I II III IV di copertina 4_2019.qxp_Layout 1 20/02/20 08:46 Pagina 62
Colonnello Valentino de Simone
Cari lettori, l’anno 2020 rappresenta per noi un traguardo importante ma anche un punto di partenza entusiasmante. All’alba del nuovo millennio - correva infatti l’anno 2000 - le prime ragazze indossavano finalmente l’uniforme dell’Esercito Italiano, realizzando così un sogno accarezzato da decenni. Le ragazze “del duemila” hanno fatto da allora tantissima strada. Hanno costruito una solida esperienza professionale, hanno solcato cieli e mari per raggiungere terre lontane e servire la Repubblica, hanno girato in lungo e in largo la penisola per garantire sicurezza al Paese e al Popolo italiano. Fianco a fianco (e non un passo indietro) con i colleghi uomini, hanno combattuto, lavorato, sudato, hanno speso le loro migliori energie e gli anni più belli per coronare - sì - un sogno ma anche per mettere tutte loro stesse al servizio delle Istituzioni e della collettività. Nelle campagne, nelle città, tra le rovine di bellissimi borghi devastati da ineluttabili eventi tellurici o da inondazioni, nei paesi oltremare meno fortunati del nostro e tormentati da guerre antiche e dolorose, fuori dai tribunali o in affollate stazioni della metropolitana, le nostre Donne Soldato - con le iniziali entrambe maiuscole - hanno dato prova di valore, coraggio, disciplina, dedizione, buon senso e spirito di servizio: “ingredienti” preziosi per la nascita, la crescita, la formazione ed il maturo sviluppo di un militare dell’Esercito Italiano. Per questo, durante gli ultimi venti anni, le nostre Donne Soldato sono state capaci di sgretolare, letteralmente, pregiudizi e luoghi comuni radicati da millenni di storia militare fatta e scritta da soli uomini. Esse sono state, cioè, capaci di confermare il valore in sé più intimo, persino intimista, della professione militare: la dedizione. E chi meglio di una donna avrebbe potuto confermarlo? La Rivista Militare, come già annunciato nel numero di Dicembre 2019, vuole celebrare questo importantissimo ventennale dedicando un ciclo di articoli alla nostre Donne Soldato. Un percorso lungo il quale scopriremo chi sono, leggeremo le loro storie, scopriremo le loro speranze ma anche le loro paure, guarderemo ai loro sogni e conosceremo i valori che le guidano nell’esercizio della professione militare. In TV direbbero che si tratta di una serie in quattro “puntate” ma noi, che amiamo le parole e la carta scritta, diciamo che sarà un viaggio lunghissimo. Un viaggio intorno al mondo dei Soldati con lo chignon che durerà ben 365 giorni. Alle nostre Donne Soldato auguro un radioso secondo ventennio e ai lettori auguro buon viaggio!
Nel prossimo numero Missione Famiglia: il ruolo delle mamme soldato
SOMMARIO 1
PENSIERO
L’EDITORIALE NOTIZIE
25 Donne al comando Il valore aggiunto dell’intelligenza emotiva di Maria PERILLO
4
L’urgenza della trasformazione militare
6
Ammodernamento tecnologico dello strumento militare
32 8
L’Esercito come una buona impresa di famiglia
32 Dall’apprendimento all’adattamento di Roberto GABRIELLI
38 La grey zone: una zona di mezzo
10 Il ricordo del Duca di San
nello spettro dei conflitti. di Gianluca LUCHENA
Pietro
12 Dalle Alpi al cielo 42 La capacità logistica dell’Esercito di Simone CORINALDESI
RUBRICHE 14 PERCHÈ SI DICE COSÌ 15 FOTO D’AUTORE 19 LETTERA AL DIRETTORE
38
AZIONE
20 L’INTERVISTA ADDESTRAMENT0
49 “Joint Stars 19-2” di Filippo PANNELLA OPERAZIONI
53 Market Walk nel sud del Libano di Francesco FERRARA
58 Controllo e gestione ai massimi rischi di Paolo CONSORTE Romano VENTURA
53
UNITÀ, MEZZI, ARMI ED EQUIPAGGIAMENTO
64 Il Comando C4 Esercito di Luca DE ANGELIS
58
70
70 Fanteria Aeromobile in azione di Errico DE GAETANO
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DEDIZIONE 76
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Generazione “Z” e Millennials tra nuove sfide e opportunità di Giacinto D’URSO Claudio COLANINNO
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81 Dal mestiere delle armi al mondo
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del lavoro di Francesco DOLCIAMORE
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86 La “disponibilità al movimento” di Roberto NARDONE SPORT & FITNESS
90 Atleti Militari orgoglio dell’Esercito
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di Roberto PAGNI
94 Paracadutismo. Per passione o
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per svago le emozioni non mancano mai. di Roberto PAGNI
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VALOR MILITARE
100 IL SOLDATO DEL GIORNO
103
RECENSIONI
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Elaborazione PDF: Marcello Ciriminna
L’URGENZA DELLA TRASFORMAZIONE MILITARE
Esercito, mondo accademico e Industria a confronto nel Convegno del Centro Studi Esercito (CSE) di Andrea Cionci
Un momento del convegno presso la sede del Segretariato Generale della Difesa a Roma.
La scarsa diffusione di una cultura della Difesa, in Italia, ha prodotto negli ultimi anni un trend di continui tagli alla spesa non più sostenibile. Se non si inverte energicamente e subito - la tendenza, il rischio è che, entro cinque anni, si assista a un progressivo decadere delle capacità operative dell’Esercito a fronte delle nuove sfide poste dagli
scenari internazionali. Questo, in sintesi, ciò che è emerso dal convegno “Urgenza della trasformazione militare quale criticità strategica nazionale” organizzato il 23 gennaio a Roma dal Centro Studi Esercito (CSE), associazione culturale preposta allo sviluppo e diffusione del pensiero militare, con particolare riferimento alla componente ter-
restre. Al simposio, che si è tenuto presso la sala “P. C. Dominioni” del Segretariato Generale della Difesa e Direzione Nazionale degli Armamenti, sono intervenuti, oltre al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Farina, anche il Sottosegretario di Stato alla Difesa, Giulio Calvisi, alcuni componenti delle Commissioni Dife-
sa del Senato e della Camera dei Deputati, Guido Crosetto, Presidente dell’AIAD (Federazione Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza), il NATO’s Deputy Assistant Secretary General for Defense Investment Division, Mr. Gordon Davis, e il Generale di Corpo d’Armata Paolo Ruggiero, NATO’s Deputy Supreme Allied Commander Transformation. L’analisi presentata dal Presidente del CSE, Generale di Corpo d’Armata della Riserva Enzo Stefanini, nel corso del suo intervento di apertura, ha evidenziato che, nel 2018, l’80% del bilancio della Difesa è stato dedicato al personale, il 4% al mantenimento e il 15% agli investimenti. Il confronto è impietoso con la media NATO che vede destinato il 55% delle risorse al personale, il 21% al mantenimento e il 24% agli investimenti. Il Presidente del CSE ha poi aggiunto che «se si proseguisse su questa strada ci vorrebbero all’incirca cinquant’anni per ammodernare tutto l’Esercito, cioè per disporre della Forza Armata che già servirebbe oggi». Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, in uno dei suoi interventi, ha dichiarato: «L’Esercito è pronto, capace, sano e in grado di assolvere i propri compiti, ma per quanto tempo? Non è possibile oggi avere qualità, quantità e durata. Se l’investimento è inferiore alle necessità, si rischia di minare lo scopo dell’Esercito. Occorre innovare il trend entro cinque anni». L’urgenza deriva dalla rapida evoluzione degli equilibri geopolitici globali: le minacce sono sempre più asimmetriche, imprevedibili e utilizzano strumenti di offesa di tipo terroristico e al di fuori di ogni convenzione. I conflitti si svolgono sempre più in scenari urbanizzati dove aumenta la presenza di attori non militari, come operatori delle ONG e dei mass media che, a loro volta, sono in grado di spostare fortemente l’opinione pubblica anche attraverso i social. Vengono impiegati nuovi mezzi unmanned (droni), sia aerei sia terrestri e il cyberspazio diviene sempre più importante a livello tattico e strategico. Ecco perché occorre in-
vestire, fra l’altro, in settori come la robotica, l’intelligenza artificiale e le nanotecnologie. Il Generale Farina ha già esposto la situazione alle Commissioni Difesa di Camera e Senato: servono cinque miliardi in sei anni. Il Sottosegretario alla Difesa Giulio Calvisi ha convenuto sulla necessità di invertire la rotta riguardo al budget, sottolineando come siano già stati compiuti alcuni passi in tale direzione, con il via libera a due programmi da tempo in attesa di approvazione: “Soldato Sicuro” e il nuovo
elicottero multiruolo per l’Esercito. Si è ancora all’inizio. Tuttavia, sarebbe necessario, secondo Calvisi, rivedere la legge 244/2012 emanata in tempi di forte spending review (a fronte di un investimento in tecnologia che però non c’è mai stato). Una cosa è certa: l’industria della Difesa ha bisogno di programmi pluriennali, con risorse e tempi certi. In gioco non vi è solo la competitività della nostra industria a livello globale, ma anche il ruolo che vorrà giocare il nostro Paese a livello internazionale.
Il Sottosegretario alla Difesa Giulio Calvisi accompagnato dal Capo di SME.
AMMODERNAMENTO TECNOLOGICO DELLO STRUMENTO MILITARE Firmati contratti per l’acquisizione di nuovi sistemi d’arma per l’Esercito
di Maurizio Castellano
Il 2019 si è chiuso con risultati significativi verso l’adeguamento e l’ammodernamento tecnologico dello strumento militare italiano; un anno, in cui si è avuta un’inversione di tendenza, una presa di coscienza e lungimiranza di intenti operativi, politici e finanziari attraverso numerose attività di procurement e finalizzazioni contrattuali.
I numeri in termini di piattaforme e di finanziamenti sono tuttavia ancora distanti da quelli che la nostra Forza Armata necessiterebbe e i tempi ancora troppo dilatati per avere un riscontro immediato e tangibile dopo anni di risicate risorse. Ma un lungo cammino comincia con un semplice piccolo passo. Quel passo si consoliderà in un
percorso già tracciato lo scorso anno e che continuerà nel 2020 con la conclusione di attività di studio di programmi, la ricerca di ulteriori finanziamenti e le successive leggi di bilancio e con specifici provvedimenti. La velocità con cui si è intrapresa tale strada di crescita non è dipesa solo dai finanziamenti disponibili, ma anche
dall’atteggiamento dello Stato Maggiore dell’Esercito di aggredire ogni risorsa a disposizione e dalla volontà di ricercare a ogni costo di massimizzare i risultati per approvvigionare sistemi maturi e allo stato dell’arte. Il tutto tenendo sempre a mente che l’obiettivo urgentissimo, qualificante e abilitante per l’intera Difesa è ridurre il divario prestazionale che l’ Esercito ha accumulato rispetto alle altre Forze Armate. Ma vediamo in dettaglio quali sono i contratti finalizzati nel corso del precedente anno a partire da quello del “Soldato Sicuro”. Stiamo parlando del programma concepito con lo scopo di dotare il combattente di un equipaggiamento tecnologicamente avanzato e col necessario livello di sicurezza, protezione, incremento della precisione di tiro e moderni sistemi di comunicazione. Lo scorso 30 dicembre è stato, infatti, siglato un contratto per l’acquisizione di 19.771 sistemi “Soldato Sicuro” che saranno consegnati alla Forza Armata a partire da quest’anno e che verranno distribuiti per unità organiche di livello reggimentale sulla base della Pianificazione di Impiego Integrata. È sempre del 30 dicembre la firma del contratto con la RAFAEL, società israeliana, per l’acquisizione di 126 lanciatori controcarro SPIKE, 800 missili a lunga gittata di nuova generazione e 29 simulatori che saranno consegnati alla Forza Armata nel periodo 2021-2023. L’intenso lavoro di chiusura dello scorso anno ha anche portato alla stipula del
contratto con la IVECO Oto Melara, che vedrà tra l’inizio del 2021 e la fine del 2022 la consegna di 30 Veicoli Blindati Medi – VBM “Freccia” nelle versioni combat (capaci di trasportare una squadra di 8 fucilieri) e controcarro (con 2 lanciatori SPIKE) e la disponibilità del loro supporto logistico decennale. Non da meno è stata l’attenzione per la 3a dimensione e l’artiglieria controaerei. È stato infatti già siglato il contratto per l’acquisizione dei primi due elicotteri Light Utility Helicopter (LUH). Essi sono destinati a sostituire gradualmente l’attuale flotta di elicotteri A109, AB205, AB206, AB212
e AB412 seguendo il principio della unicità delle piattaforme che porterà all’alleggerimento della catena logistica. Inoltre, si è dato l’avvio alla fase di sviluppo del missile a corta portata, contro minacce aeree fino a 40 km, Common Anti Air Module Missile – Extended Range (CAMM-ER), in sostituzione del sistema controaerei Skyguard, introdotto nel 1995 e ormai giunto a fine della vita tecnica. Di grande rilevanza anche l’avvio della fase di sviluppo del programma per il mantenimento dell’operatività e delle condizioni di sicurezza del carro armato “Ariete”, ormai in servizio dal 1998. Questi risultati si sommano a numerosi altri sistemi acquisiti nel corso del 2019 quali 162 veicoli commerciali, 175 autocarri di varie tipologie, 20 Veicoli Multiruolo VM90, 30 Veicoli Tattici Leggeri Multiruolo (VTLM) oltre a munizionamento di vario calibro. Si parla complessivamente di un investimento da oltre 1 Miliardo di euro. Gli obiettivi che la Forza Armata si pone per il 2020 sono ambiziosi con la stipula di ulteriori contratti per il Nuovo Elicottero da Esplorazione e Scorta (AH-249), la nuova Blindo “Centauro II”, l’ulteriore acquisizione di 11 VBM controcarro e la realizzazione di 3 prototipi del Veicolo Blindato Medio in versione evoluta, il VTLM 2 e la nuova autovettura da ricognizione di derivazione commerciale, solo per citare i principali.
L’ESERCITO COME UNA BUONA IMPRESA DI FAMIGLIA Tradizione, innovazione ed etica, la lectio magistralis per l’inaugurazione dell’Anno Accademico 2019-2020 degli Istituti di Formazione dell’Esercito di Andrea Cionci
Il tradizionale rintocco della “Campana del Dovere”.
Con il rintocco della “Campana del Dovere”, il 29 novembre 2019, si è aperto ufficialmente il nuovo Anno Accademico/Scolastico 2019-2020 degli Istituti di Formazione dell’Esercito. La cerimonia, in collegamento video con tutti gli Istituti militari dell’Esercito, si è svolta nello storico Palazzo dell’Arsenale, alla presenza del Ministro della Difesa, On. Lorenzo Guerini, del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Enzo Vecciarelli, del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo
d’Armata Salvatore Farina, del Comandante per la Formazione, Specializzazione e Dottrina dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Camporeale e di numerose altre autorità civili, militari, religiose e accademiche. Dopo il saluto del “padrone di casa”, il Generale di Divisione Salvatore Cuoci, il Dott. Maurizio Sella, Presidente del Gruppo Sella, ha tenuto una lectio magistralis sul tema “Tradizione, valori, etica e innovazione nel rapporto tra famiglia e impresa”. Il Presidente ha sottolineato come l’unità d’intenti, lo
spirito di abnegazione, il senso del dovere, la diffusione delle informazioni e il rapporto intergenerazionale siano valori che accomunano l’Esercito e le grandi imprese di tradizione familiare: «Secondo l’ultima ricerca dell’Associazione Italiana delle Aziende Famigliari e dell’Università Bocconi – ha spiegato Sella – le imprese di famiglia che fatturano almeno 20 milioni di euro sono 16.845 e hanno un fatturato complessivo di 1.755 miliardi di euro, per un totale di 4 milioni 566 mila dipendenti. Da questa indagine emerge anche che negli ultimi 12 anni le im-
prese di famiglia sono cresciute più delle altre e in particolare hanno una maggiore redditività e l’indebitamento si è ridotto del 40%. […] Famiglia, quindi, vuol dire avere solidi valori di riferimento, una buona gestione e capacità di accumulare capitale. Avere il cognome di chi gestisce l’impresa nella ragione sociale dell’impresa stessa è una spinta, un incentivo. La tradizione della famiglia che dura nel tempo e, di conseguenza, delle imprese di famiglia che durano nel tempo, così come avviene nell’Esercito, si accumula e si alimenta attraverso il susseguirsi delle vicende, delle esperienze, dei successi e degli insuccessi». Il Generale Farina, riferendosi per analogia alla “famiglia militare”, ha illustrato strategie e obiettivi per il futuro: «L’istruzione è l’arma più potente che noi possiamo utilizzare per cambiare e migliorare il mondo. Così diceva Nelson Mandela e sicuramente tutti noi comandanti, quadro permanente e docenti abbiamo una grandissima responsabilità nei confronti di questi allievi per cercare di far sì che tutti loro siano formati e preparati per affrontare il futuro. Un pilastro di questa formazione sta nei valori e nella tradizione propri dell’Esercito e delle Forze Armate: per questo stiamo implementando nel palinsesto degli iter formativi maggiori periodi di Storia militare, dell’Esercito, Storia delle Istituzioni, perché lì ci sono le nostre radici. L’altro pilastro dell’istruzione consiste nel saper guardare al futuro con spirito innovativo nella prospettiva dell’integrazione interforze. L’innovazione è indispensabile, l’aggiornamento alla rivoluzione tecnologica è oggi fondamentale, ancor più per un Comandante. Sono orgoglioso di annunciare che, nei prossimi
anni, incentiveremo progressivamente i corsi di studio prevedendo nella facoltà di Scienze strategiche l’inserimento di materie con maggior aggiornamento tecnologico e scientifico per tener conto dei nuovi sistemi d’arma e delle nuove tecniche. Faremo in modo che tutti gli ufficiali abbiano la possibilità di avere il diploma di laurea in ingegneria gestionale, elettronica o civile. Molto importante è anche il fatto di essere in prima linea, al fianco del soldato, del sergente, del maresciallo, per immedesimarsi e capirne le esigenze tecniche, professionali, militari, umane e di benessere. E allora mi rivolgo a tutti gli allievi: vi chiedo di mettervi alla prova, di dare di più, di impiegare il vostro tempo, anche sbagliando, per migliorarsi sempre di più. Questi sono gli anni in cui seminate, ponendo le basi del vostro futuro. Fatelo con gioia, slancio e dedizione poiché le vostre azioni di
domani, da comandanti, possano assolvere al meglio le missioni affidate dal Governo e dal Parlamento, con il massimo del successo per le vostre unità e l’incolumità dei nostri uomini e donne dell’Esercito Italiano». Sottolineando l’impegno da parte del Governo, il Ministro Guerini ha dichiarato: «Un punto fondamentale a cui dedicarci è quello di far crescere la cultura della Difesa nel nostro Paese che ha l’ambizione di essere protagonista sulla scena internazionale [...]. Da parte nostra è richiesto un salto di qualità anche nell’atteggiamento con il quale ci confrontiamo su questo tema, auspicando un dibattito da affrontare con serenità e chiarezza per confrontarci e dare un messaggio all’opinione pubblica». Durante la cerimonia sono stati premiati gli Ufficiali e gli Allievi frequentatori, primi classificati nel merito complessivo al termine del 1° anno di corso.
Il Ministro della Difesa, On. Lorenzo Guerini, premia gli allievi meritevoli.
IL RICORDO DEL DUCA DI SAN PIETRO
Un impegno morale che i nostri Granatieri onorano da oltre due secoli e mezzo
Anche quest’anno, il 18 febbraio, nella splendida cornice di Santa Maria degli Angeli, a Roma, circa 200 Granatieri (una presenza ridotta poiché la Brigata è impegnata attualmente nel Teatro Operativo libanese “UNIFIL” e nell’Operazione “Strade Sicure”) nella loro bellissima uniforme di rappresentanza hanno dato vita alla tradizionale cerimonia in onore del Duca di San
Pietro, che può essere definita come una delle più antiche e suggestive della nostra Forza Armata. Il 10 luglio 1744 Don Bernardino Antonio Genovese, Duca di San Pietro, patrizio sardo, costituì a Cagliari, a sue spese, il reggimento di Sardegna (che diverrà, il 20 aprile 1850, “Cacciatori di Sardegna”) per garantire la sicurezza dei coloni appena approdati sull’isola di San
Pietro, prospiciente le coste sarde. Nel 1776 suo figlio, Don Alberto Genovese, donò al reggimento 120.000 vecchie lire di Piemonte fissando l’uso della loro rendita in un’apposita scritta che prevede, tra l’altro, “[...] perpetuamente celebrar [...] anniversario in suffragio ed in memoria di esso, Sig. Duca Alberto, nel giorno anniversario della di Lui morte”.
Dalla morte del benefattore, i reggimenti “Granatieri di Sardegna” hanno sempre onorato il proprio obbligo di fedeltà, facendo celebrare una Santa Messa di suffragio il 18 febbraio di ogni anno alla presenza dei propri reparti in armi, anche in periodo di guerra. Questa tradizione continua tuttora e la Brigata “Granatieri di Sardegna”, oltre al generoso Duca, commemora anche il sacrificio di tutti coloro che, in oltre tre secoli e mezzo di storia, sono caduti nell’adempimento del loro dovere, fregiandosi del distintivo dei Bianchi Alamari.
Un evento che ha sempre visto la partecipazione di numerose autorità militari e civili ma soprattutto il coinvolgimento della popolazione. La vita frenetica di una giornata romana è stata momentaneamente interrotta dai nostri Granatieri che hanno sfilato per le vie di Roma, cantando il loro inno al suono della musica reggimentale, vero e proprio fiore all’occhiello del reggimento. Uomini orgogliosi delle loro tradizioni e del loro simbolo più prezioso: la bandiera. Quest’anno, dopo 17 anni, è stata schierata accanto a quella del 1° reggimento
Granatieri di Sardegna anche la bandiera del 2° battaglione Granatieri “Cengio”. Una cerimonia che, anno dopo anno, rafforza il senso di appartenenza e i valori di questa gloriosa specialità e allo stesso tempo rende l’idea della profonda riconoscenza nei riguardi di questo antico benefattore. I Granatieri, presenti nei vari scenari operativi con avanzati sistemi e moderne tecnologie, sono la perfetta sintesi delle antiche virtù, dimostrando di saper guardare al futuro traendo forza dalle tradizioni e, quindi, dal passato.
DALLE ALPI AL CIELO
Esercito e Aeronautica insieme per valorizzare le sinergie addestrative di Monia Savioli
Tre giorni di addestramento congiunto fra Esercito e Aeronautica, dall’1 al 3 febbraio 2020, per valorizzare la collaborazione fra le due Forze Armate e forgiare i Volontari in Ferma Prefissata di un anno (VFP1), appena assegnati al 3° reggimento Artiglieria Terrestre da Montagna della Brigata Alpina “Julia”. La sinergia fra quest’ultimo reggimento e il 2° Stormo dell’Aeronautica Militare ha permesso di organizzare giornate di intensa attività all’interno del campo base allestito nel sedime aeroportuale di Rivolto (UD), sede anche della pattuglia acrobatica delle Frecce Tricolori.
Durante l’addestramento sono state effettuate attività di R.A.I. (Reazione Automatica Immediata) con l’impiego di mortai, la formazione di autocolonne e l’utilizzo di personale qualificato JTAC (Joint Tactical Air Control) del 3° reggimento che ha richiesto e coordinato C.A.S. (Close Air Support), avvalendosi dei sorvoli di velivoli AMX del 51° Stormo, utilizzati anche per condurre esercitazioni simulate di ricognizione e attacco al suolo. Nell’attività sono state coinvolte le nuove leve dell’unità che, a breve, saranno impiegate per implementa-
re il personale in forza alle compagnie operative. È stato confermato, ancora una volta, come la collaborazione tra Forze Armate diverse sia uno degli obiettivi principali per incrementare il bagaglio di esperienze necessario ai giovani militari per poter essere all’altezza dei compiti che li attendono. Lo spirito di cooperazione che ha animato le giornate di addestramento condiviso è stato sottolineato dai due comandanti delle unità esercitate (3° reggimento Artiglieria Terrestre da Montagna e 2° Stor-
mo), durante la visita del Comandante della Brigata Alpina “Julia”, Gen. B. Alberto Vezzoli.
Durante l’attività, particolarmente suggestivo è stato il sorvolo di tre velivoli delle Frecce Tricolori, affian-
cati dal Capoformazione “Pony 1”, per l’innesto di un nuovo pilota nella Pattuglia Acrobatica Nazionale.
VOLTAGABBANA PERCHÈ SI DICE COSÌ
Beh diciamo la verità, farsi dare del Voltagabbana potrebbe farvi infuriare. È infatti noto che il termine indica una persona che cambia con sfacciato opportunismo la sua posizione politica, il suo credo religioso, la sua morale proprio con la stessa facilità con cui si cambia un vestito. Ma forse pochi sanno che proprio il riferimento a un capo di abbigliamento militare ha fatto nascere questo famoso modo di dire. La “gabbana” infatti era un ampio soprabito aperto davanti e munito di cappuccio, una sorta di corto mantello. Già usato dai Beduini e dai marinai turchi, venne in seguito adottato anche dai militari del Vecchio Continente. La parola deriva dall’arabo “qaba”, una tunica di lana, o dal tardo latino “capanus”, un mantello usato dai soldati di colore uniforme. Quindi cambiare “gabbana” indica il fatto che si è indossata un’altra uniforme e dunque si è passati a un altro schieramento militare tradendo i propri valori iniziali.
Cappotto Gabbana.
Promossa dallo Stato Maggiore dell’Esercito - Centro Pubblicistica dell’Esercito. OBIETTIVO Valorizzare il lavoro svolto dal personale dell’Esercito in Italia e nelle missioni fuori area attraverso degli scatti fotografici. La “sfida” è aperta a tutto il personale dell’Esercito, militare e civile. Le foto devono cogliere un dettaglio, un’emozione, mettere in evidenza le capacità militari e professionali del personale di ogni Arma/Corpo/Specialità dell’Esercito Italiano.
