RIVISTA
GIORNA
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il.DUO t'I-·. -
Volume .., ,.
TORINO .' ,1860 Tll'OG.HAFIA EDITI\fCE G. CASSONE E COMI' Via S. Francesco ,h !'~ola, N. !L
DEL NITRATODI SODAD EL 'N I T R AT O D I · P OT AS S A NELLA POLVERE DA FUOCO
Proprietà Letteraria.
La polvere da fuoco, il più Ìrnu1.eggevole e men pesan te serbatoio di forML che si conosca, è, com e ognun sa. , un rnescuglio di salnitro, carbone e zolfo in proporzioni, de. termi:nate : ordinariamente, sei di salnitro, uno di ca.rbone., uno_cli zolfo; la qual proporzioJ1e indica.vasi già un tempo colle p:Lrole : sei, asso, asso. Il''salnitro (nitrato cli potassa, azotato di potassa), nell'atto dell'accensione della polvere, si scompone, fornisce l'ossigeno necessario per ablxuciace il carbone, e lascia svolgere l'azoto che contiene . Esso è la. parte più importante della polvere : DC è per cos·1 dire l'anima; ma de· fre 6omponenti è anche il piì1 dispendioso. I1 nitra.to cii soda (azotato cli soda, nitro cubico, saJ.nitro del Perù) è un sa,le ,c he h a q uasi le ste:::se propriétà. del
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DEL NITRATO DI SODA 11' \IECE !JEL :-'l'!'R.\TO DI POTASSA
XELLA POL VERE
nitrato di potassa, e che si può a questo sostituire in moltissimi usi. Ootal sale non offriva verun interesse industriale prima che non se ne scoprisse nel Perù uno strato cli un'estensione maggiore di 1600 chilometri quadrati, ri, coperto da un semplice strato di argillfl,. Oggidì., cl1e, in conseguenza di questa scoperta, il prezzo del nitrato di soda è disceso a meno della metil di quello del nitrato di potassa, è naturale che si cerchi di sostituire quello a questo in tutte le industr ie, che adoprano il salnitro. Finora si è detto , che ht natura igrometrica del nitrato di soda lo r ende improprio alla fabbric,1zio-ne della polvere" da fuoco ; e d'altra parte, che la polvere preparata con questo sale brucia più lentan1entc che la polvere ordinar ia. Nel Traité de l'a1·t de (cibriquer la poudre à canon di Hottée e Ri ffwult (anno' 1811), leggonsi a pagina 327 le se~uenti parole : « Il a été fait de la poudre avec le nitrate c1e soude, et ' • on a reconnu qu'elle s'enf)amme ditlì.cilement, que sa dé» tonation est lente., qu'elle produit Lme fla.1:irne <l'uneteinte » jaune et sans vivacité » . . Nel Conrs elémentaire de chimie del Regnan_tl., legges1 a pag. 159, tom. II (anno 1849).: . . ~ On a cheTché à, employer ce sél (le nitrate de soude) , pour la fabrication de la poudre; mais il donne une • poudre qui attire beaucoup plus facilerncnt l'humidité de » l'air que la poudre ordinaire, et dont l'inflami;nation est » · moins rapide ; on y a clone renoncé » . Simili asserzioni intorno alla polvere i~ base cli soda, ,che trovansi ripetute" in quasi tutti i Trattati di chimica, sono • elle interamente esatte? Io nol credo . In questa, siccome in altre cose, giova non s'acquetare al detto altrui~ giova sostenere la fatica di un nuovo esam_e. ' I due difetti che si r impr$Jverano alla_polvere a base di. soda sonò: 1°·essere igrometrica; 2° mmicare cli fo~a. Primieramente, rispetto alla . natura igrometrica clél
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DA FUOCO
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nitrato di soda, farò os;:,ervare che il nitrato di soda del commerci.o deve tal qualità ai cloruri' che contiene. Ove q nesti ne vengano sepm·ati, si ottiene un s<J,le ., che rt1nane secco , quand'anche si esponga in luogo umido , e che non · offre traccia di dehqnescenza. · Per certo il nitrato di soda è più soli1bile nell'acqua che il nitrato di potassa; ma se è cliligeJJtemente separato da 9-ualuuque corpo che attragg.:Ll'acqua dall'atmosfera, esso •s i conserva secco . L'inalterabilità del nitrato dl° soda può venire aumentata col sottoporlo alla fusione. Io conservò presso di me inalterato, da parecchi anni, nitrato di soda raffinato e fuso. Il' nitrato di potassa, che si destina ~ila fabbricazione della polvef'e da fooco, viene· diligentemente sceverato da tutte le matérie estranee, soprattutto dai cloruri che attrag;gono l'umidità atmosferica. Si operi la stessa cosa rispetto al nitrato di soda, e si ì•edrà che questo sale è rÌ1epo igrometrico di quanto si crede. Ciò non di men o la, polvere a base di soda sariL sempre alcun che piL1_igrom etrica che quella a base di potassa; e • ciò a cagione della, maggior solubilità del nitrato di soda. nell'acé1u.a, la qua.le acqua viene fo,rnita dal carbone che la attrae dall'aria ambiente. Ma. per polveri che non ab- ~ biano da conservarsi per lungo t empo, nè ei,scre esposte all' umidità, come ad esempio per fa polvere da mina, io cr edo, che il nitrato cli soda possa essere un utile succedaneo del sa.lnitro. Venendo al secondo difetto , che si rimprovera al nitrato cli soda, che è quello di fornire una polvere fiacca, farò osservare che, avuto riguardo soltanto a.l volume de' fluidi elastici svolti nell_a. coml)l1stione, a peso eguale ., la. polvere fatta con nitrato di soda, vince quella preparata· con nitrato di potassa, poichè l'equivalente chimico del sodio è m inore di quello del potassio . Calcolando il volume de' gas svolti dalle dut'-i polveri, .si
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DEL NlTUA'l'O IJI SODA JN VEC E DEL NlTrtA TO DI !'01'ASSA
_trova eh~ la prima pn;duce un volume maggiore pit:l di' ~ che la seconda. Soggiugnerò ila dimostrazione di cotale asserto, la g_uale si potrà saltare, senza inconvenienti, da chi sia est.ra.neo deT t utto alle scienze chimiche.. Un mescuglio di, un equivalente di nitrato di ·soda, tre equivalenti di carbonio ed un equivalente di solf~, · ~ro- . duce nello scoppio tre equivalenti di acido carl)omco, un equivalente di azoto ed un equi valent e cli solfuro di sodio; , · la qual reazione è rappresent,a fa dalla formala chimica
Na O. N0 5
+
C3 + S
= 3 C0
2
+
N .:i- Nj S.
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NELLA POLVERE DA FUOCO
Il ohe. darà, per 100 parti di polvere, "
Nitrato di soda -Carbonio. Solfo . . .
'71,7 15,0 13,3 100,0
D'altra parte, un mescuglio di
1 eq. di nitrato cli potassa . , 3 eq. di carbonio . 1 eq._. di solfo .
102 . 16
75,0 13,2 11,8
136
100,0
ts
Essendo l'equivalente delÌ'acido èarbonico ra,ppresentato .
cÌ.a. d ue voltmli, come pure quello dell'a.zoto, ne risulta, che si svolgono in tutto otto volumi. Posto l'eç]].-~iva1ente de1l'idrogeno eguale all'unità, abbiamo
s
C= G, .
16, I..
o = 8, N = 14,.,
Na "-
K
24,
-
4:0;
on de la composizione c1cll,i polvere a base cli soda sarà:
86 1 equivalente cli- nitrato di soda !Va O. N 0 5 C3 - 18 3 equivalenti di carbonio: . . 1 equival ente di scilfo . = 16
s
120
dà• nella combustione I<O. l\705 + C3 +
s = 3 C0
2
+ N + J(S,
vale a dire anche otto volumi di gas. Ma l'equivalente della prima polveré pesa 120, e quella · delr~ séconda 136; dunque, a peso uguale; le due polveri producono volumi cli gas nella ragione di 136 a 120, ossia di 17 a 15. Un g ram1na di polvere ordinaria produce, esplodendo, 326 centimetri cubi di gas permanenti, ridotti alla tem~ pera.tura. cli 00, ed alla, pressione barometrica cli 0 01 , 76 . Perciò un gramma di pol vere, preparata · col nitrato cli soda , produrrà 389 centin:ietri cubi di gas . Con tutto ciò potrebbe accadere che la polvere a base di soda fosse di potenza rn_iuÒre che quella a ' base di potassa , se il calore svolto nella èombustione fosse m eno considerabile. L'esperienza sola può pronunziare sopra tale argomento.
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DEL NITRATO DI SODA IN Vl>Cls . DEL N ITRATO DI POTASSA
Om, molti sperimenti, in i svariate circostanze, mi dimostrarono in modo incontrastalJile, che la polvere fab1-,iricata coì nitrato di sodft ·supera il;i forza fa nostra polvere da minçt; IIlé.\, che è inferiore alla polvere da guerrlt, e da caccia. Onde che io credo, si. possa ottenere col nitra.to di soda _ una polvere da mina bastante per gli usi , a cui questa si clestilia. Non cli· picciol rilievo "sarebbe l' ecdnomia risultante dalla sostituzione del nitrato-· cli ·s oda a.I salnitro. In fatti"100 chilogr. di polvere att1.1ale da mina contengono 62 chil. di nitrato di potar;sa (l), .che a.l pr~zzo di 100 lire per . quintale, c9stano 62 lirç . L_a nuova polvere da mi.na,, s~ condo la teoria chimica dovrebbe essere composta di 70 nitrato di soda 17 carbone (2) 13 solfo
100 {!) La po!vei;c da mina attuale è composta cli
62 sah,ilrn 19 c:~J"bonc 19 solfo 100
_(2') li carbon e non è carbon io puro; esso con tiene una certa qnanl.it.ii di ·ossigeno e <li jc]rogeno, i qn ,tli non so no stati scncciat.i dalla car bonizzazione. Di più contiene ognora ac.qtH\ igrometrica cd nn po' cli cenere. Ond'è che la p ropor zione del carbone nclìa pol vere ùcvc sopcrarc ,que!la del c,1rlio,1io, che ho dato piit su. La propo,l'zionc r111i accennata suppone u n ' carbone contenente il f per 100 d-i arqirn igÌ'~m,,trica, e d i cui og1Ji,gran11na, dopo espulsa l'acqt'.~' richiegga 2,:35 g,·,urm,i d i ossigeno per abb ruci ~re èompiutcimentc , in modo d::i connr tirc I ult-;., i l .tlarbonio iu acido c.irbon ico, e tutto l' idrngcno in acqua. Q11 e·sli nnmcri sono la mcdiii di numerosi sper imenti isti luili 5U c;1t·booi ol!c1n1 li n,c' forn i.
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N ELLA POLVERE DA FUOCO
:Mettendo il prezzo del nitrato di soda à 40 lire il quintale, il qual prezzo è certamente superiore al veto, si avrà 28 lire pel ' costo del nitrato di soda necessario per un qtùntale di polvere. La differenza fra il costo del nitrato di potassa e quello del nitrato cli soda, per ogni quintale di. polvere, è a.dunque di 34 lire. , Qra, nelle antiçhe province dello Stato la consumazione à.nnuale della polvere da mina era di 3 mila qùinta1i circa, di modo che · si può c.ilcohre pel nuovo Stato una consumazione non minore di. 6 rnila. quinta.l i; i quali moltiplicati per 34 danno un'economia cli 204 mila lire all'anno, mppresen~ante un_capita1e superiore a. 4 m~lioni . Procedendo a tutto rigore clovrel)besi ft quest'economia., derrvantc dalla sostituzione cli 70, chilog . di µitrato cli soda a 6.2 chilogrammi cli ·nitrato di potassa, aggiugnere quella che r isulta d r1lla diminuzione cli 2 chilogrammi di carbone e di 6 cli zolfo p~r ogni quintale di polvere : ma ciò monta, a sì poco che non va.le il pregio a parlarne. La sola sostituzione del nitrato di soda a queJlo di potassa, produce da per sè un'economia sufficiente per consigliare tentativi ·in proposito . Potrebbousi anche provare polv!:)ri ·c omposte in parte di nitrato di potassa ed in parte cli nitrato di soda, colla condizione per i ltro che la proporzione de' nitrati sia tale che tutto il carbone venga acidificato; , perché è dimostrato clall'espehenza, che la polvere da. mimi più economica è quella in cui ciò succede. Da alcuni anni, hel Belgio ed altrove, si è cercato cli · sostituire alla polvere da mina una composizione cli nitra.to _ di soda, cli. zolfo e di segatum di legno od anche di quella corteccia polverizzata che ha servito alla con cia c1elle pelli. Questo composto avrebbe, a eletta de' fabbricanti, il va.n- , . taggio di non offrire pericoli nella sua prepa.razione e conservazione; poichè, se non si pone ostacolo alla OSJ:iansione de' gas formati nella combustione, od in altri termini, se
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DEL ~ITRATO DI SODA IN VECE .DEL NJTRÀTO DI POTASSA
la combustione sì effettua in luogo aperto, il composto non farebbe esplosione e brucìerebbe assai leÌ1ta.mente. Io ho alcuni dubbii intorno all'efficacia cÌi questo composto. Per certo, a peso uguale, il suo prezzo sarà minore! di ~uello della polvere da mina attl'lale; ma è molto probabile che, a potenza uguale·, esso costeràr più· che la polvere. · . La sostituzione del legno al 0:arbone ha per effetto di mtrodurre nel mescuglio esplosivo materie estranee, che no).). concorrono ~ll.a formazione de' fluidi elastici, e il cui" effetto si riduce a scemare la rapidità della combustione. D prezzo del carbone nori è tah11eute elevato , che si(, debba pensare a farne risparmio in danno cl.ella forza. 1 D'altra parte non bi~ogna troppo fidarsi all'i1-10:ffensività di questo composto, poìchè sebbene non esploda in quantità mediocre, all'aria liber:a, potrebbe ,tutta,,ia benissimo scoppiare in grandi masse, sicçome avviene pur .troppÒ colla polvere ordinaria, la qLta.le, se umida e non ancora ultimata, se verde, come chiamasi nell~ polveriere, non iscoppia in piccole quantità ; ma esplode in grandi masse . contenute in officine, sic.come se ne è fatta la trìste espe-· rienza nello scoppio della polveriera di Torino nel 1852. i . "Per quello che appartrnne a.ll'eèonom.ia, se esperienze conchiudenti non mi provano il contrario, io preferirei semp1;e il carbone alla segatura cl.i legna od alla polver.e che ha servito alla' concia del coiame. Debbo qui soggiugnere un'avvertenza, ed è che il metodo Lli fabbricazione della polvere mediante i pestelli mal si adatta al nitrato cli soda; perché qLfosto metodo richiede l'uso di una troppo grande quantità di acqua. AH'avere adoperato cotal metodo io credo debba attribuirsi il ù1àl esito de' tentativi fatti altre volte su questo soggetto. A' dì nostri ne' cruali, mercè l'introd{izione di metodi , più perfeziona\i ~ più ra.zio~1ali, non 1010 si può fabbricare 1)0lvere. con p1cc10le quantttà ,cl' acqua, ma aucbe senza
,NELLA l'OLVERE DA FUOCO . 11 questo liquido., che vuol essere considerato come il più gran nemico che la polvere si a:bbia, non sarà difficile trar vantaggio dal nitrato di soda, , · Le polveri da guerra e da. èaccia., che debbono ,soddisfare alla condizione cli cpnserva,r si per lungo tempo, ,che van soggette a molte · vicissitudini, 11011 ,potranno probabilm ente profitta.re della, sostituzione cli cui si tratta, se non forse indirettamente J?el mù1or prezzo a cui-<lovrà nahfral;mente cadere il n it rato cli✓potassét, quando non sia più ::1cl6perato n ella polvere da mina; ma per quest'ultima, io son d'avvìso che si potrà adoprare il nitrato cli soda solo o~l anche associato al nitrato di potassa, con vanta9giG del pubblico , , , La conclusio~e di tutto ,il ragionamento fatto fiu qtù è questo : clovers:i rivocare in dubl)io l'opinione invalsa sulla impossibilità di sostiht~re il nitrato di soda a quello di potas~a nella composizion~ della polvere da fuoco, almeno per quel che spetta alla polvere da mina; perchè appoggiata. • . su esperimenti fatti con nitrato di soda non raffinato e con metodi di fabbricazione pon: adatti a1la maggior solubilità di questo, sale : essere qui.mli necessario ritornafe su tal quistione, che interessa-le finanze e rinclnstria.
'P.
'
J)l
S,\N ROBERTO.
ST UDI :.JILJTAHI SL'Ll,A CA!>IPAGNA DEL
STUDI MJL1TAHI S ULLA CAM P AG N A DEL 1859,
oocmmNTI STOIUCI. Gli cwvenùnenti mi!-itàri del ,1 859 meri/ano lo studio _profondo del milita.re, e p!JJ'liéolarmenle'dell'ltaHano, il quale debbe trarne fi·utto . per raggiungere /impostagli meta. Per /'alluazione di u,i1 . Ìale sfodio, egli è di prima necessità lo aver sott'occltio, onde farne la più mùìu:a e f_ogica analisi, lutti i falli d'ogni genere, i quah ebbero una più o meno diretta influenza sull'esito dèlle politiche e milit1.1Ti co111binazioni. E questi falli, sebbmw in breve fe1(1po compiutis-i, sono però numerosissimi, qti-anto svariati, e complicati assai per la stessa natura lot'O e per la gnmdezza dello scopo. Egli è perciò ~neslieri lo rivangarli per l'una pal'le e per l'altra il più .accuratamente possibili, onde formarne quel sintetico complesso, wl quale· iniessere s-i possa lii storia di questo portentoso italiano periodo. In questo intendimento, e nel pensiero di far cosa utile e gradjta a' studiosi lettori suoi, la Rivista apriva le sue pagine a'·raccogltàe, .
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1859
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sollo il lilolo di Sloriu Mili tarr. , oyni documento o seri/lo che riflel/esse la scorsa ca111pag11a, e yià riprodusse lutti i raJ!porlì officiali fl gli ordini del gi01:no degli eserciti belligenmli; ma C'Ì rimane ora la parie più al'dua del nuslro còmpilo, queflll di raccimolere da!{a letleratura esolica e da.privafr scritti quelle parlicolarità le quali, non meno ciel/e ge11era!ità, souo indispensabili per l'allttazionè completa e coscienziosa del proposlo costrutto. A ciò proseguiremo , dedicando mensilmente alcune pagine nòstré, desunte dalfe più aiitorevoli ed accreditate pubblicazioni strcvtiere (inedite nella lingua nos/ro), e delle cui versioni, commentale genl'ilmenle, s' incaricarono alcuni distinti uffiziali clell'esercito. In quanto poi ai particolari aneddotici, yli è giuòcoforza che ci raccomandiamo a llltti i signori ·u,jfiziali dell'esercito onde ollenerne dalla loro geniilezw tutti quei do-cumenti inediti di falli parziaH od inchuiduali, i r1uali sono come le gemme itluslr_alivè d'ogni storico complesso. L'importanza del JJalrio argomento ci dà speranza d'essere esauditi'. , Compierà l'assimlo nostro un elaboralo Saggio .a1,ialiti·co~mìlilare della storia italiana dal ·181-8 a\ ·1860. .'
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LA D1 lffll ONE.
. DIREZIONE MILITARE DELLA GUERRA IN LOMBARDIA DEL FELDZEUGMEISTER GYUU.Y D I ~ N ,. \ N z l
l [. T 1\ I B li ;ti.\ LE D E 11 L ,\
e nl
,
,r 1 e i\ ~ A z. l o l( A I. K
P E.R WA L HAUS ( 1).
(13• Edizione).
Sotto quest'ac;erbo tLtolo, u.n ardente patriota(!) tedesco, il W alhaus , LlOmo cli effervescente sentire e cli pregevole talento militar e (come lo addimostra questo stesso suo scritto), il 14 giugno 1859, quando ancor p~lpitava la copiosa. ccl infruttuosa ecatombe della austr iaca ~irannicle, da. ,Herfcld egli pubbl icava queste esacerbate pagmc ad accu_s~ del Gyulay, ed in pochi gio:ni si esaurivano ben tred1c1 edizioni del suo opuscolo. Senza pronunciarci inappellabilmente sul valore ~ sul merito di tutte le accuse fatte, poichè in mano n on abbiamo neanco tutti quei documenti che forse a pr opria difesa po- . trebbe produrre il Gyulay, non possiamo però far a meno di accor da,rci col critico su molti punti, e di •riconoscere (1) Le parole d el W alhaus sono st.impate in caratte re più minuto, e quelle del lrud ultorc in cara ttere più grand e.
STUDI MI!.IfARI SULU CA:.ll'.\G:-'A DEL 1859 15 con esso che il generalissimo austriaco man cava di t utto quel genio militar e ch'era necessm'ÌO per dirigere una gnerra difficilissima per l'Austria, come il fu q uest'ultirua. Ma molti appunti p~rò noi giudichiamo irragionevoli, attribuendone le cagioni allo straveclimento che d'or dinario produce uu eccesso strabilioso; e ben s'accorge chi legge, qual fosse ]'animo del Walhn.us nello scrivere queste pagine, e che ir suo incli1ostro fo piuttosto la straboccante sna bile che n on quello freddo e misurato dc' ger manici scrittori .... S'accapiglino pur essi a tutt'a.gio che ne ha.uno il diritto e le ragioni .. ... fa.rem.o noi il debito cli fedeli traduttori, e n ulla più; e raccapezzando nello scritto del \Valhaus ciò soltanto che può interessare il militare cronista, sar emo par cissimi di commenti.
Certamente e con ragione si potrebbe apporre a questo mio seri tto: esser molto più facile il giu.dicare degli avvenimenti compiuti, che 110n il potere e sapere ft,r meglio all'occol'ren:a; e perclid ciò sapendo e potendo, non ho fatto ùi prima d'ora prevalere colali mie ragioni presso le aul,irilà competenti. Ma per mia pa;.licolare ventura uiu na di tali opposizioni ha valore contro tli me, a.vendo io in p1;oposi10 direlto all'i mporalor cl'Auslria, fin dal 23 maggio p. p., una Memoria militare manoscritta , la quale però do,·ettc giungere al quar!iere generale in tempo per essere utilizzala. Io vi dimostrava, co me di fa tti susseguì, tendere le operazioni rlegli alleali da Torino e Casale per Vercelli o Novara verso ì\Jilano, allo scopo di dar così la \'Olla all'ese rci to austri,1co nella Lo~ mellin~, e costringerlo alfa ritirala (E queste mie previsioni io esponeva in ler rnini.moderat_i, onde non urlare le suscetlibilità). Per far fronte a tanto periglio io doma ndava risolut.imenle che si for tificassero, senza indugio di sorta, le importanti piazze di Novara, Vercelli e Romagnaoo, e si munissero con forti teste di poni.e i principali passaggi della Sesia, p. e., a Candia.
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STUDI MILITARI
Io soggiungeva poi d1e ri_manendo aull'assoluta difesa, a qualunque costo doveasi, non solo impedire al ·nemico l'aUuazione della sua ope,:azioue, ma troncargliene il destro d_al bel priucipio, pri~1a che sviluppa'!- egli polt\sse le sue forze. • lo voleva ctw. al primo annunzio dello avanzarsi del nemico, che io mi aspellava coll'ala sinistra sua è.la Torino per Chivasso, colla destra per Casale, mentre un suo corpo distaécalo .dal.l'estrema sinistra pr~gredjrebbe p!:ir lvre_a e Romagnano nello_, . scopo di f<pazz;1re riuei paesi dalle trnppe apstriache, di ribellare _ : ed al'mare quelle popolazioni, e coll'aiuto loro impaclroni1'si ~i Milano, e. qnin~li minacciare e tagliare la ritirata degli Austriaci. (Chi potè non avvedersi cbe a tanto intendea la spedizione di Garibaldi!); io voleva che alla prima . notizia di ciò si passasse la -Sesia, pre munendosi contro ~gnj nttacco di fianco che provenir potesse da Alessand1:ia; si movcsse risolulamente ed impetuosamente ·1'o!fensiva onùe sconfiggere il nemico ed incalzarlo nell' inLerno. del Piemonte, senza !regna, fino a sua lutale distruzione. Osservai inoltre che il nemico con uno sbarco a Livorno , prendendo pet~ base d'operazi,rne l'importante linea strategica dell'Arno, muoveva dall'llalia ce}ltrale un'allra spedizione contro la Lombardia, cap[tanata cl.il principe Napoleone , ed a ques(o scopo levava in massa ed armava le popolazioni per aiutarsene; ed avvisai esset· l'obbicllivo di questo corpo d'esercito l'occupazione del basso Po. · Quale accoglienza abbia tro,valo e quale _utilità procacciasse..... questo mio scritto, io fin qui ignoro: esso era e voleva essere (come chiaramente lo dissi nella_lettera d'accomp!gna:11e.nto) un puro coì1siglio ch'io intendea dare, in ternp~ d1 penglio, alla patri'a mia, qual debole segno del mio grande amore per essa. Ed ora, alla la fronte I io ho ben diritto di cbìeclere se buo_no era il mio consiglio. - Che noi si abbia seguìlo lo dimosLrarnno abb,1slanza i trist,f successi delle operazioni ' austriac~e, cll·e
SULLA C,IMPAGNA DEL
1859
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io poteva predire Jtto giorni prima che si divulgasse l'infausta notizia dell'ingresso degli alleati in Milano. llersfeld, 1~ giugno 1859. <<
Ecco la mia epigrafe : - La strategia è quella sola potenza
» per cui il numero minore può' vincere. Il segreto dell'arte
)' della guerra sta nel disporre e nel concentrare destramente lé » forze rµilitari, nel saper attaccare e schivare gli attaçchi a >> tempo, a luogo ed a convenienza; tutto ciò operando sempre >> su linéc strategiche. Chi disprezza tali léggi della strategia » espierà be~ tosto il proprio fallo colla propria rovina. << Un generalissimo privo di genio è la, pietra tumularia del >> suo esercito ed il peggior nemico del suo paese 1\. '
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Sono gettati i dadi - avvenne l'incredibile - l'esercito austriaco abbandona al nemico· vincitore tutto l'occicfonte della Lombardia fino al JJJincio f, Questa è la sciau'rata notizia_che ·eccheggia cli bocèa in bocca e _riempie di spavento i partigiani dell'Austria·. A buon diritto si domanda come è possibile che questa splendida armata sia stata scacciata dalla sua po~izione così vantaggiosa, e spogliata , di quasi certe vittorie, delle più belle speranze, della,s.ua maggior gloria! esercito che si chiamò il migliorè del mondo! ..... . con tutta umiltà I I... ,.... E prosegue cli questo passo una inviperita ìnvettivà del ""\Valhaus, ov'egli chiede conto ai tiranni austriaci del copiòso,sangue sparso e del modo con cui s'$ condotta la scorsa guerra_ (il T'.) ·
' Comincierò dà! piano d'operazioni' (disegno di guerra) dell'esèrcito austriaco. Esso fu, come lo comprovarono i fatti, di natura difensivo-attiva, tendente a tener lungi dal proprio ter~ ANNO IV. Voi. IV.·-
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STUDJ . WLlTARI
ritorio le ·calamità della guerra,. aggravandone il paese nemico, senza che però si dovessero trascuràre le· misure di sicu1'ezza richieste per tale _divisamento. Scopo principale era quello di , costringere il n~mico a prendere l'offensiva onde sbaraltarlo Fiù facilmente quando lo si fosse avanz~to, e distruggerlo nel proprio paese. ._ Nulla poleasi C?lllraddire a tale disegno di guerra, il qì.iale condusse. all'occupazione della Lomellina, provillcia nemica, sotto il comando supremo di Gyulay. Questo pur era il solo' divisamento e/JeltÙabile, qualora non si volesse restringere la difes-a alla linea del Mincio, ovvero appigliarsi risolutamente all'aperta offensiva,, loccbè poteasi anco tentare con qualche speranza di buona ri u~ci la, tuttoehè se ne fosse cli 'già trasandala la più · propizia occasione, cioè all'apertura delle ostilità, alloraquando aveasi. a fronte la sola Sard~gna, Perciò anebbesi potuto invadère il Piemonte, formando di tutte le truppe disponibili due grosse .colonne principali; eù utili1,zando per)a celerità delle mosse tutti i mezzi di trasporlo, indirizzare una colonna alla volta µi Torino e Susa, per ivi trattenere e battere i, rinforzi · francesi, meni.re l'altra colonna si , sarebbe avanzata su Alessandria per assediarla (bloccandola o tenendoh in iscacco); un corpo distaccato avrebbe marciato su ' Genova nello scopo . di ost~ggiarvi a tutt'oltranza lo sbarco dl'i Prancesi. · L~ truppe 'giungendo a marci.e forzale dalla l:ombardia e dal!' interno del\' impero avrebbero preso Casale; e se ciò non poteva loro riuscire in breve tempo, avrebbero occupato una forte posi1.ione centrale ad Asti, quale. riserva e mezzo di comunicazione fra le due colonne principali, ed anche-per impedire qualunque sommossa delle popqlazioni di quelle contràde. A tale oggetto ,:ichiedeansi, al massimo grado_, tale.nlo, energia ed ardtmento; e certamente quest'operazion·e avrebbe meravigliato -ed amicato all'Austria il mondo intiero (!!!!!)
SULLA CAMPAGNA flE L 1859 19 direzione' che debbe darsi alla linea d'operazioni di» pende non solo dalla situ~tzione geograficà del teatro, delle , o.perazioni; ma bèn anche dalla posizione delle,forze nemi»che su questo scacchiere strategico. Ciò non pertanto tale » direzione dèbbe intendere sempre o al centro del.nemico »· o ad una delle sue estremità, nel solo caso in cui si 'aves" sero delle forze di gran l'lmga, (infmiment) superiori, egli » sarebbe possibile di agire, sulla froute, e, sulle ali a.cl un » tempo; in qualunque altra ipotesi çiò sa.rebbe tm errore . » capitale» (JoMINI, Préçif de l' ;rt de~lo, gne1're, capo 3, art. 21). Questo precetto incontestabile del gran didattico strategico ripugna formalmente il djsegno stl'ategico del V/alhaus. Per effettuare la consigli~tta, èombinazione con qualche speranza di su ccesso si richiedevano subito all'Austria almeno almeno 200,000 uomini, divisi 1I1 quattrò ,m asse strategiche çlistinte. Erano ben almeno necessarii 50, ÒOO uomini per tentare una punta su Torino (a6marcie dal Ticino)?- altri 50,000eràno non meno indispensabili per blo.c care od osserva1·e Alessandria (ové erasi concentrato già l'esercito sardo forte di almeno 80,000 uomini); - per Genova, e per ivi' opporsi ad uno sbarco de'Francesi , come operare senza altri 50,000 uomini almeno? - e per so.sterìere questi tre corpi siffattamente disgiunti ed in direzioni eccentriche•affatto, era ben . di assoluta necessità una grossa: ri~erva mobile? ....'.._Ma alla · rotta delle ostilità. potè forse subito l'Austria disporre cli tali .forze? No certamente, m entre tutt'al più 100,000 uomini c9mponeano Ì'esercito della prima invasione. - .Ed anche cqn 2QO,OOO uomini , il disegno strategico del Walhaus s,tre,bl)e stato una gravissima imprudeJÌ.za eh~ av~·ebbe ali' Austria potuto costar ben più caro di tutti i sofferti rovesci. Ed invero mantenendosi ben concentrato l'esercito sardo nelle sue forti posizioni fra Alessandria e Casale, senz'altra cura prendersi 'della manca del Po (dovess'anche subir il
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20 STU DI MILITARI saccheggio i'agoguata Torino!) tosto che gli eserciti nemici si fossero ben ben disgiunti si potea piombare cqn .forze preponderanti sul corpo nemico d'osservazione d'Alessançlria, ed annientandolo, tagliar.la via di rihrata ai corpi più . innoltrati, ed alla loro volta e successivan:iente far paa•ar ' o loro il fio delle commesse devastaziçmi. Che i:1,Vrebb()ro pd:t uto di buono operare, come reggersi il corpo ' di Genova, e quello di Torino coi Francesi' in testa, cqi Sardi alle spalle, ·con accerrimi nehuci per ogni dove metteano il piede ? Nè i proclami sanguinari di Gyulay, nè le ferocità croatich~ li avrebbero campati da completa rovina. -La vera linea di operazione dell'esercit~ atlStriaco 'in"'ll'aso{e era stù Po stesso - perle due sponde ad un tempo'. (il T .) Vengo ora· alla. prima pa1:te dell'operazione, cioè alla posizione dell'esercito austriaco nella Lomellina f~a la Sesia' ed ìl Tidno. In quanto alle quali\à moralì, tale posizione era eccellente, essendo: 1° Per sua natuì·a, adattissima alla difesa, ed anche all'of- · feosiva (.d ifensi vo-ri ltiva). 2° Il centro della sua front e distava di una a due tappe dal centro e dalle ali dell'occupazione nemica, senza che tale vicinanza portasse seco essenziale pericolo, causa la separazione di due grossi corsi d'acqùa. Poteasi impertanto con poche preca uzioni-e con un regolare servizio ,di spionaggio conosçere ogni mossa dell'avversario e provvedèrv'i in tem po utile. , 3°'Tale posizione possedeva la rara ed eccellente qualità di non consentir~ al nefoico sé non le operazioni sobordinat~ e propizie alresercito austriaco, qualorn questo utilizzato avesse i vqnlaggi del paese e quelli della posizione stes:;a, E che di pii1 puossi mai pretendere da una posizione? Possedendo una ferrovia parallela alla sua fro~te stra0
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tegica ed alla linea di ritirata - vaniaggio questo rarissim'o it.i una campagna di tal carattere - questa ferrovia potea servire ad · inviare truppe subitamente su qualunque punto venisse minacciato della_ linea fra Torre-Deretti fino Qltre Novara e Vercell i, onde cosi Ì'ar fronte a qualsiasi c,·entualilà. Ma cosl fatta posizione rifornita, di tanti_vantaggi non ba valore di sorta per colui che non l'ntilizzà, percbè no~ sa conoscerne nè l'uso nè ii valore, come v; dremo in appresso. . Gyula_y nella sua qualità di generàlissimo doveva, tosto occupata la Lomellina, capacitar'si bene: 1° Sullo scopo richiesto, possibile e necessario <li tale pq.sizione ; .. 2° Per qùal parie si dovesse di preferenza attendere l'attacco principale, come premunirsene ed opporvisi. Se Gyulay avesse,coscienziosamente proposto a sè medesimo tali quesiti (e il dovere di generahs;;in)(,) gliene facea lutto t'obb'ligo), ecco per eerto le -risposte ebe ottenute avrebbe: i\.l pi'imo .punto: a) Pronunziatosi risolutamente per la ciifensivo-aUiva, dover égli iinmediàtamcnte, e co_n tutta dil'igenza , prendere le -0'pportune misure di un forté sistema di difesa (nella 1;ete del -qu-ale siste~11a dpveansi-comprendere le,principali piazze di Mortara, Novara e Vercelli); munire di fortissime teste di poote ·le ,linee più importanti onde tener lontano il nemico, ed all'occor_renza poterlo aggredire ed inca·lzare con vanta·ggip. NB. Clic la Sesia era per ciò fare troppo debole , per cui t'g1i avrebbe dovuto ritrarre le sue fortific,azioni principali. sul Ticinò, che presenta ~iù valida linea difensiva. . b) Do,,er~i prende1;e uguali precauzioni: difensive sul Tiçin9, per quq-lora mai la guerra venissé ad inoltrarsi fi~ là. e) Dover'si occupare il terreno sulla destra_della Sesia fino ;i Chivasso, Crescentino e Trino, onde dominare strategical!lel_lle l'a,la nì:anca, non che tutta la lfoea di operazioni <lei nemico, e
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trovarsi così meglio a contatto,col medesim_o, èiò eh' è <li somma utilità in guerra. · Al secondo punto: · Uirnanere sole due_vie allo avanzarsi del nemico: o per Al~s_sandria a Piacenza con -un passaggio del Po da quella parte, oppure eia Torino, Alessandria e Casale pei· Vercelli, nella direzione di Novara e Milano. Gyulay dovea accorgersi che la via · per ~le_ssanclr!a aPiacenza è la più perigliosa e difficile, e cqe perc10 11 nemico non la prenderebbe che ad estremo parti-lo. Ed invero somma 'stupiclila avrebQe dimostralo quel generale-. che in presenza del poderoso ese,:cito austriaco avèsse voluto co~ì tentare un passo sì difficile del Po·, con grosse forze e con mira offensiva, avendo egli \'ala destra minacciata dalla fortezza cli Piacenza, un terreno sfav•orevole, frequenti le ~!rei.te che im~ pe<liscono .ogni spiegamento cd il libero impiego di tutte le ~{·mi. No, laii'ta stupidità io non potrei supporre nei generali fran ~ ~ ccsi , ben:ch' iÒ non m'abbia gran fatto huon'òpinione ·dei loro talenti militari, del genio loro. Gyulay dÙnque non dovea per nulla pensare a così poco presttmibiÌe operazione per parte del nemico, ma bensì invece -c_oncentrare tolta la sua allcnzi.one verso la. più probabile li ue'a· d.'operazione \del nemico da Vercelli a Milano. Ma, a quanto pare, o Gyulay a ciò non badò, ovvero che non , olle mai credere che il nemico potesse per qnella parte avanzarsi. - Ed in questo caso come nìai cotale operazione· potè sembrare. im~ possibile, o con_lro le rE'gole dell'arte e della sperienza ~'ili tare, agli occhi di Gyulay., <li uò personaggio così alto locato,· ricoprent~ la carica di generalisr.;imo; ed a cui perciò àppunlo do- · veasi att_ribuire una certa copia di buone cognizioni militari? ' , Da on gen~rale si può a buon diritto pretendere l'esatta ci:i'gnizione delle cinque parli• éostituenti l'arte della guerra. - Egli do~ea pur avvedersi che la sua ala destra era 'la più debol~ è ad un tempo la più esposta ; e che per nulla ancora vi avea 1
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' ' ai poca importanza stratepr~vveduto, mentre l'ala sua sinistra gica, era topograficamente la pit1 forte a .cagione del Po , di Piacenza e d~l terreno poco pra_licabtle, perchè colti, aio a fo)·mentone; e_che pertanto il nemico intenderebbe . all'ala destra, percbè la meno forte e percbè da' quella parte egli non avea da · incontrare difficoltà cli terreno, ma bensì invece terreno il più propizio alle sue operazi~ni. off~nsive. 11 nemicò potea, proéedendo per quella parte, appoggiarsi a due piazze forti, Torino(!!!) e Co.sale (e<l anche so Hrrea,, se all'uopo ·avesse voluto fortificarla), all'importante linea strategica della Dora-Ballea, l'ala manca ai monti; la destra al Po protetta da Alessandria. · ~ Una fe rrovia per anco corre parallela a tale linea d'operazioni. Che ·mancavagli aduuque a rendere di più probabile e splendida riuscita eotest'impresa ? Gyulay quale genc1:alissirno dovea pur accorgersi di tulio ciò, ed agire in conformità. Egli' dovea presupporsi il caso venisse allaccalo sulla Sesia, e q~indi addomandar~ a se ste~so a tutti i giorni, a tulle l'ore, come slo io? cke degg' io fare onde' deludere le 1ombina_zioni qel nemico , qualom tentasse metterle in ·allo? Gyolay avrebbe dovuto occuparsi d_i sì vitali quistioni, sd egli senza' dubbio sarebbesi accortn _in tempo utile come debole ed esposta fosse la propri~ ala destra-, e che peiciò abbisognava urgentemen\e di essere afforzata, mentre.. egli invece la indeboliva, sottraendone delle forze a pro del centro e delrala manca; ·e specialme.nt.e col traslocar.e i\ suo quartier geuerale principale a Garlasco, causa la ricognizione di Mon tebel\_o, e coll'abbandono' di Vercelli, adducendo così a lolla possa i tristi eve·nti della fatàlissima giornata cli Magenta! Ben lontano dall'occuparsi della sua ala destra : noi vedia~o Gyulay sopra preso da un'idea _altrettanto stravagante quanto gli fu. ostinai~ (benchè un generale non debba niai in genere avere idee ostinale), e ciò senza alcun favòrcvole precedente, senza 1
24 Sl'UDI MIMTARI ragiQnev&le i.ncentivo. Gli balza pel capo, e poi vi crède, v1 si incaponisce ed ostina che il iiemico , voglia tragittare il Po tra· Alessandria e. Piacenia, dirigere ed iniziare per quella parte le . sue pffese. Non si sa• capire ciò che abbia potuto indurre il generalissi1Ùo austriaco in così str?mba ed erronea supposizione, mentre gli alleati per nulla· diedero a travedere cotale intenzione , la loro ala destra riroqn~ndosi 'affatto immobile, e niuna delle mosse -/· loro· accennò mai a cotesto divisamento. Ma Gyulay. s'insospettì, s'infurbì di tale i_mmobilità degli a,lleati ...... ! Egli è un fatto psicologico che l'uomo sa rivangare ragioni, comunque si~no valide onde appoggiarvi qna,nto egli presuppone e desidera, 'prevalendosene per rassicurarsi nella preconcetta idea, e vien c0sì finire in un'ostinata credenza. Cade in mente al Gyulay il di·sgrazioso disegno di f<_1r eseguire una fortissjma ricognizione offensiva nella dirriione di Voghera, verso la destra nemica ·; Stadion che ne ha avuto l'incarico , si avanza ·con 15,0 00 uomini per Pavia alla volta 'di Stradella. Egli no'n rncontra 01:ma di nemièo nè quivi, Tiè riù innanzi (e non se ne meravigliava!), ma soltanto verso, Casteggio gli vien fatto d.i scorgere alc1rni piccoli posti: In seguito al cfato all'armi Stadion vede accorrersi incontro masse più numerose, ch'egli valuta a ,0;05)0 uomini (e non è forse un po' troppo ..... !,) · A l\'lontebello s'impegna una sanguinosa pugna, alla quale mette fine lo Stadion medesimo con ·ordinatissima e non molestata riti1;ata. Con ciò Gyulay lusingossi d'ayer 1·aggiunto lo scopo. di una ricognizi~ne, egli gioiva con sè, e si plaudiva di sì . splendido successo,· che c~rtificava la sua predominante ide~: 1
per qui ha da venil'mi il nemfro, nè il pu.ò per: nfun'allra banda. ' Egli si persuadeva di avei: COSl assaggiato e tocco il dente al , nemico, ed a fronte di' tanto vantaggio che importava mai la tenue perdita so(Terti,l dei morti e feriti (i quali sommavano però a 1,500 uomini, nè parmi ·sì piccola cosa!); nel to.ccare il dente
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al nemico, egli s'immaginò. dover questi mordere all'amo, a quel punto tener perciò concentrate e nascoste tutte le sue forze, e per astuzia non averne voluto far mostra inseguendo lo Stadion nella sua ritirata da Montebello. G9ngolava Gyulay di aver vinto nella sua scaltrezza il nemico, sorprendendolo nel suo covi\e, ove egli stava rngumando il suo misterioso piano, ornai indovinato. Se Gyulay avesse diretto in senso affatto opposto la mente sua. (ma noi concedeagli la sua preùssazione ostinata), che cio'è il nemico per nulla intendea allaccare ed avanzare,'da quella parte; se con tal pensiero egli avesse confrontalo il suceesso di Montebello, e dedotte ne nuove combinazioni (locchè è dovere d'ogni generalissimo), ob ! quanto egli si sarebbe ben altrimenti meravigliato nd vedere che -il nemico nulla avea ancor fatto di · straordinario per quella parie? ·Egli avrebbe riconosciuto: 1° Che l'avven'uta sorpresa del nemico· a·Montebello dimostrava chiaramente essere la sua principale attenzione rivolta da tutt'altra parte. . 2° Che durante il tempo della guerr; là stavano accampate grosse masse di truppe. NB. Sino ad oggi (1 t giuino 1859) non si conosce ancora con precisione la vera forza di quelle truppe; e se difatti il corpo principale e.a presso ·Montebello, Stadi on potea benissimo ingannarsi nel va,lu tare le forze. uemiche che presero parte al con1baUim-~nto, a motivo della natura di quel terreno per metà pia.no e per, metà frastagliato. ' 3° Essere vicina Alessandria, fortezza principale e principal centro, di tu Lii gli app;recchi guerreschi del nemico, per cui non poteano mancare forze numerose in quelle parti. · 4° Passare in quelle vicinanze la principal linea di cnmunicazione e d'approvvigionamento dell'esercito francese (quella tendente a· Genova); quindi per la maggiòr facilità del vittovagliarsi, potervi benissimo sta:nziare nùmerose tmppe ( mentre
26 STUDI MJLIT ÀRI ncll'inleTno scarseggiava l'annona), e èiò anche ·p_er la maggior . salo.brità della contrada. '' Se queste cose sape~ Gyulay, e cerro le sapeva come tuU,i le sapevano, a che una ricognizione così fortè? Se per conve~o le ignorava, o non nefacea caso -gli domancl' io se il sangue dei soldati·, eh' è così prezioso, servir deve pér sopp_e1'ire alla' ~miopia ed alla t1:ascuranza del generalissimo?..... ~~i1 taf)to shgri• fìzio !.... Epperò il combatti mento ~li Montebello sta ii1giustificalo, dinanzi il tribunale della critica razionale. Come mai spiégavasi Gyulay, il non aYere il nemico p~r nulla l<~~tato di molestare ed inseguire · lo Stad~on _nella sua ritirata co'suoi 40,000 combattenti? Forse percbè m~I fornito di cavalleria? No certamente - niuno, edotto di cose guerresche, potrebbe ciò supporre, , mentre non si osservava nel distaccamento di ricognizi.one austriaco uno. straordin'ario soPì'<!vvento di tale, arma. . . Qual generale poi per, sola mìnoranza di cavalleria no!l sì deciderebbe. ad inseguire un nemico dei due terzi più debole di sè , il quale si ritira senza fortificazioni che lo proteggano, e sòpra di un lùgbissimo fiume? Non è forse irrazionale. affalt? cotale omissione? · Il generale Forey. comauclante di quella posizione, non, può qualificarsi di così poco senno, bencbè noi si abbia però da · riputare ~n gran generale. · · · L'unico motivo rngionevole di ,non aver questi ·inseguil~ l'Austriaco colle sue forze preponderanti clispo1,1ibili,, panni, con• sistere uel fermo proposito <li non voler per niun partito appi'ccar seria ,bnllaglia sull'ala destrn, e c~ò onde risparmiare le prop.rie · forze a più propizio luogo, a p1t1 conveni~nle occasione, e ben s'avea ragione. · · · L'economia .delle proprie forze è a((àre capitale in guerra. Tenetev~lo un po' a cuore, o generalissi•mi....~ anzi tenet_eyelo mollo a cuore..... ma moltissimo! '
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Lo avere il ·nemico opposto una forza di ,W,000 · uomini, lascia vedere ch'.egli ~redelle ad un grande attacco da quella parte, ma eh~ per nulla egli si aspettava, nè potea immaginarsi irna semplice ricogniziohe così grossa di forze. · La Rrima èonseguenza di questa. ricognizJone fu il trasferimento del quartier generale · principale da Mortara a Garlasèo, e se non m'inganno, l'abbandono di tutta \a' destra della Sesia; due errori questi ~normi, che poco dopo costarono· ben caro . . Riguardo al traslocamento del quartier grnerahl principale a qarlasco, io cbieggo: qual era lo scopo di Gynlay in ciò facendo? Indubitatamente egli volea piombare sul nemico al suo passagg,i·o del Po (o piuttosto dopo averglielo lasciato tranquillamente tragittare, come successe poco dopo sul Ticino); ,ed.a tale oggello·egli si portava ad occupare una posizione parallela! ~.... Egli attendeva il nemico per gli stradali di Sale, Casei e Casatisma!! Qui cade in acconcio di ricordare quanto la strategia consiglia ,in sul proposito: e< Non doversi mai prendere una posin zio ne parallela alt'a fronte d'operazione nemica, qualora si,voglia n difendere con successo le proprie frontiere contro di nn avver.)) sario che ffillO~' C ~!l'offensiva con forze' uguali alle nostre; ma » bensì inv.ece una posizione laterale, di guisa che coprendo la i) propria linea di ritirala rniòacci quella del neP1ico, epperci,ò ii una delle sue ali n. ' ' Attenendosi a questo capitale precetto dell'arte, il nemic~ rion può muÒvere passo innanzi, nè avvicinarsi a.ll'obbietLivo della. sua operazione, prima di aver attaccato e diloggiato' l'avversario suo nella presa posizione di fianco e ridottolo impotente ad oppoi;si .alle sue marcie al prefi3so obbiettivo. Se G,ynlay avesse conosciuto e segu\to questi precetti strategici importantissimi, egli per certo uon av;·ebbe trasferi to ·il s·uo ;t1uartier g13nerale a ·Garlasco, ma lo avrebbe lìssa to a Mortara, nella seconda vista .di fa1· front.e,, alla peggio andare, agli attac-• ~bi che avrebbero potuto yenirgli dalla Sesia. _
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Non basta il conoscere le teorie · (che se ciò fosse, converrebbe nelle scuole elementari, insieme col catechismo, insegnare le regole strategiche per tener pronti, nel caso di guerra, a migliaia i generalissimi), ma imporla il saperle applicare· ed usufruttnarle in ogni circostanza di tempo e di luogo , e con destrezza e nel migli or modo possibile. Ciò costituisce il vero genio del generalissimo, e lo distingue da clii non ne occupa se non se materialmente la carica. Bisogna saper riferire le teorie' della scienza bellica alla natura del teatro della guerra, in modo a formare coi cinque suoi fattori, stratrgia, tallica, lrnppe, armi e terreno , ~n complesso omogeneo grande e polente, un tu\lo rigoglioso di vita. Non voglio investigare se e quanto ne sapesse il Gyula~ ...... · parlino i fatti suoi! . . . Se Gyulay avesse lasciato il qua_rtier generale pnnc1pale a Mortara ed ivi occupato aves.5e una forte strategica posizione di fianco, perciò, quand'anche non si avesse voluto subito respingere e battere il nemico all'alto stesso del suo tragillo del P_o, certo questi non avrebbe potuto mai pensare al passo del Ticino, stando Gyulay in così falla posizione, che nel frallempo avrebbe potuto maggiormente fortificare. li traslocamento del quartier generale principale a Garlasco fu 011 madornale errore strategico, e quindi senza fallica utilità. flisocrnava assalire il nemico di guisa a rincantucciarlo lungi dall: sua linea di ritirata sull'angolo di Pavia , imprigionarvel~ ,e distruggerlo. Questo era la miglior dislocazione (per Gyu lay) _del qnartier generale principale, quella cioè di annientare il nemico. Tenendo ali' incontro Gyulay il suo quartier generale, ed una posizione più vicini al Ticino (formidabile ostacolo), potea succedere che un bel oiorno egli fo35e gittalo sull'ostacolo predetto 'O ct· ,dal nemico che si fosse avanzalo impetuosamente di fronte e 1 fianco da Valenza su due linee conv~rgenti. L'armata austl'iaca -sarebbe stata ann.ichilata, e tale -disfalla avrebbe avuto delle .conseguenze :incile più serie di quelle sofferte a ì\Iagenla!
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Gyulay non avea preso le benc\Jè ;:;1enome precauzioni di difesa nè sulla destra uè sulla manca riva del Ticino, all'oggetto di proteggere e sostenere la sua- ritirata all'occorrenza. E che polca coprire il suo passaggio retrogrado del Ticino sollo' il fuoco del nemico? - e che avrebbe potuto campare l'esercito suo da una completa rolla? Cli'iuden<lo un 01·.chio su questo _errore di Gyulay (ed un vero generalisEimo non deve mai e poi mai lasciarsi indurre in inganno), e passando sovra alla inutile ricogn izione di Montel1ello, e per anco ritenendola per buona!. ... noi non possiam però fare a meno di addomandargli percbè non si appigliò acl ·uguali misure di prudenza di riscontro all'ala sinistra 9el nemico? Agli occhi suoi sembrò forse di cosi poca importanza, òi sì poca on lita? Co~ ciò credere fermameJJte, Gyulay diede più che mai novellà prova dèlla sua assoluta deficienza di quelle alte doti militari che sono indispensabili ad un supremo condottiero. -: Suppose egli forse di avervi provveduto coscienziosamente, e quanto era necessario col debole distaccamento lasciato sulla Sesia? Gyulay dovea pur sapere che la Sesia è strategicamente dominata dalla linea della Dora-Bai tea, e cbe perciò era d'uopo afforzarne alla meglio la difesa per mezzo di-fortificazioni, essendo impossibile di ripararla completamente <la ogni offesa che la minacciasse, e con essa il Ticino; e che infine ùn'operazione oO'ensi"a del nemico per quella parte sarebbe stata pericolosissima per l'inliera posizione dell'esercito austriaco. E pertanto ril'olgendo Gyulay lolla la sua atlenzione, come cli dovere, verso la linea d'operazioni nem ica, egli dovea colla maggior sollecitudine porre nel miglior stato di difesa fattibile j punti principali, per modo che all'avversario non fosse possibile lo impadronirsene di soprassalto. Ivrea , Biella , Cigliano , Trino e Ver~elli erano località a quest'uopo utilissime. Sommamente vantaggioso sarebbe poi stato lo accamparsi dell'esercito austriaco in questo quadrilatero strategicamente
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importante, sendo esso la chiave di tulio l'occidente dell'Italiit Superiore, e domin~ndo la princiµal base d'operazìoni del ue'mico sulla destra &ponda del Po da Torino fino oltre ad Ales:sandria. Cotale occupazione a,•rebbe impossibilitalo al nen1~co di inoltrarsi o!Tensivaruenle verso Piacenza, senza incorrere il grave pericolo di a\ er tagliala la propi·ia linea d'operazione. ·· 1
Qui par~i il Wa1haus dimentica un po' troppo l a natù.r*t
e l'estensione topografica del teatro di guerra, l'indole e le t endenze de' suoi abitanti, le fcn;ze dei due partiti belligeranti per rispetto all'estensione del teatro d'opera.zion.i, ele~ menti questi essenzialissimi d'ogni calcolo strategico. Che se veramente a;esse U generalissimo 'tedesco oécupato il quadrilatero dal Walhaus proposto, dovend'egli a questo uopo estendere troppo la __sua. fronte, disseminando le sue forze per una, lunghezza di 130 e più chilometri , in una contraçla intersecatissima da quattro corsi d'acqua assai oTossi e da un'infinità. d'altri minori, da risaie, formeuo ' toni, ecc., ove tuit'uomo era nemico, Gyulay avr ebbe piuttosto egli stesso corso l'imminente pèriglio d'aver battuta isolatamente la; sua sinistra, e conseguentemente cli ·ave.r tutto l'esercito suo schiacciatò sui monti, ecl in~eparabilment~ tagliata la sua lip_e~ di ritirata. M~11tre invece gli alleati, in forzo già assai ragguai;devoli, stando concentrati specialmente fra Casale' e Voghera poteano quando che sia sorprendere il passo del Po e pi()mbare sul disseminato nemico '· brruerreo-rriando in paese , non , solo amicò , ma inteob ressatissimo a' buoni successi loro , essi poteano ovunque clirigere le loro linee cl'operazioni, ovunque trovare a queste una novella base, una linea di ritìrnta, essendo essi padroni di tutto il terre~o dalla clestrariva d~lPo al mare. AvreQbe forse la destra austriaca annas,tta l'agognata, Torino , ché l'occuparla era i.mpossibil cosa fintantochè la
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govérnava l' intrepido decano dell' ita:1-iano esercito il DeSom1a:z; e pur l'avesse fatto; ch'era ciò mai a fronte. del .fio c~1e tosto pagato, avrebbe -tutto l'esercito per tanta bal- . dauza .. .. '? - . Onde poter tenere senza serio pericolo una fronte così estesa., come la cons•iglia il W alhaus, in faccia di un esercito , cli circa 200,000 uomini, concentrato.fra due fortezze,· erano ,necessari al Gyulay 400;000 uomini almeno , e tutti i passi del Po e d~l Ticino fortificàtissimi; nè con,ciò avrebbe ancora ilGytùày riuscito mai a gran fatto!. ..... .
