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RFM - Ravenna Festival Magazine 2026

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Essere umani

tra guerre e intelligenze artificiali: musica, teatro, incontri per interpretare un mondo in trasformazione

INTERVISTE

La nuova direttrice Anna Leonardi, Ambra Angiolini, Paolo Nori, Pablo Trincia, Toni Servillo, Enrico Onofri, Fra Alberto Pari, Irene Grandi, Jacopo Veneziani, gruppo nanou, Tahar Lamri, Alex Bellini, Peppe Barra

Le guide agli eventi e il programma completo

APPROFONDIMENTI

Musica sinfonica, sacra, da camera, Trilogia d’autunno, la grande danza, “Romagna in Fiore”, Jeff Mills, Emma Nolde, concerti jazz, la riapertura della Rocca Brancaleone, l’omaggio al padre del Woodpecker, focus su San Francesco, Elena Bucci e la figlia di Byron, il doppio ritratto di Massimo Cacciari, storia del movimento pacifista

21 maggio - 11 luglio 2026 - XXXVII EDIZIONE

L’intervista

La nuova direttrice artistica

Anna Leonardi presenta il suo primo Festival da pag. 16

Musica classica

A lezione dai Maestri

A tu per tu con il ravennate Onofri e la guida ai vari concerti da pag. 22

Testimonianze

Il frate da Gerusalemme

Alberto Pari e l’istituto musicale dove le religioni dialogano da pag. 32

Romagna in fiore

La “rinascita” di Irene Grandi

Parla la cantante, tra i protagonisti della rassegna “green” da pag. 38

Musica jazz

Riecco la Rocca Brancaleone

Tra passato e presente, nell’arena a cielo aperto da pag. 44

Storia dell’arte

La star dei divulgatori

Jacopo Veneziani e “l’enigma” del Mausoleo di Teodorico da pag. 50

L’attore

Il grande Toni Servillo

Dalla passione per il teatro alla “malinconia” per il cinema italiano da pag. 60

Omaggi

Nanou nella “goldroom”

Le atmosfere del capolavoro “Shining” rivivono al Mercato Coperto da pag. 64

Il personaggio

Ambra la “fantasista”

L’attrice e conduttrice al debutto alla regia con un omaggio a Benni da pag. 72

Libri

La libertà secondo Paolo Nori

Una chiacchierata con lo scrittore, atteso per due serate a Milano Marittima da pag. 76

Giornalismo

Pablo Trincia a sangue freddo

Il celebre podcaster omaggia Truman Capote da pag. 80

Avventura

Le imprese di Alex Bellini

Il racconto dell’esploratore tra paura e “geografia” da pag. 85

Teatro Lido Adriano e dintorni

L’intervista a Tahar Lamri e una guida agli spettacoli, dai Fanny a Byron da pag. 89

Il cartellone

Gli eventi giorno per giorno

Nove pagine da consultare con il programma completo da pag. 112

Direttore responsabile: Luca Manservisi

In redazione: Federica Angelini (traduttrice), Serena Garzanti, Ga riele Rosatini grafico .

Collaboratori: Andrea Al erizia, Federica Angelini, Al ert Bucci, Al erto Giorgio Cassani, Anna De Lutiis, Beatrice Dragoni, Francesco Fara egoli, Maria Vittoria Fariselli, Leonardo Ferri, Alessandro Fogli, Ale Giuzio, Enrico Gramigna, Linda Landi, Marina Mannucci, Ernesto Moia, Fausto iazza.

La rivista è realizzata in collaborazione con la direzione del Ravenna Festival. Si ringraziano in particolare Fa io Ricci, Anna Bonazza, Stefano Bondi, Giorgia Orioli.

Editore: Reclam Edizioni e Comunicazione srl .reclam.ra.it

Viale della Lirica - Ravenna Tel.

Direzione editoriale: Claudia Cuppi

Stampa: Grafiche Baroncini srl ede di mola

In copertina una foto di Fabien Malot dallo spettacolo di danza “Murmuration - Level 2”, con coreografie di Sadeck Berrabah, in programma al Pala De André il 12 giugno, nell’ambito del XXXVII Ravenna Festival

Ravenna Festival Magazine 2026
Rivista ufficiale del Ravenna Festival utori ri unale di a enna n del

7:30 – 12:30 da oltre 50 anni soluzioni verdi per il vostro giardino, orto e balconi

ORARI DI APERTURA AL PUBBLICO:

«Un Festival per camminare nella luce, guardando al futuro»

DI ALESSANDRO BARATTONI *

Edizione dopo edizione, stagione dopo stagione, Ravenna Festival si conferma quale bussola per orientarsi nel presente, continuando, anno dopo anno, ad offrire stru menti utili ad affrontare il nostro complesso quotidiano.

Citando il titolo che darà la direzione a questo nuovo corso, Nacque al mondo un sole, mai come oggi credo ci sia bisogno di illuminare ciò che ci circonda, e di essere vigili e presenti; il Festival, in questo, offre uno strumento prezioso e preciso, con spettacoli e artisti di livello che animeranno per due mesi la nostra città, trasformandola in un palcoscenico a cielo aperto e facendo vivere con la cultura tanti spazi di Ravenna. Tra questi tornerà fruibile la Rocca Brancaleone, frutto di un importante intervento che ha visto rinnovati pavimentazione, tribune e palco, e che ne ha aumentato la capienza. Uno spazio rigenerato e di cui la città torna a riappropriarsi, che siamo felici di condi videre inaugurandolo proprio con questa nuova edizione del Festival.

Dalla nomina, l’estate scorsa, di Anna Leonardi, che ritroviamo oggi al suo debutto in qualità di direttrice artistica, a quella, recentissima, di Emanuele Masi, nella veste di direttore della Stagione di Opera e Danza, il Cda di Ravenna Manifestazioni si è ado erato fin dall ini io del mandato er inno are continuando a garantire l alto livello qualitativo raggiunto in oltre trentacinque anni di attività.

Un tempo che ha permesso di affermarsi e di consolidare il ruolo culturale di Raven na nel mondo gra ie alla ca acit di rodurre isioni in grado di ar riflettere su temi che guardano al domani e a cui si deve rispondere già a partire dall’oggi. Per farlo servono contenuti, stimoli, strumenti culturali che interroghino la comunità e che offrano una speranza di domani; speranza che non va intesa come “vaga attesa”, ma, rimanendo nel tema di questa edizione, nel senso francescano del termine: non un’attesa di futuro, ma una virtù concreta, che spinge a camminare nella luce nono stante le incertezze. m

A Way to Enlighten what Surrounds us

The Ravenna Festival continues to be a compass for navigating the present, offering useful tools with which to face the complexity. Today more than ever there is a need to enlighten what surrounds us, and to remain vigilant and present; in this sense, the Festival offers a precious and incisive instrument, with performances and artists who for two months will enliven our city, transforming it into a big stage. From the appointment, last summer, of Anna Leonardi ”whom we now welcome at her debut as Artistic Director” to the recent appointment of Emanuele Masi as Director of the Opera and Dance Season, the Board of Directors of Ravenna Manifestazioni has worked from the beginning of its mandate to innovate, while continuing to guarantee the high level o ualit ac ieved in over t irt ve years of activity.

*Mayor of Ravenna President of Fondazione Ravenna Manifestazioni

Presidente della Fondazione Ravenna Manifestazioni
ENGLISH VERSION

«Il ritorno alla Rocca, un sogno diventato realtà»

Un anno fa concludevo il mio intervento per questo magazine con un sogno: quello del ritorno alla Rocca Brancaleone al termine degli im ortanti la ori di ri ualifica ione e di allestimento nell’arce. Quell’auspicio è oggi diventato realtà: la Rocca, che ha tenuto a battesimo Ravenna Festival nel 1990, torna a essere luogo di spettacolo a partire dai dodi ci appuntamenti parte della nostra program mazione estiva e che in tre casi incrociano le rotte di Ravenna Jazz, che alla Rocca è nato nel 1974. Questi eventi segnano la riapertu ra di uno spazio amatissimo e perfettamente funzionale allo spettacolo dal vivo, nonché il recupero di una memoria che è parte inte grante della storia culturale e sociale della città e che, attraverso una mostra nel giar dino della orte a con gli scatti di otografi ravennati, condividiamo anche con la nuova generazione di spettatori.

Dopo tutto, “abitare” i luoghi della città e del territorio è da sempre parte dell’identità del Festival, la cui progettualità è votata a mettere in relazione artisti, territori, spazi e pubblico. Questo fare comunità è uno dei gesti più urgenti del nostro tempo, come suggeriamo anche attraverso il titolo scelto per la XXXVII edizione. Nacque al mondo un sole non è soltanto un omaggio, attraverso la poesia di Dante, a San Francesco d’As sisi per gli ottocento anni dalla morte, ma anche una dichiarazione di responsabilità. In un tempo attraversato da tensioni, disu guaglianze e fragilità ambientali e sociali, la figura di rancesco arla a credenti e non credenti come simbolo di un nuovo umane simo di cui abbiamo estremo bisogno.

La radicalità mite di Francesco, la sua at tenzione alla natura, la sua capacità di dia logo ci ricordano che esiste un’altra misura del vivere, fondata sulla relazione e sulla cura. Pratichiamo questa lezione nel canto condiviso, che torna protagonista con il Ma estro Muti in Cantare amantis est, che chia ma coristi da tutt’Italia per cantare insieme, nei progetti che abitano i quartieri, nelle residenze artistiche che intrecciano storie e generazioni e nei percorsi che portano lo spettacolo fuori dai luoghi consueti per radicarsi nella vita delle persone e nei pae saggi naturali. Ogni appuntamento diventa così un esercizio di convivenza e un invito alla consapevolezza.

Dalla Rocca, luogo ritrovato della storia della città quanto del Festival, lo sguardo si allarga naturalmente all’intero paesaggio culturale che il Festival continua a ridise gnare e animare: dalle basiliche bizantine ai chiostri, dai teatri al Mausoleo di Teo dorico a cui si ritorna per i 1.500 anni dalla morte del re ostrogoto fino a su erare i confini cittadini coin olgendo territori c e diventano parte viva del progetto culturale, come succede a ugo ussi e er ia ila no Marittima. Un progetto che, con le cento alzate di sipario di quest’edizione, sarebbe impossibile senza il sostegno del Comune di a enna della egione milia omagna e del Ministero della Cultura, insieme ai partner privati – dal partner principale Eni alle fondazioni bancarie, alle aziende e agli Amici del Festival – e a tutti i territori e le istituzioni che condividono il nostro virtuo so percorso. m

* Sovrintendente di Ravenna Festival

The Dream for the Rocca

A year ago, I concluded my contribution to this magazine with a dream: returning to the Rocca Brancaleone at the end of the important redevelopment and installation work within the fortress. Today, that hope has become reality. The Rocca - ere t e avenna Festival was inaugurated in 1990 -returns as a er ormance venue, starting with twelve events included in our summer program. These events mark the reopening of a muc -loved s ace, er ectl suited to live performance, as well as the recovery of a memory that is an integral part of the city’s cultural and social history. After all, inhabiting the places of the city and its surrounding area has always been part o t e Festival s identit , whose vision is devoted to connecting artists, territories, spaces, and audiences. This act of building community is one of the most urgent gestures of our time, as we also suggest through the title chosen for the 37th edition. In a time marked by tensions, inequalities, and environmental and social fragility, the figure of Francis s ea s to believers and non-believers ali e as a symbol of a new humanism that we desperately need.

DI ANTONIO DE ROSA *
ENGLISH VERSION La foto della Rocca Brancaleone
di Marco Borrelli
ritratto di De Rosa
di Fabrizio Zani

«Il mio Festival che guarda al futuro e mette al centro l’

essere

umano»

Grande novità di questa nuova edizione del Ravenna Festival è l’ingresso alla dire zione artistica (al posto di Franco Masotti e al fianco di ngelo icastro di nna e onardi, classe 1990, musicista e manager culturale che negli anni scorsi ha già cura to i progetti Chiamata alle arti nel 2024 e, l’anno scorso, Cantare amantis est, le gior nate di masterclass che hanno visto il mae stro Riccardo Muti guidare oltre tremila co risti provenienti da tutt’Italia in pagine di Verdi e nell’inno di Mameli. Visto il grande successo, l’iniziativa verrà replicata anche uest anno e giugno con numeri an cora più importanti, come ci rivela la stes sa eonardi nell inter ista c e segue Anna, quale strada ha seguito per il suo primo festival da direttrice artistica? «Quest’anno arriva per me come un’e sperienza nuova, bellissima e molto impe gnativa, che è stata a sua volta preceduta da anni di lavoro e di costruzione nei per corsi di direzione artistica che ho già af frontato. Il Ravenna Festival è un crocevia continuo di provenienze e direzioni e credo che il compito di una direzione artistica sia quello di intercettare queste linee virtuali di passato e di presente, per trovare il punto

La nuova direttrice artistica Anna Leonardi:

«Il pubblico giovane parla e vuole ascoltare una lingua in continua trasformazione

Il contemporaneo? La musica d’oggi è e sarà una parte fondamentale e necessaria del programma»

e i punti in cui queste linee si intersecano. Senza togliere alcuno spazio alle voci arti stiche che ci hanno preceduto e al tempo stesso creare le condizioni giuste perché le nuove voci di ogni campo possano espri mersi. Per questo motivo questa prima programmazione che ho il piacere di cura re cerca di offrire al pubblico più disparato possibile un ventaglio ampio di espressioni artistiche. Ho cercato artisti e personalità che abbiano vissuto la loro arte come un percorso fatto per le persone e tra le per sone. Progetti che mettano l’essere umano al centro della creazione, che indaghino l’individuo nell’interazione con il prossimo o nella solitudine. È così che i protagonisti saranno artigiani e lavoratori, oppure psi canalisti, avvocati, accanto a concerti con

musiche create in un tessuto sociale fatto di danze, di rituali contemporanei, di in contri, di canti collettivi. Quest’edizione ha una grande figura come ri erimento e come tema guida una figura c e u essere letta secondo infinite ros etti e rancesco o cercato di seguire la prospettiva che amo di più, quella della ricerca di contatto con le persone che ci circondano, nella volontà di immergersi dentro il tessuto umano di cui facciamo parte».

Con il suo arrivo si compie un salto generazionale all’interno del Festival, ci saranno nuove direzioni da intraprendere? a mia resen a arri a do o decenni in cui la direzione artistica a Ravenna è rima sta immutata. Questo sicuramente ha avu to un aspetto positivo e forte: la possibilità

Anna Leonardi in una foto di Fabrizio Zani

In prima assoluta gli artigiani di OperaPaese

Tra gli spettacoli più originali di questa edizio ne del Ravenna Festival, va segnalata la produ zione realizzata appositamente per la città dal compositore Giorgio Battistelli (nella foto di Lorenzo Passoni), OperaPaese per Ravenna, in programma il 3 luglio al teatro Alighieri in pri ma assoluta.

Premiato con il Leone d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia, Battistelli è ormai ricono sciuto nel mondo come grande autore di pro getti di teatro sperimentale diventati emblema tici nell’ambito della teatralizzazione del suono e della teatralità del gesto esecutivo. Il suo Experimentum Mundi è considerato un caposaldo del teatro musicale strumentale che dal 1981 ad oggi ha raggiunto le 400 rappresentazioni in Europa, Asia, Oceania e Nord America. In quell’opera “immaginistica”, Battistelli com bina quattro voci femminili, un percussionista e un attore chiamato a recitare le didascalie delle illustrazioni dell’Encyclopédie ai suoni di sedici artigiani di Albano Laziale che lavorano con i loro “strumenti” ai rispettivi manufatti in sincronia con i tempi della partitura.

Nel 2024, il progetto viene riproposto come OperaPaese, calato su realtà produttive, e mu sicali, di territori diversi. Allora, ecco che nuovi artigiani si mettono all’opera interagendo sul palco con i musicisti, in un gioco d’incastri timbrici e ritmici che esaltano gesti forgiati da un’antica tradizione, mentre il celebre musico logo Guido Barbieri dà voce a brevi narrazioni scaturite dai dialoghi con i partecipanti alla cre azione collettiva.

In scena quindi artigiane e artigiani del territo rio, in collaborazione con Cna e Confartigiana to della provincia, l’Icarus Ensemble e la Banda Musicale Cittadina di Ravenna, diretta da Mau ro Vergimigli.

di mantenere una grande coerenza nei percorsi artistici at traverso gli anni e di poter caratterizzare il Festival con una sua impronta e un suo pubblico. Confrontarsi con questa eredità è sicuramente un’impresa impegnativa e ardua. Tuttavia sono anche certa di una cosa, ossia che non biso gna mai temere il cambiamento. Bisogna piuttosto cercare di a ro ondirlo di com renderlo e leggerlo l confine tra tradizione, abitudine e routine spesso è labile e inganne vole. Al tempo stesso, il nuovo “per il nuovo” non ha mai senso. Qual è la soluzione secondo me? Vivere al massi mo il proprio tempo, studiando e assorbendo quanto più possibile dal passato ma senza mai scollarsi dallo sguardo verso il futuro. Per Ravenna sarà fondamentale continuare a portare avanti antiche tradizioni musicali e artistiche ac canto ai nuovi orizzonti, senza temere alcun accostamento generazionale. Ognuno di noi è un individuo trasversale, e per questo non possiamo che ritrovarci tutti come felici spettatori e protagonisti del nostro tempo».

Come coinvolgerà il pubblico più giovane?

«Credo che il pubblico oggi, soprattutto quello più gio vane, voglia sentirsi coinvolto e rispettato, nel senso di sentirsi stimolato a olte erfino ro ocato l u lico è fatto di persone che ancora nel 2026, con crisi econo mic e guerre e di ficolt di ogni ti o continuano ad a er voglia di investire tempo e risorse personali nell’andare ad assistere a uno spettacolo. Per rispettare questo gran de coraggio e questa determinazione, è fondamentale che ogni progetto proposto venga pensato, contestua lizzato e approfondito. Il pubblico giovane parla e vuole ascoltare una lingua in continua trasformazione. La mis sione di un Festival è di apprendere ogni giorno questa lingua che cambia, senza mai stancarsi, per poter parlare sempre più vicino a quel pubblico delle nuove generazio ni che si aspetta dalle istituzioni il sostegno e lo slancio necessari per un futuro tutto da costruire e inventare».

L’addio dello storico direttore artistico Franco Masotti peserà nella proposta di musica contemporanea? a contem oraneit nello s ecifico il cam o di cui mi occupo di più. Ritengo però che sia fondamentale definire meglio il concetto di musica contem oranea Cosa si intende con questa dicitura? Il repertorio del se condo ‘900? I pezzi di compositori viventi, indipenden temente dalla data di nascita del rano s ecifico pure qualsiasi musica di qualsiasi genere purché vicina ai nostri giorni? È chiaro che la questione è complessa e bisogna trovare lo spazio adatto per approfondirla. Direi soltanto che la maggioranza dei concerti del pro gramma è pensata in relazione alla Musica d’Oggi; che in ogni residenza artistica sono previsti uno o più brani di autori viventi, molti dei quali in prima assoluta; che la musica elettronica composta per il Festival sarà in diversi appuntamenti; che il Rap e la Techno, sono altre facce della musica d’Oggi. Esistono brani composti negli anni ‘90 che ormai hanno perso qualsiasi slancio di novità o comunque di riferimento a quella vitalità necessaria per essere “contemporanei”. Spesso il rilancio degli esperi menti musicali degli anni ‘60/‘70 non considera quanto oggi avviene, tralasciando il più vivo specchio del nostro resente on su ficiente rogrammare un rano c e era “contemporaneo” trent’anni fa per dire di essere con temporanei. Bisogna cercare e coinvolgere chi la nostra contemporaneità la crea oggi, ogni giorno. Dunque con assoluta certezza la Musica d’Oggi è e sarà una parte fondamentale e necessaria dei programmi del Festival».