UTILIZZO DELLE IMMAGINI Le immagini, inedite, saranno utilizzate a corredo di articoli pubblicati su “Rivista Militare” e, principalmente, per selezionare la foto di copertina. Le immagini potranno essere scattate con fotocamere digitali, tablet, smartphone. I file dovranno essere in formato JPEG, con una dimensione di almeno 5 MB e 300 dpi per file. Sono ammesse fotografie a colori e in bianco e nero “possibilmente” con inquadrature in formato verticale e, in seconda battuta, in orizzontale. Le fotografie dovranno pervenire al seguente indirizzo di posta elettronica rivistamilitare.ei@gmail.com corredate da una didascalia esplicativa, da cui si evinca luogo, contesto e attività. Specificare anche l’Ente di appartenenza e la specialità. I partecipanti alla “sfida” autorizzano il Centro Pubblicistica dell’Esercito a riprodurre e utilizzare, a titolo gratuito e senza limiti di tempo, le immagini pervenute (sarà richiesta apposita liberatoria in caso di pubblicazione della/e foto). I diritti relativi alle opere presentate restano di proprietà dell’autore, ma il CPE si riserva di utilizzare il materiale fotografico a scopo archivistico, divulgativo, promozionale, didattico e culturale. Sarà in tal caso garantita la citazione dell’autore. PREMIO Gli autori delle foto pubblicate in una delle pagine di copertina riceveranno un abbonamento annuale in omaggio alla “Rivista Militare” ed un volume. Agli autori delle foto pubblicate all’interno del giornale sarà inviata una copia del numero.
NOTA: Si rammenta il rispetto delle norme per la sicurezza delle informazioni nonché di quelle afferenti alla sicurezza sul lavoro.
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p.i. 31/01/2020
ISSN 1122-6560
FEBBRAIO 2020 - n. 2 - mensile - ANNO 33
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GIULIO CALVISI “L’obiettivo resta chiaro: serve una Difesa snella, efficiente e fortemente integrata nel contesto euroatlantico” Signor Sottosegretario, come procede l’applicazione della legge 244 del 2012, la cosiddetta “Legge di Paola”? La riduzione generale entro il 2024 a 150mila unità di personale militare delle tre Forze Armate (partendo da un numero complessivo di 190mila) consentirà di avere ancora Forze Armate in grado di far fronte agli impegni presi e a quelli futuri?
La forte vocazione europea ed euro-atlantica, che rappresenta una priorità nella politica estera del nostro Paese, si riflette coerentemente anche nella politica di Difesa, che vede nella NATO e nell’Unione Europea i pilastri del nostro sistema di alleanze. Il nostro posizionamento internazionale si conferma, quindi, nella dimensione euro-atlantica e nella partecipazione alle principali organizzazioni che concorrono alla pace e alla stabilità La Difesa è impegnata da tempo a realizzare una revi- internazionale, in cui l’Italia svolge tradizionalmente un sione dell’intero strumento militare che, tenendo conto ruolo di primo piano. delle esigenze di sicurezza correlate al quadro geostra- Per quanto riguarda l’Unione Europea, è noto a tutti voi tegico di riferimento e della perdurante difficile congiun- come questo Governo sia caratterizzato da una forte votura economica, mira a garantire la sostenibilità finanzia- cazione europeista. Penso che il rafforzamento della UE ria e l’efficienza operativa. Fino ad oggi le misure adot- sia una condizione indispensabile per affrontare le sfide tate tracciano un percorso del tutto coerente con le pre- che ci attendono. La dimensione di queste sfide va decivisioni delle disposizioni normative e con gli obiettivi da samente oltre le capacità dei singoli Paesi. conseguire in termini quantitativi, qualitativi e temporali. Il tema della difesa europea è fondamentale se si vuole L’obiettivo della Difesa è quello di avere uno strumento veramente realizzare una Europa compiutamente politimilitare di dimensioni più conteca, caratterizzata da attori econute, ma al tempo stesso più “NATO, Unione Europea e nomicamente e demograficasinergico e con una maggiore mente più forti di noi, dei singoli ONU i pilastri del nostro cittadini, dei singoli Stati. Sono connotazione interforze, in grasistema di alleanze” do di operare in maniera semfortemente convinto della nepre più credibile con gli alleati cessità di sostenere il rafforzaeuropei e della NATO, in tutti i contesti di crisi. È neces- mento della Politica di Sicurezza e Difesa, cogliendo apsaria anche una graduale crescita degli investimenti nel pieno tutte le opportunità offerte dalle iniziative incentimedio e lungo periodo, in un quadro di certezza e stabi- vanti messe in campo dall’Unione, nel settore della Difelità dei finanziamenti e degli investimenti in innovazione sa, quali la Cooperazione Strutturata Permanente e il e tecnologia. Fondo europeo di difesa. Ma il nostro Paese svolge un ruolo importante anche nell’ambito delle Nazioni Unite, in particolare nelle opeNATO, Unione Europea e Nazioni Unite: come si razioni di peacekeeping, in contesti talvolta delicati, coposizionerà l’Italia all’interno di queste tre orga- me ad esempio in Libano dove l’Italia ricopre, per la nizzazioni nel prossimo futuro? quarta volta, la posizione di Comandante della missione
UNIFIL. Anche in ambito ONU, la Difesa continuerà a fornire il proprio significativo contributo in termini di risorse umane, di apporto finanziario, logistico e nel comparto dell’addestramento. Proprio lo scorso mese di dicembre ho incontrato l’Under Secretary General delle Nazioni Unite per il sostegno operativo, Mr. Atul Khare, al quale ho confermato la decisione della Difesa di rafforzare la sinergia con il Global Service Center delle Nazioni Unite dislocato a Brindisi, organizzazione importante e strategica per la preparazione e la condotta delle missioni ONU.
L’Italia proseguirà l’impegno nelle missioni internazionali? Le attuali missioni della NATO, così come le operazioni a guida europea o delle Nazioni Unite, sono fondamentali per il mantenimento della pace e della sicurezza. Oggi, oltre 6.000 militari italiani operano nel quadro di 37 missioni internazionali, in ben 24 Paesi diversi. È certamente uno sforzo notevole ma al tempo stesso un contributo importante per garantire la sicurezza in aree particolarmente critiche. Ma proprio per assolvere al meglio il compito e per tutelare i nostri militari, il Governo e il Parlamento devono garantire loro le capacità indispensabili per poter operare nelle migliori condizioni di sicurezza, in ogni tipo di contesto. Dobbiamo, in estrema sintesi, assicurare che lo strumento militare sia in grado di assolvere tutti i compiti fondamentali che gli sono assegnati: la difesa dello Stato; la condivisione della sicurezza e della difesa collettiva con i partner dell’Alleanza ed europei; il contributo alla realizzazione della pace e della sicurezza internazionale.
Per quanto riguarda le operazioni condotte sul territorio nazionale, ritiene utile il proseguimento di “Strade Sicure”?
CURRICULUM VITAE Nato ad Olbia il 27 giugno 1966. Nel 1993 si Laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Sassari, presentando la tesi in Diritto Internazionale dal titolo: “La Guerra del Golfo nel Diritto Internazionale”. Dal 1995 al 2008 ha ricoperto numerosi incarichi politici in qualità di esperto del fenomeno dell’immigrazione e del Welfare. Nel 2004, insieme ad Aly Baba FAYE, ha curato la redazione del libro “Libro bianco sulla Bossi-Fini. Rapporto sulla politica in materia di immigrazione”. Dal 2005 al 2007 è stato Segretario Regionale dei DS-Sinistra Federalista Sarda. Dal 2008 al 2013 è stato eletto alla Camera dei Deputati nella circoscrizione Sardegna. Quale parlamentare è stato membro della V Commissione Bilancio. Dal 2013 al 2016 Consigliere Giuridico del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Dal 2016 al 2018 Direttore di Leganet Sardegna e Projet Manager del Progetto MAC (Migrazione Cooperazione Asilo) della Lega Autonomia e Leganet. Dal 2017 al 2018 Consigliere del Ministro della Giustizia. Dal 16 settembre 2019 è stato nominato Sottosegretario di Stato alla Difesa.
L’operazione “Strade Sicure” è un’attività che vede oggi impiegati circa 7.000 uomini e donne. Parliamo di un’operazione
Il Sottosegretario Calvisi durante un convegno su Industria e Difesa.
Il Sottosegretario Calvisi al convegno “Stati Generali - Spazio, Sicurezza e Difesa” a Napoli.
che ha certamente fornito un contributo significativo alla realizzazione di un ambiente più sicuro e che ha avvicinato i cittadini alle Forze Armate, incrementando ulteriormente il prestigio delle stesse. Si tratta di un’operazione certamente gravosa in termini di personale impiegato ma, alla luce dei recenti incrementi nelle dotazioni organiche delle Forze di Polizia, ritengo che i tempi siano maturi per ragionare, di concerto con gli altri ministri competenti, ad una rimodulazione del contributo di personale dell’Esercito a “Strade Sicure”.
Il Ministro Guerini Le ha dato, tra le altre, la delega alla Sanità militare. Ci può brevemente parlare del progetto “Grande Celio”?
della ricerca, ho evidenziato la necessità della Sanità Militare di evolvere secondo un modello organizzativo “hub - spoke”, ove il Policlinico Militare sia il centro del sistema e le organizzazioni periferiche già esistenti possano implementare, su tutto il territorio nazionale, gli indirizzi di policy sanitaria della Difesa, a vantaggio dei militari e di tutti i cittadini. Penso soprattutto all’effetto decongestionante sulle liste di attesa che potrebbero avere i Dipartimenti Militari di Medicina Legale in realtà territoriali ove spesso si registra la mancanza di sufficienti presidi sanitari. Oppure al supporto che il personale sanitario militare potrebbe dare ai Pronto Soccorso, che spesso evidenziano carenze di organico. Parlo quindi di un piano integrato di rilancio che sottolinei il rilievo che il Policlinico Militare ricopre in seno alla Difesa e a tutta la collettività nazionale.
Gli ultimi anni hanno visto una sempre maggiore sinergia tra Difesa, Servizio Sanitario Nazionale e mondo Accademico e della Ricerca, attraverso la stipula di accordi e convenzioni. Il Celio, Ente altamente rappre- Bonifiche e alloggi di servizio sono due temi partisentativo del nostro Paese, è il fulcro di tale processo. colarmente all’attenzione della Difesa. Cosa si sta Penso che sia ormai giunto il momento di far compie- facendo? re al Celio un salto di qualità e che diventi compiutamente un Ospedale di Stato, sul modello dell’Ospeda- La piena tutela dell’ambiente e della salute del persole Bambino Gesù. Proprio nel nale civile e militare e delle pocorso di un convegno organiz“Penso che sia ormai giunto il polazioni locali, durante e a zato lo scorso mese di novemdi esercitazioni militari momento di far compiere al èseguito bre dal Policlinico Militare Cecertamente una priorità della Celio un salto di qualità e Difesa. In tal senso, ritengo lio e che ha visto la partecipache diventi compiutamente fondamentale continuare sulla zione di illustri rappresentanti del Servizio Sanitario Nazionastrada intrapresa nel 2015 con un Ospedale di Stato” le, del mondo accademico e la sigla dei protocolli con il Mi-
nistero dell’Ambiente per il tamite dell’ISPRA (Istituto alle reali esigenze operative, ha recentemente intraSuperiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). preso – e in questo bisogna dare atto all’attuale Capo Un passo importante è stato fatto lo scorso 12 dicem- di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale Farina, di bre con l’approvazione in Commissione Bilancio del- aver accelerato in questa direzione – una serie di inil’emendamento che consente di prevedere un finan- ziative tese a rinsaldare i rapporti con il mondo induziamento ad hoc per gli interventi di bonifica sui siti striale e accademico, indicando le aree di ricerca priomilitari. Si tratta di una attività ad elevata sostenibilità ritarie, favorendo lo sviluppo di tecnologie che si reambientale e progettualità innovativa, in grado di ge- putano più utili, tenendo presente che l’ormai normale nerare un importante e positivo impatto sociale sui territori, capace di innescare un ciclo economico virtuoso nelle aree interessate dagli interventi di bonifica. Era fondamentale dare un segnale tangibile per consentire l’avvio del piano di investimenti che il Ministero della Difesa ha programmato, in stretta sinergia con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, per la realizzazione di interventi di bonifica ambientale su tutto il territorio nazionale e, in particolare, nei siti e nelle aree su cui insistono arsenali e poligoni militari e proprio per consentire l’avvio di questo importante programma di interventi è stata potenziata la dotazione finanziaria del Ministero della Difesa, con un finanziamento pari a 46 milioni di Il Sottosegretario Calvisi e l’Under Secretary General dell’ONU Euro per il periodo 2020-2023. per il sostegno operativo, Mr. Atul Khare. Per quanto riguarda il secondo tema, proprio lo scorso 29 gennaio, con l’approvazione all’unanimità in Commissione Difesa della Camera dei Deputati della ri- partecipazione a programmi multinazionali per lo svisoluzione sugli alloggi di servizio militari, si sono deli- luppo e l’acquisizione di nuovi sistemi richiede ai Paeneati i cardini di una politica abitativa innovativa che af- si partecipanti di mettere in campo risorse tecnologifronta i nodi più importanti, quali che e industriali competitive il recupero e la pronta assegnacon quelle degli altri partner. “Necessario un approccio si- Al tempo stesso, le strategie zione degli alloggi vuoti, così nergico, sistemico, raffor- elaborate dall’industria e dal come l’introduzione di criteri rigorosi che evitino ogni possibilizato e strutturato con il mondo accademico non postà di abuso tra le assegnazioni mondo accademico e quello sono essere compiutamente relative alle categorie protette. ed efficacemente attuate se dell’industria” L’obiettivo è quello di utilizzare non sono in qualche misura al meglio il patrimonio abitativo recepite, condivise, sostenute esistente e, guardando al futuro, cercare di soddisfare e rese applicabili dalla politica e dai militari, per le esigenze alloggiative del personale della Difesa nei quanto loro spetta, soprattutto quando si parla di inruoli Ufficiali, Sottufficiali, Graduati e Truppa. dustria per la Difesa, ma anche più in generale di tecnologie di interesse strategico per il Paese. Insomma, se alla sperimentazione in laboratorio segue Difesa, Industria e mondo accademico. Secondo Lei, quella in addestramento ed, infine, la successiva apquanto è importante la sinergia tra questi tre attori? plicazione nei teatri operativi, si può avere la ragionevole certezza di una tecnologia sicura ed efficiente Oggi l’orientamento della Difesa è nella direzione di un anche per gli usi civili. approccio sinergico, sistemico, rafforzato e strutturato fra Sono certo che tutti quanti sapremo migliorare la già tutte le componenti interessate. Mi riferisco, in particolar stretta e proficua collaborazione che vede Difesa, Inmodo, al mondo accademico e a quello dell’industria. dustria e mondo Accademico e della Ricerca lavorare In particolare, l’Esercito, per rispondere con efficacia fianco a fianco sin dalla fase di analisi delle esigenze e
Il Sottosegretario Calvisi in visita al 1° reggimento Bersaglieri.
di concezione dei discenti sistemi, al fine di consentire allo strumento militare di essere in linea con i progressi tecnologici delle altre Forze Armate straniere, mantenendo i costi su un binario sostenibile, in un’ottica di condivisione degli sforzi in ambito europeo e NATO.
ricerca e più in generale di tutta la filiera della conoscenza. Più tecnologia significa più vantaggi in un mondo produttivo dinamico e più occupazione di qualità per le giovani generazioni che con la tecnologia hanno maggior confidenza. Per raggiungere questo obiettivo, ritengo sia fondamentale una maggiore sinergia con il mondo dell’industria e della ricerca.
Recentemente, il Generale Farina ha presentato al Capo di Stato Maggiore della Difesa una “Proposta di Legge Speciale a supporto del rinnovamento dello Strumento Militare Terrestre”, la cosiddetta “Legge Terrestre”. Cosa pensa al riguardo?
Signor Sottosegretario, prima di salutarci, desidera rivolgere un messaggio ai nostri lettori “con le stellette”?
Come ricordato dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito anche nel corso di un recente convegno sull’urgenza della Trasformazione Militare, organizzato dal Centro Studi Esercito, il non adeguato finanziamento che ha riguardato negli ultimi anni tutti i comparti della Difesa ha determinato, in particolare per l’Esercito, un gap tecnologico rispetto alle altre Forze Armate, analogamente a quanto accaduto alle componenti terrestri degli altri Paesi europei. Ritengo, dunque, doveroso facilitare la trasformazione capacitiva dell’Esercito, non solo come esigenza della Difesa ma dell’intero Sistema Paese. La modernizzazione dello strumento militare è infatti un’opportunità anche per la nostra industria nazionale. Basti considerare le positive ricadute occupazionali, della
Certamente. Oggi non potremmo mai immaginare la storia del nostro Paese separata da quella delle sue Forze Armate. Esse rappresentano, ora come allora, un patrimonio dal valore inestimabile, per il nostro passato, ma anche per il nostro futuro e di quello dei nostri figli. A tutti i militari dico di essere sempre orgogliosi di appartenere a questa grande Famiglia che tanto diede per contribuire alla costituzione della nostra Patria e che tanto sta dando e darà per mantenere vivi e saldi i valori fondanti della nostra Repubblica. Desidero, quindi, ringraziarli per lo straordinario contributo che quotidianamente e silenziosamente mettono a disposizione dell’Italia, dell’Europa e dell’intera comunità internazionale.
DONNE AL COMANDO
Il valore aggiunto dell’intelligenza emotiva di Maria Perillo
Corso di formazione sul Metodo di Combattimento Militare (MCM) destinato al personale femminile.
Militare del reggimento Genio Ferrovieri durante un’operazione di aggancio di due carrozze.
Quanta strada hanno percorso le donne in termini di indipendenza, libertà, diritti e realizzazione professionale? Un quesito che trova risposta nell’operato di circa 8.000 donne dell’Esercito che indossano le stellette (tra soldati, comandanti di squadra, plotone e compagnia). Come ampiamente illustrato nell’articolo “20 anni di donne con le stellette: rivoluzione compiuta?” (Rivista Militare n. 4/2019), l’Esercito Italiano ha raggiunto un solido livello d’integrazione che vede le donne impiegate anche nelle Unità ad alta valenza operativa. Un butterfly effect che ha non solo cambiato le cose ma anche ribaltato la situazione. All’alba di questo ventennio di donne in uniforme, viene però da chiedersi: quando a guidare e a comandare è il gentil sesso, cosa cambia? Se per moltissimo tempo si è pensato che empatia, solidarietà e considerazione dei rapporti umani fossero un limite nell’indirizzo della leadership perché erroneamente considerate qualità che potevano rendere l’individuo al comando – in questo caso una donna – poco obiettivo, l’attuale situazione percepisce queste qualità come caratteristiche da sfruttare e adattare al lavoro. Una delle chiavi di maggiore successo
è l’intelligenza emotiva che, combinando competenze individuali e sociali, migliora le prestazioni e il rendimento della compagine militare. Questo nuovo concetto di “leadership empatica” permette di porre il “bisogno dell’altro” al centro del sistema e dei gruppi di lavoro attivando le giuste leve motivazionali. Un valido esempio è fornito dalla meta-analisi condotta su 45 studi riguardanti gli stili di leadership (Eagly,
Johannesen-Schmidt e Van Engen, 2003) che ha posto l’attenzione sulla leadership esercitata dalle donne. Quest’ultima è di tipo “trasformazionale”, nel senso che pone particolare enfasi e attenzione agli aspetti carismatici ed emotivi dei soggetti verso i quali si rivolge e ha come scopo ultimo la loro trasformazione in individui migliori. Secondo gli stessi studi, nelle dimensioni lavorative in cui la componente femminile è significativa, le
relazioni interpersonali risultano essere più salde e stabili. Stando poi a quanto dimostrato da ulteriori studi condotti dalla University of Southern California, la differenza tra gli stili di leadership esercitati da uomini e donne risiede nel cervello, perchè pare sia proprio questo a funzionare in modo diverso, soprattutto in condizioni di stress. In particolare, la differenza più grande si evidenzia in alcune regioni cerebrali
Sopra e nella pagina seguente: il Tenente Sara Turato in addestramento con il suo plotone.
che consentono di comprendere le emozioni altrui. Questa renderebbe i leader donna più disponibili all’ascolto e interattivi mentre gli uomini più propensi all’immediata ricerca di soluzioni, anche quando il quadro di situazione non è completo. Già nel 1979 lo studioso Robert Rosenthal elaborò presso la Harvard University, il Profile of Nonverbal Sensitivity (PONS), un test atto ad analizzare le differenze tra uomo e donna nella decodifica dei linguaggi del corpo, evidenziando una maggiore abilità delle donne in tale attitudine; sarà il famoso “sesto senso femminile” di cui si parla da millenni? Ma non è tutto qui. Pare che le “leader in chignon” siano anche più propense a decodificare le emozioni, a modulare la voce e a mantenere un contatto oculare con l’interlocutore. In questo clima di sicurezza psicologica e statistiche, però, non bisogna commettere l’errore di “generalizzare per
generi”. È pur vero che l’azione di comando assorbe gli influssi e le caratteristiche di genere, ma è anche un talento innato dell’individuo, una risorsa immateriale che, a prescindere dal genere, caratterizza in maniera peculiare un individuo più o meno marcatamente. Alla luce di quanto esaminato, non si può fare a meno di pensare all’importanza di una classe dirigente in chignon che si affermi e si confronti – in maniera saggia, sana e complementare – con gli uomini, al fine di comprendere a pieno le esigenze dell‘Istituzione e degli uomini e donne che la compongono. Il ventennio che si è appena concluso ha messo duramente alla prova tradizioni e radicate convinzioni, aprendo una voragine sul tanto discusso universo femminile e spingendoci a una concreta riflessione: uomini e donne non sono uguali, ma complementari e con caratteristiche che, se sfruttate al meglio, possono portare alla realizzazione di grandi processi sociali e lavorativi.
A tutti i livelli e a tutte le categorie, le donne, siano esse comandanti di squadra, di plotone o compagnia, paiono dunque ormai padrone nell’esercitare la propria azione di comando. Proviamo a chiedere conferma al Tenente Sara Turato, Ufficiale dell’Arma di Fanteria, specialità Lagunare. Tenente, lei ha iniziato la sua carriera militare da volontario in ferma prefissata e successivamente, tramite concorso, ha avuto accesso alla categoria Ufficiali. Questo denota forte motivazione e spirito di sacrificio. Cosa l’ha spinta in questa scelta? Ho sempre avvertito un forte bisogno di continuo miglioramento che ha poi determinato una ricerca di crescita professionale. Alla base delle mie aspettative c’è sempre stato il desiderio che ogni giorno riservasse sfide nuove e sempre più impegnative. Es-
senzialmente ciò che mi ha spinto a cambiare categoria è stata l’ambizione, la volontà di mettermi alla prova in incarichi di comando e di assumermi responsabilità crescenti nell’ambito dell’Istituzione militare. Lei è un Ufficiale di Fanteria di specialità Lagunare; unica componente anfibia dell’Esercito. Già da volontario in ferma prefissata era tra i ranghi della “Serenissima”. Com’è stato, se è accaduto, ritrovare i vecchi colleghi in veste di loro Comandante? Sì, è accaduto di ritrovare vecchi colleghi, con i quali precedentemente avevo condiviso la vita di caserma, e mi reputo fortunata in quanto non è mai stato necessario ridefinire il livello di confidenza, avendo trovato persone che hanno compreso il mio nuovo status e non hanno abusato della conoscenza pregressa. Sono fortemente convinta che un ambiente così professionalizzato, richieda ad ogni Ufficiale di essere il primo dei propri uomini, di avere la capacità di gestire e analizzare da varie prospettive le situazioni che vanno oltre il mero lavoro, in modo tale da ottenere la massima collaborazione dai propri uomini e donne. L’impegno che richiede l’Arma di Fanteria, e in particolare il reggimento La-
gunari è rilevante, pertanto è indispensabile creare e avere alle proprie dipendenze un gruppo coeso, che avendo interiorizzato il concetto di responsabilità e di spirito di corpo contribuisca a risolvere naturalmente i problemi e le sfide che mano a mano si presentano nel nostro cammino lavorativo.
soldato, il suo carattere, la sua storia, le sue virtù e le sue debolezze.
Quali differenze riscontra, ammesso che esistano, nel rapporto tra Comandante donna e soldato donna e, viceversa, tra Comandante donna e soldato uomo?
Ho sempre pensato che comandare significasse decidere, organizzare, pianificare, controllare, e condurre la propria unità stando in testa, cercando di guadagnarsi ogni giorno la fiducia e la stima dei propri soldati, per potergli chiedere di seguirmi in combattimento, anche in condizioni di estremo pericolo. Allo stesso tempo, il personale che crede nel proprio Comandante, vuole sentirlo partecipe anche oltre la vita lavorativa, essere certo che non lavora solo per sé, ma anche per il benessere dei propri collaboratori, che se ne prenda cura nel momento del bisogno. Ritengo, infine, che sia dovere e impegno di ogni Comandante trarre il meglio da ogni singolo collaboratore e soldato, ricercando il giusto equilibrio tra l’autorità, la sensibilità e l’umanità. Ed è forse racchiuso in quest’ultima frase il senso ultimo di una buona azione di comando: “trarre il meglio dai propri uomini e dalle proprie donne” affinché tutta l’organizzazione ne abbia beneficio.
Essere allo stesso tempo donna e Comandante, significa avere, a prescindere dalla realizzazione di una vita familiare come moglie e mamma, una sensibilità diversa nell’approccio ai rapporti interpersonali; in particolare, nel rapporto tra donne, ancorchè tra Comandante e soldato, si crea una forte empatia, una confidenza che diventa in tutto e per tutto come quella tra uomo e uomo. Se spesso nei rapporti uomo-uomo si manifesta una forte competizione, tra donna e donna è più facile vedere un rapporto sinergico e di comprensione reciproca. In ogni caso, sono fermamente convinta che un Comandante debba tenere in maggiore considerazione non tanto il fatto di essere uomo o donna quanto piuttosto le caratteristiche del singolo
Comandare e motivare i propri soldati non è un compito da poco. Su cosa si basa la sua azione di comando? Quali sono i principi e gli ideali su cui si fonda?
