SOMMARIO STORICO DEI,T,A
GUERRA UNIVERSALE (191 4-1 91 8) ~
COK 1:!lll CARTJ! (lE00HAFICU>; 11' KERO E UNA A COLORI,
FIRENZE, G. BARBÈRA, ED ITORE. 1921.
FlltENZJ<:, 15-1920-21. - Tipografia Barbèrn .A LPAl<I R VIU<TURI proprielnri.
Proprietù, letternda.
l NDlùE DE L VOLUMK
Proemio...... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. Uapitolo 1. -
1x
Origini e antecedenti dclhL gllcrrn .....
La Guerra. - Orlitlnl della guc1•1•a: · Sl!.to e Na,Jon<• nel Rt•colo X!X: - la lott,1 unl-çcr,,;ile per la rh>artMonc dei beni delli> terra. );' gul'OP•• dopo li I 87 L : - l'egomo,ùa contlnontnlo germanica. e la Triplice Allean,,a : - l'alll•anu, franco 1·11,Sl,'a; l'I11~lùltc1'l'a e I'(•qui libl'io cm•opeo : - gli 1umo meni I e la confCrt'tua <l<'ll' .\Ja. - :--talo doll' Euro1m all'al ba tld secolo XX: - lt, Fra noia. e l'Italia; le fortuuo dcllt1 Germanit1 ; l'ln~hilterra; lt1 Hu.-,la. e lo ::51avismo : - la guerra n1 s•o ·gia1•11oncKo. - Cousogucnl.O ,\ella sco,,fitta russa: - lllghil· terra e l•'ra.uchi : - lnlimldazionl tedesche: - lo. coufercnza di .\lge · sh·M: - ri,·a.Jltà. morittlmo e colonìa.11: - l'nccor<lo ru,•o·iJJA'lt-sc e la 'l'ripli<·o InleHa. - La rlvoh1zlono l,urca. o la c1·l~i orlentnle.. LI~ liquhlaziouu ,lella 'l'urchia : il colJIO dì .\gaélh': ..: la guerru il a · lia 110, pot· Tt'iJlOli : - le guorrc halcani<>ho. - La politica aggrcH8ì-ça d<'ll'Au~ltla: la GN·1u1,.'la pa:1gerrw11ùsto..
Capitolo 11. Lo ~coppio e la prima, fal:le della guerra (luglio-clicombro 19H}.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3!1 1,u YiKilia do! co11llìtto. - l,o scop11io d<'lln i::u,•rra: - l'nastt~si nìo di l •'runccsoo l'crdlna,ulo II l'ulUtnuLum aus1,1·itlco ,1lla Serbia: - Il\ sclllnuma tragloa. - La violozionc del Belgio e l"invt1siouo dclln J<'1·aucia: - v!Uorì<' o S()()llfittc russo ncllu, P111s.,1u. oricut alo: - In ,·ittoria di arl'\'ij(-0 ,lclla ':\t:arna. - Le MCOuflttc auAlriacl1c in Oulizhi e lu canwagna d' aul1mn1) in l'olonlc,: - la s1w1lìzione punitiva co11tro lu Rcrblo.: - la baUnglin dC1lle I•'lan,lrc : - la guen ~1 imll\obilo. - Effclt i dcll'lnten<.'nt.o <ll•lla Oran llretaguu : - 111 guerra ua-çulc <li blorco o di 00,.,.,1: - lo guc\'l'a colonlult• e il Oiappouc. - La gucrr" i:encralo l' li <lc•tino del nl'uLrl: la ca1l81l. dcll'Inll·~a. - r,a. neutro lit/I. dell'llulia: - la crisi della coscienza nnz.i.ona.lc italiana: - in · tc,•v,mtistl, nou! raliHti e govemo : - In. ,ulsslonc tli UtiJow a Roma e 7' i g,iribahlln.i nt'llc \rgoml<'. a
Hì'DlCJl DEL VOT,UME.
VI
Capitolo 11!.- L'anno dell'intervento italiano (1915). Pag. 77
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Raccoglimento o propll.l'azlono inn,rnale: - ht !rontc acl Ot'ic11Lc. - Effetti dell'intervento turco : - le campagne nel Caucaso, in !Ife· sopotamla e al Cano.le ..U ~ue;,; : - azioni marittime. - 1,'hupt·esc, nmrittlJoa e tet'rcstre dei Dardanelli: - la campagna d'inverno dolla Germania contro la Russia. - L'intorvento dcll'Ttalia: - la roLtnra con l'Austria e gli accordi con gli Alleati : - Il memorandum di Lon · dra: - l'tùtima crisi ciel ne,1tralismo: - il )foggio itulian'.>\('- Ca · nitteri o pruni regultaU della guerra italo·aust,l'iaoa: - le scoutitto e la g ramlc ritiJ:ata della Rn$Sia: - la vana offensiva franco-lngleso dell'Artois e <lolla Champagne. - li nùnaceloso "'utnnno boleauico: - l'intervonto (lolla Bulgaria con i Conlrall e le suo conseguenze : - l'invasiono della Serbia : - l'offenJ:!lva italiana cli autunno : - il soccorso a lleato a Salonicco e itulim10 in Albunta: - l'lntC'su a raccolta. - Lo g uerra sottornarina ol commercio e ai neutri : - 1 prinù richimnl (legli Stati Uniti: - l'estensto11e ckllu goNTa nei mezzi, nello spazio o nel lcinpo.
Capitolo IV. - Un 11uno di speranze o di l'esistenzo (1916) . ...................................... 113 Caratteri cl ellc duo coalizioui: - pi·oparat.ivi <lcll'lntc:ia pet'· un,t offensiva generale. - L'azione lH'oventiva dei Centrali : - l'assalto a Vel'dnn: - l'o ffensiva austro-ungarica del Trentino : - l'attacco russo in Oalizia e l'arresto dell'offensiva anst1•iaca. - L'estate viL· toriosa : - la battaglia tranco·ingleHi Clella Somme: - la conquista ~ italiana cli Gol·izlo. - Lo <liohiaraziono di guerra doll'Itulìa alTii" Germania e della Rom.onia all'Aust1'il\-Ungheria: - i pr·im'l successi e lu RCoufil,ta roni.ena : - l a debole azione dell'C'Scrcito cl'Orientc e le complicazioni, g1'echc. - Jlesultati della bt\Uaglla della Somme e i successi it,ilianl Sttl Carso occidentulc. - Guerra tuol'i dl Europa t' guerra navale: - la battaglia del Jutlund: - la gucl'l'a austro-te· dcsca al non c01nbattcnti. - J,a sitltazione polilica del bclligcrunU alla Une dell'anno : - morte di Francesco Giuseppe e avvento di Uarlo I (IVi : - m.utlmtenl ì politici In J<'raneia e Inghillcrra : - la debolezza della Uussia. - La propE\l'azloue degli Stati Uniti allu mediazione c oll'luterYento : - la JlfO{)ost.0, di pace dei Centrali.
Capitolo V. -
L'anno critico (1917) ............... .. Hi5
I fhù di guerra dell'Intesa : - la guerra sottomarina a c.Uranza e la rottura tUplomatica ira gll Star,! Uniti o lu, Germania. - Lti crisi l'USSa e la rivoluziono cli marzo. - La J·ltlrata tedcsc,, sul la linea Hindonburg: - la Infelice offensiva france~o nella Champagne. - Inflnow.e t'tU!SO sul disfattismo gouerale : - la dlclliara.zionc di gue1·m dogli Stati Uniti alla Germania. - L'intrigo anstriaco perla pace: - disaccordi tra gli Alleati: - le cor1·outl austrofile clell'lntesa e la sitnazione doll'ttnlla: - la battngliti per la Ilermu.cla (' quella dell'Ottigam. - L'ulllt.na otrensiva e, la sconfitta clelJuiU qt clella
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11\IHC& DEL \'Ql,U)IE.
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Ru.~~la. li disfattismo In J,i'a,wlo t• in Italia: - lt• ,UCficoltà lnlf'fn<' dell',\uatrla (;'nghorif,: - mutamenti nello fiJ)lrlto 1mhl>lico t(•fl(l&·o: - la, • 1·lKolu:r.iono <ll 1,acc • dol Rclf'l•ttlag e la p1·01>osta. (li pnct• tl\>l Papn. La l>ot,tagltu ,tcU,~ Halnijlzzo. - La llllt!a1dia di Caporl'lto e l'iuvuKlone del Ft·lull. La rl\oluzionc 1llllssin\8lista ru,.,,. .,, La hattnglia di C'o1nbmi. - L'Int.:,u alla rl,coi,,a : - la r('~lstcU1.t1 , ,lell'ltallu bui Pian• l' sul Gr1t1>J>I\: - la guc1·rn dl•gll Mati l'nllt al · l'.\ustrlo. - f,a prest\ tll GCt'U'!(l\('11\nw.
C~tpifolo YJ. -
L':111110 della 1·iltoria (19l8) ...... Pag. l!l!J
La ,,.,..,. di Bre,t J,ltowsk e i 1mci;i nati ,tallo 1>t·ou,·olginlt'nlo russo: In pl\<'<' ht~)08ta alla Ronwnio: - lu nwd.,razionc 1h'll'ln· tesa: I I i pu11ti ,Ll WI I son. - r.., off,•nsh t· e , llt o rie tcdc,;('h(I ddlu J)rilnuvcl'O: - offouHlva in Piocu,·d ift: - orren~lvu 111 Fia11<ll·u: offensh a. d<'l T11l'dt•11ols e della )Turrw. - L' AnHlt•iu-Unghcriu l' 1•• SU(' 11azlonulitlt : - Il com cgno ,kl popoli opprt·~,1 a Homu. - \'il· torio,<' t17.ioni uavoll dell'Italia: - Jo battaglia ,k('(sha del Plaw. La rh,co"s" s1tlla fro11lo O<'Cidenlnlo: l'ulllmn offcn•lça tctlc-<:u e la vitlorlu tranccs<' dt,1 'l'nrdenol": lu nttoria tlcl l'-antcrrc: - la r itirati, gen erale del 1'cdt•sclù. - La Htonrìtta o In cupilolazion(' <lcllu Hulgnrlt>: nmtu1n1111li politici 111 Ocrma1ùa: lu l'icb icijtu di 11nce a \\'ll,011. - Il dl~f11<'i1nc11to 11uzlo1utl(' cicli'.\ 11st rl11 l ' ngherlR (' ltl Yittorlu llalianu di Vittorio Vt>1wto. - La cu11itoluzionc della Tur · chla: le ulllml' bnllaglle in Fronclu e il erollo della Ù('rmonlu : -la, rl\·ohLzlouo o la fino clcll'Inwcro ktlcsco: l'1u·ntMizio <lcll'J I no YClHhl'C.
Epilo~o. - l t1'attati di pace (l!l19-1920) .. . .......... 2:"!3 Tndic·e ,tlfabctico !lei nomi .......................... N7
Carte: Jo. Le fronti Otlropc('; i• La fron le occidentale•; 3.. La frouto it11liana; 4• L a, fronte trenti na; !,• La fronti' giulia; 6• 11 confine oriental<' ,I ' Halia ; 7• (a colori) Gli Stati europei prima e dopo la guerra .
PROE1\1IO.
Non sembri sproporzionata alla gravità o alla vastità degli avYenimenti nana.ti la breYità cli questo libro che narra le ,•kende della guerra otnope}b o uniwirsale, dftlle sno origini all~b vittoria dell'Intesa nel novembre del 19 l 8. l'lfi sarebbe stato 1>iù facile scriverne uno più lungo che uno più breve. ifa in questa forma l'editore n l'autot·t) pensano di poter con maggiore utilità parlaro a<L un puhhlico pi11 largo: a coloro cho fnrono, per una parte o per l'altra., Leslimoni ùegli eventi, cd anche a coloro che, nelle nostre scuole, vorranno <' dovranno conoscerli come materia di storia eonclusn. e passata. Questi, o i loro insegnanti, corno tuUi gli altri lettori, trover:-1,nno la varia e comvlcsirn, mate1fa ricondotta alle sne linee essonziali e direttive. Perriò quest,o sommario ambisco al titolo di storioo perchè, anche nello scorcio a cui è costretto, si sforza <li mantonero ai faUi l'ordine o la proporzione. lM anthe, per quanto è umana.mente l)Ossil.>ilc H, chi lrn. visimto questo periodo rou animo nazionale, cerca di mantenere quella. imparzialità, cli esposizione c:ho si vuole dote necossaifa allo slorico. Lo opero analoghe elio in Italia, e n.nch<' Cuori d' Italia, sono sta.Le finora
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I 1
PROEMlO.
pubblicate risontono, in un senso o in un altro, di quello spiriLo di propaganda che era inevitabile durante la lotta quando, tutto essendo arma, anche il libro e il documento storico non dovevano che combattere. Sposso tali opero narrano la. guorra non soltanto veduta da una sola parte :ma quasi unicamente, per così dire, da un solo settore: quello della propria nazione. Potrei citare libri francesi, ed ancho inglesi, cb<~ dipingono la guerm universale come nna guerra francese o inglese, alla quale gli altri abbiano contri.lmito non più che i cori alla tragedia. Ma, di questa guerra, protagonista ò l'umanità intera. Lo affermano, oggi, le conseguenze. Tuttavia l'autore ùi q_uesto sommario non doveva, nè volendolo avrebbe potuto, far<' scomparire il suo animo italiano. Ho scritto da italiano e specialmente p~J' italiani. 1\1 a così facendo, o per la parto italian~1, abbondando un po' piì1 di paeticolari che per le parti alleate, penso di non aver violato le proporzioni della realtà, considerata in sè. Dai fatti stessi - anche esposti cosi concisamente - la parte grandissima, in qualche momento decisiva, dell'Italia, reslùta meglio che dai commenti e dai panegirici. La più gran parte dei fatti stessi è già nota a,Un. conoscenza o alla coscienza comune: non mi rimaneva, che riordinarli, sl che la loro complessità si disponesse in una esposizione il più possibile chia.m. )la sono registrati comA acqlùsiti alla storia anche fatti e particola,ri che, durante la guerra, non furono noti o furono addiri.ttnra taciuti. Per essi mi sono fondato su documenti indubitabili apparsi, specialmente dalla parte avversa, in questi due anni di dopo guerra. Se al breve libro potessi aggiungere una mole, almeno
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XI
PROEmo.
doppia, di commenti, potrei giustif:ica,re anche oorti ])articolari di conoscenza meno comune e certe illazioni che ne derivano necessaria.mente. Per questa documentazione bilaterale cli molti fatti sono debitore al caso che mi ha dato di vivere e osservare gli ultimi duo anni della guerra in ·Un paose neutralo nel quale, eon le menzogne, convenivano anche le verità delle due gTandi parti in contrasto. :md ancora in Svizzera ho potuto far pro dei documenti - divenuti, per effetto della loro catastrofe, sinceri - che gli archivi i:i.ustriaci e germanici andavano pnbblicando mentre stavo ordinando la materia del mio lavoro. Lo ooncbiudo a Vienna, nella capitale di quel1' Impero,che ebbe nello sco-ppio del conflitto hl, responsa,bilità inupcdiata e che 1'1talia puni distruggendolo. 1 ln q11esto paese, cosi dmamente vinto, non c' ò quasi più traccia d'odio contro l'Italia. Questo nuovo stato d'animo di un vinto verso un vincitore mi sembra, meglio di ogni altra prova, dimostrare una verità che la storia la pii'.t imparziale pnò fare propria: che 1 l'Italia, vincendo nella guerra comune la parte che le era affidata, non da alcuni uomini, ma dal suo destino, ha potuto compiere una grande opera che, nelle tùtimc consegnenze, è riconosciuta utile, nccessaria, perciò huona, da coloro stessi che ne hanno sofferto la inevitabile durezza. Dall'opera. lunga e crudele della guerra l'Italia è la nazione che esce più pura di çrudeltà. Con auimo più sereno - non ostante i suoi scarsi premi e le suo non scarso amarezze essa può e dove oggi attendere all'opera nuova di una pace che non sal'à sicura se non concili~rà coloro che furono nemici. G. O. Vienna, 2 settembre 1920.
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C'A'Pl'rOLO
I.
ORIGINI E ANTEOl~DENTI DELLA GUERRA.
T,a Gunra. - Origini della guerra: - Staio e lfoz ione 11el secolo .X.LX: - la lotta wnivcrsalc 1ier l<i ripartizione dei beni della terra,. - L' l~uropa dopo il'1871: - l'egemonia continentale germanica e la Triplice Alleanza: - l'allranza frcmco-russn; l' htghilterrci e l' eqtiilib1'io eiiropeo: - gli armamenti e la conferenza <lell'Aja. - Stato dell'R11,r opa all'alba del secolo XX: - la Francia e l'Italia; le fort1111e della Germwnia; l'Inghiltcrm; l<i R1,ssia e lo SlaviRmo: la guerra russo-giapponese. - Conseguenze della sconfilt<i russa: - Inghilterra P. fl'mnciri: - intimidazioni tedesche: l<iconferenzadi A lgesircu1: - rivalità 111m·itti1ne e coloniali: l'acrordo russo- inglese e la Triplice Intesa. - La rivoluzione turca e la crisi orientai.o, - hn liqtddazione clella T1uchia: - il colpo cli Agadir: - l<i guerra italiana per TriJ)oli: - l6 guerre balcaniche. - La politica aggressiva dell'Austria: - lri Gernia1wia JJnngerma11iista,
Gli uomini che, dura,nte la loro maturità, hanno vissuto la guc>rra del 1914-1918 non erauo nuovi alll' gnene. Avévano viste g uerre coloniali o lont,ane che, per hL lonta,nanr.a, parevano accomumi,rsi a, quelle coloniali, anche se combMtute tra grandi Stati, come quella, micidialissima, tl'a la Russia e il Giappone; ne avevano viste anche ili ,icine, }(' guerre balcaniche, rnn, Jirnitn,te a popoli minori, pHt forti d'odio che Cwm:-. <:t,rrra 1mir.
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OAPITOLO I.
di forze distruUrici. Rppme quec;ti nomini, quando scopJ)iò la guerra delle na,zioni, furono sbigottiti com<' per nn fenomeno nuovo, diverso clallf' guerre precedent,i, anche da quelle più terribili di cui la s1 oria co11Rcrva il ricordo; non soltn,nto diverso p<'l' estenRione, ma quasi per natura. Come un cataclfama, di <tUélli che ln g<'ologia testimonia ma che non si crede pot0rsi più ripct,ero ncll' :uiseUo mal,nro clel pianeta. Lo altre erano state delJe guerre : questa era la Guerra. Jçffettivamcnte ,la quflsi mezzo secolo la guerra non aveva più toccato i centri vitali, i grandi focolari degli Rtati piit civili. intorno ai quali girava la storia del mondo: pur tra inquiet,udini di ogni specie, la civiltà dell'Europa aveva potuto afforr.an1i, arricchirsi, raffinarsi senza CSR(•re materialmente dii-I urbata, dal cannone imminente. In molti popoli, e spe· cialmente nel popolo italiano, la coscienza era quf'lla dolio grandi et:\ pacifiche, immemori d0l fenomeno primordiale della, guerra. Cli eserciti erano numerosi o lo armi fucinate dalln, nuova inclust,ria sempre più terribili: si sapeva di alcuni popoli che coltivavano lo s pirito hrllico con ìni,cnsil,à ma.i prima. veduta: si sonUva che tra quc,;ti popoli le ragioni di contrasto si moltiplicavano e si inacerbivano. E tni.ta via dall'cccc>sso steRso dei inali che la, gurrra, ingigantita <lal1n, potenza crescont<' della meccanica, minacciava, se ne argomentava la probahilità ,:;cmpre minore. l più ot.timisti erano }Wrivati n, s1wrarc che con 1mo sforzo di buona volontà si snrebbe potuto sancire tra i grandi St.ati la fine di ogni conflitto arma,to. Qtumdo la guerra scoppi<'> 1m.rve che le forz<' uman<' non pot,esscro resiHter<• alla forza, mosfruo~a cl<•lla macchina che si metteva in moto. La si Meclettc> spavenLosa ma fulminea, breve come lo spasimo ddla
ORlOlNI E ANTECEDENTI DELLA GUERRA,
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morte improvvisa. L'umanità non osava guardare nel baratro che cfa un giorno all'altro le si aprì vaneggiando davanti. · Ed invece la cosa ignota, per quanto terribile, appa,rve proporzionata alle forzo della civiltà che la aveva fatalmente preparata. Uomini ignari di qualu_nque milizia affrontarono prove a cui ~i sarebbero rifintate genera7,ioni solite al combattimento quotidiano. Piò. forte dello spavento fu la volontà di sal.varsene vincendo. La capacità di adattarsi ad un ordine cli vita, sconvolto fu pari alla grandezza dello sconvolgimento. Non ci fu p:tralisi, ma diverso impiego di eMrgie : la civiltà più pacifica si traflformc') nel più . vasto organo di guerra che i secoli abbiano visto; la vita continue'). E la guerra, combatl"uta, in nuove forme e nelle nuove proporzioni, non fu, nelle sue linee .essenziali, diversa da qualunque altra guerra. Le ragioni di contrasto più lontane e più div erse che indussero via via nuovi Stati e nuovi continenti n, parteciparvi, che la fecero universale, si concentrarono in due parti secomlo la legge fatale di tutti i conflitti umani che è una legge a due aJternative. Il mondo fu diviso in duo solo parti: ciascuna adoporc') tu1,te lo l'orze di . tutti i suoi nomini a sopraffare l'altra. La parte che all'inizio era militarmente nreno forte, quella, che era sta,ta provocata, crchbc di energie, non J)icgò alle sconfitte, non cessò di combattere fin che la parte avversa, non si -dichiarò vinta e Ri arrese. N essnna, guerra di coali:tionc era mai riuscita ad pna viUoria. fatico/ola, ma così completa come la vittoria dell' [ntesa sugli Imperi centrali nell'aut.unno del 1918. ·
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0Al'ITOLO I.
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Le cause remote della guerrn clelle nazioni sono tntta la sLoria di tuUe le nazioni clJ<' via via cntmrono in combattimento; perfino di qnelle, poche e piccole, che non pa,rtcciparono formalmente alla lotta nm soltanto alh~ polemica che la accompagnò. ~<'utri in senso assoluto non ve ne furono. Mai come in questa guerra tutte le ragioni cli lotta, politiche ccl cconomi<·lie, morali ed iclettli, che covavano in tutte le pa,r ti dcll'uma,uit,à affio1·a,rono o scoppiarono in una cont<'mporaneiLà imLttci;a. J?u come se t,ut ti i popoli avessero voluto sciogliere tutti i nodi clcl loro passato e tutti gli enigmi del loro avvenire. Perciò a.nche 1.ri,nta speranza di rinnova.mento universale si levò sopra la batta~lfa universale e l'universale dolor<'. È stata l~1, gnerra delle nazioni: le sue origini storicl1c sono l)erciò in quel Hecolo che ha preparato le nazioni ad essere le m1ilà attive della storia, il !le· colo XIX. Prima,, le lotto umane per la ripartizione elci beni della terra erano combattute da unità Lrodizionali, imperi o repubbliche, che solo in parte conispondevano alle nazioni o addirittura lo negaYano. Ignoravano le nazioni lo quali talvolta ignoravano sè stesse; queste non apparivano come tali nel giuoco politico dl?lla 8torin.. .Ma la storia cbo viene dopo hL rivoln1.ione francese tonde fatalmente ad attuarne il diritto politico alla sovranità. Sn quc~to fondamento riplasma, gli Stati antichi che già. si avvicinavano nl tipo di Stato nazionale (Francia), ne crea di nuovi la Clli vita ò tut,ta in quo! principio (Italia). L'impulso dello n::udoni v<•rso la propria sovranit:ì, statale è tanto pii1 vivo quanto 1rniggiore, nel secolo X IX, è divenuta l'attività, dello Stato. Le n,ttribu-
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OltlOl~ l E AN'r.t:O.tJDEN'fl l>.tJLLA OU!UtRA.
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zioni che questo assomma ed esercita p or il mag~iore benessere <lei suoi componenti sono pit\ complesse e pitt varie di quelle che lo Stato esercitava nei secoli antecedenti. Molte attività uma ne che, nel medio evo, e anche pih tardi, potevano essere esornitate da enti religiosi. economici, anche polit,ici, divcr~i dallo Stato, non sono più possibili che in questo. La sna forza si rifloLte come non m ai prima 1:,ulla capacità o 1wrciò sulla. felicità dell'individuo : la personalità cli q ucsto è <lehole dove non c'è il prest,igio del suo Stato aù affcl'marla. 8e le attribuzioni dello Staf o sono divenute tanto pitt importa nti nel secolo XIX, è pcrchè in quel secolo l' insieme dell'attività. umana è divenuto straordinal'iamente pit'.1 vasto o più intenso. Le cose che l'uomo civile può e vuole fare per il suo maggior bene sono sempre più nurnerost>: la ci\ illà. meccanica e industl'inle ha dato agli nomini un mondo che non ò più quello di prima. È cresciuto di abitant i, e questi auita nti possiedono mt>zzi potenliAsimi, incrediùil i agli uomini degli antichi secoli, con cui pnò isfruttare tutti i beni potenziali della terra. La civilLà industria.le, figlia di qucslo secolo, segna un progresso matN'iale che sarebbe stolto negare. È la prima volta che l'uomo sente di possedere veramente il suo pfaneta: questo sembm nuovo, ricco di nuovi hcni; tntto si a,vvicina a tutti. P erciò in proporzione crPsce anche il desiderio di possedere codesti beni. Cresce nei paesi ricchi, che gustano i comodi di una vita migliore, cresce in quelli più poveri, che intendono migliorare la loro, mette degli stimoli ancho nelle popolazioni appartenenti ancora, o già., a tipi di civi.llà diversa. Ma la distribuzione dei heni universali è sostanzialmente sempre qut>lla di un'età oltrepassata : sempre più seml>ra :.rnacroni-
G
C'Al'l'l'OLO !,
sLicn,, paro quasi umi grande ingiustizht st.,orica <la. c01·rt'ggerc. B il desiderio di una ripartizione m1ova, di una ri<!onquista dei beni del mondo agita l' umanil,à, in Lut1 i i seni.i; ne sono dei sintomi t,a11to il Kocialismo, quanto il colonia lismo. Le rngioni di <·onco1Tenza e di conflitto aunwnt.ano, ta,nLo fra le classi sociali qua11to fra gli Stnti. Alla, gani i Jlopoli p;trtecipano como Stati : se non sono dofinite in 11no Stato Jlro1nfo, le nar.ioni o non vi part,ccipano o vi partPcipano come strume11 ti a profitto ,li cause da cui la coscie11za nazionale le fa sempre pi11 ei;trane<'. ~011 tutte• le unilà che po1;sono gareggiar<' nella gara inevitabile dis p011gono di I ntt <' le l'orze a eui dà, loro diriUo il limi( e oggett.ivo d<•lla nazio11alità: quellt1 ehe, per NefliLi\, s torica, dispongono <Li pal'ti di forza alt,rui natmalmenLe n<·~ano codesto diritto: ma esiìo si pr<'cilia Retnpre pii1 attivo dovunquC' ò coneul<·fLto. lrrcdentismi ant,iclti e l'Cccut,i minacciano l'equilibrio dc•i cont'ini 1:'Kistc•nt,i ; ne chie<lono la, <·orrczion<' <' la trasformar.ione p<'rchè alla gara nni,·er.:mlc partecipino 1rniLà unove o rinnovate. In l'\e111so contrario agi~cono in, ec<' for7.e che sono, o sc•mbrano, ultranazionali, <'h<' t,•ndono ad c1gire a I di fuori della rmltà ,-riva dei po1,oli e df'i loro tN'riLori naturali: l'intPniazionalif'mo socialis1a, <' quello fina11ziario. fllusi sulht conl'ifltenza effett.iva, di nlcoui loro intere,;:,d, che so110 arntlo~hi quasi cfa per LlltLo, i <ltH' internaziorrnlhm1i ncgn,no lo pal,1fo o gli Stati; negano Ì(\Orica11wnt<• lf~ r,L~ion nazionale, ma praticamentP accctL~Lno L'c(fnilihrio pnlif,ico esh;tfntc•, R<·nr.a cl1iNler:-i i.e sia l)ÌÌL o meno g-i11sto. PerC'iò cot.leid,e for7e, opposte
fra ùi loro, 111a, coinui<lcnti nella JloliLica, i11ternaziona le•, sono portat,c a preferiré proprio quegli 8tati che, avendo da, mantenere uno status qu.i discutibile ma
OltHlINI N ANTECEDt;NTI DELLA GUERRA,
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profitte.volC', dovrC'bbero C'Ssere meno propensi a t ocçarlo. L ' iutcrmtr.ionale socialista e qu<'lla dell'alta finanza si pensavano forze polHiche di prim'ordine e si sono ma,nifcst,ate dC'holissime: non sono valse a impedire che le potenz<' ad esse J>iìt caro dichiarassero la guerra allo altre; poi si i;ono anch'esse spozr.ato secondo lo linee di l'ra,ttnrn degli Sf :1ti e delle nazioni. Non piil pfficaci di quelle altre forze intt-rnazionali che sono lo rùligioni o le confessioni. J,a guNra universale per la ripa,rt,izioJ1e. dei beni della terra f' stala la guerra cldle na:7.ioni.
** * llassotto polHit-o eh<', attravC'rso a molte scos:,e porieolose, ha re'lifll,ito in Muropa i,;ino al 1914, ripeteni le sue origini 1lnl trattalo di Francoforte (1871). Le vittodc prussfano-teclN;che eh<' avevano dehC'llato la, l1'rancia, di Na1,oleono ) Il av<'va,no <list.ruLto il pr<'cerlent<' <'quilihrio ront inental<• i rui 1>0Ji t•rano stati l~nrncia ed A 11i,;l,ria. l\fa meni r<' b Francia, vinla, a11111ulala. <iPll'Alsazia,-1,orona e dC'l Huo prcsUgio militarE>, era P<'t' qualdl<' tempo esclusa dal far val<'rP la sua ,·olontà politicn, l'Austria, già rivale della Prnssia, in<lfrcUam<'nt <' si avvantng-gi~va ciel trionfo germanico, ])Oichè anch 'csi:;a c1·a storkament<' potenza, di m10IP0 tedcfìco. P<'l· una éliceina d'anni non ci fn equilibrio wa prrdorninio tedesco sul <'Ontinente Clll'O'Jl<'O. I,o si vide al Congresso di Berlino (1$78) chC' rim,cì a, fru~traro gran p,1rt<' dt>lh~ vitt.ori1• slavC' sulla '1'11rchi:1, om·opM lleca,<lC'nte. Quf'sta <'Nìsè, di far parte di quello cbC'. dopo il C'on~rC'sso di Parigi, :'li Jhiamava il Concerto Mm·opeo, cioè l'insieme delle poi C'nze rC'golat,rici del!' fi}nropa, per di venire quasi terri (orio co Ioni;\](• destinalo alle influen1.<' e alle spartir.ioni dellC'
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OAl'ITOLO I.
grancli poi enze. Si erano affermati nei Balcani due nuovi StaU nazionali (.Romanht e Bulgaria) naturalmente orientati verso la Bussin, ma il g<>rmanesimo era in con.dizio11i da, porre dei limiti allo slavismo nel momento stesso di un suo trionfo; le due provincie turche, ma na,zionalment,e serbe, della Bosnia. o dell'Erzcgovimt erano date in occnpazione, senza, t,ermine, all' Austria-Ungheria. L'ingra111limento di questa desta.va k~ittime apprensioni nell'Italia, da poco entrata, o qnasi solo formalmen te, nel numero delle grancli potenze, indifesa contro l'Austria. per le due provincie di Trento e di •rrieste che la guernt del '66 non era riuscita a darlo. Il Oongt'<•sso di Berlino, a cui detLava legge il Principe di Bisma,rck, non tonne alcun conto della sua presenza: le speranze vaghe che tuttavia in quel momento insorsC'ro nella coscienza italiana non potevano darle che il martirio di Oberdan o l'ostilità mina,cciosa della sua antica dominatrice. Delusa, ancho nelle sue aspirazioni medif.crranee, daccbè la Francia, suggestiomtta da, Bisma,rck, aveva occupaLo Tunisi, le fu impossibile anche l'amicizia con la Francia o si l,rovò isolata come la politica germanica aveva voluto. Non lo rimase che cercar<' l'alleanza della Gernrnnia, ma poichè questa era già stretta.monte alleata all'Austria-Ungheria (trattato del 1879), dovette anche allea.rsi a quest' ultima di cui, so non voleva eR~ere la nemica dichia,rata - ed na materialmC'nte impossibile - doveva essere l'alleata Jler ragionamento. Il 20 maggio 1883 l'Italia accedeva alla aUcanza tedesco-austriaca e formava la Triplice. Per questo patto essa si garantiva ta.nto dall'ostilità aperta, del!' Austria, quanto da quella tleUa Francia. Ma la Germania aveva il vantaggio di fondare il suo sisLema politico sopra llfi gruppo di potenze a cui non se no
ùlllOINI }; ANTECEDENTI DEl,LA GUEIIIIA,
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contrapponeva altro di pari forza. La Russia, d<'SLinata a, rivaleggiare con l' Aust,ria-U11gheria nei Halca.ni, era, però ritornat,a, all'amicizia con la Germania, che strinse con essa llll acc•ordo così d<'tl o di controassicurazione. L'Inghilterra, inditferente p<'r tradizione alle vicende continC\ntali che non tocc~R!!ero i suoi interessi dfrcUi, non vedeva mal volen1,kri l'isolamento della Francia, su:~ conconente colonia!<', nè iemcnt un moderato predon1inio germanico elle di fatto, con la Triplice, assicurava la pa,ce. Pace armata, figlia di una. viLtoria l,ntta, qunnla militare, che regola,và l'equilibrio degli Slali secondo il peso militare di eiasl'uno. Quindi la gara degli armamenti perchè l'equilibrio non si sposLaRse. TuUa,via equilibrio pacifico, pcrchè realm cn te la Tl'iplfoeAl leanza nacque come trattato difenRivo e non offensivo. H irn, alla sua prima stipulazione. I' ltalia dovette subil'la con diminuzione della propria, autonomia., nei rinnovamcnt.i successivi essa provvide più ad allentarne eli o a stringerne i vincoli: nel 1887 stipulb garanzi<' per il cai,o di nuove <'spansioni austriache nei Balcani; in quello stesso anno conv<'nzioni spccia,li relative a l possesso tur·co in muropa furono concluse tra l'Ha.lia, e l'tnghilt<'rra e l'Austria e l'Inghilterra. Questa, s<'nza accedervi diret.tamcnte, di fatto completava la Triplice. L'ordine territ,oriale europeo <'l'tt assicurato, mentre rimaneva libera l'azione colonial<', o ai tre contraenti non era escluso di coltivare rapporti amichevoli con a ltri Stati. Come sistema politico europeo, il diretto cklla Tri plicc 1wl suo primo periodo, bismarckiano, era quello di mancar<• d'equilibrio. Nella, mente germanica C8S,ì, cloveva. i111pcclire alla. Francia di riprendere il suo antico posto in Europa: ne perp<'tmwa la sconfitta militare in una, diminuzione diplomatica alla quale non era
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CAPITOLO I,
suCficiento comp<mso l'at,tivitÌl. colonia.le a cui Bisma,rck la aveva incoraggiata per (listrarla dnlla politica europ ea. Era, naLura lo che la, Francia fa,•csse ogni sforzo per usci.re ti.a ll ' isolamento e rii.;tabilire un contrappeso al l)Cso troppo grave della sua 1-i\'al<• Yittorioim e dolla Triplice. 'l'a,nto più necessario que:-1Lo rilorno all ' <'quilibrio, in quanto la Gemrnnia c•resrr, a rapidamenLo di 1>opolar.ionc, di rircl1ezza, di ogni specir <li forza, m a specialmente di Io1·za. militarr. Il nuovo imperatore as:mnto al trono, C:uglielmo IL, loclan<lo la. p ttco i.ntc11(lcva la pace gcrmani~a, r n1ostrava, chiamnwnl e di voler sfruttare in tuUa la, loro <•::,tensione i vantaggi <lrlla "itLorfa er('cliLata clall'ayo e del predominio af-sicura Logli dal Oaiwdlicrc. Dall,t poli1,ina, P<"lante ma consrrYatrice. di Bismarck. l'Impero ted esco tcnch;va a nna politica di espa.rn,ione 11nivcrsa le. Venuto n Il imo fra, g li imperi, voleva pcrco1·rc•rc di un balzo la Hlrada c he altri av(•va per corso nei secoli. Il superbo progmmma era, prci1nrrnnciato al l{ciclu,tng dal nuovo cancellirre Hiilow : u Son intendiamo c•be n1rn Potenza, 1p1alunqnc• esxa sia, ci venga a dire: Il mondo 110n è• pii1 da prendersi» (18!):~). :\[a la l•'mncia, anch'essa rifiorrnte dopo la :-confiLLa,, non era piìi sola. Aveva. (,rovato un'al1,ra grande pot<•11za, la Russht, a cui l'a micizia drlla C: erma nia non p arev~t pii1 11(,ile <' l'amicizia con !'.A ustria, orit•ntnta v~rso i Balcani slavi, era, impossibile. La convcnziorw Irarwo-rns!-!a, che due anni più tardi era cambiata in un trat,Lato formale cli alka,nza, ora Ii1'Jnata ndl'agosto d el 189~. Si usciva da.Ila pox gel'manica e s i c•ntrava nella fase <h•ll'equilibrio eurOJ)CO. Logic'amcnte la paco n o do veva riu!!cire rn eglio assicurn,ta all'l%ropa : i possibili eccessi dell'una J)art e, meglio cho d a, nn freno interno, erano rronati clal limito dc•lla parto contrapposta. La potenziale egomonfa g0rmanica
ORIQlNl E ANTECEDENTI DELLA GUERRA.
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sul continente era imbrigliata da due potenze cl1e, per la, loro diversità e lontananza, erano ant,iegemonfohe. L'equilibrio era completato dalla speciale situa7,ione dell'Italia che, non avendo che· degli interessi negativi a, comune con le sue alleate, ne poteva avcro dei positivi con la Francia e con l'Inghilt;erra mediterrane<'. Pur continuando a far parte della Triplice, l'Italia divenne l'a.go della, bilancia d'Europa. J,a bila ncia prese ad oscillare <lacchè l'Inghilterra ebbe ragione di allontanarsi. dalla indifferente amicizia, verso la Germania. Questa aveva oramai inaugurato la, sua politica« mondiale 1> e cerca;va oltre i mari nuovi campi d'azione alla sua attività irrequieta. Mentre la Spagna, decadente, perdeva nella guerra nava,Ic con gli Stat,i Uniti (1898) i resLi del suo impero coloniale, la Germania ne approfittava per comprarle lo isole Carolinc. P artecipava,, anzi chiedeva prirneggia,re, nella, lotta contro i Boxers, per l'acquisto di concesRioni economiche e militari in Cina. In t,utta la sua a.7,ione metteva un'auda,ce volonl,à di d valeggia,re sui mari con l'impero britannico. Guglielmo II, non contento di incoraggiare- i Boeri, cou tro cui l' fnghiltcrra com batteva una durai guerra coloniale (1899), viaggiava in Oriente e promcUeva al mondo mussulmano un'amicizia, che non poteva essere che·una inimicizia inglese. Forte del ·piìt potente esercito di Europa, preparava una flotta che avrebbe finito col pareggia,re quella britannica,, se questa non av<•sse continnato ad accresC'ersi. Tutti gli equilibri esistenti cmno turbati <la, nna potenza ambiziosa di cr,sere la prima, sui nrn.ri come sulla terra, che si credeva diminuita se non aveva la sua parte di beneficio dovunque sorgesse, per un qualunque Stato, la posibilità di averne. La, sua flotta crescente doveva servirle a riscuotere le decime su tutti gli affari conclusi in tutte le parti del mondo. Questo era il
12 OAl'lTOLO I. senso pericoloso <lella politica mondil~lo proclama,ttL da Guglielmo nel suo disrorso naut,ico di .L\mb,u·go: <' Il nostro avveuire ò sulle a.eque n (l 900). La forza militare della Oerma,o ia :u1sumcva uu carat.tere sempre pii"minaccioso: non era più un mezzo a servizio di un'idea, polit,ica, ma il principio generatore di ogni politica germanica, l'assise di uno ::,tato, la rngione di un sistema. ) spirando al suo esempio lo St,tto gemello austro-ungaiico, costringeva più o meno tutte le potenze ad una gara di armamenti costosa e minacciosa. 11 pericolo del gareggiiue indefinito era cosi evid<'nte <'be il capo di Ut\ granèle Stato assoluto, lo zar :Xicola n. propose un accordo internazionale p(lr imporsi dei limi li. E Iu la prima conferenza dcll'.Aja, (1890) in cui ht • Oermania, secondaLa dal!' .AustriaU uglleria,, si oppose alle, due ques1,ioni fondamentali che, per valere qua,lche cosa, chiedevano evidentemente l'accordo unanime: la limitazione degli armamenti e L'al'bitrato obbligatorio nelle questioni contcucn1 i pericolo di guerra. Il delegato tedesco, Zoxn, dichia,i·ò che la, questione lasciava freddi i suoi C'onnazionali. PiLt che lal:!ciarli freddi eccitava l'incredula Ìl'onia di un paese elle, ficlente nel dil'H to della sua forza, non com1n·endeva pi1'1 la forza del diritto. Al tent,ativo pacifico dell' Aja, l'imperatore Guglielmo Il, che pure si vantava di voler incatenare la pace, rispondeva,. ~L Wiesha<lcn, magnific~tndo la sua 11 Rpada affilata». Il pii1 grande storico Le<lesco, Mommscn, derideva la conferenza, come cc un errore di stampa della storia ». Agli altri Sta,ti non rimaneva, che provvedere, ciascuno ~econdo le sue capacità (' i suoi spiriti, alla propria difesa. R poichè la Germania era da sola più forte di qualunque altro Stato, e con la Triplfoe soverchiava di gran lunga la forza miliLa,r c <lella Duplice, si disegnavano, per mant<'nere, a,nzi per formare un
ORIOINT E AN'rECEDJ.:NTI DELLA GURRlti\,
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equilibrio, 'nuove alleanze e nuove aggr<'gazioui di l'orze. L'Ita,lia, più clw mai sensibile :tgli spostamenl i della bilanci!!, rimaneva pro bono vaviR nclfa Triplice, ma fin dal 1896 fl.vova dichia,rn.to alle sue alleato chr non Jr avrebbe S<'guite in una guerra in cui dalla pa.r1c opposi a fossero trovate l' Inghilterra e la Francia. In I roppi punti i suoi intem,si di na.zionc lih<'ra divergevano da quolli austriaci e 1.)0tevano arcoRtnrsi :1 quelli dellr dn<' alt.re nazioni mr,dit<•narwr.
si
** * 'l'uttavia il Pecolo nnovo si apriva con sereni m1Rpirì. Le ragioni di contrasto palesi e quelle. piit p1·ofonde, ::;egrete, non toglieva.n o ai popoli di Europa di pa.i'tecipare ~Li Lctiefict di una civiltà comune emopca. La, prosperitù, generale cresceva. : tu11t.i i popoli erano in progrcsxo. La. Francia aYeva magnifkamPnte rrR~aurnte le sno ferite del 1870 : se h~ siaf!i dell:1 sun popolazione o le crifti d'inquietudine nella rma politica in tema {I' nffa.ro Drey Cus l' av<'va tml>ata corno una, guerra civile) facevano nrgomentare i peRsimiRti di una relativa, decadenza, la sun. vigoJ"ia economica e quella intellettuale dicevano il contrario. L 'ingiuria, più mor;1le ancora che Lorril1oria.lc, in[litl 11, dalla Germania con l'amputazione dolle due provincie, miste di lingua. ma iclea lmonte francesi, dcli' Alsazin· l JOrM1a, rendeva. queste iudimenf.icabili: ma. era anche uno stimolo e un a111mo11irnenlo. La Re1rnbblica non sembrava. meno dell' Jmpero capace cli influenza. poli I ica e di prestigio mora.le. li Regno cl' Italia, sempre più libernle e democratico. s uperato qualche incicl(•nte colonia.le el1e una coscienza pubblica, ancora nuova ai doveri di grandr l)Otenza, aveva, <'~agerato, inaugurani col nuovo regno di Vittorio lBmantLcle I fI {l!lOO) un'era di pace intc>rna r
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CAl'ITOI.O I.
di lavoro fecondo: le Puo provincie più adatte all'indust,rialismo presto si mettevano alla pari 0011 le regioni più. p1·os1,ere di Emopa: un fervor<' di volontà nuova la animava tutt.a: nel giovane Stato. i11 forme nuove, riovC1rdivano alcuni dei più saldi polloni fl<,lla antica razza. • Ma in quanto il tipo della civiltà. prosp<'rante <'ra osi-enzialmenle industriai<', Hesstin grande popolo poLeva inorgoglirsi clel sno progresso più che la Germania: nessun uomo emopeo poteva essere più sodisfntto èli colui che na!lccva tellcsco. I/at,tiviLà, meccanimt della, razz,t, inquadrata in un sist<'ma di governo rigorosamente ordinatore, si era impadronila felicemente dei trovati mecca,nici, nati alla, Ill(ILà del secolo 1,ra, gli AnglosaAsoni, e li aveva sviluppati con una intensità pam~onabile a q11olla degli Americani. <)ramai la Germania poteva vantarsi (li un primato proprio in nna civiltà che aveva i suoi primi elementi nel carbone e nel ferro. La val'ietà. e h~ quantità, i-e non la qualità., del ln.voro tedes<•o, si propaga.v ano nel mondo: nl\lle s1rn ciLtà, cre:1c<~nt,i di Iolla, l'antica semplice vita cedeva ai comodi, al lusso. 1.· abbondanza e la buona diiltri lmzione dei prodotti. anche intolleltuali, <lam~no aHa, Germania anche un alto pres1,igio di coltura. Quest,o si estendeva a tutto il germanesimo fuori d<'i confini : prima su quello :1ust,riaco che, mantenendo l'eg<'monia su gli altri popoli della monarchia,, Ii stringeva. tutt.i ndl'unica si:era cl<'lla coltura gm·manica. Per l'Austria- Ungheria irrad.i.-'1va verso i Balcani e pt•netrava l 'Oriente turco. lJna co1Tente di civiltà. cli tipo ted<'SCO fluiva èhtl :Nl are del nord, per la linf'a d<'I Danubio, verso il Mar Nero e, valicati gli stret,ti, scm<lc>vt1 ver110 la Mesopotamia. Nc•l 1H03 la o...rm:mia ot Lcn<'va dalla 'l'nrchia cli costruire la
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omornr 1t ANTEOEDRNTJ nRU,A GUERRA.
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forrovia Konia-Bagdad-Bassorah, che doveva portan' la, civiltà tedesca sino alle porte dell'In<lia. Jl prestigio te<l<'i;co, che diveniva sempre più prestigio germanico, riempiva cli sè tutta I 'l~uropa Ct>ntrnle : la snn luce si fondeva quasi con l<' Luci minori. ma clella skssa composizione, che splen<l<'vano nei piccoli ma prosp<'ri paesi del Het.tentrionc. l,a coltura, ~ermanica, sembmva così bene accomodata a.i biso~ni dell' èra. industriale che ancho i popoli <li più antica cirutà nr ammettevano, pill rasscpna,ti che invicliofd, la suprriorità pratica. I poli a cui l'Europa guarclava sempre più volentieri erano i poli clcll' Europa centrale, in Germania. Il prC'!ltigio della prosperità tedesca non aveva intaccato qtwll<? brit,}mnico, mn, mentre l 'uno cresceva l'alt,ro rimaneva stazionario rn lla sua vaRtità tranRoooanica. Qualche srgno fae<>va. _dubilaro che, come i Latini, anche gli Anglosas1:1oni dovessero fare ù<1 i nuovi sforzi. per conf!<'rvare int.atLa la loro bella parte nrlla civill,à europea. Gli altri AnglORìHIKoni d 'olt,ro Atlantico, gli Am<>ricani <lel nord. come gli altri Latini, gli Americani del sud, vivevano in una sfera propria, !bn.aloga a, quella dclh1, civiltà <.mropea, mn, troppo diAtinta per contrihuir<' alle varia.zioni di questa. rnscenden1,i d ' Inglesi o <li Spagnoli, di Portoghesi o <l' Irlandci;i, d'Itnliani o <li 'l'<1cleschi, in quanto Amrricani, andavano foggiando ,mo stilr <li vita, prO})l'ia, diverso ila ogni vit,a europNI. In Europa un t erzo elrmrnto, ahhon<lanti,;simo, ma fluido, 1·onfuso in stati non propri o disprrso nella ima vast,itil, quasi :ìi<ial,ica, -part<'cipavn, con note proprie, alla. civiltà comune: l'clen1<•nLo slavo. La R,uf\Rin, ,•norme e misteriosa, rra una mole politica forte cli un prestigio secolar<' quasi i<>ratico : i snoi pOJ)Oli che. orn appa.rivano un agglomeralo di molte trihì1, ora sem1
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CAPITOLO I.
bravano già. (usi in un}), possente nazion<' omog<'nNt, per itlcnni lati }),ncora selva,tici, p<'r altri pi1ì che civili, erano l'oggetto di molt<' speranze per l'a,vvenire <'d anche cli molti sospetti presenti. La loro informità. , civile Hi nasconùeva in uno Stato dispoUco ilinm10 dfl tutti gli Sta1 i <'m'opei, anche i meno lihN'i, corno la Prussia germanica: ma anche da quel mondo venivano lampi di intelligenza e di bellezza: vaghi e mutevoli come le auror<' boreali, ma come le a,u rore boreali sfolgoranti. lfagione di fierezza e di speranza ai minori popoli shwi, più acl occident<', quasi t utti confusi n el dominio poliUco dC'l germanesin10 tedesco o austroungitrico, e, per lo stilt' d"lla coltura, quasi assorbiti cla qnc~to. Tuttavia. tutti coscienti della razza comune più che non i Latini e gli stessi Ocrmani, già elaboraf i dai f<c,•oli nelle più precise unità delle nazioni. f3icchè l'intero mondo slavo, oltr<' che nella cii,. viltà, i;embrava poter gravare di un lmico peso 3nchc nelfa, politica. Una dello ragioni con le quali il g0rmancsimo giustificava all'ElU'opa occidentale il suo diritto a fortificarsi, era apptmto la minaccia vaga cl1e sembrava incombere dall 'OrienL0 : quell a di un brulicante mondo inquieto, pronto u. straripa,1'e stùl'Europa più colta, come nelle migrazioni d<>ll'antichità : il panHlavismo. Di fatto il panslavismo, cbc nella sua, tradir.ione politico-religiosa perseguiva la discesa a Costantinopoli, non guadagnava terreno Y<'rso occidente. Ver1<0 il sud asiatico era infrcnato, in PN·sia, nell'. Afganistan, nel Tibet, dalla Gran l~l'etagna gelosa <lelle sue I nùir. S0lt3 n to n ell' csf remo Oriente, oltre le vastità Riberianc, ora congiun te soLtilmentc per una lunga ferrovia, la Russia tendeva a,d a,ffcrmarsi 1,ml Pacifico di fronte al Giappone. !la ncll e isole del Sol Levante Ri scontriwa in un avversario nuo"o e i-ingolannente forte. Il Giap-
ORlGlNI R ANTECEDE~Tl D.l!lLLA GUERRA.
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pon.e, pur rimanendo per l'anima del suo popolo il figlio di una ci viltà inconfrontabile, qr _tsi incomprensibile a quella europea, si era anch'esso, con un balzo improvviso, impadronito degli strumenti della civiltà industriale, li adoperava con maestria, era entrato, con l'energia silenziosa della sua razza, nella sfera della civiltà e delle competizioni europee ed americane. Bisognoso di terra e di lavoro per il suo popolo affollato, tendeva di espandersi dalle isole native alle coste continenta.li, t~ penetrare nell'antica, fhtccida Cina. L'aveva combattuta e facilmente vinta, ma · poi aveva dovuto rinunciare a quasi tutti i benefici della vittoria urktndo nella gelosia, delle poteJ;1ze europee, discordi tra. loro ma capaci di sentirsi a,ncora europee <li fronte a.l concorrente di lm'altra razza. Le altre potenze non avevano lascia,to in Cina che delle sentinelle, ma la Russia rimaneva minacciosa tra Wladivostok e Porto Arturo: il Giappone si decise ad assalirla e nella guerra in :.\fanciuria (battaglia di M:nkden e a,ssedio di Porto Al-turo) e per mare (Ciù-Scima) la batteva inasvettatamente e le recideva i tentn.coli oceanici. Senza dare al vincitore dei vantaggi apparenternente proporzionati alla grander,za della vittoria, la Pace di Portsrnouth (5 settembre 1905) consacrava il predominio diretto d<-ll Giappone sulla Corea e ne preparava l'egemonia stll Pacifico asiatico. La potenza, nipponica acquistava vera paritt~ di diritti e d'interessi come le potenze di Europa e di America. Ma la guerra russo-giapponese era, stata combattuta a cosl grande distanza dall' Buropa che la coscienza. pacifiea dei popoli europei non ne fu tnrbata.. Il secolo pareva ancora mantenere la serenità dei suoi auspicì.
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OAl'ITOT,O I.
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In realtà la scontitta russa aveva turbato J>rofondamonte quell'oqu.ilibrio politico che andava appena formandosi fra la Triplico e la Duplice sotto gli occ·hi indifferenti dell' Inghilterra ancora solitn,ria. La Francia avevi~ pagato generosamente l'alleanza con il ·< colosso del nord ,, ; la sua finanza pubblica e prirnta era stata messa al servizio della nussia, nella certezza di esijersi asF!icurnta come allmtto un colo1;so, lento ma invincibile. Ora la vittoria del Giappone scotcva codesta opinione tn1,di7.iomlle: la Russia ne usciva non solo diminuiLa nel lonta,no Ori<'nte, ma indebolita nella sua compagine interna. Lo zarismo appariva inadatto anche ai bisogni particolari dC'lla società ru!'lsa, ma i moti rivoluzionari che erano segnìti alla sconfitta non riuscivano a Rostituirgli una forma di governo più sana, : il sbtema ucrvoso del colosso si mostrava debole come quello di un fanciullo. D ell'indebolimenf o rnsso ris<'ntivano i popoli balcanici che, sviluppando le loro capacità nazionali e }l(?litiche, potevano infronare l'eccessiva <'s pansione n.ustro-gcrmanica verso l'Oriente, il Drang nodi Ostcn, che minacchwa. anche una discesa della Germania nel Mediterraneo. Da poco la Serbi a, - sosti1,uendo 1,ragicamente alla ilinastfa cl<.>gli Obrenovic quella più nazionalo dei K aragcorgevic - si era lib<'rata dalla dura tutela dell'.Austria. Tra qnesta eh~ Rw;sia si era venuti ad un accordo ()[iirzsteg 190:t) per una sparti:dono pacifica d<'ll'influooza nei Balcani (il lato orientale alla Russia,, quello occidentale - Albania - al1'Austria-U ngberia). La sconfitta della Russia annulla,va questi presupposti di equilibrio. La Francia ricadeva in nno stato
ORTGl'H & ANTECEDENTI DELLA GUERRA.
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di infC'rioritit diplomatica. La Germania aveva novamente il cam1)0 quasi lil>C'ro a, fm·c una politica scrnrn. rignarcli. È vero chr in questo [ratterupo la Francia si rra utilmente liberata di un'antica rivalitit, specialrnrnte coloniale, con l'[nghiltC'1Ta: il nuovo sov11.ino ing-lrs<', IMoardo VH, r.io di Guglielmo Il , aveva ,;l'ntito arrivare l!ino alla sna isola e al suo Impero tramnnar·ino la minacci~t ddl'cgcmo11i1t gcnnallica, e, mct'ndo ddla spl1m<lid i~ola/io11, si andava avvicinando alla !•'rancia. Non pot,<•vano essere, secondo l'indole.. costa ntc della politica i oglcse, che accordi pa,rziaJi iill punti singolari: ma erano accordi non già con la Germ a nia ma <'On la F1·ancia, avvC'rsaria di questa. P<'r il primo di codesti accordi (l 90 I), l' I ng h il terra si assicurava mano libern. in lilgitt o, mentre· la, Franc ia si serbavri di pc•nC'trare liberamcnt.c nello Rconvolto ma ric-co impero del Marocco. L ' Italia aveva già ritonoscinto lo stos8o diritLo alla ]•'rancia, oUcnendo in compt>nso un'ipot,cca sulla Libia. colonia Lurca, intervosfa fra i possessi francesi e quelli inilesi dcll'_\fric·a settC'nlrionalc (1900). I ntpporti italo-francesi nç riul.-ìcivano mdicahnente migliora.ti, tanto che due a1111i dopo Ualia e Fra,ncia si promettevano re,•iproca, neutra.lit à se l'una o l'alt m fossero state at laccate (dichiarazioni Prinettinr~nòro, 1° novembre 1902). )fa queste• <·onvenzioni sp<'ciali, se prevenivano la Germania nelle sue aspirazioni, che cra110 anche mussulrnn,no e mc•ditcrmnoc, non rnodifica,vano la dif,tribnzione delle l'orze oolitiche e militari cssen:dali: questit rimaneva a. tntlo vantag-gio della Germania. Se l'Inghilterra cominriava n-d accostarsi alla Francia, rimaneva, lontanissima da lla Russia sconJiLta: anzi dell 'umiliazione rnssa c•ra sodif4faLta, pcl' ciò che la espansione russa in Asia aveva sempre fatto om'>ra
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CAPITOLO J.
ai suoi intcres:ii asiati<:i. rosi alln Germania si presentava l'or,caRione p<'r attuare qualche nuova parto della sua politica mondiale. (~tmle fosse la volontà. <' la fede che la moveva,no avevn, detto Sllt)<'rbamentc il cancellil'l'<' BiHow alla, Camera dei Signori: « In Prussia ;-wanti il Re, in Germania avanti la Prussifl, ,, et Mondo avanti In Germania >i (16 gonna.io 1!104 ). E l'oceasione non fu lasciata cadere>, an7,i Rcrvl ad inau~nrare un sistema di politica nuovo e tipicamonLe tcclrRco; sisLC'ma confiiSL<'nte n<.'ll'interYcnir<'
violentemen te in un punto qualunq11e del mondo dovo nessuno la chiamava <' chieder<' poi, in nome della propria forza, il diritto di int<.'rvenirvi: la politica d<'i eolpi di s1·C'na e d<'ll'inl,imidazione. Così, mentre la gLtcna r11sRo-giapponcse era già prrduta 1wr la Russh~, Guglielmo TI, senza fa,rsi in-
vitare nè dalla Franc•ia ni' dall' I n~bilterra, sbarcò n<'l Marocco a Tange1·i (31 maggio 1H05) e salutò l'indip<:>ndC'nza drl sultano Abdul-Aziz che la Fr:wcia, comiclerava, come suo vasflallo ribrll e. OugUelmo e il suo Cancelliere trionfavano; il minisLro degli esteri francese, Delcassé, dovette dimetlersi. fot questione marocchina era rimessa in discusione corno questiono europea : la Germania, voleva, la, sua pa,rLo di preda,; ma il Rucccsso fu hrevc e incompleto: alla conferenza ctiplomatica riunita acl Algesims (1906) la Germania: che pensava di apJ)oggiarsi sull'intera l'orza della, Triplicr, non ebbE> dalla sua parte che l'Austria-Ungheria , << hrillant e padrino "• come la ringraziò l'imperatore Guglielmo. La Francia e l'lnghiltcrra ehb<.'ro invee<' l'appoggio dell'Italia, che, per quanto legata a.Ha 'l'rip'tice: non poteva tollera.re ohe una Potenza non mediterranea veni,ise a complicare dello questioni evidentemente mediterranee; il clecano <lella confet·cnza, marchese Emilio Visconti-Vcnosta: condusse 1c
Ol!l(HNI tl AN'l'~OY.l)EN'rl DELLA GUElmA.
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discussioni in modo che la Germania non riuscì a far trionfare le sue pretese. Il principe di BUlow nascose il suo dispetto per l'insuccesso diplomatico, spiegando al Reichstag che l'Italia aveva fatto un ea:tra t01rr, un giro di valzer. Ma poichè aveva dovuto ccdoro alla resistenza inglese, provvide a prepara.re a.rgomenti specialmente dedicati all'Inghilterra. Dopo Algcsiras la Germa,nia, cbe aveva aumentato considerevolmente ' le sne forze di terra (porta.te nel 1905 a 505,000 110mini in tempo di pace), si. dette ad intensiucare le sue costruzioni navali in gara aperta con la potenza navale britannica. La Gran :Bretagna,, insulare e vivente delle sue colonie lontane, avéva come assioma politico una preponderan'z a marittima tale da assicurarle f.empre e dovunque libere le vie dei ma,r i: perciò la Slla flotta, secondo la norma detta del two 11owr.rs standard, doveva sempre eguaglial'e la foi:za delle due flotte più potenti riunite. Ora quella tedesca minacciava, in una decina d'a,nni, di raggiungerla con le sue sole forze: per le corazzate di gw ncle tonnellaggio, le così dette dreailnought,; allora venute di moda, già 'nel Hlll avrebbe supera1,o, con le sue tredici navi le dodici impostate nei cantieri inglesi. Per quanto lenta nello scorgere i pericoli che non sieno già tangibili, l'Inghilterra si scosse; si accorse che la Germania dive11tava sua nemica e voleva essere una nemica più forte. Questa cercava di sviare i sospetti inglesi: l'imperatore Guglielmo scrisse in persona al primo Lord dell'Ammiragliato inglese, che era a,llora, Lord 'rwedmouth, per convincerlo che la Gerrna.nia si armava soltanto a difesa. Ma diversamente diceva l'opinione del popolo tedesco, elle considera,va come una offesa a sè stesso la prevalen:6a marittima degli inglesi. Lo confessò imprudentemente
IJAl'IT/Jl,O J.
I I quando disse (inkrvista al Daily JI ail del 28 ottohre 1908) cli essere amico dcll' I nghil t t'rra,, ma cli aver(' pochi dei suoi sudditi della sua opinione. Re non riur;civa ad un accordo J><'r mantem•re le proporzioni navali, l'Inghiltena, a meno di non darsi p<'r vinta, doveva ace<'! tare la sfida, e accrescere indcfinitnmente la propria flotta. La gara, a cui la Germania, sollecitata a})Cl'Lamcnte rlal ~ovemo iuglesc (missione cli Lord Ilaldane), non volle porn• fine, continuò Jino allo scoppio della guerra. La Germania la giustificava dicendo di difendersi da una congiurn di potenze che voleva.no isolnl'la e accerchiarla. In realtà, le nuoYc convenzioni tra le n,LLrn potenze oùbodinu10 alla ](•gge, i;Latica. a,ncorn più che politica, dell'C'quilibrio: inanlencvano la libert.ài comune, in qua,nto negava.no l'Pgcmonia.. Intanto tali c·onYenzioni proclueevano l' C'vid<•nte lieneJ'icio cli co11ciliarc paciricarnento cont,rusti ed a.ttriti. l;,L Germania non -poteva pretendere che J>er la sna maggiore comod it,à, i;i perpett1a.sscro le inimicizie altrui. L a più importante di que\ltc corn enzioni altrui, <'he in Germania fecero naRccrc> la manìa, di p<'rRecuziono, era, sLa,to l'accordo Ll'n, l:1 Russht e l' Inghiltl'rra c:n agosto 1007) che })Oneva fine alle rivalità, asiatiche di quoflte due potenze. :N'on era un'alleanza, poicht• per principio cosi anto l'Inghilterra non si legava con impegni p<'rpetui e generali. )I a l'amicizia cl<'iJ'Inghilt erta, dichiarat,a a tutti e clu<' gli Stai i della 'Duplice, cresceva la for;m e l'inrluenza di questa. L'(!quilibrio [ra, 1n Triplice Allca11za ecl i l nuovo g ruppo che si chiamò poi '1Plla 'l'ripli c<' Intesa, o sorn1>licenwntc• <lell' .< fntesa cordiale n, era, rnggiunto. La paco generale avrebbe dovuto dunque esserne confermata, se <lal canto loro Germania ccl Ausf.ria(J ugli<llmo
0R1G1NI R A:STEORDt;NTl DELLA GUCJlllA.
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lJnghrria non si fol'Jscro volte affannoBamcnte a tt•rcare nuovi accrescimenti dnlla propria l'orr.n : l'a,ttcg-giamcn to dell' Ua lia, conciliante fra i d uc gruppi, non gio,ava. al loro concetto cl<'ll'alleanza, sempre 1>iù stretto e pugnace. Ora anche l'Austria-Ungheria, che da, due decenni si tenevi~ relativanwnte calma, quasi ad emula.r e gli spiriti clclla maggiore alleata,, si volgev,t ad una politica attiva ed invadente. Il nuovo ministro degli esteri austro-ungarico, Aerenthal, si propOS(' un tale f)l'Ogramma: lo ispira va il ricordo amhiziOisO dei tempi in cui l' Au1:1t,ria era stata il centro diplomatico dell'guropa, lo consigliava anche un'opportunità. di politica interna : qnolla di proporre una di v-etsione com 11110 all'inq uieLudine nazionale r1·csceutc fra i 1>opoli Rottopos{.i allo scettro del vecchio li'ranC'eRco Clinscppe e alla concorde <'gemonia dei Tedeschi e dei 1\fagi ari. Gli Italiani del 'J'rcntino e dell' AclriaLico, minacciati nelb loro vit ii nazionale da Tedeschi e da Rla,vi, considern,f i dal Governo ccn(,rale come sudditi rihC'lli, nascondevano semJ)re meno la loro sp('ranza di ricong-iungt•rsi alla patria italiana : l'irre<ll\n{,ismo - parola e fatto creati frn gli Italiani d.cll'Austrin,- si 1n·opagava, in direzione diverg<'ntc, agli Riavi meridionali che, srnza pensare alla distruziùne clcU' Impero, C'Ominciavano però a J>ensare ai loro congiunti liberi della Serbia e del Montenegro. In J'{oemia, gli Occhi tornavano a :sognare tenaccnwnto l'~~ntico loro Regno slavo inclipcndente. Ai movimcnt.i nazionali che minacciavano di indebolire lo Stato, Aorcnthal pensò ,li provvc<lerc allargando le basi e i confini dello St,ato stesso. H suo pensiero concordava con quello dcU'arciduc•a ereditario, il fosco e ostinato Francesco F<'r<linando, che sognava di trasformare il irno Impero in uno Stato sempre più slavo o più balcanico : di estendere la pot,cm~a del germanesimo
OAl'l'fOLO I.
assorbendo e metLeudo a suo servizio uu numero di Slavi sempre più grande, g('ttanclo dei ponti ausLriaci sempre più larghi tra la Oerma11ia o l'Orient(' europeo. Era nell'Orien1,e t,urco che la Gcrma,nin, si pro])oneva cli cercare le basi della sua poten1.a maggiore. A Oodtantinopoli, dove regnava Abdul-Hamicl, pallido tiranno feroce, cs~a na riuscita a sopraffare le i11fluenr.e piì1 antiche. dell'Inghilterra e della Francia: si offriva come tutrice del Califfato maonwttauo contro la per('trne minaccia d<'lla Russia ortodossa: pl'oponeva alla tradir.ione milit,are, non anC'ora p('l'duta, dell'Impero Osmanli il modello 1n·us8iano di un esercito invincibile. Si preparava nella Turchia tm·a1lcata vassalla, debole in sò ma capace di ridi\'entar forte come mezzo ed oggetLo di politica germa nica. Re non che i pt·ogetti tedeschi ed austriaci furono turbati improvvisamente da un moto che parve capace di rcndcro alla, vecchia Turchin,, all'antico " uomo malat,o » di Gladstone, forze fresche e proprie. Una rihellione di ufficiali turchi, che a,v evano fatto q11aJcl1e pt•o de!l(' idee occident·ali, congiurati in un comitato segrc•to dotto dell'« Unione o Progresso >·, depoi;e Abdul-Uamid (24. luglio 1908) e i~titnì, con il nuo,·o sultano ifaomcLto V, un governo di apparenze cost,ituzionali ed enropee. fl moto de.i t< Giovani Tnrchi » fu saluta,to con simpa,tia dagli idealisti di Emopa, ma minaccit'> la posiziono cli tutte le potenze che traclizionalmente a Costantinopoli coltiYavano i propri interessi non tutti id('alist ici. li nuovo affermato progresso civile rendeva a.Ila giovane Turchia un più pieno di.riti.o sopra i propri territol'l : voleva liberarla dagli interessaU tutori, ricostituirla come grande Stato europeo. Tutte le prnvincie turche dovevano mandare rappl'èSenta,uti a,l nuovo Parlamento turco. C'era il pc-
OIUGI!\I E .\:STE('JWENTl D&LL,\ GUElllU,
ricolo che si rfoordassc•ro di essere turch i anche alcuni tenitorì balcanici che il trattato di H<'rlino av('va tolti a Costantinopoli Rem:n definirne pr('dsnmcntc l'assetto politico-giuridico. 11itornavi~ alla 'furchht la )facedonia - mista cli Tmchi, Bulgari, Serbi, Gr<'ci che lo potenze europeo a,vevano prrsn, in tul,eh~ comune di ordin<" pubblico, l'Albania, che l'Austria andava pcneti·a.ndo lcnl,ament,e per discendere a Ynlo1m e chiudere all'Italia l'ingrC"sso dC"l mare che era stai o nei secoli il « Ooll'o cli Venezia "· )Ja erano minacdate anche lo imo gro1:11:1c provincie di Bosnia od l~rzego-. i na, J occupale ,1 ccl amministrate dall'Austria <'Omo cosa propria. fo1 Bulgaria Ktcssa vcdeYa rina'lc·t•rc i pericoli di un vago legarne di vaKsallagirio che le em rimasto della sua antica dipenclc•nza turca. L' Anstria rnppc gli indugi; acc·ordata:,;i se~l'cLamente con la Bnlgaria, dichiari, di anneti(•rsi b Boimia e la Erzegovina (2 oLLobre J 908). mentre la Bulgaria proclam1wr~ la 1n·opria piena indip<'nd<'Dza e il suo sovrano, li'<'rtlinando di C'oburgo, prendt'va il litolo di za,r. Anche l'isola di Crei.a che, iltaccataKi dalla Turchia, nel 1897, era rimasta i;otto un amhiguo c01ulominio di tutte le l)Otcnze, si di<'hiarò aunessa alla Grncia. Cosl ('l'a risollevata la 1wricoloi..a que!-\lionc balcanica. Ln. Turchia non poteva che sterilmente protestare. :\fa era sorpresa la Russia che nell a, B11lgaria., fattasi indipendente a sua insaputa, perdeva la creatura per cui avcn-a fatta ln guerra del 1870-77: oltre .che sorpresa em umiliata, poicbè nelle due provincie, già tnrch(' ma nazionalmcnt1· i.erbe, di\·enute <l<'l'initivamentc austriache, era danncggiaf ,a, l'al1ra sua lJrotetta balcanica, la i:::<'rbia, C'hc per diritto nazionale aveva sn cli esse un' ipoteca iùeale. L'a nneR1<ionc clclla B osnia- Erzegovina toccava ùfrct,tamcntc anche l' 11alia,
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C'hl'ITOLO 1.