L'occupazione di Vercelli (intesa probabilmente a pro~urarsi una te_sta di ponte sulla desti·a della Sesia) dimostra coine Gyulay avesse u~ presentimento debolissimo, -indeciso e, confuso del.:_ l'importanza cli esso quadrilatero; egli però uon soddisfece alle necessità di difesa cbe ogni giorno si pronunziavano più urgenti. · .. Cbe lo indusse dunque ad abbandonare tullo d'un tratto nna piazza così importante, e· con .essa tutta la destra della Sesia? Spontaneamente il fGce? Egli ,dimos trò ben al.lora tu tta l'ignoranza colla quale correva incontro ad Ìmrnancabile- rovina. _ Se attaccato dal nemico, perchè invece di sgombrar precipitosam(lnte lulta' la sponqa ,destra~ non forzare piullosto il nemico e respingerlo? ·In colai modo egli avrebbe riconosciuto ed apprezzato le inte,niopi vere o (inte dell'avver~ario. - Percbè non praticò egli per quella parte una ricognizione, onde venir in cbiar9 del dà farsi? Quj una, ricogn'izione 'era indispensabile, quanto a Montebelfo inutile. - A Montebello_il nemico rimi!~ neavi quieto ·ed immobile sulla difensiv,1, qui iuvece all'ala sinistra egl i si mostrava irrequieto e sull'o!Jensiva. Gl''incessanli tentativi e le continue .mosse ·cleo-li o alleati verso la Sesia' doveano pur insospettire Gyulay. · Napoleone; egli stesso in persona, intraprende una ~-icogni-
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zione onde prescegliere il più conveniente punto di passaggw, e "Gyulay non se ne adombra menomamente? La noncuranza dell'incursione di Garibaldi è un'altra manifesta prova dell'abituale negligenza di Gyulay. Solo dop~, la presa di Varese, quando Garibaldi già stava minacciogo dinnanzi a Como, pensò Gyulay a spedirgl'i incontro un piccolo cotpo volante quasi come per castigarlo! ...... ma troppo tardi!..... Tu\li, tranne Gyulay, concscevano che la spedizione di Garibaldi erzi spalleggiata dal corpo del, generale Niel ! Credette forse Gyulay che Niel fossesi arruolato volontario garibaldino? e continuasse a proprio rischio e periglio la guerra di partigiano, senza alcuna dipendenza, senza relazione di sorta colle successive operazioni dell'esercito principale? . .. ........... . . . . . . . . .. . . . . . . .
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Qui v'ha una breve digressione, sulla necessità militare delle spie e sul servizio d' informazioni segrete , che noi omettiamo per brevità. Ammessa anche l'impossibilità per Gyulay di procacciarsi seorete informazioni d'ogni genere, uon si sa però comprendere 0 • come mai nol facessero più accorto, e il sempre più formidabile concentrarsi o progredire del nemico per quella parie, e il passaggio della Sesia , non che i successivi sanguinosi combatti menti di Palestro, Rivoltella, Vinzaglio, Confienza, dove comandava lo stesso Vittorio Emanuele. - Sì che queste non erano Onte, oè dimostrazioni, ma schiette verità, verità palpabili, nude, complete e terribili....; la susseguente marcia del nemico ,,erso il Ticino Superiore, tullo lo avrebbe dovuto scuotere dalla falsa sua preconcetta idea, e ricondurlo anche in tempo sulla relta via. Eali non intese la serietà del momento, la gravità della. sio tuazione ? Egli non s'accorse che la importante e bella h'IJlano
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Nà (ed il potea essere) il primo ed unico obbielliv-0 del nemico?
Che se l'obbiettivo suo fosse invece sta lo Pavia, e quindi il quartie1· generale austriaco sul centro a Garlasco, certo è che al nemico avrebbe convenuto allaccare anche dalla parte di Valenza con quel corpo d'esercito che vi sarebbe invoco rimasto disponibile; ma di tale non vi fu ...... ; dal lato destro del Po, ove era lo spauracchio ostinato di Gyulay, nou dovea e non potea regnare sì profondo silenzio se non se nelle file e nelle r-ighe delle mute cime e v_alli degli Appennini. Ma Gyulay non capì quesia essenziale legge strategiéa del teatro di guerra lombai·do:
Tosto due uomini hanno posto -il piede sulla riva opposta alla · parte superiore degli affluenti di sinistra del Po, sono strategicamente bathiti tre uomini alla parte inferiore. Legge quest.a che gli dovea vivamente saltare alla mente, iu forza dei risultati di Palestro. Se egli avesse filosofato sui fatti è posseduto un po' di scienza militare, egli avrebbe senza dubbio riconosciuto l'insussistenza, ben più il pcriglio della sua ostinala permanenza nella Lomellina, e con migliori e più logiche combinazioni egl i si sarebbe afl'reltato a portar le sue forze sul Ticino Superio1·e, mentre la Scsia essendo insostenibile, subilo doYca abbandonarsi, onde ristabilire l'equilibrio strategico e procacciarvisi il soppravento numerico. E sl allora che so il nemico si fosse non pertanto imbaldanzito a far passare il Po nel silo temuto ad un suo corpo o grosso o picèolo, sì che allora una sola vittoria decisiva sul Ticino Sup~riore, una sola ributtata degli alleati al di là della Sesia sarebbe bastata a CO$lringere il nemico a precipitosa ritirata al di qua del Po, qualora Gyulay non avesse piu ttosto preferito lo acce rchiarlo e distruggerlo in pria di esso ripasso. Questo concetto strategico del Walhaus mi pare erroneo, ovverosia non abbastanza esplicito. Se bene ho inteso, egli avrebbe voluto che dopo i fatLi <lelli 31 maggio Gyulay A N,~O
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avesse concentrate le sue forze fra Novara e Borgo-'fièin:o dietro La.gogna? o forse piutto~to sulla n:i:anca del Ticino fra Magenta e Sona? (:n:è altto io mi saprei intendere per Ticvno Superiore); e con questa sola posizione egli pretende ihe Gyulay avrebbe potuto guarentire il possesso dell; Lombardia. e,d impedire' ogni progresso off@nsivo degli alleati? Certo che se tale è la sua opinione, egli _s' i11ganna. a partitò, .. " forse perchè non ha·sufficiente cognizione topogra,:fica della contrada, o nel calore della criticét non ne ha fatto t uttq il debito-easo, come poco conto egli fa ovunque delle condizioni statisti.che e morali dei partiti belligeranti. Certo è che adottando la consigliata disposizion~ strategica avrebbe. Gytùay commesso un errore più. grossolano _clie mai, im~ • perdo:q_abile, e le d.i cui conseguenze g1i sarebbero state ben più funeste.e gravi di quelle di Magent a e di Solferino stesso. Per tale posizione Gyulay avrebbe troppo scoperta la sua linea di operazioni e di ritirata (cosa questa pericolosissima per quell'esercito siccome l'austriaco guerreggiante in paese · ostile, ed a più cli due ma.rcie discosto dalla propria linea di dife;a); pei: tale posizione sarebbe ·s tata rotta (o disseminata troppo) la sùa,fronte strategica essenziale fra Pavia e. lvlilano, e mentre egli così si esponeva.ad· una ributtata su.i monti è sui laghi, non che ad ess·ere tagliato o pel Basso Ticino o (che che ne dica in contrario il \Valbaus) pel Po verso Piaéenza, io non so intendere éome egli avrebbe potuto con ciò impedire il concentramento strategico ed offensivo degli alleati , come,vietare loro l'invasione cli Lombardia, come imprigionarli e schiacciarli ed annientarli ..... I D'opo i fatti del 30 maggio, quando Gyu!ay ebbe contezza che i nemici afforzavano la loro sinistra per ispunt are e battere la sua d estra, il suo miglior partito ·era certo quèst o - di co1Ìcentrare cinqu~ suoi corpi d'esèrcito (200,000 uomini) fra Mortara e Vigevano (ciò che egli potea fare fra tµtto il
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' ,!31 1nag&io ed il. 1° _giugno), e mentre il suo 6° corpo fra S. Giorgio e Mortara àvrebbe provveduto a -respingere ogni
attacco secondario sulla manca fra Ca.ndia, camminare compatto, il 2 giugno, stùla destra francese, non forte ancora ed ordinata abbastanza per sostenere "un ,urto così imponente; quattro ponti (a S. Martino, a Pra Maggiore, a Vigev~no ed a ·Bereguardo) erano. più che sufficienti per provvedere alla sua ritirata in caso di r~vescio. Altrimenti, gli era giuocoforza ritirarsi a.l di là del Ticino, distruggendone tutti i passi e disporre la sua fronte ben concentrata a cavallo e perpendicolare alla strada da Novara a Milano per piombare sulle teste di colonne nemiche che tentassero _il passo del Ticino. -Ma proseguiamo nella nostra versione ... . Qaale fosse in appresso il disegno - fo ndamentale di GyuJay, non mi appare chiaramente. Nel ripassare il Ticino egli _stesso, non sapeva a qual punto stessero le cose. Amo -credere che , oppresso da amoascia, egli cÒminciasse . in allora soltanto a sentire -l' insufficienza sua qual generalissimo, e ·quindi la necessit-à di non lanciar l'esercito in mano sua sul mare burrascoso_ della guerra, epperciò allora la convenienza d'.ooore inrporgli di non ritirarsi completamente senza una qualche battaglia , qualunque ne poless'essere il risultato, a qualunque costo. Tali o consimili pensam~nti opprimev,!no. la mente di Gyulay nanzi la battaglia di Magenta, e··dai suoi rapporti sulla ballaglia stessa, ciò ben .s'inlravede. Dove ed in quale stato v~diàm noi il generalissimo Gyulay , -a l momento in cni stanno seriamente per decidersi le ·sorti dell'esercito austriaco e della Lombardia?, .. :.! . Potrebbesi pur a1ico psare di lolla l'in dulgenza snl fin qui avvenuto, e tutto dimenticare, se dopo il passaggio del Ticino, allo scopo di concentrasi (come egli di ce nel ·suo rapporto), egli
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, STUDI MILi tARi si fosse mostrato uomo, d'/zione e vero geiiei·alissimo. Qui avrebbe dovuto far bene quanto ommise e-falli ·n~lla Lomellina, cioè afforzando sì debÒle posizione con fortificazion'i ( 1) (cbe.'in tempo di 'pace si sai~ebbe dovuto e potuto di lungo niano pttp,arare). Avesse alt'neno Gyulay concentrate le soe forza sulla sinistra <lei Ticino, là dov.e era necessario! - e. p1··eparato a battnglia iil · forte posizione , quivi avesse ricevuto il nemico, mandaÌidogli inconlt'o de'corpi forli abb~stanza p~r battere le teste di colon'ne degli alleati mano mano che si presentavano al passo del Ticìno a Turbigo ed a S. Martino. - Egli avrebbeanc~e dovuto e·pot.uto, con probabile successo, ripassare suÌ!a destra del Tioino e· ci... •,1t~,., e..- mentarvi una battaglia col,nemico rimasto al di là.... (Questa, è ',1,-½t u-E )22' tropyo f~rte .... ) Ma nulla di ciò..... inconcepibilmente , egli passa il Ticino - non si concent\-a, e prende una posizion'e 4 , ,, . al ~d <li quella donde dovea e potea venire il nemico, una po~ :--, ,... . sizinne· ove qqesli nè po tea nè do,1ea venire ! ·' l' Dal- suo rapporto sulla battaglia di Magenta bén. si rileva quanto fosse disseminata e disunita la sua disposizione strale. gica. uu · corpo d'esel'cito ea unà diyisionè a Magenta - ùùa divisione a Tur_bigo -- un allfo torpo a Corbetta - una divi-
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sione a Castelletto - un ier~o corpo ad Abbiategrasso ..;_ un , corpo in marcia diretto versq questo luogo - JJU altro corpo in marcia da Osi nasco ~a Bestazzo - un co'rpo infine a <Pavia ! Gettìsi l'ocGbio su di una carta speciale di questa contrada, e poi dicasi ·se fosse concenh1ata, cotale disposizione contro di un ,nemico cbe si avanzava verso un punto solo· con forze fo rse maggiori delle austriache? (Alla, ba.ttagli~i di Magen ta, presero , parte §_§,000 !"raucesi contro 70,000 Austriaci). f{ lf. fJ ~ Sé Gyulay p,oi non voleva far di più nè èoncenlrarsi altrimenti, nè combattere - e per qual sufficiente ~motivò? - nè inten deva imporre ·al nemico un lnemissibile alt, ed un tonante fin qui e non pitì, ·oltre (lwlt! ...., bis hier/t(J,11 wid nicht-weiter! !)....._in t,al, caso egli doveva ritirarsi in tu Lia fretta dietro Ja· linea di difesa del :Mincio. ,..:..,. Ogni minuto d'indugio era un enore . o-gni ora un delitto. S.trategicaniente battuto; egli dovea accor~~ gei·si che non 'pptea essere_lontana I~ taUica sua sèonfilta - ..E pertanto egli dovea con solleèita .e ordinata ritirata -i1scir fuori dalla sfera di persecuzio~e - guadagnar tempo e prendere un<). forte posiziolle anche snll'Adda, ed ivi, rinvigoritosi, ri<;evere la battaglia iti migliori condizioi. Egli è così che unil buona volt~ · egli avrebbe dovulQ concéntrarsi ! -- Tale ma11ovra sarebhé stata pruclen te e strategicamen Le bu@nà. Colla sua posizione di Abbiategrasso, Gyulay ·non potea combattere sulla•sinistra del Ticino, non potendovi giungere il ne-m,ic? ,nè per Pavia, nè per ])e1:eguàrclo, nè per Vigevano. ~ A' che dunqu(il rimanervi? Credeva forse Gyulay d'ivi occupare una ùnponente posizione strategica di fianco , od . a questa prnssLma, èo3l. forle da impedire lo avanzarsi del nemico? PernianGndo in· tale sua posizione, egl i correva il pericolo d,i essere improvvisamente .attaccato 'd~lle fo1:ze concentra.te del, nemico, ,il quale _tagliandogli la ritirata lo avrebbe pututo in0alzare a ricluàe a totale rovina. Che 'intendeva dunque Gyulay?..... Attaccare?..... In tal caso ~
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(1) Sì, pare irll'possibile che. uno Stato cminentemcnlc mililare quale J'Aust.ria, la quale ha già ricevute' così severe lezioni pe' suoi possessi i ombardi, llOll à bbia posto l'attenzione a ripararsi da consimili sciagure; non si su credere che uomini come Radetzky, i quali nell'anno 18~9 qui ebbero da sostenerç giornalieri combattimenti , abbiano potuto perdere di vista tali co~c. - A negozi molto meno importanti l'Austria è usa a dare inu~1enso peso (èi corre qu i alla mente il concordato!) -Oh!' coi:ne diverse sar,ebbero le condizioni attua li, se l'Austria aves·se preparato, comi era indispensabile, d ue piazze forti sul Ticino (Pavia l'u na, e h 1t.Ì·a presso Jllagcnta), ovvero l\llche quc·s t'ultima soltanto ! -O gli alleati non starebbero ora a l\1ilano o perciò, Gyulay avrebbe doyuto commettere degli cnori anche•piL1 gl'os~i dei consumati - . Ma .s e Gyulay, sol tanto tre sctlimane prima (come io 10· accenai nelll! mia Mcm.a ria mànoscrilla) avesse provveduto a tale' deficienza, s ia che egli' vi si fossc_prepai·ato un forte campo tÌ'inciérato, o semplici trin_. cicrarneoti di tel'ra, egli avt'cbbe ancora potuto energi camente re~pingcre _ogni attacco del ncnìico .... ma lo aver egli fat.to 1w Ila..... assolutàmente nulla, è ~osa ' ques\a che passa ogni immaginazione! (Nota 'dcÌ \VALR.rns),
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egli do.vea affrettarsi ùi farlo.:. _Sapendo un giorno prima deUa lialtaglia di Magenta, cioè il 3 giogu·o, (come lo asserisce la sua ·relazione su tale battaglia) che il nemico avea passato il Tjcino ·, a Turbigo (da cl.ove egli aspeltava _l'attacco prin_cipale), per..,llè µiandavagli ad incontro la sola divisione CordQn 'di 7,000 qomini? (Badate benel una sola divisione contro di un nemico . '.25 vol~e -più forte) (Il corpo di Mac-Mahon, compresovi le . due· di".:isioni Fan,ti e Durando, non sommava a più di 40,000 uomini) (Il T.) forse per difendere il passo? oppure per farsi distroggere? o piuttosto per additar la via al nemico? (ciò che soltanto esso avrebbe dovuto fare nel caso fossegli ordinata (!} in tempo la ritirata) ..... {Gyulay dunque allora più non_ credeva ad u_na aggressione dalla parte del Po). Invece di accorrere a tutta celerità e con tulle le forze disµonibili, add1 3 giugno a Turbigo, spintovi o dal dovere o da· -spontaneo consiglio, Gyu)ay aspella tranquillo presso Abbiate-:grasso le ulteriori operazioni degli alleati! Nel frattempo questi passano il Ticino senza inco_nlrare resistenza, in pria a Turbigo e· piL1 lardi sul ponte di S. Martino (non si era distrullo questo ponte di pietra a grande vantaggio del nemico) respingono la debolNlivisione Corden, e giungono dinanzi a Magenta senza combattimento, e quivi trovano 36,000 Austriaci i quali accet~ lano la battaglia! Gyulay venne di ciò avvisato -il 4, giugno alle 7 antimeridiane (alloraquanùo già era trascorso il momento di appropriarsi una splendid,a vittoria, ed il nemico già avea sviluppate le sue forze nel migliot· ordine di battae;lia); egli . invia ai dissP,miuali suoi corpi,J'ordine generfoo di spingersi avai:iti! G_iunti' a Magenta trovano la battaglia in pieno corso; comballesi con inaudi lo valQre ed osnnazio.ne da ambo le parti. - Malgrado il suo eroico coraggio e la sua perseveranza , l'esercito austriaco è costretto a risentirsi della propria.inreriorità numérica! (Gli Austriaci che eornbatteroho a Magenta furono circa 70,000 contro 56,009 (:'"
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'SULLA CAMPAGNA DEL 1859 39 _Francesi ....) Non ostante lo aver obbligato il nem_ico a ricorrere alle sue riserve ,· ed aver minaçciaJo di completa disfatta le sue truppe scelte - (la guardia) - gli Austriaci non ponno assicu1'ar la vittoria alle proprie bandiere, e senza abbandonare il carnpo di hall.agl,ia, si , vedono costretti il domani alla ritirata (1 ). . Gyulay vuol rinnovare la battaglia il d1 seguente. - Il giorno , della baLtaglia stessa gli erano giunti (guardate ben che genio, amati iettori) due intieri corpi d'esercito, 'ed una division_e, intatti (badate bene a questo intatti, quasi co_me in un::r ballaglia condotta con accortezza esister potesse un t10li me tan.gere, secondo l'uso del ·1 800), egli presupponeva che il nell;lico clovea es$ere spossalo per aver egli dovuto ricorrere a tulle le sue riserve; ·ma alla sern gli si annunzia ,che gia due suoi corpi di ese1:cilo aveano abbandonata la linea di battaglia (di pr,)prio molo? Ciò era ben scusabile con tal generalissimo-- chiunque ·avrebbe fallo lo stess.o) (Questi sono concetti che non dovreb, hero uscire da pem1a militare) , e che le proprie perdite erano d:i gran longa maggiori di qnaùto egli credesse da principio, ciò .cbe 'lò risolvé alla ritirata (2). ,
( 1) Vorrei sapere p erchè Gallas 11'011 munisse di trincer::imenti delle lo. ealilà qu:ili ~htgenla e- Robecco, le quali a vrebbero follo costar .ctlro, e reso forse 'impossibile al nemico iL mantenersi sul campo <U battaglia e sull:i. sinistra del "'l'i~irì_o - Pensando alla leggerezza per la. quale il ponte di San Martino ve nne lascialo.praticabile al Bemico, quasi come gli ·si dovesse fare un ponte d'oro esempio ques to straordinario d i progresso n e lla filanll'OJ)irt in gua 1·ct-; - ill dub ito faci lmente che s' uhbia compreso t u tta 111 gr~vità è l'imporlanza tli tali misure, che aveansi tu I.lo il tempo d'alluare. A militari interesse rebbe del pari s:ipcr qu« lchc cosa su lla pal'le _ch'ebbe nella bat.tnglia la caYall CJ'ia, e specialrucntc quella austriaca. - Egli fa stupore che n eppur la v i si ricordi - fo,·se che non s i prcsènlò occasione propizia per h scialJO!a del cavaliere? Opp11rc mancò.pur qui per "la cavalleria tedesca_on esperto generale? Allora sì che nulla valca la superio1'i/.à, tattica de)la cavalleria! _ (Nola del , VALil AVS) (?) A ciò io oppongÒ semplicemente che con certezza di vittoria pc! secon"do giorno, egl i dovea forma re le riserve colle truppe slar\chc del giorno precedente, e mcUere in ,pnrua linea i due corpi e la divisione di truppe fresch7 - in tutto 80,000 'uomini ·- E con tali forze egli polca benissimo distruggere il nemico, foss' anehe di notte .• : , , .• , . . . • . • • . , , (Nota .d d W .4.LHAP-~)
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Questo modo meschino di condurre la guerra è unico negli. annali della storia militarè. - Sì, cade sul ,capo ùi Gyulay la grande e gravissima· colpa della perdiia (che seguirà infallan- . temente) -di tntti i possedimenti italiani dell'Austria - G~pa . che portano del pari sul loro capQ coloro i quali gli procurarono (chi sa in qual modo?) il c9urnndo supremo, senza poter dar garanzia delle_sue capacità a sì elevato uffizio. Qui riveggiàmo di bel nuovo maturare i dannosi fru't\i d'Ìln· .partilo che _spinge una sec;onda volta fanaticamente sull'orlo del precipizio il regnarne austriaco, e difficilmente ne c~mperà, op• presso qual' è sotto il grave poncio dei tempi presenti - - riveggiam·o ridesto _un partito che colle armi le più velenose coli1batte a vila e a morte e i_ncessantemente ogni ragione, ogni scien~a pura, le arti, il progres_so, ogni amore del prossimo - uri rpar'- _ tito infine che non abborre, n-è lascia jntentato alcun mezzQ, fosse -anche il più ripro'vevole ed orrendo! , Sì..... mi pèsa e _mi addolora--il dover pronunziare che l'.4.u,:~j, ...:.~tria s'~pp1:ossima alla cl~in~ fat~le con passi ~igm'.~esclii, di cu-i là: · battaglia di !Jfagenta sara il pruno, qualora al pm presto non ~i provvegga u,na radicale riforma! La battaglia _di Magenta è novella prova che. l'eroico yalore e~ il coraggio da' leone delle truppe non ponno dar loro la vit-' toria, · se manca nel supremo comandq !-'onnipotente genio, il quale siccome spirito tutelare veglia e gu:arda, e si libra sui capi de' cembaltentì il giorno della pugna. Imporla ora di indaga.re quale fu Jo scopo della battagl.ia di Mage1ita1 poichè una bat_taglia senza scopo sommo ed import~nle è un macello ed una grave mancanz~, un delitto a carico del generai supremo. 1 Che dovea conseguirn la battaglia di Magenta? Cosa con- · ,seguì?.... Pur ti:oppo che ·a tale i,nlerrogàzione non si sa rispon·dere ·che un trisl'o -nulla.· - La battaglia di 'Magenta non-pntea nè salvar Milano, nè ributtare -il nemico al di là del Ticino (Queste du-e tagioni vennero apposte di poi).
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Era insomma uno di quei falli ciechi, senza mira prefis.sa senza un superiore disegno ben conosciuto ed a grandi ten-denze. - Altro non si volle se non comballer,e prima di abban• donare la Lombardia, ·fidando che la bravura delle truppe avessé ' loro assicurata la ritirata. - Uua battaglia bas.ata su lati principii, senza un obbiettivo superiore, non potea aver altro sue~ cesso di quel eh e s'ebbe. La mercè del valore delle truppe · austriache e delle p.essirne disposizioni d'allacco degli alleati, il risultato riuscì agli Austriaci meno sfavorevole di quanto fosse presumibile. · Napoleone commise il madornale errore, inaudito nella storia militare,·di sparli1:e in due le sue truppe a discreta lontananza, _e 6ol Ticino frammezzò, di far loro passarè· il Ticino su due 'linee divergenti, senza che all'un còrpo rimanesse la possibilità di ~occorrer l'altrò al bisogno. Evitando tale euore, pel quale le sue Lruppe comparvero sul campo di battagl ia in guisa sì ·singolare e disunite, egli, generalissimo, avrebbe potuto a·vanzarsi su dì una sola linea (per S. Martino); e così senza affaticare la sua soldatesca ' per lungo giro fatto, eg]i potea allaccare impetuosamente i 36,000 Austriaci che soli si stavano, e distrug. gerli prima 'che avesséro t'empo a_giungen! i soccorsi di Gyulay. _µli altri corpi auslriacì avrebbero incontralo ugual sorte mano mano che sopravvei1ivano, se gli alleati spingendosi risoluta.mente in,nanzi avessero approfittato della sconnessa e disseminata · disposizione delle forze , austriache. \gnora~i invero quale dei due general-issùm' debba pel primo l'altro ringraziare per avedo campato da completa rovina. Io credo sia questi Napoleone. Egli è poi un esplicabil•eenigma, cbe al Ticino 'vi fossero così deboli forze austriache , mentre sl crede che l'Auslria · avesse l · -allor; in Italia 400. 000 soldati. - Rinne11do tali forze ,~e de- • dottene le truppe-di fffesidio nelle fortezze ed alle coste marine, rioiane_ano p'ure 300,000 combattenti, sollo il cui formidabile peso .poteasi benissimo schiacciare l'avversario. /
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42 -SJ'UDI MILJT ARI Certameùte che l~- perdita della battaglia di Magentà debbe gra,,emente pesare sul capo di Gyulay ! - l'inerzia sua dal 1° giugno a-1 giorno della battaglia stessa è incompatibile, incomprensibilc I L'operaàone strategica-del avversario pel passo del Ticino gli era tutta propizia , e nulla e1~avi pii1 facile con un po' cl'attivit~ e di risoluzione onde approfittarsene . - Egli pur dovea sapere il giorno 2 che la rovina del ponte di Sttn Martino nop. era riuscita, ' e che il nemico vi si mostrava in forze. - Nello stesso giorno e~li pur venne informato del combattimento . di Robecchetto,· epperciò del passo del Po a Turl>igQ di rilevanti forze n emiche (ciò risulta per lo appui+to dalla sua relazione uffiziale) . Ed accortosi per tal modo della direzione così dìstaccata delle cli'.ie linee di manQvra del nelllico (fra Tur- , bigo e S. Mar.t ino sono circa 9 chilometri), perchè non -prevalei·sene i1!terpo_n endo la massa per tempo conceMrata dei sei suoi corpi d'eser cito, 110,000 e più uomini, onde irnpe~ dire la: congiunzione dei due corpi d'attacco francesi, 90,000 uomini al più,. e lJatterli separatamente. - La protezione· che dava alla. sua sinistra il Naviglio :Maggiore, coh poca truppa sostenibile contro ogni att~cco diretto, gli consigliava pur ovviamente di portarsi risolutamente nella _notte del 3 (ed il potea con almeno 60,000 uomini)contro a Mac. Mahon (le cui forze per tale combattimento disponibili sarebbero state minori di 40,000 uomini) . - Il poco insieme n~llo giungere delle truppe nemiche sul campòd i battaglia - il sopravvento . numerico - il vantaggio del tei:reno, tutto -gli clovea facilitare la vittoria ... ·.. che la sqa inettitudine quale generalissir1;10, la bravura infpareggial)ile dei l!oldati francesi ed il destino d'Italici non gli lasciò afferrare.
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Io non voglio valutare le conseguenze della battaglia dì Ma- ·
genta più di quel che vi'llgono, ma ne~pur di meno; esse furono
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grandi e di immensa portata, risultati sproporzionati.a-Ile perdite solferte dal nemico dal medesimo confessate, quand'anche si volessero far ascenaere a '15,000 uomini. li nemico vi guadagnò: . - 1° L'evacuazione dell'esercito austriaco dalle sue minacciose posizioni nella Lomellina e sul Po. _ '.2° Il certo possesso dell' importante chiave strategica ~ell'Alta Italia occidentale. 3° L'acquisto della ricca pianura lombarda. 4, La sudditanza di , 3,000,000 d'ani111e a lui entusiasticamente devote. .o0 Imbaldanzito il morale dell'esercito francese per sì splendidi successi, ridesto l'antico suo epiteto di invincibile. . 6°. Caduta i11 sua mano, senza colpo ferire, la città di Milano co'suoi ,1 80,000 abitanti., la sede principale di tulle le ricchezze della Lombardia, l'anima della vita e clell'~perosilà politica, l'ertiporio industriale e commerciale,. il centro dei differQnti stradali; qualila queste che rendono tale piazza di somma importanza slrati?gica. Avrebbesi dovuto fortificarla con fortini staccati, e sarebbe di ventata fortezza di primo rango,_non essen- dovi una sola fortezza fra Torino ed 'i! .Mincio. Milano offre inoltre, eccelle1;li località ad uso di magazzini e di ospedali; Tali sono gli immensi vantaggi oltenuti dagli alleati, ed io temo che costoro ulilizzeranuo Milano elevandola a fortezza di •p1:im'ordine, essi non hanno perciò bisogno di subito attaccare la forte linea del Mincio (la quale d'allr.oude non è insuperabile); ma essi procureranno innanzi lutto di fortificarsi nella Lombardia, sull'Adda, sull'Oglio, ecc., di armare ed agguerfire le popolazioni della contrada, di annettersi i popoli de!l'ltalia cenlrale , e per essi aITorzatì assaliranno con nuove forze il quadrilatero delle fortezze per tre punti (est, over.t e sud), appoggiati dalla flotta e da opportuni sbarchi. In quale condizione trovèrassi allora l'arn1ata austriaca, 0
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ciò dipenderà dalla capacita militare dei generalissimi; m.a i~niun cas~ la situazione po.trà dirsi buona. Se la guerra dovésse pi·olungarsi, la quislione finanziària ent1·~rà per molto nella · decisione. • . Epperciò io ritengo pericolosissima la difensiva 'da. parte dell'Austriaco in questo quadrilatero. - Una fortezza è vantacr.o-iosa sol quando essa domina il circostante paese, o' si h,a la certezza di poterne riacquistar i\ possesso nella prossima campagna. - Se.l'Austria. ba e può avere tale certezza. (al che j~ ~on potrei soscrivere), es~a allora può dare il campo' frammezzo' le quattro fortezze . ..:._ Ma cert;imc1ùe tale perdita diverrebbe a1\che più esiziale ad un secondo tei1tativo, e dimostrerebbe vieppiù l'imp(!ssibilità di possedere più a lungò le terre ila}iane. - Il nemico assedierebbe e prenderebbe le fortézze. L'unico mezzo cui appigliarsi oramai, ond~ campare dalla fatale cala- · ' strofe, e' tla certa rovina, si è quello di riprendel'erisolntament_e l'offen:siva e spingerla energicamente e vittoriosamente sotto esperto gènera!e fino a tanto che i'ult.im,o soldato nemico sia espulso dal territorio suo (!!!) · · · ~
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MEMORIA DESCIUTTIVl SULLA SICILIA I.
DESCRIZIONE FISICA.
Quest'è l'estrema àncora di salute militare dell'Austria. E1 qui finis,ce l' qpuscolo del W all1;.us con altre due pagine _d i calorosi politici consigli salvaguardia del decrepito f crollante edifizio dell'austriaca monarchia ...... tutto fiato .questo oramai sprecato .. ... i destini legittimissimi delle )1.a~ zionalità. stanno per compiersi - . nè vi ha forza umana che nlga ad opporvis1.
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La Sicilia è la maggiore fra, Ié isole italiche, ed è compresa Ii'a ii 37°, 25'' ed il 38°, 15' di latitudine boreale dai capo meridionale di PassarcJ a quelli setten trionali di San Vito, di Gallo e di-Jlasocolmo; e fra il 1 0° ed il 13°, 25' di longitudine orientale dalle isolette occidentali di Fivignana-e Levanzo, al Capo Lungo ed al Faro di bfessi'n'a ad est. ' , Lo stretto di mare detto il Faro dillfessina separa la Sicilia dalla. penisola calabrese, ,i:inserra;1dosi in tal un sito a meno di 2 chilometri. ,. La Sicilia dista 14, miriametri dal Capo Don Africano, 40 dàll'isola di Sardegna (Cagliari), 34 da Napoli (partendo da Messina), 78 da Genova. La figura dell' isolà è presso che rriangolare, per cui gli an.ticbi la chiamarono Trinacria, ed i vertici di questo triangolo scaleno sono: ad est la punta del Pel-oro (all'ingresso del J?aro), il Lilibeo o p~nta dt Marsala ad ovest, e al sud la
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Orografia.
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SULLA SlCILtA
J,IJlMORTA DESCRITTIVA.
punta d{ _Palo (al capo Passaro) -- Il maggio.re dei suoi . lati 1 qu-ello settentrionale bagnato dal mar Tfrreno,, _ha in ·linea retta una lunghezza di 29 miriametri circa~ il meridionale fra il b.libeo e Palo, bagnato dal mar d'Africa, è di circa 27 mir.ametri; il terzo, l'orientale, bagnato ria\ mar Jonio, è lungo ,18 miriametri poco presso. - Lo sviluppo totale della· costa sicul_a è di 1 I 6 miriametri <1\\'incirca. \ La superlìcie ùell' isola, ch·è di circa 26,583 cbilomèlri quadrali, è di tcrre110 moùtuoso per la massima parie, irregol.n·e ed onùulato, ed in generale più eminente a mezzogiorno che.a settentrione. )
· Tre piccole catene di montagne che partono dai vertici del triangolo e vanno riunirsi io un grnppo centrale al sud cli Pizzo di Case o monte Fucilino, danno al\' isola l'aspetto complessivo di uua piramide triangolare , i di cui tre piedi sono il Peloro, il _· Lilibeo ed ·il Passaro, ed il cui vertice è iI suddetto Pizzo di ' Case, dividendo COSI la superficie dell'isola in 3 ,,ersanli distinti: il settentrionale al mar Tirreno, l'orientale al mar Jonio, e \'a.ustrooccidentale (sud-ovest) al mare d'Africa, i quali sono solcati da · , numerosi corsi d'acqua, ma di· non grande-importanza. La catena principale, quale append ice staccata degli Apennini si sviluppa, col nome di 11/edonie da est ad ovest dal capo Rasocolmo alla punta di Marsala , poco drscosl'a dalla spiaggia settentrionale, facendo così questo 'versante assai ristretto, roccioso, ripido ed i11t:.1gliati'ssimo di 1rnmerosì piccoli corsi d'acqua (e sono ,105). Le Medonie serbano ad Oriente nna media altitudine di 650 a 750m (sul livello del mare); nel centro a Pizzo di Ca3e s'alzano tullo ad un tra tto a quasi 1930m; di là progressivamente si riabbassano sino alla costa occidentale. Al dissoprà di ·castronuovo, il monte Cammàrata raggiunge l'.alli-
!udine di 1550m; più verso ovest i -monti, spartendosi in nu_,_ ,meros~ e complicate diramazioni secondarie, si · deprimono fortemente a meno di 300m in qnalèhe pun·to, e si riaJzano poi ancora a forma cli cupole quelli che cingono 'aèi an(ìteatro 'Palermo, · Dal Pizzo di case si stacca fa catena 1ìord.:SL1d cb'è displùvio a cjue versanti, del mar Jonio l'uno, del ~ar Mricano l'alfro, procedendo piuttosto per successivi altipiani, che non per crest_e. Al monte · P.upalello, al no1·d di Piazza la catena, sì biforca ìn due gi•ogaie: l'una diretta tra Licata e Terranova per· formare il versante orientale del fin me Salso; l'altra, la maggiore, · per Caltagirone , lra Noto e llfodica discende al Capo Pa3saro ,e con numerose e viziose diramazioni second~rie ~ va sfornarsi nei .bassi piani di Catania, di Aiigusta e cli Terranova. Oltre a queste montagne aggruppate a sistema, sono da notars~ alcuni monti che sorgono nei bnssi terreni dcli' isola, quasi fossero isolati, ma -" cbè pur sono appendici delle ora dette -cateùe; tali sono: ·· . All'ovest ~dal nord di Palermo il monte Ckiuppo, alto circa 9·8om sul livello del mare, il monte Cuccio allo cir~a 1 ooom ed il monte Pellegrino s111Ja costa nito 570m; pn:sso Messina iÌ monte D_fonamaie alto 900'° poco presso. - Havvi pure pr~sso al Capo S. Vito (ovest dell' isola) il monte S. Giulia.no alto 163m sul livello - del mare, quell'ulti1i10 giogo ' oGcideutale delle · Medonie. Sulla costa oriéntale; a circa 7o chilometri da .Messina e 3_3'1 3m, éul livello del mare, epperciò più alro d'ogni altra· ci ma dell'isola, nN1 che dell'Apennino peninsulare, « soJ-ge un cono co\oss'ale la cui base è di circa •l 60 chilometri, e la di cui cima è qnasi ,sempre coperta di 1ieve, ed aI tempo stesso quasi sempre fumante; questo cono è. l'Etna, maggior vulcano crEuropa, unico monte aflua!mente ignivomo della Sicilia, perchè il Jfalacuba nelle contrade dèll' isòla verso libw;io è vulcano che non vomita 1
MEMORIA DE SCRITTIVA 4.8 che te·rta, acqua e fangò. - Nondimeno sono da notare molti vulcani estinti sul rialto.· cbe sorge a .scilo'Cco dell'isola n . .(MAnru:occm,· Geografia fisica.d'Italia, capo v). Separano l'Etna dalla catena principale le l\fedonie, la vallata dell'Alcantara, qùella della Gabella (influente.del Giarrella) e la bassurà'· fra Bronte e Ranclazzo, ch'è un colle depresso. , I monti della Sicilia non presentano l'aspetto, quasi d~ei, regolare dei monti cont.ioentali. In essi non si riscontrano quelle lm;1ghe· vali.i a petidenze uuiformi, ed H cui irnpluv/o d)rigen- , dosi quasi perpendicolare al displuvio- della catena principale,· permette di .salir per esso alla cresta. Le montagne sicule non offrono che masse di sollevamenti irregolari , spalleggiantisi gli uni gli altri, o •squarciati a dirupi, masse· disordinale di erte roccie ,vulcaniche o calcaree, scomposte e divise da ampie squarciature ricolme di fran tumi e rovine. Non vi sono grandi corsi d'acqu_a ,- epperciò non ampie ed aperte_valli ; ma pi'ofonde, incassate, tortuose, e in molli luoglli difficili. · Pianiire. - -La Sicilia non ba propriamenie di _bassi piani <li considerevole estensione; la sua maggior pianura è ·quella sulla costa orienta.l e, al piè meridionale dell'Etna, racchiusa fra il fiume Giarre1ta, ed il suo influente Guarlwiga , detta questa la Piana di Catania, come che pone capo alla città di .questo nome. La sua lunghezza è di 57 chilometri circa, e ne è larga i'n media 1,1. - Una- strada provinciale la attraversa , da est ad ovest, eia Piazza a Catania. Min_ori pianure sono cìuel\e, ristrette fra le falde meridionali dei monti ed il mar d'Africa, di Terranuova, e la zona littorale di mediocre larghezza fra questa cit_tà stessa e la foce del fiume Salso presso a Licata. Sonovi ancora i brevi piani di 'LenJini, ove sono il !agu e la piccola città dello stesso f10me, e quello di Agosta sulla mari'oa ·orientale. -
SULLA SJC!L~A
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Idrografia. ltfari, golfi e porti. - Già l'~bbiam detto, tre mari bagnano il ·\iuorale sic.ulo, il Jonio ad est, il mare Arrica1;0 al sud-ovest, ed il Tirreno al nord, intaglìandovi parecchi seni, dei quali i principali sono:Sul Tirreno : 1° Il gol/o di Castellamare tra capo S. Vito e capo di Gallo, nel' quale non vi sono porti cli considerazione, ipa picciole rade, buone però pe' legni del commercio. '.2° Il gol/o di Palermo tra punta ciel Rotolo e quella del AJongerbino; in questo g9lfo• havvi il porto _di Palermo, ch'è la capitale di Sicil ia; esso è formato da un molo n,wggiore di 400m sulla spiaggià occidentale, e term inato da un faro, e da una batteria, da t~n altro minore .ad est; lo difendono 5 tra forti e batterie, che sono: compresi nella cinta mal fortificala della città, il forte maggiore detto Castellamare, ed il fori in o della Galita (ch'è piutlosto ,una balleria); fuori <lella cinta suddetta, la batteria cli S. Erasmo aù est della' cillà, e più in là la batteria d'Acqua de' Corsari; clall'allra parte del'porto e da capo del molo maggiore il Castello de,l ,?folo (fortino a 3 bastioni). - Il porto di Palermo ùou è troppo ·vasto, nè l;:oppo sicuro. - Havvi un secondo . porlo i nte'1'no riservato al!a marina mili lare, - cd una cala detta lo Calo--Felice, sul dinnanzi .della città. 3° li gol/o di J'ermùii fra capo Zaffarano. e la punta di Ce/ah~, in cùi,: · - La rnda di Sol~nto à-ridosso del capo di Zaffarano, difesa da una batteria, da una torre e da un castello. · - La rnda d(Termini dinanzi la cillà dello stesso nome, poco profonda e difesa da.un forte che s'innalza a batterie successive sino al sommo di una roccia aita ~ scoscesa dalla parie della marina.
e
A NNO
IV. Voi. IV. -
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SULLA SJCJLIA
MEMORIA DESCRITTIVA
- H piècolo porlo commerziale di éefalù. 4° ll~9olfo di Melazzo r;·a il capo di Calva ed i1 càpo-Bfonco, in coi è la rada di Llfelazzo cfinanzi la cillà dr.Ho stesso nome, difesa da un forte fobbricalo su di un'alta·roccia, e. cbi~so da tripla cinta, /
Sul mar Jonio·: • l 1 ° Nello stretto del fa:ro : l'eccellente porlo natu1·ale (fi JUessina for mato dalla lingua di, terra di S. Roniera, che si avanza ed ineurva nel m,::re; il porto è ap~rlo al nord di '700 ma prole Ilo dai vent( settentrional i dalla punta del Peloro ; l'ampiezza del bacino in.terno ha 6,4'00'" ~i ~irenrto. 1"' ci ttadella stabilita al punto di congiunziQne di esso braccio c~lla costa batte l'are~ .d~I porto, ed il fo rte Salvatore, cos\rullo alla punta di S. !laniera, ne difende l' ingresso. - l !'orti Gonzaga ed il Castellaccio che dominano la ciltà aÌ:J una ceria- distanza verso l'ovest ed i\ sud-ovest, la balleria d~I Real Allo sita alf~ esirernità settentrionale della cinta murale i11 capo alla marina, )a Torre di Jlfatlagrifone contribuiscono tolti ellìcacemenle alla dif~sa degli approdi di l\'fossina ed anche de' terreni circostanti. Per cui' Messina, al punto di vista militare , debbe riguarda-rsi come la più importanle piazza della Sicilia. 2° li golfo di Catania in cui è il porto dello stesso nome . dinam.i la Cii là, non· abbastanza ampio e sicuro. · 3° Il golfo di Agosta fra il capo della Balatiizza èd il capo Lungo, in cui: il porlo naturale di Agosta ad occidente della città del mrdesimo nome, cb'è ,costrutta su di una' penis_pla munita di una ci lladella e di variè opere avanzale; il porlo è abbastanza Yaslo per contenere una forte squadra navale, · esso però non è troppo al sicu ro da tutti i venti. A speciale difesa del porto stanno una torre ed i forti Garciq e Vittoria. · li porto di Siracusà , porto naturali\ bello vasto, capace di numerosa squadra,~ formato dalla penisola.(antica isola di 1Yasos) 11 ",
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su cui è edificata Ja ,cillà, la quale è ben fortificata special- ' mente verso terraferma. La cittadella e pareccbie batterie casemàttate battono òompletamente il porlo. - Al nord della città vi µa un se;o di mare deÙo il piccolo .porlo, me1ftre è quello del sutj chiamalo ·maggiore; Su\ mc)re d'Africa, tra il capo di Passare e quello di S. Vito non vi sono di veri golfi; nè porli cousìdereYoli sono i seguenti : 1 ° La piccola baia delta porto di ·Palo al capo Passare. · 2° 11 piccolo porto di Girgenti difeso da alcune batterie, e distante cil'ca 5 chilometri dalla ciltà dello stesso nome, che la·' domina ·dai monti . 3° li piceolo e mal difeso porto di Sciacca a circa ,1 chilometro dalla: città di questo noiD.e. ' ' ii-0 !I porto di 1lfarsalct, un tempo bellissimo, è oggi quasi distrutto e privo di fort.ificazioni di qualche valore. 5° Il ÌJOrto di Trapani, vasto ma poco profondo, · a sud della piccola penisola su cui è-sita la bella cillà cbe gli dà nome. Una grossa, batlerià stabilita alla punta della penisola, ed . un f,irtilizio stabililo "di rincontro sul!' isola della Colu,mbara difendono il porlo. -:- Un'antica cittadella ·mezzo ruinala _domina il porlo _stesso. . , ~
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I
,laghi, paludi e maremme. Nella Sicilia non-·vi banno di veri laghi, meno che_per tali si vogliano consid erare_quel di Lentini sul versanre orient<:1le, e quello di Canlarro nella parte oeciclentale dcll' isola , sovra la pun'la di Soi·ello al s~d di J1f a~zara, i quali sono piuttosto palud i; e di queste vi sono assai, special mente sulla' costa afriéana, ehe esàlano. vapori pestilenziali. Notevoli sono.le maremme di J.lfazzara., Sciacca e Girgenli che separano i rispettivi porli dalle città.
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Corsi d'acqua. - Corsi u'aeq~1a di grande importanza non vi
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SULLA SICILIA
ME \IQRIA DESCRITTIVA
sono, rna piuttosto toHenti cbe fiumi, agevoli à passare, meno che nella breve stagione delle pioggié, e dove le rive sono scoscese. !fanno co1:so più lungo quelli ·del versante orientale e dell'africano, che 11011 · quelli del settentrionale ch'è pìi.t. 1foserrato e ripido. ·· I prin'cipali coì·si d'àcqu<,1. siculi sono: 1° Nel versante del mar Tirreno : 1 (L'Arena, il Fiùme (,·eddo ed il Bagheria, ad oriente dì Palermo, sono torrenli di poco. conto per la scarsi là di l0ro acque). - Il ·1'ermini, <letto. anche fiwne S. Leonardo, cbe nasce sotto a Jfulava dal colle di Prizzi, corre ad est per un tratto· di circa 16 chilometri sotto il nome di S. Giiiseppe-, volge quindi al · nord iritorno alle falde del monte Catarina, raccogJiendo tutte le acque dei monti fra Castronuovo e Corleone, e confluito sulla destea col torrente 11faragnone gettasi in rna1;e a Termini, che lascia sulla sua destra. Il ftwme Grande che discéucle dal monte Sciarria, dal colle di Valle d'Olmo, a nord di Polizza, scorre con giri to1;tuosi al nord, ed ingrossatosi pe_r l;i. sua riva .sinistra di deboli influenti, va scari• carsi nel golfo di Termini a 13 chilometri cimi ad est di Termini. ·11 Pollina .prende origine nei fianch1 setlentrionali del monte Antenna ·Ganéi, sotto il colle Petraglia, raccoglie le acq ne del versante est di monte 1lfadonna, .e lasciato a sinistra Castelbuono, corre direttamente a gettarsi nel 'mare ad est di capo Parig~lbi. - Nella sua parie sup'eriore è incassato· in profondo borro, Esso divide il distreÙo di j1Nstretta da quello' di- Cefalù: Tutti gli altri torrenti (e sono, tra piccoli e grossi, 55) che s' inconli•ano procedendo verso Messina,-tali il Pettineo, iJ Regitano, la Zappùlla, il Patti, ecc., sono di presso che ninna importanza militare· nella buona stagione. · r
2° Nel versante del mare Jonio:Il fiume Alcanta.m nasqe nel versante sud delle Medonie
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sovra a Randazzo, sèorre da p rimaJper br~ve tratto a mezzodì, quindi, volge ad oriente, lasciando a manca Francavilla, larubisc·~ il piede seltentrionale dell'Etna ed inclinandosi a sud-est va gittarsi nel mare s·otto la punta di Pistra. Galc& al snd di- Tao1·mfrta. HGiarretta, . maggior fiume del!' isola, discende dal monte Sappa al -nord di Leonforte , scorre con giro toriuoso a sud -est col nome 'di. Dittaino, raccogliendo tutte le acque del versante' sud del cqntraITorte su cni S. Fil1jJpo d'A1'giro e Centorbi, e quello orientale di Leonforte; souo a Paterno, ove prende il nome ai Giarrelta, s'ingro8sa a sinistra della Gabella , ri viera che, presa origin('l nella catena delle Mcdonie al bosco di Caronla sovra di S. Elia, scorre da prima a. mezzodì, indi ad oriente , lasciando sulla sinislra S. Elia, Cesarò e Bronle, torcesi al sud per lambire il piede dell'Etna, e sollo di Adornò riceve sulla destra il torrente Salso, che vien giù dal clisovra cli Nicosia. _ li Giarretta raccoglie inoltre sulla destra ed a 5 cl.iilome1ri dalla sua foce la- riviera·Gua.rlu.nga o Ghrisas, la quale nasce nella catena sudest al dis~pra di Aidone, scorre ad oriente e 1'acchiude con il Giarretta la Piana di Calania. Do.po un corso cli 1 49 chilometri il Giarretta gellasi nel mare a circa. 1 3 chilometri al sud di Catania. L'Anapo sorge sotto il nome cl i IJul{alo nel versante orientale di Monle Laura a nord cli Palazzolo, scorre a settentrione per un ti•atto di 1 O a •I ,1 chilometri, quindi ad oriente; poco dopo sparisce sotterra, e ricompare cQ\ nome di fiume Anapo, per gittarsi poi nel mare à mezzodì di Siracusa, il.di cui porto· teude ad interrare colle sue melme. , · . L'A.bisso nasc~e al -,1ersante opposto-del Buffalo, ed in direzione ' i;ud-est. viene al mare a sud- est di Noto, alle rovine di Ellorum. 3° Nel versante del mar d'ATrica: ~I torrente Ragusa che. discende di rettamente al mare passando fra Ragusa e 111oclica, na~ce a pied,i sud di JJlonte Laura
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5.4 MEMORIA DE!lCRIT'rIVA - ·il tol'rente Frascola che scorre fra Vitt.oi'ia e Comiso scen• élendo_al mare dalle falde meridionali dei monli su cui è Chiaramonte, e forÒrnndo in pria un piccolo-' lago salso presso· a Camel'ina - il torrente Dirato, eh~ nasce al nord de'[l10nti di Cbiaramonle , forma in direÌione sud-ovest la vallo in cui si trovano i piccoli villaggi di S. Pietro, Fontànazzil, Bi datti e Biscari , e divisi i due, distretti di Ca.ttanisctta e jJfodiça, g~ltasi in mare alla Cala della Palata L. la fiumana di Terranova che vien da Graci:, dal fianco est de'monti Namni, discend~ in direzione sud alla cit!h dello stesso nome, ingrossatasi d sinistra dei torrente ftfaroglio che vien g[ù d~ P1"a.zza e da Calatagirone il torrente fflonfo·ict che percone là valletta ad ovest di monte Virgina e ad est di Biitera. - Sono lutti questi torrenti di •poca importanza cbe intersecano la costa fra capo Passaro e la foce , del Salso presso Licata. · · Il Salso è tra maggiori fiumi dell' isola, e forma una valle primaria fra la catena nonl-sncl ed un contrafforte' primario che diramandosi da monte Collesano per S. Catarina al sud, volge per· breve tratto ad ovest,'sostenendo in esso ris'volto la città ùi Caltanisetla, rilorcesi,di bel nuo'vo al sud per finire fra Naro e Girgenti aHa. costa. li Salso prende origine al monte Camisano nella catena delle Medonie, al fi anco sud-ovest del gruppo cen~ lTale, scorre al sud, ed al nord-est di Caltanisetta·' s'inorossa ' Q delle acque del torrente Petraglici (cbe pnr discende dalle Medonic ad oriente di Bocca della Bcilata e della Gola di Palizzi); piegatosi per brrve tratto a sud-esl, il Salso si rivolge di bel nuovo a mezzogiorno lambendo il piè delle alture su cui è_Caltanisetta, ·e raccolti altri debol i toirrenti per ambo Je 'rive, con tortuosi e stretti gir.i va gittarsi nel mare ad oriente e. presso Licata, dopo nn corso di circa '150 chilometri, nella parte inferiore del suo corso separando il distretto di Girgenti eia quello di CaltaniseUa. Il fiume Platani che nasce a monte Picazzo scorre con tortuosi
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SULLA S lC!LlA
gm in dirèzione sud-ovest, passa fra mÒ;lte Pifana (a destra) e Cattolica (a sinistra), e va gittarsi nel mare a nord del capo Bianco presso a punta Porcaria. I _,5uoi influenti sono poco considerevoli, il maggiore gli viene a destra nel,la valle fra S~terra e S. Gio-vann,i da'lle alture sud <li Castronovo. - La valle del Platani è ampia assai. Il torrente Jfacasoli che vien giù ·rla S. Stefano a sud-ovest -di Castronovo, scorre in una valle secondaria al mare a 4_. chilo-metri circa a nord-ovest della foce del •Platani, è corso d'acqua di. po'Co valore. Il torrente Cqlatabellotta nasce nella catena principale sono a Prizzi, e lasciando a destra sulle alture. il grosso borgo dello stes~o nome,· cù a sinistra quellq <li Ribera va -scaricarsi nel mare a sud-est di Sciacca · ed a circa ,1 O chilometri dalla foce . ' ' ) ' <.lei Platani. Il Connitello è piccolo torrente che, raccolte le acque dei monti di S. filarga.rita, dopo bre,1e corsa gettasi in mare aù ovest del capo di S. Marco e di Sciacca. Il Belici, corso d'acqua maggiore dei Ire precedenti, percorre una valle primaria Tra ùue giogaie che sì partono dall'estremità .occide1{talc delle Medonie, e vengono al mare in direzione sudovest, valle questa ìu generale piullo_sto ampia : meno però fra Partanna e 1Vo!1lcva.9v ove si rì nserra, p0-r 1:iaprirsi poco 9opo si no al mare . .- li Belici prende origine in ' due rami detti di destra e sinistrn in prnssimità di lloccamena, raccogliend_o ·1e_ _ acque elci monti di Corleone, scorre in direzione sud-ovest, si· ingrossa del 'Frattino che vien dal monte Cuccio e va scaricarsi nel mare alla Cala del Cantone, avendo div.iso il distretto di Sciàcca ,da quel di Mazzara. Il Delza che nasce sovra a Salemi, e dopo un corso di quasi 35 chilom~tri _va al mare a sud-èst cli Mazzara presso la Cala di Castello - il J}fazzam. che vien giù dalle alture di S. . Y-ito,. ' il Bil'gi che vien tlai monli di Segesle, e gli altri anche rnmon, ~
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ME!IORlA DESCRITTIVA SULLA STCIL!à
sino a Punta di Gallo, sono corsi d'acqua di poco conto miliiare, meno 'quando ingrossati da dirotte pioggie, in que"luoghi ove s'incassano_in profondi borri, così, p. e., il Birgi nello stretto di Cala(att'.mi. ' • · Fra _piccoli e grossi, 21, ~- corsi d'acqua intagliano il littorale della Sicilia, e lo rendono nelle stagioni piovose difficilissimo, talmente che mo)te volte il viaggiatore è costretto ad aspeltare delle settimane che le acque sia11si abbassate. \
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DEL GENER·ALE GARIBALDI SULL'ORGANIZZAZIONE
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D EI VOLONTARI I N GLESI al
COURT JOUIIN,\L,
foglio in;,;Jese.
Vi ringrazio, signore, della fiducia che mi accordnte nel richiedermi la mia•, opinione sull'armamento dei volon!ari inglesi, · e di -più vi ringrazio della viva simpatia che avete dimostrato a favore della patria mia. Il confronto che voi. fate fra le libPrtà inglesi e le libertà . italiane è giust~; allòraquando l'umanità avrà raggiunto il grado di civilizzazione che il progresso le farà. attingere, essa non permetterli che ·uno de's~oi membri qualsiasi rimanga nella schiavitù e néll'avviÙmento. · Sull'.1rgomento delle vostre truppe di voìontari, io credo che l'Inghilterra saprà trarre ogni maggior partito possibile di tali . forze, e che la savia sua previdenza renderà il suo territorio inespugnabile. Ob ! se la patria mia avesse saputo imitare cotanto esempio!
