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RIVISTA MILITARE 1860 TOMO III

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RIVISTA .

MILITARE GIORN ALE MENSILE

li.uno 1"·• -

Volume lii.

TORINO, 1860 TIPOGRAFIA EDITRICE G. 'CASSONE E COil'IP. Via S. Francesco da Paola, N. 9.


I PROPUGNACOLI DELL'ALTA ITALIA

Proprietà Letteraria.

Fra le Memorie lasciale dal fu cav. ANl'iIDALE D1 SALuzzo, le quali dovevano fare seguilo alla graod'opera LE ALPI CHR CINGONO L'hALIA , considerate militarmente, dai tempi più remoti fino a-i giorni 110stri, di cui usciva alla luce nel 1845 la prima parte, era suo intendimento che la presente sui Propugnacoli dell'Alta Italia dovesse farsi di pubblica ragione. Denchè lontanissimo dal voler vagheggiare lo speranze di un'Italia intiera, sollo un solo ed unico regime di cose politiche, tuttavia quel grand'uomo si era formata l'idea di un'Alta Italia unita, la quale restava separala soltanto per mezzo delle Alpi e dei due mari dalle grandi potenze limitrofe. Con tale concetto egli Lracciavasi una carta, secondo la quale i tialua;·di naturali clelle Alpi formerebbero i confini di quesLa regione, in cui, esclusa la Savoia, perchè fuori della grande cerchia alpina, sa!'ebbc stata composta dei seguenti Stati: 4° Dell'antico Pièmonte, col Nizzardo, il Geuovesato, il Novarese, la Lomellina, ecc., ecc. 2° Del cantone Ticino.


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I PROPUGNACOLt

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DELL'ALTA IT ALIA

3° D'una parre del cantone dei Grigioni. ,i,0 Di tult.o il regno Lombardo- Yenelo. 5° Del Tirolo italiatro.. 6° Del ducato di Parma. 7° Del ducato di .Modena. 8° Della Legazione di Ferrara. 9° IYelÌ' Istria colle isole di Veglio e di Cllerso. Formato così un regno unito, protetto· dalla natura., dopo d'r avervi esaminate Ìe proprietà fisiche del suolo, i prodotti d'ogni maniera, le ricchezze e risorse territoriali, l'altilodine de'snoi abi latori sia per l'industria, comm crcio, navigazione, belle artir sia por destrezza nel maneggio delle- vari•e armi , come per la grande abili tà nel guerreggiare, egli venne immaginando una serie di fortezze da costruirsi sui varii punti di esso, nel la sup- · posizione elle un nemico qualunque, procedente o dai confini dell'Austria, o da quelli cle11a Svizzera, o dalla Francia, o lungo le coste del Mediterraneo o dell'Adriatico vi tentasse un'invasion_e. Con ta·le supposizione il cav. Dr SAwzzo ba svolto le sue idee negli olto capitoli cl.Je andrò esponendo. Quantunque io non divida intiera!Ilente le opinioni, cli lui intorno alla necessità di costrnire tante fortezze, le quali richiederebbero un numero eccessivo cli trappe per difenderle o mantenervi debole presidio ìn tempo di pace, si è che difficilmente in tempo di guerra si p~trebbero distogliere dal corpo principale le forze necessc1rie al'ta difesa loro, massime quando -il nemico minacciasse con preponderante esercito la. nostra sicnrezza, nel qual caso ci tornerà più vantaggioso l'accettare formale batta,glia in campo aperto. L'esempio degli Aus!1~aci in questa recentissima guerra, i quali dopo di avere sprecato fanti mil ioni a fortificare Piacenza, ·Pi1.zighettone, Pavia ed altre posizioni credute importanti, fin irono poi per distrnggerle barbaramente , senza opporre la minima i7"esistenza, onde avere teni po di ooncen!rarsi nel grande loro quadrilatero per misurarsi nella grande giornata di Solferino.•

·Tuttavfa, siccome in altra parte di questo giornale venne ·dimostrato, l' importanza delle fortificazioni e delle piazze di guerra nou iscemerà mai del suo pregio, qualora si sappiano costrurre piazze fo rti in correlazione colla capitale dello Slato o coi punti principali riguardati come centro delle operazioni di gue,~ra. I quali fortilizi debbono essere bene studiai.i e sub-ordinati ad° un sistema di difesa analogo alle circostanze politiohe e militari del giorno, avu;t,o di mira la provenienza ·del nemico ,e le forze di cui poLremo disporre. Premesse queste massime, cilerò qui in appresso la•divisione delle materie relative alla difesa generale del\'llalia superiore, -svolte dal prefato cav. 1)1 SALUzzo, alle quali terrà dietro un -saggio della parte slorfra, osservando che .tu)ta l'opera doveva ,.consta,·e di cinque volumi; ma per la morte di.,quest' ill'uslre personaggio e pe.r lo sopraggiungere della guerra, che dal ·18{,8 i-n poi tenno occupato,gH unhiali tutti del real corpo .dello Stato maggiore in nl'lri lav.or·i pi/1 urgenti, quest'opera se ne rimase ,i~1c·omrruta. Tre parti di essa dovevano trattarn.storicamente delle cose di guerra, principiando dai tcm f1)i pi.ù remoti sino ai giorni nostri, e servire così d'istruzione ai giovani uffizi~l i dell'esercito. Le altre due dovevano particolarizzare largamente tulli i combattimenti accaduti nei passi o neHe valli delle Alpi e le battaglie seguite nelle sottoposte pianure. li tutto corredato di piani spe·ciali e di-carte onde facilitare l'inlendimento del testo. Chiamato <lal be nen1erito cav. Dt SALU~zo a prestare l'opera 1 mia nclla -cornpila,zione <li quesli lavori, già da lui iniziati, io ho c~·eduto di far ora cosa grata ai benevoli lettori di questo giorna-Je col presente saggio, il quale, _ove fos~e per inco·ntrare il pubblico aggratlimento, ve rrà continuato a poco a poco nei successivi numeri di questo periodico, col vivo desiderio. di far 11i11ascere-sulla tomba del grand'nomò.alcuni fiori del suo sapere, rimasti finora sepolti con esso lui . J.mGr 2

o~: DAnT010ME1s.


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DIVISIONE DELLE MATERIE CAPITOLO PI\IMO. Ragionamento preliminare sul modo di' considerare le Alpi ed i mari che ne bagnano le falde quali propugnacoli dell'Alta Italia: I. Ragionamento preliminare sul modo d i considerare le Alpi ed ·i nrnri che ne bagnano le falde, quali propugnacoli dell'Alta, It alia. 2. Osservazioni generali per istabilirc fa d)fcsa dell'Italia superiore. s. Fortezze da cos truirsi onde proteggere il l itorale luogo il Mediterraneo, e mezzi p ermanenti da impiegarsi onde far fronte alle piazze di gucna che la Francia possiede nelle Alpi. 4. Considerazioni e modo di difesa relativi alla frontiera neutrale della Svizzera. ' 5. Osservazion i concernenti i confini dell'Austria cd i luoghi ìn cui si d ebbono per. parte dell'Alt~ llalia -stabilire ostacoli di oppugnazione. 6. Difesa del le cos te adriatiche in un _colle frontiere pontificia e toscana. · 7 .. Cel) ni generali sulla difesa interna del nuovo Stato, 8. Mosse offensive esterne all'Itali a superiore. Qu,u no· GENERALll indicante il collocamento delle piazze forti e dei campi trincerati proposli a sicur ezza del paese.

CAJ>!TOLO

Dopo avere descritte le Alpi fisicamente, ci facciamo ad esporre quelle prncauzioni che ri putiamo necessarie alla difesa della gran conca del Po contro un'invasione qualunque, considerando questa regione entro i suoi limiti naturali, siccome protetta dalla giogaia che la circuisce, e da parte del Med iterraneo e da parte dell'Adriatico. Prescindendo clall'atluale regime politico, ond'è per due vie opposte governata l'Alta Italia, e riguardandola unicamente sollo l'aspe!Lo militare entro la cerchia, ~ ·c1.t' A penn io

1'iarte, e 'l rirnr circon_da e l'Alpe ,

noi richiameremo ancora in onore l'antico sistema difensi 1 0 della mentovata giogaia, s·istema generalmente caduto in disprezzo ~enza uno speciale prematuro esame , e ciò ripu tiamo necH~sario, poici.lè quando il volesse chi governasse da un mare all'altro , le provincie contemplate nel nostro lavoro , formare si potesse di codesti' mezzi naturali un propugnacolo d' indipeudepza pcl settentrio1ie-ponenle della nostra Italia. Egli è in questo senso, e dopo lunghi e meditali studi su codesto paese che ci facciamo innanzi colle presenti conside1


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I P ROP U GNACOLI

razioni, convinti che nessuna gue:na, qnanlo que11a cbe si deve com.battere nelle regioni alpine, offre l'impareggiabile vantaggio di andare soggetta allo scrutinio di colui che ba investigato la topografia del proprio paese, quella delle provincie confinanti i?slranee allo Stato e. la statistica loro; come siamo convinti allresì cllé nessu na guerra, quanto quella della giogaia che cinge la penisola, richiede maggiormente il prnvenlivo sussidio di op'ere fortificalorie permanenti, analoghe ai disrgni difensivi· ed. 9ffensivi applicabili,_lungo i diYorsi tratti del suo éorso. Vero è che buon numero di militari che scrissero ai gi'orni nostri su.Ila guerra nelle contra.de montuose, non furon0 dell'opinion·e che saremo per esµorre, ma un ben popderato esame tielle cose che i.mprenEliamo a ::volgere varranno al lettore di norma ne' suoi giudizi, e questo giudizio non lo ~otl·~ forma re se non se dopo <li avere allerìlamente studiato il sistema che int-endiamo d~ proporre. Egli è problema risolto ~lai, faHi storici cbe la posizione geog1:afica delle co.nli:ade determi:na, nella maggior parte de' casi, I' i ri1 portanzà poli lica di esse, cosicehè facendo l'a ppl icaz.ione di r,;odesta massimcl al seHentrione delFllalia, ognuno, si persuaderà agrwolment,e, cbe se e;odesta parte della penisola dovette servir d'arèna in tutte quasi le différenze poliliche dei potentati d'Eu. ropa , siffatta miseranda condizione si deve . p,rinciRalmente~ allribuire ad essere stata la medesima quanto mai suddivisa e· gov.ernata ·da gente estranea agli inte1essi del paese. Ma in q.ualunq.ue modo si Yo_glia considerare l'Alta Italia, si ravviserà facilmente che ne,ssuna parte d'Iforopa fti dalla natura. più vantaggiosamente disposta. per la propria difesa, e che le Alpi ed i mari sono pe1: lei potentissimi p1:opugnacoli., cui nessun, al tro paese può contraporre gli uguali. Limitata al di l_à delle Alpi eia popoli per lingua e carattere differenti fra loro, retti da principi i polilici c)i natura diversa, non ha la penisola, a fronte tli. questo potentissimo baluardo , a temere ui alcona collisiùne 1

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IJELL AL'l'A ITA LIA

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simultanea per parle·di quei gove1:ni, ed anche daf lato del :Mediterraneo, por.o o nulla avrebbe a desiderare ov'ella fosse in grado di disporre di una mari'neria proporzionata al suo J.itorale, i cni abitatori sono esperti navigatori; laonue ella _potrebbe trovarsi in pocbi anni con~ignora del Mediterraneo e 'dell'Adriatico e figurare onorevolmente sngli allri-. mari. E tra i paesi della nostra penisola, chiamati a fare un corpo solo e· più' par-' ticolarrnente causa comnne coll'Alta Italia , noi non co_mprendiamo che le coste liguslicbe e nicee, Je· regioni alpine di tramontana levante, le provill'cie rinchiuse nella valle ciel Po, e ·per ultimo la spiaggia dell'Adriatico, siccome indicheremo in ·appresso. L'Alta Italia, politicamente costituita nei termini proposti, si troverebbe in una p9sizione felicissima, sollo l'aspetto geografico, ,~er conlribnire eflìcacemente alla conservazione della pace europea. Popolata di. oltre dieci milioni d'abi tanti , codesto feracissimo paese, restitnit.9 alla naturale grandezza e.be gli ~ompete, contorebbe un eserci'to ragguardevole di · lerra ed un'armata suffieiente di mare, validàmente assicurato Yerso la Francia', . la Svizzera e l'Austria da ogni pericolo, mediante la corona delle Alpi e.cl i1 sussidio- d'un 'numero di piazze di guerra ; saggia- , mente disposte , egli potrebbe· opporre resìstecza ad ognuna di queste tre poténze , così dai !ali come. dal mezzo della giogaia, muovendo ogni qual-volta il _caso ne fosse con forze prep0nde"" ranli conlro H primo,, fra i polentai.i oltramon·tani, a suscitare la guerra sia sul Reno, come lungo il Danubio. · Premesse tali considel'azioni, ripiglieremo l'esame delle nostre Alpi, le quali, siccome abbiamo accc1inato al capitol·o primo 1Jella parte prima di quest'opera, formano eia un ma1:e all'altro;. sulla·cim~ della calena, un arco di ,1 !'\41 chilometri, dapprima eonr:entrico, posc,ia escenlrico verso l'e pianure dell'Alta Italia, annoverando alle falde-loro rivolte al Po mia linea· di 1 ,1 O c)ritomc\ri, e si può valutare dalla parte opposta a 1500 eh ilomclri


,, 10 I PROPUGNACOLI circa la comunicazione ~iù breve n~lle confinanti contrade ( 1), ed attenendosi al nostro concepimento, i- limiti naturali dell'Italia superiore si troverebbero determinati verso Jé Alpi dalla cresta principale della giogaia, e,verso l'Apennino dalle sorgenti del Reno sinò al porto_di Primaro sul')'Adrialico da un lato, e seguendone la vetta fra il Serchio e la Magra sino al Mediter raneo dall'altro. 1e Alpi offrono ·I 23 ·varch~ più o meno agevoli alle mosse della gente armata-; fra essi :25 sono carrèggiabili; contan;i 121 sentieri, de' quali non si farà cenno, perchè facili a distrarre; sommano a 36 le valli di mag_giore o minore estensione che solcano i fian ch i di codesti monti verso l'Italia, cosicchè, facendo capo dalle Alpi marittime, •17 · sono quelle che dalla cresta convergono alla volta cli Torino; 1 O, qua.:;i parallele -le une alle altre, sboccano perpendicolarmente in quella del Po fra Pavia e Verona; in fine le ultime nove tendono all'Adriatico, e convergono0al piano nel verso del mare. Il primo tratto ùella giogaia solcato da essé valli si estende dal monte dello Schiavo (Alpi marittime) fino al monte Rosa I,

(1) Da Antibo a Barccllonctta, seguendo la v alle del Verdon, cliilorn. Da lit1rcellon~l-la a Grenoblc, seguendo le valli dell'0baye, della Durancè e della Romanche . . . . . . . . -. . . . . . ,, Da Grenoblc a Ginevra, seguendo le valli dell'Isère e del Rodano " Da Ginevra a Ilrigg, continuando pure a seguire la valle elci Rodano » Da llrigg a Co ira, · seguendo la valle del Uodano e quella del Reo o in'fcriorc . - . . . . . · . . . . . · . ,· . . . . . . » Da Coira a lnnsbruck, s eguendo la valle d.Albula e quella dell'Inn » Da lnnsbruck a llaslaùt , seguendo le valli dcll'Inn, della Salza r, dell'Enns . .- . . . . . . . . . . . . . . . . . " Da Rastadl a KÌagcnfu rth, passando 'dalla· valle dcll'Enns in quella della Muhr e quindi su Ila Drnva . . . .. . . . . . . . . n Da Klagenfurth a l:.aibar.h, passando dalla valle della Drava in quella .della Savu . . . . . . . . . . . · . . . . . . . . » Da Larbach a Ra_u nagora, info1e passando dalla Sava allç_ sorgenti ,della Kulpa . . . . . . .· . . . ~

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170 130 180 140

250 180 -1 60 80

90

•rotale ch ilometri 1510

DELL'ALTA ITALIA .

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(Alpi Pennine); il secondo da questo monte .al Pizzo dei tre Signori (Alpi Retiche); il terzo da questo Pizzo a! "mon'te Bittoray (Alpi Giuliè) (1). L' importanza di tulle le valli alpine non è eguale sollo l'aspetto militare: in primo luogo perchè non tulle sono praticabili I' iutiero anno per causa delle nevi; secondariamente a cagione cbe molte fra esse possono ravvisar.si quali difficili stretti, i11 fine per il motivo che alcune fra quelle escono dall'Italia per mettere capo in paesi poverissimi, privi di .strade ecUncapaci di somministrare per la loro sterilità il bisognevole ad un esercito, benchè poco numeroso. Distingueremo le positure da prescegliere entro la giogaia, ed alle radici de' monti verso la penisola in difensive attive e difensive passfoe; le prime saranno quelle destinate a coprire valli cospicue , vie maestre, o destinate a favoreggiare Plll}li strategici ne' due versi rispettivi; le seconde, o difensive passive, quelle cbe non si prestano dall'Italia a mosse offensive alla volla del paese limitrofo, nè che tampoco, ancorcbè superate dal nemico, e_spongono una parte della linea difcnsiva a dover mutare positura per e!Ielto dell'avvenuto sconcerto. Quindi scomparlila 1101 modo indicalo la lnnga fron tiera di cui !mprenjiamo a parlare, comincieremo d,illo stabilirele precauzioni giudicate necessarie onde premunirè la penisola dalle aggrc.ssioni su quelli diversi punt.i, e quindi discorreremo delle _ avvertenze c?e converrebbe adottare per rendere possibili i regressi offensivi ed anche, occorrendo, il ffi\JOVere la guerra oltre i limiti dell'Italia medesima. (1) li 10 tratto contiene le valli del Tanaro, di Corsnglia, clell'Ellero, del Posio, d, Vermegnana, de l Gesso, della Stura, di Gra na, di Maira, d i Vraita, del l'o, di Luserna, cli Fenestrelle, di Dora Riparia, di Lanzo, di Locana ed'Aosta. H 20 lr-alfo è so lcalo dalle valli della Scsia, ct'Ossola, Lcvcntina, Valtellina, llrcrnbaoa, Scrbna, Camonica, del Chiese, della Sarca e dell'Adige. 11 30 tratto contiene le ,,alli Sugana , della Piave, del 'fagliam cnto, clelì'lsonio, del Timavo, del Dra gogna, del Quieto, di Lemcnc e U'ell'Arsa.

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I PROPU'GNACOU

La distinzione clrn abbiamo fatta della diversa condizione in cui trovansi le valli alpine, -!rae dietro cli se l'a convenienza di 11011 adoperare per tutte in generale lo stesso metodo s1 difen\ s!vo che offensivo, · e -da questo principio ne avviene cbè per - \ custodire la lunga giogaia che cimoscrivc la ·parte superime \ della nostra penisola , non sarebbe il caso di abbracciare ua \metodo unico ed esclusivo; quindi ·è che il sistema da adottarsi , saréhbe qllello di stabiLire tre ordini di fortezze, alcuni campi I ,.- I trincerati e opere ~ra_nsi.torie la do.ve le piazze non sf.lno ripulale necessarie ( 1 ). Le valli che sboccano In pa~se cbe prestasi all'aggressione, e per dove, o si potrebbe, voi.endolo, sortire daH' llalia, o per -dove il nemico potrebbe penetrarvi agevolmente , dovrebbero ' essere munite di piazze·grandi e_ tali da favoreggiare l'oITensiva e servir d1 balllardo, ove occorresse, alle impi-ese-<.lel nemico (2). Dovrebbero invece essere semplicemente coperte d_a forti snflìcienti al bisogno, o quanl0 meno da opere campali aoalogbe .al sistema 11ropostosr, quelle ,,alleue. di minor conto,, le qualt per la loro scabrosith o perchè di breve estensione, sono atti11enti a con trade limitrofo, affatto s.terili e di difficile ingresso (3). (1) « Siano le fortezze po che, buone, situ aw le une ne i passi e nelle gole oi delle frontiere, le altre a I.ergo di quelle, poste in modo da far sl che 41 .,, n emico sia ob bligalo d'a1•crci rispetto, anche nel caso che venissero forzate •» r1u elle d i prima lin cn. · « L'ulilit11 ,!elle p inze che riuniscono le condizioni. surriferite., quando "' ·p rovviste d i opportuni difensori, sono com_plemen to di un buon sistema • difensivo cd offcus ivo -». (TunPm.) (2) Si ritenga che nelle v a"Jli a·Jpine la stagione ch e si presta all'cspugna:zione delle piazze· no n dura che da tre a qua ttro mesi in ogni anno, e p erciò ,le opere -r elative alla difesa delle mcclcs'i rne essendo erette s.u lla cognizione -0i codeste circo,tanzé local i, le fortificazioni appositamente coslruLtc e gli, ,all oggiamenti <le'presidi i in essi stanziati lro,•anrlosi a coperto dal fuoco del -n e mi co, l'assalitore 110 11 avrà tempo sufficiente ,per superarle prima che ;l'inverno lo astringa ad abbandonare l' impresa. (3) ,, Ma come credere (dice Turpin qe Cressè in una sua dissertazione), come "' credere alla realtà dc'buorii effetti di cosi lunghe trincee, per guarnire le

DELL'ALTA ITALIA

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In ullimo un terzo ordine di fortezze centrali sarebbe necessario onde servir lllilmente-cl'appoggio e provvedere nei_casi di guerra ai bisogni <.lelresercito raccolto nel piano, ma da cinque a sei di delle piazze basterebbero in tulla l'estensione perimetrale dèlle giogaie , e di quelle come delle altre indicberan~i le località maggiormente· acconcie alla loro costruzione. Dopo di avere così premunito il paese col valenlissimo sussidio <.lelle piazze forti, volendo anlivenil'c ogni sinistro, conver•rebbe in ultimo prescegl iere · diversi punti ne' piani sottostanti alle Alpi ed all'Appennino, onde all'evenienza di guerra raccozzare in essi le trn ppe mobilizzale, è ciò in siti da dove potessero faci lmente portarsi per strade diverse e colle tre armi riun ite alla volta dcli' invasore la dove mi11acciasse, cd ivi cou man ifesto vantaggio contrastargl i l'occupazione e lo sbocco delle valli , affincbè egli non possa in qualunque ipotesi discendere da tutta prima che a stento e colla sola fanteria nelle pianure occupate dall'esercit.o difensore. Riassumendo quindi le nostre idet~ raccozzeremo pochi afo;rismi che serv-irono di base al presente scritto. "quali, anca debnlmcnte, conviene staccare dal nerbo principale dell'esercito forl'e num ero di gcnle che lo sminu isca di tanto, senza dire che per ac. » correre alla 'difesa loro convencbbe far soventi marcie lunghe e p enose? " Rispond e il medesimo autore; "Che non si deve amp lifica·re coll' i mma• » gin azionc il numero d egl i uomin i necessari per d ifendere queste linee, ,, poichè se supponiamo le m ed esime costrulle analogamen te al bisogno » basteranno 600 fanti e 8 pezzi di cannone a l più per custodire C()mplessi" vamenle una lega cli frontiera "· Quindi i;itcucndo che nel nostro progetto In linea di frontiera clovrit essere spezzala e premuni ta, ovunque .convenga , con forti permanenti o campi trincerati corrispondenti all'importanza del sito, havvi motivo di pensare che adottando le precauzioni che vcri·a nno aa'ditatc p iù oltre, il sistema proposto dovrà corrispondere alle v iste che n e dettarono il concelto. » u.n


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! PROPUGNACOLI

Fortezze grandi e piccole. Le fortezze grandi o piccole debbono essere costruite sopra punti analoghi al sistema generale di <lifesa. Ogni piazza cbe non è necessari~ diviene tosto o tardi tiocevole al fine per cui fu costrutta. . . Abbisognano forte~ze sopra le basi cbe favoriscono l'olfensiva lungo il litorale. Ne fanno d'uopo pet· chiudere alcune strade, per coprire cer-te provincie, infine per dar appoggio con solidità a positure che hnporta di non mai abbandonal'e al nemico.

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DELL'ALTA ITALIA 15 Apronsi strade dirette e comode affine di recarsi con prestezza sia al soccorso delle piazze e de'campi, come alle estremità della linea difensiva; infine ovunque possono esse render facili le combinazionì diverse. Finalmente verso i punti a tergo dc' quali polrebbesi operare sui fianchi delle posizioni secondarie successivameu\'è abbandonate al nemico. Si costruiscono strade onde contribuire alla centralizzazione delle forze dello Stato, pel caso in cui, dopo di aver esaurili tulli i mezzi di difesa alla frontiera , è d'uopo ricorrere agli eventi delle battaglie nel paese pi~no.

Campi trincerati e trinceramenti·. Qualunque posizione da occupare in modo permanente , che non fu migliorala dapprima coi soccorsi dell'arte, riesce a detrimento della difesa ostinata del paese. Si coprono di campi trincerali muniti di bara-ccbe i luoghi ove, non costruendo piazze forti, le truppe debbono ferm arsi in ogni stagione. . I 11:inceramenti deboono essere eretti per supplire ·alle fortificazioni p~rmanenti , per collegarle , per compiere il sistema difensivo. ·

Strade. Si ~è riputato indispensabile di in'timamente coordinare il sistema delle · strade sia ordina1,ie che ferrate con quello delle disposizioni difensive ed offensive dello Stato. Le strade tutte che possono servire ai movimenti strategici del nemico, e che .tendono acl affiev_olire in caso di guerra I.a difesa del paese, non devono essere favoreggiate neppure in tempo di pace.

CAPITOLO SECONDO.

Osservazioni generali per ùtabilire la difesa dell'Italia superiore. Riandando i limiti dell'Alta lt~lia, essa avrebbe ad ostro il mare Mediterraneo dal borgo di Pietrasanta press_o la foce della Magra sino a quella del Varo; verso. ponente toccherebbe la Francia e la Savoia dal fiume ora detto del Varo sino . . al monte Bianco; verso settentrione colla Svizzera da questo monte sino alle sorgenti dell'Adige; verso notte e levante coll'Austria dalle sorgenti del fiume in ultimo accennato sin presso il borgo di . Novi sul golfo di Quarnero; quindi le coste del mare Adriatico \ i dal · borgo predetto sino alla foce del Po di Primaro; seguono ' qùindi alla volta di mezwgiorno gli Stati pontificii dalla fo ce del Po alle sorgenti del Reno e del Panaro ~ulla velia dell'Apennino; ed infine la Toscana da quest'ultimo punto sino al borgo 1 di Pielrasanta chiuderebbe i limiti del · nuovo Stato. I Si avrebbero pertanto 370 chilometri lungo le coste del Me- ' diterraneo, 380 lungo i limiti della Francia e della Savoia,


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DELL'ALTA lTALH

I PROPUGNACOLI

470 verso la-Svizzera, ~30 colla frontiera·austriaca, 540 !ungo le coste dell'Adriatico, 185 verso lo Stafo della Chiesa, ed 86 volle alla Toscana, così che in totale i limi tì' sarebbero di circa 2660 ohilomelri, pari a ·I 085 miglia di Piemonte. • In un paese cosi -favorevolmente delimitato, il quale in qua superlìcie di 1,i.O mila chilometri contiene una considerabile forza in uomini e risòrse di ogni maniera, come sì notò nel ra- . gionamenlo preliminare, si considera inoltre I~ zona degli.aspri e sterili monti che lo circuiscono, . pienamente sfavorevoli a! modo cli gue!-reggiare d'oggidì, che si vorrebbe alimentare gli eserciti senza ricorrere ai magazzini stabili, laoode se un corpo di truppe ,anche poco numeroso venisse alquanto trattenuto . nelle gole de' monti, vi perirebbe di fame, ove ben IO$\O non retror.edcsse, r.osa che a fronte di un_ difensore energico uon si opera mai senza perdite gravi. ,. Infine potendo disporre, qu~ndo le combinazioni politiche così l'esigessero, di un esercito raggui)rdevole per dirigerlo oltre le Alpi in sostegno di una fra le potenze c0nfinanti, non è da dubitare cbe si antivenisse o si terminasse prestamente la guel'l'a in favore di quella fra le medesime, i cui interessi fossero consentanei con quelli dell'Alta ·Italia. Per conseguire un c~sì impc•rtaute dsultamento col sistema di difesa eh-e metlG a profitto le difficoltà che presentano la cerchia dei monti e le coste marittime, codesto paese verrebbe munito, come si è detto, di tre ordiui di 'forti o piazze più o meno ampie, e .cli campi tr'incerati, mediante l'appoggio dei quali avrebbero gli eserciti il mezzo sicuro di riunirsi verso i luoghi minacciati, venir dalle medes.ime sollecitamente provveduti dell'occorrente e diretti con forze superiori nel momento opportuno a combattere _il nemico. Questo modo di . guerreggiare, favo reggialo dalle piazze forti, sarebbe pure profittevolissimo ad un esercito formato col sistema poco gr~voso allo Stato, dei soldati contingentali od altrimenti

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conosciutì sono il nome cli landwehr,- chiamati in tempo di pace solo cli qµando in quando . sotto le bandiei:e ; od , .ancbe colle guardie nazionali mobilizzate.

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CAPITOLO TERZO. iPorlezze da coslniirsi_onde proteggere il litorale htingo il Jfediterrnneo, _e qnezzi permanenti da impiegatsi onde far fi·onlc alle piazze di guerra che la Francia possiede nelle A!pi. Per opporsì vantaggiosamente contro le aggressioni dirette .alla volta dell'Alta Italia, ed a termine della parti.zione dei limiti sopì·accet~natà, devesi in primo luogo considerare il litorale de{ l\Iediterraneo, la cui disposizione difensiva pot.rebb_e essere la seguente. La catena dell'Apennino e delle Alpi marittime dividono ~ -siccome è noto, la conca del Po dalla costa del Mediterraneo 1 ,ta nga 3; 0 chilometri , compresa fra le foci della Magra e del Varo, e dhisa in riviera di levante e ji ponente, al 'cui centro / e nel vastissimo seno rientrante è _favorevolmente collocala la piazia forte lii Genova. La riviera di Levante non offre guarì dei luoghi vantaggiosi allo sbarcq di un esercito, nè strade propizie per valicare l'Apennino. La prima _via carreggiabile è quella della Spezia per Cesarano e le sorgenti della Secchia volg~nte alla cit.tà di Reggio; la seconda quella delfa Spezia per Pontremoli ed il colle della ' Cisa éhe tende alla cillà di Parma; · 1a tei·za infine quella di Varese, alta solo pei cavalli, che parte da Sestri, e per il monte Bra1.;co ed il colle di Cento Croci conduce pur anche a,Parma. Questa strada dovrebbesi rendere carreggiabile a fin di mettere

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A~NO IV. Yol. Ili. - 2.


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I PROPl!_GN.AC0LI

il golfo e la ciltà della. Spezia, ridotti a piazza forte ,. in comu"" nicazione diretta con Piacenza. La r.iyiera di ponente cbe offre varie rade opportunissime _allo sbarco, presenta eziandio quattro strade per le quali un 1 esercìt,) col suo millerialé può muovere verso il .Piemonte, e 1 sooo: quella pel colle d'Altare che pvrte da Savona, attraversa le due valli della Bormiùa e per Montezemolo conduce alla citta di Ceva sul Tanaro; ·quelle dei colli di S. Bernardo e dì Nè!va, le quali muovendo da Albenga e da Oneglìa conducono af borgo di Garessio in capo della valle dél Tana1'o, e· quindi per Ceva e Mondovì sulla Stura di Cuneo. La prima valle della Bormida cbe la suddetta strada di Savona attraversa , è quella delle Carcare che racchiude la via per Dego alla città d'Alessandria. Jnfioe la strada del colle di Tenda che muovendo dalla città di · Nizza guida alla volta del Piemonte passando alle sÒrgen li délla Roia. La piazza forte dì Genova che sta al centro delle due riviere, copre la principale comunicazione col Po, cioè quella pel colle -dei Giovi ad Alessandria e Valenza, cbe divien·e ora molto più agevole e pronla mercè della strada ferrala. Ad essa piazza di Genova si riuniscono pur ancbe le comunicazioni carreggiabili '_c:;µe converrebbe di arn-ire , con Piacenza e ~arma per le valli -. della Trebbia e ,del Taro, per non dire dell'attuale ferrovia, che le met.te in contatto immediato. Riepilogando le cose innanzi esposte, troviamo cbe alljl difesa del litorale ligure si dovrebbe avere verso la frontiera toscana, cioè all'estrema sinistra, una piazza di second'ordine collocata alla Spezia·, • con un piccolo forte sull'altura di Ceserano, dove si dividono le strade di Reggio e di Parma; all'estrema destra, cioè sulla Roia, il forte di Ventimiglia con un campo trinceralo; al centro poi si avrebbe la piazza d.i Genova, la q~iale dovrebbesi -rendere fortissima dal lato del mare, mediante l'aggiunta cli tulle le batterie che si richiedono per metterla in grado di

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19 respi ngere qualunque più formidabile assal imenlo ,anch-e da ·quella parte. Imperciocchè la sua posiziotl'e centrale, la breve distanza a cui trovasi dalle pianure rie! Po col\'Apennitw aperto, () dalla via ocdinaria e dalla via ferrata, le sue fortificazioni e -le sue ricchezze, fanno cli questa ciuà il punto piu importante del litorale per favorire un'aggressione nel cuore déll'Alla Italia. Il g,ilfo della Spezia munito d'operc fort ificatorie Sllrebbc -utilissimo e come piazza cli mare e di terra; come porto di mare esso può mettere in sicuro qualu nque 0otla anche la più numerosa ed i relativi più importanti stabilimenti; verso terra essa protegge da vicino le anziùette strade cli Reggio e Parma, e trovasi alla breve distanza di :25 chilometri dalla posizione del flracco, dove si diparte dalla .strada primaria del litorale, quella 1 che per Varesè conduce a Parma. Pertanto un moviipento offensivo intrapreso dal nero i_co in questa riviera di levante per portarsi nelle pianure del Po, presenterebbe maggiori difficoltà elle in quella di ponente, Lungo la strada per Varese sarebbe [acile il respingere l'assalitore, mediante l'occupazione ·del monte Bracco, monte che importerebbe munire di ben intesi ridotti. Le altre due strade sono affa-tto coperte dal forte di Ceserano e dalla Spezia, dove lo ~barco dovrebbesi effettuare qtiasi sollo il cannone della piazza, menlre nel golfo si avrebbe la nostra squ~dra a vapore pronta ad approfiitare di ogni menoma circostanza favorevole per uscire celcremr.nte ed allontanare o distruggere le navi nem iche che debbono fornire le moltiplici provvigioni alle truppe sbarcate. Oltre alle difficoltà ché incontrerebbe un aggressore a stabi lirsi \ convenientemente in un luogo della costa fra la Spezia e Génova, cioè a Sestri o Chic1vari, vi si aggiunge di poi una marcia di \ 1 00 chilometri per valicare l'Apeoi1ino tra difficili monti per giungere nelle pianure di Parma, di!Ilcoltà questa rilevantissima ' 11er le mosse di un numeroso eserci lo, a meno che si potesse portarlo celeremènte colla fe rrovia. · DELL'.ILTA ITALIA


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I PROPUGN.ACOL!

Qualora il nemico volesse operare una diversione medianfe uno sbarco in Toscana, si d_irà in appresso le disposizioni da addottar$i per opporvisi vantaggiosamente. In fine per assicurare colla· maggiore efficacia la dife~a dell'alto Po dagli assalimenti cbe gli possono provenire dal Mediterraneo, dovrebbesi ino!tre delle fortificazioni già indicale erigerne ancora alcune altre, cioè: una piazza di _second'ordine alle Carcare in capo alla valle della Bormida, dove si dividono le strade per Alessandria e per Ceva; un ' posto forlitìcato presso , Garessio all'unione delle strade di Oneglia e di Albenga, ed ;un forte all'Abbadia di S. Dal mazzo -verso le sorgenti della Roia ne\,. l'alto contado cli Nizza. Il forte di Ventinriglia ampliato èorne si conviene di opere e di magazzini , si dovrebbe legare con un campo trincerato da formarsi sul monte dello il Gran Mondo, clrn si presta vantaggiosamente a tale oggetto, e che appoggierebbe con efficacia le operazioni offensive e difensive sia ~erso la strada di Tenda, sia lungo il litorale.. La piazza c!elle Carcare non sar~bbe distante che di 20 chilometri dal fianco dell'aggressore che volesse seguire la valle del Tanaro per innoltrarsi in Piemonte, di 8 da Milksimo, e di 16 ·da Savona, a breve distanza della quale città trovasi la comoda rada di Vado che importa di sorvegliare. Il forte di Ventimiglia col suo campo trincerato sarebbe di un potente ostacolo al nemico ,- _perchè togliendo -ad esso il mezzo di seguire la strada della Cornice, lo costringerebbe ad operare solamente con uno sbarco. Opèrazio_ne questa, quantunque resa ora s~editiva con battelli a vapore , è però sempre diffici\issi ma volendo trasportare un numeroso esercito, e pericolosa nella riviera di ponente, dove non esiste fra Genova e Ventimiglia un porto da mettere al sicuro- la flotta che deve proteggere qualunque ragguardevole operazione dì lat fatta. Da una simile disposizione difensiva ne risulta che avendo

21 ~rna forza alquanto r.umerosa, nel campo di Ventimiglia da un lato, .Genova colla sua guarnigione e marina dall'altro, e la ' piazza delle Carcare a cavallo dell'Apennioo, il ncmiCQpotrebbe / in.)en rare circostanze sbarcare un numero ~li truppe bastantemente forte da potersi stabilire sul litorale, premunirsi contro ,Geno,va e Ventimiglia, stringere' d'assedio le Carcare e progredire nel Piemonte, dove cadrebbe da una parte sulla piazza .che si propone d' innalzare nei pH11ii di Centallo, e dall'altra sopra quella d'Alessandria, ed in siITatta ipotesi la guan1igio1B di -Genova potrebbe pure all'uopo concorrere colle truppe d'Ales- _· '--, -sandria per respingere l'aggressore che fosse penetrato oltre :\'Apennino seguendo la valle della Dorm.ida. Si riten·ga inoltre .che mediante la strada ferrata .che accelei·a -notevolissimamente :i trasporti fra -le due piazze ,di ,Genova e d'Alessandria, i soccorsi accennati impiegberehbero un tempo molto mioore di ,quello che il nemico dovr~bbe im_piegare per compire la mossa ·-intra presa. DELt' ALTA ITA LIA

:Frontiera délla Francia. Volgendo ora le osserva1.ioni sulla frorrtiera francese che con la 380 chilometri circa, ed abbraccia la maggior parte delle valli .che dalle Alpi ma1'illime, Cozie e Graie convergono sopra Torino, aperte Ja numerosi passaggi compresi fra la via primaria che passa il 'Varo presso la sua foce e quella del ·Piccolo S. Bernardo, cli cui pri!1cipali sono i colli della Maddatena, ciel Monle Ginevro e del Monte Cenisio. La disposizione pertanto dei forti, delle piazze e dei campi trincerati per la difesa di questa pa1•te di paese potrebbe essere 'la seguente: Un' primo forte sarebbe quello già costrut~osi a Vinadio nella valle della Stura.


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l PROI' UGN.ACOLI

DELL'AL'l,' A ITALIA

Un secondo sarebbe opportmiamente innalzato . sul colle ùeU 1 Mulo prossimamente. ed a sussidio dell'ora del.lo. Un terzo dovrebbesi edificare a Castel Delfino nella valle di Vraita. _Presso lo sbocco delle anzidette valli ~ dì quelle della Vermenagna e del Gesso, della Grana e de:lla Maira si ele_verebbe nel le pianure di Centallo u·na piazza di 2° ordine, sotto la orotrzione della quale si riunirebbero le forze necessarie per assalire ad ogni evenlo le .colonne del nemico che fossero per isboccare "dallo valli sovra_ indicate, dalle quali Centallo non è distante che di ,12 a i 5 chilometri. Essa piazza fiancheggierebbe pur ancì1e la valle ùel Tanaro, mentre appoggia favorevolmente la vantaggiosa. posizione _della St_ura compresa fra la Madonna dell'Olmo vicinissima a Cuneo e la eiltà di Bra, cioè fra il piede delle Alpi Ìnarittime o dei colli dell'Astigiana. . Qnesta piazza di Centallo, avvalorata col mezzo di un vasto campo , trincerato, potrebbe fermaPe' un potente invasore che penetrasse sulla Stura; tanto dal lato del Delfinato, quanto da quello Jella Provenza e del contado di Nizza, come ezianclio dalla riviera df ponente, e dare così il mezzo di riunire forze compe.ten ti per rintuzzarlo. In capo alla valle di Luserna ciovrnbbtlsi elevare un forte nella ,. gola delta Malpertusio. La prossimità delle valli di Lnserna e di S. l\'iarlino ai grandi deposi ti francesi di Bri,anzone e l\iont IJaupllin, la brevità cli esse valli per isboccare net piano non lungi da Torino , consigliano , di erigere il forte, che la deve custodire, d~ una capacità e mezz·i cli resistenza proporzionati ali' importanza del luogo. • li foi,1e di FeneslÌ'ellf;l è sullìciènte per chiuderé la via della valle del Cbisone, con cli e però si perfezionino in esso gli alloggiamenti ed i magazzini. , La valle -<lella Dora Susina oltre ad avere già il fortino di Ex.illes cb-e copro la via cli Bl'iaozonc, verrebbe,ancora mun ita

d i un'opera da erigersi presso la Grau Croce del Monte Cenisio, · dove trovasi riunita alla strada maestra quella che valièa il Piccolo Monle Cenisio. La valle d'Aosta infine avrebbe il forte di Ilard, che dovrcbbesi rinforzare da lij,n'opera p1!rmaneole sul piano d'Arbard per. (love valicò gran parte dell'esercito francese nel ,1 800. In terza linea, come cen.tro dei forti suddetti, si formerebbe di Torino una piazza di prim'ordine, con Ull vast.2 campo trillC(:'ralo, circondalo da una Cùrona di piccoli forti, ad esempio di Parigi e di Lione, e capace perciò di fermare un potente ne.mico alle falde ed alle porle principali delle Alpi veì·so la Francia ('I), · L'esercito che deve tener la campagna si riunirebbe nelle pianure fra Savigli aoo e Carmagnola, dov~ sarebbe assai vicino per rivolgersi prontamente ad assalire il ne1~ico allo -sbocco delle valli summenzionate da un lato mediante l'appoggio di Centallo, .e dall'altro mediante quello di Torino, Con siO'alla -disposizione difensiva appare chiaramente quali grandi difficol tà il nemico dovrebbe superare per inoltrarsi per ,codesta frontiera dell'Alla llal1a. L'essere costretto d' intraprendere una campagna in stagione gia avanzala, con l'assedio di un forte situalo entro una gola diflicile, per cadere quindi sop1;a una piazza di ;4° ord ine, ma però assai ragguarMvole, che deve assed iare od almeno osservare con.venientementc, affine di mettere al sicuro la sua linea di comunicazione coi deposii.i oltre !'Alpi, .per trovarsi quindi a fronte dell'impon<~nte piazza di Torino, che richiederebbe mez.zi grandiosi per intrapreBùernc l'assed io. Le surriferite difficoltà aggi.unte alle operazioni dell'esercito iuobile, forn ito di abbondante artiglieria e di numerosa c.avalleria, (1) Nell'anno 181,8, allorchè temevasi l'entrata ùcgli Austriaci in Torino, si erano date le opportune disposizioni per la sua difesa su tre lince, oltre ai varii ridotti e trinceramenti da costruirsi sulle ad ir,ccn ti coll ine. Ci riscr'Ìliarno in un prossimo numero di rp1esto pcrio,:lico il parhlrne più circost:u), .zio.tmncnlc,


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I PROPUGNACOLI

sarebbero l0i ùa far presumere quasi i,mpossi_bile nuove invasioni dei Francesi da questa parte dell'Italia superiore. Ora che si sono annoverati i mezzi permanenti di difesa che si propoogono verso la Francia, non sarà inopportuno di notare quelli cbe la Francia possiede di fotto lu-ogo la mede~ima front i,cra. . La piazza marittima dì Ailtibo aH'estrema destra, che gli vale di base per le operazioni offensive dirette verso il contado di; Nizza ed il lit.ora!~ del Mecìiterraneo. l forti di Entrnvaux e di Colmai:s parimenti verso il contado di Nizza. li fo rte di Glaisol!es, di recente eostruzìone, che copre H eampo trinceralo cli Tournoux sulla comunicazione per il colle· della Maddalena e la valle della St.ura di Cuiieo. Il fo rte cli Queiri~S alla separazione delle strade ctie condu<co,no nelle valli di V:raita, di ,LuHerna ed( S. Martino~ Le piane cli Mont-Daupbin e l'fmponente cli Itrianzone al centro, viQinissime alla frontiera de'regii St.ati, le quali gli servòno cli base per gli assalimenH diretti sull'alto P'o e sopra Torino. ,La piazza di Grenoble, a sinistra, cbe appoggia le operazion1 alla volta del ]\fonte Cenfsio e del Piccolo S. Bemardo. Il- forte di Barraux sulla strada maestra di Grenoble, presso lo shocco delle vallidi Morienna e cli Tarantasia. Il forte di Pierre-Chàtel a destra del Rodano, presso il ponte· di Yenne e la strada per Cbambéry; ed in fine il forte dell'Ecluse pure a destra del Rodano sulla strada maestra di Gincira e presso il conlìne di questo cantone elvetico. Riassumendo si trova, che la Fi'ancia può disporre lungo questa · frontiera non meno di sette forti piìt o meno importanti e di quattro piazze con vasi i deposi ti, le quali _sono appoggiate a conveniente distanza dai formidabili propugnacoli cli T~lone € di Lione. f

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L'antica· linea di difesa del maresciallo di Berwick verso la frontiera d'Italia trovavasi appoggiata a destra al campo \rin-cerato di Tournoux, ·al centro, alla piazza forte di Drianzone, ed a sinistra al forte cli Barraux. ....

CAPITOLO QUARTO. Considerazioni e modo di difesa 1·elalivi alla f,·onliern neutrale della Svizzera.

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Questa frontiera che conta ,i,70 chilometri (190 miglia) di sviluppo, tiene la parte limitala fra la valle d'Aosta e quella ciel Ticino più particolarmente soggetta a divenire il bersaglio dei ~ Francesi, mentre il rimanente sino atle sorgenti dell'Adige lo,_ sarebbe dal lato dei Tedeschi. La prima parie olTre parecchi varchi, tra i quali il già in dicato del Gran S. Bernardo, e le due grandi strade del Sempione e del S. Gottardo provenienti l'un·a dal Vallese e l'altra da Lucerna; la seconda pal'le lo è da quelle pure eccellenti del S. Ber1fardino e dello Spltigen, non cbe delle minori, ma però carreggiabili dei colli di :Maloggia e di Buffa!ora, provenienti le due pri,me dalle sorgenti del Reno Superiore, e le seconde dal capo tiella valle cleU'Inn. Potrebbe pertanto avvenire il' caso, cbe per ischivare le Alpi rivolte alla frontiera della Francia, e le imponenti difese notatene! capitolo precedente contro la medesima, che un'aggressioiie venisse diretta sopra la doviziosa ·Milano nel cuore della Lombardia, col violare la nentralità ciel territorio svizzero, e facendo; seguire all'esercito la strada del Sempione o quella del S. Gottardo, od entrambe le delle comunicazioni ad un tempo. 1 Tedeschi alla lor volta stabiliti sul campo - ll:inceralo di \

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26 I PROPUGNACOLI Feldkirch, potrebbero infrangere la predetta neutralità per il cantone dei Grigioni, e minacciare egualmente Milano, onde opera1'e una diversione in favore di u11 assalirnenlo diretto dalle Alpi Giulie e Carniche. , Al iìne pertanto 'di pimnunir·c il centro c!elle pianure del Po con!ro siffatte possibili irruzioni dei potenti v·icini, converrebb,e innalzare verso di essa frontiera le opère seguenti di fortificazione. In prima linea dovrebbesi eì'igere un forte presso il ponte di Crevola sulla strada del Sempione; un altro forte sarebbe elevato a Chiavenna, ossia all'unione delle strade dello SplUgen · e cli Maloggia, e coprirebbe ad un tempo la strada trasversale della Valtellina fra l'Adda e l'Adige pel colle dello .Stelvio. In seconda linea si dovr~bbe avere uùa piazza di secondn ordin-e a Bellinzona, ove si riuniscono le grant.li strade del San Gottardo e del S. Bernardino, e la comunicazione laterale eol forle di Crevola per Santa Maria Maggiore, cd infine una piazza di secondo ordine, col!' ampliare le recenti fortificazioni di Lecco pre·sso il termine della valle dell'Adda, e là dove si diramano due strr.de, che passata la della riviera sul ponte al l'estreDJità_del '1ago, conducono sopra Milano e y.erso i.I Ticino, ed una terza che sègue la sinistra dell'Adda, volgendone così le sue difese. . Rimpetto a questa medesima frontiera si avrebbero fo terza linea sulla destra del Po ('I) lo piazze di Alessandria e di Piacenza, le quali meni.re concorrercbbe.ro alla sicurezza, sia come deposi Li di munizioni presso l'esercito che tiene la campagna, sia per far concorrere in parte le loro guarnigioni, potrebbero di~ veilire, come si dirà a suo tempo, coll'aggiunta di campi !rin-

(1) Allorquando il cav. Annibale Di Saluzzo scrive.va queste Mèmorie , la rpiazzu cli Casale non era ancora fortilìeala. Ci riserbiamo a parlare tlclla sua importanza nltua lo in ;litro Jrnmcro.

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cerali è la concentrazione di ingenti forze, ostacoli riguardevoli / al progredire di un assalitore che avesse sopravanzate. le difese J dell'alto Po. Oiffatti Alessandria non è distante, seguendo la via fin qui praticata, che cli tre piccole marci e da Ai·ona (1 ), dove l'assalitore deve usci re nel piano con una sola colonna ristretta fra il lago :Maggiore ed i monti d_el Mollerona, e ciò dopo d'aver eITetluato la lunga marcia del Val lese, superato il forte di Crevola, e la,sciato uu corpo di truppe in osservazione di Bellinzona. (Ora la strada. ferrata cbe unisce Alessandria con Arnua raccorcia sommamente il tempo onde percorrere la sud-detta d(stapza), Tre piccole marcie dividono pure la piazza di Piacenza dallo sbocco dell'Adda nelle pianure di Vaprio, dove ~assalitore deve giungere, dopo d'aver sormontato il forte di Chiavenna e la pinzza di Lecco appoggiata al lago ed ai monti, (L'attuale strada ferrata favorevolmente unisce cote8ta piazza con Milano ed il 'lago dì Corno). L'esercito elle in questo caso sarebbe stanzialo nei dintorni di Milano, non avrebbe al pit1 che 30 cbilometri (12 miglia) da percorrere per riunirsi ad incontrare l'assali!ore tanto sulle sponde del Ticino, quanto ~n quelle ·dell'Adda, ovvero dal lato di Varese e cli Como, dove l'assalitore proveniente dal S. Gottardo o dal S. Bcrnarclin·o dovrebbe sboccare, dopo _di aver superato l'ora detta piazza di Bellinzona. Le strade ferrate che oggidl congiu ngonò Venezia, · Verona-, I. \. Mantova a Milano, e quelle · che uni~cono Alessaudria con Piacenza, Parma, Modena e Dologna, e fra non molto uniranno pure ,Piacenza, Milano e Como, coucorre.ranno con sommo vantaggio a metterle più celei·ernente in co11lalto col centro del paese, per rintuzzare un aggressore, il quale, messi in non cale· (!) Non esisteva allora la via fcnaLa fra. Alessandria cd Arona colle var illo ,sue .diramar. ioni.


I PROPUGNACOLT 28 , i surriferiti potenti mezzi da opporvisi, ne in Ira prendesse il tentativo. Qualora poi si tenga negl'interessi dell'Alta l\alia (jJer non infrangere la neulralità) la Confederazione Elvetica, od almeno i canton i cattolici, che precisamente_toccano alla f1:09ticra, ed ai quali dalla pia~za di Bellinzona si pott:ebbe somministrarè le' munizioni ed ì viveri mancanti peti la difesa delle forli8sime posizioni del Vallese, della Reuss e dell'Alto _Reno, sarebbe allora impossibile a 9ualunque aggressore di aprirsi per quella direzione il passo della Lombardia. _ Le piazz~ forti che h Svizzera possiede a non meno di cento chilometri di lontananza dalla fronliera d'Italia, sono n·el loro -stato atluale capaci di pochissima o niuna resistenza, e queste -sono la cillà di Ginevra all'..uscita del lago di Lemano; quelle -<li Sollelta e di Aarbourg sull'Aare; Zurigo sulla Limmal all'u- . -scita del lago, ed infine Da.sii.ca che sommi.nistra una testa di ponte sul R~no.

CAPITOLO QUINTO.

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f.Osserva~ioni relative m· confini dell'A11stria ed ai htogki i'.n etti si -debbono stabilire pel' parte cle.ll 'A/ta Italia ostacali di oppi1_gnazione.. /

La frontiera verso l'Austria, formata ·dai gioghi delle Alpi Retiche, Carniche e Giulie, dove appoggiano colla lor cima •le -valli che convergono alla volta dell'Ad riatico, quantnnque , ,essa contenga uno sviluppo di ·5 30 cbilometri (225 miglia) ,e trovisi aperta da numerosi ed agevo~i varchi, tuttavia la

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DELL'ALTA ITALIA

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.meaesima ·non presenterebbe gravi difficoltà per contrastaì·ne , il passo. lmpercioccbè il primo tratto di 240 chilometri aperto -d.a tre vie maestre ctì'e sboccano nel lungo stretto della valle cieli' Adige è di facile difesa. li se.condo tratto di brevissttna estensione è aperto da due strade che si riuniscono nella valle I della Piave in un solo angusto cammino che conduce a Del- ', 1 luno. 11 rimanente- della frontiera, lunga 360 chilometri, qti'an- \ , Junque aperta da molli e dai migliori passaggi, si riuniscono .però tutti nella breve pianura di Codroi~o, lim1lata fra il rùare ed il piede delle Alpi Giulie. Il primo tratto ora riferito, compreso fra le sorgenti dell'Adige è quello della Rienz, attraversato dalle sl!·c1de primarie· che valicano i colli di Ileschen, del Brenner e di Toblacb, provenienti le due prime dalla valle dell'Inn, e l'altra da quella della Drava, melto110 tulle nell' interno del Tirolo per riunirsi a Bolzano in una sola via cbe se·gue il lungo stretto di 121) chilometi-i della valle dell'Adige, entro il quale è facile lo stabilire valiùi mezzi <li difesà. Il tratto che ·segue è aperto da due st-rade cbe si dipartono presso il colle di Toblach dalla via maestra di Lienz ' e quindi p-er i varchi di Collrredo e di Kreutberg entrnno nella valle della Piave per riunirsi poco stante in una sola che segue una ristretta gola sin presso a Belluno, dove sarebbe d'uopo costrurre ostacoli di permànen Le cl ifesa. In ultimo le Alpi Giulie, siccome le più depresse e le più meridionali, contengono le valli di minor estensione, il maggior numero di varchi ed i più faci li non solo in questa parte di frontiera, ma di tutto il sistema delle montagne cbe cingono la gran conca del Po. Da cotesti varchi passano -le vie maestre di Saifoitz o della Pontebba, tli Predi\, di Prewald, di S. Peter e di Loque; come altresi le stracle rilinori d'Idria inferiore e superiore, e quella di Loitsch; La prima conduce da Klagenfurl sulla Drava, nella valle del

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DELI! ALTA ITALIA.

I , PROPUGN'ACOLT

/Tagliamento, per isboccare nelle pianure a 17 cl.tilometri (7 miglia) da Codroipo. La seconda parimenti da Klagenfurt f s'indirizza nella valle dell'Isonzo _per uscire nelle pianure a Ci/ vidale, distante 34 chilometri ('14 miglia) da Codroipo. La terza mena da Liibach nella valle della Sava, a Gradisca sull'Isònzo 1 <la Ùn lato, e dall'altro a Trieste. Il borgo di Gradisca, dove si apre la pianura all'imboccatura· della valle dell'Isonzo, trovasi alla breve distanza di 15 chilomet1·i (6 miglia) dalla fortezza di Palmanova, e. questa di :24 chilometri (1 O miglia) da Codroipo. La quarta mette ancora da Laibach a Trieste e Fiume; le due ultime aprono adito facile tra liJ valle della Kulpa e ia città e rada di Fiume. Le tre vie minori ·offrono pur anche comunica~ zioni fra Laibach e Gorizia per la valle del Wij)pacb. Devesi notare che un ·esercito nemico posto nei dintorni di Klagenfurt pnò minacciare ad un tempo tutla la frontiera delle Alpi Giulie e Carniche, mediante le buonè sti·ade che uniscono , questa citlà con Laibach e Lio1i.z, circostanza importante da valutarsi nello slabilire la difesa di codesto tratto del confine. La sicurezza pertanto della prima parte di •riuella, os3ia del Tirolo italiano, verrebbe a'ppoggi;ita a tre forti cli prima linea, dei quali uno dovrebbesi elevare a Mais in capo _alla valle dell'Adige, là dove si riuniscono le strade di Rcscben e di DolTalorn, coprendo nel tempo stesso la straçla della Valtellina pel colle dello Stelvio. Il- forte di A'iC'lta, di recente coslrnzione, collocato nel sito dove si congiungono le strade d,el Ilrenner e; di Toblach, mentre copre la strada per Iunsbrnck, presenta un secondo ostacolo da superare su quella di Lienz. Il terzo da elevarsi sul colle di Toblach coprirebbé la strada di Lienz e quella principale che conduce nella valle de.Ila Piave, A Bolzano, centro di riunione delle anzidette comunicazioni coll'Inn e colla Drava, ùovrebbesi formare una piazza di second'ordine alquanto vasta, · la quale non solo appoggierebbe i movimenti di guerra e fermerebbe potcntcmenLe lo

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aggressore in capo dell'Adige, ma servirebbe all'uopo ùi base di operazione per le mosse offensivè di un eserc,ito direlt(I o sulla linea di comunicazione con Feldkiréh, o verso l'alto Danubjo per la linea del Lecb, o per la valle dell'lnn verso - Braunau. Lo sbocco infine della valle dell'Adige trovasi potentemente I protetto dalla piazza di Verona e da quella di Mantuva, distante soli 30 chilometri (13 miglia) dalla preced,ente. Egli è d'uopo osservare, che la piazza di Yerona col forte, di Legnago appoggiano favorevolmente nella pianura la linea del- , -l'Adige, come la città di Mantova col forte cli Peschiera appoggiano la linea del .Mincio, per modo che lo .spazio rinchiuso fra le meùésime ed il Po, formerebbe posizioni difensive dillìcilissime da sup·erare, ed al cui sostegno possono anche concorrere le g.uarnigioni di Ferrara e di_Moden_a, avendo esse il passaggio del fiume -assicurnto dalla testa di poÌlte d'Ostiglia, che vi sbocca ·. al centro delle due linee. La vall~ della Piave, che potrebbe servìre ad un assalitore ( per evitare le difese del Tirolo, e prendei-e a rovescio tutte quelle del Fì·iuli, converrebbe muriirla, oltre al forte di Toblach, di un altro f9rtino verso il capo della valle per difendere la / stnida del colle di Kreutzberg, e coprire la comunicazione in - , terna fra la Piave ed il Tagliamento; finalmente formare a Belluno unà piazza di secondo ordine alla separazione delle strade di Conegl iano e di Fellre. L'ultimo traùo della frontiera avrebbe in prima linea un forte sul colle di Saifnitz, ossia suila strada priucipale della Pontebba; un secondo, che già- esiste, alla chiusa di Prelb, sulla strada dell'Isonzo; ed un terzo verrebbe costruito ad Idi-i a superiore, dove ·si riuniscono due strade, e per dùve passa la via ferrata, cbe da Laibacb e per la valle cieli' Isonzo rivolgesi a Trieste. In seconda linea si cos!rurrebbero le piazze seguenti: Una a Venzone presso lo sbocco del Tagliamento nelle pia-

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PROPUGNACOLI.

nure dove si riuniscono sia la strada maestra della Pontebba, I / come quella minore del colle di Monte-Croce, non ,che la co_municazione colla valle dellà Piave. Un'altra piazza si eleverebbe a Fi_ume sia per difendere questa cillà e l'Istria dalle incursioni dirette dalla ,•alle ungherese della , I{ulpa, sia per assicurare il possesso di quella rada importante · e necessaria nel foudo del burrascoso. golfo di Quarnero. · Per ultimo la chiave di tutte queste for_tezze dovrebbe es~ere una piazza di primo ordine a Codroipo présso il pontè della Delizia sul Tagli amen lo, luogo in cui si conc~1trano, come si è notato tulle le strade che intersecano quest'ultima ed estesissima ~arte' della frontiera. A qbesta piazza si dovrebbe inolfre appoggiare un campo trincerato, per riuni re le forze occorrnnti a fermare un potente invasorè in questo éstremo confine delle pianure dell'Alta Italia, pianure però assai ristrette, e favorevolmente fianclleggiale dal mare e dai monti. La piazza di Codroipo servirebbe pure cli base per gli àpprov,_ . ) vigionamenti di un esercito chff si dirigesse per Leoben oltre la giogaia, col volge1:e le Alpi Noricl.ie, o per Radstaclt verso l'lnn inferiore, onde favoreggiare le operazioni di un allealo che movcsse dal Reno o dalla Vistola a quella volta. Se gli ostacoli che si presenltìrebb,ero a\l'invasorP, da--una siffatt.a disposizione, vengono appoggiati dall'esercito cbe tiene la campagna, stanziato verso Treviso fra la Piave e la Brenta, sarebbe impossibile all'aggresi'ore di non essere prevenuto in, tempo all'uscita delle valli, ed assalito con forze superiori , mentre dalle rive della Piave per riunire maggiori forze a Codroipo non vi sono che 50 chilometri (20 miglia) da percorrere; l'importante vaile della Piave che apre il centro fra il Tirolo ed il Friuli, avrebbe l'esercito stesso collocato presso il suo -sbocco, e cosl da potersi raccozzare in poche ore, in(ine si fiancheggierebbe il éentro dell'Adige vèrso Trento, per la comuJ1icazione di Va\-Sugana, alla breve dislunza di 60. chilometri

D'ELL' ALTA ITALIA

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{25 miglia). La piazza di Venezia che troverebbes! vicinissima all'esercito vi somministrerebbe l'occorrente di c-ui potesse di-

fettare. L'Austria non possiede verso la frontiera d'Italia alt ri mezzi permanenti di difesa che due campi trincerati, cioè quello di Feldkirch sul Reno Superiore presso il confine della Svizzera, il quale richiede un numeroso corpo di 1ruppe a .Jìn di giovarsene profittevolmento, c0me nella guerra del 1799 contro i Prancesi. . g qlle\lo di Lintz sul Danubio, recentemente costrutto con opere separale, che protegge vantaggiosa men le Vienna contro gli ass(llimenti che gli pqssono provenire da! Reno per la Baviera, e-dall'Italia per la valle dell'lnn.

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CAPITOLO SESTO.

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Difesa delle l'Oste aclriatiche insieme alle frontiere pontificia e toscana. te coste dell'Adriatico coutemplate nel presente scritto eh<! '{)Ontano 540 chilometri (220 miglia) di sv_iluppo sono formate ,dalla penisola montuosa de\l' Istria a levante e dai lidi paludosi ,del Vene?,iano a ponente. La prima occupa oltre la metà della -riferita estensione ed i secondi il rimanente. Il promontorio <lell'lstria, presso l'itiiportante porlo di Pola, si spinge vantaggiosamente in mare a ·1'.20 cllilometri dal golfo di Monfalcone presso Trieste (dello Sacca di Panzano); e Pola non è lontana che •1 00 chilometri ( 4U miglia) dalle bocche del Po, distanza che cost-ituisce l'imboccatura ckl golfo di Venezia. , ,," Un Jitt~rale così formato non è punto favorevole ad un as,salimento, percuè montuosa ,e povera la prima, parte, e coperta • .A.lOIO IV, Voi. m, - 3,

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1 PROPUGNACOLI

di estese paludi la seconda; paludi che gli servono di un pi•imo 1 fa\luardo dalle foci dell'Isonzo sino a quelle del Po di Primaro. \ Ben altrimenti però succede pel confinante littorale. pontificio, il quale presenta fra Rimini ed il Po di Prirnaro una costa ' favorevolissima alle intraprese di mare, come in appresso si dirà. Per meglio guarenlire il sucldello lillorale dell'Adriatico da ogni assalimento, dovrebbesi quello munire di !re piazze di second'or<line, cioè una a Fiume nell'estremo rientrante del t • golfo di Quarncro; una a Pola verso la punta più saliente dell'Istria ; ed una finalmente a Venez-ia nel Cll!ltro delle paludi. Queste piazze disposte per la difesa generale, non devono far . tra·sandaÌ'e su certi punii di {naggiore .imporL~nza delle ballet·ie di costa per ritardarne uno sbarco, punti questi già stati deter-mina-ti e muniti al tempo dell'Impero di Napoleon'e. Il vasto porlo di Pola dovrebbe e~sere forte abbastanza da reggere convenientemente agli assalLi di mare e di terra; esso può raccbiude're al sicuro una squadra numerosa raccolta su questa sponda dell'Adriatico, e concorrere con quella di Venezia a padroneggiare il mare. La città di Venezia ricbiede pure che sia. resa inespugnabile tanto dal lato di mare che· di terra. Supposto ora che uno sbarco venisse operato sulle coste del~ l'Istria, l'assalitore si lascierebhe alle spalle le guarnigioni <li Fiume e di Pola, per incontrare quindi di fronte Palmanova e \ Codroipo, piane queste, che coi mezzi di vigilanza stabiliti lungo . ' { il liltorale, si avrà avuto il tempo di rinforzare coHveniente,.. ., ' mente ·di trnppe, per opporsi con vantaggio all'esercito sbarcalo diminuito delle forze che avrà dovuto lasciare in osservazione (]elle piazze mentovate; mentre le squadre a vapore stanziale nei porli di Pola e di Vene~ia farebbero ogni sforzo per opporsi allo sbarco ed allontanare o distruggere la flottà che lo protegge. H litlorale pontificio, siccome già venne notato, presenta fra Rimini e Ravenna un lido per og·ni dove favorevole allo sbarco,

nEu:ALTA ITALÙ.

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e dove comi neia la pianura che si es\ende per Bologna alla volta di Modena,' pianura queRta rinchiusa fra il Po di })rirnaro_ e l'Apennino che conta 30 chilometri (12 miglia) di larghezza. Questa frontiera dello Stato Pontificio, unitamente a quella (]ella Toscana <.:he si estendono da un mare all'altro e che bunno 271 chilometri (11 O miglia) d'estensione, dovrebbero essere ' munite dei mezzi permanenti di difesa come in appresso. 1 ° Di una piazza <li secondo ordine a Ferrara col riordinarne le fortificazioni; ivi fanno capo le principali strade di Ha- . , venna e di Bologna, cd assicurerebbe il passaggio del Po, sulle comunicazioni di Venezia, di Verona e di Mantova. 2° Della città di Modena poco distante dalla frontiera pro~ , posta e dal piede dei monti, dove si riuniscono le strade maestre di Rimini e di Firenze per Bologna, come pure quella proven iente da Pisa e Lucca, si dovrebbe formarne una piazza di primo ord ine, ed appoggiarvi un campo trincerato per riunirvi I le forze occorrenti a fe rmare presso i lin:iiti dello Stato un ag( gressore che avesse pre,so piede o negli Stati Pontifici od in ~ Toscana, all'oggetto probabile di dividere le forze dell'Alta Italia per favorire un assalimènto snll'allo Po. La piazza di Modena troverebbesi ad un tempo alla breve distanza di 20 cbilomelri (8 •miglia) da Reggio, e così da potrr prontamente riunire le fo1:rn e cadere sulle truppe assalitrici, cbe seguissero la strada di Sarzana, strada però pro~etta davi cino dalla piazza della Spezia, e coperta dal forte di -~~ Cesarnno. · 3°.J.ln forte con testa di ponte ad Ostiglia sul Po, procu.rerebblil vantaggio di assicurare ad ogni occorrenza la comuoicazione più breve fra Verona e Mantova con la piazza di Modenà, ed appoggerebbe favorevolmente la sinistra della posizione compresa fra il Po, il forte della Mirandola e Modena. 4° [n fine un forte alla Pieve di Péllago~ dove si congiuugono, presso la vetta dell'Apennino, le strade maestre di Lucca


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DELL'ALTA lTALJA

PROI'UG!\ACOLI

e di Pistoia, e elle riunite in una sola via, scende quipdi 1monti per far capo a Modena. L'aggre~sore, per conseguir più sicuramente il suo scopo, potrebbe sorprendere Ancona, pe1· avere un rifugio sicuro alle sue navi ed alle sue muni7;ioni, e di là operare lo sbarco verso Cervia o Ravenna, p_er muovere alla volta di Modena; egli dovrebbe nondimeno far osservare la guarnigione 'di Ferrara cbe· l?5cierebbe a fianco. Nel Mediterraneo il nemico potrebbe srabilirsi a Pi,a e Livorno presso la foce dell'Arno, e di là operare verso Mo-., dena, ove troverebbe un primo ostacolo nel forle della Pieve· di Pellago, e costretto-quindi di muovere verso la detta piazza _di Modena su di una sola colonna, può essere facilmente assalito da forze superiori e disperso al piede dell'Apennino. Col mezzo delle strade ferrate si accelera potentemen te la riunione delle forze su tutli i punti più importanti del paese· prossimamente minacciato. Non devesi tacer.e elle, conosciute 111 tempo le mosse dell'aggressore, converrebbe passa're tosto la frontiera con forw superiori per assaltarlo sul territorio confinante ed incalzarlovigorosamenle 'sino al mare. La piazia di Modena servirebbe in tal caso di deposito per le munizioni dell'esercito che prenderebbe l'offensiva sia verso le Legazioni che verso la Toscana.

CAPITOLO SETTIMO. Cenni generali su,lla difesa interna del nuovo Stato. In conformità dei mezzi pel'manenti di difesa proposti, in aggiunta di quelli già esistenti e degli ostacoli naturali del terreno in un paese alpino circuito in parte dal mare ," capace di mettere sotto le armi in caso di guerra -~50 mila uomin i, esso

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:po_trebbe sempre coll'apppggio di tali ostacoli riunire in tempo opportuno, verso i limiti dello Stato, le forze occorrenti, per respingere-un'aggressione, da -qualunque lato essa venga diretta. Egli i_,,. superfluo il notare cLie, se l'assalimento proviene dalla 1•rancia, verrebbero tosto messe a numero le gnarn igioni e dato ' mano agli apparecc!Ji materiali delle piazze •forti rivolle verso la medesima -frontiera, comprese quelle elle si' oppongono al mare. Intanto che si farebbero i-mmediatamentc osservare da un adeguato numerò di truppe leggere tulli _i varchi dr.lle Alpi, all'og~ -getto di ralientare le , mosse del -nemico, ove ne occorresse il bisognò, e conoscere prontamente e con esattezza la forza, la composizione e la dirrzione presunta delle sue differenti co:lonne, un esercito proporzionalo alle circostanze del momento -si dovrebbe 1'iunire, come già venne indicato, nelle pianure fra :Savigliano e CarmagiìOla, dove -sarebbe assai vicino per raccozzarsi ed assal ire il nemico allo sbocco delle. valli. Il medesimo esercit o avrebbe il tempo di rivol_gersi sopra .Aléssandria, qualom l'assalitore fosse riuscito, dopo uno sbarco à girare la piaZ'la delle Carcare, e penélrare per la valle della :Ilormida, massime avendo per noi il sussidio della strada ferrata. , ' La guerra in cui può essere imprgnata la potenza contro la ,quale si riunisce l'rsercito, set'virebbc di norma per istabilirne la presuntiva sua fona. La medesima operazione avrebbe luogo rclath·amenlc a lui.le le altre frontiere , presso le quali verrebbe pure riunita la tangente dell'esercito eh~ deve tenere la campagna nei luoghi a ciascheduna rispettivamente sopra indicali. Nella ·circoslanza in cui si avesse a temere un assalimenlo su lolle le fron~iere a.un tempo stesso, ùovrebbesi, in questo caso, calcolare da quale di esse l'assalto sarebbe pit1 imminente ed ' importante, e per conseguenza riunire ,con celerità verso la mc~


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DELL'ALTA I TALIA

I PROl'UGNACOLl

desima una parte dell'esercito onde operare offensivamente e rintuzzare con gagl iardla l'aggressione; mentre sulle altre frontie1:e si sosterrebbe una difesa appoggiala alle piazze ed ai campi trincerati, e verso i q'i1ali si rivolgerebbe l'esercito, dopo respinto il più incalzante assalitore; pe1· i~i prendere anche su questo · ' , . punto l offensiva. _ In parità di circostanze però egli è sempre verso la frontiera tli ponente cbe sarebbero rivolti i primi nostri sforzi. In fine è evidente, che colla concentrazione successiva delle nuslre fo rze alla volta delle piazze disposle lungo le due sponde del Po, mentre il nemico coH'innoltrarsi deve notabilmente indebolire il ·suo esercito per contene1:e _le guarnigioni delle fortezze lasciate alle spalle, si otteirebbe ben presto la necessaria superiorità numerica desiderabile per assalirlo con deciso van~ taggio. , Oltre al sussidin delle strade ferrate più volte accennate, mediante le quali s.i può trasportare in poche ore quante truppe saranno necessarie dall'una all'allra estremità del paese, è dive- · nuto oggidl della massima importanza, in tulle le combinazlo1ii di guerra l' introduzione dei teh•grafì elettrici, mediante i quali si possono comunicare istantaneàmente ordini agli eserciti. Quesli le)egrnfi sono ora disposti l~ngo tutte le strade ferrate . .

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CAPITOLO OTTAVO. llfvsse offensive esterne all' I lafia Superiore. Quantunque la politica di questo paese confrontali!. per fa massima parte con due potenze colossali, sia quella di attenersi ad una stretta neutrali tà, la quale stanle le sue fo~·ze militari sarebbe indubitatamente 6spellata, tullav.ia potrebbe succedel'e

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il ·caso di dover proteggere, a mano armala, gl'interessi dell'una contro dell'altra di queste potenze. In una tale circostanza, trattandosi di assistere la Francia contro dell'Austria, vi si · potrebbe operare una diver:>ione in suo favore, spingéndo un esercito ver:,o Vienna, col tenere la linea di comunica1.ione per Klagenfurt e la valle della Muhr. ·se lo scopo fosse di favorire più dirett_amenle il passaggio del Reno, ed operare quindi coll)rmala francese nella valle del Danubio, il nostro esercito vi sboccherebbe dalle sorgenti del- l'Adig~•, e per Landeck ed Innsbruck entrerebbe 1nBaviÙa, per muovere quindi, secondo le occorrenze, sull'una o sul!' altra , sponda d-el Lecb. Landeck ed Innshruck sull'Inn ed altre posizioni se occorre, si farebbero occupare per render sicura la comunicazione colla piazza di Bolznno; come nel primo caso, si farebbero occupare fortemente Villach e Klagenfurt per guarentire il passaggio della~ Drava e la comunicazione colla piazza di Codroipo. Nella circostanza cli voler favorire gl' interessi dell'Austria contro la Francia, potrebbesi contribuire con un'opérazione simile alla precedente, vale a dire, d) òperare una diversione in suo favore, col minacciare simulatamente dapprima tutta la linea della fron tiera, collo spingere poscia tutl'ad un tratto un poderoso esercito alla volta di Lione seguendo la Moriana, la Tarantasia ed il Vallese inferiore, se la necessità il volesse, per assediare vivamente questo secondo emporeo delle risor~e frances'i. L'esercito vi occuperebbe sulla destra della Saone una. posizione alla a proteggere convenientemente le operazioni dell'assedio, che si devono preferibilmente intraprendere fra qoe&ta riviera ed il Rodano. Per mettere al si~uro la linea-di comu.nicazione con Torino, dovrebbesi in pari tempo stringere di stretto blocco anche Brianzone ed osservare la guarnigione di Darraux e Grenoble, mediante l'occupazione con adeguale forze della posizione. di Montmeillan . .


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1 PROPU GNACO.LI

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DELL' AL'l'A ITALIA

, Qualora poi si volesse facilitare il passaggio del Reno, -per' operare quindi unitamente cogli Austriaci alla volta della Senna, il nostro esercito passerebbe il S. Gollardo, e per Lucerna ed Oltcn si dirigerebbe sopra Basilea, obbligando i Francesi con una tale mossa ad evacuare l~ Svizzera· ed il Reno compreso· fra- il !ago di Costanza e quest'ultima città. Eseguilo il passaggio del·finme, il nostro esercito opererebbe sulr'ala sinistra degli Austriaci,sccondo verrebbe suggerito ùaHe circostanze. Le citlà <Ji Lucerna eù•Olten sull'Aare verrebbero fortemente· occupate per assicurare la comunicazione colla piazza di Bel.linzona, elle riunirebbe il deposit:o delle nostre provvigioni.

QU1I.DHO

ill(licanle ·il rollocameut.o delle piazze forli' e dei campi trirrcerat.i prollOati a sicurezza del paese. N/1. Le piazze scritte iJ1 c1n•sivo sono da r,nnorei-arsi fra le esistenti da migliorare.

LUIITI

..:Jà CLASS)!:

g~~-:: \~

La Spezia · Carcare l'iaccnza, con campo trinceralo Alessandria, , con campo_trincerato Casale '

0

Coste del lllcdiler- i raneo e parte delle Abba,lia di S. Dalfrontiere toscana mazzo _ e francese. Ventimiglia , con campo trinceralo

I Vinacìio Fronticrn - francese e svir.zera

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--~=--

Frontiera della Svizzera

I Chiavenna

I Mais

I Afrlw

-1•ront.,cra · pontificia e toscana

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I Cosie dcli' Adriatico

Bcllinzona Lecco

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I VcYona Co,lroipo, con cam-

po trincerato

Finme

Pola

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sl1g1·1a Pieve di Pcllago

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Bolzano Manluvct B Il e uuo

Toblach Presso le sorgenti della Piave Saifnilz . I , Chiusa d i Prelh ( 'enzonc Idria Snpt11·iorc

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Col del i\Inlo Il Cnstcl Delfino Bobbio (nella gola di ~fa! Pcrtus'io) > Cenlallo, con cam- \ Fencsti·clle pe trinceralo 1·- Torino, Exilles Gran Croce del Monte Ccnisio . . . . . . . Bard

Il Ponlc di Crcvola .

