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ADUA IL
t• MARZO 1896
-·~·~unco, 1 ° ~'.(:-irzo 1901
Liùl'oria Eclih'ire
GIUSEPPE SALOMONE C.uneo.
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« ......ff(I i primi p11qt1otor In carn ci perde, al patlro • al naUo albergo
A11i1M
J.'ama provutde gloriosa • chiara ..... l)ui11di la tomba ,nta, /a111010, ,pkild• >'folla terra, /amo1l i fio!! • in1itme Dei Jlgli i JigU e chi eia lor ài1ce11de. >
Tirteo.
Offro oggi a voi, compagni d'armi della Brigata Cimeo, queste poche pagine, oggi an -
nivel'sario dell'infausta giornata cli Adua, in cui molti cuori trepidarono, molte gote italiane si solcarono di lacrime e molte balde speranze della Patria t'uro110 spente da orùo selvagge nell'etiopica terra. Do.po trascorsi cinque anni da quel giorno lu ttuoso, è giusto che ri vi va nella nostra mente qncl manipolo di guerrieri, che tenne tanto allo il prestigio della gloriosa Bt·igala Cuneo. rappresentandola in un accanito combattimento in lontana terra. Compagni, pitì non riveùemrno quei cari amici che nel dicembre 1895 accompagnammo alla stazione f'crroviaria, che festeggiammo
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per la spontaneità addimostrata nell'offri rsi per la guerra, e cbo abùracc,ammo e baciammo nel distaccarci da essi ! Dovo andarono i Che cosa fecero? Seguitemi e lo saprete. Cadute le prime valorose schiere italiane a Dogàli il 2G gennaio 1887, il nemico vincitore si ritirò. lasciando libero il passo por renderci padroni di Asmara e di Kercn. Però tosto un nuo~o nemico si presentò a noi ed al quale egualmente mostrammo 11 n<,stro valore, sconfiggendo lo ad Agordat. Spinti allora dal desiderio cli un esteso impero, ei spingemr110 a vanti prendendo Kassa la, ma lascia udo purtrnppo nuove vi Ltime dol dovere su quelle infocate tori-o. Impensierito l'antico ncrnic.:o i;lci nostri rapidi progressi nell'altipiano, ritorna in armi contro di noi con forze preponderanti. Egli ci sfida da Aclua ad Acligrat. Rintuzziamo le sue rninaccie a costo di gravi e dolorose pentito coi cornbatti1uonti vittoriosi di Ifalai e dt Coatit e con la sorpresa di Scnaf'è. Apertaci c,,sì la Yia tli tutto 11 Tigrì1, continuammo ad avanzare, allcrnta11andoci di centinaia e centinaia di chilometri chi :.Iassaua, collà speranza di poter ntantlare ad effetto il sogno clcll'irnpcru etiopico-italiano; tanto più che avevamo saputo nel Amba .\lag1 che ri111pero abissino crasi srascialo e
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che quinòi 1ie poteva essere facile l'accesso. Ad Amba Alagi però sostammo in attesa di una più favorevole occasione per andare nello Scioa. Da questo istante incominciarono le nostre rn::daugurate peripezie! Infatti il 7 dicembre 181J5avvenne il disastro del battaglione Toselli: i I 23 gennaio 1896 la capitolazione del forte di Macallè e poscia la grande battaglia di Aclua. Di questa batta4"lia, che fu grande pel numero dei caduti, per la quantità di materiale perduto e per le funeste consegnenze morali, vi andrò a dire, non trascurando q11ei dettagli che potetti rintracciare circa i compagni nostri. Il generale I3aratieri, governatore della nostra colonia eritrea, prima che incornin• ciassero ì tristi fatti di Amba Alagi e di Macallè, avendo conosciuti i