C'he per l'articolo 7 ùel trattato della T1·ipli('cAllea11za, credeva, di essere premunita contro la espansiono 1 ,tustriaea nei Balcani peggiorante ancora la sua iufeli<·e sit nazione nc·Jl' 1\ dria tico. Erano sorpresi tut t,i gli StaU europ0i che vcdeva,no ingrandii-si, in Europa, 1la poLenr.a che faceva blocco con la Germania. Quesla naturalmente appro-vò la alleat:1 (1 si mosl rò J)l'Onl.a a sostenerla fino all'est.remo. ll colJ)O fliploma1ico degli Tmperi centrali era riuscito contro la RusRia, contro le Potenze occidentali, conlro la 1rurcl1ia. La rivoluzione di q,H·st'ulUrna aveva danHcggiato la, <lernu~nia, ma fu danno pa sseg-giero, poichr eR1;a vide 1mbito che il mutamento non <'ra clw superfieia,lc <' che i nuovi r<'g-gitm·i di Oostu,ntinopoli erano anche n1eglio dei vccC'hi disposti ad intendersi con essa. Dall'agitazione diploma! ica che• seguì all'ann('ssione <lella Bosnia e che contin 1tò 1>er tutto l'invel'llo segLtc11Lc - eomplicn,t.a da una mohilitar.ione par:dale con cui I' ~\n~tria-FngbCifa, convin110 la S<'rhia ad acC(•tt:11·e il l'atto compiuto cd a non spemH' nell'ap1)oggio <lclh RHKl'li;t - la Germania approfittò per riaprirt• la q ue11tionc del ::'.\Ia1·occo. 'l'rovato il pretesi o 1wlla di~(·1·zionc, a vvt>nul a a ('as:1 blrmca, di duo Tedeschi, mcrcenad ùt•lla Francia nella legione straniera, riuscì :t trattarne <la sola a sola con hi Francia. e dopo trattative 1wno8<' riuscì ad ottN1er(' una convenzione J>cr cui ai mercanti. t<-rleschi erano riconos<'iuti dfrHti uguali ai franr.e:si nella penetrar.ione commerciale del )I a rocco. Di stra Uc così le diveri;e Potenze a prov vcd('re all:1, meglio c iascuna ai proprì intl.'ressi, contrapposte alle loro divergenze la 11aldezza dcll'alleanr.a milit,Hrc mLstl'o-tedesca o quella appa,r ent.ement,e non meno salda t10H'int,era Triplice, la crisi fu superata: il 21 mario clc•l HllO anclle la Russia riconobbe l'a nnessione compiuta dall'Austria, e la Rcrbia accettò di riprendere
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OllWINI E ANTEGF.Dt;N'1'1 01'.:Ll,A GUEHllA.
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rapporti normali <·on 1a pol(•nte virina mina<"riosn. I,a Duplico era xLMa un'altra volta hatl11l,a: l'Inghilt<'rra, mcdiotrem (•nle intercsRala 11d Balcani, si cm, t,cnuta in di11part<l. La pare era stata salY:\ta.
* *'* 1\Ia hL materia <li eonf1a:?rnzionc ern aunwntata. 8p<1,ri(a ben presto !'ili usionc (•}rn ln, Tm<'hia pol<'SI<(' riordinarsi da si•, la liquidazione dd suo posst•sso, rli qnello che era stat.o turco, com<' i Balcani, e di quello che lo em a,ncora, per co1HHtetucline rt•ligioR,t se nou per effett.iva sovranil:t politica, non }lOteva N;serc rita,rd~ita . i\fa, la liquidazione non co11vpnivn a tutti negli i-tesxi modi. Alla (~erman ia <' all' ~'\ tti<hfa, llOCO sensibili a ciò eh<' clorninio t,m·<:o si~nificava di incivile e d ' infame, conveniva cl1e la 'l'ul'c·hia non si disfac<'ssc, ma mantenPsse tuf to il r,;uo t C'rritoiio, pp1· assorbirselo, di fa U o Re non di no11H·, 1-;ot lo la. xp<'eic di un'alleamm: alla Germania SJl<'<·ialnwnte <·onn•niva che il Califfo a,vC'R8e un impero, pt>r l)C'JH'trar<', ;~ braccetto a lui, in t ut I o il mondo arabo-mui-sulmano, <' cofiì sconvolgere il dominio coloniale, di lJOpola:dom• maonwt.tana, delJa, Francia e <'kll' I ngl1 il tena. J-'el' l'op))Oflla ragione conveniva alla Ji'rancia , alla Hufi,:ia e all' l ngbilt<>rra che una Turchia, diminuii.a dimi 11 uis1,c• il camtJO d'azione clell'invaclcnza pangermanjsfa. Lo stesRo conveniva all'Ita.lia che, un a. volta, germaniz1.nta la Turchia, vedeva sfumare la sua ipoteca sulla. Libi}~ necef\imria al proprio equilibrio mediterrant>o. R le conveniva anche, come alla ]{rn;sia, <'he i Ba lcani n pparf oness<•t·o ::i degli ~tati baleanici indipC'ndent i: c~~paci di nrrest,are la rinnova,ta cliRcC'sa del!' .A nstrialJngheria vcrno l' Egeo e più verso il basi,o Adriatico, J'rn le t.rib1ì albunesi oramai ribolli alla Tutchia. Se
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OAPITOLO I.
quci;lo a,vvcniva, l'alleanza con l'Austria, ~ià. penosa al ReuLimonto nar.ionale, perdeva anche (]11<'1 valore ncgn,Uvo che la giustificavn; e se la, Germania, in un modo o nell'a ltro, direttamente o attraverso l'Austrin,, rim,civa aù affacciarsi in un qualunque punto del :MeditClrranro, anch<' l'alleanza con la Germania diventava un pericoloso vasRallaggio. Ora la volonti\, delln. Germania, di scendere ai mari <lel sud ora sempre più eddentc: mentre l'Austria, con l'ann<'ssione <Lella Bosnia aveva ridestato la questione bal<"anic:i, la Germania era ostina la a rii:;ollevaro quella del Marocco. L"occasione le i::i presentò nel 1911, quando la lì'rancia, C'he voleva, condurre a, fine la sua, occupazione del ..\faroc<'o, mandò una specliziono.. a liberare Fez circondata dai ribern : la Germania affermò cll<', per I' ultim11, convc.rnzione, In Francia nulla poteva fare al :Marocco i;cnza intend<'nli, cio?l sernm spartire i profitti, con <'flR::t; e a m<;>strare la sua volontà, in })iena pnce mandò improvvb,amento una nave da guerra, la Pm11J,er, nel porto marocchino d i Agadir. Il col po di Agadir (1° luglio Ulll) era un'intimidazione all:~ Francia, il c•ui dominio colonialo pareva alla Oennania troppo b<'llo in confronto Ù('l suo. La Fra,ncia dovette i:;uhirc l' intimidazione e discutere, in trattative che fmouo lunghe e agitat(•, i compensi coloniali r.hc la Germania prctcndcn1. per la~ciarle libero il C'ampo nel ~farocco : J'inì con il doverle ceder<' una parte del Congo. 'l'utto il sistema coloniale europeo in Africa poteva, essere coinvolto nella diimussione: perciò anche la Libia, che N'a soltanto ipotecata, all'ltalin. J,a Turchia, galvaniz,mta dal nuovo regi.mc e dalla protezione germanica, ria('[ermrwa la sua sovl'a nità. su quol territorio abbandonato: vi mandava soldati ed
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0RlGI1'J J: AXU:CEDEXTI DELLA GUERRA,
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armi. L'Italia, per non penforo il beneficio dei Ruoi accordi mediterranei con la .Francia e con l'Jnghilterrn, ruppe gli indugi e dichhuò guerra alla Tm'chia (27 settembre 1911). G\•rmania ed Austria non potevano opporsi, p<'n•hè gliene avevano riconosciuto for1m1lmentc il dil'iUo (dichiarazione aggiunta alla 'l'riplic<· Alleanza, 1902): riconoscimento non d ii-inkressa to porchè conlavano di farne mia nuova s11p('rfirit• di at(.rito in Africu, t,ra l' ltali~ <' la l!"mncia. La gu<'rra per la conquista drlla ·I,ibia era di fatto un'impresa coloniale, e dalla Germnnia e <lall' 1-\ 11,;Lria fu tollerata, contro voglia, soltanto come impresa africana: l'ltalia, non potè abbreviarla, srcrranùo qualcbc colpo contro la 'Putcliia di Europa: l'AusLri:1-Unghcria si oppose a che na,vi da gurrra italiane operassero sulle coRfe, ancora turche, dell'.t\lbania, adi'ialica; la Germania mn11dò ì di nascosto suoi uWciali a organizzare la resistenza, tmC'a sullo coste lrìpolitane e cirenaiche. .AnC'ora una volta ì'Halia non poteva provvedere ai snoi inLercssi se non agendo in margine ~tlla 'l'riplice ~lleanza, isolata fra le po1,<'nze dei due gruppi, in fondo sosp<'l ta egnalmen le agli uni <'Ome agli altri. La guerra di Tripoli <:i I rascinò lentamente per più di un anno. Convenne Lronca,l'la prima che la conquista fosse effettuata completamento 1)erchè nuove complicazioni minacciavano altrove la 1mcc europea. Quanclo a Onch.v, sul Lago Lemano, fu firmata la pace che redeva all' Jtalia quasi t,ut ti i diritti della Turchia sulla Libia, ( 15 ottobre 1!)12), era già si·oppiata la prima guerra, hafoanica. Le due guerre balcaniche sono, in pict'olc proporzioni, il prC'ludio della conflagra;,,ione europea. Anche più della guerra libica, esse irritarono la Germt~nia e l'Austria perchl·, gurne na:donaJi, f,<'ndevano a <lare ai Bakani un pro1wio a,,.;:;Ptto stri hile : pro-
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OAPITOLO I.
s_pettiva giusta in sè e confacente all'ordine generale dell'Europa, ma perciò contrarissima a.Ue. mire del germanesimo : se i Bulgari, i Serbi e i Greci, federati tra loro a. caeciare dalla penisola In. antica intrusione ottomana,, riuscivano (~ consolidare i propri Stati indipend<'nti e concordi, i! Dran'J nach Oi1t<.:n era finito; la prima e più delicata campata del ponte germanico verso l'Oriente rovinava. Per La prima volta quei popoli, ricchi di virtlÌ. rmhrionali e ,U vi7,'.ì tradizionali, desiderosi di 11n'indipendcwrn, comune, ma gelosi l'nno dell'altro, com-pl'esero di avere insiemP-, come balcanici, un unico grande interesse, e videro, nella depressione della Turchia, l'opporLnnità di farlo valere. Ispirati ad un concetto polit,ico com une - in cui molta parte del merit.o va ad un intelligente uomo di Sta.to cretese, Venizelos - Bulgari, Serbi, Greci e Montenegrini, legati segrntamente in una catena di conYeuzioni, dichiara,rono guerra all a 'l'urchia, senza che le protett;rici di quest,a, Germania ed Austria, IJotessero impedirb. Battendo rapidamente la nemica, (vittoriH serba di Kumanovo, 18 novembre 1912·, e b11lgara di Lule Hurgas, 29 ottobre 1912), distruggevano quel che rima,neva dell' ttntico prestigio militare ottomano; anche i Greci - che nel 1897 erano stati ingloriosamente sconfitti dai Tm<'hi e solo si erano salvati, perrfondo ogni. prestigio nei Balcani, per intervento delle grandi Potenze - oLliennero dei successi, non difficili, a Salonicco. l\fa indirettamente gli alleati ba.lcanici infliggevano una sconfitta a.nelle alla Germania e all' Aùsbria.: alla prima perchè, riorga,nizzatriee del1' esercito turco, credeva di a,vergli trasfuso una. parte della propria invincibilit,à; all'Austria, perrhè· questa, dall' ingrandimento territoriale della Serbia e del Montenegro, era, tuxhata nel dominio delle su<~
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oncornr
E ANTEOEDF.NTl DELLA GUERRA.
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provineie shwe: il Piemonte serbo le miuaceiavi:i nell::i Penisohi halcanica lo stesso destino che l'aveva espuhm, dalla, Peni;;oln italiana. I ,a rapidit?L dei t,rionfi bnlcanici paralizzò 11er un mombnto la politica dei dno Impe!'i gernmnici: facendo buon d so a <·attivo giuoco, anche l'Austria parve ailal,tarsi: dicliiarò di non aver rnni i,ognato di volerai eslon.dere nei Balcani e disrie di voler avere aurhc con la Serbia " rnpporti sani e morali •, (dichiarazioni del ministro austro-ungarico Berchtold. rn novembre 1912). Ma in segreto, sovra tnt,to l'Austria, si propose di impedire clic l'ordine balcanico si formasse sulla concordia e sulla libertà dei J)Opoli lialcanici ; troppo bene c•onosceva, la loro indolo riRsoi-a e la invidia reciproca più grande della h•altà: chhe non ,lifficile giuoco a, rompc•rne la, roncorclia momentanea e a farli azzuffare l'un l'altro nelfa partizione imminente <lel bottino. 1Jenlre diret..tamenl<' impediva al 7\fontenegro - sospetto di ngire a.n rhe noll ' interes:;c italiano - cli conquistare Scutari <' chiudel'lo la strada dcli' Albania (dimost.razion<' navale austriara nelle acque montenegriuo, marzo 191:{), convinceva J'arilrocnt.<• la Bulgaria, rhe nd nuovi Balcani aspirava, come la Serbia, alla egemonia, aJ attaccare l'alleai a, con b quale erano i:rià sorte divergenze sulla illterprcLazionc clri patti poco chiari. ( !ofll 8i salvani. ancora, la Turcltia, la cui capitale era rninaccinta dai Bulg-ari, e la Rerhia, ricondot tti alla modestia, riduct•va a nrnggiore modestfa anche la parte della Rn!:1,in, sua prot<'ttriee di<'hiarata. rna prevalenza hnlgara, nC'i Balr:1ni era invece ut,ile all' Austria non mono rhe alla <3ermania, poicb<l oramai la politica bulgara avC'va separato la sua causa da quella russa e prometteva, a,nzi di gl'a.vitarc nelhi sfora d,,na politica aL1stro -gennanico-turca. La coRtC'llazione che
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0A1'IT0to l.
Ri foi~ò r>oi nc•lla guerrn nnivpr<;ale era già. in forma,zione. So non che, contro l'aspettativa a11striaca, h Bulgnria fu battuta dalla Serbia che doveva ridurre a ragiono (h:iLtaglia <li BregaJnizn, 30 gingno 191:1). Perso ogni rit<>gnn, poco curnnrlo il contraccolpo che avrebbe toccai o la Russia e la politica g<•nerale <lc>ll' rnuropa, l'Austria- UnghC'ria pensò ad n ttacca.r<' a mano armata la Sc•rbin. ~ on iguorando però clw l'l talia, Ilii1 che mai interessala alle queslioni halcani<:he d,tcchì~ la, sconfitta t.mca a,vcva lasch1t,o in aria l'Albania adriatica, non poteva restare indifferente alla sua, azione, la avvertì della, i-:ua intenzione e le propoK(', in nome delln, 'l'ripli<-e 1\lleanza, di agfre jnRieme. L' Ttalia, che, imlva la que;;tione albanef-<', non aveva alcurn~ ragiono di vNJPrc i Balca,ni divora.Li <lall' Austria, rifiutò rammentando che g li im1>egni <l<•lla 'l'riplice erano quelli di un tr:1ttn,to élifcm1h o e non ofl'en'livo (luglio J013). L' Anslria comprPqe il significato dell'n vvert imento e, chinclC'ndo il sno rancore•, rinu11<•iò a ll'impresa che avNt in i-ò il gl•rmc di una conflagrazione g"<•ncr,tlc. Vid<' f'1•onfitt a la, Bulgaria, flua allPa ta in v rclort>, vide anche la Romcnia, Jllll' lrgata a, lei (la un 'antica all,~;~nz i, profittare della congiuntura per marciare, senza colpo ferire, alle porte di 8ofia Cl mC'tteJ" pace, c1;sa,, con il suo e::;crcit o intatf.o, tra i belligeranti ; vide firmato a J~ukarei1t (10 agosto 1913) il trattal,o (·Ile ac:crel'leeva, la R,omenia della Dobrngia, tolta alla Bulgaria, ma anche a que!lla, vintn, dava uno f'bocco sull'Egeo, ingr:mdiva la SC'rbia i::ino n confina,r<' con la Grecia,, est,endcva questa nella 1'rada oltre ~alonicco: ma il Rignifirnto Morico del trattato consisteva in ciò che la 'l'urchin, dopo quattro rwcoli di lotto, era respinta in Asia conscr-
OR!OlNI E ANTECEDENTI DELLA OUERRA,
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vando in Em·opa soltanto la sua capita.le, e cl1c l'AuBl,ria trovava sb arrata la via dei B alca ni. L ' Austria opposo ancora delle resistenze <liplomatiche; domandò, s<>nza ol,tenerlo, che il t,ratt,ato di Bukares l rosse riv,iduto dalle Potenze; finì a.ppareniementn col contentarsi del sn<>cc,;so ottenuto in Albania fa. cendo ritirare i Serbi, dw Yi cercavano uno sbocco nJ marn, e met.tendovi, d'accordo con la 0-f>rmanin, un sovrano tedesco, il Prineipc cli vVicd. La soluzione. o piuLtoi:1to la, imposi azion<' d<>l!a questione albanese, pare vii anzi una soluzione com pleta.men Le t.riplicista, poich0 con il principe t<>de:;co e cou l' influenza ansLriaca. non spariva, almeno dalle tt'ibù meridionali, la, pal'tc d'influenza che cla pirt decenni vi aveva seminata, anche l' Italia,. Le duo alleate1 per prudN1za e per dilfidenza. - nd 191 2 la Triplice era stata rinnovata ancora una voUa per altri sei a,nni - clccidevano, anche in .Albania. di collaborare J>Cr Pvitare di comha,f,tersi. Collabornzione tanto più difficile quanto più l'Italia vcùeva, nel mondo militare e politico austriaco, risorgero l'odio contro di rssa; sap('va, che il capo d<'llo stato maggiore austriaco Oonra.d aveva proposto, nel 1!)07, di attaccarla, con una guerra preventiva P vi a-veva insistito allo scoppio della gtl<'rra libica ; nnovi indizi di osf.ilil :\ sprezzante leg-geva n<'llH persecuzione ora.ma.i aperta drl governo viennese ai suoi suddi ti cli nazionalità italiana. Quell'anno stesso il licenziamento di impiegati italiani, imposto dal govc1·no austriaco al r omunc it,aliano di 'l'ri<>st<>, avev:,, a,g itato l'opinione pubblica al di qua e al di là. del confine. :Afa le ragioni della pace• gennai(• eran cosi alte da, imporre silenzio anche :1i sonUrncnti pil't profondi d<'lla nazione. C'N'a perfino chi pensava che, a ptoteggere almeno il diri~to linguis tico d<>lle clur provincie italiane rimaste ('APRIN, (111erra
imi••.
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OAPITOLO 1.
all'Austria, giovasse stringere di più l'alleanza, tentare l'impossibile miracolo di un'amicizia italon,ustriaca, dimenticare che tra l'Italia e l'.AustriaUnghcria, la vita dell'una parte era fatalmente la morte dell'altra. I più saggi rimanevano nell'Alleanza soltanto pcrchè nessun sacl'ifizio sembrava troppo grn.vc se, per questo, Ri conservava la pac<' ge]1('rale. Superatn,, o bene o male, alla fine del 1913, la, crisi' balcanica, ancora una volta pareva eh<', ammonite dallo stesso pericolo corso, anche le Potenz<' più n.giLate dovessero divenir più caute nel mettere a repentaglio l'intero edificio della vita europ<'a. :M:a l'agitazione di cui clava prova l' .Au~triaUngheria era, una conseguenza della sua siruLtum e del suo destino. Le ragioni storiche per cui l'Impero absburghese a,veva potuto reg:g<'re quattro s<•coli anelavano cadendo ad una ad una : i suoi elementi nazionali Fii f~ndavano maturando per diventare esi-i 1,tessi degli SLati o per confluire 11<'gli Stati, gh\. formati, delle loro nazioni. Per 'vincere ancora questa lotta col proprio d.esLino, l'Impero aveva bisogno <li ere· scere di forze: l'arLificio della s11a esistenza non poteva, snKsistore senza, un artificio di potcn,m. Soltanto minacciando itltri di morte, poteva sp<'rare di salvare ancora a lnngo la propria vita. Perciò gli llOmini di Rtrito a,ustriaci, che accentuaYano la politica aggressiva, invocavano il discutibile diritto alla conscrv;tzione dello 8tu,to : farnet,icavano di risolv<•re / la, questione shwa assorbendo ancora Slavi nei Balcani, di risolvere l'irredentismo italiano diRtrnggcndo gli ltalhLni delle Alpi e clell' ùdrial ico anche se con C'iò provocassero l' fta,lia,. )'[a, forse l'Austria-Ungheria non avrrhbe Qsn.to Lentare il p<'ricoloso rim<'dio rli mrn politica provocah·ice, se l'illnsiouc di una forza invincibile non I<:>
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ORIOINl R ANTEOEDENTl DELLA GUERRA,
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fosse venuta clalla Germania : i Tedeschi clclL111RI ria, e gli UngJrnresi, loro imitatori, si esaltavano nel Lorbido sogno di domina,ziono universale che l'Impero germanico proclamava per tutti gli uomini di stirpe te<lesca. La fantasticn, credenza, teoriz.za1,~ fra gli alt.ri da Ilouston-Chamberlain, che l'homo germanicus fosse il solo elemento superiore della storia e, come tale, chianutto ancora a dominate, unico c.ivilo, la civiltà del mondo, di ventav:\ in Germania fede comune ed informava l'azione d<'l gov<'rno. Ornmai tutta la politica tedesca si accendeva di codesto Rogno <' ne preparava con ostinata, determinazione l'avvento. L'espansione economica a cui la Germania era pervenuta p acificamente nel mondo, i RucccsRi diplomatici che aveva ottenuti, le speranze legi1,time che 1>otcva riporre in una continuazione della pace le sembravano inf<'riori alla, propria capacità cli potenza. QtH'~ta a,nda,va crescendo sernm posf~ e senza limite. Dopo il colpo di AJ?adir aveva ancora. anml.'ntalo l'esercito; nella primavera <Lcl 1913 av<'va stahilito di portarlo all'_eCl'ottivo, non m:-ii raggi1mto da nessuno, • cli 815,000 uomini: il suo Parlamento votava il credito straordinario di un miliardo per uno straordinario accrescimento delle forze militari. Voleva raJ?gil1ngcre sul mare l'Inghilterra, pareggia,re sulla tena !?li <·serciti di Fra,ncia o di H,nssia; con l' Austri:1, super11l'li. In segreto appr<'stava armi cli potenza non mai veduta. Initata e irritabile, si meravigliavt~ clw gli St::~ti dell'altro gruppo cercassero con nuovi sacrifizi di mantener l' eq nilibrio delle forze; considerava come una ingiuria, insopportabile che la, J•'rancia, infedore di un terzo per la popola~ione, per istruire militarm<'nte un numero maggiore tli cittadini riportasse la coscrizione da dne a tre anni. Un generale tedesco, il nernhardi, scriveva apertamente di una prossima
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('A PTTOLO I,
guerra; al re del Belgio, venuto a visitarlo, il Kaist'r parlava di guerra con la ]•'rancia inevitabile e vic.ina. La certezza di essere il più forte, il meglio armato e perciò il pit'.1 degno di tuLte le vittorie, dissolveva anche nel popolo tedesco l'orrore naturale della guerra,: all'università come in caserma si esaltava nell'ammirazione cU sè stesso e nel dispre1,zo degli altri. Così. esaltandosi, la Germani.a si rodeva clrn gli altri non riconoscessero abbasta,nza la sua superiorità, non le aprissero spontaneamente 1,utte le vie, non le cedessero tutti i loro beni. Ogni giorno più diveniva impaziente, invidiosa, sospettosa. Le pareva che l'aria dovesse mancarle perchè anch" gli altri continuavano a respirare. :Nei movimenti politici per cui li'rancia, R,m;sia e Inghiltemi riuscivano a fare il conLrappeso al Sl10 sistema di alleanze e di vassallaggi, vedeva, urn~ congiura contro la sua vita. Edoardo Vfl era morto, ma la sna politica di a lleanze e di amicizie era viva: era la Germania stessa a mantenerla in vita con il sno fare minaccioso ed invadente. Quella politica le riusciva intollerabile: lo pareva di sentirsi stretta a Oriente come ad Occidente, per terra come in mare: la manìa di pers(\cuzione, malattia comune di tutti gli spiriti t.franniei, lo dtwa delle angoscio di soffocazione. Gli altri Stati e gli altri popoli appPna. comiliciavano acl accorgersi dollni sua formidabile preparazione militare e a provvedere meglio alla propria: la Russia, sanate alla meglio le [eritc recenti, cominciava a riorganizzare il J)roprio esercito, innumerevole soltanto in potenza; l' lnghiltena, riusci Li vani i t.en tiiti vi di concordare con la rivale una proporzione costante, 1·inforzava la propria flotta. I n Fmnofa, l'antica tradizione militare era freuata clalla })revalentc ùemocrazia contraria per principio alla guena ;
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ORIGWI E ANTECEDENTI DEI,tA GUERRA.
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l' ltalia, consumato il suo scarso equipaggiamento militare nella guerra libica, non pensava a rinnova;rlo. Ma anche coloro che sentivano acuirsi le cause di contr:tsti e di inimicizie e consigliavano a non lascia,,:e indifosa la pace, intendeva.no far opera di precauzione o non di provocazione. Alla t'ine dell'anno 1913 la coscienza dei popoli occidentali era a,ncorll: persua,s a che tra il pericolo della guerra e la guerra ci Ios~e 1.1n abisso che soltanto la follìa poteva osare di va.\icare : non credeva che nes~un grande Stato, neppure la Germania bellicosa, neppure l'Austria-Ungheria irrequieta, fosse così folle da osa,rlo. La ragione uma.na, che fidava nella pace, aveva dimenticato che la storia degli uomini non è retta dalla ragione, ma dalle passioni, dai desideri e da.Ile speranze; e che i destini dei popoli non si matura.no senza dramma e dolore.
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CAPITOLO
II.
LO SCO PPIÙ E LA PRIMA PASE DELLA GUERRA (luglio -qicombro 1914.).
ùa vigilia del confUtto. - Lo scoppio della gi,erra: - l'assa,ssinio iU Frmicesco JJ'erdinando e l'ultimati,m ai,striaco alla Serbia : - la setl!imana tmgicci. - La viola~one del Belgio e l'invasione della Francia : - vittorie e sconfitte n,sse nella Prussia orientale : - la vittoricb cli M"· resto della Jlarna. - Le sconfitte aust1,iache in GaUzia e la cam,1,agnc, d' m,twnno in Polonia : - le, spedtizione ,p imitiva contro la Serbia: - la bc,ttaglia delle Ficmdre : Effetti dell'intervento della. - la gi,errc, irmnob·ile. Gran Bretagna: - la gu1;rra navale iU blocco e di corsa : - la guerra coloniale e il Gia;ppone. - La guerra ge nerale e il destino dei n1mtri : - la causa dell'Intesa. - La 1-W'ttf;rcilità deU' Itc,lia : - la crisi della coscienze, nazionc,le 'italiwna : - inte1,vent,isU; neutralisti e governo: - la ·niissùme di Bulow ,,1, Borna e i garibald·i1ni nellll Argonne.
L'anno 1914 non si ~tprl più minaccioso degli antecedenti. Anzi, sopita la questione balcanica, conciliati i più acuti contrnsti coloniali, posposte, come sempre, in Italia e in Francia le antiche rivendicazioni naziona,li alla ragione suprema del mantenimento della pace, una calma ragionevole sembrava restaurata nell'ordine politico dell'Europa.
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CAPITOLO II.
I due sis1 emi di alleanze lo ganwtivano vigilandosi reciprocamente. L'Italia, alleata alle potenze di un grnppo, ma amica a quelle dell'a,ltro (anche alla Ifossia lontana si era avvicinata dopo i1 convegno di Rnccouigi), affermava la possibilità. che i duo sist,erni funzionasi;cro non come forzo antitC'tiche ma complementari. Le correnti democratiche, avverse p<•r principio alla guerra, t<'ndonti alla, conciliazione e collaborazione univen.mlo, prevalevano nella cosdenza politica dei paesi occidentali. .Anche la Uussia zarista,, dopo le agitazioni inteme successo alla guerra col Giappone, si piegava verilo la democrarJa. Xclla stessa Germania il partil,o dC'mocratico Hociale, afformantci,i internazionaHsta. come i pa,rLiti 1,ocia,lisLi delle altro nazioni, sombrnv~t abbastanza forte per garantire la pace contrò lo intemperanze di un sovrano capriccioso o di un governo militarista. Qnesto p,ntito aveva bensì. votalo un CJ'edito mililaro 1-1traordinario di tlll miliardo - somma gigantesca avanti la guerra. - ma, nei convegrù internazionali continuava ad a.f[ermarsi antimilitare e prometteva di pesare, anche in casa propria, cont,ro i nemici della pace. In esso spera vano i socialisLi francesi, con a capo l' cloq uen te tribuno Jtmròs, por giungere, malgrado l'antica ferita doll' Alsazia-Lorena, ad una conciliazione francotedesca che avrebbe eliminato la più grav<' ra,gione cli ostilità nel cenLro dell' BuroJm. ifa il movimento democratico occidentale, che chiedeva pace ai propri governi e conciliazione a quelli st,ranicri, era agli occhi degli frnpcri centrali soltanto prova di cleb<>l<>zza e })erciò tentazione ad abusare <lclla proprh~ forza. Nesimno saprà Iorso mai quali audaci proposi(~ furono in quell'anno meditttti a Konopiseh e a Miramar, noi convegni fra gli arbitri dei due potenLi Imperi militari, Guglielmo 11, imperatore tedesco, e
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LO S00l'PIO E LA PRIMA 'FASE DET,I.A. GUERRA.
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Francesco Fet·dinando, principe ereditario d'.Ausi,1·h1Unghcria.; entrambi accesi di un vasto sogno di dominio germanico rontro La,Uni, Anglosassoni e Slavi. La debolezza morale doi loro anlagoniR(i pareva dimostrata. Ge1·mania, ed Austria-Ungheria conoscevano i scgr<'ti mancanwnii del vasto Imp<>ro russo su cui la Francia sì appoggiava, conio su un granite, : in ogni moclo gli ammmenti che dovevano ronsolidare le sue forze potenziali non sarebbero stati pronti che due o 1re anni dupo. Germania ed Austria invece contavano i loro cannoni, di potenza inattesa, che erano rìusciLo a fabbricare in concorde silenzio da Krupp e da Skoda. Vedevano la l<'mncia tmvagliaLa da un procc.<iso - quello contro la moglie. assassina, <lell'ex-presidenLe CaiJJaux - <>be scopriva miserie e discordie politich<>. Un senatore fmncc~e rivolava idla tribuna che l'organizzazione• per um\ evenl 11ale gu<'rr:t era disordinata e insufficiente. Nella Gran Bretagna, la questione dell'Irlanda, i11soffrr011te di qualunque fornm di dominio inglese, si era riaccesa <' la parte inglN;c dell' isola, l' mster, minaC'chLta di perdere h sua supremtLzia sui ('clti, fermentava in guerra civile. In Italia, una YCnlala cli ag-itazioni economieo-politicho minacciò per una sett,imana, - la, « settimana. rosim n di giugno - la sommossa 11elle R,omagnc e nello :Uarcho. Scioperi vasti e violenti so~pondevano la vit,n, nello città indusLriali della Hussia. I governi di questo St.ato dovevano più che mai evitare, a qualunque costo, la guerra. La inqlùeta primavera ::;i placava finalmente nolla, speranza di un'estate più serena, quando dai coufini dei Balcani giunse la. notizia che doveva aprire le porlo della gueITa, : il principe erediLario di AuskiaUnglieria, Fmnccsco F erdinando, ora sta.Lo assassinato a Serajevo (28 giugno).
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OAl'lTOLO Il.
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L'erode del tl'ono austro-ungarico o sna moglie ora,no stati assassinati da due giovani serbi, sudditi n ustriaci, Princip e CabrinoYic, cho avevano oosl Yoluto dimostrare in faC'cia all'Europa che l'Austria ora un' intmsa n<'lla. cittù. sorba cli Sornjcvo. Tl delit.to ora una disperata maniie:;tazionc dcll' irrede11tismo sorbo contro H p'rincipe che, meditando il trialismo, mirava ad assorhiro anche la Serbia lib<'ra in un
ingrandito dominio absburghefl<'. Por quanto Frnncesco Ferdinando non fosso c:arisfiirno tL F1·ancPsco Giuseppe, il mondo aLtese, preoccupato, una, vendetta dl'll'a~sassinio d1e aveva, colpito l' Au.,trht nella sna 1>olilictL e nel imo orgoglio dinastico. M.a, Repolto in JreLta l'assassinato, a Vienna fu silonr,io. Si credette che tutto potesse finire con un ordinaTio procC'sso J>Olitico e con qualche impiccagione. ]Je preoccupazioni comincia,r ono a diminuire anche nella, <Uplomazia: i minist,ri prendevano le va~1,nze esUvo ; il presidente della, Repubblica francese, Poincaré, si rooavn a visitare lo Zar :~ PietroblU'go.
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Quattro settima ne più tardi, il 2:~ luglio allo 18, il ministro am;triaco a Belgrado, Giesl, cousE'gnava al govC'rno serbo una 11ota-11Ztimatmn. J{it-Oneva rospons:~bile il governo serbo ùell'assassiruo, comnl<'sso da due snd<liti anstria,ci in territorio a,nst1faco, per avN' fn,vorito l'irredentismo (\ a.ver lasciato passare attr:werso l::t fronticwa armi ai congiuraLi. Esigeva: lo scioglimento di tutte le associazio1u irreclenl isto, il lic<'nziamcnto dei maest,ri che in ~erbia insegnavano ('SSere soggetti all' Austria anello torriLori serbi, e di tutti gli impiegati !:!OSpotti di favorire
LO SOOPPIO E LA PRIMA }'ASE DELT,A GUERRA,
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la. propaganda nazionale ; una sconfession<' ufficiale di tutte lo tendenze ohe toccavano l'integrità Lcrritoriale dell' Austrhi. Ma chiedeva di più: per l' articolo 5 la nota impon<>vrt al governo serbo di accogliere « [uuziona,1·i dell'imperiale e regio governo 1> a collaborare con le autorità serbe, su terri1,orio serbo, alb ricerca di tutti i colpevoli ed all:i i;opprcKi..ion<' del movimento irredentista,. In alt,ri Lcrmini, l'AusLrin,Uugheria inLendeva trattare l' irredcnt.i~mo 11crl>o come una cospirazione di R1tdditi ribelli in una ima provincia,. Ternpo per acceLt are intcgralmC>nte LuLtc le condizioni,· quarantotto or<'. L 'u.ltimatmn inaudito, che annullando la sovranit?l. serba sconvolgeva i pl'incipi del di1·iLto pubblico, e atf,rnverso il piccolo n•gno balcanico sfidava tutti gli Slavi o prima la Rnssia, ora stato me(lita,to e voluto per l:i, conseguenza, che iwla ne poteva deri,·a,re: la guerra. Appena avvenuto il delitto di Scrajevo, l'Austria si era consultata con la Germania. 11 r, e il G luglio, a Pofisclam, l' Jmporatom tedesco ne aveva discnsso con l' Amhasciatore a u.'itro-ungarico e con i suoi capi militari e politici; un vero Consiglio di guerra, in cni fu deciso di pr0ndere sulla S<'rbia una venclC>tta NiC'lll· plaro, qualunquo ne fossero le conseguenze. L' l mpcratore er:i. il piit violmto; rN;pingcva ogni ì.>rucll'111.:1, comandava la pit1 pronta eucrg-ia. Se doveva venirne nna, guerra con la .Ru~~ia, la, Gcrm:inin. a,vrcbbe 1w0so il su.o posto con l'alleata. Cosl il 7 lnglio, al Consiglio de' minisl,ri radunato a Vienna, il ministro d<'gli esteri aust,ro-uni:rarico nerehtold annunciò il pieno cons~nso della Gcrmanfo o fcc<' decidere facilmeuLo c-he nlla. Serbia si propoJWssero « tali c:ondizioni da prm·cder:,i inaccettabili e che aprissero hl, via 11d un'azione militare 11. Un successo diplomaLico, per quanto grande,
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OAPlTOLO Il,
non baRt,wa, : ci voleva nna prova di forza. Austria e Germania <'rano 11icure che nessuno avrebbe osato opporsi o, se :wesse osato, lo avrobbero ridotto a rag-ione, dacchò erano d'accordo tra loro. Jl Italia e la Romania, alleate, emno tenuto all'oscuro como estranee. L'.Austl'ia manc~~va CO!{} all'articolo 7 del trattato della 1'ripli<'e ALieanza, per cui qnalunque modificazione dello strttU, qun nei Balcani non poteva essere intrapresa da essa o da.Il' 11,alia senza accordo prevcn1ivo tra lo due potooz<'. Se l'Italia avesse fatto delle rimostranze, hi 0('rmaoia proponeva, di trattenerla, con la promessa di comp<'nsi, mn, a Vienna, non lo si credeva neeessario. Così l' 1iltimnturn fa,tale fu preparato e, prima della sua cons<'gna alla Serbia, comunicato solamente alla Oermanin, elle lo approvò. Gli altl'i goYcrni non lo a.pprese>ro cl1e il 24 luglio. La brevit:\ d<'I termine lasciato alln, risposta era, st,ata voluta ancho per non dar modo alla. Scrhia. di constùtari,i con la Rnssia e agli nltri governi di const1ltarsi tra loro. Lo i:gomonto fn grande. Il n1011do disse : << 1-:i la gncna,: i go,~erni d'Austria o di GormaDia la vogliono n. Jil i loro poJ)oli 1 Qnel giorno il segretnrio generale della Uonfederazione francese del lavoro, ,Tonhaux, si trovava. a Brnxt•llesi con uno dei <'api 1<ociallisti tcde.c,chi, Lcgien. Gli diss(': u Bifw~na impe<lirh1.. Noi :,iia.m o J_)ront,i a, muoverci da parte nostra, so voi vi movete. Oho farete voi? » .Lcgien non rispose. In Germania anche il partito socinlista ora disposto alla guerra. Non la volevano, in Occirlente, nè popoli nè governi. E malgrado il tempo insutficiente, consi~li <li estrem:L prudenza giuns('ro al gov<'l·no serbo, che i l 20 luglio consegnò la sua risposta all'inviato austro-ungarico Giesl: risposta rassegna.La cho, acce1,Lando lo dure esigenze, ammetteva la propria, parte di responsabilità,
J,0 SCOPPIO f: LA PRll!A FA~E DELLA GUERRA.
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soddisfaceva l'orgoglio austriaco, f<>rmava la spada gii\ mezza sguainata. La Serbia accoglieva tutte le co11dizioni e indicava il modo come le avrebbe eseguiLo: soltanto, circa l'articolo 5 della nota, che annullava ìa sua sovranità, chiedeva schiarimenti sulla collaboraziono impostale di funzionari austriaci nella inchiesta c nella, t>oppressione del movimento sov,ersivo. 1fozz' ora. dopo aver ·ricevuto la rii;posta, il Gi"sl chiedeva, i passaport.i e partiva. La mobilitazion<' di metà d<'i corpi d'armata austriaci era. già incominciata. La risposta· pacificante della Serbia non lu comunical,a ai giornali. A Vi<'ntrn, e anche a Berlino cominciavano dimostrazioni per Ja guerra. Ma il resto doll' guropa voleva salvare la pac<'. L'Inghilterra, meno impegnata d4?gli altri nei sistemi di alleanze, prese l'iniziativa ; il suo ministro d<'gli esteri, Sir E. Grey, propose irumediatamC'nte unamedia7.ione a <1rn1ttro, a cui collaborossero, con l'Jnghilt<'1'm, Fmncia, Germaniti e Italia. Italia e Francia adC'rirono prontissimo, ma la Germania rifiutò la proposta poichò le pareva che diminui!"se la, dignità, della, sua alleata,. Disse cho avrebbe "ercato di giovare alla pace in altro modo. La Germania, come l'Ausl,ria, voleva o fingeva di volere l'impossibile: che la guerra fosse localizzala, cioè che l'Emopa, tacendo spiwentata, lasciasse l' Austria massacrare la Serbia: insignorirsi dei Balcani. rer eonsiglio dell'Inghilterrti, 1n, Russia tentò di aprir11 conversazioni dirette con Vi<'nna. Tl 28 luglio l'Austria dichiarava la guerro alla Serbia e il cannone cotnindava a tonare sul Da1mbi.o. E tuttavia la Russia non interruppe le suo vane convcrsM1i.oni con l'ambasci:ttore austro-ungaricc. Si spera ancora. n a una parte Sir E. Gr<'Y chiede alla Germania di trovan' essa un nwzzo di riunirsi e di <li.scutc.ro; dall'altra gli Imperi centrali rq)JW<' ndono eh<',
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OAPiTOLO li.
se la guNTa, di venLa generale, l' I Lalia, non li :;;egnil'à. ~a11 Giuliano ha deLLo all'ambasciatore tedesco che qu<'lfa dell'Austria, alla, S~rhia è un'aggressione e chP il trattato d<'lla Triplice itnp('gna l'Italia, a combatt('re con le sue alleate se a! ta<>cal e, non se attaccanti. Lo Z.,ir tel<'grafa al Kaiser, a c11i è legato di amicir.ia l'ltrettisf:ima e confident«>, di trntt<>11ere l'Austria: lo p1'<'ga di soLtoporre la queJ.tionc austro-serb:i, al Tribunale dell'Ajt1,. Il Kaiser annota, sul trlegrarnma: « escluKo n. Quello stESSO giorno, 20 luglio, l' A.ust,1fa ordina la molJilitazione gPncra,l e: la m:iggi.or parte. dei suoi corpi d 'armata sono dir('t.ti verso i çonEini russi. Contomporan<'amente la Rnssia, (']1e per la sua conformazione <' la scars<':i:za dello sue ferrovk, ha una mobilitazione lcntn, ordina q1wlla <lei co,·pi d'armah1 dcstinaLi alla fronte austriaca. f1a Francia vivo orCI di spasimo. l::le ht Russia è costretta a lla guerra, anch'e~sa devo hatLerRi. Non solo per onor della, firma, ma perchò è contro di essa che la Oermania volgerà, la s ua ira. I piani cli guerra tedoscJ1i Rono noti: 11el primo tem1)0 il <'Ompito di trattenere le l<>ntc forze n1c;sc è affidato all'Austria; ef.lsa porterà, il gran colpo in Occidente. l:kg1ù <li prepa,ra.Livi milit:tri anche in Cierma.nia sono apparsi sino da] 26. E non c'è alcun indir.io che la nernrnnia. traLtcnga l'alleal,a, C'he sta bombardando HolgTado. Tuttavia il giorno 29, che puro è quello delle prime mohilitazioni, si ctpre un harlunw di sp«>ranza,. Una. · nuova proposta cli mecliazione dell'fnghilt,ert·~: che non fa qu<>11tione di forma, purchò ci si raduni e si parli, non?> respin1,a dalla Gemrnnia ma trasmessa all' Au11tria1J nglwria. La, Oermania Rembra, esserl'!i l'eso conf,o della. J)('ri('olosa gra,vità dcll:1, gucna, : non può illucler:1i sulla partecipazione attiva, clell' Ttalia. Tfa però cre<luto che l'Inghilt,orra res~enì. neut.ralc. Tuff..o il suo pianu di guerra - il rapido a hlJattimento della, l!'rancia,
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LO SCOPPIO E LA l'RTMA FASE DET,LA GUERRA.
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<' poi la guerra alla Russia - si fondn snlla presunzione che l'egoismo inglese non accetti una guerra C'ontincntale. Ora la prC'mma dcll' Tngbilterra la mett<' in clubbio. Mentre l'ambasciatore l<'dCi!CO a Pi(\lrogrado chiede conto alla Russia della sua iniziata mobilitazione contro l'Austria, il cancC'lliere lcde;;co BethmannIloll wegh doma,nda all'ambascia1,ore ingles<' se l'Inghilterra rimarrà ncutral<' in una gnerra contro la Francia, in cui la Germania promcLti:t di non Loglicrle, iu Europa, akun territorio. L'ambasciatore iugles<' gli riRponclo: cc m le colonfo? )) Botl1mn,1m-Tf ollwC'gh, che pC'n<:a }~lla preda africana, tace. 11 giorno dorio il ministro dogli esteri inglese dissipa, il dubbio telegrafando al suo ambasciatore: << Rarehhe un'onta per noi n,cccLLarc il mei'cato cho la Oerm:tnia ci propone a Rpese della Francia n. D 'ora in ora la hilancia del destino oscilla 1ra la pace (' la guerra. Il 30 a mezzogiorno un giornale ufficioso di B erlino (il Lokalanzeigcr) pubblica l'online della mobilitazione tedesca. C'ome preso da un pcntirnent,o, il ministro degli esteri lC'desco, Von J agow, dichiara falsa la notizia. Bisogna che il mondo creda ohe la provocazione viene dalla, Ruijsia. gallo Zar il Kaiser telegrafa che non può inizia,rc una, rnedin,zion<', se la Rw;sia <'ontinua a mobilitare contro l'AuAlria. Non propone alle d.ue parti di a,nestarsi cont,ompora,neamentc. Il ministro degli esteri ru.'IRO, , 'asonoff, chied<' ancora alla Germania di ferma,ro l'Austria; purchè qucst,a, si f<'rmi, anche in territorio serbo, è pronto ancora a discutere in comune le soddisfazioni che la R<>i·bia den' all'Austria-Gngheria. Se qu<'sta rispondo a<'<"ettando la nuova p1·oposla inglese di m<'diazione, c'è ancora sa.1-· vezza. Ma nel momento fatale in cui la gnerm contro la Serbia sta per divenLare la guC'rra <'tn·op<'a, la decisione dell'Austria dipcnde da, quella della Germania. Questa
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('APITOLO TT.
non si cur~-. di ottonero la risposta dall'alleal,11 alla, medfazione ingl<'sc, C'omunicatale già. da due giorni. Austria o Ocrmnnia hanno d<'ciso cho sia guorra. Tl 31 luglio a Berlino il Kaiser si mostm al popolo e grida: « ri costringono a, sguainare la spada ! 1>, e ordina « lo sLa,to di mi1rnccia di guerran, formula tedesca pet· dù·<', senza <lirlo, mobilitazione generale. Contemporaneamente :t Vienna è adunato il Consiglio dei minisl,ri, il quale dC'cide : di continuare le operazioni militari contro la 8erhin,, di non discutel'o hL propost,:, inglese Re la, Russia non smobilita. A m<'zzanottc l'ambasciatore ted<'sco a Piclrogrado noLifica. alla Hm;<;ia, 1'11ltimwturn: smobilitaro entro dodici ore, ta.nLo contro la Germania quanto contro l'Anstria. In Francia l'agita,zio11c è estrema. C'era chi sperava ancora nel miracolo, che in Germania qualcuno si levasi,e a ferma.ro l'impulso di guerra. Alla illrnrn. pn~sionc cli ,Taurès nessuno risponde dall'altra part('. Fn fanatico uccide il t,ribuno che, <'OD le S11<' folli sp<'ra.uze, incleuolisce l'animo ùol popolo oramai disposi o a. difendersi dall'attacco. Contro la prcvalonza delle forzo nemiche la Francia ha un baluardo morale, la neutralità del Belgio che copre Io snc provincie del nord. Può tentare una difesa, efficace se l'attacco venga sulla linea orientale, fortificata, tra Y<'rdun e Belfort. La neutralità del Belgio non è, como quella svizzera,, afCicla1,n, alle forzo del paeflo stesso, ma garantita, per il trattato clel 1839, dalle potenzc int(',rcssato, Frnncia, 1 ngbilterra,, Pmssia,, 1\ 11sLria. Lo stesso ~n luglio l'Inghilterra chiede alh1, Franria e alla, Germania se rispetteranno la neuLraliU1, belga e al Belgio se la difenderà,. Da due giorni il B<'lgio ha mobilitato le poche forzo di cui cli'!pono (180,000 uomini) e le raccoglie intorno a.Jlo fortez,m, non terminate, di Liegi <' cli .Anv<•rsa. La l<'randa, ri-
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SCOPPIO E LA PRI!IJ'A FASE DELLA GUEIUtA.
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sponde prontamente che rispetterà il paese neutro: la Germania non risponde. Il 1° agosto anche la Francia ordina la sua mobilitazione. Gli ultimi disperati appelli di pac(' si perdono nel precipitare della guerra. Lo Zar ricorre ancora al Kai!!cr: « Mobilita pure, ma. dimmi che non ò la, guerra, che continueremo f~ trattare». Il JCa,isor risponde riprtcnclo 1'11ltimcitt11n comunicato nella notte antecedente. AJle 17 lo « stato di minaccia di guerra>> diviene, anche formalmente, in Germania mobilitazion<' generale, o alle 19 e 10 minuti si dichiara la guerra Aslla. RuRsia. Il popolo ted<'sco, concorde, mla cho la Russia selvaggia. lo ha assalito, e ci crede. E crede anche che l'Halia si batterà con la Germania o con l'Atu1tria. 11 Kaiser,fosso pme senza intima convinzione,premcva Rull'Italia per trascinarla dalla sua pa.rte. Il vecchio Ji'ranccRco Giuseppe, male informato, telegrafa-va, già a,l Re d'Italia i saluti per gli esercit,i che stavano per combattere insieme. Gli rispondeva il Re d'Italia che qnosta aveva fatto tutti gli sforzi per assicurare la, pace o che rimaneva neutrale. Così d<'cideva, il 2 di agost.01 il nostro Consiglio dei ministri; o il ministro degli <'Steri no dava ragione alla Germania: « La guerra intrapt·esa dall'Austria avendo un C'araUcre aggressivo, che non concordf~ con il ca,rattero pnramento difensivo della 'l'riplico, l'Ilalia non pol,rà partecipare alla guena ». La noutralità liberamente proclamata dall' rtalfa sollevò la terribile angoscia della Francia. Se quC'sta avoRse dovuto guernfre lo sue !rontiC're alpine contro l' Italia, o difcndrro con la flotta mediterranea i trasporti di truppe dall'Africa, non avrebbe avuto speranza di resistenza efficace contro la Germania. Questa, asRillata dal desiderio di far pr<'Sto, quel giorno stesso lo aveva dichiarato la guerra,, prendendo pretesto clall'a.W1cco di u11 aviatore francos<' su Norirnbcr~n CAPA.IN,
Ouerrr,
1p1,'t·.
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OAPITO r,o Il.
di cui nessun norimbcrghose fii era accorto. ùa gucrrn, cominciava, J)Cr essa, terribile, dnbbia, ma - in grazia dell' llaliiL - non dispN·ata. E mcnLre hL Francia i-tava per estiere invn.sa, il popolo italiano pal1>itavn per la vicina come pt>r il proprio (.erritorio e per il proprio destino.
* ** Tl 2 agosto ]!)14. la G(wmania e l'.Auilhfa-lTnglH'ria cominciavano la guerra contro la 1"ranc·ia e cont,ro ln Russia : la guerra, alla, Serbia iliv(•niva un eph1odio secondario. Non erano con i due lmJ)<1ri <'entri.li nt• l'Italia, nè la Romania: ma l'lnghiltrrra non aveva ancora preso posizione e la Germani~ si <>rn già assicurata segretamente l'aiuto della Turchia, al momento opportuno. Per i due ImpN·i militari chC', prepar'at,i da lungo tempo alla guerra d'agg1·essione (prineipio fondamentale della RtratPgia ted<'sca) potevano disporre• imrnedia,tamcnte di tutte le forze 011primibili dai loro 120,000.000 cli abitanti, la vittoria era s icura. Sicm·issirna. a patto di far JH'C'sto : dj impedir<', il raccoglier11i delle lente ril'!orso 1ussc e di quelle coloniali fran<'<'Si <' di ft•rmar<' con lo sgonwnto di una vittoria fuln1in<>a l'entrata in campo di altro Potenze :wversari<'. :\Ientre l'e.<icrcito austro-ungru·ico, h\sciate pocbe forzo contro la Serbia, s i volgeva a,d aUaccare lit Rwrnia tra la Polonia meridionale e la Galizia, 36 corpi d'armata tedeschi (1,:350,000 uomini) 11i sehiera,vano tra Aquisgrana e la frontiera :-1vizzora. )fa pM toglier di mezzo la Francia in poche i;wttima11(1, prim~L eh<~ il vasLo osercHo rnsso potN;se minaccial'e la Prussia orientai<', l'alLa<'CO frontale sulla linea fortificata dell'est, non bastava. Por sOl'prenclero l'esercito francese i~ mohilit.azione non tcrmini1.ta <' in condizioni p <'r esso
T,O SOOPPIO E LA DRIMA' J?ASE DELLA GUERRA.
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insostcnihili, bisognava aggira.rio. C'era ili mezzo il Belgio neutrale ed inerme. La Dermania commif;e il delitto fatale : pa~Rò sopra il Belgio. La prima operazione dell'esercito tedesco fa quella di penetrare nell'~ltro sLaterello neutro, incuneato tra la Francia e il Belgio, il Lussemburgo. Appena dichiarata la guerra allo Francia, il 2 di agosto, la ~ Germania chiese improvvii;;amente al :Relgio di la,sciarla passare. Pretesto: se la, violazione non la commetteva essa, avi·ebbero potuto commetterla,, dalla M:osa, i Francesi. Se il Belgio lasciava chH il suo territ orio divenisse base di operazioni contro la, Francia, la Germania prometteva, dopo, di rcstit11irle integrità e indipendcnz:1 e, subito, paga,rle i danni e lo requisizioni in oro sonante. Nella, notte stessa il re del Belgio, Alberto, concorde con i ministri e con tutti i partiti, rispose che, accettando, avrebbe sacrificato l'onoro della nazione e tradito il suo dovere davanti !'.E uropa. Il piccolo Stato, prospero, imbelle, affrontava il primo impeto dello scatenato furore teutonico. La collera tedesca scoppiò. TI Helgio, che osava opporsi a,i piani della guerra e della, politica tede~CR·, doveva sentire gli orrori dellRi guerra con ferocia m etodica. Il giorno della violazione del Belgio, 1 a,gosf',ò, Guglielmo nel discorso del t rono osò dire: « sguainiamo la, SJ)ada con coscienza tra,nquilla ))' ma il i;;uo Cancelliere cercò di giustificare il delitto riconoscendolo : « -:Vot kennt. lcein Gebot : necessità non conosce legge. Quanto facciamo contraddice a.ne norme del diritLo dt>lle genti.... La Francia poteva aspet,tare, non noi.... Così siamo costretti a passare sopra la giustificata protesta d~i governi lussemburghese e belga. L'ingiustfaia che così comm.ettiamo, cercheremo di ripararla quando sa,rà raggiunto H nostro scopo militare )>.
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CAPITOLO II,
Conseguenza fu che l'Inghilterra, ferita nell'onore, scossa dal pericolo evidente di avere la Germania sulla così vicina costa fiamminga, impose alla rivale di rispettare il Belgio se non voleva la guerra. Bethmann-Hollwegh pianse di rabbia davanti l'ambasciatore inglese : cc Come 1 Vòi ci. colpite a.Ue spallo, e per che cosa, Per uno s<1·ap o.f paper, per uno straccio di carta>>. Se l'intervento della flotta britannica sqttilibrava le probabilità, di una rapida vittoria anche navale, la Gernhnia però non per nulla aveva propara,to una flotta potentissima di congegni nuovi per contendere anche all' Inghilterra il dominio dei ma,ri. Per terra l'aiuto inglese alla Francia era quasi nullo : il piccolissimo esercito mercenario di cui soltanto disponeva l'Inghilterra per opera,zioni fuori della metropoli, non dava pensiero. Una grande e pronta vittoria sulla Fra.noia avrebbe respinto anche l'Inghilterra nella sua isola. La Germania, cieca di orgoglio, accettò la gnerra con la Gran Bretagna. Le operazioni dell'esercito tedesco contro la Francia si svolsero con incredibile rapidità e violenza. Subito, all'attacco della fortezza belga di Liegi, difesa con 40,000 uomini dal generale L éman, contro il triplo di forze tedesehc, i nuovi mezzi di distruzione, che dovevano sgomentare il mondo, si rivelarono. I c~rnnoni aus1a'iaci da 305 millimetri e quelli tedeschi da 420 frantumarono le ct1pole corazzate. Le truppe tedesche penetrarono nella città prima di aver ridotto al silenzio i forti circostanti; ma questi resistettero dieci giorni. Soltanto il 20 di agosto i Tedeschi poterono entra.re a, Bruxelles. La resistenza li imbestialiva. Guglielmo faceva sapere ad Alberto che, per punire i Belgi della loro resistenza, <e la guerra sarebbe stata particolarmente erndele». La popolazione civile fu sottoposta al terrore
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LO SCOPPIO E f,A l'RlMA FASI~ DELLA OUERltA.
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sh1tcmatico: le truppe d'invasione dist,ruggevano, bruciavano, fucilavano. In ogni villaggio fui·ono presi ostaggi. Per rompere la resistenza dei soldati belgi che difendevano a passo a passo il paese, le truppeava,nzanLi si riparavano cliel,ro plotoni cli uomini e <li donne costretti a marciare, scudi viventi. Ricchezze e t,esori d'arte flll'ono ordinatamente rubati: la magnifica Louvain fu bombardata e per un lerzo distrutta. Jl Comando francese non a,veva previsto l'invasione del Belgio o l'aveva eonsiclt•rata come un'operazione secondaria. Nelle tre settimane che occors('ro alla mobilitazione completa, cinque armate erano state schierate, secondo i piani, tra il LuRsembUl'go o la Rvizzera, e l'ala dcstn1, si dispose ad a.ttacca,re in Alsazia. Penetrò sino a )fttlhome, l' abbandonò, la riprese una seconda volta il 20 agosto. Anche il cenf,ro cominciò a<l avanzare in Lorena, ma dovette ritirari-i. Oramai C'ra chiaro che l'esercito LC'desco aveva concentrato nel Belgio la sua massa principale, e che quexta minacciava cli aggirare l'esercito francese in un cerchio vasLissimo : grusse forze tedesche avevano pa!lsalo la Mosa e sommerso quasi Lutto il Belgio. L'armata inglese di Lord French, forLc di appe1rn 80,000 uomini, non a,veva fatto a tempo a socconere i Belgi e af[rontav:i i Tedeschi insieme con due armate francesi tolto alt' Alsazia, sui confini franco-belgi a cavallo della )Iosa. Fu la prima battaglia campalo della guerra : la battaglia di :\fons o cli Charleroi che, essendosi O.'ltosa verso le Ard('ll!H\ ò ricordata anche come batta,taglia delle frontiere (21-2:~ agosto). Le truppe francoinglo.'>i erano inferiori cli numero e di mezzi di battaglia: prive dcll'11rtiglicria pesante che i t,odeschi conducevano in campo, visibili per le uniformi vistose che portavano ancora come in parata, furono scon:fit,te con percliLe sanguinosissimo.
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OA l'I'COLO 11.
La loro ritin1ita fu qua.si una rotta : ogni momento i corpi d'arma.La sbandati correvano il rischio di essere avviluppati dai Tedeschi che inseguivano senza sosta,. Pattuglie di ulani si infiltravano <la per tutto ; l'invasione della Ji'rancia cominciava. Inni di gioia a Berlino, angoscia a Parigi : un esercito nemico, forte di 800,000 uomini, ebbro di vittoria, aveva, aperte innanzi a sè le vie della capitale. Altri reparti minacciavano di stendersi presso la costa della Manica. - Il governo francese decideva di abbandonar Parigi 1>er Bordeaux. A sua volta, la Germania era minacciata dalla l{ussia. Più presto che non si erodesse, anche in Germania, dei corpi russi, speèialmcnto di cavalleria, erano apparsi nella Prussia orientale, dove il comando tedesco non aveva da opporre che forze limitate e di seconda linea. Rotta la loro resistenza a Oumbinnen (20 agosto) codesti corpi condotti dal genernle Rennenkarnpf puntavano verso Konisberg, mentre u.n altro esercito, quello cli Samsonoff, risaliva da Varsavia a occidente della regione lacustre dei l\fasmi. 1\1.a un generale tedesco Tichiamato dal congedo, Ilindonbmg, mandato in gran fretta a parare il pericolo, riuscì, con a,n dacc manovra, a respingere ~t sud l'esercito di Samsonoff, senza cbe Rennenkampf venisse in aiuto dcll'alLro generale, e a disfarlo. 1\..lla battaglia (25-30 agosto), che ebbe il suo momento decisivo intorno a Hohcnstein, i Tedeschi dettero il nome del vicino borgo di Tanncnbcrg dove nel secolo XV i cavalieri teutonici avevano battuto i Polacchi. I Russi di Samsonotf persero 90,000 uomini fatti prigionieri. Anche Rennenkampf doveUe ritirarsi siù confine orientale della Pmssia (battagUa dei Laghi l\fasuri, 4-J O scLLembre, che costò ai Russi altri 45,000 prigionieri). Intanto i Francesi continuavano a ritirarsi dai con.fini verso la capitale. Con le ricche provincie del nord
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LO SOOPl'JO E tA PRlll[A FASE DELLA GUlm[tA.
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e con le città di Lilla, Saint-QuentinJ Oambra,i restavano sommerse le fortezze ma.l guernite: Maubeuge resisteva debolmente, la sua guarnigione cadeva tutta prigioniera. In quel momento di angustia, che dalla Francia si propagava ai suoi alleati e ai suoi amici, fu compiuto un atto cli fecl~. Il 4 settembre a Londra le potenze dell'Intesa, alle quali si era unito il Giappone, affermarono che non avrebbero mai fatto la pace separatamente. Fu questo il patto di Londra. J\:Ca la Francia, nel pericolo, aveva ritrovato le energie dei suoi grandi momenti storici. La ritirata, prima disordinata, si andava regolando : il generalissimo Joffrc, nulla disperandu, ne rinsaldava i corpi separati con l'interporvi d<3lle armate tolte all'esercito dell'est~ e aggiungendovene due nuove, quella di Foch e quella di M:rnoury preparata nel territorio di Amiens. La linea di resistenza, stava riformandosi tra il campo trincerato di Pi1,rigi e quello di Verdun. I Tedeschi, ansiosi di dare il colpo decisivo all'esercito di manovra, scivolarono sotto Parigi, penetrarono ad arco al di qua delle due città fortìficate. Alla sera del giorno 5 sette armate tedesche erano a,rrivaLc al sud dell'Ourcq e del Grand :M:orin e di 011alons per risalire, nelle Argonne, con la loro destra, a Verdun per tre quarti accerchiata. Ma il generale ,Toffre aveva pronte, su l medesimo arco, le sue cinque armate e quella inglese, due sole avendone lasciate in Lorena e in Alsa,zia, e decise di accettare batta.glia. Disse ai soldati: « Al momento in cui si impegna una baLta,glia da CLli dipm1de la salvezza del paese, importa ricorda.r e a tutti che non è pili il momento di guardare indietro. Tutti gli sforzi devono essere volti ad a.ttaccare e a respingere il nemico. Una truppa che non possa più avanzare dovrà, a qualunque costo1 mantenere il terreno con qui-
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CAPITO LO Il.
stato e farsi ammazzaro sul posto ma non cedere terreno. Oggi nessuna debolezza può essere tollerata ». La baU,aglia si sfonò all'alba del 6 agosto o non fu decisa che il 10. L'attacco fu contemporaneo dalle due parli, anzi il primo ad attacca.re fo il Principe ereditario tedesco nelle Argonno. Lo sforzo francose si voli-e specialmente a tentare, con l'armata di "ì\,[a,. nom·y, l'aggiramento della destra, Ledesca comandata da Von I< luek. Per forzare la dura rosistenza di questo, il giorno 8 da Pa,rigi con Lutti i mezzi di Lrasporto, automobili, carrozze l)ubblicbe e private, furono gettate sul campo di battaglia, tutte le risetve della capitale. T Tocleschi, a. loro volta, tentarono una controtfensi va dagli 1 rauts-de-Mense per schiacciare Verdnn. J\fa Von Kluck cominciò a cedere e tutto l'esercito tedesco a pi<'gare, ripai,sa.ndo la Marna che ba dato nome alla battaglia. Cominciò l'insegu imento francese che continuò fino al 14 oltre SoiJ,sons o Reims. Contemporaneamente l'armata della Lorena, nella battaglia dol Grand Couronn6, liberava :Nancy minacciata dal P1-incipe ereclita,rio di Baviera. T Tedeschi si ferma,rono in una, linea di trincee scavato da Noyon a Verdun, senza che i Francesi, anch'essi esausti daJ grande sforzo, potessero respingerli oltre. 1\fa Parigi, simbolo della piena, vittoria, si allontanava dagli invasori: il loro impeto era spezzato : la vittoria francese delht M:arna era una battaglia d'arre..sto che sconvolgeva il piano tedesco e cambiava il corso della guerra generale. I Todcscl1i vi perd<>l tero 150,000 uomini o 160 cannoni. Naturalmente, i Francesi e gli Inglesi tentarono di sfruttare la vittoria per liberare la !!~rancia e forse il Belgio dall'invasione. Per ciò cercarono ancora di aggira,r e la destra tedesca allungando le loro linee verso il nord per congiungersi ai Belgi che re/iistevano in Anversa. Uno sbarco ingle,;e per soccorrere Anversa
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LO S00l'Pl0 E LA l'LUMA PAl:IE DELLA GUERRA.
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non riuscl. Anche i 'l'edcscbi aIJungarono lo loro linee, facendo a chi pdma raggiungcRsc il Mare del Nord. Caduta, Anversa il 10 ottobre, il mare fu raggiunto dai Belgi collegati ai Franco-inglesi a :Xi<•uport. Dall'invasione non 1,fuggiv,. che un angolo di territorio belga; di< ci dipartimenf.i francesi rimanevano occupa! i e 11traziati dal n<'mi<'O. Parigi era salva,, ma il nemico rosLava a Noyon. ***
ì\fono pronto di quello tode1-1co in Francia era stato l'attacco, affidato agli Austro-nngn,rici, contro la Russia. Soltanto il 25 :~go!lto, le armato di Dankl e di .A.uifenberg erano ui;cite dai confini tm la, Vistola e il San in direzione di Lublino ; ma avevano appena ottenuto qua.lche successo in cvtesta direzione, quando un più forte esercito russo (dei generali Russki e Brussill)ff) era apparso sulla loro dostm nella Galizia occidentale. Questo, avanzando impetuoso, disfece gli Austriaci eh<' dlicndPvano la, Galizia, tra Busk e Haliez, occupò ùcopoli, attaccò a rovc~cio la dcstm di Anffenberg (Rawa- Rnska). Tutte le armate austro-ungariche i,;i ritirarono a precipizio (12 SPttembre) sino alla Wisloka e ai Carpazi,abbandonando all'investimento nomico anche la grande fortezza di Przemysl, e perdendo quasi 100,000 uomini faU.i prigionieri e 300 citnnoni. Alla sconlitta, detta di Leopoli, contribuì an<'he il fatLo che molto truppe slave, specialmente ceche, non rcsist<'tt<'ro al nemiço che ora della loro razza; alcuni reggimenti passarono ai Russi corno a. liberatori. La stc:-;Ra <lef<·ziono aveva facilitato ai Serbi la. vittoria del monte Tser (15-21 agosto), per cui avevano respinto un 1wimo tentativo d'in vasiono austriaca stilla linea della Drina; poi, riattaccati su più larga. fronte sullo stcs8o fiume,
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OAPl'fOU> II.
nel settembre, si dovettero ritirare più addentro abbandonando Belgrado. Lo sgomento per la sconfitLa di Leopoli sospese momentaneamente le operazioni austriache. A soccorrere gli Austriaci pericolanti provvide la Germania, a cui la sconfitta della Marna consigliava per il momento di mettersi sulla difensiva in Francia. La eccellenza delle sue ferrovie strategiche le consenti.va il ra,pirlo spostamento dC'lle forze tra la fronte occidentale e quella orientale. Jl nuovo maresciallo Ilindenburg, divenuto, dopo la liberazione della Prussia orientale, l'idolo del paese, rinunciando alle prime speranze della, conquista di Parigi e distruzione della Francia, si volse contro la Russia, più minacciosa, di quanto fosse stato preveduto. .Perciò Iu anche ordinato alla Turchia, segreta allea.La, di entrare in guerra, il che essa, fece bombaxdandò, senza dichiarazione, con la sua flotta alcune città del M:ar }foro (29 ottobre). La Russia dovette provvedere a forma.re una nuova fronte di battaglia nel Caucaso. Durante l'intero autunno e sino addentro l'inverno, l'intera, fronte orientale, che si estendeva da.l Baltico alla Bukovina, fu agitata da, una rapida guerrn, di movimento ispirata da,lla stra.tegia di. IJindenburg. I Russì era.no appena a,rrivati ai Carpazi, quando dovettero parare a una vasta manovra iniziata dai Tedesclù, sbucati dalla Slesia, nclia Polonia meridionale. Non ostante che nella Prussia oriontale H,P;unenkampf ottenesse un successo e novamcnLe respingesse i Tedeschi llentro le loro frontiere (battaglia di Augustowo, 25 sotLembrc-:3 ottobre), in Polonia convenne ai H,ussi riUmrsi rapidamente verso la Vistola e la linea delle fortezze che la difendevano (~ owo-Giorgcwsk-Varsavia-lvangorod), e perciò, per mantenere l' allineamento, abbandonare a11eho parte dellft Galizia fino al San, compresa, Przmnysl.
