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RIVISTA MILITARE 1862 TOMO I

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MILITARE I T ALIA NA r.1011rn.F. MHSIU

TOIU!.\O , ·1862 1'1l'OGfL\FI ,\ El>ITIII CE G. CAS:;O:\'E E CO~!!'.


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L'ITALIA E L'AUSTRIA

Contin uazione ( lì

Prendo ad esaminare le p resenti condizioni srìspetti ve dell'Italia e dell'Austria: e comincio da questa. Una marav igliosa posizione strategica, un ·poderoso e sercito, tanto odio quanto può caj)irne cuor di soldato, ferma volontà di non cecj.erci quel brano d'Italiét che le r imane, e la speranza di una seconda Novara : qu€sto da. un lato ; dall'altro, molte e non lievi difficoltà i nterne, la mano gagliarda della Francia che la trattiene, la rima- · nente Germania che non s'accorda agli interessi, agli odii e ai desideri suoi, la Russia incerta, anzi sospetta, e la g ran contesa orìen tale che in comincia a fremere sui suoi con fini : tali sono oggi i caratteri più spiccati della situazione dell'Aust ria agli occhi di chi la osservi dal Mincio e dal Po .

Proprietà lettera;.;_:,

( I) Vedi Rivista mi'/flm-t ita/.i,mc,. a11n n VI, wil. IV, pag. 3 .


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Dif-J:icilmcntc può immaginarsi posizione militare più vanUt•raiosa di quella dell'Austria verso l'Italia. Un assieme di on m outi, fiumi, la.ghi, p:.idL1 li , fortezze, disposto a lill cu successive nel modo più comenicnte per la di fesa , e assicurato nei fi anchi dalla neutralità. della Svizzera e dallo iutedescaincnto d el Tirolo e del littoral e. illirico ; ùuo fronti corti e_ fortissimi ad angolo retto, facenti pun1a sul Po tra la Lombardia e l 'Emilia, con ottimi sbocGhi offensivi; le spiagge v enete inaccessibili ai grossi navigli, prive di buoni ancoraggi e impacciate da lagune e padul i; Verona per la difesa, Mantova con Borgoforte p er l 'offesa. Sul fronte occidentale, largo in linea quasi retta 180 chilom etri circa (dallo Stelvio al P o), vediamo pel tratto tli 110 chilometri montag ne alte ed aspre , che per di più appartengono al confu1e germanico; poi per 23 chilometri il lago di G,arda, ove l 'Austria tiene una :flottiglia prevalente; quindi il Mincio da. P cschiern a .Mantova per 3,1 chilometri; e per u1timo il Serraglio, uu lembo di terra tra il Mincio in f'c riore e il Po, basso, malsano, impedito <la. paludi e canali, lutto inondabile, e largo iu fronte 11 chilo1pctri appena . "Ke.1 t ratto tra Peschiera o Mantova, il più accessibile alle offese, l'Aust ria non solo possiedeli iruporiant.issimi sbocchi cli quelle due piazze, ma dei cinque passi che il Mincio offrn tra quei due punti, due ne domina (Saliomc e Valeggio), e<l altri d ue può fortemente contrastare (Momambano o Pozzuolo) stante la c.:onformaziono della ripa sinis tra che le appartiene. Il fronte meridionale (145 chilometri in retta linea) presenta il Po largo e profondo, spalleggiato <la grandi paduli o grossi c.:ana.li e risaie, paese intricatissimo e di faGilc difesa. Da Sc;orzarolo alle Quatrcllc, per 60 chilometri, iuLti i pass i del Po (~he sono i 1nigliori) appa1\tengono al l'Austria, rimasta in pos:;csso tlell'oltrepò ma11t0Ya110. Ut è la. tesla d i ponte d i Borgoforte, print ipale sbocco offensivo contro l'llédia. Mantova, il S~rragl io

Dorgoforte costituiscono una formidabile posizione, la pnnLa, dirò cosi, di un pugnale dic l' At1stria ci tiene sul cuore. Dalle Quatrellc in giù i pas~i del Po sono tre sc,li : e uno di questi, quello di Occhiobello, è ancora più v ant,n<rcrioso per li Austriaci. che l)er noi. T utti e ire condu oo cono nel Polesine, regione paludosa e t.utia tagliata da cc1nali paralelli al Po. In sostanza il Mincio ed il BassoPo appartengono m ilitarmente ,igli Aust riaci, e l'Italia non ha frontiere da quella parte. Dietro al Mincio ed al Basso-Po, paralello, in massima, a quelli e da essi distante non mai meno di 20 chilometri 11è più di 50, l'Adige somministra agli Austriaci una :seconda linea che p er fa. difesa ha maggior valore d~l J'altra. Le monta~e del Tirolo a dritta, i paduli, i canal i e li argini del P olesine e del Padovano a m anca ; in mezzo un tratto accessibile di soli 40 chilometri, con la i;ran piazza di Verona a destra e la for tezza di Legnago a sinistra. E per g iunta guel tratto è rientrante, sìcch(~ ùa Verona e Legnago lo si fiancheggia strategicamente, ed è spalleggiato t.ra Verona ed Albaredo (più della metà) dalla buona posizione San Martino-Ca.Idi ero e dai pr~d uI i deil'Alpone. Dietro l'Adige altre linee difensive ey entuali: la Brenta.. la Piave, il Tagliamento; tutte corte e fian ch eggiate da un latò dalle Alpi e dai paesi germanici, dall'altro da I mare e da u na costiera non :u]attatn a grandi sbarchi. Finalmente un'ottim a r ete di strade : linc e di comuni.eazione tra l e Alpi, il Po e il mare, shocchi offensivi vers0 la Lombardia e l'Emilia, line~ di operazione attraverso le Alpi per le valli dell'Adige, clella Brenta, della Piave. del T agliamento, dell'Isonzo, difendibil i qaa.si ad ogni passo, e in alcuni siti g uardate da oper e fortifl catoric, specialmente que11a del Val é.'Adige che è la più importante . Importantissin.1c sono :e <lue st1·adc Trento-ValSugnna-Bassano, (' Rov0ro<lc-Scbio-Vicenza._ sia per la C'

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J'itirata, sfa per una: e·ventua,le ripresa offensiva, fincl1è li Anstirùi;ci- r1mangaH-o padroni della regiooc montana tra fa Piave· e l'Adige. Per comprende}·e quanta rict;hezza di spe_d ienti strategici possa o_ffrire all'Austria quel suo scacchiere, giova fermare l'éi:tti:mzione sulle distanze che corrono tra i prrncip--dli punti qi quellò:

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chilometri 23 Vcr ona a Peschiera: 42 Verona a Mantova Peschiera a Mantova • 40 > 13 Mantova a Borgoforte Verona a Legnago (sponda destra 40 dell'Adige) Id . (sponda sinistra deTAd ige) 55 Da l'.fantova a Legnago D?b Verum1, a, Vicem:U" 54 50 Da ViceEza . a L~gnago32 Da Vicenza a Padova :34 Da ,Pado-va a Venezia 40 Da Padova a Rovigo 28 IJ"a Rovigo a Ponte--Lagoscuro sul Po -"

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N'essuna dj · tali distanze eccede la portata. di una buona giornata di marcia. Oltre a ciò Venezia, Padova, Vicenza, Verona, Peschiern e' Mantova comunicano tra loro per mezzo delle ferrovie. In meno di quattro or e si può andare da Venezia a Peschiera. Ma dopo il 1859 l'Austria, non contenta dei graudi vantaggi che 1a natura e l'arte le aveano ,:,o-ià. l)rocùrato a nostro danno, cprne se· più. non fidasse nell'abilità. dei suoi generali e nel valore dei suoi eserci ti, s'è dàta ad accatastare fortificaz-ioni su fortificazioni, sul .Mincio, sul Po,. nella stretta, de1l'Adige, aLtorno a Venezia, a Rovigo.

r. 1.' AJSTRr A 7 Andando i nnanzi di tal passo, verrà poi la volta di Bas-. sano, forse anche di Padova e di Vice111.a. Così tutto ·il Veneto diverrà una sterminata piazza forte. Ma che se rre l'icaverà sarà egli . proporzionato alle g randi ~pese che per ciò si sara:nno dovute fare? Oppure· que) sopraccarico di inerti difese non sarà d'impaccio ad un,t. huona difesa attiva? O non condurrà ad uno sperpera-, mento di forze, ad un rinnovamento della vecchia difesa. a cordone su pi'-ù vasta scala? È egli b uono artificio di guerfa difensiva dire apertamente al nemico « Qui ti I aspetto , un anno e più prima che egli si muova, e spender milioni in opere che. nel momento decisivo po$sono restare inutili? Volete indovinare i p rogetti del vostro nemico prima ch'ei li abbia fissati I Pretendete provvedere anticipatamente ad ogni possibile eventualità ! Fate torto a voi ed ai vostri nemici: mostrate di aver poca fiducia in voi stessi; e al nemico necrate l'in b o-eO'no e l'ar. M o cl ire. A che vi servirono Pavia e Piar:enza nel 1859? Non colle molte fortezze, ma coi saldi battaglioni e colle abili manovre si può sperare di rintuzzareognioffi•sadiunavver.sario che non sia pedante, fiacco e pauroso. I saldi battaglioni non mancano all'Austria. Vero è che quelle grandi opere fortificato.rie (anno oggi effetto di spauracchi; sono la più materiale e più sfolgorante applicazione del vecchio adag io: « Se vuoi la pace preparati alla guerra •. Ma abbiamo pur veduto ai dì nostri cader Sebastopoli. Li enormi preparame:iti guerreschi potranno ancora per qualche tempo tenere a freno \a guerra., o restringerla in ang usti confini; ma non varranno a renderla impossibile. Da.l cozzo tra ·le vecchie e le nuove idee, tra_ i vecchi e i nuovi inter essi, si verrà o prima o poi un'altra volta al cozw delle armi, perchè 1e umane pa$sioni, checchè dir si voglia, sono più potenti e della . fredda ragione e del cinque per cento; e la guerra qnando si:1 sc:11:enata a.s surn erit pr0porzion1 imnwnsf~ .

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Allora, quando lì animi si saranno riscaldati, r1L1ando le marcie non si conteranno a chilometri, nè i morti e i feriti a dieciile, allora vedremo che cosa diverranno le fo rtezze, o grandi 0 piccole, di soprappiù. Una presa, cl1Jc, tre e più dovranno cadere, forse, senza l'0110re di urm cannonata,. e forse avranno contribuito a perder quella, togliendole pel' proprio presidio qualche diecina di migliaia d'uomini . Ma di ciò parnri aver deLto abbétsta.nza nell'articolo precedente. Il littorale adriatic0 dall'Isonzo a Cattaro è anch1esso per FAustria un. buon fronte offensivo e difensiYo contro l'Italia. Su quella costiera alt,1, e rocciosa, donde sporge la penisoht istriana, ed ove si ingolfa il Quarnero, dietro una siep~ di isole, li ancoraggi abbondano, nlét li sbocchi strategici verso ter ra sonç, scarsi, malagevoli e coperti dcr fortificazioni. Là stanno mccolte le fo rze navali delr Austria,.la èPola,.il grande arsenalr; marittimo dell'impero. Di là se l'Austria r i b1scisse a signoreggia.re :oull'Adriatico, m inaccerebbe tutta la nostra costiera 0rientale,. e potrebb0. dare non poca molestia a uoi, e valid0 app0ggio alle operazioni del suo esercito nell'Italia centrale .. Nell'opposta, ipotesi, ci0è quando 1wi fossimo pa<lroni di quel mare, l'Austria opporrebbe ai nostri sbarchi, oltre al solito grande spettro della· Cohlfoderazione Germanica, che si stènde fin là, un ammasso di ostacoli naturali, un terreno rotto per ogni verso, povero di buone strade e abitato da -gente che finora non possiamo credere molto favorevole a noi . Gnmdissime difficoltà: dovremmo superé;re ])rima di giungere sull'a Sava, nè potren1mo arrischiarci fin fa se almen0 non, avessimo già conquistato il Veneto cd aperto i passi delle Alpi Giulie. Io non so comprendere come qualcuno abbia p0tuto pensare che quella s1a· la strada più sicura- per andare a Vienna, mentre lascia a sinistra tanta e così forte por;1,ione dell'impero. Siffatta invasione sarebbe rischiosa molto anche quando avessimo

,eòn noi l'Ungheria, stante l'obbliquità delk base TriesteFiume r ispetto alla linea .d'operazione che dovrermno prendere da Aclelsberg per Laybach, ecc. Non potrebl;c esser utile, a mio avviso, che per minacciare da rove:,cio l'I'sonzo e schiudere i passi di Gorizia e Gradisca ad un maggiore esercito nostro già padrone del Friuli; poi collegare le operazioni di quell'esercito attraverso alle Alpi della Carinzia e della Stiria con quelle di un esercito ungherese che guerreggiasse sul Danubio; atti ambedue d'importanza secondaria. Ciò basti per ora : vedremo poi qual foncl'amento possa avere il disegno di gittare in quellrt parte una massa cli volontari movente dall'Italia. Diamo uno sguardo ·alle forze vive dell'Austria. L'esercito austriaco è senza dubbio una delle istituzioni non più civili, ma più ammirabili dei nostri tempi. Potente pel numero, per le splendide qualità militari de'suoi elementi, per l'organam011to, per le salde clisciplme che lo reggon ), e per l'alto spirito marziale che gli dà vita, egli è l'anima dell'impero, quasi dir ei ch'egli è l'impero medesimo, che certo ei rappresenta agli occhi n ostri più assai del monco Parlamento sedcn.te in Vienna. Composto -·di uomini diversi di linguaggio, di indole e di costumi, e. appartenenti a popoli che scambievolmente si odiano, o almeno non si arnarn;i, parrebbe dovesse essere slegato e discorde: eppure forma una; massa compatta, 'ed ha un'anima sola. ed una gagliarda vitalità. Ciò dipende da molte cause. Notissime sono tra queste l'arte accurata colla quale li uomini di nazione diversa sono mic;chiat.i in certe proporzioni nei quadri della milizia, e i corpi combinati t ra. loro in guisa da non mettere assieme rn,~sse propondera.nti di solcl-atesche d'una od altra gente; un bene avvisato sistema di stanziamento e traslocamento delle truppe, per cui. queste mentre si tengono iii rispetto tra loro sono anche tenute a freno dalle condizioni in è ui ::;i trovano di fronte ai paesi ove sono stanziate ; ~

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la vigila.ma assidua dei comandanti, e htYveduta polizia militare, e la forte disciplina. Si aggiunga ht docilità della maggior parte dei popoli tra cui sono levl~te le milizie austriache, popoli di assai freddo temper amento, che non forono travagliati da interni sconvolgimenti, e presso i quali il feudalism o non è ancora morto. Il rispetto alle potestà costituite è connatura'.e a quelle genti. Chi pretendesse trovare nei popoli della Boemia , della Galizia o della. Transilvania -una rassom iglianza coi nostri delle Romagne o della Toscana, s'ingannerebbe a partito. Ma vi sono altre ragioni, forse di maggior peso. Quantunque la moderna storia mili tare dell'Austria non abbondi di ·splendide vittorie, ma segni invece molti e gravi disastri, l'esercito austriaco non si è mai sci0lto, nè si è rnai disonorato. Allato alle dure memorie di rovinose disfatte, serba le più belle tradizioni di fedeltà, di devozione, di costanza, di gloriosi sacrifici. Battaglie perdute molte, 1ùa perdute combattendo; ritirate frequenti sì, ma non vergognose fughe. Il soldato dell'Austria, il nostro più fiero nemico, è un prode guerriero che ha serH-pre por• tato alta la fronte, ed ha imposto il Iispetto a quanti_ hanno avuto l'onore è.i stargli incontro. Da ciò u n marziale orgoglio, un forte spirito di corpo, u'u grande amore alla propria bandiera, un punto d'o110ro scrupoloso, fon-dato sulla fedel tà al Sovrano, sul cameratismo, sul decoro e l'interesse dell'esercito . Questi sentimenti doveano sviluppare e radicarsi potentemente in q uella cavalleresca aristocr_ftzia che componeva quasi per intero la ufficialitù. austriaca or sono ancora poclii anni. D'allora in poi i non nobili che hanno avuto accesso ai gradi d 'ufficiale entrando alla spicciolata in quella famiglia, ne hanno preso le idee, i modi, le passioni e i pregiudizi. Essi a 1la loro volta danno oggi l'esempio agli altri. Così il carattere militare anstriaco si è conservato quale Schiller lo lrn, dipinto nei corazz ieri 'd el suo '\Vallen~tein. Nel •cull o I

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della band.ier~ e della spada, spinl'o quasi fin o al fanatismo, s'immedesimano sotto l'assisa imperiale Tedescl11, Boemi, Polacchi, Ungheri, Croati ed altri. La è una specie di frammassoneria militare. Il proclama cli Bei1edek, che menò tanto rumore, ne è l'atto di fede. Le eccezion i vi sono, senza dubbio, ma si contano , e non osano mostrarsi. Il governo imperiale dal canto suo ha trovato utile di favorire lo sviluppo di quei sentiinenti per modo che prevalessero ad ogni altro, levando alto la m ilizia il più _possibile. Non era difficile ottenerlo, perchè il soprastare agli altri"piace, e la prepotenza sotto le divise militari ha gran prestigio. Vi si trascorre talvolta senza che altri ci spinga. I militari austriaci hanno afferrato il braccio che porgea loro la mano. - Quindi la milizia in Austria divenne e si mantiene una casta maravigliosamente ordinata e concor de, valorosa e disciplinata, ma staccata dal paese, anzi sovr apposta a q uello, altera, prepotente, gelosissima di quelli che e'srn chiama suoi dritti. Parlate all'ufficiale austriaco di naz:onalità, di libertà, di civil€ progresso , egli vi risponderà dall'alto ciel suo cavallo : ( Io non sono avvocnto, sono soldato. • Forse vi prenderà per una spia. Li stimabili cittadini che p retendono rappre• sentare l'impero a Vienna, debbono axere negli orecchi quelle parole che il generale Léfebvre disse a Bonaparte nella mattina del 18 brumale : , Eh bien, jétons les a1:ocats à la rivière. , Sovrapponete quella massa potente che risponde soltan Lo alla chiamata ! Austria e imperatore » a popoli parte dociii, parte fiacchi, parte lacerati da interni dissidi e discordi tra loro , e t utti disarmati , contate a milioni li ignoranti e li indi fferen ti, aggiungetevi una polizi:1 ocu• lata ed operosa, avrete l'impero austriaco. La sua vitalità è dunque tutta nell'esercito; e i consiglieri dell"imperat9re lo sanno, e lo sanno i militari. Mai fu pi ù opportuno q uel•

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12 l'appellativo che suol darsi agli eserciti Paltciclio dello Stato. Scomposto o distrnt.to quello, l'irnpero austriaco sparirehbe. Una guerra spinta agli estremi può condur re aguesio . Per altr o modo non é da creder e che ciò avvenga, almeno finché il sentimento di nazionalità non abbia messo saldìssime radici nei popoli dell'impero e prodotto scissure irreparabili che si propaghino nella milizia e soverchino quello spirito cli consorteria, che ora l'anima. V'è in Austria un partito libemle e unitario nel tempo stesso. Tra coloro che lo compongono par ecchi vi sono che vorrebbero abbassare un poco l'esercita-, e ridurlo a quel grado che gli compete in un paese ~i vile. L'c!òer cito abborre cotesti dottrinari, forse più che non abborra i Francesi o li Italiani. Costoro. dicono i vecchi Austriaci. so l'imperatore li lasciasse fare, trarrebbero ~ rovina l'impero. - E non hanno torto . Ma i militari prolx1.bil mente dicono ch9 lo sah·erebbero :i qualunque costo, comf\ f P.r.c Radetzky nel 184B. / Le qnalità tattiche delle m ilizie aus.tr iache sono abbastanza note. La fanteria salda, intrepida., bene arrnat.a, non però _gran cal'lìminatrice, famosa per ordinatissimo ritirate, assai più che per impetuosi attacchi; più adattata a resistere e respinger e, che ad assalire e incalzare. La ca;alleria generalmente buona, ben montata, e perfett.amento a cavallo; ottima la leggiera. L'artiglieria che non aYeva gran nome prima del 1850, ed era rimasta al'l'Ctrata quasi in tutto a confronto degli altri eser citi europei, ò andata migliorando assai dopo quell'epoca. Ha ri m10vato proaressivamente il suo materiale da ca.mpo e da o ' assedio, si è arricchita di perfezionamenti ed innovazioni cli proprjo trovato, ha migliorato considerevolmente la composizione dei suoi quadri e il suo metodo di ist rnziono, si è liberata anch'essa ùall'imbarazzo d'un cor po sepn ratu del Treno, montandosi con caYalli propri. Nel 1859 ha fatto buona proYa. Ora possiede 0ssa pure gran quant itù

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rli artiglierie rigate. Buono è il corp0 del Genio, a:;sai riputato quello <lei Pontieri, eccellente il corpo cli Stato

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'Maggiore. . d' . Per abilità manovriera. le truppe austriac110 og111 srecie non temono confronto. I loro r0golame~ii t~ttt!c! sono i migliori che esistano . Ottimi e semphc1ss1m1 1 mezz; dell'addestra mento progressivo, benissimo intesi li ordinamenti, ben congegnati i quadri, semplici e spedito i l pitL possibile le evoluzioni, escluso ogni resto di vecchi~~ pedanteria, ogni spediento che l'esperienza non avesse mostrato assolutamente n ecessario, ogni cosa insomma. che non possa trovare utile applicazione in guerra. Data all'ordine aperto quella im?ortanza che oggi deye avere, svil~ppato1o pienamente, e messolo in perfetto accordo coll'ordino chiuso.' Posta la maggior possibile uniformità dt manovra e di comando tra le vari~ an ni ; fissato un linguaggio t ecnico, conciso, chiaro, preciso e sufficiente ad ogni tattico bisogno. Ogni argomento riferito all'uso da farne in gne.rrn. : e nell'ordine aperto specialn ente posta a fonJameut,o l'applicazione al terreno . Regolato il metodo di addestramento delle truppe con razi onale successività di istruzione, esci·citazione ed appl-icazione, su scala a grado a grado più vasta ; idea non certo nuova, ma non mai per l'innanzi così bene espressa o ridotta a norma. L'istru:t1one pratica del servizio di campo fa complemento a quella delle manovre. Le guerre che abbiamo sostenuto contro l'Austria ci hanno mostntto qual frutto le sue milizie ritraggano da quella istru.zione, fatta come l'altra in modo progressivo e con quella cura che merita. Non ho udito dir e di corpo austriaco che nel 48, nel. 49, o nel 51) fosse sorpreso in difetto d i vigilanza ; anzi · ho uùito spesso ufl.i.ciali e nostri e francesi proporre ad esempio il servizio delle guad:eodelle pattuglie austriache. Un'altra parlicolarità da oi..servare in quell'eser cito è l'amore alla topografiét. Stud iare il terreno, ritrarlo, rap-


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pres:'ntarlo con guslo artistico, applicarvi accuratamei1tc le disposizioni e le manovre delle truppe, sono cose tenute dagli Austriaci in gran pregio, tanto q uanto poteva esserlo veni.'anni fa lo eseguir marc.ie in battaglia e mtifamenti di fronte a esatto rigore di teoria sopra una piazza <l',irme ben piana. A ciò credo debba attripuirsi, non m eno che. all'uso dei campi di manovra ed all,L m ancanza dei grandi capitani , q'.lella preferenza che li Austriaci danno alla guerra di posizione sulla guerra manovrala, ed in questa· come in quella Ìl soverchio sminuzzamento delle truppe. Essi che possoggo110 milizie .m anovriere in sommo grado, parrebbe dovessero studiarsi di ridurre le fazioni gue.rresche ad atti di masse nJan oYranti , non trascurando il terreno, s'intende, ma nepp ure facendosene schiavi. Eppure li vedete r inunziare a quel loro vaµtaggio , ch'è appunto il maggior pregid tattico delle loro milizie , e coll'aiuto delle loro macrnio fiche carte studiare un pezzo èi paese che offra nna lmona posizione, e mettere qua un battaglione, là una divisione, una compagnia in quelht fattoria, un plotone dietro quella siepe, e via dicendo, e poi ridursi a rafforzare o rincal~ zare quel cordone con altri frammenti di truppe. Non è quello il miglior campo di battaglia pel soldato tedesco contro il francese o l'italiano. Un loro ·battaglione spiegato in linea contigua o serrato in massa ci rappresenta una for?,a maggiore che non il doppio d'uomini di quella fatta abbandonati q uasi a se stessi tra case e siepi, specialmente dappoichè le milizie loro si compongono di C<(SCritti come quelle degli altri eserciti. - E se prendono le offese, non vi accorgete di avere addoss0 una divisione o un corpo d'es·ercito, perchè per la sma.nia d i aver riserve sopra riserve, e punti d'api1oggio, e piegarsi al terreno, si allari:rano, si assot tio·liano o ' e non. vi lanciano contro se non che poch i bat.ta.glioni, com e se avessero i11 mira soltanto di trattenervi; si1.>chè fitdltrnrnte potete f....J

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15 fenu,Jdi o ·toglier loro il vant,1g gio della. rùossa . Ne abbiamo veduto esempi fn luUi i faUi cl'arme del 59 ()). In ci<'f p,~re a me di scorgere EOn l'effetto del caso o di certe date circostanze, ma U~l sistema viiioso prodotto dall 'eccesso di una buQna qualità di cui dobbiamo desiderare che li Austriaci 11011 si correggano finché avranno piede in Italia . Certamente n()n fu il caso che nel· 24 giugno del 1859 _portò · lo s:orzo maggiore del la battaglia sui poggi d.i Solforino e Cavriana, mentre dovea essere nel piano di là d,a Guidizzolo. -È uh nuovo gener e di pecfantcria, meno appariscente, ma più funesta di r1uella che riduce 1m genera le a fars i sfilare dinanzi per uomo un battaglione quattro o cinq,1 e volte di seguito, a passo battuto . P ure v'è rapporto tra l' una e l'altra, poichè ambedue açcennano il maggior male , o m eglio la principale cagione dei mali dell'esercito ,u'.striaco in questi ult.imi tempi, voglio dire la ruancanza di uomini di guerra veramente g rand i e per ingf:igno e per carattere. Non mancano all'Austria generali dotti e prodi, profondi co.noscitori <li tutto ciò che appartiene alla milizia, sti mabili per ogni riguardo; g liene è nw.n cato soltanto uno che sapesse g iungere a Torino e a Novi prima di Napoleone III, dar battaglia verso Novara in vece che a Ma genta, e vincere a Montechiaro a1Jzi che farsi battere a • SolfeJ'ino . Forse i grandi ingegn i rimangono colà soffocati nelle p astoie di unct troppo stretta disciplina, delle consuetudini , delle arti cortigianesche e dei pregiudizi tradizionali <la cui non poté svincolarsi lo stesso areici uca Carlo , nonostante la sua al La nascita. Il consiglio a ulico è, morto; ma v' é lit cancelleria militare dell'imperatore. ,.(')_Vcggo '::oufcl'ma_t.o questo mio giudizio da una !'dazione della Cam-

~••s:1.1 ?cl 1~;i9 cornp_Il~l.a dallo Stato Mnggiore prussiano, e pubblicala

,eccnt~~1enlc, clic nn e YC1111la lr:, le mani dopo scritte queste pa<>inc· ,l_au~ol'lla dèl la quale _pnrmi non sia da nicttcr5i in dubbio per ql~ant~ ccnccruc le ·cose auslnachc.


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Uu ultro difotto si osserva nelle militari istituzioni dell'Austria, e p iù che altro nelle sue fanterie; ed è il troppo scarso numer o degli uffiziali in confronto della m il izia gregaria. Le compagnie d i 200 uomini circa, i n punto di guerra , sono troppo grosse ; e troppo pochi q na1:tro .uffiziali soli per una di quelle. An che nei di versi servizi di <2orredo agli eserciti molto ristr etto è i l n udegli uffiziali o i mpiegati. È bensì vero che quei pod11 attendono al loro ufficio con ammirabile zelo, con pazien za e devozione veramen_te tedesca; e fanno in capo a l g iorno : anto · lavoro q uanto chie comuni impiegati itaham o irances1. Si arroge che l'Austria ha un sistema cl 'amministrazione militare assai più semplice del nostro , e per(;iò, esigendo anche da' suoi impiegati più di quclld che esigono l'Italia o la,Frn.ncia, può tenerne proporzionatamente meno . Ma nelle truppe quel difetto apparisce molto grave, ,1nche per solo rig uar do tattico, specialmente nel com~ b at.tere spicciolato e negli assalti a furia , in cui l'uffizialc frn tanta parte. In tali Cilsi, tanto frequenti oggi in guerra, e che pur vanno a gen io agl i Aust riaci , come ho detto un uffiziale per ogni 45 o 50 uomini è t r oppo poco ; perch è bisogna dirigere, guidar e, dar l'esempio, tratteilere, riordinare,· e trattandosi di Tedeschi o Boemi e simili, trarli anch e un poco a rimor chio e spingerli affinch è abbiano · almeno l 'apparenza di. quello slancio alla fran cese ·o alla russa ch e h a tanta fantastica potenza. E poi il fuoco nemico presto rinvilisce quella proporzione, e allora il male p eggiora. La marina da gLterra austriaca conia, pi ù di centocins q uanta legni, dei quali una se~santina a vapore, e più dei due terzi di q uesti ad el ice. Oggi s ta corazzando a furia o fabbr.icandò n uove navi ferrate. Le sue riccthe foreste, i suoi èantiéri ed arsenali dell'Istria , e le grandi ferriere delle sue pro,:Cincie meridional i lii, pongono in grado eh

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L ITALIA

provvedere dà se stessa quasi interamente ai propri, bisogni. Se il recente rappor to del Itichenburg è esatto , ,ella sarebòe superiore alla nostra nel numero dei legni, .ma inferior e assai nella p0rtata, essendo la maggior p ar te ' <lel suo navigl io di piccoli bast im eq_ti dà flottiglia e da costiera. Inoltre noi crediamo di goverch iarla molto i n · abilità nautica, pratica di mare e attitudine alla g uerra n ,tvale. In quant o a qualità di _b astimenti, p rescindendo <lalla portata , forse non abbiamo il vant aggio , p erché se la marina al;lstriaca n overa alcuni legni vecchi, e noi abbiamo gran parte dell'ant:ca flotta na:politana da. mettere a r ip oso . - S-HI lago cli Gar da, nei htghi di Mantova e n ella laguna di Venezia, l'Austria avrebbe in tutto 271 legni da flottiglia di di verso ordine. Tale è la situazione mil itare dell'Austi·ia ris petto al l'Italia. Ma cotesta grnn :riotenza che dispone di m ezzi così formidabili , e- sta fri. mezzo a noi in così. · b ello atteggi-amento di guardia offensiva e di fen siva, è impastoiata. in molti e gravi imbarazzi politici , e non è liberamente a.rbi tra, dei propri atti . Quali siano qnegli imbarazzi n essuno 1o ign ora; molti però non ne com• p rendono o n on vogl i0110 comprénderne b imnortanza relativa . Quell i che essa trova di q ua dalle . Alpi 1Jon. sono certo i maggiori. Non le dii gran pensi,":ro tenere a freno le sue prnYincie ital ia:r::e -, q uantunque e n el Veneto o nel 'l'ryntiuo t utta lfl parte m igliore della popolazione , quelli che sentono e pensano e r agionan o' l e sia aYvH sa. -_ Tenere sogg0.Lti popnli avvezzi a portara il giogo , rammollit i dalla civ il là, vincolati cfai possessi stab ili , dai c~,mrucffci e ch(gli abiti del com.odo e t ranquillo vi vere, e d isarmnti, CJttando si h anno solchltesc.:he come q uelle J eil'Austria, e l'.na svegl ia polizia, e si pagano ben e l e spie , e si vuole fermamente , 110 11 è cosa molto cliffìc.i le. Neppm·e il n uovo regno d'Italia può far panra all'Austr ia noi ,~tw p :·~sente stato . Ella anzi ckn~ A.~~·o Yll. Vol. I.

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L'IT.ILIA

bramare di avere un pretesto per piomlJarci acluosso e séh iacciar ci prima ch e ci pania.mo in grado d i poter frouten-viarla con Sj)Cranza di buon successo e prender noi 00 le offese. Due ottime occasioni le si offersero nel 1860 ; prima le annessioni dei Ducati e poi la spedizione nostra contro Roma e Napoli . Tcl'Za, nel 61, la proclamazione del regno d'Italia.. Non la trattennero certo i nostri mili tari apparecchi , il numero delle nostre baionette, I t schi,,mazzi del partito d'azione , l'ardore patriottico di qualche m igliaio di genercsi giovani delle nostre cittit. Ella sapeva quanti eravamo e quali. La ragione militare le imponeva di agire. Peròè nol fece? Perchè fa mostra di adattarsi ai fatti compiuti, rinunciar-e a ciò clie ha perduto, o volersi ristringere a · conservare quello che le ri- ' mane? Dobbiamo crederlo? L'Austria, soldato orgoglioso battuto solo per metà, si rassegnerebbe a sopportare le conseguenze del'la sua mezza sconfitt ti, e non procura rsi una rivincita.? Sarebbe semplice atto di sprezzo e di sfìda questo suo starsi coll'arme al piede a vederci far massa d'attorno al suo quadrilatero , nicntre sa che Gi prepar iamo appunto a cacciarla d i là? .Pare invece atto di grave imprudenza , a consi<lcrarlo militarmente ; quasi uua bravata da medio evo. No, l'Austria non ci tome per ora, non hn. rincgato il suo pa::sato , n on vuole convertirsi alla nostra fede , e volendulo non lo potrebbe. V'è in Austria qualcuno (non dico LÌn partito) che consiglierebbe di render tutt,L l'Italia a se stessa , aiutarla a costituirsi e procurar di fa rsene uu' a1!oata, se credesse di poter essere nscoltato. Vi sono i 1nrLiti n azionali, tedesco, ~lavo, ungaro, polacco, fors0 più numerosi che l'Austria stessa noi creda, i quali n a turalmente cleblJouo· ammettere la Italia una e intera. Fu eletto, è già qualche auno, che prima del 59 alcuno aves::e usato far balenare. agli occhi <lell'iniperatore la roYilla pi<ma · 0d inevitabile cld YCCchio sist t ma au•

E 1,' ,, U~TRI.\

striaco, e b oppuri1111ità. di mettei si egli albi, l esLa dei nuovo secolo, d'accordo colla Francia e l 'Italia, alzando arditaineute l'insegna germanica, e ringiovanire per tal modo l'impero e la sua dinastia. L'Italia, l'Ungheria, la. P0lonia , la Slavia meridionale dove,u10 risorgere a un tempo per opera di lui . .Ma Francesco Giuseppe non è Vittorio Emanuele. La parte aristocr~tica e militare che predomina in Austria è retriva e dispotica per natura , per t radizioni, p or consuetudine . ImpiomlJai a sul diritto divino, sulla legiLtimità e su: tratt.ati del 1815, J1011 am~ mette diritti di nazionalità; altri diritti non Yuol riconoscere che quelli dell'a11iico dominio, della conquista e della lr>gittinia successione; chiama sogni le necessità elci tempi, sconvolgimenlo e disonline il progre:::so civile, 1.ibbie di fanatici , di ambiziosi e di scapestrati le idee d'indipendenza e libcrUL. Nel prese:ite r egno d'Italia altro n on vede che i l Piemonte ingrumlito a danno suo, non per concorde voler e degli Italiani, ma per una serie di raggiri, traclimenti, usurpazioni e perfìdie d'ogni specie , di cu i addo!'lsa la colp;. princ ipalmente a Napoleone III e a Cavour. Li immobili e i positivisti, che tanto abbondano in Austria, non la pensano di,·ersamen(.e; e i liberali -unitari, quantunque no1ì veggano di buon ocdiio la cast,i prcvalcute, o dissentano eia essa in tutto ciò ch e si r iferisce all'interno regime, convengono nell'opinione di lei riguardo all'Italia, un po' per vero sen timento austriaco, ina for:c;o pit.L per arte pol itica, cedcn<lo da q uei lato OYO la pressione militare è ora pit'.t fo rte, per vantaggia1· dall'a.llro. Tutti co:::loro si scatenano, spontaneamente o per consenso, contrL• l'idea. di cedere 11 Ven eto. I meno r;pinti vorrebbero sinceramente la. cousorvnzione dello stato presente ; li altri sp<'mno r iacr11Listar il per~ cìuto, e forse anche guadagnar qualcosa di più. FraLtanto nei paesi non tedeschi dclfimporo i partiti 11aziuunli van no c1l l,1rgandosi, f;p~c ialmcnl.c nell'Un gheria, .


20 a eletto degli s tessi giornali aust r itici. I}A usiria è co stretta a tenere colà un esercito a g uarnigione, come in paese cli recente conquistato; nè potrebbe toglierlo, am.i dovrebbe rafforz"arlo, in caso di guerra esterna. Ma se li Ungheresi in general e; intendo diré i veri Magiari, . son o avversi· all'Austria, non -sono però con cor d i tra loro, uè disposti tutti à levarsi in arm e , perchè li ultimi moti del 1849 lasciarono i n quel paese troppo tristi ricordi e niacrhe che non ·so110 ane;ora ri marginate; e la Russia è !"' l? lì vicina, non a.mica dell'Austria è vero, m a pure in- _ tere:-;sata troppo a tener Jc.ntaua la ri volnzione dai s uoi confini. Olfre a ciò la Germania non pot rebbe rifiutarsi a sovvenir l"Austria , per assicurarne le provincie tedesche . Qu~ste ragioni e la difficoltà di mettersi d'accordo cogl i altrì popoli dipendenti da.lla Corona di S. St.efanv, sono apprezzate dalla parte più assennata e- meno calda d ei liberali ungheresi , più che non lo siano generalmente dagli emigrati di quel nobil e paese, che guardano alle cose l oro p-ii:L da lontano ; e ciò spie.ga il conteg no tenut o dall'Ui1gh eria verso l'Austria iu questi dL1e ulLimi anui , le ri rnostra.nze legali della. Dieta., la r esistenza 'pass iva dei comitati e dei propriet a ri, la ritenutezza degli nomini politici, la p revalenza del partito moderato sugli altri. I capi stessi della p arte pii.l focosa ci dicevano or -son pochi mesi che il loro p aese n on era pn•parato 'a t-org<;!re , che era disarm ato , che da se solo non p ot eY,t muoversi; e volevano che noi rompessi mo guerra ali' Austria , assicurandoci che l'Ungheri,t non tar derehbé ,ul- unirsi a noi. In sostanza l'Austria non h a- da temere per l'Ungheria finchè non iscoppi da altra parte una tem _pest?. sul suo capo . K"è sì p uò dire che lo stato presente di quel paese le avv inca le mani . Costrnt ta a tenervi 100 o 150 mila uoQJini , gljene r imarrebbero pur nonostante dispou_ibili 200 o 300 c1i la peT l'lta.ìia, senza sguernire p iù del dover e lo altrf: p,uti dell'jm pero. Stupirei se nc1

l: 1/AiJSTRU

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r;ircolo irnp~riale non fosse s tato clelto più d'una volta: Li affari d 'Italia e d' Ungheria d ebbò1)0 accomodarsi • col cannone. Venga p resto il momento·di t rar la srJaàa , in Italia; l'Ungheria si corriprometterà.. All ora scbiac, ceremo l'Italia, e richiameremo all'ordine l 'Ungheria» . Del resto l'Austria ha mostrato di recente · come ella ' sappia ancora porre in pratica, -n ell'inter esse del!~ _sua uoità, la famosa massima Divide_ et impera. Quando s i vedesse aUe strette, e non potesse salvar tutto, le· r imarrebbe il modo di q ui~tare l'Ungh0ria, almeno p::r qualche tempo , restituendole la sua autonomia, ritenutasoltanto l 'unione delle coroJ.!e, come prima. Ci/J nono st.ante, l'Ungheria che già sai vò l 'impero , è forse riserbata a dargli l'ultimo crollo. Se l'Austria s'impegni i n 11na, grossa gur.rrh sfortunata o indecisa, e la German ia o la Russia siano dal canto loro iri tali condizioni da nou Yoler,e o potere aiutarla, li Unghei-esi usçendo ultimr in <:ampo e proclamando essi stessi l'unith germanica insieme alla l oro in dipendenza, potranno rovesciare il trono degli Absburgo. Ciò pensan~ i liberali austriaci._ Quanto agli altri popoli no::i tedeschi, i n tutti vediamo un partito agitatore , ma non iscorgiamo finora i segni d'un vero ·é potente m oto nazionale. Per di più abbiamo in poch e centinaia di miglia -q uadre una nazione croata, una nazione dalmat a, una nazione schiavona, .cl1e non s'i intendono tra loro; in Boemia quasi due milioni di Té• descl1i in m ezzo a t re milioni di Cechi; in Galizia le rimembranze di Tarnow ;· in Transilvania un miscugliò di Rumeni, Magiari, Tedeschi ed nl tri. Su che fondano le l oro Leorie quelli che vorrebbero che tt.i l ti i popoli non te: deschi soggetti all' Austria s i levassero come ùn uomo solo contro di lei? Troppo faci le 0 prender per fatti i propri desideri . Insomma, uè la tema del le nostre arni'i, né i eonsigii dei rnoi mc1riera.ti, Ùè le condizioni pi-esen t i delle sue pru-


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1.'tT ,1LIA

v incie non t edesche, ba,-terebbero a trattenere l'Austrrn dal seguire i dettami della, sana ragione militare, assa}endo l'Italia i;,rima che questa più. si afforzi . L'attenc).ere alle interne riforme è..un pretesto e n ul la più. Il critico _ ._5, tato deHe finanze è ragione-da banchieri, non da grandi nommi di governo e di guerra. Chi h a trattenuto e trattien e l'Austria è 1a Francia, o, se volete, Napoleone . La Prussia e la. Russia nel 60 e n el 61 l'avrebbero lasciata fare; qualche Stato Germanieol'a.vrebbe aiutata, la Spagna avrebb e applaudito; coll'Ingh1lterra, sapendo çogli0re il momento e mostrar presto un fatto compiuto , non era difficile. serb are amicizia ; 4>nto più che s~ poteva far le qualche promessa a proposito delle cose d'Oriente. i\fa la Francia d'oggi non p uò permettere che l'Austria riacq uisti in Italia quella prevalenza ch e aveva prima del 59; Napole ..me · ba bisogno di un'It.alia grande o forte che gli ri man ga legata dai vincoli della gratitudine, e sull'alleanza d <:,lla quale ei pòssn. contare con sicurezza , per aver suffici ente p eso n ella bilancia europea . Perciò l' Austiia credette dover quasi accettare per buona, provvisoriamente, quella ragione ch e u na compiacente d1plomazia assegnava ai progressi della unità italiana ; che cioè le annessioni e la specizionc delle Marche e di Nàpoli miravano principalmente a infreuare la 1·ivol,u zione. P rotestò contro di noi, ma insieme rinnovò la protesta di non volli/r immischiarsi nelle cose nostre. Que~to è il famoso non inter·-vrmto, che vuol dire per l'Austria: desiderio di non tirarsi addosso di n uovo, per ora, la Francia. Dico p~1· 01·a, perchè quel desiderio p rov iene non .solo da tim ore o prudenza, ma anche da speranz,a . L'Austria spera d 'indurre la Germania a far causa comune con l ei; e vede forse p~ssibile in un avvenire più o meno remoto il rinnovamento della santa-alleanza contro la Francia. Spera ch e torni in campo la qu estione del Ren o; che Napoleone lII si renda insop portabile tL tutte le potenze

l'. 1,' A UST RIA

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europee, come gi,\ i l primo :--<apoleone. Allora Ital_ia , F r::uicia, Ungheria, rivoluzione saranoo, sp era, stritolato con un colpo solo. Comprende benissimo essere inevitab ile la guerra, e infatti non trascura di preparar-visi; m,1 lo, vuole grossa , sicura p er lei e riso] uti va , e perciò aspetta , per raccogliere in un sol fascio tut te le forze su cui da ultimo crede poter contare . Intanto si l usinga che le frenesie degli avventati, l e gelosie provinciali, le. i nterne discordie , le inimicizie con Roma e le diffi,coltà' d'ogni sorta ch e ci oppon_e l'It,ilia mèridional~ i rnp ed_iscano a n oi di costituirci presto e saldamen te; e che in Francia il pa.rtito legittimista vada facendosi sempre pi ù forte all'ombra dei così detti interessi del cattoh cismo, Ella deve gioire nel vedere il sanfed ismo, .che si credeva spento, mostrarsi ancor v ivo e rigoglioso, e g na-. dagnar e an ch e terreno, laddov e meno lo si aspettav~t . Elh che rappr esenta il r itorno al passato, sa oggimai cli aver partitanti dappertutto , e che le teorie liberali non hanno ancor. posto così. p rofonde radiei come poco' tempo fa si . credeva, Allato a queste sper anze l'Austria nutrisce purè timori che egualmen te la co1isiglia.no . al prudente aspet-_ tare. , Tem e . un accordo t ra hi Francia e la ,Russia ; o· il r isorgere d e.lla contesa orientale in guisa da essei•e el_i ,i . stessa t rascinata a prendervi parte con . suo gran ritchio, e lo svilupparsi del sen timento oazionalo tedesco nd senso dell' unità p olitica della Germania, e ch e 1a Prussi<1, si risolva ad im itare l'esempio del Piemonte . , Compresa da tali speranze e da tali timori, l' Anstrin, la vera Aust?·ia, frem e, ma ~spetta colla mano sull'elsn, , e lascia cr edere, a. chi vuol cr ederlo, che sia rassegna1,n alle consegue~ne di Solferino. Fra ttanto si occupa di m igliorare lo stato delle sue finanze . Nella · i potesi per lei peggior e , cioè ch e n on le venga fatto di .saldare t.uUi i '-116i coDti acl una volta, le ri mnne h. "l~0r;1nz:t ch e l'Ita lia


24 con qffese imprudenti, che ella stessa a.ggravera se fàccia d'llopo, la provochi a gnerra; .almeno per aver la soddisfazione di far provare un' altra volta agli Italiani il peso della sua spada. Non chiederebbe altro che lo esegui mento dei patti di Zurigo; rinunzierebbe ad ogni aumento di territorio; vorrebbe soltanto calpestare ancora quella bandiera, quella croce che baldanzosa le sventola ora dinanzi agli oc~hi sul Mincio e sul Po , nella quale ella scorge un insulto e una sfida. Mi sono forse dilungàto troppo iu queste politic~e considerazioni, che non hanno neppure il merito della no~ vità. Però non poteva om.etterle , volendo abbozzare un quadro completo il più possibile della presente situazionedell'Austria verso l'Italia; percbè a dare idea della rispetti,va posizione di due Stati, le sole considerazioni militari non bastano. Del resto egli è forse superfluo avvertire che quanto ho detto dei segreti intendimenti dell'Austria non - è dedotto da schiette dichiarazioni ·dì quella potenza, ina. desunto da ciò che sappiamo delle -sue internl3- condizioni . dalla sua indole spiccatissima e a no.1 ben ·nota, dal suo passato, dal linguaggio dei suoi pubblicisti e dei suoi militari-, dal St?-O contegno in questi ultimi tempi. Non vorrei imporre a<l alcuno queste mie supp0sizioni come altrettanti articoli di fede: ma le ere~ derò fondate sul vero finchè non ab~ia prove sufficienti in contrario. 0

Jamtinua) C. Cons1 · ~~laggiore di Stato h!aggiore.

NOTIZIE SULLA FABBRICAZIONE

Progressi dell'industria sid~rnriic,r.

Loro 'in'fincnza sulla fohhrica:donc delle armi da guerra. L'applicazione del ferro e dell'acciaio ~l corazzamento delle navi da guerra., ed a1la fabbricazione dei ·cannoni, fu una conseguenza natm;ale dello svil_u ppo e dei progressi dell'arte siderurgica. Sappiamo da Omero che al tempo dell'assedio di Troia ilferro non figura va n egli a.rmame"nti di terra e di mare. Più tardi i Gn:ci ed i Romani cominciarono a servir,ene per la fabbricazione delle spade , lancie, spiedi ~ dardi; nel medio evo soltanto l'arte di estrarre e di lavorare questo 01P,tallo arrivè a perfezione sufficiente da permettei·e la costruzione cl' intiere armature di ferro e d'acciaio, ed è noto che in q uesta manifattura meritamente celebri foro no gli artefici lombardi ( 1). (I) Cantù, Storia u.niverrnle, nocumenti.


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~OTI7.l!l St:LLA FAllllRlCAZIO,F.

I primi c,urnoni in uso dopo l"invenzione del la pol vere erano tt1bi di legno orli latta, di mediocre grossezza, ri11forzati esternamente eia cerr:hi di ferro . Poi si n,doitarono dimensioni pit'.t c011siùerevoli, e si fece ro di bronzo; finalmente fu ritrovatn. la ghi~a; 111a questa essendo meno resistente~ bisognò per la sua applicazione alle artiglierie aumentare le dim ensioni dei pcui, ciò clrn li rese pi\'1 gravi e diffic ili a maneggiar•~- Così r estò il hronzo pci ~annoni leggeri, e la, ghisa per le IJntteric di costa e per fa marina. Anche nella costruzione e n ell'armamento delle navi l'uso <lel fen o non fn introdotto che tardi, e non si esteso che lentamente. Sappiamo che le àncorc erano al tempo' degli Etruschi un sassu for ato; più tardi si fecero di ferro con un dente solo. A1 rostro o sprone, arma principale dei vascelli da guerra, g li scrittori latin i davano l'epiteto cli mrcwn. In luogo cli rostri cli hronzo i Veneziani avevano per le galern sottili rost:-i di ferro, o pt>r le grnndi unn. grossa trave ferrata all'estr emità. A misura che si perfezionarono i metodi d'estrazione 0 cli lavorazione del ferro, tutte le parti dello naxi che debbono resistere ad urti violenti, furono fatte con questo metallo, e tìua1mente nel 1820 l'inglese Manaby invenlù i vascelli completamente in ferro, e pcl primo progetlù quello che, costrutto dal signor Iforsley e comp . di Stnffor ~lshire, si chiamò dal nome dell'autore « Aaron Mana.by , (1). . Ora i mezzi di produzione sono, si può dire, illimitati, e grnzic all 'in ❖enzione d el maglio a vapore, non hassi maggiore difficoltà a lavorare un pezzo di 20 tonnellate, di quello che altra volta si i:1contrassc . a fucinare nnri spada. Quindi con pesanti corazze cli ferro si proteggono le navi da guerra, e con ferro o con acciaio si fabbricano cannoni del più.grande calibrc e di qualsiasi forma.. ( t) fohn Gr~nlh:1n1- 011 lron Slaip-D11il,li11g. Lo11ilnn 18:i!J.

DEl CA1'N0,1 n'ACCl ll <J FU~O

lnsnfficieuza degli antichi mutcria\i nella fobbrirazionc ilei cannoni. Prima ancora dell'invenzione dei cannoni rigal.i, le migliorie conseguite nella fabbricazione della polvere, facevano sentire pci cann oni il bisogno di una materia p iù dur evole e più resistente di quella fino allora adoperata. Gìit fìn d'allora si sentiva che il cannone di bronzo piò non corrispondeva ai perfezionamenti che in breve g iro d'anni si erano ottenuti nella fabbricazione delle armi a mano. Dopo l'invenzione e l'adozione presso tutte le potenze dei cannoni rigati, tanto si ridusse la dura ta dei c~mnoni di bronzo çhe gli uomini tecnici n aturalmente si rivolsero alla ricerca di una sostanza più elastica e più tenace per la fabbri cazione delle bocche da fu oco . Tutti ricordano che l'artiglieria rigata fu per la prima volta messa iu campagna dai Francesi nel fatto di Valenza . In seguito a quella fazione i prodi nostri allea.ti non tardarono ad accorgersi che i cannon i rigati di bronzo, dopo un certo numero di colpi, si riscalda.no e sono p osti fuori d i servizio. Il metallo perde negl i angoli dellc1, rigatura la sua tenacità 'ed elasticità naturale; ed il solo attrito delle alette e della superficie esterna dei proiettili basta per deteriora.rli compiutamente. La ghisa ordinaria possiede una resistenza. assoluta. minore di quella del b ronzo; cioè mentre il bronzo da cannoni h a una terntcità di .2500 chilogrammi per centimetro quadrato, la ghisa ordinaria non ne consegue che HOO; per la qual cosa quanto si disse dell'insufficienza dei cannonid i bronzo è a fortiori applicabile a quelli di g_hisa. Se nun che gli ultimi perfezionamenti n ell'arte di fondere i cannoni hanno svelato alcuni miscugli capaci di somministrare ghise aventi una tenacità quasi doppia di quella \lc1 la gl 1isa orcìinaria. Malgrado c ii> 11011 0 poss il>ik spc-


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l':OTIZIE SUI.LA

l•'ADnn1 c ,1ztcJl'(~

rare dai cannoni di ghisa un impiego molto pit1 sodcfisfacente dei cannoni di bronzo. Gii studi più recenti sulle grosse artigliei-ie, destinate a lanciare enol'mi proiettili capaci di combattere con successo IP- navi corazzate, dimostràno sempre più l'insufficienza dell'antico materiale cli costruzione; di fatto tutti i ~annoni di tal natura che si esperimentarono fin qui, furono sempre o d'acciaio fuso, o di ferro battuto, o di altra costruzione differente dall'antica; perchè sentivasi· .che coll'antico materiale neppure sareblJesi riuscito a far una sola prova. V'.ha chi per migliorare il br onzo ordinario, propose di agginngervi una piccola quantità di zinco ·e di adotta,ro quindi, invece d' una lega binaria, una combinazione tern_ari_a p~r la fabbricazione dei cannoni, ma quando pun, s1 nusc1sse ad ottenere con f iò qualche piccolo aumento di resistenza; si sarebbe ancor lungi dall?avcr assicurato l'avvéi~ir~ del bronzo, e dall'aver soddisfatto alle eRigenze sempre più crescenti dell'artiglieria (1 ).

l\uoli sistemi di fabbric,1zione propos(i. Paolo Moriu fonde da parecchi anni a Nanterre presso Parigi un bro_nzo composto di 90 parti di rame e di 10 parti d'alluminio, e se ne serve a fa 1)bricar(~ cuscinetti ed altri organi meccanici di grande resistenza. Fu questo bronzo raccomandato per la fabbricazione dei cannoni di qualunque grossezza, ed il signor Lancaster di Londra fin dall'a~no 18?8 prese una patente per l'applicazione del medes1rn~ , ai cannoni ed alle canne da fucile. Credeva esso que,s ta k• ga molto adatta all'uso accennato, e stnndo alle sue esperienze, vi avrebbe trovato una t enacità quasi ( t) Josr.ph 'khmoclzl. l)ie gr•znge11c ~ anone. ~.li.inchcn 1 BGO.

29 eguctle a quella dell.'acciaiv fuso . !Ifa ulteriori esperien:t:e fatte da Weber, direttore cldla fonderia cli Augsburg, mostrarono che alcuni campioni di questo nuovo meta.Ilo sonò lungi dall'offrire resi~tenze paragonabili a quella indicata dal signor Lancaster . S u-pponendo che il bronzo d'alluminio r reseB ti le q ualiLà più eminenti di tonaci tà e di elasticità, non potrerJbesi tuttavia mai adottare nella fabbricazione dei cannon i, per ragione economica, costando ~sso quaLiro volte più del bronzo at tuale . Il signor Longridge (1 ), p~rtenclo d,1, una considerazione inw~gnosissima sul modo di comportarsi delle tensioni m olecolari di un tubo sotto l'azione di una pressione interna; propose ed es1:erimentò un cannone composto di un sottile tubo di bronzo avvolto all'intorno da varii ' I strati di filo di ferro di tensione crescente cfa.ll'esterna supeH·ìcie del tubo di bronzo all'ultimo involto del filo metallico . Ma la teoria di Longridge sulle tensioni mole,:, colari dei tubi., quantunque ingegnosissima., Iion è dotata de1 più grande rigore m atematico, e malgrado la sua cosLanz,a , e dir ei quasi, ostinazione nel promuovere ognora nuove pro ve dei suoi cannoni, variando ad ogni _volta le ci1.·costanze dell'esperimento, esse non ebbero s~mpre risultati favorevoli, ed i cannoni Longridge furono rigettati. Il generale Fréderix, antico direttore della fonderia di Liegi, all'oggetto di aurn€ntare la resistenza dei cannoni di ghisa., prevenire i disastri nel caso di scoppio e _fare rinascere così la confide1JZa degli artiglieri nel servizio de! proprio pezzo, a.vev:a giit, or son circa 30 anni, esperiment,tto la cerchiatura. ìlfa in seguito ai pertezionamenti che si operarono piiJ tardi nella fonclita della ghisa, in '· seguito all'invenzione delle mescolanze di questa, che ne portarono quasi al doppio la. resisténza, assoluta, la cerDlii C.\);N0 '.-1:

o' ACC!AiO

!"USO

( f ) lc::,:ccrpl ~'linulc~ r,f proccding~ nf lh ~ Inslilu\ion of Civil Engineers. \' ul. xn. ~cs;ion 18,,:J-G0.


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NOTIZIE SIILI.A F.\BD!t!CA210NE

; hiat nrn dei cannoni di ghis~ fu lasciata in obblio fino al 18.:iG., quando appunto eulrFarouo in lizza i cannoni rigati. A quest'epoca ricom11arve l 'antico sistema del si~n or Fréderix, e prima a servirsene fu la Francia,' la quale tece cercluarc ((retter) i cannoni destinati all'armamento delle barche cannon iere èhe dovevano agire sul Jao·o d i Garda. Si studiò allora e si procurò di ridurre a 1;o·ole fo;se fabbricazione dei cerchi (frettes) , la maniera di~.p phcadt e la tensione che essi debbono averè sul cannone • 1n;1, in questo modo di con solidazione si inconLrarono tali d iffico ltà pratiche che la cerchia.tura non resterà che ·come u n ripiego atto ad utilizzar é in qualche modo i cannoni <li ghisa cl i grande calibro. , U1rn delle condizioni indispensa.bili in una buona fa.b bricnione si é la sem plicità del cannone ottenuto. Questo deve risultare di un sol pezzo omogeneo e le sue molecole troyar•s i in uno stato d1 perfetto riposo, cioè non cs5 ere sollecitate da veruno sforzo, da veruna tensione nell'int erno é:lella ma.ssa, né presentare alcuna soluzione di coi1tiuuitt1:· I due ultimi sistemi accennati, come qualunque . a.lt.ro sistema complesso, pecc,mdo contro questo precetto, non potranno mai dare risultati abbastanza soddisfacenti che possano convenire ad una. fabbricazione sicura e corrente. Per un a, ragione analoga, uessnno degli infiniti sistemi, che si proposero pei cannoni caricantisi dalla culatta potè mai raggi ungère tal grado di sern plicità e tal ~icurezza_ di · servizio quale guarcntiscono ampiamente 1 canno111 che si caricano dalla · bocca. Non v'ha dubbio che, _malgrado il considerevole çamn1ino che Yarie nazioni giù,_fecero sulla via della loro adoz,ione, questa non sarà mai ge1;ieralc e tale disposiziom: verr:ti tutt'al pit1 riservata pei grossi . pezzi di posizione. A.cl una opportuna sempl.icità d i compos1z10nc e conveniente modicità. di prezzo soddisfecc-:ro svltanto fin qui, qual pi Ll qual meno, i vari tentati vi che presero per base della fabbricazione il ferro f ucinato o l'acciaio fuso.

la

n' ,IC(I AIO

31 Si cercò dapprima di applicare ai cannoni i metodi ordi11ari d i fucinaz.ione sep:uiti•pel ferro e per l'acciaio pu<llnto ndla fabbricazione delle gr:a1~di membrature meccaniche che occorrono soprattutto nelle macchine-marine, ma si notò ch e se una piccolc1, imperfezione nella saldatura di queste ulti me non può null,L maggior parte dei casi .recar loro che piccolissimo n ocum ento ; n el caso delle artiglierie una soluzione di continuit.à ini percettihile con qualunque più delicato strumento cli collaudazione può riescire esizittle affatto. Ma tali sol uzion i cli continuità non sono sempre impercettibili ai più delicati strumenti di p recisione, e bene spesso si manifestano all'occhio anche più in esperto con visib ilissime sofliature, p aglie , bruciat ure, grane, ecc. Oltre a ciò l'impossi bilità cli ottenere sufficiente omogeneità nelh massa predetta, ed unifor~ mità nena fabbricazione fece sì cho pochi sono ancora. gli u omin i tecnici che abbiano fede nel procedimento i n discorso. Fra questi v uol esser e menzionato il sig . Clay di Liverpool, inventor e di un cannone fornito di un sistema particolare d i caricamento è),ll~L culatta, il q uale fabbrica tuttora i cann on i che ricevono il suo nome nella maniera che si accennò. · Il signor Whitworth a l principio d ell'attuazione del suo sisterna esagonale d 'artiglieria, av0va p ure immagina to un metodo particolare per' la fabùricazionc dei cannoni di ferro; ma avendolo egli stesw riconosci uto d ifettoso, cd essendosi appigfoLto · di preferenza ai cannoni d'acciaio fuso, nòn se ne farà parola n el pn')sente scritto . È incontestabile che il metodo migliore di fabbricazione pei ,cannoni in ferro si è quello del signor Armstrong. Con questo si costruiscono oggidì escbsiva.mcnte dal governo i nglese n egli arsenali cli Woolwich e di Elswike cannoni cli qualunqne calibro , ma pi(.1 specialméi1tc i grossi cannoni da 100 per la marina. Non si pa.rla. qui del loro valore n el :;;enso militare, nè della conven ienzrt ' JEI CIN~ ~o ;-:1

l'USO


32 1-0TIZI Il SU I.LA F ,lllnHICAZI01'CE <lei loro si:stema di caricamento alla cnla.ita. Tali quistioui diedt-ro g ià luogo a severe critiche per parte dei giornali inglesi (l) nell'occasione delle esperienze di Shoeburyness le quali ebbero luogo nello scorso autunno. Soltanto è da ,o sservarsi, quanto alla fabbricazione <li essi, che il metodo di saldatura al elice ivi adottato è più conveniente di quanti ful'ono finora proposti pei cannoni in ferro . Ma nessuno ig nora che il ferro anche della migliore qualità ha sempre una resistenza molto minore dell'acciaio e soprat ut,to dell'acciaio fuso, come quello che conviene alla fo.l>brieazrone in discorso ; o se si consideri il costo più · elernto dei ca.nnoni Ar mstrong in ferro r isulterà chiara la cnnvenienza dei cannoni d'acciaio fuso non solo per la ma,m oc: ior resistenza che essi offrono, ma anche per la più g rande economia. del loro approvYigion~mento.

Cenni· s!orici sui cannoni d'arciaio fuso. L'ir1Yenzione dei cannoni d'acciaio fuso è dovuta al 5;. gtJor Federi co I{rupp rli Essen, il quale pel primo intro• dusse nell'industria le grandi masse di questa specie di a ccinio pei lavori ai g rossa fucina,. La perfetta omogeneità d i tal materiale lo rende sommamente a.tto alla fabbri cazione di quegli organi meccanici che esigono una g rande tenacità accoppiata ad una elasticità considerevole. Su questa vi a lo seguirono gli altri fabbricatori tedeschi, e sopra ogni altro il vicino stabilimento di J3ochum, il quale non tardò a comprender e la g rande innovazione che ciò era per recare nell'industria dei metalli. Infatti nell'esposizione universrtle di Parigi il signor Krupp e la Società di Bocli um erano pressoché i soli che r appresentassero questo nuovo ramo di fabbricuiione. ( 1) \'cdi Times, 9 ottobre 1861 chan ic5- ~fog:iti11c · 113 ollubrc l 8~l.

F.nginccr, 11 ottobre 1861. -

Ma-

:J:1 Fin clal 18 18 il sig nor Krupp consi<lcranclo cho l'acciaio fuso possiede in grado eminente le qualità richieste per la resistenza <lelle artiglierie, _e che d'altronde l'industria. si trovava già fornita di mezzi per e.:.;eguire il suo concetto, fabbricò un pezzo da 12 (zwolf pfiinder), e la sua idea fu abbastanza felice perchè essa incontrasse favore nel governo del Braunschweig , il quale immediatamente ordinò ad una commissione di procedere alle prove dei, nuovo cannone. Essen.do queste state coronate da un esrto felice; nell'anno successi,o il goYcmo prussiano le faceva esso pure. -e seguire in Berlino, e ne aveva un risult.n,to eguale; ciò non ostante fino al 1856 non si foccrn più parola dell'invenzione ciel signor Krupp. A quest'epoca solamente la Prussia comandò alcuni altri pezzi di diverso calibro, il quale esempio fu beu tosto seguito da altre impor tantissime potenze, come la Francia., l'Inghilterra, il Belgio, la Baviera, ed altri Stati tld lo Zoll verein . Dalle esperienze che tennero dietr.o a queste ,arie commesse,. fu definitivamente constatata. la riu scita del cannone Krupp e le snperiorità di esso sopra tutti gli alt.ri fin allora conosciuti . Il fa vore e la rip11t,azione che tutti gli altri pr-odotti dello stfibilimento Krupp Hcquistarono dopo il trornlo dei cannone d'acciaio, non téLrdarouo ad atLi rare l'attenzione degli altri fabbricatori su qnc$tO oggetto. N'ou solo nella stessa Germania, ma aucora in Franda, in Belgio e in Inghilterra le fabbriche d'acciaio fuso vi si applicarono col massimo stn<lio e sollecitudrue, Pur bisogna confessare che cinque anni di tcntati\'i e d'csperienze non bastarono ancora non a superare, ma, s,tlve pochissime · eccezioni, neppure ad eguagli<1re la primn. fabbricazioue proposta. Giova comprender e nello eecezioni due ali,r.i stàhil imenti dire r1uello di Bochurn e il Carlswerk J.H'ussiani' voo-lìamo o di Otto Grubitz presso NeustadL-Ebcrswalùo, i quali se nou giunsero a sommini!-1.rarc prodotti piit preg reYoli di DEI C,\!\1'01' 1 D·M;CIAIO i'USO

1

.\r.No Vii. Voi. l. -

:i.


3-i

l'OT IZ;E SUL!,,\ F .1Il))H!CMI ~;]!

q uelli di Krupp, migliorarono 15erò il lato economico della q uistione ed intr odussero metodi che sono suscettibi\i éli un importante avvenire . In Francia, nel Belgio, e nella stessà Inghilterra le fabbriche cl'acc~aio fuso non si trovano ancora in grado cF gareggiare colle fabbriche tc•desche per q uesto importante oggetto, e quantunque i signori Petin e Gauclet a Rive-de-Gier , Cockerill a Sering, e \Vhitwor th a Manchester abbiano già dato be1lis::;1mi saggi di ·cannoni d'acciaio fuso, non v'ha clul)bio che essi non hanno finora acquistato la sicurezza di una fabbricazione corrente.

Uodo di fobbricaziouc seguilo attualmente. Ìl modo di procedere att~talmente seguito nella fobbricaztone dei cannoni d'acciaio varia, quanto alla fusione, secondo le circostanze particolari in cui gli stabilimenti che se ne occupano-si trovano collocati. A Neustadt-Eberswalde e n elle fabbriche inglesi si fondono generalmente acciai cementatj, ottenuti colle migliori nfa.rd1e dei ferri svedesi e russi, a Essen invece e a Bochum, come in Francùt e n el Belgio, la carica dei croginoli si fa con acciai pu.cllati prodotLi• Sll ghise al carbone vegetale di somma purezza,. I crogi110li caricati vengono introdotti in forni di fosione ordinari a l coke; l'uso dei forni a riverbero al litantra.ce è quasi t otalruenteabbaJ1donato : esso però vige ancora.presso i signoH Petin e Ganclet, r ella cui fonderi a della Saillie la maggior quantità d'acciaio fuso proviene da forni a riverbero a 9 crogiuoli . Non è e!:tr emarnente improbabile che i poco favore Yoli risultati che finora si ebbero in Francia nella fabbricazione d i cui si tratta, possano , almeno in parte, venir étttr ibuiti all'uso di forni siffa.tti per la fusione della, materia; poichè se con es:=;i p11ossi real izzare qualche economia sul combustile, nessLmu negher:, che l'estensione

1JE'r c.,Ni\ONI u' ACCB IO F USO

3'5

ccmsìderetole delìa wgbia., la disposizione della gnit-icola, e del camino non sono le condizioni :Più adatte ad ottenere uniformìtà di temperatura nei diversi crogiuoli di cui si compone l'infornata: A tale disparità di -temperatura è forse cl-a attribuirsi la poca omogeneità del masso d'acciai0, ,i l quale porlierel)be seco, per così di1,e, un mendo originale, che non è più po~sibile correggere col,Je operazioni snccess-ive. Facendo ,.strazione dai metodi di fusione e dai materiali in uso per la produzion e dell'acciaio, si noterà solamente, per non oltrepassare i limiti imposti all'estensione del presente opuscolo, che i l getto dell'acciaio si fa in uno stampo di ghisa, il q uale dà un masso di forma avente qualche similitudine con qu,èlla del can,10ne che vuolsi· ottenere. A quest a poi si perviene per mezzo di una fucinazione successiva al maglio a vapore. A tale oggetto il masso d'ac'eiaio viene intròdotto 1'irima :i.n un forno a ri verbcro a larga ~oglia, per riscaldarlo ,gr adatamente e con sufficiente lentezza. perchè il disequilibrio di temperatura dall'interno all'esterno non possa produrne lo spaccamento. Giunto al Tosso scuro, lo si toglie dal forno a grande soglia , e _lo si introduce in un altro forno a r iverbero avente uua soglia più piccola, i1 q ualc per conseguenza possa meglio concentrare il calore che si sviluppa dalla graticola. Quivi 10 si porta rapidamente dal rosso seuro al rosso eiliegia, t emperatura conveniente alla focinazione dell'acciaio. Una g rue ·rli forza proporzionale al peso del masso d'acciaio a fucinarsi è disposta accanto ,ùla porta del forno, con questa aiutati da una rob usta tanaglia di ferro lo si prende e lo si collofa sotto il maglio a vapore, il quale deve essere esso pure proporzionato alle dimensioni del pezzo d'acciaio . Si Procede ad una prima fucimLzim~e, dopo la qua.le, il masso avendo perduto il calore necessario ad una saldatura perfetta, lo si rimette a,l forno e si porta a,lla iemponttura, di prima. Si opera una nuova fuci nazione e co;ù di scgu ito p,


36

:-IOTIZIE SU LL ,1 FAllBIU CAZ I0:-11!

prosegue ad una terza, ad una quarta, ccc., finchè non siasi otten uta la forma-prestabilita, la quale, per comodità de1 mastro-fucinatore, resterà nell'offieina disegnata su una tavola in iscala naturale. il pezzo massiccio che così si ottiene non abbisogna più che d'essere tornito e forato, ciò che si eseguisce con macchine analoghe a quelle adoperafo pei cannoni di bronzo e di ghisa. Colla descrizione precedente della fabbricazione dei cannoni d'acciaio foso, l'autore dello scritto presente non si propone che di porgere un'ide_a generica affatto sulla condotta clGlla medesima; chi desiderasse conoscer e in dettaglio questo lavoro, e' consultare i disegni dei forni ed apparecchi in esso impiegati, potrlL trovarli in una relazione manoscritta presentata al ministero della guerra ecloraclepositata alla biblioteca militare centrale di Torino (1), nella q uale viene esposto il modo cli procèdere seguito a Bochum nella fabbricazione di 6 cannoni d'acciaio commessi dal Govérno italiano a quella Società il 17 gennaio 1861 ed eseguiti n e1la primavera dello ste,so anno. A complemento d i quanto si è detto sulla fabbricazione di c~nnoni d'acciaio è prezzo dell' opera aggiungere che la rn,tter ia che meglio loro conviene si ò un acciaio legger mente carburato, di mediocre durezza, poichè se un acciaio pii., duro possiede maggior tenacità ed un'elasticità più pronu_nciata, 9ueste due proprietà di massimo effett0 per h resistenza delle artiglierie, non potrebbero neppure entra.re in giuoco; fragil1tit che è propria. all'acciaio tropJJO duro non consentirebbe a un cannone composto cli tal materin, di r esistere alle a'.zioni istantanee cd enorrfri che l'in• terno della. sua. anima douebbe. sopportare.

h

. (1) lìclnio1_ic (li )lini'stcr u llclla ,slll'IT,l ,; ulla fal,lninLI.ÌUIIC ,ld lc pin~l rn d , _corazz"lu1·,1 e ,lei ca nn oni d'ac~iaio, prcsl' nla\a da N. l'el la li i1Ìg1•gucrc allievo ue l Il. Co rp o tie lle lll i 11itn·.

-Dl'. f C,INi\°ON I p'ACC IA 10

F U:m

Nuovo metodo ,lei signor ~layer. A questo punto forse alcuno potrebbe m11ovcrc ·1a f{f" gt1ente domanda: Non sarebbe egli più semplice e meno dispendioso il risparmi,a re la lunga serie delle operazioni, che si fauno tener"çlietro alla fusione, gettando addirittura il pezzo al mod o di q uelli di bronzo o di ghisa? A.meglio chiarire il con cetto della fabbricazione, "1a quale forma il tema di questo scritto, la quistìone che ci siamo fatta, merita una risposta, la quale ci cond urrà a parlare d i un nuovo sistema proposto recentemente dal sig . Mayer, direttore tecnico 'd ello stabilimento cli Bochum . L'acciaio semplicemente fuso e gittato, co1ne se1t1pre s'è p raticato finora, in forme di ghisa è bensì dotato cli un a perfetta omogeneità ; ma contiene per tutta la sua massa piccole porosità che osservate al microscopio danno alla sua strutt ura l'apparenza di una mint:.tissim a spugna. Queste p iccole soluzioni di continuità nuociono • oTandemente alla sua resistenza; quindi è che l'acciaio di °semplice fusione vi~ne, prima cli esser messo in opera, sottoposto ad un ricalcamento a caldo, per saldarne le molecole le une sulle altre. Lpiù svariati tentativi e le più estese ricerche di v alenti metallurgisti non pervennero fino a questi ultimi anni a trovare una qualit4 d'acciaio · che, dop0 la semplice fns.ione ave~se sufficiente compacità da prestarsi ad nn im p iego immeaiato . . Oltre a questa difficoltà., dipendente dalla natura stess,t clel materiale, se ne opponeva all'impiego immediato dell'acciaio cli semplice fusione un'altra la quale si riferisce principalmente all'arte del fonditore . La grandissima elevazione di temperatura d ell'acciaio in fusion e fece per lun_go tPmpo riguarçl::in• Go1n C' irn pòssi bilr il s t10 gct.to lll


38

1'1JT!ZIÉ SUL L,\ !',1BBRIGAZWJ\fE

t,crra refri.Lllaria, q uindi i.~ r iproduzione d'oggeW a venli _p arti cave, o in rilievo, o a!Iazzonate 111 qL1al unque altro modo, come per esempio una ruota, una campana, un cannone, ecc . Nè il modellamento en coquilte ( di ghisa) poteva: corrisponder~ a questo scopo ; poichè l'acciaiò contraendosi considerevolmente dopo la fusione e trovando in questa contrazione un r ig ido ostacolo nel modello metallico·, l'oggetto semifuso 11011 avendo ancora acquistato la sua tenacità naturale, ven-iva sottoposto ad un violento sforzo di trazione il qLrn]e lo deformava o lo spezzava affatto . H signor Maycr, uomo di u na pratiea consumata nell'arte di fon dere gli acciai, dopo molti anni' di stud i e di accurate in dagini pervenne a trionfare di questo fotricato problema, e pTimo riuscì a gittare in forme di terra refrattaria q nalsiasi oggeLLo, e ad ottener e colla scmpli~e fusion e un acciaio cli compacità estrema. Le •campane di acciaio (1) furono la prima ,1.pplicazione di questo importante- trovato; alle quali ten nero dietro i •cèrchioui (bandages-) per i strade ferrate, che fusi iÌ1 forma circolare, noù esigono più e-be una larnimtz-itmc dj alcuni minuti per acquistare eccellent.i quaJifa di r esistenza. Vennero in seguito Je r uote piene (scheibenr·dder) che messe iB oper~ quaii escono da1 getto, hanno -un,t r esistenza che parrebbe incredibile se non venisse confermata dall'autorità cfi 25 dei più distinti uomini tecnici del'la Germania, i quaJi addì 29 marzo 18130, assistevano, dietro invito della Società di Bochum, dle più brillà.nti esperienze sull'elasticità e la tenacità di queste ruole. Esperienze analoghe ebbero poi anche , l uogo il giorno 8 febbraio del-

( l) Una campana d'acciaio d-i o ,m9t4 · (una yarci'a in glese) di diametro

_pesa _335,,tl.600, e in commercio al prezzo di 2,lirc 29 i l kilog. costa 770 lire; 11na campana di bronzo di diame l,ro eg uale pesando 522,kil.500 a,l pre,,7.o· di :},lire ~3 il kil. cos ta 20 30 )i re ,

DEI C,\NNON!

1

l)

ACCIA IO F' USO

ao

fanno seguente , alla pr esenza del signor Gauss, qirctton · generale delle costruzioni, e del signor Kirchweger, direttore meccanico, mandati espressamente dal governo cl' Hannover. Citiamo una d elle tanLe prove cui furono sottoposte le ruote pie~e di Bochum: su di una sala di 0,m 11 di diametro fissa stabilmente alle due estremità era montat.i una ruota di 382 k. di peso, di O, m 98 di d iametr o esterno, con una corona di 0,m 14 di forza e 0,065 di larghezza e con un disco di spessore variabile da O, rn 04 a 0,02. Con una specie di pendolo d i 390 chilogrammi di peso, si vibrarono vari colpi sulla corona della ruota da altezze varie e progress:vamente crescenti . Gli ultimi. tre colpi d el pendolo furono lanciati da u na altezza il i 4_m, 40. Un attento esame della ruota esperimentata non permise di riconoscervi la benché minima deformazione, inflessione o pi~gatura a.ppa.r isconte in seguito agli urti violenti da essa ricevuti. Il signor Mayer è aclunq~1e in grado di fondere ca.n noni d'acciaio di grande resistenza al modo di que lli Ji ghisa e d i bronzo. Ma. sarii. questa r esistenza sui:I icien1e per l'artiglieria? Il generale Cavalli sta. ::iccupanclosi della determinazione dei coefficienti di t enacità, d'elasticità e di durezza che l,ln campione d'acciaio Mayer, statogli spe<;lito all'occasione della consegna dei sei cannoni fabbricati per conto del Governo italiano in Bochum, e quantunque non siano ancora conosciuti i ,·isultati delle sue esperi00ze, g ià puossi affermare d ietro l'esame della frat tura e die!.1'0 alcune prove preliminari. cui i campioùi di Bochurn. fnrono sottoposti, che la loro r esistenza è incomparahilrne'n te superiore a q uella :iel br onzo . Non resta adL1nque piì.1 che la prova di fatto, la quale deciderà se q uesto nuovo metodo di fabb ricazione sia applicabile alle bocche da fuoco d '..1rtiglierin, e so,Jtl isfo a t11t.te le condizioni elle


-tO

i'll q ueste si ricltieggono . Non fa d'uopo agg iungere che f{Uesto sarib l'ultimo passo che potrib farsi nella fabbri~ c,izionc elci cannoni d'acc.iaio.

ltcsistcnza dell'ilcciaio 11arago!nta a quem1 d1:gli- altri metalli. Per formarsi un'idea esatta del vaula<m io dell'acciaio 0 0 , fuso sugl'i altri metalli fi rwra u::;itati nella fabbricazione tlci cannoni, giorn rifer ire h resistenza assoluta di questo e metterla a confronto con quella degli antichi materiali . l i signor Ucbatins sottopose nello scor cio del 1859, nell'arsenale di Vienna, un ca:-npione di cannone d'acciaio fuso di Otto Grnbitz. Di una lista di c1uesto campione fece quattro parti di Gui due lasciò raffreddar e lentamente all'aria. libera., come usasi generalmente pei cannoni, due alt re sottopose alla tempem usitata anche pei cannoni d 'acciaio nello stabilimcuto Gruhitz. I r1sulta t.i che c~so tro,·èi fur()no - i scguent~: Acciaio nou temperato: Piccola sbarra N. 1 si ruppesotto il peso di kil. 3,1 n. id. » 2 » 3392.

Kil. Ghisa ordinària da cannoni . b La migliore ghisa da cannoni » Br on1,o da ca,nnoni . • Ferro fucinato della Stiria » Accia.io da molle d~lla Stiria. » » Krupp di un fuoile • ) • da ca.nncn i • Huntsman . • da molle inglese . I ) da molle prussiano Lami nad'accia iostiriano nel sensodell~ fibre 11 nel senso perçeodicolare alle fibre •

Da cui ded usse per l'acciaio, non. temper ato la r osi- , stenza ~lssoluta di 8115 kil. per cent. quadr. e per l'acciaio temperato la resisten za di 1339G kil. Quindi osservò che l'acciaio fuso acquista- per mezzo della tempera un aumento di resistema nel rapporto di 81: 134 circa . Pel confronto di riuesteresisten1,e con quelle degli altri metalli si riferiscono i seguenti risultati ottenuti in gran . parte dall'autore stesso colla medesima

macchina.,

1400

18}0 2515 3846 6(:i56 739(:i

8900 8900 813"u 8136 5VHi 61:3H

A1lplicazione al calcolo dd\a resislenza delle bocr.l1c da fuoco. Considerando le bocche da fuoco come tubi cilindrici, si può , secondo 1'esemp10 dèllo Scheffier (lJ, partire pel calcolo della loro r esistenza dalla forrn ola di Lamé , la quale dà il rapporto dello spessore di un tubo al sno raggio interno per qualsiasi interna pressione nel motio

seguent e :

Acciaio temperato: Piccola sb,1rra N. 3 8i rnppc sotto il peso di kil. 5632. id. • 4 • • 5687.