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LITTERA
DEL GRNERALE GAIÙBALlll
Al di sopra d'ogni teoria dèll'arte della guerra, un fallo. pra• tico riesce sempre trjonfante: sbigottire il nemico. Questa verità trionferà sempre di tutte Je teorie. - La fuga delle truppe le meglio disciplinate dell'Austria in presenza degli zùavi pro\la che un uom.o può essere buon soldato senza ves~i1· la lunica e Ìa, so!Tocaulc cravatta. _.::_ I-pastori di Paolo Emilio, i quàH armaii lìOl lanto di falci, si scagliavano sulla falange ma\edonica - le bande ,dei voll-igeurs francesi, degli ,eserciti repubblioani - èd ultimamente i bersaglieri e gli zuavi a San Martino, Magepta, Solferino e Palestro provano che \e mass~ non ·sonò utili elle ~(u i campi di-battaglia, ·e che i volontari, i bersagliel'i e gli zuavi non banno rne~tieri di imparare a combattere in riga come le truppe 'di linea.. 'i La discipl ina è senza dubbio la base dell'organizzazione d'ogni forza ràrrnata ,· e seuza disciplina non si può regolarmen~e con. durre una gueria, ma perchè volontari, i quali ,banno giuralo di 'n'on abbandonare_il loro vessillo menlre la patria' è in periglio, perchè non sarebb~ro essi disciplinat.i ugualmente ?Ile truppe regolari? L'amor della patria e l'entusiasmo sono ~orse sentimenti che possono distruggere la disciplina nelle trnppe nazional i? Certarn~nte cbo rfuesti s~nlimenti uon sj hanno da dispreggiare, , poit;bè in· ogni specie di guerra il • prudente capitano. ne trae parli lo co' snoi .proclami; e Napoleo11è I. elle padroneggiò n1ezzà Europa ed i migliori eserciti del mondo, fa rovescrnto dal patriottismo de'boltogai inglesi,l Ji cui egli affettava di non far caso. Se la Gran Bretagna organizza i suoi 2'0 0,000 volontari, i qnali fo rmeranno un totale di 1 milione di patrìoti armati al bisogno - se· essa conlinua ac! istrnirli di guisa a renderli disciplinali come truppe regolari - si v~drà allora chi oserà invadere l'asi lo dell'umanità e la protettrice del mondo. lo penso che la teoria, della grande regolarità delle masse e della linea fu troppo· preconizzata, e che la libertà nel combat- . timenlu fu trÒppo negletta·, specialmente dopò che il perfezio-
namènto delle anni da fuoco ('I) e gli ostacoli innalz~ti ad ogni passo dalla coltivazione d_ei terreni r endono questa libertà assolu'lamente nècess\ÌÌ'ia. Se vi ba contrada in Europa 'che abbia servilo e' continui a servire di campo a comball.imenti, questa con lrada è certo l'Italia. Ebbene, quanti sono i sili · d'Italia ove · ùoo squadrone ordinato in linea possa comballere , oppur soltanto' uu ~reggi mento forma io in quadrato? Io cr('do che pur sono poéhissim i, D'altronde per ogni dove si ponuo rinvenire buo11e posizioni pe' bersaglieri. Iii "poche parole, io sono d'avviso che alcu·ne catene <li bersaglieri, appoggiate da poche truppe di linea, sarebbero il miglior 01;dine di battaglia ne-i nostri paesi · ed in moltissimi altri, e che i volontari possono essere esercitati a quest'oggetto nello stesso genere di manovre cbe le truppe di linea.· Ho letto il rimarchevole scritto di sir •Jobn · Burgoyne sui volontari, e malgrad'o eh' io non conosca troppo bene ·la lingua inglese, malgrado eh' io non abbia avuto Lutto il tempo di seguirlo passo pass'o, io creda che CJ\lest'è l'opera di un 'esperto militare, il quale ha veduti combattimenti i? aperta ca_mpagna.
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, {1) 11· prode e famoso con rlotliero italiano prcvcd.~ cow occhio sicuro ecl esperto i cambiamenti r~rl icali ch'c indubitatamcnlc si ncr.cssilcranno all'attuale ordinanza lattica per il p erfezionamento _i ncessante delle :rrmi da fuoco. - Colla precisione del Liro e colla lung-hezza dèllc portale, d'ora innanzi (e n'cbbimo già prove abbast,1nza conv incénli in qnest'u ll ima cam. pagna) i grandi movimenti in or,din_e serrai.o snl cam po d i battaglia, ed in ~ presenza di una liuena artigl ier ia rigata, diverra nno micid ialissimi, insostenibili; se pur non vuol dirsi incsegnibili. - Ed il combaUimcnlo alla spicciolata formerà d'ora innanzi l'azione in iziativa non solo, ma la p.ri ncipale delle battaglie, spècialm cntc per l'assalitore , fino a quell'ora in cui, costrette al silenzio le batterie nemiche dalle nostre, ed avvicinatosi la fanteria a men di 500 passi dalle posizioni decisive, cop rendosi alla meglio di ogni accidente del terreno, raggrupp alasi al passo di corsa, si scaglierà impetuosamente colla baionetta sul nem ico pér decidere la vittoria. - In un prossimo nostro articolo ci proveremo a dilu cidar meglio il pcmi.cro del gran capitano ital iano, in pngno a cui os-gi a Palermo sventola glorioso il vessillo italiano. 0
Il Ti-ad-uttorc G. C.
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LETTERA DEL GENERALE -GARIBALDI
Ciò non pertanto io non mi" accorcio✓ s-ecolui, su ciò che 50,000 vecchi soldati batterebbero 100,000 volontari, se questi ultimi sono disciplinati, come ,il debbono essere tutte le truppe, e se animati dall'amor di patria. Pur anco io non conosco il modo in cui sono organizzati·i volontari inglesi, ma tuttavia io credo che la miglior forma per tulle le nazioni· è quella dei bersagli~ri. , La leggerezza del loro uÒiforme, le righe interrotte che sono la base di loro manovre, senza che nulla.loro vieti di ·agire in massa quando sr:\ ne pres~nta il destro, e sopra\~ lto la cderit~ dei loro movimenti, fanno questi soldati i più perfetti ch'io mi abbia veduti. Io ·vorrei che tutto l'esercitq italiano fosse composto di ber-saglieri ,-ed io non ho dubb.io che una tale Òrga1iizzazion!l non possa essere del ·pari favorevole pei volontari inglesi, av~rgn?chè il soldato inglese ha acquistata la fama <l'intrepidezza, e di sangue freddo i11 mezzo al fuoco. La 'domanda che mi avete diretta m'ha onorato; -e vi ho _ i·isposto qual amico all'amico; tale debb'essere ogni lta_liano per la nobile e generosa nazione inglese-. Credetemi costantemente, ccc. GAnJBALDI.
NIISCELLANEA ARTIGLIERIE RIGATE 11 ·r'umore 'destalo nella stampa militare, non cbe· nel pub-
blico giornalismo, dai cannoni rigati Armstrong e Whitwortb, p~i quali si slairno facendo numerose esperienze in Inghilterra; l'antagoni~mo fra i due sist~mi accanitamente dibattuto fra i numerosi fautori dell'uno e dell'altro, non che l:impot'lanza militare elle veramente merita- tale soggetto, ci consigliai10 ad ·offrire ai nostri lettori qnaplo <li migliore sul proposito noi possiam raccogliere da\la letteratura militare straniera, e specialmente clall' inglese, come quella ch'evvi più vicina e<l interessala.
CANNONE ARMSTRONG ~
-
l.
Non· havvi invenzione moderna su cose dì guerra, clie mag• giormente abbia dato campo a molte speranze e che sia restata . avvolta ·nel _mistero, quanto il cannone Armstrong.
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MISCELLANEA.
Il segreto che copre i lung bi e difficili procedimenti pei Suali ogni parte di quest'arma è portata al più alto grado di perfezione di fabbricazione è completamenle senza scopo, e quantunque noi✓non pretendiamo negare, che qnesto cannone sia sottoposto a quald1e procedimento particolare,. il di_cui principio non: è conosciuto che da uno o due dei direttori de'grandi aTsenali di Elswick e -v.,r ool wich , segreto . talmente, nasC('Sto, ch'essi stessi si fecer reciproco _patto d~ _non pa_rlar.ne mai1e~ fino frq, loro; ciò non pertanto esiste .al d1ssopra d1 questi piccoli _ miste1·i la migliore d_elle. salv.agrnudic sot!o la quale può esser posto.i l procedimento di fabbricazione senza che menomamé1te venga o r ivelato, o carpito : si è l'abilità di manifattura e di industria senza rivale. ~ Più che ogni altro p ·polo, l' inglese è quello che finora a bbia spiegata, maggiore abilità ed' intelligenza nel confezionamerito de'lavori in ferro; ed il cannone ,. Armstrong, presb nel suo insieme, per la s ua , forza, la sua, leggerezza e minuta p recisione matematica di t~,tte le sue parti, è il più ammicabi.Je modello di lavoro in ferro fucinato che sia i'n questo paese staio fabbr,i cato. - I direttori ~lelle 08:'ìcine · · di costruzione del cannone Annstrong sono così convinti della verità di questi fatl..i, che il pubblico potrebbe esser ammes!:io, senza tema ch e il sedicentesi mistero venga .pene t.rato. Noi ci proveremo, per quanto lo, potremo brevemente e chiaramente, a cles<;rivere i numerosi. procedimep.ti d'una fabbricazione lunga e sovente ,difficile a comprendere. - I governi son , molte volte biasimati per il loro adagio nell'adottare i rari ed importan ti per!'ezinnamenti che si possono presentare : per cui trovo qui giustq, il riconoscer~ l'attiYità e h1 fermezza dall'amministrazione della guerra spiegate nella fabbricazione di questo ammirabil~ cannone. Noi pa1·tiremo dal supposto che abbiasi a con(ezi~nare--un pezzo di 25 libbre (12k,33): - In un angolo dell'officina trovasi un fornello lunghissimo e stretto nel quale sono collocate delle barre (feltuccie) .di ferro fucinato del più fino, di circa due pollici quadrati.(Om,0253) e di 40 piedi di luogo (1201, 191). (Per la fobbricaz;ione di pezzi da l 00 libbre ci vorrebbero barre ;di 90 piedi). Davanti a questo fori;i.ello havvi un cilindro di diametro eguale a quello del tubo di un. cannone di 25 dopo il -primo ravvolgimento.
MISCELLANE A
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·. Una, 'dì tali fettuccie ris.c aldata a bianco v_iene gradatamente fatta sortire dal forno per una apertura praticata nello sportello, e di mano in ma.nci arro!olata sopra il cilindro. - Allor~hè la fettuccia· fu cos·1 per intiero avvolta sul cilindro ·colla maggiore aggiustatezza possibile, il cilindro viene raddrizzato, ed il nastro (cbe'n.oi chiaii::teremo nastro n° 1) viene tolto ed in questo s tato in cui avrebbe la forma di un enonne cavatappi di t r~ piedi cli lun ghezza: viene portato i~ un--gran fornello ove in.dieci minuti ' è scaldato a bia.nco e quindi collocato l'itto in una cassa di ferro cilindrica sotto un maglio a vapor"e che lo sald.a e lo rlàuce alla !un.ghezza di due piedi, e mezzo. Tre di questi tu bi , formano un iutiero cannone da, 25. Appena che sono terrni.nat i. :vengono portati nell'officina de' to1.-ni tori: là sono veninati internamente e -torniti esternamente fino acl 1l 1O di pollice del loro diametro, allinchè anche la pii.: piccola fessura , che per caso . fosse restata pella saldatura · vei1ga ad_essere scoperta. Quando si riconosce esser perfetto ìl tubo è di nuovo condotto alla fucina. - Due tubi di fe rro sono messi al vivo della fiamma d'un fornello l'un l'altro toccantisi per le loro estremità e qtrnndo si riconoscono abbastaÙza arroventati sono saldati, col mezzo cli ariete di ferro manegg(atii a braccia. Tre di questi nastri così riuniti fo rmano i l tubo del cannone; ma enorme lavorò ancor l'imane, prima che divenga così perfetto còme fu, ammirato. - Sulh~ riunione del pr~mo e del second9 tubo, d'appresso al sito ove sono gli orec- , cbioni, si mette un sécqndo na.s tro o tubo cbe 'è stato reso a spirale, saldato, tornito e _terminato co{ne abbiam visto per i primi. Questo tubo dev'esssir atroYentà,to à rosso ciliegia. Sopra questo ultimo si colloca im ter zo nastro più cor to, ' massiccia fascia èi ferro fuE.inato s ulla quale sono collocati g1i orecchioni. Po1 intantÒ che si raffredda e si rassoda, un sistema· di tubi ripieni d'acqua collocati ne11' interno-del tù bo , impediscono che si riscaldi.,,Qhi il tubo è fini to ; ma bisogna metterci la culatta. Nel primo; secondo e terzo nastro il filo d'i ferro arrotolato è posto travers;,.lmcnte· a ttorno al cannone; ma per la culatta., che -deve sopportare la, forza: dell'esplosione della polvere, una ' tale disposizione sarebbe troppo · debole e cederebbe al primo colpo; la culatta è dunque formala con diversi pezzi di ferro fucina.to, fatti a cono e disposti come le doghe di una bot te, aventi il fil
64 MISCELLANEA. di fe_rro nella_~irezione_longitudinale del cannone. Tutti questi pezzi sono uint1 e s~ldati assieme in una sola niassa tubulare sotto maglio a vapore. - Qu~sta parte vien quindi come i nastri 1, 2 e 3, passata a~ torno, sgrossata e <lisposta per formare la culatta. Sopra questo pezzo sono collocàti due doppi nastri di ferro fu. cinato e arrotolati col fil di ferro e disposti in modò da formare un angolo retto con la parte di sotto (culatta). Il tubo a~endo cos! un tri~li~e _involt? di metallo a~ro_tolato all4 culat'\a ed agh orecchiom, e termmato, e rassomiglia ad un cannòne l uno-o b e sottile del quale siasi ta.glùtta la bocca e la culatta.·.;._ A questo punto viene passato al torno esternamente secondo le dimensioni , che deve avere e quindi passato ai cal~~ratori, che col micrometro, istrumento cli tutta precisione, nìisurano ogni parte con una esattezza mateµiatica. · Q~rnlunque parte del cannon~ che si scosti di 113,000 di. pollice (l') dalla sua dimensione precisa viene biasimata etagliata e rimpiazzat,t. Arrivato a questo punto di confezione_, il cannone lascia per la prima :olta le fucine e passa al laboraiorio ~i compi~ mento, ove dei torm, delle macclune a forare e rigare cd una immensità d'altri strumenti d'uso e di forme sconosciute sono in tutti i seosi collocati. Qui il cannone è dapprima posto sotto 1a macchina a verrina1·e; macohina di forza e perfezione ihaudita che fora ~uattro cannoni alla volta._ Ciascun ca~n6ne soggiace alla verrmaz1one due volte e per ciascuna operazione vì s'im• pieganq sei ore. La prima volta il cannone è forato fino ad un millesimo ·c1i pollice d~l suo vero diametro ; nella seconda l'anima viene terminata. - Qua~rlo il perforamento; vien ri-· conosriuto perfetto fino al limite della meta spessore di un capello s'incomincia la-rigatura. - Questa operazione è semplicissima : . il cannone è collocato orizzontalmente e le strie sono intaglia,te le une dopo le altre nello ~pazio di cinque orè. Nel cannone Armstrong si contano quaranta strie finissime, cias?una. inta~liat~ sotto un angolo prnpxio e di un ottavo di pollice di profondit~ , _for:mando inoltre un giro completo sopra una lunghezza <l1 dieci piedi e mezzo (3m,20). Subito dopo si •
(1) Il
V
pollice inglése equivale a 'om,025399.
MISCELLANEA (35 incide un foro qna:drò nella parie superiore della culatta nel sito ove trovasi il focone in uù éannone.ordinario o vi si :G.ssa una vite a passi profondi e finissimi all'estremità della culatta . . A questo punto l'nsse:rvatore comprenderebbe a ç:olpo d'occhio tutto il principio del sìstema, e qua:ndo gli si facesse vedere il ~ent-picò (otturatore), sarebbe in caso di puntare, caricare e tmtre con , questo pezzo con tutta facilità.. La forte vite vuota , che s'adatta all'esti·emità della-culatta ., . . . ' -s1 svita con tutta facilità e rapidissimamente mediante una ,pesante maniglìa. Volendo dunque sparare, la polvere e la palla conica vengono introdotte nella culatta att.raverso la vite vtwta e collocate_nella camera. Dietro questa, rotturatore in ~cciaio xivestito di r;ime è forzato nell'apertura · superiore e tien ferma_così la culatta del canµone." Un semplice giro di.vite la fissa e la tiene solidainente a suo posto dietro la carica. Qu~ndo si fa fuoco; girata la vite, l'otturatore ritirato, si fa pulita la c~era con una spugna attraverso la vite vuota, poi si coll<;>ca di nuovo la polvere e la palla coni.ca, l'otturatore si ferma dietro esse, si serra la vite; ed ecco in meno di un minuto il pE!zzo .pronto nuo_vamente a far fuoco . -, La pre?isione ed aggiustatezza dell' otturatore è una condizione sulla quale riposa L1uasi intieramente l'efficacia del cannone Armstl'ong, dovendo imp13dire questo la fuga dei gaz nel moment? de_ll'espl_osione; - da ci6 si deduce che la precisione di quest ,ordigno e . oltremodo cura.ta, motivo .per cui tuLti gli otturat01:i son_o simili nella forma, nella dimensìone e nel p;so peT ogm cannone dello stesso 'Calibro, ed un otturcitore d'un cannone da 25, _servé per tutti i cannoni di tal calib~-o ccc. La . precisiòne dell'anello di rame che auernisce l'otturatore e che· ~i assicura a.ll'estremità dell'anirn~'\.i.gata è. pure un oggeuo di grande importanza. Un piccolo maglio a vapore è perciò costanteme~te occupato a fabbricare questi anelli. _Il cannone Atmstrong a questo punto di costruzione colla s~1a culatta e_ vite è duoque· completo come pezio d'artiglieria.; più non c1 rimane a parlare che della mira e della bella trnta, osc~ra . che· così bene fa risa.ltare i nastri. - . Questa operazione la s_1 f~· spalmando stll pezzo yna mistum d'adqùa: di calco, con acido, e collocandolo quindi in urt forno a mite tempera1
A;:;No IV. Voi. IV. -
5.
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M1SCELUIU!A-
msCELLAKEA
tura per otlenere l'os~idazione. La . maniglia. della vite e ,l'o{• ' turatore sono dipinti di un bel- color porpora. Il collocamento degli ordigni per la-'Jinea di mira, la qua le è posta- sulla lunga portata del pezzÒ, è'. u,n'operazione molto delicata , ed importante. La mira ordinaria per i cannoni di corta portata_è posta sopra una linea che va dalla cuhtt; àlla bocca. La mira per la lunga porta.ta, è posta sulla parte desl ra della cu!at,ta de! pezzo o sulroreécliione di destra e,sulla destra qella bocca, onde cor• --reo-o-ern fino ad un certo punto, con questa linea di mira, la · te~dHnza del cannoné a portare il proietto a sinistra, tendenza comune a tl; tti i cannoni rigati, 1\3 di .cui scanellat.ure v,anno in questa direzione. 11 mirino. è forato e d'u~a tal precis~one di laivoro che il più piccolo oggetto si può scuoprire a _tutta_,,1sta. Con ciò noi ,tbbiamo da.to a' nostri lettori un S/.'gg10 de1 prin cipa l i. procedimenti nella fabbricazione di quest~ cannol!e, ~ ci sembra aver oltrepassato i limi:ti che c'eravam? propo~t1_: c1 resta ciononostante a parlare di quanto interess~ più da vrcmo, cio_è il prezzo, il peso, la durata,, la portata, la giu~tezza de! 1iro del cannone Armstrong comparata con qu!3lla dei •cannom attuali .
IL . La grande s upe~iori'tà dd cannone ,Armstrong i-n paragone . degli antichi pez~i d'artiglieria::merit~ di esser ~resa in_ mol~ considerazione, e cred-i:amo cosa utile 11 dare qm alcum cenm sul peso, sul prez~o, sulla portata, ~ulla pr~éis_ione. tiro: sulle condizioni di fabbricazione compar~te con gh aJ111cln pezzi a pareli liscie, non çhe ·su tuue le c1ualifa essenziali_ di.qu_esto nuovo pezzo pel quale sta· per sopravvenire_una r1voluz10ne scientifica nell'artiglieria, essendo questa scoperta s_tala presa in molla considerazione dall'amministrazione della guerra. In guanto al tempo necessario per la fabbricazione ~del can~ none Armstrong, il governo assicurava che l'azione numta degli arsenali di Elswick e W oolwich avrebbe permesso, dal lùglio a tutto il dicembre 1859, il confezionamento di cento cann,o ni.
de:
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Avanti la fine del 1859 Woolwich Solo terminava più di cento cannoni. ,,, Il .lavoro è stato sì regòlarmente e così felicemente condotto a ·termine in quèst'arsenale che la fabbrièazione si è succes- • .sivamente portata eia cinque a ventitrè cannoni per settimana. , Al momento in cui scriviamo, 113 pezzi di camp1gna da 12 sono perfettamente ·pron ti ai bisogni , e 220 sono in stato più o .meno -avanzato di fa bbricazione. - Tutti questi pezzi- sono da 12; ma siccome, tan1o a Elswick che a '\Voohvich esiste un numero di questi can·n:oni terll\_inati o::l in fabbricazione già a vanzata, e bastando questi a rin:q,ovare la totalità delle_nost1e · batterie di campagua, , non se ne confezioneranno più· di questo calibro, ed~i due arsenali invece riuniranno i loro sforzi. per la fabbricazione di pezzi di gr~sso calibro, o quanto m·e no di, ca'libro più elevato. -:- Supponendo che J"arsenà,le di Woolwich · possa contribuire · nella proporzione attuale _di 23 pezzi per settimana, noi avressimo cla questa sorgente sola più di 1100 can~ noni nuovi prima della fin~ dell'anno corrente. Tenendo ,or conto del maggior tempo voluto per la fucinazioné dei pez~i di grosso calibro, cioè da 25, 40, 70 e 100, quali ora si -sta cominciando, Vloolwich· potrà senza dubbio finire mille Célll· noni prima del, corrente anno. Dai laboratori.i del signor W illiam Armstrong a Elswick, oltre qualche pezzo ,,,di grosso calibro, si spedirono in China du-e batterie complete da 12, e 21 · pezzi pure da 12 per il servizio · delle sciafoppe, servizio al quale sono adattatissimi per la loro straordinaria leggerezza. Aggiungansi ancorà 40 pezzi pronti, pure da 12, per bÒ.tterie_da campagna quali son presti ad esser montati sugli affusti. Vi si . fabbricano due pezzi da 40 per giorno, e nel}' istesso frattempo è cominciata la fabbricazione di pezzi di grosso calibro con \m can~one da '100 del)a lunghezza di 10 piedi e 1I2 (Im,981), e dal quale si· spera ottenere una portata di 6 miglia e 1I2 inglesi· (kilom. 10,460); corri e a Wool wich, così i laboratorii di Elswick· ha• no' aumentata la proporzione de'loro prodotti da 3 pezzi a 14 per ogni setti;nana, e non è a dubitare che ·in un momento di bisogno gli arsenali di_Elswick e Woolwich_possano dare 40 pezzi ogni settimana. '
MISCELLANEA
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P er · duplicare Cì quadruplicare questo numero pèr , settimana, ' l'amminis,trazione della guerra non ha:- che ad aumen1are il·numero degli strumenti dell'arsenale~ il eh: si può fare in modo ilfonitato. A vVoolw ich la proporzione di. fabbricazione ·è di un canrione ogni tre ore e mezza di lavoro, a Elsw{ch è di quattro e roczza. · _ C01nunque però sia, nei dne arsenali un cannone, •dopo fa 1 prima operazione, di formazione de{ nastri cioè, fino al completo termine del pezzo, alla su& prova e collaudazione, esige dalle seì alle sette settimane di lavoro costati te ed intelligente. Molto si volle scrivere e parlare, sul dispendio del cannone Arrostrong, che di ianto si faceva, elev11re, da do-versi perciò escludere da sérvizio : ina ques,te às~e'l'zioni sono gratuite; sarà una fortissima spesa il sopprimere un gran maleriale di artiglieria relàtivàmen.te nuovo per sostituirvi un'arma più efficace ; qnesto è però l'inao-gvenie:nte di ·qualunque progresso cbe si vuol introdurre :i.n una fabbrica.ziono ! -' Un cannone in ferro strutto , sia desso -A.rmstrong, o vVitwortb ; è sempre costruito nello scopo d'ottenel'e certi essenziali 1;isultati, e quello finalmente che si riconosce riunirne in più gran proporzione sarà necessariamente il pii:t econo:mico. :Ma lasciando da parte queste verità incontestq,bih , il cannone Armstroilg, sotto tutti i rappoiti, eccettuato forse. la spesa di prima -fabbricazione, ~ l'atme la meno dispendiosa che ancora ·s ia sortita da arsenali. - Còs't, ·un cannone d,a 12 di campagna ordinario costa in _materiale e mano d'opera circa 200 · liré (5000 franchi), la sua portata rer ta è di l,400 yards (1280ID), il suo peso è di 19 quintali (9651,'143) cd ha ·bisogno di sei cavalli per mano,1 rarfo. In circo~tan1.e tutt_'affatto favorevol'i , un cannone orilinario può spara~e 800 colpi, dopo i quàli, se· pure ha potuto il _pezzo res~sterè a tanti, colpi, :viene scartato e rotto, p rodL1eendo in metallo J circa la n1età della sua spesa. ·- Il cannone da _12° Armstron'.g cesta circa 250 lire ( 6250· franchi), il suo tiro è sicuro alla distnnza di- 5,000 yarcls (4600m), il suo pel:lo non è c}le di 8 quintali ( 406;376) e non esige conseguentemente che quattro c·a valli per t:rairiarlo colla massima facilità. Qualcuno di questi canr.oni tirarono già 3500 colpi e son ancora nuovi.
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Fatta la proporzione poi del numero . de' colpi, del costo del cannone e del costo della carica, si ha, che l'antico e:annone caricantesi per la bocca cosla per ogni colpo scellini 5 (fr. 7,25), mentre che l'An}1strong non cosi a che scellini 1,3 (fr. 1,31), osservando ancora che il primo perde , la sua elfìcacia di. tiro a 3r4 cli miglia '(1206m), mentre il secondo prende in segno a 2 miglia (321 Srn ). · Sorprend~nte è poi l'economia d'uomini' e cavalli di cui abbisogna , in confronto degli altri pezzi, . cosa q1.1:st:1. pure ìmportaJ1tissima. · Quelli solo che viddero quanto sia difficile il trasporto dell'artigliePÌa d'un corpo d'armata, potranno apprezzare l'importanza di qnesta riclnz,ione di. cavalli, uno dei pi:_ù spaventevoli i mpedime nti dell'ai-tiglieria : os~erverò poi .ezianclio che questo cannone può esser tidGtlo facilmente ancora a metil del_.suo peso attuale .conservando sempre la stessa forza , prova pe rò ohe non ancor~ si fece , perchè la tr~ppo leggerezza potrebbe omiduné forse a qualche inconveniente . . ~l :rinculo del canno11e sta in esatta proporzione colla forza <i rapidità del proietto aHorchè abba'ndona la cùlatta, ed il cannone da 12, non p.e,rnnùo che. 8 quintali, rinc;Ja così, da -0-bblig,1re a_, rfoforzar-e considerevol1uente gli · affusti attuali deU'arti~lletia da caro.pagm. ~embrerà stran.o, qnantnnque vero, cb.e finora il sig. William Armstrong, non ab bìa fabbricato un solo cannone nello scopo "ç].i ottenere uua lunga portata. La portata di tut0- i cannoni costrut1i sul medesi mo principio è cer:amente enmme; :prn il prine:ipal sèopo e direi anzi l'unico eh.e ebbe di mira il -:sigl).ot· A nuslrong fu di dare al pezzo una perfetta aggiustatezza nel tiro : e si è sotto q uésto r apporto che egli per-yenne , :i.d una porfe?.ione incredibile, e que;;to fatto è pnr anco or:ct riconosciuto dagli antichi ufficiali d'iirtiglieria , e da quelli s tessi che dapprima giudicavano gn.esto cannone buonQ a nulla. Anzi vi dÌ.rò che i cannonieri i quali ora manovrano coi cannoni Armstrong, malgrado la -sfavorevole opinione concepita a tì1Lta prima, dichiarano, che: non -mancherebbero mai di colpire uomo ad !,mi.glia di distanza. ( 16Q!)m). In un arsenale si conserva una tavoletta di 22 pollici (O, m 5584) di lungo _per 9 (0,m2284) di. largo , la quale colÌoca.t a qual ber•
un
70 MISCELLANEA sa,,lio ad una àistauza di 314 di miglia (1206m), per cui era 0 . • appena visibile, su quaUro colpi. tre la !occarono .. Agli arsen 9li di. Ets·wick si sta -ora fabbricando un p,ezzo da 100, di 11 piedi (3,m352) di h111150, collo scopo speciale di ottenere una -lung11, portata; questò pezzo si suppone avrà una por tata eITett.i va di pi ù di sei miglia e mezzo (10,46_Qm).' Non bisogna pur qui di::i:n.e nticare, che questi terril?ili risultati sono ottenuti con u na sola metà di polvere impieg-ata per i cannoni ordinari attuali, e ciò è dovuto non solo all& forma · del pro_ietto che non avendo vento riceve per 1intiero la · forza di esplosione della polvere, ma ben anche al m odulo e angolo delle strie. . · -~ Il proietto Armstrong è di 'form a conica, alto 2 diamétrC e mezz~ : alla base del 'cono è collocato~un anello di piombo, fissato sul ferro a coda di rondine-ed un _altro anello simile alla ba~e del proietto. I l diarnet.ro di questi due anelli è 1116 di pollice più grande, che non il. diamet~o dell'.a,nim.a del cannone, di modo che le più fine rigature vengono r iempite e si toglie il ycnto. , Un cannone ordina6o da 32 pesando 56 quintali', e~ige 1O libbre di .polvere per la portata di 3000 yards ; per t,n cannone Armstrong, invece, da 32 che pesa 20 quintali s'im piegano,5 \ibbre di pob:ere per spingere il proietto a circa 10000 yards . · , ·, Circa un anuo ' fa,, il govern~ a~'ea stabilito un graµ laho• ratorio a Wool" ;ich per la fondita dei cannoni di ferraccio, che prima commetteva agli industriali priva.ti., e che fornivano eccellenti pezzi d'artiglieria. · Distolto quip.di da questo principio per u~a falsa idea di economia, ,il governo ebbe la disgraziata inspirazione di voler -lottare coll'industria per cui ven ne al merito di ottenere risul• tati che ha,nno sempre seguita la · concorrenza dal governo st~sso dopo i. monopoli d'Elisabetta fino a' nostri gio;rni ; e , !:f0,090 lire sterline (2, 252,250 franch.i ) si sp~sero per la costruzione, di .una fonderia a Woolwicb, che fu inaugurata con grandi feste ,e musicbe ; · ma fin •da l bel principio, la f9nderia dovelte con ·suo gràn dolore aceorgersi, che non possedeva il segreto della miscela di fefro adoperata nelle fabbriche di
, • li!lSCELLANE ?.: 71 l:oow Moor e 1m_r càusa di questo piccolo difetto, i cannoni fu~i
a \\'."oolwich scoppiavano allo sparo di · prova. - Loow Moor fu a,llora graziosamen te invitato a comunicare il suo segreto, tùa col maggior garbo vi -si rifiutò. Il goYerno allora, si m ise a far analisare i mirrernli, ma dopo numerose e -inutili prove per s~op rire _il segreto (che P,Oi non consisteva che ue:la qualità speciaJe dei car bone adoperato), _. la fonderia fu soppress1t e messa a disposizione del signor Arrnstrong. · Sotto la sua direzione e col concorso dei membri p rincipali è!ell' Ammi nisfrazione della guerra, q·uest'i rnmenso lablll'atorio e le sue innumerevoli macchi11e furono con poca spesa adat· tali alle diverse parti della fxbbricazir,ne del cannone Armstrong . Questo- riadattamento fu eseguito con :anta Cllra ed er,onomia, che con poche migliaia di lire sterline ciascuna par te dell'offaioa venrie moaificata perfettament:e q ual si con- . veniva alla sua nuova deslina?..ione. Così che, · come l'àbbiam -g~à annunziato, Vloolw ich -può fornir~ in quest'anno 1000 grossi cannoni e Elswick 650; immenso accrescimento di difesa pel piJ-ese, considerando la portata e l'aggius1àtezza il_i questa formidabile artiglie ria.. Nello stesso tempo l'amminis trazione della guerra cerca u n t-nezzo d'utilizzare J'immen,so numero di cnnnoni an tichi facendoli rii,;are se-éondo il sistema francese; metoào questo che non è facile spiegare così " facilmente, chè tutti i cannoni di ferro che furori' rigati in Inghilterra· scoppiaron ti.Ìtt.i sotto lo sparo di p ro~ra. Questo malaugt:ràto accidente , che andavl ripetendosi, fece portare l'attenzio_n e dei direttori ed . i~ven tori , sul mezzo di ripararvi , e ,1,i cèrcò il m ezzo di rinforzar e i canno_ni di ferraccio dell'antico sistema ( che a mille a mille esistono nei riostri arsenali), mettendoli in i.stato di sopportare l'operazione della rigatura e di resis1ere a1l'ur to aumentato da questa, per . l'accrescimento -della resistenza del i)roietto conico a lla forza di proiezione. A quest'uopo aléuni can noni di ferraccio di calibro ordi:nario• furono cinti con degli anelli di ferro fucinato che venivano collocati a · posto mentre erano ·rovèntati a rosso. . Il risultato fu quello di qnadruplicare la forza del pezzo; cosicchè: un cannone da 68, fa bhr-icàto a Loo'ir.j\foor scoppia
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-sotto la carica di prova di 28 libbre di polvere e proietto, ed ·u u cannone esattamen te della stessa dimensione e peso cerchiato con questi a·n elli, sopporta J·a carica. di 28 libbre di polvere e spinge un lungo cilindro di ferro del peso eh cinque quintalì ( 254k ) · almeno; - e se alcuno di questi cannoni scoppiò . sotto quest~ terribile prova, si trovò la rott ura in qualche pa.r te ove il cerchio od anello di fei-ro non _combaciava perfeUamente col pezzo, ~ Queste esperienze condusrnro il governo ad esigere, come condizioni · speciali nella rigatura dei cannoni , la forza con una leggerezza relativa, l'aggiustatezza del tiro e _la portata; subordinando però sempre quest'ultima condizione a quella ben più imì)ort:mte della aggiustatez:::1. · Sei ,nuovi metodi ·si sono ora sottomessi all'esame dell'a.1;nministrazione della guerra, e tutti promettono di soddisfare alle volute condi2Jioni.'Sqn dessi : il cannone ri~otto del sig. Arn1st1'ong, quello del comandante Scott della 1'.eal marin:a; uno del sig. vVithworth; uno del sig. Lanr,astes ; uno del sig Bashley-Brittain e uno del sig. Jeffries ; - quale sarà l'aclott3to ancor non sì sa,_ ma pare che si disputeranno i soli sistemi Withworlh e Arrnstròng, Il signor vVitlnvorth esso pure ìnventò un cannone che si carica per la culatta, il qua}e per la foÌ'za , semplicità , portata e aggiustatezza, clicesi sor'pa.sserà quello; Armstrong. Ma le pubbliche prove che fra poco si faranno nelle vicinauze di Li-verpool ne daranno il risulta to. · Qualunque sia il piano che si acl0Jti per la riduzione degli anti.cl1i cannoni a, cannoni rigati, sarà però certo doversi posare sul rrincipio del cerchiamentb in ferro · focinato, e mentre che le commissioni discutouo ,i differenti sistemi, l'am•m inistrazione della: guerra fa intanto costruire a Woolwich una serie di fornelli per fabbricarvi gli anelli sud2etti, mentre che p1:1i-e si · stabiliscono dei toi-riì per to~nire i proìe.tti che- saranno pure in ferro fucinato ecl eseguiti con precisione matematica. Tutti questi sforzi sono degni cli 'lode tanto sotto il sistema economico, che sotto l'aspetto · dì mettere rapidamente a disposizione del paese un immenso approvigionan:1ento di ca.nnoni di specie · formidabile-: 1
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Una questione però ancor molto dubbiosa si è quella di saper; fino a · qual punto questi cannçmi sieno susrettibili a subire la rigatura, sapendosi già che per mezzo dell'aggiunta de' cerchi, solo i l massiccio cannone da 68 e i l lungo cannone da 32 poterono subi.re quest'operazione, - Non bisognerebbe, che per errore o per il sempli'ce scopo di debole economia succede,se, che nel tìdurre i cannoni vecchi, si venisse acl ottenere prodotti inferiori con spesa elevata. 11 cannone dev'essere inn;mzi tutto .im01uJ1e del benchè minimo sospetto che possa scoppiare ; _sospetto questo che pur troppo è unificato ai cannoni di ferro finora ridotti , e che metterebbe i soldati e marinai fl punto cli -temere più il loro pezzo che l'inimic;o. _ Fra i cannoni che· si caTicano per l,a cu1a.tta, i più perfetti sono guelli del sig. Armstron.g e del sig. Withworth. L'ultimo non potrà scoppiare se non quando saprà che qualcuno trovò it mezzo di fa~ scoppiare il p~imo. • . La forza del. cannone .Arm_strong è così grande che un pollice quadrato del ferro componente i l pezzo preso in qualunque parte resiste ad una tensione di 33 tonn. ( 33,526k ). Questo è il pezzo che ci abbisogna e che sarà difficile ottenere se solo si avrà il pensiero d\rna economia nell'approviggionàmento del materiale. - L'Amministrazione rifletta bene che il gran scoglio ad evitare si è quello di avere in un approviggio~ namento armi di seconda g ualità e in questo difetto grandissimo cadrà per certo, se sola sua guida sar1L l'economia malinlesa. _ P er quanto grandi sieno le tentazioni; per quanto ragionevoli. le speranze, cerchi solo di ottenere armi di prima qualità, ed allora accontenterà. in un tempo i l publ:)lico, la marina e l'armata. Se dall'esperienza del passato. si deve prevedere per }'avvenire, · considerando gl'imrnensi risultati ottenuti col cannoneArmstrong, si trova una strada a seguire per· le induzioni. che la commissione ne polrà fare, e no_ì non dubitiamo punto che le sue decisioni saranno accettate con soddisfazione, dal paese e dall'armata. Fra poco sarà deciso quale modello di cannone rigato verrà approvato oltre il cannone Arms!rong, ed i nostri 'lettori ne saranno informati.. E. C.
Ct.1,pitano neU'arma di fanteria. ( Versione dal Times)
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.CANON \VHlT\iVORTH
Rìcavìamo dal Jou.rri.al des débats il seguente estràtto di una corrispòndenza: . \" Hicr et anjourd'hui , nous avons assisté aux cxpéricnccs qui vicnncnt ile se fafr_c sur, la portéc CL l:l juslesse de tir du canon dc lii. \Vhitworth, qui est, camme on sai ~,, une pièce qui se· ch,1rgc par la culusse, qni a' une ame de forme hcxngonale et qui l,~ncc dcs prÒjcclilrs de forn,c «on iquc à s ix pans. Lcs résull ats att.c nclus avcc tant d'impalie nce-par Ics ,ofr.cicrs dc !'~rt ill e_6e et du gén~c out surpassé lonlcs Ics éspéranccs. Le succès , ~ Yrai dire, a été réel lc mcnt clonnant. La juslcs_se dc ti r ct_hi longucur dc, porléc ohtenues avcc dcs charges dc pnudrc comp:w3livcmcn t lrès peti tcs ont tcl lcmcnt rlépassé tout cc qn ' on a vu jusqu'ici, qu'il est. él'itleul qt1c nous sommes à la vcil lc d'une nouvelle révolulion dans la 5cicnce balistiqnc, et quc rnerne Ics plns g rands résultals qùi ont élé jamais oblcnus nvec la canon Armstrong vonL et.re à len r tou r frès c!focés. C'esl une opiuion très généralc cl cn mcrne tcìi-,ps très eri~onéc de croirc q'nc tout g rand Jll'Ogrès nouveau doH èlrc le tle ruicr rie son genre; c'est ainsi C('pc ndant que l'admirah lc canon Armslrong, qni possèdc sur l'ancicnnc arti llcde une si nicrvtilleu sc su périorité de .portéc , d e j ustcssc dc tir cl dc forcc dc pcnét.1:a lion , à é lé tout d'abç,rd proclamé _com mc le n ec plus ;,U,·u,' dc cc quc l'ar lil kric pouvait a tlc ndrc, au dc là cluqucl il n 'y av<1il plus ricn à cspércr. [,a vérilé, néanrnoins, c'cst q1JC c'ét.ail selt lcrni.· nt un premier pas daos une v oie t oule nouv c•l le et qu i cloit nous co,ul uirc 11, dcs ré~ult-àts ccrlai11s ,· bico qu'aujout·d '.hui encore il s parais~c nt irréa lisables. Le canon Arms trong a é té un pas giganlesqn e dans la sciencc dc l'art.ili cric ; mais les cxpéricnccs' qui vicnncn t dc .se foirc ici prou vcnl qu é_ nous ne ,lcvons pas le regardcr co rnrne le terme rle nòs cfforls, et que le canon \Vhitwott.h hri- mèmc, rnalgré son frnmcns c supérioritci sur !es a·utres', po urra etre dépus;é par d'autres a·,·ant pc u t- ètrc la fin ,le l'a unéc. " La forme dc l'itmc adopléc pa1· M. \Vhilwor th dans la ' construction 1 dc scs pièces est aujourd'l,ui si co,;nuc qu'tl n'cst p rcsrptc pas .néccss,,ir'c cle dire 'qu'cllc r eprésentc une cou pc hcx,,gonalc donl lcs ,1nglcs son l _;ir r onclis, et quc, rlans son dé1•cloppcmcnt. , eJJe a lu form e d'une spirale cn:tlSc et polygo ,rn lc. La l ongucur du pas dc la spirale dépcnd du diam~tre dc l'àme et est loujòn rs en proporlion dc la longnetir d u projeclilc, conformémcnt au principe élab li par M. Whilworth, ·quc - l'inslabilité dcs proj ecli lcs allongés p ell t etre,racheléc par la rapi-dilé, de ·leurs rév,ol nlions. · " Dans cc syslèmc ;' loutes Ics pièccs se chargent par la culassc. La prc-
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mière imprcssion quc . !'on éprouvc cn J~s v oyant, c'cst la surprise de l'cxtrèm!l simplicité de lèur con slr1rnlion et , pa r su ite, de la facililé et dc la certiluc\e avcc lesq ttelles on )rs manreuvrcnt com me nous allons essayer dc le fa il'e resso.l'lir en Ics décrivant. · " Toulcs Ics pièccs è:l t1 syst.èrnc élant semblablcs Ics uncs aux autres, il suffira d'cn décri rc une seule. On pcut dil'c fomilièrcment qu'ellc se corµp osc d'un tube rayé dnns .toutc sa longc11r, depuis la gucu lc jusq'à la culasse , laquellc est fe l'méc, quand la piècc est chargée, par un capuchon assez r cssemblant à ccl ui qui ferme un \élc,cope orcl foa ire . Cc capuchon ·s'adap te à la cul usse' , qui, pon r le reccvoir , préscnte cxléricurement la forme ,d'une v is, Il ne se détaéhe pas complétcrrwnt du canon, comme la piècc de culasse d'Armsfro ng', mais il fait son évol ution , et se rnanreuvre dans u n col.licr dc fcr qui se conjugnc lujs mèmc aver. une projcclion · d'un còté de la culasse par un pcnlure à ch:imièrc sur Jaqu cll c il se d ~tournc pour dégagcr l'accès de la cul asse. Un des grands a vantagcs dc ce sy stèmc c\c conslruclion, c'est qu'il pcrmct de r ,!yer tout l'itltéricu r de l'ame, cc qui n'c_s t pas ·1e cas lorsqn'ob est obligé d'avoir recours à u ne cha mbre, camme, par cxcmplc , d:rns la piè-cc ;\, rmstrong. ._ Supposant don e quc le ca n on v1en t dc faire · fcu, la dcscriptio'n des· n1aooo(1vrrs à l'ai,lc d'csqucll cs on le chargc et on le décharge fora comprendere la construcliu-11 e J'action de l'a pparcil de la colasse. Tournan l 110 lcvier iJui est ad:,pté au capuchon , ce dcrn ier se dévisse et , •ient en arrièrc , puis, éfant loujours porté s.;r son collii~r à chamière , on le clétourne, cc qui laisse tou t le lttb c , tou \P.· l'arn e du c:,non libre dii bout en bout, On piace -a\ors le proj ccl-ilc d ans la pièce, o,i1 pousse dcrrièrc l11i la gargousse, on_ rcmet on place · )c èapuchon, qui se ferme commc unc1 porte, et cnsuite, avcc l rois tour dc levii,r, on _le visse su r l'cxtrémité de la piècc. La )um ièrc est percée ·au ccnlre du capu'chon, à l'arrière, et pcut èlrc cons idé réc comme la prol ungation de J'axc de l'inne. Le fcu se .communiqnc par suite à la chargo avrc l'étoupillc ord inaire à friction , et quoiqn'il n'ail pas été fait d'expérience s nr la vilesse dc la · manreuvre, nous cl'oy ons qn 'il faut moins de temps pu or tircr un cou p avee le canon \Vhj twortlì q u'avcc I~ canon Armslrong. « Un trait d isl.inclif e t i rnport:,nl du syst.èrric -dc lii. \Vhitwol'\.h, c'est la' forme c\es projecliles qn'il emploic. 11s ne sont pas r evèlus d'une couche . dcp11él;tl diITé rent de celui qui Ics compose , comrnc les p roj<'el il cs Armstrong; e.e sont dcs boulons de mét.al simplc et h ouJogènc, mais c\e fo rmcs di!Tércntcs, sclon !es résul tats que l'on veut obtcuir. 11s sont fa its à la mccaniquc: et dc tellcs prop ol'tions que ce:tlcs dc l cur surfaces q ni portent rcmplisseot exactcmcnt l'àmc, dc la piècc, rie sorte qu c !'on pc ut dire que la ùif'cction héJiço·idale est le résultat d u syslème de construcl.iòn dc J,a' piècc et ùc son boulet, 9rnis non pas d c l'explosion c\e l\1 poudre. · « Pour pénétl'er des subslanccs Jégèrcs et dc la maçonncrie, on cm-· ploie dc~ · projcct.iles tu buJaires; pour p ercer des plaqi1cs de ,f or forgé, des projec liles à tcte platc. Par ordrc de l'amirauté, dcs cxpérienr.cs vont bicntòt se fai,:e à Chatam pour vérifier sous· cc dcrnicr point la puis~anc~
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d u canon ,vhitworth. Dans le tir ordinaire et lorsqae In porlée est une <:011sidération importante, In. forme du pr6jeclile est dc forme légé,·cment conique cl arrondic, et la queue est foite Pour corrcspondre prcsque :wcc _J'avnnt pour le ~c~•·é dc conicilé, sauf l'cxtrémilé arrière qui est' nplalic, cl quc lq11.-fo1s evid<\c. L·imp ortuncc q11'il y a i, élab lir d cs propo,·Lions con vcnabl cs ent.rc In forme e le poids rclalifs de l'arrièrc e t dc l'avaat d'un projcclile rcssort de cc fait, ·aujourd'l,ui prou\'é par hl p ratiq11c, f(t1'11n proj cclilc daris la con slr11cti on d11q11cl ccs conditions ont élé ~bscr_vécs gaguc 2f> p our 100 dc p orlée sur 1111 projcclilc qui , cn uyant la Lclc fa,tc de mème, a sa parlie arrière f:oite sur le modèlc cylintlrique Or<finairc. i " Cet accroisscmcnt de portée est clu cxclusivcmr.nl· à b forme <111 projcclilc, com me on co a acqui la preuve dans dcs expél'icnccs o ù toutes les .iulrrs conditions d u lir étaienl cxaclcmcnl Ics mèmcs , et l'on pcut di1·ti qu'il s'ohlicnt cn npplirpiant a11.x proj,!clil cs qm se mcuvcnt ùa ns l'uir les p rfo cipes dc oonslru ction conv('nnh lr.s, exact.ement com me un nuvire const~uit da ns Ics con dilions Ics plus salisfaisanl~s pour faciliter son passagc a Lravc rs l'can :11lcin l le maximum de ,·ilcssc. " La ch urgc d c pourlrc CRI cnfcrrnéc clans dcs boilcs clc fcr-blan c doni Ics formcs son l calculécs pour rcmpl ir l'àmc rayée du canon. La base de lo boìtc est pcrcéc dans s on ccnlrc par un orilìcc qui corrcspond cxaClNn cnt tt In lnmi èrc pour cfuc l'.cxp losion clc l'.él.oupil lc a ,·rh:c jns qu'à In pourlrc. L3 tèlc dc la hoitc es t garn i e d'u ne bou rre ou d'un valc t im prégné dc matièrc i;rasse. C'cst cncorc un trait particnlicr du syslème \Vhilworlh; par snilc clc rin fi,imma tion clc la pondrc, Ics malièrcs grasscs , c n se répnnda nt év lcmcnl s ur loutc In snrfacc intérieure du can on, dis • pcnsent d'écouvillnnner. " Lorsqnc la pièce a fait rcu , la boitc,de fer-1,lanc rr.slc dans la pièce; lorsq,·e le copuch on est cléYissé et déi.o nrné, on la rilirc cl aYcc elle la plus g rande pa rlic clu clépòl dc c rasse quc bisso la combustion cfo la poudrc. "' Après nvoir do~aé ces not ions générales snr le can on ,Vhi tworth , n ous ;illons cli re Ics résultals d cs cxpfrirnces nuxqueJ'lcs n ous avons as~ sisté. Soulhport, qui leur a servi dc théàtre, est un pctit villagc silné à mi-chcn,iu cnlrc Li verpool et ~fanchcslcr, cl qui p,·éscntc sur ks srèvcs, q11i l'cl) lonrcnt lcs co ndilions lcs plus favorab lcs pour y s uivre Ics étutles quc nous vcnons <l'y voi r foirc. Il y av:1it c n ba tte rie dcs ca nons rle 3, d c 1:! et dc 18 li\TCS m311tés sur d cs :11Tùts fails exprès pour cux, t'l des pièces dc 70, de 80, de 90 cl dc 100 li\ll'es montécs sur clc, offùls marins orcli nafrcs. Celte d iffércnce cbns les affùls pcrrn cHa it. de p oinl('r Ics pièces · clc la prcmièrc catégoric à 1111 angle bcancoup plus élcvé quc les anlrcs; la pi,èce. cl c SO ,pm· cxcmplc , ne pouvuit è lre poiuléc qu 'à un anglo dc 5 dcg rcs. D'a ill c urs, celle arlillel'ic rcssemblait hcaucou p, pour l'app orcucc, à celle d·Armstrong , sn uf la piècc clc 80 qui était scnsiblem cnt plus lourde, :tynnt élé construile nvec une épaisscur inutile sclon n ous mais dans le but clc p ouvoir èl rn éprouvé avcc Ics chargc~ dc poudre :t cle b oulets
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ies plus consiclérahles, Cette pi èce pèse qualre tonncs, lanclis quc le cnnon Armslroag dc 100 ne doit pcser quc de ux Lonnes et dcmic , ce qui est ccrl:1incmcnt un très grand avonlagc. li faut dire ccpendan t quc M. ,Vhilworlh, sans s acrifior nucune clcs r.onditions dc solid ité, p o11rr:1il , sclon n ollS, rédui rc le p oids de sa piècc à 60 q11 inluu x . Mais, pour ce qui est du calibrc dc 12 livrrs et au dcssous, Ics e.mons , Vhitworth pcuvcnt ètrc constrnits dans d es conditions d c farce cl dc légèrcté qui dépassen l lnut · cc quc foi t si r Vi' illiam Armstrong pou,· Ics pièccs de mèmc ca librc. " Au premier abord , il est très d1ffìc1lc dc se prrs uadc r quc la piècc dc 3, cc tube long cl mincc qui rcssemblc à un télcscopc porlé su r dcs rou cs, et qui ne pèsc qne 208 livres, puissc ètre, cc qu'i\ est. récllcmcnt, un des pi us for01idablcs engins de clcslruction quc h1 scicncc m oderne ait produil, une arme terribile et capablc, avec une chargc de pouclre qui n'cst guèrc plus considcrahlc que celle qu'on cmploic pour Ics longs fu.;i)s clc la chossc ou ma rais, dc porl.cr la mori., avcc une ccrtilude prcsque infaillibile, à 5 millcs dc dist ance (p lus dc S kilomètres). " Comparés aux canons q u i éloicnt cncorc en scn'icc il y a un an à peinc, cctJX d'A rmslrong r.t dc W' hilworlh scmhlcnt è trc rl oués cl'inslinct et d"intclligcn cc, et r icn ne cons tale mir: u .~ la supériorité .ie l'esprit s ur la matière quc de voir une dc nos ancicnnes p ièccs si mossi\'es de 68 placéc còtc à còlc avcc une p cli lc piècc dc 3 dc , vhitworlh, qui scrail c:ipablc dc la clétruire ù une ,l islancc dc 10,000 yti rds. Le IJl'Cm i<•J' coup d·cssni ful liré avcc le pièce clc 80, pour montrcr commcnl la d ircclion h éliço'idalc est donnéc ou projcctile selon la grandeur du pas dc la spirale. Po ur cc faire , la pi ècc fu~ chargéc dc 8 onccs <l e p oudrc (21J8 gramm cs) seulcmcnt et un long hou let co11ique du poids d c 90 livrc.s. Avcc l oule a ulrc piècc, une s i faiblc charge dc poudre aurail à pcin c fait bougcr celle langue masse clc fcr; avcc le ca n on ,Vhitworll, , le pcsont boulct fut cbassé cl c lu piècc uvee une très faibl c vi tesse cl avcc 1111 bruit parUcul,cr produil par la révolution qu 'il accompliss,iit aulou1· de son axc cn fondant l'a1r. li alln Lombcr it c nviron 700 ynrds d e dislance , puis , ' après avoir froppé la t.orrc, il ,·icocha à un e haulcur considéi-a bk à an gle droit nvec sa ligne dc <lircclion, pour finir par se pcrtl rc duns la mcr an milieu du nuage dc sahlc et d'cau qu'il a1•ait soulc,·é. " On procédu cnsuilc au lir dc la pièce dc 12. Les dislances étaicnt incliqoécs , su r une longucur ,le 10,000 yords, pa,· 'clcs piqnc ls cspa cés enlrc eux dc 100 yarcls. Le tcmps ètait bcau ; ccpcndanl il n'a pas élé fait h icr d'cxpéricnce pOllr vérificr la porlée dc In piècc ,le 12; on n·a cxpérimcn lé quc la justcssc dc s011 tir, et on ra· éprouvéc , ur une cihlc av cc un ccnlrc dc :l picd~ carrés et placéc a 1 ,000 ya rd (991, mèlrcs) clc dislonce. Il a voit été convcnu q uc les dcnx pren1icrs conps ne complcrai (·nt pas; mais le sccon(l passa tout j11stc c n tre lo ciblc cl Ics polc:1ux "(}Ui la sou t.cnaicnt. Dcs huit conps qui furent tiré ensuilc, tous porlèrcnl dans là ciblc et dans un cspacc cle 4 picds carrés: deux d'cntre cux trave1·sèrcnt le centrc, qui , à celte distance, ne p araissai t pns plus grnnd qu'une tetcd'homme. Ln chargc étai t da 28 onccs (870 grammes) de poudrc;
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dans Ics ancicnncs piècc d u mèmc calibrc, cllc~~Lait de ontcs. Avéc 28 onccs, ccpcndant, la force et la vilcsse du boulct paraissaient énonnes • la ligne de tir éfait. pcu élevée, le ricochet très-grand et presque tou'jÒur~ à ·droitc de la dircction ~ c'cst-à-dirc dans le ·sens du pns de l'hé licc. " Un boulct, après av,1 Ìì' trevcrsé la.ciblc, alla. dlab'iìr·d raser le. sable à 2,'lOO ya,;ds dc djstance, puis à 3,000, après quo[ il ricocha dc lWO en 200 yards jusq,1'à cc qu'enfìn il vint s'intcrrcr à 5,600 yards (5 kilornètrcs et_demi) du lieu. d'o~ il av;i_it élé lancé_. L'anglc de lir ét.ait-dc t ,drgré 28 mun1lr.s, le recul a p c1ne scns1blc, le br·uit dc l'cxplosion bcaucoup m1Jindrc que cc lui d'une piècc ordinai re, et le bruit produit par la coursc d\i proj eclile comparativement très faible. Un ltornme scu l servait la Jli~ce' avec la plus g:raotlc .aisa_nce ,· rclinrnt la .boite dc la c·artouche après chaquc coup avcc dc.; tenari Ics._)1 ne fut pas bcsoin d'éco1nillonncr la piècc.ni dc la rafraichi ,· cn au cunc façon, ct--quoiqu'il restat dans le canon une cerlainc qllantité de crasse produite par la poudrc ., il est v;·ai de dire qu'au dcrnier coup il _étai_t pour le tir cn tout huss( bon élat qu'au premier: " Vint cnsuitc le .t our du éanoq du 3, avec lcquel on commenca à tirer sur une ciblc placé0 à 4,0(JO yarùs. C'est une distancc que 1'01; atleicnt pr,,~que touj /1urs avcc les pièces dc 68 et lcs canons long:s d ,; 32 qui sont e-ncorc. cn service, ponrvu toutefo is qu'on lcur d onne dans ·le tir une elévation dc 25 à 30 degrés au dessus de la ligne d'horizon et dcs char"CS dc 10 à f6 livres de poudre. Dans ccs conditions, on allci ntsouvent des portécs dc 11,000 ya ,·c~s, mais le )iut , c'cst prcsq\le sans cxemple. Nolis aurions dù dire q11e la long:ucur du canon Wh ilworlh ,dc 12 est d't-i1.viron G picds, son diamètrc inl.érieur <le 'prl'sqne 3 pouccs, ct· lc p asti.e son h él icc, comme d'aill curs sont 1.oul.cs !es pièccs légèro,s, est d'un tour complet par 1,0 pouccs , cc qui revient à dire quc le proj ect.ile foit prcsquc dcux révol utions. coll)p]ètcs sur son axc ··avt1nt de qi,ittcr la piècc. « Le diamèLrè inténe ur du canon de '3 est d'à peu prè, 1 pouce t 12; mais sa longucnr étunt, moindrc, 5 pieds 2 pouces, le projeclile fai t ~1ussi une évolution moindrc d,rns l'arnc cle la piècc, le pus dc vis rcslant tol)jours le mème. Le l.ir commença donc avec 10 dcgrés d'élévation à 4 ,000 yards, la charge d c poudrc ét,u,t sculcme[\t de 7 onccs 1(?. (233 gramrnes). Un h~mme scul- suffìsa it' aussi i1 la manoouvrc, tirant quutre coups cn cinq rn111utcs c:t- ~ans se presser. Le bruit- do projccti lc puuvait à -peine s'cntcndre. Le premier coup en~ra dans le sablc à 1,,171, yards (4-,146 mèlres), . et à 6 yards seulcrnent sur la ganchc dc la dirccli on ; le seconcl to_ncha tcn;c à 11,179 yards de dista nce , et à ~ yards à gauchc dé la direclinn; , le troisièm,c à '> , t 21, yards dc dislancc, età 5 yards à gauch c; le qualrième à 4,122 ya rcls , de di,lance, età 2 yards dc \a dircct.ion. " L'élévalion ayant été porlée à 20 dcgrés, toujours· avec la memc charg:e' de sept 0nces dcmic, on ess:,ya Ics portécs de 6 à J ,000 ynrds ( 7. 158 rnètrcs). A celte éilorrne distanec, le premier coup toucha la terre à 6,760 yards (6,739 mètres), et sculcmcnt à 5 yards à gauchc de la dircètion·. Le sccond" coup toucha, à 6,784 yards dt dis~ance età 12 yar~s à gat1che, . le troisième à 6,720 yards de distance et à 16 yarùs à . gauche. Celte
dcv'ialion . à gauchc, co~lrair"c aux résultats ordinaires, élait prbduite· paile vent du Jarge qui soofflait trils frais. ,PoÌ1r corrig:cr celte erreur,, on ' pointa alors un peu sur la droite, et ,au qualrièmc coup, qui -porla à 6, 910 yards dc distance, on n e s'écartait plus q11e cle 2 yurds dc la di~ rcclion . La clrnrgc de poudrc fu t cnsuile porléc à S onces (2118 g:ramrnes), l'élrvation à 35 dcgrés, et Ics résullals qu'on ';'Qlint suqiassèrcnt encorn de henucoup ]es' précédcns, Le premier coup en tra dans le sable il 8,970 yards de distance et scu lemcnl à 22 yar-ds droilc de la d rrccliòn; le sccond à 8,930 yards de d istancc et. séµlement 'à ·Jo yards sur la g:anchc; lc . l roisième à 9,059 yards et 11 IO 'yprds sur la droitc; le quatrièmc, enfìn, à l' incroyable distancc de 9,16~ yards (9,108 niètrcs), avcc une _ err.cur dc :!2 yards seulcmcnt sur- la droilc_. « La pièce dc BO: fut a lors chargéc sous un angle de 5 clcgrés et avcc 1Jnc charg:e dc pouarc dc 1"2 livrcs, qui lançn uvee un br111t foymithible un projcctile dLt poids dc 90 livrcs à une d istance de 2,5:'>0 yards, ou il ricocha à nng:lc droit pour allcr clisparnitre dans la mer à une distance énorn,e; un. sccond boulet, avcc la mèmc e]l(lrg:c, · t,)Ucha le sol à une distancc de 2,(\20 y args et à 2 yart!s s; ulemcnt su·t· la dro ite dc la dirccl.ion; à ce point il rchor,d it dans l'::ir et continua sa coursc d 1'Qit dcvant lui jnsqu'à ce qu'il s'cnlernt clans le ~µb le à une dislancc dc plns de 6,000 yards dc son p dint de départ. Si ,la -pii·cc· eut été monlé" snr un alfùt qui per,~it dc la tirer sous un ang:le plus oovcrt avcc In lignc d:horizon, i"! ,'i"y a pas à douler qu' c ll c aurait lan cé son bou lçt. à 8. ou 10,000 yards, porlée qu( n'a jurnai été allcinlc ,ave~ des projeclilcs aussi pcst1ns. · « Aujonrd'hu i, k général sir F . B11r·gqy11e nssiste aux cx pJri eo~cs, qui donncnt des r ésu llats non moins étonnans qn'hier; mais je su is· obligé de renvoycr, p our vous en parler , à une a11Lrn. occasi()u. La g, andc expé• ricnce se fora mercrcdi prochain 22 févricr, où la grande piècc de 80 sera mon lée sur un alTut qui pcrmcltra dc ],\ lirer ·sous lous J-es anglcs. Celle expériencc, dc laquelle on se promct.dc grands, résu]Jats, est aLtcnùue avcc une vi 1•c· impalicncc • ·
a
C,orn'e segcti.to ·a questa lettera, il Times pubblicava in un nu• mero dello stesso mese la seguente nota, che noi crediam9 ezian• dio necessario, di pubblicare, traendola dal medesimo giornale :
tt
'
" ' M. 'Whitworth a continué jeudi ses .e xpérienècs. Pour cc qui est dc la portée ct·,de la justes'se. du t.ir , Ics résullals obleuns avec son ca non dc 3 ont él_é •cncore plus étonnans que ccux dont hier nous avons cntrctcnu
81
MISCELL ANEA
MISCEllL!NEA
nos Jecteurs .. Il a été tiré six coup, chacùn sous un angle de 35 ùcgrés, et voici les constatations auxquellcs ils ont clonné lieu : '
Tavola- cl~llè esperienze fatte a Southport col cannone rigato di WhÙworth, indicante la portata e la' dèviazione modw, di tutte le palle timte i-n· ogni prova.,
80
Angle,
Déviation à droite
Portéc.
dc Ja'. direct.ion. '
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. 9,463 yards. 9,406 mètrcs. 9,li46 9,50~ 9;547 9,489 9,611 9,553 9,645 9,587 9,629 9,686
58 ,yards. ,
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23 15 16 22 22
23 15
, 16 22 :15
22 23
CANNONI WHITWORT t ARMSTRONG.