L’OPINIONE DI RACHELE MAGRO Le donne soldato: per tutte noi esempio di determinazione e possibilità
Abbiamo chiesto il parere di Rachele Magro, psicologa, psicoterapeuta e Presidente dell’Associazione “L’altra metà della divisa”, associazione di rete e sostegno per le famiglie dei militari da sempre vicina al nostro mondo, esplorandone dinamiche e cambiamenti. “L’ingresso delle donne nelle Forze Armate non può che essere visto come un arricchimento non solo dal punto di vista professionale ma specificatamente umano. I vent’anni che sono trascorsi e che le hanno viste protagoniste in tale contesto hanno contribuito a farle diventare per tutte noi esempio di determinazione e di possibilità. Una possibilità di vederci parti attive in contesti che prima non ci appartenevano e che oggi possiamo orgogliosamente definire “conquistati” con il sacrificio di tutte coloro che questi vent’anni li hanno riempiti di professionalità. Ho avuto l’onore e il piacere di conoscere donne che ricoprono ad oggi diversi ruoli da Ufficiale a Graduato con determinazione e forza assolvendo al loro incarico in maniera egregia al fianco dei loro colleghi, pur non smettendo di credere e di portare avanti l’obiettivo della maternità e della famiglia. Quest’ultimo non meno gravoso del primo. Non è per niente facile, in un contesto lavorativo che può portarti spesso all’estero, riuscire a coinciliare i due ruoli con la consapevolezza di perdersi “pezzi di vita” dei propri figli mentre si svolge lontano un compito umanitario e di sicurezza. È una scelta difficile che richiede tratti di personalità forti e definiti oltre che grande resilienza e forza di volontà, integrità morale e forza dell’Io. Rita Levi Montalcini ci ha insegnato che “le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente portando due pesi: quello privato e quello sociale. Le donne che indossano l’uniforme, come tutte le donne che lavorano, ci insegnano questo ogni giorno e nessuno può mettere in dubbio la loro capacità di portare sulle spalle questi due pesi che hanno dimostrato di amare e rispettare in egual modo. Tuttavia ancora molto si può e si deve migliorare a favore di azioni di indirizzo più specifiche e proattive a sostegno del ricongiungimento familiare e della maternità perché siano dati pari dignità e sostegno alle donne che indossano le stellette con orgoglio e onore”. Una strada non facile da percorrere e senza dubbio entusiasmante che, giorno dopo giorno, vede 8.000 donne impegnate a rendere il proprio Paese un posto migliore. L’operato delle donne e degli uomini in Uniforme è sempre un punto di partenza e mai di arrivo. Alla luce di quanto esaminato, verrebbe spontaneo creare dei parallelismi tra l’Esercito di ieri e l’Esercito di domani. Tra le due realtà temporali, c’è però l’Esercito di oggi, costituito da uomini e donne che hanno vissuto un impegnativo cambio generazionale, sociale ed istituzionale e lo hanno fatto con la fede indiscussa nei valori e nelle tradizioni del passato ma con lo sguardo, sempre fiero, rivolto al futuro.
a 2 edizione
DALL’APPRENDIMENTO ALL’ADATTAMENTO L’importanza delle Lezioni Apprese per l’Esercito Italiano di Roberto Gabrielli
Perché è necessario che un’organizzazione si avvalga delle “Lezioni Apprese”? L’idea di Lezioni Apprese è che gli individui e l’organizzazione stessa possano apprendere dall’esperienza al fine di ridurre il rischio di reiterare gli errori e incrementare le possibilità di successo. Nel mondo militare, significa ridurre i rischi operativi e incrementare l’efficienza e la capacità operativa delle unità. La sola esperienza non sarebbe pe-
rò sufficiente ad ottenere un così ambizioso risultato se non fosse seguita dalla capacità di adattare lo strumento: l’apprendimento deve cioè tradursi in una formalizzazione dell’intero processo, affinché i risultati ottenuti possano essere istituzionalizzati e divenire di dominio comune. In tal senso, la soluzione di una criticità, rilevata da singoli individui o unità organizzative apparentemente “periferiche”, può determinare un cambiamento generalizzato
dell’intero sistema. Il mutevole scenario operativo obbliga di fatto la componente militare a perseguire un costante processo di apprendimento e di adattamento, finalizzato a colmare eventuali gap capacitivi nel breve/medio periodo. Ciò ha portato alla creazione di un’organizzazione idonea a valorizzare le esperienze maturate “sul campo”, sia nel corso di operazioni fuori dai confini nazionali sia nelle attività addestrative ed operative
alla dottrina NATO, Bi-SC Directive 080-006 Lessons Learned e NATO Lessons Learned Handbook): • una “Struttura”: personale all’uopo formato e organicamente inserito nella Forza Armata, con compiti e responsabilità definiti; • un “Processo”: procedure che consentono di trasformare le “Lezioni Identificate” in “Lezioni Apprese”, attraverso l’implementazione di azioni correttive, ovvero generare delle Best Practice; • degli “Strumenti”: componenti tecnologiche atte alla raccolta, conservazione e condivisione delle informazioni quali Database, portali di rete, Newsletter. Un sistema costituito da questi “pila-
stri” consente ai Comandanti, ad ogni livello ordinativo, di: • acquisire e analizzare le Osservazioni prodotte a seguito della constatazione di eventuali gap; • individuare e implementare le azioni correttive tese ad eliminare, in ogni settore, le citate lacune; • comunicare e condividere i risultati conseguiti al fine di permettere ad un’ampia comunità di beneficiare dei miglioramenti nella performance, ponendosi quale strumento in grado di colmare carenze strutturali della F.A., relative a capacità da migliorare o da sviluppare, attraverso l’analisi collegiale delle risultanze di attività operative e addestrative.
IL PROCESSO DI APPRENDIMENTO E ADATTAMENTO CAPACITIVO
Best Practice: una tecnica, una procedura o una metodologia individuata come il modo migliore di operare in un determinato contesto. In questo caso, il processo genera un miglioramento della performance senza incidere su nuove risorse umane, finanziarie o materiali. La Best Practice è, di fatto, una lezione identificata che contribuisce a migliorare l’organizzazione senza prevedere un’azione correttiva che modifichi strutturalmente l’organizzazione stessa. condotte in Patria. Al fine di rendere tale organizzazione aderente alle esigenze dei Comandi e delle unità dipendenti, sono state seguite negli ultimi anni alcune linee d’azione che hanno reso possibile un incremento della capacità della Forza Armata di trasformare l’apprendimento sul campo in un adattamento dello strumento, intervenendo efficacemente sui tre “pilastri” che costituiscono il “Sistema delle Lezioni Apprese” (in aderenza
Lezione Identificata: descrizione di una problematica/criticità, analizzata, sviluppata e sottoposta all’attenzione dell’autorità appropriata, che include le cause che hanno generato la problematica/criticità, la raccomandazione di una o più azioni correttive per annullare tutte le cause e le indicazione dell’unità organizzativa responsabile di attuare tale/i azione/i (Action Body). Lezione Appresa: risoluzione concreta di una problematica/criticità ovvero ammaestramento (testato sul campo), derivante dall’implementazione di una o più azioni correttive da parte dell’Action Body, attraverso cui si migliora l’efficienza dello Strumento Militare.
SVILuPPO DEL PROCESSO L’impulso all’intero processo è dato dalla singola unità che, al termine di una attività operativa o addestrativa, redige e invia ai comandi sovraordinati (1) una “Scheda di Osservazione”, contenente gli elementi necessari a identificare la criticità riscontrata e le sue cause, illustrare possibili soluzioni contingenti adottate in condotta e suggerire eventuali correttivi definitivi al fine di comprendere le possibili linee di azione finalizzate alla sua risoluzione. L’osservazione scaturisce dalla constatazione che il risultato ottenuto si discosta da quello atteso e, pertanto, è necessario intervenire su uno o più elementi (di tipo dottrinale, ordinativo, addestrativo, ovvero riferito agli ambiti dei materiali in
uso, della formazione, del personale, delle infrastrutture, dell’interoperabilità) al fine di immettere nell’organizzazione una nuova capacità o integrarne una esistente attraverso modifiche strutturali. L’intervento da parte dei Comandi sovraordinati si rende necessario quando la criticità rilevata non trova adeguate risposte all’interno dell’unità organizzativa che l’ha generata o quando l’osservazione riguarda problematiche che si ripetono: tale discriminante esclude a priori dal Processo delle Lezioni Apprese gli “errori umani”, immettendo nel sistema solo ciò che richiede un intervento “strutturale”. Fase nevralgica dell’intero processo è l’analisi, nella quale il Comando che ha ricevuto le Schede di Osservazione dovrà procedere ad “identificare” la lezione ed avviare
la fase correttiva. Al fine di realizzare il contemporaneo coinvolgimento di tutte le branche funzionali, viene all’uopo attivata una procedura per svolgere l’analisi in forma collegiale, disponendo la costituzione di un “Gruppo di Lavoro sulle Lezioni Apprese”, ad ogni livello ordinativo, composto da Subject Matter Expert delle varie branche/settori funzionali. In questa sede, l’unità organizzativa chiamata ad effettuare tale analisi provvederà a: • verificare la sussistenza del nesso causa-effetto e, dunque, se la problematica/criticità innesca il “Processo delle Lezioni Apprese”; • elaborare una o più linee d’azione per annullare le cause e l’unità organizzativa responsabile dell’implementazione di ciascuna azione correttiva. Se l’unità organizzativa che procede all’analisi ha le risorse e le responsabilità per l’implementazione dell’azione correttiva, il processo si concluderà con l’assegnazione formale all’expert individuato del compito di attuare le azioni correttive che porteranno auspicabilmente ad “apprendere la lezione”. È utile evidenziare come i tempi di conclusione del processo dipendono dalla portata dei contenuti dell’Osservazione: va da sé che, qualora l’azione correttiva preveda una nuova capacità (ad es. un nuovo mezzo, una nuova unità, ecc.), gli esiti potranno essere conosciuti a distanza di anni. Ciò vale per tutte le criticità che trovano soluzione nell’ambito di nuovi investimenti e/o richiedono l’avvio di attività contrattuali. Questo aspetto, insito in un’organizzazione in continua evoluzione e fortemente dipendente dalla disponibilità di risorse in un dato momento storico, non deve generare senso di sfiducia da parte dei potenziali osservatori ma, al contrario, stimolare una vision di lungo termine, affinché la risoluzione di problematiche particolarmente sfidanti possa fungere da vero moltiplicatore di efficienza dello Strumento. In altri casi, il processo può determinare l’approvazione di correttivi in tempi brevi, quando questi consistono, ad esempio, in modifiche degli
iter addestrativi o delle attività di approntamento, che richiedono decisioni di comando senza incorrere in valutazioni di costo/efficacia. La fase di analisi, che consente al Processo delle Lezioni Apprese di pervenire a una soluzione istituzionalizzata che possa innovare o modificare le procedure/capacità esistenti, può in alcuni casi non determinare l’implementazione di un’azione correttiva vera e propria. Ciò è vero quando le risultanze della Scheda di Osservazione contengono già una soluzione che, non necessitando di apportare cambiamenti normativi o strutturali, viene assunta quale “il miglior modo di operare in un determinato contesto operativo/addestrativo” (2) (si parla in questo caso, come già detto, di Best Practice). DISSEMINAzIONE DELLA LEzIONE APPRESA Istituzionalizzare una Lezione Appresa significa immettere il miglioramento ottenuto nelle abitudini di lavoro dell’organizzazione. Ciò è valido se il risultato si traduce in un cambiamento formale e, nondimeno, raggiunge il bacino di utenti che
ne traggono beneficio. La formalizzazione della Lezione non è di per sé sufficiente se non vi è pubblicità dell’atto: la validazione, infatti, garantisce che l’azione correttiva completata raggiunga lo scopo iniziale di rispondere al problema posto nell’osservazione ma necessita di essere comunicata. I suoi prevedibili effetti, infatti, possono influenzare aspetti cruciali delle attività condotte dalle unità in quegli stessi contesti operativi/addestrativi nei quali era emersa la criticità. Cosicché, ad esempio, la validazione di una Lezione Appresa Fig.1
da un Teatro Operativo comporta che le unità ivi impiegate debbano essere messe a conoscenza, tempestivamente, di quella specifica innovazione, al fine di adottare gli opportuni correttivi nelle modalità di esecuzione del compito. La validazione, costituendo un “nuovo modo di fare le cose”, deve raggiungere tutti gli attori che ne vengono influenzati, favorendo in un primo tempo la comunicazione tempestiva per poi procedere alla disseminazione a favore dell’intera utenza. Al fine di soddisfare le esigenze di catalogazione, condivisione e disseminazione delle informazioni relative alle Lezioni Apprese, la Forza Armata dispone di un “Database Lezioni Apprese”, diffuso fino ai minori livelli ordinativi, e di un “Portale Lezioni Apprese”, disponibile sulla rete interna (intranet). RACCOLTA LEzIONI APPRESE E AMMAESTRAMENTI Al fine di capitalizzare il valore aggiunto degli ammaestramenti attraverso la loro divulgazione a tutta la comunità militare, è stata concepita, a partire dal 2017, la “Raccolta Lezioni Apprese e ammaestramenti” (Newsletter, figura 1), contenente sintetiche “lezioni” derivanti dalle attività addestrative, richiami a principi dottrinali ed esercizi tattici, con un valore puramente didattico e di
diffusione della conoscenza, con principale target audience i Comandanti di minori unità, i graduati e i volontari, e focus sulle capacità meno sottoposte ad “allenamento” durante le normali attività addestrative/operative, quali l’impiego in campagne di combattimento. Il documento, di facile consultazione e condivisione, traduce gli esiti di eventi esercitativi di rilievo in forma “narrativa”, raccontando lo svolgimento di un’attività tattica dal punto di vista del Comandante che l’ha condotta, ed è teso a proporre un esempio ai futuri Comandanti che si troveranno ad operare in contesti analoghi, descrivendo a loro favore gli ammaestramenti emersi. Analogamente alla possibilità di “apprendere dal presente”, si è ravvisata la necessità di tradurre alcuni eventi bellici (anche recenti) in documenti che, al di là del carattere squisitamente storico/archivistico, possano rappresentare per tutti un valore aggiunto. A tal riguardo, è stata avviata una specifica ricerca di personale per la costituzione di un bacino di “Custodi di Storia Militare”, al fine di trarre insegnamenti anche dalle operazioni del passato e, all’inizio dell’anno corrente, la prima “serie storica” della citata raccolta è stata messa a disposizione di tuttte le unità attraverso il “Portale Lezioni Apprese”. Tali strumenti di diffusione consolidano il ruolo di ogni appartenente alla Forza Armata nell’ambito dello sviluppo della conoscenza e dell’apprendimento, rendendo gli uomini e le donne di ogni ordine e grado attori protagonisti del cambiamento, siano essi propulsori del processo delle Lezioni Apprese (nella veste di “osservatore” o di “scrittore”) ovvero ne siano i principali destinatari e, pertanto, responsabili di sperimentare sul terreno quel “nuovo modo di fare” che dà il segno dell’evoluzione del processo di apprendimento e adattamento. NOTE (1) In caso di attività operativa fuori dai confini nazionali, l’osservazione viene inviata al Comando Operativo di Vertice In-
terforze (COI) che, a seguito di analisi, decreta quale Forza Armata avrà il compito di individuare l’appropriata azione correttiva. (2) Esempio: identificato un gap capacitivo nell’utilizzo di una determinata piattaforma in uno specifico ambiente operativo, si avvia il processo Lezioni Apprese, con l’obiettivo nel medio/lungo termine di stimolare lo sviluppo di una nuova Esigenza Operativa ovvero modificare la capacità esistente. Paral-
lelamente, al fine di intervenire sulla criticità nel breve periodo, stante l’esigenza principale di garantire la sicurezza delle forze, si procede a individuare e formulare una Best Practice, che si traduce in un particolare provvedimento di natura tecnico-tattica che consente di annullare la criticità, estendendola ai Comandi sovraordinati affinché le unità che sono o saranno impiegate in quel medesimo contesto ne traggano beneficio.
BIBLIOGRAFIA Direttiva 7026 Il Processo delle Lezioni Apprese, ed. 2018 dello SME. Direttiva Il Processo delle Lezioni Identificate/Lezioni Apprese (Lessons Identified/Lessons Learned – LId/LL) in ambito interforze, ed. 2013 del Comando Operativo di Vertice Interforze. The NATO Lessons Learned Handbook, ed. 2016 del Joint Analysis and Lessons Learned Centre.
LA GRAY ZONE:
UNA ZONA DI MEZZO NELLO SPETTRO DEI CONFLITTI di Gianluca Luchena
Negli ultimi anni, la spregiudicatezza di taluni attori statuali ha dato impulso a una rinnovata competizione tra gli stati, il cui segno tangibile è rappresentato da una riacutizzazione della c.d. “corsa agli armamenti”. L’aumento delle capacità convenzionali, tuttavia, cristallizza il confronto militare classico, lasciando spazio – grazie anche all’incessante sviluppo tecnologico – a iniziative indirette, che coinvolgono tutte le c.d. “leve di potere” e si sviluppano in una dimensione nota come “Gray Zone”.
Fig.1 Se dovessimo rappresentare graficamente lo spettro dei conflitti, potremmo tracciare una linea retta, su due assi cartesiani che, con ordinate crescenti, procede da una situazione di pace a uno stato di guerra generale. Da sinistra verso destra, l’aumento del livello di conflittualità è direttamente proporzionale all’aumento dell’uso della forza (figura 1). Questo schema, che esemplifica in maniera teorica e puramente accademica una realtà decisamente più complessa, ha rappresentato, per anni, un punto di riferimento efficace nella lettura e nell’interpretazione delle relazioni internazionali, degli scenari di crisi e dell’uso dello strumento militare, da sempre, elemento fondamentale della sovranità statuale. Oggi, tuttavia, esso appare insufficiente a descrivere il complesso sistema di interrelazioni che caratterizzano il panorama geostrategico. Pur essendo validi, infatti, i paradigmi generali di pace e di guerra, i confini tra tali categorie sono divenuti talmente porosi, che risulta ormai estremamente difficile una categorizzazione tale da descrivere in modo adeguato la miriade di situazioni intermedie che sfuggono, per natura e caratteristiche, alla schematizzazione classica della letteratura militare. Esiste, cioè, una sorta di “zona di mezzo” indefinita, indeterminata, che lambisce i due estremi, talvolta, apparentemente comprendendoli.
Essa presenta caratteristiche tipiche di differenti fattispecie e i suoi tratti salienti risultano talmente eterogenei e intrecciati da impedirne una sua univoca definizione. Si tratta della cosiddetta “Gray Zone”, una particolare “dimensione” in cui attori statuali (e non) operano sempre più attivamente per conseguire i propri interessi con strategie short of war, ossia senza innescare uno scontro aperto con gli oppositori, rimanendo costantemente al di sotto della soglia del conflitto dichiarato, tradizionale, eppure utilizzando tutti i mezzi a disposizione, ai limiti del dettato del diritto internazionale, in maniera calcolata, combinata e spregiudicata. Non dichiarazioni di guerra dunque, ma un intreccio di iniziative indirette caratterizzate da ambiguità, concepite su tempistiche diluite e incentrate su un utilizzo spinto delle Agenzie di Intelligence e di azioni sotto copertura, con l’obiettivo di provocare un costante e continuo logorio del sistema avversario, corrompendolo dall’interno, senza esporsi direttamente, ma sfruttando in maniera opportunistica ogni tipo di situazione e facendo della popolazione un elemento determinante intorno al quale costruire, lentamente, l’improvviso attacco finale. L’obiettivo è di “guadagnare terreno” attraverso un atteggiamento che sia sì aggressivo, ma al contempo, anche lucido al punto da evitare il superamento di quella fatidica “red line” che
innescherebbe conseguenze pericolose e che porterebbe, con buone probabilità, a uno scontro aperto con un avversario più forte dal punto di vista militare. Come? Definendo un ambizioso end state generale che funga da meta comune verso cui far convergere una fitta rete di attività condotte su più livelli, azionando tutte le “leve di potere” a disposizione, dall’utilizzo o dalla minaccia di utilizzo dello strumento militare, alle iniziative diplomatiche, a misure di carattere economico, fino all’adozione di campagne comunicative sapientemente articolate per influenzare e orientare l’opinione pubblica. Il ricorso ad attacchi cibernetici per alterare un processo elettorale, piuttosto che per rallentare lo sviluppo capacitivo di un impianto nucleare, le massicce operazioni di disinformazione e la “contaminazione” di migliaia di profili social, per fare degli esempi, sono tipiche azioni no combat che consentono, a coloro che le mettono in atto, di ottenere una situazione più favorevole al conseguimento dei propri obiettivi, senza dover ricorrere a un attacco diretto. Ciò, peraltro, smentendo ogni forma di coinvolgimento, negando ogni sorta di accusa e rimanendo nell’ombra, in modo da non dover affrontare le conseguenze di un’escalation. Del resto, in un contesto geopolitico fortemente “ingessato” dalla presenza di attori statuali con interessi globali, dotati di enormi arsenali da guerra e Forze Armate professionali iper-equipaggiate ed efficienti, un’eventuale iniziativa espansiva con finalità territoriali e/o economiche, condotta in maniera “tradizionale”, porterebbe rapidamente a un conflitto nucleare. È come se la corsa all’innovazione tecnologica e all’acquisizione di sistemi d’arma sempre più performanti portasse a una situazione di stallo, tale per cui non risultasse immaginabile né conveniente un confronto diretto, pena l’autoestinzione. Così, nella costante ricerca di guadagnare vantaggio sugli altri, la “Gray Zone” costituisce un “canale” preferenziale per quelle potenze che la globalizzazione e il liberalismo commerciale dell’ultimo ventennio hanno contribuito a far crescere e, di sicuro, l’unica possibile alternativa per i
cosiddetti Stati revisionisti, quei Paesi cioè insofferenti ad accettare un modello e un ordine globale basato su accordi e regole che non hanno contribuito a definire.
IL CASO DELLA CRIMEA: QUALI AMMAESTRAMENTI? Un esempio emblematico, in tal senso, è rappresentato da quanto accaduto, nel 2014, nell’Est dell’Ucraina, in quella che è stata definita dal Ministro degli Esteri ucraino la “Gray Zone più travagliata d’Europa” (in occasione della 127ª Sessione del Comitato dei Ministri – Nicosia (Cipro) il 19 maggio 2017). Quando Petro Porošenko viene eletto Presidente dell’Ucraina nella primavera del 2014, con la maggioranza dei voti delle regioni occidentali (proeuropee), la situazione già tesa si deteriora rapidamente. Le elezioni sono immediatamente boicottate in Crimea e nelle autoproclamatesi Repubbliche di Luhansk e Donetsk. Il nuovo Presidente ha un chiaro orientamento europeo, al punto che uno dei suoi primi atti ufficiali, a giugno, è la firma, insieme ai Presidenti di Georgia e Moldavia, dell’Accordo di Associazione tra l’UE e l’Ucraina, definendolo “un fatto storico”. Il Cremlino è in stato di allerta: se il nuovo governo filo-occidentale scaccia la flotta russa del Mar Nero, rompendo così il precedente accordo che consentiva l’utilizzo del porto fino al 2042, la Russia perde uno dei suoi più importanti bastioni strategici, Sebastopoli, l’unico porto che, per tutto l’anno, è privo di ghiaccio ed è dotato di acque profonde che permettono alle navi russe di raggiungere i “mari caldi”. Un ingaggio diretto, però, significherebbe accendere i riflettori sull’area e probabilmente innescare l’interessamento di UE e Stati Uniti. Così, in brevissimo tempo, i russi mettono in atto una serie di azioni, prevalentemente “non militari”, designando quale primo, privilegiato obiettivo la popolazione “con il suo potenziale di protesta” (così come indicato dal Gen. Valery Gerasimov, Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate russe). L’Ucraina è storicamente un Paese diviso, con un’ampia porzione di ter-
Militari in operazione nella città portuale di Sebastopoli, Crimea.
ritorio vicino alla Russia sia linguisticamente sia culturalmente. I russi non fanno altro che far leva su quella dicotomia, utilizzandola a proprio vantaggio: ben prima del 2014, conducono una massiccia campagna info ops nel Paese che, grazie a una “narrativa” basata sulla vittimizzazione russa e sulla ingerenza occidentale dietro la svolta europeista dell’Ucraina, diffonde il dubbio in tutta Europa. Ufficialmente, almeno agli inizi, ciò che accade non viene neanche riconosciuto come una vera e propria guerra: si parla, infatti, di rivolta popolare, di autoproclamazione etnica. Le autorità russe negano il loro coinvolgimento e allo stesso tempo, mentre fomentano la rivolta di parte della popolazione, organizzano esercitazioni militari lungo il confine. In un impressionante intreccio di azioni su più livelli, magistralmente coordinate, piccoli distaccamenti di Special Forces assicurano i punti di interesse. Nelle grandi città, i cosiddetti “little green men” (soldati che indossano uniformi militari verdi anonime, sprovviste di mostrine e altri simboli riconducibili a un particolare esercito o corpo d’appartenenza, che gli organi di informazione russi e filo russi inizialmente identificano quali abitanti della Crimea volontariamente riunitisi in gruppi di autodifesa) prendono rapidamente il controllo delle infrastrutture critiche e del Parlamento ucraino, senza troppa interferenza da parte dell’Esercito ucraino.
Quello della Crimea non è solo un esempio. È un importante indicatore di come taluni “attori” si stiano muovendo. L’Europa e il mondo occidentale, in generale, sono stati già colti di sorpresa una volta. A tal proposito, la corsa agli armamenti e a una postura più efficace e robusta sono sicuramente aspetti importanti, se non altro per garantire quell’equilibrio che impedisca un attacco “old style”. Al contempo, però, occorre prendere coscienza che il conflitto è già in corso, con modalità tali da sfuggire al clamore mediatico e agli indicatori convenzionali. Una riflessione, in tal senso, è indispensabile al fine di non perdere l’iniziativa e sviluppare una strategia che consenta di essere efficaci nella risposta ad attacchi compiuti nella “Gray Zone”.
