snta alle radici dei monti Lessini.
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Ql1AOR1L.IT0RO
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LA V~NEZl/r
Alle cor.ti ne si è conservato lo stesso profilo delle antiche fortificazioni - cosicchè i muri , di scarpa sostengono i mmediatamente il terrapieno. Le ~accie ed i fiaucbi invece sono circondati da umi strada di ronda,' ovvero sia da un muro di scarpa isolato secondo il sistema di Carnot. Questo mure è arrotondito alle spalle e forma qnivi uu orecch ione sporgente 4"' ,25. Verso la parte posteriore dell'orecchione havvi una porta per cui si scéncle nel fosso . Una traversa in mura.tura intercetta la strada di ronda · sul mezzo delle facde. Il muro d.i rovescio dell'orecchione è continuato internamente fino alla scarpa esterna dei fianchi, . e serve egual mente di tagliata alla strat!la di ronda. Questi muri traversali muniti d i porte giovano per impedire a.gli assalitori di disseminarsi lungo il bastione p er poi .assa ltarlo in ampia fronte, per battere di fianco le colonne nem iche nell'atto dell'assalto, ed anche per arre!rtarn i:;ulla strada di ronda i tiri di rimbalzo. L'orecchi_one serve a coprire la uscita verso il fosso , ed a formare un angolo Tientrnnte per· servire di piazza d'arme alla truppa ; colle parti attigue flel fianco e della cortina. Finalmente dinanzi ad ogni lato del poligono havvi un piccolo bastione casamattato, del qua.le tanto le facc-ie quanto i fianchi banno 10 metri di l unghezza. Il bastione è a volta ed ha oltre al piano terreno un piano superiore merlato per la fucileria. Le faccie ed i fianchi sono anche muniti in ogni piano da sei feritoie , e così ogni faccia attigna al bastione principale è fianchegg iata da dodici fucili. In questo modo si rimedia in parte al difetto della eccessiva lunghezza delle linee di d ifesa . Il muro isolato di scarpa .è grosso 3 metri , ed è guernito di una riga d i feri'toie, dietro lé quali sonosi prati cate piccole fosse di 1,50 di profondità. Dietro a q uesto, muro si a:h,a a.d un metro s,ul fondo del fosso ht
COL SUO Q!; \ llRlL ATE:RO .1i7 strada lli rouJa, cos icchè l' imboccatura esterna delle feritoie ba un rilie vo di 2 metri sopra il fondo del fosso. Le due arcate a volta prossime àll'orecehione, invece di semplici feritoie sono mu• ite d i cannon-i ere per spazzare i fossi con tiri radenti. I fossi sono brghi 20 meLri; e d inanzi ai bastiooi hanno una controscarpa d i terra , la quale nel mezzo della cortina per una lunghezza di 120 a ~00 metri è fogg iata a spalto in conLropendenz3: (V. tavola l "', dispensa cli settembre). Con tale costru1,ione in comincia la cinta di Verona alla sponda destra. d ell'Adige verso il nord rlella città, c ol 1° bastione di Spagna; e circuisce la parte nord-ove~t d ella città coi lx1stion i di · San · Procolo , San Zeuo e San Bernartjino. La porla San Zeno è aperta sulla cortina fra San Procolo e San Zeno, colla strada che va. a Peschiera ed a Milano. Gli altri due basLi oni ch e vengono appresso, Santo Spirito e San Francesco , fra i quali sta la porta Nuova colle strade di Mantova e Legnago , compiono il g iro della cinta alla destra riva del fiume al sud di Verona. Alla sponda sin istra dell'Adige l a c inta si protende da porta Vittoria coi bastioni Campo Marzo e Madclalrna verso oriente sino a porta del Vescovo, la quale dorn i na la strada tendente a Venezia. Volgendo al nord e for, mando un arco rìentraute, -la cinta segue il pendio dei terrazzi della. s.ponda sinistra ddl' Adige, abbandonando il carattere d elle fronti b astionate , e prendendo ,quello di un m uraglione isolato, premunito da profondo fosso e da strada, e fiand1eggiato da sporgenti torrioni di varie dimenzio ni. Così p rosegue la cinta sino all'angolo nord-est, ove formando ' un angolo acuto verso il n ord, rinchi ùde quelle al_ture, ove sono eretti i castelli di S. Felice e di ::3. Pietro . Piegando poi a ponènte e conservando sempre l'anzid-Jt to carattere di m uragl ione fiancheggiato da torrioni , .11.lfNO "111,
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1) .
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12.
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LA
J~- cin_ta gi_u nge oltre il bastion Roccara alla porta Sao G10rg10 c]l(J domina la strada della valle dell'Ad"o- t _ . I I . . . ioe, oc c~nc o a n va sm1stra dell'Adige, . coperta da una testa di ?onte ~ Ponte CasLello. I due cast1=1li, di San Felice c_d1 San Pietro, stanno i n comunicazione immediata colla crnta. San Felice che elevasi sopra un ripiano del monte Camo . . , . e un opera cbrnsa isolata, la ·quale costituisce il principale µ ~nto_ d'a~poggi? del fronte nord-est di Verona, e riumsce ~n se quasi tutte le qualità dì una cittadella :fianchegg'.ando le vicine opere di monte Caino e la' città cbe g1ac_e a:suoi piedi' ed anche tutto il tratto dei colli che dall·Ad1ge vanno sollevandosi sino ai monti Le . . p·· b ' . SSIUJ. lU asso, ed appena a! livello delle case di Vcronetta costru1~e _sopra, archi e fondate su palafitte, sorge àalle onde b1g1astre del!' Adige, ed a guisa di anfiteat;o il forte castello di San Pietro che do111ina Vcronetta ed 11 ponte dell'Ad ige, e serve ài ridotto .. "lla circonva · I. . la~ione orientale di Verona. Il castello è stato . fab~Jncato nel_18-19 nel luogo medesimo ove era eretto 11 pàlazzo d1 Teodorico di B~rna, rifabbrìcato nel sec~lo X LV_ da Gnleazw Visconti e nel 1801 smantellato dai h~n~es1. La fro~te rivolta a Veronetta, ha nella facciata principale due piani con quattordici casematte d t . . . e ' e ue orn. m~ss1cc1e a forma di padiglioni quaèlrangolari a tre p1an1 con tre casematte sui fianchi. Un elevato ter razzo ~urale, colle sue piatteforme circonda il castello, e _que]! ammasso di rossi mattoni ' di aspetto truce e mmaccevole, _si dil_u?ga sul dosso di quelle verde colline ammantate d1 dov11.1osa coltivazione. Quantunque la cinta di Verona coi suoi due castelli e ~u_e teste di ponte dell'arsenale nuovo presentino ~ià 1~,1_ se u?a _considerevole resistenza, ciò non ostante la forza ~rmc1pale della piazza consiste nei suoi forti di ~taccat1, che le danno l'aspetto di un gran campo Lrin-
J:
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VENEZIA
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QUADRILAT!sR.O
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cerato. Questi si possono dividere secondo la loro natura d ue gruppi, cioè quelli situati alla destra e quelli situati alla sinistra del fiume. ' I forti staccati che stanno alla destra dell'Adi ge c ircondano la cinta formando duplice e talvolta triplice catena, stendendosi quasi per la lungbczza di una lega tedesca, da Chievo a Tombetta in forma di mezzaluna i:.lU terreno rialzato a rapida china sopra cui si trova.no i villaggi Croce Bianca e San Massim0 in alto, e Santa Lucia sulla bassura che va ali' Adige. Questa specie di spalto naturale favorisce in singolar modo la dirensiva, consistendo in grossa ghiaia e ciottoloni che talvolta. hanno persino 6 pollici di diametro. Si tolse la coltivazione dalla superficie del terreno, e formaronsi ripari di sassi, i quali moltiplicatisi in linee parallele al fondo dell'avvallamento, offrono buonissimi ripari ai cacciatori in catena. Radetzky 110.l 18-18, apprezzan,Jo giudiziosamente le accidental ità del terreno. dcila sponda destra dell'Adige, sceglieva precisamente questo terreno per la battagiia difensiva di Santa Lucia. Ne derivò di conseguenza la risoluzione di munire di forti 11 uesto semicircolo già cosi avvantaggiato dalla natura. Dapprima avrebbero bastate operè di terra incomplete, ma t osto si stabilirono in luogo di esse robuste costruzioni d i pietra, e d al presente questa zona è difesa da undici forti . Uscendo da Verona per porta San Zeno s'incontrasubi1o uno dei più sa,ldi forti, ossia l'opera di San Procolo con un ridotto massiccio foggiato a croce. Quest'opera difende lo spazio fra l'Adige superiore o la strada di Milano, ed è fiancheggiata dal fortilizio di Lichtenstein d1 minor rno1e, sito fra la strada di Milano e la via di Chievo Q11esti due forti sono situati nella linea più interna, a soli 800 passi di distanza dalla cinta principale. Un po' più innanzi, dirimpetto al villaggio di in
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Chievo, lungo la strada che mette ulla valle <lell'Adio•e, sta il forte Francesco Giuseppe, anch'esso munito di ~n robusto ridotto. A destra cd a manca della strada cli :Milano, incontransi i due forti di Strnssoldo e di Ba.dPtzky, cbe a.mbidue muniti di ridotto, dominano la strada ed il villaggio dì Croce Biauca addossato alla detta strada; poco lungi da quest'ultimo trovasi il vi lla?gi~ di San Massimo, ed al sud di questo il fo rte AltW ra~1slaw'. che considerato cc-me forte ba perduto in ~~ns1dera~10.n~,. serveudo già da alcL1ni anni alle espe1 ~enzc dei im in breccia. Al mezzodì del forte Alt-Wra,. t1slaw, ed alquanto indietro del villa~gio di Santa Lucia, i forti di Aspre, Scliwarzellberg e vVallrnodeu sicrno. 1 · b reggiano e due fcrroYie che mettono l'una a Pescbier;i e l'altra alla valle dell·Adigc. Più in là, al sud-est nel. l'angolo ove sì bifurcano le s trade di Mantova é di Leg nago, vi~i11? al villaggio di Tombetta, er gesi il fol'!e Clam con ridotto mas.:;iccio e mezze torri . La mezza t~rro ~uloz presi:;o al villaggio di Tomba, ba niuna constdera.z1one, ma il forte Hess invece va classificato fra i più importanti e soliJi, essendo anche munito di forte ridot~o, e chiudendo l'intera catena dei forti dalla destra dell Ad1ge. I due ["urti Hess e Olam dominano il lunrro a~·c?, col q~ale l'Adige volgendo a mezzodì, e quinbdi ripwgandos1 al nord, taglia la linea dei forti, essendosi dato nel forte Culoz il punto più m eridionale. Questa linea di forti che abbiamo indicata, è ancorn. P'.'eceduta .d a un'altra di fortilizi situa ti più innanzi n ella pianura; cioè forte Arciduca Alberto, forte Principe Rodolfo, forte Gisela, forte Stadi0n e forte Neu-"\Vratislaw. Ritornialllo al lorte Hess i;ull'Adige, e passi~ rno il fiume c~lla chiatta, che colà trovasi, la quale però in t~mpo eh guerra deYe essere rimpiazzata da due ponti ùi barche; g1u 1Jgcre1110 co~:t all'estremità meridic1rnlo
CO L suo QU,IDIU1..\t1rno 181 delle fortificazioni staccate dalla ,-ponda sinistra, le quali generalmente consistono in forti e in torri che componbOno le fortificaz ioni di montagna. Appena passato il forte Hess, - poco lungi dal Campo Marzo, davanti a Porta Vittoria - troviamo il piccolo furto Sclwll, consistente in una mezza torre. Gli fu dato q ucsto nome in onore e memoria del distintissimo e benP.meriro ingegnere a. cui sono dovute in massima. parte le ope1e fortificatorie di Verona. Continuando questa s trada che mette a·San Bon ifacio e Yicenza, e la ferrovia al di là di San )fichele - luogo cekhre - s'incontra il saldissimo forte Elisabetta. Dal Iato o rientale della sin istra del fiume non si scorgono a.ltri fortilizi; ma a settentrione vi sono quelli di Santa Sofoi, di San Leonardo e di San Mattia, che dominano la c ittà ed il fiume, e col vicino cÉtstello di San Felice costituiscono un gruppo difensivo di molta considérazione. · Questa posizione è poi singolarmente afforzata dalle 5 t,orri di monte Caino, che barrano le strade provénienti dai nord attraverso i monti Lessini; le quali torri di fendendosi e sostenendosi vicendevolmente, possono coi t.iri del le loro ,trtigJierie battere t utt'all'intorno quel terreno ondulato .
Nello stesso modo che a bbiamo dato alcuni cenni s ull a cinta, crediamo non ommettere qualche notizia illtorno alle torri d:fensive. I fort i staccati nen presentano un tracciato uniforme; però possono distinguersi in due speéie, cioè in torri rot onde od elittid1e (come quelle di monte Caino) ed in oper e a traccia.ti angolari, foggiati a denti e lunotte ed anche a quadrilateri . Le torri e 1c opere di forma cliltica non hanno fian e;heggiamento, e la interna loro costru zione è quale vorremo in appresso csponeu<lo. I forti di quest'ultima flpecie difendono la loro scarpa
COL SUO QUA ORl!.,(T ER,')
LJ. \' EN EZIA 182 per via di caponiere casamattate, stabilite nel fosso, alla gola, al sagliente, e talvolta sul mezzo delle facce. Alcune scarpe portano muri isolati, altre invece sono r ivestite. Le controscar pe sono di r,rnratura e cinte da una str ada coperta , che scorre parallelamente al fos~o ed è priva di traverse e di piazze d'armi. Alla gola del forte bavvi comunemente un ridotto semicircolare a yarii piani di casamatte con piatteforme e paiuoli pei cannoni; così l'interno dell'opera è difeso da un terribile fuoco d'ar tigli eria. Ordinariamente il r idot-Lo aila gola vie.ne chiul'lo da una seconda torre semicircolare di mi!lor dimensic.,ne, e munita sola mente di alcune bocche da fuoco a difesa della gola, e circondata tutta all'intorno da un muro gueru ito di feritoie. La gola del Corte è chiusa anch'essa nei due lati da un muro merlato, intorno al quale gira il fosso, che si transita so pra un ponte. levat oio. Dal muro della gola si entra per una porla nell'i nterno della torre, e per uu'altra afi'atto ind ipcnciente si passa dalla piccola t orre della gola all"interoo del ridotto. Iu alcuni fo rti si sono anche costruite gallerie d1 scoverta, com e mezzi di difesa contro gli approcci del nemico, le qual i pariono da una galleria di controscarpa, che, o gira tutta intorno all'opera, ovvero copre soltanto il sagli1?ntc .. Per l'ordinario si per viene a queste gallerie per le basse caponiere dei iossi, le quali all'uopo sono costruite anche pel fìancheggiimento del fosso dinanzi ~lle facce. Il presidio di uno di questi fort,i può consistere di um~ o di d ue cqmpagnie di fanteria colle bocche da fuoco indispensabili; il n umero dei 0annoni è da 4 a 10, e per la maggior parte di grosso calibro e rigati.
Le torri-forti di montagna sono di una costruzione tutta loro particolare. I-Iauno molta r assomiglianza colle toni Massimiliane , quantunque la loro costruzione si.a di•versa dalle torri di Liuz. Il para.petto della piattafor ma
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superiore non è fatto di sola terra , come ncll_e torr i ~i Linz, ma bensì d i muratura della g rossezza d1 3 metn . Una scanalatura praticata alle pareti interne del muro ~erve a collocar vi i pr 0ietti della batteria. I pezzi ma;10vrano sopra una piccola rotaia di ferro , e tirano in 11arbetta. Il v noto cilindrico che sta in mezzo alla t orre è ricoperto di un volto che lo garanti_sce ~ai tiri in arcata, ccl è appu nto questo vuot o a gms~ d1 ~?te1:na: che serve a mettere. in comunicazione coi varn piani • della t orre. Sotlo la p iattaforma havvi una batteria casamattata, la quc1le non è senza effetto sulla ~ampagn~ . come quelle di Li nz : essa ha un coman~o _di 5 metri, e serve all'esterna difesa. I muri frontali d1 queste casematte hanno la grossezza di 1m , 75. - Anche il pian o terreno della torre è casamattato, ed è pure circondato da un muro merlato per la fanteria, il quale sporge 2"' 50 all'infuori dall'esterna superficie del muro della toi'. re; questo muro serve anche a rinforzare a guisa ~i zoccolo, Je mura fondamentali. Intorno a questa. _ga ller1 ~ p recede un piccolo fosso a scarpe rivestite, e d1 zru dt profondità . . . . Le nuove costruzioni state fat.te dagh Austr1ac1 no~ poterono mancare cli attirare l'att~nzi~ne degl! ingegn_en , essendo stato per la prima volta impiegato 11 tracciato bastionato un itamente ai muri isolati di scarpa ed all o spalto a contropendenza. Gli ingcgn~ri frauce~i e. pel p rimo il, Maugin· h anno critica't~ con_ molt_~ ngonsm~ q uesto sistema, crediamo non sia pr ivo d interesse d, conoscere le idee di questo francese tanto avverso al s,~ sterna di fortificazione germanico . . . La combinazione delle nuove idee col tracciato bast10· 1 , nato rende possibile l'assalto impetuoso e istantaneo, al quale l'antico sistema di fo rt! fic~zi~ne_no~ er a ,espos~.o , e mette così la piazza fin dai primi g1orm dell_assedi~ ( in assai critica. situazione, esponendola al pericolo di
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COL SUO QUADRIL~TERO
L h VHNFZI A
• soggiacere ad un assalto cl i viva ft,rza . 1fa ancLe n ella. < su pposizione ch e questo n on pos~a effettuar s i, e che l'assedi ante fosse obbl iga.to a prcp,1rar l'assalto cÒllo • formalità comnni, cnn q ~rnsto nuovo sistema l'assediante < progredirà molto più ra pidamente ne i s uoi approcci , cd alla costruzione d el c9ronamento., e perderà assai • meno g ente d i prjm a; l'assediante ha molto meno' d a • t e m ere dalle sortite d ella fortezza; le batterie si po;,sono • ~mp,a_n ta_r e con maggior facilità ed in qualsiasi luogo; • 1 bast10m corrono pericolo· d'esser e assaltati non solo • per una ~reccia, ma in tutto il loro c ircuit o; fi nalmente la p iazza non è atta alla. cost ruzion e d 'interni st;ompar• t,irnenti •. Per quanto a cr e sia questa critica essa non regge in con fronto a i m otivi che ha nno indn tto gli inge·gneri. t edeschi ad adottar e· questo si's t ema d i fortificazioni. Essi • conoscevano molto bene i d ifetti del nuovo m od o di fort i fica.r e , ma essi nella costruzione d e lle nuov e furtifi~azion i si s tudiarono preferibilmente di dar e a qneste un elernenlo o!Ten sivo . E que:;to elem en to essi l'ottennero nelle for .t ificazioni di Verona, costruendo piazze d'armi coperte , ed una grande quantit à di porte, e d i la r gh e rampe J)f'l' le sortite, che dia-n o agio ad u n forte esercito che si trovi e ntro il circuito della fortezza, di uccire per qualsiasi banda, con forze sufficienti a pren d er e l'offensiva. A que,;1'og g etto bastò assicurar la cinta da un soprassalto, e dare n-gio alle lunghe e diritte .fronti dei bastioni, d i po ter fornire un gagliardo fuoco cl i fron t e il qua le dommi il c,1mpo d'attacco . I parnpetti d i tc'rra da n no il fu oco fronte, i l fianc heggiamento invece v iene fatto p er via cli capo• niere , che sono indipendenti dallrt Ginta p rincipale, e sono coperte contr o i fuochi d iretti da opere di t e r:ra . Gli ingegneri tedeschi diedero la maggior res.istenza a.i· forti distaccati. Queste opere, difeso a ll' intòrrw da ridocto, e somministrando alla tru ppa 1.m r ic overo a prO'va
di
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di bom ba, bastan o anche (i;On poco presi di o a snstenero un assalto v iC:ento . Una ci rcòst.ania certamente favor evole si è. que lla c he nell 'er ezione di questi forti si st a hilì un tracciato in di pendent e d,11 t.(?rrén o . Non dappertutto s i potc,va im piegare il tracciato a bastione, 111en t.re i nuovi forti colle loro caponiere casamattc1te , mercò le quali si può at;corciar e à piacimento 1a li n"la d ella fortificazi c,n e, potevano agevol m ent e adattarsi ad o gni sorta di terreno. Ne_! terreno accidentato poi si poterono c ostruire tali forti sui pu n ti dominanti, o v'era no sicuri da1 tiri d i rimba lzo., e nulla hac no a terne·re chi i lunghi tiri, come p . e . nei forti d i Cerai oo e d i Pastren gc,, Santa Sofia, Leonardo e San Matteo.
Le fortifi.ca:,::ioui d i Ver ona conside rate in compl esso hanno un carattere eHsenzialmen te offensivo, v i si d istin -· g uono due linee di for tificazi oni, -cioè la c int a poligonal e, che forma la d i fesa interna, ed i forti che sérvooo alla di fesa esterna . La forza principal e n ei forti esterni , i quali coi t iri d elle loro art igl ierie spazza no compiut a mente il t e rreno ira loro in tc rpòs1o, ed imped iscono · a l1 'au0Tessore d'inoltrarsi ne,rli intervall i stes;;,i.. Richie· oo o clesi par zialmente p er ogni forte trn aUacco fo rnHt!e, as,wi più ard uo e sang uin oso, ch e n on qu ello d i un a fronte hastio na.ta, i m porocdiè l'assnl itore sarà costrctt,) ad irn padron irsi della strad a coperta d e i suoi rido! ti ( bloclu.w.s) , ~1elle C(,nt ro mine, e fi nalme nte d el for te ri r.J otto, a prova di bomba a p r u nto nell'ista.n\c che sar t1 difeso più accanit<1meute, e ch8 la condizione dell'as salitore sarà dive nuta ad ogni passo sempre più sfavorevole, ' perché le vie µ er esso·,divent.ano Hernpre pi(1 _ l unghe, le· com unicazioni più difficili, m entre la l un · g hezza della s ua prim1tÌ..'a b ase, - l a p rima parallela -·· ora s i ri duce al coronament o ed all'alloggiamento, col difiic i .e p :issnggio del' fosso e ht b r eccia alle spalle . 0
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LA Vl<:NllZIA
Pervenuto ad alloggiarsi, non può stabilire che batterie ?i pezzi di calibri mezzani contro il ridotto, e l'esito incerto di questi lo obbligheranno alla guerra delle mine. Se poi il difensore avr à totalmente cono-iunta la o linea dE)i forti d.istaccati da un lavoro di contro-zappa impianto di una cortina -'- ciò che si p'uò fare senza difficoltà; allor a è presumibile che il combattimento nella linea dei forti sarà assai lungo, e dovrà esser pagato da gravi sacrifi_zi. Dietro alla pr ima linea dei for ti, ve ne ba una seconda ancor più forte, ed _in alc~ni ·luoghi ve ne è ancora una terza. E quanrl'anche tutti questi ostacoli siano stati superati, l'assalitore sì troverà ancor nella necessità di dover intraprendere t;n secondo attaeco formale contro la einta interna; r,cr questo sarà indispensabile l'impiego di numerose forze a motivo del suo grande svil uppo e del suo carattere offensivo, oltre a cbe l'assediante potrebbe essere sorp;·eso ad ogni istante dall'arrivo di un esercito di rincalzo. Contro le caponìere e le loro difese rinnovansì le difficolià medesime, cbe si sono incontrate nei forti distaccati, e pel buon loro di filamento essendo im possibile distruggerle da lontano, l'assalitore sarebbe costretto controbattere questa terribile artiglìeria dalla sommità f:tessa del coronamento.
!Iantova. Se Verona rappresenta nel quadrilatero l'elemento offensivo, Mantova invece ha esclusivamente il carattere difensivo . La piazza di ìvlantova comunica con Verona per mezzo di una ferrovia, che partendo dal piccolo scalo di ?orta Nuova passa dinanzi a Santa Lucia, sito celebre -pel sanguinoso combattimento del 1848; la svelta torre coperta· di zinco, e le sue annerite gigantesche palìzz::ite, che hanno l'apparenza di cipressi, si fanno sco rgere da lungi
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COL SOO Q~AtiRlLATERO
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sull'orizzonte. I forti Schwarzenberg, D'Aspre e Wallmuden stanno molto vicini alla ferrovia, la quale svolgesi sotto al tiro . dei loro cannoni 1ungo le rinomate alture di Sona, Sommacampagna e Custoza, t endendo a Villa.franca, ed a Roverbella per porre capo a Mantova . :Mantova già superba sede dei suoi proprii duchi della casa di Gonzaga, sta in r iva ai t re laghi fo rmati dal Mincio; il quale con un grand'arco di circa 1 lega 112 rinchiude la città a sud-ovest; questi laghi vanno via v ia restringendosi pet riversare le acque nel letto del Mincio. Mantova , bella e grande città , ma poco popolata , giace sulla sponda destra del lago dì mezzo e del lago inferiore. Le sue case foggiate a palazzi, le ampie contrade, le magnifiche chiese ricche di cupole e dì guglie, non stanno in armonia coi dintorni della città, che null'altro offrono allo sguardo se non che paludi, sabbie, macchie, gerbidi, ed una larga superficie del lago folta di cannetti palustri . Lé, parte nor d-ovest si unisce per mezw del ponte Molina al brutto sobborgo di Porto, il quale d'altro non ·consta che di due file di miserabili casupole; il ponte che è coperto , è 1uog'J •circa un quarto d'ora di cammino ed è stato costrutto 'fin dall'anno 1188. Il sobborgo è circuito da una veccl1ia muraglia, che rinchiude anche la cittadella, e forma con essa la testa di ponte a nord-ovest., della città. Tanto questa testa di ponte , quanto l' intiera città sono fortificate secondo l'antico stile italiano; il tracciato essendo un pentagono bastionato, che trae t utta la sua forza più dall'inondazione della zona che la circonda, che dai ·profili e dal tracciato della sua cinta fortificata. I parapetti sono rivestiti di rnuratma (la muratura è di matton i cotti), ed attorniat i da fossi larghi e pr ofond i che insieme ad un sistema eccellente di chiuse _per r egolare il livello delle acque, rneitòno l'intima piazza al sicuro dell'as-
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LA VRJ\"E?:I ~
salto. Il ponte San Giorgio co nduce dalla bel.la piazza del Palazzo pella parte nord-est della città alla testct di ponte del lo stesso nome, ed all'opera ava nzata chiamata la Rocca; le unisce entrambi co·l la città, attravP.r-· sando l'ampio lago di mezzo, il quale ,è seminato da g randi macchie di canne palw,tri. Mantova stessa colla sua cinta murale che si stende a pon ente ed a mezzogi orno , costituisce la gran de test.ci d i ponte m erid ionale. Ad occidente "di questa dinanzi a porta Pradella sta il forte Bel F iore costrutto da Chas·seloup nel 1810. Questo forte com posto da, un'oper a · a corna, è fia n cheggiato da 4 batterie erette nel lago rn p ahfi tte, ed ultimate soltan to nell'anno 1861. Fra la strada di Borgoforte ed il lago iufer ior e havvi la fron te · for tificata d i Porta Cere~a, m unita d i 70 cannoni, vero n uclei) delle fortificazioni della testa di ponte meridicirrnle, ch e forma i l r idotto del gran campo trinceràto., ed Pstenden dosi ai d ue lati della strada d i Borgoforte. offrn u n canipo bastantemente vasto a raccogl iervi 30,000 uo m ini. Cinto d a t re b astion i congiu nti da cortine, qucst<, cam po offre sicuro rifugio ad1un esercito, il quale iYi non potrà essere assal ito, qualor a rner cè le chi use s1 porti il l ivello delle acque a ta.l p unto da allagare il t0ì·reno circostante, éos·1cbè le strade più alte delle v icine praterie sian·o ·9 p iedi sotto · l'aéqua . Alla punta meri d ionale del lago i nferiore e presso il v i l_laggio di I\etole · giace il for te de llo stesso n ome, cbe è la forte ed .impor~ . tantissima chiave del;e opere idraul iche della pia.zia; anche questo forte cornponesi di due v ecchi fronti bastionate sul sistema · di Va uban . · Da ciò che è stato e$p osto si può arguire èhe la . città di Mantova, per la condizion e dell e sue ant,iche fortifi- · cazioni, non sa.rebbe d·i p(' r sè una -piazza tale da p romettere una forte resistenza di ccn1froùto a ·vero1rn., e là s ua importanza anche dal lato strategico non è che ·se-
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conda ria, epperciò inferiore a Verona; rua p er cont ro è dotata di g rande forza di fensiva , essendo luogo m ~lto pi ù sicuro e quasi inespugnabile per 1:10 g rosso _e sercito . Cotne abbiam o indicato la forza di Mai;ito,:a consiste nella m assa delle acque del Mincio; rna appunto quel la stessa mass,i cl'acq ue, se p er un lato offre un buon . riparo ~i converte auche in pericoloso e micidiale n emico al di fenso re , poichè le esalazioni al imentano quelle fe])br~ sterminat rici , che spesso riemp iono terribilmente" gll sped ali e spopolano la città .
Peschiera. Quan!L111q ue d i · estensione assai inferiore a Mantova, eionondimouo la piccola Pesch ien1 per importanza strategic<1. rnerita la premi nenza, Situ ata l_addove i l Mincio sboi.;c,1. dal lago di Garda, ivi riscontrasi u n piccolo po11te cli circa 20 passi . Un altro ponte d i bella costr m ione , quello della ferrovia, cavalca \lll p9' al . dissot to de:la città le on de azzurre della profonda nv10.ra . La c1t1 a , bi partita dal Mi ncio, è per se stessa ~i poco r ili_e vo . Nella parte orien tale, d i nuova cost ruzione trovar~s1: la caserma ove all oggia i l battagl ione di presidio) mentre un altro bat taglione occupa i forti; il pala4zo del goveruatore, edifizio b eo poco maestoso; ed un bel pa-cliglione pP,"r l'alloggio degl i uffiziali con g iardino annesso. Qu0sto padiglione fu fabbricato nc~ll'anno 184\L La parte occi. dentaìe oss ia Peschiera vecchia, al tro n on è che una fila d i ca3upole . Il sistema delle fortificazion i della piazza -è simile a quello di Mantova, cioè l'antico italiano , e consis,te in dnque fron ti bastionato. La fortezza. giace tanto al basso che si può paragorn1re al fondo di un vaso ; es~a è ~utta all' intorno dominata da alture, sicchè ove il nemico n esca a coronarne ]e Cl"i~st e coll e proprie a.rligl icrie, la fortezza
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/ LA VENEZIA 190 cadrebbe ben ,presto in sue mani. Àssediata nel 1848 fu d ifesa dal tenente generale Rath (morto nel 1852) che dopo aver esauriti tutti i mezzi di difesa la cedeva per capitolazione al duca di Genova addì 30 maggio 1848. Anche nell'anno 1859 venne cinta d'assedio dai Piemontesi, e la resistenza (qualora la guerra avesse continuata) avrebbe potuto essere maggiore, av_endovi gli Austriaci nel decennio di pace rinforzato il lato debole ; coronando le alture dominanti di saldissime fortificazioni. Attualmente i forti esistenti intorno a Peschiera sono 14; non sono indicati d~ nomi particolari , ma :,;olamer~te contrassegnati da numeri' progressivi . Uno cli questi forti è collocato propriamente sulla sponda del lago e domina l'entrata del porto; un altro è situa.'to a mezzogiorno lungo la strada per cui si va a Rivoltella, costeggiando il lago; dùe al trì forti in forma di lunette, stanno ai due lati della ferrovia sui rialzi che si estendono •al s11dovest della città; due altri compiono la linea fortificata · della sponda destra del -Mincio; ed altri due forti vicini e collegati insieme coronano le alture in sei:::onda linea dinanzi alla cinta sud-ovest. Alla sinistra riva del Mincio le fortificazioni del poggio Mandello , a mezzodì della ferrovia, costituiscono il centro di tutto quel sistema difensivo, mentre che i cinque forti dinanzi si protendono ad ampio arco dalla riva sinistra del Min<;io sino alla riva orientale del lago di Garda, dominando la strada e la ferrovia di Verona. distanrn della città ai forti più iutE-rni (Mandello) è di 500 passi; la distanza maggiore, cioè quella della catena esterna, al sud di Peschiera, è di 2000 passi. Fra le due distanze estreme si ha la media di un quarto d'ora di cammino.