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21 16 23 15
23 16 22
In seguito alle notevoli esperienze che si ' fecero
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, . _ - . . -.
~
metri
j ardc ·metri
jarde
j ardc
- - --- 12 1579 1444 4 I 7t, 3817 , 27 87 4190 3830 48 3822 3513 58 6793 6211 69 6960 6364 6647 6078 109 91t 6421 5871 33 "6663 6093 96 9815 82',3 81 9580 8760 21, 1247 '1140 11 2314 2125 16 2336 2130 22 2219 2029 17 3049 2788 9 3098 2833 1,021 3682 50 37 3774 -3451 36 2575 2355 25·14 2354 30 3493 3194 ' 8 ,, 100 . 11298 30 50 41109 1,022 -
a
Southpoit col cannone W hitwol'th, venne accuratarnente stesa una tavola nella quale sono consegnati i risulta\i ottenuti coi pe2~i di ·caduno dei tre calibri da 3, da 12 e da .SO, a çliversi gradi di elevazione: Questi risultati sono twto straordinari, sì per r iguardo alla parlata come alla gi11stezza del tiw , cbe noi aiamo' questa tavola in extenso ai nostri lettori affinchè possano riconoscer e da lor medesimi ch e i risùltati ch e v i sono consegnati superàno d'assai il pri"mo giudizio che abbiamo portato sulla potenza 'del cann one 'WhitwoÌ·th. . '
DEVIAZIONE
DEVIAZIONE
I ougltudlnale
.
metri
-
O 52 O 48 1 j7 1 07 25 5 05 ~) 03 80 2 95 3 23 44 4 112 4 83 53 7 85 8 58 6"3 7 40 6 77 100 3 89 86 - 4 25 3 50 3 83 30 9 99 88 10 92 71, 19 33 7 68 O 85 O 78 22 1 57 · 1 44 10 1 08 O 98 1~ 1 91 20 2 09 O 4'6 16 O 50 O lj9 8 O 54 116 3 31 · 3 03 3,, 3 10 2 83 2 13 33 . 2 3~) 1. 52 27 1 66 O 53 7 O 58 21 O 50 O 46 4 72 5 17 46 11
. .
'
Noteremo cbe tutte queste esperienze sono state dirette , dal p'rinci pio alla fine, da artiglier i amatori, s".nza alcun accidente nè ritardo di sorta e sotto la influenza di venti e di co;1dizioni atmosferiche delle più contrarie. QL10~ti ~uccessi semqrando aver eccitato ad un alto oarado \'interesse degl'ingegneri e dei membri . più cospicui dell'arma dell'artiglieria in Europa e quello singolarmente dei nnmerosi partigiani del sistema Arrnstrong, siam certi di far piacere· a i , nostri lettori trattando di nuovo questo argomento. Dacchè questo giornale ha fatto c,oiioscere i successi del' cannone \.Vh itwort~, r inventore ha provato di nuovo là ANNO
IV. Vol. IV -
6,
82 !ÙSCELLANEA solidifa dei pr:ncipii scientifici secondo i quali è co~trutto il suo cannone ottenendo in recenti' esperienze un aumento regolare di ,p ortata e di giustezza di tiro, Il signor Sidney Herbet ba fatto ' conoscere alla ca,mera dei Comuni che il cannone WhitwoJ'th avendo sup~rato 'il cannone Armstrong quanto alla portata e avendolo quasi eguagl~a.to nella giustèzza del tiro, peì: quanto se ne pòteva giudicare dalle esperienze part.icolari che si erano istituite, il governo si disponeva a prendere i~provvedimenti necessari per sottometterli entrambi ad esperienze compllrative a Shoeburi • ess, Questa savia decisione dell'amministrazione della guerra ha fatto nascere qualche malcontento tra i numerosi pàrtigiani del cannone Arm~tro • g, i quali pretendono cbe vVhitwoi:th non ba ottenuto mia portata maggiore che diminuendo il diametro clel proiettile e per conseguente quello dell'anima del cannone; ma obbliano , che, purchè _il signor vVhitwortli provi che l'adozione di certi principii dà vantaggi certi, poco importa al pubblico e alle aulorità militari che ·questi principii siano nuovi o già noti. Il signM vVhitworth pretende che col suo sistema la riduzione dol diametro del proiettile, come pure quella, del diametro del cannone , non solo accresce la portata e la giustezza del tiro, ma permette anche di rendere il eannone più leggero dei due terzi che i cannoni di bronzo ordinarii, pur"conservando al metallo la stessa forza relativa, L'importanza di qnesta riduzione di peso, dando agio ad un minor numero d' uomini e di cavalli di manovrare più rapidamente cannoni di ,più forte calibro, sarà evidrnte per tutti, e per coloro segnatamente ch e furono testimoni della lentezza e delle d1ffìcòltà colle· quali i servizi meglio organizzati fanno muovere due o ~re batterie ordinarie di campagna col l?ro complemento , di 21 forgone, 250 cavalli e 250 uomini. Il pezzo da 3 di Whitworth col suo affusto ' e avantreno potrebbe essere manovrato e servito colla massima rapidità da due cavalli e due uomini soli. Sotto questo riguardo tuttavia il cannone Whitworth non ha vantaggio alcuno .sopra il cannone Armstrong; al contrario, almeno da quanto abbiamo veduto noi stessi finora, i-grossi cannoni Armstrong sono molto più leggeri , ' Q1Janto ai risultati straordinarii ottenuti da Whitworth a
MISCELLANEA 83 Southport con sì pié,cole cariche di po] vere, si' è notato che,
costruendo ìl suo cannone, A~mstrong non mirava ad altro che ad assicurare la giustezza del tiro, e che, se avesse.cercato solo la lunghezza della portata, avrebbe cos'trutto ·un cannone che si sareb,b e lasciato addietro di gran lunga quello di Vlhitworth. In preced~nti articoli s1.1lla fabbricazioJie del cannone Armstl'ong abbiamo avvertito la futilità di questa differenza che affettasi di stabilire fra le espressioni: lun'ga portata e giustezza cli tfro, mentre io realtà non signifi,~ano che una sola e st8ssa cosa.· ·I ' cannoni\ non son ·costrutti che ad un ' fine unièo, quello di lanciare i loro proiettili nelia linea la più retta; donde ·segue che il cannone che scaglia più lontano la palla in linea retta,, ottiene maggior giustezza di tiro toccando più lunga portata. Supporre infatti ·che un cannone possa essere costrutto per otteu.ere una l unga portata senza avere , nello stesso tempo, la giustezza di tiro, equivarrebbé ad ammettere che più una palla devia dalla linea,,retta, maggiore è la distanza che può percorrere: la qual proposizione troverà',' crediamo, 1 pochi difensori. Sir William Armstrong è troppo sperimentato artigliere per avere opposto, egli stesso questa diffor,mza tra la P?ttata e Ta g iustezza del · tiro, tanto imprudeotemente m essa innanzi da alcuni de' suoi amrniratbri . Egli si limita a di re _che al di HL di una certa distanza la lunga portata non ha •generalmente al~un va lore pratico è ch8 far tira re artiglieri in campagna, senza altro soccorso che gli occhi loro, sopra oggetti collocati a cinque miglia di distanza equivarrebbe a farli tirare sulla luna; ~ che d'altra parte la questione non consisteva solo in sapere qual sia la palla che colpisce più lontano, sibbene l'effetto ch'essa produce arrivando alla meta. La costruzione del· suo cannone non fu il solo, rieppure il princÌpale .suo scopo, e i suoi lavori volsero con a!trettanto ardore verso l'invenzione · del più distruttivo dei proiettili. P tÌr ottenere q,uesto risultato, di sì grande momento, fn costretto a rinunziare sino ad· ·uo. certo .segno ad ottenere un'enorme portata e ad accrescere il diametro del suo cannomi per farlo capace di ricevere la granata Armstrong, la quale, per la sua terribile potenza distruttiva, merita forse maggiori elogi ancora del cannoue. Ne conchiude che non si potrebbe instituire giusto confronto tra i risultati ch'egli h a ottenuti non cercando che l'effetto
84 MISCELLANEA distruttivo e que1li·ottent1ti non cercando che.la lunghez~a della
~~ta.
'
I signori Armstrong e "\Vhitworth sos'tengono entrambi- che l'nnic~ mezzo . di giudic~re del nte.rito comparati,ro dei loro ca_nnoni, si è quello di provarli simultaneamente, esigendo dall'una e da,ll'altra parte le stesse condizioni di portata, di giustezza e sopratutto di potenz"a distruttiva, ,Si è preteso che v'era spazio sufficiente nei SP,rvizi :qiilitaei P":r ~ti lizzare i due ca_nMI1i Arm, strong e Whitwortl)., avend9 l'uno e l'altrò le sue_prop~ietà particolari e i suoi partigiani; Noi non crediamo eh~ il pubblico, e nemmeno l'amministrazione .d e!Ja gnerr~, possa. adottare somigliante opinione. Sir \ ·V . ·Armstrong pretende di aver cosi.rutto il suo · cannone 'secondo princìpii fondamèotali.-Il signor Whitworth non cura tali prineipii e il ::mo cannone differisce tanto 'éìal cannone del· signor , '.A rmstrong quanto. un cannone può. differire da un altro cannone. Essi non possono dunque essere egualmente buoni e qualunque sia · quello dei ·due che uscirà trionfante dalle prove di - S noeburiness, il vincitore solo dovrà adottarsi nei due servizi di terra e · di mare, così prontamente ~orne lo esigono !~ quantità enormi di cannoni rigàti che si chiedono da tutte le parti. · Questi cannoni, come lo abbiamo detto, d"ifferiscono talmente nei loro principii . di ' costrlÌzione che non hanno altro punto di rassomiglianza sçhe di ess~re entrambi cannoni rche si éal'Ìcano per la culatta. _ Il cannone Arnistrong è fatto di fettucce di fer_ro battute a · éaldo' saldaté e forman ti un tubo. La •rivoluzione 'della sua rigatu;ra è di 12 piedi (1), e consta di 48 strie fine e .acute. La culatta si compone di ·u na hinga camera aqcorriodata· all'estrem ità del cannone, e n e_lla quale penetra una potente vite vuota che, quando è al suo luogo, stringe il pezzo di· c~latta calatodinanz1 ad essa,. lo. assoda all'estrnmità..del tubo e completa così il· cannone. , · La palla è d{ ghisa, della forma di una pina, la cui più spessa parte, o sporgenza del mezzo è disposta in guisa da adattarsi con precisione alle facce dell'esagono interno del · cannone. ' Il .
(t) Il piede inglese (foot) equivale a o,msoi.794,
MISCELLANEA 85 - proiettile entra ed esce 11.beramente , in guisa. ché nel . caso che una palla nemica colpisse la culatta, gua:itasse la vite o vi cagionasse .q u_alsiasi altro guasto, il cannone potrebbe adoperarsi come pezzo caricaòte.;i dalla bocca, colla stes~a facilità cht;l un cannone antico ad anima unita. Non occorre ·a ggiungere, che tal non può essere pel cannone Armstrong, perchè ·un accidente qualunque sapravvenuto alla culatta lo mette fuor di servizio sinchè siasi potuto averne un'altra dalle officine di Elswiek e di Woolwioh . Nissuno dei mezzi di cui si può d,i sporl'e in campagna potrebbe· far , entrare di forza una palla dalla bocca del cannone ,ArmstrJog, e non vi vorrebbe meno della' pressio:i;ie di una forza• di pi.ù 'tonnellate per' vincere l'enorme fregamento prodçitto dai due anelli di. piombo, della palla alla bocca del cannone, ' nel _m omento della sua uscita. ' Nel cannone vVhitworth non · esiste camera per ricevere la palla ·e la polvere; lnè v ' hanno anelli di piombo, vantaggi della pii\ alta importanza. La camera del cannone Armst1:ong aggiunge lunghezza al cannone , ma essendo senza ·rigat,ure non cresce nnllamente la -forza : di p~opulsione. Il cannone Whitworth essendo riga~o da ui;Lcapo a ll'a ltro, 110!1 v'è pol-lice di t'u tta la sua lunghezza che non contribuisca, ad imprimere il movimento di. rotazione al ptòiettile e a cacciarlo fuor del · cannone. La palla· conir.a è n'ecessariarnènte composta , vale a dire· rivestit,i di due anel'li, di piombo, uno alla base \ del cilindro e l'altro alla .radice del c'uno, affincbè questo me•allo più teJ?,erq possa penetrare nelle ;igature. Questi anelli di _piombo sono c0stosi col)'iparativamenie a l ferro e difficili a farli star saldi, La palla deve inol tre essere SP,inta con yrecauzione nella camera traverso _alla ·vite' vnota, percbè altrimenti p citrebbero sopravvenire accidenti a guastare la rigatura. H fregamento della paÌ'la, q 1iando penetra nelle rigat u i:e, è enorme, e il rincular· del pezzo si credeva doversi attri buire ad ess0. Ciò era un errore, ,imperocchè tenendo conto della differenza della g ravità ·dei cannoni, e dei proie tti 1i, il rinculare di un pezzo 9.1:ialunque debbe essere ~n ragione della rapiditiL con cui la palla esr.e dal pezzo,. Si può tuttavia giudicare della t'orza del fregamento della pa.lla da ciò, che abbiaI-l). potuto' noi medesimi
86 , l!ISCELLAKEA verificare sopra un cannone Armstrong le cui rigature non solo era.no state portate via ; ma il cui metallo , alla bocca , era stato lacerato come un foglio di ·carta. La granata Armstrong, come terribile ordigno di guerra, non sarà mai supe• r11ta. in p-'.ltenzo. distruttiva e può, a nostro avviso, adattarsi ad ogni sorta di cannone che si carichi dalla cub.tta'. Egli è del resto un fa tto da veriflcare. Il cannone Wbithwor1h è forato in- un cilindro pj.eno di fen·o omogeneo, metallo che neffumile nostro giudizio crediamo non sia altra cosa dall'acciaio ricotto. L'interno del cannone non contiene rig:ittlre secondo il valore general 01ente dato a questa parola. Il tubo è un ~emplice esagono la cui rivoluzione completa è regolata secondo il diametro del cannone. Così, nei più grossi cannoni (pezzi da 50 a 120) la rivoluzione si compie sopra una lunghena di 8 pierh , è di 5 piedi pei pezzi medii del calibro di 12 a 32, e di 3 piedi 4 pollici nei piccoli cannoni da 3 a 12. Tutti i pe1.zi superiori al cali bro di ] 8 son cinti da anelli di ferro battnto a caldo sforzati mediante la pressione iùranlica, forza addizionale che non scmbl'a essenzi almente necess11ria e che, per riguardo al peso, dà ai cannoni Armstrong dello stesso calibro un /:(ran vantaggi.o sovr'essi . Il sistema di culatta consiste in un anello di ferl'o collocato all'estrem ità del cannone nel quale è posta la culatta o zaffo che si assoda a vite sul cannone, come lo abbiam già indicato sì spesso nei nostri articoli precedenti. La camera del cannone Armstrong essendo necessariamente d'una dimensione determinata, ne segue cll'l3 le palle non pos • sono essere che di una certa lunghezza. Nel cannone Whitw or th al contrario si possono adoperare indifferentemente palle di qualsivoglia lunghezza e cariche di. polvere di qualsivoglia quantità. Epperciò i pezzi da 3, da 12 e da 80 non sono real• mente di questi calibri che quando traUasi di colpire all'enorme distanza di cinque miglia o cli cinque miglia e mezzo. i\Ia se si riduce ques La enorme portata alla distanza per cui.sono ge• n eralmen:e adoperati i cannoni a lunga portata, vale a dii·e a 3,000 Jarde, allora la lunghezza dei proiettili dei cannoni di tali calibri. può _venir duplicata. Il pezzo da 3 pnò tirar palle del calibro d1 9, 11 pezzo dì 12 palle da 32 , e il pezzo di 80
.MISCELLANE A
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palle perfino da 200 libbre. Nella guerra marit1ima somiglianti vantaggi debbonsi tenere in grandissimo couto. Pezzi da 12 di scialuppe cannoniere possono servire ad un tempo come pezzi da 12 e da 36, secondo la distanza acni si vuole stl'Ìngere combattimento, mentre i vascelli possono caricare i cannoni delle loro batterie con due e a nche con tre palle quando si approssimano al nemico. In breve, il numero di palle di cui si può caricare il ca.uno.ne Whitwonh quando si combatte contro nemico vicino, non ha altri limiti che quello della forza della carica della pohere. Cos\, . nel corso delle esperienze destinate a constatai e questo fa tto, si · è rilevato che il pezzo da 3 lanciava sino a 10 palle in una volta disposte una sull"altra, ma che non poteva lanciarne 11, tutta la polvere della carica essend--sene andata d~l focone lasciando le palle nel cannone. Nelle stesse espe• rie nze il signor Vì' hitworth tirò con un obizzo ord inario un proiettile lungo dieci diametri. Vi si provò ancbe un piccolo cannone di 29 _pollici di lunghezza, le cui rigature compiernno la loro rivoluzione ad ogni pollice : l'interno di qµesto cannone <èlra una vera ,,ite. Il proiettile l anciato da 'questo cannone aveva una forza di penetrazione straordinaria. Questo fatto è tanto difficile da crede1si da coloro che uon hanno Yecluto la rapidità spaventosa con cui questo proiettile esagono percorre le n umerose rivoluzioni delle rigatu re, che uno dei nostri con• fratelli ha dato corso alla moslruosa, fanfaluca che la palla di ghisa del cannone Whitworth fosse stata mandata a pezzi dalle rigature,e fosse ll$CÌta in pol vere dal cannone. Ora che il cannone Art.nstrong no11 ha più bisogno della spL1gna; il vantaggio di quello di Whitwor1h, sotto questo aspetto, è annullato. Quanto al costo del cannone Armstrong si fabbrica ora al basso prezzo di 103 lire sterline ogni pezzo (3,575 fr. ) . Il can• none Whitworth costa il doppio , ma potrebl.ie calare allo stesso prezzo e anche un po' sotto se fosse fabbricato con fÒttucce di fer10 in luogo di metallo omogeneo che è carissimo e che, pet quanto concerne_l'artiglieria, non è più saldo a nostro avviso del ferro battuto a caldo di Annstrong, nè tampoco del ferro specialmente battuto acalcto pei cannoni nelle officine di Mersey, che non costa che 19 lire sterline la tonnellata (475 fr. ogni l-00 chilogrammi).
88 MlSCELLAN.IU Se in seguito alle esperienze che debbono a,;er luogo a Shrebu.r iness il governo adotta il ca-nnone Whi.tworth e dirige la sua fabbricazione secondo. il sistema. dei tubi in· ferro battuto ' a caldo che ,or si segue pel cannone Armstrong, l'adattamento delle macchine d'Elswick e .Woolwich a questa nuova. f<l;bbrica.zione non 'andrebbe a più di 5 a ' 10 lire sterline '(125 .a 250 fr.) destinate ad un' nuovo tra.pano per la foratura o piuttosto per 1n. rigatura esagona . Niun'altra parte delle m acchine avrebbe bisogno di essere n è cambiata nè modificata, ac;~Jeiata o alle:nt.ata , e parecchie diverr~b bero perfin o inuti!j.. · I pnrtigia.ni del caunone A,rmstrong obbiettano che non -.•eg-. gono l'utilità di adotta.re i~ tal guisa ogni perfezionameurò che ,,ien fuori, e che dopo tutta la pena che altr i si sarà data per fare al1e ma.cebi.n e attnali i cambiamenti richiesti dalla nuova fa bbricazione ., sorgerà _u n nuovo ·,perfezionamento , forse :prima che l'anno sia finito. Ci0 può essere vero, ma se l'amministra.zion~ della guerJ:a adot1asse si ffatto ragionamento e trascurasse le · invenzioni utili ,per l'un i.e.o' motivo che potrebbero presentarsene altre affatto ign ote sin qui ; eh~ sarebbe egli del servizio e quando mai potrebbe fa rsi un passo nella via · del progr esso 'l Qnalunq ue cannone, l a1 cui s~1pe1iorità sarà rico,n osciutà, la dovrà n ecessariamente allo svolgim_ent_o dei principii s~ientifici che formano la base_ ài qualsivoglia · specie di ctrn,none, e ogni perfezionamento ottenuto . rencl'erà. necessariamente di meno . in meno probab~li nuovi progressi. 1Wa quand'anche una dozzina ,di perfeziona -. m enti v eoisse:ro, a sorgere in una siessa snccessione di anni, mai il p ubblico no'n guardera a spesa finchè ·sarà. convinto che la spesa ·mit , ad Ùn progres.so reale. Si è alle enormi somme state spese in pùra pedita. per monti di · ferracci.o qual{ i cannoni Lancastre che .debbonsi attribui re le prevenzioni, delle Camere contro le innovazioni o piuttosto c9ntm coloro che le propongono. Mà il paese non rifiuterit m ai qualunqt1e spesa r{lgionevole gli venisse chjesta per lo svolgi:mento completo di due perfezionamenti tanto importanti.' quanto quelli dei canr:w,ni Armstrong e Whi tworth. Per buona ventura però, qualnnqne sia il vincitore , non sarà pi ù, a quanto si assic1ira , nec~ssaria spesa alcmia nè per l'impianto nè per le
MISCELL.IN.EA 89 macchi_n e. Possiaru dunque attendere senza metter fuori altro ,danaro il risultato delle prossime prove e la sentenza finale sulla superiorità dell'ùn o o dell'altro.
(Times).
_FONDERIE E SPERIMENTI
'1
Le fonderie di cannoni in~Inghilterra lavoran o in. q uesto momento giornò e notte 'per fondere u n gran numero di cannoni Armsti;ong d'ogni sor:a di calibro da sei fi no a cento. Si spera -di ottenére q uest'anno 1,200, cannoni la maggior parte del più grosso calibro. D11: nove mesi che questé fonderie sono. in attività, hanno fornito n on meno di 48. batterie da campagna , e 200 cannoni da 40 per là ~arina. l\folti pe,zzi da, 100 sono in via di costruzione, e saran no presti per il 1° di agosto prossimo. - Una serie di sperimenti furono i l 10 corrente compiuti nell'ar?enale çli Cb~tham, a fin e di provare u n n uovo meccanismo, mediante il quale, il 'sergente Sturrock., _degl'ingegberi .reali, ha .potuto raddoppiare i colpi d"un revolver facendo fuoco 14 o 16 volte consecutive senza bisogno di cari'<;are. I
- Secondo il JJionitot·e di Wii,1·temberg , una casa tedesca di 4ondra ha offerto alla Dieta ger~anica di armare in breve ter, mine, le fortezze federali tedesclie di cannoni Armstrong. Essa consegqerebbe in-6 od 8 giorni mille bocche da ·fuoco; i pezzi da 24, a 300 lire ~t~rline, l'uno; i pez.zi da 100 a 240 lire sterline.
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MISCELLANEA
CRONOLOGIA . 'MILITARE '
'INDICE GENERALE
DEGLI 'INGEGNERI MI LIT ARI ITALIANI Abadie (De l') Pietro, fiorentf;l nel 1760, Modena. Abadia (De) Giovanni, secolo xvr; Toscan;i. Abate ( Dell') Nicolò, nato nel 1512, Modena. , Aconzio Jacopo, sewlo XVI, Trento. _ Agamonte Giovan Maria, 1571, Bosco prl;lsso Alessandria. Agostino da Lngano, secolo ±v1, Lugano. · . Agostino di.Giova.noi, 1340, $iena. · _ A"ostino di Maestro Rosso, nato nel 1269, morto nel 1334 Siena, o . . . Agrippa Camillo, 1553, Milano. Aica.rdi Giovan ,Giacomo, morto nel 1650, Torino. Alberghetti Giusto Emilio; 1695, Venezia. Alberti Antonio, 1527, Urbino. Alberti Aristotile, V. F ioravanti, Bologna. Alberti Gherardo. Alberti (degli) Jacopo, 1364, Firenze. Alberto ( d') Amadio, 1528, F irenze. Aleotti Giovanni Battista, 1588, Ferrara-. Alessandro da Terni; V. Leopardi, Terni. Alessi Galeazzo, 1500-1572. P erugia. Alessio ( d') Giovanni, V. Nanno Unghero, Alghisi Galasso, 1670, Ferrara.
91
Aliardi Alessio, secolo xv, Bergamo. Allegretti di Montebrandone, 1631, Marche. Alviano {De) Bartolommeo, V. Liviano, Alviano. Ambrogini Antonio, secolo xv!r, Diecimo nel Lucchese. Amedeo Agostino, 1565, Diecimo nel Lucchese. Amichevoli Costanzo, V. E;;chinardi, DiecimÒ nel Lqcchese. Amici Amico, nato nel 1551, morto nel 1600; Macerata. Andrea Pisano, secolo xiv, Pisa. Angeli Lorenzo, 1625, Pisa. Angelo di Ventura, sècolo xm, S iena. Antonelli Franc~sco, 1656, Ascoli . · Antonelli Giovanni Battista, 1581, Ascoli. < ,\.n tonit> da Modena, 1590, Modena. Arata colonnello, 1779, Genova. Archinto Carlo Andrea, nato ·nel 1669, morto nel 1732, Milano. A.rdoino Ant~nio, 1573, Ferrara. Ardoino Ippolito, 1573, Ferrara. Arduzzi Andrea Paolo, 1738, Bergamo. Arduzzi Pietro, 1629, Bergamo. Aretino Nicolò di Pietro, 1385, Arezzo. Argolicc, Fl'.ancesco, secolo xvn, Fermo, Arispa ·N arciso, secolo xvu, Urbino. Arnoldi Arnoldo, 1623. ,.\.rnolfo ,di Lapo, nato nel 1232, Colle. Atanagi Clemente, 1560. A ttendolo Ambrogio, morto ' nel 1585, Capua. Anlisio Domenico, secolo xvm, Napoli. Averlino Antonio, detto Filarete, 1431, Firenze(?). Avesani, 1788, Venezia. , · Baccio Bigio, 1527, Firenze. Baccio d'Agnolo, V. D'Agnolo. Baldassino Lorenzo, secolo xvi (?). Baldi 'P ier Maria, 1680, Firenze. Baldbvini Gaspare, ,1608, Milano. Ballino Giuliç,, 1569, Venezia. Bandoni Teodoro,. piemontese . Barabino Giacomo, tenente nel 1798, Genpva.
92 lulSCELLANEA Barbaro. Daniele, secolo xvr, Venezia . Barbaro Nicolò, 1453, ·Venezia. Barbazz~ Sebastiano, 1527, Roma. Bnrberini Ra[aello, Como. Bar betti Cristoforo di Bartolomeo, 1538, Vcoeto. Barca Giuseppe, morto nel 1639, Milano. Barocci Francesco, 1572, Venezia. Barocci P rospero o Properzio, 1578, (~). Baroncello, 1690, Piemontese. Barozzi J acopo, Vignola. Bava ·c ario, colonnello, fiqrente nel 1740-1757, G.e nova. , Bassi Martino, 1572, Milano. Battaglini Jacopo, 1529, Toscana. Befani. Bellarmati Girolamo, 1544, Siena. Bellucci GioYan Battista, nato nel 1506, morto 11el 1554, San Marino. · Belo Antonio, secolo xvi. Bel viso, capitano, fiorente nel 1798, Genova. Benedetto da Ravenna. Beooni F ranc&sco, 1774. Benti voglio Cornelio, 1567, F errara. Berardo Antonio, fiorente nel 161'7, Nizza. Beretta Gaspare, 1624-1,703, Milano._ Bergante Andrea, fiorente nel 1519, Verrua. Berlendi Paolo, Bergamo. Bernardo Girolamo, 1565, Vene1.ia. Bighignato Gaspare, 1734, Cremona. B0ccacci Vincenzo, secolo XVII, Toscana. Bisardi Giovanni Paolo, 1608, Milano. B~rnini Lorenzo, nato 1598, Napoli . Bertola Antonio, nato 1647, morto 1715, Muzzano nel Biellese. Bertela Giuseppe Ignazio, morto 1755, V. Rovecla, Tortona. Bessone Giulio Cesare, fiorente 1715, Valenza. Bianco Giovanni, 1630, Genova . Biga Giacomo Antonio, fiorente 1630, Savigliano. )3irago Ludovico, 1536, Crema. Bisnati Alessand rçi e Giovanni Paolo, 1615, Milano.
, illSCBLT,A NEA 93 l3occanera Marino, 1283, Genova. Boetto GioVfmale, 1682, Fossano. Boiero fra Pietro Antonio, 1548, Nizza. Boldrini Nicolò, No,1 ara. Bonetto Nicolò, 1535, Cremona(?). . BonYicino Valeriano, 1665, Verona. Borgo Carlo, 1770, Vicenza. Borgogni. Bori, 1656, Padova. Borra Giovanni Battista, 1756, piemontese. Bosello Grillo Pellegrino, 15 ~7, Bergamo. Bozzolino Giov~nni Andrea, 1665, 1729, Torino. Bozzolino Ignazio, 1719, 1791. Bnmaote Donato o Donnino di Angiolo Lazzari, 1444, 15151 , Fermignano presso Urbino. Bret, morto 1323, savoiardo. Brancaccio fra Lelio, 1604. Brancaccio Giulio Cesare, I 585, Napoli, Brenna Giuseppe, 1608, Milano(?). Brentano; maggiore, l '780, Genova. Brugooli L uigi. Brunellesco Filippo, nato 1337, moria 1452, Firenze. Brolinì. Brusco Giacomo, colonnello, 1780, Genova, Buono, 11 54, Napoli. Buontalenti Bernardo, morto 1608, l<'irenze. Bolero Giovanni, secolo xvrr, Bene (Piemonte). Branca Giovanni, 1629, S . Angelo di P esaro. Braccelli Giambattista o Giovanni, 1630, Firenze, Busca Gabriele, 1560, Milano.
Calvi Giovanni Battista, 1552. Camerino (da Ridolfo o Ridolfioi), 1503, Camerino. Camerino Aretino, 1580, Arezzo (?). Camerino Giovanni, 1560, -F irenze (?) . Campana Cesare, 1595, Aquila. Campi Bartolomeo, 1534, Pesaro. Campione Alessand-ro, 1640, Lombardo.
94
MISCELLANEA
Canale Michele, 1461, Piemonte. Cansaccbi Stefano, 1568, Am.elia. Canta.gallina Giova~n i Francesco, niorto 1656, L ivorno. Cantelmo Andrea, nato 1598, morto 1645, Pettoran9. Cantone Gaetano, 1791, Genova. Ca[Jellion Rocco, 1568, Sardo ('I) . . Caporali Giovanni Battista , secolo xv, Perugia . Capobianco Giuseppe e Alessandro, 15()8, Vicenza, Card ucci Ludovico, 1584, Urbino. Caresaoa Giuseppe, 1576, Vercelli. Casali Vincen zo, 1593, Napoli ('I) . Casali Gregorio, secolo xvm, Bologna ('I) . Casoni Giovanni, morto 1837, Venezia. Castellamonte Carlo, 1636, Castellamonte. Ca~tellamonte A medeo, 1703, Castellamonte. Cassani, 1705. . Castaldo Giovanni Battista., secol0 XVI, Cava nel Napoletano. Castellan~: 1667, Venezia ('I). Castigliani Carlo Federico, ~ 735, Lombardo. Castriotto Fusti Iacopo di Pier Antonio, m?rto 1563, 1Jrb_ino. Ca5anova Cristofaro, nato, 1487, morto 1543, Ferrara . . Cataneo Pietro, 1 554, Siena . Cataneo Girolamo, iss1, Novara . Cavalca Alessandro, Parma. Cecca. V . D'Angelo, Firep,ze. Ceriani Domenico, ] 662, Lombardia. Castron e (del) Benedetto, 1728, Pal'ermo. Cer• ti Antonio, 1643, L ombardia. Cestella, morto in Francia. Chiodo Agostino, secolo xr:x, Savona. Chi menti Sciarpelloni, secolo xvr, Fireoze (?) . Cicala Pier Sante, n ato 1664, mor;to 172'7, Ascoli. Ci micella Iacopo, 1322, Modena. Cino da Si0na, 1310, Siena. Civilali Nicola, 154'7, Lucca. Clarici Giovanni Bat tista, ,1584, Urbino. Clemente Cornelio Cesàre, 1633, Toscano (</). Clemente (di) Polito, 1385, Recanati. ·'
MISCELLA!iEA
Cocca.pane Gi0vanni Sigismondo, · "Q.ato 158-3, F i renze. Codeviola Michele, 1773, Genova. Cogorano Claudi.o, 1603; Par ma . Comandino Battista, secolo xvr, U rbino. Cnniano (da) Gioachi no, V. Gioachino, Coniano. Conti Giovanoi, 1322, S. M iniato. Corbella,. Aot~nio, 1662-, Lombardia. Coroacchiola S imone, secolo xvi!,' Ascoli. Cortenovis Angelo, 1758, Milano (?): Cossetti Domenico, l '794, Piemonte ('I) . Costanzo Fra.n.cesco, secolo :x;xx, Augusta i·n Sicilia. ·Crapone (di) Adamo. Cresi Bernardino, Roma. Cresci Giambattista, 1599, Toscan a. Crivellatore Marco, 1571, Venezia. '. Cristiani Paolo Antonio, morto 1'779, Venezia. Cristiani Girolamo Francesco, morto 1811, Ven ezia. '•
Da Coniano Gioachino, V. Coniano, Coniar.io. Da Co~te Gaspare, 1522, (?) . Da Filicaia Antonio, 1506, Toscaua. Dall'Isola Sebastiano, 1595. Da 1\'Iaiano Benedetto, 1470, lVfaiano. Da Maiano Giuliano, 1460, Maiano. Dandolo Nicolò. Da Nove Francesco, -1629, Genova . Danti Vincenzo, nato 1530, · morto 1576, Perugia. Dati Anton Maria, secolo xvn , Cremona. , Dattaro J1i ancesco o Giuseppe, 1569, Cremona. Da Viterbo F rancesco, 1534, Viterbo. D'Alesso Giovanni , 15 15, Toscana. D'Afflitto Gennaro Ma.ria, 1665, Napoli. De Andreis, secolo xix, Piemonte. Decot, 1750; Genova_. ' D ~ Falconeti , 1754, P iemonte. Dell'Arena Gherri Domenico, 1629, Milano. De Gregori Giovanni, 1508, V . Zitolo, Pe;ugia . De Marchi Francesco, m0rto 1597, Bologna.
95
...
~O MISCELLANEA De Marchi, 162), Piemonte. ' • De Nicola Giacinto · Andrea, morto 1736, Piemonte. De Vincenti Felice, morto 1778, Piemonte . Del Bianco Baccio, nato ·1604, Firenze. Del Borro Alessandro; · ~ecolo xvn, Arezzo. Della Cornia Ascanio, nat0 1516," mprto 1593, Pt:rugia. Della Scala Basilio. 1509, Vicenza. Della Porta Giaco~o Antonio, 1580, Casale. Dèlla Rocca Anton Maria, 1570, Casale. Della Rovere' Francesco T\'Iaria, duca di Urbino, n:;tto 1490, morto 1538, Sinigaglia. Della Valle Giovanni Battista, 1521, Venasco·'nel Sannio. Di Agnolo Baccio, V. Baccio, Firenze. Di Campione Bartolòmeo, 1449 ('I) . . ,.. Di Clemente Polito, V . Polito, Ricanati . Di Duccio Francesco del ·Guasta, 1351, Pistoia. Di Iacomo F ilippo, 1530, Pontremòli. Dimitri Girolamo, 1530, Toscana. . Di Giovanni Agostino, V. Agostino, Siena. Di Giovanni Giorgio, 1552, Siena. ' Di Matteo Domenico, 1409, Firenze. Di P iero Nicolò, morto 1417, Arezzo. Dì vicciolo Francesco, 1654, Cremona. Duplessis Ar.unzio, 1648, Mintova.
Èboli çiio~anni Filippo, 1620, ~apoli ('I). Embriaco Guglielmo, 1090, Genova.. E rba Giacomo, morto 1632, Cr~moa-a. Eschinardi Francesco, 1684, Roma (?). Esteliani, secolo ,xv1 ('I) . ·
fJ7
.-
.
STATIST{CA· MILITARE
R0111A.'
Ripartizione numerica locale delle · lt1.vpzx pontificie. Urbino 1000 uomini - Gubbio 1500 - Perugia 2000 Pesaro 2500 - · Fossombrqne 300 7 Ancona 3000 - Macerala 1500 - Fano 600. .....:. Sinigaglia 300 - Umbria 3000. Totale : i10mini 1570.0. ·
NAPOLI ·.
M. D'At ALA, (Continua) J
Forze navali del Regno di NapoU. - Vascelli da 90 can• noni (a vela) n° 1 - Id. da 80 n° 1 - Fregate a vela n° 5 -Id . a vapore n° 2- Corvette a vela n° 2-!d. a vapore n° 16 . - Briclc n° 5 - Golette n° 2 - Vapori avvis9 n° 11 Bom.banle n° 10 ......,. Cannonie1·e n° 12 · - Pamnzelli n° 10 Coi·ridwi n° 20. - In tutto s\ contano 100 tra piccoli e grossi l~g~i militari, con ,830 · bocche da fuoco. - Il personale ma• ritt;imo è di 5300 uomini. Fot·f4e terrestr·i. - L'~sercito attivo co'n sta di 93,594 soldati, e ANNO IV, V?l. IV. -
7.
98
MISCELLAN!h
lt!SCELLANEA
_
10,652 cavalli sul piede di pace, e di 143,341 soldati, e 22,421 cavalli in piè di guerra. -
r
Riporto
99
uomini 72,%9
Così ripartito attualmente: ARTIGLIERIA (personale).
GUARDIA REALE.
'
2 reggimenti d'artiglieria, ciascuno di 18 comp. e con un numero di batterie montate . ' . ~ 5,472 ,Una batteria d'artigli~ria a cavallo 250 l battaglione d'armieri artefici •pòntonieri , di ' 6 compagnie 915 1 battagl. del treno d'artiglieria e d'equipaggi • · _2,400
In fanteria.
200 Gu~rdie del corpo a piedi uomini Due reggimen ti di granatieri (a 2 battag lioni) di 4,004 12 compagnie éiascon reggimento . '2,002 Un reggimento di caccia tori (2 battaglioni) id. » U n battaglione di tiragliatori (8 compagnie). » 1,344 200 Carabinieri dello stato-magg_iore .
9,037
-GENIO.
Cavalle1·ia. Squadro-ne delle guardie del co~po Due reggi.menti usseri, ciascuno a 5 squadroni Squadrone di guide di stato-maggiore
I battagl.e di zappatori minatori" (di 8 comp.) 3 ,299 l Id. di pionieri / Id. • · 1,29 9
100 1,590 ,,150
•
2,598
l
9,590
9,590
1NF ANTERIA DI LINEA. 15 reggimènti di linea (a 2 battaglioni) ciascun regg imento di 12 còmpagnie . • 1 di carabi;uieri idem • 16 battagl. di cacciatori, ciascuno di 8 comp. • 3 battaglion~ leggieri esteri . '. . . . >}
9,037
2,598
L'artiglieria e il genio ba nno inoltre un corpo d'uffi.zial_i e d'impiegati per le direzioni territoriali, le piaz~e d'armi e gli stabilimenti.
GENDAB,MERIA. 30,030 ;. 2,002 ' 21,540 4,032
A piedi ed a cavallo Inoltre havvi 16 compagnie d' in fanteria , di
6,000 6,000
r\serva, compo·ste da soldati inabili al servizio attivo, e destinate nelle provincie come ausiliari della gendarmeria, circa 3,200
3,200
57,604 '57,604 CAVALLERI A DI LINEA.. , , 2 reggimenti di lancieri, ciascuno a 5 squad. 1 reggimento di cacc1atori, idem 3 reggimen ti è1i dragoni , idem 1 reggi:r:p.ento di caraliinieri
•
1,590 795 2,385 795 ·5,565
Da -ripo~·ta1·si
5,-565
. 72,759
Totale .. u omini 93,594 Di tutti i cennati corpi, stanziano nel continente i seguenti: Là dù-·isione della guardia reale., Otto battaglioni di cacciatori, Il 12° reggimento di linea, Cìnque reggimenti di cavalieria, Due battaglioni esteri , ·E_varii distaccamenti. Gli altri in S icilia. (Perseveranza) J
100
MlSCELLANll A 101 venire calcolato :riraticamente, ovv~rò _per mez~o delle· dime11• sioni del cannocchiale. . È evidente_che~ 9.uesto procedimento è assai incerto, per cui s1 pensava d1 trovare un mezzo, col quale si. potesse fare a , meno di conoscere pr.èventivamente lo, grandezza assoluta dell'oggetto lontano A. Si venne da prima .all'idea di far due staz10m sulla . direzione dell'aggettò A, ' dirigendo da, ciascuna le stesse ossetva'ziùni col· cannocchi.-ale a m icrometro, e con ciò si può far senza l'assol uta grandezza dell'oggetto A. , Sia la ?ista_nza alla _prima stazione p, ed alla seconda p'; 9 e g le cornsponden.t1 grandezze d~lle immagini, si avrà:
·"\
TROVATI 'MILITARI
·.
per p
e per p, =
,
Nuovo istrumento per misural'e le distanze inaccessibili, ideato da Bu.Gro' DE.-Bm-mmcns,primo tenente del genio; in-8 (22 pagine), Napoli 1859, pe' tipi ifi Francesco Ferrante. e comp.
= -ag A. a A, -,
g ove m ambo i termini a e A sono eguali. Per cui è anche PCI p'g' A=,-= e da q..uesto:
a
a
p'g'
p=g· Pel militare e pel marinaio accade ·sovente il bisogno di misurare al più presto possibile la distanza di oggetti, i quali non song subito accessibili. A questo scopo si ha già da molto tempo adottato il cannocchiille rniç;rometro; pn_ò era indispensabile, con quel metodo, di conoscere sempre a pi·iori la gran• dezza assoluta dell'oggetto lontàno, e colla maggior p re: isione possibile, perchè da ciò specialn{ente dipendeva la e~attezza del risultato. Questo procedimento si fo ndava sul conosfiuto teorema ottico, che la g randezza vera dell'oggeLto lontano sta alla clisrnnza dell'obbiet1ivo del cannocèhiale, come l' im rnagine ·clell' og:i;etto nel foco del cannocchia1e sta alla portata del foco dell'obbieLtiv11, ovvero A: p : : g : a . Sia A la gnmdezza dell'obbietto, g la gra,ndez-za della sua immagine, p la_ distanza e a la portata del foco. Conoscendo
A, a e g, si ricava da questa proporzione la dist;nza p
== ~A.
liere, o d'un albero di nave, ecc., mentre il rapporto
9:g
. g Per A si prende comunemente l'altezza media d'un cavapuò
Pongasi p' = ·P - d, ove d indica la dista11.za fra le due stazioni,
si ottiene cos\ facilmente p ·=
A,,
,clq'
g - g'
ove tanto la gran"dezza
,
d~ll'oggetto co~e la, distanza del foco a, non comparisca più, per cui s1 ottiene un risultato molto più esatto, che .non , col m etodo p recedente. Siccome. però non è sempre possibile la scelta d'una seconda stazione-, per esempio, snl 'm are, così l'autore di qnesto scritto ~a cercato, di su~plire all~ seconda stazione, per mezzo di ui-i secondo cannocc:hrnle a micrometro, il quale abbia, per quanto possibile, ,una di fferente distanza di foco dal -primo. Qui si avrà A=
g E......= a
', a' '
P q · e JJ + a -1·, ' + a' - x·
- ,
- '"'
dove x indica la distanz~ cli fuco déi due cannocchiali. ?a q uesto .si .dedu ce p x - a e p' x - a'; . sost1tuendo i due valori nella proporzione precedente, si olliene: (x - a) g (x - a') q'
=
=
a.
a/
102 MISCELLANEA da c-qi risolvendo l'equazione, si trova il valore della.. distanza dell'osservatore all'oggetto x _ aa' (g - g') - a'g-ag'! ove, come vien suppposto nella immagi~e, la distanza di foco del primo cannocchiale è maggiore di quella del secondo ; in cas'> contrario si devono cangiare i segni. Il grande vantaggio di questo metodo consiste in ciò, che non si è legati alla grandezza dell'osservato obbiettO\ e si pnò utilizzare qualunque siasi oggetto che si lasci ben disÌinguere. La pl'eGisione del medesimo dipende _però interamente dalla minuta divisione del micrometro; sarebbe perciò necessario di applicare delle lenti nel punto del foco, sulle quali, come negli espei:imenti di riDessione di luce, s'incidono col-diamante parecchie linee di divisione, delle quali ve ne stiano dalle 100 alle 200 al meno per ogni linea parigina. Sovra di ciò però n on possono decidere se non se ripetuti esperimenti, e il soggetto ne varrebbe ben la pena per effettuarli. , La sovr'accennata spiegazione, la quale dobbiamo alla penna d'un esperimentato matematico, ricava con brevità e chiarezza da una legge ottica i principii fondamentali di tutti i metodi di misurazione di distanze col cannocchiale, sino alla più recente proposta del signor Benedictis. Per non recar pregiudizio a· quella chiara brevità, dovette l'autore tener conto di due circostanze accessorie, cioè della mutabilità della portilln a, al-di qua di una data distanza da calcolarsi sul-' campo 'obbiettivo d'ogni cannocchiale (che d'ordinario pei cannocchiali militari è da 500 a 600 passi) e dalla differenza degli occhi che misurano, per cui nell'adoperare il cannocchiale la immagine g vien tolta dal piano del micrometro, in conseguenza del che si può fallir la misura. Per tutte e due le circostanze è facile tener conto nel disporre l'istrumento, la sovr'accennata critica però rappresenta chiaramente la base principale di tutte le costruzioni e calcoli che si richiedono. La più semplice esecuzione del progetto Benedictis si spiega possibilmente coll'unione parallela dei due cannocchiali in un solo isirumento. Vi sarebbero quindi ;per mezzo di riflessione
MISCELLANEA } 03 ~a por~are le due fis:nre visive ·nell' iste~so foco, per mis urare 1mm~1atamente ~a d~B'ere~za allo stesso micrometro. - Il più se~phce modo d1 m1suraz1one per mezzo di due apparecchi si ottiene col telescopio del granduca d"Assia per me:-:zo di una scah micrometrica di ,·isa in cento ' il di cui valore di 100 200, 300 passi ;::: 100, 200, 300 c~ntimetri, ove la distanz;, senza calcolo, vien conosciuta contemporaneamente colla prandezza dell'oggetto con una precisione sufficiente pei dirnrsi scopi militari.
Vers(onc dall'Allgemeine Militar-Zeitung del cc,,pita;no B_ P..
104
MISÒELLANP!A
l 05
; ~ Ape1·,çu histo1·ique su,1· les 'fortifìcatiòns, les vngéniew·s, et sur fo coi·ps du Génie, par le colonel AuGOYAT, (3mc partie, atticle). È q uesta la storia del Genio francese dal secolo xiv; e la maestra penna che la scri,1 0, non ohe i documenti citati, fanno di questi articoli un lavoro militare interessantissimo, specialmente sotto al punto di vista storico militare. 3me
-- De la cléfense en Danemcirlc en géneral, e·t ,de Corganisat.ion de ,son a1·mée en particulier, par M. LEON DRLUZY.
RIVISTA 8-IBLIOGRAFICA
GIORN!\.Ll l\illLITARI.
Spec.tatcur~lilitairc - 10am" livraison - -15 mars 1860. SOMMARIO.
Études sur le chàteau de Salses , par A. RATHEAu , capitaine du génie (zme et dernier a:rticle). Salses, la Salsulae d!:)i Romani, è una pi1ccolìssima ed antica èittà di Francia nei Pirenei orientali, a 12 chilomelri nord da I:erpignan, sulla strada 'a Narbona, ed allo sbocco della piccola valle solcata dal torrente Reboul, influente clell'Agby. - Durante il regno di Ferdinando ed I sabella, quando il Rnusillon era in mano degli Spagnuoli , l'anno 1497 l'ingegn ère Ramirez venne incaricato d'innalzare un valido castello a difesa della importante s tretta di Salses, compresa fra il piede dei monti e le paludi salate che si estendono sino alla spiaggia marina. - Di questo _antico castello assai ben conservato ci fa l a storia analitica e fortificatoria i l capitano Ra.theau, già ben noto pel suo eccellente Trattato di Forlifìcazione, e dopo una. precisa e parlante descrizione, dallo studio dell'antico sistema su cui fu costrutto il castello di Salses, egli fa con maestria spiccare i nuovi.
- Nozione somri:iaria di uno scritto del e,apitano d'artiglieria danese I-IAuFF~ANN, pubblicata sotto il suddetto titolo. - _Le opinioni strategiche svolte dal c<1pitano danese al punto di vista della difesa di terra e di mare della Danimarca, , le sue idee metodiche e compassate sui principii dell'arte della guerrra circa alle sue proposte di difesa e cli analoga organizzazione militare del suo paese, danno una buona ideo. dei talenti militari dell'autore. '
- Les retranchemens passa,gers considerés sous le 1·appo1·t de leur (01·ce de(ensi1;e - Lignes de To'rres Ved-ras; M.-F. DE LA FRUSTON .
Sotto que:§1:o titolo leggesi un'esatta e ragionata clesàizione , delle famose linee di 'Torres-Ved:ras, m ercè cui lord Wellington si seppe mantenere cinque mesi contro l'incalzante iVJ,issena, e riusciva quindi a cacciarlo dalla penisola spagnuola. Questo è pure un interessante arti:colo al punto di vista storico militare.
- Réglement sur l'exe1·cice et les ma-nceu,vi·es de l'in(anle1·ie , belge (zme et dernier articleJ È questa un'analisi critica del regolamento suddetto, assai pregevole pel merito de' suoi ap· punti.
-
'n
Doit-on clonne1· une hausse à l'in(anterie?
signor F. R rcARn sotto questo titolo disputa la questione se debbasi o non provvedere di un alzo il fucile della fanteria, e si sforza di decidere la questione negativamente, pretendendo che nelle p~incipali occasioni di guerra è l'alzo 'incomodo ed inutile. - Non siamo d'ae;cordo coll'autore sulla questione di utilità, ma bene su qiiella della poca ·coroodità dell'alzo, ed a ' questo difetto non sarà difficile, speriamo, che presto provve- ' dano i progressi. incessanti delle armi da fuoco.
.. 106 !JJSCELL.•NEA - Rélation oflìcielte de la bataille de 1'étuan - avec le plan de la bataille. - Su1· la constitu,lwn de l'armée anglaise, d'après les écrivaines militaires allernands, par M. LEoN DELUZY. - Estratto àall'Atlgemeine militdr-Zeitwng di Darmstadt.
Journal dcs sdcnccs mililaires - Par J. Com\l!Ann n° 75, 10 mars ,t 860. Salluste - guerre de Jugiwtha, par M, VJcroRDEvELAY (suite). - Canon Witworth. - E;tratto dal Journal des débats·, versione di una lettera diretta al Times da Southport. - Questo stesso estratto fa parte del presente fascicolo della R ivista. • - Ifistoire de la Pcrspectivo, par le M. comandant PouonA, Lavoro questo pregievolissimo piuttosto al punto di vista storico, che non al scientifico. B ibliographie. - .De la geogmphie militaire. - Il signor TESTA!WDE vi tesse l'elogio della geografia universale del lVIALTEBlWN, intiéramente rifusa, e messa all'altezza della scienza moderna per TEOFILO LA v ALLÉE, - 6 vol. Fume à Pa1·is.
llcvue militaire suisse -
l ausamm.
