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GIUSEPPE SIRIANNI
C0:V1AND,\NTE IL REGGIMENTO S. MARCO
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Con i Marinai al fronte IMPRESSIONI DI GUERRA
Conferenza detta al " Carlo Felice,, di Genova, il 18 Giugno I 919, a beneficio dell'Associa~ zione dei Combattenti e Mutilati.
MILANO STABILIMENTO ART I GRAFICHE BF.RTARELLI
1920
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Dopo lunghi anni, passat i nelle affannose ansie dell<t guerra, udi re oggi rievocare ore che sembrano lontane, può apparire non conforme al desiderio che tutti han no di dimenticare, per dare il necessario ri poso allo spirito. i'i\a l' umanità costretta per tanto tem po a vita di mart irio, ha dato forma ad un' an ima che porterà nelle generazioni presenti e in quelle venture, il ricordo della immensa torm enta e non scorderà la grande opera nè il diuturn o sacrifìzio. Tornano, torneranno gli operosi dalla trincea al guadagnato riposo, all'apra usata e riprendera nno la vita quotidiana, cercando tregua allo spiri to e al sentimento; ma l'occhio, i grandi occh i dell'anima ed il pensiero saranno sempre tisi laggiù , ai termini della Pat ria, ove gli umili eroi hanno plasmata la loro vita e costruita imm utabile esistenza . Parlerò dei Marinai al fronte. Parla cl i loro il Coma ndante del Reggimento !\l\arina. Non lo spinge sentimento di vanità, miserevole cosa, ma desiderio più alto e più nobile ; il bisogno di di re di loro in mezzo a stirpe marinara, perchè ch i mi ascolta e visse più di altri i giorn i tormentosi dell'attesa, riviva ora con gli artefici le fati che e le glorie. Li vedo oggi i bravi ca merati come li vedevo allora ; li ho vivi nel ricordo e qu i, negli occhi . Sono giovani; la fresca e agile giovine7.7.a marinara di tutte le regioni, di t utto il litorale d'Ita lia. Si somigliano nello sguardo calmo e pacato, lo $guardo di chi è uso contemplare da secoli il mare, unico premio offerto alla sua vita di t ravaglio e di sacrificio. D opo le giornate di C aporetto, che la storia ricorderà solo per esaltare le grandi virtù della nostra stirpe, come ricorda le sconfi tte di Canne e del Trasi -
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meno per stabilire la eroica virtù del popolo romano, nasceva per impu lso sponta neo dell'ammiraglio Thaon di Revel , ma in modo inorganico e fram mentario, un primo nucleo di re.sisten za di Mari nai, il quale in seguito dette vita al Reggi1nento t'v\ari na . Quel primo nucleo era formato da Marinai già cli presidio a Monfa lcone ed a G rado. Costretti a ripiegare in seguito agli avvenimenti dell'ottobre, venivano riu niti a Venezia ed inviati alla foce del Piave. Era necessario raccogliere ogni mezzo per contenere il nemico, che già vedeva nel lontano. orizzonte Venezia, méta delle sue brame e delle sue speranze. Quei presidi non erano composti da personale scelto, chè il meglio era generalmente imbarcato su navi, ma da modesti Marinai. Erano uomini che sapevano della guerra per il fragore delle armi udito non lontano. 1\>\a nelle giornate trist i erano stati spettatori della pi ù grande tragedia. Avevano scorto l'esercito in dissoluzione, popolazioni atterrite ed in fuga, paesi abbandonati, in fiamme o dirut i, e per tutto l' orizzonte immensi, spaventevoli incendi , che distruggevaHo ogni cosa e, prima, le speranze accu mulate nei ventotto mesi di guerra vittoriosa . Il quadro terrifica nte toccava, forse per la prima volta, le loro an ime. Come lontano dal la casa si sente ed apprezza meglio il beneficio dell'amore e della tenerezza che essa dona, così questi Marinai, che non avevano mai appreso nella sua pienezza che cosa sia la Patria, innanzi al fatto tragico in cui questa Patria, quasi sconosci uta, pareva crollare, sentirono quante preziose cose essa racchiudesse, ne misurarono i! gra nde valore ideale e nel tormento di · perderla, plasmavano una coscienza . Diventavano soldati. Nella tragedia sgorgava limpida e pura l'anima del popolo italiano. Al tre terre, altre patrie, altre stirpi, hanno dalla natura dovizia di ricchezze : ampie foreste, fìumi portuosi, miniere di carbone, di ferro, di ogni cosa preziosa. La natura dà alla nostra Pat ria un più largo sorriso di sole luminoso, azzurri sconfinati, una bellezza superiore. Q uelle terre fan rude il cittadino, avvezzo ad una particolare disciplina dello spirito. La bellezza, che la natura dona generosamente alla nostra terra, allieta, raffina, ingentilisce lo spirito e dà a noi una miniera inesauribile cli sentime nto. Eccoli questi primi Marinai soldati l Sono un battaglione, mille uomini; hanno ufficiali dell' Esercito e dell' Armata che il bisogno urgente ha unito senza conoscersi ; eccol i tra pantani, tra guad i, sulle passerelle, su leggeri natanti , correre in ogni luogo, errare per la terra tribolata, ridiventata preda delle acque. Frugano di casa in casa, le linde case deserte dei contadini operosi, per cacciare il nemico, i( quale si è infiltrato in ogni dove, per poi muovere al momento opportuno alla méta agognata, alla non lontana Venezia.