BIBLIOGRAFIA Brands H., Paradoxes of the Gray Zone, Foreign Policy Research Institute, 5 Feb 2016. Barno D., Bensahel N., Fighting and Winning in the “Gray Zone”, in “War on the Rocks”, May 2015. Kasapoglu C., Russian forward military basing in Armenia and Moscow’s influence in the South Caucasus. NDC, Research paper n. 143, Nov. 2017. Kubo N., Sieg L., Stewart P., Japan, U.S. differ on China in talks on 'Grey Zone' military threats, in www.reuters.com, 10 Mar. 2014.
LA CAPACITÀ LOGISTICA DELL’ESERCITO Fattibilità e sostenibilità della componente operativa
di Simone Corinaldesi
Sembra che Napoleone Bonaparte fosse solito affermare che “il soldato marcia e combatte sulla sua pancia”. Il che è certamente vero, e al contempo limitativo, considerato che oltre a riempire la pancia, anche il più coraggioso dei soldati ha necessità del supporto di molte altre cose. Già in epoca romana, il sostegno logistico era ritenuto un fattore determinante per ottenere la supremazia sul campo di battagliaGiulio Cesare possedeva una delle qualità fondamentali di un leader: la vision, la capacità di capire in che direzione muoversi e come raggiungere l’obiettivo. Risale all’età augustea, dal 44 a.C. al 14 d.C., la prima ripartizione della logistica militare romana” in “logistica di aderenza” (riferita ad ambiti quali sussistenza, mobilità e trasporti, sanità) e “logistica di sostegno” – (riguardante standardizzazione, viveri, mezzi, armi, scorte, servizi e manutenzione dei materiali) con una apposita sezione dedicata alla previsione, quan-
tità e della tipologia, dei rifornimenti. Era stimato, ad esempio, per una forza di circa 7.000 uomini, 5.500 legionari e 1.500 addetti ai servizi di supporto, un fabbisogno alimentare di circa 12,5 t di viveri per ogni giornata di “campagna” che, assieme al munizionamento e ad altri carichi personali e di Legione, componevano i cosiddetti “Impedimenta”.
LA LOGISTICA DELL’ESERCITO Un salto temporale di circa due millenni ci conduce ad osservare che il modello logistico dell’Esercito Italiano è, ad oggi, basato su alcuni principi fondamentali che rappresentano la guida costante per l’organizzazione e il funzionamento del dispositivo con lo scopo di ridurre al minimo le azioni correttive da porre in essere per fronteggiare sviluppi non previsti. Tra questi, rileva proprio il principio della previsione secondo il quale, è essenziale che ogni Comandante, con l’even-
Attività di caricamento di un mezzo cingolato su un vettore navale.
tuale supporto dello staff, anticipi le proprie necessità agli organi che hanno la responsabilità di sostenerlo e verifichi costantemente la fattibilità logistica delle attività pianificate, evitando rischi di scarsità di risorse, ovvero l’inutile sovradimensionamento, nei momenti critici della manovra. La capacità di formulare corrette valutazioni e stime delle risorse logistiche necessarie deve governare l’organizzazione e il funzionamento dell’intero “sistema logistico”. Ciò, nella più ampia impalcatura della corrente accezione logistica della Difesa fondata su due corollari: • si basa sul metodo scientifico che consiste nell’osservazione dei fenomeni, nell’elaborazione d’ipotesi, nella verifica della loro aderenza alla realtà e nell’eventuale riadattamento, al fine di conseguire gli obiettivi stabiliti; • opera in un ambiente complesso, caratterizzato da numerose attività che fanno capo a molteplici articolazioni, che necessita di essere razionalizzato – cioè semplificato -
Autocolonna di mezzi militari in operazione in Libano.
da un lato, raggruppando le attività in insiemi omogenei (funzioni logistiche), dall’altro, progettando strutture organizzative e funzionali flessibili e distribuite su più livelli decisionali a cui corrispondano precise responsabilità e autorità. In tale quadro, l’avvio di una nuova progettualità, operativa ovvero capacitiva, si attiva quando, in ambito Forza Armata, viene riconosciuta l’opportunità di intraprendere un’iniziativa che può essere meglio gestita come “progetto” dai contorni ben definiti sotto il profilo temporale, qualitativo, quantitativo e dei costi associati. Le analisi da esperire nelle fasi iniziali rivestono i canoni della interdisciplinarietà e sono volte ad esaminare la solidità delle diverse dimensioni su cui si proietta la specifica impresa quali l’impiego delle Forze, l’organizzazione, l’impatto finanziario e, so-
prattutto, il peso logistico. Il “pilastro” logistico si configura, di fatto, come asse portante dell’intera struttura della progettualità, nella considerazione che la disponibilità o meno dei materiali, intesi nell’accezione più ampia del termine ivi includendo mezzi, sistemi d’arma ed equipaggiamenti, è una conditio sine qua non per il relativo avvio. Nello specifico dominio logistico, si osservano, sostanzialmente, due direttrici su cui orientare la pertinente indagine: fattibilità e sostenibilità. La domanda è atavica ed è la stessa che si poneva Giulio Cesare prima della campagna per la conquista della Gallia (58-50 a.C.): ho le potenzialità e le capacità per farlo? Trasponendo l’alone di invincibilità dell’Impero Romano alla stratificata e, per certi aspetti, alla incrementata complessità dello scenario attuale, sussiste l’esigenza di applicare un
metodo che si avvalga di parametri “scientifici” piuttosto che legati all’intuito o alle sole “sensazioni” dei Comandanti per la definizione e la misurazione compiuta del potenziale logistico complessivo esprimibile a sostegno di imprese operative e capacitive. Pertanto, è opportuno ricondurre l’analisi di fattibilità logistica a un processo olistico che si innesta nell'ambito delle attività di pianificazione e che si sostanzia nello studio e nella valutazione sistematica delle caratteristiche, del volume finanziario e delle tipologie di materiali da dedicare alla specifica progettualità. Tali stime e previsioni includono sia aspetti di natura tecnico-logistica che economica con esame dei costi-benefici e sono dirimenti in merito alla possibilità di avviare e di realizzare l’impresa. La determinazione della fattibilità logistica segue un percorso che muove
dalla verifica delle risorse logistiche e finanziarie disponibili, prevede lo sviluppo di più soluzioni alternative, guida la selezione di quella ottimale con la relativa redazione del piano logistico di distribuzione e assegnazione delle risorse. I fattori da esaminare per stabilire la fattibilità logistica di un’impresa sono la domanda, che indica la quantificazione dei materiali necessari, in relazione all’entità delle Forze schierate e alle Attività Terrestri da condurre; la distanza, che evidenzia le necessità di estensione del braccio logistico; la durata, che definisce l’effettiva esigenza di sostenibilità logistica nel tempo; la destinazione, che indica le caratteristiche dell’area dove deve essere fornito il Sostegno logistico. Vi sono, inoltre, la minaccia, che evidenzia il livello di attrito stimato delle unità e il tasso di logoramento del personale e dei materiali impiegati; le risorse ed i materiali critici senza i quali il successo è ritenuto impossibile; limitazioni e restrizioni, che identificano possibili ele-
menti tali da influenzare significativamente lo sviluppo delle Funzioni Logistiche del mantenimento, dei rifornimenti, di movimento e trasporto, di sostegno al personale. A questi, si aggiungono anche i vincoli logistici, che specificano gli elementi che limitano le possibilità di eseguire determinati compiti come, ad esempio, l’indisponibilità di aeroporti, porti, o linee di comunicazione, nodi logistici e depositi. L’analisi della fattibilità consente, peraltro, di identificare, risolvere, mitigare tempestivamente rischi ed eventuali carenze capacitive delle Forze Terrestri coinvolte nell’operazione e contribuisce, già nella fase di approntamento delle unità, a determinare la loro capacità logistica di operare efficacemente. La sostenibilità logistica, o continuità del sostegno logistico, rappresenta la capacità di una forza di mantenere il necessario livello di capacità operativa per il tempo che occorre per il raggiungimento degli obiettivi assegnati. Essa, discende dall’analisi dei fattori e degli indicatori logistici, inseriti e
namento delle piattaforme e dei sistemi d’arma, la quantificazione del munizionamento per l’addestramento, la disponibilità delle aree addestrative; crisis establishment, footprint logistico, capacità manutentiva, trasporti, rifornimenti. • “Generale”, operante in una dimensione a maggiore connotazione tecnico-specialistica, attraverso azioni di resa disponibilità di ricambi dalla madrepatria, di previsione di invio di team logistici divisi per le funzioni mantenimento, rifornimenti, sanità e veterinaria, attività di prognostica tese a migliorare le performance delle piattaforme operative. • “Nazionale”, inquadrato in una più ampia area di indirizzo strategico e comprensiva del comparto industriale, relativamente a policy, assegnazione di risorse finanziarie, mezzi e materiali di nuova introduzione in servizio, redazione di accordi quadro per le differenti funzioni logistiche del mantenimento, rifornimenti, sanità e veterinaria. Sopra e nella pagina a fianco: mezzi impegnati in attività di trasporto logistico. NOTE
considerati nello studio di fattibilità, effettuata al fine di garantire il mantenimento dei livelli desiderati di disponibilità ed efficienza dei materiali per l’intero ciclo di vita dell’operazione. Tali stime e previsioni ricomprendono valutazioni di carattere statistico, di gestione dei potenziali, della pianificazione finanziaria pluriennale nell’orizzonte temporale dell’impegno e sottendono alla vision sulle possibilità di ridistribuire le risorse in funzione degli impegni operativi anche in relazione alla profondità e alla consistenza delle Forze e della relativa impronta logistica, di volta in volta ipotizzata e calibrata. La valutazione della sostenibilità logistica si sviluppa a partire dalla raccolta degli elementi e dei dati di fattibilità logistica; osserva l’analisi statistica dei dati incidentali non programmabili come le inefficienze, incidenti, interruzione dei rifornimenti; prevede la quantificazione delle risorse logistiche e finanziarie necessarie su base semestrale ovvero annuale cui sottende lo sviluppo di piani logistici di approvvigionamento e di ridistribuzione delle risorse con la relativa individuazione e definizione di
azioni, procedure, flussi di comunicazione e processi. In sintesi, nella valutazione di un’impresa riferita ad un futuro impegno operativo o progetto capacitivo, il parere del binomio “fattibilità e sostenibilità” ci rivela la possibilità di avvio e la capacità di mantenere un adeguato livello di prestazione esprimibile, generalmente identificata con la capacità di combattimento della Forza (“combat power”), per il tempo necessario ad assolvere la missione assegnata. Tale esito è la risultante di una accurata indagine condotta ad ampio spettro e nell’intera dimensione della Funzione Operativa del Sostegno Logistico (1) in cui operano Attori che, secondo l’attuale modello dottrinale di Forza Armata, si inseriscono nei seguenti ambiti del Sostegno: • “Diretto”, che agisce in un contesto a connotazione operativa, in termini di: pianificazione operativa e analisi sistemica dell’operazione e degli sforzi concorrenti; stima dell’impegno di approntamento generale e delle attività addestrative correlate valutando, ad esempio, le ore funzio-
(1) La Funzione Operativa Sostegno Logistico include l’insieme delle risorse e delle attività volte a garantire la fattibilità e la sostenibilità delle operazioni fino all’assolvimento della missione. Può essere suddivisa a fini analitici in tre macro aree: • “Sostegno dei Materiali e Servizi al Personale”; • “Sostegno Sanitario e Veterinario”; • “Sostegno allo Schieramento”.
BIBLIOGRAFIA De Vito F.,Giulio Cesare. Lezioni di leadership: I segreti e le strategie dell’uomo che ha cambiato la storia di Roma., Area 51, Ed. 2015. Saladini P. Conferenza del 17 nov. 2017: La logistica nell’Esercito Romano. Chillemi D., M. Chiarello. L’Esercito Romano percorso di civiltà, Sei editrice Ed. 2011. Allied Joint Doctrine for Logistics (AJP – 4) Ed.B Version 1 Dec. 2018; PID/O – 4 “Il Sostegno Logistico nelle operazioni interforze”, Ed. 2018; PDE – 4 “Il Sostegno Logistico alle operazioni terrestri”, Ed. 2018.
JOINT STARS 19-2
Il Comando Divisione “Acqui” consegue la Full Operational Capability nazionale di Filippo Pannella
Come anticipato su “Rivista Militare” n. 4-2019 (pag. 12) con l’esercitazione “Joint Stars 19-2” (JS 19-2), svoltasi dal 25 novembre al 6 dicembre 2019 presso il Comando NRDC-ITA di Solbiate Olona (VA), l’Italian Joint Task Force Headquarters (ITA JTF HQ), su base Comando Divisione “Acqui”, ha conseguito la certificazione nazionale per operare quale Comando operativo proiettabile.
passando per complesse attività di soccorso umanitario. Nel corso delle due settimane di esercitazione, suddivise in un momento di familiarizzazione con i Functional Area e in una fase esercitativa vera e propria, durante la è stato sviluppato un completo ciclo operativo con l’implementazione di tutte le sue fasi tipiche: Assessment, Planning, Refinement ed Execution.
LE PRINCIPALI SFIDE IN CONDOTTA
LINEAMENTI GENERALI Durante le due settimane di esercitazione, sono stati schierati sul terreno più di 700 militari appartenenti alle quattro Forze Armate. La Divisione “Acqui” ha operato in configurazione interforze quale Comando del livello operativo guidando non solo una componente di manovra terrestre (Land Component Command) rappresentata dalla Brigata “Pinerolo” di Bari ma anche i Comandi di Componente aerea e marittima (Air Component Command e Maritime Component Command) rappresentati rispettivamente dal Joint Force Air Component (JFAC) del Comando Operazioni Aeree dell’Aeronautica, schierata a Poggio Renatico (FE) e da un Maritime Task Group distaccato dal Comando italiano della Forza Marittima e operante dalla Base navale di Taranto, oltre alla componente di Forze Speciali (Special Operations Component Command), enucleato dal Comando Interforze per Operazioni delle Forze Speciali a Roma e un Joint Logistic Support Group. Lo scenario dell’esercitazione prevedeva un’area di crisi, caratterizzata da una forte instabilità a
seguito dell’invasione di uno Stato sovrano da parte di un altro e il successivo intervento delle Nazioni Unite che, con una risoluzione, autorizzava lo schieramento di una forza nazionale di interposizione tra i due stati. In tale scenario, le forze esercitate hanno dovuto fronteggiare una serie di situazioni e di attivazioni che caratterizzano le operazioni moderne: dal conflitto simmetrico alle attività di Peace Keeping,
419 gli eventi e gli incidenti registrati dal Joint Operational Center durante la fase attiva della JS 19-2. Tra tutti, quello di maggior interesse e di novità rispetto al passato, un cyber attack. Nel dettaglio, è stata simulata la compromissione dei sistemi computerizzati di gestione e di controllo di un’infrastruttura critica (il più grande porto marittimo del Paese ospite). Altro importante evento da gestire, il sequestro in acque internazionali di un mercantile carico di testate balistiche, intento a forzare un embargo imposto dalle Nazioni Unite. In questa circostanza, ITA JTF HQ ha demandato il comando e controllo delle peculiari azioni tattiche al Maritime Task Group focalizzando gli sforzi sulle sue competenze a carattere operativo: gestire
le relazioni diplomatiche con le autorità politiche dello stato di bandiera del natante e con quelle del Paese ospite oltre a conservare in condizioni di massima sicurezza gli armamenti sequestrati. Sono stati gestiti anche significativi eventi Chemical Biological Radiological Nuclear (CBRN). Nello specifico, sono state affrontate due diverse situazioni che prevedevano rispettivamente il rilascio di ingenti quantità di cloro a seguito di incidente stradale tra veicoli civili e lo speronamento e il successivo affondamento di un’imbarcazione di elevato tonnellaggio carica di materiale radioattivo. Le attività del Comando Operativo, improntate sulle procedure in tema di Sampling Identification Biological Chemical Radiological Agents (SIBCRA), sono state mirate non solo a proteggere le proprie forze (peraltro di competenza tattica), ma anche e soprattutto nell’advising (dare consigli) alle autorità locali, alla popolazione, alle Forze Armate e alle forze di polizia dello Stato ospite e delle innumerevoli GOs e NGOs presenti nello scenario. Quelle citate, sono solo un esempio delle attivazioni che sono state date ai reparti esercitati nel corso della JS 19-2. Altre attivazioni hanno riguardato, tra l’altro, il proces-
so di identificazione, selezione e prioritarizzazione degli obiettivi (Targeting), la gestione di epidemie; le trattative per la liberazione di ostaggi civili; la custodia e le trattative per il rilascio di prigionieri (propri e nemici), e l’implementazione della prospettiva di genere.
LE LEZIONI IDENTIFICATE La piena rispondenza e funzionalità della componente Communication & Information System (CIS) è stato sicuramente il principale fattore di successo dell’esercitazione. Il Comando Divisione “Acqui”, quale ITA JTF HQ, ha conseguito la Full Operational Capability, dovendo esercitare l’attività di Comando e Controllo su un elevato numero di componenti (Land, Maritime, Air, Special Operations Component Command) schierati in più località sul territorio nazionale. Tutto ciò è stato possibile sfruttando le potenzialità dei vari Functional Area Service e degli avanzatissimi strumenti di Comando e Controllo - SIACCON 2 ADV (1), ICC (2), MCCIS (3), C2I (4) - integrati nel Posto Comando operativo esattamente come sarebbe accaduto nella realtà. La realizzazione e aggiornamento,
in tempo reale, della Common Operational Picture inclusiva di un’area geografica vastissima, ha permesso alla Linea di Comando di assumere decisioni (talvolta anche critiche) sempre sulla base di un quadro di situazione dettagliato ed esaustivo. Una menzione particolare merita, infine, il centro di gravità della JS 19-2 che è stato, fin dalle fasi organizzative e di pianificazione iniziali, l’augmentation policy (la policy relativa alla gestione del personale esterno in rinforzo alle unità). La portata della struttura organizzativa e il livello di ambizione congenito agli obbiettivi addestrativi di esercitazioni interforze in ambiente full spectrum presuppone, infatti, non solo la piena partecipazione (e la conseguente condivisione dei traguardi addestrativi) da parte dei Comandi che enucleano gli augmentees, ma anche e soprattutto che questi ultimi non vengano avvicendati nelle varie fasi a premessa della condotta. In particolare, alcuni passaggi fondamentali quale, a titolo di esempio, la realizzazione e la rifinitura delle Standing Operating Procedure o la fase di produzione dei documenti di pianificazione, non possono avere degli interpreti diversi rispetto alla fase di condotta.
CONCLUSIONI Il Comando Divisione “Acqui” ha conseguito con pienezza di risultati la certificazione nazionale per operare quale Comando operativo proiettabile all’estero, dimostrandosi all’altezza di poter giocare un ruolo di primo piano nell’ambito della Difesa italiana e costituendo di fatto uno dei pregiati strumenti operativi a disposizione della nazione. Oltre al dinamismo e alla professionalità dimostrata, ha esibito fin dalle fasi di pianificazione e organizzazione dell’evento addestrativo una straordinaria capacità di integrazione che se da un lato ha rappresentato un difficile banco di prova, dall’altro, ha esaltato le sue capacità di agire con successo in contesti del tutto aderenti alle possibili realtà operative
con cui potrebbe confrontarsi. Le macchine, i sistemi trasmissivi, gli strumenti di comando e controllo giocano in questo processo un ruolo determinante, ma è ancora, fortunatamente, la componente umana con la sua capacita di autodeterminazione e di autonoma decisione, che talvolta esula il calcolo o il sillogismo in senso stretto, il più grande fattore di successo nella conduzione delle operazioni militari. Questo è quanto accaduto nel corso dell’Esercitazione “Joint Stars 19-2”, e probabilmente è alla base della selezione, da parte della nazione, del Comando Divisione “Acqui” per l’Esercitazione Integrated Resolve/Multi-layer 2020, che condurrà la Grande Unità complessa dell’Esercito alla certificazione quale European Union Force Headquarters, ovvero Comando
a livello operativo anche sotto l’egida dell’Unione Europea.
NOTE (1) Sistema Automatizzato di Comando e Controllo (versione 2 advanced) impiegato dall’Esercito Italiano. (2) L’Integrated Command & Control è un sistema di Comando e Controllo prevalentemente aeronautico che consente l’edizione dell’Air Control Order (ACO) e dell’Air Tasking Order (ATO). (3) Il Maritime Command and Control Information System è il sistema di Comando e Controllo tipico delle Forze di mare. (4) Il Command & Control Integrated è un tool di visualizzazione che consente la fusione della Situational Picture provenienti da diversi domini e l’elaborazione della Common Operational Picture.
MARKET WALK NEL SUD DEL LIBANO Un efficace strumento operativo per i caschi blu di UNIFIL di Francesco Ferrara
UNIFIL E IL CONTRIBUTO ITALIANO La missione United Nations Interim Force in Lebanon (UNIFIL) dispiega attualmente nel sud del Paese circa 10.500 peacekeepers provenienti da 44 Paesi, tra i quali risultiamo essere uno dei maggiori contributori, in termini di uomini e risorse dedicate. Al momento, infatti, l’Italia, oltre al Force Commander e Capo missione, il Generale di Divisione dell’Esercito Stefano Del Col, fornisce un contingente nazionale di più di 1.000 uomini, la cui componente operativa è inquadrata nella Joint Task Force-Lebanon Sector West (JTF-L SW), da novembre 2019 subase Brigata “Granatieri di Sardegna”. I compiti dei caschi blu schierati da 13 anni nella zona che va dal fiume Litani alla cosiddetta Blue Line (linea di demarcazione tracciata tra Libano e Israele), sono quelli di garantire le condizioni di sicurezza nel Sud del Libano, oltre a favorire il processo di stabilizzazione dell’area. La Risoluzione delle Nazioni Unite n. 1701 del 2006, implementata dalle successive risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, ha stabilito i tre pillar della missione: • il monitoraggio della cessazione delle ostilità e la sorveglianza lungo la linea di demarcazione, ovvero i circa 120 chilometri che dividono i due Stati; • l’assistenza e il supporto alle Forze Armate libanesi (Lebanese Armed Forces – LAF); • il supporto alla popolazione e alle autorità locali.
Esercitazione congiunta di militari italiani con le Forze Armale libanesi (LAF).
anche nella Missione Militare Bilaterale Italiana in Libano (MIBIL) coordinando e portando avanti, con team di specialisti (circa 140), tutte le attività addestrative e formative nazionali e/o multinazionali preventivamente concordate con le Autorità libanesi al fine di contribuire alla crescita capacitiva delle Forze di Sicu-
rezza del Libano nel più ampio contesto delle iniziative dell’International Support Group for Lebanon (ISG). Nell’ambito delle azioni miranti a dare supporto alla popolazione e alle autorità locali, vanno inseriti i progetti di Cooperazione Civile e Militare (in inglese: Civil and Military Cooperation – CIMIC).
LE ATTIVITÀ DEL CONTINGENTE Nell’ambito della JTF-L SW, i militari italiani svolgono attività di controllo e monitoraggio, diurno e notturno, in tutta l’Area di Responsabilità, attraverso pattugliamenti, osservazione da postazioni fisse e temporanee, check point, questi ultimi messi in atto anche per impedire il traffico illecito di materiali. Molte di queste vengono condotte, in maniera congiunta, con assetti delle LAF. Inoltre, nell’ambito degli accordi tra i due Paesi, l’Italia è im p egnata
Donazione di materiale didattico a un Istituto scolastico libanese.
Sopra e sotto: personale impegnato in attività di Market Walk.
LA FUNZIONE CIMIC
LE MARKET WALK
Le attività di Cooperazione Civile e Militare risultano essere uno strumento fondamentale di manovra per il Comandante che ha delle implicazioni decisive sia sulla dimensione territoriale, sia sull’opinione pubblica libanese, in termini di “gradimento” della presenza del contingente militare da parte della popolazione locale. La crisi nella regione mediorientale, alimentata dal conflitto siriano, ha prodotto immediati contraccolpi in Libano, con un certo innalzamento della tensione anche nell’Area di Operazioni di UNIFIL. I caschi blu italiani, allo scopo di mantenere la situational awareness, hanno continuato a interagire con la popolazione, le autorità locali e le organizzazioni internazionali presenti nel territorio con azioni mirate e flessibili tese a contenere situazioni emergenziali e disinnescare potenziali escalation tra le parti. In tal senso, fondamentale è l’apporto dell’Outreach, funzione trasversale all’interno dello staff della JTF-L SW, per la valutazione delle dinamiche locali e l’armonizzazione di tutte le attività predisposte dal Comando che spaziano da quelle prettamente operative e di ingaggio delle autorità politiche, religiose e militari, a quelle CIMIC vere e proprie (che riguardano specificatamente l’area sociale, culturale ed economica).