L’anno scorso ha curato la prima edizione di Cantare Amantis Est che, grazie al grande successo riscosso, verrà riproposto anche quest’anno. Come sta andando questa nuova chiamata pubblica?

Torna

il progetto

Cantare Amantis Est con il Maestro Muti

«È indescrivibile l’emozione di trovarsi in mezzo a migliaia di persone che intonano grandi pagine corali

Questo lavoro supera i confini della musica e diventa una missione sociale»

«Quello che posso già dire è che, anche se sembra in credibile, i coristi che parteciperanno saranno in un nu mero ancora più grande di quello dell’anno scorso. Nel la prima edizione eravamo arrivati a circa 3.200 coristi a giugno, mentre quest’anno già a oggi (23 aprile, ndr) abbiamo superato questo numero! La prima edizione è stata indimenticabile. È indescrivibile l’emozione di tro varsi in mezzo a migliaia di persone che intonano gran di pagine corali, e il Maestro Muti è stato grandioso nel suo saper “accordare” così tante persone nell’unità della musica di Verdi. C’erano anziani, bambini di pochi anni, persone che cantavano sedute sulle carrozzine e non vedenti che intonavano i cori seguendo le battute su partiture in Breil. C’erano tutti i mestieri possibili, dagli artigiani, agli studenti, ai cantanti professionisti, i casalinghi, i professori. E tutti quanti avevamo un obbiettivo: riuscire a esprimere le emozioni di quelle pagine musicali, cantare tutti insieme per raggiunge re un risultato unico e grande. Questo lavoro supera i confini della musica di entando una era missione sociale di incontro tra persone. Muti ci ha fatto anche studiare l’Inno d’Italia con tutti i suoi dettagli tecnici e musicali, dimostrando che non esiste un limite all’idea di ricerca, di cura e di attenzione nella costruzione del ene comune on c stato un into o una di ficolt uno scontro. Cantare Amantis Est è un vero esempio di civiltà e di società costruita intorno alla bellezza». m

New Artistic Director: “A Festival Focused on the Future”

A major new development in this edition of the Ravenna Festival is the appointment of Anna Leonardi (born in 1990), a musician and cultural manager, to the role of artistic director alongside Angelo Nicastro. In recent years, Leonardi has curated projects such as Chiamata alle arti (2024) and Cantare amantis est (2025), the two days of masterclasses in which Maestro Riccardo Muti led more than three thousand choristers from all over Italy in works by Verdi and the Italian national anthem. Given its great success, the latter initiative will be repeated this year, as Leonardi explains in the following interview, where she outlines the path that led her to shape er rst estival as artistic director. is ear comes to me as a ne , beautiful, and very demanding experience, preceded by years of work within artistic direction. e avenna Festival is a continuous crossroads o origins and directions, and I believe the task of an artistic director is to trace t ese lines o ast and resent and nd t eir intersections. For t is reason, m rst rogram see s to o er a ide range o artistic e ressions to a diverse audience. I looked for artists who live their art as a path among people, with projects that place the human being at the center of creation, e loring bot relations i s and solitude. e rotagonists ill include artisans, workers, psychoanalysts, and lawyers, alongside performances rooted in a social fabric of dance, rituals, encounters, and collective singing. is edition is guided b t e gure o Francis, a roac ed t roug a perspective of connection with others and immersion in the human fabric e s are . n generational c ange, eonardi adds ngaging it t is legacy is demanding, but change should never be feared. For Ravenna, it is essential to carry forward traditions while embracing new horizons, without fearing generational contrasts. Young audiences seek a language in constant transformation, and the mission of a Festival is to learn this evolving language every day”.

ENGLISH VERSION
Nella foto in alto (di Silvia Lelli) il maestro Riccardo Muti davanti alle migliaia di coristi giunti al Pala De André nel 2025 per “Cantare Amantis Est”

Dirige Onofri

Dal violino al podio, il musicista ravennate impegnato in due concerti

alla testa della Munchener Kammerorchester

Enrico Onofri non è, certamente, un ar tista che ha bisogno di presentazioni. Un musicista “Hip” che ha fatto la storia della musica storicamente informata (historically informed performance, da cui l’acron imo) con il suo violino e, poi, facendo il balzo sul podio, impugnando una bacchet ta e dirigendo molte delle più grandi or chestre del nostro tempo. Ravenna si potrà godere la ra ura di uno dei suoi figli in en due appuntamenti, il 30 maggio al Teatro Alighieri e il 31 maggio alla Rocca Branca leone (insieme ad Arsenii Moon), alla testa della Münchener Kammerorchester.

Il Ravenna Festival offre un mosaico molto vario di idee musicali. Cosa raccontano al pubblico i due concerti che lei dirigerà a Ravenna?

«Non nascono da un’unica idea narrati va, ma da esigenze e circostanze diverse. l rimo rogramma a un filo conduttore preciso: il divertimento inteso nella sua radice etimologica, devertere, volgersi al trove, e quindi non come gioco, ma come

«Il pubblico del Ravenna Festival potrà cogliere come la musica si muova tra continuità e cambiamento, tra ciò che eredita e ciò che reinventa»

deviazione, esplorazione, ricerca di forme nuove. Mozart (Divertimento KV 136 e Eine kleine Nachtmusik 525) lo fa con naturalez za, Bartók (Divertimento per archi) lo porta in un territorio più drammatico dagli odori di guerra, e anche le trascrizioni di Pärt (Greater Antiphons) rispondono a questa idea di trasformazione. Il secondo program ma, invece, è frutto di una richiesta del Fes tival: volevano Arsenii Moon come solista e abbiamo pensato di accostare il Primo Concerto per pianoforte di Chopin alla Quinta Sinfonia di Beethoven. Ritengo che siano due brani che funzionano molto bene e che mostrano, ciascuno a modo suo, come elementi della tradizione vengano rielabo rati in forme nuove. In entrambi i casi, più che un messaggio univoco, il pubblico può cogliere come la musica si muove tra con tinuità e cambiamento, tra ciò che eredita e ciò che reinventa».

Quindi il Divertimento è il focus del primo concerto.

one. Mozart lo fa continuamente: nella Eine kleine Nachtmusik trovi un momento Sturm und Drang incastonato in un contesto sere no; nei divertimenti giovanili esplora forme, contrappunti, stili diversi. Bartók scrive il Divertimento, in cui si vede la ricerca for male, in un periodo molto particolare, nel ‘39, all’alba della Seconda Guerra mondi ale in un momento di ficile in cui sta sca pando dall’Ungheria. Un brano incredibile, soprattutto il devertere del movimento len to che è il mio preferito: si percepisce come quasi lo sguardo lentamente si spostasse verso immagini di orrore per poi tornare alla calma. Devertere come spostamento dell’attenzione da una situazione all’altra».

Da direttore proveniente dal mondo Hip, c’è stata l’idea di aggiungere un clavicembalo o un fortepiano per le esecuzioni di Mozart o Haydn?

Nella pagina a fianco n ico no i in na o o i lo ian an l eie

«Non è solo gioco, è un cambio di direzi

«No, in queste musiche il continuo non c’è. Le serenate e i divertimenti erano spes so eseguiti all’aperto o in contesti in cui l’orchestra si spostava da una sala all’altra.

rano situa ioni s ecific e e l orc estra si do e a s ostare uindi im ensa ile la resen a del cla icem alo o del orte iano oi c da dire c e molti di ertimenti sono in uona sos tan a uartetti o uintetti er arc i cui il riem imento armonico di una tastiera non aggiunge nulla in definiti a uso di suonarli oggi con un orc estra d arc i una tradi ione moderna ma erosimile c e ossero i s esso eseguiti a arti reali da dire c e uando il continuo re isto come nell o era da esem io Idomeneo scritto er il u illi s eater di onaco di a iera sono il rimo a olerlo ma nei di ertimenti non aggiunge nulla

Parliamo della Quinta. È un brano iconico, ma c’è qualche suggestione particolare? un rano straordinario ma la mitologia costruita do o la morte di eet o en a ingi gantito tutto fino a ar erdere le tracce delle sue radici attacco con arc i e clarinetti c e tutti considerano ri olu ionario si ritro a in tan tissime com osi ioni della scuola di ann eim l cele re inci it non il destino c e ussa alla orta un modulo ritmico antic issimo usato nei ugati fin dal in uecento e accenna l inci it della uga dalla Sonata BWV 1001 di o ann e astian ac ndr eet o en lo rende e lo tras orma in ualcos altro non una uga ma un ugato mancato un imita ione c e non si com ie geniale ro rio er uesto oi ci sono in no a ioni autentic e la transi ione tra sc er o e finale con i tim ani c e creano un onte dal minore al maggiore ualcosa di mai sentito rima

Parliamo di memoria: si dice che la musica avesse vita breve, ciò che era passato di moda veniva dimenticato, ma è davvero così?

erto c e no er ortuna n i i com osi tori conosce ano ene la musica del assato idea c e la musica enisse dimenticata al sa erto ero c e non enisse i eseguita u licamente ma uor di ogni du io c e circolasse tra i musicisti o art conosce a ac gra ie a an ieten endelsso n non sco r la Matt us- assion er caso in ami glia circola ano manoscritti ro enienti dagli allie i di ac a iaccona di ac c e si ensa dimenticata ria are in un ca riccio di ardini segno c e il manoscritto era assato di mano in mano in am ienti insos etta ili a musica im ortante non s ari a rimane a atri monio dei com ositori

Oggi la musica colta sta vivendo un periodo di crisi, stiamo assistendo alla sua musealizzazione?

n arte s o engo dalla istorical er ormance uindi o una com onente arc eolog ica c e mi a i ere sulle onti ma la musica come teatro e dan a si s olge nel filo del tem o un arte i a e so rattutto un arte c e de e comunicare al u lico uindi sono da ero con into c e una musealit come uel la delle arti figurati e sia im ossi ile arc eo logia musicale un arma a do io taglio se ti allontani tro o dal contesto tradisci il testo se ti attacc i tro o al testo tradisci l ascolto i rende ondamentale uindi la sintesi tra e ui li rio e contesto m

Onofri: «Music Archeology is a Synthesis in Balance»

Enrico Onofri is a HIP (Historically Informed Performance) musician o as made istor in t e eld, rst it his violin and later on the podium. Ravenna will have the chance to enjoy the artistry of one of its native sons on May 30 at the Teatro Alighieri and on May 31 at the Rocca rancaleone (toget er it rsenii Moon), at t e elm o the Münchener Kammerorchester. «The two concerts do not stem rom a single narrative idea, but rom di erent needs and circumstances no ri e lains. e rst program has a very clear common thread: divertimento understood in its et mological root, devertere, meaning to turn else ere and t us not as mere entertainment, but as deviation, e loration, o ne orms. Mo art (t e Divertimento K. 136 and Eine kleine Nachtmusik K. 525) does this naturally; Bartók (the Divertimento for Strings) leads it into a more dramatic territor mar ed b t e scent of war; and even Pärt’s transcriptions (Greater Antiphons) respond to this idea of transformation. The second rogram arose instead rom a re uest b t e Festival t e anted rsenii Moon as soloist, and e decided to air o in s First iano oncerto it eet oven s Fi t m on . believe t ese are t o or s t at function very well together and that show how elements o tradition are re or ed into ne orms. n bot cases, rat er t an a single message, t e audience can gras o music moves bet een continuit and c ange . e also asked Onofri what he thinks of the crisis classical music seems to be e eriencing, are e itnessing its museali ation n art, es. come rom istorical erormance, so ave an arc aeological com onent t at leads me to live t roug t e sources, but music is li e t eatre and dance, it un olds along t e t read o time it is a living art and, above all, an art t at must communicate it t e audience. Musical arc aeolog is a doubleedged s ord i ou stra too ar rom t e conte t, ou betra t e te t i ou cling too closel to t e te t, ou betra listening. at becomes undamental, t ere ore, is a s nt esis bet een balance and conte t .

ENGLISH VERSION
In alto Enrico Onofri in una foto di Florian Ganslmeier

Grandi orchestre per grandi maestri

Una guida dei concerti sinfonici del Festival e uno sguardo anche agli appuntamenti con la sacra e le sonorità da camera

Il tempo è la dimensione nella quale l’essere umano vive immerso senza davvero esperirla. Lo scorrere delle stagioni non è che un battito di ciglia della Storia. L’unico retaggio che rima ne del passaggio umano vive davvero nei segni e nelle cicatrici c e ormano la to ografia delle città. Così queste vivono nel tempo, con il passo umano e, contemporaneamente, del tempo. Ra venna si immerge in pieno in questa realtà giac ché non si limita a custodire la propria storia, ma la lascia filtrare la a risuonare la tras orma in un paesaggio visivo, sonoro, mentale. Qui il passato non è un museo, né un’eco che conti nua a vibrare a vuoto, ma una potente compo nente della vita quotidiana che giornalmente prende spazio nei respiri dei cittadini. I mosaici non sono re erti sono su erfici c e riflettono la luce di oggi con la stessa naturalezza con cui riflette ano uella di iustiniano e asilic e non sono monumenti: sono spazi che respira no c e accolgono c e am lificano e rocc e i chiostri, i teatri: tutto concorre a creare un luo go dove la musica non è un’aggiunta, ma una

forma di continuità, un modo di vivere il mondo. In questo contesto il Ravenna Festival co struisce ogni anno un percorso che non è mai una semplice sequenza di concerti, ma, piutto sto, crea una vera e propria drammaturgia che propone, quest’anno più che mai, una visione, un modo di attraversare il tempo attraverso il suono. La XXXVII edizione, che cade proprio nell’Ottocentesimo anniversario della morte di San Francesco d’Assisi, ipotizza una promena de sulle orme della trasformazione, che essa sia delle forme, dei linguaggi, delle tradizioni o, anche, dei luoghi stessi. La musica viene messa in movimento, fatta reagire e dialogare con ciò che la circonda, andando oltre la banale presen tazione concertistica. In questo senso si può, dunque, dire che questo sia un festival che non si accontenta di offrire repertori, ma li interroga mettendoli in relazione agli spazi in modo che possano sviluppare un senso temporale nel contatto con i luoghi ravennati.

Questo viaggio comincia (21 maggio, Palazzo Mauro De André) con un gesto della grande tradizione sinfonica: la Royal Philharmonic Orchestra diretta da Vasily Petrenko, con Anne-Sophie Mutter come solista, apre il sipario con una delle pagine più note, impegnative e importanti del repertorio violinistico, il Concerto op. 61 di Ludwig van Beethoven. Nell’ingresso del solista, nato più da un respiro che da un gesto, si gioca il delicato equilibrio tra lirismo e architettura che solo i veri grandi interpreti sanno rendere con quella naturalezza che non è mai semplice. Seconda faccia di questa diade, la Quinta Sinfonia di usta a ler la sintesi di un mondo intero che si dispiega, dalla marcia une re ini iale all dagietto sos eso fino all e

In alto Riccardo Muti in una foto di Silvia Lelli

DI ENRICO GRAMIGNA

LA NOVITÀ

Al Festival in residenza: Filippo Gorini, Giovanna Baviera e il coro Vikra

uest anno a enna esti al one un accento articolare sulla alori a ione di luog i icini e lontani definendo il iaggio anc e come a ro ondimento e risco erta di un luogo e delle ersone c e lo a itano ercorso di incontro tra le stratifica ioni culturali e genera ionali all interno di uno stesso territorio uesto il caso delle residen e di ili o orini io anna a iera e del coro italo slo eno i ra l ianista Filippo Gorini (nella foto di Simon Pauly) ormai solista consolidato nel ano rama interna ionale in residen a nella sua ussi do e tiene una masterclass a erta ai gio ani del territorio e si esi isce in strutture di cura e accoglien a dal maggio al giugno a sar rotagonista anc e nei recital concerti in rogramma a ussi nel eatro omunale il maggio con music e di ic elle gnes agal aes e o ert c umann a a enna nel c iostro della oggetta om ardesca il giugno con music e di ederico ar della e ran c u ert e nei iostri antesc i l giugno music e di ol gang madeus o art eat urrer ran c u ert e a ugo nel useo rancesco aracca il giugno music e di ran c u ert te ano er asoni ud ig an eet o en i madre irlandese e adre siciliano Giovanna Baviera musicista a rodata dal io lino alla i arcana iola da gam a e insieme al canto in un ercorso non comune di ricerca interiore e stilistica al tem o stesso anc e lei dedica a a enna non un sem lice concerto ma una era e ro ria residen a na residen a c e u dirsi u lica in uanto a erta a tutti coloro c e durante il giorno orranno assistere ai momenti di stu dio e a ro ondimento della artitura nonc al rocesso di costru ione delle esi i ioni i si tro er a assare negli s a i di ala o uiccioli dal al giugno dalle alle al museo ron e del isorgimento la edr in atti al la oro con aria incen a a i a gio ane com ositrice di cui eseguir una rima assoluta il giugno alle sem re al museo ure con lo scrittore ra ennate atteo a e ali o con l a ocata atti ista at a orre er dar ita a ercorsi musicali c e si intreccino traggano lin a e si identific ino con le loro arole da una arte er restituire la malinconica storia di uomo c e i e su una anc ina sotto gli sguardi di ersi di due donne c e lo osser ano dalle loro finestre il giugno alle al c iostro della oggetta om ardesca con a e ali dall altra er tradurre in suono la tenacia e il coraggio di un im egno contro le discrimina ioni e le ingiusti ie l giugno alle sem re al c iostro della oggetta om ardesca con a orre n residen a all uditorium di an omualdo infine il Coro da camera Vikra diretto da etra rassi ar risuonare canti di s ariate tradi ioni e ro enien e geografic e dal al giugno dalle ore alle concerti il giugno ore sem re a an omual do e il giugno alle del mattino al uomo nell am ito della rassegna n tem lo domini a rieste ori ia dine ene ia a odistria e u iana le oci di i ra es rimono la ro ondit delle loro radici l re ertorio ini ialmente mirato so rattutto al canto slo eno si oi am liato erso la musica rinascimentale romantica e contem oranea a rendosi sem re i a nuo i ercorsi l rogramma dei concerti iaggia dal in uecento di aco us allus com ositore slo eno del tardo inascimento e dal ei cento di laudio onte erdi adre dell o era e del teatro musicale fino alle tessiture i attuali di r o rt eorgi asil e ič irido e io anni onato

s losione finale una sin onia c e non raccon ta una storia erc una storia essa stessa una tras orma ione in orma di musica come un roman o sonoro ca ace di o rire all ascoltato re un catalogo com leto e ariegato di tutte le es erien e umane dolore luce ironia slanci cadute resurre ioni e l a ertura del esti al a fida alla grande orc estra sin onica il com ito di inaugurare ue sto itinerario nel tem o i concerti successi i ne articolano le traiettorie come ca itoli di un uni co racconto a Münchener Kammerorchester guidata da Enrico Onofri (che intervistiamo a pagina 22) rotagonista di due ta e c e mettono in luce un altra orma di tras orma io ne uella della orma stessa intesa non come struttura rigida ma come organismo i ente el concerto dedicato agli under 30 maggio, Teatro Alighieri la rare a ione uasi ascetica delle Greater Antiphons di r o rt originaria mente er coro e oi trascritte dal com ositore a re uno s a io di ascolto c e non sem lice uoto ma come una ia a sonora nella uale ogni elemento osto con inten ione e er se dimenta ione un luogo do e il suono di enta ri elatore non er addi ione ma er lo s a io intros etti o c e ci ra stilistica del minimali smo sacro on sor renda ui il assaggio al gio ane ol gang madeus o art il Divertimento K 136 e la Eine kleine Nachtmusik KV 525 uesto salto in realt u essere in ece letto come continuit dall ariosit di rt alla tras aren a mo artiana la sua ca acit di dire l essen iale sen a mai im o erire i u esse re isto come un altra orma di ure a certa mente meno meditati a e lontana da ualsiasi a flato s irituale ma altrettanto necessaria l secondo a untamento 31 maggio con la nc ener ammerorc ester orta alla occa rancaleone do e no ri e il gio ane ianista Arsenii Moon si con ronteranno con le agine di tre colossi ran ose a dn r der o in e immanca ile ud ig an eet o en a ertura con la a resenta ione del caos dall oratorio La Creazione un iccolo miraco lo in cui a dn immagina il mondo rima del mondo e lo a con una sa ien a armonica dalla grandissima oten a descritti a o in gra ie alla scrittura c e mette in cam o nel rimo on certo orta l intimit del iano orte in un con testo orc estrale c e sem ra res irare con lui come se l orc estra osse un estensione del suo raseggio mentre eet o en con la uinta c iude il cerc io le cele ri uattro note c e ico nicamente di entano destino tras orma ione necessit umana certamente uesto un ro gramma c e racconta come la orma sin onica i a una ro onda tras orma ione nel corso dei secoli da gioco a dramma e i anico a Rocca Brancaleone (7 giugno) torna rota gonista anc e con Riccardo Muti e l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini c e saranno im e gnati con Nobilissima visione di indemit una suite dall omonimo alletto c e guarda al edioe o con occ i moderni tras ormando la figura di san rancesco in un racconto sonoro di grande no ilt ocati i della ita del anto sono gli undici e isodi c e tras ormano il tratto