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5 ~on è guerra, è gara di astuzia, di scaltrezza, di imboscata . In questa lotta frazionata in cu i ognuno è giudice ècl arbitro di se stesso, ogni corpo vuole un 'anima ardente. Non vi è tregua. Il nemico è ricacciato dal volere. Il mio pensiero va ad altri tempi , ad altri luoghi. Scorge attraverso gli anni e le distanze un altro fi ume sacro alla sti rpe marinara, altre ri ve, ed una breve coll ina: il Sierro di J\i\ontev ideo. Sono anche là J\i\arin ai che guerreggiano per un ideale, al vento della Pampas. È l ' ultimo cavaliere dell' umanità, un marinaio, con 11 11 gru ppo cl i valorosi di questa costiera ridente; è il nostromo di Camogli. Come nella Pampas, anche qui, nel fango, tra canneti palustri , tra case deserte, tra borghi distrutti, hanno i Marinai un ideale da perseguire con onore. Si stampano nella mente di questa gente i primi nomi consacrati dal suo valore: Fornaci di Brazzà, Case allegri , Case Cornoldi, Cortellazzo. Cortellazzo, piccolo borgo bianco, nostalgico, con la sua veste di mestizia , con le sue case è la chiesa infrante, e le acque quiete e tranqu ille che gli scorrono vicino. É il caposaldo della resistenza a tramontana. Sul fianco il Piave. Ecco il Marinaio alla nuova opra, colla zappa e il badile. Sorge la testa di ponte di Cortellazzo, luogo di tribolazione. Ad inter valli gi ungono nuovi battaglioni; sono quattro. Si ricostituisce l' imponente Raggruppamento Marina. Si forma il Reggimento ed il Marinaio, diventato soldato della Terza Brigata Bersaglieri divide con questi, in nobile fraterna gara, l'aspra vita e la gioia gran de di giornate radiose. È il 19 dicembre, una mattina bru mosa. G li sparsi casolari nella campagna in parte allagata mostrano, alla debole luce, le murn cadenti e perforate, i tetti infranti. Le lunghe file dei giovani pioppi sembrano muovere a gara verso le vdte sacre, da cu i il rumoreggiare del cannone si spande grave sulla desolata pianura, come il respiro ansimante della Patria in armi nell'ansiosa attesa. La gente fa buona guardia, con ani mo tranquillo. A li' improvviso squadriglie di areoplan i giungono dal mare e bombardano t rincee e batterie. Le artiglierie nemiche del pro:spiciente settore e q uelle pi ù a tramontana, convergono il loro t iro sulle linee, sui camminamenti, su i Comandi . · È la preparazione di un attacco inatteso; t repi di sono gli animi. É la prima prova; darà la misura della gagliardia. Dopo due ore di vivo fuoco, un battaglione d'assalto esce dai ripari e attacca la breve linea. Un reggimento in rinca lzo alimenta l'attacco. La prima linea resiste; gli attacchi rinnovati con accresciuta forza fruttano al nemico solo un piccolo elemento fiancheggiante. L'attaccante, gravem ente provato, si arresta . Allora un giova ne ufficia le del 1' Esercito, che com:rnda una compagnia di Marinai della seconda linea, contrat-
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- 6tacca al grido: << Avanti Marinai, bravi i Marinai [ >\ Egli cade, subito spento, ma le sue parole echeggiano vigorosamente, negli anim i dei supersti ti. L 'elemento è rioccupato, lo sforzo nem ico pienamente infranto. Sono le 14. Tutto è finito. Per chi ha vissuto le giornate memorabili della grand~ guerrn e conserva il ricordo di azioni grandiose, ove muovono uomini a diecine di migliaia e paurose sono le perdite, quest'azione di guerra non ha che il valore di episodio, dei mille episod i che sono pure gli elementi integratori della più grande battaglia. Per il Marinaio questo episodio della grande guerra è stato la sua prima prova e la sua pri ma battaglia. Ha preso pri gionieri , non ne Il a lasciato alcu no. A sera, dopo aver dato sepoltura ai suoi morti, misura con