4I

Dlll c.1:(0:--::--:1 ò1',1cr1,110 roso

:SOT[Zrn SULr~~ FAJ101\ICAZ!O1'E

b r

--

/ 1

1 -- -

s+p -1 =

s -p

1/

~f+p ~l - {- p n

i n cui si indica, ccn b lo spessore della p,irete del tubo 1· il suo raggio interno p la pressione per unità ~uperfìcialc della parete interna del t ubo ( I) Oic Elasliciti,ls-Vcrhallnis~c ,lei Rohrcn c,1c. Vicslw,lc-11 h l'i Kn•ideh uu,I Nicd1H'r 1859.


42

DEI CANNO'<l :i' ACCl.110 FUSO

1':0Tl7.IE SrJ JLI l'"Alil3lllCAZlùN[

ria.lo ha da sopportare per rinterna pressione 11) l'espres-

/ la. resistenza assoluta del materiale per unità su perfì ciale n il coefficiente di sicurezza l - f s la più. granèe pressione per nnitù. superfi-

n

sione 1 ( ~+1)2+ 1' s =nr =P ...:(-~-+-1)_2 ___ 1

1

=

ciale che ag isce nel luogo più pericoloso del tulio, cioè nella interna superficie di esso. In questa formola, come si vede, si trascura la pres, sione che agisce dal di fuori, ossia la pressione atmosferica, la quale nel caso delle bocche da fuoco in confronto della pressione interna è piccolissima e si può trascurare senza sensibile errore . Se si suppone che il tubo abbia ad essere spe~zato per l'iuterna pressione p. non si ha che a sostituire s f ossia n 1. La formola contiene così il risultato, oltremodo importante per la pratica, che; per ciascun materiale, vi ha un limite dell'interna pressione che non può mai oltrepassar!:'i; e ctuqsio limite della pressione per cui il tubo si ,.;pP.zw , qualunque sia il SllO spessore, è p cioè eguale alla. resistenza asso] u ta del m.ateriale. Si prenda pertanto per r esistenza, assol11ta della

=

· essendo la r esistenza assoluta dell'acciaio fuso cm, , . . d· 9 • I 6 volte più grande di quel.a della gh1s~ e 3 1L--- v o te 1 quella del bronzo, risulta che con calibro, spessore. e pressione eguali un tub~ d 'acciaio ~res~nta 6 volte. pi_ù sicurezza alla rottura dt un tubo d1 ghisa e 3 l 12 "olte più di un tubo di bronzo. · sottoporre un tubo Si. voglia per esemp10 . . . ad una pressione interna di 1000 atmosfere, s1 avra m qne,.;lo

aa

=

caso: Se;;;:

b= 3r

= r:

1400 kil. 2500 ) 8900 •

Ghisa ordinaria Bronzo Acciaio fuso

s= p = 1100~- per cent. r1uaclr.

per b=oo

·s = -5 p=l3,0

b= r

s=

4

5 p= 1800 3 13 s = r: r=2800 v

1272 atm .

227.2 id. 8090 id .

Si inverta ora la formola di Lamé e si riguardi lo ::;pessore del tubo b, ossia il ra,p1)orto

~1'

come dato, così si a vri1

per la m :1ssi 1m1 pn.•s.~iono s rcr ('l'nt. qnri.<lr. (clie il

ni:-i! P.-

= 1240

b=2,·

e sì. calcoli h~ pressione atmosferica a 1 ,k- 100 per ccut.. qua.dr., cosr un tubo anche di spessore infinitame nt e grande si spezzerà se la pressione interna oltrepasserà: per la ghisa le . bronzo . acciaio fuso

17 p 15

..

s=

\~'311 =~\=.100

s=

145 p =9100 17

Un tubo adunr1ue sottoposto ad una interna pressione di 1000 atmosfere presenterà: 1,26 di sicurezza se di ghisa per b oo id. l, 12 b= 3,,, id. l.,02 b=2r rottura, b r

=

=


44

Ull ! CA:\' ~0 ~1

KOT IZII! SUI.LA l• AlJHIU r.,l?.!ON E

se d i bronzo per b=oc• b=2r b=r

b :::: ~ ?' se d'acciaio fuso ,

b =ro b= 2r b 1· l b=7'r

=

~

b

=81

1•

2,:26 di s1cnrezza 1,82 id. 1,36 iù. rottura 8 ,00 di sicurezza id. 6,40 id. 4,80 3.00

id.

1·ottnra.

i ~~ dott. Hutton àielro la velociHt del proiettile all'uscir0 e_~ a bocca da fuoco, da l ui misurata col pendolo halist1co ha calcolato la forza in iziale della polvere cl~ 2000 a 2400 · vece 1·1 ca p1. tano Boxor (1) da.11 . . atmosfere . ,· m cotns1deraz1011e de l volume del gas gen erato e <lella temi):. . b ust10ne, · . dra·· ura • . prodotta nel! a com rmsc·1 ad una formola ,~ ~fLu do_dusse per la valutazione della forza medesim't l a Cl. ra. dr. 1944 atto r ' . os1ere . Quantunque queste determ inaz10111 . dne, · , n1quanto esagerate, si ammetto 0'(,.·a· p aiano, <a ve, - IO 0: = ,cr t ge~eralmente che la pressione interna che un cannone h,t da sopportare durante 1·1. ('uoco, non sia . rn:u. . ~m~ore dell~ l?00 ~tmosferc. Quindi non v'ha meraviglia. e I c~nnoni di glnsa anche della m ig liore qualità c~me pur: r cannoni di bronzo uon di rado vengono a' sco1i,. . n er• cannoni d'acciaio f11 ,_0 ·pia1 e;. m enire un t aJ8 a·isa:;,ro non e p er nulla a temere . .

o' ACCIA lO

FIJSO

farà qui parola delle varie proYe, che. come si notò in un altro capitolo, ebbero lungo a Br11unsch,vejg nel 1848, a Berlino nel 184g, poi n el 1856 a "Monaco (1), a Vin cenncs, all' Aja, a \ Vaalsdorp e nel 1857 di nuov o a Vincennes, sarà. facile trovarle descritte nei giomali m ilitari dei vari paesi cui si riferiscono. S i a-~cenneninno qui soltanto due esperimenti affalto decisivi, i quali ebbero luogo, l'uno a M01mco, e l'altro a Vinccnnes. Il prirno d i questi fu eseguito con un cannone do 6 (6 pfùmler); si fecero 2000 colpi con ca.riche affatto straordinarie, ff con proiettili or freddi, ora roYenti; il cannoue non sol am(.;nte JJon soffr'l la, minima alterazione; rna dopo l'es perimento era così bianco e pulito :\omo prima. Nelle prove di Vincenn(~s un cannon e obice da 12 dopo 3000 colpi non presentava ancora al cuna graffiatura, e sottoposto ad una prova ad oltranza , si t irarono 5 colpi con una ·carica di (; kil. d i polvere e 6 proic•,tili . Il cannone r esisté perfettamente , ed esan1im1.to colla stella 1nobilc, non vi si. scopr'1 la m inima a.lter~zione n e1l'anim<1.. Dopo questi esperimenti n essuno p otrà dir e clic Yi si,wo a1tri material i p iL1 resistenti dell'acciaio fuso . La tenacità ed elasticità di questo provata i n grado cos·1 eminente, d imostra.no essere esso ver amente il piì.1 sol ido che p ossa desiderarsi; e pcs~cclerc i cannoni d 'acciaio una d urnt~t per l o meno tr·e o q ua.Uro v0lte maggiore dèi

cannoni di broozo ('2).

Primo lici caunoui tl'acch1io fuso.

Prorn dei cannoni d'acciaio fuso. Loe deduzioni t eor·reh e pi.eced enti. fnrono ampi amen I" . COlltermate dall' esperienza. . Per amore di bre vit~L rion- sie

A completa.mento d i qncsLe n otizie si aggiunge il costo dei cann oni. Si trnscelgono i prezzi commer ciali dello stabilimento Krupp il quale è il più importante in que~ ( I) Schn,oclzl's Erµ::inzu11,;s-\V:,ffcnlcltrc, 2. Autl. 18:17.

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(·!) :id1111ucll.i, Uic ;.;czo;:rne. K:rnonc.


4'6

NOT JZ!E SULL.A F,IIJBIUCAZ!OKE

sta fabbrjcazioue, noupure iu Prussia ma iu t utta E uropa. Esso fabbrica cannoni d'acciaio fuso di un pezzo solo cogli orecchioni , di q ual unque calibro, anche maggiore di 111. O, 20. Gli apparecchi dello stétbilimento permettono un approvigionamento giornaliero

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E nel c.iso che si chieggano cannoni finiti ne possono somministrare un numero metà dei precedenti. Ecco ht Lavti la dei prezzi per l'annata. 1861:

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4'J

::SOTJZ IR StiLL.\ l-'.\ J;BI\ICAZTONE

D;,ll'i,;pezion0 della tavola precedente risulta che il prezzo medio dei cannoni d'acciaio semplicemente foci~ nati è di circa lire 3,50 il kil. Le operazioni di tornitura trivellamento e rigatura dell'acci,tio elevano il prezzo dei cannoni fin iti al doppio circa del prezzo citato. Quèste ultime o\)era.z ioni potrebbero da, ciç1,scun governo farsi eseguire nei proprii arsenali, come pratica appunto la Prussia, e ciò ne ridurrebbe probabilmente il costo . L'a,pplicazione del procedimento .Mayer perrnetterebbR cl i abbassare considerevolmente q uesto prezw, poiché il g2tt.o d'acciaio non costerebte che circa lire2,25 il kilogr., e notand o che una delle Callse che influiscono rnaggiorrnenté nella sopra élevazione del prezzo del cannone finito si _ò la dim inuzione di peso che ha luogo in segllito trr:·el.larnento e a lla tornitura, si può aflermn,re che pel fimmcnto occorrano ancor a lire 2,.:25 ; si ·avrebbe in tal modo per prezzo finale lire 4,50. I cannoni di bronzo c~stando attualmente circa 5 lire, vi sarebbe già su di ques!1 un risJ_Ja_rmio di 50 centesim i pH ogni ki.logr. Ad ogrn modo s1 mtende come potrebbesi dotare l'artiglieria di un materiale di durata quasi indefinita, con piccolissimo aggravio delle finanze, coutanclo sulla vendita degli antichi cannoni d: bronzo per coprire ìugrau parte le spese di siffatta tradonnazione. Si è visto che riducendo lo spessore delle pareti d i un cannone. d'acciaio alla mefa di q uello di un ec.ruale ca,no none d1 bronzo, il primo ha ancora, una r esi;;tenza più _ che doppia dell'altro . Si potrebbe adunqne, e ciò sarebbe utile specialmente pei grossi cannoni della marina, ridurr e c~~siderevolmente tale spessore, senza sensibile pregiu- · d1Z10 ne11a solidità della bocca da fuoco, e con ciò abbassare di molto il peso, e quindi il prezzo del cannone. . Pel rinculo_s_i provveder ebbe in qllesto caso coll'aggiunta eh una carmcra esterna cli ghisa; la c1uale abbraçci la parte posteriore do! pe,zzo.

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n;nessioui sull' ilrg,cuza tli un'i1111ovazi@c nel materiale d' arOglicria,

!lirette s11ec-ialmcnte al Governo Haliauo. Preoccupato ·dell'insufficienza dogli. antich'i materia1i nella fo,bbricazione delle artiglierie, e convinto 'della superiorità del cc1.nnone d'acciaio, sia dal ln,to della solidità, sia da quello della sua convenienza economica, il conte d.i Cavour, di c ui ancora si deplora la perdita irreparabile in tutti i rami dell'amministrazione, ordinava negli nltirni mesi del suo ministero, la cDstruzione di 6 cannoni d'acc iaio, i quali, mentre dovevano servire a constatare definitivamente i vantaggi del u10vo sistema, erano per dir così, il segnale di una grande innovazione nella costmzione delle bocche da fuoco . Nel tempo stesso incaricava un ingegnere delle miniere d i studiare la costruzione dei nuovi eannoni corne pure quella delle piastre di corazzatura per mettersi in grado cli potere un gioruo attivare in paese queste fabbhcazioni : nia una morte inattesa troncò il filo delle ardito concezioni del grande uorno di Stato, e i cannoni d'acciaio da lui ordinati g iacciono, quasi da un anno, inoperosi nell'arsenale di Torino. La Prussia e l'Inghilterra hanno già, da parecchi anni, provv isto alle nuove esigenze dell'artiglieria , adottando _la prima i cannoni d'acciaio fuso, la seconda, i cannoni d i ferro fucinato. Trattandosi di fabbricazioni le quali si r iferiscono principalmente all'industria sider urgica, il loro · esempio è di grande significazione, ~ssendo esse in questa sempre state maestre. La ]<'rancia essa pure riconobbe g ià da lungo tempo l'insufficienza del cannone di bronzo, e fin del princi pio del 1858 dava a Krupr uua commessa d i 200 cannoni d'acciaio, i quali, "cnppiafa in segu ilo la

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A:1:1u \'li. Yol. I. -·- " ·


50

NOTIZIE SULL/, F,\BBRIC,\ZIONI>

guerra c1'~talia, non poterono venir consegnati al govcmo francese. Da q~esto incidente il governo di NapoÌeone III apprese l'importanza per una nazione agguerrita e forte di fabbricare nel pr òprio sen o le armi da guerra di cui essa fa uso. Pare ch0 se il Governo francese non s'appigliò ancora ad una così importante determinazio110 non debba attribuirsi ad altro qhe all'insufficienza delle fabbriche interne, le quali, malgrado le esortazioni e orl"li iocorao-n giamenti che esso porse loro , non poterono ancora mettersi in grado di emulare le fabbriche tedesche, Qui alcuno potrebbe domandare: Come mai l'Italia, la q uale non possiedG neppure un solo stabilimento da acciaio fuso, potr ebbe addivenire ad un'innova;done còsì radicale, se la Francia, che da parecchi anni gode meri - . tamente cli una non mediocre r iputazione nell'industria degli acciai, non potè ancora per venire a risultati abbastanza favorevoli da deciderla ad nna trasformazione siffatta? Alla rivoh1zione rnlitica che si è compiuta in Italia deve n ec~ssariamente tener dietro una eguale r ivoluzione materiale; e di questa g ià fin d'ora possiamo segnalare non dubbi indizii. L',tbbondanza delle miniere di ferro italiane, 18 eccellenti qualità dei minerali che esse racchiudono,lafrequenza e ] a r apidità dei corsi d'acqua, che ci mettono a disposizione cli una enorme forze motrice, a petto del languore dell'industria attuale e del grande avvenire che ci si p ara innanzi, sono , in qu8sto caso, un argomento sicuro dello sviluppo eh@ l'industria dei ferri e degli acciai deve rn breve prendere fra noi . Di tali condizioni favorevoli all'industria italiana sono tanto convinti gli uomini speciali che varie società stran iere g iit si offersero di fondare · in Italia stabilimenti cli questo gemere, chiedendo al Governo ccmcessioJJ i, a. cui pare che in q ualch e caso, q 1testo non ahbia potuto ader ire, per contenersi nei limiti di u11a sagg ia amrninistraiione. ~

51 Fra queste società havvene una che appunto si offrì officio:c>an10nie di fonda.re uno stabilimento che fosse atto a fondere annualmente 5 o (l mila tonnellate d'acciaio, per la fabbricazione di cannoni e di canne dà fucile ad uso dell'armata di terra e di mare, e p~r la provvista d i qualunq ue oggetto d'accia.io occorrente nel materiale delle strade ferra,te. E questa, che già avemmo occasione cli nominare più volte nei capitoli 1;ecedenti, è la Socielà per la, coltiva.zione delle miniere, e per la fabbricazione dell'acciaio fuso di Bochum . La riputazione che i prodotti dell'altra fabbrica appartenente alla stessa società in breve tempo si acquistarono in Europa, i considerevoli capitali di cui essa può disporre, l'abilità de' suoi arnrninistratori, la celebrità. de' suoi ingegneri, fanno · sperare che si recheranno a componimento le trattati ve che potranno intavolarsi su qu~sta via, e che si provvederà in tal modo effic;acemente ad un'innovazione di cui ogni giorno più si sente la neçessitù, · cogliendo ad un tempo un'occasione così propizia per qare alla patria industria un deciso e sicuro indirizzo. Tanto più v 'ha ragione di sper~rlo, in quanto che pare essere l'adozione dei cannoni d'acciaio. fuso n ellG visto del Governo, avendo non 1ha guarì autorizzato il signor Pactocl a far e a spese dello S tato esperienze su di un metodo di fabbricazione da, lui proposto. Ma poichè una società costituita si dispone ad importare in Italia una fabbricazione che è ormai sanzionata dall'esperienza di . una delle primarie potenze d'Europa, e la quale le costò in tentativi ed esperimenti un t empo considerevole ed ingenti somme, non si darà p iù alle esperienze del s ignor Pactod che un'importanzasecondaria. DiiI'atLo supponendo anche Ghe, dopo d'aver speso le s.onHne che potranno occorrere negli esperim-enti Pactod, questi siano coronati di felice successo, e che sia p_ossi bile costi tuire immediatamente una società pronta a. d isporre DE I CAN"KO!'il

o' ACC:AIO

FU50


NOTI Z IE SU LLA FABBIUCAZI ONE 52 di capitali sufficienti per intra,lw enclere la fabbricazione in discorso, il Governo avrebbe pur _sempre perduto un tempo il quale potrebbe essere di grande importanza nelle vicissitudini politiche della patria nostra. Ma sar à poi possibile trovare una 'socieU, la quale voglia avventurarsi in una fabbricazione nuo\'a affatto? O vorrà piuttosto il Governo realizzarla a proprie spese? È a quest'ora un assioma economico, essere i governi pessimi industriali; per lo 1neno _sappiamo esser tale l'opinione dei più ·cospicui membri del Ministero, e del Comitato d'artiglieria; quindi pare che questa ultima ipotesi resti destituita affatto di fondamento. Offre adunque il procedimento Pactocl c1ualche nuovo concetto di fabbricazione, Q presenta esso i vantaggi economici che sembra ripromettersene il suo autore? ll metodo che propone il signor Pactocl non è nuovo, ma data da più di 90 anni, già fin da primordiì drJl'arte di fondere l'acciaio. Esso fu tentato la prima volta da.I Réaurnur, e fu ripreso i n seguito da Obersteiner, da Hath , e final mente d ,1 Uéhatius; m a sempre con i nfelice successo . Consiste nel fondere un miilcuglio d i ghisu con ferro, o con minerale di ferro sp11tico o idrato per ottenerne acciaio fuso; gli sforzi però de' quattro metallurgisti nominati non bastarono a p rocJ.urre con esso dell'acciaio che por economia di fabbricazione o per intrinsiche q ualità potesse meglio convenire di quello che· si prodnce •col · metodo ordinario. Per cui non se ne parla più ai nostri giorni che comP, d'uno di quei tentativi ingegnosi, se si vuole, sui quali però s'è pronunciata orrnai l' u1.ti ma parola, e il signor Pactocl, distinto a ragione nella direzione di un laboratorio meccanico, permetterà, da quel uomo franco che egli è , che schiettamente omettiamo la nostra opinione, non aver molta speranza che egli riesca a rimettere in voga, un procedimrnto in cu i non fel;ero buo1rn prova, nornint consumali nell'industria deJl'ac<.;ù1io.

l'.lEl CANNON I n \ 1cc1A1• i'USO 53 · A conferma dell'opini01rç qui e:'ipressa ci appoggiamo ad un nome autorevole nella siderurgia, il dott. Carlo Har tman (l) il quale parlando d i questo metodo di fabl)ricazione dice non posseder e, l'acciaio che se ne ottiene, abbastanza.omogeneità, e poco o nulla la facolt;à di saldarsi sopra se stesso, proprietà . di somma importanza nella fabbricazione dei cannoni, soprat.utto se si _tratti di calibr i un po' considerevoli; del resto il signor Ucbatius, ufficiale superiore d'artiglieria austriaco, r ivolse appunto la sua attenzione al procedimento di cui si parla per convincersi se non· fosse appli~b]e alla fabbricazione delle bocche da fuoco, e dopo innumerevoli tentativi e spese considerevolissime dovette abbandonare ogni speranza di riuscita.

N!COLÒ PELLAT! ing. nel R. Corpo clelle 1llinie1·e.

t f) ·Eisc11hiìtt.cngewcl'liskundc

-

Lcipsig,

1860,


55 m.m1di m ilitari de ' circondari e delle divisioni, n è perfino c on quello de' gran comandi di dipar t_irnento, che tutti in un sol complesso, omog.~nco e compatto dovria, per sua essenza, r iunirli. A eon;provare q uesta mia.asserzione, prenderò ad esern~ pio il pri mo dipartimer.to militare, quello degli antich i. S tati, ove vi sarebbe maggior rag ione che per gli altri di uno spartirn.ento regolare. i.A C'ìRCOSCRlZ!ONB 'IHLTl'AR E DEL REGNO 0' 1fALIA

Coafi·onto fra !a circoscriiione milit.are del pdmo Oipartiment.o e la sua c\l(()oscrizimic polilicu. DEL REGNO D'HALIA .,

E RIOl\D lNHll~NTO DEGLI STATI MAGG!Ol\l TE[\RlTOlìl ALI ts.~11,m

()IUTJCO

CircoscrÌ.tionc mililnrc La divisione di Torino comprcude I circoud(lrii di: 1:•orino, Alba, Aosla, Iliclla, CÙneo, Ivrea, Mondovì, P]ucrolo, Saluzzo , Susa e Savigliano (che nou è circondario politico).

Ln cli,oisiu11c ài Alessandl'ici : Ales- ·

Ragioni di

··i

ljt!eslo

articolo.

Dicesi es.sere allo studio un progetto di riordinamen to della circoscrizione m ilitare territoriale dello Stato; ed è necessario I.. . .Difatti essendo attLmlmentc assai di verse le militari dalle politiche divisioui, ne avvengono incertez~e, incagli, giri viziosi , sconvenienze insomma nei r apporti de1le autorità . che a1le une ed alle altre presiedono, i q uali sono intollerabili in Un sistema ordinato di governo, Ben più, non solo d iscorda la militare dal1a politica circoscrizione, ma discorda:10 per anco fra di lor o le cir~ coscrizioni dei singoli servizi m ilitari; così: il servizio di artiglieria, d el g enio, d'intendenza, de'real i carabinieri, il servizio sanitario, nullé', mente concordano in quanto al i·iparto territoriale nè fra di loro, nè con quello de' co-

san,lria, Acqui, Ast.i, Bobbio, Casale, Novi, Tortona e Voghera.

La di-visione di Genoua : Genova, Albenga, Chiavari, Levante, Porto M,rnrizio, S,wouo, S. Remo e Ventimig lia (che non è circondario politico) .

La Sullo - Divisione di Novara : Novar~ , Lomellina, Ossob, Palbnza, Valsesia e Ycrcclli.

Circoscrizione poli/icct

La l"'r(e/111,ra d·i 'forino comprende ì. circondari di: Torino, Aosta, Ivrea, Pinerolo e Susa. La pi·efettura d i Cuneo : Cuneo, Alh~, :\londoYì e Sah,r.zo.

La prefc//urn cli Al<•ssandria : Alessandria, Acqui, Asli, Casale, Novi e 'l'ortona. La prefdlurn di Pavia ; PAY111, Ilohbio, Lomellinct e Voghera (Jl ci rcondario militare <li Pavia appartiene al li Dipa,-timcnlo) - (Quello cl i Lo• mcllina, alla Sollo - Divisione ,li Novara). ' La pre(cU11,,·ct di Genova- : Genova , Albenga, Chiavari, Levante e Sa~ vona.

prefettura di Porto_iJ'laurizio: Porlo l\lau rizio e S. Remo.

L;r

La prefellurn di Noua.m -: Novara, Biella, Ossola, Pallanza, ' Valsesia e Vercell i ( li circondari o militare di Biella ;,ppar!.icne alhi Divisione di Torino).

..


5G

I.A ClRCOSCR!ZiO/iE .IIILITARI•!

Da questo confronto sinottico salta ad occhio come Ja suclrli\·isione delle prefetture in circondari assolutamente discordi con quella delle di visioni militari, se.nza cl1e percii) siavi una plausibile ragione, mentre Ye ne esiste una pln.usibilissima perchè siano uguali, ed è questa la ragione della r ego1aritit nelle r elazioni di servizio fra la politica e la militare autorità. Fra coteste re1azioni, ov·è comune l'intervento delle due autorità, una specie ne porteremo acl esempio, quelle concorntnti i l reclutamento. Il ministero ordina ai gran comandi di nominare gli 1d11ziali delegati aJla leva, uon che quelli de' rea.li carabinieri prescritti dall'a~t. 16 do1la. legge sulla leva . I gran coma ndi emam-.no in conseguenza una circolare ai d.ipenc1enli comandi divisionali, cui spetta di provvedere all'eseguimcnto della ministeriale determinazione. Or bene, i9 <lomando, qual è il corra".ldante di divisione che deve nominare gli u ltiziali delegati a Biella, a Bobbio, a Lomellina, a Voghera? I comandanti divisionali nel cui trrritorio sono esso piazze, ovvero quelli che corrispondono alle pr efetture entro la cui giurisdizione stanno dette piazze'! Questo dubbio può benissimo nascer e dal r iflesso che gli a.ffari della leva, comecliè pr esieduti dall'autoriUt politica, vanno classificati piuttosto nella circo!:crizione ci vile che non alla militare; e cotesto dubbio non è una mera m ia ipotesi , ma so ne videro gli effetti, e potrei citare una piazza, ove si trovarono per duplicato uffiziali delegati alla leva, ed ove si volle un a ministerial determinazione per decidere n. quali toccasse sedere nei consigli di leva.. Né in questo :::ol ramo di servizio mti in molti altri, potrei trovare esempi a cor:Jprovare quanto sia vjziosa rnttua!e circoscrizione, ma nol farò por a mor di brevità, e perchè d'altronde trattasi di cosa troppo facile ad cs!"ere int.esa da per sè, ed alla quale non si capisce come non siasi fìno acl oggi convenientemente provveduto.

nEL Itl'.G~O n' ITALIA

57

Le circoscrizioni in generale di uno Stato non vogliono essere lasciato all'arbitrio di r,iascun Ministero nella sfera c1e1 suo governo, ma denno informa.rsi ad un concetto generale })erciò essere stabilite di comune ,.,., e vocrliono o accordo nel Consiglio, onde dopo maturato studio geografico-politico-militare, formare una legge da discutersi nelle due Camere. Ed è quanto non si ò fin qui fatto, o almeno pare non siasi fatto quando si giudichi dalle at.Luali coudìzioni. Egli è poi anche più necessario che le suddiYisioni territoriali siano un iformi , vogfo dire che si corrispondino entro certe zone ben determinate non solo per rispetto allo loro attribuzioni di servizio cd ai loro r apporti coll'autorità snperiore e colle inferiori, ma eziandio a rapporti comuni. Ed infine ovvi tutta urgenza che si definiscano in modo preciso e chiaro ed invariabile le attribuzioni dei singoli comandi (e potrei citare un'infinità. di esempi a comprovare :!omo oggidì nol siano), onde tutte le molle della macchina amministrativa funzionino con movimenti regolari ed uniformi; al che debbe provvedere uno speciale regolamento, faciente seguito al regio decreto dell'8 giugno passato, col quale si riordinarono gli stati maggiori territoriali; regolamento attualmente allo studio, ed affidato ad una commissione composta dì tali nffizia1i, dai quali non puossi altro attendere che un eccellente risultato . Frattanto, su questo dopp;o argomento, mi si pennetta di esporre alcune pmliche considerazioni, le quali, appunto perchè derivate dalla pratica, ponno tornare non inutili nella discussa tesi.


58

1

I.

Circoscrizione mili!arn. Sebbene la particolare e poco felice configurazione geografica d'Italia, cd anche la far.il ifa di governo consiglino p iutto3to lo scompartimento politico per grandi centri, per 1·egioni, hannovi per,) valide ragioni che contrastano il sistema r egionario. Non ci foren10 a discutere questo argomento, i l quale fu ed è tuttavia oggetto a vivacissime controYersie, ma solo ci limiteremo ad osservare, che fra tutte le ragioGi portate in campo dagli oppugnatori cli tal sistema, ve u'ha una, momentanea almeno, ma prepotente, che fa pesare la bilancia dalla loto parte ; ed è che il sistema regionario ben lungi dal fasorirc, avversa quell'intima unione fra Yarie provincie, che dopo tanti anni d i disgregazione,, è sì difftcile ad ottenersi solida e compatta, qual si vuole per fondarvi l'edifizio dell'italiana grandezza. Ma al punto di vista militare, la cosa muta diametralmo::nte d'aspetto; altreUanto può per l'anzidetto motivo, sconvenire il soverchio accentramento al governo poli tico, altrettanto esso conviene per contro al governo militare, ben inteso entro una certa ragionevole misura. Lo scompar timento militare del territorio di uno Stato vuol, per quanto possibile, corrispondere allo scompartimento tattico dell'esercito ; poichè se tutte le ruote di questa gran macchina fin dal t empo di pace saranno state ordinate cd abituate a funzionare in un determinato verso, essa acquisterit cosi. un moto uniforme, omo geneo ed efficace, che l e consentirà di r:,assare facilmente e senza rimbalzi d:il piè di pace a quel cli guerra, qual è lo scopo essenziale dell'esercito.

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TlEL RRGNO 0 1THI A

1.A CJRr•SCR l7.!0Nf: \111.IT .l RI-:

Epperò in base gener ale l'attuale ordinamento militare territoriale convenientissimo. . L'aut oriUt del Ministero si estende sui gran comandi, come in guerra quella cli un generalis~im_o ~ui ~omfin~ danti i corpi d'armata; i gran co1:1and1 d1 . d1p~rt11ne_n t~ corrispondendo in pace a' comandi gene~'ah . d~1 corpi d~ armata; i comandi delìc divisioni tcmtorial1 a queU~ delle divisioni attive . Le loro r elazioni sono analoghe _n_e1 due tempi, talmente che se domani si dovess~ mob1l1~zare l'esercito, per quanto al:neno concerne detti comandi, la cosa dovrebbe attuarsi con tntt,i agevolezza ; che so per avventura, al caso pratico ciò non s~ realiz~asse, se ne dovria incolpare non giiL l'istituzione m massnna, m~ bensì invece la sua applicazione; ch'è forza confessare s1 è alquanto trasauòata e fors'anch~ in tal~ni pt~nti alterata e fallita. Il nostro decreto crgamco delli 9 giugno 1861, informandosi in principio a qncllo del 17 agosto 1~59, che scomparti va il territorio francese in sette_grandi co: mandi a:ffidati a marescialli, divideva il nostro m o grandi dipartimenti m:ililari, e crea-va, in corrispondenzadi que::;li, 6 gran comandi militari (1). . . In orrni dipartimento ver.ncro conglobate alcune d1v 1~ioni O ~otto diYisìoni militari, non gi~~ in numero eguale, ~cl avuto in ciò riguardo ad una adeguata ri pa~'t!zione d~ territorio, ma bensì l)er modo che h~ circoscrmone de~ dipartimenti corrispondesse alle gra~Jj ~ìvisioni naturali dello Stato; e ciò sta bene, a.nche lll via normale, pe1 5 primi dipar timenti, ma non potrebbe darsi lo · stc!:'so pel Go, la cui superficie supera di gra_n 1_un gn quelln d1 oo-ni altro. Ciò nullarneno nelle attuali circostanze , css;ndo necessario per la r epressione del brigantaggio, che tutta l'autoritù. militare per quelle provincie fosse con(1) v·edosi i pnrlicotu·i di qnrsla circoscrizione, nnno e sc'guenli.

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DI:.::, REG~O o'!TALIA

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LA C!RCOSCRIZ!O:SR MIL!TA RE

1;entrat,~ in una sola mano, fu g iuoco forza , in via provv isoria, fare un solo dipartimento d el territorio napoletano, finché sia represso il bl'igantaggio, ed occupata Roma, si possa costituire un settimo gran comando. Epperò fin qLLi il decreto. organico andrebbe immune da fondata critica. Ma non così per quanto si riflette alla circoscrizione secon daria e terziaria, cioè allo spartirnento territoriale pe' sErvizi di cli vision e, circondarii, genio, artiglieria e carabinieri reali, i quali, come da principio abbiam detto, non solo non corrispon dono agli scompartimenti politici, ma n eppure tra loro corrispontlon o, lacchè produce iro har azzi infiniti nelle reciprocità di servizio. Ciò premesso, yeniarno al secondo punto delle nostre considernzioni.

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Onlinamcnto tlcg\i ullizi, attribuzioni, relazioni fra le aulorilà militari. L'art. 6 dei decreto organico 9 giugno 1862 stabiliva che presso ciascuno d ei gran comandi vi fossero due appositi stati maggiori . (con due capi di stato maggiore)~ l'uno per le truppe m obilizzate, l'altro pel servizio ter• ritoria.le del gran coman do, e per quello in pari. tempo della divisione militare territoriale dove ha sede il gran comando stesso. - Qui si era commesso un doppio errore di applicazione. Si volle con cotale disposizione m antener distinti i due ser vizi, quello per le truppe mohilizwte, da quello territoriale, per modo che al primo cenno di guerra, l'uno e l'altro stato maggiore fossero bell'e costituit i, coi ri• spettivi capi di stato maggiore, coi r ispet tivi uffizi im•

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piautati, cosicchò la separazione d?i due_ serv1z1 p~te~se avvenire senza il benchè menomo incaglio; e certo 11 fme cui tale disposizione intendeva era eccellente. Ma per ovviare ad un ioconvenienle avventizio e cui altrimenti ben si può provvedere, si inciampava così iu uu iuconveniente ben maggiore, inconveniente che si foce sensibilissimo appena che se ne tentò la pratica appli cazione;· quello vog1iam d ire di da.re ad un generale ctiie capi di stato maggiore: d ualismo incompatibile no'.1 solo colla natura del servizio attribuito ai gr an comaud1, ma ezianùio coll"essenza stessa della carica di capo di sfato maggiore. . Diffatti i l servizio cli gra n comando, siccom e qnello d elk d i visioni, n on si può come in un Ministero dividere per uffizi distinti e ffUasi indipendenti, ma tutt'al più in sezioni intimamente collegate per rdazioni continue cd imm ediate , comporLecipanLi allo spaccio generalo degli affari o sotto l'immediata dire7.ione di un sol cape. Or ben~ si vorrà forse che il generale d'armata, comandante il dipartimento, si adatti a starsene tutto il g iorno n ell'uffizio per prestar l'orecchio, consigliare e Llcciù.ere su t.utLi i dettagli <lel servizio, i quali per non essere ben d efiniti a quale dei due stati maggiori appartengono, u~ l' uno n0 l'altro cli qnesti si vogliono addossare? Questi affari dovrà forse il generafo d'armata spacciarli da sè'? Così facendo, che cosa è un capo rli slalo maggiore"! Uu poveretto capo di sezione, a ristrettissin'.a inizia.ii vfL, u_n essern q uasi passivo come og ni altl'O scr1Yano cldl'ulh~ zio, la cm principal occupazione quella clebb'e~ser~ d'. guar<lnrsi con ogni stydio dall'usurpare le_ n_itnbuz10111 del suo collega, Qll(1 C evitare con esso ogr11 d1~p:acevolo scon(.ro. Il ()"enera.lc alla SUi1 volla dcbbc slar sem pre colla bilancia a.lla mano per non mostrar pii1 con [ìdeoza noll' uuo che n ell'altro, ond'.) evitare lo gare, i puntigli, e le gelosie, cosi esizùdi e façili:;simc a suscitnn; i, come


62 LA C!RCOSCHJ2.IONE MlL!TAHE sono difi1cili da estirparsi. Per tali ragioni fu veramente bene accetto il regio decreto dell'8 corrente, che costituisce un solo stato maggiore per ogni gran comando cli dipartimento e divisione: la qual cosa, dobbiamo però confessare, era già per anticipazione praticata presso la maggior parte dei gran comandi. Il regio dP.cret') del 9 giugno 1861 stabiliva poi che lo · stato maggiore territoriale del gran comando disimpegnasse, oltre i propri, gli affari territoriali attribuiti alla divisione militare territoriale residente nella piazza ·stessct che il gra.n comando. Il generale comandante aveva così uno stato maggiore e mezzo, ed il generale della divisione territoriale del capo l uogo di dipartimento non aveva che un mezzo stato maggiore; a meno che accoppiasse al comando terr itorirLle , quello di una di visione atti va, nel qual caso aveva esso pure uno stato maggiore e mezzo. Il capo di uno stato maggiore territoriale cosrt bipartito, era neUa più difficile e delicata posizione che l'uom si possa trovare al mondol - Perchè u:1a sì strana complicazione? Per una magra economia di d ue o tre uffizial.i, e certo , per null'altro I - Gli incouvcnic_uti di una tal disposizione sono troppo evidenti perchè sia il caso cli spcndere·altre parole a porli in rilievo.

m. Recenti dis11osizioni miuisltrìali. Impnmdiamo ora ad esaminare.il decreto dell'S giugno scorso, e vediamo se e come abbia soddisfatto agli .inconvenienti che abbiamo cercato di porre in r iliev9, sia per riguardo allo scompartimento ,territoriale, che in riguardo alla fornrnzione degli stati maggiori . Relativamente al primo p unto detto regio decreto n ulla

63 ha m ut,Lto, lasciando T i dent ici circoscrizione già esistente, e quasi siam spin Li a credere chr; nulla egli intenda fare a ques'to riguardo se facciam caso d ei decreti recentemente emanati sul servizio territoriale del genio, dell'artiglieria, e sul riordinamento degli stati maggiori cli piazza ultimamente pubblicato ; m a limitandosi soltanto a riordinare diversax:nente gli stati maggiori sia. dipartimentali, sia divisionali, territor iali ec attivi, ha il decré.fo del 12 giugno sco~so provvisto iu ordine al secondo punto, quello cioè di fonclne in un so1o i due stati maggiori dei gran comandi, non che quello delle di visioni, laddove uno stess0 generale cumuli il comando cli una cli visiono attiva o quello della di visione ov'è stanziata la prima. Lo stesso decr eto tolse pure l'altro grave inconveniente snn,ccennato; che' cioè lacldo,~e havvi sede di gran co mando, fossero in un solo uffizio confusi lo stato maggiore del gr an comando stesso e quello dell,t divisione territor111 l<'\ m~lla stessa risiedente, dm1do a questo un o stato maggiore suo proprio come :e alLre. Ma lasciando sussistere la distinzione fra divisioni attive e divisioni territ oriaJi, distinzione cli'.e ò in tempo di pace speciosa ed inutile, lasciò sussister e nn inconveniente che porremo in ~r.i.licvo qua.udo verremo ;i, trattare dell'ordinamento degli uffizi e delle r elazioni frn le autorità militari. Lo specchio graduale numerico che fa seguito alregio decreto succitato, stabilisce come in appresso gli sta.li maggiori ùei dipartimenti, delle divisioni e clelle soti:o c1 ivisio1ii . llEL lU:GNO ll' ITALIA

0

Stato maggiore di un dipartimento militare.

I ,Capo di stato maggiore (colonnello o tenente colonnGllo del corpo di sLatò maggiore) . 1 Sotto éapo -di stato maggiore (tenente colouuello o maggiore· del corpo di stato maggiore o d'armi di lincn).


6-!

LA CIRCOSCRIZIO:SE lllLITAllR

2 Capit,ani (del,corpo di stato matSgiore) . · 2 Uffrliali applicati (capitani cVarm i di linea). 2 Uffiziali subalterni (del corpo di stato maggiore o d'armi di linea). 5 S0tto uffizia li, caporali o so1dati (scrivani).

l)EL Rl:G:-O D'ITAI.IA

l Uffìziale subalterno (ùel corpo di stato rnaggiol'e) . 1 Capitano /d'armi d i linea). 1 Uffiziale subalterno (d'armi d1 linea). 4 Sotto uffiziali, caporali 4 Ordinanze.

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soldati (scrivani).

5 Ordinanze ftsse (di preferenza sergenti veterani).

Stato maggiore, di ·una sotto divisione lerritoi·iale. Sta.lo maggio?·e di una. divisione attiva. 1 Capo di stato maggiore ~tenente colonnello o maggiom del corpo di stato maggiore). 2 Capi tan i (ùel corpo di s:ato maggioro). 1 Uffìziale subalterno (del corpo di stato maggiore).

1 Capo d i stato maggiore (t0nente colonnello 0 maggiore del corpo di stato maggiore o d'altre armi). l Capitano (delle armi di lim•a). 1 Uffizial e subalterno (delle armi di li nea) . 2 Sotto uffiziali . caporali o soldati (scrivani).

2 Ordinanze fisse. 3 Sotto u ffhiali, caporali o soldati (scrivani) . 3 Ordinanze fisse .

Stato maggiore di una divi.5iune territo1·iale.

1 Capo di stato maggiore (tenente colonnello o maggiore del corpo di stato maggiore o d'altra arma). 1 Capitano (del corpo di stato maggiore). l Uffiziale subalterno (do~ corpo di stato maggioro) . l Capitano (di armi di linea). 1 Uffiziale subalterno (di armi di linea) . 3 Sotto uffiziali, caporali o soldati (scrivani). 3 Ordinanze Jìssc.

N. lJ. Quando il comando della divisione territoriale è riunito a quello del.l a divisione attiva., il personale dèllo stato maggiore con sterà di 1 Capo ài stato maggiore (tenente 1;olonnello o maggiore del 1;orpo di stato maggiore) . 2 Célpitani (del cor po di sLato maggiore).

Evìdentemeiite, per chiunque abbia un po' di pratica conoscenza degli afTari che h ann o da sbrigare gli stati maggiori s uddetti . questi personali sono in grrnerale insufficienti, special mente per riguardo a.Ila. bassa forza dei medPsimi·; e certamente la uota in calce allo spGcchio stesso (co lla quale si accorda un aumento di personale a quei d ipal'timentì e divisioni oYe sianovi agglomerazioni di truppe o di depositi, cioè un maggior lavoro), incon ° t rerà. uua generale applicazione, eppertl s,trebbe stato più conveniente lo adeguare in ht.se al vero bisogno cotesti quadri organici, p1uttostocbè dar c:ampo dal bel principio alle eccezioni ed ai mezzi termini. Questo sconcio proviene da ciò e.ho essi quadri organici furono pr ematuramente formati , mentre anebbero t1cvuto procedere da un regolamento il quale stabilisse in modo ben delinito il riparto generale degli affari, le attribuzioni, e le relazion i dei singoli uffizi. Ragioneremo intomo alla materia di questo regolamento in un prossimo articolo .

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\ l>ELU RESISTENZA DEI CILINDRI CAYI E DEl C1\ NN'ON! C8RCH IA TI

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Dopo a.ver dato alla. stampa questo lavoro è venula, a rnia notizia una memoria del signor Treaclwell vice presidente dell'Accademia Americana col titolo Sur la po:ssibil'ité de 1constrwire cles canons cle gros calibres etc. publ>lic;ata in Francia nel 1857 cd accompagnata da estese note del traduttore sig11or Rieflel. Questa memoria differisce sosta.nzialmeÌ1tc in m olti pu n Li dai princi pii e dalle idee da mc esposte, epperciò poLrebbe far nascere (ÌL1bbii che credo necessario il chiarire. a 1D primo luogo confuterò una nota del dotto traduttore rclal,iva alla resistenza dei cilindri cavi. 11 signor llieffel (!) Vedi Hiui,tct miUtarc ifo.lùrna, at1 no VI, vol. lV , p-i g. 189.

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si esprime nei seguenti termini (pagina 19). , Ce que d it » l'auteur touchant le mode de résistance des cylindres • creux satisfera probablemrnt peu de lccteurs francais . Nous doutous par exernple qu'il y en ait dc disposés » à admettre l'hypothèse de l'invttriabilité de l'aire de la, » section transverse des paroies, avant. et après l'extension » qu'elles prennent par l'efrct d'une prossion normale » intérieure, hypoth.èse servant de base aux calculs par » lesquels -M. Treanwell entreprend de prouver que les » allongement s specifiques trausversaux produits par une » t elle pressiou voBt en dim:nuant de l'intérieur à l'ex» térìeur. Non seulement cette hypothèse est tout à fait , gratuite et repugne à l'esprit, mais elÌe est en contra~ di.ction d'une pé_),r t avec les exp6riences de 11. Cagniarcl • Latour, desquelles r esulte que les corps allongés par » la tracti on aiigmentent de volume; cl'autre part avec la ~ théorie mathématiquc de ces phénoìl1ènes clonnée par ·» Poisson, laquelle conduit all méme résultat et en donne • la mesure » • Egli è vero che gli autori suaccennati, come pure Poncelet nel suo trattato di Meccanica ind ustr iale, volume 1° , pagina 185 , dimostrano che i prìsmi metallici aumentano di volume quando si allunga110 per -effetto di u no sforzo di tn1zio11e, mrt essi riconoscono che nel tempo stesso la sezione trasversale dei prismi si 1"istringe, e che il 1··ist1·ingir1wr,to pro7Jorz·ionale di questa. sezione è egu,ixle allti metà clell'allwngwmento propo1·ziona.te l ineare per cui l'anmento < li volumic per im-ilà cnlÌim sarebbe 1mrè cgnale alta me/à, dell'-all-i1-ngarnento medesimo. Il fatto del ristringirnento dell a sezione trasversale dei prismi nel ca.so suddetto è avvertito da tutti gli autori ed è provato da mille csemr:ii pratici. Da c;iil segue indubitatamente che in un cilindro che si dibta per effetto di una pressiòne ,interna, la grnsscz:::;n


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Dt;l,I. \

R;,Sl~Tt:;,;1.1, ULI CH, l:--I1lll C.\ lì

dette pareti deve diminuire. 1fa ho <lir,nostrato a pagina 7 ' che por poter ammetter<' che tutte le fibre circolari delle pareti sopportano sforzi eguali biso9ne1·ebbe che la grossezza delle pareti aumentasse locchè è impossibile . Dunqu_c è incontestabilmente dim oEtrato ehe n on si può am metter e come vera l'ipotesi d i egua.lità di tensione di tutte le fibre circolari, e di perfe~ta proporzionalità fra la grossezza delle pareti e la resistenza dei cilindri. P er le stesse ragioni si e.ove inoltre riconoscere che i 11 r ealtà gli allungamenti e gli sforzi diminuiscono dall'interno all'esterno. Mn 1grado l'autorita dei nomi illustri succitati non poch i autori sembra.no rifiutarsi a credere ch e si v erifichi un aumento d i volume nei prismi allungati per trazione . Difatti mentre si capisce fa~ilmente che un corpo elastico sotto l'azione di una forza esterna provi una deformazione proporzionale a ll'intensità della forza stessa, non si sa comprendere come ogni benchè minima deformazione possa essere accompagnata. da una vnriazione della densità,, ossia da una alterazione della n at ura stessa del corpo . 11 d ubbio cresce maggiormente quando si riflette che nei metalli duttili o malleabili si possono produrre deformazio·m pe1·marwnli eno-nn•1:, s-Jtto l'azione di fonc potentis: sime od an ehe coll'aiuto cli una altissima temperatura e che le varia1.ioni della densità in quelle circostanze sono relativamente a:-;sai piccole. Nell 'incertezza sulla rea.J:à del fatto asserito dagli Au -' to'ri s11ddetti, credo che per ricercare la legge generale della diminuzione degli sforzi sulle fìhre circolari componenti le pareti dE:i cilindri cavi si può considerare l'ipotesi dell' invariabilità dell'area della sezione trasversale, come quella che verosimilmente sarebbe più vicina alla verità. Questa ipotesi del resto non C!"clude un aumento del volume del cilindro prodotto . almeno pei

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UEI CANNO:-1 I Ci':RCHl A'fl

Gil ill(lri e;hiusi, J alla pressione sui due fondi e dall'allungamento delle pareti nel senso delle generatrici. 11 sig. Treadwoll sembra ei:.'Scre stato il primo n riconoscere l'utilità della cer chiatura ed a proporla come mezzo d i costruire cann oni d! ferraccio di grossi calibr i molto resistenti. I cerchi quali egli li descrive, sarebbero di ferro mal leabile formati di due grossezze sovrapposte messi a caldo ed avvitati i primi cerchi sulla culatta del cann one, i sel'.On<li sµi primi. Invece del ferro malleabile è preferibile adoperare l'acciaio fuso il quale è più omog~n eo cd assai più tenace. ll porre i cer chi a viti?. nel modo suddetto irnporterebbe una w mplica1.ione ed una spesa inutile, aiiesochè l'esperienza ha dimostrato che i cer chi mossi a caldo senza avviiamentv ;;ono perfettamente stabili e non si scostano menoma men te dalla loro posizione per effetto dello sparo . n si"'nor Treadwell ha ccr~ato di :;L,Lhilire la gro,;sezza o più conveniente pei cerchi, ed i suoi calcoli lo hanno con dotto a conchiudere che si deve dare al cannone cerchiato una grossezza eguale ad un c:1.libro compresi i cerchi e di questa grossezza dare un mezzo calibro al ferraccio e i'altro mezzo ai cerchi . Questo ris ultato è cvide11temente erroneo, poichè abbiamo v eduto in pratica che pel cannone da 16 F, avente una grossezza di ferraccio eguale a un calibro i cerchi di 40 millimetri di grossezza sono più che s ufficienti. L'inesattezzu. del risultato s uddetto deriva da due errori principali . Il signor Treadwell ammette che nei cilindri caYi gli sforzi sulle fibre circolari delle pareti d iminuiscono da d entro a fuori in ragione inversa dei fJttClclrnli dei 1'aggi. Questa legge di variazione degli sforzi fu p0r la prima ,·olta stabilita da Barlow il quale n e ricavò la sua farm ol a nel modo che abbiamo eletto a pagina 15 . H0 fatto veden' clw la fo rrnola d i Barlow 11011 è am-


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DELLA !lESISTElSZA l)EJ CfLINDRl CAVI E DEI CAl\"NONI CERGIHAT!

mi,ssibile in pratica,, dunque non si fmò neppure ammettere come esatta la legge cla cui la formala suddetta è ricavata. Il secondo errore consiste nell'aver trascurato di tener conto dell'effetto de1la forza impulsi va della polvere il g uale obbliga a introdurre nell'equazione della resisten,;a dei cerchi Llll coefficiente cledoLlo dall'esperienza per le ragioni che abbiam o sviluppate a rxigi na tll e seguenti.

RIVI.STA TECNOLOGICA

Navi corazzai.e.

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Pare cbe _ da poi le ultime prove sostenute dal i1Ionil01· e dalla Galena l'eotusiasmo frenetico per le navi corazzate ~i vada calmando, ed i giornali britannici ch'ave·vano piene b maggior parte delle loro pagine di Monitori, di Merrimacch1, di lastre, di batterie giranti ... e che so io!. .. oggi cominciano ad occuparsi d'altro. Con ciò non vogliam dire che il soggetto sia ed abbia da essere trasandato, no certamente ... ma anche per questo, come per ogni altro trovato, dal quale dipendano immensi sconvolgimenti sia nelle teorie ·che n elle· pratiche, conviene camminare colle seste, nè lasciarsi <1 bbngliar d i una prima impressione, sovente incompleta e. fallace . Comprovano queste nostre ccnsiderazioni le con0lusioni •lr ora pubblicate dalla commissione incaricata dal governo degli Stati Uniti di fare studi sui bastimenti corazzati, c0nclu• sioni piene d'rncertezze, di tentennamenti., e cos·1 deficienti di dettagli che riesce impossibile il presagire <ptalclrn cosa L1i


"IZ f<.1 nrht,1 nè siil \·alore oè su ll'avvenire del s,istema di marimi: r:orn~ato in corso d i eseguiinento nei paesi tramathntici. La romrnissionc si limita n. raccomnndare l'ackzione di tre sistemi rlivrrsi pmp'>s1i chi signor Ericsson (costruttòre ,del famoso ilJonilor), da l\ilerrick e fi ls rii F,la,lelfìa . e da 13LJrlrnell e rompagni da New Hanm. Siccome niun dettngl io è da lla stessa romrnissionA pubblicate, in torno a questi metodi di costruzione, :nulla può preveder~i c,irca ai lorn risul r3ti. Poichè siamo in sul discorso delle n11vi .corazza.te diremry della batteria ga lleggianre Stev:ns, <1ppo noi non per an,;o ben ~ònbsciuta come il A!onilor ed il Merr-ùnac. La prima idoa di questa nave corazzata ri:nouta al 1841 bd è. dernluta ai signori Robert e Stenm che ne presentarono il modello ,il go• ,·erno federale; ma egli fu solamente nel 1834 che si diè mano a costruirla. La batteria pesca 21 piedi, la sua ]Lmghena è di: 420 piedi, e la sua massima lnrghezza 51. - Essa è costn1tta tofu!mente Ji ferro. I suoi profili sono sottilissimi. I ponti od ì fianchi sono rivesriti di piastre di ferro soprapos·e, Yarianti t ra nu pollice e mAzzo, e 6 pollici di sp1' ssezza. La sua forza. è di 860 cnvalli. La batteria è armata di due cannoni rigali da 10 ,poll ic·i, gettanti proietti da l'.3f, lib., e da 5 cannoni da. 13 pollir;i, pesanti ciascnno 25 tonnella te, cioè 32,000 litbre, e gettan ti proietti da 460 libbre (208 chi logrnmmi circa). Siccome si è poro anzi riconoscinto, dietro sperienze fa tte, ehe i cannoni rigati no• producevano sulle corazze tulle gli efl't,tti che so ne attendeva,. cos·1 il signor Stevens ha pro1Josto d i sostituirvi dU!;l dei cannoni da 20 polfici che il governo degli Stati Uniti ha Qggi in fonderia. Questi sono destinali a gettare palle da 1090 libbre 3210. (cioè 493 chi logrammi circa) . - I sett6 cannoni Kparano a volon1à, da l!,~ due parti, e ponno coll'aiuto di un mdicatore _g raduato, posto sotto il ponte, essere ista ntanea. mente puntati nella stessa direzione con una soia manopera. I loro affusti sono di ferro fucinato ed a prova de' più forti proietti i robusti cuscini di go:mma elastica ne frenano i l rincullo (I). Un apparecchio a ·vapore congegnato colla macchina (1). L'idea primitiva di q1ieste molle ~ devol ut n ad un uffizialc italiano ··.i-1 signor c.a.·rnlierc Coppicr Ernesto,

Ti". C.~r'; I.OG-IC"

a tlrnverso il ponte SP.rH! a manovrarli ed a, caricail i. I peu.r t! i loro inservienti sono perfettamente protetti da un tetto di ferro fucinato, Ì ' fianchi inclinati del la nave fanno sv.are r proietti sotto qualunque siasi angolo .vengano essi a percuoterla. Onde dim_inuire la vulnerabili t1t della nave si p,·nsò di i111~ mergerla al momento del combattimento di due piedi a l di-_ sotto d-elia,- lioea di galleggiamento col mezzo di compartirnt nti che si rietnpì.ono o si vuotano d'acqua in pochi rnionti. Nel camminare, la naYe si rialza prendendo co~ì maggior l0g3e· rezza sul fiotto. Il bastimento gil'a sul suo centro per mezzo di due eliche, e vira 1:sattamente sul si10, ciò che gli permette di presentare ò3ni bordo senza muovere di luogo, di avaoiare o di retroce· dere senza perder iempo e spazio, anche in stretti canali. Le sperienze relative agli elfPtti prodotti dalle artiglierie sui fianchi corazzati della nave, fnmno fatte con cannoni gettanti palle da 136 libbre contro un bersaglio composto di parecchie Jastr8 di ferro martellato, e della complessiva spessezza di circa 7 pollici, sostenuto da un ceppo Ji legno di 14 pollici. Que,to bersaglio disposto :su di una zalta ~ncor:J t/1. a 200 metri dalla spiaggia, presentarn le medesime coodiziom di costn:zione, rli inelinnione e di resistenza che le pareti delle, batit•ri,ò . I proietti colpi~ono tutti quanti furnno g;!ttati, cagionnudo ad ogni colpe> un,1 lieve depressione d i poco m en di un pollice e s~ sono spezzati, le l()ro scheggie slanciando a 4~00 m . di distanzJ. I cuscini di gomma elastica frenarono perfo:::ttarnerite il rincullo. La batter·ia corazzata Stevens costò 1,283,294 dollari. Una altra nave ma assai più piccoli1, e la q1iale è, sì può dire, in 'miniatura la Stevens, fu dagli stessi costrnttori douata al •goYflmb. li Nangatuc/c tal è il nomr_ di questa pi'ccola batte ria armata dì un sol canoone Pàrott da 100, Yi ra sul suo asse senza muovfire di sito in due minuti e mezzo, La sua velocità. , è di 10 nodi all'ora; carica carbone per 12 giorn i. Le altre navi · della flotta corazzata amel'icana sono· la Galena di così debolis::;ima costruzione ehe la si paragona per derisione ad un guscio d'uovo corazzato. 11 suo fianco è rnclioato ad · uo 11.03010 semi.retto come quello ,le! famo::'o Mer-


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fllVISl'A

1·ùnac. - La fronside. poc'am:i fi.nita nel cantiere di Filade lfia ; que:;ta nave pesca 13 piedi, e porterà due cannoni rigati da 100 e 16 cannoni da 11 pollici. - Il Roanoke, dello st<,sso modello che il. 1lferrimac nanzi la s~a trasformazione, fn poc'an?.i raso onde ricevere una corazza erl una torre siccome quelln. del ll:Tonitor ; lo si vuol armare di due pe7.7.i gettanti proietti del peso di 400 libbre. Sei novelle batterie sul sistema del Monitor, ma più grandi, sono in progetto di costruzione, pel prezzo di 400,000 dollari ciascuna . . P~rlasi pure del disegno di un enorme :l/on'ilor lungo 300 p1ed1, con las•re spesse 8 polliri snl corpo, e 18 p0llici sulla torre, da armarsi con du,~ cannoni enormi gettami iusiem<l 2000 libbre di ferro. ' Sono pure iu eostruziune per la navigazione dei fiumi orioutali 8 sleamers blindati, i quali all'occorrenza potranno essorP condotti sui laghi che toccano il C,rnadà. Accennasi pure di unà nave Ariete coperta di ferro, di for7.a e. v?locità stra?rdioaria, destinata a perforare ogni qualunque s:as1 altro bast1mentn, che costerebbe 1,000,000 di dollari !..... li senato votò somme favolose p~r tutte queste costro;;ioni nnYali in corsJ e in progetto.

ITALIA. - Sperienze sulle artiglierie 1·igate. - Nel 1° n.nrnero del Giornate Mit,itare d'.4rligl,ieria, parte 23 (giornale d1 uuova istituzione, e la cni utilissim,t pubblic.1zionc va attribuita al generale Ricotti, dircltorn delle armi speciali al ministero di guena) leggesi un'estesa ed interessantissima relazione sulle sperieoze che motivarono l'adozione del cannone da muro da lG F rigato, seguila da sunti di ,·arie ta,·o!e di .;ostrnzicmc, della quale vogliarn far cenno a' nostri lettori .

L'artiglie1·ia piemontese deve al generale Cavalli di essere stata la pri ma ad aver cannoni rigati, ed invero fin dal 18-14 ebbe dal prt-drtto generale un obic.:c da 17 rnntiu1e1ri cari-

TlcC:'<PLOGICA

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cantesi dalla culatta, secondo un sisten,a da lui irlcato, e che fu poscia applicato ai cannoni da 40. In questo sistemft due righe diametra lmente opposte, partono da una distanza un po' maggiore della lnnghezza della canna dal fondo dell'anima, e si avvolgono ad elica da manca a d~•,;tr<l sino al vivo del la bocca con un passo di 3m 85. La loro sozione è rettangolare, il fondo è concentrico alla sezione clell·anima, i fianchi paralleli al raggio che biparte la riga. L'unione dei fianchi col fondo ùella riga è ritondato con un raggio ugnalo alla profondità della riga stessa. Il proietto, cilindl'O ogivale, è vuoto; caricatQ pesa il doppio del proietto sferico corrispondente. 11 proietto ò m unito di alette, destinate ad incastrarsi nelle righe; esse sono di ferraccio e fuse d'un sol getto col proietto; la loro sezione è rettangolare cogli spigoli rotonda.ti; esse avvolgono ad elica la parte cili o~ drica del proietto, collo stesso passo delle righe. Per facilitare ·jl caricamento l:avvi un vento medio di millimetri 1, 2 tra la parte cilmdriGa del proietto e l'anima, non che tra le alette ed il fondo ed i fianchi delle righe. La carica per questi cannoni eguaglia 1710 ùt::l p~so clelln. rispettiva granata. li son adetlo sistema non ora ovviamente applicabile che ai pez.::i di ferraccio, e non già nlle artiglierie di bronzo, mcntro essendo ques;to metallo men resistente del ferraccio, le alfl tte troppo rapidamente ne deteriorerebbero l'anima; Yole,1asi dunque un espresso sistema di alE,tte di tal meta.ilo che per du rezza fosse compatibile con quello de:la bocca da fuoco . Mentre dibattevasi questa assai scabrosa quistione, in Francia veniva adottato un sistema di rigal1Ha pe'cannoni da campo, le cui prime prove fu rono assai .felici. Stringeva il tempo, in quell'anno de~isivo che fu per noi il 1859, epperò, non Hendosi agio a studiare altro sistema, adottammo il francese dopo la; campa.gna. Sebbene il sistema dei cannoni r igati francesi sia oramai cosa n ota, tuttavia crecliam conveniente riportare i dati principali di esso sistema, tal quali si leggono nella relazione che siam commentando, perchè esse sono le prime che siano pubblicate abbastanza chiare e precise, le quali danno un'idea es:i.tt1\ del sistema stesso.


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1(1\-'!S'f\

Le righr; d a cui 0 solca ta l'..i ni111a de l pezzo sono G; le ukttci a vece di es'; erP, come le prin11tive, lunghe quaiito la µarte eilindl'ica del proiélto, SOIJ0 rnsti tuite da due bottoni cilindrici di zinco laminato, in<:'astrati alle due estremità di una stessa elica di ugtrnl passo a quello delle righe, c ri:,icchè sonovi 12 alette diS!JOSte in d ue pian i riornnii 11ll'nsse del proietto. La sezione dE>lle r ighe è trapezoidale ; il fo ndo loro è couc•eutrico a lla se,,io11e deil' a ni ma; i fi a nch i hanno un'inclinà~ zione d iversa : cioè q uello contro c ui , i a r,poggia l'aletta nd earicamento è meno inclin,ito su l raggio d 1 quanto lo è l'altro fiail"o con1r0 cui appoggia l'ale1ta d,, ! pr,>ie tto quando escé dali'an imn: il quale d icl·s i fianco dire /,tn1:e clet tiro.· Il fia nco dell'aletla. ch8 lfovf! poggi Me contro il fian!;O dirello re de l tiro è parimenti smu, , a tu di guisa a com baciare perfèt1an1enlttcon es, o. Le r ighe finisr.ono ad u na disi-Briza da l fu ndo deil'a nima cÌie ~ circa. ngna le a lla lunghèzza della ca rica . Il passo dipend e clal cal ibro , ed è genrmtlmentc~ maggiorr: di 3ru 85, c10è d i quello d,-,i cannoni CaYalli ~urnmeozionati. Le due basi essenzia li dlèl si~terna fra nuse, sono l'isol,irnent11 riel proietto, e-l il restr n gi n1ento d ella riga inferiore vrrso il fondu de!l'annrn.t. La sostiwzione al ll'l alette d 1 bottoni di rn e 1::i llo ceJerule, e i l n1aggior numero di r ighe, per diniinuirn la pressione delle a!etlc contro i fi anchi di esse r ig he, nr,n basta va ad ass icurn re la bocca da fuoco contro ogni d eterioramento, si riconobbe essere pur anco 11ec:ess3r iu di isolare la parte cilindrica òel proietto dJllc pareti. ddl'auima, facendo appoggiare il p roietto soltaoto sulle sue a lette; il pe:chè s i do• ,,ette rendere minore il ,·ento tra le a lette ed 1! fundo clFd le righe di quelio tra ìl proietto e l'anima in m0do cbe il fet.--. raccio di q ud lo non (H; Ssa mai venire a contatto del bronzo di qu e;;la. Oltre a ciò, siccom e per facilitare il carica men to, era necr-·ssario un certo vento nella lungheua del la riga, per dirninui 1e per quanto possibile gli sbattimenti che da ciò avrebbern pc,,tuto deri rnre, così : nella riga che verso i l fon do dell'ani nia trovasi più vicina all'estremità i ri:eriore del di,\rnetro vertiutl-', il finnr:,o d-ircl-torc del car·ic,Tmento si nni( i.nò al fiunco rhrd-

T !':C:-;Q1.CG1C,I

f.o'l'e ti.e/ tiro, in modo che la larghezza trn i d1w fìanchi al ter.m in ~ della riga riesca a lqun n tq rn iuorl! del diametro dell'aletta. Que~lo restringimento ha per etfeLto di po rtare, in ogni riga, J'a!etta a con tatto del fian co dire1tore del uro, cosicché, al pri mo e~paodersi rlei {Z11Z, il iTOÌl.'tto acqn ista subito il rnoto r dta tori o iosiernc a q Dello di traslaòone, e onn av l'(•ngono Urti delle alette contrn i fiimchi delle righe.

Diremo un·a1.1rn nJ! u1 come wteslo sisterna. siasi applicato al!e nostr,, art igl ie1·ie, e Ja,·12mo pure i ri sultat i delle sperienw che motiv,irono le poche ma ragiont:,Y(•lìssime modificazi oni a 1 mede-imo introdotte. Colla stessn. ci i costanza ragioneremo intorno alle plausibili cagi,,ni che ponno aver im!oito la nostra arti,:rlieria ad adotta re il , i , t.en,a fr;in cese, pi uttosto che il prnso ' siano, dai m,1l1i og5 j,di deca 11tato, fvrse un po t,CCess:va•nen l.e .....

X.


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RIVISTA BIBLIOGRAFiCA

RIVI".!T~ OIBL IOGRAFIC,l

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questi ultiu1i quindici anni, oucle addimostr:irnc lo sta to di disordi ne e di anarchia, il signor Martin Yiene a ragionare sulle cagioni della prese>nle guerrn, cui in origiue dovevano concorrere Francia, Inghilterra e Spagna, ma nella quale più ora non rimane complicata che la sola prinia ..... e Ct'rto basterà da sè. Finisce qncsto primo artic1,lo ricordan,Jo i primi fatti d'armi del corpo di ~redizione fra octse, che dai giornali abbiamo avuto tempo di de11aglia1amen te conoscl're, e promette in 1rn pressi 1110 tli discuieru la condotta 'ttn po' straorilinaria d' Inghilterra e S1x1,gna in questo conflitto, non che le ragion-i, più o meno leali colle quali esse prete11dono giustificare la

loro defezione. Les institulions militaires en France dans le sièclcs der~ niers, par M. Ferdioand de Lacornlio. - Con questo nono ar-

Speclateur milil.airc - 133c linaison - 15 juillet .-18112. La guerre d·u, Jliex·ique par Il~ lieutcnant-colonel Ch. Martin. - L'instancabile e dotto colonnello, i di cui scritti doL'bi;imo si frequent!!mentc commentare, finiti i suoi studi i critici s 11 !l'Inghilterra, ne inizia qui altri su l Messico, il quale promeLte d1 venir teatro ad interessaatissioe operazioni di guerra. In questo suo primo articolo l'egregio colonnello riferendosi per la parte geografica di quella contrada alle notizie date dallo Speclateur in precedenti articoli eh;! sig. Leon Déluzy, e continuate in questo stesso fa scicolo, eompenJia la s toria mi litare del Messico dall'epoca di C0rtéz ad oggi, accennando le principali spedir.ioni europee io quel paese, non che i eataclis111i politiò che l,) agitsrono così freguùutemente ·sia St'lto la dorninaiione spago 11ola, sia dopo la rivoluzione del 1820 sotto l'impero d'Iturbid e ("he rL'goò un anno sotto il 1101110 di Agostino l}, sia so110 la presidema che a t11I re>g110 s,1stituivasi nel 1833. Egl i si ferma alri.nanto di pi1'1 s1i!la spedizione del genernle Scott contro il :ll11ssi,::0 nr:1 18,17, rilev<in,lu molta a11alogia lrn essa e quella in <>g~i diretta dal generale di Loren,;rz. Gettilto c1uiudi un rapido s6 uardo sulh stilto del M1~ssico in

ticolo il signor de Lal'Ombe pone lìne alle sue ricere;he sulle prische istituzioni militari di Francia, occupu1dosi dtlla fanteria dell11 casa del re (Sv izzera), il celebre reggimento delle guardie francesi, quclio dell'artiglieria, le scuole per quest'arma, la creazione della batteria come unità tattica dovuta a Gribeauval.

i\'otice géograp 1tique cl -~latislù7ue sii?' le Mexique en générat et s1.tr les 71rovinces cent1·0 lcs èn part-1:cvt icr, par M. Leon Deluzy.

Travaux sur le 1•ec1·iL1emenl et l' hyl)iène morale de l'armée, par M. Artigue:;, médecm en chef de l'bòpital d'Amélie-les-Bains - Non siam Yer~a1i abba,tunza ud le scienze fisiologiche per giudicare sul merito delle varie ragioni che il signor Artigne5 e:,;pone, onde constatare le cagioni noce1·oli ai buo11i risultati del reclulamento rn.lita1e, epperò, lasciandoue lo discussioni agli uomiui dell'arle, ci iimiteremo ad annotarne le più salienti, e sono: 1° L'elà d1 20 anni è, prematura pel senizio militare. L'età.delh vita iu cui la crescenza non è ~he a metil del suo s,·iluppo, la :;cossa. che il seniz:o tuil itare i mprime all'o1'ganizzazione ruò, a qucs(cpora , guastar l 'adolescenza o comproruet!erb 1•er se111p1 0,


-8 0

BIUL!OGRAFl C.-,. RlV1S1' --'~

2° L'ug11oglian'lu· tlell'etil per 1~ organiuazioni fisicihe dii'ersa:nvnle svilnppatc,;

30 L'11gu11glianza del contin"ente per località ne]lP-

1· I

, ]· _. . . o , qua 1 a popo ,tz10ne ~entenne valida non è, ncrnale nume ncarnente · o , e

neppur propor/.Ìonale; '. _4° L'arbitrio lasciato ai c_onsig:i. di leva nello 11 pprezzainentc, eh una ..qu1st1or:e -· . . can1 r tale, cioè ·- quai sia • il grad 0 d'1 re~1steuza pel servi;: o 011htare di cui è dotato un uomo sano? _5° L,1 rom posizione dei (:onsigli di leva nei q•rnli l'el ·ni, f 1 J d· r . , e eu o n v?,t: n"rntna ; 1,et10 compianto non rnen per noi I 6° GI, 8rmol.Jmenti volontari. . T11 le è la te;i d1°l primo ar ticolo che leggesi nel fascicolo di glllgno;' quella ~· ~J-,re ]Il· ' del ' . liecond<> (fascirolo di Ju,,1-o) .o I wl Vv t nrno ai modi . di ridurre, da catti··e · •,' buon,:, · - 1·1 gran numero d.1 reci nte d 1e s1 ammettono nnnualmen le nd l'esercito. _A tale _fi ne eg li propone l'istituzione di commissiòni di re-v1,;1one ' cl i capi luoghi di division,3, presiedu ta da l coinandau te la dn:1s1,.'n,~ ed esclusivan1en1.e composta di membri militari per - , .g1uc!1care l'idoneità ._ .al militare servizio dev-li ,, in~ci·i·t1i· eh'e eJ1c111are rebbero d1 cl-ubbia ·indu11e-ilà i con·1·,-,1 · provrnc1a · · 1·1 e1··1 . _ • · · ~ 6 1 J\lva, qnest1 dubb1os1 sottoponendo a minuziosa visita d , l __ · d- · · e mo d ico 1v1s10nale. Tal_e, commissione d?v rebbe q niddi pronunziare O la ?'tfo1'ma rle(imtwa o la so~pensione della partenza pel servizio militare fino a che la costituzione fisica dell'individuo si.Jsi béu con-

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formata, o l'assegnazione a ccwpi stanziati nella provincia della'. reclu.tci per evitare a lle cornp'e,sioni g racili i periglibsi

cambiamenti di clima. Eccelle_n ti sono questi consigli, ma peccano un tantino dal la:o d_ell_a possibilità. p_nuica , ed imrodur'rebbero nelle già co~plicat1ss1me operaz10m ,:Jella leva anche msggiori i mpicci.

'~ra.scorreremo altri quattro ariiùoli, uno del signor Prevost sul! 1nterrn10ab1le quistionc d'Alesia, un a ltro sulle b·i-bliotechc 'ln~lita?"i, u o terzo del s ignor F. de Lncombe sulla fotogra,fi~ militare, la Rcvue de la 1,wesse mil-itaire etrr:mgère per il signor !Je Luzy, e ci arresteremo alla Crordque m,ititai?'e nella qual~ d sig nor Jfogonnet c1 fa l'onor e di rispondere all'a rticòlo dd-

signor Cavi (anno vr, vo'l. 4°, pag. 42) Osse-rva::ioni ,,etnl·ive cù r,i-u dizi che specialmente -in Francia si portano sulle cose militari cl' Ualia. Premetteremo le rispostP, del si;;nor Hugoonet, e loro farem seguire la replica del s ignnr, Civi, chiudendo per tal modo cotesta discussione, la quale spinta_eccessivarnent<i potrebbe riuscirè sgradita.....

Risposta del s·ig1101· Hugonnet a.l signor Ccwi. - Estratto da Ila Chronique illilitafre dello Speclateu.r q.el corrente 111ese di luglio. , ... .... Noi dubbi.amo .ri~pondere ad nrra rli.-S'} rtazione abbastanza lung,t che la Ri,;ista ;ti/l'ilar e ha r,,c:ente?J:ente 1rnbblic..ato, a propo~-ÌÌ.to r!'t1lcuue frasi che u,,i !;Cirnliarno d1 tratto iu tratt© m,lle n 1istre Cronqche, su1ìa situazione militare d'ltali:1. Saremo quanto possibile laconìr.i . e Il nostro contracldittore è malcontento di qne!le fra le oostre r iflessioni che si indirizzano al sno paese ; e lo :;i concepisce, chè non potrebbe _esser . alfrimenti. Egli ama la sna patria, e r·ede, protestando coot.ro di noi, a.ci un senlimr-,n to molto onorevole. i.di _t<bbe già del_ rest.0 1;oa soddisfazione da uno dei nostri colb boratori, e <ln \'H•bbe ess rne alqua nto ra~sicnrrato. Noi tuttavia cn::rhnmo dw l'i1rgomr•nto fina le d-el sig. Baissa e () per lo meno nna rda to: non VEnne , Cfll:l io mi sappia, pronunciato dallo Spei:tale-ur Jliilitaù·r', alcnn YOtl' s11gh affa ri di lta lia; e poi il 11ostro collaborato.r e, ed il'c.,rrispondente di;lla Rivista, s'in,rn.nnano a partiro s,,:h portata delle uoslr~ osservazioni. Se.mbrn a loro, pet, hè no n am1nit'iamo gli sforzi mili!ari dJ talia, che n r1i siam0 a vv1·r.,;i al1'11 nitti. italia na . Noi noti abbia ml) pnnto ,detto una parulri. che au tor izzi tale ::;u pposiziont•;. noi n -n .nutriamo aìcun pensiero ostile alla unificazione delle di"<~rse pr.,vinci0 de lla penisob, purché esse ne e,pri mano 11 de~ide1·io. Nvi non copo~eiamo $pet.iacoio lfiù bello, di quello d'nna n·1zivn,,. le,·antesi in nu1ssa, coll'armi in pugno, per man.if.,s.ta re la sna volontà : Se l'ltalia rie de:;se questo s pettacolo,. d1,ss1. 110n avrebbe chi più di nui l'iq~provasse. Noi ci lamentiamo appunto ch'0ss,i esita di tro ppo; tutto quello che noi ablJiarno dotto de-lla no,;_;ra vini ri~, s i rid\lce a<l uuà ;sri'a i!S • 0

,b ,~u \'IL Yol. I. -

6.


82

R l \'!~TA

C.

serzion e, d1e i l sig. G. co:1èedn1l che noi rnanten ianìo più Yirnmeute che m ai, ed è che le popolazioni itai:ane (toltine i

Piemontesi) non hanno fibra militare. Io uon credo ohe al cnn reda ttore dello Spectaleu1· sia in grado di IJrnvarci seria.mente i I contrario; il sig nor Baissac is tc•sso esiterebbe corlamecte a soste11er e che grl tal iani , presi in massa, si . fa cciano rimarcare pel loro gusto alle an,i, .pei loro milita ri istinti . Ecco dove s ta il nostro dissenso colla Rù;ista. • Noi pure abbiamo udito il g?'itlo di dolore dell Iwlia, e pensammo r:he, app,,na did1ia rata · la guerra alL\cis1ù1, .t utta la pènisola si. sn rebbe sollevata cou 0ntnsiasmo. Noi entrarnnw in Italia, gl i evviva non lrnnno mancato, ma il popolo non si i, musso. A Milano, 1 clne sovrani a lleati ioYi ltrno gl'Italiani a mostrarsi soldati, per diventar ci ttadini; le masse ancora si asten.gono'. Infine, dopo Vi.llafranca, la. peoisob, ferita nelle sue speranze, aYeva una magnifica occasione di protestate, di prendere le armi , di compiere la conquista del territorio italiano. Che <;osa ha fatto? D'allora in poi, le associazioni, i giornali, le pubblicazioni d'ogni sorta, non ces.sa no cli eccita1:e la nazi one. A eh.e ,:osa conducono q ue~ti s!or;:i? Ad una schiamazzata cli duecento i odividui, quasi tutti antichi uffizi.ali di volonta ri. L a logica dei fatti c i obbliga a pO!Tfl q uesto <li. lemma : o gl"Italiani desiderano vivamente l'unità "dclh penisola, e mancano dcìla enert\i;:i necessaria per ottenerla : oppure han oo un tcm perr-mcnto veramente guerriero, ed a l,ora se s i tengono tranquilli si le: che ·non sorridono nll' nnità, e si tengono in serb'l pr.r altro circostanze. , Il s;go:ir G. C. ci ri111provern d'ignorn1·e ce,rti anrnen ti cl i eO'èltivo delle cornpa0 nie pontiNi, è ben di qneste inezie cbe si tr;i,ttn. Che il corrispondente della. Rivista, ll"gga la nostra stori:t rlel 1793, scorra le mem:irie di Carnot, che si pubblica.no in qu.esto istante, e vcJ1·à che cos:.1 operi i n tempo di c risi Ull popolo che abbia gli istinti mil itari. Non sono rni!l,3, ma qLiasi' un milione di combatten\i che la FrancirL pose sott'arrnì i.n parecchi mesi . Il nostro , paese non arnva però la simpatia di alcuna nazione; aveva a l contrario il rnoodo contro di lui. , Un'ultima parola al signor G. C.: noi conose1amo mol!Ì

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llIDLtOG!lAl'ICA

zelanti clif,, nsori dell' unttà ita.liann; tntti sa'rino quanto gli sforzi dei nostri alit ati s ieno j)OCo rnergici · ma SO"P'iurwono · nou ou V ' bisogna. dirlo . E p0rcbi)? Oggi è di mocla., qnancl::> si sostiene una nazione, nn p:ntito, un uomo, di non anirnctlcre rua.i che un tal uomo, un ta l partito, una lal nazione ablJinno torto. Perchè negar quello cbe tutti sanno '! a cbe lle conduce una tattica siffatta'/ Per conto nostn, ~erviamo anzi tntlo i l vero: è mnanz, ad esso solamente che c1 inchloiamo .... . .

~I

;,

• J. H UGONKET • •

Replica del sig1~or Cavi. :_ Signor Diretlol'e clPlla Bivista: Mi vedo costretto intratteoerv'i con qualche diffusione cblla q ui un ita risposta che il slg1101· I-fogonnet dirige; sullo Spectatew· del luglio, alla lettera mia cbe a veste la bootil di inserire oi-,l voi. 1v , anno vr d1;lla flivisla . Mi do questo còrnpito perchè .i l giornale francese merita sotto ogni riguardo la nostra nLtenzion<>, sebbene converre te meco dm il signor Hugonnet non s i CJ qui degnato tratttaro sul s,~rio di qnel mio sc r iLto, tèd ha posto in nanzi ai snoi lettor i una coufutazione che non è una con[utazione, _leggPrrncnte cambiauclo affatto· la quistiooe da mP, sottoposta alle vostre considera:éioni. Non bo iu que lla mia letlera se U dll incidentcmente toccato èclla que;tione de ll'un·ità 'Ìlo.Z,1:aria , q uestione sciolta per noi da l suffragio universale , che u n rnilitar0 non avrebbe altri • menti discusso nella Rivista , e per !a quale poi. sareb be verameute ridi,:olo al dì d'oggi , che gli I1.alia11i si mettessero le a rmi in pugno, mentre nessuno serianieIJ,te contesta q uel lorn nazionale diritto, se non se l'Aus tria e Roma. L'Austria vorrà essere bt,n altrimeni: trattata che colle leve io massa fan tastica te dal signor Hogonnet·; col sommo poo teGce poi e col la bandiera che or lo protegge; la tesi non è da cannoni, a l di r di quanti v'hanno pi ù illumi aati in Europa . Ed il signor Hugonnct pretende in vece che s u quel campo a me estraneo io lanciassi a lui le rnie accusD. Ho già d'al tra parte indir-et· tameutc r i..,posto al le stor:e clic l'illustre cronista oggi \'Ìeno accaiup:111,10 Ì)Cl" rlimJslrarn, a stw rnorln, ('hc l'Ita lia nr-:1185(} ' .