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Legnago. La fortezza di Legnago, distante 5 leghe così. da Verona come da Mantova, sta a cavallo delle due rive del basso Adige. Questa fortezza non ha certamente quell'importanza che hanno le altre del quadrilatero. Un presidio di soli 2000 uomini sono bastanti a r iempire lo scopo per cui questa fortezza fu stabilita , cioè per mantenere il passaggio dall'una all'altra riva dell'Adige, e servire ad u11 tempo stesso di deposito principale sul basso Adige. Due teste di ponte, di stile italiano antico, servono a coprire il passaggio dell'Adige. La fortezza non ha forti staccat i, e grave difetto è la mancanza di una ferrovia cbe la metta in c6rn unicazione colle altre fortezze del quadrilatero.
Compiono le difese del quadrilatero, e ne sono quasi le dipendenze, altri tre gruppi di fortificazioni, cioè: i trincieramenti di Pastrengo, le Chiuse dell'Adige presso Ceraino e le fortificazioni di Borgoforte al passo del Po.
fr ortificazioni di Ceraino e di Pastrengo. Lo scopo delle opere suddette è di assicurare la comunicazione col Tirolo, indispensabile al possesso del quadrilatero, nonchè di favorire e proteggere ad un tempo un esercito che da Verona volesse eseguire una mossa diversiva contro l'esercito nemico che si disponesse al·l'investimenio. di Peschiera, ovvero anche già vi avesse da.to mano. La prima parie di questa bisogna appartiene esclusivamente ai trincieramenti di Ceraino, che sbarrano c0mpiutamente la valle dell'Adige nel sito della Chiusa V.eneta. A Volargue, lit ove l'Adige sbocca nella pianu·rn e le
l!i2 L I Vl, N~ZIA ultime dirupate balze del Montebaldo si dilatano da po•nente verso il fi ume, elevasi l'altipiano d i Rivoli. Dirimpetto a q uelle -,. non meno ripide sollevansi le pendi e scoscese d i Monte Past.ello. Le due pareti di roccie che l'una· rimpetto all'altra si mnalzano , formano la porta :;c.:ogliosa d ella Chiusa Veneta, la quale è tanto angusta che appena stentatamente vi -passano le .rumoreguianti o ouòe del fiume, la strada e la ferrov ia . Il forte di Ce- · raino co1loc,1to tra Yersalm eote in fondo della valle sbarra 1a strada comune e la ferrovia che l'una e l'altra entrano nel fo rt0. q uest'ultima ·sopra un ponte levatoio. Il t 8rreno dinanzi è dominato dal forte Molinary che torreggia dal sommo di un'eminenza. sopra Ceraino; più indietro i forti Hla.wat.y e vVohlgernuth b,lttono coi loro tiri l'altipiano di Rivoli . · La vallE: dell'Adige sarebbe compiuta.rnente chiusa dà q uesti fortilizi; tuttavia q uel tratto di paese che si trova fra le falde occidentali d el Montebaldo sino al lago di <larda, restava ancor scoperto, e permetteva al n emico d i p enetrare fra il lago e la rno.nta_gna, e girando accortamente la Chiusa dell'Adige impadronirsi di quella strada , Riconoscendosi dai Francesi il va]ol'e di questa zona di t erreno, essi tentarono (dopo le battaglie di Solforino) di stabi lirsi in nanzi a Peschiera e caeciarsi ent~o questo angolo, e già iunoltrati fino a P astreng-o, mettevano gli Austriaci n el pericolo di perdere le loro com unicazioni colla precitata valle, q uando ]a pace di Villafranca in• terruppe ogni loro progresso . Per difendere strettamente e compiL1tament0 anche q uella parte di territorio furono costrutti i quattro forti Nugent, Leopoldo ; Benedeck e Degenfeld, che si seguitano l'uno dopo l'<1ltro da le\rante a ponente, e dom in ano totalmente-quel tratto di t erreno fra jl lago cli Ga rda e la Ohi usa dell'Adig e. E:::sendo questi forti eretti sopra ahi colli, r iesce im possib ìle prenderli d'assal to; i loro tir'i spazzano il terreno che
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è loro adiacente, ed essendo elevfl.,tì, non soffrono danno
dai tiri di.rimbalzo, e poco hanno a temere dai lunghi tiri. La costruzione di tut.ti questi fortilizi è in cornpless? molto salda, e, secondo il sistema di fortificazione mo 0 derno-tedesco, sono muniti da robustissimi ridotti e ben chiusi alla gola. Ciascuno di essi è armato da G a 16 cannoni rigati (il forte Leopoldo ch'è 11 più importarite ne ha 16). Questi (1uattro forti sono conosciuti col nome collettivo di forti di Pastrengo; le chiese dei villaggi, ed i principali caseggiati di queste, unitamente ai detti forti, .coronano le sommità di quei colli.
ta testa di poutc di Borgoforte. I
Anche la testa dì ponte di Borgoforte fa parte del quadrilaterQ, e può essere considerata come opera avanzata della fortezza di Mantova, dalla qua1e è distante 11 chilo- met-ri circa. Sta sul fiume Po, ed è opera di recente costruzione. La testa di ponte consiste in un' opera centrale ed in due laterali; l'una delle quali porta il nome di Rocchetta, · e l'altra di Bocca di Ganda. Nella prima vi ba la chiusa delle acque. Vi sono anche a Rovigo altre fortificazioni, che si collegano con tutto il sistema difensivo, e consisto~o in 5 r idotti di terra, che, supponesi, verranno in seguito mu- • niti da torri massiccie.
B) Venezia.
Le -fortificazioni del litorale veneto, formano ancora una particolar sezione, tutta indipendente: dalle fortezze del quadrilatero , ma che tuttavia loro si collega per mezzo delle ferrovie. Daremo primieramente uno sguardo al suolo di guesta Alnio Tw,
~•oJ.
n. -
l it.
L.1 i"li~!::ZI A 104 zon~ territoriale. Vi scorgiamo il lato costierò dall'Isonzo s ino alle bocche del Po per un tratto l ungo oltre 30 leghe, tutto p~ludoso ; u na zona di suolo ove si vede .lottare l'acqua e la terra , formando quel passaggio ,dal sodo al fluido, dalla terra al mare. Varia l'esten:;ione di q Ll0Sto paese paludoso fra una e tre 1eghf. La valle d i Comacchio è la pi ù estesa avenclo quattr o leghe. Tutta la .spiaggia è coperta da banc.hi di sabbia. Talvolta l'acqua navigabile produce 1Jassissimi fondi , ed impedisce l'ingr esso d elle navi nelle ,lagune. Inca'.s]iano anche l'entrata le isole l un ghe, · coltivate, che :banano le ixnboccature dei can ali . L0 vie navigabili che attraversano le lagune sta nno i n comunicazione con molti canali navigabiii; ques1i sono indicc1ti da pali piantati nel fondo della laguna, ch e sporgono sopra la superficie dell'acqua . La profondità dei canal! varia ~a 4 sino a 14 piedi, ma sono soventi tanto ingombri d1 fango. ch e talvolla non si p ossono dalL'al'senale marittimo ~arare navi da g uerra, od all1·e a1~che prive d'ogni carico. Dalla dcscrizi<'n e som maria d ella condiziono delle coste si può a sufficienza dedurre ~1trnli sarebb ero le difficoltà r;h e s'incon tre rebbero qualvm si volesse intraprendere u n assalto per la via. del m are, non solo fierchè sono scarsi i puuti di. sbarco ed incommodissimi, ma altr esì perché il cammino sugli argini è scabtosissimo e pieno d'ost acoli., ed impedisce l'avanzarsi ai corpi di truppa. Tre sole sono le comunicazioni che dalla costa metion,) alla t erraferm a, cioè Porta di Brondolo, di Venezia. e Bocca del Tagliame nto. Siccome Ve nezia sa rà l'obbiettivo prin cipale dell'operazione del ne mico. s i tratt,•rà unicame nte dello sbarco in questa città. La città è formata da tante isole, e vieti messa in corn unirniione colla sua t esta d i ponte (1falghora, Hay 11<1u) e col coutine ntc per rnc1.zo cl" un viacluUo
.
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COL SlJO QU,ID~ lLATRRO
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I
1!)5
ferrovia.rio ~orretto da 222 archi. È chiusa dal mare da una serie di isolette. Attraverso a questi gruppi d'isole si ha accesso alle lagune di Venezia da sette porti o caMli; il porto di Ma.lamocco ha 14 piedi d i profondittt; porto del Lido 10; Brondolo soltanto 8 p iedi; porto di Ca:vallino 5; porto di Chioggi a 27 p ied i. Questa pow • profondità dell'acqua. n avigabile, indica che potrebbero .-1gevolare un assalto dal bto d el mare gli accessi soli di Malamocco e di Chioggia.. Il Lido non possiede q uella profondità ind;spensabile a navigarvi con barche cannoniere. Malarnocco con soli 14 pied i di fondo può molto facilmente sbarrarsi, q'uindi non vi sarebbe alt,ro che Cbioaaia - on .che 1not n)b be forse ser vire di · JJunto d'attacco ad una flotta. Tuttavia quando siasi riuscito a penetrare entro questo e.anale, s i ha111Jo ancora da pe rcorrere circa tre leghe d i labirinteo ci10ale che solca le maremme e le lagune di Ven 0,zia . Anche questa via. si puq fac ilm ente r endere irnprati• cabile, o sba.i:r,1rsi coll'affon darvi alcune navi , come può a nche d ifeod.ersi per mezzo delle batterie. L'Austria non ha ris parmia to mezzi a completan~ le fortifìca.zioni a difosr1- di Venezia, coll'impianto di nuovi forti e di batterte. Le op~re che difendono Venezia sono: a) Pori.o Bronrloto: p rotetto da piccoli forti e da batterie collocate, e , più nel centro dell'isola, dal fo rte d i marina; b) Po•ito di Chioggia : difeso da forte S . Felice alla c h iusa verso s ud, dal for te Caroman alla chi usa settent rionale dell' io gresso ; e) Porlo 1llatamocco:, d ifeso da un piccolo porto e da forte S . P ietro (a bbastanza forte ed importante) al s ud, chll for te Albero.ni. a l nord della Yia navigab il e; d) faola Li,rngu di 11-falamocro: dal fort e dello stesso nome, dal f\) rtc della Terra Pe rse, dalla. batteria Font ana alla ri:uuLa set tculrioualu clcll' isoìa all'e u traia del:
1!ì6
J,.,I HNl?.Zl.t
e) Porto del Lido: protetto dal forte S. Nicolò d ol Lido, dirimpetto a questo forte da quello di S. Andrea e dalle batterie al Lido, dalla testa di ponte e dai ridotti di Sant'Erasmo. Nelle lagan e di Venezia vi s0no inoltre 16 forti e batterie. L'imboccatura della Piave è difesa dal .forte Cortellazzo, e r1udla della Livenza dal forte Santa Margherita; l'imboccatura del Tagl ian1ento dalla batteria detta Porto di Tagliamento, e finalmente l'entrata nelle lagune verso ot~iente del Tagliamento da Porta Lignano. Supponendo c:1ie riJscisse l'assalto sopra Venezia, il passaggio sul cvntinente potrehhe convertirsi in ben trista catastrofe, doveud0si effettuare non altrimenti che sul viadotto ferroviario, per un'ora di cammino, esposto al fuoco del forte I-faynau (Mar<4hera) e di S. Giuliano. Il forte Hn.ynau sta s ituato a poca distanza da Mestre occupando i due lati della ferrovia, e colle relative sue opere distaccate forma una specie <li testa di ponte a difesa del Yiarlotto, che attraYersa il mare e comunica . con Venezia. Il forte medesimo si comvone di un'opera principale formata di un quadrilatero disuguale bastionato; uno rlelle fr0nti bastionate ha la faccia rivolta a Mestre , ossia Yerso il nord ; al sud-oYest ed al nord , l'opera interna è c;hiL1sa da nna doppia -éorona; il com- • plesso dei furti è circondato da un· gran fosso, al quale sta dinanzi la strada coperta colle sue lunette. Più indietro del ca.nale Osellino . vi è un piccolo forte, d etto Man in, eretto nel 1848, e verso sud-ovest del viadotto un terzo forte·, detto Rizzardi, anche dP-1 1848. Pi ù in là n ella laguna al nord del gran ponte della ferrovia, incontrasi il forte S. Ginliano. Per maggior intelligenza del complesso delle cose di guerra, accenneremo il progetto delle operazioni d'attacco, che doYeva eseguire la flotta fraoc_ese-pieinontese nell'anno 1859 su Venezia; questo è ricavato dall'opera: Deutschland di Gemmingen il'lasscnbach.
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COL SUO QUADRILA'n:RO
La flotta destina.ta a dare l'assalto a Venezia
H)7
s1 com-
poneva:
Di 3 batterie ,galleggianti, corazzate da lastroni di ferro, armate da 16 cannoni (da 50), pezzi 48; Di 21 cannoniere cioè : 7 di 1" classe da 4 cannqni (50) . . / 7 d~ 2• id. da 2 id. rigati ·(30) ( pezzi 49-. 7 d1 3' 1d. da l iù. id. (30) Inoltre di 6 vascelli di linea e di 2 fregaie. Questa fiotti ; t anzionava prima a Lussino, isola stata prescelta per') is d elle sue operazioni, e colà aveva sta.: biliti i suoi magazzini . 11 porto di Chioggia doveva essere il punto d'attacco. Lido non aveva la necessaria profondità per farvi entrare le caouoniere, e Malamocco era troppo fortemente barricato. L'entrata di Chioggia era d;festi: Dal forte S. Felice, con 11 cannoni e 6 mortai ; Da due batterie ciascuna di 3 cannoni · ' Dal forte Garoman ·con 7 cannoni ,· . Dalla torre di costa Caroman con 2 cannoni; e così rn com plesso da 32 cannoni . Dovevano agire nella flotta d'assedio; Delle batterie galleggianti 48 pezzi Delle 14 cannoniere 42 id.
H
Ed in totale · . . . 90 id. ·a 400 metri di distanza, contro il forte S . Felice, considerato come la chiave dell'entrata, insieme alle due batterie che fiancheggiano il fo1·te. . Contemporaneamente il forte Caroman e le oper e attigue doveano essere bombardate da tutte le cannoniere, dalle corvette, dalle fregate e dai vascelli di linea, appostati da 400 a 500 metri le prime, e da 800 e a 1000 metri le ultime, cioè a misura che · il maggiore o minor fondo
198
L A VENEZIA COI, SUO QU,\ DRIUTERO
avrebbe permesso alle navi di aceostarsi. Con una grandine di fuoco e proietti tanto enormi, slanciati da circa 100 bocche da fuoco a sì breye distanza, e con calibri cli lunga portata sui vascelli di linea, era ben da credersi che si sarebbero molto presto rid otti a silenzio i 32 cannoni dei difensori, e distrutt0 tutte le loro opere. Con mine sottomarine dovevansi inoltre far saltar e le navi affondate che sbarravano il passo. Le dispmiiz;oni state prese e le esperienze fatte a Lussin promettevano una sicura riuscita. . Impossessatosi il nemico dell'entrata, doveYa un corpo da sbarco cli 4000 uomini impadronirsi di Chioggia, ciw~ non fortificata, operare su BJ'ondolo , e poi verso nord penetrare nelle isole. La flotta assediante doveva aiutare contemporaneamente l'impresa dall'interno della lagunn, ed i vasce1li di linea, in alto mare a l nord, agevolare lt! · operazioni contro Malamocco , e successivamente contro il Lido e Venezia. Minacciata così dai tre lati ed assali ta. si poteva presto prendere Venezia, e con Brondolo il nemico avrebbe avuto in ma.no una via che avrebbe condotto a Verona. I
:B. ( Continu a)-
RIVISTA TECNOLOGIC.\
Cannone Palissier. All'ar,;enale di \Voolwich si fecero noo ha guari sperienzc su d1 un novello sistema di cannoni del capi tano Palissier; e que:;li s ~JtlO anti<;hi cannoni, nella cui parte interna s'è tol ta una pa1te del vecchio m etallo, per sostituirvi una lega pii'1 dura. · Secondo il signor P alissicr, l'azione violenta di rottura non P.sercita odosi che entro una parte dell'anima del pP.zzo, questo non avrebbe bi,;ogno d i una grande sp0ssezza per resisterP all'esplosione, epperò basta rinforzare la culatta ed assottigliare la volata, La maggior quantità di metallo impi<'g1tto non ha altro scopo che quello di diminui re il rincullo; sarebbe dnoqne possibile di surrogare ad una parte tfol ruetal:o meno resistente alla rottura, ma più r~sistente allo schiacciamento, e men scggetlo a dctel'Ìorarsi da J'irn balzi rlel proi etto nel r ani ma. - Le prove fii assicurano ess"re rius"ite iuolto soddisfacenti .
206
201
TECNOLOGICA
lt!TISTA
Cannoni cerchiati. Al poligono nostro della Veoeria Reale staonosi sperimentando cannoni cli ferraccio CEffchiati d'acciaio, e giù se ne ot~ tennero eccellenti risultati. Qnanto prima si useranno essi cannoni contro le_ lastre di corazzarnento. A tale oggetto si sta costruendo un bersaglio foggiato a forma di nave. Lastre di 12 cent. di spessezza sono incavicchiate contro un n,busto tavolato, puntellato all'indietro da forti travi. I cannoni saranno caricati con proietti da 50 libbre e con 9 chilogrammi d1 polvere. Al campo di San Maurizio continua1.10 le sperienze intorno alle spoletl<?, e se ne ottengooo ogni giorno migliori ris11lt.ati. L'artiglieria di marina sta.per ultimarvi le sue tavole di tiru pei nuovi pezzi di gros~o calibro rigati.
graoata di ordinaria costrnzione pesante 600 lii,)bre, contenentH una carira di 40 libbre di polvere. La carica adoperata per la palla è d1 70 libbre, per la granata di 60 libbre. Il proietto lungo 30 pollici messo sopra apposito congegno è elevato alla bocca del cannone con bozzelli e paranchi. , Il primo colpo aspettato ansiosamente da gr~n numero d i spettatori uscì dalla bocca del pezzo con un tenibile frastuono e rimbalzando cinque o sei volte si andò a seppellirn presso ·. il bersaglio a 4 mila yards. « I colpi tirati ed i risultati ottenuti sono quali oel seguente specchielto : elevazioni
palla l.
l'
510
• 2"'
carica l.
2,0 3,3
739
.
•
~
ara,wla l.
600 L' Engeener dà i seguenti ragguagli sulle recenti sperirnze esegl)ite al poligono d.i Shoerbnry nes col solo cannone Armstrong ultimamente fabbric.ato ad Esswick. , Il cannone di sir Williarn re:;a 2:l. tonnellate, ed è moutat.o sopra di un ordinario aJfost0 di grandi dimensioni e forza. La sua lunghezza totale è di 25 piedi, quella dell'anima f'Ssendo 12 piedi. Il suo diametro i,n1eroo è di 13,3 pollici ed è rigato sul principio ShunMng. Le righe sono 10 m numero, ed il giro è completamente a 65 calibri'. La spessezza d(::llH pareti del cannone alla culatta è di pollici 20,85, il diametro to1ale degli orecchioni è di 55 pollici. Esso riceve no. proiet10 di forro fuso , vuoto alla testa, · pesante 51 O libbr e , od una
1880 1898
•
1160 1148 1184
I
Cannone Armstrong da 13 11ol\ici e 1/ 2 .
2400 2338 · 230~ 4080 4176 4187
748 785
10'
devia-iio11c lai. yards
l - sinistra 1,0 0,0 1,2 1,5 0,0 4,0 destra 2,5 sinistra 0,0 2,0 destra 0,0 4,0 sinistra
'70
5"'
Il nuovo materiale d'a rtiglit>ria da campagna (sistema 1\ilattei) è quasi completamente distribuito 1n tutte le batterie dei 5 reggirnen ti.
prima caduta
60
>
, Fnrono quindi tirati altri due colpì a granat-a, ed io ultimo uno con_palla sferica di 300 libbre, ma di questi colpi ultimi non è -stato possibile rnisL1rare la di:tanza a causa d(::lla cr~s,.iL1ta ma1ea . , La velocità iniziale ca lcolata con l'apparato balistico del maggiore Navez dell'armata belga, fu trovaia di· circa 1260 piedi per minuto secondo. . • Prima che il comitato d'artiglieria, che presiedeva alle esperienze, lasciasse la spiaggia, il cannçmc fu di nuovo molto a1tentamente esam~nat.o, ma nessuna bcnchè minima screpo• latu1•a fu potuta rin ven ire al pezz0. '
202
203
'fl!YIST A
Trr.(;NOL0CJ C.\
• Verso la fìne del cor rente mesi', come ,;arà pr!\Jlto il berS<tglio corazzato or!t iu costruzione, si esp·~ri mente1·à la polonza rlistruttiva di questo pezzo mostruoso, cui è stf!tO i,osto nom<' i l Beg-will. •
Si romincia 1°er riscaldare le 4 prime ~o;,tanzc 111 un crogiuolo òi ferro; vi si aggionge pr,i !'ossi 1o, quindi l':v. iòo con precauzione; si mescola i l tutto accurat1rn1ente, e lo si spalma caldr.1 s ii! IP-gna111e coo nn groS!'O pe1inPlh.> . .Se il miscuglio non è suf-ficieutell\ente flu ido, lo si stende con olio di lino. Questa \'eruice raffreddandosi e seccando, s'ind•ni-ce come i l sasso , e riesce completamente impermeabile, cd anebbe il vantaggio di preser vare l'interno del legno d,dl'urni.J iti\ esterna.
1"110H1
carabina Albini.
Leggiamo nella. Rivista maritlima ilalian,i chn il teneo1e cli vascello della real marina nostra ha i1Henta 10 una uuova carabina carican isi per la culatta, ma il giornale succitato non contiene alcno ragguaglio su tale invenz·one a noi perfettamente sconosciuta.
l'iroscali articolai i. Leggcsi sulla stessa R,1:visla che un costruttore ioglese fab• bncò un piroscafo per trasporto, cvmposto di tre parti coogiunte tra loro per tal modo che invece di fer mare tu tto il bastimento per iscaricarlo, basti perciò disgiungerne la parte carica ad uno scalo, mentre il ri maneute della nave continu;i, il suo cammino verso un aliro porto. L'un·eùzione ha qualchs cosa di poetico ... !
Vernice 11cr la conscrrnzionc dei l~grwmi . .li Fmrster-Bnuzcitumg consiglia una novella Ycrnice per la r:onservazione dei legnami negli arscnaìi e n13i p u chi ·d'artiglieria. Tale vernice s i compone rli : 40 parti di steati to poi rerizzato; 50 di resina; 600 » d'arena biànca finissima; 4 d'olio di l:oo; 1 » d'ossido cli rarne rosso naturale; l 1> d'aciJo solforico.
o
205 alla no~tra volta diremo, qua ndo nelle nostre Notizie statistiche swi JWincipali esercili Europei, dopo la F r ancia, verremo a IU\'ISTA DIDLIOGRAl'IC.l
RIVISTA-BIBLIOGRAFICA
GIORNALI MILITARI ESTERI.
La Asamb!ea del Ejcrcito y Armada - ~- 26 - ' n°'·cmbrc f 863. II µrimo articolo che ci dà ,tuesto accreditato g iornale si è la conclusione di un lungo ed interessante scr itto del signor brigadiere D. Carlo GAERTNER . col q uale egli passa in rivista i corpi privilegia.ti che presso i vari i eserciti sono considerati come riserva di battag lia , e particolarmente si estende sullo istituzioni interne deila guardia imperiale francese tanto sotto il I che sotto il III Na poleone . Q L1esto lavoro for rua una serie di nove a rticoli tutti interes• santi sia al punto di vista statistico sia a.I punto di vista analitico; quest' ultimo specialmente pe' suoi particolari ragguagli sulla guardia imperiale R us-:;a, sulle n ,ali Prussiana ed I n glesi, non che sui motiv i pei quali l'Austria non ha sino ad ora creduto di aver essa pnre una guardia in1periale, motivi che
trallare l'ordinamento m ilitare dell'Austria, ciò che sarà per il fascicolo del veniente febbraio. • P e rò - cos\ finisce l'eilregio sig . Gaertner - l'Austria jn tuttp, quelle sue g randi e classiehe campagne , in tutti quei molteplici e sanguinosi campi di battagli:i, ha pur essa avuto le sue truppe <li riserva e constavano del Corpo dei granal'iet·i, formµ.to rli 20 baw1glit,ni dc,lle compagnie di granatie ri staccati dai diver~i halta3lioui di linea, delle sue Sllperbe divisioni di corazzieri e di s~lte batterie, e di cavalieri volontari; e se malgrado que;;to, e malgrado l'eccellenza delle sue truppe, la sorte r)elhi battaglie le fu generalmente avversa, ciò è perchè da poi la celebr e ca1ppag oa in Italia del 179ft del più gran capitano del se~"lo, sino ai nostri g ir,rni, il sciagnrato Consiglio di ·guerra anlico non apr'i gli occhi alle massime di guerra, che in incisivi aforismi, già nel 1798, predicò il vincitore di Cass~no e Novi, il geniale capitano russo Suwa_row: r1iente
più che l'offensiva; - mà1·cic rapide; - vigore negli attacch i; - anna bianca; - niente di metodismo; - buono, ginsto erl esalto colpo d'occhio .militare; - pieni poter-i al generalissimo; - cercare il nern'ico in campo raso 1J ba.tte?'lo; - non perder tempo cogli assedii delle piazze forti; - m ai disseminarn le proprie forze per coprfre molti punti ; - se il nemico passa qiiesli punl-i,, tanto m eglio, perchè così egli si approssimerà, e allora non avrai che andat'IJ al suo i ncontro, piorrcba1·gli sopra colle f01·ze riunite, batterlo ed armienta1·lo. - Questi fuwno invero i prin,cipii di guerra di Napoleone I, che hanno ereditati gli . eserciti di Napoleone III. , Leggiam poi alcune Considerazioni sopra lo stato .dell'arte militare in principio del secolo xv e sopra la Battaglia di l'avia, pel comandante sig nor Monrrno, coosideraz1001 assai i nteressanti a l punto di vista storico, perchè riferentesi ad uo\ipoca n on troppo apprezzata in riguardo all'arte bellica, che era al sno rinascimen to. Vien quin di una rela.i ìone del signor F RANc1sco-oE-A,Rc&
206
IIIDLIOGRAFICA
Rl\"IST A
snlla .~pedizionc ,li Cocincina, i ntraprrsn di romnue concerto fra la Fr:1oc:a e la Spngna . È da notarvisi l'introduzione, nel!; quale l'autore cerea un po' corrucciatamente di scovrire lo ragioni per le quali la S pagna siasi indotta a partecipar a cotale spedizione . • Sebbi'ne, e...,li dice, la mort~ e le persecuzioni dei missio-. nari si sia pretestata c-ome l'origine di questa spPdizione, ritPnenilo che la Spagna "i fosse tanto interessata come la F r~nc!a, poichè una del le viuirne fu un prelato spagnuolo, qu111d 1 non è a rnnJPssibi le che questa causa abbia esser<'! l'unico movente ad indurre la Francia a !'piooere i suoi solt!ati in quei loutani paesi, poiché la Stl,ria ci prcs;nta uua s<1rie di persecuzioni che fin da tem pi an tichi vennero indurar.,do gli apostoli d\;lla fede cristiaua nell'imperio d1 Anoam, nè la Francia se ne credl:lttC mai offesa a tale estre111ità. Il :el'O mo,·eute dulia Francia ;id imprendere la spt·ùizioue, no:1 lu altro che quf·!lo di acqu istarE: dumin1i ncll'A sifl . • T re contrade attira_\'a no J'attenzionP, del l'im1•eratore dei Francesi : la Cor.-a, i\Iadaga.5ear e la Cocincina. La Corea era una pr nisola povera e ma l governata, sempre in preda alla iivo111 zionc, e manca vano i noi tre i da ti in torno al pae,e, perlocc·ht~ non si volle pensarvi. Madagascar ch•arnò 1m po' più d'attenzione· t ra un'isola e~tesa e faci le a dominarsi, però vi si notava .'t sintomo di ~nflnenze ri1·ali alle fra nrcsi . Sì fosaruno poi tutto lt:l mil'<J del Ce~are fran ce';c~, s ulla Indo-Cina . A pi'\ il cl:leLrn trattato del 1787 tra L uigi XVI e Guia-Yung , e vide come quel prim·ipe asiati, o impeg11a,·asi a cet!e>re alla F rancia divn i territo1·i in con1 pcns0 di soccor;;i in gcn·e e danaro che gli ~i promettevano pt>r t·i;;tabilirlo s ul trono. E qui g'ova sapPr e clw questi promes~i soccorsi a Guia-Yung nrin fu rono mandati, e c·he per cooscgur.oza le cl:rnsole favurevoli a i fraocesi e rano 1.. ttera mor ta; pe rò i cristi~ni soffrivano per~ecuzion i nell' 1mP ·ro cl i Annam, e solto il pretesto di vendicar 1 s uoi oltrao-"i - Dt"" ' mascherassi il vel'o fine della spediziorrn francese nella Coc,r.cma. • Ecco la · spi 0 gazione più Yeritiera che a bbiamo potuto darci della sped,1.i,me pcJ parte de::i frunce~i'. Veggiam o,,t qL1ale ablJia pa tuto e~s~re la rausa pl.lr la quale i solda ti
t
207
i,pagnuoli a ndassero in un paese ove niun interesse li chiamava. • U oa volia, accoròata la spedizione nella Cocincina, i I ,ice-ammil'aglio Rigau lt di Gcnouil!y, comandante iu capo d<>l corpo di sped~1.i, ,ne nei mari del la Chi na, ricevette l'online di !'rendere i l c0mnnclo delle forze desti nate a quella campagna, e che doveano raccogliersi alle truppe che la Spagna ponea generosamente a disposi1.io11e dei francesi per vendicar la n1ot·te di un sno figlio, l'illustrissimo signor Ob1spo Diaz, rnarti l'tzzato po,·o prima a Toogk-K mg. • Può esser que~ta, la ragione dell'accordo pel quale nostre truppe mossero per la Cocincina colle r,ancesi? Una nazione, b quale a bbia avuto coml'romessi internazionali di molta maggior gra\'ità nel Mes~icu, e e;he uon abbia vendicato i su_o i _gravami, come mai reosava con tanto zelu ai propri n11ss10nari? una nazione, cui si gitta Ya il guanto pù suoi poteri, effimeri in veio, però legittimi , delle sue antiche pro• , incie, oggi stuti inrl1pendeo ti iu A111e1 ica, come uou si -levava iudPgnata a castigar la insolenza dei suoi .G.gli? Uua 11azion.: che riceve,•a coutinui oltraggi nel R iff, e che 110 11 ,i ha mandato trn ppe, perchè vegliava con tanta cura per l'onore del nostro uome in uu angolo appartato del niou,:lo? L:na nazione la qua le non sapeva af-prezzare il giro che po• teva p:·eo•Jere la quistiona europea prima della guerra d'llalia, perchè cspnue, a così i snoi soldati e le sue risorse in ~na spec! 1z1oue che poteasi dir ri.Jic,.,la, se il suo veritic10 movente fisse st;i to q nello e,he preti ndi.:,•as i? E ciò nonosta u te pur troppo, tale è la cagione ·folla marcia ddle nc.,slre trurpe ! • Dure, ma pur tro 1·po ben giuste rcc1 i miuazioni . La Spagn11, Hl!zione forte 1wr la sua stnpt1nrla posizinnu geogrnlìca, popo• hta di uomini gagliardi e generosi, un giorno riccLissima µer 1 suoi estesi5g•mi domini i ult1ama1c, Ya Yiepl'i ù . sfibrandosi per opra d·un goYerno che non ne conosce. o rJOn ne Yuol co1, oscet·e i v el'Ì intet'c$si. E,;,;o sfugge le gra ndi quistioni, per :1ffer1 arsi alh tapine, ed in vece di prestar fraul.'a mano al la < oosot·ella I talia, feC'e ogui sua po;;sa per puozecchiad a, pre1,rt;nJosi advnt~ re a raccogliere le br,cciole che cadono rla ll"org"gliosa 111cu~u dull' 11 11 p1•ratore f1auc1..se ! . . . . . Po, ern
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· RIVISTA
BIBLIOGRAFICA
TIRO
LANCIO DEI. CA N~- OA H. Il RIG. W t~6J.