proposi ti di Menelik, . che riuniva le razzie di schiavi e di bestiame per muovere egli stesso contro di noi, richiese dei rinforzi al governo, non potendo con soli 10000 combattenti dei 14000 che formavano la colonia Cll, misurarsi coll'imperatore etiopico. Egli il 9 dicembre, dopo il disastro (1) Lo forzo i1ostro nell'Eritre11 oonst,1w1mo di 8 ùattnglioni iuùig,mi, 3 lrntt:iglioni fanteri,t (l' .AJì:ica, 1 batta,.. glione o:i.coiatori, 2 batterio !fa montagna, 1 <1011111agni;, tHmnonieri, 1 co1Upaguia treno, l compa.g11ia ¼app,tforì;' l com}):tgnia di specialisti : totale HOOO uomi11i. '
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dol battaglione Toselli, concentrò aù Adigrat le suo forze dis11onibili in attesa tlci rinforzi, lasciando il generale Larnberti a :.\lassaua con la carica cli vico-governatore della colonia e con quella di direttore del servizio di tappa e dei servi1.i amministrativi del corpo di spedizione. I rinforzi partiti in dicomùre furono 'a disposizione del Baratiorì solo verso la metà di gennaio. Potò quindi egli 1'11 di questo mese con circa 18000 uornmi e con 28 pezzi da montagna spostare il campo da Adigrat alla forte posiziono di Aclagaruus. l\1a appena avvenuta la rosa di Macallè, il nemico avanzò ad Agula con riparti ad Adua e verso Hausen, e poscia, spostandosi nell'Entiscic'>, si clisposo con tutte le sue forr.e ad est di Semaiuta, coprendo Adna. Questa mossa indusse il governatore a fare un cam biamento di fronte e perciò il 2 l'eùbraio il nostro campo occupava le posizioni di MaiGabetà verso Entisciò ed il giorno dopo era tutto concentrato sulla forte altura di Saurià, fra· Mai-Gaùetà cd Entisciò. Eù ora prima di proseguire nella succinta narrazione intrapresa vediamo come era formato il corpo d'operazione a Saurià, ed in ehe modo erano rappresentati i reggimenti della B,·i"gata Cuneo.
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Coroo d'ooerazione in Africa alla nne di febbraio1896. (formato su 4 Brigate miste).
Comandante TenBnte generale BARATIERI. Capo di S. M. Colonnello VALENZANO. Sotto Capo di ::!-. M. Maggiore SALSA. 1.~ Brigata: !'faggior genera le ARL\IONDI 1° Regg. (STEVANI) 1° e 2° batt. bers.
2" Id.
(BRUS A1'1)
2°, 4° e 9° id. f'ant.
2•1 Brigata: Maggior generale DA BoR::\llDA 3° Regg. (RAGNI) 50, 6° e 10° batt. fant. 6ù Id. (AIRAGHI) 3°, '13° e 14~ id. id. 1° Batt. mil. mob. t 5a, 6", 7• ed 83 batta . art.
3a Brigata: Maggior generale ELLENA 4,, Regg. (ROMERO) 7°, 8 1 e Ho batt. fant. 5° Id. (NAvA) 15°, 16° e 1.0 id. a lp. 1°, 3", 6° ed 8u batt. indig. 3a e 4a batt.a art. 4a Brigata: Maggior generale ALBERTO"NE 2 comp. del 4° e 1 comp. del 5° indigeni 10 e 2° batt. indigeni 9a e 10a batt.a tiro rapido.
-8,l Ure foa•zt•. 11
Massa ua < - 6 batt. (26", 27~, 28", 29 11, 30° fant., 5° bers.) 2 batterie da montagna. Saati - 2 batt. (22° e 23 Ghinda . 3 id. (24" e 25° fant.; 4° bers.) Asmara - 1 id. (19°) Saganeiti -1 id. (3'>), 112batt.a mortai (4 pezzi). Adi Caiè - 1 id. (21°). Barachit - 1 id.(17°) 112 batt.a mortai (4 pezzi). Adì T:Jgri - 1 id. (1°). Adi Qualà - 3 coìnp. indigene, 1 sezione da montagna. Mai Maret - 2 batt.. (12~ 121 e 7° indigeni). Adigrat - 1 batt. (cacciatori). Mai Gabetà - l batt. (7° ind igeni). In mare - un'intera Di visione (12000 uomini). 11 ).