Frontiera auslriaca

!'!AZZE DL 1a CLASSE

!'UZZE DI

PLlZZE DI 33 CUSSE

CHE A1'~0GGI.\NO

Fc1-rarn

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Modena, cOfJ campo trmccralo


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I PROPUGlS'ACOLI

Costo approssimativo delle annti indicate for!ificazioni e del loro armamento. 16 piazze di 3• classe a 2 milioni cad. 32,000,000 IO piazze di 2• classe a 8 milio~i cad. 80,000,000 3 piai::ze di I• classe a.25 milioni cad. 75,000,000 6 campi trincerati a l milione cad. 6,000,000

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193 000 000 ' '

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111iglioramenti ed aggiunte alle piazze già esistenti. 6 piazze di 3• classe a% milione cad. 3,000,000 ( 5* piazze di 2• classe a 2 milioni cad. 10, Q00,000 21,000,000 2 piazze di I• classe a 4 milioni cad. 8,000,000 Per l'armamento di esse 1/z milione

20,000,000 Totale L. 234,000,000

• Conservando Mai1tova noi suo staio nttuale.

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LE ALPI CHE CINGONO L! ITALI! CO~SIDERATB ~llLITARllBl\'TB

DAI TIDIPI PIU' REHOTI Fll\0 Al GlOltM NOSTRI


. LE ALPI CHE CINGONO L'ITALIA

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9. Asdrubale -supera la giogab -

Ilrevi osservazioni sopra il di lui ingresso entro la conca. del Po - Sbar co di Magone nella Uiviera di Ponente. 10. Brcviosimo 1·istrcllo dei summovimenti cisalpini - Ultime · guerre dei Roman i contro i Liguri, contro gl'!stri cd i Salassi - Partizione della Penisola in due regioni. massime.

CAPITOLO

LIBRO SECONDO.

· INDICE DELLE MATERIE

·CAPITOLO 1. ·Roma minaceiata nella sua esistenza politica dalla guerra so-

2.

--

3.

LIBRO PRIMO. I;.

CF,NNO SULL'ORlGINE DEI PRUll :.I..IllT.\TOr.T JJELL°,H,TA JT,YL1A

tF. SUGLI !\VENTI CIIE JllS!JLTAllON O DALLll SUCCESSIVE CAL,HJ, .DECLr S1'll,I.NI&'RL

5.

'CAPITOto 1. Opinioni sugli antic11issimi popoli della nostra Penisola, sian-

,

2. 3.

11.

5. 6.

'7.

8.

ziati entro ed tille radici delle Alpi. Delle·genli primitive che abitarono attorno all'lt.alia•dalle fal()e esterne della giogaia. Calate dei Ca!li transal p ini nella gran valle del Po, avvenute a un di presso lrn gli anni 590 e 380 prima di Gesù Cristo, corrispondenti circa al 163 e 373 di Roma. Spa rtiziouc dell'Italia superiore in Gallia subalpina, cispadan a, traospadana , Liguria, Venezia e Carnia. Cenno s ulle istituzioni civili- e militari dei La lini, mediante le quali Roma doveva in ultimo trionfare di qualunque nemico. Collisione dei Cisalpini e Romani - I Galli soggiogati finalmen te - L'Alta Italia occupata dai Quiriti - Stato governativo che ne riusci della contrada. Ordinazioni politiche cd arti di guerra, colle q uali Cartagine sostenne lunga cd acerba lot.ta col Lazio. Annibale· valica le Al pi circa l'anno, prima dell'era nostra, 220 e di Roma 533. · Riflessioni sommarie sulla prima campagna dei Cartngincsi in Italia.

6. 7.

8. 9.

10.

cfale, concede agli abit.atol'i dcll'e folde alpine i van taggi del gius latino, di cui gotlono g ià altre provincie d'Italia. Ottaviano, riuscito irnpcra_tore (col nome d i Augusto), accorda a tult.i i popoli dclh1 penisota la piena cittadinanza romana, e scompal'te il paese in undici regioni. Sguardo sulle conqu iste degli imperatori nelle Gallic, nell'Elvezia, e dalle Alpi al D3nubio, dai tempi di Aug usto fino a Traiano, "cioè fin verso l'anno '107 dell'era cristiana (di Roma 6t,7). Brevi detti sopra le guerre coml.Jattute per difcndcic contro i Germani le sopraccennate conqnjsl.c, dai tempi dclì' imperatore Arlriano sino all'anno '275 di G. C. (di Roma 478). Guerre civili e ca late in Italia d'eserciti romani, da Nerone (54 di Gesù Cristo) sino alla morte cli 'l'eodorico il Grande (526 dell'era nostra). Costantino assicura i valichi alpini col distribuire per entro· l'Ha lia, attorno la giogaia legioni comandale da duchi e conti. Come per la ler;ge cli Galliano invilisse il mestiere delle armi, e r.ome i Germani lra l'incessante guerreggiare. pervenisseroa superare i Romani in alcune ocè'asioni. Tenore del vivere dei GcrmDni orientali, primo apparire e sorgere dei Goti, Alani, Surma ti cd Unni. Divisione rlci <lllc imperi d'Ori ente e d'Occidcnlc; moltitudine di Ge rmani accolLi nelle tcrTe dell'impero d'Oriente; capitani cd eserciti german i p resi al solcto (l'c gl'imper>alori d'Occidente. Alt.ila, sua calata in Italia: Alnrico e Ricimcrc generalissimi; loro potere supremo in tutte le cose dell'impero; usurpazione di Odoacre, csiglio cli Augustolo.

LIBRO TERZO. C.I.PITOLO

1. Stanziatosi Odoacre in Italia, la penisola rimane divisa t ra esso lui è l'impero greco - Governo di Odoacre, stato dei popol inella parte superiore della penisola.


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LE ALPI CHE CINGONO L'ITALIA

CAl'ITOLO 2. Nuovi Stati fondati dai Germani a ppiè delle Alpi. Ombra ,c l1e

3. 4.

5.

6.

7.

s. 9.

10.

pur ri mane del potere imperiale sopra gli Stati o,a detti; i11 Italia Odoacre; Teodorico in Frnncia e nelle Spugne; i re ambiscono dagli imperatori t itoli, divise, signorie; e tutti onorano il console nominato in Iloma e approvato dall'imperatore fino ai tempi di Giustiniano, il quale nell'anno 451, abolì la carica cd i l· nome sì in Occidente come in Oriente. Ostrogoti, Teodorico, stia calala in Italia, sue conquiste fuori della penisola; sua maniera di governarè. , Cenno intorno a·tl Alarico, ad Amasunta cd a Tcodato (Ostrogoli) ~ -Cenno intorno a Giustiniano, a Belisario cd a Narscle Tutta l'Italia, dalle falde delle Alpi ai due mari, ritornata ali' impero Esarcato. Dei Longobardi -Alboino, nuova divisione dell'Italia - Guerre de.i...L,ongobar.dq .contro l'impero, sino alla con. qn ista del_l~ "Liguria marilti'fa pel re Rotari (anno 681) - Guerre dei Longobardi fra.loro - Iloma falla repubblica indipendente: capÒ di essa il pontefice. _ . Invasione dei Borgnndi, dei Franchi, degli Unni, d,)gli Avan, ecc. Liutprundo, Astolfo e Desiderio sembrano aver ripensato alJ'irnporf.anza di fortificare i passi della giogaia alp ina , da lurwo tempo trascurali, verso le Gall ie. L'Esar;ato distrutto da Liutprando -Roma as~ediata da Astolfo - Calata elci r e Pipino - L'Esarcato donato al pontefice. Roma -assediata da Desiderio - Discesa di Cado Magno nel Piemon te - Potenza dei Longobardi distrutta ~ L' Alla ltalia fotta reame dei Franch i. Turbolenze intestine di Roma - Carlo Magno imperatore, sue· sterminate conquiste - Inciv ilimento dell'Europa per opera di lui - Sua morte.

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PREAMBOLO

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Siccome natural cosa è, che fermandoci a considerare seriamente la varia condizione delle regioni _che andiam trascorrendo col piede o con l'occhio, noi riconiam col pensiere alle vicende coi sono slate quelle regioni soggette, cosI niente. men naturale è che udendo narrare le imprese degli uomini che per le storie si ricordano', nasca in noi la brama di conoscere i luoghi che son a stati teatro e testimoni, a cosI dire, delle cose- udite a narrare. E appunto in codesto modo succedeva. a noi, che portato avanti il presente lavoro ll!lila parte in cui eransi andate descrivendo quelle Alpi , delle quali ci facemmo a considerare la mole, le forme, la stn:llura e gli accidenti diversi, siate ùa Dio disposte in modo da disgiugnere, anzi munire la contrada italiana, niente men bene per la parte delle acque limitata dai mari ali' intorno, sì ne avven iva, che per la considerazione di quei gioghi, di qu elle valli , di quelle gole; di quei burroni, di quei laghi, di quei fiumi, di quelle rivi ere, di quelle torrenluose cor• renti, di quei luoglli insomma, che in codeste regioni fanno cosI _stupenda comparsa, fossimo noi 1·icb iamati alla considerazione <li tanti solenni avvenimenti, e singolarmente di più strepi tosi di guerra, ne' quali era stato COSI spesso cieli' indipendenza e delie sorti di questa nostra patria in varii tempi combaltuto e con leso.


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CHE CINGONO r:.' n ' AL U

L E ALPI

- La qual considerazione ne pare pur tale da dover conferire a far sì cbe se mollissimo per noi viventi, niente meno per li posteri, debba divenire l'opera nostra occasione di conoscere quanto per _la comune salute sia per espedire la cognizione, e però lo studio di quei luoghi cbe la natura, o per dir meglio, il suo provvidentissimo Autoré destinava ad essPre oggetto di così santo amore e di così giusta predilezione per noi, siccome troppo spesso cli gelosia, d'invidia , d'i11sidie per IP- varie generazioni cli pii1 o men viciJ1i, 1Jit1 o- men genero8i, pii1 o· men potenti nostl'i nemici, i quali, s,ebbene talvolta anche per le vie dei mal'i, per quelle delle Alpi pur sempre d_oveltero e dovranno venir a contendere su questo suolo con noi. Nè già coll·empiersi la contrada di abitatori cessò l'acconervi òi altre ed altre generazioni. Cl.le anzi in tulli i tempi di che si ha memoria sino a' dì nostri, appena passò talvolta età d'uomo che non vi facessero impeto novelle moltitudini, cui per posarvisi " a permanente dimora, chi per levarne ricco bottino e cbi per assoggellarsene le terre e gli uomini. - Tanto piacque ognora il paese chiuso enlro le Alpi. Ma nei tempi antichi, fra mezzo alle primitive scbialle ilalicbe, sorgeva Roma, quella cilla , cioè, la qua le parea -dovesse tutte le cose della penisola a lunga pezza assicurare. In quei primi periodi di nostrali istorie, mentre le genti, non per anco uscite dalla ferocia dei lempi eroici, fie ramente si agilarono lottando siccome contro le sopravvegnenti moltitudini, cosl tra loro stesse: Ronia • lentamente bensì, ma con tenore saldo e costante andò meravigliosamente _crescendo, così da non incontrnrsi omai più con nemico, cbe ?ontra~tare la potesse. E intanto tra il giovarsi ·delle forze della vinta Italia al combattere e domare le pit1 cospicue nazioni d'oriente e d'occidente, essa Uoma conciliava tutte le genti della penisola a perfella uniformità di vivere _civile, e ne formava come un popolo solo abitante di una 011::desima città.

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'Chè in vero una sola cit1l1 polca d'allorà in poi chiamarsi 't olta l'Italia: città alla cui difesa contro ogni terrestre invasione stavano, quale inconcusso eslerminalo-baloardo, lo Al pi. E ben come baluardo della grande romana ci ttà consideraronoJe Alpi, siccome già gli Augusti, così_ a gran tempo poscia 1~areccbi de' principali potentati d'Italia. Nè mai più d,ll lo sfasciar.,;i del rom,ano impero sino al dì <l'oggi avvenne per le cose della nostra penisola grande movimento di e~erciti europei , il quale su pei varchi stessi tielle.. Alpi non prendesse le mosse come il dicemmo. Epperciò rnmmentare gli eventi che dai primi tempi fino a Carlo Magno ebbero luogo lungo essa giogaia, sceverarne i più noli, ordinarli , e quanto più si potrà brevemente esporli, sarà l'argomento di questa nostra seconda parte intorno alle Alpi. · N~lla q_oa~G seconda parie, co,me ognun vede, conveirà pei -tempi antichi andare accennando il vario primitivo calare delle genti dalle Alpi al suolo d'Italia; e l'indole di parecchie di e8se, € il loro fare in comune , e il sorgere del popolo latino con c1uelle sue arti massimamente di guerra, con cbe esso venne a ,fo rè della nostra giogaia un propugnacolo alla sua crrande italica città, Pei tempi im perial i e pei tempi medi-i si rivc:!rà con qual-i' provvedimenti attendessero alle Alpi, dapprima gl i Augusti , _ fì nchè ne durò l' impero in occidente; e poticia i varii poten tati d'Italia, fino a tanto cbe nelle gare e guer1~e tra loro non vennero a pigliar parie potentati .slranièri. E siano questi i pocbi cenni de' quali ne piaceva Ji far pre. -cedere la narrazione brevissima de'falli , clrn siccome fin da p.-inci1lio dicevamo, saranno materia della seconda par/e <li quest'opera, occasione cli ricordar nuovamente, corue già per il primo volume, lo zelo, l'ingegno e l'opera <li taluno d0gli uffiziali del real corpo di stato-maggiore generale, che si è per lG ,adempimento di questa seconda parte della- de&crizione deHe Alpi alle faliche nostre consociato. ANNO IV. Vo i. J II -

~-


50

CIIE C!IW0NO L'JTALl.-1.

Le: ALPl

·, /J

PREFAZIONE

La storia oscurissima della maggior parie de' secoli de' quali imprendiamo. a brevemente tralleggiare i fatti più memorabili, abbraccia una lunga serie di avvenimenti i quali, perchè accaduti nelle tenebre d'età assai remote, gli autori ci tramandano siccome cose mal conosciute. Codesti motivi basterebbero forse a giustificare il laconismo di questa seconda parte del lavoro intorno ai tempi misteriosi ora accennati, quando agli addotti motivi non si aggiungesse la poca utilità ehe militarmente ricavar si potrebbe ai dì nostri dalle lunghe indagini tendenti a ricercare troppo minutamente le speciàlità dei gioghi per dove arrivarono in Italia le irruzioni straniere, e fors'anche, dalla strategia in fuori, pòco gioverebbe in oggi al progresso dell'arte militare il cono·scere i particolari delle guerre di qu~i secoli; benchè non pitì susseguentemeule intraprese da popoli ingranditi, ma da eserciti debitam_ente ordinati. La narrazione ristretta, rìieribile ai falli de' quali è proposito · jn questa seconda parte, verrà divisa in Ire periodi, divisione

51

Obe si confà colle materìe da •esporre e colla brevità voluta in

co~e tanto lontane dallo scopo prin~ipale dell'opera: .n-e'periodi ora additali, per ,quanto fu possibile , l'online cronologico df gli --evenimen li venne osservato. li primo periodo seg1rn l'origine presunta do' primi popoli ·dell'Alta Italia, e termina coll'espulsione de'Gall1 dalla peni~ola. li secondo accenna, tome gli abitatori delle falde alpine conseguono il gùis latino, e finisce coll'esilio di Angustolo, ovvero alla caduta del!' impero d'occiqente. . Il terzo ua principio da!làdivisione della penisola fra Odoacre e l'impero greco; cita le invasioni barbaric~e·, parla del polltefice capo di Roma indipendente, dell'11sseùio di essa iulrapreso da Desiderio, tralta della prima discesa di Carlo Magno per le Alpi, e dell'Italia Superiore fatta reame dei Franchi; in ultimo terrn ina il terzo pel'iodo colla morte di lui. Finalmente avendo esposto nella prima parie di quest'opera lo stato materiale delle Al pi e del paese, che per essere dipendente da esse imporla di ben conoscere fisicamente, onde poter seguire con fr~1llo lo scopo ,che ci siamo prefissi, abbiamo ora àivisato di volgere in questa prefazione un rapido sguardo sul sistema de' monti accennati, ostacolo potentissimo alle aggregazioni politiche ~legli uni cogli altri, per esse1'e il-suolo e le genti che vi stanno alle falde segnali dalla natura con ispeciali caratteristiche condizioni. La sommità frastagliatissima dirupata delle Alpi , i fianchi e le- falde di esse;· in fine il piano che serve di basamento alla . giogaia, imboschiti nelle anlichCJ età di fittissime foreste, dovet. tero presentare allo sguardo ed alla mente de' primi uomiui della penisola e delle contropendenze a riscontro, l'immagine spaventosa di una catena ct· impossibile varco. Monumenti storici del nostro emisfero possono ripularsi le Alpi; esse sono confini naturali che servirono di riparo per infin iti se.coli agli òpposli abitatori de'. piani rispeUivi , e la storia


52

LE ALPI CHE CINGONO L'ITALU

ue accPnna, come codesta giogaia poco si confacesse anche nei' vèccl.ti tempi alle grandi opci·azioni oll'ensive. Elevatissime lungo la parte centrale, le Alpi cominciarono senza dubbio ad essere transitate Hl dove trovasi il termine loro.vale a dire prossimamente ai due mari, declive meno aspro e clima meno austero di codesta altissima c'inlllra. Ma tener.do ancbe per ammessa l' ipotesi, che dagli estremi lati siano ~nivali nell'I'talia Superiore le primordiali migrazioni straniere, si' può nondimeno congettt:1rare con fondamento, che le t.li{lkoltà incontrale da quelle, onde ciò eseguire, debbano essere state infinite pel corso di molti secoli, a motivo_del'"" l'estensione ( f-) del paese scabroso, solcato da burroni, torrentr e riviere, e soggetto a nevi, a gelo, e ·a tempeste gran parte· (I)

(a)

TllRMINE DELLE ALPI TENDENTI A·L MARE A·l)RIATICO

TERii.Il!'IE DELl,E ALPI TENDENTI AL AURE ~IEDITERRANEO

Supponenrlo che una parte dell'antica popolazione dell'Alta Halia sia pervenuta nella penisola dalla conca del Roch\no, in tale ipote~i quelle genti avrebbero potuto inoltrarvisi per la valle della Duranza. Primamcnte, seguendo quella valle e le sue diramazioni dell'Ubaye c 'dcl Guil possono essere sboccale per le V3lli della Stura, . de'! Chisone e della Dor,1 nelle pianure dei Vagenni poc'o!Lre Auriatcs (Dcrnontc) ed in quelle dei Taurini. · Per la valle della Duranza e quella dell'~Jbaye sino a l giogo della Maddalena (Alpi maritliine) conlausi miglie geografiche (a) . . . . • . 130 Per la valle della Slu ra s in o al piano .· . . · . . • . . 30 ToLale dalle pianure del Rodano sino a quelle dei Vagenni, miglia - geografiche . . . . . . • . . . . . . . . . • . 160 Secondo, per la Yalle della Duranza e quella del Gui l sino al giogo di S. llfarlino o di Abrics (nell e Alpi Cozie), miglia geografìche 135 l'cr lu valle di S. Martino sinO' allo sbocco nelle pianure, m iglia geografiche . . . . . • . . . . . • . . . . . . . . 20 Totale dalle pianure del Rodano sino a quelle dei Taurini, miglia - geogrnfi.che . . . . . . • . . . • . . . . . . . • . i 55 Terzo , p e t· la valle 'della Duranza sino verso il suo cnpo a lllont Genèvre (pu re nelle A!pi Cozie), miglia geografiche . . . . . . . . • . · 135 l'er la val le di Dora sino allo shocco • . . . . . . • . . . 4Ò Totale dalle pianure del Rod-ano sino a que1 le dei Taurini, miglia - geografiche . • . . 175

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tJell'anno; cosiccllè non è possibile cli renderci· conlo del modo con cui quei• popoli poterono' sussislere nel lungo disastroso ,·iaggio, quando non si voglia ,convenire che il Yalico delle Alpi sia stata opera e3rguita nel periodo di v_arii secoli; ma, però ancbe nel supposto, che Ja giogaia venisse superata lentissimamente e tràtlo tratto, converrh non ostante conchiucl<'re che qualunque fosse l'impero delle circostanze e l'audacia de' coil,do.llieri primi a spingersi in sl àrrisch.iate spedizioni, i più intre-

1,

·Qualora i popoli invasori dell'Alta !la)ia fossero vcnut,i dalla conca dçl ·. 'Danubio inferiore, essi aVI'cbbero seguilo necessariamente le valli della .S:iva o della Drnvu. to Dalla prima , cioè dalla Sava pervenuti alla vasi.a clirarna~ione della sua ri va destra, nella quale corre la riviera Ku lpa, possono essere calati sopra F i ume valicando le Alp i Giu lie presso l'osl.rernilà meridionale,(, quindi -s cgue~do la p iauura dell'Istria cssèrsi inollrat.i ne' piani ,l'Aquileia. La lunghezza clel -Lragillo ne sarebbe stata a un cli presso: Per la valle della Sa.va, rn igfo geografiche . . . . HO Per la diramazione della Kulpa-sino a.Ile sorgenti. delle Alpi Giulie, JJiiglia .geografìche . . . . . . . • • ·Joo . l'er Vllicarn gli alti p iani dcll'lòLria, miglia gcogrnfichc . • . . 70 'fotale della marcia sino aÙe pian·u rc di Aquileia, miglia geografiche 310 2° l po.poli che avessero seguito la volle della Sava sino alla -sua origine, -~i sarebbero naturalmente r itrornti in capo di quella dell'Isonzo, e di là discendendo la vali<' essere cgualrncnle pervenuti nelle piauurc di. Aquileia. Muovendo per la valle della Sava sino alle sorgenti verso l'cslrem1là sct·tcntrionale delle Alpi Giulie, m iglia geografiche. . 270 Dalla valle dell'Isonzo . . . . . . 50 Tot.aie della marcia, migl ia -geografiche. . . 320 Quelli fra i popoli che avanzandosi parimenti dalla conca del Danubio avessero percorsa la valle d ella Drava, giunti al confluente elci Gai I, possono aver segui to questa diramazione ohe li guidava a valicare le Alp i Carniche ·per il giogo molto depresso di Tarvis, ed inoltra tisi nella v alle del 'I'aglin mcnto, essere discesi nelle pianure dei Ccirni,. ora Carniola. Mediante la direzione indicat.1, la marcia ne sarebbe risult.ata: .Per la valle della Drava, migli a geografiche. . . . . . . 1 GO ·P ella diramazione del Gai I sino a l giogo di Tarvis, miglia geografiche 20 Per la valle del Tagliamento sino al suo sbocco nel piano, miglia geografiche . . • • . . . . . . . . . . . ~O

Di SO al grado . -

Totale della distanza sino nelle pian ure della Carniola, migl ia gc:og.

220


- 54 LE ALI'( pidi ,fra qudli abbiano· dovuto trovarsi molte volte allerriti d'a'i disastd imprevisti , a cui dovettero soggiacere i miseri affidati a codesta loro gigantesca inlrapre~a. , Dopo di avere atccnnali di volo alcuni pochi particolari sopra le Alpi considerate nel loro materiale. coniplesso, osserveremo Gnalmenle in merito agli abitatori di esse e delle fa·lde che sog,. giacciooo a quelle, cbe siccome le circostanze naturali delle di~ verse contrade bèlslano col lungo progredire dei- secoli 'per generare rra i popoli d'una medesima origine mut,azioni tali da Hon più· crederli dello stesso sangue , non è da meravigliarsi se molte siano !e di versi.là fisico-morali. cbe distinguono al d-l d'oggi le genti cl'Ilalia dalle genti limitrore ad esse , e quantunque l'esperienza dimostri, come lo dice il. dollissimo Leo, che silTatte diITerenze siano divenute al giorno d'oggi meno sensibili la dove c~m~nicazioni giornaliere tendono a méscolare le me- ,!esime, tali che gli abitan.ti ciel Piemonte con gli abitanti della Francia; quelli del Friuli con quei della Germania; ciò· non ostante credesi di poter asserire fondatamente cne, avuto ri'• guardo alle tante conddoni loro speciali, gli alpigiaui dell'Alta Ital ia siano uomini dissimili per molli versi dai loro vicini; cosa che spiega in parte "il motivo per cui abbia costantemente ripu· gnalo ai popoli di codeste contraJe il doversi piegare alle leggi, ,illa lingua ed agli usi de' forestieri consignori, dHla penisola. In capo alla terza parte del presente lavoi·o, cioè là 'dove la storia di lle guerre offre l' i11ìpronta) nascente de' tanti prqgressì cbe far c11veva l'arte mili lare ne' seèoli posteriori, verrà franato in un discÒrso speci-ale del modo. di 'Considerare ai giorni1nostri così clirensivamente come o!Tensivamente, qual' propugnacolo dell'Italia, la gran giogaia alpestre cl1c·congiunge ,i, due mari (1 ). (1) Questo _Discorso l'abbfamo già.fa.U.o prcc~<\c~c al- presente snggio stOl'ico..

CHE CINGOXO L'ITALIA

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-

PARTE SECONDA. Cose relative ali' Italia superiore, facendo capo dalle piì1 remote età per termrnarc alla morte di CARLO !IAGi\o, avve_nutaJ'anuo 8U. •

11

'

L1BRO PRIMO. Cenno sull'origfne dei primi abitatori delf Alta [(aNa, e sugli eve_nt.i c.he risultarono dalle successive cala.te degli stranieri:nella penùÒla. CAPITOLO PRIMO.

Opinioni sugli -antichissimi popoJi dell'Italia superiore stanziati entro le valli e ne'piani sottostanti le Alpi. ,-

1.

Le investigazioni intorno ai .primitivi abitatori delÌ'ltalia, siccome di ogni altra còntracla d'Europa, se vi si yuole procedere .per notizie sgombre di fav.olosì racconti, hanno rislrelli confini. La mancanza di autentici monument-i, il vago discordante tenore delle orali trad.izioni, la :vanità dei primitivi scrittori di allri.buire ciascuno alla sua genie un'origine piena di meraviglie, ricuoprono di denso velo, così il luogo onde le -varie schiatte da _principio migrarono e :il cammi-no che tennero; come altresì il ,tempo in cbe durevolmente vi stanziarono. Tuttavia, poichè dall'una parte egli è -ben certo, e ornai dai dotti concordemente riconosciuto per vero, .cbe Lutti dall'Asia vennero da principio le genti a popolare l'Europa , e dall'altra

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LE AL PI

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egli è improbabile, che fin dai tempi delle generali migrazioni· si avesse tanlo uso di navigazione da geLlarsi grosse moltitudini sul mare ed a lontane ignote regioni solcarlo, o gli spe<lienti al superare per terra i forti ostacoli dei li umi, delle paludi, e massimamente delle al le e selvose montagne:' ben si può inferire che piutlosto per terra ven issero da principio le genti bensì, ma a passi a passi , di reg_ione· soslando in regione, e di mano in mano gli uni ·in seguito agli altl'i , secondo cbe i gia arrivati venivano da turbe sopravvegnenti sospinti. Ad ogni modo i popoli che appaiono penetrati i primi in, Halia portano in a:enerale il nome tli Celti Iberi Tirreni Umbri Pelasgi, Elleni, e via dicendo. Essi capitarono successivamente;. ç valicalo dapprima il Caucaso, tragittarono il Tanai e il Danubio, facendosi gli uni dopo gli altri lungbesso codesl'ulti rno• fi ume, e voltando alcuui a tramontana, altri ad ostro; passaronoquesti il llalkan (anticamente monte Hennes) per ispandersi nella Tracia, nella Macedonia e Grecia; cp1elli proseguirono a, ponenlt', e allargandosi tra la Dr,lVa e la Sava ~enhero ad aprirsi, ' 1rn \'arco Ira le Alpi, cbe poscia si ·uissero Carniche e Giulie. ~ Or,i, n13lla supposizione, che quei primi popoli invasori del"' l'Al la Italia fossero venuli dalla conca inferiore del Danubio·, · egli è presumibile, che gli uni si volgesse1·0 per~la valle della. Sava e gl i altri.' rimontassero per qoolla della Dra,,a. Nel primo, caso cgli110 sarebbero pervenuti, lungo la riviera Kulpa influente di destra della Sava, a ritroso del le Alpi Giulie sh10 all'estremità merìdionale di esse Alpi, e quindi seguendo la breve pianura dell'l'stria sino art' Aquileia avrebbero percotso un traltodi 3·1O miglia ge~graGcbe. Nel secondo caso, cioè ove avessero. se_guìto la valle del!à Drava, giunti alla conflurnza del Gai!, è da suppc,rsi cbe ri mtlntando questo tor'rent.c siano passati per . lfi Alpi Carniche lungo il giogo molto depresso di Ta1'vis, e di 1h discendendo per la valle d<'I TJgliamento, arrivali nelle piarrnrn d-t•i Can1,i, odierno Friuli. !i:1fine supponendo contro ogni V

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CHE CINGONO L ITAL[A

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probabil\ta cbe una part~ dei primi li vi _'popoli venuti dall'Asia, dopo avere fatto il lungo.giro a tramontana della giogaia alpina, {) venendo da ponente, siano penetrati in lta\.ia per la 1/onca del Rodano. Io tale ipotesi quelle genti avrebbero dovuto inoltrarsi per la valle della Duranza, seguendo la quale ci poterono aprirsi il varco rier le diramazioni dell'Ubaya sboccando dalla valle odierna della Stura nel paese dei Vagienpi, o per quella del Guil nellè.vallelle del Pellice e di S. Martino, od infine seguendo la valle superiore della Duranza sovra indicata per calare lungo le acque della Dor~ Riparia nel paese dei Taurini. Ammettendo noi l'opinione sulla calata dei primi invasori_in Italia per le Alpi_Carniche, troviamo eonfermata la credenza che pure negli antichissimi tempi venisse quella via battuta da Greci e Co\ehi; se non che era inval8a pres~o quelle genti l'opinione, che il Danubio corresse a congion;:;ere ì\ mare Adriatico ~ol Mar Nero. Quella via per le Alpi Carniche venne per certo battuta dappoi in ,tempi . notissimi dai Goti , dai Vandali e da aHri barbari, che rùvinarono l'impero d'Occidente. Ogni Gosa rend.c ,credibile, c~e fra i sopi·adetli Cefti là tribù d1e trov·ò per 1a sua gente la ,via, fosse quella. degli Umbri, o (secondo varii dialelli) Ambri, Ambroni. L'età della loro calata si perde 1iel buio de' pìi1 remoti tempi:. ma la tradizione ci fa m,to,-cbe indigeni ed Umbri forono per molti secoli appellazioni, si.noni me con le quali venivano indicali q.uei popoli: appellazioniche dnrarono c9sì promiscue, tinclJè ,quelle genti e sospinte da m10,vi invasori, e pel continuo crescere della loro propria popolazione astrelle a dilatarsi, si dividessero in molte geni.i, di euct ta maggiore fu la ligure (Li-gies, uorninì di mare); le quali poi: fossero distinte particolarmente le une -dalle altro con sopranomi speciali. t verosimile, che Umbri 'sieno stati in origine i primi abitatori tra il Varo e la Magra e_fra la Magra ed il Teve re ,' e quei dct Pjcen0: e i11Gne , non solo alcune tribi1 passate dall',occi<lente-


.

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CIIE CINGO~O l.'!TALTA

LE ALPI

all'oriente d'Italia, ma ancora altre, le quali rimontando dall'una mano' la val del Ticino e valicando il monte Adula popolas'sel'O quegli alpestri luoghi sino allora o deserti o poco abitali: dall'altra scavalcando le Alpi si spingessero nell'An1brunese o Provenza e Guascogna d'oggidl. Proteso avevano nella Penisola da molti ann_i il proprio dominio le genti umbricb_e od umbre e le loro cliente!e, quando altri popoli della stessa origine, abbandonala la, Tracia e superale le Alpi medesime, piombarono nelle solloposte Uaremme spartiti in Libami e ~iculi; ma sospinti ancb'csi dai sopravvenienti Iberi, seguono e Liburni e Siculi le spiarrrrie adriatiche, 00 cosiccbè dilatandosi sulle sponde del Tevere incominciano a comparire nella storia con nomi diversi. Gli /biri, qualunque sia staia la ragione della loro denominazione, prendono dimora alle falde orientali dell'Apennino col titolo di Sicani, fìnchè respinti dai Liguri, già ivi stanziali, salpano colle mogli e coi figli per approdare in Sicilia (Trinacria di quei tempi). Fratta,ito un popolo numeroso e potente, i valorosi Etruschi, e prima forse Raseni o Traseni, strabocca nella penisola dai varchi delle Alpi Retiche e caccia quanti abitatori esso incontra per" via, spandendo la propria gente largamente all' inlol'llo per imperare poi da Adria e Luna su un mare e l'altro; siccbè gli Umbri passano ch i nell'Elvezia, chi nella Gallia e chi fra l'Alpi e iI Po, dove si fe rmarono ,con la denominazione di Insubri e ' chi oltre la Magra: onde i Liguri ritratti sui fianchi dcll'Apennino e verso l'Arno , vi prendono seggio o vanno trasmigrando nel la .vicina Sirni (Co rsica d'oggi giorno); ma poco stanle i Veneti -0 Venedi arrivati dal Friuli in Italia stendono il loro dominio alla manca del Mincjo e del Po per dare poi e nome e fama all'occupata provincia. Fra lutti gli invasori che si succedettero in quei rèmoti secoli, a Raseni , ossia no Etrusci, furono i soli che portassero seco in

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Italia il primo germe di certa civiltà, e nessuno contesta esse_re i medesimi saliti prontissimi al colmo d'ogni grandezza. Tito Livio ci narra, ch'essi non larùarono gran tempo a signoreggiare direllamente, o per via inclirclla, la massima parte del paese,. che poi si chiamò Gallia Cisalpina, e che i soli Ve_neli e m~n-tani , Orobi i, Salassi e Liguri seppero colle armi sottrarsi al dominio dei nuovi conquistatori. Lo stesso Livio ,1ggiunge, che gli Elràschi, presa dimora nelle italiche contrade e !>partili in provincie federate, ebbero ben tosto i\ mezzo ùi fondare insigni colonie, quali furono Felsina che divenne metropoli dei loro possedimenti nella Cispada na, e che Adria e Luna 01: ora annoverate, oggi distrulle non cbe forse Pisa medesima, ripetessero pu1:e la loro grande~za, se non l'origine, dalle 1ribt1 accennate, prospere in ogni verso. Quando Scylace scriveva verso l'anno 500, prima di Gesù Cristo, gli Etrusci abhencbè già sconfìlli plù volle dai Galli nella penisola, perduto avessero tulio il contado alla manca del Po, perfino al Mincio: tuttavia ancor resla,·ano essi io Italia i più potenti popoli di quelle età. All'ostro rimanevano io p~ssesso cli tulle le spiaggie bagnate dal mare Ligustico e dal Tirreno, partendo da Anticum (Genova d'oggi giorno) fino alle foci de-I Tevere avevano a levante per li miti il corso del fiume slesso da Narni ~ Spoleto e quello dell'Aesis, ora Esino, dalle sorgenti al suo sbocco nel mare presso ad Ancona; e signori erano delle coste da questa cillà sino a Spina, cosicchè ver,;o tramontana un tratlo del Po, dello Primaro , divideva i federati dai Veneti e dai Galli: e finalmente volgendo all'Apennino-, la riviera Tidooe li separava dai Liguri e da altro genti di sangue misto. . Nazione valorosissima e incivilita quale en. l'Etrusca in quei tempi, arrebbe superati i Romani , ai quali essa era per ogni verso superiore, se non fosse cadu ta nelle mollezze del lusso, e1


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ALPI

ciò negli armi in cui il Lazio crescendo in militare vigoria contrastava a ciascuno dei popoli d'Ilalia l'impero della penisola. Per quanto ùurò l'età che precedelle la discesa dei Transalpini Galli nella nostra contrada , teni"pi ai quali si può con maggior sicurezza assegnare la divisione della nostra penisola io Gallia Cisalpina, in Italia propria eù in Magna Grecia; oscurissi me sono le pagine della storia , ed altro non si scopre in esse che travisamento .,ed incertezza d'ogni fallo. Sembra però cbe coi nuovi invusori Galli sia andata perùuta la civiltà _già introdolta dagli Etruschi. Adria, la cui fondazione pri1nitiva si attribuisce ai Pelasgi e che diede antica fama al golio venelo e ad altre cillà cospicue, sorgeva, come già si disse, per opera di quelle allivo genti, prima che venissero chiamate dai Homani col nome di Etrusci. li Po, reso navigabile, vivificava, con canali appositamente scavali, l'interno commercio, ed il terreno coÙivo prevaleva sui piani boschigni o paludpsi , che tanti erano in prima tra il cerchio selvoso delle Alpi e le brune abetaie dell'Apennino; mentre sotto l'influenza benchè lontana di que' popoli, progre,. diYano similmente non senza successo le altre trib-ù straniere, cbe fissa te si erano all'occidente di quegli; e le campagne a_ sufficienza abitate tendevano pure verso un miglior sistema ,di cose. · Ciò non di meno alcune città dell' Etruria scamparono da questo decadimento, e noi numero delle principali si contarono Mantova, Ravenna e Rimilli, le quali singolarmenfo dedite al commercio e doviziose, pagando grossi tribut-i, andarono illese ;dal generale sterminio. L'invasione dei Galli richiamò la barbarie per alcun tempo :nelle provincie di cui, si ragion.a, ed influì non poco sovra il <lestino susseguente delle nazioni diverse, che stavano in quel'!' interval lo componendosi viemaggiormentc nella parte nwzzana Jclla pen isoln.

CIIE CINGONO L' ITALIA

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E questo basti in materie sì dubbie ed oscar~. ~l ceùno che abbiamo tlalo dei primitivi popoli d'Italia stanzwti entro ed alle falde delle Alpi, aggiugneremo nel capitolo se~u~nlc u•~ cenno dei primitivi popoli oontemporaneame11te stanziati atto, no cdlo Alpi lungo le falde esterne. t

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CAPITOLO SECONDO. .

Delle nazioni primigenie che abitarnno alle fald-e esterne d~lla giogaia.

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Tra le numerose caterve migrate dall'Asia,, elle dall'Indo vennero nei primissimi tempi ad invadere l'Europa, ab_biar~o ~cl precedente capitolo annoverat.i i Celti, ccl un ramo di essi chiamali Cimmerii Kimris o Cimbri, ,·erosimilmente della stessa slirpc de' Tra;i, Si estendevano dapprincipio tra i~ Volga. e. il Niester, e venne poscia da quei luoghi a molestar I popol: vicini ed i Germani, i quali, al dire di Gian Cristoforo Aclelung, abitavauo già da lunghi secoli le coste del mar Baltico, prima che gli storici imprendessero a nominarli. . Quest.i Oimmerii o Cimbri, che furon o dappoi scacciati <l,1glt Scili nel recarsi con altre schiatte posteriori dal levante d'Eu;.opa' a conquistar le (}allie e le isole Albin ed _Erin (o_di~rni regni unili d'Inghilterra) rimasero per e[etto. dt lpngbiss'.m~ separazione totalmente ad ogni popolo del c~ntrnenle s~ratHen, frallanto cbe divisi in più branchi, collo emigrare contrnuo , e col mescolarsi ad alt.re nazioni, vennero a formare parecchie generazioni cli popoli minori, onde dalla mescolanza d~lle lo'.·~ lio(l'ue nacquero parecchi dialelli cho la3cieremo aglt erud11t filo~o"i di enumerare. E pari ménte in varia proporzione si .dif-. o fusero qua e là quei popoli noma~i. d;i.llA '.1iù gelale rcg10111

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62 LE ALPI sellentrionali fin sollo al più ridente· cielo della Grecia, dell'Italia, della Spagna, dal C~ucaso e dai" monti Urali, sino ai più occiùenlali scogli dell'Irlanda. Se uon cbo separali tra loro da immense giogaie, da vasti mari, da innumere"oli acque, e muluamenle respinli da irreconciliabili diversità di costumi, di cullo, di lingua, predominali da spiriti di rapina, di conquista, mal si conobbero, e male s'intescro a vicenda quei popoli invasori. Fincbè Ia civiltà ..era ancora nP.i suoi primordi i, o quando il Danuqio ed il Reno separavano il mondo civile dal barbaro, questa reciproca ignoranza fomentala ùa odii reciproci diveuiva cagione di guerre continue~ E noi vedemmo in quei secoli _di ignoranza un immenso stuolo di Cimbri occupare il Cbersoneso Taurico; e le · coste occidentali del Ponte Eusino servire di seggio temporaneo a quelle torme central i, frattanto che il paese bagnato dal Danubio diveniva stanza di coloro che migravano verso occidente; cosl lo sponde del Tanai e delle Paludi Meotidi fo rmavano la dimora delle ultime sdi iereche seguivano a coda. E già verso l'x1 secolo prima di G. C., le incursioni dei Cimbri partiti dalla Colchide, e dal Ponte Eusino sparso avevano terrore in Europa. In vero fra le tan le tribù loro, quelle stabilile sul Danubio, costantemente in guerra coi barbari ,µ'Illiria, erano fra tulle le più bellicose; ma sl le uno che le altre mutavano stanza la state, e, fermatisi l'inverno, slipavano, a parco le mandre loro, cui cingevano a,tlorno auorno numerosi carri per maggior sicurezza deHe sempre crescenti famiglie. Arrivati i primi Cimbri a prossimità del Reno, molte volte lo varcarono pan:ialmento per depredare le terre confinanti della Gallia, per ritornarsene toslo alle l1Jro prime stanze. ~Ia finalmente Yerso l'anno 700 prima di G. C. gli Scili dal levante dell'Asia orientale, ed i TcutÒni, compressi eia una massa enorme di altre nazioni migranti dall'Asia superiore, invasero i dintorni . delle Paludi Ueotidi e del Ponte Eusino; cosicchè spingendo alla volta dell'Occidente le grandi torme cimbriche centrali,

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CHE CI!\GONO L'ITALIA_

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queste sloggiarono, e vennero a prendere sede nell'Illiria, mentre le allre stanziate sul Danubio, astretle dalle sopravvegnenli a progredire, cercarono nuove contrnde. E si fu allora che numerosissime genti condotte da Bù, od altrimenti Besus (il potente), capo mili lare, legislatore e sacerdote, precipitarono oltre la sponda manca del neno per ivi fermare la loro dimora. Lo sforzo maggiore dell'invasione intrapresa pare essersi diretto lungo l'Oceano sulla provincia Arroorica; e pare che i conquistatori sospingessero la popolazione indigena fin contro le montagne che dividono la Gallia da tramontana ad ostro-ponente dai Vosgi sino ai monti Arvernes. Nulladimeno sembra, che sovra qualche punto i grandi fiumi valessero a fermare i Cimbri, quantunque si possa in generale asserire che, terminata la conquista, i limiti dei due popoli fossero rappresentati da una linea sinuosa, la quale collegando alla Francia odierna una parte dell'Olanda e l'intero Belgio, la dividesse in due frazioni presso che eguali, cioè: una monlnosa stretla al selleutrione, più larga ad ostro, rimasta agli indigeni, e che racchiudeva lolla l'estensione del paese a fevante: l'altra formala del territorio piano, grande a tramontana, piccolo a mezzodì, rimasto ai Cimbri; la quale comprendendo le coste dell'Oceano, si e~tende.va dalle foci del Reno sino a quelle della Garonna. Ma la concentrazione alla quale doveltero ftJrzatamcnte soggiacere quelle due nazioni diede origine alle tante posteriori migrazioni di quelle genti, conosciute più tardi sotto la denominazione collettiva di Galli , popoli che con altri occuparono tullo il tratto di paese circoscritto dal Reno, dalle Alpi, da una parte del Mediterraneo, dai Pirenei e dall'Oceano. Questi popoli si divisero dopo quel tempo in due rami, cioè in Galli e Cimbri, o Kimris; e lre erano le lingue parlate da essi prima della conquista che di quelle provincie facessero i Romani cd i Tentoni o Germani; vale a dire la Basca, la Cùn-


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.LE ALPI

brica o Cambrù;a, e la Guelica o GaNe, le quali tulle sono deri •· vale dall'idioma sacro dell'Indo. L'origine della nazione gallica è indubitatamente 'l'Asiatica. ma la causa.che srparò i due rami e li distinse nell'idioma, nei carattere, nelle leggi e negli usi, è cosa che vorrebbe ancora essere investigata dai moderni ,·e che noi la_scieremo ai filologi ed agli antiquarii. Però accontentandoci qui di acèe1ìi1are i popoli' primitivi co11osciuti nelle Gallie, crediamo che ei si possono ridùrre _a quattro principali, cioè sono: ,1° Gli Aquitanii, popoli stàbiliti fra i Pirenei B la Garonna · differenti dai Galli nella schiatta, nella statura, nel parlare, ne; vestire, nelle virtù, come nei vizii. 2° I Galli misti d'll:ieri e Celti erano fissati a di mora· cooli o au0chi Liguri, annoverati lra i primi abitatori di quelle conti'ade: essi . avevano poca analogia coi loro vicini, e fra essi . stessi erano fr•c1mmischiaLe alcune tribù Celte, che occupavano lo sp·aziò fra il Rodano e la giogaia che cinge l'llalia. 3° I Galli (Galls) ch iamati anclie impropriamente Celli (Celtce) collocati nel paese intermedio, regolavano la divisione dei loro governi "peciali a: norma (!tigli accidenti fisi9i ciel paese, · all'opposto dei Germani o Teuloni cbe stabilirono i loro li mi-ti politici a seconda delle grandi di visioni celesti del Levante, Ponente, Settentrione ed Ostro. 4° Finalmente. i Belgi (Belgce), cb·e occupavano il. tratto dal Reno ali(). Marna ed alla Sct!na, erano diversi dagli altri popoli sopra accenn ati, tanto ne! parlare quanto nelle costumanze e nelle istituzioni civili. - La parola _Belg significava bellicoso. Alcuni antichi aggiunsero al Belgio, sotto il. nome ùi Paro~ ceant'tes ( ossi ano tribù marittime) tutte le genti stanzi~te da!:.. l'imboccatura della Senna a quella della Loira nell'Oceano, e conosciute sotto la deno1riinazione di Armoriche. ·

CHE CINGONO L' tTALIA

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Le pori.olazioni del paese si dividevano e le une e le altre in tribù o ~amiglie, che componevano genti d,istinte. Spesse rnl te nei casi di guerra, questi si riunivano a form are grandi confederazioni. Tali er~no la lega dei Cel ti, tribù dei bosèhi che occupava la ,•asta foresta allora esistente fra le C,evenne, l'Oceano, la Garonna e le falde dei monti Arvernes: quella de.gli Armorichi o .tribù marittime che comprendeva lolle le genti vicine all'Oceauo; l'altra degli, Arvcrnes od abitatori elevali; degli Allobrogi o uomini di paese montuoso, sparsi lungo le peudici occidentali -delle Alpi tra l'Arve a tramontana, l'Isera ad ostro ed il Rodano a ponente; deg'li Elvezii, che traevano il proprio nome dalle pasture dei monti dov'erano stabiliti; dei Sequani, elle ,dovevano il nomè loro alle sorgenti del fiume Seona, degli - Edm•i, che abitavano lnngo la Saona e l'Alta Loira, e finalm_enle .quella dei Bitu.tigi, stanziali nel!~ penisola dove si congiungono la Loira, l'Allier e la Vie1\na odierna. Iu questo tenore, per quanto fra l'oscuri!~ dei tempi si p.uò -scorgere, vennero -dall'Asia e si scompartirono le prime nazioni stanziatesi al di là delle Alpi, che chiudono l'Italia da pon_ent~, e le cui calai-e nella Penisola saranno materia d'alcun i ,dei seguenli nostri capitoli. Il quando ci venissero, è cosa ancor più oscura. Ma l'essere dall'Italia passati in Francia Liguri ed Umbri (capitO'\o 1°) e dalla Grecia quei coloni .che vi fond arono Mar' . -siglia, e l'avervi e quelli e questi trovate terre vacne dove quietamente stanziarsi, <lanno pnr qualche indizio, ch·e le terre a noi limitrofe di Francia .non furono popolale se ·,\)'on se alcun . ./1' tempo dopo quelle d'Italia. Pertanto volgendo attorno attorno lo sguardo nel dv.edere I.e vaJ:ie .genti, che le ·falde .esterne dell'Alpi noi primitiv} tempi àbitavano, si potrebbe coi nomi, da. quella rimota ant,ichità tra-mandatic1, a·ndare in giro così: 1° I Liguri, · cbe gih sparsi per tn!'.la la marina sino al 1

Alrno lV1/V ol. lii. - 5. /


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LE ALPI

CH E CH-GONO L•ITAL)A

Teverè, ai tempi della ro~ana· conquista òccupavano principa\- . inerite le meridionali falde dei mont.i, che da Pontremoli vanno per l'Ape1inino a rannodarsi al trailo orientale delle Alpi marit.time distribuite coi nomi di Apuani, Tigu1ii, Gen11al'i, Sabatù~ lngauni, IntemeHi, Vedianzi, e dei quali erano insigni città Pontremoli, già detta sede principale degli Apuani; Segesta, Sestri di Levante; Tigulia Veiturium ed Mbct docilia, citla rovinate; Genua, Genova, che tuttora nrimeggia; Savo, Savona; Vadm, ora Vado, ad Navalia, Varicatis e Pollupia presso dei moderni luoglii ove stanno Jlbissola, Varigotti e Borgio; Albinganmn, Albenga; Albù1timih'um, Ventimiglia; Porto Herc11,lis, Monaco; Nicm, Nizza, Cemeneli-nm, Cimella rovinata; Almanacenses, città che vuolsi esistesse ové sta il moderno Clanzo, tenuta dalle tribù Vesu~ bia11e che corrispondono a quèlle dei l(eneni al di lh delle Alpi nelle Vallette di Stura e del Gesso. I Salù; che tutto il rimanente delle •Aipi marittime, occuparono coi. nomi di Capillati, per l'oso di portare lungbe le chiome; e altre3Ì ora inalpinì, ora transalpini pel loro denominare del pari e per entro le valli e i seni di esse valli, e giù pel piano sino al mare. 3° I Celti, Aqitilanii, Galli, Kim'l'is, come si è detto or tliansi, i quali dai seni delle Cozie e Graie s.lendendosi in là a ponente per tutte le terre dell'odierna Frància, ;i scompart.ivano in Nerusii, Deceati, Oiibii, Suetri, Adunù:ati, Senti( Esubicmi,

<irenoble; V1em1m Allobrogum, .Vienna; Darélnlasice, Mouliers ; Genevantium Ginevra; Lait,saniwn, Losanna. 4° Gli Elvezii, cb~ alle falde delle Pennine e Leponzie, tra esse Alpi e il Reno (terre in parie anche della Rczia), di ,slribuiti in Nantiiati:, Latobrigi, Viberi, Lepantini, Rucusci, Abi,., santi, Helvett'i e 1Vgwrii: e le cui città, poste, per la scarsa popolazione de' tempi, a maggiori distanze l'una dalle altre, si noveravano fra le maggiori poste nel Valll'se; Viberi, Visp; Sedunum, Siou; Sametes, Sargano; quindi le mediocri Agauna-lJI o 1'arnada, S. Maurizio, capitale dei Nantuati; Oetudiwus, Martigny, _capitale dei Veragri; Latobrigif, Brigg; Curia Coira, Neocomum, Neucbàtel; Lapidaria Dissentio.; Vidonissa, capitale degli Ambroni Windisch; Timuctio, !,enz;. Magia, Mayenfeld; Clunia Peldkircb; Vildiden<», Innsbrnck. , 5° I Retii clìe dappiè delle Rezie e Noriche e Carnich.e e Giulie, abitarono parte della. Vindelicia e'la Rèzia e il Norico e la Pannonia e l'Illiria, seompartiti a un cli presso in questo ordine. ' · ·

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Nella R_ezia coi nomi di Tridentini, Cotuantii, Brewii, Geriau,nì, e con le loro città Veldidence, Innsbruck; J!lfatreium, Matrey; Tridentum, Trento. Nel Nol'ico scomparti li in Smmiti e Coluconi. Alle Alpi Carniche e Giulie, con le città di Agimtum, Innicben; Loncium, Lienz; · Teurnia, Villach; Virunmn, Vmlkermarkt; lverna Vindisèb Kappel; Saloca, Neumarkt; Tasinemetum , Krainburg; Larix, Laack; Latovici, Littay; Lungatic11m, Loitscb; Naupo-rtum Laibach superiore; .-Emana, La1bacb inferiore.

Quariates, Ebruduntù; Catiirigù", Tricori, Vocontii, Tricast1·ni, Segulauri, Uceni, 1.tfeduli, Garocelli, Allobrogi e Centroni. E alcuni secoli dopo l'invasione dei Cimb1;i contavano fra· le loro ragguardevoli tribù, che molle erano, Vintiu.m, Vence; Ant~Jolis, Antibo; Forimn JuHi, Freius; Dinia, Digne; Collis J.lfm·liis, Colmars; Segustero, Sisterone; Vapimum, Gap; Caturigitm, Chorges; Ebredunu'rin, Embrun ; Gallic<X}, Guilleslre; Brigrmtio, Brianzone; Valentia, Valenza; Apta Julia, Apte; Nci.odunuri1 (distrutta); Au.... gusta Tricastinu.-in, St-Paul ; Novio magnum, Nions; Grationopolis,

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COSTITUZI ONE MILITARE DEL BELGIO

M,000 a 60,000 uomini ripartiti in-quattro divisioni di fanteria e dull di cavalleria, sono destinati alla formazione dell'esercito in campagna, ed il restante alla difesa delle piazze forti. L'armata si recluta per chiamate <\nnuali sottò le armi e per ingaggiamento di volontarii. Tu Lii i Belgi, che al ·I gennaio di ogni anno hanno compito il 1 9 010 anno di età sono obbligati a farsi inscrivere per concorrere alla estrazione a sorte destinata a regolare l'ordiM secondo cui gl'inscrilti dell'annata dovranno far parte della leva del contingente. l rimpiazzamenti e le sostituzioni sono autorizzale. 1 soli Belgi indigen i tlall'età di 1-8 a 36 anni possono contrarre un ingaggiamento volontario, la cui clorata è di 8 anni. I ringagg-iamenti degli uomini cbe sono al servizio, o di coloro ·che vogliono entrarvi, si fanno per due, per quallro, per sei, o ,per oHo anni; possono contrarlo sino all'età di .quarant'anni. 11 contingente dell'armata, votato annualmente, è dal 1 840 in poi di 10,000 uoruini, c:be fu distribuito nel modo seguente: nel 1859 fra le nove provincie del regno; cioè: Anversa 938; Brabante 1577; Fiandra occidentale 1391, Fiandra orientale 4767; Hainaut 1770; ,Liège 1076; Limburgo ~08; Lussemburgo 45a; Namur618. La ferma in servizio è, nei tempi ordinarii, di 8 anni, che b~nno principio col 1° di aprile f]ell'anno in cui i militi hanno estrallo a sorte (legge dell'8 maggio ·1 84 7, a{·t. 1°); il contingente della milizia è per conseguenza formato di otto classi, di _ ,cui le sei più giovani fanno parie dell'armata alli,:a, e le due più vecchie della riserva; ma secondo l'art. 7 della legge 8 giugno 18a3 strll'orgauizzazione dell'armata, i conti dei militi e rimpiazzanti co-lla massa di veslinrio dei loro corpi uon de~ 'Vono essere appurati che allo spirare dei due anni che seguirebbero la loro liberazione, di maniera che queste due classi di milizia restano in realtà a di::posizione del aoverno e in caso O

COSTITUZIONE ~ULITARE DEL BELGIO

11 Belgio contava al 3,1 dicembre 1858 una popolazi'one di .4,62_3,197 abitanti ,rip~rti_ti_sur una superficie di 2,945,498 ettari, 1 4 are, 9 centiari. Il bilancio del 1° settembre 1859 presentava sul debito dello Stato, tanto ordinario, quanto straordinario a metà dell'anno corrente la somma di L. 5'99,739,94-7 29. Le percezioni probabili dell'esercizio corrente, valutate da pì·ima a L.' 147,632,9'90, si elevarono a L. t 55,347,506 36, mentre che la cifra ·to'tale delle spese, fissata in principio a L. 136,642,607 28, ascen•derà a L. 0I 56,143,•-4,63 76, comprenden.dovì i crediti slt:aorclinarii votali recentemente,·di manie.ra che l'esercizio del 1859 sembra doversi chiudere con un deficit cli L. 745,957 40. Il bilancio della guerra dell'esercizio 1859 è di L. 32,069,3$0 e quell.o votato pel '1860 elevasi a L. 32,2 I 3,500. , l'effettivo generale delle forze necessarie alla difesa ·del paese e stato fissato a 100,000 uomini, indipendentemente dal concorso eventuale della guardia civica; di questo numero da 1

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DEL BELGIO

COSTff'.JZIONE MIL!TAllE

di mobilizzazione clell'ullimo dei due battaglioni di riserva dr ogni reggimento di fanteria, ree., èsse saranno le prime ad ·ess·ere chiamate sotto le bandiere (circolare ministeriale del 6 giugno 1859). In.. virtù dell'art. 5 della legge 1mcedenle del1'8 giugno 1853, il re può lultavia, in caso di guerra, o se il territorio è minacciato, richiamare in allività tal numero dr classi congedate, quj!li giudichrrà . necessarie alla difesa del paese. L'esercito si compone delle seguenti armi: fanteria, cavalleria, artiglieria e treno, genio, gendar~eria e compagnie d'amministrazione. Esso comprende inoltro: lo stato maggiore generale, il corpo di stato maggiore, lo stato maggiore delle provincie e del.le piazze, l'intendenza mili lare, il servizio ,sanitario e l'audilorialo. ' Lo scompartimento annuale del contingente di ,10,000 uomini fra le diverse armi, quale risulta dagli Annali Parlamentari della sessione ,1 852-53, è stabilito come segue: fanteria 7938 uomini, cavalleria 68il.., artiglir.ria 952, genio 200, compagnie d'amministrazione 40; totale 981. IL I rimanenti 186 uomini rappresentano i militi riformali, e riconosciuti non idonei al servizio militare. La perdila annuale è valÙlata in ragi;ne del 4 p. 010, in maniera che le dieci classi di _milizia danno per la fanteria 66,070 uomini: la cavalleria 5742; l'artiglieria 7972; il genio 167 4; le compagniè d'amministrazione 338, in totale 82,236. Il numero dei sottufficiali, capo1:ali e soldati volontarii vengono ripartili fra le dif'fetenti armi nelle proporzioni $eguenti: infanteria 66 ,1,5; cavalleria 2598; artiglieria 2031; genio 239; compagnie d'amministrazione 300 e gendarmeria 1 40S. Totale 13,221. ' · In tempo di pace i militi restano ordinariamente sotto !e bandiere, cioè: nella fanteria e nel genio durante due anni e mezzo; uel!'i.Hliglieria per lo spazio di tre a quatlro anni, e nella, ca-

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valleria per quat.tro anni consecutivi; ma gli uomini appartenenti a quest'u.llima arma non sono più richiamati sollo le armi che in tempo ,di guerra, mentre cbe quelli delle altre armi vi sono ctiiamat.i, per quanto è possibile, due volle, prima che termini la loro ferma per assistere alle manovre dei campi d'istruzione. _ La g-erarchia militare ammette i g1:adi d'ufficiali seguenti: luogotenènti generali, generali maggiori (maggiori ~enerali), colonnelli, luogotenenti colonnelli, m<1ggiori, capitani, luogotenenti e sottotenenti. Le nove provincie di cui si compone il Belgio, sono ripartite in qnaUro grandi divisioni territoriali, comandate ciascuna da uu luogotenente generale, il quale b,a generalmente, in tempo di pace, una delle quattro divisioni di fanteria sotto i suoi _ordini. In tempo di gueira, o di circostanze straordinari<-\ questi. con:andi son_o divisi, ed un uffiziale generale è posto alla lesta di .ciascuna d'esse. La 1' divisione territoriale e cli fant_eria ba il suo quartiere generale a Gand; la -2' a Mous; la 3• a Liège e la 4' a Brus.selle. ll Belgio possiede le città fortificate ed i forti seguenti: 1•divisione territoriale Gand (cittadella), Nieuport., Ostenda e Termonda; 2• d-ivùione lerritovia{e Clrnr\eroy, Dinant, Mons, Namur (cillà e c\Uadella) e Tournay; 3' divisione territoriale Iluy, Liège {dttaclella e forte della Chartreuse) ; 4" divisione territoriale An·versa (cillà,cilladella e campo trinceralo); sulla Sc,belda (Escault) i forti di Liefkenshoeck, de Lillo e di Santa Maria, poi Diest ('città e c-itladella). I principali stabilimenti militari del paese sono: la fonderia de' cannoni e la fabbrica d'armi, stabilita a Liège ; l'arsenale di costruzione e la scuola di pirotecnica ad Anversa; la scuola mili-tare, la scuola de' figli di truppa, le panalterie e gli ospedali militari, indi i campi di Beverloo e di Brasscbaet.


72

C03T!Tl/Z!OliE MILITARE DEL BELGIO

Nessuna disposizione regolameutare determina finora la composizione dei quauri e dell'effettivo ùei differenti corpi dell'esercito sul piede di guerra. Nell'C'sposizione dei motivi sul progello di legge del 1853 inlor·no all'organizzazione dell'armata, il sig. ministro della guerra dice: cc che il piede di guerra non è stato determinato, poichè è impossibile di prevedere le circostanze poliliclie cbc possono insorgere; che il governo si è cio11ondimeno preoccupalo del' passaggio eventuale dell'armata sul piede <li guerra, e che si è sforzalo <li combi nare l'organizzazione sul piede ùi pace in maniera tale, da rendere questo passaggio facile, ed acciò si possa eseguire con ordine, prontezza e sicurezza n. _ Ad onta ùi tullo ciò noi presentiamc1 nel quadro qui annesso le indicazioni sulla composizione dell'urmata belga sul piede di guerra, secondo i documenti uflìziali più recenti, quali appariscono nel Gi'oivnale militare ti(!iciale, negli A11nali patlarn,nlari, cd io gran parle dai lavori della commissione (nsliluila per réale decreto ·1 4 novembre 1 851 all'oggetto di esaminare lo stello militare del paese. 1

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TABELLA.


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COSTITUZIONE MI LITARE

BELGA. I~ 'l'EIIIPO DI GUERllA NUMERO DCI

' FORMAZIONE DESIGNAZIONE DEI CORPI

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,:---------------------------!-- ìl Corrwn<l,rntc in cupo dell'esercito (<i) S. A:!. Re come supremo capo dell'esercito . . . • . . . , Stato-maggiore generale dell'esercito (b) Corpo di stato-maggiore (e) . . . . . . . . Stato- maggiore delle provincie e delle piazze (d) Intendenza militare (e) . . . . . Servizio sanitario , amministrativo centrale degli ospedali (non compresi quelli dd corpi) (f) . • • • 1 Reggimento di carabinieri di 6 battaglioni, di cui 4 alUvi e 2 di riserva, pitì un deposito . . . . . . . . 2 Reggimenti di cacciatori o. piedi, di 5 -battaglioni, ai § cui 3 allivi e ,i di riserva, più un dèposito . . . 1 Ucggimcnto di granatieri a piedi, Id. Jù. 12 Reggimen Li di fan leria di linea Id Id . 2 Compagnie ·sedentarie di soltuffiziali e fucilieri 1 Compugnia di fìgli di Lrnppa . . • . 1 Divisione di disciplina (Ics ca,1.frcs) . • . , • . @: 2 Reggimenti di cacciatori a cavallo a 7 squadroni, di cui ., uno di deposito • ~ 2 Reggimenti <li lancieri Id. Id. ~ -~ 1 Hcggimcnto di guide Id. Id. _ 2 Heggimenli di corazzieri a 5 squadroni Id. { Stato-maggiore particolare dell'ai:_ma . . . . . . . 10 lleggimento: 11 batterie, di cui 4 a cavallo, 6 d'assedio cd 1 di ;deposito . . . . . ,, . 20 e 30 lleggimcnto, ciascuno di 12 ba tterie, di cui 5 montale , 6 d'assedio cd 1 di deposito . . . . . 40 He&gim~nto: 1 :? batterie, di cui 6 montate, 6 d'assedio ea l dt deposito . . . . • . . . • • . • .

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Compagnie d'amministrazione (1) . • · · Stato-maggi ~re e 9 compagnie (m) •l aa cavallo lI Gen darmena: piedi Uffiziali in disponibilit.it e non in attività . . . . . . . . Au<iiloriato, personale civile addetto alla scuola roilitar1~, al ministero <lella guerra, ccc. (n) Totale ·

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1 Compagnia di pontonieri . . 1 Compagnia d'operai ,l'artiglieria

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76

C::Ol>TITUZION!i; UII,.ITAU

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, NO'fE SPIEGATIVE Gli ufliziali èd i fum:ionarìi _militari designali in qursto Spec,. chio, che non prendono parte diretta e<l attiva -ai cornbaltimtrnli, sebbene essi prestino eminenti servigi all'esercito in campagna ed altrove, sono stati collocali al seguilo di esso nella categoria dei non combattenti insieme ai ,capitani quartier mastri, agli ufficiali pagatori, agli amministratori di vestiario, ecc. Questi corpi diversi sono: 1° (e) L'Intendenza mili.tare, di cui si compone il Quadro ml piede di pace di un inlendente in capo, col rango di maggior generale, di Hn intendènte di 4• classe, col rango di colon nello; di 4 inle'ndenli di 2a cla'sse, col rango di lenenl:e colonnello i 8 sollo~ intendenti di •l a, e ·8 di 2a classe, coll'assimila.zione rispelliva a½ rango di maggiore o di capi tano ; ed in totale n.o 2'2. (Legge delgiugno 18t.i3). li quadro del corpo d' inlenden,za non è fissalo . .pel pied~ d-i guerra. Dopo la promulgazione della legge del 19 maggio 18 41'>, sul~ l'organizzazione deffarmala, i capitani quartier mastri, gli uffieiali pagator{ e gli amminislralorL di 'vestiario fanno parte anch'essi dell'lnlendenza, ma coniano nelÌ'-effellivo dei corpi di truppa : essi -ammontano in giornata al n. 0 di '119-. 2o (() Il servizio sani.tarir mil·itare. Questo corpo si compone di rnedici, di farmacis li e di veterinari1, il cui rango, it •modo di ammissione r. di avanzamento sono deìerminali dalla legge de.\ ij O marzo fS/17. Secondo la legge dell'8 giugno ·I 853, il perso" '!la.le de l sèrvizio sani lari o, dell'amministrazione centrale, degli ospe~ dali e dei corpi di truppa compren lle: il ser·vizio -cl'i sanità 1 ispel" tore generale, col rango di maggior general'e; 1 medico in capo, -col rango di colonnello; 3 me,fa-.i principali, col rango di lenenle•colon nello; 7 medici di guarnigion<', col ra-ngo di maggiore; 28 •medici di reggim~nlo, assimilali al rango di capitano di -1a classe; 29 medici di ballagliene di 2a classe, .col rango di luogolenente, e 20 medici aggiunli, col rango di sollolenenle : in totale ,127.

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DEL BELGIO "/7 ll servizio farmaceutico con sia di ·1 farmacista principale , col rango di maggiore: 6 farmacisti di 1a, •1 O di 2a e 1 (i, di terza classe. aventi rispt;lliva mehle il rango di capitano, di luogolen·eole · e di ' sollolenenle: in complesso 28, ed in lotOle generale ·186, de' quali 65 fanno parie, in temJJi ordinarif, dell'amministrazione centrale i degli ospedali. Seguendo l'annesso al proge.llo di legge- del •I 84-5 sull'organizzazione dell'armala, l'effellivo d'e l corpo .sanilario doveva essere aumentalo sul piede di ~u~rra di 62 med ici, :di 9 farmacist i, P. di 22 velerinarii di dilfe'renli 'gradi: in tnllo 93. - Si propone di provvedere a ques\'aumenlo del quadro mediante cornmissi'o n•i 'd'eJiberalive, a s.econdo delle esigenze del serviz'io, pigliando all'uopo medici, farmacisti e velerinarii dallo stato oivde. 30 Le quattro compagnie d'amministrazione, creale per reale dècrelo del 20 febbraio 1854, sono addeHe al' se rvizio esclusivo degli ospedali e delle infermerie, nella slessa guisa dei p·anifìcii militari, stabilili nelle divisioni" terri'loriali, di cui · le compagnie portano i numeri corris-pondenli ·dall-'1 al 4. Ciascuna compagnia si divid_e i~ 2 sezioni, ·una delle quali è deslinala a presla're servizio presso gli slabilimenli sanilarii e l'altra presso i panificii mili-lari. È amministrata dal direttore dell'ospedale del luogo ov'è stàbilito il quartier generale della divisione territoriale daHa ·quale essa di pende. Il personale del servizio aegli ospedali è composto di 8 direttori di 1a classe, 6 di 2a classe e 12 sollo-direllori di 1a e di 2a classe, avenli rispellivamente rango di capitani, lùogolenenli e sollolenenli; di 12 srrillurali di ·1 a o d1 2a classe, col grado di aiutanti soll'ufficiali; di 20 magazzinieri e dispensieri (di stri~ hulori) di ,t,a e di 2a ·c lasse; di 2(1, infermi eri maggiori di f a e di 2a classe col grado di sergente' maggiore ; 12 portinai. di 1a e di !2a 'classe.; ,rn cuochi di 11a e di 23 class·e; 12 dislnibulori •di òe. .colti (tisaniers) ·di 4a e 2u classe, avenl: lulli il ,grado di se1;genle; più 80 infermirri di •la e 80 di 2a classe del rango di soldati: in Lola le 21~ ufficiali, 2:S6 soli.ufficiali e · soldati. li servizio dei pani.ficii comprende 5 direllori di 1a e H di '2a classe, assimilali ·al grado. di ·luogotenenti ed a quell o d·i sollo\.enenli; 20 serge_nti di sor1.1eglianzà , 24 brigadieri panallieri e 92 soldati pa'" nattieri: in lolale 16 ufficiali, ·136 sott'ulliciali e soldati, Totale


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78 COSTIT.UZ!ONE MILITARE .generale 432, - Vi sono inoltre 33 suore ospi lalier_e, delle qualì si fa qui soltanto cenno per memoria. L'effellivo del piede di guerra non è determinalo; in caso di mobilizzazione dell'.armala, il ministro dà a queste compagnie quel- _ l'estensione rièhiesla a seconda cleì bisogni del servizio. 40 (n) Sollo ·questa rubrica sono compresi: .a) L'auditoriato militare che dipende dal diparlimenlo della giustizia, e conta 4 membri addelli alla Corte militare, più 1 ,~ aud ilori provinciali; in caso di formaz,iooc dei consigli di guerra presso le armale in campagna, il numero degli uditori militari deve necessariamente essere aumentato. b) Il personale civile a,ddello al minislerò della guerra comprende iS7 funzionarii diversi, 2,1 mess~ggierì, ecc. e) Il personale civile addello alla scuola militare è composto di 9 professori, dì 3 maestri, di o ripelilori, ~i 5_funzionarii .diversi, e di 8 impiegali inferiori. E qui facciamo pure n~enzione di 33 allievi sollotenenti e di 10·1 allievi col rango di solluf'ficiali, che fanno i loro sludi al la scuola militare. 1n quanto ai professori militari ed allri ufficiali addelli alla scuola militare od al ministero della guerra, essi sono già compresi nell'effettivo dei corpi, da cui sono temporariamente di-• staccali.

SPIE(:AZIONE DELLE ALTRE NOTE CITATE ' NELL,\ TABELLA

a) Il re comanda le forze di terra e di mare (art. 68 della costituzione). - Il ministro della guerra è, sollo gli ordini di Su~ Maestà, il capo risponsabile dell'a.rmala. La casa militare del re si compone io questo momento: ·I o di ,1 aiulante generale, che n'è ìl capo (allualmen le è un lenente generale pensionato); 20 di 8 aiutanti di campo, .dei quali 3 luogotenenti generali in allivilà, 2 pensionali, 2 maggiori generali in allivìlà e I pensionalo; vi sono inoltre 1 luogotenente generale pensionalo , ch'è afotante di campo 011orario di Sua l\'laestà; 30 di 9 ufficiali .d'ordinanza, cioè: 1 tenente colonnello, 3 maggiori, uno dei quali pensionalo, 4c ca-

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79 pilani ed •\ luogotenente. - La casa militare di S. A. R. il duca ·di Brabante -è formala di 2 aiutanti di c<1mpo, di cui •1 maggior generale ed 1 colonnello; di 3 ufficiali d'ordinanza, di cui ·I mag. giore (pnmo ufficiale d'ordinanza) e 2 luogoteoe11ti. S. A. n. il , conte di Fiandra ha 1 aiulanlti di campo del grado di maggiore, ch'è al tempo stesso ufficiale d'ordinanza del Re, ed 1 luogoleneo le ufficiale cl' ordinanza. (b) Le LL. AA. RR. il dpca di Brahanle ed il conte di Fiandra fanno parte dell'armata col grndo di maggior generale, senza pertanto contare nell'e!Jellivo fissalo dalla legge. Il quadro degli ullìziali generali sul p-iede di guerra, è di 12 luogotenenti Penerali e, <li 24 maggiori ge nerali, in tulio 36. - Vi sono inollre 3 maggiori generali che fanno parte dello . stato maggiore delle provincie e delle piazze. · (e) Secondo la legge d'organizzazione dell'armata dell'8 giugno 1803, il quadro del corpo di slalo maggiore è composto, sul piede di pace, di 3 colonnelli, 6 maggiori, ~H capitani di 1a e 2a classe, , 8 luogotenenti ed 8 sollotenenli : io totale 52 ufficiali. In seguito ad una circostanza, che il quadro ui questo lavoro non consente di riferire, il corpo di stato maggiore è iJ solo dell'armala, di cui la commissione instituìla nel 1851 non ha potuto esaminare la composizione: quindi il suo e(foltivo sul piede di $Uerra è rimasto ancora inùetermiiialo. (d) Le provincie so1io comandale da generali o da colonnelli; lo stato maggiore provinciale consiste in 5 maggiori generali o colonnelli, due ufficiali generali son.o oggidì inv.eslili del comando di piazza, senza fare pertanto parle del quadro dello slalo maggiore delle piazze, il quale, giusta i regolamenti, si compone di 3 colonnelli o lenenti colonnelli, comandanti di piazza di prima classe; ·12 tenenti colonnelli o maggiori, comandan ti <li piazza di , 2.a classe e 6 di 3a classe; 3 maggiori, maggiori di piazza; 5 maggiori o capi tani, aiutanti di .piazza di 1a classe; 14 capitani o luogotenen ti di 2,a classe, e •I 3 luogolenenli o sollol enen li di 3a classe: totale 61.-- Vi sono inoltre 33 cappellani, poi •t 5 portaconsegne (portiers-consignes) di P e '1-3 di '.z_a classe: io lutto 154uomini. ' . · (g) Secondo l'organizzazione proposta ·dalla commissione del 1851, e che la legge del!'8 giugno 1853 ba sanzionala, i 16 regDEL DllLG!O


80

eosTITOZIO);lt :.tlLlTARE

gimenli di fanteria hanno la composizione indicala nella •I 2a colonna del quadro qui annesso. I 49 baltaglioni alt-ivi, destinali a stare in campagna e ripartili in quattro divisioni di due brigale ciascuna, sono di 6 compagnie per ballaglione. 1 32 ballaglioni di riserva. proposti alla difesa delle piazze forti, erano stai.i dapprima formali di !l, compagnie, ma colla circolare rn inist,~riale del 6 giugno 1859 v,.mne modifìcata quest'organizzazione, alline di rendere più fp cile la mobili1.iazione della riserva. Jn conformità cli questa circolare, il 4o ball,aglione dei reggimenti ùi fanteria ·ed il 50 del reggimento de' carabini eri, avranno 6 co mpagnie, nelle quali entreranno i cnilili della 7a ed 8a classe. Questi 16 balla,,lioni di dserva ba'nno adunque oggidì la stessa compo·sizione, oin tempo di guerra, dei battaglioni allivi; mentre che g\'i allri 16 destinali a ricevere le classi 9a e 10a della milizia, restano f~rmali di 4 compagnie per balÌaglione. l nostri calcoli sono slali valul~li in conseguenza a norma di questa nuova disposizione e sulla composizione dell'e[ellivo indicalo qui in appresso. Lo slalo maggiore d'un reggi men lo è composlo di 1 coloonello, 1 luogotenente colonnello, 1 capitano aiutante maggiore, 1 luogotenenle porla-bandiera (eccello nei reggimenli dei -carabinieri e dei cacciatori), Ire luogotenenti o sollolenenli ufficiali pagatori, ,t medico di reggimenlo, 1 tamburo maggiore e 1 sergcnle cornetta (i reggimenti de' carabinieri e dei cacciatori non hanno tamburo maggiore), 1 r. musicanti, 1 sergente maoaiore segretario del colonn'!llo ed 1 sergente porla-lellerc ro . . (vaguernestre) : totale 26, e 24- pei carabinieri e cacc1ator1. . . Un ballaglione di 6 compagnie comprende: lo staio maggiore, composto di 4 maggiore, ,t luogotenen_le o sollolenen~e aiutante maggiore, ,t medico di ballaglione, 4 a1ulanle sol'.ufficiale'. 1 .ser~ gente arrnaiuolo, 1 caporale tamburo (eccello nei ballaghom de~ ca'rabiuieri e caccialori), ·I caporale cornella. - Le compa~me s1 compongono: di 1 capitano, ,\ luogolcnenle, 2 sollolenenli, 1 sergente ma,ggiore, 1 sergente furiere, 5 sergenti, 1 caporale furiere, -g caporali, •I tamburo ed 1 cornella, ,\ allievo tamburo ed -I allievo çornella, più 12& soldati (le compagnie de' carabinieri e•déi caccia lori hanno 3 cornella e 121 soldati): Lola le 4 ufficiali,~ 46 sollufficiali e soldati; cosicchè l'effettivo d'un ballagliooe ascende a c.ombaltenti: 1 ufficiale superiore, 2o ufficiali inferiori, .i3 sol-

D.EL BELGIO 81 \ufficiali, 26 musicanti, 81 O caporali e soldati; 110n combattenti: 4 ufficiale ed f sollufficiale: totale 907, e 906 soltanto pei battaglioni dc' carabinieri e cacciatori, che hanno 49 musicanti e 816 caporali e soldali, Un battaglione di riserva di 4 compagnie ha per staio maggiore: •l maggiorr, 1 luogotenente o sollott> nenle aiutante maggiore, 4 medico di ballaglione, 4 aiutante sottufficiale, 1 sergente armaiuolo, i caporale tamburo (il quale però non esiste nei battaglioni dt.!i carabinieri e dei <:acciatori), I caporale cornctla; e per compagnia: 1 capitano, 4 luogotenente, 2 sollolcnenli, 4 sergente maggiore, 1 sergente furiere. 6 sergPnti, 12 caporali, 4 tamburi e cornella, di cui 2 allievi e 2 ,19 soldati (nelle compagnie de' carabinieri e cacciatori vi sono 3 cornrlla e ~'20 soldati); tlltale 995, e 99t nei ballaglioni dei carabinieri e cacciatori. Del resto è presumibile, che in caso di mobilizzazione, questi ba\laglioni saranno ugualmente portali a 6 compagnie. Finalmente il deposito d'un rrggimenlo si compone di 1 maggiore, f capitano quartier mastro, 1 capitano d'amministrazi~oe pel vestiario, f luogotenente o sollolenenle come ufficiale d'armamento, 4 medico di ballaglione, 4 sergeclt! guarda-magazzeoi, 3 maestri o capi armaiuoli, sarti e calzolai, ~ caporale tamburo (il quale non esiste nei carabinieri e ne•i cacciatori) e 1 caporale cornella. La compagnia di deposi lo ha i ufficiali , 1 sergente maggiore, 4 sergente furiere, 5 sergenti, 12 capòrali, 4 tamburo ed t cornella (due de' quali sono nl'lle compagnie de' cat'abinieri e cacciatori), rn -.allievi tamburi e cornetta: totale 48, e 47 sollanlo nei carabinieri e cacciatori. L'effellivo generale dei reggimenti di fanteria è qt1ale apparisce dallo Specchio (1). (h) Nell't>sposizione dei motivi intorno al progello d'organizzazione dell'armala del orna, il sig. ministro della guerra d.ice che questo progelto conferma (sanziona} tulle le proposte della com1

{I) Per decreto reale del 12 maggio 1859 le denominazioni di granatieri e v0Uc9gialori applicale alle comr,ogoie scelte dei 12 r eggimenti di

fanteria sono soppresse, e le compagnie d'ogni balloglione portano i nu meri dall'l sino al 6. Venne creata una categoria di soldati scelti designati col nome di soldati di fa classe: il loro numero può essere r ortato sino 111 terzo dell'effettivo. ANNO

IV. VoL Ili. -

6.