orgoglio il vigore della sua anima e sente crescere in sè l' amore che porta alla sua stirpe. Sul fron te della Terza Armata, soli punti di contatto col nemico sono : Capo Site, Cc1vazuccherina, Cortellazzo. Dopo le prove del dicembre nessun attacco di fanteria nemica ha più luogo nel settore marinaro, ma il fuoco delle artiglierie, che non cessa mai del tutto, si ravviva ad intervalli. Ogni giorno sangue generoso bagna questa terra, che diventa pi ù sacra. lngagliardiscono gli animi, cresce la virtù, si fa più ardente e vivo il sentimento e s'intravedono i segni promettenti di migliori fortune. Vivendo e lavorando sotto la pioggia, nel fango, fra le dense nebbie , esposti al gelido vento di grecale, nel t imore di vedere da un' ora all'altra la terra sommersa dal fiume in piena, gli uomini completano la preparazione militare delle posizioni e di se stessi. Per tenere desto lo spirito e dare sfogo all'ardore guerriero, nuclei di J\:\arinai arditi penetrarono più volte, di notte e di giorno, con improvvisi e rapidi colpi di mano, nelle trincee nem iche. Non vi è stata azione che non sia riuscita. Siamo di marzo. C omanda un battaglione in linea un Marinaio della terra di Abruzzo. Il Comandante Batìle. È nuovo alla nuova vita, parco di parole . Sa che sulla sua gente nulla più ravviva lo spi ri to, che ii gesto eroico e l'atto generoso. Una grande azione è progettata nella zona al Ji là del Piave. Nella notte fonda, ardito con tre arditi, approda all'altra riva; bacia la terra nostra che gli appare più sacra perchè calpestata dal piede nem ico; baciano la terra i suoi compagni, commossi al gesto di rispetto. Si attarda nel vasto settore per conoscerne gli ostacoli e le difese. Nell'alba grigia fa ri torno. Nel t raversare il fiume è scoperto e ferito a morte. Consapevole della prossima fine pronuncia poche parole, fa il suo rapporto e dice : « non mi duole morire perchè ho sulle labbra il sapore della mia terra>>. E questa gente, ormai avvezza a dare ogni giorno ri vi di sangue generoso, ritempra e rav viva , con l 'alto esempio, la fede per prepararsi ai giorni che verranno.
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È la notte dal 14 al 15 giugno. L'aria è grave: spira brezza dal mare e spinge a tramontana una densa nuvolaglia ; gravi di pensieri sono le nostre an ime, nell' attesa. L'offensiva nem ica è vicina: nota è l'ora di inizio: note sono le sue mire. In t utti è una trepidazione grande per la grande prova, che dnvrft decidere dell'avvenire della nostra sti rpe. Sono le tre : è l 'ora. Per t utto l'ori zzonte, al di lù dell'orizzonte divampa l'azione delle artiglierie. La terra ha sussulti come le anime, pronte alla torm enta. Tutta la linea delle trincee, la zona delle artiglierie sono percosse dalle esplosioni, avvolte dalle nuvole di fu mo, l'aria lacerata dal sibi lo della granata a gaz. Sono le 7: nel nostro settore la furi a si acquieta per ravvivarsi ad inter valli: ferve invece la lotta nei settori a t ramontana. Si scorgono fumate bianche, indizio elle il nemico ha passato il Piave. Ah I le grandi e memorabili ore vissute'. T utti i sensi si affi nano in una tensione penosa per scorgere, per udire, per sapere . L'orecchio è teso al bombardamento non lontano e l'orecchio gu idato dall' ansia. e dal sentimento ha sensazioni nuove; ode e discerne an che il più lieve sposta rsi del ru more. Oh '. i grandi occhi deì proiettori nelle notti oscure ! Si susseguono senza tregua i lampi , i bagliori, i raggi luminosi. O re insonni, indimenticabili. C ome è tragico in quelle ore l'amore di Patria! I 1'i\ ari nai vivono la mia stessa vi ta di emozioni profonde, scruta no con l' occhio, in dagano con la parola i pensieri altrui per la t ranqu illità dello spirito. A Cortellazzo è di presid io il G rado, un bravo battaglione. « Come va ? Siete tranquilli? » « Comandante, c.