.. lll'l'ISYA

uon si scnsse alla chiama·a di so-nl~ni alleati;_e provai l 'asso'uta. insussistenza di tali accuse a pag. 44, 45, 46 del vol. iv, anno n della Ri ·::-ista. Ma lo seri tt ire francese non ha l~tto neppn r• , io crepo, que!le pochissime YeiÌlà che pur tutte s'appoggi;- no a da-ti di fatto, uflìrialtnente provati dai decreti relativi lllh leve, ed ai· lavori di .orgarnzzazioue che attivan1t ote si pro,:(•O'uirnno dal "-J governo italiano a. tergo -delle armate combatten 1i , o • "-, e che, a non dn bitarne chia riscono, come fi r. dal 1~59, tutta l'I talia, padrona di sè, e quindi col P iemonte, la Lrirn'bard Ìit , la 'fogcana, l'Emilia, ed in seguito le Marche, a ppa rPcchiava rrn energicu.mente un r 1ce:hissiu10 cuntingente rL1rma.ti, co:;ì di _tr uppe regolari che volontarie, ad on ta ch,e la. povera Lo nibarJia in i~pecie, avesse ancora in Austria' la parte eletta di que'suoi figli che ueppure il Te.lesco sognò mai accùsare di proposito, con:ie il signor Hugounet, di' mancare El i fibra in i . litare. · Ho_ trattato assai in quella ri:ia lettera dello s,ilu pparsi dcllt-l nostrti militari istituzioni dal 1859 in poi, appuntando il sign<>r Hugonnst, che ora fa il sordo su qua u't.o gli aggrada di non

I

I

tisc o \tare,

d'av,i'rle completamente taciute n c l!a sna Cro1iaut,

ove dimenticava ezillnclio la campagna dd 1860-61, e i l non i nglorioso assed io cl i· Gaeta; 1ll<l • iI dotto seri ttor_e sai tò di bot;o q nel le mie cons ideraz1on i, la:;cir ndu ingen ll/l men te c;retler'e ·a i sncii 1'.,1.1,,r i che. io non m'oc::cup:.1ssi drJl'Italia chefi1Jo a·lla pae:u dì V ilb frn nca. Toc, a i, lo s~ p <::te, a pag. 49, 50, di q uanto · _r1t,1lia avmse i n due a nn i c<'urpiuto, e Ct>me l't-Jsnrcito suo :;1 11ndas~e r·ostituendo purlentosamè'nte, in modo che oggi lo :-,Ì può dirn gi/1 fo rte .:l i oltre :30(, mila combatlenti r,·golari, di U!-( UÌ C(1 Sa m uniti, ,;on le ve ur,!i nn!'ie manda1i 11ll'arrnata dall<~ dive rse parti d'Italia ; e veJ01e i l sig n(Jr l-lugonnd p11erilmentP. uon citare rl i tutto questo cbc il dettaglio del le <.:ompagu ie l'outieri . Pi:ix troppo i 1t~1 tori dellu Speclaleur non tro\'ano sul loro periodico i nostr i ar ticol i, mentre uoi u:;inmo citare quelli de l signor Hugonnet prima d i c,:mf11t,irli, HILrimenti YeJrebbero qu i q riale ~ia la buona fe le rlell'i ll11stre e:ronisla , aman/r; solo drl 0

vero ... ,. Infa tti hggenr]o (ptolla 111ia lh;(: ll~sione r1gnuno s,orr3e che

BIGLIOGll.-l f lCA

il .liéltao-lio delle cdmpagnie Pontieri nc,11 è il I erno su ~ui i" c,reda a;poggiare la dimostrazione di q uanto s'è fatto in Italia ' Jt,r avere \;esercito. Pe r poco che uno sia militare però, quel ~èl1ao-lio nel suo insieme deve tornare di ,prnlche significato. E in~ero risulta da quel cenni) die nelle c0nrpagnie Pontieri, siccome naturalmente in qnasi tutte quelle ddl'armata , l'ele• 111ento · piemontese nel 1861 era già, rispetto agli a ltri, io gran m inoranza (chiarisco un fatto, ri vcrE:nie sempre a quella popolazione d'eroi), che i reggimer:ti d'artiglieria dal 1859 al 1,861 erano stati portali da tre a nove, e che nn aum~n to _co~1 n~ levante nelle armi speciali da.n m~nifèstamente il cnteno dt q 11anto s'era compiuto per la creazione d_elJ'..serc'.to italia.no. s igno1· H.ugonnet poteYa di leggeri indovrnare poi che Jo s,;r1t 1n~e di quella letter-a, a mante· :l i dati precisi, e non di _su_perflcialt notizie, era venuto toccando un argomento in c111 lo r, e aveva qualche interesse di~etto: e voi sapete 0he io parlava ;1 ppunto a preferenza di Pontieri, perchè è una compag111a P ,m tieri che ho l'onore di comandare. Io lessi. studiai ed amm irai fin dalla mia prima gioventù la storia della r'ivolu:!.ione francese, nè ho bisogno che i l signor H uaonuet mi inseo-ni le funti ove attingere notizie di q ue llo o o I . immenso dramma ; ma se i l signor U ngonnet a sua v o ta s1 deo-na.sse, siccome mostra d'a ver fatto un ' suo illustre colla bo· ra~ore, il sig nor Léon Deluzy, informarsi dai giornali accrPditati del nostro paese (non dai fogli' della reazione v dei partiti estremi) di quanto da tre anni avviene in Italia per preµa_ra1•:ll alla gigantesca lotta chA tutti s appi~mo ci _attende, che !il vo: chiamo vici na, ma. che slamo persuasi non s1 clebba aff.l'etta:·e d1 nn· c>iorno nell'in ter essr; delle popolazioni ancora oppr~sse , ve-· o ' . , .. dr ebtJe che anche la sto'ria nostra ha i suoi miracoli mil itari, S l C• eome n 8 reo-i stra di pr,litici. La posizione d'Ita ìia del. resto, da' l . o . . 185!) in poi, fu sempre Pil è 111uora ass~, drve1·sa '. o s13no_re, cJa q nella di Franc.ia nel 1793, da quella d1 uua U/l%10fl e che lll ogw lJIOdo da secoli costituita tutta d'un pezzo, dava un complt-s-;o d1 30 ~iilioni d'abitanti che avevano lungarnente assaporato i be11;~fi.~ii del:a indipendenza (1) . Italia e ra nel 1859 divisa da S l·

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qudli del•


86

nt\'ISTA

gnorie d ive;se, una délle quali in ispecie, lo. Borbonica, si è da anni adoperata irnlle Due Sicilie a corromJPre le sue poprilazjoni, ciel a togliere loro quel tal senso n1ilitare che or va n no già riacqui, stando; Ital ia ha nel suo cuore. tuttora sventuratamente 1wa quisLione politico-religiosa, che si ch iama Europea, Italia trova ac-• campato ndta Venezia un nemico formidabile, polente di un esercito di 400 mila uomini, tradizionalmente ostinato, appoggiato a varie fortezw, e questo ocmico Italia si prepa:,;a a com• batterlo, ma coìla coscienza, di non dorcr usare contro di esso le, leve in massa vropq~te clugli utopisti, e$ibbeoe un'armata di 400 mi la comLa,ttenti fortemen te ordinati ed ist,rutti. Ed un esercito di 400 mila uomini, al certo non tutti Piemontesi, non è l ungi dalressere un fatto in Italia,. A quest'o;a appoggiato alle formida bili posizioni di Pinighettone, Pavia, Pia:::enza e Bolo;;na , l'esercito italiano è riccamente pron-eduto di materiali da guerra, si è costituito colle leve prese anche in quelle p,,r ti d' f. ta lia ove da tempo non si parlava d'arrno1amenti, e gi1t dà prove della sua istruzione sui diversi campi delle annuali manovre. È qDesto l'esercito che diede i reggimenti che con siogolare anne-

BIDLJOl:IR.l l'[C.-1

I

~

gnziono hat1110 com baUutc e 'q uasi disperse l~ orde da Roma e d.i Trieste lanciate sul Napoletano; e che fiu almente si è giit twvato in quella pro1·i nci~, e si tro,·crà ancora il dì della battaglia, sostenuto da riunlerose colonne di g uardienazionali mobili, in to tLo militarmente costituite. L'armata regolare, quei rnagnifiei battaglioni m<Jbi li, e le sch:ere dei volontari i che non hanno mai fa.li i Lo in Italia, ripro lurrauno, o sigm:Jre, a suo ternpo, · anche da noi, i portentosi avvenimenti che tan to inopportunamente voi chiedete ogg;d'i. · Quanto all'aceosa nuo vame nte scagliata dal sig . Hllgor1net contro le popolaiioni italiane : mcn1ccn'c (eccetto la piemontese) d,i (ìbm mibilare: come lombardo, come milanese e come comandante una compagoia per la minima par:e formata d1 Piemontesi, b respiogo allamentt;J siccowe precipitata, fuori Ji senso ed assu rda, :rirnandanclo dav Yero ch i la promrncia alle n ostre storie, che 'non servo neppnre consultare pr;ma cie\lc epoche napo!eonich e, e cho recontenwn le, dal . 1848 ad oggi, srnentiscouo ancora ad ogni pagina il pereg[·ino assu nto del francese cronista. Se il sionor Hu2o • net mi a.l'esse doti.o nella sua confutao zione cµe 'le popolaiioni delle Due Sicilie ancora mancano di ·1nilitari virtù, potremmo intenderci in torno la sua sentenza, nè m i sarei tonavia · rilratto dal dimostrargli, che ad onta della nessuna abitudine alle armi, quelle p rovincie hann o forni to a quest'ora all'esercito leYO eccellenti, che in pochi mesi raggiunsero una istruzione m ilitare veramente prodigiosa . Ma l'egregio cronista è uscito dal campo della discussione,. enunciando una proposi~ione generica e ins ussis tente . E qui rn_i a~pello a lutti gli uffiiia li piemontesi d0ll'armata; dicano e:,s1 se 1 Lom~ bardi manchino di fibra militare, e se 1 mille e mille soldati miei compaesani che dal 1869_ in poi vanno supe_rbi .di. s~rvire nell'esercito nazionale, non s1eno dotati delle rn1litan vntu che costituiscono il Yero s·oldato ?! Voi, o miei compagni d'arme, che avete avuto ta nti _ ba ttesimi di sangue, e che portate il. petto 'fregiato cl i decorazioni, potrete, meglio di me, ancora sven turatarnèntc pri\'O d'ogni segno di valore, rispondere ~l signor Hugonnet: Voi potrete di re se io mi inganni asserendo cl1e il soldato lombardo non è indegco di servire a fianco del V

l'Jtalin tla poi il 1859, il signor Hugonn,·t dimentica di porre in ril ievo la diversa. situazione dei due pncsi. ,\I momento della rivoluzione del 1789 la Francia era giit da parecchi secoli una nazio ne unita., forte e poteri/e, ,wente buo11c tra,lizioni mil itari, !e quuli nulla o poco avevano avuto a so!Trirc dalle sregolatezze elci regno di Luigi XV, nè dai c:!iso~diui della rivoluzione strssa. L'Il.alia invece non uvcva nel l859 provincia· che dir si potesse ,vern•m enle mililarn se non se il Picm011le, fallo tale dal governo cavalleresco e magnanimo de'suoi re, e dalle passate battaglie per l'indipendenza ila• liana. Le altre provincie conculcnle da lunga ed dJhictta tirannide, non avevano trà,1izioni militari; e ma i, da secoli e secoli, era stato l' Italia una nazione compalla e militare come la Francia nel 17S9. .I_n quanto al mi lione <li vo lo11lari tli cni parla il signor Hugonnct, noi lo preghiamo di 1·ileggcre la stima che ne fo il signor colo uncllo Martin nei eG e 1'28 foscicoJi dello Speclalc1,r m ililairn (dicembre 1861, febbraio 1862); il signor llaron Larrcy nelle snç memorie, e finalmente il signor Dubois Crancé (J}Jonileur Univorsil de l 1,93 pagg. 27 , 40, 1,6) . Frallunto che aspettiamo di potei- leggere le memorie di Carnot, che il si[,· H11gonnet si Mgni d:11 canto suo di rovistar le opere su citate, cd il 11'/ouitcur- Unfoe,·sel del 1789-90-9J- 93-91i e 95, oYe è sovenlc ,liscorso dè' volon larii. c.

i

Sì

.


88

I\Jl'IST,I

B:BLIOGR AflCA

picnnnte,, l;'ll E q1i, o :,ignr,re, io non faccio odiosi confr-.)nti, non esito ripc!ere es'iere il Piemòritese il popolo eminentemente rni!itare in ltali;i, ma dichiaro per Dio non m11ncare rli spirito militan; il popok, lombardo, i l toscano, i popoli dell'Emilia e delle· ì'vfarche, mentre si f.-,nno emnli oramai di tutti q11esti i solda ti 11'lp ,!etani e della S icilia, che d·imostreranno tra breve coi fat:i, Pssere asso!n1amr nte assurdo il supp0rre che una proYincia qualunqÙr. rl'Ital ia manchi di virtù militare. Perdonatemi, signor Direttore, se ho dov-~to nuovamen te oc cupare umt •p.arte preziosa del la Rivisla, per una. discussione, cni non pa.r vero si debba dedicare 1a penna di un rnilitar,r i taliano, Ho cer(ato disin1pcgnare alla meglio il mandato cl.e m i Si'Jno imposto; ed in 03ni modo vi pnmetto che non abusc:rò più olt1e: del!a \'OStra bontà, irnii rizzandovi per lo innanzi sn quusto a rgomento giustificazioni e ripetizioni che dal: canto nostr,) cli vprrùbbero indecornse e ridicole. La$CÌer>?nio a i lettori spassionati de1-lo Spec/,11leur e 1ìelb1. R-ivista i1 giudicnre di qu~nlo si ò pnssa (o, fra il signor Hugonnet e il vostro

dafi g1mera'1 e degli sp,•dali d,, Jlii piazze mili!.ari, i I q 11:tle C•)ll· f.essiamo non ci riuscì gmn fotto interessante. Vien quindi un resoconto dell',,pera or ora pulibli,,ata rhhi stato maggiore Jrancese sulla campagna dell'·imperalore Napoleone 11 l i n Italia . Compiono il foscicol0 nna r ivista dei giornali milita.i stranie ri · ed lHia r&ccolta di notizie militari, del sig. De Per.v englJr. Nella prinia facéndoci l'onore di dar r iodice degli a rticoli pul:. blicati dalla n0stra R ivisla in questo primo semestre del 1862, il i:;ignor Pmvenger accusa la breve :elazione ultima men te pubblicata sulla n,uisione di rise1·va alla campagna e.l' Ancona, di essere • incornpletissima penhè non dice sillaba sul punlo c-u.lminanle della strategia impiegala dai generali sardi in Italia nel J 860: cioè il difetto di dichiarazione di guerra, , Quindi a proposit9 della polemica sollevatasi tra il sig. · Cavi ed i signori Hugonnet: e la F:-uston, il signor de Pervengee . aggiunge tal i sue osservazioni che ben si valgono di es,ere testualmente riportate, poichè clifficilme111e r iusciremmo a tradurle riel loro vero senso : , Deiix éc,rivains militaires frnn• çais, entre antres, :M . d0 la Fruston et M. Hngonnet, re• fusent la fìbre mili lafr~ anx I talien;; rle nos jours. L'auteur • de l'article (il signor Ca\·i)_n ;.c ha.rdi,nen t, mais g raluitcmeut, • ce qu'ils ont avancé. • A cet éga;rd, nous nous bo m ons ad obserYer: 1° Qu · une • uatiou cl.e 25,000,000 d'hommes, si elle ètai t vraiment guer• rière; serait ca:p:i ble de se clélivrer elle m6me cl u jo11g étranger; • 2° Qu'une· année de 60,000 a 80,000 bon,rnes s11r 25,000,000 • est une vr.ai m isère ; cnr de l'arrnée 1-'rétendue nntionale de >• 1859 e 1860, le rapp<'l'l était. tout 1u plus de O 32 sui· ]00, • de moins d'un, bornrne Sllt' 300 babitanls (O 96 pour 300) , 1 J . . serv .ir d'exernp Ie a· •· L a F rance oe· ·1'"'9· 1 .:>~ et su1v2:IJts pDurra1t • .l'Italie: • De plus, les ltalieos, pour c01na;i11cre les antres qu'ils son t • eminément antmés d ii vér·ilabfo esptit militairP, nuraient it •· demontrer : 1° Qr1e, depJis la ca;nr,agne de 1859, leur con•· duite militaire a été confor me au droìt des gen;;, au droi-t > (écéa-l des a nciens romains; car la gnerrP fa ite au mépl'is des• forn-1,;-s coqsacrées par h civilisa1i011 a une autre nature et.

CES,\Rll C,,VI

Capitario d'A rtiglieria. Pim:ina, 22 lugli0 1862,

Jo11nìal (les sdcuc1•s. milifaircs - · N. 19:· - ji1illet 18 62. Buo.na metà di qubto fascicolo è. occupata daHa Yersione✓ del cap. vn del pregiato ]H)I'() sulla fo1tificazioue, del colonnello Berna ldez, della q t:w h opera gia ebl>imo, ad accennare. Qu,: sto c~pitolo contiene interessanti notizie sulle fortific-azioni di Cs1blent,,, Cologna, Couioro, Gerneisheim, Linz, Magòµza, Rastatt, Posen, Venezia, Verona, Ulrna, Groooble, Lione;:P a rigi, Diest, Gand, Chatbam, Port-Ma~on. · Un secondo a rticolo, del signor•, .de la Fruston, prosegue le i,niziate statistiche sull'esercito dell'America settentrionale, riproducendo un lungo. quad ro· <lei. prnvvigionamenti deg.li spe-

1


90

1:1 V!S1' A BiBLlOGR.\.FICA

norn; 2° Qlle le nombre des déscrleurs, des _ré• , fractaires, des insournis, cle;; homrnes se rendant coupablcs , d'nr:tes li°indiscipline et d'insuborclinati0n, de cenx qni, de , len r propre chef; ont ab:mdonné le drnpern de leur régiment , pour passer au corps frane, etc., etc. est insignifiant (Voi r Sismoncl de Ssrnondi, hi;;toire des rèpubliques italiennes) ... . , Cotali insinuazioni non si valgono l'ouore di una risposta, cui non mancherebbero gli argomcnLi . Se il sig. de Pervenger vuol fa.r:-i strada alle polemiche sotto quei titoli che ponno essere convenienti tra scnttori militari, no:1 è certo molta buona la y:a per la qua!e egli esordisce.

,

u n aulre

RIVISTA STATISTICA

G. G. ConvETTO.

--:<>t•--

.M ONTENEGRO. - Ricaviamo dal Wancl.ere r i l segue@? l'agguagli(> s1Jlle forze militari del Montenegro: 11 Montenegrn non ha di esercito permanente; la: s_l]_::t orga• nizzazione militare rassomiglia a q uella della lan-:lwel.ir prussiana . In ternp:i di pace il governo paga i g raduati cioè i desetca1·i (sott"'uffiziali), i slotinari (uffizi;tli subalterni); i barjaklari (alfieri) , i kapelani (capitani), ,e fina lrnen le i senlari (colonnelli) r• vojvodi (generalì). Le trupp::: si compongono di vojsko (mi lizie) e della gLia rdia, di lopidzjice (artiglieria) . cli selci1·~si (zapfJatori) e di ilne sqna• droni di co11_janici (caval ieri). IIavvi inoltre un corpo di pmja• nici (gendarmi) e le gnardie del corpo deue kabada.jari . Tra là milizia e la guardia sDn formate 5 di visioo i, ciascuna di 2 brigate ; ogni brigata di 2 pc,l/c (t·eggimenti). La · }.a divisione è composta di una brigala di guardie co· :mandata dal voivodo Pietro Yònkolic, e di una hrigata di m;· lizie del distretto di Ka Lnnslrn agli ordini dei voivodi i\1a :·,: Dragov, Ivo P~kov, Djnrn Matanovic e Anto Voujatic.


92

S J'AT !ST lCA

RIY!~T.~

• La 2a divisione comprende i ,,ontingenti delle na tri di Rjeca e di Oramnicka sotto i voivodi Pietro Filipov, ed il comandante Maso Dopiljar~in. I contingenti delle nahi LjEsantka, I3je!opavlir, e Piperi formano la 3" div isione comandara dai voivodi.J,;vam Ljesevic Risto BoskovÌ(', d,il comandante Bajo e dal serrlar J;le Pilétic'. La 4"' divi;;ione si compone dei coutingr-nti Curienesi, Vasojevichesi, e lvforacchi sotto i voi:vodi Mitjan e Voukciv. Finahiente la 5a divisione fonmt.a dei co111ior.renti di Zoupa ' o Drobnjak, Piva, e Rovci sotto i voivodi di Nuvi«u, Cerovic ed il serdar Sogo Nico)in. • L'arLigli<cc·rÌa, trovasi disseminala nelle vit1zze for1 i della.frontiera; due soié batrerie da . campagna sono a I completo sotto i.l comandante Maso, . sol teatro delle operaziooi. Glr zapp11tori e fa legnami sono ripartiti fra le b1igate. La cavalleria non viene 11doperata se non se nei casi estremi; i due squadroni sono allora spedi ti nella Zupa a Vas0jevie ed a Bjelop:,vlic. Il comando supremo <lell'eserc1to appa1feoe al grttn voivorlf1, Mvico Petrovic Njegos; ed i l priocipe Nicolas è i l sopre1m, capo di tutte le forze militari del principato. Queste forze si val:1tano 03gi a 35,000 uomini, in genera 1e bene armati, muniti di lunghi fu cili a ,:,elicr.', e di carabine, ma la maggior pan e di 'carabine l\Iiniè . Ogni uom0 porta inoltre alla ciutola due pistole, un lungo pugnale, il yatngan, e sovente a:ic.he dei revolvers. 11 rnautE::nimer,to di q ~esft SErÒto è oggidì a carico del governo, m entre u11 tempo ciascuno doveva pensare a veltuagliarsi ·a proprie spese. Multi soldati sono verò tnttodì mantenut.i dalle loro famiglie. Hannovi p1ire due corpi fri. volunt_ari composti di Starnbolije fl di Montenegrin i dom iciliati a· Costantinopol i, i quali sono poc'anzi rientrnti nel loro paese per prender parte ajla guerra d' imlipender1za . Se a tutte queste i"orze, raddoppia.te dali'imtos:asrno c:he ispint l'amor patrio e l'odio pei Turchi, si aggiuogono le difficoLi.L cfol terreno, beu si capisce come non sarà rnai pos·sibil~ ad Omer Paclrn, oè ad altro gerwra!e tu rco, di con1pletame11t,· ri-

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D3

lTA UA. - Con lec<ge del 13 luglio Venoe prowulgaln udle pt,,vineie ntq-o'etane la legge organica sul rccbtarneuto de::ll'c~ercito 20 niarzo 1'854, e deli'anncsrn regolamento 31 mano 1851. C,-,n a ltra delh stesso giorno venne ordinata 1i oa leva m ilitare su lla classe 1842 in tutte le· pwviocie dello Stato. Il contingente di prima categor:a è fissato io 45,000 uomi 11i. Tutti gli ,_il te1 i11sc1·iLti d :::;ig11aLili ve1-rADr10 computa ti nella cate 0oria. Con re.:5io de~reto del 28 gli uornioi di 2" categor1a delle elass1 1840 e 1841 dell'isola di Sicil ia furono cbiamati sotto le ar111i. Con nota mini::;ter·iale inserta a carte 562 del Giornale il1'ilila1·e veu11e ann uuziata la ri,tarnp, <l(~I regolamento per la .àmministrazione e con!abdità · dei corpi. 0

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L. 2.

Rrgolamentq di campagna 1833, con tu tte quelle aggiunte e soppressioni che detto Regolam8nto e bbe a subire sino ad oggi, Ì \' Ì compresi i servizi di S ,ato Maggiore, Intendenza, S ussis tenza e Sanità m ilita re iu ca mpag na -

L . 2 . 35.

illrLnuale per le ope1·azioni secondarie àella gue1·ra -- L. 3. Corlicri m'ilitcwe, co ntenen ;e le varie letz;gi sullo s ta.to degli uffiziali, sulla giubi iazioni, sull'avanzamento, sulle licenze e su lla lern - L. 2. 40. Cod·ice Penale militare colle relative aggiunte a tutt'oggi , JJoveri de,i sotl'-uffìziah caporali e solclati - Cent. 60 . Istruzione sul modo di allendc1.rsi per le truppe cii fanterùi -

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BOLLETTI~O BIBLIOGR AFICO TRIMESTR,\/LE

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Rechen;hes s1.l'r l'J1·gani.sal-ion dn corps dti génic

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cn ;!11ylelerre - in S0 - Paris, J. Corréard 3 fr. SmmERo. - Consiùeratioris sm· la constitv,l-ion d'l.t (er, de l'ar,ie-r el ,fo la fonte, el applicalion à la fabrìca.tion de l'acier el de la (onl à bouches à feu . - l O partie - in 8° - Paris, J. Cor1éarcl - 2 fr. l'LmN:,r~s. - Nouvcllcs él1des sur l'arme à fwu rayée de l'in/ànterie - TradU'it dc l'rillcmand. - con 16 tavo)e 1 vol. iu S0 - P aris, J: Corréard - 15 fr.

&par,ne el Maroc . -1 Oucrre rle 1$59-60, par Chaucha?· ca. pila·ine d,'in(anlerie - 1 voi. in 8° - Pari~, J. CorréarJ - 12 fr. - Dr,: BuuRSON . - Les br1lleries de carnpagne autr·ichiennes à canons 1·1.i11és - in 8•• con tavola - Paris, J. Corréarcl - 3 fr. DE LA FnusroN . - - Les navires cuirassés des Étals U11is et de l',tnglelerre - in 8'' con tavole - Paris, J ..Corréa.rd - 3 fr. ,tampaçpie de l'Empermr Na-poléon 1l l en ltalie, pubtiée par l'Elrit-mojor (rancais_- P,1ris, 1862 - Con un grauJe atlaut,·. Cu-mpn_qnil cl'ltalie en 1859, par l'Élal.-major JJrt1ssien Trad,iul de l'allemancl - L. 8.

tENNl SUI CANNONI lUGATI CHE SI CARJCANO

PER LA B?CCA E PER LA C ULATT A

oa,crc fedcsclle.

E SUI .PERFEZlONAMENT!

Armee-schenia k . k . osterreichi~clH's, auf das Jahr 1862 vVien, Leo - 16 Sgr. - (Annuario militare per l'anno 1862 dell'esercito austriaco). /ielcld·ierist; der, in der franzo~ischen Arrnee basirt au[ Gr-,m'.1satze Napoleon's l. Nach Yerlasslichen quellen i.ibersich1 bch dargestellt -- Wieu, Leo. - 10 Sgr: ~ (Il servizio di campo nell'es,-reito francese basato sui prrnc1p n d1 Napoleone I.) (;avencla kurz~efatze M ilitar-Geographie des osterreicb iscben kaiserstaates - Vlien, L"o. - 20 Sgr. - (Compendio di geoo-rafia militare degli Stati imperia li austriaci) . 0 HoPPE, premier l:entenant a D. I-Iugo, der kampf dEs Generals de La l\foricière fiir die wt:ltlid1e Macbt des P,1pstes. - (Arme;,;g iamento dPl generale rle LrL Moricière per il, pqtere temvirale del papa) - J3erlin, Warnsrlorff - 15 S,r;r. 0.ii:&CII'(~ in~lcsi. Our Yol1m ter a rmy A pian for its organisation, wilh a map of G reilt Britaiu. (li nostro e-erçito Yolontario. Un proget10 di tale nrganizz.naone, con una r.a rta geo3rafica della gran Brettao: na) . - in 8° _:_ Londra, Macmil lan. - 2 sh . Ivirui-:n . - ìv1njor, Campaièln in ltiily 1859. _- In 8 London, 1 sh . 6 d. Sc.rfl'o:R. - The Vlar in America . - (La guerra in Amer i<·a) con carte. - Loudnf, Hami lton. 7 sh . 6 d. BAKER . -

T.-\GLtA.KO GH;-, AKo

(;1:rcntc.

..-

DA RECARSI AL.L'ARTE DELLA GUERRA

Oggidì tutti gli Stati militari si sono assun co di can~iare le loro artiglierie liscie in artiglierie rigate, i proietti sferici in cilindro-ogivali, o di caricare i cannoni, tutti od in parte, ' dalk culatta; ma finora si è ben lungi dall'accordarsi sul migliore sistema da seguirsi. Si e modificato più o meno il mio sistema (1) complicandolo massime -p,er eseguire il tiro forzato, o per causa, della . (~) lu appoggio a quest'asserzione si legge a pag. 130 dell'Aperçu histon2ue sw· les atmes à f'e-u, par E. TES'rAllODE; " I sistemi moderni dei " cannoni rigati si r annodano tutti dircttnmcnte od indiretta~icnte ud uno " solo cioè o quello. del n;nggiore Cavalli del 1846 "· ' ANNO

Vii. _Voi. I. -

7•


98

CENNI

necessità di rigare subito i cannoni di bronzo, aspetta.udo l'esito di quelli in acciaio, per difetto d.i confidenza, non fondata, in quelli di ferraccio di piccolo calibro, malgrado il successo dc' calibri più grandi. Quantunque si cerchi di mantenere ovunque il segreto, gli scrittm~i ed i giornctli nelle loro polemiche svelarono più o meno completamente questi ~ivorsi sistemi, e si è potuto rilevare, che sono tutti fondati sugli stessi principii, sulle stesse combinazioni essenziali, che assicurano infine b riuscita dei primi cann;ni, ri,~ati nol 1846, la quale io ho pubblicata in due memorie nel 1849 e 1856. Parecchi scrittori non conoscendo questa sorgente de' cannoni rigati rnoderui, mi attribuirono persino de' principii e de' fritti assolutamente contrarii a quelli che ho sviluppati in quelle memorie, forse troppo suecintamente, è che importa oggimai di rettificare. Lo scopo a cui forono se1:1pre diretti i miei sf{lrti ed i miei lavori era di moltiplicare la forza dell'esercito nazionale, non solamente pel numero de' suoi soldati, ma ez.iandio col perfezionamento dello sue armi, e sopra tutto della sua artiglieria. In fatt.i il Gran Capitano del secolo passato diceva ch'essa « faceva oggidì il vero destino degli eserciti e dei popoli » ed è nel rnedes1mo .:enso che il Gran Federico diceva: « Ogni Stato s'·inganµa, qualora, invece » di riposar e sulle proprie f:)rze, confida in quelle do' suoi • alleati (a), » È dunque un dovere di ili uÌninare ogni cittadino patriota, • il quale per la sua. influenza può energicamente contribuire a compiere questi nuovi perfezionamenti e raddoppiare per tal modo le nostre forze in questi tempi preziosi, che la Provvidenza ci accorda per consolidarci a poter compiere in un prossimo avvenire la nazionalità e l' indipendenza italiana. (n) Stotia wllc giierrc dei w./tc anni'. pag. SS .

..

SUl CAN~C•N I RIGAT I

Om dtlnque io qui mi sono proposto di porge re un e~amc sommario sui diversi cannoni rigati che rnno stati

adpttati, e sui cangiamenti che ne risultano nell'arte della guerra, è non già una Memoria tecnica compiuta, od una Memoria strategica ed or ganicn, (cosa che penso cli studiare in seguito), sulle forze nazionali in rapporto coi progressi delle armi e della civilizzazione,

Cannoni rigati. 1° All'imperatore de' Francesi, Napoleone III, è dovuto il merito di avere saputo, col suo spirito penetrante, apprezzare pel primo, fra i gDvernanti, i grandi vantaggi de' cannoni rigati, e di avere avut o la fermezza ed il coraggio di cangiar e i cannoni lisci in cannoni rigati nell'artiglieria del suo esercito, e ciò all'aprirsi della gloriosa campagna del 1859, ch'egli fece per l'indipendenza dell'Italia; P-d A per tal modo ch'egli seppe assicurarsi la vittoria colla pot ente superiorità delle sue artiglierie (2) .

J

(2) Veggasi, fra le altre, L14 stoi"ia dei cannoni rigati del signor Sc1rnoHLz1,, luogotenente colonnello d'artiglieria bavarese, §§ 1;0. 1;5 .. . • . •• « I,a supe" riorità dcll'art.iglieria francese fu così grande , dice l'autore in fine, che " l 'armata austriaca fa obbligata a cedere, m algrado la g rande bra vura n che in lei si r iconosce e che s pieg,'> »; pag. '17 del Journal dcs S ciences mililaires , ove si tl'ova la traduzione. Nel ìffessaggio del 2S giugno 1861 del Consiglio feder ale nell'adunanza federal e (Svizzera), sull'introd uz ione clc'cauu oni rigati. si lcggr. a pag. 251 nel rapporto e nelle proposiz ioni della comm issione d'artiglieria pei cannoni riga li, del 25 marzo 1861. « Malgrado l e i mperfezion i di quest'arti- · " gl icria di campagna (france3e), il mo effetto fu p1·cssochè sempre dc" cisivo. Essa riLMÙÒ cù im pedì !a marcia in a vanti rlell'arliglic ria " austriaca ( la q uale, come ognun s a, è assai so/.ida) ccl a distanze tali , a ,, cui uon poteva quest'n l t1ma assolutamente operare, ed ove essa si ere• deva al coperto da ogni specie di fuoco, Essa smontava ordinariamente " un gran numero di bocche a fuoco nemiche, prima che queste fossero " poste in batt.cria; d ap poi essa schilntava sotto il fuoco di un m nn-,.,io,· bt, " numero di pezzi, ryuclli che si riusciva a mettere in batteria. " Essa cannoneggiò le posiz ioni forlificatc del nemico a tali distanze,


101

CENNI

'S Oi CANN0:'11 ltlGA'I'l

L'imperato\e stesso (1-VCVa preso cognizione dei risultati sorprendeuti dei tiri eseguiti per la prima volta ·dall'arti glieria piemontese negli anni 1853 e 1854 coi cannoni r igati di grosso calibro, ch'io a ,;eva ottenuto di far costruire nel 1846 ne~le fonderie della Svezia.; e si fu d'allora ch'egli spinse energicamente l'artiglieria francese , la quale dopo il 1857 esperimentò ed adottò i cannoni r igati. di bronzo di Trcuille di Bcaulieu, nel mentre che l'artiglieria inglese <Lveva adottato il sistema d'Armstrong di ferro fucinato e la Prussia quello di 'V,.Tarhcndorff i:>erfezionato in acciaio. - D'allora in poi tutti gli Stati militari furono solleciti a fare nuovi esperimenti di cannoni rigati; ma tutti questi diversi sistemi adottati oggidì, od in via cl'esperimente, sono b asati sul medesimo principio. Che ·quest e armi siano ad anima rotonda, ovale, od esagonale, che si. carichino dalla culatta o dalla lJocca, esse sono tutte rigate ad elica, poic:hè senza di ciò non si otterrebbe alcun vantaggio. _ II principio delle righe ad elica, fu, a quanto dicesi, applicato alle armi portatili da circa 300 anni fa da Kottcr di Norimberga, al quale è dovuta la felice idea di disporre le r ighe in questa foggia. L'applicazione di questo principio alle artiglierie fu

·espeTirncntata un secolo più tardi senza suceesso per lo spazio di 200 anni fino al 1846 (3). , Questhtpplicazion e era più difficile che UC'Ì fucile; bisognava risolvere qne$tioni. at'duc · e complesse che vi si

100

,, a cu i l'ar tiglieria nemica n on poteva g iungere; essa sloggiò i difensori

" con un fuoco di granale, cd in gran nume ro d i casi predispose col solo d " felto morale l'occupazione di questi pun ti colle proprie sue truppe. ' ,. Nelle pianure la cavalleria nemica venne disorganizzat.1 e costretta alla » r itirata per lo scoppio di granate, mentre quesL'arma rapidamcule s i ra" <lunava e preparava i suoi all,a cchi in lontananza, oo a distanze tali o,·e ,, non si poteva supporre l'esistenza di masse di trup pe e di riserve nemiche, ~ h ii l'artiglièria francese scuoteva la fid ucia, la disciplina cù il coraggio ùi " ({Udlc truppe, ch'crnno così prodi. - Si può dunque ben conchiurlerc " da ciò, che i cannoni rigai.i dc' Francesi sono s1 ali u n folto re decisivo " del rnpido e glorioso l'isultamcni,o della loro cn rn pagna in Jtalia. - Nei " tempi pi,ì recenti , durante gli assedi i cli Gact/\ e di Messina, i cannoni " r iguli h nnn o dimostrato clì'essi operarono d'una monicra preponderante, ·• e che il corpo ~cl geiiio dovrà modificare i suoi lavori a scc,onùa de i " luro effetti e delle loro esigenze » .

I

'

(3) li celebre gcnend e PAJXHANS nella r ino111ata s11:1 opera: .lnstiluUons m ·ilitaires de l« Frltnce, 1849, u pag. 228 ùella nota A , ùopo d':J\'er ri · portato gli espcrimcut.i faUì nel !S4:, ,ia lui r: da :1ltl'i sì1i risu llo t i oltenuli , conchinrl e, che ,, non si ò tlcnne nè g ius tezza , nè ·giLtnt a »; . ccJ aggiunge: « Verso quest'epoca, e, se b en m'a vviso, ,1nr.he prima si al.lu a,, rono nella Svezi:i sopra i rliscgn i ,l'un 11flìciall' piemontese, il signn,· ,, Ct1valli, es perienze, in cu i si ot.tcnuero dell e portate ùi 1 17 e persino d i ,, 1 [3 p i ,ì grandi delle portale ordinari e " · - Quantunq uc il generale P:1 ixl,ans coi suoi dati dimostri, ch'egli non è, nè potè essere bene informalo ,lèi risu ltamcnli ottenuti dopo il 1S53 da qncsli stess i unnoni; tuttavia è importante il r i por tare anche qui i passi srgucnti, allo 1scupo di rlimostrnrc, •che la priorilù ilei c?n noni rigali moderni , è alm.:110 dovu ta acl un arti;,liere ilnliano. Egli )rn detto a pag. 73 : « l\cl 18~6 in lsYezia » il signor Cavalli cou cannone ad e lica 1 dd .cJlibro da 30, ha rag • giunto un sellimo al di là ùclla portata ordinaria ·' e con un cannone ,, eia 21, ha superato un qu inlo; questo è un piccolo vantaggio, è vero,

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ma se questo primo saggi o non h r1 son1min lslI"3lo un:1 gr~n cc,cffr..icnh~

,, in quanto nH'c ffotto, cgE ha forQito una provn assoluta in qnanto alla n possibi li là. ..... Questa sol uzione (egl i co nchiudc a pag . 230) dc\'1: ,, pcrlan to potersi ottenere, e bisogna bene che eiò sia po6Sihile, poichè " in lsvczia, qucsla soluzione è slaln parzialrncnlc 1·aggiunta •· In realtà .i risu!Lamcnti delle esperienze eseguile ·coi miei cannoni fnsi nel 1s1,6 in Isvczia, intrapresi dall'ar Liglicria piemontese nel. 1853, ac·Cennat'i nella m ia Jllemol'ia del 1Sj6, n on sono per nulla infcriol'i a quell i va ntatissimi d~l signor Iluchwaltle.r, ,criltorc del 1860 il p iù entusiasta dei ' <:annoni Armsl rong e ,vhitworlh; ialine le prove fotte alrassedio di Gaeta dimostrano, che questo grande prob lema dc' cannon i rigati era sta lo in·l'icramentc e non parz ialmente risoli.o da mc dopo il 1846 i n Isvczia, ·senza tiro forzato, caricando tanto facilmente dalla culatta, quanto dulia · l)o cea . .A/le at.lcstaz-i oni suna esposte del gencrr,lc Paixhans. scrittor e riù com•pctcute d'nl lora , le quali provano che prima del 18~6 uessu no aveva ancora ottenuto r isnltati per quanto poco sorldisfocenli sui eaonon i r igati, egli è mio dovere rii riconoscere e riportHe qui l'attestazione più recente fotta altrcsì da u no scrittore (officiale francese) E. TESTARODE , nel suo Ap crçu historiq,w Siti" lcs cw~ies ì,, (eu. Pa ris , 1860, png. l38. « Dopo quest'epoca sino a quell a dcll'adozioue dc' cannoni r igati da 1, . ,, s i sono falt.i nume rosi saggi e numerosi es perimen ti, ma il princip io dei » cannoni rigali è semp re ri masto quello di Cavalli "·


102 CE\'N1 connettono, e ehe richiedono ancora oggidì una profomfa analisi di fondo per chiarirsi la via sul miglior sistema a seguire ncìla sostituzione~ cleì tiro de' proietti sferici finora in uso, a quello de' proietti allungati cilindro-ogivali. 2° L'incertezza del tiro de' proietti sferici Belle a,rrni liscie, è dovuta a ciò, ch'è impossibile nella pratica ·di adempiere alle condizioni matematiche, che la risultante dell'impulsione della polvere infiammata passa, pel centro di figma e di gravità del proietto, e segua l'asse e quello dell'anima della bocca a fuoco. Da. tutto ciò ne conseguono perturbaziom 11el movimento del proietto, perturbazioni che per la loro variabilità ò impossibile di tenerne conto, come di quelle del sistema celeste, che l'astronomo può sottomettere a calcolo. Nella balistica terrestre ciò nondimeno il genio dell'uomo trovò il ruezzo di :1~eutraliLzn.re queste perturbazioni, che gli era impossibile di sopprimere, imprimendo al proiettQ oltre al moto di traslazione, un secondo movim0.nto r)i rotazione obbligatorio, col mezzo delle r ighe ad elica, attorno all'asse che segue 11'. traiezione. Per questo mezzo s'impedisce qua1unque altro mov:mento vn,ria.hile, che per le leggi della meccanica ogni proietto lanciato in aria prenderebbe e lo farebbe deviare, cangiando ezianclio piLt volte di direzione. Mentre che , in virtù deìl'anzidett,, movimento obbligatorio, ogni causa perturbatrice da r1ualunque lato ella agisca , si neutralizza da se stessa, poichè ella è ricondotta con una rapida su ccessione tutta all'intorno del!' asso del proi~tto diretto secQndo la traiettoria. Assicurata così la direzione d el proietto, era facile vedere che allungandolo se ne aumenterebbe la potenza. th penetrazione e la gittata, anche ad egual peso degli )'; fotici, per r idurre la s uperficie sulb quale agisce la resistenza dell'aria, la quale abbrevia la gittata dei proietti sferic;i sino ad un terzo.

SU I CANNONI RIGATI

I

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"30 Trascorsero pertanto tre secoli, ripetiamolo, primachè si realizzassero questi vantaggi nel tiro delle . ,a rmi portatili _da guerra, tuttochè non ancora completa• mente (4) . Pei cannoni rigati due altri secoli passarono prima della loro riuscita. Egli è neì 184G che ho fatto costrurre in poco tempo i primi cannoni rigati, in grazia alla libera facoltà allora accordatam i solamente dal re CJ\RLO ALBERTO, mentre io era in commissione per la C:)mpra d i cannoni presso le fonderie svedesi; e ciò alla sola condizione che non a'Vessi a spendere di più dei fondi assegnatimi per tali provviste, condizione ch'io ho adempita, in grazia eziandio .a11e facilità, che il fu barone cli Warhendor:IT fu sollecito di procurarmi presso la sua fonderia di Aoker , per ivi eseguire alcuni saggi indispensabili. Questo ricco propriehll'io, altrettanto istrutto quanto intraprendente, che aveva fatto fondere i miei primi cannoni di saggio caricantisi dalln Cll latta, ne fece poi eseguire altri secondo il suo proprio sistema, ai quali applicò allora le d_ne righe, ed il medesimo proietto che io feci fondere in una sola volta colle duo alette (5) . Questi p roietti di ferraccio bisognava necessariamente farli d'un diametro alquanto minore di quello . dell'anima del cannone, vale a dire col vento, per eseguire il tiro in tal modo non forzato; mentre che bastava d'inviluppare questi medesimi pro(4) « Alcuni scr ittori designano il pct·iodo dal .1500 al 1520 p er quello, " in cu i A ugusto Koller di Norimberga ebbe la feli ce idea di disporre_ le » r ighe a eli ca , per regolarizzare la gitlata e la precisiouc delle armi a " fuoco »; pag. 9, Dcs cirmes de guerrt 1·ayées, per H. ~IA:NGF.Or, Paris, 1860. (~) Si può leggerne la descrizion e e vederne il disegno nella mia Me moria del 1849, e recentemente ia quella del 1860 del sig'nor MANC:E0T, ,fr;nes cle guone rc,y,!e , ove a pag. 169 pe.r errore egl i attribuisce qu elli del peso ili 30 chilogrammi .al signor d i Warhcndor[ e n on quelli da 60, che at tribuisce a JnC, mentre io li h o fotti costruire tutti e due n el 18116 ; <1ucllo da 30 alla fon deria ili Aoker ,1.11 signo r \VJrh endor-lTstesso, il qu ale non li avrcbhe pron ti in l'rnssia che dopo il JS5 1 (vcùi la nota 9).


CENNI

ietti d'una materia malleabile per eseguire il tiro forzato, pel q ualc era allor a nlccssario caricare il pezzo per b culatta. Nello scopo 'd i riconoscere quanto si guadagnerebbe nella giustezza del tiro colla carica forzata su quella -fritta col più piccolo vento possibile, io feci alcuni tiri coi medesimi proietti inviluppati di carta collata per togliere il vento; ma quantunque io non abbia potuto sparare cbe un piccolo 1rnmoro di colpi, mi sono tosto accorto che pochissimo o nulla si guadagnava in giustezza, o che in vista della complicazione che t11a0va seco la carica forzata, non valeva la pena di preferirla alla carica non forzata, che d'allora in poi ho adottata. Tuttavia le venti bocche da fuoco del calibro da 40 e le due da 80 (da 30 e da GO libbre francesi} che io era stato au~orizzato a costruire, e che si caricano dalla culatta, le bo fatte coll'anima più grz,nde verso la culatta, appunto per chè si potesse, volendo, fare altri sperimenti comparativi p iù completi cli tiri con vento e di tiri forzati cogli stessi proietti, r;on o senza l'involucro di una materia malleabile. Warhendorff preferì il tiro forzato per lfare pii! d'im~ portanza al suo sistema di cannoni , càricantisi dalla c~la~ta, avviluppando i miei proietti d'un leggero strato, tl1 p10mbo per otten ere lo sforzamento e meglio assicurare, secondo lui, la resistema delle alette. Ma nella stessa guisa che pochi tiri mi furono sufficienti por farmi conoscere; che si potev~ rinunziare alla c,irica forzata, senza; perdita sensibile di giustezza di tiro; q:uesti tiri mi. fecero. el'iiandio ri'conosce1:e, che, n"on era neppure necessario, nei cannoni di metallo clbro come .il ferraccio, di coprire di piombo le alette di ferraccio gittate col proietto. stesso, es!'iendo di ferraccio già più dolce, nè di rapportarvi alette di metallo più dolce , benché queste, ed anche quelle di. legno avessero bene sostenuto la prova

Stri CÀNNONJ lll GATf

10&

del tiro ch'io f0ci allora; perciocchè era evidente, che rnentre le alette di ferraccio gittate col proietto non si infrangevano nel tiro, non bisognava senza necessità complicare la fabbricazio ne dei nuovi proietti allungati, destinati a sostituire intieramente quelli sferici in uso fin qui, con addizionali !?,Ostruzioni costose e la cui con-· servazione necessiterebbe maggiori cure.

Tiro forzato. 4° Pertanto egli era naturale, che coloro i quali ere~ devano otten~re mediante il tiro forzato gittate e giustezze di t iro in altra guisa inarrivabili , seguissero l'esempio del . barone cli Warhendor ff, come 'Whitwor th e Armstrong. I 'giornali specialmente li hanno vantati, non solo a cagione della giustezza del tiro e delle git tate straordinarie ottenute, ma eziandio por il ,gr ande perfezionamento arrecato alle loro bocche da fuoco. L'art iglieria va loro debitrice d'aver fornito risultati, colla estrema precisione de' loro cannoni a eliche , a tiri forzati, e caricantisi necessariamente dalla culatta; risultati i quali paragonati a quelli ottenuti col tiro uon_forzato · de' miei cannoni da 40, confermarouo le previsioni sur~ :riferite di coloro che seguirono il sistema più semplice della carica non forzata. Egli è perchè io ho risolto ad un tempo i due problemi più importai:1ti d'artiglieria; cioè il · tiro dei , cannoni a eliche, e la carica per Ia culatta nelle stesse bocche a fuo,co ctel calibro da 40 e da 80 piemontesi (da '32 e 64 inglesi), che parecchi scrittori, o persino artiglieri distinti, per l'importanza delle loro opere (6), ignorando le m ie (6) Il sjgnor l ScJnIO~LzL, Jnogotenen tc colonnello e scdlto,·c ,listiutjssimo , nella sua Stoi-in dei: cmmoni i·igctli, dice a pog 119 " Egli è sgra" ziatamentc a deplor.11·c r hc Cav: l.i , Warhcnclor ff e Ar mslr ong abhian o -i> r i-voltc l ultc, le loro r ic,ir chc su ll'impiego ùc i !orli cal ibri, e sul cari,.,

1


CENNI

' memorie, sebbene stampate, non hanno compreso l'jndi~

Slìl CANNOXI RrGAT!

107

pendenza. dell'una dall'altra soluzione., ch'io ho studiata o risolta. La carica forzata dalla bocca, già in sè molto difficile a ottenersi nelle armi portatili, era evidentemente d'un~ difficoltà sì grande pei cannoni, da lasciar prevedere che non si potrebbe giammai arrivare ad una soluzione praticabile in guerra.; cosiccbè ·tutti gli antichi tetltativì praticati su questo genere non diedero luogo ad alcun vantaggio nel tiro . Nei cannoni rigati di br onzo cbe si cari cano dalla bocca, secondo il sistema dell'abilissimo colonnello d'artiglieria Treuille di Boauliou, non si può neppure ammettere che i proietti escano forzati,· per causa dell'inclinazione delle superficie direttrici delle righe, q uantunque ad ogni balzo nell'anima possano forzarsi instantaneamente per l'anzi-

detta disposizione delle righe; ma non mai nella stessa guisa che lo sforzamento ha luogo nei ca~noni di Warhendorff e di Armstrong, che si caricano ctapa culatta. Il corso del proietto nell'anima di questi cannoni eziandio avrà luogo sempre per balzi più o meno so~sibili '. in ragione del vento lasciato, ovvero che il pro1etto s1 fa, da sè siccome lo dimostrerò or ora. Avvegnachè neppure è possibile impedire questi ba.lzi nei cannoni a tiro zato, e~sondo ìo sforzamento necessariamente fatto m tal maniera che esso cede, dal momento in cui il moto del proietto incomincia, e dà per tal modo origine al vento. Similmente, dopo di avere riunito i numerosi risul~amenti ottenuti dappertutto, non ne emerse una superiorità decisiva del tiro forzato sul tiro non forzato. Il signor Buch,valder, ingegnere di Ginevra, uno · degli scrittori

" camcnlo dalLi culatta "· - .\ p'1g. 84 rll!i ,l ir.e : " che n on conosce » che due opere pubblicale su tale soggetto : « La mia l\Jemo ria dr! 1849 » e l'npuscolo del signor capitano helga Gillion del 1858 "· Pare non avesse co noscenza dcll'altru mia Memoria del 1856. - Tu ttavia non si sa1·chbe ingannato attribuemlomi lo stesso scopo di \Varhcndorff e di Armslrong, rii caricare, cioè, dalla cuhlltu, per pote re eseguire il tiro forzato nei miei cannoti i rigaU, q ualora avesse folto attenzio ne alla prnfozionc della mia Memoria riel 1849 in cui /-; dclto : " Lo scopo essenziale di un " pc;,,zo d'artiglieria ·è di soppri mere il rinculo ccc. ,,; cd a pag. 81 della stessa Memoria, ove si rende conto dc ll'cspnimcnto d'un cannone rigato caricantesi senza diffìcollit per 1,; bocca, secondo il medesimo siste ma. ln q ua11to al rin,provero di non cssNrni occupato foorchè dei forti calibri, non è neppu re esatto. poicl,è nella mia ltlemotia del 1856 la qu estione dei e.annoni rigati da campagna vi è assai svil uppata. Del r cslo avendo subito r isolta la queslione Jci cannoni rigali, sui più gr:1nd i cnlibri, pci qual i era più difficile ancora, per più forte ragione ella era ali.resi r isolta pei piccoli cal ibri. - l rimprover i sulle forme non sono meglio foudali, poi eh è il disegno annesso alla sua opera è -assai inesatto, egual menle che la descrizione ch'egli ne fa , massime nell'ignoranza delle ultime scmplificazion'i assa i importsin:i ch'io ho fatte. - li peso dei miei connon; t igati da 30 caricantisi dalla culatta è pressochè ugunle a quello rlc l c:111nonc del medesimo calibro che si carica dalla bocca. Egli è snrprc1HiPntc il vedere amm onticchiate le false informazioni

riportate ancora dall'onorevole au tore nel suo oppcndice del Jom•nctl das sciences mililain,, N. 7S. pug. 322, ovo è dello : ,, Nell'apprczziazionc ùel sisteaia Cavalli , che ha per princi_pio la c~_» r ica tlàlla culatta, è lll'nc il rncmiona,·c l'opinione emessa m un ·arll» colo sui canno!li rigati pi•;montcsi , pu bblicato in dicembre del 18_59 » ncll:) Rivista militare a Torino. Secondo quesl'a rlicolo, cd in seguilo ,, all'cspcrieuza acqu istata nell'ultima cau1pagna, il c:iricamento, dalla _cu• ,, latta sarcbl.Jc silfattamcnt.e inceppalo da diflìcollii, che diverrebbe 1m,, praticabile in g uerra "· . . . . In un secolo di progressi. cotanto eminenli della nrnccun,cn ,ndustnale, sarebbe r iprov, vole per gli arti gl ieri di noli aver S8pulo risolvere quest~ problema , come ne viene fatta la su pposizione : supposizione fondata sui risii ltamcnli' cli una prova, che non ha avuto lnogo; 1~ qual cosa avrebbe potu lo l'au tore stesso vedere, leggendo nella Jih,ista niililruc medesima citata, che l'esperienza che si vnlle fare ,le, miei caiinoa i rigati caric:1ntisi ilalla bocca, r di <j\lClli caricantisi dalla culatta , non ha avuto luogo allora per cailsa della ccssazion\~ rlell c oslililit. Fo1:sc il si_g nor Schmoclzl fu ind otto in errore dagl'infodcli duti di un pessimo articolo cli uo 'piccolo' giornal e d'Alessandria, scritto cfa persone po:o o n_ull~ zelanti a sostenere i loro connazionali in faccia agli stranieri, nnz,chc assic urarsi pri111 ~ dPi fotti ch'cssi hanno lancialo fu ori . Ma egl i avrebbe µ otuto legge/e nella slessci Rivistrt mili/are un i~iudizio diffcrcutc da qncllo, sol quale scrniJrD rssersi appoggiato (ved i la nota 2GJ.

fo:·


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SU I ONNONf I\IGAl'f

CENNI

più entusiasti dei cannoni Arrnstrong e Whitworth rìfe• risce come uno de' risultati più straordinarii de' cannoni cli quest'ultimo, che: « egli lancia una palla del peso • di 80 libbre a p iù cli 4000 metri, con una deviaiione • laterale di 5 metri soltanto , oppure una palla da 3 « libbre _alla distanza di 9 chilometri, con una-deviazione • di 10 metri ». Ora secondo la tJ.vola dei tir i fatti coi miei cannoni da 40 (da 32 inglesij, i q uaJi lanciano un proietto del peso di 30 chilogrammi (68 libbre inglesi) a 5100 metri , la deviazione media è stata ancora ' minore, mentre fu <appena di 4m_77, cioè circa la millesima parte della gittata (Vedi la mia Memoria del 1856). Quand'anche si riuscisse col tiro forzato ad ott~nere una maggiore precisione, le differenze, già poco apprezzate, lo diverrebbero. ancora meno in guerra, ove gli errori di puntamento sono necessariamente ben più grandi. Il perché dietro novelle es1)erienze interessantissimP. 1-'\se• guite nei diversi Stati poco stante palesate., havvi oggidì più che mai fondamento a conchiudere non essere necessario pe1' ottenere la più grande giv,slezza di tiro pratica.bile in guerra, di eseguire it ti1·0 forzato nei cannoni rigati;

ed essere sufficiente~ e-be il proietto sia mantenuto ugualmente he11e centreggiato, mentre percorre l.'anima del -cannone. 5° Il principio dei cannoni ad eliche essendo sempre il medesimo in tutti i diversi sistemi, tanto che si car ichi dalla bocca, quanto dalla culatta, che il tiro abbia l uogo in un modo leggermente forzato o n.o, la gittata ·e la forza di penetrazione saranno uguali per tutti, qualunque sia, la differenza nelle costruzioni, semprechèil tiro s ia fatto nelie stesse condizioni, ad uguale elevazione. con carica o velocitrt iniziale uguale, medesimo pes~ dd proietto e poc'apresso colia stessa forma anteriore; ben inteso, che le proporzioni del proietto .siano nei

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109'

limiti convenienti, che l'inclinazione dell'elica sia tale a dare al proietto una velocità di rotazione suD.'ìciente, in maniera che il s uo asse segua e si mantenga quanto più vicino alla traiettoria. E per conseguenza sotto uguale elevazione sottò ugual carica o sotto egual peso del proietto., le gittate e le penetrazioni aumenterannçi allungando il proietto e riducendone il diametro. Così applicando le righe ai cannoni del calibro da 4, da 30, si possono tirare in questi çalibri dei proietti da 8 e da 60 libbre, e come l'esperienza dimostra che la carica da 1 li 2 ad 1lo del peso del proietto basta·, ne risulta una riduzione della metà circa delle caiiche in uso per le palle sferiche; così si acquista 11 grande vantaggio d'allegger ire della metà il peso delle bocche a fuoco, ciò val quanto dire, che si può sparare nelle stèsse bocche a fuo co i nuovi proietti d'un peso doppio di quello del.le palle sferiche, con cariche cli polvere r idotte nei limiti di quelle che trasmettono la maggior impulsione della polvere ai proietti. 6° Se il preteso vantaggio degli uni sugli a.ltri sistemi di cannoni rigati, in quanto alla gittata ed alla potenza del proietto, non si può sostenere, non si potrà dirne altrettanto circa a1la giustezza del t iro; essa ~dipende sempre dalla maggiore o minore regolarità dei movimenti del proietto ch'egli riceve nell'interno della bocca a fuoco. È certamente impossibile di mettersi praticamente neppure col tiro forzato, nella rigorosa condizione, che la risultante delle impulsioni dei gas della. polvere accesa r iesca nell'asse del proietto e che questo passi pel suo centro di gravità non che per quello di figura. Per' tanto, malgrado la carica forzata, il proietto invece del solo moviment o di traslazione, ed oltre al moto di rotazione obbligatorio a elica., prenderà altri movimenti, e percorrerà anche l'interno del cannone con rimbalzi ~'altrettanto più sensibili, di quautochè saranno maggiori la distanza fm i centri e gli assi suddetti, e l'inclinazione


llO

CENNI

c he l'asse del proietto potrà prendere su quello dell'anima del cannone. Nel tiro non forzato, evidentemente queste cause di perturbazione au mentano colla grandezza del vento, vale a dire, colla ·d ifferenza del diametro dell'anima del can none e del proietto. Ed in realtà nel tiro de' miei prinii proietti di 1;rova col vento ordinario distintamente udivasi un secondo fiscbiamento periodico assai lento e diverso dal fischio ordinario non periodico, ciò che svelava un doppio moto rotatorio. Allora la giustezza del tiro perde molto, e sempre di più coll'ingrandimento che può prendere il vento . 7° :8 {acile concepire , che riducendo questo vento poco presso a quello, che malgrado il tiro forzato, il proietto preµde necessariamente, la giustezia del tiro uguaglierà allora queJla del tiro forzato. · Bisognava pertanto fare questa riduzione del vento in maniera che il carica.mento non iosse troppo , ciò che otte11ni r iducendo il vento ordinario solamente in quattro piccole superficie di ogni estremità, incomodo al di là, an~he quanto è possibjle della parte cilindrica del proietto, cioè alle punte cl~lle due alett~ e nei loro qua.ttro p unti .intermedir. Per questo mezzo, i residui della combustione della ·polvere non potranno impedire l'introduzione del proietto cilindro-ogivale, massime se si fa uso dello scovolo a raschiatoio bagnato, per mantener e quanto più pulito si può l'interno della bocca da fuoco, imper ciocchè la nettezza h a czianclio Ja maggiore influenza sulla gi1Jstezza del tiro in .tutte le armi. Allora il gasse incandescente pot rà facilmente passare pel vento~ ed accendere le spolette come nel tiro ordinario dei proietti sferici, senza dover ricorrere a mezzi più cli fficili od imbarazzanti per accendere le spolette quando il tiro è forzato. L'esperienza della guerra, negli assedii di Gaeta e di Messina sui cannoni da 40 e da go confermarono quelle

I

SUI CANNOXI RIG .,:r r

II I

già prima eseguite nelle conformità dello previsioni an,,idette (7). (7) Ecco la not.a sull'assedio di Gaeta desunta dalla G,izzetta miUtare di Darmstcidt , N. H, '16 opr·ile 1861,; Ptussia , Ile rli no, 22 ma rzo 1861. . « Si foce uso dei cnnnoni rigati del sistema Cavall i , che n ella prati cn ,, hanno dato pr<Jve d'un perfcziomrnento più gl·andc dei nostr i cannoni » rigati ». Ve<li l'articolo Sm·degn<i. « I cunnoui Ca,•nlli sono stai.i molto lodati dal general e Ciakli ni pel ,. loro te;Tibilc effetto. Un uffìciale svizzero, al scr vi, io di Napoli , con" ferma l'opinione del generale nnzi<lelto , ed aggiunge : " (i vantaggi di " questi cannoni essendo stati constatati da parecchi , il giu dizio portato ,, da un u fficiale svizzero ed inserito nella Gazzcttci ,Ii Lipsici, merita moli.a

1 r

" considerazione) " · « Due cause principal issime hanno precipitata !a capitobzioue di Gaeta » di p i ù settimane, prima dell 'epoca a cui gli u fficia li stranieri av esser o ,, potuto aspettarsi. Una di queste cause fu la pl'(,pon <leraoza clecisiva di ,, una parte dei cannoni rigati d~gli assedianti su i n ost r i canuoni ùi for» trzza, ch'er:mo bchsì di grosso calibro, ma ad anim,1 liscia. Questi gr ossi » cannoni rigal i d'assedio abbattono con una forzn spaventevole, e di-• ,, st ruggono le mura, le spalliere e le opere , 'in terra, e fanno b reccia a,ì » llll tem po dieci volte mino·re ch e non si possa fare cogli altr i ca nnoni. » Ho avuto io stesso l'occasione di ,,edere ciò anche ad Ancona , rna in ,. maniera nrnlto più terribile a Gal'la. Non si può immaginare qu anto » grande sia la forza di dist.rnzionc cagionata dal proicLto di simili r.an» noni quando col piscono a segno; nessuno spalleggiamento, nessun r i~ paro pnò resistere alla sua forza :list rnggitrice. Quando con qu esti can» noni s i ha bene calcolata la distanza e trovnto il suo giusto,. pu nto di ,, mira, ciò che richiede d iverse prove, si tirn allora con grantle si,:urezzo, » e pochissimi tiri vanno fallii.i in confronto dei li r i dei cann.oni lisci. « Per l'uso in campagna ove le '<lislnnzc variano soventissimamente, un ,, cannone rigato può a vere molti svantaggi, r ichiedendosi un puntamento ,, molto più preciso cl:c pci cannoni li sci, cssendocb~ i pr oielt.i d i ,, questi rimbalzano più volte; ma pei cann oni di fo r tezza che t irano ,, contro b atter·ie iìssc d'assed io, il cannone rigato è indispensabile. li ,, baluardo più forte del mo ndo, il quale non avesse alt r i cannoni fuori ,, d ei l isci, sar i1 sempre ·i n condizioni svantaggiose contro batterie d i can• noni r igali e la su a resistenza sari, d i ben breve durata . lo s tesso m i " son o trovato molte volte durante questo assc,lio alle nostre batterie più ,, avanzate, le qnali erano servite .da soldati svi z1.cri e tedcsclci. Dap,1 p l'incipio i Sardi tiravano assai male cd i loro proietti passavano a gran ,, <li stanza al dissopn\ d cllç nostre leste; ma appena ebbero trovato la ,, loro giusta distanza ed i l vero pnnt.o di mira, i loro p1·oi etli distrug" gcvauo 03ni cosa; i noslri cannoni fu rono più volt.e smontai.i e h1 per~ » dita d 'uomini fu si gr:mdc, che 3lla fine non v i furono che volontara ne he si recassero a ser vire le balLcri e » .


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CJ,:N!l"I

SUI CAN:-.ONI RIC ,1TI

Rig he.

rotonda con d uo sole righe, sE.nza sforzamento, con proietti cilindro-ogivali a due solo alette gittate insieme col proietto di ferraccio dolco, come si fanno tutti i proietti in . uso? Ho detto che aveva nel 1846 esperimentato eziandio il tiro forzato, avviluppando il proietto con carta collata., ed aveva pure provato punta d'alette r iportate, e persino di legno, che banno resistito perfettamente bene; ma ripetiamolo, siccome le alette di ferraccio gittate col proietto meglio reggono di tutte le altro riportate, e dal momento che due rio'be nel cannone fuso resistettero assai bene, ' o non è necessario di metterne di più , finchè la necessità ne sia dimostrata; imperciocchè per ogni riga di più l)isogna far passare il proietto una volta di più nel cilindro r icettore, e si aumenta.no per tal guisa le difficoltà di costruzione, i tìfì.uti e la spesa (9). In un esperimento fatto sopra un cannone da 40 (30 francese rigato a due righe n1 passo di 6 metri) con proù~tti d'un solo getto di ferràccio, nello scopo di confrontare la loro resistenza con quelli ad alette riportate di zinco, o di bronzo o di ferro, in sostiwzione di quelle di ferraccio, uessuno di questi ultimi proietti ha potuto sO:stenere le grandi cariche, mentrechè lo stesso proietto del mio sistema può essere sparato più volte di seguito, ed il fu duo volt e colla grande carica di chil. 7 112, o due volte ancora coll'enorme carica di 10 chil. , senza che verun guasto n e sia seguito nè al pezzo, nè al proietto: quelli ad alette riportate di zinco e di bronzo, si guastarono. coll'aumentare della carica al di Ht dei tre chilogrammi, od

8° Qualunque sia la forma dell'a,,n.ima della bocca da .fuoco, o rotonda come quella dei cannoni Òrdinarii, od ovale come quella dei cannoni Lancaster, od esagonale come in quelli alla Whitworth ; qualunque sia la forma delle righ'2 ed il loro numero, tutte potranno dare, come abbiamo detto, al proietto un movimento conveniente di rotazione e grandi gittate; ma il vento delle parti destinate a mant enere il più possibile nel centro il proietto, può esercit are nu'inilueuza sulle perturbazioni del suo movimento nel corso o uscita dall'anima. Così il sistema Lancaster non è riuscito perché i proietti a sezione ovàle s'inceppavano facilmente nell'interno della bocca da fuoco ; e la facevano soventi scoppiare , e le perturbazioni del loro movimento erano così grandi , che ne rendeva il tiro ,incerto. Pare che l'anima esagonale dei c~nnoni Whitworth sia stata giudicata da1l'artiglieria inglese meno favorevole in confronto all'anima rotonda dei cannoni Artnstrong (8) che, come vVarhendorff, inviluppa i proietti di piombo, per eseguire il tiro forzato. Il piombo si attacca alle pareti dell'anima, come lo zinco delle alette r iportate dei cam:oni francesi, e nuoce eziandio alla giustezza del tiro. Inoltre questi proietti impiombati . o colle alette riportate di metallo _molle, ri;chiedono cure particolari per la loro conservazione, in difetto delle quaii posson o succedere gravi inconvenienti. · Ma a ·che servono tutti questi sistemi più o meno comp licati, quando si può attenersi al più semplice, all'anima (8) La Gazzetta ,Wil.itwre <li Dm·mstadt del 3 novembre 1860, riferisce che il canlione Whitworth dopo va rii esperiment i a i qaali fu sottopos to dalla commissione d'art.iglieria , è stato messo in disparte. I difetti princ_ipali che s i rinvennero sono in numero d i qunttr·o: grande irregol arità, i11ccrlez1-a della traiettoria, diffì,:olt.à di estrarne il cartoccio, acciden ti c:1gionnli dagli inescbi a frizionc, irregolarità cld tiro a r:mb~lzi.

(!J) l\J. MANGEOJ', Armes de gueni, 18fì0 - SecoHdo ciò ch'egl i r iferisce sulle esperienze del sistema )Vuhrmlorff fo tte a Berlino n el 1857 con cannoni a sci righe larghe , sembra ch'egli le abbia ridotte dappoi a ùuc, come nei miei proietti (V. la nota prcr.ed. 5); i quali egli involse poscia in imo involucro di p iombo. I disc6ni pL 11° - 103 e 109 ch'egl i al.tr ibu iscc :i ,varhendorff sono perfoUamcntc coufu rmi ai mie i (V. fa mia Mcmori ,l tic! 1655 e piani :1nncssi). ANNO

VII. Voi. I. -

8.


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a quella di chil. 7 1 '2 le alette di bronzo e di forro si svellono, facendo scheggiare l"incastramento del proietto guastando l'anima della bocca da fuoco , con pericolo evidente d'inchiodamento. Così l'esperienza ba dimostrato, che il pericolo di far scoppia.re la bocca a fuoco per causa dell'inchiodamento dì proietti sussisteva colle alette riportate, e non con quelle di ferraccio fuse col proietto stesso. Simik:iento nel nuCTero assai grande dei miei cannoni rigat i che s'impiegarono, nessun caso cli scoppio potò venire constatato essere dovuto a questa causa. Solamente alcuni cannoni all'attacco d'Ancona scoppiarono in volata per causa dell'esp1osione dei pr,::>ieLti prima della loro uscita dal pezz.o : in quanto poi ai due altri da 40 l'uno, da 80 J'a.ltro ( 30 e 60 francesi 32 e 68 inglesi ) caricantisi per la culatta, da i quali si staccò la culatta all'assedio di Gaeta, se n'è riconosciuta la causa dopo ; e questa fu, che si erano sparati proietti, i quali entra.vano bensì per la culatta, ma non passavano por la bocca. Bastò l'avere segnalato questo cause per rimediarvi, e non scoppiò più d'allora in poi nessun cannone di fcr-raccio rigato. Questi cannoni caricantisi dalla culatta erano dei primi fusi in Isvozia nel 1846, per eseguire eziandio il tiro forzato; cd avevano in conseguenza la camera più grande dell'anima, ciocchè non è più necessario di fare, avendo rinunciato al tiro forzato ; e conseguentemente facondo l'anima di uguale grandezza, tolta sarà la possibilità stessa di tali inconvenienti. Si vede a.dunque, che se alcuni cannoni di ferraccio ri<Tato del mio sistema scoppiarono in altro sito fuori di q~ello del proietto, lo causo ne furono accidentali, e queste facilmente vennero LolLe, ma non già colla riduzione della carica da 3 a 2 chilogrammi , poichè vi fu una batteria che ha sempre tirato con quella da 3 chilo••rammi ; mentrechè di cannoni di bronzo rigati del :istem:1 francese ne scoppia,ono, e ne scoppiano, assai di

SUI CA NNONI RIG.\TT

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frequt;nte al luogo <lcl proietto, oYe 1'1.).-;p\osionc della carica di polvere accesa esercita il suo maggior sforzo contro le pareti del cannone e contro il proietto; così. accado, che lo alette o denti di metallo più dolce ancora del bronzo, si schiacciano od escono dallo righe inchiodando il cannone; difetto inerente al sistema, il quale è tuttavia il solo che sia riuscito nei cannoni di bronzo. ·Quando si confrontano i due sistemi, quello delle duo• righe e dei proietti ad alette di ferraccio con c.t_uello a sei righe e 12 alette di zinco riportati sui proietti, -ei.sogna riflettore allo scopo che si è proposto di conseguire per vederne la diITerenza. Essenzialmente questa differenza sta nella d isposizione degli spigoli delle righe normali nel primo e inclinate nel secondo alle pareti dell'anima del cannone. In questa disposizione normale od inclinata dei lati delle righe hanno origine i due principii differenti che si vollero osservare. Il principio n el mio sistema si è, che

il proietto sia guidato e non già forzato per mezzo delle righe, per conseguenza che i risalti delle righe siano diretti secondo la normale alle pareti dell'anima , di maniera che lo sforzo del prnieLto contro questi risulti tangente, e non dia origine a nessuna componente di questo sforzo, cl1e possa aggi~:'J.gersi alla t ensione diretta dei gas della polvere infiammata, tendente a far iscoppiare il cannone. Il principio opposto 6 precisamente quello clell' altro sistema, e si è stato indotto a ciò per· evitare la pronta degradazione di questi risalti è.elle righe, primamente noi cannoni cli bronzo, ove cru. evidente che il mio sistema non riuscirebbe per causa dell'insufficiente durezza tli questo metallo. In conseguenza dell'inclinazione data ai risalti delle righe, il proietto si sforza, e così si crode di potere meslio conservarlo centrcggiato nel suo corso entro l'anima del cannone.


SOi CAKNONI r.lG.\TI

GUNNI 116 Ma le hocche da fuoco di bronzo scoppiate provano che l'inceppamento del proietto, in seguito a tale forzamento ha sempre luogo nel sito del proietto, al principio <lel suo movimento; ed infatti per attenuare lo sforzo della carica accesa contro la bocca da fuoco si fu indotti a prol ungare le sei righe sino dietro al sit o del proietto, nffinchè tali prolungamènti abbiano a funzionare come sfiatatoi. Se fosrn stata sufficiente questa. inclinazione degli spigoli delle righe, per obbligare il proietto a mantenersi per taT modo centreggiato durante il suo corso nell'anima del pezzo, sarebbe stato superfluo di ridurre al minimo possibile il vento alle punto dei denti di zinco, per accentrare il proietto in questa maniera, ad onta delh mbarazzo che si ha per ispingerlo sino al fondo caricando, massime che l'infecciamento prodotto dallo zinco, che si distacca dai denti si appicca fortemente al'lc pu eti delle righe. Nello sforzamento ordinario, prodotto eziandio dall'involucro del proietto di ferraccio di metallo molle, quesLo si distende e lo sforzarnento cessa subito in luogo di aumentare, come nelle righe a spigoli inclinati, oyc il proietto preme allora come un cuneo por far iscoppiare il cannone. Queste medesime cause che m ettono la bocca da fuoco rigata alla francese in p ericolo di scoppiare, diminuiscono vioppiù la giustezza del tiro, la quale è giù della metà minore che nel sistema a tiro foriat.o (vedi la nota 10), laddove col tiro de' proietti ad alette d'un solo getto di ferraccio dolce nei cannoni di metallo più duro del bronzo , come quelli di buon ferraccio e d'accia.io è possibiìe di ottenere ~ripetiamolo) la medesima giustezza di tiro praticabile in g uerra, che procura la carica forzata ordinaria. In qua.nto alla conservazione, anche le due sole righe hanno bastato, secondo le esperieme antecedenti sui citnnoni da 40 r igati. a norn;ia del mi.o sistema, ed il loro eccellente seryizio prestato ncgìi assedii

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di Gaeta e di Messina ne fanno prova; sebbene non si sia potuto arrecare, stante l'urgenrn, quelle cure ordinarie nella fabbricazione di tutti i pr0ietti. Se tutta via il getto non wmrniuistrasse proietti di superficie abbastanza liscia, egli è ,igcvole con una rnac~ china di facile costruzione, cli lisciarne gli otto punti d'appoggio suddetti, e toglierne la crosta troppo dura : ciò cbe loro procm·erebbe dimensioni più giuste, e permetterebbe di ridurr e ancora il limite massimo del vento in quesii otto punti , a maggior vantaggio della giustezza del tiro. . . Il numero delle righe può essere aumentato m c1ascuno dei duo sistemi : così. in Francia si è passato da due a tre righe, e poi a sei. Similmente quando l'esperienza dimostrasse la necessità di meglio assicurare la durata. delle righe, e sempre quando tolta la crosta dura del ferraccio all o estremità delle alette, ciò non bastasse, si potranno aggiungere in luogo dei talloni due altre alette ai proietti e portare a quattro le righe del çaunone, prima di arrivare al numero di sei, .Ja qual cosa arre~he~ rebbe sempre maggior complicazione. Se nei cannom cl~ ferraccio o d'acciaio il sistema ad alette rapportate di :linco assicura meglio la buona conservazione delle · righe, perchè essendo di metallo più_ mollo ~engono esse schiacciate; per questa stessa rag10ne la gmstezza tlol ~tiro forzato colla maniera ordinaria non potrà venire conseguita; mentre che il proietto, spint~ d~llo _sforzo dei gassi della polyere infiammata contro gh sp~goh de_lle righe , potrà uscirne più. facilmente, intopparsi e cag10~ nare scoppi ; che non nel tiro de' proietti ad alette ferraccio aventi gli spigoli perpendicolari alle pareti , come l'esperienza l'ha dimostrato (vedi nota 11). Per impedire che il proietto fuorvii dalle righe, e per mantenerlo meglio incenLrato , vale a dire , col suo asse piì.L vicino n. quello dcll'a.nima del pezzo, nel tempo

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CENNI

che la percorre, bisogna necessariamente che questi punt.i <l'appoggio non si schiaccino, e che non siano per conseguenza di metallo dolce. I3isogna fare in modo, che non si schiaccino neppure, qualora 1wn si potessero avere tutte q nelle cure per la loro conservazione come richiedono i proietti ad alette rapportate di metallo molle, cure che non si potrebbero avere pe1· tutte le grandi provvigioni di proietti sferici che si dovrmrno sostitujre; laddove le cure ordinarie che si sogliono avere per i proietti antichi, basteranno pei nuovi ad alette fuse di un solo getto di ferraccio, come gli antichi. Per questo sistema di tiro, quantunque non forzato, la, più grande giustezza pos~ibile in guerra è per tal guisa assicurata ne'cannoni di metallo duro, come in quelli di buon ferraccio o d'acciaio, senza la complicazione che trae seco il tiro forzato de'cannoni Warhendorff cd Armstrong caricauti'si dalla culatta, nè cogli inconvenienti del tiro di proietti ad alette rapportate di metallo molle.