82 COSTITUZIONE MILITARE missione del 1851 relative alla cavalleria; che i quadri dei depositi di quest'arma formeranno gli elementi indispensabili d'uno squad1·011e supplemenlario per reggimento, destinalo a còmprendere nel suo quadro- le 3 classi più antiche dellJ milizia,' - Noi abbiamo . stabili lo in conseguenza la composizione della cavalleria, sul piede di g·uerra, secondo i clali ammessi dall'anzidetta commissione. 1 corpi di quest'arma formano 2 divisioni '(decreto reale del 18 giugno ,1839), l'arma di cavalleria leggera, l'altra di cavalleria pesante (grossè cavalei-ie) : ogni divisione è composta di 2 brigate, ed ogni brigala di 2 reggimenti, qualom la gendarmeria viene mobilizzata. L'arma di cavalleria r,onla 2 luogotenenti generali . e 4 maggiori generali, che 'fanno parte dello slato maggiore generale. Essa consta di 5 reggimenti a 7 squadroni e 2 reggimén li a 5 squadroni. Lo stato maggiore ~ei primi è composto di 1 colonnello, ,j tenente colonnello, 3 maggiori, 1 capitano e 2 luogotenenti aiutanti maggiori, 1 luogotenente o sottotenrnle porta-bandiera, 1 ufficiale pagatore, · 1 medico di reggimento, 2 medici di baltaglione, 3 velerinarii di h, di 2a e di •3a classe, 3 aiulanli soltuITiciali, 1 lrombella maggiore, 1 trombetta brigadiere, 1 maresciallo d'alloggio (vagucmeslre) e i brigadieri operai: totale 16 ufficiali con · 30 cavalli e 1 O uomini di lruppa con 6 èavalli. Lo · stato maggiore dei secondi, avendò in meno 1 maggiore, 1 aiutante maggiore, 1 medico di baUaglione, 1 veterinario di 3a classe ed 1 aiutante sottufficiale, non ha che 12 ufficiali con 23 cavalli, e 9 uomini di truppa con o cavalli,. - Uno squadrone di cavalleria e composto di 1 capitano comandante, 4 ·capitano in secondo, 2 luogol<lnenti, 2 sollotenenli, ·1 maresciallo d'alloggio capo, 9 marescia]lj d'alloggio, uno de' quali furiere, 17 brigad ieri, di cui uno furiere , 4 trombella, 3 maniscalchi, 151 cavalieri, di cui •136 montati (nella cavalleria pesante U-1 uomini e 126 ' montali); totale 6 ufficiali , 12 cavalli, ·185 uomini di truppa con 170 cavalli (e nella èavalleria pesante 175 uomini di truppa con 160 cavalli). - Il deposito è formato di •I capitano comandante, 1 capitano islrullor<?, ,1 capitano quàrtier mastro, ,t capitano d'amministrazione pel vestiario, 1 luogotene nte, 2 sollolenenli, ,1 maresciallo d'alloggio capo, ·1 Omarescialli d'alloggio, di cui un fu'riere ed un guardamagazzini, 13 brigad ieri , di cui un furiere, 3 trombe.lta, 2 ·maniscalchi, 4 rnaslri (capi), arinaiuolo, sarlo, calzolaio·· e· sellaio :

DEL DllLGIO

83

totale 7 uflìcial i con 1O cavalli e 33 uomini di truppa (29 soltanto nei corazzieri che hanno 2 marescialli d'alloggio ,~ 2 brigadil'ri in meno). - Saranno nominati in più, pt>r 2 squadroni, 1 luogotenente o sollotenente per adrmpiere al le funzioni di aiulante di campo e d'ufficiale d'ordinanza. - Cosicché 1 reggimento di cavalleria leggera conta 62 ufficiali con -118 ca"alli, H 53 uomini di truppa, de' quali ·1026 montali; in questo numero lo stato maggiore ed i 6 squadroni allivi figurano per 5'.2 ufficiali e 1120 uo mini di truppa, La forza del rrggimenlo delle guide è di ,12 ufficiali con 118 cavalli, 1093 sollufficiali e cavalieri, di cui 966 montali. Lo stato maggiore ed i 6 squadroni di r.ampagria coniano, insieme. 52 ufficiali . e 1060 uomini di lrupp~. Un reggimento di corazzic>ri ha una forza di Mi ufficiali con 85 cavalli e 738 soltufficiafi e soldati, di mi 61t5 sono m<tntali . Lo stato maggiore · ed i quattro squadroni attivi comprendono 36 uffièiali è 709 uomini di bassa fo rza. - L'effettivo generale della cavalleria e per conseguenza, $Ul piede di guerra, di 400 ufficiali r.on 760 cavalli e di 7·181 soldati· con 6360 cavalli. E comp1e·1ando gli squadroni di deposito pe_r formare gli squadroni SUJJj1lemen/arii , di cui si è fallo cenno più sopra, l'arma ·di cavalleria può essere aumentata di ·1027 cavalieri semplici (semplici soldati)', di cui 913 a cavallo. (i) Nell'esposizione dei motivi intorno al progetto d'organizz~zione ·dell'armata del ,18ti3 si legge : , · Le proposte della com missione del -185·1, relative all'ar/,iglicria, sono state adollatc dal -governo, il ,quale non vi ha introdotto altre modificazioni fuon della creazione d'una batteria di deposito per reggimento. Questa creazione, motivala su considerazioni analoghe a quelle che mil1laoo in favore dei dep_osjli di cavalleria, è allrellanlo più indispensabile, in quanto che è sta lo r iconosciuto, che il numero delle ballerie d'assedio (di piazza) rlovrà essere porlato a 28 in tempo di guerra per soddisfare ai bisogni più indispensabili alla difesa delle fortezze. Prima di parlare del personale d'artiglieria, dirrmo qualc11e co,a intorno al malenale di que~l.'arma. Le bocche a fuol:o del sistema adoltalo sono: per l'artiglieria cli campagna: i cannoni corti da ·I 2 .e da 16 libbre, l'obice lungo e l'obice corlo da 2~. i cannoni obici da 24- e da 12: questi pezzi sono in bronzo. Pri- l'artiglieria

,,


84 COSTITUZIONE MILITARE d'assedio e da piazza: i cannoni lunghi da 24, 18, 12 e da 6 in, bronzo ed in ghisa (f011dita), gli obici da 60 e da ~U in bronzo, i mortai da 180, da 60 e da 18, i petrieri e mortai a palle in . ghisa . Per l'ar1iglieria da costa: i cannoni da 48 e da 36, i cannoni-obici da 180 e da 80 in ghisa. Le 20 ballerie di campagna da 8 pezzi ciascuna, conta,no 160 bocche a fuoco. - Le batterie a cavallo e quelle montale da 6 sono composte di 6 cannoni da 6 l,bbre ed i 2 obici lunghi da 24 sono armati da 8 cannoni, ed hanno seco 25 o 26 vellure, secondocÌiè sono allacc.ate alla riserva od alle divisioni. - Un parco di divisione conta 2'il vetture. L'artiglieria consta di 1 }uogolencnte generale, ispettore generale dell'armata, d1 2 maggiori generali comandanti ciascuno una brigala compo5la di 2. reggimenti; questi ufficiali generali fanno parte dello staio maggiore generale dell'armala. - Lo stato maggiore particolare dell'arliglieria si compone di 4 colonnelli, 5 lenenti colonnelli, 5 maggiori, 5 _capitani comandanti, 5 capitani in secondo, 9 luogotenenti. Comanda,1ti d'artiglieria di presidio (in ,·esidcnza): 5 ufficiali superiori, 4 ufficiali inferiori. Guardia d'artiglierie: 7 di 1a, 8 di 2a, e 9 di 3a classe: tÒlale 66 ufficiali con 80 cavalli. Truppa: H conducenti d'artiglieria di fa classe, H di, 2a e •I 2 cli 3a cla!l'se, 3 capi (mastri) artificieri: tolale 37. Impiegati civili: "1 controllori e i irevisori d'armi, più 2t> altri impiegati: totale 36. Qut>.sto personale è impiegato al servizio' dell'ispezione generale, del ministero, delle direzioni, dell'arsenale di costruzione, della fonderia de' cannoni, della manifattura \l'armi, dell'ispezione delle polveri, della scuola di pirotecnia, della scuola · militare, della casa dd re e delle piazze. - Lo slato maggiore d'un reggimento d'artiglieria è composto, in tempo di guerra, di 1 colo11nello, $ maggiori, 1 capitano _ed 1 luogotenente aiutante maggiore, ·I luogotenente ufficiale pagatore, 1 medièo di reggimento, 1 medico di ballaglione, 3 medici aggiunti, 1 veterinario di 1 a, 1 di 2a e 3 di 3a classe, 2 aiutanti sottufficiali, 2 marescialli d'alloggio capi, segretario ed artificiere, ·I trombetta mag-' giore, 1 trombetta brigadiere, •I operaio sellaio (2 al 1o reggimento). Al deposito: 1 luogolenente colonnello, i capitano istru\Lore, 1 capitano quartier mastro, 1 capitano <l'amministrazione pel , ve- · sliario, t cap'ilano comandante la balleria di deposito, 2· luo.go.,.

DEL BELGIO 85 lenenti, 2 sottotenenti, ,1 maresciallo d'alloggio capo, l'> marescialli d'alloggio, di cui 1 furiere, i brigadieri, 2 trombette, 1 maresciallo d'alloggio guarda-magazzini, i mastri (capi) armaiuoli, sarto, calzolaio e sellaio: totale 26 ulljciali con 42 cavalli, 24' uomini di truppa (25 al ·I o reggimento) con 4 cavalli, ' Una batteria a cavallo è composta d'un capitano comandante, 4 capitano in secondo; 2 luogo lenenti , 2 soltolenenli, 1 maresciallo d'alloggio capo, -I aiutante di balleria, 12 marescialli di alloggio, di cui 2 furieri, -16 brigadieri, fra cui 8 artificieri, 3 tr.ombella, 4 sellaio, ·I carradore (charl'on), i fabbro ((orgeron), 1 carpentiere, 3 maniscalchi, 20 cannonieri di { a classe e { 56 di 2a: totale 6 ufficiali, t 2 cavalli, 216 uomini di bassa forza con } 00 cavalli. da sella e 152 da traino. - Una balleria montata ha lo stesso numero di ufficiali, di sottufficiali, di brigitdieri, di trombe e di operai come una batteria a cu.;•allo, ma non ha che 2 maniscalchi, ·I 7 cannonìeri di 1a classt>, M·di 2a, -1 l'> conducenti di •I a classe, 86 di 2a: totale 6 ufficiali, ~ 2 cavalli, 212 uomini di bassa forza, con 49 cavalli da selht e ·176 da traino (-0.

(1) Quando la batteria è composta di pezzi da 12 o di cannoni obici da 24, il suo effettivo v-i cne aumrnlato di 16 cannonieri 1 di 2 conducenti e dir,, eavoHi da tiro. I reggimenti 20, 3o e r,,o d'artiglieria hanno ciascuno 2 batterie da 12; il r. 0 ·h a inoltre 2 batterie di cannoni obici. Una batteria d'assedio consta di: 1 capitano comandante, 1 luogotenente, 2 sottotenenti, 1 maresciallo d'alloggio capo, 9 marescialli d'aÙoggio, di 1:ui 1 furiere, 8 brigadieri, 6 brigadieri artificieri, 2 ' lrombctt.c, 1 carra<lore, 1 fobbt·o, 1 -carpentiere, 16 cannonieri dJ t • classe c ·125 di 2•; totale 4 ufficiali con 4 r.:iv alli e 170 uomini di trnppa. In conseguenza l'effettivo -del 1° reggimento d'artiglieria è di 7r. ufficiali con 110 cavalli e 190!1 uomini di truppa: qu•ello del 20 e 3 ~ reggimento è di 80 ufficiali. con 126 ·cavalli e 211,0 uomini di bassa forza, Il 4° reggimento essendo sialo a,1men.talo di una batteria montat:a, per decreto reale del Hl luglio 1859, 11nnovcra oggidì, sul piede di guerra, ·SG ufficiali con 138 eavalli e 2388 ·sott'uffìziali cd artiglieri. L'effettivo generate dei quattro reggimenti ascende .a 320 ufficiali, con 500 cavalli, 8577 uomini di bassa forza, 720 cavalli da ·s ella e 3·456 da tiro. Secondo questo computo, l'ilrtiglieria d''asscd·io non è <1ompresa cl1e per 24 batterie; se venisse por.tata a 28 batterie, ne risulte:rcbbtt un aumento ,d i 16 ufficiali con 1fi .eavalli e 680 solt'ufficiali e soldati. La compagnia di pori:tonieri, el'ea-ta per decreto reale del 27 maggio i 832, si compone di 1 capitano comandante, t capitano in secondo, 2 luogotenenti, 2 sottotenenti, 1 maresciallo d'alloggio capo, 12 m::irescialli d'alloggio, di <mi 1 costruttore ed 1 furiere, 10 brigadieri, 2 trombette, 20


86 COSTITUZHlNE MILIT.ARE (k) L'arma tlel genio si compoi1e di uno stato maggiore e di .un reggimenlo (decreto reale del ,i, giugno 18,1,2). Essa ha per capo 1 luogotenente generale, che porla il titolo d'ispe\Lore generale delle forlificaz~oni e del corpo dr! genio. Esso fa p.arle dello stato maggio-re generale. · Il suo stato maggiore si compoDe di 3 colonnelli , 5 luogotenenti colonnelli, 5 maggiori. 18 capitani di ,Ja e 5 di 2a classe, '.:H luogotenenti e sollolenenli: totale 60 ufficiali, -133 cavalli. Vi sono inollre le guardie del genio, lr quali, dopo la riorganizzazione del ·I s·5l, non banno assimilazione ai gradi militari, ma sono tuttavia trattali nelle -1·dazioni di servizio sul medesimo piede degli ufficiali di gradi inferiori: SOJlO nel numero di 5 guardie principali, 1 O guardie di 1a, ,JiS di 2a e 20 di· 3a classe ; totale ?SO. Ln stato maggiore reggimentale consta in tempo di guerra, di 1 colonnello, •I luogotenente colonnello, 2 maggiori, 1 capitano e 2 luogotenenti aiulanti maggiori, 1 ufficiale pagatore, 1 medico di rc~gimenlo, 2 aiutanti solluffic.iali, ·I tamburo maggiorr, ·1 caporale Lamburo ed ·I sùgente maggiore segretario: Lolale 9 ufficiali, con ·13 cavalli e 5 soldati di bassa forza. li deposito è fo rmalo di 1 capitano quarlie.r mastro, 1 capitano d'amministrazione pel ve. stiario, ·1 capitano in lo, 2 luogotenenti, 1 soltotenenlr , 3 capi armaiuolo, sarto e calzolaio, 1 sergente maggiore, 8 sergenti, di cui un furiere ed ,J guarda-magazzino, 8 caporali e 4- lamburini ,50 minatori di .\a classe e ·I 00 di 2a classe: totale /4. ufficiali e 175 uomini di lruppa. Così l'arma del genio conia 41 5 ufficiali, con 146 cavalli, 50 guardie e ,1779 sottufficiali e minatori: lo tale genNal e 1944-. · (ni) L'arma di gendarmeria è fo rmala di uno ,staio maggiore e di maestri (capi) operai, 30 pontoni cri ùi t• classe e 120 di 2•: totale 6 ufficiali, 12 cavalli, 195 uo mini di bassa forza ; Il corpo del lreno è formato, sui piede di guerm, di uno stato m aggiore, e di 4 compng11ie. Lo sta to maggiore consta d i 1 maggiore, 1 luogotenente aiutante magg io re, 1 medico cl i battaglione, 1 veterinario cd 1 aiutante solluf/ìcialc con 1 cavallo. Ogni comp,1g:uia è formata di 1 capitan o, 1 luo- • go lenente, 1 sottotc ncutc, 10 sotLnfficiali, 8 bri gadi eri, 2 tr ombette, 2 man iscalchi, 1 sellaio e 120 sol~ati : totale 3 ufficiali , 6 cavalli, 1113 uomini di bassa forza ~.on 20 cavalli da sella e 198 da traino. Le i, comp~gnie del treno possono d isporre aclunq ue di 80 cav~lli da sella e 792 da tiro dcstinuti a trainare 21:> vetture.

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DEL BELGIO

9 compagnie, di cui una per provincia. Ella si compone cioè: di ufficiali: i còlonnello, 1 lenente colonnello, 3 maggiori, ·I aiutante maggiore (allualmente luogotenente), 1 capitaao quartier mastro, 1 capitano d'amministrazione pel vestiario, 9 capitani, 9 luogotenenti e 20 sotlotenenti: totale 4-6 ufficiali con 60 cavalli. Truppa : 3 aiutanti sollufficiali, 9 marescialli d'alloggio capi, 60 marescialli d'alloggio a cavallo e 12 a piedi, ·127 brigadieri a cavallo e a piedi, 809 gendarmi a cavallo e 396 a piedi: totale -I US sottufficiali e gendarmi, 1005 cavalli. (o) Se s i aggiungono ai 98, 825 uomini che risultano dall'attuale

ai

organizzazione, l'armala essirndo messa sul viede di guerra, i 1027 cavalieri da incorporare in caso di fo rmazione. degli squadroni suvplementarii di cavalleria, non che i 16 ufficiali e 68~ sollofficiali ed .Jrtiglieri delle i baUerie d'assedio a crearsi, onde portare il loro .nurnei:o a 28, si conseguirà un effellivo generale dell'armata a 100,548 uomini, che potrà oltrepassare i 4 01 ,000 tenendo conio degli aumenti che debbono necessariamente subire il corpo di staio maggiore, quello d' i1\lendenza, il servizio sanitario e le compagnie di amministrazione. ·(p) In questo nuqiero non sono compresi i '.2698 cavalli degli ufficiali.


COSE NO'f.EYOLI l\lGU ARDANTI L'ARTIGLIERIA ED ALTRE ARMI

RELAZIONE SOPRA LE COSE PIU' NOTE\'OLI

RIGUARDANTI ALL'ARTIGLIERIA ED ALLE ALTRE ARMI· STATE lfRATTA'rE, INVENTATE , PROPOSTE ED APPROVATE

IN PAESI ESTERl,.NEGLI ANNI i8ll8 E f 8!!11,

Il ministero della guerra, cbe degnò prèndere ognora benigno . interessamento alla pubblicazione di t]uesto giornale, si è compiaciuto trasmetterci ·1e due Relazioni state rassegnale dal direttore di questa Biblioteca militare, che ci facciamo premura d' inserire per intero in questo volume.

\ 18:SS Dopo là caduta dell'impero Napoleonico, a cui succedette la 1iace europea, gli eserciti di tutti i potentati europei si diedero a trarre giovamento di quanto la famosa scuola delle gigantesche guerre, combattute dal principio della rivoluzione francese fino al 1815, avea loro potuto insegnar di buono in fatto di cose ' militari; e per fermo siffatta scuola potè esser loro profittevolissima. Quindi molti perfezionamenti s'introdussero nelle cose della milizia; ogni sua parté fu resa più semplice, e gli eserciti perciò acquistarono maggiore mobilità e riuscirono più adatti ai nuovi -

,

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principii di tattica e di strategia, che il ge~jo del .più gràndè dei capitani del secolo nostro, seppe praticare, ed insegnare. Lasciato a parte ciò che spetta alla tattica, alla strategia e~ all'ordinamento degli eserciti, delle quali cose non sarebbe qui il luogo, nè il mio uffizio di tener discorso, solo dirò che i materiali di guerra su.birono molti ed utili mutamenti. E così le armi da fuoco portatili, le artiglierie e le loro attenenze furon tutte condotte a più grande perfezionamento ed uniformità. ' Gli schioppi si trasmutarono da pietra focaia alla fulminante, donde più sicura l'accensione della loro carica, e più sempli·ce. ii co~gegno dell'acciarino. Le artiglierie di campagna furono semphcizzate e rese . più maneggiabili e mobili i t raini d'assedio, le articrlierie delle for tezze ' i traini de'ponti militari, ricevette'ro o nuove forme più appropriate ai modi ·di guerreggiar moderni. ·r~so'mma tutti ,i materiali più o meno furono utilmente trasformati. Ma come disse Patercolo, diffìcilis in perfecto mora est; natm·aliterque quod procedere non potest, recedit. Donde nuovi studi, nuove esperienze, e quindi nuove cose s'introdussero negli eserciti , e nuovi studi sono ciò non di meno ~resentemente in via. Al perfezionamento della carabina . si rivolse altresì l'animo dei militari. Desideravasene più preciso il tiro, e più comoda e più spedita la carica, quindi studiassi attentamente sopra il mo,do di sforzarvene la pallottola, sopra il calibro e la lurighezza della canna;' l'inclinazione, il verso, la quantità. e la forma delle eliche, - o righe, la carica di polvere, il calibro, la forma, ed il peso dell~ pallottola. E tanto. si meditò e tanto si fece, che finalme~te si giun,e ad ottenere carabine rigate fornite a un dipresso dei desiderati ,requisiti . 'Gli ordinari fucili di fanteria vol1wansi ancor, essi·più perfetti, donde vi si operarono attorno utili modificazioni , talmente che ora sono in alcuni ·eserciti trasmutati in fuci li ridati e .l'esattezza o ' e così ne è accresciuta l'ampiezza ' del tiro. _ Di queste nuove armi rig!lte ne è intanto fornita una partedella fanteria degli eserciti europei, delle quali il Delvigne, uffiziale francese, fu senza dubbio il cr.eatore, il cui sistema comecchè no.n f~.sse perfetto, servì tuttavia ad a.prir la strada in cui tutta l'IDuropa si cacciò.


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COSE NOTEVOLI RIGUARDANTI

Ma ciò nondimeno le nuove armi non hanno ancora raggiunto il massÌJ.?10 loro grado di perfezione, ed infatti non ne è smesso lo studio, e nuove sperienze, e nuove proposte sono in via nel mondo militare.

Nuom maniera di proietti per i fucili rigati. Leggesi infatti nello Spectateu,• Militaire (2m• sèrie, 83 li·vraison, 1858) che il barone Melvill von Carobée uffiziale nella fanteria Neerlandese, inventò un nuovo modo d_i proietto per i fucili rigati. Per tema di non darne sufficiente notizia, riferirò qui quasi per iutiero quantQ dice il succitato militai· giornale ìntorno a questa nuova invenzione. Il Melvill eseguì molti esperimenti per giungere a produrre nei proietti un moto rotatorio normale mediante una vite di · Archimede, che aveva adattato dentro a pallottole oblunghe traforale, le quali sparava con f,ucili ad anima liscia. Ma questi sperimenti essendogli riusciti infruttuosi, egli tolse la vite, .e con schioppi rigati sparò pallottole cilindriche aperte per la lunghezza dell'asse. Il pensiero fondamentale del signor Melvill, consta adtunque nell'antivenfre alla resistenza dell'ar·i a , togliendo quasi la faccia dinanzi della pallottola. Ecc9 intanto l'applicazione che l'autore fa del suo principio. La pallottola traforata posa sopra un piccolo tacco dì legno, o di cuoio, il cui scopo è d'impedire ai gassi della polvere di precipitarsi a vuoto nel vano che loro offre il proietto, invece di cacciarlo fuori, dopo d'averlo sforzato nelle righe. Per altra parte lo sforzamento vi si opera per via della compressione, come nei sistemi dei Wilkinson e Lorenz, e per tale effetto la pallottola Melvill ha una sola ma profonda scanalatura. Fu eseguita nna prima serie d'esperimenti con questo proietto, che pesa grammi 26,5. Esso venne sparato con fucili rigati del calibro di 16,mm 8, e colla carica di grammi 5. E siffatte spe• rienze, procurarono, fino .a seicento passi, traiettorie molto più tese di quelle delle pallottole alla Timmerhans, che pesano grammi 39, e deviazioni . di molto inferiori ; ma la nuova pallottola non ebbe il vantaggio a distanze più grandi, credesi tuttavia che a tal inconveniente si possa rimediare collo accre•

L' ART!GLil!R!A ED ALTRE ARlU 91 scerne la velocità, alla qual cosa il Melvill è certo di giugnere adoperando vitoni a stelo di forma conico-troncata (culasses èt, tige _tronconi;zu.e) senza che perciò · sia d'uopo cli anrnentare il peso.del proietto, nè quello della carica. Lo Spcctateu?', che per ora si restringe ad annunziare .questo pensiero n,ltrettanto semplice quanto originale, crede .mtanto che solo nuove sperienze, fatte più in grande, potranno nsolvere sopra lo avvenire del sistema del ì\'Ielvi\l, la cui inventata pallottola non è che una delle forme che egli ammette. Da~o che l'Psito ne sia felice, sarà una rivoluzione che si pl'epara m fatto d'armi riga te, poi ehè la pallottola titbulare, non solo procurerà. un tiro più esatto e traiettorie più tese; essa sarà. inoltre una vera palla cartuccia , dacchè potr'.i. contenere la polvere della carica, e quello che sopratutto importa, la dimi• nuzione del peso dei proietti, concederà l'uso di maggiori calibri, del qual vantaggio fara gran pro la difesa delle fortezze e delle posizioni permanenti.

Cartuccia Ml Davout. D'altra invenzione terrò pur qui discorso, benchè essa pro• priamente parlando non riguardi alle armi di guena, ma torni più giovevole alla caccia, parendomi non tornar disutile di averne altre.sì notizia. (Cosmos, 15m• Livraison, 16 ottobre 1857, pag. 425). (1lfoniteur de l'Mmèe). . Un certo Davout, armaiuolo francese, inventò una particolar cartuccia, mediante la quale è r isolto questo problema; cioè in primo luogo, impedire gli scostamenti spesso considerevoli e singolari delle palline di piombo, acciocchè il tiro ne risulti più regolare ; in secondo luogo aumentare lèi gittata e la passata ordinaria délle palline, senza che peréiò sia d'uopo d'accrescere la quantità. di polvere della carica. · Il Davout risolvette questo problema con un semplicissimo metodo. La nuova carlllCCia consta di un cilindro diviso in più parti• menti, il primo dei quali, a cominciare da basso, contiene la carica di polvere; il secondo, uno strato di certa polver~ bianca, che il capitano signor Delvigne , crede e~sere fecola di


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COSE NOTEVOLI RIGUARDANTI

t' ARTIGLIERIA ED ALTRE ARMI 93 ]ottole, durante il soggiorno dell'esercito francese rn Crimea erano state bucate, e talune anche traforate da un particolare insetto. Pareva quindi des'iderabile èhe uno ,si procurasse ogni notizia intorno ad un fatto co_tanto curioso, ed era naturale che se ne attendessero ricerche fatte in Russia. Ond'è che il prelodatu )maresciallo colà s'indirizzò, donde poscia ne ottenne il raggµaglio, che · venne con1pendiato nel fascicolo 25 del Comples rendus (21 giugno 1858) e di cui ad ogni buon fine ne registto pur qui le cose più notevoli, e çhe risolvono affatto la questione. • Il signor Matscha.lsky, nella sua memoria indirizzata al maresciallo Vaillant, viene io queste principali conclusi~mi, cioè: 1° Il fenomeno del bucamento delle pallottole nei pacchi di càrtucce · non fu avvertito in Crimea. nell'esercito russo. . '.2° L'insetto bucatore delle cartucce francesi è la larva dello Urocerus Iuvencus del Linneo. 3• Questo tale insetto non venne fin qui osservato in Crimea dagli entomologisti russi , ed in · generale pare rarissimo in Russia. · Ed è solo nella BèSsarabia che fino ad ora rinvennesi il àetto insetto. <i• L'Urocerus Iuvencus, ' da cui furono · bucate le pallottole di piomb~ delle cartucce francesi in Crimea, vi fu portato dalla stessa Francia nel legname delle casse contenenti le cartucce·: 5° I bucamenti non furono operati per gusto particola.re dell'insetto ·per il.piombo, ma per necessità, <lacche il piombo trova vasi nella dirittura della via, che l'insetto fu costretto a seguire. 6° La larva aell'Urocerus Iuvencus non si cibò del piombo ma solo il rastiò. 7° L'insetto fatto perfetto non intaccò il piombo, essendo morto nelle operate gallerie 1 subito dopo compiuta la sua metamorfosi, quello che accade in generale negli insetti (1).

~a tate àlquanto _torrefatta; il terzo, uno stoppacciolo spugnoHo; 11 quarto, la guida delle palline, che uscendo dallo ·:whioppo si sviluppa, e finalmente !~ultimo contiene la carica di palline. tJna specie di cappello tra.tten1?,tovi da un doppio nastrino di gomma elastica, cuopre l'insieme della cartuccia. La guida dèlle palline non è che ·un tubo avente le palline dal suo esterno il quale esce dalla. canna , e dopo aver percorso otto o dieèi metri, cade abbandonando a se stesse le palline convenevolme~te in di~izzate; di queste cartucce ve n' ha due, cioè una per le piccole gittate, e l'altra per le grandi. La cartuccia a piccole gittate, sparata da venti a sessanta passi, cuopre _di palline nel pi_ù regolar modo lo spazio occupato da uno 'stormo di pernici, . nelratto che s'innalzano a volo. E quella a grandi gittate, sparata da quaran~acinque a cento passi, fornisce tale una pas·sata, che si può uccidere colle palline del 'n . 6 il più vigoroso ~~

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Il Cosmos 'lamenta, e parmi non a torto, che il ilfoniteiw de l'Armée iuvece di esprimere la potenza della nuova cartuccia colla quantità di palline da essa mezzanamente conficcate in un bersaglio di data grandezza, e colle passate di esse, l'abbia espressa co' suoi effetti sopra la selvaggina. 'Al rimanente il Jloniteur dice di essere stato maravigliato della bontà di questa · cartuccia, l'esito delle sperienze cl.ella q:ia.le, spe,5so replicate, e sempre con egual felicit.à, lo convinsero della sua eccellenza sopra .gli altri congegni da caccia, ragione per cui crede. far servizio a uiloro che s•no dedicati alla caccia, · il partecipar loro questa ·nuova· invenzione.

Dell'insetto bncatore delle pallottole di piombo. Or sono alcuni anni che nel nostro laboratorio dei bombar, dieri erasi osservato ,che alcune pallottole di piombo, chiuse nelle cartucce, serbate nei magazzini, erano rosecchiate da un animaletto, che non sapevasi a qual genere potesse spettare. Lo stesso fatto venne frattanto anche notato nell'esercito francese, tantochè leggesi nel rendiconto dell'accademia delle scienze di Parigi :(Tom. 4Q: Pag. 360) che il maresciallo Vaillant, presentò alla prelodata accademia alcuni pacchi di cartucce, le c.ui pal-

Artiglieria a canna rigata; Dopochè cotanto si ·perfezionò il tiro delle armi da fuoco por. ,tatili, il risolvimento della questione delle artiglierie rigat.e è. (1) Di questo fatto si tenne già parola in questo Giornale, A'nno IP, voi. 1, da pag. 179 a 181.

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,94 CO~E NOTEVOLI RIGUARDANl'l divenuto importantissimo. Giugnendo ad introdurre l'uso di cannoni rigati nella guerra campale e nella difesa delle fortezze, l'artiglieria di campag,oa riacquisterà la sua perduta superiorità, e quella da muro verrà ad acquistare un'azione difensiva incomparabilmente pi~ grande dell'attuale. È tale il pensiero decrli artiglieri. Or pertanto tutte le artiglierie europee sono occup:tc della questione di questo nuovo genere di bocche da fuoco. Il p~ss~ , la for~a, e le dimensioni _della rigatura, cioè della sp1;:cie d1 ehche; _le dimensioni, la lunghezza, le grossezze di metallo, -._ il metallo stesrn di cui fabbricare i cannoni rigati, e la forma ... .più conveniente al proietto, sono quesiti che ·or sono messi in - campo. E molte sperienze gitL vennero eseguite ed in P iemonte ed· in. Isvezia dal nostro cav. Cavalli, e da altri artiglieri in Francia e nel Belgio, e fors'anche altrove, le quali trovansi riassunte dal Gillio:ri, capitano nell'arti"lieria belo-a nel suo / 0 0 , opuscolo col titolo Etudes sur les canons 1·ayés stampato nel 1858; ma fin qui non appare che siasi determinatamente risolta alcuna cosa, salv0chè sia vero ciò che buccinasi, avei·; cioè, la Francia già approvato un sistema d'artiglierie campali rigate, mà serbarne sopra ciò profondo segreto. Il Coquilhat, che in principio del presente anno pubblicò la terza parte del suo Cours élémentavre sur la fabr-ication des bouches à feu en fonte et en lwonze, aggiunse infine ad esso una nota, in cui tratta particolarmente del passo delJe eliche nei cannoni, ed egli dà un principio, stato emesso dal Timmerhans in difetto di bastevoli sperienze, deduce questa regola ., altrettanto semplice, quanto rimarchevole, cioè ; « che quando i » r_roietti sono simili, i passi delle righe sogliono esser propor• z10nati ai càlibri •. La qual regola, secondo che·dice il citat0 autore, ancorchè fosse stata seguita da varii artiglieri, tuttavia, per quanto gli era noto, nessuno peranco aveva espresso il principio d'onde essa derivava.

'95 bronzo: checchè però ne sia , anche da questo lato si tentarono sperienze; ed infatti leggesi nel q1.1into fascicolo del _Cosmos (29 o-ennaio 1858) essere stati eseguiti in Vincimnes 1·1goros1ss~m1 ~perimenti con due can~oni da 12 d'acci_aio f!]SO dal ,sig._ ~rupp. Trattavasi anzitutto, d1 valutare la res1slenza del! acc1a10 alle - varie cause del guastamento del!' anima delle artiglierie. Si operarono cento· spari per giorno con ciascun pezzo, è dopo tremila colpi co!Ìa normal carica di kil. 1,40 ~on si _notò guast~ di s01ta. Il calibro · si riconobb~ lo stesso rn ogt11 dove ed il diametro dei foconi fu bensì alquanto allargato, ma non tanto che si potesse introdurr e la tenta di 1·ifìuto. . . .. Volevasi in secondo luogo valutarne la resistenza a1 tm a palla nemici; e l'esperienza fece vedere che l'acciaio _fuso bensì è più fràgile del bronzo, ma molto meno del ferraccio. , . Con veniva in terzo luogo spingere oltremodo la prova dei due cannoni. Epperò erasi risolto di sparare venti colpi con tre kil. di polvere, e con quante palle erano capaci i pezzi; fino. a pro: durne lo scoppio di questi. L'obice resse, senza alterazione d1 sorta nell'anima, al tiro di cinque colpi con sei kil. di polvere e sei palle; quindi si giudicò non necessario di protrarne _an_cora - .le prove. Con quest'ultima carica la rinculata era g_ra~d1ss1ma, e le palle rompevansi le une colle altre. La comm1ss~one e?~· chiuse infine, che i pezzi erano atti a reggere ad ogm poss1b1l carica, e che con quella da guerra, di kil. -1,40 reggeranno forse indefinita,mente.. Abbiamo già notato in questo g iornale (anno II, volume 4°, pag. 216), parlandosi dell'~nnata Federale Sviz~era, eh~ i ? ranc~i -vantaggi dei cannoni fusi in acciaio . hanno mdotto 11 <l1part1· mento ad aumentarne il numero, ecl usare que~to materiale per i cannoni da 12, ed i lunghi obici da 24 da usarsi nelle scuole. Essi vi vennero introdotti greggi dall'Assia, e furono lavorati in una fonderia di cannoni svizzera. · L'ARTIGLIERIA ED ALTRE ARMI

Artiglierie di acciaio fuso.

Del perfezionamento tlcl getto 1lelle artiglierie Ili forrae,cio.

Siccome dianzi notai, il genere di 1~etallo di' cui fabbricàre le artiglierie rigate, è ancor esso in questione. Da alcuni credesi tuttavia: che si possa g iungere a rigare gli stessi cannoni. di

und Jngo/liieiw Corps trovasi inserito un articolo in cui s.0110 riferite notizie sopra alcune proposte state fatte in Inghilt~rra

Nell'A1'0hiv fii1· dia Offiziere der Konig. preiissischen 1lrlillerie

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COSE NOTEVOLI RIGUARDANTI

per co_ndurre _a mig!ior_perfezione il getto delle artiglierie di ferraccio. E d1 quest articolo, che fu voltato in tedesco dall'inglèse , ne _inseri~co qui dopo la traduzione italiana stata eseguita dal maggiore s1g. De Bartolommeis, vice direttore di questa biblioteca militare.

Notizie intorno ad alcune proposte state ratte io Inghilterra per. ammigliorare le fouderie dei cannoni di ferro. Nella adunanza della British association, del mese di settembre 1855, che ~i tenne a Glasgow , fu mossa la quistione • da • che provenga lo scoppiate di tanto smisurato numero di ~ c~nnoni di ferraccio nel mar Baltico e nel mar Nero , e si mst1tuì una commissione composta dei sig nori Fairhairn duca D'.Argyle, c<;1ftano Eduardo Beleher, Dr Robinson, Dr Sco~esby, Gmseppe W1thw:rth, I_. Beaumont Neilsoo, J ames Nasmyth, e lVI~cquoroe ~ank~ne; questa commissione proponeva • di fare ~~ at~enta d1samma del_le p~oprietà e qualità dei m etalli che s 1mp1e~an? nel!e fonde~1e dei cannoni, e d'indicarne gli effetti che, coi d1versl m etodi del gettarli, possono influire alla loro d~ra:a e ~esistenza_, specialmente per le i•rtiglierie , . La com~1ss1one. 1nv1ava c1r~ola_ri ai più_ distinti ingegneri e proprietari d1 fondene col fine dt ot tenerE: dai predetti il loro giudizio. Varie lettere pervennero, dalle quali si credette cosa utile fare estratto di quelle notizie stimate degne di attenzione. Il signor Beleher Eduardo con s_u a lettera. dà Glasgow, in data 19 settembre 1855, ritiene, che quell'eccessivo calore che pr~entemente ~i adopera nell'operazione del getto dei pezzi, sia nocivo alla resistenza del ferraccio, producendo in esso una crista'.izzaiione troppo _precipitata, e per conseguenza sia causa di una m egoale durezza. Dalla espansione dei gas nella canna .crede_trovar_e n_ei vani o venti, una delle principali cagioni del!~ scoppio, qumd1 propone che il proietto e la carica abbiano ad ag?iustarsi _nell'~nima_, precisa men te come uno stantuffo (stempelpoinçon) s1 aggrnsta m una macchina a vapore. Vorrebbe inoltre che si desse maggior durezza all'anima della culatta e che · . d ' VI s1 a attasse il grano a vite. Il signor James Nasmyth con sua lettera da Petricoft del 19

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97 settembre 1855 espone, che i pezzi di grosso calibro non possono riuscire di ferro (Schmied,eeisen - fe1· forgé), e quand'anche lo si volesse esperimentare (sebbene riuscirà di niu n vantaggio} per la troppa consum.azione e perdita di materiale (ine vitabile l'ossidazione) e col continuato calore ne nascerebbe una raggiante cristallizzazione {slralige K-rystcillisctlion) nssai dannosa . La fabbricazione di cannoni di .ferraccio va soggetta a <lrie principali difetti, cioè: 1°) Quello di effettuare la liquefazione cd il getto del ferraccio ,p er mezzo di carbooe fossire. 2°) L'altro di gettare senza l'anima. Il ferraccio russo e quello svedese sono i migliori, perchè nella -sua fabbricazione s'impiega della legna per combustibile, mentre il ferracci0 fabbricato col carbon fossile s'impreg• a serupro di zolfo. Dopo ciò egli credo che il ferraccio che si fabbrica col carbon fos, .sile per la via calda, sia peggiore di quello che si ottiene col coke raffinato e per la via fredda. Nel getto senza l'anima, nella -colatura del metallo ne derivano dei peli (Sprunge, ge1·çures) cbe sono molto nocivi alla densità e resistenza: questi si potrebbero ,evitare , mediante il raffreddamento dall'interno all'esterno. Nasmyth, propone per quest'effetto un'anima ( Km·n 1wyeau) ,composta d'una camera di feno da raffreddarsi internamente per via di un mantice (L·lb{tgeblaze machine soufflanle) o di l n zampillo d'acqua (lVasserstrahl myon d'eau). Ma non accenna tulle le difficoltà di questo procedimento, nè il modo di regolarne il grado del raffreddamento nell'interno, e quindi la successiva t rapanatura. Finalmente Nasmyth, vorrebl:ie abolito il proietto sferico, e darebbe la ,preferenza a l sistema della palla Minié, ma ci duole elio non ne abbia fatto conoscere la sua applicazione ai cannoni. Fairbarn, s'accosta io massima parte a queste viste, e cos\ si esprime in una sua lettera al duca d'Argyle, che fu presentata alla commissione d'esame di "\a\'olwich. (1) Fairbarn, crede, che il ferro non possa servire alla fabbriL ARTIGLlJl:RIA ED ALTRE ARm

(I) Jamcs Hall propose granale da ca1111a liscii1 ( glatten Rohl'; canon lissc, sa11s rnyure); cioè il suo proietto è più cilindrico, ha un buco a chiocciola , riceve la sua rotazione dullo svolgere e filtrare dc1 gas della polver e. Queslo proi,ctto fu sottoposto a molte esperienze. AN NO

lV. Voi. I[J. - -7.


!)8 COSE NOTEVOLI RIGUARDANTI c~zione dei pez~i di grosso calibro, e l'acciaio fuso (Gilsslahl) viene finora fabbricato in piccola quantità, e perciò è carissimo; rimane solamente il bronzo ed il ferraccio (Gusseisen): si richiede perciò nel ferraccio : 1° La massima diligenza nel liquefarl~ o gettarlo: 2° La liquefazione vuol esser fatta per la -i;-ia fredda e concoke privo di zolfo : 3° Debbesi usa1·e la massima cura nella scelta del minerale (Erz) . La via calda ·(hcisse Gang: allil?·c chaudc) produce ferraccio poroso e debole, e questo metodo sarebbe da abofosi totalmente. Nel getto vi si incontrano questi due inconvenienti; se si getta senza l'anima., nel J'affreddamento la parte di mezzo 1·icsce porosa e debole, so si getta coll'anima, all'opposto, nel raffreddamento che si effettua dall'interno ali' esterno:, riesce il procedimento troppo difficile; e I1'airbarn pone tutta la sna fid ucia nella rino• mata apiliLà de' s uoi compatrioti pella maestria loro nell'adoprare i metalli, e si lusinga che sapranno rimuovere queste difficoltà. La forma dell'anima, egli la vorrebbe appropriata alli s.volgimenti del gas, e che potesse la consisten~a del metallo resi~ sterc alla pr~ssione in ogni sua parte; la lunghezza dell'anima poi la considera come condizione im1)ortante, per potere, second0 i casi, in una canna più lunga diminuirne la carica ed ottenerne anche la medesima gittata (Schusswcile) od ampiezza del tiro (1). (1) 'Woodbridge, nel Sillimw1s Joumnl, voi. XXU, ie serie, N. 65, settembre 1856, pag. 153. Espericn1.e sull'espansione dei gas nelle armi da :fuoco porta tili, Lo strumento che serve a misurare la pressione porta il nome <li « Piezometer » . Questo s lrumento viene introdolto a tal quale distanza d:tl fondo dell'anima, e si tiene registro di quella porle o qn an• titi1 d'olio che viene respinta d ai gas, per mezzo d' uno slantu ITo applicalo allo s lrurnento. La forztt della pressione viene misurala per mezzo d'una serie d i esperienze, dalle rpw.li si ricarn In quantità delle libbre (l'fund) 1 di pressione, che sopra un pollice qnadralo l'olio per 1000 - - di pollice. ' ;, ~ slalo r espinto: lo strumento indica in Jibl,rc il grnclo di pressione. Dalla medesima serie ù'espcricnzc si ricava, che su due libbre ùi carica nel p ezzo dn sci cl i bronzo ad un pollice di distanza dello strnmcnto mis uratore <lal fondo dell'anima si ha per massima pressione, 20, 6~0 Pfulld sul pollice quadrato, Ulteriori dellagli sugli esperimenti si 1>ossono icggcrc nel precitato g iornale.

-L' ARTIGLlERIA ED ALTRE ARm. 99 Facendo osservazione sopra il soverchio scoppio del focone nei cannoni di ferraccio, ei ritorna sui d ifetti dei cannoni gettati massicci che dovettero riuscire porosi ; ei vorrebbe perciò au· mentare la densità, e per quanto possibile iunacciaiare 1:au(mn. . intiera.. A quest'effetto ei troverebbe mollo addattata un am rn~ <li metallo ben. lavorata mediante una temperatura, che sarebbes1 da stabilire dietro il risultato di parecchi esperimenti. Si lusinaava di ottene1·la in un'anima vana (scanalata) col far passare :na corrente d'aria o d'acqna che producesse un raffreddamento uguale, in gnisa da risultame bianco 11ell'interno dell'anima il ferraccio, sino ad un certo grado di grossezza. Stando al pr6getto di Nasmyth, si scanserebbe la trapanatura. Solto ~a sua sorveglianza furono praticati dr.i Robinson e da Coo~ es_p~nment'. 1n S. Elena, e se ne ebbero già in sul loro prmc1pio _molti vantaggi, sebbene si sia riconosciuta la necessità di cont~n?are queste esperienze, onde procu-caré di ovviare a qualche 1mper· fezione nel raffreddamento del metallo, e potendo anche suc• cedere che l'a nima rimanesse troppo sodamente attaccata al m etallo gettato. La commissione fece la sua r elazione ~l govern~, e non mancò di renderle esatto conto dei vantaggi ottenuti, proponendosi di continuarli nella mira di ottenere a~cora mag· gior precisione, e di soddisfare alla comune aspettazione. Il sig. Cochrane, negli Stati _Uniti d'~t\..merica otte~ne_un brevetto d'invenzione per questo sJSterna di raffredda re I amrna m ediante una corrente di a1·ia o d'acqua, ma non ci cousta ancora se siasi riuscito ad evitare que\le difficoltà derivanti dal grado di temperat~ra per la co:-itemporanea ed uguale 1;a,ffretl• datura di una sì grande massa di metallo , senza che I anima vadi sog 0 etta a deterioramento o ' guasto. Hand)~ide, con sua lettera da Derl.Jy, in data 22 ge~naio 1856, è di cont raria. opinione, che il ferro non possa usarsi a1lo scopo precitato , e trasmetteva un disegno di un cannone . e d.1 un mortaio a.mbidue fabbricati di ferro, che sono ferm ati e tenuti sodame~te da grosse chiavarde (Liingsbol:ze.n). Questi è fermamente persuaso della giustezza e speci~\ità della_s~a proposta, e si apporraia alla resistenza e durata d1 un torchJO 1drnullco, al quale fu c~~ questoprocedimentoaddattato un cilindro di ferro(!) (1)(t) li ~ig. Coehl'anc in data 5 marzo 1855 in N:uovu York ha ottenuto


100 COSE .NOTEVOLI IUGU.ARDANTI _ A,nc_h e Giuseppe WitwoFth, intende di fabbricare un cannòne rigato, composto di tre pezzi concatenati e tenuti saldi col mezzo di a~el_li ~i ferr~. Fulton invece, ~a presentato un prospetto di m?lt1ss1m1 lavori per fezionati -di ferro, eseguiti nella sua fabbr1c~, per !a cos'.ru~ione della gran _n ave di Scott, ·R usse] e Comp., · med1~nte 1 quali _e1 crede bastevolmente provare che si possano fabbr1c~r·e d_i ferro a_nche i cannoni del più grosso calibro (?) Pra ~l¼ altn progetti' presentati si può a ncora far menzione, che ~anki~e :rede trovare la cagiooé dello scoppio Elei cannoni nelle v1braz10m-molecolari (Jfolekularvibrat.onerì) e propone di re 11, derle inno?ue coll'avvolgere il pezzo in una- densa coperta (en• v~loppe) di un metallo molle ed elastico, e, per esempio, di p10mbo. Furono fatti esperimenti per aumentare la consistenza del f~rracc!o, a~giungendo due e mezzo per cento di Nichel: gli esp~r1m~nt1 fa_tti dietro invito del ducà d'Argyle non produssero quei des1derat1 risultamenti. Il disegno dei ca'Ilnoni di ferraccio che vennero ora introdotti ~Il Ameri~a non offre _campo a -p oter dare un qualche giudizio mtorno a1 loro difetti : esternamente il cannone consiste in una culatta (Bodenstuck) cilindrica, che stendesi fino aa-li orcc• ehioni (Schild~apfen), ed è unita a lla volata (Langefeld) ;ediante una scanalatura emisferica. La g rossezza del metallo verso la bocca è debole, e non corrispondente aI complesso. Mancandovi la gioia (KopD il congegno della mira è applicato alla culatta.

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101 -gin.are e proporre teinperamentf nell'attuale sistema di fortificazione, compiutamente concordi colla condizione presente delle -a.rmi da fuoco (I). E di siffatto -nuovo sistema credo bene di farne qui breve esame, come di cosa affatto dipendente dalle .armi rigate; a.d altri ne lascio la discussione ed il giudizio. , Il sistema del Morclret muove dunque dal genere d'artiglieria ,ad elica; o dicansi rigate, delle c1uali egli vu.ole interamente e tutte quante- munite le sue fortezze, e dall'uso della carabina alla Minié, che esclusivamente s'ha da adoperarsi in luogo dell'usuale fucile. Le armi da, fuoco moderne fornendo dunque una gittata d'assai più lunga delle precedenti, il Mordret propone di" fare il lato del poligono fortificando cli metri 600, invec_e di 360, e di recare la linea di difosa a metri 400, od-anche a 500, che è la l)Uona gittata della carabina Minié, in luogo cli farla di soli metri 260, come fin qui. Da siffatti temperamenti naturalmente ne cleri.va che ogni altra linea della fortificazione proporzionatamente s'allunghi, e che pertanto s'allargbino le opere. : Considerato poi che nei più celebri assedi · pochi sòno i go• vernatori di fortezze che abbiano sostenuto l'assalto del corpo ,della piazza, e conYinto che la battaglia degli assedi accade c~ntro ie opere esteriori, anzichè contro il corpo di piazza, il quale non -è che un semplice ridotto, in cui rifugiansi i difensori dopo la presa delle opere esteriori, egli trova coùveoiente di ordin~rne possentemente le opere esteriori, di staccarle affatto dal recmto, -e di cingere il corpo_ di piazza d'un semplice muro, alto tanto _da non essere scafato , e coprirlo d'uno spalto. Le opere esteriori _di questo sistema constano di rivellini m_uniti d! r idotto_, d~ bastioni staccati coperti o no da contragguardrn, e d1 tanaghe a~ fiai:i:chi. Ed il recinto componesi di fronti bastionati, coi fi.ancln -di soli 1O a 15 metri. Siffatto m.uro è però un terrapieno, munito -di parapett~, e circuito da, un fosso e d'una strada coperta non difensiva. Dall'uso delle ,a rtiglierie rigate l'autore ne fa poi anche de;rivare il vantaggio che all'uopo si potranno piantar più ·avanzat_e nella campagna le opere staccate, e farle più ampie delle attuali. Indipenden~emente poi dall'artiglieria da muro, il Mordret L .ARTlGLIRRIA ED ALTRE ARMI

Di un nnoyo sistema di fortificazione appropriato

alle armi da fuoco rigate. I perfezionament: odierni recati nelle armi da fuoco portatili e nelle artiglierie, i quali soprattutto constano nell'aver trovato il ~odo di _raddoppiarne la gittata, indussero il signor Mordret, _antico ufficiale del corpo del Genio militare francese, aà immaun brevetto d'invenzione per ·un pi·oietto da lui inventato sotto li n · d 1. Turb'mengesc!}oss che con for-i a chiocciola ne r iceve la rotazione in ome una cann_a _lisc!u- Egli fabb.rica in simU moùo delle grmJate co11 cassule fulmi~, ~antt 1n ~•~a'. e proietti _cilindrici. Un anello di piombo die\ro al ·proietto toglre mheramente 1,l vento, e per un incastro nel proiet-tile, viene spinto fuori .dallo svil uppo dei gas della polvere. ·

' (1) ./J'Ii!moii-es

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foriificution, 1857, voL.1 in li 0 ,


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COSE NOT&VOL,I RIGUARDANTI

crede ché tornerebbé molto giovevole alJe fortezze lo andar for., ni te d i -~rn' arti~)ieria .agilissima, come sarebbero pezzi)da 3 e da 2, con prmetto cllrndro-èooico. Questi tali pezzi, che sarebbero leo-_.· geri, snelli. e portatili, agevolmente e p restam~ote potrebbe1~ esser. stra~~ma_ti ~a uo°;ini ovunque occorrerebbe, e con pari veloc1t~ r1t1rat1. Siffatta sfuggevole artiglier ia:, sopra l'uso della; q~ale }! iv~or~ret msisre, _e che, secondo lui, sarebbe, rispetto a1 ca_n_nom, ?1ò eh: ~ono i mortaretti alla Coh eorn riguardo ai grossi mortai, cost1Ju1rebbe una specie di grossa. moschetteria, la- ~uale ~qtrebbe essere cor;iservata per tutto il "tempo '<lell'assed~o; o~rnebbe un modo di difesa ignoto al Vaubano,. e per cag10n d es~a spesso potrebbero andar a vuoto ed il passaggio · del foss? _e 1 ass~lto delle brecce. In -genere il sistema proposto, sec~nd~ 11 -~uo autm~, . '.1a il ;'antag?io di richiedere menò gente dell ordrna110 pe~ la d1iesa duna piazza contro le sorprese; di a~evolare le sort1t~ e le_riprese offensive; di astriogere il n emico aa estendere cons1der:ab1lmen te i lavori dell'assedio, a sminuzzare tutte le opere e ad attaeca:ce in un tempo tre Lastioni difesi da tri~1c~r~me~ti interni, Ec1 i fuochi del recinto essendo coperti dai tm a r1m balz?, opereranno tuttavia sopra le opere esteriori, anc_he . dopo eh& s1 avranno perdute. In somma il r~cinto; potendosi chfoudere da se stesso, vorrà essere attaccato prima che si venga a oapitolaro.

· La spoletta, che è quell'arnese pèr· via di cui si comunica iI fuoco alla caric_a dei frOietti cavi, fu anche in questi nostri tempi ogg,e tto d1 molti studi e di molie esperrenze, e se ne inventò di piò. maniere e. materie. La sola, ma grande ·difficoltà della risoluzione dbl quesito delle granate a pallottole, consta intieramente nella C(Jstituzionc della spoletta e nel ·m odo di applicarla al proielto. ~a !livisla jl1.ititar't del 1858, che si pubblica in Torino·, toghe rntanto dalla Revue Militaire Suisse un articolo che descrive una n ~ov_a ~a_niera ~i sp_oleua , inventata dal Breithaupt, cap1ta~o- nel! ar_t,_gher1a clell Assm-Elettorale, nella quale trovansi r1mediat1 alcull1 mc~nvenienti ch1:J rinvenivansi nella spoletta del

L'ARTIGLIERIA ED ALTRE ARMI

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Bormann, perfezionata dallo Siemens : m a la citàta spoletta,. trov~p.dosi assai ampiamente descritta n ella Rivista lUili_tcwe, che è giornale che va per le mani di quasi tutti i militande~ nostro paese, non pare pertanto che sia '. il caso di . rifarne qui la de• -scnz1one.

•

Stromenti ,,erificatoi delle artiglierie. Specchio rhérberante. - Luce_elettl'ica.

In sul cominciar del presente anno venne pubblicato d~l Co,quilhat la terza parte del suo Co·ut·s él6mentaire, siw la fab1•i- · -c11tion des boiiches à feu. In quest'ultima parte l'a utore, dopo -che nelle d·uè prime ebbe tra,ttato del getto delle artiglierie _e dei }Jroietti di esse, tiene d·iscorso della finitura: dell'esame_e della prova delle pTedette, e descrive gli strumenti e le x_uacch1~e ohe a ta:kfini si adoperano. Fra gli strumenti verifica.lo1 è particolar• mente da notare lo specchio riverberante_, e la modificazione pro• posta· dal capitano Va:n. Ghert, per sostituire alla luce ~el ~ole quella elettrica, e per fotografare una parte qualumiue dell amma àelle a rtiglierie. Lo specchio rivérberarnle è una macchinetta composta da due specchi, piani, uno dei quali s'introduce nell'anima del .pezzo, e l'altro rimane fuori, è riflette la !ace del sole sopra la parte dell'anima da esaminare, l'immagine della quale è quindi riverberata sopra -l'occhio - dell'o~servatore col'locato all'oculare di un canocchiale. Ma della ·1uce solare non sempre puossi fare uso, quindi è eh~ 1il.Van-Ghert propose cli modificare lo specchio riverbe1·ante ,i n guisa di poterle sostituire la luce e1ettr~ca: _ , . Volendo poi Titrame il disegno d'una qualsiasi parte del! a111m_a1 a:l canocchia-le in ta l caso si sostiluisce una camera nera fotografica, e si adoperano le lastre di vetro preparate ~ol_collodio, . le quali forniràn~ò ciuindi quanti saggi. positivi si desideran o.

1 parafulmini etl i telegrafi elettrici. - Una quistione che par nuova, ed il cui esame era premuroso, fu . fatta all'Accademia delle scienze di_Parigi dal ministro _della


104 COSE NOTJiVOLI RIGUARDANTI guerra francese (,1). Egli trattavasi di sapere_, se il col)ocamenlo d'un filò telegrafico in prossimità di un magazzino da polvere poteva tornare pericoloso'. Questa quistione nacque nell'o~casione che, giusta un fatto ;progetto, dovevano i fili di un telegrafo elettrico collocarsi ad alcuni metri di distanza da un magazzino da polvere della città di Lilla. Ma l'amminis,trazione della guerra; non ~olle acconsentire- all'eseguimento di .tale progetto prima di a versi procurato il parere del!' Accademia delle scienze, Sembra che essa I~ altre cose temesse che il continuo passaggio della corrente elettnca per i fili telegrafici potesse paralizzare l'effetto dei parafulmini del magazzino. . Registro qui intantò la risoluz10ne della quistione in discorso, . sì per ia novità di qùesta, sì perchè potrebbe aécadere anche da noi un caso sÌmile, e p.er · q11:esto modo· già .s'anà sott'occhio il parere d'un'Accadèmia scientifica. La Commissione, a cui l'Accademia delle scienze commise ili preparare la relazione ,sopra l'accennata quistioue, tiéu .per certo che le correnti elettriche, nei fili telegrafici, per l'ordinario uso dei dispacci, sono per se stess.e sènza pericolo poichè, anche dato il caso che, o per cagion del vento, o per altro, i fili durante ]a trasmissione si rompessero, eiò non pertanto le scintille, che in quest'occasione scoppier:ebbero nel luogo della rottura, non ba-sterebbero ,ad accender.e il polverino galleggiante deposto sui fili stessi, o s9pra i loro appoggiatoi. · Ma b~n diversamente · la cosa si p~ssa rispetto all'elettricità atmosferica., l'azione della quale spesrn diventa formidabile, <:: sarebbe in~minente causa cli pericolo per i magazzini da polvere. Cosl, per atto d'esempio, se accadesse che il fulmine ve- • nisse a dirittamente colpire i ,fili telegrafici, egli è probabile ,che · nel sito percosso essi sarebbero per certo tratto fusi, infiam_ma_ti, dispersi, ed i globuli incandescenti, cacciati lungi per il Jatto. stesso del!' esplosione, potrebbero esserlo maggiormente dalla furia del vento. Di pit1 i capi liberi del filo, messi in piena combustione e spinti dalle cause•stesse, cer tamente d~scriverebbero ampie curve intorno ai punti', là dove sono fermati, e recherebbero fiamme a grandi distanze. Quand'anche questa

f.rn

(1) -Comptes rendus, cfouxième sémesl1:e, 1858, tom. XLVII (16 aout), p3g. 287 .- ·

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r."ARTIGLIERIÀ ED ALTRE AR11'I 105' probàbilita non fosse eh: una -po~sibilit.à, ~on meno sarebb_e indispcnsabil~ di d'\fendere il magazzmo da polvere da tant~ pericolo. · La commissione, dopo aver fatta rassegna delle vane _cautele· che potrebbesi adopetarYi, si ferma a lle disposizioni qm dopo,.

cioè : 1o Che si sostituiscano fili sotterranei ai :fili aerei nell'intiera . estensione della linea che troverebbes1 a meno di cento metri dal m agazzino da polvere. ' . . . _. . . 20 Si facciano i cond·otti sotterranei fuor~ della zona m cur con erebbesi ri:.chio ad ammettere gli operai che avrebbero a farl i esaminarli o racconciarli. . ' 30 s\nnalzi uno o più parafulmini sopra antenne da 15 a 20 metri, prossimamente agli a nzidetti condott~ s~tter~anei, affi~e _di difenderne tutta la lunghezza dagli attaccln duetti d:l fulm~ne, Queste disposizioni paryero all'Accademia delle_sc1~n~e d1 _Parigi essere le più convenienti acl assic·ura~e, l' amnim1straz1one della guerra, senza che imp)ngano soverchio 1m.barazzo a quella dei telegrafi. · · ·

Calcolo delle prolmbilità apll~icato al tiro dei 11roicU.i. (l 8~8. autore Di<lion, colonnello 11';,rtiglieria).

H Didion noto scrittore ·di balistica·, nel 1857 presentò rii• l'Accademi; deÌle scienze di Parigi una sua Memoria sopra il calcolo delle probabilità applicato al ~ro ~ei pro!etli, _della quale è fatto cenno nel tomo uv, pag. Sù dei rend1cont1 della. pre: lodata Accademia. La notizia delle leggi degli sviamenti c1.e1 proietti nel tiro, a detta del Didion, è di somma _importanza per l'artiglieria, ed in generale p_er l\:so d_el!e ~rm1 da fuo_co: Essa coadiuva a dirigere il tiro, m guisa d1 f~rnire le -~a?g,1or1 probabilità di colpire il bersaglio . Var!i vale~ti-1:11atemati?1 ~ occuparono -di questa stessa qrnst1?ne, 1 quali pm o me~o s_1 ap· 'ProssimaroM all'intiera sua soluzione. Ma ora pare che 1I D 1d1~~· colla sua teorica compierà un'importante lacuna, e~ agevoler~ lo studio dell'aggiustatezza .del tiro delle armi e _de1 loro effetti e le immediat.0 applicazioni al tiro delle _vaI'le armi da fuoco.


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COSE NOTEVOLI RIGUARDANTI

Nuova teorica chimica .tlella polvere da fuoco. 37), annu nz1a . h Il I· Cosmos · · (2mc livraison, 8J·anvier 1858, paoo·

e _e s1g no~1 Bunsen e Schischkof pubblicarono nell'ultimo fascicolo degli Annali di Poggenclorf una teorica chimica della polvere da fuoco, che sarà per destare vivamente l'attenzione. Solo accennerò qui alle cose principali riferite dallo stesso Cosmos sopra l'anzidetto riguardo, il quale per altra parte ancor esso non fa ~he ?revemente esaminare siffatta nuova teorica. . I preoommatt autori, incalzati dal tempo, non poterono spe• nmentare che sopra una sola specie di polvere, la quale non arsero _e no~ -fecero det?~are che sotto l'ordinaria pressione barnmetrica. L es~tta analisi che eglino ne fecero provò che essa conteneva: salmtro 78 99· _ zolfo g 84. carb d . ,., ' ~ ' , ,one rappresentato al car~omo , ,69; - idrogeno 0,41; - ossigene 3,07 - e tracce d1 cenere..

I quesiti che si trattava di risolvere erano questi cioè. " . lo Qual fosse, dopo l'esplosione, la composizio~e del 'residuo lasciato della polvere:; 2o Di che cosa si compo_n~sse il fumo della predetta; , 3o Qua~ fosse :a compos1z1one dei gassi che si sprigionano nel! atto dell esploswne della polvere. . 4~ Qua.le quantità di :residuo qa un cant.o, e quale q uantità d1 gassi dall altro, '.ossero generati da un dato peso di polvere. 5o Qual fosse il cal~re di combustione della pohere, e quale la tempera tura della sua fiamma. 60 Quale fosse la pressione'dei gaz della polvere allorchè esplode nelJ~ sp_azio che occupa allo stat.o granulare sup'ponendo che non abb , . iav1 spcrd.1mento d.1 calore, nè per irradiamento, nè per comumcaz1one; 7o F inalmente qual fosse il lavoro teorico, che la polvere da fuoco può operare.

L'ARTIGLIERIA BD ALTRE Anllll } 01 tarnento dei calcoli dei signori Bunsen e Schisckhof sopra la tensione dei gassi, la quale, secondo essi, non oHrepassa che le 4373 atmosfere, frattantochè si afferma, come nei trattati d'ar• tiglieria, che siffatta tensione può equivalere a cinquanta ed anche a cento mila atmosfere.

l~ofogralìa ius(antanca. Nel Co,mos (6010 livraison, G agosto 1858, pag. 150) è inserta una lettera del signor Slcaife tolta dal Mecanic' s J1{agazine, in cui il suo a11tore descrive una bellissima sperienza di fotografi.a instantanea, la quale ad un tempo dà origine aa una interessante quislione di balistica. Benchè il fatto di cui si tratta riguardi per ora più specialmente l'arte fotografica, tuttavia lo registro pure qui brevemente, come cosa assai curiosa, e col pensiero· che da cosa può nascere cosa. Lo Skaife col suo apparecchio fotografico giunse a ritrarre l'immagine stereoscopica d'una bomba di 13 pollici, che nel mattino del 28 giugno 1858 e ra stata sparata nell'arsenale di Wolwich. Con ciò, e mediante le formole colle quali si calcola il tempo che un proietto impiega a percorrere la sua traiettoria, egli spera che si potrà determina.re la durala dell'impressione luminosa. Il mortaio, quando venne ritratta la veduta stereoscopica, e_ra a 30 metri dalla camera oscura, e lo scoppio, appena visibile dalla destra del fumo, ~ra a 600 metri dal mortaio. La strada della bomba nello spazio, disegnata ia nero, principia immediatamente sopra il fumo a circa 18 diametri dal mortaio nella dirittura verticale, e si protende a cinque diametri di là dal punto della sua prima apparizione. Insomma il proietto quando cominciò l'impressione della luce, trovavasi a dieci metr i, dal mortaio, e quando cessò l'esplosione; aveva percorso ad un di presso tre metri. Qual fu dunque la durala dell'esplosione?

Quant_o al'.a _risposta di -ciascuno degli anzidetti quesiti, c;edo

far meglio d1 rimandare i lettori alio scritto originale od al al Cosmos, in cui essa è compendiata mentre qui m'. t~eno a t h 1 ' 1 res rmgo _n o are c _e a n uova teorica differisce d'assai da quella !ì spie.rata . 1ieria ; e soprattutto fa s c· •. nora o nei tratt ati. d'art1g . , e pe 1e 11ri:su1•

Dei palloni idraulici. Lessi alcu n tempo fa, non ricordo dove, un breve scritto in cui proponevasi l'uso della forza ascendentale dei palloni gonfiati nell'acqua per condune a galla corpi in essa immersi. Ora in


l08

, COSE

NOTEVOLI RIGIHRDAN?l

109 fa, e per l'esaurimento delle cave di carbon fossile e dei boschi, diverrà carissimo. Le cave pe1· certo non si 'riprodurranno, ed i boschi, per cagion dei dissodamenti, scompariranno. Un poco d'acqua, un po' d'aria, un meccanismo - semplice ed · un appa• recchio di poca spesa, tale è in tanto il prGblema · che, secondo il n ostro autore, debbe risol~ere il pallone. idraulico, sopra il quale egli chiama l'attenzione di chiunque pigli ser io interesse per i progressi del commercio e dell'industria, i quali in conclu• sione sono quelli stessi dell'umanità. , L'ARTIGLIERIA ED ALTRE ARMl

altro scritto i~serto' nel Journal des sciences milìtai?'es (tom, :t:f; 1858, ?ag. 2_D3) uu certo Girard, capitano nella fanteria fran-c;se; Sl f~ a pro,porrn l'uso della tal .forza ascendentale nell'acqua di pallo111 col gusc10 consistente, come forza motrice di andirivi??-i, app_liçabile a tutte le macchine si.a bili e mobili adoperate nell mdu_:itria, nella navigazione a vapore e nella locomozione veloce sopra le strade· ferrate. ; li Gir~rd, r~?ionando intorno alla sua propostà, dice eh~, se 1~v~ce ~~ eqmh~rar nell'aria la cita'ta forza ascendentale; si equihbn nel, a~qua, 1_1 volume dell'apparecc:hjo, per :conseguente del ~~pporto d1 dens1fa._fra l'aria e l'acqua diventa 770 volte più piccolo (1), vale a dire che ' la forza ascenden taie sarà 770 volte più grançle _n ell'acqua che nell'aria, e che essa sarà rappresentata ?a 770 ~lulog. per ogn.i metro ctfbico d'acqua, surrogata dal ga-z O fluJ.do aereo. Poscia a pag. 264 egli osserva che la forza nscend~ntale del pallone idraulico promette consid~revoli risultament1, ed a ltrettanto ~randi quanto quelli 11rodotti dal vapoi•e acqueo; tanto che _egli fa equivalere a dieci cavalli-vapore là forza asc~ndenlale d1 un metro cubico d'aria uell'acqua mlÌovendo . dal!~ rag1011e fr~ l'aria e l'acqua rappresentat() dal numero 770. Nelle . m_acc~me stabili U:n pallone equivalente ad un cubo di _1? :,etn d1 sp1?olo, fo~nirebbe una forza asrnndentale nell'acqua d,1 000 c~1log.; cioè da 10, 260 cavalli-vapore. Non vi ha fin qm macclnna a vapore· tale da fornire di simili rìsultarnenti . e nel_le. macch'ine stabili si può dare ai palloni idraulici un~ _estes1ssnna tratta ascendentale. , L'au:ore ~orro~ora la sua prnposta con alcuni calcoli, ragioname~t1 e disegni. Ma una delle gravi difficoltà per mandarla ~d effetto sta nel modo di gonfiare i palloni per fa rli ascendere; l au~ore tuttavia crede di superarla mediante la pressione atmosfenca. Comunque però siasi, certo è che se l'autore non facesse err~re, e fosse possibile che il fatto rispondesse alla sua aspettazione, e n~ coronasse le speranze, egli avrebbe fatto un gran · ?ene._I1:°perc10cch~ fin d'ora puossi prevedere, che verrà u n tempo m cui 1! combust1b1le, per il grandissimo consumo che se ne

Carroponti di ferro galleggianti. Il sig. Francis americano fece: varie invenzioni che destarono molto interésse massime fra i militari.

L' A-rchiv fur die Offìzicre der Kònigl: Preìiss-Artille1·ie und Ingenieur Co1·ps, fece menzione ·ai tre invenzio.n.i simili, una di cui riguarda in particolar modo ali' artiglieria. Di questa ultima non fa.rò qui che breve cenno; che ritraggo dalla versione italiana fatta dal sig. De Bartolomeis dell'articolo inserito nel dianzi citato giornale, essendo che la notizia di >?iffatta invenzione non parmi fresca, avendone altri giornali prima d'ora già tenuto discorso. L'in,;enzione del Francis consta in un, modo di carroponti fatti di ferro scanalato e galvanizzato, il cui congegna.mento è tale che, mediante alcun6 modificazioni che si operano in essi, oltre di servire a gettar ponti estemporanei, puossi altresi ado.prare a modo di carro da munizioni, di carro dà parco, di carro ba.rea, e come barca o zattera. Questa n uova maniera di carri fu assoggettata a molte prove in America, in Inghilterra ed in Francia; .nei quali luoghi pare che abbia incontrata l'approvazione dei maestri di guerra.

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- · Fnochi lavornti coloriti: . Venne alla luce nou ·ha guari un'opera del sig. Tè_ssier <.,Ol titolo Chimie Pynitcchnique ou tmi-té des feux coloréf, ecc. Quest'opera annunzio perchè parmi tornar essa utile agli ar tiglieri, ai quali speua di preparare ì segnali cli guerra notturni, e talvolta di lavorar fuochi d'alleg1·ezzo.

(I)_U11 lil:o d'acqua pesa chilog. 1; un litro d'aria pesa grammi 11 [3' da c10 la ragione J :770. '

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I


110 COSE NOTEVOLI RIGUARDANTI Il Chertier aveYa prima d'ora' trattato dei fuochi lavorati co~ loriti ; ma il _Tessier, da quanto appare, studiò e sperimentò con miglior cognizione di causa siffatta materia, e spinto dall'amore dell'arte, risolse di adoprar le notizie da lui stesso acquistate a compiere le ricerche fin -qui fatte, ed a ·porle à livello dei progressi della scienza. ,Egli soprattutto ebbe in mira di rimuovere quanto più si può ' dai laboratorii di fuochi lavorati • i disastri; che finora nella manipolazione di certe sostanze facilmente ac- · cadevano, e tentò di restr ingere al prezzo più basso :Jossibile il preparamento dei fuochi lavofati cçiloriti, la qual cosa è ancor essa di somma importanza. L'opera in sè par buona, ma i migliori suoi giudici saranno per certo coloro che per proprio istituto avranno a mandare ad effe_tto le cose in essa conten ute, non io, che non-feci che dare una semplice scorsa al libro. Torino, 14 dicembre 1858.

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L'ARTIGLIERIA 1W ALTRE _ARMI

1859 l

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ARTIGLIERIE ED ATTINENZE DI ESSA

Delle armi da fuoco rigate in generale.

n trovato della polvere e delle armi da fuoco fu senla dubbio cosa Ìnaravigliosa. _Assai tempo per altro ci volle anzi che l'uso ne diventasse generalé. Fra le antiche e le nuove armi durò poscia per assai lungo spazio una specie di lotta èhe fu poi conclusa dalle artiglierie nei regni cli Carlo VIII re di Francia , e di Carlo V imperatore d'Alemagna : imperciocchè egli è in questo tempo che cominciàronq ad appa.r ire le artiglierie di campagna. :Ma i primi perfezionamenti in questi strumenti del combattere furono recati dai Franéesi. Narrano infatti gli storici che Carlo VIII quandq calò in Italia, conducesse col suo esercito grande quantità di artiglierie da battere le muraglie, e da usare io campagna, ma di tal sorta che giammai non aveva veduto Italia di somiglianti. Le quali 2,rtiglierie facevano molto formidabile a tutta Italia l'esercito di Carlo, formidabile oltre a questo, non per il numero, ma per il ì-'alore dei soldati. Per questo trovato ne fu reso fattibile a Ca.d o di precipitarsi dall'Alpì allo stretto di Messina per ml solo impeto, e ne fu cambiato il modo delle battaglie, e l'arte del condur le guerre. Gustavo Adolfo, re di Svezia ed il principe _Nassaù di Oraage, tolsero quindi la confusione delle antiche ·colle moderne armi.-Il-primo introdusse nei suoi eserciti l'uso delle artiglierie reggimentarie, ecl il secondo principalmente le adoperò nell'oppugnazione e propugnazione delle fortezze. Le cose quindi si ristettero fino a Federico ed a Napoleone I. Ma fra i rngni di questi due grandi uomini sorse in F rancia il ronomato Gribeauval , che, posto · a capo dell'artiglier ia, vi recò nuovi, gran~issimi e vantaggi:osis-


112 COSE NOTEVOLI RlGUAtWANTi smu perfezionamenti, che poi nelle guerre_del 1792 al 1815, molto ,contribuirono alle glorie. dell'artiglieria francese. L'osservazione, l'imperiosa n ecessità, le circostanze, e la stessa sperienza, sempre sian lì apparecchiate a suggerire all'ingegno umano o nuove· cose e più perfette da sostitujre alle vecchie in uso, ò semplici temperamenti, atti però a soccorrere. a riconosciuti i nconvenienti. Quindi è che ai 1anti mutamenti già'stati operati dal_Gribeau val, iuolti altri succedettero ed utilissimi . . Ed ora son venute i.a campo le artiglierie rigate, importantissimo trOHlto, di cui odiernamente tutte le artiglierie dei potentati europei sono occupate, e che nuovamente conduce a grandi mutamenti nel forni.mento di guerra, nell'oppqgnazione e propugnazione delle fortezze, e che costituirà una n'u ova epoca nella storia dell'artiglieria. , Primo• a por mano ad importanti sperimenti con C\l,UilOnirigati ,egli è_il nostro cav. Cavalli ora colonn,ello !l'aytiglieria; li sperimentò egli iri Piemonte, in. Francia ed in fng11ilterra ; d'onde egli è che a lui solo paré s'abbia da attrib uirne l'invenzione. Non trat_tavasi per ç1ltco'in quei primordii che d'artig~ierie rigate da rumo; prevedevasi tuttavia che fra n_on: guari s'.avrebbe dovufo intro. durre negli _eserciti a i;tigl.ierie spedite di siffatto genere, a ciò iu_d otti daH'uso che via via s'andava propagando di armi da fuoco por tatili di gittata lunghissima e di esatto tiro. L'art iglieria francese fu la prima che avviò poscja sperimenti con artiglierie rigate da campagna, la cui invepzione vuolsi dovuta all'imperatore dei Francesi. . Di siffatte. artig!ie1,ie adopera,,asene la prima volta alcuni pezzi nel 1857.nella guerra contro i Cabili in Africa (1) i quali pezzi:constaval!.o in due obici r igat i, e l'effetto del tiro .di essi d urante la citata guerra, fu sempre positivo. I g\2_nerali e lo stesso·go'vernatore dell'Algeria, che al tiro di quelli obici più volte assistettero, attestarono la loro soddisfazione. per i risultamenti affatto nuovi chf;l a grandi inusitate distanze, otteneviinsi. Ma sopra q1xesta nuova invenzione se~bavasi però alto segreto. Molti fatti si potr~bbero citare intorno ai Quoni effetti di questi -obici ; un solo ;,ni restringerò a raccontare per 1~on dilungarmi troppo. (J) CLBl\o, Cam1Jagnc dc Knbylic cn 1-857,' pag-. 50, 51 et 1·26. ,

113 Il Clerc · narra che, dopo occupata la posizione di A(snemonnIsen, scorgevasi un gruppo di nemici innanzi al ,·illaggio di Tala.• Qumald?, lungi circa metr_i 2000. Ed il generale lYiac l\Iah~D:, volendo una volta ancora gmd1care della gittata e dell aggiusta- t ezza del tiro degli obici rigati , fece con essi sparare alcuni_ colpi dentro tale gruppo. Nel primo' colpo, appuntato coll'alzo r1;pon· dente ai 2000 metri, videsi separarsi ad un tratto · a destra ed a mane~ il grpppo per dar passo al proietto, ca~i:le iu terra , ed alcuni passi più hrngi vi scopp!ò. I Cabili si d1_ss1_r_a rono,' non , attendendo il sE:condo col.po, che m mezzo ad essi @;mngeva con egual felicità. .· Il m istero di quest..a invcmzione durò sino alla gu E.rra del 1859, m ossa··a]l'Austria dalla Francia collegata alla Sa.rdegna per l'Italiana indipendenza. Ciò non di meno era noto che la Francia sta:va per approvare l'uso delle artiglierie rigat~ campagn_a , ed infatti un _giornale tedesco ue fornì la ·descnzwoe che registrerò anche .qui a sno luogo, . . , . . . . Uno scrittore tedesco, lo Streubel (ufficrale d art1gher1a), nella sua opera Dcs forces mititaires de la France comparées à, celles de l'"Jllleinagne, 1859, voi. l , in-8°; mira però a s~red1t~re affatt~ questq nuovo genere d'artiglieria, e l_'intier~~rt1gli~r~a fr~n: cese. Sembra per altro che questo libro sia nno d1_qL;egh scr1tt1 d'occasione, e fatto a bella posta, e non per altro fine, fuorquellf di persuadere agli Alleman.ni a non temere la guerra con~ro 1 Francesi,, guerra che si stimavamolto prossuua. Com:1nque però siasi, citerò qui alcune..del)e opinioni, dello Streubel rnt?mo alla materia in discorso, tanto che veggasi_quale mutamento sia poscia accaduto nelle opinioni dopo la $uerra itali~na.. ._ Lo Str.e_u-bel muove dal riprovare l'esclusiva mttoduz10~e nella artiglieria campale francese dei cannoni da sedici ~c~orc1a_t1; sistema il quale, secondo lui, am messo dopo/ superficiali spe1:1en~e, non vale un iota; eppertanto l'art1ghena frances0 non ma , a,,er fatto nri passo cotanto retrivo come cl_uesto.' dopo che essa ha. vlta • Egli quindi dice corre!l' voce che l'art1glie~1a francese stia per i:~rn• 11 irsi di cannoni rigati; la qmtl cosa se Sl avvnasse., l ,nem1c1 c\ 1 Francia non avrebbero che ad atlegrarsene, essendochè 1 art1g) 1ena francese sarebbe compiutamente condotta a diventar la pessima fra tutte le artiglierie europee. ,

. L'AR1'XGLU:m _A ED ALTRE ARMI

d1e

?a

ANNO

tV. Vol. JIJ. -

8.