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SCOPPIO Fl l,A PRilfA t·A!!E DELLA OUERRA.
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Radunate nuovo forze sulla Vistola, e ripassataln, da :Nowo-Giorgewslc 1 i Russi manovrano rninaccial1(lo il fianco sinistro <i<'i Tedeschi (battaglia clclla Bzura, 16-31 ottobre) e li costringono a. ricedere buona parte d<'lla Polonia: ma le hatta.gli<~ rrnccessi v<', combattute Rpecialmont,o intomo a Lodx, lasciano ai Tedmwhi questa importante città inùwil riale o stabiliscono la linea a, mezza strada fra la Yistola. e il <·onfine sicsiano. Invece contro gli Aul<(riaei, che pure in territorio polacco contavano anche sulla simpatia della popolazione, i Russi obhoro facile giuoco a rcspingel'li novamenlie dal San Iino al Dunaiez, non lontano da Cracovia, e n,d investire una seconrla volta, Przemysl, la cui guarnigione fece dello vn.ne sortite. Dai colli dei Carpazi minacciavano la soUoslante pianura ungherese. ~fa la Germania era salva. dalla invasione russa. L'Austria, non potendo di più, cercò un facile alloro in Serbia. rreparò un <·sercito 11u fficiento comandato da,1 gcnemlc Potior"k e, burbanzosa, annunciò una Stmje E.cpedition, una spt•<lizionc punitiva. Attaccato conet•ntricamC'nl<' nell'ampio a,rco formato dalla T>rina e da.U,1 Sc1va, l'escr<'il<> serbo agli ordini dt•I 'l!oivoda Putnik ~i ritirò rapida.mente noi monti: abbando1rn,ta Belgl'ado, il govoruo si t1wiportava a Nisc. Le trupp<' au!-ltro·unga1frhe avanzal'ono p<•1· tre sctlim,we di iwguito (7-:rn novemhn•), t,ra,ttc11ulC' ogni tanto da poche forzo fWrhe, arrivarono ai monti da cui si 1,cendc nella valle clclla l\ioravn, ed ancht•, ('On la loro dPstra, dentro la, vallata. Qui Putnik dotte lntttaglia ; supplendo C'Ol valore alla, scar se;r,xa dei mezzi bellici, i :-ierhi che difendevano il 1rnolo <lclht J)at,l'ia, ruppero l'impeto degli invasori: i soldati i;lavi dell'es<'r<'Ìto austriaco <lefezional'ono, questo fu respinto. tngliato nelle gole n1ontan<', Ri ritirò a pr<'<'ipizio sino a i confini, scomato, perdendo 60,000 uomini e 130 ca,ll-
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OAPITOl,O Il.
noni. Il vecchio re Pietro rientrò (15 dicembre) nella sua capitale devastata. La guerra di movimento che, come in Serbia, rimaneva sempre possibile sulla fronte orientale, troppo lunga (quasi 2000 chilometri) per essere tutta guernita da un co rdone continuo di soldati e di cannoni, cessava definitivamente sulla fronte occidentale. Qui, raggiunto il mare dai due eserciti cont,rapposti, oramai una linea ininterrotta cli trincee parallele correva da W estende nella Fiandra belga, per un gra,nde a.reo' piegante verso Parigi, aJlo .Argonne, ai colli di Lorena e ai Vosgi (circa 700 chilometri). Quelle tedesche erano fortificaLe come gli spalti di un'unica forter,za: il sl).olo, scavato sapientemente, nascondeva i combattenti, non htsciava passaggio elle non fosse battuto dai cannoni vicini e lontani, dalle mitragliatrici, da nuove armi da fuoco che la Germania aveva già provvedute alla gncrra di trincea. .A difendersi nello stesso modo provvidero i Francoanglo-belgi; ma arrivati appena, nella corsa al mare, nelle Fiandre belghe, non avevano ancora fottilicato quesLo territorio basso e irretito di eanalì. Qui, alla , metà d'ottobre, i generali tedeschi tentarono di ritornare aJl;1, guerra. di movimento, con un'offensiva in forze, non più contro Parigi ma verso Calais e la Manica, in modo da ta,gliare la Francia dall' fnghilterra e puntare contro questa una minaccia diretta. Qua.udo attaccarono lungo la cosLa, davanti l'Yser, debolissime forze francesi e belghe difendevano quel punLo delicato. Le salvò l'inondazione che i guardia,ni dei canali fecero traboccare sul piano più basso del mare. Allora, in gmn forze i 'redeschi si volsero per passare più al sud, fra Dixmunde, Ypres e il canale dall'Yser alla Lys. La battaglia,, detta delle Fiandre, combattuta nella pioggia e nel fango, fu fetocissima. Nove, e
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t,0 SOOPPI O F. J,A PIUMA FASF. DELLA onrnnA.
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poi quaLtol'dici corpi d'armata tedeschi urtarono in masse compatte, con cieco coraggio : guadagnarono 1rn po' di terreno. Ypros, punto decisivo, fu salval,it clall' eroi~mo ostinato dei Ji'mncesi e degli Inglesi. A meli:\ di novembre gli a.ttacclli dovettero desistere. Ancho il settore di li'iandra era fortificato e la lenta guena di assedio o di logoramento comi.nciava sul l'inwra fronte occidentale. Dli(' milioni cli Tedesch i montavano la guardia alla fortezza incuneata in Francia: altreUa,nt.i Franco-inglesi Carevano argine. Le due forze si annullavano; la guerrn diveniva immohile.
* * *
L'<'ntrata in guerra dell' ImJ)ero b!'il,nnnico, ciot> clell'Inghiltcrra, e del suo enormo Impero colonia.le, dava alla lotta umb ostensione e un carnttorc che gli Tt:-iperi centrali avrC'l>bero vohLto evitare. Lfli guena, marittima, anzi che essere cir'coscriLta alle acque dei paesi belligeranti curo1lei, si impostava come guerra per il dominio di tu1,l,i i mari. Le risorsa locali del1' Intesa emno limitat;e più di quelle degli Imperi centrali, ricchi di m<'lalli e di carbone : quelle delhi Russia eranv grandi ma problematiche e t.roppo dillicilmenLo comunicabili all'Occidente dove Ri a,ccendev}t il più inLC'nRo focvlaio di guerra. Tutte lo riRorse del mondo erano potenzialmente rh;erbatc a quel gruppo di belligeranti che avesse m<'glio il modo di raggiungerle por le lunghe e lente ma aperte vie dei mari. La bilancia pendeva a .jJ-l,vol'e di chi aveva, i mezzi IJCr tenersi aJ)Crle queRte vie. La !'lotta. o la marina mercantile ingleRe posi.C'dcvano tali mezzi e la, capacità di accrescedi, la guerm durando lungo tempo.
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OAPITOLO Il.
Con le :me forze navali, le sue ricchezze e lo sue risorse, la Gran Bretagna portava però in guerra anche la propria debolezza di Impero disperso, difficile a élifcndcrsi in tutte le sue parti lontane, imprepa,m to in molte cose ad una guerra che non fosse coloniale. La lotta doveva consistere per la Gran Bretagna nell'impedire al nemico di a,rrivare a toccarla in qua,lcJ1e parte sensibile del Rno Impero ed arriva,r e invece <'Ssa, dovunque, a sfruttare tutte le proprie energie latenti. Dilatandosi nello spazio, la g1ìerra si doveva dilatare ::i..nche nel tempo. Condizione di vit,toria per l' Jnghilterra, e oramai per i suoi alleati, era che la guerra fosse lunga. Il ritmo elio questa, aveva avuto nei primi due mesi, voluto dal piano s1;rategico-politico degli Austro-tedeschi, accettalo anche dagli avversari per una disperata, speranza di uscire prima dall'inferno in cui erano stati trascinati, n1.Jn permetteva all' fnghiltel'l'a di far sentire che poca, parte del suo pe~o. Un effetto immediato aveva però prodotto il suo intervento. Aveva consigliat,o le forti squadro tedesche, d<>.:tinate all'assa,Ito, a stringersi intorno alle ·acque del Mare clel Nord e clel Ha,ltico, menl,re la flotta francese sbarrava a quella amitriaca l'uscita dall'Adriatico. Gn primo blocco, ncJle forme che il blocco aveva avuto n<'lle guerre antecedenti, si [orma.va automaticamente intorno ai dne Imperi centra.li. Tl blocco che essi pokvano a loro volta dichiarare alla Francia o aU' Inghiltena ent meno eHicacc. Da,ta la proporzione delle forze - le flotte dell'Intesa erano nel 1914 circa il triplo di quelle degli Imperi centrali - vere battaglie navali erano l)OCO opportune e la guerra cominciò come guerra di corsa e di insidie : 1rno strumento nuovo, potentissimo, il sottomarino, doveva da,rle 1m a,srietto diven,o e crudele.
LO SOOPJ?TO E LA PRIMA ll'ASE DELLA GUERRA .
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J.1a guerra era appena stata dichiarata che due velocissimi "incrociatori tedeschi, il Goeben e il Breslau, stazionanti a Pola fin dai tempi di pace, cannoneggiarono qualche città dC1ll'.Algeria, e sfuggirono all'inseguimento rifugiandosi nei Dardanelli. aperti dalla, Turchia, clie si diceva, ancora neutrale. Qua e là navi da gLH~rra delle due patt'ti, ma le pii.i inglesi, fnrono sorprese e silurate da sottomarini. Squadro leggf>I'e delle due parti facevano la vigilanza df>ll'avversario per rcca.rgli dei danni : quelle tedesche puntavano alla l\fanica, 1;utta piena drl tta.ffico guerresco anglofrancese, ma senza osare aNvicinarsi troppo. Nella perpetua crociera, il 27 agosto, due di queste squa,dre si scontrarono davant.i all'isola Ilelgoland e la batLaglia terminò indecisa,, prima che la squadra di battaglfa inglcsH intervenissf> : i campi di mine seminate dovunque rendevano imprudenti gli inseguimenti a fondo. · A distmbare il tra,ffico nemico, la Germania aveva dispersi per i mari e per gli oceftni dodici incrociatori veloci ; questi iniziarono la guerra di corsa ; uno di essi, l'Ernden, riusci ad affondare, un po' da per tutto, ·parecchie navi rnercanf;ili a.Jleate. Altri agirono anche in piccolo squadre rincor::;e da incrociatori inglesi. In uno scontro lungo le coste del Chile (1. 0 novembre) i Tedeschi riµortarono un successo contro una squadra inglese, ma alle isole Falkland tre dei loro incrociatori furono distrutti (8 dicembre). Altri furono variamente catturati, altri, vistisi perduti, ::;i internarono negli Stati Uniei. .Alla fine dell'anno tutti gli ocea,ni erano liberati dai corsa,ri tedeschi. Nuovi compiti alle flotto alleate si imposero per l'intervcntc, della Turchia. Anche restando neutrale, quC'sta, chiusi gli stretti, separa.v a la Russia da,llc suo alleate occidentali e ST)ezzava. in duo, indobolen-
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OAl'ITOLO II.
dola, la somma delle forze comuni. Partecipando aUa guerra, impegnava la flotta russa del 1Vfar Nero, e apriva alle insidie il M:editerra.neo orientale. La flotta austro-unga,rica, acquistava un nuovo campo di a.ziono, pericolosi<,simo all'Inghilterra per l'Egitto e per la via delle Iµdie: ma questa non tentò di uscire dal1'Adriatico, dove aveva qualche noia dal naviglio sottile francese. Invece, appena dicbia.rata la guerra alla Turchia, una flotta auglo-france~e sbanò i Dardanelli e lanciò qualche cannonata ammonitrice sui forti cstemi. Continuamente insidiato, ma efficacemente difeso, il dominio navale era mantenuto all'Intesa. La guerra navale sembrava invisibile. Per il dominio mantenuto sui mari anche le colonie in Africa, specialmente care all'orgoglio tedesco, tagliate completamente dalla madre patria, erano desLinate a cadere facilmente in possesso delle truppe coloniali inglesi, fra.ncesi e belghe ; prima il Togo, poi le altre : dalla sua colonia dell'Africa occidentale la Germania, tentò di sollevare il Transvaal, divenuto dominio inglese dopo la guerra boera dol 1899. Ma lo stesso boero generale Botha, nemico conciliato, ridusse i pochi ribelli alla fedeltà inglese. II posse.dimento tedesco in Cina, di Kiao-Ciao, dette occasione al Giappone di intervenire a sua volta, per la parte oceanica, nella guerra mondiale. Il Giappone aveva sempre tollerato di mal animo codesta vi.cinanza sospoLta : lega.to all'Inghilterra cla convenzioni anteccdent;i, dichiarò guerra alla Germania (15 agosto). .Assediò Kiti.o-Ciao e lo prese (7 novembre) cn.tturandovi anche del naviglio leggero tedesco. Altrettanto fece delle isole che i Tedeschi possedevano negli u.t'cipelaghi australiani; poi provvide alla polizia por l'Intesa nei mari dell'Estremo Oriente.
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LO SCOPPIO E LA PRIMA J?ASE .DELLA GUERRA,
La Germania coloniale dileguava. Soltanto nel1' Africa orientale e in quella occidentale la guerriglia, continuò nincora per qualche tempo. * **
Una delle ragioni che avevano fatto, tecnicamente, sperare impossibile una guerra generale era anche hl paralisi mortale che ne sarebbe venuta alla vita economica dell'intera Europa. La rete degli interessi, a.lmeno materiali, comuni era troppo stretta perchè, lacerata ìn alcune parti essenziali, non si disfacesse tutta in una confnsiunc inestricabile. Entrate in guerra cinque delle sei grandi potenze di Europa, più la T11rchia, il tmbamento era già generafo: la vita degli Stati neutrali diveniva precaria; le loro sorti, per tanti fili congiunte a quelle dei belligeranti dmante la pace, fatalmente restavano intreccia.te ad essi anche in guerra. Forse, se questa avesse potuto essere breve e i neutri vivere ciascuno solo delle proprie risorse, la distinzione fra essi e i belligeranti avrebbe potuto essere assoluta in pratica com'era stata nella teoria del diritto internazionale. Ma nella meccanica degli urti umani, come in quella degli urti siderali, le masse rotanti,. agiscono le une 5uJle altre : il dualismo universale di tutte le lotte non ammette terzi elementi che sfuggano ad una delle direzioni contrastanti. Fin dal principio il conflitto era troppo vasto per non_ svolgersi ancora secondo la norma delle aggregazioni successive che non può trascurare se non piccoli frammenti senza importanz::t. Paralizzati nel primo sgomento della catastrofe, i neutrali cercarono di appartarsi, attendendo. La violazione del Belgio insegnò ai vie.ini della Germania quale conto essa facesse della neutralità. altrui quando CAPntN,
Guerra univ.
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OAPITOLO Il,
quest,a, non convenii,so nlla, sua strategia e alla s1m politica. Nessuno si sentì padrono nemm<'nO della propria volontà di Jlace, a meno di non difenderla con una propria guerra cl1e sarebbe necessariamente confluita in una delle due gueno altn1i. Soltanlo qualche cieco potè spC'rare nei gra>isi benefici carpiti dalle due -parti: como se la distn1zionc delle l )irL grandi ricchC'zze comuni potesse alimentare una ricchezza particolare. Per diveniro arbitri tra le due forze scatomitc, sarebbe stato nccossa,rio lti neut,l'i <li possedere una forza anche mag~iore di quelle in loti a. ~ cm meno gli Stati Uniti, potentissimi e lontani, riuscil'ono a questo compito più cli c umano. B poi era in giuoco ben J)iù eh<' la fortuna economica d' Etu'opa. Tutte le energie o t,utte le passioni che alimentano i d<'st.ini dei popoli a,rdovfmo 11<11 croginolo dl'lla guerra. TI prevalere dell'unn, parte o dell'altra annunciava a tutti e a ciascuno un a,vvenir<' storico diverso. L'Intesa, nel primo momento, non poteva provvedc>r<' che a, difendere la. propria ci.istenza. Com bat teva por la più elementare delle mgioni : l)Cr non morire. Le simpatie che si volg(:wano ad c><1sa <'l'ano quell(I degli spiriti generosi che nainralmento parteggiano por il l)iù debole cont ro il più forte, per l'assaliLo contro l'as1mlitore. L'opinio1w, che i C'entrali cercavano di diffondere dai loro J)OJ)Oli ai n<'utri e maga,ri ai nemici, (li aver essi subita un 'aggressione, era troppo falsa pCt· acquistar fod<•. E poi, mentre le prime rapide vittorie della Rorpresa, 1:;cmhmvano assicmar loro 1n, vittoria, nella baldanza ddl11, e< g-uorra frescn, <' gioiosa» scoprivano tali cupidigie da spaventare i più indiffcr<'nti. PreRto il B<'lgio non C'ra più, per csRi, una viLtima del d<'Rt,ino strategico ma un oggeUo cli conql1i<ita, come la fierbia, come Lutti i territori
LO SOOPPIO :E T,A PRillfA FASE DRT,LA GURRltA.
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su cui riuscisse a mettere piede un soldato tedeseo. Il pangermanismo, da dottrina astratta, diveniva programma politico che i cannoni ùltrapotenti attuavano giorno per giorno. Uno scrittore tedesco, reputato libera,Je, Naumann, annuncia.va il bellissimo desUno della Media Europa: un grande blocco politico eù economico sovrano dalle coste fiamminghe ai paesi baltici ed ai Balcani: proteso, con la Turchia,, sino ai mari dell'India, diffuso con i :ìVIussulmani in Africa e in .Asia : ma tutto dominato da genti di razza te- , desca, organizzatrici, per capacità inarrivabile, di tutte le risorse e di tutto il lavoro umano. In margine a questo blocco di potenza, le altre nazioni, amputate, vassalle: una nuova forma, ìnfinitamonte pii\ potente dell'antica, dell'impero germanico universale. Questa nuova distribuzione dei' beni del mondo, con privilegio assoluto dei Germani, non solo era pitt arbitraria dell'antica, ma sopprimeva le personalità stesse che concorrono alla distrihuzione dei beni 1miversali : le nazioni. A queste non era permesso che di lasciarsi assorbi.re, per vio}enza o per rassegnazione, dall'unica civiltà germanica. Domati i grandi popoli, i piccoli sparivano come indegni di a,ssolvere i compiti della storia. Le nazioni che non avevano ancora raggiunto la loro indipendenza politica, erano conda,nnate a morte prima di esser nate. L'Intesa, che era stata trascinata, alla guerra per aver difeso la ra.gione nazionale della Serbia, éhe aveva ampliata questa guerra per sostenere il diritto di· un piccolo Stato, il Belgio, naturalmente apparve come la speranza e la forza dei popoli oppressi di prima e dei nuovi minacciati. Il terrore, adoperato metodicamente dalla guerra germanica per ridmre al silenzio anche le speranze dei neutra.li, non impedì che l'opinione del mondo preferisse sempre phì alla causa degli
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CAPITOLO H.
Imperi. centrali quella dei lol'O nemici. Il fatto che la causa dell'Intesa attingeva forza anche dalla Russia, pur gravata di colpe e sospetta di cupidigie simili a, quelle della Germania e dell'Austria, non le diminuì le simpatie generali . .Agli Slavi dell'Austria anche la Russia delle, Zar appariva libera,trice: soltanto i Polacchi, ai quali, entrando in guerra, la Russia prometteva autonomia, erano incerti da qual pa,rte attendere meglio fol'tuna : i Polacchi austriaci preferkono l'Austria e per questa formarono anche legioni di volontari, di cui fu capo il generale Pilsudsld. :Ma il modo com'era avvenuta la guerra, le ragioni che la continuavano, i pericoli e le spera,nze che si andavano precisando, toccavano specialmente una nazione che era anche nna, grande potenza : la sola in Bmopa che aveva, potuto, per un caso, scansarsi dal primo urto : l'Italia. Pa,rte essenziale e delicatissima dell'edificio emopeo, per la sua posizione geografica sensibile agli eventi dell'Europa centrale come a quelli dell'Europa orientale, per la sua gra,nde storia congiuntissima a tutta la civiltà comune, la sua vita <'li Stato e di Nazione era messa in forse dalle sorti della guerra generale. La, neut.ralità dell'Italia non poteva essern che provvisoria. Non negor,iata, la neutra.lità, itaJfa.na, prov videnr,iale alla Francia, era- in sè purissima. La sua dichiarazione ufficiale ora stata accolta concordemente dal1' opinione nazionale. Rispondeva, alla sorpresa dei terribili eventi, stata in Italia a,nche più grande che altrove. 'J~utti saJ)evano anche che in quel momento l'esercito italiano era maJ pronto ad entrare in campagna. L'idea che il pi~ese potesse essere chiamato al più ~:rande dei sacrifizi per aiutare l' .Austria a crescer la s1rn potenza mostrò tutta la sua assurdità:
LO sco1•1•1v l'l LA l'IIUfA FA::!F. DELLA GUEitUA.
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nemmeno i più conviuLi fautori del sistema triplici11ta ( che <'ra sempre stato impopolare) osarono desiderare un intervento immcdia1o a favore degli Imperi centrali. La violazione del Belgio e la guerrn. di terrore inaugurata in Francia foccro rifleLLcre n.nchc coloro che, per altre rngioni, avevano avuto simpatie sincere per la civiltà tedesca . . Mentre la guerra pareva, specialmente a chi la guardasl'!o da lont.ano, precipitar(' verso una, decisione ravida, la nculralità. pa,rvc il partito meno c!tttivo a cui poteva tenersi uno Stato brutalmente sorprN!O dall'a½ione dei suoi stessi alle!\ti. Ma istintivamN1tc la più profonda, coscienza italiana invocò dal d('stino ht re:1istcnza della Francia, e si ,•ompiacque che l'asRenzn, di ogni minaccia italiana al confine occid<'ntale lasciasse a lla nazione, sorella dei giorni tragici, tutte le forze per arrestare la Germania alfa )farna. ì\Ia poicbè questa battaglia, anzi che decidere la guerra, come In, passione fraterna potè sperare un momento, la estendeva, n('l tempo, la neuLralità, italiana diYenne a sè stessa ragione di dubbio e di disoussionef~gitata. Qualche settimana di guerra terribile, ma non pitL t<'rribile dc,zli anjmi che la ROHtcnevano,. adattò anche la coRcienza itaJ.iana a gu.'l>rdarla con virile rassegnazione; In, prepa,rò a divenire da spettatrice C'OOperatrice degli eventi. Il 1>cso dcrisivo eh<' uno Stato, allora, cli trenlal:lei milioni di abitanti poteva porla.re alla soluzione del conflitto, fu chiaro n,Ua nazione neutrale come ai belligeranti clH' guardavano ad <•ssa con animo sospeso; che la neutralità <lo\·cssc armar/li fortemente per <'S1:1ere pronta a tut.ti i casi fn evid<'ntc a tutti. Il governo, . di ci.Li, dalla prim~wcra di quell'anno, era capo .àlltonio Salan<lra,, uomo di ferma coscienzu,, vi dette opera. con di1:1crezioue ma senza indugio.
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OA Pl'l'OLO 11.
U pensiero <lella prosperit.i\. della pat1fa fu unanime, anche R<' questa prospN'ità [ossi' pensata diverimmcnte. li 1x1cifismo pura.mC'nte sentimentn.lc CC'deva davanti alla re[~ltù, ancho nefeli animi più miti: La morl<' del pontefic<' Pio X, straziato nel cuore pieno di carità cristiana (H ago11to) parve un "lirnbolo delJa fine di codesto stato d'animo negato dai fatti. Gli suo<'esi;e BC'nedt'tto XV (Gia<"omo DC'lla ('hic>sa) ponteIico pruclent<' e politico, gimlicato pili cattolico del suo italiano predecessore. Le previsioni di una guC'rra più lunga, se non ancora. lunghissima, concentrò sulla rnentalità, italiana le speranze <' i sospetti della, politica <'nropea: tutto il hworlo di tntte le diplomar,ie si volse intorno a questo fattore clccisivo del conflitto europeo: l'Amcricn sembrava ancora troppo lontana e indifferente per avervi una part(• atUva. ::\fo.rto il mini1,tro degli estC'ri Di San Giuliano, che, non ostante tutto, pai;sava, per incline agli .Imperi ceubrali, fn sostituito dal barone Sidney Sonnino, fautore in altii tempi <lella, Triplice, spirito silenzioso ma l'Cputato, a ragion<', capa.ce <li grandi deciRioui. Fra le pressio11i, cho non po levano mancare, il rinnova,to aovNno italiano i.i ma,ntenne, , olutrimente, enigmatico. :::;alandra definì codesto periodo di raccoglimento e cli meditazione iuLerna con la Iormola, ingiustamente poi tratta ad altro senso, clel sa<'ro C'goismo i> • .M:a fuori della circospezion<' nfficiale, la coscimz:i nazion:1le si :tgitava profondarnenLe e si chiarh-a. Le indicazioni del suo destino l<' sgorgavano da lutta la sua litoria. Come i.I ilolore è indizio di un male, co,il l'o(lio ii;tinlivo contro l'AuKtria, di cui la coscienza itl1liana soffri va,, le insegnava da ohe pàrtc la p~1tria Cl'èl ammalata. L'odio antico non avPva potuto pla(<
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LO SOOPP[O E LA PRDIA J'ASE DELT,A GUERRA.
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carsi nel 1866, che aveva mozzata l'unità. della nazione nel momento stesso in cui doveva compierla : Tren1,o e Trieste - formula sintetica e popolare del!' irredentismo - erano le mete di una. promessa segreta. che la Triplice .Alleanza avc,a potuto fare anche più segreta, ma perciò -più giurata. Ora la minacciata estensione dell' .Austria nei Balcani prospicienti al1'.Adtfatioo rinnova\'a i sospetti e il rancore. L'odio per l'Austria era H retaggio politico più lH'ezioRo che il risorgimento aveva lasciato al popolo italiano. )fa1 nel risorgimento, aust,riaco era stato tutt' uno che tedesco: e veramente l'.Am1tria non era stata che la Caccia dell' urùco germanismo rivolta contro l' ltalia. I/attualo guerra pangermanista rifondeva il tedesco e magari fwche l'antitcdcsco dell'Austria con il tedesco della Prussia. Anche •il problema italiano di Triesto e di 'l'rento si inqnadrava nell'unico problema antigermanico che l'Intesa era chiamata a risolvere. N:ell'orrore pc•r tutto ciò cbe di inl"ame commettevano guerreggiando gli Imperi germ:1nici, h\, coscienza dcl1' lta.lia rinasceva antigermanica. Tuttavia in Italia era impossibile quella pronta concot'dia degli spiriti - unione sacru., come era stata detta. in Francia - che altrove il nemico aveva provocaLn, con il fatto materiale dell'invasione . .Al hivio del <lc-stino non potc\la non avvenire una divisione: ci ful'ono interventh1t,i e neutralisti. Il neutralismo fu l' unica forma cli gennano[ilia poi:,sibile in ltali:l. Germania cd Austria (specialmente la Germania, l'altra sentendosi troppo sospP.tta per apparire direttamente) lo cnlla.rono amorosamente. Lii politica tedesca, da .Bismarck in poi, non aveva contalo stilla 'l'riplice se non l)Cr indurre l'Italia alla neutralità. Ora si trattava di mantenerla sino alla fine. I,a propaganclu. gcr-
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CAPITOLO 11.
manica., elio accomva,gnò la, guerra, volse all'Halin, il pHt o il m<'glio delle sue f01ze di persuasione. Ciascun l)artito tedesco argomentò diversamente al pru.tito it,alin.no piLL affino, socialisti a socialisti, cattolici t~ caUolici, lutti concorrendo :1llo stesso int<'nto di imbrigliare l'Italia sino alla fine. Rimesse a tempo ph'i opportuno le minacce e le vencl<'tte, la Germani~~ tentò anche di eccitare sp<'ranze territoriali che ponc.'lsero, l'Italia contro Ja ].!"rancia: Tunisi, ~izza, la Corsica. Convinta per ant,ica persun.sionc ()3is1m~rck chiamava gli Itàliani i corvi delle bat.tagUc• altrni) che l'animo politico ila.liano non frnise che cupidigia, la propaganda germani.ca ofrN;e quclht stei:;sa parl'e dei neutralisti che era tale per ragioni ID<'no ignobili. E poi, U('l formarsi della, rosciemr,a, che mosse l' Italia in guerra contro l'Austria o poi cont,ro gl'Jmperi c•pntrali, non furono i partiti, come tali, eh<' decL'!<'l'O. Le due correnti per la ncntralità e per la gncna si formarono rompendo i parLjLi poliLici e prendendo le proprie forze d~ ciascuno di essi. Se il partito 11ocialista e quello cattolico, avversi 11cr principio alla guerra, nega,rono anche quf'lla per l' integl'Uzione ileil'I talia e la 1:1alvezza dell'Europa uon germnnica, l' interventismo contò :~nche uomini di fede socialista e cattolica. In vel'iUb, interveHLismo e neutralfamo fu1·ono prohlemi cli rosci<'nza individuali. L'aggregazione delle due tcnden;r,e non avvenne secondo i parUU ma secondo i trroprrament i. Rimasero neutralisti coloro in cnì il timore dei danni inevitabili fu più forte di ogni altra con11iderazione; ùivennel'O interventisti tutt,i gli altri. L' Italia, J>opolo cli caratlc-ri estremi, fu divisa profondamente tra gli animosi e i prndenti. Le i11Ii11ite disc:ussio11i pro' o nontro, argomentate con tutti gli argomenti, vaL<icro in quanto dcsta:·ono e
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LO S00l'l'l0 E r,A J'JU:UA l•'ASJ, DELLA OUEURA,
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aggregarono in due forze politiche i due tt'mperamcnti nazionali. :remmeno la borghesia,, Bella quale la coscienza politica avrebbe dovuto esserf' più pronta ai doveri più difficili', fu unanime : n.l neutralismo la falange pii1 pericolosa., perchè più direttamente auto· revole sullo Stato, venne• da quei liberali che, con il loro capo poLentissimo, l'ex-ministro Giolitti, erano soltanto convinti della deholezza organica d<'l po· polo ittiliano. Avvenuta in questo modo, la crisi drl neutralismo e dell' inten·entismo in Italia non pot& essere che amara o tormonLosa. L a parte della nazione C'he t,uttavia, sempre crescendo di numero e di forza moralo, voleva. I' intcr· vt'nto, aveva reso più duro il proprio compito dalla neut,ralit,à ufficiale eho il governo manto11ova, rigid:t· monte. La discusflione non potC'va :tvvenire cho in sordina, gli :ugomenti 1uigliori dovevano essere taciuti. ~uovo alimento alle di11cussioni vennt' dall'entrala in guerra della Turchia, che minacciava all'Italia llllOvi pericoli dalla parte d'OdentP e in Libia. Di aver gli occhi diplom:iticmnente volt.i vcrso J'Ol'ientc dette segno anche il governo mandando una missione sanitaria-militare a Valona (23 ot.tobr<') proprio mentre l'A.11stria si preparava ad aUacca1·c n fondo la SC'rbia. Invt'ce, quando la R,ui-sia offrì ali' Italia come s.uoi ciLLadini i prigionieri austriaci fatti in Gtblizia, il governo rifiutò. 'ranto Salandra. quanto Sonnino erano uomini di politica paLriottica m~t lontana dalla pnb· blicità. E rimase, fino allo scoppio della guerra, f;c. greto come, nel momento in cni l'esercito austroungarico, provvisoriamente vittorioso, occupava il teJTitorio serho, Sonnino impostò l'azione diplomatica sull'articolo 7 del trattato della Triplice che quella occnpa,z.ione violava. Uichian .ato il governo a,uflt-riaco
CAPITOLO H.
all'osservanza di quella clausola, ne nasceva la questione dei compensi. L'Aust,ria vi era meno che propensa, ma la, Germania ,·i aderì : le parve di avere scoperto tutto il segreto politico <lell'Italin, nel d<'Riderio di ncgo:dare la continuazione della sua neutralità. Ottima occasion<' pC'r un gioco diplomatico da. poter durare, scnrn co ncludlwc, sino alla fino. A giocarlo fu mandato a Roma, in veste di amba.sciatore, l'uomo più autorevole che la Germania possedesse, l' ex-ca,ncelliere J)rinciJ)C B iilow, noto e imparenta( o in Italia,, re1rnt ato per abilità seducente. Ma il pacs<', che egli doveva torcC'rc alla, politica J{Crmanica, pur ignorando la segretissima apertura di discussione per i compensi, indovinò nel principe tedesco il mì.R~ionru:io d' intri~o cbe vemmente egli era.: e l'irritazione anche contro la GC'rroania crebbe. A una politica governativa che sembrava potesse aurora piegare verso compromessi C'On l'Austria e con la Germania rispondeva la parto viil risoluta e più irnpazientc degli interventisti, tentando di agire per conto proprio. Meditò imprese dh,perate sui confini che trascinaRsero iJ governo a romJ?Cr gu()rrn all'Austria. Intanto, secondo la libera trndizione garibaldina, mandò marupoli di volontari a combattere in F rancia : il governo fra.ncesc accoh,c la k•gione di cui fu capo il nipote di Giuseppe Garibaldi, Peppino. )!andati nelle Argonue, i garibaldini si batterono cou lit do1,pi.1 passione dC'll'Italia e della l!'rancia: caddC'ro negli assalti magnifici i due fraLC'lli di Peppino, Bruno e Costante, fiori di giovinezza e di idealità, laLina. I loro funornli a Roma furono un simbolo e un richiamo. L' intcrvt•ntismo i,i faceva più Iorte di giorno in giorno: l' impnzienza era grandt• . .Alla J:ine del 1914, con gli eserciti tedcscl1i fermati
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LO SCOl'l'lO E L.\ l'RD!A FASE DELLA GUERIU.
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dfwanti alle trincee francesi, con quelli rossi ai passi dt•i Carpazi, pareva che ancora un grande sforzo pot,osse ba.1o1tare a vincere la gu<'rra. Esauritu. la Francia nolla, prima, difesa sa,nguinosissima (eh<' le era costata 500,000 uomini tra morti e fcl'iti e 200,000 prigionieri), la, forza freRca 'nell'Italia pareva quella che avrebbe fatto tracolla.n' la bilancia dc•I desLino. Tr<•nto, Trieste, Piurrw, Zara, più che mai prigioniere del nemico, implorava,110 in silenzio.
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CAPITOLO
III.
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T/ ANNO DEJ/L' fNTmRVENTO ITALIAKO
(1915).
Ra,coogUmento e pre-prwatione invernale: - la fronte ad Oriente. - Hffetti delL' intervento turro: - le N1<1npagnc nel rcuica.so, i·,~ J\f esopotam:ia e <il C<rnale cli 8 uez: - azioni 11iarittime. Il impresa 11writtima e terrestre dei J)a,rdanelli: - la <·<m1p<ignri d'inverno della Ocrmmiia, conl'l'o ln R11ss'ia. - Jlinlervento clell'lt<1lia: - la rottura con l'A11stria e gli accordi con gli ,tlleati: - a Jlle11wra,nd1wi wi T,ondm: - l'11Wmn crisi clel neutralismo: - il M<'{lgio itali<mo. - r'aratteri e primi rcs11llati della guerra ita.lo-aust?-iaca,: - le sconfitte e fo grcuntle ?'itirala della Rw1si<i: - la vmw. offensivr. frcmwingl,se dell'Artois e delle. Chanivagne. - Il mina,cdoso a.utwnno bcilc<inico: - l'intervento clellci Bulgciria con i rentmli, e le sue wnseguenzr: - l'inl'asìone rn'lla Serbia,: L'offensiv<i il{1,l·imicHZi ,~1tl1inno: - il soccorso nlleato" Salo11icco e it<1li<mo in Allmni<i: - l'Intesr. a raCCQlta. - La guerrn solto11rnrina. a.l rornmercio e <ii neutri: - 'Ì primi richi<rnii degli Stetti Uri-iti: - l'estensione clelll, guerm nei mezz~, neUo spazi-O e nel lernpo.
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Dominatrice di tutte le forzo umano, anche la guerra universale è dominata dal corso delle st,agioni. I/inverno interrompe lo gr:1indi opet·azioni rhe ten1 ano risolverla con la vittoria militare ; anche là dove la, tl'in<'ea non è continua, le campagne invernali sono per necessità guerre forme di reciproco assedio. Perciò la pn,rtizionc cli tutta ln, gnerra secondo gli anni solari non <' un artiiicio C'ronologico ma combina con le fasi intrinseche del suo svolgimen1 o politico e militare.
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CAPITOLO III,
Ogni inverno ripropone a.i due gruppi di avvenmri lo st<>iso problema fonda.mentale: come ricomincin,re la, guerra per vincmfa una. buona volta. Dunque restaurare le proprie forze, c<>rcarne politicament-0 delle nuove, adoperarle in modo e in luogo da rompere finalmenf e l'equilibrio che tende sempre a riformarsi e, ridotti gli avversari - tuU,i insieme o uno n,Ua volta a riconoscere la propria inforiorità irrimediabile, costringerli alla pace. r,a difesa del proprio territorio ora cosl ata alla Francia. perdite duric:;simo. Le sue armi, preparate per la guerra di ma,novra,, erano scarse e inad atte alla nuova g uerra rli trincea. Non pol<>va p ensare a prendere essft l'off(lnsiva contro la Germania, prima che a.I suo esercito si aggiungesse quello inglese, e prima che tut1 i e due fossero completamente riarmaLi; ancl1e nelle piccole operazioni da trincea a, trinc(la, che non ottenevano risultati apparenti, si consumavf\no piLL mnnbdoni che, in altri tompi, in grandi battaglie campali. La (han Bretagna. era lenta a raccogliere lo sue grandi energie potenziaH: dispersa torrito1falmente, era anche psicologicamente aliena. dalle decisioni radica.li. Non aveva un eserci1;o contiuentalo o non 11oteva riunirne uno se non col suo si::;tema di reclutamento volontario : l 'idea. della. coscrizione obl>ligrLLoria ropugna.va, al liberalismo individualista delle sue lcg~i e dei suoi costumi. Lord Kitchener, nominato ministro clrlla guerra, clava tutta la sna. <>1)era a, fornatre un grnnde e.c:;ercito volontario in patria e a rnccogliNe gli n.iut.i che i Domini, fedeli a lla :\lct,ropoli, m a anch'essi impreparMi alla guerra, apprestavano t• poco per volt,a . L'idea della guerra, lunga, è di origine ingleHe. Si propaga, : 1,uLta. l' Intesa comincia ad ammettere \ l'a~~iom!l cho il tempo lavora. per essa, : il cho vuol dire anrhe 1-mnguinMe pitL a lungo, o.~auriro più profonda-
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L'ANNO DRT,L' INTERVENTO ITALIANO .
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mente tutte le ricchezze; ma la volontà ddla vittorir~ insegna la necessità della resistenza. L'inverno 1914.-15 è, in Occidente, una sosta di raccoglimento. È dedicato a·restaurare le forze francesi, a preparare quelle inglesi, ad aspettare l'Italia di cui si seguono con ansia, i moti pieni di speranza. La, Russia è Jontaina ma non preoccupa,; si è sempre certi che basta a, sè stessa : la sua va~tità sembra invincibile. Nel campo opposto c'è 11iù fretta, e speranza pit\ vicina,. L'orgoglio milita.re della Germania, tutta sicura nei suoi confini inviolati, sembra confermato dagli eventi. È svanita soltanto la prima insolenza della vittoria fttlminea. L'A11stria-Ungheria, militarmente sempre più fusa nell'aJ.leata, si rianima dallo spavento delle prime sconfitte. Gli Ungheresi non si sentono meno certi dei Tedeschi del loro coraggio fortunato. Quello che stimola i Centrali aù affrettarsi è il bloceo che comincia a stringerli di una certa ansia. Non è che parziale e non può influire sul loro armamento -ricchi di carbone, di ferro e di industrie prepaÌ'ate durante la pace a divenire industrio di guerra, essi possono fucinare armi quante no vogliono - ma le provvisto di bocca sono relativamente esiguo. Prudentemente, sino dal primo inverno di guerra, la Germania si impone delle restrizioni perchè, nei mesi che precedono il nuovo raccolto, gli alimenti non abbiano a difettare alle popolazioni e ancora meno ai soldati. Per il resto, in tutto si sentono meglio pronti delFavversario : sono ancora in grado di mettere in ca~po più soldati e più rapidamente: formati da un'educazione militare che è divenuta una seconda natura, i loro cittadini divengono in poco tempo buoni combattenti. La vittoria non sembra ad essi lontana. L'autunno del Hn 1 non l' ha che sospesa. Soltanto va cercata in ditezione diversa da quella dovo la si è vista sfuggire: la Germania si di-
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spone ri volgere la sua aziono principale verso Oriento. Glielo con.13iglia la conoscenza della deholezz~ russa ; ve la porta la, necessità di rinfrancare l'alleata austriaca e l'opportunità di far valere nella maniera più efficace le forze della nt1ova aJleata turca. Volgendo la, fronte a,U'Oricnte, la Germania conta di poter un'altra volta prevenire e sorprendoro l'avversario.
*** Realmente l'intervento della Turchia costituisce per l'Intesa un pel'ioolo maggiore di quello che potrebbe misumrsi .s oltanto sul numero delle sue forze. La Turchia ha aperto ai suoi alleati delle possibilità strategiche bellissime ; anche se non è contigua all'Austria e a.Ila Germania, poichè la Bulgaria è ancora neutrale, essa modifica a loro vantaggio il teatro balcanico della guerra ; ed è anche in l)OSizione da turbare la prevalenza ma,rittima e perciò le comunicazioni strategiche dell'avversa1·io. Intanto la Russia è ancora più sepa,r ata dai suoi alleati di Occidente : si può combatterla come un nemico isolato. Adoperando il cuneo t;mco, che aITiva da una parte all'Egitto e dn,l l'altra al Golfo Persico e all'Oceano Indiano, può farsi un taglio nel corpo stesso della potenza britannica, agendo direttamente sulle sue parti orientali. Infatti la Ttuchia, forte di un esercito bollicoso, istruito ed armato sin dal tempo di pace dalle missioni tedesche, inizia subito una serie di guerre eccentriche, con mozzi ristratti ma che costringono Russia e Inghilterra a distrarre forze prezioso. La resistenza dol fascio comune può essere spezzata anche neJlc verghe minori. Prr l'intervento turco, come si era subito formata nel Caucaso una nuova fronte ad a,g gravare il compito
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della, Russia, un'altra, se ne formò, contro la Gran Bretagna Indiana sul basso Tigri, e una terza si preparava in direziono del Canale di Suez o dell' Egitto. Nel Ca,ucaso la Russia si mostrò subito più forte : i successi che riportò i primi di gennaio si r ipeterono a più riprese durante l'anno e avvicinarono il suo esercito a Erzerum. Ar,ioni che interessavano più che altro i due contendenti locali, ma non privo di peso anche nell'economia generale della guerra. Le sconfitte che la Turchia toccò in quel teatro lontano avrebbero potuto avete anche un'importanza strategica gene; ~ale sé l'esercito russo operante nei monti dell'Al•mcnia avesse potuto congiungersi con il più vicino alleato, il corpo inglese operante dal Golfo Persico verso la Mesopotamia. Ma, anche senza tener conto della Persia debolmente nentrale, Russi e Inglesi erano separai.i da mìgliafa, di chilometri. Nè la spedizione inglese, organizzata, in India, per la, conquista di Bagdad,·cominciò sotto facili auspicì. Il corpo di spedizione, stabilitosi, al principio di gennaio, a Korna, riuscì a risalire il Tigri sino a Kut-ElAmara e oltre: ma battuto a Ctesifonte (22 novembre) il generale 'l'ownshend dovette ri1iirarsi alquanto, sempre minacciato di essere tagliato dalla sua base marittima di Bassorah. Sono guerre coloniali lontane, relativamente piccole, cho si sommano alla grande guerra europea. I loro effetti sfuggono quasi alla, coscienza dei belligeranti. Ma talvolta anch'esse aprono rischi che potrebbero eSS<'.re gravissimi per la strategia generale: tale il tentatiYo ottomano di attaccare l'arteria, delicata del Ca.nale di Suez e penetrare in Egitto, a sconvolge1·vi queUa base mediterranea, della, potenza inglese e ad agitare tutto il mondo islamitico dell'Africa settentrionale dominata da,ll'Tnte&a,. :òfa il tentativo non riuscì. li
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OA PITO LO III.
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deserto interposto fra la Palestina e il C'anale non :permise il passaggio che fli forze Jegg'iere sottilmente legate alle retrovie. Le poche migliaia di Turchi che, alla fine di gennaio, apparvero in vista del Canale, portando anche i battelli per valicarlo, furono respinte in U?a serie di combattimenti lungo le dune: non potendo trincerarsi nel deserto, si ritirarono. Con il Canale di Suez in saldo possesso degli Inglesi, il mondo islamitico del Oalillato non riusci più a congiungersi con il mondo islamitico arabo dell'Africa che era stato suo. Svanì la più grande ambizione che aveva portato la Ttuehia dalla parte dei Centrali, quella di poter ricostruire l'inYporo perduto.
*** Ma l'Intesa, o particolarmente l'Ingbilterra, non poteva non pensare essa ad un piano offensivo che colpisse la Turchia subito e al cuore. Un piano che, riuscendo, avrebbe ottenuto effetti grandissin1i oltre quello di amputare le forze turche : aprire le comunicazioni degli Alleati occidentali cori la Russia e impedire che gli Stati balcanici ancora neutrali facessero causa con i Centrali, previsione molto probabile se questi ultimi apparissero i più forti in casa loro. La l~omania aveva troppe ragioni di inimicizia contro l'Austria-Ungherfa che teneva ' soggetta la Transilvania romena, ma nulla poteva tentare se non sentisse vicina la for;r,a protettrice dell'Intesa : verso la Russia nutriva qualche ragione di sospetto. La Bulgaria, delusa nel 1913, odiatrice mortale clolla Serbia, attendeva ambigua un momento propi:r,io per vendicarsi: l'antica riconoscenza che la stringeva alla Russia (>.r a dileguata, dacchè la R.ussia aveva sostenuto la Serbia
L',D,NO DELL 1 1NTEltVJl:NTO ITALIANO.
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contro di essa. La Grecia era legata da un trattato alfa Serbia, ma il suo re, Costantino: cognato dell'Imperatore tedesco, aveva promesso a questo poutralità e più so fosso stato possibile. La Serbia, momentaneamente vittoriosa, era dunque in pericolo, come il Montenegro : tutta la penisola balcanica poteva diventare, nelle mani dei Centrali, un'arma contro quella importantissima retrovia dell' Tntesa cl1e era il Mediterraneo. Perciò giovava spuntarla subito con un colpo alla Turehia. Questo, per essere rapido ed efficace, non poteva essere vibrato che ai Dardanelli. Le fortezze della penisola di Gallipoli e della costa asiatica, fra cui passa il lungo strettù, erano state munite dai Turchi, aiutati dai Tedeschi, dopo che, nel 1912, l'assalto di alcune torpediniere italiane era riuscito a penetrare sino a Oianak: superata la strozzatura. tra Oianak e Nagara, la via di Oostantino1)oli. è aperta.. Ma far passare una squadra in uno stretto lungo 75 chilometri, angustissimo, tutto minato, tra il fuoco concentrico di innumerevoli batterie, era impresa di un'audacift vicina alla follia. Più probabile era la riuscita, se i forti fossero prima smantellati e un esercito di sbarco mettesse piede sulla penisola di Gallipoli. Se non cbe questa seconda impresa chiedeva una prepara:àone assai lunga, e la.sciava ai Turchi tempo di apprestare una efficace difesa anche per terra.. Rapida avrebbe potuto essere soltanto se la Grecia, vicina., avesse dato il suo esercito. Ma, anche ammesso che l'esercito greco fosse stato in grado di tenta.re un'a,zione cosl seria, la Grecia, pur agitata da vaghi desiderì di espansione contro la Turcl1ia, non aveva alcuna intenzione di uscire dalla sua neutralità. Fu deciso il forzamento per via di ma.re. La flotta anglo-francese, che era accorsa allo sbocco dei Dardanelli appena la Turchia ora entratft. in guerra, fu
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rinforzata e il 25 febbraio cominciò a. battere sistematicamente i forti pel' r idurli al silenzio prima di tenta,re il passaggio. Il bombardamento, continuato per una ventina. di giorni, se demolì delle batt-Orie1 dette anC'he tempo f~i Turchi di accorrere in forze alla più tenace resistenza.. IL forzamento tentalo H 18 ma.rr,o non riuscì: via, via che lo grandi navi inglesi e francesi avanza.vano, erano facilmente colpile dai grossi cannoni che tira.vano da du<' o tre chilometri appena e dalle' mine: cinque cornzza.Le delle pit'L potenti furono aJ:Condate in poche ore. Non è poRsibile di.re se il sacrificio cli altre unità ancora avrebbe condotto un avanzo <l<'lla. flotta anglo-francese sino al :Mtu· di Marmara. Il forzamento por via di mare fu abbandonato, e fu préparato quello per via di terra. Più di un mese' fu necessario a riunire truppe inglesi, australiane e francesi a, Biserta <' in Egitto e condurle a. sbarcat'<', sotto il tiro delle fortezze che i Turchi e i Tedeschi riparavano rapidamente. Lo sbarco riusrì (25 aprile), ma, soltanto ad OC'Cupare Lrnft zona sottile e non conLinua fra la punta di Seddul-Bahr e il capo Suwla: l'avanzata frontale in un terreno anguHto C' fortificatissimo era un'impresa quasi disperata. JJi~ breve ma micidiale fronte dei Dardanelli accese un nuovo focolaio di combattimcnli immobili : mancai.a la prima l!Orpresa, era quasi impossibile venirne a capo: per tutto l'anno gli assalti furono ripetu ti con grande consumo di vite umane, senza che gli .Alleati rinsciJlSNO ad avanzare le loro trincee che di poch<1 C<'ntinaia di metri. Nò gli Alleat.i })Otevano penetrare in terra, nè i Centr~1li rigoLtarli in mare. In quel lembo di penisola, la. prevalenza terrcsf,rc dell'una parto o la prevalen;r,i. marittima, dell'altra, Ri elidevano in un punto morto. Era sempre pii1 evidente che il mar<' metteva un limite alln, capa,ci1,à di viLtoril~ dei ront,rn,li. Quci,;t,i
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so no accorgovano con im crescente, o medit,avano come rompere la cat<'na. invisibile che li stringevi~. La. superiorità navale doll'Intesa, senza dar<' a questa la possibilità di vincere subito, frnstravn, al momento critico la, ,--ittoria terrestre dei Centrali. Sempre mono poRsibilo appn,riva che quosU la colpisF;C'ro in una volta solà in una grande battaglia navale. Lo scontro avvenuto fra una sqnadl'a di inr1·ociatori ted('Schì o una di ingl<.,si a Dogger Bank, il 24 gennaio, ora terminato piuttosto male per la Germania. [ suoi incrociatori conmri erano oramai lltati tutti disLrutti. ~on era possibile farno uscire ~tltri. 'J'utte le sue spera.nz<' si volx<'ro al sottomarino, piccola arma invisibile, cap~tco di a,ùbat,tero ciò che ò grando ma visibile. Ne sguinzagliò per il Mare del Nord e per il Baltico, riuscì a farne penetrare qualcuno, por lo Stretto di Gibilterra, 11<'1 1\foditcrranoo: altri, spedi1.i smontati a, Costantinopoli, uscirono dai Dardanelli o affondarono qualche navo da guerra alloaLa (il Ooliath, il Trimnph, il Jlajest1t). A loro voltiL, alcune navi da guPrra tecfoscbe furono affondato dagli Alleati, specialmente nel Baltico, il solo mare dove ardissero ancora uscire all'aperto. :Ma, conosciuto il nuovo pericolo, le flotte alkate provvidoro a difendersi con mozzi corrispondenti. Gli I mperi centrali rimanevano nella loro inferiorità. ~llora la Germania, si volse, contro ogni ragione di umanità e dil'itto ùi guerra, ad assalil'o le navi me,cantili: non po1 endo catturarle, pr<'!m a distruggcl'le, ciecamento ; tutto : da, quelle nemiche passò a quelle nou1,rali. Orcélctte ancora una volta che il terrore a,vrobbe finito col darle ragione: a dichiarare a1lcrtam~ntc la nuova forma di guerra, atteso soltanto di avor costruito un numero più grande di soLtomarini. Fratt:mto per terra, sin dall'inverno, la Genmmia andava provando la resistenza russa. Approfittando
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OAPITOLO lll.
della calma a cui sulla fronte occidentale erano costretti gli eserciti francesi, delineava la sua grande azione verso l'Oriente, dove, non ostante le sconfitte austriache dell'autunno antecedente, si era accorta di avere un avversario tecnicamente meno forte dei Franco-inglesi. Contro la Russia, sopra una fronte piana e smisurata, la guerra di posizione non si era cristailizzata ed era sempre possibile la manovra in cui l'armamento e l'addestramento superiore degli eserciti tedeschi potev~no aver ragione del numero informe dei Russi. Continuando il piano iniziato felicemente a Tannenberg, Ilindenburg si proponeva prima di ricacciare il nemico dalla striscia più· orientale della Prussia in cui esso teneva ancora piede, poi di tenta.re la conquista della Polonia che si inarcava,, pericolosa, tra la fronte prussiana e quella galiziana : così soccorreva indirettamente l'esercito austro-ungarico premuto fra la porta di Cracovia, che apre il passaggio all'Austria, tedesca, e i Ca,rpazi, da cui si scende nel piano ungherese. Nella. campagna invernale solo la prima parte riuscì alla Germania. La battaglia dei Laghi Masuri (7-H febbraio) schiacciò un' a,rmata russa togliendolo prigioniori 110,000 ncmini, e costrinse tutto l'esercito russo settentrionale a ripiegare su un arco più lontano fuori dei coniini prusshmi. Non le riusci invece di iITompore dal nord contro Vat·sa,via: dopo una rapida ritù·ata, una controffensiva russa, vittoriosa a Prasniz (26-27 fobbrafo ), riallontamwa novamente i Tedeschi dalla linea della Vistola. I/ agilità dei larghi movimenti russi imprimeva alla guerra un carattere tutto diverso da quello che aveva in Occidente: la funzione degli eserciti russi fu pa.ragonata a quella di un rullo compressore. Movimenti analoghi si delineavano anche nei Carpazi : gli Austriaci se riuscirono, durante il febbraio, ad allon-
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tanaro i Russi noi Carpazi meridionali, si senJ,irono ancom più minacciati ai p t\Ssi set,tontrionali di Lupkov odi CJszok: qui i Russi occupavMo già lealtovalli confluenU al 'ribisco ungherese. E la grande fortezza di Przomysl, assediata, finì col capitolare con i suoil00,000 difensori e i suoi 1000 pezzi di artiglieria (22 marzo). So!Lanto lAi Germania o l'Austria sapevano che l'enorme esercito russo, continuamente ondeggiante tra lo viti torio c lo sconfitte, cominciava a difettare di munizioni, e cho tale inferiorità. sarebbe andata aumentando per la indolenza industriale del governo o del paese. Germania. ed Austria invece ne andavano preparando in quantità incredibili e di potenza ferocemente nuova. Dal febbraio, tanto sulla fronte occidontn.le, nelle Argonnc, quanto in Polonia aveva.no cominciato a usare per i primi proiettili carichi di gas velenosi, getti di liquidi infiammati e onde di gas asfissianti. P er tutti i mozzi tecnici gli lmperi centrali aumentavano In. loro supc1'iorità sull'Intesa, e meglio di questa potevano distribuire le forze umane cho le nuovo levo fornivano ancora loro abl>ondauti. ***
f)cmpro pii1 la vittoria doll' Intestt parova. poRsibile soltfmto so dalla sua part,o fosse entrata in aziQne la sola grande forz:t ancora inoperosa in Europa, l'Italia. Jl governo italiano si preparava ad agire seguendo le indicazioni drlla coscienza popolal'o istintivamente a,vvorsa all'Austria-rnghoria, la cui esistenza era l'ostacolo storico al compimento dell'unità nazionale. Perciò afforzava l'esercito o ne metteva a, capo Luigi Cadorna, stratega vroparato Rpcci11lmento ad una guen·a sui confini orientali. La guerra era preveduta ma non dc-
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cisa. Le discw;~ioni sui veri intel'essi, politici e morn,li, del pnese conliinuavano con vario animo. Nessuno confessava simpatic per la ca.usa d<.'gli Imperi centrali, ma non tutti erano apertamente ostili alla Germania come lo erano all'Austria-Ungheria. All'idea della guerra generale, l'animo italiano orn condotto a poco a poco dall'idea immediata di una propria guerra contro l'.Aust,ria, guerra di liberar,ione delle provincie italiane ancora signoreggiate da questa o di siourezr,u. ai confini orientali. )fa se comune era oramai la direziono elci desiderio e della, speranza, la discussione era ancora viva sui mezzi o l'opJ)Ortuuità di conseguire il fine voluto. Non em neppure del tutto chiaro fino a qual pt:mto preci~o l'Austria dovesse es ·ere diminuita di territorio e di potenza por cessa.re di comprimere la vita it,aliana. Pochi osavano già pensare c]l(I, per otlenere questo effetto, l'Amtria-Ungheria dovesse essere, corno ~tato, abolita, e tutti i suoi popoli lihcrati, anche qnelli che sembravano ancora contenti di essere ist,rumenti della 1n·opria. servit,ù. Nella disputa. fra interventisti e neutralisti apparivano i due opposti del ca,rattere it,aliano: la estremn audacia, e la estrema cautela, l' impoto idealistico che tutto vuolo e tutto dà, e l'angustia rralistica chc, senza dai· nulla, spera qualche cosa. Gli l mperi centrali calcolavano di far prevalere quosta tendenza inferiore dell'animo italiano. ll lavorlo degli ag-enti germanici - il principe Btilow presso il governo, il deputalo ErzbPrger presso i cattolici; il deputato socialista 8iidekum presso i socia.listi - iu tutto volto ~td afforzaro, con lusinghe, promesse c minacce, le diversc debolezze morali Confluenti nel neutralismo. Btilow favoriva le trattaUve incominciate t,ra il governo ita.liano o quello austriaco per tentare un compromesso con qualche concessione da 1>arte dell'Austria. Le trattative pro-
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cedevano lonte e 1,vogliate. Erano segrete, ma l'ansia ùei patrioti le indovinava: gli emigrati trentini o adriatici, fuggiti a migliaia dalle loro città, crescevano il fermento della speranza e del dolore. La passione di coloro che sentivano vicina l'ora dell'Italia e temevano di perderla per sempre grandeggiava sulla prudenza dei consiglieri che pensavano di essere accorti preparando i compromessi più meschini. L'ammonimento di Giolitti a non sacrificarsi per l'ideale ed a sperare qualche cosa, « parecchio », dalla sola astuzia sonò off.esa al rifiorente idealismo patriotUco. La fatalità tragica di una guerra che oramai travolgeva tutte le energie e tutti i destini del mondo, aveva chiarito anche l'animo dell'Italia, lo aveva preparato ad accettare virilmente la sua parte di dolore per non perdere la sua parte di destino. La primavera fn ansiosa. Oli avvenimenti dei Dardanelli avvicinavano ancora più la guerra all'Italia. La immobilità dei Franco-inglesi sulla fronte occidentale e l'attività dei Tedeschi contro la Russia mostravano la impossibilità per l'Intesa di tenta.r e una riscossa, senza l'aiuto italiano. Le trattative del governo con l'Austria-Ungheria (dove al Ministero degli esteri a Berchtold era successo Burian) erano a,r enate : era evidente che l'Austria le continuava soltanto per non concluderle mai. Il ministro Sonnino aveva chiesto il Trentino e della Venezia Giulia soltanto una breve striscia oltre l'Isonzo, assicurando a Trieste e all'Istria una S})ecie di autonomia. Burian rispondeva vagamente di cedere una parte del Trentino, dopo la guerra. 1VIigliore argomonto sembrava a Bulow quello di non nascondere all'ltalia·che i Centrali proparavano un gran colpo contro la Russia. D'altra parte sì cominciava a sospettare che l'Austria, sfiduciata, potesse a,nche fare una pace separata con la Russia.. L'ora, precipitava.
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OAPITOT.O ll(,
Nell'aprile la guerra all'Austria-Ungheria era virtualmente decisa dal governo italiano, ìl quale però non credeva di poter contemporaneamente schierarsi anche contro la Germania. Obbediva ancora al concetto di una guerra pa,r ticolare accanto alJa guerra generalo. Ma poichè. l'effetto pratico era lo stesso, l'Intesa fu ben felice di avere l'Italia associata. a questo modo. Le trattative per cui l'Ttalia, in compenso del suo contributo di tutte le proprie forze militari ed economiche, si faceva garantire le provincie austriache che la volontà nazionale rivendicava, furono rapidamente concluse in segreto. Il Memorandum di Londra del26 aprile 1915, firmato dalla Fr::tncia, dall'Inghilterra e anche dalia Russia, tutrice degli interessi slavi, promise all'Ita.lia il Trentino e l'Alto .Adige fino al Brennero, la Vcnczia Giulia sino ai suoi confini naturali delle Alpi Giulie, una parte della Dalmazia settentrionale comprendente Zara e Sebenico, quasi tutto le isole dalmate, e in Albania il retroterra di Valona. La costa f-ra Volosca e la Dalmazia attribuita all'Italia sino al capo Planca, e da.i capo Planca alht foce del Drin era riserbata alla Croazia, aJ. Montenegro e alla Serbia, ma veniva noutralizzata. E neutralizzata era anche la parte centrale dell'Albania - indipendente - mentre le altl'e pMti di essa potevano venir divise tra la Serbia o la Grecia. Disgraziatamente, nel trattato non fu inclusa la città italiana di Fiume, porto complementare di quello di Trieste. Mentre rjnunciava ad un grande centro di vita italiana, il Mernoranilum di Londra preparava l'annessiono di qualche centinaio di migliaia di Slavi austriaci : in territori etnicamente misti - e l'Austria era stata l'artefice principale della mistura - la linea geografica non poteva coincidere con quella nazionale. Jn compenso, quelli Slavi che combattevano con l'Intesa, i Serbi, ottenevano, a Spalato, R agusa, Cattaro,
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L ANNO Dl~r,L' U.T}jftVE~TO IT:\LIA"S'O.
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Antiv,\ri, j desidera,ti sbocchi sull'Adriatico mericliom1,le; lo loro SJ.)<'ranze, nel 19 L5, non andavano piì1 in là. Soltanto pii't tardi, quando l'Austria-Ungheria cominciò a scompaginarsi, le aspirazioni serbe, div<'nendo jugoslave e risalendo l'Adriatico, si misc1'<> in aperto contrasto con quelle italiane, o il trattato di Londra divenne il testo di una nuova fase del conflitto adriatico : conflitto itru.o-slavo germinato da • quello italo-germanico per la doppia natura germanica e slava dell' .i\ ustria. [?atalità geografica, per essere l'Adriatico orientale il punto d'intersezione di tre grandi civiltà, e di tro correnti, dell'Eui,opa occidental<', centrale e orientale, dell'Italia, della Slavia o indirettamente, fino a cbe l'Austria esisteva, del g<'rmanesimo. 'l'rieste, nome simbolico di J)fU;sione nazionale italiana., ò uno dei nodi essenziali di ogni sistema politico europeo. lfa~el maggio del 1915 il popolo cl'Italia deva volontarfo,monLe la guerra in uno f:!tato di pui·o idealit;mo politico che non ha forse l'uguale in tutta la storia delle nazioni. Si armava c:waliere J)Cr lo suo care città rimaste fuori del confine dopo ruUima guerra d'indipendenza : riprendeva la, Ll'aclizione o l'aziono che, attr:W(lrso il S<'<'Olo XIX, ~wova fatto dell'Italia l'arcl1etipo e il campione del cliritto nazionale europeo. Ad<lmpieva, come grande Potenza, la missione mazziniana e garib.ildina di paladino della giustizi{b combn,tt(lnte. La pa!'lsione domci-tica, che gli chiedeva, di essere vendicatore contro l'AustriaUngheria di Trento e TricsLl', si ampliava nella passione <mropca che lo cbhbnHtva a. vendicare contro Lutto il gcrma.nesimo le nuovo rittà martiri del Rclgio, della l"rancia, dclln, Serbia, di ogni parte d'Europa, dove i soprusi <l<'lla, nuova, guerra germanica calpestasscto un diriLto ili popolo o cli umanità.. Il pOJ>nlo
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OA L'l'rOl,0 Hl,
d' rtalia, volontario del conflitto sterminato, compì uno doi più nobili momonti della sua storia favolosa. Con un gesto romantico, che interpretava mu1 ragione matematica di equilihrio europeo, deviò il corso della guerra che il gennanesimo tedesco-austro-tmco stava per torcere alla sua vittoria. Poichè nella primavera del 1915 tutte le forze disponibili della Germftnia . e dell'Austria iniziavano il gran colpo che preparava, la sconfitta russa e la eliminava dalla coalizione occidentale. Il 2 di maggio il generale tedesco Mackensen, con la sua falange, rompeva la fronte russa tra il Dunaiez e i Carpazi (battaglia di Gorlice), e altre dodici armate tedesche e austro-ungariche cominciavano la grande marcia vittoriosa che le condusse quattrocento chilometri più avanti, sino ai lembi della Russia bianca. La battaglia di .Arras, tentata dai Francesi dopo le prime sconfitte russe per distrarre forze nemiche (9 maggio -16 giugno), mostrò soltanto la impossibilità.di rompere, con i mezzi allora posseduti, la fronte tutta fortificata d'Occidente. Ma l'Italia, che aveva deciso la sua azione, non mostrò accorgersi dei grandi eventi sfavorevoli alla causa dell'Intesa. Rotte le trattative con l'AustriaU ngheria, il 3 maggio clemmciò il trattato della '.l'riplice .Alleanza. Le truppe si concentravano alla frontiera. Per il 5 di maggio, anniversario della pa,rtenza dei Mille, allo scoglio cli Quarto si celebrò un rito auglU'a.le. Gabriele D'Annunzio, ritornato dalla Francia, disse l'orazione che precede la battaglia : t< Qui si rinasce e si fa l'Ita.lia più grande )), La guerra avrebbe dovuto essere dichiarata il giorno dopo. Per quanto l'Aust'ria-Ungheria, facilmente - prevedendo l'inevitabile, avesse già fortificata la sua frontiera naturalmente inespugnabile, non l' aveva ancora
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t,' ANNO DET,t' INTERVFlN'fO 11'AUA.N0.