TELEMEDICINA

holter cardiaco/pressorio/ecg

agiografico in leggenda dan ata a eru ini anc e al centro del concerto di retto da Kent Nagano (14 giugno, Palazzo Mauro De André) c e accosta la Sinfonia n.6 op. 68 “Pastorale” di eet o en uella c e u esse re definita come una delle sin onie i serene e insieme i ri olu ionarie a una rima italiana Farbenzeiten la rein en ione delle uattro ta gioni di i aldi firmata da i a adi o a ui la tras orma ione es licita i aldi attra ersa tre secoli e si ritro a in un aesaggio sonoro nuo o do e o oe trom a ioloncello e ercussioni ri disegnano il ciclo delle stagioni come un mosai co contem oraneo dal ro umo settecentesco l ercorso sin onico tro a un altro ertice nel concerto 30 giugno, Palazzo Mauro De André c e ede ancora rotagonisti Muti e l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini iuse e erdi anuel e alla e aurice a el i tre com ositori cele rati in uesto a untamento al ro umo italiano della in onia del Nabucco e delle uattro tagioni dei Vespri siciliani fino al colore i erico del Sombrero de tres picos e al crescendo inesora ile del Boléro un iaggio nella materia orc estrale e nella sua ca acit di muta ione da racconto narrati o a dan a i noti ca uasi ossessi a n idea uindi diametral mente o osta a uella del concerto dal titolo Italiana! 2 luglio, Rocca Brancaleone uesto a untamento in atti re ede un curiosissimo rogramma er ottoni c e riunisce musicisti dei Berliner e dei Wiener Philharmoniker in sieme a colleg i italiani sem re sotto la guida di uti ltre ai sem iterni rani di iuse e erdi ioacc ino ossini e iacomo uccini sar l occasione giusta er riassa orare le so norit di iuse e artucci ttorino es ig i e anc e un insos etta ile omaso l inoni in un idea d talia c e risuona attra erso il lucido metallo con uella rillante a c e solo gli ot toni sanno dare uando la scrittura li mette al centro untamento infine con Fantasia in Concert live to lm luglio occa rancaleone c e edr l Orchestra Giovanile Luigi Cherubini diretta da Thiago Tiberio cimentarsi in una re stitu ione della musica come immagine durante la roie ione del cele errimo film di anima ione isne c e come in una rela ione iuni oca render le immagini come musica in una meta mor osi tra le i a ascinanti

Musica Sacra on manca oi l atten ione al sacro c e tro a s a io nelle asilic e ra ennati rotago niste della rassegna n tem lo domini edi cartellone a agina luog i do e la musica non si riduce solo a sem lice esecu ione ma si lega a un isogno s irituale insito nell animo umano rande interesse desta la ricostru ione e la ri ro osi ione del rogramma eseguito da

Vincent Dumestre e Le Poème Harmonique 11 giugno, Basilica di Sant’Apollinare in Classe con cui o ann e astian ac resent er la rima olta il suo Magni cat 24 a nel atale del nsieme a uesta s lendida etta della scrittura sacra arocca si a fiancano rani di com ositori oggi meno noti uali r ard odensc at ott ried o elius c e er gui dano l ascoltatore in una era e ro ria immer

Great

sione nella i sia luterana nella sua liturgia so nora nella sua ca acit di tras ormare la arola in arc itettura l 13 giugno la stessa basilica di Classe os ita il coro estone Vox Clamantis da sem re legato al cele re conna ionale il com ositore r o rt d in occasione del suo no antesimo com leanno c e l ensem le a u licato il disco And I heard a voice se gno di una assione condi isa sia er il canto

Conductors for Great Orchestras

Each year, the Ravenna Festival builds a journey that is never merely a sequence of concerts, but a true dramaturgy which proposes a vision, a way of moving through time b means o sound. e t edition, coinciding it t e t anniversar o the death of Saint Francis of Assisi, imagines a promenade that follows the traces of trans ormation. is ourne begins on Ma 21 at t e ala o Mauro e ndr it the Royal Philharmonic Orchestra conducted by Vasily Petrenko, featuring Anne Soie Mutter as soloist in ud ig van eet oven s iolin oncerto, . 61, alongside Gustav Mahler’s Symphony No. 5. If the Festival entrusts the great symphony orchestra with the opening, the subsequent concerts articulate its paths. The Münchener ammerorc ester, led b nrico no ri, stars in t e concert dedicated to under 5 audiences (Ma , eatro lig ieri). e second event it t e M nc ener ammerorc ester (Ma 1) moves to t e occa rancaleone, ere also t e oung ianist rsenii Moon ill be involved (see . 2 ). e occa rancaleone ta es center stage again on une it iccardo Muti and t e uigi erubini out rc estra, o ill perform Nobilissima Visione by Hindemith. The Cherubini Orchestra also lies at the eart o t e concert conducted b ent agano ( une 14, ala o Mauro e ndr ). e s m onic at reac es anot er summit on une at t e ala o Mauro e ndr , again eaturing Muti and t e uigi erubini out rc estra, it a rogram celebrating Giuseppe Verdi, Manuel de Falla, and Maurice Ravel. The concert entitled taliana ( ul 2, occa rancaleone) instead resents a rogram or brass ensemble it musicians rom t e erliner il armoni er and t e iener il armoniker alongside Italian colleagues. Attention to the sacred is also present and nds s ace it in avenna s basilica it a series o concerts and in t o concerts t at bring toget er di erent cultures on une 2 , asilica o an itale and une 2 , Basilica of Sant’Apollinare in Classe. As for chamber music, the place to be is Mar on une 2 t it linde uintet and ul r it t duo ormed b iuse e ibboni and Pietro Fresa.

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In alto Kent Nagano (ph. Julia Marois) Nella pagina a fianco i eppe i oni in na o og afia i n e ilc

gregoriano antico che per i panorami musicali contemporanei. E per le più diverse liturgie, come la cattolica, ma soprattutto per la devozio ne luterana: il titolo del concerto è infatti anche quello del brano di chiusura, che Pärt concepì come dedica al defunto arcivescovo evangelico luterano Konrad Veem sui versi dell’Apocalisse. Il sacro ritorna anche nei due concerti che uniscono culture diverse, il primo dal titolo Con-

stantinople (23 giugno, Basilica di San Vitale) mette in dialogo kora, setar e percussioni, tre strumenti provenienti da aree lontane ma vici ne, Africa occidentale, Persia e Mediterraneo. Questo incontro, a tutta prima esotico non è, nei fatti, che un’estensione naturale della tra sformazione, questa volta non come mutazione, ma come contaminazione e germinazione di un contenuto nuovo con le caratteristiche proprie

di ogni elemento di partenza. Fondamentale sarà, in quest’ottica, anche Oriente ~ Occidente (27 giugno, Basilica di Sant’Apollinare in Classe), occasione in cui il Coro da Camera del Conservatorio di Ljubljana esplorerà la musica sacra ortodossa e cattolica, formulando un nuo vo solco nato dalla commistione tra tradizione e contemporaneità. Le voci di Gustav Holst, Ser gej Rachmaninov e Francis Poulenc si mesco leranno, quindi, a quelle di compositori viventi sloveni, lettoni, bielorussi per formare un ponte sonoro c e attra ersa confini e secoli

Musica da camera

L’intimità è tassello fondamentale della tra sformazione e la musica da camera è l’espres sione più intima che la musica occidentale abbia mai formulato. Proprio in quest’ottica l’Alinde Quintet (20 giugno, mar – Museo d’Arte della Città di Ravenna) offrirà una lettura cameristica della trasformazione, con un pro gramma che toccherà Antonín Rejcha, Pavel Haas, Antonín Dvorák ed Edvard Grieg quali esponenti del cambiamento ottocentesco della musica europea centrosettentrionale. Un’altra chiave di lettura sarà offerta dal duo costituito da Giuseppe Gibboni e Pietro Fresa (3 luglio, Museo d Arte della citt di Ravenna - Chiostro Loggetta Lombardesca) che si cimenteranno nella lettura della Sonata n. 1 op. 12 di Ludwig van Beethoven e Sonata n. 1 op. 80 di Sergej Sergeevic Prokof’ev. m

Là dove le religioni si incontrano

Fra Alberto Pari è il direttore dell’istituto musicale

Magnificat di Gerusalemme, in concerto al Rasi

«Tra studenti e insegnanti ci sono ebrei, cristiani, musulmani: qui il dialogo

è esperienza quotidiana e la convivenza nasce dal riconoscimento reciproco, non si chiede a nessuno di rinunciare alla propria identità»

Fra Alberto Pari è il direttore dell’Istituto usicale agnificat di erusalemme o contattiamo ia mail in mar o uando la guerra in edioriente es losa da oco l rate sar il luglio al eatro asi di a en na alla guida dell rc estra d rc i dell sti tuto ortando la sua testimonian a da una terra di conflitto e del suo tentati o di unire culture credi e o ola ioni di erse stitu to agnificat una scuola di alta orma io ne musicale nel cuore della itt ecc ia di erusalemme ato nel dall intui ione di un rate musicista italiano adre rman do ierucci oggi un conser atorio re uentato da circa duecento studenti Ci parla dell’Istituto che dirige? Crea effettivamente unione?

a articolarit del agnificat non sol tanto la ualit dell insegnamento ma la com osi ione della sua comunit studenti e insegnanti appartengono a religioni e cul ture di erse a maggior arte dei docenti ebrea israeliana; tra gli studenti ci sono cri stiani delle arie con essioni musulmani a lestinesi e anc e alcuni e rei l dialogo non tanto oggetto di insegnamento uanto es erien a uotidiana nelle classi nei cori e nelle orc estre i raga i studiano e suona no tutti insieme n uesto senso la scuola riesce realmente a creare unione erc o re uno s a io in cui le ersone si incontrano come musicisti e com agni di studio rima ancora c e come a artenenti a identit re ligiose o olitic e di erse

Come si vive in una delle città più importanti di un paese in guerra?

i ere a erusalemme in tem o di guer ra significa con rontarsi con una realt com lessa e s esso dolorosa o o il otto re er esem io ma anc e in uesto eriodo di ini io di una nuo a guerra la citt a issu to settimane di grande s oc le strade era no uasi uote molti uomini e donne sono stati ric iamati nell esercito e la societ nel suo insieme stata ro ondamente segna ta dal trauma e dalla aura nc e la ita uotidiana ne risente olte amiglie anno arenti coin olti direttamente nel conflitto altre anno erso il la oro a causa della cri

si economica c e a col ito so rattutto il settore del turismo e dei ellegrinaggi ut ta ia la ita continua le ersone cercano di mantenere una normalit di incontrarsi di la orare e di educare i figli er osti come il agnificat la scelta stata uella di non interrom ere i la ori o o i rimi giorni di c iusura la scuola a ria erto a ena os si ile er o rire agli studenti uno s a io di sta ilit e serenit er molti raga i e er le loro amiglie oter tornare a studiare musi ca stato un modo er ritro are un minimo di e uili rio in un momento di grande incer te a

Quali sono i punti di incontro tra i vari credi che cerca di unire?

l rimo l es erien a umana condi isa tudiare musica ric iede disci lina ascolto reci roco im egno e colla ora ione alori c e non a artengono a una religione sola ma c e sono riconosciuti da tutte n se condo elemento il ris etto della ersona ll interno del agnificat non si c iede agli studenti di rinunciare alla propria identità religiosa o culturale a con i en a nasce dal riconoscimento reci roco nfine esiste un unto di incontro i ro ondo il ris et to della ita la dignit della ersona l im ortan a della giusti ia e della ace nc e se es ressi in modi di ersi uesti rinci i costituiscono un grande terreno comune Pensa che il Medio Oriente, e il mondo

più in generale, siano pronti a una convivenza tra credi diversi?

on un o ietti o c e si reali a dall og gi al domani so rattutto in contesti segnati da conflitti ro ondi e da memorie storic e dolorose utta ia esistono molte es erien e s esso oco isi ili c e dimostrano come tale con i en a sia ossi ile l agni ficat uno di uesti esem i da trent anni studenti e insegnanti appartenenti a religio ni di erse colla orano ogni giorno i c e c iedersi se il mondo sia ronto orse la domanda giusta se siamo dis osti a co struire concretamente s a i di incontro

La musica, le arti, possono fermare le guerre?

a sole non ossono ermare una guerra n risol ere conflitti olitici o militari utta ia ossono costruire la ace a musica in articolare a una ca acit unica di mette re in rela ione ersone di erse uando si suona in un orc estra necessario ascoltar si ris ettare il tem o dell altro e contri ui re insieme alla crea ione del ello uesta es erien a u educare a un atteggiamento di colla ora ione e ris etto c e a alore anc e al di uori della musica n uesto

Nella foto, Fra Alberto Pari

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senso le arti non fermano direttamente le guerre, ma possono contribuire a formare persone più capaci di dialogo e di compren sione reciproca».

Come cambia l’educazione dei bambini tra i diversi credi? Vengono educati alla convivenza o alla difesa dei loro valori a ogni costo?

«Varia molto a seconda delle famiglie, del le comunità e dei sistemi scolastici. In conte

«La

musica non ferma le guerre ma può contribuire a formare

le persone più capaci di dialogo e di comprensione reciproca»

sti segnati da conflitti rolungati naturale che l’identità religiosa e culturale venga per cepita come qualcosa da difendere. Questo può portare a una visione più chiusa dell’al tro. Allo stesso tempo, molte famiglie deside rano c e i ro ri figli crescano in un am iente più aperto. Negli ultimi anni, per esempio, al cune amiglie anno scelto il agnificat ro rio erc ogliono c e i loro figli studino insieme a ragazzi di altre religioni e culture. educa ione alla con i en a significa i ere i propri valori senza trasformarli in motivo di conflitto a sfida insegnare ai gio ani c e ossi ile essere ro ondamente radicati nella propria tradizione e allo stesso tempo rispettare quella degli altri».

La religione può tornare a guidare il mondo? I suoi insegnamenti e la sua morale possono tornare a essere le bussole dei popoli in un futuro sempre più incerto?

«La religione continua a svolgere un ruolo importante nella vita di molte persone e so cietà. Tuttavia il suo contributo non dovreb be essere quello di “guidare il mondo” nel senso di esercitare un potere politico diret to, ma piuttosto di offrire un orizzonte etico e spirituale. Le grandi tradizioni religiose custodiscono insegnamenti che parlano di dignità umana, di giustizia, di solidarietà e di pace. In un tempo segnato da crisi di ogni

genere questi valori possono certamente contribuire. Più che tornare a dominare la scena u lica orse la religione c iamata oggi a offrire testimonianze credibili di dia logo, servizio e fraternità». m

Qui sopra gli studenti dell’istituto musicale agnifica i e ale e o o

Where Religions Meet

«Living in Jerusalem in a time of war means facing a complex and often painful realit sa s Friar lberto ari, director o t e Magni cat nstitute o Music in erusalem. On July 5th he will be at the Teatro Rasi in Ravenna, sharing his testimony while conducting t e nstitute s tring rc estra bringing a ro ect rom a land o con ict t at see s to unite di erent cultures, ait s, and eo les. e Magni cat nstitute is a sc ool o advanced musical training located in t e eart o erusalem s ld it . Founded in 1 5 t an s to t e insig t o an talian musician riar, Fat er rmando ierucci, it as since gro n into a conservator attended b about t o undred students. e distinctive eature o t e Magni cat, lberto ari e lains, is not onl t e ualit of its teaching, but the composition of its community: students and teachers belong to di erent religions and cultures. Most o t e acult are sraeli e s among t e students t ere are ristians o various denominations, alestinian Muslims, and also some e s. ialogue is not so muc t e sub ect o teac ing as a dail e erience. n this sense the school truly succeeds in creating unity, because it offers a space where eo le meet rst and oremost as musicians and classmates . ut at are t e oints o contact among t e di erent ait s t e nstitute see s to bring toget er e rst is a s ared uman e erience. tud ing music re uires disci line, mutual listening, commitment, and collaboration values t at do not belong to ust one religion, but are recogni ed b all. second element is res ect or t e individual . ccording to Friar ari, oe istence among di erent ait s is not an ob ective t at can be ac ieved overnig t, es eciall in conte ts mar ed b dee con icts and ain ul istorical memories. o ever, t ere are man e eriences t at s o o suc coe istence is ossible .

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L’ultimo “incanto” di Mozart nel rito laico della Trilogia

Ne parla il direttore artistico Angelo Nicastro

DI ENRICO GRAMIGNA

Ci sono anni che sembrano durare una vita intera. Il 1791 rappresenta uno di ques ti per Wolfgang Amadeus Mozart: un anno conclusivo e insieme germinale, in cui, mentre il corpo sta velocemente rallentan do il suo folle volo, la musica accelera per di entare uni ersale a rassegna finale del Ravenna Festival 2026 (dal 13 al 17 no vembre), la Trilogia d’Autunno, sceglie di affrontare e interrogarsi proprio su questo tempo estremo, come a cercare una chiave

di lettura, un prisma che illumina l’intero arco creativo del compositore.

