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24oreNEWS Dicembre 2025 Magazine

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Foto di Roberto Rocco

Dicembre 2025 - Anno 15 Periodico di Cultura e Società

PREMIO ALLA CARRIERA Milano celebra Riccardo Chailly

RUOTE E MOTORI

Audi Q3: compatta, feroce, irresistibile

RENATO ZERO

Un compleanno in musica, tra passato e futuro


STORIA, MITI E LEGGENDE

PANETTONE: UN’IDEA CHE LIEVITA DA SECOLI Dalle leggende rinascimentali alla rivoluzione di Angelo Motta: storia del dolce che ha conquistato il mondo. A cura di Paolo Minotti

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è un profumo che, più di ogni altro, annuncia il Natale: quello del panettone. Un aroma caldo e avvolgente che da Milano ha conquistato il mondo, diventando un simbolo universale delle feste. Eppure, dietro questa cupola dorata, si nasconde una storia sorprendente, fatta di leggende, riti medievali e intuizioni industriali che hanno cambiato per sempre il modo di vivere il Natale. La leggenda più amata ci porta alla corte di Ludovico il Moro. È la vigilia di Natale, il cuoco degli Sforza brucia il dessert del banchetto e uno sguattero, Toni, decide di sacrificare il suo panetto di lievito madre. Lo impasta con farina, uova, zucchero, uvetta e canditi: nasce un dolce soffice e profumato che conquista la tavola ducale. Da quel “pan de Toni”, secondo la tradizione, deriverebbe il nome “panettone”. Gli storici, però, raccontano un’origine più antica. Nel Medioevo, durante il “rito del ciocco”, le famiglie preparavano pani più grandi e ricchi del solito, simboli di abbondanza e buon auspicio. Il capofamiglia li tagliava e ne conservava una fetta fino al Natale successivo, gesto che rappresentava la continuità della vita e della protezione divina. È da questi pani rituali che, nei secoli, si sarebbe evoluto il panettone. Nell’Ottocento il dolce entra nelle pasticcerie milanesi, ma la vera rivoluzione arriva nel 1919 grazie a un giovane pasticcere di Gessate: Angelo Motta. Dopo un lungo apprendistato, apre un laboratorio in Via della Chiusa e decide di trasformare il panettone, allora basso e compatto. Riprende la lievitazione naturale, introduce tre impasti successivi e soprattutto cambia la forma: nasce il panettone alto, leggero, avvolto nel pirottino di carta, ispirato - raccontano alcune fonti - alla forma dei pan dolce viennesi. Il successo è immediato. Nel 1925 Motta amplia il laboratorio; negli anni Trenta apre negozi nei luoghi simbolo della città, compresa Piazza del Duomo, dove le guglie ispirano a Sepo la celebre “M” del marchio. Nel 1938 inaugura il primo grande stabilimento industriale, dotato di impastatrici e forni

moderni: è l’inizio della produzione su larga scala. Il panettone diventa così un prodotto identitario, riconoscibile e replicabile ovunque.Curiosamente, proprio in quegli anni nasce anche la “rivalità” con Gioacchino Alemagna, che perfeziona ulteriormente la ricetta e contribuisce alla diffusione del panettone in tutta Italia. Milano diventa la capitale del dolce natalizio, e il panettone entra nella letteratura dialettale, nelle pubblicità d’epoca, nelle valigie degli emigranti che lo portano con sé come simbolo di casa. Oggi quella cupola dorata, nata tra leggende rinascimentali e intuizioni industriali, continua a raccontare una storia tutta milanese: una storia di creatività, pazienza, lievito madre e un pizzico di magia natalizia.

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IN QUESTO NUMERO

Dicembre 2025 - Anno 15

IL PERSONAGGIO 6 RENATO ZERO Un compleanno in musica, tra passato e futuro ARTE E CULTURA / MOSTRE 10 Alphonse Mucha a Roma MODA 12 Milano Fashion Week Primavera/Estate 2026 BEAUTY 14 I consigli di Marina Mazzolari RUOTE&MOTORI 16 Nuova Audi Q3: l’equilibrio tedesco si rinnova VIAGGI 18 Porto: un weekend tra Azulejos e vino nel cuore dell’autunno

ARTE E CULTURA / TEATRO 20 Dicembre 2025 a Milano ATTUALITÀ 22 Milano celebra Riccardo Chailly: premio alla carriera degli Amici della Lirica CONCERTI 24 Dicembre 2025 a Milano e Roma FESTIVAL DEL CINEMA DI ROMA 26 Ottimi numeri per la ventesima edizione DIRITTI E DOVERI 28 La riforma dell’Ordinamento Forense HITECH 29 GenAI Anxiety: un manager su due teme per il proprio lavoro ARTE E CULTURA / LIBRI 30 Consigli di lettura

Direttore Responsabile Dario Bordet Direttore Editoriale Alessandro Trani Impaginazione ADM Studio Hanno collaborato Ranuccio Bastoni, Roberto Boninm Luciano Cravotto, Franco D’Alessandro, Elena Fossati, Carlo Kauffmann, Antonello Martinez, Paolo Minotti, Mauro Nardi Edizioni Le Roy srl - Milano | Roma redazione@24orenews.it redazione@le-roy.it www.24orenews.it

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Promozione & PR Carlo Kauffmann info@le-roy.it Stampa La Serigrafica Arti Grafiche Via Toscanelli, 26 Buccinasco MI Periodico mensile Reg. trib. di Milano n. 321 del 10/06/11 N° iscrizione ROC: 36492 Distribuzione Gratuita Le immagini presenti in questo magazine sono utilizzate con autorizzazione degli autori oppure provengono da fonti che ne consentono il download e l’uso libero da diritti, secondo le condizioni previste. Qualora vi fossero soggetti titolari di diritti non identificati, questi sono invitati a contattare l’editore per regolarizzare l’eventuale utilizzo.


EDITORIALE

L’ERA DELL’AI PERSONALE: QUANDO L’ASSISTENTE DIGITALE DIVENTA CONFIDENTE

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i sono sorpreso l’altra sera a chiedere scusa al mio assistente vocale. “Scusa, non avevo capito”, ho detto. Un riflesso automatico, come se dall’altra parte ci fosse davvero qualcuno. E forse, in un certo senso, c’è. Osservo come la tecnologia stia smettendo di essere strumento per diventare compagna. Lo vedo ogni giorno: conversazioni con assistenti che conoscono i nostri gusti meglio di noi, algoritmi che suggeriscono cosa cucinare leggendo il nostro umore, app che personalizzano meditazioni sui nostri parametri biometrici. L’intelligenza artificiale è diventata personale, intima, invisibile. Si nasconde nel frigorifero che ordina la spesa, nello specchio che analizza la pelle, nell’orologio che prevede lo stress. E soprattutto, vive negli smartphone come interlocutore sempre disponibile, mai giudicante, infinitamente paziente. Quello che mi colpisce di più sono le companion AI: milioni di persone conversano con intelligenze artificiali non per risolvere problemi, ma per compagnia. Condividono pensieri, dubbi esistenziali, solitudine. Ho letto di chi confessa all’AI cose che non direbbe mai al terapeuta. Chi le augura la buonanotte. Non giudico. Viviamo nell’epoca della solitudine di massa, delle città affollate dove nessuno si guarda negli occhi. Un’intelligenza artificiale che ci ascolta davvero, che ricorda tutto, che non si stanca mai, può sembrare la risposta perfetta al vuoto che sentiamo. Ma mi chiedo quale sia il prezzo. Ogni conversazione alimenta un profilo psicologico dettagliato. Ogni emozione diventa dato, ogni vulnerabilità informazione. Stiamo esternalizzando non solo la memoria, ma anche la riflessione. Deleghiamo all’algoritmo decisioni che richiedevano confronto umano, errore, crescita. La mia domanda non è se l’AI personale sia buona o cattiva. È già qui. Mi chiedo invece: riusciremo a mantenerla come strumento senza farne una stampella emotiva? Potremo godere dei benefici senza perdere la capacità di stare con noi stessi? Credo che l’equilibrio sarà la sfida del prossimo decennio. Usare l’intelligenza artificiale per amplificare la nostra umanità, non per sostituirla. Perché temo che un assistente perfetto rischi di farci dimenticare il valore dell’incomprensione, della fatica relazionale, della meravigliosa imperfezione dell’essere umani tra umani. Alessandro Trani