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guernit,a che di scar>s<' truppe. Una relaLiva sorpresa avrebbe probabilmente ottenuto qualche resultaLo \ strategico. :\fa l'Italia ehbe ancora un susimlto di debolezza politica, prezioso a.l nemico che riu:,;cl a provocarlo . Gli elementi ncul,ralisti, deboli nC'll'opinione pubblica, foi·l,i nc1l PadamC'nto C'letto ancora sotto la inflnenza giolittiana, tentarono di formare il corso del clC'stino. All a Sùgra (li quarto il Re, che aveva promesso di ashistorvi, non , •ennC'. I capi nC'utralisti, agendo all' infuol'i del governo, a,nnuncia,t·ono nuove offerte dnll'Austrfa: si trattava di offerte d<'ll'nltirua ora C'lw il principe Biilow e l 'altro agente tcdt>sco Erzbcrg-cr prC"sentnrono il 10 maggio non al gov('rnO di S:llandra e ~onnino ma ai lom a.miri neul1'aliSti e ad un ficlnciario di Giolitti, affinchò si impa.droni11sC"ro del poter<' e imponessPro la nentmlità. OffNLe senza garanzie (nò il go·,e.rno tC'deSC'O e molto tu('nO qudlo austrittco vi a,p parivano in forma solenno) ; offert(' insufiieient.i (si parlò del Trentino o d'una correzione del confine orientale sino all'Isonzo: Trieste e l'Adriatico rima,nevano all'egmnonia austro-ungarica), ma tali da getta.re un turbi\m<'nto gravé. Un'astuzia di guena per rittl,rdarc la guorra. Jl com anelo supremo tedesco a ve, a ordinalo cho in qualunque moclo fosse rimanda.~1, di alcuni giorni la dichin,razione <li gncrra. dell' Tt a.Lia. Il Jfirùstero prevenne il colpo, dimettendosi. Il Sovrano e il Pa,ese clovev11,no decidere chi a vcsse autorità di governo, se i ministri impegnati verso la coscienza. nazionaJe e verso gli Alleniti dell'Intesa n, entrare in guerra, o i neutralisti patt<'ggianti per conto proprio con lo straniero. Fu una settimana, di. passione: tutto era in forse : il dustino e l'onore d'Italia. La congiura neutralista contava d'imporsi u,I PaeRc facendo leva Rnl Parln.,mcnto, che stava per riaprirsi. La volontà,
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<'APITOLO 11 1
e lo sdegno popolare esplosero in form<' indubitabili. Roma, tutte le città d'Italin, insorsero contro 1rn mercato che assomigliava a un tradimento. La fonte dell'autorità fu riv<'ndicata dal po1)olo stesso : ll<'i comizi, nello dimostrazioni, sui giornali le voci che chiedeva.no la guel'ra inevitabile soffoca,1·0110 l'ultimo t,ontativo' neutralista. La guerm all'Austrla-Unghoria fn dichiarata dal popolo direttamente. Jl Re ascoltò il popolo o respimm le dimiRsioni del governo di Salandra (10 maggio). 1L neutrali Arno era sconfitto : mlt era rinscit;o a rita,rclare la sorpresa militare, a lasciare un duhhio nella coscienza ihbliana. e nella opinion<' dei suoi nuovi AllN1,ti nel momento piìt delicato e \. più d<>cisivo. - Gli accorùi pattuiti a tondm impegmwano l'Italif~ soltanto a fare la gu<>rra contro l'Austria-Ungheria. 11 ministero Salandra, ritornato al potere con rinnovata aut,ol'ità, giudicò cho per l'opinione pubblica e per l'apparecchio m ilitn,re subito non fosse pos.sibilCI di più. Con la Germania. furono soltanto roUi i mpport.i cliplomatici. Quando l'ultima. sp<>ranr.a di t ral tenere l 'Italia. fu perdnta. per l'Anstria, quoRta rispoRc n,lla denuncia della 'l'riplice accusando l'l taJia di essersi sottratta ai suoi obblighi (21 ma~gio). )fa la, pubblicazione dei documenti 1mlle trattative senza uscita smentì la fo.<'i le leggenda del tradimento a<l un'allefl,n;r,a difcnsi va che l' Austriit e ln, Germ:10111 avevano lacerata aggredendo la Serbia. Le ultim<' offerte indirette dell'Austria erano state un semplice stratLagemma, di guerra per guadagnar tompo e gunnire la frontiera italiana : lo confessò più ta,rdi il ptesidente del Consiglio unghorcse, Tisza. C-0mo J)('r l'Italia a nelle per l'Austria- Ongheria, la guerra. cl1c stava per ficoppia,ro era. appfl1·sa fin dalla, prima ol'a, incvif.ll,hilc. Lotta di d ne storie o di dno JWincipi poli-
L'AN.!>O 0}:LL' INTER,'Y.1'TO ITALIANO.
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tici, di cni l'uno ora la negazione dell'altro. Non poLeva essere che duello aJJ'ulUrno sa,ngue, come fu. Il Parlamento appt·ovò la. guerra (sedute 20 o 21 maggio); la dichiarazione formale fu inviata dall'Italia a Vienna il 22 maggio: ma, non potè c.>ssore cons(\gna.ta. chc1 il 23, con <'Efetto d.alla mezzanotte del 2.~ maggio Hllu .
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* * l/Ha,lia entrnva in guerra con trn es<'rcito fresco di 35 clivisioni con 578 battaglioni. La Rcarsezza <fogli ufficiali non le consentiva cli mobilitarne subito uno più. numeroso. L'armamento, preparato negli u!Umi mesi, <'l'a sca,rso : 1800 pezzi da campag1m, o appena 150 pe~anti, 600 mitragliatriri, nemmeno un laneia,bomb<'. Più ancora che gli altri b<.'lligeranti, l' Italia cominciando a, combatt('rc doveva continm1ro a, preparn,1•11i per combattere di più. So la nemica, in ()ll<'l momento, aveva occupata la, maggior ])arte delle sue forze nell'impresa russa, era, però libera sulla fronte balcanica, dove i Serbi e i Montenegrini non manifest::wflino intenzioni aggressive. La. guerra dell'Ita lia, in quanto si proponeva la tra.~(ormazione politica d<'ll'Adria tico, sembrava, alla Serbia una specie di concorrenza. non desidorn,hile. Destino di tuUe le guerre di coalizione. L 'Au~Lria aveva poi a suo favore una frontiera milibue occ<'ll<'nte. Il cuneo montuoso d<•l 'l'r<'ntino, irto di fol't,<'zze 1 penel,rava sul fianco sinfatro dello schieramento italiano, sino alla Val padana, e ne paralizzava In, libertà di movimen1 i versJ Oriente. Ed anC'hc a Oticnte, oltro l'Isonzo una Rerio di a.ltipiani dominavano le poche vi<' per rui dalla pianma friulana si prnrt1·ttv}i O,('! <'Orpo sensi bi I(\ drll'Aust ria-Unglloria.
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CAPITOLO Hl,
Il Comando austriaco poteva. con ragiono vanta.rsi di combattere, coperto, da una casa di dieci piani, contro un nemico che si avvicinava su una pia.zza scoperta. Contro l'Italia l'Impero asburghese poteva contare sull'odio concordo di tutte le sue nazioni o di tutti i snòi soldati. La difensiva gli era facile, e si mise sulla difensiva. Il piano del generale Oadorna era obbligato alla natura strategica del teatro delle operazioni : l'attacco fronta.le in tutte Le direzioni per conquistare i passi e le cimè delle Prealpi o per smussare, almeno in parte, le punte più ava.nzate della fronte sinuosa (il confine italo-austriaco si svolgeva per qua.s i 800 chilometri) : mascherare il Trentino, chiudere i passi delle Alpi Carniche por tonf;are i colpi più energici. sulla linea dell'fsonzo. Per il terreno, la guerra italiana si manifestò subito come 1a pi1\ dura delle guerre eUl'opee, combinando i ca,r atteri della guerra cli montagna con quelli della guerra in pianma. Soltanto per accedere alla linea di battaglia si dovrttero costruire centinaia e centinaia cli chilometri di strade, universalrn.ente reputate modelli di ingegneria militare. ln continuazione della fronte friula,na, la flotta doveva difendere le coste scoperte dell'Adriatico occidentale contro i colpi di mano di qnella nemica che disponeva di tutti i ripari dell'Istria, della Dalmazia e delle sue faolo, mentre la flotta itaJiana non aveva nell'Adriatico che dei punti di appoggio, eccentrici, a Venezia, a Valona e a Brindisi, e doveva tenere il grosso delle sue forze a 'I'.aranto nell'Jonio. La notte stessa della dichiarazione di guerra navi austriache bombarda,rono por la prima volta Ancona, Trani e Ba,rletta, città aperte, ed aereoplani gettarono bombe su Venezia. Costretto alla difensiva, l'esercito austriaco non oppose resistenza a,i confini friulani e si rit.irò sul-
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L'ANNO DELL'INTERVENTO ITALIANO.
l'Isonzo, appoggiato alle Alpi Giulie e agli .Altipiani della Bainsizza e del Oa,rso. Anche nel Trentino dovette abbandonare i salienti più avanzati: le prime città irredente, Ala, Oormons, Cervignano, Aquileia, furono liberate nel primo impeto i primi giorni della guerra. Ma rapidamente rimmì a raccogliere forze sufficienti per difendere le sue posizioni così favorevoli: presto ra.ggiunse una forza caloolata a ~25 divisioni. Potè difendere subito il passaggio del1' Isonzo, tentato da Cadorna nel primo moviment-0. Il passaggio infatti riuscì parzialmente : nel bacino montano (conca di Caporetto), sulla riva sinistra, fu conquistato d'assalto il massiccio di Montenero (1° giugno), e la Bainsizza fu intaccata nell'erta testa di ponte ,ii Plava. Ma in basso il passaggio fu ritardato dalle inondazioni, e soltanto 1'11 giugno l'esercito italiano, conquistato Gradisca e Monfalcone, arrivò all'orlo del Carso. La linea dell'I sonzo, per quanto 8mussata, rimaneva sempre al nemico, che la dominava da tutte le alture di sinist,ra e sulla destra manteneva due ben munite teste di ponte in corrispondenza del campo trincerato di Tolmino (collino di Santa Maria e Santa Lucia) e di quello di Gorizia (Sabotino-Podgora). Il 18 giugno cominciarono gli attacchi alle due posizioni fortissime, e specialmente a quella del Podgora : con animo garibaldino vi si lanciarono i volontari giova,ni e vecchi : il vecchio garibaldino Lavezza,ri salì alla morte scoprendo al. borsaglio dei nemici incavernati la sua camicia rossa. Le artiglierie, insufficienti contro i ripa,ri blindati, non aprirono il varco all'impeto magnifico ma vano. L'esercito italiano doveva ancora farsi alla tecnica dura della guerra sotterranea. La linea nemica fu intaccata qua e là ma. non si spezzò. Anche la fronte italiana, si immobilizzava fatalmonte, come tutte le CAPRJN,
Ouerra ,miv.
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CAPITOLO TII.
fronti occidentali, in una lotta di posizioni. Cosl nel Trentino, clopo nuove avanzate (agosto) nella conca di Borgo e nella valle del Cordevole, ci fu l'arresto davanti alla prima cintura delle fortezze nel dedalo impervio dei monti. Nella Carnia si resistette ai tentativi ripetuti · del nemico per discendere dai pa,ssi del Pal Piccolo e di Plocken e minacciare la sinistra delle armate operanti verso Oriente. Cominciò la guerra da trincea a trincea, da picco a picco, come se i monti combattessero l'uno contro l'altro. Ma giù la pianura friulana e quella vicentina furono al sicuro della discesa nemica : non per offendere ma solo per difendersi l'Austria era costretta ad addensare sempre nuove truppe, logorarsi senza tregua nella tattica di combattimenti continui impostale da Cadorna. Anche sul mare, com'era preveduto, l'Austria si tenne sulla difensiva, interrott a da qualche piccolo colpo di mano con naviglio minore sulla costa marchigiana e pngliese. Le grandi navi rimasero volon.tariamente bloccate a Pola e a Oattaro. ìVIa l'insidia dei sottoma.rini costrinse anche l'Italia a rinunciare ad aziol).i scoperte. L'incrociatore Gciribaldi avviato ad una impresa nell'Alto Adriatico fu affondato da un sottomarino (7 luglio), e La stessa sorte toccò ali' in- . .crociatore A1nalfi davanti a Cattaro. Ne menarono vanto gli Austriaci, e il principale giornale di Vienna, la Nette Freie Presse, parlò con bestiale compiacimento della grassa pastura di cadaveri italiani assicurata ai pesci e a,i crostacei dell'Adriatico. Poi, ridotta la guerra marittima anche su questo ma,re alla vigilanza reciproca, i sottomarini austriaci e tedeschi non trovaro,,o più il facile bersaglio delle navi grosse. La marina italiana si adattava alla guerra invisibile o preparava nuovi mezzi per ricercare essa le navi austriache incatenate nei porti. Alcuni sottoma;rini
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L'ANNO DELL 1 1NTFJRVENTO ITAJ,tANO,
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nemici comincia,rono ad essere distrutti, uno persino da un altro sottomarino. L'Adriatico vuoto era corso soltanto da pattuglie leggiere di vigilanza, da sommergibili; il suo cielo incrociato da idrovolanti. Intanto però 1a speranza dell'Intesa in una vittoria sulle fronti di Occidente svaniva per le sconfitte che dall'altra parte fiaccavano la Russia. Mentre l\fockensen avanzava in Galizia e riconquistava .Przemysl, al nord un'armata tedesca penetrava in Lituania .e in Curlandfa. I Russi, quasi del tutto privi di munizioni, non potevano cl1e ripiegarsi sotto le potenti artiglierie nemiche, dovunque. Con sacril .fizi di uomini abbandonati alla morte, cercavano soltanto di evitare un grande aggiramento strategico. Tutta la enorme fronte di battaglia, che nella sua prima forma arcuata si estendeva per quasi 2000 chilometri, si rettificava ma sempre più indietro, abbandonando quasi tutto il terreno occupato in Austi·ia e tenitorio 1woprio. Nel luglio si mossero anche le armate tedesche della Polonia settentrionale, e con stupore in pochi giorni si videro cadrre le fortezze della Vistola (Nowo Giorgewsk, Iva,ngorod) o anche Varsavia (5 agosto), perdendo ogni volta diecine di migliaia di uomini rimasti prigionieri e centinaia di cannoni privi di munizioni. La I{ussia era inerme : gli Alleati non riusciva.no a mandargliene che in quantità, insufficienti attraverso le vie antipodicho del Giappone e della Siberia. Fu merito del generalissimo granduca Nicola aver salvato il grosso dell'esercito regolando la. gigantesca ritirata., facendola terminare soltanto \ con l'esaurimento dell'avanzata. nemica. Per rincorare l'animo vacillante del popolo russo, lo Zar in persona si mise, nominalmente, a capo dell'esercito batt.uto. Ma gli Austro-tedeschi avanzavano ancora ; nella seconda metà cli agosto oltrepassarono anche la
OAl'ITOLO ITT. 100 seconda linea delle fo1tezze polacche (Brest-Litowsk) : alla fine di settembre avevano raggiunta una linea quasi verticale che dal Golfo cli Riga, seguendo la , 1 Dwina, sorpassata Vilna, toccava Smorgon, Baranovici, Pinsk, Rafalowk,'1>, e scendeva 1bi confini della Romenia. I Russi, lentamente riforniti di mn1ùzioni, poterono fa.re qualche resistenza ai due punti estremi: intorno a Riga., dove un attacco combinato dai Tedeschi anche per mare fa frustrato da.Ila flotta russa e dai sottomarini inglesi (19 agosto), e nella estrema Galizia orientalo. La ritimta russa era oramai terminata, quando i Franco-inglesi furono in grado di tentare un'operazione cli alleggerimento sulla dura fronte occidentale. La battaglia primaverile di .A.rras aveva mostrato che, solo per tentare il successo nella guerra, di posizioni, era necessaria un'abbondanza di munizioni sterminata. : poter consumare in tm giorno tanti proiettili quanti sarebbero bastati per una intera guerra. Parte dei soldati, invece cho combattere, dovevano fabbricare cannoni e munizioni. La Francia vi provvide con uno speciale ministero che fu affidato al socialista A.lbert Thomas. Sulla questione delle munizioni, che importava una trasformazione dell'idea. della guerra ed estendeva l'opera bellica a tutto il paese, l'Inghilterra aveva subìto una crisi di governo ed aveva formato un ministero di coalizione, in cui l'.opora di munizionamento fu affidata a Lloyd George, celta di razza., uomo impetuoso ma accorto, grande guidatore di folle. Così il 25 settembre i Franco-inglesi attaccarono nell'Artois e nella Champagne, dopo 70 ore di bombardamento cbo avrebbe dovuto di<;truggere tutte le difese nemiche ne.i J_)Unti battuti, aprir l'adito all'assalto delle fanterie, e portarle in terreno Ubero per
L'ANNO DELL 1 IN'tERVENTO ITALIANO.
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~entare un'azione strategica. Gli attacchi furono vittoriosi, tolsero al nemico 30,000 uomini fatti prigionieri, ma la battaglia non usci daJ. poco terreno conqui'5ta.to - tre o quattro chilometri di profondità.e si esaurì accanita senza nuocere strategicamente. Le forze meccaniche e umane si pareggiavano. La guerra di logoramento continuava immobile in Francia come nelle Alpi italiane, sull'Isonzo e ai .Dardanelli, mentre gli Austro-tedeschi, accampa,ti sulla Dwina e sulla Beresina, accrescevano ancora quelli che chiamavano i · (( pegni territoriali », e il cancelliere tedesco llcthmann-Hollwegh annunciava minaccioso al mondo: <( Abbiamo a nostra disposizione forti eserciti per nuovi colpi>>. * **
Il colpo, grave di conseguenze politiche, fu vibrato dai (;entrali nei Balcani, completando il piano strategico orientale che aveva sgominato la Russia. Germania ed Austria riuscirono, al momento opportuno, ad avere in loro mano la chiave politica e militare della penisola balcanica, la Bulga,ria. Por quanto, per l'odio atavico, fosse innaturale una cooperazione tra Bulgari e Turchi, l'odio anche maggiore contro la Serbia, decise lo zar bulgaro, Ferdinando di Coburgo, a gettarsi dalla parte degli Imperi centrali. Per più di un anno l'astuto Sovrano e il suo governo si erano destreggiati fra i due gruppi belligeranti facendo sempre credere all'uno di essere disposto ad ingannare l'altro. L'Intesa,, e particolarmente il ministro francese degli affari esteri, Delcassé, avevano creduto che la Bulgaria sarebbe rimasta immobile tra le opposte forze. Si pensava, oltre tutto che l'avrebbe trattenuta la Grecia che, legata da un patto con la
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OAPI1'0LO III.
Serbia, avrnbbo dovuto acoorrore in aiuto di questa se la Serbia fosse stata attaccata dalla 'Bulgaria. L'Intesa si illudeva ancora una volta di circoscrivere la guerra nei Balcani, conciliando i contrastanti appetiti dei diversi Stati o accontentandoli con l'indUl'li a reciproche concessioni. Mtt nessuno voleva concedere nulla; nè la Grecia dar Cavala alla Bnlgaria, nè la, Serbia riparti.re con ei;sa la Macedonia mista di Serbi, di Bulgari e di Greci. Tutti volevano tutto, solo pensando cia,scuno come incastrare utilmente le proprie ambizioni nella lotta dei più potenti. La vittoria austro-tedesca sulla Russia, decise la Bulgaria ad apprdiLtare dell'orn, propizia. L'Intesa, incapace di sfondare ai Da,l'danelli, parve a Ferdinando e al suo ministro germanofilo Radoslavoff assolutamente più debole dell'Austria-Germania : il partito germanofilo soffocò facilmente quanto rimaneva nel paese di simpatia e di gratitudine per la Russia, e nella seconda metà di settembre il governo mobilitò l'esercit,o, pUl' continuando a trattare anche con gli Alleati. La Grecia accennò a mobilitare contro la Bulga;ria, come doveva per l'alleanza con la Serbia, contro la quale evidentemente era volta quella mobilitazione. La Russia, con 1.m ult'imat11,m, chiese alla Bulgaria di dichiararsi. La Bulgaria non rispose all'ultimati1:ni russo nè a quello francese che lo seguì (5 ottobre). La Grecia, decisa a non correre rischi, abbandonò la Serbia: il re Costantino sconfessò la politica intesofila del suo ministro Vertizelos, che non ebbe nè la forza nè la volontà di opporsi alla corrente germanofila. Nemmeno l'offerta inglese di compensarla cedendole Cipro valso a indurre la Grecia ad un atto di coraggio. La l)Olitica balcanica dell'Intesa era fallita : il suo principale rappresentante, Delcassé, dovette dimett,ersi, e tutto il governo francese fu in crisi.
L'ANNO DELL'lNTERVEN'tO ITALIANO.
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Mentre, aspettandosi l'attacco bulgaro contro la Serbia,, bisognava provvedere in qualche modo a riparare all'errore, anche i rimedi erano ritardati dalla diversità delle opinioni tra la Francia e l'Inghilterra. Questa pensava di abbandona,re la partita balcanica e di ridurre la guerra all'Europa occidentale : in Francia invece il nuovo governo, prescduto da Briand, voleva ~tlrneno il rimedio opponendo un nuovò ostacolo alla, discesa degli Austro-tedescobulgari verso la Grecia con l'intervenil'e direttamente a Salonicco. Come potenze protettrici della Grecia (per il trattato del 1830), la Francia, l'Inghilterra e la Russia avevano il diritto di disporre di quel porto greco per sè e per la Grecia stessa. L'Italia, concorde con gli .Alleati nel rompere subito le relazioni con la Bulgaria, era troppo irnpognata con l'.AuRtria per distrarre grandi forze in un nuovo campo di battaglia: all'impresa balcanica pa,r tecipava già occupando in .Albania Valona e Durazzo. Il disegno di Bria,nd prevalse faticosamente e, se fu utile nell'avvenire, non pQtè concretarsi subito con efficacia pari alla gravità della situazione. Bulgari, Tedeschi e .Austriaci, già accordati fra. loro, poterono facilmente prevenire gli avversari. Mentre i primi scaglioni francesi di un corpo di spedi,,,ione improvvisato sbarcavano a Salonicco (13 otto~ bre), un triplice esercito bulgaro-austro-tedesco attacca.va da tre pa,rti la Serbia. .Ai primi di ottobre gli Austriaci condotti da Koevess passavano la Drina, e i Tedeschi condotti ancora da Mackensen passavano il Danubio. All'esercito serbo non rimaneva che ritirarsi, minacciato sulla sinistra dai Bulgari. Senza nemmeno dichiarare formaJmcnte la guerra, questi attaccarono (11 ottobre) per tagliare ai Serbi anche l'ttnica via di ritirata servita da una ferrovia, quella
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OAI'ITOLO Ill.
di Nisc-Velez-Salonicco. La Serbia non poteva essere più salvata nemmeno da un n1iracolo. L'Italia cercò di agire indirettamente, iniziando una grande battaglia su tutta la sw~ fronte, e specialmente nello Alpi di .Ampezzo e sull'I sonzo. Aspra battaglia di logoramento, che costrinse l'Austria a rinforzarsi nei punti più minacciati, ma senza possibilità. per gli Italiani di resultati cospicui. La battagliai, cominciata nelle Alpi il 18 ottobre, si intensificò sull'Isonzo e sugli orli del Carso dopo il 21. Conquiste di trincee e di qualche punto di appoggio (Col di Lana, Zagora, pendici del Podgom e del San M:icbele), divenne sanguinosissima ai primi di novembre intorno alla testa dì ponte di Gorizia, e raggiunse quasi il fiume nei combattimenti di Oslavia tra il Podgora e il Sabotino. La scarsezza delle riserve non permise di trarre un resultato evidente sul terreno. L'esercito austriaco dell'Isonzo, comandato dal serbo generale Boroevic, resistette sulle posizioni tormentate, fin che la battaglia si esaurì, tra il sangue e la pioggia, e i primi geli, alla fine di novembre. • Ma l'operazione combinata contro la Serbia era troppo facile, ora che la Bulgaria le si gettava addosso sul fianco scoperto, per non riuscire completamente. L'esercito serbo, comandato dal voivoda Putnik e dal principe reggente Alessandro, non potè che ritirarsi, facendo qua e là brevi asprissime resistenze, ma perdendo uomini, materiale, terreno : la ritirata non poteva avvenire verso Salonicco perchè ai primi di novembre i Bulgari erano già a Nisc e ad Uskub. Invano lo poche divi'3ioni francesi e inglesi sbarcate a Salonicco tentarono di risalire la vallata del Varda,r : non arrivarono più io là di Krivolak, dove si trovarono impegnate con i reparti bulgari. Tedeschi e Bulgari si congiungevano . .Ai Serbi non restava che la riti-
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L'ANNO DELL'INTERVENTO ITALIANO,
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rata verso l'Albania, attraverso montagno selvatiche, per le quali solo gli uomini potevano passare abbandonando tutto. Il vecchio re Pietro segu1 il suo esercito disfatto, malato, sopra un cassone di artiglieria tratto da bovi. E gli Austriaci per il Montenegro penetravano anche in Albania. Si domandò se un soccorso militare italiano nel Montenegro non avrebbe potuto trattenere almeno una parte della frana,. Ma dalle coste montenegrine, senza strade, era dìf(icilissimo risa,lirc nell'interno, anche ph\ che da ~alonicco in Serbia. Ciò che l'Italia potè fare fu di preparare ai Serbi l'ultima tappa della ritirata sul mare. Navi italiane, aiutate da navi francesi, accorsero a Durazzo e a San Giovanni di M:edua ad attendere i superstiti dell'esercito serbo decimato dalla lotta, dai patimenti, dalle epidemie. Non ostante le mine, i sommergibili, le siluranti, gli aereopla,ni nemici usciti dalla vicina base di Ca.tta,ro, la difficile operazione fu compiuta nella seconda metà di dicembre : 145,000 soldati serbi ful'Ono salvati e condotti a Corfù e a Biserta. La invasione austro-tedesco-bulgara di tutta la Serbia era riuscita, ma nò l'esercito nò il governo serbo avevano capitolato. Però, appena gli ultimi fuggiaschi furono imbarcati, Durazzo, stretta per terra dagli Austriaci, dovette essere abbandonata, e la occupazione italiana dell'.Alhania ridursi al sud della Vojussa, intorno al porto oramai fortificato di Valona. Conternporanoan1ente l'esercito di Or iente, cioè i ]'rancoinglcsi operanti sul basso Vardar, dovette ritirarsi davanti ai Bulgari e ridursi al campo trincerato di Salonicco, che anche l'Inghilterra si era decisa a mantenere. Davitnti ' ai due punti di arresto, fissati a Valona e a Salonicco, l'offensiva tedesco-austrobulga,ra si fermò, esaurita. La punta mediterranea dei Balcani, la Grecia., era sottratta alla vittoria
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OAl'ITOT.,O III.
nemica. Un po' di guoniglia continuò nel Montenegro, isolato, ma ancora padrone della sua chiave strategica, il Lovccn. L'attacco a questa montagna dominante Oattaro fu dato dagli Austriaci 1'11 gennaio seguente. Contro l'aspettativa, i Montenegrini lo difesero debolmente e si arresero ; la capitolazione formale fu firmata. il 25 gennaio. Il re Nicola andò in osilio, mentre altri principi di sua famiglia accettavano la occupazione austriaca,. L'Intesa era battnta noi suoi alleati minori, le forzo dei quali, anzi che accrescere di un poco le grandi, divenivano pesi morti da ravvivare. Daccl1è la .Russia aveva perso - sembrava provvisoriamente - la sua energia attiva, la difesa contro il germanesimo, vittorioso di tutto l'Oriente, saldatosi con il territorio o lo risorse della Turchia, rimaneva soltanto alla Francia,, all'Inghilterra e all'Italia. Apparve, nel pericolo, il beneficio grandissimo dell'intervento italiano. E il pericolo comune strinse ancora l'alleanza, : il 30 novembre anche l'Italia pubblicava la sua adesione al Patto di Londra, impegno a non far pace con nessuno dei nemici se non in comune. Il mese prima vi aveva aderito anche il lontano alleato, il Giappone. Riconosciuto che i nemici vincevano perchè i loro l)iani s1;ratcgici erano quelli di un esercito unico, si pensò anche a coordinare un po' meglio l'aziono militare dogli Alleati: un primo convegno degli stati maggiori Iu tenuto al quartier generale francese, a Chantilly, il G dicembre. Gli Imperi centrali vincevano per terra ; potevano credere ùi aver vinto metà della guerra.. Ma dovevano sempre ricominciare poichè nessuno degli av,rersari riconosceva di esser vinto. Li tormentava il paradosso per cui, vincendo, non riuscivano ad avvicinarsi alla, vittoria, il cui segno tangibile è la volontà di pace del vinto. Irritati, raddoppia.vano le minacce. TI can-
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celliere Bethmann-Ilollwegh (discorso al Reichstag del 9 dicembre) affermava: cc Quanto più a lungo e più aspramente i nemici ci fanno la guerra, tanto più crescono le garanzie che ci sono necessarie». Oramai in Germania si J?arhwa di un programma annessionista, più vasto di quello che si era avuto in mente al cominciar della guerra. Dovevano restare alla Germania. le provincie baltiche, il .Belgio legato economica.mente e tenute le sue fortezze c la costa fiamminga, la Francia doveva cedere ancora i bacini carboniferi di Longwy e di Bricy. L'.Austria, pensava a spartirsi con la lfolgaria la Serbia, e tenere per sè il M:onténegro e l'Albania occupata.
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Il conflitto era sempre più lontano dalla smt soluzione perchè, mentre distruggeva un certo numero di forze, ne distruggeva sempre meno di quanl,e ne rinnovt~sse. I combattimenti e le ba,ttaglie sulle fronti non erano che i simboli estremi della lotta di tutte le forze, materiali e morali, ùi un gruppo contro l'altro. La guerra diveniva assoluta, di distruzione · totale. Le resistenze dovevano essere distruf,tc non in un punto ma dovunque. L'Intesa aveva una capacità di resistenza ma,ggiorc degli Imperi centrali, poichè aveva per sè il tempo e lo spazio : lo spazio dei mari per cui potevano affluire ad essa continue forze di rinnovamento. E poichò specialmente l' Inghilterra aveva il modo di mantenersi la_ libertà dei mari, l'odio tedesco ora si volse più accanito contro il nemico marittimo. Il suo grido di guerra fu: « Dio punisca l'Inghilterra >>.
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Ot\PITOLO III.
Esclusa, la possibilità di colpirla in unn. volta sola con una grande baUaglia navale, la Oermninia intensificò la guerra d'insidie con i sottomarini. Il 15 febbraio dichiarò zona di guerra tutte le acque britanniche, e pem;ò di annientare i traffici alleat,i minacciando di distruggere qualunque n:wo, anche neuLrale, cho si avventnrasso nello acquo proibite. Poichè esim, bloccata eUettivamente, non poteva comlmicare con i nenh·i transoceanici, voleva che questi, terrorizza,Li, l'aiutassero a Lsolaro l' Intes~i. Essa e i suoi allcat,i inferiori di l)otenz~b marittima, avendo perduto la libertà dei mari, pretendevano che gli altri vi rinunciassero p<.'r la. minaccia del terrore. I suoi soUomarinl ebbero ordino di a,ttaccare qualunque nave mercantile cd affondarla. Cosl la. Germania metteva in istato di blocco tutti i neutri marittimi o specialmente l'America. Involgeva nella guerra. potenze lontane che altrimenti ne sarebbero l'imaste estranee. La p ièt grande di questo potenze, gli Stati Uniti, non pensava min:imamento ad intervenire nel conflitto europeo. Le simpatie della sua opiniono pubblica orano diviso: molti dei suoi cittadini orano di origine Ledosc,1 o forTnQva no un contrappeso naturale aglì altri in cui le origini anglo-sa'5soni potevano accendere <lolle preforcnze istintive per l'Inghilterra. Sicura dcllt\ :ma posizione insulare, la Confederazione a.niericamli non possedeva, nemm<"no il nucleo di un esercito : un assioma fondamentale della sua esisLonza politi(':\ - la dottrina cosl detta di l\Ionroe - le vietava di mescolarsi nelle faccende europee. Uno dogli alleati dell'Intesa, il GiappJnc, ora noll'Atlantico il suo avversario potenzialo e sospetto. Il suo capo, il preHidente Woofu'Ow Wih1on, venuto alla politica dalla, univeri-ità, era per abito mentale e morale preparato a considorare gli eventi con l'equanimità più spaRsio-
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L'ANNO DEU.' INTERVF.NTO ITALIANO.
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nata. La, grande forza ed autorità. che gli veniva da un potere q na.si assoluto lo disponevano ad essere il campione del principio di nentralità. La guerra sottomarina, offensiva di tale principio, colpì l'.Amorica in codesto suo diritto geloso, estc.<m ad essa il pericolo di un'egemonia germanica · in Europa e sui mari. La brutalità. della politic11, tedesca si faceva già sentire in casa sua : la propaganda che gli agenti tedeschi conducevano negli Stati Uniti assomigliava ad una congiura; suscitando scio peri, organizzando sabota,ggi, cercava di paralizzare le forze industriali americano che, come quello di tutti i neutri, lavoravano ancbo per gli Alleati comunicanti con essi. Ma il fatto che punse la dignità. patriottica e svegliò la coscienza umana dell'America fu l'affondamento del L1tsitania. Il 7 maggio nel Mare d'JrlandtL questo transatlantico, che aveva a bordo anche un centinaio di cittadini americani, fu affondato CC>n tutti i suoi passcggieri da 1m sottomarino tedesco. f'.,olpo premeditato per mostrare all'.Amcrica che le minacce della guerra più feroce non erano vane minacce. Prima cho il Lusitania partisse da, New York i Tedeschi avevano avvortito gli .Americani di non imba.rcarsi su quel piroscafo : la Germania si arrogava il dfritto di dare ordini ai cittadini di un grande Stato ne:utro. L 'affondamento bestiale suscitò ovunque orrore, sdegno, collera ; la reazione fu ancora più viva quando si a,pprese che l'opinione tedesca si gloriava del fatto feroce, vantava lo « alte gesta » dei sottoma,rini, coniava una medaglia commemorativa per il facile assassinio. Gli Stati Uniti chiesero conto del fatto alla Germania. Questa non si scusò nò sconfessò l'autore materhLle dell'affondamento : cercò anzi di far considera.re la guerra sottomarina alle navi mercantili corno
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OAPITOLO III.
buona guerra, poichè anche le navi mercantili avevano cominciato ad armarsi. La presunzione che tutte fossero armate doveva bastare a giustificarla giruidicamente. Cominciava una discussione sui limiti del nuovo diritto navale, calma da parte degli Stati Uniti, cavillosa da parte della Germania, convinta che il terrore avrebbe fatto accettare anche dai neutri la sua teoria inumana. Anch'essa si proclamava faut1'ice del principio della libertà dei mari, ma solo in quanto poteva servire a sbarazzarsi daJL' incomoda presenza degli Inglesi in tutti gli oceani. L'ambasciatore tedesco a Washington promise che non si sarebbero più ailll'ate navi senza preavviso e senza dar tempo ai passeggieri di imbarcarsi )lei canotti di salvataggio. Ma nell'anno stesso fo affondato, con cittadini americani, anche l'Arabic, e il 7 novembre, in vicinanza della Sardegna, il ·piroscafo italiano Ancona, i cui passeggieri fll'ono cannoneggiati mentre cercavano di salva,rsi nelle barche messe a mare. Il sottomarino che li cannoneggiò batteva bandiera austro-ungarica. Una nuova nota dogli Stati Uniti fu mandata a Vienna. L'America non chiedeva che la sconfessione di simili atti : la contesa era fra l'antico diritto navale, umano, che i neutri avevano interesse a mantenere a loro difesa, cd· un nuovo diritto di violenza cbe gli Imperi centrali volevano istituire per trarre il massimo effetto dall'arma del sottomarino. Gli Imperi centrali preparavano la loro disfatta in questa ostinazione a voler negare qualunque limito alla condotta della guerra, a voler fare di questa, fatto feroce ma umano e rivolto contro certe forze umane, 110a forza cieca. della natura distruttrice se117,a discernimento. Per vincere la guerra. tra gli uomini, escludevano sempre più se stessi dagli uomini e dalle leggi poronni che fa, guena sospende ma non può annullare senza distruggere la società stessa.
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L'ANNO DELL'INTERVENTO ITALIANO,
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Così Germania o suoi alleati ingigantirono l'odio dei nemici e turbarono la coscienza dei neutra.li, nell'uso dell'altra arma inventata dalla nuova tecnica : l'arma aerea. I dirigibili e gli aereoplani, per osservazione e per bombardamento, si perfeziona.vano continua.mente dura.nte il corso della guerra. La Germania si credeva più potente degli avversari, specialmente per i grossi dirigibili fabbricati da Zeppelin. Con questi volle portare il terrore diretto della guerra nel cuore dei paesi nemici, nelle loro città aperte : l'angoscia senza limiti avrebbe dovuto recidere la resistenza. morale, piegare i nemici alla sconfitta per la paura di un pericolo di morte universale. Parigi e Londra furono a più riprese bombardate dall'alto: la vicinanza delle capitali alleate alle fronti di battaglia permetteva ai Centrali attacchi da cui erano salve, per lu. loro posizione, le loro capitali. Ogni volta furono uccisi cittadini inermi. Poichè le città minacciate dovettero cercare di difendersi con artiglierie anLiaeree, gli assalitori affermarono di poter considerare quei centri éome fortezze combattenti. Contro l'Italia fu presa di mira specialmente Vènezia e le città del1'Adriatico occidentale, facili ad essere sorprese. Dovunque fm·ono ·sparsi lutti superl'Iui, rovine inutili. Como un sospetto di non riuscire a vincere la guerra, non ostante lo loro vittorie campali, suggeriva a.gli Imperi centrali ferocie nuove cbo offendevano l'ultimo diritto umano, suscitava.no reazioni d'ha, allontanavano la speranza di ricomporre la paco prima che queste forze insopportabili fossero domate dH, una forza più grande. Cadevano nol vuoto le deboli voci di conciliazione che il Pontefice (nell'appello a,i popoli belligeranti e ai loro capi, nel primo anniversario della guerra, o nell'allocuzione ai cardinali il 6 dicembre) rivolgeva
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OAP. III. - L'ANNO DELL'INTERVENTO ITALIANO.
ai cattolici per dovere del suo ufficio religioso. Il cattolice.'limo, come le aJtre confessioÙi, aveva perduto ogni urùtà internazionale, diviso variamente nei due campi belligeranti : travolte dalle angoscio e dalle passioni nazionali, :,,nch'esse divenivano forze nazionali. Obi, in nome di una religione comune, tentava di parlare alle due parti, per quanto prudentemente lo facesse, cadova nel sospetto cli ess(~re parziale nella sua imparzialità, : il silenzio del Papato sullo strazio di uno Sta,to essenzialmente cattolico come il Belgio lo aveva fatto dubitare debole verso la prepotenza germanica. La sua autorità era piuttosto diminuita che cresciuta. Effettivamente, tul;te le forzo spiritua,l i o ideologiche che tentavano ancora di mettersi al disopra della mischia, era.no troppo esili in confronto di quelle, anche spirituali e morali, che la mischia travolgeva nei suoi tUl'bini. La divisione del mondo era trop1)0 vasta e profonda per poLcrsi ricomporre risalendo il corso del destino scatenato. Il conflitto cercava la sua soht soluzione possibile estondondosi a, tutta la terra o a tutte le foùe umane, sino all'esaurimento completo di. una dello due parti. Tutto o due continua.vano a combattere chiedendo la pace alla propria vittoria.
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IV.
UN ANNO DI SPERANZE E DI RESISTENZE (1916).
Onmtteri delle due coa.Zizioni : - p repa.rativi dell' l nle!!Ct, per una offensfoa genemle. - L,' azione preventiva dei GentmU : 1' as1wlto a Ver<ltin: - L' offenB>i-1.:a ci1,st1·0-miglt1·ica del Trenti,1;<•: - l'attacco ·russo 'in GaUz-ia e l'arresto dell'offensiva ai,st·,,,aca. - L'estate viUoriosa :- l,a, baitaglia fm:nco-inglese <lella S-imme: - l<i con<tuisla italiana di Gorizia.. - .La clichiMc&:llio·M <li guerra dcli' 7tnli<.t, all<i Gernwnia e ileU.c,, Romenia alè\A.ustria-Ungheria: - i primi successiela sconfi,tt(I, romenn: - la debole azione dell'ese1·r;ito d'Oriente e le complicaziowi grr.che. - -· Jlesi,ltciti della lia/.tagUa della Sommie e i s1icces11i itc,lif.lln.i mL Gcirso occidentale. - G·uenn ii.ori di ]}),uropci e guerra navale: - lri battaglia ilel J,ntlci11d :{a gue1'ra austro-t./Jdesca, ni non comba-U.enti. - La s·it·nazione politfod de·i bemgeranti alla fi111i clell'Mtmo: - morte it,i, Fra,ncesco Gi1Mci,ppe e m;vento di Carlo I (l'V): - ·rt1J1ita1nenU politici in 11'mncia e Inghilterra:- la debolezza delle, Russia. - La p?'epc,razione dr.gU Stati Uniti allei medinzione e all'intervento: - le, 1>ro1,ostcb di pace dei Centraii.
L'Tntest\, ora completata dall'Italia, e l'Alleanza. dei Centrali furono duo coali;doni. Chtscuna coalizione era tenuta insieme dal fino unico ma generico della vittoria ; ma gli elementi dello co~tlizioni si proponevano dei fini · specia,li non sempre identici, talora divergenti, praticamente diversi. In qualche momento le diverse azioni militari e politieho venivano CAPRIN,
Guerrci 1tni'V,
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CAPITOLO ·1v.
ad assomigliare a guerre singole unificate soltanto dalla contemporaneità. Di gran lunga più compatta si presentava la coalizione dei Centra.lì. La sua unità era facile e spontanea, poichè era imposta anzi tutto dalla. contiguità territoriale : i quattro Stati, formanti un blocco geografico nel centro dell'Europa, con un' appendice orienta.lo, avevano una spina dorsale comune. L'unità nella condotta. della guerra veniva loro da una necessità natnrale. La manteneva più facilmente il fatto che uno dei suoi elementi preponderava di forza politica, e di capa,cità bellica, sugli altri tre : la, Germania, benchè non molto J?iù grande doll'.Austria.Ungheria, per la. comunanza dell'elemento germanico prevalente, come direzione politica: anche nella du-. plico monarchia., comunicava facilmente la sua volontà alla seconda alleat~1. I due eserciti erano preparati dalla natura e dalla tradizione ad agi.re come un esercito unico, i cui centri direttivi :potevano essere in Germania senza che l'amor proprio dell'esercito austro-ungarico ne soffrisse troppo. I governi e gli eserciti tw:co e bulgaro era.no troppo inferiori agli altri due per pretendere ad una autonomia. propria e desiderar più che di essere compensati corno buoni e utili vassalli. Ciascun alleato poteva desiderare il massimo di vittoria anche per l'altro alleato, senza che l'una vittoria facesse ombra all'altra. Qualunque forma territ,oriale prendesse la vittoria, la Germania era sicura di approfittarne come di una vittoria del gormanesimo, e di mantenere la sua. egemonia sugli allea.ti vittoriosi. La coalizione dell'Intesa si era formata ed era mantenuta dalla neMssità di impedire, por la sa,lvezza di tutti e di ciascuno, il trion[o del germanesimo.. La minaccia pangermani.sta era sentita, sotto aspetti
UN ANNO DI SPEUANZE E DI RRSISTENZE.
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o probabilità diverse, da ciascuno degli Alleati, maggiori e minori. Ma nel campo dell'azione politica e militare gli antagonismi si precisavano secondo gli Stati diversi o le diverse valu1;azioni dei pericoli più gra,ndi o più vicini. Se la Russia f~ceva la guerra contemporaneamente alla Germania e all'Austria, ma più a quest' ultima, e l'Italia la faceva esclusivamente all'Austria, per la Francia o per l' Inghilterra il germanesimo da debellare era quello della Germania stessa. E la fronte occidentale, su cui !<'rancia o Inghilterra erano nec~ssariamonto poi-ta,te a combattere l'esercito tedesco, appariva ad esse la sola fronte principale su cui la guerra potesse essere decisa : f:ra le duo alleate più vicine, a cui si aggiungeva il Belgio, era possibile una relativa unità di a.zione militare. L'unità si allentava quanto più le fronti si allontanavano da quella di Francia. Si allentava per la diversità degli obiettivi o qualche volta per la impossibUità materiale di determinarli in com.une. La Russia, battuta nella campagna estiva. del 1915, si. sc.pa,r ava, fatalmente, sempre più dal complesso dogli Alleati. Fra questi nessuno era tanto più potente dell'altro che i maggiori potessero o dovessero accettarno la direzione suprema. Lo stesso spirito di democrazia li portava al rispetto reciproco delle inclividualità. Gli accordi non potevano avvenire per il rapido atto dell'impero ma per quello, più lento o meno categorico, del consiglio e della persuasione. Persino gli alleati minori, pur dipendendo in tutto da quelli maggiori, non avevano un'unica direzione a cui attenersi, ma :potevano scegliersi, nel seno del1' Alleanza, protettori diversi, magari da adoperarsi, per i loro fini, l'uno contro l'altro. La cn.tona che tutti dovcwano formate per stringere fino all[l, sconfitta gli Imperi centrali aveva gli anelli troppo distanti
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OAPITOLO IV.
o di versi J)er imprimoro alla stroLLa un impulso concorde ed egualP in tutte le -parti. La coalizione dell 'Intesa non :poteva non clisperdrro molta dolln. sua cne1'gia prima di :tbhattere la coalizione nemic·a. ~fa le esperienze doloroso dcll'anM a ntecedente avevano chi'l.riLa a tutti ln, necessità di stringore, almono nella contemporaneità, {,{li sforzi comuni. 01'anrni lo forzf} militari che gli Alleati potov:mo esprimere dai loro popoli erano Jn'Onto : l ' Cnghill,c.rra, sonza ancora a.vero adottato il sorvizio obhligatorio, mettevn. in campo uu grande osorciLo soslenuLo ila, risorvo crescenti ; con le truppe metropolitano concorrevano a, formarlo quelle dei Domini, australiano, zeland<'St', canadese, mentro gli Indiani c•ra.no per lo più impi<•gati nei teatri di guerra Inori di Europa. Appendice delle f.orr.o inglesi potcvn,no essere consi<lcrate l<' due divisioni mandate tla.l Portogallo che, come all<•ato eostanto ùell' Inghilterra, era uscito dalla neutralità e si era aggregato ali' lntesa. L'esercito britannico occupava eirca la metà della. fro nte aUiva francese - la fronto della Lorena o dell'Alsazia era tonnta, dn.lle duo parti, da forze poco iroportant;i - . Il generalo Dougfas Ilaig, sostituito a Fronch, schiorò o sue forze cfa Dixmunde a.lfa, Somme. L'esercito francese in un anno di guerra. lenta avova. ripa.rato in parto lo gravi ferito sofferte nel primo anno cli lotta : fa Francia ostmova dalla sua non abhondante popolazione maschile il massimo numero di nuove 1·eclute. L 'esercito italiano, cho aveva avuto -pordiLQ non indillermiti - 66,000 morti e quasi 2(10,000 feriti nei primi sci mesi di guerra - ern, LuLtavia in .continuo aumento : u.ccroseinti i quadri, forma.va. nuovo divisioni e prepara.va. riservo mobilitando nuove clasi?i. Quello russo aveva avuto perclito onormi, ma la sua C'a.pacitù, di rinnova.mento SPmbrava, p<'r la popo-
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lazione doli' Tmporo, inosauribilo. In F mnC'ia, in In· ~MlL<'rra, io Italia, la fabbricazione dello artiglierie o delle munizioni ~i s'vilnppava sì da fare sperare cli raggiungvrc preet.o quoll3,, ium·odibilmonte abbondante, dolla. Genuarua o dell'Austria. La convenionzn di agire insieme durante l'anno, chc-i si spomvn, potesse essoro decisivo, ora. staia riconosciuf,a noi primi Consigli militari interalleati. Il principio poliLico, clà traduno nell'azione bellica, si oro defiuito nellfli formnla: ((l'uni Là d'aziono sull 'unità della, frunte ». B per qm.nto gli a.Ltacclù convergenti non pofiosRoro partire cbo da punti lontani e con implù1>i di energia differenl,i, era convinzione comnno cho durante il nuovo anno l'unità. d'azione a.vrobho cosf,l'etto gli Imperi conttnli a, mettersi sulla <.lifonsiva. Ad 11gire si attendov;;b la 1n1.ma.vora tbvarnmtn,, quando anche h\ fr.:mte alpestre italiana e quella nordica rossa a.vrobbero potuto rimettersi in azione. In Oriont,o l'Inghilterra aveva. finito col rinunciare alla fronte 1mssiv1\ doi Dnrdanelli, cho fnrono ordinatamente evacuati H O genm.io, ma nuovo l'orzo iuglosi e fr:i.ucosi concont.rn,to a Rr~lonicco si ùhiponevano a formaro una fronte macedone tra i confini della Orocin. o qnelli della Bulgaria. L'ltn.lia, 3fforzatasi nel campo trincerato di Valon:., cstondova la sua oceupazione noll' Albania meridionale per collegarsi con gli alleati della fronte ma.cedono: quosll. nel corso • ùcll'auno si accrobbe anch~ di qualche divisione italiana, o rus:m e doi rosti cloll'esercito serho restaurato o riarmat,o cla.ll'InLesa a, Corfù. Oomandanto dell'esercito intemlloato, così detto di Oriente, fu il gonorale francese Sana.il.
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OAPITOLO IV,
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La Germania e l'Austria-Ungheria,, facilmente accortosi delfa preparazione nemica per una offensiva generale e concentrica,, prevedibile per l'esta,Le, docisero, con buona strategia, di prevenirla attaccando osse qualche mese prima. E poichè il peri~olo di gran lunga maggiore lo minacciava da,ll'Occidente, ancora una volta i Centra.li cambiarono di fronte e decisero di cercare la vittoria sullo fronti occidentali : la Germania in Frauciu., l'Austria-Ungheria in Italia. Soltanto le condizioni climatiehe permisero alla Germania di cominciare la sna azion~ quasi tre mesi prima che l'AusLria-Ungheria. Il pilastro dell'intera fronte francese era il campo trincerato di Verdun, punto settentrionale clella cortina difensiva dell'est. Intomo al pilastro la fronte quasi diritta dell'Alsazia o della Lorena piegava nell'arco, gravante su Parigi, che si ora formato dopo la Marna. Relativamente avanzato sulle retrovie tedesche della Champagne, Verdun impediva all'arco della fronte tedesca di tendersi tulit<>: ristringeva gli sbocchi al.l'invasioll0 tedesca se questa av?-sse tentato di riprendere il suo corso interrotto da un anno e mezzo. E ra il punto più saldo della, fronte francese, ma ora quello che, spozza.ndosi, poteva spezzarla tutta. Concontra.to il meglio dello sne artiglierie sull'arco delle posizioni avanzate sulle due rive della M:osa, un fortissimo esercito t edesco, comandato dal Principe ereditario, il maLtino del 21 febbraio apri un bombarda.mento infornale e corrùnciò in forze sorrate gli attacchi sulla 1·iva dostra del fiume. L'attaccante, con il peso superiore delle sue masso di fuoco o di
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UN ANNO l)I SPERANZE E DI RESISTENZJ/;,
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uomini, si proponeva di romporo e irrompere. Nè gli mancò il primo succQsso : nel la prima settimana di bombardamenti e di atta.cebi in massa costrinse lo fan-. terio :f.rancosi a ripiegare, dalla. Mosa alla piana della vVoev.re, sulla seconda linea. Il campo di azione intorno alla cittadella si restringeva rapidamente: ancora qualche passo in avanti ed era in pericolo la principale linea di comunicazione por cui Verdnn poteva ricevere rinforzi. Uno dei forti, quello di Douanmout, cadeva in mano doi Tedeschi. Parve un momento. che tutta la rP.gione fortificata sulla destra del fiume dovesse essere sgombrata. La settimana fu angosciosa por la Francia e per l'Intesa. Ma il nuovo capo che in quel fra,ngente assunse il comando di Verdun pericolante, il generale Pétain, decise la difesa ad oltranza e trovò nei suoi soldati l'animo per resistere alla lunga tempesta; poichè la battaglia d'tuto, senza possibilità di manovra, si annunciava lunga come nessun'altra. La insistenza dei Tecloschi, incoraggiati dal primo successo che li aveva fatti }tvanzare di sei chilometri, era quella del giuocatoro che vuol vincere a tutti i costi. Lo forze d~1 far ~1ffluire a ristoro di quelle esaurite erano enormi. Era dnbbio se la Francia. ne avesse tante da parare i colpi fino all'ultimo. Tutta la tattica doll'assalitore consisteva nel variare di qualche chilometro il punto · su cui batteva con la insistenza di un maglio meccanico . Lo brevi pause negli attacchi di fanterie - il bombardamento continuava incessante - segnavano il momento in cui il martello si ~1llontanava dall'incudine per vibra.rè un nuovo col1)0. Ad ogni nuova ripresa la cinta di Verdun ne usciva un po' più schiacciata. M.a lo schiacciamento era minore cho noi primi giorni. La speranza di poter resistore rianimava la
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Francia. Ai prum di marzo i Todoschi da.ila dost m del fiume JHl,ssarono }L martellare la sirtistra, e poi tutte o cluo le parU insieme, e poi ora quosta. or.i. quella. La difesa francese em sempre difficilissimi\ o sanguinol:la. Alla fino di marzo 60,000 uomini erano caduti dftll'una pa1to o dall'altra, e la furia non acconmwa, a co~sare. Il 9 aprilo i 'l'odcscbi tont.arono l'a,ttacco generale su tutti i punti. I l!'ra.ncosi non retrocessero che di poco. I Tedeschi non speravano 1>il't di irrom poro nel cuore dolJa Francia, ma credevano sempre di esaurirla nel duello a martellato. Parlavano di Verdun come di una ferita aperta nel fianco d<>l nemico, ferita che si allargibVa continuamente o che doveva finire col diss~Lnguarlo. 1/ impera.toro Guglielmo sorvogJiava in persona la batt11,glia. Agli Alleati non ora possibile, con nuovo ba.tti\glio, richiamare su allre fronti le forzo Lodescho destinato a Verùun: la H,ussia non ora pronti\ nò poteva itLtaccare la Germania in una parte sensibile. L'Halia sapeva cli dover cssorc attaccata dall'Austria-Ungheria : dopo un anno di pura difensiva l' esercito austro-ung.~rico, alleggerito di gran parte dol peso russo, accennava già qua e là (a,d occidente di Gol'izia, in Oal'lli~) dogli assaggi di attacco. foi battaglia cli Verdun continuò con brevi pauso per tutto l'aprilo, e poi per tutto il maggio, quasi immobile, ma semprù pericolosa, per la Francia. Sconvolte dal bombardamento lo trincee o lo fortezze, il valore difensivo del terreno ora.mai ristretto intorno a Verdun dimimùva. Nel maggio la baUaglia infuriò specialmente sulla sinistra dol fiume, al Mort-Ilomme. Nol giugno ai Tedeschi riuscì di impadJ.·onirsi anche ùol forte di Vaux e di quello di Thiaumont: occupato anche il villaggio di Fleury, ora,no giunLi a sei chilometri appena, da Verdun. L'idea di abbandonare la riva destra si
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affacciò di nuovo ai Jlrancesi. }fa la resistenza con tinuò. Oramai la battagfot di Verdun non ora pii'.1 sola. Appena sciolte le nevi nelle vallate delle Alpi, l'.Austria aveva concentrato ottime forze per tentare il suo gran colpo contro l'Italia. Battaglia d'altro stile ma destinata ad accompagnare Verdun o ad accomunare duo sperate vittorie dalle quali doveva nascere la vittoria totale o finale ; per lo meno a impedire la offensiva generale dell'Intest\1 preveduta pet l'estate. Sicura che la Russia nulla di sel'io avrebbe potuto tentare, l'Austria lasciò solo truppe scadenti e scarso di artiglieria ai confini galiziani. Guornita come sempre tutta la fronte italiana, concentrò un esercito dolle sue milizie più pugnaci (Todescbi, U ngboresi e corpi scelti di montagna,) nel Trentino : 18 divisioni, 400,000 uomini con 2000 bocche da fuoco .potentissime ; il corpo speciale di attacco fu affidato al comando del principe ereditario Carlo. Li animava l'odio antico, opportunamenf;o rinfocolato, contro i « porfido nemico » italiano, il desiderio di preda e la spcranz~t di pace. Con burbanza ausf;riaca la impresa fu designata come cc spedizione punitiva » contro l'Italia. Il l)iano di attacco ora il più naturale o più ricco di probabilità. Si trattava di attuare l'idea cara al capo dello stato maggiore austro-ungarico, nernico personalissi_mo dell'Italia, Comad von Hotzendorff, che traeva partito dalla situazione strategica del Trentino : irrompere dal cuneo montano avanzato nolla pianura. Riuscendo rapidamente, tutto l'esercito italiano, avanzato ad oriento oltre il Friuli, era costretto alla ritirata, forse alla resa. L'Austria poteva sperare di dettare la pace nella valle del Po. Il generale Oadorna, pensando alla offensiva concertata con gli Alleati, sembrava aver trascurato un
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CAPITOLO IV.
poco la fronte trontina per quella doll' Isonzo. In realtà ogli conosceva il punto debole che, non ostanto lo apparenze favorevolissime, presentava anello ali' Austria un'offensiva dal Trentino : la eccentricità del . teatro delle operazioni e la relativa scarsezza delle comunicazioni. Aveva, provveduto a battere il nemico a,ncho so questo fosse riuscito a sboccare nella pianura veronese e vicentina. Preceduto da una :preparazione di artiglieria di grossissimi calibri, l'attacco austro-ungarico cominciò il 15 maggio su tutta la fronte dalla Val d'Adige alla Val Sugana, con l' intento di sboccare a raggiera da queste due vallate e da quelle intermedie, ma con speciale insistenza nel settore cent1·alo che si ap1iva nella Valle dell'Astico verso Vicenza e Bassano. Qui gli aust1·0-ungarici si appoggiavano allo fortificazioni di )folgaria e Lavarono che erano rimaste intatte o ben collegate con Trento. Rotte lo 1)rime linee di resistenza e fatto un nu-. mero considerevole di -prigionieri, gli .Austriaci discesero dal più alto scalino dell'altipiano di Folgaiia a quello più basso dei Sette Comuni e di Asiago. Dalla metà a.Ua fine del mese avanzarono minacciosi verso l'estremo orlo delle Prealpi. lVfa ai due fo.ti la l'Ottura della fronte non era riuscita. Nella Val d'Adige e lungo le catone cho la seguono :parallele, come nella. Val Su.gana, le linee italiane avevano resistito e si ora.no arretratb solo quanto era necessario per non pordoro i collogamenti. Al passo di Buole, per cui gli Austriaci tentarono di prendere a rovescio i difensori doUa Val Lagarina, i cacciatori austriaci furono fermati in combattimenti terribili. Il pilastro difensivo del Pasubio resistette. Ed anche sull'ala dostra italiana, fra la Val Sugana e i nodi orientali dell'altipiano dei Sette Comuni, l'arretramento iLa-
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liano si tonne saldo o contese la rol;tura. Questa rimaneva troppo stretta fra la Val d'Astico ed Asiago. Lo sforzo nomico, non riuscito verso la Val d'Adige, si accanì ad allargare la rottum sull'ala S!nistra, cercando di irrompere dall'altipiano alla Valstagna e guada,gnare la direttiva dAll.a Brenta. Tuttavia il pericolo apparve serio per l'ftalia quando le avanguardie austriache, proseguendo nel punto più debole, giunsero sull' orlo meridionale dell'altipiano e sullo aUure davanti a Vicenza, il Pria Forà e Monte Giove. Si parlava già, nel paese, della battaglia campalo da tentarsi nel piano. E l' idoa doll' invasionr, anche breve, angustiava il popolo che un anno di guerra combattuta oltre i confini avo-va disabituato da quol timore salutare. Ma, assicurata la resistenza delle ali, Cadorna concentrava rapidamente una nuova Armata (la quinta) destina,ta ad arginare gli altipiani: la difesa fu affidata al generale PecoriOiraldi. Parte delle forze già concentrate nel Fritùi orientale per la nuova offensiva sull'Isonzo fu ricondotta con i mezzi più rapidi, in pochissimi giorni, e .portata stùl' altipiano dei Sette Comuni por lo poche vie di accesso osistonti. Nel terreno intricato doll' altipiano, ricco di boschi ma scarso di acque, anche l'avanzata ~ustriaca, dopo il primo sbalzo, si ora fatta più lenta. Ora, alla fine di maggio, aveva raggiunto la massima estensione e la forma di un arco contenuto fra ir Pasubio o il gmppo delle Melette a nord-est di Asiago. Di qui tentava di forzare il passaggio, por i valloni scoscesi che daJl'altipiano scendono alla Valstagna.. Ma i rinforzi italiani erano arrivati a tempo. Consta dallo confessioni del Comando austriaco che il corpo d'assalto del Principe ereditario aveva dovnto fermarsi sino dal 24 maggio. Il 2 di giugno Cadorna potev~L annunciare cho << l'azione ne-
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CAPITOLO IV.
micé• orn i;tata arrostata su tuUa la fronto di a.tta,cco ». C'ominciava la, controprcssiono. Qui il principio doll'unità della fronto si m~111ifcsUqlor la, JH'irna volta. 1l Comando russo seppe apJ)rofittare della sitnaziono che impegna,a l'Austria sulla fronte italiana. La Russia aveva avuto tempo cli riarma.re cliscrotamente il suo osorcito, un po' più presto cho il nemico non erodesse. OpJ)ortunarrn:m te il gonornlissimo 1·usso Alexeieff - che teneva il comando accanto a quello nominale dello Zar - non atteso hb d:ltta. fissala por la offonsi va generalo e orclinò al generalo BrussiloH cli attaccare sui confini g.i,liziani. d;Ll Pl'ipet ~tlla Romonia. L'att;tcco riuscì subito nella parte settentrionale dol settore : la, fronte austroungarica fu !lfondata in direzione di L,utzk, che fu presa 1'8 giugno. Riuscì anche nella ])arto meridionale dovo il generale austriaco Pflanzor-Baltin, dopo poca resistenza, lasciò libere le vie d'invasiono nolla Bukovirnt. I soldati austriaci fuggi va.no, od in i;ei giorni no furono <'atl urati 100,000. La faciliLà, del primo urto aprl la vi;h a sporanzo grandissimo. )fa so gli Austrounga,rici di guardia alla, Galizia omno un motlio<'re esercito, nemmeno i Russi ètisponovano :1ncora di Lutti i loro mozzi. A parare il poggio accol'fmro i 'L'o<losclli i~ nord di lmtzk o impedirono ai Russi cli alhi.rgaro la rottlll'a nel J)unto piì1 pericoloso, verso Kovel, 11odo di commlicaziono fra gli esorcit.i todosco e austriaco <lolla fronte orienLalo. Sullo ::ltyr e sullo SLochod la, 1·esislenza LraLLenne i Russi c he invoco potevano dilagare al sucl nella Bukovina. Czomowitz fu prosa il 17 giugno, R~tclauLz il 19 e Kimpolung il 23. Non perciò si arrestava, la batta,glh,, fierissima, sull'altipiano italiano di Asia,go, nello angusto valli conLiguo, SLùlo voLto erte che Lrtrde blumscl1e di novo Lonuenl,avano ancorft. Fermato, il 2 giugno, con le
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UN ANNO Dl SPT!:RANZE E DI RESISTENZE,
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forze locali, il progresso dell'avanzata thUStriaca, la, quinta Armata passava alla controffensiva specialmente alle ali. Gli Austriad tentarono di rompere il nuovo · argino. Anche dimessa la speranza di scendere al piano e di cercarvi la vittoria. decisiva, volevano a tutti i co·s ti mantenere le posizioni raggiunte, ottimo a minacciare con nna perpetua minaccia strategica tutto lo schieramento italiano e a paralizzarne l'aziono in qualunque parte. Ma per questo avevano bisogno di nuove forzo a restaurare . le perdite non indifferenti sofferte nell'attacco. fnvece dovevano cedoro qualche unità, speciaJmonte artiglierie, per chiudere la, falla apertasi in Galizia. Addentati sempre più vigorosamente ai fianchi, per ovitaro un disastro, fprono costrett~ a ritirarsi. sopra una linea più n,rretrata, sull'orlo del gradino più alto degli altipiani. Fu il 25 giugno. Le truppe italiano avanzarono a loro volta su tutto l'arco della battaglia; respingendo le roLroguardie austriache rioccuparono lo aJturo ad oriente di Asiago e questo borgo, distrutto, poi Arsiero. Progredirono sino alla fine del mese; giunsero alla, linea dove gli Austriaci si erano forl,ificati, a nord del Posina, lungo la Val d'Assa e da questa, risalendo aJ. nord, sino alla cinh1 OaJdiera piombante sulla VaJ. Sugana. Per allentare la pressione cl1e li stringeva nol Tren1iino, gli .Austriaci teutarono anche una diversione stùFisonzo. Adoperando por la prima volLa in abbondanza i gas asfissianti> il 29 giugno ne gettarono larghe onde sullo posizioni del San :i\fichelc o di San :Martino Ml Carso di Gradisca : contavano di ributtare l'esercito \. italiano giù dai colli carsici all'Isonzo. Uccisi col veleno i difensori delle trincee, le occuparono e cr11dol.rnente finirono a, colpi di mazze ferrato gli -e.gonizftnti. Ma i rincalzi accorsi, furibondi per l'atto iniquo di
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OAPITOLO JV.
guerra, ripresero tutte le trincee e punirono gli assassirù. L'offensiva austriaca contro l'Italia era finita con uno scorno alle grandi speranze che l'avevano mossa. La fronte trentina rientrava nella calma, mentre anche a Verdun gli atta.cclii tedeschi rallentavano, esa.m·endosi a poco a poco. I combattimenti che si svolsero ancora nel mese di luglio furono dati dagli Ita.lia.ni per assicurarsi dei nuovi punti di appoggio, sull' altipiano di Tonczza, in Vallarsa, tra le valli di Avisio o del Cismon dove fu estesa l'occupazione ai passi d.i Rollc e a.l Colbricon. In uno d.i questi combattimenti per la conquista de1 Monto Corno in Vallarsa, il tenente degli alpini Cesa1·e Battisti, deputato socialista di Trento, ferito, cadde prigioniero insieme col suo compagno Mario Filzi da Pi<sino. Riconosciuti, fu. Tono sommariamente giudica.ti dal Tribunale militare di Trento come traditori austriaci e condannati all'impiccagione, eseguita immediatamente nel cortile del Castello. Cesare Battisti, pmissimo e fermissimo spiri~o, salì alla forca, con il compagno, gridando: Viva l'Italia! Con il suo martil'io, nella sua città, consacrava Trento per sempre al destino italiano. L'offensiva austriaca del Trentino, nel suo momento più critico, aveva turbato alquanto il Paese. L'idea dell'invasione, che un anno di guerra fuor dei confini. avova quasi esclusa dalla coscienza italiana., lo agitò. Parve clic anche il Comando dell'esercito si fosso lasciato sorprendere. Tra il genera.le Cadorna e il governo ci fu qualche ombra. Jl governo cli Salandra - formato di uomini di un partito solo - parvo insufficiente al bisogno di tmità fra tntti i partiti, rivelatosi. nell'ora del pericolo. Per un voto ili. sfiducia della Camera, Sabndra, forse già stanco, si dimise (10 giugno), porchè si formasse un nuovo governo di coalizione fra tutti i partiti parla,mentari 1 favorevoli ~~lla
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OX A~NO DI SPERAXZE E DI RESISTENZE.
guerra. Il Ministero nazionale, che comprese i rapprosentan1,i di tutto lo tendenzo, dai catt,olici (Meda) ai· socialisti riformisti ( Bissolati), fu composto dal vecchio patriota Bosolli : per la continuità della politica. estera vi rimase Sonnino. Il nuovo )finistero assunse il potere mentre la ritirata austriaca sugli .Altipiani rinfrancav:t il PacRc o ravvivavà le speranze che lo avevano indotto alla guerra. Le speranze di una riscosRa generale dell'Tnt<'sa, forse di una vittoria non lontana, si accesero in tutti i campi dogli AllcaLi dul'anto l'ostate che fu mi.litarmonl,o propizia. Le offensive preventive degli Imperi centrali erano finito male. Anche a Yerdun, alla fino cli giugno, i Tedeschi avovauo dovuto fermarsi impotont,i. t/ I ntesa, anzi che ossore battuta, poteva vassare e!!tm all'attacco generalo prima. roncerta.to. L'csorcito russo, che dagli eventi del Trentino era st,ato indotto ad ant,icipare la sua azione, la continuava onergic:trnento. Nel primo aUacco avova. formato Rtùl::i. fronte cluo grandi anse, quella dolla Bukovina e quella cli T;ul.zk. C'ercav}l. di Mlar~mrle in combattimenLi or:\ in quest,a ora in qnolla -direziono. Gli .AuRI ro-tedeschi si difondov~mo n~eglio, ma cedondo sempro del Lerrono e perdendo prigionieri. BMlaglie parziali si accesero anche nei settori Rcttentrionali di Oriento, al nord del Pripct. Jiindenburg, divenuto comandante Rupremo di tutta ht fronte orientale (3 agosto), faticava a pm·are i colpi un po' cli- \. sordina.ti ma duri doi Russi. JJeopoli fu salva, ma. Bro<ly cadde in mano dei Russi: la Bukovina fu completam~1te perduta sino ai colli dei Carpazi meridionali.. .Alla "fine di agosto, mentre l'azfone si osauriva a poco a poco dallo due parti, i Russi conta.vano più di 400,000 prigionieri nomici, ed avevano riconqui~to un territorio più va.sto del Belgio. Se la loro vittoria. non continuava 0
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OAPI'COLO (V,
fino alla conclusiono, si })ons:wa cronia. non cli potenza.