«Quest’anno ricorrono i 270 anni dalla nascita di Mozart», ricorda Angelo Nicastro, direttore artistico del Ravenna Festival. «Il nostro tema è Nacque al mondo un sole, citazione dantesca riferita a San Francesco, ma che si adatta perfettamente anche a Mozart: un sole che nasce a illumi nare tutta la musica occidentale». Parados salmente, per celebrare una nascita, la tri logia sceglie di guardare all’ultimo anno di vita, quasi in maniera ciclica: un modo per

The Autumn Trilogy dedicated to Mozart

ome ears seem to last a li etime. For ol gang madeus Mo art, 1 1 as one o t ose ears, in ic , ile t e bod is ra idl slo ing its mad ig t, t e music accelerates and becomes universal. e nal s o case o t e avenna Festival 2 26, t e utumn rilog , c ooses to con ront and re ect on t is e treme moment in time, as i searc ing or a e , a rism ca able o illuminating t e com oser s entire creative arc. is ear mar s t e 2 t anniversar o Mo art s birt recalls ngelo icastro, rtistic irector o t e avenna Festival. ur t eme is ac ue al mondo un sole ( sun as born into t e orld), a ante s uotation re erring to aint Francis, but one t at also ts Mo art er ectl a sun born to illuminate all o estern music . arado icall , in order to celebrate a birt , t e trilog c ooses to loo at t e nal ear o li e to conve t e densit o an artist o, in ust t irt - ve ears, le t be ind an immeasurable legac . e ear 1 1 as a everis one, as s o n b bot t e uantit and t e ualit o t e ustrian com oser s out ut e Magic Flute, a clemen a di ito, t e e uiem Mass, but also ve verum cor us, t e larinet oncerto . 622, and t e dagio . 56 61 a or glass armonica. Mo art rote an enormous amount during t ose mont s icastro observes. t as an e traordinaril intense ear, almost a distillation o is entire ourne . From t is ren ied roduction came t e idea under inning t e rilog , ic brings toget er t o o eras and a ne dramaturgical or b iara Muti ultimo incanto ( e ast nc antment), built around t e arias rom e Magic Flute and t e com oser s nal instrumental ages. e ro ect does not sim l restage t ese titles it laces t em in dialogue, allo ing t em to resonate it in a single scenic arc itecture conceived b iara Muti and lessandro amera, it costumes b ommaso agatolla.

restituire la densità di un artista che, in soli trentacinque anni, ha lasciato un’eredità smisurata.

Il 1791 è un anno febbrile e lo dice la quantità e la qualità della produzione del compositore austriaco: Il auto magico, a clemen a di ito, la Messa da e uiem, ma anche la Ave verum corpus, il Concerto per clarinetto KV 622, l’ dagio 56 61 a per glassarmonica. «Mozart in quei mesi scrive moltissimo», osserva Nicastro. «È un anno intensissimo, quasi un concen trato del suo percorso». Da questa forsen nata produzione nasce l’idea sottesa alla Trilogia, che unisce due opere e un nuovo la oro drammaturgico firmato da Chiara Muti: ultimo incanto, costruito attorno alle arie del Flauto magico e alle ultime pag ine strumentali.

Il progetto non si limita a riproporre i ti toli: li mette in relazione, li fa risuonare den tro un’unica architettura scenica ideata da Chiara Muti e Alessandro Camera, con i cos tumi di Tommaso Lagatolla. «È una trilogia molto particolare», spiega Nicastro. «Tutti e tre i lavori condividono lo stesso impi anto scenografico (all interno del eatro lig ieri, ndr), anche il e uiem, che sarà ambientato nello spazio creato per ultimo incanto». Una scelta che trasforma l’intero percorso in un’unica grande narrazione, attra ersata da figure sim oli e materiali comuni.

a clemen a di ito apre il trittico con la sua tensione politica: un’opera scritta in fretta, per un impero che sta cambiando più velocemente delle sue cerimonie. Tito è un sovrano che perdona mentre l’Europa si prepara a non farlo più. È il Mozart che guarda il potere da vicino, intuendone le crepe.

ultimo incanto è invece un viaggio nella memoria: le tre dame, la Regina della

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Notte, Papageno, Tamino e Pamina diventano per sonaggi e narratori, dando voce agli ultimi istanti di Mozart, alle sue lettere, alle parole del padre. Le arie del Flauto magico si intrecciano con la Ave verum, con l’Adagio per glassarmonica — quello dedicato alla celebre virtuosa non vedente, Marianne Kirch gessner, che Mozart aveva ascoltato e apprezzato — e con un frammento del Concerto per clarinetto. Il Requiem chiude la trilogia senza monumentalità, come un cantiere aperto: un’opera incompiuta che, portata a termine su appunti di Mozart dall’allievo Franz Xaver Süßmayr, continua oltre il corpo del suo autore a dire ione a fidata a Ottavio Dantone, questa volta alla guida dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini. «Siamo nel classicismo, con un or ganico più ampio e un diapason a 440», spiega Nica stro. «Era naturale tornare alla Cherubini, la nostra orchestra di casa, protagonista di quasi tutte le Trilo gie». Il cast vocale per questo Requiem riunisce Silvia Frigato, Margherita Sala, Ilker Arcayürek e Francesco Leone, già impegnato anche nella Clemenza di Tito

La Trilogia d’Autunno è da anni un rito laico per Ravenna: un appuntamento che non cerca solo l’effetto, ma è sempre alla ricerca di una profondità che non teme la complessità. Il pubblico, locale e internazionale, fedele all’Alighieri ha imparato a seguire percorsi tematici, a riconoscere la coerenza di un rogetto c e non sem lifica uesto iaggio verso il 1791 mozartiano si inserisce naturalmente in questo solco, un invito a un ascolto adulto e capace di cogliere la continuità tra vita e opera, tra ciò che si compie e ciò che resta sospeso. È evidente, dunque, che l’ultimo anno di Mozart non sia un tramonto, ma un sole che continua a sorgere, ogni volta che lo si guarda da un’altra angolazione. m

Nella pagina a fianco ia a i in na o o i il ia elli

i op a a io an one e nel i a o ngelo Nica o in e o o i a i io ani

Ravenna Festival Magazine 2026

Irene Grandi e «una storia di rinascita»

Nella musica, come nella vita, c’è un tempo per esporsi e uno per sottrarsi. Ne gli ultimi cinque anni, Irene Grandi ha scel to il secondo un tem o lento riflessi o e necessario per tornare con una versione di sé completamente inedita, pur restando sempre fedele a se stessa. In trent’anni di carriera, ha abituato il suo pubblico a evo luzioni e continue trasformazioni, tra rock, o e soul sen a mai a andonare influen ze blues e jazz che hanno sempre contrad distinto il suo stile oggi l artista fiorentina torna con Oro Rosa proprio per raccontare quella voglia continua di cambiamento, il coraggio che richiede e la capacità di rina scere e ripartire da zero. Impegnata in un lungo tour estivo, il 17 maggio farà tappa al Parco Urbano Franco Agosto di Forlì, per uno degli appuntamenti più attesi di “Ro magna In Fiore” (vedi agina a anco). La recente “rassegna green” del Ravenna Fe stival nasce per trasformare la musica in un’esperienza immersiva in mezzo alla na tura, con location raggiungibili solo a piedi o in bici, biglietti accessibili, alimentazione a energia sostenibile e un impatto ambien tale minimo. Gli stessi artisti scelti si impe gnano nella tutela e diffusione di questi va lori: «Vivere la musica in natura è un modo istintivo di collegare due elementi che riten go centrali nella mia ita commenta ran di ono ermamente con inta c e ognuno possa fare un piccolo passo verso l’ambien te, al di là del singolo risultato. Tutto som mato, l’oceano è fatto di gocce».

Oro Rosa arriva a distanza di cinque anni dall’ultimo album. Cosa rappresenta questa pausa in una scena che chiede agli artisti novità continue?

e ause er me significano sem re cambiamento, pensiero, rinnovamento. Ogni cosa nuova ha bisogno del suo tem po per germogliare, crescere ed evolversi. L’album precedente è uscito a ridosso del Covid, un periodo segnato da lunghe pause e riassestamenti. È stato così anche per la mia squadra, che ha visto importanti cam biamenti. Io per prima ho avuto bisogno di un periodo di ricostruzione: mi sono con centrata sul blues, sui concerti, su tanti aspetti della mia vita e c’è voluto tempo per tornare a scrivere e produrre».

Quindi oggi un artista può ancora permettersi di seguire i propri tempi? «Dipende. Fermarsi, in un mondo così ve

La celebre cantante toscana presenta il suo nuovo disco “Oro Rosa”: «Riflette sul coraggio di cambiare davvero, sulla ricostruzione di sé e sulla ricerca di nuove persone da avere al nostro fianco»

IL PROGRAMMA

Alla rassegna green del Festival anche Finardi, Fabi, Motta e il brasiliano Zé Ibarra

Irene Grandi, che intervistiamo in queste pa gine, è tra gli artisti protogonisti della nuova edizione di “Romagna in Fiore”, la rassegna green del Ravenna Festival, curata da Franco Masotti, con nove appuntamenti diffusi in al trettanti comuni. Come da tradizione pomeri diani distri uiti nei uattro fine settimana di maggio) e in luoghi di spettacolo raggiungibi li solo a piedi o in bicicletta, senza palchi in gom ranti o luci artificiali e uando ossi i le, utilizzando l’energia di accumulatori. Con l’idea di mantenere la musica accessibile per tutti i iglietti a ranno un re o fisso sim bolico di 5 euro (disponibile anche un carnet sostenitore per i nove concerti a 50 euro che include la t s irt dell edi ione Venerdì 1 maggio la rassegna si apre alla Torre di Fornione di Fontanelice. In questo territorio che deve probabilmente il nome alla presenza di antichissime fornaci di origine romana, si esibisce l’erede di una cultura altrettanto antica – il polistrumentista Davide Ambrogio si è ispirato alla tradizione orale della sua Calabria per creare un proprio linguaggio musicale originale. L’opening act è dell’ar tista bolognese Laura Agnusdei, che con il suo sassofono esplora territori ibridi tra retaggi jazz, improvvisazione, composizione elettro acustica e tanto altro ancora.

Sabato 2 maggio la destinazione è Cotignola, per la precisione nell’Arena delle Balle di Paglia. Tra spazi riservati al teatro, narrazioni, land art es lora ioni e incontri oetici in rogramma l incontro con la Bandabardò la and fiorentina c e si autodefinisce il i scate nato, appassionante, roboante e colorato” gruppo folk italiano in attività.

Domenica 3 maggio ci si prepara per il concentrato di energia ed emozioni che sempre accompagna le esibizioni del Canzoniere Grecanico Salentino, ingranaggio fondamentale della Notte della Taranta che da oltre cinquant’anni contribuisce a preservare e rinnovare la cultura popolare del Salento, visita la foresta di Montebello (vedi foto in alto), presso Modigliana. Sabato 9 maggio si ritorna a Faenza, al Castel Raniero do e ra il e il fu creata una colonia elioterapica e che oggi è “casa” dell’ormai storico festival folk La Musica nelle Aie. In scena c’è Motta, uno dei cantautori chiave della ge nera ione millennial e una delle oci i riconosci ili della nuo a can one d au tore italiana tra anima rock, scrittura introspettiva e melodia pop. Domenica 10 maggio l’appuntamento è con Enzo Avitabile, musicista di lungo corso che ha veleggiato dal pop ai ritmi afroamericani, dalla musica antica della pastellessa e della zeza al canto sacro, attraverso innumerevoli collaborazioni. La scena è uella del arco flu iale iorgio anni oni a Santa Sofia. In questo caso l’ope ning act a fidato al rio usai usa originalissima and c e contamina sonorit mediorientali con elettronica a ro eat e la cultura del sufismo su sa ariano Sabato 16 maggio Eugenio Finardi, sarà a Brisighella, al centro visite e rifugio Ca’ Carnè, nel cuore del Parco della Vena del Gesso. Domenica 17 maggio il Parco Urbano Franco Agosto di Forlì accoglie Irene Grandi, mentre sabato 23 maggio alla Torraccia di Ravenna c’è Niccolò Fabi (nella foto). Domenica 24 maggio l’appuntamento conclusivo della rassegna è alla rocca di Bertinoro, sulla cima del colle Cesubeo. Nel suo giardino la performance del cantautore brasiliano Zé Ibarra, tra Musica Popolare Brasiliana, jazz e pop.

loce, è sempre un rischio: c’è chi sceglie di correrlo e chi invece preferisce restare nel flusso risc iando er a sua olta di eni re prosciugato dal sistema. Per quanto mi riguarda, se sento il bisogno di aspettare voglio ascoltarlo: ho bisogno di concedere tempo al cambiamento ed essere davvero convinta di quello che faccio, qualsiasi cosa sia».

In trent’anni di carriera infatti ha attra-

versato diverse fasi musicali: ce n’è una a cui si sente più legata?

«No, anzi, mi sento legata proprio a quest’idea di cambiamento, alla libertà di poter scegliere chi essere in base al perio do e alla situazione che mi circonda. Ho sempre seguito l’ispirazione del momento, e credo sia stato questo ad aprirmi così tante strade: quando una mi annoia passo all’altra, e quando sento di aver maturato

una nuova consapevolezza torno sui miei passi».

Quest’ultimo album quale strada racconta?

«Proprio quella del cambiamento, dell’at traversamento di varie fasi. Ho immaginato l’intero disco come il raconto di un passag gio. Oro Rosa, come il colore dell’alba e del tramonto: due momenti che preludono a qualcosa di diverso che sta per accadere.

o scritto riflettendo sul coraggio c e ser e er cam iare da ero sulla ricostru io ne di s e sulla ricerca di nuo e ersone da tenere al nostro fianco egli ultimi anni la mia ita stata attra ersata da una sorta di es losione e o ca ito c e necessario ri a icinarsi a noi stessi uando la uotidia nit ci allontana Oro Rosa rima di tutto una storia di rinascita

Negli ultimi anni ha fatto una scelta controcorrente: mentre molti artisti puntano a entrare in una major, lei ha deciso di uscirne e fondare una propria etichetta. Come mai? Cosa non ha trovato nelle major? e ma or anno delle riorit di erse dalla musica la orano sui numeri ed sem re stato cos ma oggi uesto as etto di entato redominante ere alle s alle una ma or c e ti considera un numero tra tanti non molto interessante noltre ti toglie li ert sei guidato ma non er or a rotetto

Cosa ha comportato questa scelta? on stato sem lice ma negli anni o isto diminuire sem re di i il sostegno reale alla rodu ione n tem o c era un sostegno concreto er gli artisti oggi il so stegno iene dato a oc i nomi e er oco tem o ti iene accordato er un rogetto ma non ai la certe a c e sar lo stesso er i successi i er uella c e sono io oggi er uello c e il mio nome la mia carriera e il mio momento storico o sentito c e era il momento di risc iare c iaro c e er un gio ane artista all ini io il su orto di una ma or u essere ancora ondamentale

Dopo sei partecipazioni a Sanremo, c’è la voglia di tornare in futuro o vede anche come un palco che impone troppe limitazioni e non ha più nulla da darle? ai dire mai so rattutto con anremo er uesta edi ione non ci o nemmeno ro ato im egnata tra an onissima l u scita del disco e la re ara ione del tour

Irene Grandi: an Extraordinary Rebirth

Over thirty years of her career, Irene Grandi has shown her audience evolution and constant transformation, moving between rock, pop, and soul, without ever abandoning the blues and a in uences t at ave al a s de ned er st le. oda , t e Florentine artist returns with ro osa on a long summer tour. On August 17 she will stop at Parco Urbano Franco Agosto in Forlì, for one of the most awaited events of “Romagna In Fiore”, the recent “green showcase” of the Ravenna Festival created to turn music into an immersive experience in the midst of nature, with venues reachable only on foot or by bike, affordable tic ets, and minimal environmental im act. ro osa arrives ve ears a ter er last album because, as t e artist e lains auses al a s mean c ange, re ection, reneal to me. ver ne t ing needs its o n time to s rout, gro , and evolve. M revious album came out ust be ore ovid, a eriod mar ed b long auses and read ustments. e same as true or m team, ic ent t roug ma or c anges.

myself needed a period of rebuilding: I focused on blues, on concerts, on many aspects of my life, and it took time before could return to riting and roducing . nd t is is an album that speaks precisely «about change, about moving through di erent ases. imagined t e entire record as t e stor o a assage, a rebirt . ro osa, like the color of dawn and sunset: two moments that usher in something different that is about to a en. rote it ile re ecting on t e courage it ta es to truly change, on rebuilding oneself, and on the search for new eo le to ee b our side . n recent ears, randi as also c osen to start er o n label, leaving a ma or record com an . Ma or labels ave riorities t at di er rom music t e or with numbers, and it has always been that way, but today that as ect as become dominant. aving a ma or be ind ou t at considers you just one number among many isn’t very interesting. Moreover, it ta es a a our reedom ou re guided, but not necessaril rotected .

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«Per il genere femminile è più difficile crearsi una carriera in qualsiasi ambito artistico: ci sono tanti aspetti importanti per diventare una donna di successo, più di quelli richiesti a un uomo La scena italiana? A volte mi sembra che non esista più il mercato musicale, ma solo statistiche e numeri di streaming e social network»

che durerà tutta l’estate, ma per le prossi me, in effetti, chissà…».

Proprio durante le ultime edizioni di Sanremo si è recriminato poco spazio alle donne nel panorama musicale italiano, lei crede che abbiano il giusto spazio o si potrebbe fare di più?

«In parte è vero, ma credo sia un discorso più generale: trovo che per le donne sia più di ficile crearsi una carriera in ualsiasi am bito artistico. Ci sono tanti aspetti impor tanti per diventare una donna di successo, i di uelli ric iesti a un uomo i sono oi donne di grande talento c e er ualc e motivo non vengono mai premiate o valo rizzate come dovrebbero».

E in generale, qual è la sua visione della scena pop e cantautoriale italiana di oggi?

«Non mi convince. Spesso ciò che ap prezzo non ottiene il successo che a mio avviso meriterebbe, mentre proposte che proprio non mi piacciono raccolgono un enorme consenso. Non so se dipenda dai miei gusti o da un sistema che avrebbe bi sogno di rinnovarsi, ma mi piacerebbe ve dere più varietà e uno spazio più ampio per emergere, non limitarsi a scrollare i social

per capire chi è un artista valido e chi no. A volte mi sembra che non esista più il merca to musicale, ma solo statistiche e numeri di streaming e social network».

Negli anni ha collaborato con molti artisti importanti da ovanotti a Elio, fino a Pino Daniele). Quale ricorda con più affetto e quale, invece, le manca e vorrebbe realizzare?

«Negli ultimi tempi ho avuto diversi con tatti con il mondo della musica lirica, anche grazie alla vicinanza con il tenore Vittorio Grigòlo durante Canzonissima. Questo mi ha fatto provare una forte nostalgia per il grande maestro Pavarotti e ripensare alla nostra interpretazione di Guarda che luna, nel 2000. Non posso che ricordare la poten a della sua oce la cura del suono uella vocalità eccezionale che si univano al suo sorriso, alla sua umanità, alla voglia di go dersi la musica e condividerla con gli altri. er uanto riguarda il uturo in ece non so perché mi sento ancora troppo concentrata sul resente orrei citare uindi il duetto nell’ultimo album con Carmen Consoli, ar tista che stimo e che considero un’amica. Insieme abbiamo dato vita a una canzone che parla di voglia di libertà, resilienza e de siderio di non sottostare a certi meccanismi o aspettative altrui. È il racconto del viaggio di due donne, moderne Thelma e Louise, che scappano da un mondo da cui non si sentono rappresentate». m

A RUSSI

Rap e swing a Palazzo

er ri i ere in ualc e modo l atmo sfera rilassata di “Romagna in Fio re”, il Ravenna Festival torna anche nell’ampio cortile di Palazzo San Giacomo, nella campagna di Russi. Che il 20 giugno accoglie Rap- nion, un appuntamento in collaborazione con Under Fest, il festival di hip hop underground di Ravenna. Sotto la “guida” di Dj Shocca, si alterneranno Ensi, Nerone, Tormento, Johnny Mar siglia, Madbuddy, Frank Siciliano. Il giorno dopo, 21 giugno, l’appunta mento è con la Glenn Miller Orchestra con Uli Plettendorff per “Swing Forever”, per rivivere il periodo d’oro di uno degli stili musicali i sofisti cati e cosmopoliti mai creati. Il con certo è aperto da Cosimo & the Hot Coals, travolgente jazz band italiana che spazia dalla tradizione di New Or leans e dell’Hot Jazz allo Swing degli anni Venti e Trenta.