114

COSE NOTEVOLI R!GÙ.ARD.\~ T!

Lo stesso autore afferma che i cannonh·igati non valgo110 gli usuali, e sostien,.e che l'arma più importante d'oggi sia la· granata a pallottole, ch8 egli dice essere in uso in tutte le artiglierie dell'universo fuorchò nella francese, la quale non per anco sa se deggia appr°'' _a rla o rigettarla, aneor~hèabbia tal grnnata fornite luminose prove dell'utilità s ua nei campi di battaglip, Ma qni parn cho lo Streubeì , s'in·ganni a partito, imperciocc11è, se mal non mi· appongo, le sole guerre in cuj siansi adoperate le granate· ' a pallottole, sono -l'italiana del 1848 e quella di Crimea, nelle quali non risulta.mi che abbia sortito quel tanto buon esito dal , nostrp au tore cotanto decantato. Iu principio del 1859 calava frattanto in Italia l'i~peratore dei F rancesi con -un form idabile esercito, munito appunto d'artiglierie campali rigate, per cond urne a fine di conserva con Vittorio Emanuele II, nostro amatissimo re, la generosa impresa: dell'italiana · indipendenza. In sulle prime il nemico, forse imprèssionato dalle _parole dello Streubcl, aveva in dispregio, scrive l'Azema1·, siffatte a'rtiglierìe, ma_in breve egli ebbe a riconoscere e confessa;re che esse assicuravano ai Francesi un incontrastabile vantaggio. E per -v erità nelle battaglie di Mage~ta e Solferino !'artiglierie francesi' ' menarono orribili stragi nelle file austriache. I tiri cl.i esse colpivano a ,dist;u1ze, a cui le più gros~e artiglierie erano impotenti a rispondere, e coprivano il suolo dì cadaveri. Ora ovu nque le nuove invenzioni vanno man mano sottentrando ai vecchi materiali da guerra. E l'Austria (1) stessa , che già era.si fornita in parte di fuci li e carabine rigati perfezionati, sta ora ancor essa operando esperimenti con cannoni r igati. •I cannoni austriaci diversificano per altro dai francesi, e sono fatti secondo un particolare m odo proposto dall'Hauslab, generale d'artiglier ia, secondo l'opinione de} quale, questi cannoni ·molto gioveranno all'armame-nto delle coste. Gli esperimenti già stati esegui ti coi detti cannoni a Steinfelde fornirono buoni risvltamenti, talchè ne fu ordinato lo apprestamento di dieci batterie. Venne medesimamen te proposto di fabbricar cannoni rigati, che caricansi con molta c_e lerità dalla culatta, quello che n on ottiensi coi cannoni fra~cesi di pari genere.

I I.

, L'A RTIGLIERIA ED Ar...TRE ARMI 115 Là. Spagna già aveva introdotto nel suo eselcito l'uso dei fucili riga ti, di cui là Gazzetta militare di Darmsta4t offre ledimensii:mi, e fra non guarì ancor essa si farà fornita d'artig\ierie rigate. Le fonderie reali di Trubia e di Si.viglia occupano buon numero rìi braccia a gittare appunto di siffatte artigliel'ie, e vuolsi che fra breve se ne avrà d'allestite un secento, che saranno della parlata da 4, da lZ e da 24. I cannoni da 4 hanno la g ittata di metri 3000, e pochissimo sviano; quelli da 12 oltrepassano i 4000 metri, e la deviazione dei loro p roietti ò di soli 8, metI'i; questi ultimi si adopereranno a battere in breccia. La gittata dei cannoni da 24 è di 8 kilometri, ed essi destinansi alla difesa delle fortezze e delle coste marittime. · Con questi cannoni· si effettuarono mi-Ile colpi, e ciò non per tanto la rigatura loro non venne per nulla guasta . L'esercito spagnuolo sarà il secondo in Europa. ch e sarà fornito sopra grande scala di cannoni rigati. Credesi che n ella spedizione del :Marocco , la Spagna farà uso di siffatti cannoni. In Inghilterra (l) fu eretta uria grandiosa e particolare officina per la fabbricazione dei cannoni rigati (2) stati inve'ntati da sir Vlilliam• George Armstrong, là dove in ogni settimana si fa bbrichera_n no quattro di questi cannoni di diversa portata. li Courl Joiirncil par. tecipaessere intendimento del governo inglese di armare di questi cannoni l'intiera armata na~,ale. U na nuo va batteria. di 30 cannoni A1·mstrong sarà eretta a Gibilterra. In questa batteria, che non soprasterà al suoh1 che otto piedi, gli artiglieri vi si troveranno dìfesi dai tiri nemici. Non lungi poi da questo luogo si inoalz.erà un'altra bat• teria di egual genere, con cui difendere Fentrata della baia alle navi n emiche. I cannoni di cui s'armerà questa batteria sono _. di tale portata, _che per istrascinarli voglionvi tredici muli. Ogni altro forte ve·rrà armato• in egual modo.· La R ussia (3) è coll'tinuamente intenta ad eseguire sperimenti con cannoni ngati a l campo di Krasnoye-Selo, dei qual i sta per introdmre fu so ne' suoi eserciti.

(I) Spcctateur militaii'c, voi. 26, 2• serie, png. 303, 1S'.J!l. (2) A suo luogo parlerò di quest'altra nuova invenzione. (3) Ga.zzctta ini!ila.re 1li Da.rmstadt , 1859.

(1) G,i,zzellct-milil<ll'e di Va.1-111sladt, uum , 79 e 80,dcl 18!i9,

I


\ 116 COSE l!iOTEVOLI RIGUARDANTI ~a Pr~ss_ia (1) ancor essa è attorno a fabbricar cannoni rigati, dei quali s1 terrà più circostanziato discorso pio · avanti nella: J)resen te rE:lazione. La BaYicra (2}anà fra non guari la mao-<>ior parte ddle sue bat• l:)t, ter1e co111poste di caunoni rigati . Tre batt1::<rie sara.ono allestitecon.siiiatLi, can noni ~ella prossima pi-inravera., e de' quali nella fonctena d Augusta si è attoroo alla fabbricazione. li governo· bavarese ha altresì approvato un nuoyo fucile ri..,.ato propo· 9 ' stog1.I da 1 magg10l'e barone Filippo di Portewill direllote della: fab~ri?a d'armi di A01bery. Di questi fucil i se ~e ha di tre moilelh, 11 primo di cui per uso delle compagnie di fucilieri, il seco_nd_o per c~uelle di cacciatori, ed il terzo per i miglio1·i bersa:ghert d ogni compagoia, ' La mariueria olandese (3) si va armando di carabine ri"'ale del sistema Delvigne-Jllinié, alle quali è innastata la sciab~ baionetta, ~ f~1se _il governo ~laudese sta ancot esso occupandosi dei cannorn ngati. La Svizzel'a (4) non se ne sta colle mani alla cintola,. ed ancor essa sta per approvare le artiglierie rigate fer il suo esercito. In somma dal fin qui detto vedesi con quanta alacrità O"ni go.ver~o europeo lavori a sperimentare ed approvare per il p~opn~ esercito_le nu~ve armi da tiro, _delle q\iali, per quanto spetta agli sch_1o~p1'. le pmne mosse furoo date dal Del vigne, o riguardD alle a~tigher1e lo furono dal nostro cav. Canili, e quindi dalla Francia rispetto alle artiglierie camra:li. Inta?to che andavasi int.roclucendo negli eserciti dei potentati e~rope1 l'uso degli schioppi rigati, il celebre generale Joroini, in un suo opuscolo reso di pubblica ragione, manifestava l'opinione che la luoga gittata di schioppi siffatti non avrebbe prodotto che poco . effetto sul modo di condur la guerra. Ed oppostamente un ~non!mo generale prussiano, criticando l'opuscolo del Jomini, ms1steva pretendendo che appunto per causa dell'usa delle nuove armi da fuoco, si era prossimi ad un grande mutamento nella (I) (2) (3) (4)

1

L ART;GL!ERU ED !LTRE ARllI

•

Gaz::fclla militare di Darmstadt, num. SI , 8"

lbid., num. 83, 51;. lbid., 1859.

Rcvuo mili/aire Suisse, num. 2, 1859.

117

tattica, ed il Lourmel, distinto genera!A francese, prediceYa che la sorto delle battnglie sarebbe stata rjsolta da lungi. Ma l' Azemar, <::olonnello francese, in un suo orticolo insorto n ello Speclateu1· rnilitaire, conchiude dicendo che l'uso dei fucili e delle carabin~ di precisiune, inwce di annullare quello delle armi bianche, Tese ad esse la superiorità, e che lungi dal dar luogo ad una nuo1;.a tattica, le odierne battaglie ripigli0ranno il carattere di quelle dei tempi antichi, ed in luogo di st~J'SC'ne a lasciarsi bersagliare da lungi èai c.acciatol'i, s'assalterà jl nemico ognor di fronte. E nell'ultima gu<:rra d'1ndipendenza d'Italia l' imperatore Napaleone III in un suo proclama all'ese1·cito francese diceva che • le nuove armi rli p1'ecisionc non essendo pericolose che da • lungi, esse non impediranno alla baioneLta di essere come le • altre volte !'arme terribile della fa nteria francese • . Subito dopo questo procla1~rn, l'esercito francese approvò alcune massime da osservarsi appunto negli assalti alla baionetta. i\Ia la Francia non si ristà ai cannoni rigati. Gli ufficiali del museo d"artiglieria -di P arigi stanno presentemente attoyno a sperimentare, e fin qui con bunn esito, un can119ne rewolvei· proposto da Napoleone III (1). Le artiglierie 1jgate non sono solamente efficacissime in battaglia, ma esse ancor si mostrano tali contro materiali, come in• fatti risulta da sperimenti, d-i cui ne citerò uno solo. . Molto (2) si confidava nelle batterie galleggianti corazza tedi han.doni di ferro grossi otto e più centimetri, e si credevano invulnerabili. Esse erano per vero difese dalle palle degli. antichi can·non i, ma ora i cannoni rigati le sfotarono. Ed in prova non ha guarì tempo n Portsmout si sparò con un c:innone rigato, collocato a 200 metri, con_tro l'Erebo, che era la batteria gall~giante la me• glio costrutta, e non senza mara l'iglia vidersi le palle attraver• sarne la grossa armat nra. Ma l'umano ingegno giammai si ristà; egli non può rimanersene immobile, dcbbe sempre mutar forme colle riYoluzioui dei secoli, onde gran copia di nuove invenzioni anche in fatto d'armi si sianno tuttora facendo, soprattutto in Inghilterra, là dove, come (I) Ga::zc/l<, milil<trc cli Dcm11stadt, nu01. 91, 92, 12 novembre 1859. ('2) Co.m1os, 7 Jiv rnison, 1 S fcvricr 1 859.


118 COSE NOTEVOLI RIGUll.RDAN1'1 not~ il Jlfonitev.,1· de l'a1·mée, la sm ania di es;;e comincia a passare ogm termine. Ma per vt,r ità a poche poi restr'i"ngonsi quelle vèra• mente praticabili in g11err~ poicbè o so:qo le une di troppo intr icato congegno, o d'uso malagevole; e più peri<>olose per-l'amico che non . P_"r il nemico, sono !'altre d1 _troppo grave dispendio e non fornite dellà. n ecessaria robustezza e semplicità. Insomma bassi da _ ammettere i I principio ( 1) che migliori son q nelle a r~i il cui uso è il più semplice ed il più facile, la cui' fabbricazione e ·'c onserv azione è -1neno dispendiosa, e che ad un tempo producono i m igliori effetti. . . Ora che brevemente pa:,sai a rassegna le-novità che accaddero, o che stanno per accadere nell'armamento degli eserciti stranieri, ed ho compendiosamente a nche esposta l'opinione di alcun i valenti scrittori militari intorno ai mutamenti che l'uso delle nuove armi da fuoco dovevano condurre ad introdurre nel modo di govern_a r la g uerra, darq mano a descriv'ere le nuove invenzioni ed i ~r'.ovi_trovati ol1e all.'artiglieria pan ni poter-giovare di avere a notma. E per altro rincrescevole che i g iornali da cui t itraaao le n~tizie che inserisco nella prese':"te mia relazione, non sem;~e forrnscano bastevoli ragguagli intorno a ciò che im p reS,ero a descriven1, ragion per cui mÒlte cose anche qui n on si troveranno che accennate: l~uesto mio lavoro credei bene di partir e i n cinque distinti

cap\ nel primo di cui tratto delle ar tiglierie e delle a ttinenze di Psse,- nel secondo delle armi portati lì e loro attinenze, e n el ter~o di alcuni scritti riguardanti alla balistica, nel quarto di altri scr1tt1 che trattano dell'artiglieria, e nel quinto, che intitolo miscellanea, compresi cose diverse, che sebbene direttamente n on rigu~r.d ino all'artiglieria, v i p_ossono però avere qualche poco di affin11a, . Ma parecchi degli articoli q ui inserti sono estratti da a iornali mi'.itari tedeschi, da cni, cosa strana 1, vengono anou nzia~e e descritte, talvolta in modo assai particola rizzato, le novità militari ch_e, av_veo~o~o oggidl in F,rancìa ed in Inghilterra, i cui giornali • ~rnl!l~n rarissimamente ne tengono discorso. E tali articoli, scritti m lmgua a me ignota, è debitn mi0 render manifesto ch e mi ( l_j

lIYLAND~R, fra.ilé dcs r1.1·mes.

L 'ARTIG LIERIA ED ALTRE AR\ll

119

1rnm:i.ero tntii forniti, voltati in ~·olga_!'e, dalla cort~sia del sig.. .roam, io1-e Dè Bàrtolorneis vice-direttore di questa biblioleca IJ?Ì· 00 ' , l.itare ceutrale.

Cannoni rig11ti -in Francia. La' Francia approvò non ha guarì l'uso d i artiglierie : iga:te <li campagna n e' suoi eserciti, ed i loro buoni effetti fu~ono provati nella guerra d'indipendenza d'Italia guerreggiata_n_e~ 1859 ._ Sopra queste nnove artiglierie francesi la ~azze~l~ militare .cli 'n co·mstac l contiene un .articolo colla data d1 Pan gi-15 febbra10 €lei 1859 cioè prima -che incominciasse la citata guerra, :in cui ' . d Jescri-ve parfrcolarmente il cannone rigat o da :ampagna; e ·a che l'arti()"lieria francese no n ha an.cora pubblicato -nulla sopra o ' . . ' q uesto genere d'artiglierie, riferirò ciò ehe t1"ovai scritto a q uest? r io-uardo nel-la gazzetta a nzidetta. Eii pare che l'autore de'll'art1c~ o inserto in essa sia a-ssai bene informato.. Egli da _pprima fa constare i progressi del"a rtiglieria francese in -queste tre principali cose, cioè: 1° l'unijormilà; 20 ia sernplicilà; 3° la legge-

""~

' . At tribuisce l'un iformità. all'avere approvato un solo proietto · per le ~rtiglieri-e da muro e per quelle da campagna, un sol-o calibro un solo carro ·da munizione ed un solo affusto. F~ constare .Ja semplicità in ciò che lo stesso proiet{o può servir da aranata e da palla - ed il m edesimo pez;;o .-serve per _la campag~a, per l'assedio, il tir~ verticale ed il t im orizzontale. E .la kJggerezza, dall'aver r:stretta ila gr_ossezza del me!a_llo, dall'abolizione di tutti i calibri stJperiori a {J:Uello da dodw1, e dall'aver sempliciz~ato i finimenti da cavallo. Questo progres:o, segue l'àutore, operassi gradatamente ed in modo 1mportant1ssiaJG. Si cominciò dall'operare d ue righe nt!l cannone e c1uattro alette al proietto; le alelte erano disposte una sopr a l'altra due per due, ed entravano n elle r ighe che percorrevano. _Ma due righe non bastarono; i martellamenti erano troppo gra,, ,, ~ guastavano l'anima e le alette. Onde si sperimentarono tre righe e sei alettE', per cui il proi~tto trovando tre pun:i di appogg(o, l'esito ne era migliorato. S i radd, ,ppiarono poscia le righe, cwè

p;r

.


120

121

L'ART!GLIEitTA Ell ALTRE ARMI

CO,SE NOTEVOLI llTGUARDANTI

si operarono sci righe nel pezzo e dodici alette nel proiello; e per questo modo si ottennero regolari la ro1azione e la trniettoria. Ma qucsl'ul!imo lcmperamento r cnde·ya h'oppo grave l'attrito, per cui troppo presto g uastaYansi e le righe e le pareti dell'anima. Allora si pose mano ad una· terza prova, la q1,1ale era. in via nell'atto (:he Fautore stava scrivendo quesl'articolo, cioè si restrinsuo a sei le alette~ che si assestarono ,1 scacchiera. La èirconvoluzione dell'elica della rigatùra venne ristretta da due metri• ad un sol@ metro e mezzo. I proietti sono di ferraccio, di forma cìlindrico-canica e cavi. Quando ·vogliònsi adoprare a wodo di palla s'empiono di reua e crusca ; la renaèl specificamente più pesante della polvere. Quésti proietti s'empiono dal bocchino che è aperlo nel loro vertice, e si tura con un tappo d'ottone che s'invita, e sopra il vertice è allogata una cassula fulminante. Le alette del proietto sono di ,1inco. C0l .fine di scemare il gua:=;tarsi delle righe, negli sperimenti che· eseguifon~i in Vincennes, usavasi questo ripiego che somm inistrò ottimi risultamcnti. Si esamiunrono attentissimamente le alterazioni sofferte dai proietti nello sparo, e quello cagionate dalle alette per il loro attrito nelle righe, e di qui venne in pensiero di fabbricar i proietti colla forma stessa, che avevano rice,:uto l.i alette nello sparo. Mediante questa nuova modificazione i guasti della rigatura furono ristretti al minimo. Si credo che il segreto di questa nuova artiglieria c~nsti precisa·mente nel modo secondo cui sono fatte le alette dei proietti, per le quali si dovette immaginare una particolare composizione metallica. La marineria francese sperimentò un canrione rigato a tre righe caricantesi dalla culatta, il quale si chiude secondo il sistema dcll'Ergstrom capitano s-;edese; ma dell'esito di questi sperimenti la citata gazietta non fa meoziòne. La stessa., continuando a discorrere del cannone r igato da éampagna francese, d ice che fu esdusivamente approvato il ca• libro da 12, e che è maravigli-osa la gi tta.ta di g:uesto, cannone · che raggiunge i 2000 me tri e quella del fucile francese che arriva a metri 800. Ed osserva cho potrehbesi adattare al nuovo sislcma anche i cannoni da 6, ma che sarebbe pericoloso di ,o,tpnderlo a cannoni di più g eande portata.

· tanto le dimensioni del nuoYO cannone. che la Gazzetta , . E CCOlll< cLi Darrnstadt registrò come autentiche ed esatt1ss1me.

Bottone. millimet1·i 90 60

Diametro del bottone Dian,etro del collo del bottone

J)

Rilievo di culatta. 40

Grossezza del rilievo della culatta Grossezza del rilievo nella base , La parte esterna è curva, e s'unisce alla culatta.

245

OulaLta. 50 245

Grossezza della culatta . Diametro della culatta ,

Corpo del ccinnone.

395

Lunohezza del corpo del cannone il quale è cilindrico JJ o • Diametro del corpo del cannone .

225

Sewn.cLo ?'inforzo. Luoghezia del secondo rinforzo che ~ con,ico • Diametro del secondo rinforzo posteriormente Diametro del secondo rinforzo anteriormente

J)

305 215" 195

Volatci. 555

Lung_hezza della volata, conica . Diametro anteriore della volata . Diametro posteriore della volata .

150: lSQ

Astragalo. Diametro dell'astragalo Grossezza clell'astragalo

))

J)

170 10


122

COSR !l"vTEVOf.l RIGUARDAXTr L'AllTIGLl llRIA ED ALTRE ARl!l

Tulipano. Lunghezz3. del tuli lJano · tri· • • • • • • • m 1.·1tirne 130 Diametro posteriore del tulipano . . ~. . . 170 D'.amutro magg_iore del tulipano ossia della gio.i a 200 Diametro anterwre del tulipano . . . . . . . • 176 · . Il centro di _gravit~ nei pezzi da campagna trovasi pi:.i r erso l,t culatta, ed ill quelli da montagna più verso la bocca.

0 1·ecchioni. Gli ~recchioni nei pezzi da campagna distano dall'estrem1tà della culatta . • • • • • • • • • • > •

603

Gli orecchioni nei pezzi da montagna distano dall'estre-

445

80 80 Anima.

1400 85

0

½

Righe ad elica. Circomvoluzione delle 6 rig he metri 1 ½ g ià metri 2. ~arghezza delle G righe . . . . . . . . . >> I rofond1tà delle ricrbe o .

Cannone Labitte. (C.,s1110s, 7 Jivraison, 18 fcvrier 1859).

n11tà della culatta . Lunghezza degli orecchioni Diametro degli orecchio11i

Lunghezza dell'anima biamet1·0 dell'anima Gli aogoli del fondo dell;aoim~ s~no ro~ond1tti.

]23

Nella battaglia di· Magenta (1859) gli Austriaci presero ai Francesi un cannone rigato, d i cui venne tc,sto pubblicata in un g iornale tedesco la descrizioue, e che -voltata in francese, venne quindi ioserta nella Revue Militaire Suisse. Siffatta descrizion e non offre per altro maggiori schiarimenti di quelli contenuti nella Gazzetta militare di Darmstadt, qui innanzi riferta quasi iotiera, salvochè quanto al calcatoio, dice andar esso guarnito di rame, e nel fondo della sua capocchia ess12r,vi un incavo in cui s'incassa il cap0 di rame della spoletta del!a granata, nell'atto ch'essa cacciasi nel cannone.

16 5

In principio del 18/39 il generale Lahitte stava operando in Vincennes interessantissimi sperimenti con cannoni leggerissimi e non più grossi di un cannone da quattro, col quale potevasi tuttavia aprir la breccia nelle più salde muraglie. L'imperatore dei Francesi erasi · condotto ad assistere a questi sperimE:nti, ma alle cinque ore e mezzo la breccia non era per anca praticata. Intanto che egli avviayasi per far ritorno a Parigi, non essendo ancora lungi un ,:hilometro da Vincennes, la muraglia crollava. Non si conoscono ancora i particolari di questo cannone, ma è opinione unanime degli uomini competenti che i detti nuovi pezzi arrecheranno un compiuto rivolgimento, nell'attua} sistema d'artiglieria, g ià considerevolmente modificato dal buon esito dei cannoni rigati e dei proieui, che scoppiano èando di cozzo nel bersaglio.

froietto. Diametro del proietto senza alette . Donde millimetri 112 ad 1 di veu to.

Cannone dell'Armstroug. •84 ½ a85

Alette. '

Lunghezza delle alette Altezza delle a lette

Donde quasi 1 millim.etr~ di v~nt~.

IO 5

Ga::::::etta militare d·i Drii·mstadt, JJlonitettr de l'<1n111Jc, num. 15, SpcctalcU"r rnil-itaire, voi. 26, png. 303.

- Il cannone inventato dal capitano sir ·william Armstroog m enò grande rnmore in Inghilterra per le sue straordinarie p_roprietà. Lo stesso ministro della guerra inglese, chiedendo un particolare credito al parlamento per eseguir sperimenti con nuovi pezzi d'artiglieria, parlò a lungo del cannone del capitano


124 COSE NOT!sVOLI RIGUARDAN·fl Armstrong:' che tirn_a sè l'11ttrnzione pubblica in Inghilter;,a, e vi è oggetto di vero entusiasmo. Il generale Pe0l, che spessa-. mente assistette agli -sperimenti, dichiarava di aver veclut.o uno di questi cannoni , che dopo m ille trecento colpi in più volte era rimasto incolume. I grandi vantaggi di questa nuova bocca da fuoco, secondo il pr_edetto generale, consistono nella legge rezza, nella straordinaria gittata, che tal volta supera gli 8450 metri, nell'.aggiustatezzu del tiro, di ,cui citansi numerosi .ese311pi Ye.ramen~e straordi:rìani, e nei SL1oi effetti distru ttori, •che raggiungoi1ò pròpòrzioni sin qui ignote (sic), Questo cannone consta in un tubo di ferro, e paragonato ,agli usuali cannoni, esso offre dappr ima la particolarità di essere traforato dall'uno all 'altro capo, e poscia invece del bottone di culatta, ter~ina. in una vite cava, il cni diametro esterno debbe differir pochissimo .da quello dello stesso pezzo. L'anim1a del ,cannone dividesi in due distin tissime parti che_si possono chiama1' la volata e la -camera-. La. vola.la è lunga una decina di p.iedi inglesi, e rigata cogli stessi mbtodi e nello stesso modo usati per le &rmi da fuocp da mano; ma i[ suo diam1;tro è u n poco minore di quelio della parte posteriore della camera. La camera che debbe contener la .polve11e e fa, ·palla no~ è r igata , e neppure è rigato l'intorno della vite di dove s' introduce 1la carica. Tanto l'una ,q uanto l'altra. sono di egual diametro, e là dove fa camèra ,si unisce alla ·volata, non vi è -spigolo, ma. l'unione è fatta me<liante nn sdrucciolo che riceve il capo del proietto, il quale è ,cilindrico-conico ecl. il cui diametro debb'essere esattamente egnale a quello della parte rigata ciel cannone, misurato sopra 'lo spigolo .esterno delle rigature. La culatta del cannone è fatta in questo modo. ' ·

Sopra. la parete disopra del cannone, diuanz,i alla vite che fo termina, o sopra il di dietro della camexa l'Ar mstrong toglie

una fe tta, la cui larghezza presa perpenclicÒlarmente all'asse del pezzo, clebbe ·almeno essere ugua le al diametro della. camera, e sarà fo.rs'ancbe più la,rga. A questa_fetta è ìnf~tti attaccato un :i:wc.essorio, che l'Armstrong chia_m a ottiwatore (sfopp/31/,ti'), ed il cui uso è quello di chiudere quanto più ermeticamente si può 1a ca.mera: Quest'accessorio, che è amovibile, togliesi alla mano, ed è appeso con catene, e costituisce la vera culatta del 11ezzo.

L'ARTJGLII\RlA ED ALT RE .A.UMI . 125 È da- suppor re, dacchè non si hanno_ notizie certe sopra ciò, che

internamente esso degg iasi incassare rn qu~lche scana!atu ra_che 1 j oruisca un appoggio alla resistenza che è rnd1spensab1le 01 otte, Q to a'la parte a cui l'ArmstronJ:( ha conservato, senza neie. uan . ·1 . ~ • • dubbio per l'analogia cogli antichi canno~i, il nome ,di _culatta, a propriamente parlà're, non è che una cl11occ10la eh~ s1 muo_Yc intorno alla vite di dietro , ed è destmata a rnntenere a ,~1t? l'otturatore ; ed è fo rnita tli braccia che ne assicurano la. fo.c1,1ta. e celerità del maneggio. Il tubo di cui si è parlato è esterna: mente fasciato di spranghe di ferro ~di form,a ehc~idea:, ,come 1 nastri (1) ib. alcune canne da fuci le, solo che qm ve n_ ba due ' soli il secondo dei quali è disposto ad angolo re.tto col pnmo. Oltre all'altre proprietà che si attribujscon~ a gue~to cannone vi ha ancor quella che si può porlo al/a mira ·facnlmente per via di un' congegno meccanico. Dopo ogni sparo esso viene a trovarsi· neIla ,su~... prima giacitura ' d'onde, trovata . . .la sua vera . linea di mira, possonsi eseguire prestamente molti tm, e scagliare una. grandine di proietti. Quanto al proietto di quest(} can_none no~ se ne cono_sce che ' -la for ma esterna. Si conserva tuttora alto mistero sopra 11 modo secondo cui sono commesse le parti che lo compougon~, e sopra l'app; recchio che-concede di farlo scop~iar~ colla pr:C!Sl?Ue v_a n- tata dall'Annstrong. Questo _proietto e d_1 ferracc10 cihn~nco·conico e cavo. Nella base del cono ed rn quella. del c1lmdro sono .incassati due anelli di piombo che risaltano un poco, e; fra il [diametro della •volata ragguagll.cl-no he differenza che 11as~a • ' • e qu ello della camera, e i quali insomma_, quando 11 pro1~tto/ cacc;iato. dall'esplosione della. polvere, essi, mediante la. prop11a elasticità e duttilitit, penetrano nelle righe del pezzo, .-51 11;utaoq in alette. in piccoli razzi concentrici ali'asse del proietto, e lo manlen~ono nella voluta. d,irittura, come_ le pe1m0 che nel !e · frecce ne o-uidano l'andata. - 11 pro1etto _mter_namenle contiene un' innesca;ura a percussione inventata dallo stesso A.rmstrm~g, · che lo fa scoppiare nel pr.irno cozzo. In una cameretta cilm.drica oper:ata nel centro del proietto è congegnato un martellino a pl;l!cotitoio, trattenu~ovi non da altro fuorchè da una (1) NasLri, in{rauccse 1'ubans.


126

.

127

COSE NOTEVOLI RIGUARllANTI

L' ARTJGLIRRIA ED ALTRE ARMI

spranghetta leggerissima di ferro . · Quando sucoe4e 'il cozzo la stanghe!!a si rompe ed. abbandona il martellino, che cade sopra l'innescatura fulminante; la quale accende le ,materie infiammabili, ed il proietto scoppia . Gli atti verbali degli speriinenti affermano che l'esplosione del proietto giammai fece difetto. Il puut'in bi;nco del cannone in discorso trovasi.a ·1000 braccia. Gli sperimenti che con questo cannone vennero eseguiti' a Shoeburignes dimostrarono che esso for~isce_lunghe gittate, una notevole aggiustatezza dd tiro, e possentissimi effetti. Lo s tesso Armstrong, secondo che riferisce il 1l1ontte1.i,r de l'rirmée, accusa infatti g ittate di 8 e più chilometri. Egli afferma che a metri 500 fone non una sol volta di dieci si sbaglierà un be~saglio non più ampio della bocca di un caJ?none, e che _di sette colpi sparati a metri 15.00, due bersagli di nove predi di lato furono colpiti di 536 scheggie I .. . La Rivista di Edimburgo, dòpo aveJ.· chiarite le p,oprietà di questo n uovo pezzo e fatta giustizia a_ll'i'nventore di esso, ne. esamin-a anche gl'incon venienti. Essi precipuamente.contano m ciò che per caricarlo vuolsi n Òtel1 ol tempo ed artiglieri troppo jstrutt i; considerevoli ne sono le rinculate, ed il proietto ne è siffatta.mente· pericoloso, che il suo maneggio richiede sommissime cautele. . Tuttavia il giornale inglese aggiunge che i vant~ggi di questo pezzo ne sqperano gl'inconvenienti, che cionondimeno fa d'uopo di n on pensare a farne uso che io certi determinati casi. L ' invenzione è per ogni rig uardo interessante, ma iOfoniteur de l'.4.rméé osserva ch,e durante la campagna nel Baltico, ed in quella d'Oriente e;l'Inglesi avevano pr0dotto· un nuovo cannone che chiamavano alla Lancaster. Secondo le fatte sperienze nei poli_g oni, esso forniva Ìunghe g ittate ed aggiustatezza nel tiro; cacciava proietti fulminanti di tenibile effetto. Ma poi nei campi e nella pratica della guerra non furon verificati i vantaggi che le sperienze av.evano afferma_ti . La gittata fu inferipre di ciò che erasi sperato, ed il ,iro non era precisp. Quanto al proietto, uno fra i s1.;oi gravi difotti, era quello di giammai scop•, piare. Gli Inglesi dichiarano per altro, che nel nuovo pezzo sono evitati i difetti di que\lÒ alla Lancaswr; ciò nondimeno la nuova bocca da fuoco, per essere definitivamente gi·udicata, ha d'uopo ancor essa doll'esperienze dei campi di battaglia.

Frattanto tutte le fonderie dell'arsenale di Wolwich, ed ogni officina ad esse accessoria (1), vènne messa sotto la direzione -di sìr William Aruistrong, e si' dispose in guisa che annualmente possa essere for nito almeno un m igliaio di cannoni deil'Armstrong d'ogni calibro, od anche di più _sè occorre. . . . Prl3sentementé, ed a modo di sperimento, a t,utt1 1 vecchl c,rnnon•i si fa un'incamiciatura di ferrò, mediante la quale essi ' avranno acquistato resistenza e durata maggioq'l. E fu commessa alla nuova officina la. fabbricazione in brevissimo tempodi 40 cannoni 1i;3ati da 6, per ~ssere immediatamente imiati in Cina.

ma

Cmrnone del VaiTy. ( Gazzetta milila1'e di Darmstudt, 26 marzo 1859).

In Inghilterra le invenzioni d i nuove armi e di nuovi proietti si fanno spessè iri modo sorpr<:mdente. Che poi da tutte queste nuove in venzioni si · po.s sa trarre gran pro in guerra, q nesta è una questione a parte, sia però sempre lode all'ipgegno. . Intanto la Gazzetta di Dar·1nstaclt riferisce che un certo Vany, sergente' armaiuolo nelJ'e5ercito inglese, inventò e ffbbricò mi cannoncino, che si carica dalla culatta, col quale eseguironsi m_o lti sperimen ti nella caserma di Prompton. Questo cannoncino è lungo polrici inglesi 16 e dal bottone_ , alla bocca pollici i4. P~sa, tolta la cassa, 11 lire. Esso è di bronz0, ed il suo congegno, 'dice la citata gazaetta, è un bel .lavoro; con ésso si sparano dieci colpi per ogni minuto, e _due ~omini bastano a maneggiarlo. I · proietti che si ~doperarono - negli sper;menti era1:o le· solite palle ogivali ~l_l'Enfìeld, ,_e le coniche di Norton in, ,oltR nella ca1ta, le qnah rispetto ali altre offrono qualche vantaggio. Si sparò in un bersaglio distante 2-000_ braccia, ed 'i tiri risultarono aggiustati. . Una delle proprielà precipue di questo can:n.oncino sta in ciò che si alluma m ediante ùna cassula fulminante. Ancorchè s! eseguiscano i' tir'i'senza ,interrompime_nto, l'ani irn: ri_sult_a sempr~ fresca, <lacchè J'aper.tura posteriore dà passo all aria dop_o ogm ' (I) l)c,·Brtnd, num. 314, 14 novembre 1859, l}crna.


128 . COSE NOTEVOLI RIG!:IARDANTI scarica. Si propone di adottare il .principio.del Varry ad un cannone di mare d~ 32. Con questo . can·nonèino perfezionato si effettuarono altri sperimenti in Chatàm. Il pezzo ,perfezionato p uossi caricar celeremente ,çla-lla culatta, e con esso .effettuare 20 colpi per ogni minutÒ, senza che esso si s~aldi. Uno di questi cannone.mi fu caricato col proietto inventato dal capitano Norlon, di cui si tel',tà pure menzione nella presente relazione.

Cannone del Wbitworlb. (,11oniteur de l'armi e, numero 17). '

.

All'invenzione dell'Armstcrong successe l'altra del '\Vhit~vorth, la quale ancor essa consiste in un cannone. Quest'alt ro pezzo si sott~pose a molti sperimenti, che dicesi. siano stati eseguiti sotto gli auspici del ministero della guerra -inglesé. Esso caccia palle massiccie sfeDiche, la cui gittata e__pass·ata superano ogni cosa nota di qnesto g~nerc. La palla cacciata da 900 a 1000 metri traforerebbe la parte inferiore della nave attr11-vel'$ando uno strato d'acqua grosso metri dieci!... In ispeciali sperimenti stati eseguiti a P ortsmouth·uua palla da 68 erasi confìce,a.tan@lla muraglia di una nave, dopo avere atLraversata una p~astra di ferro 'sodo, grossa quattro pollici inglesi ; questo proietto era stato cacciato da 1200 metri I... , , · I giornali inglesi non recano però a notizia la natura della bocca da fuoco in discol'so, e non dicono nemanco se sia un ordi11ario cannone od un cannone rigato.

Cannoni rigati prussiani. (Ga:zzctta militai·e di Da·l'mstadt, num. 81, 82) .

Nel poligono cli Berlino, fin dal èicembre del ~858 si pose mano·a sperimenti intorno a cannoni r~gati, i quali ebbero ottimo esito. · Coi canr.10ni da campagna si sparò a 1600 pas~i con mirabile precisione, e con quelli di grossa portata si eseguirono tiTi a 1800 passi ed anche a maggiore distanza. Questi <:annoni si caricano dall_a culatta, e le palle coniche si allogano in .camere con una disposizion.e che si rassomiglia a queìla·clei rcivolvcrs.,

'

129 , Nell'officina di Wohlert si stava intanto attivani.ent~davorando attorno al · bucamento di notevole quantità di cannoni d i · ferraccio, i quali sollecitamente conducevansi a Spandau ,per essery i Ì·igati e condotti a tèrmine. Questi cannoni sono per ora-tutti da sei, dovendosi introdurre esclusivamente nell'a rtiglieria campale; ed iÌ loro proif,)tto cavo pesa circa libbre 10. Trecento cli questi cannoni -vuolsi che siano in tieram enle allestiti per la pros-' s ima primavera. Oltre ai pezzi di campagna si stava anche attorno a fabbricare artiglierie dç1, muro -e da na ve , le barche cannoniere verranno medesimamente a rmate di simili cannoni. La gente che intende la materia d'artiglieria porta opinione che i cannoni · p russiani nòn sottostanno ai cannoni Armstr.:ing tanto dal canto della perfezione, quanto da quello della qualità. L' AR'Ì'I_GLiimìA ED XLTRE ARMI

Proietto incendiario del Norton. (Monifout de i'armée, No 17, Gazzetta mii-ilare di Dar-msta.dt, N°

17, 18).

Il capitano inglese Norton inventò un u·uovo proietto incen- . diarfo q_on quale effettuaronsi vai•i sperimenti in Chatam, il cui esito, secondo che si dice, fu ni.olto b uono. Questo proietto è ogivale e cavo. Dentr'esso è collocata una pallina di vetro contenente un fluido incendiario , la cui composizione !} tuttora il seg reto dell'inventore; ma la principal sostanza della quale, d:i. quanto è noto, è solfo sciolto in bisolfato di carbonio. Quando il proietto urta in un C?rpo solido, la pallina si rompe, ne sfuao-e il liquido > che s'infiamma a éontatlo dell'aria, si sparge CO sopra i materiali in cui ha urtalo, e li accende e distrngge L'autore, dicono i giornali, giugne ad ardere le vele e le fu ni delle navi, tavole ed altri materiali di legno. Gli sperimenti si eseguì rono con un g rosso aÌ'chibuso . da posta, e consistettero nello sparare il proietto in sacchi di tda accomodrcti a pertiche a modo delle .vele ·delle navi , e che erano stati bagnati dall'acquazzone caduto nel giorno in cui si eseguirooo gli speri menti. I sacchi cominc_iarc,no ad ardere lentamente, e dopo due ore erano perfettamente in fi amme. I l. capitano ~or ton ha ancora rn pensiero tli farne dei piv ANNO

IV. Voi. lii. -

9.


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L'ARTIGLIERIA ED AL1'RE ARMI 131 che si possono fare di duez:r.a e consistenza maggiore o rniuore si possono agevolmente .cacciar colla man0 offrendo molto minore pericolo per colui che le ca~ia, quello che non è spessamente evitato colle granate fin ora adoprate. Si ~perimentò anche· u~ cartorcio impenetrabile dall'acqua, che s 1 a-ccende mediante 1a frizione, e gli speri menti fornirono buoni risultameoti. Il congegno d i quest'ultimo è cosa semplice e serve a far esplodere sott'acqua, ed è molto più sicuro della batteria del Volta, e della miccia del Pikfond.

COSE NOTEVOLI RIGU AR DANTI

grossi di questi proictti1 e con questi i~cendia; qualsiasi m"f'Ve da g uerra; e per dimostrare che sarebbes1 potuto o:tec e1':- qu_esto scopo, dispose a mo' di bersaglio una ca_tasta _di tl'av1ccl11 da nave, e in essa sparò il proietto, eotço cui erns1 messo un cucchiarino del fuoco ìictuido. Nell'urto il proietto e la casstlla scoppiarono, eù appena il liquido fu in contatto dei travice~li, la catnsta in pochi minuti andò in fiamme, ed arse fìn che rttnase una scheggia di combustibile . Donde si potrà medesimamente effettuare l'incend io d'una nave, se ad essa si avventi una mezza dozzina di questi proietti, li Nortoo esecruì ancora a\tri sperimen ti con un a nuova ca~ o . rabina a cui l'autore dà. il nome di Spinste,· (verg10e), colla quale a 1soÒ iarde (5~00 piedi) può' incendiare un accampamento ed i carri da muniziona nemici. li proietto è simile alla palla ogivale della _ca'.abina "E:nfield, ma n ella sua base contiene una sostanza cb1m1ca, che nello sparo si accendè, e 1-inrn:ne accesa per mandar ad e~etto l'i~ cendio. Ed infatti un giorno l'in ve.ntore con q oesto proietto mise in fiamme un sacco molle d'acqua, e pieno di cattiva pohere e di se!Mtura di legno. o h . }" Il predc:tto capitano presentava anc e ~na ~u_ova s~ecr~ ~1 grannta da mano, a cui egli dà il_ n ?m_e ~' F,·ictio1~al igniter1 da cui egli spera di ottenere marav1ghos1 r1sultament1. _ Ma le invenzioni del capitano Nortoo non si fermano qm. Egli trovò modo di sparare i suoi proi~tti con pis~ol~ rigate, con mirabile effetto. Inventò un altro pro1et to con cm s1 possono traforare le navi foderate di ferro e l_e batterie galleggianti. Questo proietto è un parallelogr~mma di _fe_rro tr~ volte più ]uno-o che crrosso. Esso è involto m un rec1p1ente d1 carta grossoÌa0na di 16 di diametro, ed è fatto in mod? che colla sua 1 punta se è d'acciaio, può trafora:e la fodera duna nave della ·grossezni. di mezzo pollice. Egli d1rn_o strò c~e quella sua ~stanza infìammabi.le puossi utilmente chrndere m c~ssule legn'.. Se questi proietti vengono cacciati _con ca~non1, car~b-,n~ o pistole contro vele, na,•i, a_ttcndamenh o carri da mumz1001, non solo si acce~derà la materia infiammabile, ma anche la cassu!a di legno, e l'effetto del p roietto incendiario diviene mo:to più. efficace che non coi gussi di metallo. Queste cassule d1, legno

Bocconi d'alga marina. (Gazzetta milil(l•r e di Darmstadt, nu m. 87, 68; 1859).

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Nella mia relazionb del .passato 1858, tenni discorso della proposta d'adoprar l'alga marina a far i bocconi per le artiglierie. Ora nella Gazz e/.ta militare di Darmstadt annunziasi che il oo-0 . verno francese ord:nò che d'indi innanzi si raccolga l'alga marina per l'anzidetto uso, per il quale questa materia è da anteporsi alla stoppa, <lacchè essa non si accende nello sparo.

Cannoniere rli nuova maniera. (Gazzella mili/a.,·e d i Darmstadt , num. 81, 82; 1859).

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Nel' forte di Monct-0n, vicino a Portsmouth, operaronsi sperimenti intorno ad una nuova maniera di cannoniere. Il dintorno della bocca di queste è impiallacciato di piastroni di ferro, collegati da spranghe a tra.vette incassate in muro di cotto. L'esterno della cannq_niera è 'ratto di bandoni di ferro con un mufo di cotto più o men grosso. La banchina, la scarpa e l'alt 1·e parti interne del parapetto sono fatte secamdo l'usuale modo. Contro cannrmiera così fatta si spararono alcuni colpi a 400 braccia con un cannone da 8 pollici, e con 16 pf. di polvere. A tal distanza il proietto andò in pezzi, e produsse nei piastroni uno _spacco di un pollice fl 314 spiccandot-Je intieramente il muro. Dice la citata gazzetta che gli uffiziali superiori d'artiglieria che assistettero a questi sperimenti, rimasero convinti che gli arti-


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COSE NOTEVOLI R!GIJARDANTI

glieri dietro ·una batteria cosi. fatta, rimarrebbero intiera:'m ente difesi dai tiri nem ici. Questa maniera di cannoniere non mi pare per altro nuova, poichè, se non m'inganno, cannoniere simili già vennero pro• poste dal nostro colonnello cav. Gio. Ca mili.

Batterie gallrggianti corazzate. • (Ga:t:::elta m ilitare di Darmstadt, num. 81, 82; J85!J).

Da quanto appare, in Francia si sono fabhrica:te e si sta fab• bricando ino.lte batt~rie g~ll~ggianti a vapore, per essere adope• rate nella difesa dei porti d1 guerra e fa:rli sicuri da ogni 'Ile· mico assalto. Siffatti s misurati edilizi vogliono essere incamiciati d! pias.troni di ferfo, i' quali però non yj sono disposti perpen• d1colar1, e non sono lisci, poichè in q uesto modo offrirebbero a?io ~i proietti dei cannoni dell'Armstrong di traforarli e scop,. . p 1arv1 con grave danno delle loro pareti; rua queste avrebbero ad essere cunilinee ed a seanalature pa rallele, Per tal modo j proietti vi r imbalzerebbero, e difficilri1ente ne sarebbero trafo. rat~. Que~te. fo~tezz~ galleggianti, armate di cannnni di grosso calibro edl tiro preciso, manovrerebbero sulle spiaggie all'aperto, e due ? tre d1 esse basterebbero alla difesa dei porti e degli arsenali, ed a tener lungi un'iotiera armata nemica. P otrebbero ancora rendere inefficaci gli effetti del tiro di alcune fortifica• zioni che dominassero qualche stretto o canale. Pare che di queste batterie S€: ne sia fabbricata una a due ordini di fuoco l'uno sopnt l'altro, la quale non ha nè alberi nè vele, ma è m ossa dal vapore ed armata di cannoni rigati.

L'ARTIGLIERIA ED ALTRE AR&II ,

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luppe dice per altro che sperimenti già per due volte eseguiti in InghiHerra collo sparar dentro sciai uppe di ferro, od impiallacciate di bandoni ferrei, non ebbero l'esito che se ne attendeva; e che quindi'le batterie galleggianti , che si tengono io sì gran pregio in Francia, non parechesiano invulnerabili; che così almeno puossi giudicare da lle ba tterie galleggianti che si fabbricarono in Ioghilterra; donde sarebbe da far le meraviglie se le batterie galleggianti francesi fossero più resistenti delle inglesi. Gli ultimi spcr;ment.i vennero eseguiti .colla batteria galleggiante Trusty. U n proietto conico cacciato da 600 e da 1200 pieni con un grosso cannone del peso di 56 centner, fracassò i bandoni di fer ro della scialuppa, ovunque il tiro fosse addirizzato, ed alcuni di questi proietti ne traforar,>no anche il legno interno, Ùn proietto essendo entrato in una caa ooniera, che a bella posta erasi lasciata aperta, ruppe il legno della parte opposta, e serbò a ncora tanto di forza da spezzarne l'est€'rna impiallà.cciatL1ra di ferro, Pare che anche nella marineria austriaca vogliansi introdurre le scialuppe cannoniere impiallacciate di ferro (1). Ed infatti nelle vicinanze di Mcwiazell nella Stiria, !il. dove hani una fonderia di artiglierie, si fecero vari i sperimenti sopra bandoni d i ferro destinati ad incamici'a r scialuppe cannoniere. E n;:ill'officina del conte _H enckel Donner-Smarck a Zeltweg nella. Stiria, s'impiallacciò UlJ a pparecchio di legno di simili bandoni , ivi fabbricati, lunghi piedi 6, larghi 15, e grossi pollici 4, e pesanti 9 q uinlali, e poscia da 1200 piedi si spararono entro di esso palle da 48. In questo sperimento i proietti andarono in minutissimi pezzi, e 110n poterono traforare i bandoni, bcnchè fosse -accaduto il rarissimo caso, che il primo e secondo rroictto andassero a percuotere appunto nello stesso luogÒ fra la comrn'ettitura di due bandoni.

Modo di trascinare i grossi mortai in Inghilterra. ( Gazzetta milita.re di Darm~tadt).

Scialuppe cannoniere a bolta di artiglierie Nel]~ isole dì Hie1·es eransi avviati sperimenti con scialuppe cannonie:e a botta.d'ar~iglierie, ed essendo riusciti a bene, l'impe• ratore dei Francesi ordmò la fabbricazione di cinquanta di esse. La Gaz:etta militare cli Darmstadt, riguardo a queste scia•

·A W oolwich si eseguirono sperimenti sopra un modo di str ascinare i g ros3i mortai altrettanto facilmente e velocemente quanto le artiglierie campali. ( 1) Dcr Dund, num. 3a , • ~ novembre 1859, Dcrna.


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cosi,: NOTEVOLI nlCllAnDANTl

I _ceppi che per siOàuo fine si fabbricarono, sono tirati da sei cav_alh, ed ebbesi la sqddisfazione di ottenere il felice esito che si desi_derava, Anche qui avrebbe importato di conoscere i pa rticolari dr questo metodo, ma che vale? il gi,,rnalo non va più in là t..,

ARMI PORTATILI ED ATTINENZE DI ESS& Carabina Terry. (Ga::;zeUa 111iliuire di Vic1111a, ~ "t, Gcr::;:zctta• militcwe di Damistacll,

No 9).

Certo Terry già_ da assai tempo inYentò in Birrningam una cara?1~a, eh~, speri~entata, fu riconosciuta così perfetta, che dal ~1rnstero ~nglese venne ordinato di armarne varii reggimenti d1 cavaller1~. Questa carabina ha il vantaggio che puossicaricare andando dt gran galoppo senza il menomo inconveniente . e c~n una di esse si spararono 1800 tiri, n e~suno dei quali f~ce <Metto, e m_immanco fu d'uopo puliroe l'an ima durante gli spari. La _c anna d'. questa carabina è soltanto lunga 30 pollici, e tuttavia puoss1 c<,m essa tirare a 1050 braccia (yards),

Fucile prnssiano che si carica dalla cnfatt,'l. (iJl011itcur de l'arméc, num 61).

~uraute l_a guerra d'indi penQenza italiana la fanteria dell' 8 • serc1to prussiano venne munita di fucile rigato che si carica dalla culatta. Sopra questa maniera di schioppi furono inviate da Bel'lino al illoniteur del' A1•mée alcune riflessioni, a cui l'uso di essi diede origine, e che io pur qui trascrivo, non parendomi disutile d_'a ve1~le ~ottocchio. IJ:xper~en.t~a rerum magistra, I vantaggi che s1 attr1bu1scono al fucile rn discorso sono l'abolizione della bacchetta, la qua.le si torce, ed guerra facilmen te si smarrisce - la notevole diminuzio!le degli 'scatti a vuoto cagionati dalla co~dìzione dell'atmosfera; posciachè la cartuccia, coperta e difesa dal suo invogl!o, si ac~euderà. in ogni tempo; la maggiore aggiustatezza del tiro, formta dal regolare collocamento della pallottola

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L'.!RTIOL!ÉlUA ED ALTRE ARMI 135 nella canpa, la pallottola piu agevolmente è costretta ad improntarsi nella rigatura, dacchè nel di d ietro della canna cilindrica è opera{a una camera di diametro quakhe poco più grande, t-n:lchè la cartuccia non si caccia nella canna che in virlù della ,pr€ssione dei gassi d~lla poh·cre. Le occasioni di sinistri vi rono scemate, non potendo esserfl introdotte IK!llo schioppo più cariche ad u n tratto; B la cartuccia -vi si m ette e si toglie con tale un' age,•olezza, -che per le piri toma inutile di serbar l'armi caricate. E finalmt'nte c-oo celeri1à si oporailo i tiri, la qu'llc supera del doppio quella che ottiensi colle altre armi da fuoco, il quale vantaggio è per àltro contra,ddetto siccom~ si vedrà. · Gli inconvenif>nti di questo fucile sono-di due specie, gli uni proprii a-Ila stessa a,·ma ed alla cartuccia, e gli o.Itri al medesimo tifo. Anzitu1to la cartuccia è complicata, dopoch'è ossa contirne' la polYere e l'innescatura, frattanto che la cartuccia francese non coatieae che la polvere, e serbascne a parte l'innesca.tura. L'unione in tmo stesso in·Yoglio ddl'e1emento fulminante e di quello inuam mabi1f>, fa sì che hl, cartuccia risulti cli più difficile fabbrica-zione, che ne è più pericoloso il trasporto, e cbe va più :soggetta a guastarsi nei magazzini, fa dove, per le ragioni che qui dopo s i diram10, è neecssarissimo cbe -sempre se ne abbia d i considcre, 1 oli forn imenti. Il congegno dell'armi, le cui parti sono commesse a combaci-amento, ne rende probabile la disunione , ed il guasto, i quali guasti in guen-a quasi mai sono racconcia• bili . E finalmen~e 'la rapidità del tiro trao seco l'incomeniente asrni più grave deHo ste>rminato consum0 di l'!lllnizioni . Qua.udo dopo ie guerre del principio di questo secolo fu questione presso tutti i potentati militari dell·Europa, di sostituire ai fucili a pietra focaia quelli a fuhni aante, fra le principali obbiezioni fatte a questa nov ità eravi q uella. della celrrità d~l t iro, che stava per essere aumentata . Già a. .stento s!rl},scina.n1si cogli eserciti la quantità di cxu'tucce n ecessarie al munizionamento, ed è intanto noto che il soldato in guerra, por lo più spara senza tor la mira, qua.1110 più p resto egli può, la qual cosaaccade ancbe negli eserciti i più agguerriti. Che sarà adunque coo armi, il cui tiro pugssi operare con cP-lerità più grande di un terzo, ed in cui gli scatti a vuoto acr-adooo mollo più r:,di? Come trascinare r1uesto


136 COSE NOTEVOLI RIGUARDANTT terzo di più di munizioni che diventa indi~pensaù,ile? Le strade ferrale, è vero, agevolando i trn.sporti, rimediano a quest'ultimo rnconveniente, ma non soddisfano .al bisogno di rin frescar le munizioni durante le zuffe. Ora se q LHiSto rinfrescamento_ è neces~ario col fucile a bacchetta., che cosa sarà colla noYella arma? Il soldato non può g uarì portar seco·oltre sessanta colpi, trenta di cui serba nella giberna e trrnla n,ello zaino. Col proprio fucile spara, senza straordinaria ,,elocità, sei colpi ogni ·minuto. Le soldatesche annate del fucile . prussiano, ed azzuffate saranno dunque fornite di munizioni per dieci minuti, intantochè l'avver_sa.rio lo sarà per venti. Invano pretenderebbesi che il fuoco celere sia piC1 efficace, ciò è erroneo, poichè quanto più ìn fretta si spara, tanto meno si toglie di m ira, e quanto più agevol!=) è la carica., tanto più si spara. Chi non vide alla caccia, cacciqtori forniti di fucili che caricansi dalla culatta, sparar molto più senza ·uccider altrettanto, qùanto q-uelli fomiti d'àltre armi, e che la noia di !';caricarle cop.duçc ad eseg11ir foi più sicuri? Pongbiam possibile il t rasporto della enorme quantità di munizioni ora. divenuta necessaria, rimane ancora da risolvere le questioni che ne riguardano la fabbricazione . .Essendo d'uqpo che le cartucce non siano vecchie di rnverchio, si sarà CQStr~tti ad una ra_pidìssima fabbricazione in brevissimo tempo, la quale offre gravi difficoltà. Ora trattasi di vedere se i vantaggi ragguaglino gli inconveJ)Ìenti, e queslo è un quesito che soli il tempo eJ'uso risolvera~no. Questo risolvimento seru bra ancora incerto per la fanteria, _ma per la cavallçiria, in cui il soldato è soggetto ai m ovimenti del cavallo, fa d'uopo d'uno schioppo che facilmente si carichi'; ed in essa i fuochi non essendo che un accessorio, la nuova arme pare abbia ad ottenere.buoni risul1amenti. Alle anzidette osservazioni, il Jfonitem• de l'Arrnée, dopo aver brevemente de?critto il modo secondo cui si carica e spara il fucile prussiano, contrappone le ragioni qui dopo. L'esplosione della carica nel fucile in discorso vi è prodotta da una spilla, che attravérsa ia cartuccia, La canua è rigata, e la palloìtola è di forma conica. Essa è un cilindretto rotondato da. un capo, ed acuminato dall'altro. La cartuccia, in cui è allogata la pa1Iottola, è fornita cli un cnlaccin.o di mtJ,teria esplodibile, e

L\1.RTIGLIERIA ED ALTRE ARMI

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la polvere·è disposta intorno allapallottola. Quando l'arme scatta, 'il cane percuoté sopra un aruese lto 1Jguzzo d'acciaio in forma di ago, ehe introducendosi per 11n ·buco operato ìn fondo alla canna, trafora l'invoglio della cartuccia e la polvere, raggi ugne il fulminante e risolve l'esplosione. La quantità della polvere,__ 'chiusa. nella cartuccia, sale a circa 3 gramma, e l'estremo limite della gittata efficace raggiugne i 1.00 metri ; ma la gittata ·vera supera que~to hmite. La canna è incamerata, e lo sforzamento della pallottola vi è operato q1iasi istantanea.mente dall'azione ~spansiva e dalla pressione dei gassi d8lla poi vere da fuoco, la quale operando dietro al proielto, lo sforza ad int rodursi nella çanna il cui diametro è minore di q uello della camera e ad uscirvene, seguendone J'e righe con moto rotatorio normale intorno a li'a.sse. Il metodo di caricare l'armi dalla culatla, sperimentato in Fra~oia già da più anni, per i gravi suoi inconveni~nti vi è abbandonato nell'.armi da guerra . Ma parecchi di questi inconve_nienti è yero che disparvero 1mercè questo ingegnoso sistema, ,e si \'itiene questo perfeziona.mento per uno dei più compiuti, di èui ·si possa far menzione.. I più caldi partigiani dell'armi di precisione sempre tenne:i;o la semplicità come una delle loro ' condizioni principali. Ed ora r1uesto modo di caricare Qffre ap• punto il grande vantaggo di essere celere, e di fornire al tiro una rapidità ehe , dà_materia a controversi,i, essendochè taluni non ritengono questa qualità come seriamente utile .. II solo tempo è l'esperienza potranno risolvere questa quistione, tuttavia pare che sia concesso di ì)resagire fin d'ora che questo schioppo ' offrirà molti più vantaggi che inconvenienti. Egli è vero che parti c0rrnness_e a combaciamento possono col lungo uso disu·n irsi ed altera rsi , a.lle qL{ali cose p:1ò forse tornar difficile 'il rimediarvi in guerra; egli è altresì _vero che ìl ti 1o celere trae seco grande logoramento d~ munizioni, donde il bisogno di aumentare il materiale con cui condurre le car tucce a pallottola oblunga, di cuì la quantità, il peso ed il vòlume rea~mente s'accrebbero. Ma queste obbiezioni per certo. gravi,, pa re che deggiano piegarsi al lriplicato vantaggio di un metodo faci le di caricare, e di un tiro preciso e rapido. In fatti benc-hè la baionetta sia diventata un 'arme terribile in man i esercitate, hassi


13S COSE N01'EVOÙ RIGUARDANTI tuttavia da ammettere che la principal forza dd l!l fanteria sta sopratutto nei suoi fuochi. L'efficacia del frro _n on ~olo c~nsta nella quantità di pallottole_ che colp!scono, egh è più rag10~~vole di far anche conto del tempo, c10è,valytarla dalla quant1ta. di proietti sp;rati_ in· dato tempo~ La ì:apidità. · é!d tiro n01i. saprebbe pertanto essèrè scenH1,,ta, de' suoi vantaggi, se_no~ ch~. in rao-ione del notevole logoramento che trae seco. La spenenza o f . sentenzierà definitivamei'ite del fucile rigato della · antena prussiana. . . ,· . ·Dicesi che ·quanto pit1 si spara, tanto meno ·s~ toghe la mir~, e che q uanto più è_ facile il modo di caricar l'an:ne, ·tanto p1~ si spara. lVIa la fanteria ha più modi· di far uso dei su~1 fuoch i._ Le sue ordinanze le p rescrivono i fuochi insieme e 1 fu,ochi individuali. Fra i fuochi insieme il più m icidiale , ed . il più raccomandato in guerra è il fuoco di fila (deux rnngs). Or dunque la rapidità, compresa tuttavia fra certi lim iti, non trae forse seco u n m igliore eseguimento ? ,. . . Il difetto contrario gli toglie l'efficacia, ed i moderm tatt1q1 vogliono che per q ues.to fuoco insieme posrnno essere spara~i almeno tre colpi per ciascuu 1~inuto. Dicesi ancora che la rapidità nuÒice all'aggiustatezr,a, e che l'uomo -obbedendo alle rego!~ del tiro deb'be mewdicamente operare ed appuntare. Ma qui s1 eonfond~ il bersaglier~ col solda·to di. linea. Il bersagl~ere ~el~t~ sceglie la sua mira ,e spara dopo a,,erla tolta secondo 1 trescntt.1_ principii . . lVfa quando le righe serrate della fanteria_ ha~mo da operare mediante i loro fu ochi, J'aggiust~tezza del tiro e meno pregevole della rapidità Jella carica, E _s1 s0gg1ungt:r~ aqc~:a che quanto ai fuochi di pelottone e d1 battaglione, 11 rapido · loro succedersi ne cresce sempre l'etlicacia . · Quindi quest'ultima mo-tasi in ragione _d ella quan tità di ~r~ietli sparali in brev issimo tempo, -che se s1 ·trattasse o d1 rispondere al fuoco dell~ linee nemiche, o di respingere l'ass~lto opprimendo coi proietti le teste di colonne, e ado~erandos1 · a tutto potere n1ediante' la continuità d'un fuoco rapido e fitto a r1on dade tempo. • Ma se la rapidità cresce l'efficacia dei fuoc!1i insieme, sarà - forse contrastabile questo vantaggio nei combattimenti alla bcci-.,;ìl.J5]iera, quando ]çt facilità del caricamento può. e debbe, colle

L' ARTIGL!l>RIA ED '.-l.LTRB ARMI

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circostanze in cui si tro~ano i bersaglieri, fornire colla veloci'tà del tiro una superiorità ai fuochi individuali? Il bersagliere dietro il suo r iparo è libero nei suoi moviinenti, e più franco di qtiella -.commozione che signoreggia l'ani mo del soldato di linea. Egji pùò"serbar quell'animo posato e quieto voluto dal tiro del suo schioppo; ~~eglie suo bersag lio, ed insomma non spara che dopo aver bene tolta la mira. In queste condizioni, e con u n'arme di p recisione, egli clebb'essere quas·i' certo del suo tiro. Il vantaggio che distingue il tiro dell'uo!llo solo e munito dell'usuale fucile, è abbastari,za valutabile perchè si concepisca come deggia a.umentare in ragione della preci\'ione delle armi. 'L 'autore dell'articolo co.nchiude i~ fine che il tempo debbe autorevolmente risolvere una quistione che, con alcune poche parole rsopra un fucile d'origine straniera lo condussero a sfiorare; la qualè soluzione non sarà che favorevole., E che l'introduzione di quesl'arme nella fanteria prussi!i,na è un fatto che gli parve degno di fermarvi sopra l'att_enzione. Ed a me parendo che la pre~ente d iscussione potesse piac~re d'ave~e alla man-o, lasciai trascorrere la penna a riferirla qui quasi int iera',

I?ucile rigato del Garcia. ( Gtizzetta militare cli Dai·mslnclt).

Don Antonio Garcia F erriz, nel le isole Canarie, inventò un nuovo fucile da guerra, in cui l'acciarino è cong iunto alla canna mediantè un congegno affatto n uovo, e capace d i cootenere sedici cassule fulmina nti. Le cassule vengono · allogate .sul luminello col mettere il cane a tutto punto od a l mezzo punto (quello che nÒn è spiegato), cosicchè possonsi eseguire sedici colpi, prima che sia <l'uopo di fornire allo schioppo nuove in, nescaturP. Pare insomma che sia un quid simile colla carabioa La-Marmora.

Apparccchio di sicurezza uei fucili da ca·ccia., (Cosnios, 9• liHaison, pag. 233).

Il signor Ménage mveutò in Francia un apparècchio di sicu, rezza, per i fucili da caccia, il quale è congegnato in questo modo. Dietro a! guardamano v'ha un gambetto sporgente, sopii\


140 , COSE NÒTEVOLI RIGUARDANTI .il quale -naturalmRote si colloca il dito medio de!la ·mano, quando· essa aggavigna l'impugnatura d.?l!o schioppo. Questo gambetto fa· parte d'un chia.vistelle~to~ internamente congegnato e che respinto da una molla a chiocciola, s'introduce in .'una tacca operata nello scatto. Siffatto g:1mbetto . impedisc~ lo scattare, fintanto ohe nessuna azione esterna opera sopra di esso. Quando poi il cacciatore vuole sparare, epperciò prnme il griletto, il dito medio della stessa mano istinti-var\lep.te, e quasi di,rebb_esi necessariamente, segue lo stesso' movimento, scioglie il chiavistello tirando a sè il gambetto, e lo sparo ha effetto. Quest'apparecchio è semplice, di poca spesa è di effetto sicuro. .

Pallottola ilei Nrssle. (Gazzctt,1, miti/are di Darmstadt, 2~ agosto 1859),

· Il signor Nessl_e capo di battaglione, e comandante della scuoi(!. .d el tiro in VinP.énn~s, inventò una nuova pallottola da schioppo la quale si sperimentò al campo di Cbalon-sur-Marne, e coi quali sperimeoti volevasi dimostrare. che questa nuova pallottola è migliore di quella conica, di cui da alcuni anni si fa uso. Questa pallottola può essere cacciata assai più lungi dell'altra, e ~oncede di caricare più facilmente le carabine, e senza che sia d'uopo di quelle cure che presentemente si è astretti di usare dopo eseguiti alcuni spari. · Di essa non si conoscono per altro, i pa~ticolari. Non si hanno neppt:ire precisi ragguagli di un nuovo canno:oe, 'con ~ui, si dice che potrebbesi cacciare con precisione il proietto mezza.namente a metri 1200, ed intorno a cui si eseguirono sperimenti in ùna delle isole di Hyeres, presso Tolone.

Cartuccia a 1iallini ed a metraglia del Plonnies. (Gaz;:etta militare di Darmstadt , H settembre 1859).

La sperienza della guerra, no~ ha gnari guerreggiata, dimostrò che il tiro dell'od iern0 fucile rigato è soltanto sicu.r? a grande distanza in mano ad abilissimo be1sagliere, frattanto' il semplièe fo nte as~a.ltando alla ba.ionetta il suo avversario, spesso s.bagli,i

141 il tiro col suo fucile ngato a minori distanze, e non gli riesce di· atterrare il suo nemico. Se non raramente gli si offre il modo di aggiustnre la mira, ed al caso solo si possoù.o attribuire i tiri che· colpiscono l'avversario. Facendo riflessione sopra le anzidette cose, nacque il pensiero se sarebbe stato possibile di procurare al fucile di fanteria maggior effetto distruuivo a_ piccole distanze ·indipendentemente dall'effetto della m ira esatta. E questo · pensiero sarebbe effottuabile nella pratica e r~uscirebbe al detto •fine a }Jiccole distanze, ma. convien rinunziare di farne l'applicazione a distanze maggiori . Lo sparo di molti proietti ad un tratto con un'arme da fuoco 1·iga.ta è un quesito di somma importanza e per la caccia e per la guerra, e per le armi portatili e per le artiglierie rigate. Riferirò intanto qui per intiero quello che trovasi scritto nella Gazzetta militare di Darmstadt intorno al risolviménto di un quesito per cui eseguiron'si molti_sperimenti , e dov'è fatta particolare applicaziona all'arme portatile. · L'esperienza dimostrò che un proietto che . pesa da 30 40 , grammi e colla carica da 4 a 4 1 t2 grammi di poi vere da fu~co, ha tuttavia tanta forza quanto basta ad abbattere una persona da 1000 a 1200 metri , Qu-,rnto spreco si fa adunque di polvere e di piombo a distanze m inori, quando a 100 o 150 metri adoprasi mia catica, che 'può bastare a trapassare, un 'assito d'tsbete grosso da 10 a 15 pollici I Di qui nasce il pensiero di ragguagliare l'effetto del colpo anche alle piccole distanze, ecl accrescere · la_ pr?babilità del colpire, affinchè la f~rza di percussio1:ie di ciascun proietto basti ad atterrare un uomo. Con canne rigate non puossi ottenere lo stesso effetto dai pallini che si ottiene da questi stessi, sparandoli con una canna liscia ad una•distanza · massima di ·5 0 metri. E ciò deriva dalla rigatura, imperciocchè i ,pallini appena usciti da-Ila bocca del fucile si spandono in linee tangenziali. Egli è chiaro che, affinchè i proiett i ricevano il moto rotatorio normale, e lo spandimento si faccia regolare, sii d:uopo. che essi siano calibrati. , Molti sperimenti vennero eseguiti con proietti di.svariata forma, e sopraposti gli uni agli altri. Il maggiore bavarese Steinle .propose di collocare una paJlottola sferica sopra a.ltra conica; fondando la sua proposta ;;Òp_ra alcune considerazioni teoriche. Ma L'A RTIGLIERI:A ED ALTRE ARMI

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142

'COSE NOTEVOLI 'RIGUARBANTI

gli esperimenti non riuscirono a bene. La ca,tucci~ dello Steinle è pesante e complicata, ed offre poca certezza che r isulti aumentala la q,u aatità dei colpi che offendono. La traiettoria della p~ ll~ co111ca sopra cui c?H~c_asi la sferica, perde la-propria aggiu. st ~t~zza_, e pochi_so~o I tm ~he colpiscono_nel bersaglio. Nelle ~tm_1 _di_ l_:1sso _d1 ,p1cc?lo cahbr? p~10ssi collocare più proietti sfe.r1c1 cahhrat1 gh um sopra gli alti:i , ma cio' 110n "',. esegui'b I'Je • , • < nel fnc1le d1 guerra, nè per t irare a grt;tndi distanze. Il tenente Plo~nies inventò intanto una car tuècia a metrao-Jia la quale _è app:opriata al fuc_ile rigato aùstriaco, e con essa fin dal genna10 _18n9_ ese_g u1_rons1 molti sperimenti. A 100 metri sop:ra 100 co_lp1 3'.0 pr o1ett1 ' penetra_ron9 in un bersaglio d'abete grosso 4 ce~tunetn, e g rande 2 metn superficiali. Il pro:etto ha forma di u n c1lmdretto sopra c'ui s'innalza un cono, il dia metro della cui ~ase è eguale a quelI_o d3l sottostante cilindro; il vertice del cono e roton,d ato, vale a d1,re è sferico. Infetiorinente , cioè nella base del p ro_1etto è oper~to un incavo che in principio è conico-troncato, e n:l n manente c10è_nel fondo ha forma cli calotta sferica. Questo pro1ett~ pesa grammi 11,5 e di esso se ne assesta quattro l'uno sopra I.altro ~ella cartuccia. Affinchè sia agevola ta la formazione' della cartuccia, fa d'uopo che i p roietti siano esattissimamente eguaJi. ' ,, !l pro(etto che serve di base agli altri, e riceve l'i~pulso diretlo ?a1 g~:~1 dell~_ro!vere, l_~ propaga ag!i altri , collocati sopra esso; lll gui..a_che I rnsieme cli questo quadruplo proietto' longitudinal1~1en1te _s1 comprnne '. e ,;'i~ troduce nelle righe. Ciascun proietto ne~, e 11 ~uo mot? d1 rotazione normale i nto~no al proprio asse, ed e ,cacc1ato fuori colla punta innanzi. · O~ni p~oie~to ·s'incassa nella cavità conica del successivo con un piano rnclmato 45° s ulla sua base; cosicchè dall'uno all'altro proie!,to non può essere propagato altro ,impulso, fuorché il conc:ntr ic~, La form a ottusa del disopra del proietto fa' sì che il centro · ·· .di g. ravità ,. travisi nel dinanzi-, ed impedisca ai ,'proietti' d'a pp1ccars1 ms1ei:ne, e l'un l'altro strascini. I v~tni sferici agevolano la còmpresswue dell'intiero , . · sistema, ,, e lo stesso spar'o . se'r,,e a p u ]'ire J'amma del fucile. Per_ via degli incavi risultano tre vani ·ripien i di ~ria, la ~uale, ~ cagione dello schiacciam ento del proietto ·tutto rntern, s1 comprime, e rende impossibile ai quattr? proietti incassati

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L' ARTIGLIERU ED ALTRE ARMI

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J'uno'nell'altro, il rimanere ui1it:.-L:1 pralicadeglisperimrmti pose anche sottocchio aver gran valore l'in~linazione del lato dei coni interiore ed estnio.re· risp_e tto allo spargim en to dei proietti ; e doversi restringere a 38° ed a 40° l'angolo che formano i 'detti lati colle base-dei coni , qùaud~ con 45° non si giu ngesse ad ottenere soddisfacenti resultamenti col fucile che si adopra. . È cosa semplicissima la fon;_azione della cartuccia. Ella è fatta d 'un pezzo di carta, in cui sono involti i quattro proiett i e la carica di 4 ·lt2 ·gi:\1-mmi cli polve~·e da fuoco . I proietti vi sono assestati inferiormente, e sopra vi h a la polvere ; la quale è disgiunta dai proietti mediante una strozzatura, oper11.tavi m~cliante una legatura. P er quest'uso, la:carta a mano è migliore d'ogni a ltra, ma vuol essere ben i,ncollata,. e non troppo "liscia. Si unge leggermente il vano dei proietti , acciocchè ne sia agevolato lo stiacciamento. Questa caT}uccia debbe pesare circa grammi- 51; il suo peso non • clebbe per altro superare quell9 della cartuccia Mini8, del calibro introdotto in quasi tutti gli eserciti cioè d i 17,5 a 18 millimetri, ed un pu' più del terzo della nuova cartuccia del fucile da guerra austriaco. Con un chilogrnmma di ,piombo si po~sono fabbrioare $7 proietti. La macd1ina a pressione escentrica può ser'vire alla fabbricazione di essi in grande quantifa e coll'uso di poca forza. È cÒpdizione principale che i proietti_risu ltino lisci e compatti. Proponesi di fornire il soldato di fanteria di queste cartucce a rnetraglia in ragione d'un quarto dell'ordinaria dote cli munizioni, le quali cartucce dall'altre si distinguerebbero mediante il color diverso della carta che vi.si adoprerebbe . Con ciò i l peso della dote di munizioni non sarébbe aumeotato del 1O per 010, ma accrescerebbesi dello 75 per 010 la quantità di proietti , e n ei casi speciali avr,ebbesi ottenuto quel maggiore effetto distruttivo che si ricercava. La cartuccia a metraglia di cui tiensi discorso potrebbesi anche aclòperare con grande effetto nelle, a;mi da fuoco della cavalleria. E per impedire che il moto del cavallo faccia ' uscire . la <?artuccia dalla canna, bast~rà di comprimere neli'ani1m i q~attro proietti; con un colpo di bacchella. L'autorè dell'articolo del!a gazzeÙa ' tedesca, dice ancora che mediante l'eguaglianza del peso dei proietti, e con particolari modi, che però non descriYe, si giunge ad ottenere che lo spargimento dej Iiroiètti operisi in lim:)a


144

L'ARl'IGLI.BRIA EO ALT~R ARMI 14a i.tesso·modo che si usa colla cartuccia a pallottola. Questa nuova cartuccia ottenne l'approvazione superiore, e si compone delle stesse parti di quella a pallottola; cioè di un tubetto interno di carta contenente la polvere di una finta pallottQla, cioè di un guscio di carta con fondello di mussolina empiuto di finissima polvere, e di un secondo tubetto in cui chiudonsi entrambe le parti: affine di esser sicuri che s'accenda la polvere della finta palla, e per impedire che questa esca dal fucile, è tagliata fuori una parte del tubo esterno. . Debbesi insegnare al soldato che nell'atto del caricare debbe rivolgere la cartuccia a polvere nel modo stesso di quella a pallott-0la, ed introdurre prima il capo ingrossato. Non fa duopo di rompere la carta della cartuccia.