Dei . metalli d,1 cannone. 9° L'esperienza ha da lungo t empo provato, che le bocche da fuoco di ferraccio sono capaci" di un miglior servizio che quelle di bronzo (,1O) . (IO) 11 gçncralc PAixnAXS ncllii sua opcr:, Consl'i luti on m iliirtirc de fri Fra,;ce , png. 251 dice : ,, Le hocehc cl\\ fuoco io bronzo possono im. ,, piegare con sicurezza: scoppiano di rado, e 11 011 iscoppiano imman" t.incntc, Ma costano ca1'arncnlc: esse non reggono ad un tiro un po' vivo ; n il lol'o inconvcoicnlc <li ,ilterarsi rapidamente n ell'interiore yi distrugge " h• giustezzi,; cd insomma esse possono compromettere il sqrvizio nel le

si

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." " " ~ ~

più gravi occasioni. • Le bocche da fuoco in ghisa sono sempre state impi egate a cagione del loro minor prezzo; ma altre volte esse era no d'un impiego dannoso. Oggidì it1 !lraz ia cb progressi industriali di questi ult imi let!)pi , se ne saono coslrurrc di eccellente qn:ilità. - Ora esse hanno in confronto tlcllc bocche a fuoco in bronzo le prerogati ve sPgucn ti: il cann'one in ghisa può lirar(' un nun1cro di colpi molto più considerevole seni:i

S UI CAKNONl RIG A1'1 119 11 buon ferraccio per cannoni, oggidì ha superato in tenacità il bronzo, non ineno che in r esistenza viva, La poca duttilità del ferrstccio fa solo · difetto 'allorquando si vuol sottop~rre essi cannoni a tiri straordinari e sconvenienti; allora scoppiano lanciando all'intorno le loro schecrcre micidiali. I difetti néi cannoni çli bronzo sono , que11t' di logorarsi troppo presto, di a~largar:i,_ e quind'. anche sotto tiri eccessivi, di scoppiare. Noi ·cannom r igati di bromo q nesti difetti peggiorano la giustezza dcl tiro piL1 presto ancora, e divengono so".enti assai g1:avi, qualora le estremità delle a1ette si schiacciano e fuorviano dalle righe; i proietti s'intoppano, fanno spacca,rc e persino scoppiare il cannone, siccome avvenne nella campagna del 1861 i~ Italia (11),

;, deterioramento intern o. Conservando così la sua forma interna più i1:.. lt·i crr1' tira con ma•wiore giustezza dopo un certo numero di, colp1., >l t u. '-1 b 1 bt> ,, Ed a questo r iguardo la giustr.zza di tiro in qucsle ~ocd,e _d a fuoco e ,, un l":ogresso ta!.mcn le rimarchevole, che nelle_r ecenti esperienze _com" para tive di La(ère, al lorchè le bocche da fuoco 1n bronz~ non co_lpiva_no ,, al bersaglio in media che dieci a dodici voli.e per cento, quelle 111 ghisa ~ 11011 rnru7cavano che due sole volt,}. I~ questi can noni che hanno molto •• mu""Ìor 11rc"ÌO costano mollo meno sotto tak rapporto cosicchè, se per oo ~ , . · b ' ~ esemp io un cannone da 2/j in ghisa costa J,500 hrc, uno m I oozo ne " vale 7,250. Inoltre per le artigl ierie di ferraccio s'impiegano i nost.n ,. prodotti naturali ed incoraggiano la nostra ii1dt:str!a naiionalc, ment'.'~ » che le artiglierie in bronzo obbligano a far verme il rame dalla Russia ,, e lo sta.-.no dall'lnghillerra » , _ In quan~o alla giustezza comparati va dei tir i dei cannoni ,l'ncciaio e di ·1 •o1.Z, Camera belga 1 0 nei documenti 1i rodolli dal rr;inislro della gncrra alla . • • 1 H viene riferito rlal culotll!Cllo Donny, direUore de ll'artiglieria al m1mstero: « Dalla discussione de i tiri che hanno avulo luogo in Alemagrw e su qucl_ h ~ che sono stati eseguiti da 11oi cor cannoni del sistema a bottoni , ri~ ,, leviamo che i risultali sono in favoq: del cannone . tedesco prcs_sochc ,, nell:i proporzione cli 2 a 1 a 900 metri ; d! 8 a 3 n_1200 metri, cd ,, a 1800 metri sur un !Jcrsagl io di due meln quadrati » . (l 1) Molti caunoni ,li bronzo, rigati a sci :ighc alla francese con proi~tlo a dod ici alette o bottoni di zinco scoppiarono ez tand10, ma alla cnl3lla nel posto del proietto, appunto per la rngi~nc dell'inceppamento che avviene piullosto in questo sistema di r igat ura m cannoni d1 metallo non aLbastanza duro , e ciò, qnando i cannonieri per ina,.y,ertcnz~ calcano


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CENNI

1ZI questa tensione avendo luogo nel senso longitudinale, essa aumenterà la quantità di moto in questo senso , ove bisognerebbe accrescere eziandio la resistenza del cannone in luogo di affievolirla per mezzo della cercbiatura. È facile d'impedire l'aurn::lnto della tensione massima dei gassi, allorquanJo pure si aumentassero le cariche, lasciando dlctro ai proietti degli spazi proporzionali al volume di q neste cariche. E:i avrà la certezza, che questa, distanza è mantenuta sempre, terminando le righe alla distanza convenevole, ovvero collocauclo nell'asse del cartoccio (gargonsse) in mezzo alla polver e imo stelo di legno (t.ige) della lunghezza voluta, cioè quella stessa del cartoccio. Egli è alla trascuranza di tutte queste precauzioni, nel tiro dei proietti oblunghi spinti con forza nei cannoni rigati immediatamente sulla polvere accu• mulata in fondo ad essi, che sono dovuti gli scoppii , attrib uiti a torto alle alette dei pmietti di ferraccio. Secondo il dotto autore della teoria della polvere, · il generale Pio·bert , che ri,tabilì le cariche allungate, ~i poteva tosto argomentare che conservando lo stesso· rapporto fra il volume della carica e lo spazio vuoto · • . ae1· lasciato dietro al ·p roietto, la pi t.l grande tens10ne gn.ssi, al principio dello spostamento del proietto, reste~ rebbe invariabile, come la densità; ciò_che in r ealtà bo· potuto constatare per via cL un'esperienza diretta n el tiro di un cannone da 40 rigato sino alla carica di 10 chiL il terzo del peso del pr~ieLo carico cilindro-ogivale. Così si potrà far uso nei CLnnoni di ferraccio cli car ichepiù forti di quelle di 1 \12 ad 1 16 del più grande effetto al lavoro utile della polvere, qmilora si avrà bisogno cli forti velocità, col lasciare dietro a queste forti èaricb c degli spazii almeno doppii de'loro v olumi, senza tema d1 affievolire le velocità iniziali che si vogliono ottenere. Oltre al ferrnccio od al bronzo oggidì si cerct~ geSJ! CANNON I RIGATI

Nel mentre che la rigatura ha per tal modo peggio--• rata la condizione dei cannoni in bronzo, la resistenza dei cannoni di ferraccio è stata avantaggiata di molto, poichè le cariche a polvere sono state scemate , e fJBr cagioni~ del maggior peso relativo dei proietti, il principio delle cariche allungate si è potuto loro applicare su più vasta scala. Se l'andamento crescente delle cariche di poìvere nei cannoni rigati nel sistema Treuille, ha indotto in Francia a procedere al cerchiamento delle bocche da fuoco, che dicesi praticato sino a.lla bocca, questa necessità. non può essere dovuta fuorchè al forzamento semprn crescente del proietto, il quale in questo sistema fa cuneo contro la bocca da fuoco , e la fa crepare anche per entro la cer- . cbiatura. Sopprimendo questa potente causa di scoppio, è agevole il fare de'cannoni rigati di buon ferraccio 3icciaioso, che pesino tante volte il loro proietto siccome i cannoni ad anima liscia, q t1ando si vogliono spar are peranco colla suddetta carica del terzo, siccome la citata esperienza , d'accordo colla teoria, lo dimostra. I3asta impiegare, un modo di caricamento proporzionalmente allungato, vak a dire, basta lasciare dietro al proietto uno spazio almeno doppio del volume della polvere perchè la tensione dei gassi non aumenti, nè la quantità del moto trasmessa trasversalmente alle pareti per unità di superficie occupata dalla carica : mentre che lo scrtttare · abbasserà

fortemente la carica, e spingono le alelle del profotto, !e q nal i per essere di

metallo molle, sch iacciansi, fuol'i delle r ighe. li medesimo pci:icolo ha luon-o

che

quando si tira presto , per causa ùc l riscalda mento del canno ne, ~u cccdc all'ingrnn<lirucnto prrcsistentc de ll'ani ma, e fa sortil'e ancora le alette dalle righe; per la quid r:,gir, uc bisogna alTrcttars i a mettere fo or i di servizio le bocche da fuoco in bronzo . quando le alette o bottoni non penetrando nbbaslanz~ nclk righ e possono più faciimcntc schiacciarsi ii sortire dalle righe.


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CEN'NI

neralmente di fabbricare cannoni in accrn10 , ed alcuni eziandio in ferro fu cinato come per l'addietro. L'acciaio fuso quantunque non prestato massellato ha una tenacità molto maggiore di quella del bronzo e del miglior ferraccio da cannone; {11a non è nè il ferraccio, nè l'acciaio più tenace, che sianQ i più proprii a reggere al lavoro della forza viva della polv ere accesa nel can none . Convengono alle artiglierie metalli alquanto mal- · Ieabili, o meno duri, eppertanto ferra ccio ed acciaio assai duttile, quantunque meno duro e meno tenace (1~). La giusta proporzione di queste qualità non è facile ad ottenersi, poichè il fucinatore non può sempre massellare bene le piccole masse d'acciaio , ed ancor meno le _ grandi, necessarie per fare le bocche da fuoc:o di grosso calibro; quindi sembra che in Prussia, -ove il signor Groupp r iusciva pel primo a fare ca,nnoni cl' accia,io , siano stati sostituiti a q uelli di bronzo solamente per l'artiglieria di campagna, mentre si A r iservato il ferraccio per le grosse bocche da fuoco, come si è praticato fino.al prèsente in tutti gli altri luoghi. L'esperienza ha dimostrato, che i cannon i cli ferraccio rigati che si caricapo per la culatta hanno an~ora sufficiente

(12) I cnnneni p iù resistenti sono bensì quelli formati di metallo più tcn,icc; ma soltanto fino ad un cci·to Jim i1c , in cui rimane loro ancora s u.fficil'nte duttilità. La duttilità fa si , ffh~ per la tcnsiane gli strati interi ori c d ester iori del metallo· del cannone tendono ad uguagliarsi sollo l'azione viva dcl b espans ione d ei gas della carica d ella polvere abhruciata. Si è per . tal modo, che la somma delle r esistenze v ive n egli strati succcss1n de_! m:ta_llo del cannone rnggiugne la maggiore grandezza possiL1lc, e s1 puu 1mpcd1re la rottura successi va quand'anche avesse incominciato ùa un solo lato, non ùall'interno come n ei caouou i di fc~uaccio troppo duro , nè d all'esterno come nei can noni <li bron.z o, per rssere il metallo ll·oppo duttile . - La pralica, precedendo· la teoria, ottenne mctico lanrlo la ghi.s~ dura colla du ttile , ossia la b ian ca colla grigia u n a ghisa goccwlata (lrw lqe), che è la migliore pci cann oni.

SUI C~NNON! RIGATI

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r esistenza per reggere a più migliaia di tiri (13), quantunque 3iano forati dall'una all'altra estremità, ed abbiano un gran foro attraverso la cuìatta, ch'è loro necessario per applicarvi ia carica del sistema Warhendorff, foro ugualmente necessario secondo il sistema Armstrong, avendo ambidue seguito il mio sistema in questa disposizione. Ma se si aumenta 1a grossezza di questo metallo seguendo la legge d'eguale resistenza,' questi cannoni guadagneranno tanto quanto basta per regg,)re il t iro delle più forti cariche, ad onta del foro nella culatta, poichè nel mio sistema la superficie del taglio fatto ml luogo del foro diventa maggiore :ì.i quella fatta nel medesimo sito dei cannoni che si caricano per la bocca (Vedi il N. 11). Dal moment~, in cni la resistenza longitudinale d'un cannone è molto più grande di .quella. nel senso trasversak, questo foro attraverso alla culatta non in,debolirà. la bocca da fuoco, mentre che una più grande grossezza rinforzerà questa parte, dove scoppiano i ca.nnoni di (13) Nella seduta del l 2 apr.ilc 1 SGI dei R:,pprescnl anti belgi il min istro del la guerra diceva (-l'c<li p"g. 1072 e 3073) . . .. : "Si Lcmcva ali.res i , . ch e la carica dalla culatta non si adattasse nella ,. ghis1 e che bisogner ebbe ri nfo1%1rc questa sp~cie d i hocchc da fuoco " mccliantc cerchi <l i ferro od in ~cciaio; ciò che cagionerebbe una for,, t issi ma spesa. Si è dello d 'altronde che i cannoni :li g rosso cafihro non ,, soppo1tercbLcro la carica dalla enbtta; che questa tro ppo rlci icala, non ,, r csi~tcrebbc ali'c!Tetto della carica tli grossi cnlibri. Ebbene, ho fatto ,, coslt'u irc un pezzo di grosso calibro cd in ghisa, un pezzo da 24. - ~ » Nc>tnl c Lene, signori, d1c qncst1 pezzo era in gh isa, non ecrcliiato, e ,, che ln tiralo 2000 colpi con una carica di 3 chilogrammi , e ch 'è t ut" tora in perfetto st,1to 'cfo conti nuare i tiri 1 •• • » (V. ol N. 11 la prova rl'un cJnnonc ,l i uguale calibro, caricantesi dalla culatta, secon d e, il mio sistema). Il l uogotenente colonnell o NEUt:'òS, direttore del la fonderia di Liègc, ir1 11 11 rapporto al ministero sui c:innoni rigal i in ghisa ca ri cantisi da lln culatta s econ do il ,istcma \Varhcndorff, dice: ,, Eg ii è il solo co mplet.o ed applicabile ai canqon i d'ogni calibro .in • ghisa esistenti où a fondersi, snnza che sia necessario d i r icorrere allo ,. espediente· costoso ed incompletamente ef!ìcacc d1Jll'acccrchiamcnto. »


CENNI

f6rma ordinaria, lasciando intatta la volata, la qual cosa / prova essere erronea l' opinione contraria all'aumento . de!la ~ro:;se1:za nella_cul~tta, fondata su d_'una falsa ap- / phcaz10ne della teoria d1 Barlow sulla resistenza de' ci- 1 lindri cavi (14). . Osservando adunque, principalmente pei o-rossi cannoni d i feàaccio, tutte le condizioni che abbùt;o sommariamente esposte, si possono fare cannoni rigati assai r esisten_ti, massime adottando il caricamento per la culatta (15), e d1 una conseryazione pressochè uguale a quella dei can?oni m acciaio di piccolo calibro; i qua1i, a più forte ra.g10ne, si potrebbero fare altresì. di ferraccio, siccome cla tutti. i tempi li banno avuti la Svezia, la Norvegia :e la Danimarca, non meno che i rigati. (14 ) _La !corin di Barlow sulla resistenza dc' cilindri cavi, non è nep• P'.ll'C rigorosa~entc applicabile alle pressioni idrauliche cd ai cannoni d , mciallo ~ss~1 d'.1ro e prcssochè non duttile. Ove poi si voglia ritenere come 1nvatiabilc il volume del cilindro cavo qual hasc della sua teoria colle, ro_rz_e, 111 ?zione di_ n~tura statica, a llora queste i polesi non sono più amm1ss1b1li ne, cannoni d1 ferro fuso o di metallo assa i duro ma altrettanto, d~llili, ~o icbè l'esperienza dimostra, che i !oro volm~i cangi ano, che _1 azione d(:' gas nella polvere al:,brnciata è viva; la q uale cosa ap1:art,c_n c ~Ila d,~am,ca e non già alla statica; e per conseguenza tutta 1?pplicuz,onc d, questa teoria ai cannoni è falsa ( Vedi il sarraio alla 1' ola (23) del N. 11 ) . Ov {1_5) La i:arica dalla _c ulatta impedisce la frsst1ra circolare che si suole produrr~ ~-Uomo al, fo~do _dei c~n_noni che si caricano per la bocca, poichè I~ circola_zw,ne dcli aria s, stab!l,scc :,d ogni colpo, cd il pezzo non può nscahbrs1 ne affievolire la sua resistenza È facile il vedere lo stato interno della bocc_~ a fuo~? • e di riconoscere quando dev'essere ributtat~ prima d,c_s~oppu. La p_m grand~ resisten za dei cannoni caricantisi per la culatta ~ ammessa m Prussia e nel Belgio dopo lé numerose esperienze <:he \'I hanno fatte. ~l _signor minist~o dcll a g_uerra CJUzH. nella seduta del 12 aprile 1861 1 dc, 1apprcscntanl1 del Belg,n, l'iassnmc rliccndo: " No tate , signori, che u qu,cslo, pezzo (d~ 24 r.i gato), 'di '.crraccio, non accerchiato, che ha. " l ii alo 2000 _col?' con una ear,ca d, 3 chi logrammi, e ch'è ancora per,, fcttamcnte 'JJl 1slato da continuare a tirare! Nessuno dei nostri pezzi " ''.3 4 m ferro fuso caricantes i per la bocca sopporterebbe una prova 0 s111111<!. Tutta la nostra artiglirria si ciò . . ».

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SUI CANNO"iI 1tlGAT1

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11 ferro fucinato è stato a più riprese impiegato nella fal)bricazone delle bocche da fuoco, ma in seguito è stato sempre abbandonato, poichè 1a sua ri'ùscita dipende ancora, più c:he per l'acciaio, dalla difficile operazione del fucinatore, ed è tr oppo soggetto a cadere in orrore r elativamente alla sua mariipolazione , essendo la sua intima costituzione assai variabile; del r esto il buon ferro è un metallo che ha quasi lo stesso. difetto che ha il bronzo, di non essere abbastanza duro e d'allungarsi. Perciò Armstrong per non incontrare equivoco ad~ttò' piccole cariche, un cartoccio ed un passo d'elica molto allungato, avviluppò il suo proietto nel piombo, rigò l'a,nima del cannonE: di 42 piccole righe, ed in effetto costrusse il suo cannone r igiito simile al fucile r igato. Ma ammettiamo ch'egli abbia potuto ottenere buoni risultamenti dai suoi cannoni di campagna, tuttavia sembrava dubitasse • egli stesso della buona riuscita dei grossi cannoni, malgrado i grandi mP.zzi di fabbrica.zione che gli furono accordati. Il gr~mde perfezionamento ch'egli ha r ecato nella fab brica dei ca.nnoni a tortiglione ad elica, e da molti strati incrocicchiati , saldati a compressione anzichò- a grossi colpi di maglio, sembra avergli assicurato un miglioramento notevole in questi prodotti (16). - I gr andi per(!6) li signor X. RAYMOND ci (!ice in un ar ticolo del Journal des Deb(ils ' dcll'J1 apri le 1861 : - « Dopo nver coslt'ut.to <le' pezzi di camp~gna cari" cantisi dalla culatta e che possono resistere agli effetti tl'un lira prolun,, gato, il s ignor W. ARlISTllONC non sembra ;,vere nnco;.,1 potuto applicare " il suo procedimento io una maniera che soùdisfacesse cornplctamenle .. a lui stesso, a i pezzi d'assedio, a quelli <li costa o di basi.ioni,' nè al~ l'artiglieria <le'\'ascelli, ed e<c.co che mentre sta attendendo, senza dubbio, " a qualche cosa di meglio, egli si mette a costruire simultaneamente in " uno coi pezzi, di cui si occnr,a per caricarli dalla culatta , anche dei ~ pezzi ehe si caricano dalia bocca . . . -,,_ ll signor GoDET , nella serluta del 9 t']>rilc Hi61 , dei Rappresentanti belgi, riferisce, che l'!nghillerra a ha speso 51 1nilioni di franchi pc! "' sii;tcma AnMS1'll0l'iC , r,hc ha prodotto questa immensa spesa, la quale


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CE1'1if

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fe_zionamenti o~tenuti nella metallurgia. ci fanno sperare / di poter un giorno fabbricare tutte le bocche da fuoco di buon acci_aio (poiché è il metallo più resistente) ad un prezzo d1 poco superiore a quelli di ferraccio; ma frattanto il ferraccio è ancora, sotto tutti i rig uardi, il metallo da cannoni il più conveniente, poiché basta osservare_ t~tte le condiz_io~i suddette per assicurarsene un lungo servmo e guarantll's1 contro gli accidenti di scoppii.

Batterie corazzate e sistema di fortificazione di 1\a11olconc f. 10° La grossa a~tiglieria tanto in terraferma, quanto sul mare, la quale s1 collocava già più o meno a coperto , verrà ancora ad accrescersi di 20 milioni ri cltiesli ultin,amrnte. Essa r> ha fuso 120? cannoni Armstrong, ed in ol tre fa la confessione più n completo, ~1cendo _cl'.c l'Inghillcrra è in ciò lullora sul tasteggiare. In quanto a, cannon, 10 ferro fucinalo, ai qunli Armstron" è ritornato : cn,I P. in ncconcio il riferire qui ciò che ne dice s~lla manipola_z,?nt: del ferro . e dell'acciai~ il signor Lnn nella sua recente 11pcra, assai rnteressnnle ,la i lato pratico, a paaina 181. « Nel rncnt ,,. h l' . . ., . o , r~ e e ,. . acc1a10 uolce subisce una gran quantità di calorico senza alterazione » rnfluent~ s ulla sua resistenza, il ferro dolce e nervoso al contrario, il • qu?le s1 lavora ~eno be11e, poiehè si ammollisce meno dell'altro non ~ puo cl:c perdere m qualità, passando per le medesime operazioni ;vl'e" gnacl_i~ l'~ss1gc~o d ell'aria non t.rovnndo più il carbon ico, qua le " lia p1 u d affìuita.' si ~llacca al ferro stesso, Io ossida e lo iuusprisce. · Alla P· 1811 egli aggiunge : "Se si riferisce ai 5§ 8 e 9, nei quali io "sono entrato in alcuni sviluppi relativamente alla elasticità della ghisa » comp'.ira ta a quella. del ferro e dell'acciaio. si scorgerà, che io sono » st_ato 1nd?tt~ ad_ esprnnerc qu esi,'opinione sul ferro, quale è conosciuto "ai n_ostri giorm, essendo in u no stato transitorio ùcl metallo , che " Jovra o Loslo o tardi far posto· ad un ferro ottenuto colla fusione e ~ che all~ra soltan~o offrirà un rrodotLo d i grande omogeneità n~lla· "sua tessitura , e cli grande r cgolarit/1 nel!~ sna r esistenza. lo ho su p" posto, che tiucsto stato finale elci fc1 ro s arebbe ljllCllo del metallo pu ro • ~- forse fr:unmi~to. ad una soslon;r,a estranea in debolissi ma propor" z10ne. Ora c,orn1_n~zo a credere, al punto a cui sono arrivato ili c1ucsla " op_er.1, che ,1acc,a10 fuso dolce e malleabile, ,li cni è questione, è pro. " pri:imcntc il metallo che si trnLLa di ottenere ne ll a fab!Jricazionc cor • ren tc, per tener lu ngo ùe l ferro in cgn i circos laniu "·

pcÌ

SUI CA:-:SC-.XI RIGATI

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dietro a ripari di terra, cli muraglie, in cotto o di legname, bucati a grandi cannoniere a imbuto, od a la,rghe cannoniere di nave, non sono più sufficienti. Ci vogliono cora1.zamenti di ferro forma.ti di piastre pesanti circa cento volte il proietto che le può colpire. Bisogna restringere la grandezza delle cannoniere navali, e sopprimere gl'imbu.; '.o cannoniere; e per .tale effetto bisogna ridurre queste artiglierie tanto nel pezzo quanto nell'affusto al minor volume possibil~, affine di poterle collocare nel più piccolo spazio, e restringere eziandio le grandi spese delle corazze e delle fortificazioni, in maniera che pochi uomini siano bastanti a tale servizio; ed in conseguenza bisogna impedire la rinculata ed eseguire la carica dalla culatta. Tale è sempre stato lo scopo principale ch'io mi sono proposto di conseguire col mio sistema di cannoni rigati, i qua.li ho descritti nella mia Memoria del 1849 (vedi 1a nota 6). - In allora non si volevano nemmeno riconoscere tutti i vantaggi della èarica dalla culatta, nè quelli del tiro de' cannoni rigati ; ma <lacchè le ripetute esperienze fattesi da.ile artiglierie di t utti gli Stati militari dimosl,raronG infìne la loro potenza straordinaria, allora il caricare dalla culatta divenne eziandio una necessità. Questo fu adottato altresì. in Prussia ed in Alemagna, secondo il sistema W arhendorff per le grandi e piccole boche a fuoco (17), ed in Inghilterra, ove dapprincipio ho dovuto pel primo urtare contro gli antichi pregiu(17) In realtà, il sig. DAVrn, rela:ore della Commissione, in seno all:i Camera !Jclg:i sul p1·ogelto di legge che nsscgna al cliparli111cnto d ella guen n 110 credito straordinario di quindici m ilion i e mezzo di fran chi , nella scdl)la dcll'1 f nprilc 1861, png , 101,~, tli ccva: « Un'altra garanzia che noi abbiamo acquistata, si è, che parecchie » grandi potenze militari, l'Inghilterra, la Prussia, l'Allcmagna e persino » la Francia in cerli casi, hanno adottato ì cannoni rigali caricantisi dall:1 »

culnlla "·


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CENNI

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dizi (18), sono infine i cannoni riga.ti d'Armstrong a tiro forzato caricantisi eziandio dalla culatta, che hanno trionfato sino al presente, avendolo il Governo largamente ricompensato e messo in capo della fabbricazione di questi cannoni nell'arsenale di Woolwich (vedi la nota 16). In Francia si occupano oggidì più che per l'addietro del modo di caricare per la culatta 1~ grossa artiglieria di terra e di mare (Hl), non già1p3r eseguire il tiro forzato nei ,cannoni rigati, ma af:Iine di poterli mettere meglio al coperto, come diceva or ora, contr o i tiri nemici, di già tanto fatali all'artiglieria, di venuti al presente insopportabili, dopochè l'uso delle armi r igate, cannoni e fucili, si è generalizzato. I sistemi più o meno antichi di fortificazioni vanno ad essere totalmente cangiati; tale è l'opinione degli uffiziali di maggior merito dell'arma del genio , i quali si sono pronnnciati specialrnente in seguito all'assedio di Gaeta. La fortificazione permau~nte potr à comporsi unica- · (18) In prova di che il gen erale IlowARD DouGLAS, ch'io non ebbi l'onore di conoscere, ne l suo eccellente trattato sull'artiglieria navale, nel 1851, al § 22, dice: che le prove sui miei cannoni rigal.i e su lla carica dalla culatta del sistema \Varhe ndorfl' e del mi o , 11011 diedero nelle p rove quell'estensione dcsid~rabilc e furono bruscamente interr otte. ("l 9) Leg-gesi nel Journal clcs /)lba,ls dcll' l 1 aprile 1861 il seguente p asso d'un articolo assai interessante del sig. H. Haymond : "In quanto a i grossi calibri che non s i possono maneggiare 11t1!"mcntc » fuo1·chè al coperto e dietro le spalliere delle b atterie, o dietro le mn,, rnglie d ei vascell i, e ch e per conseguenza è d'un grande in_tcressc poter " caricare dal la culatta .... .. sembrerebbe che l'artigl ieria francese sia ,, m olto in progresso risp etto all e me r ivali. Si p arla d'antichi cannoni " in ghisa d(!) la marin:1, ma solamente in ghisa, e del ca lib ro francese •" da 30 , i quali, r igati cerchiati ed appropriali nlla q rica dalla culatta, » avreb bero s ubito d el le prove quasi incred ibili. Si tratterebbe n iente . " meno che di due a tremille colp i tirati col medesimo pezzo e per la "maggior parte con cariche di pol·: crc cccrssive e con pl'oictt.i rii grann dissimo peso "·

SU I C,INNONl RIGATI

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mente di batter ie corazz,tte sovrapposte a torri, a caserme forti, cinte qa un semplice fosso e d'una spianata coprente per intero la loro murat ura; le opere poti·anno essere disposte secondo i nuovi principii esposti da Napoleone I (}[émoria,l de Sainte-Hélène, ~ome 2e, p . 456): • L'imperatore, colpito da queste nuove veriUt aveva » immagin~,o uu sistema totalmente a rov~escio degli as» siomi stabiliti fin qui; questo era, d'avere un calibro di » grande modello spinto fuori della linea magistrale stessa, ~ per lo contrario, difesa da una gran quantità di pie» cola artiglieria mobile : per tal modo l'inimico era ar• • restato brevemente nei suoi approcci subitanéi; egli non » aveva che pezzi deboli per attaccare pezzi forti; egli » era dominato da questo grosso modello attorno al quale » le risorse della piazza, i piccoli pezzi venivano a ran, nodarsi, e quanto m eno si portavano lontani i tiraglia» tori e potevano seguire tutti i movimenti del nemico ,> pr,r la loro fa r,ilA mohilitA. Il no.mie.o abbisognava allora J> d,ell'artiglieria d'assedio,, eg1i doveva aprire la trincea, » si guaclagnaya tempo, ed il vero oggetto della fortifi» cazione erasi ottenuto » • Questi grossi campioni spinti all'infuori della linea magistrale sarebbero oggidì queste batterie corazzàte, sovrapposte a caserme assai forti per sostenersi eziandio da loro stesse, disposte attorno alla. piazza centrale che si vuole fortificare, e lontani soltanto quanto basti per impedire il bombardamento con cannoni rigati, e ad una distanza frcL loro appena necessa.ria per incrociare i fuochi do' loro cannoni rigati su tlttti i punti intermeclii. Sotto la, possente protezione. cli queste batterie, le truppe dellc:i. difesa si porterebbero in avanti dal lato dell'attacco; respinte, esse possono rifugìarsi colla loto artiglieria mobile dietro a semplici trincee od opere di fortificazioni campali, che avrannb erette gii prima, va.le a- dire solamente quando si fosse posta._la piazza, in istato d'assedio AN.NO VII. Voi. I. -

9.


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ed anche quando il nemico, fulminato da lungi dalla grossa artiglieria corazzata cleUe opere permanenti , sa~ rebbe obbligata di coprirsi per mezzo delre trinc~e ed avanzare lentamente colle bro opere d'approccio, dirette contro uno o più di quEsti forti campioni, attorno ai quali la più lunga ed energica difesa avrebbe luogo . Per questo sistema di fo::tificazioni s'impedirebbe clap~ prima il bombardamento della piazza cenÙale, ove la difesa non si ridurrcb))e fuorcbè dopo d'aver ol)bligato l'assediante a fare l'assedio regolare a parecchie cli queste batterie corazzate attorno alle quali egli esaurirebbe tutti i suoi mezzi e molto tempo , e per tal modo sarebbesi conseguito lo scopo della fortific_azione. Si vede che il principio strategico di questo sistema di difesa consisterebbe ad impiegare la più gran parte possibile della guarnigione in aperta campagna, piuttosto che ammucchiarla inutilmente nella piazza in luogo coperto alla prova delle bombe, o di esporla altrove a perire sotto il bombardamento. Un comandante intraprendente, sotto la possente protezione dei fuocl;ti della suddetta grossa artiglieria, potrà colla sua guarnigione far testa dappert utto operando attivarnente colla, sua artiglieria mobile contro l'assalitore, quand'anche si esponesse ai suoi approcci mediante contro-approcci, i quali prenderanno di fianco le opere d'attacco dirette dal nemico contro questi? batterie corazzate permanenti. Il principio che 1a resistenza d'una piazza deve dipendere piuttosto dall'energia della guarnigione, che dal valore materiale delle sue opere, sarebbe raggiunto con questo sistema di fortificazicne. Questo principio dipende claU'esperienza delle lunghe guerre del primo impero francese; ed anche le ultime guerre dimostrarono, come dice il generale Paixhans nella sua rinomata opera Con. sli/Jution mil:itaire de.la France, pag. 83: « Che fra le molte » fortezze più o meno ingegnosa.mente e dispendi0samcntc

SUI CANNONI HIGATT

l 3I

costrutte, la volontà-, l'intelligenza, ht devozione del presidio e sopratutto del suo corpo, fanno presso a poco ~ il tutto, indipendentemente d,tl valore intrinsec0 delle " opere d'arte ~ (20) . _ .Ma non bisogna esporre i difensori dal principio dell'investimento ad un continuo bombardamento, che il nemico potrà cominciare daprima anche assai da lontano e con molto e1Tetto servend-::isi di cannoni rigati, i quali non lascierebbero loro nè riposo, nè alternativa di potersi segnalare con una vigorosa sortita e che li esporn.:bbe troppo facilmente a vedersi rotta la ritirata; a11ora tanto il loro morale, quanto le loro forze fisiche sarebbero presto esauste. · »

»

(20) Lo stesso auto.i-e a pàg. 81 riferisce: " che s11 cento ba ttaglie, ,, n umero d elle piazze .forti attaccate è stato s uccessivamen te: 1 "Prima del xvrn secolo più. di 100 "Durante le guerre del 17H al 1783 67 ,, Durante le guerre della Rivoluzione 26 ,, Durante le guerre del Consolato 23 »,nnrantc le guerr e dell'I mpero 16 ,, Dal 1789 al ! 815, d urante questa g11cr1·a im mensa, vi sono state circa ,, 180 fortezze seriamente attaccate, dagli u ni e dagli altri, e fra queste ,, 180, sono state attaccate : ,, Per m ezzo d i bombardamenti '(ira cui 49 p rese) Ci4~ Per S()rpresa, (di cui 42 prese) 48 ,, Per asscdii regolari (di cui 38 prese) 44 ,, Per blocco (di c ui 17 pr(sc) 21i ,, Cosicchè sepra 180 piazze aLtuccatc iu diverse maniere, 44 solamcn( r ,, sono s tate l'oggetto d'un assedio. » • • • . • . Così dopo la batlaglin d i Jcna, le piazze di Blagdeburgo, "di Stettin , d i Custin cd allrc , che sono attorniate da una triplice » linea di bastioni , sparse d i feritoie e d i casematte, e cl;e haJ'\llO per ,, fossi dc' grandi Jìumi, si sono ancsc senza far colpo, mentrcchè Dan" z ica, senza mura, coi s uoi bastioni in terra coll e sue palizzate d i abctr, " ci ha opposta u na lunga e gloriosa difesa. Parimente Saragozza, che ,, fra t u tte fu la più cncrg icà, 1ion ha iucominciato, si può diec, la sua ,, resistenza che allorquando le sue fortificazioni hanno ceduto. E simil» mente in quest'anno stesso, Roma ha resistito quasi un mcsu a vigo " rosi e sapien ti atlacchi con fortificazioni, le quali più non ,contavano "che ira il numero delle rovine, uon avevano nè opere avaozalc, uè "opere esteriori, e nemmeno 11n semplice fosso n .. .. . ,


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CÈNNf

Laddove in mezzo a questo nuovo sistema di fortificazione ridotta a poco numero per la guardia dei forti, pot rebbe trovare degli acca,mpamenti fuori della portata del bombardamento: così con piena facoltà di muoversi, il loro morale sarebbe ancorn. piCt rilevato col riprendere 1'effensiva. nella difesa successiva di questi punti avanzati., assai forti del resto per sostenersi da loro stessi contro attacchi subitanei. Per tal modo piccoli forti sopra questi punti avanzati basteranno, purchè siano armati di grosse artiglierie rigate e corazzate d'una maniera invulnerabile ; allora potranno proteggersi m utualmente e coprire le loro fronti, quantunque si.a no dieci volte più. estese delle fronti bastionate della fortificazione antica, e per mezzo di tin altrettanto più efficaci ancora, senza aver bisognò di alcun'c,pera intermediaria di fortificazione permanente. I difensori potranno ivi spiegare le loro forze, starvi al coperto per mezzo delle opere di cam pfl,gna rla erigP.rni soltanto in ca.so rli g n P.rrn, e sostenervisi prolungando la resistenza delle sue fortificazioni esteriori per non ridursi nell'interno che dopo una ben · più lunga difesa t otale. Questo grande principio di Napoleone I, che si deduco chiaramente dal passo citato, essendo per t al m odo ammesso, piccoli forti intieramente casamattati basteranno per collocarvi questi grossi modelli sempre in batterie hene corazzate. Sopra i punti meno importanti quattro di questi ca:nnoni possono bastare massime se collocati sopra una piattaforma girante corazzata, cinta di larga gabbionata sino all'altezza della ginocchiera, il tutto essendo elevato sopra una t orre in muratura cinta di fosso, ove tutta la muraglia sarebbe coperta da una spianata estern a contro i tiri nemici. Vi sarebbero dei piani infe. r iori per l'alloggio de' difensori,, da cui getterebbero delle granate per la difescL del fc.sscL e con piccolo armi, per mezzo di tiri curvi aumenterebbero le difese sino ,al di

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·s ul CAN:NO:i(I RIGATI

là dell'anzidetta spianata, la quale potrebbe inoltre essere disseminata di fogate. Sui punti più importanti, che si vorranno occupare con unit guarnigione più forte ed armare di grosse bocche a fuo co e d'altr e d'un minor calibro per aumentarne i foochi, la batteria corazzata sarebbe ugualmente sovrapposta a caserme circolari. anche esse a prova di bomba, aventi le gallerie per la circolazione dal lato interno e delle camerate, dal lato esterno. Queste caserme forti sarebbero allora capaci di cont enere una piccola guarnigione delle tre armi; la grossa artio-lier ia essendo sempre in batteria, pochi maga,zzini al pian terreno potrebbero bastare a tutti i bisogni, l'artiglier'la di campagna e la cavalleria vi avrebbero eziandio le loro scuderie fJ potrebbero radunarsi nella galleria e m ontare sulle vetture od a cavallo, per fare le loro sortite e ritirarsi altresi al coperto ste·sso del l)omba.rdamento. Ripetiamolo, questo sisten:a di. Napoleone I, di porta.re lontano dalla piazza centrale la difesa pi lÌ fmergica, di poter far muovere in aperta campagna la più gran park . della guarnigione e cli rind1iuderne la minor parte possibile nei forti per loro propria difesa, oltre al vantaggio immenso di togliere al neoico la facoltà di for:lare iu pochi giorni l'int era piazza col bombardamento, o di farsene padrone per sorpresa, avrebbe il vantaggio dt r idurre a.lla quinta parte, o_so affermarlo (21), le enormi ~

.

{'! !) Se fos,c necessario, a mo,lo ll'cscmpio, di fortifica re Tori no con q ucst.o sistema di Napo leone I; la città essendo compresa in un circolo ~l i 3 chilometri di d iametro, basterà atLorni uda a 6 ch ilometri di distanza dal s uo ccnti·o di dodici b alteric simili corazzate , sovrapposlc a caserme forti coll ocale approssimativamente a tre chil9metri ' di d istanza r,·a loro; ,r onde cruesti grossi cannoni rigati incrocicchicrnnno il loro fnoco potenlé s u t ot.li i punti inle rmctl ii e sino a 3 ch ilomct.1·i più lontano colla maggiore efficacia. . In m ezzo :i questi dod ici grossi campio ni, sccotHlo l'espressione del Gran Capitano, in t.cu1po di guerra sola rncnlè s i erigeranno ,kllc forti• !ìt-azionì campali , ccl il cor po d 'ann ato composto della ~maggior par te


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135

CRNNì

Sùl CANNON I RIGA1' .T

spese che richiede la fortifìca.zione permanente ben fatta. secondo l'antico sisternR., a cRgione dell'immensa occu-• pazione di terr eno, de' · grandi movimenti di terra e dei grandi sviluppi di muraglie che bisogrni, elevare per dare a queste opere tutta la forza. necessaria; di più, qualora sì voglia mettere al sicuro dal bombardamento e sopr atutto dai cannoni rigati, bisognerebbe casamatta.re il tutto,, corazza.re ogni cosa in quest0 sistema, ciò che arrecherebbe delle spese insopportabili . Si diceva g ià nel !Hémm ·ial de Sainle-Hélène, pag. 156, tomo 2° : - «. L'enorme » quantità di bombe e di obici cangiano ogni cosa . Non » era più contro l'orizzontale che avevasi a difendere ma ' >> contro la curva e lo sviluppo . Nessuna delle piazze anti» che er a allora al coperto, esse cessavano dalla possibili ti& » di sostenersi ....... Le caserme, i magazzini, gli stabili» menti al coperto delle bombe, ecco d'ora innanzi ciò • ch'era inclispensabile, ed a cui non potevasi sopperire >, . Ho creduto dovermi estendere molto sL1lle questioni de' t)rincipii delìa nuova fortificazione; per ben far risul- ' tare de11a loro immensa importanza, e che più che per lo passato il bombarda.mento coi cannoni rigati offre all'assediante il vantaggio sulla difesa, fa quale non potrà più sostenersi contro i tiri dc' cannon i e di tutte la armi rigate oggidì .generalizzate, ;;e non con batterie bene casa-

lli:attate e corazzate senza cannoniere ad imbuto, serrate il più ch'è possibile contro la bocca a fuoco senza rincu]b, caricantesi per conseguenza dalla culatta (22).

della gua rnig ione vi troverà i suoi appoggi e v i p otrà manov rare cd opporre una resistenza ùcn p i ù l unga , clw se fosse rinchi usa nel rec into dell'antico sistema. P er q uesto mezzo solamente sarà p ossibile di mc.ttc,.e u na grande citt:ì cd i suoi campi trincerati al coperto del ùombardGmcnto, . con una spesa relativamen te minore; p oich& la fortificazione pcrmaneu t.e 1-iduce udosi ,1lle sue dprlici batterie corazzate e casamalt,1lc, esse polramJ o essere folte colla sp esa di un rnil ion c l:irca pc1' ciasc una, e quando si volesse anche raddoppiare la forza con una seconda l inea ùisposta in isc~cchicre, con 21, n,iJioui si :,v.rcbbc la ciltit furlifì cata; men trechè · coll'onticu siste ma ù isognercbùc spendere da cinq ue o eia dicci volle di pilÌ, senza poter opporre ogni volla una lunga resistenza aH'urtigt.icria :rJgata.

Caricamento dalla cula1ta. 11 ° S ul canea.mento dalia culatta il sig. X Raymoncl , u ffi.oiale distintissimo dell'artiglieria francese, in u n r e(22) Il Joumai des Débats del 2t dicembre 1860, riferisce l'articolo s e«u cntc da Berlino riel 2 2 : I perfezionamenti introdotti rii qualche t c1:•~o n:l_le _armi cla tiro ,. hanno chiamato l'attenzione delle n oslrc au tonla n11hlar1 sull e mod i» fic:izioni d el sistema delle fortificazioni, se debbono necessariamente u esserne la conscgncnza. l.rn demolizione delle fort.ifica1.ioni di J uliers, ,, ch'è stata fatta a colpi di cannone, ha dimostrato ancora una volla , ,, ~hc le an tiche opere erano incapuci rii resistere a i nuovi pcr.zi cl'arlin "licria . Uno tic' ~ostri u ffici r1li d'artiglieria h a clabo!'ato rn tale suggell o ~ ~na ~lemoria, la . quale ha prodoUo un a gr:rnrle sensazione .nei circoli ,, mìlita,-i. Qucsla memoria ~arà seg11il::t da altre. L'i ntenzione di trasfor" mare le n ostre fortificazioni sembrava ben stnionaria, e probabilmente n si rinunzi erà a 'poco a poco a tutte le p iccole piazze, 1icr n on consern vare su i punti strategici essenziali fu orchè fortezze di primo rango, ,, le qua li possano opp orre una rcs:stcn za efficace ai p ezzi Ili tulla forza ,, e d'ogni calib ro. » . Il si". Cn,1,z AL, ministro della guffra, nella seduta d el 17 apr1lc 186 1 della Camera dei Rapprescntanli liclgi r iferiva a pagina 1135: " In In" ghillerrn si sono fatte esperienze comparative, ma s'. eb b e c_ura d( ,, farle in condizioni di uguaglianza perfetta, vale a dire, clic 1 p cz,., "di prnrn h:inno tir,ito contro un muro ù i torre M~l'te!lo, o!Trcn?o da " ogni parte la mcdcsirrw resistenza; ' l'effello del tll'o ~ stat o _cosi forn mirlabile, che la mu ratura è st<1ta rigu ardata come msuffic1cnte p<:r ,, resis tere , e si è g iunli a tale eonclusione, che nelle parti de_ll e _forl1" ca•z ion i esposte al tiro, cd ove ,la muratura sarebbe trovala _indisp cn '. » saùilc, bisognerebbe avere ricoròo ai cor azzamen ti analoghi n qucl h ,, ùc' vascelli. Solamente si fo di parere che potrebbe nvm: luo-go per ,, le muratur e u n'applicazione rii corazzamento mollo più forlc di ~u ello ,, rlelle navi , che n on può evidentemente oltrepassare un cer to limite, ,, senza sopracari carc i v~scelli del loro peso. . . ,, Gl'lngksi son o stati talmente sorpresi rlei van i aggi ·d , q1111sl~ sistemo, ,, che ltanno persino immaginato di stabilire in mare del le torn compi un tamcntc costrutlc in ferro lavorato "·

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CENNI SUI CAN:-ONI RIG~TI 136 cente articolo del J'oiirnal de3 Débals, 11 _aprile 1861, dopo di averci dotto che tutti i sistemi prodotti hanno fallito contro lo scoglio del gaz, che si apre ben presto un passaggio, e le cui fughe rodono o distruggono i suoi apparati, pareva farci un'eccezione dicendo, che in Francia cannoni caricantisi dalla culatta subirono attualmente prnve quasi incredibili, e che banno sostenuto da due a tre mila colpi. Questo felice risultato si aggiungo a quello che ho già riferito nel mio Memoriale sui cannoni rigati che si caricano dalla culatta e sui cannoni rigati (Lrad~tto a Parigi nel 1849, pag. 38) per dimostrare, che la soluzione di questo gran problema non è impossibile anche senza la fuga del gaz, poicbè ve ne sarebbero già due. Un cannone da 32 piemontese (2'-1 francese) del mio sistema primitiYo, sostenne allora più di mille tiri forza.Li (23) senrn carica allungata col proietto sulla polvC're eclissata in un cerchio di cartone portante quattro cunei tli legno di noce.

( Continua).

G. CAVALLI Luogotenente Generale d'Artiglieria.

(23) 921 colpi a palle eclissate all a carica del tcl'zo. 50 co lpi a du e palle eclissate alla carica del terzo. 36 colpi a due palle parimente eclissale colla cal'ica della mclii. [,n sola sop pressione <lello 810ppaccfo frn il p roiclto e la po i vere faceva scoppiare i cannoni da 30 della marina frauccse dopo 400 colpi in media, JllClllrechè coll'intcri;osizionc de llo stoppaccio in 1111 saggio coo,parntivo fra ùifTercnf.i c:iric he, hann o soste nu to due mila colpi, senza che alcuno ~coppiassc a ncora; cosicchè la più grande rcsislcnza oppos ta dai nostri pezzi da 32 caricantisi dalla culatta con proiclli eclissati, sulla polvere, senza sto111mccio dimostra, che è dovuto a l suo grande spessore nella · cula1 la .

L'ITALIA E L'AUSTRIA CO NTINUAZ IONE ( 1)

AvilmTENU. _

Qucst'art-icolo (ii scritto nello scorso mesa cl-i giugn<>.

Passo a parlare dell'Italia; e innanzi tutto del nostro esercit o. - Saremmo ben contenti se tutte le cose del nostro paese procedessero così feliceme~te c~rne proce?ono le nost~e militari istituzioni. Coloro 1 quali vanno dicendo che 1 Italia non ha pensato come doveva ad armarsi, tan~o f~restieri che nostrani, censori bendati, coloro che s1 osti~ nano a paragonare l'Italia del 186~ c~lla Francia del 17~3, 0 cogli Stati Uniti d'America, visti da lontano e atti ~~ verso a Dio sa quali prismi, o non sanno che cosa sia milizia, o ignorano da che punto siamo partiti cd a quale siamo giunti e per qual via. (1) Ycd i Rivista militare ilali,urn, anno \ TJ, vo I. I \' , pag. 3 cd anno

vo i. I, pag . 3.

v1r,


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t.'iTALlA

E L' AUS'fll[A

Nel marzo del 1860 avevamo un esercito sard0-lo1n~ bardo, buonissimo senza dubbio, ma forte appena di 100 m ila combattenti. Doveva essere il nucleo del nn0vo esercito italiano; e fu per l'Italia un tesoro d'inestimabile valore. Comprendeva, oltre le antiche valenti milizie del Piemonte, un trenta mila Lombardi provenienti dal ser• vizio austriaco, fiore di soldati. Le annessioni dell'Italia centrale condussero a immedesimarsi con quello i due piccoli eserciti della Toscana e dell'Emilia. Erano i Toscani forse 18,000 in tutti, la metà cirea di leva delle sette annate dal 1853 al 1859 l'aHra metà volontari, con piccola ferma, arruolati dopo' il 27 aprile 1859. Di fresco avevano lasciato le discipline austriache per lo piemontesi. Non avevano antiche tra• dizioni proprie: di recenti. e buone soltanto la ·memoria della bella resistenza opposta da truppe di linea e volontari toscani all'esercito austriaco a Curtatone e -M~ntanara sotto Mantova nel maggio del 1848, e i freschissimi ricordi della rigida, ma giudiziosa e paterna amministrazione del generale Ferrari da Grado, un nobile ufficialo prestato dall'Austria alla Toscana. La fanteria era buona in complesso ; la cavalleria assai ben montata, ma composta per due terzi almeno di soldati novizi e cavalli polledri o non addestrati; l'artiglieria metà buonissima e ben montata, l'altra metà creata allora, allora; il materiale gener almente buono, ma non uniforme. V'erano batterie di modello piemontese, di modello napolitano, di modello francese. Tutti i corpi e servizi accessorii era-no stati o grandemente ampliati, o trasformati, o improvvisati dopo l'aprile del 1859. Nelle fanterie, tra i volontari molti erano troppo giovani o gracili. In generale olle erano truppe da far buona :fiirnra sul cam1)O di batta.alia Cl -, .ma di fibra e d'indole piuttosto. molle, grandi ragionatori, pigri can,minatori, e proclivi .al malcontento. Ma tra li ufficiali "'era c~el 1.Juono ""ssa1 pu''e · , _ .1 • ,· e cos'1 , " , t ra 1 \..,I

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sott'ufficiali; giovani di generosi sensi, di mente sveglia, vi va.ci, colti, bastantemente istruiti nella loro professione, pieni di militare amor proprio e di buon vo-Jere. Le due scuole militari istituite in Firenze tra il 1849 e il 1850 avevano dato ottimi frutti. ·Per esse e per la istituzione dei cacleu,; era stato possibile raddoppiare quell'esercito prontamente e senza gravi ~coucerti. La balzana amministrazione del generale Blloa, dal maggio al settembre del 1859, aveva recato gran danno morale a quelle milizie, ~guinzagliato i s;ldati, scontentato li uffiziali, messo i migliori quasi alla disperazione. Ma sot to il comando di Garibaldi la, disciplina si era alquanto rialzata, per merito spec.ialmente dei comandanti dei corpi : poi il generale Stefanelli l'aveva fermamente ristabilita tra il dicembre 1860 ed il marzo 1861. -· T,tle era il piccolo esercito tosca.no allorcbè si fuse con quel\o dell'alta Italia. Reca.va il prezioso sussidio di molti buoni elementi JJer la. composizione dei quadri del grande esercito italiano. Fu veramente una' fortuna quel 'rincalzo di circa 700 uf~ Jiziali, di cui la maggior p arte erano da adoperarsi utilmente, come il fatto lo ba poi mostrato . L'esercito dell'Emilia contava 14 r eggimenti di fanteria, 5 battaglioni di bersaglieri, 2 reggimenti di cavalleria, parecchie batterie da campagna, un reggiment o del genio, ecc ., ma era tuttora in via d'organizzazione. Era nato dalla recente riunione delle milizie create dai governi provvisori di :f>arma, di Modena e delle Rornagne. I eorpi più antichi datavano dal maggio del 1859. Si componeva la più parte di volonta.ri veneti ed emiliani, misti a soldati del già ducato di Parma, e pontificii e modenesi; ma questi pochi. Breve e diversa ìa ferma; chi arruolato por la gucrr-a, chi peì: 18 mesi, chi per due anni. La maggior parte dei corpi erano scarsi di gente, e assai travagliati dalle diserzioni; la cavalleria e l'artiglieria andavano facendosi. I quftdri erano cli necessità. racco-


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' glit icci: uffizi.ali provenienti dal servizio dell'Austria dì Par ma, ùi Modena, del papa : alcuni buoni, pare~chi mediocri, alcuni cattivi: uffiziali che avevano militato tra i volontari romani o veneti nel 1848-49, o nei cacciatori delle Alpi nel 1859; caldi patrioti in crenerale ma . . d o ' 1gnan ~11~ regolar~ milizia: uffiziali venuti su da capipopolo, 1en avvocati o medici, cd oggi capitani o maggiori, e_ci~ per ?re_mio o per compenso di patimenti, persecuz10m, sacr;fizr, ecc., uffiziali sardi già prima criubilati Q . o ' cb e s1 erano fa.tii ora giubilare o porre in aspettativa a bella posta per prendere grado maggiore nell'Emilia, o che eeano stati espulsi dalle truppe piemontesi; e finalmente UJ1garesi, Polacchi ed altri stranieri; insomma un mi~cuglio di onesti cittadini, di speculatori, di generosa gioventù, di coscienze appannate, di valenti soldati, di gabba-soldo e di avventurieri rapaci e malfidi, come sogliono essere quelle milizie raccogliticcie. Il colonnello (ora generale) Pinclli ed il ge1rnralP. f<':tnti, che aYevano successivamente tenuto per alcuni mesi l'amministrazione super~ore di quell'esercito, e gli avevano fatto t utto quel maggwr bene che avevano potuto, s'erano dati cura di spazzar via le più appariscenti brutture; ma non avevano potuto porre in opera tutti ~uei radicali rimedi che vedevano necessari. Bisògnava, com e .roi fu fatto, licenziare molti uffiziali di uon buona l~ga, e surrogarli con altri migliori. Ma. dove prendere questi? Fanti s'era rivolto al g overno sardo ed al t oscano per averne come in prest anza un certo numero, ma pochissimi soltanto ne avea potuto ottenere dal primo. Sicchè le misure sanatrici €rano st_ate sospese a mezzo, per non distruggere i quadri. La fusione di queste milizie dell'Italia centrale con quelle dell'alta Italia si compiè gradatamente e senza scosse· non per focanto, come• sembra alcuni credano che pos~ sano farsi le cose militari, ma per virtù di concordia, di fermo volere, di prudenti riguardi, e di sagge misure. L ITAl.iA

E

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L AUSTRl,I

I4i

E non era già la pi i,t facile cosa del mondo, a guarcl.arla dal lato morale; perchè quando due milizie di essenza cd origine un po' diversa sono messe accanto, non dirò neppure riunite sotto una stessa bandiera., qualche ma10 umore apparisce presto ; sorgono puntigli, gelosie, diffidenze, contese, insomma germi di discordia che non d.i rado conducono al sangue. Si introdussero a poco a poco uffiziali e soldati piemontesi e lombardi nei corpi già toscani cd emiliani, adoperando a ciò con sano criterio piuttosto le nuove leve che i vecchi soldati; si trasferirono gli ulfiziali toscani cd emiliani negli antichi cor pi sardo-lopibardi, a misura che loro toccava esser promossi: ed i coscritti della Toscana e dell'Emilia furono assegnati pure a quei corpi. Così, rispettando il militare amor proprio dei due più piccoli e più. giovani eserciti., risparmiando al più grande, più antico e p iù g lorioso l'od iosa apparenza del soverchiatore, compensando colla soddisfazione dell'avanzamento il dispiacere del distacco dai vecchi commilitoni e dell'entrare t ra gente nuova, si evitarono sconcerti, e si gittar~no le basi di quell'ottimo sistema di vera fusione di cui oggi godiamo ed ammiriamo i carissimi effetti, e che ogni italiano non accecato dall'ignoranza o dalle passioni di parte deve salutare come i;i:ran benefizio. FraLtanto si facevano nuo\'e leve nel Piemonte e nella Lomhar<lia, ed altre sene or<liuasano in Toscana, a Parma, a Modena e nelle Romagnc, ove la coscrizione era cosa nuova. I chiamati erano migliaia: parevan o pocbi agli impazienti che avrebbero voluto almeno le diecine di m.igliaia, ma erano tant.i quanti poteva riceverné l'esercito senza sc~nnettersi . Nel tempo medesimo si unifica-· vano le amministrazioni dei tre eserciti (tre parole che rappresentano un mondo di affari) si fabbrica,,ano e si compravano armi, si facevano grandi ordinazioni di material i inilitar i d'ogni fatta, s'impiantavano nuove oHicinc,


142 si creava un intero sistema di piazze forti (Bologna, Piacenza, Piuighettone, Pavia) . - Ma non riuscivamo a fare tutto ciò in ventiquattr'ore l In seguito con venne riempiere i vuoti che le diserzioni produssero in alcuni corpi già emiliani all'epoca della spedizione di Garibaldi nell'Italia meridionale. Che cosa sarebbe avvenuto allora se l'esercito intero fosse stato impinguato a furia con volontari e coscritti , come desi, deravano li impazienti ? Poco appresso, nella spedizione di Ancona e di Napoli, nell'assedio di Gaeta, ecc. doYemmo chiamarci fortunati di aver ancora saldi battaglioni di soldati fatti, invece che turbe di coscritti. Quando poi, cadute Gaeta, Messina e Civitella, e proclamata l'unione delle provincie napoletane e siciliane alla monarchia costituzionale di Vittorio Emanuele, ci trovammo non pi à. undici ma ventidue milioni d'ltaliani in UD solo Stato, era naturale che dovessimo aumentare l'esercito. Per li impazienti la questione era sP.mplice: raddoppiare il numero dei soldati. Gridavano: « Abbiamo • l'esercito già borbonico: ottanta, cento e più mila uo• mini. Incorporiamolo subib . Poi la leva. » L'esercito già, borbonico era in gran parte sci9lto allorchè noi giungemmo sul Volturno. Una parte cli ciò che r esLava ancora al re Francesco si ritirò sul territorio papale, e là, si sciolse; il resto si arrese a noi a Isernia, a Capua, a Gaeta, a Messina, a Civitella. A questi fo per patio di capitolazione dato licenza temporanea di recarsi presso le loro famiglie. Se avessimo bene conosciuto quel paese e ci fossimo ricordata la storia. napolitana del 1799, non avremmo certamente accettato t1uel patto. Credemmo che i soldati borbonici sarebbero rimasti tranquilli alle case loro , come i papalini delle Marche e dell 'Umbria dopo Castelfidardo, finché li richiamassimo alle armi. L'Europa li avrebbe àllora veduti accorrere volonterosi alle nostre bandiere, e sarebbo stato quello un bel trionfo

E L'AUSTRIA

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per la politica italiana. Ci mgannammo. Avremmo invece dovuto non lasciarci fuggire dì mano quelli che già tenevamo, richiamar subito li sbandati, e farli r accogliere da colonne mobili, se tardavano ad obbedire; imbarcarli tutti e mandarli nell'alta Italia; colà spartirli in depositi; :::cegliere quelli che erano atLi al servi:do, e distribuirli senza ritardo tra i corpi. Volen:mo usar bontà e mostrar fiducia: e dovevamo invece usar somma energia . Erano impauriti: bisognava che si riavessero dalla paura soltanto sul Po. Di più avemmo il tor~o di mostrar loro troppo aperta la poca stima che ne aYevamo, e sfidarli quasi con un contegno che diceva: « Non vi temiamo • piuttosto che « Fidiamo in voi • . Ma qual soldato vorrà condannarci? Il mondo intero li aveva veduti lasciarsi battere da un pugno di guerriglieri; cominciare la ritirata a Marsala e finirla a Terracina. Non dirò altro: sono Italiani anche essi, e v'è tra loro chi piange di rabbia rammentando l'infelice fine di quella larva d'esercito. Sotto la croce sabauda sapranno mostrarsi valenti figli d'Italia. Alcuni deplorarono che l'esercito napoletano si sciogliesse : avr ebbero desiderato che si pronunciasse, come aveva fatto prima il toscano, e si unisse intero e ordinato alle milizie dell'Italia settentrionale, per comporre con queste il nuovo esercito italiano . Anzi ci dicono che a tale intento fossero intavolate pratiche fino dall'epoca dello sbarco di Garibaldi in Sicilia. Per tal modo, essi dicono, ci saremmo ingrossati ad UD tratto di cento mila soldati già fatti e non guasti. Ma i militari assennati debbono pensare altrimenti. Erano pili di cento mila uom ini di vecchie milizie, avevano proprie discipline, proprie tradizioni, buone o cattive, usanze proprie , forse proprie virtù, certo vizi propri e propri pregiudizi. Insomma costituiva.no un corpo che aveva una spiccatissima personalit~i tutta napolilana. Sensibile la dissomiglianza tra esso e l'esercito dell'alLa Italia in fa.tto cli


L 'ITl,LI A 144 tattiche discipline e di amministrazione; assai più sensibile la differenza morale. A queste diversità si appigliava da un lato come dall'altro l'amor proprio con tutto il corredo delle tenaci passioni militari. L'esercito napotitano prima dell'agosto 1860 non poteva r iputarsi da meno del piemontese; quest,) doveva credersi da più dell'altro : i Lombardi, i Toscani.., li Emiliani, di reeente uniti ai Sardi e non peran\:o bene fusi moralmente con qt1elli, si sarebbero probabilmente accostati ai Napoletani per gelosia dcJla preponderanza piemontese già sperimentata. Comunque si fosse, ne sarebbe nato un funesto dualis~o, un continuo· dibattersi tra il sistema, piemontese " e il napolitano. Che fatta d'esercito avrebbe avuto l'Italia? Chi crede che il sentimento dell'interèss0 d0lla patria sarebbe bastato a mettere d'accordo q uei due ~ontrari, non conosce gli uomini e particolarmente i militari. Un sistema dovea p1·evalere : 1i 1.:ni avrebbero detto: « sia il u piemontese che ba fatto buona prova » e li altri « sia il , napolitano che non ha fatto cattiva prova ~. Nessun militare si sarebbe fatto innanzi a consigliare seriamentG! di prendere da ambedue i sistemi quello che in ciascuno vi era di meglio e creare un sistema nuovo. Sarebbe stato un portar la contesa da m1 fatto genera.le a mille fatti particqlari, e inacerbirl,,; uno scontentar tutti; ·un . gittarci nel caos quando appunto ,i,vevamo maggior b isogno di una regola omogenea, nota e ferm a. Oggi poi, dopo che' i fatti del 1860 ci h anno mostrato qua.le veran,1ente fosse l'esercito napolitano, chi vorrà sostenere sia stata una sventura per l'Italia che quell'esercito si sfasciasse'/ Quello che poteva darci di buono ce lo ha dato ugualmente; molti ottimi uffiziali dell'artiglieria e del genio, che erano invero due buoni corpi, ed alcuni delle altre anrii: e quel ma.le, che poteva procurarci, la fortuna ce io h a r isparmiato. L'organamento progressivo dell'eserc ito italian o, scevro di contrasti , ba potuto continua.re

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con quel retto,- ordinato e sicuro audarneul.o che solo p uò condurre a,cl opern stabile. Io scorgo étncbe in questo q uelLa beuefimi "irtì1 che protegge l'Italia . Si dirà forse che se l'esercito di Napoli fosse, venuto ri. noi spontaneamente, non avremmo avuto poi l,~ doppià. piaga delle diserzioni e del brigantaggio. Diserzioni spicciolate e briganta,ggio propriamente deLto forse no: ma probabilmente cospirazioni e ribellioni. Sappiamo oggimai benissimo quale fosse l'animo della maggior parte delle rntlizie borboniche. Bisogna s upp'o rle qua.li erano <li fatto, e non qua'1i si s,trebbe desiderato che fossero . Tra i mali che potevano in c'oglierci, ci è toccato dunque il minore. Solo dobb ia.mo r improverarci di averlo trascurato in prin~ c ipio, e non aver saputo o vo'.uto usare subito quei rimedi che er ano pi~t a.clattati a combatterlo. ' Ora abbiamo i quartieri pien i di sbandati borbonici e di soldati novelli delle provincie meridionali. Li abbiamo trovati intellig, nt.i, ol1hnd ienti, faci lissimi ad a~destrare, .e meno :fiacchi che non credevamo. Inquadrati tra :; loro frate11i dell'Italia settentrionale, ci è lecito sperare che d iventino, col tempo, altrettanto fidati e coraggiosi . Per o ra siamo costretti· a, ',igila.rh attentamente, specialmente quelli che appartennero aUe rnifo,ie borboniche, per t ra.tt~nerli d;1l disertare, e impedire che introducano nell'eserc ito il mal seme della camo1·-ra, antica maledetta peste del loro paese : ma presto d iserzione e camorra spariranno. Presto, pratica.me:1te e in questo caso, può significare nello spazio cli nn nnno, e anche pi &: non padà qiorni come vorrebbero gli si:rnni~uti . Notiamo intanto come operazioni difficili ed ornruai felicemente com piute, appt1nto perchè non fatte a fnr ra, la leva eseguita nel Na.politano e neUa Sicil ia, e la incorporazione nell'esercito ciei migliori uffizi ali delle an tiche truppe borbm1iche (in1piegarJili per noi) scrulati e ~ccHi ad uno ad uno . Fina.lmente abbiamo v eduto compiersi in questi giorni 0

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VII, r ol. l. -

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L IT,ILIA 146 un'cdtra im portantissima opernzion c : voglio dire quella che ncll' llSO comune si d ice fus ione cl0i volontari coH"esercLto regolare. Per cotesto provvedimento :i quadri dellè mil izie nost re sono stati aumentati aù un tratto J i piìt d i d ue m ila uffiziali. Questo ci mette in grado di aumentare di più di 177 le· nostre soldatesch e . Ma anche · i ntorno alta incorporazione dei volontari .::ieU'esercito stanztale sono sorte in Italia varie quisLioni. Alcuni volevano che fino dal m omento dd nostrn ,Lrri vo a Napoli a vessirno accolto n elle n ost re file tutfa la milizia ch e Garibaldi aveva messa assieme · colà, che allora fu distinta èol nonrc di esercito rneridfonale; altri all'opp0sto, che q uella milizia fosse conser vata com e istjtuzione a p arte, f'ino -alla compiuta liberazione d'Italia , dicevano essi, m an ten uta a numero, se era possibile, 0 lasciata a disposizione del genera.le Garibaldi per ogni 1J ovella impresa che potesse essere opportun a, sotto la v igilanza del g overno s' int ende . Altri poi la, volevano ~ciolta senz'altro; e quei t a11ti ch e sono condannati a non esser rn~ti - contenti gridavano ch e si doveva , fonderla quando il governo non l o aveva fatto, ed ora grida.no c;he si doveva serba~la st accata. Nei primi r avviserete coloro ch e val utano la forza degli eserciti a semplice n umero d'uom ini; n ei secondi i mazziniani, il pa'rtìto d'azione e coloro che fermamente credono che le camicie rosse abbiano ered it at o la v irtù delle trombe di Giosuè; n ei terzi i p aurosi, parecchi militari e li amatori cli stretto governo, per ragioni diverse, ed anchfl molta gente di senno nei primi momeuti, la quale poi andando in lungo la cosa dovette mutare opinione e inchinar e alla fo sion é, Degli u ltimi è inutile occup:i.rci . · Ella era una q uistion e scabrosa, politica iusiome e rnil itare . La ragione pol itica richiedeva. la fosiolle., la ra gione lll il.i tare la r espingeva. Quest,L p revabe in princip io, 11èrch è n on s i ;volle, ed a. b'tg ione, scuui porre l'esercito

147 e disgustaTlo . I garibaldini erano allora (nel novembre del 1860) assai n umerosi . Mohi di loro che di buon grado , militavano. tra i volontari n on avr ebber o consenti to a servire nel.le' m ilizie sta~12iali : altri non si r.otcvano accettare per rag ioni d'età, di salt"te, cli ' precedente condot.ta, ecc. Tra li uffiziali pochissimi p otenmo essere allora ammes.;i col loro grado in un esercito regolare, senza far t orto a sentiment i e p regi L1dizii cte bisogna rispettare. percbè sono la parte p iù v iva dell'anima, della mili7,ia . B pLll'l~ quegli •ufFiziali non si sarebbero adat tati a sceuderc d i grado. Diceva.no che l'esercit.o loro era nelle condizion i. medesime di quello dell'Emi:ia i ncorporato in massa tra n0i poch i m0si pri ma.; ed a r ig ore di logica non aYeano totto . .Ma n eppur;e ave vano tor to i nostri uffiziali se di cevano : • Il ris pettabile cittadino elle ha. ·v alorosa men te • combattuto come volontario nel 1848, nel 18-19, nel 1859, (< nel 1860, si con t0nti del grado di sottot enente_ , d i 1uo" gotenente, di capi tan o al piLL, :se<;ondo il suo ~1erito e • i s~r vizi che ha reso; ma :.1on pretenda s11ltare i,n capo • a chi ha u guali o maggiori mer iti di g uerra, . e per di « più la pratica ùel rnilitétre servizio , le cognizioni ap• partenenti a quella professione, e parecchi anni di' giogo « s ul collo. S i contenti d9l gca.do di sottotenente quegli. « che sei mesi o un anno fa er a, sergente o f'uriere, ecc. · • L'onesto cittadino poi che non ha altro merito militare • tranne lo aver preso p,n-te a qualche fatto d'arrnc, .se « preferisce servir la i:mtria colla spada piuLtostochè .in • altto rnod0, non si vergogn i d 'entrare gregario o sot« t'uffìziale tra quei mill e volonta.ri. che hanno combat• tuto a Pal estro, a S,m :Martin o, ad Ancona, ' a Ga,eta, " e non p er q uesto sono stati promossi uffizia.li . La. è per • 1101 q~istioue vitale : quistior~c di deooro e di pane • . C:rto uon s i p11ò dire che fossero troppe, esigenti . :l\fa vera l'~sernpio d ell'eseroito ,::miilian o. Intanto pérò che JJ!'ovvisoriamentc si conserva.va l'eserE L' AlISTI\IA

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L'll',\l!A 148 cito meridio11ale, perch è p er allora non si poteva sc10glicr1o nè fo nderlo-11è da rg li vita durati va, il govern o nostro non do\·cva lasciarlo a !~bandon ato a se stesso, come fece., per più di due rncs.i, dai prùm del 11ovembre 1860 fino .a lla metà del genna.io 18G 1. Fu riguardo, fu distrazion e , fu trascura.ma, fo arte politic,t? Il solo provvedi mento importan te e pratico che fosse preso in quel tempo, r ispetto a quell'esercito, si fu la eoncess10ue di una gratificaz ione di c;inque mesi di pag,l a coloro che andavano congedati . L'effetto doveva essere rnera:viglioso, e lo fu. - Ma comun que si fosse, egli è certo che soltanto sul fini re del genna io ci risolvemmo a spinger l'occhio e rneLLer la mano nelle co:,e dell'eserr.ito meridionale. Questo nostro atto era desiderato con impazienza dai m igliori e dai pi ù di quelh milizia, e fu bcnissi1110 accolto . Li t ro-• vammo doc:ili, premurosi, pronti ad ogni cenno, molto più ordina ti che non sogliono essere si ffatt e soldat esche raccog liticcie. Eran o li avanzi del loro eserc:i to; pO(.;O pi LL ù i Ln: rnila in tut to : due t erzi circa uffiziali . Li alLri, congedati o 110, c hi per un motivo chi per _l'altro s e n'crct110 andati . Nel m a rzo que11i che ancor a rimanevano, uffiziali quas,i tutti, furono trasferiti in_Piemonte, spartiti in vari depo-_ s iti e sottoposti all'esame di una comrn issione scrutatrice. Dapprima e1:a stato deciso di adoperarli a formare i quadri cli un co7•po d-i volontari da raccogl iersi in caso di g uerra. r.Ia che cosa si doveva farn e in t empo d i pace? Il partito d'azione frattanto si compiaceva di riguardarli come cosa sua, prendendo per mazzinismo cli buona lega il loro malcontento proveniente dalla incerta s ituazione in cui si v ec1evanG. ' Ma finalmente la ragione politica fondata sL1lhnteresse dello Stato doveva prevalere sulla militare basetta. r r incipalrneote sull'interesse dell'esercito . Per buo1Ja. sorte, era oggirnai possibile cffctLuare la fusione senza troppo grave pregiudizio degli uffì;,,iali delle milizie n 'golari. Iufatti nel

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frattempo, mentre i resti dell'uffizialità garih<1.l dina and,1 V c\.110 rtppurandosi p er opera della Commissione d i scr utinio, e r imanevano fermi nei grad l che avevano già sul finire del_ 18ù0, numerose promozioni erano avvenute ncìl'esercito . Altre moltissime se ne f,wc,ca no n el punto stesso che ordinava.si la, fusione; si d.i sponeva che tutti gli. uffizia1i ' (rar ibalclini dei di vers i gradi prenclesser0 crdine n el. grado n . rispettivo dopo 1i ultimi promossi dell'esercito; s1 t ene.vano disponibili, quindi non a contatto di servizio colla uffizialitil dei corpi, li uftìziali superiori già gar ibaldin i, dii m aggior i in su ; s i prendevano tutte le misure più acconcie a porre il migliore accordo tra le due part~ : e così. prestamente e fel icemente, per quanto sembra, si fonde;-a no iu una sola queHe d L1e specie di uffiziali . Far tutte qucst.e cose nello spazio di diciotto m esL(tra il n ovembre del 1860 e i'aprile del 1862) e farle in m odo che riescissero tutte bene, senza fa1:e asseguarn(mto sulla fortuna, in mezzo alle ta11te difficolUt cli un nuovo SttltO , non parrà poco f:l.i m ilitari, e particolarmente a quelli eh\ criudicano li Tta.liani colla scorta, di Car lo di Lorena , gente ~eghittosa e buona a nulla,, . E me ntre tutto ciò si faceva, il ]a voro fer vev,1 nelle officine e negli arsc-)nali, l~ nuoYe frirtezze si guerni vano di cannon i e sì app rovv ig iouavauo d i rn.ateriali drt di fesa, s'ingrossavan;o i parchi dell'artig·lie ria, del genio e del tre no d'arm,tta, si creav ano nuovi equi paggi da 11onte, si completava il earreggio dei corµi , si vestivano, si arrnavaùo e s i equipa,ggiavano per intero più cli 100 mila uo111ini, s i numcntava considerevol mente il corpo de i carabi1; ieri , si facevano campi di istr:uzio~e, si com batteva i l brigantaggio, si esegui va110 gr:md1 tras10camenti d i trnppe , si 8part.iva lo Stato i11 distretti militr1ri, si davaordille a.cl un immenso sist ema di arnmrnistr i,zione. Queste cose passavano la ruaggior pirte inavve rtite perché non lev,n-àno rnmore. Pareva che 'le autor ità militari m1lli1 facesse ro . n on m en a ndo esse ya.nto di c iò c he facevan o. Solito andare delle cose um::1;ne.