Le foto di queste pagine di Irene Grandi sono di Luca Brunetti

Jazz session

Per gli appassionati di jazz assistere a una jam session è una opportunità più unica che rara. Letteralmente: una performance imprevedibile e irripetibile, determinata dalla aleatoria interazio ne ed empatia fra musicisti, “qui e ora”. Sembra che il termine derivi dalla parola jamu di origine a ricana etnia e lingua oru a c e significa er l’appunto “insieme in concerto”. Una pratica che rievoca riti ancestrali, tribali, in qualche modo ri presa anche dalla cultura afroamericana e dalle sue espressioni musicali più moderne come il jazz (dove la jam session emerge fra i bluesmen e i jazzisti dei primi del ‘900) e poi diffusa in al tre forme di musica popolare come il rock e l’hip hop. La jam session è in sostanza una modalità occasionale, non preordinata, di sintonia estetica ed emotiva fra musicisti e fra questi e il pubblico. cco da una lunga e a fiatata am session nasce l e ento concerto “Stefano Bollani All Stars” e il film documentario Tutta Vita, scritto e diretto dalla compagna del pianista Valentina

Cenni), in cartellone al Ravenna Festival il 6 giu gno, alla Rocca Brancaleone. Gli ideatori e autori Bollani e Cenni hanno concepito questa estesa performance grazie a una “residenza artistica” dove si sono incontrati per diversi giorni, in piena libertà creativa, otto fra i più quotati e apprezzati jazzisti italiani, nel segno proprio dello scambio di idee e sensibilità musicali, attraverso le alchi mie dell’improvvisazione. «L’improvvisazione –secondo Keith Jarrett, fra i più eccelsi jazzisti tra fine e anni ra resenta eramente il modo più profondo di rapportarsi momento per momento con la realtà della musica. Non ne esiste un altro che abbia la stessa profondità».

La serata di Bollani e delle sue “all star” è uno degli eventi più attesi della XXXVII edizione del festival, non solo per il prestigio artistico dei pro tagonisti ma perché tra i primi appuntamenti a inaugurare a nuo a ita ra recenti restauri ar c itettonici e un ionali l arena nel uadrilatero della Rocca Brancaleone, rimandando ai fasti di quello spazio (vedi pagina 48) molto apprezzato dal pubblico nelle stagioni “open air”, fra metà

degli anni e fine anni di concerti o ere e danza, ma in particolare di “Ravenna Jazz” (fra i più longevi e noti festival del genere in Italia). Dunque, anche la celebrazione di una rinasci ta, auspicata da tempo a Ravenna. Maestro di festa e cerimonia sarà quindi Stefano Bollani, istrionico e infaticabile ricercatore dell’espres sività pianistica. Anche colto divulgatore (si veda il successo da grande pubblico televisivo ottenuto assieme a Valentina Cenni con la ru brica su Rai 3 “Via dei Matti nº 0”) è artista di confine s esso in ilico ra alto e asso sem re a inseguire e intrecciare svariati generi (dal jazz appunto alla classica, dai ritmi sudamericani alla canzone d’autore e al pop). Innumerevoli le sue collaborazioni internazionali fra cui Chick Corea, Caetano Veloso, Hamilton de Holanda, Daniel Harding, Paul Motian, Bill Frisell, Hector Zazou, Richard Galliano, Bobby McFerrin, Gato Barbieri, Lee Konitz, Pat Metheny, Martial Solal, tanto per citarne alcuni.

Ma se c’è un sodale inossidabile di Bollani fra tutti, questo è sicuramente il decano del jazz

Stefano Bollani All Stars: a night at Ravenna Festival

mong t e big events o avenna Festival t ere is t e concert-event te ano ollani ll tars (and t e documentar lm utta ita, ritten and directed b t e ianist s artner alentina enni), sc eduled at t e Ravenna Festival on 6 June at the Rocca Brancaleone. Conceived and created b ollani and enni, t is e tended er ormance too s a e t an s to an artist residenc during ic eig t o t e most ig l regarded and acclaimed Italian jazz musicians met over several days. Among ollani s com anions e ill nd t e trum eter and com oser nrico ava, toget er it anot er talian trum eter o t e ig est caliber, aolo Fresu. Other notable instrumentalists involved in the live performance utta ita include t e eclectic ea olitan sa o onist and utist aniele

e e, t e un redictable accordionist ntonello alis, double bass virtuoso Ares Tavolazzi (one of the founders of the legendary group Area alongside emetrio tratos), oberto atto, one o t e most reno ned drummers in t e talian a tradition, and t e emerging guitarist ristian Mascetta. A special mention among the protagonists of the 6 June concert goes to t e oung Frida ollani Magoni (22 ears old, daug ter o ollani and singer etra Magoni). t s ould also be noted t at t e lm utta ita directed b alentina enni and documenting t is e traordinar musical e erience ill be screened on t e giant screen at t e occa rancaleone be ore t e unre eatable (because al a s ne and unpredictable) concert by Bollani and his “all stars”.

L’irripetibile spettacolo di Stefano Bollani e delle sue “all star”

L’ALTRO FESTIVAL

Tre serate con Ravenna Jazz: Pat Metheny, Nik West e il tributo al live di Piazzolla

ono tre i concerti del a enna esti al c e intrecciano la rogramma ione di un altro storico esti al esti o il a enna a tutti alla occa rancaleone ttesissimo il ritorno di Pat Metheny luglio il c itarrista er eccellen a del a crosso er gi rotagonista con di erse orma ioni di una decina di edi ioni del esti al dal al uesta olta resenter l inedito ormat ide e e olu ione del suo rogetto di lunga data ide e et en accoglie nel suo gru o nuo e e romettenti le e c e anno attirato la sua atten ione dando cos s a io alle nuo e genera ioni erata con do io set il luglio con a ertura a fidata al trio del gio ane c itarrista alermitano Matteo Mancuso con il suo “Route96 Tour” e, a seguire, il quintetto dell’iconica bassista e cantante americana Nik West c e ro one un groo e un in grado di sedurre contem oraneamente i an del roc come del a a serata dell luglio un tri uto allo storico concerto che Astor Piazzolla tenne a Ravenna Jazz nel 1986 col suo odern ango uintet e ar urton n e ento memora ile di cui nel ricorre il uarantennale o era del leggendario musicista argentino viene riproposta dall’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini assieme al bandoneon di Daniele di Bonaventura c e l a trascritta nota er nota e al i ra ono di Daniele Di Gregorio con la arteci a ione di Massimo Recalcati.

italiano, il trombettista e compositore Enrico Rava – ovviamente fra le “all star” della session a Ravenna – che già fu suo mentore a metà degli anni ‘90. Con Bollani, Rava ha continuato sempre a condividere passioni e progetti, introducendolo

negli am ienti i ualificati e creati i del a glo ale ra le eccellen e del su ergru o c e sar in concerto alla Rocca, c’è un altro trombettista italiano di alta caratura, Paolo Fresu, che vanta di erse colla ora ioni in talia a all estero do e il

a il cam o d a ione rediletto ma non man cano sue incursioni sonore nel mondo del cinema, del teatro della dan a e delle arti isi e ra l atro organi atore in ardegna sua terra d origine del esti al ime n a e di molte altre ini iati e dedicate anc e alla di ulga ione e alla didattica delle culture musicali.

Fra gli altri strumentisti di vaglia, coinvolti nel live Tutta Vita vanno citati l’eclettico sassofonista e flautista na oletano Daniele Sepe, l’impreve di ile fisarmonicista Antonello Salis, il virtuoso del contrabbasso Ares Tavolazzi (tra i fondatori del mitico gru o degli rea a fianco di emetrio tratos Roberto Gatto, fra i più rinomati batteri sti della tradi ione a istica italiana e l emergen te chitarrista Christian Mascetta na men ione s eciale ra i rotagonisti del concerto del 6 giugno, merita la giovane Frida Bollani Magoni anni figlia di ollani e della can tante etra agoni c e nonostante sia non e dente” dalla nascita a causa di una rara malattia genetica gra ie al suo orecc io assoluto c e lei afferma sia un dono naturale che compensa il suo limite isi o a intra reso un ammire ole percorso artistico come pianista e cantante. a sottolineato c e il film Tutta Vita fir mato da Valentina Cenni, che documenta que sta straordinaria es erien a musicale sar proiettato sullo schermo gigante della Rocca Brancaleone prima dell’irripetibile (perché sem re nuo o e im re edi ile concerto di Bollani e delle sue “all star”. m

Mille sfumature di jazz in 35 anni di Festival

Dopo una fase iniziale, improntata quasi esclusivamente sulla musica classica e colta in generale, a partire dalla seconda metà degli anni ‘90, a enna esti al assume gradualmente una fisionomia multidisci linare nelle forme delle arti performative (danza, teatro, cinema...) e, in campo musicale, svela un’apertura a esperienze sonore diverse nel tempo e nello spazio: musica etnica, jazz e pop, contaminazioni fra generi, legate a una sensibilità decisamente contemporanea. Questa particolare voca ione del esti al iene a fidata alla consulen a del musicologo ranco Masotti, che la dispiegherà – come codirettore artistico assieme a Cristi na Mazzavillani e Angelo Nicastro – con proposte di ascolto, produzioni e rogetti s eciali er un trentennio giusto fino al Così siamo andati a “spigolare”, nella smisurata programmazione storica del festival, eventi e concerti di matrice jazzistica, nelle sue varie sfumature. In primis – come “primo” in ordine cronologico e come ec cellenza – va citato il memorabile concerto del trio Keith Jarrett (piano), Gary Peacock (contrabbasso), Jack DeJohnette (batteria). Si esibisce il 10 luglio 1996 ai giardini pubblici, sullo sfondo della Loggetta Lombar desca. Conosciuto e acclamato anche come Standards Trio, esprime la massima esaltazione dell’interplay e dell’improvvisazione sulla base di una song o, per l’appunto, la struttura di accordi di un brano standard. Il trio oi u rotagonista di un gradito ritorno al esti al nell edi ione In secondo luogo, ammiccando all’estroso pianista Stefano Bollani (vedi articolo di pagina 44) lo si nota come habitué del Ravenna Festival. Lo tro iamo nel con il ollani ro ect in duo con a a e con il uin tetto isionari e la ocalist etra agoni oi a seguire nel in piano solo con una scaletta eclettica fra canzone italiana, standard jazz, ritmi sudamericani outade sonore nel con le sue com osi ioni

LIVE

Alla Rocca anche

Dulce Pontes e The Chanticleer

Oltre ai concerti jazz di cui parliamo in queste pagine e ad alcuni appun tamenti con la sinfonica, la Rocca rancaleone uest anno os ita an c e il concerto del luglio di Dulce Pontes, prima tappa italiana del tour er i anni di musica della cantau trice portoghese che ha saputo spo sare pop e folk alla tradizione del fado e, il 16 giugno, il programma Without a Song di The Chanticleer, “orchestra di voci” tutta al maschile di San Francisco, capace di spaziare da mottetti medievali a standard jazz e nuove composizioni.

DI FAUSTO PIAZZA

brasiliane accompagnato da un quartetto ritmico carioca; nel 2020 in un a solo di variazioni per tastiera del musical Jesus Christ Superstar infi ne, nel 2025 in duo, sempre con la tromba di Rava, a improvvisare fra standard e composizioni originali. Anche Enrico Rava – forse il più rino mato e interna ionale dei a isti italiani tra fine e anni oggi continua a suonare a 86 anni) vanta altre singolari presenze al Ravenna esti al oltre a uelle gi citate con ollani artire dal uando in quintetto si cimenta in un singolare omaggio strumentale alle canzoni di ucio alla mentre nel accom agnato dalla ig and del arco della Musica Jazz Lab, reinterpreta le hit di Michael Jackson.

Frequentatore dei cartelloni del festival si rivela pure il cantante Peppe Servillo c e assieme a una and di all star a istic e italiane i astri ea atto arcotulli osso am urini rende omaggio ai re pertori di grandi autori della canzone italiana: nel 2008 a Modugno; nel a elentano nel a attisti el sul solco degli omaggi ai grandi autori italiani il trombettista Fabrizio Bosso e il pianista Julian Oliver Mazzariello rie ocano le can oni di ino aniele

Sul versante delle visionarie relazioni cinema/musica spuntano nel sia il rogetto del ianista Danilo Rea con un sestetto di notevoli jazzisti e la voce di Gino Paoli a rivisitare un vasto repertorio di canzoni legate alla settima arte con tanto di immagini roiettate sia er ic e langelo ntonioni music e e se uen e dal film La notte eseguite dal pianista e compositore Giorgio Gaslini in trio; e pure “Omaggio a Metro olis con roie ione del film muto di rit ang musicato li e dai iani sti Rea e Rita Marcotulli. Un’inedita sonorizzazione il festival la ospita anc e l anno rima dedicata al film di erner er og Requiem for a Dying Planet, con Ernst Reijseger al violoncello, Mola Sylla a voce e ercussioni e i enores de rosei el cam o oco es lorato dei ra orti ra a e classica anno anno e rati il concerto di Herbie Hancock e Lang Lang, improvvisazioni per uno e due iano su re ertorio classico da o art a a el con orc estra sin oni ca ma anc e il rogetto ficium del sasso onista nor egese Jan Garbarek con il rinomato quartetto vocale Hilliard Ensemble er uanto riguarda in ece i territori della s erimenta ione e conta minazione estetica l’archivio storico del Ravenna Festival ci rivela due presenze del pianista e compositore Uri Caine, con il suo ensemble e i live electronis di Tempo Reale er un omaggio a uciano erio e in uintetto er il rogetto sonoro e assion o cta ius atto re concerti del unam olico ioloncellista olandese Ernst Reijseger sono in cartellone nel in assolo in trio con il ianista arman raan e e il olistrumentista senegalese ola lla e infine accom a gnato anc e da un coro di oci masc ili i nel il esti al a e a proposto un altro esponente del jazz radicale europeo, il pianista Misha Mengelberg in duo con oanna ac regor a segnalare inoltre il concerto del vocalist John De Leo e del suo uartetto a a ill os iti d’eccezione Rita Marcotulli al piano e Enrico Rava alla tromba). Last but not least il doppio concerto di “spiritual jazz” della scorsa edizione del fe sti al omaggio ad lice oltrane rotagonisti la sasso onista Lakecia Benjamin e il batterista Hamid Drake con ames randon e is fra pulsioni free e black poetry. n coda ine ita ile rendere conto delle star uoriclasse sfilate al esti

al negli ultimi ent anni nel la olta di Joe Zawinul con la ig and di olonia er il ro getto ig t assage riedi ione delle com o si ioni dei eat er e ort leggendaria and di a usion ondata con a ne orter nel A proposito va segnalato anche il recente con certo della oe a inul s usic di sse tributo al tastierista e compositore scomparso appena un anno dopo l’esibizione a Ravenna. Sul palco del festival approdano poi (2007) il chitar rista Pat Metheny e Brad Mehldau in quartetto; nel il trio aolo resu trom a Omar Sosa (piano) e Trilok Gurtu (percussioni); il chitarrista

IL RITORNO

Storie e vicende della Rocca Brancaleone

Egberto Gismonti tiene due concerti nel 2012 con vari strumentisti di vaglia brasiliani fra cui Nana Vasconcelos; ritmi di radice africana risuonano nel 2015 col batterista Tony Allen, in scena con un potente sestetto; l’affascinate cantante e pia nista Diana Krall (in quartetto) incanta il pubblico nel 2022, così come il chitarrista Mike Stern con la sua band (2023). m

Monumento oggi tutelato per il suo va lore storico e architettonico dalla So printendenza come testimonianza del dominio ene iano su a enna 1509), la Rocca Brancaleone fu in effetti una fortezza, di scarso ruolo e fortuna militare. Dopo la dipartita della Serenissi ma andò per secoli in rovina, la struttura s ogliata come ca a artificiale er mate riali edilizi e l’area che occupava utilizzata come terreno per orti. È solo negli anni ‘60 del secolo scorso che il rudere (33mila mq fra annessi e connessi) entra a far parte del patri monio dell’amministrazione municipale e vengono avviate le prime opere di recupero per adattarlo già nei primi anni ‘70 a parco pubbli co entre la or ione dell arce il uadrilatero i ortificato della struttura), grazie all’intuizione e alle idee di riconversione dell’allora dirigente dell u ficio cultura e dei teatri del omune ario al agiani viene sistemato e allestito come teatro all’aperto. Nell’estate del 1971 si tengono i primi concerti nell’arena (con una platea, seppur precaria, di oltre mille posti), organizzati dalle associazioni culturali Angelo Mar iani e Polifonica, a cui si alternano anche spettacoli teatrali e folklor istici oi nel l a assionato a ofilo arlo u ani romuo e nel teatro della Rocca due serate dedicate alla musica afroamericana (sul alco la and di ad ones e el e is e il uintetto di arles in gus), avviando un festival vero e proprio – Ravenna Jazz – che da allora i e ininterrottamente fino ad oggi ntanto l arena am lia il alco le dotazioni tecniche e i servizi; nel 1977 anche la capienza che, con due tribune angolari, raggiunge i 2.000 posti a sedere. Nella bella stagione si susseguono gli appuntanti con la musica classica e altri spettacoli ma ra la fine degli anni e ini io uemila in e etti il esti al del a a farla da padrone ospitando solisti e band di eccezionale rilievo artis tico come (vertiginoso elenco seppur molto parziale): Archie Shepp, Sun Ra, Dizzy Gillespie, Stan Getz, Pharoah Sanders, Max Roach, Don err eorge ussell illem reu er rt nsem le icago rnette oleman ic orea il ans ecil a lor eit arrett odern a uartet arlie aden o n c aug lin ar urton o n cofield at et en onn ollins reddie u ard on err ourtne ine a ne orter o n orn er ie ancoc os ua edman nd e ard ill risell ato ar ieri an en nin ome curiosit tanto er e iden iare il ruolo della occa come spazio aperto a diversi orizzonti musicali, va ricordata, singolare e per l’epoca originale, la rassegna Rocka Mediteranea del giugno 1986, che sull’onda delle inedite contaminazione fra rock e sonorità etniche ro ose a a enna l esi i ione di and come itfi a arte de e our

Nell’immagine di questa pagina il concerto di Riccardo Muti che, alla guida dell’orchestra Filarmonica della Scala, inaugura il Ravenna Festival alla Rocca Brancaleone nel luglio del 1990 o o on ana i a a i

Dissidenten e 3 Mustaphas 3. A questi concerti si alternano, tuttavia, le rilevanti proposte operistiche e sinfoniche della stagione estiva del teatro Alighieri che, in particolare, fra il 1986 e il 1989 (sempre sotto l’egida di Mario Salvagiani e le consulenze artistiche di Lorenzo Arruga e ranco ontana ortano sul alco della occa ari e rege oli s et tacoli lirici con allestimenti c e ortano sul alco allestimenti firmati da Aldo Rossi (da citare Madame utter e Lucia di Lammermoor) e da ae ulenti ino alla nascita nel del Ravenna Festival, che sarà inaugurato proprio sul palcoscenico della Rocca Brancaleone con un memora ile concerto di iccardo uti sul odio dell rc estra ilarmonica della cala arena sar uno dei luog i ri ilegiati degli eventi in cartellone della manifestazione in crescita per almeno un de cennio fino al ridimensionamento er ragioni un ionali e ris etto di nuove norme sulla sicurezza – della capienza a poche centinaia di osti l teatro esti o della occa a continuato comun ue ad essere re uentato dal a enna esti al ma solo er e enti s eciali s esso legati a roie ioni cinematografic e ro rio in ri erimento al grande schermo, va sottolineato l’enorme successo di pubblico che nei primi anni er ualc e stagione a a uto con la rassegna ol o l’arena a cielo aperto della Rocca – all’epoca attrezzata con un proiet tore di ellicole da millimetri e un im ianto sonoro s a iale ol urround e roie ioni registrarono s esso il tutto esaurito con segnando negli anni a enire il rito della isione di film alla occa un appuntamento sempre molto apprezzato dai ravennati. Nonostante i suoi limiti di utili o negli anni uemila ro rio l arena della occa nelle drammatic e circostan e dell e idemia o id del a con sentire una continuit alla rogramma ione del a enna esti al ra zie al suo spazio aperto e ad allestimenti realizzati per l’occasione, vari concerti e spettacoli furono fruibili anche se per un ridotto numero di s ettatori distan iati n es erien a straordinaria nell emergen a c e e e risonan a a li ello na ionale d ro rio il a enna esti al oggi ad inaugurare un rinnovato teatro della Rocca Brancaleone – nei restauri architettonici e nella piena funzionalità e capienza – per ac cogliere un futuro altamente spettacolare.