Nel n° 5 e 6, 1860, di que,;t'eccellente giornale noi troviamo un articolo interessante sulle fortificazioni della Svizzera, e nel numero 7 merita particolare attenzione 1'01'ganisation du s1w-
vice de sanlé dans les a1·mées fmriçaises et autrichiennes pe,ndant la derniM·e guern - Seguita poi il suo pregievoli:;simo supplemento: CarnJJagne d'Italie 1859.
Allgomeine Militàr-Zeiutung -
Darmstad.
Fra tutti i buoni articoli di questo accreditato foglio militare, n parer nostro, meritano particolar menzione nel n° 9 : L'articolo II Ausbildungssystem uncL Reerverfassung {~istero~ di
MISCELLANEA 10'7' formazione e composizione di un esercito). - Nel n° 10 Die Lage des deutschin Bimcles (Situazione della Confederazione Tedesca). - Nel u 0 14 è assai curioso il primo articolo lVie sallrn wir Deulschen unsere Ki·iegsgeschichle schreiben '1 (Come · dobbiom noi, Tedeschi, scrivere la storia della nostra guerra'?).
- - Nella R evue des deux mondes 1er avril , abbiamo letto la prima parte d1 un "interessantissimo scritto del sig. PrnRRE DE Buuu; sulle a1·mi da fuoco del secolo xix, in cui è narrata la storia analitica dei prog1essi delle armi da fuoco, preceduta . da nozioni elementari sulla fabbricazione , e l'impiego dvlla polvere. - Nel prossimo fascicolo offriremo ai nostri lettori esteso conto di questo pregievole lavoro.
108 l l!SCl!LI..L~Ea
109
01uwe ra•ancesi. Librairie militaire maritime et polytechnique de I. ConnEAnn. &pé1'iences siw le marteau pilon, à. carne et à ressorts, de
BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO-MILITARE.
Opere italiane. Gue1·ra d' Italia del 1859. -
Narrazione-politico militare di W. Ri.istow trac-lotto dall'originale tedesco ed annotata. dal tenente colonnello Roberto Patrese, Milano, tipografìa Salvi e compagnia, 4 fascicoli a L. 1,50 cad uno. Corso completo di Topografia, del barone Alessandro Righini di S. Giorgio, colonnello nel Real C<>rpo dello slato maggiore - 3a edizione. 1860. - 'Tori no, Tip. F ranco e figli. Trall'llO elem,enlare di fo?'t-ificazione cwm1!ale , acl uso dellit fanteria, di G. G. Corvetto, capitano nel corpo Reale dello stato maggiore - apprornto dal i\Jinistero della guerra 2a edizione riveduta e corretta - 1860 Torino Tipoa ra6a ' ' o G. Cassone e C0mp. -
Di un nuovo isl-?'Omento per misnrare le discanze inaccessibili. - I deato da Biagio de-Benedicti:;. 1° tenente del Genio, in-8, Napoli, 1859 -
Francesco F errante e Comp.
Ta.vole elette swolo di pelollone, compagnia e ballagliorw sul 1·eoolamento a·escrcizi.o per la fanteria di linea 17 ott. 1852. - Disegnate per cura di alcuni uffiziali - 2"- edi;:. riveduta e corretta editori G. Cassone e Comp. T orino, 1860. L. 1.
lVI. Schmerber, et sur la dureté ùes corps, par Clarinval, capitaine d'a rtillerie, pr_ofcsseur à l'école d'application, iu.8° avec deux planches. - L. 4. La Bourgogne pendant les cent jours, d'après les documents origioat~x et !es trnditions cootemporaines, par Victor Devela.y, 1 voi. m•S avec planch e coloriée. - L. 5. · Végèce. Traité de l'art milit.aire; traduction nournlle, par Vietar Develay, in•8. - L. 4. Sallusle. Conjiwation cle CalUina, traduction nouvelle, par Victor Develay, in-8. - L. 3. Docwnents offìciels, sur la campagne d'Italie en 1859, suivis des éphémérides et accompagnés de 4 plans, 1 Yol. in-8. - L. 5. Expé?'iences sHr la fabricalion et l'épreuve de canons de for conlés à la fonderie du sud de Boston en 1844, in-8. _ L. 3'. Expéric.n~cs faites il. la fonderie du sud de Boston, en 1844, pour détermrner la force traosversale de difl'érentes espèces de fer fondu, etc., io-8. - L. 3. Expériences faites pour déterminer la forca de diverses espèces de fer fondu, in-8. - L. 3. &périences faites pour déterminer l'efl'el produit su r la qualité _du fe r en canons, pour un refroidi,;sement lent ou rapide de la coul~e, io-8. - L. 2 . Expétienccs sur la (abrication de canons en fer de 24 livres, à la fondt:!rie du sud de Boston, in•8. - L. 2. Expé?'iences su?' la (abrication de 100 obusiers en fer de 24 livrcs, à la fonderie d'~lger à Boston, in-8. - L. 3. &pé-riences sur la fab1·ication et l'épreuve de deux colombiades de 8 pouces, coulées daos !es ateliers du. Fort-Pitt, le 4 a-0t\t 1849, in-8. - L. 3.
lÌO
MlSCP.LLANEA 11 1 le rei de Prasse, comte rendu par M. le baron d'Azéma?', co. lon"ll du 6° régiment de lanciers, Brochure in-8 . Campagne d' llalie de 1859. - Lettres médico-chirurgicales, éc1ites du grand quartièr général de l'armée, par BERTH&RAND, in 8. Paris, Bailière - L. 3 50. Geograph·ie Universalle, par MA LTE·B RuN, entièremrnt r ~fondue et rnise au courent de la scif:lnce, par TÉOPHJLE LA vALLÉE 6 voi. in-8 jés11s - chez Furne e comp . .:._ Ruo St-André dPs-nrts, 45, Paris. Uxellollunum , par PAuL BrAT, capi taine comrnandant d'artillerie, professeur à l'école cl'artillerie de Besançon in-8. - Besançon, 1859. Napoléon III en llalie - D eul( mois de campagne - Mon• tebe.llo . Palestro - Turbigo - Magenta - Marignano Solferino - V1llafranca. - P ar J. Richard, 2 01,c édition , in-8, Paris, F. Sartori us - L. 1. La campagne d'Jtalie de 1859. - Par A. BAROi;-D:&·BAZA:-couRT. 2 tomes, 8°, Paris, L . 1.2. La revolte de l' lnde, ses commencemens, ses p1·ogrés, histoi?·e des causes qiii l'ont amenée. Par Mo:-:Tc011ERr·MARTIN, traduit . de l"anglais, par K.1R1IOYSAti, 8, Paris, Didot-frères - L. 6.
MISCELL.iL'fE.-1.
Expériences sur la fabrication et l'épreuve à. l'extréroe de deux colorn biades de 8 pouces et de deux de 1 O pouces , une de chaque espèce ayanl été fondue pleine et l'autre creuse, in-8, avec troi!:' planches. - L. 5. Expé,.iences faites en 1850-1851, sur la fabrication de canons de 32 livres, pour a.1·m.em1.mt de còtes, coulées aux fonderie~ s:.id de Boston, dc West P oint et dc Fort-Pitt, in-8 avec plancbe. E1;périences su1· la dm·eté des métaux, in-8 avec plancbe. - L. ~Le vaissmv, patron, solution du problérne de l'orgamsation du personnel matelot de la marine français&, par F.-X. Franquet, lieutenaot de vaisseau en retraile. - L. 4. Tmité de pe,·speclive 1·elie[, par i\I. P oudra, officier supérieur d'état-major, ancien profe'sseu r à l'école d'état-major, ancien élève de l'école polytechnique, 1 voi. in-8 de texte et un atlas de 18 pl. - L. 15. . . De l'emploi de l'infante?·ie dans la défense cles places fortes, par Prittwitz et Gafron, lieutcnant général et inspectenr général du gé.o.ie de l'armée prussienne , trad. par M. J ulf:ls Moch , lieut•)nant répétitcur à l'école de Saint-Cyr, 1 vol. in-8. L. 7 50. Éturles pl'éliminaires d'une théorie des a.rmes à feu. r ayées, par W. II. de Rouvroy, lieutonant-5én éral comandant de l'artillerie roynle saxonne, trad. par Rie[el, ancien profe5seur aux écoles d'artillerie, io-8 avec p1aoche. - L. 3. Note .mr une embrasure, par le comte Paul de Saint-Robert, io-8. - L . .2. Résumé des ép1·euves de la Truvia, (Espagne), 3 juillct 1855, io-8. - L. 2. Trai.lés des armes, par le chevalier de Xylander, major au corps royal des ingé nieurs de Ba.vière. Ouvrage traduit par le colone! d'IIerbelot, et augmen16 par le traducteur d'nne n 0tice bistorique sur l'artillerie et subsidiairement sur l'armée françaiso. et d'un vocabulairo des·armes. L'ouvrage sera cornposé de t rois parties; deux parties soot en vente. - L. 10.
Systeme de gue1·re moderne ou nouveUe tàctique avcc les nouvelles annes. Observations rélatives à la brochure de M. le général Jomini sur la foroiation des troupes pour le combat. - Des papiers d' un ancien officier général de l'armée de _S . M .
Opere tedesche.
,,
lV. Rustow. -
Der italienische Krieg 1859, con 3 carte topograur;he, Zurigo - - FREOER!CO Scll OLTHll~ - L. 3 . Der K1·ieg in l talien im Jalw 1859, con 2 carte, 8 Berlin. .,,...... A. B.1TH. De1· Ifrieg in Polen uncl Ungarn. - Einc stratcgische skizze von Vincrnti::is, 8, Dresda. Abhandlung u.be1· ffricgsmii?'sche (t~rattato sulle marcie militari di guerra, contenente il pr nspctto della tattica attiva drll"esPrcito, cioè la teoria sopra lo scopo delle marcie; l'io terna organizzazione di un esercito; le sue mosse , cioè la parte tecnica delle marcie; l'approvvigionamento dell'est:rcito in campagna, e sp'lcialmente delle mosse offensive, ciò che più, spicciatamente noi intitoleremmo : a1·te pratica di muoveni
'
112
MISCELLANEA
gli eserciti, o trattato di logistica rnilita?'e; di I. G. imp. reg. tenente colonnello nel corpo dello stato maggiore generale. Con 8 tavole litografi.che. - Vienna, C. Gerold's .figlio 1 112 tallero. , Die Savoyer. - Frage ,v om europiiischen Standtpunckte Polittisch- militar1sche Belouchtung, von A. V. G10SSl4ANN (La quistione della Savoia al punto di vista europeo), 8 Berna - H. Blom - 8 Sgr. , Zeichnungen des artillerie rnaterials cle1· Km_iig_lich p1·euss!schen marine ( Disegni del materiale d'artiglieria d~lla r~gia marina di Prussia, compilato secondo i più recenti ordmamenti). Pubblicato . da Funke . artigliere e disegnatore nel . regio ammiragliato - 4 fascicoli, l\1ETSca1m E RosTELL l l t3 tallero.
..
STUDI M IL ITARI
SULL'ORGANIZZAZIONE DELL1~ NOS1I1RE RANTEIUI~
I. 1-lt fanteria è l'arma principale delle battaglie - Essa. riunisce _ T AGLIANO
GAET.rno Ge1·ente.
i due caratteri principali , gli elementi essenziali d'ogni azione
di guerra, l'elemento offensivo (l'urto caricando colla baionetta) e l'elemento difensi~o (;enendo I.ungi il nemico col suo fuoco); la fanteria.ha un'organizzazione ed un'istruzione più faci le e spedita, il suo mantenimento molto men9 dispendioso cbe ogni altr'arma; essa 1/ombatte ugualmente e in pianura e fra i monti, e in terreno unito e scopei·to, e in terreno intersecato e çoperto; ~ssa agisce e per terra e per mare, nelle piazze forti, nelle trincee, ed in rasa ca mpagna, dì gioruo e di notte , sotto l'ardore del srile e la rigidezza del vt~rno; essa è l'arma d'ogni tempo, d'ogni luogo, d'ogni circostanza. Essa più d·ogni al1 r·arma può subir le fat.iclie Ìe privazioui, la mbe ria è la _fame; essa a rigore può bastare' ANNO
IV. Voi. IV -
8.
114
.
. s:rum
MILJTAR[
.
•
da sè e difendersi contro ogni altr'arma; vautagg1 qoe3l1 che non banno nè la cavalleria, nè l'artiglieria, vantaggi questi che le danno un' incontestabile supremazia sulle altre armi, speci~lmente nelle nostre contrade; ed in tolti gli eserciti la fantena, a buon diritto, è considerata quale l'amrna e, la forza vitale e decisiva delle battaglie. . La cavalleria è un'arma prestigi osa; impi egata a propos1.to ed in terreno che le sia appropriato , la sua potenza offensiv? può procurare splendidi, ed anche molte volte decisivi ~-isultat1. Ma il cavaliere non ba tutta la sua forza in sè, la magg10r parte sta nel suo cavallo, e la sua energia è va~a contro l' impotenza di queslo, se cade di fai;ne o di fatica. All'invocazione dell'o~~re si fanno operare dei prodigi agli uomini anche mal nutr1t1 e spossati, rn~ 1i'on .si può ollenere un buon s_ervizi9 dai cav.a\11 se non con cure assidue, con cibo sano e çop10s0. . .. L'artirr\ieria poi è l'arma la più tlispend iosa · degli eserciti; essa si c~mpone di tre elementi diversi·: itomini, cavalli e ,~na. : 1·i. La pii'1 stretta armonia è indispensabile fra questi tre l erw .. elementi, onde qucs't'arm~ presti in genere quelli efficaci serv1_g1 cui è chiamata. - L'artiglieria decide spesse volte la v1 ll_o1:1~, ma non può agire senza l'a~siduo sostegno delle allre armi, ne mai bastai'e a sé stessa, come lo puonno in qualche ,_·aro ca~~ la cavalleria, e sempre la fanteria. - 11 menomo accidente d1 terreno può impacciarne la marcia; in paese frastagliato e m~ntuoso essa è di difficile impiego, e che che si facGia per perfez'.onarla , e malgrado gl' incontestabili vantaggi cli'clla può fornire nelle battaglie , ella non potrà mai, per la sua essenza stcss_a , contestare quel primato che a buon dirillo pretende la fanteria. E quest'arma così inelultabi\menle super'.o.re alle ,altre, quest'arma ch'è il nerbo essenziale de~li e~erc1t'. , p~rch~ 001~ ha anch'essa oggidì i suoi Arrnstrong, 1 suoi ,~h1~;vo1 lh, J ~u-01 Caval_li, ecc.? forse che non la si reputa orarnm pro suscetllbile di ulteriori perfezionamenti ? o forse è p~rfetla ! i ....
s ,u LL'ORGANIZZAZIONE DELLE NOST RE l'<ANTE RI&
1
11/3
Molli si occupano cli 11uovi sistemi pe,: rigare le armi, molli si accapigliano nello inventare a chi può più strane forme di proietti, tutti sì affannano nel perfezionare le arm,i , il mezzo meccanico, e niuno o pressochè niuno intencrerebbe al perfezionamento dell'a,gente? Forse che non ne val la pena, o ba1,teranno . d'ora innanzi le armi perfette per vfocere le battaglie? Non per Òiò noi vogliamo dire che il perfezionamento de)le armi non meriti tutto quel peso che vi si dà; no per certo; noi ben sentiamo che la potenza dell'uomo sta nel\' intima coscienza · delle p1:oprie forze, e che pel soldato tale, coscienza consiste precipuamente nel valore ch'egl i riconosce nelle proprie armi, e pertanto noi approviamo senza restrizione di sorta tutta l'attività ·straordinaria che gli uomini dell'arte applicano a sì importante oggetto ,/ma noi vorremmo eziandip che proporzionalmente alcuni cli loro si occupassero ùi tutti quei miglioraÌnenti (e sono incommensurabili) dei quali ò 'pnr snscettibile l'agente principale, l'uomo, il fante specialmente; migliorùmen ti d'altronde in gran parte necessita ti dal perfezionamento slesso delle armi da fuoco. In questo intendimento ci siamo' imbaldanziti ad esporre alc?ne nostre idee sull'organizzazione tallica della fanteria ; prendendo per corpo anatomico di noslra anal isi la fanteria nostra, considerata nelle . varie sue leggi orgarncbr: Redutamerito - Ordinamento tattico - Armamento - Equipaggiamento e vestiario - Ammiinistrazione e sussisÙnza - lstruziorne - Educazione - Qu-adri e norme per l'avanzamento - Codici wrii.
STUDI ~IILITARl
CAPO J. ll.lL KECLU'lf AUIEN'l.'Oo
~
l. Genernlitù.
Elemento primo dell'organizzazione delle forze militari di u• a nazione è il reclutamento, per mezzo di cui si provvede a · che l'esercito non difetti d'uomini, e sotto quest'aspello le leggi sul reclutamento meritano tutte le sollec;tndini de' governi. Queste leggi debbono essere in perfeUa armoni'a coll'organizzazione generale dell'esercito, poichè nno stret.tis8imo nesso esiste fra queste due basi fondamental i della forza pubblica; ma egli è pur indispensabile che ad un tempo cileno si accordino e si appropri ino alla specie del gove;'no politico , 'ai mezzi finanziari e materiali della nazione, non che alle sue condizioni ed a'suoi bisog;ni politici e militari, attuali o probabili, interni od esterni, alla natura ed alla posizione geografie,). de,\ paese, alla situazione, ali.., svi luppo ed al valore militare delle frontiere, all'attitudine militare e politica de' Stati fin itimi e di quelli · particolarmente con cui havvi probabilità di guerra, e specialmente poi al carattere fisico e morale de'reguicoli, ali' indole loro civile e mililare. Egli è per queste ragioni che i sistemi di reclutamenlo variano da nazione a nazione, specialmente nei modi d'attuazione. La tesi del reclutamento al punto di vista politico e militare presenta le cinque·segÙenti quistioni essenziali: 1\ 0 Qual è il sistema di reclutamento più consentaneo, e . che meglio soddisfa al doppio scopo suo politico e 'militare, ai bisogni della nazione?
'
' SU'LL ORGA'.\: lZZAZ!ON:E DELLE "IOSTRE FANTEUrn
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2° ~Qual è l'equa proporzione numerica. fra i reclutati e l' intiera popolazione? '' · . 3° Quale debb'essere la durata del servizio militare per ciascun reclutato? ' 4° Come si può esentarsi dall'onere_del servizio militare? 5° Come va ripartito il contingente, fra le varfo armi? Questi cinque quesiti noi ci p,overemo di bre\"emente discn'tere rimpet~o alla legge nostra di reclutamento, 30 ma1'zo ,185 t ~
2. Sistema di reclutamento.
Fra tutti i sistemi di reclutamento, l'ottimo è certameute il nostro, quello della coscrizione annuale, seguìto da presso che _tulle le nazioni civili e militari d'Europa, nè qui è il caso di addimostrare l' incongruità e l' insulTicienza degli altl'i sistemi, tali: qncl!o degli arruolamenti veqali, quello dell'arruolamento forzato , o quello della leva in massa, a fronte de\le nostfe istilllzioni politiche e delle nostre necessi tà militari. Appo noi si rifornisce l'esercito annualmente colla leva o coscrizione di que'giovani regnico\i che raggiu nta l'.età <li 21 anni, sono dai consigli di leva giudicati idonei al militare ~ervizio. L'e~trazione a sorte fra gl' inscritti sulle liste m~ndamentali decide quali fra loro debbano far parte della 1 a categoria, debbono cioè militare per 1,1 anni ,(5 dei quali nell'esercito perma1rnnte, e 6 alle case loro in congedo temporario), quali altri che avendo estratti numeri più alti siano da ascriversi alla 2a catego,ria per formare come un nucleo suppletivo, una riserva, pronta ad accorrere, quando il bisogno lo esige ,, ad ingrossar le file dell'esercito p'ermanente; ed a qnes_to oggetto, annualmenlei durante i 5 anni di Q\lCSto loro obbligo militare, e classe per classe, essi vengono raccolti per cura del Ministero della G_uerra onde essere istrutti nelle pratiche militari le piµ indispensabili. _
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STUDI 11IL'l'l'ARl
Eccellente sistema è qllesto, che direttamente intende al grande scopo di mi{'itarizzare l'intiera nazione, ch'è il gran bisogno d'ogni nazione che ha da procacciarsi, o da co11solidare la propria nazion'a\ità e l'a prQpria autonomia gcogra!ìca e politica; sistema questo; che senza distogliere inutilmente.tutte _le braccia che sono neéessarie per la tluridezza del nazionale commercio, dell'industria e dell'.:3ricoltura, senza aggravare di soverchio la fin anza, consente tuttavia al caso di necessifa , quando il paese, a salvaguardia della propria indipendenza e della propria dignità, debbe fare, ad occhi chiusi, qualqnque sagrifizio per enorme ch'esso sia, di opporre al nemico tulio il miglior nerbo della nazione militarmente ordinalo, snfficienlemente istrullo, ed educato. In massima dunque è buona la legge nostra sul reclutamento ·dell'armala; ma però all'atto pratico le si· riconoscono focilmeute alcune imperfezioni, cui la solerzia del governo lavora a provvedere, onde farla con·sentanea alla nuova grandezza della nazione, a' stwi prossimi bisogni , a' suoi infallibili destini.. Di queste imperfe~ioni noi discorreremo mano mano ebe toccheremo quella delle cinque quislioni suenunziate, in cui esse rientrano.
è la base essenziale e fond amentale nella valutazione del numero totale cl'uornini che il paese può somministrare al servizio militare, senza troppo grandi sagri fizi, a fronte dei suoi bisogni militari e politici. Questo numero totale d'uomini disponibili , diviso per la du rata del servizio militare, cidè 'per quel numero d'anni ch'è reputato indispensabile per la completa istruzione ed educazione militare del soldato, fissa la forza del contingente annuo necessurio per rifornire le file dell'esercito permanente, dal quale numero, una volta equamente stabilito, non converrà poi mai dipartirsi, meno di circostanze prepotenii ed eccezionali, e ciò per non rendere esoso il governo. In quanto alla proporzibne numerica della forza dell'esercito permanente alla popolazione totale dello Staio, qupsi appo tutte I
\ 1
§ 3. Forza nume1·ica del çontbngente.
La forza numerica ciel contingente annuo debbe subordinarsi a due condizioni ess,enziali: •I° Fornire un numero d'uomit;i armati o pronti ad esserlo, sufiìciente per assicurare ali' interno dello Staio l'ordine pub~ blico·, ed il rispetto delle leggi, al di fuori per guarenti re la inùipendenza e là dignità politica del paese. · :2° Non distogliere un numero troppo grande_ dì braccia all'agri-colturn, all'industria ed al commercio nazionale. I)al che evidentemente risulta che il numero della popolazione
11 9
sur.L' ORGANIZZAZIO>!E DF.LLE NOSTRE F ANTElllE
1
le nazioni militari dell'Europa tale forza non supera i - ' cioè · 67 ·12 circa - - della popolazione, e più comunemente questo rap1000 porto v,liulasi all'ingrosso di 1 per ·100. Egli è però da osser·varsi cbe cotale rapporto debb'essere in p,:oporzione inversa della potenza delle nazioni; così che per le piccole, o per quelle la cui nazionalità non è ancora completa_mente stabilila, i di cui limiti geografici natnra\i non sono per anco equamente prefissi, per questo tale rapporto clebbesi sensibilmente accrescere; e per noi nelle attuali circostanze dovrebbe salire al 1,25 almeno per ,t 00. Epperciò ritenendo che la popolazione ùello Staio nostro ascenda a '1 •1 ,782,000 abitanti, l'esercito permanente dovrebbe atltialmente JlUmerare 11t'lle file un e[ettivo di 137,285 soldati <li 1" categoria; dividendo questo numero per 5 ( durala del servizio attivo ùi essi categoria) avi·emo cos~ il' contingente annuo di ,(a categoria in 27,.i,37 coscrilli, ed in numero rotondo 2'"/ ,ooo·. s (~ d;ii 106,038 giqvani che annualmente raggiungono l'età di 21 anni (cioè 9 per· 1000), noi diffalcbiamo il predetto contingente annuo di 1' categoria
12Q
( cioè poco piì1 di
STUDI MILITL\RI
121
SULL' ORGANIZZAZlO/U; DELLE NOSTRE F ANTER!II
1
4 dei medesimi) ne rimarranno alle case loro
79,000, le di cui -giovanili braccia basteranno ai bisogni del1' industria, deJl'.ag;·icoltùra e del commercio. Fra qùesti' potremo -senza fatica trovare annualmente altri ,1 \),000 giovani idonei al militare servizio, che ascriveremo alla '23 categoria ; cosiccbè all'evenienza di guerra tutte le classi di&ponibili chiamate sollo le armi, cioè 1 ·1 dì ·I " categoria e 5 di 2" categoria, il nostro esercito notrebbe presentare l)n totale di 392,000 soldati; e togliete pur da questi la media perdita annua per ogni classe, nccagionala dalle avvenute morti iu co11geclo o sotto le bandiere, dalle riforme, dalle diserzioni, ecc., quale noi portiamo per abbondanza a 81,000 Llomini, vi lìimarrà sempre Qn effettivo di 3,1,1 ,000 soldati di leva sollo le armi , dei quali 300,000 almeno potranno entrare in campagna, Ed anzi, quando il bisogno lo volesse, a questo effettivo normale si potrebbe aggiungere: ' ,J 8,000 della 1:za classe della P categoria, che si riterrebbe sotto le armi, a vece di darle il congedo, cui avrebbe dirillo in tempo di pace. 17,000 della 6a classe della 2• categoria, id. id. 26,000 di una leva anticipata dj ·In categoria dei giovani ventenni. 19,000 id. di 2• categoria id. Totale 80,000 che aggiunto all'effettivo normale di 311,000 portano le forze militari nazionali al vistoso numero di: 391,000 E compresi i volontari, facilmente si oltrepasserebbe il numero cli 400,000 armati p~r la difesa attiva della patria. Le due seguenti tabelle particolareggiano sinollicamente questi calcoli, basandosi sn dati pratici desunti daile statisticbe de' nostri paesi.
Prodotto delle levate di -I a categoria, il contingente annuo essendo-di 2'7, OOO nomini, cleduzioIÌc falla degli esenti, dei renitenti e dei riformati al momento della part.cnzu. ..
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632 201;1,3 41518 20759 5 115128 Esercito permanente
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377 18480 37337 1S668 10 202355 _ Esercito al piè rli guerra 370 18110 36590 18295 11 2206;i0 con tutie le suo prime c,1te-
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122
SUT.L 0RGANIZZAZ[ONE DELLE NOSTRE FANTERm
STUDI MILITARI
123
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ANNOTAZIONI
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11
Riepilogo generale delle ~orze militari nazionali disponibili pcl taso di gumTil•. 1• 2· To\a\a Categom Categoria
Esercito permanente , . . . . . . . . , Chiamata delle classi ordinari e · . . , . . Chiamata delle classi slraordinn1·ie, cui compete i l congedo . . . . . . . . . . Chiamata di una classe in anticipazione . Forza totale proveniente dal r eclutamento
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115-128
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90363 195885
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17003 31,932
25987
18S10 . 447971
·251, :ifi6 1ZG17613907 421
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4° Durnta dell'obbligo al se1·vizio militare .
La determinazion_e della durata del servizio militare debbe principalmente conciliare due condizioni essenzialmente diverse : 1° Cbe il tempo prescritto dalla legge sia sufficiente a che il coscritto possa imparar bene e fondatamente tulle le praticµe del suo mestiere, piegarsi· ed abituarsi al penoso dovere della subordinazione ed al rispetto religioso della discipli na , ed affezionarsi al servizio militare 1 ed alla bandiera del suo reggimento. " 2" Cbe tale durata non sia eccessiva, affincbè il soldato ritornar possa a)ld proprià famiglia, senza troppo soverchio discapito delle sue cose domeslicbe, e in tale elà da potersi accasare onde generare, nutrire ed educare i suoi figli, e prov·veclero così la patria di nuovi so·s1egni. - A parer nostro, i lei·mini fissati al servizio mil itare per ciascuna cale.goria dalla nostra legge alluale sul reclutamento s~ddisfano e'1uabilmenle alle due precedenti condizioni. Ci11que anni bastano al soldato di 1a categoria per imparar . bene il suo mestiere e rompersi alle militari discipline, a qualunque argJa egli sia ascriltn; nè certamente basteranno i sei anni che gli rimangono d'obbligo militare, e ch'egli lrascorrera a casa sua, per fargl i dimenticare quanto di più essenziale egli avrà imparato nei primi cinque anni della sua carriera militare. Liberato da ogni Yincolo a 32 ,!nni, egl i è ancora in buona età per accasarsi definitivamente e vantaggiosamente per se stesso -ed a pro della patria; ed anzi a 26 anni la legge predetta già gli permette di ammogliarsi,' del che, a parer nostro, si potrebbe far a meno senza grave scapito pcll'aurncnto della popolazione· ed a grar1dissimo vantaggio dell'esercito, chè la moglie e ì figli sono la potentissima calamita, quando la voce della p~tria
124
S'1:UDl !tflLITA!\T
li richiama sotto le armi per motivo di guerra! pur troppo basta questo inevitabile sconcio per la 2" categoria, per cui dQvrebbesi , a nòsÌro avviso, vietare. il matrimonio a quelli di 1" categoria sino a totale estinzione ~lell'onere militare, oél almeno. almeno prolungarlo sino a 30 anni d'eia loro. In quanto poi alla 2a c;tcgoria , ch'è piuttosto da ritener!ìi collie un .complement,o imperfetlo dell'esercito pe' strelli bisogni, la durata di 5 anni d'obbligwzione militare ci pare sufficiente e · consentaneo all0 scopo suo ed alle éondi'lioni suddette; noi _ vorremmo però che le seconde categorie . fossero tenute ad un tempo più lungo d'istruzione militate, senza del che egli è impossibile che soddisfino all'intendimento di loro creazione; 4-0 giorni una volta tanto non bastano · ]oro per ammc1estrarsi nei primi ed iildispensabili erndimenli 'del mestiere delle armi, ed all'uopo si. esigono almeno 3 mesi; nè questo mi par poi troppo grave sagrifizio per essi o per la finanza nazionale, a fronte dei vantaggi elle no riso! lerebbero. Senza di ciò, e senza esigere rigorosaµiente che i medesimi abbiano Ja mantenersi in continuo esercizio nelle file dèlla guardia 1,1azionale (della quale io vorrei tutti,vestissero l'uniforme, nell'atto che si presentano alle .chiamate sott-0 le armi, od ai cail1pi cl' istruzione), senza di ciò fo seconde categorie non saranno mai di tutta quell'utilità che a buon diritto si debbe da loro ·µte tendere , e di cui pur sono suscettibili; senza di ciò dall'epoca della loro chiamata 3ollo le armi, al giorno in cu i avranno raggiunto quel grado d'istruzione che è necessaria al soldato pria ,di far pai~te delle file combattenti, loro si vorranno non meno di 3 o 4- mesi, e forse la campagnà. di guerra già sarassi decisa seuza di e&si (poichè oggi la. guerra si fa speditamente).
S ULL' ORGANIZZ:AZIONE DELLE .NOSTRE FA~T ERlll
125
§ 5° Esenzioni , dispense e sun·ogazioni.
Tocchiamo ora la parte più delicata delle leggi sul Rec!utamènto. Jn uno Stato governato a liberi istituzioni, dove ogni cittadino è uguale in faccia alla legge , a tutti incumbe <'gualmente, e qual sacrosanto dovere, l'obbligo del militar servizio. Solo la sorte è il legale arbitro che può fra loro inflessibilmente decidere quali qebbano abbandonare per un dato tempo ogni cura dpmestica, ogni privato negozio per entrare nelle file dell'esercito permanente , quali altri invece potranno rimanersi alle case loro fincbè la voce della patria periclitante ad essi pure non chieda ugual sag1'ifizio dei primi. Ogni altra guisa di decidere sì grave quistione non può essere legale, perchè assolutameBte ingiusta, epperciò immorale; quindi niuna esenzione , ninna supplenza; paghi ciascuno per sè il proprio tributo alla difesa ed alla sicurezza della patria, per grave che gliene riesca il sagrifizio. ' Sonovi però alcuni casi in cui l'i oteresse sociale e le leggi <lell'u manita impongono alla legge stessa di modificare questo severo.. principio, e ~uesti casi vogl iono dalla legge stessa esser ~en , definiti, e nella sua applicazione rigorosamente osservati. E questi casi non è difficile di immutabilmente, prevedere e circoscrivere. · Così debbe la legge esentare dalla , 1." categoria, tullochè fisicamente i~onei, e dalla sorte desigu?ti al servizio mll itare attivo : ,t .0 Quel giovane di cui un fratello trovasi sollo le an~i o· \lenne ucciso o mutilato in guerra · al servizio della patria, quando però non vi abbia nella fam iglia altro fratello maggiorenne, e che il padre suo sia quinquagenario.
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STUD ( MtLlTARt, 0
2. Il primogenito di orfani di padre e madre. · ·3. Il figlio unico o di madre vedova attualmente, di padre cieco .o settuagenario, od 'il primogenito de' loro figli minorenni. -- Jl nipote unico o primogenito di avolo séttuagenario o ·di avola vedova.' · Niun altro debbe essere esente dal · servizio militare a · meno che giudicato fisitamente inello alle armi, poichè le dispense o le esenzioni finiscono ·sempre. a scapito di quegli altri inscritti, cui la sorte fu favorevole nell'estrazione ·di leva. Per questa prepotente ragione noi oppugniamo la legge nella Sezione III in ordine alle dispense. L'art. '98 esime dal servizio militare i chierici ed altri in carriera religiosa sulla richiesta de' rispettivi ve~covi o superiori di loro speciale confessione; in ragione di 1. per 20,000 abit.anli delle rispettive diocesi; per questo sì ba annualmente una sotlrazione di più di 800 .coscritti di ·I a categoria, cioè 1/ 33 dell' iritiero contingente; ed a quest_a deficienza forz'è provveggasi a dìscapit9 di coloro cui la sorte fu favorevole nell'estrazione. Nè qui IDi si opponga cbe la legge nostra prescrive come 'cotesti dispensati albiano da ded1wsi nu:mericamente dal contingente del rispettivo mandamento, ognorachè pel numero loro di estrazione siano compresi fra i designati, _e per cui tali dispensl!l noh abbiano da danneggiare gli altri inseriti.i; avvegnachè cotesto specioso appu11to è troppo facile a redargu'irsi. Ed invero; se la ,legge uon vuole cbe, tal i dispense abbiano da tornare a· disagio di •altri inscritti, è gitiocoforza che ella ammetta conslanlemente per ogni classe' di leva una deficie11za nelle file dell'e5ercitò , ·par~ ai' numeio dei <lisptrnsali, e con questo sistema l'esercito permanente avrebbe'costantementc un vuoto di 80 0 X :S (numero delle classi sollo l~ armi ·nell' esernito permauent.e), cioè: '-000 soldati (più di 2 reggimenti), e J' esercito in piè di guerra culle sue ·l 1 classi di ,1." categoria sollo le armi avçebbc un difetto di 800 X ,1 ,1 = 8800 uomin i. Ciò sa1·ebbe diametralmente 0
• SULL'ORGANIZZAZIONE DÈLLE NOSTI\li: FANTERIE
127
opposto allo scopo della legge stessa su.I reclutamento, che debb'essere quello di mantenere costantemente al completo quelle forze militari che sono , ripulate indispensabili alla . sicurezza della nazione. - Epperciò, come avviene di fatti, la lacuna lasciata dalle dispense nella leva di un , anno, è giuocoforza compensare coll'aumento. relativo 'del contingente nella leva sul seguente, ed ogui anno gli 800 dispensali dalla Sezione III °'ggravano del servizio militare' 800 individui della leva ve1iienl.e, cui a te,rmini di giustizia non toccherebbe. Altre non men(! concbiudenti ragioni militano in favore di -quesla no- · stra impug1iazione, e pi~ specialmente d'ogni altra la.quistione del diritto ·d'ug1taglianza sociale, cbe per amor di brevi!~ noi uon discuteremo...... , bastandoci di aver laccato lo sconcio. , In quanto poi alle surrogazio0i, esse dovrebbero essere assolutamente proscritte dàgli eserciti veramente nazionali, poicbè esse portano nel.le file ,o;ente di moralità dubbia' vendereccia , "' data a]l'ozio ed al vizio, che appesta l'esercito stesso e fo'i:nisce la maggiore bisogna ai eonsigli cl i guerra ed ai luoghi militari di pena. ·. La Frçincia ha da set auni quasi rinunziato al sistema delle surrogaziÒni, u.è più le consente cbe tra strelli parentì, e vi ha vantaggiosamente sostituì lo, il sistema della libei•azione, il quale prod,usse ottimi risultat.i. Questo sistema cb 'è seguito anche parzialmente dalla legge nostra alla SPzione H, consiste- nell'allettare, per ~1ezzo di prem ii e di alle paghe, al reingaggio od ass:;ldaniento, quei militari, i quali ·o volontari dopo sei mesi di buon servizio hanno accertata la loro moralità e la 'loro militare atliludine, od altri mililari di bassa forza cui competei-ebbe l'assoluto congedo per fine di ferma, e che trovandosi tuttora .i n età robusta, ed in tali condizioni fìsicbe e morali potrebbero proseguire nel servizio per al lreltanto tempo; e procuràsi così la liberazione di un egual numero di coscritti, me'diante una somma destinataasovvenirc al pagamento dej premi )
128
STt;Dl MILITARI
e delle atte paghe predette, non che all'aumento delle pensioni di ritiro degli individui di truppa. CotesLo sistema soddisfa a tulle le esigenze: l'esercito .conserverà così i suoi migliori soggetti di provala condo-tla ed aUitudine, i suoi preziosi soll.'uffiziali, ed i volonterosi soldati, che saranno l'esempio e la guida de' nuovi sia nelle istruzioni, sia sul campo di baHaglia: i coscritti liberali, trattando direttamente col governo, non avranno altro pensiero se non quello di pagare l'assegno prescritto di loro liberazione, e saranno svincolati da ogni altra respons_abilità; ciò che non consente il metodo delle surrogazioni; gli aspiranti all'assoldamento si troveranno numerosì nelle iile pel maggior peculio che si vedranno così accertato pei loro vecchi giorni. In Francia si giunse in pochi anni ad aumentare considerevolmento il numero de' riassoldamcnti, applicando il sistema della liberazione sulle basi seguenti:, · La somma che debbe pagare l'inscritto per la sua liberazione è annualmente determinata per Decreto Imperiale, variandone l'ammontar~ secondo le maggiori o minori probabilità di guerra per l'anno. L'assoldato riceve per ogni anno di ser, izio, sino ai ,14. anni, un premio cbo varia fra lire 250 a 500 secondo il prezzo della liberazione, ed un soprassoldo giornaliero <.l i 5 a 1 O centesimi secondo l'anzianità di servizio. Dopo i 14 anni il soprassoldo giornaliero gli si porta a 20 centesimi, i quali aggiunti agli altri 15 che per tale anzianità di servizio gli dà lo Stato, costituiscono un'alta paga giornaliera di 35 cent. F1nalmente h,1 \'assoldato assicurato un aumento annuo di pensiono di ritiro di 1167 franchi·. E lulto ciò scn~a che la fi nanza dello Stato ,,i soccorra, poichè a tutto provvede la Cassa di dotazione dell'armata. Noi sappiamo che cotesta essenzialissima quistione fu già. presa in seria considerazione dall'alluale Ministro, e siamo·
St1LL'ORGANI7.UZ!ONE DEl,Lls NOSTRE fANTirnrn
129
persuasi che per la solerzia, e ~pecialmenle per ramorcvolezza lutta particolare (e n'ha ben ragione) ch'egli nutre a'vecchi so ldati, non tarderà mollo ad essere realizzata a benefizio dell'esercito, degli individui e della nazione tutla, e presto vedremo affallo proscritto dai nostri codici militari quel sistema immprale e pernicioso, che a•buon diritto si chiama la tratta. dei bianchi. ~
6. Dist1·ibuzione del contingente f1·a i cUuersi corpi dell'ese-rcito.
Falla la leva , e formate le liste definitive di 1. 3 e 2.a categoria, convien procedere ad una razionale eù equa ripartizione del contingente fra le varie armi che compongono l'esercito, in quelle proporzioni che avrà per quell'anno il Ministero della guerra stabilite, senza aver altro riguardo -;e uon che alla speciale attitudine ùi ciascun iscritto al servizio nell'una piultoslo che netl'altr'arma. Per questa scelta gli uomini di alta statura si designeranno a granatieri ed alla cavalleria di linea, secondo la maggiore. attitudine chn loro si potrà riconoscere all'una od all'altra di que.;to due armi. . Gli uomini di mezzana statura, tarchiati, robusti e forti sono designati all'artiglieria, che è l'arma la più faticosa, od alla cavalleria leggiera od ai zappatori del genio. Tra i rimanenti, i più gagliardi, disinvolti, agili e robusti· si daranno alla fanteria leggiera e ai bersaglieri, gli altri rimangono per la fanteria di linea. La professione dell'inscritto, e le pratiche acquistate in qualche ramo d'industria sono pure da tenersi in conto nella distribuzione del contingente, così pure fin o ad un certo punto l'inclinazione individuale particolarmente nella scelta per le armi speciali. ' Somma debb'essere l'accuratezza in questa scelta che ,•uol ANNO
IV. Voi. IV. -
9.
130
essere innanzi tutto coscienziosa ed equa, onde non abbiano da su.cceder poi permutazioni <l'arma a<l arma, le quali sono sempre perniciose al servizio ed agli individui stessi. Le norme che dà il Regolamento 3,1 marzo 1855, per l'esecuzione della Legge sul reclutamento, segul.te con precisione_ed àvvedutezza, provvedono soddisfacentemente a quesia distribuzione. Noi vorremmo però che uno o due generali dell'esercito fossero destinati annualmente ad ispettare le operazioni militari dei consigli di leva, ed a questi spettasse particolarmente la decisione definitiva dell'ai:segnamento de' coscritti ad una piuttosto ehe all'altr'arma, ciò che è_, noi lo ripetiamo, ~(Tare· altrettanto delicato quanto importante. Dopo di aver brevemente toccato quell'importantissimo argomento c~'è il reclutamento, e di aver esposti alcuni nostri pensieri sul proposito, pria di ritornare sulla diritta v(a, che c'impone il titolo stesso di questo uoslro scritto, noi crediam utile di qui offrire un prospetto sulla ripartizione tattica delle forze militari della nazione, per la compilazione del quale ci ot, teniamo a que' numeri portali nel § 3°, ed a quelle proporzioni fra l'una e l'altra arma che il terreno, la speciale altitudine militare degli Italiani_, ed i metodi moderni ·d1 guerra ci hanno fallo ravvisare migliori. "'
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S\JLL'ORGANIZZAZIONE DELLE NOSTRE F AN'l'ER!lt
STUDI MILlTAln
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Id. leggiera (bersaglieri) 0132 15180 41060 10 1518 4106 40 to
~
))
))
r
Cavalleria di linea . . .. .. ' 0030 - 3450
.... Artiglieria (2) . . . ... Genio . ...... . . . Id.
leggiera -.
'
0070
0028
'
.
8050 21770 18
0100 11500 31100 9·
Treno e armi accessorie . 0040 Totale ·dell'esercito .
9330 8 431 1166 32 8
3220
""7 1210 ,,
"
72 18 »
50
l)
8700 2 1610 4350 10 2
4600 12440
))
,,
-- --
1000 115000 311000
"
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))
3200 8500 7200 20000
,,
"
,, ,,
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l)
--
-
10400' 28500
.
(1) Dei quali 8 di granatieri per il corpo d'esercito di riserva. (2) 1 reggimento operai, 3 di piazza e 5 da campagna (ciascun reggi11,1cnlo di campagna composto di 8 batterie i\}ontate, e 2 a cayallo). NB. Questa formazione permetterebbe di mobilizzare l'esercito in 5 corpi, di 3 divisioni ciascuno, meno quello di riserva composto delle sole due divisioni di granatieri.
C... ,
(Continua)
.....,...., ..,,vv,.t\NVVVVWVV-
PRIMI ELE~IEN'I'I St:JL TIRO
133.
pìego della baionetta sono i 1rnnti ess~~ial.i çlçll>'ilìtr~ione ìndividuale del solçlato; €ld è. qu~ nost!lO· scopo di C.Oì-10~ sperne i mezzi necessari- per eseguire qon•giuste,zzµ, i tiri e ricavare da un'arma tutto, il frutto p'7ss,ibile.
PRIMI ,ELEMENTI .
.
NQZIONI: PRELHIINAfil. I principii delle teor_ie sul tir-o son0 qesunti d~.gli studi·
'
. SUL· TIRO
;.. ì più vasti ed accurati di balistioa, ossia di quell?, patte
PER,.; ~O STUDlO -Dl!LLE ARMI DA FOO_GO P.O.RTAT1Ll A PARÉTI LISCIE 'E :JiIGATE
·,
L'esperienza avendo suffì:cientermente dimostrato che, malgrado tutto· i'l vailore delle IDigli0ri truppe., la'for21a 1ii una l:Y(\.ona fanteria risiede -essenzialmente -ne' su0i fu0ch.i, i quali per là loro moltiplicità riescono veramente miei~ ,diali, quancl.0 sieno •ese@uiti c@n calma eGl. ,a con,veniente distanza; ma che per contra.r io l'enorme ·s_preco ·di 'Il:l:Unìiionì e le poche perdite fatte subire al nemico derivarto dalla precipitazione e troppo grandi distanze, dalle quali i fuochi veno-ono ordinariamente eseguiti, SÌ' ,conivtmne o sulla nece.ssità razionale di formare ·appositi regolamenti sul tiro col fucile. .Il debole ii;npulso che ottennero da principio questi regolamenti, non che la falsa applicazione nella quale vennero messi in pratica, li resero per lungo tempo poco vantaggiosi. Al giorno•d'oggi il tiro col fucile e l'utile im~
della meccanica c~e tratta del mov~ento. dei corpi pe~ santi · nello spazio, seguencl.o una direzione· qualUhque. Essa è più facili:'nente applicabile ai proietti d'artiglieria . lanciati nell'aria per mezzo della polv~re e delle bocche; da fuoco ed a d0terminare tutte le cause ,di IDOY\mento dei proietti per sfabilirne le norme da osservare nei tirii colle diverse armi, onde ottenere colle medesime tutta l'effiéacia possibile. ' Gli esperimenti di balistica formano una delle parti 'ie> più importanti della guerra, particolarme11te per l'arma> d1artiglieria, sia per calcolare il mQvimento dei mobilj, nell'aria, che il loro effetto coi1tro i corpi resistenti ordiuàriamente impiegati per ripararsi in guerra.. Nel ·nostro assunto ci atterrem0 alle cognizio:µi general~ ,i ndispensabili al ragioneyole impiego delle armi da fuoco portatili della fanteria. ·
liovirneato dei proietti ael vuoto. Qualunque sia la forma cl'un'arma da fuoco, il pr.0jetto eh.e essa servirà a lanciare farà nello ,spazio un tragittg più o meno lungo prima di colpire l'oggetto contro i,l quale viene lanciato; in tutto questo tragitto il pr9iett~
] 34 PRn!I ELEIJE!'i1'1 è assoggettato a delle influenze indipendenti dalla na-
tura dell'arma; e sono appunto qm~ste influenze che è ne• cessario studiare e tenerne conto nella costruzione delle armi da fuoco e nel modo di ,servirsene. Sono a tal fine necessari alcuni ricordi e definizioni di fisica. Chiamasi materia tutto ciò che cade immediatamente sotto i nostri sensi. Gli enti che possono cadere sotto i nostri sensi sono, per vero dire, i corpi; 'la materia è poi ciò che li costituisce. I corpi sono rappresentati come un insieme di parti materiali, dette molecole, trattenute insieme da attrazioni e ripulsioni reciproche chiamate forze molecolari. Queste due forze contrarie, alle quali vanno costantemente soggette le molecole , tendenti l'una ad avvicinare , e l'altra ad allontanare; la prim~, cioè l'attrazione molewlare, non varia per un medesimo corpo se non colla distanza ; la seconaa, cioè la ripulsione molecolare dovuta al calorico, varia coll'intensità di questo agente e colla distanza. Le molecole sono separate le une dalle altre per mezzo di interstizii minutissimi detti pori. Le molecole si dividono in atomi. Un gruppo di atomi forma una molecola. Quindi i corpi altro non sono che aggregati di-molecole. I pori si distinguono in fisici e sensibili. I primi sono abbastanza piccoli e minuti , perchè le forze molecolari possano agire fra di loro. I secondi sono veri fori o lacune estese oltre i limiti dell'azione delle forze molecolari. I pori sen~ibili negli esseri orga.nizzati sono la sede dei fenomeni d'esalazione e d'assorbimento; questi pori sensibili si possono scorgere facilmente nei legni, nelle spugne ed in gran n umero di pietre. I pori fisici non sono mai apparenti; però tutti i corpi diminuiscono di volume per il raffreddamento o per la compressione; quindi i corpi debbono essere forniti di pori fisici.
SUL TIRO
136
L'esistenza di questi pori nei corpi costituisce un loro attributo, che chiamasi porosità dei cOtj)i. È l'unico mezzo col quale si possa spiegare la contrazione e la dilat azione provenienti dai cambiamenti di temperatura. Dalla, maggiore o minore porosità se he spiega la comp,·essibilità, di potere cioè ridurre un corpo ad un volume minore coll'effetto della pressione. Dicesi poi massa d'un C01j)0 la quantità di parti mate~ riali, delle quali un dato corpo si compone , astrazione fatta dei pori che dividono queste parti fra di loro. Lo spazio limitato dall'inviluppo esterno d'un corpo di• cesi volume d'un corpo. Avuto riguardo alla porosità, si possono distinguere in ciascun corpo il volume apparente, cioè la porzione dello ~pazio occupato dal corpo, ed il volume ~eale, che sarebbe quello occupato dalla massa propria del corpo, quando i pori potessero venir annullati. In altre parole il volume reale è il volume apparente, • m.eno il volume dei pori. Il volun1e reale d'un corpo è invariabile, ma il volume apparente diminuisce od aumenta. col volume dei pori. Il peso d'un corpo sotto la stessa unità di volume dicesi densità. Non si può dire qual sia la densità assoluta d'un corpo, cioè l'effettiva quantità di materia contenuta nell'unità di volume d'un corpo ; si può soltanto determinare la sua densità ,·elativa, cioè il rapporto tra la quantità di materia che contiene e quella che a volume eguale contiene un altro corpo preso per termine di paragone. · « Così diremo, per esempio, che l'oro è più denso del •· ferro, perchè un metro cubo d'oro ha maggior peso che » un ·metrp cubo di ferro. , Per i solidi ed i liquidi si sceglie per termine di confronto l'acqua distillata e presa a quattro g1·adi sopra • lo zero. Per i gaz (o fluidi aeriformi) si sceglie l'aria.
}36
137
"PRI MI EilEME!\Tl
SUL TIRO
, Per conseguenza, quando si dice che la densità del • piombo è 11, s'intende che un dato volume di questo » metallò contiene undici volte la quantiµi, di materia con, tenuta in un egual volume d'acqua , . Centro di gravità di un corpo è il punto unico per il quale passa sempr.e la direzione della gravità, qualunque sia la posizione in cui possa trovarsi il corpo per rapporto all'orizzonte. Ogni corpo ha un unico centro di gravità. La ricerca del centro di gravità d'un corpo qualunque spetta alla geometria, ma in certi casi questo punto può essere determinato immediatamente : per esempio, il centro di gravità d'una linea retta omogenea è il suo punto cli mezzo; quello d'un circolo o d'una sfera è il centro di figura; quello della s-uperficie d'un triangolo qualunque si trova nella retta condotta da uno dei vertici sul punto di mezzo del lato opposto ed a due ter7i di questa retta, partendo dall'angolo, od al terzo della medesima a partire dalla base. Il centro di gravità nelle piramidi e nei ~onì è situato sulla retta che unisce il vertice col centro di ·gravità della base ed ai tre quarti di questa retta, partendo dalla sommità del· cono o della piramide, od ail quarto della stessa linea, partendo dalla base. In parecchi casi il centro di gravità d'un corpo si può determinare coll'esperienza; a quest'uopo si sospende il corpo ad un cordòncino successivamente in due posizioni differenti; poi si cerca il punto in cui la direzione del secondo cordoncino incontra la direzione del primo; questo punto è il centro di gravità cercato. Se il corpo con/ferva costantemente la sua forma e la sua costituzione, il centro di gravità rimane sempre nello stesso punto, in caso diverso, esso cambia di posizione. -La rnobilità è la proprietà che hanno i corpi di poter passare da un luogo all'altro. Chiamasi moto lo stato d'un corpo che cangia di luogo. La privazione completa del moto sarebbe la quiete asso-
tuta; in tutto l'universo non si trova alcun corpo in questo
stato. Il moto assoluto d'un corpo sarebbe il suo spostamento per rapporto ad un altro corpo che si trovasse allo stato d'assoluta quiete. La quiete 1·elativa od appa1·ente è lo stato d'un corpo , che sembra immobile rispetto ai corpi circostanti, ma che r~almente ha un moto comune con essi. Per esempio un corpo, il quale rimanga sempre allo stesso posto in un battello ohe si muove, è in quiete relativamente al battello, ma in realtà è in moto relativamente alle rive. Quindi la sua quiete è soltanto relativa. Il moto 1·elativo d'un corpo non ' è altro che il suo ~oto apparente, cioè il movim~nto rispetto ad altri corpi, che si suppongono fissi, mentre in realtà essi pme cangiano di luogo. Tale è il moto d'un battello rispetto alle rive di un fiume; . diffatti queste partecipano col battello al doppio moto di rotazione e di translazione della terra nello spazio, In natura non possiamo osservare che stati di quiete e di moto relativo. Moto p1·ogressivo dicesi quando il punto d'applicazione della forza è il centro di gravità. Quando la _direzione della forza non passa pel centro di gravità, il corpo assume due movimenti, uno di traslazione e l'altro di rotazione. La rotaiione si effettua attorno al centro dt gravità del corpo, mentre questo punto assume il solo movimento di traslazione. La rotazione del corpo attorno al centro di gravità può considerarsi ., per un istante infinitamente breve, come se avesse luogo realmente attorno ad un asse condotto pel punto stesso di gravità, e può succedere in un'infinità di modi. L'asse attorno a cui ha luogo la rutazione cambia in generale di posizione ad ogni istante e nel corpo e nello spazio, per cui vien detto asse istantaneo di rotazione.
}38
PRll.:!I ELEMEN TI
· Dicesi cfrcolare il moto di un corpo o punto m?,teriale dotato di un semplice moto cli rotazion.e attorno ad un asse fisso, col quale è collegato media,n te una fune ineste1:sibile. Moto 1·cttilineo, quando in suo moto il còrpo· ti·acci?, una retta ; cw·vilinec, quando 'descrive una curva. L'inerzia non ' è èhe una proprietà relativf1,. J?er inerzia della; materia, s'intende la impossibilità nella qua.le si trovano i · c0rpi di ·poter cap1bùire il loro stato cli 111,ovimento o di riposo senza il soccor so d'una causa particolar e, che agisce su cli essi all'istante in cui cambiano dj_ stato. La caduta dei corpi abbandonati a se stessi è cagionata da una forza. attrattiva, che lì dirige verso il centro della terra: questa forza non è spontanea. · Se così ad.unque un corpo messo in moviment o dall'azione di una forza venisse abbandonato a I se stesso, egli . si muoverebbe indefinitamente in linea retta con un movimento uniforme finchè una,nuova forza venisse a cambiare ~ distrugge:e l'effetto della prima. , L'elasticità è la propriet~ che hanno. i corpi di riacqui stare,la l~ro forma od il loro volume primitivo, quando ha cessato d'agire ·1a. forza che alter~va questa forn:a o questo· vol,ume. . L'elasticità può e~sere sviluppata nei corpi per trazione, per infl,.essione, per pressione e, per torsione. , .Accenneremo per ora comé proi:,rietà generale l'elasticità di. pressione. , . . 1 I gaz sono· perfettamente elastici, ·cioè riprendono esattamente il primo volum~, tosto che la pressione ritorna al valore primitivo. Lo stesso avviei;i.e dei. liquidi, qualunque sia la pres. " sione a cui furono sottopost1. Non v'ha corpo solido che . sia •elastico perfettamente come i gaz ed i liquidi. · L'élasticità è il risultato d' un ravvicinamento molèco· la11e, e quindi d'lw cambiamento di forma.