COSE NOTEVOLI RIGUARDANTI

orizzontale; e che quindi è piccolissima la differenza nell'altezza d~i tiri che colpiscono, ma che per altra parte è grande il raggio divergente e conforme allo scopo a cui si mira. Quest'invenzione già venne applicata nelle officine di lusso di varii armaiuoli tedeschi, ed alcuni cacciatol'i rimasero mara• vigliati dei colpi a pallini sparati a 150 passi. Si. sta per farne anche l'applicazione alle moderne artiglierie, ma fra le condizioni principali v' ha quella dell'uso di cannoni di ferraccio di piccolo calibro.

Nuorn proietto ogivale-cavo. (Gazzetta militare di Darmstadt, num. 43 e 44).

Un ufficiale d'artiglieria assiano inventò un riuo';ro · proietto ogi,•ale-cavo, intorno al quale stavasi lavorando nella fabbrica di Renschel. Pretendesi che questa invenzione superi ooni altra fin . f o qm atta dagli Inglesi e dai Francesi. Con quest'altro proietto si effettuarono sperimenti , in cui s'adoprarono armi da fuoco portatili, e riuscirono a bene. Siffatti proietti sparansi con canoe lisce, e camminano in linea retta sino allo scopo. Sono luoghi due p0llici e mezzo, penetrano sei pollici nel legno, e la -punta loro vi opera un buco profondo otto pollici e mezzo. La form a loro è simile ad un~ freccia, e'.i_ il _centro di gravità di esso trovasi verso la punta. Il proietto è roass1cc10 per il tratto d'un terzo dalla punta, nel rimanente è cavo, e questa cavità si empie di materia fulminante. Di questi proietti se ne fece per i cannoni da 12, ·e deggiono già essere stati sperimentati. Essi sono lunghi circa· un piede, ma nel rimanente sono_fatti come il sopradescritto. Questa invenzione c1uando fosse tale come si annunzia dacchè i l proietto può essere sparato colle can,ne liscie, condu;rebbe a ?rande ri_sparmio di spesa, poichè non sarebbe piì1 duopo rli rifare 1 cannom, come accade in Francia ed in altri siti. .

Nuova cartuccia a polvere. ·(Ga;zetta ·milita1·c di Darmstadt ).

Nuova sciabola-baionetta• (Ga:t:tetta militare di Darmsladt).

.)

In Prussia alcuni battaglioni di cacciatori vennero forniti di una nuoya sciabola-baionetta, ]a cui forma è simile al paloscio ch8 usasi alla caccia. Questa sciabola differisce essenzialmente dalle antiche. La lama ne è sgusciata, e più larga, ma più cor ta, ed è tagliente da due parti, per un terzo verso la punta. Il guardamano ha forma di u~ 00 coricata, ed esso, conficcando la lama. nel suolo, serve d'appoggiatoio alla carabina, ed a torre la mira con maggior sicurezza nei posti avanzati, e nell'ordine alla spicciolata 1ei bersaglieri. Le antiche sciabole-baionetta andavano fornite nella loro impugnatura d'una molletta, con cui fermavansi alla canna della carabina, onde servisse di baionetta. Nelle nuove carabine prussiane torna inutile· siffatto congegno, imperciocchè ad essa s i adatta una specie di picca a tre tagli di forma d'una baionetta, la quale puossi inoastare alla canna, e serve di difesa nella forma zione dei quadrati.

Il direltore dei laboratori in Inghilterra propose una nuova cartuccia a polvere colla quale puossi caricare il fucile nello ANNO

l V. Voi. lii. - 10.


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147 ad applicare con vanta:ggio l'elettricità ed il magnetismo alla misura della :velocità dèi proietti.. ,Nell'esposizione dei fenomeni eletttici-e magnetici l'auto1·e restringesi al mero necessario per raggitlgnere l'indicato fine-; ed essa 1 fàttà in forma di sperimenti_, che facilissimamente poss011si eseg uire con alcuni strornenti poco costosi. Siffatta ·esposizione è un programma · destinato a guidare colui, che verreb be incaricato ·di arnmaèstrare intorno agli apparecchi eletlr~-balistiei. - Affine poi di fat ben còmpi;endere i vantaggi dell'apparecchio . del Navez, l'autore pon .mano a brevemente descrivere gli altri sistemi d'apparecchi dello stesso genere, che vennero proposti e sperimentati. · L' ART!GLIERL.\. ED ALTRE ARMI

.COSE. NOTEVOLI RIGU.ARDANTl

BALISTICA Bersaglio telegrafico. (Cosmos,_voi. H , ter livrnison , Comvtes i·maus, 3 janvie~_1859).

Il signor Martin de Brettes, ispettore degli · studl d~lla scuola '.Politecnica, fece· omaggio all'Accademia delle scienze di Parigi di · u n suo _opuscolo< nel quale è diviso il suo ingegnos'o bersaglio teleg_rafic0, E~so è u~ apparecchio elettrico il cui ~copo è di far mamfest~ al tiratore d'arme di grande gittata, . senza che egli si muova di luogo, la giacitura della punta del l:iersaal10 in cui il . o p~·~ietto colse _a qualunque dist~nza egli trovis'. dallo sccypò. Di pm concede che vengano notati sopra la carta 1 resultamenti del · tir~; in guisa che il tiratore, dopo avere spaiato ogni suo colpo, scor_se sopra un foglio .di carta l'impronta di ciascuno dei suoi proietti. ' Il congegnamento di questo bersaglio muove da questi due principii, cioè: 1° La ·determinazione, median i.e l'elettricità, delle ?oordinate dei_punti del bersaglio, che riceVfittero l'urto' del pi-orntto; 2° da riprod uzione analoga 'della loro giacitura sopra un quadretto collocato vicino all'osservatore. ' · Il comìtato d'artiglieria francese esam'iriò_molto accuratamente questo congegno, senza nemman~ a ttendere che ìl suo autore lo sottomettesse alla sua approvazionè, e di esso si fece saggio nelle scuole del tiro. ·

.Istruzione sopra l'apparecchio balistico del Na,•ez.· , NeF Journal des sciences rri,ilita.'ires del passato anno trovasi inser ta un'istruzione sopra l'apparecchio balistico del Na;vez; L'autore giudicò tornare giovevole di far precedere quest'istruzione da un'introduzione in cui ·contiensi: 1° l'esposizio'n e dei fenomeni . fisici 'risguard11nti alrelettricità ed al magnetismo, i · ·quali è d'uopo di ricordare per ben comprendere la descrizion~ degli a pparecchi elettro-balistici. 2Q Un compendio di tutto ciò che venne fin qui fatto nel Belgio ed i'n altri paesi, per giu::igere

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Cronografo efott.rico del Scbultz. (lm,mal des sciences milita.frcs, mai et j u in 1859);

Dal 1840 in poi moltissime ricerche vennero fatte per g iu• gnere ad applicare l'elettricità agli sperimenti balistici, e svaria·t issimi. ;i;pparec.chi pertanto s'imÌn~ginarono, i quali sempre modificati, additar~no ognoi·a. quello che tuttavia rimaneva da fare pe; .raggiungere · 1,rna sol~zioue compiuta, e sufficientemente pratica della determinazione sperimentale delìe traiettorie, la quale è insomma il quesito più importante della ba listica. ' Secondo il ScbÙlz, offi9iale d'artiglieria francese, i cronografi fondati sonra l'uso del pendolo, che·-secorÌdo lui sono per vero dire i p.iù ingegnosi. e périetti, sono lungi dal rispondere quale egli lo dichiài:a. ImperciÒcchè i.I cronografo del Navez, inventore del metodo, fo~nisce solo la durata del tragit to fra due punti, e le modificazioni introdotte in questo stromeuto dal signor ll'larlin de B1·elles, non forn iscono che la velocità del proiettò fra tre o quattro punti al più della traiettoria. Altre imperfezioni trova ancora il Schulz in questi apparecchi, ma checchè ne sia, il detto basta -à far · vedere che non pel' a nco si giunse ad ottenere i r isultamenti., che . ragionevol mente . sperar si possono _dall'applicazione del_l'elethicità a lla balistica. • Il Schulz . nota · qnindi che molto importerebbe d'anda r· forniti d'uno stromento semplice e preciso., che concedesse cli seguire u n proietto per tutta l' este11sione della sua. traie't~or ia, qualunque ne.


148

COSE NO:l'EVOLI RIGUARDANTl

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sia la gittata, e di determi'n.are le durate dei tragitti fra due punti ravvicinati quanto si -vuole, ed . intervallati in tutto i_! éorso del · proietto. Mosso egli dunque da queste riflessioni si fece a proporre un suo cronografo il quale fonda$i sopra l'uso di un diapason, ossia d'un corista metallico, che ha la pregevole proprietà , per il fine a cui égli r:p.irii, di avere le sue vibrazion,i isocrone quando amplitudini non mutano che fra assai'l!rossimi limiti. Non mi dilungo di più -intorno a questo nuovo stromento ;' bastami di annunziarlo. Bhiurìque poi brami di conoscerlo da vicino, lo trova chiaramente descritto nel citato giornale. , Per _altra, parte non ,sarebbe mio scopo, o scopo di questa rela, ' zio'ne, Bi entrare in maggiori ragguagli intorno ad esso, e supe- · rerebbe d'assai le mie forze l'impresa dell'esame critico di questo nuovo cronografo. Non meum est itnter vos tantam m9vere lilens.

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S1wrimenti sopra I~ ,·elocità dei pr9ielli, eseguiti coi cronosliopi elettrici dei Nav~z e Martin de Brettes. (Cosmos,

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Ii:vraison). ,

. Il generale Morin, presentò all'Accademia delle scienze i risultamenti di sperimenti sopra la ·velocità dei p~oietti, eseguiti coi cronoscopi elettrici dei si,s_nori Navez e Martin de Brettes e dirette dal colonnello signor Fignotti . Gli apparecchi che vi si adopra: rono erano una combinazione dei'"clue sistemi belga e francese, e fornirono .ottimi ·risulta men ti: Si ottennero con grande e~attezza i tempi impiegati dai proietti a raggiugnere un bastevol numero di punti della traiettoria, colle d istanze da questi punti da quello della mossa, ciò che basta a determinare le circostanze essenziali del moto Jo:ro, e le còudizioni sec,ondo le quali deggiono essere cacciati.

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t' ARTIGLIERIA li.O ALTRI! AR\11

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àa quattro di campagna condusse -il pre!odat'ò autore a pensare che dai suoi alzi sperimentali dovesse tornar fattibile di conclu' derne la legge delle resistenze che incontra il proietto, e delle mutazion( a cui la sua velocità va soggetta. È du nque principal scopo del suo scritto il risolvimento di questo problema, Le artiglierie• rigate essendo oramai d'esclusivo usò in tufti gh eserciti europei, rimane cosa indispensabile lo studio delle· teoriche, del •loro •tiro e dei' calcoli balistici, E primo ad iinprendere questi calcoli, se mal ,non mi appongo, è appunto il signor Hugon . .·.

Rouvnov, Studi preliminari sopra la teorica del tiro delle armi da fuoco rigate. (Journal des annes spéciales, settembre e ottobre 1859).

Gli studii del R.ouvroy, luogotenente generale d'artiglieria s assone, sopra la teorica del tiro del!A ari:nì da fuoco rigate, non haouò, altro scopo, dice l'autore di essi, fuor quello di eccitare a lavori •più compiuti sopra la quistione importmte, di cui sono scopo i suoi stessi studi; ed egli spera che essa verrà più pro(on' damente trattata. Che ognuno porti il· suo obolo anche in I quèsta parte della scienza d'artiglie.tia e poi questa quistione giungerà· ancor essa alla sua vera soluzione, come molte altre. Annunzio soltanto questo nuovo lavoro, e non mi fo a indica~e h~ divisione che servirebbe a farlo conoscere, <lacchè esso nòn è ap.cor cundo~to a termine:

OPERE RIGUARDANTI ALL'ARTIGLIERIA ' PIOBYRT ' .·

HuGox, Saggio d'~ nuovo metodo d'analisi delle traietto1·ie, ed 'applicazione al tiro ,dei cannoni rigatL

hel mot.o dei-gassi della polvere nel!'anima dèlle bocche dit fuoco. (Coinptcs ;endus , num. 21).

(Paris, 1859? voi. 1 in-~ 0 ).

L'Hugon, capo squadrùne dell'artiglieria francese, pubblicò nello scorcio del passato 1859 un opuscolo in 4° col titolo qui sopra. La precisione . sorprendente del tuo del cannone rigato

Il Piobert presentò e lesse all' Acc!/,demia delle scienze francese un suo nuovo scritto, .col titolo qui .sopra citato. Il menzionato autore si fa dapprima ad esaminare i lavori degl,i antichi _scrittori intorno agli effetti dei gassi della polvere nèi cannoni; èd


COSE KOTJ::\'OLI RIGUAllDAl<Tl

~

osserva che quelli scrittori non fecero conto alcuno della massa della, polvere, quant_unq ue il peso delle ca1·icbe adoperate nei tem_p1 loro.' potesse _giungere fino ad eguagliare quello della palla. Essi ammisero tutti che la combustione della polvere fosse ista.nta~:a,. o:1, almeno che rintiera carica fosse sciolta in gassi fin dall origine del rnoio; rnsoruma supposero che la tensione di questi gassi fosse proporzionata alla loro densità, e che siffatta densità, uniforme dell'intiera estensione del fluido elastico per ognuna ~elle giacitm·e del proietto, non mut~sse çhe col te~po. Il Damele ~ernoil!y f\1 il primo eh~ a bbia tentato di sottoporre al calcolo gli effetti dello scatto della polvere ed il moto dei proiett_i nell'ani~1a delle artiglierie. Poco dopo si occupò della medesima quest10ne il Beniamino Robins. L'Eulero nella sua traduzione dell'opera del Robins offre una soluzione analitica della quistione. Il primo riconosce esser d'uopo di tener conto della massa _dei gassi, che una parte della forza motrice è adoperata a porre rn moto, ma allo stesso modo degli alt~i autori, non fa con to alcuno della rinculala delle bocche da fuoco. Dopo E~lero fino a questi u]Limi tempi nulla era più stato pubblicato mtorno al moto dei proietti nei pezzi, che non fosse od .~m.pirico, o già noto; dì modo che dopo le lunghe guerre del! ~1'.11pero, quando per perfezionare il materiale d 'artiglieria, e st~b1hre nuo_ve b?c:he. da f~oco, si volJe poi trarre g iovamento dei numerosi . . . fatti d osservazione ~he eransi raccolti , si fu imbarazzallss1m1. Il P io~ert int~nto dopo aver esaminato quant0 fecero e gli um e glt altr i mtorno alla materia in discorso, esame che qui non fo che accennare, stàbilisce la questione muovendo dalla formazione dei gassi, poscia passa. all'espansione di essi al loro ~tato iniziale; !ndi all'i potési di una densità uniforme d~i gassi 1 ~ tutto_lo spaz10 da essi occupato nell'anima, al moto del centro d i . gravità, alla somma delle forze vive, alla quantità di lavoro svilu~pata dalla espansione dei gassi, e giugno ad una soluzione dap~r1m_a _approssimata, ed infine offre la compiuta sol uzione della qu1st10ne del molo dei gassi della polvere da fuoco,

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L ARTIGLrBRI.I. l,;D ALT RI! ARMI

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Jl t0BEI\T ,

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Trattato d'artiglieria teorico-pralico (2.• edizione, 1859),

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Le opere e l'autore sono abbastanza noti agli ufficia,Ji d'artig lieria; onde mi. restringo a dire che la second~ edizione del trattato d'artiglieria del Piobert, fu riveduta ed aumentala dal suo stesso autore. Egli yj aggiunse uo capitolo sopra gli effetti della polvere da fuoco ne' canooni secol'ldo il modo di caricarli, ed un compendio di tu tti gli sperimenti fio q ui eseguiti intorno alla resittenza. delle bocche da fuoco, e sulle proprietà distrultive delle polveri piriche fabbricate secondo i varii metodi. Si è pure fatto 'il calcolo dello densità mezzane dei gassi nell'anima dei pezzi, secondo i tempi diversi della combustione della carica e del moto del proietto; ed in assai approssimato modo se ne trovano dedotte le densifa successive degli stessi gassi durante il moto, mediante costruzioni grafiche, i cui risultamenti rappresentano bene gli effetti della polYPJ.'0 tanto sul proietto, éhe sulle pareti òe!la bocca da fuoco, In questa nuova edizione è pure tenuto discorsù dell'analisi cl-ella polvere da fuoco, stata operata nel 1857 dai Bunsen e Schiskhost, della qua le trovasi inserta la descrizione negli annali di . P.oggendorf, e di cui io feci menzione nella mia relazione del 1858.

Cumc, Campagna di Cabilia nel l8!i7. Il capitano francest:i sig. Clerc descrisse la guerra che fu mossa dai Francesi contro i Kabili nel 1857. È questa un'opera che pare possa esser letta con giovamento dagli artiglieri, imperciocchè ivi rinviensi notato l'esito del p1·imo uso che si feee delle artiglierie rigate da campagna, e l'uso appropriato delle eircostanze di quella guerra, dei razzi da guerra e delle artiglier ie di montagna. Ivi appare che i razzi venivano soprattutto a doperati 'là dove gli obici non avrebbero potu to facilmente operare, ed era massima invariabile di guardarsi di spararli sopra le proprie soldatesche. Insomma questi razzi antepooibilmente ac1op~ra vansi nelle dimostrazioni, èssendochè essi furono trovati


152 COSE NOTEVOLI RIGUARDANTI più . proprii delle granate ad attrarne l'attenzione nemica;~!e quali dimostrazioni, al rimanente facevansi sopra· terreno loro favo-· revole.

, Gli obici di montagna, non essendo forniti che di inetraglia, il cui tiro è incerto a grandi distanze, si usavano molto vantaggiosamente a produrre effetti più da · vicino. Essi per altro non ~ssendo forniti ch e di metraglia, non si potevano adoprar con giovamento che contro ogni grave r ipresa offensiva, o per sostenere la retrogn-ardia minacciata.

Opinioni milihll'i. del generare sii' JoHN Fox BunGOYNE. Venne alla luce in In ghilterra per cura del capitarw del o-enÌC> Giorgio Wrattesley un'opera co_l titolo· qui sopra qitato, la ~ual'e trovasi esamina:ta in un articolo inserto nel Giornale dell'Eser- · cito Belga col titolo SÙuation militaire de la Grande-Bretagne· ' par A. B. o.apitai:ne d'é'.at rnajor. Dal citato esame risulta che l'er pera del Bu,rgoyne con tiene parecc.hie memorie e documenti ed altri scritti elle ii detto generale aveva indirizzati alle Riviste militari della Gran Bretagna durante e dopo la guerra di Crimea. Simili pubolicaz'io:ai, dice l'autore del succitato articol0, sono di . natu:a ta;le da _attir8:re a sè la 'curiosità di chiunque ami il progredir p.elle scienze militari in Eu; opa. E la pubblicazione di cui :si tratta ha l'incontrastabile autoriJà dall'alto lu0go e dalla fama così ben_e gi~stificata dell'autor~, che fin dal principio di questo secolo ebbe importante parte in tutti gli assedi che vennero fatti dall'esercito inglese. ,

Il gener~le Burgo-yne tratta anche cìi ,•arie cose che riguardano alla difesa dell'Inghilterra, e per qh anto. rigual'da alle coste marittime, riferirò qui alcune sue opinioni, che ricavo dal g iornale belga.. , · · , Il predetto · generale condanna il pensi eco di difendere una, data estensione delle coste mediante fortil izi d€l genere delle Torr!•Martello. · Secondo l~1i · deggionsi piantar batterie pe{maEent~ solo nella bocca delle rade e dei porti . . Ogni altro sito. del lido debb'essere difeso da truppa e da batterie mobili.. . Migliori _sono quelle batterie che dominano circà; 50 piedi sul

J,' .A,RTlGLlERfA

ED ALTRE ARMI

15a

inare: se sono più basse sono troppo espo:1te ai tiri delle navi, e più alte,. il loro tiro non è più effica·ce.. , Nel piantamento delle batterie costiere molto me:i;io debbesi badare 'a difendere ' i pezzi e gli ~rtiglièri, c_he a produrre quanto più d'effetto si può ·contro le navi nemiche: le batterie infilate •o ficcate dai tiri del!a marineria sono le sole che imperios'amente v.ogliono essere coperte inLcasamatte. E queste fa d'uopo lasciar aperte intieramente del di dietro, acciocchè agevole siane lo sgombro del fumo. _ Secondo il generale ·Burgoyne è di poca importanza la mosch_etteria delle gabbie, la quale bastano io generale alcuni tiri a metraglia od a granate a pallottole per farla tacere. Quanto ai tiri dell'artiglieria navale, essi sono meno terribili di quello che per lo più si crede. Le batterie di costa sono di molto su. per iori a quelle delle navi; e s1r John Burgoyne ' lo prova con ragioni e fatti concludenti. Ciò tuttavia molti militari, nòta il giornale, proseguono a sostenere che le navi a v apore, stante la velocità della loro marcia, e le batterie gaileggianti corazzate, per cagione della loro granae robustez.za, r enderanno vieppid d ifficile la difesa delle batterie di costa. Ma sopra ciò è d'uopo far riflessione ~ che il vantaggio di -camminar velocemente, cosi pregevole nelle battaglie navali, a poco si riduce quando si ha da combattere batterie piantate sulla. sponda di un canale o di una rada, o prossimamente ad approdi, o ad altri .fondi pericolosi., Di più è siffattamehte grande la difficoltà: di manovrar una nave i'n m ezzo al fumo dell'artiglieria di bordo e delle bàtterie costiere che uno tra i più distinti ufficiali della marin eria inglese, non ha ~uari, sostèneva eh~ egli dife_n derebbe la bocca di Portsmouth con null'altro che cartucce a polvere: Rispetto alle navi corazzate esse sono sfornite di qualità nautiche, e pescano .troppo profondamente nell'aèqua, don-de non si possono vantaggiosamente 'adoperare nelle coste o nei fiumi. Esse hanno di più l'inconveniente di richiedere di essere rimorchiate in mare. E insomma da presumere che i bandoni di cui ·sono impiallacciate (grossi da 8 a 13 CP'ltimetri), non basteranno per . reggere ai proietti delle nuove artiglierie, di cui (ta 1:>reve ver• , ranno a rmate tutte le batterie costiere. Qua ttro anni' fa nel poligono di Braschaet si giÙnse con palle sfaricbe da 48 à tra foraré


154 · COSE NOTEVOLI RJGUARnANTI i bandoni d'acciaio pudlé delle batterie galleggianti inglesi. Il _cannone Arm~troùg ,da 68, ~on palle' oblunghe-di fer~·accio, produsse eguale effetto i·n bandoni grossi quattro pollici · inglesi. E se debbesi prestar fede alla Revuc des Deux 111ondes, il colon• nello Treuille de Bea1ili~u, rassegnò all'imperatore dei Francesi la' proposta di un cannone rig-a to, il cui• proietto potrà trapassare ba_ndoni grossi centimetri 24. Ora essendo· impossibile di fornire' qualità nautiche ad una na,,e fasciata di bandoni di tale grossezza, e munita di nn ponte abbastanza solidamente blindato per reggere ai proietti dei mortai rigati (che sono in ·via di sperimento), : puossi presagire che la solu_zione del quesito del Treuille de Beaulieu fosse anche approssimai~, risulterebbe a far del tLitto rinunziare alle navi corttzzate. E , posto . anche si giungesse a far galleggiare e camminare questi monti di ferro, tornerebbe tuttavia sempre possibile di colpirne i cannonieri ed i loro pezzi per la via cl.elle cannoniere. allo stesso modo che gli. uni e gli altri si colpiscono nelle batterie.cli costa. Insomma non par d~bbioso che con bùòne batterie permanentii · difese· da un sistema di mine sotto mare, e èon barricate (ba1·1·age) saldamente collegate, si· p,oSS<!, difendere con successo le rade·. ed i fh1mi dai nuovi m@di di assalire, di cui dispone la 'ma;riueria. Il generale ]3urgoyne porta opinione che ptir corobattere na,yi a vapore, le· batterié scaglionate lungo la riva e distanti àa 400 a 500 m et~i l'una dall'altra, sianQ anteponibih alle bat-terie concentrate e piantate in due opposti• siti cli un canale. E preferisce le batterie d'infilata alle batterie di lmve1·s"o, essendochè queste con maggior probabilità possono. colpire le navi fo~nite di grande velocità; ma sopra' ciò i{ giornale belga non è dello• stesso avviso. Ecl Òsserva che quando si tratta di sparare in una nave che velocemente · si accosta ad una batteria· .cli costa, . ad ogni colpo fa' d'uopo · di modificare l'alzo. Ora il menomo errore in, questa operazione (sempre gelosa quando debbesi valutar la, distanza ad occhio), pro~ura molti sviamenti nella gittata, e qu'i ndi , pochi risultati. Ma per ,co.ntro tornerà facilissimo di colpire al·meno una volta net fiancò d'una nave che tenta di passare innanzi una batt~ria di tra-verso. E.per ciò, ottenere basterà di ap• puntar prima i pezzi stil passaggio, e- d'indicare _ai cannonieri il preciso momento in cui avranno cla mettere il fuoco alle arti-

. L',\JlTTGUERIA ED ALTRE ARMI )55 · glierie. Al già: detto il giornale aggiugè che le batterie di traverso hanno cli più il vantaggio u i non essere esposte ai lontani tiri delle navi, nemmanco a quelli dei pezzi sbMcati dalla -marineria sulle sponde d.,J fiume o del can~tle. Il capito1o in cui il Burgoyne tratta.dell'attacco delle fo_rtezze, dice il giornale belga, è degrio di special mer,zione; esso è un breve·compendio dei principii che deggiono g_u idare -J'i.ngffgnere nel condurre gli assedi. Vi hanno ottimi precetti çbe non rinven• gonsi n'è nel trattato del Vauban, nè nelle opere didattiche che servono all'insegxi.amento della fortificazione nelle scuo_le militari. ' Insomma l'opera del Bnrgoyr;1e, secondo il predetto giornale, è degnit di t rovar un distinto luogo nella biblioteca clegl'ingegneri militari. Essa è del piccolo novero di c1uelle prpduzioni d'elezione, che si studiano c0n frutto, ed a cui con piacere si fa ritorno dopo averle per qualche tempo abbandonate.

SAN

Rommro, Nota sopra il volume d'una cannoniera. (Journal des armes spècialcs, settembre e oUohre 1'859),

Mancava, a dir' vere,, nei trattati delle batterie st1:1bili il metodo di fare il computo del volume delle cannoniere. Ed il nostro ccinte di San Roberto viene di supplire a q~esto m;inco con una sem'plicissima espressione, a· facilmeh,t e egli .giunse mediante considerazioni meramente geometriche. Las.c iate a parte le considerazioni fatte dall'esimio ,·autore per giungere alla soluzione del quesito che egli si era proposto, vengo addirittura alla con- elusione dello scritto del prelodato autore, la quale è questa: • Il volume d'una canno.niera è eguale alla met~ della somma , dei' quattro primi tr iangolari troncati, che si ottengoòo me,cliante , · le due diagonali tiratp nel qu,adrilatero bieco (storto) ché forma. ,· la guancia della .cannoniera.•: Questo teorema, d-ice l'autore, si applica tanto alla cannoniera diritta quanto all'obbliqua. Ma se il fondo della cannoniera non fosse 'par allelo al ciglio del _parapetto, quello che accadrebbe quando la; traccia del piano di clifìlamento sopra un piano orizzontale non f9sse ,parallelo alla . proiezione orizzontale del ciglia interno del parapetto, in tal éaso, invece cli prismi troncati, si

c~i


L'ARTIGLIERIA E~ ALTRE ARMI 157 cola ad un tempo intermittente e mobile, da questo solé ;rtifiziale, che a piacimento si puç> spegnere o far risplendere, e strascinare nella più profonda oscurità, e d'onde può prorompere o sfolgorare un baleno, bastevole a rischiarare, in un orizzonte ' di_ due chilometri di dia.metrò, la marcia e, le mosse' del nemico, ingal}nandolo all'uopo intorno alla posizione del corpo a cui" è dato carico di osservarlo: · Il Berenger ti.,n pur discorso, ma in termini troppo velati, d'un apparecchio elettrico da tasca~ la cui invenzione debbesi anche al Grenet, e che un uffiziale 'può portar seco, o guardar sopra lo stesso, ed il qu·ale non recherebbe .maggior dis:urbo d'una tabacchiera. Mediante quest'altro .apparecchio pot~Pbbesi portar çla lungi con baleni moltiplicati che~regolarmente si succederebbero iri guisa di poter comporre un alfabeto di convenzio~e.

156 COSE NOTEVOLI RIGUARDANTI avrebbero da considerare poli~dri con facce quadrangolari e triangolari, il cui volume si computerebbe scom'ponendoli in piramidi triangolari.

MISCELLANEA ,Speri~enti sopra le macc~iue da bucare I metaÌli. Il sig. Clarinval capitano d'artiglieria francese, ordinandoglielo il generale d'artiglieria sig; Mazure, \)seguì sperimenti sopra le macchine da bucare i metalli, -l'esito, delle quali, è_registrato in una memoria inserta. nel Joit'rnal des sciences militairds. Questi sperimenti -vennero eseguìti nelle officine della còmpagnia della ' Strada ferrata dell'Est, situata a Montigny in Francia, e 5Copo di essi fu quel!~- di determinare la quantità di la,;oro dinamico necessario a far muoverè le macchine che usansi nelle officine, e stua'iar le forme e le velocità. che n:ieglio convengono- agli strumenti. Siffatti speri~enti vennero eseguiti col dinamometro di . rotazione, che il generale d'artiglieria sig. Morin aveva messo a disposizione dell'autore, ed essi riguardano al -buca.mento delle sostanze ·metalliche,le più usatE\ nell'industria civile e militare, come il ferro, il ferraccio, i-1 .bronzo e l'acciaio. l'

Telegrafia _di guerra. (Cosmq_$, t e livràison),

-Già da molti• ann~ il·,sig, s ·everin americaao invrntò un sistema J.i telP,grafia di guerra ingegnoso, semplice ed efficace. In questo siste_m a non s'adoprano come segnali cLe le robe ché '" i soldati recano sempre con essi,, ed esso richiede nell'uomo c.he opera null'altro che .moto uniforme e meccanico, in cui l'intelligenza non entra per nulla; non occorrendo che delle sue braccia. ' I segnali si fanno rapidamente, cioè se ne possqno fare da dodici a quindici ogni minuto, compresa la ripetizione di quelli che si fanno dal corrispondenté, ed impossibili sono le confusioni . Il generale di Courtigis disse che questo sistema telegrafico è i) migliore fra tutti quelli che Egli fu richiesto d_i_speyiri:tentare, ed è il più a livello d'pgnuno, ed assicura il meglio la trasmissionedei dispacci. ·

un

..

Luce ·elettrica, suo uso in guerra. (C<Jsmos, 20e livraison).

Molti sperimenti sià si fecero e si st3:nno tuttora facendo sopra la luce elettrica; ed ei pare che vadasi ogni giorno trovando i modi più facili di procurarcela. · Non ha gran tempo si eseguirono nuovi sperimenti sopra essa· nel giardino delle,-Tuileries in Parigi, nei quali adoperossi la pila del Grenet, ·e si fece uso d'un carro, sopra cm erasi adagiato l'l!,pparecc~io della luce elettrica. Ciò fornì l'opportunità al sig. Berenger d'os.servaré in un suo ' articolo; inserto nel giornale La Pat1·ie del 4 maggio?1859, che ben si comprende il giovamento che un corpo d'osservazione in una ricognizione, notturna può trarre da questa fiac- .

· Pergamena ,·egetabile. (Arc(iives dcs sciences physiques et nat;i°Ì·elies, num • .·1!">) .

Non parmi tornare affatto inutile· di recare anche a notizia ,il trovat0 della pergamena o carta pecora veg~tabile, mediante l& presente relazione, a·acchè esso.potrebbe pe,r ·ventura venire uti-

I )

/


158 COSE NOTEVOLI RIGUARDANTI lizzato nei laboratorii dei bom bardi~ri .a farne cartucce o carto~ci impermeabili. 'Compendio qui intanto il modo di fabbricazione ossia di prepar.amento della pergamena vegetab\le, e ne noto le proprietà., cosicchè veggasi ·se invero da esso si possa trarre giovamento per alcuna delle cose d'artiglieria_. Il modo di preparamento della pergamena vagetabile,è questo. Pigliasi carta senza colla, si im merge nell'acido solforico del commercio, allungato colla metà del suo volume d'acqua, e vi si lascia per alcuni minuti. L'an~idetta proporzione fra l'acido e l'acqua vuol essere scrupolosamente serbata, altrimenti se l'acido è poco allungato, là pergamena risulta imperfettissima., e se per contro esso - è di più concentrato, corresi rischio di ~isciogliere o di annera'.re la carta. La carta non acquista alcun ·peso addizi~nal~ per via di questa operazione, la quale per altra parte è -:1,ssai gelosa. , . Ritirasi la carta dall'acido, si_risciacqua per assai terrtpo nell'acqua, e _poi s'immerge in una dissoluzione allungata .di. ammo-niaca,' donde si ritira. e nuovamente si risciacqua. Lo sciacquamento della· pergamena è in~ispensabile, _essen• dochè irpporta che in essa più non r imanga segno di acioo,-solforico, poichè ne verrebbe gradatamente a lterata la tessitura. ' La perrramenà 'vegeta bile può essere sostituita a quella ani. o male 'i n quasi tutti i suoi usi. Confrontata colla ,pel'gamena animale, ha con questa -com one 11 color e, l'apparenza; l'aspetto corneo, e la stessa facilità a fascia rsi piegare e spiegàre . Come l'animale è mol to igroscopica, e dopo assorbita l'umidità, cxesce di :flessibilità e di durezza. Imrnergen,dola nell'acqu.a , acquista poco a poco u ~a consistenza m orbida, e v ischiosa, nè per ciò perde la sua tena,cità. È iID:permeabile all'acqua, sebbene, come la pergamena animal~, in ègual caso, essa 1entamentè,. per cagione dell'azion_e endosmat ica, la trapeli. ' · La carta trasformata. in pergamena diventa cinque volte pm tenace di prima, e la sua tenacità- è i tre qua.rti di qu€lla d1::lla cartapecora animale. La . tenacità della pergamena Vé:geta:bile ha inoltre il vantaggio di essere · più uniforme di qneHa animale. Essa regge molto più all'azione degli agenti chimici, e special mente all'acqua. Anche si facesse boll.irè più giorni ne'il'acqua,' non perderebbe nessuna delle sue proprietà, intantoc'hè la _per•

L' ARTIGLIEIUA ED ALTRE ARMI

} 59

game1ia anì_male tosto si a ltera, e poco appresso si converte in gelatina. Qnest'ultima, se serbasi in luoghi umidi, si altera anche all'ordinaria temperat ura , l~Pntre la _pergamena vegeta.bile in pari circostanze non soffre mutamento di sorta alcu na . Finalmente la pergam ena vegetabile offre ancora il vantaggio di' attirar meno gli insetti di quella animale, e nulla per altra parte impedisce d'imbever dapprim,a la carta che vuolsi con-• vertire in perga1nena di sali mercuriali c., d'altri agenti chi~-ici, proprii ad antivenire ogni incon-veniente di simile natura .

Parafulmini di paglia. (Cosinos , 2• livraison).

Registro pure .qui anche ad ogni buon fine la noti;zia di un parafulmine semplie;issimo, di poco dispendio , e tuttavia efficac1ss1mo, È comprovato, dice il Cosmos, che una batteria elettrica capace di uccidere un bue; rimane scaricata immediatamente , e senza •promuovere nè scintilla nè esplosioné, da una festu ca di paglia, foss'anch'essa solo lunga 3 centimetri. La proprietà della paglia di scaricare i corpi è lett rizzati è dovuta a.Ile sue migliaia di punte, e primo a manifestarla fu uu certo sig. Lapostelle d' Amiens. La sua scoperta non è però frese.a, ma la s ua voce non fu intesa, e passarono· trent'anni prim a çhe 'si facesse una sola applicazione di sì semplice paÌ'afulmine . · Il paraful m'ine in discorso consiste in una lunga pertica di legno bianco, in cima a cui è fermata una punta di rame, e lungo 'la _quale è legatà co~ fil di ottone una fune di paglia. Quest'apparecchio fu collocato iu diciotto comuni dei dintor-ni di Tarbes in ragione di · un parafqlroine ogni venti ettare, ed i rcomuni si ·videro preserv-a:ti .non solo. dal fulm ine, ma auche dalla grandine. '

Fosforo · di Silas. ·

(Ga.tzetta militare di Dm·m.stadt, n u m . 71 e 72).

f I,,

Un olandese, Ferdinando Silas, inventò un apparecchio da lui denominato Fotofo1·9, che v-u9lsi sia pe1: sil bentrare ad ogni segnale che presentemente si adopera in tempo di notte nelle


160 COf>E NO'J)EVOLI RIGUARDANTI marinerie. Una commissione d'ufficiali inglesi,-chE: ·si radunv in, Woolwich per esaminare e giudicare quest'invenzione, ne rimase soddisfattissima. La luce di quest'apparecchio .è rosso pal!ida, ma è più viva di quella fin qui usata. Essa non si 's pegne nell'acqua, e dura da 10 a 12 ore prima di scemare la sua intensità; si può adoperare per segn_a li sui fari e sulle navi, e per soprappiù ha il vantaggio che non ap,picca fuoco:

61 Vi si immergono poscia i pali, e dopo 48 ore s1 nt1rano e si pongono a seccare al sole: se il legno non ha acquistato il color verde azzunognolo, _che indica la soluzione avere fatto il suo effetto) si ripete l'operazione, e poi si spalma il legno imp regn~to . di solfato di rame con ui;ia leggerissima mauo di latte di calcina. Vuolsi che questa molto economica operazione decupli la durata del legno.

ftlodo di accertarsi della buona qualità dei legnami da lavoro.

Dell'uso dei calcàloì di leg·uo .nel caricamento delle pistolette.

(Cosmos, 18• livraison).

Lo Sport, a cui fa eco, il 1l1'nsée des sciences, toglie dall'oblio un modo per_ accertarsi della buona qualità. dei legnami destinati alle costruzioni navali, altrettanto ingegnoso qu~to s.:im· plice, e da remotissimo tempo usato nell'arsenale di Venezia. Ecco in che consta que_sto modo. Accostasi l'orecchio nel centro d'un•- dei capi del pezzo di legno, frat.tantochè un'altra persona lo p~rcuote dal capo opposto. . Se il pezzo di legno è sano e di buona qualità, sentesi distintamente il colpo qi;ialunque siasi la lunghezza del pezzo di legno, ma ~e per contro vi esistesse interrompimenti nelle fibre legnos~ i l suono risulterebbe in griln parte spento. Già che sono sul discor;:;o dell'esame dei legnami da lavoro, mi cade in acconcio di far mE!'Dzione d'un compasso o regolo da C'lbbare i legnami rotondi, che fu inventato da un certo sig. Vitard, artigiano francese, e adoperato nei laboratorii di litantrace d'Epinac. È pe-rò peccato che il Cosmos non descriva questo nuovo stromento, e così mi trovi I"idotto a farne solo cenno.

Conser-vazione dei pali. (Cosmùs, 21• livraisoo).

Affine di conservare lÙnghissimo tempo i pali di legno senza che si alterino, e preservarli dagli insetti, operasi in questo modo: Mettesi in un tinello solfato di rame sciolto nell'acqua; · in ragione di 20 litri di essa ogni chilogramma di sol'fato. Si dimena quésta soluzione con·un bastone finchè essa sia eompi_uta.

L'AR1'JGLIERIA ED ALTRE ARMI

}

(Annates flcs mines, 5c livra ison 1S5S). ·

· All'artiglieria appartiene talv-olta di oper1Ùe pistolette o per atterrare_' ponti permanenti e · per altro. È dunque non fucr di luogo affatto l'accenn.are qui u n pe'rfezionameoto stato introdotto in alcune n;iniere ~i Franci'a dal!' ingegnere sig. Parrau, med iante il quale sono considerabilmente scemate le probabilità di sinistri nel · caricamento · delle pistolette. È noto che al cannello che usavasi pér innescare le pistolette si sostituì la miccia, di sicurezza. (Vqcli il Vocabolario del Genio Milttare). Ma nell'uso simultaneo di questa: m icc:ia e dei calcatoi metallici di le'gl1e ramigne, spesso , accn-de che la m iccia venga rotta durante il calcamenlo/ onde il colpo risulta ,poi stentato, o la pistoletta rion piglia fuoco·. Di più i cal_catoi metallici di lr,ga ramosa c11.gionano spesso l'esplosione durante il calearnen~o, tanto per causa d ell'urto del calcatoio nel sasso, q uanlo per c1 nello di particelle· di· sasE-o seicioso. Sono dello .:stesso genere i sinistri denvanti dall'azi-one dei calcatoi metallici, e clnJl'.estrazione della spilla di i:ame. In alcune miniere della Francia si è dunque introdotto l'uso di calcatoi d'abete, in cui la base ha forma d'1rn pestello oblungo, e lungo il quale è operata, una scanalatura, in cui allogasi la miccia. Vuolsi però che ; _i sia ~ufficiente ar:a fra il calcatoio e le pareti della pistoletta. La polvere ed il porta fuoco vi si assestano nell'ordinario 1wJdo, e dopo aver copnta con un boccone di carta e calcata legg,erissimaliwnte '1a polvere da fuoco, si calca ~emplicemente e dolcemente colla ma.no la maft:ria di intasamen to-, la ·q1Jale debbe,s i c-omporrn d'argilla forte e di franimenti sottili cli sassi non selciasi impastati insienie, e talmente che serbino alc1i1anto di plastièità . Si aumenta. akun· poco la AliNO I V. Yol. II!. -

11.


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162

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COSE NOTEVOLI RIGUARDANTI .

L'4RTIGI,IERU ED ALTRE ARm

compressione verso la bocca della pistoletta. Ogni materia non selciosa ed atta a incorporarsi e ad aderirt; alle pareti, è ottima per q uest'u~o. '

~lodo di spaccare i massi sotto marn ove gli usuali stromcnti sono senza elfotto. Oggidì mediante l'elettriéit.à, lo , spaccamento dei massi sotto ' mare può venir eseguito senza difficoltà. Non è forse cosa del tutto n ecessaria all'artigliere la notizia sopra il modo di spaccare.i massi sotto mare, ma può per ventura in qualche circostanza tornargli , di qualche utile, onde la registro pur qui ad ogni buon :Gne. Ecco dunque in che consiste il modo di cui è 1 discorso. · • Pigliansi bottiglie capaci ciascuna di 50 chilog. di polvere, si .chi udono ermeticamente con tappi, ed ·in questi si fa passare · un filo elettrico, che si mette a contatto della polvere rinchiusavi. Si dispongono le bottiglie in guisa che siano preservate dall'umido, e si chiudono in canestri con èntrovi fieno ed altre materie, acpiocchè esse non si sfracbliuo nel gettal'le sul m asso. . Quando il mare ha raggiunto il maggior suo· live}lo, vi si gettano le bottiglie, e mediante un filo elettrico ancor esso preservato dall'umido mediante gutta percka, 'si pongono in comunicazione con un€!- pila elettrica. 'A un dato segn~.le l'apparecchio accende la carica, la quale incr>ntrando grandissima resistenza nel peso della soprastante acqua, opera sul masso e lo spacca. In ogni esplosione l'acqua schizza più o_meno alto, secondocl~è la carica produce più o m eno di effetto s11l masso, alquantÒ si turba, ma pochi minuti dopo 'ripiglia le sue :O.uttuazioui, e ·non appare più alcun segno dell'operazione alla sua superficie. Questi lavori preparatorii non si eseguiscono che nelle grandi maree, e quando sono terminati,' non rimane più che a togliere i frantumi del masso in questo od in altro modo meno dispendioso.

Cucina portatile del capitano Grant. , , (Gaz:iettci m-ilitai-e di Dannstadt, num. ':'5· e 76).

'

Un certo Grant, capitano inglese, imrnaginò una cucina portatile intorno a CUI furono esegniti sperimenti in ·wolwich. Re-

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gistro ·qui questa nÒtizia, come ·cosa . riguardante tutta la nulizia in genere. L'apparecchio del sig. Grant gi compone d i un forno assai grande per cuocervi il pane, di calderotti da stufato e di un'ampia caldaia in cui cuocervi la m inestra, capàce di 150 galloni di essa, e che pesa da 11 112 centnM' (quintali). Quest'apparecchio . è .adagia,to sopra un usuale carro d'artiglieria tirato da 2 cavalli. Si condusse il carro coll'apparecchio per cil'ca due ore per le vie dell'arsenale, e qniDdi fermatolo, si distribuì a cinqueeento operai di maestranza, una razione di pane ed una minestra. Si cavò dal forno 11na porzione di pane, la cui cottura era appena fini.la, t1 varii pezzi di carne di castrato e cli ·bue ed µn'altra m inestra, dei quali cibi furono serviti i membri della commissione a cui era stato dato carico di assistere all'esperimento e. di giudicare l'apparecchio. La legna consunta n ell'esperimen to non superò i 150 pfund, ed essa è legna comune che si può ovunque Ùovare. Il parere della commissione fu favorevole all'invenzione. L'esperimento , di quest'apparecchio si rinnovò ad Hyde-park il 4 agosto dell'anno passato, presente il. due<!, di Cambridge . L'apparecchio vi fu condotto da Wolw ich sopra quattro carri, e dovea un'ora dopo fornire il pranzo a molti soldati, che avevano àll'improYviso piantato un campo ad I-Iyde-Park. Esso rinsçì a bene, ed i soldati alla prescritta ora vennero forniti di carne, legumi e saporita zuppa. ~ Dopo la refezione si traslocarono i forni sul laghetto, e di essi in pochi m in uti si congegnarono pontoni, sopra i quali i soldati traghettarono. È particolgrità esseuziale di questi forni che nelle marcie possono servire e da pontoii.i e da fo'r ni di campagna. Pochissima Jègna fece d'uopo per 'cuocere le vivande.

Soprabbondanza di carbun fossile nella natura. (Cosnws ; 21• livraison).

Nella mia relazione del passato 1858, discorrendo dei pallom idraulici, ripetei sulla fede del l'autore di essi, che per il grandissimo consumo · che si fa di carbon fossile, si . poteva prevedere 'éhe un tempo sarebbe ,,venuto in .~ui le cave di esso si


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L'ARTIGLIERIA ED ALTRE ARMT COSE :iOT EVOLI RIG OARDUiT,

sarebbero trovate esauste. Ora quest'esaurimento non pare tanta prossimo d'r mettere fin d'ora in apprensiooc. E infatti il s i6 , Carnai, ingegnere delle miniere prussiane, avendo non ha guarì tempo fatta la statistica generale del litantrace o carbon fossile, ne r isultò che la ricchezza litaotracica nel moodo è pienamen te rassicurante. La quantità. di carbon fossile stata estratta nel 1857 saliva a 125 milioni di tonnellate, il cui valore era di 930 milioni di franchi. La sola P,·ussia con tiene tanto di questo carbone, quanto basta all'intiero g lobo per norn secoli, muovendo dalla media del consumo che se ne foce nel 1857. L'lr'lghilterra è ben lungi dal trovarsene impoverita, come pretenderebbero alcuni apprensivi, essa potrebbe fornire a tu tta l'Europa il carbon fossile per quattro mila anni. E la F rancia ne è forse an :;or meglio foroita dell"Inghilterra e della Russia. Volli registrar qui queste osservazioni, affine di correggere a quella specie d'erroµei tà che m i era sfuggita l'anno passato, senza confutazione di sorta alcuna.

Bronzo d'alluminio proposto 1m fohhricar artiglierie. (FIGNIHR , L'amnie scientifique et industrie/le, t1 • annéc 1859).

La lega dell'alluminio col rame pare che sia chiamata a varii usi. Questo nuovo bronzo che di:::esi bronzo d'alluminio è molto duro e tenace, ond'è molto pri,prio a farne parti di macchine che dE>ggiano reggere a contiuuato attrito, così ralle, canaletti cli seghe meccaniche e simili. Ma appunto per la sua tenacità e durezza potrà per ventura venire anche utilmente adoperato a fabbricare artiglierie ed a.ltro armi da fuoco. All'esposizione d i Dijon del 1858 si sperimentò una pistola la cui canna era di bronzo di alluminio, e l'esito dello sperimento perfettamente corrispose alle speranze che eransi concepite intorno a questa applicazione. Forsechè questo sperimento non sarà concludentissimo per le artiglierie. Comunque però siasi , il sig. Christofle chiese facoltà al ministero di guerra di Francia di far gettare a proprie spese un pezzo d'artiglieria affine di avverar con esso, in ogni voluta condizione, i vantaggi ·cho deriverebbero da quest'altro uso del bronzo d'alluminio; ed ora a ttendesi la notizia dell'esito di qnesto sperimento.

~lodo di :intivcuire agli incendi nei magazzini di foraggi. (FrGNIE R, I:a11111Je scie11ti{zr;1tc et i11dustricllc, t1c année 1859).

Gli incend i ne' magazzini di foraggi e nei feni li dei poderi, 2ccadono anche troppo spesso; ed il dottore Gaucher, francese~ €SSendosi dato a studiare i modi di andar incontro a cotanto gra.v1 sinistri, pare che vi sia riescito assai bene. Gli incendi di cui trattasi, in genera.le sono cagionati dalla fermentazione della massa di vegetabili, che grado a grado ne innalza la tP.mpP.ratura fino a promuoverne la spontanea infiammazione. Il Ga~cher, per antivénire a questo disastro, immaginò un appcwecchi~avvisatore altrettanto semplice quanto iogegnoso, mediante 11 quale dal fuori del magazzino 0 del feni le si rimane avvisati del prossimo e soprastante pericolo. . Una massa d i fieno, prima che spontaneamente s1 accenda, graclatn:mente si riscalda, e per assai h~ngo tempo serba una temperntura prossima ai 90 e 100 gradi. Or ceco come 11 Gauche~ dispose il suo apparecchio per raggiungere il suo sc_opo. Eg~1 da.ll·uno all'altro muro del magazzino tende un fil d1 ferro, 1I q,uale rinvenendosi avvolto nel fieno debbe pa~'tecipare alla sua temperatura. Al tragitto di questo filo frappone un c1lmdr~tto di ferraccio lnngo cenùmetri 25 e de l diametro di centimetri 8, al quale dà nome di let"nio-indicalore, e che salda al fil di ferro transversale con uon. lega meta li ica fi~sibile alla temperatiwa di 90.0 AYVol"e il capo libero del fil di ferro ad nna puleggia, il quale quindi conduce fuori del magazzino in luogo visibile, e adesso appende un peso d'una quindicina di libbre. Ora quando a\'\'eno-{l. che si manifesti un'alta temperatura nel foraggio, allora o . il cilindretto s i riscalda, e quando ha raggmnt,i la temperatu~a di 90°, la leg,1 fusibile si squaglia, e pertanto non potendo p1ì1 ritenere il fil cli ferro, il peso subitamente cade, e per ta le sua caduta si rimane an-isati del pericolo.

di

Torino, 31 gennaio .1860.

Il Colonnello Direttore C ,IRBON E,


\

:sERVIZIO A~!MINISTRA.TIYO lJEl FRANCES I l.N CRBt!U

SERVIZIO ANIMINIS TRATIVO PRESSO tE TRUPPE Fll!lNCESI IN CRll\JEA.

· Togliamo dalla Revue Suùsn alcune considerazioni , intorn& · all'accampamento, all'alloggio, al nutrimento ed al vestiario delle truppe francesi nella guerra di Crimea, non che sullo stato igienico loro. E quantunque ci sia noto, che anche fra noi alcuni ufficiali del corpo sani{ar>io' abbiano. pre_sentalo al Ministero ·della guerra alcune ·dotte Memorie, onde prevenire i fisici' malori inevitabili in un agglomeramenlo di truppe, ed in .climi p7co favorevoli, tuttavia sembrandoci che la presente relazione del signor dottore BAODF.NS possa. nreritare- qualche attenzione sui varii argomenti svolti_, e servire cosi di norma in consimili èircostanze di non lontano accampamento delle nostre truppe , abbiamo ben di-buon grado dato sfogo in questo periodico alle medesime considerazioni. ' ' Gli storici militari si sono fin qui occu·pati per lo più di operazioni strategiche cÒI fa r conoscere i movimenti eseguitisi dalle armate sul campo di baltDglia. Così parimente la guerra di

167 ,

Crimea, che fo rmò l'Òggetto c!i molli scrittLdi rim~rco, fu ugualmente considerata su questo solo punto di v[sta. Fra questi scritti. la Relazione dell'Lissedio di Sebastopoli del generale Niel merita una menzione tutta· particolare; ma per' quanto sia rimarchevole questo lavoro, esso , non dà elle un'idea imperfetta del\' eroismo e della pcrseveranzà spiegata_ dalle truppe alleate durante questa memorabile eampagna. Il còmpito . più difficile, se non il più glorioso del solrlato, si è in effettoquello di pet'durare-alle fa tiche, alle ,Privazioni ed alle miserie <l'ngni ma·niera, cbe la vita de' campi trascina seco, particolarmente nelle conthicle lontane e sollo elimi rigorosi. Fi:a gli scrittori, cbe banno fatto !negl io risaltare questa parte interessante della campagna di Crimea. è da no\arsi il sig. )Jaudens, ispettore generale del servizi-O sanitario dell'armata francese d'Oriente, nel suo prezioso libro intitolato La guerra di Crimea. L'autore nel pubblicare questo -libro ba a,1uto per iscopo di chiam<1re ,l'attenzio-ne dei militai\ degl'intcndenri e d.e' medici su tutte le questiqni aventi rapporto al benessere ed alla conservazione della salute del soldato. Mandato in Crimea dal governo francese nel 1 StH>,_questo abile medico Jia potuto fare una serie di osservazion i utili, e la pit1 parte nuove, intorno ai mezzi d1 diminuire le privazioni che irascina seco la guerra, di corn ballere le crndel i malallic eb'essa vi ·genera, e di sostenere il morale delle truppe. Si apprezzcrh-l'importanza di queste osse rvazioni, se si considera elle uno de' primi elementi de' suçcessi alla guerra, si è qnello '~i rlìantenere le truppe in buono stato di salute; poicbè, prescindendo da qualunque altra cosa, il generale rJiÙ sicuro di vincere sarà $empre colui che condunà il maggior numero d'nomini valicÙ sul campo di battaglia. Ed è ciò che aveva compreso in maniera più speciale il maresciallo Bugea nd, a cn i- il dottore Baudcns rende gli omaggi· meritati, col srgnalare ni i tennini seguei1li le cure intellig1 nli, che quesL'ufliziale generale 1


,168

DEI F RANCF.Sl IN CRIMEA

SERVIZIO J.!J)JlN!ST RATlYO

arrecò al benessere delle trnppe, le quali in riconoscenza di ttue,:;ta sua massima solleciln.ùi11e paterna, l'avevano soprannominato il padre del soldato: (( Quando il maresciallo Bugeaud comandava una spedizione )) aveva sempre ct1ra, la vigilia innanzi, di riconoscere la diren zione deHa slrada a percorrere l'indomani, e gli ostacoli che » potessero incontrarsi, affine di disporre gradatamente, ad ore ii diverse, la parten-za dei reggirneuti, e di non mài lasciare loro n inutilmente il sacco su-lle spalle. Lé colonne parlrvano, iu ogni >i stagione, sul far del giorno, dopo aver preso il caffè o rnann gìalo la zuppa ; ogni- recipitmte (bidon) veniva riempiutq di )) una leggera i·nfusione di caffè. Dopo Ire quarti d'ora di marcia ); si faceva ordinariamente una fermala di 20· minùti, per » quindi riparli(e e non più arrestarsi che qualche istaule da ora )) in ·oru. 11 maresciallo prnsiedeva egti stBsso al passaggio de~ - n guadi. l soldati si toglievano i calzoni conser'vando le scarpe >) e le uose (guétres)•.Quando l'acqua era profonda, si formava >> la catena, e si tendevano delle cord,e a gui3a di scale (;ampes). ,)) Si coll.ocavano sentinelle presso le sorgenti d'acqua frésca >> che s'incontravano lu.ngo al cammino per impedire ai soldati, » che si abh,indonassel'o smoderatamente a bere; saggia misura >i che li preserva\•a rla molle malallie. Quando le trtippe non n erano in riturdo per cagione delle fucilate, arrivavano al bi~ l) ·vacco verso le .dieci del mattino. Aveva110 quiudi it tempo di n prendervi sede, cli fare conYenientemente il loro rancio·, >i di lavare le loro hiancborie e di riposafe dalle fatiche. l'I » piautamento de' campi veniva scelto, per quanto era possibile, >i sopra luogh i elevati, lu ngi da paludi, a,venti in vicinanza ii acqua e legna. Qua11do il bivacco dovea restare priv? di leglia, >i ogni soldato portava ·sul 5U o ~acco nn piccolo fostel le .(/agot) >) ed un bastone a guisa,di canna, che poi si bruciava al hivàcco. (( Sovente il maresciallo gustava il rancio de' soldati e si l> a,3sicur:ava pure che ognuno di loro: avesse la cint,ura di fla-

169

nella attorno alie reni e non· nel sacco. All'app!'ossimarsi della notte andava egli stesso a collocaré le gran guardie e le » vedetle. Per sorprendere i ladri, cbe durante la nolle si ar» rampicavano sui nostri campi, egli collocava le sentinelle piit >i 'lontane sulla' strada stessa, e le ~entinelle piL1 vicine fra i >> ce-~pugli, sapendo bene clìe i ladri abband?nano i ~enti eri co' )) nosciuti a misura che arrivano in vicinanza dei bivacchi. Egli >> rientrava l'ultimo ne.Ila sna tenda, e faceva accampare una >> compagnia presso di sè, onde avere sempre alla mano qualche >> soldqto in caso d'allerta o d'atlacco notturno. (( Egli s'indegnava delle, fatiche inutili imposte, alle truppe » in campagna, come le parate, le manovre, gli allineamenti e~c. (( Un giovine colonnello, arrivando al bivacco, aveva lascialo >) per die.ci minuti i\ suo reggimento sotto le armi prima di » fargli formare i fasci. - Si ''. elle bene, signore, dis_ se il duca . )) d'faly, che voi non avete mai portato il sacco sulle spalle. <( Quantunque ammellessé fra i suoi intimi il med'ico in capo >) delle· sue ambulanze, voleva tuttavia -convincersi persona\>> mente dolio stato sanitario e digestivo dei suoi soldati, ed » esaminare allentamente il suolo intorno al bivacco. Sapeva >> all'uopo a1-re~tare in loro le incli;posizioni teggere accordando >l un giorno di riposo, una razione supplementaria di ·riso, di >i carne, di caffè o di vino. Sapendo che la metà dei soldati che )> entrano nelle ambulanze,' o che restano indi'etro, si espongono >> ad avere il capo m'ozzo, e cbe il pitt delle volte sono uomini )) che camminano zoppo, per avere scarpe troppo strette, egli >i prescriv;·a ai colonnelli di non mai permettere cbe si ac>) cettasse un paio di scarpe, senza prima averle ben provate, e ii che si accertassero i medesimi comandanti dello stato dei >> calzari, che ogni giorno dovevansi ammollire con uno strato n di grasso. -:-- Snll'e.sompio del maresciallo Clansel, egli co l) mandava una compagnia al servizio delle ambulanze, incari>i cala di tènerle dietro, di erigere le tende, provvederle d'acqua >) >l


170 » e legna. -

SElWIZIO ..\.MMHHSTRATIVO

E3li visitava sovente i malati e,i i feriti: la di lui >> presenza rialzava il loro morale,\ In contraccambio di tutte >> queste sollecitud ini, cbe gl i avevano fatto dare il ;,opranuome » di padre dei soldat-i, •egli trov11va sempre, all'atto del combal>> ti"mento, truppe energiche, piene di vigore, d'éntnsiasmo e di , » bellicoso ardore. A loro poteva.anche domandare il disarmo 11 delle tribù più feroci, eh 'era p'ersuaso della loro sommessioue >> e dell'impero delle sue armt; unico mezzo, agli occhi del>1 l'illustre maresciallù, di provare la loro ubbidienza n. . P·rocureremo ora di riassumere più i1{ breve le conclusioni, che il dottore B~udcns ba ricavalo dalla lunga esperienza, e particolarmente dalle osservazioni che ha fatto durante il corso dèlla sua missione in Crimea. Questo sapiente autore esamina nei più mi[lUli particolari tutte le questioni cbe si (annodano all'accampamento, allé ambulanze; al servizio chi rurgico, agli ospedali ed· alle malattie cont.agiose, ché hanno menato strage orribile durante la campagna <l'Oriente. · Non entreremo qrii nei particolari delle scienzè mediche pro·• priamenìe <lelle. ·Noi non prenderemo ad esaminare cµe ciò eh 'è relativo alle tende o luoghi di ricovero (abris,), :ai cacripi, agli alimenti ed al vestiario. Questo 'studio, insegnando i mez~i di· evitare o diminuire almeno l'influenza delle malattie che regnano nelle armate in ·'campagna, ci sembra altrettanto.più 'im-· portante, inquantocbè nella guerra d'Oriente, come in tutte le lu1igbe campagne, le malattie acciclent.ali od èpidclIJiChe banno ucciso più uomini che non fecero il ferro ed il fuoco. li signor Baudens dimostra che le truppe, le quali resistono maggiormente alle privazioni ed alle fatiche, sonò quelle comandate da ro!onnelli più solleciti del- benessertl'. dei soklati. In appoggio di tale opinione cita Fesempio seguente : (< Due reggi~cnti parti ti ,dal campo di Sant'Omcr alla si.essa >• epoc,a, arrivali insieme in 'Crimea (nel mese d'ottobre del » ·I 855) accàmpati l'uno vicino all'altro, avendo subito le stesse ....

'

.

p

DEI FRANCESI ÌN CRIME A 171 » vicissitudini atmosferiche e fatto un seryizio uguale, aYeva » l'uno d'essi conservato, al ,1 ° aprile 1-856, 222,ii soldati sul-

l'etrett,ivo di '.2676 uomini; mentre l'altro sur u,u effetti\'.O di n 2327 più non ne contava ,che ·I 239. li quale calcolo non >) presen_ta che le sole malattie e Ì1on già i feriti o morti in n guerra ,l.

1)

Alimenti. Il dottore• Baudens dimostra la necessità di variare, per quanto è possibile, il nutrimento.della truppa. 11 soldato preferisce il pane, anche sgregio e grossolano, _al migliore biscotto: conviene dunque, secondo l'autore, cbe non si dia al soldato il biscotto ' se non in caso di assoluta necessità. Forse sarà utile far cuocere per le·. truppe in campagna del pane biscotto a hìezza od a un quarto_di cottura un poco carico di lievito. · L'autore è d'avvi~o, ~be la carne fres.ca di bue sia preferibile a .qualunque altra, poicbè dà il miglior brodo·, e second9 'un proverbio popolare la zuppa fa il soldato. . Egli consiglia di sciacquare·-con acqua bollente le ossa della . carne già bollita (broyer les os), di stritolarli, fa rli bollire di nuovo ed estrarne la gelatina. Questo espediente, usato negli ospedali di Costantinopoli, ba prodollo Ùn brodo migliore. Parlando della qualità di carne da cavallo, in sostituzione ad altra, cbe dk in sè una zuppa eccellente, l'autore con,fessa che era poco ricercata. Cita pe1:tànto due batterie d'artiglieria della divisione <l'Àutemarrc, apcampata a ·naidar, che si sono nutrite della carne de' cavalli riformati, e che n'ebbero buon pro. .- ,11 sig. Baudens è dispiacente .che non siansi stabilite ~elle vaste pescherie, onde far cangiare col pesce la nutrizione all'armata,, e contribuire in ciò al suo ben essere. Egli pretende che i legum i consel'\'ati uon tengono luogo che imperfettamente ai legumi freschi; la cu( privazione è stata ben .,


1'72

S KRVIZIO J.l!l!INISTRATIVO

sensibile alla truppa frances~. Pensa tuttavia clic avrebbero fatto assai bene di proHedere l'armala di cavoli salati ( chou,croute). Il terrasacum di Linneo , volgarmente chia mato pissencit, assai abbondante in Crim<'a, fece buon incontro presso i soldati che se ne servirono come insaluta. Il sig. Baudens considera i kgumi freschi siccome a~solutamente necessarii per comballere lo scorbuto, ed a tale proposito rammenta ciò cbe ne disse in un suo rapporto al ministero tiella guerra. e< Una spesa di 100,000 franchi in legumi fre3cJ{i ha prodollo il risparm io di 500,000 franchi sulle spese che sarebbeisi incontrate all'entrata degli ammalali negli ospedali » . Il vi no e l'acquavite entravano alternativamente nella razione ordinaria del soldato. Un luogotenente di v·ascello, il sig. Lanrent, ha conservato, durantè l'inverno, la salute de' suo, cannonieri col far loro distribuire, durante la notte, tre gl'ogs (1) caldi, all'acquavite. . · Sovente il caffè si distribuiva invece dell'acquavite e del vino. La razione si componeva cli ,1 6 grammi ù i Gaffè e di 21 grammi di zucchero; ed era la bibi ta pr~ferita dal soldato in campagna: essa li rianima e rende più allegri; anche dal lato amministrativo il catrè ba il vantaggio di potersi conservar.e e trasportare più facilmente. GI' Inglesi sostituivano al caffè il tbè. Le loro truppe ne prenùevano mattina e sera, aromatizzato col rbum. La razione giornaliera si valutava ad 1//i, d'oacia per tesla. È una bibita tonica e benefica. Gli acidi, come ognuno sa, sono an ti-scorbutici. GI' Inglesi ricevevano ùel soco di limone, cb'essi consideravano come (l ) Grog, termine marino inglese; è una mism·ci, e chiamasi anche un l iquore forn1ato a_ll'acquavitr., che si usa per gli ccptipnggi.

Dlll FRANCESI IN CRUIEA

1173

avente una grandissima virtù anti-scorbutica; ma le esperienze fatte alle ambulanze francesi non sono state abbastanza prolungate per essere del tutto coneludenti. Il dottor Baudens, parlando dei migliornmenti da introdorsi nel regime alimentario, propone di dare al soldato una colazione al mattino di caffè. Chiede allresì cli variare il loro nutrimento e renderlo più ab~onùante. Per tal modo si diminuirà il numero degli ammalali, e per conseguenza le spese degli ospedali. Ecco il modo come si esprime : « Ouando «li alimenti del soldato non sono variati, la di lui 'O salute si altera presto. Il soldato mangia invariabilmente due ranci al giorno, di bue bollilo e dì legumi, la cui quantità varia secondo il prezzo.... Queste due eterne zuppe sono una delle più forti ragioni, secondo la mia con\'inzione, per cui ìl soldato liberalo dal servizio difficilmente riprende l'ingaggio ». Quest'opinione, basata su di una longa esperienza , ed ora emessa da un osservatore tanto distinto qrrnnto è il sig. dottore Daudens, dev'essere presa in seria considerazione, e senza voler tlare ·al soldato tutti i conforti che godono in Inghilterra, si deve desiderare che la di lui vita materiale sia migliorala in molti paesi. Il dottor Baodens termina le sue considerazioni sul regime alimentario del soldato, dicendo che la tendenza che hanno molti capitani comandanti a fare delle economie sulle spese dell'ordinario sono male intese, in quanto che elle contribuiscono ad aumentare la mortalità. Egli vorrebbe che una Commissione speciale fosse incaricala del nutrimento della truppa; v~rrcbbe eziandio che i reggimenti si comprassero i bestiami necessari al loro ali mento, affine di iniziarli per tal guisa alla vita clei campi, facendo così un beneficio ai corpi nelle spese e negli utili di rivendila, col dare ai soldati la carne di migliore qoolith;


174

SEIWJZIO AMMINISTRATIVO

Campi·e Tende. '

Il sig. Baudens ba riconosciuto cbe i campi francesi erano generalmente in buone condizioni igieniche, ma gli pare cbe le ~ende erano troppo vicine le une alle altre. Egli raccomanda di cangiarle sovente di posto e di risanare il suolo infetto che occupano. Quando le condizioni- militari n~n si ·oppongono, bisogna sovente cangiare posto per accampare, poicbè ta' loro permanenza conduce rapidamente l' infe.~ione. ·Quando non si può cangiare bivacco , l'igiene richiede che s(spruzzi il suolo c~l clor~ro di calce o col latte di calce, che- si tolgano le tende, quando il te~po lo P,ermetle, o quanto meno si sollevino dal suolo le tele circolari durante una gran parte del giorno. Il sig. ,Baudens raccomanda le abitudini di pulitezza in uso presso le armate ing)_esi, e desidera vederle introdotte nei campi franéesi. <e Gl'Inglesi, dic'rgli, lavavano con acqua calda le loro >i bianéherie, e se le cangia:vano due volte per settimana, ». E dispiacente che l'armata franceJe non sia stata provveduta di . piccole bucaterie a v;ipore, simili a quelle esistenti allo spedale di Nancy. Questi apparecchi sono economici, facili a trasportarsi ~d a stabilirsi. Domanda a se stesso: perchè una caserma non polrebbe essere tenuta tanto bene pulita quanto un bastimento, · e perchè i palchelli incerati o tirali a lucido dai soldati non potrebbern sostituirsi ai palchetti 9rdinari? Il dottore Baudens passa in seguito a rassegna le diverse· specie di tende (abris) c·he furono impiegate neli'armata di 'Oriente, cioè: , ·· ·

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1° Le capanne' (hutt~s). - Queste erano abitazioni scavate ad un metro 'di profondità, aventi 7 metri di 'lunghezza; 3 metri d\ larghezza, 2m 50 di altezza. I muri al dissopra del suolo eranu formai-i con sottili rami intr.ecciati i e ricoperti da . 1

DEI FR.!.NCESl IN CRIMEA

175

uno strato di terra argillosa. Su questi rami erasi collucata una tettoia a doppio pendio. Uno o due fori praticati nel tetto davano passaggio alla luce. Queste capanne formavano un buon ricovero _quando vi si ipànteneva un fuoco permanente. Ma là dove mancava 'il combustibile era dannoso !'.abitarvi. 2° 'Pende-ricovero (Tentes-abris). - · Queste tende, inventate dal marè$ciallo Bugeaud, si compongono di sacchi dacam1lo, aventi bottoniere invece di cuciture. Due sacchi allargati ed ~bbotlonati tra loro, alzati ad un metro dal suolo, mediante un bastone, formavano la tenda per due uomini. Questa tenda, assai util~ per la facilità del tra~porto, ha reso de'grnndi servigi in Crimea; -ma poco giovò nél gran rigore dell'inverno. Piantata alla snpMìcie del suolo .è troppo freqda; sepolta in uno strato di neve è troppo calda, e l'aria vi si corrompe troppo rapidamente. Essa, offre inoltre lo -inconvenieìile d'essere troppo corta, per cui i piedi de' soldati n'escono fuori. Venne sostituita con vantaggio dalla tenda conica. 3° le tende coniche. -· - Queste tende, folle per 16 uomini, si compongono d'una tela sostenuta da un solo montante collocato al centro. Essa resiste bene al vento, e le si può dare facilmente aria sollevandone le tele circolari. _Sono inoltre facili a, piantarsi. ii- 0 Le tende allq marquise. - Queste tende non reggono al vento, cd è perciò che più non se n'è servito in Crimea pel ricovero de' soldati. Tuttavia siécome sono più 'igieniche e più aggradevoli ad abitare che le tende coniche, se ne fa uso pei malati. Gl' Inglesi si ~ono serviti in estate ~elle tende marquises per le loro inl'ehnerie reggimentali: ma queste lcnde erano di un trasporto assai incomod_o: dnrànte l' inv~rno furono.esse sostituite ' da baracche. Per piantare vantaggiosamente u11 campo bisogna ' scegliere l'aria, evitare l'umidità e portarsi. in luogbi elevati.


176 SRRVIZIO AJ.OIINISTRATIVO È un errore I.o interrare le tende ad una certa profondità

per renderle più calde. Se dovesi preservare dal freddo, vale meglio cingerle di muri io pietre a, secco. A termini del regolamento, ogni soldato deve ricevere per suo letto un fascio di paglia (bolle de paille) ogni 15 giorni. li sig. Baudens fa notare cb'è raro il caso cbe questo regohmenlo sia eseguilo in campagna. Quinùi egli propone di sostituire al fascio di paglia un pezzo di tela impenetrabile, di cui potrebbe far uso il soldato quale mantello in tempo di pioggia. La pelle di montone, distribuita invece della paglia, conser-:vava l'umidità di cui era impregnata, e propagava gl'i nset.ti uociv1 (la vermi'.ne) (I). Il sig. Baudens termina le sue osservazioni sulle tende citando il campo de11'8 ·1 ° reggimento, siccome quello che fu perfettamente stabilito. Ecco quanto ne dice: « Il campo del\'8 ·1° reggiment'o era un vero modello d'in>> stalla::;ione. Le te)1de, assài s·paziose, erano allineale su larglie i> vie io p"ielra, adorne d'abeli piantali\'i dallo stesso reggio mento. Le te11do erano sempre aperle durante i\ giorno ed >> appog~iate alle pareti, e ric~\locale a terra alla sera all'ora » di coricarsi. La più grande ncLtezza regnava colà: nulla fa1, ceva ostacolo; si scorgevano persino all'ingresso 'degli sfann gatoi (decrottoires) formati di sabbia trita. Nell'infermeria il n reggimento, colle sue poche risorse, aveva ,improvvisato 50 n letti; i venti\atoi, bene distribuiti, vi rinnovavano l'aria, ed n un buon cammino vi manteneva da I ,i. a ,t 6 gradi centigradi n di calore. Avendolo visitato all'improvviso, vi trovai il colon>> nello sig. di Clonard, che presiedeva ad una distribuzioi1e <li n aranci comperali per g\i scorbutici. Sotto ad un porticato bo 1

(1) Alcuni corpi dell'armata inglese avevano tele impenetrabili, imbollite di frantumi di sughero (siges en bouchon). Queste lele (!istcsc sul suolo for-

mavano un buon sistema di l<llto. I quali letti, facili a piegarsi, si portavano agevolmente sulla bisaccia.

DEI FR.L~CRSI IK CRBl!Ll

io

177

n contato òa circa 30 a vasi vinarii messi rn serbo pei » giorni di grande falica. De' campi d'orzo, di frumen lo, di pa» tate erano seminati pei bisogn i comuni; si erano perfino co>> strutti al bivacco degli aratri alla Dombasle. Ogni giorno la ,i musica dc\ reggimento faceva sentire le sue arie melodiose ii sur una bella spianala con alberi piantati dai soldati medesimi » e adorna d'un grazioso caliè rustico. Sul fronte di bandiera >) apparivano delle piccole casupole in pietra. Tulle le scatole n in latta che avrvauo servito per conservare i legumi vennero >l impiegate a fornire le tettoie ed i tubi per le stufe: (\ queste >> formavano le cucine di compagnia. Il sig. di Clonarci Ila sa1i puto volgere a profillo del suo reggimento· le migliaia di n braccia lasciate a sua disposizione, quando non erano irupien gate altrimenti durante la guerra: per tal modo allontanava n dai soldati la nostalgia e le malatlic, e manteneva fra loro la ,i giovialità e la salnle. Il suo effettivo è ninasto quasi intatto ». Uo tale risullamenlo giustifica certamente i minuziosi dettagli di cui si occupava il signor colooocllo Clooard, e prova , elle l'osservazione di questi dellagli è degna di tutta l'atlenzioue dei capi di corpo. 11 sig. Daudcos colpito dalle innumerevoli stragi, che l' infezione del suolo, proveniente dalla perma11enza nel mcdesim-o campo aveva prodotto nell'armata <l'Oriente, emise l'opinione in un suo rapporto al l\1inistero della guerra <licendo: « Che n le tende debbono essere sempre mollo spaziose, affinchè si » possa, quando il tempo lo permcLLc, cangiarle di posto almeno » ogni quattro giorni ,, . Questa opinione giustificata da esempi evidentissimi, prova ~ quanto sia necessario di scegliere g\i accampamenti per soggiornarvi in maniera che si possa cangiare frequentemente di posto alle truppe. Sarà dunque utile di serbare in addietro <l'una vasta cinta destinata aù essere difesa da un'armata alliva, degli altri posti assai larghi, afiìnchè questa prescri1.ione igienita possa ANNO IV. Voi. III. -12.

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178

SERVIZIO .I.MMINTSTRAT!VO

DEI FRANCESI IN CRIMEA

venire osservi>la. Il più grave fra tulli i danni a cui può essere soggetta un'armata occupante una posizione permanente, è quella che risulla dall'accumulazione di truppe, cioè l'insalubrità o l'angustia de' campi.