Nell’alveo delle attività che spaziano da quelle prettamente operative a quelle più tipicamente CIMIC, si inseriscono le cosiddette Market Walk (passeggiate al mercato). Introdotte per la prima volta qualche anno fa, nell’ambito dell’operazione UNIFIL, quale strumento di accrescimento della confidence building, sono state ulteriormente sviluppate nell’ottica sia di accrescere in modo più capillare il controllo del territorio (specialmente nelle zone dove la popolazione era maggiormente dif-
fidente nei confronti della presenza di UNIFIL), sia di fornire un coerente metro di misura idoneo a valutare l’efficacia dell’operato sul campo dei peacekeepers. Per queste ragioni, le Foot Patrol Market Walk, da pattuglie condotte in stretto coordinamento con le LAF solo presso i mercati e i bazar delle principali municipalità del Sud del Libano, sono diventate vere e proprie attività di pattugliamento areale in più centri urbani che, incoraggiando i contatti di UNIFIL con la popolazione e le autorità locali, hanno favorito la cooperazione reciproca e aumentato la percezione positiva e l’accettazione della missione, indicando altresì il grado di successo delle iniziative poste in essere dal contingente. Peraltro, oltre a mantenere un elevato numero di Market Walk (in media più di tre al giorno) in tutta l’Area di Responsabilità, nel periodo in considerazione, la JTF-L SW ne ha diversificato anche le modalità esecutive, introducendone a partire dall’anno scorso, con la Brigata “Aosta”, una nuova tipologia chiamata Pooled Market Walk. Queste ultime sono caratterizzate dalla composizione mista delle pattuglie nel senso che non partecipa solo personale della stessa unità ma anche quello di altre unità dello stesso contingente nazionale, allargando la partecipazione anche a peacekeepers di altre nazio-
Sopra e sotto: personale impegnato in attività di Market Walk.
nalità. Possono, inoltre, avvalersi di specifiche capacità appartenenti alla JTF-L SW: • Tactical Community Outreach Team (TCOT), un assetto specialistico, fornito dal 28° reggimento “Pavia”, composto da 4 operatori, che svolgono la funzione tattica di Outreach. Nell’ambito dell’operazione UNIFIL sono presenti solo due TCOT ed entrambi sono forniti dall’Italia. Sono assetti preziosi e strategici, dotati di specifiche capacità di ingaggio e quotidianamente utilizzati anche in altre tipologie di operazioni. Hanno poi condotto in maniera indipendente i Community Engagement Walk (passeggiate per ingaggiare la comunità), attività Outreach per definizione, che
rivestono un alto contenuto di ingaggio e di comunicazione, di tipo face-to-face. Tutto ciò allo scopo di informare le comunità locali sulle finalità della missione, attraverso anche la distribuzione di volantini e pieghevoli informativi in lingua araba e il giornale Al Janoub; • Female Analysis and Support Team, ossia team di valutazione, analisi e supporto femminile, composti di sole donne, con l’obiettivo di coinvolgere anche le fasce della popolazione della zona più restie ad avere contatti con i militari di UNIFIL, quali donne e anziani, superando le limitazioni culturali e religiose del luogo. Gli effetti positivi del concetto esteso
di Market Walk sono declinabili in una duplice accezione: da un lato si è ottenuto un miglioramento dell’interoperabilità tra le unità di diversa nazionalità all’interno di Sector West, dall’altro si è creato un circolo virtuoso poiché i beni acquistati nelle Market Walk di UNIFIL sono stati ridistribuiti alla popolazione locale o di altre municipalità, nell’ambito di ulteriori attività CIMIC. Queste nuove attività esecutive hanno comportato una serie di apposite sessioni formative destinate a militari da impiegare in queste particolari operazioni, al fine di accrescerne le capacità e le esperienze di engagement e migliorare la capacità di reporting, fondamentale per ogni successiva valutazione operativa. CONCLUSIONI Lo strumento operativo delle Market Walk ha rappresentato, dunque, una delle principali Best Practices messe a frutto nell’esperienza pluriennale della missione UNIFIL, da annoverare tra i più significativi moltiplicatori di successo che ha utilizzato fino ad oggi il contingente italiano in Libano. Pertanto, il loro rafforzamento ha favorito una maggiore libertà di manovra nell’Area di Responsabilità e, contestualmente, un significativo incremento del consenso della popolazione locale.
CONTROLLO E GESTIONE AI MASSIMI RISCHI L’attività di bonifica del Genio Militare
di Paolo Consorte Romano Ventura
Quante volte si ha la notizia del ritrovamento di un ordigno bellico durante gli scavi per nuovi edifici o interventi su infrastrutture pubbliche (strade, ferrovie, ponti, ecc.)? In questi casi è decisivo l’intervento dell’Esercito mediante assetti specialistici del Genio per la rimozione e al successivo brillamento di tali manufatti. Un lavoro meticoloso che i nostri genieri svolgono con passione e professionalità per garantire la pubblica incolumità e a salvaguardia della vita umana.
Durante la Seconda Guerra Mondiale e specialmente nel biennio 1943-45, nel corso della cosiddetta “Campagna d’Italia”, gli Alleati intensificarono i bombardamenti su tutta la penisola. Se si considera l’intero periodo bellico (1940-1945), il quantitativo totale di bombe sganciate sul nostro territorio ammonta a circa 378.900 tonnellate (questi i dati contenuti nell’United States Strategic bombing survay – statistical appendix to overall report, 1947). Di queste, si stima che circa 37.900 tonnellate siano rimaste inesplose. Sebbene nell’immediato dopoguerra e per diversi anni - siano state condotte attività di ricerca, rimozione, brillamento e recupero (non solo delle bombe d’aereo, ma anche di mine, proietti di artiglieria, artifizi) si valuta che ad oggi siano ancora circa 15.000 le tonnellate di ordigni ancora potenzialmente attivi sul nostro territorio. In gran parte,
questi vengono rinvenuti in zone storicamente soggette a bombardamenti quali strade, ferrovie, aeroporti e in generale infrastrutture strategiche.
BONIFICA SISTEMICA E OCCASIONALE L’entità del fenomeno è tale che il legislatore, nel 2012, ha promulgato la legge 177, ponendo a carico del Coordinatore della Sicurezza in fase di Progettazione (CSP) l’obbligo di procedere alla valutazione dei rischi derivanti dal possibile rinvenimento nei cantieri di ordigni bellici inesplosi. Ove il CSP evidenzi un rischio bellico non escludibile, lo stesso procede a segnalare al committente la necessità di operare una Bonifica Bellica Sistematica, ovvero un’attività finalizzata alla ricerca e individuazione di eventuali
ordigni esplosivi e residuati bellici da parte di imprese certificate e censite dal Ministero della Difesa. Diversa è l’ipotesi del ritrovamento accidentale di materiale bellico. In questa fattispecie si parla di bonifica occasionale, attività di competenza specifica dei reggimenti Genio dell’Esercito Italiano che svolgono attività di disinnesco, brillamento e rimozione degli ordigni bellici.
TIPOLOGIE DI INTERVENTI In tale ambito, solo nel triennio 2016 – 2018, i reggimenti del Genio hanno condotto più di 7.000 interventi (1) che, in base alla natura e alla magnitudine, vengono classificati in semplici, complessi e particolari (2). L’intervento è semplice per gli ordigni di limitate dimensioni, ubicati in luoghi isolati che non necessitano di particolari aree di
PROCEDURE PER IL DISINNESCO DI ORDIGNI BELLICI NELL’AMBITO DI BONIFICHE OCCASIONALI
1
RINVENIMENTO DELL’ORDIGNO
Chiunque trovi un ordigno ha l’obbligo di segnalarlo alla più vicina stazione delle Forze dell’Ordine.
2
SEGNALAZIONE
Le Forze dell’Ordine, dopo le prime verifiche e accertamenti: ! c o m u n i c a n o i l r i n v e n i m e n t o a l l e Prefetture-UTG; ! isolano l’ordigno mettendo in sicurezza il sito di rinvenimento; ! comunicano il ritrovamento al Comune.
3
RICHIESTA D’INTERVENTO
4
ORDINE D’INTERVENTO
5
La Prefettura inoltra formale richiesta all’Alto Comando dell’Esercito territorialmente competente (COMFOP Sud, COMFOP Nord, COMTA). L’Alto Comando dispone l’esecuzione, interessando il Reggimento Genio responsabile dell’area di competenza del ritrovamento. INTERVENTO SEMPLICE
OPERAZIONE DI DISINNESCO INTERVENTO COMPLESSO O PARTICOLARE
Attività di ricognizione con veicolo remotizzato MK8 Plus Wheelbarrow.
sgombero; complesso nel caso di rinvenimento di ordigni bellici di grandi dimensioni in luoghi densamente popolati che necessitano di consistenti aree di sgombero; particolare, infine, nel caso di ordigni a caricamento speciale, chimico o biologico. Le procedure organizzative nell’ambito di bonifiche occasionali sono state disciplinate dal Dipartimento di Protezione Civile nel 2014. In particolare, in caso di ritrovamento di un ordigno bellico, il cittadino fa riferimento alle Forze dell’Ordine che ne danno comunicazione alla Prefettura e provvedono a isolare l’area, mettendone a conoscenza il Comune. La Prefettura inoltra formale richiesta all’Alto Comando dell’Esercito competente (Comandi delle Forze Operative Nord e Sud e Comando Truppe Alpine) indicando l’ubicazione dell’ordigno accompagnata da una sommaria descrizione. L’Alto Comando, a questo punto, attiva il reggimento Genio competente per area geografica che effettuerà le operazioni di disinnesco con le modalità stabilite per gli interventi semplici, complessi o particolari. Un intervento semplice, in quanto tale,
è effettuato dal personale specializzato dei reggimenti Genio senza l’attivazione di ulteriori amministrazioni e/o agenzie statali. Gli interventi complessi e particolari, invece, necessitano di un tavolo di coordinamento che fa capo al Prefetto, nel quale sono rappresentate tutte le componenti pubbliche e private interessate alla definizione delle modalità operative per la condotta delle operazioni di disinnesco. Nel caso di un intervento complesso e/o particolare, infatti, il Comune interessato attiva il Centro Operativo Comunale (COC), redige un Piano Operativo di Evacuazione (POE), anche speditivo, in cui si definiscono le operazioni preparatorie all’evento (comunicazione e informazione alla popolazione sui comportamenti da adottare, organizzazione dell’evacuazione, individuazione delle aree di attesa e delle strutture di assistenza), le operazioni di evacuazione (supporto ai cittadini, gestione delle strutture di assistenza, gestione della mobilità, il controllo del territorio per evitare azioni di sciacallaggio nell’area evacuata in accordo con le Forze dell’Ordine), le ri-
sorse umane e strumentali impegnate per l’assistenza alla popolazione. La Regione, infine, partecipa al tavolo di coordinamento istituito in Prefettura e supporta il Comune, ove richiesto, nella redazione del POE e nelle eventuali ulteriori azioni richieste (supporto alle attività di evacuazione e di assistenza medica specialistica, ecc.). Oltre agli aspetti squisitamente tecnici, è necessario valutare anche gli effetti cognitivi sulla popolazione per mettere in atto una campagna informativa che possa supportare fattivamente l’intervento: se la gestione di un intervento complesso non desta particolari problemi in aree periferiche e rurali, produce invece una grande risonanza mediatica in aree urbane fortemente antropizzate, dove la gestione dell’evento diventa articolata, e multiforme. In questo caso, la campagna informativa posta in essere dalle Istituzioni assume un ruolo determinante soprattutto nel caso in cui l’evacuazione interessi aree densamente popolate. È questo il caso dell’intervento complesso svolto dall’11° reggimento Genio Guastatori di Foggia a Brindisi, nel 2019,
Sopra e sotto: Genieri in attività sull’ordigno bellico e monitoraggio da remoto.
presso il cinema “Andromeda”. La situazione richiese un articolato dispositivo organizzativo e la stretta collaborazione tra gli attori interessati nelle vari fasi della gestione della crisi, compresa quella di evacuazione di decine di migliaia di cittadini dall’area (strutture sanitarie e penitenziarie incluse).
CONCLUSIONI L’attività svolta a Brindisi, tecnicamente similare alle centinaia di bonifiche che vengono effettuate ogni anno dall’Esercito, ha assunto carattere di particolarità ed importanza a causa della necessità di evacuare
un territorio densamente popolato sul quale insistono strutture e servizi di rilievo. Interessante notare come la velocità comunicativa che oggi viene offerta dalle piattaforme social, abbia agito quale moltiplicatore degli effetti nel campo cognitivo, aspetto che può rappresentare un’opportunità, ma anche, se mal gestita, una turbativa per il coordinamento di un evento così complesso. Nel caso di Brindisi, questo aspetto è stato superato grazie a un’attenta pianificazione da parte della Prefettura e all’intensa attività di coordinamento tra tutti gli attori interessati, sin dalle fasi preparatorie. Questo non è stato necessario solo per garantire la sin-
cronizzazione delle modalità operative di intervento, ma anche per consentire una narrativa chiara, condivisa e solida che ha consentito di gestire gli aspetti comunicativi con efficacia, assicurando la perfetta riuscita di un evento estremamente complesso.
NOTE (1) Stato Maggiore dell’Esercito, Rapporto Esercito 2018 - Concorsi e Compiti Specifici. (2) Dipartimento di Protezione Civile circ n. CG0066408 del 18/12/2014 “procedure per il disinnesco di ordigni bellici nell’ambito di bonifiche occasionali”, 2014.
BOMBA DAY BRINDISI (15 DICEMBRE 2019) Ore 11.10. Nella Sala Operativa del Centro Coordinamento Soccorsi (CCS) parte spontaneo un applauso liberatorio quando nel monitor vengono inquadrati i quattro artificieri del Team EOD dell’11° reggimento Genio Guastatori che alzano il pollice per confermare la conclusione dell’intervento. L’ordigno, che ha tenuto i brindisini lontani dalle proprie abitazioni in una domenica mattina di dicembre, non fa più paura. Si trattava di una bomba d’aereo modello MK V SAP di fabbricazione inglese da 226 kg contenente circa 40 kg di esplosivo. Era stata rinvenuta il 2 novembre, durante i lavori di ampliamento del cinema multisala “Andromeda”. Il congegno di attivazione risultava danneggiato, probabilmente in seguito all’azione dell’escavatore che lo aveva riportato alla luce. Le risultanze delle prime ricognizioni effettuate dagli specialisti dell’11° reggimento Genio Guastatori di Foggia, su disposizione del Comando Forze Operative Sud dell’Esercito, sono state presentate alla Prefettura di Brindisi in una riunione preliminare durante la quale si è stabilito l’allontanamento della popolazione (circa 54.000 persone) dall’area di pericolo, stimata in un raggio di 1.617 metri sul piano orizzontale e di 1.244 metri sull’asse verticale. Da quel momento in poi è iniziata una complessa attività di coordinamento tra tutte le Istituzioni e le agenzie coinvolte per la pianificazione di un piano di evacuazione senza precedenti. In tale fase, il coordinamento della Prefettura di Brindisi è risultato determinante per la riuscita della complessa attività. Tra i tanti rischi, quello di una popolazione che poco comprendesse la portata dell’evento e l’importanza di osservare tutte le predisposizioni di sicurezza , anche a costo di un allontanamento temporaneo e forzato dalle proprie case. In tempi piuttosto ristretti, dettati anche dalla volontà di liberare la città di Brindisi dall’incubo della bomba prima delle imminenti festività natalizie, il piano di evacuazione ha preso forma ed è stato indicato il 15 dicembre come data del “Bomba Day” (così battezzato dai media il giorno delle operazioni). Le attività preliminari erano cominciate già nella giornata di sabato con la realizzazione, da parte del personale del reggimento, di alcune opere di fortificazione campale a protezione degli artificieri e della predisposizione del cantiere. È stata così eretta una barriera di circa due metri mediante “Hesco Bastion”, moderni gabbioni metallici riempiti di terra, usati normalmente per opere di fortificazione campale a livello militare. Una volta realizzate le opere di fortificazione e terminate le operazioni di sgombero, iniziate già dalle prime ore dell’alba di domenica 15 dicembre, il team EOD, con a capo un Caporal Maggiore Capo Scelto Qualifica Speciale (a riprova dell’alta professionalizzazione dei Graduati dell’Esercito) ha potuto approcciarsi alla bomba per le operazioni di disinnesco. Alle 09.30, così come pianificato, il team ha preso contatto con la bomba impiegando, in maniera remota, un robot del tipo MK8 Plus Weelbarrow. Grazie alla telecamera integrata nel dispositivo, si sono potute seguire a distanza tutte le fasi dell’intervento che si è rivelato subito difficile e delicato per via delle condizioni critiche in cui versava il congegno di attivazione. La sua corona metallica di protezione era stata fortemente deformata dall’escavatore e un’ulteriore sollecitazione non voluta avrebbe potuto innescare il processo di detonazione. Mediante l’ausilio di una “chiave a razzo”, si è così provveduto a rimuovere la spoletta e a mettere in sicurezza l’ordigno. Solo in quel momento si è potuto rimuovere la bomba che è stata poi fatta brillare, il giorno dopo, in una cava di sabbia vicino Brindisi. Interrata a oltre 4 metri di profondità, è stata fatta esplodere con un comando a distanza. Con il rientro dei brindisini nelle proprie abitazioni, si concludeva così, positivamente, un’operazione iniziata il 2 novembre.
UN PO’ DI STORIA
Il Libro Bianco (1) per la sicurezza internazionale e la difesa del 2015, e i conseguenti provvedimenti legislativi (2), forniscono le linee guida da seguire per un grande cambiamento dell’organizzazione Communication and Information System (CIS) della Forza Armata, con lo scopo di eliminare le ridondanze e di separare la funzione di policy da quella operativa. Alcuni principi fondamentali modellano il progetto finale, come il principio di standardizzazione organizzativa degli Stati Maggiori che impone un’analisi comparativa con la struttura ordinativa del VI Reparto dello Stato Maggiore della Difesa. L’allora Ministro Pinotti ha inoltre manifestato la necessità di “passare dalla «visione interforze” a una piena “realtà interforze” per utilizzare e integrare le nuove tecnologie, …». Il settore CIS di Forza Armata, che
era distribuito tra le articolazioni del Comando Trasmissioni e Informazioni dell’Esercito (COTIE) e il IV Reparto dello SME – Area CIS con alle dipendenze il Centro Sistemi Informatici dell’Esercito (CSIE), viene rivisto e adeguato, giungendo all’odierna configurazione. Viene costituito il VI Reparto di SME a cui è devoluta la responsabilità della policy di settore, il Comando C4 Esercito (COM-C4 EI) che deve invece gestire l’infrastruttura di rete e tutti i servizi di F.A. e infine il Comando Trasmissioni quale Ente responsabile della funzione operativa.
LE ARTICOLAZIONI DEL COM-C4 EI
Il COM-C4 EI è dislocato in quattro diverse sedi, a Roma dove si trova buona parte delle articolazioni del Comando, ad Anzio con la Sezione
Omologazione e Certificazione, a Firenze con il Nucleo Ripristino Sistemi e Disaster Recovery (DR) e a Padova dove è di stanza il Reparto Sviluppo e Integrazione Sistemi C4 (RESIS C4). Attraverso le proprie articolazioni assicura alla F.A. la fruibilità di tutti i servizi informatici, fornisce consulenza e assistenza agli utenti e garantisce un elevatissimo livello di sicurezza nella trattazione delle informazioni. Tali risultati vengono perseguiti con l’implementazione di tutte le più moderne tecniche di difesa conosciute, attive, pro-attive e passive e assicurando il rispetto di tutte le recenti norme in materia di protezione dei dati. Nello specifico le sue articolazioni sono: • Ufficio Pianificazione Reti e Tecnologie Applicate: assicura l’efficienza e il corretto funzionamento della Banca Dati Centrale dell’Esercito. Sviluppa e ammoderna
il parco applicativi gestionali di F.A. software house con propri tecnici programmatori o con il ricorso a risorse esterne. Definisce annualmente il Programma Lavori C4 dell’Esercito; pianifica e progetta l’ammodernamento hardware (HW) e software (SW) della rete Intranet e dei Data Center di F.A.; • Ufficio Direzione Rete e Servizi: gestisce l’impiego dello spettro radioelettrico, gli indirizzi telegrafici e gli indirizzi collettivi Address Indicator Group (AIG) di competenza della Esercito, provvedendo ad aggiornare la pubblicazione SMDTLC 117(A) per tutte le Forze Armate. Con il Network Operations Center (NOC) monitora tutta la connettività e la funzionalità dei servizi resi sulla rete EINET, garantisce la funzione di Help Desk agli utenti, partecipa alla elaborazione dei progetti di potenziamento/evoluzione delle reti per il com-
parto Difesa e fornisce pareri in merito ai progetti NATO. Il Comando provvede a emettere la Carta Multiservizi della Difesa (CMD) sia per l’intero comparto interforze (lead service) sia per altri Ministeri. Gestisce la Rete di Manovra a Utenza Limitata (REMUL). Attraverso un Centro Relazione Utenza (CRU) fornisce invece assistenza tecnica per gli applicativi gestionali a tutta la Forza Armata; • ReSIS C4 (Padova): provvede alla gestione di soluzioni di resilienza dei principali sistemi informatici (Disaster Recovery); • Nucleo Ripristino Sistemi (Firenze): provvede alla gestione della replicazione dei dati (asincrona) tra i siti di Roma e Firenze; • Ufficio Sicurezza e Minacce/Rischio informatico: garantisce la protezione delle reti ICT di F.A. e opera in stretta sinergia con le ar-
ticolazioni della Difesa in ottica Cyber Defence.
LA SICUREZZA ICT
L’Information and Communications Technology (ICT) comprende tutto il complesso delle linee di telecomunicazioni, l’hardware e il software a disposizione degli utenti per gestire, scambiare e conservare le informazioni. I dati trattati con strumenti informatici costituiscono un enorme valore economico che genera grandi attenzioni, rendendo necessario effettuare tutte le operazioni per proteggere la rete Internet e quelle aziendali. L’ICT di Forza Armata, che fornisce tutti i servizi necessari alla Funzione Operativa di Comando e Controllo, si basa su reti connesse con quelle della Difesa e, inevitabilmente, con Internet. Ciò impone un altissimo li-
vello d’attenzione per gli aspetti legati alla sicurezza, dalla resilienza agli errori dei propri utenti alla robustezza contro possibili guasti, fino alla resistenza ad attacchi mirati a creare anomalie nel sistema. Il COM-C4 EI è il Comando deputato a garantire tale sicurezza. Il Comandante è stato nominato Responsabile della Sicurezza ICT dell’Esercito ed è stata creata l’organizzazione deputata alla gestione integrata dei rischi. La sicurezza ICT di Forza Armata, gestita tramite l’Information Operation Center (IOC), si regge su quattro pilastri fondamentali: • protezione end-point: la protezione end-point di qualsiasi dispositivo in grado di connettersi alla rete aziendale centrale. Questi sono potenziali punti di ingresso per le minacce alla sicurezza informatica e sono spesso l’anello più debole nella sicurezza di rete; • protezione perimetrale: la protezione perimetrale della rete impone aggiornamenti HW e SW dei dispositivi deputati al controllo del perimetro della rete; • sicurezza applicativa: la sicurezza applicativa, ha portato a un modello di reti interconnesse secondo la logica di Multi Foresta Multi Dominio, con la contestuale acquisizione di SW dedicati alla gestione degli assetti e alla distribuzione degli applicativi. La sicurezza applicativa assume sempre maggiore importanza con l’aumento delle web application; • governance di sicurezza: ilgoverno della sicurezza, alla luce delle crescenti e sempre più affinate minacce cibernetiche, ha assunto un’importanza fondamentale. Sono iniziate le operazioni di certificazione e verifica del rispetto dei requisiti di sicurezza di tutte le LAN interconnesse alla EI-NET (IT-Audit). La gestione della sicurezza delle informazioni, il cui obiettivo è di garantirne riservatezza, integrità e disponibilità dei dati, va trattata seguendo un approccio sistematico, trasversalmente alla sicurezza fisica. L’infrastruttura ICT di Forza Armata, viste le dimensioni, la distribuzione
su numerosi sedimi e la particolarità delle informazioni trattate, è un’infrastruttura critica, pertanto la sicurezza delle informazioni non può prescindere dalla sicurezza fisica. Gli stessi sistemi di gestione della sicurezza fisica sono soggetti al rischio di attacchi cyber e vanno pertanto inseriti nella generale gestione della sicurezza. La gestione operativa della sicurezza fisica deve seguire pertanto un approccio analogo alla sicurezza delle informazioni, uti-
tenere l’accesso non autorizzato a risorse o informazioni e/o compromettere l’integrità, la disponibilità o la confidenzialità del sistema. Difendere la propria rete e le informazioni che vengono trattate è un aspetto che coinvolge tutta l’organizzazione, dal personale preposto al monitoraggio e alla sicurezza attiva di tutta la rete, agli utenti finali con i propri dispositivi, passando per la sicurezza fisica di tutta l’infrastruttura.
lizzando un processo strutturato che permetta di ridurre le vulnerabilità, prevenire i rischi e fornire una risposta tempestiva agli attacchi per il rapido ripristino delle funzionalità dei sistemi.
Sono innumerevoli i casi di attacchi informatico divenuti oramai di pubblico dominio, come ad esempio Stuxnet (vera e propria “arma informatica” - cyberweapon - che ha colpito le centrifughe di arricchimento dell’uranio in Iran, rallentandone sensibilmente il programma nucleare). Un attacco perpetrato nei confronti di un entità, portato avanti continuamente e in maniera persistente, utilizzando molti mezzi e risorse diversificate al fine di avere accesso al target viene definito Advance Persistent Threat (APT). Questo tipo di attacco è molto sofi-
LA DIFESA DAGLI ATTACCHI INFORMATICI
Un attacco informatico (cyber attacco) è l’azione di una parte (anche interna all’organizzazione), che agisce con intento malevolo per danneggiare un sistema informatico, cercando di ot-
sticato, può durare diversi mesi e presume una strategia ben pianificata. Una volta identificata la rete aziendale vittima, viene sferrato un attacco su più fronti, utilizzando svariate tecniche informatiche e psicologiche per colpire sia i sistemi informatici sia gli utenti dei sistemi stessi. Il Security Operation Center (SOC) del Comando C4EI è responsabile dell’attività di prevenzione, rilevazione e contrasto/rimedio delle minacce cyber rivolte nei confronti della rete dati non classificata di F.A. (EINET). È responsabile della gestione degli incidenti informatici che avvengono nell’ambito del dominio Esercito e, in linea con le recenti direttive della Difesa, in caso di incidente informatico “cross domain”, il SOC svolge le funzioni di Computer Incident Response Team (CIRT) sotto il coordinamento del Computer Emergency Response Team (CERT) dicasteriale, operante nell’ambito del Comando Interforze per le Operazioni Cibernetiche (CIOC). Infine, in presenza di un evento di sicurezza dove si ravveda l’ipotesi di reato informatico (es. art. 615 ter cp) (3), fornisce supporto di analisi forense quando il Comandante riceve la delega alle indagini da parte della Procura. CONCLUSIONI
Il Comando C4 Esercito opera nel settore ICT che è in costante, frenetica evoluzione. Concetti innovativi diventano obsoleti in tempi brevissimi se paragonati agli altri settori tecnologici. Occuparsi della sicurezza ICT impone continui aggiornamenti ai sistemi, riqualifica e formazione del personale e profonda conoscenza dello scenario in cui si opera. Fornire servizi ICT alla Forza Armata, fruibili senza soluzione di continuità, dare all’utente la certezza che nessuno possa accedere in maniera fraudolenta alle informazioni create, scambiate e conservate sui sistemi informatici, è una sfida che il COMC4 EI ha raccolto e che vuole continuare a gestire con la professionalità che lo ha contraddistinto fin
dal primo giorno. Le donne e gli uomini del COM-C4 EI sono consapevoli che il processo di riconfigurazione del settore C4I non può ritenersi concluso e sono pronti a raccogliere tutte le future sfide che questo stimolante settore fornisce ogni giorno, con la consapevolezza che tale professionalità sarà sempre più apprezzata e supportata da tutta la Forza Armata. NOTE
(1) Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa: http://www.difesa.it/ Content/Pagine/Libro_Bianco.aspx (2) In particolare: • Decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 “Codice dell'ordinamento militare.”; • Legge 31 Dicembre 2012, n.244 “Delega al Governo per la revisione dello strumento militare nazionale e norme sulla medesima materia.”; • Decreto legislativo 28 gennaio 2014, n.8 “Disposizioni in materia di personale militare e civile del Ministero della difesa, nonché misure per la funzionalità della medesima amministrazione, a norma degli articoli 2, comma 1, lettere c) ed e), 3, commi 1
e 2, e 4, comma 1, lettera e), della legge 31 dicembre 2012, n. 244”; • “Documento Programmatico Pluriennale per la Difesa per il triennio 2016 – 2018”; (3) Art. 615-ter c.p. Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico. Chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, è punito con la reclusione fino a tre anni. BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
Il Computer Security Resource Center (CSRC) del National Institute of Standars and Technology (NIST) of U.S. Department of Commerce supporta governi, industrie ed il mondo accademico nell’ambito della sicurezza cibernetica ed informatica, fornendo una vasta biblioteca di pubblicazioni consultabili sul sito web https://csrc.nist.gov/; http://www.treccani.it/enciclopedia/lagrande-crisi-del-nuovo-secolo_(XXI-Secolo)/?wb48617274=8D0F541A; Bordo M.D., The crisis of 2007. The same old story, only the players have changed, http://michael.bordo.googlepages.com/The_same_old_story.pdf.