( !) Gli 11 hnttag. cli '.\la>,R:,rnt, Bau.ti, Ghi11<la erano in 1i1:1,rcia per rnggiungi,rn il cvrpo Ili spt•1li1,ione. Gli a ltri gnarcl:ivm10 k, lineo cli co1111111 io11,done. (2) Meuo Hllft compag11 i:t olio urn rul Entisoiò.
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commm rn~mo DALLA ,, esrnm cum,, oer la formazione del 9" battaglione fanteria d'Africa. 7°
RMGGIMENTO
1 Capit. {Plazzini) 2 Ten.(Centa, Dina) 1 1 1 4
SoUotcn. (Ponzo)
Furiere Se1·gente Cap. maggi ori 12 Caporal i 4 Tl'0111 betti e1·i 8 Zappatori l l6 Soldati
150 Tota le
8"
HRGGIMgNTO
1 Capit.. (Corrina) 2 'rcnenti (Bcssone, Vischi a) 1 Sottotenente (Camuzzi)
l Furiere 1 Sergente 4 Cap. maggiori· 12 Caporali 1 4 Trombettieri 8 Zappatori l 16 Soldati 150 '1\)iale
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tO -
COHTINGfNTE fORNITO DALLA " BRIGATA CUNfO 11
oer la formazione del 10° battaglione fanteria d'Africa. 7•1
8•1
REGGIMENTO
1 Furiere magg. 6 Sergenti , 1 Cap. maggiore (i Capora li 2 Zappatori 37 Soldati
53 Totale.
REGG!l\1E:-ITO
1 'I'en. (Ferraris) 2 Sergenti 2 Cap. maggiori o Caporali 1 Trombettiere 2 Zappatori 38 Soldati I 52 Totale
cm1mm fORNITO DALLA " BRIGATA cum .,
per la rormazionr. del 27" battaglione fanteria d'Africa. 8°
7° REGGil\IENTO
1 Capit (Pistoni) J 1 1 Tenente (Gregori , Guglielmo) 1 3 Sergenti 1 72 Caporali e snidati I 3 i Cap. magg-. aiu- 72 tante di Sanità J
4 Conducenti
82 Totale
8JWOIMENTO
Ten. (Van-AxelCastell i) Furiere rnagg. Furiere Sergenti c.,porali e soldati
1 Conducente
79 Totale
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Il 5 feb!J1·aio una ri_cognizione nostra verso il nemico foce ritirare gli estremi posti di 'esso; conseguentemente il giorno 7 tutto il suo campo si spostò indietro verso Adua. Allora noi avanzammo per occupare le alture presso il passo <li Zalà e da quella posizione scorgemmo l'avversal'io. a sei chilometri da noi, forte di 80000 fucili e di 20000 lancio circa. Intanto per la defezione di <lue capi banda al nostro servizio, non solo avvennero con essi alcuni combattimenti colla peggio dei nostri, ma ne derivò l'insurrezione dell'Agamè sulle nostre linee di comunicazione. Quella insurrezione però fu repress~ da qualche distaccamento colà mandato. Il gi or:no '13 feboraio le orde scioane finsero di volerci attaccare su tutta la linea ed i:'ndi si spostarono verso Adua, di modo che il 22 noi avevamo perso con esse l'immediato contatto. In seguito vi furono altre ricognizioni, altre minacce d'attacco, altri . combattimenti. con le bande ribelli, ma la si tnazione generale restò invariata fino al 29. Nella sera di quel giorno il generale Baratieri, stanco di temporeggiare, decise di attaccare al mattino successivo, 1° marzo, le posizioni del nemico. Emanò 1rnrciò l'ordine che il corpo d'operazione muovesse i n quella sera stessa dalla posizione di Saurià in direzione di Adua.