1)1
Spagna I • • • • Eppur verrà il tuo giorno, come è venuto quello d'Italia, e tu toro8rai ad essere la grande e potente nazione dei Cortez e dei Pizzar. Questo, o Spagnuoli, vi augurano gli Italiaoi, meuire i vostri govern·11n1i s'affannano, ma indarno ad intrirnrci il cammino, preforendo stringer la mano all'aust1:iaco, ed al mitl'ato tiranno ài Roma che son la negazione della civiltà, aozichè ad un popol<J generoso e che potrebbe un · di render grandi servizi alla Spagna. Ma fortunatamente oggidl i dissidii di governi, non sono dissidii di popoli.
TAGLIANO GAETANO
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TIRO ])l LANCIO DEL CANN DA40 f_ RIG CARICA DI CHIL 3.200.
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Aht'uerlt'caii / /1:t.i ver!icaLi ù t mdl.
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\ RESOCONTO SULLE SPERIENZE ES EGUITJ.i
DELL'ARTIGLI ERI A DELL'ESERCITO lTA LI ANO· NELL'ANNO l.862
CO NT lNU AZIONE
(1)
PAllTE SECONDA. Esperienze sul •·••·o io arcata delle a.rti5Ue1•ie rir_:acc.
CAPO I. Scopo del tiro areato - Vantaggi da ripromettersi dall'impiego delle artiglierie rigate in questo tiro - Specie di tiri èa. sperimentar.si a. scelta delle bocche da fuoco per eseguirli.
AWepoca dell'introduzione dei cannoni rigati n ella noi,tra artiglieria campale, .questa, imitando l'esempio dei Francesi,' adottava per allora esclusivamente il tiro di lancio di queste bocche da fuoco. Ma-, mentre· ciò (1) Vedi .Rivista ,nilitare ,:taliww, anno vm, voi. n , ~a.g. 3 e 97. /\N,; o vin voi.
N,
-
14.
210
fSPER!EX7.E
poteva essere naturale per l'artigl ieria fran cese la qunle no~ usava prima di qllell'epoca un tiro in arcata propriamente detto coi cannoni e cogli obici , non lo C'ra certamente per noi, che, sostituendo nelle hatterie divisionélli i cannoni rigat i agli obici, venivam o così a privarci di un genere d i tiro utilissimo quand0 il nemico trovasi in posizioni coperte e riparate dai tiri diretti. Era per conseguenza opportuno di studiare H mezzo di riparare a quest 'in conveniente. ~ tal bisog no andava c1·csceudo dal momento che_s'introduceva buon numero d'artiglieric rigate n ella composizione dei parchi d'assed io, e nP,ll'armam cnto delle piazze, il che rrod0va necessario di stu<l iare qual partito potesse trar::;i dal nuovo materiale. D'altra pa1·te poi, avrebbe dovuto considerarsi come un v0ro regresso il restringere l'impiego dellE: artigl ierie rigate al solo tiro di lancio , men tre la storia del l'artiglieria C:insegna che in tutte le fazioni di guerra e speqialmeute nell'attacco e nella difesa delle piazze, col progredire dello armi andaron successivamente aumentando 0 l'nso e l'efficacia dei fuochi curvi . L'aumento rli regolarità ottenutosi n el tiro teso mediante il movimento di rotazione costante che si imprimo ai proietti colla rigatura dei cannoni, lasciava sperare che col suo mezzo si sarebbe riescito a migliorare assai le condizioni del tiro curvo rispetto a quello che si eseguiva coi proietti sferici. Ed era di molta importanza il verificare se r eal mente ciò succedeva, poic-hè avrebbe potuto emergeroe come conseguenza l'abbam.Jono delle artigfierie liscie. Il comitato d'artiglieria. imprendeva quindi , fin dal ~rincip!o :lel 1862, a. studiare il modo di eseguir quest o tiro ne1 diversi generi di guerra. Nella guerra di campagna, lo scopo che si può desiderare di ot1.3nere col tiro in arcata, è quc !l0 di o/fendere, colle sch0f;gie provenienti dallo scoppio dei proietti,
211
n',,nTIGtlERm
le truppe nemichtl le qua li fossero riparate dietro ostacu;i sufficienti ad impedire l'effetto dei fuorhi dirE:t.t,i , o quelle truppe le quali combattendo io ordine sparso.non offris;:cro bersagli convenienti pel tiro di lancio. Ora, per otte11Nc questo intento è necessario che i proietti vengano lancinli con un sistema di caricit e d'angolo tali che essi s i fer mino al loro punto di caduta. o poco lontano da ePso, e che le loro penetrazioni u el terreno s ieno le più piccolo possibili, aJlinchè le scbeggio possano essere proiettate in direzioni pressoché orizzont:-tli, ed abbia.no qL1indi il loro massimo effetto sugl i uomini. Ma la possibil ità di raggiungere un simile scopo è limitata da due condiziou1 indispensabili per l'uso pratico di questo tiro in campagna. La prima d i queste si è . che l'angolo massimo di elevazione da darsi al pezzo non s uperi quello che permette l'arr:usto, giacché sarebbe pressochè incompatibiln colla. celerità dcl _fuoco 'in battaglia, l'obbligo di scavare il terreno sotto la coda del pezzo. La secondél s i è che n on sia necessario di misurare le cariche sul campo di battaglia, e che per conseguenza ]e variazioni cli quesl e col variare delle distanze, sieno fisse ed eguali al minilll o cartoccio a polvere che trovasi nel munizionamento, od almeno alla metlt di esso. Tali condizioni, che erano appunto quelle che regolavano già i l tiro in arcata del nostro obice da cent. 15 B da campo, si stabilì dovessero applicarsi al cannone da 8 B• rigato da campagna , il cui tiro iri tal guisa determinato potrebbe bastare a tutte le esigenze della g uerra d1 campagna. Finalmente quest.o genere di tiro avrebbe dovuto limitarsi alla distanza ài 2500 metri , poichè al di là di questa, lo stesso tiro cl i . lancio diventa un vero tiro in arcata. Nella difesa delle piazze si possono adopera.r e duo generi diversi di tiro in arcata. L'un9 di quC'sLi, quc·llo cioé"the si escguisec coi mortai a 45" e 60° di elevazione, ha per iscopo d i d istruggere, mediante la pcnelrazi0ue '
.
212
ES PERI P. ~zi;
e ~o scoppio d_ei proietti, i maga-zzini da polvere , Je b lrnde od altri ostacoli resistenti coi quali l'assediante us~ _ripararsi. !:'altro, eseguito coi mortai a ao0 e cogl i 0?1c1 ~ cannoni, ha per fine di concentrare una quantità d1 proietti _scoppianti sui terrapieni delle batterie · sul rovescio o _·nell'i~terno delle trincee, per danueg~iare collo sc0pp1O uomrn1 e materiali. Per adoperare il primo genere di t iro coi cannoni ri- · gati , è necessario di dare ai pezzi considerevoli elevazioni, al che male si prestano gli affusti in usù , e di adoperare proietti d"i peso considerevole, senza del che gli effett~ dE'lle penetrazioni non sarebbero quali si possono _ragionevolmente desiderare, e sarebbero piccoli gli effetti dello scoppio stante la piccola quantità di polvere che _essi cont.eogono. Avrebb1:rsi perciò potuto impiegare a questo scopo i cannoni da 32 destinati alla · difesa ovvero studiare una bocca da fuoco apposita, più cort; e maneggievole, capace di prendere facilmente grandi angoli di elevazione e di lauciare proietti di diametro considereYole e di cert-a efficacia. Ma non avendosi ancora cannoni da :32 rigati, la questione rimase in ~ospeso. Pel secondo genere di tiro, il calibro da 16 è sufficiente, senza che convenga ricorrere a proietti di mact. . o g10r peso , e presenta sia il vantaggio della maggiore facilità cli servizio, sia quello di potere , a parillt di ferra?cio consumato, moltiplicare il numero degli spari e qurnd1 gli effetti prodotti dalle scheggie. In questo tir•o deve_anch~ rice~carsi, come nella guerra di campagni1, che 11 proietto s1 fermi nel suo primo punto di caduta senza penetrar troppo nel terreno , ma, a differenza di quello: possono le cariche essere variabili in modo q·ualun_que , e deve invece tentarsi di variare il meno poss1b1le l'angolo di proiezione. A questo scopo non basta certamente l'angolo massimo di proiezione che l'affusto d'assedio- pennette , nm l'lnconYcnion te è di _po(;o ;n o-
l)' Al\TIU i.llUllE
216
mento, potcn,dosi eseguir cruesto tiro al di sopra del parapetto, e faèendo sccmdere la coda dell'affusto dalla piazzuo!a. Finaìnwnte nella guerra d'assedio sono tre le specie di tiro c uno che possono essere adoperate. Due di esse sor,o eguali a quelle già accennate per la difesa, e per conseguenza si possono eseguire con le analoghe bocche da fuoco e con identici principii. La terza invece ha per iscopo di far cadere sul terrapieno di Lllla faccia di opera di fortificazione una quantità di proietti j' quali agiscano sia con l'urto se incontrano il materiale sopra di essa collocato , sia con lo scoppio quanr!o penetrano nelle traverse, sia finalmente con le scheggie contro gli uomini e il materiale qnando scoppiano al momento dell'urto sul terrapieno. Qu'esto genere _di tiro lascia sperare potenti effetti sulle faccie d' opere di fortificazione per la sua giustezza alle distanze alle quali il tiro a rimbalzo delle bocche da fuoco liscie cessa di essere efficace, e, non potendosi contare sui rirùhalzi successivi del proietto, preveduti irregolari , dispensa dall'obbligo di collocarsi esattamente sul prolungamento della faccia da battersi. E per distinguere appunto questo tiro dal tiro a rimbalzo ordinario, che esso è destinato a sostitui;e, può venire indicato col nome di tiro ficcanté (plongeanl): Il tiro ficcante può essere eseg uito con diversi angoli di proiezione e con le diverse bocche da fuoco rigate. Ma considerando che la parte maggiore delle artiglierie dei parchi d'assedio è formata con cannoni da 16 B rigati da campagna, e che il proietto da questi lanciato è del pes.o di Girca 12 chi!. ,' cioè appunto del peso della palla. del cannone da 32 liscio che adoperasi nel tiro a rimbalzo ordi nario, si credè opportun9 di cominciare a studiarlo con questa bocca da fuoco. Fra i diversi angoli poi che possono adoperarsi, i più piccoli hanno il vantaggio di forn ire velocità d'urto maggiori, ma presentano l'incou-
215
Y_o11ientc d i batLere minor porzione del terrapieno, mentre con que11i più considerevoli può batterd una maggiore estensione di questo, otten endosi però una ·velocità d'arrivo e -per cor.;;eguenza un efl'<:-tto d'urto relatiYarnente minore . Parve perciò convenien te d i a tt.euersi ad un angolo di pocò superiore a quello del rimba lzo areato ordinario, e per essere sicuri che esso potesse sempre venir dato al ca.nnrmc montato su aflusto da campagna, senza dover interrarne la coda, si fissò q uest:angolo ad 11 °. H.iass umeodo quanto fi n qui fu eletto, le varie sµ ecie d i tiro curvo che si possono eseguire, e che conveniva sperimentare, sono : 1° Un tiro in arcata cla campagna, per agire con lo flcnppio contro le truppe, fatto con angoli variabili tra dati limiti e cariche varianti d i quantit à determinate. Un tiro in arcata per Ja guerra d'assedio, con lo stosso scopo ciel precedente, fatto con cariche variabil i, ed angoli fissi per quanto po~si bile. 3° Un tiro in arcata pure p er la g uerra d'assedio, diretto a sfondare v olte, blindo , od altri o's tacoli, fatto con graudi angoli di proiezibne. 0 -! Un tiro ficcante, per sos1.itui re il ~iro a rimbalzo, da eseguirsi . cou angoli di proièzione fissi e cariche vari al)ili. Per verificare praticamente e misurare i vantaggi che s"i possono ritrarre dal 1° , 2° e 4° di questi diversi gt' neri di tiro dei cannoni rigai i, e dedurne le diverse regole di puntamento da adoperarsi in ogni singolo caso, 11 com itato proponeva al ministero d i g 11erra l'esecuzione di spe r icuze sul tiro in arcata dei cannoni ria 8 , fl' rigat.i da campagna, e da 16 F riga.ti da. muro, e su l tiro fi ccant.e d ei canno!li da lo H rig,lt.1 da campctgna. Qu este e$rJNi enze approva.te dal roi • istero furnno eseguile sulle Laude di S. Mnmizio nell:esLa.te clcl 1802. 0
~
CAPO H.
Tiro in arcata dei cannoni da . 8 B * R (M 1859) da campagna 0
-
Esperienze eseguite e loro risultati paragonati con quelli
dati dall'obice da cent. 15 B da campagna.
Lo scopo che il comitato prefiggevasi n el proporre le esperienze da eseguirsi con questo genere di tiro, si era . quello di verificare se r ealmente si -poteva col cannone· da R da campagna rigato ottenere u n vantaggio sul tiro analogo che si eseguisce con l'obice da cent. 15, e di dedurre in pari tempo l e r egole da seguirsi per la determ inazione della carica e del p untamento di questa b occa da fuoco. Stabilivasi per conseguenza ell e gli spari da eseguirsi si facessero con tre angoli di proiezione determinati, compresi tra i limiti di M 0 e 22°, e con cariche variabili è/i cento in cento grammi; poichè ·dai risultati elci tiri eseguiti si sarebbe potuto, per og ni carica, tracciare mediante tre punti la curva rappresentante la relazione tra gli angoli di proiezione e le gittate che n e risulta no. Dovendosi eseg.uire le esperienze su di un terreno accidentato qual ' è quello delle Lande di S. Maurizio , le differenze inevitabili di liyello tra le b ocche da fuoco ed il bersaglio avrebhero potuto esser e causa, di grav i err0ri sè il p uòtatnento ·rosse stato eseguito col quadrante, od avr ebbe almeno res1c: n ecessar ie delk: correziooi cbe son sempre da evitar;:;i . Inoltre trau.andosi di uu tiro eh@
217
r,:srrrnrn:-ize
n' Al\TIGLIE·RtE
era da sperarsi molto regolare, . con veniva porre la massima cura a che i l puntamento riescisse esatto, e p er con-' seguenza fu p~escritto, per quanto il terreno lo permettesse, l'uso dell'alio nel pantamento. Nella esecuzione delle esperienze dovevasi tener conto d ei r imbalzi che rnccedessero, onde poter evitare nelle tavole d1 t il'o l'impiego di angoli e di car°iche che potessero cagionarli . Dovevasi pure tener conto delle pen etrazioni ottenute, e finalmente della. durata del movimento dei proietti. Le esperienze proposte dal com itato colla. sua 461" delihl'ra.zione d el 20 gennaio 1862 ed a·pprovate dal ministero '-nel marzo, veti-i vano eseguite n el maggio successivo seguendo le.. ora citate p rescrizioni, ed adoperando per la formazione delle car ich e polvere in servizio ordinario, ossia escludendo la polvere di nuova granitura fabbricata a Fossano, p er non introdurre co1Jfusioni nel m unizic,na• m ento. Se non che varie essendo le specie di polveri in servizio, di d iversit provenienza, d i diversa forza e di ,. di versa granitura, i risultati d el tiro non presen tarono tutta quella regolarità che si sarebbe ragionevolmente potuto sperare, e forse è appunto alla varietà delle pol·v eri adoperate che un tal fatto vuol essere in parte attri buito. Inoltre, essendosi riconosciuto che rimanevano · illesi degli spazi assai considerevoli di terreno con le variazioni d i 100 grammi nella carica ·e d i limiti di 14° e 22° n egli angoli, e che i più piccoli angoli mal con• vengono al t iro con piccole cariche, poicbè permettono i rimbalzi ai proietti, fu gi uoco fo rza impiegare nel tiro le cariche intermedie d i 50, 150 e 250 grammi. Si eseg uirono pure alcune serie di spari con angoli intermedii tra quelli preventivamente fissati, per tentare. di çor-
reggere in tal modo i risultati anomali , c.he eransi p rima
216
ottenuti. I risultati del tiro ed il numero dei colpi sparati, dai quali sono dedotte le medie, sono -riportati u el seguente specchio:
I '
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218
I ~·
C.\I\ICA
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100
4 180 217
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217 200 118 · 151 » 217 250 118 » lG0 » 200 300 118 » 151 » 217 400 118 151 , 217 500 l 18 » 151 ,, 170 » 190 » 200 J 217 600 118 » 151 700 118 »
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11 ,55 70,25 66,70 144,45 .o, 17 66,55 47,10 27,00 232,78 288,00 404,00 87, 15 65,00 31,35 348,50 248,00 360,00 51,30 363,00 342,00 ~12,00 159,00 6,00 55, 70 31,00 202,00 17,70 145,00 132,30
DERIYA· ZIO:'!~:
totale
ordinate
0,50 IU8
+
GITT.\T.I
188 230 367 444 500 567 747 873 833 988 1204 1113 1265 1369 1348 14<18 l'ì60 1751 1903
2 19
D AllTIC LIERIF.
1,65 1,56 6,72 12,46 . 19,35 18,21 11,38 30,45 15,74 21 ,05 45,18 22,30 32,18 45,]0 27,07 26,79 46,12 29,60 3}J)3 77,09 2342 2112 39,25 2:359 60,87 63,30 2406 2444 77,60 246\J 76,34 89,04 2598 j 2418 52,81 65,67 2655 2569 31,60
DuRATA della traictlorio
4",10 4",70 5",10 5",82 6",M 7",56 7",40 8",76 'ì1',32 8",81 11", 11 8",24 9",83 11",6::l
g",50 10", 10 13",46 10",70 l:t",20 16",50 12",20 14'',54 14",74 16''.,00 lo" ,36 18",67 13",64 16'',07 14",16
OJ.:VIAZfONI
-----· I in gittala
medie
13,~3 17,40 '.t2,47 Hl,15 14.50 27.,78 29,70 46,::l0 19,50 28,80 56,80 45, 17 40,45 14,55 46,50 35, 17 73,0() 54,50 44,4;:, 77,50 M,77 54,52 59.60 61,00 78,34 77,75 5G,74 87,05 67,60
m:issimc
26, 15 43,95 54,00 42,70 27,80 68,20 59,40 153,50 49,50 58.00 165.,20 85.70 130,20 3 l ,f>0 164,00 87,50 180,00 194,00 103,00 231,50 - 145.00 142,00 173,00 183,00 189,00 24}!,00 132,00 169,00 188,70
OEl'IAZIONI
laterali
I
- - - - - - - -medie
1,57 4,88 4,43 4,13 3,00 2,88 2.15 3,05 6,44 4,!:10 7,58 6,00 4,50 4,90 6,09 6,45 8,40 9, 18 l3.,G5 20,27 8.53 9,68 13,00 14,.J0 16, 16 14,70 14,04 11,64 8,30
ni,ssilllc
3,80 12.50 7,~5 10,80 8,00 7,90 6,70 8,85 17,80 10.00 ~4,20 13,70 18,40 9,20 17,90 14,30 2g,oo 16,20 28,00 38,40 15,95 19,00 30, 10 50,75 50,26 31,60 35.,65 31,85 12,65
I
I NU)JE IIO
dei
_prn1ct1_i
DIS'l',I ;,.r..i ll!Cdia . 1
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~~ ; 3f,~~!'
rnnb~lzall I e d, fermata
10 10 10 10 6
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10
26
220
221
.F.SPEHIENZf.
Quantunque essi non presentino una grandissima regolarità, sia per IP. ragioni poco sopra accennate, sia p erchè il numero dei colpi sparati fu estremamente li~ m itato (trattandosi del tiro di una bocca da fuoco che poteva supporsi prossima alla sua abolizione) pure è assai facile convincersi che l'esattezza di tiro supera di gran lunga qùella che poteva ottenersi n el tiro in arcata con l'obice da centimetri 15. Infatti i risultati delle numerose esperienze eseguitesi in Venaria Reale nel 1846 per qeterminare le tavole di tiro di · quest'obice, e che sono riferiti nello specchio successivo, chiaramente dimostrano essere le deviazioni medie sia laterali che lon-.: gitudinali, il doppio circa di quelle corrispondenti al cannone da ·8 rigato per le stesse distanze. Cosicchè può ragionevolmente inferi_rsene · essere la giustezza di tiro di quest'ultima bocca da fuoco prossimamente quadrupla di ~1uella dell'obice lungo da centimetri 15.
TIRI IN ARCATA DELL'OBICE DA CENT. 15 B DA CAMPAGNA esegu·i ti nel 1846. N•
t.AHlCA
dei
ili
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DisVIAZlONl MEDI.E.
ANGOLO
GITTATA
Colpi grammi
50 100 » 50 50 • D 50 20 125 20 • » 20 » 20 30 ,150 » 30 30 • 29 • 50 200 50 . » 49 » 49 • 47 300 » 51 » 42 » 34 21 400 » 14 3
»
3
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__,,_____
in gittata
150
I
670,72 31.b2 42:l, 10 ::14,20 44D,53 37,38 492,54 44.,34 rno 475,40 58,00 18" ~33J55 55,05 20° 518,45 53,11) 22° 578,40 70,76 Hi° 636,60 31,57 18' ooo,83 90,98 20° 715,43 5f>,47 22° 78O,4-l 'ì6, 71 16° • 77:2. 33 6~.27 18° 826.33 37,98 2Ou 911,15 69,73 22° . 950, 16 65,68 160 IO81,1 I 77.80 ]80 1147,:~4 64:50 20° 12:2.2,:2:J 8t-,.,9O "1,20 1274.88 72,17 1(30 1279,34 4f.,34 rso 1:-30 l,64 42,71 2O° · 1rnvo,oo 53,00 22° 1446,00 5,00
l'(),o 10° 2:20
I
OSSEHVAZIONI
laterali
4,04 2,95 6,68
7,64 7,10 11,05 9,45 8,60 15.,96 14,73 19,56 20 ,93 16,38 24 ,2:3
29,00 28,71 39,23 47, 13 52,45 58,88
44,43 42,64 27,00 64,00
Un culpo fu considerato c.omc anomalo. Un colpo esci dalla l'iazza d'armi. id. id . id. Tre id. Id. id. Ollo i,!. Sedici id. N ()VC id . Sedici id. Sctlc id. Selle id.
id. id. id. id. id. id.
id. id. id. id.
.
id. id.
-
Dai ris ultati ora citati si dedusse esser possibile di b_,iltere tutto il terreno com preso tra 400 e 2600 metri • impiegando le cariche cli 100, 150, 200, 250, 300, 400, 500, 600, e 700 grammi di poi vere e con angoli di pro-
222
. ESP8Rll!:NZ1t
u ',11n1GI.IER!E
iezione compresi tra 14° e .22°; esigcnàosi per l'efficacia del tiro che con le pi ccole cariche sieno preferibilmente adoperati i maggiori angoli per evitare i rimba.lzi, e che C(2n le grosse cariche sieno adoperati gli angoli minori affinchè il proietto rimanga a fìor di terra. P er battere in modo conveniente lo spazio compreso tra 200 e 400 metri, converrebbe ricorrere all'impiego delle cariche di 50 e 75 grammi, la seconda delle quali corrisponde a ::lt1 del ca,rtoccio mmirno che trovasi finora nel muniziona:nento (di 100 grammi), er! è per ·conseguenza difficile assai a misurarsi sul campo di battaglia. E quest,) è certo un inconveniente, il quale ucu potrebbe evitarsi che coll'àdottare l'impiego di cartocci di 50 gramm i. Ma convieoè per altro avvertire ch e la sua importanza è assa,i piccola, p oichè in tali circostanze assai raramente accade <li dover adoperare in campagna un simil genere di tiro, il quale anche per l'obice da ceut,. 15 era stato limitato all'o spazio cornprcs.o tra 400 e 1400 metri. l centri delle rose dei tiri delle successi ve serie di spari si trovarono essere indifferente mente ora a destra ed ora a sinistra del p iano contenente le bocche da fuoco ed il bersaglio, il che val quanto dire che l'inclinazione dell'alzo fissata pel cannone da 8 B' rigato , corregge ora troppo ed ora troppo poco la derivazione media effettiva del proietto . Per altro le diffcrcme fu r ono poco notevoli e per la massima parte inferiori alle devia-' ziooi medie laterali. D'altra parte alzo inclinato non })ermetten do di variare il m etodo d i puntamento, n è potendosi dai risultati ottenuti dedurre alcuna regola pratica da sostitu :rvisi, fu d'uopo am mettere il sistema di puntamento ordinario, il quale corregge la derivazione in modo sufficiente per la pratica. Si è per altro cercato di formolare i risultati dell'esperienza mediante una espressione facile a ritenersi ed a calcolarsi . Ed osservato che le der ivazioni crescon o colle
gittate e cogli angoli di proiezione se ne è dedotta la formula
r
223
D = 0,00135 G A (1), ove D, G, A rappresen tano rispettivamente la-derivazione, . e la g ittata in metri, e l'angolo d i proiezione iu gradi. Il paragone tra le derivazioni ottenute direttamente dagli sp erimenti e quelle calcofate con la precedente formola è contenuto n ello specchio seguente, e dimostra che le differenze sono im ~golarmente positive e n egative, e n ou mai di grande entità., eccetto per quei risultati i qual i possono senza scrupolo esser considerati come anomal i. ,
DERl\'.\ZIONI
è:rTANGOl,I
__ I, - - 1)/FFllf\ENZf. os•crv,ne
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OF:lll\'AZIONI
36716,72,
I
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ANGOLI
_ TATE
calrol•tc
6,90 833,15,74 l G,74 1113122,301 I. 04 l::!48,27,07 25,48 1751!:2-9.,001133,09 211239,15 39,02 1 2418 52.~I 45 ,70 25fi831,G114H,53 444!1•J4tho J\) j ...,, 74711 1,:181·17,14 988:21,0512:l.77 1448j26, 79 33,2a H)63 31, 93!45, 05 2359jG0,87 54,l4 1 2655,65,G7,60,93
GIT-
o.sscr,•ate
_,____ DIFFEfiENZE
cakolate
0,21 l'ìo½ l:JG532,1829,f-i9 - 2,29 O . 18° 2406 63,30 58,47 - 4,83 - 1. 26 19° l8e 1, 65 2 ,82 + 1, l 7 - 1:59 , 500 12,351:2,82 + 0,47 + 3,4~ 20° 2444 7ì ,606o,00 - ·11,60 + 0,67 20°½ 136945,1037,!J:2 - 7,18 - 7, 11 , 2469 76,3..J 68.39 - 7,95 + 16,93 22° ~30 1,56 6,8:J + 5,27 - 227 » 567 18,~l l6,84 - 1,37 + 5.76 ) 87330,4525,93 - 4,52 + 1,72 » 1~04 45,1835,76 - 9,42 + o,44 » 1760 46, li 52,27 + 6, 15 , 23-12 + 13, 12 77,09 69,56 - 7,53 - 6,73 » 259889,Q4 77,16 -11,88 - 4,74 +
-,
(1) Una formob consimile è stata pur dedotta dalJ'nrtiglieria francese per rappresentare i risultati medii deJJe esperienze clrt. essa eseguite sul tiro cm·yo dei c,i1u1oni da 16 nel 1861.
2U ES!'ERIBNt& Stante le irregolarità già accennate, il tracciamento delle curve rapprost>ntanti la relazione che per ogni carica esiste tra le gittate e gli angoli di proiezione , determinate ciascuna da t1·e punti , avrebbe presentato una certa difficolUi pel necessario accordo delle curve tra loro, se i risultati diretti non fossero stati preventivamente rettificati in modo da ispirare una sufficiente fiducià. Si credette per conseguenza opportuno di r ettificare i risultati d'esperienza, tracciando le curve le quali rappresentano per ogni angolo di proiezione la relazione che lega tra loro le cariche e le gittate, curve queste determinate ciascuna da sette punti almeno. Mediante poi i risultati così. rettificati si segnarono le curve corrispondenti ad una stessa carica. I risultati di quesle operazioni trovansi nella tavola 7a nella quale le linee spezzate e tratteggiate legano tra loro i punti dati dall'esperienza; e le curve continue• rappresentano i risultati rettificati. Scorgesi dalla tavola che queste ultime curve rappresentano stifficientementr bene i risultati dell'esperienza ec<:etto quelli corrispondenti a grandi angoli di proiezione e grosse cariche, incon veniente questo di poco momento, dovendo questi -risultati essere esclusi, come già fu detto_, nella formazione delle tavole di tiro. Dalle curve segnate deduconsi con tutta facilità le r egole di tiro in arcata, cioè la carica e l'alzo che conviene adop~rare per ottenere mia g ittata determinata, avvertendo però che allorquando più sistemi di ·carica e di alzo soddisfano a tale scopo, convien scegliere tra di essi quello il quale offre minor probabilità di rimbalzi o di penetrazione nel terreno. In modo analogo si sono tracciate le curve corrispondeuti a}la durata della traiettoria aflinchè si possa determinare la durata delle spolette a tempo. Così si è ricavata la tavola di t iro qui unita, la quale fu dal comitato proposta alla appr ovazione del ministero
o'AntTGLIKRIE
2:25
con la sua 539a deliberazione li 21 ottobre 1862, propo -· nendo in pari tempo d'introdurre nel munizionamento di queste bocche da fuoco, dei cartocci di 50 grammi, per evitare sia l'inconveniente portato dall'uso di cariche di 75 · grammi, sia la divisione in due di un cartoccio da 100 grammi sul campo di battaglia , metodo questo che era prescritto nell'impi ego dell'obice. Ma essendo prossimo alla sua abolizione il cannone da 8 rigato del M0 1859 in grazia dei favorevoli risultati delle esperienze che nella stessa estate eransi eseguite col cannone da 8 di nuovo modello, e non volendo complicare il munizionamento con l'in troduzione di un nuovo cartoccio , il ministero di guerra (1) decideva non doversi dare corso ulteriore a questa pratica. (1) Ncl tiro in arcata del cannone da 8 B R M:0 1808, si è poi c:crc:1to di evitate parte degli inconvenienti succitnti adottando dei cartocci <li grammi 150, perchè quelli da 50 grammi davano troppi scatti a \' Uoto.