FANTERIA AEROMOBILE IN AZIONE
La Brigata “Friuli” e lo spettro delle operazioni future di Errico De Gaetano
Negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, la crescente consapevolezza delle grandi potenzialità dell’elicottero stimolò l’introduzione di nuove forme di aeromobilità che potessero consentire di superare le difese avversarie (che ormai avevano privato le forze corazzate dell’originaria forza d’urto) e di ignorare gli ostacoli naturali e artificiali per “navigare” liberamente sul campo di battaglia. Secondo i visionari delle operazioni in profondità, formazioni autonome di elicotteri e organizzate non solo per il trasporto ma anche per il combattimento, avrebbero
potuto condurre operazioni offensive a un ritmo superiore alla capacità di reazione delle forze dotate della sola mobilità terrestre. Nonostante gli sviluppi in seno alla NATO e al Patto di Varsavia, con la costituzione di Grandi Unità interamente montate su elicotteri, l’Esercito, in considerazione dei compiti difensivi a esso assegnati, non costituì unità per le operazioni aeromobili nonostante disponesse, unico alleato assieme agli Stati Uniti, di gruppi di elicotteri d’attacco per il contrasto delle formazioni pesanti avversarie.
LA COSTITUZIONE DELLA BRIGATA Nondimeno, con la fine della Guerra Fredda, il generale processo di riduzione e adattamento dello Strumento Militare, offrì l’opportunità di costituire una Grande Unità che integrasse in maniera permanente unità di fanteria e di elicotteri per incrementarne il rispettivo potenziale. La conversione della “Friuli”, designata ad esprimere tale capacità innovativa, iniziava il 1° gennaio 1999 con l’assegnazione del 7° reggimento Aviazione dell’Esercito “Vega”, cui si affiancò il 5° reggimento “Rigel” nel 2000, e il progressivo scioglimento/trasferimento delle sue unità “tradizionali”. La Brigata manteneva come pedine “terrestri” il 66° reggimento fanteria meccanizzata “Trieste”, che nel 2001 assumeva l’ordinamento di unità aeromobile, e il reggimento “Savoia Cavalleria” (3°). Dopo un intenso periodo di sperimentazione e adattamento la Brigata Aeromobile raggiungeva la piena capacità operativa nel 2004, offrendo allo Strumento Militare capacità operative all’avanguardia.
CRITERI DI IMPIEGO INNOVATIVI
Personale del 66° rgt. “Trieste” in esercitazione prima di un raid aeromobile.
In termini generali, le operazioni delle unità aeromobili si caratterizzano per l’impiego integrato di complessi di forze che includono elicotteri d’attacco e fanteria aeromobile montata su elicotteri multiruolo, che ne rappresentano mezzo di trasporto e combattimento. La compresenza di assetti ad ala rotante e di fanteria permette di compensare le limitazioni di ciascuna tipologia di forze, esaltandone le potenzialità. Gli elicotteri d’attacco, infatti, forniscono capacità di scoperta e di ingaggio di precisione, anche contro bersagli protetti, mentre la fanteria aeromobile assicura quella persistenza sul terreno che le unità di aviazione non possono esprimere. Una forza aeromobile, pertanto, può penetrare nelle retrovie avversarie, colpire ove maggiore é la vulnerabilità e, eventualmente, “sbarcare” la fanteria aeromobile per acquisire e mantenere punti chiave o semplicemente catturare personale e materiali. I complessi di forze costituiti per la condotta di siffatte
Imbarco su velivolo UH 90.
operazioni si distinguono in due categorie: aeromobili (in senso stretto) e aeromeccanizzati. Nel primo caso, la forza è composta prevalentemente da fanteria aeromobile (montata su elicotteri), supportata da elicotteri d’attacco, e viene impiegata per compiti che assegnano alla componente di fanteria “appiedata” il ruolo primario (acquisizione preventiva di posizioni, colpo di mano, ecc). Nel secondo caso, gli elicotteri d’attacco, supportati da un’aliquota di fanteria aeromobile, costituiscono il grosso della forza e sono impiegati per compiti che valorizzano velocità e potenza di fuoco (ad es. incursione aeromeccanizzata). Alla fanteria aeromobile sono assegnate funzioni sussidiarie (ad es. rastrellamento dell’obiettivo, protezione dei Deep Forward Arms and Refuelling Point, cioè dei punti di rifornimento attivati in profondità sul terreno). In entrambi i casi, le singole componenti dei complessi aeromobili operano all’unisono, costituendo un’unità sostanzialmente orga-
nica, nel senso che fanteria e elicotteri si addestrano e operano assieme costantemente, creando quelle sinergie che sarebbero impensabili in unità di formazione, in cui tale associazione è solo temporanea. Per comprendere il livello di integrazione, si pensi che, nelle attività tattiche che prevedono l’impiego appiedato della fanteria aeromobile, il rapido assalto della stessa è dettagliatamente sincronizzato con il fuoco degli elicotteri d’attacco, diretto con precisione e tempestività da qualificati operatori della fanteria, mentre la durata dell’intera azione è accuratamente sincronizzata sul “playtime” della componente ad ala rotante. Da ciò si evince come l’interpretazione italiana delle operazioni aeromobili sia molto più spinta di quelle in essere presso alcune altre Nazioni amiche e alleate, ove l’integrazione di assetti ad ala rotante e fanteria è limitata all’esecuzione del trasporto tattico (air assault), mentre in Italia le unità aeromobili sono in grado di eseguire, senza rinforzi aggiuntivi, attività
tattiche autonome che prevedono di “iniziare il combattimento dall’aria e continuarlo a terra e dall’aria senza soluzione di continuità”. Per quanto ottimizzate per la condotta di operazioni “classiche”, le peculiari capacità delle unità aeromobili trovano proficuo impiego anche nelle operazioni di stabilizzazione, ove tale sintesi di potenza di fuoco e mobilità risponde perfettamente all’esigenza di disporre di forze di pronto intervento ad altissima prontezza e in grado di rischierarsi rapidamente in aree di operazioni normalmente molto ampie e di esprimere una capacità di ingaggio di precisione.
PERSONNEL RECOVERY Dal 2016 la Brigata Aeromobile assicura il recupero di personale isolato a beneficio dei contingenti dell’Esercito dispiegati all’estero, impiegando unità aeromobili specificamente addestrate, organizzate ed equipag-
Militari durante un’attività di Personnel Recovery con elicottero.
giate per condurre tali attività in aree non permissive e in qualsiasi condizione di luce. Nel dettaglio, l’elemento di fanteria aeromobile esprime specializzazioni particolarmente rare e pregiate, includendo la capacità di designare bersagli e dirigere il fuoco di artiglieria, elicotteri e aerei (Joint Terminal Attack Controller - JTAC), di stabilizzare e trasportare eventuali feriti e di estrarre personale da veicoli/aeromobili incidentati attraverso l’impiego di particolari attrezzature portatili. Allo stato attuale, i gruppi tattici aeromobili operanti in Afghanistan assicurano la capacità di Personnel Recovery alle forze italiane, alleate e amiche che operano in quei teatri operativi.
I REPARTI La componente ad ala rotante della Brigata Aeromobile è costituita dal 5° reggimento “Rigel” di Casarsa e dal 7° reggimento “Vega” di Rimini.
Il 5° Rigel si articola sul 49° Gruppo Squadroni “Capricorno” (su AH-129 Mangusta), sul 27° Gruppo Squadroni “Mercurio” (su AB-205 e UH-90) e sul Gruppo Sostegno “Lupo” e dal 2008 assicura, attraverso il dipendente Centro Formazione Equipaggi, l’abilitazione di piloti e personale tecnico per la linea AW-129C/D di tutta la Forza Armata Il 7° reggimento AVES Vega comprende il 48° Gruppo Squadroni Pavone (su AH-129 Mangusta), il 25° Gruppo Squadroni Cigno (su UH-90) e un Gruppo Squadroni di Sostegno. Compito primario dei citati reparti di volo è costituire la componente ad ala rotante per pacchetti di forze aeromobili per finalità addestrative e operative. Secondariamente contribuiscono con le proprie capacità a supportare le attività addestrative e operative di altre unità dell’Esercito. Il 5° e il 7° reggimento, tuttora, costituiscono i Gruppi Tattici Aeromobili operanti nelle operazioni “Resolute Support” in Afghanistan e “Prima Parthica” in Iraq. La componente di fanteria è costituita
dal 66° reggimento di Forlì, composto dal battaglione “Valtellina” e da una compagnia comando e supporto logistico. Il 66° è l’unità che ha subito la trasformazione più profonda e complessa, abbandonando il ruolo di fanteria meccanizzata per acquisire quello di fanteria leggera specializzata nelle operazioni aeromobili. Nel particolare, il personale del 66° segue uno specifico iter di qualificazione per acquisire tutte le capacità necessarie a operare efficacemente e in sicurezza con gli assetti ad ala rotante, quali la discesa rapida in corda doppia e barbettone (indispensabili per “appiedare” in aree che impediscono l’atterraggio), individuazione e segnalazione delle Zone Atterraggio Elicotteri, confezionamento carichi esterni e indicazione obiettivi agli elicotteri d’attacco. A tal fine, nel 2018, è stato costituito un Centro di Formazione Aeromobile per garantire la formazione dei soldati aeromobili della Brigata e di personale esterno, gestire e impiegare le strutture addestrative (torre di addestramento e falsa carlinga) e promuovere l’inno-
vazione in tema di aeromobilità. Contestualmente, la specificità del 66°, già contraddistinta dall’utilizzo del basco azzurro, è stata completata con il riconoscimento uniformologico del brevetto di aeromobilità e con la implementazione di procedure per la selezione del personale. Anche per il 66° il compito primario è contribuire alla costituzione di pacchetti di forze aeromobili, mentre secondariamente, esso può operare nel ruolo di fanteria leggera montata su veicoli protetti “Lince”, capacità espressa con successo nelle operazioni in Afghanistan, Iraq, Libano e Somalia. Completano la Brigata Aeromobile il Poligono di Foce Reno e il Reparto Comando e Supporti Tattici “Friuli” che assicura il funzionamento del Comando Brigata. Quest’ultimo, ancorché specializzato nelle operazioni aeromobili, mantiene tutte le capacità di un comando pluriarma e in tale ruolo ha partecipato a numerose operazioni tra le quali Antica Babilonia in Iraq (2004), ISAF in Afghanistan (2008), UNIFIL in Libano (2010 - 2012 e 2015), assumendo alle proprie dipendenze unità nazionali e di Paesi amici e alleati.
Cornice di sicurezza durante un’attività di Personnel Recovery.
UNA BRIGATA PROIETTATA NEL FUTURO Con l’impiego integrato di fanteria aeromobile ed elicotteri d’attacco e multiruolo, la “Friuli” ha inaugurato una nuova stagione nell’arte militare nazionale e si pone in una posizione
di primo piano, sia nel fornire assetti di altissima valenza operativa in supporto ai contingenti nazionali operanti oltremare, sia nell’esprimere la capacità di condurre operazioni risolutive, anche contro avversari convenzionali, richiesta dall’odierno contesto strategico.
Personale del 66° rgt. “Trieste” durante l'imbarco su CH 47.
GENERAZIONE “Z” E MILLENNIALS TRA NUOVE SFIDE E OPPORTUNITÀ di Giacinto D’Urso Claudia Colaninno
Negli ultimi tre anni si è assistito a una leggera flessione dei reclutamenti e a un lieve incremento del tasso di abbandono nei primi giorni di vita militare. Cosa ha determinato un simile calo dell’appeal verso le carriere militari iniziali? Quali potrebbero essere le soluzioni per migliorare tale quadro di situazione?
LA SOCIETÀ È CAMBIATA La nostra società è cambiata molto più velocemente negli ultimi vent’anni rispetto agli ultimi decenni del secolo scorso e tale differenza è ancora più apprezzabile nelle giovani generazioni che si interfacciano con i problemi che caratterizzano i nostri giorni. I giovani che andiamo ad analizzare appartengono alla cosiddetta Generazione “Z” (classe 1996 – 2015). A differenza della precedente, i Millennials (coloro che hanno raggiunto l’età adulta nel XXI secolo) si sono adattati a queste tecnologie perché sono entrate nelle loro vite in età pressoché adolescenziale, gli appartenenti alla “Generazione “Z” hanno imparato a utilizzarli fin dalla più tenera età: conoscono perfettamente Internet, sanno utilizzare perfettamente tablet e smartphone, sono abituati al multitasking, all’uso simultaneo di diversi dispositivi e costituiranno oltre il 30% della forza lavoro mondiale entro il 2025. Questa generazione è la più eterogenea, multiculturale e istruita che il mondo abbia mai conosciuto ma è anche molto vulnerabile a causa dell’ambiente familiare di provenienza oltre che per un evidente abuso dei social media. Un nucleo familiare protettivo e apprensivo in cui i genitori (definiti helicopter parenting) sorvegliano continuamente la prole e, come “un elicottero”, sono pronti ad intervenire in ogni difficoltà, può essere l’origine di una scarsa autostima (il figlio infatti si ritiene non pronto a ri-
solvere da solo le situazioni di vita quotidiana) e di difficoltà sia nella gestione dell’emotività sia nello sviluppo delle abilità sociali necessarie a relazionarsi con gli altri in modo appagante. Inoltre, studi recenti (1) hanno evidenziato che l’uso intenso dei social media incide sulla qualità del sonno, accrescendo lo stato di attivazione dell’organismo e, a lungo andare, può essere la causa di attacchi di panico, di disturbi della memoria o della concentrazione, dell’aumento dell’impulsività nonché di isolamento sociale. Questi giovani, spesso, sono anche ossessionati dal proprio aspetto fisico e tentano di ritagliarsi un’immagine irreale di perfezione (richiamando in tal senso tratti narcisistici) che condividono al fine di accrescere o confermare il proprio livello di accettazione e di gradimento nell’ambiente sociale. I like diventano un indice di misurazione e per questo motivo causano ansia durante l’attesa del riconoscimento o depressione (2) in caso di mancanza di consenso. I social media sono, inoltre, uno strumento capace di influenzare e manipolare la volontà oltre che condizionare la comprensione della realtà attraverso il proliferare di gruppi social (ad esempio Facebook, Whatsapp, ecc.) che possono veicolare informazioni di vario genere incluse le fake news. A questa Generazione appartengono i ragazzi che decidono di partecipare ai concorsi militari, sempre più spesso con una carente consapevolezza della scelta intrapresa, moti-
Addestramento di discesa in corda doppia.
vati più dalla volontà di non deludere le aspettative dei genitori, di accodarsi ad altri coetanei e dal desiderio di continuare ad apparire vincenti, piuttosto che guidati da una compiuta riflessione sulle proprie ambizioni, capacità, limiti e possibilità. Tali individui, che si trovano proiettati in un contesto sociale diverso rispetto all’usuale senza avere il background esperienziale necessario a interagire con il nuovo ambiente, sono costretti a dover prendere atto delle proprie vulnerabilità e abbandonano il percorso intrapreso alle prime difficoltà. Questo tipo di comportamento è un fenomeno sociale che coinvolge sia l’Italia, il cui tasso di abbandono scolastico ad esempio si è attestato al 14,5% nel 2018, sia altri Paesi in Europa fra cui il Regno Unito ove sembra che molti giovani che tentano la carriera militare nell’Esercito si dimettano durante i test preliminari.
È NECESSARIO UTILIZZARE GLI STESSI CANALI DI COMUNICAZIONE I giovani vivono gran parte delle loro esperienze attraverso i social media, costituendo dei “gruppi” (di solito monotematici) in cui si comunica attraverso immagini e simboli, con uno stile sintetico, diretto e privo di format rigidi ed imposti. È importante, quindi, utilizzare questo tipo di modalità di comunicazione per catturarne l’attenzione, abbattere eventuali stereotipi e acquisire un contatto diretto che permetta di evitare intermediari e il passaparola non controllato nel flusso di informazioni. La costituzione di “gruppi” specifici, dedicati alla primissima esperienza militare, nell’ambito dei principali social media, rappresenta una linea d’azione che, già in uso nel mondo del marketing e della formazione universitaria, contribuirebbe a evitare l’ansia da carenza di notizie (definita anche con il termine inglese craving), permetterebbe di chiarire dubbi orientando le informazioni in modo corretto e, al contempo, potrebbe fornire eventualmente consigli utili a candidati e frequentatori di corso. Inoltre, tale canale, ben strutturato e studiato, potrebbe rendere dispo-
nibile materiale (foto, curiosità, ecc.) appagando il desiderio di condivisione ma anche favorendo l’“intercettazione” di eventuali necessità che richiedono, invece, un diverso tipo di intervento a premessa del reclutamento o nella fase di incorporamento. Nel periodo 2012-2016 presso il Raggruppamento Unità Addestrative dell’Esercito (che coordina l’attività addestrativa di base dei Volontari in ferma prefissata nei vari Reggimenti Addestramento Volontari – RAV) a Capua, sono state predisposte delle misure rivelatesi molto efficaci: l’apertura di uno “sportello di ascolto” dedicato ai VFP1; la redazione di una newsletter con cui condividere e “far circolare” le esperienze vissute e raccontate da frequentatori e istruttori; l’organizzazione di un sistema di “accoglienza” finalizzato a far conoscere alle famiglie l’esperienza del proprio figlio/a e a rinforzare i fattori di protezione che concorrono a ridurre la vulnerabilità del militare che si confronta con le prime difficoltà.
neuroimaging che hanno spiegato il fenomeno della plasticità celebrale (la capacità dell’encefalo di modificare la propria struttura e le proprie funzionalità a seconda dell’attività dei propri neuroni, correlata ad esempio a stimoli ricevuti dall’ambiente esterno). Esiste, infatti, un rapporto multidirezionale tra l’ambiente e il cervello: i neuroni si attivano ogni volta che viene eseguito un compito nuovo o si sperimenta una sensazione, generando nuove connessioni neuronali a cui sono associate modifiche dei volumi delle aree corticali interessate. Il ciclo di Kolb è stato utilizzato, per la prima volta nel 2011 presso il 17° RAV “Acqui” durante la formazione di base del 3° e 4° blocco, con buoni risultati, così come si è rivelato efficace l’utilizzo di un sistema informatico denominato “PAV235”, ideato nel medesimo periodo dal personale del 235° RAV “Piceno” che consisteva in un insieme di quiz interattivi, realizzati su piattaforma web, finalizzati al rinforzo delle nozioni apprese.
È NECESSARIO RIPENSARE IL SISTEMA DIDATTICO ADDESTRATIVO
LA SFIDA PIÙ IMPORTANTE
La Generazione Z è predisposta a un visual training che offra contenuti multimediali veloci e immediati, associati ad attività pratiche che rendano subito evidente l’utilità della nozione da apprendere. Il più celebre modello esperienziale è rappresentato dal learning cycle di Kolb che si fonda sull’assunto che l’apprendimento è circolare e si articola in 4 fasi sequenziali: esperienza concreta, osservazione riflessiva, concettualizzazione astratta e sperimentazione attiva. Tale modello, applicato durante l’addestramento di base, permetterebbe al militare di sperimentare e affermare le sue capacità, riflettere sulle esperienze vissute e trarne degli insegnamenti per le tappe successive, in un continuo processo virtuoso di apprendimento guidato da Comandanti e Istruttori per i quali è sempre più richiesta una specifica preparazione tecnica per svolgere anche il ruolo di coach e tutor. La validità di tale approccio formativo è sostenuta da molti studi di
Queste considerazioni presuppongono un principio di fondamentale importanza per l’organizzazione di un sistema didattico-addestrativo efficiente ed efficace: la partecipazione consapevole. Essa si esprime e si estrinseca a vari livelli. Il Soldato partecipe. É necessario coinvolgere attivamente ciascun individuo sin dall’inizio del suo percorso militare, al fine di agevolare il conseguimento degli obiettivi attesi. Tali risultati sono solo la “punta dell’iceberg” di un processo che si fonda sull’idea che il militare debba acquisire in primis la consapevolezza che le nozioni apprese e i valori di etica militare che ha incominciato a conoscere sono determinanti per poter assolvere responsabilmente i compiti che gli verranno affidati. Tale capacità rappresenterà nel tempo un fattore di crescita dell’autostima e di supporto della resilienza militare. Quello dell’Istruttore è un incarico molto importante perché è il mezzo attraverso cui il militare impara a conoscere l’Organizzazione di cui vor-
MODIFICHE TIPOGRAFIArebbe essere parte oltre che i valori, l’entusiasmo, la passione e la bellezza di una professione che si è scelto di intraprendere ma che ancora non si conosce fino in fondo. L’Istruttore partecipe e consapevole è pertanto una risorsa pregiata per la F.A. che, opportunamente formata, diviene parte attiva del processo formativo in tutte le sue fasi e potrà essere un valido supporto per il Volontario nei momenti in cui sperimenta il timore, l’incertezza o l’insuccesso. Il Comandante partecipe è in grado di saper cogliere il proprio impatto sugli altri e conseguentemente di saper padroneggiare stili diversi di leadership in relazione alle esigenze, alle risorse umane disponibili e ai risultati da conseguire. I leader di questo stampo sono persone consapevoli (conoscono se stessi e il contesto sociale in cui operano) e sono dotati di qualità (empatia, capacità di saper gestire i rapporti familiari e professionali, di saper ascoltare, guidare, stimolare e ispirare trasmettendo ottimismo ed entusiasmo) (3) che li rendono un solido punto di riferi-
mento per i dipendenti nei momenti di difficoltà. Nell’ambito dell’addestramento di base è possibile vedere nella figura del Comandante anche quella di “educatore” che con la sua diuturna presenza possa far comprendere al frequentatore le motivazioni ideali che sono alla base del nostra professione e lo spirito di disciplina che permette il funzionamento della “famiglia militare”. Anche il personale del Comando contribuisce ad alimentare lo spirito di Corpo e favorisce il conseguimento degli obiettivi formativi e addestrativi assegnati. In tal senso, la partecipazione consapevole è strettamente connessa al presupposto che tutto il personale nei RAV si senta quotidianamente “formatore”, al fine di minimizzare le criticità ed assicurare immediati miglioramenti nella comune missione della formazione e dell’addestramento dei giovani militari. In conclusione, viviamo in un’epoca di grandi e rapidi mutamenti sociali in cui le giovani generazioni si approcciano al mondo del lavoro con differenti background, esperienze, aspettative, bisogni e speranze (ad esempio il desiderio di poter svolgere attività operative) che è opportuno mantenere in debita considerazione in quanto possono incoraggiare e sostenere, almeno inizialmente, la scelta della carriera militare. Ne consegue, quindi, la valenza strategica di una organiz-
Sopra e nella pagina a fianco: Volontari in attività addestrativa.
zazione partecipe che sappia cogliere e gestire questi cambiamenti sociali o generazionali e rinnovarsi, mantenendo inalterato il proprio appeal. Un sistema di supporto e comunicazione che consenta di accompagnare i giovani a una scelta consapevole in fase di selezione e a una proficua formazione iniziale, sarà in grado di fornire alle “giovani leve” gli strumenti necessari ad affrontare con successo il percorso di vita intrapreso, o che si vorrebbe intraprendere, assicurando all’Esercito personale sempre più pre-
parato e motivato. NOTE (1) Indagine che ha coinvolto 932 giovani milanesi fra i 14 ed i 21 anni, Fonte ANSA 2019 e ricerca “Adolescenti e Stili di Vita” (intervistati circa 2000 giovani), disponibile online (www.laboratorioadolescenza.org). (2) Fonte ISTAT 2018. (3) Le qualità umane possono risultare determinanti per il conseguimento degli obiettivi attesi e per questo motivo potreb-bero essere oggetto di apposita va-
Volontari presso il Campo di Addestramento Ginnico Sportivo Militare (C.A.G.S.M.).
DAL MESTIERE DELLE ARMI AL MONDO DEL LAVORO L’impegno dell’Esercito e gli strumenti per nuove opportunità professionali di Francesco Antonio Dolciamore
Personale militare impiegato in teatro operativo.
L’attuale sistema di reclutamento prevede la possibilità di poter disporre di un adeguato bacino di giovani Volontari, ai quali poter assicurare sufficienti possibilità occupazionali attraverso una calibrata immissione dei Volontari in ferma annuale nella ferma quadriennale delle Forze Armate. Questo rappresenta per molti solo un passaggio intermedio, per il successivo transito nel servizio permanente all’interno della Forza Armata di appartenenza ovvero per transitare nelle Forze di Polizia, le quali, secondo tale meccanismo, potranno disporre di personale già selezionato, con una formazione improntata sulla disciplina, sull’etica militare e una adeguata preparazione di base. Per coloro che decidano poi di non continuare la carriera militare o di non transitare nelle Forze di Polizia o che non abbiano superato eventuali ulteriori concorsi che permettano il transito in servizio permanente, il legislatore ha contemplato delle forme di sostegno alla ricollocazione nel mondo del lavoro, declinato ex lege progetto “sbocchi occupazionali”.