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In ottemperanza all'ordino del Governatore si formarono tre colonne où una riserva. La colonna di destra (Gehcrale Da Bormida) fu formata dalla 2" brigata di fanteria, dal battaglione di milizia mobile e dalle batteri e 51, 6• e 7a. Quolla dol centl'o (Generalo Arimondi) fu formata dalla 1a brigata di fanteria, dalla 1a compagnia del 5" indigeni e dalle batterie 8° ed 1 ta. Quella di sinistra (Generale Albertone) fu formata· da 4 battaglioni indigeni e dalle batterie 1a, 2°, 3° e 41 • La riserva infine si formò con la 3° brigata di fanteria, col :10 battaglione indigeni, con la batteria a ti1·0 rapido e con la compagnin del genio Ed ora è necessario riportarsi ai procedenti specchi. Esaminandoli troviamo che i riparti della Brioata Cuneo facevano parte dei battaglioni di fanteria D', 10° e 27°. E siccome il 9° battaglione apparteneva al 2·• reggimento ed il 10J al ;:3-, (il 27° non aveva ancora raggiunto il corpo di spedizione) basta seguire il reggimento Brnsati della colonn a Arimondi o quello Hagni della colonna Da Bormida per essere informati della sorte che toccò ai prodi nostri compagni che più non rivedemmo! Il reggimento Brnsati partiva dall'accampamento di Saurià nella calma e serena notte
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del 1<1 marzo: fiducioso nella vittoria percorreva quèi terreni rotti e frastagliati, che 'appena fantasin umana pu<'> immaginare; sotto il più bel chiarore di luna e nel silenzio dell'oscurità, che tanto parla alla mente ed al cuore. Le compagnie,guidate intelligentemente d::ii capitani, marciavano baldanzose, non avendo innanzi ad esse che la certezza della gloria, l'adempimento scrupoloso del dovere, la bandiera ed il s::icro nomo della Patria lontana ! La colonna Arimondi giungeva dopo 1unghi8Simo rnarciaré al punto di conc>lntramento· verso lo ore 7. Fra le 7 e le 8 il rumore intenso delle fucilate cd il rombo del cannone in direzione tli Adua arrivano ai nostri. Alle 8 114 essi ricevono l'ordine di coro- · nare colla massima sollecitudine il dosso ad ovest di monte Rajo. Non è facile t'icostruire da quel momento l'opera valorosa del 9° l:lattagli one e delle nostre compagnie in particolare. Il colonnello Brusati, comandante del· reggiinento, cosi ne scrive:« Quando mi recai ad occupare, con due battaglioni del mio rnggimento cd una batteria, il valico di monte Rajo per ordine del generale Ari mondi, spiegai dapprima a destra del valico (destra, fronte al nemico) il 2° battaglione ch'era ùi avau.: guardia: quindi spiegai il 9° battaglione sulla
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·insellatura del colle cd alquanto in basso, allo scopo di avere miglior campo <li tiro (il tor. reno era rotto, ingombro di macigni, coperto di cespugli, difllcilissimo). Mentre il 0° bat. taglione si spiegava cominciava a giungere qualche fucilala (ernno le O lr,~ circa) si por· gevano innanzi a noi sul versante opposto a l valico i battaglioni indigeni della brigata Albcrtone, che disordinati o frammischiati al nemico insognente, ritiravansi 'a precipizio. Ricordo che montrn il !) battaglione si distendeva, ed io stavo a vedere sfilare uno per uno i soldati esortandoli a farsi onore, rivolsi ad un caporale, che era vicino al capitano Plazzini, alcune parole..... soggiunsi: « Coraggio, ora ci siamo por davvero in ballo ,. , il caporale rispose baldo e sorridente: « É quello che desidera\'amo ! ,, Avevano tulti il morale elevatissimo malgra<lo lo spettacolo che si offri va inna11zi a noi, spettacolo non l'atto per sollevare g li spiriti. Plazzini fu se· reno ed impavido al fuoco, come sereno e di buon umore nella ,·i ta ordinari a. Pu tra i primi a cadere ». Il nemico irrompente cd impetuoso si ro· vesciò sul u,, battaglione, ch'era di scorta all'artiglieria a tiro rapido, facend one macello a breve distanza. Tutti caddero vuloro. samente dando prova di sangue freddo, di 1