SUL 't!Ri'.l
139
Chiamasi duttilità la proprietà. che posse~ dono molti corpi di cangiare cli forma per effetto di pr essioni o di trazioni più o meno considerevoli. La duttilità prende il nome di malleabilità quando il cambiamento di forma è prodotto dal martello. Il metallo · più facilmente malleabile è il piombo. Dii1·ezza. - La durezza e la resistenza che presentano i corpi ad essere· scalfitti o lisciati da alti:i corpi. Tempra. -- La tempra è il raffreddamento istantaneo di un metallo previamente pòrtato ad una elevata temp'e~ ratura. · Per mezzo di questa operazione l'acciaio e Ìa ghisa. acquistano una grande durezza, ed è specialmente a questo scopo che serve la tempra. . Dicesi forza ogni causa· capace di produr ni.ovimenti: la gravità, l' att1•azione, le ripulswni magnetiche od elettriche, la tensione dei vapo1·i, sono forze. In generale si dà il nome di potenze alle forze che ten~ -dono a produrre un determinato effetto; e quello di resistenze alle forze che si oppongono a quest'effetto. Le prime tendono ad ogni istante a prodl).rre il moto, e vengono distinte col nome di forze accelerat1·ic·i . Le ultime sono chiamate forze. Le forze possono agire sui corpi o per un tempo bre~ vissimo,' come avviene, per esempio, negli urti, nelle esplosioni delle polveri, od agire per tutta la durata_del nioto. Nel primo caso si dice che le forze sono istantanee, e nel secondo che sono continue : importa·però notare che queste . denomi,nazioni non accennano a· due specie di forze, ma solt anto a due modi-di azioni delle forze. Quando ad uno 'stesso corpo son9 applicate parecchie · forze, le quali si neutralizzano scambievolmente·, può accadere che lo stato di quiete o di moto di questo corpo non venga modificato : a questo stato particolare dei corpi si applicò il nome di equilibrio. In altri termini, quando · Duttil-ilà. -
14().
141
SùL TIRO..
' PRIMI E;LEMEN'rl·
più forze agiscùno s~ di un corpo· e, che il loro modo di azi011e è tale da farlo rimanere immobilej il corpo dicesi allora in eql,lilibrio·. ; . Il riposo è lo stato d'un corpo abband0natO alni 'stesso; e che non .è · soggetto all'a,ziçme di alcuna forza. Non bisogna confondere lo stato d'equilibrio ·èon queUo di quiete o riposo: nel primo stato un corpo è sottoposto all'a.zione di parecchie forze .che si distrugg9:t10 vicende~ volmente; nel secondo caso il corpo no1i è sollecitato da alcuna forza.
cui opera la forza, -si porta un'unità di lunghezza arbitrarie!-, per esempio il centimetro, t a.nte , volte quante la forza data ,contiene l'unità di forza. Si ).ia così una linea ~:i:etta, la quale rappresenta compiuta1nente la forza. Per denominare le forze rappresentat.e da rette, si contrassegnano per mezzo di lettere che si collocano sulle loro direzioni rispettive. '" . Per far comprendere parecchi fenomeni fisici., ricorderemo qui i principii seguenti , che si dimostrano nei trattati di meccanica.
Caratteri, unità e rappresentazio.ne delle forze:·
Risultanti _e c-0mponenti.
Ogni forza è caratterizzata : 1°- Dal suo punto d' applicazioni, o_ssia dal punto ove essa agisce immediatamente, ovvero il punt0 che essa tende a mettere direttamente in movimento. 2° Dalla sua direzione, cioè ·dalla linea retta che ossa tende a faT percorrere al punto d;applicazioue. 3° Dalla sua intensità, ossia dal suo valore relativa~ mente ad un'altra f~rza presa ·per unità. ' La forza che si sceglie per unità è affatto arbitraria.; ma siccome l'effetto qualsiasi ·di trazione o .di pressione cagionato da lma forza può •essere'. pro.<lotto da un c~rto peso, _così, in generale, si paragonano .le forze a pesi, e si prende per unità- di forza il chilogramu10., Per e~empio, si dice che una forza è uguale a 20 chilogranlltÙ quando si può sostituirle l'aziOne di 20 c,hilogrammi. Una forza è compiutamente determinata quando si conoscono i suoi tre caratteri, cioè .i l suo pUJ'lto d,'appli:ca,zìone, la sua direzione e la sua intensità. ,, ,Per rappresentare questi diversi elementi dl una fo~<l, si fa passare per il suo punto d'applicaziou0 e nel senso della sua direzione una linea retta-indefinita; poi ;;u questa linea, partendo dal punto d' applicazione e nel -v~rso in -
Quando parecchie forze SPQ (fìg . I a) applicate ad un medesimo punto materiale A si fanno Pigura t• · s equilibrio, una qualsiasi di·esse, per esempio S, elide da sè sola l'azione di tutte le altre. La forza S, diretta Ai in verso contrario secondo il proluni gamento AR di SA, prodnrrebbe quindi q.a sè sola il medesimo effetto Q J' del sistema delle forze P , Q. R[ .Ogni -forza la quale può in tal modo produrre lo stesso effetto di diverse forze combinate si chi•àrrì.a la loro risultante; e le altre forze relativatnente alla risultante, son'.6 le sue componenti. Un corpo sollecitato da parecchie forze si muove sempre secondo direzione della risultante di tutte queste forze. Per esempio, se 'un punto materiale A (fig. 2) è ·sollecitato nello· stesso tempo da due forze - Figura 2•. P, ·Q, sic.come non può muovere A , simultaneamente secondo le rette ' ' AP", AQ; prnnde una direzione _ '' intermedia AR, ·che sarà preci'' samente quella della- risultante Q p delle due forze P, Q.
!. '
la.
J
142
PRIMI ELEMENTI
Composiziòne e decomposizione delle forze concorrenti. .
'
Si chiamano forze concorrenti quelle,. le cui direzioni si incontrano in uno stesso punto, ove si possono supporre tutte applicate. Così sonò concorrenti le forze cli parecchi uomini, i quali, per attrarre un peso (per esempio , per ·suonare una campana), tirano delle funi fissate allo stesso .nodo sulla corda della medesima. Figura 5• Si considerino dapprima due A forze concorrenti P, Q ((ìg. 3); ed 'A sia il loro punto d'applicaB zione. Se si prendono nell~ loro direzione due lunghezze proporzionali alla loro intensità, per esempio AB, AC; e sé dai punti B e C si conducono delle rette •rispettivamente parallele alle p direzioni delle forze, si ottiene un parallelogrammo ABDC, che si chiama ,parallelogrammo delle fo1·ze, e che fa conoscere facilmente la risultante delle forze P, Q per, mezzo del segu~nte teorema del parallelogrammo delle forze: La risultante di d1ue forze concorrenti è rappreséntata in grandezza e in direzione dalla diagonale del parallelogrammo costrutto su queste fo1·;ze : cioè la risultante R delle forze P, Q è diretta secondo la diagonale AD, e con-
tiene l'unità di forza tante volte .quante questa diagonale ~~ntiene l'unità lineare, . che è stata portata sopra AB ed AC per rappresentare le f~rze P e Q. · · Reciprocamente una forza unica può esser e decomposta in, due altre applicate allo stesso punto della prima (;)., che si dirigano secondo rette detern+inate. Per ciò basta costruire su queste rette quel parallelogrammo, la cui diagonale sia la forza data; le lunghezze dei lati rapprepentano le componenti cercate.
SUL TIRO
Nel caso di un numero qualunque di forze conc,o rrenti i.q. uno stesso punto in diverse direzioni, la risultante si ottiene applicando successivamente il teorema precedente dapprima a due di qÙeste forze, poi al1a risLùtante ottenuta ·ed alla terza form, e così di seguito fino all'ultima. Gli effetti della composizione e decomposizione delle forze si presentano assai sovente alla nostra osservazione: per esempio, quando una barca mossa dall'azione dei remi attniversa un fiume, non si avanza nella direzione secondo · 1a quale la spingono i remi e neanco secondo quella della corrente, ma si muove precisiimente nella direzione della risultante dei due impulsi; ai quali è sottoposta.
Nozioni sui moti. · .': Abbiamo ,già veduto ohe il moto è lo stato d'un corpo che cangia di luÒgo. Ogni moto è rettilineo o curvilineo, secondo che la via percorsa dal mobile è una linea rett~ od una linea curva. Ciascuno poi di questi moti può essere wni(Òrme o vario. ' Il moto uniforme è il più se,mplice cli tut~i i moti; è qùello nel quale un mobile percorre spa:zii eguali in tempi eguali. , Ogni forza istantanea produce un moto rettilineo ed uniforme, quando il mobile non è sottoposto ad alcun'.altrà · forza e non incontra resistenza di sorta:; diffatti, non agendo la forza che per un tempo brevissjmò~ il mobile, abbandonato che sia a se .medesimo, conserva in causa della sua inerzia la direzione e la velocità ch:e la forza gli i.mpresse . Però anche le forze continue possono dar origine a moti uniformi: ciò a,ppunto accade quando si presentano delle resistenze, le quaÌi, rinnovandosi continuamente, distruggono l'aument~ di velocità., che queste forze tendono a
}44 PRIMI ELE'ilENTI comunicare al mobile ; per esempio un convoglio su d'una ferrovia, sebbene sia sollecitato da una forza continua, si muove ciò nullameno di moto uniforme, perchè, aumentando colla velocità le perdite di forza dovute alla, resistenza dell'aria ed all'attrito, giunge un istante in cui si s~1,bilisce l'equilibrio fra la fona. motrice e le resistenze.
Velocità e leggi del molo uniforme. Nel moto-uniforme chiamasi velocità lo spazio per corso nell'unità di tempo; quesL'unità, affatto arbitraria, è generalmente il minuto secondo. Dalla definizione del moto uniforme risulta che la velocità è costante. Adunque in tempi in cui la misura sia 2, 3, 4, ecc. gli spazi percorsi sono doppi, tripli, quadrupli, ecc. della velocità. Questa legge si esprime dicendo che gli spazi percorsi sono p1·0porzionali ai tempi, cioè che cresco-no come i tempi.
Moto vario. Il moto vario è quellù nel quale un mobile percorre in t empi eguali spazi disuguali. Di questo moto esistono infinite specie; ma la sola che qui ci importa consider are, è quella del moto uniformemente vai·io. Il moto uni{oi·memente vai·io è quello nel quale gli spazi percor si in tèmpi eguali crescono o climinuiscono costantemente d'una stessa quantità. Nel primo caso il moto è uniformemente acceleralo : tale è, quando gi faccia astrazione della resistenza dell'aria, il moto d'un corpo che cade. Nel secondo caso il moto è wni{orrnemente ritar_dalo : tale è il moto d'una pietra lanciata verticalmente dal basso in alto.
SlJL TIRO
14f}
· Il moto uniformemente vario è sempre prodotto da una forza continua costante, la quale agisce come potenza o, come resistenza, secondo che il moto è accelerato o ri~ tardato. ,
Velocith e leggi del mot9 uniformemente accelerato. Nel moto uniformemente accelerato non essendo eguali gli spazi percorsi in tempi eguali, la velocità non è più lo spazio percorso nell'unità di tempo, come nel moto uniforme; · in tal caso s'intende per velocità, ad un dato istante del moto, lo spazio che, partendo da questo istante, sarebbe per corso dal mobile in ciascun minuto secondo~ se la forza acceleratrice cessasse ad un tratto, cioè se il moto diventasse uniforme. Per esempio, dicendo che un mobile ha una velocità di 60m dopo 10 minuti secondi d~ moto uniformemente accelerato, si vuole indicare eh~, _se la forza acceleratrice, là quale agì fino a questo punto,_ cessasse dopo 10 minuti secondi, 'i l mobile, in grazia èlella propria iner.àa, continuerebbe a muoversi , percorrend9 , uniformemente 60m ad ogni mi:auto secondo. Ciò posto, ogni moto uniformemente accelerato, q ualunque ne sia l'incr emento di velocità, è soggetto alle du~ leggi seguenti : L EGGE la _ Le velocità crescono 1n·opei·zionalmente ai lcmJJÌ; cioè dopo un tempo doppio, triplo, quadruplo, -ecc., la velocità acquistata è parimente doppia, tripla., quaclxupla, ecc 1 Diffatti l'effetto della fona continua che produce un moto_ accelerato, può essere par agonato a quello d'una serie dt impulsi eguali succedentisi ad intervalli di tempo èguali ed infinitamente piccoli. Ora ciascuno di questi impulsi produce ad ogni intervallo una velocità costante, la quale si aggiunge a quella che il mobile possedeva giii nell'iu-1 tervallo precedente. La velocità va quindi crescendo costantemente di quantità eguali in tempi egun,li. ' .
.
A NNO
IV. Yol. IV. -
10.
146
PRIMI ELEMENTI
Sili, 'TIRO
LEGG-E2"-Gli spazi pe1·corsi sono proporzionali ai quadrati dei, tempi impiegati a percorre1·li; cioè se si rappresenta con lo spazio percorso in un minu.to secondo, gli spazi percorsi in 2, 3, 4, 5, ecc. secondi saranno rappresentati, a 4, 9, 16, 25, ecc. quadrati dei numeri che esprimono i tempi. Queste due leggi si dimostrano col calcolò; trattando della gi·avità accenneremo come si possano dimostrare col1'esperienza.
Quantità di movimenlo - Uisara delle forze. Dicesi qua-ntità di movimento d'un corpo_il prodotto della sua massa per la -velocità da cui è animato. Quando la forza imprime ad una certa massa una determinata -velocik't, si può prendere per misura di questa forza: la quantità di moto che essa ha comunicato al corpo. Per unità della forza istantanea s'intende quella forza che t capace di produrre la velocitc\ 1 nella massa 1. Una, forza che producesse la velocità 1 in una massa 10 sarebbe espressa da 10. Urnt forza che imprimesse una velocità 20 in una massa 1, sarebbe misurata da 20. Dal che si deduce che una foi.-za ca.pace d'imprimere la velocità 20 in una massa 10, sarebbe.misurata da 20 X 10 200. Epperciò la forza spiegata da 8 grammi di polvere da fucileria, essendo capace di produrre una velocità di 434m per secondo ad una pallottola di piombo di grammi 25, 3, , sarà espressa da 25, 3 X 434 10980, 2, prodotto questo il quale rappresenta la velocità da cui sarebbe animata una pallottola cli piombo del peso di 1 grammo, alla quale fosse applicata tutta la forza sviluppata da grammi 8 di polvere. Così pureil fucile francese stelo (à tige) avente una carica. di grammi 4, 2 di polv~re ed un peso di pallottola di 48 grammi, la di cui velocità fu ritrovata di 320m per secondo, la. sua forza sarà r_appresentata da 320 X 48 ::z. 15360 ,
=
=
1<17
prodotto questo che rappresenta la velocità da cui sarebbe animata una pallottola di piombo del peso di un grammo, alla quale fosse applicata tutta la forza sviluppata d,a grammi 4, 2 di polvere. In meccanica si ammette come evidente che, a parità di massa, le forze sono propor~ionali alle velocità che esse imprimono, e che a ,relocità eguali, sono proporzionali alle masse; cioè che una forza doppia d'un'altra imprime ad una stessa massa una velocità doppia, ovvero una velocità eguale ad una massa doppia. Due forze staranno dunque fra loro, come la quantità di moto che imprimono a due differenti masse . Per conseguenza, se si prende per unità di forza quella che imprimerebbe all'unità di massa l'unità di velocità, si vede che le, forze possono essere misurate per mezzo della loro quantità di moto. Questo modo di misura si applica tanto aUe fo1~ze istantanee, quanto alle forze continue; sol che per queste ultime, la velocità che si considera è quella che comunica la forza in un minuto secondo. Le forze essendo proporzionali alle loro quantità di moto, ne risulta che per una medesima forta il prodotto sarà costante, cioè che la massa diventando doppia, tripla, ecc., 1a velocità è due, tre ecc. volte più piccola; ossia che le velocità impresse da una stessa forza a due differenti masse sono in ra!rione inversa e <li queste masse. . Gli effetti prodotti dall'urto dipendono dajla quantità di moto del corpo urtante; e siccome questa quantità è direttamente proporzionale alla massa ed alla velocità, con una piccola massa un corpo può non pertanto possedere una ~onsiderevole quantità cli moto. Parimenti con poc~, velocità un corpo può avere una grande r1uantità di movimento, quando la SU-'t massa sia bastantemente grande ; i,ale è il caso dei martelli, dei magli, dei pestelli., delle herte che servono a conficcare i pali per le costruzioni sotto acqua.
148
SUL TIRO
PRiìlll ELEMENTI
Finalmente, se- il- corpo ha simultaneamente una grande velocità· ed una 'considerevole massa, la sua ' quantità di 111oto potrlt produrre te~ribih effetti: ce ne-offrono l'esempio le ruine, prodotte dalle palle di cann6D:e e·gli spaventosi accidenti delle ferrovie. · · · Negli scontri della cavalleria il massimo effetto verrà raggiunto dall!), parte nella quale sarà maggiore la quantità di n;ioto : il peso <.lei cavalli, delle bardature; dei cavalieri e delle armi ha il suo effetto utile, quandd 'però la velocità sia abbastanza grande; perchè; se la velocità ·fosse nulla, nulla sarebbe del pari la quantità del moto; quindi in questo cas_o l'-esperienza dimostrò cos~anteriiente che la cavalleria risultante di cavalli e cavalieri più pesanti non può ~ostenere di piè fermo 1:urto de~la caval' . leria leggera.
, Attrazione - Gravità ·e suol elfetti generali. L'attrazione universale è la forza, in virtù della quale tutte le parti materia.li dei corpi tendono continuamente le uue contro . le altre: questa forza viene considerata come una proprietà gep.erale inerente allà materia; in -virtù di questa forza _tutti i corpi, sieno in quiete o sieno in moto,, si attraggono reciprocaÌnente ·a tutte le distanie ed attraverso di quàlunque sesta.nza: L'attrazione u~iversale prende diversi nomi; chiamasi :
G1 avitazio,ne l'attrazione che agisce fra gli astri. 1
--
Gmvità l'attrazione che la terra esercita sui ,corpi per fa.rli cadere. · Attrazione molecola1·e quella che unisce fra loro l_e rnolecole dei corpi. La g1·avità è la forza' in virtù della quale i coipi abbandonati ·a se stessi èaclono , cioè si dirigono verso il centro della terra. Questa forza, la q_"ùa.le" \11,gisco qostan~ temente su tutte le particelle dèlla materia , non è che un
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easo i particolare dell'attrazione universale; deriva dall'attrazione reciproca fra 1a massa della terra e quella dej,. corpi. . 1 . Al pari della gravitazione universale la gravità agisce in ragione ihversa del quadrato della distanza e propor- · zionale alla rhassa; essa opera su tutti ~ corpi, qualunque. sià la condizione in cui 'si"' trovano; taluni, come le ,nubi, il fumò, sembrano sottrarvisi-coll'elevarsi neJl'atmosfera, e pure è la gravità stessa causa di questi moti.
..;
Direzione della gravità.
··Quando Ìe molecole d'una sfer11, materiale agiscono pe1; att;~zione in. ragione inversa· del quadrato della distanza sopra una; niolecola collocata fuori di"questa sfera, sì di• mostra nella meccanica razionale che la risultante di tutte 9.ueste attra.zioni è qu~le sarebbe s_e tutte le m?lecole della , sfera fossero riunite nel suo centro. , }?a questo. principiò risulta che i~ ogni punto dellà superficie del globo l'attraziq,ne della terra è diretta verso il suo centro. · ChÌamasi verticale la direzione della gmvità, cioè la linea r~tta che' s~guono i corpì nel cadere. La verticale d'un luogo qualunque si determina per mezzo del filo a piombo. · Per retta orizzontale, piano orizzontali.! , intendesi una retta od un piano perpendicolare a:lla ,verticale. , ' La_.direzione della grav,ità è, costante; però in vicìnanza d'un grande aìnmasso .di materia, pér esempio di una montagna~ il filo a piombo viene deviato. Lacondamine e Bouo·uer hanno constatato che il chimborazzo fa devìare o il filo a piombo cli' 7', 5.
Pesi.
._ In qualsiasi corpo si.d'istinguono: il pe~o assoluto, il peso relativo, il peso specifico. .
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SUL. U RO
rR!MI f.J.KMl'.:STI
Il peso assoluto d'un corpo è la pressione c-h e esso esercita sull' ostacolo che ne impedisce la caduta. Siccome questa pressione non è ·altro che la risultante delle azioni che la gravità esercita sopra ciascuna molecola del corpo, così essa è tanto più. intensa, quanto maggior e è la quantità di materia che il cor po contiene; ciò che si esprime dicendo che il peso d'un corpo è propo·r z'ionale alla ma massa. II peso relaiivo d'un corpo è quello che si determina colla bilancia, ossia il rapporto fra il peso assoluto d'un corpo ed un altro peso determinato scelto per unità. Nel sist ema metrico quest 'unità è il g·ramrna. Così, quando si trova che un corpo pesa 58 grammi, 58 è il suo peso relativo. Adottando u n'altra unità il peso relativo cangierebbe, ma il peso assoluto sarebbe ancora lo stesso. Finalmente il peso specifico d'un corpo è il rapporto tra il suo peso r elativo sotto un' cer to volume e quello d'un egual volurrni d'acqua dist illata a 4 gradi sopra lo zero, Quindi, dicendo che il peso specifico del piombo è 11, si intende che a volume eguale il piombo pesa 11 volte quanto l'acqua distillata. Siccome il peso dei corpi sotto eguali volumi è propvrzionale alla loro massa, così, se un corpo contiene il doppio, il triplo di materia in confronto dell'acqua, dev'essere del doppio, del triplo pìù pesante ; per Gonseguenza il rapporto fra quei pesi, ossia il peso specifico, dev'essere uguale al rapporto tra le masse, cioè -l a densità. r elativa; quindi le esprest=;ioni densità relativa .e 1Mso specifico sono generalmente considerate siccome equivalenti. Nonpertanto se la gravità fosse distrutta, non vi $arebbe più nè pesn assolu to, nè peso 1·elativo, ma si potrebbe sempre prendere in considerazione la densità .
Dell'aria atmosferica. I gaz o iluidi aeriformi sono corpi le cui molecole godono d'una perfetta mobilità e si t rovano uno stato costante di r ipulsione, che si distingue col nome di espam·
w.
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sibilità, di tensione e di fo1·za elastica; perciò i gaz medesimi chiamansi frequentemente fluidi elastici. La parola gaz indica in generale i corpi, che alle pressioni ed alle temperature ordinarie si presentano soltanto allo stato aeriforme. Colla parola vapore si denota lo stato aeriforme che sotto l'influenza del calorico assumono i corpi , i quali, come l'acqua, l'alcool, sono liquidi a.lle pressioni ed alle temperature ordinarie. Dicesi f 01·za espansiva dei gaz la costante loro tendenza. ad assumere un volume sempr e maggiore. Potr ebbe da ciò sembrare che un gaz qualunque contenuto in un vaso aperto dovrebbe istantaneamente sfuggire per effetto della sua forza espansiva, il che diffatti avverre_bbe se il vaso si t rovasse nel vuoto; ma nelle circostanze ordinarie la pressione dell'aria esterna si oppone all'uscita del gaz. Tuttavia ciò accade sol quando il fluido elastico contenuto nel vaso è pur esso aria: diffatti l'esperienza dimostra che si può fare equilibrio alla forza espansiva d'un gaz soltanto colla pressione esercitata da una massa gazosa di egual natura.
Peso dei gaz. I ga.z t1. motivo della loro estrema. :fluidità e specialmente per la loro espansibilità sembrano sfuggire alie leggi della gravità, ma vi obbediscono al pari dei solidi e dei liquidi. Ciò può essere verificato sospendendo al dissotto d'un piatto d'una bilancia assai sottile un pallone di vetro della capacità di 3 ·o 4 litri, avente un collo munito d'una chiavetta a tenuta d'aria; si pesa dapprima questo pallone pieno d'a,ria; indi si pesa di nuovo dopo d'avervi fatto il vuoto colla macchina pneumatica, e si trova allora un peso di paJ·ecchi grammi minore di q ueùo della prima pesata, il che fa conoscere il pes~ dell'aria
] 52 PRIMI ELEM·l!:NTI estratta dal pallone. liilisurando pi'e:viamente in litri 'la aà-. pacità -del pallone; si tr0va cm;t questo processo che· un 1itro. d'aria pura alla terrìperatura di zer0 e sòtto la pressione atrnosferiea- di 0m,76 pesa grammi 1,3. Un ,l itro d'id1·ogeno, che è il gaz più leggero. \ pesa grammi O, 09, · cioè quattordici volte e m·ezzo meno dell'aria. · U~ litro di gaz jodid'rico, che è il più denso dei gaz, pesa grammi 5, 776.
r
Composizione 1lell'atmosfora - Préssione atmosferica.
.
·suL TIRO .
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· -Siccome l'aria è pesante, così, se. si immagina l'atmo. , sfera divisa;: in strati ·orizzontali, gli strati superiori -gra, v'itano sugli inferiori e si comprimono; e poichè questà pressione decresce .evidentemente ·col numero degli strati~ 41. densità dell'aria decresce dalla superficie della terra verso le alte regioni dell'atmosfera. , L'altezz<), dell'atmosfera, ~vuto riguardo al suo pes,o, ·a l suo dec/emento di densità ed ai: 'fenomeni crepuscoh:1.ri, si valuta di 64 chilometri; al di là trovasi un'aria -estremamente rarefatta; ed a 100 chilom~tri circa sembra che ·siavi un vuoto assol1flo.
.
- Chiamasi atmosfera la massa a'aria eh.e circonda il nostro globo, e ne accompagna il moto nello spazio . .- L'aria eht considerata dagli antichi come uno dei quattro . elementi. La ~hin~ica moderna dimostrò ,che questo fluido ' è uria mescolanza d;c;zoto e di Òssigeno nel Tapporto in vo1{iu{e di 20, 9 .d'ossigeno e di 79,'l d'azoto, ed in peso 23, 1 d'ossigeno, 76, 9 d'azoto. . Nell'atniosféra esiste pure del vapore.acquoso in;quantità variabile a seconda della temperatura., delle stagioni, dei climi e della direzione. dei venti. , Finalménte l'aria con_j;iene da 3 a 6 decimillesimi in ,;_olume di gaz acidp carbo~.ico, il qual acido c~~bonico è'prodotto: ~lalla respirazfone degli a.uiinali, ·aàUè· combustioni , e. _daHe~Él~co:r:òposi:'lioni delle sostanze organiche. Ad outa di questa continua produzione d'.acido carbo,n.iGo alla Sl;perftcie del globo, la propol'zione dei-_gaz COc <:stitdenti ·l'atmosfera non sembra punto mo.dificarni. Grò : dipende da eh} ne1l'atto tlella vegetazione parti ·verdi ".dei ,,egetali decòmpoD;gono sotto l'influenza- della- luce : solare l"aciclo carbonico, se n~ assimilano il carbonico; e · restituiscono' all'atmosfera l'o.ssigeno che le · è continua- Jnente sotkattp dalla r espirazione degli .a nirhali e dalle · co:mbusti011i. <
le
Del' vuoto. Supponendo che (òion un mezzo qualunque siasi .per~enuto po raccogliere tutta_l'aria contenuta in un dato spazio,, si dirà che si è fatto ii' vuoto... in quel dato spc,1,Zio. . . , . In gener·ale., parlando del vuoto -in un luogo , ~i sup~ pone I l'assenza totale dell'aria dal luogo' che si . coris'ide;ra. t . I
'
· Leggi della caduta dei corpi·- Intensità tlel!a g'i·m•ità. Trascurando la resìstenzà dell'aria, cioè supponendo"che cprpi · cadano nel vuoto, si trov:~no le tre leggì seguenti: 1a LEG~E- _._ T,utti i. corpi ca-dono nel vuoto cotta stessà celer'Ìtèi. ~· ' · , · Questa ìeggè si dirn"ostra ·coll'esperimento per rnezrw di un tubo di'vetro lungo circa- 2m, chiuso ad una delle su;e est-i'èrilita ·e terminato · all'altra da un rubinetto d'ottone; \ ;i introducono ·corpi di densità, differe_n ti, per esempio pio.mbo, sughero, cart~; -indi vi si fa il 'Jmoto colla 1nac, china pneumatica:, capovolgendo poscia r~pidamente il tubo,, vedesi éhe tutti i corpi che vi furono introdotti cadono colla stessa celerità. Ma se d9po d'avervi fatto
si
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PRIMI ELEMÈN'rl
entra.re un po' d'aria, si royescia ,di Ill\OVO il tubo, si osserva una diminuzione di celerità nei corpi più leggeri; finalmente questa diminuzione diventa· sensibilissima quando siasi lasciata rientr,a re ·tutta l'aria. Donde, si èonchiude-che la celerità diversa colla 9,uale i corpi c&,dono nelle condizioni ordÌnarie, proviep.e unicamente dalla resi' stenza dell'aria e non da una varia intensità d'.azione della gravità sulle difterenti sostanze. • · Un corpo che ha 1ma massa doppia d'un altro è bensì attratto verso la ·terra da una forza doppia, ma questa forza doppia dovendo mettere in movimento una quantità di niateria doppia, siccòme abbiamo· enunciato, può darle soltanto lo stesso .grado cli velocità che riceve l'altro corpo. La rèsistenza che Fa.ria oppone alla caduta dei corpi .è sensibile in modo particolare nei liquidi, i quali nell'aria si diyidono e c'adono' in 'goccie, mentre nel vuoto cadono senza 'dividerni a · guisa d'una massa solida. Questo fe:p.omeno si dimostra col martello d'acqua: chiamasi così un tubo di vetro alquanto grosso e di Qm,30 a 0m,40 di lunghezza, per metà pieno d'acqua e chiuso colla lampada ·dopo che ne è stata e's'pulsa l'aria per mezzo dell'eb01lizione. Quando si capovolge. rapidamente questo tubo, l'acqua, cadendo, va a colpire l'estremità inferioi-e e produce un •suono seéco. come · risulterebbe dall'urto di due- corpi '$Olidi. 2~ ·LEGGE. - Gli spazii percorsi da un corpo che cade ·nel , vuoto sono prop01·zionali ai quadmti dei tempi ,i mpiegati a percorrerli, •
· In altre pa;ole gli spazi perçorsi in tempi rapJyresentati da l, 2, 3, 4, ecc, sono rispettivamente rappresentati da 1, 4, 9, 16, ecc. Siccome per q'uesta legge, supposto 1 lo spazio percorso nel primo minuto seco11do, gli spazi percòr~i in 2, 3, 4., ,5; ecc., minuti secondi sono 4, 9, 16, 25, ecc., ne segue
1 n5
Sù'L TIRO
che Io spazio percorso nel.secondo minuto secondo ·è 4 - 1, ossia 3; quello perc·orSO' nel terzo è 9 - 4, ossia 5; . nel quarto è 16 -:-- 9; ovvero 7; e così di seguito, cioè che gli spazi percorsi, successivamente nel primo, nel s~c.ondo, nel terzo·, nel quarto ècc .. minuto secondo stanno fra loro come la serie dei numeri dispari 1, 3, 5, 7 ecc: Donde si concbiude che gJi spazi percorJ>i crescono cli quantità eguali in, t empi eguali, il che è conforme alla definizione data precedentemente del moto uniformemente accelerato. . Basterà adunque conoscere quale sia nel vuotcl'lo spaziò percorso da un corpo nel pì·\mo minuto secondo di .sua caduta, per conoscere mediante questa legge q ua_le s<1,rà lo spazio percorso sulla verticale al fine d'un tempq, qualunque. Coll'aiuto dell"eflperienza si è riconosciuto che nel vuoto un corpo il quale_ ca,d a liberamente sotto l'azione della 1g;l 'avìlà percorre stùla verticale ~,90 nel primo minuto secondo di sua caduta; nei due primi minuti secondi di caduta si abba,sserà adunque di J9m,60; nei tre primi minuti secondi si abbasserà di 44m, 10, ecc. Però la caduta dei corpi segue queste leggi soltanto nel vuoto e quando le altezze sieno poco considerevoli; nell'aria le leggi della caduta sono modificate dalla .resistenza che i corpi vi incontrano. , 3a LEGGE. - La velocità acquistata da un corpo che cade nel vuòlo è proporzio1iale alla durata della caduta (l). · ·. .Cioè alla ' fine di un tempo due, tre, quattro volte maggi.ore, la velocità acquistata è parimenti ~ue, tre,_quattro volte più grande. .,
·,,
\
(1) Qu~sta legge della caùuta dei corpi può 'essere rnpprescnt~ta' dallil · formola v
=gl . La seconda legge da
tensità dr.Ila gravilii
= t,k,90.
s'
== {-
g1• . Con g si indica la i~-
156 P RIMI E-LEl,\ENTI . Furono ill:ll).aginatì molti apparecchi per dimosti;are 1~ leggi della caduta dei corpi, cioè -: _
· ·Il piano inclinato,: . La macchina di Atwood; L'appa1·atò acilindro girante di Mo1·in. Esaminiamo il piano inclinato. - Dicesi piano inclinato qualsiasi piano che faccia 1.m angolo minore d'un retto con un pia1:1-o orizzontale. Quanto più acuto è q:1esto angolo; t~nto mì!J,ore è li:!, velocità. d'un corpo che discende lungp il .piano .inclinato. ; '' . r • ' I Rappresentiamo con . AB (fìg. 4) un piano inclinato, con t
Rigura 4~
,M
157
SUL TIRO
Ora i due triangoli DGH ed' ABC-, avendo gli angoli eguali, sono simili; per cui si ha : DG _BC,
.·
F _BC
y,-- AB . ·
GlJ - AB q_ssia
Da quest'.ultima,, eguagli_anza si deduce ·che la forza F è tanto più. piccola r elativamep.te ,a I', quanto minor e è
faltezza BC 'del piano j.n~linato r elativamente alla ltmgh,ezza AB. . •, Quindi si può impicciolire quanto si vuole la forza F ,e rallentare il moto del mobile, 1l1 in modo da poter mi'su~ rare ,sul' piano inclinato gli spazi percorsi in 1, 2, 3, .... . -secondi; e ciò senza che le leggi del m'oto sieno cambiate, poichè 1a forza F è continua e costante come la P. Galileo, operando in questa maniei"a, scoperse che . gli spazii percorsi crescono come i quadrati dei tempi. •
I
~
~ •
Velocità iniziali'.
,I
AC un piano oriizontale e con BC la perpeI).d.ic,olare ab·b,itssata da un punto B. del piano in.clina,to auJ.piano Òriz•zontale. Il' peso P d'un eorpo qualsiasi ilf,-che.~i appoggia sul piano inclinato, potrà essere decomposto in due forie Q ed F, l'una perpendicolare e l'altra parallela al piano inclinato; la prima s~rà distrutta dalla resistenza del piano, . e la .sola forza F agirà sulla massa ilf per farla discendere. . Per valutare il valore di F, si porti sopra GP una lunghezza GR che rappresenti il pE!sò P e si compia il pa1"allellogrammo DGEJI; così risulta F rappresentata da DG.
.
,
l
La velocità 'iniziale &'un projetto è quella che possiede il proietto all' uscire dalla bocca della canna. . La ricer ca delle velocità iniziali presenta le più grandi difficoltà. L'istrumento generalmente più usitat o negli ar:. senali si è il pendolo balistico, il quale serve per misurare la forza della polvere e la, velocità · iniziale. ' · Questo pendolo consiste· in un mort,tio sospeso orizzontalmente ad un perno a guisa di pendolo ; sotto il mor: · taio viene collocato verticalmentè un circolo graduat9 che ser-ve a ·m isurare l'ampiezza delle oscillazioni del mortaio. Il mortaio, ove tra.ttisi d'esperimenti d'armi portatili, viene riempito d'una massa di piombo: Spar ando l'arma da fuoco a- poca distanza dal mortaio ed in modo tale che l'asse · della canna sia il prolungamento cli quello del mortaio, l'urto della palla contro la massa del mortaio produce in questo un'oscillazione che viene misurata dal circolo gra- . cluato posto sotto il ·mortaio. Da questa misura deduce!';i · ·
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PIUUI ELE:,u::nr
coi calcoli la forza dell'urto operato dalla palla, osiiia h forza di proiezione, e dividendo questa per il peso della pallottola, se ne ha la velocità in~iale. Un proietto lanciato nello spazio, seguendo una data direzione, e dotato di una certa velocità prodotta dalla forza della polvere contenuta in un'arma da fuoco, o da qualunque altra forza dì proieziçme, conserverebbe ognora, in virtù dell'inerzia dei corpi inanimati, la medesima velocità e la sua primitiva direzione I se non andasse soggetto ad alcuna resistenza o ad alcun'altra forza diversa da quella di proiezione : ma nel suo tragitto il :proietto va soggetto all'azione della gravità che tende ad abbassarlo verso terra, ed incontra ad ogni istante delle nuove particelle d'aria, le quali si oppongono al suo movimento e gli tolgono una parte della sua velocità. Di modo che in realtà il proietto nel suo tragitto è assoggettato a tre differenti azioni che agiscono simultaneamente, cioè: 1° La forza di proiezione ; 2° L'azione della gravità; 3° La resistenza detl' aria. Per semplificare lo studio del movimento dei proietti faremo dapprima ~strazione della resistenza dell'aria, e supporremo che sieno soltanto assoggetfati a due azioni, quella cioè della forza di proiezione e quella della gravilà. Supponiamo che un proietto sferico, che noi rappresenteremo col punto che ne occupa il" centro, parta con una velocità di 50m per minuto secondo, seguendo per esempio la direzione DV ((ìg. 5), essendo DV comunque inclinata sull'orizzontale DH.
SUL
rrno·
.J:59
L'angolo VDH è detto angolo di proiezion~, o di pa1·tenza, o di poS<izione. _ _ _ , . . La velocità dalla qua1e è a.mmato 11 proietto all or1gme del suo movimento chiamasi velocità iniziale. Portiamo sulla linea DV delle lunghezze DT, TS, SQ che supporremo eguali ciascuna a 50m; T, S, Q _rappresen_te~ ranno i punti co1 quali il proietto in movlillento c_onfonderà il suo centro dopo 1, 2, 3 ..... minuti secondi se non fosse assoggettato che alla sola forza di proiezione; ma eali è evidente che la gravità lo farà deviare verso 0 terra ;enza farlo uscire dal piano verticale che passa per la linea DV. Siccome il proietto impiega un minuto secondo ~ pe_rcorrere l a distanza dal punto D al punto T, la gravità "'ln tal tempo, avrà dovuto abbassare il proietto di_4m,90 misurati secondo la verticale. Non sarà dunque 11 punto T che il centro del proietto arriverà ad incontrare dopo il primo minuto secondo, ma bensl il punto G, ~el quale .noi otterremo la proiezione conducendo una verticale dal punto T, e portando su questa verticale una lunghezza di 4m,90. , Lo stesso operando dopo due minuti secondi, il ce~tr? del proietto non avrà raggiunto il punto S, ~a bens1 11 punto G preso sulla verticale che passa per 11 punto S, e distante da questo punto di una lunghezza SG , che per la leaoe cli gravità deve essere uguale a quattro volte TC. 0 Si ;terrebbero così tanti punti quanti se ne vogliono, i quali àpparter-ranno tutii alla linea tracciata dal centro del proietto nel suo movimento. Congiungendo questi punti con delle rette DC, CG, GU, si riconosce che esse non sono il prolungamento l'una dell'altra, ma che fon-nano per la loro riunione una linea ·spezzata. . . Ora fra il punto C ed il punto C: , per esempio, noi po.tremmo determinare altrettanti punti quanti arb1trana-
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PRillll ,ELEMENTI
~ur, Trno
:çnente s~ ne . vogliano, ed ap,parte:i;renti sempre alla linea segnata dal centro del proietto; e riunencl9 tutti questi · punti con delle rette ognora più corte, noi_otterremo una linea spezzata composta di efementi cli linee rette ognora pi Li corte che si tagliano sotto angoli gi'andissimi. · , Spingendo più oltre la ricerca cli questi diffe,renti punti, riconosceremo che il proietto sotto l'a;zione di gravità e della forza di proiezione traccia nello spazio una curva particolare, e che questa curva can1bia: cli forma secondo che la velocità iniziale del proietto sarà più o meno grande, e che un ca,ni.biamento nella direzione prirn.itiV'd, del proietto dovrà ancht; modificare la forma della curva. . Ma in ogni possibile caso, allorchè il proietto sarà diretto al dissopra dell'orizzontale (fig. 6) la curva verrà ad Figura 6~
V I
! I
1G1
- La tangente OR condotta al punto R dalla curva che noi veniamo di tré~cciare forma coll'orizzontale DH un angolo DR O che chiamasi angolo di caduta. , Se un proiettò. è lanciato nello spazio sotto incliuazio.ni ~,rane colla .stessa velocità, tracciando le par.apole corrispondenti alle diverse inclinazioni, •si potrà corn;itatare che la gittata orizzontale .s arà più grande per una inclin~zione cli .45 •gradi che per qualsiasi altra inclina.zione, e che, allÒrquando due primitive direzioni di proietto formano colla linea inclinata a 45 gradi degli angoli eguali,. queste due direzioni danno delle gittate, orfazontalu:i.ente eguali. Se il proietto è lanciato nel vuoto con velocità iniziali varie · sotto la stessa inclinazione, tracciando le diY~rse parabole, si riconoscerà che le gittale stanno f?'a loro come · il qua,drato delle velocità iniziali; vale a dire che, qu.ando · la velocità. divenga due, tre volte più grande, la gittata diviene quattro, nove volte più grande. ·
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incontrare l'orizz?ntale condotta da D in uµ pu:o,to R; e se sulla 111efa della linea Dl-l, che chiama~i gittala orizzontale sL. eleva una perpendicolare Hf, il punto 111 sarà il più elevato della curva, e la lii1ca liJf dividerà questa curva in due parti simmetriche; cioè che se si' rtpiegasse su Hl il pia.no che la .contiene, considerando I ffl come per.no, la porzione di .c urva , a destra cli l1lf combacierebbe esattamente sulla porzione di curva situata a sinistra. Queste curve tracc1ate dal centro cl'un proietto che s1 rnovesse ì~el vuoto sarebbero parabol-iche. _ 1
lloviment? dci proietti nell'aria.
i
I primi artiglieri non ammettevano che l'aria•, ç;ioè i l :piezzo attraversato dai proietti, potesse' modificare il loro movimento,, e si credette per lungo tempo che i proietti si muqvessero in linea retta e che la traiettoria delle bo;mbe fosse composta d'un ,arco_ di circolo e di. duè rette, conSiderando soltanto l'azione della forza di gravità; e tutta la loro teoria riducevasi alla semplice esprèssione espe-• ri~entale, che bisognava cioè mirare sempre pi_ù alto, quanto più-l'oggetto mirato era lontaEo. Galileo stesso, nel 1698, supponeva 'che l'aria avesse troppo. poca m.assa per opporre una sensibile resistenza al 1110vimento deì proietti d'artiglieria, per cui riteneva che la curva descritta d3< tm · proietto lanciato secondo una direz.i~ne obbliqua fosse una parabola . ' ANNO
I\'. Voi. IV. -
11'.
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PRIM( ELEMRNTI SUL TlRO
Ver:So il 1723 Newton espose che eraimpossibi.le dì non tener conto della resistenza dell'aria nel calcolo della iraietto.r ia, e dimostrò che una curva descritta da ,un corpo sfe~ico nell'aria era ben h~ngi dall'essere una parabola, che le due branche della traiettoria erano dissorniglianti. e la, branca disce11dente, sufficientemente prolungata, ten• deva a cliverùr verticale. Venne quindi. generalmente ammessa l'ipotesi che la~ rnsisten.za dell'a1,ia è proporzi.onale al quadralo della velocità; legge che non è se non che un'approssimazione di quella che ha luogo realmente: meri.tre la precisa espressione è ancora al dì. d'oggi indeterminata. Tenendo adunq ue conto della resi_stenza dell''aria, della quale abbiamo sinora fatia astrazione, segue scrivendo il signor Panot : Quando un corpo in movimento incontra, un altro corpo, il primo comunica al secondo immediatamente una parte della sua velocità; .e questa velocità che il secondo corpo riceve dal primo è tanto più considerevole, quanto più rapido sarà: il movimento del primo. Un mobile la.nciato nello spazio incontra a tutti gli istanti cli suo movimento dello particelle d'aria, alle quali deve cedere parte della sua velocità. La velocità del proietto, che nel vuoto rimane sempre la stessa, non può pi.ù. conservarsi così. nell'atmosfera, perchè la resistenza dell'aria deve incessantemente diminuire questa velocit.:~, e la curva dc- . scritta dal J?roietto non potrà più avere la form.a della parabola, poich~ le lun,ghozze .DT, DS, SQ (fig. 5) a veéo di rirha.nere eguali fra di loro, come accade nel vuoto , varieranno ad ogni i.stante nell'atmosfera. ·
(Continua) \
I
G. G. MAmNr Maggiore alla icuolci ntilitarc cli frmlc·1·irt. ·
IIEIIOIUA DESClUTrrIVi SULLA SICILIA II.
STATISTICA. Circoscrizione territoriale. - La. Sicilia si divide in sette valli (provincie) elle prendono il nome della loro cillà capo-luogo, ed il cui governo è affidato ad un governatore. Ogni valle suddividesi in distretti, governati subordinatamente a governatori provinciali da vice governatori. Ogni distretto dividesi ancora in circondarii, la cui amministl'i1zione politica è diretta da un reggente. I distretti finalmente si spartiscono in comuni, cui presiede un sindaco o podestà. La Sicilia ba 24 distretti , 152 circondarii é 356 comuni. Le valli sono: Snl versante del mar Ti1·reno (nord): 1° Palermo, 2° .Messina. Sul versante del mar Jonio (est): .3° Catania., 4° Noto. , Sul versante del mar d'Africa (sud-ovest): 5° Caltanissetta,
G Girgenti, 7° Trapani:. 0
Si numerano in Sicilia 352 città tra piccole e grandi, 5,1,. bor-' e •I ·! Q villaggi.
glllC
164
(La tabella seguente indica nominativamente la suddivisione ter1'Ìtoriale per distretti d'ogni 1n·ovincia, le loro popola;;ioni, aree e le princ~Jali c'iltà in ogni distretto). '.l'ABELl,A.
4:5 anni sono atti alle armi. - La popolazione è assai inegualmente ripartita sul territorio; il littorale è mollo più popoloso che non l'interoo, il quale in molti luoghi è quasi un vero deserto, a cagione della deficienza di buone comunicazioni. Il clero è numeroso in Sicilia e ascende a 33,270 individui, dei quali 17,000 preti secolari, 7,600 frati, 8,670 monache. /
indicante \o spal'limento territoriale -0 mmninish'atiyo della Sicilia.
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CAPOLUOGHl
1° DIS'.l'RET'TO DI PALERMO.
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z
Y,
4
;!3
73 Palermo - Corleone - Termini - Cefalù.
31,lt,660
4
27
94 ~Ies~ina - Patti -1\Ii-
4,635
~ 11,8110
I;
26
65 Aci-Reale.- Catonia Caltagirone- Nicosi~.
Noto
2,896
254,600
3
19
2fì Nolo - Siracusa Modica. '
Caltanissell2
3,060
185,530
3
16
31
,,,472
541,330
Messina
3,822
3
Catania
4
5
1
Palermo
2
stretta - Castrorcale.
'
-
Calt.anissella -Tcrranova - l'iazza.
6
Girgcnti ·
l1,'207
250,800
3
16
46 Girgcn ti - mvona Sciacca.
7
Trapani
3,~!H
202,280
s
15
21 Trap:ini - Mauora - . Alcamo.
'l'otali
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26,583 2,231,240 21,
DESCRIZIONE SDl!MARIA DRLLB cml PER CIASCUN DISTRE1"1'0
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165
SUI.LA 31CILIA
}!&MORTA DE$CRITTlVA
-
152 356
Popolazione. - La popolazione totale del!' isola sale allual- · mente a 2,231,240 abitanti, su di una superficie territoriale di 26,583 chilometri quadrati, cioè io ragione di 83, 96 abitanti per ogni chilometro quadrato ; fra questi 1 8 0,00·0 clai 1 8 ai
PALERMO (antica Pamormus) capitale della Sicilia, capo-luogo della valle e ciel distretto dello stesso nome, a 300 chilometri S S-O di ~a poli - Lat. N 38° 8' 1 5"; long. E 1 :S0 t2' 11" Popolazione 168,,1,50 abitanti (nell'anno 1859) - Sede del govematore militare dell'isola - Palermo in fondo al golfo dello stesso n()me, è ciltà di assai bella costruzione, circondata da una cinta di vecchie mura di presso che niun valore militare; il suCI perimetro ba la forma quasi rettangolare, e si misura con ' .circa 5,000 passi . .- Due forti, quello di Castollamare ad ovest., e quello minore (ch'c piuttosto un semplice bastione), dello forte della Galita, stauno al lato N-E di questo rettangolo, rinserrando fra loro il porto militare. Qu!'sti due forti han110 maggiore l'apparenza dcll' intrinseco valore; difendo1fo non troppo bene il porlo, e certo che non potreqbero resistere ad un attacco regolare che loro venisse dalla terra e dal mare , ciò che beo si provò nella rivoluzione del ~ 8 48. Le 12 porte per cui si esce dalla citlà sono le seguenti,: Sul lato nord-ovest ùella citlà, parteudo dal forte di Castellamare: 1° la porta S. Giorgio cbe mette alla marina del porto
1G6 /
167
SULL A STCILI ,\ MEMORIA DESCRl'fTIV A
commerciale; 2° la porta Hacqueda che ·mette in Conca d'Oro; 3° la porta Carini che mette sulla ·strada alla città di questo nome. Sul lato ,sud - o\:est abbiamo: 4.-0 la porla Osswna; 5° la porta Nuova, per cui escEi la strada reale che per Momeale va ad Alcamo e a Trapani; 6° la porta di Castro che mette ad unu via secondaria nella direzioùe suddetta.. Sul lato sud-est: 7° la · porta 11/ontalto elle mette al Campo Santo; 8° la porta S. Agata presso là precedente ed in ugual direzione; 9° la porla S. _,intonino presso al convento di' questo nome; 10° la porta· Tenn.inì· che si aprn alla strada per questa città lungo la spiaggia. Finalmente al lato verso il mare: 1,1 ° la porta dei Greci, e 12° la porla Felice sotto il fortino della Galita, che danno sul viale della_marina, fra detto' forte e il bel giardino pubblico la Flora. _ Le principali porte fra queste sono la porta Fe1ice e la porta Nuova , drn stanno · ai capi della maggior contrada detta del Cassaro o di Toledo, che taglia la cillà in due parli presso che uguali !la sud-ovest a nord- est. La contrada iYiwva o di JJJacq·ueda del pari reUilinea ( che ba al capo nord-ovest la porta 11/acquedct,' ed all'allro quella di S. Antonino), interseca quasi nel suo mezzo e ad angolo retto la contrada del Cassaro ; queste due maggiori vie, larghe in media 1 401 , incontrandosi ·in una picco!; piazza ottagonale al centro di Palermo, sono come gli assi del suo perimetro rett.~ngolare, e ue scornpartiscoeo l'area in q~atlro parti presso che ug1.1ali. - Le altre strade sono tortuose, nè così ampie e comode. Contiguo alla porta Nuova sorge il palazzo Reale , massa enorme di stile difforme e pesante, munito ài due bastioni che rivolgono le loro olfesé alla cillà. Stabilimenti miNtari. - Sono in Palermo , oltre al comando militare dell' isola che risiede in palazzò reale, un arsenale · d'artiglieria (di non gran conto) - un real ufficio topografico dello stato-maggiore -- daraena e cantiere militare navale -· e pareccliie caserme. 1
1
Adiacenze. - Ad ·anfiteatro intorno a Palermo si alzano gli ultimi gioghi occidentali delle Medonie, dominati al s11d dnl monte Cuccio e dal monte Caputo; al n0rd-ovest sorge quasi isolato monte Pellegrino contro la spiaggia a c.:ipo di Gallo per difendere il porto da venti cli ponente. I versanti di questi 1~onti che vanno a. sfumarsi quasi ·ali' ingresso della città stessa, sono boscosi d'aranci e d'oliveti, e cosparsi di bei giardini e di amene ville, fra le quali al nor~-ovest di Palermo la Favorita , parno rflale. - Numerosi acquedotti di costrnzione araba partono dai monti occidentali e portano co~ piose, limpide ed eccellenti acque nelle pubblicbe fontane e nelle case della città. MonRI::ALE. l)iccola città di 8,000 abitanti ccl a 7 chilometri . circa da I1aldmo, sita al soci-ovest di questa, quasi sul monte . Capoto, che si dirama dalla catena di monti diretta a capo S. Gallo, dai quali per lo appunto scendono i principali acquedotti <li Palermo. A Morreale sale serpeggiando la strada reale che da Palermo va ad Alcamo ed a Trapani. Le amene ville cbe costeggiano questo cammino, i verdeggianti boschetti per ogni dove seminati dì aloes, di cactus, di aranci e di cedri, gli i_n1rnmcrevoli ed alternati oliveti, vigneti e palmeti, cbe tulli si frammischiano ombreggiando la valle che scende ll. Palermo, le da.nno un aspetto talmente incantevole, che a buona ragione la si chiama Conca d'oro. - l\forrealc è capo luogo di circondario. , P LAN A ng Gu:r::cr. Picèola cillà di 6,000 abitanti, sita a 64., 1 sul livello del mare, e sul colle fra vallr Orcto, e valle Bdici, a sud-ovest, ed a 33 cbilometri da Palermo; vi sale dalla capitale la, strada provinciale che attraversa i sovrastanti monti e mette a Corleone. - . Piana è capoluogo di circondario. · Mrsmrnm. Piccola città capoluogo di circondario al sud-sudest e a 1 '.2. chilometri da, Palermo ('I 1 1m sul livello del mare), sulla sinistra del torrente F1carnzza e su per la strada ret1le che da Paiermo attraversando Ìe due catene sicule rue.Lte a Catania.
.
1
168
MEMORIA D.E $GRITTIVA
Piccola città di- 7,000 abitanti, capoluogo di cir:.. conciario, all'ovest ed a 16 cbilometri da Palermo, sul torrente di questo nome e sul piè sellentrionale dei monti. Numerosi villaggi attorniano. Palermo, dei quali i maggiori sono all'ovest: Torretta, Capaci, Isola, Portinico, Cinisi, Montelepre, Borgetto, Bai da e S. Loren7io; al sud: Parco, S. Giuseppe, S. Cristina, 1\faÌ'ino, Ogliastro e Bel monte; Bagaria e Solante _sulla spiaggia e solla strada a Termini. CARINI.
· 2° DISTRETTO DI CORLEONE (ln val di Palermo).
.
06nLEONE. Città capoluogo distrettuale, di 13,780 abitanti, sulle Medonie a sud-sud-ovest di Palermo, ed al sommo di valle Belici, sul dorso occid~nt~le del groppo dei monti di Corleone. CONTESSA. A 48 chilometri sud-ovest di Corleone, sul ver-:sante sinistro di val Belici; è città capoluogo di circondario, popolata di 3,000 abil_anti. CernsA. Piccola città di 6,000 abitanti, e capoluogo di circondario, al sud~sud-ovest di Corleone ed all'alto di val Caltabellotta, Pnrzz1. Piccola città capoluogo di circondario a 19 chilometri,, ed al sud-est di Corl.eoue sulla cre.,ta dei monti. - Gli altri abitati sopo villaggi <li poco conto, e i principali di loro sono Blsacqu.ùw, 11f11lava e Giuliana. - Il distretlo di Corleone è - totalmente agricolo. 3° DISTRETTO DI TERMINI (In val di Palmno).
-TmÌ~llNI (anlica llimera). Capoluogo del distretto è popolata di 9,000 abitanti, ed a 39 cbilometri all'est di Palermo. - Nota pel suo porto di mare, per le sue fortificazioni. - L'aspetto della citth è piuttosto tetro; essa occupa à destra della foce del fium e
SULLA SICILIA
169
dello stesso nome una parte del sito della' prisca Ilimera, sotto le cui mura -Amilcare fu disfatto dal tiranno Gelone, e qualche anno dopo -vendicò Annibale la ~conlìlla dèll'a;vo suo radendo la città trucidandone tulli gli al:Ìitauti. L'occu·pazione militare di Termini è utile sia come approdo militare, sia anclle per tagliar le comunicazioni per terra fra Palermo e Messina. C,1.srnoNoov.o. Piccola cillà di 5;800 abitanti, capoluogo di circondario, a 35 chilometri a sud-sud-ovest di 'ferm'ini, collocata sol pendìo meridionale di quei gioghi delle Medonie, che danno le acque al fiume Platani, e sulla destra della strada centrale (cui comunica con apposito tronco) che da Palermo pci monti mene a Catania. CiiUtNNA. Piccola città di 5,000 abitanti, . capoluogo di cirèondario, al sud-ovest, ed a 18 chilometri da Termini, è sita . sul versante settentrionale delle Medonie a piè di ,un monte staccato. MONTE MAGGIOIIE. Piccola città di 4,000 abitanti; in valle Fiume Torto, a 48 chilometri sud-est ·di Palermo, sull'antica 8trada da Palermo a Catania, ed a 19 , cllilpmetri al sud di Termini. Ci1cCA uo. Più sul basso e quasi in val Termini, è piccola città di 6,ÒOO abitanti, capoluogo di circondario, a sud-sud-ovest di Termini, ed a 30 chilometri da Palermo. CALATAVAruno. Nell'alta valle di Fiume Grande, è piccola città 'di 3,000 abitanti, a sud-est, ed a 55 c,bilometri da Palermo. Capoluogo di circondario. , MEzzoJuso- (3,500 abitanti) al nord-est di Corleone, e all'origine di val Termin i; Alla e Lercara sulle Medonie, Vicari,,Sciara, Cerda, 1'rabia e Milicia sono le borgate principali dipendenti da Termini.
e
l'lO
MmIORI A DESC!l.lTTIYA
4° DJ.STRl~TTO DI CEFALU' (In val di Pale1·rno).