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ARTE E CULTURA / Teatro

IL PERSONAGGIO

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ettantacinque anni portati come un debutto. Renato Zero non celebra un traguardo, ma un nuovo inizio. Con L’orazero, uscito il 3 ottobre, l’artista romano torna con un album di 19 inediti, un mosaico di suoni e parole che attraversano il tempo, intrecciando emozioni, memoria e desiderio di rinascita. È un disco manifesto, un viaggio corale in cui Zero si mette ancora una volta al centro della scena - non per essere guardato, ma per guardare insieme. E da gennaio 2026 partirà L’orazero in Tour, 23 date nei principali palasport italiani: un cammino che unirà i brani nuovi ai classici di una carriera che ha accompagnato generazioni. “Un ritorno, un viaggio, una conferma di uno stile che non si rassegna a fermarsi” - come lui stesso dice, sorridendo di quell’età che per molti sarebbe un punto di arrivo, per lui invece è un trampolino verso altro. L’Orazero è un viaggio in 19 differenti mondi. Come nasce questa idea, così ambiziosa, e a che cosa ti riferisci con “mondi”? Renato Zero: «Ho vissuto questi mesi facendo un bilancio, guardandomi dentro e intorno: vedo solitudini, l’urgenza della gentilezza, il desiderio che l’amore non resti una parola vuota. Quei “mondi” sono stati spunti di riflessione su affetti perduti e ritrovati, sulle contrad-

RENATO ZERO

UN COMPLEANNO IN MUSICA, TRA PASSATO E FUTURO A cura di Franco D’Alessandro Foto di Roberto Rocco

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Renato Zero

dizioni del presente – la guerra, la paura, l’incomunicabilità – ma anche sulla potenza dell’amicizia, del rispetto, dell’essere umani insieme. L’Orazero è specchio, ma anche porta: chi ascolta possa entrarci e riconoscersi». Hai parlato della paura, dell’incomunicabilità, temi che sembrano densi, quasi terapeutici. Cosa significa per te fare musica oggi come “medicina”? «È un concetto che mi accompagna da sempre, ma in questi anni l’ho sentito con forza. Viviamo un’epoca dove gli strumenti digitali creano distanze, dove spesso salutarsi non significa riconoscersi. Quando compongo, quando canto, cerco di restituire un senso di presenza. La medicina non è una cura miracolosa, ma un gesto concreto: una parola, una nota, una canzone che ti ricorda che non sei solo».

L’orazero è il mio specchio collettivo: riflette chi siamo, chi potremmo diventare

Il singolo Senza, che ha anticipato l’album, sembra uno spartiacque: cosa volevi dire, che porta? «Senza è un distacco, un grido, un invito: senza maschere, senza paura, senza rinunce a dirsi le cose - anche quelle che fanno male. È stato l’incipit autentico del mio nuovo disco, quello che volevo dare al pubblico prima che entrasse in questo viaggio fatto di luci e ombre».

Il tour che partirà a gennaio 2026: come lo immagini? Cosa vuoi che resti nella memoria di chi assisterà? «Vorrei che non fosse solo uno spettacolo, ma un’esperienza. Nei palasport che ospiteranno L’orazero in Tour porterò sia le canzoni nuove, sia momenti classici della mia storia, perché chi mi segue da tanto possa ritrovarsi, e chi arriva ora possa co-

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IL PERSONAGGIO

noscere. Voglio luci, ridondanza, ma anche silenzio: quei momenti in cui il suono si abbassa e la voce, sola con la gente, fa vibrare l’aria. Che restino i brividi, le emozioni condivise, il sentirsi parte di qualcosa di grande». A 75 anni si festeggiano tappe importanti, ma si guarda anche avanti. Qual è il tuo sogno nel cassetto, qualcosa che finora non hai fatto? «Confesso che ci sono ancora sogni che mi stanno davanti. Vorrei realizzare un progetto multidisciplinare - forse un’opera teatrale musicale - che integri musica, recitazione e scenografia in modo più radicale. E poi vorrei mettere la mia voce al servizio dei giovani: creare spazi di mentoring, progetti culturali, residenze artistiche per chi ha talento ma poche possibilità. Il mio desiderio più grande? Lasciare qualcosa che duri oltre i numeri dei concerti: un’impronta di bellezza».

Il ritratto di un artista che non smette di cercare

Renato Zero non festeggia 75 anni con la nostalgia, ma con un grido di vita. Con L’orazero trasforma il tem-

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L’artista che ha trasformato la diversità in libertà Renato Fiacchini, in arte Renato Zero, nasce a Roma il 30 settembre 1950. È uno dei protagonisti assoluti della musica italiana, capace di fondere canto, teatro e costume in un linguaggio unico e inconfondibile. Sin dagli anni Settanta, con canzoni come Il cielo, Madame, Mi vendo e Il triangolo, ha rivoluzionato la scena musicale, trasformando la provocazione in arte e l’emozione in manifesto di autenticità. Con oltre 50 milioni di dischi venduti, 500 brani scritti e tour che registrano il tutto esaurito, Renato Zero continua a essere una delle voci più amate e seguite dal pubblico italiano. I suoi fan, gli “zerofolli”, lo accompagnano da sempre come una comunità fedele, testimone di un percorso che unisce musica, identità e libertà d’espressione. Negli anni Duemila ha consolidato il suo ruolo di artista totale con spettacoli che intrecciano performance e riflessione - da Zero il folle a Alt in tour - e con progetti sociali legati alla Fondazione R.Z. Onlus, dedicata a iniziative di solidarietà e sostegno alle nuove generazioni. Nel 2025, con il nuovo album L’ORAZERO, Renato Zero celebra 75 anni di vita e 60 di carriera con la stessa energia del debutto: uno sguardo lucido e poetico sul presente, tra memoria e futuro.

po in alleato, la memoria in futuro, la musica in linguaggio universale. Il tour che verrà sarà più di un ritorno: sarà la conferma che la musica non invecchia, se chi la fa continua a crederci con tutto se stesso. Perché il momento più importante non è l’inizio né il compimento, ma il corag-

gio di ricominciare ancora - con una nota, una parola, un respiro condiviso. E mentre le luci dei palasport si abbasseranno, resterà quell’eco che solo Zero sa creare: un ponte tra palco e pubblico, tra presente e sogno. Renato Zero, ancora una volta, non canta solo se stesso. Canta tutti noi.