\ nisciuno passa» . È l'a ffermazione virile di mille ani me. La lotta fer ve sempre a tramon tana e si è estesa nella Divisione vicina. Il f{eggimento Marina ha il suo compito. Attaccare due linee nemiche, prospicienti la testa di ponte, per frazionare lo sforzo nemico nel settore. È il 20 giugno, vicino a sera. La pioggia, che cade da più giorni, ha re so il terreno viscido e fangoso. Il cannone batte ad intervalli la terra tormentata. << C omandante, un borghese>>. « Un borghese?» È B issolati. Non usi alle visite, in luoghi ed in momenti perìgliosi, accogliamo con evidente piacere l'atto generoso e cavalleresco del Ministro. Sapevamo della sua feri ta e del suo virile gesto al Cengio. Egli appare commosso. << Sono venuto a vedervi, dice ai t\ilarin ai, per un bisogno dell' an ima, spi nto dal desiderio dì essere un po' con voi, sul luogo del travaglio. Siete bell i, siete la prode e fresca giovinezza della Patria fremente: doman i sarete la giovinezza della grande Patria operosa. Coraggio: il domani è per voi! »
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L'artiglieria del settore apre il fuoco. Dopo due minuti 200 N\arinai arditi escono all'attacco. L'alto grido: « Savoia! >> lanciato come da una sola voce, risuona, si ripercuote nel paesaggio tetro, tra il fragore di scoppi vici ni ed il ru lli o senza sosta del ca nnone lontano. Eccoli di corsa, carponi, su l terreno viscido e fangoso. Hanno negli occhi il lampo che va lontano, e nel cuore la trepidazione dell'ignoto, il fremito profondo e misterioso che dà la lotta con la morte incombente . Le mitragliere nemiche crepitano. C ome è lacerante quel suono, per ch i è in attesa e scorge di lontano il fiore della giovinezza avanzare su lla v ia del sacrificio ! Sangue ardente, generoso già bagna la martoriata terra . Eccoli contro i reticolati intatti, li divelgono e li snperano. Penetrano nella pri ma linea nemica. La lotta è rude, accanib, frazionata, oscura: delle solitarie prodezze, degli ignorati sacritìzi, testimone e gi udice è solo l ddio. Pa rte della prima linea cede . Non si fa sosta. N uclei di arditi portano l' impeto sulla seconda. Avanzano le compagnie che la morte falcia. L'animo di ognuno vorrebbe, in un breve istante di sosta, rivivere per l ' ultima volta tutta l'esistenza. J\'\a li spi nge sull'ardua via il dovere e li chiama il grido confuso dei compagni in lotta. Si odono evviva, si scorgono fumate per fare allungare il tiro. T utta la prima linea è presa. Scoppi di bombe a mano, crepitare ad intervalli di mitragliere. C ontinua la lotta sulla seconda linea, lungo gli argini del fiume. Anche .la seconda linea è presa ; così la terza, la quarta . I battaglioni sono sospinti da vigore irrefrenabile. Ricordano gli uomini quei luoghi: Case Cornoldi, Case Allegri. Qualcu no grida : alle fornaci di Brazzà ! E vi giungono. Sono a 4 k il?metri oltre l'obbiettivo. A notte sostano, ritornano sulle linee assegnate. Ma un reggimento nein ico non è piL1. L'alba del mattino seguente, tenua di luce, saluta il primo lembo dtc:lla Patria ritrovato. Come sembra grande, come sembra bello il piccolo lembo di Patria! Vi è un campo di frumento che la furi a devastatrice ha risparmiato; è lì, presso alle trincee, un po' a ponente. È il lavoro di gente operosa nelle ultime giornate di ottobre. Come sal utiamo la vista di quelle spighe dorate! Nessun campo , di nessuna terra, per quanto vasto, rivelò mai tanta belle,,za ! Negl i altri settori, lungo tutto il fiume, la lotta continua con instancabile ardore. L'ani ma nostra non ha riposo, come quella di tutta la stirpe, a noi protesa in un unico pensiero.