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un clifoLto di. sin-
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* * Il l O luglio, poi, sulla Cronte occi<lclntafo era incominciata la granclo aziono frn,nco-inglcse concordata sino <lall'invorno, perchè cominciasse c1uel giomo. rhe l'att.acco tedesco a. Vcrdun non l' a vesso annwlata orn raigiono di grandi iipor:mzo. Con la bat fa.glia della Romme, o ili Piccardia, l'estate del 1916 si apri esl ato di viLtorfa. Oli Inglesi vi parteeipava.no con un osercif,o cli un milione di soldati comandati dal maresciallo Douglas lfaig, oporant.i da.ll'Aucro alla Sommo: a cn.v,1110 clel fiume e al sud quasi fino a Chalùnes flltacca.vano le armato francesi poste al comando clirett-0 del generale Foch. Por la 1n·ilmt volta gli .AJleaLi disponcv:1no di un'artiglieria Jlotontissima, in gran parte pe1rn.nt<', cla rompere le trincoo nomicbe (da soli i Fra.nrcsi oprravano con 2000 cannoni) o impostavano la. battaglia col metodo suggerito dalla natura della guerra forfificaLa. Gli al.tacchi furono preparati da un cannonoggiamonto cho durò sotto giorni. Scopi immediati della battaglia.: quello di deviare i 'redcscbi dall'insistente offenRiva di Ver<lun e di logora.me lo forr.e; scopo foncfamon.tale: qnollo di t'ompore lutto le li neo fortificato e libera.re t\lmono una. parLe dei dipa.rtimonti france~i in. vasi. Il metodo, analogo a quello usato dai Tedeschi a V<'rdun, con$isteva nell'avanzare a. passo a pasRo ron, In, for:i:a, dello artiglierie ; senza.Jormosel. con L~cia lnnga..o..,d.ura. I1e fantorie-d.ovevano procodero s1ù terreno disfatto, non a mn,sso ma a nuclei che spazzassero lo ultimo resistenze. 80 non che il nemico, facilmente
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UN ANNO DI SPERANZE E DI RESISTENZE.
prevista la zona d'a.tl;acco su cui si sarebbe scatenato il bombardamento, obbe tempo di ritimrsi dalla linea più battuta, concentrare i rinforzi o resistere con contrattacchi a.gli attacchi prima che questi si sviluppassero strategicamente. Specialmente gli Inglesi si urtarono subito a contratta,ccbi che ridussero ad un paio di chilometri 11ppena. il loro primo sbalzo. Non ostante il gran bombardamento, nuclei di mitragliatrici erano rimasti anche sul terreno avanzato, od ogni passo in 3,vanti delut batta.glia. era lento e duro. Un po' più rapidamente avanzarono i Francesi al sud della Somme, in direzione di Péronne, centro strategico importante di tutta quella parte della linea todesca. Pioggie abbondanti inceppava.no la difficile avanzata. La quale tuttavhi continuò su tutto il settore, di una cinquantina di chilometri, interrotta solo da brevi pauso. I Tedeschi cedevano sempre un poco di terreno o-ad ogni ripresa perdevano qualche migliaio di uomini o qualche diecina di cannoni. Erano stati costretti a riunire sull.a fronte francese circa 120 divisioni e ad adoperarle senza tregua. Joffro annunciava che si ora giunti a uno svolto della guerra: che non si sapeva quando si_ sarebbe sfondato., ma che si. sarebbo sfondato. La certezza che, a fm•ia di· pazienza o di sacrificio, ~ sarebbe finito coll'abbattere il dmissimo nemico àovò il suo motto fra i combattenti delle t,rinceo. (i poil,,ii.~) che dissero e ripetel'ono ali' infinito: On les a;ura. E la lunghezza della guerra fo il motivo anche cl<>lla cantilena. cara ai tonwnies (nomignolo dei. combattenti. inglesi) : How is long way to TiJ/Perary ! .... P er tutta l'estate, fino all'ottobre, la batta.glia delln, Somme continuò, a brevi intervalli, ora più intensa in un punto, ora in un altro, sempre guadagnando terreno e prigioni.eri. Ciò che non era stato possibil.o un giorno sembrava possibile por il srguent,e, se le forzo e le CAPTIIN,
Guerra iiniv.
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OAPITOLO IV.
munizioni non difettassero prima cho al nomico. Quosto non si dissimulava il pericolo: costretto ad abbandonare l'attacco di Verdun, dovev,l anche qui difendersi dai Francesi che passavano a dello controffensivo parziali (ripresa di F.leury,- 8 agosto). Il capo dello stato ma,ggiore tedesco, Falkenha.yn, che aveva. mal calcolaLa la, forza avversaria, dovotto cedere il posto a Hindeuburg, nominato generalissimo su tutte le fronti, con accanto, come gran quartiermastro, Ludendor.!1. .,,; Uguale sorpresa toccò agli .Austriàci per opera degli Tta.liani, ai quali parimente la battaglia difensiva del Trentino non impedì la progettata offousiva a oriente. _/A).I:~ fine di luglio, rapidamente, Oadorna riportò sul\ / l'Isonzo le forze manovranti nel Trentino : fornito di bombarde atte a §quarciare le difese, queste attacca.rono ancora 1.ina volta la fortissima testa di ponto di Gorizia, dal Sabotino .al San Michele, difesa del campo trincerato goriziano non mono che della prima soglia del Carso (altipiano di Doberdò). La terzr, .Arma1,a al· comando dd Duca d' .Aosta, a cui fu affidata la grande azione, pronunciò una finta da Monfalcone lirngo il mare (4 agosto). Qui caddo il popolano rom~ino zoppo Enrico ToU, volontario bersagliere, che morendo gettò a scherno la sua stampella nella trincon. nemica. Richiamati i rinforzi da quella parte, l'azione decisi va si scatenò rapidissima contro la soglia di Gorizia, all'alba del 6 agosto. n Sabotino fu conquistato in 40 minuti e le ava,nguardie toccarono, a San Yl1lentino, l' Isonzo. Lo stesso giorno fu preso d'assalto il San "Michele. La resistenza austriaca durò ancora due giorni nella parte centrale della testa di ponte, tra Oslavfa, o il Calvario : già quasi aggirati, i difensori dol Podgora continuavano a combattere. Ma, alla sera dell'8, le brigato Casale o Pavia, toccato il fiume al sobborgo di
UN ANNO DI SPER.ANZE E DI RESISTENZE.
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Pouma, lo guadarono, e ali'alba del 9 Gorizia .fu occupata, con incredibile gioia dei soldati e festa gl'ande dell'Italia. L'azione era stata. condotta dal generale Luigi Capello, comandante l'ala sinistra della terza Armata. Il giorno di poi, proseguendo l'attacco del S::lin ìVIicl1ele, gli Austriaci fUTono respinti dalla prima soglifli del Carso fino al Vallone e oltre, fino al Nad Logen e a Opacchiasella. Erano sLati presi 30,000 uomini prigionieri, :rn cannoni e 60 lanciabombe. Per quanto :mi colli ad oriente di Gorizia ed oltre il Vallone il genera.lo Boroevic Tiuscisse a riformare una nuova linea di f(lsistenza, la conquista della città>, difesa con le migliori forzo dell'Austria per 13 mesi, turbò anche il nemico : nella lotta secolare fra l'Italia e l'Austria per il confine orientale-comment,ò un grande giornale austri:teosoltanto qualcl1e grn.nde doge veneto e Na;poleono erano rinsciti ad arrivare sino a Gorizia. * *'*
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Combinata con la riscossa russa, la superioriti'b" militare dell' [ntesa mostratasi sulla -Somme e a Gorizia, ebbe il sno effetto sull'Oriento balcanico, punto debole di tntto il sistema politico e militare a,llea,to : la Romenia si decise ad entrare in guerra ·contro gli Imperi centrali. ~lontre l'esercito d'Oriente si afforzava lentamente a Salonicco, pericoli o insidie non erano mancati all'Intesa in quel teJTitorio infido. Se la Germania o l'Austria non avevano mai pensato a scacciare con la forza gli A.lloati da Salonicco, nè i Bulgari da r,;oli avevano osato agire a, fondo, l'esercito d'Oriente e la poli· tica, balcanica dell'lntesfli erano contim1amente r. repentaglio per l'ibzione insidiosa della Grecia, falsa ncutral<',
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OAl?ITOLO IV,
che soltanto la paura dello flotte alleato tratteneva dallo spiegare aperta ostilità,. Partito Venizelos o ridotti a mal partito i 1moi seguaci, re Costantino serviva il cognato tedesco giocando insidiosamente alle spalle dell'esercito di Salonicco . .Anzichè resistere ai Bulgari, l'esercito greco cercava di favorirli anche senza disturbarsi a usare le armi. Quella parte dell'esercito greco che guarniva la regione di Seres e Oavn.la, venivr~ ad essere staccata dal resto della Grecia per l'incuneamento dell'esercito alleato tra il golfo d'Orfano e la Tessaglia. Quando, nel maggio, i Bulgari apparvero sullo Struma, fuori dei loro confini, in torritorio greco, i Greci si affrettarono a ceder loro il forte di Rupe!, e poi, nell'agosto, quando i Bt1lgari accennarono ad una offensiva generale contro tutta la fronte macedone, anche gli altri forti della regione fnrono ceduti amichevolmente ai Bulgari che poterono scendere a Drama e a Cavala. Lo forzo di Sarrail che andavano lontamento accrescendosi - anche delle due divisioni italiane del generale Petitti- lJasta vano appena a parare il colpo più serio che le minacciava sull::i, .sinistra e che fece piegare i Serbi al sud di :inorina (17 agosto), lasciando libera alla Bulgaria la via di .Atene. 2\fa tutto finì lì, poichè i Bulgari non potevano, in quel momento, contare clte su sè ~tessi e l'intervento della Romeoia li richiama.va a più dirette minaccio. La Romania era stata trattenuta 'fino a quel momento dal seguire l'impulso nazionale, che la, incitava, f~ redimere la Transilvania dall'Ungheria, oltre che dalla pl'uden:r,a, anche dalle incerte relazioni con la sua vicina la Russia. lVIentre il generale Brussiloff dava Lutta la, sua forzn. alla causa. comune, la politica dell'Impero non ora chiarissima. Se lo Zar ricoDformava la, sua lealtà all'Intesa, fra i suoi consiglieri molti cominciavano a pP.nsn.re a possibili accomodamenti con la Germania.
ON AN'iO DI SPt:IIANZ:E E DI RESISTENZ.i,,
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OlLro la Zal'ina, ora sospetto cli germ:\nofilia a,n<"ho il nuovo ministro <logli esteri, successo ~, SasonoH, Slmmer. Una estensione della guorra orienta.lo con l'inL(lrvento romeno non era, in R11ssia, dositlerf\la assolutamente, ancho perchè una provincia russa, la Bessarabia, poLeva essere rivendicata na,donalmenle llalla Romeni a. Così l'intervento di questa fu più sollociLaLo dagli Alleati occidentali che dalla Russia. TnUavia h~ Russi:h finì col 1n·omettoro la sua cooperazione dirotta alla Romcnia quando q nesta (il 17 a~osto) si alleò con l'Intesa per far la guerra in comune e oLtonc~re, dopo la vitLoria, le provincie ungboresi della Transilvania e d<'l Banato. In nomo del suo diritto na.zionale, corno già aveva fatto l'Italia, la Romenia dichial'ò guorm all'Amitria-Ungheria_il 28. ~ o . Decisiva. per l' inlc•rvento romeno· :l:u l'estensione, nnehc formal<•, chP l'Italia volle daro alla sua gu<'rra clopo la, vittoria di Gorizia, dichiarandosi in guerra anche con la Oormania, clichiara7.ione cho fu puhhlical a il giorno sksso dell'intervento romeno. 1\ledioeremonte propamta P frettolosa di assicurare il proprio guadagno t,cl'l'itorialo, hl, Romonia volso subito tutte lo sue forze (500,000 uomini r~ vaJicaro i, Carpazi e conqtùstaro la ·ansi vania. Trascurò il pericolo evidente di un aUacco al sud por offera nei J3ulg:wi, porchè li erodeva impegnat,i da un'azione, che doveYa cssoro contompomnca, dell'esercito di Ralonicco, e porchè alla difesa dolla Dobrugia doveva provvedero la Jtussia,. Questa invece nmnclava in ritardo e qua.si conLro voglia pocl10 divisioni a coprii-o la Dohrugia. Ai complessi movimenti militari che a,'l·ebbe richiesto l'intero teatro dolla guorra hakanica,, così frastagliato, mancò uniLà di dil'ozione e sincronia,. Anche b offonsiv:~, progettata contemporaneamente, da Salonicco fu ritardata di una qtùndicina di giorni :
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OAPJTOLO IV.
l'attiLudine sempre più infida. della Grecia costrinse gli Alloati ad una prima dimostrazione militaro al Piroo, o a noto comminatorio, alle quali il govorno di ALeno ro~isteva fingondo di ceclere, prometteva di obbedire non oi)bodondo cho poco o nulla.. Intanto (])l'ima metà cli s<'ttembro) l'esc-rcito romeno ,bvanza,va racilmonte sulla soglia di 'rra1H1ilv~mia. Gli Austriaci si ritirav,)no non resi:,tendo cho allo ali, al punto di congiunzione ruslio-romeno (Doma Va.tra) e alle Porte di Ferro dovo passa, il Danubio. Ma, por quanto impegnati s1ù Carso o sulh) Somme. i duo Imperi centrali non potevano non provvedere a ristahilire una situazione che potevn. diven1are fa.tal<'. L'unità di direziono rissa1,a dopo gli sci~ dl_Verùun e i'lel Trentino, permise loro di far agire rapidamente le forze comuni già dosLinal e alla. g1 uwm balcanica o agginngornP tante dl• batt,ore l'esercito romeno inesperto o m.alo armato. l Bulgari o i Ted<'scbi che si trova.vano in ~crbi:1 mossero suhito, sotto il comando di J\lfockom;on, all'attacco dcllt\ Dobrugia. Si trovarono di fronte forzo sca.rso - i Rni,si non ornino ancol'a arrivati - o, rotta la, tosta cli ponto di 'J'urtukaia, avanzarono fin quasi .~ll'all<'zz..ì, di OosL:\Uza. 'f roppo tardi i Rornoni, impegnati in Transilvania, cercarono di salvare la fro nto danubiana : una div('J'siono tonta.La alle spallo di l\fa,clcon1,on., sboccando da Rusc.iuk, non rinscl. Jn 'l'rausilvania poi si trovarono di fronte un nuovo esercito austro-Lodosco, comandato da Falkenhayn, che avanzava minacchmdo spocialmenLo la loro sinistra. lt voro cho nel fraUompo l'e~crcito di Salon.icco era passato "'11 \btliacco dal Vardar al lago cli Ostrovo (12 r;ottembrc), rm~ l'implÙ~o di questo osorrito, per la natum del terreno mal collegato al.hl sua baso, si rilevò insnifidonto. .lfigliorò molto hi. snri, prccarin. situazione straiLogica, re::;pingcndo i Bulgari da lì'lorina e
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chiudendo le comunicazioni che Ri erano aporte con la. Grecia, m:• ancl1'esso si impigliò in una lotta di posizioni sui mont,i - sul gruppo dol Bolei. combattevano gli Tta.liani-e lungo la Cerna, senza poter recare aiuto nemmeno indiretto ai Romeni, a,nche perchè la, Grecia si i.copriva sompro pit1 aUtiata segreta clel nemico. Tutto il quarto corpo d'armata greco, di guarnigiono nella Tracia, passava alla Germania e, prigioniero volontario, si fa.cova internare. Alfa, fino <li sottembro i Romeni, abbandonata sotto la pres~alkenhayn la Transil\ì'ai~corcarono di difendero l'antico confine deUa pn,tria ai valichi dello alpi transi! vano ; ma minacciati da Orsova, sulla, sinistra, abbandonarono il passo di Vulcan e poi, battuti a 'l'urgt1-Giu (15-17 novembro), dovoLtero abbandonaro la parte orientale della pianura va.lacca. E poichè Mackonsen aveva ripreso la sua avanzata in Dol>rugia occupando Costanza (22 ottobro) e battondo anche gli scarsi rinforzi russi, si trovarono presto in una situazione strategica. dispera.la. Falkenbayn po( ova progredire di J 5 chilometri al giorno, o ai primi di dicembre, occupata la Vala,chia sino all'Argesn, prendev~\ contatto con i Bulgaro-tedeschi di Mackonsen operanti al sud del Danubio. Una battagfo1 por la difesa, di Hul<a,rest, fu porduta dai Romoni sull'Argosu: la capitalo cadde (6 dicembre) e il Oov<'rno romeno andò a rifugiarsi 11ell'estroma Moldavia, a Jassy. Alla fino dell'anno l'esercito romono aveva perduto un torzo doi suoi effettivi, quasi tutto il suo a.rmamenLo o sol1 anto porcllè i nomici non si spinsero oltre pot,ò fermarsj sop:ra la brevo fronte tra i Carpazi, il Seretb o la foce settentrionale del Danubio. Germania, Austria, Bulgaria ~~vevano ottenuto il loro intento di togliero cli mezzo la Romenia o di occlLpare un territorio como<lissimo per le comunicazioni con l'Oriente e ricco
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CAPITOl,0 IY.
(li duo prodotti prnziosissirui ai loro ùisogni: il gra.no o il poh·olio. Ancl10 i,;e dol disastro la Romenia poteva riconoscere qui\lchr colp:l. n<•lla imprudenza · dol suo piano stratogico, dolorosa.monte ossa sconLava la ini;nfficionza dell'aiuto dolr rntesa., spocia.lmonte della 'Russia,, cho avrc•hbe potuto, riaUaccando stùla fronte a,ustriaca, disturbare l'impresa cli Fa.ll<onlmyn: inveco dopo b fino dell'csf,ato non c'era i.tata, t~lcurn~ offensiva Ru n<:sstma. parto della, fronte ru!lsa. Anche l'osorcito di l"lal.onicco orn sempre più incopJ)ato dagli inganni della politica ateniese riluttante alla volontà. dello Pof onr.o proteU.rici : durante tutto l'autunno questo tentarono (li ottenere il diimrmo della Grecia: corsero note o mi. n;~ccc•, si rinnovarono dimostrazioni navali; ne venne i;oltanlo ilr,,rnbiamento di qualche ministero e promesse infide. Finn.lmente l'osercito d'Orienfr riw;cì a farsi C'.>nscgnare la. flotla grcél) (11 ottobre), e dovotte sbarcare al Piroo e mandaro tmppo a.ù Atene dove con il Re congiunwa.no gli ufficiali riservisti. Il 1 °dicembre ci fu anche un tentativo di so1levazione armat~. contro i marinai Irance11i sba.rcaU: nt' vonnero ancora note o minacce o un principio di blocco : allora sol tanto una parto doll'oscrcito greco, cho vegliava insidioso alle spalle dell'c:lercito d'Oriente, in rulonbna,ta o confinata. nel P oloponneso. L'esel'cito d'Oriente potè ripren<lorc i isuoi attacchi e av:\nza.ro sino in un lombo di tol'l'a sorba: i Sc1·bi e i l•'rnncesi si spinsoro su Monastir mentre gli !Laliani li fiancheggiavano o ava,nzavano combattondo sui monti J3aba. Ma occupata la ciW\ serba {19 novembre) l'offensiva si arr<'Stò <li nuovo. Ancora noa volta. l'anno si chiudeva invi.no, por l'Intesa, in Oriento.
UN ANNO DL SJ>EftANZE
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In Occidente in voce, sonza riuscire itllo sfondanHmto della fronte tedesca, la forza dell'Intesa eontinuò a segnaro una superiorità costante sui Tedeschi. La battttglia metodica della Sommo durò paziento por tuLto il mese di settembre : quantunque i colpi dei Francesi o dogli Inglesi fossero discontinui e trovassero sempre pronta. la tenace difesa tedesca, gli AUoati conLinua vano a, guadagnar terreno : nella prima metà del mese ancora uno sbalzo in avanti li portò verso Combles. Per quanto la lentezza dei progressi alleati desse sempre tempo ai Tedeschi di rimarginare il settore colpito, il cuneo che si era andato spingendo nelle loro posizioni di Piccardia, con la punfa allo porLe di Péronne, minacciava a poco a poco tutto il loro schieramento avanzato nell'arco tra Arras e Soissons. La necessità di una ritirata importante si avvicinava. Il rallentamento degli attacchi franco-britannici nell'autunno permise ai Tedeschi di ritardarla al principio de..ll'a.!ID~uent~ Effetti immediatamente visibili della battaglntéTéTla Somme furono il serio logoramento delle riserve tedesche, la cattura complessiva di 100,000 prigionieri e ~O can,llOni. Per contraccolpo Vèrdun fu liberata dal pericolo di essere riattaccata : non solo pcrchè i Tedeschi non avevano più forze disponibili a quella infelice impresa, ma pcrchò i ]'rancesi a loro volta, con improvvisa rapida azione, poterono riprendere il .forte di Douaumont (24 ottobre) o riportare, su tutta la destra della Mosa, le loro posizioni alla linea dove i Tedeschi erano arrivati il p1•imo giorno della loro ·offensiva (ripresa del forte di Vaux, 2 novembre) e alla linea Louvemont-Bezonvaux. Così erano quasi annuÌla,ti gli
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OAPITOLO IV.
effetti di uno sforzo che ai Tedeschi era costato quasi mezzo milione d'uomini messi fuori di combattimento. Ancho sulla fronte ital.o-at1striaca, dopo la conquista di Gorizia, la guerra di posizioni mantenne un r itmo progressivG · che invano si cercherebbo nel!' anno antecedente. L'Italia disponeva oramai di un esercito agguerrito di 45 divisioni dotato di armi e munizioni sufJicionti. Tra la fine dell'ostate e l'autunno, in più punti della fronte italiana, si manifestò la costante volontà offensiva di Oadorna che andava logorando la miglior parte dell'esercito austro-ungarico. Nel Trentino fu particolarmente notevole la conquista nell'alta zona montana fra la vallata dell'Avisio e quella del Cismon, con la presa del passo di Rolle o delle votte alla sinistra di questo (Oavriol, Coltorondo, Busa Alta, tutte alte sui 2500 metri) : per codesto occupazioni l'investimento dol campo trincerato di Trento si delineava da un punto nuovo. M:a l'urto principale, con obiettivo sLrategico, continuò a battere sulla fronte orientale che, dopo la prosa di Gorizia, esattamente fu dotta fronte giulia. Gli .Austriaci, per illudersi di mantenere verbalmente il terreno che perdevano effettivamente, continuarono sino alla fine a, parlare di fronte o di battaglie dell'Isonzo. Era sempre la stessa. battaglia di Gorizia cho avanzava a sbalzi, ora più lcmLi ora più rapidi, sempre vittoriosi. La lotta ora, per la natura dei luoghi, costretta al soLtore fra Gorizia o il mare : le pauso della battaglia. non servi vano che a preparare le nuovo riprese. Più fermamente gli Austriaci 1'iusc-o a difendero lo vie di penetrazione che da Gorizmì'11salgono il Vipfbcco : invece sempre nuovo linee di difesa •• dovettero abbandonare nel Carso tormentato ed anche per essi spaventoso. L'attacco condotto dalla
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ON ANNO Dl SPERANZE E DI llESlSTJl!NZE.
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tol'za .Armata il 14 settembre intaccò tuLta la prima linea di rC'sistenza oltre il Vallone facendo più di 1000 prigionieri. Il nuovo attacco del 10-1:~ ottobre la strappò complotmnento, spech1Lrnonte sull'orlo settentrionale del C'arso: fu preso il Pecinka. <', alfa sua destra, i villaggi di Loquizza e BJscomalo (più di 8000 ,wigioniel'i). Bnrt·:c\scbe cli pioggia e vento prolungavano le 1mste della lJattaglia : gli .Austriaci .wovano modo di richiamare nuovi difensori nolle c,.worne ca,rsiche. .Alla tt•rza ripresa (31 oLLobre ;J novembre) l'intora difC'sa del Carso minacciò di crollare por l'assalto italiano che, sull'orlo doll'alt,i-piano, superò il Rogno st,abilito (il Veliki) od a1Tivò ad espugnare il Faiti (altri 9000 prigionieri e 21 <'annoni). La rosistenza austriaca riuscì in voce a mantonero le posizioni J)itt basso verso il mare: il capo1mldo • della difosa direUa <li Triesto - il collo della Rermacfa - non fu raggiunto. L 'autunno piovoso interruppe a,ncora fa. ha,tt,n.glia cot'ninciat,n, il giol'110 elio era cominciah~ Ja guona ita,lo-austriaca. • **
I rei,ult,ati indecisi delle campagne oul'opee del lfllG non erano modificati da quelli dolio g1t<'1Te coloniali contro la Tmchia . .Anche in qtrniito le alternativo dei buoni t• dei cattivi successi si compensava,no. In Armenia, nei primi mesi dell'anno, i Hnssi, comandi1ti dal generale Judenic, inizi:-trono un' offensiva por uscil'o dai monti dol Oancaiso. Fu presa b capitale dC>ll'Armonia, Erzernm (16 febbraio): un tentativo di controffensiva tnr<'a fu arrestato e i Russi pot,orono s11in~ersi oltre, sul rnaro, a Trebisonda (J 8 aprile) o snll'allo Eufrate fino a Erzingian. .'la
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CAPITOLO IV.
l'icfo~t di C'Ongiuugore a.U,r:worso la l:>orsia gli osorciti rw1si con quelli britannici della Mesopotamia non potò aver seguito, ancho perchè i Britannici non avan;r,:wano. Il corpo del gonoralo 'J'ownshond, Rpintosi Iino a Knt-El-Amara, vi rimase chiuso o le colonne mandato r~ liborn,rlo non valsero a ra~giungcrlo. Il :!8 aprilo il corpo anglo-britannico assediato (circa, 10,000 uomini) fu eostreUo ad arrendersi. L' J ngbiltorr'.\ dovette ri<'-Onlinciaro, e con forzo pii1 adeguate, la sua impresa di Bagdad. routro i Russi i Tturhi svolf1ero poi, nella prima motà. di :1gosto, una offonsivà in forzo rhe rospinse l'ala, sinistra russa in l:>ersia o fcco inùiotreggiare notovolrnonte anello l'ala dostra sonza 1>crò sca<'ciarla <fa Trebi.,5mula. Seguì subito una, controffonsiva russa cito riconquistò una parte del torreno perduto. Infelieo Iu il tontativo turco di ripotern l'assalto al Canale cli Suez. Prima di esservi arrivato, a Romani ( I agosto), lungo,la costa meditorranea, do! Sinai, il corpo tm·co in battuto e rica.criato. I Britannici invore si accn.mparono sul torreno conquisf,ato e, provvodnti i mozzi nocessari a una guorra, nel deserto, poterono avanzare alla fine dell'anno sino ad El-Arich sui confini della Palestina e proparn,rvi una sperliziono vorso quosta pro v.incia. Il grande movimento panslamitico non si propagava, come SpPra.vano 'furchia, o Germania, nello colorùo mcdiLcrrnncc <lell'l ntesa; anello perchè la. Oran Bretagna om rimwita a staccaro ~li Arahi dal rt\liffato cli Costantinopoli. Lo sc<'riffo do1la ~l ecca si dichiarò indipen<lonio da.i 'rlll'clti, o con la citt:ì, santa tenne 1\lcdina e Gedda. L'.Algcrii~ e la Tunisia rirnaSN'O calmo. Xella Libia invece i t-;<mussi si agit,avtmo: o convenne all' I La.Lia di ritirare i presidi doll' int,oruo por ridursi allo città costiere. Por mozzo doi sotto-
UN ANNO DI SPERANZF. E DI RESISTENZJll.
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mamu qualche aiuto militare pervenne ai ribelli dalla Germania e dalla Tmchia, ma non tali da attaccn.re anche i centri occupati dall'Italia. Questa (~:H luglio) strinse un accordo speciale con la Gran Bretagna contro i Senussi che minacciavano anche l'Egitto, dovo non mancavano fermenti di indipendenza. Anche in Abissinia fu sventato un intrigo tedesco che si ora guadagnato il sovrano Lig Jassu: questi fu deposto e sostitlùto dall'imperatrice UezeròZeiditi\ - figlia di "ivfenelik - hen disposta verso l'Intesa. All'equilibrio tra lo forze dei due blocchi contribuiva sempre la superiorità navale dell'Intesa. Ma l'aziono delle ime forze si dovette sempre più restringern alla difesa dai colpi di ma.110 tenta.Li qua e 1( dai nemici, o più a salvarsi dalle crescenti insidie dei sottomarini. Una sola grande battaglia navale - o fu l'unica di tutta la guerra - fu combattuta nel Mare del Nord il 31 maggio (battaglia del Jutland). La flotta inglese d'alto mare, al comando dell'ammiraglio ,Jellicoe, si spinse a cercare la flotta da batta,glia tedesca appoggiata tra, Holgol::md e Cuxhaven. Il primo scontro avvenne tra la squadra inglese degli incrociatori llell'ammiraglio Beatty e la maggior parte della flotta tedesca. (iuesta inflisse serie perdite agli incrociatori inglesi, la cui corazzatura si mostrò non eccellente. )fa continuando a combattere, Beatty lu,sciò tempo ad una dolle squadre di Jellicoe di raggiungerlo. Tanto bastò perchè, calata la sera, la flot1,a tedesca abùandonasse il combattimento e si ritirasse verso la sua base. N'ol breve inseguimento intorrotto dalla notte i Tedoschi sofforsero perdite non minori cli quelle inflitte : una quindicina di unit,à, por ciascum\ parte fu dis1;rutta, perdita più grave per la minor flottR. teilosca cl1e <la quel giorno in poi non uscì più al largo.
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OAl'ITOLO IV.
Nel J\foditerranoo, più ancora che noi mari del nord, dumnle tuU.o l'anno le navi inglosi, francesi e italiane, naviganti a. srorta di convogli o per altre azioni cli l)Olizia marittima, non potnrono ovitar perdite dovute ai sottomarini. Oosì l'Inghilterra perdetto la corazza.bi. Oornwallis, la Francia il Suffren e il Gaitlois, l'Halia - por una mina - la Rl'gina llforgheritci. ~el siluramento dell'incrociatore inglese Hampshire, il 6 giugno, al largo delle isole Orkney, cho conduceva in Hussin, una missione inglese, perdotte la vita l'organizzatore dell'osorcito britannico, il ministro della guerra Lord Kitchenor. 'Praditori pagati dalla Germania - elio nei centri nontrali avova organizza.Lo un efficace Rpionaggio riuscirono :~ penctra,ro nei porti cli 'l'ara.nto e di Brindisi o farvi saltare, nel primo, la grande cora1,zi1ta L eonal'do eia Vinci (3 agoHLo ), e, nel SC'co ndo, la B e1wll'tto Brin (27 settembre}. La marina italiana, rapida.monte addestratasi al nno,o gonore di guorra., rispondcvt\ con audaci incursioni di logrù leggerissimi nelle acque nemicI1e a cercare se qualche nave uscisse da.i por1,i muniti: o vi ponetrarono anch<', non ostante gli sbarramenti. Nel porto di Trieste fu silura.t,o un trasporto (29 marzo). Altro vol1,o le torpediniere it:1lhme si prcsent,Mono da.vanti i piccoli porti istriani a portar messaggi ai cittadini o a scambiar cannonate con le tlifose austri::i.cho. In una di queste incursioni (il :rn luglio) nel Qmnncro, un sottomarino si irwagliò nollo scoglio llolla Gaioh,: l'equipaggio fu fatto prigioniero con il Ruo comandante, nel 11u:1le il comando austriaco di Pola riconobbe il capodistria.uo razario Sam·o, già capitano di cabot:i.ggio sui piroscafi costieri del1' IHt,l'ia. Nazario Hauro, natura somplico ed eroica, l'lm <'ntrato nella marina, it alia.na, la. « Rli:t marina ,.,
ON A~NO DI APER.\NZE E Dl AESISTEN7.11,
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allo scoppio della guorra e J)Ol' ben cfnquanta. volto in un anno aveva. pilota,to siluranti italiano sulle 0011f,o della sua Istria cont,ro l' Aust,ria odia.tissi ma. Processato 11cr alto tradimento, negò di essere Hauro: ma il giudico t\ustriaco lo mostrò alla mn,drc, rim!lsta in Istria, porrhè lo rironoscesse : l'atroce riconosciment,o :wvcnno o .N'aza.rio Hauro sall h1 forca., come Ba.ttiRt i, gridand o : Viva l' fta.lia. Fu a Pola il ] 8 tli agosf<i. ***
I colpi disperRi cfoi sottomarini tedeschi, qualche atta.eco di pochi minuti a bomharda.ro a c•aso qualche punto della costa nomica, non producevano effetto vjaibilc. Poteva.no disturba.re l'organismo n'1,valc, troppo 1rnperioro, doll'Intesr\; non dii;ifarlo. JMfotti misura.bili nell'econonùa genomle delle !orze non producevt\no neppuro gli assalti, sempre più frequonti, dei sottomarini t,o<Jeschi o aust,riaci - in generalo erano t odoRchi, ma solevano alzare, scconclo il ca.so, una. qualunque dolle loro bandiere - alle mwi commerciali, persino a navi-ospedali. Il siluramonLo <lol postitlo S1.lsse:v n<'lla Manica (24 mn.rzo) rinnovò nel mondo lo sdegno che era sta.Lo prodoUo da quello del [,u-
11itmiia. Nè r;i,ltro otfetto, fio non di sclogno eccitante a vonùotta, producevano le inci1rnioni aer(lo rinnova.nt,N,i sulle città. lontano dalla baUrt~lia. Parigi o Lond ra furono piìl volte visita.te dagli Z<'ppelin, ogni voli r\ con uccisione di diC'rine di innocenti: talor~ qualcuno dogli assalitori ora, ahba.UuLo d alle arUgliorie o li respingevano a tempo gli aer<'oplani levitnt,isi in caccia. Contro l' Italia l'Austria non aclo1lcrò che aercoplani, una, volta spingendono qualcuno fin sopra e Mihmo (14 febhra.io), piì1 spc•Rso ' colpendo Ven<'?.ia,
OAPITOLO IV, 144 impossihile a difendersi da.gli attacchi improvvisi dt1l mare. Notevoli quello nella notte sul 9 agosto, sfogo di 1·abbia per ll'l. perdita di Gorizia, che rovinò la chiesa, preziosissima, di Santa Maria -Formosa, o l'altro del 1:~ novembre su Padova, in cui una bomba sola mas"acrò sessanta persone. Imitazioni austriache della guerra ai monumenti che la Germania continuavr, bombarda,ndo senza tregua la catteclra.le di Reims, la più insigne cattedrale gotica di Francia. L'orrore specia,le dei metodi di guerra germt1nici non era gran che diminuit@. Se le tipiche violenze che si erano avute durante la prima invasione non avevano occasione di ripetersi, dovunque un minimo va,ntaggio lo consigliasse i Tedeschi non si astenevano da nuove violazioni del diritto umano. Così, quando le battaiglic dell'estate assottigliarono le loro riserve d'uomini e, per avere gente da mandare sulle fronti, se ne dovettero togliere alle officino di guerra, non si pcritarono a prendere operai belghi e francesi dei territori invasi e a deportarli nell'interno della Germania a lavorare contro le loro patrie . .Anche donne e ragazze furono deporta,te. Ed era oramai diventata una loro consuetudine di adoperare i prigionieri cli guena in lavori militari, e perfino nelle prime linee, sotto il tiro dei cannoni dei propri eserciti. Diminuendo poi i viveri, gli abitanti dei paesi invasi sarebbero stati abbandonati a lenta. morte per fame se gli Stati Uniti non si fossero assunto l'incarico di rifornire essi il Belgio e i dipartimenti della J!"'ra,ncia invasa.
** * /~ Così. a~L'ì.1!_1_9~ si chiudeva senza che la. vit, ori:1 militare si dichiara.Rse- per alcuna delle cl.ùe parti. a Germania .ostentava il rapido schiacciamento della
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UN ANNO DI SPERANZE J; DI RESISTENZE.
Romonia. o la sua carta di guerra ancora estesa nei Balcani. L ' Intesa rispondeva con i successi meno a,pparonti, ma por il luogo od il mod.o com'erano stati conquistati significantissimi, <lolla. flomme e del C'arso: l'Italia in particolare poteva vanta,rsi cli comba.Uero, unica. fra. i suoi allea.t,i, fuori dei coniini. Gemu1nia, ed AL1stria. non nega.vano la durezza dei combatti-~ menti sostenuti in Occidente, ma J>oichè in nessun punt-0 le loro fronti erano i;ta.te :sfondale, afferma.va.no ilimosLmta la loro invincibilità. Nei suoi discors+11l '""Reichstag il caùcomere Bothma,nn-Hollwegh lo ripeteva con iracondia. crescente, mi~ nello stesso tempo voleva dimostrare a. neutri o a nemici che la, guerra germanica era legittima perchò difonsi va e non voluta dai Centrali. Affermazione non suporElna J)er incoraro a sompre più dm·a resistenza il proprio paeso che pagava i successi milita1·i con sempre più aspre rcstrfaioni al vettovagliamento civile. La, primavera em sl,ata dura oltre il previsto in Oermanifl> : anche più dura. in .Austria, dovo la rip,hrtiziono doi viveri risentiva degli egoismi provirwiali, spcci~tlmento di quello ungheroso. I n Germania la fiducia nei ca.1>i non era affatt-0 climiunita, anzi l'.wvento di Ilindenburg alfa direzione ,li tutti gli oserciti alleali esaltava nuovo speranze. l\fa i partiLi, per quanto poco potessero in[luiro sulla politica del governo, d~wa.no qualcl}c segno di inquiot,udino. Solitario anche fra. i suoi compagni socialisti, LiebknechL a.ffol'mava la colpa del militarismo germanico nelle origini della guerra e pol'ciò, quantunque deputato, ora. condannato a lu Hga prigionia. I n Austria-rngheria i dissidi clelle nazionalità e il rnalcontentt dei sofferenti Lrapelavano i;otto l' unica disciplina, anche politica.. esercitata dai capi militari. n calli vo successo della cam1)agna del 'l'rent,ino ùontro C.wm:-, (111;,rra
u11it.
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CA PITOLO IV,
l' Ht\lia facova cloclinn.re la fortuna di C'onn\d quando sta.va per cliveniro il <liLtatoro della polit,ica austriaca. Da genomlissimo era, Btato retrocesso n. comandante dogli eserciti dol 'l'irolo rneri(lionale. Sotto la consuetn, arrogauztb doi ca,pi austriaci traspi\ri va c1'C,scenLo il lo l'O fondamentale i;cctticismo. Lo popolazioni, anche dove non sonLivano politimbmento il poso di un govorno tirannico, ora.no inquieto. rI p1'C'Hiclenio dei ministri Sl lirgkh fu ucciso da un socialh;ta, l•'oderico 1\tllor (21 otto brc). ll buroerata che gli suc<·osse, I, i:irbor, non rimase al potere cho poco tempo, poicbì• il 21 novomliro, nel ca1>tello cli l-\ch6nh1·um1, mori i.I vecchio France:;c·o GiuRoppo : con lui moriva a,ncho la t,radbdono e lo Rpil'it,o della vecchia Aust,ria, poLonto o imrnutahile. Il nipote, poco più che l,rentenne, che l'eroclità. ehiam:wn. al Lrono, Carlo (I corno imperatore d'Austria, o IV come 1·0 d'Ungheria), mlldiocrC1, debole e subitaneo, era cli quelli C'.ho cominciavano :\ Yed<•ro meglio la malat.t.ia coi:;tituzionalo dell' Impero. Anche
per ('onsiglio della, moglie, Zita di Borhone, pensava, di r.ppoggia.rsi, più <lell'a.ntocossol'o, sull' olemonLo pii1 forto della monarchia,, gli Ungheresi. e fia.lviHo anc he l' A rn;tria. con gli accorgimont i più (\ho con la forza dnclinaute. Hi prodamò subito ami<'o delln, paco o <losideroso del bene pubblico : sperò tempera.re gli odi nazionali <·ossan<lo Je porsecuzioni vel'So i popoli cho cred ova a11.eora conciliabili, come gli Czcoo-slovacchi ; si p1·eparò a ri:11H·irc il P a.1'lamento. Nel nuovo )linistero austriaco, presocluto da C'h~m )farLinicz, scolsH corno ministro comuno degli esl,ori il conto Ottocaro Czemin che prometteva di essere astuto diplomatico. Anche nel cmnpo cloll' Jntesa cominchwa a. pesare, se non la lnnghozza, della guorra. la sua a pparente impossibilità
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risolversi. ~i erflì osrw1·va.to eho i 1t1ozzi di
UN AK~O DI SPERA:SZE E DI RESISTENZE.
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offesa o di difesa, progredendo paralleli, Bi equilibravano sempre in un punto JHOl'tO: si cominciava a dubitare so la guorm, gillllta ,\ l,anta vmìUtà, potci;so essere risolta con la guerra. Ed essendosi, da prin<'ipio, troppo speritlo sopra gli offetti dol hlocco oco nornico, gli impaziont,i si dorrnmdavano porchè quest,o non avesf\e gi?t piegato la rl.'si11tenza inl oma dei 110mici. 811 questo s<·oraggiamenlo per imp,\zienza insistevano nolla loro propaganda, attraverso i l)MRi nl.'n1,rali, Oor111a.nia Hd AnRtria, cho riuscivano, l)Or (',on1,o loro, a na.se:ondero ,tl>bastanr.,b bono le loro maggiori soffernnzc. Con la loro propa,ganda. coineidova l'opinione di quei so<:ialist,i che, radunatisi a Zimmerwa.ld in Svizz<'ra, d:wano por dimostrata la impossibili1,i\ di una co nclusione militare, o dichiaravano che il gmn duello dovosso chiudersi senza vincitori nò vinti. }fa nol Belgio o in l"rancia, col nomiro i~ccampa,to nel territorio clella pa,tria, noll' r nghiltorm, minacciai a, da.ila g uona sottomarina., a,ncho in Italhb, a cui la tontata invasione d,\l 'l'renLino aveva th\ll• la sons,\r.iono di un poriC'olo ind.iscutihilo, la. volont~ cli n•sistenza. prevaleva sul duhbio. l meglio giuclieanti dav:m colpa d oll a. ritardat,a vittoria n,Jl)t insufficiont.e encrg-ia. <lei capi o al clifotto <li unitù. nella condoUa politica 1) militare clolla. gu('rr:\. In Tl a.lia, dovo i hci succesi;i di Gorizia, e del Carso segnavf\llO una. riprl.'sa di fidu<•in, il )finisLcro nar.ionalo provvedeva ad avvicina.re l'o~orcito ~ il paose in uno sforzo comuno di collaborazione. Già più di nn decimo della popola1.iono om sotto le armi: 500,000 operai lavoravano nelle officin<' di armi o di munizioni rapiclamonLo orgn,nizzate. Lo sL<'sso sl'or1.o ora fatto dalla Fmrwia che SLL ogni sei ahitanti ne avovr:, uno soldato. Anrho in Francia, por coll<',!?:lr meglio la. politica all' eRercito, i,i <'rano istituiti i « CommisRa,Ìl'<'S anx ar1n~cs n.
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OAPITOT,0 IV.
Gl' infolici risultati <lolla campagna balcanica scossero il :\Iinistero Briand; i suc<>essi soltanto par~ali della battaglia. ùolla Sommo giustificavarlo l' osacol'bato rrn,Lriottismo di Ok1moneoan che ripeteva: «1\fa i Todoschi (i Boches, corno era uso chiamarli) sono ancora a Noyon ! >• Joi'fre fu tolLo dal comando sup1·omo degli eserciti fran<>esi e lasciato como conimltoro tecnico di un comitato di guerra che fu isLituito por intensificare la gncrra.: gonemlissimo fu nominato il difonsoro di Vordun, Nivello. Intanto l'ex-ministro raillaux, noto come nemico dell'Inghiltorm o conciliante con la Germania, si dava dattorno por cambiare i,utta la politi<la francese e veniva anche in 1talia a spargere semi cli dubbio. La Gran Bretagna svilup1)ava lo suo l'orzo, ma non con tutto il vigore desiderato . ..i\nch'ess,\ avo,~a le suo doholozze inteme. La questiono dell'Irh1uda non era stn.ta sopita dalla gumTa : un capo sepamti111,a irlandese, H.ogor CasemenL, riparalo in Germa.nh~, aveva tentr\to di formare, con gli Irlandesi prigioniol'i di guena, nn corpo da. condnne conLro l' Inghilterra, e aveva cercato di sbarcare, su una nave tedesca, nella su:\ isola . .Arrestato ora st.ato impiccato romo tra.clitorn (.'3 luglio). Il Ministero presedulo da Lord .Asquit h era giudicato troppo debole. l\fa uno elci suoi mC'mbri, Lloyd Oeorge, promottova la energia che agli alt.ri et·a mancala. Popolarissimo, egli in<>itava alla rcsi.<,tenza clichia.rando, dopo due anni di guerra, che I)er l'TnghiLLel'ra quostn, cominciava sollanLo allora. Dopo lo delusioni dell'autunno Asquith si ritirò 11pontaneamonto por dar luogo a J.1loyù George, che mocliricò l'organismo consueto del Minist.ero britannico per assumere nelle sue mani la somma offeUiva del potere. Più pericoloso ùobolozzo si manifesLavano nella compagine dello Stato russo : dopo la. b<'lla campagnri di estate l'esercito era nova.monto in crisi. Pt>r l':1,rma-
UN' ANNO DI SPERANZE E DI llESJSTE'IZE.
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rnonLo semprcimpC'1fotto avova.avntoperditocli nomini sproporzionate anche ::i.Ila. s11a vastità. Il govorno, passato da Sasonoff a Trapoff e da qu<'sto a ~tmmer, non semhrava devoto nlla causa allcl1ta corno afformavn, pubblicamcnto. Per animare il popolo, troppo asin.tico e troppo incolto por sentire vivacoruente l'unitfb della causa europea, gli fu rivolato cho alla Russia gli Alleati avevano consentito di insedfarili, dopo la, vittoria. a 0ostantinopoli, giungendo alla meta a cu i fluiv:~ da secoli fo sLol·ia e la passione naziona,lo russi~. Ma pO].)olo ed esercito stremati e svogliati cominciavano ~. dubitare di tutto ciò cito dicessero lo 7,ar e i suoi minisfri. Un'iùea invece si affacciava alla sua incort.a coscion,r,a politica: che si fosso comha,ltuto ~1bbastanza. J~ra l'idea che, con la paura di una crisi economica dilaganl,e al cli là dei µopoli combn,ttenti, si precisn.va anche fra i neutrali. I piccoli noutrnli d 'Europa si ha.rea.menavano tra i due gruppi ; ma il grandist;imo noutralo, cho om gli Stati Uniti, considerava con somr,re maggiore a,ngustia l'incendio ouro1>00. Il <losiderio più natmale negli Stati Uniti sarebho stato quello di contribu:iro a spegnerlo, per un intorosso proprio che combinava con l'intor<'sse genorale doll'uma1ùtà. :J\Ja il senso I)rat ico della st,oria. mostrava loro sempre moglio cho non si an·osLa.110 fo1·zc 1,catenate con esortazio1ù alla ragione e all'amor del prossimo come quelle a cui si restringev:. la debole voce dol Papa (allocuzione • sui bombardamenti dello città aperte, 4. dicembre, e allocuzione Natalizia. del 21 dicembre). Il presidente Wilson vedova la grandezza politica che avrebbe potuto dare al suo pa<1so se fosi-o riuscito a irn1>orsi come arbitro fra. i contendenti. Ad agire lo invogliavano anche idee di oquilibl'io e di comunanza f:ra le nazioni, cho gli semlmwano pote1·si applicaro all'li1uropa, corno erano stato applicate fra gli Sta.ti <'Ompononli la fede-
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OAPITOLO IV.
razione americana,. Così non soltanto avrebbe potuto comporsi qnosLa guorra, ma in una associazione generale degli Stati grandi e piccoH, avrebbero potuto attenuarsi anche le più acerbe competizioni future, e la guerra in genere avrebbe potuto essere risparmiata all'umanità (discorso del 28 maggio, in cui si accenna ad una «lega universale atta ad assicurare la pace»). Tali idee nella monte religiosa tli Wilson si colorarono di un colorito quasi profetico : ma come uomo politico egli non dim.enticava che, secondo la ospressione del Machiavelli, solo i profeti armati riescono a far valore le loro profezie, e andava abitnando a poco a poco il suo paese all'idea cli prepararsi una. forza armata n, r,;ostogno di quella morale (« L'America sia pronoo. ad ogni ovonto » : discorso dol 28 gennaio). Per quanto indifferenti allo varie ragioni di odio che alimentavano l'incendio europeo, gli St,ati Uniti erano sempre più offesi nei loro interessi e riello loro concezioni morali dalla guerra sottomarina che la Germania anelava generalizzando e intensificando. Affermavano che il principio della libertà dei mari al commercio elci neutri dovesse esHerr mantenuto anche durante la guena. Nel messaggio al Congresso del Hl aprilo, Wilson informava. di aver notificato alla Germania il suo pensiero su codesta guerra, chiedendolo finalmente di cessarla., perchè «i principi umanitari, i diritti elci neutri o l'immur~ità sacra dei non combattenti» erano violati non solo da un'applicazione crudele della guerra sottomarina, ma dalla natura stessa di questa e dell'arma adoperata. Minacciava il governo 1,edosco di rompere con esso i negoziati politici. La Germania tergiversava; ritorceva lo accuse sull'Inghilterra che, bloccando i Centrali, sottoponeva anche le popolazioni civili di questi alla minaccia della famo. Cosi cercava di guadagnar tempo, perchè intanto la guerra sottomarina producesse i suoi effetti e
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riducesse a mal pa,rtito i nomici prima che l' Amorim\ si docidcsso a intervenire con al'gomentipiù efficaci. ~lontre i sottomarini non risparmiavano vii o o interessi americani, l'ambasciatore toclosco BornstorfE corea.va di persuadere Wilson che tanta crudeltà giovava ad abbreviare la guerra, e gli lasciava sperare che anc:ho la Oerma.nht sarohbo l'icorsa, quando cho foi;se, ai suoi buoni uffici di intermediario. I favorPvoli successi militari doll'antunno facevano creùoro alla Germani;~ cho la volontà. di resistenza, nomic:a potesso finaltncnte codoro alla sua riconoi;c,iula invincibilità. Sulla. carta geografica le parova di avor oUennto tali pegni territ,oriali da poter diRcutero la paco anche senza <'ntrare a. Parigi, sbarcare in Inghilterra, invadere l'Italia. un ultimo accrescimento di [orzit, conseguenza dello vitLorio dell'a,nno aHtecodonte, sulla. R,ussia, si era assicumta proclamando l'indipendenza, della Polonia. già soggetta alla Russit\ (·l novembre). La. proclamazione todesco-ausLriaca Lendova a staera.re per Rempro i Polac<·hi da.Il}\ Russia- e in ciò aveva il consenso dei Polacchi - mentro rib~ldiva, Io ca tono d<.-\i Polacchi soggetti alla .Pl'ussia. L'Austria. contrihuiYa apparontemento alla. relativa, libertà clol nuovo Stato, che doveva essere monarchico ereditario, promettendo l'autonomia alla Galizia pola<'ca. Tanto la Germania quanto l'Aus1ria conta.vano di avere alleata la Polonia, che del resto rimaneva occupata diti loro oserciLi, e di trarne immediato Vlcltntaggio levando un osorcito di mezzo milione d'uonùni d~• riempire i vuoti <lei loro esorriti logorati sulle fronti francoingleso e italiana. L'Austria particola.rmen.lo spornva di estenderai aggrC'gandosi la nuova Polonia. modia.nte un principe 1n'oprio, magari lo stesso Imperatore. l n La.le situazione Oerrna.nia ed Austria credettero ,-enuto il momento cli Ycdorc so l'Intesa, i pOJ)Oli oltre
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CAPITOLO IV.
che i governi, non si desse per vinta e accettasse di discutere la. pace. È dubbio che erodessero già di trovare nei nemici la disperazione che fa accettare qualunque sventura, ma giudicava.no necessario parlare, per la IJrima volta, ufficialmente di pace, prima d.i far l'lùtima <'l più brutale prova di forza. Questa doveva. essere ancora la guerra sottomarina: il numero dei sommergibili costruiti in questo frattempo era tale che i tecnici garantivano di potere stroncare in un tempo non lungo, sei mesi o un anno, la resistenza economica dei nemici. llindenburg e Ludendorff, come Conrad in Austria, erano entusiasti della trovata marittima che facilitava i loro compiti terrestri. I Centrali non ignora.vano che la, guerra sottomarina a oltranza avrebbe dato il tracollo alla neutralità americana; ma la cortezza di far presto, di decidere la guerra prima che gli Sl,ati Uniti fossero a tempo a formare un esercito e ad adoperatlo, li consigliò a sprezzare l'intervento del1' Amorica. ])'altra parte sapevano che Wilson, riolotto presidente per un altro qua,drionnio (10 novembre), voleva fare un primo passo per proporre a tutti i belligeranti la mediazione. Lo provennero con la nota del 12 dicembre, in cui Germania, Austria-Ungheria, Bulgaria e Turchia proponevano ai nemici <e di entrare quanto prima in negoziati di pace)>. La nota, comunicata por mezzo dei diplomatici neutri, divulgata al mondo in un discorso del Cancelliere tedesco, partiva dalla premessa che l'Intesa avesse riconosciuta la propria insufficienza a vincere militarmonLo i Centrali, e proponeva la discussione di paco senza farla precedere da alcun armistizio. Non accennava in alcun modo alle condizioni che a.vrobbero po·s te so non che queste erano intese ad « assicurare l'onoro, l'esistenza e la libertà di sviluppo dei loro popoli». Se l'offerta fosse stata respinta, essi
l:N ANNO Dl SPERANZE E Dl I\ESIS'rENZE,
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era.no J'h;oluti « a continuato la, guorra sino a.Ha fiuc vittoriosa n. Por quanto la offerta di discutere fa pace sonzt~ darlo alcuna base di discussiono fosse, ovidentemouto insidiosa od atta Rolo, se fosse stata presa in considora.zionc, ad aggiungere alla, guerra, non interrotta, la confusione diplomatica., è inuoga.bile che 01,sa doveva. avere un effetto morale tm eserciLi e popoli affaticati cla. quasi t re anni di guena appn,rentomonte va,1111.. Anche rospinta, come era, preveduto, avrebbe lasciato un tlll'bttmento morale da indebolire il nemico. Va.go, illusorio, confuso con il sospoLto di guerra ancora piu atroce, il fantasma della, Pace ora stato evocato : pochi giorni prima di ~atalo, il 22 dicembre, anche ,Yilson, J)Or quanto prevenuto dai Tedeschi, divulgò la. nota che aveva preparata, (( non por propone paco nè modiazione n, mt\ i;olo per assaggiare .. se quN1t,e fossoro possibili >); perciò ogli chiedeva, a tutti i belligeranti quali fossero gli scopi parLicola,ri cho ciascuno si proponeva. ùi~lh\ paco. Tale richiesta smascherava. l'insidia della proITerta gormanica, di cui tutta, la forw consisteva nol fomonLare dello illusioni cho essu. stossa nogava, 110 1 sombraro una proposta cli conciliazione mentre era una imposizione cli vincitore. Il veleno della insidia fo neutralizzato, e ancor prima cho lo Potem:e dcll'InLosa si accordassero per rispondere insieme alln. offerta, fu chiaro che a d una domanda cosi ambigua la risposta più i,icura non poteva essero cho la piit chiara: No.
,. 0.lPITOLO \T.
L ' AN KO
CRI TlCO
(1917).
I fi11i di guerrn dell'l11lrim: - la guerra toltonwri11<, "ollra11:ri e la rotfot'(t diplo11wtir(& fm gli 81(1(,i, t.;niti e((, Germania.L,1 cris·i r·nss<t e ln 1'i1 oluzionr di mcwzo. - 7,a, 1·itirnln teclesca. 81!ll<t linea 11 in<lenbttrg: la i11fclico offo1111ivri jl'ances"' 1iel1a Champ<ic1ne. - Tnflnenze rnsse s11l disfattismo gener<ile : - I<• dichiam:ionc di gucrt<• degli Stati, l'niti all1, Germanfo. - L'i11trigo <mstrial'o 7ier fo viice : <lisa,ccordi fra gU Alleati : - le rorrenti r,11Ntro.file clell' 1n'. tes<• eh, situazione del/.' ItaUa: - lc, batfoglfo por lallcrmad1t e quelfo ckll'Ortigam. - L't1lti11m offensira, e la sconfitla definilit'(, dell<1 R1m1fo. - ll di.sfa,l/ismo i11 Frnncic, e in Ttalia: le clifficollà interne drll' A iistrir,. I ' ngheria : mutamen/ti nello spiri.lo pubbUeo lcdesco : - lii « risofozim.c <li pMe • del Reichstag e l<i 1>roposlct di JJMC del Papa. La battaglie, della Uai11sizza. - Lei batta.glia cli C'apo,.ctto e l'i,wa,Rione del F'l'iuli. - L,i rivoluzio11e 111C1,ssimaliRlo russa. - T,n, butt<igl ia <U f"cimbmi. L' Intc1w 1,lla risrossri: - l<i rcsisten.w di!ll' I la,Uli sul l'fo,ve e s,u.l Om71pn: - lii guerm degli Rtati. Unili all'Aw,/ri<1,, - La 1>res1i di Gertt· 1
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salemmr.
Il 1917 fu l'anno critico in cui l'Intesa, corse il ri' Achio di porò.<'re la guorra. n dubbio di non poterla vinC'ore militarmente minacciò di sopraffare la lunga rm,ist<lnza quando si vi<lo la grande RlLssia, disfatta, uscil'o dalla lotta attravorso
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OAPITOLO V,
lo sconvolgimonto di una. rivoluz:i.pno disperata. A sostittùi·c la Russi~b esausta comparvero, con lo loro forze matoriali e morali intatte, gli Stati Uniti: ma tra la scomparsa dell'alleato orientale e l'appariziono sui campi cli battaglia dell'associato occidentale ci fu un periodo di scoraggiamento durante il qnalo poterono agire tutte le forzo dissolventi di quello cho fu chiam~to il disfattismo, o correre tutti gli intrighi che gli I mperi centrali ordirono per tmrno, sotto coloro cli paco di conciliazione, i vantaggi effettivi di una effe1Mva vittoria. Se questa, sfuggì ai monarchi della Gerrua1ùa o dell'Austria,, fu che, non ostante le apparenze militari, le loro riserve di forzo erano, ili fatto, più logore di q nelle dell' Jntesa, e la loro necessità di pace più immediata. L'aver provocate con un'ultima sfida all'umanità. - la guerra sottom~rina, a oltranza - anche le Pol-onze transoceaniche, accumulò contro i Cent1·al,i quell'ultima aggiunta di forze che bastò, l'anno seguente, a dar lol'o l'improvviso tracollo.
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I/offcrba tedesca - del diceml>re anteccdcnl,e di entrare in discul'isioni di l)ace senza stabilirne prima, non cho le condizioni, nemmeno le lineo più generali, era stata unanimcmonte e rapidamente respinta dall'Jntesa. E nel rifiuto non era staLo taciuto che la proposta, fatta a qnel modo, non era ritenuta nè sincera nè seria. Il desiderio stesso di pace, che si andava ovunque avvivando, imponeva all'opinione p'nbblica, questione suprema, la questione dei fini e perciò delle condizioni di guena. Dall'n~a parto e dall'altra si diceva di com-
L' A~SO CRITICO.
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battere non a d ofiosa ma a difesa: i Contra,li dicevano per la difesa dolla loro esistenza e del loro sviluppo, l'Intesa. diceva por la tutela di tutti i beni della civiltà o 1wincipalmente pClt la, libertà universale. Le duo formule, se valevano a infiammare gli animi alla lotta, non bastavano più quando dovevano servire a uscire lla.lltt gnc11Ta o a ricostrnirn la pace. Anche se qnestfli a,vess<.' dovuto essere ,, bianca », piwo di compromesso come dosider:i,vano i neutri o coloro ehe, pur a,ppa,1·t.ononùo ai bnlligoran1 i, si sforzavano di mantenere animo neutralt', o pace di giustizia, come miseri vano gli Stati Uniti, ora necoss~nio per cominciare la <'li.scusi;ione conoscere prima un minimo di proteso dolle due parti. Questo :weva domandato di sapere Wilson, desideroso cli farsi paciere, ma la Germania ed i suoi alleati non avevano voluto i·ispondero. Invoco le Potrnze dell' Jntesa, rhipondcndo a \Vilson (10 gennaio), precis:.wano in J)arole geografiche i loro scopi : restaurazione e risa.rcimen1,o del Belgio, della Serbia. e clol :Montenegro - i tro Stati ag-!{redit i al1' inir.io dolltb guerra,-; ovacuaziouo di tutti i territori occupati dnranto la guerra dagli eserciti centrali e riparazione dei danni prodotti; ritorno clcll'.AlsaziaLorena. alltb Francia; liberazione degli Haliani, degli Sùwi, doi liomeni o dei Cecoslovacchi soggott.i all'Austrh\; afuanC'tnnenLo dei popoli non turchi 1imnneggiati dalla, Turcbia; espulsione del Califfato cfa Costantino1>oli. Germania, Austria, Turchia o Bulgaria, le (J uali, non che di perdere, si senti vano in grado cli otf onere tenitori, finsero di meraviglia,rsi della oll,racotrmza dell'Intesa, o ruppero il giuoco della pa<'<' per dichiarare la, più torribilo guerra,, alla qnale appunto avovan tentato tli prepa,raro una giustifica:àone nel fare la loro OR<'nra profferta cli pace. 11 31 gPnnaio il C::rncPllforo a,n-
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0Al'1TOLO V.
nunciò al suo R1>ichstag e ai nemici che il giorno dopo la Germania e i suoi alleati avrnbbcro cominciaht fa, guenfi, sot,tomarina illimit~tta: cioè si proponevano di affonda.re qualunque nave - armata o no - nemica o neutra.le che cercasse di rntvigare da o verso un porto d'Inghilterra, di Francia, d'Italia e di Russia .. La Germania a,eva in questo tempo cosLruito pit'l centinaia di sot.tomarini, fLlcuni grossi come piccoli incrociatori, armati di cannoni oltre cho di siluri; con questi l'ammil'aglin.to tedesco, n. cui prescdnva Von Tirpitz, calcolava di ridnne r>resto, forse in sei mesi, le vettovaglie e le munizioni dei nemici così da costringerli a cbi0der -pa,ce: anche l'TngbilLorra, bloccata e affa,mata,, cloveva ridursi a mercè. Non si nascondeva nemmeno la Gormania La t-0rribilo gl':wità della d1~libemzione crudelissima, ma irnpugnava ora.mai l'arma che essa stessa chiama.va la. più acuta, certa di dar con questa l'ultimo colpo e cosl rapidamonto cho gli Stati Uniti, ancltl'l se si fossero mefìsi dalla part,e dell'Intesa, sarebbero arri va.Li troppo tardi. Gli Sl;ati Uniti raccolsero la sfid9,. Considemndo la gnerrn sottomarina a oltranza un mancamento alle precise r,romosse, fatte dai Tedeschi il 4 maggio 1916, <li usare cerf.i riguardi anche in codesto genere di guerra, nrppero, con la Germania, le relazioni diplomatiche (:Hebbraio ). Non era ancora la guerra; anzi \Vilson affermava tuttavia di non volerla, per quanto Ja preparasse per fatale necessità: formalmm1te era soltanto la ncutra,l ità armata, e per quosfa, VVilson chiedeva i poteri al (;ongrosso (2fi febbraio). Jl l)roccdcr por gradi era necessari.o come prepara,zione morale del popolo americano e come giustificazione verso quell'umanità immanente in nome <lella quale egli aveva cominciato ad agire. Doveva sembrare il suo atto come una necessità cru<leh, irnposta tfal desidorio della paco, una guerra di
L'ANNO Oltl'rIOO,
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giustiziere, in servizio del diritt;o assoluto, senza pas1:1ione e senza ra,ncore verso coloro stessi che doveva,no essere colpiti: la guerra contro la guerra, e perciò contro la Germania perchè questa, con il suo sistema militarista, incarnava il ma.lo spirito della gÙerra, ma. senza odio per il popolo tedesco, giudicato schlavo cieco di un sistema nocivo a lui come agli altri. 11 plauso dC'i governi e dei popoli dell'Intesa all'America fu naturnilnwntc sincero ed entusiaHta, anche se - a guardar bene - l'a,iuto americano, mosso da intcnzioui cosi speciali, rC'cava in sò qua,lche equivoco politico alht p~1ce futura. Inlanto l'aiuto era promes,;o e giovava sollecitarne l'attuazione. Veniva provvidenziale. La guerra sottoma,rina ilJimita,ta, 1:ho eoglieva le flotte emopee mal prepara,tc alla diCC'sa, cominciava subito a prodnrre danni da impe.nsierire (nei tre primi mesi dell'anno il tonnclfaggio . affondato all'Intesa fu di oltre 1,000:000 di tonnellate). Se fino allora le popola7,ioni civili delle grandi Potenr.e dell'Intesa, a diffor(}n,m di quello doi Centrali, non o.ve.vano quasi risont,ito la guerra nell'alimentazione e nei comodi quotidiani della, vita, anzi, per l'in:francarne il morale era stata r>ermessa loro una c<,rta abbondanza, che pur cosl,ava eccessivamente ai govorui divenuti provveditori di tutte le materie greggie e degli alimenti fonda.mentali, ora dovettero imporsi liniita,r.ioni e restrizioni sensibilissime. Il rincaro della vita, che el'a stato tollerabile nei primi duo anni di guerra, si accentuò fortemente. Anche nei servizi logistici dogli esercit.i, e specialmente di quello italhrno, fu imposta un'eeonomia qualche volta dura. L'Italia, che doveva im1)ortare quasi tutte lo coso essenziali e che possedeva naviglio più searso per i trasporti, fn più ;:i,ncora che la J?rancin, toccata dai siluramenti spessoggianti senr.fb pietà,. Gli Allettt,i misero in co-
lGO CAPITOLO V. rntmo i loro mozzi di tra.sporto o d'approvvigionament.o, o l' fnghiltorra apl'l eroditi hbrghi alla ]'rancia e all'Italia, mentre esi:a stessa. attoncleva i eroditi americani: lo [inanzo di Lutte e 1,rc si avviarono acl essoro obera,to · in maniera pericolosa : i camhi volsero a inasprirsi, cominciando naturalmente da quello dell'ltalia più povera. Quelli todoi:co ed austriaco erano già assai aspri. TuUi consumavano senza quasi produl'l'o, se non istrumonti di guorra, e munizioni munizioni. *
* * i\Ia a, sollecitare l'intervento anwrioano consigliavn,no ancora più gli o-venti cli Russin,, ohe toglievano progressivamente offic:icia, alla coopcmzione di quostn. che era stat:\ una delle colonne dell'J nl<'sa, e che• alla guorra ave,·a dato una spintn. decisiva. Bonchè aHea,ta aill' Cntesa, b Russia per la sua natura era rimasta, negli spiriti o nello Corme, lontana 1lnllc nazioni occidentali e tanto più quanto più quoste, ùmantc la guerra, a~ovano accentuato il Loro C'MaLtere <lemocra,tico. L'Im1rnro russo rimanevn un amalgama di popolazioni tutto slavo mu, anche a. presC'indere dai Polaicchi anelanti alla Loro indipondenza storica,, diverso di on,rattere o cli capn.cilà. civilo. Le unificava un regime assoluto operante por mezzo di una burocrazia tirannica <' corrotta. Lo Zar debolo, assent<.i dai suoi popoli, sottoposto a influenzo l)Oricoloso- fossero quelle gonna.nomo di parto deUa corto e della burocrazia, o quello delln, superst,izione elio gli facevano grato un monaco impostore come Rasputin (uceiso il 30 clicemhro 1916) - non ora affatto in grado di ristabili.J.·o una org~\nizzazione. civile migliore. J,e formo rapproi;entati V<' ora no rimaste lettera morta : porciò, oltre h, lega-
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L'ANNO ORlTICO,
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lità permessa, le aspirazioni alla lihertà .fermentavano in forme estreme; tra gli operai dei pochi centri industriali il socia.lismo si affermava nelle teorie più avanzate del comunismo. L'indole mistica del popolo, portato a tutti gli eccessi, lo disponeva all'utopia. Le grandi masse di contadini ignoranti, che genorosamente avevano dato il sangue per l'idea tradizionale del dispotismo patriarcale, ora per la vanità stessa con cui il loro sangue ora stato disperso, cominciavano a dubitare dello zariBmo : le condizioni difficili dell'economia generale, isolata e male amministrata, facevano sentir loro più viva l'ingiustizia, di cui soffriva.no da secoli, di una iniqua distribuzione delle terre. Gli intellettuali - la così detta « intelligenza» - non numerosi, ma ardenti e inquieti, soffiavano nel malcontento comune. Il regime zaristico, quasi intuendo la propria fine, aveva più volto meditato di uscire in qualche modo dalla guerra che gli aveva dato più disfatte che vittorie: questo non sapevano o non credevano gli AllN1.ti di occidente che, specialmente la Pra,ncia, avevano gTandi interessi eeonomici in Russia ma ne ignoravano lavora natiua: lo sapevano e vedevano bene i Tedeschi che, attraverso le provincie baltiche, dominato da baroni di origine tedesca, miravano alla Russia come ad una vicina colonia, di sfruttamento. Bssi non mancarono naturalmente di incoraggiare la, Russia a uscire dfill'aUeanzf\ con la speranza che la sua uscita facesse crollare l'edificio dell'Intesa. M:a. loalmonte lo Zar e i suoi consiglieri migliori avevano reagito alle tentazio1ù e avevano ripetuto la loro promessa di combattere con gli Alleati sino alla vittoria. Se non che, sempre più il governo era imba1•azzato sul modo come condurre officacemente la guerra. Dopo la sconfitta del 1915, l'esercito non era stato mai veramente riordinato e rifl.rmato; CAPR1N,
Guerra 1miv:
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l'organizzazione dello Stato ora iusufficiento a provvedere a,i bisogni della guorra., e gli .Alleati d'occidente, tagliati dalla Russia, non poteva.no aiuta.da che minimamente. L'esercito era impressionato delle sue perdite senza fine, la speranza della vittoria impallidiva, la energia dei combattenti cedeva. Cominciava la disorganizzazione morale che è il Rintomo indubitabile degli osorei1;i sconfitti. Più Ministeri era.no stati cambiati. L'ultimo, quello di Galitzine, sentendo la graviLà della sitnaziono, si decise a, chieder la collaborazione del popolo riconvocando la Duma, cioè quella. Ca.mora dei deputati che non aveva mai funzionato (27 febbraio). Il partito dei ca.detti - cioè democratici costituzionali--fu concorde con i socfa,listi dello vari.e gradazioni nel negare fiducia, al governo. Questo credcLte di potersi sbarazzare dell'opposizione, chiudendo la Duma (10 marzo), ma il popolo di Piotrogrado - dove già si agitavano dei vasti scioperi eccita.ti dalla ca.restia - insorse a fufenclero i rappresentanti della nazione: i soldati della Guardia, cl1ia,mati a domare l'insmrozione, fecero c:1usa comune ool popolo (12 marzo). Il presidontc della Duma formò un comitato esecutivo che arrestò i ministri o proclamò un governo provvisorio, costituzionale, preseduto dal principe Lvoff, di cui erano membri più. cospicui il capo dei cadetti Miliukoff e il socialista temperato Kerenski. L'attenzione dell'esercito si ripiegò tutta sugli avvenimenti dE\lla rivoluzione e si fece sempre più indifferente alla guerra. )1 16 marzo lo zar Nicola II ::i.bdicò per sè o suo figlio e cedette i diritti sovrani al fratello granduca 1\Iichele, popolare per ·essere stato buon genel'aliflsimo, il quale però prima di .accettarli si riserbò di consultare il popolo. La consult}\zionc era difficile perchè la Duma, che aVJ'ebbo dovuto dar luogo a,d una Assemblea costituente,
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L AN~O ORITICO.