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' Insomma oggi il nost ro stato m il itare, secondo i caL col i del m inistro della, guerra, ascen de a 300 m ila u omini . A questo i censor i oppongonc cl1 e una nazione cl i 22 rn i1i,onì (per ora) può te ner e in armi p.Lù di G00 mila uomini: e da ciò molti deducono che èovremrno g ià av erne un 5C0 mila alme no , - E pagarli pe1: con!::eguema! Ab biamo per fino odito parlare di un milione! Li ·spiritati gr idano : m ett ete GariiJ<1,ld i alla test a, scio;--] iet e le mani ai comitati di p rovvedim en to, alle associazioni erna.ncipatr ici, ecc., m andate in g iro calcii patrioti rrn foc9lare gli a nimi , non r isparmia te eccitam enti cli qualunqL,e sor ta, comandate la _leYa in massa; o m eglio, lasciate fu1· noi ch e vi mos trér enrn che cosa possa fare lnin. -:1azione· per la propria indipendenza. Ciò significa in sostanza « sguinzagliare 1a rivol uzione , . Ma credono forse costoro ehe l'amor di p atr ia s ia divenu'to com un e come l'egoismo '? Non veggono p er esempio u-.:·a differenza tra, le ,::it.t.il _e le campagne , e n oll solo in' Italia, rntt in q ual u,oque paese? Credono forse che ' ]e nostr e città p ossan o darci i 600 m ila uomini '? No : sanno che il maggior numero doYrebbc rn dar celo le carnpagn e. Or ben e : a udirli parrebbe ehe i te rrazzani d el P it~monte e della Lomhardia, i contadin i de ll'Emilia e della Toscana, 'i cafoni e i la.zzari del \apolitano fossero i.i11pazienti d i sceu'clere in cam po eoutro 'l'Austria, prnnt! a sacri ficar e alla p atria li affetti della fam iglia e d el lot;,) natio, li interessi ed i pregiudizi lor o. Siamo 'noi daxver o eos'i rortu nat i 't Potremmo spernrlo, se 11011 rnrnrnentassirn o . dì aver conosciuto n el 1848 e 1849 uomi ni cbe si Jìo·u1·,1. o vano d'aver a segu ito la massa della nazione qna.ado vano uu codazzo di due o trecen to schiam,11,zatori. A 11ui n on p are difficile c he. tutto quel r irnescolamcn t<\ in ,·ec1' cli condurci alfa. definitiva cac.ciata deglj AusLriaci , dov esse frutt a rci l'an archia, il terrore, l.a g uerra civile , 1a ' r ovina, la ·scr'v itù. Crediamo fermamente che la na.zio1fo italian a voglia l'u nit à e l'ù1dipcnde rrrn del la sua patr ia ;

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ma quando diciamo la nazione non intendiamo di re 1n, popolazione intera. dell'Italia che potrel)l>e darci ad un t ratto pii.1 dei GOO n1ila uomi ni, ma so[tan Lo l'elet ta di ' q uel la popolazion e , ehe · ce n e darebbe 100 mila a d ir molto. 11 resto, la gr an rnas;a, si tiene a fren o, si educa , si guida, si p,Ldroneggia finchè ]e c0se p rocedano ordin ~te. Ci ha g ià dato voti e den ari : ci darà an che a poco a poco, sotto il tranquillo imp ero dulla lE;gge, le braccia che 1e chiediamo : e a grado a grado si alzerà fino a quel punto c ni fingono di crederla g ià per venuta qu.ei che m ùttono i l popolo accanto a Dio . Se preton dessip10 spr em erhl a fur ia, dopo q ualche rnig1iaio di volontali ci dar ebbe i massacr a tori n elle cit t à, i b riganti n elle campag ne : i nvece di crescer ci l e for ze ce le t orr8bbe . Certamente, la causa è.ell'unità e dell'indipendenza it aliana v ersasse tn estremo per icolo, a quell' est n :rno par- · tito con verrebbe appi glia1:ci ; e dovr emm o far lo . ~.!a farlo oggi sarebbe atto così sensato come quello dl clii dasse fuoco ad una bella c.asa da l u i a c;q Lti::;tata con gi_-ai' de spesa. per cacciare un pr epotente che si osti11;1sse ad oecL1,parne urùt stan za. Dol r est o avremo a grado a gr ado i 400 e i 500 m ila, uomin i, e più f1ncora, se lu YoÌ-remo. La è questi. ne di tempo. Se vogliam o aYere mil izie capa.ci di conquist ar e e conservare il Veneto contro una potenza così ben(~, in a t rne r,orne 1'Austria .. e rendere l 'l tàlia rispet.t.ibile ugli occhi di tutta E uropa, dobbiamo innan zi lutt o porre b uon e fon darnen ta alle nostre milit ari ins: it uzi01ii. Ci voglion o lJuoni quadr i , e questi non s i irnprovvi::a no . ì\on s i fa un esercito ·così. eorne si fa rebbe una s1xrndien., ta o u na l uminaria, a f uria di popolo. L'esempio della. Fr ancia nel ì 793 non -pllò avei' gran valore per noi., consi derat a la diver sità delle n ostre od:orne condizion i cfa quelle d i quel paese in q ~ell'cpoea. Messa a1lo stret te tra la. vita e la morte, collo straniero in fa ccia e la ghigliottina alle

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spalle, lancia ta g iù ~ulla, china della 1:iyo]uzione, costre(ht a su pplire istantan eam e nte allo sfac:el0 del sno eserci 10 r egolare , Ja n azione fran cese armò in pochi giorn i 7 a 800 mi la uom i n.i, che la voce p t1bbliea podò a un terz, p iù. Dovea fo.rlo o cadere. Fu poi merito de-' suoi nemici se quel la turba di arm a t i non fu cl i.spersa in pochi m esi , e poté diventar e q uE)ll'eserci to che port ò la bandiera della Repubblica fìno alle porte cli Vie11rni'. - Crearo i qcav'lr i vuol d ire qualcosa più che far nomine o promozioni d ì ufficiali. Pre para.ti i quadri, le truppe presto si foun o. D'alt ra par te chi non sa che la potc-nza d egli esercit i non stil' in ragione soltanto del un mero degli uomini ·) Sn ciò fosse, per non parlare d1 esempi non recellt issirni , f Franco-tnglesi n on sa,reb bero a nd,1 ti a Pechino con 11 11 pu gno d:uom ini, gli India.ni 1vrebbern st ermin at o gli Ing lesi , i Francesi non a,vrehbero neppnr pensato a p erre i l piede n el Messico . Senza r arlar più nè dei 500 nèr d ei 400 mila uom i11i che dovremm o a vere, cons ideriamo u,1 istante i 300 mila ch e ab 1)iamo . Nei qu adri contiam o generai i cl i grande ingegno e saldo carat tere, che ,il i;i perfetta conoscen za d elh irte loro uniscon o l a p niti ca, della g uerra, r ahito om,ai fatto alle nr d ite imprese e i 1 vig ore della g ioventù ; ottimi comandanti di corp o; un nurnero gr nnrle cli valorosi uficial1. Piemon t esi., Lombardi, Toscani, Emili a.ni, 'iieneti, Napoletani convenuti per· cl i versissi ine vie, sono oggi t utti una fa:rniglia concorde n ella devozione alla patria, all a bandiera ed al r e. In ciò l'esito ha superato le nostre sper;,1nze . Ma nei gradi in~ feriori, tra gl i ufli ciali che stand0 più a conlatto colla massa dei gregari h anno p iù dirr~tt,1 id1uc112a su questi. y'è un eccesso di giovinezza e d' in esperienza. Più an cora u a i sott'uffìcia.Ii . La sover::;h ia rapid ità degì i avanza menti, i n1 eraYigliosi voli degli ufficiali emiliani e mer idionali e l'esempio elci Yolontari hanno sct~rnato ai g!'adi quPl i)restig io ch'è uno dei pi ù potcnti :1rgome11ti della

]53 militare disciplina , Tra i gr egari poi, i vecchi soldat i piemontesi, lomb ar d i o toscin i, saldo nucleo dell 'esercito, sono troppo pochi, e t roppi iri'vcce i vecchi soldati nap!)]itani. Moltissimi i coscri tti , e la m aggior·par te n apolitani, umbri, marchigiani, romagnoli e s iciliani. Rammentiamoci cl1e la coscr izione n on esisteva per l'innanzi nelle provincie già polìtificie e n ella Sicil ia ; n on dimentichiamo l'iguoranza che regna tuttora in quei paesi ; eonsideriamo l'ascendente che il partito retrivo ser ba t uttora nelle camp11 gne cl'onde ci vengono i più dei cosc ritti ; riflettiamo che gli uomini non mutano natura ad un tratto, specialmen te quelli cui la .ign oranza e la sup e rst izion e ,tbbuiano la mènte ; pensiamo ch e il coscritto in q ualsivoglia p aese non è u omo che vada aÌle armi così come a fest a.; ricordiamo quali furono i Papalini a Oastelfi dardo, i Bor bonici incont ro GarilJaldi, i .Siciliani a Taormina. Noi v ogliamo un esercit o che non ci si sfasci tra le ma ni; che marci e combatta come marciava e combt1:Ltceva, l'eserci to cl~e vin se a S. Martino, o quello che pref-e Ancona a p unta. di baionetta . Ebbene, abbiamo pazieum, aspeLLiamo : il tempo è u11 tesol'O per noi. L'Italia. avrà t ra non molto un esercit o, n on solo numeroso, ma saldo, prode e sicuro. Ogni dì che passa ci avvicina a q uel momento . Abbiamo buoni quadri. ottime discipline, l)uonc armi ·, e sopratutto una. virtù che noi stessi i gnoravamo q uasi di possedere pochi anni or sono , e che vorre mmo vede r dappertutto' in Italia com e l a v ediamo n eÌla milizia, ed è la perseYeranza operosa e tenace. .:Mercé questa otterremo quello che manca t ut tora. al nostro esercit o, c ioè la potenza del n umer o e la perfetta omogen ei tà . Quale sa.rii, l'eserc~itci itaLano quando sia compiuta. la m orale fusion e degli elementi che' lo compon gono? Che cosa risultei·à dal eongiungimento della devota, valorosa e ordinata discip\iuatezw piemo:1tese e d01lo gloriose t.r ,,E L ' ,\ US'l'RIA


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dizioni dd vecchio esercito rnrdo, colla docile bonariei à lorn barda oggi rinvigorita d:tlla libertà, col1a arài1a sp igliatezza veneta, colla ruvida, ombrosa e talvolta feroce fi &rezza romagnola, schietta e cordiale sì , ma ri tn sa e poco maneggevole, con que[e qualità così. singolarment e lottanti nell'indole dei Toscani, la loquacità, la n:igi<mt: volezza, la moUezza, l'attitudine agli eroici fatti, la curiosità micròscopica, lo slancio generoso, la presuntuosità e la docilità; e con quelle che tutti co11oscono nell<1 ma g gior parte dei Napolitani, e colla febbrile v ivacità siciliana, e colle tradizioni delle antiche milizie borboniche, e colla sbrigliata prodezza garibaldina? Memorie di cavalleresca devozione, di guerre onoratamente combattute, di generosi sacrifizi , cli eroi che resistenze , di arde11te amor e di patria, di pericoli volontariamente affrcmtati e valorosamente superati, rniste a r.icordi cl.i sprezzi stra nieri troppo lungamente tollerati , di coperto co~piran\ cli molJe servitù, di discordie, cli odii, di ve1JCleLte, dt paure, di foghe, ecc. Da tll1 lato gente assuefatta 1,d amare e rispeitare l'ordiue, le kgg'i e le podcstù. c:osii tuite; dall'altro uonùni abituati a considerare odioso e :::pregevole qualmìque freno d'autorità, ,ed altri avyezzi a por ta.re il giogo più pesante senza scuotersi. Togliamo con mano ferma ogni velo; g uardiamoci a nud0. Quando si tratta della sorte di una nazione, non bisogna contentarsi di ossenar da lontano. Non temete: non rnosirerP.mo ai nostri nemici cose che essi non veggano già perfett aménte. Non li acceca davvero l'iJigenuità. di coloro che ·vanrio gridandoci: , Roma e ì/enezia vi aspet.ta~o a braccia a,perte: affrettatevi, per .Dio, » raccogliete uomini ...... . . " . · · Se tutti questi elementi diversi fossero stati messi ~1~siemo alla rinfusa e alla pari ad un tratto., n iuno può dubitar e che non dovesse risultarne un vero taos. Ma inyece ad uno ad uno sono sta.ti raccolt i, a.ppurati il me>>

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glio che si poteva, ed uniti orcli nata mente allo antico esercito sardo. E questo ha dato alla massa che andava formandosi e capi e discipline e costumi, talchè si può d'ire che esso solo ablJja conservai.o intera la propria personalità;' e gli altri, Ppoglian<losi de1la loro, siansi a quella associati . Meglio nou poteva sper are l'Italia. Così procedendo l'orgm1r.mento , io sonD d'avvi'so <.:he l'esercito italiano acquisterà carattere molto somigli ante a qi;e1lo del: l'antico esercito sardo, con qualche scapito forse nelle qualità più posate, ma. con Yantaggio certo nella vivacità e nello slancio . Diverrà. credo, un esercito che aècoppierà in sè le qualità più s:r:;iccate ,del francese e dell'aust.ri,.co, bencbè in grado r elativamente minore, e Ji supererà ambedue nella intelligenza : più aciattato però all'offesa. che alla difesa. Avrtt. per molto tempo bisogno di eapi abili e fortunati che ne reggano alto l'animo, e di uffìciali che sia.no pronti a sacrificarsi per dar l'esempio. :Ma i,e poi la sorte lo aiuti a farsi un buon tesoro di beìle trndiz.i oni guerresche tutte sue, potrà divenir ta1e da non aYer pari in Europa. Ciò dico con intimo· convi ncimento e 11011 per isfoggio di patriottismo . Al presente l'esercito italiano è travagliato, corl}e tutti sanno, da diserzioni frequenti e nunwrose., che fanno singo1ar contrasto coll'ordinatissima, regolarità colla quale procèdouo le cose tutte di quell'esercito. V'è chi ne stu•_pisce . Lo st upore sarebbe invece r agionevole r,e non avessimo diserzioni . I grandi mutamenti politici, quelli inedcsimi che sono più legittimi e _più benefici , non si compiono senza q11alche sconcerto, per ché feri~cono molti interessi di r,er sone, di consorLerie, di caste. Oltre a ciò l' uniLà d'Italia,. gc11erosa aspirazione troppo superiore alla portata dello anime voigari, non poteva. non trova.re qualche intoppo nei pregiudizi, nelle consuetudini e nella ig nomDZa della gentaglia d'ogni ordine, e particolarmente dei terrazzani e campa.gnuoL di quelle provincie ove i l


15G

L ' I TALI A

.s1<ntirnento nazionale non avea potuto infiltrarsi. Le resi• stenze doveano essere architettate, fomentatè, o almeno ·favorite dai cultori delle vecchie monarchic.,, da colr r ., che erano a quelle, legati por vincoli d'interesse, dai seg uaci d i Roma e da quei molti cui è facile dare ad in tendere che unità cl'ltalia vuol dire rovesciamento della ,:;hiesa ca,ttolica apostol ica romana. Quindi inevitabili certe contrarietà, come le diserzioni, il brigantaggio e la inq uieta incontentabilità delle provincie meridioriali, cos'1 rorne erano inevitabili per altra parte le ardenti impa- _ Zienze del così detto partito d'azione, e i troppo famosi equivoci nel Parlamento, volendo noi insieme rrogre:'scl ordiDato e governo libero. Invece di lagnarci, dobbiamo ringraziare la fortuna che ci ha risparmiato cliflicoltù maggiori. Dobbiamo anzi r ingraziarla, com.e di un beneficio, di queste che ,ci ha presenta to , poichè per rnezzo di esse ha messo a prova, col. minor pericolo po,-sihile, le nostre forze, la volontà e Ia vitalità nostra; ci ha trattenuti dal comprori:ietterci in imprese ar rischiate e super iori alla nostr a possa, ci ha mantenuti concordi , quanti fer mamente vogliamo l'unità d'Italia, nei _pi ì.1 difficili momenti della nostra unificazione, qDando cioè le passioni di provincia o di part.e avrebbero potuto più faci,l mente scinderci ; ci ha mostrato a nudo il male che avevamo in casa, e ci ha sforzati rt provvedervi strbito; e vµ, sempre più educandoc:i all'operosità e alle grandi cose. Quando ci accingemmo a1l' immensr, impresa, di r ifare la pairi t . nostra una e p'otente , la storia ci diceva cbc le grandi opere non riescono stabili se non sono contrasfate. N ell,i ,,ita dei popoli, come in quella degli uomini, le difficoltà affinano l'ingegno, ritemprano l'an imo, crescono le forzto\ sublimano l'intelletto e la HJlonlà. O si cade sotto il pe$o · di quelle, o, vinte che le si abbiano, da pigmei che eiaYamo ei tr oviamo fatti giganti. Alìora si può da pari a pari offrir la. mano a.i più potenti e dir v agi-io. Noi non

E L 'AUSTRIA

157

dovevamo desiderare che l'unificazione d'Italia procedesse tranquilla e piana tra foste, bandiere e lumi. 'I fiacchi e gli uomini tli corto ·vedere soltanto potevano sper arlo. Nazione ieri schiava , molle e spensierata , che ancora trova pesanti l e armi e tormentose le cure del libero governo, dobbiamo cercar k prove, non ft_iggir le : dobbiamo benedire quella mano che ci tiene svegli pungendo~i a sangue, che ci imped isce di riposarci troppo presto sui nostri allori appena nascenti e sulle 'ceneri del passato, ·sotto le quali il fuoco è ancor vivo . Queste prove erano inevitabili, sono benefiehe, ci sara.nno di grande ùtile : sono mezzi di educazione i piè1 acconci per un gran popolo che rinasce. · · Se le provincie meridionali si fossero lrnite al resto dell'Italia così prlcificu.mcnte com0 c1uclle dell'Italia cenLrale, qncl gran ma.le. sociale e morale che k ammorba i:arcbbe rimasto latente, o alrne110 uon sarebbe appar so ,;osi presto schifoso· e graYissimo com'cg1i è . I rimedi sarebbe1~0 stati tar di , parziali e lenti, e in gran· parte anche - superficiali. Scattiva.re prontamente quei popoli sarebbe staio impossibile. Molta gente pericolosa avrebbe consen•ato colà sede cd aut:irilà. :>-:on si sarehl)c -veduta (·.osi manifesta ed urgente la necessità Ji mutare r1nelle corrotte amministrazioni. La fusione sarebbe stata lungamente ritardata, mancando stringenti motivi . a gran rirnutamento di persone tra le provincie settentnonah e Je meridionali . Dopo grandi promesse di scuole, cli pub~ blici lf.vori, ccc., le menti si sarebbero volte interamente ,i Venezia e a Roma , e Napoli sarebbe rimasta Dio sa quanto tempo ancora. nel brago della ignoranza, della miseria o della poltroneria, non ostante . i l buon volere de'suoi rnio-Jiori cittadini e de'suoi r(~J)J}rescnt.anti al Parlao . . . . ll1ento. S u quella terra ove tutto 1mp1gnsce se non Sl ~ gagliardamente spinlo da esterna virtù, le ferrovie·, 1 porti,_ le scuole a vrebbero fotto lc11to progret-;so, salvo


L'l'r,\ L l A 158 poche eccezion i. Felice poi l 'Italia, · se in cambio del bri; gantaggio spicciohito che oril, fun esta quei luogl.ti e delle spicciolate diserzioni cbe tuttod_ì avvengono nell' esercito~ non avesse dovuto speri men~are i sollevamenti e k ribell ioni in massa quando i l can~one avesse comin ciato a tuonar e sul Mi110io e sul Po. Potevamo desiderare cJ3e qu ella parte d'ItaJia fosse diversa da qu ello che è ; non dobbiamo però lamentare che siasi mostrata quale è di

E r.'AUS I'IUA

fatto. Ma .lasciamo da parte queste considerazioni e r istringiamoci per ora ét parlare delle diserzioni. Si è osservato ehe la m aggior parte dei dis,~rtori sono antichi soldati o coscritti napolitani e delle provin cie emiliane . Si volgono al Veneto, al Tirolo od a Roma., secondo la posizione , geografica delle stanze cl'on èe partono; pochi alla Svizzera f3d alla Francia . Disertori fu ggiti dai depositi clcl lo estremo Pi emonte furono fermati non lungi dn,l Mincio. Da. ciò , quando aJtre p r ove non si avessero, è dimo;c,frat ;t

l'esistenza di accordi tra i i:emici n ostri esterni ed i l l tern i per prnrriuovere ed orga.n are la, diserzione. Sappiamo q uali possano essere q1.1esti nemici. Le arti clegh i~tigatori facile è immaginarle -~ pro5ttare della i gnoran za e della superstizione degli sciaF;urati che prendono di mira; mettere in campo ht seomunica, la <levozione ai legittimi sovrani, le rm,pù; umrpazfoni del re Vittorio Emanuele; a n1J1111ziare -imminente la g uerra, la roviua dell'Halia,' Ja restàurazione clei rhonarchi spodestati, e gravi c,:istighi ai rjbelli e grandi premi ai fedeli ed ai pentiti ; ai Napoli tani dare a cr edere che il loro paese è già torna:to sotto lo scet.t.ro d ei Borboni ; sp arger d enaro; procurar vesti, carte e ogni altro mezzo di traJugarnen i o. Data la mossa, non manca [)oi chi segua la corrente sen za essere spinto. La m itez7,a delle pene minacciate. dul n os tro Cud ,cc p enale m ilitare contro i disertori e loro consiglieri o istigatori cos pira Cl"L'SC0re il màlo. I ca tlivi (r,tttamenti e

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la scarsa quantiLà o la non buona qualità del vitto sono pretesti da non pig1iarsi s ul serio . Non bisogna però s paventarsi p er la gravezza cli questo male nel suo presente stadio. I <lisertori non si contano a migliaia, come qualcuno crede, La Yig.ilanza delle autorità militari e della polizia, congi unta ad un buon modo di distribu:i:ione dei solclat,i novelli nei depositi e nei corpi e ad un ben avvisato sistema di stanziarnento e spostamcJJto delle truppe ha impedit o che la diserzione p rendesse quelle grandi proporzioni cl.te senza tali provv edimenti avrebbe potut o prender e. La milizia ha fatto e fa. tutto quello che può per cura.re queDa sua piaga. Oggi i.i rivolge r~lk supreme potestà dello Stato per avere da ésse più efficaci rimedi cli qL1elli cbe le leggi ora esistenti le somrni1~istrano, Chiede pi LL stretta dich iarazione del crimine in discorso, aggravamento di p ena p ei disertori ed estensione della giurisdizione militare sugli istiga.tori e complici delh diser7,io110 , quantunque estranei a lla milizin, (l), Una repressione più severa non potrà non produrre b uon i effetti. Del resto s'ingannerebbe a partito chi riguardasse la d iserzione in grande scal a ,::ome una miseria nuova e nostra. Qu ante volte, anche in tempi non r emoti, si sono veduti eserciti più v ecchi e più omogenei del nostro, e ricchi di gloria, scemare con~ider e,:olmente iu JJroporzioni molto m aggiori e in pochi giorni per quella trista cagione! Quei famosi battaglioni che dal lì\32 al 1799 levarono così alto il nome della Francia s ul Reno, sul Danubio e sulle Alpi, t utti composti di Francesi, avvezzi a rig uardarsi come fratelli, a combat tere a fian co, a trionfare insieme, si sono essi pur-e veduti sovente ridotti a scheletri per la diserzione e tramliltati per g iunta in focolari di ( t} A ciò fu provrn,1uto con h·g1,e "l'Jll"ùvata t!a'I Pa!'iarncn to e ,anzion.ilti dal l\c nel luglì u ultimo scorso.


]60 brigantaggio pei paesi che doveano proteggere . .Di quel male era talvolta cagione 12, miseria; ma pur molti disertavano so1taJ1to per odio alla m ilitare discip1irJ3, pèi· tornare alle loro case, o per vagabondeggiare a loro capriccio: e in ciò non vedo Ja, ferrea mano delb n ecessità, nè ombra di nob ile sentim:mto . Ed erauo quegli stesfi uomini che nei \oro quotidiani slanci d'entusiasmo aveano spontaneamente gridato le tante volte vile chi non muore piuttostochè abbandonare la baudiera della patria l Ma. la vigilanza costante, la severa repressione e le a\tre misure prese per frenare la diserzione non basteranno a farl~ cess,ire affatto senza il solitb aiuto del tempo. Quando la fusione mora.1e sarà cornpiut,t 11ella milizia gregaria, quando i l :i.apolitano, il rom.agnolo, il modenese, il parmense si saranno assuefat tì alle nostre disciplino e avranno stI'etto frn loro vincoli di cameratismo ed acquistato fede neJ;a stabilità del presente ordine di cose, q Ltclla fede c.;he sorge dai fatti , veòP.nrfo l'Italia durarn e prosperare; quando avranno acqui,tato q uel m ilitare amor proprio e quello spirito di corro c~e non si creano in un giorno, allora la diserzione diyerrà tanto rara nell'eserc.ito italiano quanto lo era i n <1uello am:mira,bile esel'eito sitrdo :'.ler cui furono falte quelle m itissime leggi che oggi p ièt non soddisfano a.i b isogno . Due parole intorno al htigantaggio. Ho detto clic nnche questo era un male inevitabile, troniendo per lo provincie che in festa, ma pur non alfatto scevro di qualche bene per l'Italia. Le cagioni di osso sono ignote ed incomprensibili soltanto per dli giudica dc]]e cose cli Napoli da ciò che vede a Torino, a. Milano, a Firenze o a Lon.:lrn. Ignoranza, falsa. religione. abbrutimento morale, trad i1.ioni di sangue ptLgato, di r apine ricompensate, d i rest,wrazioni borbo niche col capestro pei liberali e rrùlle favori pei briga.mi, rniseria, sb.cc:o troppo sentito tra i l rieco ed il povero, ferocia mtturàl e, inclinazione all,t strage ed

1G l al saccheggio; mancanza cJi strade, montagne deserte cJ boscose con ricoveri quasi i11accessibili, eccitament,i borbonici da Roma, da Marsiglia,:. d,a Malta, dt~apol.i e dalle .provincie .stesse; preti, istigatori: . cìdi:i .P,fiicolari ~·. bramosìe di vendetta,· denaro largamente d1Str1bmto, la camorra Jei t rist i, la paura dei buoni, le prime prepo• ten ze i primi r icatti e la inettezza politica dei liberali o garibaldini delle provincie; ,•oci spars~ di · sc?~fit~e dei · • . piemontesi, di ritorno del re Francesco,. d1 appariz10m_della.. regina Maria Cristina, ecc .: ecco a un d1press? 1~ ver: cause del brio·aùta0'0'ÌO, fatto antichissimo naturalissimo m quei b ·1 paesi, che ci fu annunziato meYitab1le appena ~e_ttemmo 1, piede nel Napolitan o. Io rammento che a Grnha~Nova, a Silvi, a Chieti varie persone mi dissero: « Guardate che » i cafoni vanno a farne qualcuna delle l oro . Quando vi -» sarete allontanati di qua, sorgeranno come hanno fatto )) semrre in sim ili casi: e allora Dio sa che c?sa sarà. di ~ noi altri poveri gctlantuom-ini". Questo avvemva verso la metà di ottobre del 1860. A me quelle appr ensioni parvero allora esagerate piture I Militarmente parlando , il brigantaggio napolitano è stato una fortuna per noi, che abbiamo in quel paese la nostra A1creria. Le giovani truppe italiane hanno trovato colà una ~cuola di minuta guerra, ui1 buon campo di prova; asp ri monti, folti bos::hi, torrenti _da . p~ssa~e a guazzo, lunghe marce, cO'rse affannose, staz10~1_d1s~giatc, un continuo star sull'armi, tn accurato serv1z10 d1 v1g1Janza e di esplorazione, oscuri pericoli, mosse combinate, sorprese, agguati, stratagemmi, vivaci ass~lti, ins~gui meuti ostinati, i r ischi dello sbandarsi, la vista del fuoco e del sangue, la triste necessitii di tremendi esempi . .Alcuni mesi di vita siffatta, ·con buoni successi costanti, o almeno senza notevoli elisa.stri, sono ottima cosa per assodare ed aggue_rrire le milizie. Le nostre, così. com'erano composte di elementi diversi, no hanno d1 più ritratto

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ANNO

VII, v ol. I. -

. . . .

11.


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E L',HJSTE\IA

arande vantaggio dal lato della omogeneità, in quaìlfo ~he nulla conferjsce a rnscitare nelle t1:uppe il camer~- tismo e lo amor di corpo tanto quanto la comunanza dei disagi, dell'e fatiche, dei pericoli e dei buoni successi. Insomma, abbiamo riconosciuto un'altra volta la verità di quel nostr_o dettato italiano che dice: « Tutto il male • non vien per nuocere ». 11 grosso brigantaggio napolìtano è oggi quasi domato. Distruggere i briganti spicciolati e le piccole masnade che ancora rimangono è anc~e questo affar di tempo, e piuttosto da gendarmi che da truppe di linea. Pur tuttavia per molto tempq ancora saremo costretti a tenere disseminati in quelle provincie molti più battaglioni e squadroni che non richieperebbero in tempi normali , per impedire che quella mala pianta ripulluli , e assicurarci contro le invasioni dal Romano e li sbarchi sulle costiere, finchè le cose nostre non siano meglio assodate. Le nostre forze marittime mobili, recenti e più certi, consistono in 22 bastimenti a vela . a ruote 36 » ad elice 28 - 8 J sui cantieri )

)

secondo i dati più con con con con

305 cannom. ) 139 » 542 315 cannoni.

94 bastimenti in tutto con 1301 cannoni. Siamo di molto inferiori agli Austriaci nel numero totale dei legni, e specialmente in quello dei bastimenti a vela e ad elice; ma li superiamo d'assai nella portata, sia sul totale (circa ~00 cannoni di più), sia nei legni delle due specie ora accennate, e singolarmente in quelli ad elice, poiché con 36 legni' di tal fatta cli fronte a 47, abbiamo 857 cannoni di fronte a 625, cioè 2.25 cannoni di più. Gli Austriaci pare abbiano per ora il vantaggio n~l numero delle navi corazzate, perchè mentre noi ne

...

16'3

avremo quattro _disponibili dentro l'anno presente, essi, a quanto dicono, ne hanno già otto in mare. Comunque si,i, l'Italia è ancor molto lontana da quello stato marittimo militare che le compete e per la sua geografica giacitura e per la grande distesa delle sue costiere e per la sua posizione rispetto all'Oriente e al canale di Suez. Nòn v'è oggi tra noi uomo di rnm cortissima vista che non riconosca riposare l'avvenirlil d'Italia in principal modo sullo sviluppo della sua marina. E prescindendo anche da un futuro non imminente, dalla parte voglio dire che potremo r~ppresentare nel mondo quando, composte affatto le cose nostre, saremo compiutamente padroni dei no·s tri atti, la 'è già per noi quistione della maggiore importanza quella di assicurarci la supremazia assoluta nell'Adriatico, per ragione sia di difesa sia di offesa , contro l'Austria che va facendo i massimi sforzi per contrastarci il possesso cli quel mare, almeno con armi eguali. Perciò sano proposito è quello di coloro che sostengono dover noi non guardare a spese negli armamenti navali e nel supplire per quanto possono umanì mezzi alle sfavorevoli condizioni idrografiche della nostra costiera adriatica, onde procurarci da quel lato buone basi d'operazioni marittime. Ma su tale proposito, che richiederebbe discorso assa.i più particolareggiato, lascio la parola ad u0mini più di me competenti, bastandomi avere accennato quelle ragioni politiche e strategiche, le quali sono accessibili anche ai pro::ani delle cose nautiche. Mi restringo a manifestare il desiderio che possa trovar~i il modo d'improvvisa.re in caso di bisogno sul lago di Garda una flottiglia almeno uguale all'austriaca; Io mi figuro che non sia impossibile costrurre piccole navi da smontarsi a pezzi; trasportarle mediante le ferrovie il più vicino possibile al sito ove si voglia adoperarle, trascinarle fin là coi cavalli, e poi ricomporle prestamente, metterle nell'acqua ed armarle. Ne dettero un


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1,'11'.ALIA E L' A:gSTRIA

esem.pio i Francesi sullo stesso lago di Garda nel 1859'. ~o c:redo che siffatti navigli potrebbero esserci molto utili 1U certi cas~ anche sul basso Po, sul Mincio e sull'Adige, contro Borgoforte, Mantova: e Verona, per portare, se non fosse altro, le offese postre là dove il n emico le aspetta ineno.

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(Continua)

VITE NULITARJ

C. C01m

llaggio~e di Stato Maggior•

ANTON1 ·0 CAM PANA Morto generale in Vienna nel 181i1.

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di coloro che più fra gl'Italiani si resero. benemeri't1 d elle geografi.che discipline ne' tempi n0stri, fu certamente il generale Antonio Campana. Epperò noi stimiamo far cosa buona andare qui brevemente dettando alcune paTOle, a onorare il nome e la memoria d'illustre uomo, be nchè per casi militari erranti avesse dato braccio e senno allo straniero, e fosse stato parte sventurata e quasi involontaria fra gli oppressori della patria . Ahi I nostro principal danno derivò certamente aalla ma no infeconda e soffocante di cui voleva godersi non pµr e un bel taglio ubertoso di nostra terra, e dalla riprimente :;ignoria su tutt'i principi italiani e le loro cor ti servili; ma tutlo fortunatamente disparve, e tutto è pros~imo a dissiparsi nettamente. A quattro m iglia da Napoli, nel grazinso villaggio di Portici, i l quale, bellamente situato a piè dello ignivomo monte de l Vesuvioì re::idesi un giorno l)Ìù che l'altro grande, ricco e


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.ANTONIO CAHI'A!:-IA

VITE MILlT ilR!

popolato, a dì 11 di dicembre dell'anno 1772 nacque Antoqfo Campana dal l'architetto Vincenzo, .chiamato da Roma it1 Napoli a disegnare le fabbriche ,disseppellite in Ercolano e Pompei, e dalla signora Margl:erita Carpi, figl iuola anch'ella di 1rn fiorentino, invitato all'officio medesimo di ritrarre quelle vetuste reliquie. , Or questo amore senza gelosia e senza sospetto ch'ebbero sempre i Napoletani di chiamare o Romani o Fiorentini o Lombardi, o Piemontesi a pubbliche o private iucumbenze dimostra -fin da antico come gl'Italiani si sentissero vincolati 'ai affetto e di stima, e si reputassero davvero figli della medesima madre; non ostante la violenza de' casi e di,governi isolatori e tirannici. . Il bambino ?eonato fu tenuto al battesimo in quella pieve d1 Santa Mana della Nati vità co' nomi di Antonio Maria Gaspare; e quest'ultimo nome viene a rammen tarci un fatto storico importante. Gaspare Vanvitelli, dopo la congiura del conte Macchia, fn mandato via da Napoli insieme col fìaJiuolo Luigi. E richiamato questi per incomi~ciare a' dì 20 di geo-. ua10 1752 l'opera grandeggianta della reggia di Caserta, fece venire di Roma e di Firenze per ai utarlo negl'imruensi lavori,· massime ne' disegni e negli apparecchiamenti, alquanti artisti, · fra' qyali il Carpi, il Campana e altri molti, e forse quel Giovanni A nton io Rizzi Zannoni padovano (1 ). Il giovinetto Campana, bellamente arricchito di natura, non fu nè pigro nè

(1) Lo

ZANNONI

pubblicò:

1769 - Carta geogi-afica della Sicilia prima ossfo rpgno di ,Vapoli, incisa n Pm·igi da Gùiseppc Guerra. 1785 ...:._ Cai·ta idrografica indicante i ft•iaggio fallo dalla sqiuulra dc(tc Due Sicilie nell'està del t 785. · • 1791' - Carla topograficci del litlorale e de' luoghi antichi JJÌÙ rimci·r cl1ivoli. , • t 79;, - Cci-rta geugmfica della Lornbcwdia e delle ,,eg ioni a,diacenti. 1795 - Ca,·ta geografica del/ci L,,mbardia. . , !799 - Ccwta geog,·afica de/l' ltulia settentrionale. Gran carte, topog1·afic1i del l'adouano. 1805 - 1';uova Ca.-ta di Sarc,Zegna (Insieme col P . .Raimondo di Napoli). 1807 - Carta topogra.{ì,ca del r/y1ro di.Napoli i11dicanlc la clfoisionc ilelle $!CC 14 p1·0,,,n cie.

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rìtroso ne' primissimi studi, e più che altre cognizioni vagheggiò s in da' primi anni della età intelligente le riatematiche, ond'ebbe ao-evolo lo svol(J'imento delle facoltà mentali. Voleva egli battere ,'.) o lo .studio nobilissimo dell'ingegnere, e in ispezialità deputarsi agl'idraulici lavori. Imperocchè mquel volger di tempo appunto il suo· zio materno insieme col colonnel lo Al less10 reggevano il corpo militare degl'idraulici che a' tempi nostri si vide dispari re e immedesimarsi col corpo. µel genio dellsi· fortifica• zioni. E sotto la guida dell'architetto Ferraresi era sul punto di prendere il dottorato, e addestrarsi al maneggio degli strume~t~. e delle pratiche deile m isurazioni, allorquando calarono m Italia gli eserciti della francese repubblica. Mutavansi gli ordini politici, e combattuta la batta.glia di Civita Castellana,. le legioni repubblicane mossero avanti , sicchè sull'incominciare a.ppllnto dell'anno 1799 fu creata la repubblica partenopea, la quale ebbe a durate cinque mesi. Fu quello il tempo di magE;iori convulsioni politiche e di effimere italiane speran·ze, talmentechè la gioventù massima• mente venne senza peritanza tramutandosi da più pacifici ministeri a quello del1e aimi, onde profferire alla patria splendore e forza . Ed anche il Campana, , lasciati gli studi scolastici, diede non compre mani ed affettuoso pett<) a serva libertà più che a decorodell' iograndirnento della cit\.à. Imperocchè u noi sembra problema difficilissimo a risolvere in politica sociale se val me glio rimanere sotto gli artigli éi brutti, i~do~ili e sa~guin~nt1 despoti, ovvero, per mancanza di popolo, chiamare ~u amto Jo straniero e insieme l'Qvesciare un trono che non ba più nulla di nazionale fuorcbè le rapine e il sangue. Campana fu prima capitano e poscia capo battaglione del le guardie nazionali, prima creazione in Italia di cotesto corpo della libertti, cui oggi, per la cresciula ci viltà, di viene emulo l'esercito, chi:) teneva_si soltanto come corpo della indipendenza. Nel quale officio ei seppe meritare belle lodi nel fatto d'armi a Ponticelli, siccome leggesi nella official relazione che il ministro della guerra Manthoné pubblicava per le stampe ai 23 di H prile, dove accanto agli uffiòali delle artiglierie S imeoni, Giordano e Colletta era il nome del capo battag lione Campana o de' suoi compagni d'arrne nella guardia cittadina Pacifico,


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VITK MILJTA-Rf

;Marchell1, i duq Ria.rio, non mE)uo che i c11.p1tani Allegra; Cb iarizia, Trarnondi e Gii).ccì0. Ma quella nuo\a coudiziorw di r.ose, s\ ria g rau tem po dPs:dernta e apparecchia ta, e_bbr, s iccome nceennammo, pochissi ma durata, e 001t che irnprov visa , terribile fine, 1.1er la vilrà di un Cii pi tano straniero, o por la infa.mìa di uo Borbone, q uegli cbe abbandonava il paes(;) in preda a nern ici e despoti corrucciati e questi che facevasi il principal carnefice l~i illustri cittadini, e il dardìfiarnrna .d~lla tirnnn ide . Allora d Campana fL1 tra i più anooturnti dt::'capi1o!a1 i P 1rad iti in ç:astel Sant'Er:-ismo, i quali, per saharsi dalle persecuzioni, poternn rifuggi rsi in Franci,1. Cominciava a servir una repubblica, e avP.a a le1minare i snoi giorni al serv izi0 rkll'oppressore d' i ta Iia ! Noi speriamo che fnssern siate coteste le nltime condizioni disgraziate della vita .di un soldato, jl quale, avanti del: gran principio della nazinnalitil, nun sapeva i I C'On cetto Yero del suo braccio e del s110 s ìnrarnen t.o . • 1 E colà si fermò sino a tamo che il gran capitano, frettolo~" .riV,f•uando dall'Egitto, ti1oss1, con no,,e llo eserci to .alla socond n · guerra d'Halja. Nel la qua le 1! Can,pana. prese parte uella· i'a rnosa C'alata ùeì S. Bernar.rlu, avi.ndo il grado di capi'tauo 1wlla legione· IlalicR, la quale ,focendendo dalle Alpi in V,d di Se~i11, tenue Mrlauo, prima (h·lla ba ttaglia combattuta a Marengo a dì 14 di ottobre dell'a nno 1800. Intan to i Francesi per qui-sta sola Yittoria si rc·nduvano con rna ravigliosa fortuna J.,iennmente sign,)ri della Penisola; ccl il Cnmp:rna era rn;minato capitano', e come inge3nere, geografo sotto g li ordini del]'ni u t:m te genera le T1beli sve lese, fai to in q nel :em po di rettor<) del devosito della g111~1ra, ossia o!Tìcio t•ipogr afìco in Milano. I mpemccbè non p01endosi m Pttere in dn bbio l'importa nr.a di· 1rn corpo, Ì ' cui ufficia li s,ipess,3ro cong.i11ngere ,illa vR lent a liC'l lernre i tcrre1Ji, le cognizioni rnili t~tri e la scien:;a della·. guc-rra, ii goYerno it,diano già avca con decreto dd 19 messi~ doro del l'ar, no IX , (:iuò 1801, getta.te le primi) basi di un . " ffìcio topoxra fì<"o; ~ llora. quando senti vasi i:eneralm en te il bisog n0 di 1ni.g lior,n e la cartogi-afh it~liana,· la q11ale in bu~na p i rt(~ noo cn che pr<,spettica e d1 poco conto, ton ostante

ANTONIO CAMPANA

ehe il padre Beccaria da Mondovì sin dal 1763 avesse m isurata una base per la carta del Piemonte su la strada dì Rivoli, cui i l ba rorie Zacb aggiunse miglior triangolazione nell'anno· 1809. Del nuovo officio topografico italiano fu posl:ia ord inata la composizione con carta ministeria le del 12 piovoso dell'anno· appresso , e viemmeglio applir;Ma ad) 7 di settembre dal vice p residente della repub blica, per l'nrgenza de' tanti lavori richiesti dal primo Console. E in meno di quattro mesi non ostante mille ostacoli, fu messo in punto questo, e rìdo~to tale da subitamente mandare in ca mpagoa pareccLi ul.Iiciali ingegneri . I quali furono sulle pri me chiamati a configmare le fortezze e le adiacenze, petebè senza ind ugio se ne potes::;e migliorar la difesa, traendo profìtto delb rapida pace. E furo no compartiti nelle piazze di P eschiera sotto il comando del cnpitano Macdonald, di Pizzighettone sotto q uello di Tl'amarini e di l\fantova sotto i comandi appunto del Camp~na. Ma ne furono dopo non molto tempo rich iamati da cosi fatte iucumbeoze per sostenerne a ltre più gravi e deli,)ate. Pe rocchè recatisi i topografi francesi a rilevare il 1eni tvrio situato tra !"Adda e l'Adige, propoJJeYa il Melzi di congi ungere a qnesta maniera di la vori anche gl'Italiani per estendere· quella c:.uta sulle proporzioni del ventimillesimo per tutta la repubb!ica eziandio . Ed aderendo a questi il primo Console, comandava a dì 7 di fruttidoro dell'anno X estendersi la carta militare, e dove~se l'officio topografico d'Ìtalia intendere prima a quella parte pos1a fra l'Adda e la Sesia e/ poscia a.ll'altl'a di qna del Po e dell'alto No,·arese. Uscito ,·fai serr igi ita liani l'ai utante generaJe Thibel perché Cl'eil.easi forse favoregg iare i : onsigli della Svezia sua terra: natale, temporn.lm€nte l,> sostituiva il Campan~, percbè l' altro, più antico ufficia le del corp'> medesimo, Francesco Macdonald, era a Parigi a int.an te cli camp,) del generale Trivulzi. Ma alla cost ui morte, avyennta a Pa rigi nell'anno 1805, tornavasenè Macdonald, nelle cui mani 11 011 piaceva al Campana di rimettere il comando; e a contesa un giorno ven ut1 , singola.r tellio'ne in vacarono. Sul campo giunti della sfida, ~occò io sorte a ll'avversario di scaricar prima la pistola , il cui piombo sfiorò con ispa rento de' padrini e del ferito ce eziandio


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VJTE MILITARI

la spalla di lui. Ese una sfida senza sangue ha sempre qualche cosa di ridicolo, non può dirsi certamente lo stesso allorquando al sibilo di nna palla rim aneva impassibile come bersaglio il C<;tmpana, e prepara vasi simighantemente il Macdonald, allorchè quegli alla sna volta trasse in aria il colpo temuto; e a questa generosità, da meno l'altro non mostrandosi, corse ad abbracciar commòsso ed affettuoso i l suo conterraneo ed amico, cui. profferse volonterosamente quel ?Osto, quando in sì cavalleresco modo procedevan le liti. Ma generosamente anche il Campana lo cedeva, comechè ·accese dopo · n on g uarì le discordie con_ l'Austria, e chiamato Macdonald a quella guerra, stabilmente quei ripigliava l'antico uffi zio, dopo che lo ebbe sosten1;1to per alquanto tempo un ufficiale francese Guglidmo De Vauqua- . · court col a:rado · di capo squadrone o d i o"Tosso mamriore ~ · vo , così appellandosi un ufficiale che er a come secondo colonnello del,, !'esercì to.

In quel medesimo anno Inglesi e Russi essendo discesi ..in _Napoli, perchè il Borbone erasi loro collegato, u n corpo d i esercito franco -i taliano fu .riunito in Bologna, e però alquan ti ingegneri !Seogrll fì d'Italia vi :urnno depu tati, fra i quali il Campana. Ma le opere loro si lim itarono a squadrare alcuni passaggi degli A ppenini, perchè conchiusa la pace di Presbui'go, <c1 mandato quindi il generale l\fassena in Napoli, il primu, e3ercito retrocesse a Venezia per ricevere la consegna dagli Austriaci.

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Nel quale tempo i ristori della pace chiamarono il Campana ·. : . a vagheggiare una famiglia, solo solis_s im o ch'egli era, lnng i della patria terra, e invero meri tJ per sue rare v irtù <lell'an imo l'amore della nobile donzella Luigia Parravicini, della q lla le ebbe desiderata figliuolanza: Procedevano iutanto i lavor i di Corfù, della Dalmazia, dell'Istria e delle venete lagune, per apparecchiare la carta idrografica della marina adriatica; e nei mesi di marzo e di luglio dell'anno 1811 si pubblicarono sotto · la direzion e del capo squadrone Campana, comandante gl'ingegnen topografi e direttore del deposito; le . due carte, una contenente i dipartimenti del l\fotauro e del Musone nelle· Marche di Ancona e Macerata, incisa dal Bordiga, che fu tanto valente nel tratteggiare i monti col suo bulino, e l'aÌtra

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ANTONIO CAMPANA

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il dipartimento del Rubicone·, intagliata dall'ufficiale Giovanni Battista Caniani, òpere entrambi dell'altro chiarissimo di Napoli F erdinando Visconti. La Lombardia, stata de' della T orre, de' Visconti, degli Sforza, di Luigi XII e cli .Francesco I di Francia, governata dal 1533 al 1705 da sovra qi delle Spagnc, poi da quelli di Austria insino al 1795~ divenu ta repubblica cisalpina, mutata in repubb lica italiana nel 1802, e pur r egno d'foì lia dal 1801 al 1814, tornava fra gli antichi artigli ; dappoicbè non erasi allontanala ogni sconcia e v i·tuperevole preponderanza, siccome po_tea fare quel grande nella consulta di L ione, portando la . pietra angolare della unità e della gloria italiana. ' Qr poichè erano mantenuti negli . offizi i nostri valorosi Italiani, anche i l Campana vi rimase onorevolmente, siccome luogotenente colonnello e direttore del deposito da g~i'erra in Milano cui davasi' nell'anno 1816 la novella · denominazione d'istit~;o m ilitare geografico. Ed egli i;ercò sempre chiamarvi tali ufficiali che, massime in q uella maniera di lavori, corigiungessero precisamente al sapere il saper fare eziandio. I mperocchè era con vi nto che chiunque -vide utile la sua pratica bcncbè cieca·, diffida delle infrnttilere teoriche, comn nq ue splendidissim~ ; e per contrario le men ti più elevate disprozzan nella contemplazione di altissimi principii l'ignoranza e l'ostinazione della comune consuetudine. P er la qual cosa ben corrisposto da egregi operatori, ch'egli aveva chiamato, la triangolazione . di second'òrdine del regno Lombardo-Veneto andò avanzando. E fu distesa una rete trigonometrica delle· Marche lungo la costa dell'Aclr.iatico appartenente a l r eame di Napoli, la quale, unita a quella fatta dagli uffiziali napolitani insino al capo di Santa Maria di Lenca, ed all'altra dell'Isole .Tonie e di a ltri punti adempiuti dal valoroso uffiziale dell~ marineria inglese Sidn ey S mith, valse a com porre la carta di quel m are, la quale, compostadi venti fogli, venne sullffpmne appellandosi Idrografia d'atlm·aggio (1) dell'Adriatico. Era intanto il Campana chi:1.mato a dirigere la delineazione (1) Barbara voce per significare la cosLa, la spiaggia, il li do . Ed io crederci !Jcnc p otersi dire : Tirogntfìa d'approdo dell'Adriatico.


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VITE lllLITARI

topografica militare degli Stati Ji Parma, Piacenza ·e Guastalla.• ·e con tanta_ s~llecitudine vi si adoperò da ~eritare i più alt: contrassegm d1 beneYolcnza; sicchè con patente del dì 11 dicenib~e dell:ann_o 1821 fu commendatore dell'ordine costantiniano di S. G101"g10 dì Panna. Già per diploma del dì 14 di settem.b~e 1820 insignito cavaliere dell'ordiue austriaco della eorooa di ferro, tenne l'anno appresso con grande operosità sebbene conlro l'antico sentimento italiano dell'animo suo, l'~ffi.cio di capo del_lo slato maggiore nell'esercito austriaco, il quale forse per l'ult1m~ volta'. a~ut~to da'Piernontesi medesimi, campeggiò contro le commoz10rn libere e popolari del Piemonte. G rande fortuna per l'Italia tutla e grande onor per l'Italia subalpina· che. dal 1849. non più •divisa io fazioni, ma forte, unita e . r.nncorde, tenne a bada poi vinse l'arrogante straniero, che osava no dì dettar leggi e imp:mc giogo a lla patria dc' Santarosa, de' Collegno, de' Sammarzano, de' Palma I l\'! a strettamente ~enendosi al debito di soldato, il Ca~pana. mer'.tò ,esser _creato, m data del dl 26 di aprile, cavaliere degli ~ta~.1 d A~stria, da tramandare a: suoi discendenti d'ambo i sessi· _11_ titolo ~1 onore di c_a"aliere di Spli.igen-levg. Nè lungo tempo· discorreva, ch'cl'a merita.mente innahato, con di ploma del dl .9 di marzo dell'anno 1828, a colonnello, e coll'officio medesimo di capo supremo dell'istituto, E' dimostrò mai sernpl'e quanto grande era i l suo 7.elo ed it s_a~ere, e di_ quali _pr~tiche era illuminato nell'indirizzare quelli si 1mportant1 lavori rntor• o alle car:e militari lcl'ate neo-I{ Stati, un_a cn'. uilima parte rimane ancora, ma 'per ·breve, ~ol· nome _di S tati Aust ro-Italiani , dov'era la congiunziouA delle · gr anch strade. di Lombardi a con quelle del paese straniero, onde . son tngliate le_Alpi all'in:orno rlella V.altelli • a. I quali lavori llPil posson giammai convenientemente commendarsi p. tenersi in prezzo, perocchè richiedeva tutta la cosr,ienza dell 'llom~ Òel'oto al bene vero della terra in cui pro.m::risce i suoi scrvig1. Laonde ei veniva crea10 generai m_aggiore a' dì 30 di' marzo 1833, col quale uffizio fu eletto siccome tribuno anzi procuratore austriaco per la triangolazione delle alpi Cozie nel P icr1 1onte '. e con siffatta diligerza e perizia e prestezza ei conJu~s0 q iic- 1 lavMi che il re Carlo Felice faccvalo cavaliere

ANTONIO CAMPANA

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dell'ordine militare dei Ss. Mauriiio, e Lazzaro. Nè meritò so lameote queste nobili insegne, le quali sono assai spesso una àimostrazione di benevolenza e di cortesia de' donatori o premi d i bassi uffizi di ad ulate carte e di petulanti richieste, anzichè titolo di merito vero nelle persone cui fregiano il petto, ma fu anche meglio ascritto dalla regia Società geog1·afica-di Londra in quell'anno i839 fra' membri onorevoli che la compongono. Dalla sua fondazione stato era sempre in Milano il geografico istituto, e sapientemente a noi sembra, perchè collocato presso alla catena delle Alpi, che richiedono certamente i principali studii dal lato della geografia e della strategia eziandio. Ma surto a' di nostri l'universale intendimento di concenlrar tutto nelle città capitali, su lo scorcio dell'anno 1839, veniva tmmutato 'in Vienna, siccome òggi vorrebbesi con maggiore ingiustizia a sua turpe cupidità menar anche colà il Monte · Napoleone, che fu io prima la fondazione e l'amministrazione del debito pubblico dell'Italia settentnonale (1). Ma sul Danubio aveva a ritrovar la sua tomba il vecchio S.lldatfl it.aliano, adusato fin dal nascimento a questo cielo benigno o soave d'Italia . . E per dare un'idea di quanto vadano debitrici al Campana le scienze- geografiche, e dimostrare col fatto ch'egli sia in ispezia\itil. benemerito della geografia dell'Italia ci faremo qui ad accennare serie de' lavori principali da lui diretti, e successivamente pubblicati da qnell'1stituto; cui andrà congiunto inseparabilmente il glorioso nome di Antonio Campana italiano. Al quale deesi altresì i l non picco! merito di aver saputo ottenere superiore concessione a levare la carta d'Italia nelJa proporzione di tre linee per mille tese. Il quale disegno, senza. le sue cògnizioni e, la sua efficacia, non sarebbesi punto incamminato , procacciandosi il danaro necessario, invocando la

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(1) I magistrati di Milano, a' quali fu proposto colai disegno ro,•inoso, l'icusarono il loro consentimento con una maggioranza. di selle contro lrc: quelli di Venezia più docili strumenti della corte leùcsca vi condiscesero lutti. Primo scopo sarebbe di soccorrere il tesoro di Vienna: secondo di dislrusgcrc le istituzioni amministrative di Looibardia, e 1·cnder finnnchc la curità italiana affatto dipendente dalla solvibilità austriaca.


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' ' ITE M_Il, ITARi

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protezione degli uomini più dominanti dello Stato, e spianando risolutamente ogni maniera di più ardui ostacoli. Ed egli infatti, ancbe viem meglio spintovi dall'amor della patria, toglieva facoltà imperiale per comunicare all'officio topografico napolitano le pos1z10ni geografiche di tutti i punti geodetici, e quanto altro bisognava perchè i lavori degl'ingegoeri italiani di Napoli fossero legati a quelli del valoroso ingegner& Giovanni Marierii, i l qu~l~ andava rifacendo tutta la triangolazione degli Stati papahm, fatta dal padre Boscovich, e stendendo nuovi triangoli per tutta la Toscana. Imperocchè non si pote va di vero estimarsi . perfetti i lavori che interno ad essa pubblicava n~ll'anno 1830 fastronomo padre Inghil'll'mi, in 4 fogli, colpa certamente non sua, ma degli strumenti ripetitori,' che non avevano la perfezione e la squisitezza de' nostri giorni, quantunqne vi fossero indicate le profondità delle acque del mare, le eleva. ziooi de' monti e de' colli. · E fu speranza che quell'istituto si facesse a rendere pubblica l'opera labo~i?sa e di h.mghi ami degl'ingegneri napoletani. .. Gran d~nno che la morte rapitogli avesse il nobil compiacimento d1 veder pubblicato un sì ben disposto lavoro, e da . sì l ungo tempo desiderato in Italia: ·

Carta ammi nistrativa del r,1gno d'Italia co' suo-i, stabil,i~ . menti polilici, militari, civili e religiosi e con una parte degli· Stati limitrofì, cost1·iitta nel deposi.to della guerra e marina \ nel.l 'anno 1811,aggiunta e con·etta nel 1815 sotto la vigilanza del capo incisore Bordiga. · Sono otto. fogli , ma due di essi sono mefa: , la scala è al•· 500 mila: la . luce a 45° :' il disegno e là incisione pregievoli: · i particolari topografici e ammiuistratjvi abbondanti : i rami .. furono ritoccati nel 1831, appunto per consiglio e ordini del ·. Campana. Carta delle p?·ovincie Illiriche, in sei fogli e due mezzi · · fogli, alla stessa scala. Carta de' contorni di Milano, in 4 fogli, al cinquecento e nove mila. · La quale si estende 22 miglia geografiche italiane da o;i~nte· a occidente, e 13 da mezzodì a settentrione. ·

175 1lionarchia Av,striaca, in nove fogli, all'ottocento settantaquattro mila del vero. Tiirchia euro1Jea, in 22 fog!i, al c·inquccento settantasei mila. Carta delle poste e stazioni mtlitariper le provincied'Ital'ia, con una. parte de' paesi limit1·o(i, in di.e fogli, all'ottocento settanta mila. La quale carta sebbene difettasse di particolari topografi, ha il gran pregio delle annota,zioni che si riferiscono alle stanze , 'militari, alle strade e alla navigazione per fiumi . . Atlante del mare Adriatico, composto della carta generale, ·in dite fogli, al cinquecento mili);'; della carta di cabotaggio, in ventidue fogli, al cento sessantacvnque mila, più il Partolano, in u-n volume. Quest'opera fu .incominciata fin dal 1808 ed affidata al gene• raie Visconti di N'a poli, allora direttore in secondo del deposito della guerra in Milano, talchè i fogli terminati prima della sua partenza per Napoli nel 1814 erano pubblicati cou:i'opera sua, e col suo nome. Carta topografìca de' ducati di Parma, Piacenza · e Guastalla levata dietro m'isure trigonometriche, in 9 fogli, alla scala dell'ottantasei mila quattro cento. La quale pubblicazione dello istituto seguì nell'anno 1828. Carla stradale delle Alpi ocoidentali, in un foglio, al set~ecento venii mila, con ·un supplemento in àlti·o foglio. Ca1·ta topografica · del regno Lomba1·dJ- Veneto, costruUa sopra misure astronom·iche e tr·igonometriche , ed incisa a .Milano nell' I. R. Istituto geografico militare, in quarantadue fogli, nella prnporzione de.ll'ottantasei mila e quaUro cento , 1833, in italiano e tedesco. Questa carta iniziata nel tempo del regno italico, ha la medesima scala di una linea per 100 tese, siccome la carta di Francia del Cassini, nativo di Perinaldo presso Nizza. E fu prosegùita con le stesse norme dagli Austriaci, fu disegnata a luce verticale, e levata .sulla triangolazione che partiva dalla base presso 8omma su la riva sinistra del Ticino. Ha gran merito e va· fra le prime carte topografiche moderne. Ca1·ta generale del regno Lombardo- Veneto, ridotta. dalla ANTONIO CAMPANA


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VITE ~IILITARI

carta topngrafìca nell'istituto geografico m ilitare, in qualli·o fogli, al dugenlottantotlo mila e quattro cento. , È molto ben dises.~ata ~, incisa, con luce verticale; nè sappiamo se la ri prodnzione, le aggiunzioni e l'ampliazione ordinate fossero. già compiutE\. È la r idotta dell'antecedente.

Carta geogmfica del ducalo di Modena e paesi connessi. compresa la Luigiana ed incli.so il golfo della Spezia, alla scala del cinquantasei mila e qt1,.alt1·0 cento. • La quale carta che fu appunto pubblicata nel 1842 in Vienna era quasi ultimata, quando mancò di vita il Campana.

Ope,·azioni geodetiche .ed ast,•onomiche esegi,ile in Piemonte e· Savoià per la misura di un arco pa,·allelo medio. Alle quali insigni pubblicazioni prese buona parte il nost ro Campana, e nella qualità sua ::li direttoredell'istituto, e come . membro della Giunta deputata alla stampa; raccolti a nche i lavor i della triangolazione condotta dal Brioschi nel 1817 dalla Lombardia in Livorno, e quelli :rigonometrici dell'Inghirami e del padre Be'rtìni per la Toscana e Lucca. · E co' fatti, dopo di aver maravigliosamente durato grav'issirne . fatiche nel porre in sesto il novello più ampio istituto, aggiuntovi lo stabilimen to topografico e litografico dello stato maggiore gern}ra le di Vienna, cui seppe dare quel laudabile and:imen to che oggi si a mmira colà, cessavagli la vita a' d) 28 di feb·braio 1841 in braccio dP.' suoi egregi amici generali Camil lo Vacari e ca·valier colonne_llo Bìrago, al quale lasciava a bocca la sua estrema Yolontà a pro' dal primo nato de' suoi quattro. · figliuoli, Giacinto Campana segietario presso l'imperiale inten- .·. · <lenza delle rendite nella città di Morbegoo. Perocchè monaca fra le suore Agostiniane di Milano er a la s·econda Gglia Rosa,~-fl la terza V mcenza, moglie di Giuseppe da Campo-Fregoso ;·: toccando l'anno decimottavo l'ultima, Margherita, che di soli '. tre anni sopravvisse all'acerbo dolore _d i. perdita cotanta, men~· _tr'era anch'ella educanda in un chiostro di Milano. S olenni furono colà le esequie che accompagnarono all'ultima. dimora la spoglia mortale dell'egregio Campana, quali ·in,. vero si addicevano ad uomo che allo doti eminenti del\1. mente riun iva q uello squisi te dol cuore ; sicchè non pur

ANT Ot,;!O CMJPANA 177 concorsero, come per debito gli uffiziali del suo stato maggior gene rale e parecchi de'più distint: dell'esercito, ma i corpi tutti scientifici di Vienna, e quanti colà erano delle più nobili e ragguardevoli persone d'ogni ma:iiera d'ordine, sì nazionali che forestieri. Ed a noi piace di chiudere questo breve ma veridico elogio colle parole del nostro illustre amico generale barone Vacani, morto non è guarì in Milano: • Le mando la qui unita biog rafia da me scritta del colonnello Caccianino milanese, già direttore della scuola militare de\l'ingegneri militari e delle attiglierie del regno d'Italia, e avrei voluto avere altrettanti e fedeli notizie del nostro bravo generale Campana napoletano, che diresse con tanto onore e buon esito l'istituto militare geografico in Milano e riprodusse carte magnifiche • .

MARIANO D 'A YALA.

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l\IVIHA Tl!'.CNOLOG ICA

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179 con maggioTe ingegno, volere_o mezzi aves::eni rr.ente d':1scend~re a _Pi~1 nobile meta. Coloro che si associarono a' m iei espcrnnent1 nco2osccranno quel taoto di più, ch'è dovuto illle mie sus·seguenti ricerche, e la storia delle scienze registrerà nc'suoi fasti le nuove vnità conquistate, distribuendo inflessibile il r inomo della fama a' promotori delle virtù e del!'ingeo-no. ed il biasimo agli apostati del sapern e d'c,gni nobile ispi~1 zi~ne.

Riproduzione delle litegrafie e delle incisioni in legno.

RIVISTA TECNOLOGICA

Gettate por poco uno sguardo sopm una car ta torografica, e fate prova di copiare fedelmente miriadi di accurati tratti s u carta a utografica, su carta ,·egetale, su taffetà, su gelatina o alti·o corpo trasparente, guard,ite i m ille e più rabeschi, che ornano i monumen'ti bisantini, le accurate.rappresentazioni anatomiche o di fisiologia vegetale e via innanzi, e la mente rimarrà sbalordita al pensiero delle diligenze, degli stenti, del tempo che sono necessari a riprodurre un lavoro di sirpilH fatta. E queste riproduzioni incontra fare, sia che sia stata esaurita . una prima edizione, sia che d'un terreno s tratecrico o non s'abbia se non che un solo esemplare, e prontamente deb• bansi fornire a generali in capo e stati maaaiori r)arecch:ie t>O ~ copie inalterabili del teatro di guerra, sia che vogliasi riprodurre a basso prezzo in -paesi non vincolati da trattati, costosissimi lavori pubblicati dallo straniero. Or bene quest'opera di pazienza e cli tempo va ora ridott<1 ad opera di pochi istanti rnercè un processo, di cui giova dire in breve l'origine ed i progressi presso cli n oi . Nel 1842 il colonnello Tschernicheff, a iutante cli campo dell'impera tore della Russia , comperò ad altissimo prezzo a Par igi la prima idea di trasportare un disegno litografico su pietra. Cultore passionato ed entusiasta delle naturali disci pline, conobbe me in casa dell'illustre fisico Melloni, e mi volle compagno de' suoi sperimenti sulla litografia., la fotografia su lamine metalliche e la ga'. vanoplastica. E perciocchè io s1~ dal 1840 avea assistito agli sperimenti di xilotipia e di galvanoplastica, intrapresi con molta lode dall'egregio Filippo

Dlo1lo da ii11rodurre i disègni litografici, le incisioni, e le foto-grafie su vietra. foc.isio•nc \ICI' galvanoplastica, iucisbnc in legno, t rasporto dei disrgni ad acqllarcllo. · Egli è fuor di clubbio che le sciem.e e le arti, confottate dal potente a11Si lio della iconografia, hanno dinanzi un orizzonte infinito, essendo la rappresentazione o disegno delle immagini, che colpiscono i nostri sensi, un fattore comune, un simbolo inteso da tutti i popoli: il quaki potentemente aiut_a a rende re imperiture Ìe conquiste dello spirito umano. Per la ' qual cosa. ogni progresso nelle arti del disegno è da tenere come progresso di tutto l'urna.n o sapere, essendovi pochi lav.9ri scientifici od artistici nei quali l'iconografia non entri ad ilfu-, cidire i l concetto, a rendere possibile la dimostr azione di ·u na veritit, a dare corpo al pensiero. Quindi nel divulgare taluni') idee, intorno alle quali ho faticato con egregi ingegni per ben 'quattro lustri (1), io penso aprire utile campo a coloro, . che (l) Vedi Colle:tione dello Opere, iflcnwric e Scritti va.l'i, ùi G1~s1wre Nov1 , pag. S e 9.

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RIVISTA 180 Cirelli (1), il tenni prngato di porre a nostra disposizione il :mo stabilimento lit0grafico e di associ.arsi alle nostre ricerche. Lunghissimi. 3iorni trascorsero in assidue esperienze per dar nerbo e perfezione a i primi passi d'un'arte pargda e balbettante; ma i nostri sfor;;i fnrono inutili : le prove venivano smorte e frastagliat<:·, cosiccbè il Tsr,bernicheff si partì per Pie1roburgo un po' pentito. de lla grossa sornrna messa fuori por un' idea incipiente. Ma q uesta idea era giusta e piena d'avvenire, onde col Cirelli non ristammo dal careggiarla e dopo mille cimenti fu condotta a tale che la più parte delle figure del Poliorarna /l·illoresco e del Giornale delle mocle erano trasporli istantanei di disegni pubblicati iu a ltro opere ed effemerièli. · · . Trascorsi parecchi anni, ponendo a profitto le pratiche osservate nelle litografie del Gatti , del Ricbter , e giovandomi di tal uni sperimenti attuati col signor Berncastel, m i venivi dato recare q nesto processo a maggior perfezione. Da ultimo, pochi giorni or sono, posto nella necessità di sunogare ta luni pro. doùi chimici ad. altri , che non mi fu dato t rovare in com: mercio, sonomi condotto, per dir così, ad improvvisare un aJtro. . 'procedimento, che di molto si diparte da quello s inora seguito/ ·E di quest'ultimo terrò brevemente ragione, Ad auuare su pietra il trasporto d'una litografia, s1 passa: u na vernice eterea sul rovescio del disegno, sì lascia prosciugare, si spande sul dritto un liquido separatore, si lava con acqtia tiepida, si ossigenano i grassi e le resine contenute nell'inchiostro litografico del disegno, si attinta con inchiostro di trasporto alla lacca, si lava, si pro.sciuga, si reca l'originale sulla pietra, si dà la pressione, e tutto il disegno resta trasportato su di essa . Fatto ciò, si lascia prosciugare il trasporto con una cor rente d'aria concitita da un soffietto, si copre dj._ te acidulata, si lava e si attinta o"'Omma a rabica leo-gerissimamen o coll'inchiostro litografico, si lascia di bel nuovo prosciugare, e fì'nalmente si gomma con soluzione acida e si attinta e traggono le prove, come al consueto.

(I ) Vcdi la g1w1Tc,, Giornale ù' ,\ rlc, Scienza, ecc. .N° ~ , pag. !J6 , 1861.

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181 TECNO Lb GICA 'Queste diver.,e opera~,ioni si attuano ìn 30 a 40 minuti. Se il . di;egno da trasportare :·osse una incisione in l egno, è ntile passare s ul dritto mia soluzione di a lcool, ett)re éd olio di lavanda, cbo rammollisce i tratti e li rende più impressionabi li al liquido isolatore ed all'inchiostro di trasporto. In questa operazione è ind ispensabile che la pietra sia perfettamente livellata rd asciutta, che la pressione del coltel lo sia 1,miforrnemente esercitata, e ché il disegno d:t trasportare non sia soverchiamente umettato o soverchiamente asciutto. Per coloro che sanno addentro 1:fè.i magisteri dell'art.f:, saril, facile scorgere cbe questo procedi mento lungamente si diparte rla quelli in uso, viDC(:Jndo la diagrafia del IobJ.rd (1) e l'autog rafia , nell'eliminazione dell'opera dr"] calcare il disegno, eh'/-; la voro lunghissimo e spc~so infedele. Cosicehè nello stesso modo che nella ·fotografia la natura fa specchio ed impronta di se rnedes ima, ih questo processo un disegno (~mana part(> della sua sostanza e si riprodoce in copia fedele indipcnden • temente dagli errori della mano dell'uomo. E qui g10Y·crà ossePa re, che nonostante che quest'idec1. fossr~ nata in Francia, non è stnla colà posta a profitto nella pra1ica, se devesi aggi nsta,r fede alla voce viva i'!ì testimon i ocu• lari, ai manuali di litografia ed ai Yarii rendiconti dei prog ressi del le a.r ti e delle scie oze posti sinora a luce : onde sembra u tilis~irna. opera quella cl'aver perfr,%ionnlo qtiesto proéesso e ridottolo nel campo dell'industr i,1 e della p ratica utili tà. ·

LitofologrnO;i. La li tofotografia. è una specialità dell'arte piena d'avvenicc, c osicchò non sarà inu1ile registrare i successivi rniglior:.i.rnen li e le scope rte, che tendono a pc-rta.rla a. nobile peefr.zione. Nell'Annuai.rc dc la phologmphic, 1862, pag. 147 e scgncnti si scrive su questo proposi to: I signori Lemercier, Lcr ebour, Barresv.,il e Da.vanne, associando le ,loro fatiche, hanr:o di già ottenuti })rosperi. r isultamenti. (!) VcJi l ouis F-ig,l'icr, L'a1111éc sciml.ilìqnc. Pnr. I Brio, pag. t, 61.


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RI'VISTA

I due u!Lim i discioh,er.> 11 bitume di Giudea ndl'eterc co• pril'ono la p ietra litogr,1fica d i questa vernice in falda so~tilissi ma grauulan,, ed a produrre queste grano sposarono all'etere una lil.!vc CJLHl.otità d'u n dissolvente meno volatile, forse l'alcool. Nelta rono i lembi del la pietra on de q uesta vernice non ritornasse sui suoi passi, e ciò mcrcè l'opera d'una bacchetta di vetro. Disseccato questo i ndumento soprapposero a lla pietra una prova negativa ( 1) e la esposero alla lnce, per un tempo de terminato dall'esperienza, e quando ebbero Yeduto che il bitume era stato affet tato dalla luce, tolsero la negatirn u lavatono la pietra con l'etere, che scioglie quel tanto del bi tume, ch 'è s t~to protetto dai neri della prova. U ua esposizione troppo lunga fa perdere di bellezza all'immagine, cd il lavamento all'etere dev'essere in copia, altrimeuti restano macchie, ch e in prosiegllo n on si possono più togliere: · Questa prov~ su pietra non sì toslo si prosciuga, è: preparata c0mo ogni al tra litografia ed attintata . Dallo stabilimento Lli Lem_ercier. so_no uscite pro:·e che testimoniano sino a qual ::;egno s1 possa g wngcre con sdfatto procedimento. · I_( Poiteviri unisce in ègual volnrne una dissoluzione con _ceatratà d'albumina o dei suoi succedanei, siccome là fibrina~ la gomma a rabica, la gelatina, ecc. ad una dissoluzione <:oncentra~ di bi~romato di ~otasEa'. ma così che non precipiti la materia organica della p rima dissoluzione. Questa miscela si distende in una o più falde snlla superficie sulla quale si v uole auuare la riproduzion e, sia pietra, legno, ,·etro, metallo, carta ecc. Dissecc~ ta che è, vi si soprappone la negativa , o pure ::e si vuole direttamente l'immag ine, si mette questa superfici e preparata al fuoco ~ella camera OSGura . Dopo l'esposizione si apphca sn!la ~upcrfJCJ e 1mpress1onata uno strato d'inchiostro grasso ù1. qualsiasi !1n ta, _con un tampone, un cilindro, o con un pres,: so10. Da ult1mp s1 lava con mol ta acc1ua, e si compie il adlamento con una spugna o cilindro umettato . L'i nchiostro g rasso si distacca dalle parti, che non hanno subìto l'azione (l ) Qua odo si trulla <li riprotlurrc litografie e tavole in rilievo, si ado.:C perano le negative, mn quand o sono tavole incise: o incavate , bisogn:1 ~~rvirsi di positi ve.

183 della luce. Se questa operazione si fa sulla pietra, si attinta e si traggono p rove s iccome all'crdinario. Se si adopera un disegno positivo , sulla pietra si ha un n egativo e viceversa , perchè l'inchiostro grasso non adcrisèe sulle parti impressionate dalla l 11ce. .Mescolando dei colori alle du~ soluzioni anzidette, spandendo questJ indumento, impressionando con una negativa, e lavando quindi con acqua o con una. s;iugna, il colore resta aderente sulle sole parti, che sono state aJette dalla luce. Pochi giorni or sono, recatomi ad osservare i bell i lavori fotografici dell'egregio capitano dello stato maggiore francese, cav. :i.\'1illy, lo trovai intento a fissare un inchiostro grasso sulle prove fotografiche con metodo analogo a quello del Poitevin. E fattomi accorto della malagevòlezza di distendere u niformemente la tinta, di sgom brare parfettamente i fond i dal grasso, di dar corpo e forza ai tratti pel trasporto sulla pietra, ven nemi in mente estendere alla litografia i principii del trasporto in genere. E coi fatti diluit'3 le t inte, ossigenate le resine, sottratte le parli sporche trasmissibili alla pietra, i trasporti riuscirono belltt111eole e resistettero aJ la preparazione acida ed all'auintatnra e tiratura ordinaria. Per la qual cosa questo serr:plicissimo procedimento di poco si di parte da quello del P oiteYin, rua quel poco reca grundis• s imo vantaggio all'opma del trasporto su pietra, e la tiratura immacola ta del disegno, come nelle più perfette litografie. Cos·1 il so\~ente della tinta non è più l'etere , l'inchiostro non ò grasso, ma a lla lacca, e la carta è animalizzata non solo coi derivati della fibrina e dell'albumina, ma da questi corpi modificati dalla presenza d'un metalloide. Essa è sensibilizzata col bicromato d i p otassa o coi sali d'urano, ed è tutelata da un diaframma trasparente nell'essere -posto a contatto delle negative. Dopo la spalmatura dell'inchiost10 i campi sono nettati con un reattivo, ch e ad u u tempo fissa il rilievo dei tratti. Queste poche modificazioni :;chiudono un vasto av,eoire a lla. fotografia , dandole la stabilità ed il corpo delle litografi e. R esta ora a produrre un nero più terne e solubile, a rendere la pietra litografica più avida della sostanza, che rap~rescnta il disegno, cd a tentare sostanze an imalizzanti di maggior vigoria, sicTF.CNOLOG!'CA


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RIVJSTA

TECNOLOGICA

come il g luten fresco o le soluzioni del busage, adoperate nell,r tin tura del cotone, ,siccome pn,posi in una mia Nota, lett11; al1' Accademia delle scien ze di Torino nei primi giorni di marzo del corrente ann o. E questi ed a ltri particolari perfezionamenti saranno di leggeri attuati da chiunque prenda ad esercitare in g rande Ja litofotografia con questo nuovo trovato. (Conti n ua;) GIUSEPPE

Novr. ·._/

I~sperienzc contro le piastre di corazzatura, . esf•guitc tlalla Uegia Blarina Haliana. La commissione i nstituita con dispaccio 26 luglio 1860 -del l'ammiragliato della regia marina, presidente il contr'ammira, glio marchese Di Negro, direttore generale del regio arsenale, membri i signori ca v. March ese, capitano di fregata, sottodi rettore d'artiglierii1, cav. Lampo, capitano di fregata; cavali.ere Cerrutti ,. cupitaoo di corvetta, e. rdi:ltore il luogotenente d i vascello signor Lampo, si radunava il 28 luglio 1860 nella ~atteria bassa casamattata della Cava. Data lettura del dispaccio, che, .c onvocando la commission0, ordinava d i esperire tre piastre di corazzatura, di cui la 1a e la 2" delle officine des Chantim·s et Forges de la Méditerranée , e la 3° proveniente dalle fabbriche dei signori Cbarrière e Compagnia; udita lettura del programma degli esperimenti, ed informata che la baracca di legno era costrutta in modo che le piastre mano precisamente fissate siccome a bordo delle batterie gal1:eggianti e che la porzione di fianco di bastimento sul quale le piastre ven nero collocate era in perfetta dimensione con quella del la batte!.'ia galleggian te ordinata in Francia, la com:;: missione osservava in tutte le sue parti la. costruzione della baracca, la fissazione delle piastre, il modo di puntellamento · esterno, e r iconosciuto tu tto iu ordine, passaYa nlla verifica della bocca da fuoco, cariche e proietti, misurava la distanza del cann one al bersaglio, che trovava di 12 metri, ed esposto do.I signor presidente essere q nella distanza ti:lle che t irando

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il cannone da 40 a palla piena con chil. 2,160 di polvere,. la velocità residua era la medesima che se il cannone fosse a 500 metri e tirasse con chil. 5 di polvere, s'incominciavano , gli spari, di cui i risultati e le ossernzioni relative ad ogni singolo tiro qui compendiamo. Il primo colpo diretto ,,erso il centro della p iastra N. 1 (delle officine des Chantiers ét Forges de la M6diterranée , lunga metri 2, larga 0,740 e dello spessore di 0,120, fissata con 20 perni a vite da legno della lunghezza di om,320, diametro 0,040 e lunghezza delh ,ite di 0,200), fu tirato alla distanza di 12 metri con un cannone da40 piemontese, con palla piena rotonda di chilog. 15, a1la carica di chi!. 2 , 160 . La direzione del tiro era normale alla piastra, la palla colpì, lasciando l'impronta di compressione a gnisa di calotta sferica coi labbri a lqnanto rilevati; di 0m,160 di diametro e di 0,028 cll freccia; la cavi glia a 1esta tonda; che a dado e vite era fi, sata esternamente al bersaglio, si ru ppe. Esaminatfl. la parte - esterna, non si riconobbe di guasto_che •1na vite della fasciatura esterna di ferro. Nessuna fossùra aveva la piastra dopo i l tiro. Onde ottenere maggiore penetrazione e vieppiù esperimeEtare la piastra, si diresse un secondo colpo su ll'antecedente collo stesso cannone, proietto e ;ieso della carica . Dopo lo sparo. fu rinvenllta la calotta a guisa cl i calotta elittica del diametro maggiore di om,210, minore O, HiO, e cli freccia 0,055. Si sco}Jerse una fessma che dalla vite di legno del cen tro va d1aaonal me• te e in feriormente a dritta. Si trovò rotta la 2a v ite i~fcriore ctd 1° ra ngo a dritta a om,140 ?e! p iano della testa . Le :viti N . 3 di dritta, N. 2 e 3 del rango di mezzo, sempre con tando dal basso, si rim·ennero smosse dai 2 ai 4 mili. La piastra non fu più trovata perpendicolare, ma inclinata al!fl. base e incurvata al centro rli ,1m,0 l 3. Aumentata la carica a 3 cbilog., si diresse altro col po verso l'orlo della piastra. Dopo lo sparo si r1nvénne la calotta del diametro di om,180 con un una. freccia di 0,037 . Le viti a legno si rinvennero smosse alquanto dal mezzo in giù, e si rinvenne ' por smrJssa la 2a vite a legno d8lla piastra vicina N . 2 . Con nn'eg ual <'nrica si diresse un altrn colpo sull'antecedente


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affin_e dì uttenere maggior penetrazione e vieppiù sperimentare la P1~ 8 tta; dopo lo sparo si trovò la calotta aver per diametro maggiox-e om,207 e pel minore 0,180,.e 0,060 di freccia. Si notò una fessura dalla par te d i dritta della calotta, di forma circo• lare l"<1. terza v ·ite a Jegno a sin · ·istra rotta aI p10c1p10 · · · della . ' vite, e la seconda vite a dritta della piastra Yicina N . 2 alquanto }:>iù smossa. ~olla carica di chilog. 4 si diresse il colpo verso l'orlo snpenor~ della piastra . Un pezzo :li palla di forma quasi conoidale. rin-. · . sporgente .m -...,ase mcassato neIla pastra co I vertice f UOrJ r . . l . · ~a piastra s1 spaccò a centro della calotta forma ta dal pruno. Colpo, cou fessura irregolare paTteote dal perno di mezzo della 1,n. · · · dosi. obbltquamente . . ea d.1. s101stra e d.mgeu . verso la: di dri t ta èella lastra. T utte le viti tiella piastra contro c:.it si ti1:ò, come pure la 4a della piastra vicina N. 2, si rinvennero smosse.

sulla sinistra. La palla rimase incassata nella piastra. Tutte le fessure si dilatarono, for mandosene inoltre una alla sinistra della piastra, che ascendendo, si prolungava, diramandosi irre"ùlarmente fino all'incontro della fessura che tra versava la cao lotta lasciata dal 1° e 2° colpo. Si poneva termine alle esp:!1·ienze del 2 8 luglio 1860 con nn colpo diretto al centro ùe11a piastra di sinistra N . 2, lunga metri 1,980, larga 0,720 e de[o spessore di 0,120, fissata con 14 Yili a legno, lunghe metri 0,320, larghe 0,200 e del diametro di 0,040 . La palla s'incassò tra la 2a e la 30. vite della linea di. mezzo. Si r in venne la piastra fe,;surata quasi diagonalmente fra le suddette due Yit'.. Inoltre si trovò rotta la ,,ite di testa di sinistra. In tutti i colpi ùi queste esperienze la palla andò sempre in frantumi., gettando scheggi in ogni direzione, molti dei quali si trovarono conficcati nelle parti della casetta. Eppertanto dall'esito d i questa prima raduna112a, la commissione ba conchiuso: lo Che la piastra N. 1, drs Forges et Chantiers de la Méditerranée, sebbene proveniente da ferro manipolato con carbone di coke e di legno, meglio resistette all' urto dei p roietti che la piastra N. 2, la quale costrut1a con forre manipolato a carbone di legna, pure si fessurò diagona!m~nte dopo il primo

0stre1:'1itù.

Direttosi un altro c:olpo al vertice del pe;,;zo conoidale rimasto ~ella caJoua, q uesto pezzo di p'-tlla part0 fu frantumato o p~rte Peuetrò nella piastra, prendendo una forma coucava. La · Piastra < s.l fessµrò cowplctamente dalla parlll ùrilla, estendendosi 1~ · fe~su1-a fino alla vite vicina di sinistra, la fessura del centro nmarcatu, al colpo anteriore si trovò di molto allargata. La parte _s~ periore della piastra non ,rimase più trattenuta che da due v1t1 a legno. . . , Colla . . 5 l ·1 . d. · • canea 1 e 11 og. s1 u·csse un colpo super10rmente

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e . taogeo.ziale alla calotta forma1.a dal 1° e 2° colpo. Un pezzo di pall~ d i forma quasi conoidale rimase incassato nella piastra col v erti · ruor,·. L a piastra · . Ce sporgente 10 s1· r ·mvenne fessurata 1 ~ tutti i seni, meno però dalla parte sinistra, in fuori della hnea delle viti, che rimase intatt.1.. _U n altro colpo fu diretto fra il 1° ed il 3° alqua nto alla dritta·, la pa li a s,.incassò neli a prnstra, · come nel colpo antecedente. Le fessure della piastra si dilatarono, formandosene in oltre un'attra e h e d a Il'estremita · ' s1mstra · · d e1 1ametro orizzontale· <le:la calotta andava alla vite vicina. 'l'utte le viti da legno drilla ·pia.~tra N . 2 furono srooss:i, e la 2" si trovò rotta. Per Provare la piastra su tutti i punti, si diresse, con carica uguale alla procP.clento, un colpo fra 1'8a e la 3a _calotta alq u1nto

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·

colpo.

2° Che la piastra N. 1 è al caso di resisL(;re all'n.J'to dei proietti da 40, poichò dopo ,!J colpi, sebbene fessurata e guasta moltissimo, non lasciò mai trapassare il proietto sferico da 40, timto contrn cli essa sotto le condizioni le più svantaggiose pella sua resistenza. 3° Che la fissazione di qu2ste piastre con vi.ti da legno è ta le, che nell'urto dei proietti la vibrazione delle molecolE-, cagionata da succ~ssivi scuotimenti , rompe le ,,iti anche nella piastra attip;ua a quella colpita, come si è rinven_u to nella piastra N . 2, per cui si devo raccomandare che nella costru-zione di quelle viti s'impiegh: del ferro di l ~qualità.nostrale. 4° Non potersi ritenere questi esperimenti come definitivi, non essendosi ancora prornte le piastre all'c{fct to dei proietti da 80, per cui opinava altre ne fossero S') tntnin istrate per ve-


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RIVISTA

dere gli effetti comparativi di q ueste due diYerse specie d'al'• tiglieria. 5° Finalmente, c:he v isto il guasto prodotto dét un solo proietto da 40 contro la piastra N . 2, si sospendessero per la g iornata ulteriori esperimenti <'Dntro quella, per tirarvi contro, alla prima adunanza, con un cannone da 80, e progredire ad oiilrance contro la piastra Charrière, la quale si ordinò di mettere in posizione, impiegando viti da legno cli m iglior qualità di q uelle in allora adoperate. "\

Sistemata e fissata la piastra del signor Charrière sulla membratura del 1:ersaglìo, dapprésso a quella N. 1 des Forg<is et Chantiers, la commissione instituit.a per esperirla ad outr a11cc s i riùniva · nuovamente il 31 luglio 1860 a lla Batteria dell1t Cava , ed accuratarnente esaminava la piastra, che •trovava lunga zm,39, larga 0,500, spessa 0, 1100, colla distanza dal perno al la to cli 0,110. e fra due perni vicini 0,720, fissata con 11 viti della lunghezza di 0,310, diametro 0,040, e 0,200 d i lungbezza delìa vite. Esternato _c'.lal presidente della ·commissione il par8rc dì eseg ui re co• t:ro questa p iastra un egual numero di tiri e sotto le incclesime circostanze cli quelli eseguili contro la piastra. N. 1, onde per tal modo avere un preciso confronto fra le re~ìstenze di ques~e due piastre, che se dopo ugual nnnwro di tiri la pia: · st ra resistesse ancora bisognerebbe progredire aìle me prove col caunone da 80 fino al totale spezzamento della piastra. Pas~atosi alla verifica della bocca eia- fo oco, alla calibrazione dei proietti ed all'esame delle carich e, riscontrato il p un tellamento del bc~rsnglio, la Commissione 1imarcò come la piastra N . 3, ra pporto alle a ltre due, Era fissata in posizione alquanto. favorevole per la sua resistenza, essendo questa verso il limite laterale di dri tta del simulacro del bordo . Inc0miociato i l fuòco alla distanza di 12 metri con u n cannone da 40 piemontese, carica chilog . 2'°,160 e palla piena da · 15 cbil., si diresse il primo colpo a l centro della pias1ra at cli- · SO]'f3 e tangenziale alla 2a vite della linea di mezzo. La palla formò u na calotta di percmsione del clìarne:tro di 0, 170 e collà freccia di 0,032, alla clestrn <lella calotta si produs,e una sfol'.> l1at11ra longitudinale, i perni non Yenn ero smossi.

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TJ!CNOLOGICA

Si diresse un altro colpo s_ulla calotta formata dalla palla del colpo antecedente, e la si trovò del diametro maggiore di om,220 e minore d i 0,170 \3 colla freccia di 0,055; si allargò pure la sfoaliatura loncritudinale pr odotta dal primo col po, la quale presen~a 3 labbri;° il 1° di om,OGO, il 2° dì 0,040 ed il 3° di 0,025 di altezza. L e viti rimasero intatte. Nella. parte inferiore_ ~ella calotta si trovò altra sfogliatura p arten te dal perno v1cmo; essa si riconobbe da un gonfiamento n ella pa~t~ sinistra de_lla calotta in direiione di essa. Il proiettile spezzoss1 m un maggior numero di frantumi. 1t . · Aumentala la carica a 3 chilog. , si diresse un colpo s:1lla pa rte inferiore della lastra al disopr~ e vi~inissimo alla pnma vite della linea di mezzo. Esso lascio per impronta una calotta del diai;netro di om,180 e di 0,043 di freccia . Si rinve~ne ~na sfoo-liatura alla parte sinistra e all'orlo della calotta, m d1~ezio~e lot1gitudinale, ed un'altra interna e paralella. La 1a vite di m ezzo si trovò smossa, ma non rotta. A provare m aggiormente la piastra si ~iresse ,un altro colpo sull'impronta l asciata dal pre_ceden~e, e 1:1m~ron_ta pro~otta s1 trovò avere il diametro maggiore di 0111,2<>0, 11 rnmore d1 O, 180 e di o 055 di freccia. Le sfogliature trovate dopo il terzo colpo s'aprir~no maggiormente, staccandosi _il labbro. Si è trovat~ altra sfogliatura in~erna al lembo superiore della calotta. I perni non vennero smoss1. Colla carica di 4 chil. si diresse un colpci a l disopr~. e tangente alla 3a vite della linea di mezzo, ~l qual_e lasciò u~a calotta di om,170 di diametro e di 0,035_ d1• fr~cc'.a ._ L a 3~ vite dellà. l inea di mezzo e la terza della lrnea d1 sm1stra s1 trovarono smosse. Al sito colpito la piastra s'incurvò al?~n poco, tirando a sè la bordatura supe::iore di Qm,020, e le v1t1 a legn o del fasciame esterno si mosser:l alquanto. Sull'impronta del suddetto colpo se ne diresse un altro. La palla rimase incassata nella piastra_fo_r~ando solito tronco conoidale. La 3a vite della linea d1 sm1stra'. gm smoss~ d~l colpo antecedente, si smosse magg·~ormen te, 11 bordam_e rientro fino a 0"',040, epperciò la piastra s1 è mcurvata maggiormente fino ad avere una freccia di 0,060; prese pur anche una cur~ vatnra nel senso trasversale nella posizione del colpo.