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Ed i corpi, i poveri corpi. sorretti dalla forza che viene dal volere, hanno rinnovata energia per gl i sforzi supremi elle si in tu iscono non lontani . È l'alba del 25 . Il nemico, sconfitto, ha ripassato il fiume. L a notizia $i propaga come folgore. È la meritata Vittoria. L'alto premio dovuto alle virtù di t utto un popolo. Le giornale tenebrose cii ottobre sono state, cosl , luminosamente riscattate. Alla estrema destra dell'Armata, restava un alt ro compit o : ricacciare il nemico dal settore tra Sile e Piave, ove si era afforzato dal novembre. D a t re giorni la battaglia dura accani ta e cruenta. Per il mattino del 5 luglio un arduo compito è affidato al Reggimento Marina. Primo obbiettivo : una trincea nascosta da alte erbe e canneti, un tratto imponente e massiccio di argine, preparato a difesa, e un bosco di paurosa fama, tutto un groviglio Ji larici, arbusti e ferro spinoso, intersecato da brevi can::i li e pozze. Per tre giorni altre truppe si erano accanite contro il caposaldo, che aveva resistito con successo. Le artiglierie dei settori v icini e lontani convergono su di esso il t iro. È tutto avvolto negli scoppi imponenti e fragorosi, nelle dense nuvole ùi fumo ,. dalle quali emergono alte colonne di fango , frammi ste a t ronchi divelti ed a detriti. I reparti di attacco sono giunti inosservati sotto 1e linee nemiche . Si allunga il tiro . I J\l\ari nai, nella consapevolezza che la loro sorte è legata all'attimo pro pi7:io, superano con balzo veemente e repentino t rincea e argine e penetrano nel bosco. La rapida sorpresa ha rortato la lotta nei ricoveri scavati lungo l'argine del fiume, ove sono ridossati tutti i presidi delle li nee. La lotta è breve, in qualche punto asprissima . Ecco correre verso le nostre linee una lunga teoria di centinaia di prigionieri colle man i al7.ate. L' animo, lungamente sospeso, ha alfi ne ri poso . Si riprende la lotta per gli obbiettivi successivi, meno difficoltosi ma sui quali non si pu<'i più agire di sorpresa. È dura, cruenta, sa nguinosa : ha soste e riprese. Ma nelle prime ore del pomeriggio il compito è raggiunto interamente. Col favore della notte il nemico si ritrae anche da altri settori contigui . All'alba del 6 le rive del Piave N uovo sono t utte presidiate dai nostri soldati .
Il R.eggi mento 1\i\arina dopo breve ri poso, quanto era necessario per sost it uire le perdite, circa mille uomini, e per dare coesione militare alla nuova giovi nezza, venuta a prendere il posto dei caduti, ritorna alle sue linee . In questo periodo quante volte ci siamo riuniti presso il mare, all'ombra dei pioppi e della fitta boscaglia che ci nascondeva all'occhio indagatore dell'os-
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servatore aereo. Là ritempravamo il fisico e l 'anima e ci apprestavamo all' ultimo sforzo . In questi an ni di guerra, la fantasia ha dato al soldato un' anima non sua. Tolte le anime ardenti, numerose nella nostra stirpe, le quali, pill che nel sacritìzio per il dovere, scorgono nella donazione della persona ad un ideale il senso romant ico della v i.ta, il cittadino di ventato soldato, sia uomo di terra o di mare, non ha particolare trasporto per il fronte. Sa le tribolazioni di quella vita , sa il ri schio, egli ama la vi ta . C hi potrebbe dargliene colpa, quando altri hanno venduta la coscienza per riuscire ad essere vi li? A ma la vita, ma comandato va al fronte, con nel cuore la t repidazione. Passa fra le t ru ppe a riposo, fra gente usata alla nuova opra, serena , giuli va ed anche l'animo suo sorride alla speran za. È in linea : ecco che la necessità crea in lui un'anima nuova, una nuova coscienza. Q uesta nostra gente che da millenni ama la terra scontì nata ed il mare, ed è in ogni luogo, ove si richiedono stent i e sacri fici , nella guerra si è subito adattata alla vita più dura, aiutata i11 ciò dal sentimento di amore, verso la sua terra. Abit uata ali' ingrato lavoro, è paziente e tranquilla come nessun'altra : avvezza a poco domandare, è· bisognosa di poco, solo della parola che giunge al cuore, che lega e t rascina. Dopo le azioni di luglio, le linee sono piti t ranquille del consueto: all'opposto è più vi vo l'ardore della gente. C inque volte consecuti ve, di notte e di giorno , arditi e piccoli repart i passano sulla opposta ri va, ten uta dal nemico. Il fiume alla foce è ampio ;· ma nulla resiste all'ardire, alla sca ltrezza, alla percezione dell'att imo propizio. Riescono sempre appieno queste piccole azioni. Siamo ai primi di ottobi-e: per tutto il fronte si propagano inconsapevolmente fremiti di natura dir.ei quasi sconosciuta, come i segni prècursori di ansiose vigilie. Si sposta no gli uomini, i cannoni. Ch i nelle nòtti profonde tende l'orecchio, avverte il rumore febbrile della rù oltitudine, dei carri in moto . Ad intervalli, le nostre artiglieri e fanno vi vaci concent rament i or q ua, or là, per lasciare dubbioso il nemico sul lavoro che ferve nelle linee, come nelle anime. Nuvole tì tte e scure, sospinte dal vento cli scirocco, premono sui monti di Carnia, del Grappa, dell'altopiano. Piove senza riposo . I fiumi gonfian o. La linea è diventata pantano, laguna . T utt o scompare : ricoveri , camminament i, re ticohtti . li Piave è in piena .