Vestforfo. A rlparare ùai rigori cieli' inve.rno i soldati francùsi dell'ar-~ . ' mata d'Oriente venne loro dato on cappotto ampio e lungo coi cappuccio e piccolo colleuo. Secondo l'avviso del signor Baudens è questa la tenuta più utile che si dovrebbe adottare definitivamente, onde preservare il soldato da rnalallie, che si attira .facilmente col passaggio l'&pido ch'egli fa da una temperatur~ alla neì corpi di guardia al freddo esteriore nel fare la sentinella, massime durante la no Ile. Il cappuccio gli ripara la testa ed il coìlo, ed il piccolo colletto le spalle. Questo cappollo potrebbe eziandio dispensarlo dal portarsi sopra il sacco la coperta: così ,unendo il cappotto alla tunica, che dovrebbe sempre vestire d'inverno, non soffrirebbe tanto il freddo. Desiaeterebbe il dottore Baudens che la tu nica fosse più anipia, e· sarel,be più igienica ~enza perdere la forma d'abito militare. · Consiglia di portare sull'adtlome una cintura di flanella, siccome il migliore preservativo contro il flusso dian·etico. · -Anche la camicia in lana si dovrebbe adottare pel soldato in campagna, a célgione delle sue proprietà igieniche'; nel\' invernn conserva un bcnefìe'o calore , ed in estate i1J1pedisce che la traspirazione sul loro corpo si arresti. D'altron.de il peso di due camicie in lana non eccede quello d'una camicia 01·dinaria eia suldato e non occupano uno spazio maggiore nel loro sacco. Quand,} il soldato· sarà bagnato potrà meltersene una, ed evitare per tal modo la bronchite così frequente e le pneurnonie cotanto mortali. \

179

In attesa che si adotti la camicia in lana per tutti i soldati, il dottor Bautlens chiede che sia distribuita a lutti i m_alati negli ospedali e presso le amhu lanze. , Durante la guerra di Crimea l'armata francese ba avuto occasione di fare l'esperienza di varie specie cli calzatura , ed ebbe ad esperimentare che le uose cli cuoio sono fredde ne\\'iin1erno e troppo calde in estate. Le uose di panno non banno questo inconveniente, ma si consumano troppo presto e conservano l'umidità. Le uose in pelle di montone ,:onservano ugualmente l'umidità, e ·seccando divengono dure e facili a rompersi. I peduli egli zoccoli che i soldati calzavano, quando entrando nelle loro tende si toglievano le scarpe bagnate, si sono rico. nosciuti utilissimi uell' inverno. I Russi, che conoscevano quel paese, avevano adottato per calzaÌ'i i mezzi stivali, eccellenri per quei luoghi, e che secondo l'avviso del dottor Bandens si dovrebbero dare a tulli i soldati. In tale caso la calzatura del soldato consisterebbe in n_n paio di scarpe e uose bianche per l'estate, e d'un paia di mezii stivali per l'inverno (1 ). (1) Diamo qu i le norme che vcnnào emanate per gli ufficiali del corpo di spedizione sai:do, r elative al bagaglio che dovevano portar seco:

li bagaglio degli ufficiali di fanteria deve essere traspor.tata nella cassclla u niforme del modello già fìssat.o. · Si prnvcugouo gli ufficiali d.i fauteria clic nessun altro lHaulc sarà ncccllalo . sui carri da trasporto. L'uffizialc che d ispone di una sola cassella può rinchiudervi, dietro falle esperienze, i seguenti oggetti: Una Ltinica Un paio pantaloni

Cinque camicie (-vedi la nota dopo ) Tre paia mntandc Due farsetti in lana Undici paia calic_lti


180

SERVIZl0 AMMINISTRATlYO

Amhula11ze e senizio sanitarfo. Il dotto!' Ilaudens òccupandosi d' infermerie e di ambulanze, <limostra i buoni serrigi prestati dai così detti soldati in cura (soldats panseurs). Fu d'utile aiuto pel corpo sanitario l'avere creato fra i convalescenti tali individui ausilfori; e. se ne seppe maggiormente apprezzare il concorso l'oro allorcbè si: syi]uppò il tifo, che decimò il corpo sanitario, i.n cui i.\ numero, Quattro a5ciugamanj,

Sette fazzolcUi da naso Un centurino Un paio stivali o scarpe a doppia suola. Un paio spalline Un berretto Due paia guanti Due spazzole da abito Una scatola pel grasso Pettine , spazzoleLta da testa , speccf1ietlo, rasoi o due pezzi saponeAlcuni libri · Una sciarpa Un paio uose Tr e cravaUe da coUo Ulrn coperta in lai~a da campo • Una s~cchia in tela (fornita dalI'ammfnistrazione). 'futt.i questi oggetti sono d i spctla nza privata, e gli ufficiali v i òcvono essi pr0vvedcre. La copcrla da campo, in lana, ~ indispensabi le per dormire sotto la t enda e prèservarsi dall'umidità. Se gli oggeÌ.ti di vestiario sono prcssochè nuovi, le tuniche ampie e ben confezionate, bnonc le scarpe, cogli oggetti conteno ti nella cassetta, e col vestia rio completo cd i n buono stato che si porla sul)a persona, t:,!c che è stabililo, l'uffì,ia lc può di rsi sufficientemente provvisto. · li m ini,tero essendo d isposto a tollera!'e un mantello impermeabile iri kau.tchouk (a), l' ufGzialc che ?C ne provvederà ne trarrà grande vantaggio contro le pioggie frcquenLL ' L'uffiziale a piedi si pt·o~ve,fa una semplice mantellina leggera con cappuccio ..

:DEI FRANCES I IN cnnmA 181 1tlei medici non bastava piì1 ai bisogn i. Quei soldati erano in·caricati di tenere in corrente il registro di visita, quello della •distribuzione degli a'limenti, dei .medicinali; e di applicare le . wedicazioni. E taluni di loro impararono a curare i fer iti ed amputati in maniera irri prensibile. Tutti i soldati·rnssi portano ne'loro sacchi una benda rotolata ,ed un piumacciuolo (compresse) . È questa nna saggia previdenza · ,che permette l'applicazione immediata e ben efficace di un

L'uffizia\c montato , nn ampio paletot con maniche clic copri rà anche la '{lrOppa del cava llo. ' . . , Nella compra di q uesti k :1 utchouk conviene b,1darc alta buona quahta. - Si raccomandano le c,1micic in c otone tli preferenza a flucllc in filo, le •quali sono contrarie alla salute. . • . . . . . Le calli ve inllucnze atuiosfcriche mostrarono agli uflìz,ah mgles, e ft anc csi che si trovano i n Oriente, il vanl nggio che offre la lana su lla ente. S~no cp1indi a consigl iarsi agli uffiziali di spediziorw ~,,,·selli in llanell~ ·accenna li nella prcccdcnt.e nota , o meglio anco1·a cam,ctc (a) m,!fonella d1 coforc, che si portano lnnlo l'cslale.èhe l' irwcrn o ; e tre "di esse t.crre.Lbcro allora luogo delle camicie in filo o cotone e dei ·rar~etJi in lana, d1 cui nella nota stessa, i quali po trebLcro in q.uesto caso omei ters i. . L'uffizia\c superiore e l'uffizialc mo ntato in generale ha una maggior pro·po rzione d i bagaglio, 'come si può vedere dalle rcla livc compcL~nze fissate -loro dell'apposi ta minis teriale d isposizione. . . . . Per »li u ffìzial i di cav alleria, d i artigl ieria e per tolti gh altn rn fuori , dcllaf;nleria, i qunli .non sono ancor provvisti di cassette a bagaglio un iformi, snranno ammesse va ligie e casse d'altra forma, purchè il peso. totale dcll'c stesse q u anrlo sono t ipicrw non ecceda i limiti di pes o ~ssat1 dalle -com p etcnzc. . , . ._ . Se all'uffiziale montalo.è nccorclalo m,1ggior·bag9g1Lo., un.i mela s1 r,ifcnsce .-.n-li attrezz i d i scuderia. "'Gli uffizi ali montati potrann o così provvedersi , per csempi_o, di p ie.col~ coperLinè in kautchouk di un metro in -quad ratura per coprire le rent dei ,p roprii e,w alli a l bivacco nei giorni ç i piog~ia: potrann.o .tras~ort.m-e le musettc per d,11" l'orzo ni cava lli stessi, pastoie per legarh _pc! p iede ad pichelto o corda di b ivacco e suppl i re aliµ capezza, striglia e spazzole eh riserva, che si troveranno difficilrnci1tc colà, e via dicendo. . · L'amrninislrazionc m il itare fornirà, dietro rimborso, agli uflÌiiali secchie in \.eia an che per uso dei cava lli.

Il~

(a) I manlclli in kau!cbouk di p1·ima <1ualità da I.O a 55 francbi. ta) Tali camicia, ben

ctnrezio1wte e ottime,

devono costare da 15 ai 16 fronchi caduna .


18~

$1!:RVIZIO AM:IHNISTRATIVO

DEI F1!ANCES1 lN CRI MEA

183

primo apparecchio sul ·campo di battaglia stesso, ove mancano sovente gli oggetti di med ica~ione. Il'dottor Baudens consacra l'ultima parte della sua opera all'esame delle qllestioni speciali , cbe sono essenzial mente ùi sussjùio alla scienza medica ; tali sono, per esempio, lo cl!verse operazioni chirurgiche, i caralleri generali delle ferite d'armi a fuoco, la cu i gravità varia a seconda della velocità e della forma del proietto, le amputazioni, infine la putrefazione negli ospedali e la congelazione, che furono causa di molte malattie al-

l'armata francese. Egli dimostra gli effetti mera'\•igliosi del cloroforme amministralo a 20,000 fe rite, senza avere prodotto un solo accidente grave. I carri ((ourgon) pel trasporto dr.i fer iti fran cesi erano ben sospesi, ma troppo pesanti: banno servito a poco. Si preferiva il loro trasporto en tro ceste o lettiere adattale ai muli. L'autore tratta in seguito degli stabilimenti di ricovero (ospe- _ dalieri), ùel c:bol.~ra, dello scorhuto,· del tifo, e fa conoscere il massacro che qL1este epid emie banno esercitato nell'armata.

A@l i nffìz ial i gcnernl~ coma ndan ti di corpo, sono fissati nrnggiori bagagli onde possano stabilirsi più comodamente, come da.Ila suddct.La ministeria]c istrnzionc.

Tali viveri co-nsistono .in riso, zuccar o, caffè, carne salala, legumi secchi, .:g alctta di dislribn zionc, grnsso, lardo, maccaroni e paslc, .l;:iydiue e vivande .c onserva le in scatol e, salumi e via clicenrlo. Le e-1ssclt.c medesime, olt-rc a i viveri di rise rva ehe racchiudono nelle rnarcie cd al campo , sono destinale a nche a ~ontcn cre varii oggetti di cu i si p rovvedessero gli uffìziali a mano a mano che ne riconoscan o l'uLilità pel :}oro vit.to. , · Ecco per cagion e d'115empio ciò che por1ano n cJ-lc ca~sctte stesse gli uffi_ziali franeesi ·p er·ogn i gruppo d'u ffìziiili che fan-no I.avola comu oc: Un gl'an hid oùe. Due o·amcllc per servire le v ivande a tavola. Scdtt~la in latta per contcne1·e il grasso o bulino pel condim ento. Due altri r ccipicnti,p er contenere oli o o aceto. Tre o quattro p er contenere caffè, .zuccaro, paste -e vermicelli. Un gran coltello da cucina. . . . Ca ndellieri o lantcrn_c, urrn p iccola appia, qualche chiodo, un p iccolo -martello , una p iccola sed ia - plianls 11er scdern, alcuni sacchi d i te la per va l'ii servizi e per andare alle el islribuzioni , ecc. 'Pei gradi stipcriori ~ p er,gli u ffìzia li genera li, l'amminislrnzi~n e militare poi fornirà oggetti di c1mpamcnto·più comodi. ?n<le n e r is_uft.,_uua_ norm~ per essi, facciamo seguire un elenco degli oggetti che sono !~rn1t1 ~1 mede: simi.•onde essi possano completarli, secondo i loro dcs1dem nei h m1L1 dei ,trasporti accordali loro.

AT'filEZZl ll.\ CAMPO

L'amministrazione mil itare forn isce agli uffiziali d''ogni armn ed ai fune.. zionari mi litari d'ogni ca tegoria le tende cli accampame nto in una sufficiente proporz ione', onde s i possano nelle marcie mettere a coperto , mentre il soldato s i giova della sua tenda aol'i, .e cucine di campagna pc!' far cu cinare _da s9lclati appos iti le razioni r·he vcrTnnno d istribuite. Nei lunghi accampamenti il n umero cl clle·tcndc viene aumentato. Le cucine di campagna sono descritte nel gio rnale militare 1855, nmn. 8, pagina 308; ma vi viene aggiun ta una casseruola.. Esse consistono così in JHarmiUa contenente gli a!tri"u tensili. Coperchio Schiu marol'a P,1d ellotto Cu cchiarone Gralicola ForchcUone ·Casscrn ola Pc peri era Caffettiera Saliilra 8 Tazze 8 Cucchia i8 Tond i per z upp a. 8 Forchette 8 Per pietanze 8 Coltelli ' 2 Manichi 2 Cucchiarini. Ad ogni_ cu cina d i campagna, la quale serve per 8 uffiziali, è unito un· liarilotto pei liqt;icli, della ca pacit à d i 12 a 15 liLri. Con queste cucine g li uflìziali d i 'fanteria faran no ordinario· Jlcr oJi due comp;;gui c, p er batteria nc ll'artig lieri a , per squ uclra in cavallc1:ia e via d icendo ' 'fra le cassette assegnale n e i quarl ri di competenza agli uffìz-iali ne fì<>u0 rano alcune destinate a contenere viveri d i riserva nel caso di speclizioni. 1 Qnando nelle marcie il soli ato pori.a i snoi viveri con sè per vari i giorni . l'uUìzia lc deve esserne provv isto, e li trasporta in queste 9asscUc. '

!

QUADRO A ,ASSECN,IZTONE DEI DIVRllSI U1' ENSILI D' ACCA:U l'Ai\I~NTO AGLI UFF!ZI.AJ,I CENEllALI E SUl'EJ\101\I.

Generale in capo. _ 1 Tenda (tna1'quisc). ,1 Grande tenda p er sala d 'ufficio. t .'.favola per 18 persone forma nte ri t avole se_paraJ.e.


/

184

SERVIZIO Allill!NlSTRATIVO

Termina coli' istoria del ritorno dell'armata francese .e de' mezzt. impiegati onde antivenire la propagazione delle malattie. La guerra di Crimea ha richiesto, durante i aue anni di suadurata, l'invio in Oriente di 309,270 uomini, tanto uffiziali che soldati. li numero do' ma,lati entrati negli ospedali ed ambulanze è di 2,17,303, fra cui 33,662 feriti dal nemico, 7,374 ferite ordinarie, 2,006 presi dal gelo, 117,08.9 febbrosi, 1.1,3-82 1 Lello i; fer!'o (plfa.nt). 1 'favola (sctiltofo).

DÈI FRANCE SI IN CitlJdllA

185·

colerosi, ,26,235 scorbutici, 13·,589 presi da tifo, 4261 venerei e 1705 scabbiosi. Sul numero di 4:3,024· morti ve ne furono 7,1 U feriti dal nemico, 4,0 •1 feriti ordinari, 384 gelati, 18,360 febbrosi, _ tÙ85 colerosi, 3,63,i. scorbutici e 7,t>'I 6 per tifo. - Queste cifre dimostrano che le malattie banno ucciso più uomini cl.le non il ferro e la polvere, e che non si saprebbe in consegnenza attaccare troppa importanza ai particolari d'ogni maniera ed alle prescrizioni igienici.le che abbiamo indicato, 8eco11tlo it prezioso libro del sii. Daudens.

2 Sedie (p/!ictnts). 1 Lanterna marina. 2 Bougcoirs. 1 Appia a forma di martello. 2 Secchie in te la. 1 Baquet. ·

Ai Ai Ai Ai

Comandanti di corpo, Comanclanli superiori d'a1•ma, Capi di stato-maggiore, Commissarii di guerra capi di se1·vizio presso i _quar-· tier·i generali, Ad l Medico capo, .id 1 Vie~ ud·itore generale di guerra.

2 Genemli di divisione, ed l comanda,nte le~ 1·iserva .. Per cias cheduno: t 1 3 1 2

Tenda (marquise).

Tenda grande per sala d'ufficio, Tavole. Lello in ferro (plfa.nts).

Sedie (p!'iants). •

l Appia a forma di martello. 2 Lanterne marine. 2 Secchie in tela•. 1 1 Paia cantine contenenti utensili da cucina e servizio dì· tavola per 12 pers one.

4 Comandanti ~i brigata e l intendenbe mihtc..re al campo.. Per ciascheduno: 1 Tenda (mcwqnise). ·1 Letto in ferro (pliants)'. 2 Sedie (11l(anls) . 2 Tavole. 2 Appie a formu di mal'tello·, 2· Lanterne ·m ari-ne.

2 Secchie.

1 Paio cantine per 6 persone, cont.encnli utensili,di ou:. . ci11a e scrv{zio da tavola. ·

7 3 3 3

Per eiuscl,cduno: 1 L d.to in ferro (pliants) o d'altra forma:. 1 Tendl{ (marquise). 2 Scccbie. , 2 Cantine con servizio eia tavola e utensili cli cucina per s·,. ovvero cucine rii campagna per 8 come quella degl~

uffìziali <foi reggimenti. Gli utcnsiTI df cucina ccl il ser v izio dr tavola prcd"elti consistono nei se--

gucnti oggetti, ragguagliali al hisogno di 8 o 10 persone : l l'aio cantine, ovvero cassette conlenenti gli utensili di cucina o eia tavola.. 1 ~IarmiUa. 3 C;,sscruole. 1 l'adella a friggere.

t t

2

1 1

1 1

1 l'

'fondi rfa zuppa' in- ferro battuto• per 6 o 12 persone. ' 3' Piatti ampi.

Bicchieri in ferro battuto, Tazze in fcno battuto. Una zu ppicra. Graticola. Pos,1tc per 6 o 12 persone: Piatto a uova. Ti-inciantc. Piccole pentole. Coltelli. Spiedo di campagna·. PiC'coli cucchiai'. Tagli:it.oio. Cava natte (oltcllo da cucina-. · Saliiera e pcpcricr;,. Schiumat.oio. 1':l" Scatole e r·ccfpicnli per calTè, zuc'Macina a culTè caro, sale , })Cpe, olio, grasso e: Filtro. aceto, Tondi in ferro fottuto per 6 o 12 4 Fiaschi impagliati. persone. l Secchia in tela per la cucina>..


187

ALZO A DARSI

Fu preso. in Isvizzera per termine di paragone il cannone da 12 di campagna, ed in conseguenza si dieùe l'alzo d<'l cannone rigato quale risulterebbe, se le dimensioni esteriori del medesimo fossero quell e del primo. Queste misure svizzere in passi, piedi e linee appari5co• o dallo specchio qui sollo. Noi diamo l'altezza massima della traiettoria, affine di poter giudicare del suo abbassamento ( apla.tissemenl), come pure l'estensione dello spazio pericoloso per un'altezza di 6 piedi. Gfi alzi del seguente specchio sono immediatamente comparabili.

ALZO ADARSI AI CANNONI RIGATI

Dislnnza ùcl tiro . .. 1mssi

1

t,00 800 'I 200 ·I 600 2000 2400 2800 1)200 36 00 1000

s

2'1

:;6

iJ2

2

· 12

21,

41

.

-'16

,H

83

1/i5

11

50

GO 134

>

68

Si

25

'18

92

G~

27

1i

Alii ciel c;,unonc l'lgalo linee. - 3

lù. del cannone da ·12 .

• >

Altezza della ll'niettoria , rnnnone rigato .. ... 11ic<ti.

l<iem ,

c:rnnonc da ·t 2" "

. .

S1,n io pericoloso, cannm1c rigalo

.. -,. .. . . .

Idem,

da 12

La Rivista militare Svizzera ha dato diversi particolari ragguagli intorno ai cannoni rigati t rancesi, ai qnali dati si aggiun~ gono ancora I seguenti: In un recente opuscolo, che ha per titolo: !]§sai d'une nouvelle méthocle cl'analyse des lrajeoloires et application ai. tir des cano11s rayés, par HuGoN, ohe/ ~l'escadron d'artitlerie, si trovano indicali gl i alzi sperimentali seguenti pei canno,1i rigati ,di campagna del calibro da 4, : Distanza, · metri 262 890 1527 2110 2730 3114 - Alzo, millimetri 6,9 32,9 68 108 172 230 ~'ali sono gli alzi totali; vale a dire cbe i due punti di mira ,presi sul ciglio superiore della bocca da fuoco .sono alla stessa ,d istanza dall'asse dell'anima. L'intervallo fra questi due punti tè ,di 690 millimetri. .

•

I

•

...

passi

cannone

..

.,

.

.

7'I

' ' 14

, 91

. '

149

.'

.' . 7

10

'

.

.

117

.

·1 85

.

. 4

"

'

'

·La traiettoria del cannone rigato è assai più curva di quella del cannone da ,12 e ciò sino al massimo di ,1600 passi, limite dell'effetto ulite di quest'ultimo pezzo. Si può appli.care al cannone rigato l'os;;e-rvazione di Piobcrt sulla carabina a stelo (tige); un errore cli 2 passi, sulla distanza di 4000 passi, basta perchè non si colpisca un uomo. Del resto lasciere11)0 agli artiglieri una discussione la quale uscirebbe dai limiti che ci siamo proposti'. _ La celerità iniziale è- di 350 metri, misura diretta; ma ciò è il risn!larn.enlo delle esperienze poco numerose praticatesi in fretta. Si è controbilancialo la derivazione con suffici-ente precisione, inclinando l'alzo di 111 O sul piano, perpendicolare <l_ell'asse del torriglione. 1


188

<lei vento uguale a 0,03; il diametro delle carìche di polvern come all'ordinario, cioè da 8 a 9 decimi del calibro; il cannone tirerà a pallà Ì·oto!Mte, senza zoccolo (sabot). - Nelle condizioni espresse in lalguisa, le \'elocità iniziali della palla, seguend0,

Nota sul calcolo delle celerità iuizfali. La conoscenza delle ~elerità inìziali è indispensabile i·n tnne le applicazioni della halisfrca al tiro delle bocche da fuoco. In mancanza delle misure d1relle di questo elemento fondamentale si è obbl igati a dedurlo pe.r analogia da ciò ehe si conosce altrove: in tale ipotesi si presenta la queslione: essendo data la velocità iniziale in uno stato determinato della polve1:~, della bocca da fuoco, del proietto e della carica, trovare la velocità iniziale per un altro caso, in c-ui uno, più elementi, o tulli ve:nissero a variare. Ci proponiamo d'esporre una soluzione· Mlla questione, non :già in tu tta la sua generalità, ma colle restrizioni seguenti: non si tratterà che de' cannoni a- palla colle ·cariche comp.resn fra H ·terzo ed il sesto del .peso t1·e1 proietto. La polvere deve supporsi cli fabbrica fraÌlcese. Tutti gli altri elementi potranno va-' ,ria re ner li miti che si prese~tano nella pra'tica. · Premettiamo qualche definizione èct annotazione. 2C.... calibro dell'anima. 2R..~ .. ·cal;ibro della palla. 2C- 2R. .. 2·c - 2 R . "I e. · deI vento... l... lun·.yen to .de·1.proietti - - .. propori10ne

189

.lìLZO -"- DARSI

AI CANNONI RIGATI

i valori diversi del rapporto~ del peso della cal:'ica al peso . JJ della palla .si hanno i dati della tabella seguc~te:

+

1

VALORI

a·1 -rn p

0,16 0,17

2C

'.ghezza dell'anima.... a.... lunghezza della carica di polvere .... d... diametro di questa carica .... m... peso delh carica di pol,vere.... P... peso della palla.... Y .. la velocità ini-ziale in metri :per minuto secondo. Allorchè -a ed sono espressi in diametri, ed m in chilogrammi, . h . . m. ,s1 a la relazione a= ·1,34.--

VELOC!T<I. '

in metri

VALORI

Differenze

412

0,18

421

0,19

430

0,20

438

0,21

445

0,22 0,23

4~2 458

0,24

464

'0,25

470

a·1rn-

in metri

0,25

470

0,26

475

p

402 10 9 g

8

7 7 6 G 6

>

VELOClTJ.

0,27

480

0,28

48G

0,29

489

0,80

493

0,31

496

0,32

499

0,33

502

0,34

505

Differenze

5

5 5 4

4 3 3 3

3

I

• Si tratta ora, secondo questo tipo, di passare ad ogni caso .particolare, tenenèlo conto successivamente del calibro, della lunghezza, del vento e del modo di caricare. 1 ° ln/focnza del calibro. Le veloci là iniziali pei calibri , fuori di quelli da 12, sono dati dai numeri del quadro precedente, diffalcandone 6 quando si tratta d'un calibro supei:iore a quello cli 1'.2, ed aggiungendone 6 quando riguarda un calibro inferiore.

.J2

Noi snpponiai:no un cànnone preso per' tipo e stabilito nelle <Condizioni seguenti: ch'egli sia del calibro di ·12; la lunghezza ~ ell'an_ima sarà di 20 volte il calibro dell'anima; la proporzione

l


190

2° Influenza della lungliezza dell'anima. Ella è data per la f'or, , 2,5 a ( l - l') , , mola V = V' + V - --'-- __:_, Se s1 pa~sa dal cannone t1rJo 11' di 20 calibri ad un altro più lungo, allora le V si riferiscono al cannone dato; V' e /1 a quel cannone supposto raccorcialJ a 20 calibri. Per passare ad un cannone più corto si prenderà , 2,5a(l - l') V =V- V , · , ove V' e l' si rapportano al cannone 11 dato, e V ed l al medesimo cannone allongato sino a 20 calibri. 3° Influenza del vento. Si calcolerà la proporzione del vento pel caso dato; la difft'renza di qu1;sta proporzione di 0,03 moltiplicato per 1500, sarà la differenza della velocità risultante dalla variazione del vento, La formula è:

,

2,5 X 0,1 69 X 0,362 Velocitàeffettiva V = 484- 484. - -- - - -- 2,90 La correzione negativa è . 2C - 2R 3° -Vento del pro1etlo: - - -

2C

= 1500 (o 03 '

2

1

Velocità ricercata

Lo stesso cannone, alla carica di scuola, ossia - = 0,166, ' p e a= om,,106, darà V= 4,03, , Pel cannone da 12 (anche di campagna) si hanno gli stessi m

della palla rotolante, per avere quella della palla ùizoccolata (ensa.boté) si aggiunga. 1'·1 per 100 alla prima nel caso dei cannoni corti, e di 1. ·1/2 per ·100 nel caso dc'ca1rnoni lnnghi. Esempio del calcolo. - Celeri'tà del proietlile da 6_alla carica di guerra; questa carica è di 0,266 del proie!lile. li quadro relativo al cannone tipo dà per celerità corrisponm dente - = 0,2 66 . 4,7sm p

rapporti di p- alle· cariche conispondenti; i valori di a sono . om,2,18 e om,,13.7; la proporzione del vento è 0,0253. - Questi elementi conducono alle velocità di 4,63 e 4.04 melri.

1

La giustificaz ione di queslo procedimento si !rova nell'appli-

-+-

4,8t · 2° Lunghezza dell'anima. Con d 0,77 decimetri cd m 0,75 chiiogramm i, si calcola a 0"', 169. Se il cannone da 6 avesse nna lunghezza di 20 calibri , vale-a· clire omo9l8 . X ,20 = '1"1,896 = l, la velocità sarebbe di 484. = V; la lunghezza effet.tiva essendo di '1111,53 4 = l', si ha:

=

,i,62

)

m

4° Influenza del zoccolo (sabot). Conoscendosi la velocità

=

.

2 ,i, 57 5 +

4° Influenza del zoccolo, l'uno per cento

2 C - R) · :lC

1-0 Influenza del cahbro

= 0,03 ·15,

proporzione pitt forte <li 0,00 ·1() rispetto a quella del cannone tipo; La' correzione sarà negativa: 0,00·15 X I 50 0

1

V - V'

191

ALZO .l DARSI

AI CANNONI ' RIGATI

(

=

)

I

cazione che se ne può fare al sistema d'artiglieria francese (proietti rotondi, ben inteso), ove l e velocità iniziuli sono state deteiminate direltamentc al pendolo balistico, e confermato recentemente dall'ammirabile apparecchio elettrico del maggiore Navez dell'artiglieria belga. Quest'applicazione faita collo tre cariche del terzo, del qua1-to e del sesto , ai sei cannoni da 2J,, 1 G, 12 di piazza .e 112 di campagna, 8 di piazza e 8 di campagna, e confrontata colle velocità riportate nell'Aide- 1lfémoire, nel T:raité de Balistt'que, del generale Didion, e nel tomo VII del lllémorial de l'artillcrie, dà i risultamenti ,che seguono :


}92

AI CANNONI RIGATI

-Il maggior scarto di 6 metri è nel cannone da 16 lirato al sesto; vi sono in seguito due scarti di 4 metri e due di 3 metri; lo scarto medio assoluto è di 2 metri; ma vi è compensazione perfetta tenendo conto dei segni. Le velocità del nostro quadro relativamente al can.none tipo sono basate sulle _velocità di t503, 4-70 e 409 corrispondenti n11e cariçhe di 1 /3, ~) 4 ed •1 / 6 : esse sono staie calcolate colla formo la d'interpolazione

LA !IILIZIA E LA CIVILTA' -

V= 1323 vm(l-0,947Ti°)- 55

_

P + 0,848m

INTRODUZIONE AGLI STUDI DI STORIA E ARTE MILITARE

Il termine negativo di 0,9 4 7 - al numeratore corrispon dem.

.

NELL'ISTITUTO SUPERIORE DI PERFEZION AMENTO

p

IN

rebbe alla frazione della carica che non produce che una parte del suo effetto in seguito all'infiammazione ed alla combustion e successiva della polvere; il termine O,84.Sm al denominatore 1;appresenterebbe la porzione di carica in grani ed in gaz, cbe si aggiunge al proietto quale massa a mellerlo in movimento; in!ìne 55 metri è la perdila totale dovuta alla proporzione 0,03 del vento del proiettQ. li coeffic:!'enle 1 32 3 non varierebbe se ·non se colla natura della polvere.

l'IRE!\ZE

deltµ il di 16di febbraio1860

..

D,t. iUARIANO D'AYAI,A

l i

-I

Bello e .onorevol divisamento fu di certo fondare prima in Italia una cattedra, nuova nello insegnamento civile, di storia e arte militare in questo studio italiano in cui con_dettati più larghi e più complessi la gioventù. -nostr9- potrà perfezionare e aocresoeré il ricco tesoro comparlitole da reputali e chiarissimi insegnanti. Ed io irnperito dicitore, ma acceso dell'amore della patria e dell'amore delle armi , tenterò mostrare come ( tempi nuovi e la civiltà più r,Jpida pe' rapidissimi trovali ricbiedano aversi a stringere insieme la sapienza civile e la militare sapienza, la mente del legislatore e la spada del capila no, la carità di patria del cittadino e l'orgoglio nazionale del soldato. Più non sono quei tempi in cui la vita, l'arte e le onoranze militari eran patrimonio di alcune famiglie privilegiale, e la tirannide · con arti mal vage vi metteva dentro e soffiava in bollore l' ira, ,\ NNO JV. V~ •

!"

-

13.


J }94

I

LA MIJ.IZIA E LA Cil'!f..TA

]a gelosia e sin anco l'odio contro le ordinale generose :l$pira-

zioni dell'ordine ci, ile, il quale, a sua volta, anzicbè lodare la yi ta laotlabilissima do' soldali, e con ogni studio seguitarla e imitarla, o<li,1va hi milizia e fuggira la conversazione di coloro cbe la c•scrcilanino. E in Italia il\'M"a a darsi cotesto insc-gnamento: oltre a non essere la prima volta che trn noi fossero pubblicamente dellate materie di guerra e di archi tettura militare, è oramai unirnrsale il desiderio e il bisogno dPgl' llaliani i q'iiali, serbalo sempre il vanto nelle quallro arli di l\lichelangrlo e nello armonie, han dimostralo e dimostrano saper congiungere insieme con le scsle, con gli scalpelli, coi µennell i e fin con le noie le armi, le armi, le .1rmi, anzi voler piollosto, fosse anco da barbari, fieramente disdegnare ogni bello , da cui non rampolli la libertà e la signoria di noi medesimi. L'llalia sopra tulle le altre più cospicue nazioni avea bisogno, nella prudenti! concitazione in rni viviamo, di una .calledra militare circondata e illumi nata dagli arumaes1ran1cn1i del viver civile, poi che tu lii i nostri cilladini capaci di portar le armi sono oggi mai soldati, e chi non era , arrossira quasi di sè e percorrern rasentando le vie 'tiella cillà ; e i Yeri soldati italiani i quali slrenuamenlc pugnarono o pugneranno ne' campi lombardi, non possono essere che soldali cittadini, cioè soldati intesi a comballere l'abborrilo sirauiero che si accampa ancora fra il Mincio e l'Isonzo, da cui ~periamo abbia· a levar le tende fra poco. Pt·r le c,•11di1.ioni adunquc dell'Italia \'era più non abbiamo nessuna ,~,·alilà, nessun Lin1ore, nessun sospello verso l'ufficio della milizia, che è diventalo dovere di tutti. E fra le cillà italiane, meglio in Toscana si addiceva questa ringhiera mililar<:i ,. dappoichè di qu i, di Firenze, nseì i11ori nC'l 1521 il primo lrallulo sull'arte della guerra, e per la forma del dialogo in coi è.i scritto, il luogo ove fu dettato, gli Orli di Ber-

I.A M.ILIZIA R l,A CJVILTA'

195

nardo Rucellai allora, lo diclliarano per l'appunto perfello lavoro didascalico. Certo in quei primi anni del secolo xvi i! Maccbiavelli v.il:le, come noi vediamo, che a far l'Italia vi vogliono armi proprie e ammaestrate: implacabili nemici da occidente e da mezzogiorno minacciavano e minacciano quella libertà che è sl cara, onde già vita rifiutarono tanti e tanti soldati e cilladini. E nel 1530, essendo ancor calde le sue ceneri , si avverò il presentimento del filosofo , che per opera dell'Austria, di Roma e di Napoli, Carlo V, Clemeule VJI e Fabrizio Maramaldo, torme raccogliticce di Tedeschi, Spagnuoli e Italiani rinnegati soffocarono la civiltà e libertà di Firenze, ch'era civil tà e libertà d'Italia. Primo argomento adunque delle mie lezioni sarà di mettere in bello accordo la scienza militare con la scienza sociale; la filosofia dell'arte della guerra con la filosofia della storia, gran legge del progresso continuo; l'elica poli li ca del soldato con la scienza de'doveri militari del cilladino; la storia della falnngc e della legione col drillo di nalura e del!~ genti; la milizia feudale de'tempi di mezzo col dritto della pace e della guerra; gli esercii i de' giorni nostri col dl'illo costituzionale e col dritto internazionale; le istituzioni militari con le istituzioni politiche, le quali non sono che la medesima diramazione dell'ordinamento sociale. E :;on io talmente innamorato del subbietto, e veggo sì chiaramenlti l'officio splendido del pubblicisla mili lare, che mi par così sublimarsi l'arte del so Idalo, e· diventare anco più nobile, perchè deputata a mantenere i drilli santissimi delle nazioni , oon più ambiziosa, irrequi1::ta, conqui~talrice. La spada del guerriero moderno non è la spada del giannizzero e del sicario; è spada di giustizia, d' incivilimento e di libertà. Se un tempo fu rappresentata la Nemesi civile con le bilance da una mano e la spada dalrallra, sarà' questa oggidì la insegna della Giustizia militare; e se Brenno osò rr\ellere prepotente il contrappeso


l }96

LA Mlt!ZlA

t

·, ../

LA òlJL!ZJA .E [.A Cl\ìJLT.\.'

l,A CJYILT,I•

della spada gridando: Guai ai \'inli; ora la Francia non snuda la sna sparla, che è la $pada della civiltà, senza prima aver librato le r;igioni del dritto nelle 110n dubbie lance 'della gin:.. stizia, e grida con noi: Guai ngli oppressori. · E s'io avessi tanta potema d'ingegno quanta ho comprensione .del concet lo e sentimento di corri~pondenza alla 'fiducia , ;indrni • quasi sicuro elle le mie lezio~i sarebbero tanto ulili quanto nuove. Pure io gittcrb con fede e alacrilà la semenza feconda: i casi nuovi di nostra fnlnra grandezza clriariranno il mio tema, o altre mcnli più vaste e pi/1 sintetiche che non è la mia srnlgeranno un trallato che potrebbe intitolarsi , pili ampiamente cbc storia e arte militare, la stol'ia della scienza sociale militare, e più parlico.larmente la storia del risorgimento della milizia nazionale.

velini negli archivi di Torino un disegno pregiatissimo dell'assedio d'Anversa. E solo nel secolo xv11 sursero nuo,·e calledre di arch itettura militare. La qnale professò Giulio Parigi fìorenlino, discepolo del Buon- . talenti, il malaugurato archi letto della fortezza di San (~ioroio ' . o nel 1590, ove il 27 di aprile del 'I 8GQ fu l'ultimo riparo al dispregio più che all'odio di un popolo ciYile, al cui grido di guerra all'Austria si osava rispondere: l'Austria non è nostra nèmica. Furon ch iélri fra' disi;(•pol"i suoi l'Inconlri YOllerrano, OllaviÒ Piccolomi11i duca d'Amalfi, Alessandro del Borro aretino, Giovan Francesco Cantagallina di Livorno, e i figli medesimi Cosimo, Alfonso e Andrea Parigi, l'ultimo dei qual i morì all'assedio di :Casale nel 1q56. , E in compenso ebbe Giulio per sè e discendenti lutti i, tcr~ · reni e le case del baluardo e bastione dalla banda destra di Via Chiara per an9are a Porta llomana, e i fossi sollo e intorno all'altr~ porta del bastione di Serumido ·si no al portone di Annalena, la .moglie di Ifaldaccio d'Anghiari. Nel qual tempo .:ipparve l'opera di di fesa di Giovan Francesco Fiàmmelli 110Jent ino 1 il quale era stato all'assedio di Maestricco nel 1 579 insirme coll'ardito giovine Vincenzo Machiavèlli, del cui' vulore fu -0pera la presa per assalto. E .contemporaneamente altri due pro<li sold,.di . toscani, Giovanni Altoni fìore11tino ' e' lmpGdale Cinuzzi senese ptJbblicar.ono nel ,, GO,i.: Il solclato, e· La verct rnilitàr disc1jJ[ina, belle fonti di purissima lingua militare. Poi nell'anno •1622 a Giulio Parigi successe Sigismondo Caccopani, medesima men le di Firenze. e tra' suoi scolari dell.i scienz.i · mun itoria con(ò Giorgio Ughelli. frat ello all'autore del1

Il. Non è la prima volta clre in Italin sorgessero pubblici e privati ìnsegiiarnenli rnilita,'i. Nell'opera del Machiavelli, qnasi come discepoli del celebre capitano F~brizio Colonna, interloquiscono il giovane Cosimo Ilncellai, la cui memoria l'autori:i rirnpiange ed eterna, Zanobi Bu'ondelmonte, Battista Della Palla e Luigi Alamanni,-altri giovani de' medesimi studi arde"nlissimi. Ma possiamo figurarci educali a qne~ta scuola Fraricesco Ferraccio; comcchè in Bibbiena, Filippo e Lorenzo Strozzi, ancor bambini Piero e Leone, Bianco Bigio ingegnere militare, e cento ni tri. TradilCI r, ucciso lo Strozzi nella fortezza da Basso , estinta i'ullima libertà di Siena, corrotta la milizia, quasi muta rimase la parola; fin da quell'ora mostrandosi il sospello e il riso beffardo contro _coloro i quali sapessero maneggiare la spada come la penna. Ilifìoriron gli stndi militari, ma a sen'igio degli stranieri: rnmrncnterò fra allri un ingegnere militare, amico di Micbelangiolo, Gabriello Ughi, pur di Firenze, del quale rin-

19'7

/

l'Italia Sacra. Baccio Del Dianco, rpii nato ancor egli, d(,po di essere stat o a fortificare Vienna . con Vincenzo Boccacci, col nominalo Dd Borro e con Giovanni ·Pieroni , anco celebre nrntcmalico, volle

/


198

LA ~IL!ZU. E LA CIVJLTA~ -

tornare, secondo le :Sue pàrole medesime, al peùt6lino, al babbo e mamma, e ap1Ùcuola di prospelliva e di.architettura militare, vantando fra' suoi disce'poJi un Vi viani e-Dionigio Guerrini maestro di campo. Altra scuola in Firenzs fu quella del Padre d'Amitto, nativo di Napoli, da'cui scrilli originali il capitano Giambattista Sergiuliani cavò il Breve trattato dnlle for/1ficazioni; e Filippo Domenicu Mazzingbi, ~ditorc fiorentino, l'anno ,1665, nella dedica al granduca chiamava l'autore « soggetto così esperimentato in n tali studi, che degnamente vien qui trattenuto a p1:o della i, studiosa gioventi1 cli Firenze >> . Nel collegio di San Francesco ' di Bologna dettò .architettura militare Francesco Vandelli, cui tenne dietro il conte Gregorio Casali , il quale ne fu anche lettore nell'Istituto delle scienze, ov' io ebbi a osservare 111 gran copia i primi archetipi e paragoni in rilievo di varii sistemi fort i!ìcatorii. Quindi vediamo nel 1758 Angelo Cortenovis leggere nella università di Sanl'Alessandro in Milano il suo trattato de,Ha modern·a fortificazione. Nello studio di Modena, il geperale Giuseppe Davia bolognese, discepolo del Vandelli, recitava nel 1762 la Dissertazione su la militare architellu,ra, siccome digèorso di prnlusiorie , e l'altro generale conte Angelo Scarabclli succedevagli nella cattedra. E finalmente nel collegio Nazi areno di Roma, Girolamo Fonda da Pirano insegnò cotesto ramo dell'arte militare, pubblicando nel ;1764 i due volumi d'architellur.a civile e militare. Cominciarono allora a sorgere i eollegi speciali, che gelosamente non ebbero mai che vedere col ministero della pubblica istruzione, come se gli stud i e la educazione militare non avessero a derivare dagli studi e· dalla educazione pubblica e cittadina; ed ora per la prima volta piu strettamente si ricongiunge l'officio delle scienze e delle arti con quello delle armi in questo mio pubbli co insegnan1ento ; segno manifesto di. governo libero davvero. 1

-

LA MILJZ!A ~; LA CIVIL'fA .

199

III. Storia e Arte militare , cosl s'intitolarono le lezioni che il Rocquancourt dettò nel 1 826 agli a-lunni della scuola militare di Sau Ciro, 'e il Jacqui.not di Presi.e alla scuola dt,gli uffiiiali cli cavalleria: e più tardi incominciarono nell'Accademia militare di Torino le medesime lezioni , come ,ultimamente nel militare Liceo di Firenze:. i\1a il' colonnello Carrion- Nisas aveva intitolato il suo libro Storia dell'arte militare, cornf in forma più concisa (ece fin dal , , 18 'I 6 il generale Ilogniat .nelle sue Considerazioni sull'arte della

guer.ra. I primi ammaestra\ ano giovani, r:ui non era ignota la industria de'.campi, ~ oè: Strategi'a; scienza delle disposizioni generali; Tattica, arte delle esecuzioni pa1'ticolari; Logistica, offici i dello stato-maggiore ; Cast·rametazione , collocamento e' fortificazione cle' cimpi; Igiene. Alle quali parti si aggiungevano quelle- che sono di preparazione, ovvero di compimento: legislazione, am- • mz'.nist/'aziòne, f ortificazione delle cillà, ·dia/ittica , cioè po\Ltica 1

militare, ovvero filosofia della ,guerra. J Discorrendo ad alunni militari o uffiziali, Rocquancourt e Jancquinot composero .un tutto sintetico, collegando una parte coll'altra, più gnardatido all'arte c_he alla storia,'la storia sePvendo al cliiarinwnlo e alla riconferma dello svolgimento artistico. Rogniat e Nisas, n-011 parlando a studenti in arti- di ,guerra , ma alla •universal ità mii ilare , svolgono j · due gn:indi [Jeriodi storici tiella milizia , se.parali nella seconda mc.tà del secolo x.1v ·:dalla invenzione della polvere. Io non mi _trovo in una scuola mil itare, non parlo dirittamente a .soldati, non ho a .discorrere in i,;pc~c ie dei maneggi della guerra, che è arte più antica, propria del capitano e della potestà esecutrice.; ma de-vo trattare l'arte militai-e che è materia più moderna e pili confacente ,1I ministro e al Parlamen to; nel modo che le i~1spirazioni ·t!el genio furòno avanti alle. regole scritte, ,come i poemi precedess,ero le storie. 1


200

LA MILIZIA E LA CIVILU.'

La mia parola potrà a volte aver uditori maestri di guerra, o nutrili di milizia; ma in generale avrà a volgersi a cittadini, i quali. a modo antico, non abbandonano gli officii, i negozi, le officine, non vengono qui a sentire le lodi della guerm, da cui la civiltà abborrc, ma ad ammirare mec:o come la Provvidenza sappia dal male trarre il bene, e come sin gli antichi conquistatori fossero pari a' moderni navigatori a benefizio del genérc umano. Noi non applaudiremo al temperamento moderno, la pace armata che rende disastrato l'erario , ma ci faremo ad amare la pace preparandoci alla guerra; cbè se la pace è un dovere, è maggior dovere la guerra quando non si vogliano riconoscere i dritti delle nazioni. Qui converremo. a inspirarci e ritemprarci insieme per la dil'esa della patria, percbè il dì del cimento sappia ognuno il suo posto, il suo dovere, la sua disciplina, falli già buoni studi su la lingua, su la biblioernfìa, su la storia militare d'Ital ia o su l'arte.

IV. Dalle tende paèificbe de'patriarcbi alla vita del comune, della città, dello Stato, sempre, anco rn,,la razza sanscrita, ebbesi bisogno de'famigli e delle genti armate alla difesa di ogni cosa più caramente diletta. E le istitulioni militari nacqaero con le istituzioni civili e le religiose, insino a che con le più vaste costituzioni poliliche non comiDciaroDo a sparire certe dislinlioni, le quali noi non ammetteremo che come derivazioni dall'unica sorgente della cosa pubblica. lmperocchè gli ordini civili e gli ordini militari banno c1 moJificarsi e perfeziÒnarsi secondo il migliore ordina:nen to politico dello Staio. Nella quale armonia sta appunto la cessazione de' com movimenti politici, i quali più noo seguiranno allorqoando le isliluzioDi civili e le militari sono purissime conseguenze della costituzione, comunque il di!'clto di cotesta armonia fosse non pur cagione ma eITello <leHe perturbazioni e dei rivolgimenti. L'esercito inglese, quanlnnqnc ,n1esse ccrle isliluzioni viete,

1

LA mLÌZJ.\ E LA CIVILTA

201

ma in preciso accordo con le politiche, sin dal 1688 fu sempre presidio saldo e sicuro della libertà , in virtù del 11111/my act, rinnovato sempre lulli gli anni dal Parlamento. Le militari istituzioni elvetit;he sono conformi alle politiche: nella Svizzera la vita del soldato non è professione: ogni cittadino è soldato a vent'anni; e chi vuol prendere il soldo per arte va a fare lo sgherro a Roma o a Nilpoli. La Russia, aristocratica per privilegi , numero e potenza di patriiiato, ha un eserciLo secondo ricbiedan soldati tolli alla gleba della schiavill1 , e ulliziali creduli ùi allro sangue , con colonnelli e generali che amministrano senza riscontro. Ma bandita la emancipazione de' servi per opera magnanima di Alessandro I[, non più tollerati certi subi li guadagni militari , avranno colà a sorgere altre istituzioni, nè più reggeranno le colonie militari di Novogorod e le altre sul Dnieper e sul Bug, ove la doppia soggezione del servo e del soldato allliggon~ tanto i domestici penati. E ugualmente non potrà più stare la cos\ denominata lndel la della Svezia, ancb 'esaa composta di coloni militari. L'Austria non può a\'ere che esercito artifì7.iato di nazione artefalla, e la Prussia vive ondeggiante fra i liberi ordini o il medio-evo anco in mezzo all'esercito. Da ultimo non bo bisogno dimostrare che l'esercito fran cese è in fondo costituito come dettano i principi i dcl l'89 ; e co' propri occhi vedeste cessata quella separazione anzi quell'abisso feudale tra ufliziali e soltouffiziali; il superiore non vede nel soltoposto il servo e l'ilota, che non può esilararsi con la bevanda di Moca nella n1edesima bottega. da calJè, sedersi a un lontano desco della medesima taverna, come se per comandar uomini fosse ancora bisogno ciel ' mistero, delle tenebre, della separazione e del prest.igio, anziebède'litoli veri, il sapere e la virtù. In questa maniera se l'antichi là, seconùo lo Schiller, diede grandi cittadini ma noù grandi uomini, e ne' tempi passali si


2-02 LA MlLIZU E LA ClVILTA ' . ebbero grandi soldati ma non grandi cittadini, salvo Washington e altri pochi, le nuove istituzioni dovranno. appunto intendère a procurare alla patria grandi soldati, i:na nel tempo medesimo grand•i~simi cittadi.ni. Laonde· è.falsissima qtiella sentenza buttata in viso da · un re di mala fede, quando gli si proponP,~a di fare, anzi ùi con tinuare nel '181,8 quelio che_aveva fallo .avanli: vedere e rivedere quartieri, piazze d'armi -e presidi i.- - Ù soldato è sempre soldato. - Sì, Maestà, ma il soldato non dee ignorare quali nuove piÌl belle istituzioni politiche govèmano i vostri popoli, In quelle parole di assolutismo militare era il rimpianto assolutismo politico; v'era i l 15 di maggio, il ritorno della Lombardia, e v'era lo scberno lontano verso u·n re 1 rarissimo al mondo, verso lj:manuello e Salvatore d'Italia, E così appunto ~samineremo nelle lezioni il giw.lizio del dotti3sirno generaie·Jomini, il quale nel capo secondo della sua opera: Précis de l'art de la gun:re, tocca della gran parte che il reggi meuto politico può a' dì nostri esercitare sull'ordinanza .e il valore intrinseco degli eserciti, e crede dimostrare corne fo èa,mere elelli ve possano per avventura rompere i gran disegn.i di militare avvenire. V, La creazione e l'ordinamento delle soldat~srhe ·appartengono alle islituzio11i civil i ~ome alle militari; e la legge cli coscd:zione, .la più meritevole di essere profondarùente medi.tata, è, appunto l'anello fra l'ordine n-fili lare e il ci-vile; e ricl,iede 'l'accordo col reggimeni-o politico e col vh•er civile, tanto che in Toscana si -è dovuto largheggiare a pro ci.elle famiglie coloniche. Ed è necessario compimento della legge su le cerne, il' ·cap itolo delle surrogazioni o degli scambi, qttello drg-l'i mpedimcoti o delle esenzioni, se· non si voglia far colare nell.'esercito i l· ri(f~to della _,civil Gompugnia, siccome seguiva in Toscana ~va nli il ,1811:8 con lo sconcio e ripro-veYOle .discolato. E, qui

LA MILIZIA E' L,t CI VILTA'

203

permettete, o signori, una lode al Ministro della guerra, il quale ha sollecita~o la pubblicàzione della legge del 18 di gennaio 1860 sul reclutamento militare. (< Con~iderando (sono le nobi-. ...,i) lissime parole cbe precedono) come le armi siclno il presidio >i della indipendenza, e come, a mano èhe si compie l'unione >, italica, già a OJano votata dalle Assemblee popolari, sia neces» sario. che le milizie appartenenti alle diverse provincie deln l'Italia centrale prendano forma e ordinamento di unico esercito H nazionale >J. . E dalle presenti bisogne del[a patria proviene chiaramente altra cousegueoza, cbe la diversa vita politica deile nazioni ap.porta anco grandissimo divario nel relativo numero de'soldati da dover mantenere e sulla m;rni era onde costituirli. Gli Stati-Uniti d'America: circondati da p,iù debol i nem ici,. non ban bisogno di tenere a soldo quel numero di legioni onde ebbero mestieri le grandi nazioni d'Europa, e delle quali ha ora suprema necessità l'Italia; avvegnacbè bene :iappiamo iJ: grosso numero dell'inimico contro eui si pugnò vittoriosamente,· ma in colleganza coll'aquila francese, e con nostra_gloria m~g, giore potremo tornàre noi soli a comballere sot)o la non meno famosa aquila latina. ' Le nostre leve adunque e l'ordinarsi dette nostre schiere· fnron tal i da ribuuare gli assalti del nemico esterno, bastando contro .gl'impotenti pemfoi domesl~ci quella preziosa Guardia , eitt-adina, la quale saprebbe al nuovo squillo l-ascic1re ai più vecchi la tutela della libertà tranquilla delle città , e uni1·si compagnie a compagnie ai ballaglioni cli gll'erra, ove portereb- bei:o quello stupenùo entusiasmo di etnulazione che ,vi apporta11ono i prodi militi italiani, i quali si dimostrarono e,come ! degni -c1i combattere 'nelle file serrate de'soldali, i'nliammandoli meglio all'amore e alla difesa d'Italia. Medesimamente dalle nuove istituzioni-politiche cleggion dipendere la discipli,na, gli avanz,)m~rnti, le rico mpense : ram-


204

, LA MIL'IZIA lì LA CI\'IJ,T A'

LA MILIZIA E LA CJVIL'l' A'

menta ognuno che fin gli articoli di guerra della Toscana del 18·•16 l'oron lulli rimutati nel 1848. Quanti privilegi poi non isparirollo dalle milizi e dopo dieci anni di libertà in Piemonte; conserruenza di certo del J)olitico re""i,nenlo ·• non piL1 parrcri O OC> ·_ · UO , i quali giunsero qualclie volta a uscir capitani <lall'At.:cademia militare, non pi LI alabardieri, non più guardie, 11011 più titoli per avere educazione e officio militare nell'esercito e nell'armala: le sale· del palazzo di-un re italiano souo ::iperte nelle pubbliclie feste all'ofTiciale che il,giorno dopo intende all'officinu, alla bottega1, al l'òro. Laonde molte fra le istituzioni mi'!itari deggion partcciparn delle civili e cleJl0 politiche; e genernlmente gli storici, e anco gli scrit101'i. militari, non ha1ù10 teuuto in conto, a me pare, quel trande iniperio é!Je le istituzioni e l'uso delle pubbliche armi, ·o come si suol dire della forza pubblica, hanno esercitato sui desliui de'governi e dc' popoli. Pure tulle le nazioni, le quali Tiporlarono grandi e durevoli successi, ebbero i~liluzioni mili-tari superiori, di molto a é1uelle degli avversari, o meglio g.\i avan-zarono nella morale e civile_ educazione. Gettiamo pure uno sguardo su' campi cli San Martino e So lferino: il pedone au~triaco vi avca migliore moschetto rig~lo cl.e! soldato francese e del nostro : ma l'impelo e 1a gloria del Franco 1 il palriol'l~mo e l'amorP cieli' Italiano non temono d'esser. feriti di lonfano senza quasi sentire il rimbombo~ ma si slanciano -come leoni, la baionella spianala, e rovesciuno e ucciuono e mettono in fu·ga quei soldati ché non batÌno patria, nè sanno q~ianto sia doke morire per lei. E se dai campi di battagl ia volgian10 l'occLio alle mutazioni . :politiche 1 sempre alla fìu fine la milizia si·mosli•a potente, o :percbè rimanga con la spada svll'elsa a iniqui e parricidi comandi, o percbè sia obbligala rifuggire dalla causa iuiqua <lelf oppressore che s'inspirava ai consigli aulici tli Vienna.. Lo S?OPO della milizia è clliaro: comba1tere il nemico, servire

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con rigoglio e vigore la patria, e tener fede al princi,pe, quando i\ principe alla patria -sia stretto e reverente , e mille volle sceglierebbe andare pellegrino a visitare hr storica camera di · Oporto, che tradirne le speranze e menomarnè la grandezza.

VL Ad avere gente d'arme siffatta servono gli eserciti .permanenti forse come gli eserciti temporanei o 'del momento, in ciii i soldati non usano la guerra p·er arte, o meglio servono gli uni contemperati con gli altri. Gonciossiach-è le lunghe ferme e il lungo esercizio rendono in certe guerre preferibile,assai l'esercito di numero pir, sicuro e determinato ove domina il timore delle pene contro i contumaci e renitenti, ma di molte glorie hanno anch'essi a c~ntare i pronti militi, un po' tro1jpo sdegnosi delle moltiplicate noie del tirocinio lento delle stanze, ma fieri di portare le armi per sentimento di dovere e per amore di patria,· massime allorquando veggano tenervisi accese le generose scintille. Noi non dimenticheremo per questo elle soldatesche come quelle della rivoluzione francese possano per avvei1tura p,frcre temporanee ed essere stanziali, acquistando forza e celebrità col combattere avversari inferiori per numero e valentia. E se le antiche legioni romane furon temporanee, si componevano di soldati ripetutameute esercitati, e spesso J'innivansi per cagioni di guerre continue. Nè ·dimentichiamo quei nostri militi che furon primi a vali care il Ticino, e pugnaron gagliardi a Varese, a San Fermo, a Tre Ponti; terremo di conto i 4-0 mila nuovi soldati onde si popolò l'esercito italiano; guardiamo alla 9' e 1O' legione toscana, il cui buon terzo si compone di giovani volontari,: massime di Siena e di Livorno; e finalmente rallegriamoci alla vista in Firenze di quei battagli oni de' bersaglieri dell'Em ilia , vispi, abbronzali e già destri. E nelle condizioni presenti vediamo. usare con vantaggio i mi.liti temporanei, deputando i meno esperti a proteggere e-difendere bagagli, munizioni, ospedali, e a compiere altre opere 1


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LA MILIZIA E LA .CIVIL1'A'

secondarie della guerra, e chiamando quelli apparteneuti a provincie armigere, montanare e cacciatrici, ai servig,i appunto delle fanterie leggiere e volan.t.i. La Prussia _abbaudonerà forse la soa lanclveher, cbe è a metà permanente ; e noi medesimi non abbiamo fatto prove sufficienti intorno alla seconda categoria dell'eserèito, cioè di quei descritti, i quali traendo numero alto dalle imborsazioni, dcggiono fare ogni anno non più che 4-0 giorni di esercitazioni militari,' e correre su le armi a ogni chiamai.a d,i guerra.

VlJ. Visi.o il doppio scopo, lasciando la parte . tntla militare, cbe è insegn~re alle Ire armi, ranti, cavalli e artiglieria, a combattere , ognuna da sè e poi tulle quante riunite, ,non rimane che riguardare lo scopo puramente politico., il m'anteni1nenlo degli ord ini. , Tulli gli statuti costiluzionali contengono un articolo sul diritto o sulla prerogativa del priÌlcipe di comandare I~ truppe di terra e di mare, cbe a me pare aversi a_intendere del comando supremo ne' c~mpi, .come ,,a.lorosamente dimostrò il Capitano di Palèstro e di San Martino; pcrocchè altrove n~n può di -certo mancare la sottoscrizione mallevadrice de! ministro~ della guerra, il quale rispo'nde degli alti politici al Parlamento e alla pubblica opinione. · E quando le istituzioni militari sieno in perfetta consonanza con le altre, il principe, falla quanto si voglia forte la disciplina, potrà di -rado osare sleamente una mutazione politica nell'utile soltanto del suo solitario potere. I s~ldati non L~ao bisogno nè dcggion muoversi: basta la loro muta attitudine. E se mancassero altri esempi, quest'uno della Tosc,ana basterebbe a dimostral'e il confine fra il dovere militare e il dovere polìtièo:La guerra della.indipendenza era un dovere nazionale: il principe negava combatterla: i soldati toscani se ave van . vesti anstriache, mostrarono aver cuori italiani. Nè io

i.,.t mLTZIA E LA ClVIL'l: A'

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os_erei' t_oGcare con mano sacrilega_la santità del principio dell'obbedir ciecan1enie e subito allorchè si comanda in nome · della patria e del principe. La obbedienza ciechissin1a , rria il comando giusto e 'cittadino: avrei mjl!e volte condannalo gli artiglieri di Belvedere se non avessero prontariiente obbedito al comando, anche a danno, della città; maJ9do e loderò sempre che ad accettar~ e dare quel comando non si trovarono uffiziali italiani; e la s.toria tarda potrà stam,pare famose parole: Voi sarete qui secnrissimi, ma noi non spareremo, i cann-oni. Avere battaglioni eccellenti e squadroni e batterie non basta; non basta pun,to Hnu111ero e la forza; è mestieri che nobili e morali cagioni stringano i soldati ai loro doveri e alla bandiera, e sono fra le prime la carità di patria c,Tutile anco personale. Conciossiachè quella davvero attrae e mantiene sollo il llùslro vessillo tricolore i prodi nostri in aspettazio11e desiderata dell'uhi ma tenzone, e questo li chiama a soslen~re e difendere la patria con quello _zelo e quella religione cbe pongonsi a servizio e difesa de.' penati domestici e de' lari poli Lici , i soli che non distruggendosi mai, ;·endon duraturo e immancabile il senti- . mento del dovere. E se raro s' incontrano tante virtù in un esercito, e tanto meno al grado medesimo, se gli è quasi impossibile farle nasce,re qtiando non vi siano, sarà bello vederle perpetuare quando sian belle e n,ate, siccom~ 1Ìelle soldatesche di mezza' Italia, ove i propri interessi han fallo nascere e fortificare il grande amore all'ordine politico e nazionale. Così i militari ordini, le forti e sapienti istituzioni , le cortsueludini oneste, i geriexosi esempi e la mirabile arte di fare un tutto con le . paì-ti varie senza che le parti spariscano se non ,ne' contorni separatori, tutto ciò formerà il presidio inconcusso della patria nostra._lmpei'occbè nè un uomo nè un Dio può altriil1enti assicurare il popolo italiano, il. quale era sì de'ca<lut.o, che affidandolo alla protezione di libere e sapienti leggi, come furon vinte in quel Parlamento, di cui per bella forLUP. '.'. vrdinmo


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LA mLIZIA E J,A CIHL'l.A'

sedere in questo ~iorno tra noi l' illus!re temperatissimo presi dente dell'antica Camera elelliva subalpina, poi_ministro della pubblica is_truzione, oggi senatore e fra' più chiari consiglieri della Corona, il ri verilo da tutti Carlo Caclorna. E a tutela di queste leggi fu posto inespngnabile baluardo, la virtù militare e cilladina. Senza cangiare educazione e costumi , senza fatiche aspre e pertinaci, temperanze e rigori di disciplina, modestia nel chiedere e nel prendere ; senza essere anzichè parere sviscerati della patria, non si converse mai la sorte delle genti. Vi saluto, o giovani italiani, che desii e solleciti verrete qui meco a imparare e rammentare le storie italiane dell'arte militare, in cui vedremo quanta gran parte di gloria tocch i senza esagerazione ali ' Italia da Egidi o Colonna romano , maestro di Filippo il Bello in arte militare , nel secolo xiv, a Roberto Valturio rimiuese nel xv, a Machiavelli nel xvi, a Rai mondo Mon tecnccoli modenese nel xv11, a Giuseppe Palmieri da Marlignano nel leccese scrillore del secolo xv111, infino al disceudente dei Bonaparte di Samrriiniato in questo secolo. E seguitando l'esempio di alcuni maestri in eloquenza, commenterò un autore di guerra, sulle prime terrò come testo il Maclliavelli. Nè crediate che slàndo i nostri soldati come scolte e vedelle di faccia alle estorte comuni di Sermide, di Rovere e di Gonzaga su la destra del Po, cll'aveva a esser tutta nostra, io mi soffermi all'antico sulle pagine eterne del grande Fiorentino. No: ei ci darà la storia, ci darà quello elle non può sostanzialmente molare, l'arle del levare i soldati, ordinarli, disciplinarli, alloggiarli, vesti rli, nutrirli, cu rarne la salute ,e la vita, armarli, fornirli di cavalli, ammaestrarli al cammino, alle schiere, a campeggiare, a combattere, partirli e scomparii rii, indurarli ai disagi e alle Jìnte La llaglie, accenderli a11a ·pug11a; e sopra ogni cosa il Machiavelli c' infonderà o per lo meno rinfocolerà in noi l'amore santissimo della indipendenza della palria. La storia e 1'a1:Le moderna noi caveremo dal passaggio del

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J.A ~IILI ZIA li L A- CI V1LTA

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Su n Bernardo, dalle battaglie di MoQtcnolle, di Mill(lsimo e cli Marengo , dagli assedii cli Genova, di Mantova, di Gaeta e di Ci,,itella del Tronto, dagli iofortunii di Macerata e di Hi~ti, dalle butta'glie di Curtat0ne e Monlanarn e GoiLo, dulla di!'csa di Venezia e di Roma, dalla rivcndic;i tà giornata di Novara, dalla pugna sulla Ccrnaia, dall'assC'd io cli Sebastopoli, dal combattimento di Montebello, da' falli gloriosi di Palestro, Magenta, Marignano e San Martino. E con l'aiuto della filosorìa della storia , poichè ornmai la storia ba le sue leggi come la ragione e la naturu, congiungl\• remo col passato l'avvenfre, ragioneremo delle guerre cli offesa per rivendicare i propri diritti , delle guerre che politicamente sono a di!'esa, ma mil itarmente a olfesa , delle guerre n'azionali, più nobili e sante guerre che le antiche. Con questi studi, con la fo rtezza e- la disciplina, onde sì perviene a fare uomini quanto savii in pace, tan to ardili in guerra, procacceremo alla patria prospera fortuna e grandezza, che è ricompensa immutabile agli uomini prudenti e agli uomini forti. Signori, il mio discorso è terminalo, ma Ì-1011 è compi uto il mio dovere. Palese l'amore e il benelizio a mc fallo graziosamente dal governo toscano, regnando Vittorio Emnnuclc, io non ùi rò altro se non che nutrire speranza che codcs!o benrfizio tornerà a benerìzio della gioventù e della milizia italiana. Ma segreto insino ad ora un antico amore e I.J enerìzio toscano, io, sir.uro della vostra benevolenza, mi pennello porlo a luce in qnesla pubblica adunanza, poichè~impotente come mi ridussero i casi politici e il mio silenzio, in cui per mia nntura rirnnsi e rimarrò cbiuso veramente, io non posso elle rendPre un tardo omaggio, dopo undici anni di tribolazioni e di mi~c•rie, a qur i generosi To.9cani,, i qua li, vedendomi mendici.lrc hi vita a frusto a l'rusto, vol lero con la nobilth dcll'ani mo loro, e·rispe.llando la nobiltà delle mie sventure, che io dettassi loro lezioni 'appunto d'arte militare; e 1Jer sei mesi, con uua squisitezza di cui s( A:"INO

IV. Yol. Il(.

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I.A MILIZIA E LA CI VÌLTA'

onorerebbero i più ornati, un bcll'ùomo del 'popoio di San Lorenzo, cni la patria debb'essere riconoscente in gran parte delfa giornata del 27 di aprile, picchiava al mio piccolo e solitario uscio in via del Cocomero, e come cassiere e segretario di quei generosi , reéava lo sti peudio ·al professore, ch'era ali issi ma ele-' mosina al citt,;dino. ' Sì, non ne- arrossisco davvero·, anzi _ne vo orgoglioso: ne arrossiscano i nemici della libertà , i dispregiatori della probit11 e della purità politica, e sia benedetto ogni a.omo pari al gran Lombardo·'

JNGEGNERI )IILITARI -ITALIANI

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, Che avdi iu te si benigno riguardo , · • Che del fare 'e del ehied~r fra voi-due • Fia prima çtuel che tra g l1 altri è più tardo ~ .

1\foRETTI Tonr~uso. Nato nel 1589 in VencÌia , fil ingegnere ·dell\imperatore e poi della repubblica veneta, i-i-pubbl icando ·un'opera d'artiglieria nel 1672, cbe aveva veduto I.a luce ne'! 1665 molto scorretta. ' Da alcuni gli si altribuiscela invenzione degli spari a ri'mbalzo. MonETTO (il calabrese). Nel 1 a66 tornava .da Corftt. Fu cofonnello e governaiore di {:andia, -e ·con 150 fanti anelò-al soc-corso di Lepanto ne! I 57 1; talmentechè unì il suo nome alla difesa di Candia, più memorabile pel contrasto delle due for~ tezze di Mosca e_ntro tet'ra, ·e ·Famagosla sul mare. E in un codice -cartaceo cli mis?ellanee, de'l secolo xvr, nel• l'archivio generale cli Venezia, leggesi una Sl;la lettera, h quale -comincia~ (e Dovendo io, per obeclire alla Serenità Vostra che me n l'Lla comandato, metler , contra 'l mio solito, in scritto il mio >> parere,a l'intiero assecuramento ciel regno {li èandia » . l\fomròm GIOVANNI. Nell'anno 1 560 il M0rmori inventò una ~pecie di parapetto mobile contro le pa:\le di 1noschetto, e morl .all'assedio di lìamagosla a di 29 maggio 157-L 1

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212 JNGEGNE,R I ' MILJTAR! E q·ui riferi.sc'O per l'npponto le purole del Martinengo: '! Avendo ritrovalo messer Gioanni ~formori ingrgnere una n forma cli' tavole. cougionte quuli si portavano, ussicurandosi >) dalle arcbi!Jugiate ,· si . portò altro tcrrrno, ma puoco, e vi n_morse il eletto messer Giovanni, quale a\'eva !'allo se111pre >l bon.issimo sèrvici'o rfoi bisogn i oc~ corre11ti >). • · Ed il Sereno, pag. 21~2, ripete quasi le mrdesime parole\ pi/1 a!J!pie e lo~lative nell'opera anctira a penna·d, Angelo Gallo da Orvieto, il quale lo dice ~i Nnpol i da Rnìrn111ia', e narra essere egl i stato sc hiavo nella torre di Co,tantinopolì col fratello Manolio l\formo ri. l\fonom: VENTUIHNO. Nel f 496 vecfo1mo notato cotesto in gegnere bcrgarntisco, andarido a fortificare Crema. M_ono:;1. lngegucrc veneziano, il ·quale' lavorò alle contromine di Candia fra i! 1 GQ.7 e il 116fH . MOSCATELLI D01uc1LJO. Nato 'in . Mantova nel ,1G80' fu pill conosciu lo col nome iJi' Battaglia, e lavorò alle fortificazioni dolfo patri;1. · Mui1zzo FRANC'Esco. Di questo colon n.ello ve11cziano serbasi un.c_odicetto del secolo X\'ll nella bibliotc.ca del Cicogn~, descritto a. pag.. 395 del voi. m delle~ ls:rizioni veneziane. ✓ .~ , · MllSANTis GIO VAN Lu1G1. Ingr•gncre italìano di Savona,·andò a prestar l'opei·a sua a Filippo II uclle Spagne, e in ispezialità per le oillà del regno di Navarra. i\fa dove più dimosl1·r, perizia e. valore flÌ 'a' rcst,ufri edi nlle nuove l'orti(icazioni di Pamplona, dove nel dicembre del ·1587 mo1·ì, lasciando un_nipote Giovan . Dallista; anche bravo.

a

UNGlIÉno. V. o·Ausso. To!lli\IASO. · Fra té domenicano di ·Palerriio; fu in conto como sci'i llorc ,cli ·a1·.cbi.t'éttura mi litare; pubblicate due oiieré, ùua in lati no nel ·I G88 in Roma, Utriusque ar·cliitectunw; l'tlllr.t in patria nel ·I 72~•, col titolo: N,iNNI

NAPOLt

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ITALIA NI

•· Breve ris'trelto sit• rcwchileltura militare e (or/ificazione modema o!fimsfoa: ·e cl1ftnsiva, esttaUa dai più insigni matematici. · N,u1c1sso.' Nel . Giovio parla~i di cotesto ingegnére toscano andato i11 Napoli per l'assed io di Castel de\l'Ovo nell'; nno ;I 495. ' Polrebb'rgl i es~t\re il medesimo elle Francesco ~lartini di Giorgio; ma il Giovio medesimo ne rn mmen ta un aitro in quell'ilssedio, Pietro Toscarìo. NAvAnno Prn-rno. Nell'anno 1526 cotesto celèbre ingegnere, notissimo per le invenzioni delle mine, e, per la sua prigionia allil battaglia di Pavia, dopo essere stato in Modena· nell'aprile, cominciò le nuove for tiucazioni di Savona, termi,;ate l'anno1 dopo. NEGRI D1 SANFRONTE Encom , celebre ùigegnore nnlilaro nel . secolo xv1. Di aie.uni ingegneri militari, i quali lavorarono in Piemonte o per conto de' Francesi nel lungo loro soggiorno in Torino e ,in altri luoghi, dall'anno 1 !'i36 insiuo al I 560, o per conto de' principi nazionali, §Carse notizie di ;110llo ci pervennero. E actoperatici a frn gare e spigola1·e · intorno ad Ercole Negri, siamo _riesci ti a raccogliere questi .lirevi cenni: · Ei nacque in Centallo verso la rnelà ciel secolo xvi; e recatoci colà piÌL volte, ·e ~ollecitalonc l'egregio nostro ami~o, Llepu!ato al Parlamento nazionale , conte Giambalclisla Michelinl, non abbiat11 potnto r inveniie gli aui pubblici della nascita. Nè è a dnbilarsi esser Centajlese il Neg1i, perocchè l'accuratissimo signor Della Chiesa ce ne assicura nelle so~ Memorie lasciate a pe11 na. . . ., Ei cominciò a farsi conoscere nell'assedio di G:inevra del 1I 5'39 disegnando ìl forte di Santa Caterina. E ·molto dopo, pet· parec·· c-bie lettere tenute preziose negli Archi vi del regno, ch' io bo volu to minutarrienle leggere, siccome ingegnere ducale andll nel 1 5!7'7 a visitare il forte di Ch arbonnière, ch'egli chiamava Giarbonera, proponendo molìi migl iora menti, e conchìudendò in modo aceoncio e. reciso: Il (orte si può fato /ortissimo. · 1

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!TAL!ANf

INGEGNERI MILITARI

Andò poi a servì re il_re di Francia, ed egli medesimo s'"in-tilola ingegnere _di~: M. cristianiss_ima nei tanti e sLbelli disegni,: artistici ~erba lì ·nel \iOlume 3~ della J.1Jiscellanea.di arèlìitettura militare, negli Archivi medesimi. · E vi sono le piante di ~fui•a e Liv~rone. fatte nell'oltobre ·1580 e a dì •I O di agosto 158•1, e quelle di Bordeaux, Cat.illon Sevres, Boves e Mai'siglia. , .E in data di Cuneo 28 ag~sto 1-592 parlava alla Infanta, cui era affidata la reggenza, di lavori fatti a Demonle, do.po di essere staio a combattere nel campo contro i Francesi' comandati da Lesdignières. · · · , Mo!ta riputazione gli diede;·o la difesa d'Essiglie .nel 159-5·, J:assedio di Bricherasio insieme col Vitozzi, e di Bevreaux. due annj dopo. _ , _ Ed' egli appunto aprl· le trincee dell'assedio contro il forle da l-ui rislaurato e ampliato di Giarbonera il 23 di.gennaio, e entrò fra i primi il dì della resa, ai \j cli febbraio, · Con patenti' del 29 d'agosto 1600 ebbe ordini di edificare cinque baluardi e due piattaforme in Savigliano; e salito in gran _ 1,i,nomam,a, nel 1 60-5 fu norÌlioato con Alessandrino Vivaldi di Mondovì generale.d'artiglieria dopo Giuseppe Gambiano di Ruffia; il quale fu-gran maestro dal 5 di ottobre 1580 insino ai primi. anni del .secolo xvu. _CbiamaLo a costruire nt10ve fM-tificazioni alla Verrua nel 16 rn, l'anno dopo andò al posto di, ~fovernatore di Saqtb ià. Si segnalò alla di'fesa di . Crescentino asse(Ìiato da Pietro di ]oledo. alla _finè di maggio 1"6"1 7--, e quantu-nque mollo travaglialo dalla gotta, fecesi menare sul fronte allaacato. Fu di ll a _poco alla pifesa di VeFcelli, ov<:l co1•se c.;on grande, arle-coll'autiguardia delle soldatesche di soccorso, lavorò di- molto per cost1:uire rivellini e.per minare i bastioni allaccati cli San Gia<como, della cittadella e di Sant'Andrea della città, talmentecbè m~ritò gli _elogi del cel_ebre ingegnere T.ensini (lib. u, pag. 3).

Anzi ei non volle puhto sottoscr.ivere la resa, siccome leggesi ,nelle st9rie militari def Saluzzo (pag. '.2 1 5). · J,?u gotornatore di Savigliano nel 1617; ed allora diede i ·suoi disegni per le fortificazioni da, farsi alle_'ampliaìioni di Torino. . • Nè altro ci ~ riescito sapere d i cotesto ingegnere chiarissimo, non ostante le -t_an_te ricerche che ne abbiamo fatte; .Se .non che nelle · citate Memorie di Della Chiesa trnviamo essere morto nel giugno dell'anno 162f il sig; Di Sanfro~'te .clella Morra ( 1), g_encrale delle artiglierie, governatore di Saviglia_no. v . NEGRO Gw .. SrEFANO. Di co.teslo i12geg1rnre, eh' io credo pia_centino , parla il Bellucci a pag. 51, dicendolo aut9re della Jortez.za di Piacenza, ma non punto soldato, come narra anco di _Antonio di San Gallo. Lo Zani parla di Giovan Francesco Negri, cbiamandoÌo architetto milit~re, nato· in _Bologna nel 1155)3 e _morto nel 1659. N.0LL1 G10. RnTtST'.i\.. Nella 'Magliabechiana fra i codiqi della ~ ,stanza 2', palchetto .~ codice 33, abbiam vecÌ-uto sotto al .nome ,dì Giambatti~ta Nelli di Agostino, senatore · fiorentino, questa . opera: Trattalo di forlifica.zione, arte di fot;tificar~.. difendere e attac,_~are {e piazze, .secondo i )net.odi spagnuolo,· fra1izese, italiano -e olandese. Nàeque ne.I 1661 a dl 3 di maggio. :Fu scolaro del Viviani, :pubblic.ò un lraLtato di pro,5pe1tiva, e ·nella sua ricchissima bibtioteca ern il trattato di fortificazione del Galilei. Lo Zani, il BiscLoòi _nelle Aggi unte al Cinelli, .e l'Ioghi.Ì'ami .dicono essere il Nelli morto il _dl 1 di settembre del -1725 , cume.c_hè .alcÙui lo citassero come vivente nel 1730. 1

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(1) I Sanfronti ebbero il feudo dcli'.\ Morra (piccdla tena ·prCJSO·Sai uzzo) .d;1

,\gos.t ino di Saluzzo, per compra.