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!\!VISTA

Po~tata la carica a 5 chil., si diresse il colpo al centro, super1orm;nte e tangenziale all'impronta del primo proiettile; la _palla s mcassò, scassando quella del colpo precedente, la di c ui calotla cilindro:•sferica si trovò avere oru,250 di diametro e 0,090 di freccia . La bordatura 5uperiore venne spinta in dentro maggiormente da lle viti cli t':lsta ; si formarono var ie sfoo-liao ture'. e le ~uatLro viti a ll'intorno si smossero, ma non si ruppero. D1rettos1 un altro r:olpo superiormente e tanaenziale alla . . o . terza vite_d1 mezzo, la palla rimase incassata, la bordatura \ d . ~ ce ette magg1ormeote, a umentando la curvat ura della piastra, · -e saltò la ·vite tangente a l proiettile. Il rientramento della bordatura e la curvatura della piastra venne ritenuto dalla commissi_one ~ote1· provenire dall'essere la piastra situata alla estremità d_ella bordatura di dritta della costruzione in legno del bersagl10. , , · _ Si diresse anche un colpo sul precedente; la palla, rimasta rncassata nel suddetto colpo, cadde ; la calotta lasciata si trovò avere un diametro maggiore di om,220 e una freccia dì 1,105; s i apersero fessure longitlldinali tanto nelle calotte lasciate dal ·5° e 6° colpo qu/\nto in quest'ultima. I l bordaggio era coutinuarilente frascinato dalla piastra, le viti superiori cedettero mà non si ruppero. Passatosi a sperimentare la penetrazione con un cannone da_80 piemonte: e, con palla piena rotonda di chilog. 30, carica ch1l?g. 4,510 11 colpo diretto fra le calotte del l o e 30 colpo lasciò a ltra calotta del d-iametro di oru, 170 ed una freccia di 0,030. La bordatura si smosse rnaggiorm0ute, perni v1crn1 si smossero ma DO!). si ruppero. . Con carica di chilog. 7, 250 si diresse un altro colpo infor10rmente e tangente alla l"' vite di mezzo, la calotta formata l!a _il diametro di om,165 e una freccia ·di 0,050. Si ruppe una ordmata dell'ossatura verso l'estremità superiore , e si trovò una fessura longitudinale verso il fondo della calotta, la quale _però. non oltrepassa la piastra. Le sfogliature laterali si dilatarono e se ne rilevarono i labbri. Direttosi ancora un colpo sul precedente, la palla traversò la piastra e s'internò nel legno, senza però traversare la membratura, la piastra si curvò nei due sensi con una freccia

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'J'Jf,CNOLO!l!CA

di om,120 nella parte inferiore; al lembo _i~feriore si produsse una fr,nditnra trasversale dal centro alla simstra, nello spessore della piastra a sinistra ; si trovò pure '.!D'altra ,fessura che dalla faccia di dentro all'esterno finì ai 213 dello spessore ; t utte le fessure si di latarono, le viti di testa inferiori sor tirono e la bordatura rientrò maggiormente. C~n ugual carica, proiettile e cannone da 80 si _d iresse un colpo sul primo perno della linea di rnezz_o della piastr~ N. 2 dell'officina Foro-es et Chantiers de la Méd1tereanée. Le fessure prodotte su que~ta piastra coll'ultimo colpo delle es~eri~nze_del 28 luo-lio si aumentarono e si dilatarono; saltò la vite m fer10re di dritta, e cadde l'angolo inferiore di sinistra di questa piastra, Direttosi finalmente anche rn colpo sulla piastra N. l della suddett~ officina, nella parte i nferiore della piastra a sinistra, luogo meno danneggiato, esso demolì la piastra non rimanen• done attaccato al1a bordatura che un pezzo coro preso fra la 5a e la 6t1 vite di dritta. La piastra Charrière· a\'endo adunque sopportato N ·• 12 tiri dei quali 2 a chilogrammi 2,160 polvere

I

2 3id. \ ~d una palla sferica da 40 2 4id. ~ 3 5 hl. \ I a chilogrammi 4,51 polvere ( ed una palla sferica da 80 2 • 7,25 id. \ la commissione ha dichiarato che quantunque dopo i 12 tiri suesposti lo stato di questa piast~·a si~ t~le da D00 renderla piLl sicllra a resistere lo sforzo ~01 yr01e~t1, p~rchè rn par'.e fessurata ed anche traforata e.al! ultimo tiro, ciononostante ritener essa positivamente che la piastra esperita della c?~posizione offerta dai signori Charrière esser rli lunga migliore delle altre d.ue des Forges et Chantiers de la Méditerranée, provate nel 28 luglio. . . La commissione h a osservato come le fend1tare nlevate al termine dei tiri, le: sfogliatura prodottesi fin dal principio di questi, avessero direzioni e forme t~li che dinot_avano la bontà del materiale impiegato nella costm z10ne della piastra esperita. Come la ghisa dei proietti da 40 fosse molto tenace 111 con•


., 192

RIVISTA '.f•ECNOLOGlCA

fronto di quella da 80. E .fin,aJmento come sarebbe stato utÌ• lissima cosa il progredire con altri esperimenti comparativi contro piastre verticali ed inclinate di amendue le fabbriche. Il colpo tirato col cannone da 80 contro le due p iastre Forges et Chaotiers de la Méditerranée non fu per constatare la forza di esse, ma bensì per verificare l'effetto di sì poti311te a rtiglieria. Difatti Ja totale rottura delle piastre, la granellatura delle recenti spezzature della medesime, dimostrarono chiara.mente c ome non potevasi da esse attendern risultati migliori.

llIVlSTA STATISTICA

V.

•

E•-J

lNGf-ULTERRA. - Flolla cornzznla. - Nei p1iuii giorni d i agosto il na"iglio corazzato ·Jritannico era il seguente: Warrior, 1,250 caval li , ectrcu1it:t vu lnerabili, corazza.me nto metri 0,114 - armato. lilacfo-!'1·ince, 1, 250 cavalli, c,:;trcmìtà vulnerabili, corazzarnenlo 1netri 0,1 l Ll - iu ~,rn1a inento. Defènce, 600 cavalli, estrcc11ità vulnerabili - armato. Rasislance, 600 cavalli, csttemitit vuliierabili rn armamcnLo.

JLchiUes, l ,3GO cava Ili, inticramen te corazza lo. id. id.

Hector , 800 cavalli,

Valianl, 800 cavalli,

id. id . iù. id . :lhnolaur, 1, 500 cavalli, id. id. No1·thu.mberlrincl, 1,350cavali i, id. id . Le 10 navi sono tutte di nuuva costruzione, a scafo in terno di ferro, , separato dalla corazza. da uu iuYol L1cro di legno . Tutta lpiesta squa.d ra ven11e posta iu can tiere da!Lun 1ui -

Az·incoiirt, l , 350 ca va lli,

..

A:i:rn VII. Voi. l. -

J 3.


lfJ4

RIVISTA

r:igliato inglcrn, q uando la mari na britannica. fu ~pinta _a cotesto perfezionnmnnto dalle prove fatto nll'esLero sulle navi c:erazzate. Il s istema elcrut>nlnre di qursle na\·i si fonda !'111l'idea. Jella costrnzionfl di bastimenti a granòi di111cnsiooi, .e <olla ma.:;sima veloci ti1 possibile. Ma la pi:1 che me<liorrc riuscita delle prove fatte dnl WarriM' r. dalla Defence nei cattivi tc0tpi ,·enne s ingolarme nte a l)-JO!lificar le opinioni su cotest'oggotto. Si riconobbe come in questu navi, di cui talune eccedono la lunghezza di 120 metri, In celerittL di corso avesse condotto a sacrifica.re la scioltezza dellu e \·olnzioni. L'esame clell~ fregata francese la Gloi1·e accennò a' ma1i11ai rngle$Ì l'in feriorità. de:\ lo·o sistema, e ne furono con,·:n1i d,1i 1is11ltnti del famoso combattimento tra il .Ueri·imnc E-<l il'

S nl CPnl.ro del ponte, ch'è blindato robnslr1mcntc, s,,r;;e una tqrre corHzzata di forro larni11alo, a prova di g ranata. J:J (·,apacP, :<<~oudo Ja grossezza della na\'e, di. rice\'cru uw, o p:1rer,ch' ,·annoui a perno. Questa torre domina di cil'ca_ un metro tl p(lnte superiore; yj sono int:1 ~lm.1.i larghi ~abord1 che hation~ l'oriizonlP, e comunicano coll'interno della 11ave pel' mezzo d1

una larga finestra. . _ Tra j due ponti troYansi gli :dof!gi orJrnar1 ;_ ma al mornen~. della pngna, questi alloggi. vengono sg~rn brat1, le finestre orct1 nal'ÌC sono cl~iu se, ecl i proietti. panno uupuuc~menre t1.tlraver_ sare Je pareti superiori. La naYe protetta al sito _di gallegg,am..nto da. metri 0,114 di fell'O ba le sue opere , 1m al coperto c1 0 • proi1:t.ti pieni e la sna torre a foggia ùi blockans, i1~tiera 111"nte cli fel'ro, nulla ha da. temere da.lit~ 31::nv1te. Qun od ancl1e t;it•e le pa reti venissero strappale dai pro_iì'Lti del nern~co, e ehe il mare spb7.zasse il ponte, la torre 1,nnc1pale continuerebbe l'ilhivia a starsene diritta, fonn,tndo, collo scafo corazznw, nn insieme invulnerabile . Da ciò si scorge che i caratteri distiutiYi ilei sistema HeeLl sono

illoi1 i tor·. Si riconobbe la. ncce~sitit di costrurre di tali nan per la <lift-sa del!c coste, eJ il c,1p11ano Coles, uflìzialc rlella marina l11iwn11it·a, il quale richia1nò la priorit1t delrinvonzi.one rlc-1 il/onitor, ,·enno incaricato di dirigere le noYelle costn1:.1ioni s11i su,,i rlis,•gni . Il {1r irice Albc1·L di 500 c.irnlli e di 230 tonnella1c, i_• ~talq poslo i11 ca11tiere dalrindustria privata per c<m to del' g ,,vo riln. l) ll P- basti I llt'll ti ~ nticbi stn Il no radendosi r ('l' 11dattarv i Ì I sisl 0 11111 Colcs ; t'd una nuo, a mwe sia pcr c·s:crc costrntta sugli ste:s.«i disegni. T utte !,} naxi <lei si:,tema Coles adempieran no alla condizi.011e di mobilità, ma a cngiou d1•l gra\'c peso non S!,mbrano a lilii:1110 da riusri1· atte n.lla. gran na\·igazione. Altri nurneròsi progelli fnrnno oll'crti al gonirno, tra i quali ebbero l11 pr<'f,.. renza q11, lli del signor Rccrl, già sf'grctario della socie1à dei :'\avu 1 A rcbitech, ora i,pottore dP.lle nowllo costrnzioni. J snoi òiscgni s,rno serbati ~otto il 11il'.1 geloso m i$tero, 1:ir', nulla mf-110 ne le~giamo alcuni dettaizli in una relazione Ò<'Ì J110111lenr Oniv11·sel. L'in:;icme delle 11avi Reed sembra anic::innrsi al Mon'ilm·, ~enza per(', 1:L batteria girante. Sooc, di l"'gnn si_nu nll:t linea ùi galleggiarnouto, e<l il lo ro poolo è quasi dii · li"cilo coll'acqua . La col'azzr. comin<:ia alh linea di gallq,p;ianwnto e discende a 4 ml'tri sott'acqua., colla ~pcssezza ùi · metri O, 114 all'nllo e progres1>irnmeute minore verso al basso, 0

19;}

ST .vr1ST IC1

iscgucnti:

I

.

.

_

10Imruergcrc quasi total mente la corazza, thgu,~aa ridurne

quasi com pletamente il peso. . . z0 Di non fare a pro\'a d~lla palla ptena se non le parti realmente vitali della narn, contentandosi per le altre tli ailontanare i pel'icoli di iucen lio. _ 30 Fina.irrwn1e di applica1si al vccch10 malcrial0 senza 11ecessilare grandi lavori . Difatti le naYi di questo sistema conserveranno la loro ,elaturn e la loro alullratura intatte, ed è in mercè de la.diminu_~iotJe dell'appro vvigiona mento d'acqua e di carbono, e he il co,;lruttore spera giungere a questo nsnltotn, che ti peso della corazza non diminuisce che leggermeu\o il 1iraule d 'acqua <le!la

i>aYe. Coiuc si vedo la 111ariucria hntannica non donne !.. .... S P,\G'.\A. - .411,mta. - La marina da guerr,L :-pagnuob, .,.1;indo a' ptù 1el:enn ed accredilati r-aggnag\1 C!1nsta aturnlmentr; di 6G piroseait di ~ui 25 a 1uotl', e 3\J ac1 eltce, purlanl! w ,\s:,o \ '!l. Yol. 1.

~

13'.


196

RI VISTA STA TJ STJCÀ

com plesso 426 cannoni, e prr,senta ndo una forza di 113~0 ca.Yàlli, . più 9 1rasporti a rnpore della tot,tle portata di 9130 tonnellate e colla forza di 1680 crLYalli. ' La flotta a vele comprende 70 :1avi da guerra, di cui 10 sono traspor ti, portando 531 cannoLi, conviene aggiungerl'i una flotùgl 1a di rnrnorc legni portanti insieme 273 cannoni . Tra questi ultimi haonovi due vascelli d.:, 8G, due fregate da 40, e due corvette da 30 . Nella m ann a a vapore si annoverano 6 belle pirofregate ad elice, di cui la più fol'te è arm~1ta di 50 can noni, e di 37 la più debole. La Concezione di 37 eannoni e 600 cavalli è un, bel tipo di a rchitett1ua navale. Le 11avi a ruote cqnsistono in 3 corvette da 16 canno'n i e da 500 cavalli caduna.. Il rimanente nell'armata è formato da na,i da 6 e da ·1 can none, tra cui u:i certo qua l numero di cannon iere. Sono attualmente in costruzione per conto del governo spa g nuolo parecchie fregate blindale ed un nuu1ero assai conside-• revole di piroscafi, tra cu i uno :la 100 ca nnoni e molte corvet te . È ben tem po che I-a Spagmt si occupi a riprendere tra le potenze marit.ti.me quel rango c:ie le compete! i:l'.la per riuscirvi J>rontarnen te 'ha bisogno di radica li m utamen ti nel suo. sistema di go·vemo, il quale è t uuod't grello, ·retrivo e p!'Ì\''o affatto di quell'i niziativa che anirua le altre grandi nazioni alle g randi (·QSC,

IUVISTA BIBLIOGRAFICA

[ri gncrre dn Me,riqne, rar le liwten.ent-colonel Cn. n·L rn11 :'{ (2° nniGolo). - Quest.o secondo a rticolo dell'egrcgiu colon nello I\fartin sull'interess:inte g nerra del Me:;sico intende a po t'l'H in chiill'o le cagioni che scÌ(Jb ero la tr ipla alleanza, e ln~ciarnuo ~ola la baru}im-a f1-,rnr.ese sveut'.>larn s u quelle lontane rngi-:in i. Non s~·g•iiremo l'autore in tutts le sne ana.lisi politich e intorno alle de1to c;cigioni, I,'! guaii soM on1111ai abbastanza p~ lesi do po la pubGlicuzione d01 docu rlienti uflìzia li che ciascqna cleìle tre J>Olenzc, onde cerca r cli grnstifica.rsi, si affrcHò di fa re. Da qur·sti rlocumenLi chiaramenle apparve come l'obbiettivo cli ciascun• in cotcst'impresa fosse d1fferents; epperò non è difficile il dars i l'~gione del come non a bbia . potuto s1issistcre q uest.'alleanza, per difetto d'omogenei tà, p(1rchè !.,;as,1la su princìpii ed interessi ~J(fatto diversi ed anzi cbcrepanti. L'Ingb:Jt.erra. volern ottenere ,c!Hl l\fossico le ri parazioni ebe le cr~n o donllc, m a de~icleravn, ::imane r sul 1ittora le, senza toc care la ful'ma do! govr,mw messirano.


Hl '\'JST,I 198 La Spnp1a invf•Ce inlcndP.va r,wesci:ne l'all 11ale gm·erno, da . capo a f011do, e sostituirvi un re di q nalc:he schiatta fllropen , ligia a sè. Sola la Francia avea un netto e disinteressato intendirnento. Abbattere il go"eroo tirannico d1 J11~rez, e rimettere quindi ad uo pleb1sc:1to la scelta di quElla forma di governo più confal'iente a quei popoli ed :ii loro in teressi, Sola la Francia fu cons1::ntanea a se stessa, ed a qualunque co,-;to non indietregµierà drtl suo proposito; ed anch8 da sola la Francia vi r iuscirà, e 1·i r iuscirà. nei ter mi ni del · suo proclama. ai Messicani. li signor :Martin è ~evç10 per la dcfezi<,ne della Spagna e rleli'lnghilhèn'a, f!J ha bt n 1'llgi<:ne di essalo; n;a non crediamo 1,eJ'ò con cs:-;o lui, che la. vera cngi-:me dé:\L 1bbandooo dell'Inghilt(•rra sia da.· rirerr;arsi nella Sila defir:enza di effd.ti vo militare pnr so;;tf>nc re una s·i picciola gncrra, ma bensì p nttosto nell'ac,·1 1sa che 111011.i de'snoi depntati e Fubbli<·isti 1 in1111ente moveano al g,wernb di sprecar mili!n1i in una guerra d:cJ lla quale non poleasi ritrarre adeguato materiale Cl'l1lp"usr,. Da lunga pena i; <'omproYato che l'entelecl1ia della po:itica britannica è l'inten,~se mat.t:riale.

· Gnerrn cl' Amlwique . . frt.trcs s '../.?' lr1, camp1J.!]ne de Sherwn cloah, par M . DLR I C 11E ·F0ts1· 1lì r.J.E. - -- Sono cinqne lettnr che il signor de lì'onvie,l le, è:x-lnop:otenentc <"lell'eser:cito de' ,·oln11tari itali:ini 11t·lla gne1·1·a dr.>! lSGO, ed autore dei Soirneràrs J ''/.rn.r, cheni.i..c:e ro11qr,, seri ,·p c1a!l' Anwrira , ove ruili la at.tua 1rnente q11al lungo!c-1wnte negli ingegnel'i topografi dell'esercito fe:lemle, add,,tto :i I cor po 'd'a n nata del g ,ineralo òi Frémont. Q1rnste lettere. d1c n n gouo ihl Lcatru stesso tlegli avveni - 1 rn,!uti militari che ,·i souo des,:;-it1 i, sono assai interessanti, e. danno una d ~·a dd si:-;te ma ,r gnerrn co\à seguito : sistema , il .:1uale, come gi11diziosa 11H n te os,t,fl a il signor N?irot nel suo proemio ad r)s~e Jpttf'rt1, sernbr·a piuttosto informarsi al gen io dei rapi indiani all'c!poca rlellu prime g 11erre che ins~nguin:uono le foreste vergini dd uum'c; mondo, che non a i rrrntod i d,/ strn tegi eu r pei .

· Travaux sur le t·ecrutement rl /'hygi~ne ni.ilit.aire de l'arméi,

ra:· JYL

, \ RT 1GUEs , - -

(o

,.111e~lo 1e1zu articùlo l'egregio doti.on,

IllBI.lOéxRAFICÀ

]

99

prnu_de a partito la disciplina ::nilitàre, venendo alle seguenti conclusioni : , 1° La disciplina, che è !'onore clell·al'rua1a e la sua forza, è irnche un giogo più o meno facile, ma tuttaYia è un o-iogo per tut1i i soldati. I l solo mezzo per rendere questo g10;0 leggero non può essere tentato che a ccnd izion•~ di non alterare la forza della d isc-,iplina; 2° La disciplina agisce in vario mndo, secondo el la s'im}•iega e secondo la diversità dei ualurali; 3° Per la sna. azione sempre paterna facilmente piega tuui sotto il suo giogo, perfino le nature le pi o restie, e divcrna così un potenie ruezzo di mo1aliziazione. Ì~ facile il sacrificio a llorquando il superiore rn far ama1·e i I s uo comando e l'esecuzio11e dogli ord:ni d iYiene irreprm sibilc, perchè in r111e,;to caso alla obbedienza passiva va con:;iunta l'iu t.elligenza r..he b. comprende• nella sua neces,,itA , (l come salvaguardia def!l'interessi di t utti, è la bonta. del cuore che la fa amare pur a neo nel suo rigorn. 4° Da uua v iolenza assoluta rigorosamente pr·irn di temperamern i paternali la disciplma può avere ed ha un effetio, un'azione p1essiva Sttlle facoltà fisiche e mo rali, azione corr ntta e dc,plorn bile, I.a cui re:izione tnstende q nalche volta finn allo fcoraggi;i11,<c·HLO, al la rivolta, a l deli tto, al SLÌicidio. Il sen-iào materiale manca d'altronde di slancio , d'i ntel1igenza, e non vale ne,nrneno per sogno q a elio che ò fatto da soklati energ icamente ina ancl:.e paternamente g uida ti; 5° J! soldato, i! q uale privo di avvenire nella su,1 c.-irr iera, prì,·o ddla speranza di r1vanzamento continua a S("n ·i1e, non ha più all'eti:, d i trenta a trentacinq ue anoi l'i~pìrn1/-iorw, l'ini7,iativa , nè sop rntutto quella energia che ~ abitu::tle ne! vigore clell'età ; 6° Quc.-sta vecchiaia prematnra, qnef:'(6 deperimE'nto rnor11 \e- $Ì prodncono negii uomi:li d'arrni tuLte le volte cbe d regoìanwn;o si sost:tu isce con troppa pressione alla Yolontà, ciò che appun o avviene ai m ielati d'ogni a rma qmmdo il diri tto rii vo:ere e di pensare ~i ò reso inutilo ad assie;nrare un a vvenire senza speranza. e un'é:sistenza in cui t11 tt0 è già calcolato, regolate, e forzato;

più


200

7° Dalle considerazioni che emergono da questo lavoro haYvi a tewere, e con giusta ragione, che la legge sulla dotazione dell'armala, che ha per iscc1po l'assic.nrarsi una potent(~ riserva di vecchi soldati uon a bbia falli lo . \'intento e DOI\ ~ia per ottenere il desiderato ,risultato. >> Quesle conclusioni stupende al punto di vista metafisico , peccano d'assai al punto di vist-o. praticc ; se il signor Artigues, a vece di essersi sempre trovato a contemplare e studia re il soldato negli spedali e coll'analisi fisiologica, avesse secol11i viss uto nelle · caserme, sui campi, e si fosse addentrato nella. s ua vita positiva, siam e.erti òe egli modificherebbe cli a lq uanto i snoi giudizi è nè verrebbe in modo così assuluto a sostenere che lé· reclute va.lgano meglio de' vecchi sol,fati, ciò •-che per noi ·trou,piers è un blasfema.

Étndes raisonnée

Su.?'

l'-intonat·ion des comm andemenls d,'i n·

fnn lér·i e, par M. GASTON o'Azf.:MAR, lieuteoent au (;4e de lignc. - Quest'a rticolo intende a ridurre al ritmo musica.le l'in1.onazione dei vari comandi per la fanteria. Cosa ecc-ellente, rna di IHJll l'aci le applic:azione.,

Histofre m ili/aire de. IVice dans lei rnmpagne d~ 1800, par le général baron de S.uir-Jos~:rn . - Ì~ ricor,.lata la stn penda difesa del Varo, fatta da Suchet nel 1800, la c1uale ol rre al mantenere l'integrità del territorio fra ncese , - sècondò pure il passaggio del San Bernat·do e la vittoria di ì.Vlarengo tenendo testa, e quindi rinc.accia.ndo il corpo del gerÌ1;,ra.le Elsnitz.

Les nouvelfos inslr'licl1ons sw' le lravaìl inclivùlucl daris la cavalerie , le lfr du (usi l el dn pi slolet. - Quest'ar tit:ulo tende a comprornre l'eccellenza dell'istruzione sul tiro che il mi o istero francese approvò per le truppe a cavallo, con Ot'd i n~nza dei 20 febb raio 1861, e della q uale abbiamo altra volta tenntu discorso. Chiude il fascicolo un novello articolo del signor F,11,1,uR, sull'interminabile qu istiooe d' Allesia, alcune notizie militari straniere raccqlte dal signor JìRLU ZY, e la solita Cronaca miiilq,ra del signor H1;GOK:<ET.

201

B!ELI OGRAF ICA

RlVIS'fA

a

Journal tles Scicnces militaircs - livrai:;on 2oe

1 l,IOÙt '1862.

Innanzi tutto dobbi:ctmo dare al sio-nor Perven'Jer comu nio o caiion c d'una letterina scrittaci daI maggiore Corsi, in proposito alla critica mossa dal predetto (Jmwnal des Sciences m'ititaires , N. 19, j nillet 1862, [Jag. 128) all,1 1·elazione sulla divisione di risM'Va nella campagmi d'Ancona, 18G0, di esserè • très-inccrnplète , en ce qne olle n e dit pas u n mot sur le , point culminant do la stratégie employée par les généraux , Sa.rdes e n Iralie eu 1860: nous voulons dire l'abseoce de

, décla,ralion de guerre , . ~

«

Pi nerolo ; 26 ngosto t 862.

Signor D•1:reUore,

• Convengo an:ch'io col s ig:10r l'e rvenger del Jour·nal des Sciences m ilitaires , che i l mio scritto della Divisione di Riserva nella spedizione d'Ancona è incompletissimo. Dim enticai d1 di.re Ghe la div-isione cli riserva. non dichiarò la guerra allo S1ato Pontificio .. .. . CORSI • •

Nel fascicolo 20° leggonsi i seguenti a rticoli:

Còlpo d'occh,io s-utle rnz ze cavall-ine francesi. Costituzione e organiz~azfone clell' eserc,ito degl{ Stati-Unili dell' America seltentrionate (seguito) del signor Dll LA F1iosr oN, ove sono raccolte molte buone r icette di culmaria militare . a.rnen Il 1lhcrometro L1.igeol, conto reso dal signor di TuBERSAc. - Apparecchfo aero-id1·ostatico, del signor Seiler, conto resl'.l del signor eh TuBERSAC . - Ntwvo melodo per riscaldare le locomotive, inventato dal signor Velpaire, ingegnere capo delle fen ovie nel Belgio, conto reso del signoi· di Bo,msoN. -- Pro(luzione d'aria compressa, senente di forza motrice, per lo ~tesso. - I pozzi a1·tesiani, relazioue dello s tesso. - Teliumfia elettrica, form ula del signor Guillemen, ingegnern francese, per esprimere ·1e leggi della durata di una scarica elettrica, resoconto cld s ignor di Bo oRSON. - Il cannone I-fu(.:ana .• . -


202 ltlYI~T A J.\IIJLIOGlìAFICA fmann, breve resoconto del signor Do s.~ BI.Il:

<) ucst'arma che tiene il mezzo fra il cannone ed il fucile, 6 uua specie di spingarda-revolver, con p1ccolo affusto a due ruote, e trainato da un avantreno ad una sola mota; il pezzo . può essere maneg. giato da un sol uomo, e tutto al più da due nei terreni difficili. - L'arma cli Monl-Storrn, ccwicantcsi per tci c1.ifolt<t, conto reso del signor di TESTAROn1,. - Le ra:;ze e varietà cavalline clcll'esposizione un-iv61'sale d·i Lomlra 1iel 1862, conto reso Jel signor de Do uRSON . - Rigenerazione deUn ra,z:;a cavallina pe1· accoppiamento consanguineo, pel siguor El'sR n ER 01 QoEKo:- . Ln, febbre gialla del 1862 al 1Uessico. - Lirn·il·i tra la Fmnci-ci e la Spagna a termini del tmLtn1u di delimilazi?ue· del 14 ·apr.ile 1862 fra i due governi liwitrofì. - 1\'olizic rn·ilita1·i, e rivista de' gìoniali st1·aitie1·i del s ignor di PERVENr. 1i1t. Ammnzi bibliografìci. - T nllu (1ue:;t'insieme svariatissimo forma un interessaDle fascicolo.

Renderemo conto degli altri gioruali esteri nel prossi mo fas<.: icolo. - A.vYOrtiarno l'egregia direzione dA l' ,lscimblea de Lu Ejercilo che da f~bbraio · ad oggi il suo primo fascicolo ricen1l, è quello di sctLembre, tu ttochè i no~tri invii siano vruceùuti

regolarmente.

c.

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CONT I NUAZ IO Nls (I}

O ssfa1VAZIONli. ....:.

..

Q,ieslu scritto doucw es,erc pubblicato fi.11 dallo sco,·su luylio.

Dato così un'occhiata alle nostre forze mobili di terT,t e di mare, vediamo quale sia la presente posizione topografico-strategica dello Stato nostro rimpetto rill' Austria, dissi come il Mincio ed il basso Po, che in massima. segua.no il confine tra il regno italiano e l'impero austriaco. strategicamente appartengono all'Austria. Il trat tato di Zurigo ci lasciò scoperti ai colpi -di quel nostro avversario, collo svantaggio di una gran frontiera concava. tagliata in due da un gran fi ume e da uno sbocco offonsivo del nemico; a dir breve, senza frontie ra militare. Sulla sinistra del Po, in Lombardia, non abbwmo nessuna difesa naturale che possa paragonarsi al Mincio o ( 1) Vc,!i Riv,:,t,1 11tililu1·e itctlìcz.nc1., auno \'[, voL l \', p~g. 3 , c,l ann o \"I! , v u1. J, Y" g. :J e t 31. A N NO

VH. Voi. I •- lii-


204

io5

t'ITAl,J.\

E r} AUSTRIA

all'Adige. Il Chiese può avere appena un eventuale e momentaneo 'Yalore tattico nelle operazioni possibili tra Broscia, Lonato e Castiglione. - L'Oglio presenta un gran fronte r.:oncavo, di quasi 120 chilometri, da Sarnico a Scorzarolo, troppo rientrante nella metà superiore (da Pontevico in su) troppo -sporgente nella inferiore. Nelle magre non ha più di 60 m etri di larghezza. tranne che nel tratto da Canneto in giù, ove -giunge in qualche punto a 90 e D5 ·m etri: nelle piene non oltrepassa i 160 metri. I passi a monte di Canneto sono comandati dalla sponda sinistra, e più tavorevoli a chi viene da quella parte clie a noi: s u quelli a valle di Canneto non abbiamo comando sufficiente. Soltanto la parte inferiore di cotesto fiume, da Canneto in giù, potrebbe offrire una discreta linea di difesa a noi -cbc possediamo. Guastalla e Brescello sul Po e abbiamo necessità di pr0tcndere la nostra dritta verso Modena e BologniI: ma Cremona e tutta la Lombardia rimarrebbero scoperte, la nostra sinistra non avrebbe appoggio di sorta, e Borgoforte sarebbe pur sempre là, a pochi chilometri dal perno della nostra difesa, e Mantova in fà.ccia. Non avremmo sbocchì offensivi di-qualche valore strategico: dovremmo ristringerci a una difesa inerte in 1 un paese· impacciato ed umido. - L'Adda, che per la sua larghezza, profondità e rapidità sarebbe un importante ostacolo strategico, dista dal confine del Mincio non Q1cno di 80 . chilometri '(da Mantova a Pizzighettone) e per conseguenza non può essere considerata come linea frontiera. Oltre a ciò ella presenta un fronte di più di 100 chilometri (da Lecco alla sua foce). concavo da Cassano in giù, e generalmente poco atto a buona dife:3a pAr la forma delle sue sponde. Facilmente il nemico può tagl iarlo in due tra Cassano e Lodi. Il tratto inferiore . (a val!~ di Lodi) ha senza dubbio molto valore strategico per noi, e pcrchè copre Piacenza, ch'è il n odo più irnpurlan te delle nostre ·comunicazioni colla d estra del PQ,

e perchè minaccia d,Uìanco le linee d'operazioni. i1emiche su Milano e Pavia; ma è privo di buono appoggio a sinistra, e difficile a guardar~i, a motivo del!CN,ue molte e capricciose siuuesità. - Ciò per quanto ,concerne la difesa. per l'offesa poi, oltre la formidabile linea del Mincio e il lago di Garda, e i monti della Camonia, che separano l'Adda, l'Oglio e il Chiese dall'Adige e dalla Sarca, abbiamo l'intoppo della Confederazione Germanica nel Trentino, laddove appunto avremmo maggior bisogno di libera azione per riuscire a tergo di Verona. Sulla destra del Po, n elle provincie emiliane, non ;:i,bbiamo alcuna linea di difesa paralella al confine. Le riviere che scendono dall'Appenino al Po, sono tut,te tortenti guadabili sino a .p ochi chilometri dal loro sbocco, tranne il solo Panaro che porta sempre acque da Modena in giù. Questo insieme al Reno che gli sta dietro ed ai molti canali che tagliano le provincie bolognese e ferrarese per mezzo a terreni acquosi costituisce una fascia di ostacoli, non grossi ma frequenti e intricati, che a.ppoggia.ndosi da un lato al piede dell'Appenino e dall'altro alle paludi di Comacchio, copre Bologna e le Ro mag ne verso Ferr?.ra e l'Oltrepò mantovano e guarda da fianco il Modenese. Vi si può fare una discreta difesa spicciolata. Ma i torrenti a ponente di Guastalla, che per la loro direzione perpendicolare al Po, e la loro giacitura r ispetto a Borgoforte e alle nostre posizioni del . basso Oglio e del basso Adda, potrebbero esserci di tanto utile per mm difesa ;li ·fianco basata su Piacenza, non hanno vero valore tattico se non che nell'epoca delle grandi pioggie e del lo scioglimento delle n evi, cioè nei m~si di aprile, ottobre, novembre e dicern bre. Se ciò non fosse, - l'Enza sarehhe per noi un'ottima linea. Ma il difetto principale di quel nostro campo strategfco tra l'Appenino ed il Po, consiste nella sua, poca prnfondità, Si 0$servi la linea Mant,wa - S. Benedetto - Moglia --

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20~ Carpi -- Modena Formigine, che passa pcl contro di q uello scacchiere e conduce in Toscana. Da Moglia (confine austriaco) al piede dell'Appenino v'è una dist.anza di 50 chilometri :ippena. Vi sono 17 chilom0tri solLaoLo da Moglia al passo austriaco di S. BenrdeUo sul Po. u na sola grande strada strategica, linea d'operazione o di comunicazione nel tempo stesso per noi, attrav<'rsa quef paese, paraJella al Po : ed è la via Emilia (Panna Reggio - Modena - Bologna) cui si a.nnoùa tutto i l sislern1i. stradario di quella regione. La ferrovia dell'Italia Centrale la costeggia. Or bene: quella doppia arteria, per noi vitale, dista dal confine austriaco non più di 30 chilometri! (unn, comoda marcia). Supponiamo per un momento li Austriaci padroni di Modena e Regg io: Parma e Bologna, che per la via Emilia distano poco più di 100 chilo rnclri, non potrnnno comunicare trn loro se non dm per la 'foscana. Nessuna strada longitudi uale in quel tratto d'Appcuino. La più eorta comunicazione strategica trn quei due punti sarebbe la, linea Parma - Fornovo - . Pontremoli - Sarzana -· 1 ucca -:- Pistoia - la Porretta - Bologna, l unga quasi 400 ch ilometri. e ch e valica due volte l'Appenino. Di ferrovia non ;,i aHebbe per ora altro che il breve tratto tra Lucca e Pistoia, e qualche tronco tra Pistoia e Bologna., m olto esposto al le oifese nem iche. Quanto tempo <lovrà. scorrere prima e lle il n1pore ci conduca d.1 P,irma a Sarzana e da Sarzana a Lucca'. Queste singolari condizioni geogralico-strategid1e dclr l' Emilia settentrionale, rendono èotesLa itn portanLissirna parte d'Italia vulnerabile in sommo g izado, e precisamente là. dov'è diretta la punta del cuneo strategico de1l'1\ustria. Questo basti per or,1. ~ Ila mancanza od alla i nsufncienza delle naturali difese, · V, l'Italia ha dovuto supplire colle difese artificiali. Fu dapprima proposto di costruire un gran campo trinceralo sulle nlture di Lonato presso l 'estr<'tniLà s ud-occidc1,1tale del

207 lago di Oarda: ma tale progetto f-u proutamente ubhandonat o come pc1'i col(Jso o contrario ai princi pii della stratflgia. Troppo manifc~ta era. la uecessità di appoggiarsi al Po. anzi ùi mettersi saldam ente a cavallo su questo fiume, invece d.i inchiodarsi alle falde delle Alpi, od aggrapparsi simult.aJJeamente da un lato al fiume e dall'altro ai monti, con un fronte lunghissimo e scoperto. Perciò si risolvette di creare nna gran piazza strategica sul fhune orn detto, a modo di doppia testa, di ponto: L'occhio d i alcuni si fi:,sò su Casalmagg iore, di altri su Cremona, di alt.ri ancora. su Piacenza. Il primo di quei punti rispondeYa m eglio d'ogni altro àlla nostra posizione sulla destra del Po, stante la sua prossimità a Parma e Modena; e sulla sinist.ra guardava dn fìanco pressochè tutta la Lombardia, così vicino al Jlincio com'è. }fa questa sua medesima vicinanza all a frontiera austriaca, e la mancanza di una buona linea cli difesa che lo cuopra verso di quella, gli tolgono valore come. piazza di concentramento per le truppe della Lombardia. Di più egli è troppo aperto da quel lato, p erchò il Po lo toccà appena colla pnnta d 'un s,10 gomito, e il terreno d'attorno non ha particolari proprieUt difcnsi ve. Cremona, quantunque mal coperta anch'essa. dal Clticsc e dall'Oglio, sarebbe stata più ada.Uata come p iazza d'ad unarn0nto e come posizione difensi va offensiva. verso la Lombardi.1, perché più distante dn,l confrne austriaco, meglio situata rispetto al paese tra il Chiese e ì'Adcla, e più r icca di sbocchi; ma ella è già un µo' troppo lon tana da Modena, e anche meno cli Casalmaggiore fayorita. da) terreno circostante e dal Po, che la lascia a lquanto i11 disparte e si allarga di contro ad essa o lt re i fJ00 metri. Ponti e difese a Cremona richiederebbero grandi opere. Piacenza fu prescelta. f.[a un'antica riputazione lli grande importanza strategica, cuopre p erfotLam<'nic la stretta cli Stradella e tutta la diritta dell'alto l'o , è ns'.;n i b1~11 mtuatc1. rispetto a Mi Inno , coperta E J.'.1 USTRI.\

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1/frALIA 208 dall'Adda e dalla fortezza di Pizzighettone, e perfettamente guardata dal Po verso la Lombardia, stando ella sulla sponda destra di quel fiume. La g rande linea post~le e ferroviaria Alessandria -Bologna la t occa. Altr§. ferrovie doveano presto congiungerla con Mila.no, con Brescia.; con Cremona. Oltre a ciò ella era già fortificata. Infin e, • -quello è il principale passo del Po lom bardo-emiliano. Pizzighettone dovette diventare non solo uu antemura:le di Piacenza, ma anche una importantissima testa di ponte sia j:>el caso di ritirata dal1'9glio, sia come sbocco offeusivo ~ulla sinistra dell'Arida . Così, mercè quel le due posizioni ben munite, siamo oggi fortemente posati sul Po e sul basso Adda, ed abbiamo urr·'buon· ridotto strategico nel1'angolo di confluenza di quei due fiumi, ove può campeggiare un grm,so esercito. La è cotesta la nostra base / d'operazione in Lombardia e nel l'Emilia. Disgraziatamente però Piacenza dista da Modena non meno di 11 O chilometri e lascia scoperta tutta l'Italia peninsulare. Pavia sul Ticino, già fortificata dagli Austriaci , fu con• s ervata ed affoi·zata, · com•e doppia testa di ponte su quel fi_u me, e per collegare s.ulla sinistra del Po il sistema P iacenza-Pizzighettone coll'altro Alessandria-Valenza-Casale, ultimo nostro ridotto nell'Italia superiore. Finalmente abbiamo un'altra gran piazza str ategica a Bologna, alla nostra estrema diritta, al piede dell'A ppenino. Non comprendo come si possa dive che Bologna fa sistema con Piacenza. Agli oçchi di qualcuno sono come due bastioni che hanno l'Appenino per cortina, e strategicamente ne dominano i passi. Io non so veder altro che due grandi fortezze, benissimo situate ciascuna per sè, ma separate da grande distanza, da uno sbocco offensivo del nemico, da un campo troppo largo e troppo · poco profondo,_, q uindi più favorevole all'offesa · nemica: che alla nostra difesa. L'Appenino, -i nvece di. collegarle, si frappone come un grande ostacolo tra loro. Insomma

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• 209 le maggiori ragi ol'li strategiche si uniscono a farne due sistemi staccati. Mentre Piacenza cuopre il Piemo~te e guarda innanzi lungo le due sponde·. del Po mediano, Bologna cuopre le Romagne e la Toscana., e fronteggia il basso Po. La loro azione offensiva (come centri stra.tr.gici s'intende) sarebbe convergente; ma l'accordo e l'effi cacia ne sono poteuteme1;1te contrastate dalla troppa pross imità delle po..izioni nemiche, specialmente dal lato di 13ologna. Affatto divergente è la loro azione difensiva. Conseguenze Ìnevitabili della forma dell'Italia e del nostro .presente stato geografico-politico. - Insomma Piacenza e Bologna , non {anno sistema tra. loro, rna sono due . strategiche posizioni affatto distinte , anzi colòltra stanti l' una all'altra. Infatti, se il nemico rompesse dal Po verso Modcnia , Bologna richiederebbe truppe da llU lato e Piacenza dall'altro ; quella per la à ifesit dell'Ital ia centrale, questa per cuopl'ir e l'Italia nord-occidentale. L'Appenino modenese segnerebbe lo stacco tra le loro due sfere strategiche. Dovremmo allora accorgerci, cr edo io, che ponendo a Bologna un gran campo t.r incera1.o, mentre un altro ne ponevamo a Piacenza., non abbiamo fatto altro che peggiorare s·,rategicamente la nostra sca brosa posizione tra l'Appenino emiliano ed il Po. Alh minacciosa sporgenza della frontiera nemica verso il Modenese; che pesa sulle comunicazioni ' delle nostre provincie centrali colle settentrionali, abbia mo opposto un front·e sterminato e slegato ( Bologna -1' Appenino- P,iacenza:). Per rimediare allo s,•antaggio d' un confine troppo esteso e troppo concavo, abbiamo. preso. un fronte stra. ' estese e pm .' ' teg1. co prn conc:avo ancora . Bologna , prescindendo anche dalla sua ottima postura topografica e . da.I merito incontrastabile delle belle opere di cui l'a.hbiamo munita, era il miglior punto che potesse scegliersf per una piazza strategica dell'Italia centrale coslituita in istato a parte , e non vincolata pòlit1camcnte coll'Italia F. L',\IJSTl\IA

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• 210

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L I T At:,1

setten trioùale : e infatti si pensò a fortificarla quando l'Emilia e la Tol'\cana non s'erano ancora- unite al Pie m onte e alla Lornbardia. Ella. è senza dubbio anche o~gi un importante punto strategico : ma- che perciò ? Avendo la sinistra sull'Adda, l'Appenino a ridosso e il n emico sul petto, dovevamo noi spinger fin là la nostra diritta e• ù1cat.enarvela con una piazza com'è ora Bologna, elle richiede g rosso presidio e che non sapremmo risolverci ad abbandonare? Padroni dell'.Adriatico (massima capitale) non potremmo noi difend~re l'Italia centrale da Parma meglio cbe da Boìogna, e sema esporci ad essere dimezzati o peggio? Ora 1.ibbiamo dlle basi: Piacenza e Bologna. Non sarebbe meglio averne una sola, Piacenza ? - Nell'odierno stato del regno d 'Italia, Parma mi sembra posizione strategica d ella massima importanza sulla destra del Po. Parma -Piacenza-Pizzighettone sarebbe, a m io avv iso, il miglior sistema di difesa contro l'Austria. Quindi vorrei che av·essimo un buon campo trincerato a Parma jnv ec0 che a Bologna. All'inconveniente della scai'sezza delle comunicazioni coll'Ifalir, peninsulare, che sarebbe assai sensibile a Parma quando ·n n emico si fosse impadronito di Reggio, penso che si potrebbe porre rimedio aprendo un tronco di strada rotabile tra Langhirano (pro• vincia di Parma) e Castelnuovo dei Monti (provincia d i :Modena) per cui si collegherebbe Parma direttamente colla strada che da Reggio conduce per la Garfagnana a Lucca e Pistoia. Converrebbe anche affrettare la costruzion e della ferrovia da Parma a Barzana e da Sarzana a Lucca.. Si dice: Bologna tratterrebbe gli Austriaci neH'Emilia e i mpedirebbe loro d ì spingc~rsi n ell'Italia centrale, nel caso che rompessero impTOvvisam ente dal Po, intanto che il. grosso del nostro esercito si raccoglierebbe i ntorno a Piacenza e quivi aspetterebbe gli aiuti fran cesi, se facesse d' uopo. - E se n el frattempo gli Austriaci prcn -

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211 Bologna, cosa che non sarà facile ma non è nemmeno impossibile, quei 15, 20 o 30 m ila uomini chE: ·avremmo colà non sar ebbero tanti di meno da-impiegar e n el momento decisivo? Non è m eglio avere una massa sola sul fianco del nemico e lasciargli aperti dinanzi i passi dell' Appenino? S'inoltri pure! Scenda sull' Arno , m entre nol ci ingrossiamo sul Po! - Oppur e la nostra massa principale si l>aserebbe su Bologna, me11tre la sinistrn solo si appoggerebbe a P iacenza per coll egarsi coi Francesi, ecc. - Bisogna prima di t u tto suppòrre che gli Austriaci ci lascino eseguire il gran movimento di fianco occorrente per trasportare le truppe dalla Lombardia, dal Piemonte e dall'Emilia occidentale verso' Bologna, sfilando rasente all'oltre-Po mantovano ; e ciò non quadra coll'ideai dell'offensi-va austriaca. E le comunicazioni ulteriori con Piacenza, -la Lombardia e il Piemonte'? E chi impedirebbe agli Austriaci cli correre i paesi sulla ,sinistra del Po fino all'arri-vo dei Francesi ? E dobbiamo noi fondare i nostri più vitali p rogetti sui soccorsi che possono venirci dai nostri alleati'? E ch e sorta di campo strategico per la difesa <lei g ran regno d 'Italia sarehl>(\ mai qnel piccolo chiuso tra Motlena, il Po, gli . Appeniui e i pal udi di Comacchio ! , Quanto poi alla. nostra. costient adria.tica, il m iglior modo lii d ifenderla c.onsiste nell'assicurarci la padrona11za su quel m ar e. A tafo uopo non solo è necessario un naviglio superiore a quello dell'Austria, ma. anche far tutto ciò c.he è umanamente possibile per migliorare il porto d'Ancona, · il solo che sia adattato ad uso militare su ci uolla cos1,iera, e pel qua,le troppo poco ha fatto la natur;i.. L'Austria, aurnenta.ndo continuamente la sua ma. rina. da g uerrn, e.i costringo a far e di Ancona una grande stazion e 11aval e, Le fo rti ficazioni t errest ri di cmi andiamo cingendo quelhi città sono benissimo intese nel con cetto cli premunirci contro ogni possibile evento, ma non b a-

\ dessero

R 1:AlJSTRIA


2i'4 stano a dare ad Ancona il valore d'un buon porto milit are. Sen1.acontareleopere marittime. (moli, bacini, ecc.) con viene cuoprire di batterie il promontorio che _soprasta . a, quel porto e armarlo di a rtiglieri e della maggior portata p e r halte re ampiamente _ il mare con una gran massa d~ fuochi. E anche ciò forse non baster ebbe a salvare dal bombardamento le navi costrette a rifugiarsi in quel seno che ha così. poco sfondo. - Del resto se gli Austriaci pùtessero riuscire a far qualche sbarco, facile sarà trattenerli nelle strette valli dell'Appenjno eia Rimini in giù, quando non abbiano fav orevoli gli abitanti delle nostre provincie adriatiche, il che non vogliamo supporre. Gli s,ba rchi a settentrione di Rimini si conneikrelJbe ro alle q ffese dire tte m uoventi dal ba.s so Po, cui dovrebbe pa rare la nos tra dritta. Termi11erò questi cenni intorno alla n ostra situazione_ mil itare rispetto all'Austria facendo osse rvare che n oi ,teni mno in Piemonte. , nella Lombardia e nel!' Emili a q uattro gross i èorpi di trup))e (che vanno semp1:e aun'lenLa_TI"lo di forze) stanziati in modo da pot e rli prontam e nte raccoglie re sul Po . Un nlt.ro corpo t eniamo tra la T oscana e l ' Umbria . - Vero è p erò che gli Austriaci s ono più ra<.;colti di noi. - Fari) anche ·nota,re che abbiamo una bella retE) ferroviaria nella Lombardia e nel Piem onte, la q uale vassi rapidamente completando, e presto ci offrirà nello insieme una massa di mezzi di trasporto sufficiente per qualunque grande spostamento d i fanteri e su quel teatro. Soltanto difetteremo di carri adattati al trasporto della cavalleria e .dell'artiglieria, che vorremmo fossero preparati in quant,ità . conveniente per cura ed anche a spese dello Stato, qwinùo non fosse possibile indurre le amministrazioni delle diverse ferrov,ie a tenerne ciascuna un determinato .nuniero che sarebbe troppo superiore ai loro ordinari bisogni . Vorrei elle avessimo tra Alessandria e Piacen1.a un

E L' AUSTI\! A

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· O'ran narco di grosse artigl ierie rigate, apprqyvig ionato b t . senza risparmio e pronto a muovere. V0rre t r,ure avere grandi de positi di materiali da approccio, perfl,zionat i i"I più possibile a fin e cli rendere più spedit a e facile la rnst.ruzione delle trincee, hatte rie, ,ecc. V'è i n ciò ampiq materia di studio per l'artiglieria e il genio . . Vorrei a n -· C"ùra che il corpo del treno fosse p iù raccolto Yer so ìl Po, non in prima linea , s'intende , ma pi-ù vicino a Laitoscuro, a Borgoforte, ·a Mantova, a P esclÌi era, di qu ello che ad Ancona o a Napoli. Ma'.. oltre le forze r egolari, le condizioni geografiche o topografiche e le artì fìciali difese, l'Italia, q uando d ebba combattere p er la propria indipendenza ed unità, pu ò forze, cioè i volonta ri e Ga ribaldi (1) . .m e., ttere i n conto altre I ,,. f: vl\negg iamentb da fanciulli c reder e che alla voc€:: d1 questo nostro eroe popol are tutta la it aliana gi o".ent 1! sia·per corre re alle armi ed ogni n ostro villaggio deliba dive ntare una fort ezza: ma sarebbe far t orto alla nostra nazione pensare che quella gran v oce, che fu s·1 pot,~n t e d ue iurni or s.:Hw, non dovesse essere asc.)lta ta quando di nuovo, e a momento o ppor t uno , le vasse quel grido d i a u erra c he corse rapido da Marsab a.l Volturno • Italia e ,_:, • Vittorio Emanuele ». È lecito c redere c;.he GaPibaldi sia piuttosto un abile e fortunato guerri·gliero che un gran capitano; che per un'impres~ più diffi cile e rischiosa di quella dell'Italia meridionale egli non pos~a mettere as. sierne i 30 o 40 ri1ila volontari come allora fece, e che i I O, 15 o 20 mila che potesse raccogliere dovessero scemare considerevolmente se la g uerra volgesse in lnngo. o non ci fosse dapprincipio favorevole: sare mmo p erò sconoscenti ~- dissennati se 0011 riguardassimo come prezioso e di gran valore il sussidio che da tJ_uel lato può (1) Questo scrissi prima d ei fatli lli" Sarnico. Ora, dopo quelli <I' Aspromuut.c, nulla tTovo da mutare.


' venirci. Garibaldi non è l'Uomo-Dio che alcuni fanat.ici

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L J1'ALIA

vanno predicando, ma è pure un p rod ig io di pa.t,riotism•o e d i valore, l'idolo della nostra più fervida g ioventù, il capitano deZ-popolo per eccellenza. Egli è oggi di fatto una potenza, tanto grande è la sua popolarità. Centinaia di eletti giovani e d'altri, cui se qualcosa manca non ·è certo il co;-aggio, pieni di fede in lui che li ha iniziati alla pugna ed alla. vittoria , stanno pronti ad ogni su o cenno por raécogliersi intorno a lui e somministrargli un nucleo di guerriglieri g ià fatti , Ihecimila volontari son poca cosa a petto d'un esercito come l'austriaco quando siano novizi tutti e spartiti in tante piccole squadre sotto capi poco m eno che sconosciuti, come n el 1848 :·inquad rati invece tra coloro. che combatterono a Varese, a Pa. lermo, a Milazzo, a Santa Maria, e comandati da un Garibal9i, rappresentano una forza vera. Gittati n el Tirolò o n ell'Illi;.ia mentre il nostro esercito r egolare gu erreg g iasse n el Veneto potrebbero dare il tracollo alla bilancia a favor e dell'Italia . Insomma Garibaldi e i suoi seguaci costituiscono · per noi un ckm.ento po,litico e m ilitare, pericoloso se lo trascure1~emo, ·vantciggio8issimo se saprerno adoperar lo . Nessuno Stato, e tanto meno l'Italia nelle sue presenti condizioni , può impunemente rinunziare a valer si di tutte quante -le sue forze, quando si tratti d ella sua salute. Il (ascio simbolico di Gal'ibaldi non è oziosa parola; è il segno di una n ece8sità , a fronte d ella quale debbono tacer e i pregiudizi d el soldato regolare e lè paure dell'amatore del quieto vivere. Quando la guerra torni a sfavillare sul Mincio e sul Po, n oi d ovremo dar fuoco a t utte le nostr e mine . Non ostante però ch' io riconnsca l'utile che possiamo r itrarre dai volontari, non mi unisco per n ulla a coloro che desidererebbero vederne costituiti anticipatamen te almeno i q uadri, in m odo r egolar-e e stahile. Togliendo a q uella istituzione quel carattere di spontan eità. ch e . ella

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ebbe nel 1859 e nel 1860, parmi che la si snaturerebbe., che le si torrebbe vigore. Ella deve erompere improYv isa nel momento del bisogno, con tutto lo slancio., con tutto il rovinìo d 'un moto popolare. Così la comprendo Garibaldi, e non compassata e squadrala a modo di rego lare mi1izià . E in ciò appunto consiste la capitale differenza irn l'esercito stabile e i co:-pi volontari . Se v uolsi un corpo, un qu adro di p iLL preventivament p organato, n on v 'è buona ragione perchè non debba Pssere in tutto e per tutto agguagliato a tutti gli altri dell'esercito : e allora meglio è aumen tar questo addir ittura cli quel tanto. Ciò , focen<lo , si eviteranno imharaz,,i, pericoli e, discord·ie. Uno Stato che voglia proced ere ordinato non può l'Onsiderare i vol~ntari come complf'mc nto d el suo esercito r egolare, ma soltanto accettarli per giunta quando ,debba spiegare l'estremo di sua possa . Poi, appena term inata h~ guerra; dovrà ringraziarli, prem ia,r]i largamente, ma scioglierli su bito, e non ammetterne alcuno nelle fil e della r egolare milizia con grado di ufficiale, se non che per rara eccezione e in premio di segnalati servigi. A questo patto sol tanto si p uò avere un buon esercito , cioè esser forti e potenti davvero. I t empi del soldato-cittaclùw predetti da Garibaldi n on sono ancora venuti, almeno per l'Europa. Del rimanente' la nostra situazion e politica e finanziaria 110n è la, m igliore possib ile . Se l'Austria ha i suoi impacci, n oi abbiamo i nostri . · Nell'interno, oltre le d iserzioni e il brigantaggio di cui g ià parlai, abliiamo le cosp irazioni dei retrivi , la deplorabile in imicizia d'una gran piwte del clero, le impazienze e le esigenze di quel presuntqoso partito d'azione che si figura d'esser e l'Ital ia 8 v orrebbe fare e fare ,l precipizio e da sè, e metlerci in g uerra con tro mezzo il m ondo, per darci p oi la republ.Jlica, il socialismo, il comunisrt10, ecc., quantunque ora. lo ·ueghi. Cotcslo partilo ha fatto del bene all'llalia prinm


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t' l'r,11.1,1

che il presente regno si costituisse: oggi però le è malcfic0 assai, pcrch~ oltre a_travagliarla _ internamente, guastando la testa ai giovani,- subillando i popolani, pretendendo di governare, togliendo autorità alJa legge e alle podestà regolari, le . s~scita contro sospetti e antipatie esterne, cbe certamente non rendono più facile e pront9 il trionfo della sua causa. Maie inevitabile anche questo, conseguenza delle nostre passate vicende; g rave male sì, m a da non far pa ura a governo forte, a;sseonato e sinceramente patriottico Abbiamo poi l'inerzia fredrla e pesante di g randissima parté delle campagne, i malumori delle_provincie meridionali, p,tssate troppo rapidamente dalle tenebre fitte alla luce viva, e anche q ualche pas- . sioncella di provincia, specialp1ente in Piemonte, in Toscana e in Sicilia. Abbiamo un gran fondo d' ignoranza nei due terzi d el , regno, a intero beneficio dei partiti estremi. Abbiamo troppi dottrinari t ra gli uomini chia~ mati a trattare delle pubbliche cose: abbiamo un Parlam ento troppo parlamentare. Siamo già carichi di debiti, e pur vediamo le spese ci'escere sempre p iù a · proporzione delle entrate. Per rirneliare a q uesto ci troviamq costretti ad aumentare le • pubbliche gravezze; quincìi scontentezze, resistenze, disamore alla causa per cui si ri -, chiedon o tanti sacrifizi. Il solo rimedio efficace, che cousisterebbe nel diminuire l'esercito e rinmfziare ai grandi lavori marittimi, fonti principalissime delle nostrec-Spese, è appunto quello cui non dobbiamo neppur pensare. Da tu.tto ciò un malessere, una smania, un'inquietezza che or qua ora là si manifesta, e di cui profitta.no i retriv1 e gli avventati. I nostri uemici, i paurosi, li sp~aventatori vor{·ebbero scorgerv i w1 male insana.bile, come il mal di v ecchiaia, mentre non è altro che la febbre dell'adolcsce1na., Molti n e fauuo delitto alla solita gran vitti ma , · al go· verno. Io domando che cosa si vorrebbe fosse nd 1862 l'Itali<1-clel 1'158 !

E L ' A USI'HIA 2li All'esterno quanti e quali n emici abbiamo, © quanti e · quali amici'? Com incia mo da q'lie$ti. Amici che sia no p ronti a. sacrificarsi per noi, n essuno: chè in politica non si danno. Amici disinteressati che ci desiderino il maggior bene possibile ne abbiamo alcuni in EuroJJa tra le potenze di secondo ordine : cioè il Portogallo, la Danim arca e la Svezia.. - La Svizze'ra, il Belgio, l'Olanda ci hanno sal utati al nostro sorgere : se e.a.dessimo ; saluterebbero egual mente chi sorgesse su l nostro capo. Alla. Svizzera il prin cipio dell' uuità i taliana non può piacer troppo, avendo _ e'lla nel suo seno paesi che appartengono geografica.mente eè etnograficamente all'ltàlia. - La Grecia e la Turd1ia hanno ant:h'esse riconosciuto il regno d'Italia; ma. l'aurn bavarese che -~pira . nella corte d'Atene non può essen;i schiettamente favorevole; e la Porta Ottoma.n a uon può vedere di l;mon occhio uno Stato fondato s u quei p rincipii medesim i che a lei minacciano la cacciata dall"Europa . Ma. tutte queste poteuze secondarie hanno poco peso nella g ran b ilancia europea. Tra i principali Stati, l'Inghilterra ci è benevola, non tanto pel desiderio di veder trionfare anche tra noi qucllu rnassime d'indipendenza o libertà: che le sono tant.9 ca.r e-, quanto I per ,gelosia d ella Francia. Per questo ella si è m ostrata favorevole alla unità itali ana quando Napoleone parlava di confederazione, e ci va additando Roma, rnent.re la Francia ci raccomanda la pazienza. Sarebbe ingratit udine p er parte nostra dire cbe l'Inghilterra nulla abhi.1 fatto per noi perchè non ci ha dato nò un soldato n è una g hinea. Non dobbiamo dimenticare come ella abbia co11 tr1buit,o alla buona riuscita della spedizione di Garibaldi nell'Italia meridionale, insistendo pel non in tervento, e come sia stata la prima Lra le potenze d'Europa a porge r la, m ano al regno d'Italia . Ma anche senza contare h nostra amicizia colla. Fr:..tncia che la punge e la rnetlc i1t sospetto, vi sono q uatlro punti ch e il n·ostro dosL'ino ci }


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L ITAI.IA

s pinge a toccare, sui qmili i nostri interessi cli:;c.;orrlano t roppo dai suoi per n on (lover credere cLe olla., tanto' tenera d i sè , debba i n un'epoca forse non lonta11a mostrarcisi avversa : e son o la questione orientale, lo svi luppo della nos tra marina., il canale cli Su·ez e Malta. La · ombrosa v ig ilanza dei tories accenna già come un pericolo per un prossimo avvenire :l riconoscimento del r,ostro Stato per parte della Russia, procuratoci dalla Francia ; e già vede navigli italiani uniti a francesi e rnssi rninaccial'e i l prepotente leone britannico s u tutti i mari del g lobo. Insomma l'Inghilterra (non dico gli Inglesi) vorrclJbe vederci liberi, indipendenti, felici, ma staccati affatto dalla Francia, occupati interamente delle n ostre coso interne, e dimentichi dell'Oriente, di Suez, di Malta e anche del mare che ci sta d'attorno. Ella ben su che ciò è impossibile. P erciò devo desiderare che l'Austria, smi alleata nelle coso d 'Oriento, continui a tenero un piede in Italia e a farsi forte sul mare . Quanto a. Roma, clJa è quasi più impaziente di noi di vederla nelle n ostre mani; e d ico al mondo, p er dirlo a noi, ch'ella è sdegnata perchè la. Francia non vuole consegnarcela (V. i r ecenti dispacci di lord Russel e di lord Cow]ey) ..... Singolare amicizia! In Francia all'opposto, il governo è più favorC\vole all 'Italia che nol sia hL maggior parte dei Francesi, checché ne dicano -i liberali di quel paese. Comunque sia, l'Italia sa Ghe la sua libertà fu comprata coll'oro e col sangue d i quella generosa nazione. Retrivi e arruffapopoli vanno gridando Napoleone III essere il nostro maggior nemico, perchè è nemico loro, e lo temono e l'odiano. E levano a ciclo l'Inghiltcrrn, non potendo cacciar nel fango la Francia. Ma i benefizi di Napoleone e della Francia verso dì noi sono come il sole: .inutile è del pari n egarli e dim ostrarli. Soltanto gli uomi~1i di corta vista e d i s1.:arw intelletto non compl'en <lono come la Francia p ossa avere m ire cd inter essi i n quald.10 punto d iwrsi da q uelli del-

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219 l'Italia. Se amicizia cd alleanza dovessero sign.ifkare ideu• t ità p erfetta di disegni e di atti, che cosa diven e bbe la iodipendc nza ùi almen o una delle due parti •·? Non co111prendono come Na.pofcone imperatore dei Francesi, sceso in campo per l'Italia, potesse fermarsi a Villdrnnca per r iguardo ai più g randi in te rassi del la Francia ! Non veggono Napoleone e la Francia in quel gra u progrc~so che l'Italia ha fatto dopo Villafranca, come :,":e In. l<'gge d el n on intei·vento che ba legato le mani all 'Austr m fosse un semplice arnminicolo d iplomatico, come se quella s pada formidabi le che no guarenti va l'osservauza fosso la nostra o quella dell' Ingbil torr.1 ! Non capiscono come Napoleone potesse schiettamente cn~dcrc i mpossib ile nel Hlf>!) l'unità italiaua e proporre la co • federazione ~omo hi forma, secondo lui, più adattata ad assicurare la indipendenza dell'ILalia ; e corne poi nel 1861 vedendo compiersi quel fatto che avea g iudicato impossibile, ma al qua le non si era opposto, quantunque il potesse (poir.hP. l'[oghilterra non gl i avrebbe mosso guerr,. per impecl irg1ielo !), si adattasse d i buon grn.do a riconoscerlo, senza restrizioni CIJ() legassero l'avvenire . Finalmente non sanno com pren dcrr' di nuanto vanta 0crc,io no~sa essere alla Francia l'avere nel 'l 0 consorzio europeo un 'amica forte e sic.;ura e stretta a. lei da om(wen eità d'iuteressi e di sentimenti anche p iù. clrn t, dai vì ucoli dell,~ gratitudine ; e come per conseguenza. debba ella favorire l'unità d'Italia, vedutala possibile. Ma il numero di cotesti ciech i va oggi scemando. L'ultima sessione dell e assembl ee francesi e il contegno dc-1 clero di quel paese hanno stenebrato gli occh i a molli. Le stizzose inveiti ve lanciate ultimamente da Garibaldi a Napoleone n on hanno avuto altro effetto tranne quello di far tort o a Garihaldi m edesimo nel concetto d i quegli Ital iani che sanno ammirarlo senza andarne fana tici . Napoleone è p ~r J"lt,aJia un g raude h ene fattorc, un amico assc111rnto e costante . E- cli questa s ua costanza d assicu ra E

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L AUSTRIA.

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L' I'XM.IA 220 il suo me<lesimo interesse . Non per questo però egli nrnoverà guerra ali' Austria quando a noi piacerà, perché la Francia non è serva deU'Italia,. E n eppur da Roma si torrà per far posto a noi prima c110 creda poterlo faro scnz<L pericolo di q ualche grave sconcer to in Italia, in Francia, in Europa. Ma certamente non tarderebbe ad ,tccorrerc a ùarci aiuto se l'A ustria, non provocata, ci assalisse. Qnanto alla R ussia, il suo recente r iconoscimento d'el regno italiano, considerate le condizioni presenti di quello Stato in sè e rispetto all'Oriente, all'A'. Lrntria, all'Inghilterra, aJ la Francia7 ci a ppare come un preludio di pi ti stretta amicizia colla Francia o con noi, com e un a11 nunzio di nuove e non lontan e lotte, s ìa sul campo di battaglia, s ia sul tappeto della d iplonrnzia, nel le qua.1i Francia, Rus~ia ed Italia stixanno da un lato, e Inghilterra, A ustria e Turcbia dall'altro. La questione orientn lc e la it:i.linna si. danno la m ano; l'Austria si ·vedc s empre più sola in faccia a 'JG numero crescente di aYversari. Quindi noi consideriamo come gran vantaggio nostro il ristabilimento del buon accordo tra noi e h Russia, e lasciamo c.he i soliti politicanti dal cervello troppo piccolo e dal cuoi·e troppo grande gridino allo scandalo, accennando ]a Polonia conculcat a. Essi non vogliono vedere il singolare st ato di faticosa ma rap ida trnsfovmazione m cui si trova oggi la li,ussia, u sci1.a appena dal!,L sua crisalide di barbarie , tirannica ancora e consen;atrice nel settentrione, ma liberale e rivohizio nà.ri::r ncl mezzodì; la.ssù nemica del nazional ismo, qtrnggiù invece disposta a propugnarlo., anzi a. farsene arme contro i sL1oi nemici. Guardando soltanto al1c più nuiteriali apparè11ze , non vcggon o nella, R ussia la ·grande SJa;via, cu i la parola nazionalità è simbolo e prornessa di grandezze ì;1ture e non g iù. spauracchio ; non Yi ;;corgono la Francia dd Lc Yant.c ansic,sa cli combattere $lii Danubio la Sita.

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t' ,I USTRl A

2.21

gran giornata cli SolfL:riuo a benefìGio di uu p1Jpolo a lei afiinc e tuttora· diviso ccl oppresso come noi nel WG9. trfa srni:w. spingere lo ~guardo tanto olt.1·e, a nui Jovrobbe bastare per considerare la Hussia nostra naturnk ul leat a , per ora a lmeno, il saperJa. r ivale ed avversa all'Austria. ed .i n!Nessata a propugnare la libertà dei mari, due punti di capitale importanza per l'Italia. I nostri plausi alla .H.ussia che va scostandosi dal vecchio mondo per av\'i ,:;inarsi al nuovo. In questo gran fa.Ho stanno i germi di grand i e venti non lontani , dai quali l'Italia potrà ritrarn.: i più decis ivi va,ntagg i. In Germania non abbiamo molti amici, nè u10lto p otenti. Se il Nalionalwere:in rappresfa1tasse davvcru la. rn11 ggioraoza dei popoli l edesch: , potremmo a n1gio11e lu 1 s ingarci. che a scttcntrionc dell e Alpi si intendesse finalme nte che cosa sia la questione italiana, e llualc dis tinzione faccia l'Italia tra Austria e Gcnnania. Ma n on è l'acile pers uade re a quella gente fredrht e lenac0, c!rn li Italiani non odiano i Tede~;ch i, che il 'J'jro!o cisalpino., il Veneto e l'Istria non so no neccssn.ri alla sic urcna de]l;i. Gerniania, e c he le ~confitte toccate all' Austri,t n l\n l'anno torto all'intier:t Alemagna. L~ ruaggior parte delle eorl 1 tedesche, q uasi tutt a la numerosa e potente a ristucrnzia di quella nazione , ed _,tnche le masse popolari cì sono a vverse per s entimento di o!leso orgoglio nazionale , o porchè ci r ig uarda.n o come rivoluzionari o corno allea! i . della Francia , d i cui temono an cora la prepotenza conq uistatrice. La Baviera, l'Annover e li altri Stati che sogliono far seguito all'Austria. ci sono mauifosta.11wn! n uemici. Il rieonoseimento del Regno it,tlico per pa,rtc della Prussia ci gioverit rnolto, e g io ,~erà i11siorno a crescer forza a.l partito nazionale germanico: rna non poLrc mo s perare che la Germania troYi ragionevole e giusto il nostro proposito di ricondurre i coufin i d' !La.lia sn !le Alpi Oarniclìc e Giul io lìnchè Don siano molto prù di.ffosi


222 1.' ITALIA e p otcuti ~ul Dannbio, s ulr:Elba e sul Vesero i principii della. nazional ità la.rganiente inte rpretat.i. Ape rti ne mici nostri due sol i n e con tiamo; l'Am1tria e la Roma papale; quella -a noi g ià n ota, questa cadavero che par vivo p erchè la. mano potente della Francia lo tiene ancora in piedi. Cadrà quando la Francia ritirerà la sua m ano ; cadrii coi suoi Irlandesi , coi su oi Tedeschi, coi :suoi zuavi, con Lutto il suo seguito d i r et.rivi, fanatiei e mercenari, da cui niun frutto avrà r icavato t ranne la non i nvid iabile sod<lisfa.1.ion e di spendere inut ilmente molto denaro e inimicarsi og ni dì più l'Italia e coloro stc::;si da c ui dipen de la sua sorte . Quando avverrà ciò? .. Uùia.mo ripet ere t uttodì che l'Italia n on p uò vivere senza Hom a. Questa è pretta esagerazione . L'lta.lia ha bisogno d i Roma, ci..te le appar t iene per ragioni ass ai miglior i che non s iano i diritt i di conquisttt e SUCt;CSsione; o la vuole; m a non morrà. se n on le sa rft dato averla ogg i stesso o domnni _ Urli:1mo p11m scrittori, non sol0 italiani. ma anche francesi ridire ogn i giorno cli c l'interesse m edesimo d ella Francia ric hiede la cessazione i mmediata dE:l l'occupazione di Roma. A rr.e sembra uno strano ardiro quello di chi :;n.le in cattedra per insegn:i re a Napoleone llI quale s ia l'inter esse v ero della, Frnncia. Quanto a noi Ita liani. siamo giusti, poichè l'in lellc tto n on ci manca; non 1asci11 mo chè il cen cllo e il CL10ro ci v incano la mano; adoperia mo un solo peso e una sola misura ; rammentiamo ch,i l'Italia 11011 è sola al mondo . Fa rla da censori e da giudic i èc;o~,t faci le: oggi nou v 'è gonu i ch e non ci pre tencta; ma clii ha omb ra d i ~enno rleve capire come le cose medesimo offra no u n aspetto alcpianto di verso secondo ch e le s i gt1ardano dal l rono cli Francia o dallo 5Crittoio d'un giornali:;t.a . Resterebbe poi a clirnosLrarc se H.onrn uelle suu p1esenti c;oucliziuni morali e sot;iali , col s uo popolo co:-"t i~tcilu ,t scalcl,tr:,;i e nttoYo alla viLa l ilwrn, pot.c:;sc essèr c nra la, capitale più a<l,1ltaia. p ~r u no St,do, corno 11 nostro,

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E I. AUST RI ~

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c he ha b isogno di p rocedur e orc!i uato il più possibi le per a ssod,1 rs i e trionfare dello resistenze e ddle frenl':sic d ei parti ti estremi . Li uomini spassionati Yeggano se nell'in teresse vero deJl'Halia. convenga oggi g ittare iì governo del R egno nel nuovo e nell'incerto, per la fretta d'uscire da uno Stat o provvisorio e per isfuggire allo spauracchio del così deito piemontis mo . La. pasabola. di Mcnenio Agrippa adattata al caso n ostro ci direbbe che il Pie monte che fu il braccio dell' Italia, ogg: n on ne è nè la testa. né i1 c uore, ma il piede su cui le alt re mem bra posano . Co niuitociò non i nLendo p e rò dire che per n oi si debba rit nrdare n e ppure di un'ora r ingresso del re d'Itali,L in Cam pjdoglìo, pcrchè fa d'uopo cl1e. i dcstiui d 'Italia s i compiano, e Roma cessi d'essere il nido dclh reazion e e fa base delle operazioni d ei n ostri più ~stinati nemici. Purché le sor ti e l a fama della nazion e non s iano com p t:omesse con atti di spaYalderia , d 'imprlltlente i mpazienza n di ingra i:it udine contro la Francia cui tanto dobbiamo, s i affrontino a.rdi:amcn te le maggiori diHicolti1 pcrchè fìnalrnentc sparisc:i laclerocrazia, v ergogna e piag,t d·rtalia . Dovrò parlare della Spngrm, che c hiamata a riprendere .il suo p osto d i gra n p otC'n za europe,t n o11 sa alzar si fin o a quello? Se p er fapagna s'intrndc la Cor te borbon ica di ) fadrid, sa ppiamo che n on può esserci amica. Se i1J teu d ìa mo invece il governo spagnuolo, ve(l ia mo ministri combattuti da. un lato da pregiudizi .~ pa~sioni cliiesasticlic, <' dall'altro da I iherali as pirazioni, sicchè quasi non sanno ove vada no a dal' d el capo. La massa du'I popol o spa g nuolo è a.nt;Ol'a troppo ignoran te e troppo sc!i iava dd c-onfessionalc per poter compre n~lcrc che il moto unitari0 dcll'Italin. n on è uno s.;isrn a r ol ig ìoso, n6 ll1 ir,1. al!n. pc-r!-ecuz.ionc del p,lpa e tl ei preti. La par te l iberale pare nbbia p oca voce nella peniwla Iberica. Insomma non seg ner emo la Sp!l g na trn i ucm ici, ma n<Jtn 111cn o tra g lì ,tmici nostri.


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L ' !T,11, l ;\

E L AIISTKU

Da tua0 q11,•llu e:l1c ho c.let.Lo fin qui, pn, mi poter dcrlu ne d1c la presente sitnaziu11e d'Jt.al ia, rn esim ;i riscontro con quella del!' \ustria, è in complesso tale da do\·erne {:s,wn1 contrmto 0gn i buono ltal.ia.110 ell e non si la.sci vincere dalla stanchezza, nè da!J'ùnpaziema. Da un lato il · 11um cro doi nostri amici cd am miratori Ya tult odi croscen~o in Europa~ dall"aliro le nostre forze va1rno pmgress1v,u11e11tr;J aumenLa.ndo. Le esterne rl iilìeoltà ~pariscuno: g ià po!'=siamo levar la tl'sta 1.ra le grandi potenze, e spinger Jo s~uanlo più lit del la nqst,ra quistione nazionalL', e porre :indie noi la mano nel \·iluppo dei g randi inleressi cnropei. A q110sto siam,) pervenuti nel breve spazio cti tre Htrni, rnovendo tla estrel!1a bassura. Jl tempo, cbe ui:'1 nostro capili'lle nemi co., oggi sta pr,r 11oi. F. possiamo diJ·e d10 se a tale siamo giunti , non fu soltanto per merito di strnnieri aiuti, ma più per virtù nostra, avcmdo noi :;apu lo accoppiare le pili bell e virtù di t:u i possa n,J}(lnre a]t,...ro un gran_ popolo, voglio dire l\.more de lla patria., Ja snggc1.za, la perseveranza, la moderazione i I co1w•irio . • ' on A te111po sapemmo essere audaci, a tempo pnidenLi . E pc•r q11csto ti mondo e- i r ispùtb. Ntln al>bi,1rno è ve ro l'a~giu,;to ancora la meta : e· è l)Cl'Ò k c;ito O!r"irnai nu. -o I rrro nun piì1 la ~'.peranza :;olta nto, ma la certezza. di ra,7gi ungcrln. Vediamo ancora sulla nostr,1 via impacct e diflicoWt di grave momento, 11011 perii superiori alla nostra possa, anzi minime s,::i guardiamo alle 111craYigli P. del pr-ogresso gift fotto. I retrivi ·110 11 h:111110 corto di cli e gioire; li esaltati cadono nel vnoto cercando valido preLcslo nlle lor o t rn.di7-ionnli sfuriate. Non ci r esta c]Je cuntinllarc sulla Yia che abbiamo battuto finora, e chi:nn.i:·ci -rurt1111ati d i averla saru ta scernerc trn le tante che sì inc1w·iaYano sotto i nostri passi, poichè ella è In Rola e,he <·ntHluca al lo scopo prefì'.<ssoci sicuramente e coi miuori sacrilìzi pos.,i!Jili. I nostri peggiori consigl ieri sarebhero la pigri7,ia, la, pre,:1rntnosilit e l'impazienza.; i migliori sono

fu

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l'operosità, la m oderazione, la cos lnnza. Da, noi dipende c;o<lunc l'Halia al Ca rn pidoJlio o alle Gemonio.

Ho udito strane dicerie intorno alle forze atliYe che l'A ustria tiene oggi in Ital ia; e le ho vedute riportate eh vari giornali Corrisponclen~i Ìiene informati banno contato l 50, 200 e più mi la Austriaci n el Veneto, ed ogni tanto ne veggono sboccare dalle Alpi nuO"rn diecine di migliaia. .N"on ci dicono poi come l'Austria alloggi e nutrisca lutta q tiella gente p er mesi e mesi in un paese relatiYamentc <.: osi ristretto come quello che le r~m aue di qua dalle Alpi ; nè quali ragioni possa aYcre per mettere tanta folla iu prima lmea, non piglian do le offese. Crec.lono forse che tanti ne abh isognino p er la prima difesa del famoso quadrilatero? .Ma l'Austria che conosce i proprii jntcressi meglio di quei corrispondenti, sa che 80 o go mi la uomini sollo auche troppi per guardare le sue proYincic italiane nelle presenti condizioni di lei medesima, dcll'Halia e dell'Europa . Quu.11do m irasse all'offesa l t>O, :!00 e 300 mila uomini sarebbero presto raccolti d'attorno a, Mantova, mov en do anche dall e estreme parti dell'impero. I quattro corpi di cui si compooe- l'esercito auytriaco d'Italia, clic· oltre al Veneto e al Tirolo italiano tengono il littorale illirico, la Carniola e léL Carinzia messi 111 punto di guerra sommerebber o a 150 mila uomini circa. Parranno poclr i a chi piglia per un mòdcllo di guerra b mostruos,1, rissa degli Stati Uniti d' America. C. Const Jlaggiore di Stato .ìlaggiore


OKL1.'.rni1A~IENTO DEI Z\l'l' .ITORI llE[. Ge?<IO .IH!,IT,IRE

227

2° Moschetto d'artiglieria, m odello 1844., ngato, con ~ciabola-baionetta. Restando così esci usi : 1° Fucile c.!i fanteria, modellò 1860, rigato, con

Dl~LL' AHMAlmKTO

Dl~l ZAPPATORI

lJl>I,

GENIO

MILlTAH E!

Sul principio <lcllo scorso agosto i reggime11ti zappatori <lei genio vcnùer o avYcrtiti, essere int,enzione del ministero della guerra il cambiare l'a.ttllale loro arma. mentoj lasciando però io facoltà del corpo d el genio lo scieglicrsene un alLro, purchè questo non costit uis$e una novità fra quanti sono attualmente in uso nell'esercito. Il comitato dell'arma nel p,1.rteciparo bile decisione ai reggimenti li avvertì, che dei cinque modelli d'armamento, sui qua.li poteYa cadc:-e la scelta, di due soli si avessero da occupare, essendo già stati gli altri tre, dal Comitato stesso re:;pinti. La scelta ·pei reggimenti venne con ciò limitata a: 1° Cara.bina da bers<'lgliere, mod~llo 1856, rigata, con scia bob-baionetta .

baion etta . 2° Moschetto cla pontieri e df)lla regia marineria, modello 1844, rigato, con baicnetta. 3° Moschetto da carabinieri real i a cavallo cd a piedi, modello 1860, rigato, con l>aioncita. Pochi g iorni dopo l'avuta partecipazione, i' reggimenti l'hbero avviso. come, diP.tro proposta, del comitato, il ministero avesse approvata la. scelta dell'armamento da hcrsagliorc . Tale non era stata l'opinione di uno clei reggimenti, ecl Ma noi ci proponiamo di dimostrarE. quanto poco propizia sia r iusci~a questa decisione . La questione essendo alquanto delica ta percl1è si tratta di combattere un atto del comitato dell'arma., aYYalorato dall'approvazione del ministero, non parràsuperflno se 1101 la tratteremo in t.utta. la sua gc'ncralitit, Ricorderemo così brevemente le at.trihuzioui dei zappa.tori in tempo di guerra.. traendo da esse per conseguenza i principii secondo i quali devono essere armati. Esaminando poi l'armamento attuale, e ad esso paragonando tutti gli altri usati nel n ostro eser cito faremo ril>ultar e quale, a parer nostro, abbia <'ld avere la pre-

ferenza. Sono attribuzioni dei zappatori del genio in guerrn : 1~ Il rimuovere quelli ostacoli che l'avversario od il caso avessero lungo Ia via seminati per ritardare od inceppare le marcie o gli attacchi. 2° Il moltiplicare inciampi alle spalle o ~ulla fronte dell'esercito onde rallentare o sconcertare gli inseguimenti o gli assalti dell'ri v vcrsario.