Axirn ,·m rol. u. -
15.
226
' ESPJJ:R!ENZE
22l7
n' ART1G LIEl,!B
TAVOLA PEL TIRO IN ARCATA DEL CANNONE DA 8 B' R DA CAMPAGN'A
Distanze in metr i .
200
300
400 ,
500
600
700
800
900
1000
1100
1200
1300
Cariche in grammi
50
75
75
100
150
150
150
200
200
200
250
:250
Alzi in millimetri (linea di mira laterale) . . . . . . .
190
151
217
177
114
141
175
124
148
179
135
158
Angoli di mira in gradi .
20°
17°
22°
190
14°
16°
190
15°
17°
19"
150 i/2
170 ½
Durata delfa traiettoria .
4",22
5",10
6'',80
611,63
5",98
6'',97
7",96
8",07
8",97
\)",87
\)", 4G
10"
5,4
5,9
,, .11,9
12,8
11,3
15,1
20,5
18,2
23,0
28,2
25,1
' 30,7
Distanze in metri .
1400
1500
1600
1700
1800
1900
2000
2100
2200
2300
2400
2500
Cariche .in grammi
300
' 300
300
300
400
400
400
500
500
500
600
600
Alzi in millimetri (linea di"mira laterale) . . . . .
129
147
167
190
126
141
158
117
130
145
119
130
Angoli di mira in gradi .
15° ½
16° 1/2
18°
20°
15°
16°
17° ½
14°
15° ½
16° ½
14° ½
15° ½
Durata della traiettoria.
10", 11
10",83
11",55
12",27
11" ' 61.
12",:25
12",90
13",46
14",10
14",74
14",02
14",60
29,3
33,4
38,9
46,0
36,5
41,0
47,3
39,7
46,0
51,2
47,0
52,3
Derivazioni .
Derivazioni .
-
2~1
. N B. Il puntamento si :fa sempre con l'alzo. Mancando l'alzo si adopera il quadrante, fqoco è puntata senza alzo e per la mira di volata a sinistra del bersaglio di una quantitit
aggiungendo gli angoli cleli'.~ tavola, a quelli già segnati dal quadrante quando la bocca da. egna.le alla clerimzione.
'
228
229 si sarebbe ricavata la caricà da adoperarsi per ogni g ittata. Queste esperienze essendo state approvate dal ministero fur ono ese~uite sulle Lande di S. Maurizio nell'agosto del 1862 in confor mità delle stabilite pr escrizioni . Ma nel cor so delle esperienze si dovetter o aggiu ngere alcu ne sede d i spari con l'angolo di 16°, quelli d i 18° e 12° n6n essendo stati sufficienti per raggiungere lo scopo prefisso. I risultati del tiro, eseguito con pol ver e p roven iente dal polverificio di Fossano, sono riferiti nello specc~io seguente_: n' ARTJGL\ ER-I E
E SPERIENZE
CA PO III. Tfro in arcata dei cann oni da 16 F R da muro - Espe1·ienze eseguit e e 191·0 r isul tati - Esten sion e in via provvisoria d elle t avol e di tiro dedotte, a i cannoni da 16 B R da muro e d a cam pag n a .
Col cann one da 16 F da muro v olle sperimèntarsi un tiro in a rcat'a analogo a ·quello ehe già eseguivasi coi can noni ed ob ici lisci da muro , cioè con anP-oli di o proiezione fi.s.,i e cariche variabili a seconda delle distanze . Ma m entre _le b ocche da fuòco liscie sparan o a -distanze relati vam P,nte assai piccole e possono perciò adoperarsi con un solo angolo di p roiezione, le bocch e - da fuoco rigate tirando a maggiori distanze dovranno esser e sparate sotto diver si angoli , se si vuol otten rre ch e il proietto si ferm i nel primo punto di caduta senza penetrar troppo nel terrt no. Perciò il comitato proponeva coh la sua 544" deliber azione , che le esperienze di tiro in arcata del cann one d a 16 F rigato da muro, fossero esegui te coi quattro a ngoli di 30°, 23°, 18° e 12°, e con carjche d iverse . eseg uendo solo il tiro con ogni a ngolo in quei lin~iti d i distanze e di cariche nei quali i primi spari di mostrasser o non esservi rimbalzi superiori a 30 metri d i lun ghezza o penetrazioni nel terreno maggiori della l unghezza. del proietto . Le càriche dovevano essere pesftte e r acchiuse in sac:chetti di carta da cannone da 8. I1 puntamento doveva essere eseguito coll'alzo, semprequando la g randezza dell'angolo da adoperarsi permetteva il suo uso. Fi nalmente dovevano misurarsi le durate d el le traiettorie . Coi risultati diretti di esperienza dovevano tr acciarsi le curve rappresentanti , per ogni angolo di proiezione , la relazione tra le cariche e le g:ittate, mediante le qu ,~li
"
•
RISULTATI DELLE ESPERIE~ZE SUL TIRO IN ARCATA del co,nnone cla 18 F drt ilfu,ro rigalo.
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del punw ùi oaduta ~
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50 ~Ou 30° 100 400 30° 200 800 :30° 1001300 ~3"
asoisse
ordinate
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Media
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I '9~ ~-~ c.:,
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,Massima ,e o
liUN- COEFFICIEN'fi Gll~Z'l.,\.
mcd.ia del rimbalzo
di giustezza di tiro
-
-
80 80 80 49 ~-00 oOO ~3(1 49 300 lOUO ~30 49 400 1300 ~3° 49 1 400 1100 18° 45 500!1°100 18° 45 600 1100 16° ,29 ~9 700 :!OOIJ 16° 850 ~400 16° 29 1200 2600[ 12° 22 1
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1
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231
Konoslante il ristretto num ero dei colpi sparati con ogni carica, i risultati presentano una certa regolarità assa-i superiore a quella dei risultati ottenuti nel tiro del cannone èa 8. Solo le derivazioni presenta no alcune anomalìe cbe dipendono probabilmente dal num0ro dei colpi sparati. Si 0 ciò nonostante cercalo di rappresentarle come pcl cannone da 8, mediante una formola assai facile a ritenersi. Quella che sembra' soddisfare meglio allo scopo è D
= 0,00259 a
(A-5)
ed il paragone tra i risultati offerti da essa ed i risultati diretti dell'esperienza trovasi nello specchio seg uente:
---DERll' AZIOè\l
AN·
GIT-
GOL!
T.\TE
osscrrnte calcol~le
.
Dll'I'E·
.
RENZE
.I
136
7,60
GITTATI•:
~-
I
. DIFfE· REt'iZE
osservate calcol• te
-- - - - - - - - - 30°
AN•
GOU
UERIVAZIONI
- - ·-- - -
--
8,81 + I,21 18" 1270 54,08 42,76 - 11,5~
•
I
352 20,20 22,79 + 2,5~
I
819 59,73 53,03 - 6,70' 16° 1718 38,84 48,95 + l0,11
23° 311
16,65 14,50 -2,15 »
681
34,69 31 ,75 -2,94 •
I
1574
~
61,49 53,00 -
8,49
1992 44,64 56,75 +12,11 2314 63,58 65,93 +
2,55
-
0,48
»
1070 4 l ,75 49,88 + 8,151 12° 2493 45,68 45,20
»
"141 68,50 67,18 - 1,5:I I
GioYa per alt.ro av·•11ertire che l'irregolarità nelle derivazioni nel tiro con piccole cariche e grandi angoli di elevazione fu riconosciuta anche daJl'artiglieria francese nelle esperienze da essa eseguite sui tiri curvi. E dcvei:;i,
:ESPJllllENZE 232 tanto dallè esperienze francesi quanto dalle nostre·, d11~ durre che in q uesto genere di tiro l'influenza atmosferica è considerevole, e che perciò le cariche <li _pol vere dn, adoperarsi e gì i alzi laterali che • troYansi sulle t~vole di tiro debbono essere considerati come semplici punti di partenza assai prossimi al vero percbè si possa, dopo p ochi colpi di saggio, riescire a trovare la carica e l'alzo laterale più conveniente pel tiro. Coi risultati diretti dell'espérienza si sono costruite le curve che trovansi nella tavola 8' e che rappresentano la relazioDe tra le gittate e le cariche per ciascuno degli angoli d i proiezione sperimeotatr. Da queste curve sonosi poi dedotte le tavole d.i tiro, r icercando per ogni distanza 1a carica corrispondente all'angolo col quale nol,l si ottengono rimbalzi. Gli alzi laterali dovendo approssimativamente essere costanti per ogni angolo di proiezjone, giacché in tal caso, come abbiamo visto più sopra, si possono ritenere le derivazioni come proporzioua1i all'incirca alle gittnte, si è ricercato, per ogni serie di esperienze eseguite con uno stesso angolo , •fLial doveva essere la correzione da farsi a ll'_a1zo laterale adoperato, e ' si è presa per cor. r ezione effett iva , la m edia tra tutte le correzioni così ottenute. Finalmente, col mezzo delle osservazioni d irette sulla durata delle traiettorie si sono costruite le curve inferiori dell:ct stessa tavola 8" rappresentanti la relazione che esiste tra le g ittate e le durate per ciascuno degli angoli cli proiezione. Da queste si sono ded<)tti i valori delle durate pr.r le d iverse d istanze riferite n elle tavole d i tiro, affinchè posSFtno serv ire in caso che si riesca a t rovare una spoletta a ·tempo sod,.li,;Jacent.e . · Per dare uu' idea della probabiliUt d i colpire c·ol tiro ar~ato di q ueste bocche da fuoco, si è r icerc.ato il v~lore approssimato del l:Oefficienie della giustezza di tiro, ossia
o ' ART!GL!ERIE
233
d i quel numero, il quale moltiplicato per 100 e per ~area (in metri quadrati) di un bersaglio cli piccole dimensioni relativamente alle d eviazion i medie, dà il numero dei colpi su cento che possono colpirlo . Ma siccome il numero dei colpi sparati in ogni serie fo pi uttosto rié:Lretto e che per conseguenza il r isultato del calcolo non sarebbe sempre che approssimato, si è approfittato per maggiore · semplicità delle relazioni forrnolate dal Didion ( 1) e col rnezzo delle deviazioni medie gitL sopra riferite si sono calcolati i valori di questo coefficiente. I r isultati, inseriti nello specchio dei risùltati d'esperienza non possono certamente considerarsi come esatti , ma possono sempre ser".ire a dare un'idea approssimata della g iustezza di questo tiro. Finalmente o~servandosi che in circostanze speciali ed eccezionali p uò convenire di tiraré con angoli diversi da quelli che si potevano porre sulla tavola di tiro, e che in tal caso sarebbe di sommo giovamento l'avere umi formala, la quale fosse semplice e facile a calcolarsi, e che desse una carica prossima assai a quella da adoperarsi, si cercò di formolare i risultati diretti d'esperienza. Tra le formole che potrebbero dedursene, pare che sia al:lba· stanza. appro,;isimata per la pratica la seguente: C=
6
G + 15 A - 300 A
nella qnale G rappresenta la gittata in metri, A l'angolo di proiezione in gradi e C la carica in grammi . Il paragone tra i risultati dellct formola e quelli dir etti di esperienza, è dato dal seguente specchio . (1) Calcul des vroba.bi lit ~s ci11p'fliqné cm tir des projectilcs - Parigi, , 1858 p. 67 e Begueuti.
234
ESl'lllUENZE
5 I
I
! I . !
i
I I i
GITTATE
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spcrimeutali
I
DIFFtllEl'-ZE
ca lcolale
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50
57
+
7
•
352
100
101
+
1
»
819
200
194
-
6
230
311
100
92
-
8
•
681
200
190
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+ 13
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•
1574
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171 8
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+
24
I
•
2314
850
84;,
-
5
12°
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1200
1186
ì
!
- 14
La tavola di tiro ottenuta, fu dal comitato soitoposta alla approvazione del ministero dì guerra con la sua 640a deliberazione, e quindi da esso approvata. Ma però considerando che nella difesa delle piazze od in quelle altre occasioni nelle quali potrà essere impirgato questo tiro si trqverauno insi eme al cannone da 16 F r ig,\to da muro, anclie i cannoni da lo B rigati da muro e da. campagna, e che con quest i si dovrà pure e·segu ire lo stesso gener e di ti ro, si dovè cerèare di determinare., almeno in modo
2·3·5
approssimato, a nche le tavole di tiro relative a queste ultime bocche da fuoco. Ora le differenze tra queste ed il cannone sperimentato non souo molto considerevoli • cosicchè almeno pE:r approssimazione, si può ritenere ('Ome egua le il loro b ro in identi che circostanze. Si det erminarono in conseguenza le regole di puntameuto deducendole dalle dimensioni delle bocche da fuoco in modo da. ottenere gli stessi angoli di tiro. Le tavole di tiro così otteno.te, so possono servire come tavole provvisorie, hanno 1Jerò bisogno di essere verificate e corrette, per lo che deliberavasi si dovessero adoperare quest~ bocche da fuoco nelle scuole di tiro dei r eggimenti nel 1863, onde giovarsi dei risultati che se ne ot.terranno per la determinazione delle correzioni da farsi.
CAR I C IIE
30°
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D',\IITI Gl.!Ell!E
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I
236
o' AR;i'IGLIERIE
F.Sl:ERIENU
137
TAVOLA PEL TIB.O IN ARCATA DEI CANNONIll 16 B ED F ltIGAT! DA MURO.
-,
Dist,_mza in metri Angolo in gradi . e~
Linea di mira laterale
) Alzo verticale . Alzo orizzontale
Carica in grammi Durata della traiettoria
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100
200
300
400
5QO
600
700
800
900
1000
1100
1200
1300
30°
30°
30°
30°
230
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230
23•
23°
18°
18°
18°
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
263
263
263
80
80
80
80
57
57
57
57
57
57
49
49
49
45
65
90
100
150
180
205
230
260
285
34;',
380
420
4",60
5",45
6",30
7",15 6'\95
7",70
8",40
9 ,05
9",65
10",20 9",45
9",85
10",25
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11
Dist anza in metri
1400
1500
1600
1700 1800
1900
2000
2100
2200
2300
2400
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18°
18"
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12°
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263
263
263
217
217
217
217
217
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1.28
128
128
-
Alzo orizzontale
49
49
49
29
29
29
29
29
22
22
22
22
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440
475
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595
630
670
710
760
1020
1080
1140
1205
-
Linea di mira laterale Carica in g rammi
Durata della traiettoria
11
10",65 11",00 11",35 11'',00 11 ,35 11",70 12",05 12",40 10",70 11",05 11",35 11",70 I
I:
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238
239
n'.1nTIGLIIll\lE
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TAVOLA PEL TIRO IN ARCATA D1l CANNONI DA 16 B DA CAMPAGNA RIGATI.
500
600
700
800
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1000
1100
1200
1300
230
23°
23°
23°
23°
23°
18°
1s
0
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-
-
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-
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221
221
221
61 I 43
43
43
43
43
43
37
37
37
100
180
205
230
260
285
345
380
420
7",70
8",40
9",05
9"i65
10",20
9",45
9",85
10",~5
2500
-
Distanza in metri
100
200
300-
400
Angolo in gradi .
30°
30°
30°
30°
Alzo vertioale .
-
-
-
-
Alzo orizzontale
61
61
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45
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Linea di mira laterale/
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Carica in grammi
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150
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I
Distanza in metri Angolo in gradi .
-•
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I
~ Alzo verticale . Linea di mira laterale . · Alzo orizzonta.le
Carica in grammi . ' .
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186
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118
118
118
118
37
2:2
22
22
22
22
17
17
17
17
-
510
595
630
670
710
750
1020
1080
1140.
1205
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1700 1800
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18°
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221
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221
37
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11 10",65 11 11 ,00 11 11,35 11 ,00 11",35 11",70 12",05 12",40 10",70 11",05 11",35 1l",70
Durata della traiettoria t
.
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240 CAPO I V. Tiro ficcante dei cannoni da 16 B da campagna rigati - Esperienze eseguite e loro risultati - Este:q.sion.e in via provvisoria delle tavole di tiro dedotte , ai cannoni ,da 16 B ed F da muro.
Il tiro :ficcante dei cannoni eia 16 B da campagna ri- · . gati, da eseg~irsi solo per la determinazione · delle tavole di tiro, doveva, secondo le prescrizioni del programma d i esperienze, farsi su terreno orizwntale, puntando le bocche da fuoco coll'alzo , su di un bersaglio elevato a 2"1, 30 sul terreno e tirando con quattro cariche di verse, per ottenere così quattro punti della curva esprimente la relazione tra 1~ cariche e le . gittate. Da quésta curva sarebbersi poi dedotte le cariche da adoperarsi per le varie distanze del s'a gliente dell'opera di cui vuolsi infilare una faccia, deter minandole in modo che il pìrnto di caduta medio riesca a 50 metri al di là del si;i.gliente, cio è approssimativamente .sul mezzo della parte del terrapieno di una ·fa0cia di ordinaria lunghezza che è possibile di battere adoperando l'angolo di tiro preventivamente fissato. Il programma delle esperienze proposto dal comitato con la 544" deliberazione ed approvato dal ministero, veniva posto in esecuz1one nell'agosto 1862. · I risultati dirètti del tiro sono riportati nello, specchio seguente:
•
RISULTAÌI DÉLLE ESPERIENZE SUL TIRO FICCANTE DEI CANNONI ·, DA 16 B R!GATI DA CAMPAGNA.
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+2,80 +22,80 372,80 6,87 4" ,33 18,50 60,70 1,40 1,70 19,90t 0,08
10
350
40 305 103
11
650 +2,40 -55,50 594,50 9,55 5",3fl 16,10 60;6~ 0,40 2,31 7,g5 0,001
50 40b 103
12
750
60 505 103
12
950 +l,801+196,85 1146,85 16,83 7'',48 26,16 123.,35 · O,35 2,93 18,40 0,10
~
- 280 , + 131,80 881,80 8 76 6'',34. 24,80 128,50 0,30 3 ;,5 9,50 O,1ol
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* Un colpo affatto anomalo.
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242
ESPERIENZE
u'~RTIG L I ER!E
Essi furono molto soddisfacenti, poiché da essi può dedursi che: 1° Un terrapieno di 90m di lunghezza e 12m d1 larghezza, sarebbe stato colpito dalla proporzione seguente di colpi : a distanza di 370m 29 su 30 ossia 97 010 Id. 600 01 36 » 40 90 »
Id .
ssom
41 • òÒ
82 ))
Id. 1150m 47 • 60 ,i 78 » 2° Un terrap1eno di 60m di lunghezza ed sm di larghezza, sarebb e stato colpito nel modo se~uen te : a distanza cli 370m 27 su 30 ossia 90 O[0 ,· Id. 600m 33 » 40 82 ~ 52 )) 26 » 50 Id. 53 D 1150rn 32 » 60 Id. r isultati questi sup er iori d'assai a quelli che si possono ottenere coi cannoni ed obici lisci . I r imbalzi del proietto n on fu rono r egolari, come era da prevedersi. I proietti deviarono o·<:meralmente a destra, e si fermarono , in. o media , a distanza di 100 a 200m dal primo punto d1 caduta. Anche in q uesto tiro, come·risulta. dallo specchio, si trovò una certa irregolarità n elle derivazioni totali, ma q uesta fu per altro di poco mom ento, e poca sarebbe stata la sua influenza sulla giustezza del tiro. Col mezzo J ei risultati diretti del tiro fu tracciata la cur va che lega tra loro l e cariche e le gittate medie, e che trovasi segnata n ella tavola 911• Da q uesta p oi si dedussero le ca riche corrispondenti alle diverse gittate, e si form ò la tavola cli tiro n el modo già sopra accennato, cioè aflinchè il punto medio òi caduta si trovasse _ a 50 metri al di là del sa.gli ente dell'opera, contro la il tiro . Alla tavola di tiro si aggiunsero q uale si dirio-e o . l e durate medie delle t raiettorie fino al punto d1 caduta ., per -regolare, ove fosse n ecessario, la durata delle spolette. Giova p er alt r o avverti re, ehe non potendosi
ssom
2-43' conta.rf', come nel tiro a ritllbalzo ordinario, sulla regolarità dei rimbalzi del proietto , si otterrà il massimo effetto del tiro fic<iante coll'adoperare delle spolette -a percussione. L'essere state esegu ite le esperienze su terre no p rizzontale, suppouendo cioè che il tP-rrapieno dell' opera da bat tersi fosse a livello della batteria, fa sì che le tavole òi t iro che $€' ne sono dedotte , non pot rebbero . consiclerarsi che come appro~simatc allorquando l a differenza di livello fosse considerevole . .Ma la giustezza del tiro è tale che pochi colpi di prova possono essere suffkienti per regolar izzare il tiro . Non so Do ancora stati eseguiti da n oi altri esperimenti per applicam questo tiro alla pra.t.ica contro un r ive1lino s ul quale ' fos$ero di'1posti degli affusti, e veri fi care così se la forza d'urto dei proietti fosse sufficiente per rovinarli. Ma, dai pochi risultati delle espèrieuze eseguitesi in Francia che son giunti fino a noi, può rilevarsi che, v ista la piccola massa del proietto e la poca velocità con la quale é l ane.iato, n on è che' alla distanza di 400 mGtri circa che la loro forza d'urto è tale da produrre effetti consider evoli contro il materiale. Non si potrebbe però porre r iparo a questo inconveniente dimi nuendo l'a-ng olo e d aumentando la carica senza diminuire d'assai la lunghezza della parte di terrapièno che si può offendere, e senza d iminuire perciò la probabilità di colpirlo. Non potendosi far calcolo sut rimbalzi dei proietti', ne risulta che il tiro ficcante può essere eseguito anch e in una. direzione obliqua a q ue1la della faccia da bat ter si. Ma in tal caso la probabilità di colpire r imane assai d iminuita dalla m inorP estension e del bersaglio nel sens9 longitudin ale, senso nel q uale le devia.ziqni ~ono più considerevoli . Di più, salvo il caso n~1 quale la faccia da ba.ttP.rsi p ossa esser presa. di rovescio, convP.tTebbe ;w rnentare l'angolo d i tiro per battere m agg!or porzione
J!Sl'ERl!rn;t,e:· 244 del terrapieno, perdendosi però in tal m odo assai dolla giustezza <li tiro e d ella forza d' urto del proietto. Nei casi n ei quali potesse essr re n r.cess:irio d'impiPgare un simil g euere di tiro , ::i può ottenere una carica prossima a quella da adoperarsi parten do da quelle segnate dalla tavola di Liro, e ritcueod o cbe per una stessa g ittata si p ossono considerare le cariche come inversamente proporzion ali agli angoli di p roiezione. La tavola di tiro ricavata come già fu detto, fu proposta all'approvazione del m inistero d i guerra con la 640• deliberazioue del comitato, e da esso approvata. E per . le stesse ragioni già accennate parlando d el tiro in ar cata del cannone da 16 F furono pure approvate le taYole p el tiro ficcante dei cann oni da 16 B ed F da muro d edotte da quella del cannone da 16 B da campagna, nella supposizione che gli eff8tti d elle stesse cari che nelle tre bocche da fuoco fossero identici. Queste tavc,le saranno v erificate in quest'aono mediante alcune esperienze da eseguirsi nelle scuole di tiro annuali dei reggimenti .
TAVOLA PEL TIRO FICCAtTE DEI CANt\ONI DA 16 B DA CAMPAGNA RIGATI.
. 200 300 400 500 600 700 800 900 1000 1100 . . O.l45'0,195 0,240 0,285 0,325 0,360 0,400 0,4350;470 0,50f Carica in chilogrammi . . . Pu • 1amento (linea Alzi verticali mili. . . 103 103 103 103 103 103 103 103 103 103
Distanza dal sagliente in metri .
l
di mira laterale) Alzi orizzontali rnil l. . 19 Deri va,,ione in metri . Durata della traiettoria .
. . . . . ' .
17
16 15
15 14
14
13
13
13
5,45 6 65 7,85 9,05 10,25 11145 12,7014,00 15,35 16,t0
'
3'1,9 4",3 4" 7 511, 1 5\ 5 5'' 9 6'' 3 6'' 7 7",1 7",5
'
'
'
'
.
N. B. Ln. carica è racchiusa iu un sacchetto di cartn. da cannoni da 8. - Maucanclo l'alzo si deve puntare la bocca da fuoco con la linea di mira naturale di volata sul ciglio del parapetto ed a sinistra del bersaglio di una quantila eguale alla dcrivazione1 e 4.uindi aggiungere ai gradi segnati dal quadrante l',tngolo di 10°.40'.
--
~ ._.
1
TAVOLA PEL TIRO FICCANTE DEI CANNOt I DA 16 B ED f DA MURO RIGATI
..... ~
~,..., ~
...._
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I
I
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Distanze dal sagliente in metri .
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500 600 700 800 900 1000 1100 1
200 300 400
I
Carica in chilogrammi . . . . .
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~untan:ien~o ~ Ah:i verticali milL .. ,(lrnea. d1 rn1r:a) j laterale) Alzi ori·zzontali mill. .
Derivazione in metri
... . .
.
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'
0)145 0,195 0,240 0,f85 0,325 0,360 0,400 0,435 0,470 0,505 108 108 108 108 108 108 108
108 108 108 \
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25
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5,45 6,65 7,85 9,05 10,25 11,45 12:70 14,00 15,35 16,BOr
I
Durata della traiettoria . . .
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3 9 4'' 3 4",7 5 1 5'',5 5 ,9 6 3 6",7 7'', 1 ì '',v ' ' ' ' . 11
11
11
11
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'
N. B. La cal'ica è racchiusa in un sacchetto di carta da. cnuno11i da 8. Mancando l'afao si <loYe punts.re la bocca da fuoco
con la linea cli mira naturale di volata sul ciglio del parapetto ed a sinistra del bersaglio di uua quautità egnnlc alla defi.. vazione, e quindi a{$giungerc ai gradi segnaij dal quadrante l'angolo di 10°.
1-3 >-, C', t"
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I
LA VENEZIA COL SUO QUADRILATERO DI FORTEZZE SCll!ZZO MILl'rAnE GEOGTIAFICO
"' M. BIFFART
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1~,,og11tcur.ntc nel 2° reggimento di faritoria wurtombe,·ghcse Da1•n,stadt e
Lipsia,
\ 8 6:l
v1rns10i1ril~ lT,\ 1.l.\NA su r. TRSl'O nrn::;co
COWl'I~U .\7,tQlH: E 1-'flrn
(I).
VII. APPHEZZA.\U:N'J'O DEL 1'EA1'R0 D ELL A GUERRA.
À) In r apporto alla strategia ed alla tattica.
Con'furmernentc al metodo d'esposizione sin qui osservato, l'icominciando cioè col l'esame delle condizioni dei confini e dell'estensione di territorjo, noi troviamo fra (t) Vedi R ivista militare ·italicma, anno vm, vol. r, pag. 221 e vo•
lume
11 ,
pag. 160.