Con il suo lavoro, Jacopo Veneziani porta ogni giorno la storia dell’arte fuori dai libri e dai musei, rendendola viva, accessibile e sorprendentemente attuale. Nato a Piacen za nel 1994, e specializzato con un dottora to in Storia dell’arte alla Sorbona di Parigi, oggi la sua attività di divulgatore passa dalla cattedra della Iulm di Milano ai programmi televisivi “Vita d’artista” su Rai 3 e la rubrica su a fino a odcast e u lica ioni er Rizzoli e Feltrinelli. Sui social, per lui, la co municazione diventa “pop”, con un viaggio tra epoche, simbolismi e storie reinterpreta ti alla luce del presente, per creare connes sioni immediate con il nostro quotidiano. Il 24 giugno accompagnerà i ravennati alla scoperta dei misteri e dei simboli nascosti dietro a uno dei monumenti più rappresen tativi della città, il Mausoleo di Teodorico. «Non solo un monumento al potere del re degli Ostrogoti, ma un’incantevole testimo nianza che, tra antiche pietre e leggende, va guardata sia come memoria del passato che come strumento er interrogarsi e riflettere sulla società di oggi».

Al Ravenna Festival parlerà dell’enigma del Mausoleo di Teodorico, cosa si intende?

«Il mausoleo è considerato dagli studiosi uno degli edifici i enigmatici del assato un unicum rispetto agli altri monumenti del la città. I ravennati forse ci sono abituati e non lo guardano con occhio attento, ma non si trovano paralleli diretti per quanto riguar da stile e architettura. Perché, ad esempio, la copertura è composta da un blocco unico e non da qualcosa di più agile da costruire e tras ortare ome tutti gli edifici antic i un manifesto per la città, su cui ancora si cer cano significati nascosti cos a ascinante perché manca ancora qualche tassello».

Nel suo lavoro hai mai approfondito qualche altro aspetto particolare di Ravenna e dei suoi dintorni?

«Come storico dell’arte, “bazzico” Raven na almeno una volta all’anno: ogni volta trovo nuovi spunti. Meno di un anno fa ho assistito a un evento maestoso, Cantare amantis est, con migliaia di coristi diretti dal maestro Muti. Ho raccontato l’esperienza in un documentario Rai che dovrebbe uscire prossimamente. È venuto naturale il paralle lismo con la natura multiculturale della città, la diversità delle sue basiliche e dei monu menti bizantini».

E per quanto riguarda la storia della città?

«In generale mi piace approfondire la sto ria immateriale della città, camminarci attra

La storia dell’arte diventa pop con Jacopo Veneziani

Divulgatore celebre anche sui social, cercherà di svelare “L’enigma del Mausoleo di Teodorico”

verso nei panni di chi si è lasciato ispirare da quello stesso contesto. Penso a Klimt che viene a Ravenna e vorrei camminare per il centro con la sua celebre tunica e i suoi oc chi da artista. È un modo per guardare un luogo sempre in modo diverso. Sembrerà re

torico, ma in una città come Ravenna il tem o non scorre si stratifica da isitatore puoi sintonizzarti ogni volta sull’epoca che preferisci: la Ravenna romana, quella medie ale fino a uella dell ttocento e o ecen to, ancora poco raccontata».

Jacopo Veneziani in una foto di Enrico Panina

Nella pagina a fianco il a oleo i eo o ico i i o in na elle ill a ioni ell a i a a iella i e og p lica e l p og a a ficiale el e i al

Quale deve essere il ruolo di uno storico dell’arte nel 2026?

«Fare “il gioco del telecomando” cercando di offrire tanti spunti diversi a chi guarda. Alla fine arlare di o ere di o ere d arte significa a rire finestre sul mondo c e le a generate ma anche sul nostro. Ogni opera nasce con uno sco o e ca ire come sono atte ci aiuta a leggere il presente. Credo poi che possa esserci un importante ruolo di pace: soffer marsi su un o era e a ro ondirla u ar emergere alcune caratteristiche che pensa amo essere solo nostre ma in realt sono condi ise tra o oli di ersi nfine lo storico dell arte a un ruolo im ortante nel mettere in mostra il valore del nostro patrimonio».

L’Italia fa abbastanza per preservare il suo patrimonio artistico?

anc e se si u sem re migliorare ltre all atten ione a tutele e restauri dal Covid in poi è cambiata profondamente an c e la narra ione del atrimonio culturale i migliorata la alori a ione irtuale e si la orato er una maggiore accessi ilit l fatto che le persone fossero chiuse in casa ha spinto i musei a cercare nuovi ponti per arri are al u lico ma si otre ero im le mentare ulteriormente le connessioni per attirare nuovi fruitori».

Come racconterebbe il suo approccio alla divulgazione, che l’ha portata al successo sui social?

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Viale caboto Sebastiano 94
Lido di classe, RA
«I
Jacopo

Veneziani, i giovani e l’Ai

social sono una buona occasione per avvicinare i ragazzi alla cultura: bisogna riuscire a portare l’opera nell’attualità L’intelligenza artificiale? Ogni volta che l’arte si scontra con una nuova tecnologia, gli artisti inventano modi originali per uscirne»

«Non so se si può parlare di successo, ma quando racconto qualcosa cerco di essere il meno didascalico possibile. Cerco di trova re dettagli nascosti che stimolano la curiosi tà e non soffermarmi su ciò che è visibile al primo sguardo. Mi piace poi approfondire l’aspetto umano di un’opera: il suo autore è una persona come noi e ha scelto di crearla in un momento s ecifico della sua ita er co di capire cosa stavano vedendo, vivendo quando hanno realizzato una determinata opera. Se si mette l’accento sul lato umano, riusciamo ad avvicinare l’arte a noi».

I più giovani sono interessati alla narrazione culturale?

«Basta guardarsi attorno in un museo, una mostra o a teatro per vedere come i luoghi della cultura non siano frequentati in massa dai giovani. I social però sono una buona occasione per avvicinarli a questa di mensione, soprattutto se si riesce a rappor tare l’opera d’arte all’attualità e il presente. Per fare un esempio, si può partire dalla sco iettante coreografia di al a inci a anremo do e sul finale di can one mostra un anello, anche abbastanza discutibile dal punto di vista estetico, per procedere a ritroso andando a scoprire il ruolo degli anelli nella storia e nelle rappresentazioni artistiche. Ed ecco che Lo Sposalizio della Vergine di Raffaello, dipinto nel Cinquecen to, sembra improvvisamente più vicino. Il punto è trovare un gancio con il presente per avvicinare i giovani, non in modo prete stuoso ma pensato per creare un cortocir cuito mentale capace di rendere pop anche Raffaello».

In un tempo dove l intelligenza artificiale ricopre un ruolo sempre più preponderante, ci sono nuovi rischi o nuove opportunità per il mondo dell’arte?

«Se usata in modo saggio può diventare fonte di poesia, ma è uno strumento e tale deve rimanere. Non bisognerebbe mai de legare l’intero processo creativo all’intelli gen a artificiale ma tro o ositi o il atto

che faccia interrogare il mondo dell’arte. altra arte ogni olta c e l arte si scontra con una nuova tecnologia gli artisti inventa no modi originali per uscirne: dall’invenzio ne della otografia nascono im ressionismo e avanguardia, proprio per contrapporsi al realismo della stampa. Le minacce rinvigo riscono il mondo dell’arte creando nuove prospettive. Al di fuori dell’ambito stretta mente artistico, credo che l’Ai intercetti an che un desiderio diffuso, offrire a chi non possiede competenze tecniche, come il di segno, la possibilità di tradurre le proprie idee in immagini». m a

Jacopo Veneziani and his “pop” History of Art

With his work, Jacopo Veneziani brings art history out of books and museums every day, making it lively, accessible, and surprisingly relevant. Born in Piacenza in 1994 and holding a PhD in Art History from the Sorbonne in Paris, his activity as a popularizer now ranges from the classroom at IULM University in Milan to television programs on Rai 3 and his column on La7, as well as podcasts and publications with Rizzoli and Feltrinelli. On social media, communication becomes “pop” for him: a journey through eras, symbolisms, and stories reinterpreted through the lens of the present, creating immediate connections with our everyday lives.

On June 24th, he will guide the people of Ravenna in discovering the mysteries and hidden symbols behind one of the city’s most emblematic monuments, the Mausoleum of Theodoric. «Not only a monument to the power of the king of the Ostrogoths» he explains, «but an enchanting testament that, amid ancient stones and legends, should be viewed both as a memory of the past and as a tool for questioning and re ecting on toda a societ . e mausoleum is considered b sc olars one o t e most enigmatic buildings of the past, a unicum compared to the city’s other monuments. The people of Ravenna may be used to it and no longer look at it closely, but there are no direct parallels in terms of style and architecture. Why, for example, is the roof made of a single block rather than something easier to build and transport? Like all ancient buildings, it is a manifesto for the city, one whose hidden meanings are still being sought. It is so fascinating precisely because a few pieces of the puzzle are still missing». Given the chance, We couldn’t help asking him whether AI can be seen more as a danger or an opportunity for art. «If it is wisely used, it can become a source for poetry, but it is just a tool, a tool must remain. You should never give AI the entire creating process, but I think it’s useful the way it compels us to ask us uestions. t is true t at ever time art aces a ne tec nolog , artists nd ne a s to get out of it: impressionism and avantgarde were a reaction to the invention of photography, a way to oppose the realism of printed images. Threats give strength the world of arts creating new perspectives. Besides artistic matters, I think Ai responds to a widespread need: offering anyone who does not have technical skill, such as drawing, the possibility to translate their ideas in images».

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La chiusura di un cerchio Un omaggio a

Filippo Monti nel suo Woodpecker

acciamo un cerc io acciamo a fio rare l’acqua e ci mettiamo i coccodrilli». È da questa intuizione dell’architetto Filippo Monti che prende forma (senza ricorrere ai coccodrilli...) una delle discoteche più iconi che della “Milano Marittima che fu” e della Romagna intera, il Woodpecker.

Venerdì 10 luglio (alle 18.30), questo spa zio sospeso tra architettura e memoria farà da cornice a L’opera nel tempo e nei luoghi, un incontro per presentare un volume mo nografico dedicato alle o ere di onti a presentazione, curata da Claudio Piersanti, Francesca Castano e Susanna Caccia Gherar dini, sarà accompagnata dall’intervento di Andrea Mingardi e seguita dal concerto “Ani me ribelli, il suono degli anni ’70” di Moreno onficconi e la aradise and con s ecial guest lo stesso Mingardi).

Nato dall’idea imprenditoriale di Aurelio De Maria, che nel 1952 inaugura il nightclub nella centralissima Terza Traversa, tra il 1962 e il 1964 il Woodpecker viene trasferito nel cuore della pineta, ai margini della città: una

scelta che apre la strada al progetto visiona rio di Monti, chiamato a mettere insieme le sue competenze di architetto, ingegnere e designer per dare vita a uno spazio fuori dal tempo. Ne nasce una struttura unica, carat terizzata dalla grande cupola in vetroresina e dai laghetti comunicanti su cui si snoda una passerella in marmo giallo di Siena.

Inaugurata nel giugno del ’68, la nuova struttura in grado di «unire terra, acqua e cielo» diventa subito un’icona, senza avere però fortuna sul lungo termine: nel 1975 il ood ec er iene c iuso definiti amente dopo un incendio, restando in stato di ab bandono per decenni. Fu forse la sua storia travagliata ad attrarre al suo interno il wri ter olognese lu autore dell im onente gra fito c e ancora oggi a olge l interno della cu ola a ria ertura u ficiale arri vata solo nel 2023, a seguito della riquali fica ione della amiglia uerrini incitrice del bando comunale del 2018. Negli anni di chiusura, il Woodpecker ha continuato a vivere a “intermittenza”, ospitando spora dicamente alcuni eventi culturali e musica li. Oggi il Ravenna Festival torna ad abita re questo spazio per omaggiare l’artista e il progettista che lo ha ideato, scomparso nel 2015 e considerato un maestro nel suo campo, con un accompagnamento musica le che fa da eco alle serate di gala e all’este tica degli anni ’70. m

Homage to Filippo Monti at his Woodpecker

«Let’s make a circle, bring the water to the surface, and put crocodiles in it». One of the most iconic nightclubs of Milano Marittima, the Woodpecker, took shape from this insight by architect Filippo Monti that. On Friday, July 10 (at 6:30 PM), this space will be the setting for “Opera Through Time and Place”, a meeting to present a monographic volume dedicated to Monti’s works curated by Claudio Piersanti, Francesca Castan, and Susanna Caccia Gherardini. The event will be accompanied by Andrea Mingardi and followed by the concert Rebel Souls, the Sound of the 1970s (9:30 PM) by Moreno on cconi and t e aradise and. orn rom t e entre reneurial vision of Aurelio De Maria, who opened the nightclub in 1952, the venue was relocated between 1962 and 1964 to the heart of the pine grove on the edge of town. This choice paved the way for Monti’s visionary project, which called on his combined skills as architect, engineer, and designer.

In alto una veduta aerea del Woodpecker durante
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Jeff Mills Tra umano e macchina

Il mito della scena techno di Detroit con il suo progetto “in tempo reale” tra jazz, funk, world e suggestioni cosmiche

Jeff Mills – al Pavaglione di Lugo il 26 gi ugno con il progetto Tomorrow Comes The Harvest – è uno di quei rari artisti che sem brano muoversi sempre qualche passo più avanti rispetto al proprio tempo. Figura cen trale della scena techno di Detroit, fonda tore dell’Underground Resistance insieme a “Mad” Mike Banks, Mills ha costruito una carriera fondata su rigore, visione futuristica e una costante tensione verso l’ignoto. Ma se la sua produzione solista ha spesso esplorato il rapporto tra uomo, macchina e cosmo, con Tomorrow Comes The Harvest il discorso si sposta su un terreno più organico, quasi spiri tuale. Il progetto nasce nel 2016 dall’incontro tra Mills e Tony Allen, leggendario batterista nigeriano e arc itetto dell a ro eat al fianco di Fela Kuti. A loro si unisce il tastierista ean i ar i da uesta com ina ione si intuisce che non si tratta di un semplice side project, ma di un laboratorio aperto: da un lato la precisione metronomica e concet tuale della tec no dall altro la oliritmia flu ida e umana dell’afrobeat. L’album eponimo Tomorrow Comes The Harvest non è, infatti, un disco nel senso tradizionale del termine, ma un progetto in continua evoluzione, che prende forma soprattutto dal vivo. L’idea di Mills è quella di creare musica “in tempo reale sen a strutture redefinite lasciando che siano l’interazione e l’ascolto reciproco a guidare lo sviluppo dei brani. È una scelta che va contro la natura stessa della techno, ge

Jeff Mills: between Human and Machine

l e Mills - at t e avaglione in ugo on 26 June with the project Tomorrow Comes e arvest - is one o t ose rare artists o al a s seem to be moving a e steps ahead of their time. While his solo output has often explored the relationship between humans, machines, and the cosmos, with Tomorrow Comes The Harvest t e ocus s i ts to a more organic, almost spiritual terrain. The project was born in 2 16 rom t e meeting bet een Mills and on llen, t e legendar igerian drummer and arc itect o a robeat alongside Fela Kuti. They are joined by keyboardist ean- i ar . From t is combination alone it is clear that the project functions as an open laboratory: on one side, the metronomic and conceptual precision of tec no on t e ot er, t e uid and dee l human polyrhythms of afrobeat.

nere spesso costruito su sequenze program mate e ripetizioni controllate. Qui, invece, il tempo si piega, respira, si espande. Il cuore del progetto sta proprio in questo dialogo tra umano e macchina. Le drum machine di Mills non cercano di imitare la batteria di Tony Al len, né viceversa, le due dimensioni restano distinte, ma comunicano in modo costante, creando una trama ritmica complessa e ip notica. Le tastiere di Dary aggiungono un ul teriore livello, sospeso tra jazz, funk e sugges tioni cosmiche. Dopo la morte di Tony Allen

nel 2020, il progetto non si interrompe, ma si trasforma. Mills decide di proseguirlo coin volgendo nuovi musicisti, tra cui il batterista afrobeat Prabhu Edouard e altri collaboratori, mantenendo intatto lo spirito originario, con l’improvvisazione come metodo e l’ascolto come rinci io guida una continuit c e non ha nulla di nostalgico, ma che anzi sot tolinea la natura aperta e collettiva dell’idea. Dal punto di vista sonoro, Tomorrow Comes The Harvest si colloca in uno spazio di ficilmente etic etta ile on tec no non è jazz, non è world music, eppure con tiene elementi di tutti questi linguaggi (basti ascoltare l’ultimo lp, Evolution, del 2023). iuttosto un flusso una costru ione in di enire c e rifiuta la orma c iusa dell al um per privilegiare l’esperienza del momento. In questo senso, richiama certe pratiche del a i radicale ma filtrate attra erso la sen si ilit uturista di ills uello c e emerge è una musica che non cerca l’impatto imme diato ma la ro ondit on ci sono dro n climax costruiti a tavolino, tutto avviene in modo graduale, quasi impercettibile, come un paesaggio che cambia sotto gli occhi senza che ci si accorga esattamente quando. È un ascolto che richiede attenzione, ma che ripaga con una sensazione rara di immersio ne. In un’epoca in cui la musica elettronica è spesso dominata da logiche produttive e da un’estetica della perfezione, Jeff Mills sceg lie in ece l im re edi ilit il risc io l errore come parte integrante del processo creativo. Tomorrow Comes The Harvest diventa così non solo un progetto musicale, ma una dichi arazione di intenti: il futuro non è qualcosa da programmare, ma qualcosa che accade, nel momento in cui si è disposti ad ascoltarlo. m

In alto Jeff Mills in una foto di Jacob Khrist
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Carlo Conti la chiama «Emma», rispon dendo a una domanda in conferenza stam pa, posta da Maria Elena Barbi di Gente, sulla scarsa presenza (in proporzione) di donne rispetto agli uomini, nel cast dell’ul timo Festival di Sanremo. Gli vengono fatti nomi di cantanti o cantautrici femmine che avrebbero potuto partecipare, e lui dice che solo «Emma», tra queste, aveva pre sentato un pezzo, che il direttore artistico del Festival aveva deciso di non seleziona re per la gara. Better luck next time, come si dice. È uno dei tanti modi che possiamo utilizzare per cercare di introdurre il perso naggio di Emma Nolde. Le voci di una sua partecipazione a Sanremo si inseguivano da diversi mesi tra gli addetti ai lavori del giro alternative italiano, e in qualche modo sembravano congrue con la parabola del la musicista di m oli in ualc e modo sembra sempre che il posto in cui si trova in un certo momento sia troppo piccolo per contenerla. La testa corre inevitabilmente alla prima volta che mi capitò di vederla dal i o arri a a al ronson di a enna assie me a Generic Animal, nel 2021, nel contesto di una serie di concerti organizzati da “Bi glia – palchi in pista”. Di lei non conoscevo nulla se non il nome, e scoprire la musica fu uno shock: un concerto con una ventina di aganti e di una elle a insensata voce, chitarra, batteria e nient’altro. A quel punto della sua vicenda artistica era già uscito un disco intero, intitolato Toccaterra. Nolde, al secolo Emma Maestrelli, ave va vent’anni e le idee già piuttosto chiare. Prende il nome d’arte da quello del pittore Emil Nolde, che a sua volta lo prendeva dal villaggio danese in cui era nato. Non è obbligatorio, ma nemmeno vietato, cerca re paragoni tra l’approccio espressionista del maestro tedesco e la sua musica. Che quella sera suonava già più grossa di quel che ci si potesse aspettare: come fossimo a conoscenza di un segreto che sapevamo già sarebbe trapelato, e avrebbe cambiato un sacco di cose.