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b ~l. GJi :VJO 11!LT'f

;:Ju L';qwire ., 11egli asscdii, strade e t rincee pcrchù le lJatteric possano, nelL1.Yvicin:1rsi alla piazza, avere snnprc r icovcrn e p rotezione. 4° li provvcdert', negli accarn pament i, a che lo esercit o 11011 di fetti n è di :1gio, nè di conforto, nè di difesa. Quest.o continuo appie,n are ad a lt.ri. il cammino della vittc5tia meri ta compenso p-2r pa rto di chi, e ben soventi, (hlroper a dello za ppatore ·cleve r ipeter e il fortunato esito d'u na importante impresa (1). Egli è perciò , che 1~ truppe delle altre armi devono

continua protezione ed aiuto ai d istaccamenti zappatori q LW ndo armati d i sca.lè, tavole , petardi ecc. affront an o t r inceramenti sovcn ti ancora intatti ; o quando gelosi della salvezz,~ dell 'ulti mo commilitone vogliono rovinato Llll p(rnle; allorehè l'inseguente avvi di giìt posto il p iede (2) , o quando in fine , ridottisi nella. p iù sublime abnegazione, cli n on al tro s i curano che cleLla. trincea o della. b at teria ; onde far s·1 che l'armo lasciata innoc.;ua nel.la guaina n on s ia. pci zapp,1tori causa di cst erminio . Contimmrncn te ii1t.csi al lu.voro , devono sempre i zap patori alle altre truppe lasciare l'incar ico di combattPre a.lht l ontana il nemico , e solo quando ben davvicino vedonsi soprnfo.tti , possono dar piglio ·alle armi per d ispcitare con esse opere, utensili e vita: ma cessata l'im minenza ckl pericolo, !'ar me v uole s ubito essere depost a, e data man o all'utensile onde il lavoro non abbia a soffrire ritardo~ Jl lavoro è · d unque il modo cli com bat t ere dello zappat ore , ( t) La Ja cornpngni~t 1nirnilo1·i 1848, sollo nel un ,·h-i $:s imo fu oco ri~ln nr:1 il pu11(c <li (; (>il.o. l'11a squalll'~, ,a comp:ir,r1ia zapp:1lori , 18:i9, sollo a violculis,imo fu nço rlislrnggc una b;,rri c;il.:1 , d 1c impei' iva l':,crrsso in f',.d ,·slro. Le pori.e di Perugi a, Pesa ro aU crralP, l 860, <'CC. (:.!) li n1~1ggiorc (h·I A1~nio Dì Sl~igllcno, ora gcncr:il c, al pont e dell a ~luz1.a presso CJss:rno d'A<ld:1 , 1s 1,8 1

rni:

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Ma per la vorarc convieu e a.vere un utensile e pej'(;hè da questo non co nspguiti un ·iinpe1.timenlo, che considera zion i Ji tattica o cli topog ra fi a possono br~n sovont.i rcmlore (l'irnpaccio , os;;iaclanno:;o., od inammissibile: conv iene por tare l' utens ile con. sè . Per lavorar e voglionsi avere l ibere le braccia, e co1110 non sempre le a.rmi si possono deporre, così questo d ov ono essere leggiere oncle compensare l'aggravio dcll'utcu- ' f; ile, fo ggiate in modo cb essere portato lascinn clo l ihc:-e le braccia, capaci 'i nfine di una buona difostL in un corn-

h,tttimcnto a. bi-evè d istanza od a corpo a corpo, L'arma.men to de11o za ppaton~ <lovc>ndo serv ir e per com b attimenti vicini od a eorpo a corpo deve eonsistere : iu un'arma a fuoco ossia arma difensiva., in una baionetta o scia.bola-bai on cUa per r ender e quell,1. occorren do arrna ,,ffi.msiv a e nel rnla.tivo corredo cli m llnizioni. . L 'arma a fuoco, qum1cl o non può essere deposta, è la. p;irte dell'armiunento che specialmente incC:i ppa. lo zap p:1.tore al l a,v oro, l 'ott erior la. gnincli quale l'àbbrnmo dcfìu i!.:1, è cosa. d i grandissima. i mport nnza. Quest' arma a . fuoco n on vuole c,ssere rigata, porchè le nrrni ri gn.te- n on sono util i , che pe r grandi distanze , ed a grFi,n cl i d ista:nze lo zappc:.t ore non ha eh comba1.t.c1·0. A brev i disLanze e senza compenso, lo armi rigate p1'eseniano dei difetti che n on si riscont rano nelle liscio

r;orrispondenti , lJ Llali son o : la .carica. pi(1 lenta , la pnn1..oria complicat a per c ui in mani poco esper te, appu nto pcr cl1è arrnì cli preci.sione, dan:10 r isultati più infelici delle corriq)onclenti liscie altre1.tanto mala men t e n.dojJerate. I ealibri gù in uso neli:3sercito per le a rmi l iscie essendo stati conservati per le rigat e (perché alle Jisci e JlOll v ennero sost ituite ar mi r igat e., rna sibbene pratieaie d irot;ta mente le rigbc) le nuove anni traggono eon sè proietti pesantissimi e per i1 vr.nto quasi soppresso, e


-01,:t.1. AR ll AM!•:Nl'C, J

Dlè l ZAl'PATORT

per la gmH<lc l unghezza che ai proif'(.t,i conYcnne dare, onde essa riuscisse in propurziuue all'ampio calibro con ::;e rvato. Il loro munizionan,1cnto è così molto pesante, insensib iìc riuseendo a fronte-\ del peso dc•l proietto il compenso cldla carica fatta d i minor peso. Ma l'unità del calibro, l'indentità della cartuccia sono cose d i rrrn.ssimo momento per le armi portatili. delle ([Lin.li fa u so un esercito, e per questa consideri,.zione è forse ind ispensabile l'aùottarcancbe yJP.i zappatori un'arma rigata. R iusciran no così pel nuovo a rmam ento la carica 0d il g0veruo dell'arma p iù difficili, la punteria p iù compl icat a ·e le munizioni più pesanti : questo aggrnvio però, come d iremo, può essere facilmente ann ull ato. Sia pur adnnque rigala l'a rma a fuoco, ma non sia nn'arma di precisione, percbè il bersagliere è pc1.drone della sua C<1mbina solo dopo lunr,o \,t 11clio P.d r~f-~!rc:izio, cosa c.lH\ scllza ddrirnento delle sue speciali incu p1bcnzo 1wn si potrà mai ot.tonei'o da uno zappatore. Quando l'a rm a. a fuoco nc-r1 si p uò deporre e pnr conYit-1110 a lavorare, bisogna che essa s ia t ak da poter essere indussatéL in modo da r iuscire i ncomoda qnanto mC;no è possibile . Se nelle marcie, se nelle battagfa, come alla trincea i zappatori n on a\·esscro il sacco, indossanclo·l'arma a bandoliera, qualunque ne fosse la lunghezza,. cLvrcbbero liber o ._1gio al lavoro. Ma portando essi cornè tutte lo altre truppe il sacco, 11è convericnrJo il deporlo ncaneo per brevi istanti, percbè il soldato che sul campo d i battaglia depone il sacco difficilm ent e 10 ritrova (1), è cosa d i stretta neccssitiL ch e l'ar)1la a.- fooco abbia poca ìunghezza, porchè sdra(1) N,1ro1.ÉON I. -

,1Jémorùtl e/e S. Tl11li:1w.

ù!lL GE!'-!O MILJT,lllE

23'1

iata sul sacco, possa essere t rnsportata senza il soccm•sù delle braccia e senza creare i nciampi ai fianchi dello zapp:.~tore (I ) . Ma la lunghezza dell'arma a fuoco vuole ancora essen! considerata sotto l'aspetto offensivo, ossia quando essa lM la baionetta innastata. Son vi per .tale caso dei l imiti , al d isotto dei qua.Ii, nn'arn1a poca fidl1cia. inspira in cl1i avesse a. rr1isurarsi con altra cli ordinaria lunghezza . Per rnggiungere q uesti limiti, ossia per sopperire alhL hreve luogh c7.2c1, dell'arma a fuoco , con\'iene adattarvi una lunga baionetta e non senza scapito però d cl h bontà deLl'arma; percbè di due armi a baionetta e d i ugual~ lunghezza totale, m eglio si pr0sta a scherm irn quella,, che ha lxlionoita pii1 ,:orta.., consistendo la. pnrtu difensiva della scherma nel snpere e poicr se mpre opporre il fort e della propri;;i. arma al debole di quellrl del l'avversario. Meglio che una se mplice baionetta., spccialrnentr; per un armarn0nto da zappntorc, sembra c:onveni re una sr,;inbola-ba iunetta.lclquale, nel render ofie nsiv a l'arrnaa. Cuocu , s0rve pur anèo come arma da taglio. )la per questo convilme cons iderare: Se lu scia bole-ba.iouette clehbono essere preferite al le sr~mpl icì baionette quali armi eapaci di render offc nsiY,i un'an:na a fuoco. Quale forma, quale proprietà debba a vere un a sciabolabaione tta per essere un'unna da taglio. Se sacrifican do ai Yari i requisiti indispen sabili, percl 1è ·una sciabola serva a quest o doppio uso, sia possibi le l'arrivare a.d nn'a.rma in ambi i casi vera.mente ut ile. ( 1) Le trnndH: de i ùers:igli cri, :1 r111 atc ~un c,1r,d,i11 ~ mollo più eorlc dd 11H><icll11 l ti:>fì , l e pn,t:ino s dr;,i,,!(; su l s~e,o co \1" h cr lcll;i di,lt·sa s11! pcU ti l' passa nte sotto alk .i scc lle.


UELL' ,1RM,l lll1'!\T O DEI Z,IPP,ITO RI 23'2 Un' armn. a baionetta è 1m'arrna da punta, e C1lmo tale, porcliè hcu 1:i possa rna ncggiarc ò ù'uopo elic il sL,10 contro d i grasità si trovi bun ravvicinato aff iuipu·· g na,tura. Lo sciabole-baio11otte, avendo peso sempre cli gnm lunga superiore a ciuello deìle sernpl iei baion ette, quand,i ' sono innastate fanno trasportar e il centro di gravità d i t DtLa l'arma rnolto lontano dall'impugnatura e ciò e.on grave scapitQ de1l'é1rma pcrehè oc falsan o lo scor.,o . Nt:l le sci,,bol c-baionettc possono cssr:;r arm i dn. taglio, senza diventa re ad un l t•m po baionette ina mm issibili. Se infatti p er le armi cla punU1 il centro di gravit à devt~essére molto ravvicinat•.'.l all'impngnatun1; per quelle) cla t.agli o, questo cen Lro vuole invece _esserne allontanato, onùe aumcnLare cos·L la forza di p erccssa. dell'arma. Se per le arm i da punta, il peso vÙole essere limit at o a permettere al l'arma clirnensio11i capaci da assegnarle;. co11venionte robustezza; per quc.lle da tagl io invece., il peso è cosa essenz,iale; percb6 è da esso ed è clall'esser u clalì'impugmLtura. più o meno allont,anatu il centro di g rnvi tà dell'arma, ch e r ipete la sua .intensità la fo rza dcli,, percossa. Le arm i da p unta. de vono essere d iritte., pcrchè la fo rza di penetrazione cospiri r;olla spinta. L1~ armi da. taglio devono invece_ essere arcuate, om1c la forza d'urt o vadi dis persa nel m inor nu rncro cli p u11li p ossibi le. ' · Perchè una sciabob sm mm baionetta co1)vicne adunque che essa sia leg 5 icra, che abbia il ceutro d i grn.viLiL rc1,vvìcinato all'impugnatura e che sia d ir itta. Perchè una. . sciabola sia un'arma · da taglio.. bi,sogna. che abbia peso cli q ualch e r ilie vo, i l cen tro d i gra.v ilil. molto sl ontan ato dall' irnpugn:Ltum e clH; sia. incw, ,·at,t. QLwst c condizion i, pcrc.;hò affotLo r,pp,x,lc., rdld,,110 00 ,1 a mmissibile una ,era sciabola-lJa iouclta.

D~L /

GEN IO )!11.ITARE

233

In rnolti corp i cd in molti eserc:il,i s i fa uso di questo scinbole-baionottc , perché e.on esse si sperava. di muu irn ogni ~olclato di un'arma anche capace di ·fo r legn a n l bi vacco, ma si ottennero invece ben m ed iocri arm i da t,1glio e cattive baionette (1) . L'armamento ,iel]o ZU.J)pn.tore v uole quin di consisti=·r c in L1n'arn:rn da fuoco corta e <]Uind i leggiera ed i11 un a baioùetta, capace d i compensa.re la poca lunghezza el ci l'arma . ' L'attuale armamento deìlo za.ppato1·0 eonsist e nel fucile eh fanteria, corto, modello 18-14, lisGio , con baione tta l: J~ellR daga da zappatore. ( Pei particolari d i q uest'rmnarnen to o degli altri si ve(b lo S pecchio N. 1). , Sono così prov{,isti i zappatori di arma da. fuoco e <h. p 1mta. e d i u n'arma . da tag:io, ()_nale almeno tl ovrel,bc c•ssere la daga, ma. i nvece essa n e è ben lontana . Q11csta rl:i.ga ha. 1rn p eso n1 Rcl in d i d ii log. l,GOO clili quali tolti chilog . 0,400 per f'udero, p1111talc e cappa r i rnc1.hgono e;hilog. 1,200 p0r l' armo. Di q uesLi d1ilo-• grammi 0,650 sono assorbi li dalla sola impug uaiura, a lh quale, perchè pi i.t pesante delle.. lama e questa perchè çor! a., il centro di g ravità dell'arma riesce affatto ravvicinato . Essa è m un ita cli sega, nrn anche questa ò cli cat tivo uso , perch è la da.ga non offre mcuo cii ap p licare verso fa s ua punta una pressione ug uale a quella che sta al\' impugnatura, m entre l'andirivien i per segare viene stabilito. Le proporzioni , la fo rma eh,~ 0 diritt a do! I-a daga allLW k · sono adunq1.w q uelle cli un'arma da pLmta e no11 da t.ilglio, essa è q uin di un'inut ilifa nell'armamento e se pui> dare qualche servizio alla selva, come a.rma. da tag lio, lo si deve sole) all'eccessivo suo 1:eso.


234

DE LL' AllhlAhlENTO DEI ZAl'P ,ITUHJ

. Sta ora in favore d el1'anu amcnto attuale : 1° La l u ngh ezz:1 dell' arma r1uando essa ò arrna ta dal la, baionetta, per cui dal fondo d'una trincea o dal la 'b an china. d i un parapet to l'avYersario p uò essere colpito a con ven iente distanza. '2° Il giusto equilibrio dell'arma çolla ,baionetta inna-• $tata. 3° La facilità di formare i fasci. E sta in suo svantaggio: 1° 11 g ranqe p eso dell'armamento . 2° La tr oppa lungh ezza d el fucile, per cui dà imba i·azzo al soldato per trasportarlo, q uan<lo è anche pro,, visl o di un utènsile. go Il gru ve peso del fuci le. 4° L'inutilità della daga, q uale arma da taglio. Dell'arrnamento di . fanteria nuovo modello, ossia d el fucile di fanter ia, rnodeJlo 1860, r igato, con baionetta, n on occorre far parola, perchè esso altro 1Jon è cbe l'att uale da zappatore r igato, non pu ò p erciù presentare vantagg io alcuno, trae anzi invece con sè m unizioui piì1 pesanti. L'arm amento da bersagliere , ossia la carabina eh bersagl iere, modello 1856, riga.ta, con sciabola-baion eth pare avere sull'attuale da zappatore i seguenti vantaggi. 1° Sompliciià, consistendo solarnen Le in un'arma da fuoco cd in una sciabola -baionetta. 2° Leggcrezrn, benchè questa sia b en poca' cosa. 3° La carabina h a minor lunghezza de l fuci le. 4? La carab iua colla sciabola-lxiionetta innastàta ha l ungh ezza sufficiente, benchè m inore di q uella del fucilo colla baionetta. Ma per contro: 1,. La se::rn plicità cldl'arm<Lmcmto è illt1sorfa, µercbè la. sciahob -baiouetta p rcscntancl0 g li slessi d iretti d i cost ruzione ddJa dnga d a zap patore, in · essa., corno in

23:i questa , il principiò dello armi da taglio essendo elisco• nosciuto., e p er d i pi ù essend o molto lcggiera, ò u n 'arma, d a taglio d i n essuna a.p plieazion e . 2° La carab ina. hé, per sè peso s uperiore a quello del fu cile . 3° La carabina colla sciabola-b ,iionctta inn astata n on h a l ' eq uilibrio lloV Llto ad Un'arma da punta. 4° La leggerezza dell'ar mamento è ill usoria , se d a quello da zappator e si t oglie la daga , t)cl è di soli chilog ram m i 0,702 se quella v iene computata. 5° La carabina è- un' ar ma d i precision e e pr~r essere ' ben manegg iata. rich.ieùe l ungo esercizio . G0 I fasci d 'a rm i nou possono essere Ca lli con celerità. Il. moschetto a·~rtiglicria, modello ,181-4, rigato, con sciaboh,-baionetta, ila sull'armamento da zapp~,t ore gli stessi v antaggi, rna m olto più sensjb ili dell'armamento bersagliere, ed ii1oltre quello d i essern, il mosch etto per sè, molto pii.l lcggier o e corto del fu cile . Ma sta in s_uo s vantagg io : 1° La sua 's.ciabola-b,1 ione!.ta corn'ar·m a da taglio è di cattivo servizio, beuchè essa sia nn po"piL1 pcs,<ntc di q uella <lti bersagliere ( l) . 2° Il m osch r,tto arma to di sciabola-lxì.ionctta - è un ,L ca.tLi va arma da p unta, pcrcl-:ò oltre all'essere male eq u i, l i !.>rata ha t roppo bre·,•<;. l ungh2zza. 3° I fasci d'armi n on po,;sono essere fa tti con ccìerit /l. 11 m oschet to d.:L pou tieri e dcLb regia nrn,;·ineri;1, m odello 184-1, rigato, con bai onelta., in paragone del fu ci]P. con baionctt.:, rrttmd c ha peso mollo min ore che Hou il moschetto d'artiglie ria . DtlL GE:-<fO }!I LJT.Hrn

c!a

( t) U11 uffizia!c rl'a1·!igli,·1·ia , che fr,•c b cnmpngna ,li Crimc.i nel dislaccam cntCl pontici-i raccn nlav" ù'a l'er uv11 lo da fo rc ram;1glia cnl suo diglacc:1mcnto e C<> ll nlt,· i ,rarligli~•·i:i rb piazza. I $nldai i dei.d:1e dislacc:1rnl'nt i non avevano elic la- propria tlag~, cd i po11licri} t bc ÌWill !O d;iha ide1tfica ~ q11 ell,1 il ei z.i ppaLo ri , per l!no stesso periodo di lc111po cd .i fprzc ug11al i, uc focnl'ano più 1k.l quadrupl o. A aN(J Vll , voi. L -

1G.


DlsLt:,\ RMA)!ENTO nnr ZAPPAronr 236 Non computando infatti la daga da zappatore, pel moschetto da pontieri si ha una differenza. di chilog. 0,986, mentre che è di soli chilog. 0,208 per quello d'artigli~ria. E qui giova osservare che · con un peso ur.. po' minorn di chilog. 0,986 si hanno buoni manna.resi, capaci dì servizio molto pill efficace di quello della daga da zappatore. Armando così i zappatori di moschetto da pontieri e di uil mannarese essi sarebbero all'incirca gravati da un peso uguale a quello dell'armamento d'artiglieria, e provvisti nello stesso tempo <l'un'arma cla punta meglio equilibrata e da una buona arma da taglio. . Ma a nche · questo moschetto,• quando è armato· di baionetta, ha lunghez.za troppo breve e per questo solo vuole essere respinto. Resta ora da esaminare l'armamento da carabiniere. Basta dare uno sgua.rdo allo specchio N. '2, <love, l'armamento n,ttual~ dello zappatore preso per base, stanno raccolto le diffcreme di peso e di lunghezza cl1e si riscon• trano negli armamenti · in discussiori e, per accertarsi della eccellenza del m oschetto da carabiniere r eale a piedi ed a cavallo, mod11,llo 1860, rigato, con baionetta. Essendo un'arma a baionetta è un' arma eminentemente rla punta. Essendo r.Lgata, ma n on di precisione e di calibro identico a quello generale dell'es.ercito ha portata ed ef:Iicacia oltre ai bisogni dello z,.ppatoro ed ammette la comune co.rt uccirt (ì). Privo od armato della b;~ionetta rm lunghezz,L medi,t frà la carahirrn di, ù ersaglicre od i moschetti d'artiglieria. e da pontiere, 11ou eccc:ssi va nel primo caso, non scadente n el secondo.

(J) I 1!1oschelti d'arlit;'lic.riJ, da }Ontil·rc t· da ca r~1hinicrc hanno tm:i c~rtt~ccia cornunt' e ~ptç};~!c, per~, n(;.('.Orrecdo va lg-(ìno FCr ct;$i I<! c·a r\ueci<' di f,.1.o tr1 ria e da bersa~lierc ti rvci·t,•ado di t)TtL.H" v~a ncH'alto i1e!ta enricn, circa ! 15 d i pnly,·,,:.

Dl::L

ci:-.ro

MlL!TAl\E

2.3 ,·

l fasci con css1 :;i formanD co1b stessa faciìi là che coi foci li. Ma il suo vantaggio massimo, la sua vera eccellenza. i'isulta dal peso, che è perfino minore di quello del rno:;chctto da pontiere. Lo specchio N. 3 meglio che q ualunque parola, ne1 dare il paralìelo di tutti gli armamenti in discorso cou questo che ' stiamo esaminando, dimostrn all'cvidcuza qu:.i.nto esso sia prezioso, Con questo armamento da carabiniere, i zrtppatori sono ben armati, ma sprovvisti di ,armi da, ta.glio. Ma per questo convi(mo avv8rtire, che le ronoole, i man naresi, le ascie da campo ecc. hanno peso d'alquanto iul'eriorc della differcnz:1 fra il peso cli quest'armamento o quello deirat.tLHlle fucile con baionetta ed a fortiori poi degli armamen ti da bersagli0re e da artiglieri.1 . Meglio che di da.g lie o di sciabole-baionette, potranno {JLlÌ11J.i con quèsti uteusi li essBrn armati i zappatori, Q riuscire così gravati da un poso totak d'alquanto iufo riore d i quello relntivo n,11.'attua.le fucile con baio1rntta., ossia r est:i,re alleviati d i un pern d'un po' superiore a t1uello relativo alla dnga attuale. :Ma, questo moschetto, essendo rigato, ha munizion i pi ù pesanti di quelle dr~I. fucile . L'aggravio, che ne risulta, può p erò essere faci lmente distrutto col limitar e il munì• zionarnento dello z.1ppaìore a d ue soli paccl1i di cartuccia invece di sei, ossia a quan te· possono stare 11el1a g iberna, come per questo truppe si usa in Francia, appunto pel poco usu, che esse devono faro del tiro (1) . _ Con questa ultima modificazione l'armamento che si propone. il moschetto cioè da carabiniere con baionetta e due soli pacchi di c::trtuc;cie, ha un peso complessivo di chi ìog. -1,210. L'attuale an1amento di fucile, b aionetta, ( l) LA,SNi -

Aiclc-Jlémoire e/es offìcier, d,1 génic ,


238

DE Lù'ARMH !E:ST•

DEI ZAl'P.~TORI

daga e sci paechi di cartuccio ha un poso di chilogrnrn nii 8,342. Restano · quin d i in favor e pel nuovo cliilog. 4,122. Se d,t questi noi to~·liamo chilog. 1,000 per dare ai zappatori un ottimo man narese ossia u na vera ar ma da taglio, resta sempre UJJ margine di ch.ilog. 3,132 in vantaggio del sistema, che si p ropone·sull'attua1e. E qui conv.iene ,wver tire, che di t utti gli strumenti, che convieu0 portar;e con sè alle avanguardie od alle retroguardie , badili, gravine, ascie, seghe, mazze ecc. il più pesante si è 1a mazÙt, ed una mazza ordinaria ha u n peso dai chilog. 2,500 ai 3,000 al più. S upponendo così u no zappatore provvisto del moschetto da can1hi niere, cli duo pacchi di cartnccie, di un buon rnanuarese sospeso alla cintura come u:1a daga, e di m1,i mana 0rdi11aria., esso sarebbe gravato da un peso cl'al-· quanto minore dell'attuale, e nello stesso t empo provvislo d" u n'ott.inrn ar ma da punta e da fuoco, e di una arma da tag1io pure 0Lt i1;1a ;~ dell' ut ensile il pi ù pesa,n te, che gli possa tornare necessario. ' ' · Con questo l'eccellenza dell'armamento da carabiuic_,r c, su quanti sono in . uso nd nostro eserci to, q uale arma-• mento da zappatore è, a pa::-er nostro almeno, vittoriosamente d imostrata . Alla decisione min isteriale, che siamo andati combat~ tendo, fi11ora, J1011 conseguì il decreto d'esecuzione, voless0 fortuna, che q uesto nostro scritto avesse qualche in11uenzct _p er farla revocare.

'239

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· ~toselietto di arliglie"ria, 1 Motlello1S.'tt,, rig:ito, emi ; sriabùl:l- l.J:1io11e{.ta .

Mnsclict10 d~ pont iere e tlclla rcgi.1 . :m;11·incri:l, Model lo 18~1. 1·i:;~In, ro,1 b:tiotwt1,1 l ,093 1,55.1 5/i2 ~ O,:i!10 :5,flì.1.

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NB. 1 rln li namc,·lci ra,co lli negli unili spcccl,i ,•cnncro cslr:itli dal Turino, Tipografia Vcrccllinu, 18Gl - ntl eccezione tl i 11uel!i relat ivi all'armamc11lo eia c~ral,inicrc, che ci 11ro1·engono dalla gentilezza <l'u II uffizia lc d'art iglier ia upp!ic.ilo alla regia fabbrica d'armi <li Tor ino. J)Ju11 u.alc per il savizio dell'u J'liylierù, iu c11m11ag1rn -

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d'artiglieria.

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0,274 -1-0,~i-l

II

Gli scritti del lecomte sono, quanto se lo meritano , apprezzati da9tftnliani sia pcl loro valore intrinseco, sia anclic per la simpatie, elle l'illustre .çcrillore svi:;zern cusl giustamente si è acquistato oppo noi , trattando le cose nostre c1m quella forbitezza cd acmne rl'in9egno , che tanto 9ià lo i!lustrarono nella letleratura milil:tre europea. Egli è per tal ragione elle pensammo t·iportar per in#ero il discorso c!te re9regio colonnello lesse testè alla Socie/ci militcu;e.federale., ra-unatasi in sessione annuale in /Jcrna, sulla guerra d'America. Il Lecomle ft, per alc@i mesi allo staio maggiore di Al acCellmuJ, godette la con/frlen-:;a di questo generala, il quale fece gra11 caso e profitto delle s11e doti militari; questa posizione mise il Lecomle ù 1 grado di poter appre:.~are al /01·0 giusto valore le c@dizioni di qu-ella guerra, 11à potea110 riuscirn se nou se interessantissimi' i suoi giudizi in pmposito. Vogliamo però sperare che il l ecomle 11011 si limiterà a quesfa breve rdazione politica.

c.


2-42

SU LLA GUe "-RJ.

Signori U/ficiali. Or son ci rca d ue rnesi, il nostro comitato mi ha, prc~ gato di voìerlo intrattener e nell'attuale ,wscrnhlea. sull a guerra dell'A m erica del Nord , alla quale elib i l'onore di prender debole parte; ed è veramente con piacere ch' io rispondo a tale preghiera, anzit.utto perché ai n :p ul;bli cani iJitcressa tener parola delle sventure d'altnt repuhblica ,,. e d'altra prrrte io era alìettato d'avere campo in t a 1e occasione di rettìficaro alcuno errori a tal ri<Tuardo ' r, di vnlgati in Ei.1 ropa. Prima di parlare, o dirò rncglio por par1are cl~l la. guerra <J"America, io debbo , aflfoe d i stnhil irc le cagioni onde essa n acque, i11Yadere il dominio delln politi ca. Hnvv i nulla a meravigliare che · un pars0. cosi vasto qnant'ò qne!Jo degli Stati Uniti, un paese che s ì cc;tende

per

25° di latitudin e, cornµrcndo ndo climi ta.nto dispa-

ra ti e perciò stesso costumi all.rdfo nto diver si; che uno Stato come questo il q nale conta 3 i ,000.,000 d 'ah itanti , ;34 Stat i sovrani e 9 tern(orij.. t utti al;ituati n1 r enime o democratico, sia teatro di numerosi partiti. Fin dal lit s ua origine le lotte d i questi furono vive 'cd incessan ti, ma, il s entimento del la kgalitit aveva sempre trionfato del la rnali g nitù ddlc lotte. C iò non r,ertanto, or non è molto tempo trascorso, le cose ca mbia rono cl'aspeito . Tre par1 iti. prineipali s'erano cost:1tuit.i . Uno form ato dalle mcridiona li popolazioni, che n.bitano u n-fertile suolo, il cui prodotto pri nei pale, il cotone, le arricchisce, imj)i,Cganclo alla sua coltiv:izion e lavoratori africm1i, di forza condotti in r1u cl pa.esc e ridott i «Ila con d izione di schiavi. Tale p a.rtito chiamasi dmnorrntù,o, ma più p ropriamente r1ppelìarsi dovrebbe oligrircht:co: !e sue istit uzioni sociali rassomigliano alquan to a quelie ùegli nn t icl1i fewfalari e dei patriarehi d'Oriente. - Q.wsto per 1n. sua omogeneità

n' .H! ER!C.\

in facc ia Jcgl' intcrcssi rnolt.i plici clol Nord, ha quasi sem pre ottenuto ehr; i suoi candidati fossero proferiti n el·l'eleziono della presidenza. Di frou te a t ale partito d ,~tto del Sud o faut ore della schiavi tù, av.veoe 1.111 altro detto d el N01·d o r epubblicano, che i0 mi li mit0r ò a definire brevemente dicendo ch'esso professa prii1cipii contra.rii a qu elli del Sud. Frammezzo a. questi due havvi un partito misto, desirleroso solo cli godern dei v,intnggi dell'Unione, facendo a, t.,1,l uopo concessiull i <1l l' uno ccl all'altro. Nelle ultime elezioni iwesirknziali, quattro can didati si 1rova.vai10 cli fmnte - lo scrut.inio fu numerosissimo e regolare . Jl s ignor Lincoln cand idato del pa rtito repubblicano v 0nne detto . - - S~ fu allora che l' A mcrica meridionale per n:a lizzare la rn in1acci,L da l ui1ga p ezza tenuta in sospeso., Yolle e ad i niziativa della Caro!in:.i. del Sud, dichiarò di /'cvara.rsi dalla confederazione. - . S ' impadrc,nisc:e de' suoi arsenal i , dei suoi forti, dell e sue dogane e delle sue poste -- blocca le proprie g narnig ioni e finalmente, q ual prim o a!io d 'osti lit à. nella carnpag.na. attuale, hornharc!a. la. guarnigione fed erale del f<nte SL1rnt.er dina nzi Charleston. In conseguenza la conf"cder\:v.i one fo costretta a prende;r le ,inni onde r ist abilire· l'a utoriUi dell a costituzione e dello · l r!gp:i -· Per sua s ven tura quanto era ben organizzata per re;1rlcr fl oriclt! le arti della paco, alt rettanto essa e ra mal iJr ganizzata per poter entrare i n campagna - vi _manca\' a il primo elemento, l'esercito; e tuttora vi manca l'uuit à n el comando, la forza n el governo . I numerosi controlli o rotismi politici attraversano l'andamento dPgli ntfari militqri.- - Per c.onseguenza è cosa affatto naturale che le p rime oper11.zioni ù el Nord sieno state sfor t.nna.tc , ed 11bbiano portato snco loro la d isfa.ttrt di I3ull-Bnn, il 21 luglio 18G l. - Cionondimeno esso non ,si sgomentò e meglio organizzrcto l'esercito, ehiamati sotto le armi 500,000 uon~ ini, polè ottenere ii11portanfr successi in noa secon da


245

SULLA C:I.H'.11.HA

campagna. Anzi nel!u scorso giugno lo ;;i poteva crcdtlre non molto ìungi da por tcrmin0 alla g rande guerra iunanzi a Richc rnont , quando novelli rovesci sul Chickahorniny o nelin S hcnandoah lo forzarono alla difensiva; per ricomincia.re con ciò una terza campag na coll' oiuto di nuove leve.

·

·

Si è pcrciÌ) che la guerra non cesserà por ora, poiché il Nord è fermo più che m,,i n ell'idea d i ricostituire _ l'unìtà del terriiori6, e era.Hm parte una paee, nelle attua.li con<lizioni, no1i sa.rcbhe che una tregua fli qualche anno, a t otale beneficio dc-1 Sud. - La guerra quindi continuerà, ed i0 mi permetto cli c,;primere, in tale cir- . costanza , i miei voti più vivi e piL1 sinceri pel trionfo definitivo d ella causa del Nord. Io esprimo tale voto, perchè la secession e è u n'illegal1:tà., contraria alla lettera ed allo spirito della costituzioue federale, allo spirito ùi tutte le costituzioni, di tutte le. organizzazioni di qualunqne socie1.tt politica. - Se ad uno dei comuni contraenti appartiene it dir it to di ritirarsi senza il con scuso deg~i.__ al Lri, se può l a Carolina del S(,!.d separarsi claìl'antica c~b fodera 4ione , come potrassi quel diritto rifiutare alla Virg inia circa la nov~lla confe<lernzione, come non permettere ad un comune q ual unque di separarsi dallo Stc1.to, ad una famig lia dal comune, ad un individuo di rompere i legami della società cd armarsi contro d i essa ? Tale dottrina porta per diretta conseguenza l'an archia , e non è al postutto che una sottile teoria· del di ritto del la {oria e della selvaticbc7-ia.. Io rin novo i miei voti a fa vor e dell'Union o, perchè 14 secessione è un' ingiustizia, un'iniq uità di fatto. - Se puossi ammettere che gli abitan li cli un paese l'abbandonino in massa, portando con ciò stesso il maggior male aJoro mec~esimi, non è del pari ,rn1.rnis;;ibil0 cll'essi asp ort ino scco lor o il territorio, poich è quct;to è proprietà dello

Stato.

Le frontiere, e per consr:guenza le condizioni di pro~ !;pcrità e cli grandezza, son mutate. 1.a confederazion e t~ u n assicrn e rcgo1arc, un cdif:z io a! cui i onnhnmcnto ess~t s tessa da molto tempo lavora, e non già un ammasw cli materiali gli uni sugli altri acc;i.t astat.i. - Ora. se alcuno dei confederati si ritira, se un lembo di m uro vien toìto, non è solo l' isolilmento , ma la rovina di tutto l' edificio ne consegue . Nel caso in discorso , la con['o derazione è spoglin.ta dei beneficii, -ch'cssa a prezzo di enormi sacrifìzi ha. acqnisiato . Solo n rnerito della confederazione, il Snd h<1, r nggiunto quel apice cli ricchezza e di p oteurn che in lui ora orirrina l'idea della separazione. - Essa fo che ha compe~ato da Na.polcoqe la Luisiana per 60,000,000 d i franchi; fu essa che ha cbmperata la Florida, essa che ila procurata l'an nessi one del Texas, essa che fece la guerra al Messico ccl all'Inglese, e poco mancò parecchie , volte l'aprisse co!Ja Spagna, e ciò es,enzialmente a ' cagione _d egli Stati del Sud , poichè qucst; più d'ogni altro accag1ona-

vano i rr::)arazzi a:la _confed~ zion_e. _-:_Se q~1:sta ~com~1i si i-•ra1w1 sacnlìzu, s1 fu pc!"esser p<ten ona c,ello :sbocco clella o-rande ar t eria di navigaziom~ dell'ovest , il Missiso J' s ipì, ch'essa non può a bban donare i n possesso Ct1 potenza nemica; si è per a prirsi accesso al golfo del Messico, p er ottener nell' Atlantico ancoraggi . all'.t st'.a m arina ; cd infatti essa riescì nell'intento e con ciò divenne una ~~rande n azion e ma.rittirna.. - Ora privarla dei tre quarti ~lnlle sue coste, come è iDtenzione del Sud, toglierle g1i sbocchi dei s uoi gran fìur;ni, significà ~a mbia r completamente la s ua situazione . ed annientare la sua forza : in una parola ciò colp irebbe irrc.pa.ra.bilmente la confederazione. Almeno una grande idea, mì supremo interesse umanitario, u11 prir;cipio politico, religioso o n a.zionale irnfiammasse lo SLato del Sud n elht sua colpevole impresa t


sur.r...i. GUERRA

l\:fa no! Non ò g i_à la rivendicaziune dei diritt,i d'u.na par• t 1c.olnre n az1onal 11.à, poi eh è tanto nel N"onl, quanto nel C ' uèl e· 111 · _ g ran d e ma$g1on111za · .._, l a stessa r azza anglosasson_e, la q uale parh l a liogua ing lese. - È neppure sotto ti pretesto d'un principio religioso, come avvenne nella gucrTa dei trent'anni ; poicbè non solamente sono tutti cristiani, ma ancora ptes;c;ochè tutti, sì gli abitanti d el _Nord che del Sud, appartengono alla medesima profosswne protestante, al medesimo sistema cli Ch.iei::a: libera e d indipendente dallo Stato. - Provenne ciò fors 0 da p olitiche d iver g enze? n eppu r e ; g iaccbÈdutti deniocra tici, son pressoché idcntieh-c le cost.ituzion i dei d i versi Sfati - - un potere legislativo rrì ppresentato da c,hie Camere, un governatore incaricato del potere esecut ivo i l s\iffragi~ univer sale , la liberlit della stam pa, il cl ir/tto cl i assocrn.z1one . ... ecco i varii elementi onde si compongono q tlcstc costitnzion i. N0n p nossi tuttav ia 110.gare e.ho l' insurrezione doÌ Su<l n_on s ia orig inata da un'idea, sebbene ri pr.o vcvole idea ess.:t sia. ~ Per la ù ifcsr1 clc{I r&1c.ipio della schia,,iU1 r e'a l rn0nte poricolante; p er sd"~te nore quesl,a a bhorni:,evok - is t ituzione, lodi brio de i sen tim onLi cristiani di r,ui è imb ev uto il S('C?lo n ostro, •esso non lrn rifuggito di impu gnare. le arrn 1 con tro i proprii suoi fràtd1 i. Tl j 1 · · 1-, •·_r e ._ enc.csi rn •,11ropa, b en lo so, che il principio delle schia.-itù nun ahhin, punto a cho fare nella guerra attuale: nulla ugunglia, la falsità di qu2st'asserzio110, t r anne la su~ sfrontatezza . Ma ossa riveste ir.oltrc tal mal i zia, che merìta qualche osarne. C0r to non tra ttci s i nella guerra attuale della scb iavitì1 q ualora si voglia creder e ch e il Nord abbia int-r,1,pr ese queste cr ociate sangu inose p er ottenere J"im rnediata em,rncipazio n: di tut ti g li sch iavi, senza punto preclccupars1 d1 certe ctiffìcoltà e d i certo necessità econom iche, E vero che nel Nord havvi nn partito forte ed ardente. il quaìe conta fra suo.i partigi ani molti uomini d i fode e' di

247 talento non com une, che vorrehbe d i tal guis,1 procedero poiché avv isa che la scbù.viti:1 è nello stesso tempo un male sì grande ed uu cle liUo sì orril.iile, clic ncss uua coos idera.zione valga ad attraversar ne l'aboliz10ne . Ma se es:so è forse il nueleo di un g rande partito n el N"ord, uon 6 perciò alla direzione del paese, e quantunque teoricarnen tu s ieno a mmessi i principi ch'esso professa , pratica mente si riprovano i s uoi mezzi di esecuzione. . Accanto a tale partito, ne sorge un altro , o piutt osto un a ltro color e di partito, composto d'uomini d i convinzioni alLrettanto salde, m a p itt praLici, piu preoccupa.Li dulie con segLienze dei loro atti, e d'altra parto a;vviut.i da n ou indifferente r esponsabili tà, poichè i capi s uoi sono al ti mone dello Stato. , Un. giudizio fondato su d i esso si pu6 bascu'e sui ~uoi atti, che sono de<.:isioui ufl:icia li. E da questi s i scorgo che pure esso partito vuole la soppressione della s9hiavitL1, ma, procedendo con maggior calma e sicurezza cl1e gli ,ibolizionisti . Esso restando quant'è possibile su l terreno del la l egalità vuol allontanare i mezzi rivoluzion arii e violenti. E di ciò ha dato esempio ne i limi ti d i sua com pet enza , decretando li,_liberaziorn~ dPgli scl.tiaYi nel distretto federale della, Ùobmbia, accordando un competen te indennizzo ai proprietar i . Ma i l Sud vi era stato sern pre contrario. Il governo foderale ha pur decretato, usando d' 1111 diritto riconosciut-o in qualunque guerra , di confìscaro tutti g li schiavi dell'avversario che m ilitassero, clichiaranclol i liberi, come par imenti sono r esi a Ila li bertà tutti i Neri fuggitivi e combattenti . Onde si vede che per quest.t sola circostanza la guer ra avrù p e r risultato la liberazione cl'un grii.nde n ume1'0 di schiavi: ed in questo caso \'e JJe son di gù circa 40,000. Il congresso di Va~hington ln in segui to proclamata l'emanci pazione c~11e cosa di pu1.>1Jlica uiilit.à, prome\.tcnclo nssistenza ,L tutt i qLtegli S!i1ti che si s bara:::zcrel;liero cli q uella pù1ga, i.\fomr e Sù Yer e


248

SULLA Gt:li:llltA

vennero emanato contro la tratta dei Negri, ed a tal riguardo un r1cg·rierc venne condannato a morte, ciò che, stante la rarità del caso, produsse grande o salutare sen~az.ione. Del resto, il parl,ito del Nord ha dimostrato che uou solo desiderava l'emancipazione degli schiavi, m1:L ben ·anche la riabilitazione della razza u era, ancor cl.i troppo avvi lita nello stesso Nord a cagi,rnc delle condiscendenw fatte verso il Sue.'., Gli schiavi liberati riceveranno u na certa estensioue cli terreno da colcmizzarc, ,diine di poterlo poi fare ammettere Bella confederazione allo stesso livello degli altri. Lo Repubbliche Nere. di Haiti e <li Liberia sono state r iconosc;iute, mentre a ciò s·era costantemente opposto il $ud; perciò d'ora in poi nel corpo diplomatico di Vashington, pren<lernn posto anche gli ambasciatori ddk Repu bbliche Nere. . Donde si riconosce che , per parte del Nord ., il prin• cìpio della liberazione degli schiavi entra per molto ndla g uerra attuale, e che essa ùebba per alcun tempo t,rolungar~i , ovvero che il governo del signor Lincoln riprenda fra poco il pieno esercizio dolla s ua autorità, è innegab ile che la soluzione del prohlema in discorso non abbi;,i di molto progredito, locchè non sjgnifica però che il governo federale voglia mettersi in opposizione colb legalità e colla costituzione che rappresenta. Che se al Snd si vol;:;e lo sguardo, si riconosce ch e l'orig ine eù il fondamento delhi guerra :;;i è la d ifesa del principio clelb schiavitù, esso uou vuole am mettere I quest'aboliz.ione nè mediata nèirnmecliata; che anzi al cont rario pretende di frtr stabilire la schiavilli in tutti i territorii dell'Uuionc, e cli far proteggere questo dirilto. La schiav itù, per g li abitanti cld Sud, no11 è soltanto un fatto utile o spi<Lcevolo a seconda delle varie opinioni , ma sjbbene una.. dottrina compenelrata in tutte le istituzioni; un dogma, dw S!~coudo loro, ddiL>'esscr d,i tutti rispettato . Le lvro costituzioni, le quali stabili;:conv le c.;on•

.n' Ai.rn:uc.~

24(}

seguenze della sehia vitù, i loro discors-i, le loro 'minacce,

i loro rjchiam1, Ia loro storia, cd essenzialmente i· recenti disordini del Cansas, tLltto concorre a dimostrare che è 1a. schia.vitù, la sua prosperità e la sua estensione, n on che il timore della sua climinnione, cLe ha mosso j[ Sud alla guerrn. Gli stessi preti loro vanyredicando dal pulpito la santità di quell'istituzione . Qualunque uomo, cui non faccia velo una precm1cetta iilea. , deve persuadersi che se i l Suù ha rifiutato di ri conoscere l'atto della ma2·,, giornnza àella Nazione a cui ha preso parte, se ba sconvenientemente fotta a brani la costituzione cui un giuramento lo legava, se i l Sud vuole 1a ù istrnzione cli quelli~ confederazione che lo lrn protetto, di un pn.ese il cui prodigioso accrescimento e la cui pr:o~perità , ha dimostratoal mondo la prop~ia importanza, se il Sud vuol perpetrare questo duplice misfatto, ciò non è che pP.r commetterne con magg ior facilità uno ancor più grande qmtìe si è la cc nscrvazione e l'estensione della schiaviti:1. Ci ò ammesso, d'onde proviene che l'Europa, la qwdc tiene ad essere considerata per umana. e cris t,iana., vede con ma11ifesto dispiacere quanto ndl'a.tluale cri~i accadde a favore. del Nord, e dimostra. tantn simpatia per h1. causn. del Sud'/ P0r una rag ione assai semplice, e mi si co11ceda di dirla francamente , senz,i essere accusato di i:icerca.rc le paro te sonore: l'Europa, govcrn,1.ta. in generale da istituzi•oni oligarchiche Ef dis potiche. odia in generale tutte lE> democrazio, ed in ispeci a.l m oclo poi h grande repubblica americana.. E noi Sv,iz1:ori su di e;iò possiam clire qualche cosa, quantunqu0 costituiamo una p ice;ola nazione, sebbene n.ppo g li a ltri popo1i siam Lerrnti i n conto di deboli , e sebbene ò e da n oi si rispettit10 volentieri le obbligazioni di n eutralità europee: lo quali del r esto ridondano a nost ro Y~ntnggio.

' . SLi i· ·uniti cLi. n1aggior · i\fa. lu. coufedc~nzionc ncg.1 '


SULLA GUERfì.-1

ombra. Essa -è, o pct meglio dire er a una dernocrazi:L grande, ricca, prospera, la quale attualmente sa improvvisa.re eser ci ti di un milione d i soldati , possiede un:, mar ina m ilitare, che pei perfeLionameuti introdottivi è rwl momento la pri,ma del mondo ., parla deìle prnprie libertà politiche a tutti, div ulgandole coll'esempio , nò si riconosce alcuna servitù di neutralità, facendo alleanza o guerra, corne, quando e con chi m eglio crede, senza r endere conto ad alcuno. Questo ,paese dà a pensare, non Bolo perchè è forte, m·a an~ora perché va ognor p iù ap• · p rossimandosi all' E uropa. Cinquant'ann i or s0no la traversa,ta computavasi a mesi , or son, vent'aùni soltanto per settimane, attwdmente per g iorni, oo0 ·ni dieci ao·iorni, fra vent'anni tali viaggi si renderanno ancor più sped iti . Oltre a ciò ò un pr:tese dispiacevole qual vicino, poichè i fabbri -ferrai possono aspirare ,dia preside11za della repubblica, i compositori delle stamperie possono diven ire m in istri, i falegnami, i g iov ani di caffè senatori l·l generali rion solo , rna aneora gen erali di vaglia. Il poYero p roscritto, colà sba.rcatù colla sola magra sua bisacca e eol suo amore d i lib0rtà, per tutta sua fortuna., vi trova un sicuro asilo, ben p iù una p atria, la quale, se on'estu e coraggioso, lo accoglie be110vol rnente, e ·gli facilita il s uo còmpito all'intern o, lo prot.egge nei lonkt11i paesi , .come a Smirne eontro l'arbitrio, ehc lo arriechisce se at, t ivo ed intraprendente, che lo alza i n considerazione ed ~rncbe talvolta lo rinvia all'Eu ropa., cl'onde fu espulso, q mde a.m basciatore d'un gran popolo . Ah! è certamente poco g radito a q ualche potenza e uropea !'approssimarsi d' una nazione, che u on solo t,1ppresenta priucipii opposti, ma s'innalza spesse fiate qual rimprovero viveutc . E poi, clicesi , questi Arr,cricani sono si ruvidi, sì seccan ti, sì altieri, sì vam1gloriosi, si impertinenti, si insoleu tì , sì cgoistj, che n on hanuo 'a lt ro in an imo che cli guad ag nar d c-nari. E<l in ciò ha YYi akun t:ho di rero! 1\. t,tli g l'arnmi s'c1g-

~A~inc, 2~1 giunga ancora.. ch'essi han voce nasale,'>Ch'essi masticano il loro tabacco a due masce1le, ch'essi sputano sugli stivali del v icino, ch'essi pongono i piedi sulla t avola, e che spesso si dimenticano di ripulirsi il naso col moccichino. Ma se essi non hanno, come gli antic1li ar_ìstocratici della nostra Europa, il monopolio di tutte le grazie, hanno per contro delle solide qualità. Son o franchi di cuore , di carattere fermo , parenti amorevoli, fieri cittadini, colla. ·coscienza della loro dignità repubblicana, sono p ii ed attivi, ed essi più che alcun a ltro popolo possono dire colla nostra canzone nazionale ·Ei:ccplé Dieu, nous n'a\·ons point dc maitrcs.

Oltre a ciò essi sono i nventi'1i ed ingegnosi, han la febbre degli ' affalìl, la passione del progresso ; gli Americani hanno ricoperto il lor:, paese di canali, di strade ferrate e di telegrafi nella stessa misura delle strade comuni in EurOfJa. Essi hanno spinta ·l'arditezza. della loro mar.ina oltre i limi ti del -p ossibile, utilizzano con la colonizzazione immensi territorii; strappan o dalla terra i: più occulti tesori minerali, ed uniscono i bracci di mare con giganteschi ponti. Seguono ed oltrepassano gli Inglesi in tutte le loro esplorazioni commerciali , hanno creato m ille prosperità a favore dell'individuo, facendo · di par.i passo progredire le arti della civilizzazione ed il r eo-no del cristianesimo. Essi avevano dimostrata la possi'o bilità d'una grande democrazia, la potema creatrice della libertà, checché n'abbia detto or non è molto una voce augusta, la quale asseverava che la libertà non doveva servire che d'ornamento a un edificio di già fondato senza di essa.. I titoli enumerati sono bastevoli da attirare i rancori dell'Europa dispotica ed oligarchica. E non mancarono. ' Da 50 ànni sim ili attacchi cadono sugli Stati Uniti, i quali attualmente son p resi cli mira con crescente furore. ANNO \'Il, voi. I. -

17.


252

Che cos'è che, non è m ol:o, lor o :si r infacciava? . ...... Principalmente le abitudini d'illega.lità e di turbolenza, i disordini di Kansas, i corpi franchi di filibustieri contro il Messico, contro Cuba, ecc. ecc . Ed al presente ch e la confeder azione ha visto. sorgere una mostruosa illegalità e si fa debito d1 ristabilire l'autorità della legge nazionale, l'Europa abbraccia il partito dei -ribelli. La ribel1ione con8idemta un cr imine al di qua dell'Oceano, in Ungheria, nel Veneto, nelle Isole Ionie, nelle vie di Parigi, nelle Indio orientali, sotto governi ~ho non m.enan vanto della propria mitezza, diviene un diritto nelle Indie occidentali, una cosa santa contro il governo degli Stati Uniti, il quale altro non chiede ai suoi amministrati che di non mettere a sacco le sue poste , le sue dogane ed i suoi arsenali. Inconcepibile contraddizione! ma non è per anco la più grande. Si rimproverava pure agli Stati Uniti la vergognosa piaga della schiaviLì.1. Ognuno ricorda l'immenso successo da cui fu coronato La casa ddlu Zio Tom, le ovazioni al suo autore; in segmto le lag nanze degli Inglesi contro gli Americani cont.rabbandieri della t ratta dei Negri, i rimproveri cui furono fatti segno gli Stati Uniti nel 1854 a cagione della n eutralità ch'essi vollero mantenere fra gli alleati e la Rus3ia, e clicevasi che la repubblica protczio::i.ista degli schiavi era ben degna di allearsi coll'impero moscovita e coi suoi servi. Ora la R ussia, sot to la 'iniziativa del suo liberale imperator e, s'avvia arditamente allo stabilimento dell'uguaglianza e l'Europa applaude. Lo stesso fanno gli Stati Uniti, se non fauno di più, perché trascinati in uua guerra che deve decidere dell'avvenire della schiavitù, ed ecco l'Europa dichiararsi loro sfavorevole, accordare le sue simpatie per gli Stati del Sud. L'Europa vuol far credere che i suoi interessi gl'impongono siffatta politica. - E che? . un grande paese soffre unn crisi., la quale interessa p ur l'Europa; si tratta di

253

o'i1~BR!CA

SULLA CCEnnA

,;;-a-pere non solo ·se il cotone sarà pìù o meno a car o prezzo, ma se quattro milioni d'uomini che lo producono saranno condannati ad un avvilimento tanto durevole quanto la loro discendenza, e se l'Europa, complice in <1neste lotte di eccitazioni abolizioniste, non si preoccupe1·ebbe delle l<,ro conseguenze che dal punto di vista de' suoi porti di cotone e delle suo manifatture? Di fronte alla croce del Vangelo che il Nord pone su1la sua bandiera, sarà l'Europa che innalzerà il vitello d'or.o ! Non lo posso credere. Io non voglio esaminare, poiché di troppo abuserei della vostra attep.zione, quali sieno questi interessi tanto superiori che a tal riguardo s'0,vocauo e che vengono s1 a proposito per appoggia-re i rancori politici di cui tenni parola, poiché quand'io veggo i grandi principii dell'uguaglianza cristiana applicabili a quattro milioni d'uomini in un piatto della hila • cia, non so supporre verun' idea di alcun interesse mercantile che si osi porre nell'altra.

LECO:O.[TB LMgotenente colonnello di Sl1110 ,\foggiore (cdel'u/~,

(Versione dal francc5c).


RI\'I5T,I TECNOLOGICA 255 qualche anno sono oggi pro[ondamente alterate; e talune compiutamente scomparse. E n eH'indagare .le .cagioni questa po~a stabilità, aggiu nge : che le preparaz10ni fotogen~c~e son.o solubili in taluni reattivi , e che non v'ha alcun ch1m1co, 11 quale possa francamente assicura:e che un'alterazione an~lo_ga non possa esser prodotta da agenti ché possono essere nell aria, o svilupparsi negli spazi dove sono le proYe. Oltre di ciò a causa della poca affinità che le sostanze fotogeniche hanno per la carta, possono esse dissiparsi per evaporazione, ed il modo con 'cui debbono conservarsi l,3 fotografie nelle biblioteche ne ag0vola l'alterazione, per effetto del contatto, della temyeratura e della diffiJsione dei prodotti chimici, che le dotermmano. Quindi non resi.a altro scampo, nello stato presente dell'arte, se non che quello di commutare le fotografie in litogra~e, o pure di dar corpo 1con inchiostri essiccativi ed . a base d1 carbonio ai tratti 9,elie prove di cui si vuole assicurare la conservazione. Insino ad ora, scrive il Reguault, questi tentativi per tra·s [ormare le prove fotogeniche in disegni, che possano servire a trarre uu b<>ran numero di prove, mer0è l'incisione o la ltto. grafia, non hanno avuto un intern succ<::sso; m_a c1ononostante sono tali i risullarnentì ottenuti da far concep1re fondate sr:eranze che in breve saranno coud~tti a maggior perfezione. L'a!ta importa nza dello scopo ed i vantaggi industr!a~i, eh~ ne clerivanD, serviranno cli sprone allo zelo degli uomm1 spec1al 1, • che vi lavorano intorno (Op. cit., pag. 132).

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RIVISTA TECNO.LOGICA

nlodo da riprodurre i disegni litografici, le incisioni , e le fotografìe ~n pietra. Incisione per galmnoplastica, incishne in ·legno, trasporto di disrgni ad acquarello. II (1).

E qui sarà bene prosternare J concetto di coloro, che nella nuda fotografia v edono un mezzo da sfidare l'opera distrnggitrice del tempo. Scrive il Disderi (2) che tutte le ricerche fatte insino ad ora per avere maggior durabilità nelle immagini non han condotto se non che ad assicurar loro una vi\a relativa, e non già quella stabilità, ch'è indispensabile a lavori positivi e da perpetuare, e che sarebbe opera puerile dissimula re l'impotenza dell'arte, che anzi è da proclamarla, onde sia condotta quanto più presto è possibile al suo svolgimento. Così ancora il. chiaro Regnault presidente della Sociélé française d~ photographie, afferma che disgraziatamente l'esperienza . del primo periodo fotografico per noi corso, non è punto _rassicurante sotto questo aspetto, perchè molte prove fatte appena da (i) Vedi Rivista militare it,;ililt1ui, a1mo VH, voi. 1, pag. 178. (2) L'Art de· la Photo,qrafic, .1862, p:1g 127 a 132.

Incisione su rame. Sono ben noli i lavori del Levret, Defraoce, Jobard ed al tri per generare mércè la galvano•plastica un~immagin e .inci~a in rame. In tutti i loro 1netoèl i , è se·mpre md1spensab1le ncalcare i l èiseo-no da i·ip rodurre, ed ad~perare tanti strati di gelatina di o-~tta-perca sciolta nel solforo di carbone, di piom' , o a· bagine eco. che riesce difficile produrre un'i~magine che 1 molto non si diparta dall'originale . Alle quali cose posto ben mente, ed al tempo grandissimo richieste dal calco , e~ alle dil igenze da osserva.re nel soprapporre i diversi solvenll , nn


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R1YlSTA

1'llt1'0LOG!CA

- cadde in pensiero d'addensare così la vernice di trasporto con la terebentina da produrre l'aderenza del disegno sopra una pietra litografica o su legno dopo la pressione del coltello. Disteso per questo modo il digegno sulla. pietra o sul legname posi intorno ai suoi lembi un'argine d i mastice, ed empii l'interna capacità con un liquido che attacca e scioglie la cart:1, analogo a quello scoperto dal Sch weitzer e pe.rfezio,na,to dal PéÌigot. La . carta . fu disciolta, ed il disegno 'rimase in :rilievo e così che trattato con la gal.vano-plastica genera più fedelmente e pron tamente i l cavo. Questo fatto, che ora qui an:rnnzio a prender data, ha mestieri di ripetuti cimenti per entrare nel dominio della pratica, dovendo la pressione esercitarsi in m-0do da non impastare i tratti, studiarsi i corpi che meglio metallizzano il disegno, cer noscere se le soluzioni del fosforo o d'altri corpi n ei n uovi sol• venti, di cui, si è a rricchita la chimica, possano decidere in modo più uniforme e sicuro la p,'ecipi tazione dd rame, e via innanzi. Che di più io mi reco a sperare che se gli uomini dell'arte pranderanno a sperimentare delle leghe plastiche, siccome q uell8àello svedese Gersheim, che si lasciano modellar con le mani e Elopo po-c he ore indurano come metallo, sarà facile coprire il disegno con un corpo isolatore, distendervi sopra il metallo plast.ico, lasciarlo indurirn, e trarne una lamina incisa dal r ilievo del disegno trasportato. E ciò tanto maggiormente in qua nto ch e questa composizione dei' Gersheim, ch'è amalgama di mercurio e rame pur?, nell'indurire non iscema punto di volume.

Cnc1:sioni 'in })'iet-ra eù

in ·legno. ç_

Dirnnuto possibile il poter trasportare· direttamente un d isegno litografico o fotografico · su pietra, legno ecc. egli è fnor · di dubbio che grande utilità ne può lrarre l'incisione, pot,endo per questa Yia seguirsi più agevolmente l'andamento del lavoro. Egli è r isapu to che per incidere su pietrn bisogrm o calcare il disegno da riprodurre, od eseguirlo sulla pietra , preparata con gomma e color rosso o nero; cb 'è una preparazione mo!to soggetta ad attra rre l'umidità. Così del pari la zi.tncografia,, l'in,

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prcs6a anaslalica ed i rilievi 'in Jiielra, ::.~ccome quelli fatti dal Gira r<let, Dufay, Tissier, Neu ber ecc. possono trarre grande partito dal trasporto adesiv~, , innanzi descritto.

Trasporlo de-i dis, gni acl acquarella. 0

La carta autogmfica, e l'incl:ioslro da ciò, non presentano nella esecuzione dei disegni e nella loro riproduzione , quella nitidezza e purezza di tratti, che, fanno il prrgio delle accurate opere dell'arte. Sarebbe quindi 11tilissimo tr0Y8.to quello di trasportare in tutta la lor() purezza i disegni attuati con acquarella· della Cin a . A rendere questa m ateria colorante, durevolmente fluida ed ubbidiente a ' lavori di penna e di tiralin ee, ho aggiunto poche gocce di g licerina, ed i r isulta.menti han superata l'aspetta tiva, g uadagnandosi tempo nell'esecuzione del lavoro e fraucf1ezza di tratti e di contorni n ei lavori.topog rafici e d'orna to. Ma i disegni così a ttuati, non si son p i~gati per affa tto al t•asporto : ciononostante non è plinto da d isprrare dr-qu esta nuova vittoria dell'arte. Io n on h'J ormi,.i, nè i l tempo, n è to rchi a. mia ctisr,osiiioné, per potermi occupare di questi p rogressi, che pur sarebben, d'utile e d'onore all'ltali~; ma consiglio coloro a cui venisse il nobi!e concetto di coltivar quest'idee, dì sciog liere l'acquarella in una soluzione: 1° Di acqua gommata e di rosso d'uovo. - 2° Di sapone, n ell'acqu,1 leggerm ente ammoniacata. - 3° Nella benzina ed alcool. 4° NP,lla soluzione di destrina e sapone. - 5° Nella soluzione della lacca saponificato ecc. Se i disegni delin eati con quest'inchiostro non s i t!'asportano, bisognerà aiutare la sua separazione, preparando la ca rta ordinaria a tergo con miscele analoghe a quelle proposte dal Cruzel per l'au togra6a, cioè gelatina, amido e gomnn-gotta, o ani rnalizzarla .con album ina prepa1·ata, deiezioni bovine ecc. ; prosciugarla , e sottoporla quindi· a lle ape-raz.i oni, che compiono i l traspcdv.

Riassirnto. _ Il trasporto delle litog rafie, delle incisioni in legno e delle foti.1g ra fìe, _l' inr::isione rn zinco, la produzione dei ri licv~, l'incisi<~ne


TRONO LOGICA

R l\' ISTA

galvano-plastica la r iprt;duzione immedia ta delle composizioni: topografiche si danno la mano. Il loro ·progresso s'annoda ad un fattore comune, che schiuderà nobile e vasto a vvenire a tutte le arti del disegn o, ed a tutte quel!e parti dell'umano sapere', che di esse si avvalgano. L'idea del trasporto , nata forse in Francia n el 1642 per. OIJera del :j:losse, s i mostrò potente di vita nelle ruani del Sf.• nefeld ar, creatore della litografa e dell'autografia. E perchè iI divisamento di riprodurrre in breve tempo i p iù difficili disegni, si presentò mai sempre a l pensiero con le attrattive dell'utile e_.del meraviglioso, num erosi ingegni corsero questo campo ·co'!:1 diversa fortuna. Così il Papillon nel 1766 dette un procedimento per ottenere delle controprovre di stampe antiche, e MarcAl de Serres nel 1814 , Knecht nel 184 0, Koepplin n el 1842, ed altri giunsero piu o meno e:;atta.mente a riprodurre i disegn i. L unghissima opera sarebbe noverare le differenze ch'esistono tra i loro procedi men ti e que . lli da me attuati , e mala o(Jevole mostrare il loro punto d'arresto e le perfezioni da me couset5uite; onde senza più chiude:cò il mio dire con le secruenti 0 asserzioni del Laboulaye. _ • · . • Nelle operazioni del trasporlo è necessario. una grande pazienza, una pratica grandissima, uno squisito .discernimento per modicare opportunamente l'inchiostro, ed il modo d'a ttintare. Le jncisioni in legno, nonostante i segreti che taluni si vantano possedere, n on sono state insino ;d ora felicemen ie 1,i prodotte; cosicché l'applicaziot:e delle stesse sostanze e dello stesso lavoro meccanico, ora dà buoni risultamenti, ora v ien ~eno al bisogno. , Questa con dizione, in cui t rovasi di presente l:arte dello straniel'o, è la p iù eloqu\lnte risposta, clrn dare si possa a coloro, ch e anit'nati da p ropon im enti , avversi ad ogni progrnsso, cercano a cappello nelle riprnduzion i la purezza dell'originale. Or se malagevole è i l fare che un'irnmagine,_cl'un oggetto si rifletta in tutta la sua purezza. in uno specchio della più eletta tempra, s'è impossibile costringere la natura a riprodur,e esattaruente se stessa nella. fotografia , non è. ridevole pretendere che l'emanazione d'uu disegno adegui e v inca l'orig inale ? ·

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R iduciamo i concetti al loro vero valore. In guerra il tra$porto, potrà moltiplicare in pochi istanti, ed in modo durevole, carte topografìche, idrog rafiche, geografiche ecc. di cui si abbia appena una copia, riprodurre rapidamente programmi stampati, di cui si disponga di pochi . esemplari ecc. In pace renderà du · rature le meraviglie della fotografia , aiuterà l'incisione, m oltiplicherà a basso prezzo i dise5ni 1=sauriti, e ren derà mille altri servigi di simil fatta . Per la qual cosa rin unziare a i suoi pro· gressi, osteggiarli, è un dimenticare quello che nobilmente T eodorico diceva a Boezio nell'a mmirare un orologio perfezionato in Italia : imparin o i Visigoti a conoscere q uali arti sono presso di noi ! G1 usEPPE Novr. I

Cannone WithW07'lh. -

NeTle recenti esperienze fatte in I nghilterra con can~oni da 12 e 74, sistema '\Vithworth, sopra piasti·e di corazu1tura della spessezza cli 4 pollici, ed alla 1 d istanza di 200 yarcls (peico più di 200 metri) si <,ttenne i l meraviglioso risultato della penetrazione del proietto nella pia..: stra, tuttochè la carica fesse relativamente m in im3. . Quantunque la stampa inglese menasse di ciò grande scalpore e presentasse questo risultato come assolu lo, la com rn issione d'artiglieria nominata per lfLli esperienze non si tenne paga dei fori già prodotti nelle p iastre, ed il 2 5 settembre si riuniva a Shoeburynnes onde procedern alle prove di bocche a fuoco di maggior cali bro, ma a maggior distanza, e sn piastre interamente ugua!i a quelle di cui è a rmato il Warrior . . Il cannone destinato a queste esperienze, e caricantesi dall,t bocca, t'lì-)partiene a i due s istemi Armstron g e \Vhit,vor'Lh, poiché, costrutto nell'a rsenal~ di \ Voolw ich giusta il sistema delle lastre d'acciaio del signor Armstrong, venn e forato esagonalroente secondo il sistema del signor Whitworth . Esso pesa sette tonnellate, è lungo l'2 piedi, · ed il suo calibro è di 120, quantunque si potrebbero ti rare senza a ie.un danno proietti di doppio peso. Gli Inglesi cons'9erano questo cannon e come i1 piC1 fot·midabile strumento di c1istru7,ione inven~ato sinora contro alle piastre di corazza tura.


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RHiSTA

Il_ bersa_giio venne formato con tllHt piastra uguale a quc,lle clel_ Warrioi·. E~sa e_ra nuova, lunga Ycotnn piede ed altaqu in~ d1e;1, c~n un rivest11!1e• to d'acciaio di 4 pollici e mezzo di spessezza sopra 113 di legno di teck, 'in bande collocate trasver~almente, ed un contrafforte ìnterno di cinque ottavi di pollice, . il tut to rattenuto da sbarre d'acciaio massiccio collocate ' ad iritervalli di 18 pollici l'una dall'altr a . ' Postato il cannone su una piattaforma dista nle seicento metri <fai be~saglio, '.u tirato il pri mo colpo con un proietto esag 0 na l: d1 129 libbre ed una carica d i 28 libbre di polvere . II. proietto colpì perfettamente i l centro della laslta, ed a- questo tre~endo urto una massa di fuoco, potente quasi quan to qu"'l':i. uscita dalla boc_c a del can none, divam pò dall'acciaio. Il proietto p~netrò nella piastra, traversò l'acciaio, i l legno, l'interno rivestimento smo ad u na armatura interiore nella quale penetrò s~I? per_rnet_à, e vi restò infisso, facendo saltare d'ogni parte le • v111 ed ! ch1od1 '. Sflnza però poterla traversare. Ciorionpertanto questa pGnetraz1one non avrebba prodotto un danno isolato imperocchè il ~ivest~rnen to si ruppe in varii luoghi, e si produs: sero fessure :.'ll1 che rn un bastìme.nto anébbero dete rminato una gravissim~ .via d 'acqua; s0.tto questo punto di vista la prova. p~rve doc1s1va. Contro nn vascello n on corazzato, un proietto d1 ~nesto genere l'avrebbe passato da parte a parte producendo'\'l un semplice foro, senz'altro grave da nno; ma la resisle!lZa dell'acciaio prod usse uno squarcio che, in opere v ive, sarebbe statq irreparabile. La seconda prova({u fatta con un proietto espi-osi vo carico di quattro libbre di polvere circa; il suo peso tota le era cli 13-1 libbra, e venne tirato con una carica di .25 libbre. Se il colpo precedente, a palla piena, poteva prevedersi, questo superò ogni aspettativa. La granata passò attraverso tutti gli strati, scoppiando pro-babilmente allorchè incontrò l'involucro interno, il quale staccò collo scoppio, mettendo fuoco a l legname, e lanciando d'ooni p_a.rte . innu_rnerevoli frantumi, che sarebbero stati fatali ;er' l'eqmpag310 della nave. L'effetto fu terribile, ìmperocchè n on solamente la piastra fu traversata, ma l'interna armatura proiettata dall'u rto, formò sotto q ùesta impulsione quasi un secondo

fECNOLllGJ C.4.

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proietto del peso di 30 libbre che, in un combattimento avrebbe rovinato l'interno della nave. Vicino al cannone vVhitworth, distante però 800 metri dal suo bersaglio, si era pur collocata un'altra bocca a fuoco, sistema rigato detto cannone. Horsfal, dell'enorme peso di 24 tonnellate, e col quale in altre- esperienze, a 200 metri di distama, si erano perforate piastre di corazzatura. Si sperava di ottenere identico effetto ad 800 metri, ma incominciato il fuoco a tale distanza nori diede che risultati negativi, poichò i p roietti non poterono traversare completamente le armature. La qual cosa pose in evidenza la superiorità dei cannoni lisci su quelli rigati per trapassare le corazzature. Siccome però le piastre adoperate in queste esperienze non erano così solide quanto quelle del Warrior, e siccome il dedurre nna conclusione generale dell'effetto prodotto da un .sol colpo cbe in ~ffetto non si sparò che una volta a palla pien a, ed un'altra a pa lla vuota , sarebbe un'ipotesi troppo ~1zzardata in artiglieria,ci asterremo dal dare un giudizio su queste esperienze. I difetti sinora rimproverati ai canno_n i inglesi furono quelli di non poter durare ad un fuoco prolunga to, e d'essere piuttosto a rmi ,fi p recisione che di comb~ttimento. E necessar io perciò aspettare.maggiori informazioni, esperienze più wmplete e _la prova d i qnesti cannoni fu ori del poligono; irnperocchè non si ignora .che tale o tal altro cannone che corrispondP. mirabilmente sul terreno ,lel tiro, presen ta difetti intollerabi li nelJ:armamento delle navi o delle fortezze. Abbiamo oramai"imparato a andar guardinghi in così fatta materia, in cui as,ai presto si fà ·a sprecare milioni !

Prove di corazzam enlo fatte in Inghilterra. - Furono fatte u ltimamen te a Porstmouth sperienze interes~an ti con proietti in ferro ed in acciaio fuso e con granate di otto pollici spezzate dal cannone liscio da 95, .della pirocannoniera St01·,;k La sperienza fu fatta contro una piastra cellulare, costrutta secondo l'idea proposta dal capitano H ewlet. Questa piastra consiste in un congegno di lame di ferro ribadite con chiavarde e n elle quali vennero praticati interstizii o celle. L'in-


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?tlVIS'l'A

sieme ha la spes~ezza di om,83. Per farsi un'idea òi questo sistema, bisogna $Upporre che ioveèe di rivestire la nave di una corazza continua, s'impieghi la stessa quantità di metallo in due corazze ad iuterstizii, l'una sovraposta all'altra coi ·pieni dell'uno strato sui vuoti dell'altro. Il principio fondamentale di questo sistema è che la prima corazza sarà sufficiente per indebolire la forza del colpo ed impedire 11 proietto di a ttra vNsare la seconda. Del resto la prova fotta a Porstmouth 0ra puramente sperimentak, e comparativa, e desti nata a pigliar tempo ed a fornire dati per la costruzione di corazze a celle. Convien però ricordare che in uno dei primi pr0getti d) l.Jastimento corazzato del capitano Coles, era già ideato il sistema delle armature cellulari , ma con una costruzione diversa da quella del capitano HewleL

Riduz-ione dei rnetall-i con JJ rocess·i elettro-ch·imici. - I si1

gnori Becquerel padre e figlio ultimamente presentarono all'accademia francese una memoria sulle sperienze da loro esegui te su cotesto processo, il quale può rendere grandi servigi all'indu stria. In queste prime sperìenze E-ssi si occuparono del cobalto, del nickel; dell'oro,dell'arge_nto e del platino. !'signori Becquerel dimostrarono che per questi metalli non era necessario, per ottenere un deposito coerente, di ricorrere a dissol ven,ti alcalini, ma vi si potea giungere con qualunquesiansi dissoluzioni, seguendo le indicazioni cl-i'eglino son disposti a dare, ma avuto speziai riguardo al la concentrazione di queste dissoluzioni ed all'iuten• sità della corrente elettrica, la quale debb'essern in generale debole ed in equo rapporto colla densità del liquido che deve scompo,re. · Così si olteoo-ono non solamente metalli purissimi, rna si può o . anche avere col cobalto e · col nickel laroi({B, sbarre, medaglie, bassi-rilievi, come si hanno coll'ottone nelle operazioni galvanoplastiche. Il signo1' Becquerel figlio, il quale venne incaricat? dal padre., (membro dell'accademia) di .leggere questa memoria all'accademia; presentò agli sg11ardi degli accademici alcune sbarre, parncchie •medaglie di diversi stampi di una nitidezza sorpren-. dente, da essi ottenute col loro' processo suaccennato.

TECNOLOGICA

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Questione del ferraccio e delt'awiaio. - Il signor Fremy, membro dell'accademia francese, il cui nuovo.sistema di cementazione levò tanto rumore, trattandosi di una com·pleta rivoluzione metallurgica·, dopo un lun6o sileHzio consacrato a lunghe e laboriose esperienze, onde comprovare colla pratica le previsionì della scienza, ha ripreso poc'anzi la parola, e coll'esi bizione di casse riempite di acciai d'ogni marchio e. d'ogpi dimensione, il dotto chimico dimostrò che al ferro può essere, in parecchie delle sue applicazioni, sostituito con vantaggio l'acciaio fuso ottenuto con un processo economico, e che il combnstibìl0, sarà così una cosa affatto secondaria nelia produzione dell'acciaio. • Nessuno ignora, disse il signor Frerny, che in questo momento l'acciaio tende ad acqnistare un'importam:a grandissima.. • Già lo si applica nell'industr:a, alla confezione di rotaie, di sale, di cerchii alle ruote, di fusti o peston i e di alberi alle ma~chine. 1 • La. guerra pensa fabbricare cannoni d'acciaio. fus~; la marina sostituirà forse ben presto alle piastre così pesanti del corazza-mento di ferro piastre di acciaio leggiere, elastiche e tenaci. • Nel vedere le nazioni chiedere alla fabbricazione dell'acciaio le mac~hine le più resistenti ed i migliori congegni per l'attacco e per la difesa, è lecito crèdere _che que'.le_ le qual.~ non accetteranno i progressi recentemente rnt.rodott1 1rl quest rndustria, dovranno subire presto o tardi una vera 1nferiorità. . • La F rancia possiede (e noi diremo l'Italia) abbondante minerale di ferro di buona qualità, ma i combustibili vi sono assai cari, ed i mezzi di traspor to sooo tuttavia dispendiosi. .. • I metodi metallurn-ici cbe noi dobbiam ricercare son quell i 1 quali nel prezzo cli cos;o danno la maggior importam:a ai buoni minerali francesi e lasciano la mmore al combustibile ! • La metallurgia del ferro, presa nel suo complesso, dà all'indm.tria tre corpi diversi , il f~naccio, il ferro e l'acciaio, . . P oste queste generali considerazioni, il signor Fremy pass~ a discutere e spiegare le varie qualii11 di ferraccio, di ferro e d1 acciaio, stabilendo la preminenza di quest'ultimo nelle novell~ applicazioni dell'industrin, della guerra e della ~arma. Difatti l'acciaio può esser fuso siccome i l ferrac_cio, lamrnato e stir2-to. r,orne il ferro. Esso s' indu risce sotto gli effetti della tempera,


lllYJST J.

TEr.t;OLOG JCA

esercita dopo il ricotto tulti i gradi d'elasticità e di aurezza desiderabili ; esso possiede una resistenza allo schiacciamento mo·Jto supe,iore a quella del ferraccio, e doppi.a di quella del ferro; la sua fusione gli comunica ul'l.'omogeneilà che può ispirar la_maggior confidenza pell'arme e nell'utensifo di cotal metallq fabbricato. ' La q uistione capitale sta va nel ricercare i migliori metodi di acciaiazione, e queste investigazioni formarono per l'appunto lo scopo de' lunghi e conscie nziosi studi del signor Fremy. Non contentandosi <lelle speriem:e de1 mo laboratorio, egli seguì le p,rove tentate nell'officina di Saiot-Sewri·n , fondata in Francia dal. signor W. Iackson, e d<>ve da poi q ualch.e annrJ egli ba stabil ito una fa bbrica d'acciaio, valendosi per tutt,e le operazioni di trasformazione del metallo dell'apparecchio Besserner. Dopo esposte assai dettagliatamente le fatte sperienze, il signor Fremy così conchiude : ~ L'acciaio fuso, che si ottiene trattando i ferracci francesi nelle condìzioni che ho accennato, offre tutte le qualitit che l'industria, la guer,r a e la marina ponno richiedere all'acciaio fnso in gross~ masse. Esso è omogeneo, più a·uro e resisten-te del ferro. Può, secondo il soo modo di lahbricazione, essere prodotto con t utt i i gradi di durezza che le varie appliqazioui esigono. La tempera lo indurisce. Si salda e si lavora al fuoco eon assai maggior facilifa che l'acciaio fus-o ordinario. • Questo acciaio, che sì produce sempre' ad "una tempera~ tura assai elevata , è per conseguenza molto fluido al momentù del-la -sua formazione . Esso non cou tiene nella sua massa che un piccolo numero di bolle. La fusione può dargli già una pl'ima forma, che è quindi perfezionata, quasi ~'enza calo dal martellamento ed al laminatoio. , La preparazione di qnesto acciaio è una delle operaiioni le pi::i semplici della metallurgia, la quale si fa in alcuni minuti. Essa presenta la regolarità di una reazione chimica. No71 dipende più dalla maggiore o minore destrezza degli operai. Essa tiene il luogo di tutte le c,peràzioni che costituiscono lo affinaggio, la· cementazione o la fusione al crogiuolo . · , Gli apparecchi di Bosscmer nei quali i forracci s'acciaiarlo

danno facilmente~ secondo la loro c11-pacità, 1000, 3000, 10000 12h1!ogramm~ d'acciaio. Combinando alcuni di essi apparecchi e n une11do i loro prodotti , si ponno ottenere masse enormi di accia,.io fuso. ·. • La consumazione del combustibile, la quale è così considerevole n ella fabbricaziune dell'accia io col metodo del Jork• shire, sparisce qnasi nel novel1o processo d'a.cciaiamento. Si può difatti prendere il metallo fuso all'uscita dell'alto foruello e far agire la soffieria per me;;zo di una forza idraulica.· ' • Ben si Yede adunque come una grande rivoluzion e metallurgie~ sia per compiersi , la quale sarà completamente a vantagg10 del nostro paese Al ferro sì sostituirà in molte sue ',lpplicazioni l'acciaio fnso, otlenJtr1 con un processo economico. Il ,c?m~ustibile_ diver~à. rnate'.·ia secondaria nella produzion,J · de.I ,acma1_0, e I nostn ferracci potranno d' ora in poi prendern nell acciaiamenlo q,uell'importanza che loro è assicurata dall'ab• bondanza e dalla qualità dei noslri minerali francesi, L'Ital:a è fors'anche più ricca della Francia, in fatto di miniera fer_rugginose, epperò noi richiamiamo tutta l'attenzione dei n·0 • stn .fabbrica t.ori sui . p rocessi accennati dal signor Fremy , i quali, nelle attuali circostanze, ove negli arsenali si di terra che di mare_ si fa un~- straordinario consumo di metallo, potrebb~ro ca_g10na:-e un 1ocalcolabile economia . Si fanno, è vero, espenmenn a que~t'oggetto Il()lle fonderie di Pietrarsa e di Torino, ma s1.1 troppo piccola f:cala e forse un po' Ientamen t~. D_opo questa comunicazione del signor di Frerny, che .levò meritameote g~·an_ rumore i:i Fr.1ncia ed all'estero , il signor Galy-Cazalat richiamò dmanzi all'accademia stessa il diritto di prioriti in proposito all'acciaiamento del ferraccio. _ No parleremo un'altra volta.