COL W O QU •I flRI I. AT E:tt,)
•
Je froniiere della nuova Italia ver:>o l'Austria, delle quali l'importa nza evidente m e nte primeggia nelle attuali ci rcostanze, la Valtellina, nella v,dle s u perior e de ll'Adda, come pure nella vallata superiore dell"Olio, la Camonica· ch e protraendos i nel c uore delle Al pi, possied e n el t erritorio ita liano un passo princ ipale alléì valle superiore dell'Adige, ed è il giogo di \Yo rms. Questa st r ada delle A l pi e l a sua continu azione nel Vinlschgau, la str ada carreggiabi le attraYerso il Tonale e q nella della valle del Chiese lungo l a sponda setten trionale del la go di Garda sono mina cciafe dal l at o dell'Italia; ma a ll'i ncontro, com·e fu g ià accennato al capo'\', i passi sono al coperto e d ifesi da i punti fo r tificati di Gomagoi, d i Menoted(•sco, dalle baiterie di costa di Riv,1, dal fo r te Nago e dalla batteria To n11le. Per tutto il tratt o elio va dal g iogo di Worms si no a l lago cli Qarda, si trova rftalia in contatto con 110 paese della Con federa zi one Uc rmanica, c ioè coll'Aus;tria . L'altra fron tier a è formata dal Mincio : dal l ato austriaco Yi snno le quattro fort ezze ciel quadrilatero colle lince cli difesa del Minc io e dell'Adige. Il Po ve rso s ud, rinchi ude gli stati d'Italia e di Venezia. Il Po, ad eccezione d i un tratto di t erritorio presso Gunza ga , forma coll'Acligc la forte difesa co n fi uaria de ll'austriaco t e rritorio. Queste sono fluviali barriere molto potenti. poichè possono innondar e i l paese intermedio col i-ist.ema eccellen te d olle chiuse idrau liche e r enderl o im pra ti cabile L e linee flu,·iali aCCJUistano maggior fo rza dalle opere costrutte lu 11 go esse, e particoìarme nte a Rovigo cd a Borgoforte>. Le coste dell'Adriatico sono egualmente più favorevoli a ll'Austl'ia , pote ndovis i difficilmen te approdare e fan-i nno sbarco, ed assai pi ù diffici le ancora stabi lirvi le basi d'operazioni, far aYanzare truppe sbarcate, troppo basse es:-;eodo le terre, e praticabi li soltanto attrav erso le isolat e digbc che solcano quel paludoso t erritorio . Il r ima-
2-H,
n cntc c o nfine del Vene to s i arlclossa all'Austria . Stato che fa pa rte rlr-•lla Confederaziune Germanica, qui ndi d,1 ri trmcrsi g iit bastantem eule sicuro. La froo ii era or iental o potrebbe Yeni!' c.om promessa nel ,;olo caso che a\'veni~!'e una insurrezione ne U' Ung lte ria (che è fuor d'ogni suppos izione) ma qnalunque event,nale o perazione con t ro i l Veneto sarebbe presto troncata, sia p0r il difiicil issimo varco dei passi, s ia anche -m ed iante -un'energica difesa, che a ve,:se il s110 centro in PalmanoYa. Per quanto le stesse frontiere del Veneto si estendino verso il do minio de l supposto avversa rio de ll' Austril'I , ciononostante la loro difesa spPciale ba$ala sullr h~rriere flu v ia.li e sopra, un s istema di fortificazioni tut to c1ppropriato, col concorso dell'allagamento artificirile del t erritorio, è ancora re.sa più resistente dalle condizion i delle l ocai I là t erritori ali. Il t eat.ro dt Ila guen a ,·a a lquanto rinserrandosi in angusti limiti fra le Alµi, il Po e<l il mare, ma s i allarga m aggiorm en te inte rnandosi n e lle prov im:ie del la. rnonarch ia austriaca.. li possesso del teatro cl ella guE:rra dà uno sviluppo favorevole a lla difensiva di sole 36 leghe d ·estens io ne de lla frontiera sud-o,,est della. mona r c hia austri11ca, cioè tlal giogo dello Stelvio sino alla foce del Po, area n1a ggi0re e d i co nfigurazione favo revole alla.d ifesa . Coll a perdita ckl Veneto l'Austria aYrobbe :.::4 leghe d i maggior sviluppo di ccn6ne da ciifenderc, rial giogo dello Stelv io sin o a ll'Is0nw, e per ciò sogg-ial'.erobb e anche a nrnggio ri sat:rifìzi . La frontie ra del Veneto forma un arco di 50 leghe dalì'Adige alla foce dell'lsonzo, Ya!ican 1lo vette di m ont i ina ccessi bili. Tutti i rami delle strarle che s'internano nella German ia meri d iona l,.; e n ell'interno d ell'A ustria. convergono nelln pianura. riel Veneto , ciuè al reot r o di que~to aree>. Qualora il .ormico fosse padrone della pianura del Veneto, si troverebbe in luogo r icco d'ogni
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L.( VE~EZTA
specie di r_isorse e libero nei suoi movimenti, non av.f)ndo verun impedimento, essendo ai fianchi ed a tergo difeso dalle fortezze del quadrilatero; così potrebbe operare nel cuore dell'Austria stessa, minacciando ogni accesso nella mir a però di sforzarne uno solo; mentre l'Austria all'opposto sarebbe costretta a vegliare, per tutto il tratto di questa estesa frontiera, e si troverebbe essere meno for te in quel punto che l'avversario avrebbe prescelto per dare il principale assalto. Il nemico potrebbe fare dimostrazioni su Schio, su Bassano e su Belluno, ed anche su tutti i tre punti contemporaneamente, per rannodarsi al Tagliamento, e piombare poi sopra W illacb, o sopra Tarvis . All'inimico operante·nclla pianura riuscireboero faci lmente le mosse c~leri e subitanee, le concentrazioni, le manovre di rapida strategia, per ogni via e per le più brevi direzioni, mentre invece sarehbero im possibili ad eseguirsi dall'armata austriaca sulle strade mulattiere .:lelle Alpi, e sulle strade della-valle della Drava e dell'Eii,:ack, anche nella supposizione che già di per sè non p resentasse g randi difiicoltà il mantenimento di g rossi e:;erciti in quei miserabili paesi alpestri affatto p'.·ivi di strade praticabili . Si potrebb0 a contrapposto dire, che l'Austria col sacrificio di una vistosissima somrna potrebbe fortificare t.utti i suoi passi delle Alpi, barrarli e rendere invulnerabili i propri i confini. ìiia che cosa è un milion di fiorini, col quale pnossi appena fort ificare un tratto di 6 ad 8 leghe, in confronto della spesa per fortificare un ~ratto dicci volte maggiore, se s1 assegnasse una tal somma per dare a questa frontiera quella condizione di forte resistenza che sarebbe necessaria a poter vi arrestare una numerosa armata nemica? Nel primo caso potrebbe arresta~e un corpo d'esercito, ma_ nell'altro nor1 riuscirehbero mai i passi delle Alpi ad arrestare un esercito di 80000 uomini. L 'Austria ebbe ragiono di stabilire al Mincio la difesa della SUft fron tiera
COL SUO QUADR!LA1'Ell0
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sud-ovest, per chè a q uella pa rte del teatro della g uerra, racchiusa nel quadrilatero. la nat ura diede veramente il carattere di una fortissima zona strategica. Il territorio veneto ha già di per sè nel suo complesso, per lo spazi o che occupa, una grande importam,a. Questa contl'ada è l'anello d'unione meglio f:ituato fra il nord ed il sud, fra l'oriente e l'occidente, qual punto centrale dell'Europa. X. La pi,wura dell'Italia snpcriore trovandosi pressochè nel mezzo dell'Europa, la Venezia ch'è il centro di questa parte del mondo, è nei più stretti rapporti con attraenti contrarle, poichè è prassi.ma alla Turchia, dalla quale non è separata che dall'Istr ia e dalla Dalmazia, e quasi tocca le porte dell'oricute. La situazione del territorio veneto e> la sua importanza marittima - della quale però dettaglil,ta.mente discorreremo nel seguente capitolo, a llorchè esporremo il nostro giudizio circa agli interessi dell'Inghilterra nella questione della Venezia - sono important issime sotto il rapporto politico, e sotto il militare lò diverran no pu r anco, inqua ntochè la natura fo prodiga. alla parte suddetta sud-est del Veneto, a quella tra il Mincio e l'Adige, di ogni vantagg10 difensivo presentand0le zone strategiche validissime. Ogni qual volta l'Austr ia fu alle prese colla Francia, il teatro della g uer ra doll'Italia vi ha se111pre avuto una parte essenziali,.,i.-ima. Disgraziatamente questa contrada fu sempre assai più favorevole all'offensiva, che non a lla di fensiva; ed uno dv: principa.li vantaggi è stato sempre che le vi,ttorie decisive condussero gli eserciti rli Francia <li rettamente alle capitali dPgli Stati; mentre a1l'opposto gl i eserciti austriaci v)ttoriosi dovevano operare lontani dal centro di gravità dell'impero fran cese verso il medio bacino del Rodan0, e ciò iu causa della conngurazione comple:;siva del suolo della regione delle Alpi orientali, che ammette la costruzione di molte strade fra il Danubio centrale e la
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253 di vanguardia francese , che tentasse qualche mossa su Vienna. Questa zona di territorio, che per la sua geografica posizione è già sommamente jmportante, lo diviene an cor maggior mente per la sua particolare struttura. Nc1la 'direzione d'ovest o di sud essa forma una posizione di fensiva delle più forti, mentre non può dirsi tale nella direzione di oriente e nord . . Le posizioni del Veneto, propriamente parlando, e la zona denom inata quadi'ilalero di fortezze, come è già stato indicato, occupano quer tratto di territorio, che è confinato col Mincio, col Po _e coll'Adige, col lago di Garda, con le Alpi e coll'Adria. Tranne la pai:te Sl!periore del Mincio, q ues_te sono le barriere fluviali più forti di tutta l'Italia, e la condizione de1Ie rive di questi corsi d'acqua ne aumenta ancora più la forza di resistenza. Qualora si volesse immaginare diviso j n due parti l'intiero semicerchio della difensiva posizione del Veneto, dal limite meridionale di Garda fino alla foce del Po , si avrebbe la siuistra parte già segnata dalla steSSèt linea del Po . Questa copre la fronte del Veni::to contro la Penisola Italiana, e siccome essa è la più difficile da ass.a lirsi, basterà munire di fortificazioni preferibilmente la parte destra ossia la linea del Mincio. L'idea di erigere su questa fl'onte opere di fortificazione fu anche .sugger ita dalla considerazione che da questo lato capr esi la principale comunicazione col Tirolo, quindi è più esposta ad un principale assalto dal lato di_ ovest. Il quadrilatero forma una zona chiusa che non si può girare di fianlio, fintantochè la medesima starà in mano dell'Austria, poichè come, già si diss~, essa ha verso il nord minor valore, e perderà. la sua forza difensiva allorquando non potesse appoggiare il suo fianco al coperto del Tirolo. Epperò se il quadrilatero venisse a cadere io possesso dell'Italia, anche il possesso del Tirolo meridionale le di verrebbe. indispensabile. COL SUO QLl
LA VRNEZIÀ
pianura della Lombardia. La più occidentale di queste strade di comunicazione è quella della valle dell'Adioe; le altre stanno assai più indietro. Per ciò un esercito appoggi la sua ala destra al lago di Garda e l'ala sinistra al Po si troverebbe, relativamente a Vienna, sulla via di operazione più occidentale. L'impor tanza strategica della linea del Mincio è specialmente basata sulla occupazione dell'anzidetta posìziene. La linea del Mincio ba ancora un'altra r elazione essenziale sulla difesa del centro del!' impero. Senza dubbio la linea principale cli operazione dei Francesi intenr:ierà alla Germania meridionale e sarà tracéiat.a dalla linea della valle del Danubio, perché il suolo della Germania rneri_dionalé, essendo più aperto e più ferti le, favorisce maggtorrnente le mosse dei grossi corpi di truppe e J'idimentazione, in confronto del] a regione delle Alpi. È altre~ì da considerar si che l'aitàcco proveniente dal Re110 nelfa Yalle :lei Danubio, cioè nel cuore dell'Austria, agirà piii tern b1 lrn ente, e<l otterrà i I suo scopo, percorrendo hL li nea più breve, che noi potrà ottenere l'offensiva in Halia. La linea di opera1,ioni lungo il Danubio è minacciata dal Tiro lo sul .suo fìanco destro, a misura che restano esposte le comunicazioni dell'assalitore, e finchè non r iesca a respingere fuori del Tirolo le forze combattenti dell'Austr ia; la qual cosa potrà r iuscirgli facile, se avrà mezzi di assalire questa na.t,urale fortezza da tergo ovverosia. dalh parte d'Italia.. Il ne mico potrebbe anche ciò esegu ire, dopo aver respinto dietro il Mincio le armate austriache, che operarono in Italia, e scacciatele dall'Adige, ove, lungo questo ·finme, scorre la prima comoda strada, che può servire all'offensiva contro i monti del Tirolo. Premesse queste cose, pare bastantemente dimostrato che la posizione del Mincio copre anche il Tirolo , e che quid puossi tenere molto tempo i11 iscacco un ccrpo
;be
IDP,IL,1TERO
L.4 VlsNJi.ZlA
ll quadrilatero in mano dell'Austria ha tuttavia anche Ìl suo lato difettoso. Una delle debolezze più essenziali si è che la com unicazione laterale del Tir olo non sta (come sareb~e da d_esiderarsi), dietro la zona difensiva, ma pone capo 1mmerbatarnente nel mezzo della. m edesima, così lo s bo?co dalle _Alp i si t~ova davanti al la linea dell'Adige, e pmttosto ristretto chetro J.a linea del Mincio. Quando si rompess_e di fronte la linea del Mincio, allora questa com umca.z1011e correrebbe un grande rischio, sebbeI!e la prossimità della linea dell'Adige e della principale fortezza, cioè d i Verona, possa valida.mente so;ten ere la prima. lin~a, e _se~bene in parte questa sia anche coperta dalle fort1fìcaz10m d ella Chiusa dell'Adige e dai forti di Pastrengo. . . P ressochè uguale è l'importanza difcnsi va della prima lmea, q ual base, ossia della linea frontale del Mincio- Po, e della seconda linea quella dell'Adige. La pri ma non presen ta per tutto il s uo sviluppo ugual forza, essendo l'estrema ala destra a lquanto debole al Mincio superiore, rnèntre invece è forte verso il ~1incio inferior e, ed in alcuni siti è fortissima : la linea dell'Adige in vece è più u niforme . arpbedue poi si difendono v icendevolment e. In nessu~ paes~ d'Europa s'incontrano due barriere fluviali, disposte l'una dietro l'altra di tanta consistenza. Quèste due linee ~i posson~ considera.re come se·ne formassero una sol a , per 1 rapporti r eciproci che hanno fra dì loro, per la br eve distanza cui si trovan o , e per l'aiuto che la seconda linea può reca.re alla prima. Le fortificazioni della prima linea c_o sì come quelle della seconda sono basate ;;opra un urnco e medesimo i:eistema, formando tu tte e due; per così dire, nn solo ordine difensivo cli due linee, bensi d~verse, '":n concor·renti acl ·wno stesso scopo di fortificazione tattica. Queste sono state comprese appunto in u n unico concetto fortificatorio, perchè le due pinze dell a linea del Mincio, Peschiera e Mantova, e quelle dcll'A-
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dìge, Verona e Legna.go, rappresentano quell'imilà •indivis;, che costituisce il così detto quaclrilate1·0 fortificato. Considerando inoltre gli altri vantaggi che offre la configurazione del quadrilatero appare a primo aspetto, cl::e la prossimità di queste linee fluviali è molto favorevole alla difensiva ; poiché la v icinanza di esse agevola g randemente l'esecuzione. della più difficile di tutte le operazioni tattiche che richiede la difesa successiva su basi parallele , cioè il traslocamento della principale massa delle forze difensive e del materiale difensivo della prima linea alla retrostan te, ciò che deve succedere appunto nel momento decisivo, ossia quan do la prima linea è addivenuta insostenibile. Molto favorevoli sono perciò q ueste località per la loro stessa n atura.; se per esero pio l'Adige sbbcca.sse al nor d di Venezia, lo che facilmente avverrebbe, se il fiume presso a Verona prend esse una direzione più orientale di pochi gradi; i1~ questo caso, rotta la linea del Min~io , cadrebbe nelle mani nemiché, con Ven ezia, anche la metà del Veneto, l a d ifesa poi darebbe ben molto a pensare, dovendosi combattere sulla linea d el Mi ncio sino agli estremi ; mentre q uindi per g iungere sino alla linea di sostegno dell'Adige si dovrebbe percorrere un t rat to di cammino quattr o volte più lungo . Ad eccez10ne di Verona le fortificazioni della seconda linea avrebbero allora poche relazioni con q uelle della _ p rima, ed i suoi d ifensori n on potrebbero venire conside. rati qu ale riserva della pr ima linea. Ma nella situazione in cui essa r ealmente si trova, l'assalit'.)re dopo sfondata la prima linea, sarebbe costretto di fare il suo spiegamento strategico sotto il t iro del c:annone delle piazzé fqrti della linea.dell'Adige; la r ipresa della linea del Mincio partendo dalla linea dell'Adige non esige lunghe predisposizioni , non occorrendo per ciò che una sola marcia. · In fine le fortezze del .Mincio stanno alla portata di un
L ,1 VEN ll ZIA
contrassalto (quando fosse stato giuoco forza lasciarle investite dall'inimico), poichè mediante un sul)ita neo ritorno offensivo , scelto in buon punto per rompere il blocco, potrebbesi introdurre nelle minacciate città nuove fone e materiali da guerra. Anzi la poca lontananza <lella linea dell'Adige -da quel la del Mincio ha tanto effetto sulla resistenza di quest'ultima , che questa può f!ssere considerata sostenibile fìntantochè quella non sia caduta nelle mani del nemico. Anche le comunicazioni col cçrpo pri1;wipa1e· della monarchia per due diverse direzioni , corrispondono ai favoreyoli rapporti di posizione e di spazio h . :ale di queste due fronti difensi ve situate l'una dietro l'altra. L'una di esse è quella importantissi ma che a tergo conduce verso oriente, e quindi perpend icolare alla seconda linea; l'altra (la comnnicazi•ne col Tirolo) cade suL prolungamento dell'ala destra. Verso oriente veggiamo assicur ate 1~ comunicazioni da un intierò sistema di t ratti di strade; da una ferrovia in contatto immediato con quella di Trieste a Vien na, cosicché ne rìmane àssicurata la comunicazione con questa ultima città. · Le comunicazioni col Tirolo sono limitate alla str ada della valle dell'Adige, ed all a ferrovia che va a Bolza no; non vi ponuo quindi marciare molte colonne. Ve;ona, punto centrale delle fo rtificazioni del quadrilatero, e ad un tem po punto d i sostegno pr incipale della linea dell'Adige, è pur quello ove si annodano le direzioni tutte delle strade principali e delle ferrovie.La ferrovia di Milano tende ad occidente, e la veneta diretta a Vienna sc0rrc verso oriente; la fe rrovia del Tirolo va al nord, e quel la d i Mantova al sud. · Soltanto Legnago si t rova priva d i comunicazione ferroviaria; questa per ò si potrebbe diramare dalla stazione d i S. Bonifacio, dalla ferrovia di Verona a Trieste.
~OL lS UO QU AlJRILATi\RO
Fìnalmente 11 pregio principale di una posizione difons iva deve consistere nella. condizione che questa abbia: a d_offrire all'assalitore il minor numero possibile di cmrn, ~ nicazioni, ed a la.sciar in vece alla difesa la 1;1aggioro a 1)bondanza di q uelle le quali sieno bene appropriate al suo scopo. Tutto starà sostanzialmente nel poter ri u.,;cire a passare faci lmente dalla. d ifens iva all'offens iva per riacqu istare il terreno perduto, e respi ngere l'assalto con qua.lcbo contraccolpo . Sotto q uesti rapporti la wna d-el quaJrilatero è uua. posizionce impareggiabile. Verame~1te non vi sarebbe ~be un so1o moclo -di attacco possibile contro la zona d ifensiva, copert,l dalle fortezze del Mincio e dell'Adige; e sarebbe lo sfoud~ire della linea del :Ò'l incio fra Peschiera e l'allargamento dd. Mincio in forma di lago superiormente a Mantova; per andarsi q uindi a stabilire in forte posizioue fra VeroDa. €cl il lago di Garda onde tagl iare la comunicazioue di fianco col Tirolo, e procedere all'assedio rnetodico di Ve~ rona. Cadendo questa p iazza 1~e conseguirebbe 10. perdita della linea dell'Adige , e gli Austriaci si tr,.m:rebJ>ero c ostretti ad abbandonare tutto il terrilorio ·rnneto e ritirarsi a. Tarvis. Si potrebb'anche supporre che l'inim ico abbia. d'Lttuato uno sbarco nelle prossimità di Venczi.t o nell'Istria, coll'intenzione d i stabilirvisi fortemente , impr~dronendosi delle comunicazioni , che per di d ietro conducono nell'Austria, e g irando la forte posizione d ifesa dalle fortezze del quadrilatero, per afferrarlo alle spalle. Un'orerazione consimile potreb be avere.anche q ualche prol,abìlit!t di buon successo, qualora il nem ico fosse ri uscito con Ula col po di mano ad impadronirsi d i Venezia , stabiliendo in q uesta città la base delle s ue operazioni. Lo sbarco però d ovrebbe farsi con forze assai imponenti, imperoccbè é nella natura delle pos izioni a doppia base che lo sforzo sopra una linea di comunicazione non . è sufl icient,e acl _.\ ;,;:,:o v,u voi. "· -
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LA l'El'\EZIA
impadronirsen e. E probahi lmente no11 si otterrebbe altro, se non che l'assalitore si troverebbe separato di fronte al difensore , e darebbe a quest'ultimo l 'occasion e di far prevalere la sua superiorità contro quelle masse, che gli sarebbero d'avanti o alle spalle. In questo caso quella posizione della comunicazione col Tirolo , anzi d8scritta come sfavorevole , acquisterebbe una condizione vantaggiosa. Si può ancora s upporre una terza offensi va, cioè quella che il nemico, sboccando dalle piazze d'armi di Ferrara e di Bologna, ed appoggiandosi all'ala sinistra della zona difensiva, operasse sul Po , sforzando l a forte linea d el fiume, e, procedendo a sinistra, irrompesse nel quadrilatero; onero che dopo avere passato l'Adige si impadron isso di tutta la zona che sta alle Sj)alle del quadrila.tero. Il Po è però un fiume <li forte e r apida corrente, ed i snoi passi fortificati in tutti i punti minacciati, sono assai difficili a superarsi, mcL tre invece possono difendersi con poca truppa. Tuttavia anche dopo riuscito il passaggio del fiume, non si offrono vantaggi all'armata offensiva, perchè a misura che essa avanza , s'ingolfa nella malaugurata r egione paludosa fra il Po e l'Adige inferiore , ove le febbri ùecimer ebbero le suo truppe. Oltre a ciò , facendo una marcia a sinist.ra per irrompere tra Mantova e Legnago, potrebbe assai difficil mente riuscire; poichè da :Mantova fino a questa piazza, situata suli' Adige, si estend<7 un tratto di p aludì'di tale vastità , <.;be confina al Po , fo rmando una banicra di fac1le difesa. Quando poi finalmente l'armata, che stasse fra l'Adige ed il Po volesse passare l 'Adige per g iungere alle spal le della posizion e, essa, vedendo la sua comunicazione dietro sè interrotta da due fiumi, ed intercettata dalle piazze di L egnago o di Mantova , p otrebbe trovarsi iu una condizione assai scabrosa, che faci lmente poirel,besi tern1innre con 11nn, terribile catastro fe.
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Da quello ch'è stato fin qui detto, si può concbiudere che difficilmente verrebbe intrapreso un -assalto dal latù del sud; ma piuttosto l'assalto verrebbe fatto nella dirozione da ovest verso est, e sulla linea del Mincio. Com'è noto il Mincio è l'emissario del lago di Ga.rda., ed ha la lunghezza di sette leghe. L:i. fortezza di MantoYa g iace a due leghe e mezzo dalla sua imboccatura, sulla. r i va d estra del Mincio; essa è circondata. dai laghi formati dalla riviera, che hanno una lega e mezza di superficie ; questo tratto è coperto di folti canneti, che sorgono dal fondo del lago; i laghi cingono la città in un grande semicerchie e contengono acqua sufficiente per -a llagarn le pianure paludose ch'estendonsi al sud della cit-tà. Al disotto di Mantova, il Mincio va dilatando il sno letto, prendendo un'ostensione di oltre 100 passi di la rghezza, formando una ba.rriera tluviale fra risaie e palurli da considerarsi come insuperabile alla tn1ppa. Quel tratto. del Mincio che dalla sua imboccatura s'estende sino alla formazione d ei l aghi, nou può essere nè sfon.ci'M.o nè roUo; le rimanenti tre l eghe e rnezza del suo corso superiore costituiscono un ostacolo militare di poco rilievo. Da Peschiera sino a Volta la d estra 1·iva del Mincio è sparsa di colline. La l arghezza della riviera e la q ualità d elle sue rive non rendono troppo difficile, in n e$sun luogo, la costruzione dei ponti. Però il sito migliore per ciò fare è quello d i Monzambano, ove già havveue uno; è luogo quello che può essere fàcilrnentc s torzato, perchè la spònda destra domina la sinistra. Invece il ucmico che passasse il Mincio a Monzambano arriverebbe in una posizione poco favorevole dopo aver oltrepassato il corso d'acqua incontrando le ripide sommità del Monte Bianco, del M;mte Magrino e monte Vento, che formano la .corda d i un areo, descritta dal Mincio, e che chiudono la zona piana della sp onda sinis trn. Le condizioni difeu-
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sive della posizione deL\:lincio superiore non si possono ,,.en eral mentti considerare come affatto sfavorevoli. Con ~ , l'ala desti-a appoggiata al lago di Garda e la sinistra al corso inferiore del Mincio, la posizione è fatta sicura da r1ualsiasi spunta.mento laterale. Vero è che ha la lunghezza d1 sette ore di cammino, ed è cosi troppo estesa per essere occupata come posizione tatLir.,a. Le fortifica:i:ioni campali potranno però sempre prestare senigi assai imporlant.i. Nella campagna del 1850, P esC'biera era assediata dai Sr.rdi, orl essendo la chiave della linea del Mincio, fu scelta Gume obbiettivo delle loro operazioni. Ma tutti i loro sforzi limitaronsi ai soli preparativi dell'assedio, quantunque però al solo colpo d'occhio s i poteva vedere la mancanza stata commessa. dagli Austriaci d'av·ere trascurale le fort ilìcazi\rni intorno a questa p iazza; ma dopo la 90nclusione della pace, l'Austria si è affrettata a porvi riµavo, Erigendovi i forti distaccati dal n° 4 al 11° 11:, In tale condizio ne Peschiera n on corre p iù pericolo di cader e per sorpresa, cd è posta _iu g rado d i sostenere un r egolare assedio. Sai•à molto p iù probabile che si facc ia un impetuoso l"fo.rzo sul centro della. linea superiore del !\lincio, per get. 1n.re l'ahi sinistra austriaca su Mantova, e la destrà su Verona, e sotto l'impressione della vittoria isolare Peschiera ed impadronirsi della prossima comunicazione fra Mantova e Verona, c.:ioè della ferrovia. Un a3salto siffatto esige però grande superiorità di forze combattenti, ovvero la sconfitta dell'armata difen$t Va in battaglia campale, Peschiera, dopo sfondalo la linea, del Mincio, diventerebbe l'oggettivo d,i tutte le operazioni d'attacco, e riguardo alle com un icazioui e_d a llo scopo principale dell'offensiva questa piazza_ ac<Ju1,;Lerebbe tale importanza da stare a pari con Verona. Tratteras:;i quindi cli conservare ad ogni costo Peschiera, e l'assa.l itore ri rnctLcrà tutto il s uo iu1pcgno per ron-
COL
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dcrsene padroue ed impossessarsi della comunicazion e laterale col Tirolo; e qualora ciò non riuscisse subito dopo il colpo decisivo fatto sul .Mincio, si dovrà s~ingcre e coprire con ogni sforzo e con ogni mezzo l':issecho d1 Peschiera. Il còmpito dell'armata difensiva invece sarebbe quello di sturbare il blo~co co_n sortite o1fen.s i:e pr?venienti da Verona, e così tmped1re la cadut a d1 I esch1era.. L'Austria ha predisposta ogni cosa in tale intendimento, poìchè i forti di Pastrengo hanno incontestabilmente, assieme allo scopo offensivo, quello di coprire il terren~ fra il lago di Garda e l'Adige, ed in oltre anche quello dt favorire con ogni miglior modo l'offensiva ad un'armuta, che sortisse sotto ];l protezione dei suoi cannoni , per tent.ar di liberar Peschiera dall'assedio. In quanto poi alla linea del Mincio. devesi. considerar.e il punto di Goito come uno dei più d_el~ol1, rn_0_nke il terreno della ri va sinistra rende imp0Bs1b1le lii difesa del luogo, che p uò essere battuto effi cacemente dalle battA1·i~ impiantate sull'eminenza dell'opposta sponda, cpperc1ò il difonsore può essere costretto ad abbandonare il sito ed. il ponte. Il piano della riva destra è più alto, sicc?1~c j\ paese nella valle . Qualora si voglia rendere so_st~nib1l_ e questo passaggio, vi si dovrnnno erigere alcu111 n~ott1. Mantova può rendere straordinari sen igi alla difensiva. Il suo valore strategico però sembra subord inato a quello di Peschiera, perchè l'a la sinistra· del fronte d'attacco, come già è stato detto, ha in sè uo.'importaoza minore in confronto di quella d i destra, o perché quesl'a fortezza ba poca importanza r elativamente all'ins ieme del territorio non che per la sua maggior distanza cla Veron a relativamente a Peschiera. cioè dal centro da cui si dipartono le linee della difensiva . . L'assalitore si dovrà limitare ad investire Manlorn c<l a far la osservare; e soltanto allorché una 1m1ssa considerevole di truppa. si sarà rinchiusa in Mantova, addì-
COL SUO QUAnBIL ATIBO
verrà necessario 1o stringere l'assedio più da vjciuo alfa piazza, ·ed aprire la trincea. Come- già è stato ind,icato, tutti g1i sforzi dell' armata offen<.iva intenderanno a Ji:berare d'assedio Peschiera, ovve ro a fare una diversjone decisiva contro l'armata assediante. Simili o perazioni di un esercito offensivo il quale muova da Verona, r iusciranno difficil mente, per causa de11a con- figurazion e del terreno tra Verona e Peschiera. Sono po,i assai sfavor evoli a questi tentativi l e colline orientali di - Pèschie.ra, cha si dilungano dal nord al sud colla fronie rivolta verso Verona; tali sono le colline di Sona e di Sornmacampagna, quasi appositamente cre~te per impedire ad un corpo qualunque di truppa , che esca dalla grande fortezza centralo, d'eseguire un contrassalto in favore di Peschiera. Tuttavia sarebbe ora un affare serio assai quello di . voler postare su quest ~ alture l'eserc.i to assed iante, essendo che le artiglierie delle opere esterne costrutt evi dagli Aust.riàci, potrebber9 mandare i loro proietti molto davvicino ai campi dell'as,ediante, e sotto la loro protezione grosse sortite da Verona potrebbero giungere sull'ioi:!,ico. · · Le for t ificat_e colline di Pastrengo, delle quali già è stata fatta menzione, facilitano anche le operazioni in questo senso, e in caso di rovescio-assicL1raoo uno. scampo sicuro alle truppe che si ritirano. Questi medesimi forti , unitamente alle chiuse dell' .;\.dige di Cerai n o , impedir anno per qualche tempo al nemico d'impadronirsi della comunicazione laterale col Tirolo. Non credasi poi che de bba essere una necessità incondizionata quella del possesso della comunicazione col TiròlQ, e che debba i ndispensabilmente precedere l' assa1 to ciel l,1 vera posizione domin ante tattico-s Lrat~igica di Verona; cbè quand'anche toccasse a,ll'armata ctifensi va questa g rave perditii., non l a sarebbe da r itenersi per u n'operazione decisiva, e fintantochè rima:i-rà libera l a retrostante comunicazione cogli
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Stati della monarchia, non saranno esauriti gli estre;ni mezzi di difesa. Resta adunque ancora indeciso quale delle due linee d i comunicazione riunisca maggiore importanza, ed abbia m aggiori attrattive per l'attacco . Non può essere messo in dubbio che la liuea del n ord sia la p iù accessibile, ma siccome la difen siva in ritirata deve avere per ca pitale principio di non indietreggiare se non in quella direzione ve rso la quale possa più rapidamente e sicuramente raccogliere le sue forze e collegarle colle retrostanti; ne deriva cbe la linea d i · rit irata verso oriente sino a Tarvis, debba essere considerata come la più vantaggiosa e la più importante . Colà dovrà tenersi una f'econda massa allo scopo di unirsi alla prima, non potendosi fare a meno del suo appoggio p er ristabi lire l 'equilibrio delle proprie forze d irim petto a quelle dell'attaccan te. Ma quando si ante ponga coprire le èomunicazioni orienta.lì anziché quell e èel Tirolo, cionondimeno non si può in og ni caso d isconoscere come debba essere un'importante q uist ione per l'esercito difensore quella d'assicurarsi di queste u ltime , quantunque s ia desiderabile che esse si trovino in tali condizioni da non dover, momentaneamente alme no, darsene pensiero, per non isprecare a, questo scopo secondario le proprie forze~, _le quali riusciranno preziose al mome nto decisivo o 'pe r t entare u n ritorno offensivo contro Peschiera., ovvero in una battaglia d ife nsiva appoggiata alla catena dei forti presso Santa, Lucia, i vi p rendendo una disposiziouo offensiva quale atto finale della lotta. Qui ·si potrebbe muovere la. quistione se abbiasi a n utrire la s peran;,,1 che lét resisten ,,a dinanzi a Verona p ossa ottenere risultati tali, da rn c r-itarsi d'esser posti a li vel lo _con quelli ottenuti, s u gra ndissima scala., dinanzi a Sebastopoli ? E questa quistion e ne promuover ebbe un'a11ra, · cioè se vi possa essere la probabilità che l'assal itore riesca
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a tagliare d'un traito al difensore ambidue Te comunicazioni, cioè quella verso il nord e quella verso l'oriente. Tale quPst iune potrebbe ricevere una negativa risposta, mentre 1,u1:1 offensiYa di tanto vaste proporzioni, esigerebbe LH1:i~.~oluta 8u periorità di forze, cd implicberel>be necessariamente una sensibile dl'bolezza su tutti i punti. TnttaYia è assai probabile che la lotta dinanzi a Verona diventerebbe molto lunga ed accanita, essendo Verona colla sua forte cinta a doppia catPna protetta da forti af. fnrrnti da ridotti, fra e~si indipendenti e capaci di difrsa - una di quel le posizioni per natura forte, ma per artu resa irnµareggiabilm0nte fortissima, lo che non si può dire d1 Sebastopoli. II valore indom ito dell'austriaca arm11tn, resosi celebre in molte battaglie, ma specialmente nelle giornate dell'ultima campngoa , ci sta mallevadore che qualsiai-i loti.a che l'Austria anà a sostenere sotto le mura di Verona la quale possa <;ompromettere Ja sua esiste11za, come potenza di primo ordine, prender ebbe tali proporzioni, 1·apaci a rintuzzare qua lsiasi terribile ilSsnlto. Da tutto quello che abbiamo fin qui detto si può cen• chrnrlere: a) Che la zon:i difensiva del teatro della guerra del \' eneto e lo sue fortezze del qua,frilatero non sono attaccabil i con speranza di riuscita che. dal lato 0ccidentale, ed è appunto da questa parte soltanto ch'è vulnerabile la linea, lunga sette ore di cammino, che s·estencledal lago c1t ('ì,mla sino al Mincio; · h) Che la prima operazione f'he deve fare l'offensiva si è qudla di sfondare la linen d( I 1lincio; ed allorcl1è questa, sia r in;:;~ltn, illtraprcll<lcre 1·a1>sedio e la presa <li Peschiera, che è la chiave della linea del òlin1;io; e) Le operazioni della difensiva invece, dnrantc questo pcrioào della guerra, consisternnno nel cercar di far
COL ~110 QUAllR.1 1, \TER O 26ii levare l'assedio d i questa piazza, od almeno di inquietarlo incessan temente; per tale operazione la difensiYa dovrò. avere la sua base naturale su Verona. cl) Che finalmente la. lotta: decisiva <louà di per se stesr::a ridursi sotto questa piazza, le di cui comunicazioni sono in favorevol issime cond izi oni, ed ove è ben probnbile che il nerbo dell'esercito austriaco scotend,.si sicuro al le spalle, resisterà a tutta oltranza, usando la maggior energia per non lasciarsi spostare da sì vantaggiosa posizione: e l'energia che vieppiù da difesa, se in queste circostanze essa trovasi appoggiata a fortezze, conduce sempre a favorevoli risultamenti, o quanto meno, a meno onerose condizioni di pace , 1
B) In rapporto alla politica.