PROGETTO “SBOCCHI OCCUPAZIONALI”
del muro di Berlino fino ad oggi, ma tuttavia ha registrato, nel tempo, una riduzione in termini di attrattività per le esigue possibilità di stabilizzazione. Il campanello d’allarme era già suonato nell’ultimo triennio, vista la mancata copertura dei posti messi a concorso per le carriere inziali, in particolare nell’Esercito. In tale quadro, il cambiamento della società scoraggia i giovani di oggi, che, pur ritenendo importante e onorevole il servizio prestato nelle Forze Armate, si sentono impreparati a questo tipo di vita, essendo la “professione delle armi” un mestiere altamente logorante. Ciò è quanto emerge dalle interviste effettuate al personale che, giunto ai reggimenti addestrativi, quale vincitore di con-
Tale progetto, rinvenibile oggi sostanzialmente negli artt. 1013 e 1014 del D. Lgs. n. 66 del 2010, (Codice dell’Ordinamento Militare), è basato, in sintesi, su un processo di orientamento e formazione professionale del personale militare in ferma prefissata congedatosi senza demerito e prevede alcune tipologie di riserve di posti nelle Pubblica Amministrazione, quali ad esempio, Corpi di Polizia municipale e provinciale. Ciò in quanto, con il passaggio al modello professionale, il ricollocamento nel mondo del lavoro del personale non transitato nel servizio permanente è diventato, per le Forze Armate, una questione da affrontare al pari del reclu“Un dovere morale, l’impegno tamento. della Difesa per offrire uno Tale attenzione ha permesso sbocco occupazionale ai giovani alle Forze Armate, in questi ultimi anni, di affrontare e che, al termine della loro ferma, superare con successo le non riescono ad avere un futuro sfide e gli scenari che si all’interno delle Forze Armate” sono prospettati dalla caduta
corso per Volontari in ferma prefissata, rassegna le dimissioni nei primissimi giorni. Realtà confermata dall’indagine sociologica condotta dallo Stato Maggiore della Difesa, su un campione significativo di giovani italiani, dalla quale è emerso che, oltre a quelli non attratti da una vita che comporta tante privazioni, ci sono altri che sarebbero disponibili a intraprendere la vita militare, per qualche anno, in cambio di valide prospettive occupazionali o del conseguimento di brevetti o qualifiche validi ai fini del ricollocamento nel mondo del lavoro. Necessità già rappresentata dal Generale Farina, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, nel corso della sua audizione sulle carriere iniziali presso la IV Commissione Difesa. In tale prospettiva, la formazione professionale, quale leva strategica per l’inserimento nel mondo del lavoro, rappresenta un aiuto fondamentale per chi si accinge a transitare dalla vita militare a quella civile. Bisogna riconoscere l'eventuale equi-
Attività inerente al ricollocamento professionale.
pollenza dei titoli conseguiti al termine dei corsi di formazione e di perfezionamento frequentati nelle Forze Armate con i titoli rilasciati dagli istituti di formazione accreditati presso le Regioni, prevedendo la possibilità di garantire al servizio prestato nelle
Forze Armate il riconoscimento di crediti formativi, anche in specifici percorsi universitari, quali Scienze Strategiche. Di qui la necessità di pianificare le forme di reclutamento in stretta aderenza con quelle occupazionali extra
comparto perché, come detto, il reclutamento e il ricollocamento nel mondo del lavoro devono essere visti come due facce della stessa medaglia. In tale quadro, l’On. Ferrari, quale primo firmatario, ha depositato una proposta di legge che, oltre ad un modello reclutativo basato sulla nuova figura del Volontario soggetto ad una ferma triennale rinnovabile con un’altra di altri tre anni (VFP3/6), prevedrà misure concrete volte al sostegno alla ricollocazione dei militari congedati senza demerito, tra cui un aumento delle percentuali di riserva dei posti nei concorsi pubblici, delle specifiche convenzioni tra Ministero della Difesa e associazioni di categoria delle imprese private per favorire, anche con agevolazioni di carattere fiscale, l’assunzione degli ex militari e rendere il servizio prestato nelle Forze Armate quale condizione necessaria per conseguire la nomina a guardia giurata, in Italia o all’estero, o per svolgere l’attività di addetto alla sicurezza. Inoltre, il Capo di SME ha avuto numerosi incontri con professionisti legati al mondo del lavoro e delle associazioni di categoria, nonché a quello
universitario, al fine di creare dei presupposti per lo sviluppo di convenzioni atte a favorire l’inserimento nel mondo del lavoro dei militari che si congedano senza demerito. Tali contatti hanno trovato ulteriori spunti nel convegno “Il ricollocamento del personale militare – la prospettiva dell’Esercito”, svoltosi il 22 gennaio scorso presso il Centro Alti Studi della Difesa, a Roma. Il Generale Farina è intervenuto sottolineando come l’odierna tematica costituisca un argomento di assoluta rilevanza non solo per l’Esercito e le Forze Armate, ma anche per l’intero Paese. Essa è infatti fortemente connessa con le prospettive presenti e future del mercato del lavoro che, di fronte ad una continua evoluzione tecnologica, necessita dello sviluppo di capacità cognitive, delle cosiddette emotional skills e di personale dotato di una formazione continua. L’esperienza della vita in uniforme è in grado di fornire competenze multidisciplinari in aggiunta ad una preparazione tecnica e professionale adeguata. Degno di nota quanto riferito, in risposta, dagli esponenti del mondo
industriale durante il convegno: il mondo delle aziende è particolarmente interessato a poter disporre di personale formato innanzitutto umanamente, dotato, oltre che di capacità sociali e di adattamento, anche e soprattutto di alti valori come affidabilità, disciplina, senso di responsabilità e dedizione al lavoro. In ambito Difesa, nel quadro dei provvedimenti tesi a favorire il ricollocamento nel mondo del lavoro dei Volontari, sono stati individuati una serie di corsi professionalizzanti da svolgersi a cura delle Forze Armate. Inoltre sono in corso di implementazione alcune ulteriori misure atte a favorire il ricollocamento nel mondo del lavoro dei Volontari congedati in relazione a specifiche figure professionali quali le guardie giurate impiegate in attività di antipirateria, gli addetti ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e spettacolo (security) e le guardie particolari giurate che espletano servizi di custodia e vigilanza di beni mobili e immobili. Per quest’ultimi è in via di concertazione la possibilità di riconoscere tra gli enti di formazione delle guardie giurate, che espletano i servizi di custodia e vigilanza dei beni mobili
CONCLUSIONI
e immobili, anche quelli della Difesa. Previsione che garantirebbe ai nostri Volontari congedati significative possibilità di “sbocchi occupazionali”. Attualmente, tutti coloro che sono interessati a sapere quali sono le iniziative occupazioni e/o formative inerenti al progetto sbocchi occupazionali possono accedere alla pagina dedicata al Sostegno alla ricollocazione professionale dei Volontari attraverso il link: http://www.difesa.it/SGD-DNA/Staff/Reparti/I/UffCollocamentoCongedati/Pagine/Default.aspx, aggiornata dall’Ufficio per il sostegno alla ricollocazione professionale dei Volontari congedati del Segretariato Generale della Difesa/DNA. Sul sito sono pubblicate le modalità di attuazione del progetto ed i benefici previsti. In particolare è possibile trovare apposite inserzioni relative a: • l’elenco dei concorsi pubblici in cui è prevista la citata riserva ai sensi del citato art. 1014 del COM.; • opportunità di lavoro da parte di aziende private; • opportunità formative provenienti da aziende private (corsi di formazione organizzati dalle Sezioni Territoriali), dalle Regioni o dal Catalogo generale dei Corsi di formazione a favore dei Volontari e degli Ufficiali Ausiliari congedati (pubblicato annualmente dallo SMD). Per aderire alle offerte di lavoro o formative i candidati devono preventivamente iscriversi al SILDifesa (Sistema Informativo Lavoro Difesa), banca dati raggiungibile al link
http://www.sild.difesa.it/. Inoltre, è possibile ricevere tutte le informazioni relative al progetto “sbocchi occupazionali” (concorsi con posti riservati, offerte lavorative e formative) anche iscrivendosi alla newsletter della Difesa al link http://www.difesa.it/Content/Pubblicistica/Newsletter/Pagine/iscrizione.aspx, scegliendo il tema “Volontari congedati e mondo del lavoro”
Le autorità statali sono chiamate a garantire ai soldati che non riescono a permanere nell’ambito delle Forze Armate, quella honesta missio (premio dato al congedo ai soldati dell'Esercito romano al termine di un servizio militare svoltosi “senza demerito”) che valorizzi il servizio prestato e ne aumenti l’appeal, creando le condizioni, a monte, di una migliore selezione del personale militare e, alla fine della ferma - nel caso in cui si interrompesse il rapporto di lavoro con la Difesa – un più facile ricollocamento nel mondo del lavoro. Si creerebbe così un circolo virtuoso dal quale sia l’istituzione che il personale trarrebbero indiscutibili vantaggi. Questa attività è sicuramente un’ulteriore sfida strategica per i Comandanti, su cui ricade il dovere morale e istituzionale di porre in essere tutti quegli accorgimenti comunicativi e formativi atti a mettere nelle migliori condizioni i nostri Volontari nel loro percorso di ricollocamento nel mondo del lavoro a termine del servizio prestato.
LA “DISPONIBILITÀ AL MOVIMENTO” Rivoluzione nella pianificazione d’impiego dei Graduati
di Roberto Nardone
Dopo aver analizzato il complesso quadro degli avvicinamenti ai luoghi d’origine o d’interesse familiare del personale militare (cfr. Rivista Militare 4/2019, p. 86), nel presente articolo trattiamo il tema della “disponibilità al movimento”, avvalendoci del contributo qualificato del Brig. Gen. Roberto Nardone che, da vice Capo Dipartimento del Personale dell’Esercito e già Capo Ufficio Impiego Graduati e Militari di truppa, può offrirci un punto di vista privilegiato su questa importante e sentita problematica. Anticipiamo, inoltre, che sul prossimo numero verranno affrontate le dinamiche e le diverse procedure riguardanti la riunione del nucleo familiare quando entrambi i coniugi sono militari.
Pur muovendo da un quadro generale più che soddisfacente, peraltro già evidenziato da una indagine conoscitiva interna alla Forza Armata, secondo il quale il 79% di Ufficiali, Sottufficiali e Graduati gradiscono
l’impiego nella regione nella quale già prestano servizio, l’Esercito prosegue nello sforzo, costante e continuo, di garantire il maggior grado di benessere, la realizzazione delle aspirazioni professionali e il soddi-
sfacimento delle esigenze individuali e familiari del personale militare. Tale sforzo, ispirandosi a criteri di meritocrazia e trasparenza che da sempre contraddistinguono l’impiego del personale militare dell’Eserci-
to, si traduce nella “disponibilità al movimento” quale strumento di pianificazione dell’impiego del personale. Viene, quindi, creato un bacino di Graduati disponibili al reimpiego in una sede gradita, dal quale poter attingere, con continuità ed efficacia, nell’ipotesi di avvicendamenti reciproci (cosiddetti scambi alla pari), o trasferimenti “a domanda”. In particolare, diversamente a quanto avveniva in passato con le “pianificazioni, a carattere ordinario, ad istanza di parte del personale”, la “disponibilità al movimento” ha di fatto rivoluzionato – secondo un approc-
cio kantiano (1) - l’obiettivo di coniugare le esigenze organico-funzionali dei reparti con le aspettative professionali e di impiego dei Graduati. Pertanto, se nella pianificazione ad istanza di parte (precedentemente denominate “svecchiamento” o “ricerca anziani e meritevoli”) l’esigenza organico-funzionale costituiva l’oggetto principale della pianificazione d’impiego (ad esempio la carenza di un Graduato “meccanico” nelle sedi di Bari, Roma e Udine), con la “disponibilità al movimento” è l’aspettativa professionale e d’impiego del singolo Graduato a rivestire carattere centrale. La nuova procedura, prevede, pertanto che ogni singolo Graduato, maturati i tre anni dalla prima assegnazione per l’immissione nel Ruolo e in possesso dei minimi requisiti meritocratici, possa esprimere il proprio gradimento per una sede. In altri termini, per tornare al già citato esempio, mentre nell’ambito della pianificazione ad istanza di parte, il Graduato meccanico poteva avanzare il gradimento esclusivamente per le sedi disponibili (per l’esigenza richiesta) con la nuova procedura, lo stesso Graduato meccanico potrà esprimere, senza vincoli, ad eccezione di quelli meritocratici, la propria preferenza per la sede a lui più gradita (e non solo Bari, Roma e Udine). La “disponibilità al movimento”, ideata nel 2016, al fine di favorire la realizzazione delle aspettative dei Graduati interessati allo “scambio alla pari”, ha mostrato potenzialità sempre crescenti tanto da sostituire integralmente, nel 2018, “la pianificazione, ad istanza di parte a carattere ordinario”, per la categoria dei Graduati e prossimamente, entro quest’anno, sarà estesa anche alla categoria dei Sottufficiali. Tutto ciò evidenzia la validità e l’affidabilità di questo strumento di pianificazione del personale che, come già evidenziato, si contraddistingue per: • trasparenza: attraverso la pubblicazione della graduatoria di merito complessiva e dell’elenco delle disponibilità accolte sul sito istituzionale dell’Esercito (Intranet) nella sezione dedicata al Diparti-
mento Impiego del Personale. • meritocrazia: le probabilità di vedere realizzate le aspettative del singolo interessato sono strettamente correlate al punteggio di merito attribuito (il rendimento del militare durante l’intera vita professionale), Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, nella definizione dei requisiti per l’accesso e dei criteri per la definizione del punteggio di merito, l’obiettivo è quello di valorizzare l’operato diuturno del Graduato sia in termini di continuità (anzianità di spallina, giornate di servizio prestate, impiego in operazioni), ma soprattutto di qualità del rendimento assicurato (documentazione caratteristica, riconoscimenti, provvedimenti disciplinari, prove di efficienza operativa superate). In tal modo, ogni graduato ha l’opportunità di concretizzare le proprie aspettative professionali, personali e familiari attraverso il riconoscimento dell’impegno, del servizio e della dedizione, durante l’intera carriera, nei confronti dell’Istituzione. In sintesi, a parità di anzianità di servizio, avrà maggiori chances di realizzare le proprie aspettative d’impiego il Graduato “più meritevole”, ovvero colui al quale sono stati attribuiti più riconoscimenti (elogi, encomi), ha partecipato a più missioni all’estero, ha meno provvedimenti disciplinari e assenze dal servizio. Recentemente anche l’Aeronautica Militare, condividendo i principi e le finalità della “disponibilità al movimento”, ha voluto mutuare, adattandolo ovviamente alle precipue dinamiche di Forza Armata, tale strumento di pianificazione di impiego del personale. Se consideriamo che nell’ambito delle passate pianificazioni ad istanza di parte il numero delle candidature accolte oscillava tra i 180 e i 250, con la “disponibilità al movimento” si sono raggiunti, negli anni scorsi, importanti risultati. In particolare: • nel 2017, su n. 4.455 disponibilità pervenute, la Forza Armata ha accolto 516 istanze di trasferimenti “a domanda” (11,6%) nella sede di auspicata assegnazione, di cui 42 Grd. per “avvicendamento reciproco”;
• nel 2018, su 6.485 disponibilità pervenute sono stati accolti 1.058 trasferimenti “a domanda” (16,3%), di cui 72 Grd. per “avvicendamento reciproco”. Rispetto all’anno precedente, si è avuto un incremento sensibile sia delle domande di “disponibilità al movimento” (+46%) sia dei trasferimenti “a domanda” (+ 105%); • 2019, su 7.441 disponibilità pervenute sono stati accolti 1.106 trasferimenti “a domanda”, di cui 96 Grd. per “avvicendamento reciproco”. Rispetto al 2018, l’incremento è stato del 15% per le domande di “disponibilità al movimento” e del 4,5% per i trasferimenti “a domanda”. Prendendo in esame i dati del 2019, è opportuno evidenziare che nelle 7.441 istanze presentate sono com-
prese non solo istanze per spostarsi da una regione all’altra (ad esempio dalla regione Veneto alla Campania) ma anche quelle (2.460, pari al 33%) per spostarsi all’interno di una stessa regione (ad esempio da Caserta a Capua). Queste istanze, più che rispondere ad una mera aspettativa di ricongiungimento familiare, evidenziano piuttosto un interesse a ridurre il disagio del pendolarismo o a essere impiegati in un determinato reparto (con l’aumento dell’età anagrafica si registra un incremento dei gradimenti verso sedi a minore connotazione operativa). Ad esempio, per la sede di Capua (CE), la più ambita in Campania, sono pervenute 392 disponibilità, di cui 140 (35,7%) di personale già effettivo presso altre sedi della stessa regione.
Inoltre, in considerazione che il bacino di reclutamento è ancora oggi rappresentato dalle regioni del Centro-Sud Italia e che, di conseguenza, le sedi più ambite sono la Campania (28%), la Puglia (20%), la Sicilia (14%), il Lazio e la Sardegna (10%), emerge che alcune sedi del Nord Italia (Casarsa della Delizia, Torino, Pordenone e Udine) registrano un forte gradimento da parte del personale militare. Infatti, la disponibilità alloggiativa, la qualità della vita e dei servizi offerti (sanità, scuola, asili nido, ecc.), maggiori possibilità di impiego per il coniuge evidenziano come il personale, in presenza di particolari condizioni, possa anche decidere di costruirsi un futuro lontano dai luoghi originari. In conclusione, la pubblicazione della “disponibilità al movimento” per il 2020 e l’estensione di tale strumento di pianificazione dell’impiego del personale anche alla categoria dei Sottufficiali è un ulteriore conferma di come l’Esercito ponga sempre al centro dei suoi interessi l’unica vera risorsa fondamentale: il soldato.
NOTE (1) Come Copernico aveva messo il Sole, e non la Terra, al centro dell'universo, così Kant intendeva ora collocare il soggetto umano al centro del processo conoscitivo.
ATLETI MILITARI Orgoglio dell’Esercito di Roberto Pagni
Centro Addestramento Paracadutismo
Grado: Sergente Nome: Daniela Lucia Cognome: D’Angelo Età: 36 anni Specialità: Precisione in Atterraggio, Stile in Caduta Libera, Formazioni in Caduta Libera. Palmarès: Campionessa italiana precisione in atterraggio anno 2009; record italiano femminile precisione in atterraggio anno 2015; campionessa italiana di stile in caduta libera anno 2019; 2° posto individuale femminile nella classifica finale della world cup series 2019; 2° posto di squadra al campionato italiano indoor formation skydiving 2019.
“Nel gennaio del 2005, quando mi sono arruolata nell’Esercito, avevo appena compiuto 21 anni. Non avrei mai immaginato che la mia vita cambiasse così”. Dopo essere stata incorporata nel Reggimento Addestramento Volontari (RAV), ha frequentato la Scuola di Specializzazione alla Cecchignola, per essere poi destinata a Pisa con il grado di Caporale. Ha sempre desiderato entrare nella Brigata Paracadutisti “Folgore” e quindi, una volta arrivata al Centro Addestramento Paracadutismo, dopo aver superato le selezioni ha frequentato il corso e si è brevettata. “Dopo essere stata abilitata al lancio sono stata impiegata nel Plotone Trasmissioni poi, una volta capito che mi trovavo a mio agio nell’ambiente del paracadutismo, ho deciso di presentarmi alle selezioni della Sezione di Paracadutismo Sportivo dell’Esercito. Ho superato le prove di ammissione e il periodo di prova dopo il quale ho avuto la fortuna di essere guidata dal Primo Luogotenente Giuseppe Tresoldi, atleta dalle indiscusse capacità e pluricampione del mondo. Dopo molti mesi di preparazione ho iniziato a prendere parte a gare prima nazionali e poi internazionali”. Una grande soddisfazione è stata la partecipazione ai Giochi Mondiali Militari svoltisi in Korea nel 2015, dove è riuscita a fissare il nuovo record italiano femminile di precisione in atterraggio. Un altro traguardo è stato quello di essere stata selezionata per la nazionale assoluta e partecipare alla 17^ Coppa del Mondo in Argentina nel 2019. “In questa competizione sono rimasta in corsa per il titolo fino alla decima manche, purtroppo l’emozione mi ha tradito e non mi ha regalato la soddisfazione che desideravo facendomi scivolare al quarto posto, ma lo sport è anche questo! Per me è stata lo stesso una grande soddisfazione guadagnare il miglior piazzamento di sempre in una Coppa del Mondo per una atleta italiana”. La possibilità di confrontarsi con atlete di vertice, provenienti da tutto il mondo, l’ha fatta crescere sia dal punto di vista tecnico che caratteriale. “Anche nel paracadutismo, come in tutti gli altri sport in cui il cervello fa da padrone, ognuno deve imparare a gestire le proprie emozioni per esprimersi al meglio. Non si smette mai di imparare. Il paracadutismo riesce a trasmettermi quella carica di adrenalina che non serve solo ad affrontare le competizioni ma riesce anche a farmi capire che, anche nella vita di tutti i giorni, gli unici limiti che esistono sono quelli che poniamo a noi stessi”.
Centro Addestramento Paracadutismo
Grado: Caporal Maggiore Capo Nome: Marco Cognome: Soro Età: 33 anni Specialità: Vertical Formation Skydiving 4-way (VFS 4-way) Palmarès: Record nazionale di grande formazione in Head-up 18way anno 2017; medaglia di bronzo 3° Fai world cup of indoor Skydiving anno 2018; medaglia d’oro al campionato italiano Fai di Indoor Skydiving anno 2018; medaglia d’oro al Belgian open indoor Skydiving Championship anno 2018; record nazionale di sequential in Head-Down 3pt 13 way anno 2019; medaglia di bronzo al 3° Fai World Indoor Skydiving Championship anno 2019; medaglia d’oro al campionato italiano Fai di Indoor Skydiving anni 2018 e 2019. Il Caporal Maggiore Capo Marco Soro è un atleta dell’Esercito e della Nazionale Italiana nella specialità del Vertical Formation Skydiving a 4 elementi. Originario della provincia di Perugia, fin da piccolo dimostra una forte passione per il paracadutismo. Appena raggiunta la maggiore età, decide di frequentare il corso di abilitazione con paracadute ad apertura automatica, la cosiddetta “fune di vincolo”, presso la Scuola di paracadutismo di Reggio Emilia. Nel 2005 si arruola nell’Esercito Italiano come Volontario in Ferma Prefissata ed effettua l’addestramento basico presso il Reggimento Addestramento Volontari di Verona. Nel 2006 vince il concorso per la ferma quadriennale e chiede di entrare a far parte della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Nel 2007, dopo un iter selettivo di circa sei mesi presso il Centro Addestramento Paracadutismo di Pisa, acquisisce la qualifica di Paracadutista Militare e viene trasferito presso il Reparto Comando e Supporti Tattici Paracadutisti “Folgore” di Livorno. Nel frattempo, in ambito civile, effettua il corso di paracadutismo di abilitazione alla caduta libera. Nel 2012, dopo un’esperienza operativa in Afghanistan, transita in servizio permanente e continua a livello personale il suo percorso nel mondo del paracadutismo sportivo. Nel 2014 viene trasferito presso il Battaglione Addestrativo del Centro Addestramento di Paracadutismo di Pisa, dove inizia un iter formativo di circa due anni che termina con il conseguimento della qualifica militare di Istruttore di Paracadutismo per aviolanci con la Tecnica della Caduta Libera. Parallelamente, insieme ad altri tre colleghi Istruttori inizia a lavorare ad un nuovo progetto all’interno della Forza Armata, quello di Team di Vertical Formation Skydiving a 4 elementi, disciplina recentemente riconosciuta dalla Federazione Aeronautica Internazionale, praticabile sia nel cielo che all’interno dei simulatori di caduta libera. Questa consiste nell’eseguire durante la caduta libera il più alto numero di figure possibili in un tempo di 35 secondi. Le figure, codificate e a sequenza sorteggiata per ogni competizione, devono essere effettuate in assetto verticale, sia in “head-up” (testa in su) che in “head-down” (testa in giù). Questo tipo di assetto verticale comporta il raggiungimento di altissime velocità di caduta libera che complicano notevolmente l’esecuzione delle figure. Nel 2017 il Vertical Formation Skydiving viene inserito come nuova disciplina praticata dalla Sezione di Paracadutismo Sportivo dell’Esercito dove Marco viene trasferito insieme ai suoi compagni di squadra, continuando tuttavia ad operare saltuariamente come Istruttore di Paracadutismo durante i corsi formativi dedicati principalmente al personale delle Forze Speciali.
Centro Addestramento Paracadutismo
Grado: Sergente Nome: Fabrizio Cognome: Mangia Età: 32 anni Specialità: Precisione in Atterraggio, Stile in Caduta Libera, Formazioni in Caduta Libera. Palmarès: Campione italiano a squadre precisione in atterraggio anni 2013-2014-2015-2016-2017-2108; 2° classificato a squadre ai giochi Mondiali Militari in Corea del Sud anno 2015; campione italiano di stile in caduta libera anni 2016-2017-2018-2019; campione italiano di combinata anni 2018-2019.