ARTE E CULTURA / Mostre

ALPHONSE MUCHA A ROMA Il trionfo dell’Art Nouveau tra bellezza, seduzione e modernità

Palazzo Bonaparte, Roma, fino all’8 marzo 2026

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alazzo Bonaparte ospita fino all’8marzo 2026 la più ampia retrospettiva mai dedicata ad Alphonse Mucha (Ivancice, 1860 - Praga, 1939), artista ceco padre e maestro indiscusso di quello stile raffinato e sensuale che ha rivoluzionato l’immaginario visivo di ogni tempo. La mostra “Un trionfo di Bellezza e seduzione” presenta oltre 150 opere dal Mucha Museum di Praga, in un percorso che celebra non solo l’artista, ma l’ideale stesso di bellezza attraverso i secoli.

L’esposizione

Il percorso espositivo offre una visione completa dell’opera di Mucha attraverso tutti i suoi capolavori: dal celeberrimo manifesto di Gismonda del 1894, che lo rese improvvisamente famoso quando la divina Sarah Bernhardt lo scelse per pubblicizzare il suo spettacolo, passando per Médée del 1898 e JOB del 1896, fino alle raffinate serie The Stars del 1902 e Pietre Preziose del 1900. Non mancano gli studi monumentali sull’Epopea Slava, il ciclo di venti enormi tele che Mucha dedicò alla storia del popolo slavo, testimonianza del suo profondo legame con le radici ceche e slave. Mucha fu molto più di un artista decorativo: fu un innovatore, un comunicatore visivo che seppe dare forma seducente e riconoscibile all’immaginario della Belle Époque. I suoi manifesti pub-

blicitari non solo resero popolare l’arte grafica, ma trasformarono il linguaggio visivo del suo tempo, anticipando i principi del design moderno. La donna di Mucha, con le linee flessuose, i capelli fluenti, le vesti leggere e gli elementi naturali che la circondano, divenne l’icona universale della femminilità Art Nouveau.

Un dialogo tra epoche e stili

La mostra non si limita a celebrare Mucha, ma allarga la visione all’importanza e centralità della bellezza nella storia dell’arte. Accanto alle opere dell’artista ceco, il visitatore potrà ammirare straordinarie opere archeologiche e rinascimentali, capolavori dell’Ottocento come l’elegante La contessa De Rasty (1879) di Giovanni Boldini, per giungere al Novecento con la sontuosa Semiramide (A Babilonia) del 1905 di Cesare Saccaggi. A rendere unica questa retrospettiva è la presenza straordinaria della Venere di Botticelli (1485-1490). Il capolavoro quattrocentesco, icona mondiale del fascino senza tempo, dialoga sorprendentemente con le figure femminili di Mucha, perfetta sintesi del concetto di bellezza e seduzione che accomuna epoche apparentemente lontane. A Palazzo Bonaparte, Mucha viene raccontato attraverso i suoi celebri manifesti teatrali, pannelli decorativi, calendari e illustrazioni, testimoni di un’epoca

Dall’alto: Rêverie, 1897, litografia a colori, 72,7x55,2 cm ©Mucha Trust 2025; Le stagioni: Estate, 1896, serie di quattro pannelli decorativi, litografie a colori, 103x54 cm ciascuna ©Mucha Trust 2025

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Roma

in cui l’arte si fondeva con la vita quotidiana e ne impreziosiva ogni gesto. L’artista seppe reinventare l’immagine femminile nell’arte, trasformandola in icona di grazia e forza, protagonista indiscussa di un linguaggio decorativo tra fiori, linee morbide e atmosfere oniriche che ancora oggi ispira moda, grafica e design contemporaneo, fino ad influenzare il mondo dei tatuaggi moderni dove i suoi soggetti sono diventati tra i temi più ricorrenti e richiesti al mondo.

Un’esperienza immersiva nella Belle Époque

L’allestimento è un’esperienza avvolgente che non si limita a raccontare l’evoluzione dello stile di Mucha, ma invita il visitatore a entrare nel suo mondo, restituendo l’atmosfera vibrante della sua epoca. Ambienti, luci, profumi, musiche e cromie studiate condurranno il pubblico in un vero e proprio viaggio temporale, riportandolo indietro nella Belle Époque. Ogni dettaglio - visivo, sonoro, tattile - contribuisce a evocare l’incanto di un’epoca che ha reso l’arte parte integrante della vita quotidiana, dove eleganza, natura e simbolismo si fondevano in un linguaggio universale. La mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con la Mucha Foundation e i Musei Reali di Torino. La curatela è affidata a Elizabeth Brooke e Annamaria Bava, con la direzione scientifica di Francesca Villanti. Più che una mostra è un viaggio sensoriale nell’anima dell’Art Nouveau. Tra icone femminili e visioni oniriche, le opere rivelano l’anima di un’epoca, mostrando come l’immagine, con il suo potere seduttivo, parli al cuore ieri come oggi. Una mostra che è anche un dialogo inaspettato con la storia dell’arte.

In alto: Les Amants, 1895, litografia a colori, 106,5x137 cm © Mucha Trust 2025; sopra, da sinistra: Le pietre preziose: Topazio, 1900, cromolitografia, 63,8x28,3 cm © Mucha Trust 2025; Le pietre preziose: Rubino, 1900, cromolitografia, 63,8x28,3 cm © Mucha Trust 2025;

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Jil Sander

MODA

PRIMAVERA/ESTATE 2026

Gucci

Dolce & Gabbana

Blu Marine Max Mara

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Milano Fashion Week

Diesel

The Attico

Prada

Roberto Cavalli 13


BEAUTY

L’autunno inoltrato ci invita a rallentare, a prenderci cura della pelle e a scegliere texture avvolgenti, profumi caldi e trattamenti rigeneranti. Nei nostri store Mazzolari a Milano troverete i migliori alleati per affrontare novembre con eleganza e benessere. Scopriamo insieme la beauty routine perfetta per questa stagione.

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1. La Mer - Crème de la Mer Crema viso rigenerante Un’icona della skincare, amata in tutto il mondo. La sua formula a base di Miracle Broth™ rigenera, lenisce e dona luminosità alla pelle stressata dal freddo. Perfetta per iniziare la giornata con una coccola profonda e una pelle visibilmente più sana e vitale.

3. Giorgio Armani - Acqua di Giò Elixir Profumo maschile aromatico-intenso Una nuova interpretazione dell’iconico Acqua di Giò, più profonda e magnetica. Le note marine si fondono con patchouli, vetiver e legni ambrati per un effetto elegante e sensuale. Perfetto per l’autunno, è il profumo di chi ama distinguersi con discrezione e intensità.

5. Augustinus Bader - The Rich Cream Crema anti-age intensiva Un trattamento rivoluzionario con TFC8®, tecnologia brevettata che stimola il rinnovamento cellulare. Nutre in profondità, migliora elasticità e tono. Un must-have per chi cerca risultati visibili e texture lussuosa, perfetta per le stagioni fredde.

2. Sisley - Emulsion Écologique Trattamento idratante e riequilibrante Una texture leggera e setosa che rafforza le difese naturali della pelle e la protegge dagli sbalzi climatici. Con estratti vegetali, è ideale per uomini e donne che cercano idratazione quotidiana e una pelle più tonica e luminosa.