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fermezza o d'enc1·gia ammirevoli. Non fuvvi alcuna <.Icrozione, alcuna ti tuLanza: tutti rimasero morti colpi ti in fronte cd al petto, dando prova, novelli eroi, come si compia il proprio dovere o come si muoia per la Patri a. Il colonnello Brusati cosi si esprime circa relemento ufficiali e truppa costituenti il detto battaglione: "' Col !>" battaglione foci rotta da Napoli per Mass:.u1a, e giù nella intima e quotidiana convivenza della non breve traversata, aveYo avuto occasiono di apprezzare le spl~ntltclo doti di tutti gli ufliciali del battagli-o11 0, nonchè l'eccellente eleme nto costituente il perso11alo di truppa. Xel mio diario allora scrirnvo: « Con ufficiali e con sold ati simili si andrebbe in capo al mondo», e alla prova, e che dnra provn, il mio g·iuclizio doveva avero conlerma dolorosissima, ma gloriosa ». Il 9 11 battaglione ebbe fo1·so le maggiori perdite sul campo di baltnglia, perdite che ~i possono concretare per lo compagnie Plaz· zini e Ce1·rina in ufTlciali morti 100 010 sott'ufficiali id. 80 o1o cnpòral i e soldati id. 70,70 o,o. Se C[UCste cifro nella loro tacita oloqnenza possono JWOYarc li valore tloi caduti della B,·igata Cuneo, rari esempi cita la storia cli tutti i tempi clell'imparegg:iabile valore!
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I pochi superstiti ci riferiscono atti ed episodi singolari di eroismo co111pi11ti dai 'nostn ufficiali e sol1lati ; essi ron le lag1·imc agli occhi e singhiozzando ci dicono che in p1e110 combattimento i capitani Plazzini e Corrina parlassero ::ii loro soldati incol'aggiandoli a compiere il loro do,·cre: ci fanno sapere che caduto il capitano Plnzzini, feriti il tenente Cento acl un braccio od il sottotenente Ponzo ::id una garnb,,, qnesli due ultimi ufficiali non vollero lusc1arc i 101·0 sold::iti, mo, seguendoli come poteYnno, li esortaY:1110 a continuare il cornhatl.imonto con u1·òire e sangue freddo fìnchè 11011 fossero sopraffatti e schiacciati dal reroco 11entico. Ecl ora rechiamoci all'altro 111iuorc manipolo della IJ,·igala Cimeo, a quello cioè che faceva l)i.ll'lO del 10° batt:i•rlione (ro•ro·irnento O 00 R,,gni, colonna Da Uormida). La colonna Da Bormida clo,·eva seguire la strada collo Tazlà, c,)lle Goldan, colle Hcbb1 Arienni. Partì corno le altre allo ore 2l d ella notte 1° marzo, marcinnllo ben collegata col restante dell'esercito d1 B.1raticr1 fino olle 2:3. Qualche minuto dopo q11ell'or.1 ,·en1\o a trn\'arsi sulle prime alture dcll:t catena G,,ndopta ( l~n1la Z:lbà), a,·cntlo preceduto lo altre brigale per aver trovata la strad:, in ottime con1lizioni. Le altre colonne in\'cce, inoltrandosi dopo le 23, tro\'arono che
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gli accessi si r cstl'inge \·ano e non sol o intersecavano una cate na di cento coni rocciosi, ma portavano in un vero laherinto inestricabile, tanto che la brigata indigeni (la sinistra} sviò presso il Ganclapt:::i, andando così ad in· tralciaro l ri marcia della colonna Arimondi, la quale fu costretta ad arl'ostarsi por circa un'ora. La colonna Da Bo1·mida, superando infinite difficoltà, giunse nlle 5 112 al Rebbi .r\rienni dove Yonne a tro\'arsi, con grande sorpresa di tutt~ tra l'Esciasciò a destrn, il Rajo a sinistra ed un'aspl'a ctisccsa di fronte. Eduardo Ximenes desèrivc quella loca li tà in questo mod o:,, Ci fermiamo al Rehbi Al'ienn1, salendo per la lieve sua gobha. Là sotto siamo dominati da alture: a destra dall'Esciasciò e a sini stra llal Rajo, cli 1'1·onlc a noi un'aspra discesa, sotto alla qnale si allarg,1 nna piccola conca il cui fondo è acquitrino.so. La conca si va poco a poco 1·cstl'i ngcndo verso occi dente, richiudendosi là doYe la propagine del Rajo si spinge \·erso il versante destro del vallone. Il sentiero scosceso procede sempre lontano verso nn a stretta, dopo cn i si sLiJcca e si insinua. l'ra i toni bruni tielle montagne , la lingua rnrde dell'erba umidiccia che condnce a :\Iariam Sciavitù. Al valico elci Rajo si accede per tortuosi e scabri gradi ni