~el capitolo precedente è stato indicato quanto infinitamente essenziale sia il posses::io del Veneto e delle fortezze del quadrilatero per la di fesa delle frontiere dell'Austria, e quali grandi vantaggi tattici e strategici possegga un esercito, il quale abbia a campeggiare in cr.i:esto territorio, q11and'anche costretto a r esistere agli attacchi di forze superiori. Riguardi puramente militari non solo, rna anche riguardi politici esigono che l'Austria rimanga padrona del Veneto; tuUe le grandi potenze e ~pecialrnente la Germania hanno uguale interesse, c}1e l'Anstria non venga espropriata cli questo Stato ; non così. la Francia e l'Italia, cui preme invece che l'Austria ne sia cacciata. Esaminando l'importanza politica e la necessità del possesso del territorio V(:neto, non occorre il dfre che l'Austria è quella più vivamente interessata in questa quistione. Ci siamo provati di dimostrare le varie condizioni ·del teatro della guerra dell'alta Italia, del territorio Veneto e delle fortezze del quadrilatèro, in para-
266 LA VENEZU goue del teatro della guerra della Germania meridionale, additando gli svantaggi, che ne risulta la perdita.delle pianure del Veneto, cagionerebbe all'Austria, quando venisse ad essere involta in una guerra colla Francia e coll'Italia. Se la necessità di · possedere questo territ<'rio è. per l'Austria la più vitale condizione, essa cresce ancora più d'importaaza qualora si consideri, an_che dal lato marittimo, la situazione del Veneto . Colla cessione del Veneto l'Austria non verrebbe esclusa dal mare Adriatico, poiché la vera base della marina austriaca è più particolarmente stabilita nell'Istria e nella Dalmazia; e già al presente la forza marittima italiana è superiore a quella dell'Austria, e l'aumento che ne risulterebbe dall'annessione del 'leneto ne alterereb~e di poco le attuali condizioni . Ma molto svantaggio ne deriverebbe dalla variazione del terr itorio. In una guerra fra l'lta1ia e l'Austria la base marittima dell'Austria, perd uta la Venezia, re;:;terebbe affatto com promessa e scoperta, quando l' assalitore, avanza11do nella pianura, ponesse stabile piede in Villach , o in Leibach, ovvero in Agram, prendendo a tergo i porti di guerra austriaci , e tagliando fuori l'Illiria e la Dalmazia dal nerbo degli Stati imperiali La perdita di un solo tratto di territorio implicherebbe l'intiera rovina della marina austriaca . L' esistenza dell'Austrià , éome grande pot<mza verrebbe comprome:;sa dal momento che non potesse più disporre della i:-ua marina. L'Austria sì è g ià trovata nella più triste delle condifioni territoriali - nella circostanza di essere politicamente esclusa dal mare; - e l'insostenibilità di quella condi zione si fece tanto sentire, che, certamente l'i mpero im_piegherebbe t1;1tte le sue forze anche nella più sanguinosa guerra, e s'imporrebbe i pii1 enormi sacrifìci i, per non andare in rovina , dapprima commercialmente, e quindi per naturale conseguenza anche politicamente . . L'Austria perdendo il litorale del mare Adriatico, ve-
COL
suo QUADUlL,\'rrno
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drebbesi trasformata in un corpo immobile privo d'ogni sviluppo, e dei suoi più indispensabili organi. L'esclu-si~ne dell'Austria dall'Adriatico equivarrebbe alla per- dita della metà rimpero ; ora poi specialmente che il commercio e la navigazione si sono elevati a quel1'alto o-rado di floridezza, che sono divenuti i fattori principali o dello Stato. La perdita di ter ritorio non sarebbe tanto tla lamentarsi , imperocchè l'Istria e la Dalmazia sono soltanto una piccola parte della monarchia, ma il credito dello Stato, la sua influenza ed inmrnzi tutto il suo a-vvemre! Quando anche la cessione del Veneto ncm cagionasse poi questa funesta conseguenza ali' Austria, cionondimeno questo atto la spingerebbe ad un destino fatale, doloroso, disperato. Che il pericolo sia vicino , chi è che :ion lo vegga e . non lo paventi? Se solo si volge uno sguardo alle po• polazioni del Tirolo italiano, dell'Istria e della Dalmazia, ben s'i.ntende come gli eccitamenti sovversivi di agenti italiani, ponno giorno per giorno riuscire a prepararvi altra preda alla voracità di territorio degli Italiani e dei Francesi. Chi volesse dubitarne non ha che a r iflettere come la Francia, essen do quella che ha l'interesse più -ur gente di aprirsi un libero varco verso l'oriente, ha già manifestata l'intenzione sua di voler fare del mare Mediterraneo un lago francese. Con un piede poggiato a Nizza, A l'altro a Roma, la Francia sta già preparata all'attuazione di questo suo proposito, che vorrà compiere appena avrà in sue mani, od in quelle della sua alleata, le coste -dell'Adria, e qui ndi spianctta una via pel trasporto di un esercito nelle provincie nord-ovest della Turchia. È già stato antecedentemente dimostrato quali vantaggi ofire il Veneto all'Austria in una guerra contro la Francia, mentre le linee' del .Mincio, dell'Adige e del Po coprono non solamente il Tirolo, nia an cbe le strade principali, che menano a Vienna , nell'Ungheria, nel basso Danubio,
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COL SUO QUAt>RILATl>RO
26~ LA VENRZI A e tutta la rete di strade che si diramano all'Istria ed alla Dalmazia; e come al contrario perdendo questa pcsizione rimarrebbe una mal sic ura ed indiretta difesa verso . dette direzioni, cioè un sistema di r esistenza, che certamente in casi particolari potrebbe ancora concedere alcun importante risultato, ma che in generale sarebbe di molto inferiore alla difensiva diretta, nè potrebbe dar altro che risultati effimeri e di valor relativo, allorquando sconfitte precedenti avrebbero già disanimate le truppe e tolto l oro quello slancio tanto necessa_rio per un ritorno otfeosi vo. Nell'esporre le relazioni confinarie abbiamo o.sservato quanto sia importante che le frontiere dell'Austria non sianq dal Mincio retrocesse sino alle catene delle montagne alpine, ed abbiamo, quantunque brevem ente, accennata l'in/luebz.a del possesso del Veneto, e il modo di condurre la guerra nella Germa!lia meridionale; ciò nondimeno <1ggiungeremo ancora alcune parole per dimostrare quale capitale interesse abhia la Germania, accioccbè l'Austria conservi il Veneto. Il quadrilatero con le sue fortezze ed il V e-net o coprono il Tirolo e l'intiera frontier a meridionale del teatro della guerra della Germania meridionale; ed una sconfitta decisiva alla DraYa, dopo la perdita del Venèto, ed una marcia su Vienna hanno sulla Germania meridionale le stesse conseg!le • zc che avrebbero le battaglie perdute sul Reno e sul Danubio . Il possesso del Tirolo meri dio nale ed una marcia ~ul Dan ubio paralizzano la di fesa del Reno e della Selva Nera, quand'anche coronala da felici risultati; ed inoltre Ulma risulter ebbe girata di fian co . Quando il nemico riesca ad impadron irsi intieramentè dei punti che sono la chiave della linea del Danubio e dei primi paesi confinarii alla SYizzera, allora egli sarà padrone di una base fiancheggiante verso l'Elbo, avrà girata la fortezza della Confederazione e del
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Reno e m inaccerà la Germania settentrionale, il Belgio e l'OÌanda. Ma se i puntelli della Germania, l'Austria e la Prussia fossero infìaccl1iti e sconfitti, allora sarebbe decisa la sorte della Confederazione germanica: poichè ogni disastro del\' Austria in Halia viene risentito sul Heno, nell'Austria si vina.e la Germania, nell'Austria si snerva la Ger mania.; con la perdita del quadrìlat0ro perde la Germania il suo corpo difensivo, e viene spogliata dello scudo che L:i protegge. L'Austria dopo la perdita di Venezia costretta a difender e un tratto <li frontiera di 24 lecrhe più lungo dell'attuale, difficilissim0 a tenere , e minacciata subito così nel cuore dei suoi dominii, dovrebbe fare sforzi est remi, prima per difendere se stessa , quindi non potrebbe inviare che ben poche truppe . al Reno. Potrà rinforzare appena appena col suo contrngente i suoi confederati della Germania sul teatro della guerra sul Reno , quando per sfavorevoli e-vent•.ialità difensive sarà costretta a fare un triplice sforzo per CO· prirsi . Che se invece l'Austria può rimanere padron~ del quadrilatero, avrà campo di inviare buon nerbo d1 truppe per cooperare alla d!fesa del Reno. L'im portanza poli tico-str,ategica del Veneto è ben defin ita dalle seguenti parole del generale Radowitz: , L'importanza dell'Italia superiore è per la Germania , di sommo interesse, per cui non ho- saputo mai com• prendere, come sì capitale qllistione non possa da~ , Juocro se non se a prosperi auguri , a vani presupposti 0 , ed a speculative intuizioni; da queste considerazioni « v00'1io soltanto met ter e in rilievo d ue cose - che basteo , ranno a farci conoscere la nostra situazione in questa • q uistione : una riflette gl'interessi materiali, l'altra la • sicurezza militare della Germania. , Senza Venezia e le coste non si può conservare lun• ffatnente Trieste ed il litorale; ne andrebbe perciò per• dulo il mare Adriatico, e così ogni comunicazione col
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LA YEJ,EZT A
COL SUO QUADRILATERO
" Mediterraneo, una delle arterie principali della nostra ,. materiale .e marittima esistenza. • Altrettanto importante è il lato militare della qui• stione; se l'alta Italia viene separata rall'Austria, al• !ora la difesa della nostra frontiera meridionale i11co• mincerebbe dall'Adige superiore e dal Tagliamento, e • non più dal Ticino. La prima di q ueste linee conduce « nel Tirolo e n ella Baviera, l'altra nel cuore dell'Au« stria. Questa è la diversità che risulterebbe da un'in« folice campagna. Noi dovremmo incomip.ciare la lottà « difensiva là , ove noi potremmo essere respinti dopo « gravi perdi.te e sconfitte. • Questi r iflessi valgono anche per la frontiera occi,. dentale : la nostra costosissima fortificatoria sicurezza « della linea dell'alto Reno sarebbe di nessun vantaggio; < le posizioni della Selva Nera, la fortezza di Ulma ed il ,. Danubio superiore sarebbero girate di fianco. La lotta « non incomincierel~be sull'alto Reno, ma nelle pianure • della Carinzia e della Baviera. Un tetzo dell'Impero • Germanico andrebbe per duto senza trarre colpo, e so« larnente per le_ strategiche disposizioni di ambe le parti. < Se non vogli~mo che cada su di noi csitanta sciagura, • dovranno i Tedeschi mantenere sempre stabile piede ,. in Italia. « Il possesso della Lombardia non è al certo indi< spensabile e necessario poichè apre solamente i passi < dello Spluga e dello Stelvio. Il primo mena nei Gri• gioni , perciò non immediatamente sul te_a tro della « guerra della Germania ; l'altro, il p_ i ù elevato passo • dell'Europa , percorre una sezione di territorio , che • facilmente si può sbarrare con opere di fortificazione. « Ma nella terra ferma- del Veneto le cose prendono « tutt'altro aspetto: qui non bastano Verona e Legnago • colla linea dell'Adige, poichè rimarrebbero all'inimico • là r iva destra dell'Adige e le aJt ure dominanti di Rivoli
, e l'entrata nel Tirolo meridionale. Epperò bisogna « tener fortomente la linea del Mincio con Peschiera e • u Mantova, e stabilire una fronte di difesa fra il lago di • Garda ed il Po. Se si vuole assicurare la Germania in • una posizione che da secoli po~siede senza pericolo di , doverla per dere, non si. dovrà per mettere che la terra « ferma del Veneto, ed il tratto di territorio sino al Mincio ~- cadano mai in mani straniere. » L'In ghilterra ha sommo interesse che l'Austria si mantenga nel possesso del Veneto; ba;,ta perciò gettare uno sguardo alla posizione ed alla impor,tanza del mare AdriatiJo. L'Adria è il braccio di un gran bacino di mare, che sta nel bel mezzo di tre parti del mondo, e comanda il passo d0lle comunicazioni fra queste, e la principale com unicazione del mondo. Pare predefinito nel corso degli avvenime_n ti futuri, che le r elazioni essenzialmente dipei1deranno dall'ascendenza che i popoli avranno saputo . acquistarsi iu questo m are centrale. Per parte dei Tedeschi il rinunziare a quei possedimenti che mettono a ,questo centro , od anche soltanto il lasciarli in per iglio , chiamerebbesi disconoscere grandem~n te gl'interessi della patria . E ciò è r eso vieppiù importante da una creazione che va sempre più avvicinandosi al suo ~ornpimento, va.le a dire dalla costruzione del canale di Suez, il quale, allorchè sarà aperto, produrrà una r ivoluzione commerciale. Le ferrovie, che saranno ultimate in E uropa-a quell'epoca trasporteranno una considerevole quantità di merci attraverso il continente, mentre il commercio finora aveva le principali sue sedi sulle spiagge del mare del Nord, del mar Baltico e del canale (Londra, Liverpool, Glasgow , Hull, Eàvr e, Anversa, Rotterdam , Amsterdam, Brema, Amburgo). Ultimato che sia il canale _di Suez, prevarranno due arterie principali di commercio, la cui concorrenza è già fin d'ora incominciata: queste linee sono, quella meridionale di Trieste,
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LA VENI1ZIA
c ome punto di sbarco della Germania o~cidentale coi suoi estremi in Olanda ed Anversa; '. la linea di Marsiglia ei Genova coi punti finali di Calais e dell'Hàvre. Se l'Austria perde Trieste, essa e là Germania perderanno uri vantaggio commerciaJe importantissimo, ensendo tagliate fuori da quei lontanissimi convogli di merci, cbe col tempo sempreppiù acquisteranno valore. L'Austria 1;0l!a sua posizione marittima dell'Adriatico perderebbe un mezzo d'incremento essenzialissimo· di prosperità economica, sopra la quale poggia la base di uno Stato, ed alla quale deve attendere, a sùssidio delle s~e finanze; e questo danno non le sarebbe pur compensato col possesso dei Principati Danubiani, poichè le mire future sul Ponto stanno assai indietro, in confronto a quelle del Mediterraneo. Il vant.aggio principale della sitLtazione di Trieste consiste a,nche in ciò, che l'Austria dall'inter.no angolo dell'Adria ha la via più breve pel trasporto d elle merci nell'interno dei suoi Stati, ed in ogni rapporto è sempre la linea più ,diretta, in confronto di quella di Ge- _ nova e ài Marsiglia. L'Inghilterra non permetterebbe in nissun caso, che un porto di mare, il qnale offre vantaggi tanto cospicui, venga a cadere n elle mani della Francia o della s ua alleàta; essa ha inoltre a ciò altri motivi suoi particolari, ch è -uou lascerà intentata qualsiasi v ia per impedirlo . L'Inghilterra ha grandissimo interesse che le · coste dell'Europa e qudle del mare Mediterraneo specialmente, rimangano, per quanto più possibile, spartite fra i piccoli Stati , affinché il commercio marittimo del continente , risaltando così diviso , trovi un insuperabile ostacolo al suo potentissimo slancio, e quindi alla ognor crescente sua forza militare marittima. Il nemico più pericoloso dell'Inghilterra è la Francia, dalla quale sortiva il progetto del canale di Suez, predestinato a rimettere il (.;OITI!]'.1ercio delle Ind ie nelle sue antiche v ie, ed a strap-
CO L SUO QUA D!I.JL.<T ERO 273 . pare i maggiori vantaggi alle colonie principali inglesi, cioè la via a, quei paesi dell'oro commerciale. Una conseguenza della nuova. arteria commerciale sarà, che la mediazione della nuova comunicazione verrà trasportata sul territorio della Turchia. Giàsonoadditate due v ieprescelte ql,lali iniziatrici di questo nuovo commercio : ambiclue partirebbero da Costantinopoli , mettendo ca.po l'una cella Bosnia, l'-altra nella Ser via : la prima di queste sarebbe destinata a comunicare colla Germania centrale ed occidentale , col Belgio, coll'Olanda e coll'Inghilterra; l'altra coll'occidente del continente europeo. In relazione con questa id ea , il governo francese ha già da lungo tempi;> progettato una ferrovia che avesse ca.po nel porto di Trieste, forse già nella lusinga di vedere questo porto in possesso dell'Italia.. Se l'Austria si lasciasse indurre a cedere il Veneto• e successivamente l'Istria e la Dalmazia., l'Italia si estenderebbe tanto verso l'Oriente che signoreggerebbe l'ingresso della Bosnia. L'alleanza rurnenica , diventerebbe allora non solo commerciale, ma ne diverrebbero grandissimi vantaggi politici e militari. Se .tuui 110n s'ingannano - anche i recenti sforzi della Francia di mettere i1 piede in Napoli accennano giiL a questo fine - la storia sta in procinto di cercare sugli spazi del le spiaggie del mare Mediterraneo , ed in questo stesso n1are , il suo campo principale per un avvenire nou troppo lontano , lasciando al contrario qui maturare il finale scioglimento di quistioni d'una indefinibile importanza. Chi avrà saputo predisporre lP, cose maggiormente in suo favore , potrà trarre il maggior g uadagno nel le: nuove relazioni; la Francia non è rimasta al certo indolente-, e ne fanno fede l'impegno preso n el taglio cldl'istrp.o di Suez , e nella costruzione della ferrovia dd Moncenisio per la comu ni ca1.ione con Genova, e quel p iede che t iene sa.ldo in Roma, Nizza ecc. Quanto ha'nno interesse l'Austria, la. Germania ·e l'Io -
J\x,ro
...
,-m , voi. rr. -
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LA VIINILZIA
ghilterra, che il Veneto non cada in mano all'Italia, e .così della Francia, altrettanto ne ha ·la Francia in vedere l'Italia iosìgnorirsene. Col possesso territoriale del Veneto, la Francia farebbe già il primo p,tsso per allargare immensamente quella sua posizione propor:zionatamen te ristretta che finora ebbe nel. sud dell'Europa. Essa stabilerebbesi al sud-est deU'em isfero nel mezzo della superficie del globo, e toglierebbe all'Austria in quella zona ogni strategico appoggio, per creare a se stessa una comoda base di operazioni. F inalmente coll'annessione dell'Illiria e della Dalmazia guadagnerebbe una base diretta contro l 'impéro turco. Sia il Veneto occupato dalla Francia o dall'Italia, l'importanza sarebbe subordinata, poichè l'esito si può considerare eguale. L'effetto si farebbe prima energicamente sentire in Oriente, ove l'influenza dell'Inghilterra si manteneva preponderante , percbè l'influenza francese vi si trovava io condizione cattiva, no11 potendo sosteuerla esclusivamente la sola marina della Francia, inferiorn a quella dell'Inghilterra. Ma posta in posse;Jso di una base sul continente, aumenterebbe improvvisamente e surprendentemente in tale sfera l'influenza francese in estensione, in valorE: e potenza, eà eserciterebbe .u n dominio indiretto in una regi0r1e, attraverso alla q eia.le viu1no alle Indie lé vie di comunicazione, che per l'Inghilterra sono importantissime. È già stato accennato, come la Francia abbia preso l'iniziativa per togliere, a suo tempo, all'Inghilterra il dominio del mare Mediterraneo, e di ridurlo ad un • lago francese. , Per ora essa è soltànto annidata nel bacino occidentale del n,are .Mediterra.neo . [) porto militare di Tolone, il più importante arsena,le marittimo dell'Europa meridionale, costituisce nel bacino occidentale la princ:ip11.le base della flotta francese. Uguale punto d'appoggio è divenuto, sulla spiaggia di rimpetto, l'ultimato porto d'Algeri. I due punti di sostegno del la marina ital iana,
COL SUO Q\JADRILATERO
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Genova e Spezia, sono a considerarsi come a disposizio11e della Francia; e Civitavecchia, essendo in mano di questa ultima, ed essendo suppon.i bile che vi rimarrà ancora lungo tempo, non credesi d'errare ritenendo che, almeno per quanto riflette l'occupazione, la Francia ha ullirnale compiu,tamente le s ue predisposizioni nel bacino occidentale. Questo bacino occidentale serve però di accesso ·al bacino orientale, e lo domina strategicamente, cioè r;elati vamente all'I ngbilterra e agli Stati del Nord; questi ultimi non banno base immediata nel :Mediterraneo. Tuttavia la Francia deve por mente a crearsi punti di sostegno stabili, anche nel bacino orientale, appoggiata ai quali possa operare la flotta francese, ed occorrendo, trovarvi rifugio e, protezione. I porti che l'Italià vi possiede difettano ' in parte di ampiezza, di suflicient i fortificiì.zioni e della necessaria profondità d'acqua. ll porto d'Ancona ha il primb degìi accennati difetti, il porto cli Taranto è ingombro cli sabbie; similmente il porto di ·Brindisi, che era tanto celebre nella storia an tica. - La Sicilia ba alcuni porti ecc'?llenti, ma questa non è in comunicazione colla terraferma, e per la. sua situazione non può servire come punto princ.ipale di sostegno, dal quale la Francia possa farsi una base diretta verso la Tµrch ia, per riuscire in quei suoi intendimenti che abbiamo antecedentemente accennati. Tutte queste consi derazioni infine, indicano che fra t utti i punti che la Francia potrebbe scegliere per sua base nel bacino orientale del mare Mediterraneo, Venezia sarPbbe il luogo più favorevo le e preponderante a questo scopo . Collo stabilimento della marina francese nel Mediterraneo a Venezia, l'Ingh ilterra non avrebbe più modo cl i sorvegliarne le operazioni colla sua flo tta da San Boni facio , ov'ordinariamcnte prende sta1,ione dietro l'isola della Maddalena, e sarebbe così costretta a dividere le sue for1,e nelle acque del Mediterraneo, oppure stabilire
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COL S UO QUADRlLArnR O
LA VENEZU
una seconda squadra a Corfù. Alla Francia invece, chè avrebbe concentrata la sua p rincipal forza in Tolone, rimarrebbero le risorse maggiori che può offrire la strateg ia marittima, e prima di tutto po( la possibilità di trarre in inganno la flotta occidentale dell'Inghilterra , per piotnbare col nerbo principale delle forze sulla flotta britannica in Corfù ; combinazione che avrebbe moltissima probabilità di riuscita; questa però non è altro che una d elle tante combinazioni che derivano dal possesso del Veneto e di Venezia convertita in porto di guerra franc,1se- italiano. Anche la posizione britannica di Malta perdeÌ·ebbe molto d ella sua importanza, come punto dom inante le com unica:t.ion i l ungo il mare Mediterraneo, e nella direzione Vt~rso Or.iPnte sarebbe decisamente primeggiata da Venezia. L'importariza di Malta consiste altresi in ci ò che una flotta n el sicuro porto di quest'isola può adocchiare qu alsiasi squadra francese che veleggi n ello stretto fra il capo Bon e la Sicilia, ovvero attra v erso il Faro: un semplice movimento della flotta può impedìre il passo ed intercettarne la v ia. La politica del secondo impero, in modo degno di ammirazione, ha perseverato in quel ben inteso iutend1mento d ì g uadagnare n el grande bacino d el mare cen• t ra le la principale pÒsizioneper r endersi così arbitra deg li i nteressi poli t ici e commerciali. Se n ell'anno 1859 abb ia,roo v ed uto l'imper atore r epentinamente deviare dail' intra preso cammino, ciò non fu che un 'illusione, poichè la conq uista della Lornba.rdia, che g li l<~ga l'Italia, altro uon è che il rnezzo alto scopo di sta,bilire un piede in Italia per prepftrarvi le ulteriori operazioni verso l'Oriente . Quind i dobbia mo attendere che l'imperatore, allorquando stimerà g iunto il vero moment o , proseguirà l'opera int rapresa, e la coniinue rà coordinatamente ai primi successi , scegl iendo le s ue opera,,ioni in g uisa che non sa.ran no d iverse, ma bensì u 11a ·cont inu..tzione delle prim e,
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dalle quali non si scosterà menomarnente. Quindi le of7 fese francesi tendenti ad unv scopo continentale, saranno ripetutamente r ivolte all'Austria, e si può anche ritenere con tutta sicurezza, che· la guerra sarà diretta contro il suo fianco sinistro per localizzm•la in Italia e per evi tare una g,ue1·ra ge1·manica. Vogliamo sperare che coll'aiuto di uoa forte posizione difensiva dietro il Mincio e l'Adige, si riescirà a parare il colpo, che ferirebbe nel cuore anche la Germania, e che si potranno distogliere i pericolosi suoi effettj I
In 1111 prossimo numero faremo sPguiÌ'e alla versione dell'opuscolo del signor Bitfart, alcune considerazioni critiche d~suute dal giornalismo militare, e ve ne aggiungeremo alcune brevissime nostre. (
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nAS! OJW,\'.'IICHE 01'.LL'ESEHC IT O ITA tl_A1'0
BASI OBGANiCHE E SERCITO ITA LI_A..NO
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. La comm 1ss1o ne della Camera dei Deputati incaricata di .riferire sul bilancio passivo per l'esercizio 1863 del ministero della g Lrnrra, n ella sua relazione invitava il m in istro della gut,rra a pcoporre una legge colla quale fossero un a buon9, volta Essate le basi generali del nostro ordinamento m ilitare , • le quali non facendo ostacolo all'even ienza del caso qualche modificazione o miglioramento, stabilissero tuttavia una norma certa, un limite .fisso, il quale <lasse all'organizzazione militare quel grado di stabilità che è n ecessario a t utte le istit uzioni perchè si consol idino, ed acquistino un elemento di forza nella loro durata s tessa, nella loro in variabilità. »
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Il generale Della Rovere in seguito a q uell'invito, prendeva impegno di presentare l'invocato progetto di legge, p roponendosi di consultare in proposito le opinioni dei nostri p iù eminenti generali, e chiedendo tem po onde approfondire cotal q uistione altrettanto con~plessa quanto importante, con tutta quella ponderatezza che in cosa di tanto m omento è indispensabile. Gli é dun que n ell'anno entrante che questo progetto di legge dovrebbe v eder la luce, ond'almeno p ossa essere presa in base p el bilancio del 1865, ed avere l'attuazione s ua n ell'anno ora detto. In qu~sto importantissimo argomento, il q uale è di tùtto interesse per l'esercito, e per la nazion e int iera, è necessario aprire la più ampia e la p i ù serià d iscussione, imperocchè p er questa soltanto si rendono manifesti i veri bisogni, le positive convenienze ed i migliori modi di soddisfarvi. A ciò la Rivista militare italiana offre le sue colonn e, spassionatamente, senza preventivo partito tranne quello del vero interesse dell'armata e della nazione . Frattanto annunziamo ai n ostri lettori ch e coi primi n umeri dell'anno novello pubblicheremo in proposito una serie di articoli nei quali discuteremo i punti ca rdin ali del la quistion e tanto in rig uardo all'ordinamento tattico, quanto al punto di vista economico·, e dei qua.li ecco i sommi capi:
1° ORDINAMENTO DELL'ESERCITO rn GENERALE : - mezzi e b isogni militari dell'Italia. - cond izion i del suo ,;istema militare - a qual sist ema militare europ~,o debba più razionalmente avvicinarsi - forza in pace ed in guerra - esercito p ermanente e riserve - r eclutamento -- rapporti numerici tra gl i effettivi delle varie armi - bilancio ordinario per la g uerra.
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BASI OitGANI GH!!
DELL'.E~&RCl'fO ll'Al,UKO
:2° ORDINAMENTO DELLA FANTERIA DI Ll_NEA: - unità tattica fondamentale , sua formazione e spartimento - r eg~irnento, sua composizione e forza - quistione dei depositi - brigate - armamento ed istrnzione.
11. ISTITUTI n' 1mucAZION1<; 11HLI'Urm: - loro classificazione éd effettivi in riguardo ai b isogni dell'esercito - battaglioni di figli militari -- collegi militari - scuole di fanteria, cavalleria ed accademia - scuole normali scuole varie d'applicazione.
3° ORDINAMENTO Dm nEnS.o.GLmm: - formaz ioni tattiche ed amministrative - armamento ed istruzione. 4° ORDINAMENTO DELLA CAVALLE.RIA: -:- forza 'dello squadrone - formazione reggimentale per ogni specie di cavaÌleria - armamento ed istruzione.
5° ORDINAMENTO DELL'AR'l'lGLlERIA : - l'attuale ordinamento si ritiene come conveniente sotto ogni rapporto - breve esame di esso ordinamento. 6° ORDINAMENTO DELL'ARMA DEL GENIO: reggimenti zappatori, loro formazione, loro forza ed armamento - · sLato maggiore del genio in rapporto al serv1z10 territoriale.