4. Maison Francis Kurkdjian Baccarat Rouge 540 Profumo femminile ambrato-floreale Un jus magnetico e sensuale, tra i più amati al mondo. Le note di ambra, gelsomino e legni preziosi avvolgono la pelle come un abito couture. Per chi desidera lasciare un’impronta olfattiva sofisticata e indimenticabile.

6. Valmont - Poudre de Teint Précieuse Fondotinta compatto illuminante Un fondotinta prezioso che unisce make-up e trattamento. La sua texture setosa leviga, uniforma e illumina l’incarnato con eleganza. Arricchito da ingredienti anti-age, dona un finish radioso e naturale, perfetto per affrontare l’autunno con grazia e perfezione.

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RUOTE&MOTORI

L’EQUILIBRIO TEDESCO SI RINNOVA A cura di Mauro Nardi

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omfort, efficienza e qualità da “piccola ammiraglia”, ma senza veri colpi di scena. La nuova Audi Q3 è la terza generazione del SUV compatto che ha venduto oltre due milioni di esemplari dal 2011. Attesa nei concessionari a fine 2025, punta a consolidare la leadership nel segmento con più tecnologia, finiture premium e opzioni di elettrificazione. Il design è più deciso: la griglia Singleframe cresce in presenza, i gruppi ottici Matrix LED si fanno più sottili e il posteriore propone una firma luminosa continua. Il linguaggio estetico è elegante e coerente, ma manca di guizzi creativi: Audi sceglie la solidità e la

riconoscibilità piuttosto che la provocazione. L’abitacolo è uno dei punti forti: materiali morbidi, assemblaggi curati e atmosfera raffinata. Il doppio display è moderno e completo, ma la prevalenza del touch riduce l’immediatezza d’uso; le funzioni sono numerose, l’interfaccia richiede tempo per essere domata. In breve: sensazione di “piccola ammiraglia”, con qualche compromesso nella praticità quotidiana. La gamma propulsori include motori mild hybrid, diesel 2.0 TDI e versioni plugin hybrid. Il 1.5 TFSI da 150 CV è equilibrato e parco; il PHEV da 272 CV dichiara fino a 119 km elettrici (WLTP), ma nella guida reale ci


Nuova Audi Q3

si aggira attorno ai 90 km. Il peso aggiunto dalle batterie si fa sentire: la Q3 perde un po’ di brillantezza nelle curve e predilige un assetto che favorisce comfort e stabilità. In strada la Q3 convince per comfort e isolamento acustico. Le sospensioni a controllo elettronico smorzano bene le asperità e il comportamento in autostrada è rassicurante. Lo sterzo è preciso ma filtrato: non regala sensazioni “vive”. Anche la trazione quattro, dove presente, è pensata per la sicurezza più che per la sportività. Se cercate emozione pura, altri modelli del segmento offriranno risposte più vive. Sul fronte tecnologia Audi propone numerosi sistemi di assistenza: Adaptive Driving Assistant Plus, Reverse Assist e una telecamera per monitorare l’attenzione del conducente. Funzionano bene, ma molte di queste dotazioni sono opzionali e fanno salire rapidamente il prezzo. La connettività è ricca, con servizi digitali integrati che richiedono però abbonamenti per sfruttare appieno tutte le funzioni. Un aspetto pratico da considerare è il costo totale di possesso. La personalizzazione è ampia - pacchetti, finiture e optional - ma la somma degli extra può avvicinare la Q3 a vetture di categoria superiore. Il valore residuo tipico del marchio aiuta, ma la manutenzione degli elementi high-tech (batteria PHEV, sensori, ADAS) può incidere nel medio termine. In città è maneggevole e silenziosa; in autostrada la stabilità ripaga il viaggio lungo. Chi privilegia comfort, tecnologia e sicurezza troverà pochi rivali, mentre il guidatore “sportivo” rimarrà forse insoddisfatto. La Q3 parte da circa 44.000 €, ma con allestimenti ricchi o versioni PHEV si oltrepassano facilmente i 55.000. In cambio si ottiene qualità costruttiva elevata, interni curati e un pacchetto tecnologico esteso. La visibilità posteriore, in particolare

sulla Sportback, è però sacrificata; il bagagliaio rimane generoso e pratico. Nel complesso, la nuova Audi Q3 non rivoluziona il mercato ma consolida un modello vincente: è una scelta razionale, costruita su solidità e comfort, più adatta a chi cerca una “piccola ammiraglia” che a chi desidera brividi da guida. Audi conferma il proprio mestiere: perfezionare l’esistente, offrendo un’auto di sostanza che sa rassicurare più che sorprendere.

SCHEDA TECNICA Motori: 1.5 TFSI MHEV 150 CV / 2.0 TDI 150-190 CV / PHEV 272 CV Trazione: anteriore o integrale quattro Cambio: S tronic 7 rapporti Autonomia elettrica (PHEV): fino a 119 km WLTP (reale ~90 km) Bagagliaio: 488-1.386 l (SUV) / 530-1.289 l (Sportback) Prezzo: da 44.000 € circa Produzione: Gyor (Ungheria)

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VIAGGI / Porto

UN WEEKEND TRA AZULEJOS E VINO NEL CUORE DELL’AUTUNNO

A cura di Elena Fossati

PORTO

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uando l’autunno avvolge l’Europa nelle sue tonalità ambrate, Porto si rivela nella sua essenza più autentica. La seconda città portoghese, arroccata sulle sponde del Douro, offre il perfetto equilibrio tra cultura millenaria e piaceri della tavola, senza le folle estive che invadono le sue ripide vielas. Iniziate dalla Ribeira, il cuore pulsante della città vecchia, patrimonio UNESCO dal 1996. Le sue case colorate che si specchiano nel fiume creano un paesaggio da cartolina, ancor più suggestivo sotto i cieli grigi di novembre. Perdetevi tra i vicoli acciottolati fino alla Livraria Lello, una delle librerie più belle al mondo, dove l’architettura neogotica e la scala rossa centrale ispirarono J.K. Rowling durante il suo soggiorno portoghese. Non perdete la Sé Catedral e la Torre dos Clérigos, dalla cui sommità (225 gradini dopo) godrete di una vista mozzafiato sulla città avvolta nella luce dorata del tramonto autunnale.

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Viaggio tra i sapori

La gastronomia portoghese è un’esperienza che scalda il cuore nei mesi freddi. Concedetevi una francesinha, il celebre sandwich stratificato con carni, formaggio fuso e salsa piccante – peccato di gola da gustare nelle tascas del centro. Al Mercado do Bolhão, recentemente restaurato, immergetevi nei profumi del bacalhau fresco e dei formaggi regionali. Per

la cena, scegliete uno dei ristoranti tradizionali di Miragaia dove assaporare il polpo alla lagareiro o l’arroz de pato, accompagnati naturalmente da un verde frizzante della regione. Ma il vero tesoro enologico vi attende a Vila Nova de Gaia, sull’altra sponda del fiume. Qui, nelle antiche caves scavate nella roccia, invecchia il Porto, il vino liquoroso che ha reso celebre la città nel mondo. Visite guidate presso cantine storiche come Sandeman, Taylor’s o Graham’s vi sveleranno i segreti della produzione e permetteranno degustazioni di Tawny, Ruby e LBV che scaldano l’anima nelle giornate uggiose. Porto a novembre e dicembre gode di temperature miti (12-16°C) e, sebbene possa piovere, le precipitazioni regalano alla città un’atmosfera romantica e malinconica. I voli low-cost collegano Porto alle principali città italiane in circa 3 ore, e il centro storico si esplora comodamente a piedi. Un weekend che nutre l’anima e il palato, dove ogni azulejo racconta una storia e ogni bicchiere è un brindisi alla vita.