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naturali appoggiati, snllu destru, alla mammella di se lce: << Mariam Cnrnl>ur. » Alle 5 112 del 1° marzo quelle formidabili· posizioni non erano ancora state occupate dal nemico, le furono però nel meriggio di quella malaugurata giornata. Intanto il Da Bormida, dopo uno sc~mbio· di ideo con Baratieri si dirigeva con la brigata da Rebbi Aricnni verso la valle Mariarn Sciavitù, percorrendo un ripido e tortuoso sentiero, che internava in terre, nè verdeggianti, nè assolutamente aride. Il prode generale, che era stato accompagnato nellar marcia dal fragore delle fucilate e del cannone della colonna Albertone, faceva arnmasSal'e le sue truppe al colle della valle appena vi giungeva, aspettando l'esito dell'esplorazione ordinata in precedenza al battaglione De Vito. Ma ad un tratto, quasi distrutto quel povero nucleo di prodi, ch'erasi impegnato con una massa enorme di Scioani, toccò al colonnello Ragni di avanzare alla tosta di due suoi battaglioni, nel mentre il resto del reggimento veni va mandato sulla scarpa occidentale dell'amba Gassosà. · Gli appal'tenenti alla Brigata Cuneo che facevano parte di questo reggimento, fieri ed orgogliosi compierono il loro dovere, destando l'ammirazione dei superiori e dei com-
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pagni. Delle gesta erniche di qualcuno ne parlerò in seguito. Intanto dirò che Je truppe del Da Bormida,, dopo mofti brillanti attacchi fatti con entusiasmo a\ grido di Viva il Re, Viva l'Italia, nutrivano in petto la gioia della riportata vittoria « contro 1111 nemico quattro volte più forte, contro quel nemico così agi le, insuperabi le nella corsa, raggi nn to e haionettato.cacc iato verso lo Scellocla, verso il sno accampamento ». Purtroppo però il grosso di qnelle orde selvagge, dopo aver travolte nel ùisastro le· altre due brigate bianche e quella incli gena, e dopo aver compiuta su di esse barbaramente ogni opera di distruzione, si diresse dalla parte della colonna Da Bormida ed all'improvviso le comparve alle spalle. Il valoroso Generale, senza perdersi d'animo, con avvedutezza seppe ritardare l'irrompere di quella fiumana di gente, ubbriaca della strage ratta al Rajo. « Ma gli Scioani a gruppi e a stormi, colla rapida mobilità di cui dispongono, si allargano nelle alture, coronando tutto il fianco meridionale della valle, costringendo il colonnello Ragni ad abbandonare la sua posi ziono e obbl igandolo a discendere fra dirupi e balze asprissime. Da tutti i lati, dal coll o·
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al Condo ùella valle, di faccia e qnasi a tergo, verso l'ala destra, le forze italic1nc lottano sempre accanitar)lente contro la nua catena ·dei · nemici che continna :id ingrossare di momento ìn lllomento, vomitando piombo sulb nostra brigata ». ll J Allora il Da Borrnida, vedendo decimati i suoi battaglioni ed accorger)dosi che tutto volgeva alla peggio, stava per abbandonare ogni sper;:inza. Ma ad un tratto, ritenendo che po~essero arri varo i rinforzi, decise un nuovo attacco. Tutti con un nuovo estremo fremito si lan·Ciarono. a Il'assalto ma non per vincere. solo per morire gloriosame nte! Ed infatti la va.lç1.nga 11emica, aumentando sempre, si prccipi tò furente su quegli eroi e ne fece macello! « Beati quelli che di subita morte caddero sul campo o si sottrassero cosi alle sevizie inaudite che il barbaro nemico infliggeva a chi c:1dcva prigione cd allo strazio infinito dei reriti, sn cui inveiva una turba di furie, che di creature un1ane lrnnn o solo il nome!» 2J Verso il tramonto di quella t1·istissim ,1 giornata tutto era finito e la ritirata si svolgeva a precipizio! . (1) Edll/tl'(lo XiJIHJlle,;.