7°
TRENO n' ARMATA -
C1ATOR1 FRANCHI -
8° CoRPo
CoRPO o ' AM~1rn1sTRAZ10NE -
JNTENDEN ZA Mll,I'rARE -
Dr STATO MAGGlORE : -
CAc-
CORPO SANITARIO.
ordinamento, effettivo,
e servizio .
9° MoB1L 1zzAz10NE DELL'ESERCITO : - condizioni essenziali, generali e particolari - divisioni - corpi d'armata eserciti - quadro organico. 10. CmcosCRIZIONE MJL\l'AR.E TERRITORIALE DELLO ST.A.T(): - sue condizioni generali e particolari - gran comandi - di visioni - comandi militari di circondario - servizio d'artiglieria e del genio.
Non occorre il soggiungere che in questo lavoro cui a.bbiaro posto ogni nostro maggior impegno possibile, dovremo qualche volta ripetere quanto già abbiamo detto · nello stesso proposito , ma entro limiti più ristretti nel 1860, im perocchè se la sperienza A lo st!)dio di 4 a nni vantai?;giati da pregievolissimi scritti in questo frattempo pubblicati ,d a illustri penne, ciò non di meno non sono mutate le fondamentali convinzioni, ma b ensì soltanto modificate nella forma e nell'applicazione.
G. G. C.
NOTIZIE STATISTlCJJt; SU I Plll:-,CIPALI llS i> RClTI EUROPEI
NOTIZIE STATISTICHE SUI PRINCIPALI
ESERCITI EUllOPEI COWl'JNU.J.ZIONE
(1)
CAPO XIV. DEL VESTIARlO E DELL'AR~iAMENTO.
§
·1 -
Organizzazione generale del servizio. di vestiario.
Il servizio del vestiario comprende: il vestiario· propriamente detto, il grande corredo, l'armamento, ed il piccolo corredo; quest'ultimo soltanto va a carico della massa individuale, mentre il rimanente è fornito dallo Stato. (1) Vecli Rivista ,nilifrt1·e it11liana, Anno VII, voi. III, pag. 245 , volum e, lV, pag. 3, 127, 239, anoo ·v111, 1•0!. I, p.ig. 30, 113 e 273.
283
La gestione di questo servizio è aflirlata., per impresa, alle fomiture generali ; i contratti sono 'fatti per via di aggi udicazione con limitato concorso. Le con fezioni dei capi di vestiario è in massima attribuita all'industria civ ile, e i laboratorii reggimentali non hanno per l'ordinario che gli aggiustamenti e le riparazioni. Ma ultimamente furono istituiti grandi laboratorii militari centrali , ove per mano di operai militari sono confezionati per gran parte gli oggetti di vestiario, ed il ministro della guerra nella sua relazione sul bilancio pel 1863 accennava i buoni r isultati ottenuti da cotal provvedimento. Gli approvvigibnamenti in materie sono stabiliti secondo l'effettivo del piede di guerra, e ripartiti in magazzini dello Stato ciascuno a portata dei sette gran comandi. Questi magazzini sono amministrati da uffiziali d'amministrazione, i quali hanno all'uopo sotto i loro ordini un certo numero ài operai d'amministrazione (CAPO II, sez. i , ~ 4). Ad epoche period iche (1) i corpi di truppa stabiliscono le richieste occorrenti, quali debitamente controllate ed approvate per la prescritta trafila amministrativa, v0ngono soddisfatte dai predetti magazzini. Presso caduno magazzino dello Stato è istituita una commissione per la verificazione e l'accettazione composta di: un uffiziale superiore, presidente; tre capitani, ed un uffiziale d'amministrazione, il qua.le non ha che voce consultiva. (1) li 1\ luglio i corpi trasmettono al ministero della guerra una richiesta prPsuutiva pcl' l'ano0 seguente; una domanda definitiva rettifica al 1° gc11nuio e co1Upleta la primitiva r ichiesta.
284
NOTIZJE ST.\T IS'flGHE
§2-
Prestanza del vestiario nei .corpi.
Come già si è detto, in ogni corpo vi ha un uffiziale - l'ii(fiziale di massa - il quale è espressamente incaricato della_gestione e manutenzione del vestiario, dell'armamento e dell'equipaggiamento, ed è solidarian'ìente responsill-)ile in verso al_ consiglio d'amministrazione di quanto è introitato nel magazzino del corpo. _ Tutte le materie ed effetti sono ricevuti da una commissione delegata dal consiglio, e composta di tre suoi membri, uno dei quali. uffiziale superiore e possibilmente il luogotenente colonnello. Per gli oggetti provenienti dai magazzini dello Stato , J'ar.cettazione è obbligatoria, salvo il caso d'a:varia avvenuta per via, o quello d'inesattezze nelle fatture. Quelli forniti dai laboratorii civili, autorizzati dal governo, non ponno essere rifiutati, se non nel caso d'assoluta imµossibi~ità di usarne. Il magazzino dP.l corpo somministra gli effetti in seg uito a buoni nominativi prodotti dai capitani comandanti di compagnie, squadroni o batterie, che l'uffiziale di massa inscrive mano mano sui registri dei conti aperti colle compagnie. In fine del trimestre i buoni parziali vengono riepilogati e totalizzati per compagnia, e dopo verificati dal major sono portati in un solo articolo sul r egistro di vestiario. Ogni tre mesi l'uffiziale di massa è tenuto a trasmettere al funzionario d'intendenza, uno specchio delle distribuzioni fatte nel trimestre scaduto. Gli effetti nuovi sono, per quanto fattibile, distribuiti ai solùati anziani ed agli ingaggiati. I capi di vestiario sono misurati agli uomini in presenza del rispettivo capita.no, dell'uffiziale di masrn, P. deJ capo-sarto. Il' major deciàe, in caso di contestazione.
SUI PRINCIPALI ESERCITI EUROPEI 285 Per facilitare la distribuzione degli effetti provenienti dalle cònfezioni civili, il capo-sarto ripartisée , secondo la loro misura, gli uomini per tipi e per suddivisioni di effetti, ·siccome questi sono categorizzat i nel magazzino. Gli oggetti vengono quindi registrati sul libretto del soldato, e dopo visti dal colonnello, ricevono il numero di matricola individnale. Il colonnello r iconoscendo la sconvenienza di un effetto distribuito ad un militare, può ordinarne il cambio, ma soltanto nella quindicina della avvenuta dis~ribuzione. Dopo tale dilazione il cambio nou può più aver luogo ~e non sulla domanda motivata del consiglio d'amministrazione e coll'autorizzazione del sottointendente. In principio, i corpi non ponno fare eseguire ritocchi ai ca.pi di vestiario ricevuti , se non previa autorizzazione del ministero, o del sotto-intendente per cose di poco r ilievo .
Le riparazioni a conto della massa di manutenzione IX, ~ 3), sono fatte per via di abbuonamenti contrattati coi Cl"l,pi operai, od in ,,ia, economi(;a; ma preferibilmente nel primo modo. .Questi abbuona.menti sono stabiliti in principio d'ogni anno ed i loro prezzi ordina.rii (per la fanterià) sono , seguenti: Vestiario per uomo e per anno da bO a 55 cent. Equipaggiamento . da 20 a 25 Scarpe (rissuolature). da L. 2 a 2,25. Le riparazioni si fanno per compagnia e periodicamente. (CAPO
Gli effetti forniti dallo Stato si dividono in due categorie: sono di 1" categoria quelli che sono periodicamente. cambiati qualunque sia il loro grado d'uso. La loro durata è calcolata, per trimestre, e decorre a partJre dal
28G
287
NOT IZrF. STAT ISTICH lt
SUI PR!NCJPAT.1 ESERCITI EUROPEI
p r imo giorno del tri mestre della distribuzione. Ogni effetto porta un segno indican te la · fin e della durata prescritta. La 2" categoria com prende gli effetti d i una durata m agg iore di 6 anni, i quali n on sono surrog ati se nòn dopo compiuta la prescritta durata. Come per esempio il sakò. Qual unque perdita o degradazione d i e.ITetti forn iti dallo Stato non cagionata da incùr;a o da circostanze dipendenti dalla volontà del soldato, ed in servizio comandato è a carico dell~ Stato ; altrimenti viene 11ddebitata all 'individuo il prezzo proporzionale alla durata r e~idua . Gli effetti che non hanno compiuto la, d urata p rescritta, vengono ritornati al magazzino, e da questo sono poi di bel nuovo distribuiti per la residua durata. Gli effetti fu ori d'uso, sono adoperati per le riparazioni, pe_r vestire i figli di truppa, e pei prigionieri.
di pantaloni ed un berretto; questi effetti devono ancora essere in buono stato, talmente che l'uomo rientrand o a casa sua abbia uua tenuta conveniente . Il militare che cambia df corpo porta seco tutti i suoi effetti. I liberati per sur rogazione ponno portar via i loro effetti, ma mediante pagamento p roporzionale alla residu a durata. I p antaloni dopo un anno d i durata sono pr oprietà. assoluta del soldato , ma. questi non può d isfarsene che dopo un alt ro anno, duraute_il quale gli servono per le fatiche, e per i l m aneggio se di cavalleria. Nei cambi di g uernigione i soldati constgnano ai bagagli del cor po le giubbe ed i pantal oni di fatica, tutto i l resto debb ono portarselo. Partendo per la g uerra, essi lasciano al deposit o i suddetti due capi di vestiario.
§3-
Effetti di vestforio. Il sakò, elmo , cappello, berretta a pelo, ta.lpack, cza-
Gli effetti del v estiario propr_iamente detto consistono: nel vestito d'ordinanza, nel vestito di piccola t enuta , n el 01ppotto (o man tello), pa ntaloni, b errett o e spalline. Pel soldato di fanteria : La tunica deve d urare 1 anno e 1/ 2 e costa a pprossimativa ment e . ' L. 16 La giubba di fatica (di panno) 1 anno e½ , 11 . Il cappotto . .8 • , 23 Un paia pantaloni . 1 » • 16 Berretto . .3 » 3 S palline . . 2 ,i 3. Pèi sott' uffìziali questi oggetti , h anno un p rezzo alquant o maggiore, perché di panno pi i1 fino. Jn tempo di g uerra la durata di alcuni effetti v iene .dimin uita. L'uomo congedat o porta via seco due abiti, un paia
pska, keppy, è fornito dallo Stato, e la S Lia d urata re, golarnentare varia secoI].do la specie. Le deteriorazioni sono a carico dell'individuo , ognoraquando avvengono per sua colpa . . In tempo di g uerra tu tte 'l e trup pe usano il keppy, eccettuati i cor azzieri ed i dragoni che conservano l'elmo.
§ ~. -
Del grande corredo.
Il grande corredo (grand équipement) consiste come appo noi, n ella gi berna, n el centurino ed altri arredi di cuoio, dei quali lo Stat o fomisce i cor pi , fissan do p er ciascun arredo una d urata regolamentare; ed alle loro riparazioni provvede la m assa_di manutenzion e d ei corpi, trannC-J che p er le degradazioni prov'?nienti da incuria dell'ind ividuo, le quali gli sono poste a cari co.
288
NOTIZIE STATISTICHE
§5
-
/)ef piccolo corrl-!do.
Il piccolo corredo si suddivide in due categorie: effetti d i lingeria e di calzatura, ' ed effetti di piccola montura e di governo (per le truppe a cavallo); sì gli uni che g li altri sono a carico della massa individuale, alimentata dal decanto (cAPO IX, 2), Le provviste di questi efletti sono fatte daì corpi, per via di una· commissione composta di tre capitani , e la quale si 1·in nova semestralmente; questa commissione fa i contratti coll'approvazione del consiglio di amministrazione e del sotto-intendente, ed è presieduta dal major, il quale non vi ha però voce deliberativa. Per queste compre, non debbono superarsi i prezzi stabiliti dalla tariffa ministeriale. Gli effetti di piccolo corredo, tuttochè appartenenti al soldato , hanno tuttavia una durata fittizia; e chi li guasta o perde per incuria è sottoposto a pagarli cqn ritenzione straordinaria sul prestito . Non faremo la nomenclatu~a degli oggetti del piccolo corredo, poichè corrispondono a quelli che, sotto lo stesso nome, anche no.i designiamo.
s
§6 -
Dell'armamento.
Il servizio dell'armamrcm to è regolato nei corpi da un apposito regolamento (1° marzo 1854). Ogr.1i corpo ha un armamento proporzionale al suo effettivo normale, ed in principio d'ogni anno ne fa co- nascere lo stato ·al m inistero. I corpi non ponno rifiuta.re le armi fornite dalle sale d' armi, a meno che per cagion di d~g~adazioni avvenute nel trasporto, e le quali vogliono essere constatate da.l sotto-intendente.
SUI Pllft'iC LP ALl ESimC! T l EUHOPE!
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Il comandante.del corpo è res ponsa.le del buon governo delle anni, ed il luogotenente d'armamento è particolar mente incumbenzato di vegliare alla coriservazione delle a rmi ed allP- loro riparazioni, per lo che egli è eson erato da ogni altro servizio . Questi è nominato dall'ispetto re g enerale sulla proposta del cornaudante -d el corpo. In ogni corpo havvi un capo-annaiuolo di 1a o di 2~ classe , nominato dal m iniste-ro, il quale coadiuv ato da un caporale armaiuolo e da soldati appren d isti (in ragione di uno p er b attaglione) è incm·icato del governo e delle riparazioni delle armi, m edian te un abbuonamonto annuo corrispostogli dalla massa d'armamento, in ragiolle di L. 1,22 per fucile, e 0,20 per sciabola. In guerra , le rip a.razioni alle armi sono fatte in vic1 economica a conto d ello Stato, e lo sono pure in tenipo d i pace tutte quelle cagionate da.l servizio ord irnirio delle arrpi, da un difetto di fab bricazione, o da ragioni di forza maggiore debitamente constatato. Le riparazioni necessitate da degradazioni p rovenienti dall'incuria del sold,ito, sono poste a carico della sua massa individuale. Le contestazioni che insorgono circa all'i111puta;r,ione di queste riparazioni, sono risolte dal consiglio d'amministrazione, e dopo udito in contraddittorio il comandante del battaglione ed il rnajor. Due volte all'anno i l capo-arrnai uolo deve v isitare, in presenza del luogotenente d'armamento, tutte le arm i del corpo , e queste inolt re sonJ 'ogni anno ispezionate da un uffiziale d'artigli eria a ciò d elegato p or ogni coi·po, , L'uffiziale d'armamento deve tenere un r egistro sul q ua le sono inscritte tut te le armi distribuite e q•1elle che rientrano in magazzino, coll'indicazion e della lettera AciNo v1n vol. u .
1(),
NOTIZrE ST ITISTICHE 290 alfa betit;a della compagnia, o squadrone •che le ricev e o ritorna.
§ 7 .-
sur
PRI~CIPALI E 8 1!ltCITI IWROPEl
2lH
pantaloni azzuni, cordelline, cappello di feltro a tre punte c on pompone scarlatto. ARMI: m oschettone r igato, sciabola e pistola.
D111furrne ed armamento delle varie specie di tmppe. Gend armeria -
Il dettagliare·tutte le uniformi dei corpi di truppa che compongòno l'esercito francese ci porterebbe troppo p er le l ung he, e senza che perc;ò possa conseguirne grande i nteresse ai nostri lettori , ci limiteremo impertanto ad , indicare le monture delle vario armi. GUARDIA I MPERIALE. Squ adrone delle cen to guardie. UNIFOJU1E : Gran tenuta a cavallo .• tunica azzurra., goletta, paramani, risvolte e pistagne scarlatte, spal,Jetre scarlatte con un giro di frangie d'oro sovra, cordelline oro e seta scarlatta , corazza ed elmo d'acciaio brunito, calzoni cli pelle di daino, buffetteria bianca, guerniture d orate, stivaloni. - Piccola tenuta : pantaloni rossi con banda di panno azzurro, cappello di feltro a tre punte, g uernito di g allone d 'oro . - Ainn: moschettone rigato, sciabola dir itta da cavalleria e g iberna in bandoliera.
Squa dron e a cavallo.
L'uniforme è lo stesso quasi ch e que11o della gendarmeria a pìedi; però nella gran tenuta i gendarmi a cavallo hanno i pantaloni di tricot b ianco doppio, e nella. piccola tenuta d i cuir en. la'ine turvllini e stretti. Fanteria -
Granatieri.
Uniforme: Tunica di pann o turchino, a bottoniera dir-itta sul petto e gueroita d i braodeburghi piatti di filo b ianco, golette, paramani e pistagne scarlatte, bottoni d'ottone, spallette scarlatte , pantaloni rossi con ·b an de turchine, mantello di panno turchino con bottoniere di :filo b ianco, berretton e a pelo con pennacchietto scarlatto; nella piccola tenuta il cappello di feltro a tre pu nte, b uffetteria di bufalo bianco. - Armi: fucile da or.rranatiere' , m odello 1854 rigato, sciabola cli fanteria a doppio t.aglio, g iberna ornata di un'aquila e di granai.a d'ottòne. Voltigeurs.
Gendanneria -
Reggimento a piedi.
l ÌNrFORMF. : Gr·an teimta : abito di panno turchino, r isvolte scarlatte, galletta e. paramani azzurri, · piastron e scarlatto, guerniture argentate , pantaloni di panno azzurro con ba nda turchina, b~rretto a · pelo con penna e~ chi etto "scàrlat.to , cordelline di :filo bianco , buffetteria g ialla. - , Piccola t:emita : abiti di pari no turchino con risvolte scarlatte, piastrone d1 panno tnrchino e cappotto di pann o del lo ~tesso colore, golette e paramani turchini,
Uniforme: tunica come i granatìeri ma con brande~ burghi cli poU de çhem·e d i color g iunchiglio ., golette d ello stess_o colore, paramani t urc.hini , pistag ne giun- · -chiglie, botto ai d'otton e , Bpalle tt:€ scarlattè , cordoni e torsade di color giunch iglio, pantaloni rossi ornati di . bande di panno turchino, m antello di panno turch in o con b c..> ttorriere di lana giunchiglia , sak ò di cuoio coa penuacchietto scarlatto e giuncbiglio, buffetteria di b ufolo bianco. - Armi: fu cile da voltigeurs, m od. 1854
292
NOTlZlE STATISTICHE.
rigato., sciabola di fanteria, giberna ornata di un'aquila e di cornetta d'ottone.
SU I PRI NC{PALJ KS 1,:RCITI EUROPEI
293
Armi: corazza d'acciaio, modello 1854, sciabola diritta e pistola.
Battaglione cacciatori a piedi. Dragoni dell'imperatrice.
Un-iforme : tunica di panno turchino , abbot.tonata diritta sul petto e guernita di brandeburghi di cordon cino giunchiglio, pistagne giunchiglie, b ottoni bianchi, spallette verd i con cordoni giunchiglio; mantello tournon b igio a capuccio, pantaloni dello stesso colore a pieghe e fermati a mezza gamb·a, gambali di pelle di montone rossiccia, uose di tela bianca, sakò di cuoio con pennacchio ricadente nero e scarlatto, buffetteria nera. Armi: carabina rigata con daga-baionetta.
Uniforme: abito di panno verde chiaro a risvolte bianche per la gran montura, e verde cbiaro nella piccola, goletta scarlatta con pistagna verde, .par amani a risvolta verdi con pistagne scarlatte, bottoni gialli , spallette e cordelline bianchè, pantaloni rossi çon bande e pistagne verdi, elmo d'ottone con criniera nera sciolta e pennacchietto scarlatto di penne di gallo , mantello di pannò bianco con cucit ure turchine, buffetteria bianca. - Arrni: fucile rigato di dragone, sciabola da dragone.
Zuavi.
Reggimento lancieri.
Ùriiforme : giubba e panciotto all'araba di panno turchino, con treccie giunchiglie, pantaloni arabi di panno rosso con guernizioni giunchiglie, cintura di lana cilestre , goletta a capuccio di pa.nno tournon bigio, t ur 1Jante bianco, oalotta-cbachia rossa con fiocco giunchiglio, scarpe e gambali di cuoio, uose bianche, buftetteria annerita. - Arm·i: fucilé r igato di fanteria. Cav;alleria -
Corazzieri.
Un·i forme: tunica turchina pel l O reggimento, e azzurra pel 2°, goletta, paramani e fodera scarla.tti , b ottoni bjanchi, spallette e cordeUine di filo bianco; nella grari montura p~ntaloni bianchi a.lquanto stretti, e nella piccola tenuta rossi , con pistagne tun;hine pel 1° :r:eggimento e azzurre pel ~ mantello di panno rosso , elmo d'a cciaio con cresta di ottone, criniera nera sciolta e pennacchietto scarlatto , buffetteria bianca, ,stivaloni. 0 ,
Uniforme: abito di panno bianco a risvolte, goletta e paramani azzurri, bottoni gia.lli, spallette e cordel line scarlatte, pantaloni rossi con pistagne e bande azztirre, czapska azzurro e bianco, peqnacchio di penne scarl~tte, mantello bianco a cnciture turchine, buffetteria bianca. - À1"mi: lancia e sciabola di cavalleria di linea. Regg·imento cacciatori.
Unifor··me: dolmau verde cbiaro, ornato sul petto di cinque fi le cli 18 grossi bottoni bianclii, pararnani rossi, t reccie bjanche, pantaloni rossi con pistagne verdi e bande bianche, talpaçk in pelle di vitello marino nero con fiamma scarlatta, e pennacchietto di crini bianchi, mantello bianco a cuciture t urchine, buffetteria b ianca, tasca a i;ciabola di panno verde chiar o ornata di gallone bianco. - Armi: moschettone r igato e sciabola r icurva..
294
SUJ .r RIN(;!PALT ESlllWITJ EUllOl'J:;~
NOTJ7,(g STATJSTJCIT!\!
Reggimento guide.
Unifm·me : dolma.n verde scuro , ornato sul petto di cinque righe di 18 bottoni di ottone, paramani rossi, treccie gialle, pelliccia dello stesso colo1:e del dolman foderata d i flane1la rossa, pantaloni rossi a bande gial1e, colback di,. pelle d'orso nero con fiamma scarlatta e pennacchietto uero e b ianco , m,mtello bianèo a cuciture turchine , buffetteri.1 bianca , tasca a sciabola di panno verde scuro ornata di gallone giallo. - Armi : sciabolà e pistola rigata. Artiglieria.
Unifonne: dolman di panno turchino ornato di ,tre rig11e (5 per l'artiglieria a cavallo) di bott oni d'ottone, paramani e treccie scarlatte., pantaloni turchiui con bande e pistagne scarlatte, tal pack di pelle di fo ca aune~ita con fiamma e cordone scarlatti, pennacchietto di crini scarlatti e bianchi, cappotto di parm0 turchino (mantello per l'artiglieria a cavallo)', buffetteria b ianca; ·l'artiglieria a cavallo ha la tasca a sciabola di panno turchino ornato d i gallone scarla.tto. Lo squaclrone del treno d'artiglieria è vestito come jl reggimento d'artiglieri11, a cavallo coi paramani turchini e pist,agne scarlatte ed i bottoni bianchi. Gendarmeria.
I gonrfarmi delle 26 legioni d ipartimentali e di que!Ia d'Africa banno per la gran tenuta: l'~tbito turchino con r isvolte scarlatte, goletta e paramani turchini, pàntaloui di tricot bianco doppio , cappello 0rlato di un gallone d'1irgeoto, cordelline e trifoglio di fi lo bianco, buffetteria gialla. La 17" legione (in Corsica) ha il keppy , quella
;29[j
d'Africa il k urlka ed il keppy . - Nella piccola tenuta: ç1 bito di panno t urchino con risvolte scarlatte, pantaloni azzurri con banda turchina., corclelline e trifogl io e ugual cappello che per la g ran tenuta, mantello turchino pei gendarmi a cavallo, e mantellina per queJli a piedi . -:Le loro anni sono la carabina, rigala , il revolwer e la . sciabola (lunga o corta secondo che a cavallo o a piediJ. TRUPPE Dl LINEA. Fanteria di linea.
Uniforme: tunica di panno turchino, abbottonata diritta sul petto, golett<}' giunchiglia, pa.ramani turchin i con mostre giunchiglia , spallette scarlatte pei granatieri , g iunchiglie per i volt'.igeurs, verdi con cordon i scarlatti per le compagnie del centro, bottoni d'ottone col numero del reggimento, pantaloni rossi (robbia) a pieghe, fer• mati a rnezza gamba, gambali di pelle di montone rossiccia, u~se di tela bianca, sakò di cuoio con placca rii otto ne improntata dell'aqnila imperi,ile, al cen tro della quale sta il numero del reggimento, sottogola di cuoio, cappotto tournon bigio bteuté, keppy rosso in campagna. 7 Anni : focile rigato con baionetta.
...
Cacciatori a p i edi.
Uniforme: tunica di panno turchino, abbottonr,ta diritta sul petto, goletta, para mani e falde ornati di pistagne ginnchiglia, spallette verdi con cordone gi unchiglia, pan t.a lone bigio scuro a pieghe fermato a, mezza gamba, gam,bali di pelle d i mont.oue rossincia, uose cli tela bi ,rnca, mantello di panno bigio scuro con cappuceio , sa.kò di cuoio con pennacchio verde., bu'ffet.teria 11era. - Armi: carabina rigata con sciaqola-baionetta.
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SITI PRINCIPALI ESERC ITI EUltOPF.l
NOTIZIE S'fATIS1'ICHE
di r ame, mantello bianco::bola diritta.
Zuavi.
Un1f0t'me: giubba e panciotto di foggia araba di panno turehino con galloni rossi, falsa tasca sulla giubba rlì panno rosso pel 1° reggimento, bianco pel 2° e giunchigl ia pel 3°, pantaloni all'ara.ha di parrno rosso, cintura di la na azzurra, burnous di panno bigio scuro, turbante verde, ca]otta-chachia rossa, gambali di pelle di montone rossiccia, uose biapche, buffetteria nera. À1'mi: fucile r igato con baionetta. Tiragliatorì algerini.
Unifo1'me: giu.bba e panciotto a.ll'araba di panno azzurro ornato di galloni giunchiglia con pistagna turd1ina, pantaloni all'araba di pànno azzurro, ci ntura di lana cremisi, gambali, buffetteria ed armi come la fanteria. di linea. Reggimento est.ero. I
Uniforme: tunica cli panno turchino, come la. fanteria d i linea , goletta diritta giunchiglia con pistagna turchina, para.mani turchini, pistagne rosse, spallette rosse pei granatieri., gi un chigl ie pei voltigeurs e verdi per le compagnie del centro, sakò di cuoio, e t utto il r esto come la fanteria di linea.
..
Carabinieri,
Um~·wme: tunica cli panno azzurro con goletta :rossa e
pistagna azzurra, paramani azzurri con pistagna rossa, bottoni bian chi con grana ta e n umer o del 1:eggimento, spallette scarlatte, pantaloni rossi con pistagne azzurre, e per la gran tenuta eh tricot bianco con stivaloni , buffetteria gialla, elmo di rame eon ciniglia r ossa, corazza
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A1'mi: pistola rigata e scia•
Corazzieri.
Uniforme: tunica di panno turchino r,on goletta rossa e pistagna turchina, paramani turchini con pistagne rosse, bottoni bianchi con granata e numero del reggimento, spallette scarlatte, pantalon_i rossi con pistagna turchina, mantello di panno bianco, con cuciture turch ine, corazza d'acciaio, elmo d'acciaio con cresta d'ottone, turbante nero , crini0ra nera e pennacchictto scarlatto, buffetteria bianca. - Armi: pistola rigata e sciabola dir itta. Dragoni.
Uniforme: abito verde chiaro a risvolte, colori distintivi: bianco pei 4 primi reggimenti, giunchiglia pei 4 successivi e rosso per i 4 ultimi, goletk, del colore distintivo pei due primi reggimenti d'ogni serje e verde per gli alt,ri due, paramirni verdi con mostre del c;olore disli4tivo pei due primi r eggim enti d'ogni serie e del colore distintivo con mostre verdi pEi due ultimi , risvoltè del colore distintivo con pistagne verdi per tutti, spallette scarlatte, bottoni gialli coi numeri, pantaloni rossi con pistagne V(mii, elmo di rame con turbante di pelle di vacca tigrata, criniera e pennacchietto nero con altro pennacchietto scar.latto, ma,ntello ricucito di color turchino, buffetteria bianca. - Armi: fucilo da dragone, modello 185.3, e sciabola •lunga curva. Lancieri.
Un:iforme : abito turchino a risvolte giunchiglia pei 4 primi reggimenti e rosse pei 4 ultimi, goletta giumfoglia
298 NOT!Zrn SfATISTICHEpei 1° e 2°, rossa pei 5° e o°, azzurra pei 3°, 4°, 70 e 8°, paramani in punta azzurri pei 1°, 3°, 5° e 70, giunchiglia pei 2° e 4°, rossi pei 6° e 8°, bottoni bianchi col numero, spallette bianche, pantaloni rossi con pistagne azzurre, czapska azzurro con soutache e gallone giunchiglia pei 4 primi reggimenti e rosso per gli altri, cordone bianco, pennacchio ricadente di crini rossi, mantelle bia:nco con cuciture di ·color turchino, buffetteria bianca. - A1·mi: lancia modello 1823, e sciabola leggermente curva.
S U! PRINCIPALI ESiiRClTI EUH OPEl
299
Cacciato.·i d'Africa.
Un1f01·me: dolman azzurro, goletta giunch iglia, paramani azzorri, treccie e brandeb L1 rghi di lana nera, bottoni di stagno col numero in rilievo, pantaloni ro~si con p istagne e bande azzurre , mantello come i dr·agoni , berretto rosso a fascia azzurra con cordoncino di lana nera, ·buffetteria bianca. - Armi: moschettone rigato e sciabola curva. · Spahis.
Cacciatori a cavallo.
Unifm·me: dolman :verde chiaro ornato 'sul petto di 18
brandeburghi di lana nera e di tre righe di bottoni di stagno col numero del reggimento in rilievo, talpàck di pelle d'agnello nero ar ricciata, ornato con cordone di lana nera, p,mtaloni rossi con pistagna -verde e banda nera, mantello di panno bianco con cuciture turchine, buffetteria bianca, tasca a sciabola di cuoio nero. - A1'mi: moschetto'ne rigato e sciabola ricurva. Usseri.
Uniforme: dolman azzurro pei 1° e 8° reggimenti, ca~ , stagno scuro pel 2°, big·io argentino pei 3° e.4°, turchino pel 5°, verde chiaro pei 6°_e 7°, goletta e paramani ro~si , treccie bianche péÌ sei primi reggimenti e gialle . pe1 due ultimi, bottoni di stagno pei pnmi sei e d'ottone per gli altri due, pantaloni rosf;l.i con pistagne dello stesso colore del dolman e bande del · colore del le treccie, t al. pack di pelle d'agnello nero arri..:ciata con fiamma scarlatta, pennacchietto bianco e scarlatto,' mantello come i dragoni, buffetteria bianca, tasc·a a sciabola di cuoio nero. - Armi: moschettone rigato e sciabola ricurva.
Uniforme: gli uffiziali francesi vestono lo spencer rosso con paramani azzurri, pantaloni cilestri, keppy cilestro, foraggillra di seta nera, cinturino azzurro ed oro. Gli uiliziali africani e la truppa hanno: una giubba. aral)a rossa, pant.aloni e pa nciotto arabi cilestri, ba'ick e corda cli camello , cintura e chach.ia rosso,. burnous rosso. -Armi: fucile rigato e sciabola araba. Artiglieria.