MILANO T E AT R O

PRIMA DEL TEMPORALE 2-21 dicembre | Piccolo Teatro Grassi Umberto Orsini, diretto da Massimo Popolizio, porta in scena Il Temporale di Strindberg: un viaggio onirico e intenso nei ricordi di un attore che, tra suoni, silenzi e immagini evocative, dialoga con i fantasmi del proprio passato e con la storia di un Paese.

THE BOOK OF MORMON 10-21 dicembre | Arcimboldi Una satira irriverente e travolgente, dove comicità e musica si fondono per raccontare con ironia la missione di due giovani mormoni. Sul palco del TAM, lo spettacolo cult di Broadway conquista Milano con energia esplosiva e ritmo trascinante.

IL GOLEM 9-14 dicembre | Franco Parenti/Sala Grande Jacopo Gassmann dirige Elena Bucci e Monica Piseddu in un intenso thriller sociale che esplora il potere e la fragilità delle parole, trasformando la leggenda in una riflessione contemporanea di grande attualità.

L’APE MAIA - Il Musical 11-14 dicembre | San Babila Un musical colorato e divertente che celebra i 50 anni della celebre ape amata da generazioni: tra scenografie vivaci, canzoni e personaggi indimenticabili, lo spettacolo trasporta bambini e famiglie in un mondo fiabesco di avventure e amicizia.

BROKEBACK MOUNTAIN - A Play with Music 10-14 dicembre | Carcano Edoardo Purgatori e Filippo Contri, con la voce di Malika Ayane e una live band, narrano l’amore impossibile di due cowboy nel Wyoming degli anni ’60: una storia intensa tra teatro e musica, emozione e ribellione.

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FLASHDANCE - Il Musical 14 dicembre - 17 gennaio | Nazionale Un musical travolgente che riporta sul palco la forza degli anni ’80: tra danza, passione e sogni di riscatto, la celebre storia di Alex Owens conquista il pubblico

con coreografie esplosive e una colonna sonora indimenticabile. L’AMORE CI VEDE DOPPIO 18-21 dicembre | Martinitt Una commedia vivace firmata da Andrea Bizzarri, dove equivoci e risate si moltiplicano attorno a coppie e promesse inattese. Tra giochi di specchi e situazioni paradossali, lo spettacolo trasforma il tema dell’amore in un turbine di comicità e leggerezza. OGNI PROMESSA È DEBITO 23-31 dicembre | Manzoni Una commedia brillante firmata da Vincenzo Salemme, dove ironia e sentimento si intrecciano per raccontare il valore della parola data. Tra equivoci e risate, lo spettacolo diventa occasione per riflettere con leggerezza sugli impegni e sulle relazioni umane.


dicembre 2025

opera

UNA LADY MACBETH DEL DISTRETTO DI MCENSK Dal 7 al 30 dicembre 2025 Musica: Dmitrij Šostakovic Direttore: Riccardo Chailly Regia: Vasily Barkhatov Durata: circa 3 ore e 30 minuti, comprensive di intervalli Nel cinquantenario della morte di Dmitrij Šostakovic, il Teatro alla Scala inaugura la Stagione 2025-26 con quest’opera tratta dal racconto di Nikolaj Leskov. La vicenda di Katerina, giovane sposa che con l’amante uccide marito e suocero tirannico per poi suicidarsi in Siberia, scosse la Russia degli anni ’30 e conquistò il pubblico internazionale. Dopo il debutto a San Pietroburgo nel 1934, l’opera ebbe enorme successo fino alla celebre stroncatura della Pravda “Caos invece di musica”, pubblicata due giorni dopo che Stalin assistette a una recita a Mosca. Il compositore, anni dopo, ne preparò una nuova versione (Katarina Izmajlova, 1963), ma la Scala non riuscì a ottenerne la prima. Oggi il Piermarini restituisce la forza della versione originale, con la direzione del M° Riccardo Chailly e il debutto alla regia di Vasily Barkhatov, riaffermando la vocazione internazionale del teatro e la sua capacità di coniugare memoria storica e attualità. Appuntamenti: Dicembre: Gi4(anteprima Under30)| Do 7 h18; Me10| Sa13| Ma16| Ve19| Ma23 | Ma30 h20

balletto

LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO Dal 18 dicembre 2025 al 13 gennaio 2026 Musica: Pëtr Il’ic Cajkovskij Direttore: Kevin Rhodes Coreografia e regia: Rudolf Nureyev Durata: circa 3 ore, comprensive di intervalli Il balletto più sontuoso e sognante, quasi il “balletto per eccellenza”: La Bella addormentata nel bosco. Nato a San Pietroburgo nel 1890 dalla collaborazione fra Petipa, Cajkovskij e Vsevoložskij, dispiegava davanti ai nobili la magnificenza della corte del Re Sole. Alla Scala, nel 1966, Rudolf Nureyev scelse proprio questo titolo per il suo debutto, accanto a Carla Fracci: un balletto chiave della sua carriera, in cui seppe preservare la purezza della coreografia originale infondendo nuova intensità teatrale e psicologica, soprattutto nella figura del Principe. Dopo sei anni di assenza, La Bella addormentata torna sul palcoscenico scaligero nell’allestimento firmato dal premio Oscar Franca Squarciapino, creato nel 1993. Sfarzoso décor e preziosi costumi evocano la corte di Versailles, restituendo al pubblico la magia di un capolavoro che unisce tradizione e modernità, bellezza e potenza drammatica. Appuntamenti: Dicembre: Me17 (anteprima Under30)| Gio18 | Ma23| Ma30 h20| Do21| Do28 h14:30 - Gennaio 2026: Sa3| Me7| Sa10| Ma13 h20 (anteprima Under30)

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ATTUALITÀ

A cura di Franco D’Alessandro Foto di Fedele Costadura

U

n pranzo raffinato all’Hotel Principe di Savoia ha reso omaggio al Maestro Riccardo Chailly, terzo grande direttore d’orchestra – dopo Gianandrea Gavazzeni e Riccardo Muti – a ricevere il prestigioso Premio alla Carriera dall’associazione milanese Amici della Lirica, presieduta da Daniela Javarone. Il riconoscimento, consegnato in dicembre, suggella il percorso artistico di uno dei più grandi interpreti della musica contemporanea. Con questa premiazione, Chailly, Muti e il compianto Gavazzeni si confermano

MILANO CELEBRA RICCARDO CHAILLY

PREMIO ALLA CARRIERA DEGLI AMICI DELLA LIRICA simboli della continuità artistica del Teatro alla Scala, legando armoniosamente l’eccellenza di oggi alla gloriosa tradizione del passato.