ci) Maggio!'O· C11niberti.
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Oh! caporale Ceci del 7" fanteria, oh! tu che, quale aiutante <I.i sanità, nel mentre ti recavi sulla linea ilei fuoco per soccorrere i feriti tuoi compagni, fosti ferito alla tua volta da palla nemica e continuasti a compiere il tuo dovere, non curandoti tlel sangue che ti sgorgavo e del dolore che provavi, e che volesti anche tu morire sul campo della glori.i,' avanzando semprn vei·so il pericolo, riposa in pace e si i sicuro che i I tno eroismo sarà Ll i esempio ai tuoi cominiliLoni. · E cosi. oh! tu sergente Sirgiovanni dell'8" fantel'ia che, bè11'chò colpito mornllinente in fronte, continuasti a comandare valorosamente la tua squadra al fuoco, facendo srorzi in:.tuditi per nascond er e la tua feritn, abLiti l'animi razione dei tuoi colloghi e la loro prnrnessa di volerti imitare. Pace all'anima tua! Ed in , genera.le giu per le rocce quegli scheletri allineati fra nn scminat<> di bossoli o cli pacchetti vnoti ci p:Ùlarono con molta eloquenza per <la.rei contezza· che, net· mentre g-li Scioan1 dai colli e dalle 111ont'agnc (che formano un lal.Jerinto· fantastieo) fulminarono i 110stri eroi con l'er-.ìcia inaudita. questi colla fronte nd essi rivolta loUarono accanitamente, con1pienclo atti estremi di valore e di eroismo. Quelle caro ossa si trovarono confuse· con lo carcasse dei nostri muli e le carogne dei
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cavalli galla! Spontanea venne l'imprecazione contro l'umano desti no clrn volle cosi spente tante energie, tanta rorza, tanto valore, tanto eroismo! Oh! eroi, oh ! caduti della JJ;·igata Cuneo, voi meritate un ampio posto nella storia della Brigata, e lo :.lVrete. Le vostre gesta resteranno scolpite nei nostri cnori e serviranno per inspirarci in esso, quando la fortuna si presenterà, per mor ire allinent1 come voi sn l campo della gloria. Dovrei dire tli voi singol.nmonte, volgo invece il mio pensiero a tutta la falange che formavate, e che fece nohile sacrificio di se stessa sugli aridi campi africani, pee l'onore della banùicra italiana e per que llo degli antichi e decorati vess illi del 7° od sv fanteria. E questo pensiero sia di conforto ai vostri cari parenti o di sprone ai giovani militari per seguire il vostro nobile esempio. Voi, che cadc~ste combattendo por la civiltà, comrnoveste un popolo intiero, che col cuore pieno di mestizia e l'anima rihoccante d'ammirazione pianse, ma con quelle lngrirnc non intese d1 compensarvi del tanto valore cd eroismo spiegati o del vostro sangue sparso per combattere la barbarie. ' Il compenso che meritate s~rù qu ello non dello sterile compianto, ma che tutti appren-
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deranno dalle vostre gesla come si combatta e si muoia per l'onore della Patria, sacrificando all'amor di essa interessi ed affetti,
opinioni e vita. Gl'Italiani trasmetteranno ai loro figli la sacra ricordanza del vostro nome, affinchè imparino a qual prezzo s i debba mantenere alta cd onornta la bandiera d'Italia.
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