Uniforme: abito turchino a risvolte, paramani in punta e pistagne scarlatte , bottoni gialli , spalldte scarlatte , ma.ntello turchino per gli uomini a cavallo e cappotto dello stesso colore per quelli a piedi, pantaloni turchini con doppia banda e pistagna scarlatta, sakò di cuoio con cordone e criniera scarlatti, buffeLteria bianca. - Arm.i : moschettone e si:.:iahola- baionetta per quelli a piedi, e sciabola di cava.lleria per quelli a caYallo. Genio.
Uniforme: abito turchino, goletta, risvolte e paramani di ve1IL1to nero con pistagne scarlatte , spallette scarlatte, bottoni gialli, pantaloni turchini con bande e pistagne scarlatte, ~akò di cuoio , buffetteria bianca,
300
NOTJZJR ST AT ISTICrrn SUI PRINCIPALI· ESERCITI E UROPEI
Equipaggi militarì.
Uni(Qrme: abito bigio scuro abbottonato diritto sul petto, golet ta e paramani di color bigio, spallette rosse, il tutto ornato di pistagne r osse, bottoni bianchi, pantaloni rossi , sakò di cuoio con cordone e penn1!cchio rosso, buffetteria bianca. ·
G. G. C.
..
RIVISTA TECNOLOGICA
•
(Cor1Linua)
/ Fi niremo in una prossima dispensa con alcune brevi consi~ derazioni sui regolamenti cl'esercizi dell'i:sercito frarfoése.
I giornali americani ci ·dan no estesi ragguagli intorno arl. un n uovo monitor uliimameote varate a New-York, sotto il n0me di 1'ecums~h, costrutto· nei cantieri del signor Saor pE-r conto del governo degli Stati Uniti. Il n uovo _mooitor ha forme assai sem plici, ed è ricoperto da una solidissima corazza, la quale tanto ai fianchi quanto a lle estremità scende verticale nell'acqua. La poppa e la prora non si discernono l'una dall'altra, avendo identica struttura. I due dritti, i l timone ed il propulsore sono nascosti sotto. la coraz7,a; la coperta è perfettamente piana e priva di bette , pazienze, battenti di boccaporte, e non è circondata da verun genere di murata. Le dimensioni di questa nave sono le seguenti: Lunghezza massima esterna a lla corazza metri 72 • Id. tra i due dritti . » 59 • Larghezza mas:,ima esterna della col'az.za 14 • ]l Id. intBrna dello scafo al b11glio maestro • Altezza d i puntuale . 4 "
302
Rl'l"IST.\
Di-tanza fru il dritto d1 prora e l'cs!remità anteriore . . metri 3 20 Distanza fra il dritto di poppa e l'estremità posteriore . , 7 60 Lo scafo. della nave è di ferro; le lastre hanno om,015 di spessezza vicino alla chiglia, e om,012 al di sopra . Le or,~inate hanno la larghezza 0"',156 sopra om,025 di spe,sozza. A zm,70 èall_a chiglia vi ba intorno alla nave un risa lto, sul q11ale ripo~a un fasciame di- quercia di om,60 dt spc·ssezza ; sopra q11esto è sta bdita la cornzzatura. Essa è for• mata da cinque lastre soprapposte le une sulle altre, e d av&nt1. oguuua 0m.,025 di spessezza e om,10 in larghezza e lunghezza. Per aumen tare Il" .,obnstezza di questo monitor, prevedendo il caso ch'esso debba esse1e adoperato qual ariete, il fascia111e in quercia è legato in tutta la sua lunghezza con varie bande diagonali ed orizzontali in fc>rro di om,og di larghezza sopra oro,025 rli spessezza. I bagli in . quercia hannoom,28 di spessezza sopra om,24 èli larghezza; S(•no collocati a om,60 di distaoza l'uno dalraltro, sostenendo un ponte in quercia di om,}6 di spessez1..a r ivesti·o da uoa corazza in ferro di 000 ,03. La coperta degli altri mo·nitor con Qm, 14 tli spessezza e om,018 di corazza fu varie volte forata durante l'a,::sedio di Charleston. I batten1i dei boccaporti sono io ferro battuto ribaditi al ponte. Durante il combattimento, questi bocca porli sono cb i usi med 1ante grate massìcr;1e in ferrq assic:u rate con chiavistelli dal di dentro. Gli occhi di bue lenticola ri sono protetti da coperchi in ferro assicurnti dal di dentro. Stando la nave ancora1a, dai fori degli occhi di bue, si stabiliscono trombe a vento io rame che si alzano a I m,60 a l di sopra la coverta: Nel mezzo della naYe ergesi la torre che ha 6m,68 di dinmetro e 2m,?0 di ahezza. La spessezza della sua murata è di 0 01, 25; essa è coraz;:ata l:oo dieci strati di lastre, gli uni tt!l li a.I tri sovrapposti, della. spessezza ognuno•di om,025, for11~·ant1 una nias~a compatta di om,26. La to rre ba un cielo di !erro battuto, foreggiato per il passaggio dell'aria. Due sabo1 di elittici sono armati di due cannoni posti parallelamente l'nuo a fiauco dell'alt1·0. Questi sabor,1i possono_essere chiusi, me-
303 diante riscontri in ferro b~1tnto pesanti c:hilogr. 400 e giranti intorno ad un asse ve, tirale. Dòpo ogni sparo d'artiglieria i riscontri istantaneamente si chiudono. La. torre coll'interno suo armamento gira intorno ad un aS$8 verticale, e scivola sopra 1111a base in ra me. Sopra quest'asse al di sopra della torre e iudipendt,ntèmente da essa è stabilito un ·casotto per il comandante ed il timoniere. Questo casotto ba om,J6 di spessezza, 1m,S0 di altezza e om, 18 di diametro; è forato da 8 aperture mediante le quali si ha ampia vista ~nttc all'intorno. · La tor~e riposa ordinariamente sopra la base in rame; ma al momento del combattimento essa è sollevata da una specie di martinello a spirale che annulla quasi intieram~nte l'attrit,) della torre sopra la sua base. La tor rn è messa in moto da un congegno che attiYato da nna piccula macchina a vapore ~ottostante è facilmente diretto da tre uomim. I cannoni del calibro da ceot. 37 ½ riceYeranno nna car ica di 35 libbre di poh ·ere ed un proietto di 452 li bbre. Il rinculo dopo lo sparo non deve superare om,90, poichè 1'affusto SP.ivola sopra due rotaie alle quali è mantenuto aderente, e siccome allontana11dosi dal.a 11Jurala queste rotaie si allargano !"una dall'al1ra, l'affusto comprimeudole vien gradatamente arrestato. La ventilazione , avendo una grandissima importanza in questa specie di navi fu studiata con cura iutt'affatto special(', e può dirsi giunta perfezi0oata . L'aria compres~a in due grandi tamburi di deposito è poscia distribuita in tutte le parti della nave. Le calJaie e le m1icchine sono in perfetto assetto. Le ca] -· daie sono del sis tema ,larlin: le due maccliine sono ad azione diret1a con cilindri di Qm,99 ,li diametro ed una corsa di Qm,608; esse devono bastare ad im primere alla nave una velocità di 10 miglia. L 'elica è a quattro ali; e siccome il timone, essa ò riparata sotto la corazza. Il ti11Jone non è sostennto da ferramenta stabilite snl dritto della poppa, ma riposa direttamente sopra la chiglia. L"asta del timone è guerni ta dalle due parti , per modo che quando TEC~OLOG IC.\
"'
304
IUYIST ft TECNOLOGICA
la barra è messa da uua parte, la parte anteriore del timone si proietta dalla stessa parte e la parte posteriore dall'opposta, a l di fuori del piano longitudinale. La_na,1 e è divisa nella sua lunghezza da cinque grandi div isioni accuratamente calafatate e provvedute di porte chiudentesi ermeticamente. ' Nello scomparti1(lento di prora ha luogo la maoo,•ra delle à ncore per modo che dall'es terno della nave è impossibile d1sc,ernere se essa salpa od àncora. La cabina del comandante, :! quadrato ·degli uffiziali e le loro cabine, oltre ad un corrido10 atto a contenere un ·equipaggio di 100 uomini sono in perfetto ordine. Non mao ca al Tecurnsch rtfi:essere completamente allesti to che la ciminea, la qtiale sarà protetta da una corazza fra om,09 e om, I O di s1ìer:;sezza al di sopra della coperta , la torre, il casotto e qualche appendice della scompartiziooe interna di rronta a ttuazione. Si stima che prima dello spirare del 1863, esso potrà prendere parte alle operazioni della flotta. Quando sara completan;iente carico esso sorgerà, con bel tempo, di om,32 al di sopra dell'acqua.
c.
RIVISTA STATISTICA
8PAGNA. - Da una rer::ente statistica rilevasi l'esercito attivo spagnuolo ess_e re così composto attualmente: Uflìziali
Co1·po reale degli alabardieri Fante1·ia. 40 reggimenti di linea di 2 batt. 1 reggimento di ceuta ·(3 batt.) 20 battaglioni di cacciatori
Scldat!
Totale·
42
240
282
5980
165000
170980
906
10780
11686
6928 176020
182948
!
Cavalleria. 4 reggimenti corazzieri 4 id. carabinieri 6 id. lancieri , 5 id . caccfatori 2 id. ussen 4 squadroni per la rimonta Ogni reggimento di 3 ~quadroni è di 520 uomini. - Un: reggimento cacciatori non consta che di 2 sq_uad. .A riportarsi ANNO
vin, ,ol. "· -
20.
e
305
JR VISTA
Uffi7.iali
R,iporto
Soldati
n11 110111
Totale
Artiglieria.
Navi a vela.
805
(
11000
11805
--
-
108
2800
2908
Corpo dei car~binieri
499
11285
11784
Ge11da1·mer1:a
450
12500
12950
8790 213605 222395
Il naviglio militare della Spagna consta di: Navi co·razzate ad elièa.
7 f
cannoni cavalli-vap.
regate, parte in costruzione e parte pronte
320
6300
100
1000 8090 2800
.Navi ad elica in legno. l vascello.
14 fregate .
, 617
22 golette .
55 18
18 cannoniere. Navi a ruote.
.
· 26 piroscafi
.
131
440
J 14
22 1723
9 piro~cafi di 9130 tonnellate per trasporti
Cavalli-vapore
26550
. La Spago a possiede inoltre l O trasporti a vela della comp lessiva portata d~ tonnellate 5400 ed uni!, cinquantina di piccole navi trà feluche di l" e 2" classe legni minori. Il personale della :flotta comprende : 1120 nffizia.li, 190 contabili, 128 macchinisti; 13615 marinai, 8500 cii:ca suldati di marina e guardie di arsenali.
e
A USTRIA. - Dicesi che per l'anno novello i reggimenti della fanteria austriaca da 80 saranno recati a 100. Però i n ovelli reggimenti più non consteranno che di ~ battaglioni cadauno, a vece di 4; co~icchè tale r1ord inanrnnto a -vece ò i aumentare, realmente dimin ui rà la fanteria austriaca, mentre da 320 battaglioni cbe è attualmente, ridurrassi a 300. Questa trasformazjone già da lungo tempo prenunzi ata, non è intesa scopo ee;onomico come molti giornali hanno ri_ferito, ma tende bensì. all'obbiettivo capitale della moderna tattica, ovvero sia a render v ieppiù flessibile, mobile e sciolto l'ordinamento tattico della fanteria austr iaca, i cui tro ppo massicci reggimenti hanno fatto pessima prova nelrultima guerra,
a
6240
Trasporti a vapore. riportarsi
82 92
Ca nnoni
2 reggimenti di 2 battao-Jioni cad • o
À
172
2 vascelli . 2 fregate . 4 co1·vet.te 7 brigantini 5 golet te .
Genio.
Totale effettivo
t,n·;;1ll i-r :1p.
1241 26550
Riporlo
6928 176020 18294$
4 brigate montate 5 reggimenti a piedi 2 brigate di montagna 2 id. a cavallo . 5 id. fisse a piedi.
307
8'l'ATIST!CA
1680
. 1241 26550
PRUSSIA. - Il miuistero prussiano ha ri·solutamente dichiarato alla Camera, che entro l'arino 1864 il nuovo ordinamento dell'esercito avrebbe avuto a qualunque costo il suo completo effettuamen to . Di questo riordinamento la Rivista ha.
308
RlVlSTA
<lato altra v olta il' quadro progettato, (;he sarà quello attt1ato, salvo poche e non sostanziali modificazioni delle quali rag_gunglieremo i nostri lettori a suo tempo. ' FRANCIA. - Dal_l'esposiz_io~e della situazione dell'impero fran:ese, presen1ata m prrnc1p10 della volgente sessione dal nnn_1stero a l senato ed al corpo legislativo, l'Esercito Itlusti·ato toglie 1_seguen ti ragguagli per la parte mili ta re. · « Sm 100,000 uomini del contmgente di leva della classe d_el _18?2, 20,247 ottennero l'esonerazione nel 1~63 dai consig li d1 revisione, mentre che della classe precedente ne risultarono solo 18,381. L'aumento dei 1,866 esonerati nel 1863 proviene dalla riduzione della quota d'esonerazione a L . 2,300, mentre che nel 1862 era a L. 2,500. - Tutti i ~ongedandi n~l 1863, appartenenti ai corpi della guardia '.rnper1~le e d_ella lmea, stanziati sia nell'interno, che m Algeria od m Italia, _vennero inscritti nella riserva, Ep-perciò, grazie a questa misura, 14,700 uomini rientrarono nelle loro case. - L'effettivo dell'eserr;,i to franc~se al 1° ottobre 1863 era così ripartito : Internu 325,316 A lgeria 59,651 Italia . 15,560 China e Cocinchina 1,878 Messico 34,581 Totale Aggiungendovi la riserva in. l'effettivo totale dell'esercìlù francese era di
436,986 217,261 654,247
Deducendo però i congedandi a tutto il 1863 l'effettivo dell'esercito francese in attività di servizio si ridurrà a 420 000 uom ini circa. '
STATISTICA
309
- Dal 1855 a tutto il 1862 ottennero l'esonera.7,ione dai . consigli di revisione 156,002 inscritti di leva e 29,902 già in attività di ser\li2io. Nell'ugmil lasso di tempo i ringaggiati ammontarono a 120,742; gli arruolati volon tari dopo liberazione a 20,417; i surrogati in via amministrativa a 35,526; ed i riassoldati pri))Ja dell'ultimo anno della loro ferma a 16,250. - L'organizzazione in tre grandi circoscrizioni degli stabiJimen ti di rimonta dell'impero francese ottenne in guest' anno la sua completa esecuzione. Questa misura, esperimentata dapprima su 14 depc>siti di rimonta, ha dato immediatamente gl i sperati risultati . Le compre destinate alle varie armi presentano più d'omo• geneità e più uniformità n ei prezzi pagati dai vari stabilii:nenti, operando i depositi con maggior unità di vedute, a vece di farsi concorreqza. La creazione di tre circoscrizioni di rìmonte ebbe per conseguenza la riorganizzazione di sei compagnie di pavalieri di rimonta dell'interno e la lon, spartizione tra i varii depositi di stalloni. Una decisione m inisteriale del 21 settembre 1863 introdusse in A lgeria il modo di compra dei cava.Ili di truppa per commissione, adottato in Francia sin dal 1853 . Questo sistem'.l, che ha esercitato da dieci anni al l'interno una felice influenza su lla qualità delle ri monte e la m oralizzazione del servizio, non mancherà d'aver uguale succe!,SO nelle 'possession i dell'A lgeria. · - I cavalli e muli appartenenti allo Stato, affidati ai coltivatori presentano un effettivo di 17,597. Su 9,614 giumente imprestate all'agricoltura, 6,398 furono salite dagli stalloni dello Stato o regolarmente approvati . Il n umero totale dei prodotti ottenuti nel 1861, si è di 6,291. Ii risultato di q\lesta m isura foce nascere il pens_iero di porre a titolo· gratuito presso g li allevatori, sotto la sorveglianza e
STASTISTIC.I.
31
RIVISTA
la responsabilità dei comandanti dei depositi di r imonta, le giumente fuori di servizio, che si g iudicassero proprie alla riproduzione; 983 giumente vennero confidate agli allerntori, alla condizione di condurle tutti gli anni alla monta degli stalloni appruvati . L'esper ienza ha giù di mostrato cho da questo co\locamento delle giumente di r iforma, si possono att\lndere importanti vantagg i. La p rem ura con cui g li allevatori sollecitano il favore d1 profittare d i questa misura dimostra abbastanza quanto essa risponda ad un serio interesse.
-
- L'ar1iglieria ha dato ai suoi lavori nel 1863 tutto lo sviluppo che e:omportavano i problemi sollevati dallo stato attuale della scienza. S i è studiato particolarmente gli effetti del tiro dei pezzi di di fferenti ca libri contl'O i ri vestimenti in muratura cd i rivestimenti metal lici delle fortificazioni . Queste esperienze sono ancora in corso d'esecuzione all'isola d ' A ix; esse sciog lieranno le questioni p iù iu1 portanti dell'attacco e della difesa delle piazze, somministrando prove materiali della polenza dei n~ovi proietti. - Nei polverifici od in varie scuole d'nrtiglieria si intrapresero l:lspe rienze sulla fabbricazione, su Ila conservazione ed impiego delle polveri compresse; r1ueste esperienze che toccano nna dé:lle qL1estinni p iù irnporlauti dell'artiglieria, ed i cui risultati potrebbero condurre· ad importanti cambiamenti nel servizio delle bocche a fuoco e delle a rmi portatili, sono dirette con tut ta la cura e tutta l'attività dosiderevoli.
ITALIA. - Col 16 scorso novembre vennero formati i depositi di due nuovi reggimenti di cavalleria: Lane-ieri di Foggi.a e C,ivaUeggeri di Caserta. La formazione dei reggimenti se, gu irà tra br'i)ve quella dei rispetti vi depo~iti, e si effettuerà ,,on sqnadroui forniti dagli attuali reggimenti presso ai quali venne a tale obbietto formato un 2° squadrone provvisorio di deposito. Col l O dicem~re saranno sciolte le tre attuali compagnie
311
°
v eterani del 1 reggimento d'artiglieria, e questi saranno incorporati nelle compagnie deposito dello stesso reggimento che da due furono portate a tre. Colla stessa data saran no soppresse le
ze compagnie deposito
presso i tre reggimenti da piazza. P el 1° febbrnio 1864 ciascuno dei cinque reggimenti d'artiolieria da campagna sarà accresciuto di una batteri_a, cosic?hè ci: scuno consterà di 16 batt~rie attive ed _ una _d i dep~s1to~ Quest'aumento debb'essere forier o alla creaz.ione d 1 un 6 reg g imento d'artiglieria da campagna.
c.
313 Viaggi in Ar-
BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO TRDI ESTRALE .
DE-BIANCHI (capitano nel 22° fanteria). menia, J(ii,rclista-n e Lazistan; descrizione statistica, politico•
civile e militare. - Milano, 1863, tip . Boniotti. Crno O T1'0NE (marchese, capo di divisione al ministero della guerra) . - Dell'amministrazione militare . .:_ 3 voi. in-8°. - Torino, 1863, G. Cassone e Comp. - L. 15 - (La Rivista darà. conto prossimamente di quest'opera comrneodevo\issima).
Pozza. - Corso elementare di geogra(ìti matematica., fisica e politica. - Milano, 1863, Agnelli. GAvuzzr (capitano nello sta to maggiore òelle piazze) . P1·ontuario alfabetico o G,uida teo1'•ico pratica ai comandi militari di circondario. - Asti, 1863, Fratelli Paglieri. Covrno. - Elementi di geografia. - 2 vo\. in-8°. - Asti,
BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO TRIMESrfRALE (T5JC~- ~·· -
Torino, tip. G. Cassone e Comp. - L. 4. Almanacco milita?·e illust1·ato per l'anno 1864. - Un bel volume ,i n-R0 di 160 pagine, con 27 incisioni . - Torino, G. Cassone e Cornp. - L. 0,60 (due edizioni esaurite). L'Esercito illust1·;to, giornale militare settimanale. - Anno 2°
1863, Raspi. -
-
Torino, G. Cassone e Comp. -
Opere italiane.
Opere francesi.
CoRsr. - Della tattica ele (1856-1862) - T . . men t are del la fanteria in Austria . ormo, 1863, Franco e fìÒ' li generale)-· - Quis ". ·t··ioni. militari .- . ~ l l' PINELLl • (luogotenente organizzazione dell'eserci to B 0 J0 cr 0 ] . ·u · L. 1. · o a , 8 63, 1Vlont1. _
BmALMONT (maggiore del genio belga). Études sur la défense des états et su1' la (ortìfication. - Tre voi. in-8° con
atlante di tavole. - - Bruxelles, 1863, Muquardt. fratelli Bocca. - L. 56 .
- à 1863. - Pal'igi, Baillièr e. SouRmR E. - Campagne d' Italie. Plaics d'armes à feu , -
Rélation de l'expedition de Chine en 1860, rédigée par le lieutenant de vaisseau Pa11u, d'après les documents officiels. - Un vol. in-4° - Parigi. - Torino, fratelli Bocca.
-
. secol o' cen m. storici con documenti . ined't'a ia <Ta .- x11 al xvi
A.iclc-mémoire à l'usage des ~ous-offeciers d'artillerie. -
Un voi. in- 12° con 47 tavole. -
in
L. l.
Parigi, Rozier . PAL LU. -
mih~ acc1occhè per gli esempi eroici dc,lla g l '; g1ovam austnac ,· • . , onosa armata . a s mspmno ai sentimenti di valore a· . . . . umamtà. - Vienna Gerold's fi 1· , i grnst1zia e d1 ' g io. - l 1[2tal ( . d' . . . . . AltNGELO t · lANGELUCCI l capitano artiglieria). - Il tiro a segno onno, 1863, G. Cassone e Com_tJ. -
Toriuo,
Lwrm. - Ristoi:re médical de la marine ·f1·ançaise penda11t les expéditions de Chine et de C,ochinchine de 1859
. T IRONE_ {professore a lla R. militare accadem ia) - G , ,. disegno lineare _ Un bel . . · 01 so ai 1 . . "o ume m 40 g r con l di 66 tavole litografiche, dedicato a S A R. 1·1 ~n _at ante BERTO di Savoia. _ Torino, prm~1r:e UM1863 _ 2 ; / . · le domande all'autore - (La Ri~ista n: iz10dne., - Dmgerne KN ( • ren era conto) . . . ElST . capitano). Fatti guerrier·i dedicati ai .. .
i .i. -
L. 6 annue.
I
fraJelli Bocca. -
L. 5.
Pal'igi, Levrault. -
Torino,
3 14
BOLLETTINO
OIBL!OGRAFICO TRBIESTR.ILI'-
Mrtnuel cle l'ensei,gnement dii prémier· degré dans les écoles régirnentafres des cor ps de t1·ou71es de l'arti lterie. Strasbourg, 1863, Berger, Levrault. - L. 0,75 .
Torino, fratelli Bocca.
PrnoN . - Les ésca1·pes en te1·re et les revétements en maçonnerie. - Un vol. in-8° - Bruxel les, Muquardt. - Torino,
315
.
• z· ti ue théor'ique et expénmentale ~ludes de blt ·:~ ob:et les no·,1,velles armes à {w ayant par ticulièremen~ pou . ? traduit de l'allemand par I _ Parioi CorPortatives et les carabmes ,)h,ué'
BoEuM. -
. . - U 0 v ol · in -8u con tre tavu e . E. Tardieu J r ,0aru. - Tori·nu , fratelli Bocca. - L. S.
o '
fratelli Bocca.
LA FnusTON. - Costitution et organisalion dij l'armée de te1·re cles Étals Unis de l'Amérique seplen t1·ionale. - Un vol. in-8° con 4 1 tavole . - Parigi, J. Correard. - Torino, fratelli L. 15.
Bocca. -
R rnEYRE . Ilistoire politique, rnililai?'e et piltorPsgue de la guer1•e clu Mexirziie. - Un vol. in-4° illustrato. - Parigi,
loonello dello stato maggiore {teneoV t~ c~ ·e et de ,'la·ryland en 1862. s de ·irgm'I " svizzèro) . ampagne . C n"Tès . traduits de l'an- Docurnen ts orficiels soum1s a~1 o o ) ' ·o · 1863 Tanera d · et aunotat10ns . - f a n o 1• ' . glais avec rntro uct100s . . ]l'opera pregievohs- (La Rivista dar~ conto _d_1 ques'.~ _n~ve . dell'egrecrio scnttore militare s, 1;:ze10). s1ma b F ERDIN..\ND LECOMTE
e
Pick. - Torino, fra telli Bocca. - L. 4,50. MARTIN Crr. · (colonnello}. - Constitu.tion et puissance mililaires comparées de la France et de l'Angleterre. - Un vol. in-8° - Parigi, Tanera. - Torino, fra telli Bo~ca. - L. 5.
In. -
Précis des évenernents de la campagne du l'rlexique
en 1860, précédé d'une notice géographique et statistique sur le M:exique, par Leon Deluzy. - Uu voi. in-8° con carte e piani. - Pa rigi, 'l'a nera . - ToL·ino, fratelli Bocca. - L. 5 . . REIFPENBERG. -
ter1'e. Bocca. -
Des services adminisl1·atifs de l'(i1·mée de
Uu voi. in-8° L. 1,50.
Parigi, Tanera. -
Torino, fratelli
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YmrnnLow. Afémoires sur la campagne de 1812. Bruxelles, Gerstmann.
P 1Ro::.. -
P1·ojet de ponl glissant pom· lcs comm1tnication3
mililaires. -
Un vul. in-8° - · Br uxelles, lVIuquardt.
De la milice r oma-ine depuis la fondation de Rame jusq,t'à C,ostanti-n. - Un vul. in -8° - Parigi, Tandou. LAMAttR.E . -
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Torino, fratelli Bocca. -- L. 7 . RA ABE . -
!fléthode de huute école d'équitation. -
l arne in -8° crrn atlnn1e. -
P,trigi, Dmn1ine . -
L. 25.
Un vo-
. r. eURSCf
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Die The01·ie des Schienssens aus den 1Iandlfeuer8: · h b 1 ·t Un vo m
waffen. Zum praktischen Gebrauc e ear Je1 • • I _ Vl •el Bagel. - 7 112 sgr. con 14 tavo e . e._ '_ d d.- Consl?'uction aller te . R . . . _ Die Einrichtumg 1m UTZKY. .. qezogenen Geschtilze. - Un vo l · iu .. 80 con 3 tavole. - Vienna, l\.r ., 1,1-rrraf - 16 s2:r. • 1 • e J" i·11'. 1« 'o . r'"' . . lem Fcslungsme·rec,ce' ein ,u Bn,'FART, - l enelien mit e • go 8 tavole. ~ liléi1·-geographiscie I Sk. ·iz,,e. - Un vol . m - con
sg~i al
Darmstadt, Z0rnin. - 17 lt2 A. V . D. - Da.s Lage1· von
s und die J(ampfwei,se on .: Un volume . d A ,sbildu11g de1· {mnzosischen lnfanterie. un i . , d Z rnin. - 20 sgr. . c ,n 2 ta Yole. - DarmSla t, e . • , kméissigen .. vV - l'on den .Ri ndernissen eine1 zwec .. ... RusTOW • . . Kriegfii,hr11,ng. Mihtansche J-fceresbildimg und e1·folg1eic1wn . 7 1 2 sgr
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Feldzug von 1859 in Ilalien, bea rbei~et
• · Th preussischen Offiw·r. or.n ' Tr.LLKAMPF. _ DM Frcinzosen B1lJer. - Annon a, Ri.impler. -
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einem Lambeck. - 2 ta · . Deutschlancl. Historische-.
1-n.
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316
BOLLETTINO BIBLIOGRA!flCO THBrnSTRAtE
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desselbcn in einem Kriege mit Frankreich . - Uo voÌ. io-8° con 6 tavole. - Berlino, Mittler . - 27 sgr. RusTow \V. - An•1alon des l(dnigreichs ltalien. - 1861-63 . - Un voi. in-8° - Zurigo, i\Jcyer. - 1 116 tal!. \
I. V. H. -
(lRDEGG). -
INDICE
Jlo?·lesirngen ubet· Kriegsgeschichte.\
3 1[2 lai!.
\
W ALDSCffWT'I'. - .Ra lionelle Au~·bildiing des lleile1·s ttnd I'ferdes in der· Cavalerie, oder· wie man sr:hnelt und gul rcilen le1·nt 1,:md s-ich jedes zitm Reitdieriste geeignete I'{erd att{ rationelte Weise am schnellslen und sfohersten thdtig macht. Un voi. in -4° - Colonia, Fri.ihbuss. - I O sgr. REUDOHFER (medico di reggimento). Lehrbitch der Krie• gschirui•gie. - Lipsia, Vogel.
DEL VOLUME II. - ANNO VIII.
Opea•e ing-lesi. CooK J . -
7 sch.
G. W. -
System of milita1·y b1·idgcs in use by the United States Army. - Un voi. in-8° - Londra, Clotti . ÙIJLLA:\c
-
21 sch.
K1NGLAI<E . -
OUobre.
The siage ofRichemond. - Londra, Clotti. -
The invasion of the C1·imea. its origin aod
an account of its progress down to tbe death of lord Raglan - Voi. 1 e 2. - 4' edizione. - Londra ed Edimburgo, Black wood e figlio. - 32 sch.
Resoconto snlle spericnze esE'guite clall'artiglieria _dell'esercito italiano nell'amio 1862 (con quattro tavole litografiche) pag. 3 50 · itettura in r e1azione · L'arcli a Il"" stori't · · elci mondo . • · · · 1 . 1· . . ata e delle conserruenze tattiche e ie ne Dcll'art1g JCna ng " 85 derivano • • ·
89 92
Rivista statistica , · R ivista bibliog1·afica •
· dell'eser cito conto sulle speriem:c eseguite dall,ar t'igrie_1·1a eso_t 1· no nell'anno 1862 (con due tavole litografiche~ .' . 1 a Il\ col suo quadrilatero d1• f or t ezzc, schizzo rn1!Jtare La Venezia .
R TAGLIANO GAET ,1No
G<J1•ante.
geografico ùi 1''L Biffart . Rivista tecnologica- · Rivi sta bi bliografica.·
·
·
·
·
97
• 160 08 1 204
318
I
INDICI!
Dlc..mbre.
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dall'a~~
Resoconto sulle sperienze eseguite dell'esercito italiano nell'anno 18G2 (con tre !,iL-rnle litografiche) . . pa9. 209 La Veneziit c1JI suo quadril,itcro di fortezze, schizzo militare geografico di ]II. 13iffart . . Basi organiche dell"cscrcito italiano . • 278 Notizie st.1tistiche sui principali eser citi cnropci (continuazione) , 282 Rivista tecnologica . • 301 Rivista statistica . . • :l05 Bollettino bibliografico trimestrale . • SJ2
lTRO IK :\RCAT.\ l)EJ. C:\N\. D.-\ )fU\O DA l(ì. F BTfrJTO R ,-,,,".st,,, llitt1,.,,., 11,,1,:,,,,, • 1,,11,. rrr1
TIRO IN 1RCATA DIL C\ "N. Dl H. H. l\Hìll'O DA CUlPAGNA K,,,,.;/n , tld,t;,n'. 11,d;•.,,,., • {,,_,.,, I1/11. T~{. /f.
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