CEFALU'. Cilla di · 10,00() abita1~ti a 60 cbilometri da Palermo; piccolo r?rto di mare commverciale alla punta dello stesso nome. Capoluogo del distretto. CAsTELnuoNo. Piccola citta di 6,500 abitanti, capoluogo di circondario, a 15 chilometri sud-sud-est di Cefa lù, in val Polino, e sul versante est di n~ alto contra!forto cbe dalle Medonie va 1
a Cefa1L1.
, 171
SULLA SICILL\
)
monte Caropailo {1 ·137ml; è piccola cillt\ di 3,400 abitanti a 15 chilometri ~l sud cli ,Mistretta.. - Capoluogo dì circondario. CARONIA. Sulla spiaggia e sulla strada reale da Palermo a Messina; è una piccola città di 1,700 abitanti, a 16 cllilometri nord-est cli Mislretla. - Ila un piccolo porto caricatore, co_n cui ra commercio cli grano ed olio.-Capolnogo di circondario. Al sud havvi \'immenso bosco di Caronia che cuopre ,tutto il versante settentrionale dei 1110nti Pelorì. ,CESARÒ. Piccola citta di 2,000 abitanti, capoluogo di circondario, a 30 chilometri est-est-sud ùi Mislretta. Trovasi sul versante sud delle Medonie, su di un breve giogo, nell'alta valle della Gabella o·Simeto. SANTO Srnrn';o. Sulla spiaggia e sulla strada di Palermo e Messina, è un gros~o borgo di 2,700 abitanti, a 9 chilumelri nord-nord-ovest di Mistrelta. - Castelluccio , Pel(ineo , ,Tusa, llfotta, Regilana, S. Fratello, 8. Croce e S. ,<tgqta al mare_ sono gli altri villaggi del· distretto, che méritino d'esser notali. 1
1.
COLI.ESANO. Dominata al· snd dal c~zzo di Mofera (1 !,32ru). Al sud-sud-oves~ ed a 1i> chilometri da Cefalù e all"alto della piccola valle di torrente lloccella; è una piccola città, capol'uogo di circondario, e popolata da circa 3,000 abi tanti. · Pouzzr. Quasi sulla cresta delle Medonie (85 1u1), ali'allo della valle di Fiume Grande, e sul colle dello stesso nome_per cui attraversa l'antica via da · Palermo a Catania; è piccola c_ilt.a di 3,000 abitanti, capoluogo di circondario, a 79 chilometri al sud-sud- est cli Cefalù. · ALIMENA. Piccola citfa di 3,370 abitanti, a 55 al sud di Cefalù, sul versante sud delle Medonìe, all'alto di una giogaia che bipartisce, alla sua origine, la valle del,Salso. PErnAGLIA SoTTANA e PErnAGLIA Sorni1N.-1., G1mrc1 più abbasso, e PoLTNA quasi a spiaggia in val Polino sono i maggiori villaggi tlel distretto. 1
1
PATTI. Graziosa e piccola città presso la Ìnarina, nel golfo di Me.lazzo, capoluogo di distretto, ~ popolata di "3,600 abitanti, e trovasi a 75 chilometri ad est cli Messina sulla strada reale del lillorale'. S. MAnco. Piccola cillà di 3,000 abitanti, a 25 chilometri al sud-ovest da Palli, è situata a cil'Ca I chilometro e 1/2 dal mare. Capoluogo di circondario. S. ANGl::Lo DI BnoLo. Piccola città di 3,500 abitanti, all'ovest, ed a 8 cbilometri da Patti; è capoluogo di circondario. RAccvu. Piccola città Ji 2,700 abitanti, a 13 chilometri sud-sud-ovest cli Patti sul versante settentrionale delle Medonie. Capoluogo cli circondario. NAso. Borgata all'ovest ed a ,1 8 cbilometri da Patti, è situata 1
5° DISTRETTO DI MISTRETTA (ln val di 1)[ess·ina).' 1
MrsrnETTA (Arnastra, JJfytislratum dcgli antichi} Piccola città cli 8,000 abitanti, a I 20 chilometri ovest-ovest-sud di Messina. - È sita quasi al mezzo della valle dello stesso nome (9 1Gm altilucline),· sulla 'riva destra del torrente Regilauo che la solca. CAPJzzr. Sull'alto del versante meridionale delle Medonie so_tto 1
1
1
172 MEMORIA DESCRlTTJVA in prossimità d~l mare, sovra un torrenle dello stesso nome, e sulla strada reale del liltorale. Gli a-Itri magglori yillaggi sono: llfilitello, Tortorici e Foresta verso l'al lo , Fiear'ra e Sorrentini più abbasso. 7° DISTRETTO DI CASTROREA~E (In valle di Jrlessina):
ConLEONE. Città ~apoJuogo del distretto, popolato di 13,700 abitanti, ed a 37 chilometri suà-sud-O\;est dl Messina, è situata in uua vallelt.a settentrionale delle Medo11ie sotto al Pizzo di \ Polo, e dominala àll'est da monte S. Domenico. ~AORMJNA ( Tawromeniwm de Romani). Piccola dita forte sul mar Jo_nio , - popolala di 3,000 abitanti; 1è situata sulla sinistra della foce del fiume Akantara, a '.29 chilometri al sud di Castr~reale, ed a circa 50 cbilòmetri al sud-sud-ovest di Messina sulla strada provinciale elle da questa tende pel littorale dell'Jonio a\Catania. Città celebre,per fa!l i'rnilitari dei tempi antichi. FnANCAV1Lu. lll valle Alca11tara, sulla sinistra sponda di esso fiume; è una piccola cillà di ,i,,OOO abitanti, al sud-ovest, ed a 55 chilometri da Messina. - Celebl'e nella storia delle guerre sicule. I suoi borghi e villMgi principali _,sono :, Barc~llona sulla strada a Messina, Noarct' sul versante nord, Trq,i, e Furnari in prossimità del mare sulla destra -dellll strada reale. #
8~ DISTRETTO DI MESSINA.
(11fessene degli antichi). Città forte _e porto di mare sul mar Jonio nello Stretto del Faro, a 2,1 O chilometri di Palermo, e popolata di 93,800 abi tanti. Questa, ch'è attualmente la seconda città di Sicilia, l'emula di Palermo , città commer-· ciafe per eccellenza, era nei tempi àntichi la capitale cieli' isola, celeberrima in tulle le guerre sicule, per la sua importantissima posizione sullo Stretto che la divide dal continente. MESSINA
SU LLA SI CI LI A
173
La città è costrut.ta ad anfiteatro sulla riva occidentale del porto ai piedi orientali delle prime Medonie, delle ivi monti -Pelori, dominata al snd-ovest dai monti Dìnnamari, e circo11dat11 da antica cinta morale. La cittadella, cinque forti e pa1:eccbie batterie , di cui già abbiamo discorso, la difendono per terra e per mare. Dne contrade principali si estendono nella parte me·ridionale di Messina, la contrada d',iustria -elle corre dall'est ' all'ovest, , e la Giudcca quasi pe_rpèndicolare alla prima. Quest'ultima m('tte all'una delle porte della cillà, la Porta Nuova. Tutte le maggiori vie della città sono ampie, assai b,~lle e regolari , non che lastricate di pietre lavo;·ate a scalpello. - Un magnifico quai sulla marina seive 11el commercio. - i1Jilitqrmente Messina è la più importante città .della Sici lia , ed invero 1 e3sa fll l'ulti mo baluardo, nel 18{8, del do111inio borbonico - nell'isola, e 3ervì di base alle op-er~zioni del Filangeri nel 1849. La città non è forte molto dalla parte cli terl"il, ma mol,tisS:imo dal mare. La sua cittadella E:d i suoi forti bene, armali e forniti battono ad ufl tempo la rada, il porlo e la bassa citlà, oè sono attaccabili cbe da forti calibri d'assedio. · , Usi;en'do da Messina -per la porta di Zaera (di solida ed antica costruzione), dopo oltrepassato n vasto monistero de:i padl'i benediltini della Maddalena, ed attraversato .il Borgo di · Zaera, dirigendosi sul lilo'rale del mar· Ionio, ed . a portala cli fucile dalla costa s'incontrano a breve cammino 'i villaggi di 'S. Cosmo, di Gazzi e di Con/essa, i cui fabbricati senza iuterruzione sono scb ierati lunghesso la strada reale che porta a Catania; fa questo il sangirinoso teatro defferoica resistenza dei Messinesi cbntro le n,unrnrose schiere del J/ilangieri_addì 6 sl'l- 1 tembre 1848 sbarcali a ' Contessa; fatto d'armi c11e, sebbene oon abbia sortito 'un esito favorevo11e ai patrioti siciliani, e~so sarà pur .sempre di gloriosa ,ed i:mperi tura ricordanza uei fasti delle nazionali guerre italiané. ' MrLAzzo (l'antica ilfylre, nelle cui acque i Romani riportarono
•
174
31El!ORU
DESCRITTIVA
'
la loro prima vittoria navale sui Cartaginesi) è pi,ccola città forte di 6500 abitanti, e porto di mare abbaslariza attivo , specialmente in relazione 'con Marsiglia, Livorno e .Genova. La città è situata -all'ingresso 9ella penisola di questo nome, 35 chilometri all'ovest di Messina. ___:_ La cittadella è assai forte 'e batte benissimo il porto: - - Capoluogo di circondario. S. Lucu. Piccola città di 4500 abitanti ca1)ol.uoo-o di cir' o' conda rio, situala a 28 cbi lo metri ovest-ovest-sud di Messina, ..sulle prime ,rcoùenze settèutrionali delle Medonie, cbe. vanno ~l capo di Milazzo. · R.<11rnrrA. Piccola città di 1800 abitanti, capoluogo di circondario, a 9 chilometri ovest da l\iessioa, stabilita fra questa • ultima . e Santa Lucia, so! versantè settentrionale dei monti Di'nnamari. - Le principali borgate fra i 43 casali cornpre~i dal distrello messinese sono: Gazzi a ~ chilometri sud-sud-ovest di Messina; Ali a, 25 chilometri sud-ovest di Messina, popolata da 1 300 ab itanti e situata al sud di 1l1onte Scuderi. - Gli altri sono tu Ili mi nor i vi liaggi. , L1PAm. Città di 12,000 abitanti sulla costa est dell'isola d,ello stesso nome. - Piazza forte, porto corrimerciar'e assai importante, qrn poco sicuro; capoluogo di circondario. , 1
9° DISTRETTO DI ACI- REALE (Vallo di Cala?iia). .
.
Aci-REALE. Città capoluogo di distretto, popolata da 14,000 abitanti, è situala su di un massiccio di lave basaltiche al piede sud-est del:'Elna in riva al mare, e sulla strada reale da Messina a Catania. - Porlo commerciale mediocrcmeole allivo, a 1 15 chilometri nord-est da Catania, alla foce del torrente Aci. ' IlANDAzzo. Piccola città di 4000 •abdanti, nella valle e sulla de~tra dell'Alcantara, al piede sellenlrionalo dell'Etna (824m sul livello del mare). ....:. Capoluogo di circondario. MASCAL1. Piccola città di 3'100, abitanti presso la costa ma-
SULLA SICILI A
175
rina al piede orientai~ , dell'Etna, a ;I i'i chilometri al nord di Aci-Reale 'e ~alla strada reale'. - Capoluogo di circondario. •- Porto commerciale sotto a Giarre. LJNGUAGllOSS..l, Borgata di 2500 abitanti, sulla fa lda nord-est dell'Etna· (525m altitudine), è sul.la via provinciale che, costeggiando valle Alcantara, passa a Randazzo, circonva\la11d<i al . nord i piedi dell'Etna, e và a finire in val Giarelta ad Adernò ~ . A 26 chilometri al sud di Aci-Uealr. Acr Si11u Ar-rroNJO. Borgo di 2800 abitanti, a ·1°~ chilometri a-1 noni di Catania, •ed a 2 chilometri al sud di Aci-Reale, sulla strada, reale, - e numerosi villaggi minori. , 10° msTRETTO DI CATANIA. CATANIA. Città capoluogo della valle del.lo stesso nome, popolata da 56,600 ab.itanti, a 100 chilometri (per la strada dei ·monti) ad est-est-sud da Palermo ed a 85 ch ilometri, al s.ud ovest di Messina, situala al piede sud dell'Etna in riva al mare Ionio, sn cui tiene uu florido porto commerciale, delle ,cui , difese militari già , abbiamo discorso. - Catani'a è ci\fà antica, foudata 700 anni p1.'ima di Cristo, e mollissime volle dislrulla dalle eruzioni dell'Etna e da terremoti; fu anèlJc _una volta 1'icostr11tta nel secolo xv1_11 sn piano vasto e regolare:, pe1: cui la simmetria de'snoi fabbricati le dà un po' di analogia con Torino. .:_ Catania racchiude più di 50 stabilimenti religiosi di varii generi e colori. . BaoNTE. Piccola ciilà di 8000 abitanti a 35 chilometri nord-nord-ovest da Catania, situata al. piede occidentale del~ n ,:tna (821:im altitudine) nell'alta valle della Gabella o fium e Simelo, sulla strada che· circonvalla l'Etna da llandazzo. Capoloogo di cii-con<lario. , Anlìlll\Ò. Piccola citth di 6200 abitanti a 24 ch ilometri nordovest ,da "catania, situata,' in val Giarrctta al piede sud-ovest 1
"
176
~ EMOl\ fA DESCRITTIVA
dell'Etna, allo sbocco di val Salso e al nodo della stracla centrale da Palermo a Catania con quella che gira iotor90 all'Etna a settentrione, discen<lcnùo in valle Alcantara.• - Capoluogo di circondario. - Duòna posizione militare per difendere lo sbocco delle due valli cbe ivi· si riuniscono. BELPA.gso.' Piccola città di 5000 abitanti , e a ·I 2 chilometri nord-ovest da Catania sul versante meridionale dell'Etna. -Capoluogo di circondario. NICOLOSI. Un po' più alta (689m sul livello del mare) è una piccola città; ,cbe fu completamente distrnLta dall'eruzione del 1578, - sita a I q. chilometri nord- est da Catania. - Seterie nominate. • PArnnNÒ. Città di ·I 0,0 00 abitanti, al piede sud dell'Etna (1som altitudine), in va_l .Giarrelta, sulla strada reale che discende a Catania, .a 17 chilometri nord-O\'est di Catania. -: Capoluogo di circondario. M1srnnBIANCO. Borgo di 300 0 abitanti, a 5 chilometri norcl ovest cli Catania, al piede dell'Etna - e MAsCAUGCIA di 2000 abitanti, sono i maggiori villaggi del dis!H Uo. 1
1
0
1
ll DISTRETTO DI NICOSIA (Valle di Ca,tania). 0
,
NICOSIA. Città capoluogo distrettuale; popolata di ·1 2,000 nbitanti, -a 60 cbilomelri ovest-ovest-nord da Catania, situata ad oriente di monte Fucilino, snlla falda di u11 co11tratforle, che parte da monte Caropailo, e da cni prende origine il torrente Salso, influente della sottostante Gabella. SPEnLINGA. Piccola città di 2,000 abitanti, al piè orieplale di monte Fucilino, a meno di ,1O chilometri ad ovest di Nicosla. Tno1NA. Piccola ci ttà a 19 chilometri all.'est di Nicosia, sµI ' ' l'alto di una giogaia che distaccatasi dalle Medonie al Pizzo cli
S ULU S !C-1 LI A
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monte Fonte, divide la valle del, torrente Salsa da quella 'tlelJ'Alta Gabella , ivi della torrente Adriano. LEONFOllTE. Città di 10,600 abitanti, a 13 chilometri al sud di Nicosia, sol versante est della giogaia che va_vei·so Catania, fra Salsd e Dittaino, e da monte Fucilino sulla nuova straùa reale. da Palermo a Catania , al punto ove questa incontra !'.antica. - Capoluogo di circondario. , , CEN'l'onm. Piccola cillà di U0Q abitanti. a 25 chilometri ovest-ovest...nord da Catania, sulla pre·detta giogaia, fra il basso Salso ed il basso Diuanio. - Capoluogo di circondario.. '- Comanda la piana di Catania. SAN 'F1L1PPO d'AnGmo. Grossa borgata di 7000 abitanti, all'est di Leonforte ed a pochi cb ilometri da questa ciltà, sull'alto della giogaia suddella e sulla strada reale che per val Salsà. tende a Catania. - Dista ·1 8 chilometri al sud-est da Nicosia. _ , Capoluogo di circondario. - Gli altri villaggi del distretto meritano poco conto. 1
Ì 2o DISTRETTO DI CALTAGIRONE ( Valle di Catania).
CALTAGIRONE. Città di 19,200 abitanti, a 52 chilometri ed al sud- ovest di Catania, stabilita su di nn ristretto altopiano che corona la catena da mon'te Fucilino al Passaro, all'origine • di vali~ Guarlunga e t.li val Tenanova. - CapQ!uogo di di~tretto, e città ben c'onosciota per la sua attiva industria in cotonerie e terre colle. M1NE0. Città di 8 000 abitanti, a U chilometri al sudovest di Catania, sul versante destro della valle Guarlu,nga, ed all'est di Caltagirone. - Capoluogo di ci rcondario. , M1LJELLO 01 VAL Noro. Cillà di 7,000 abitanti, ed a 35 çhiloinetri' al sud - ovest dj Catania, su\!' istessa giogaia di Mi ueo, e ad est 'cli questa città. .. Scono1A. -Più al basso della giogaia snddelta, è piccola cillà ANÌlo IV. YoL IV. -
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~IEMOR IA' DESCilITl'IVA
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a 35 chilometri al sud-ovest di Catania ·- Capoluogo di circondario. "Lrcoou. Borgo di 7000· abitanti, a 22 chilometri ed al sud-est di Caltagirone, al sommo del ~'érsante sud di valle del torrente Dirillo.. VrzzrNJ. Borgo di circa 9000 abitanti, al sud-est di Caltagirone, ed al · sud-ovest della città di Carlentini , dà cui dista 31 chilometri al sud di monte Altore, nella catena nord-sud. GnAM~IICHELE. Bo'rgo a 50 chilometri ed al sud-ovest di Catania, sulla cresta fra Caltagirone e monte Altore all'alto di valle Guarlunga (539m), e Rammacca che domina al sud-ovest la piana di Cat~nia, sono i villaggi principali del distrétto.
SULLA SlCJLI-A ,
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difficile accesso. -:- Nota per le sue sette saline. - Nel 159,3 ·essa fu quasi totalmente distrutta dal terremoto. , CARLENTINI. Piccola città di 2;)00 abitanti, a 30 chilometri nord-ovest da Siracusa, costrutt~ da Carlo V, che voleva farne il quartier generale del suo esercit@ di, Sicilia, nella valle del torrente Pàgliari - ed a 5 cbilometr( al nord 1fr questa, trovas~ il villaggio di Lentini, sul Pagliari, o lMrente Lentini, presso al lago dèl\o stesso nome, popolato da 7000 abitanti. Scrnll'rrno. Piccola cilllt di 6000 abi·tanti , _coslrotta su rJj, u-na montagna (326m alt.), ali nord-ovest di Siracusa, ed a 2ii chilometri da questa. - Capoluogo di circondario. FLORIDIA. All'ov~st ed· a 12 chilometri da Siracusa, è iÌ- maggior borgo del distrettOJ.
13° DISTRE'J;'TO DI SIRACUSA ( Valle di Catania). 14° DISTRETTO DI NOTO.
SIRACUSA. Cit.tà forte, costruita sui ruderi dell'antichissima e famosa città di questo nome, nell'isolotto dell'antica. Ortigia ( una delle sette éittà della prisca Siracusa), ch'è separata dall'isola per mezzo di un èanale, formando così ·due porti, il maggiore, o il porto greco' al su·d, il'Ì1iccolo porto al nord; delle ,, sue fortificazioni ·già si è discorso, -parlando del golfo siracusano. - La, moderna Siracusa co,nta appena 16,990 abitanti. _:. Contiene \m arsenale d'artiglieria, un porìo militare, ed il 5° porto commerciale dell'isola., _:_ Il monte Spinagallo la domina un po' lungi all'ovest-ovest-nord. ,_ li fiume A:napo, che si getta ne\ mare ad ovest della città, ne rende quelle adiacenze pantanose, e le esalazioni che ne emanano sono pestifere e pericolose. -· Siraèusa dista ·50 chilometri al sud-sud~est dà Catania. AGOSTA ( antica Aiigusta). Al nord di Siracusa ed alla distanza di 1 5 chilometri, è costruita su di ·una piccola penisola nèllo stesso golfo che Siracusa; città capol_uogo di circondario, popo· lata da 9500 abitanti. - Porto naturale sicurn, .spàziuso· e di
Noro. Città di ,10,900, abitanti, capoluogo della valle e del ' distrntto dello stesso nome, è situata nella.valle del torrente Falconara, a 26 cbilom,etri sud-ovest -da Siracusa, ed a circa 3 chilometri dalla spiaggia. La-domina al nord il monte d'Oro, ch'è fra gli ultimi gioghi della catena meri'dionale. PALAzzuo10. Piccola città, a 35 chilometri all'ovest di Siracusa, nella regione montuosa _di monte Lauro, ed al nord di parecchie_valli. - Capoluogo di circondario. FÈnLA. AI sommo di val A.napo, è una borgata a 3,1 chi. lometri nord-ovest da Siracusa. RosoLrno e PACHINO più al basso verso capo Passaro, sono çapoluoghi ai distretti cui danno il loro uome. 15° DISTRETTO DI MODICA (In val' d'i Notb).
Moo1cA. Cillà di ~7)'1,00 abitanti, a 26 chilometri ad ovest di Nolo,, ed a 20 chHometri circa al nord di cap.o Giarci.orò, è si'tuata sulla riva destra 'dell:alto torrente Scicli, cl1e ivi forma
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180 MEMORIA DESCRITTIV.i una ristretta valle. - Nota pel suo bestiame bovino, che ivi si alleva meglio che in qu'alunque altro luogo dell'isola. ' RAGUSA. Cillà di circa 20,0Q0 abitànti, a ·41 chìlòmetri nord-nord-ovest di Modica, sul versante destro della valle percorsa <lai torrente dello stesso nome. · - Capoluogo di circondario, e nòta per le sue manifattui·e di seterie: CriunrnoNrn. Piccola città di 6500 abitanti, a 22 ohilometri nord-nord-ovest di Modica, sull'alto de' m'onti che separano la valle del Dirillo da ']Uella 'minore 'del torrente Camarana, discendendo a nord-ovest dal nodo di mon_te Lauro. - Capoluogo dì 1)ircondario. ' VJTTORIA. Città di 1 ·1,000 abitanti, a 26 chrlometri nordovest di Modica, sul versante destro della · valle solcata dal torr~nte· Camarana, a •I 1 chilometri circa dal mare. - Capoluogo di ci rcondarìo. BrscAm. 'città di 2,700 abitanti, sulla riva sinistra di fiume Dirillo, a 25 chilometri nord-ovest dì Modica. - Capoluogo di circondario. / SrAcCAFOnNo. Pici ola cillà capoluogo dì circondario ·nella valle di fiume Busaidone, a 22 eh ilometri sud-ovest di Noto. ScrCLJ. Borgata di 9,600 abitanti, a chilometri sud-sud-' ovest di Modica, ed a 4 chilometri dal mare/ bagnata dalle acque di un torrente dello stesso nome. - Un_a strada discende da Modic,a a S~ic!i, ,e si prolunga pyl borgo di Pozzolo, sino alla spiàggia al capo di Passaro. - Capoluogo di circoridai;iò. CoMiso. Borgata di 6,800 abitanti, a 1 5 chilometri nordovest da Modica, su di un àlt.opiano cbe domina ad est la valle di Carana. - Capoluogo di circondario. G1An!i1.TANA, all'origine di val Ragusa, è ,una borgata di 2,5_00 abitanti, a 22 cllilometri al nord di ,Modica. MoNTEnosso sotto monte Lauro, S. CnocE, S. N1c0Lò, CASARINO, S. M. FAGULLO e MA.RZA sulla spiaggia, sono i maggiori villaggi. c.lel -distrello. ·
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lsu ì.i', A ,SJCILJ..I.
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16° DISTRETTO DI CALTANISSETTA. Il
CALTANISSETTA... Città forte di 17,,100 abitanti, capoluogo della valle cui dà -nome, è situata a 533 sul livello del mar~, su di un alto piano cl.le dominando val Salso, all'orza il contrafforte primario, il quale, distaccandosi dalla cateni) principale al gruppo sovra di Polizzi discende al sud per toroersi ad ovest, là appunto . ov'è Caltanissetta, piegasi poi decisamente a sud-ove~t in direzione di Girgenti, mandando numerose diramazioni, e formando così il displuvio principale fra val Salso e val Platani. - Il monte ,cli, S. Giuliana, alto 686m sul mare, d,omina ,al nord la città. Un castello forte, di antica costruzione provvede malamente alla difesa della città. - Il territorio di Caltanissetta è famoso per le sue ricche solfanarie, ed anche pe' suoi raccolti di frutta e per l'allevamento de'suoi bestiami. - Caltanissetta dista ,t 00 .chilometri sud-est da Palermo, ed è centro mili tare assai importante, perocchè comanda le valli del Salso e del Platano, non che le numerosi valli secondarie fra queste. SEnRADIFALco. Piccola città a 17 chilometri ovest di Caltanissetta, nell'alta valle del,fiume Platani; è capoluogo _di circondario. SAN C.ATALDO. Piccola città dì 7,800 abitanti, ad 8 cbìlometri ovest .di Caltanissetta, sul contratforto di Caltanissetta stesRa. Capoluogo di circondario - Le solfanarie <li S. Cataldo dan.oo annualm~nte 295,%0 chilogrammi di zolfo. DELIA.- Piccola città _di 2,600 abitanti, a 15 chilometri al sud-ovest di Caltanissetta, sul versante orientale di val Salso. Capoluogo di circondario. I maggiori borghi del ·ctistretto sono Villalba, S. Catarina, llfarianopoli, ilfusmmeli, ,1cquavivct, Sutera, Carnpofranco sulllalla val , Platani, e Samimarlino sotto a Delia , che tutti sono capoluoghi di circondario.
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~!EM(IIUA D.ESCRITTIY A
17° DISTRETTO DI TERRAì'ìOVA (lnvciltedi Cullanissetta).
TERnANOVA. Città di 9,300 abitanti, a 61 chilometri sud-sudest di Cahanissett.a , sulla costa del mar d'Arrica, e snlla destra e presso la foce del lorrente dello stesso nomtl. _ Bnou porto Ji mare mediocremente commerciale. MA7.ZARl'No. Piccola città di 3,000 abitanti, a 2G chilometl'Ì sud-est da CaltanisseLta, cd al nord di Terrano\'a , su di una giogaia (395m) nell'alta valle del lonente Porcaria che influisce nel Ten anova , e sulla destra riva di esso torrente. - Capo- . luogo di circondario. Rrns1. Piccola città a '.26 chilometri al sud di Caltanissclla ' ' sulla si nistra del ,Salso. · BGTEnA. Gros;;a borgata di 4,100 abitanti, a 16 chilometri nord-uoriJ- ovest di Terranuovà , in valle Manfria ( 409m alt.\ sulla falda meridionale di on contrafforte secondario che va spianarsi nel piano fra Terranova e Lìcala. - Capoluogo di circondario. - Gli altri villaggi meritano poca considerazione. 18° DISTRETTO DI PIAZZA. ( Valle di Caltanissetta).
Puzz,t (antica Platia). Ciuà di 11,900 abitanti, a 3·1 chilomeLri est-est-sud di Caltanissetta, nell'alta valle (476m altitud.), . e sulla riva sinistra del Terranova, dominata al nord - ovesL dai , monti Naoni. - Città agricola. _ Vi passa la strada provinciale, non ìroppo buona, cbe da Caltanissetta per Caltagirone, o per la piana <li Catania mette alla città di qoeslo nome. - Sull'alto dei monti. un antico castello, poco discoslo dalla ùittà, comanda la rnlle e la strada da Caslrogiovanni. CasTnoGIOVANNI. Citta di ·I 2,000 abitauti, a 25 chilometri nord-nord-ovest da Piazza. Capoluogo di circondario. - Questa città è situa ta a poco presso al centro clell' isola so cl i un
SULLA SICILIA
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altopiano elevato 928m sul livello del mare, e ripidissimo, special mente verso il sud. - A poca distanza al nord di Castrogiovanni ctl al sud della piccola cillà di Caltascibctta , per il piccolo villaggio della Misericordia, che c·orona il colle dello stesso nome, passa la_strada reale da Palermo a Catania , ivi attraversando la catena sicula meridionale. - Cast1·ogio,,anni è buona posizione °:1ilitare per la difesa del predetto passo, e delle valli circostan ti, quella del Salso, del Terranova e del Dittaino. - li suo territorio è ricco di ,solfonarie - Presso alla cillà sta il famoso laghetto di Pergusa sull'alto dei monti. CALTASC!BETTA. Piccola città di 4800 abitanti, a 25 chilometri nord-est di Caltanissetta. - È sita quasi sull'alto (782m) della catena meridionale dell'isola presso il colle della l\Iisericor<lia, attraversato dalla nuova strada reale da Palermo a Catania. - Capoluogo di circondario. PrnmArEnz1A. Piccola città al sud-est <li Caltanissetta, in val Salso, a 22 chilometri ad ovest da Piazza. AcooNlì. Grosso borgo di 3000 abitanti, al nord-est di Piana ed all'alto (672'°) della valle Guarlonga. , Sonovi i villaggi dj Tab,ita (in val Salso), Geraci (all'origine cli val Porcaria), Caropepe (sulla cresta fra Piazza_e Caslrogiovanni) e Ba•ra Franca (all'ovest di Piazza) clie non meritano gran considerazione. 19° DISTRETTO DI GIRGENTI.
GJRGEN'l'l (1igri9entum). Città di 18,500 abitanti , capoluogo della valle e del distretto, che hanno lo stesso nome, a 1 00 chilometri sud di Palermo per la strada di Corleone o per quella di Castronovo. La città è costruita sul monte Carnisco (275m altitudine), presso la costa meridionale della Sicilia, ove ha un porto di mare dello molo o porlo noi·o, a 4 chilometri dalla città, che è il 40 cieli' isola per commercio. - La città e<l il porto
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h!JllJUnI,1. ))J;;SCRITTIYA
sono fortificati, ma senza gran valore difensivo, specialmente dal làto di terra. LICATA o AucATA. Città di 13,460 abitariti, a 35 chilometri sud-est da Girgenti, situata sulla costa meridionale dell'isola, sulla destra della foce del fiume Salso. - Piazza forte difesa da due casleBi (che non hanno però gran valore , difensivo). - 11 suo porlo ùi mare è poco sicuro, e fa suo principal commercio in cereali, zolfo, mandorle e maccheroni. - Capo~ luogo di cir~on,dario. NARO. Città di 10,100 abitanti, a 21 chilometri all'est-e,stsud di Girgenti, sulla sinistr"a del torrente Naro (55'1 m ahitud.). - Capoluogo di circondario. ·. , • , F,1v4RA. Città di 8000 abitanti, a 7 chilometri sud-est da Girgenti, sulla strada provinciale che discende a Girgenti da Cattanissetla. - Sol,fanarie abbondantissimé. CA1'TOLICA. Città di •. 7000 abitanti, a 25 chilometri nordovest da Girgenti, e situata in valle Platani. - Capoluogo di circondario. S1cut1ANA. Pi'ccola ciltà di ,6000 abitanti, a 15 chilometri ovest:-ovest-nord da Girgentì, sul mar d'Africa, press9 la foce del torrente delle Canne. PALMA. -Piccolissima cill~ nella valle solcata dàl torrente dello stesso nome, sulla strada cbe, custeggiàndo, congiunge Girgenti a Licata. - Palma è popolata di appena 800 abitanti, ed ta 26 cbilomet~i sud-est di Girgenli. _- Capoluogo di circondaifo. C.iNICATTJ. Città di 13,800. abitanti, a 25 chilometri nordest di· Girgenti, all'alto di valle Naro, sopra la strada che •da Girgenti sale a Caltanissella. - Capoluogo di circondario. -Ricche solfanarie. · ARAGONA. ,Piccola città di 653Q abitanli, a 12 chilometri nord da Girgenti, sui monti, e presso il vulcano fangoso il lllalac:zfba. - Capoluogo di circondario.
SiJLLA SICIFA
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:'RAGÀLMUTO, Piccola cit1à a 22 chilometri nord-est da Girgenti, sulla strada a Caltanissetta. , · CAMPOBELLO 01 L1CA'l'A. Grossa borgata di 4200 abitanti, all'est-est-sud di Girgenti, sul versante orientale di , val Salso e sulla·strada che da Licata sale a Caltanissena. - Capoluogo di circondario. _ Gli altri maggiori villaggi del dis1retto sono: Raffadali (a 1 3 chilometri nord-nord-ovest da Girgenti), S. Angelo Jlfuciaro (in val Platani), Santa Elisabetta,. 1'!onte Jillegro, Realmonte, Ca-mastra, Ravanusa, Caslrofilij1po e 1l/onteohiaro. 20° DISTRETTO DI BIVONA (In valle Girgenti).
B1voru. Piccola città di 3WO abitanti, a 36 cllilo\Detri nord-nord-ovest da Girgenti, sui monti 1 al sommo del vallone percorso dal Mac'asoli, che è il primo ad ovest della ,valle del Platani. , CA.lllntAMTA. Grossa borgata di 51_ 00 abitanti, sul versante nord del monte dell~ stesso nome, , ch'.è fra gli ultimi gioghi delle Medonie orientali, alto 1,501 m sol m_are; a 16 chilometri est da Bivooa - Capoluogo di circondario. CuNCIANA. Borgata di 3,i,00 abitaIJti, a 1 O chilometri sud di l3ivona, in val Platani, sulle falde del versante destro. _._ Capoluogo di circondario. - · Alessa11clria, Ribera, Lucca, Villa-franca, L~cca e Burgfo sono i suoi maggi-0ri villaggi capoluoghi tli circondari. 21° DISTRETTO DI SCTACCA (Valle di G-irgenli).
ScuccA. Città di 15',000 abitanti, a 4,8 chilometri nordovest di Girgenti sull~ cdsta meridionale della Sicilia, ove ba -un piccolo porlo commerciale. La cillà ò flom inata dal monte Calogero (358m). . ·
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MEMORfA l)ESCR!'l'TIVA
Grossa borgata di 5000 abjtanli, a 15 cbi* lometri nord-est di Sciacca, sull'alto del vcrsanto destro della valle solcata dal fiume di questo nome. - Capoluogo di circondario. ' S,urnuc,1.. Piccola ci.ttà di 8800 abitanti, a 22 cbilometri al nord di Sciacca, sol YCrsanlc da coi si origina il torrente Carebo. - · Capoloogo di circondario. SANTA l\fanGnEnITA. Piccola città di 7000 abitanti, a 26 cbilometri uord di Sciacca, soll'alto del yersante occidentale di 'val Belici, al nord-ovest di Sambuca. - Capoluogo di circondario. - Santanna (in val Caltabellotto), J1Jontcrago (in val Belici), e 'JJfenfi (sulle alture verso il mare), sono.gli altri ·suoi • maggiori villaggi.
SULLA SICILIA
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CALTABELtOTH.
2'2° DIS'1'RETTO DI ìVIAZZARA (in valle Tmpani). (
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MAZZARA. Piccola cillà di 8360 abitanti, a U chilometri sud di Trapani, sulla riva sinistra ed alla foce del fiume Mazaro nel mar d'Africa; porlo di mare ampio e ben riparaio. CAsTELVETRANO. Città di ~ 2,300 abitanti, a 1 '7 chilometri est di Mazzn.ra, sulla stracla·. che vi discende da Calaiafìmi per Salemi. - Capolnogo di circondario. · · SAt.EMr. Piccola città al nord-est di Mazzara, ed a 37 chilometri sud-est di Ì'rapani, sull'alto della valle, in cui scorre il fiume Arena. - Salemi è buona posizione militare pér. padronearriare il littorale fra Sciacca e Marsala contro ogni attacco vO dal litorale nord. --:- Capoluogo cli circondario. PARTANNA.. A 33 chiloinetri est di Mazzara, sull'alto del versante destro di valle Balici e più in su SANTA NINFA, non che Cu1P01lELL01 popolato di 2900 abitan ti, più al basso vers? il il lago di Cantavo, al sud-est di 1\fazzara, sono le maggiori borgate del distretto. - Sono capiluoglli di circo1Jdario.
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2,3° DISTRETTO DI TRAPANI. .
CiHà di 24,920 abitanti, capoluogo della valle e del distretto di ess~ nome, ad 8 ·1 chilometri ovest da Palermo. - Città. forte, costrutta vezzosaù'ùmte sù di una penisolel\a che si avan'za nel mare, formando così ùn porto vasto, ma poco prof~ndo, epperciò impraticabile ai grossi legni. - Là città si riunisce alla i.erraferma per·un'a 'stret(a _lingua di terra imbarazzata da uua palude ·salata, per cui•da questo lato riuscirebbe facile la difesa di Trapani, se non fosse la deficie-nza dell'acqua pòtabil,e, che la rende peréiò insostenibile co_ntro un nemico il quale, occnpanùo le altuie di S. G.iuliano è di Alcamo, no;1 mancherebbe di tagliare il . solo acquedottq che p_orta acqua dolce in Trapani da essi' monti. - Delle sue for...: tificazioni marillime già abbi<1mo parlato, eù oltre a q.u~lle, hè\ pure Trapani uoa. specie di antica citta·della. - Trapa~i l:ia le .maggiori saline della Sicilia, e se ne esporta sale, corallo, soda, ed alabastro greggio. MARSALA (il Lylibaeum). Cillà marittima di '16,000 abitanti, . a 27 chilometri sud-sud-ovest <li Trapani, sulla spiaggia occiden lai e dell'isola. Essa non ha che un piccolo pòrto eù una rada po~o profonda. Dalla · parte cli terra la città è mal difesa da vecchie mt;~a ·fiancheggiate eia torri quadre, eh~ le danno una certa rassomiglianza a qualche araba città smarrita nei sabbioni. - La città è iosostenìbile sia per terra che per mare .. SAN GIULIANO. Città di 9700 abitanti, ad 8 cb'ilometri nordes~ di Trnpani sul monte (66:-3m d'altitudine) dello stesso nome. - Capoluogo di circondario. ·, . PACECO. A 6 chilomcJri ~ud-est di Trapani, sulla strada a Marsala, è la maggioro borgata del clistret~o. TRAPANI.
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ldEl\lOR!A DESCRITTIYA.
24° ALCAMO (In valle T1·e,pani).
ALCAMO. Cillà cli circa 13,800 abitanti, a 38 cbi!ometrÌ est da Trapani, a 35 chilometri sud-ovest da Palermo, a 12 chilomelri nord- est da Calatafimi.- La città ò fabbricala al centro di una pianura ondulata; e colle sue antiche torri, colle lo·gore sue mura a mezzo diroccate veste tu lto l'aspetto d'una città moresca, quale il fu di fondazione. - La ,•alle del fiume Freddo, in prossimità cli Alcamo, per la quale passa la strada da Palermo, a Calatafimi, rassomiglia ad un mare burrascos~ orlato di aridi dirupi. - Il suo possesso è importante, perchè domina parecchi piccoli porti , dei quali il più importante è il Magasiuazzo, al nord-ovest sulla spiaggia in fondo al golfo di Castellarnare. Importa ciel pari il possesso di Alcamo qual posizione sulla unica via militarmenle praticabile, che dal litorale occidentale mette alla ~apilale della Sicilia. CAsTELL.rn.rn1,: Citlà marittima sul golfo dello stesso nome, popolata di 8000 abitanti circa, a 1 O cbilom~iri nord-ovest da Alcamo. - li suo porto è piccolo e mal sicùro. - Capoluogo di circondario. CALATAFtMi'. Piccola città di 5500 abitanti, a 12 chilometri al sud-ovest di Alcamo ed a 47 da Palermo. La città è disseminala sui fianchi della montagna e nel fondo di un bosco, cosìccbè presenta un miserabile e tetro aspetto. Un vecchio castello, oggi rovjnalo, la dominava e difendeva ( 'I ).(1) Dall'alto della suo. prisca cittadella , il più strano spettacolo ci aspetta: Immaginale una coottada montuosa soqquaùrata da lcrrcmoli, qualche cosa che rassomigli al domani del giudizio finale. . .. borri profondi e asciutti , pendenze stritolate, massi di montagna distaccati, ar rotolati gli uni sovra gl i altri, ed in mezzo a questa natu ra rovinata, su di un m onticello tondeggian te il tempio greco dell'antica Segesta ,
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I dintorni ùi Calatafimi sono frastagl iati e difficili, inetti però alle operazioui di grossa guerra. A questa cillà E.boccano due streLle, per le quali corrono le sole comu nicazioni per terra da Trapani, Marsala e Salemi, per Alcamo e Monreale a Palermo. Il suo possesso è perciò importantissimo, mentre ad una lrnppa che provenga dal litorale occidentale ·essa assicura il relativo possesso di Trapani, Castelvetrano ed anche quel di Sciacca ; essa è il miglior centro di operazioni di fensive direlle a Palermo ed alla Sicilia orientale; e ben la seppe il prodigioi-o Garibaldi afferrare qual suo primo obbiellivo; e fu certo il madornalissiruo ed irreparabile errore per parte del generale 11apolctano quello di non aver occupato con forze preponderanti un passo altrettanto importante, quanto facile a difen dersi. 11 suo abbandono spontaneo o forzato clella slrell.i ad ovest dinanzi a Calatafimi, implicar dovea ovviamente il successivo abbanrlo,no di t~tta la parte occidentale dell'isola_ per parte dei solrlati del re di Napoli, come ciò di fallo avvenne; niuuo ostacolo, di là innanzi, impediendo ~ai patrioti il libero possesso della
distrutto dai Cartaginesi, e da quel tempo abbandonato. Questo rra il lcrreno che dovcasi difendere, e non avendolo fotto, che bel centro d'opcrazioni si hisciò a' gucrrillas ! Là si.abiliti, questi potranno, sr.nzn lasciar m ai i mon ti. accerchiare Palermo di un a cintura di fuochi , sia lrnsporlandosi su Bagaria, sia dopo aver data la volta a Monreale, venendo occupare i monti di Santa Rosalia (M. Pellegrino), da cui possono dominare i piani deserti di Marsala e di ~la zzara. ed impad ronirsi di monte San Giuliano (antica Eryx), il quale clomina Trapani, tagliare ogni modo di comu nica zione pa terra da questa ciitù con Palermo e far mori re di sete i Trnp,rncsi , stru ggendo l'unico acquedotto che loro pori.a acqua potabile dal monte San Giu liano. Se essi sono numerosi, potranno sempre, senza la~ciare i monli più scoscesi cd i più facili a difendersi , estendersi sino alle ubertose e ricche valli di Castcl vetrano e di Cu nÌpobcllo ol sud, sino ull c città di Termini · e Cefalù sulla costa sctlcntriunale. Il luogo dell'approdo di Ga rib:ilùi fu scelto con intell igenza tale, per cui sia lecit.o il presupporre che il celebre condottiero od i suoi luogotcncnii approfittera nno dei vantaggi che loro offre la natura della contrada (Estr atto di u na lettera del signor Violet.~le-Dnc al 1l'lo1iitcur (mai 1860).
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l!EMOR!A llESCRITTllfA S0 LLA SJCILTA
città e ùei '.·elativi vantaggi di 'tale occ'upazione vanla"oi diffici lis~imi , per · non dire impossibili a ricuperat~i con°~iprese olfens1ve da Palermo, le quali avrebbero potuto riuscir fatali. , · GrnEr, LINA. Borgo a .i-,7 chilometri est-.est-sud da ·Trapani, Salaparuta, · Poggio Reale, Camporeale e V.ila •sulla ;trada di ~~azzara; sono i più coosicleÌ·evoli fra.i villaggi di ·quel montuoso cltstrelto. ·
c.
·(Continua).
~HSCELLANEA SPÈRIMENTI E TROVATI SULLE ARTIGLIERIE FRANCIA. Da un mese hanno luogo non lungi da Lorient (1) degli sperimenti riflettenti le artiglierie. Si provano cannoni di 501 di lunghezza e del peso di 6000 chilogrammi. - I proietti che saranno slanciati da c1uesti fulmini cli guerra peiforeranno pH ·anco i bastimenti è0razzatì (blinclés). A cagione del fortissimo rinculo sarà certamente difficilis;imo il poterli utilizzare a bordo. (2), GÌò nullameno essi potranno renderé immensi servigi per la difesa delle coste. Il rintuono di q~esti cannoni è meno violento di quello prodotto da.' pezzi di p(ccolo cali.~ro.
,,
(1) Lorient nel dipartimento del Morbihan - piazza da guerra; porlo 'd i mare; scuola d'applicazione tlel genio mai·ittimo; scuoln dell'artiglieria di marina; scuola reale d'idrografia; parco d'arliglierie, e arsenale. (2) Un amico nostro, distinto ufficiale dell'esercito, sta attualm-,ntc perfezionanao lln . suo congegno tendente a di.minuirc gli effetti del rinculo, specialmente pei pez.zi da b_oJ'do. - Alcune idee espostcci dal medesimo su questo importante argomento, ci lasciano presupporre, che i suoi tentativi pòt.rcbbero tornare non infruttuosi.
. 192
MISCELLANE..I. .
SPAGNA. Leggesi nei giornali spagmÌÒli che nelle fonderie dello Stato si g,ettano due _cannon! rigati di grosso calibro peF ogni settimana, e che dietro le disposizioni prese, se ne , faranno venti al mese, incominciando dal P,rossimo luglio. ·
ITALIA. Il maggior Gandini ha immaginato una nuova macchina da gu_erra. Il principio sul quale è basata questa invenzione, non è mte~ame_nte nuovo, poichè ha una somiglianza colla celebre m~cchm_a i~fernal~ di Fieschi, 9a questo principio fu con assai felice cr1ter10 applicato all'uso di guerra: infatti la macchina c~nsta di ~i rea venti canne. da fucile, ma di grosso calibro, disposte orizzontalmente come sopra un telaio, il quale sta sopra . un carro a due ruote, leggiero in modo da potei· essere tirato • da u_n cavallo; _u n cilindro collocato di'etr6 le canne e posto in movime~to -11;1ediante un manubrio, urta i grilletti di ciascuna · canna. snnulta.~eamente e fa partir così venti colpi ad un ,tempo. Il tela.10 sn cm posan le c,tnne è .suscettibi_le di un movimento di inclinazione e di alzata sia per aggiustare · il-tiro, sia per canc_ar:e le canne, riducendo!~ alla posizione verticale. .Tre uomm1 bastano a servir la macchina. ~ - ' È _giun_to· sp_o:ntanea.mente a Tòrino l'ingegnere Bordone, da molti a~m stab1hto in Francia sebbene piemontese di nascita: "' egli reca l_offerta al Governo di varii suoi ritrovati relativi speci_alrnente ad una mo~ific_azione negli affusti delle ar tiglierie da piazza. Que~te rnvenz10m sono tanto più r imarchevoli in q~ant_o_ cbe d~ ~sperienze fattene !6ià a Cherbourg sotto gli occhi d_1 ab1h uffic~ah francesi,. ne ottennero la più sentita approvaz10~e. Il IvI1111stero non esitò perta:ç.to a porre in comunicazione il s 1g_nor Bordone colla direzione del!' artiglieria per opportllne rntelhgenze a prendersi in proposito. · ': . - ~in dall'ep_oca 9ell'ult irua g110rra, trov~ndosi di passago-io 1µ Tonno il capitano dell'ar tiglieria francese signor Vigno~ti,
193 prc,fèssore cli scienze, applicate alla scuola d'artiglieria di Met1, avea gentilmente data conoscenza al nostro regi.o Corpo d'Arti glieria d'una sua invenzione, o, meglio semplificazione del pendolo elett;o-balistico di Rea~ez, che realmente fu riconosciuto pregevole assai, per la maggior sicurezza che presenta nell'uso del_lo stesso pendolo. Il capitano Vignotti non si Ìimitò a ciò, ma tornato Francia spedì in dono al nostro Corpo d'Artiglieria un esemplare della macchinetta. stessa da ·lui ideata, in segllito di che fu ricompensato colla decorazione della croce di cavaliere dei Ss. Maurizio e Lazzaro. · Questa macchinetta o _esemplare del pendolo Vignotti ha' però ,d'uopo , per essere adoperata, d' ùno strumento detto dopp·ia macchina d'induzione portatile che ora il colonnello cav.!liere Filippi venne. incaricato d'acquistare a Parigi dall'abile costruttore Rufukorff, cosicch~ mediante questo nuovo acquisto anemo perfetto -l'apparecchio ·del bravo cavaliere Vignotti •, che, s'è francese attualmente, _osiamo credere però italiano d'originfl, come suona palesamente il suo nome, e che perciò è uno di quegli egregi figli di questa bella Italia i . quali rendono all'estero testimonianza di quanto essa valga sempTe nelle scienze e nelle arti belle. MJS.C ELLANEA
in
AUSTRIA. •Si stanno ·sperimeritando nuovi cannoni rigati a f9rti eliche, da destinarsi specialmente al .servi~io di montagua. 11 proietto è da 6. libbre; e la portata media è ·di 370001 • Gli sperimt1nti , furonò fatti con polvere ordinaria, ed anche con cotone fulminante; non conosciamo però esattamente i risnltati ottenuti col còtone. - ,Parlasi pure di uri nuovo sistema di carabi.na riga.la..
AMERICA. . A Posd1J.rp si fanno sperimenti di tiro su di un cannone ideato dal maggior Rodman. Questo pe'zzo pesa chi!. 23,800 circa; il suo calibro di 395 m illimetri; l'anima del C/:ìnnone è lllnga. 4m ,346 ; il diametro del pezzo 1è di 1m,264, alla culatta e di 0m,761 alla bocca; la lunghezza t9tale del pezzo è di·4m,S83; Qllesto cannone colossale è destinato 'a lanciar palle di 20 chi!. -e 112 ad una dista.nza a.i 19 chilom etri! I! ÀN!,O
IV. Vol. IV. -
13.
194
~1SCEJ.l, ANEA
195
1
AUSTIUA. Secondo il nuovo ordinamento l'esercito austriaco cos\ si . compone : 4 guardie del corpo, cioè: 1° la guardia degli arcieri; 2o la guardia dei trabanti ; 3° la gr,ndarmeria · della guardia; 4° la guardia della B:ofbourg.
STATISTICA, MILITARE
I
Fante1·ia,
PRUSSIA. I 36 nuovi reggimenti d'infaoteria sono già formati; sono pure formati i 10 reggimenti di ca~alleria. Son nominati tutti gli ufficiali, e si parla già della prossima consegna delle ban·diere a questi reggimenti, cio che inç1ica che, in caso di guerra, questi reggimenti non saranno d'ostacolo alla convocazione' dei 116 battaglioni della Landwehr. Al giorn,o d'oggi la Prussia conta dunque: 27 battaglioni di , fanteria della guardia, 2 16 battaglioni d'infanteria di 'linea, tutti da I 000 ·uomini sul piede di guerra; 10 battaglioni di cacciatori, 10 battaglioni di pionieri; 81 batterie d'artiglieria a piedi, di cui 27 con, cann~ni rigati, 27 batterie d'artiglieria a cavallo; in totale: 243, 000 uomini d'infanteria, 28,700 uomini di cavalleria, 10,000 cacciatori, , 6000 pionieri, 20,000 artiglieri. Totale dell'esercito effettivo pronto ad entrare in campo 48 ore dopo aver rice_vuto l'ordine : 300, 000; aggiungendo 116,000 uomini d' u:ifanteria della Landwehr ed altre trnppe , si ha la formidabil cifra di 550-, 000 uomini, di cui 1a Prussia può facilmente disporre per una pnma campagna; per cui il suo bndget militate è ora eh 150 milioni di franchi.
80 reggimenti di linea. di fanteria di linea. 1 battaglione dei confìnarii del Titl. 1 reggimento di cacciatori tirolesi. 32 battaglioni di cacciatori. 4 compagnie di disciplina.
Cavalleria. 12 reggimenti di corazzieri. 12 reggimenti di dragoni. 12 r'eggimenti d'ussari. 12 reggimenti di ulani. 2 reggimenti di usseri volontàrii. 2 reggimenti di 11lani volontarii.
Mtiglieria. 12 reggimenti artiglieria da campo . 1 reggimento di racchettìeri. 1 reggimento d'artiglieria da costa.
Àrmi tecniche.
12 battaglioni soldati del genio. 6 battaglioni di pionieri.
197
196
MISCELLANRA
A.rmì accesso1·ie. 1 1 l 1 19
corpo sanrtario. corpo del tren~. corpo di polizia militare. corpo delle flottiglie. reggimenti di' gendarn~eria.
L'e:;erciio conta ,.· 4 16 _9:2 124 Totale
f
feldmarescialli. feldzeugmeister. 1uogotenenti · feldmarescialli. generali maggiori.
236 ufficiali generàli.
CRONOLOGIA MILITARE INDICE GENERALE
DEGLI INGEGNERI MILITARI ITALIANI CONTINUAZIO~R 2 FINI.C.
-, - -
I
Falco (de) Giulio Cesare, 1552, Napoli. Fasalo, 1707, Napoli. Federconi Bartolomeo, 1518, Carpi. Ferramollino, 1530, Ravenna. Ferrara Gaspare, 1496, Capua. Ferrari Dionigio, 1580, Vigevano. Ferretti Francesco, 1547, Ancona. Ferretto d-iuseppe, 1760, Genova. . - --a~-~•· 1Fiammelli Giovanni Francesco, 1604, · -;..;-,· Filarete, Antonio, 1457, V , Avet'Jiu ·.-, Fìlippini Pietro Antonio e Giovanni, ·s Venezia. Filotesèo Cola, 152Q, Amatrice. . Fioravanti Aristotile, V. Alherti, l Fiorentino, 1625, Firenze. ·Fiorentino Francesco, 1619, Modena. ' f Firenze (da) Dogieni,co, Firenze. Flamandi Claudio, 1611, Piemon~ . • · Floriani Pomreo e Pietro Paolo, ~ . , Macerata. Foliati (de) Giuseppe, V. Lombard' · Folliero Girolamo, 1650, Napoli. . -~ Fonda Girolamo, 1764, Pirano. · · F~ntana Erasmo, 1589, Venezia. . r
"-1, ;
I
198
MJSC'ELLA!:(R A
Fontana Domenico, 1629, Roma. Fortini Davide, 1555, Toscana. ,Francescbi Francesco, 1635, Ancona. Franchi Ercole Domenico, secolo xvm Bologna. ·Fl'angipani, 1586 (?) . . ' Jhat~ da Mo~ena, V . Segbizzi, Modena. F ratmo, Fratmo, Frattini Giorgio, V. Palcari '. Frezza, 1760, Napoli. Fuccio, 1220, Toscano. Fusti Jacopo, V. Castriotto, Urbino. Gabrielli Onofrio, secolo xvn, Messina. Gaddi, secolu xrv, Firenze. Galeazzo Visconti, Milano. · Galeata Girolamo, 1840, Napoli . Galilei Galileo, nato 1574, Pisa. Gallaccini Teofilo, 1600, Siena. Galletti Ignazio, 1793, Tùrino. , Galli Giuseppe e Antonio, 1725, Parma. Gallino, 1676 (?). . Galvani Galvano, 1580, Orciano. Garini (de') Garino, 1573, Mondovì (?). Garone, 1711. P iemonte. . · Genesini ·_Givan Marco, 1499; Lendinara (rifodenèse).· Grnga Girolamo, nato nel 1476, morto nel 1551, U rbmo. Genga Bartolomeo, Baldassarre, Simone,. Urbino. Gentilin-i Eugenio e Mariuo, 1626,. Este. Ghiber~i Bonaccorto, 1490, Firenze. Gbislieri Federico, 1570, Lombardia. ·G inmbelli Federico, 158:'i, Mantova:. Giarn ber ti Giuliano e Antonio, Firenze. Gianula, 1690, Piemonte. · Giorgio (di) Francesco, V . Jl.fartini, Siena. Gio,tto da Bandone, 1300, F ir enze. · Giovacchioo da Con iano, V. Coniano, Coniano. Giovanni da Vigono, 1406. . Giovanni (d1) Giorgio, V. Di Giovanni .. Giovanni Pisnno, V. Pisan o, Pisa. Girolamo da T revig i, V. P ennacchi, T reviso. Ginliano da Maiano, Firù1ze. · , _ , Gisolfi Onofrio Anto-ri.io, -·1650, NapoJ.i: · GnrntJ, Giuntalodi, di Giunta Domenico, 1541 Prato. Grarr,pini Giulio Gesare, nato 1650, morto ~732, Torino. Guariai Guarino 1624-1683, Modena. Guasco Gesare, 1566, Alessandria.
MISCELLANEA.