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aveva un'autorità- 1·ihtretta. fnvcco accant,(> ad essa e al governo provviso1·io andavano acquir;tanto pof,N<', nello città almeno, i Consigli (~ovioty) d<'gli operai o dei soldati ehe si formavano i;pontaneamC'nto sotto l'influenza dei comunisti. QtwM,i erano capeggiati da un esulo cho la Germa.nia avova aiutato a, ritornare dalla Svir.½ora in pat1fa, Vladimil'o lJlia.noff <lotto Lenin~ Lenin e il s no partito rifiutavano lo forme del governo rappresentativo e pro1rn•ttevano al popolo dei lavoratori e dei solclat,i di frionfare delle altre classi sociali con il -pot<-r<' diretto dei Soviety. Tuttavia, pensando che la, rivoluzione russa sul principio quasi niente sang-uinosa - ,ivosse compiuto il suo corso e potesse f<>nna,rsi ad una forum, di democrazia temperata, gli J\Jloati d'occidente h\ i::aluta.rono corno tlll}\ buona promessa; spocia.lmente l'Inghilterra che, mediante il tnio ambasciatore t\ Piotrogrado, Lord Buch::i,m~n, non ora, si.ata l'Stranca a.l rovesciamento del vecchio regime, sospetto di voler la paco separat~•. Subito i governi (kll' Int,('sa ri<'onobùcro ufficialmente il govemo provd<iorio (22 marzo). Questo fece internare lo Zar nel suo palazzo ùi Zarskoio Solo e preso a governare tTa difficoltà grandissimC', più grande cli tutte quella di renclore nerbo all'esercito alliosciat-0. Compito m·gento perc·hè ora c<>rto che la Germania. avrebbe profittato dolla e.risi pN d~ro all:t Russia un èolpo mortale.
** * Infatti, per avoro maggior forza contro la Russia,, indeboliLa dalla rivoluzione, la Germania non dubitò di togliere 1mrocchio divisioni clri,lhi fronte di occid~nto; o, per poter fare qnosto movimento, di riLimrsi :;;opra
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OAPlTOLO V.
un.a linea più comoda a difendersi di quella, spezzata fra un saliente (Noyon) e un rientrante (Péronne), che si era formata, l'autunno avanti, con la battaglia della Sommo. J1a ritirata generale era stata evitata dmante la battaglia, ma poi Hindonburg ne aveva vista la necessità. strategica e l'aveva preannunziata come una mossa per assicmarsi un migliore punto di partenza a futmo offensive. Effettivamente il generalissimo tedesco rettificava la fronte da Arras a Soissons, riducendola da 150 a 100 chilometri. Perciò dmante l'inverno, tra Lens, Saint-Quentin, H massiccio di Saint-Gobain e Craonne, stabill una nuova linea, o piuttosto zona fortificata, non rigida come si era usato prima ma elastica, e di straordimiria -profondità, che si chiamò linea HindcnbUl'g. Prima di ritirarvisi, senza che i Franco-inglesi potessero impedirlo, i Tedeschi distrussero sh'3tematicamente caso, stra.dei fino gli alberi, del territorio da evacuare, in modo da non essere inseguiti durante lo sgombero. Infatti quando, il 17 marzo, lo sgombero avvenne, i ]'rauco-inglesi non poterono inseguire energica.mente i Tedeschi; riuscfrono a prender contatto con essi soltanto quando questi erano già a posto sullo nuove posizioni, a difendere le quali, intorno alla Fère, furono poste in opera anche delle inondazioni. Occupa.fa la zona ridotta a deserto, si ebbero solo degli 1 scontri parziali che fecero arretrare i Tedeschi un po'11iù di quanto avessero voluto: così anche al nord della linea di ritirata, tra .Arras e Lens, dove un forte a1;tacco inglese li respinse di una diocina di chilometri o tolse loro 11,000 prigionieri (9 aprile). Se la ritfrata. tedesca su Saint-Quentin fa salutata con gioia, come tm sogno favorevole, dal popolo di Francia, effettivamente essa intralciò i piani dello Rtato ma,ggiore francese cho preparava una grande
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offen.<uva in altro punto. Le tmppe tedesche, sottratte al salienw della Somme, valsero à parare questo colpo che, nelle speranze del generalissimo Nivelle, avrebbe dovuto riuscfre decisivo per la fronte occidentale. L'attacco doveva muovere cimtro il massiccio collinoso di Craonnef cerniera della fronte tedesca in Francia, estendersi ad est, nella Champagne, e, pentrando nella piana di Laon, rompere in dne l'esercito tedesco e respingerlo oltre la l\'Iosa. Ma, la mossa f.u indovinata dal nemico e la preparazione francese fo impari al genere dì dìfosa mo bile escogiliato dai Tedeschi; per di più lo spirito di alcune unità francesi era, in quel momento, infe1'iore a,l solito. Tl grande attacco ini1,iale, mosso il 16 aprile verso Craonno e lo Chemin des Dames, anzi che cspugnaro di colpo lo vere posizioni dì difesa,, rimase inceppato sulle prime linee, arrestato da un micidiale incrocio di mitragliatrici: anche minore riuscì l'avanzata sui settori della Champagne ai qua.li fu estesa la battaglia il giorno seguente. Gli assalti si rinnovarono insistenti per una settimana ; lo perdite, che in pochi giorni salirono a :~o,ooo caduti, sgomentarono gli assalitori. Continuare l'offensiva voleva. dire pagare a ca~ rissimo prez7,o dei guadagni di terreno insignificanti. Il 22 Nivollo era costretto a interrompere l'offensiva ed a circoscrivere le azioni successive, che durl:l>rono sino ai primi di maggio, al consolidamento di qualche guadagno tattico, come il villaggio di Craonne e lo Chemin des Dames. Su quest\ùtimo, importante come linea di usservatod, i combattimenti si riaccesero con varia fortuna nell'ostato. }fa la grande offensiva della Champagne era fallita con grave delusione del governo e del popolo francese: por contraccolpo non mancarono anche 1,ra i soldati ammutina.mentì, che furono repressi nel modo più energico. Nivclle fn sostituito da Pét.ain, con Foch corno capo di stato maggiore.
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Le inquietudini e i dubbi che turbavano le nazioni o gli eserciti occidentali erano, in ultima. analisi, riflessi della crisi russa. Il governo provvisorio russo si mostrava impotente a ricostituire l'osm·cito decomposto. Non si combatteva, pii':t sulla fronte russa, ma vi si ascolta.vano volentieri i messa,ggi tedeschi che magnificavano la paco e mostrn.vano la continuazione dnlla gnena come un sacrificio va,no che i buoni Russi avrobbel'O fatto alle cupidigie degli Alleati occidentali. Le tentazioni tedesche coincidevano con quelle degli agitatori comunisti iutemi che predicava.no il principio, tivicamente slavo, della non resistenza, come il modo migliore di far terminare tutta la guen-a, in tutto il moudo. Inta,nw dissolvornno la disciplina e la gerarchia militare. I ministri della guerra e i generalissimi si dimettevano l'uno dopo l'altro sfiduciati. Miliukoff continuava a giurar fede all'Intesa, ma in tutta la Russia gli animi si allontanavano sempre più dall'idea della pace per la vittoria; correva. e si diffondeva invece la formula che i massimalisti aveva.no coniata ver terminare la guerrn, : « Pace senza. annessioni o senza contribuzioni». Questa formula, incontrandosi con il principio di conciliaziono nella giustizia di tutti i popoli, cho ,?\7ilson pro-poneva dall'America, apriva in tutto il mondo dello speranze e delle illusioni che ~lleutavano dovunque lo spirito di resistemm; ingeneravano confusioni tra i fini ideali e i mezzi per conseguirli. :M:a, con animo ben diverso da quello russo, il popolo ~tmericano traduceva l'idealismo superna,zionalo in aziono di guerra. F, a ,vuson si riv"olgova. lo stesso governo russo perchè a.ffrettasso il suo intervento.
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La doci.<,iono di entrare in gnorra finalm('nl,e fu prosa, o annunciata da WilRon al Oonl{rosso, il 2 apl'ilo. Oltro che dagli offotti, oram}1i sensibili, della guorrrL sottomarina illimitaia e dello sue illimitato crudeltà, gli SLati Uniti flll'ono decisi da una trama tedesca scoperta.si a loro danno: la Germania si tmdava accol'dando con il Messico perrhè questo, quando gli Stati {T11it,i fossero impegnati in Europa, li assaltasse e cercasso di attirar dalla sna il Giappono. Il 7 aprile lo sbito cli guerra fra gli Sttiti Uniti o la Germania __:_ non gli alleati di questr\, J)orchè soltanto n<'lla Gennania Wilson vodeva. incarnato il ca.1 tivo genio della guerra - fu clichiarato. L'Intosa respirò; lo spirito cli resistenza Ri ravviv<'> : so la distanza o la imprepara,,,,ione dell'Ame1·icr1, non risolvevano subiLo la crisi, la certezzii, dell'aiuto che doveva venire dava animo a resistore Iin che l'aiuto giun!(<·sse in muropa. E con gli Stati Uniti sarobbo venuto, almeno politicanwnto od economicamo1,te, l'appoggio di alt,ri minori HLati americani, com<~ difaLl i avvenne {primo il Brasile, e nol corso dell' anno la Boli,ia e gli staterclli doli' _\morica conLrale : nell ' rnstremo Oriente si dichiararono l>olligora11ti la Oina, o il Siam). l.Ja Germania invoco credette formamento cho il soccorso americano o sarebbe rimasto nolllinale o, so mai riuscisse a divenir effotti vo, imrebbo an-ivato tardi, quando la gnorra sottomarina avTObl>o già reciso i nervi doll'Inteaa. Alla fino di maggio aveva già distrutto 3,800,000 ton. notiate di u:wiglio nemico, perdondo soltanto un piccolo numero di soU.omarini . .A bono considoral'e, per quanto fossero gravi l<' nuove diliicoltà doll' Intesa, cl1i aveva più fretta ora. !!em1)ro la Germania con i suoi allea.ti. Lo condizioni interne di questi peggioravano: so i militari giuranrno di essere vicini al t,rionfo e si proponevano di farlo
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pagar caro ai vinti, il bisogno, più che il desiderio, di affretta,r la pace agiva sugli animi del popolo e sui partiti politici. In Austria-Ungheria il disagio era già intollerabile. L'esercito si consumava nello sforzo por resistere agli attacchi dell'Italia. ':l'utto considerato, l'imperaLoro Carlo o il suo ministro Czernin giudicavano venuto il momento in Clù solLanto una. pace pronta poteva sal,aro la vacillante compagine della monarchia.. In un rapporto segreto (13 aprile), che fu comunicato alla Germa,nia, Czernin previde cho non c'erano forze per resistere oltre l'inverno futuro ; conseguenza : cerca,r la pace prima che fosse troppo Lardi. B l'Austria si mise a cercarla. Il momento era favorevole : liberat,asi orarnai dal pericolo russo, tutto poteva sal·rnrsi se fosse riuscita a liberarsi anche dell'Italia. Per questo scopo studiava come separare dall'I.ta.lia gli altri alleati occidentali che, concentrati contro la Germania, non avevano un interesse immediato a debellare l'Austria-Ungheria. N è l'Imperatore nè il Ministro ignoravano che l'Inghilterra e b l"l'rancia non avevano, nel passato, nutrito rancore contro la monarchia absburghese ; anzi una antica oononte diplomatica di quello potenze considerava l'Aw,trhiUngheria come un element.o da potersi 1,rattare indipendentemente dalla Germania e magari contro di questa . .ili vero cho tutti gli Alleati erano impegnati, per il pa~to di Londra,, con l'Italia, e per di più promettevano aiuto ai popoli soggetti all' AusLria-Ungheria ohe dalla, guerra speravano la propria libemzione; ma l'Austria pensava anche che il vantaggio immediato offerto con la sua sepat·aziono dalla Germania sarebbe stata una teni,azione a infrangere patti ed impegni. f/ Imperatore stesso ordl l'intrigo. l ncm'icò suo cognato, Sisto di Borbone, che ave-Ùi, militato con i
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Belgi o viveva in 'Fmncia, di saggiare lo intenzioni del governo fraucese, se l'Austria-Ungheria, riconosciuto il buon diritto delht Fi·ancia alla restituzione dell'Alsazia-Lorena, inducosso la Germania a cederla, e così togliere il più diretto ostacolo alla pace. Combinazione facile a farsi da,ll'Austria-Unghoria che offriva cosa non sua, ma tentante perchè includeva una tacita promessa di abbandonare l' alleat,a Gerrna,nia o costringer questa a cedere per l'isolamento in cui si sarebbe trova1,a. A tanto non pensavano nè Ca,rlo nè il suo rninist,1·0: che agivano all'insaputa della Germania ma non con animo a,ntitedesco, non s' ingannavano però giudicando così di separa.re la ctiusa absbmghese dall'odio di quella germanica; e praticamente - in qualunque modo la pace fosse. fatta di ottenere le condizioni privilegiate che si fanno all'a.mico segreto incontrato nel campo nemico : prima, la integrità tt'rritoriale della monarchia. Alla quale l'Austria mostrava che unico ostacolo ora l'Italia, con la sua guerra o con il patto di vittoria stretto con gli Alleati: patto che, togliendo alla monarchia il grande porto di ~l'riesto o il dominio adriatico: effettivamente ne smontava la compagine economica e politica e ne determinava il paventato smembramento. Francia o Inghilterra ascoltarono, e alcuni doi loro uomini politici, per l'ilhmiono che l'Austria potesse divenire antigermftnica e per sospetto vorso lo fortune riputate eccessivo dell'Italia, anche con aperto compiacimento. Ma lealmente Lloyd George e Ribot - cho il 20 marzo era successo a Briand - ne informarono Sonnino (convegno di Saint-Jean-de-M:aurionne, 19 aprile). Sonnino riCinLò natmalmonto quella riduzione quasi totale delle richieste italiane, sancito dal ~ilfemorandwm di Londra, che sola avrebbe indot,ta l'.Austria.-Unghoria a dar
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seguito alle sue incerte promesse. Promesse fallaci del resto anche per la sua incapacità. materiale a scindersi politicamente e militarmente dalla alleata potente come una padrona. L'intrigo ufficialmente non ebbe seguito ; ma l'Austria-Ungheria ne trasse il vantaggio di aver risvegliat,o, nel campo dell'InLesa, delle simpatie per sò e delle antipatie })Cl' la politica italiana che impediva uno di quei giuocbi sottili con cui la diplomazia tradizionale si illudeva di uscire anche da una guerra così grossa. Conversazioni segrete tra agenti franco-inglesi cd austriaci cont,inuarono, nei paesi neutrali,· per tutto l'anno. In molta '[)art e dell'opinione 1)Ubblica di Francia, d'TnghilLerra e, per riflesso, dogli Stati Unit.i l'austrofilia prese corpo e turbò l'unità. della poli.tica comune. A turbar la quale, verso l' [talla, contribuivano anche divergenze non indifferenti tra questa o gli Alleati nella politica balcanica. Da quando il corpo <li occupazione italiano in Albania si era collegato nell'interno, per vie nova.mente costruite, all'ala sini- . stra dell'esercito di Orieute, la Francia aveva mostr~bto di volersi ingerire anche nelle faccende albanesi (a Coriza fu proclamata tma effimera repubblica albanese di formazi.one francese). E dalla Fra,ncia erano favoriti quei Greci che, estendendo l'Epiro, intendeva.no rivendicare una parte dell'Albania meridionale. Per sospetto della Grecia,, prnsata rivale dell'Italia nel canale d' Otranto e in 1\sia Minore, Sonnino era eontrario a, solleci1;are con la forza l'intervento di questo Stato cbe Venizolos prometteva all'IntesA> se questa lo rimettes<;e, con la sua autorità, o, capo della politica greca. Perciò l'Italia sembrava, in contraddizione con gli Alleati, sostenitrice della politica ger.rnano.fila del re Costantino.
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Ad evitare sorprese in Albania, l'Italia proclamò per conto proprio l'unità dell'intera .Albania, compresa la maggior pa,rte cbo ora occupata dall' .Austria, sotto la sua egida (Proclama di Argiroeast.ro, 3 giugno) ed occupò anche. G-ianina nell' Hpiro (10 giugno). Ma nella questione greca prevalse la volontà della Fmncia o d.ell' Inghilterra cho, a por fine ~tlle tergiversazioni infinito di Costantino, imposero l' abdicazione del re iniido. Abdicazione a cui Oosl,antino si rassegnò il 12 giugno. I,' a1to oommissa,rio francese Jonnart, incaricato di tagliare il nodo della que:Jtione greca, foce ritornare ad Atono, sotto la protezione delle forze allea.Le, Venizelos e gli fece comporre un :ministero :per la guerra. Il primo atto del governo di Vcnizelos - che governò come dittatore - fu quello cli rompere le relazioni diplomatiche con la Germania e con gli a,lloati di questa. Quanl,o ad inte.rvenire militarmente nella guorm non potè, o più tardi, che mandare qualche divisione in rappresentanza della Greeia St;1lh1 fronte maoodomi. M:a a,ll'esercito di Oriento fu tolLo il pericolo, che lo aveva paralizzato, di essere agb•Tedito a.Ue spalle. Venizelos, accorto patriota, seppe tuttavia sfruttare &l massimo gmdo il servizi.o così fatfoosamento reso all'Intesa. * **
La delusione per il grave immccesso dell'offensiva della Ohampa,gne e la nessuna speranza sul soccorso militare oho, contro la Germania, potesse ancor venire dalla Russia - dove anche il governo democra.tico aveva, dovuto cedere ad uno di colore più socialista combinato fra il principe Lvof e Korenski concentravano sempre più contro la sola Germania
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l'attenzione politica e lo sforzo militare franco-inglese. La guerra contro l'Austria era considerata come un duello singolare a cui l'Italia dovesse provvedere da sola, anche so tutLi gli altri avversari dell'Austria fossero, corn'erano, fuori di combattimento. L'idea che l'Austria-Ungheria fosse, anche militaJ.'mente, l'elemento più sensibile della compagine nemica, od essendo più debole di quello tedesco, potesse e dovesse ossore tolt;o di mezzo concentrando contro di essa un 'azione comune, era veduta da pochi : persino in lta,lia molti continuavano . a, considerare la guerra all'Austria corno una guerra a parte, rola,1iivamente distinta da quella al gormanesimo. Il ministro Bissolati soltanto cercò di indiu·re gli alleati ad uno sforzo comune contro l'Austria-Ungberia, che poteva produrre indiroLLamente quel crollo della Germania che dil'ettamente sembrava quasi impossibile. Ma non fu aseoltflito se non un J.)OCO da, Lloyd George, che si contentò di mandare a rinforzo dell'Italia qua,1che batteria. Oosl l'esercito austriaco potè resistere ancora, clisperatamente, ai nuovi colpi di Cadorna sulla fronte giulia. Lotta senza sorprese, preveduta nei luoghi e spesso noi tompi, che consumava l'osercito austriaco ma che cost~tva dure perdite anche a quello italiano, combatLonto per attacchi frontali.. Per tenta.r e di aprirsi la strada, sbarrata a oriente di Go1·izia,, l'offensiva genera.le, aperta cou un bombardament;o di tre giorni (12-15 maggio) da Tolmino al mare, cercò di conquistare le posizioni dell'altipiano a nord di Gorizia. E dalla testa di ponte di Plava e dfli quella provvisoria di Bodrez si inerpicò combattendo sulle fortissime posizioni dol Monto Cucco o del Vodice. Qui la rnischla degli attacchi e dei contrattacchi durò tutta una settimana ; e se il Monte Santo non
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fu tenuto, le altre cime furnno definiti va.monte strappate. Ma l'azione principale si svolse in un secondo tempo - da.! 25 maggio - tra Gor~zia, il Carso o il mare, volta ad aprire la via litoranea di Trieste sbarra,ta da.ila Hermada. In tre giorni di comba~timenti, fra i più aspri che avesse veduto il Carso, ie truppe della terza Armata progredirono sino a Castagnevi7,za e, verso il mare, penetrarono a Jamiano. Il giorno di Pentecoste la ba,ttaglia fu feroce ma piena di speranze. In cielo grosse squadriglie di velivoli precedevano fo fanterie mitragliando: dal mare sostenevano l'azione alcuni monitori bombll,rdanti D11ino e la costa su cui si appoggiava l'estrema sinistra dello schiemmcnto austriaco : furono raggiunte le font,i del Timavo e preso San Giovanni di Tuha. La Hermada era in vestita direttamente. La, liberazione di Trieste pareva possibile. Per parare alla pressione che ' minaccia va di fate schiantare la fronte giulia, gli Austriaci acccnna,rono delle controffensive fino nel TrenLino, in Val d'Adige, al Pasubio e in Val Travignolo. E poichè ora potevano distrarre riservo dalla fronte oriontale, le fecero accor• rere a tompo sul basso Carso ove, ai pri111i di giugno, pa.ssarono a. contrattacchi di grando stile, riuscendo a far arretTine un poco l'investimento della, Hermada.. La battaglia tuttavia terminava per loro con la perdita di posizioni preziose, ancho a noTd di Gorizia dove si credevano sicmi, con la perdita di 25,000 prigionieri, e - si calcola - con J 00,000 uomini fuori di combattimento. Cadorna pensava cbe fosse il momento di t~gire anche sulla fronte trentina, in modo <li cacciare dall'altipiano di Asiago i nemici che vi si e:rano fortifica.ti l'anno prima e ridurli almeno alle posizioni dove era,no sta.ti T)Orl;ati prima drll'offensivll, (l..,J 'J 6. Prrciò hiso-
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. gnava minacciarli dal nord l'ioccupando le cime 11 e 12 tl'a. gli altipiani e la Valsugana. Battaglioni scel ti di a.lpini occupa,rono in parte l'Ortigara (11 giugno), ma qui furono fermati da bombardamenti concentrati e insostenibili; e poichò vollero sostenerli, ebbero tali perdite elle l'a,zione dovette essere abbandonata. * **
Oramài la Russia lasciava agli eserciti austJ.·oungarici pi.em1 libertà di concentJ.·arsi tutti alla difos~~ delle fronti italiane . L'esercito russo sempre più cedeva al desiderio di pace e si abbandonava fiducioso alle <<fraternizzazioni » proposte dai nemici. L 'intera Itussia era sempre l)iù dnbitosa se dover continuare la g11erra. Sotto la pressione del soviet di Pietrogrado, massitm1lista (in russo ,e bolscevico ») e fautore di una pace qualunque, il• govC>rno provvisorio fn costretto a clticdcrc la revisione dei trattati di guerra con gli alleati e tollerare la formula pericolosa (( senza annessioni nè contribuzioni >>. Kerenski, socialista, ma con vinto che la Russia non potesse salvarsi abbandonando gli Alleati, feee quanto potè. per galvanizzare l'esercito e indurlo a battersi ancora: ma i generali poco potevano, e in più patti i soldati discutevano tumultuosamente se e come dov<'SSe farsi una certa azione. Moltissimi, allettati dalla :promessa holsceviea della dish·ibuzione delle tf'n·c-, ritornavano, senza aspettare permessi, alle case loro. Spesso si fermavano nelle città e, senza sapere precisamente quel che facessero, allucinati di disperaziorn~ e di speranze, vi rimanevano a oziare in nuovi (Jonsigli di operai e di soldati. Il capo comunista Lenin e i suoi segnae;i predicavano la rihellione a tutte le discipline, il tmdimento e la foga.
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Tuttavia Ker('nski, con un suvrcroo sforzo, riusci a convinc(•re i corpi drlla Ga,lizia orirn!.alc ad attn,c. care. .Ancorn, una volta, l'Lùt.ima, ai primi di luglio, soldati russi passaro11<> all'offenfliva <', non incontrando eh,• le deholi difese austriaclw, ~wanzarono sino a Ka,lnsz. 1\fa gli altri settori non rispondevano : ognuno faceva per conto proprio. Bastò che i Tedeschi attaccassero in direzionr di Tarnopol pe1 chò l'offen siva si tram11ta.sse in sconfitta,. Il 19 luglio la, fronte meridionale russa fu complrtamentc 1,fondata, a Zloozol. Tl governo provviRorio si dimisi'. Kerrnsld prese la dir(•zionr di un govrrno tutto socialista c•hc sperava. a,ncora di ridl'stare l'<>n<>rgia popolare pn·sentando la. guerra <'Ome una difoi:;A, dclii. ri voluzionr e della <l<>mocrazia pii1 democrntica ed assunse egli Rtesso anrhc il conrn,ndo drgli ('SPrciti. E1-ano eserciti Afasciati clw nessumi. disciplina tratteneva, più ai loro posti. Cnvano i Homeni trntarono di reagire pit'1 a, sud, v(•rso Pntna,. Mackenseu, a sua volta n,ttaccò a T•'ocsani. La defezion<' d<•lle nni l,ù, russe m<'tleva, in pericolo anche la fronte• rouwua, ristretta ma tenac<•mente difPsa. Gli .\ustri11ci cornodam<'nte ri<'ntrava,no nella Bncovina <', occupata Ozcrnovitz (6 aprile), Vienna potc•va vantarsi di aver reintegmt-0 ad ori<'llt<' tutte le fronti<'l'<' della monarchia: se non le oltrepass,wa, era per la. sua magnanimità, e J)<-'l' ùimo:;trare la Rna on<'sfo, intenzion.<1 di paro con lo stat1i quo. In r<'altà. l'Austrin,-Ungheria :~veva biso1,!nò di tutt<> le sue forze p<'r contmstare il passo all'Italia alla qual<' guard::wa con sgonwnto. Implorava L'aiuto militare della. Germania che lo rispond<•vri di difrndt•rsi finchè, al crollo clt•lli\ Russia, non S<'guissc anche quello interno dell'Italia, reputata la. meno n•sist<•nte al disfa.Ltismo.
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Lo sconvolgimento russo, ancora oscuro a,gli occidentali nelle sue cause e nei suoi effetti, aveva effettivamente portato dovunque grande scompiglio morale. La Germania lo aveva favorito come istrumento di disfattismo ed aveva concepito la speranza o il disegno di propagarne le scintille rivoluzionarie in tutt;i i campi del nemico. QueJla che fu detta « propaganda stù nemico >i fu agitata con tutti i mezzi, sulle fronti di battaglia e tra le popolazioni civili. L'onesta presunzione di una pace senza vincitori nè vinti servì come istrumento logorante di gut',rra; cercò di accendere la guerra civile alle spalle dei combattenti. In ]'rancia il movimento pacifista fu alimentato <l.u, giornali insidiosi che poterono .fa.re la loro opera disgrt:>gatric(\ poichè tollerati, per debolezze e complicità inconfessabili, dallo stesso minist-ro degli interni Mal vy. Un avventm'iero pagato dalla Germania, Bolo, era riuscito a impadronirsi di grandi giornali patriottici. L'ex-presidente Caillaux con il suo atteggiamento ambiguo dava sospetto cli favorire, almeno per sua ambizione personale, i traditori. Polt:>michc aspre invelenirono gli animi e minacciarono l' cc unione sacra», finchè fina,1mcntc Bolo fu arrestato e il direttore del Bonnet Ro1.ige, Almereyda, si strangolò in carcere. La responsabilità riconosciuta, di M:aolvy fece cadere il ministero Ribot a cui ne successe, per breve tl'mpo, uno pr<'SCduto da Painlevé (7 settembre). Anche in 1 talla stanchezza e inquietudine di spiriti. Il partito socialista - clw non aveva mai voluto accettare la gnerra - sotto l'influenza della predicazione massimalista russa, passava. dalla, ncga,zionc astratta ad un'azione pratica che, indebolendò l'esercito e il paese, coinc.ideva. con quella del nemico esterno . .A1formava essere anche la gue1 ra italia,na una guerra ili conquist:a; cominciava, a trovar fode tra i soldati a 1
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cui le perdite scmlmwano sproporzionate agli cffcUi ottenuU. l i'anno avanti i mo1·Li erano stati 120 mila, · e a. metà del '17 erano già quasi un altro centinaio <li migliaia. Il governo di Bosclli, preoccupato di non far sentil'e troppo la guerra al paese, chiud<.,va gli occhi su fatti di gravità oramai. evidente: in più provincie i disertori si na.scondovf~no liberamente. l ~)finistero (u ricomposto dopo 11na, crisi interna ~ ~iugno); ma. come non cambiò il president<' nè il ministro dell'interno, Orlando, non ne cambiò l'indirizzo. Permise n.nche che dei commissari dei Sovie1-y, ffi<'SSi in giro lX'l' l'Europa, si fermassc.ro in Italia a J)redicare i loro filosofemi che si b'aducevano nell'invito a gettar<• le armi. n capo socialista Trcv<·s gridava che il prossimo inv('tnO non lo si s:11'ebbe più passato nelle trinC<'c. A Torino fra gli opcmi delle fabbriche di armi scoppiò un movimento SC'dizioso eh<' impressionò (23-2-1 agosto). Tn Germani..'\ si parlava d<.•lla rivoluzione italiana come di cosa pros11im}~ e cert,a,. Ma il disfattismo, per sua nallU'a a, du<' ta,frli, rea,giva su quelle stt,ssc potenz(' che :wrebb<'rO Yoluto adopt•rarlo a decomporre le pot<'nze nemiche. Anche in Germania o in A.us1,ria, prima di diventare teoria, o rivoluzionaria come in Russia o semplicemente pacifista, lo alim('ntava. un fatto indiscutibile: la stanchezza della gu('rra lunga e cl!'lle sue sofferenze. I n Austria faceva professione di pacifismo lo stosRo Sovl'ano, p<'rchè cosl l'igettava Lutta la responsabilità, dE>lla continuazione <Lella guc1·ra, P.opra. l' Italia, e cont.av:~ di riconquistare alla monarrbia le simpatie , delle nazionalità più o meno 1·ibelli. nopo tre anni di cbillsura forzata, 1·ia,prì il ]{,<'icbsI"c1,th (30 maggio) e amnii-1.iò i molti imprigiona.ti per alto tradimento, specia.lnwnt{' czecbi. Promise anche di n•slitttire alle loro casP I<' migliaia e migliain di. cittadini int<'rnati ll<'i campi di CAPltlN,
Otterrr, 1111iv.
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CAPITOLO V.
concentramento; ma. in eff(ILto questfb singola.reinfomia dell'Austria-Ungheria non sp:11·ì che con la. sua fine. Della. voce riconqtùstata pl'Ofittarono subito i rappresentanti delle nazionalità per a.ff(1rmarc, con suffi0iente precisione, i loro dil'itti alla indipend<•nr,a,, Anche gli Sloveni (' i Croati, pur conformandosi frcleli all' Impero, es1n'ess<'ro il loro desiderio di riunirsi tra Loro e con i' Serbi in una sola comunità jugoslava. Cado e Cz<'J'nin crecfottNo di a.mmansirli facendo promc.sse di aul,<momia, naLurabn<•nte solo per le nazionalità dipendenti da.Il' Austria, e nell'orbita dcli' l mpero. Questo nel pensiero di Carlo poteva uscirne rrncora ingmndito, se e~li riusciva. a. indurre la Germania, alla. cosl detta soluzione austro-polacca, cioè a riunire alla corona austriaca anche la Polonia, procbmata inclipendcnte, come terzo <'l<•mento d<•lla duplic<' monarchia. rer attral'l'c le simpatie della rolcfnhl, le aveva. mandato il genemlc Pilsudski, già eapo d<'i volontari l)Olacchi-au.sh·ia.ci contro la R,ussia,. Così l'Austria C<'rcava di salvarsi all'interno, mentre a.ll'('stero non dispera.va ancora di far precipitare in qualc11e modo la pa<'~ generale con suo vantaggio particolare. Czcrnin non aveva trovato ascolto al sno programma D<'lla Germania ufficiai<'. L'I mpNatore t<.•d<'sCO o i capi militari non volevano credere al pessimismo austriaco ; lo stesso Carlo, clw loda.va la, pace ai suoi popoli e agli aJnici che aveva nell'Intesa, e Ira i neutrali, quando <'!'a. in presenza del suo alleato, ritornava a g-turaro nella forza dcll<' armi e nel trionfo sicuro della guerra sottomarina. PC'rò anche in Germania, dow non ostant-0 la 1m~da romena o quella russa, le condizioni di vita era.no difficili, la foò.c assolutti nella vittoria delle armi non era. ph't unanime. Gli es<'rriti disciplinatissimi, in mano di Ilindenbnrg e di Ludendorff, si battevano fieramente come il pruno giorno: la carta di
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guerra. er0, una verità assiomatica. 1\Ia il socialista, Scb.cidemann cominciavrl ad ammettere che ,<la.guerra non pot-csse risolversi soltanto con la ·guerra», e, per effetto del memoriale di Cz<'rnin, :rnch(' i cattolici pensarono a.ll'opportunità. cli :,ffrettare la pace m<'ntre la fortuna tldlc armi arrideva all'Impero. Il m,ttolico IDzberger, capo della propaganda tC'desca all'estNo, si volse a sost(>nere la tesi di una pa.c(' che, conchiusa in quel momento, sarebbe st,a.ta un ottimo affare per l:t GeJ·mania,. Natnralmentt> nè lui nè i socialisti (convegno di Stoccolma, 17 giugno) pensa.vano a perdere nè un centimetro di territorio nè un pfennig: an:à la iorm1ùn. russo-americana che veniYa. in voga, « autodecisione dt•i popoli », pa,r eva un ecc<'ll<'nto rnezzo per sollevare contro la Russia i Finlandesi e gli Ucraini, contro la Gran Brettagna gli Irla,ndcsi, contro la Francia e l'Italia le popolazioni mussulmane <lell' Africa. Orn, in Germani.'\ si nota.va una certa tendenza. del popolo a volor discutero esso stesso le questioni della gnen·t\ di cui era arbitm l'autorità imperiale e militare; l' Imperntoro cercò di contenLa,rlo con nnn, modesta est(,nsione del suffragio alla Prussia (18 luglio). Ma nè lui nè i capi dell'osercito pormiiioro che si discutessero i fini di guen·a, tenuti segreti - dicevano por prudenza verso il nomico - di fatto porchè questi erano ancora ispil'ati al più ra.1)aco imporialismo. E lo i;apeva Erzherger, che prima aveva sostenuto, d'accordo oltre che con i militari con i grandi in<lustriali, l'annessione di gran parte del Belgio e dei bacini minera,ti franc('si. Ma ora, bene i.nfornrn,to, per i suoi rapporti personali con le donne cattoliche della corte viennese, cfolla pericolosa debolezza dell'Austria, preoccupato degli effeUi ddl' intol'vento anwl'ica.no, e r<1putando utile sfruttare a tempo una situazione milita.re giunta all'apogeo, fu lui a indurre la maggio-
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CAPITOLO V:
ranza del Reichstag a votare un ordine del giorno (12 luglio) che fece chiasso, in cui si dichiarava che la Germania, avendo combattuto per la sua difesa,« aspirava alla pace, ad accordi e ad uua dUI'<'volo conciliazione fra i popoli ». L'atto parlamentare non differiva,, come intenzione, dalla proposta governativa di pace del dicembre antecedente, ma poichè veniva dopo sei mesi di quella guerra sottomarina che avrebbe dovuto risohere in altro modo la grande contesa, sonò come una manifestazione di dubbio sull'efficacia della guerra sottomarina stessa. Qualche occhio cominciav:i. in Germania a destarsi dalla ebbrezza dei trionfi guerreschi. Il disaccordo, per lo meno di tattica: politica, fra i milita,r i e alcuni partiti civili cominciò. Il canceUicro BethmannHollwegh, fedelmente ligio all'Imperatore e allo Stato maggioTe, si dimise dopo otto anni di ufficio. :M:a Imperato1;e e Stato maggiore continuavano a. disporre della, guerra e, della pace. Il nuovo cancolliere 1Vlichaelis non cambiò politica o, se lanciò parole ambigue di un vago pacifismo, lo fece soltanto per l'efficacia disgregatrice che poteva avere sugli animi dei nemici. I capi militari e navali erano più sicUI'i che mai di riuscire a imporre la pace con la spada e col siluro : se un primo contingente di solda,t i americni ora sha,rcato in Francia (fine di giugno) si pensava alla rondine che non fa primavera: si not,ava che dall'aprile al giugno i nemici avevano perduto altre Z,236,000 tonnellate di naviglio e non riuscivano a inventare mezzi efficaci di protezione. All'esercito russo era stato dato il colpo di grazia, e quello francese, dopo il grave scacco della Champagne, non si mostrava più attivo. Stùla fronte occidentale soltanto gli Inglesi iniziavano (31 luglio) un'altra dello loro battaglie metodiche sopra un settore circoscritto, con bombardamenti infiniti ma
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con magro conquiste di terreno e con modesto catturo di prigioni.ori e di bottino. Fu la così detta terza battaglia dell'Yser o di Fiandra, combattuta di fronte a Ypres, nell'angolo di territorio belga rima,sto agli Alloa,t i : battaglia che a cinque riprese, ma a. progrossi diminuenti, durò sino ai primi di ottobre. Ancora una di quelle oporazioni di logorio i cui resultati poco evidenti parevano confermare l'idea della guerra sonza sfondo. Tanto pareva vero che, in occidente, la guerra avesse trovato il suo oquilihrio nella reciproca paralisi, e cho la Germania fosse inestirpabile dal suolo della Francia, cho il Papa,, uscendo da.ila cautela dei suoi . appelli ge11erici alla carità uni versale, proposo la pace ai capi degli StaLi belligeranti (15 a,gosto ). Pace percbè, secondo lui, oramai era dimostrato essere ht guorra una « inutile strage>>. Proponeva, come base di discussione, la reciproca restituzione dei tenitori occupati - comprese le coloni.o tedesche - o la rest;aumziono delht indipendenza del Belgio : sulle questioni di Al.sa,ziaLorena e delle terre irredento italiane vedesiw la Francia cli intendersi« con spirito conciliante» con la, Germania o l'Italia con l'Austria. La questione dol Belgio era la pietra di paragone· dell'animo tedesco. E pur senza accogliere 11fficialmonte l'invito del Papa, l'Inghilterra lasciò che il nunzio pontificio a Monaco, P acelli, sa,ggiasso le intenzioni tedesche. La volontà di Ilindenbmg e Luélendorff, che n.on intendevano rinunciare nel Belgio a tali ga;ranzie che significavano l'annessione economica e militare del paese indispensabile per tenero in soggezione l' Inghilterra, ebbe ancora il sopravvento (Consiglio della corom~ dell'll soLLembro) e tutto finl lì restando della not~• papale, nei paesi dell'Intesa, soltanto l'impressione dell' « inutile strage». )fa vVilson
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ribatto va, a RenecloUo XV elio fa som plico cessazione della lot la. pr<'i,;onto o il l'ilorno da lui a,m;picato allo st,itii quo non salva vano lo naziorù dn, guerra ful,ura, fin tanto cho a giurar la pace fosse 1m govt'mo, corno quello 1,odosco, elio l' avova violata : non esso ma il popolo Leclesco, lib<'mto, 1>oteva garantirla. Dosse dnnquo, il popolo tedesro, una prova lampante della sua l'<'Sipisconza o del suo buon volere. L'America <·otuorlava emù la . tesi, espressa in forma lliù aspramente concrol;a da 1,l.oycl Goorgfl, cho l'Ingl1i1terra, non avrebbe mai l'atto paco con gli I fohcnzollorn. * ** Ni· l'ltalht con gli Ashurgo. Anello in Italia si chia-
1·i va il pensiero, cho ~~ principio della gnorra orn sLato di pochi, non poLersi ottenere 'Pronto o Tri<'ste so non ('On la distruzione <lolla monarehia, nc1niica o con la sua ridistribuzione secondo gli elementi nazionali. L'unità naLurale doll'Ualia non poLeva at,tum·Ri com1)lotamonto
se non con la fino clell'artificioRa unit~ ~mstro-unga,rica. Qnoota invora,vano gli C'Suli czcco-slovacchi eu a,ncho quolli sloveni o cron.U sempre pil\ amalgamat,i con quelli sorbi. (PatLo <li Corfù del 7 luglio, che proclamava l'nrùLà (ut,ura delle Lre tribù nell'unico popolo jugoslavo.) Ma poichè i Jugoslavi, in quanto comJ>eLitori dcll'Tt alia per l 'AdriaLico oriontalc, efi'eLLi varnoute costit, uivano ancora umi dolio forze milital'i pii\ sicm·e dell'Austria nella, guerra contro l'Jtalia, la fusione, logica, della, causa it,aliaua. con quella. dello nazionalità soggotie agli Asburgo in pratica non si attua.va. Anzi le clivergmze t.rn l'unfoo nemico ostoruo doli' Austrfa ed uno doi suoi nemici interni, gli Slavi meridionali, erano sfrut,tate tanto dall'.Austria quanto dagli A Ueati doli' J tali.a,.
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Le cononti austroiile dell'[ntcsa riuscivano a conciliarsi, per equivoco, con lo sue corronLi slavofile, le quali pmc, in teoria, coincidevano con l'interesso supremo dell'Italia di abbattere l'Austria,. So ci fu un momento in cui la, sconfitta militare del, l'Austria, che avrebbe scompaginato il suo organismo interno già tanto più debole del sno esercito combattonto, fu rasentata, questo fu nell'agosto del 1917, durante la. batt,aglia dellft Ba,insizza. A. l)OCO più di un mese di distanza dalla battaglia por il Cucco e per la Hermada, Ca.dorna aveva raccolto nuove forzo por un assalto generale. La preparazione di artiglioria, nella quale finalmente l'Italia aveva raggiunto una certa superiorità su quella nemica, si aprì fmiosa il 18 di agosto su tutti i 60 chilometri che correvano dal :Monte N oro al mare. Attaccando da per tutto, il genemlissimo italiano contava di sfondare in un ptmto o sfruttare possibilmente a pieno lo sfondamento. Strategicamente egli pensava di compiere anche un'operazione essenziale por 1'3,vanzata nelle Giulie - oporaziono che fino allora era stata, per lo sue difficoltà peculiari trascurata - : prendere la testa di ponte di Tolmino, rimasta sulla, destra doll'Isonzo. Ma non tutti i re1)arti risposero con l'usato fervore alla volontà, offensiva del Comando : olt1·e alle ragioni generali di sfiducia che gli eventi &'fortunati dell'anno a.vevano diffuso tra gli eserciti come tra i civili, sfi<lucia alimentata con soddisfazione di parto dalla propaganda socialista, e da. quella clericale, ragioni di malcont<>nto speciale tra i soldati italiani erano : i turni troppo lunghi di troppi reparti nelle trincee di prima linea, la presunzione che ci for,scro dei favoriti a cui i rischi della fronte erano evitati, il vitto peggiorato dacchè anche l'Italia si. era dovuta mettere sull'f.conomia degli alimenti. Non erano J)Oi mancate ~e sobillazioni auetria-
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elle, le quali anche sulla fronte italiamt avevano tentato il giuoco russo della :fratornizzazione. Così fu ch0 nella grande battaglia- paventata dagli Austriaci che, annunzia.nclone nei loro bollettini il principio, ne fecero oscuri presagi - le unità che avrebbero dovuto attaccare Tolmiuo agirono assai fiaccamente; anche sul Carso qua e là, dei reparti, con il loro contegno incerto, frustrarono in parte il valore degli altri. '.l1uttavia, mentre anche sul Carso - specialmente nella zona mediana- el'an compiuti progressi notevoli, sul medio Isonzo riuscì a pieno la difficile oprrazione del passaggio del fiume su ponti di fortuna gettati ntllla notte sul 19 a monte di Flava e di Anhovo. Una. brigata di bersaglieri si gettò sulle difese dell'altipia,no della Bainsir,za,, le ruppe tutte quante lungo la linea }1:atta-Sommer ; si trovò presto in terreno sgombro. InLorno a Vrh lo sfondamento della fronte austriaca era avvenuto: convergendo a sud gli Italiani fecero cadere anche le linee più meridiona,li dell'altipiano; presero cannoni più che ll('ilc offensive antecedenti, compr<.'si due di grossissimo calibro. Per questa ma~ novra, anche il lVfonte Santo, uno dei perni della difesa del Yipacco, cadde il giorno 24. Nuclei avanzati supera.rono tutta la profondità della Bainsizza (15 chilomelìl·i) giungendo sino alla soglia del Ohiappovano. Ma la rottura non J)Otè essere sfruttata in tutte le sue conscgnen~, anche perchè a,vveniva nel punto meno ·propizio. Le riserve strategiche, se pm ve ne fossero state, non aVJ'ebbero potuto essere rapidamente gettate, con tutto le a,rtiglierie e le salmerie necessarie, su qu<-lll'altipiano selvatico e senza strade, dove i nuclei leggeri dell'assalto si trova,rono quasi separati dalle linee principali. Nè l'avanzata poteva avvenire con lenta metodicità sinchè gli Austriaci mantenevano a nord il campo trincerato di Tolmino, che bastò ad interdire
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un dilaga.mento anche nella Bainsizza settentrionale (i Loro di Tolmino ). Ancora una volta gli Austriaci
poterono correre ai ripari, e, come resist.evano a oriento di Gorizia e sul basso Carso, il 27 comincia,rono a reagire anche sulla Bainsizza, e dopo duri combattimenti risai·cirono la fronte cla sci e otto chilom0tri dietro quella perduta, contenendo il salient,e fra 'rolmino al nord e i monti San Gabriele e San Daniele al sud. Una, seUimana dopo reagirono anche sul Carso e ristabili.rono la difesa. Alla fine della battaglia aveva.no perduto anehe 30,000 prigionieri. Ma la pugnacità ineguale dei reparti italiani aveva permesso anehe ad essi di farne alcune migliaia.. La battaglia si chiudeva per essi anche con un danno strategico, perchè l'occupazione italiil,na dellu Bainsizza, un.a volta ~tssicurata con le strade necessarie, minacciava tutta la fronte in direzione nuova, verso tutte le retrovie della Venezia Giulia con obiettivo ultimo Lubiana. I mmediatamente metteva in p1;1ricolo la strada di San Basso (Scl!onpass) e la valle del Vipacco, come manifestammo gli a,ttacchi locali ma ostinatissimi degli ltaliani contro il Monte San Gabriele o il San Daniele. (~ni i còrpo a corpo duraeono fino a mezzo sr,tt.embre ; fu sparso sangue più di quanto meritasse un obiettivo importantissimo ma singolare, e soltanto l'estrema. vetta del San Gabriele rimase in difficile possesso degli Austriaci. }\fa il loro Comando non si nascondeva più che qua,ndo gli l Laliani fossero in grado di rinnuova.re l'attacco generale, la sconfitta. sarebbe anche stata generale; Borocvic e l'Imperatore si volsero alla Germania perchè finalmente li soccorresse di buone e forti truppe. Hindcnbui·g riconobbe il pericolo vicino e annuì. Di truppe da combattimento i Tedeschi non avevano più bisogno sulla fronte orienta.le; avevano già
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in mano al>l>astanza territorio russo per rinunciare ad una marcia pericolosa per la natura, a,nchc se mancassero le resistenze umane, su Mosca o Pietrog1:ado. L'esercito russo si era già disfatto da sè, e ne completava il disfacimento la guerra civile scoppiata fra i poehi che volevano continuare a combatforc e le masse eh<' volevano arrendersi. Invano Kerenski, con disperata eloquenza, tentava galvfwizzare tutto un mondo che precipitava. Non bastò nemmeno che la Germania mostrasse la falsità delle sue proclamate intenr,ioni pacifiche, spingendosi senr,a difficoltà oltre la Dwina, e occupando Riga (3 settembre) e Jakobstadt (21 settembre). La Russia era insensibile. Poichè il centro di disorganizzazione era. di venuto Pielrograclo, il generalissimo KornilMf, con truppe rima,stcgli fedeli, ma,rciò su Pietl'OgTado per ridurla a disciplina. Kcrenski, fedele al suo ideale l)Opolare, fece arre.sta.r e Korniloff come controrivoluzionario e sperò di ristabilire ancora i10a qualche unità tra le fazioni, rrocla.mando la repubblica russa (l 5 settembre). Lo ½ar e la sua famiglia erano già stati internati in Siberia. Rott}b ogni disciplina, la guerra civile aveva libero il campo. J soldati passavano ai massimalisti che promettevano la p:'.lioo immediata e la distribuzione d~lle terre, proposte ben più gradevoli alla loro stanchezza che quella di tornare a combattere e a morire. * * *
Gli Imperi cent,rali magnificavano ai nemici la .sn,ggezza vacifica del popolo russò. Specialmente lo proponeva come esempio l'Austria, a cui ogni ora cresceva il pericolo mortale. Czernin, continuando il suo ginoco, parlava (discorso del 3 ottobre) del
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disarmo del quale l'Austria era pronta a dare il buon esempio per la futu.ra pace durevole d<'l mondo, , per poco che i nemici le. lasciassero subito fare la pa,ce senza toglierle nnlla,: ostentava la sua magnanimità democratica e cercava di conf.onù<'rla con qu('lla transoceanica di Wilson. Copriva la, sua paurft per il disastro che poteva avvenire da un momento all'altro. Proprio quei giorni l'esercito austria,c•o aveva corso un altro grave pericolo. I solcfati delle diverse nazionalità cominciavano ~~ non vedere negli lta.liani dei nemici, ma dei possibili all.ea,ti. Un giovane ufficiale Jugoslavo, passato a,gli Italiani, proponeva di ùTomperc verso Trento dal settore di Carzano - sul tol'rente Maso - dove assicmava eh<' tutti i difensori' avrebbero lasciat~ indifesa la. strada. Nella notté del 19 settembre il colpo fu tentato con un esile riparto che rinsnì infatti a passare senza difficoltà e a, ril,omare con qua,lcl1e centinaio di transfughi ; ma - fosse difficlem:a o timidezzft del Comando ignaro della guerra politica l'impresa che avrebbe potuto riuscire felicissima fu abbandonata. In Austria del « tradimento » di Carzano si parlò con sgomento grande. Cosi si permise alla Germania cli arrivare a, tempo a soccorrere l'Austria. Il che essa fece tanto più volentieri perchè giudicava lo stato interno dell'Italia assai grave. Non dubitava che sarebbe bastato un rovescio militare per sgonùnarla, far prevalere i partiti contrari alla guerra, accendere la rivoluzione, liquidarla per sempre alla maniera russa. Perciò Hindcnbmg decise che si attaccasse l'Italia. Ad aiutare gli Austriaci fu preparata un'armata scelta, mista di t edeschi e austriaci, comandata dal prussiano Von Below, e fu studiato un piano strategico audace e nuovo per sboccare nella pianura veneta : non d.al Trentino, dove il piano di Conrad era fallito una volta,
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non dal Carso e da Gorizia, che si sa,pevano troppo difesi, ma da Tolmino, con l'intento di valicare anche la · zona montuosa di destTa dell'Isonzo (Oolovrat e Contda) e sfociare subito nella va,lle del Natisone. Riuscendo il colpo, la te.rza ATmata, d<.'l Carso, come pure quella cbe guarniva, la Carnia, erano spezzate e aggirate strategicamente. In ogni modo, si saTobbero costretti gli ILaliani ad t1bbandonare la zona austriaca occupata, e anche da questa parte i confini della monarchia sarebbero stati reinte?:rati. E il colpo riuscì militarmente anche oltre lo speranze austro-tedesche, cl1e non andavano al di là del •ragliamento ; ma poliLicamente produsse clfett.i del tutLo contrari a quelli voluti. D<'lla grande offensiva, che addensava soldati e cannoni nC'lla valle della Dra.va, ebbe S<'ntore il Comando italiano, che previde anche la possibilità di uno sfondamento nell'alta valle dell'Isonzo. Temendo per ln, occupazione della Bainsizza, che poteva essere facilmente tagfoLta fuori, abbandonò l'atteggiamento offonsi vo e si ili spose alla difensiva: il comandante della soconda .Armata., Capello 1 pensava che al colpo imminente si sarebbe potuto parar meglio con una violenta controffmsiva dalla Bainsizza stessa. E sulle disposizioni per lo schieramento mancò l'accordo completo fra il comandante supremo e il comandante dell'Armata minacciata dell'urto, che per di più, ammalato, n<-'i giorni della battaglia non si trovò al su.o posto di comando. Ma a suo favore il nemico, più ancora che la imperfez ione ddla difesa eùb<' - in quel punto - la debolezza dei difensori. Nei settori dcstinàti all'a1;tacco ln. offensiva era stata preceduta da tutte le tentazioni e le a1lueinazioni che avevano fatto presa sui Russi. Così. avvenne che, qua,ndo l'attacco si smascherò violentissimo davanti a To1mino, la sorpresa fu maggionì della
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volontà di resistenza. La, preparazione cli artiglieria, si scatonò sull'alba dC'l 24. ottolJr<', furiosa ma, breve, dal · Rombon (alto Isonzo) alla B a,insizza. Nel mattino ,wbbioso l'mto prussiano irruppe SC'nza contrnsto in fondo alla vaUe : fra il t<'mpo cattivo che togliC'va la. "Vi<lta. (' il cattivo Rchicramento d(']le arliglierio, qtwsLe non fecero un tiro dficace di sba,na.mento. J/ .41.penkol'ps, appostll>Lo nel valico clPl Pr<'diJ, a mezzogiorno: era già. precipitato nella. coMa. di Plezzo: la dodicesima di,'ision<' pruHsiana, sbucata da Tohnino, si avventava lungo l'Isonr.o non verso sud mn, ve1·so nord, puntando su CaporC'tfo. Fosse mancanza cli ordiui o altro, il corpo schiC'rato 1mlh~ seconda. linea, del ColovTat, che r~vrebbe dovuto contrastarle il passo, rimase inattivo e la lasciò passare. I n dodici ore ùi battaglia la. cli visiono pmssiana era già a, CaporeUo e a.vC'va. tagliato fuori tntli i difensori del 1Iont(• N'ero. La secomln Armata }Weva perduto migliaia di prigionkri ed aveva l'ala dcst,ni, sfondata,. Se non riwsciva a. tenere snlb second:1 linea, era. in pericolo tutta, la, front<- gi11lia, rimasta, troppo avanzata sulla Bainsizzi\, Gorizia <' il Carso. Xon riusci a tenere. Gli Austro-t{'dcschi da Oaporetto si spinsero irnm<'ùiatam('llt<', sulla dir<'ttiva d(•l NatisonC'. Riservo raccolte tra. l<' più vicin<' fUl'dUO mandate a turare la falla. sui colli del Xatisone: furono travolte dall'ingorgo delle truppe che si ritira, ano in clh;ordine, stll'pìte, in parte anche già illuse che la guerrn potesse finire così. l 1a. difl'sa. Iu slegata., di nuclei dispersi, cli rroismi solitari. I <li fensori cldla Ba,i.n,c;;izza, dovettero ritimrsi ra,pidam<'n(<' abbanclona.ndo buona parte dell<· artiglierie. Il trnvolgirncnto dell'ala. sinistra. fu cosi rapido cli<' nernm<•no la linN~ di ultima difesa, obliqua n·a, Jlonte )fo.[.!giore, )fonte Cavallo, il Corada. e il l\Iont<~ /:janto, r<'sistdtr. Al ,nat.tino del 27 il nemico aveva pr<'SO anclw il mi1)osalclo di Monte
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CAPITOLO V.
Maggiore e calava a Cividale: la ,ia dell'invasione del Friuli gli era aperta. La t('r1,a .Arniata, minacciata di aggiram<'nto dal nord, dovette abbandona.re Gorizia, e il Carso: ma cliversamente· dalla, Sf'COnda, fece saltare i devositi, ricondusse i suoi ca,nnoni, si mos~o disperata, ma orclinata, senza che il ncmico osasse f~ttaccarla. Anche la. zona carnica cominciò ad cSS(ll'(I sgombrata. )fa la st•conda Armata, sconvolta, non riuscì a l<>n<'l'e nemm<'no una linl.'a provvisoria di ripiega,mcnto sul Torre : nel pomeriggio d('l 28 le n,vangual'dic nemiche entravano a Udin<'. La rotta divenni.' disastrosa lungo le vie del medio I•'riuli, ingombre di shandati e cli popolazioni in fugt1, su cui gli aereoplani nemici tempestavano a miirn.glia. Il ripiega.men1,o sul '.'Paglia.mento, ordinato a tempo dal Oomando, era compl'omesso anche per la t,<>rza Armata, marciante in ordine nel bt~sso Friuli, ma col fianco dl.'stro scoperto e oltrepassata dai corpi nemici avanzanti s11Ila linea lJdine-CoclJ·oipo. La notizia, della sconutta dilagò nel paese fulminea : suscitò dispera1.ione e inclignazione, vergogna e angoscia. Il l\Jinistoro Boselli si dimisi.', e il 28 si costituiv:.. un nuovo gov('rno prescduto da Orlando, che gilll'ò <li rcsiskre. La reazione del paese alle sue cliscordi<' (' alle sue debolezze che erano state la. causa, fondamcnhtle del disastro fu immediata: formò quello sbarramento morale su cui rifluiva ht parte dell'esercito chP era stata disfaW•. Ma h• rotta continuava nel Friuli invaso. N<'rnmeno la linea del Tagliamento resse: il Ciume era, improvvisamente in piena; i ponti principali crano stati rotti prima ehe le truppe e le popolazioni fui:rgcnti lo rassassero. AL passaggio fa il colmo dc,Ua confusione : trovato un ponte interrotto, gli sbanda.li si ingTOSAavano intorno ad un altro. Gli inscgmtod
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piegando al sud colsero al ponte di Latisana anche le retroguardie della terza Armata prima che fossero . al di là del fiume. I prigionieri <•rano innumerevoli. Forzato dal nemico anche il Tagliamento il 3 nt>vembrc, il Oomando ordinò la ritirata definitiva sul Piave: perciò anche l'.Armata del Cadore iniziò il suo ripiegamento lungo la str0tta vaJlata dell'alto Pia.re. N<'l J)aese non si sapeva dove si sarebbe potuti anestarsi, forse a.1l'Aclige, forse sul Po: Venezia era considerafa, perduta. Ma concordemente si invocò la. T<>Sist<'nza, a, qualunque costo, in qualunque punto. Dai depositi furono tolte le ultime recinte, la classe dei giova.nissimi di diciotto anni ; con nuovi volontari, con disertori pentiti, corsero a forma,re la nnova linea e il nuovo esercito. Francia e Inghilterra disposero immediatamente di inviare rinforzi e armi a.il' Alleato pericolante. Per qua,nto gli inscgwtori rnanoYrasscro per sfrutta.re la vittoria sino all'estremo,. la seconda fase della ritirata, dal Tagliamento al Piave, fo meno disastrosa della prima,. Un corpo spccia,le, quello del generale Di Giorgio, trattenne, in combattimenti di • retroguardia, la furia dell'avanzata austro-tedesca: le divisioni di cavalleria si sacrificarono :per rit~trda,rne la marcia. Brevi pause di difese successive permisero a quanto era rimasto dell'esercito giulio di passare anche il Piave, dove intanto si imbastiva una linea provvisoria di difesa. Il 7 novembre il grosso dclhi terzft .Armata si fermava per resistere: la quarta, discesa, tra continui prricoli, dal Cadore e dal Oismon, si arrestava tra l'altipiano dei Sette Comuni e la conca di Felt;re : l'Armata del Trentino non si rnoveva dalle sue posizioni. (< Sulle nuove posizioni diceva l'ordine del giorno del Coma,ndo - dalla Piave allo Stelvio si di-
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fonde l'onore e la vita d'Italia .... Morire, non ripiegare». Era l'ultimo ordine di Oadorna che, compiuta in così terribili condizioni, la grande ritirata, era, sostituito (9 novembre) dal generale Diaz, con sottocapi di stato maggiore i generali Badoglio e Gfardino. L'inseguim<'nto austro-tedesco sostava: dal Trentino il gruppo di eserciti di Conrad non mostrava di agire che debolmente: i primi 1•eparti :franco-inglesi valicavano le Alpi a rincoraJ.·e gli animi a ngosciati. Il 9 novembre la battaglia, che prese il nome di Ca,p orctto, languiva sulle rive del Piave guardate da un' esil(I ,linea. di soldati anima,ti però da un disp(',rato proposito di resistenza. La seconda Armata non <'Sisteva, IJiù : oltre 250,000 uomini erano caduti prigionieri, al,handonando i fucili, più di :rnoo ca.rmoni: 1700 bombarde, i viveri, e due grandi provincie d' ftalia: quella di Udine e quella di Belluno. Gli invasori famelici sostavano a ripartirsi la preda. Qualcuno cominciava a meravigliarsi come l'Italia, dopo tanta sconfitta, non si fosse già anesa e non implorassr la pace.
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Giorni più amari non erano mai spuntati per l'Italia e pe1' l'Intesa. Poichè, nientrc dell'Italia cadeva la fronte giulia, della Russia si disfacevano anehe le viscere. A Pietrogrado, colmft dei soldati che avevano abbandonato fa guena, i massimalisti dei Soviety insorgevano contro il govrruo rcpubblicano-socif11ista (7 novembre). Kerenski non aveva più truppe fedeli. Dopo un breve massacro, non gli Testò che fuggire e lascia,rc il campo ai massimalisti che formarono un Consiglio centra.io di commissari del popolo, con il proposito di cessare imm<.>diatamentc e in qualunque modo la,
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gn<'rra - e in questo erano concordi tntf.i i soldati e di spossrssare tutti i proprietari della, terra, e d<'i capitali -- e in qu0sto erano concordi operai e contadini. In Russia si proclama.va il comunismo e, per applicarlo, la dittatura d<•l proletariato esercila,ta mediante i Consigli d0gli opera.i, dei contadini e dei soldati. Pictrogrado e poi Mosca viSS<'l'O giorni di. sangue e di orgia : le m:rnse arm~\t<', a cui ernno ahbandonati gli n.v0ri e i corpi di tuLLi i u signori », fest<•ggiarono coi sacch<'ggi e con lr uccisioni i satumali clell'a,narchht. Coloro che em(•rsero, sponta,nei <littatori in nomt• della diUatura prol0taria, Lenin e Trotzki, Ri vols<'rO a conv<'rtirc la Russia al comunismo, sopprimendo i giornali, :wrestando i (< nemici del popolo », istituenrlo feroci tribunali ri voluziona,ri. Jl commissario per gli affari esteri, Trotzki, propose jmmediatam0nte a. tutti di far la paC(>. e perchè l'ultimo avanzo df>ll'esercito zarista, Ri disfaceSS<', lo del l<' in mano acl un alfiere, Krylenko, che non <'bbc mo!Lo da far<', in nome dd comunismo, a trasformarlo in un istrumento di guerra civile. )fa in Italia l'invasione aveva, ricOi!f ituita,, forS<' costituita per la, prilnn, volta dopo l'inir,io della gne1'm, l'unità degli spiriti. I profughi delle vrovincie jn vf\se trovarono accoglienza. fraterna, e la promessa cli eSS<'l'<· vendicati. (' Tutti - come n<'ll'appello drl Re (10 novembr<') - ftirono pronU a da1·c tutto T)('l' la vi.ttorin e l'ono1·c d<'ll'ItaJia ,,. I ministri cli ]'rancia e d' I nghilt.crra accorsi con i ministri italiani a Hapallo (6 novembre) videro il pt•ricolo comune e provvidero energica,mcnt<• in comuni•. La volontà di concorde cnt-,rgfa clw appa,1·ve dai loro provv<·climenti soUC'YÒ gli spidti anch0 pitt di qu<-llo che pol<'ssero i 1>rovvediml'nti stessi: l ' iuvfo in Jta,lia di i-ei divisioni tra frM1c•0si (g<'ncrale Graziani) <~ inglefìi (g<•neral<' Plumer), e ln, OAPnrN, nucrrr, unir.
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costituzione di un Consiglio di gu(\rra comune - a Versailles - p(\r regolare la guerra, fn tlll'a eom(\ fosse la guerra di un esercito solo. La scossa che era toccata all'Italia reagiva utilmente anche sull'Inghilterra e sulla Francia : questa usciva da un periodo di oscme incertezze chiamando al governo il vecchio energico Clemenc('au, con un programma . duro e semplice : << fare la guerra». La presenza di Clemenceau valse a rendere anche al popolo francese una fiducia che pare\?a smarrita. Lloyd George conservava quella dell'Inghilterra, meno sensibile delle Alleato alle variazioni della fortuna, che pure nemmeno ad essa erano mancate. Tale la battaglia di Cambra.i. Il 20 novembre il generale Bying, attaccando di sorpresa, senza artigli<>ria, ma con molti tanks, rnppe le linel' teclfsche sulJa via da Bapaumc a Cambrai e avanzò pm otto chilo-· metri : fece in un giorno 10,000 prigionieri e catturà 100 cannoni. Pareva una vera vittorfa, qua.si il principio della Vittoria : ma gli Inglesi restarono lì, e dieci giorni dopo (30 novembre) si fecero a loro volta sorprendere clai Tedeschi che ritolsero il terreno conquistato, altrettanti prigionieri e cannoni. Frattanto con la ritirata sul Piav-0 la battagliai del Vcn<>to non era terminata. Gli Austro-tedeschi tentarono subito di infiltrarsi sulla destra, del fiume, nell'ansa di . Zenson, e nel suo corso più basso penetrn,rono t-ra i due rami del delta, minaccia imminente su Vene1,ia. La perdita di questa avi·ebbe avuto effetti disn,strosi anche sulla guerra navale 11<'11'1\.drìatico, dove invecr la flotta italiana manteneva il suo dominio. La notte stù 10 dicembre una silmante italia,na riuscì ad affondare la corazzata Wien nel porto stesso di Trieste.
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Sugli altipiani l 'esercito di Oonra<l. si movevfb come \ per una seconda fase strategica. della batta.glia che completasse la prima attanagliando tutto l'esercito italiano. Riusciva a conquistare il gruppo d~llc jVfa. lette (11 novembre): ma qui l'esercito itali.ano, ohe per 15 giorni era sembrato incapace di òat,tcrsi, contese disperatamente la invasione nemica. Per allinearsi con la nuova linea del Piave abbandonò quella di Fclt-re e i lunghi speroni di monti che, tra Brenta e Piave, chiudono a sud la conca foltrina; ma fmono ripiegamenti ordinati fra combattimenti durissimi, che logoravano gli assalitori. In un 1ncsc di ba.ttaglie quotidiane, di monte in monte, di posi7,iono in posir,ione, gli Aust,riaci ed i Prussiani - che apparvero anche in questo settore - avanzarono, senza mai sfondare, verso i.I monte Grappa, ca-posaldo strategico per il possesso della pianura fra Piave c Adige. Il monte era sfato preparato a difesa fin dal tempo dell'offensiva aust1faca del Trentino. Fu attaccato da tuLte le parti : resi.stette. Parve quel monte il simbolo di tutta la Patria in pericolo. L'animo rinnovato .1'ece ciò che non avevano fatto a Caporetto i cannoni.. Con ugual valore furono dif:csc le posizioni contigue che sbarravano le vie 'cla Asiago alla Val di Brenta. Verso Natale, Oonrad doveva abbandonare l'impresa o feTma1· le s,u.e linee sugli ~tltipiani, davanti al Sisemol e, tra Brenta e riave, davanti R,l Grappa. Allora i })rimi rinforzi francesi e inglesi entravano appena in linea a dare il cambio a, reparti italiani che avevano combattuto ve.ramentc sino all'ultimo sangue. L'Halia era salva da una più profond~t invasione ; pensava già al giorno in eui l'avrebbe respinta. L'esercito si riorganizr,ava con le cla.ssi gi.ovani: le ofrieine di guN:ra erano a tal punto da poter rifare
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arLiglieria o 11.mnizioni perdute. Il pane era scal'SO ma fu diviso fra tuUi. Nella SV"entÙJ:a, l'amoro della Patria ferita fu saldo com(• non era stato D<>lla fortuna. La vittoria, polif,ica era mancata rii Centrali. Enfatica,mente il ministro t<>deseo d<.>gli esteri Kithlmann pa.rlava. d<>lla. fino d<1ll'Itafo~. Più accorto, ('z<>rnin (5 dicf'mbre), si gloriava della punizione infliLtu. alla tradiLTice, ma non dimentica,v~~ di Iin~ersi g<>neroso alle! tandola. a far la pa.ce sulla, hase tcrritoriaJ<., dello statu quo ante bcll1~1n. All'orgoglio tedesco e all'insidia !l.USLriaca rispondeva il Presidente Orlando che, << prim:1 di nc~ttare un tale stittu, quo l' ftalia sn,robbf' rinculata sino alla 8icilia ». Non in H t\lia i delegali trd<'Schi e ausf,riaci anela.vano, con masC'ht'm di umanitari concilianti, a tlcttar la. pace a drgli sconfitti, ma in Russia, a Brest-fotow:;k. Delusi completamente, gli alll'ati occidentali ('l'ano costretti acl ahbandonare la Russia al suo destino tragico e follc-. Si volgevano invece sempre più fiduciosi verso gli Stati Uniti, grande forza. oornpNisatricc di quella che si pc-rdeva. Nei rifornimenti o nei or<>ùili, già si scntiva,no i primi ben<'ficì dell'aiuto a.mNicano. La gue1Ta. sottomarina. tcd<•sca non <'ra riuscita, a im1>edirc che mc1·oi di gue1Ta e i primi gru))1>i di soldati traversassero l 'AtlanLico. C'onseguenza. dell'in~asioil<' dt'l Veneto, ohe aveva smai:;chc1·a.to il falso spirito pacifico dell'Austria, dd suo Imperatore e di Ozcrnin, Wilson abbttndonò lC' sue illusioni austrotile, e gli Stati Uniti dicl1iara.rono la, gucna. a,nchc all'Austria-Ungheria. (7 dicembre). ::N'otizie buone veni vano dalla Pa,lostina. Il corpo di spedizione inglese - con dei l'<'parti fmnoesi e lino italia.no - dd genemlc Allenby 11rogrNliva. motodicanwnt<' <fall::i. Palestina meridionalP, Jl (i nov<'mhr<'
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toglieva ai Tu.rchi Gaza e il 17 Giaffa; poi, manovrando abilmente lnngo la costa, faceva cadere Gerusalemme (6 dicembre} senza doverla sottoporre ai danni di un .bombardam('nto. L'esercito turco della Palestina, completamente rotto, abbandona.va ai Cristiani i Luoghi Santi.