Un parterre d’eccezione tra musica e istituzioni

Il salone dell’hotel, impreziosito da un maestoso albero natalizio, ha accolto oltre centocinquanta ospiti. Al tavolo d’onore, accanto al Maestro Chailly, sedevano alcuni vertici del Teatro alla Scala: il Sovrintendente Fortunato Ortombina, il coordinatore della direzione artistica Paolo Gavazzeni e Ambra Redaelli, Presidente della Fondazione Orchestra Sinfonica di Milano. La platea ha visto la partecipazione di figure di spicco della cultura e della società: dalle istituzioni, con il Segretario particolare del Ministero dell’I-

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struzione Stefano Bolognini e il Conte Giuseppe Rizzani (Delegato del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio), al mondo della moda con Carlo Capasa, Presidente di CNMI, e la stilista Raffaella Curiel. Presenti anche volti noti del lifestyle e dell’imprenditorialità come Enzo Miccio, la nutrizionista Evelina Flachi, Arturo Artom (fondatore del Cenacolo Artom) ed Ezio Indiani, direttore del Principe di Savoia. Nutrita anche la rappresentanza della stampa e dell’informazione, tra cui l’editore Alessandro Trani e il giornalista Ivan Rota, che hanno testimoniato l’importanza mediatica dell’evento.

La targa e il momento di festa

Il cuore della giornata è stata la consegna della targa alla carriera, un

momento di grande commozione che ha celebrato il genio di Chailly. I festeggiamenti si sono conclusi con una spettacolare fiammata augurale su una monumentale torta alla panna, seguita da un brindisi corale che ha unito l’eleganza dell’evento al magico calore delle imminenti festività natalizie. Un gesto simbolico che, tra auguri e sorrisi, ha reso l’evento un ricordo indelebile e luminoso.

Cultura e impegno sociale: il cuore dei City Angels

Come da tradizione degli appuntamenti firmati da Daniela Javarone, la cultura ha incontrato la solidarietà. Una lotteria charity ha raccolto fondi per i City Angels, rappresentati dal fondatore Mario Furlan e dal vi-


Riccardo Chailly

cepresidente Sergio Castelli. Ad accogliere gli ospiti, insieme alle iconiche giubbe rosse e baschi blu, anche Carmen Giambelli e Pinuccia Cottone, che hanno collaborato attivamente all’organizzazione dell’evento sostenuto dalla Gioielleria Antoine di Eliana Sbaragli e dalla profumeria artistica Abaton.

Un premio che unisce la comunità

Il tributo a Riccardo Chailly non è stato solo un omaggio a un direttore musicale di fama mondiale, capace di guidare le orchestre più leggendarie della terra, ma anche la conferma della capacità di Milano di fare rete. Gli Amici della Lirica ribadiscono così la propria missione: trasformare la musica in un’occasione d’incontro, eccellenza e sostegno civile, celebrando un’arte italiana che continua a emozionare il mondo intero.

Riccardo Chailly Milanese, classe 1953, figlio d’arte del compositore Luciano, Chailly si forma tra Roma e Milano prima di perfezionarsi a Siena con Franco Ferrara. La sua folgorante carriera inizia a soli vent’anni come assistente di Claudio Abbado alla Scala, dove debutta nel 1978 con Madama Butterfly. Protagonista assoluto del podio, ha guidato le più prestigiose istituzioni musicali del mondo: dalla Radio Symphony di Berlino (1980-1988) alla Royal Concertgebouw di Amsterdam (1988-2004), fino al leggendario Gewandhaus di Lipsia (20052016). Dal 2015 è Direttore Musicale del Teatro alla Scala e dal 2016 guida la Lucerne Festival Orchestra. Ospite regolare delle “Big Five” americane e dei Berliner Philharmoniker, calca stabilmente i palcoscenici del Metropolitan di New York, del Covent Garden di Londra e della Staatsoper di Vienna, confermandosi ambasciatore dell’eccellenza musicale italiana nel mondo.

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CONCERTI / Milano&Roma

MILANO ANGELO BRANDUARDI 1 dicembre - Teatro Nazionale Il cantante milanese porta sul palco la sua musica senza tempo, intrecciando folk e poesia in un viaggio sonoro che incanta generazioni diverse con eleganza e intensità. FABIO CONCATO 2 dicembre - Teatro Nazionale Branduardi regala eleganza cantautorale, intrecciando poesia e ironia in brani che raccontano la vita quotidiana con delicatezza e intensità. LUDOVICO EINAUDI 2 3 dicembre - Teatro Dal Verme Il pianista porta sul palco il suo minimalismo poetico, intrecciando melodie ipnotiche e atmosfere rarefatte che trasformano ogni concerto in un viaggio emozionale senza tempo. THE ZEN CIRCUS 3 dicembre - Alcatraz La band porta sul palco rock graffiante e teatrale, intrecciando energia punk e poesia cantautorale. Ogni live diventa rito collettivo, intenso e viscerale, che conquista pubblico e critica. SALMO 4 dicembre - Unipol Forum Assago Il rapper porta sul palco energia travolgente e testi taglienti, fondendo rap e sonorità elettroniche in live esplosivi che trasformano ogni concerto in un’esperienza intensa e collettiva. RAPHAEL GUALAZZI 14 dicembre - Blue Note Il pianista di Urbino porta sul palco jazz raffinato e visionario, intrecciando swing, blues e melodie intime. Ogni esibizione diventa un viaggio sonoro elegante che emoziona e sorprende.

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MILANO

&

ROMA

COEZ Milano: 1 2 dicembre - Forum Assago Roma: 8 dicembre - Palazzo dello Sport Tra rap pop generazionale ed energia urbana, Coez porta sul palco testi introspettivi e sonorità potenti. I suoi live confermano la capacità di trasformare emozioni quotidiane in inni condivisi, conquistando pubblico e critica.

testi autobiografici e sonorità urban. Ogni live diventa racconto crudo e potente, trasformando il palazzetto in esperienza collettiva.

JOAN THIELE Roma: 11 dicembre - Largo Venue Milano: 14 dicembre - Santeria Toscana 31 Con un mix di pop sofisticato e suggestioni elettroniBAUSTELLE che, Joan Thiele porta sul palco un percorso musicale Roma: 5 dicembre - Palazzo dello Sport intimo e internazionale. I suoi concerti diventano espeMilano: 11 dicembre - Forum Assago rienze immersive che conquistano pubblico e critica con La band toscana intreccia rock teatrale, atmosfere raffi- autenticità. nate e testi colti. Ogni esibizione diventa un viaggio tra malinconia e modernità, confermando i Baustelle come GIORGIA protagonisti della musica italiana contemporanea. Milano: 13 dicembre - Unipol Forum Assago Roma: 19 dicembre - Palazzo dello Sport MARRACASH Giorgia celebra 30 anni di “Come Saprei” con un live Milano: 8-9-10 dicembre - Unipol Forum Assago intenso e raffinato. Voce potente e scenografie curate Roma: 12-13 dicembre - Palazzo dello Sport trasformano il Forum in un viaggio emozionale tra pasIl rapper porta rap intenso e visionario, intrecciando sato e presente.


dicembre 2025

ROMA ANNA 2 dicembre - Palazzo dello Sport La rapper porta energia urban e rap diretto, con brani dirompenti per le nuove generazioni. Ogni live diventa manifesto potente e condiviso, trasformando il palazzetto in rito collettivo. ELODIE 6 dicembre - Palazzo dello Sport Elodie trasforma il palazzetto in teatro pop contemporaneo. Luci e scenografie accompagnano coreografie sensuali, per un’atmosfera elegante e travolgente. FRANCESCO DE GREGORI 10 dicembre - Palazzo dello Sport Francesco De Gregori celebra i 50 anni di Rimmel con uno spettacolo che unisce memoria e attualità, trasformando il palazzetto in un grande racconto musicale. FABRI FIBRA 18 dicembre - Palazzo dello Sport Fabri Fibraporta energia cruda e testi taglienti, intrecciando ironia e denuncia sociale. Ogni live diventa rito collettivo che scuote e coinvolge il pubblico. NOEMI 20 dicembre - Palazzo dello Sport Noemi porta i brani di Nostalgia e i suoi successi storici. Atmosfera intensa e coinvolgente, con ospiti speciali. Prima volta al Palazzo dello Sport. ANTONELLO VENDITTI 21-23 dicembre - Palazzo dello Sport Venditti torna a Roma con il tour “Notte prima degli esami - 40th Anniversary”. Due serate celebrative nella sua città, con un repertorio tra memoria e attualità. GIOVANNI ALLEVI 27 dicembre Auditorium Parco della Musica/ Sala Santa Cecilia Il pianista torna con un recital di pianoforte. Sul palco intreccia i suoi brani più amati con nuove composizioni, trasformando ogni nota in linguaggio dell’anima. GIPSY KINGS 30 dicembre - Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone Unica data italiana del loro “Bamboleo European Tour”, una serata speciale di festa e musica, con i ritmi caldi del flamenco gitano che hanno reso celebre la band.