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I l cannone si ravviva ad interva lli; poi tace. È la notte del 23 ottobre. Da ll'altopiano e dal Grappa, il tuonare delle arti glierie scende con inusitato vigore e dà alle anime i fremiti delle grandi giornate. l'offensiva generale. Il tempo, che ha migliorato, peggiora m10,·amente; il ,·ento Ji scirocco sospinge ancora la nuvolagl ia a trarnonta11a. Scrosci ,·eementi di pioggia . li canno neggiamento conti nua. Così passano il 24, il 25, il 26. Il fiume, sceso negli uitimi giorni , ri sale. l .' impetuosa corrente porta al mare clementi di ponti e corpi di soldati . I .e notizie sono fra mmentarie, incomplete : ora aprono l'an imo alla gioia, ora rinnov:1110 le ansie . È il 28 . .
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li ~e è sul Piave, presso una Brigata, in attesa di attraversare il fiume. È accolto con fervore, con slancio di passione. I soldati lo circondano, e gli gridano: << 1\.\aestà, tenete duro: questa volta cc la facci amo>). Queste anime semplici e spoglie di ogni artificio, che nel lavoro e nel dolore hanno raffinato il senso e l'animo, scorgono di ri tta, sicura innanzi a loro la vittoria . I.:: la vittoria è in marcia. È vici na la reden zione della Patria. È l'alba del 30 ottobre, l'ora nostra . Fi tta nebbia copre la regione e dà luogo :1d impression anti fenomeni di miraggio. Da quattro ore l'artiglit:!ria marinara batte le linee nemiche : da tre ore il nemico ri sponde a gas. Alle 6, protetti dalla nebbia, due compagnie di Marinai arditi balzano di sorpresa sull'opposta ri va, e attaccano con impeto la prim a linea, urlando un evviva formidabile. Intenso crepitare di mitragliere, vivo fragori.! di scoppi di bombe a mano: breve silenzio : poi altri formidabi li evviva . La linea di osservazi one è presa. I.a nebhia sv:111iscc: si scorgono gli ardi ti avanzart:! ; i Marinai ormai vetèrani, che attendono addossati all'argi ne, hanno fremiti di im pazien za . Come obbedendo ad ordine improvviso, gettano il pastrano avvolto nel telo da tenda, quasi per un bisogno di liberare il corpo. L' im ponente passerelb marinara di oltre 300 mdri, è distesa . Passano, i battaglic111 i, sotto una volta Ji scoppi, i 11 ordine perfetto, con i Comandanti in testa : passano nell'opposto senso, di corsa, i primi prigionieri colle mani alzate. È la guerra di altri tempi , quella del sogno e della fantasia, alla luce del sole. Dall'alto dell' argine il Comandante abbraccia con lo sguardo, per la prima volta, nella sua piena tragica bellezza, tutta la su:i gente in campo.