G uiberto Apollonia, 1699, Nizza. Guiberto Gio. Maurizio, morto nel 1688, Nizza. Guiberto Gio. Andrea, 1693, Nizza. Guiberto Onorato, morto nel 1700, Nizza. Guiscerandi, 1614. Gustavo Girolamo, capitano, 1779, Genova. Herbert, brigadiere, 1748, Genova. Lignana. L ionbruno Loren:z;o, 1531. Man~~ Amico, Ì403, Pinerolo. . . Maculano Vincenzo, 1578-1665, Fuenzuola d1 Parma-. Martinengo Tadini Gabriello, Bergamo. Martin i Francesco di Giorgio, Siena. l\lfartini Luca. Martorano. Matt>matico. . Maurizio Francesco, Arpino. Maurolico Francesco, Messina, :rvlazzoleni Antonio. Jl,folloni Antonio, Cremona. Medoni Nico_lò, 1746, Genova. Menza (di) Evangeli_sta,, M~lta:· Mercadillo (de) Frehno, Ch1er1. Michaud conte, 1792, Nizza. Michelotti, 1756. Michelozzi Michelozzo. Montecuccoli Fedèrico, Bergamo. lVIontemolliuo Francesco, Perugii;,.. Mora Domenico, Bologna. Morello Carlo, 1656, Pavia. Moretti Tommaso, Venezia. Moretto, Calabria. Mormori Giovanni. Morone Venturino, Bergam o. Morosi , V ~nezia :Moscatelli Doricil-io, Mantova. Musante Giovan Luigi, Savçma. Nanni ·U • ghero, V. D'Alesso, Toscauà. Napoli Tommaso. 'Narcisso, "Toscana.
19.1) -
200 !HSOEh-LANEA Navaoo Pietro, 1526. . Negri Ercole, 1559, 1629, Oentallo. Nicolis Giovan Francesco, morto nel 1'821. Oldorini tenente, 1798, Genova: Olìvieri Antonio, 1794-1853, Vercelli. Olivieri Stefano, 1780, Genova. Orologgi Giacomo; 1561, Vicenza. Paciotto Francesco, 1521-1599, Urbino. Palcari _Fratti no Giorgio, 1572. . Peracch1a. o Peracchino Francesco Maurizio. Pianezza (marchese di), 1656. Piatti, Pia.ti o Prati Giambattista; ·morto nel 1589, Mila no . Picchnoni Alessandro. · Piccolomini Alessand_ro, 1672, Siena. Piccolpassi Cipriano , Casteldurante. , Picconi Ant0n10, morto nel 1546, Firenzu. Pier Francesco, Vi(erbo. Pieroni Giovanni, 1620, Firenze. •Pigafetta Filippo, nato nel 1533,r m0rto nel 1608, ·Vicenza. Pinellu Gio. Francesco, 1575, Asti. Pini Ermenegildo, nato nel 1731, ruòr to nel 1825, Milano. Pinto Lorenzo Bernardino, nato nel l 7D4, ·mo.rto nel 1788, Bianzè nel Vercellese. Pinto Giusepp~ Ignazio, nato nel l 744; Tortona. Pirrone Antonio, 1579. · ·· · · Pisano Nicolò e Gio Andrea, 1220'.1270, Pisa. Pisano Arirlrea, 1332, Pisano. Pitisco, 1612. ,Pizzano Luigi, 1550. Ploto Bartolomeo- o Ba.rtolino, 1372, Novara. Podestà, .i,ecolo xvm, Genova. Poleni Giovanni marchese , Bassano ('I). Polito di Clemente. V. Di Clemente. Poncello Domenico, 1572, morto nel 1657, GenoHL Porroni Annibale, nato nel 1623, Milano. Pontélli o Pintelli Baccio. Panzoni Giacomo, 1674. Porta. V. Della Porta. Partigiani Girolamo, 1648, Firenze. ?restino Francesco, 1630, Milano. Primaticcio Francesco, Bologna.Puccini Bernardo, 1554.
MisceLJ,ÀNEA Quadro Gio. Girolamo, 1656. Quadruplani, 1667. , 'Quatrini Antonio, _15:n. Qnel'ini, 166'1. (Juintana Antonio, 1650.
201
Rainaldi Gio. Battista, Girolamo e Carlo, 1500-1556, Roma. Ramelli Agostino, Ponte della Tresia. Rana Carlo Andrea, nato nel 1714, niorto nel 1804, Susa. Rangone Guid?, 1536. Raschini Soliani Antonio, 1748, Reggio. Rotino, 1781. Regi (di) Francesco. Resta Alessandro, 1597. Reveroni Ambrogio , 1796. Ricci Ostilio, nato nel 1540, Fermo. Riccio Antonio, Verona. Riccio. V. Neroni, 'Siena. Ridolfo di Camerinci> . V. Camerino, Camerino. Righini Giulio, 1728, Piemontese. Rinaldini Giovanni, morto nel' 1668, Ancona. Rinaldi Tolomeo,- 1650, l\{ilano. Rizzo· Paolo, 1650 ('/)'. · Romano Lnca, 1530, Verona (?). Rossotti Giarn battista: (?). Rosselli'no Bernardo. V. Gamberelli, .secolo s.v, ·R9ma. Rossetti Donato, 1678, Livorno. Rossi Baldissera, secolo xrn, Veneto ('/). Ruggiero Giacomo, 1698, Lombardia ('/). Ruggiero Pietro, 1661, Milano. • Ruscelli Girolamo, 1548, Viterbo. . Ruta Giuseppe, 1679, Barma. Sammicheli Michele, nato nel 1484; morto nel 15;,9, Verona. Sammichcli ç.iovan Girolamo, 1533, Verona. Sammicheli Matteo, ,1495, Verona. Sangallo Giuliano,- Antonio e Gianfrancesco, V. Giamberti, . Fir enze. Sangallo A1:1-tonio, morto nel 1?46. V. Picconi, F:i;enze. Sangiov:anm (da) Marco Antonio.. V,. Dall~ Vena, foscan.o ('/). Sansovino Jacopo, morto nel 1579, Venezia. Santini Giuseppe, 1668, Toscana.. Santini Paolo, 1449, Siena. Saracco Giovan Maria, 1661, Lombardia(?). Sardi Pietro_. nato nel 1560, Roma.
202 MISCELLANEA Saresone Antonio, 1569, Roma. Sarti Antonio e · Paolo , 1668; Lucca. Savorgnano Girolamo, morto nel 1569, Venezia. Savorgnano Giulio, -nato nel 1509, ·mo.rto n.e l 1587, Venezia. Savorgnauo Ascanio, 1575, Venezia. Savor.gnano German,no, 1567, Venezia. Savorgoano Mario, Mare' Antonìo ed E ttore, Venezia. Scaglia Augusto, morto nel 1637, Piemonte. Scala Giovaù Tomm'lso, 1523, Venezia. Scala Giovanni, 1593, Roma. Scamozzi Vincenzo, 1615. Scarabelli Angelo Manfredi, Modena. Scire, 1747 (?). , Scirro o Ciro, .secolo• xv, Casteldurante. , Seghizzi. V. Frate da Modena, Modena. Seiter Daniele e Pietro, 1675, Piemonte. ' Sentin i, 1667 (?). · Serbelloni Gabrio, 1525, morto nel 1580 Milano. Serena Domenico, 1688, Milano. ' Serlio Sebastiano, secolo xvr, Bologna. Serravalle, 1667 (?). Sersander Andrea, secolo xv,, Piemonte. Sesti Giovanni Battista (?). Severà Luigi, secolo xvI (?) . . Signorelli Leonardo, l 530, Peruaia. Signorelli Pietro, 1573, ìVlontalci~. Sireni A ., 1689, Lo:i;nbardia .. S!star,i, q-iorgio, secolo xvr (?). S1tom Girolamo e Francesco, Lombardia, Sodo Giovanni, secolo xv, Ancona. · Soldati Jacopo, 1580, Lombardo. ·. Spala o Spada Giuseppe, 1657 (?). Spannocchi_Tibur;r;io, 1590, Toscana (?). Stecchi Matteo, 1516, Settignano. Stendardo Giuseppe, 1716, Napoli. ~tafi.o o Stofio Tommaso, 1608, Lugano. Spinola Ambrogio, n!lto nel 1597, Genova. Taccola. Y. Jacobi, Siena. Tadini o Tad.i no Gabriello. V: Martinengo, Martinengo, Tallone, 1755, Genova. Targone Pompeo, secòlo xvn , Roma. Tartaglia Nicolò, 1554, Venezia. Tasso Gio. Battista, Bergamo. Tassani Alessandro, secolo XYJJ, • Modena .
MISCELLANEA
'Tenti Giovanni, 1322, Samminiato. . Terni (rla) Alessandro. V. Leopardi, Terni. Terzi Aurelio e Andrea, morto nel 1657, Modena. Tibaldi Pellegrino, nato nel 1537. Y . Pellegrini, Bologna. Torelli Alessandro, secolo xvn, Fano. Toroaquinci Mario, 1668, Toscana. Toscano Pietro, 1495, Toscana (?). Tnsin"'hi Pietro, 1573, Firenze. Trevi~ Francesco. V. Pennacchi, Treviso. T r istano Gio. Battista,, 1546, Fel'fara.' • Tris tano Bartolo, morto nel 15 97, Ferrara. Troili Giulio, secolo xvn, Spilimberto. Tuade dalle Marchesi, 1340, Bologna. Turati Ercole, 1608, Milano. · T;uini Pietro , 1777, Venezia. Ughelli Giorgio, Toscana. Ughi Gabriell_o, secol,ò xvI, Firenze. Ugo da Cesena, secolo xvr, çesena. Vacca Antonio, nato nel 1553, morto nel 1638, Ferrara. · Vacca Francesco, 1643, Ferrara. Vaccalli o Vacallo Giuseppe, 1630 (?). Vagnarello Pietro, 1603, Urbinate. Vagoone Pietro, secolo xvi, Truffarello. Valperga Antonio Maurizio, 1653, Torino. Valturio Roberto, secolo xv, Rimini. Valvassore Giacomo, 1648 (?). Vanelli Carlo, 1610, . Piemonte. Vanelh P. P., secolo XVII, Piemonte. Vantini Zenone, Portoferraio. . Vennsti Michelangelo, 1606, Roma. Verdi Giacomo Antonio, Venezia (?), Vert, 1645, Venezia. Vertor,a Gio. Battista, Bergamo. Veterano 1669 (?). Vicentini Alessandro, 1571, Toscana(?) . Vigone, 1642 , P iemonte. . Vimercati. Gaspare, morto n el 1472, Crema. ~ Vimercati Francesco Bernardino, 1530, Milano. 1 Vincenti, 1640, Piemonte {?) Vinzoni ,'Matteo,. 1748 , G@vva . Visconti, 1625, Lombardia. Vitale Vincenzo, ] 5:ff Vjtali Benvenuto, 1292, Volterra.
203'
204
205
MJSC]i:LtANEA
V!telli Ferrant~, morto nel ' 1580, Perugia. V!terb~ (da) ~1er Fr;mcesco, 1530, Viterbo. V1tt_ozz1 Ascamo, n.atq nel 1539, Orvieto. Vorg\lnno Scipione, morto nel . Hi73 ('/). Zacca0,,.nini Giorgio. V. De Greo-ori · , p erng1a. 0 Zambi Gio. Battista., 1555, Pesaro. Z'.1-ne Vittorio, 1702, Treviso. Zmgano Caprio, 1555 (?). ~!gn<;ini Francescb, 16-10, Ber,gamo. Z1lio, 1435, Ferram, Zitolo. V. De Gre"'ori Pertl"'ia. Zonca Vittorio, 1607, 'Padov~ . Zonta Camillo, 1644, Padova.
.. . RIVISTA BIBLIOGRAFICA
Widman Carlo, 1768, Venèzia ('/). "Vi7ullencourt, 1726, Piemonte.
\
Spect.ateur Militaire ·- · 106me livr~ison - Hi mTil 1860.
.).
Constitu.t ion et puìssance militaires comparées de la Frane~ 1 et de l' Angletene, par CH. MARTIN. · È questo uno scritto interessante assai sulle costitm;ioni mi'. litari di due nazioni, importantissime a studiarsi al punto di vista organico statistico. Di mano maestra il signor Ch. :Martin, già ben noto pe' suoi scritti militari ( Uno dei quali sulle campagne 1848 e 49 dell'indipendenza italiana) tocca tutti gli sconci dell' ordinament~ militar~ inglese a fronte del frar~cese', e consiglia. i modi acconci di. rimedia°rvi., '- Prosegue questo suo lavoro nel fascicolo di maggio, e sjttosto sarà compiuto, ed avremo potuto faxsi uno studiato e .preciso criterio sul complesso del medesimo., ne daremo più esteso· conto. · - Aperçu historique sur les forti{ìcations, les ingénieurs et sm· le corps du ·génie, par M. le colonel AuGoYAT, - 3e partie, 4c ar.ticle. , Segue il già da noi encomiato Sunto stor'ico sul genio· frana cese, e sui suoi lavori. - ' Quest'articolo parla delle fortificazioni di Metz del.1729 per Cormontaigne sotto l'alta dinezione del signor d'Asfeld- e dell'assedio nel 1734 del forte di Kehl (sul Reno alla città badese di questo nome) diretto dal generale d'artiglierrn
206 )HSC&LLA!'iEA Duportal, e costretto a cai:itolazione d9po 9 giorni di trincea cannoneggiamento.
e
- Porlraits militafres. - ìVIAURICE oE NASSAU par M. le capitaine De u BARRE Dul.'ARCQ. La facilissima penna del signor Duparcq, che diede già tanti buoni lavori tecnici e storici alla letteratura militare, ci dipinge al vivo e per esteso un gran quadro-dei fasti militari, quello riempito da Maurice di Nassaù, uno dei principali rigeneratori dell'arte della_ guerra. ·_ Nice et la Savoie au point de vue topographique et militai1·e, par lVI. Frmn. DE LA CoMBE. Vi si cerca di mostrare il francesismo geografico ed etnografico , di Nizza e Savoia, e la necessità m ilitare per la Francia di posseder!~... Pesa ancora troppo sull'animo nostro il sagri.6.cio fatto, perchè qui ci rimangano parole a commenti.
- De la defense du Dannemark en géné1·al et de l'organi-sation de son a1·mée en pMticulier. Gia parlammo, nel fascicolo di aprile, di questo scritto rimarchevole del capitano nell'artiglieria danese signor Kau[maon; il signor Deluzy ne prosegue la versione di quella par te ove il suddetto capitano pone un prospetto ragionato di organizzazione delle varie armi.
-
7'héo1·ie générale des manmuvres, par M . N. Mimm,.
Quest'ar ticolo· presenta un esame analitico-teorico delle manovre, orn si cerca di fìssara razionalmente quei principii assoluti sui quali d1::bbe basarsi_l'esecuzione pratica d'ogni m anovra tattica . - Seguono i rendicon1i bibliografici sull'Histo1·ique d·u service de l'a1·tillerie (1854-1 856); pubblicato dal corpo reale d'artigli~ria, per ordine del ministero della guerra, sul Manual del ingeniero, di D. N1coLAs V ALDÈS, luogotenente colonnello degli ingegneri di Spagna, - e sulla vita del generale spagnuolo Don Sancho Davila Y Daza per il marchese di Miraflores, - I voi. io 4° -Madrid, 1857.
·
207
ll!SC.ELLA!'fEA.
· Linaisoo 107 - 1 a mai t 860. Segue la Constitution et pu.issance~ mil-itaires compMées dc la J,'rance et de l' Angleterre del signor CH. NlARTIN; cos·1 pure l'Ape1·çu histo1·iquc su,· les forti{ications, les ingéni~~rs et _ su,'. le corps du génie, del colonnelloAuGOYAT, ove narra~1 l assedio di Pizzio-hettone nel 1733 da Carlo Emanuele III, . re d1 Sardegna e • D . generalissimo delle forze alleate sardo-francesi contro agh_ A~striaci, - quello del castello di Milano che capitolò do?o 12 g10rn1, non che quelli di Serra valle, Novara , Tortona e J\fo•audola che ebbero tutti felici e pronti risultati.
...:.... La fronlière francaise de l'est, ?ar M. FER_o .
DE
u
~OMB&.
Tratta dei limiti geoo-rafici naturali della regione gallica sul D . Reno, discutendone con maestria il valore topografico, strategico e fortificat9rio , nonchè le reciproche correlazioni al punto di vista pi:ilitico-militare.
- La guerre d'l lalie de 1859 consid,wée au point de vue de la stratégie et de la tactique, par M . DE LA F&usroN. A giudicare da questo, primo articolo, sull'importante assunto che porta il titolo, è cosa assai difficile; non però 1'10iziamento preso, ed i lavori dell'autore ch'ebbimo già a degustare, c1 danno larghe speranze.
- Tactique cle la cavalerie, par M . le baron d' AzÉMAR, colone\ du 6° r6giment des lanciers. Capitolo estratto da un'opera d'imminente pubblicazione del suddetto colonnello sotto il ti tolo : Syslèmc de guerre moderne. In questo capitoÌo trattasi specialment~ la_ prbporzi?ne relat_iv~ che debbe sussistere fra le varie speC1e d1 cavalleria. - V1 s1 combatte (e con buone ragioni) l'istituzione dei dragoni destinati a combattere a piede ed a cavallo. - Vi si fanno ecc~l·Jenti proposte per accrescere la mobilità. della cavalleria in genere e migliorarne le bardature. - E fra tutte le proposte buonissime spiccane una che potrà essere ottima, quella d'istituire un corpo di zuavi a cavallo, unicamente montato _ per po~r giungere di galoppo :i punti decisivi, e quivi app1edars1 per
208 MJ$CELL" NEA :piei. soprassalti che li fanno i primi solclati del mondo. I l nome ben noto dell'autore ci fanoo impazientemente a tte~d~re tinesto novello suo lavoro.
Journal dcs, scicuces militaires - Pm· J. CoRnE1mD, n° 7~, -IO àvril. Considé.rations sur fo ti1; cles armes à feu rayées dans lew· Propdsition_d'un, nouveau système de pi•Ojp,ctiles, et d ai•mes à feu, par le comte P AuL DE SAINT RoBE:1,tT. _ é~at actu?l -
Nell'anno 1857 il sigoor conte srn;J.detto, allor11: luogotenente colon~ello nella nostra artiglieria, coi tipi della stamperia Reale, pubbhcava una sua memoria sulle armi da ,fuoco intitolata:
N1wvo proietto e, nuova arma da fuoco di Paolo di .S. Roberto, lu-~g?ten_en~e .. colonn_ello · d'a1·ti~lieria, nella .quale , ~opo _fissati- 1 prmcipu _su cm ;'anno fondati la costru•zione e l'impiego delle armi rigate, non che le l~ggi fisico-balistiche che reggo_no il movim ento dei proietti, egli proponeva, a norma di qu~st1 principii e di queste leggi, i.m nuovo suo proietto lentiforme gettato da un'arma ad-· anima· len-o-iermente ricux'v a·• - ~ · . 00 ' Il grido ben /neritato c?e ottennero all'estero, !_'opuscolo e la pruposta _de~l 1l_lustre scrittore ed artìglier~ italiano , valsero a l detto scntto d1 essere tradotto in fra:n qese, ed inserto· nel volume n della Revue de technologie militaire (1857) dal co1onnello b~lga Delobel, nonchè nella lingua tedesca dal colonoello d'artiglie:ia_,p russiana _signor Otto negli Archiv fur die offiziere
d~r _Koniglich Preussischen artillerie und ingenieur-co1·ps. _ ,Berh1:-o, 185~, tomo _xLvr._ - , Sebbene costretto da prepotenti in.: teress1 privati a lasciare 11 servizio m ilitare , il conte di S. Roberto, caldo di amor· patrio ed appassionato cultoré delle scienze balistiche, che oggi stupiscono ed agitano il ~onda iutiero co' loro prod_1giosi_p~o~ressi, non abba~donò nella vita p:rivata i suoi profondi studi, pe1_q uah tan_to è nputato nell'artiglieria nostra, e la s_u a dotta penna tratto tratto pubblica il frutto delle sue scien. tifiche meditazioni, 1almentecliè egli non isdegna tal volt~ illu• strare de' suoi prezio$i scritti anche questa nostra Rivista. · Ella è una nnova redazione del succitato suo opusc~lo che il
MlSCl( LL ANE A 209 sìgnor conte di S. Roberto mandò al J,om·nal des sciences mili _ ta,ires; qual prezioso- lavoro noi speriamo, còl consenso dell'autore, di poter offrire ai nostri lettori in uno dei prossimi l'ascic~li. - Le èa,non Armst1·ong et le canon_lVhitworth, par XAv rnR RAYMOND - - (Extrait du Jounial :des Débats). Citate le proprietà essenzjali cui il cannone in generale debbe soddisfare in pagna , e sviluppati brevemeote i priocipii &ui quali fondar debbonsi i modi di soddisfare a tali proprietà, il s ignor Raymond qerca d'instituire un ,confronto critico fra i due sistemi di ·cannoni · rigati A rmstrong e Whitworth. Al cannone Whitwort egli rimpr(!vera ub eccJJssivo sagrificio nella Yelocità inizi_ale ~el proietto, accagionandone la rigidezza dell'elica, non che la luoghè zza del proietto e la poca carica che il pezzo gli_ sembra poter sostenere; ne pone in dubbio la solidità e oe accusa il pesò relativo i;naggiore di quello de' cannoni Armstrong . Che infine l'utilità delle lurighissime gittate di quei cannoni è. I,>iù apparente che ~eale, perchè s'ui terreni o rdinari delle b,tttagli~ !:orizzonte visivo è di gra~ lunga più limitato che non la portata dei cannoni Whitworth. - All'Armstrong p ·li egli appunta -del pari il sagrificio' nella velocità iniziale, la 'complicazione e fragi1,ità del sist~ma qi culatta per la carica ed ii numero troppo grande delle ~ighe per le quali, infecciandosi troppo facilmente la bocca da fuoco, richiederebbesi che ad ogni momento l'artiglière la dovesse nettare, ::--- ne pone anche in dii.bbi9 la s0lidità. Conchiude, • la sua critica acèordando st.entalamente un po' di . r1referenza ·al sisteri:1a Armstrong; e lamentaodo che tali invenziooi derivino da uomini es~~anei alla bahstica militare, i quali, perciò non c;. ' nascendo le esigenze e le pratiche de_l servizio e del mestiere, non vi sanno completamente applicare i loro trovati, egli espone ir dubbio che all';i,tto. pratico, sui campi di battaglia, possano naufragare sl ce1ebr~ti trovati. . -Aperçu hislorique swr les ai·mes à, fw, p~r M. TEsTùooE , - È questa la 1. a parte di un saggio storico sul.l e armi cfa fuoco,' in cui l'autore rimonta all'erigine delle armi por tatili a paret( rigate , cita i primitivi principali sistemi, non che t,utti i prebiudizi_i che doyèttero a fa:ica superàr5i prima di essere adot1ate. - Daremo più esteso conto c]i questo lavoro, èhe promette d'essere assai interessante, quando l'avremo letto compiuto,
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IV. Yol. IV -
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I
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MISCELLANEA
- 'Les canons rayés. - RistoriqiÌe. de lwur développerrumt et perfectionnement actuel de celte a1·me, par I. ScHMi:iLzL, lieutenant colonel d' artillerie dans l' a1·mée bavaroise, traduit de -l'allemand' par E., H EYDT sous'-lieutenant au zme 1·égiment d'ar tille1·-ie. Leggesi la 1." paFte di un prezioso lavoro al , punto _d i v ista
tecnico-sto1·i co , . nel quale si può . apprezzare l'erudizione e la maestria nell'arte dello scrittore bavàrese. Sallv,ste - Guerre de Jitgurtha. - Prosegue la v@rsione del ,. sig . ViTTORJO DEvELAY.
Journal de l'année beige(- 18 Voi. 2mc litraison -
MTSCEU.ANEA
P russia. - Danimarca. Svizzera . CRJTTCA. -
I
'
Francia. -
Russia. - · Sardegna.
104.-
11°
R isposta ad una c1·itica del sig., VAN DrnME èontro un articolo tendente a dimostrare l'utilità pel Belgio di costituire u na flottiglia ,navale per proteggere il commercio all'estero, e rappresen tare nella marina militare europea qu ella mo-:l.esta parte che pur si. compete alla n azione belga, Il Belg\o è paese commerciale ed eminentemente militare relativamente a ' suoi r ist, etti confini, nè ci sembrano infondate le ragioni per esso di possedere_u na buona flottiglia -militare. · _ . - Nouveaù réglemens de manmuvres pou1· l'infanterie. - E ·, questa u na breve lettera intesa a rivendicare per l'esercito belo-a o l'iniziativa delle modificazioni cagionate alla tattica della fanteria · dc!-' perfezio_namenti attua.lì , nelle a rm i da fuoco. -- Considératiims sur les ·colonies jJenitenticiires. -;-- Critican do il r;istema cellularé, come im prop rio~a soddisfare allb scopo penale, l'à~torn anon imo propone di sostjtuirvi utilineme il metodo di depor tazione,,stabiliendo uria colonia di condannati nell'isola x od y ch e il Belgio debbe con quistare nei paraggi chioest. ,.
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,
Ein Wort in Betre'ff u-nsere1· F'ùhr er·. - Una parola riguardo a( nostri condottieri. - Gèzogene Geschiit;:;e. - Cannoni rigati. Ì. Sistema Whitworth' s (fine). - Deutsche-WeMver[assnng. · - Cost·ituzione di difesa germanica, rx articolo. - NAcHRICHTEN -Notizie varie. - Monarchia Austriaca. -
/
Revue militai re suisse - Wlai ·18 6O. È meritevole di particolare· menzio~e l'articolo sur les frontières de la Fm nce, di cui daremo conto nontcisto siaci g iunto il fi n e del medesimo.
Allgemcine ~fililàr-Zeilung ~ Darmstail, n° 11. Die Lage des dMdschen Bundes. - . La s-ituazione della Con• federazione Germamica· (fine). ·
Supplemento al n .0 • ll.
MrauEL GOMEZ. Ein Lebe~1slichtbild - Un ritratto dal ve1·0 di Giiglielrno Ba1·one di Rohder~, già. generale d~ brigata nel corpo del Geniò dell'arm4ta Carlista. spagm1ol~ di Arra.gana e Valen za. - Siipplemento o,i ·v-iaggi di un veterano. 3 a P,arte. - Delle giterre civ-ili in Spagna, 1833-1840.· Con un fac-simile. Berlino, 1859.· Tipi della regia stamperia aulica secreta di corte' (K Decker). Gr. 8°, 67 pag. Prezzo 15 gr0ssi d'argen}o.
- · Das pferd in· ges-unden, 'WYJ,d kranken Z'ustande. - Il cavallo in stato cli salute e 'a,mmalato. - Manuale indispensabile per ogni possessore di cavalli, 3 particolarmente per g}i . uffiziali dell' I. R . armata. Compilato da ·LADISLAO nobile v. ZEc11, ecc. I
- lJ-ie Beu1·theivungslehre des pferdes .....:: Regola per giit: dica1·e il cava.llo, con u n' appendice sopra l'isfruzion? dei denti sani .e ,guasti, di FEDEl\1co Gi.iNTHER, altrevolte direttore della Regia Scu0la di Veterinaria" in Annover ecc., e CARLO GLiNT H ER ecc,., (fine).
- 1l1ittheilungen aus Jitstus Perlhes' geographiscf,,e1· anstalt ecc. - Comimicazioni dello stab~limento geogmfico· 11,i Grusro PERTHES sopra nuove importanti investigazioni su ll'ordinamentc, unito della, Geografia del dottor A. Pi;TEmCANN. 1859, fas~icolo xn, Gotha, Justus P e rthes, 4, pr:zzo J O grossi d' argento. RlV ISTA MENSILE DET GIORNALI IJILJTARI STRANIERJ. NOVEMBRE 1859.-
......: Revista militar, Lisbona. Jllad1·id.
La aswmblea dcll' EJ°ército , ·
MISCELLANEA
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MISCELLANE ~
ì\0
J ~- 24 1.narzo 18 60.
Zeitfragem... - Domande oppo1·tune. - · Ausbildungssytem 1.md weerve1·sfassung. Sistema,di formaziçme e costituzione dell'armata ar t. 3. :-- Die reforrn des Wehrwesens in P.reussen .. - La 1·ifo1·ma del sistema di llifesci in Prussia, 3 art. confronto H nell' Allge• meine Militar-Zeitung. N° del corr. annò. NAcHRICHTEN- Notizie va1·ie. - Germania. Monarchia Austriaca. - Prussia. - W urt~mberg. - Francia. - Granbrettagna.'· - Paesi Bassi.. - Svezia e Norvegia. Tattica. ,Artiglieria. Genio, - Topoe;rafia,
' Supplemento al N. 0 12. Cr-itica, - Guen·e d'01·ient, Histoir.iq~f! du service d'artillerie. - Das Konigreicli Wi'i,rtembm·g, Il regno di WurtemKR1T1K
berg, con parte dei paesi confinanti, alla scala di 200\ 00 in 4 fogli come carta generale cl,elI'atlante topografico, compilato dal dirigente la misurat ionc del paese, consigliere superiore di finanza, von Mittnacht. Pubblicata . dal Regio ufficio . statisticotopografico in Stuttgart. Stampa nuova, 185H. · RIVISTA , MiNSlLE n:p GIORNALt WLITARI ESTRANer lN G1nt,\ UN!A.
N. l3 - ·3-1 marzo 486ò. Risposta al tema - Dimostrazioni francesi sopra ta capacità di difesa ·ge1"rnanica. (I piccoli contingenti tedeschi sono essi corpi attivi atti. alla difesa, ovvero un peso?) Rispondé la redazione del giornale combattendo l'asserzione che sieno un peso i piccoli continge::iti per la c ·erma.nia; solo sa' rebbe a desiderarsi che questi avessero ad uniformarsi a qualche ~armata delle prime potenze germaniche, come sarebbe alla Prussia, per togliere l'inconveniente di diversità di vestiario, arma-
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mento, regolamenti e codici. Il vero peso non sarebbe il finan ziario, ma piuttosto di preoccupazione al generale comal).dante, poièhè allorquando qu~sti contingenti ftOUO minori d'un reggi• mento, hanno bisogno d'esse·re addesirati nel.l e evoluzioni colle grandi masse per apprendere arl agire di concerto, ed ottenere la . solidità necessaria in un'armata. TEcHNISCHE BRÌEFE Lette?'e tecniche sopra la ?·ifoi·mct e 1.mione nelC armamento dell'arrr;,ata confedàativa germanica - (III).
Proporrebbe di alleggerire l'attuale zaino adottato in Prussia~ in modo che ogni due soldati avessero il necessario, per non avere ognuno tante spazzole, borse, scattale, ecc., giacchè è provato che dopo una battaglia, o dopo uno sforzo qualunque, v'è sempre un considerevole numero d'uomini dallo sfinimento posti fuori di com battimento. - DEuTSCl:IE W JmRVERFASSUNG Sistema di difesa ye1·manìca - (x.) Vedi N° rx nel giornale Allgemeine j)Jilitcir Zeitung
del N° 11 del corrente anno. '
- Revisione · dell'ordinamento dell'annata confederativa germanica. - Sistema di difesa dei po1'ti germ'anici settentrionali. La proposta d~l Gabinetto di Berlino sarebbe: solo.nel caso di guerra l'unione dei corpi federativi alle armate delle grandi poténze gérmaniche, ed assicura ai go-verni una rappresentanza corrispondente nello stabilire il piano d'operazioni. . Per la difesa dei porti settentr\onali si continueranno a Stettino i lavori già incoininciati e progettati l' anno scorso per difenderla dalla parte di mare, e probabilmente verranno anche auÌ.nentati oltre il piano primitivo. N AcHRTCHTEN Notizie.' - Prussia - Francia - Russia Sardegna.
Supplemento , N° 13. K1t1T1K Guerre d' Orient terie. - Segue· la critica.
Jlisto1·iqu,o ·d·u. service d' a-rtil~
.,. ' Lo sbarco effettuato a Varna fu d'una maravigliosa rapidità; due cannoni da campagna erano sbarcati ed allestiti per la
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ll.lSCELLA'.11 EA
partenza in- 29 minuti, e lo sbarco di 4 divisioui france.si pre• sentava l'interessante spettacolo paragonabile a quello di NapolC'one in Egitto; s'avaQzavano ordi_nati in quadralo, nel cui spazio interno t rovavasi l'artiglieria di riserva, la riserva clel genio, i bagag:i e la divisione turca. Troppo tardi si venne a riconoscere l'impossibilità d'imposse~sarsi della piazza con un cnl po di mano e la presa del campo trincerato russo al nord di Sebastopoli per altra via che quella di Simferopoli , così pure si venne a r iconoscere l'importanza della posizione della torre di Malako[ allorquando i lavori di trincea erano già molto av~nzati. Dà motivo ad u na critica la circostanza, se s11rebbe stata sufficientemente giustificata la ragione d'incominciare l'assedio di Sebastopoli con mezzi insufficienti, e di trascurare la parte settentrionale cl'unde il nemico poteva tranc a sè dei rinl'orzi e cooperare unitamente alla flotta.
. - Die Schweize1-regim1mter in J?ranheick. - J 1·eggimenti svizzeri in Francia - 1789 sino al 1792, dì CABLO .i\Io11ELL, S. Gallen, 1858. Può servire d'aggiunta alla storia della rivoluzione di Francia. Dinota il libro io tutto il suo contenuto tntto il pregio di un abile isterico pel suo linguaggio attraeote e per la chiara. espo~ ~izione degli avvenimenti civili e militari.
- Wandbuch fur Unte1·offìzirwe der infantf1·ie - Manuale pei sott'u(fìciati della fanlcwia; con un'ctppendice - Breve spieyazione delle parole st,·wniere più usitate coll'indicazione clella p1·onu.ncia-, di A. AsTHOFF, capitano a l servizio del duca di Braunschwig - Casse!, 1858, tip. di Ornald Bertram, 8 201 pag.
Rernc des dmn mondes. Le armi da fuoco nel nost1·0 secolo. - 11 signor Pietro De Bui re, ufficiale francese, inserì va nelle pagine della Revue des deux mondes·un commendevole ed importante articolo piutto~to storico che tecnico sulle armi da fuoco, da noi annunziato nella Rivista bibliogm(ka dello scorso aprile, e di cui creJiamo non fare cosa discara ai nostri lettori il qui darne qualche sunto. ,.
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Nel capo primo s'adopera l'autore a far conoscere '. va.rii miglioramenti portati. nella fabbricazione de~1e polven, 11 modo di fabbrirazione, e couchiude trattenendosi l'ungamente a parla.re della combustione deUe polveri, provando come questa ~on è simu1lanea, qual chiave de' Cenomeni i più iotcrcs~ant1 e l)iù inattesi; co1ne ,p ure che se le polve:·~ a~bruciassel'O 1sta,nt~, neamentc bisognerebbe abbandonare I unp1ego d1 molte arnu. Vien quindi a parlare del cotone ful~ina1_1te , conchiudeodo _che forse meglio sarebbe della polvere ord mana, se tal compos1z1one si potesse rendere più compatta. . . _ Tratta quindi al capo 2. 0 delle anni , porta.t1h. L'uso delle armi a fuoco è cos'i genexalizzato ogg1g1orno presso i popoli civili e le ba t·bare ordi, che impossibile sembra siasi per tanti e tanti secoli potuto farne senza, o q uatJto ~eno non pare probabile cbe appena queste i_nventate non ,abb1~no immediatamente p1'odotto l'abbtmdono d1 tutta sorta d arnn da geuo già presso gli antichi popoli in ~so. . . ]\fa l'antico adagio che pur troppo eh generazione rn generazione giunse fino a noi e da noi sarà con tutta scrupolos1tà. lasciato in patrimonio ai figli nostri, consacrato colle parole: • Tieni la strada vecchia e non fallirai , , - funesto proverb10, che tutte le scienze e le arti tenne nell'infanzia, che ai ricchi capitalisti tolse ~•animo di a,nticip~re al ;°-ode~to meccanico il_ necessario peculto per poter esegmre un espenenz~ od un ID\')· dello, per cui il misero doveva morire port~ndos1 seco_ nella tomba i l segreto! - E quanti esempi non c1 presenta ~nvero la storia di tal fatto, e quanle volte nnn si- registra pure tal adaaio in bocca ad un Governo, per cui, e specialmente negli ant~111 tempi, si vide non solo dimenticato l\~omo di genio, 1111~ perseguitato, maltrattato e imprigionato, e ~1ò sol~ perc~è era stre,gone coh:ri cbe cercava d1 far ciò che 1 padn nostn non aYean fatto, porchè si t\·attaYa di far _cono~cer~ alle masse che ciò che tanto temevano non era castigo d1 D10, ma puro fenomeno che dovea' succedere per le combinazioni. natura l~ dell~ cose._ Eppure questi son fatti! - E per quanto tcm~o gh archi e le balestre non fecero rozza concorrenza colle a.rm1 da fuoco_I J pepali nordici princìpalme~te erano attaccati ai loro c?ng~gm; man tre aià tutla l'Europa m e nd1onale ne avea fatto sparire I uso. '
o
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216 :IJlSCELUNE_\ Pare esso possi bile che affasseòio dell'isola Re gli In3lesi contassero dei dardieri nelle loro file? È però vero che fti l'ultima volta che comparve simil genere d'arJ'l'\ati in battaglia, quantunque nella crociata delle nazioni contro la F rancia nel 1813, dai più remoti confini della R11ssia vennero chiamate delle orde di Tartari a.r mati alla m aniera degli antichi a rcieri, ma che venivano però da si lontano, che manco a nival'0no in tempo per prender parte alla lotta. Da che poteva però provenire che ne' passati tempi si a ffr~ttarono i miglioramenti nelle armi di grosso calibro più che in quelle porta t.ili ? Ciò si spiega facilmente: - onde ottenere a piccole distanze penetrazioni sensibili nelle cot·azze dei cavalie ri bisognava sempre impiegare armi pesanti, che avevano perciò bisogno di un punto d'appog~io al suolo, ond'essere adoper-ate e diminuire nello stesso tempo il rinculo : e quando le armi da fuoco furono di tanto alleggerite che un sol uomo potè maneggiarle, si crefotle cosa necessaria di sollevarlo dal .peso. - Infatti, gli archilougi dapprima s'appogg iavano su forchetto o pe r m ezzo di ramponi si att.acca.vano a sospensione a qualch~ ostacolo, ma tutti questi accessori a1,1menta,ndo il peso le rendevano incomode e poco maneggevoli , e seuza dubbio frapposero ritardo ai mi gliora.meati ed a,ll'uso. In Italia nel xvi secolo, però gli archibugi e1a,n già. ridotti ad un pun to di discreta leggerezza, e così lo fu rono in Francia ed in Spagna, e se ne parla m0lto nella battaglia di Pavie. Le guerre religiose sopratutto l'esero popolar·i delle armi ancor più portatili, i moschetti, il di. cui uso fu generalizzato nella guerra dei t.rent'an,ni. · L'eroe della Svezia, Gustavo Adolfo, allorché discese in Germania peJ.1 combattervi la preponderanza austriaca, preparò a quest'imprc:,a con una maturata organinazione.amministrativa e tattica; - esso non solo ebbe di mira d'assicurarsi la tran quillità interna-de' suoi Stati, ma studiò con attenzione i bisogni dell'armata. che J ovea. mol:)il izzare; severo nella di~ciplina, dava alle sue truppe costumi urnformi, semplici e leg3i~1·i, e volendQ sopratutto, mettcne in rotta i suoi nemici, si prc6sse d1 farlo colla velocità de' movimen1i; soppress~ a quest'oggetto la più
si
MtSCl!L LANEA 217 iJarte delle armi difensive ed alleggerì le ofl'e nsirn, per cni le sue truppe per le primt:l ebbel'O fucili leggieri, ed a questo si unisca. l'invenzione delle cartucce e giberne, e seppe infine infondere ne' suoi moschettieri tanta confidenza nelle loro armi che più e più volte respinsero le vive cariche dell'austriaca ca• val leria. Dopo questo perfezionamento nessun altro progr~o _s i re~ gistra nelle armi da fuoco , essendo questi moschettieri stati giudicati d'assoluta supefiorità ai picchieri che furon totalmente eliminati dall'armata sotto Luigi XIV. Verso la metà del secolo xvi si sostituì l'acciarino a selice iil congegno a mi.ccia e rotella già preesistente. . . Ma con tutto il loro fuoco, una volta che il nemico ,•en1va nlle mani a corpo a corpo, i moschettieri dovevano ceder posto ai picchieri, ed i picchieri restav_a no passivi spettatori del fuoco de' primi; si venne allora a rimediare a quest'insufficienza del moschetto, aggiustando una picca al fucile, introducendola pel suo manico nel cannone del moschetto, e questo sistema, quantunque non molto comodo restò ciononostante intatto per qualché anno finchè nel 1689 venne adottata la baionetta, e si fu àlla ' . guerra della successione al trono di Spagna che la ~antena f, anc.ese era armata col fucil8 a selice portante la baionetta, ,1rma la quale serviva ancora venti anni or sono. Nel 1840 si soppresse la pietra focaia e si rimpiazzò col l'acciarino a percussione. Questa rifol'rna trovò tanti oppositori, che vi fu persino chi azzardò emettere l'opinione, che il soldato nell'emozione del combattimento non avrebbe potuto maneggiare degli oggetti così piccini come sono i ~a,ppell~zzi a ful~ina~t~.- L'esperienza però provò come questl t1mon erano ch1menci, epperciò il sistema a percussione trovasi ora adottato da tutte le naziòni civilizzate . · Il fucile modello 18t0 aYea un discreto tiro fino ai 200 passi, oltre le q nali distanze troppo 'vaghe ne:: enlilo le regole di puntamento; era ciò nulla, meno la miglior arma da fuoco : - i Tirole5i però colle loro carabine di cui si ser Yi vano ed a caccia ed alla guerra , di gran lunga sorpassavano in precisione e porta1".': i nostri tiri; pel' cui da questo punto s'incominciò , da yam ufficiali specialmente, studiare il s istema delle ai-mi rigate, o carabine.
?}8 l!ISCELLA~Eà La prima idea delle carabine si attribuisce a due armaiuoli tedeschi Zoller e Coller che yivevano sul finire del xv secolo. - lirano queste 11rm ì striate al l'interno a righe indinate e po~o profond e, il proietto veniva forzat-0 nella canna a mezzo di un maglietto (motivo per cui si chiamarono a palla forzata), e con questo sistema intendevano g li au1ori d'aver ottenu to il non plus ultra dèlla precisione di tiro e portata, credendo che coll'aver levato il veuto, tutte le cause cessassero di deviazione; ma non essendo questa che una <lelle Yarie cause d1 deviazione, per venirne ,a provare tqle verità ci sarà d'uopo di qui da re qualche idea su I m ovimento del proietto uscendo dal fucile, e quindi delle deviazioni alle quali è soggetto. Quando si adopera un'arma a pareti liscie, i proietti hanno d imensioni di a lcun poco minori di q uelle della canna dell'ar ma, è qµes to fatto appositamente, tanto pèr rimediare a ll'inconveniente delle feccie, che dopo qualche colpo diminuiscono il diametro dell'anima della canna, quanto percbè la palla viene ordinariamente avvolta nella carta. Da q uesta differenza di diametro fra il proietto e l'anima della canna , ne avviene che una quantità di gaz sfugge per gli spazi vuoti, e che l'asso del pr<>ietto resta più b;isso dell'asse della ca• na, per cui le ris ultanti di tutte le pressioni che la meLLono in movimento , pus-:aado sopra di questo centro imprimono al proietto un movi mento di rotazione irrntile ed anzi dannoso alla forza motrice di cui viene dotato dalla forza d'impulsione. Inoltre la pallottola non ,Può avere una dirt->zione iu linea rett~, atteso il libc1·0 giuoco che fa in ogni senso nell'interno della canna, la quale può ca• gionarc sformaz1oni o resistenze irregolari, cause prime .di deviazione. - Ammettiamo però che tali cause sieno tolte; appena i l proietto sarà fuori dalla canna soggiacerà immediatamente a lla legge generale dei gra~,i che si muovono nello spazio, alla forza di gravità, cioè, ed alla resistenza dell'aria. La gravità che costantemente attira:ido il proiE:tto al centro della terra lo abbasserà dalla l tnea. di tiro, e Ja resistenza dell'aria cbe opponendo continua resistenza a lle mollecole dei proietto, che si trovano anteriormente, cerca di arrestarlo : costituiscono due forze ad angolo, per cui il proietto dovrà percorrere una via di mezzo che sàrà la r isultante di queste due forze, e che in balistica la chiamano traiettoria.
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Studiala questa linea si venne a riconoscere che dessa sussisteva a spose della portata, e che perciò bisognava rialzare la bocca della canna, di tanto, qunnto era necessario per avere una portata efficace, ed ecco la linea di mira che viene in parte a rimediare questi difetti. - Ma qui sorge un altro inconveniente, o quello si è della rotazione del proietto intorno a se stesso, il q ua.l movimento di rotaziow~ non ~arà reµ;o lare, tanto per la forma non esattamP.Dte regola.re, che per la poca omogeneità delle materie componenti, per cui si avrà difficilmente il centro di gravità. nel centro di figura, condizione sine qua non; si potrà ottenere un movimento di rotazione regolare sull'asse del pro. icuo che è pure queilo dell'arma; ed impossibile oltre di. cio sarà il prevedere quali, quante e come queste deviazioni avverranno. Ad evitare a quest' inconvenicrtte s'inventarono le carabine a r ighe diritte con palla forzata, ma le espe1·ienze non consolarono nè l'inventore nè chi do~reva servirsene, attesochè, i 1isultatierano eguali agli ottenuti col fucile orJinario, e la l,arica 1Je era molto più lunga e difficile. Si diedero al fucile righe paralelle all'asse dell'anima della canna per impedire al proietto il movimento di rotazione, ed il proietto uscendo girava pur sempre, non potendo del certo far a meno un corpo in moto nell'atmosfera che prendere una rotazione sul suo asse I Diamo dunque a questo moto natùriile un aiuto e potremo dettar leggi al corpo che si muove nell'aria obbligandolo, di già che vuol girare alterno se stesso, a compiere la rotazione nel senso che a noi piaccia e cos\ anche a imprimerglielo tale ebe possa, se non in tutto, almeno in gran parte correggere da una deviazione laterale troppo sensibile. Una legge meccanica, quella voglio dire -della conservazione permanente degli assi di rotazione, segna il principio che: • la • rotazione impressa ad un corpo attorno un asse di. simmetria, » conserva una direzione costante, come la conserva l'asse stesso, • e se per un urto qualunque si separi, una forza invincibile • tende a iiunire queste forze». - Su questo principio si fonda J'intiera teoria delle carabine rigate; q uantunque la pratica abbia di mollo preceduta la teoria, e che armaiuoli avevano già rigate delle carabine a elice prima che i geometri e meccanici avessero trovata la legge di cui parlammo.
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. L~ prime carabin: a stri~ (spirali) si .c aricarono con palla <l\ p10~bo. a forza d1 colpi d1 ma,rtello, per cui ìl piombo schiac• c1andos1 s1 al largava nelle rigatuFe; uscendo, era desso obbligato a seguire l'andamento delle righe e prendeva un movimento di rotazione attorno il suo asse, che era pur quello dell'arma ; presentava ·all'aria un' egual resistenza sulle s ue f~ccie resistenza-perciò simmetrica, e conservava però nel" suo traO"itt~ 0 una dire;z;ione regolare.· . ·Nel 1826 il luogotenente signor Del vigne dell~ Guara.ia Reale cercò di adottare pel fucile da guerra i benefici i delle c~rabine che pel modo della carica e complicazioni meccaniche non potevano ancora consegnarsi nelle file çl'un eser~ito; egli immaginò dunque d1 collocare la polvere in una camera più stretta dell'anima della ~an~a, p1esentand_o delle'labbra sporgenti; la palla andava a posars'. sopra questi orh, qualche colpo di bacchetta, la allargava, peré1ò enfrava nelle righe porzione del p iombo, e restàndo' cosl forzata non -p iù p'.)tevà uscire che seguendo l'andamento del'Ie spirali che davano, al proietto il movi mento di rotazione cercato. _:_; Questa idea tanto semplice quanto for tunata foce classificare la carabi_na. nelle . armi da gue.rra, e diede la spintà, alle •più calorose m vest1gai10111 che ebbero come vedremo de.i risultati inaspettati. · _ ' La.' prima innovazione · portata al sistema Del-vigne fu la soppress1~ne della carnei:~, che era difficile a far pulita e sformava 1I protetto. Questa camera fu rimpiazzata da uno stelo ( tigè) collocato al fondo della canr,a, al centro e sulla direzione dell'asse della medesima, di tale diametro da la~ciare Io spazio ba• stan.te per la polvere tra lui e le pareti della canna; Ja palla Yernva a esser forzata ed ·allargata con colpi di bacchetta su qnesto stelo. ·L~. stud i~ del p afso dell'elice nella r igatura, fu oggetto di serii ~t~du _; se il ~asso è troppo corto, la palla si straccia contro gli s pigoli delle righe ed ·esce come d~ fucile· ordinario, se il passo· è troppo luogo, il m9vimento di rotazione non ha luogo colla velocità necE!ssaria per dirigere poi il proietto allorchè sia fuori deìla canna. ' Il 11111nero delle spire fo pure studiato, e dopo varie esperienze si venne a constatare che tre bastavano per imprimere
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il voluto movi;nento di rotazione, senza toglier la solidità alle ~areti della canna, però ne furon adottate quattro per maggior certezza e della profondità . di mezzo millimetro, ' Qualche anno dopo, la paila cessò di esser sferica e ricevette la forma cilindro-ogivale , fendendo così , meglio l'aria, op po• nendo m aggior resistenza alla deviazione, e remlendosi più micidiale a grandi distanze . Cambiata.la forma del-proietto si venne a modificare la forma della capocchia della bacchetta, che fu fatta p iù grossa e svuotata a forma di cono, onde, accompagnassé la palla fin su lo ste.l o senza sformarla. Dopo tali serie modificazioni alle armi da fuoco' portate, non si creda ·che il genio d'invenzion e siasi soffermato!. .. Bisognava ben convenire che ancor n on si conoscevan o tutte le cam~e di I • • •• deviazione, e sopratutto si constatava che 1 proietti s1 portavano dalla parte opposta al seriso delle rigature della canna (derivazione). O Si fecero perciò delle alette alle palle cilindro-ogivali; nei proietti dei fucili tedeschi tali alette sono così profonde , che sembra tronchino la palla. La cartuccia per questo genere di proietto non esige grandi modificazioni, se n on ohe, dove appoggia la palla, si spalma di materie grasse per facilitarne l'entrata n eUa canna. . P éndente la guerra d i Crimea s_i provò p ure la palla Nessler, la quale ha uno sforzo prodotto da un altro principio che non è lo schiacciamento e la penetrazione del piombo nelle strie; è questo un proietto cavo n ella sua base, che entrando nella canna va direttamente ad appoggiarsi sulla carica , per cui lo stelo (tige) resta soppresso; la forza d'espansione aei gaz, pro• dotti dall'accensione della polvere1 fanno forza contro le pareti di tale cavità, ed obbligano p erciò il .piombo a dilatarsi, lacchè fa sì che resta soppresso il v0nto uscendo la palla forzata; questo sistema dà molta facilità p er tener-e pulita la culatta, il che non è dei fucili a stelo. Si è a questo pun to che la Franoia cercò- di applicare la rig atura ai fucili della fanteria, la q nal'arma è di qualche preci: sione soddisfacente fino· agli 800 metri ; ciò che è a lamentare s1 .è il difficile sistema di puntamento oltre i 400 metri. Il proielto
222 MISCEU,ANJU del fucilP. di fanteria rigato ha la form'a P.sternà come quell.a della carabina, ma è mollo più grande la concavità posteriore, e pesa come l'antico proietlo sferico. La Francia seppe ridurre i suoi cinque milioni di fucili a fucili l'iga.ti, i l che non fecero le altre potenze, che impresero i nvece a diminuire nei nuo".i fucili il calibro della canna. La Svezia e la Svizzera furono le prime ad adottare il diameLro 1-l'i 6 linee inglesi (circa 13 millimetri). - La Russia in questo senso riformò, dopo la guerra dì C,rimea, il suo anuamen to; l' A ustria si occupava, pur s1,1 questo soggetto dalla riorganit1zazione ch'essa diede a.' suoi arsenali, ed allorchè fu sorpresa dalla guerra dello scorSo anno in Italia, si trovava provvista di 400 mila fu. ciii rigati nuovi di eccellente qualità e di piccolissimo calibro. L 'Ioghilterra ha il suo fucile carabina Enfield, armi tutte dai 12 ai 14 millimetl'i; ed ora si può considerare il solo Piemonte ed il Belgio èhe conservinq il calibro francese dai 17 ai 18 m illimetri. Ora che abbiamo passato in rivista le varie armi del giorno, una quistione della quale bisogner~bbe rendersene conto si presenta a tutta prima, e questa si è: , Se _la grand_e precisione a grandi distanze produca in combaHimeuto quei risultati così dannosi ll(~llc file nemiche come a primo colpo d'occhio ci sem, bra. » - La difficoltà dcll'apprezziazion e delle distanze, l'emozione, il denso fumo che s'innalza dopo qualche colpo, il morale della truppa, infine, che fa fuoco e di quella che si combatte sono cause di giusta preoccupazione, ed ecco le scelte carabine che vi gettano i proietti o troppo alti o troppo bassi ! Più l'arma è perfezionata, più facilmt=mte si g uasta ed è più difficile alle 1iparazioni, per cui io g uena finisce di divenÌl'e inferiore alle armi o:dinarie, anzi dirò di più: a più piccole distanze questa è migliore. - Nei combattimenti di partito però si deve lasciare alle carabine il loro pregio assoluto, mentrn sulle geoel'ali si dovrà conchiudere che la grnnde superiorità delle armi moderne nou ha per effetto la distruzione dell'uman genere come s i ebbe ad osservare nell'ullima campagna, nella quale gli A.ustr:aci a Solferino contavano almeno in rango 140,000 fucili rigati che consumarono 6 0 colpi, il che dà 8,400,000 colpi; ebbene gli alleati ebbero 18,000 tr~t ù1orLi e feriti-, di questi un sesto morti sul campo;
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l'artiglieria e l'arma bianca hanno fatto stupendamente la loro parte, tutti Jo sanno, eppure voglio. calcolare solo u? _terzo _distrutto da queste : -ci resterebbero circa 2,000 uorrnn1 morti e 10,000 feriti dalla fanteria: ciascun soldato ferito ha costato du~que 700 colpi di fucile e ciascun morto 4,200; ora :l pr:so medio della palla è di 30 grarnma, perciò 126 ch1logr. eh p1~mbo
per t,gni morto L .. , . . . Avremmo q ui pure dovuto parlare delle armi che s1 c,ar_1cano per la culatta ,r ma finora non sembra cl~e alcu_~o de sistemi di questo genere r iunisca le condizioni d1 sohdita e precisione che ,:i "ichieggono , e faremo solo osservare ~he _la pi~ bella applicazione fu finora quella dei revo!ver americani a pm colpi con una solo canna. Speriamo che l'.·a non molto le risaranno coronate di successo. cerche su tale soo-O'etto co d r Concludiamo intanto coll'accennare a.lla. difficoltà . eg. I atr tacchi corpo a corpo alla quale e~ conducono le armi rigate_, e c1ie perciò bisognerà. trovare un ,nu~vo sistema ~1 c~mb~Uimeoto una nuova tattica che mganm 1 cannoni rigati vv itbW'.)rt ~d Arrnstrong, che co' loro enormi proif:tti verranno cogliere le truppe negli accantonamenti delle r ise~ve, . Che l'occupa.òone delle alte men.ti militari ~ia 0r ~1uella di studiare l'annullamento dell'effetto di queste armi, e sara, crt:do, più utile al paese che nun il cercare per il momen to u lteriori perfez.ionamenti alla gran portata delle armi, per l'estensione della quale an~he l'occhio il più addestrato nulla può discernere.
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BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO-MILITARE MENSILE
PUBBLICAZIONI NAZIONALI. /
Il nostro esercito, cenni e nozioni sul suo ordinamento. - Con questo titolo è pubblicato dalla libreria Sonzogno in Milano u'b. opuscolo scritto da un distinto uffiziale superiore dell'esercito, in cui sono esposti con chiarezza, ordine e precisione tu tti gli ordinamenti nostri militari . - È questo un eccellente libretto per colorn che, 11uovi 11ella m ilizia, hanno bisogno e dovere di conoscerne l'organizzazione tattica ed amministrativa. -
Storia clella te1·za divisione dell'esercito sardo ·nella guerra del 1859, scritta da CESARE Rovwm, capitano del regio e~ercito . (T0rino, Unione Tipografico-Editrice, 1860).
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Sulla (mntie1·a natiimle dell'Italia 1·ivolta allei Frnncia, per FRAJ,;CESCO CARRANO (Torino, ,T ipografia G. Cassone e c., 1860).
Regno italico , sue {Mze e sue difese, per un uffiziale di cavai• leria (Pinerolo , 1860) .
TAGLIANO GAETANO
Ge1·enle.
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