Nolde ha continuato a fare la sua cosa: due dischi e un passaggio di etichetta (da Woodworm a Carosello), altri concerti, al tre alleanze. Tre anni dopo lo stesso locale semideserto in cui l’avevo vista la prima olta era ieno fino all orlo e in ualc e modo il suo nome suonava ancora come quello di un segreto mal conservato. Ma che in qualche modo va messo in un certo contesto. Negli ultimi anni, a forza di insi stere, sembra che l’universo femminile ab bia guadagnato un pochino di terreno su un gap storico che ha azzoppato la musica italiana (in particolare quella alternativa/ indipendente) per diversi decenni. O co munque questa è la percezione da qui: una volta le varie Consoli o Donà erano trattate come eccezioni meritevoli in un sistema che non sembrava prevederne l’esistenza,

Pianissimo, fortissimo, Emma Nolde

e men che meno la conservazione di lungo periodo; ai giorni no stri è impossibile parlare di musica italiana, soprattutto di quella che dà la sensazione di essere in divenire, senza parlare di nomi come Joan Thiele, Marta Del Grandi, Any Other, Birthh, Koko Moon, La Niña. E molte altre. Una situazione da cui, ovviamente, scaturiscono poi le domande in conferenza stampa a Sanremo. Nel senso che in questo particolare momento della cultura musi cale italiana abbiamo comunque un certo numero di cantanti donna c e s accano le classific e e riem iono gli stadi e i ala zetti (nomi relativamente freschi come Annalisa o Elodie, la vec chia generazione delle Giorgia/Pausini/Elisa) e un parterre dei nomi di cui sopra, che spopola nel circuito di appassionati. Emma Nolde oggi (assieme a Joan Thiele) è la più seria candidata a mettere i due mondi in comunicazione. Lo si è visto piuttosto chiaramente all’uscita di Nuovospaziotempo, il suo ultimo disco in ordine di tempo. In particolar modo l’attenzione della stampa più legata al mainstream: è evidente, anche e soprattutto grazie alla solidità dei brani, che su di lei stanno puntando in parecchi. E la musica di Emma Nolde è cambiata e ha abbracciato in certa misura queste aspettative, lo si riconosce dalle produzioni molto più complesse di questo disco e dall’idea generale di renderlo appetibile a chi si trovi a sentirlo per caso (passaggi radio, com parsate televisive e via di questo passo). Questioni che in fondo, per chi ha imparato ad amarla da prima, sono poco importanti, perché tutto quello che ce l’ha fatta amare continua a svilupparsi sotto il vestito: la capacità di suonare pianissimo e fortissimo, il isogno di es lorare la ro ria emoti it in un modo fin tro o personale, e una concezione dello scrivere canzoni che è diversa da tutto quel che c’è in giro. Il che, com’è ovvio, rende l’appunta mento lughese con La Corelli (il 28 giugno al Pavaglione) un’oc casione piuttosto ghiotta. Nell’attesa di vederla su palchi e con testi ancora più grandi di questo. m

Emma Nolde: a Unique Idea of Songwriting

e rst time a ened to see mma olde live, in 2 21, ne not ing about er e ce t er name, and discovering er music as a s oc ot its beaut voice, guitar, drums, and not ing else. t t at oint in er artistic ourne s e ad alread released a ull album, titled Toccaterra. olde, born mma Maestrelli, as t ent ears old and alread ad clear ideas. at nig t, er sound elt bigger t an one mig t ave e ected as i e ere riv to a secret e ne ould lea out, and ould end u c anging a lot o t ings. olde as e t doing er t ing t o albums and a c ange o label, more concerts, more alliances. ree ears later, t e same al -em t venue ere ad rst seen er as lled to t e brim. Mean ile, mma olde s music as c anged, it t e muc more com le roductions o t is album and t e general idea o ma ing it aealing to an one o mig t stumble across it b c ance. ssues t at are not im ortant, because ever t ing t at made us love er is still develo ing beneat t e sur ace t e abilit to la ver so tl and ver loudl , t e need to e lore er o n emotional orld, and a conce tion o song riting t at s di erent rom ever t ing else around. ic , obviousl , maes t e date in ugo it a orelli a articularl tem ting occasion, ile aiting to see er on stages and in settings even larger t an t is one.

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Un’intervista al grande attore chiamato da Nicola Piovani a mettere in scena

Toni Servillo e l’insegnamento del teatro

Nato ad Afragola nel 1959, dopo gli esor di in teatro e il de utto cinematografico con Morte di un matematico napoletano di Mario Martone (1992), la carriera di Toni Servillo si consolida tra palcoscenico e grande schermo, fregiandosi di due Efa Awards (gli Oscar europei per il cinema), quattro David di Donatello, una Coppa Vol pi e quattro Nastri d’argento, oltre a col laborazioni con alcuni dei più importanti registi nazionali. Nel cinema di Paolo Sor rentino, in particolare, trova una delle sue collaborazioni più memorabili, che lo por terà anche a vestire i panni di Jep Gambar della nel premio Oscar La grande bellezza Il prossimo 27 giugno, nella cornice del Pavaglione di Lugo, reciterà i versi di uno dei cosiddetti poemi “minori” del dram maturgo napoletano Eduardo De Filippo, Padre Cicogna, un’indagine in versi sul do lore umano e sull’ipocrisia della società. Sul palco insieme a lui, il maestro Nicola Piovani, che nel 2009 reinterpretò per la prima volta in chiave lirica i versi di De Fi li o con la oce narrante del figlio uca Porterà in scena il poemetto Padre Cicogna in scena insieme a Nicola Piovani. Può raccontarci la genesi dello spettacolo?

«L’ideazione artistica è da attribuire completamente a Nicola Piovani: è un suo concerto, che prevede una voce recitante sul poemetto di Eduardo De Filippo. Mi ha chiesto di partecipare e ho accettato con entusiasmo: anni fa ebbi modo di assistere all’interpretazione di quel testo da parte di Luca De Filippo, e ne rimasi profondamen te colpito. Mi sembra un bel modo per ce lebrare la memoria di Eduardo e Luca e, al tempo stesso, rinnovare la stima nei loro

DI ALBERT BUCCI
E MARIA VITTORIA FARISELLI

CINEMA

Alla Rocca Brancaleone anche i capolavori di Murnau e

Notari sonorizzati dal vivo

I capolavori del cinema muto degli anni Venti entrano nel Festival con due proiezioni alla Rocca Brancaleone con sonorizzazione elettronica eseguita dal vivo, il 15 e il 22 giugno. Si parte con L’ultima risata, pietra miliare di Murnau (del 1924) che segna uno spartiacque nella storia del cinema conser ando il magnifico tono orror es ressionista e grottesco del suo i noto Nosferatu, e liberando tutte le possibilità di movimento della cinepresa. Con una sonorizzazione di grande potenza a cura di Tempo Reale er etta er incunearsi nel isionario flusso isi o l 22 giugno sarà la volta invece di È piccerella (nella foto), capostipite del neorealismo e della sceneggiata come uasi tutti i film di l ira otari ionieristica figura di donna regista is irato a una struggente can one d amore am ientata nella a oli o olare n melodramma a tinte orti di amore e assione en ati ato da una musica alla occa a cura di Maurilio Cacciatore) dalla texture sonora complessa, multistrato, che intreccia strumenti classici ed elettronica. Da segnalare nel programma del Festival anche l’omaggio (di cui parliamo nelle pagine dedicate alla musica sinfonica (da 26 a 31) al capolavoro Disney Fantasia che andrà in scena il 6 luglio sempre alla Rocca Brancaleone con l’Orchestra Giovanile Cherubini diretta da Thiago Tiberio.

confronti e in quella del maestro Piovani». Cosa rappresenta la drammaturgia di Eduardo De Filippo per lei?

«Un intero universo drammaturgico che prima di lui non esisteva e che ha dato la possibilità a intere generazioni di rispecchiarsi al suo interno. Come diceva lui stesso, al centro del suo lavoro c’è il

conflitto tra uomo e societ declinato in una moltitudine di esempi ancora attuali. Per citarne uno, Napoli milionaria, dove Eduardo racconta gli orrori della guerra tra lucidità e poesia. Inoltre, bisogna ricono scergli una straordinaria maestria d’attore con un’assoluta economia di mezzi. Credo sia un grande insegnamento per chiunque

voglia approcciarsi a questo mestiere».

La sua carriera artistica nasce in teatro, a partire da Mario Martone e Leo De Berardinis. Da attore, quali sono le differenze principali tra teatro e cinema?

«Il teatro vive nel momento in cui si ma nifesta, il cinema lascia una traccia che resterà per sempre. Sono due nature che

richiedono un approccio completamente diverso. Il teatro è contemporaneità eser citata nel rapporto diretto con lo spettato re, mettendo al centro della scena il vissu to tra chi guarda e chi recita. Il cinema è tecnicamente riproducibile».

Dove si sente più a suo agio?

«Da tanti anni ormai non faccio più di stin ioni scelgo di are solo film e s et tacoli che mi convincono veramente, e il resto viene da sé. C’è da dire però che per un attore il teatro è il luogo che testimonia la sua più profonda essenza».

C un film al uale si sente legato pi che ad altri

«Non faccio graduatorie. Ho avuto la fortuna di poter scegliere sempre quello c e ace o e tutti i film ra resentano mo menti diversi della mia vita. I veri legami c e o creato non sono tanto con i film ma con gli autori: Sorrentino, Martone, Andò, solo per citarne alcuni. Anche qui ho avuto la fortuna di stringere sodalizi importanti che hanno prodotto opere e personaggi che porto ancora con me».

uesto vale anche per il teatro

«In questo caso è un po’ diverso: anni fa, durante le mie prime regie, ho iniziato a lavorare su testi di Moliere come Il Misantropo e Il Tartuffo. Credo che nella vita di un attore o un regista teatrale il rapporto con Moliere segni punto di svolta: ti mette a confronto con una genialità inaudita di temi e di argomenti, su una giacitura comi ca di straordinaria forza espressiva».

In generale, crede che il panorama del cinema italiano di oggi riesca a mantenere la stessa ualit e profondit di un tempo

«Credo che la condizione del cinema italiano di oggi sia penalizzata da una mala gestione delle leggi nazionali che non riescono a proteggerlo, incremen tarlo e valorizzarlo come meriterebbe. La qualità degli artisti e delle artiste della scena italiana però, dai registi agli atto ri, inclusi quelli delle nuove generazioni, emerge ogni anno nei grandi festival del cinema, ottenendo sempre i dovuti rico noscimenti».

uale sente essere oggi la sua pi grande responsa ilit come artista

«Credo che ogni momento pubblico in cui ci si manifesta debba comportare un atteggiamento consono e un senso di re sponsabilità. Quelli di oggi sono tempi confusi, in cui capita di sentirsi smarriti e di vedere sfumare tante idee che per anni sono state alla base della civiltà: diventa necessario restare umani». m

Toni Servillo e il cinema italiano «Oggi è penalizzato da una mala gestione delle leggi nazionali che non riescono a proteggerlo, farlo crescere e valorizzarlo come invece meriterebbe»

Toni Servillo and Eduardo De Filippo (with Nicola Piovani) in Lugo

Nella foto in alto un’iconica scena tratta da “La grande bellezza”, fil p e io ca i aolo o en ino con p o agoni a il ep a a ella in e p e a o agi al en e a oni e illo

Born in Afragola in 1959, after his early or in t e t eater and is film de ut in Death of a Neapolitan Mathematician by Mario Martone (1992), Toni Servillo’s ca reer took shape both on stage and on the big screen, earning him four David di Do natello Awards, a Volpi Cup, and four Nas tro d’Argento awards, as well as collabora tions with some of Italy’s most important directors. In the cinema of Paolo Sorrentino in particular, he has found one of his most memorable partnerships. On June 27, at the Pavaglione in Lugo, he will recite the verses of one of the “minor poems” by the Neapolitan playwright Eduardo De Filippo, Padre Cicogna, a poetic investigation into human suffering and the hypocrisy of so ciety. Sharing the stage with him will be aestro icola io ani o in first reinterpreted De Filippo’s verses in a lyrical key, with the playwright’s son Luca as the narrating voice. «The artistic conception is entirely due to Nicola Piovani,» Servillo explains. «It is his concert, which features a spoken voice accompanying Eduardo De Filippo’s poem. He asked me to take part and I accepted enthusiastically: years ago

I had the chance to see Luca De Filippo’s interpretation of that text, and I was deeply struck by it. I think it’s a beautiful way to cel ebrate the memory of Eduardo and Luca and, at the same time, renew our esteem for them and for Maestro Piovani». When asked what Eduardo De Filippo’s dramaturgy represents for him, Servillo answers: «An entire dra matic universe that did not exist before him and that allowed whole generations to see t emsel es reflected it in it s e imsel said at t e eart o is or is t e conflict e tween man and society, expressed through a multitude of examples that are still relevant today. Furthermore, he must be acknowl edged as an extraordinarily skilled actor. I believe this is a great lesson for anyone who wants to approach this profession». And regarding the role of the artist in to day’s world, he says: «I believe that every public moment in which one expresses one self should entail an appropriate attitude and a sense of responsibility. These are con fused times, when it is easy to feel lost and to see many ideas that for years formed the foundation of our civilization fade away: it becomes necessary to remain human».

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Effetto Shining

Prosegue il progetto

Overlook Hotel: la ricerca di gruppo nanou tra corpo, spazio e linguaggio cinematografico: al Mercato Coperto rivive la “goldroom”

Dopo lo splendido redrum del 2024, con cui hanno vinto il Premio Ubu per il Miglior Spettacolo di Danza, Rhuena Bracci e Marco Valerio Amico, ossia gruppo nanou, tornano al Ravenna Festival dal 1° al 7 giugno (esclu so il 3 e 4) con goldroom, in scena al Mercato Coperto, in centro a Ravenna. Lo spettacolo fa parte di Overlook Hotel, progetto coreogra fico luriennale con cui gru o nanou es lo ra la relazione tra corpo, spazio e linguaggio cinematografico is irandosi all immaginario di Shining di Stanley Kubrick.

Qual è stata la genesi di goldroom e cosa vi interessava mettere in luce in questo secondo episodio del progetto Overlook Hotel?

Rhuena Bracci: «Goldroom è un approfon dimento verso il liminale, il fantasmatico, ver so le s asature s a io tem orali so rattut to tem orali ris etto ai ari iani di scrittura coreografica e di rui ione dell immagine i portiamo dietro degli indizi e degli scarti an che rispetto alla nostra provenienza e alla

nostra storia: ci sarà qualche strascico del precedente redrum, qualche oggetto, qual c e iguro erc c sem re la olont di sviluppare piccole questioni ancora aperte, dallo spettacolo precedente.»

Marco Valerio Amico: «Il titolo goldroom stato scelto erc la stan a dell otel in cui nel film a aiono i antasmi rima l eco sonora della festa, poi la festa vera e propria, scena con cui si chiude Shining. Overlook Hotel si sta configurando come rogetto saga redrum era un colore (il red), goldroom un altro, e già abbiamo in testa pinkroom per il futuro (citando Angelo Badalamenti per Fire Walk with Me oi il tema della stan a che già era nella trilogia Motel e che qui si eleva a potenza: per noi è un luogo di intimi tà, di abitazione, di fantasmi, in cui il percepi to, il reale, il ricordo e il fatto si confondono».

RB: «Quello che ci interessa della stanza è l essere una soglia un filtro c e d accesso a un altrove, a un altro tempo».

A livello drammaturgico coreografico si può individuare uno scarto fondamentale di goldroom rispetto a redrum?

RB: la olont di a ondare le istan e di redrum. Lo staff è sempre lo stesso e per noi è importantissimo, perché il linguaggio lo mastichiamo insieme da diversi anni e possiamo puntare a un approfondimento sull idea di ar fiorire la dan a artendo dal

concetto di “concreto”».

MVA: «Chiamiamo “concreto” un modo di approcciare il corpo che si muove per ragioni intime e precise, tanto quanto allestire il sa lotto per accogliere gli ospiti o fare un doppio avvitamento teso. Il corpo si organizza per fare una cosa semplice o complessa, comun que chiara».

RB: il modo in cui l a roccio concreto dell a ione del cor o u ar fiorire la dan a in base a un immaginario dato, lavorando sul le peculiarità di ogni interprete, nella possi bilità di trovare tante diverse colorazioni alle ualit d a ione di ognuno e andare ancora i a ondo ris etto all emersione dei iguri c e ci danno accesso alle stan a uell atti mo intimo attraverso una soglia».

MVA: «Il Figuro non è un personaggio, è un a ari ione caratteri ata dal mo imen to, non da una psiche. Ne abbiamo già co nosciuti alcuni in redrum, ce ne saranno di nuo i am iente sar i oscuro ci sar un nuovo elemento: riprese in tempo reale che apriranno ulteriori spazi e altri tempi sovrap ponendosi a quello già esistente della coreo grafia della musica e della luce

Andiamo alle radici dell’intero progetto Overlook Hotel affrontando un film iconico come Shining avete ri ettuto su uali insidie andavate ad affrontare e su come restituire l’immaginario

DI ALESSANDRO FOGLI

RB: «Raccogliamo alcuni stimoli cardine. el rocesso engono filtrate e sedimenta te alcune peculiarità dell’oggetto scelto, in questo caso Shining, che emergono. C’è un generare e rigenerare dello sguardo, oltre al raccogliere emersioni s ecific e come colori climi, ambientazioni e dettagli».

MVA: «Il rapporto con queste citazioni è sempre dettato da una grandissima leggerez za. Shining è nella coscienza collettiva, ognu no condivide quell’inquietudine, e partiamo da lì. Ci sono dettagli a cui ci attacchiamo, capaci di evocare fantasmi. Non metteremo in scena una rappresentazione del testo di Shining, non l’abbiamo mai fatto né credo lo faremo mai. Cerchiamo di afferrare un’atmo s era molto com lessa e stratificata i stia mo prendendo del tempo per sviluppare il progetto Overlook Hotel. Spoiler: ci saranno altri episodi».

Il ritorno del video me lo aspettavo, visto che per voi sta diventando una questione importante.

MVA: «Qui ancora di più, perché c’è un lavoro di programmazione che verrà esegui to dal i o c e a in ormato la coreografia come la coreografia a in ormato il ideo Di comune accordo abbiamo deciso che gli interpreti vedranno all’ultimo momento cosa succederà negli schermi, perché le due linee temporali possano rimanere autonome. Cor po e video devono rimanere indipendenti pur

«Il film è nella coscienza collettiva, noi cerchiamo di afferrarne l’atmosfera» In scena anche schermi con video che gli interpreti vedranno all’ultimo momento «Ci saranno altri episodi»

agendo con le medesime istruzioni. Con il video cerco una frammentarietà, un’eco, il ta glio cinematografico a stessa ricerca di en ta istruzione per informare il corpo e costrui re la coreografia uena s esso dice come cadere dal cielo di colpo? come apparire improvvisamente?”: come cambiare stato re pentinamente? senza portarsi la memoria di ciò che è stato prima o senza predire ciò che a err una continua influen a tra i iani linguistici data da regole comuni, per fuggire dalla gerarchia in cui il corpo è a servizio del la videocamera o viceversa. Si cerca di stare in equilibrio nel mezzo».