Il Sergente Fabrizio Mangia è un atleta della Sezione di paracadutismo Sportivo del Reparto Attività Sportive inquadrato nella Brigata Paracadutisti “Folgore”. Di origini salentine, si è arruolato nell’Esercito come Volontario in Ferma Prefissata svolgendo inizialmente l’incarico di Aiutante di Sanità presso il Centro di Selezione Nazionale dell’Esercito a Foligno. La passione per il volo lo spinge a entrare nei Paracadutisti, così nel 2007 inizia l’addestramento di base che lo porterà finalmente a lanciarsi da un aereo militare. Dopo 3 anni si presenta per lui l’opportunità di entrare a far parte del Gruppo Sportivo di Paracadutismo. Dopo una lunga selezione comincia la sua carriera di atleta in prova sotto guida del suo primo allenatore, il due volte campione del mondo Ten. Col. Paolo Filippini. Non passa molto tempo che si fa notare in campo Nazionale classificandosi individualmente 4° assoluto ai suoi primi Campionati Italiani nella disciplina della Precisione in Atterraggio, nel 2011. Da lì continuerà la sua crescita agonistica fino ad essere selezionato, nel 2014, per la Nazionale Italiana Assoluta per il suo primo Mondiale in Bosnia e per il Mondiale Militare in Indonesia. “Grazie a questo sport sono riuscito a girare il mondo in lungo e in largo scoprendo diverse culture e confrontandomi con atleti di tutto il mondo”. In questo periodo acquisisce alcune qualifiche militari che lo completano professionalmente come “Direttore di Lancio per la Tecnica della Caduta Libera”, rilasciata dal Centro Addestramento Paracadutismo di Pisa, e “Tecnico di Discipline Sportive”, rilasciata dal Centro Sportivo Olimpico dell’Esercito. Oggi è uno degli atleti con maggiore esperienza nella Sezione di Paracadutismo e cerca di tramandarla ai nuovi atleti in prova che tentano di affermarsi. “Lo sport mi ha dato tanto, vorrei cercare di trasmettere a tutti lo spirito e alcuni valori che mi hanno accompagnato in questi anni. Il non pensare solo a me stesso, la gioia che si condivide con gli altri per una vittoria o la malinconia che si vive a seguito di una delusione sportiva. Ma soprattutto l’importanza di rispettare se stessi e gli altri vivendo in maniera sana e pulita”.
PARACADUTISMO
Per passione o per svago le emozioni non mancano mai di Roberto Pagni
Diversi sono i motivi che avvicinano le persone al paracadutismo: il bisogno e la curiosità di mettersi alla prova, il senso di libertà, ammirare il mondo e la natura da un “alto” punto di vista oppure seguire le orme di qualche familiare che ha prestato, o presta ancora, servizio nella “Folgore”. Ma tutti, dopo aver iniziato a lanciarsi continuano a farlo per lo stesso ineluttabile motivo: perché è un’espe-
rienza unica e senza eguali. Perché quando si atterra non si vede l’ora di risalire in aereo, perché non c’è mai un lancio uguale all’altro e quello che si deve ancora fare si sa che sarà il più bello di tutti. Cosa può fare un giovane o, perché no, un meno giovane che vuole provare queste emozioni? Può andare in un Aeroclub in cui si svolgono aviolanci e dove sia attiva
una Scuola di Paracadutismo riconosciuta dall’ENAC (Ente Nazionale Aviazione Civile). Si può informare sui corsi offerti ai principianti e in che periodo dell’anno si svolgono. Conviene sempre sceglierne uno che inizi in primavera, in modo da sfruttare il periodo estivo per fare i lanci. Se ancora non si è convinti di riuscire a saltare da un velivolo in volo - perplessità alquanto comune alla maggior
parte degli esseri umani - si può provare per la prima volta la brezza della caduta libera con un lancio in “Tandem”; ovvero un lancio dall’aereo in cui si è vincolati ad un istruttore, il tutto nel giro di poco più di un’ora dal primo ingresso in Aeroporto. Altra domanda ricorrente che si pone un novizio paracadutista è: “[…] ma il mio paracadute si aprirà senza problemi?”. Generalmente la risposta di un esperto istruttore, volta a smorzare la tensione e strappare un sorriso all’intimorito allievo, è: “speriamo proprio di sì, altrimenti mi toccherà perdere un sacco di tempo a compilare scartoffie!”. I materiali aviolancistici moderni hanno un livello di sicurezza elevatissimo. Se correttamente manutenzionati e maneggiati da mani esperte, il funzionamento del paracadute è pressoché garantito. Tuttavia, anche se qualcosa di imponderabile dovesse comprometterne il perfetto funzionamento, i materiali di emergenza e i dispositivi di sicurezza previsti sono una garanzia di sopravvivenza per il paracadutista. Ovviamente il fattore umano in un lancio è fondamentale per la propria incolumità. Per questo è importante affidarsi a bravi istruttori che siano in grado, oltre a dare all’allievo paracadutista le necessarie nozioni tecniche, anche di infondere la sicurezza e la tranquillità che sono ne-
cessarie per i primi lanci. La didattica aviolancistica moderna normalmente prevede che un allievo alle prime esperienza di volo sia assistito, dall’uscita dal velivolo fino alla fase di apertura del paracadute, da almeno due competenti istruttori. Questa procedura, prevista per i corsi AFF (Accelerated Free Fall) che sono adottati da tutte le Scuole, oltre ad elevare incredibilmente la sicurezza dei primi lanci infonde un importantissimo senso di sicurezza nell’allievo. Una volta conseguita l’agognata abilitazione al lancio in caduta libera, il neo paracadutista normalmente continua le attività lancistiche con il suo Aeroclub. Oltre a continuare a lanciarsi sulle aviosuperfici della sua zona, normalmente si inizia a viaggiare per l’Italia, o anche all’estero, per scoprire l’ebrezza del volo in riva al mare, in montagna o in tanti altri nuovi suggestivi ambienti. Talvolta il neo paracadutista, o anche quello un po’ più esperto, viene attratto dal lato agonistico e sportivo. Così inizia a cimentarvisi. La scelta delle specialità a quel punto è vastissima. Si può provare con la Precisione in Atterraggio (Accuracy) che al mondo è la specialità agonistica più diffusa e praticata. Oppure ci si può orientare su discipline di squadra altamente tecniche, come le Formazioni in Caduta Libera (Formation Skydiving) o le più moderne Formazioni in Caduta Libera ad as-
setto Verticale (Vertical Formation Skydiving). Se una persona ha doti di espressività e fantasia si possono scegliere discipline Artistiche (Free Fly o Free Style) che sono molto simili ad una danza in volo. Qualcuno si appassiona a specialità dove più che nella caduta libera si trova soddisfazione nel volo con la vela del paracadute aperta, come la specialità delle Formazioni a Paracadute Aperto (Canopy Relative Work) o quelle più adrenaliniche in cui ci si cimenta in atterraggi con il paracadute ad alta velocità (Canopy Piloting). Non mancano discipline che si richiamano ad altri sport come lo Speed, che assomiglia al chilometro lanciato, o discipline miste come il Paraski, che è una combinata svolta in montagna che prevede prove di precisione in atterraggio su piste da sci innevate e prove di slalom speciale con gli sci ai piedi. Insomma il paracadutismo è uno sport in cui, oltre a vivere emozioni irripetibili che non possono essere descritte con le parole, si ha la possibilità di trovare una realizzazione, agonistica o amatoriale, che può attagliarsi al carattere e alle capacità della maggior parte delle persone. Per iniziare basta farsi coraggio per un attimo, quello che serve a vincere quel comprensibile atavico spirito di autoconservazione.
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VALOR MILITARE
Caporal Maggiore Capo Scelto M. A. V. M. Marco Millocca
«Bersagliere della Transition Support Unit South, impiegato come conduttore in un convoglio, in movimento su rotabile a rischio, con esemplare decisione e prontezza, straordinaria lucidità d’intenti e cosciente sprezzo del pericolo, effettuava una repentina e ardita manovra dirigendo il proprio mezzo contro un veicolo bomba diretto verso il dispositivo. Con il proprio gesto impediva il progetto stragista preservando così le vite dei propri commilitoni. Fulgido esempio di elette virtù militari».
Kanesk, Bala Balouk, Farah (Afghanistan), 27 maggio 2013.
«[…] Mi trovavo lungo il percorso stabilito, conoscevo abbastanza bene la zona poichè ero stato in Afghanistan già due volte. Mentre ero alla guida del Lince, notai davanti a me una
macchina sospetta ferma sul ciglio della strada. Vedendoci arrivare, l’uomo alla guida ha avviato il motore e ha iniziato il movimento nella nostra direzione. Mi sono reso conto subito
Sopra e nella pagina a fianco: Il C.le Magg.Ca. Sc. Millocca in attività addestrativa.
della minaccia e con il mio Lince mi sono piazzato davanti a lui bloccandogli la strada ed impedendogli di raggiungere il resto del convoglio. In pochi secondi l’esplosione!». Chi parla è il Caporal Maggiore Capo Scelto Marco Millocca, Medaglia d’Argento al Valor Militare, trapanese, attualmente in forza al 6° reggimento Bersaglieri, nella sua città natale. Il 27 maggio 2013, alle ore 08:50 locali (06:20 italiane), mentre era alla guida del suo VTLM “Lince” in testa a un convoglio composto da mezzi e militari italiani della Transition Support Unit South (TSU), e soldati dell’Afghan National Army (ANA), fu coinvolto in un attentato suicida con un’autobomba. Nell’attentato (che avrebbe potuto causare molte vittime e feriti se Millocca non avesse bloccato la strada all’autovettura che è poi esplosa), oltre a lui rimase ferito il Caporal Maggiore Scelto Vincenzo Fontana, anche lui siciliano ma di Villabate (PA). Inizialmente soccorsi sul posto, furono poi evacuati e ricoverati all’ospedale da campo della base italiana di Camp Arena, a Herat. Successivamente furono rimpatriati e trasferiti all’ospedale militare Celio di Roma per le relative cure mediche.
a cura del Ten. Col. M.O.V.M Gianfranco Paglia Il 7 maggio 2014, il Ministro della Difesa, on. Roberta Pinotti, in occasione del 153° anniversario della costituzione dell’Esercito, conferì al Caporal Maggiore Scelto Marco Millocca, la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Prontezza di riflessi ed esemplare coraggio, hanno fatto in modo che il graduato riuscisse a preservare il personale della propria unità. «[…] il tempo per la paura non c’è. Si cerca solo di mettere in pratica quanto appreso durante l’addestramento e seguire il proprio intuito. Non si ha tempo di pensare alle conseguenze e né tantomeno si reputa che determinate azioni possano essere meritevoli di qualche riconoscimento. Agisci e basta. Ecco perché quando mi fu comunicato che avrei ricevuto la Medaglia d’Argento al
Valor Militare pensavo fosse uno scherzo. Non ho fatto nulla di eccezionale, ho solo pensato a proteggere la mia vita e quella dei miei commilitoni. Per me loro rappresentano la mia seconda famiglia, pertanto ritengo normale proteggere le persone più care. L’Esercito per me è tutto». Dopo un anno di assenza, dovuto alle ferite riportate, il graduato ha ripreso regolarmente servizio tornando ad operare all’estero. «[…] amo la mia professione e cerco di essere d’aiuto laddove ce n’è bisogno. Credo nel lavoro di squadra e penso sia giusto mettere a disposizione la propria esperienza supportando e motivando anche e soprattutto i colleghi più giovani e con meno esperienza. Essere un soldato non è semplice. Non è un lavoro
qualunque. Bisogna davvero crederci ed essere disposti al sacrificio, all’adattabilità e a condividere tutto con i propri commilitoni. Lo spirito di corpo che si crea è fondamentale, si vive in simbiosi, si condividono i momenti belli e meno belli». Quando gli si chiede cosa rappresenti per lui essere un soldato, il Caporal Maggiore Capo Scelto si emoziona nel trovare le parole giuste per esprimere ciò che sente veramente «[…] è un modus vivendi che nasce da dentro. Senti di essere in pace con te stesso solo quando hai aiutato e portato sollievo alle popolazioni in difficoltà. È un credo. Ecco, se dovessi parlare a un giovane, gli direi di crederci. Di credere nei valori e negli ideali. L’Esercito è a tutti gli effetti una grande Famiglia».
SOLDATO DEL GIORNO In questo numero vi presentiamo due Graduati che, operando nell’ambito dello stesso intervento di soccorso sulle piste da sci, si sono particolarmente distinti portando lustro alla nostra Forza Armata.
C.le Magg.Ca. Ida D’Orlando Graduato in servizio permanente in forza all’8° reggimento Fanteria Alpini con sede in Venzone (UD). Il Caporal Maggiore Capo Ida D’Orlando è originaria di Tolmezzo (UD) dov’è nata 38 anni fa. Conseguito il diploma di istruzione secondaria superiore nel 2000, a 23 anni decide di arruolarsi spinta da forte motivazione e amor di Patria. Tra i vari corsi svolti, spiccano quelli di osservatore meteo, assistente piste da sci, alpinismo basico e operatore soccorso alpino militare. Nel 2010 prende parte all’operazione ISAF in Afghanistan mentre in Italia concorre alla tutela della sicurezza pubblica nell’ambito dell’operazione “Strade Sicure”. Il Caporal Maggiore Capo D’Orlando è mamma di un bambino di otto anni di nome Kevin.
C.le Magg. Sc. Roberto Cattarossi Graduato in servizio permanente anch’egli in forza all’8° reggimento Fanteria Alpini con l’incarico di alpiere. Il Caporal Maggiore Scelto Roberto Cattarossi, originario di Udine, si arruola nell’Esercito nel 2009 dopo aver conseguito il diploma di istruzione secondaria superiore. Successivamente ha conseguito il diploma di laurea in giurisprudenza. Ha preso parte all’operazione ISAF in Afghanistan e all’operazione “Strade Sicure” sul territorio nazionale. Tra i vari corsi svolti, quello da osservatore militare neve e valanghe, alpiere operatore del soccorso in montagna, combat life saver, addestramento sciistico e assistente piste da sci. Proprio grazie a quest’ultimo corso, il graduato, insieme alla collega, è riuscito a intervenire prontamente ed efficacemente nell’attività di soccorso.
Alcuni momenti dell’intervento di soccorso.
ll 30 dicembre 2019, alle ore 15:30, il Caporal Maggiore Capo D’Orlando e il Caporal Maggiore Scelto Cattarossi, in servizio presso il Comprensorio Zoncolan (UD) in qualità di Assistenti Militari alle piste da sci, hanno soccorso, assieme a un team della Polizia di Stato, uno snowboarder che aveva riportato un “politrauma” a seguito di un rovinoso fuori pista. A causa dell’indisponibilità immediata di un’eliambulanza, i soccorritori hanno stabiliz-
zato il soggetto e lo hanno predisposto per il trasporto, su una barella di tipo “toboga”, fino a un’area facilmente raggiungibile da un’ambulanza del Servizio 118 per il successivo trasporto in ospedale. Essendo istruttore di alpinismo e in virtù dell’addestramento ricevuto - ricorda il Caporal Maggiore Capo D’Orlando - ho potuto prestare i primi socorsi grazie a un corso che, da circa un anno, è stato introdotto per qualifi-
Personale in addestramento propedeutico al soccorso militare alpino.
care il personale delle truppe alpine e permette di operare in sinergia con il Soccorso Alpino, la Protezione Civile e i Vigili del Fuoco. Poi, insieme al mio collega Roberto Cattarossi, siamo scesi a valle, dove ci attendeva l’ambulanza, come di routine trasportando il ferito lungo le piste. L’intervento è durato due ore e mezzo e, a conclusione della giornata, siamo stati ulteriormente allertati per prestare soccorso a un bambino finito sulle reti di protezione. In questo caso, fortunatamente, è intervenuto l’elisoccorso che ha vericellato il medico sul posto e ha sedato il ragazzino. Il soccorso prestato dai due graduati evidenzia l’importanza di un adeguato addestramento e di una prontezza di riflessi che devono essere tipici di ogni soldato. Siamo stati contattati via radio della possibile presenza di un uomo infortunato fuori pista - racconta il Caporal Maggiore Scelto Cattarossi. Recuperato in fretta lo zaino medico sono partito e, mentre risalivo con la seggiovia, ho individuato l’infortunato steso a terra in evidente stato di sofferenza. I due graduati, grazie anche alle capacità operative apprese durante l’addestramento ricevuto, hanno operato con lucidità e prontezza di riflessi assolvendo al meglio il proprio incarico a favore e tutela dei cittadini.
RECENSIONI
Posta militare italiana. Le cartoline della Grande Guerra, collana “Le ragioni dell’uomo”, Gangemi Editore, 2019, pp. 208, € 25.00
La pubblicazione è una sintesi della mostra allestita nel Sacrario delle Bandiere al Vittoriano di Roma per il centenario della Grande Guerra. L’originalità dell’opera è di aver inquadrato storicamente il paese durante gli anni del conflitto utilizzando le cartoline, piccoli frammenti di storia viaggiata. La ricchezza della monografia è data dal valore iconografico e documentale della vasta collezione del 1° Luogotenente Danilo Amato, cui l’autrice, arch. Consuelo Mastelloni, ha aggiunto un’attenta ricerca storica, artistica e culturale che fa di questo libro un “unico”. Disegni e testi di 400 opere raccolte e selezionate, hanno offerto spunti di riflessione per comprendere gli anni della Grande Guerra. Le cartoline sono state il primo veicolo della comunicazione per immagini dove, illustrazioni dipinte da artisti: fumettisti, pittori, disegnatori, hanno consentito di trasmettere ciò che la fotografia diffusa su cartolina non poteva esprimere. La comunicazione illustrata della propria storia, per i Reggimenti e i Corpi che ne avevano, o le proprie gesta, ha permesso di conoscere la composizione delle Armi presenti in guerra e delle nuove specialità. A dar risalto alle Forze Armate sono stati principalmente artisti-soldato che partecipavano al conflitto non solo con il moschetto ma anche con la matita. Il testo ci regala inoltre un approfon-
dimento della propaganda nelle sue molteplici sfaccettature, dalla motivazione alla vittoria rivolta ai soldati fino alla richiesta di aiuti economici indirizzata alla nazione, per finanziare il conflitto. Tutto ciò lo ha permesso la cartolina illustrata, miglior strumento di propaganda, banco di prova per le eccellenti firme di noti pubblicitari del dopo guerra. Quest’immensa quantità di rettangoli viaggiati, ha rappresentato principalmente il legame tra il fronte e il paese, tra i soldati e le proprie case ed è tra baci e abbracci che grandi pittori hanno portato le emozioni nelle illustrazioni. Ciò mentre fumettisti e caricaturisti elaboravano soggetti dalla forte connotazione umoristicosatirica, dove il nemico denigrato e schernito, perdeva tutta la sua forza belligerante. Spesso le illustrazioni erano affiancate da slogan, scritti o testi di poeti e scrittori, ma la vera ricchezza di questi frammenti risiede nella breve e intensa comunicazione fronte-casa, anche per quelle minuscole scritte scappate alla censura. Questa, molto attiva, limitava realmente la libertà di espressione soprattutto nelle corrispondenze dei prigionieri. Le parole scritte, a volte sgrammaticate, sono un vero caleidoscopio di sentimenti. Tra le classi dirigenti italiane quella
AA.VV., Generali italiani della Grande Guerra. Atlante biografico, vol. 2 C-Z., Gaspari Editore, pp. 560, € 39,00
dei generali della Prima Guerra Mondiale è stata tra le più vituperate. Nella vulgata comune c’è il pensiero che furono degli incapaci. E i fanti pagarono, spesso con la vita, i loro errori. Gli autori hanno cercato di sfatare questi luoghi comuni raccontando, in ordine alfabetico, la storia di tutti I generali al servizio dell’Esercito Italiano nella Guerra del ‘15-18. Si tratta di biografie che scavano nel profondo delle storie professionali e soprattutto personali e familiari. Vicende di alti Ufficiali che spesso si sono forgiati nelle trincee fianco a fianco con le loro truppe. Ovviamente non sono mancate le “mele marce” o gli incapaci ma da qui a bollare negativamente tutta la classe dei generali ce ne passa. L’Atlante ci fa capire come la Storia militare sia una lente efficace per studiare l’anatomia di una nazione e i limiti o le eccellenze che la struttura di quella nazione rivela nel momento in cui viene sottoposta al carico di rottura rappresentato da una guerra. L’abolizione dello studio della storia militare dalle scuole ha portato a far prevalere il luogo comune sullo studio delle fonti. Al massimo ci si è affidati alle memorie personali scritte su libri di vario successo. E così ancor oggi a livello universitario in Italia la produzione di materiale storico su questo argomento è molto scarsa. Questo ha lasciato spazio alle interpretazioni, spesso poco lusinghiere, di storiografie, come quella inglese o tedesca, che danno poco rilievo allo sforzo bellico compiuto dal nostro esercito e sminuendone la vittoria finale. Ma, come ha rimarcato il professor Aldo Accardo, la storia è un racconto oggettivo dei fatti, le memorie personali sono invece una interpretazione personale e quindi soggettiva di quegli stessi fatti. E il lavoro svolto dagli storiografi in questo testo è proprio quello della ricerca e dell’analisi delle fonti non solo fatta in polverosi archivi ma anche presso le case e le famiglie dei Generali stessi. “Generali italiani della Grande Guerra. Atlante biografico” cerca dunque di raccontare un conflitto che ha coinvolto tutte le classi sociali ma che è stato raccontato solo dal “basso”, dal punto di vista dei soldati mentre è stata pressoché ignorata la storia raccontata dai vertici militari. Fabrizio Lodi
Filippo Cappellano, Basilio Di Martino, La catena di comando nella Grande Guerra. Procedure e strumenti per il comando e controllo nell’esperienza del Regio Esercito (1915-1918), itinera progetti, 2019, pp. 238, € 22.00 Libro completo e articolato che si districa con stile nella complessa materia. I motivi che di volta in volta spingono a scegliere un determinato mezzo per comunicare ordini, nel vasto e cangiante scenario della Prima Guerra Mondiale, raccontano molto anche della personalità dei comandanti e permettono di addentrarsi nella storia stessa del conflitto. A cominciare dai telefoni impiantati nelle trincee, quando ci si dovette rassegnare alla guerra di posizione, impiegando personale guardafili tra bombe, guasti e interferenze, fino ad arrivare agli ultimi sviluppi della tecnologia della comunicazione con la radiotelegrafia e il telegrafo ottico, è tutto un dipanarsi di strategie e controstrategie della comunicazione. Vengono istituiti reparti di specialisti in grado di organizzare collegamenti a livello tattico, stazioni di intercettazione telefoniche, sezioni telefoniche divisionali ed il controverso servizio informazioni e collegamento. Come mezzo principe in grado di far fronte alla mole del traffico e alla fluttuazione del fronte fu infine consacrato il telefono a cavetto metallico. Tuttavia, tenere sul campo un immenso numero di uomini, come avvenne per la prima volta con la leva obbligatoria in questa prima guerra totale, implicava problemi gestionali e di Comando e Controllo impossibili da risolvere con i mezzi dell’epoca. Il Capo di Stato Maggiore tedesco Graf von Schliffen era convinto,
già nel 1905, che il comandante potesse rimanere in un ufficio attrezzato di radio, telegrafo e telefono a dirigere la guerra, ma era solo un grande ottimista dotato di preveggenza. Nella realtà, la tecnologia delle comunicazioni non si era evoluta quanto quella degli armamenti. Le staffette motorizzate e i portaordini, addirittura i razzi, rimanevano in certe situazioni le uniche soluzioni praticabili, insieme all’uso massiccio di colombigrammi, grazie all’istituzione, a partire dal 1917, di sempre più numerose colombaie militari, fisse e mobili. Senza vincoli, silenzioso e fidato, non deviato da interferenze e non fermato da cattivo tempo, nebbia o fumo, da pantani o lunghe distanze (coperte per centinaia di chilometri al giorno alla velocità media di 80 Km/h), il piccione si rivelò più efficace persino degli aerei. Questo la dice lunga sulla sicurezza delle nuove tecnologie e difatti gli autori avvertono fin dall’inizio che i “fili” del telegrafo, stesi senza sosta dai genieri, non furono decisivi per le comunicazioni, pur se valsero la Medaglia d’Oro all’Arma del Genio. Tutto ciò e molto altro ancora è qui spiegato anche nei dettagli tecnici e illustrato con foto d’epoca. Non mancano le citazioni, anche da lettere di attori non militari e di soldati. Il linguaggio, di rara chiarezza a fronte delle intricate vicende, insieme all’ottima organizzazione del testo, rende la lettura agevole e interessante per tutti. Lia Nardella
Pietro Paolo Menegazzo, Le Verità nascoste: dalla Missione Airone all’Operazione IBIS, Susil edizioni, 2019, pp. 87, € 14.50
Nel libro vengono raccontate le vicende legate ad alcune attività operative compiute dall’autore stesso, solito identificarsi con il nome in codice “Strike”. Come sottolineato anche nel titolo, il punto di partenza è la missione Airone, svoltasi nel Kurdistan iracheno, fondamentale per comprendere il valore e l’intensità dell’operazione IBIS e per mettere in evidenza le differenze di natura logistica e politico-militari delle due missioni. Una tra queste tuttavia segnerà in modo particolare la sua vita, quella in Somalia, meritando ampio spazio nella trattazione. I ricordi che pervadono l’intero corpo dell’opera sono esposti in modo sostanzialmente diaristico e seguono un ordine spesso emotivo: visioni espresse con potenza si succedono inesorabilmente e conquistano l’attenzione del lettore che si sente quasi “assorbito” dalla storia. Mediante i fatti narrati il lettore riesce, infatti, a immergersi nell’esperienza militare vissuta dal protagonista e dai suoi compagni e l’immaginazione diventa quasi realtà. Emerge con grande evidenza il punto di vista del soldato che esegue gli ordini e che ogni giorno si sveglia con un obiettivo: onorare la propria nazione e la propria bandiera. Uno spaccato quotidiano da cui emerge l’essenza stessa del soldato italiano nelle operazioni al di fuori del territorio nazionale. Le attività operative, i pattugliamenti, le scorte, gli attacchi al contingente, i momenti di relax, fatti anche di piccolo cose, l’esperienza di “Radio IBIS” ma soprattutto il contatto con una popolazione martoriata, alla quale si vuole dare la speranza di un futuro migliore. Tutto ciò ben sintetizzato nelle parole stesse dell’autore. ”Siamo sempre stati apprezzati e in ogni paese in cui abbiamo operato, abbiamo ogni volta dato il massimo della professionalità...ci siamo sempre adeguati alla cultura di quei paesi cercando di dimostrare che non eravamo presenti come esercito di occupazione ma per stabilizzare e liberare la loro terra”. Il racconto di esperienze che lasciano il segno,”un’avventura in terra d’Africa”, che si legge piacevolmente, grazie anche a un’appendice fotografica a corredo del volume. Annarita Laurenzi