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CINEMA

OTTIMI NUMERI PER LA VENTESIMA EDIZIONE to “La vita va così” (Life Goes This Way), una commedia-drammatica italiana diretta da Riccardo Milani con Virginia Raffaele, Diego Abatantuono e Aldo Baglio, proposta nella sezione Grand Public fuori concorso. Tra i titoli in programma, la Festa ha dato spazio non solo a lungometraggi internazionali, ma anche a produzioni italiane di grande attesa e anteprime di serie TV, sottolineando l’ampiezza di un’offerta culturale e audiovisiva pensata per un pubblico variegato. Elemento distintivo della manifestazione resta l’assenza di una competizione tradizionale: una scelta che orienta l’evento verso la fruizione e il dialogo, più che verso la corsa ai premi.

D

al 15 al 26 ottobre la capitale ha ospitato la 20ª edizione della Festa del Cinema di Roma, confermando il ruolo della manifestazione come uno degli appuntamenti culturali più riconoscibili del calendario italiano. Con oltre dieci giorni di proiezioni, incontri e anteprime, l’evento ha registrato una partecipazione in crescita e un’offerta cinematografica ampia, pensata per un pubblico trasversale. Il cuore della Festa è stato, come da tradizione, l’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, affiancato da altre sedi cittadine. Il programma ha contato più di 150 titoli provenienti da 38 Paesi, articolati tra concorso, selezioni parallele, eventi speciali e anteprime. Il film di apertura è sta-

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Premi e riconoscimenti principali

La ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma ha visto protagonista il Concorso Progressive Cinema, la sezione dedicata alle visioni per il mondo di domani. A guidare la giuria, l’attrice e regista Paola Cortellesi, che insieme ai suoi colleghi ha assegnato i riconoscimenti più attesi della manifestazione. Il Premio per il Miglior Film è andato a “Left-Handed Girl” di Shih-Ching Tsou, un’opera intensa che intreccia memoria e legami familiari, capace di conquistare pubblico e critica per originalità e profondità narrativa. Il Grand Jury Prize ha premiato Nino di Pauline Loquès, mentre la Miglior Regia è stata attribuita a Wang Tong per “Wild Nights”, Tamed Beasts. A distinguersi per scrittura è stato Alireza Khatami, autore della


sceneggiatura di “The Things You Kill”. Grande attenzione anche ai premi interpretativi: il riconoscimento dedicato a Monica Vitti per la Migliore Attrice è stato assegnato a Jasmine Trinca per la sua intensa prova in “Gli occhi degli altri”, film italiano che affronta un caso di cronaca complesso. Il premio intitolato a Vittorio Gassman per il Miglior Attore ha invece incoronato Anson Boon per “Good Boy”. La Festa ha voluto celebrare anche il cinema del reale: il Best Documentary Award è stato conferito a “Cuba & Alaska” di Yegor Troyanovsky, un viaggio sensibile e poetico nell’esplorazione della realtà. Infine, il Terna Audience Award, votato dal pubblico, ha premiato il documentario “Roberto Rossellini – Più di una vita” di Ilaria de Laurentiis e del suo team, confermando l’interesse per la memoria storica e il racconto delle grandi figure del cinema italiano.

Incontri, masterclass, ospiti e momenti culturali

Accanto ai film, grande spazio è stato riservato agli incontri con il

pubblico. Masterclass, dialoghi e presentazioni hanno coinvolto registi, attori e produttori di primo piano del panorama internazionale e italiano. Ospiti come Richard Linklater e Jafar Panahi hanno animato alcune delle giornate più seguite, contribuendo a rafforzare il profilo culturale della Festa come luogo di confronto e approfondimento. Non è mancata la dimensione glamour, con red carpet molto partecipati e presenze internazionali di rilievo, tra cui Angelina Jolie, che ha catalizzato l’attenzione mediatica presentando il suo ultimo progetto. Tuttavia, il tono generale dell’edizione 2025 è rimasto coerente con l’identità della manifestazione: un equilibrio tra visibilità, contenuti e accessibilità.

gratuiti. Importante anche la copertura stampa, con migliaia di articoli pubblicati tra media nazionali e internazionali. La Festa del Cinema di Roma chiude così un’edizione solida, capace di consolidare il proprio posizionamento senza strappi né eccessi. Un evento che continua a puntare sulla qualità dei contenuti, sulla relazione diretta con il pubblico e su un’idea di cinema come esperienza culturale condivisa, inserita nel tessuto vivo della città. Left-Handed Girl

Un’edizione solida e partecipata

I numeri confermano il buon andamento dell’evento. Le presenze complessive hanno superato quota 116mila, con un incremento del 6% rispetto all’edizione precedente, oltre 82mila biglietti emessi e una significativa partecipazione agli eventi

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DIRITTI E DOVERI

A cura di Prof. Avv. Antonello Martinez Studio Legale Associato Martinez & Novebaci Via Archimede 56, Milano www.martinez-novebaci.it

LA RIFORMA DELL’ORDINAMENTO FORENSE

N

ell’ambito dell’eventuale riforma dell’ordinamento Forense recentemente annunciata dal Consiglio dei Ministri con il comunicato n° 140 del settembre 2025, auspico che vengano davvero presi in esame in particolare due elementi: l’accesso alla professione e la formazione in ambito di specializzazione dell’avvocato. Inizio con quella che è certamente una delle maggiori beffe e iniquità costituita proprio dall’accesso alla professione i cui criteri, in Italia, sono sempre stati assolutamente errati perché fondati su incongruenze logiche e fattuali. Dopo cinque anni di Giurisprudenza, i nostri ragazzi ottengono dall’Università quella che dovrebbe essere la “patente” teorica, seguono diciotto mesi di pratica, vari corsi abilitativi e poi l’esame di Stato (non un concorso, come per Magistratura o Notariato). Terminata la pratica, si può sostenere l’esame solo una volta all’anno: scritto a dicembre, orali da maggio in poi. Nella migliore delle ipotesi quindi un giovane, se particolarmente bravo e fortunato, diventa avvocato tra i 28 e i 30 anni. L’esame, di natura teorica, dovrebbe invece essere pratico, poiché la preparazione teorica è già attestata con maggiore competenza rispetto a qualsiasi commissione di esame dall’Università. Inoltre, nel caso in cui un malcapitato superi lo scritto ma non l’orale, deve ripetere entrambe le prove: ciò comporta ritardi di oltre un anno nell’avvio della professione. In Europa, mediamente, si diventa avvocati a 25 anni. Non perché gli italiani siano meno capaci, ma perché il sistema nazionale è farraginoso e anacronistico. In molti Paesi la laurea è già abilitante; in altri, come Spagna e Romania, l’esame è sostituito da un master o da un test a crocette. Eppure, per il principio del “diritto di stabilimento”, gli avvocati abilitati venticinquenni europei possono esercitare liberamente in Italia, con cinque anni di vantaggio sui nostri. Per altre professioni italiane gli esami di Stato sono stati resi più “umani”: commercialisti e ingegneri hanno due sessioni annuali; per i medici, addirittura, l’esame di abilitazione è stato abolito. Con il tirocinio pratico valutativo e l’idoneità universitaria il medico infatti è abilitato. È un paradosso, se si considera che, a