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Ecco i battaglioni spiegati, con in testa gli arditi, i lanciatori di bombe, mitraglieri d'assalto, le pattuglie di collegamento. Sono bersaglio di tutte le batterie lungo la costiera, ma avanzano. Si dà l' attacco alla seconda linea. È vigoroso, cruento. È superata in più punti, avvolta, presa . Centinaia -.di prigionieri con sulle spalle le loro mi tragliere corrono, verso la riva. li battaglione di estrema sinistra penetra nella boscaglia, scompare alla vista. Fragori di scoppi e poi fu mate. Revedoli è presa. A destra sulle lontane dune, mezza compagnia Ji arditi assalta una ri dotta. La batteria cede: altri prigionieri. li panico ha invaso i! nemico . Immensi scoppi si succedono rapidamente per la vasta zona. Saltano le batterie ed i depositi: il nemico è in fuga. Sono le 13. Il vasto settore è tranquillo: il nem ico prigione o sbandato; il sole sfolgorante; il mare placido, dappertutto una calma serern(, cuori pietosi che raccolgono i caduti; ecco il quadro dopo alcune ore di battaglia. Il Reggimento deve sostare per attendere che portino a compimento la loro azione i reparti combattenti più a tramontana. All'alba del muttino seguente la marcia è ripresa. Nel cam mino s'incontrano lievi resistenze. Si giunge a notte sulla Livenza, ove si passa il giorno successivo. Al mattino del 3 si è su l Lèmene, ma un reparto ard iti del Reggimento è già da due giorni, per i canali, al Tagliamento, ed una compagnia mitraglieri sbarca a T rieste. L'Armata ordina l'invio per mare a iv\arano Lagunare, di un reparto di almeno 500 uomini, per raggiungere il ponte di Palazzolo dello Stella a 25 chilometri dal mare. La spedizione parte a mezzodì. Leggo il rapporto di S. A . R. al Comando Supremo, che ricord a l'episodio. « Fra gli aggiramenti più notevol i fu quello de! reparto del Reggimento Mari na che !' Armata aveva inviato a Marano Lagunare. « Il reparto, forte di 500 uomini ed al comando del Capitano di Corvetta Borghese, alle ! 7 · del giorno 3 gi unge a Marano scortato dalle cannoniere lagunari « Ape» e « Vespa>>: sbarcato, forza a Carlino un debole presidio austriaco e, con un distaccamento di avanguardia di circa 100 arditi al comando del Tenente di Vascello In!:>nm, dopo breve lotta occupa la sta1.ione ferroviaria di ,'.\ uzzana sul Turgnano e il ponte ferroviario su lla T. Muzzane!la. « Il distaccamento di avanguardia perll, e poscia lo stesso grosso, sono a loro volta contrattaccati da elementi di una grossa unità nemica in ritirata e valutata forte di circa 10000 uomini: il grosso è costretto ad arretrare lentamente fino a Marano Lagunare; il distaccamento di avanguardia, tagliato dal grosso, continua a portare scompiglio nella colonna nemica, occupa la sede di un comando austriaco, cattura un colonnello, alcuni ufficiali cli stato maggiore e una qurantina di uomini di truppa : ma chiuso a sua volta da tutti i lati , è costretto ad asserragliarsi in una casa : qui vi il distaccamento resiste tutta
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la notte dal 3 al 4 novembre : attaccato all'alba da un reggimento di fanteria con aliquota di artiglieria, ultimate ormai le munizioni, nella mattinata del 4 €: costretto a deporre le armi: nello stesso giorno però i temera ri, aiutati dalle truppe sopraggiunte, riescono a sfuggire alla cattura e raggiu ngono di nuovo il loro reparto, traendo seco prigionieri buona parte dei nemici che li avevano catturati ». In questo episod io emergeva, esempio di strenua gagl iardia di animo e di eccezionale fierezza, un volontario di guerra del Reggimento Marina, cinquantenne, il sotto Tenente del Genio Mazwcchelli . Egli ha chiesto con insistenza di unirsi al reparto di arditi. Penetrato temerariamentè nel mezzo della D ivisione nemica, tenta con un gesto supremo di risol vere la situazione disperata. Ferma un Capitano: gli ordina colla pistola in pugno di condurlo dal Generale, al quale v uole intimare la resa . Ha con sè due Marinai, È già in cam mino. Ma un col ~'O di bomba a mano , lo ferisce poco dopo, gravemente alla schiena. È trasportato nella casa ove il resto del reparto si è asserragliato. Un medico catturato chiede gli mostri la ferita. Ma lui : << l o non mostrerò mai la schiena al nemico, sia esso medico, sia io moribondo>>. E m uore a Venezia. Quest'anima gagliarda, vagando nello spazio, avrà certo trovato gli altri spiriti, fratelli a lui nella lotta e nell'ardore della passione. L\ non vi è casta nè privilegio i.llcuno, ma più è in alto chi più ha donato. Avrà incontrato il Marinaio Lu igi Biagi, volontario, romagnolo. Aveva gridato : « Voglio essere il primo, sarò il primo sulla trincea nemica >>. E mentre era moribondo: << Scrivete a mia madre che ho un solo rammarico, non aver vista la terra sgombrata dal nemico>>. Poi: << Presto, datemi la mia piccola bandiera, ho tante cose ·da dirle, ho Ja baciare in essa tanta gente». Avrà incontrato il Sottocapo Coppi. È giunto di notte, a piedi, al fronte. Ha disertato la sua nave a Spezia. Egli ha moglie e un figlio. Che importa ! << Potrò mai lasciare a mio figlio nome più onorato di quello che gli verrà per aver perd 11to il padre, morto per ia patria?» È il primo :;ull' altra sponda, il r)rimo che con il petto squarciato la bagna con sangue generoso. Q ueste an ime di stirpe marinara ne rispecchiano altre mille. Non tutte hanno sì alto vigore, ma molte sono di una bellezza commovente.