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.L1, pcice <li Brest-Litowslc e i p<l/lSÌ nati dallo sconvolgimento 1·usso : - lei pace ·imposta alla Romenia : - la moclernzfone dell' 1ntesa: - i 14 punti di W ilson. - Le ofJensive e vittori-e tedesche della 1n·i1navera: - offensiva in Piccardia : - offens'iva fa P.im-bdra : - offensiva, del Tardenois e della J[arnci. - L' Austr·ia- Ungheria e le sue nazi<malità: il convegno clei povoli oppressi a Roma. - Vittoriose azioni ncwaU deti'Itc,lia: - la battar1Ua decisiva clel Pi<ive. • La r·iscossa s1tlla fronte oociden,ta.Ze: - l'ultirna offe11,si,va tedesca e la vittoria francese del J'arclenois: - la vittoria del S(l/)iterre : - la 1"itirata generale dei Tedeschi. - La sconfitta e la capitoltizione della, Bulgaria : - nii,tanienti politiC'i in G,mncmia: - la 1·ichiesta di pa,ce a Wilson. - IL disfacimento nazionale deli' A i~t1·ia- Ungheria e la vittoria italiana di Vittorio Veneto. - La capitolazione tlella Turchia: - le i,ltùne bcittagUe i1i l!'rmicia e il crollo dell<1 Germanici: - la rivoliizione e la fine dell'Impero tedesco: l' arniù;tizio clell' 11 noi:enibre.
Disfatta int(,ramente la Russia e respinto l'esercito italiano dalle Alpi f,>iulie al Piave, prima di Lentare un colpo decisivo contro l'Inghilterra e la Francia prevenendo, se era possibile, l'America, gli Imperi centrali avevan bisogno di assicm·arsi definitivamente le spalle in Oriente e sfrut;tare a pieno il dissolvimento 1•usso. '.ra.nto l'Austria quanto la Germania volevano aver Libere, per la lotta in OccidentA>, le truppe che ancora tenevano sulla fronte orientale; tutte e due per
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far fronte alla, carestia apprtiva,no le risorse di ogni sp<'cie, ma special.mento di cereali, che si dicevano n,mmassale nella Russia sud-oceidenlalc (Ucrania); tuLtc e du<• pensavano che la pace fo·ma,ta con la Russia, fosse pure qnrl la anarcliica dei Soviety, ~wrcbbe scosso i gowrni occidentali e traseinati i loro popoli a volere al più presto, anch'essi, una pac<' qual si fosse. Specialmente l' AusLTia-Ungheria, che, non osta,nte la viLtoria cli Caporctto, si senti va ogni giorno più mancare il t~rrcno sot.to i piedi, affrettava col desid<>rio la pace russa, come leva efficacissima dl.'lla pace generale. rn questo pui;ito CzC'rnin era concord<· con l1C'nin e con 'J'rotzki, i quali incitavano ogni nazione a. seguire il loro esempio di pac<•, affinchè poi tutto il mondo proletario seguisse anche il loro esempio di rivoluzione comunista. Il bolscevismo rra temuto e odiato anclw ùai due ~l~tti clw fingeva.no cli accostarsi ad c:,;so nella proposta di una pace « senza contribuzioni nè annessioni ,, e con cliriLto di autodecisione per i popoli ; Gernubnia, ed Austria pensavano di torC<'l'l' l\ proprio va.nta§!gio qnrst'lùtimo principio-di a1)plicazione ambigmb come tutti i principi astralU - .fact•ndolo valere p<'r i popoli interposl.i Ira i loro confini e la Russia propriamente moscovita, trasformandoli poi, data la loro ùeboler,za, in propri vassa,lli e in baluardi contro l'avanzata. del bolscevismo. Nello sconvolgimento che (•ra succpi;so alla rivoluzione bolscevica, quC'Sti popoli di confine, i Finlantl('si, gli Estoni, i Lettoni, i Lituani e gli Ucraini avevano fatto più o meno ca.usa ciascuno per sè: se la propagan1la. bolscevica tentava di ma.nLencrli uniti a. Pielrogrado e a Mosca, lo spirito autonomista ravvivato dal pel'icolo, o anche arti[icial.mcnte eccitato, come in Ucrania, dalla propaganda austro-(.(•dcsca, li induceva a sepa1·arsi. L'Ucrnrùa aveva, formata, una sua, asS(>mhlea. (la Rada) e riconosceva più o meno completamente un proprio ca.po,
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ataniano, germanofilo. Confini, aspirazioni, governi tutto era vago in quel caos nazionale sovrapposto al caos sociale della Russia comunista. Quando, ai primi di gennaio, i delegati della Germania, dell'Austria, della Tmchia e della Bulgaria, si incontrarono a Brest-Litowsk con i delegati dei Soviety russi, insieme con questi si presentarono anche i delegati dell'Ucrania. Trotzki, delegato principale dei Soviet,y .fignravfL di considerarli come russi, imi la Grrmania e l'Austria tratkwano con essi separatamente. Le discussioni sulla pace erano difficili e confuse : Trotzki, attraverso i suoi principi universali, cercava di salvare la più grnn parte dcli 'ant.ico territotio russo; i delegati dei Centrali, applicando i medesimi principi, cercavano di smembrarlo. Questi dicevano di riconoscere l'autodecisione e la libertà dei Finlandesi, Lituani, Lettoni e Polacchi, ma, poichè ne occupavano i territori, rifiutavano di sgo1ubrarli per << ragioni treniche ». L'.Austl'ia, che non aveva, nulla da guadagnare nelle provincie baltiche e che pensava soltanto ali' indispensabile grano ucraino, faceva, con Czernin, la parte della condiscendenza; m.a il drlegato tedesco, generale Hoffmann, trattava con roz7,o realismo di conquistatore. Trotzki non aveva da opporre alla violenza tedesca che le sue ideologie inermi. Ma l'Ucrania, più remi.ssi va, concludeva (9 febbraio) una pace separata con i Centrali che non le toccava.no i confini occidentali, anzi, strappato un pezzo di Polonia - il governo di Cholm - glielo regalavano e le riconosccva,no il diritto di estendersi verso Oriente, a detrimento della Russia, quanto credcssr: con un poco di buona volontà i territorì meridionali fino al Cau0aso potevano passa.re per territori ucraini. Ne ottenevano in compenso la libertà di commercio, cioè il diritto di metter mano sul grano desiderato.
''I. Trotzki, deluso, aveva interrotto le trattative, ma, sotto la minaccia di una ripresa di ostilità, il governo dei Soviety si piegò alle condizioni dettate dalla Germania e dall'Austria, firmando il trattato di Brest-Litowsk (8 marzo 1918) che sottraeva alla Russia tutti gli Stati <<marginali» dalla Finlandia all'Ucrania e ne abbandonava il destino al beneplacito dei vincitori. Non potendo altro, Trotzki dichiarò di non considerare il trattato come formale, 1mr dichiarando, nrllo stesso tempo, terminato lo st.ato di guerra con j nemici. .Anche il congresso dei Sovkty dichiarava la pace <e forzata e disonorevole )>, ma la ratificava (23 marzo). La Gerrnania e l'Ausl;ria l'applicavano immediatamente; anzi approfittavano del completo disarmo russo per marcfo,re nell'interno, facendo prigionieri<" catturando cannoni, e per occupare tutti i territori che reputavano utili ai loro interessi economici e politici: insieme con gli Austriaci i 'l:cdcschi occuparono l' Ucrania sino a Karkorf e cominciarono ad asportarne quante denat,e vi trovavano : ma queste erano molto meno abbondanti della loro sprranza e della loro fame. A Viem1a, sin dal gennaio, si erano avuti tumulti sanguinosi per la ciirestia. La pace senza fede di Brest-Litowsk mostrava ai popoli di Occidente quanLo valesse il pacifismo inerme proclamato dal bolscevismo russo ; il destino miserando della Russia insegnava quale sorte li aspettasse se non riuscissero a opporre la forza alla forza. r capi dell'I ntesa, riuniLi a Londra, l)rotcstarono contro l'inganno tedesco e dichia,rarono inesistente la pace di BrestLitowsk (19 marzo). Ma non potf'rono impedire che ne cadesse vittima anche la Romenia, la quale, pur avendo sempre in piedi i resti del suo esercito, completamente circondata, dovette .arrendersi a un 1iìtim,atwm del generale Mackensen che, con un esercito di austro202
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tedeschi, teneva occupata, dalla fine del '16, la Valachia. Dimesso '{ler forza il Ministero Bratianu, che aveva voluto la guerra e aveva mantenuto la resistenza anche dopo la sconfitta, il generale Avarescu, comandato a succedergli, dovette firmare certi preliminari per i quali la Romenia cede'1a la Dobrugia alla Bulgaria, abbandonava anche Costanza, suo unico porto marittimo, a un condominio austro-tedesco, concedeva notevoli rettifiche di confine ncJJe .Alpi transilvane ali' Ungheria, scioglieva l'esercito e rimaneva ancora occupata dagli invasori che si riserbavano di sfruttare per pro· prio conto i pozzi di petrolio, ricchezza essenziale del paese ; in compenso le si permetteva di occupare la Ressarabia, pcrchè rimanesse un perpetuo pomo di discordia con la Russia e con l'Ucrania. A firmare il duro trattato (7 maggio) a Bukarest, nella stessa sala del Palazzo di Cotroccni in cui era stata decisa la guerra, fu il minish·o '&farghiloman del parLiLo r~masto sempre germanofilo. Alia rinnovata violenza di cui davano prova, dopo tanto parlare di pace conciliante, gli Imperi centrali, ora che si credevano padroni della situazion<', si contrapponeva un'evidente mitigazione di propositi da parte dell'Intesa. Pur preparandosi, con animo ritemprato dal.le ultime traversie, ad affrontare la prova che si sentiva suprema, l'Intesa esprimeva disposizioni che, senza venir meno alle sue promesse di libertà universale, tcmpcrnvano notevolmente alcune delle condizioni di pace che soltanto la piena vittoria, militare avrebbe rese possibili. Le vie di una conciliazione a condizioni ridotte furono saggiate nei discorsi c}Je, a principio dell'anno, fw:ono pronunciati dai capi della Intesa perchè i governi nemi.ci a.scoltaSS<'rO e rispondessero. Lloyd George dichiarava (discorso del 5 genna.io) che l'Intesa non mirava nè a smembra,r<1 la Germa-
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nia, nè a distruggere l'Austria, nè a toglier Costantinopoli alla ~rchia : riduceva le condizioni per la pace alla restaurazione dei paesi violati o invasi, alla soluzione della questione dcli' Alsazia-Lorena, e, per l'Italia, « alle legittime rivendicazioni degli Italiani che volevano essere uniti ai fratelli di stirpe e di lingua >>. Anche più solennemente le condizioni per una pace di conciliata giustizia furono annunciate da Wilson in un discorso al Congresso di ·wasbington (8 gennaio), e determinate nei celebri 14 punti. Più che come bclligè rante, Wilson pa,rlava come paciere universale, fiducioso di essere ascoltato perchè stabiliva alcuni capisaldi che credeva utili e giusti per ambedue l~ parti ed atLi non sol.o a ristabilire la pace ma ad n.llontanare prr sempre dai popoli civm il pericolo di nuove guerre. Tali prù1cipì erano quello della libertà dei mari, la reciproca garanzia. del disa,rmo, e, come metodo, la, diplomazia pa.Jcse, cioò la consulta:àone dei popoli interessati nelle trattative clw li riguardavano. Diplomazia, palese significava anche rinuncia ai sistemi di alleanze e di equilibrio, che avevano contribttito a preparare il conflitto, per sostituirvi un'a,ssociazione generale di tutti i popoli civili, belligeranti e neutri, grandi e piccoli, che, con eguali diritti, si garantissero reciprocamente libertà e indipendenza, ed anche economicamente mettessero a comune i beni e le energie, abolendo le barrkre dogana.li : la f<'dcrnzione dell'Em'opa in una specie di Stato supernazionale di etti vVilson, }tmericano, credeva di vcderr il modello già attuato nei suoi Stati Unit,i. Quanto alle condizioni territoria,li ripeteva all'incirca quelle di Lloyd George, richiedendo l'.Alsazia-Lol'ena per la Francia, e la formazione di uno Stato polacco indipendente, ma lasciando in piedi l'Austria-Ungheria, contentandosi che ai 0
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popoli ad essa soggetti « fosse data l'occasione di uno sviluppo autonomo J> e che all'Italia fossero sistemate le frontiore << secondo linee di nazionalità chiaramrntc riconoscibili ». Quest\ùtima formula, su.scitò legittimi dubbi nel popolo italiano previdente gli eq1ùvoci a, cui rssa avrebbe dato appiglio verso l'Austria e verso gli stessi Slavi, misti con gli Italiani, nei territori adriatici rivendicati. Infatti, indipendentemente dalla loro liberazione dall'A.usLria, i Jugoslavi andavano dicendo, tanto in Austria q~nto presso l'Intesa, che il confine della loro nazione con l'Halia doveva cssrrc l' [sonzo : e poicbè vedevano l'esercit.o'Haliano stù Piave, speravano che, anche vincendo l'Intesa, l'Istria con Trieste e Gorizia sarebbero, in un modo o in nn altro, rimaste in mano loro. Nè mancarono di far valere presso l'America, non legata dal trattato di Londra, i loro postulati più ambiziosi e di accusare l' Italift d'imperialismo contro la loro nazionalità. Il che non riuscì loro difficile, anche se la più gran parte d<'i loro connazionali combattesse a favore dell'Austria, poichè Wilson, anche dopo dichiarata a questa la guerra, non le si mostrava troppo ostile: la mescolanza stessa dei popoli glielo facevano assomigliare a nn t{'rreno sperimenta.le per le sue idee federali. Dlusione in cui volentieri lo intratteneva Czcrnin, lodando pubbli.camentc le id('e di Wilson e accettandone i 14 punti, con certe riserve esplicite soltanto per le concessioni, che negava in qualunque caso, all' ltalia, ~tlla Serbia e alla Rornen.ia i m.a, riservt~ a parte, chiedeva, senz'altro che su quelle idee generali gli Stati Uniti r. l'Austria avviassero conversazioni per preparare la, pace. Così pensava di ottenere due rffetti: salvare a tempo la integrità territoriale della monarchia, e diplomatica,mente attribuirsi una partr supr.riorr a,
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CAPITOLO VI.
quella dell'alleata, Germania di cui sentiva il peso. Fortunatamente, la cortesia melliflua di Ozernin era contraddetta dalla. più franca asprezza di Hertling, che dei 14- punti non accettava che quelli - come la libertà, dei mari - evid.entementc vantaggic.,si alla Germania, negava, l'Alsazia-Lorena e rifiutava di ridiscutere, nella pace generale, la, pace già imposta, alla Russia e alla Oennania. In Enropa meglio che in 1\.merica si vedeva.no le vere intenzioni dei dnc governj centrali che, mentre avevan l'aria di discutere i principi della pace, si affret,tavano ad accumlùar nuove forze militari dttll.a fronte orientale a queUa dì Oeeideute, non tenendo conto della prome!lsa contn1,ria fatta alla Russia. Quanti solda,ti la Germania e l'Austria riuscirono a ricuperare in Oriente e quanti ne poteva.no trarrt> ancora da,l popolo oramai tutto · mobilitato, erano riuniti contro la Francia e contro l'Italia, riserve per l'ultima manovrn considerata decisiva e perciò prepa,rata con tutta la energia dell'ultimo fmorc. Consapevoli del1-'ìi decisione nemica, gli Alleati si pr<'para,vano con eguak energia. In Francia, Olernenccan intimidiva il disfattismo declinante facendo airrestare un capo autorevoli'\ come Caillaux, e facendo fucilare i traditori riconosciuti. Anche in Italia Orlando era. più severo contro i nemici interni i quali, del resto, dopo Caporetto, erano ammutoliti: Diaz dava opera a riorganizzare l'esercito nelle armi, nei metodi di combattimento e più negli animi. Concordi i capi dell'Intesa, riuniti a Versailles, alle voci e alle illusioni rinascenti di pace rispondevano che « allo stato attuale il Consiglio Surremo alleato riteneva, suo dovero immediato continuare lo sforzo militare "· Wilson, dal canLo suo, pur dando l'occasione a tante discussioni, formava mpidamente un esercito ed er~t
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già in condizioni da foJ'nire aiuti sostanziali ai suoi associati combattenti.
* * ,:: Mentre Lanto lavoro si compieva dieLl'O le due fronti, su queste, durante tutto l'inverno, fu cahna generale. 'l'ntti e due gli avversari avevano appreso a desistere dalle inconcludent,i azioni locali. Infirrivano invece i bombardamenti aerei, cercandosi i Tl<"· miei dietro le linee di battaglia. In Francia, Parigi, e in Italia le città del Veneto, Venezia, Padova, Vicenza, Verona, Bassano, dUl'ante tutto il g<>nnaio fm·ono tormentate da speciali squa,d.l'iglfo di bombardatori notturni ted<>scbi. J,c vittime non furono poche, ma fu maggiore l'odio suscitato. L'aviazione alleata, enormemente cresciuta di numero, velocità e potenza, potè rispondere colpo per colpo : nella zona della guert'a italiana, partite le squadriglie tedesche, l'aviazione austriMa JJerse vigore e fu quasi sempre contenuta entro le linee : nei cl ue primi mesi dcll' anno oltre 100 aereoplani austriaci furono abbattuti dagli aviatori italiani, aiutati specialmente dagli <'ccellenti cacciatori inglesi. Ma la palma dell'aviazione più audace toccò ai Francesi che levavano alta la gloria, di alcuni « ~1ssi » - come furon detti gli abbattitori di qualche diccina di nemici - famosissimo, fra tuLti, Guynemer, caduto poi in battaglia, come in battaglia cadde :Francesco Baracca, il più famoso degli assi it,aliani. Tutte le armi e tutt.i gli appa.recchi a:vevano raggiunto il m.assimo di potenza e cli perfezione: i cannoni di gn~ndissimo calibro non erano più un privilegio dei Tedeschi, poichè i l<"rancesi costrtùrono anche
208 OAPITOLO VI. quelli da 500. Gli Alleati superavano i nemici per i ca,rri di assalto (tanks), dei quali i Francesi ne fa,bbricavano dei più piccoli, ma più agili di quelli inglesi, efficacissimi. Un'ultima trovata da fare impressione portarono ancora in campo i Tedeschi con uno o du<' cannorù .di gittata incredibilmente superiore alla comune : la « grossa Bertha » -- come fu detta dal nome della Hertha Krupp proprieta,ria ùella grande facina, - lanciava dei proiettili a oltre 100 chilometri di distanza. Il mosl;ruoso cannone cominciò a sparare su Parigi il 23 marzo. Non dubitavano i meccanici tedeschi, capaci di tale portento, di sembra.re al mondo atterrito numi piuttosto che uomini. « Batteremo col guanto di ferro e con la spada fiammeggiante aJla porta di coloro che rifiutano la pace))' aveva ùetto il Kaiser. I colpi ci<'chi della, grossa Bcrtha ::i,nnunciavano ai lontani la violenza fmiosa dell'ultima grande offensi vft germanica. n 4 marzo questa era incomincia,t,1, davanti a Saint-Qucntin. Al l_)rincipio della primavera astronomica i Tedeschi erano arrivati a disporre contro gli AIJeati del massimo di forze, t1·11ppe di assalto e riserve. Avevano accumula te oltre 200 divisioni, più smilze per gli effettivi di quelle alleate e anche di quelle a11striache, ma provviste di cannoni e di mitragliatl'ic.i da valere per divisioni assa,i più forti. I Franco-anglo-bPlgi invece non avevano ancora sottomano tutte le forze che si andava.no accumulando e riordinando. I Belgi avcva:no estesa la loro fronte e gli Inglesi avevano sostitui1;-0 i Francesi anche nel settore tra la Somme e l'Oise. Dell'esercit-0 americano, comanda,to dal generale Persbing, due sole divisioni erano già entrate in linea in settori secondari. Quelle portoghesi fianchcggiava,no i Belgi n<>lk Fiandre. CrnturiP. di t,,rritoriali itafotni la,vorn-
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vano nelle retrovie e squadriglie di aviatori italiani dio bombardamento erano già all'opera. Ma soltant,o du1'ante lo svolgimento della battaglia poterono arriviiire nuovi forti contingenti americàni, ritorna.re il più dellè sei divisioni franco-inglesi venute in Italia e quelle rimaste essere compensate da un corpo di armata italiano (al comando del generale Albricci), mandato in Francia a completare di fatto l'unità della fronte. L'atta,cco tedesco si smascherò di sorpresa proprio contro l'armata inglese - del generale Gough - che tra Saint-Quentin e la Somme collegava l'esercito britannico çon quello francese, travolse le difes<', mise in rotta gli Inglesi e avanzò rapidament,c su Bapaume, Peronne e Ham, tentando di spezr.are i due eserciti, contenere quello francese al sud e ributtare quello britannico al nord cont.ro la costa della Manica. Tl fine strategico era quello di tagfoire le comunicazioni militari tra la Fl'ancia e l'Inghilterra. · L "armata di Gough si ritil'ava in grande disordine, i Francesi non riuscivano a chiudere la falla: passarono alcuni giorni che parvero disperat,i anche per Parigi ; N oyon e R oye ricadevano in mano dei Tedeschi che si spingevano fino a :M:ontdidier a no chilometri dalle loro linee di partenza : la ferrovia tra l)arigi e Amiens, principale arteria delle comunica.- _ zioni con l'Inghilterra, cl'a direttamente minacciata. Soltanto ai primi di marzo la crisi ebbe una ptmsa: I?rancesi e Inglesi erano riusciti a contenere alla m.eglio la frana, ma, ritil'andosi quasi aUc porte di Amiens, abbandonando al nemico una vasta zona, a forma di sacco, avanzata su Parigi più di tutte le linee che il nemico avesse mai occupate in Fl'ancia. Ma il governo non abbandonò Parigi e poichè del disastro pareva imputabile la sconcordanza dei CoCApn·~. Guerra
u,1;,,:,
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CAPITOLO VI.
mandi alleati, fu nominato comandante unico di tutti gli eserciti alleati il generale Focb . La voce pubblica gli attribuiva qualità straordinarie di stratega e fidava nella esistenza di gr~hndi riserve che Foch avrebbe messe in opera, al momento oppol.'l;uno. La sua persona crebbe ancora la fiducia generale che la presenza di Clemencean già manteneva alla Ji'rancia e agli Allea ti. Ma la battaglia perdnta in Piceardia era appena calmata che una seconda si accese, sempre per iniziativa tedesca, in Pianùra sulle due rive della Lys (9 aprile). Anche qui mancò la prima resistenza e le perdite di uomini e materiali furono serie. I Tedeschi tendevano dirnttarnente al mare verso Calais o Boulognc. Solo dopo una lotta di due settimane, furono contenuti dai Fl'anco-i.ngJesi nei cosi detti monti delle Fiandre, e il nuovo arco formato dalla, loro conquista tra, Ypres e Béthune fu assai minore di quello curvato in Piccardia. Dopo le due batta.glie, i1>i prin1i di maggio, gli .AJlcati. avevano già perduto 180,000 prigionieri e 1000 cannoni. Ma anche i Ted~~schi avevano avnto perdite impressionanti: una trentina delle loro di visioni. erano fuori di comb:1ttimento. Le riRerve tedesche si consumavano mentre quelle degli. Alleati continuavano a formarsi; le truppe di prima linea bastavano a contenere localmente lo straripamento nemico. Lndendorff insisteva. Contava di finirla rinnovando battaglia su battaglia. Il suo piano non era nnico; se mirava a Londra, IJer il ma,re, non trascurava nemmeno Pfbrigi. La terza battaglia di primaw:ra parve volta direttamente a, riprendere la marcia del '14 sulla capitale francese. Ancora una volta Ludendo1ff riuscì a sorprendere, attaccando in quel delicato settore d(')lo Cbem.in des Damcs che il Comando francf\Se
L' AN'<O DELLA VlTTOnIA.
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rc•putava. imprendibile• e che perciò faceva difendere da forze scarse: il più delle ri1wrve <'ra rimasto in . U'i::i,ndra. Oosl, facendo fronte a l sud, i 'l'e<l<>schi ruppero facilmente (il 27 maggio) la. linpa trn No.ron e Reims: non solo arrivarono alle antich<· posizioni dell'Aisn<', ma pr<'S('rO Soissons, supera,rono a,nch<' la Vcsle e, senza trova,l' r<•sistenr.t~ di fronti•, ii-raggiarono n<'l Tarcl<'nois; il 30 maggio erano anivali a Cl!àkanThierry sulla l\Iarna. Aveva.no preso agli .Alleati altri 55,000 prigionieri e 650 cannorù. Prrò questa volta la resistonia francese, almeno alle ali, fu piì1 pronta: nò all'Oriente, su Reims, nò ad Occidente, oltr<• Soisson~, i Tedeschi riuscirono più a dilagare, e il pericolo di chiudersi in un sa.eco troppo slretlo li trattenn<' dallo spingersi subito al sud cklla Marna. Prima di aprirsi la, strada di Parigi lungo questo fiume, avpvano bisogno di farsene un'altra anclw lungo l 'Oisr, dove erano trattenuti prl:'sso ~oyon. l~cl rccoli tenta,r e una qun,rta battaglia che servi8SC a eongiungct'<' i vantaggi l<'l'ritoriali conquisLali in Piccarclht con quelli conquistali nel Tanlenois, in dirrzione di Compiè>gne (9 giugno). )la qui la, parata fra,ncefe fu pront,a, o con poche 1,wrdite di terreno in 1,re giorni di combatUmcnt-o arresLò il nuovo trntativo di sfondamento. Nò riuscì nwglio il tentato allarga,mento della rottum, a. Orient(' . .Reims, pernio della dir<•sa verso la Ohampagne, fu dif<>sa validamt•nte. I1a superiorità kclesca corninciava a <lrclinare. Pt•r quanto nnmerosp, le loro divisioni, dopo quasi tre mesi di battaglia, :wcvan bifmgno cli riposo. La calnrn, si rista,biliva. sulla nuova fronte, tutta instabile. Di<•tro, henchò privi di alcun<· delle migliori lince di comu nicazione, i l•':rnncoa.nglo-a1111'rirani, appr,•sta.vano forzP nuove' : gli Americani a.rriv:wano ogni m<'se 1,ii\ num<•rofli ; eran pii1 rli 500,000; prest-0 :wrebbero raggiunto il milione. La
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OAI'ITOLO
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guerra s0Ui-0marina non I'ÌE'SCiva a int<lrrompere i 1rasportJ. Dal principio dell'anno il num(•1·0 delle navi silUl'ate diminuiva. Gli AlleaLi a;vcvano trov{~to i m.C½½i per difendersi; di!ìtruggevano più sottoma,rini che la GE'rmania non ricscisse a vararne di nuovi : nel giugno il tonn<>llaggio allC'ato e neutrale silmato era appt>na la metà, di quello del giugno ::i.nteoodcnt;e. C'erano indizi eh<' la crisi g<'nc•ra,le, cominciata con la dissoluziour della Russia, st:wa per essere snp<'ra.1.a. *
* * Le vittorie tedesche in Francia :wcvano rinrrancato gli sµiriti anche di Cn.rlo d'Absburgo e d<~l sno minist,ro. QuesLi, montre ammiccava a,ffdtuosanwnfe a. ,vilRon, imprudenkmente proco-vò rlomc>ncea.u 1,11Ua qucstionr dell<' traLtativ<' confidenziali che c>rnno corso l'::i.nno avanti tra Tt'rnincia ed Austria,, affNmando che Olemenceau, nonostante la sua intra,111,igenza, non le aveva interrotte. ('zernin non sapev:\ fino a qnal punto compromcttent<• lc> aveSSf portati' il Rno sovrano col promettere alla Francia l'appoggio austriaco nella· quc>stione di Alsazia-Lorena. Clemei:icNrn rivelò l'intrigo e il gran piagnucolamento per la paC<~ con cui l'Austria« aveva stancalo Londm, Washington, Roma», o pubbliob la lettera cli Carlo al cognato Sisto. Carlo, convinto di mendacio verso il suo ministro, VC'rso il suo :\llpato e verso sè stesso, tentò di far credere che la lettC'ra rosse stata falsificata. Si ebbe da ClempncC'au, in un comunica.Lo ufficiale, di « coscienza marcin. » e dovoLio umilmcnt<! chied<:'r<' scusa a Guglielmo di ciò che a,v<'va h·ama,to a suo danno. Gli fu proibito di mettersi in rapporto con alcun ~overno straniero, anch<' nenLmlt•, senza il consrnso preventivo <ldla Gernmnia,.
213 C,wrnin dovett<· dimettersi. A Vienna e iu tutta l'Austria quel po' di prE'stigio elle rimaneva a l sovrano n-nclò perduto: g li Austriaci tt•<leschi lo dissero traditore <lt>lla. causa, !!'ermanica; le a.ltn• nazionalità lo deris<•ro. Gli Czcchi orama,i a.giva,no come se l'Impero austronngarico non <'Sistesse. Capi della nazione erano con~idt•rati i ribelli, conw i\fasaryk, <' gli <'Suli, come Tirnes, che a Parigi e a Londra Lrattavano per essa con l' rntesa e formavano legioni di volontari che co1nl>attesscro nelle fil<' allea.tR. ll movimE>nLo delle nazionalità oppresse dagli .i\hsburgo <'ra giunto a. un punto decisivo. Fu compr<'ija l'opportunità che si appoggiasse sullo Stato pit1 dirE>ttamente i ntere!'lsato alla disLmzionc clell' Austria e che sola poteva militarmente provocare tale distruzione : l' Italia. Si ricordava che questa missione di liberatrice d<>i popoli danubiani e balcanici em stata assegnata all'Italin. cla i'fazzini, il quale anche nel conc<'tto d<'lla f<'dC'razion<' uniwrsale <l<'i por>oli libel'i avevn. preceduto Wilson. 11 governo di Orlando mostrò di consentire al movimento : invitati da un gruppo di politici o cli scrillori italiani, convennero a. Roma i rappreS('.ntanti dPi comitati dl.'lle nazionaliLà opprrssr ; Czeco-slovacchi, Polacchi, Romeni, Jugoshwi (8-10 aprilr). In rampicloglio dichiaravano solC'DnPlll<'nte di voler lottare insieme, ciftscuno per 1ft propria in<lipcndcnza, al fine comune di distrugger<' l'Austria. Anche i Jugosfavi ammisero che il completamento nazionalo clPll'Halia collimavi1i con l'interesse della loro nazione u si impegnarono di risolvrre amichevolmente l<• loro controversie territoriali con l'Italia. Il cosl d.etto «Patto di Roma>) fu presentato ad Orla,n do e lodato per la simpatia eh<' aggiungeva. alla. causa. italiana. In pmtica S<' ne vide subito un dfotto in ciò che la. nazionalità. pil't attiva, qtwlla C7.eco-slovacca, scelse 1,' ANNO DELLA VITTOll(A.
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CAPITOLO VI.
l"ItaJia, com(' cn,mpo cli guerm 1w1· i suoi volon t rwi. Tra i prigioniNi <li gnf'rra, c·zeco-slovacchi si formarono legioni p<'r combatter<>, areànto :\i soldati italiani, hi com1t11C' nf'mira Austria. Il govn110 a11s t,rfaf'O o qu<>llo nngherNlt' vedeviino il p<'ricolo per <>'iRi cresciuto in seguito a qul'slo accordo tra il nC'mico e~t<>rno e h,, ribellion<• interna, ma <>mino t,roppo <foholi 1wr ricominchwc co111.ro i ribelli le reprC'H· siont <lPll' èm cli Franct'sco Giuseppe. T>eL' ritentarle av<>vano biso1,rno di ri<'ostrnir<-' il prPstigio dello St:ito con nna grandi• vittoria pari a quelle t('deschc <', non ostanlt' il loro millan!,a to pacifismo, pcn,;arono an<'Ora, di poterla ottl'lll'I'<' 1mll'Ifa,lia che non crNleY:rno ri1rn.,i;sa da.I col po di Ca po rei to. Da l principio dt'll'an110 non c'<•ra, staia., sulla fronlt> italiana, battaglia., Sl' non q trnk hc azion(• sugli a.li ipiani, -;ul Tonalt• e a rapo 8ilP. <''<•r;1, stata invee<' una Cl'f'SCPnte attività p<'r mare. La marina italiana, JWl' quanLo le condizioni cli guena. nt,U' Adriatico lo con-irnti vn no, e1·a passala. alla offesa. Le sucpiccofo;~inw navi a, motori>, dt'tt,e ma.~ (mrmcnto <iurlrre sem])CI') vigihwano la c·ost,a rwmil'fl, r L)('nefrava,no, oltrn gli sbarramenti. ll<'i suoi porti. meg-lio muniti: era.no come dei Rilul'i viveut.i. 'I're di l'i-~r, una, con a. bordo Gabrirl<' D'Annunzio, aNevano portaf.a, la f!fida, sin nel porto di Bueca1·i, in fondo al Quarnaro ( l O f't'bbraio): dopo srt I<' tentativi il t<.>11ente Mario Pellegrini <>ra (•ntrato mir,\eolo::;anwnte nl'l porlo interno cli Pola tanto da si lurare u11a naw nemica t•d affonda.re• 1:1 inm stessa imbarcazione. E parvi• rnirncolosa l'a,zione ckl trneute di vascello Rizzo <·,hr, menl,re con tn• 11ws fac1•va la scolta. davan(,i a, .P1·rmrnla., vrùendo a,rrivat'l' una intrra sqnadrn austro-ungarif'a - du(l <1reailnou9hts scortate cla eaccin,torp('(linierc - osò 1wnetrare fra questt> e con un sillll'O itffondare la, più grande cor:-~z:m{,a nemic:t,
L'ANNO DRLT,A VI'CTORIA.
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la Banto Stefano, di 20,000 tonnellate, armata di 12 cannoni da 305 e di altri 30 minori (notte sul 10 giugno). Era una vera battaglia cho pochi uomini in tre minuscole barche a,vevano vinta sopra la flot,ta austriaca. Ma l'esercito austriaco - sempre più staccato dal paese - era ancor solido e disciplinato. Jn esso come nel verso di Grillparzcr - era tutta l'Austria. Tl comando supremo, ora, affida,to al generale A.rz, disponeva di tutte le forze dcll'Irnpero (oltre 70 divisioni: circa due milioni di combattenU) contro la sola Italia. Scarso di viveri, l'esercito austriaco chiedeva di riprt',ndri:c l'attacco e scendere nella vasta pia,nura invitante al sa,ceheggi.o. Fu decisa la battaglia: alle truppe fu promesso largo bottino e poi la pace sospirata. Questa volL"li con gli Austro-ungarici non erano mparti tedeschi se non quelli destinati ad ~tccaparrare anche alla Germa,nfa la sua parte di preda. Ma sulla sola frontr di attacco, tra l'Astico e il nutre, Jurono i:iddensate 54 divisioni: le a.ltre venti gu:.,rnivano la restant.e front,e e formavano riserve. Conrad, che comandava l'esercito del Trentino, accarez:,,,ava ancora il suo antico sogno di scendere dagli altipiani e dal Grappa nella pia,nura <' aggirnre i difensori del Piave che a loro volta sa1·ebbero stati assaliti dall'esercito di Boroevic. Per fa forma convessa della fronte, da qualunque parte avvenisse prima la, rottura, l'intero esercito italiano veniva minacciato di fianco. 1\fa il primo attacco più. violento lo riserbfbva Conrad alle 18 divisioni concentrate sul solo altipiano di Asiago e alle altre 10 concenLrate sul Gra.ppa. Il bombardamento di rottura doveva cominciare il 15 giugno alle 3 del mattino. 'M'a, con dura. sorpresa degli Austro-ungheresi, 1,re ore prima l' a.rtiglieria it,aliana aprì un forribilc fuoco di contropreparazione che disorientò la loro artiglieria e fece sterminio delle loro fanterie orama,i ammassate nelle prime linee per
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OAl'ITOLO V!.
l'attacco. Quando questo cominciò, aveva già perso huona parte dcll' impeto calcolato per scendere a Bassano la sera stessa. Gli assalitori non riuscirono che ad occupare le prime posizioni i.taliane e furono fermati di netto là dove era stato ordinato di fermarli. La mattina seguente le riserve italiane (e nei settori occidentali dell'altipiano di Asiago gli Anglo-francesi) contrattaccarono e ripresero quasi tutti i punti sgombrati, tanto sull'altipiano qnanto intorno al Pertica. Le riprese of.fonsi ve del nemico furono paralizzate prima di svilupparsi. In tre giorni di lotta, nei monti, si erano svolte tutte le fasi di una grandissima battaglia campale, e l'Italia l'aveva vinta: tale massacro era stato fatto delle migliori truppe tedesche dcll' Austria., che delle 28 divisioni concentrate sull' altipiano di Asiago non ce n'era più una in grado di 1·iprcndere il combattimento. Così fin dai primi giorni l'esercito del Piave - da cui prese nome la battaglia - era stato sollevato dal ' pericolo strategico di un aggiramento alle spalle, e potò parare l'assalto frontale che gli vcuiva dal fiume. Con tattica nuova, più raziona,le ed anche più consona al tem,peramcnto del soldato italiano, nelle pril'ne lince non rrano state tenutr che poche truppe; le più erano accampa.te indietro per essere gettate a tempo nei punti cli in('vitabilc irruzione. Finalmente l'esercito it.a1iano sentiva di combattere sopm la sua terra e per la esistenza. della patria. L'animo di tutti era deciso. « Di qui non si passa » era il motto dei difensori. « O il Piave - come scriveva un soldato sopra un muro avanzato a,l bomba,rdamcnto-o tutti accoppati.» C'osi fu vinta la più grande e difficile battaglia che mai Ititliani avessero combattuta. Le due armate austJ:o-ungariche del generale '"rurm e dell' a.rciduca Giuseppe erano riuscite, nel primo impeto, a traghettare più divisioni : quella del-
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l'Al'ciduca., investiti i dossi del Montello, si proponeva di discendere dall'alto sopra Trevii;o, verso cui dovevano risalire dal basso le altre divisioni che avev:mo J)assato il Piave a San Donà e a Fagarè. La città doveva cadere nella prima giornata, per una vasta azione a tenaglia. I nvece quel giorno nello due zone principali di irruzione, Austriaci e, Ungheresi non erano riusciti ad avanzare che di qualche chilometro: nella zona intermedia erano stati subito contenuti sulla riva destra del fiume. La baLtaglia, anzi la catena di battaglie, tra gli assalitori che facevano sforzi inauditi per farsi largo, e i difensori accorrenti a contenerli, divampò lungo le strade del Montello e tra i fossati del basso Piave. Ondeggiò incessante giorno e notte tra infiniti attacchi e controattaccbi. Gli Austriaci non progredivano : l'artiglieria italiana continuava a batterli alle spalle, sui ponti e sulle passe,relle del fiume, rendendo difficile l'accorrere dei rincalzi e i: rifornimenti. Le 18 divi'sioni che avevano potuto passare il fiume non avevano spa,zio da manovrare nè riuscivano a fars<'ne. La linea italiana, anzi che rompersi, si rinsaldava in una ca.tena sempre pit:L dlll'a. Dopo quattro giorni di lott.a, ogni progresso austriaco era arrestato : gli sforzi nemici oramai erano ri.dotti a mantenern le due larghe tc:-ste di ponte formate sul Montello e sotto San Donà,. La pressione italiana aumentava. Bill'rasche estive avevano gonfiato le ~eque del Piave; gli Austro-ungarici rimanevano qua.si isolati e arretravano a passo a passo col pericolo di essere ributtati nel fiume. All'ottavo giorno della battaglia si davano per vinti e cominciavano a ripassarlo in disordine. Allora gli Haliani attaccarono con nuovo furore. La ritimta austriaca 011,re il fiume volse ::i,l disastro: i reggimenti in fuga erano colti al passaggio da un fuoco spietato di artiglieria e di aereoplani. Le acque dd Piave trascinarono a migliaia cadavel'i e rottami.
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CAPITOLO VI.
Il 24 giugno - anni vcrsario cli Cul!toza - la battaglia del Piave era vinta. La riva destra, del fiume era spazzata; le posizioni di prima della battaglia e i cannoni abbandonati nel primo momento erano ripresi. Cosa rara in una battaglia di arresto, gli assalitori perdevano più di quinùicimila prigio11icri. Come perdite complessive di tutta la battaglia ne confessavano essi stessi 150,000. Ed erano appena, ritornati, rotti e scornati nE'lle loro linee, che fUl'ono a loro volta att;accati imgli altipiani, dove pcrdott.ero l'unico guadagno ottenuto, la cima di Valbella, e sul basso Piave, dove trft il 2 e il 6 luglio, furono ricacciati dal ramo drtt,o del vcccl1io Piav<' - cioè H Sile - a quello del Piave nuovo. Perdevano aUri 9000 prigionieri ; vedevano allontanarsi Venezia e l'ultima sprranza di vittorfa. Lo scora,mcnto invase .cornandanLi e soldati: con le notizie, invano nasco;:iLe, della sconfitta pat-ita, , penetrò nell'interno del paese: al -parlanwnto di Budaprst il ministt·o vVcckcrlc - successo a Tisza - riconobbe le perdite « gigantesche ». Si sentì che ruilitarp1.entc la rnona,rchia Na fini ta,. Nella storia dclh guena 11niversale la battaglia del Piave ò battaglia, d<,cisiva. Essa segna la fine d<>lla crisi degli Allea.Li e il principio della riscossa. L'alba della vitl:oria comune si levava dal fiume sacro d'ltalia. L'annuncio dol destino che cambiava fu porta,to sino nella capitale nemica da otto areopla ni if;aliù.ni che Gabriele D' Annunzio, il fl agosto, gnidò sino a Vienna, su cui ca· vallerescarnente geLtò parole anzi che bombe.
*** Sul suolo di Francia Hindenburg e Ludenclorff continuavano a voler vincere. Per avanzare ancora su ra,rigi avevano bisogno della strada della Marna, e
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J,' ANNO DELLA VITTORIA.
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preparavano 1::1 quinLa offensiva : passar la l\farna dove già l'avevano raggiunta, e farsi largo nella Champagne, fino a Chàlons per manovrare poi liberamente : perciò dall'ansa formatasi dopo la battaglia del Tardenois punta,rn non a Occidente ma ad Oriente. J\fa questa volta la forza dell'attacco delle armate tedesche <'ra, meno fresca, e Foch, che aveva preveduto la direzione del colpo, aveva in sua mano tutte le forze raccolte durante la crisi della primavera : 127 divisioni francesi, 58 inglesi, 17 americane, 2 it11,liane, 12 belghe. Lasciò che i Tedeschi attaccassero dove volevano : ai difensori della l\'Iarna e di Reims - fra qursti ultimi erano gli Italùtni - e a quelli della Champagne ordinò di resistere a qualunque costo mentre altre forze dovevano rispondere con nna controffensiva. I Tedeschi atlacca,rono con grande viòlenr.a il 15 luglio. IL generale Gouraud, che tenE'va le lince della Champagne, si era arrC\trato di un poco, così ehe gli assalitori batterono con le loro artiglierie nna zona vuota e, quando la (•bbcro superata con Jr fanterie, incontrarono for7:e quasi inta1,te cl1e li ferrnarono di netto. L'altro gruppo tedesco passò la Marna e il'ruppc contro la montagna òi Reims, ma anche qui incontTò h~ resistenza voluta, tenacissima quella degli Italiani nella valle dell' Àl'dre. Si comhal,tè tre giorni senza che i ~redcschi guadagnassero qmtsi. terreno. Al quarto giorno (il 18 di luglio) era il generai.o francese Mangin che: inatteso, a,ttacra,va i Tedeschi snlla, faccia occidentale dell'arco del rrardenojs. Le lineo recenti non erano che leggermente fortificate: una grossa squadrn di carri. d'assalto, scguìta M lle fanterie, :penetrò fra i Tedeschi scompigliandoli, e avanzò profondamente. Quelli che avevano passata la J\farna correvano il rischio di essere tagliati fuori, e dÒvettel'O affrettarsi a ripassare il fiume. Da tutte fo parti gli assaliti divennero assalitori, e facendo forza
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CAPITOLO Vf.
al sommo dei due lati, verso Soissons e verso Fismes, misero in pericolo tutte le divisioni combattenti nell'ampio arco. Non restò ai 'l'edeschi che ritirarsi a passo a passo. Ftu'ono dodici giorni di battaglie e di progressi· continui dei .Francesi. Il 2 di agosto Soissons ricadeva nelle loro mani; i Teùeschi avevano votata del tutto la, cosi detta cc tasca>> della Marna ed erano arret,r ati sino alla Vcsle. Insieme con 35 mila prigionieri e 700 cannoni, avevano perduto l'acquisto della più fortunata delle loro off.ensi ve ; ed era perduta anche l'arma più salda che avessero i soldati tedescl1i: la fiducia nella propria invincibilità,. Lo stupore per la improvvisa sconfitta scosse a fondo la Germania. Lo stupore divenne sgomento una settimana più tardi quando l'assalto franco-inglese si rinnovò improvviso (8 agosto) in altra parte della fronfo, s1:1ll'arco del Santerrc, frutto dell'altra vittoria del marzo. Era un nuovo mod.o di battaglia, in cui le fortificazioni campali non avevano piìl il valore di un tempo; e, come un tempo non avveniva, i movimenti degli eserciti alleati Nano rapidi e continui. I Tedeschi si ritiravano lentamente, ma le riti.rate parziali non riuscivano ad arrestarsi. Dall'8 agosto alla fine del mese, l' avanzata franco-inglese non ebbe sosta : i soldati sentivano la vittoria. I Tedeschi, per la prima volta nella guerra, sentivano la sconfitta: non combattevano più come una volta ; non erano più strumenti sicUTi nella mano del Comando. Ludendorff, che un mese prima aveva assicurato il Kaiser di poter vincere la guerra, intravide il disastro: al Consiglio dolla Corona, tt>nuto a Spa il 14 agosto, confessò che non si sarebbe più vinto, e consigliò di cogliere il momento opportuno per fare hl, pace. Tale momento giudicava che sarebbe venuto quando la situazione militare si fosse provvisoriamente ristabilita.
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:ua. non si ristabiliYa, per quanto la ritirata ted<.•sca si accderassc ppr far sost,a sulla linNt Hindenborg, donde c-rano mosse k offonsi ve di pochi mesi prima. Ogni giomo un po' cli territorio francese era liberato ; la « tasca» di Piccal'<lia era vot,ata: anch<' quella dcli,~ Jiys era abbandonata dai Tedeschi. La sii m1zione strategica, degli .Alleati era, sempre migliore; le loro riserv<', con l'affluire degli Americani, S('JH])re più ri,•che, menll·<· gli 4usfriaci ancora sanguinanti <' demoralizzati, non avcyano un soldato da mandare agli alleat.i. Il 12 settembre i Franco-anglo-americani erano ,trrivati tla P<'l' t utto a contatto con la linNL Ilind<'nl>m'g, anzi gli Inglesi l'avevano già. intacc,ìta. di front<• ad Arras. Hindenburg chiedeva al Governo di far tentare ai neutrali. UlH\ mediazione J)er la pa,ce. *
* * Oramai gli avvc-n iinenti polit.ici e cpwlli militari infhùvano gli uni ~ugli altri ron una rapidità che non avevano mai avuta <ltu'antc h\ guerra : il rihno che 11i accclenwa indicavn, l'avvicinarsi drlla fin<•. Nd campo dell' Jnt<'S~h si :we va. hh Cf'rtezza d<•,lla vittoria, ma, qua n1o al tempo, si calcolava ancora sopra una resistenza, lunga e disperata. dcllth Ger1uanin, che in (in dei C'O nti comba.tt<'v:t SC'mpre sn territorio straniero. Ma, q1ù ftpparve com e il d<•stino della Germania fosse congiunLo con quello dc-i snoi allcat,i, èLSsaipit't clw non cred('ssero coloro che nella gncl'l'a avevan finito 1>er concentra.re sforzi e odi solt,: rnlo contro il nemico
principale e trathtl't' quasi benevolmente gli altri. L'Auskia era nlla fine. Il ] I settembre aveva eonfC'ssato la sua angustia. rivol~<·nùosi dir<•ttamente a tutti i bellignanti LWrchè si inizfass<'l'O subito dcll<' convcrF-azioni « confiilenziali e non impPgnativc » s ul
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CAPITOLO VI.
tema· cl<•lla pace. Oli Alleati e anche l'Associato risposero subito, <'-i ascuno per conto proprio, che S<' l'A.ustrin.-lJngheria, vol<~va, la pa,C<' sapeva a quali condizioni poteva otlencrla. . La Bulgaria, piìt ind,ipcndE'nle dalla Germania ('Ù oramai sfiduciata, poichè dalla alleata, di cui vedcvn, <leclina,r l:t potenzti, non riusci va ad OU<'ll<'l'l' i soccol'si militari ll<'C(•ssari, t<'ndeva già l'orecchio all'Int<'Ra, attrav<'rso il ministro a,mericano che non aveva, mai lasciato Sofia. L'eS<•rcito alleato di Orient<', comandato da Franchct cl' Espcrcy, disponendosi nel settemhre ad atLaccare quC'llo b,ùgaro, sapeva già cli non trovare una n .•sist<'nza troppo accanita. Infatti quando (i l l<:i seth•mbre) attac•cò a Dobropolj<', rupp<' immediatamente la front-O lmlgn,ra. ~è gli fu molto clifficile sping<,rsi avanti sino a, raggiunger<' la linei~ éld Vnr<lar. L'esercito bulgaro si apriva in due e cPdcva, le armi . n '27 sel!embre il Mto comanclant<•, Teodoroff, chiedc>v:i a Franche!, d'Esperny l'a,rmi1:1l ,i.zio imnwdiato. Il :rn scttembrc> la, Bulgaria usci va, dalla guerra capitolando. Lo zar Ferdinando abdicava a favore d1•l figlio Borii;. Un gov('rno anlig<'rmanico, · con a ca,po Stambulinski - già imprigionnto dal governo g<'rmano.Eilo <li H,adoslavoI.C - vrnivn, al pot<•rc. Smobilitava (Juella parte d<>ll'es<'rcito eh<' non aveva, élovuto dar prigioniNo ; Ri ponev:i sotto il controllo clell'Jnt<•sa <' lasciava aperte tntt<· le vi<' 1wr attaccare l'Auslria,lJnghe1fa Rtù DanLthio. L' esercHo allea.Lo contimmv,i la sua marcia attnwerso la Rcrhh, lib<:ra~a senza incontrare resistenza. :N'è l'An8tria nè la ONmania avev:\n modo cli parare la minaccia slratRgica, clw, p<'r qmtnto f:.Lta cb 1111 esercil,o refativamen te piccolo, era gravissima. lJa Tttrchia era separala dai suoi :\llcati e condannata .~ prossima resa; l'Austria., scoperh\, era. senz.~ diff>Ra, sul D,tnubio.
L'ANNO Dl!lLtA VITTORIA,
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Quando la notizia della disfatta bulgara arrivò in Germania, già c'era al Quartier generale grande sgomento per la situazione sempre più grave sulla fronte occidentale. Si combatteva sulla linea Hindenbmg (dal 18 settembre) e nemmeno quella linea resisteva. Per conto loro gli Americani avevano facilmente cacciato i Tedeschi dalla strozzatma di Saint-1\lihicl (12' settembre) ed insieme con i Francesi avanzavano nellr .A.rgonne (28 settembre), minacciando una delle linee di ritirata dell'esercito tedesco, quella del passaggio (tro11ée) di St,enay. Saint-Quenlin cadeva (1° ottobre). Lo sfondamento generale poteva avvenire da un giorno all'altro. Ludendorff annunciava a,ngosciato : cc Oggi teniamo ancora. Domani chi lo sa ~ » Il cancelliere dell'Impero Hertling si dimetteva. Jl regime che aveva condoLto la Germania alla guerra e che sentiva venire il disastro cercava di salva.re sè e il paese trasformandosi. Bisognava diventar democratici per tratta,re con ·wilson, nemico J)reforibile ai ne. miei piì.L duri dell'Intesa europea. Il Kaiser promise al popolo f,'Tandi riforme democratiche ed inta,nto nominò cancelliere il principe M:ax del Haden, che era in odore di democrazia e di pacifismo. Il primo atto del nuovo Cancelliere fu quello di pregare il PresidenLe degli Stati Uniti di « prendere in mano la causa drlla pace» e di invitare gli .Alleati a negoziare s1ùla ba,se del messaggio contenent-0 i 14 punti. Subito, intanto, si chiedeva un armistizio generale (noLa del 4 ottobre). Contemporaneamente la stessa richiesta era fatta a '\Vilson dal governo austro-unga,rico, anche a nome di quello turco. Cosl tanto la Germania quanto l'Austria-Ungheria contavano non solamente di salvar(> politicamento tutto ciò chf tra.ttative impostate sui H punti di ,Nilson promettevano di salvare, ma, di condurre le
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OAPITOLO YI.
trattative stesse con il peso di due eserciti che, battuti, non erano però disfatti e si trova,v~no sempre in territorio nemico. Ciò che premeva di più ai capi militari era l'armistizio immediato cbe desse respiro alla pericolosa ritirata: quelli austriaci si aspettavano da un momento all'altro di essere attaccati e finit,i il.all'Italia. All'ansia dei Centrali, per i quali un giorno di meno di guerra poteva significare la salvezza relativa, rispondeva la calma degli .Alleati che sentivano venir la vittoria ma avevano bisogno di ancora qualche tempo di guerra perchè la vittoria fosse schiacciante. Tale la, domandavano eserciti e popoli che, dopo tante sofferenze e pericoli, ora che avevano domata la fortuna, non volevano perdere l'occasione di esercitare la giustizia puni1J.va. In Francia la battaglia non aveva intorruzioni. Tutta la fronte era in moto. Non si segtùva un piano strategico preconcetto, ma tut1i gli ,.'\Jfoati avanzavano secondo i luoghi e le circostanze, per liberare il territorio e distruggere l'esercito tedesco. Questo, ritirandosi nelle Fiandre come dietro a Saint-Quentin e, più lentamente, nelle· Argonne, sanguinava, si disfaceva, ma riesciva ancora ad evitare la rottura strategica . .Alla domanda tedesca, Wilson aveva risposto (8 ottobre) che non si poteva incominciare a discutere la pace prima che Tedeschi e Austriaci avessero sgomberato i territori occupati. E poi in nome di chi pa,rJava il governo tedesco~ Gli A.llea1,i non avrebbero trattato con un potere arbilil'ario che disponesse del popolo senza esserne l'emanazione. L'.Austria, mentre attendeva la risposta di Wilson, tentava di disporlo a suo favore mettendo pelle nuova. Carlo proclamava la fedC'ra,done dei popoli austriaci - esclusi, ben inteso, quC'Jli dipendenti dall'Ungheria, - (16 o~tobre): ogni nazione - diceva il procla,ma - formerà il suo Stato
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L'ANNO DEl.LA VITTORIA.
autonomo nell'ambito dell'Impero: Trieste avrtL « nna, 11osizione speciale >>. 'l'ardo provvedimento che, avendo l'aria di concedere una 1·elativa libertà, cercava di annullare l'indipendenza completa già conquistata dalle na1.ioni in rivolta. Ogni forza di coesione eTa venuta meno allo Stato : di fatto gli Czeco-Slovacchi erano già liberi, ·wnson, rispondendo (18 oLtobre) alla nota di Vienna. (\ra costretto a ricorda,rle che gli Allea.Li non potevano più farle le condizioni favorevoli proposte nei H punti, poichè gli Czeco-Slovacchi era.no già di fatto un governo indipendente e combattente, con i suoi volont,ari, contro l'Austria, e che a,nche i Jugoslavi erano stati l'iconoscinti come nazione a sè. L'ultimo ministro degli Absburgo, Lammasc11, non riusciva a coprire con il federa,lismo un processo di <lisgregazione già in pieno svolgimento . Il Consiglio nazionale di Praga agiva prr conto proprio; anche i ,Jugoslavi, incoraggiati dall'avvicina.rsi dei Serbi e degli Alleati di Oriente a.l Danubio, si proclamarono indipendenti (19 ottobre). Gli .Austrotedeschi dovflvano pensare alla propria, salvezza for~a1.:.do alla loro volta, un Consiglio naz~nalc. '!!ultima\ • r spcra,nza della M:ona,rchla absburghese era nell'esercito, ancora forte di tutt~ le sue armi e della sua disciplina secolare, schierato sulle p1·ealpi italiane e sul Piave. Se questo riusciva ad. evita.re la battaglia con l'a,rmistizio, molto poteva, ancora, salvarsi. In Italia ci si domandava. con ansia perchè non si attaccasse : la vittoria non poteva mancare, nonostante le difficoltà, strategiche e la stessa relativa, superiorità del numero nemico: n divisioni, a cui Diaz ne opponeva 51 ita,lia;ne, 3 britanniche, 2 francesi, 1 czeco-slovacca (~d l reggimento americano. L'attacco era stato predisposto ma le intemperie ne :wevano ritardato l'inizio. Questo avvenne soltanto il CAPRJN ,
G1urt·a 1tnit:.
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OAPITOLO VI.
24 "ottobre, all'alba, sul massiccio del Grappa, azione preveduta dagli Anstro-unga,rici per essere quello il settore di congiungimento fra i due loro eserciti del Trentino e del Piave: a qualunque costo dovevano impedire agli Italiani di conquista,re la conca di Feltre~ nodo di arroccamento di tutte le loro forze. Se quella del Grappa fu l'ultima difesa dell'esercito austroungarico, fu anche degna di un esercito dei più antichi e potenti del mondo. LP, cime del gruppo (Pertica, Valderoa) furono perse e riconquistate sangu:inosaménte per tre giorni. i\fa, nel piano del generale Diaz, questa non era che una finta. Sul medio Piave la decima .Armata di Lord Cavan, mista di Italiani e Inglesi, aveva occupato, il 27, gli isolotti del fiume (le Gn1ve di Papadopoli), e la ottava, comandata dal generale Caviglia, nella notte passava a forza il Piave in piena, davauti al Montello. Il passaggio non riuscì alla prima in tutti i punti stabiliti. Ma l'impeto compensò lo sva,ntaggio iniziale. Il 28 anche la decima .Al·.mata rompeva le linee nemiche in direzione di Oderzo, la battaglia si concentrava sempre più sulla fronte nord-est del Piave. Susegana è presa; il 29 i soldati di Caviglia entrano a Conegliano ; la dodicesima .Al·mata, più a nord, fa espugnate le colline di Valdobbiadene. La fronte austriaca è rotta in modo che le comunicazioni tra la pianura veneta e le valli trentine sono perdute. La vittoria è strategic.amente assicurata quando CavigUa ha occupato Vittorio Veneto, che dà, il nome alla grande batta,glia. Le resistenze nemiche cedono sempre più facilmente. Soldati valorosi come gli ungheresi abbandonano le armi e si arrendono. Durante la battaglia il governo di Vienna aveva replicato a Wilson di accettare anche la indipendenza degli Czeco-Slovacchi e
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L' A::\'NO l)ELLA VITTORIA.
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d<>i Jugoslav_i. Mal' Austria,-Ungheria non esisteva più. Ridotta la Isonzo-Ar1nee a una torma di uomini fuggenti, anche l'esercito della montagna, arretrava sgomento davanti alle Armate italiane, che facevano prigionieri a djecine di migliafa e a migliaia i cannoni. 111° novembre si movevano anche i settori del Trentino occidentale; si chiudevano le vie della ritirata ai corpi austriaci risalenti per tutte le vallate meridionali verso Trento. Il Comando austriaco dovette piegare la sua antica superbia all'ultima umiliazione : implora.Te al COmftndo italiano 1rn a,rmistizio immediato (1 ° no\ w~~c). Era difficile stabilire, nello sconvolgimento c;l.i tutta l'Austrfa, con quale autorità si potesse trattare, Carlo telegrafava a, Guglielmo che non avrebbe accettato un armistizio disonorevole r che avrebbe difeso con i suoi Austro-tede11chi lr vie del Tirolo che conducevano in Germania ; viceversa abbandonava anche i suoi . Austro-tedeschi e cercava di salvare a,lmeno una delle sue corone ripa,r ando in Ungheria dove era. scoppiata la rivoluzionr. Tisza era stato ucciso ed era venuto al potere il democratico Michele Karoly. A Vienna il • governo di Lammasch, prima di sparire, tentava ancora una frode : per non cedere all'Italia vittoriosa, la flott.a., approfittò della formazione del Consiglio nazionale jugoslavo di Zagabria per offrire a questo, come legittimo erede dell'Austria, la flotta che era stata di tutto l'Impero. Cosi, morendo, la Monarchia investiva questo fra i suoi popoli dell'antico odio contro l'Italia. Ed anche trattando l'armistizio, i plenipotenziari austro-ungarici, tentarono di far apparire l'esercito italiano come facilmente crudele contro un esercito che ftveva, rinunciato a combattere. Infatti nella storia d' Emopa non si eJ'a mai visto un cosi gra.nde esercito finire così miserevolmente. Austro-tedeschi, Ungheresi,
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OAPITOLO VI.
Slavi fuggivano all'impazzata, ma molti, ~mendo più ancora la fame che la prigionia, si ferma vano por essere fatti prigionieri. Passando a,ttraverso masse di ne.miei a cui le a,rmi non e.rano che d'impaccio, le avanguardie della prima Armata italfana entravano il 8 novembre a Trento. Lo stesso giorno, mentre nella pianura friulana l'inseguirnento era. giunto oltre il Tagliamento, per mare sbarcavano a Trieste i primi reparti italiani. L'armistizio era stato firmato poche ore -prima a Villa Gius1i, presso Padova. Ma la cessazione delle ost,ilità era stata fisRa1 a per il giorno seguente, 4 novembre a,lle 15. A quell'ora anche gli sbocchi del Trentino erano chiusi. Ln dieci giorni di battaglia l'esercito d'ltalia aveva fatto quasi mezzo milione di prigionieri <' cattUl'ati sctt<imila cannoni. « 1 resti di quelJo che era Mato uno dei più potenti eserciti del mondo - annunciava il bollettino della vittoria italiana, risalivano in disordine e. senza speranza le valli che avevano disC('>se con orgogliosa, sicurezza )>. Dopo 41 mesi dì lotta la guerra dell'Italia all'AustriaUngheria era vinta. ]/armistizio imposto dall'Italia e dai suoi AJlcati era, duro ma non inumano : ne completava il disarmo pt=>r terra e per mare, ne occupava le fortezze e apriva il passaggio agli eRercit.i alleati dovunque fosse opportuno per nuove operazioni contro la Germania. J\fa la occupazione territoria,lc era ristretta al non ampio trrritorio che doveva venire in potestà, dell'Italia per il patto di lJondra. I territorì czechi, jugosla,vi e romeni sfuggivano ai danni di essere Stat,i austro ungarici e, se ospitavano i soldati dell'esercito di Oriente, li ricevevano comr liberatori e non come vincitori. lt'iume, poichè non era stata inclusa ne.i limih del patto di Londra, non veniva. nemmeno occupata per l'armistizio. Ma la città, italiana del Quarnaro, il
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229 . 30 ottobre, si era proclamata libera secondo il diritto L' AN.NO DELLA VI'rTOIIL\ •
di autodecisione coh:ferma,ntc l'autonomia locale a cui non aveva rinunciato nem1rnmo nei secoli di dominio austriaco e poi unghcr<'se, e si era dichiarata :1nnessa all'Italia. Il Consiglio naidonale di Zagabria, aveva mandato, arbitrariamente, df'lle truppe slaNe a occuparla. Una· nave da g:uerra italiana entrò in porto a proteggcFLa; e il 18 novembr<~ truppe ilafoine, miste a contingenti"inglesi e amni.cani, vi sbarcnrono. Le armi italiane raggiungevano i tNmini d<>stinati alla Patria.
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La sconfitta e la distruzione drll' Austria-Ungheria era slìf•La contemporanea alla resa, dell::i, Turchia. Dopo la capitolazione della Bulgaria non c'era altra via d'uscito, per l' Im~ro .ottomano. Durante il mese cli ottobre gli Tnglesi erano nva.nza.ti senza difficoltà a nord di Gerusalemme 8ino ad A.lr1)po. Il 30 ottobre, a, ~fudros, era stato firina lo un armistizio, analogo a qUPIlo con l' A11stria, che disarmava la 'l'urchia, a,pri va. gli stretti agli Alleati e da.va ad essi il controllo su tutti i territori deU' Impero ottomano. Fu fa, distrnzione dell'Austria che d.etrrminò il crollo della Germania, il cui rsercito continuava a ritirarsi sotto la pressione anglo-fr',;1,nco-arnericana, ma non ('ra ancora uscito dal territorio frnncesr.. l 1a richiesta di pace della Germania era stn,1,a a.cce.ttata da Wilson (24 ottobre), ma, ques1;a era stata a.vvertita che le condizioni dell'armistizio sarebhero state fissate con criteri militari, tali da impedire all'esercito tedesco qualunque tentativo di riscossf~. Ludendorff, piut,tosto che accettarr una capitolazionr mcntrn non si sentiva direttamente vinto, si era, di-
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CAl.'ITOJ,O VI•
messo. A tenere insieme esercito e paese rimaneva, col suo gran.cle prestigio, Hindeb bmg, e l'armistizio era ancora: ritardato. Ma quando giunse la notizia della capitolazione austriaca, un consiglio di generali e cli ministri riconobbe il disastro inevitabile anche se l'esercito te.desco avesse combattuto ancora. L'Italini aveva dichiarato che, vinta l'Austria, avrebbe continuato a, comb~tttere, se fosse necessario, contro la Germania; dal Tirolo le sue avang·uardie minacciavano i confini della 13aviera meridionale. Da qualnnq11e a,l tro punto del territorio già austriaco, e specialmente dalla Boemia, strategica.mente cosi pericolosa per la Germania, questa avrebbe potuto essere attaccata nel suo corpo vivo. Ad ogni costo essa voleva evitare i danni fisici dell' invasione chr aveva cosi crudelmente fatti soffrire a tanti paesi. ll calcolo prevalse sopra l'orgoglio nazionale e l'idea, di una disperata difosa nel territori() stesso della patria, fn scartata. J,'animo del popolo tedesco destatosi, dopo una cosi lunga illusione, sull'orlo dell'abisso, venne meno: Sentì di aver perso la guena ancora prima che gli arrivasse la notizia dell' ultima disfatta 1ml campo di battaglia. L ' Impero e l'Imperatore, che non erano riusciti a vincere, avevano perso credito: la tarda conversione alla democrazia che Max. del Baden tentava. di personificare non giustificava un regime che aveva condotto al disa,stro il piì1 fortunato paese del1' lforopa. Il patriottisn1.o deluso dette ragione alla rivoluzione che diceva di negar la patria per cercarr la felicità del popolo in un nuovo n,ssctto internazionale. I socialisti sorsero ad affrettare la fine della guerra: quelli temperati - che durante la guerra avrvano combattuto per la patria come tnt1-i gli altri part.i.ti - fmono concordi con gli estremi (flpar-
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L'ANNO DELLA VITTORIA.