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INGEGNERI MILlT Afll

GrovAN RtrnsrA. Ingegnere fi~rent.ino, comandava 500 · e pit1 _guastatorì ori 1587 nelle F)an_dre-. _NEnONI BARTOLO'~JEO. Ingegnere ~sanese' soprannominalo il Riccio, sposò la ·figliuola del sµo maestro Faustina Sodoma, c<5rninciò a dipingere con gridQ nel 1534, servì citladinescarnenle la sua re'pubblica, ordinò le fortificazioni. di Asinalu-nga, Chiusi: l'\la~sa eMontel'Otùn;do rrel 1552' e _1553,.ecl esulò in Lm:ca. Ri tornato in pay,r-a, morì nel giugno del •1573,-quantunque lo z·an i dices8e viver egt-i ancora nel •I 579. Il Baldinuc_ci lo c0ns1dera soltanto come pittore, disc-e'polo <kl Socio ma, e appena l'o aecen-n~ siccome archi Lello . . Nov1s1u Prrnno. Pittore e· ingegnere palermitano , chiamato a munire una parte della città sna, eostrul parapetti: a doppiò ordine di casematte, che a' nost1·i giorni abbiamo ved1ito ripetere, senz:a ninna me,nzione dell' inveùtorc, nelle volte a discarico tl·el Ca 111 ot: 'Ei morì nel ·I 64-9. NERI

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ITALIANI

dopo, prima per gli slrarip~menti dèl Sercbìo è più t_ardi per'. visitai·e quei fortilizi, séiogli01idosi finalmente da' servigi di Spagna e prcnùe'ndo condotta per dieci ànni presso · qoella repuliblica . E di colh egli scriveva a dÌ. ·1 4 cli giugno 1625 a Pier Malico Giordanj in Urbino quest~ lellera : ci È on mese appunto eh' io ·sono a Lucca· mol to ·accarezzalo >) da tulti questi signori, in servitio cle'quali ora faccio lavorare >) un gran b~lluardo, due cortine, due- mezzi balluardi, la contra>) scarpa con le strade coperte e co' suoi ridotti, et d.i già le cose » si son ridolle a segno ·che facilmente a oUobre potr~bbono » haver avulò fine o che li ne mancasse poco. Ciò ~h' io sia per >) fare poi non lo so, perthè avendo eon molte ,~ agioni faJt6 con,, stare come io solo non 'sono valièlo a servirli, hora si studia » come si po,;sa ritenere anc'o, fuio fratello et se behe haveva >) allri pre.iesti, la provvisione nondimeno di 1 000 ducati l'anno n che havemo fra tutti due, dubito non sia quella che ci ponga •1 scrupolo, nè io son per restare s'egli s1 parte. Il sig. gover--, • >) natore di Milano mi richiama, questi signori lo supplicano )):a non lern·m i di qna, il èhe è un riodo assai diflicile a scio_.. >l gliere con honore loro, et massime che questa mattina si è }> <letto cbe havendo il granduca · cominciato ancòr lui certe for,l tificazioni a Pisa havesse_disegnato· di chiede.re alla repubblica ' )) che mi mandasse lì a vederle. Se io ·ho' da· dir il, vero ·sento >l un grandissimo travaglio d' bavcr abbandona to .Milano et ta1ite >) amicizie · di tanti pers9naggi che ho acquistalo in t~nli anni, net se .col_à si .provvede'ra a qualche cosa, come che gli: amici ,)) si~no molti che ne fanno istanza, io piunoslo mi conlenlerò >) della metà meno et tornare , ma starò in questa vocalione ,, fìnchè piacerh a Dio d'aprirmi strada . a quàlchc altra cosa. · » Il sig. maestro di campo Rò mi propose a. Piacenza l'occasione ' >) del sig. duca di Parma per suo niatcmal ico, ma il.gu~_ to mio n $arebbe più a Milano _ èbe altro, stimando molto la libertà. del » vi11e11e di ·quella cillà, et la sua m::ignlficcnza )l , ·

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O!Y~'' Muzio. Nacque in Urbino ' ai 14 cli ottobre 1549 dal cnpit.rno taLtanzio e da Eli~abetta di Guido Genia, fami,glia anche questa di· celebri ingegne1'i mi!itari, i quali eresse,:o e difese ro fortezze in Italia, Spagna, Francia, Polonia e Transilvania. Volt.osi agli studi militari, meritò nel ·Ì 595 di anaare corpe ingegnere e capo dell~ artigl iere sono il célpitanato del gran contestabile Velasco _alfa guerra di Borgogna·, ove il doca cli Urbiho congiungev.a con gli Spagnuoli un suo terzo di 3 mila soldali coma1~dati dal colonnello Alessandro Ilrunoni. Tornato· in pat.ria nel 1598, per pettrgolezzi e calunnie di c~rte fu rinchiuso nella rocca di Pesaro nel 1601, e non usèì che do.po nove an ni · pci· andar confinalo a Milano, dove per concorso ebbe la cattedra d.i matematiche . .E nel 161 O ebbe a 1$Cguire cornr. ingegnere il ca,n po spagnuolo nella guerra contro il' .duca di_Savoia, jn~ino al 16f7. Ebbe chiamala dai Lucchesi Fanno . 1

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lTAI:U.NI

INGEGNERI MILITAR'!

E di nuovo in lettera delli 2,1 agosto stesso anno « Hora s':è posto mano ali' incamisciare la fortificali.one, et è ,un rnane·ggio » così grosso ch'io posso dh,e di 110n .aver tempo ;per le cose )) necessario della pe~sona mia ll. · Morto nel 1626 il fratello Matteo, anche ecceHente inge' ~ ' gnere militare ai serrigi della 1'epubblica di Lucca, ei diede ~ura alla pnbblicazio,ne· in Milano, l'anno dopo, dell'opera·postuma di lui: Precetti cli arcldlettura im:litare. · Degli egregi làvori fatti in Lucç,a dalFOddj, ·-massime delle , mezzelune , abbiamo giud ice compele1itissimo •e imparziale i.I celebre ingegnere rpililare francese Deville, ti quale nel suo trattato_,di fortificazione del 1629 chiama Lu.cca une des meillew:es pl(lces cles nos temps , lodandovi la lune Ila nel fosso e ,i\ sistema di difesa de' basti.on i, 110n già dal fianco .oppòslo qia ,dalla cortina. ·Per opera de' suoi , amici e preso daH'amorn della propria terra naLìa, .potè ri~'edere Urbino nel 1.-633, ma compiiito il decennio, la repubblica cercò di averlo per altri tre anni, e fioal~ · •mente con ·suo gra11 desideriò fu sciolto da altri obblighi e andò a riposare in patria, dove nel consiglio ge11e1:ale del 1° marzo 4 637 fu nominalo lellor pubblico di matematica con annua -pensione di scudi 120. ·E negli ultimi giorni della sna vita,' ,come narra l'Eritico, ma _non confermato dal Vernaccia, gli fu ,olferlo dal cardinale Trivulzio in Milano il posto di consi'gliero ·.di guerra e di generai supremo delle artiglierie con annuo sti..pendio di ,t 200 scud i d.' oro. Ma a dì 1 4, di dicembre ·I 6139 morl a 70 anni, ùla vivace .e ,svelto, sì che cinque giòrni avanti a,,eva scri~to del\a prossima :-sua fine al vecchio suo amico Pietro Linder 'di 'Norimberga, ,Lasciò cinque opere~ stampa: Degli orotogi solari (16 1,4-) ~ :Vello squadro ('1625)- Del compasso polimetro (1633) - Degli ,orologi solari '(1 6 3 8) ~ Risposta a Raffaello Grimani. da Orvieto 163 '7); e' sei a penna, ma tre smarrite, fra le quali le Cose di ~>

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,architettu.ra militàre e singolarmente delle mwra di Lucca..

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Onor MATTEO. Da un uffiziale delle milizie del d'uca di Toscana Francesco De Medici nacque in Urbino Matteo Oddi, verso il1572, ingegne11e m,ilitare· e idraulico della 1:epubblica di Lucca\. autore dell'opera pubblicata in- ~filano nel 1 G27, Precetti di m·cliitetl-ura militare, la quale, es~endo egii morto l'a1Ìuo avanti, f.u affidala al f1:atello ~ludo, celebre matematico, il quale aveva pur militato in Fiandra, e dopo aver visitato i fortilizi di Lucca mi rì vecchio nel 1 6 38, di 7 O anni. OooARÌ>r O00.-1.Rno, Seb_bene nativo. di Ascol i, fu· paggio del duca- di Modena negli anni della fanciullezza. Datosi dapprima all'architettura civile costnlÌ in patria la Casa dell'Oratorio col- · 1-'allro-ingegnere ascolano Celso ,Sanacci. Si volse poi agli st~di militari e di".enne aiutante generale del· principe Alessandro Farnese, pubblicando in Ascoli nel ,1 651: La moderna architetuwa militare, agavolal,a con buon metodo; della quale non parlan 'punto nè il Guarì1ieri nè il ~iarini. Giovin~ di 34- anni ei morì ia Dalmazia. ÙLGJATO GIOVAN MARIA; Ingegnere militare il quale sarebbe 'rimasto ignorato, se non mi, a.resse fortuna mandato quasi sott'occhio i suoi eccepenti disegni delle fo rtificazi,oni di Bossain, a dì 22 di;agosto 1553, 'della ciltad_elta di Camb\·ai ,. in data del '.24 di, agosto del medesimo anno, di Nancy del 7 di -settembre, e di Filippeville. J. qnnli disegni originali sono nel volu-me 4° dclfo- Miscellanea. di w;chitettura militare, degli Archiv~ in Tori no. OuvERO ANTON10. ln Vercelli nacque Antonio O!i,vero net novembre rjel ,1794, 'da Giorgio e da Marianna Negri. Datosi allo stndio delle nrntematicbe, giovine di ·diciott'a_nni~ entrò. alunno nel liceo di Torino; istituzione 'francese, duv'eiia e., dove rimane oggi l'Accademia, neJl'.edificio innalzato dal, Ca,stellamonte. Ma non vi rimase cb<:l un anno, passando pel settembre 1 8 ·I ~ . nel Pritaneo militare della Ftèc!te ' siccome alunno d'artiglieria,, . <


220 J~GEGKRRI MILITARI Ordinatasi la scuola di San Ciro ei vi fu tramutato nell'agosto del 1814; avu lo il grado di sottotenente ncll'arLiglieria, mutandovisi il nome in Collegio reale d'artigficria, rientrò finalm ente in patria nel fobbrnio 18 15. Nei gradi inferiori non incontrò ostacoli ad essere riconosciuto come soitotenente e allievo nP-lle scuole d'art.ig\ieria e genio cQn dispacci del 7 di settembre. E poichè era.bisogno <li u!Tizi,lli dotti, nè poteva rivolgersi all'ahnaoacco, fu presto tenente nel ballaglìone dei zappatori e minatori. 1 Ed era in cotesto grado allo staio-maggiore del genio, quando seguirono i casi del 182 1, dei qnali non toccò disgrazie e persecuzione, per la sempre mite e nobil tempera dei capi , e pet· la natu l'a medesima del servigio , lalmenlechè non vi furono in tutto il corpo degli ingegneri che due soli ulfo.iali tolti di posto. Pure sopra lui si aggiravan s.ospetli, poi cbe il fratello maggiore andava in esilio, vivendo ancor oggi iu Lugano dopo trent'anni. Capitano su lo scorcio del 182,t, dopo nove anni sall a maggiore, 8on data del dì 8 di dicembre 1830, luogotenen te eolonnello nel 183,i. e colonnello nel 1 s:rn. 17u mandalo in Sa,·oia ai lavori di fort i0cazioue cli Lessiglione _presso a Bramant sull'Arco, e·•a <lì 23 gennaio 1822 n'ebbe la croce di San Maurizio e Lazzaro per avervi costruito i forti denominati di Carlo Felice e Diari<, Cristina. Insieme coll'altro ingegnere militare Racchia ebbe anclle il carico di fortificare Essiglie e poi il forte di Bard, diroccalo dal generale Chabran per comando di Napoleone, riedificandolo sopra più ampio disegno e in più saldi propugnacoli, cui no(} si pensa oggi dare quei maggiori svolgimenti che l'Ol ivero proponevasi allora, ch'era l'anno '1830; poicllè altrove sta il nostro nalnl'ale e comune nemico. Fece adunque· su la Dora Baltea, per chiudere ·l a valle cli Aosta e la strada del Gran San Bernardo, quello cbc aveva fallo avant_i, per rispetto al Moncenisio, nella fo rtezza di Lessiglione, 1

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ovo è un conct'lto grandioso, iuft•ri orn nondimeno a quello che l'ingt•gnere Bertola di most rù in l•'cncstrl'llt•. Pnre banno ùi certo gran merito i tre forti di Snn Carlo, San Yitlorio e San fiìmfinando, pel' etr rnare la memoria d1 Carlo Alberto e dei suoi figliuoli , i q11,1li più splendidi titoli acqui starono poi prr la grandezza e liberta t1·1tal ia. Dei qnali fort i furirn pubblicate due lilografie su quadri a olio del Gonin. E in quel torno di tempo crasi accompagnalo in matrimonio con l'egregia onestissima Teresa Donna vercellese, con la quale divise le domestiche gioie. Dopo quasi dieci anni di colonnellato, giunse finalmente alr allo posto <li maggior generale a dì 1 1 di dicembre del 184•?· Mandalo in Savoia a chetare le turbolenze intestine, vi sP ppe riuscire cittadinescamenle; e poi durante la lrrgua di Milano fn mandato in Venezia pPr osservar le opere for ti e determi nare la durala probabi le della difesa. Nè era torn;lo che da poco tempo, quando ripigliate le armi, seguì Carlo Alberto, al cui lìanco corse impavido quei pericoli, e nella giornata di Novara \'idcsi cadere a fianco il suo aiutante, di cam po Pellegrin i. Ed era egli serbato al doloroso e malagevole ufficio di governatore clPlla cittadella d'Alessandria, quanclo insieme vi pre$idiavano gli Austriaci. Devoto e co me alle libere isti tuzioni della pat ria, il collegio degli elezionari di Verrcs lo mandò dt•pu tato al Parlamento nazionale, peroccbè l"Oli\·cro era di tanta bo11tà u·animo e di tante virlt1 militari e cittad ine , che lascialo avca in quegli abitanti vicini al forte di Bard, grata e ricordevole memoric.1. Decorato delle croci della Corona di l•erro e di Leopo\;lo, commendaloro maurizi,rno, tenne il comando degli ingegneri militari con plauso cù estimazione universale dei solloposti e dagli uffizii.\1i ùcll'escrcito, cui era sì lodevolmente chiaro e _in p1·(•gio. 1


INGEGNERI 1\IILITARI

Sul letto di morte rammentò di ·cerio con dolore' ma wn alterezza il fi'gli_uo\o maggiore Enrico, ·capitano degli ingegneri~ il quale era nelfa lontana Crimea a fortificare f\ combattere ed augurò a lui di rizzare altre opere cbe difendessero il paese' dal . nemico politico eh.e accampa •in Italia, meglio che da quello il quàle è più geloso della sua gloria cbc violatore della sua libertà. _Poi nelle braccia dell'altro figliuolo Eugenio, luogotenente nell'artiglieria, delle tre desolate Mari e, la 'moglie e le _due figliuolr, cristiani~simamente spi rava, lieto almeno di · 1asciare- in cari vincoli ·le tre famiglie Olivero, Pinchia e Ilrayo, generi degnissimi ~i un uomo sì egregio e benemèrito. Sepolto accanto al .Gioberti e al Pepe (N° 17), l'anima ugualmente italiana aspetta la maggiore grandezza della patria: E sul sepolèrò leggesi : ANTONIO Fll<ANC:ESCO OLIVER0

Jfaggior generale comandante il Real Corp~ Del Genio militare , LYato in Vercelli addì III novembre 11/DOCXCIV Ebbe ac,:ilo 1'ngegno . Candido affettuosissimo cuore Progettava ed' eseguiva lodati lavori -. Di militare archiÙttu,ra Decoratu delle insegne Di diversi ordini equestr-i LJforiva vn Torino addì Xl'II febbraio ' JfDCCCLYI .Lasciando la famiglia e gli amici .r Inconsolcibili di tcm'la perdita; ORGAGNA JAcoPo. Celebre arcliitello fiorentino , discepolo ùi Niccolò da Pisa, autore della famosa Loggia de'Lanzi in Firenze e dell'altal'e impareggiato di Orsammichele, nel 1393 fece la torre. di San Pier Gallolino. ·

ITA.LIANI

, OnoLOGI FRANCp,sco o D~Gu OnoLoGI. Egregio ingegnère vicentino, chiamato RELOGE dai Francesi , il quale · servì nèlle , . guerre ·del Piemonte i Francesi sotto Enl'ico II. Diresse le fòrtilìcazioni fatte in furia intorno a Casell'e , e non già Casa!~ , eome malamente leggesi nell'opera del Montluc; errore ri 6etulo nella edizione del Potitot; e intese anco alle dife~e di Livorno, , secondo narra il Montluc medesimo a pagina 57:2. E molte altre opere fece con Niccolò. Boneuo, per le quali meritò l'entrata ed il feudo del castello di fiionenco ..nel Monferrato. Nel 1559 andò in ltrancia per presentare al• re il suo parere su le fortezze del Piemonte·, e foi--se aHora scrisse quel, Discorso le fortificazioni di Torino, serbato anonimo negl i Archivi del regno, che-il Boyvin bal'0\Je del Villai:s manùhva al cl uca. Nel medesimo anno fu cbiamato in Venezia per essere .eonsultato su la laguna, per migliorare quell'aria. Ed Emanuele Filiberto lo invitava con due lettere del 9 e 10 febbraio- 1560 pèr le nuove f?rtificazioni, ed egli al ri-lorno portò lettera del ·duca al doge, del 4 giugno 156·1, di riconoscenza e ringraziamento. Dell'_Orologi si ha un codice nella Magl·iabecbiana, classe XXlX, al cui testo seguono 35 piante di eillà del Piemonte, della stessa identica mano che scrisse avan li; sicchè se i l codice è autografo; autografe sono pure le piante. Ma n'.on avendo trovato colà altre . cose clell'Orologi, non po lei confrontarne il carattere. Contemporaneo fu Gi_useppG Orologi, il quale nel •I 565 scrisse la vita di Camillo Orsini marchese della Tripdlda , continuata poi da Nicola Lupacchino dell'Amatrice, della quale ciuà divennero anche signori gli Orsini. ·, E trovasi anco rammentato un Giacomo Orologi o Degli Orologi. ORs~No C,uuLLO e LATINO. Il primo di essi ·nel 1537 inventò lo steccato portatile contro la cavalleria, mutato e migliorato alquanto più tardi nel cavalletto militare di Latino Orsino. Di che parlò lungamente Vespasiano Romano di Napoli nel suo Trat(ato di difendere la fanteria dalla cavalleria.

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224INGEGNERI MILITARI E sfam ce.i'ti c!1e Latiuo era in: Cal1d ia nel HS72; peroccll~ vi raccolse Nestore Ma1Li nengo, fuggito via da Famagosta uopo la sua caduta, siccome ei mcdesi:110 narra nella Relazione del-

l',medio. Ramnicnteremo qui elle negli Archivi di VeDezia si ha un Discorso militare di Giordano Orsiiio, /l/'Oerale di (anteria del serenissimo dominio veneto, in data del 22 cli ùovembre ·1563. P,1.c1orro FnANCEsco. Nato in Urbino o iu Pesaro, che apparteneva all'Urbinate, da Jacopo e da Faustina d'el la Rovere verso il ·152·1 o poco avanti, studiò sotto Girolamo Genga suo conterraneo. Nel 154-8" avea fatte onorate. fatiche su le ·anticaglie di -Roma, come da sna· lettera nel Dollari; e nel 1 550 fn chia:. malo alle fortificazioni cli Ancona. Poi nel 1551 andò - ai~.sérvigi d~I duca di Parma.,- comè si !rae da una lettera cli Annibal Caro scritta a quel principe, in data del i O di aprile. E volle anche militare nelle guerre di Fiandra, dove Emanuele Filihe, lo comi'nciò -a tèner-1-o io gran·~ dissirno pregio. Colà ei diede i disegni per le fortificazioni di Villaf'ranca e di Nizza, accompagnò il· duca a Parigi quando andò a sposarsi, e- con la Ìlu~va- coppia si recò a Nizza. Nella quale città tolse in moglie la nobile donzella Antonia Roccarnnra. Nel ·I 558 trasse a fo rlifìcare Montecchio, Scand iano e la fortezza di Piacenza, semprn pel principe di Parma. Nel quale anno, a dl 24 dicembre, Ann ibal Caro gli scriveva>(< Pure noti so cue entratura S. A. abbia col Gran Mastro ( di Malta) che n potrebbe averla tale, cbe gli fosse facile ad impelrarfa, e mas>> _ simarnente per yn vostro pa~·i, del quale hanno bisogno in » quest'artico]~ della foi'tezza c.be vogliòno fare, essendo morto n il Genca (s1c1 ,irclJltei_ to, cbe andò là per questo effelto >L · Nel 1 560. 'fecé il Paciotto una visita generale ai .fm;li delfo Stato' del du!)a, e gcllò le fondamenta_della citlà di Vercelli, ·continua là dal Poncello. Di là dal mcde~irnd ducaJn invitalo nel •

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ITALIANI

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1562 a munire Savigliano,, un bastione della quafo fortezza fu intitolato Paciotto; migliorò le fortificazioni di Cuneo e Monmeliano; e nel 1 56 3 restaurò i castelli di Nizza e di Cisterna, e costruì un forte a Gilelta. Finalmente dal mese di giugno ciel 1546 all'agosto del 1565, i n 1 4 mesi eresse l,1 cittadella di Torino. Pel -quale st,upendo lavoro Emanuele Fil iberto gli ottenne l'Ordine di Cristo dal re di Portogallo nel 1 t'i66, e dal duca d'Urbino nel ,t 578 il tit11lo di coDte di Montefobbrr, piccola tena nell'Urbinate. Accresciuta di molto la· sua fama, il duca d'Alba lo menò in Fiandra a" erigere la sì famosa cittadella d'Anversa con Gabrto Serbelloni. « E in questo modo, dice lo Strada a pag. 436, la cittadella disegnata al principio da Margherita d'Austria duchessa di Parma, indi fabbricata _dal duca d'Alba, poi ruinata dall'Orange, fu alla fine da Alessandro, figliuolo di Margherita, rimessa in piedi con 70 mila scudi di spesa» : Quindi fece i disegni di nuove fortezze pe' domini i americani, fra le quali dicesi San Giovanni d'Ulloa. Ed ebbe a tornare iu Piemonte, e coslrnì l;i fortezza dell'Annunzia.la con!ro Hinevra, la cittadella di Borgo nella Brrssa, poichè il Busca dice nella sua opera aver egli ·incominciate e compite quelle fortificazio-ni verso il 1580, portando onorevol giudizio sull'ingegnere urbinate, il quale pare che cominciasse a mettere e stabilire i buoni fondamenti di questa. professione (pag.·I 29). Ma si guastò col duca di Savoia e recossi in Roma e in Urbin_o; aveodo a notare che non già Francesco n1a Orazio Paciutto fu a Borgo, come si trae dalla lunga lellera scritta al duca nell'anno 1 5'76, della quale diamo questo paragrafo: (e Replico a V. S. che in quanlo alla fortezza che si farà al n di dentro della villa, non se .ci potrà opporre che surà bellis» sima { bonissima; ma V. A. ha da sapere cbe fra le case che )> andranno di dentro del Castello, e quelle che andranno rovi. n nate, arrivano alla somma· di 1 00 mila scudi e passa. L'altra ANNO IV, Voi. Ili. - 15.


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1NGEG NERI MIL ITARI

>) che per quanto circonda il silo della villa contenuta dal detfo ' . ( )) forte, bisogna rifarla tutta di muraglie, cbe non vi è cosa che » si possa dir bona, come sarebbe il ~a$ti<rne di· Sant'Ant0nio; il >, bastione di Jlfacone e la cortina t.antò da un~ banda cbe dal» l'altra fra un bastione e l'altro, che tulle le muraglie cbe vi n sono o che sono per ter-ra o che .vi aùclranno presto, e se non >) fosse che già tempo fa le feci scaricare al di dietro dell a terra, >? finora sariano andtllC a b;1sso; e pertanto al volere essere >> sicnro del detto fo rte sarà n·eéessario r ifar le delle mura.c,l ie n e Lastioni, è· non si fidare di quello che vi è a~ presenie, pern chè sono riparazioni di terra, cioè scarpamento, che con ,, pioggia si dilegua a poco a poco, ed a q1rnsto· non vi ,~ rimedto » se r~on rifar di murnglia. (( E a entrare in q1;esta fac cenda V. A. non ne saprebbe uscire ,, con meno di f,0 mila scuJi, senza il pagar di case sì di quelle · » che restano al dì dentro del forte come quelle che vanno pei· » terra, e non si farebbe in un anno; e p~rtanto non mi pare elle )' si debba entrare in questa spesa n. Cotesto fratel\~ Orazio aiutò di mollo Francesco Paciotto nei _lavori che fece in Piemonte, massime alla cittadella, B insieme ebbern a patire nn giud izio di soverchie spese. E l'altro frate.Ho Felice fu professore dì lettere greche e latine nell"Università di Vercelli , e ne parlò con lode il Cill; nio nelJa decÌica che fece ,della sua opera ad Emanuele Filiberto. Vec'cb io quasi seltuagenal'iO morì Fnrnceseo in patria riel 1 ;S9 ,t , dove si prcl ungò la sua discende.nza dei èonti di Monte.fabbri sino al secolo present-e, csseridosi estinta eia venti anni circa. Non so cpme Gugliel mo Della Valle , nativo ciel Piemonte, avess(' p0tL1lo .nella p1'efa1;ione al volume xm ciel Vasari dire piemon tese il Paciolto t~cl esservi a quel lernpo de' Paciotti negozianti in ,ToÌ·i1io. · -- PADUANO ABIANDO BALDASSAlll\E'. Ingegnere militare, il quale lavorò verso il ,J 550 .. ~

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. ITALIANI 227 PALLAv1c1No G1•VANN1.Di cotesto famoso capitano ed ingegnere , si conservano in Venezia molte relazion i d'assecli i e di cose simiglianti, nè il chiarissimo Emanuele Cicogna del 9 novembre del I 857 potè favorirmi copiose notizie. Anche Alessandro Pallavìcino, figliuolo adottivo del marchese Sforza Pallavicino e padre del cardinale, fu egregio fortificalore del secolo xvr. Bi"sogna intanto rammentare quel Leone Palavicino, il quale fece il frontispizio all'opera del Marchi. PALCAIH FRATTINO o FnATTil\1 o FRATINO GIORGIO. Ingegnere militare, -il quale nel secolo xvi lavorò alla cittadella d'A;;ti ed alle forti!ìcazioni di Santhià insieme con Martino Bassi, come fan fede alcune scritture dell'Ambrosiana di 1\>Iil'ano. Dobbiamo però nòtare che alcuni scrivono Palcaro Giacomo soprannominalo il Fratino, segnando il tempo medesimo fra il 11565 e il 1572. Certissima cosa è che un Fratino lavorò anche alla cinta così detta pisana della città cli Cagliari, lunga un perimetro cli 1350, disfatta in parte dagli S1~agnuoli verso ponente, di contro alla torre dell'Elefante, come narrano le storie sarde. Nello Zani leggiamo chiamarsi il Fratino, l'intagliatore di tarsia e di legno, Giambattista Costanzo. E vi notiamo Giacomo Fratino di Mario, ingegnere ed architetto militare, dicendolo bravissimo, fiorente nel ,104-0 e nativo di Comacchio. PANDOLA BAIITOLOMEO. Piacentino, tolse a render munitissime Parma e Piacenza, insieme col Vitale suo conterraneo, nel secolo xv1. PANGO. Nell'anno_1679 lavorò cotesto ingegnere. PARADOSSO. V. TROILO; P,1.nra1 G1u110, Cosmo, ALFONSO, ANDI\EA. Famosa fu la scuola di Giulio Parigi in Firenze, discepolo del Buontale1ùi, figliuolo d'Alionso, e professore anche di architettura militare. E (.lalla sua scuola per l'appunto uscirono · moHi eccellenti ingegneri e 1


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INGEGNERI MILITARl-

lIJCISOri, come il Callot fra questi , e l'Incon,t,ri volterrano ira: quelli1 Ollavio Piccolomini duca d'Amalfi, Alessandro Del Borro1 Giovan Francesco Cantaga\linà, e gli stessi suoi figli Cosimo ed Alfonso. E ne\ 1622 la grandnébessa di Toscana Maddalena d'Austria, in compenso de'ta-1}li servigi dava a Giulio per sé e i discendénti tulli i terreni e case compre.si nella metà <:lei ~a)ua1:do e bastione posto in Firenze iu les~a e dall-a banda destra di Yia Chiara per andare a porla Romana , ed i fossi sotto e int-orno .anclle all'altra porla ciel bastione, dell'Oratorio e chiesa di Sernmido fino a\ portone 'd'Annalena. Quindi vill3e ìl concorso, per la ?ostruzione del pa!azzo e della villa._di P~ggio Imperiale· sopra il Coccapani, Gabriello Ughi ed -altri. l\'Iorl iu Firenze a' 17 d'ottobre '1- 6-(>6,, séppell-ilo neJl.a chiesa: di San Felice.. Ingegnere fu anche il suo primogenito Alfonso, . e l'altro, _ Andrea, giunse a colonnello,· 01aesLro di campo ed ingegnere, .n1orto nel 1678. Colonnello fu Cosimo, morto all'assedio di, Casale a dì 7 di otlobre 1656. P,1rus1 GrnsEPPE. Nacque· in Moliterno nel Napolitano il d'i 27 di marzo 11745. Uffiziale c!'egli ingegneri •nel 1771 menò inGermania de' giovani uffizi ali, e l' imperatoFe d'Austria voleva, ritenerlo a' suoi servigi. Pubblicò nel 1781 g\-i Elenienti dell'archilethwa militare, e nel I 783 andò iu Calabria ai i:istauri dei danni cagionati dal terribile tremuoio. . PARUTA. Nel 1650 è rammentato cotesto ingegnere. PAs1 MiHtCAN'fONJO. Nativo di Carpi, disegnò e diresse la fol'tezza di Montalfonso nella Garfagnana, sono la direzione del Bentivoglio, e avendo per capo-mastro Giambatlista.Aleoti d'Argenta, fenarese, ancb'egli celebre'il1gegr1ere militare. Per la qual cosa non è· esatto il_Vedriani quando dice essere stata in~alzata cotesta fortezza conforme il disegno e parere del Benlivoglio. E da una lettera del dottore Barzell-i ai Provvisori ,ciel comune di. 1

·229 tarpi, pubblicala dal Campor-i , pag. 69, pare che il P-asi fosse in Ferrara nel 1587. PAslNO (DE) AunF:LIO. Nati\'O di Ferrara , pubblicò in Anversa · ·nel •1579, i n .francese, la sua opera pregiala sull'arcbitettura Q1i\i·tare. Nè so.lameffte è noto come scrittore, ma ancbe come .forlificatÒre di Sedan, essendo architetto del duca di Bouillon. Nella lettera di dedica al princire di Orange, Guglielmo dicè .aver acquistalo esperienza in quelle u\li me guerre civili , e sin ,dalla sua giovinezza. Gl' ingegneri di .cui fa molto conto sono f Albe1,t.i, il Serlio e l'Alghisi. PAsQUALETH GtQVAN FrrANf.:1::sco. Ingegner<~ fer rarese, il quale 11el ·,153-0, insieme con gli altri due iugegileri di Ferrara, Casa,nova e Terzi, andò a bastio-nar Modena e a demolire il castello ,di Novi. · PATRIZI. Ingegnere fiOl'ente verso iI flS90. ,' Noi conosciamo H celebre Francesco Palr~zi sanese, il quale it rattò anco dell'archilellura militare nel libro v111 della sua o,pera Della istituzione della repubblica. · PATnocu MAT'l'EO. Nella biblioteca di S. A. R. il duca di Ge:. -nova dalla Saluzziana si conserva un trattato di fo rtificazione1 (.l'el Patrocli, t oscano, non terminalo, poichè alla fine dice: cc dellè •» quali si trallerà ne' seguenti capitoli >>. • PEArrsoN'I. W. G·. Primo ingegnere della repubblica 'di Venezia étl\'assedio di Corfi1 nel 17·I 8, e fu anche quartìermastro generale. Piwimmu Tomuso. Era capitano ingegnere _della repubb1'ica: -di Venezia, e nel ·1756 pubblicò in Verona un libro, Idea del huon'artigliere, nel quale è una sua lettera a un amic·o .e cliscépolò; anco ingegnere, Francesco !lenoni. · PEI.1c10Lo DONATO. Di cotesto ingegnere bergamasco, il quale nel 15li2 avea fo1·tificalo Anversa, parla Ludovico Guicc-iardjn i. PELLEGnrnr CARLO. Nato in Verona, fn ingegnere militare, e divenne maresciallo austriaco nel secolo passato, facendo molte fortezze jn Ungheria. I'.l'AL1ANI


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I:.GEGNERI l1ILITARI

PELLEGRINI PELLEGRINO. V. Tmunr. PisLOIA(DE) MrCHELANGELO. ll Sai uzzo Alessand ro nella bibliografia che precede alla sua storia, novera del Peloia Disegni di varie e antiche (orle;;ze del Piemonte, i quali, ei dice, essere in quel tempo nella bihlioteca dell'Accademia delle scienze. Ma io ho rovistale tutte quelle schede, e poi bo frugalo nella biblioteca dell' Università e negli Archivi , e nulla bo trovato iusino alla mia partenza -(gennaio I 860). Stefano Guazzo nelle sue lettere parla di un Pelloia. Quantunque il Genet nella sua relazi1Jne dell'assedio della Roccella , pubblicata nello Spectaleur milita-ire del 1848, ed anche più anticamen te l'Allent nella Storia del Genio, ed ora di recen te il colonnello Augoyat lo chiamino Giovan Pietro, leggemmo chiaro il suo nome in un disegno autografo nel volume v, pag. 19 dcll'1irchitettura militare serbata negli Archivi del regno, indica nte le fortifi cazioni di Marsiglia. E di sua mano sono anco i dis~gni di Lione , e poi di Carmagnola , Saluzzo, Valfeniera (sic) e della Mirandola. Ed è a notarsi che nelle pianto delle città francesi s' intitola De Peloia. Pare adunque che cotesto ingegnere militare fosse tornalo in Italia co' Francesi , poiclJè il medesimo AIIÒnt ne parla con molta lode nell'assedio di Cb artres, e lutti lo· encomiano medesimamente nell'assedio della Roccella del 1573. PELORI G10. BnTISTA, Nativo di Siena, scolaro del Peruzzi sanese, costrul la fortezza di Milano, invonlando le cortine a denti di sega, chiamale allora risalti. Pii\ onorevolmente fu adoperato dalla repubblica nella sua ultima rovina, l'anno 1 55,1, per for tificare Mon tichiello, Lucignano e Casale. ' PELTIER. Maggiore dell'esercito ed ingegnere, fortificò Pizzigbe-ttone e Gera nel 1 G67. PENNACC~1 GrnoLAl\lO. Conosciuto più col nome della sua patria, . ci trovasi spesso rnrnmentato come ,Girola1tlo da Trevigi; 1

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ll'Af,l.lXI

P.ato nel 1508, morì giovane nel 15U intorno alla fortezza di Bologna in Piccardia, toglitmdola ai Francesi gl'[oglesi, cui davi l'opera sua valentissima l'ingegnere italiano, com'era dentro fra gli assediati l'ingegnere Giovaccbino da Coniano. Ed il Pennacchi portò il primo in Inghilterra la nuova mani()ra di fortifica re. ' PEnACCH10, PrmACUJA o Pirn,1.cnrno I<'nANCEsco MAuruz.10. Ingegnere militare, morto di un'archibugiala all'assedio di Trino, come narra il Gnaldo nella Storia di Leopoldo, voi. 11, pag. 272. _E forse fu-suo fìglio Giorgio Maurizio Perachino di Cig\iano, quegl i cbc nel 1759 fu Ira i giovani accademici più lodati nei pubblici esperimenti. P1m1110No CALI.NDI\JNO. Nativo di Corleone in Sicilia, fu valoro.so ingegnere nella melà del secolo xiv, il· quale ed ificò lt1. fortezza dc' Parilari verso il tempo del vespro famoso. PERntiT G1Acmt0. Nalivo di Savoia, pubblicò in Parigi nel 160 I l'opera intitolata Des (ortifications et al'liftces arcltitecturc et perspeclive. Credo sia erronea l'edizione riportata dal Marini clel 159,i., il quale anno lcggcsi soltanto inciso sul frontispiziù. PERSINO N1cco1.ò. Nati,io di F,irlì, fn l' ing0gncre dentro Giavarino, della cui resa lasciò uu~ relazione, rammentata dal Afandosio. · P1rnuzz1 BALDASS.1.nnc. Valorosissimo ingrgnere s:inc~e, nato · ai 7 di m,;rzo 1 4, 8,t" in Siena eia Giovan11i di Salvestro da Salvadorc. ~Ialarnentc il Targioni lo dice di Vol terra , ma di padre fìoren lino, e chiamalo non ostante IìJldassarrc da Siena. Egli uscì di Siena nel 1tH 3 DCr Ilomn, e nel ·1522 r0&ossi in Bologna forse per andare poi a fortifi care Carpi, che il Tiraboscbi allribui:;ce all'ingegnere Fedcrzoni. Cadde in mano agli SrJagnuoli nel ·s,~cco <lei I 527; ma il ritratlo ch'egli fece del llorbone, lo ricnpcrò in libertà. E fu pillare non solamente rna rccellcnle incisore ancora e architetto; e quando la patria fu minacciata di perdere la libertà, andò a fo rlilìcare Portoferraio contro la tirannide, siccome avca 1

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fortificala la patria dal 1527 al 1 529 con selle torrazzi a bah1ardi1 de'quali non rimangono che due, quello di San Viene o ùe' Pispioi, e l'altro. della porta Laterina che serve di cinta at giardino ùi Buon.signori. A dì 4 di gennaio 1536 morì in Roma1 e le sue ceneri riposarono accanto a quelle dell'Urbinate. Il sopra dello Targioni dice aver veduto in Siena on grosso codice autografo det Prruzzi in mano del libraio Cai·li, il quale lo avea già pattuito in vendita al senatore Nelli. Un figliuolo cli \ Baldassarre, per nome Sall uslio, fu anche ingegnere militare. PErnucC.1 C,rnLO. li Cevasco nella sua statistica di Genova lo nomina come uno degli ingegneri i quali lavorarono all'ultima cinta col Maculano, col Poncello, coll'Aicardi, ed altri. Ed bo trovalo negli Archivi del governo una sua lettera in· data di Roma a dì 28 dicembre 1620, io cui discorre delle fortilìcazioni tla lui falle a Savona e della solleciludi n.e che porrebbe a servire la repubblica nella costruzione delle' nuove mura_. Poi sappiamo com'egl i avesse anche scritto uoa breve scrillura io-titolala: Le forte::.ze che saranno assicztrate dalle scalate in (empo di guerra, i·icevaranno l'in(rasaitti beneficii. PIANEZZ.i (marcllese di). Ca!'lo Emanuele di Simione marchesedi Pianezza fu ancll'egli ingegn~re ùello Staio, e nel 1656 fortificò Ivrea, come leggiamo in un picco! volume di conti e indicazioni cli lavori serbalo nella Ducale, dove parlasi anche del capitano ingegnere Garrone. P1ur1, Pu-r, o PRATr G10. BAT'l'ISTA. Nativo di Milano, orefice dapprima in Fi1:enze, si volse dappoi all'ingegnoria e alla milizia, guerreggiando nelle Fiandre, massime in Narnur e in Brusselle. E colà lavorò di molto in varie fortificazioni fra il 1578 e il 1 589. Disegnò col Barocci i forti e le trincee avanti a J\Iaestricco nel ·1570, e diresse i lavori della mina. Ferito anche col medesimo ingegnere nel ·1 5-82 sotto Tournai, archilellò il ponte d'Anve1:sa nel 1584, e nel 1 588 fu spedilo in lngbillerra, ove, secondo narra Lo Strada,. presentò H disegno cti-

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lmposse:1sarsi della Scozia, incitato il duca di Parma a vendicare contro Elisabetta la morte della madre e del re. E comballendo sollo Blimbcch tra la Mosa e il Reno nel 1589, morì della settima ferita sin aHora ricevuta, lasciando un figliuolo. P1CCHEI\ONI ALESSANDRO. P1ccoLomN1 ALESSANDRO. Nativo di Siena, pubblicò nel 1672 in Roma le piante delle •fortezze de' Paesi Bassi. P1ccoLPASSI C1rn1ANO. Nelle Jfe;wrie a pe11na degli artisl·i di Ut·bino e Pesaro, dell'Antaldi, si legge che cotesto ingegnere militare di Castel Durante in'Ur•bania fu dal marchese di Carrara ' (sic) fatto suo gentiluomo e castellano. P1ccoN1 ANTOi'ilO. Figliuolo di Bartolòmeo del Mugello bottaio, più conosciuto col nome di Sangallo, cugino o nipote, secondo il Promis, dell'altro Antonio Giamberti Sangallo, seni ore, e di Giuliano, parente di Battista il Gobbo; fu adoperato dal Bramante nel 1512 in Boma nella costruzione dell'anùi lo che menava a' fossi di Castel San L'Angelo. Fece il disegno delle fortilìcazioni di Civitaveccbia, approvato da Leone X nell'oltobre del 15·15. Ristaurò la rocca di Capodimonte, ·e disegnò quella di Caprarola. R.islaurò la rocca di )lontefiascone, munì le fortezze d'Ancona e d'Ascoli, e andò nel 1526 con Sammicbeli a visitare le rocche della Romagna. Del!a qual visita abbiamo una Relazione nella biblioteca del principe Corsini . parte autografa del Sangallo e parte scritta per mano di Ballista Gobbo, cbc alcuni creùono soo fratello, il tristissimo ingegnere del campo nemico alla sua patria. l~u egli nel fam oso as,sedio del -,1 530, e propose scandalosamente una mina , elle Io stesso papa Clemente VII non volle punto approvare. Poi divenne l'architetto della fortezza da basso di 17irenze nel 1 536 pel dL1ca Alessandro. Innalzò in Roma l'arco trionfale in piazza San Marco, all'enlrata di Carlo V a dl 5 di aprile 1536. E morl in Terni nel settembre del 11H,6, sepolto in San Pietro


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INGEGNERI MILITARI

ITAUAITT

di Roma, dove la moglie Isabella Deta pose la pietra morluarÌil. Di lui parlarono con molta lode Francesco Maria Della Rovere ne'suoi Discorsi militari stampati iù Ferr<1ra nel ,11S83, il Marclii al libro r, capo 39, il Marini e il Vasari al tomo x, pag. 6, ed il Lemon~ìer al torno v1Ì, pag. 17,7, edizione Della Valle. ,· Pu:n FRANCESCO DA Vni:;;rno. CQ.iamalo a dar -opera alle fortificazioni di Parma e Piacenza nel ,j 5.26, ebbe a'ffidato il disegno della fortezza da basso di Firenze, la cui esecu,zione venne poi data al Sangallo, ' PrnnoNr G1ovAt\NI. Matematico e ingegnere fiorentino, an1ico del Cocca pani, fu dal duca Cosimo mandato verso il ~'620 a Ferdinando lI d'Austri_a minacciato cli perdere trono e vita per ficrissi me guerre religiose, come il papa vi mandò Flor~ani. Lavorò· alle forti fìèazioni dì Vic•nna, e con tanta lode, che fu arricchito ç!all'imperalore, aùc-bc col dollo cli pili di un feudo onoralo. Le quali fortificazioni fnrono continuale dall'altro ingegnere italiano Alessandro Del Bono, mandat.o in Ungheria a fortifìcare :_Altemburgo, Presburgo, Pest, Chiava rin o e Compa1-. Stelle ·1 O mesi a munir Praga, e quindi Ratisbona. .PtGAFlffTA FILIPPO. Nato in Vicenza nel 1533 , viaggiò di molto in Turcbi,a, in Egitto è nella Siria. Fece la guerra in Croazia, in Ungheria e i.11 Polonia, dov'ebbe forse a conoscere Giulio Savorgnano, cui dedicò ueH 586 il soo Discorso intorno . all'islor-ici della guglia, come maestro in cose n1eccanicl.!~. Passò dagli uflìci di corte, in c--ui sentivasi travagliato, all'assedio di Parirri del 1590 ' \ di cui 1rnbblicò in Roma la relazione l'anno ti dopo. Tornò per nasilea, ma recossi poi in Vallachia, com'egl i mcclesi mo narra nelh sua opera a penna, serbala nella ~iagliabechiana: Trattato delle ti·ù1cèe antiche e moderne, avendo anche lasciato un altro n~anoscri lto: Descrizionf! de'forti e fortezze d'/11ghilterra, 158 8: E morì in patria a dì 24- ottobre 1603. P1NELLO G10. FnANCEsco. Nativo d'Asti, fu ai servizi ducali,

e in una sua lettera scritta nel 1 5115 al duca, Sérbala negli _Archivi di Tori"no, parla appunto· di fortificazion i.' E negli Archivi genovesi è menzionalo un Domenico Pi nello . colonnello della mil izia di Sarzana nel ·1505. PINI Enmm:1wn.no. Darnabita, dottissimo nelle matematiche e gran geologo, pubblicò in Milano nel 1770 un'opera iniitolata: , Dell'Architettura _militare, in dialoghi. • ,Nato nel 173 "I, morl nel ,1821S. Prnro LonENZO BEllNARDINO. Nacque in llianzè nel Vercellese, ~ ùl -9 (agosto 1704, e credo s'inganni il Saluzzo· dicendolo nato tn Torino il ,1 O agosto ,1 705. Cominciò a milita1·e come soldato; e per mci'-iti proprii e per studi divenne nffiziale nel 1733, poi capitano a dì 4 di agosto de!l'anno dopo. Nel quale anno a dì ·i 2 di novembre ebbe il p1,imo figliuolo Giuseppe Vincenzo Giacinto dalla nobil sua donna Marianna Dunand. '; Fu .all'assedio cli Cuneo del ·17ii-4 e vi toccò una ferita, portandone il premio di maggiore, come sì legge nel libro dei battezzali di Tortona; poichè appunto in quell'anno gli nacque a dì 113 di giugno il figlio Giuseppe Ignazio, il quàle fu conte di narri (comune nel mandamento di Tortoli, provincia di Lanusei), e nel 1783 in Tortona viveva in casa del giureconsulto Ricci. L'anno dòpo ampliò e munì pii1 potentemente le fortezze di Essiglie e di Dcmonte, di cui parla con gran lode il Dcnina nell'elogio di Vittorio Amedeo. Colonnello nel 1155, continuò nel 1756 le 1Jpere del Bertola alla cìttadelh.1 d'Alessand1·ia ; poi andò a farn il magnifico ospedale fra il forte di Santa Mat'ia e la Brunetta ed anche la chiPsa.. ~fa l'opéra più importante flenu la in grande stima fu quella di Tortona, la cni prima pietra fu posta a dì 7 di giugno 1713. E MsÌ furon ridotte a miglior forma le antiche fortificazioni di Carasena marchese spagnuolo, erigendo quel forte San Vi! lorio, construit, dice il Robilant nella' sua relazione sulle fortezze del

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INGEGKEltl )•l~LITARl

ITALI.A.~l:

regno del 1 788 , suivant les grands- prz'.ncìpes · et cldcanes de la fortificalion. mvdel'lie par un fr1génieur d'un génie supériem· qui ayant mis à part bimi, des prJj"ugçs en togue est parvemi à ?ne/tre une garnison à son aisè et dans le cas de (aire ·za pfos grande dé(ense. E a11co Pieìro Massa-Sai uzzo _nel suo poema Le ruine -del castello di Tortona lodeyo1mente ne disco1·re. Diresse l'assecfio d'i Savona, soffocato sotto I-a terra mandala in aria da una mina, e morì in Torino ai 4 8 di marzo 1788 ia grandissima fama; talchè il cadavere per comando del re fu mandato a seppellire in un baluardo di To;.ton;i, sulla cui tomba il genero, intendente generale Fava, scrisse un epitaffio. Il Carnevale s'inganna ne11a sua monografia intorno a Tortona, dicendo morto il Pinto neH'apri!e del ·I 778. Distrutte quelle fortificazioni dai l7rancesi, dicesi cbe Napoleone avrebbe voluto che le ceneri dell'illustre ingegnere fossero traspol'tate in Alessandria. Ma fummo assi{;Ul'ali dal chiarissimo Civalieri e dal p,:ofe.ssore Rivera cbe le -ossa venerale furono disseppe11ile e poi buttale giù neHa fossa ,comJHle della <;biesa di Santa Maria dei Canali dietro il coro. _Da.Lorenzo Ilernardino Pinto e da Marianna Dunand nacqnero .. 1a Felicita ai 5 di dic-embre 1738, tenuta al fonle da un Giambattista Pinto; poi ai 12 di dicembre 1739 il -figlio Giuseppe Yincenzo ; la Barbara' a dl ,, 6 di gennaio ,1743, e finalmente · Giuseppe Ignazio ai 13 di gennaio 17 U. Ma ollre a cotesti Pinto, che abhiam cava·to dai libri di Tortona, parlano gli storici di un Giuseppe . -Ferdinando conte di Barri, tenente. colonnello nel 17U e colonneHo nel 1755; se ,pure non fosse Giuseppe Ignazio. Secondo il De1 Gregorio, Carlo Pinto fu anohe figliuolo d·i Lorenzo, nato in Tortona ? mentre il padre presedèva ai :Ja-vori; tenente colonnello nel ·! 787, morto a Torino nel 1800 aiutante-· generale. Del quale sì cita un manoscritto su la Tattica, che ;ne' casi deHa famiglia andò smarrito.

. E fiualmente raccogliemmo sol ,luogo esser mor.t.a non da molti anni una Vittoria PinLo maritata ne'Melchiodi di Tortona, cd esservene una sposata con Falcone. Rimasero opere a penna, un Parere intorno arra cittadella di Alessandria del ,j 7 56; ed un J'rattàto di fortificazione scrillo in francese, citato dal Guarnieri e dal Marini, e serbato nella biblioteca regia, ma sotto il nome di Ferdiuanùo. E snb potrebbe essere il Trattalo della eccellenzn ed utilita delfarcliilettw:a militare, che trovasi nella bibliolec~ dell'Università, in tre esemplari, .ma anonimi, in datà del 1757, dedicato al re. A lui forse, meglio cb~ a Rana, potrebbesi per avventurar attribuire quell'opera a penna che è ne-Ila bibli,oteca dell'Università (L. 57) Ragionamento sopra le forlificaz.ioni dì eampagna, sua condotta, oggetto e massime da praticarsi, Torino, 171:.i9. E nella dedica l'autore parla di avér fatto dieci campagne sotto i1: tluca suo padre, 1ie! corpo Mg!' ingegneri. PmnoNE ANTONIO. to troviamo citato nel 1-579. PISANO Nrcco1ò e G10.. ANDREA. Padre e fì,gliuolo, celebri scul:tòri e archi teli-i di Pisa; al\ÙÒ il p1,imo 111- Napoli nel 1220 per compiere Castel Capuano, cominciato dal Buono,. come leggesi nella Vita cli Ai:nolfo di Lapo, del Vasari; ~ il secondo vi andò · nel 1270 pei~ erigervi Castel Nuovo. _ P1sANO ANDREA.. Anch'egli scultore a architetto·fece il disegno · nel ,1 332. del castello di Sca,rpcria nel Mugell;; e per le minaccie dell'esercito imp.eriale fu anche ebiamato in fu ria dalla repubblica a fortificàre· Fire1n e tra porta Sangallo e p~rta a-l Pràlo, forse continuando nell'opera sotto il duca d'Atene.. Nato nel 1270, morì nel 13iiJS.. Pmsco. Nell'anno 1612 lavorava. . PrzzANO Luw,. Nella, metà del secolo xn troviamo nominarsi ,còn laud_e cotesto ingegnere. È celebre la Cristina da Pizzano veneziana, nel secolo uv. PLOro B.1.nroLOMEO o Bmro111No. NatiYO di Novara , fu ado-


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peraro dal marcl1ese Alberto d'Este ad erigere il magnifico palagio di Bel fiore presso. Ferrara, come narra il Gaye nelle .sue lellerc. Poi fece il çastello ciel Finale, secondo afferma il Campori, e lavorò forae alla prima cilladella cli Vercelli innal-zata nel •I 372, e alle fortificazion i della sua patria sollo Nicolò llI. Ed era pur conosciuto di mollo per aver dato con gli altrj sua opera alla costruzione ciel duomo di Milaoo, con decreto del 1O maggio ·1 4-31,. PonEsr,i. Insieme co ll'allro ingegnere Salins furono chiamali , alle fo rlificazioJli di Veutimiglia nel secolo passato. Anche il figliuolo fa educalo ad essere ingegnere militare nell'accademia militare di Napoli, e tornò in patria uffiziale nel 18·1!, con gli Inglesi. PoLENI G10YANNr. Nella biblioteca comunale di Bassano si vedono molti autografi di quPsto marchese Poleni, del MalJ'ei e del Recanati, spettanti ad architettura civile e militare. Pouro D1 CLEMENTE. V. 01 CumENTE. PoNCELLO Dom:N1co. Nativo di Genova o del Genovesato,, discepolo di l<'rancesco Paciollo da Urbino, divenne anch'egli bravo nelle costruzioni d'arcbilellura mili lare, sicchè ebbe affidata l'opera della ci llàdella cli Vercel1i, alzò baluardi di altre cillh, e io ispecie il castello di Ni1.Za, dal qnale egli scrisse particolareggiala lettera nel 1572 al duca, serbala negli archivi del regno. li Cibrario lo chiama Donzello. · Ne' medesimi archivi è altra Relazione di Cesare Ponccllo, figliuolo di Domenico, il quale anelò a Mondovì pcl fa!to delle fortificazioni; e troviamo una patente di Emanuele Filiberto del ~ 578 a favore di cotesto suo architetto e ingegnere, conùgli medesimo le dice. Buoni architetti rurono anche Tommaso e Sebastiano Poncello, il secondo de' qoali andò a innalzare le fortifi cazioni di Borgo in Bresso, come si ba da due sue lettere del dl 8 e 9 dicembre 1 5 '71, sul disegno cli Ferrante Vitelli, sopraintendente generale 1

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ITALlAN!

alle fortificazioni dello Stato, e lavorò poi a munire Savona sotto la direzione del padre. Firenzola, che fu cardinale, siccome scrive il Soprani. E dal Ce\'asco ricaviamo aver Sebastiano Poncello data l'opera sua ncH'ultima cinta di Ge11ova col Maculano suddetto, con Domenico Dell'Are11a di Milano, col Fontana di Napoli e con altri, siccbè dobbiamo credere cbe quel Firenzola non sia ci1e il Maculano padre domeni cano nativo cli Firenzola. Di certo, Sebastiano ebbe titolo d'architetto camerale in Genova, e trovammo negli Archivi del municipio genovese, tenuti in bellissimo ordine dal sig. Gambaro, che nell'agosto del •1629 lavorò alla cinta di San Tommaso, e 'nel novembre fu, unito cogli altri due architetti Bartolomeo llianco e Francesco Da Novi per le fortificazioni del molo. E morì nel 1657 durante il contagio. PoNrnLtI ll,1.cc10. È più conosciuto sono il nome cli Pinlelli, di cui parla il Vasari. PoNzoN1 G1,1r.0110. Nella libreria di Parigi, e per copia nella Ducale di Torino, abbiamo un suo codice del 167 4-: Disegni di fortezze , dedicalo al duca di Nevers , con un cliseguo del marchesato di Saluzzo. Po1tnoN1 ANNrnALE. Nato in Milano a dì 13 settembre 1623 dal marchese Bassano Porroni , rl quale morì all'ass·edio di Verrua nelle milizie elci Catioli('.O, nipote del marclll"sc Girolamo, il quale per dieci anni combattè nelle guerre contro il duca cli Savoia, militò anch'egli in Milano e poi in Polonia nel 11 663 ai servigi ciel re Casimiro e della regina Lodovica Maria, dove giunse al grado di generale maggiore. Passato a servire la repubblica cli Venezia fece la guerra di Caodia, dimostrando grandissimo valore nella difesa dal 24 maggio 1G67 sino al 31 gennaio 16G0, di coi lasciò una Rela:::.ione. Fermatosi finalmente in Venezia, e datosi agli studi pacitki, pubblicò nel 1676 il suo Tmllato militare moderno, ii' cui libro LII 1

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volge sull'architettura milit.are, nel quale ci dà un st10 nuovo sistema, riportato dal Falconeti. , Poill'A.' V. DELLA PonTA. Ponrnt1ANI Gmounrn. Ingeg.nere fiorentino, il quale nel 16 4--8 pubblicò in Roma la Prospettiva di fortificazione; e dopo parecchi anni la Relazione delr assedio di Candia, comincialo il 24 di maggio 166'7 sino al 3·1 di gennaio 1669. PnESTINOFRANCEsco. Militare ingegnere milanese, pubblicò nn _, libro in Milano a dl 1 5 di ottobre •I 630, molto raro, cbe è nella biblioteca ducale di l\fodena: Relazione dello Stato di Milano e s1ioi confini, a cmifu:ione del parere d'alcuni clw vog!:iono clie si possJ perdere di volala. E sebbene non si componga eh.e d_i 39 pagine, pure si descrive lo Stato di Milano, la natura dei suoi cqnfini, e si assegnano i modi a difenderlo in congiuntura di guerra o d' invasioni d'eserciti nemici. Dqpo aver lavorato alle fortificazioni di Cren:iona, nell'anno 164·1 fece un disegno del ponte d'Alessandria, e nel 1643 fu all'assedio di Tortona, ·dove costru1 poi u~1 quartiere pe' vi'veri. Lavorò alle fortificazioni di Val~nza·, e quindi alle altre di Mortara, Breme e Santhià, essendo sergente maggiore. E quindi lo vediamo dal Lancio ·_molto lodato pèr le fortificazioni fa.tte a Lodi nel '1651 mentre sC'guiva l'assedio di Crem.ona, dove morì cou grandissima gloria. li suo cadavere fu portato in Milano, ov.e n'acque, rfetl a cbi~sa dei Padri Celestini avanti l'altare di S. Mauro, e vi si legge un 'iscrizione. Pnmmcc10 FnANCEsco. Na,to in Bologna, abate di San Martino, disegnò e dipinse sotto Giulio Romano in ·J.\fon,tova; e principalmente come pit.lore fu chiamalo da Franceseo I in Francia uel ·I 53·1 in~icme col Rosso. Servì Enrico II e Frnncesco II e sollo. il successore fu nominatQ commissario generale sopra,le fabbriche di tutto il regno, e vi fu conosciuto più col nome di Bologna, dalla sua patria. Qn~sto ne dicono il Vasari e )I Baldinucci, Qè sappiamo se _mor.isse in Francia e·fo quale anno.

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· Pucc1N1 l31mNARDO. Nell'anno 1554 restaurava per la morent.e repubblica di Siena le forti mura di Lucig_nano, dove erasi ritirato il famoso disgraziato Strozzi , dopo aver portato cinqne grosse ferite; e fanno· dopo fortificava ,·iemeg\io Sarteano e Cetona. ;, Qu,10110 Gw. Grnouuo. Nell'anno 1656 vT!diamo eolesto ingegnere far buona prova all'assedio di Valenza. QuAonusrtANI. Ingegnere in ·candia quando vi si tenne la fonga ,difesa del ·1667; e vien rammentato dal Ilolla. Qu.nr1uN1 Al'iTONIO. Ing.egnere il quale lavorò ai munimenl'i di Moùena nel ,J 5'.27 insieme .con Sebastiano Barbazzi, speditovi ~:lai duca Alfonso. QÙEnù,1. ·Fu come ingegnere alla difesa di Caodia del 1667, insi·e~e coH altri ingegneri francesi e ita,Jiani, lutti noverali dal Botta nel volume 6". Qun~_TANA ANTONIO. Ingegnere delle àmpliazioni a,i maggiori baluardi del ca.stello di Cagliari, cioè di Villanova, di Balcic, cli S. Gfovanni e di ·s. Pancrazio neHa seconda metà del secolo xv11.

f RA1NALD1 Gro. IhntsTA, GrnoLAMO e CARLO. Ingegneri roma11i, avo, padre e figliuolo, de' quali parla molto il Milizia. Più abbondanti notizie si hanno di Girolamo, il quale natÒ nel 1570, fu presentato dal suo maestro .Domenico Fontana di Milano al papa Sisto V comr, autore, sorprendente in quella giovine età, .del disegno del duomo di Montalto, che cominciò a disegnare verso ,il '159 8. , Andò nel 16 3•1 a Modena per la fabbrica del castello, essendo ai servigi del duca di Parma , e morì verso il 1656, Il Baldinucci dice .figliuolo di Adriano e fral<lllo di Tolomeo, e di Girolamo il minore Gi_ainbatlista, il quale ondò a lavoràrc intorno· alle fortificazioni di Fem,ra. Carlo nacque nel .•I 611, figi iuolo di Girolamo, e fu a servigi di Carlo Emanuele di. Savoia verso il !l 63 '1. . ANNO IV. Voi, Ili. -

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Nato a.I Ponte della Tresia in Masanzana nel 15~ 1, noi non conosciamo precisamente .quàli opere rizzasse in Francia cotesto ingegnere alla fine del secolo XYI; ma fu di certo ingegnere maggiore ,del rty cristianissimo all'assed•io della Roccella nel 157 3, ove fu ferito a morte e ·prigiot~iero. Ed al re appunto nel 1_588 intitolò il suo H:IYoro pregiato anco ai nostri giorni 8Ulle ·macchine. RANA CARLO ANDREA . Nato nel 171 4 in Susa, militò fra gli ingegneri militari; ma-con gradi puramente onorifici, non avendo_ne trovato menzione nei moli o almanacchi del tempo. Di certo ei fu fra i più bravi professori nella scuolà d'artiglieria e ~forlilìcazione, e fecesi notare pel suo deulo italiano, scrivendo il Trofeo d'armi, rappresentante una fortificazione singolare. E credo sia egli l'autore dell'Arcl!itett-ura militare per le regie scuole d'artiglieria e fortificazione, libro )V della·fortificazione irregolare 1 che vedesi nella biblioteca dell'Università, ccn un volume di ,J 60 tavole (I-32). Nè sappiamo come il medesimo Papacino avesse invece pubblicato di suo il ~ibro 1v sud dello sulla fortificazione irregola re, correndo grande differenza tra l'una e l'altra; divisa qu'ella del Rana in 1 O ,~api toli e 160 lezion i , e l'altr~ del Papacrno in due parli con 29 tavole. Qu,esti dice frat1a1ito nella sua prefazione all'Architettwra mihlare, pubblicata in Torino -nel ,1778: « Il slstema del signor Carlo i>Andrea Rana di Susa, professore di questa regia ::;cuoia, ideato >) nel ·1738, è di un carattere distinto per la novi là delle figure, » per la varietà delle ottime combinazioni che lo--compoogono, >) e per la gran superiorità di fuoco che il difensore ha su\l'as» salitore, allorchè questo si ulloggia nelle fortificazioni n. Ma nel lihrn m, ove riporla anco la figura del sistema del . Rana, che è una for tificazione -quadrala, lo mostra più biziarro e ingegnoso che utile davvero. Dicono alcuni averè il Rana pubblicato nel 1 '779 un Précis d'wn projeA pour augmenter et,asmrer la dé.f~nse-des places;rorse R.~iUELLI AGOSTINO.

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perchè-in quell'anno mçdesimo fu messo a stampa il libro 111 clell'.4.rchitell1wa mifilare avanti citata. Ma nel la biblioteca c!PI J'e vi è un altro suo manoscr-itto inlitofato: lJella fortificazùme ~·ego lare. Fedele alla casa di Savoia, morì il Rana fncwi se rvizio, net '1804, q-u;si ohliato, ma rivisse onorato nel nipote Giovanni · Antoniri. R ANGONE Gurno. Già capitano di 5 ,000 fanti -italiani, f~1 m,1<11<lato dai papa sotto Piacenza nel ~ 526 , è giunse in Roma npJ 1 528 nell'atto del sacco , seguendo ioi l'esercito francese di Lotrecco n~lla impresa di Napoli. Ca pilano generale e luogotenente di Francesco I in_Piemonte, fu all'assedio di G·enova. nel 1536, passando poi a soccorrere i Francesi stretti d'assedio in Torino.' . E il l\fao-o-i nella sua 011era celebrata di arc:hitettura n1ilitare OD , · narra a pag. 32 e 85 che il Rangone fu cbi:nnato a fortificare Pùwruolo, e nel far cavare i fessi volse che si lasciasse Ira il muro e il fosso una panca di 1erreno larga da 8 braccia t'n circa. Poi la fece taglfore claJ cornùiciar della muraglia fino al fondo del fòsso, s,'Ì che si veiine a fare scarpa. ,. An.che il Sàluzzo a faccia 2l2- dei volume 1 riconfc_rnìa cotesti lavori del Rangone, cui il Botta indirizza queste parole: (\ li conte Gui<lo Rangone aveva assicuralo Pinèro}o con qtrnkhe •> nuova fortificazione fatta in frett a n . . Per le quali o·pere forti non vedendo noi ran;menlalo il nome del Marsilii, potremmo credere elle questi non fosse che ai1Ùo e sorvegliante. _ RA SCHINI Sournr Al\TON10. Nativo di Reggio o di Brescello , puBblicò in Venezia nel 17 t8 e in Milano nel 1759 due opere di architettura militare, e in questo medcsinJo a!lno·, pe' tipi veneti m3ndava alla luce il suo Dizionaòo mil-ilare. ,RAnNo. Sappiamo solamente aver costui fatto la pi anta cìi Gioilterra nel 1781 . .


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REGI (D1) FRANCEsco. Non ostante che fosse Barnabita, fu pro. fessore d'architettura militare, e ne fa cenno il Marini ne'suoi Prolegomeni, a faccia 287. RESTA ALESSANDRO. Nel volume 3° cJell'.4r-oMtettura militare, serbata negli Archivi nazionali di Torino, è una _pianta di fortificazione cli cotesto ingegnere, dedicata a S. A. nel 1597. R EVERONI ;,brnnoGio. Capitano clf'gli ingegneri di Francia, pubblicò a Parigi, anno m, alcune invenzioni di fortificazioni, in francese. R1cc1 Osr1uo. Ingegnere di Fermo, figliuolo di Orazio e ùi Elisabella Gualtcroni, nacque nel ,t 54.0. Professore ùi matematiche nelle univ_ersità di Pisa e ùi Firenze, ebbe il Galilei tra i suoi scolari. Verso l'anno 1585 andò, d'ordine del granduca di Firenze, a fortificare le isole d'ls e di Pomcsues nella rada di Marsiglia; pe' quali lavori la Toscana unila con Francia nella lega spendeva un milione e 500 mila scudi d'l>ro, e non ostante Enrico l V volle nel 1 5!)8 riaverle. E ne abbiamo un elogio pubblicato in Fermo· nel ,J 830 da Giuseppe Fracassetti. R1ccw AKroN10. Ingegnere veronese, il quale andò col valo roso Antonio Condare a visitare le fortezze della repubblica ,veneta. " R1cc10 V. N.EnoNr. RIDOLFO DI CMIERINO O R1DOLFlNl. V. Ù31ERINO. R1GmN1 GrnL10. Nell'anno 1728 troviamo cotesto ingegnere deputato ai lavori di.: Vigevano, e più special mente al quartiere di cavalleria pel migliore assetto de' cavalli nelle. sta.Ile. R1NALD1N1 G10VANN1. Nato in Ancona, divenuto bravo nella ingegneria, fu mandalo dal granduca di Toscana a munire di altri bastioni la _cil!à di Longone nel 1604. Quindi muove a ricingere l'isola del Gozzo, e di là andò nel regno di Napoli a basliona.re Cotrone, Reggio e Lipari per comando del re di Spagna, riducendo anco a miglior ordine alcune opere di Messina, per le quali pubblicava colà una sec.onda opera: Inutilità 1

245 flelle piazze basse ,ie'fianch/de'bastioni. E tanta riputazione acquistò che fu fallo generale d'artiglieria. E morì in patria nel 1668, lasciando allre due opere: Tratta.lo di fortificazione (1599) e Sulle fortificazioni del Gozzo. . . RtNALDI ToLomw. lngegnere milanese, il quale sul cominciare del secolo xv11 molto intese alle fortificazioni di Novara, e già aveva eretto in Milano il nuovo baluardo Aocagna. ' Rizzo PAOLO. Cotesto egregio Paùre, non sappiamo se Domenicano O Franc~scano, ebbi' anch'egli parte alle opere di furti~ ficazione della, nilima città di Genova, siccome accenna il Cevasco. RomNo LucA. È veramente nno scrittore d'artiglieria ùel ~ 530 mentr'era capo de'bombardieri in Verona; ma sappiamo, allora massimamente, quant'era l'attinenza fra l'artigliere e l' in!TAL!ANI

gegner& . RoscETTI G1A1UBATTISTA. Non dobbiamo obbliare questo mgegnere militare, intorno-al quale non ci è riuscito finora rac.cattare notizie precise. . RossELLIN0 8EnNARDo. li suo vero nome era Bernardo d1Matteo di Domenico Gamberelli, fratello al celebre scultore Antonio. Ei rifece meglio che la terza parte dello mura ùi Civitaca.ste\lana; con garbo ricoslrusse e ampliò di belle e buon~ m11racr\ie la fortezza di Narni , e costrul , come dice il Vasan, una gr~n fortezza con un magnifico palazzo ad Orvieto. Si_milmente _ accrebbe e fortificò la città. di Spoleto: rinno, Ò e nstaurò le parte rovinate in quel tempo, agmu ra di Roma ' la ma"gior o • giunaendovi alcune torri e comprendendovi una nuova fortificaz~one avanti · Costei San l'Angelo. Tullo questo seguì nella seconda meta del secolo xv; perocchè sappiamo ancor.a di sue egregie opere architettoniche in Fabriano sollo il pontifìcato di 1

Niccolò V. Il.ossETTI DONATO. Nativo di Livorno, avea pubblicato colà nel 1669 un'opera di matematiche, essendo dottore di filosofia uel-


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l'Universit_à di Pisa. E nel ·1678, chia·mato professoré di · maleu maliche· nell'Accademia di Piemonte; e matematico S. A., pubblicò la sua Fòrtifi.cazionc a rovescio, contro cui si scagliò il Valperga.· -

di

Rossi BALnrssEnA. Fra' codici serbati dallo stupendo · uomo di Emanuele Cicogna in Veùezia abbia~io questo del Rossi, autore_ del seco.lo xv11, ignorato o obliato dal Vedora: ((Tratfalo delle fortezze e fortificazioni con altre ~ose appar» tenenli a tal'arte, e di ciò- si discorre quello che non è stato » da niuno particolarmente mostrato n·. RuaG11m.o Gw:o~rn. Nella biblioteca di S. A. R. 'il duca di Genova in Toi·ino ·si 'ha ùna lunga carta, in cui è bellamente disegnato tutto il eo.1·so del Ticino, e anche con certa grazia dipinto. ., Giù alla destra si legge : Jacobus Ru_qler.'" ln_qe.'" m.ilitaris delineavit anno 1698, et aut9r est prr.esentis delinea.;' · · .Rnmmentiamo qui esse.rvi ~lato un Pietro Ruggiero ingegnere e capitano del _re di Spagna, il quale scrisse per l'appunto · ·un'opera nel 1664'. . Ifoaarnno Prnrno: Ingegnei-e d1;ll'esercito del re cattolico, pubblicò ·in Milano nel 1661 La militare ar·cliitettiera ·essendo capitano. Ed egli stesso dice avere guidato gl'ltalia~i contro Longone. RusC(,:w Gmouuo: Cittadino di Viterbo, pubblicò nel 154-8 i suoi Precetti" della milizia modei'na. · RuTA. GJUsE-PPE. Nativo di Parma, fu appunto maestro di for-

tificazione de' principi' e nel collegio dc' nobili; stampando · nel 1679, 168,i: e 169 11 opere plili sall'argomento. · S.-1.Ma11CHEL1 M1caÈrn. Nato in Verona nel 14-84. il Sammicbel i, può dirsi capo- scuola degl' ingegneri militari it;)liani. Clemente VII lo mandò con Antonio Sangal_lo nel -1526 a vedere

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i !qoghi più importanti per fortificazioni, e sopra tutti Parma e Piacenza, come più lontani- da Roma. Tornando in patria e viaggiando per esaminare le fortificazioni di Trev_iso e di Padova, cad\le in sospetto i;l fu quivi imprigiotialo. f~iberato· e prl:'gato a entrare agli stipendi della repubblica, cominciò a fare il bellissimo e famoso bastione della' Macldale1ia in Verona, l'anno 1527, e nel 1535 compiè la porta Nuova , che è un arghetipo esempio; perocchè .senza smentire iI carattere mmtare, seconda mirabilmente l'aspetto e la 'dignità che ad .una porta .urbana si conviene. l\funì in patria,il castel di San- Felice un ·baluardo a muraglia con mura terribili, fra le più eminenti che s1 conoscano, e riz.zò' fra altri bastioni quellò di Spagna, che è vero modello .dell'arte, con anditi e uscite segnate nel fosso, Fra i bai nardi di Comaro e Santa Croce in Padova eresse il castello co' baluardi Vist1wi, Sabionera, JJfartinengo, Panigra, Bettclemme, Gmi e San Giorgio, il quale castello potè resistere a venti anni d'assedio c9ntro le prepotenti armi ottomane• . Alzò le fortezze di Zara con la famosa Cisterna, di Legnago e Porto,, e di OrcinovL Ceduto per tre soli. ·1~esi al duc_a ùi Milano, andò in Casale. RecossÌ col cl uca d:Urbin~ alla Chiusa, fortezza _e passo molto importante sopra Verona, a Bergamo, Vicenza, Peschiera, in _tutto il Friuli e nella Dalmazia. . / Nell'Archivio di Venezia serb.asi una scrittura inedita del Saminichèli con sottoscrizione originale: llficlw..l d sa Jli ' c/ile, in dat,a 'del primo di agosto .f 548: (e Discorso de tute le parti del Stato » de la clal\'Adice n. ~ Restaurò le fortezze di Corfò, di C.ipro e di Candia, e forlificò, la Canea, Relimo, Solìa e Napoli 'cti Romania, che sostenne , egregio e-insuperabile_contrasto sotto Agostino Clusoni veronese. Ma io credo piì1 facilmente che coteste ultime fossero state opere del nipote chiarissimo Giovan Girolamo. · . Finalmente innalzò la m;ravigliosa fortezza di Sant'Andrea


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sul Lito, fece le grandiose porte della~sua patria co' bastioni vicini, ricinse Brescia. E morl nel •I 559. · Nella caloro~a epistola, di Pindemohti a Scipione Maffei, e in u~ brano ineditO' D1/ Sepolcri, leggonsi queste ,apostrofi a Verona e al Sammicùeli: Te, benchè avvolti nella lor ruina,. Del tuo Michele i baluardi e"'reo·i ·• o o ,,Te i nobili pa:lagi ,. onde la stessa Mano, che ti difese, anco t'omay9 ., Rendon famosa . • . E tu dE>l nostro Michele Ìngiurrata ombra sdegnosa, Sbalza dal fqndo a spaventar chi atterra L'opre d1e scuola fur0 a la non mai Grata posteri fa . Sbalza ,-ombra grande, :Ma quelle industri opre. infelici, Nelle scritte.da te pagine dotte, O Ma.ffei ,- semprE) s'alzeranno, e fuori , Spingeran sempre gli angoli famosi.

almeno

. S.:~n11cH11L1 GrovAN Gmo1rno. FigÌijlolo di Paolo frate] coginO' d1 M1d1ele,, fu ammaestrato ed amato. dallo zio, e divenne eccellente ingegnere. Lavorò alle fortilkazioni di Zara e poi a qoelle di Castel S. Niccolò sulla bocca del porto di Sebenico nel 1533, e riformò con soo disegno e-con giodizio dello zio la fortezza dì Corfù-, che gli meritò provvisione uguale a quella del maggiorè ingegnere. Ma la vita di Giovan Girolamo tutti gli scritto;·i congiunsero con· qu~lla dello zio; comecchù meritasse posto da sè, per lasua gr~ndissima fama nella moderna foriifìcazione. Sposala una Fracastoi'i in Verona , fa mandato di ij a poco in Cipro, do've , pcì' tre mesi lavorò di molto, e per gli ardentissimi cald( morì di u11a febb1'e pesti lente in sei giorni, nell'età giovane di 45

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anni, seppellito in' San Niccolò di Famagosta pe1: cura del suo ' cognato Luigi Brugnosi, elle appunto allora attendeva alle fortificazi'oni della medesima Famagosta. SAMmCHEJ,I MATTEO. Cugino di Michele, gli attribuiscono a!~uni, non che il Vasari, la edificazione delle mura e del castello di Casate, il qoale dicesi comunemente opera del Sa~orgnano, e anche il monumento eretto nel ,1/1,95 a , Maria Vedova del marchese di Monferrato Bonifazio. V, ffgliuola di Stanislao re di Servia. SAN GALLO ANTONIO e GiovAN BATTISTA. V. P1ccoNE. SAN GALLO GrUJ,lANO. v.-G1rnn1mn. ·_ - SAN G1ovANNl (DA) MAnco _ANTONIO DALLA VENA. Ingegnere della fortezza nuova dì Livorno prima del Buontalenti. SANsovrNo JACOPO. Più noto di certo come architetto che come ingegnére, e sappiàmo che si trovò al ·sacco di Roma a dì 6 di m~ggio·· •I 527: E il doca' Alessandro De Medici volle il suo giudizio nel' fare la fortezza di Firenze, e nel 154-0 Còsimo lo ricercò, non pure di ·altri sooi piaceri, ma s' ingegnava ridurlo àl suo stipendio, essendo pur nato in Firenze oome Jacopo Ratti,'. ma ei ripèteva non esser da· cambiare_lo stato del vivere in una reoubblica a quello di trovar~i sotto un principe assoluto. Finàlm~nte nel •I MiS ·fortificò Murano, e mod d'anni 9 ·1 net' 1579: SANTJNi G'rnsEP·P~. · Inge·g·nere toscano, eccellente disegnatore, fu all'assedio di Candia nel 1668. SANTINI PAOLO. Un suo codice del 1U 9 su precetti e trovati militari lo ba fatto credere primo invenLuÌ'e delle mine. SARACCO GIOVAN MARIA. Lavorò alle fortificazioni di Pavia nel 166-1. · SAnD1 PIETRO. Nato in Roma nel 1560, si 'diede agli studi dell'arcbitetlura militare, e nel 16 ,J 8 pubblicò appu·uto la Corona imperiale · dell'cwchitettura. militare in Vene_zia, ma ded icata· a qt1allro illustri Genovesi, Lòmellino, Pallavicino, Cattaneo e Dòria. Scrive da Padova nel 16z7 la sua lettera di dedica ·al doge 1

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Erizzo tlel suo Discorso intorno alle fortificazioni di ·terra , e nel ~ 639, gia vecchi o di 79 anni, come leggesi sul ritrailo, pubblicò il l'orno dogale dell'architettura militare, sempre in onore de'dogi. SAnESONE ANTONIO. Ingegnere militare, nativo di Roma, del quale potremmo anche ,ignorare il nome, se non si fosse stampala a Parigi l'opera Ampie discours de ce qui c'est fail et passé mi siègc qe Poitiers, 156<,) (pag. 33). Nel quaJe assedio morl pcl' l'appunto il Seresooe, su cui ri- • portiamo il gi ufaio dello scrittore francese: (< lngénieur de monsieur, qui depuis quelqucs mois, pour sa dextérité eL gentil espriL étai t cmployé à invcnter et dresser les for leresses d_e la , ille. En quoi de jour à autre il acquerait autanl dc réputation qu' homme qui ait jamais été employé eo telles choses, laissant ùe sa perle un incredible regret , et non mointlre à ccux de sa nati on qu'aux nòlres >). Forse egli era co'solclati italiani rin~hiusi colà dentro, i quali comhallevaoo contro gli Ugonotti sollo il capitanato di Paolo Sforza, fratello ~11 conte di Santa Fiol'a. Certo è che il Teti ne discorre nella sua opera a png. 111 del libro v, dicendolo am ico suo e di Prospero Colonna , e in ventore ancbe di bastioni staccali avanti alle cortine, cioè dei riveli ini. SARTI ANTONIO e PaoLo. Padre e figliuolo , lucchesi, pubblicarono in Venezia, il primo nel 1626: L'Aw'Ol'a delle opere di (ortificaz1·one, e il secondo nel 1630, di appena 17 anni: La simmetri<, dell'ottima forli{wa::.ione. SARTI ANTONIO e PAOLO. Nati in Lucca, il pad1·e militò nel. l'Ungbel'ia siccome capi tano, e pubblicò in Ve11ezia nel 1668: I Crepuscoli di:l torneo delle. militari avverten::.e. Due anni dopo mise fuori: L'Aw'Ol'a delle opere di fol'lificazione i·egolare; e contemporaneamente: La Reale e regolare fortifìcazi:me, dedicata al senato veneto, cui egli rammenta i 60 e più anui spesi dagli antenati .e da lui medesimo a pro della repubblica.