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differenza del medico, l’avvocato dispone di tre gradi di giudizio per rimediare ad eventuali errori. Altro nodo critico: l’esame forense verte su diritto civile e penale, mentre la professione richiede ormai un’elevata specializzazione. Così, chi ha svolto pratica in una materia, affronta comunque il controsenso costituito da una prova da “generalista”. Il secondo punto che auspico venga affrontato è proprio la specializzazione. Secondo una ricerca a suo tempo commissionata dalla Presidenza del Consiglio, le leggi italiane sono tra 150 e 170 mila: è evidente che nessun avvocato può padroneggiarle tutte. Non servono albi separati, ma almeno strumenti che consentano al Cliente di sapere a chi si affida e di riconoscere la reale specializzazione del proprio legale. Nella pratica quotidiana capita infatti molto spesso di avere come controparte avvocati che magari nel proprio sito si dichiarano esperti in un settore e che invece di fatto spaziano in tutte le materie.


HITECH

A cura di Roberto Bonin

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ra i dirigenti aziendali si diffonde un fenomeno nuovo e preoccupante: la “GenAI Anxiety”, l’ansia da intelligenza artificiale generativa. Quasi un manager su due teme di perdere il posto, con il 46% nelle aziende più tecnologiche. Paradossalmente, i più preoccupati non sono gli impiegati, ma proprio chi ricopre ruoli dirigenziali. Lo rivela una ricerca di Espresso Communication basata sul sondaggio AI at Work del Boston Consulting Group, condotto su oltre 10mila colletti bianchi nel mondo. Il 46% dei leader di aziende che hanno adottato ampiamente l’IA si sente “precario”, contro il 34% nelle realtà meno digitali. La media complessiva è del 43%: quasi la metà dei dirigenti globali. Un timore fondato: secondo Resume.org, entro il 2026 sei aziende su dieci negli USA prevedono di sostituire lavoratori con l’IA; il 9% ha bloccato le assunzioni e il 41% le sta riducendo drasticamente. Meno preoccupati risultano gli impiegati, con solo il 36% di percezione negativa, pur essendo più a rischio. La spiegazione sta nella diversa familiarità con la tecnologia: l’IA generativa viene usata regolarmente dal 75% dei dirigenti, contro il 51% degli impiegati. “Più l’IA ge-

GENAI ANXIETY UN MANAGER SU DUE TEME PER IL PROPRIO LAVORO nerativa si diffonde, più paradossalmente i timori crescono”, spiegano Giacinto Fiore e Pasquale Viscanti, fondatori di Intelligenza Artificiale Spiegata Semplice. “I dirigenti sono più preoccupati perché conoscono meglio le potenzialità di questa tecnologia. Ma una minore conoscenza ai piani più bassi rischia di aggravare la posizione di chi resta indietro”. Molti manager, per paura, tendono a colpevolizzare l’uso dell’IA da parte dei collaboratori, considerandolo una “furbata”. Questo atteggiamento amplia il divario di competenze e indebolisce ulteriormente i dipendenti meno preparati. Occore formazione, non evitamento Lo studio del BCG dimostra l’importanza del supporto manageriale: quando i leader sostengono l’IA, la percentuale di dipendenti con opinione positiva passa dal 15% al 55%. Eppure solo 1 lavoratore su 4 dichiara di aver ricevuto supporto e 1 su

3 formazione specifica. “La soluzione non passa dall’evitamento, ma dalla formazione”, sottolineano gli esperti. Da qui l’iniziativa Generative AI WEEK, dal 17 al 21 novembre sulla piattaforma AI Play: cinque giorni di formazione gratuita e pratica sui principali tool come ChatGPT, Gemini, Midjourney, Canva e Agentspace. “Per superare la GenAI Anxiety serve formazione, non paura”, spiegano Fiore e Viscanti. “Solo imparando a usare l’IA in modo pratico e inclusivo si può trasformarla in un alleato capace di semplificare il lavoro e migliorare i risultati”. La GenAI Anxiety non è una moda passeggera, ma il sintomo di una trasformazione epocale. La differenza tra chi resterà e chi verrà sostituito non dipenderà dal ruolo, ma dalla capacità di adattarsi con formazione continua. Nel mondo dell’IA, il vero rischio non è usarla troppo, ma conoscerla troppo poco.

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ARTE E CULTURA / Libri

L’ULTIMO SEGRETO Dan Brown (Rizzoli) Robert Langdon è a Praga con Katherine Solomon, esperta di scienze noetiche e sua compagna. Quando lei scompare misteriosamente dall’albergo, Langdon si ritrova in un incubo: forze occulte, attive fin dall’alba della civiltà, sembrano coinvolte. Tra simboli nascosti e enigmi millenari, Dan Brown torna con un thriller mozzafiato che intreccia storia, scienza e mistero. LA GIOIA DI IERI Elena Stancanelli (Einaudi) Anna, cinquant’anni e una vita affollata di amici, amanti e cani, cerca una nuova felicità dopo la fine di un amore. Tra solitudine, desiderio e trasformazioni, passeggia in una città semideserta, accogliendo il tempo nuovo. Stancanelli firma un romanzo ironico e sensuale, che celebra l’età adulta con grazia, libertà e tenerezza. LA REGOLA DEL SILENZIO Oscar Farinetti (Bompiani) Ugo, segnato dalla morte del nonno, smette di parlare ma sviluppa un’intelligenza acuta. Il silenzio lo rende punto di riferimento per gli amici, finché un duplice omicidio lo travolge. In bilico tra thriller e romanzo di formazione, Farinetti racconta il coraggio di ricominciare, il potere della lettura e la forza di una voce interiore che sa ascoltare. SCANDALO A HOLLYWOOD Felicia Kingsley (Newton Compton) Sofia sogna il giornalismo d’inchiesta, ma si ritrova nel mondo del gossip. Hayden, re degli scoop scandalistici, è il suo rivale storico. Quando una notizia li costringe a collaborare, tra party esclusivi e indagini al limite, la competizione si trasforma in attrazione. Un romance brillante e pungente, tra rivalità e scintille sotto i riflettori di Hollywood. NON SOLO MADRI Laura Pigozzi (Raffaello Cortina) Cosa resta della donna quando la maternità occupa tutto lo spazio? Laura Pigozzi esplora il “plusmaterno” e propone una maternità femminista, che non annulli la soggettività. Tra casi clinici e figure emblematiche, un saggio potente che invita a riscoprire la donna oltre il ruolo materno, contro ogni narrazione sacrificale.

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