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tachiani e comunisti bolscevichi) a volere la. fine <lell 'lmpero. Destino comune a lutLi i rl.'gimi che conducono alla guerra ma, non ri<'RCOno a dar la vittoria. Le grandi masse clw, senza a.wre idee politiche molto decise, t>rano demoralizzate tlallo sforzo vano e dalla lt>nta fame, erano tlivenute rnal.Nia agitabile da qualunque rivoluzione. Ji'agita.zione sociale delle cla,ssi Hi complicava con quella. politica degli Stati federali : la, sventm·a a lle n ta va l'unità ed eccita va il separatismo. Rivolto scoppfa,1·ouc, nella marina tedesca, tra gli cqnipaggi irnbarmiU e nei porli di gut>rra. A Berlino i;i tmnultuava; si chiedeva l'abdicazione del K aiser. l n questa eondiziorw l'armistizio non potev~• esser<' differito. Le t-rupp(\ in ritirata erano quasi dovunq_uc arriva,te a i confini: si sapcvlt> che T<'och prepa,rava un nuovo attacco sulla front(• di Lorena (~ di Alsazia. quasi sguernitc. Il 7 novemhre i plPnipotenziari led<•schi si presentavano d avan t i alle lince francesi (' ricf'vevn,no condizioni non divC'rsc ila qu('lle di nnn capitolnzionc: evacuazione di tutto il territorio sino a.l Reno, alla destra del qualf' gli Allea.ti avTebbt>ro occupale delle teste di pont~, disarmo <' cession<' di quasi t,utto il mal~riale da ~n<'rra e dell~\ flotta, rt>stitl1zion<' d i tutti i prigionieri senza reciprocità . La rivoluzione socialista, quasi bolscevica, trion fava in Haviera do v<> (8 nov<'!nbre) KurL Eisnn proclamava la repubblica. Il 9 insorgeva Bel'lino. Il Ka is<•1· pensò un momento di mettc•rsi a capo d<>lle h'nppe ft>deli e riconquistare la capitale. La feddtà d<>ll(• lrupp<' <'t'a. più chr dubbia: a.nche i solda li ted<'S('hi cominciaiVano a disobbedÌl'CI ai capi <', costituiti, alla, maniera rnssa, dC'i Consigli di soldati, dt•cidevano di ritornar" in patria. A Be1lino il socialista Sch<'idemann proclamava la r<'pubblica, t<'dcscn (9 dicembre').
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rAl'lTOLO VI. - L AN':-10 DELLA \'lTTOJUA.
Il Kaiser abdicava, P fuggiva in Olanda insieme col Kronprinz. L minori principi lo imitava,no. Cl go V('t'UO, misto di nomini <l<'L nuovo e d<'I vecd1io re~ime, acc t tò l'armistizio, che fu firma.to nella foresta, di Laigne l' 11 dicemhre all(' 5 dl'l mattino. Quan<Lo, alle 11, I<' Of;tilità fui·ono soi:;pf'!'-P, gli esrrciti alleati si trovava.no, nl.'l RPlgio ali<' porte di Gand, e, H, isud della Samhre, tenevano nna linea cor1·cntr quasi lungo i vrcchi contini franco-belgi e fmnco-tedC'selù. Alla ebbrezza <li vittoria che scoppiò nei pa(•si t,rior1fant.i rispondpva tra i vinti uno smarrinwnto simile aJ delirio. )lai h\ storii\ drgli uomini a,veva dsto più grande vittoria t• più profond}L disfatfa. Anche più che di eserciti su eHerciti, vittoria di popoli su popoli. )(ai tanti uomini avevano combattuto tanti uomini : la .lfrancia .tV<'Va mobilitato un quinto della, sua intera, popolaziorn•, l'ItfÌlia, in un tempo minon•, più di un sett imo, l'Impero britannico qm~~i ~Lltrellanti. Il pii1 gran tributo di sangue lo a.veva. clu.t,o la l•'ra,ncia che, con le suo colonir, coni.ava 1,385,000 morti ; fortissimo, rispetto a.Ila. popolazione, quello dell'Ualia, che in41 mesi avevn, JJr1·duto oltre mezzo milioni' di solda,ti. In f,ntti i campi di bittta.glfa, 7 milioni di uomini em,no caduti. Taceva finalmente il cannone che per 51 mesi aveva tonalo ne.l cuorr cfoll' Europa più ~i.nticamente civile, nei suoi mari più illustri. Era la promessa della pH,OO : anche tra gli sconfiU i l'angoscia. politic.c'\ era rinfrancata dn, un vasto riRvcglio di spera.nze 1inrn,nc. 0
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EPILOGO. I TRATTATI DI PACE (1919-1920 ).
La fine delle ostilità fra i grandi combattenti della guerra universale non segnava - come l'illusione a,wva spera.to - un rapido ritorno allo sta,to di r,ace. Apparve subito che l'idea del « ritorno » a condizioni di vita europee analoghe a quelle di prima del 1914 era impossibile. La nuova pace dovrva rssere ricostruita, faticosamrntc, dal disordine politico, sociale, economico cbc, in diverso grado, hi. guerra aveva lasciato in tutti gli Stati di Emopa <' nel mondo. Questo disordine si palesò anche più grave d(\l previsto quando, smorzate Jr passioni -patri.otl:iche che avevano stimolat o i popoli combat,tenti, <• abbandonati gli ordini provvisori ed artificiosi a ctù gli Stati si erano costretti per durare il grande sforzo, le nazioni misurarono la gravità dri mali a cui anche i vincitori • dovevano riparare. Agli sforzi più che umani seguiva un colla,sso generale nell'ordine economico, sociale e morale : la inquietudine e la violenza delle J)assioni che agitavano i popoli e le classi dei popoli appena usciti df~lla guerra somigliavano aU:agitazione infeconda propria, non degli organismi esuberanti ma di quelli esauriti. Convalescenza difficile di una malattia troppo lunga : convalescenza minacciata da continue ricadute. I pessimisti trovava,no argomenti
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EPILOGO.
a presagire non un progr<>ssivo ritorno alla sanità, ma una malattia consuntiva di cui tutta. la civiltà I europea potrebbe morire. .Anche formalmente la pace politica tra i belligeranti si presentò dill'icilissìma. L'armistizio con hl, Germania, che era stato fissato per un mese, dovette essere rinnovato più volte prima che i plenipotenziari degli Stati vincitori, radunati a Parigi nel gennaio del 1919, cominciassero a discutere le condizioni da imporsi ai vinti. Qui apparì il tragico equivoco a cni si prestava l'idealismo wilsoniano di una pace di conciliazione tra vincitori e vinti. Il Presidente degli Sta.ti Uniti venne in Europa salutato quasi con eguale fervore da,i suoi associati e dai suoi avversari. Ciascuno interpretava qualcuno dei 14 punti secondo i propri desiderì e le proprie speranze. 'rutti si sentirono traditi quando la promessa giustizia per tutti divenne favore per qualcuno e ingiustizia per altri. Wilson del resto fu il primo ad abbandonare- consapevolmente o no - i suoi principì di una pace secondo il diritto, per quelli di una pace secondo la forza, preferita dai suoi associati europei. Gli parve di aver trionfato poichè questi ai trattati con i vinti fecero J)l'ecedere lo statuto di una Società delle nazioni, che aveva il nome di quella da lui predicata. La Società delle nazioni nasceva di dubbia vitalità, • poichè i suoi principali fondatori non vi mettevano nè fede nè sincerità. Contento di codesto omaggio verbale ai suoi principi, Wilson, poco esperto e malissimo informato delle contingenze europee, nell'applicazione del diritto, di cui si credeva paladino, si lasciò guidare dalla volontà pratica. dei suoi alleati più influenti : l'Inghilterra (Lloyd George) e la Francia (Clemenceau). Gli Stati minori, vecchi o nuovi nati, badarono
• l TRATlTrI DI PACE.
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ad assicurarsi il favore dei protettori che sapevano più potenti per soddisfare, in nome di varì diritti, i loro bisogni utilitari e maga,ri i loro capricci. I/Inghilterra tendeva ad accaparrarsi il maggior numero di beni effettivi (colonie, miniere, ecc.), senza perciò compromettersi troppo nelle spinose questioni più propriamente politiche. La l!rancia,, meno 1·calistica, ma ']')Oliticamcntc più ambiziosa, mirava a prepararsi sul continente una sicura prnvalenza. Per la inferiorità numerica del suo corpo nazionalè rispetto a quello tedesco, e per la gravità estrema del pericolo da cui solo con l'aiuto del mondo aveva trionfa,to, voleva ridurre al minimo la potenza del nemico vinto. Poichè la Germania non accennava a scomporsi nazionalmente, come la Francia avrebbe desiderato, si propose ili renderla innocua staccandone il massimo numero di Tedeschi per incorporarli in altri Sta,ti che promettcsspro ili essete perpetuamente ostili :1,l germa.nesimo P devoti a lei. Indi la sua. protezio1w senza limiti a tutti i nuovi Stat,i slavi nati dalla dissoluzione dell'AustriaUngheria: la re-pubblica pola~ca, quella ceco-slovacca, il regno dei Serbi Croati e Sloveni. Per contentar<> qu<'st' ultimo, che a,robiva ad <>sser<> l'erede dell'AustriaUngheria sull'Adriatico, la Francia non si peritò di mettere a dura prova l'amicizja della alleata italiana, · La questione adriatica si presentò subito come la 11iù spinosa che il Consiglio Supremo della Conferrnza - il così detto « Comitato dei cinque » rappresentanti l'Americ~t, l'Inghilterra, la Francia, l'Italia <' il Giappone - avesse a risolverf'. L'Ita.lia, cbc nazionalmente sentiva codesta questione più di ogni altra, concentrò, da principio, in rssa ogni sua energia politica, abbandonando agli AllNtti le qn<>stioni più generali
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lWILOGO.
del riordinamento eUl'opeo. Gli .Alleati erano disposti, sem:a ontusiasmo, per onore della firma, a riconoscerle i territori ad essa attribuiti dal Trattato di Londra, ma vi si opponeva Wilson che quel trattato non avevn. mai riconosciuto. D'altra parte l'Italia doveva far vale.re anche il suo diriUo su Piume che, dime.nticn.ta dal Trattato di Londra, si era spontaneamente d~~ta alla Madre Patria. :i\fa alla volontà di Fiume si opponevano tanto V\filson quanto gli Alleati europei. Le divergenze fmono così aspre che, nell'aprile del 1919, i <lne rappresentanti d~IL' Italia, Orlando e Sonnino, abba,ndonarono la Conferenza. Della loro assenza approfittarono gli Alleat,i per insrrìr<• nel trattato decisioni, specialmente economiche, dannose all'Italia. La quale ritornò poi alla Conferenza, amareggiata e senza iwPr nulla ottenut;o, La questione di 1!1ume e della Dn.hnazia,, agitata nel pa.ese, inacerbiva gli animi ed eccitava le pa,s1,ioni civili già vive. L'Ualfa andava perdendo il senso della vittoria. Tuttavia il trattato principale, quello con la, Germania,, che alla Francia dava già la sua pace, fu redatto concordemente dagli Alleati e consegnato ai delegati della Repubblica tedesca (7. maggio 1919). Esso toglieva alla Gerrnn.nia tuLti i territori sni qnali qualcuno dei suoi confinanti potessé vantare diritti naziona,li o storici. Perciò le furono tolte non solo lP provincie già francesi dell'Alsazia e Lorena, ma tutto il t('rritorio polacco interposto fra la Prussia occidentalr, la Slesia e la Prussia orientale. I territori mist.i dcli' Alta Slrsia e quelli di Allenstrin e MariernvrrdPr furono sottoposti :1 plebiscito. ]\fa Danzica, benchè solo in minima parte trdesca, ebbe subito un regime s1)eeia.le, nominalmente d<'ferito alh1 Società delle nazioni,
1 'l'HA'fTATI DI 1:'A OI!:,
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affinchè la, Polonia potesse servirsi di quel porto. A plebiscito furono sottoposte anche le 7,one d0llo .Schlrswig che la, Germanfa, aveva nel 1861 tolte alla Darumarc::ti. Tn più la Fran<:.ia si fece attribuire, in una forma di sovranità temporanea, il territorio carbonifero della Sane contiguo alla Lorena. Una parte dell'opinione -pubblica francese. clùedeva a,nche il possesso della riva sinistrfl> del Rl?no, vantaggiosa alla difrsa strategica. Ma il trattato si lirnit,ò a, fissarne l'occnpftzionc militare per quindici anni, come gatanzia per l'esecuzione del tra.t.tato stesso. La Germania doveva inoltre riconoscere la propria colpa nelle origini e nella condotta della guerra e consegnare ai vincitori i personaggi da qn<'sti considera.ti come più gra,vemenle responsabili. Doveva disarmarsi, ceder la flotta e lt:' armi, e ridurre le proprie forze ad un esercito ml:'rcenario di 200 e poi di 100 1nila uomini. Doveva finalmente ripararl:' i danni causati a, t,utti gli avvrrsari durante la guerra. La, Germania dichiarò il trattato ineseguibile, protestò, cercò di ottenere migliori condizioni. I/assemblea, na,zioJ1ale costituente, radunata a Weimar, finì col piegare il capo. Il 28 giugno 1919, a Versailles, nella, Galleria, degli Specchi dove nel 1871 i Tedescbi vincitori avevano proclamato l'Impero, il trattato fu firmato. Ma nel momento stesso in cui era, firmato era evidt>nte che la Germania avrebbe combattuto di astuzia per eseguirne la, minor parte possibile. Indi la necessità dell'Intesa, - e specialmente della Francià di tenersi sempre in armi per sorveglia,rne con la forza l'applicazione. Frattanto il Consiglio Supremo drlla Oonfnenza andava pr~parando il trattato, interPssante special-
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EPILOGO.
_mente l'Italia, con l'Austria, tedesca. Questa, appena spezzata la compagine dell'antica duplice monarchia, manifestò la volontà di congiungersi con la Germania, nazionalmente identica a,d essa. l\ifa la, Francia, non tollerando un ingrandimento della sua nemica diretta, già nel trattato di Vf.'rsailles aveva fatto inserire nna clausola che proibiva 1;ale unione. Di più pre,7 alse l'idea che soltanto l'Austria tedesca e l'Ungheria figurassero come eredi res-ponsabili del distrutto impero nemico. La Cecoslovacchia, la Polonia, la, Romenia <' la Jugoslavfa, (per i territori che già erano stati austrotedcschi) furono sottratte ad ogni obbligo come eredi dello Stato nemico, e considerate come alleate dei vineitori ; a,uzi che da,lla parte del debitore figurarono da quella del creditom. Anche all'Austria tedesca furono tolti territori nazionalmente tedeschi: non solo i abitanti dell'alto Adige, inclusi dalla natura \\·,I 180,000 nei confini geografici dell'Italia, ma i pit't che 3 milioni di tedeschi dell'antico regno di Boemia che passarono I l n,lla Cecoslovacchia. Questa repubblica di 12 milioni di abitanti - nasceva con tale abbondanza di elementi allogeni da assomigliare alquanto, per varietà nazionali, all'antica monarchia. I confini con la. Jugoslavia furono in parte df.'finiti, in partr sottoposti a plebiscito (Klagenfurt). L'Anstria tedesca rimaneva uno sti;1terello di 6 milioni di abitanti di cui un terzo agglornerati nella cn,pitale (Vienna) sproporzionata. Anche ad essa fu imposto il disarmo completo e, teoricamente: l'obbligo di riparare ai danni di guerra. Ma le condizioni economiche, disperate, del piccolo Stato, obbligavano intanto i suoi stessi nemici a soccorrf>rla. Ridotta a
I TRATTATI DI PACE.
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dover mendicare la vita dai vincitori, l'Austria tedesca firmò, senza resistenze, il tratta Lo di SainL-Germain (10 settembre 19J 9). Segue il trattato del Trianon che l' Ungheria firmò il 4 giugno 1920. A.nche dopo l'armistizio l'ex-regno di Santo St"Cfano patì vicende fortunose. Gli Stati. confinanti, Cecoslovacchia, Jugoslavia, Romenia, non attesero il trattato per occupare i territori ai quali avevano nazionalmente - con molta larghezza diritto. La repubblica sorta dopo la sconfitta, agitata da molte passioni, fra cui prevaleva il rancore di un fiero nazionalismo offeso, precipitò (marzo 1919) per opera degli stessi nazionalisU disperati, in una repubblica comunista. Il governo bolscevico ungbrrese non estese effettivamente il suo potere che alle vicinanze di Budf1pest. Nella campagna prevalsero e si organizzarono i controrivoluzionari che sognavano la resta1:trazione monarchica. I Romeni approfittarono dell'anarchia ungherese per avanzare sino a Budapest P indennizzarsi per conto proprio dei da,nni subìti durante la guerra. Il governo bolscevico si disfece (1° agosto 1920); gli si sostituì un governo provvisorio, af:fidato a un cx-ammiraglio, Horty, che tendeva alla forma monarchica,, e non nascondeva il suo desidrrio di restituire la corona. di Santo Stefano ad un Absburgo. L ' Intesa lo impedì. L'Ungheria, monarchia senza re, circondata da nemici, accettò la pace che hl, riduce ad uno StR,to di 8 milioni di abitanti ; ma fra i vinti sembra la meno rassegnata alla propria sorte. Il trat,tato con la Bulgaria (Neuilly, 27 nov; 1919), pm t ogliendo a questa nuovi territori a oriente del Vardar rivendicati dalla Jugoslavia, la. Dobmgia, cd ogni sbocco sull'Egeo, non ne ha intaccato così pro-
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EPILOGO.
fonda.mente la vitalità. Quello con la Turchia ha pas, sato molte fasi d'incertezza prima di essere firmato. Il governo di Costantinopoli chiamato a firmarlo non rappresentava piìL nemmeno le poche provincie del1' Asia l\'finorc interna che non fossero già occupatA da Inglesi, Francesi e Greci. Questi ultimi, dnrant0 la secessione dell'Italia dal congresso della pace, ottennero il conserrno a prendere Smirne (che per gli accordi di San Giovanni di Moriana nel 1917 avrebbe dovuto passare all'Italia) e lma zona di territorio eircostante. Nuclei di nazionalisti turchi, ribelli all' Intesa e all'ombra del governo di Costantinopoli, ritentarono qua e là la, fortuna delle armi contro le truppe di occupazione. Tra la corrente che proponeva l'abolizione completa della Turchia e quella cbe credeva ancora ntilc mantenerle una relativa integrità, prevalse una soluzione media che toglie all' antico impero Osmanli il più dei territor1 e li affida ali' Jntesa sotto la forma equivoca del 1nandato. Così, per il trattato firmn.to a Sèvres il 10 agosto 1920, passano al mandato francese la Siria e la Oilieia, a quello hritannieo la Palestina e la :Mesopotamia. La miglior pr,rte dell'Arabia, I T-legiaz, diviene uno stato arabo indipendente che è nella, sfora delle influenze britanniche. Indipendente, ma senza. forze per mantenersi tale, è l'Armenia ed autonomo il Kurdistan. T1a Grecia - favorita dall' Intesa come llll contrappeso all'ItaEa, e alla espansione italiana in Oriente oltre che Smirne ha ottenuto anche la Tracia, sino alle porte di Costantinopoli. Questa, gravata. dalle servitù che il controllo internazionale impone agli Stretti, rimane la capitale delle provincfo interne dell'Asia 1\finore. L'Italia - rinunciando alla sovranità politica,
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l)J
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PACE.
che offrono i nwndati - si è contentata di nna zona d'influenza economica nell' AnaLolia. occidentale e noi bacino minerario di Eraclea stù ·Mar Nero. )f<'l <'Ol'i\O di dtw anni dc>I resto l'Inws}\, anche fit> continua a,L agir€' c•ome unili\, nell" confer11uze e negli appunta.m<•nti saltuari dei suoi ca1)i, hr~ p(•rduto la sua nnità. cli gu<>rra. Gli ,~ceordi ,wwngono volttt per volta <iopm le singole qupi;tioni. \\'ilson è E-taLo il primo a doversi riti rare pnchè la Rtul azione fu sconfesi:;a1 n dal suo 1nwsc. Gli Stati UniU hanno nt>gat,o la loro ratifica. a.I t,rattato ùi Versai1J118. Quest,o è tulfavia entrato in vigore, st>nZ!l: la rnti1ica mnl'rica1m, il 10 gennaio 1920: qndlo di Saint-Germ.ain il 7 luglio 1920. L'I talia ha sofferto di non aver prima potuto definire i suoi confini orientali. Per duo anni i tentativi 1)er risolvoro la questione adriatica non sono riusciti. L'applicazione pur}~ e semplice del Trattato di Londra, alla, quale lo potenze firmatarie av1'obbero dato ' Rolo a malincuore il consenso, n vrebbe perduto completamente Fiume, che qud trattato assegnava ai C'roati, e, imposta, avrebbe fai t o dello stato confinant<' jugoslavo un nemico perpetuo o giurat,o dell'Itafa\. Rpecialmonte osiilo a co1,osta soluzione era, fincllè ebbe potere effettivo in America. ed offottiva, autorità in Europa, Wilson. Tanto lui quanto Clomenceau Ri opponevano aspramente a cho l' Italia estendesse i diritti ricouosciutile da quel trattato su Fiume. Sulla. città italiana del Quarnaro, che per la sua posizione completa Trieste come sbocco naturale del retroterm ilanubiano, si volsero appetiU diversi diversamente maschera.ti, ma tutti atti ad occitare quelli dei vicini jugoslavi. :neutre. in attesa di una soluziono cJ1e pareva sempre piì1 difficile, gli alleati non potevano CAPHT~,
Guerra t1niv.
l(l
24.2
EPILOGO.
impedire all'Italia di mantenere occupata la zona di armistizio, identica a quella del trattat,0 di Londrn,, nella Venezia Giulia e nella Dalmazia · settentrionale (Zara, Sebenico e le isole), p~u·ve facile escludere ogni prevalenza italiana dalla occupazione interalleata di Fiume, avvenuta nel novembì·e del 1918. La città si reggeva come libero Comune sotto un suo governo nazionale che attendeva il momento di annettersi all'Italia. Ma per alcuni incidenti avvenuti nella città contro i Francesi, sospetti di 'favorire i Jugoslavi, l'Italia stava per essere allontanata, o Fiume sottoposta ad un controllo interalleaLo e in certo modo straniero. Una milizia di polizia inglese stava già per sbarcare nel porto. Allora un nucleo di soldati italiani, staccatosi, a Ronchi, dall'esercito regolare e postosi al comando di Gabriele D 'Annunzio, occupò (12 settembre 1919) ]i'iume senza chiedere il permesso delle Potenze alleato, che non intendevano allora riconoscere il diritto italiano, nè dello stesso governo italiano, che non avrebbe potuto darlo. La Jugoslavia protestò ma le Potenze, come accade in simili casi, tollerarono, senza ricorreTe a violenza, l'avvenuto. 1\fa non sembrando che l'unione all'Italia potesse compiersi subito senza nuovo danno dell'Italia stessa, agitata da crisi socia.li e, per effetto di queste, indebolita di fronte agli alleati, Fiume provvide a sè stessa., accentuando la :propria indipendenza e costituendosi, sotto la guida di D'Annunzio, in libera ,< Reggenza del Quarnaro )>. Intanto i nuovi governi italiani, succeduti a, quello Orlando-Sonnino, ottenuto un relativo disinteressamento dello Potenze alleate nella questione adriatica, maturarono l'idea di 1'isolverla in trattative dirette con
l TltA'CTA'rI DI PAOE.
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lo stato serbo-croato-sloveno. Non riusci nell'intento il governo di ~itti - in cui era ministro degli ostori il conte Oarlo Sforza - caduto mentre i delegati dei due pa-0si erano appena riuniti a Pallanza ( maggio 1920). Vi è riuscito invece lo s1ie.sso ministro Sfor7.a, rimasto al potere nel nuovo ministero Giolitti. Lo stato di pace tm l'Italia e la Jugoslavia, e perciò la conclusione generale della pace italiana, è finahnrnte uscito dal convegno di Rapallo (12 novembre 1920), nel qnalo la Jugoslavia, trattando direttamente, ha convenuto di riconoscere all'Italia tutto il confin<· alpino della Venezia Giulia sino al monte Nevoso, ottenendo in eompenso la pa,rte di Dalmazia attribuita all' Italia dal trattato di Londra, eccettuata ht città di Zara e la isola dalmata di Lagosta cbe passano alla sovranità italiana, come le isole di Cherso e Lussino nel Quarnaro, complemento strategico dell'Istria. Dello stato di Fiumo, leggermente più esteso verso l'Ist.ria che non fosse il comune storico, hfl. riconosciuto la piena indipendenza. Jl sacrifizio di alcune migliaia di italiani sparsi nei centri dalmati di Sebenico, Spa,lato, Traù e Ragusa è attenuato dalle garanzie speciali ottenute anche per essi. E il sacrifizio sarà minore se dall'aceordo per i confini potranno nascere tra l'Italia e il suo nuovo vicino rapporti di amicizia e di interessi suggeriti dalla natura e daUa storia. )lolte cose e molti popoli attendono ancora la loro sistemazione prima che si possa parlare, anche formn,lmonte, della pace emopea. All'ordine dell'Europa manca uno dei suoi elementi più importanti: la Russia. Il tragico esperimento sociale, a cui l'ha sottoposta un pugno di ideologi risoluti sopra un enorme popolo
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EPILOGO.
passivo, l'ha impoverita - ossa na.tmahnente cosl riccl:l, - più di ogni altro popolo vinto. Ma impoverendo sè stessa, la Russia ha impoverito anche il resto di Emopa. 11 suo governo, tirannico a.U' interno, anarchico all'flstero, non fu riconosciut,0 dagli altri Stati europei, ma il fascino lontano di qnella nuova forma sociale è stato potente su tutti gli spiriti rivoluzionari del mondo. Alla terza internazionale di ~fosca guardarono tutte le disperazioni e tntto le cupidigie che la guerra ba destate nel mondo. Negli stessi paesi vincitori, nu\lcontenti, sognatori e delinquenti furono eccitati a segniro l'esempio mostruoso: il socialismo piegò verso le forme estreme della rivoluzione fine a sè stessa. Ma nei paesi vinti - tm quelli stessi che il bolscevismo russo spaventava come fermento sociale - si considerò la Russia o il suo bolscevismo corno l' unica forza su cui appoggiarsi per contendere i frutei della vittoria all'Intesa vittoriosa. Poichè specialmente contro l'Intesa, interpretata come coalizione dello borghesie im11erialiste, hL Russia bolscevica volse il suo odio. Russia e Intesa non furono in guerra dfretta, ma nemmeno in pace. La Francia e l'Inghilterra seguirono una politica che non era nè d' intorvento nè di non intervento. Appoggiarono, senza impegnarsi a fondo, i tentativi fatti dai generali russi controrivoluzionari per abbattere, in guerra civile, la dittatura comunista. 1\fa questa sconfisse successivamente Denikin in Ucrani:11 Kolciak in Siberia e Judenic alle porte di Pietrogrado. Nella lotta contro questi generali che, aiutati dallo straniero, praticamente spezzavano anche l'uuità, territoriale della Russia, il' bolscevismo compieva una funzione na,zionale, e nelle sue file confluirono a,nche
I TRATTATI DI PAOE.
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245
elementi politicamente ad esso avversi. La guerra · esterna rafforzava intPruamente un governo cbe altrimenti avrebbe potuto disfarsi o trasformarsi. Ultima nella serie di questi tentativi per comprimere da,l di fuori il boh;cevismo russo è la guerra dell:1, Polonia che, incominciata nell'aprile 1920, volge alla fine nel momento in cui scriviamo. La Polonia, nn momento (agosto 1920) minaccia,ta sino nella sua capitak, ò riuscita, con aiuti francesi, a respingere> i Russi e ad avanzare verso oriente sin quasi a, quelli che furono i suoi confini avant,i I::,, prima, spartizione del 1772. Frattanto ancora uno dé generali antirivoluziona,ri, vYrangel, ha seguitato a combattere nella Ucrania meridiornLle. Le a,rmi del governo l>olscevieo sembrn.no smusimrsi. Ma, è ùubbio se ad affretta,rne la caduta, giovi l' inmrvento, diretto o indiretto, di poten7.e straniere mosse da loro interessi particolari. Prevale il pensiero che la Russia non possa essere~Je da,lle sue stesse forze. Frattanto il pro blem~L russo incombe gravissimo sulla politica, sull'economia. e sull'ordine sociale di tutta r Europa. Prima che esso sia avviato alla sua soluzione, è difficile dire se l'Europa stia per entrare in 110 periodo vero di pace, o se nuove guerre - esterne e civili - preparino un più doloroso epilogo alla crisi mondiale apertasi nell'estate clel 1914.
INDICE ALFABETICO DEI NOMI.
I
R IWJS'l'RO. Per 111111 so,.,-arcaric<ll'C cli richiami i11utili qucst' i11c1frc, ut· .so1w stati escl1111i i nomi degli stati e clei poyoli ric·o1Tculi ml 09ni pagi11a, cioc1 1iuelli clell' A1111tria- lJnglt1•ria (non penì dell' . lustria /edeRM e dc•ll' l'n[!huia nate dal disfacimento 17ell' Jm7>ero absbur!fhesc) b'raucia. Gcn11anin - e 'l'er/cschi - J119liilterrn, Italia e R1111sia. f>l'I' la 11te11sa m9io11t• scmo sfati ei;dusi i 11011ti <li Intesa e di Tmpe1·i centmli. 811rtì facile al lettore /1·01•are fJl·i cir1•c11ù111'nli sotto i 'l'IJC11boli pNt spcc·Uici ehi' li desir111rwo • .ti 11clt<• degli altri 110ml i ri<-liiami rimm11ll1110 11/11' pagine doi-v Re ne pco-lu piì, cltc i11ci<1<'11tal1111•11te.
•
.\.IJ<lul -Azlz, sultauo maroochino, 20. Alldul-Hamltl, sult,,,uo ~ureo, 24. •\.blssluia,, 1'l I. Aceonli diplomatici: franco -in · glc~c, 19 ; italo ·francese, 19 ; rus~o-iuglC'SC, 22. Adi,:;e, v. Yal 11 'AdJgo o Alto Adige. Adlor ~'edorico, socialista tmslrla· CO, 146. Adrin.tieo e Questiono dcli' Adria· l ico, 2:{, 25, 27, 62, 64, 71, !)0, f/3, !Hi, ìJ8, H!J, 18 2, 2;!5. .\.~1·onfh11l, conte Lexa, ministro ùcgli esteri aus~ro ·w1garico, 23. Agarllr (colpo 1\i), 28. AJa (Conferenza o 'l'l'ibnnule doll'), J 2, 46. Alfi, 97 . .\Jhanla, 18, 25, 29, 31, 33, 90, 105, 107, 117, l.70, 171. AJllerto, ro del Delgio, 36, 51, 52. AllJricci. generaJo italiano, 209. A IOPJJO, 229. . \.lè~sandro, principe ere1U~rio e roggento di Serbia., 11 uiocli ùol regno scrbo·eroato·sloveno, l O-!. Aloxoloff, g eneralissimo russo, 121. A lgorlu, 6;l. Algoillras (Confere11za <li), 20. Alloanzo: fra Germania e A\1stria· Unithcria, 8 : T1·iplico Alleanza, (v . 'l'rlpllco); frat\CO ·l'\lS.'la, l O; l)a lcanichc, 30 ; J'l'a l' ltalilt o l' lnLesa, 90.
Allcnb)•, gonoraJo inglese in lestina, 106.
rll·
AlmerO)'(IR, 177 . Alsar.la·Lorona, 7, 13, 4.0, 53, 157, J 69, 181, 26.f-, 231 , 236. Alto Acllge, UO,
n s.
Amnlti, i.ncrocluwrc italiano, 98. America., v. Stati Ouiti. A ut1CU6, 55, 209. Auconi•, città, 96. Anco1u•, J)irosc ùfo, llO. ,\..uveri,:tt,, 48, 56, 57. Ac111lloì1•, 97.
Aqulsgrnno, 50 . A.ri!bla, HO, UO.
.Arabie, piroscafo, llO . Ardenno, 53. Ardro (Vallo dcli'), 210. Argesu (battaglia doli'), 135. Arglroci•stro (Prodama. di), 171. Argo une, 56, 60, 7 5, 87. Armenlu, SJ, 1:ì9, 210. Armistizi : con la Dnlgaria, 222 ; con J'Allilt,ria-U.ngheria, 228; con la. 'l'urehia, 229 ; con la. Germania, 232. Arras, 92, 100, 164. Ar$loro, l 25. Artois, 100. Arz, Von Stra.ussenburg, ca.po ùi stato maggioro a.rutro ·ungarico, 215. •.<\slago, 122,123, 125, 173, 215,216. Asqult b , Lonl, m.lni~tro degli e~wri inglese, 148.
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INDICE ALFABETICO DEI NOMI.
Asllro (è Val <l'), 122, 2 l :; . Atono, 13G. A urront,org, gcn,,r,, li> a11stro-ungari('O, .'>7 .
Augllstowo (baUogl ìu, di), 58. Austria\ todosca, 23 8-239. Baha, monti, JSG. lladen ()fax del), cancelliern {?cr· m.a,tlco, 223, 2:10. 'lbdogllo . sottocapo <li stato Jl1ag · gioee italiano, l!J2. Hrutdacl, 15, 81, HO. UMnsizzn, 97, 18:l -185, 18ll-1.Sll. Il1ilcaol : rivalità, crisi e guorro balcanicbc, 9. 18, 25 e scg!j"., 71 , 100. Iln1iaurno, 209. Hnrneen J;"'rancesco, as~o itali,ino, 207. Barletta, 96. narrère Camillo, ambasciatore rrauccsc a Roma, 184, 185. Bnssano, 207, 216. linttlstl Cesare, J 26. n,wiora, 230. noatts•, ammiraglio inglese, 111. .Uolfort, 48. Belgio, 48, 51 e scgg., 65-67, 107 , 112, lH, 157, J7!l, 181, 232. llolgmdo, 4 2, 58, 5!). llolluuo, 192. Bolow, Von l•rltz, goner,ilo to1lesco. IS7.
Douedotto Brln, nave Ila baU.aglia ìtalia,,a, Hl. Donocletto XV, 70, 111, 149, JSL, 1'82. Jlones, capo nazionale e poi 1ninist1·0 degll esteri cwco -slovacco, 213. Btrchtold, conte Leopolcl o, mini· stro dogli esteri austt·o -ung,wicc, 43, 89. Dcrllno, 7. 8, 25, 45 , 47 , 48, (H, $ 1. Bernhardl, Von, generale e l!c;rit· to1•e leclCl'CO, 36. Uornstortr, conte, ambasciatore gcJ'inanico 11 \Vt\Shington, 151. n ortha (la grossa), ca nnone tecle· sco, 208 .
nossarabla, 203. Botllmanu -Ilollwegb, Vou T eobal · clo, canccllìcl'e germa nico . 46, 47, [> l , 52. 100, 107, 145, 157, 179 . ntserta. 84, 105 . lllsmarek, 1n·inci9e Ottone, S, 72. Illssolatl Le01tlda, 127, 17 2. Blocco marittimo, 62, 108. Rodrez, 17 2. Dool'I (guOl'l'a contm i), 11. llolh-Ja, 167. nolo pascià, 176 . Dolsrevlrn.10 e Dolsc1wichl, 17 4,176, 192, 200. 239, 213. llorbonc, " · Sisto e Zltu. nordouux, 5-1. Borgo cli Valsugana, 98. Boris cli H til&'ll~ia, 222 . Boro, vie, Von Boina, generalo au· stro ·ungarico, 10·1, 131. 185,215. noseUI I'nolo, pl'esldento cloi mi · n lsll'i italiano, 127, 177, 190. Rosnlu ·Erzegovlna, 8, 25, 26. HoUrn, generale boero, 1l4. nox~rs (specliziono contro i), ll . llraslle, J 67. Bmthmn ,Toan. ministro romeno. 203 . Drognlnlzn (battaglia di), 32. Brentu, 195. .»resfau. iuc.rocìatol'e tcclosco, G3. Br•st-J,ltowsJ,, l 00, t 96, 201-202. Brlaud Aristide, tninistra francese, J 02, 148, Hi9 . Brioy, 106. Brlndl RI, 96. Brody, J27. Hrussiloff, gcncl'à.lc \'USS<1, 57, 121. llruxollos, 52. Buccarl, 2 l 1. Uuclianam, Lord, ambaschtlore inglese n, Pictrog:raclo, 163. Budapest, 239. Bukarest, 32, :l3, 135, 2,)3. Huko,•lm,, 58, 124, 17 5. Bulga:rla o llulgarl, 8 , 25, :H e segg ., 80, 82-83, 100, 102 e scgg., l 32, 152, 157, 203, 222, 230. Biilow, principe Be rna rdo , OilJl· celliero gc11nanlco, JO , 20 . 21, 74, 88·89, 93.
INDIOE AL!ì'ADETlCO DEI NOl!I.
n1,olo (Passo <li), 12t. Butlau, conte Stefano, ministro <legli esteri nustro ·ungai-ico, 89. Bn•k, 57. Hi•1t1;,, generale inglese, 194. Bznra (battagua. della), 50. C1,11rlnovlo. congiurate serbo, 42. Ca,letti: costituziona li domocra· t:ci, 162. Cadon•, 191. Cadorna Luigi, {!cuoralissi,no i ta · liano, 87, no, 97, \!8, 123, 126, 13S, 172, 173, 183, 192. Cailh,ux. ex · mitùstro francese, 148 , 17 6, 206. Calais, 60. Ct\LU~ra.i, 55, 194. Cu11ello Luigi, geLtet•alo italiano,
1:n, 1ss. CaJJoretto, !J7, JS9, 192. c,woslle, 214. Carlo ,l' Abs burgo, 1winc1po credi· tnrio, quindì imperatore d' Au· stria e re <l'Unghcrin, l 21-123, 146, 16g, L7S, 185, 212, 224, 227. ('1\rula, !)~ , 188. (' atoliuo, isole, l 1. C1t1irpa:r.l, 57, 58, 59~ 75, Sfi, 92.
•
Carso, 97,125,130,138, 1:HJ, 17:l, 184, 185, 188, l SIJ, l!JO . Carzano, 187. Cnsabllmca, 27. ('asement Roger, ribello irlandese, H 8. C'nnm, Lorcl, generale ioglesc, 226. CM•lglln., generale ltaliuno, 226. C,tttnro, 90, 98, 105. l'o.ucaso, 58 , 80, 8 1, ,139. Cechi, v. Czechl. Cornn., 13,i. Cervlgnnno, 97. Ch alous, 55. Chaou1>11gno, 100, J 65, 219. Chnrlerol, 53. Chlttoau-'l'h!~rrr, 211 . C'hemln-des- ll a ,uos, 165, 215. Chorso, isola, 243. Ch!appovauo, 18!.
251
Cblle, 63. Cbolm, 201. Cln.rlak, 83. Cilicio., 240. Cina. 17, 167. CI11ro, 102. Cl vi do.le, 190. Cli\m l\lltrtln iz, cont,e Enrico, prc· sidentc dei iniJùstri austro · uugarìco, 146. Clemen c«!au O!ot·gio, 1Jre,sìde n te dei minu;tri francese, .l .J.8, l lH, 212, 234. Codroi110, 190. Colonie tedesche, 64, 2:34. Colovrat. 188, 1 89. Comblos, L;J7, Com1>lèg n o, 211. Conegliano, 22G. Coufereuze, congressi o convegn i dl11Jomat!cl: Congresso di Ber· lino, 7, 8; Con!orou7,e dell'Aia, 12; Cou.foronz~ di AJgesira.s, 20, 21; Convegno di Racconigi. 40; Convegno di Saiut J ea.n·de-.Yra.11 · rienne, 169; Convegno di l:tapallo, HJ3; Conferenza. di P>1rigi, 234 o scgg. Congo, 28. Conrad, Von Hotzt1n,1orof:f Fnmc-e· sco, capo di st ato maggiore ausli·o·ungurico, 33, 121, 152. 187, 195, 215. Cornda, 188, 18 9. Corea, 17. Corft't. 105, 117, 182. Coriza, 170. Cormons, 97. Corsie,,, 7 2. Costantino, ro <li Grecia, 83, 102, 1:12, 170, 171. Coista.nllnoJJoll, 24, 8 3, 85, 149, 157, 204., 2,LO. Costanzo., 134, 135, 203. Cracovia., 59, 86. Crt\Ollll0. 1%. Creta, 25 . Croati e l'r01\zia, 9U, 178. Ctoslfonte, 81. Cucco (Monte), 172, 183. Curlandia, 98.
252
INOI{)E ALFAlll<l'rIOO DEl NOltl.
ùzeolll o ùzeco Slova.eclll, 1!3. t46, 157, 213, 214, 225, 226 , 228. Czernl n, conte Ottocaro, m inistro degli ester i austro · ungal'ico, 1-l(i, 168, 169, 178, 200, 205, 206, 212, 213. CzemOvltz, I i>J., 178, 179. Dalrunzht, S9, 96, 236. n aukl, generale uustro-uogarlco, 57 . D 'Annunzio Gabriele, 92, 2H, 218. 2-12 . Oanul)lo, 103, 222, 225. na uzlca, 236 . l)ardanclll, G:l, 6,1, sa, 8·1, 117 . Dolcnssé Teofilo, m i1ùstro degli esteri francese, 20, 101, 102. Uonlkl11, genemlo t'USMO anlibolsce ,·lco, 244. Ueporta.zlonl tedesche, ·1,16. Dl,1z A1•J11an<10, generalLssimo ita liano, 192, 220, 226. Dichiarazioni di gnerrn: ùcll' Austri!1·Unghcri!t alht ::;orlJia, -15; della Germania nlla RtlllSia, -10 ; della Germanln alln 1:'rancia, 49 ; del Giappone alla Gormania, 64; dcil' Ltalia all'Au;;tria·UHghcriu, 95; della Ro mcnia all'Austria· lingh el'ia, 135; d ell'Italia. a lla Oern,a1ùa, 135 ; degli St ati Uiùti ulltt Gctmn.n ia, l G7 ; del B l'usilo, l:lolhia, (1n a, S iam alla Germania, 167; clcgli Stati Unit.ì ull' Austria-Ungheria, 196. Jll Olorglo, gonccnlc italiano, 191. OMl\ttlsmo, 156, 17 6, 177. f)f:,nnudo, 60, 116. Dohordò, 130. Uohropolj o, 222. ll obrngia, 32, t :1:1, 135, 203, 239. Oogger Baok (battaglia cli), 85. Domlnll lnglosl, 116. Uouanmont ( Forte cli), 11 !l, 137. Uom:las Ifalg, generale ìnglcsc, ll<l, 128. Dmng rn,ch Oste n (il), clcUa Germ ania, 18, 30. llre)'rus (affa.r e), J a. Urina, 57, 5!), 1,0:3.
Duca cl ' Aos tn, E rna nuele l!'ili· bcl'to, gcncrnlo d '1i1·mata italiano, 130. Dmna, 16~. Du_naloz, 59, 92 . Dn11llee Allennza, 12, 27. Dumzzo, 103, 105. Dwiua, 100. Edo1mlo VII, re cl'InghHtona, 19,
:rn.
EgUto, Eglzla11l, 64, SO, 81, 84, 141.
EiStler Ku.rt, capo rncialista tede· sco, 231. Rmclon , incrociatore corsaro te · desco, 63. Eplro, 170, 171 Eraotoa, 2H. ErzbHger )rnttia, capo della pro· pn~ancla tede.~Cll. 88, 93, 179. Jsr7.erum, 81, 130. Estouia, Estoni, 200. l'agar6, 217 . Faitl, 139. Falkonlla)'n, generalo tcclesce,, I 1:ì4, l 35, l %. Falklaud (battaglia ùcllo iijo)c), U:l. F eltro (Conco. tU), l 91, l 95, 226. 1,crdinando di Cobnrgo, czar bui· garo, 25, 100, 222. F"ez, 28. Fla.ndro, 60, 61, 181, 210, 224. Fllzl Mario, 120. F' lnlo.u(lil\ e 1'inl1111dcsl, 200. Flutno, 75 , 90, 22S, 229, \!36, 2,11 , 2-12, 24:l. F iorino., 132, 13J . Focb, gcuera.l issimo o maresolallo tli F rancia, 55, 126, 165, 210, 219, 31. Folgarh\ (Altl1JiM\O di), ·122. Fr1\neosco l?erdinando, a1eicluca
:io.
ereditario d'Austria-Ungheria. 23, 41 , 42 . Francesco Gh1se1>pe, imperatore cl' A.ustria. e re ,l'Uughei:ia, 2:3, . 42, 49, 146. F'rnnchct d'E s11or~ y, generale francese, 222.
!
253
INDICE ALJ'ABETICO DE! ~OML
l'mnf oror111 ('rrlltlato di), 7. Fren ch, l,Ol'<l, gcuct·ale lng\c,1>, 53, 116. J,'1'111\1, J!!O. (òRlilzi11t, 1>rhwi1w. ministro ru,,.,o. (1811Zl8, :,1. :')7, .jS, 7:1, 00, 12:1, 125, l :H. 175. ll11lll1>oll (1)<11tlsolu di), s:1. 01m<I, 2:12. ( h•rlbutdl, l't'J)J1i1111. C'ostank, l ini· 110,
7-t.
(larlbj\ldl, h1<'m<'latorc, o». llo.rl~ahllnl , 7 l. <lr•s i•sfl•• lnntl, 87. (h•za, Hl7. GerusalNlllll (ll, 1 07. ( llsrta., 107. <lh•nlna, 171. (liardlno, ~011crale italiano, 192. (llul)l)Olle, 17, I K, 5:;, (H. 9!), I Oll,
1rn , 2a.;. (llrsl. ba1'0n<', miui~tro umrtro ungarico n 1-k-lMl'ado, 12, JJ, 45. (lloliUi, ca,. Oio,.anni, pre,ldcntc dei mlnist 1·l Italiani, 7 :J, ~Il, !J3, 243. (llovnnnl (:--o n ) di 1\f('(]ua, 105. Cli o\'(' ()Ionw). 12:l.
•
Ci111,ep11e d'.\bMl>urgo, u>'d<luru ,, generale nu,trlaco. :!I U. Ooeben, h101~1<·1atore tedesco, 6:1. Uorlzil•, 07, 1 (il, 130, 1:18, 172, 17:1, 188, 1~9. 190, 20il. (lorllee (bnH11glia cli ), 9:1. (loue;h , go11cr11Je inglese, 209. Uouraud , generale france"!', 219. (:radlsea. !17. (òrand Co11ro1111~ (battaglltl dr!), 56. \lru111Hl (:\Ionio). 195, :! 15, 226. nrnzlanl, i:«>nornfo ft-.:1ncct;(•, 193. (I ree la e ùrerl, 25. S3, 90, I 00, 102, 10:1. 1:12. 135, 136, 170, 171, 210. l lrer, Sir ~;dwnrcl, m inistro degli cRteri ingll,~c. 15. (lugliehn o Il, di Hoh cuzoUcrn impcrotoro tedesco. 11 , I 2, 20, 21, 22, 36, lO·H, 43, 4 (1. I 20, 17~. 179, 20~. 227, 2:10, 231, t32 .
H111111Jlunen, 5l. Uu ) nc m er, asS-O fruucese, 207.
Jln ldnut, Lor<!, 22. 111~llrz, 57 . lle~laz, 240. H ell(ola nd (baltaglla di), 63. Jler111ad1l. 139, 17 :), tb:I. llertllng, conlo 01011rlo, cancolliorl• lOciC!;CO, 206, t2:l.
Jl lndon!Jurg, gt•nt•rallssirno k1lc• sco, /;.t, 58, IW, I :.!7. 130, 11,i, I S2, HH, 178, IH, l!iS. lb7, 221. Uofftnann, goncruh• lrdesco, IW I. llohe nzollern, e Ougliolmo Il t' l'rlr,oipo orNlltu,rlo trdesco. Jl orl)• 'iicola, c:sc ·ommh•ogl io nu ;;tro ·uni;arico, 2:rn. H o11,to11 -Ch&n1b erlalu, 3a. India, 116. I11t orve 11Us mo ltnlh1uo, 72 o H'· guouu, ss. Int esa cordl&le o 'l'rlpllre l nl<•· •Il. 22. Jrlantl a.. H, H8. l rrNl~ntl•mo ltnll"no. 23, 31, 71. 1-cuuzo. H!J,
o:l,
U,i, !JG, 97. I 0 2,
12.;, 1:10, 1:1x, 1 s:1, rns, 205. .\rmea, 227. 1'lrl11. ,9, 96. Jrn n1rnrod, 511, !l~.
'"'"'-O
J11co1Jgla;lt, 186. ,Jnico",Von GoUllo h, ministro 1lt• gli t•-tcri tedesco, 17. JII")', 135. J a.urtl; G!o,·aruu. <'U J>o soclalh,111 frnn<'ese. ,1 0, •li\. Jelll eoo, ammlrugHo Inglese, I ,I 1. J orrre, gcucralli<siino t· mare;;ciolln di Francia, /\5, I ll!J. J o nnart, COlllJnl•"llrlo francc;;c In 01-cciu, J i I . Jo11l11•11:\, capo socio ii~,a franccst•, Il,.
J11de 11IC'. ge neralo l'llHJ.O, J 39, 2H. J111:o~h1<,•I e J11 ~0,ln\'l11, 182, 205. 21:1, 22.,. 227, 238, 239, 21 1, 2,:1. J 11tliu111 (battaglio Ml), Hl.
254
INDIOJI: AU'ABETICO DJ:Jl NOMI.
l{a,Jser, v. Guglielmo IT. Kah11,, 175. J{arageorgovlc, 18. l<aroly )fiche le, uomo poliUco ungherese, 227. Kerenskl F., l'lvolnziona1•io o rni JliSLl'o russo, HIZ, 171, lH, 175, 185, H)2. l{lt\O· Chw, G4 . l{lt.chouor, Lord, ministro della guerra lngloso, 78, J.l2. mo.gonfnrt, 2:18. I(luck, Von, geiwrulo loc.csco. 56. KolclaJ,, ,;onoralo r usgo, 2H. l<ortlgsbrr;-, H. Kono11lsch, 40. I,orlJot, ministro austro-ungarico,
uo.
liorm1, 81. J{ornllorr, generale rus.~o. 18G. Kovoss, gcnorulo uustro -ungarìco, 103. liron11rin;r., " · Princi1Jo ereditario. Kru1111, fabbrica cl'arrni. J I, 208. l(rylonko, gcnei-.,lo bolsce,i.co 1·us so, 10:1. Kiihhruum, Dr. I-liccardo, mioisi J'o tedesco degli esteri, 196. l(umanovo (baUttglia <.li), 20. l{urdlstan, UO. liut ·el-Amam, 81, 140. Lugosta, isola, 2-13. L,iii:,rn (Fore.5t.a di), 232. Li\1nmu8Ch, m inistro a.ustto·un · garlco. 225, 227. L1uu~ (Col cli), L04. L1warou~ (Altipiano di), 122. l,avoz,ari, ,·olontario garibalùtuo, !17. L1ttvlìi, v. Lettonia. L ogleu, callo socia lista Loclcsc-0, 1'J. l,émon, generale belga, 52. Lenin ,v1adimiro, dittatore bolscevico russo, 16:i, 17 4, l 93, 200. Lcon,mlo eia \'inti, corazzala italiana, J 42. l,fOJ)O li, 57,1 27. L1>ttonla, 200, 201. l,11)111, 19, 27, 28, 29, 73, 140.
Lieblmeeht Carlo, capo socialista tcclesoo, 145. Liegi, 48, 52. l ,llla, 54. Lltuanln., 98, 200, 201. Lloyd Goorgo, presidente elci m.i · 11istri tnglcsc, 100, 148, 1Q9, 17 2, l 82, 203, 204, 234. Lodz, 59. Lokal Anzelger, giornale di Ber• lino, 47. l ,Ol\ùrll., 111, 143, 202, 210.
Looùra (Patlo cli), 55, 156. Londr1\ (Tral;tato o ,1JemoraÌulu11i di), 90-91, 205, 228, 2H. Lougwr, L07. J,or~o,1, 53, 60. Louvaln, 53. Lovceu (Monte), 106. LulJllno, 57. J,uola (Collina cli Sauta), 97. Lucleu<lorfr, Von 8rioh, capo cli ::ìtato maggiore tcdci,co, 130, 152, 17~, .1 8 1, 210, 218, 220, 22:!, 229. l,u le Durgas (battaglia cli), .30. Lu~lta.nli~, piroooaro, 109. Lmsso1nburgo, 51. L uss.lu o, 24 3. r,utzk, 124. Lvorr, prù10Jpo, .ptcsi<lonto dei mi· nistri r LtSSo, 162, 171. l,ys., 60, 221. l\focodonla, 25, 102. i\Iackeu~en, generale teclesco, 92, 99, 103, 134, 17 ;;, 202 . '.\lalv y, ministro frnnccso, 176. ì\fongln, geueràlo rrancese, 219. !}fouiea, 60, !12, 20U. l\J1~no11ry, generale francei;e, 55, 56, l\11wm etto \ ' , sultano tm·co, 2~. ) l arghJlomnn, uomo pclitlco romeno, 203. :\larla (Collina di Santa), 97. ,Ua;ria (Santa) Formosa, 144. )larlenwcrdor, 236. l\lnrm,, 56, 57, 211, 218, 21!), 220.
Jfarocr,o, 19, 20, 26, 28. ì\fnrtlno (Sau), 125.
INDICE ALFABETICO DEI N0ll1I. )tas1nyk, capo nazionale czeco, 213 . )1asnrl (battaglio dei lagJ1i ), 54, 86. :11a11beugo, 55. )lodh~ Euro1m, 67. ) l tlotte, J 23, 1%. )Iesopotimlin, 15, 81, 140, 2~0. l\lossico, 167 . )11cbaiills Giorgio, cancelliere to· ,lesco, 180. !\fichelo, granduca l'llSSO, 162. :llichOlo ()fonto San), 104, 125, 130. )lllano, 143. J\lillukorr r. N ., ministro russo, 162, 166. :lllrnmar, 40. .,1on1ìStir, 136. Monfaleon o, 97. 1'1oos (batlaglia ili), 53. Montdlilier, 20().
Monte Ctwotllo, 189. )iontello, 217, 220. :llonto J\lnggiore, 189, 190. l\lontenogro, ai, ()0, 105, 106,107 . :11onte Xero, IJ7. )fonto Snn t o, 172, 184, 18!J. ) l ort-l-lornme, ·120. :\Iosa, .;:i, 1 HL ) I OS('t>, 186, I H:L )lul(deu (battaglit~ di), 17.
:llnlhonso, 53. :lfor zsteg (AccorrJo di), HL
•
Xnuey, 56. .Xat!sono, 18S, 180, X1rnm11,11u Federico, seri\.toJ'e 1)0 · litico teclesco, 67. X1\zlonl, v. Società delle Nazioni. Ne uo Froio Presse, gio1;nalo di Vienna, 98 . Xou illy (Pace (li), 239. :"ie utrnlismo itl\lhlllO, 71, 7 2 o scgg .. 88, 93. :\eutrallt.1\ italiana (dichlarazionc della), 4 9, 6S. Nentri, 65, 66, 149. :"licoln, zar dello Ru,;.sie, 12, 16·49, 99, 132, l 1;0, 16'1, 162, 163, 186. :\icoln ;'\ieolaicvic, granduca o gcnc1·al.h)siJuo russo, 9U.
255
Nicola, re del :Montonog1'0, l 06. \'.louport, 57. :\ISO, 59, lo,l. Nlttl F. $ ,, pl'Csiùonto ùei ministri italiano, 243. ::,,ivollo, goncrale francese, 148. 165. Xlzza, 72. NorlmlJorgn, 49. Nowo -Oiorgowsk, 58, 99. Noyo n, 56, ;,7, 200, 211. 01,onlon Gugliolmo, 8. OdCf'-0, 22(1. Oriento (esercilo alleato di), 117. 131 ·132, 171, 22~0rlundo Vittorio Emanuele, pro · sidcnlo dei ministri italiano, 177, 190, l 96, 213, 23G. Ortignra (battaglia cl!), l 71. Oshwia (battaglia ili), 104, 130. Ol1chy (l'ace di), 29.
Pae~ (p1·oposte e Jllanovre di), 152-153, l5i, 166, 176, 177 , 179, 180, )81. Paco ('J'ru.Ua\.i di), "' Traltati cli 11ace. 1'1,colli, nunzio J)OJ1tificio a )1ouaco, 181. ra,10,·n. lH, 207, :t28. l'1~l11l~ v6, ministro francese, 17 6. l'ulestin,i, 82, 19G, 197 . 1•angormnni6mo, 35, 67 . l'nnther, cauuonicl'O. tedesca, 213. l'apo, "· Benedetto XV . l'n.rigl, 54, 55, f>6, f,7, 58, GO, 111. H:l, 207, 208, 209, 210, 2J 1. 218, 234. l'as ublo, 122, 123. l 'atto (li Lomlra, v . Londra. ratto di Roma, v . ftoma. l'oeinka, 130. PocorHlirnldl, generale italiano, 123. 1'<'110!,'l'lnl )fario, ufficiale di 111a· t1na italia110, 2H . l'éroune, I 29, 137, 209. J'ershiug, goncrale americano, 20S. l'~rslco (Golfo), 80, 8 1. l'erticn, 21 (;, 226.
256
INDIOE ALFAJ3ETlOO DEI NO:U:l.
Petalo, generale francese. 119, 165. Pot,lttl di l~oreto, gcncrnle lta· !inno, 13Z. 1•n,rnz(\r ·Dlleltb1, gonerale austro · ungarico, 1 Z4. Pb~vo, 191, 192, l!l1, 21G·218, 226. Plccantin., 128, J 29, 210, 221. Plotro, t'O di Serbia, 60, 105. J'letrogmclo, 162, 174, 186, 192, 193, 243. J'ilsud~kl , generale 11olacco, 68, 178.
l'Io X, pontefice, 70. 'P iava, 97. P lumor, goncrnle iugl eM. 19:1. l'o(lgora, 97 , HH, 130. Poincaré, pccsidentc tlella Re· puhbllca rranccsc, ,12. P ola, 63, 98, 214. 1• 010,110. e l'olncehl, 50, 58, 50, 86, 87, 99, )5) , 160, 178, 201, 20!, 2J :I, 236, ~:37, 238, 245. P orto Arturo, 17. Portogallo. 116, 208. r orlsmoutll (Pnce di), l 7. Posina, 12:i. l 'otlorok, generale austro ·ungari· CO, 59. Potsdo.m, 43. Prnsnlz, 86. J'romnda, 214.. J'rla Fori\ (Monto), 123. J•rlncip, congìuJ'ato serbo, 42. Priocl1io erotlila.rlo tod~seo, Ou· gliehno di Hoheazollenl. 118, 2:l2. P rlucl1io orotlltn.rlo tll Uo.vlcro., Rupprocllt dì WittclsbMh. 56. Prl n ottl, marchese Giu lio, ministro degli esteri italiano, 19. Propi,gandn. totlesca in Itolia, 71, 7 2, 88 ; sul nem ico, 17 !l. l'russh• orie ntale, 50, 58. P rzemysl, 67 ·59, 87, 99. Putnlk, genemlc serbo, 59, 10-l. Qnarnaro (Reggenza del), 2t2. Hnceon lgl (Convegno di), 40. lllìdn, ngsemblea ucraina, 200.
Ho.11osln.voff, presitlcnle clel mini·
stri bulgaro, 102, 222. R ngusn., 8 9, 243. Jfa:1iallo (Convegno di), 193. R apaUo ('l 'rattato <li), 2!3. R1ìSp,1tlo, monaco russo, 100. Raw••· RusRko., 5:{. Rohns, 56, U4, 211, 219. Ronoenkampf, generale 1·usso, 51, 58.
Reno, 231, 237. Rlbot, prosldeute dei minist ri francese, 169. Riga, 100, 186. Rivoluzione russa, 160·163; bol · scovioa, 1~2-l!Ja ; tedesca, 230· 231 . Rl zzo Luigi, ufficiale di rnarina ital iano, 214. R oll~ \Passo di), 136. Roma., 7<1, 94 ; (.Congresso e patto di), 21:1. Romani!• e romeu..i, S, 32, 50, 83, 131, l 3G, 157, 17 5, 202, 203, 205, 213, 23$, 239. ., Rnp~l (Forte ,li), 132. ltussk!, generale rusS(), 57. Sabotino, 97, J 04, 130. Salnt-Qornmlu ('l'rattato di), 239 · 24).
Salnt· Jtiao-d e-Maurionne (Convc · gno e accorcli di), 169, 210. Salnt-Mihlel, 223. Salnt·<~nentln, 5-1, lGJ, 208 · 20!), 223, 224. Sahindrn Antouio, prosìdonte <lei mi.nislri i taliano, 69, 70, 73, !H. 126. Salo nlcco, v. a,nche Orionto (eser· oito di), J 03, 131·132, 133, 134, 136. Sa.msono!t, generale rw,so, 51: Sim, filuuo, 57, 58, 59. San D11nlclo del .l!'riuli, L85. Sao noni\ di Piave, 217. Sn.n Gabriele, 185. San1,"1ulhrno, nu\rcbcse .Antouino. ministro Italiano degli eRteri, 4G, 70.
Santerro, 220.
257
INDICE Al,1-'\BE'l'ICO DIH XO:tII.
Muto ()fonte). 172. hunto Stef1\no, • ~zcntl Istn\11 ,. col'azzata, 1ut~1.ro un.gat·ica. 21 G.
!,pnll\lo, (JO, 2!3. SIH\U'Ut•, 11.
t•ij(cri
Stnn1h 11ll11•ki. Jll'<'hi(lculo dei tnl Hlsl I'[ bulgaro, 222. Sfati 11111tr, 11, 6:ì, 108, 109, 110, ll!l, 1:rn, 156, 1.,s, o i,egg. t 6tl,
Hc lt eldern nnn , hOciu llstn lctk•<·o, 231.
tn7. 1!!6, 241. Stehlo, l!H. Stoccolnm (Com"Cj\llo ùi), Ja:l, 119. S1lirr.:k lt, eonto ('n1fo. JJrCRi(l('nto
Nnrrnll, genorulc
francese, 117.
i-,nrt•, 237. i',M,onorr, ml11lsh'O degli 1•u,;:so, 47, 1!13. U!I. Muro )(azario, I t:.i 143. S tWt\. 5!1.
SrhlebWil!? 2:n. '('uturi, 31. ,,;cl)enleo, !10, 213. St' llllM,i, 140. S1•1·11Jovu, I, I, ,I t. ·13. i,,rrlJla. e S~rbl, !$, 20, 27, 30, :11, 32. 15. Ml, ~:i. !JO. 94, 100 ,. 'l.'ICi!'.. 20.;, :!:lt. 22.;.
I
<l<·I
milùi:;tri
umd ro ungarico,
1,n. Sluruu•r, presiclt'nto dei ministri tm:iso. 22(-L Siicll,k111H, socialisl,. ll-1lcsco. 88. Sner. (C'armlo lii), 81, 82, 110. S11~•J:'B IIQ, 226.
Su"l''• J>lro;,eafo, l LI.
S~rlJo·C'roa.tl -l'<,loHJJI (Rc:,:uu 11!•1),
235, 243. S~t to l'omuttl, 122. 12~, 101. Shn•; (TeaU,1to lii), 210. , ro,z11, conte ( ·,1rlo, min{ijtro dvgli c.,tori italiuno, 2H. Sl11111. 167. Sllrnrln, flll, t l:1. S lrlu, 2.10. SI ,tu 111 norho 11,,. 1 r,~. >;J<oda, ra bbriC'a d'armi, l I. i,,ia,1 dell'Austrlu, ,'>7. tls. 1;,7. NII\\I 1ncricllonull, ,·. Jugo,la\'I. SlitYl smo, l[>·I G.
•i-10~1t~ e Alt.1 Slos lo, 08, 2:lG. ',IO\'Ntl, l 7S. ',mlr11~. 2io. -.ocil1!1,mo e ,orlnll•li, 40· 1~. l 17,
'l'n~llnnw n to, 190, 1 !) 1, 22tì. 1'ong1,cl, v. ~rarocco. T a nne 111J11rr.: (baltoglit1 ,li), 5~. 'l'arde n ol•, 211. Tnr11011ol. 175.
'l'eodororr, generalo hulgaro. 222. Tb h\111110111 (Forte di), l~O. 'l'ho11rn K Alhe, to~ 11 il 1i.iHtro frn,u ('(."..;L\, lt,O. Tkrl . SI. T lm11,o, 17;!. T ir111l1., Yon, an\lnlruglio tcùo· sco, 15~ . Tl~zn, <'onlo siorano, t>rcsidout<' del mlnlstri ,iug1t,•1·c~I, 91, 21S, -.!27. 'ro~o~ HL T olmlno. 07, lf:l, 181, 1 s~.
161. 177, 170, 2:10. 231. sorleh\ delle /1.uzlunl, 20 I, 2:11, \!:16. Solssuns, 56, 211, 220.
'J'orlno, 177. Tori·e. l !JO.
'-011u11e. 116, l 2S·129, 137.
'l'otl E111'ico, 130.
..,onnlno, bnronc ~ldncy, mlnl,tro ltullano degli t•!<tt•ri, 70, 7!!, ~9, 121, 160, 110, 2:rn. Soltomnriua (g,wrra), )50, J:12, 15!i. 15S o fiegr,:. so,1~ty. 16:1. 111, L7i, 102-rna, 201. t02.
'l'own,h~nd. genernk lnglC'.:e, 81 , 110. 'fYMh~, 210 . 'l'rn11 sllvnnlu, 133·1 :I:,, 'l~ran~vnnil , 64. '1'ratt11tl di po.e~: tll Frnucoforte, 7: ,li l'ol'l~rooutb, I i; cli Ouchy, 29: di llnkurcsl(l013),32:diBre~t ·
S1111, 220. CAt'RlN, lluen·a 1uiiv.
18!).
17
258
INDICE ALFABETIOO DEI NO:U:T,
Litowsk, 237; di Bukal'cst (1918), 202; dl Vcrsa.illos. 237; cli SaintGermain, 239; riel 'f rianon, 239; di Kcuilly, 239; d i Sòv1·es, 239; cli Ra,pallo, 243. 'l'raUativo italo ·au$triache, 89,102. 'J'rcblRomla, 139, 140. '.l'ro1tto e 'l'ron Hno, 8 , 23, 71, 7,5, 78, 89, 90, 9a, 95, 9G, 97, !)8, 121-126, 1:iS, 11;1, 1 !<2, 191, 227, 228. 'frepoff, nli11istro russo, 149. 'l'reves CIMLdlo, socialista italiano, 177 . 'l'rlimon ('l'rattalo elci), 239. 'l'rloste, 8, 33, 71, 7 5, 7S, 90, 93, 173, 182, 194, 205, 225, 22S . 'l'rl1illco Alleanz n., S, 9, 13, 29, 33, 92. 'l'riplice Intesa., ,·. Intesa. Trotzki (rect e llronstoin), minist,ro dogli esteri r11sso, bo lscevico, 19:l, 200, 201, 202. 'fser (battaglia elci ~Conto), r,1. 'l'u nlsl. 8 , 72. 'l'urchl (Giovani), 21. 'l'wedmo uth, Lord <l ell'amo:,iraglia· t,o ingleRe, 21 . 'l' wo 11owors :standard (il) dell a flotta ingleso, ::n. Ucrnnln e Uernlnl, 200, 201, 202, 203, 243. Odi n o, 190, 1 n2. Ullan off Vladinùro, v. Lenin. UMor . .[I. Ultimatu m autill'o·ungarico alla Serbia, ·1 2, o segg. ; tedesco alla Russla, 48; rusijo alla Bulgaria, '102. U11g1Jorla (H.cpubblica d'), 231l . Unlo ,10 e l'rol!'rosso, cou1ltato se-
greto lurco, 24. lJNlrnlJ, l 0 ,1.
Valbelln, 218. Yal <l'A(llgo o Ya l L ngari ua, 122. Yald ohlJliì!lene, 226. Yallarsa, 126. \' olona, 25, 73, 105, l 17.
VnlsilHfmì, 123. Vnlsugau n, 122, 123. Varda r, 104, 105, 239. Vursaçla.. 58, 86, 9!). v,mx (Forto cli.), 120, 131. Vollki, 139. Venezia, 96, J4:~. 191, J9,l, 207, 218. Y enozin g l11ll1• (Y. anche Trieste), 8 9, 90, 185, 212. Vonlzelos Eloutcrio, p residente dei ministri greco, 30, 102, 132, 170, 171. Yordnu, 4$, 55, 56, llS-121, 126, J27 , 137. Yorona, 207. Vorsaillcs, 191, 2011. . Versailles (Trattato ùi), 237 -238, 241. Yosle, 211, 220. Ylconza, J 22, 1 ~3, 207. Yiem m, 45, 48, 110, 1? 5, 202, 218. Yilln GlusU, 22S . Yl]ltltCO, 139, 184., liHi. Ylsco1\tl ·\·enostu, marchese 1-:rnrno,, diplomaMco italiuno, 20 . \ 'IKtoJa, 57, 58, 59, 09. \'11tori o E m anuelo III, re d'llalia, l:l, 41), 93, 9-1, 193. Ylttor lo v~u oto (baltaglia. di), 225227. \ ' otl lco (!\fonte), 172. Yosgl, 60. Washington, llO, 204. Welmur (Assemblea di), 2:H. W okorlo Alessandto, presldcnLc dei ministri ungherese, 21 8 . \\'este nde, 60. W IO!l Goglielmo, p!"incipo di Al· bania, ;1:i. \ VIOJJ, nave au,stl"itlca, l!l4. Wllson Woo(lrow, pre,ide11te dc,!li StaU-Uniti, 140, 150, 151, 152, 15:l, 157, 158, Jll6, 167, l<l J , 187, 196, 20t, 205, 206, 223 . 224, 225, 226, 229, 231, 236. \'Vmug~I, ge r1eralo rt1Sso, 245. \'Vnr m, generale austro -ungarico, 216.
.
INDICE ALFABETICO DEI NOMI.
259
Ysor, GO, Gl, JSt.
z,m1, 75, 90, 212, 243. ½ooson, 199.
Zag11~ria (Consiglio nazionale cli), 227, 229. Zag ora, 1O!. Zar, ,•. Niccola. II.
Z~Jlprlln, 111. Zlnnnenrnlcl, 147. ¼lfll<li .Borbone, imperatrice d 'Austria, l'eginil. d'Ungheria, 146. ~loezol, 175.
Ypres, GO, 181, 210.