SAvonGNANO AscANI0. Figliuolo di Girolamo, nipote di Mario e fratello di Giulio, lasciò la Descrizione delle cose d·i Cipro, in data di Roma G di maggio ,t 5'7 5, il qual codice ho visto nella Biblioteca di Perugia, dedicato a Francesco Perenoti da Francesco Marcaldi. E nella biblioteca dell'Università di Torino ve

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n'è una copia. Anche nel ,rrande Arcbivio di Venezia, sii;come ci scrisso il chiarissimo Ci~ogna , si conserva una sua scrittura sul modo lii preservare il Friuli. SAVORGNAN0 GERMANICO. Figliuolo a Girolamo inventore delle vie coperte a Murano nel 1 5'2 1 , nipote al celebre Giulio e a Mario, fu anch'egli de' migliori ingegneri militari del te~po; sicchè neoli Arcbivi del regno, al voi. v del l'Arc!titellura ·1mhlare 0 vedesi la pianta di Nicosia da lui falla colà nel 1567. ~li\i~l, con onore in Ungheria, come dice lo Spontone; e tornato 10 Italia andò, verso il 1MH,, a costruire la cilladella o meglio il castello di Casale, siccome siamo assicurali dal Busca nella sua Arcflitcllura militare a pag. ·178, e p_iù certamente da un edilto del duca di Mantova del 12 febbraio 1597, e crediamo perciò un errore allribuire a ~l atteo Sammicbcli, cugino del celebre Michele, l'opera del cosl detto caslello, come opinò anche il 1

Vasari. Nella biblioteca delrDniversità si ba un'opera a penna di Savorgnano Asèanio sulle cose avvenute nell'isola di Cipro. E il medesimo Ciro Spontone, slc,rico bolognese, pubblicò nel ·I M)O l'opera intitolnta Il Savorgnano, ovvero del guerriero 110vello, cbe è uu dialogo col nomo del marchese Germanico. E il medesimo Spontone, fallosi editore delle opere postume cfo\ Basta, no ha dedicata uoa al conte Ettore Savorgnano nel 16·12 . · SANOHGNANO GmOLAMO. Quando scriveva il suo zio Mario conte ùi Belgrado, Girolamo era nelle Spagne, ove rimase tre auni. , E tornalo in patria era in O:;opo suo castello, qu,,odo vi tenne onorato contrasto contro il eapitano tedesco Francapane. E fu 1


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inventore delle vie coperte, cioè le trincee e gli approcci modnni nell'anno 152 ·1 inlÒrno a Morano. Capitano della repubblica, andò col Pallavicino in Dalmazia, dove intesé alle fortificazioni di Zara e di Cipro ·nel marzo del ·I 569. Poi partì per Francia col con le di Santa Fiora, e dopo egregie prove di valore ebbe onorevolissime note nella ballaglia di Moncontour, il 3 di ottobre 1 ~G9. Ma di lì a pochi giorni morl in Lione. SAVOHGNANO Grnuo. Il Graziani nella sua opera snll,i guerra di Cipro lo chiama figliuolo di _Girolamo, ed altri, fratello. li PigafeUa lo dice nato verso il 150\'.J,·conte ùi Belgrado, discepolo di Costa.ntino Lascari, e andato alle prime guerre d'Italia dal 1525 al 1529.- E verso il 1530 entrò ai servi"i delJ.a reo pubblica di Venezia, postosi in dialogo"col Tartaglia nel 1540. Certo è che per deci'èto della medesima repubblica andò da Udine nel 1567 a fortificare Nicosia, lavorandovi con alacrità e-ri3parmii, e cingendola di undici baluardi, siccome cava3i da alcune sne' lettere scritte di' colà a dl 27· di maggio e 12 di -_ agosto di quel medesimo anno a Sforza Pall_avicino. Da· altre sue lettere, anche dell'Archivio generale di Venezia, indirizzate a Francesco Mich iel, in data di Venezia 25 ottobre 1567 e 8 ollobre 157·1 e di Zara a' 15 dicembre 1570' , e da tre Discorsi · (cod. 1185 e 2702 della biblioteca Ci~o~na), traesi , aver alzato molle opere in Candi a e in Cipro, aver -proposto molle provvisioni per la conserv~zione delle fol'lezze. E fu mandato governatore generale della mili,zia in Dalmazia·; fattogli succedere · Niccolò Dandolo, cui -la tolsero i Turchi nella battaglia del dì 9 di setteri1bre 1570. Nel quale anno ebbe la repubblica più vicino bisogno del Savorgnano, e lo richiamò in Venezia come sopraintendeniie di tutte le fortificazioni, fortificando, come d_ice il Sarti Antonio nella sua ForH/lcazione, quasi· tutto lo St~to da in.are e da terra. E famosa fu la fortezza da 'lui rizzata di Osop·o, scudo e riparo contro l'esercito cleUe gènti nemiche, le quali in Halia tentavano scendere. E di lui ùiscor-

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rono nnche il ~ereno ne'sooi Cornmentari, il Tiraboscbi nel_volume 7°, ed il Campana nel _libro I. Viveva di certo nel ,, 58~, perocchè in cott'slo anno il P-iga-félla gli dedicava Le meccaniche di Guic\IJb,1ldo Del Monte, e lo lod.iva delle sue macclline maravigliose nel la fortezza di O,;opo, chiave 'i.l'Italia, Ed anche nel 1086 il medesimo. autore dedicava a Giulio \'altro suo opuscolo sul traslocamento dell'aguglia, come a professore di cose meccanicbe. · S,n'?RGNANO MARIO, ~Lu1c'ANTON10 ed Err_oRJ>. Fratelli -anche ai precedenti e Luili, oiputi del celebre lVIario conte di Belgrado, ,morto a Vienna nel 1587. li giovine Mario uJar:chese di Cereseda, colonnello ùe' cavali i della repubblica veneta; fu mandato a rivedere· i passi nel .Friuli verso il 1565, e in vita~i . primà il Porcacchi poi Cesare Campana, pubblicò nel 1599 l'opera dello zio Arle militare terrestre e marittirng. .,_ ScAGLrA AuGUSTO orAn•HESE or SA1uzzo. Ne.I x111 volume dell'Archivio storico di Firenze fu pubblicata la D1/esa per la dedizione di .Vercelli 1;el ·16•17, ·esposta al duca Carlo Emanuele I. Ed ei morì in cotesta città il dì 7 di ottobre ,1 637 insieme col duca Vittorio Amedeo I. I Scaglia furono anche conti di Verrna e marohesi di Sostegno, ed <1pparlennero sempre alla nobiltà di Biella. _ ScAr,A GwvANNL Autore di un'opera di fortificazion_e pubblicata in Roma sua patria, nel ,1b99, aveva costruito nel 1593 l~ fortnza di Palrn,mova nel Friuli, e forse rislaurò i munimenti di Civitaveccbia, di cui diede incisa la pianta prospellica. SCALA GIOVAN TO!llllASO. Se- non si fosse trovato .un codice · prezioso _cli cotesto iugègnere venczimio in casa del principe _di Carìati in Napoli, sarebbonsi ignorale le S!l!l opere, di cui parla ~Bli medesimo; -poicbè nè il. Va_suri, nè il Baldinucci, nè il medesimo T~mai1za ne disc'orrono punto; quantunque il. Ruscelli lo avesse in quel s~cQlo stes~o ;<.VJ ramme11tato sotto il semplice nome del!' ingegnere TQmmaso. 1

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· Il quale nel 1523 feee il modello del castello d'Ancona . . Nel 'I 528 mosse col duca d'Urbino Francesco Maria a costruire in Verona il pontone grande al castello .di San Felice, dìmorando:vi tre anni ; e poi fu alla difesa di Vercelli sotto , il marnhese di Marignano. · Nel 1536 -disegnò il castello di Novi, ·invitato da Antonio De Leva : nel f550 , il porto di Monaco sulla riviera di Geuova, e pili tardi rese f'Òrtiss1ma la città di . Callaro in Dalmazia' e nel 1 54'7, Peschiera, I?iacenza e Pesaro. Nè solamente lavorò in Italia, ma fa chiamato nelle, Fiandre e in Francia a fare il baluardo della a Valenciennes , )laddalena . , , la fortezza di Gand ; quattro leghe di colà lontana, i castelli di Fontanablò nel 15,l,1 per comandò cli Francesèo I e di S. Francesco in Amiens, e le fortifi cazioni di Lafèl'e, Crechy, Montlfidier e Chiaromonte. E nell'assedi o di San Desiderio col conte di Sansera, nel luglio del 1544, ove morl il principe· di Oranges, fu ferito alla gamba de.stra. La seconda volta che fu in Francia costruì i castelli di Dieppe e di Bordeaux, la ci ttà forte di'Ilàvre e le fortezze in Jersey e Guernesey. In Ingb ilterra a:lzò la torre di Arder e le opere forti di° Dabellao, Timon e Bervic nella Scozià· e si troYÒ tra i difensori di Bologna a mare da parte inglese. Nel 1 fH,5 cost.r~l due mine, la prima in facezia a Sant'Andrea e la ;econda a Donvarche-, trovandosi con lui un Tiberio calabrese. Anche in Vienna costruì la porai reale, e passò poscia in Ungheria. Viveva egli nel 1 572 quando fu pubblicat? l'opBra del Ruscelli Precetti della milizia moderna, poicbè molto onorevolmen te questi ne discorre. · SCAMozzr V1:-.CENZO. Archjtetlo notissimo, ebbe anche· carichi di opere militari, e nel .16 15 eresse o -ampliò le mm,a di Palmanova. Sc,rnAnELLI ANGELO MANFREDI, Il Paradisi in una nota nell'Elogio qel Montecuccoli parla di cotesto ingegnere dello Stato 1

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di Modena: governatore politico e militare della Mirandola, ove nacque, e maestro di architettura militare. Lasciò scritti, oramai perduti, di cui' fece ricercJrn il Morelli, da me ripetu te. - ScmE. Pare che fosse venuto di Francia a'servigi de;lla repubblica di Genova, e col grado di m;rcsciall o dì campo diresse le nuove Qlllra 1wl 1747, e fece il ridotto a casematte nel forte di S. Tecla._ Scrnno o Cmo DA CAsrnounANTE, Antenato forse dell'altro ingegn~re Pic_colpassi cli Ca~tcldnrante, ftL ch iamato da Urbino . aèl Otrant:o durante la guerra cbe l'Aragon0se vi sostenne. SEamzzr. V. FRATE DA Moo·1rnA. Nel secolo xvn vi fu un pittore bolognese per nome Gio. Andrea Seghizt.i , il quale lavorò alle · corti del duca cli Modena, e ciel Gonzac;a con.te di Novellara. Sr,;1TER DANIELE e Prnrno. Sebbene · DaniBle fosse nativ_o di Vienna, il padre suo Martino lo pose come paggio di valigia. del ' .celébre l\fontecuccol i , sotto cui apprese l'arte militare, e in ispecial modo il disegno e le_fortificazioni. Ma lasciata Vienna ·all'età di 20 anni per un duello in cui uccise l'avve1"Sa1jo, fu. . primo pittore del duca di Savoia verso ·il 1 G75. Il figl iuolo Daniele lavorò anclie per la Corte, e accompagnò la niadre del duca a Roma ed a Reggio (V. Pascoli, Il, 2.30, 319,322, 324).. SENTINI. Ingegnere della difesa di Candia nel ,1667 Mn Serravalle,.Querini, Qu,1druplani e Castellano. SrnnELLONI GABBIO. Figliuolo del conte Giovan Pietro e di Elisab~tla Il<!inaldo anco rnilanC'se. Uomo profondo nelle (i(lttrine e nelle pralièhe militari, pure cominciò a cadere in disgrazia del marchese del Vasto, il quale lo lenire 18 mesi prigione ·nel casteJlo di Milano col Medici di ' l\forignano. Era ai servigi di èosimo quando f~ spedito Jlel 1 553 a forJifìcare Cortona su la fiontiera del Sanese, perocchè il forte della guena avea a ridursi in Valdichiara. Luogotenente generale del Medici avanti Siena., vi _entrò nel 1557. 1


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INGEGNERI MILITARI

Fatto generalé delle artiglierie, venne chiamato in Roma nel 1559 dal nuovo papa Pio IV di casa Medici, suo cugino, coll'officio di capitan generale della ,Guai'dia e col titolo gerosolimitano di pi:iore d'Ungheria. E passato in quella parte dell'Alem.1gna, il re Filippo lo spedì in Malta' nel marzo del. 1566 per le nuo,·e fortificazioni delÌa Valletta imm.aginate dal Laparelli. Lavorò coi Savorgnano ·alle forJifìcazioni di Nicosia, e fu capitano _generale, come Pietro Navarro, di tulle le artiglierie nel!' impresa di Tunisi n~l 1570. E per conservare 1..meglio la cilla vinse il partilo di fondarvi una fortez-za, anzicbè di smantellare la Goletta, e ogni fortificazione fallavi dall'altro ingegnere italiano Ferrarnolino. 11 Serbelloni ne fu dunque \'ingegnere. dandole-la figura esagonale. Innalzata in pochi mesi, sostenne grave asse.dio sollo , il medesimo suo ingegnere, il quale alla fine per mancanza di soccorsi e per una mina scoppiata, la rese, e fu fallo prigioniero. Fu- ali' impresa di Lepanto nel '1.5 71, .e l'auno dopç> andò a governare la Sicilia. Tornalo in Milano nel ·I 575 partì per le Fiandre; e col Paciollo intese alle fortificazioni-di Anversa. Morì in patria ne\ 158 0. · • Un Fabrizio Serhelloni, fratello a Gabrio, generale del papa, prese d'assalto la città d'Oranges nel 1562 contro gli Ugonotti, e vi fece stragi e crudeltà inau;Jite; passando poi al governo di Avignone. , E nel ,1637 un Giova1ìni Serbelloni capitanava l'esereito in Valtellina contro i Francesi. SERENA D01 111rn1co. Ingegnere Il).ilitare dello Stato di Milano, diede l'opera sua ai lavor\ di fortificazione d'Alessand;-ia nel 1688, di Valenza_e del Fenile nel 169,1. _ SimL10 SEBASTIANO. Nativo di Bologna, pif noto certamente come architetto civile. che come ingegnere militare, ereditò scritti e ,consigli da Baldassare P.er.uzzi. •

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Urio degl''ingegn:eri della difesa di Candia del ,. 667, noverato. dal Botta al ~olume. 6, pag'. 82. SERSANl>ER ANDREA. Sebbene tedesco' rinvenimmo col suo nome •alcuni disegni di fortificazione (secolo xvi) negli Archivi del regno in Torino. SEsn GtoYAN BATTISTA. Tehente generale e ingegnere., SEVERA' Lurn1. Uno di quei tanti ingegneri italiani del secolo xvi , i quali andarono a dar l'opera · loro nelle Spagne con Ugo da Cesena Baldassarre Paduano Abiando, il capitano d'artigliel'ia ' ' ~ Luigi Pizzaoo, Giorgio Si stara, Agostino Amotleo Este\iani, Rocco Cappelino, Vespasiano Gonzaga .e sopra tutti Giovan· Ballista Arrtonelli. S1GNORELLI LEONARDO. -Nato in Perugia, sì feconda di artisti, quasi a vendicare l'onore della sua patria vilipesa dal Malatesta Baglioni, fu l'ingegnere de' Fiorentini nella difesa cel~bre del i 530, togliendo il posto di Michelangelo. . SIGNORELt1 PrnrRo. Nativo di Montalcino in 'Toscana, aiutò il , _Vitelli, e fu soprastante alle fortificazioni' della cittadella di Mondovì nel 1573.SrnENI A. Nell'anno 1689, impadronitisi gli Spagnuoli di Guastalla, la quale da pochi anni era cad9ta in mano del duca di Mantova; fu mandato il Si reni col -Bereùa a visitarne le fortificazion i. Era , già molto riputato 'il Si reni per la fabbrica del molo d_i Genova. " S1sTARA. Gxonoro. Ingegnere militare ai servigi di Spagna nel sécolo xvi. Srroru G~noi,,wo e FRANCESCO. Lavorarono di molto al castello di Milano, Sono· G10vANN1. Ingegnere anconitano del secolo xv, fu nel 1439 il costruttore della rocca di Tolentino, prossima al ponte sul Chienti , di forma rotonda, lunga nella periferia 75 piedi parigini e alta ·,so. Ma ripiombata la•città <lalle mani del duca di ~mano in ' quelle d~lla Chiesa ,' fù smantellata la' torre nel 51ma1V!LLE.

A!INO

lV. Voi. Ili. - 11.


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INGEGNERI

H, i3. Eforse il medesimo· Sod-o era stato nel ,1HH l'ingeg1iere del forte dì Morrovalle. Sor.o.~rr JAcoPo. Di o~igine lombarda, cotesta famiglia ebbe a sistemarsi in Piemonte sin dal secolo xvi. E Jacopo fu arcb.i..: tetto e cosmografo di Emanuele Filiberto; siccbè nel '1580 scrisse. una Relàzione dedicala al principe di Piemonte Carlo Emanuele; intorno alla necessità di riparare Vercelli ùai dàn-ni ùclla Sesia, che serbasi autografo nellà Biblioteca ducale. Forse· -in questd tempo · andò a lavorare al duomo di Milano, ed al ritorno· seguitò a militare come ingegnere ducale, poìchè lo ve·diamo ajla · difesa del forte di l\'firnboeco. nel •1592,' siccome cavasi dall'opera di Giuseppe Cambiano di Ruffia, -pubblica·ta nel tomo 3° de'Jlfonumenti di' storia patria. Altro prezioso autografo del 1599 si conserva del Sòldali negli Archivi del regno: Sul modo di meglio fortificare Torino, nella· quale relazione ci narra e3sere stato prigioniero de' l<'rancesi nel 1 592 nel castello della 'Forre, ed ave,:e indotto il gene1:ale Lesdiguières di non muovere da Brìcherasio contro Torino, che vi avrebbe trovato sepoltura. E ne'medesiini Archivi rinvenill}mo nel volume 4° della Jlfiséellanea d'arcÌiiteltwra miNtare la pianta di Uimburgo ,con -tnlto il terreno circostante e gli accampamenti dello Spinola, fatta dall'ingegnere Carlo Soldati . l i Loazzo ne discorre. · ' SPALA GIUSEPPE. Nell'anno ,1 657 fu ch iamato a Magonza per fortificare la fo"rtezza e per disseccare r terreni all'occidente del castello. li celebre ingegnere Choisy, che restaurò qaellè fortificazioni, ne parla con molta lode in lettere dirizzate a Louvo;s, siccome anco ne assicura il Qnincy. Sr,1DA GIUSEPPE. Alcuni ·confondono il nome di Spada · con -c1uello di Spala: ·SPANNor.cm Trnunzrn. Nèll'anno 15~0 andò a· coslruiré in Saragozza un ponte levatoio senza lasciar vedere cate-n&, e sì congegnato che·Ùn solo soldato posto nella grossezza delle' n:iur~ poteva alzarlo.

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ITALlANI

A!ll.:!NRI

STEccm MATTEO. Nato in Sellignano in Toscana, fu scultore ~d architetto; rizzò ùapp1:ima qualche opera ùi difesa intorno alla fortezza di San Leo ov'erano i soldati di Della Rovere, nella guerra di Leone. X per lo Stato d'Urbino nel ·1 516. E senza l'ardire, e l'esempio dello Stecchi non sarebbesi presa d'assallo. STENDARDO GIUSEPPE. Ingegnere mil itare napolitano, cui nel 17,16 furono commesse le fornaci nel Castel Noovo, e nel 1736 la fabbrica delle armi nelle ferriere di Stilo, e poi molli lavori di architettura militare. ·SùFIO o SroFio TonrnrAso. Cittad ino luganese, fu ingegnere ducale, e nel -1608 pose la prima pietra 1el forle di S. Maurizio al colle della Rossa. SPJNOLA A~rnoGio. Nato in Genova nel 1569, datosi agli studi militari, sL condusse in Fiandra nel 1602 con 9 mila soldati italiani. Ebbe colà la suprema direzione dell'assedio di Ostenda a dì ·1 4. di settembre, che durò tre anni e tre mesi, poichè soccor3a la fortezza dall'Olanda, dall'Inghilterra e dalla Francia, e sostenuta dal primo capitano del secolo, Maurizio di Nassau· principe dì Orange. Fece gli assedi i della celebre fortezza di-Rinsberga nel 1607, di Nimega nel 1622, cli Breda nel 2.ii, reputala delle migliori fortezze de' Paesi Bassi, contro alla quale sfet_te dieci mesi e più. Fatto poi ·governatore di Milano e capitan generale delle armi in Italia, era per espugnare Casale quando segol la pace. ~fa sorpreso da ·grave infermità in Piemonte, in quel te!:!1po vi morì dolorosamente, fasciando il figliuolo Filippo che sposò la Doria, da cui nacque Paolo duca di Sesto,, generale degli no"'. mird ~'arme nel Milanese, verso il 1669.' TACCOLA. V.

L\COBI.

TADJNI o TADJNO GABRIELLO.

V.

MARTINENGO.

TALLONE. Capitano ingegnere, . genovese, fu anche quartier mastro maggiore d_e\la repubblica nel-1755.


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INCJEGNERI MILITA RI

TARGONE P'o~tPEo, Ingegnere romano', il quale fecé moltissime invenzioni mili lari oell'~ssed io di Ostenda, siccome sono descritti · ampiamente da Alessandro Cavalca. Anche il Padre D'Afilitto nella sua opera di fortificazione, a pag. 227 e 268 parla con lode del Targone, e lo· storico Giustiniani gli dà l'epileto di vale11te , come 1ion eransene veduti in guerrn. TARTAGLIA N1ccoLÒ. Profondo matematico e scrittore di materia d'artiglieria, di marineria e di fortificazione. , ' Nato verso il ,1500, nella sua opera dei Quesiti· ed invenzioni diverse prende occasione della pianta della ci ttà fo rte di TL•rioo, presentatagli da Gabriele Tadino di Martinengo , per dimostrare i difetti della fortificazione di_quel tempo e di quel ~uogo, cui ;ippone sei errori. · Nel 1554-, pubblicando dopo sei anni la seconda edizione, aggi unse al libro v1 una giunta per ispiegare fa forma e le dimensioni delle inverse lungo la corlina con altrettanti parapetti ùi terra con cannoniere, siccome piccole piazze d'armi coperte,la quale utilissima invenzione venne poi piQ ,particolarmente applicata alle opere esteriori per ripararle dagli spari a rimbalzo .e di fianco. TAs.~o G10. BATT1,su. Ingenere bergamasco, il quale costrul il forte Tasso sul Reno. TASSONI Au;sSANDRO. Nolissimo come scrittore, letterato e poeta, volle anche dettare breve scrittura sulla utilità delle _fortezze. TENTI GIOVANNI. Nativo di Samminiato al Tedesco in Toscana, . venne a costruire il forte di Sarzanello verso il 1322, per comando del Castruccio signore di Lucca, dopo che fu fatta la 'torre di Pontremoli chiamala Cacciaguerra. Pure non è cotesta che una congettura, potendo anche bene essere architetto del forte Jacopo Cirnella di Modena, il qùale fece la Rocca di Padova. TERNI (DA) ALESSANDRO. V. ,LEOPARDI. TEIIZl AunELIO e ANDREA. Questi due fra telli fortificarono Corfù; ~

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ITAL1AN1

ed Aurelio, morto il fratello minore , fortificò Zante. 'rùrnato in Modena lor patria, morì governatore della Mirandola a dì 1 O di ottÒbre 1657. TrnALDr PELLEGnrno. Il suo nome è Pellegrino Pellegrini, soprannominato Tibaldi, pittore e architéllo eccellente,. contemporaneo al Vasari, il quale nacque in -Bologua nel 1537,_ed il Malvasia ne scrive distesamente la vita. , Giovane ancora , fu c!.Jiamato a fortitìcaré Ancona verso il 1560; ed in Novara fece altri laYori, fra'quali il palazzo Bellini. Secondo il Casalis, al voi. xxt, p,rg. 128, il Tibaldi diede il disegno fra il 1570 e il ·1577 della chiesa de' Ss. Martiri o dei Gesuiti. TonELU Au:ssANORO. lngegnere nativo di Fano, andato col Farnese alle guerre di Fiandra, fu rammentato -onorevolmente dallo Strada come operosissimo contro le bàrche da fuoco, Vi fu anche un Torélli Antonio fiorenlino, egr<:gio ingegnere, il q ua1e prima· nelle acque di Malta nel -1619 e poi in quelle di Messina nel 162•1 feee percorrere una nave sfornita, di vele e remi, uo, e miglia all'ora , per via_di certa sua macchina, ToRNAQUINCI MARIO. Sergente generale ed ingegnere toscano, lasciò una Relazione delle fortificazioni di Portorerraio nel tempo del suo governo dal •I 668 al 1698. TosèANO P,1ETRO. Vien rammentato dal Giovio nella difesa del castello dell'Ovo·11el 1 4-95. TosrNGHf Prnrno. Colonnello fiorentino, ebbe anébè parte ài lavori ricognizione avanti la. Rocce\la nel ,15'73, la cui difesa durò egregiamente selle mesi. TnEv1s1 FnANCEsco. Ingegnere veronese, il quale è parte del · Dialogo pubblicato dal Lanteri, altro ingegnerè italiano. V. P1,,~1

,)

di

NA.c.cni.

·

,

•

TRISTANO Gro. BATTISTA. A dì 6 di agoslo 1 M6 egli col Casanova e col. Terzi ed anche col Pasqualettl fu ch iamalo alle 'fortificazioui di Ferrara l-0r patria.


262 INGEGKERI MlLITARr TnrsTANO BA11ror:o.-Al_tro i11gegnere ferrarese, fatto soprastante alle fortificazioni sollo Alfonso II; già 'av·eva innalzato il palaz7o de' Contrarii in Vignola. Morì a dì ~.2 di clice·mbre 1597. Tno1LI GrnLIO. Nato a Spilimberto sulla· metà ciel secolo xvn. TUADE DALLE MARCHESI. Ingegn ere bolognese, edi,fkò nel 1340 .il castello di ~fod~na, dove ora sorge il palazzo ciel governo. Tunur EncoLE. Nel 1608 cotesto architetto lavorò in Milano sua patria. TURINI Prnrno. Ingegnere veneziano del 1 777. ' UGHELLI G!onmo. Discepoio in fortificazione del Coccaparti, fratello forse. all'antore dell'Italia Sac~·a, lavorò col maestro e altri ingegneri mil:tari in pare.ccbie opere del tempo. Umn GABRIELLO. . Negli Archivi del regno in Torino abbiamo vednto un disegno di fortificazione <la lui foti.o, e nella 1'1'ta del Coccapani, scritta dal B,Jldinucci, trovammo poi aver egli conco.~o cou Ginlio Parigi, altro architetto ed ingegnere militare, alla costrnzione del palazzo e della villa di Pog,gio Imperiale. UGo DA CESENA. Ingegnere militare, andato nelle Spagne su la metà del secolo xvi VACCA ANTONIO. Nato in Ferrara nel ,J 553, dopo aver lavorato ai bal~ardi della patria sotto l'Aleolli, andò in Modena con gli Estensi , ed ebbe la sop1•aintendenza all'ullicio delle munizioni. Nel 16 ,r 2 fu in Garfagnana con Bentivoglio a governare le opere d'assedio nella guerra contro i Lucchesi, rizzandovi un forte nelle vicinanze cl i Pali eroso. E .morì in Modena ai 28 di maggio 1638. VACCA FrrA~CEsco. Ingegnere ducale in Ferrara, fu chiamato in Roma per le fortificazioni di Comacchio nel ,1 643, .e ne'l 1654 scrisse una Relazione sulle acque del Reno. VACCALLI o VACALLO GIUSEPPE. Fece il ponte di legno e il disegno <li fortificare il porto di Varigotto al Finale nel 1630•

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VAGNARELLO PmTrro. , Ingegnere mili.tare urbinate,· elle la re- . pubblica di Lucca adoperò nel 1603 per fortificare Castiglione e ordinare lè difese in quella frontiera per le ostilità insorte coi Mo,denesi. Ma capitò nelle mani del n'emico, e f'u menato prigione in Cas\~lnuovo <li Garfognana, da cui tornò libero dopo breve tèmpo, rilascialo dal ~overnatore Montecuccoli. E nell'Ar- , {'.bivio, di Lucca serbavasi la piaula di Castiglione ·con la scrit~ , tura del Vagnarc\lo sn la fortificazione da farvisi. · VAGNONE Prnrno. Nativo di Trn!Tarello, fu ingegnere fortificalore -di Cuneo nella seconda rµetà del secolo x:vr, alzando ù i1a cortina dalla parte del Gesso, incarniciànd0 il nuovo baslione .dell'Olmo e il rivellino a porta della Pieve, ·e costruendo dei cavalieri ai bastioni di Caraglio e della Torrella. Un Vagnone Carlo, signore di Dros, era noto nelle armi piemontesi sin dal ,t 532, e nel ,t 53iS fu tra i più fi.di alle sventure ' •·del duca di Savoia·. Qnindi un Paolo Vagnop_e; signore medesimamente di Dros, fu assai nominato nelle medesìme guerre, e secondo narra il Saluzzo nel volume 2° delle sue. istor1e, .morì ùel 1544- combatlendo a Ceresole nelle file de' F1:ancesi. : VALrErrGA ANTONIO MAtmrzro. Nativo di Torir:io,' fu primo in'o-eO'nere del dnca di Savoia, e scrisse un'opera, b e . rimasta a penna, di cui si ha copia nella Ducale, col titolo : La f~rtificazione reale difesi, contro quella che pubblicò il llosselti per le stampe. Era prigioniero di guerra nel castel nuovo di Napoli l'~rino ~ 653 , e in quell'anno medesimo pubblicò colli la sua, opera Esercizio mili/are a benefizio del nuovo soldato, cni (ree ·s<'guit-o nel I 655 l'altra: Indirizzo del nuoi:o solda.to, nelle quali. opere s' iutitola prima rnaresciale di battagli~ e poi sargente maggiore <li b'attag\ia del, crislia.nesimo. , Poi fn chia~ato a fare l'ullima cinta di Malta, di _cui porla · -severo giud izi o l'ing(,.gne re francese Blonclel, a faccia· '.2 della , sua opera pubblicata nel 1683. Del Valpe1:ga abbi.amo un sislema di for,lificazione, cbe De...


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INGEGNERI MtLlTARI

Falcone li riporta nella sua opera a penna nella Università <legli studi. VALTUR10 ROBERTO. 11 D'Agincourt crede Valturio au,tore del disegno e dellà costruzione della fortezza di Rimini nel 400. VALVASONE Guco~o. (~overnatore di Candia e particolarmente del forte San Demetrio, nel 1648 fece molte fortificazioni di mine insie.me coll'altro ingegnere forestiero Odoardo Vaderblam minatore, VANELLI CAnLo. In un giornale manoscritto di cotesto Vanelli abbiamo soe notizie, cioè di essere andato a forlificare la cittadella vecchia di Vercelli a dì 1 O feb braio 16 I O col capitano ingegnere ducale Ascanio Vitelli (sarà forse Ascanio V:illozzi, morto nel 16 15),e poi il 1° luglio del medesimo anno a riparare Crescentino. Sul cominciare del 1611 si recò nel Tirolo. E dopo aver follo delle opere pel duca di Baviera, tornò in Torino_nel 16·13, e fece l'impresa di l\foncalvo e Alba, sempre col Vitel1i. E il suo giornale termina l'ulti mo di agosto 161 4, nel qual giorno ei rirripatt:ia da Torino per Vercelli. Finalmente nel 16.25 lo vediamo con bel 'grido all'assedio -del castello di Ventimiglia dopo la resa della ciltà a dì 20 di maggio. • . Abbiamo poi nella biblioteca ducale di Torino un picco! volume autografo intorno al riconoscei· provincie , passaggi e fortezze d'ogni sorta, cli un Vanelli, cbe pare anche opera ciel 600. VANELLI P. P. Nella medesima biblioteca ducale, si ba uno scritto a penna de.clicato da cotesto ingegnere al marchese di Pianezza, sulle fortitìca1.ioni. ' VANTJNI ZENONE. Nativo di Portoferraio. °VENUSTI MrcnELANGELO. .Figliuolo di l\Iarcello Venusti alunno insigne di Michelangelo, !~sciò un co,licc d'archi tettura militare, scritto in Roma nel 1606, serbalo in 1'11oct'ena dal conte Luigi• Forni , già appartenente all'abate Pagliaroli, il compagno, io credo, di quell'altro codice che era in casa Marini di Roma, ed

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ora nell'Accademia militare di Torino. Il' Campori lo dice' romano , ma il Baldinucci aveva dello essere mantovano. VERDI G1Aco11ro ANTONIO, li chiarissimo Emanuele Cicogna possiede fra le tante ricchezze bibliografiche un codice (825 parte 3; - num. 1 t) intitolato: 11/émoire des nouvelles ùwentifms de Jacques Antlwine Verde italien; ma sulla coperta si legge: « Raccordo di Giacomo Antonio Verdi italiano per preservare « le cillà e monitioni da guerra n , VE11T. Ingegnere della repubblica di Venezia, il quale dimostrò tanto valore ne' due mesi ùi egregia òifesa falla da Antonio Navagier provvedìtor generale nella fortezza di Cuneo, l'anno 1645, e vi rimase gravemente ferito. VrntonA GIO. B,HTISTA, Nato in Bergamo, fu ai servigi di Savoia capitano, e andò a forti ficare Malta, dove mori. VETERANO. Lo troviamo ram mentalo nel 1669. V1CENTIN1 ALESSANDRO. Ingegnere chiamato dal principe Francesco De Medici in Toscana nel 1571. V1GONE. Era capitano ingegnere di S. A. il duoa di Savoia nell'anno 1642. VIMERCATI GASPARE. Figliuolo di Tudeolo de'Capitani di Vimercato, nacque in Crema·, ed è rammentato dagli storici Corio, Simonetta, Benedetto Giovio, Alemanio Fino, il Bugati, lo Zazzera, il Crescenzi e il Morigio. Comineiò a militare sollo Francesco Sforza, ed alla morte di Francesco Maria, segoìta nel 144 7, andò in Crema, ove dopo due anni sosumne egregia difesa contro i Veneziani capitanali da Sigismondo Malatesta, e inventò la pratica d' inchiodare le artiglierie uemiche, siccome narra il· Tensini nella sua Fortificazione, nel libro n, pag. 4- 5, e ripete De Ville a pag. 468, Rimase egli prigioniero quando seguì la resa a metà di settembre, e libernto poi tornò in Milano, orn perorò con facondia la causa di Francesco Sforza. Fatto perciò duca di Valenza, andò a conquistare Genova nel 1 -i-64, che governò a noil1e del nuovo duca di Milano. Fu mandalo poi ai


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I.NGEG~ERI .MI.LlTAR(

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servigi della repubblica di Venezia, e meritò sul sep.olcro a Santa Maria delle Grazie, presso porla Vercellina, verso il 1 t 7'.2; la iscrizione mollo onorevole: Servavi patriam Gasper, Genuam-

In varie fazio ni ebbe principal parte, e ·noyvin di Villars lo rammenta all'assedio di Casale nel ·1 55/~ col nome di Francisque Bernardin, siccome lo chiama ancbe il l\lonlluc (-1). Meritò quindi d'esser cavaliere di San Michele, consigliere regio e maresciallo del l'esercito . Mandato allora dal Brissac_ per narrare al re le condizioni delle cose militari in flalia, morl a Parigi poco dopo la morte di Enrieo Il , succedendogli nell'officio di sovraintendente delle fortificazion i in Italia il lìg\io Scipione. li quale, fallo capilano di 200 fanti nel 1548, s'alt al cnpitanato di 200 cavalli leggieri, eri ebbe molli contrnssegni di benevolenza da Enrico JI, cui ave\·a salvalo la vita in una faz;one, come allesla il Célgnassi, e fu cavallerizzo maggiore a dì 3 di ollobre 1559, sollo il re giovineUo Francesco l i. Tornò allora in Lione per recarsi a Torino e quindi al posto <li governatore di Chieri sull o scoreio del 11560. . Il Tensini poi parla di Gaspare Vimercati il quale servl sei anni il duca di Baviera (pag. 8:1), e fu il primo a introdurre la pratica d'inchiodare-le arliglierifl (libro 11 , pag. 45), e lo ripete De Ville a pag. 468, soggi ungendo che i cannoni inchiodali erano di Sigismondo Malatesta, avanti la sua patria assediala, Crema, nel •1 464. E dimostrò tanto valore e tanto ingegno, cbe nel ·l 55 I fu sovraintendente delle fortilìcazioni in Italia, nel quarto anno ùel regno di Eorico II. VtNCENTI. Mi favorì il Cicogna la notizia di aver rgli un manoscritto del Viocenli, copiato da Alvise Mocenigo nel 1653, il qaale termina così: Signor Yincenti 1640 adi (?) liberationis ejus 23 octobrfr. Vi si discorre, è vero, delle fortiGcazioni di Francia; ma se non potrà esser opera di Domenico, di Anlon Maria e di Gian-

que subiegi -

S(ort'Ìor hic col'pus, mens siiper aslm manet.

Nè lasciò figliuoli, ma fratelli e ni poti. .VmEnCATI Fn,HiCEsco BERNARDINO. Da un riprovevole libello, siccome è qud lo di Ludovko Hirago, noi non trarremo le no· tizie del Vimercati; takbè non crediamo cbe sia Camnago il suo casato, e che per delitli comuni sia uscilo prcifugo <li Lomburdia. Non po3siamo credere cbe bandi to dulia patria nel 1530 già ricevesse le patenti di luogotenente generulc dell'esercito del mélrcl1ese di Saluzzo a dì 30 di luglio 1536. Cred iamo pii1 faeil111rnte quello che narra il Morigio nella sua opera della Nob-illà di Jl/ilano (i ), aver comincialo il Vimercati a mUitare nell'esercito di Francesco I come commessario del re nella guerra del 1528, se pure non si fosse trovalo pi ullosto fra le Banlle Nere di Giovanni De Medici. Ed al ritorno potè avere il governo J i Lione, Jove appunto ebbe il ,figliu olo Scipione nel 1533. · Passalo quindi in Italia , fu capitano di 200 cavalli, e meritò andare in anliguardo contro il marcl1ese Del Vasto quando arri,·ò l'Aonebaull nel 154-1 (2). Nel quale ufficio doveva esser mantenuto così in guerra come in pace, !-icc.ome avvenne al licenziamento dell'e fan terie ilnliane quando seguì l'acco rcio tra le ùue Maestà 1;egli anni 15 H e 154.5. E nel 1 5 4,8 il capitano Angelo Assinilo gli intitolava l'Opera nova pubblicala in Torino dal Cravolo. E molle opere condusse in Pie.monte, le fortificazioni di Bra nel 1552, di San Martino .Canavese nel ·I 553 , due forti per slringere Volpiano nel •I 555 , la cinta di Valenza ed anche il castello di Casale, come ne assicura la cronaca del luogo. (1) ~ibro n ', cap. 15, fol . 58,227. {:2) Du DEuAY, pag. 2~6.

1

(1) l'ruduzione del PITTI, pag. 61'.


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JNGEGlSERI MILITARl

francesco, veneziani , tornerà possibile essere un Vincenti, piemontese, che militasse pel principe Tommaso. VrnzoN1 MATTEO. Ingegnere della repubblica di Genova, del quale leggesi una Relazione nella biblioteca civica di quella città, segnata (D. 4. 2. 1), dell'anno 17 4-8. V1sc01m. Nella cronaca di Modena dello Sp~ccini parlasi di cotesto ingflgnere, arrivalo colà nell'aprile 162:i, bandito dalla patria capitalmenle, il quale col Vacca visitò le fortificazioni dello Stato e poi partì. V1rALE V1NCENZO. Nell'anno 1537. V1rALI BENVENUTO. Una prov\·isione del comune di Volterra ciel 1292 commise a co testo ingegnere Benvenuto di Micbele do\ qzwnclam Giovanni di Vitali cli disegnare un cassero da farsi nel così detto castello Volterrano. VrrEL.Lt FmrnANTE. Nacque in Perugia, discendente da Nicola e Vitellozzo Vitelli famosi guerrieri e signori di Cillà di Castello, nipote del celebre Cbiappin Vitelli Paolo, zio di Alessandro, il quale fu aocbe ai servrgi del Piemonte, e morl in Savoia nel 1580. Ei venne chiamalo in Torino con decreto del dì 8 ottobre 1 557, colonnello di 3 mila fanti itàliani; e con altro diploma del 18 marzo 1567 ebbe officio di consigliere <li guerra e anche di gentiluomo di camera, obbligaudosi, in data del 3 di aprile, a servire per altri tre anni. Nel qual tempo sposò, io credo, la figlia illegillima di Ascanio Della Cornia, il quale se l'ebbe a ritirare , trovandolo uomo di natura pessima e bestiale. Sul finire del 1572 recoss, a Ilorgo in Bressa per lasciare a Sebastiano Poncello, ingegnere, altri ordini verbali su quella fortiOcaziono. E l'anno dopo-fece una visita ai luoghi fort,lìcati dello Stato, e in data del 23 di giugno discorreva in uua lellera al duca, delle opere forti di Torino, notando la porta e il baslion del Cervo, che io ed ail('i assai più dotti delle cose patrie, non abbiamo mai trovato, nè scrillo, nè segnato sopra nessuna pianta.

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Da Ciamberì poi indirizzò due lettere in d.ata del 25 e 26 di dicembre, dopo aver visitato Mommeliano e la Nunziata. E di là par elle partisse per Brusaelle, essendovi un'altra lettera del 9 d'aprile 1573, scritta da quella ciltà al duca, per narrargli varii nrgozi politic:i e confermargli l'ossequio del suo zio Chiappi no. Nel 1575 fu mandato a costruire con 1 4. mila scudi la cittadella di Mondovì, dopo aver fo rlilìcato Villanova d'Asti e Carignano; e in compenso, a dì 16 di giugno del_1575, ebbe la nomina di colonnello della milizia del marcliesato di Ceva, e governatore della fortezza da lui innalzata. Recatossi in Parma nel novembre, gli fu annunziata la morie ' dello zio in Brusselle per caduta d~ un legno; e nel febbraio del 1576 giungeva in Roma, appunto per intendere alla pingue eredità. E di lì tornando, andò governatore in Savigliano nel giugno del medesimo anno. Fu chiamalo allora in Venezia, perocchè ne' medesimi Archivi vi sono due suoi bei disegni di parte <li città, ove si leggono le iscrizioni Ialine con la data del 1'577 e 1 i:>78, sotto il princi pato di Sebastiano Venier e Nicolò da Ponte (voi. v, Arcltitcflura mililm·e, pag. 78). E sappiamo dal Gentilini aver fallo Vitelli il disegno <li nuo.ve pialleforme e fortificazioni in Corsica per la repubblica (pag. ·I 13). Sopraintendente di tulle le fortezze piemontesi nel 1581, dopo breve tempo tornò a Cillà di Castello, ove morl a dl 22 di gennaio del 1587. E negli Arcbivi,di Firenze leggesi il suo testamento e molte altre scritture che lo riguardano. Negli Archivi del regno in Torino serbasi di lui uno scritto pregevolissimo, che lo svela uomo grande,~. anche nelle pratiche militari, cui oggi darebbesi perlineuza di stato-maggiore, Obbliglii dell'u![izialc in campo, oltre alle moltissime lettere insieme con una di Cbiappino Vitelli. VITERBO (D..1.) PtEI\ FRANCESCO. V. DA V1TEI\DO.


270

I

H\GEGNERI MJLITARI

ITALIANI

Vrnozzr AscANIO. Nato in Orvieto nel 1539, entrò come capitano ducale con patenti del ,18 di ottobre I 584, essendo già vecchio il Vftelli ; e vi entrava anche il nipote Ascanio il quale gli premorì. Grande riputazione lo accompagnava, poicbè aveva combattuto alla _battaglia di Lepanto nel 1 57 ,1, poi in Portogallo, si>guilando '}Ui a mostrare il suo ,,alore sul Varo e sulle Alpi. NE-1 1588 fu alla presa del castello 'di Revello, ed una ·sua lettera indirizzaia •al duca ·da Nizza, in datà del 27 di marzo 1589, ci fa sapere delle sue i•uee sulle forlìfìcazioni di Barcellonel ta, Losalto e· Miolt,ns. E negli Archivi del ,regno si hanno molli suoi disegni sull\1ssedio di Berra del 1I 5~H L di Antibo, presa il 30 di luglio 1 n92, di Mons, al cui assedio dice esser morto il capitano Orazio , e di Grassa, ~dove si vede per l'appunto la sna cifra A. V. (Voi. 3° della ll1iscellanea di architethtra militare 'J. C. L). Fu per l'appunto alla difesa di Antibo S?ltO if colonnello Aymo di Scalenghe, e d'ella Perosa nel 1 592, e andò a smantellare il borgo di S. Aloy in 'Nizza per meglio fortificare la cillà. Poi nel ~ 595 fabbricò il caste,!, S. Giovanni a Beccio Dernno durante la guerra contro i francesi, nella valle ciel Pragelato, e contribuì potentemente alla resa di Moncalvo • ai 7 cli maggiq 1613 coll'olncio di generale, delle àrtìglierie, piantando· le 'ballerie snl cicrlio del fosso eou molta industria, e conducendo il diseano 0 , e l'opera delle mine: VonGANNO Sc1r10,'-'E. Ingegnere dègli assedianti co11tro la città ' di Bruges, fortificata dall'Orologgi, morto all'assed io della Rocce\la del •I 573. Ma l'Angoyat, in un articolo dello Spectateur mililaire del settembre 185'"/, lo chiama Vergaòo, e dicè · che 'r ingegnere deil'assedio fosse stato Giovan Pietro Peloia avanti la Roccella. 1 ., 1

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V

1

ZACCAGNINI Gronmo. V. DE.GREGom .GwvANNI, il quale ebbe sopranuome lo Zilolo.

271 suo ·nome fu

ZANCl:ll G1ò. BATTISTA. Nacque in Pesaro, e n Giambattista Bon,tdio de' Zanchi. Fu alla guerra di Siena del 1555 e . poi a quella di Cam...; pa:gna ·di Roina presso Marco Antonio Col'onna.. Chiamato dai_ Veneziani fu mandato in Cipro, e scrisse il suo trattato Del modò di fortificar le cillà, prima opera davvero notevole snll'argomento, pubbliciila à' Vent>zi•a nel ·1554., risi.impala nel 1 t~5 6, n.el l 560 e nel ·I 60 ·1, la quale edizione procurala da Tomma$u' Bi!glioui, pessimo ed itore, uscì forse ùopo la morte, essendo l'autore in ,,ita nel ·,1563. · · ' ZANE VITTORIO. Nella biblioteca comunale di Treviso,· un giorno di Jacopo Capilanio trevigian,,, serbasi una sua scrittura intorno ai lidi e forti per la custodia della dominante, in <lata del 1702. ZtNGANO CAPRINO. Nell'anno ·1 5551rnrrebbe operare in lspagna. 1 Z1GNONI F11,1,Nctsco. Le nostre istorie ram.mentano appunto l'ingegnere militare Francesco Zignoni, da Bergamo, ai servigi del duca Tommaso di Savoia, ed egli nel famoso as~eclio dell'anno 1640, durato quattro mesi e mezzo, inventò le palle o bombe corriere che _si mandavano dal campo spagnuolo ·nella città. Ed ecco il passo del Muratori : « Scarseggiava forte il principe Tomm8so di polve da fòoco, ne pcrchè niuna comun icazione restava fra lui e il Leganes, >J trovata fu l'invenzione di gettare dal campo, cioè da un posto » più vicino alla cillà, entro la mNlesima delle bomi)(l, ciascuna » delle quali contenéva dieci libbre di polve. Allri ~crivono ch·e >> di lla cillà si com inciò a spingere al campo del Leganes palle i> di ferro che contenevano nel concavo loro seno le occorrerili >> lettere, il perèh~ quello era chiamato il cannone corriere, e >J che <là ciò im parò 'il campo a far~volare nc~lla cillà altre palle » maggiori cariche <l i polve e sale. L'inventore di quesle palle, n alle quali precedeva·un segno col fumo, dicono essere stato » Francesco Zignooi, bergamasco)).

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272

i73

INGEGN~Rl MILl'IARl

Il quàle morì poi a_Verona nell'anno ·16 ii-'.2 per còlpo di bomba. Z1uo. A dl 11 di seltembre del •I i\.35 cotesto ingegnere ferrarese fece la relazione ai sapienti del comune di ~fodena delle cose da·lui ordinate pe' ristauri alla torre di S. Ambrogio sul . fiume Panaro. ZrroLO. V. DE GnEGonu. · ZtrnLo. V. DE GnEGvRI, Di GIORGIO, DÈ'G10RGII, ZACCAGNINI. ZoNCA Vnronro. Aichitello della ciltà. di Padova, died-e colà nel 1607 il ·~uo Trattato delle macchine. ZoNTA CA~IILLO. Nativo di Padova, pubblicò in Venezia nel 16 ii. ,i. un Compendioso trattalo della militar geometrica professione, ove parla del fortificare in offesa •e in difesa, e dell'assalir~ fortezze. \VrnMAN CARLO. Nella biblioteca più volte ·meuzionata del Cicogna si ha del Widman: (< La forlilìcazioné univer:;ale tanto terrestre che marittima, >> anno 1768 n. WiiLLENCOUI\T. Ingegnere ducale poco conosciuto; -mà nelle relazioni serbate negli Archivi di Torino una se ne legge del 17 I 3, fo cui gl' ingegneri Bertòla e Wiillencourt, insieme col generale delle artiglierie bai-one Di llhebindeÌ·, narrano la visita fatta ~\Ile fortificazioni d'Alessandria, Casale, Valenza, Chivasso e Mortara. Sappiamo inoltre quanta fama aggiunse a cotesto ingegnere il disegno e la eccelle~te esecuzione di due fabbriche alla postierla d'entrala della Brunetta, poco dopo alla visita fallane coll'altro generale ·dell'artiglièria D'Embsèr, nel 1726, e ve n'è una Relazione nella biblioteca del genio, falla da Susa il dì 30 di ottobre.

.~iISCELLANEA -· CRONOLOGIA MILITARE ITALIANA.'

,

.

ASSEDII DI FORTEZZE IN PIEMONTE

1

MARIANO

D'AYALA. .

0

NE' SECOLl XVII, XVIII E XIX.

1657 1745 1796 -1799 1$01 1814 BARDO....... . 1800 CASALE,.... .. 1629 } . 1630 • 1652 1796 ~ CHERAsco.... 1640 -

-Ar.ESSANDRr...

ANNO

IV. Vol. Ili. -

Spagnuoli contro · F ranco-Th'1odenesi Piemontesi coi:* o Francesi Piemontesi contro. Franc~si Francesi contro Austro-Russi , Austria,ci contro .Francesi Francesi contro collegati. Piemont~si contro FrancE:si. · - Fran~esi• contro Spagnuoli P iemontesi contro F rancesi. Piemontesi contro Spagnuoli. 18.' ,


.274

l!ISCELLANEA

1691 ~ I mperiali contro Franceiµ 1744 - $ardi contro Franco-Spagnuoli 1796 - Piemontesi contro Francesi 1799 - Francesi contro 'Àustro-russi 1800 - Austriaci contro Francesi DEMONTE •.• •• 1744 Piemontesi contro Francesi EssIGLIE..... 1708 - Francesi contro Piemontesi 17~4 - Piemontesi contro Francesi FINESTRELLE. 1799 - Fràncesi· contro Russi GENOVA·• .. , .. 1684 - Genovesi contro Francesi 1746 - Franco-Genovesi contro Austriaci contro Austro-I~o-Jesi '1800 - Francesi o 1814 - Franco.Jtaliani contro Inglesi IVREA .. .... .. 1799 Piemontesi contro Francesi MORTARA . .. . 1799 Piemontesi contro Francesi Nrzù ........ 1691 - Piemontesi contro ·Francesi 1706 - Piemontesi · coatro Inglesi 1744 - Spagnuoli contro Francesi . I / l 7l!5 - Francesi co~tro P iemontesi 1792 - Piemontesi cOntro Francesi SPEZIA....... 1799 Piemon_tesi contro Francesi _ TORINO....... ·1640 - Austro-Spagnuoli contro Francesi 1706 - Piemontesi contro Francesi 1799 - France;,i contro Austro-Russi 1800 - Austriaci cont;o Francesi TonTON.L ..... 1672 f ' 16.94 Piemontesi contro Francesi 1745 .lj7~ . 1746 :...... Francesi · contro Piemontesi . J . 1796 - Piemontesi contro F rancesi ~!. 1799 - Francési çontro Austro-Russ·i.

275

CUNEO....... .

LEGGI E -PROVVISIONI MILITARI 1

DEL PIE~IONTE

1111'0

.li NOSTRI 0101\l'f'f.

·,

·.:;

H.

~ooO, ;z; gennaio. - .Riduzione del 1,.1,uaàro graduale numerico delle compagnie ,di fanter,ia di linea. - S0spensione provvisoria d'invio della situazione tri:mestrafo dei militari in congedo illimitato. ·, - Norme provvisorie per gli onori dqvuti dalla truppa ai Governatori. - 3 gennaio. - Nuove disposizioni pella , massa mense agli uffizialì a bordo delle R. navi. - 4 gennaio. - Attivazione del-le Scuole reggimentali, e sor• veglianza suJla montura e conteg:-10 deUa truppa . - 5 gennaio. - I militari lombardi già al sen:izio austriaco ed ascritti all'artiglieria, ài pionieri ed alla flottiglia sono assegnati all'artiglieria. , ...;... Prescrìzioni pel rilascio di foglio di via per gl'individui che partono in _congedo illimitato. "'- 6 gennaio. - Sostituzione di catenelle e eroci di packfond pei keppì dei carabinieri reali di Sardegna a quelle .attuali dii !e,i:ro.

....

ANNO

IV. Voi. Ili. -

19.


276

l!ISC\<:LLA'Nl!:A

· J860, & gennaio. Norme pel conferimento delle decorazioni e medaglie ottomane. Relativa annotazione a matr icola. - 7 gennaio. - Determinazioni pel licenziamento delle classi

183.2 e 1833. ·, - R~arto in articoli dei fondi assegnati al Bilancio dell:i ma'rina pel 1860 <lana legge .20 novembre 1859. - 8 gennaio. - R . Decreto che aumenta ·il personale del corpo sanitario militare della R. l]'l,arma. - Disposizioni trans itorie pei favori· da eseguirsi nei fabbrÌcati m.ilitari delle nuove provincie della Lornbal'dia. - Chi:nrìata ed assPgnazione alla fanteria a·i linea e dei ber• saglieri dei m ilitari lombardi provenienti·dalla fanteria au:striuca. - Istruzioni sulla. rassegna e sul modo d i soddisfare le mer, cedi ds)gli operai addetti agli stabilimenti marittimi. - R. Decreto che determina le classi dei Dire ttori capi di division.e nel m inistero della marina. · - ·R. Decreto che instituisce una direzione temporaria di 3• classe pel servizio del genio militare nella piazza di Lonato. - 1O gennaio. ·- Modo di accertare le azioni di merito e di· coraggio della gente di mare, e solennità della distribuzione e pubblicazione delle ricompense. -:- 12 gennaio. - Buonificazione degli effetti distribuiti in sostituzione di · quelli perduti dai feriti, prigionieri di g uerra ed altri. , . , · - Onori · a rendersi dalle stazioni ·dei carabinreri ~eali ai Go- • '\ vernatori in giro nei circondari delle loro provincie. - 13 gennaio. - Riparto delle spese pei fornelletti economici e per la scuola di ginnastica. , - 14 gennaio. - È adottato il modello di. una nuova carretta da battag lione scoperta, oltre le carrette da battaglione coperte. . - Prescrizione della pistagna ai distintivi dei sott'uffiziali e . caporn.li dei reggimenti di fanteria e cavalleria. ,' _ ..:_ 15 gennc.,io. -..: Determinazioni circa i finimenti per l'artiglieria. - · Determinazioni circa i l. modelle, di finimento 'del corpo del · treno d'armata. . ·. . - Modificazior;ii agli arcioni di selle per la cavalleria leggera. - Nota relativa ai zaini di nuovo modello.

277 Norme · pelle razioni foraggio dei .c a. valli in sussistenza all'infermeria od ammessi a bene in bianco. - 16 gennaio. - _Formala d'assenti per i militari lombardi. già al servizio. austriaco. - Disposizioni per . la polizia della pesca del corallo nelle ae;que dello Stato. - Riln~cio dei co• gèdi assoluti ai m ilitari provinciali delle dassi 1828 e 1829. ' -. Richiamo all'ossnvanza del prescritto n ella nota inserta a pag. 1038 del Giornule militare _cle!ranno 1856. - R. Decreto che approva un nuoyo Quadro gradùale e numerico del corpu de.i carabiùieri reali. · - R. Decreto sulla giubi lazione di capi-uscieri e ùscieri presso i ministeri ed uffici dipendemi. _- R. Decreto sulla destinazione temporaria d'ingegneri del genio ci\·,ile prerso le D irez,iuni del genio militare. - R. Decreto che otdina una leva d( marinal'i pel servizio di perma neriza. - R. D ecreto relativo al personale del Commissariato generale dt>llà regia marina. - 23 gennaic. - Disposizioni sul trattamento dei d1tenuti a pane ed acq ua, e relativo conteggio. - 24 gennaio. - Nonne 'pelle indicazioni ~a fornirsi -nelle dom~nde di licenze a favore degl"inscrnti marittimi per istaccare passapo rto. - R. Decreto che aumenta il numero dei' controllo-ri presso le R. fabbriche d"arm i. - 25 gennaio. - D isp:isizioni sulla leva ordinaria di 250 marma1. - Determinazion~ pelle nomine e p romozioni ai gradi ed im• pieghi di sutt"uffiziali e caporali. , , --"- 2,(ì gennaio. - Istruzione per la .i,;pezione delle armi n ei reggi1ne1.1ti di . fanteria . :;- 27 gennaio. __; Modificazioni al cinturino di corame nero '· dei zappatori del genio. - 28 gennaio. _: Disposizioni pel paga.mento dei cavalli di agevolez7,a per parte · d'uffiziali che cessino dal· servizio. - .29 genna.io. - "i.Vlodello di registro del Sèrvizio dei soldati. !!!SCELLAN,EA

1860; 15 gennaio. -


,280

MISCELLANEA

1860, 22 febbraio: Disposizioni sull'ordinamento del 240 reggimento di fanteria. · · - Le. liberazioni. post~rioti aH'assento, vengono sospese dal 1 ° prossimo marzo m: po1. _ . - 23 febbraio. _.: R. Decreto che anmenta di un contabile cli 3• classe il, per~onale del R. magazzino delle 'merci. - Divisa ~ell~ brigata cacciat~ri delle Alpi. - Deterunnaz10ne per la decorrenza del soprassoldo s1..lle medaglie al va1or militare. - R. Decreto sulla composizione e forza dei regrrimenti , dj cavalleria e sulla f9rmazione del rrèg~imeoto di guirlA. . :-- 24 febbraio. - Spiegazione al § 31.della Ci'r-::olare 25 gen1 naio p. p, n°. 9415, su i renitenti della p11ssata leva. . - Le classi provinciali 1830, 1831, 183'2 e 1833 delle antiche provincie dello Stato sono chiamate sotto le armi · - 27 febbraio. - Disposizioni 'p-er l'allò,;aio e ' caser~agD'JO . . . d l1 , oo . o pel' g II uomm1 e e classi chiamo te sotto le armi: · - N~rme pei lavori, arnrnessibìli nei locali provvisoriamente occupati per l'alloggiamento di truppe. · : . - Prescrizioni pella tenuta della contahili'tà e domande de"'li acconti. · , _ _ 0 - ~orme r.el _pagamento d~lla iodenni~à di vìa agli uo~ini ,delle classi chiamate sottu le armi . - 28 feMraiò. - ~uove .tabell~di f~rmazione di reggimenti d1 cay~ller1a e fot·maz10ne dt un regg;mento guide. - - Norme ~ell'ammissiooe· al corso supplettivo ~Ila R'. militare Àccader1)ia. -, _ , , - 29 (ebbraio: - R. Decreto sulla di?isa dell'Avvocato generale md1h~re;' del Segreta.rio presso _1I Tribunale su pr~mo di guerra, d,-,g\i Avvocati 'fiscali militari, e dèi. lo~o sostituiti, · - R. Decreto ci~ca le attribuzioni dell'Uffiziale istruttore presso il Tribunale militare rli Cagliari, - Avverte~ze riguardo ai militari comandati a guardiani presso i bagni marittiini. - R. Decreto che aumenta il -qùadro dei depositi di Cao-liari 0 e Sassari. - Il reggimento operai d'artiglieria è aumentato· provvisol'i'amente.

MISCELLANE A 281 1860, 29 febbraio, ....,. R. Decreto che trasforma il battaglione d'Jtmmioistrazione _in corpo d'amministrazione. ' - Aggiunte alle tariffe permanenti dellè armi portatili pei corpi dell'esercito del 25 febbraio 1857. - R. Decreto circa gli esami di promozione nel corpo d'Intendenza militare. . ~ - 1 marzo. - Istruzione sui servi~ii amministrativi presso la brigata. Pavia da formarsi sulle lande di S. Maurizio. , - 2 marzo. - Disposizioni intorno al personale del corpo d'Inten:ienza militare. · - Disposizioni -,pelle assenze degli ufl1ziali pelle elezioni po• litiche. · ' # ' - 3 marzo. - Spesa di provvista dei bastoni e picchetti da tenda. - Distintivi pegli uffìziali d'ordinanza di S. M. _ - 4 marzo. - Sono _ordinati sperimenti d'oggetti di corredo della cavalleria. - Vèngono indicati gli oggetti di corredo che i corpi debbono avere i'n magazzino q·ual fondo di' riserva. - Vengono indicati gli oggetti di corredo che i corpi possono direttamente acquistare: - R. Decreto sul riordina.mento del corpo del t.reno d'armata. - R. Decr~to che ristabilisce nei gradi loro i militari priv1tti d'impiego per titolo politico dal governo austriaco, e li ammette al ~onseguimento di una pensione. -;-;- R. Décreto che_ammette le v.edove e gli orfani dei militari privati d'impiego per titolo politic·o dal governo austriaco al conseguimento d1 u'na pensione o di un sussidio. - R. Decreto col quale S. M. ristabilisce n~l godimento delle pensioni annesse alle decorazioni di cui erano•insigniti i militari che ne furono privati dal governo austriaco per titolo politico. - 6 ma,·zo. - Disposizioni pel riordinamento del corpo del

treno .d'armata..

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- Oggetti d'accampamento cui debbono · essere prov-viste le armi speciali. , - 7 marzo. - Oggetti di corredo per la divisa speciale del reggi~en to ,guide. - !l, Decreto pel riordinamento del Comitato centrale d'ar• tiglieria.


282

MlSC.!DLAN.E.A..

18601 8 marzo\ - Sede delle stazi01Ji ca:valli•stalloni, nelte provincie del Piemonte e. della L ombardia. - 9 marzo. - Nuovo modeUo pev la situaziol'le, numerica della forza delle di visioni attive. - 10 ma1·zo. - Istruzioni pella domanda di stampati- pel ~ervizio del reclutamento. -:- Scadenza di tempo u tile pelle domande-di ricompe:ase pei fatti della gufil'ra. · · - 11 ma1·zo. - Avviso di ammessione d-'ingeo-nel'i a sotto• 0 tenenti n ell'artig lieria o ~e! genio militare. . - R elazione e R. Decreto circa le indennità fisse di trasferta e di spese d'ufficio alle Intendenze militari di Lombardia. - R. Decreto pel riordioan1ent0 del R. eorpo di stato mag• giore; e vantaggi per gli u ffiziali P.ggiunti. . - ~ - Decreto portante nuovi" quadri d i formazione dei regg1ment1 del i:orpo reale d'artiglieria. - R. Decreto sulle operazioni pel reclutamE::nto militate, e corpi distaccati di guardia nazionale in Lombardia.,. - 12 marzo. - Mod1.G;cazion-i alla divisa- degli uffiziali del R. corpo di stato m aggiore, ed alla bardatura dei loro cavalli. - Norme pe\la fran chigia postale, per Ja conri;-;pondenza tra le varie autorità, uffic i e funzio.Dari dE--11.o Stato. - C~rtuccia a pa.llottola pel fucile di fao teria (mq 1860}. ·- 13 marzo. - G li uffi,ziali" nomirn1ti istrultori p>resso i Tribunali militari, c~ssaoo dal far parte dr:! reggimentQ. - R. Decre~o che, siabilisc0 una Direzione temporaria.. del g e:Q~o alla, Spezia pei lavori dell'arsenale marittimo. - 14 n;ia,rzo. ~Istru.zi0J1i :i.o.tor-no a:-Jl,i formazione della Com• IQissione di disciplina presso i depositi di fanteria .. ..,.. Dete,(minazioni pella. domao..da d'ailmi per gl'individui delle classi chi.amate presso i corpi. - 1-5, ma1·zo. - Diqhiarazione di: disoariGo• fina.lei suJ'la· leva dell'anno 1859. - R. Dee.rete che autorizza scrivani- provvisori, presso le-In• tendenze militari. . - Spiegazioni sull'affardellamento d-ello za-ino. - R . Decreto che sta bilisce un soprassoldo. d'accantoname:z:i:to _p.!:lr, gli-. uaiziaji ed impiegati addetti all'esercito.

YlS'C'El.UNl!:A 283 J.8t'i6:, 15 marz~. - R. Decreto che- aumenta le paghe degli uffiziali ed impiegati addetti alt~ esercito, ed abolisce 11indennità

d'a:lloggio e, mobili.

-

·

18 ma?·zo. - R. Decreto circa il personale contabile delle

sussistenze militari, e quadro graduale numerico del medesimo. - R. Decreto che dichiara parte integrante dello Stato le p110l'ineie dell'Elmilia. · - R. Decreto che distacca il 'M inistero della marina da quello della g uerra. - 19 marzo. - Disposizioni riguardo le- coperte da campo r ei corpi di regia truppa. - 22 ma1·zo. - R. Decreto cne dichiara paTte integrante dE>JIQ Stato le provincie della Toscana. · - R . DecFeto che instituisce n ella città di Bologna> 1:1rr Tribunale militare permnnente, e sopprime il Tribunale militare di Pay ia. - 23 mm·zo. - R. Decreto che nomina S. A. R. il principe ]lugenio di Sa,voia-Carignano a Luogotenente del Re• in Toscana;_ stabilisce un centro amministrativo, e determina le attribuzioni di quel Go,·erontore generale. - 24 marzo.- - Chiamata sotto le armi di militari lombardi delle classi 1830, 1831, 18~2 e 1833, - 25 ma?'ZO, - R. Decreto circa l'amministrazione delle provincie dell'Emiliii come parte integrante ddlo Stato. - R elazione e R . Decr1:1to sulla riunione in un ~olo e stesso esercito di quelli delle proYincie dell'Emilia e della T oscana coll'esercito sardo. - R. Decreto che determina la forma della bandiera di cui deve far uso il R. esercito. - R. I)ecreto con cui v ien sciolto il comando gent>rale delle truppe della Lega dell'Italia centrale. . - R. Decreto con cui sono instituiti cinque grandi Comandi militari. - R . Decreto con cui l'esercito attivo vien ordinato in 13 divisioni attive. - R. Decreto con cui è creato uno Stato maggiore generale delle truppe ordinate io divisioni. . . - R. Decreto pel quale i Comandanti dei circonda ri d1 To-


284

MISCELLANEA .

285

rmo, M_iiano, Firenz~, Genova e Bolog-na .potranno essere del grado d1 c<?lonnello o <li maggior generale. . . 1860, 2_6 marzo. - Instituzione d'uffici d'Intendenza militare a Monòov1, Susa, Cherasco, Ciriè ed Acqui. . --:- 27 ma1·zo. - Disposizioni varie sull'ordinamentb dell'eserc1to. ,,, ' . - Disposizioni relative alla R. Accademia militare d·. . . . I · · d . e a1 corsi supp et1V1 e!la n;iedesima presso le Scuole militari di -fantbria e d1 cava)ler1a. · -

/

- . 29 marM. - _R _· Decreto· c1·r·'a r 'ficaz10m · · d1· . ..., le ~n uove 10rt1 Pavia, Piacenza, P 1zz1ghettone e Bologna. I paohe e foracroj peigrand1' Co man a·l lii·' J' ·- · R. Decreto. snlle , O DO · · itar1, .-sor.rassold1 d accantonamento e spese di cancelleria. - 30 _marz_o . .- Regolamen to per la Biblioteca della reo-ia 0 Scuola d1 marina. -

BIBLIOGRAFIA MILITAREli _

, - _31 marzo. - R. Decreto che aumenta il personale del1 uffici? del Quartie.rmastro per l'armata. . --

SUNTO DA GIORNALI TEDESCHI.

E sospesa l'ammessione nel battaglione di figli di militari.

Dalla Gazzetta. universafe militare di Darmstadt (Allgeme-ine milildr-zeitu,ng), si deduc~: < MONARCHIA AùSTR IACÀ. L'esercito ~austriaco, ridotto ora da 12 a soli 8 corpi d'armata di fa nteria ed uno di cavalleria, f;on una -forza rispettivamente su periore a qm·lla di prim·a , siccome più compatte nelle loro "!masse, si lus_iuga poter eseguire con . maggiore efficacia qualsiasi movimento, r ~stando del pari ogni corpo per sè indipenden te dal~' altro D!3He · sue opérazioni. PRUSSIA. -Ad agevolare al governo 1~ conservazio~é dei cavalli d'artiglieria, che in q uesti tempi s favorevoli non si potrebbero -vender€\ si è pensato (come gìà fece altra volta la Francia) di darli in custodia ad agiati possidenti, che li mantenghino e se ne servino, come loro proprii, sotto certe condizioni fissate dallo stesso governò. ,-,

II

BAVIERA. Si fanno esperimenti su d'una nuova bardatura Per' la cavalleria, e sul nuovo ·metodo di ferrare i cavalli con ferri


287 MISCELLANEA

a viti. A constatare i vantaggi di questo metodo, {u ordinato ai singoli reggimenti di cavalleria di far eseguire, per lo spazio di 26 gioroi, marcie da 8 a 10 ore sotto la sorveglianza di apposita commissione. A ricoooscere poi l'utilità di tale ferratura, segnatamente nell'inverno, s'i,;titniranno esperimenti applicando i ferri a freddo, e non coi ferri infocati, con che spesse volte si guastano le unghie ai cavalli. L'esperienza fut ura dimostrerà. se realmente questo metodo di ferratura sia preferibile all'antico·, massime nello scambio dei ferri già. logori. Due modellr dr selle vennero pure introdotti in Baviera, l'uno svedese, l'altro danese. Si vedrà in guerra, colle a ltre bardat ure, a quale delle due selle sia a darsi la preferenza per essere definitivamente adottata quella che offrirà. maggiori vantaggi tanto per la cavalleria, quanto per l'artiglieria. Il ministro della guerra ha fatto un viaggio d'ispezione per riconoscere quali fra le antiche fortezze dello S tato siano, mediante qua,lche, riparazione, at,te ancora: a lla , difesa; e quali fra le moderne abbisognino ancora di miglioramenti. Si è occupato, il detto ministro, d'ogni maniera di armamento per la g uerra su grande scara, del pronto ristabilimento deÌla fanteria ~d approvvigionamenti d'ogni genere, def materiali da g_uerra e loro consbr vazione, del compimento d'istruzione tecni~a a: darsi ai molti' giovani' nlnciali d'artigli'eri'a e d'el genio, eù al corpo de' cadetti, e del progresso pei due aoni di scuola a farsi agll' ufficiali di fanteria. Sv1zzERA. - Si ha f intenzione cI'introd'utre a nche nell'armatà svizzera i cannoni 1·igati. Una com~iss1one d'ufficiali d'a rtiglieria stava occupandosi della costruzione dì uoa ma{X;hrna particolare, con· cui poter· r igare i cannoni.

CARTE TOPOGRAFICHE IN C OR S O D I P UBBLICAZ1ONE.

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lo Carta topografica speciale della Germani~., Sv:zzer~,. Olanda, del Belgio, della F rancia orie1;1tal~ (s100 a P ar1g1) e dell~ Polonia in 393 fogli, alla scala di l a 200,000. Pubblicata da 'G. D. Reymann capitano pr ussiano, ispettore della . R. Camera planimetrica, conti.n uata da C. W ._d' O~sfeld, tenente-colonnello prussiano, direttore dell'Ufficio trigonometrico (sono uscite le dispense 143, 144). Glogan, 1859 ; stabilimento di C. Flemming. . . ]VB. Questo Atlante si avvicina al suo ~~rm1ne, _e s1 distingue particolarmente per l'esattezza, mt1dezza di lavoro, e per l'artistico modo di rapprese::1tare la con figurazione del terreno. . 2• Carta generale degli Stati dell'impero aust_riaco, del :~•ore Scheda, alla scala di 1 a 570,000. Vienna, 18;:,9, 1n 8 fogli. Mar:.ca un solo foglio a compimento della Carta, la qqale, sebbene a piccola scala , si distingue per la sua e$altezza nella configµr azione del terreno. sta 30 Carta speciale de\ regnQ di Boemia , pubblica~ dallo t . • · 39 fog1·1, alla scala di 1 a 144' 000• maggiore austr1aeo, 10 .

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Di questo Atlante, stampato in colori, sono usciti finora soltanto 10 fogli, che comprendono in gran parte l'isola di Seelaòd. 9u Nuova Carta della Francia alla scala di 1 a 80,000. P ubblicasi al Dt>pol de La guerre, e nulla lascia a desiderare, sia per la sollecitudine con cui si eseguiscono i lavori, coma per l'esattezza ed arte topogrnfira. 10• Carla della Francia, alla scala di 320.000. Parigi; Longuet. È un:i. riduzione di quella precellente, alla scala di 1 a 80,000, in corso di pubblicazione. ll • Carta topografica e militare del repno dei Paesi Bassi, ri. levala e disegnata dngli ufficiali del R. corpo dt>llo slal~ maggiore gene-raie, incisa rresso l'Uffici() topografico d1 esw Corpo, alla scala di 1 a 50,000. Tocca questo Atlante già la metà delle sue pubblicazion i, e distinguesi tanto per l'esattezza, quanto per !"arte tecnica fra le altre Carte. 120 Carta topografica della Svizzna e del Neuenburg in 25 fogli alla scala di 1 a 100,000, eseguita sotto la direzione del "enerale Dùfour, l>Ubblicata d'ordine delle autorità. ..:, ' federali. A compimento di questa eccellente Carta mancano soltanto sette fogli, ·a cui si sta lavorando.

Anche questo Atlante della Boemia ha il suo pregio sugli altri finora pubblicati nell'impero, sia per l'esattezza, come pel modo artis1ico nella esecuzione. Mancano soli cinque fogli a compimento di esso, che non tarderauno a vedl:"re la luce. Carta topografica dei regi Stati prussiani, compresi i territori i d1 Anhalt e di Turingi~.. Eseguita sulle più recenti operazioni grafic-he dello staio maggiore prussiano , alla sC'ala di 1 a 100,000. Berliuo, 1959; dagli editori Smion S.Jiropp e Comp. È u,cita la parte orientale in 7 fo0li. Ha anche essa qualche I rt>gio artistico. Atlan te topografico del regno di BavÌP,ra, pubblicato all'Uf. fic10 topografico del lo stato maggiore generale bavarese, alla scala di 1 a 50,000. Monaco, 1859; in <'Ommissi0ne da Mey e Wid rnayer. È uscito il foglio 17 (Ascbaffen bur3). Questo Atlante in 112 fogli, che sta per essere ultimato fra breve, va acquis1ando maggior prrgio artistico a misura che progredisce Yerso la fine ; per cui gli ult;mì fogli superano di gran lunga in merito topografico i primi, e si ba h10go a supporre, ,che ariche quelli saranno riveduti e ristampati in maniera più nitida. Carta del principato 'd'Assia elettora le (Kurfilrstenthum Hessen), levata dall'Ufficio topografico presso lo staio maggiore del principato d'Assia Elettorale, in 40 fogli. Te1mina questo Atlante colle sei ultime dispense ora pubblicatesi, e merita d'essere collocato fra i più distinti lavori topografici d\ t n I genere. Carta topografica del granducato di Oldenburgo, alla scala di 1 a 50, 000. Q11esta Ca1 ta fu costrutta sui lavo~i planimetrici eseguitisi negli anni del 1835 al 1850 sotto la direzione del sig. de Schrenck, capo dell'Ufficio topografico, che ha fati~ prendere le ruisure di tutto lo Siato. Finora sono stati pubblicati due soli fogli di questa Carta, che merita anche essa un pQsto distinto per la sua esattezza e chiarezza. Atlante del regnQ di Danimarca, pubblicato dallo stato mag· giore generale danese in Copenhagen, alla scala di 1 a

E fra le opere militari pubblicate receutemente abbiamo:

O.-donnance sur le scwvice des armées en campagne, avcc deux planchcs. 1859. Tradotta in tedesco, con note da L. Su.• nosT luogotenente prussiano.

TAGL1.11w GAETA NO

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80.,000.

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Ge1·cnte.


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INDICE DEL VOLUME III -

ANNO IV.

Gennaio, Pebbraio e ' ~farzo 4860. I propugnacoli dell'alta llalia . . . . . . • . . . . . P_ag. :; Costituzione militare del Belgio . . . . ·. . . . . . . . " 68 Relazione sopra le cose più notevoli riguardanti all'artiglieria ed alle altre armi state tra~tate, inventate, proposte cd appr~ atc in. paesi esteri negli anni 1858 c 1859 . . . . . . . . ,. 83 Servizio amministrativo presso le truppe francesi in Crimea . . " 166 Alzo a darsi ai cannoni. r igati . . . . . . . . . . . . • 186 La milizia e la civil tà. - Introduzione agli . studi di storia e arte militare nell'instituto superiore di perfezionamento in Firenze » 193 Ingegneri militari ,italiani (Continuazione e fine). . " 211 IIISCELLANE,\

Cronologia militare italiana: Assedii di fortezze in Pi~monte ne' scc6li xvn, xvm e x1x· " Z73 Leggi e provvisioni militari del Piemonte sino ai nostri giorni " 275 Bibliografia militare: · Sunto da' giornali tedeschi • . . . . . . » 285 C:irte' topografiche in corso di pubblicazione • ,, 281

Pubblicatosi n~i primi giorni di giugno.


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RIVISTA MILITARE 1860 TOMO III by Biblioteca Militare - Issuu