Una com unicazione dell'Armata portataci da un velivolo ci avvertiva che le osti lità erano sospese. Eravamo all'armistizio . ~umori lontani di esplosioni, incendi all'orizzonte erano gli ul timi aneliti dell'attività nemica .
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La gra nde battaglia era vinta. Alla febbre che aveva invase le nostre an ime dando un vigore ignorato, ora che era stata raggiunta la méta, subentrava il bisogno di riposo dello spirito. Non grida, nè esultanze rumorose sulla linea del fuoco. L'esu ltanza era tutta racch iusa, con gelosa cura, del'ltro di noi affratellati come mai nell'intima gioia. Per la prima volta forse spingevamo lo sgua rdo a ri troso, per rifare in rapida si ntesi tutto il camm ino . Lunga e sanguinosa riappariva la strada, ma altrettanto nobile e alta la méta raggiu nta . Riudivamo specialmente il gri do affannoso con il quale ci avevano accolto sulla L ivenza le prime genti della Patria ritrovata. Era no dei bambini, dei poveri bambini in lunga fila, denutriti, sm unti, coperti di poche vestimenta. Essi avevano appreso, duramente, in un'età fatta solo per la gioia spensierata, che cosa volesse dire la Patria invasa dallo straniero. Erano sull'opposta ri va, che ci attendevano . Da un anno ci attendevano! Quando ci scorsero, le voci esi li fatte ardi te dalla forza del sent imento, gridarono con accenti che avevano fremiti: << Viva i nostri soldati! Viva i soldati Italiani ! >> e piangevano. L' innocenza dava ai soldati il primo saluto della Patria riconoscente. Alta ricompensa alla fatica ! Essi porteran no alle loro case quel ricordo ; sarà la gioia di tutta una vi ta . Il grido dei fanciulli della Livenza echeggiò, in quei primi giorni cli novembre, per tutte le vie e per tutte le piazze della nostra terra: << Viva i nostri soldati! >> Chi, dopo avere lungamente trepidato e sofferto, volgendo lo sguardo intorno, vide la Patria libera dall' Alpe al mare, compiuta la Patria dei sogn i, non potè, non può dimenticare gli aìtefici dell'opera grand iosa: « Viva i nostri soldati ! >> Molti tornarono e torneranno alle loro case. ,'i\ol ti resl ano lì, negli innumerevoli cimiteri , di cui è sparsa la terra soleggiata. Sono i martiri rimasti a testimoniare quanto fu rude la fatica. Chi potrà dimenticare? Q uesto popolo che da secoli batte il ferro nelle i umose officine, innalza monumenti imperituri, apre strade, perfora montagne, sudando e sangui nando per tutti, fuorchè per sè: questo popolo ha oggi lavorato e sofferto per la Patria, l'ha riunita ed ha poste le basi per la sua elevazione civica e morale . Chi potrà di menticare? Sessant'anni or sono, un nobile spirito cl i questa regione, un profeta, MAZZINI, la cui grandezza morale cresce con il tempo, fermava nel suo pensiero polit ico la legge del progresso, forma evolutiva, per la quale il camm ino dell' umanità è organicamente segnato da una graduale progressione della v ita individuale a quella collettiva . Prima base del progresso la Nazione, termine med io tra I' umanità e l'i ndividuo , fi ne una formidabile solidarietà delle nazioni nella idea che
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i popoli, sottomessi ali' alta lq:ge mora!t, sono chia mati a costituire concordi la unit?t della umana famiglia . Il principio ri form atore ed innovatore nel cam po della coscienza individuale e collettiva, non poteva essere intuito da altri , meglio che da un'anima della nostra gente, da un poeta, da un pensatore e combattente insieme. Ma l'alto principio aveva bisogno per germogliare del martirologio dei popoli . Nessun marti rologio, neppure quello cristiano, che ha fecondato un alto ideale di vila , è stato così immenso nella sua grandezza . Q uesto ideale fu la ba ndiera, lo stendardo delle giornate ansiose. Esso ebbe nella nostra stirpe, che nei secoli ha raffinato il concetto di giustizia, il consenso unanime delle coscienze . Chi non le ha scorte le moltiludini per tutte le vie, per tutte le piazze delle nostre città, ad acclamare il banditore ? Esse oggi sono dimentiche. Dimentiche, non morte. l .' ideale ha chiamato al s,1crificio milion i di uomini . Ha sca,·ato solchi profondi nelle moltitudini. E le moltitu dini sono feconde d' ide~· e di energie. Il sangue generoso di tanti marti ri , che scorre sotti le e misterioso, farà sentire, non v' h;i dubbio, la sua intluenza profonda, compirà la sua opera .