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Nave corazzata, i deala d_al s-ignor P-iron . - In un libro pu lJ. blicato ~r ora sul!e canno111ere corazzate dal sig. P iron capilano nel gelllo belga , n(lto pel' altri suoi distinti lavori sull'arte sua, egli -pl'Opone la costruzione di una nave corazzata., che porta solto lo sprone un cannore sottomarino in un ricettacolo simile a quello cbe racchiude l'eli,;a. Questo pezzo dovrebbe moversi intorno gli OrC'cchioni, e dì1iizarsi Yerticalmente n ella


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RIVISTA

carica e scattarsi mercè di un fi lo eleUrico .11 proietto avrebbe la .forma di un punzone, destinato a perforare le ca.rene dei legni nemici: Egli non dimentica però che la resistenza ctell'a.cqua è circa 400 volte maggiore di quella dell'aria, per cui · si hanno limitatissime gettate sottacquee. - In questo suo libro egli, propone pure un succhio di traforo da applicarsi alle navi a guisa òi sprone per forare le murato 3d anche la corazza sotto la linea d'acqua, ed un nuovo metodo di mine sottomarine formate da grosse bombe o globi esplosivi.

Sperienze al eampo cli Chàlons. - Al campo di Chalons furono fatte numerose e svariate spcrieoze sulla telegrafia. elettrica militare, ed altre interessanti~sime sul tiro ~ rnetraglia, le quali diedero s'tupendi r isnltati, se crediamo alle relazioni che ne fanno i vari giornali. . C.

Esperieuze contro le viaslrc di corazrnlurn, esrguite dalla Regia ~larina llaliana. II (! ) . Addi 30 agosto la commissione si riuniva nuovamente nella ba.lteria bassa casamattata della Cava. Una nuova piastra. per corazzatura era stata spedita dalle officine des Cha11tiirs et Fo1'gP.s de la. Mécl1:te1Tantfo propriamente <l'elle fabbriche deì signor Marre!, la quale il ministero ordinav1:1,. di esperire egualmente che altre tre ricurve delle fabbriche del sig:o.or Charrière, spedite a Torino fin dal _1860 a e che varie circostanze a,·evano impedito fino t ale oaaetto 0<allora di provare. _ Verificata la sistemazione d2lle piastre, esaminata la costruzione del bersaglio rappresentante i l fìanco del bastim~nto,. si trovò costrutto in modo sol ido, rinforzato da bu,oni pun·telh esterni, atti ad impedire ad ogni urto l a sconnessione del si-

e

(!} Vedi ani10 Yil, \'Ol. r, pag. 134.

267 sterna costituente la baracca di legno, contro una ddle cui tJarti erano fissate ltl piastre di corazzatura. La piastrn Marre! era sla_ta fissata con due specie di viti, cioè i suoi pero i a viti di legno in numero di 5 erano precisa nwnte come quell'i impiegati nelle due prime serie, e si trovavano collocati alla sinìstra della piastra, meotrechè i 15 perni di fìssaii GJne del centro e della dritta del la medesima erano cc,strutti diBtro i modelli spediti da lle officine des Forges et Chanlie1·s de la, Mécl,iterranée , -aventi 415 mi ll imetri di lunghezza, 141 millimetri di testa e 274 millimetri di lunghezza <li vite, con 9 giri di verme inclinato 10° dall'orizzontale tiratura al _pnuto del suo cominciamento, alto 5 millimetri e altretta.nlo di spessezza alla sua base; quindi pure viti da legno, ma però con un passo di vite molto più inclinato e profondo <li quello degli altri perni .1 vite da higoo sempre impiegati. L ,~ tre piastre Chanière non erano fissale tutte nello sti?sso rnodo, cioè il N. 1 e 3 avevano le loro viti da legno al solito, mentre quella N. 2 era fissata con 11 perni passanti tutta la ~pessezza della membratLira, ed assicurati con dadi a vite luoghi ~! la testa 30 nnllimetri, al gambo, compreso 1a vite, 525 millimntri, dalla parte viluta ll0 millimetri, aventi 23 spire profon de 4 millimetri, e col diametro di 65 millimetri il dado 45 mi llimetri -il gambo e 38 la vite. Tutte e tre le piast•e poi erano assicurate al bersaglio sotto' un'inclinazione della loro corda di 10°, iocli oaziç,ne che cot1 tutta facilità può avere un bastimento sul mare, e questa inclinazione è ancora tale che la, riflessione dei proietti incomincia già ad essere ti?entita dopo lo sparo. Su tre metri di ''i'~nghezza ess,i avernno una curvatura di 9 metri di raggio, la loro spr-·ssc;;za. era di uo sol decimetro, e la. loro larghezza di 4G0 1l)illirnetri; non si costrussero affinchè venissero solo provate sotto la tenue sunootata incl inazione, ma bensì a che fossero esperite a 45°.

Sulla piastra N. 2 ad 173 della sua lunghezza, verso i l lembo superiore, notavasi una leggera calotta sfe rica, la cu i freccia 1wn ol trepassava 10 millimetri causata da una pro,'n, a c,.i essa areva già sottostato in Torino, cli 12 colpi tirati ,i 12 metri di distanza con 2 chilogrammi di poh· .:re ed a 45° 1

A~NO VI!. Voi. I. -

J8.


Rll"J S T A 268 ; di inclinazione con cannone da 40, dai quali tiri aveva acqui• stato una leggera inflessiòne di 7 millimetri che si rimarcava in senso opposto della i ncur'? atura convessa di essa piastra. Verificatasi la bocca da fuoco, lr, cariche di polvere e i pro~ ietti, misurata la distanza dal pezzo al bersàglio, eh e si riconobbe di 12 metri, e non c,ssendovi a fare obbiezione alcuna, si stabilì, che dovendo tormentare ad oltranza la piastra del signor Marre!, sotto le medesime condizioni di tiro impiegate nelle altre serie degli esperimenti, si eseguissero contro la medesima col cannone da 40: 2 tiri a palla piena 1 stoppaccio e chi!. 2, 160 polvere. 2 id. id. 3 id . 2 id. id. 4 id. 3 id. id. 5 id. Incominciato adunque il tiro sulla piastra .Marre.I, lunga metri 2,20, larga om,84 e della sp1::ssezza di om,12; il prnno colpo produs-;e u-na calotta sferica di 30 millimetri di freccia e 100 millimetri di diametro senza labbri sporgenti . La piastra ricevette una inflessione di 1 centimetro di freccia, nel senso oproslu alta sua faccì11,. Si r inve11ne ro smossi i perni 3 e 4 di dritta, comincianoo dall'alto, eJ il secondo delht fila del centro. La testa del primo_ perno di dritta è saltata, quelli di sinistra non si mossero. Si diresse un altro colpo come il precedente; tutti i perni cti dritta e del centro si smo,sero, pochissimo quelli di sinistra.- Sortirono maggiormente dal loro foro i perni 3 e 4,però non tanto da tenere ancora la piastra. La calotta prodotta da! colpo ebbe uguali dimensioni di quella del tiro antecedente . La piastra aumentò di 3 millimetri la sua. inflessione, sicchè di venne 13 millimetri. Un altro colpo, colla carica di 3 chilogrammi, si dirasse verso l'orlo infer iore della piastra. Produsse una calotta di 40 millimetri di freccia e 100 di diametro. L'inflessione della piastra aumen tò fi no a 20 millimetri, i p8rni si smossero ma_ggiormente restando però sempre in lavoro. Varie viti da legno dell'interna rivestitura di fe rro saltarono. Si diresse un altro colpo sul p1'ecedente. La palla non s 1 spezzò, ma divenne nna elissoide tutta fessurata, causa fo rse

269 la qualità della ghisa . R idusse la freccia de~la terza calotla ad 81 millimetri. Presso il fondo della calotta del secondo colpo si formò una IÒggera fess ura diagonale senza rilevan ti dimensioni. A sinistra dPl medesimo C'Q lpo si rinvenne nna fessura longitudinale di ne,sun rilievo. La piastra, ad un terzo della s ua lunghezza, ricevette un 'altra iuHessione , pure Ioògitudiuale e di :l.7 millimetr i di frecci a. Nella parte a sinistra della piastra e nel senso del suo spessore si formò una screpolatura trasversale di 5 millimetri di profondità. Questa fessura dimostra non troppa coesione nel senso longitudinale delle sbarre eostituen ti la piastrd . I perni smossero maggiormente e la piastra si è staccata alcun che dal legname nel suo orlo sùpenor,,. Colla carica a 4 chilogrammi di polvere si dir0sse il qu into colpo al primo perno del centro, La palla restò i ncassata ne1la piastrn, la quale ~resa mia curvatura tr.asversale di un cent imetro ed una longirud ìnale di 22 millimetri . Il suo orlo superio're si distaccò maggiormente dal leg-no. I perni non si smossero sensibilmente. Si diresse un aHro col po sul -precedente. L'angolo superiore a'lla dritta della pia,;;tra, fo rmato da due fessure che dal centro del primo perno della fi la di mezzo si dirigono perpendicolarmente fra loro, -l'una all'orlo superiore della piastra, e l'altra all'orlo di dritta, si sfoccò com pletanwnte dal -rimanente della piastra, enonrestò riteouta che dal gambo del perno di dritta. e r1ualch e po00 dal primo peruo del centro. Da questo colpo si ruppe u no dEJi./-' montanti di legno det centro. La piastra 1icevette una nuova inflessione di curvatu ra longitudinale di 25 milliri.Jefri e nell'orlo superiore l'ioflessione trasversak aveva !llla freccia di 20 mi llimetri. Nella sua parie superiore la piastra sE:guitò a s taccarsi maggiormente. Aumentata la carica a 5 chilogrammi di polvere, si diresse il colpo al centro della piastra. La palla rimasti incassata nella piastra stessa _ Dallo scuotimento del tiro si produsse una. fess ura trasrnrsa.le fra il 5° e 6° perno di dritta. Una fessura longi t11dinalc iu pi-ima appena visibile si di latò mnggiormente. La -pi.-ist[a si s111osse al dissopra maggiormente. Tutti i puntl'lli (1Ì d ietr,> si .smo:'s,~ro, per cui fu mesticri, oi1de vieppiù as,;icurare 'l'E C\' OLO'GIC..\


/\J 2'"'~

RIY I S! A

il bersaglio, baHere i loro cunei . Le viti da ],"gno di fissazione della piastra d'interno rivestimento saltarono quasi tutte. l\1isura1a la freccia di curvatura longit udinale della piastra nella posizione del tiro fu trovata di 33 millimetri, quella trasversale superiore di 23 millimetri e l'in feriore si r idusse a soli 7 millimetri. Diretto~i altro colpo fra il 4° e 5° perno alla dritta, .il proietto v i_ rimase incastrato, tutte le fesrnre esistenti si dilatarono e se ne produssero di ·nuove sulle calotte, e presso quelle prodot Le dal 3° e _4° sparo. La piastra si diffonuò completamente, cioè le s ue inflessioni longitudinali s i produssero varianti noi due lati maggiori della piastra. Qm,sta va1·iazione era dai 30 ai 20 millimetri. Si diresse il nono colpo al quarto perno di sinistra. li proietto rimase incassato nella piastra, tutte le fessure si dilatarono maggiormente, e se ne fo rmarono altre trasversali • elle calotte prodotte dal 5° e 6° colpo in direzioni diagonali dalla destra allasinistra.11 quarto perno di dritta-si rnppe, senza però sor tire dal suo posto. Eseguiti questi tiri ed ottenuti i risultati sopra notali in dettaglio, il signor Deoonà, rappresentante les· Forgcs et Chanli e?~ dc la 111édite1·mnée, onde esperite il risultato della penetrazioue sulla calotta complessiva del terzo e quarto tiro, pregava che altri tre tiri fossero eseguiti contro la piastra lVIarr~ , nelle posi~ zioni che egli indicava. Al primo colpo, colla carica di 3 chilogrammi di polvere, il proietto entrò nella c:ilotta, trapassò la piastra, scoperse in parte il legno della membratura, ma non lo trapàssò. Formò una calotta di penetrazione di 15 centimetri di freccia. Non vi fu alcuna rimarca sui perni. L'esterno puntellamen to resi_slette a dovere. Aumeotatà la ca~ica a 5 chi logrammi, i l secondo ti ro fu diretto sulla tesla del secondo perno a sic;istra. Egli si mosse alquanto. La piastra rigonfi.ossi al di fuori per tutto la sua spe,s~zza dalla pa1'te sinistra, e precisa men te nella posizione di allezza del colpo, non si produsse alcun' altra fessura. Il 1egoo sottostante alla piastra fu scbiacciato rna non rotto. Tutte le fessure si dila tarono e specialmente quella vicin:ial 7° colpo, il 5° perno a dritta ed il 6° a sinistra Yenncrn rotti. L'infles-

•

IO

T I\CNOLOGi CA 271 s10ne cii cun-a(ura nella piastra a l'; inistra aumentl> maggior, mente. Si diresse il terzo colpo sopra l'o1lavo, p1esso il 4° perno di dritta. La palla vi rimase incassata, tutte le fessnre si dilatarono , talmente eh<:- la p iastra potè dirsi quasi. in tieramente troncata in varie parti, per cui fu deciso cli non più spinger oltre le prove contro questa piastra. Dal risultato ottenuto su q uesta piastra, dall'effetto di penetrazione dei proietti, si riconobbe inrontt~stabilme • te che questa è migliore d'assai nella sua stoffa che quelle N. 1 e 2 espe• rite i l 29 e 31 luglio, però la commissione ritenne che questa piastra del signor Marre! · sia ancor ben lontana dall'avere le quali tà della p:astra Charrièrf:! esperita nella suindicata epol~a, poichè in quella mancavano assol utamente tutte le traccie di fessure trasversali, di screpolature negli angoli, la qual cosa non può dirsi di quella l\larrel, nella quale successe anzi i I caso ind icato col sesto tiro, il quale non fu troppo favorevole i:e r la qualità dei la stoffa impiegata. L'eITetto dei perni ultimamente prop6sù d-a lle officine d8i Chant,ier et F'orges de la .41,Jclùerra'n uc, 11ou fu di 0 ra11 luuga migliore degl i usuali impiegati, essi si rompevano 'con somma faci lità nella riunione della loro testa al verme; e può rlir~;i cbe negli ultimi tiri i soli perni di prima costruzione tenevano la piastra assicurata al bersaglio. f; iò diprnderà dalla troppa resistenza che questi ultimi offrono alk vibrazioni del tiro, ma egli -è un fatto che r esistono meno degli altri . La commissione fu di parere che l'oggetlo dei perni s ia di somma importanza, e che nelle esperienze avn>nire sarebbe forse utilissimo esperire cavigl ìe ribad:te nell'internc del bordo, aventi le teste lor? appoggiate su qualche materia elastica siccome cuoio o guttaperca; e che un bastimento corazza to, ridotto proporzionalmente nello stato della piastra esperita, sarebbe buono di resi, tere al mnre, rna non ad un secondo combattimento. Però se la piastra 1\/Iarrel non corrisponde perfet1amente alla provn, meglio della ' prima riparava la rnern.bratura del bersaglio dal!'effetto dei colpi. Questo vantaggio è da attribuirsi alla maggiore sua durezza, la quale impedeudole cli curn :·si sollo l'urlo del proietto, il


272

T!i;CNOLOGICA-

Rrl'ISTA

legno non risente al tro effetto che q.uello della vibrzzione natu~ raie, ma non lo sforzo di spir.ta, pt>r cui non si rompe. Casa inverso saccedeva infatti nelle esperirnze del 31 luglio;· resisteva la piastra Charrière, incurva.v3.si però sotto il' colpo e roinpern la rnem bratura di legno in cui era fissata. P assa vasi- quindi a ll'esperimento della pias tra Charrière N. z. Contro la medesima si eseguirono 5 tiri col cannone da 40 a palla piena e con 5_ chilogrammi di polvere ciascuno, e 2 tiri col cannone da 80 a palla piena, ed a chilogrammi 7,250 di polvere. L'esito di q uesti fa tale che si constalò sempre più la dolcezza della stoffa Charri~re. Il primo colpo c:olla carica d1 5 'chilogrammi si d iresse a l centro della piastra. La palla restò incassata nella medesima, i perni inferiori si ruppero e lo stesso successe dei numeri 2 e 3 alla diritta e del 3° del centro. La, piastra nella dii'ezione del colpo ricevetle una inflessione n ell'urto di 12 millimetri di freccia o di: altrettanto sorù il lembo inferiore della sua base, · clal traverso di legno che la sosten~va. Si notò una piccola fessura longitudinale alla sua sinistra, a ppena percettibile, la quale venne tosto dichiarata d i nessuna irnporta11za. ,S i diresse altro colpo a l dissopra dtJi seconpi perni laterali. La piastra si curvò maggiormente e la sua base si allontanò pure dal traverso di sostegno presso il suolo. CadJe la palla del coli o precedente. Si rinvenne che in quel colpo si era formata una calottadi 50 millimetri di fre<.:cia, mentre che quella della seconda calotta era di 45 millimetri. Cadde anche il perno N. 1 di diritta, gli altri si smossero eccessivamente. La fessu ra in pri ma rimarcata si dilatò alqaanto in l unghezza e larghezza, ma oon in profondità. Si diresse un colpo sopra l'ulti mo perno della fila del centro. Il proii:::tto vi rimase incassato. /La fiiastra s'incurvò rna"'"'ioroo mente, distaccandosi sempre più dalla base. Tutto dimostra una stoffa perfettissi ma. Sul procedente si d ires~c un altro colpo, il quale scacciò il prnietto incassato e produsse uua calotta di ~ 1 centimetri di spessore. Si scoperse qualche traccia di legno, e sern brò che il proietto ave~se seco trascinato il ferro d~lla piastra tutto all'intorno della calot,a,pe1· cui di bel nuovo fu contastatèl lèl bontà del me.d esirno·

27.3

ì! legno era ferito pèrò non ro tto, e la palla n on lo trapassava. ·

•

Le fessura rimarcata al primo colpo non sofferse alterazioni. Nella commessura delle due piastre Charrière N. 1 e 2 si di resse un colpo. La calotta, non rilevante, è più risentita sulla piastra N. 2. Si scoperse una leggera fessura longitudinale nella piastra N. 1 verso il suo centro, e si aumentò qna)che poco quella scopr-rta ai' prirro tiro della piastra N. 2, ed &uzi se ne formò una nuova piccolissìma pure longitudinale corri• spoudente al primo colpo, e al dissopra del suo perno, c.ivè del perno in cai fu formata la ca 1otta del primo colpo. Aumentata là carica a 7,250 chilogrammi di pohere, con palla piena di 30 ch ilogrammi, alla diritta della piastra N. 2 e a l dissopra del primo tiro si diresse il colpo che produsse una calotta di -oltre 12 centimetri èi freccia avente ne! suo fondo rnrie fessure trasversali e longitudinali, fessure p< rò di st:acciamento delle fibre ferree anzic-hè di rottura del ferro.1n una parola la piastra trattenne il proietto, che trascinò seco l'altimo strato di st01Ta costituente la piastra,. I perni si smossero tlltti e la maggior parte si spezzarono. I traversi di legno esterni eil i puntelli i11 grau parte vennero rotti. Si diresse ancora un colpo al bas~o della piastra nella qua' e rimasr. incassato il proietto. Nes, una nuova fessura si è for .. mata. L a piastra si deformò in tu tti i sensi, però nessuna traccia che facesse supporre qualche difetto di ferro nella piastra. I perni non rotti dapprima, si ruppero a questo col po . J., I puntelli P. tra Yersi di dietro si $pezzarono nuovamente. La. piastra adunque noo presentava che fessure longituilinali. e sfogliature, però era incurvata nei vari sensi e posizioni in cui riceveva il colpo. Il proietto non ha mai traversato il legnu, ad onta che la spessezza della piastra fosse di un sol decimetro; essa lo riteneva ccstantemeote, ma l'effett<J del suo incurvarsi sotto il colpo, p ,oducevn. lo spezzarsi dei t raversi longitudina li esterni del bersaglio, vale a dire il legname, oltre lo s forzo della vibraziom•, risenti va an;he q nello della coU:pressione su d'un punto, dal che determ inavas1 la sua rottura. Si notò che le viti da legno le quali assicuravano la lastra di .. ferro di fasciatura interna del bordo, si staccavano ad ogni tiro con grandissil1la facilitò. diYen tando. quindi a ltrettante metra-


274

RH'!STA

TECNOLOGiçA

glie dirette contro il proprio r quipoggio . È fSSO un inconYcnÌeilìi:r al quale potrà forse rimediar vinnamaggior lu n°lrnzza di ,,t:ambo) o ma q ue l le _da 12 cen timetri impiegate no n bastano allo scopo. :resenz1avano queste esperienze il magg ior generale Della Ch,esa, il colonnello del genio cav. Porrino, Yal'i ufficia li cli marina , del genio e· d'artiglieria, ed il signor Deonna rappr-esenta nte le officine• Forges- et. Chant.iei·s de la Méd·iterranéc.

V.

,frma di Mont~Storm. - Fra i n umeros i sistemi e f,a la Ì11;1mensa ·varietà d'armi caricantesi per la culatta esposte qu~st. anno a Londra, il sistema di Mont-Storm è c1uello ch e ha mn.o-v g iormeute maravigliato i conosci tori di tal materia. Fra d i altri vantaggi _ha pure queHo di potersi adattare a t•-1 tta rn~-fa <l'ar~i sia da guerra che da caccia, e pe rmette di trasform.ire ogrn qualunque arma che si earichi per la bocca a rnricarsi per la culatta. Iooltre pres0n ta i seguenti vantaggi : 1° L 'arma di Mont-Storm ha una camera regolnre ma non ha vern • a leva laterale, vertìcalc o altr~ enti~ che ; ossa SC'ontra:rs~ agli• abiti od alle redini; _ 2° Qualunque specie di munizione le serve; 3° La carica può variare di quantità, ma l'arma non può esser? sopraccar icata; 4° L'esplosione s uccede in una camera d'una solidità a tu tta prova , ed il, rinculo avviene contro una culatta molto resistente; - 5° A tale arma puossi con.venientemonie adattare la baionetta della fanteria ; 6° L'apertura e chiusura della camera si effettua con una fac.i lit~ _e rapidità si~golare; basta posare l'indice ed il pollice percbe li colpo scatti . Anche quando il soldato è coricato a terra, 01'1,nre a cavallo, egli i a sempre libera la s ua mano srn'.stra p er ai utarsi. a rialza re, oppure pu governare le s110 red1 n1 ; _7~ L a forza dell'esp losione qualunque sia il genere delle muorn1oni i mpiegato, chiude la commessura e va esente da quegli inconvenienti pericolosi cui vanno soggette le altre armi

2'75

che si caricano per la cula tta ; non vi ba cos\ alcun sfuggi~ mento di gaz. 8° L'arma non può far fuoco ar,cidcotalrnente o volontar iamente, a meno che la camera non sia barrata: la ba rra è solida ed agisce senza sforzo; go Il sistema è molto semplice, non è composto di pez7,i che siano troppo delicati, e non è faci le a gnastarsi; · 10° L'arma può n ettarsi da cima a fondo ed in breve tempo senza uso dell'acqua. Quest'arma infine dicesi sia slata assoggettata a numerose e vittoriose p rove nauti le au torità governative e militari del!' A merica del Nord, cbe dichiara rono all'autore la loro piena a.pprovaz1 one.

L'Arkansas. - Il famoso battello l'Arkansas da così gran tempo annu uziato ,a ppane finalmen te e r iuscì in parte in quel:e b rillanti p roYe che se ne p resagiva . É questo fatto più curioso che impor laute sotto il ptinto d vista del la strategia mari ttima. Si è veduto un piccolo bastimento, 1rna s pecie di zat.tera èornzza ta, come v ien chiamata dogli stessi nbitan ti del S ud, armata di do<'lici canno ni solamente, t,avcrsn re cou lentezza una flotta d i qu ind ici -vasce lli, portan1 i secoloro duecen to pBZZÌ di a rti(Tl in scelte posizioni., ed arrivare a destinao ieri11 ) or meagiati e zione incolu me. , Il 15 agosto alle cinque del mattino, la cannoniera corazì ata la Carondolet, la cannoniera in legno Tyler e lo steamer a s perone queen o( the West ab bandonarono !a squad ra cbe assedia "\Vicksbnrg per fare una ricognizione nella Yazoo. Non avevano ancora percorso più.di 7 mjglia al di sopra della antica rivie ra nella quale si gett'.l. il Yazoo q uando s'av videro ài una nave straniera che m isteriosa discende,·a ass~i lentam ec1te la correnie . Il guscio era dip:n to in bmno chinro, !a sua larghezza non ·era niaggiore della metà di quejla delle c,m · noniere, e non s porgeva che u :1 soi 0amioo pel fu mo. I cannocchiali a l.,ordo delle tre navi americane furono i:,1rnediatamente a ppuntati sul lesno straniero, e· si decise all'una nimità ch e esser doveva il celebre Arkansas i l mostro marino,


2ì.6

lll 'r!STA

col!' aiuto del qual!') i confederati si vanta,·ano di soggi"ogare il Miss issi pi. A quel punto arrivò utÌ indizio dell'enigmatico nemico, sotto· forma di una palla di cannone che colpiva la tolda p.el Tylc-·r. Dne altre scariche seguirono e l'imbarcazione affrettò insensibilmente il suo cam•mino, mentre il Tyler girava di bordo per presentarle il fianco. ]\fa prima che la nave federalù a vesse ultimata la sua evoluzion e, il namico g li si approssimò e gli diresse successivamente tre colpi . Il Tyler mandò una bordata, ma stante la distanza le palle r:on ra rrnro produrre verun effetto, mentre che la nave federale era stata perforata in· vRriè località. Non eraYi più lnogo a dubitare che nnn fosse l'Arkansas. Bentosto si potè consta tare la d i[nenza che esiste fra le navi in legno e quelle corazzate. La flottiglia degli Stati Uniti virò d i bordo e si mise a scendne longo la corrente quasi davanti all'Arhansas a tutta Yelocità. Ma il mosti~ malo-rado la sua 0 forma ed i l suo peso camminando con pressochè 1a stessa celerità del Tyler, spguitò il ne~ico fulminandolo con isca•riche regolari cui 'i federali• risponde,,ano coi loro can noni di poppa . Quasi ogni colpo dell' A1'kansas colpiva il. Tyler e benchè la maggior parte de' proietti non colpissero che lo scafo, tuttavia una pali~ di cannone entracdo per il casseretto uccideva o feriva da ott.o a dieci persone. Quattro marinai che stavano in linea prqnti a caricare i lo~o pezzi ebbero moncato il capo. L'equi~ paggio si condusse mirabilmente; benchè sembrasse ad ogni istante che il Tyler dovesse saltare, benchè l'Arlsansas lo incalzasse con un accanimento furioso, i marinai non cessarono mai di manovrare i loro pezzi e rispondere al nemico. Si f0rzò la macchina e s'ottenne di guadagnar un po' di cammino sull'Arkansas, ma quando si giunse all'imboccatura della ~-ecchia ri,,iera il Tyler aveva a bordo otto morti e diciassette feriti. Il Carondolet che non aveva discesa la riviera , ma si teneva al coniluente ,. qDando vide la cannoniera giungerè a tutta velocità davanti l'Arkansas il sno capitano non esitò a correre in soccorso dei suoi compatrioti. Appena l'Arkansas fu a portata, la nave federale fece fuoco, ma il m ostro ripestò con nna borda ta d i proietti sì enormi che cagionarono nove morti e '

277 'V entidue feriti. P er qualche momento il fuoco fu violentis• simo , ma l'ufficia.le che comandava jl Carondelét comprese essergli impossibile di sostenere la lotta contro un simile avversario e si de0ise a tentare !"abbordaggio contro l' M·kansas . Egli riuscì difatti a far salire un certo numero <li prod i sulla coperta della nave nemica , ma riconobbe ben tosto essere impossibile di penetrare nell'interno o di decidere il nemico ad uscir • e; per cui fu cMtretto a richiamare q uel pugno di valorosi . L' M·lccmsas si sciolse, e s'allontanò, avendo però rotta con un colpo di cannone una delle caldaie del Carondolet, ciò che costrinse quaranta o cinquanta uomini a get timi in mare; pochi dei quali riusr;irono a salvarsi. La flotta intanto udiva tutto questo cannoneggiamento. Si credette a lle prime che fosse i l Tyler che perlustrasse i boschi delle spiaggie colle sue palle , ma il rom bo andò crescendo a dismisura e s i feck udir più dappresso. Da quell'ist9"nte imm ensa fu l'inquietudine e la curiosità, e tutti i cannuccb iali si Yolsero al Mississipl. Eran le sette quando si scorse il 1'he gueen of the West che arrivava a tutta velocità, ed era appena in vista che due o tre palle si videro cadergli vicino. Da ciò facevasi evidente come questo le5n o era vivamente incalzato da un nemico pr1<ponderante; ogni dubbio poi era tolto dalla vista del 1'yler a metà d isarmato. In meno di d ue minuti un formidabile nemico compan1 e , non potendosi riconoscere ch e dalla colonna di fumo che usci va dall'unico suo fumaiuolo. Era questa una corsa a tutta velocitil. I/ Arkansas avendo, allora diminuito di veloe:ità si suppo~neva che avrebbe cercato di rimontare il Yazoo giacchè non pÒteasi supporre che egli ardirebbe inoltrarsi sino iu mezzo alla flott.iglia, per farvisi evidentemente schiacciare ,da forze superiori. Ma il mostro di ferro non s'arrestò,punto e ,1ontinuò a · camminare verso le navi federali lancianlo ad ogni s0copdo bordate a destra ed a sinistra. Si tronvano là quindici n av i da guerra e sette scialuppe cannon:ere. L' Ai·kansas sperava forse vincere sì formidabili forze, ov;-ero impunemente sfidare i loro colpi? hi erano l' Ilartforcl ed il Iluge colle loro batterie da 26 grossi cannoni TECNOLOG!C,I

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278

,Hl VISTA

ciascuno; eranvi sei altrè navi corazzate; e ciò malgrado l'Arkansas non si lasciò intimorire. I suoi avversari invece furon'} stupefatti di tanta a udacia. Le cannoniere d i Farragiit aprirono il 'fooco; beu tosto tutta la linea rovinava sulla nave confederata una grandine di ferro, cui questa rispose senza punto sgomentarsi. La mattinata era bella, il tempo magnifico, in aria le bombe dt'scri,,revano curve di fuoco; era un snperbo spettacolo a vedersi. L'Arkansas giunse be,.1tosto OH~ stazionavano le navi asperone. Una sola a1·eva sufficiente vapore per correre sull'.4rfransas ed _ e ra il Lancasler. Questa si portò rnpida all'incontro del nemico, ma ne fu r icevuti: con d ue colpi di cannone , e subito videsi uscire dal Lancas/.e1· una densa colonna di fumo. Una caldaia era scoppiata , e poco dopo \ ~<lesi essa nave colare a fondo , per cui altri legni dovettero correre a salva re l'equipaggio. A m isura che l'Arhansas contin:ia va il suo cammino ciascun legno federale gli mandava la sua s0arica : era una -serie di colpi di cannone di ogui <.:aliuro e potenza. Ma l'Arlcansas continuava direttamente e con molto ardire a proceder e senza nè rallentare, nè affrettare di velocità, senza 11ullamente sviarsi come se fosse stato r icoperto d' un'armatura inv nlnerabile. L'Arkansas rese a ciascuno il suo saluto, e le sue palle avevano un'immensa gettata, talmentecbè se ne r invennero nei boschi, e gli alb~ri portavano le tracce di sì terribili cannona te . La scena era magnifica e 1remenda ad un tem po. Dopo aver oltrepassata la flo ttiglia del Nord l'A1·kansas dispane al Capo della penisola, e si portò sotto il fuoco dei cannoni della prima batteria di \\'ic.ksburg, ove venne accolto colle pi ù entusiaw stiche acclamazioni. Nissuna nave dell'Unione ebbe sufficiente vapor.e per raggiungere il fuggitivo. (Estratto dal New- -Yorlc Tribune) .

B.

RIVISTA ,STATISTICA

ITALIA. - Da lì'nltimo censimento ricaviamo il seguente riparlimento dd la popo!azione a.e! Regno: Piemonte (antichi Stati) 4353851 Lombardia 2752360 Parrnigiano 500657 Modenese 496049 Toscana . 1927060 Umbria e Marche 1195760 Romagna 1218621 Provincie Napolitane 7060618 Sicilia 2223476 Totale

21728452

Egli è in baso a questa staùtica, dalla quale risultarono in complesso J0321G2 inJil'idui di guard;a nazionale nwbilìzza~


28G

Lile che si fissò i l numero elci battaglioni mobili di es5a a 220, riportati come m ::i ppi'Csso: l11dividui mobilizrnbili

Piemonte Lom barclia Pa"imigiano Modenese T oscana Umbria e Marche Romagna Provincie Napoletane Sicilia

192946 118351

30039 29963 110428 41701 68017 374213

66704

28 ì '

STA T!S'.NCA

Rli'ISTA

1latt:1glio11i mobili

41

118

25 318 6 418 6 318 23 418 8 618 14 418 79 518 14 218

220 , Totale 1~32162 1032162 . .. d . . 4691 rnc11v1 ui per con1.;orrere alla fo,. Donde: - 220 mazione di un batLagl ioue la cui forza è s tabilita in 600 uo, . ~ mrn 1. • Da ciò si· vede: 1° che ìa forza totale dei mobilizzabili per eta che sono disponibili in llJtto lo Stato corrisponde al totale delle popolazioni nel r,1pporto del 4 75 per 010, 2° Che la forza che si richiede per la formazione de.i 220 battaglioni (io complesso 132;000 uomini) è al totale della popo• !azione in ragione del 0,60 per 010. Nei c/Jmputi preceden!: va tenuto conto della forza dell'esercite, che al primo luglio scorso ascendeva a 323570 uomini , provenienti dalle varie provincie dello Stato, come in appressu: Piemonte uomini 1 17637 cioè il 2,7 010 della poi:olazione Lombardia 69302 2,5 , Parmigiano 8'i33 1,7 , l\fodemise 5520 l, l , Romagne ,> .ll823 0,8 , Toscana ·15449 0,7 » Umb1 ia, Mar,:he , 8197 0,!) , Provincie Narol.',l 70705 1,0 , Sicilia S812 0,4 ,

Aggiuogansi a i 316178 Veneti 5003 .Emigrali ) Romani 167 1 Francesi 379 Stranieri A llemanni 62 Varii 200 77 Di patria ignota

i

si ha J'effeuivo totale in 323570 ovvero sia men dcli' ·uno e mezzo per cento della popolazione de!'.o Stato. - Nuovo ordina1nenlo clell'eserc·ilo. - Secondo ii bilancio della guerra pel 1863 l'esercito italiano sarà definitivamente · composto come segue:

=

3 16178

FO RZA

~

DESIGNAZIONE DZLLE TRUPPE

piJf e pi:'t1c

11- - - -- -- - - -- - - - -- - - - -- - pace guerra

Fanteria

.

di linea 81 rcg~. di 4 balta;;!. attivi di 4 comp. il deposito

Bersaglieri 7. rcggimcnli batt:1glioni attivi /42 di '4 comp:ignie 7 de1JOsiH

rn131

1

.

Cavallena.

~ rii linea 4 reggi menti di 6 s1uadroni '1 llivi un deposito

leggera 20

id.

4

id.

·t

id .

guide

id.

4

id.

1

id.

2

: 119122

6 reggimenti da c'.1mpagna di 15 batterie atti,-e I deposito

. . .

Artigheria _

l 3

da piazza d1 '16 compagnie attive 1

1d.

i<I.

so5d I

2-n21

I

9538

lG!l95

4812

8i 57

I

I

1

id .

pontieri

9

id.

1 ,. iò .

1525

1

id .

operai

9

id.

2

22'19

2796

3996

6224

2755

42631

genio di

2 reggimenti zapp,itori del

3

id .

I

14201" 274506

id .

5 battaglioni_a 6 compagnie

I

I 2059 \0656

del treno

Corpo d'amministrazione

2155 I

l

in pace 13 co,upagnie ( i11 guerra ·17 compagnie

·

Carabin ieri reali ·U legioni

I

18516 18516 i 1028 1028 I

Corpo cacciai.ori franchi 8 com11agnie S(ati maggiori ,·::t)"ii ecl altri corpi ,·n rii .

6765

-TOrAf.E

6763

- -1

25591" 4080%

I


1

282

..

Hl VISTA

Legge modificante la legge organica, 20 marzo 1854 sul 1·cclnlrimcnto dell'ese1•cito. - Art l. Gl 1nscntt1 che a tenore della legge sul rec_luta.mento 20 marzo ·1854 devono far parte de( con1ingente d1 p1;1ma e di seconda _c_a tcgoria , saranno assentati immed ia tamente dopo l'esame detìn1t1vo. . . I giovani componenti la prima categoria subito dopo l as~ento saranno diretti a de~tmazwne. · Art. 2. Gli a rticoli ~O, 18, 86, 87, 88, 93, 95, 96 e 178 sowl mud ilicati nel seguente modo : . . . . Art. 10. Il contingente assegnato a ciascun c1rcond~1·1o_e dal prnfctto o sotto-prefetto ripartito fra i maml~rnenti_, d1 cm ~sso si comp_one, i_n propo1·zione del numero degh l~scnt~i nelle l is te d'estraz10ne d1ogni mand:.m.1ento. S,1lrn la ?1tta d1 Napoli,_ tu!te le altre che corn prend,,no più mandamenti nel loro ternton o, sono considerate per la leva come cost1tuent1 • un solo mandameut.o. · . . Art. 18. I ricorsi contro le decisioni dei consigli d1 leva devono porgersi a:l. m inistro della ~uerra nei trenta gior~1 successivi alla dec1s10ne del cons1gho, fervat_e le prescnz10rn del re"olamento di cui all'articolo p-irno. 0 li ministro, sentito il parere di una c_omrn1ss10~1e. com~ l)(ista di. ut~ ufficiale genera.le , di due u~c1al1 sup:mon e d1 due coosigher1 d1 Stato, p~tra annullare le cteHe dec1s1on1. . I ricorsi preaccennati non sospendono gh efiett1 delle dec1- • sioni dei consigli di leva. . . Ari . 86. Va esente dal concorrere ,alla formaz ione del contingente l'inscritto che al giorn_o ,-tabilito pel suo a,sento s1 trovi 111 una. delle seauent1cond1z1om : 1° Uni~o figlio maschio; . . . . 2° Unico figlio, o fi glio p11mogemto, oò in rnancanzq d1 di madre od avola tuttor,1 fi Dcr\ 1' ' n ip·ute unico o jJrÌmoacni:o o . ,,edova, ovvero di padre od avolo entrnto ne l set.tantesimo anno di e tà ; . 3° Primo"eDilo cli orfani di padre e madre, ovvero il 0 maggior nalo di essi , se i l primo15enit_o suo fratello . consa.n: g uineo si trovi in alcuna delle cond1z1on1 prevedute nei numen 1, 2,, 3 dell'art. 93; . . 40 Inscritto in i.ma stessa ],sta cli leva con un fratello nato nello stesso anno, entrnmbi designa ti, quan_do i l fratello abbia estratto un uurnero minore e sia in condmone d1 prendere il servizio rnili•are, salvochò all'uno fra costoro competa L'<:s1c11;,;iooe per altro ti toln. . . Le e •enzioni di cui gli articoli 1, 2, 3 devono essere n ch1esle con a tto au ten tico dai membri della h miglia a i',iyore dei q11a li è arcorda1a l'Pscnz1one.

ST ATISTICA 283 A.rt. 87. È pariment, cse:i te l'inscri tto che abui ;1 flo fratel lo ,c0nsa11g11 ineo al m ilitare servizio, purc hè quest'ultimo : 1° Non risulti nelle cond izioni defi nite nell' a r t. 112 e non serva nella q ualità d'affidato dn abbia termin,Lta la ferma c1·as~olda to anziano o d'assoldato, cli surrogato ord inario, o di de~ignato _p er iscambio cli numern, o di volontario nel ..::aso previst,; dall'a rt. 15G; 2° Nnn sia arruolato nel corpo reale equipaggi per leva s lraorJ inaria in tempo di pace; 3° Non s i t1'm·i per colpa propr i1t sotto le a rmi ol1re la dura la del l'assento ordin,1rio o per punizione in un corpo di::ciplinare. . Art. 88. E pure esente l'inscriuo che abbia un fratello consa1l• g mneo : 1° I n ritiro per fe rite o per in fermi tà dipendenti dal senizio; 2° ìvforto mentre era sotto le armi; 3° Morw m ,:ntre em in conge.do illimit ato, nel solo ca~o < hu la morte sìa ai· venuta in conseguem:a cli ferite od infermità dipendenti dal senizi0 ; 4° Morto men tre era in riforma per feri te ricevute o pel' inferm i là dipendenti dal servizio.. L'esenzione nei ca~i ora espre,;si non ll.vril luogo qualora il fratello servisse in qualità di assoldato anziano, o di assol , dato, di surrogato ordinario, o di assentato per iscambio di numero. Art. 93 . Nello stabifoe il diritto di un inscrit to all'es,m zione debbono ~onsiderarsi come non esi$lenti in fnm.i glia: 1° I m embri di essa che sor,o ciechi d'ambi gli occhi, sordo-rn u ti o cretin i; 2° Quelli che l'er mostrnosa struttura o per fisici difetti nr,n p-) sso• o reggersi in piedi s,3nza il soccorso di a ltra persona 0 di meccanismo; 3° Quelli che sono affetti da tali in ferm itil permanenti ed insanabili, im perfezieni o difetti fisici che li rendano assolutamente ina bili a lavoro proficuo; • 4° Quelli che , condannati a pene criminali, sieno ditenuti nel luogo di pena e vi debbano ancora rimanere per anni rtodici decocren li rlall'cpoca. in cui si stabilisce il diri tto dell'inscritto all'est' nzione. ' Art. 95. Il militare ascritto alla sec0nda cate.::oria. del C(mti ngente non pr0ca{:lciaal fratello il diì·ittod1 esenzi01;c finché rirn~n B in tale ca:egona, ma egli ste,so è provveduto di congedo a~rnluto to~tochè il frJtello sia definiti\·arnen te riccnosciuto idvnco _a l mi li ta re sen izio o al corpo o nel modo stabili to dal rc;;olarnen tu ,\:,;No

VII. Voi. J. -

19.


284

1o

RlYlST .I STATISTJCA

Art. 96. Il sott'ufficiale, caporale o soldato ascritto all'escr·· cito od a I corpo di fan teria di marina J:ia diritto in tempo di pace all'assoluto congedo, quando, per eventi sopraggiunti in famiglia posteriormente all'assento, risulti : · 1° F iglio primogenito di vedova , purchè non abbia un fratello abile al lavoro e maggiore di 16 anni; 2° Unico fìi.Jio masch io di padre entrato nel sessantesimo anno di età; 'O' 3° Unico figlio maschio il cui padre vedovo, anche non sessagenario si. trovi in a lcuna delle condizioni pre\'edute nei numeri 1, 2, 3 dell'art. 93; 4° Unico figlio maschio , ud in mancanza di figli, unico nipote di mad re od avola tuttol'a vedova; 5° Pri inogen ito d'orfani di padre e di madre minorenni ed indivisì. P er l'applicazione cl i quest'articolo non saranno considerali in famiglia gli individui della medesima affetti dalle malattie enunciate dall'art. 93, nè la rnaclrepassata a seconde nozze quando abbia vivente i l rnaril o. Art. 178. (Ultimo alioea). Se il delinquente è ufficialE: pubblico, mrn1stro del eulto, agente o impiegato del governo, la pena si può estendere a due anni di carcere, e si fa lungo a::l una multa, estensi bile sino a lire duemila.

RIVlSTA BIBLIOGRAFICA

'Spec(atcur militaire -

13t)elivraisou - :15 scptembrc •I 862.

· Lagiwrrc du, iliexiqite parlelieut.-colon. Cb. MARTIN. - Questo terzo capitolo, assai hrngo, e diviso in due parti, la prima B totalmente consacrota a combattere le ragioni accampate da scoloro i quali accusano il governo francese di voler persistere n ella guerra del Messico, dopo che · fu abbandonato in tale impresa dal britannico e dallo spagnuolo. L'egregio eolonnello d11~1ostra come u0.a tal · persistenza sia oramai un dovere rl'o11ore per la F rancia: difatti iocorati da l vedere ~ventolare quella bandiera protettrice, molti Messicani altolocati, i quali gemono dell'oppressione della p:i.tria loro, si sono compromessi all'esosa di ttatura di Juarez; lo abbando • a rli ora sarebbe una tale azione, per cni, come dice l'autore, • non sarebbevi nel linguaggio politico parola abbasta:iza severa p8r ca.i·atterizzarla • . Ma ben sarebbevi nel linguaggio militare . ... . D'altronde btvvi pure in tal per,;istenza la ragion.e d'interesse materiale, la, commerciale; il cornmercio della Francia è considerevole nsll'Ame · r ica centrale, ed è però necessario per consolidarne i mezzi e


286 le vie, di niao lenervi il rispetto all.l bandiera francese ; la , lezione che la Francia darà, non vi ha dubbio, a Juare7-, servìrà d'esempio alleèodici o quindici altre repubbliche dell'Arn~rica centrale, le quali sono corrive assai a bistrattare gli Europei. In queslo intfmdimento la Francia rleb?'aver seco i voti di tutte le r"(tzioni incivilite d'Europa, po1cbè essa colà ne rivendica i di ritli . . La seconda parte rli ques:o capitolo riassume la s1tuazion0 politica, finanziaria , 0 militare del Messico, e compiesi con l'.no sguardo strategico sul teatro della guerra. Sta ora per comrn ciare la vera nal'razione militare.

Travaux sur le recrutement et l'hygiène morale de l'a1·mée, par l\J. Anr1Guns, médeciu en chef de l'hòpital _d'Amehe•l~s-~~in~. - Come •abbiamo fatto nel render conto dei precedenti c1 h rmteremo anche pel' questo q u~rto articolo a riportare le proposte colle quali l'egregio dQttore conchiude le ~ue discussioni tisio}oc,iche e metafisiche, e cç,lle qua-li non sappiamo t roppo andar d'~cc.ordo, forse perché troppo incalliti dal mestiere. Potrà così i l lettore farsi qul'l criterio cbc pil'.1 gli sn,rà ·omogeneo. Posto per tesi che il mezzo d'ogn i altro più potente per moralizzare l'esercito e per mantenervi salda la disciplina è la rdio-iooe cattolica, il signor d'Artigues propone : 0 1° La fondazione in ogni presidio di una parrocchia militare servita dal cappellano dell'ospedale rnilitaré del luogù, cui si aan-iungerebbero, s1.:c<:ndo il bisogno, altri preti, i quali 0 sotto 1~ sua direzione si formerebbero al ministerio di cappellano. 2° Servizio religioso e istruzione · morale giusta un programma approvato dal gcverno, e _proposto dalle au_toritit competenti (e u,rto vuol qui l'autore rntendere un concistoro di vescovi). 3° Per concilia re la libertà di ccscienza col bisogno di clar0 al soldato i:;truzioui che siano appropriate al s(lO stato, · regolar le cose in· modo che il sòldato assista a queste istwzion i, senza però esservi forzato (cosa, a parer noslro, non troppo faci le ad accordars i neppur presso di noi ove la messa. e la confessione pasquale sono per anca stabilite dal regolamentò cli disciplina) .

287 Dopo a Yer CO.'iÌ p:nlato del la rcligic,ne, il dottore entrando in nna mat':'ria nnl la cprnle egl i è cerlo più competente, add1n1ostra quanto sia la pulitezza necessaria alla ,alute del corpo, ed a rialzare il morale degli individui. In c1uesto argomento gli diamo t ulte le ragioni del mondo, seco lu i c'. ac_cordi~m~ per ogni punto. Duolci veramente che lo sp'.1z10 c1 vieti eh cl i riportare per esteso questo capo del suo scritto. Il signor d'Artigues si mostra un po' seYero invr,,rso il rogolarne~1to militare francese, accusandolo di lrascurare la ~e:tezza del corpo, e pretende che l'esercito francese sia mahss1mamente tenuto sotto questo rapporto • nessuno se ne occnpa, egli dice, e se alcuni capi di corpo più solleciti ~egli a1-tri JJer la salute dei loro soldati, ordinano qualche 1rnsure parziali di pulitr.zza corpora le, nu lla è completo, tu lio ~ lascrnto all'arbitrio, ed i regqlamenti nulla d,icono su questa 1mportanti5sima questione, . Queste sono rampogne assai severe I • Durante la guerra d'Ot'Ìente, egli prcsegue, ho potuto confron tare, sotto questo rapporto i di versi eserciti che hanno concorso ai risnlta ti di cotesta magnifica campagna. « Ho ,ed11t0 i Turchi rozzi, pesanti, massicci ma pol itiss imi, essi fanno sette abluzioni al giorno. , Ho veduto gli Inglesi stecchiti e rigidi, ma ammirabili per la statura e nettezza. , Ho veduto il soldato sa rdo, il più elegante di t utti, pulito, grazioso, all'occhio vivace ed intelligente, respirante la :;:alute e <·ontenlezza per tutti i pori. .. . , Ho Yedlrto i nostri solrlati in tenuta da band1t1 e d1 una sporcizie ripugnar;te. Lo dico per convinzione, qu_eHi intr,)picl i fant i dell'Alma e d'Inkermam, qnei gloriosi marlm delle dure pri vazioni d'innanzi Sebastopoli, •.ono i più sucidi soldati del mondo!.. .. Eccetteati forse i Russi !» L'egregio dottore mostra t1uindi tutte le mabttie a~cagiouale dal di(etto di nettezza, e sono innurnerernli.; e consiglia come vi si pò"sa por riparo. Ecco le misure igieniche da lui proposte: l P Oltenere a basso preY.zo i:n abbnonamento militare nei srabilimenti termali deÙa località. 2° Non vestire la r0cluta al s uo a rriro al corpo se non. dopo a , crh ben fatta netta re in n n bagno. HIDLIOG RAFIC.I


289

tJI13LI OG ltA Ji'!GA

288

RIVISTA

3° Suppcnendo il prezzo· del uagno ridot to a 25 centes"imt~ ( e ~~JD andrebbe oltre), dare ad ogni individuo del reggimento sei marche d'abbuonamento, i l di cui prezzo, lire 1, 50, sarebbe distolto dalla massa i ndividuale-. Il signc:'r Artigues non ieputa bastanti i bagni d'acqua corrente per la nettezza, a cagiono del difetto di calorico. . 4° Com binare le esigenze del servizio col!' adozione di queste novelle m isure, di modo che sia dato ogni giorno un certo numero di bagni, ed ogni individuo si abbia almeno unbagno ogni due mesi. 5° Abolire l'uso insufficientissimo dei bagni d'informeria. 6° Applicare la spesa affetta a detti bagni alla compra dr 100 marche d'abbuonamenlo militare, presi sulla massa d'economia, e metterli a disposizione del medico del reggimento, I- quali bagni da lui distribuiti a proposito allevierebbero la permanenza degli uomir:i all'infermeria e potrebbero d imi nuì re i l numero dGgli entranti allo spedale. 7° Stabilire in ogni ci;serma, in una delle camere del pian terreno, una camera pied-i:liwio, la di cui spesa si ridur rebbe a poca cosa, e la di cui utilità sarebbe grandissima. 8° La costruzione ne verrebbe eseguita sui disegni dièl gen io militare. Essa consisterebbe in un rigagnolo di 36 centimetri di la1'ghezza su 48 di prnfoodità, asfal tato o zingato all'interno, corrente a livello del p1lco della camera e tutto all'intornodella medesima. Due tubi di piombo, muniti di. chiavetta e pssati a 24 centimetri di altezza darebbero a volontà l'acqua fredda e Facqua calda, e servirebbero a riempiere il rigagnolo. Una catE";ratta posta ad ogni estremità, e ponente capo ad un pozzo perduto, servii ebbe a. ~i n:i;tovar l'acqDa. 9° La legna necessaria al riscaldamento di questa caldaia supplementaria sarebbe quella stessa oggi accordata pei bagni d'infermeria da accollarsi alla massa d'economia. Ma allora e le 100 marche del N. 6? 10° Le disposizioni donebbero esser tali che ogni i ndividuo potesse p render~ un bagno ai piedi ogni 15 giorni.. 11° In quanto alla nettezza g iorn aliera, alle cure da darsi alla facc ia ed alle mani, bisognerebLe aggiungere alla tinozza dei!~ camerate due bacini di zinco di 30 a 45 centimetri cì~

diametro e di 15 di altezza .. La spesa ne sarebbe m ini-ma. Questi utensili farebbero pàrte della mobiglia della camerata, siccome la tavola, la scopa, ecc. ·Q~esli utensi li. servi rebbern anche ai soldati per lavare i_loro moccichi ni. ciò che loro riesce poco agevole attualment-e. 12° Ogni reggimento, sulla· sua n_iassa_ d'economia, ~omprerebbe alcuni rotoli di g r_osrn tela, il cm prezzo_ non ~1. eleverebbe molto al disopra d1 l:re 50, e potrebbe d1stnbu1Je ad all'anno• ogni· capora1e capo-.squarlra , 4 o 6 .asciuo-aman·i '?' . ( presso . noi ocrni soldato ha nel suo e1mpagg1_ amento 2 ascrngarna111) . 0 Al_c une di quesle proposte del signor A:tigues sono da pren• dersi in snia considerazione anch e per noi.

Relation de l'expédition de Cliine en 1860, rédigée a~ dP~•t de .la gcerre d'a.près !es rlocumens officiels sous le rnrn1stere de s. E. le maréchal comtc R,11-no", étant directeur le général , r _ Dopo il suo stupr-ndo lavoro Sulla campagnci Bf.ONDE • . . . d' d'Italia •nel 1859, il deposito della guerra (uffizio st~l,)ertore 1 sta to maggiore in Francia), pubblicò nra una r el~z1one sulla $red1zione nel la Chirw, com rosta d1 un volume d1 testo e di un atlante. . Il testo è diviso in cinque parti, ovvoro in un proen:110 e cinque capi . Nel proemio sono r iassunti _ _avve~1ment1 .cbe motivarono la spedizione, cioè la necessita d1. ass1cnrare l es~guimeoto del trattato di T ien-Tsin, e di , ·end1ca re l e crndelta commesse dai Chinesi a P ei-ho; al quale scop.:;, come ognun sa, si collegarono Francia ed Inghilterra , e colà r~andarono, lit p ri.rna il genera(e C'onsin-Mo~taubn, 1~ se_c onda ,11 gen~:a:~ Hope-Gra• t.. _ Il pri mo capo st occnp:i 111 ncnrdaJe detta 0 h,l taroente tutte le savie disposi~_ioni prese dal gov_eroo fran_cese per. organizzare il cOt'pO _cl: sr;cdizione: riuo_i re gh, ~pprov:'1g,1o~ namenti, assicura.re, per quanto poss1b1le, il l)('m~~e.re ?el sol_ ctalo defi nire il carattere della sr,eclizione () deterrurnarc_1 po_ten o~d~ evitare i. coufiilti d'attrihuzioni. sì facili a sn~c1tars1 m 1 1111 esercì to forrna to da due o azion i di na tnl'a ccs'1 d vers8. ·--:. t ., · prepnrrt tivi di crue;ra fatti 11 seconrlo capito1o enumera th,1 1 . _ _ , , • _-o aenerale fran''ese per organ11.zan1 utm solida a Sl1ang-.i.H 8..1 dal ~ o base alle successive operazioni, e gli altri tre c~p1toli sono 1!1·

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tieran;iei1te dedicat i all'esì'o~izione dei fatti militari che'fgià nor conoscei•amo dai rapporti uffiziali sui qual i tale narrazione s'Ì' fonda, ma cbe iaccol ti i o bell'ordine, esposti con stile chiaro e corretto, rendono q uesto libro interessante ed istruttivo, e me~ .titano i maggiori elogi ai suoi redattori.

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La cavalerie dans les a1·mées modernes, par l\11 . F . ,1-ìuGo~Ni\T, L<t cavalleria è un'arma h popolo barbilro, la di cui im -

' portanza , deYe forzatame:ute decrescere, ed anzi svanire col , , progredire dr.Ha civilizzazione, ; tal è l'epigrafo colla quale il signor Hugonnet apre i l suo a rticolo, epig rafe che, no n du bitiarno, gli tirerà la ·croce addosso da tu tti i fau tori del la cavalleria! Ciò n ullilmeno, se si ferma spnssionatamente la men1esu questa sentenza, se si richiama alla memoria la sto1ia m ilitare, qnella spec.ia lmente della cavalleria, è forza riconoscere cJ1e questa sentenza è barnta sulla verità di fatto, poichè è forza confessare che l'importanza di qncst'arma decresce col progredire dell'arte nostra, e più ei ani:ciniamo al pérfezionamento cli questa, s'appressa l'altra a scomparire. Sicco!lle però si ha mnlto ancora dallo stadio presente ònll'arte della guerm al suo massimo ideale, la cavalleria ha ancora largo ~ampi> ad nggiungere nitre gloriose pagine alla sua storia particolarr, epperò • o_n la si sgomenti dall'epigrafe del signor I-fogonnet, il quale nelle sue conclusioni non è poi così assoluto, mentre egli si limita a consigliare di ordina:r!'l tutta la cavalleria francese, metà alla leggera. e rnefa a Ila cosacca. --,- Torneremo, altra volta s u questo argomento importar. tissimo. , Compiono i l fascirnlo una rivista semestrale di t utte le di sposizioui legislative ed ammiuistrat1Ye emanate nel 1° semestre i.862 dal ministero della guerra di Francia - la Cor,fulazionc della scherma di baionetta ins.er ta nel numro regolamento per gli esercizi e le evoluzioni della fan teria fra nce,e - On dernicr mol 5tW Alesia (!') clel signor P nnosT, capitano del genio in capo.a Saumur - la srJli ta rivista della stam pa m ilitare straniera dt:I s ir.mar Deluzv. In quest'ultima, parla~do dell'artic;lo inserto nel nostro gioilmle, tmno n, voi. JY, pag. 55, sulle lspez~:oni, il sig nor Deluzy

BlDLIOGJUFICA 291 dice di non , in'tendere come mai le: ispezioni preparatori<>, le , q uali sembrano essere le più importan ti, abbiano da- esse re , passate da ispettor i estranei al ·corpo, mentre le ispezioni de' fì nitive, le quali non fan no che constatare il risultato dello , ispezion i preparatorie, s:inzionandole, siano paosate dai gene> rali com.andanti in persona. Non equivale ciò forse ad istituire , questi generali quali giudici e parti ad un 1empn nella lor;J , propria causa? Converrebbe pi L1ttosto di pra ticar l'inversa cosa, , cioè preporre i genernli comandanti alle ispezioni prepara• torie ed i generali estrauei alla divisione, al!e definitive ~. Eridenternente il signor Deluzy non ha inteso lo spirito del p rogetto sulle ispezioni generali ch'egli così appunta, mentre proponendo il rovescio, egli s'indur rebbe a far verificare il lavoro d'ispe,.ione dei generali d'armata (grado che appo noi cor• r isponde a quello cli mares~iallo di Francia) da luogotenenti senerali ( in Francia genernl-i di divùion0) e da maggi.ori gene rali (generali di brigata); ciò che 8 a ffatto incompatibile disci}llinarmente. · Q3serveremo pii al signor Deluzy che iI nostro territorio è d iYiso in 28 ùivi~ioui e s9tto-divisioni rniìitari, comprese i o sette cliparlimenli (tenendo conto della Sicil ia, la quale va ora· a costituire il 7°) , i quali corrispon:lono a i gr11,ncls comanclements c reati in Francia con decreto imperiale delli 17 ngosto 1859; or bene, il far pass,re l'ispezione defioiti rn nel proprio territor io al comnndante del dipartimento (ch'è in massima generai d'armata), equi'val C'iÒ fo1·sc ragionevolrneote, ad istit uire questi generali giu,clici e parli nella p1·opria cau1a? Ciò basta, noi crediamo, a mostrare l'insussistenza. dell'apptrnto mosso.

Jonrnal des s(jiences militaircs. - N.

21 -

S!'ptcmhrc -i862.

Bllona parte di qursto fascicolo è occtJpata dal primo cn p:tolo dell'interessantissimo libro pubblicato poc'anzi dal signor BRrx, l110gotenentc di caval leria , prussiano, suW org,ini.zzuzione e compos1:zione dell'escrc•to russo in principio di quest'anno. La. vei'sione data da l Joi.nwl des scienceg milita-ires è del signot' Hoydt, luogotenente d'artiglieria francese .· Nulla diciamo del libro stesso, poichè nel prossimo fascicolo 110 comincierem9 a


RH"ISTA 292 · dare la versione dall'originale tedesco, tanto abbiam riputato interessante il soggetto, come riflettente un ' grande esercito, la cui organizzazione rifatta da poi la guerra d'Oriente è appo noi ancora poco o mal couosciuta. Havvi quindi: il seguito del lavoro del signor Dii: LA FrcusToN Sulla costituzione ed organizzazione dell'esercito degli Stat-iUnili dell'America settentrionale, ov'eg li svolge dettagliata mente il sistema di reclutamento, la gerarchi.a rnilitare e l'av,rnzamento in quell'eserr.ito - alcuno pagine della versione dei cou,mentarii di Giulio Cesare per i l signor V1Tron10 DEVELAY - . un rnsoconto dèl signor A.. CHARPEN1'I e.R su Le livre cJ,,a soldat, poc'am,i pubblicato dai signori Huni,: e P1cARo, 'qual resoconto già avevamo letto testualmente sul Monitciw de l"Année, . dell'll scorso agosto. Le livrc d·u solclal è un eccellente lilJretto destinato a propagare l'istruzione tra le file : vi si compendia tutto lo scibile ntile pell'individuo di truppa, cioè clementi di callio-rafia o-rammatica' aritmetica, storia, geo0r:,rafia e 1.edì.no -o ' o musica; infine un capitolo cronologico raccoglie una serie cli ritratti militari , tol ti . principalmente dalla storia francese . · Sappiamo che un ·consi-mile utilissimo lavuru ÙeLl,calo all'esercito nostro non è l ungi dal veder la luce - Compiono il fascicolo alcune brevi noti1,ie su novità meccaniche-e statistiche.

Journal des m·mes spéciales -- ·N° 4 - jui!lcl et aout.

293

Il lilL!ùGR,\ FICA

i 1 quale ayea presieduto alle sperienze stesse. 3° Finalmente il seguito dello scritto di G. Magnus snlla .Deviazione dei proieUi, tradotto dal tedesco da _Rieffel.

Allgemeine mililiir Zeitung -

mese di luglio.

Il n° 27 continua a ragionare sul sistema difensivo del la Germania settentrionale p~oponendoGi il quesito se basLi la pura difesa delle coste, ovvero sia necessario un completo •sistema difensivo; un secondo articolo agita la questione .del bilancio mi litare austriaco, ed un terzo, che segue anche nel no 27, passa in rivista i varii corpi str:rnir;ri al servizio del papa dal 1860 al 1861. . . Il n° 28 ritorna a parlare sulla convenzione militare tra la Prus,-ia ed alcuni piccoli Stati germanici. I numeri 29 e 30 si occupano della commissiono militare della confederazione, della J:(Uerra neo-li a'nni. 1761 e 1762, e del rancio per la truppa. u Nei fogli di lellerat·ttra cbe accompagnano ciascuno dei numeri suindicati si rende conto di parecchie prl:'gievolissime opere, tra cui sono : il Cou?'S d'a1't a ti'historic militaire del cupitauo di stato maggiore fra11cese Vial, del quale patlò altra volta _ed assai estesatbeute questa nostra Rivista;DM' Feldzug in der Knm (la caropag11a i n Crimea) di 'Anitschkot 3a. parte (supplementoì, pt'r il signor di G. Baumgarh!n, e di questo piire ebbi mo altra volta occasione di parlare ai nostri benevoli lettori,

In quest'altro pel'iodico tri111estrale d0l signor Corréard ;1eggiarno : _l O U 11 interessante lavoro del signor Scoffero, già professore di chimi_c a al collegio di medicina d'Aldersgate, tradotto dall'inglese dal signor iVlartenct, maggiore d'artiglieria, avente per titolo : Armi da gello e composizioni esplos1:ve, contenente alcuni mezzi da gnerra, con ispeciali ragguagli sull'artiglieria rigata , nelle sue principnli varietà. 2° I risult~ti · delle sperienze eseguite negli inni 1852 a 1855 a Vest-Pomt (Stato di New-York) con arLiglieric di grosso calibro contro cannoniere da ca,;amatta; quali raggua3li furono dal signor De Bour,,on estratti 'dal rappot'to uffiziale diret to nel marzo 1857 al signor Jefforson DaYis, allora ministro di gnerra dal generale 'l'olt.en, capo del corpo degli ingegneri degli Stati-Uniti,

L,i Asamhlca del Rjereito J Arrnada - N° 12 - settembre 18 62. Campo cle Gibraltar, par el corone! D. D IEGO llE ARFRÙ. Questo articolò propone la 'c;ostru:~ione di una linea di forti- · .ficazione a retroguardia di quella che esiste, e la qua le provvedesse pure alla difesa della baia ùi Algesira, la quale non è ora protetta che da due forti di mediocrissima importanza, dell'isola Verde e di S,wt'Jago, e la reedificazione del forte di Punta del Garnero, onde meglio assicurnre le difese di qnella frontiera contro ogni tentativo d'invasione britannica cui Gibilteri·a potrebbe servir di base. ,Lo stesso articolo mette :pure in rilievo la necessità di accre~cere le difese cli Malaga;


294

29,j

RIV ISTA

BlBLIOfiHAFlC,\

p_iazza importa.nti_ssima pel suo nomrnerzio, · per la s.ua popqla; z1one d1 100,000 anime, èd a ncbe guai porto militare. Il suo attua~e- cast~ll~ a fuochi ficcanti, è mal dotato d'artiglieria, n è 1 su01 debobss1,mi forti situa ti al!o "due punte che chiudono il porto, ponno impedire a due fregate nemiche di avvicinar;;i l'llla spiaggia, e di distruggere la m iglio!' parlc de-lla 'ci Wt. Noi crediamo che i cousigli del signor Arfsù si meritaM tutta b considerazione del governo iberiw .

uffiziali di esso corpo detto degli eke·ndijs (s0ldati attivi) , quest;i fatto fu cagion di terribile sommossa, in te3ta a cui furouo quei capi -appunto ch'avean prornEsso l'appoggio loro al governo. Levatisi in armi tutti i Giannizzeri ia Costantinopoli, ed ingrossati di tutta la canaglia di guella immensa città, circondarono il palazzo del gran visir, minacciandogli rovina e mor te se non ro,,orava il decreto, che gli si att.ribuiva . Il sultano che t rovavasi fuori di Costantinopoli nel suo palazzo di BechikTach, all'annunzio dtdla ribellione accor;;e tosto in città, e spiegò lo stendardo del profeta , come usasi soltanto nelle solenni crisi, chiamando t11tti i buoni Musulmani alla difesi del loro soYrano e delle lorn leggi. La popolaz;oue si levò in massa a IRle appello ed accorse l'llia piazza del serraglio., Inquieti i rirnltosi di ciò, mandarono un parlamen tario al g ran visir, ma questi che per n ulla erasi lasciato intimorire ih q nella terribile giomata, si rifì u tò a prestargli ascolto, dando l'ordine alle trn ppe regolari di avanzare, e di ridurre all'ordine i ribelli ad ogni costo. Q11esti alle strette da ogni banda si ri:lussero in grosso numero s ulla p icLzza di El-Meidan, barrandone gli aditi con alte barricate, Ivi accerchiati dalla milizia e dalla popolazione, Mabarnud, prima <li cominciare l'attacco, volle tentar di ricondurli alla ragione, e sfidando mille morti, passò molte volte d'innanzi ai ribell i, consigliaudoli a disperdersi . Ma un uffiziale, s tanco forse cl i tanto indqgiare>, sparò un colpo di pistoh1 sull'esca di uu cannone appuntato sui 'ribelli; il c,olpo partì, e la ruetraglia si aperse una larga breccia entro quella massa com patta . Questo fu 11 segnale dell'eslerrnin io de'Giannizzeri; l 'a rtiglimia vomitò la strage da ogn i banda, a questa si aggiunse l'incendio, e la cnrnificina fu cosi terribile, cbe in b reve ora ebbero i ribelli più d1 5,000 morti . l i domani ( 16 gi ugno), un firmano decretarn lo scioglim ento di questo corpo, i cui supersti ti in n umero di 15,000 furono esil iati ai confini dell'Asia.

Resennr.1, hislorica de los -Genizeros, por e! brigadier D J . Si danno curiosissi~1i cenni stonc;i 10torno a1 f~mosi Giannizzeri, e.reati nel 1330 al principio délla vi tà politica de lla Turchia, per consiglio del visir Alà-Eddin, germano del sultano . Orkhan, figlio di 0.;man, fondatore dell'impero o tto;nano, s1 ebbero i l nome di Yeni-Cheri, che si tradusse nelle varie lingueeuropec e da noi si chiamarono G·i annizzeri? A questa soldatesca, la c ui ferocia guerriera ebbero più d'uoa volta a sperimentare le nostre contrade · marittime dovettero i sultani le loro vittorie di quei tempi, Costaotino~oli stessa, ma la loro sfrenata tracotanza p iù d'una volta li fece vacillar,~ sul trono e cadere. Amurat, che a ma abdicato in favo re di suo figlio, dovet•e risalire al trono, ribellatisi i Giannizzfn i, dicendo di non rnler obbedire ad un ragazzo di l4 anni. Alle rninaccie cli questa terribile milizia Bajazetto II dovette cedere lo scettro a Selim. Osman II, per aver voluto p:irre un freno alla loro ~frenatezza, fu deposto e strozzato. Mustafà I per la sua imbecillità, era s tato da Osman II surrogato, e q1.1esti caduto, r itornò al trono per volontà de'Gi,a nnizzeri, e ne fn in _ ca po ad on anno da costoro stessi cacciato. Il sultano Ibrahim fu da essi deposto e assassinato . · Tutta la fermezza di Mahamu:3 II fu necessaria per liberare il paese ed il governo dalla tirannia di questo corpo i nd isciplinato, ed il cui cieco valore era piuttosto atto a tnrbar l'ordine dell'imper0 che a difenderlo. Dopo essersi assicurato la cooperazione dei loro capi più influenti, questo sultano pubblicò nel 1826 un firmano .che formava un corpo di truppa regolare scelyl t ra Giannizzeri, ed appena organizzatolo chiamò abili istrnt• tori dall'Egitto ch e insegnassero gli elementi della tattica agli DE GALISLEO . -

Considentciones sobrc el servicio y recompensas de los inr;c• nieros militares, par el corone! D . PEDRO DE E GUid. - Questo a rticolo è la conclusione di un precedente (1) inteso ad acceon.1r0 (1) _Clic non abbiamo avu to il bcnc<li leggere, poichèda marzo ad agnslu non ri cevemmo il giornale spag nuolo, per , non snppinmo, qual motivo.


R I VISTA 296 come male si impieghino gli ingegneri militari nella Spagna , che si ponno occupare con grande utilità; ma ch'è ad un tempo necessario migliorare le condizioni di q nesto corpo, sia per rispetto all'avanzamento che per rispetto alle paghe.

Re(lexiones sobre el establecimien lo de ganado de arrastre in Espana, por un Iefe de Ca.balleria. - Con ben fondato criterio si dimostra come alla Spagna meglio convenga arlopenne pe' suoi traini i muli, di cui essa possiede sì eccellenti razze, che non cavalli che debbe perciò trarre da altri paesi, poichè le attuali sue razze cavalline, eccellenti per la cavalleria leggiera, non hanno snflkiente corpn da impiegarsi ai pesanti carnagg1.

Topo(otografia aplicaciones dc la plancheta fotogrnfica, por A. D . T. -

Trat tasi dell'a pplicazione alle levate topografiche della tavoletta fotografica del signor Chevalier, ài cui parlammo a ltra volta ai nostl'i lettori. L'autore di questo articolo conchiude dicendo che tale tavoletta ha recato un progresso r,ositivo all'arto di levar pi.ani topografici ; ci dispiace di non essere totalmente del suo parere, l'apparato del signor Chevalier non ' soddisfando, a nostro avviso, completa.mente all'oggetto cui è destinato. Nutriam però fiducia, che l'ar te fotografica, la qua le fa giorno per giorno stupendi progressi, giungeriL anche a questo i mportantissimo.

La profesion milita·r, por .el briga,ìier D. ANT0:-110 SANCHEZ • OsoRlO. - L'egregio autorn d i quell'opera pregiatissima, da noi altra volta annu nziata, Concideraciones sobre la ·organ-izacìon acl'iva, la eclucaciony las lcìclicas dela infanteria espanola, apre qui uno studio di filosofia militare, i l quale, a giudicarne da questa prima parte e clal buon nome dello scrittore, prometto di rioscire assai interessante. Egli si propone c1i ragionare intorno all'eccellenza della pro\essione militare, e divide la sua tesi in cinque punti : • 1° La forza è,il mo~ore e l'agente principale dell\rniverso. 2° Origine e neC€ssità. degli. esernìti permanenti, e alcune questioni relative alla. loro costituzioni::, in generale. 3° Obbedienza che debbe esigersi n ella milizia.

BJJ;LIOGRAFICA

4~ Doti cli governo e di antoritii che si richiedono nell a ' professione militare, e istrnzione generale che si esige. 5° Lo stato d'incivilimento cli un popolo è in intima relazione col grado di perfezio11e in cui è serbata la sciènza, e l'arte della guet,a. I due peimi so110 trattali nel fascicolo di. cni discorriamo . Il primo punto ,è una discussione psicologica e fisiologica colla qua.le l'autm;e addimostra come tutto i11 questo mondo sia mosso da una forza materiale o morale, senza della quale non è co11cepibile moto di sor ta: qtrnsta è d'altronde una veritiL assiomatica, la quale non abbisogna di dimostrazioni, imperocchè la mente dell'uomo ripugna dal credere agli e!Tetti senza ammetterne le cagio11i, e vederrdo il moto s uccedere all'inerzia, non può non concepir esistenza. di qualche cagion di questo moto, di una forza movente. Il secondo punto' è di tale importanza, e così rnaestrevolrnonte trattato che meriterebbe cli essere riportato in esteso , il che d,uolci di non poter fare per difetto di spazio. P rendendo le mosse dall'uccisione di Abele, e toccando le storie di tutti i popoli e di tutti i tempi, J'egr0g10 scri ttore ricordJ. come il ila• gelio della guerra sia inevitabile calamità, nata coll' uom0 e da lui inseparabile, e vien quindi a dedurne la necessità per le nazioni di aver eserciti per tutelare l'ordine pn bblico, la propria autonomia ed il proprio onore. (< P erchè i po-poli si rispettino, egli dice, è necessario che dispongano di mezzi <li offesa e difesa tali, che il più potente, anche vincitore, tema i disastri e le funeste conseguenze che può cagionargli una guerra . Qu\nto più si rh:sìdera la pace, con vien star meglio pronti a combattere ; e per conserva1la non v'ha altro mezzo che mantenere un esercito rispettabile, moralizzato e pronto sem~re a difend,~re con eroismo la indipern-lenza e l'onor della patria; il perchè lo si vool governare colla intelligenza, e farglisi conoscere che soltanto egli esiste per sostenere la digni là nazionale, il t rono, la costituzione, le leggi e l'ordine pubblico, nè mai per farsi strumento di cieche e bastarde passioni di par• tito, convertendosi così in terrore e tirannia dell'uomo onorato e pacifico, ed in 1-uclibrio dei sacri doveri alla cui difesa fu creèito.


lllDLlOGHAFJC,~

RIVIST A

• Ma, egli contin~a, a l pa r di ciò è i n·ecusa:bile verìtà che la organizzazione 10ilitare ha da basarsi di tal ma'!liera, cbe facilmen te sopportino i popoli i pesi della rr.anutenzioue delle loro forze in pace, e che li aumentino in tempo di gllerra al numero convenient!3, coi minori sagrilìzi possibili. C iò si ottiene con un esercit,J, i cu i sistèrni d i reclutamento e di r iserva siano meglio adeguati. meno onerosi, e éhe meglio soddisfacciano agli interessi particola ri e generali, non che alle esigenze dell'epoca • . L'egregio scriuore vien quindi a discorrere intorno ai varii sistemi ·d i reclotamen to, i quali, come egli dice benissimo, ha nno in ogni te w~10 di pend uto dalla maggiore· o minore latit udine delle libertà dei popoli. Nei paesi governati coll'assolutismo, il monarca dis pone ad arbitrio :;uo, fa eccezioni in favore della nobiltà e di altre classi previlegia te, non· ammette all'avauzarnento che co-;;toro, e l'obbligazione di ' porwr le anni qual sem~lice gregario pesa soltanto sul servo e s ul povero. Da ciò av,viene che la mano di questi eserciti non ha v~run i_ nteresse a lla gloria della i,a tria, m2o quello unico d i esnuers1 da cotesto forwso, tributo (ch'è qui i l caso di chiamar vropriamentc tributo del sang ue); niuna nobi le e generosa aspirazione rinèalza questa specie di suldato a soffri re con a b:1egazione i dis11gi della vita militare, ad affrontare Ol!'.ni perigl io, a dar la vita per l'ooo:e della propria bandiera, per la "salvezza del proprio paese, ma il solo movente. suo è il timor del castigo; su costoro non può aver presa. di sorta qn1.:l sacro entusiasmo ch'è fattor d i prodigi ; la voce dei capi uon puii suonar alle loro orecchie a ltrimenti che min&cèio,;a; i l più p:cco!o roYescio, la minima con tmrietà dà loro motivo a completa di rotta,. • Nei pae3i invece ove le leggi fondamentali garaotiscouo l'ugtiaglianza, dei diri tti, a vviene il contra rio; i,·i tutto cittadino. è soldato; n on vi sono esenzioni da l militare tranne· che giuste e necessitate dç1l bene del serv1½io e del- • l'uma ,1ità ; in questi eserciti, l'amor cli patria esalta i l cuor del g uerriero, il q nule con sublime ferm ezza ed 'energico valorn difende se1'npre la libertà del suo pae, e . Mai o ben diflicilmei,te le guene, c 12i que;;ti eserciti sono indotti, ha nno per niovente • l'ambizione del capo supitmo, le SL1e ire priva!e da rnmlit:are,

2fì9

uè q ualun,p e altra ragi0ne· che a lui solo s1 riferisca; le loro cagioni di guerra sono la indipendenzà, il decoro nazionale e d ifesa dc6li_ interessi di tutti i cittarlini; cos\ avviene che ogni soldato è un prode~ la sola idea di veder padroneggiato il propt10 suolo cd abbattuta la propria bandiera dall'usurpatore, l ~ -conv~rte eroe, egli pI'ende come prnprio olt raggio, ch'egli giura di vendicare, quello fatto alia sua patria od al re come legi.tLi.mo rEtppresent:ante. Oramai nè i caJitici di vittoria, nè i.l frastuo~o del le gana ne m ilita ri, nè• le sublimi feste religiose, torse sacrileghe, che spengono i lamenti della morte e le <.T rida del dolore, più non adomano la gloria deli'e bri llan ti s ue ;esti, qual altra volta, n,i tem pì della tirannia; nè le sorprendenti e rapide conq uisoc alluc-in ano un popo!o esausto ed oppresso al punto di noJ1 opporre il suo veto al dominatore; gli interessi d ina~tici, che furono per. lo passato quasi l'esclusivo movente di liti, oggi scn soggiogitti e posposti a quelli dei popoli e pérfin dispregia.ti , . Ad ovviar quindi ogni obbiezione Ghe a tali sue asserzioni potesse esser mossa, l'autornricòrda come anche pel g-l'an ca pitano del c;e<.:~lu <lupu tan te splendide vittorie, d'opo tanti prod igiosi suc_cess1 che sembrava no avergli innalzato un pìedestallo i11crollal11le, dopo aver_ dato a l suo popo;o s·1 pingui conquiste e tanta glona, com 1oc1ò ad oscurarsi la s ua stella, ed accennare a tramonto.' t0stod1ò gli immensi sacrifizii. che coteste intraprese costara1:o furono_ a ppalesa11 da' primi rovescii toccati nella Spa3na e nel la Russia. . L'aut,)re pèis~a quindi a dimostrare la necessi tà. pe r gli Stati rh aver eserc111 permanenti reclutati con rer,-o]e fisse e con . ' . o ' nien1 s1cur1, 11011 giit. eslusivamente cogli arruolamenti volontari,_ imprrocchè non tutti costoro poono avere le qualità ncbrnste per chventare bnonì soldati, mentre gl'interessi loro i1on sempre s'at monizzauo con quelli del .paese. L'eserci to ,·uol essere composto di buoni ciLtaclini, i q1rnli abbiano interesse morale e materiale allo scop') per cui l'esercito tsisto, e non già di genb compra, la guale indossa e 111a1wg;1;ia. l'am1;1 per gretta reual itil, ed è) perciò in generale inca 11~~e d'o,,11 i t V :-;cnt1mc nto generoso, d'ogni s;,igrifizio, d'ogni eroismo. D1 h il signor Osorio trae pure argomento per auestnr(.;

rn

.

A,,r,;o VH. Vul. I. -

V

20.


JNOLCE DEL VOLUME I.

...

ANNO VII.

L'llali:1 e l' Anst.ri,1 . Notizie sulla fabbricazio ne dei cannoni d'l,cci~io fuso . Lù circoscri zione mili ta1'è ùcl ,·rgno ,l'Hai i,, 'e ri or<linhmcnto degli s tati maggiori territoriali · Della resistenza dei cilindri cavi e dei cannoni cer chiati

l\il'ista tecno logica . Rivista bibliografica . l\ivist.a $latist.ica Uollct.tino h iLliografìco trimestrale .

Cen ni sui cannoni rigati che si caricano per la bocca e per la culatta e sni perfezionamenti da recarsi all'ad e della guerra L' Italia e l'Austr ia Vite militar i· --- Antonio Cnrnpana llivista tecnologica I\ il'ista stat istica . I\_i visla bibliogrnfìca .

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lNDICE

I L'Italia e I',\ uslria Dcll'armamcuto dei Zappatori del Genio militare Su lla ·gucna d'Arncrica Jl i vista lccnol ogica nivisla stat.is tica . Ri,·isb J:,ihliogr:1fìca .

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RIVISTA MILITARE 1862 TOMO I by Biblioteca Militare - Issuu