RB: «È un dialogo temporale, in qualche modo.»

MVA: «Il tempo è l’oggetto che affrontiamo in goldroom in maniera precisa, consapevole e nominata per mostrare le cose da diversi punti di vista, interrogandoci su come creare

diversi spazi, luoghi e tempi per comporli tra loro.»

La colonna sonora è ancora di Bruno Dorella, ormai avete trovato un’ottima intesa.

RB: «Con Bruno in questi anni c’è stato un bellissimo scambio in sala prove. C’è un dia logo molto particolare perché ha una sensibi lità tutta sua sulla risposta del corpo rispetto alle sonorità che propone: ha un orecchio che rimanda al corpo, una lettura corporea che rende il dialogo con la danza molto frut tuoso.»

MVA: «Tra me e lui c’è un dialogo mol to serrato er la crea ione e la defini ione dell’immaginario. Quello che mi piace è che, come noi, è al di sopra dei generi – può passare dall’elettronica al noise, a un pezzo com letamente armonico sen a di ficolt funzionale all’immaginario, creando liminale. Apprezzo anche la sua disponibilità a sceglie re insieme brani non suoi, che nella scrittura di una colonna sonora è una faccenda com plessa.»

RB: n realt credo c e noi siamo i in scatolabili”: lui è davvero a 360 gradi.»

Goldroom sarà al piano superiore del Mercato Coperto, uno spazio inusuale ma stimolante.

RB: uello s a io ci lancia una ella sfida Dai sopralluoghi l’ho trovato estremamente accogliente, ma dovremo essere molto bra i a stratificare il tem o a ar dimenticare

Gruppo Nanou:
«Il Mercato Coperto è una bella sfida: ci esponiamo anche a un pubblico che non ci conosce»

al pubblico il piano inferiore e a portarlo con noi, nelle nostre stanze, fargli percepire ueste soglie c e ortano in un altro s a io tempo, che non eliminano la complessità del contesto, ma lo inglobano, lo assumono.»

MVA: «Una delle scommesse più impor tanti è collocare un lavoro di ricerca come il nostro in un luogo popolare, sotto gli occhi di tutti. Grazie al Festival ci esponiamo anche a un pubblico che non ci conosce, creando una voluta attenzione. Non è l’oggetto main stream che va in un luogo affollato, ma un oggetto di nicchia che torna a essere punto d’incontro, di raccolta, ospitale.»

RB: «L’allestimento di goldroom è realiz zato in collaborazione con il gruppo di archi tetti ravennati Denara – Francesco Rambelli e icol alandrini c e ci stanno aiutando a riflettere su come usare il ercato e uali soluzioni mettere in opera».

MVA: «Sono una bella spalla sia per la ri flessione sul ensiero artistico c e sulla de fini ione ratica dell allestimento na ella intui ione di nna eonardi uella di a fian carci i due architetti». m

The Shining Effect

After 2024, when they were awarded the Ubu Award for Best Dance Performance, uena racci and Marco alerio mico - no n collectivel as gru o nanou - return to t e avenna Festival rom une 1 to (e cluding une and 4) with goldroom, staged at t e Mercato o erto. e er ormance is art o Overlook Hotel, a multi- ear c oreogra ic ro ect t roug ic gru o nanou e lores t e relations i bet een bod , s ace, and cinematic language, dra ing ins iration rom t e imager o tanle ubric s The Shining. uena racci e lains goldroom delves dee er into t e liminal and t e g ostl , into s atial-tem oral dis unctions across di erent la ers o c oreogra ic riting and image erce tion. e carr it us clues and residues rom our o n bac ground and istor as ell t ere ill be traces o t e revious redrum, some ob ects, some gures, because t ere is al a s a desire to develo small, unresolved uestions rom t e earlier er ormance . Marco alerio mico adds e title goldroom was chosen because it is the room in the hotel where, in t e lm, t e g osts a ear. Overlook Hotel is ta ing s a e as a ind o saga ro ect redrum as one color (red), goldroom anot er, and e alread ave pinkroom in mind or t e uture ( uoting ngelo adalamenti rom Fire Walk it e). ere is also t e t eme o t e room, ic as alread resent in t e otel trilog and ere is ta en to a ig er level or us it is a lace o intimac , d elling, and g osts, ere erce tion, realit , memor , and act blur toget er . e soundtrac is once again b runo orella, it om t e artistic duo as b no develo ed a strong ra ort. racci notes it runo, over t ese ears, t ere as been a onder ul e c ange in t e re earsal s ace. t s a ver articular dialogue because e as is o n sensitivit to o t e bod res onds to t e sounds e ro oses .

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Assistenza Tecnica

Le diverse “migrazion i” de lla danza

Anche quest’anno la sezione danza del Ravenna Festival disegna un percorso che, nella varietà delle proposte di na tura e provenienza differenti — dal circo contem oraneo al flamenco teatrale dall’intelligenza collettiva alla pedagogia del balletto classico — compongono un programma in cui la danza si pone come linguaggio vivo e in trasformazione.

Nel lavoro di Sadeck Berrabah il corpo umano oltrepassa il suo essere individuo per farsi sistema. Murmuration Level2, at teso in prima italiana (12 giugno, ore 21.30, Palazzo Mauro De André) ruba il nome al fenomeno con cui stormi di volatili trac ciano nel cielo forme in perenne metamor fosi, senza un centro riconoscibile, senza un comando, per pura intelligenza collet tiva distribuita. Berrabah traspone questo rinci io sulla scena a fidando a decine di danzatori il compito di costruire strutture visive di straordinaria precisione — sfere, spirali, onde che sembrano obbedire a una partitura invisibile — sulle sonorità po tenti e distorte dei TRex, che si espandono nello spazio come un campo magnetico. Ogni corpo conta esattamente quanto gli altri, la sincronia totale non è raggiunta

per sottrazione del soggetto, ma per sua massima res onsa ili a ione na rifles sione rigorosa uindi sulla coreografia come fenomeno collettivo.

Yoann Bourgeois lavora intorno a un’ossessione precisa: il momento in cui il corpo smette di cadere e non ha ancora ripreso a farlo. Quel punto irraggiungibile e fuggevole — che lo stesso coreografo chiama point de suspension — è il centro gravitazionale attorno al quale orbita The in nite roac (8 luglio, ore 21, Teatro lig ieri raccolta di re i coreografie c e la Yoann Bourgeois Art Company porta a Ravenna come organismo drammatico: non un’antologia di frammenti isolati, ma una narrazione segreta che percorre la singola a roc e, ne tesse gli echi, e com pone un racconto discontinuo di sospen sioni, cadute e ricominciamenti. La strut tura frammentata rievoca apertamente il pensiero di Maurice Blanchot, per cui l infinito non ci c e si c iude ma ci c e si rilancia sen a fine ogni rano si o fre come autonomo, ma insieme prende orma la cartografia mo ile di un o era che galleggia in sospeso. Formato al Cen tre national des arts du cir ue di lons en am agne e al entre ational de Danse Contemporaine d’Angers, Bour geois è oggi uno degli artisti più originali del panorama europeo: primo artista di circo a dirigere un istitu ione coreografica na ionale il di reno le definito dal New York Times un “drammaturgo

Berrabah, Bourgeois, Bernal e il galà Yagp: una guida

della fisica a ualit critica di uesto lavoro risiede proprio nella sua resistenza alla chiusura: lo spettatore non ne esce con un’esperienza compiuta, ma sospeso, esattamente come i corpi in scena.

Sergio Bernal è uno dei fenomeni più singolari del panorama iberico contempo raneo: già primo ballerino del Balletto Na zionale di Spagna, étoile di rigore impec ca ile e inter rete di flamenco di rima grandezza, incarna con naturalezza una doppia appartenenza che in altri casi rich iederebbe anni di negoziazione stilistica.

«Un ballerino è un ballerino e pri ma è una persona», ha detto in più di un’occasione; e questa convinzione — che le emozioni vengano prima delle tecniche, e c e classico e flamenco non si escludano ma si potenzino — è il centro di gravità del suo lavoro. La Sergio Bernal Dance Com pany (10 luglio, ore 21.30, Palazzo Mauro De André) porta in prima italiana a Raven na Rango ispirato a a casa de ernarda lba di García Lorca: dramma al femminile ambientato in un villaggio andaluso, che porta sulla scena l’universo soffocante e incandescente del testo lorchiano nella forma di una creazione originale. La scelta di a fidarsi a a ael guilar er coreogra fia scene e luci dice molto sull am i ione del rogetto il flamenco in uesta ros pettiva, è un linguaggio del corpo capace di sostenere una narrazione complessa, emotivamente densa, che non teme il confronto con le grandi drammaturgie eu

In alto uno scatto da “Murmuration”
(foto Fabien Malot)

A concludere la rassegna di arti coreutiche la più grande organizzazione di educazione alla danza nel mondo: in scena stelle internazionali e a Ravenna anche le famiglie dei duecento partecipanti

ro ee guilar firma anc e Bolero: non un omaggio al celebre pezzo di Ravel, né una cele ra ione del flamenco tradi ionale ma un’interpretazione che utilizza entrambi come materiali da reinventare, all’interno di una struttura in grado di unire mirabil mente gesto teatrale e vertigine tecnica. Il galà conclusivo dello Youth Grand Prix (YGP) Summer Festival — che fa tap pa a Ravenna per la prima volta nell’estate 2026 (25 giugno, ore 21.30, Palazzo Mau ro De André), dopo collaborazioni con il Festival di Spoleto, il Nervi Festival e Ja cob’s Pillow — è un appuntamento che merita una lettura critica autonoma, dis tinta dalla logica della vetrina. YGP, la più grande organizzazione di educazione alla danza nel mondo con oltre 15.000 giovani audizionati ogni anno in trenta città ameri cane e quindici internazionali, porta al Pala de André una settimana di master class con i direttori delle istituzioni più prestigiose del globo, dalla Royal Ballet School alla John Cranko School dello Stutt gart Ballet, dalla Princess Grace Academy all t o c ool esito finale una se rata che vede in scena stelle internazion ali del calibro di Natalia Osipova e Reece Clarke del Royal Ballet, Maria Khoreva e Kimin Kim dal Mariinsky, Mathias Hey mann dall’Opéra de Paris e Friedemann ogel dello tuttgart allet a fiancati dai talenti più promettenti dei corsi. Ciò che rende questo formato interessante da un punto di vista critico, quindi, non è soltan to la qualità tecnica, che pure non man cherà, ma la tensione visibile tra modello e variazione: come un giovane danzatore abita un’eredità stilistica, dove la omag gia e dove, anche inconsapevolmente, la trasforma. Con le famiglie dei duecento e più giovani partecipanti previsti — che far anno di Ravenna una tappa di un viaggio più ampio nella regione — il festival si con ferma non soltanto luogo di circuitazione artistica di alta qualità, ma spazio in cui la danza investe nel futuro e nutre il passag gio di testimone tra le generazioni. m

All the Diverse Directions Dance and Ballet can Take

In

Also this year, the dance section of the Ravenna Festival offers a variety of pro osals di ering in nature and origin from contemporary circus to theatrical flamenco rom collecti e intelligence to t e edagog o classical allet and shapes a program in which dance pres ents itself as a living, ever transforming language. In the work of Sadeck Ber rabah, the human body moves beyond its status as an individual to become a system. Murmuration Level 2 (12 June, 9:30 pm, Palazzo Mauro De André, for the Italian première), takes its name rom t e enomenon ic floc s of birds draw shapes of perpetual meta morphosis across the sky. Yoann Bour geois works around a precise obses sion: the moment when the body stops alling at unreac a le and fleeting point, which the choreographer himself calls point de suspension, is the gravita tional center around which e n nite Approach (8 July, 9 pm, Teatro Alighieri) revolves. Sergio Bernal is one of the most singular figures on t e contem porary Iberian scene: formerly principal

dancer of the Spanish National Balle and a flamenco inter reter o t e ig est caliber. The Sergio Bernal Dance Company (10 July, 9:30 pm, Palazzo Mauro De André) brings to Ravenna, in an Italian premiere, Rango, inspired by Garcia Lorca. The closing gala of the Youth Grand Prix (YGP) Summer Festi al ic sto s in a enna or t e first time in the summer of 2026 (25 June, m ala o auro e ndr is an event that deserves an independent critical reading, distinct from the logic of a mere showcase. YGP, the world’s largest dance education organization, brings a week of masterclasses to the Pala de André with directors of the most prestigious institutions worldwide. The final outcome is an e ening t at rings to the stage international stars of the caliber of Natalia Osipova and Reece Clarke of the Royal Ballet, Maria Khor eva and Kimin Kim, Mathias Heymann of the Opéra de Paris, and Friedemann Vogel of the Stuttgart Ballet, alongside the most promising talents from the courses.

alto Sergio Bernal (foto di Fabrizio Zani)
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Professione «f antasista »

Una chiacchierata

con Ambra Angiolini , al debutto alla regia con un omaggio a Stefano Benni «Raccontiamo di un mondo che ha perso del tutto la brocca»

ttrice e conduttrice in una arola ci dice in uesta c iacc ierata antasista m ra ngiolini tra i olti i o olari di uesta nuo a edi ione del a enna esti al do e orter in scena La misteriosa scomparsa di W s ettacolo tratto da te ano enni e da lei stessa diretto a untamento er il giugno all rena dei ini di ilano arittima Ambra, come nasce il progetto?

i tratta di un monologo c e o ortato in scena er en tre anni molto tem o a e c e stato recensito il rimo anno molto male il secondo anno ene il ter o mera igliosa mente mi stato tra irgolette o erto in dono da iorgio allione stato lui a armi rendere coraggio e a ini iare con me uesto ercorso da monolog ista lo dico ironica mente cio una c e a monolog i in teatro e cerca di essere solida non una c e arla da sola n uesta ase della mia ita o sentito l esigen a di ri artire da ualcosa c e uin di esiste a gi a una arte er ringra iare te ano enni do o la sua scom arsa ur a endolo ringra iato molto in ita erc credo c e uando una ersona ci lascia sia molto im ortante rimetterla su ito sul alco so rattutto una ersona come lui dall altra erc uesto testo oggi dice ancora di i nni a racconta amo di una donna c e a e a erso il senno oggi urtro o raccontiamo di un mondo c e a erso com letamente la rocca uindi non sono ri artita da ero E cosa l’ha convinta ad affrontare anche la regia?

o sentito il isogno di di entare la tutrice legale e creati a di uesto rogetto e di ac com agnarlo in una nuo a ase stato uin di il mio rimo asso naturale erso la regia erso una res onsa ilit creati a i am ia da l nato un colletti o c e ironicamente orta il mio nome olletti o m ra ma c e in realt atto di ersone c e nutrono la

Ambra Angiolini: Actress, Presenter and Director, in one word a “Fantasista”

ctress and resenter - in one ord, as s e tells us a antasista - mbra ngiolini is among t e most o ular names o t is ne edition o t e avenna Festival, ere s e ill bring to t e stage e sterious isa earance o , a er ormance based on te ano enni s or and directed b ngiolini ersel . e event is sc eduled or unda , une 14, at t e rena dei ini in Milano Marittima, as art o t e series l rebbo in musica . t s a monologue t at er ormed or t ree ole ears, a long time ago s e e lains, and it as revie ed t e rst ear ver badl , t e second ear ell, t e t ird ear onderull . nd, so to s ea , as o ered it as a gi t b iorgio allione. e as t e one o encouraged me to be brave and to begin t is ourne as a monologist, someone o acts monologues in t e t eatre and tries to be solid, not someone o ust tal s to ersel . t t is stage o m li e, elt t e need to start again rom somet ing t at alread e isted. n t e one and, to t an te ano enni a ter is assing - even t oug t an ed im a great deal also during is li etime - because believe t at en someone dies, it s e tremel im ortant to bring t em bac on stage as soon as ossible, es eciall someone li e im. nd on t e ot er and, because toda t is te t sa s even more. ears ago e ere telling t e stor o a oman o ad lost er mind toda , un ortunatel , e re telling t e stor o a orld t at as com letel lost its ead. o didn t start rom scratc . ot onl t at elt t e need to become t e legal and creative guardian o t is ro ect and to accom an it into a ne ase, t at s am t e director, a ne c allenge or me .

DI
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Foto
di Serena Serrani

mia visione. Il light designer Marco Filibeck perché da Oliva Denaro mai più senza. Il pro ducer, musicista e compositore Dario Faini, in arte Dardust con la sua partitura dirigerà il “suono biologico” della mia W. La scenogra fa Chiara Modolo al suo debutto, nella quale credo moltissimo e con la quale abbiamo la vorato per ogni singolo frammento di visione. La Cracking Art per la creazione artistica del Coniglio e il loro impegno sempre in trasfor mazione. E Gentucca Bini, che ha portato nel costume di scena anche quell’impegno e quella ricerca anche storica e sociale che voglio dentro ogni lavoro che “vedo, vivo e realizzo”».

Pochi possono vantare una carriera così varia come la sua: cosa risponde a chi le chiede che lavoro fa?

«Guardi, io a questa domanda rispondo sempre che, per me, è una domanda sbaglia ta. Nella vita ho deciso di fare la fantasista. E spero che ne nascano tante altre, o che quelle che già ci sono co mincino a dichiararsi e a considerarlo dav vero un mestiere. Ci sono antenati che sono stati fantasisti illustri, prima di noi e che non cito per non spaventarmi. Io continuo sulla loro scia per evitarne l’estinzione. Non mi interessa essere de finita sono nata arti sticamente in modo diverso dall’essere conforme. E, a dirla tutta, non mi interes sa neanche piacere a tutti. Mi interessa essere credibile in quello che sento e faccio. E soprattutto mi interessa condivi dere con il pubblico. Un pubblico che mi ha dato una fiducia enorme in teatro con l at ten ione con i sold out e c e mi a ermes so di trasformare quello che era un desiderio in un mestiere. Un mestiere continuativo, soli do. Forse il più solido di tutta la mia carriera, quello che mi sono scelta. Ma quello che gli ha dato la cassa di risonanza più forte è stato proprio il pubblico».

ete e il casting director c e nessuno nomina mai ma c e er noi attori centrale Pino Pellegrino. “Gli altri ti vedono solo quando inizi a riconoscerti”».

Ci sono cose che non rifarebbe?

«Ma io rifarei tutto. Per rivivere ogni volta quel brivido del non sentirmi pronta a fare quello che mi veniva chiesto. Perché quel bri vido è il patto di immortalità che stringi con il tuo mestiere. Non sono una che si pente. Anzi. “Io gli errori li ho sempre trasformati nella mia firma

Cosa rappresenta per lei il teatro? Come resiste oggi tra streaming, social e intelligenza artificiale

«La svolta nella mia carriera è stata la maternità: mi ha restituito dolcezza e fragilità, oltre a un’energia che è arrivata a chi poi ha deciso di ridarmi un’opportunità al cinema»

«Il teatro è la prova di quanto siano neces sari gli organi vitali. Di quanto sia importante continuare a ar rodurre dentro di noi ciò che ci rende diversi da un’applicazione, che sarà sempre la versione meno evoluta di un essere umano. Il teatro non mi fa perdere questa consapevolezza. Anzi, mi incoraggia a difenderla, in un mon do che sembra averne sempre meno biso gno. Io voglio essere ogni anno più umana dell’anno prima. An che a costo di vivere come i divergenti nei film di antascien a Crede che l’arte debba essere “politica”?

IL TREBBO IN MUSICA

A Cervia anche l’omaggio a Deledda

C’è stato un momento chiave, una svolta, della sua carriera?

a s olta della mia carriera stata al contrario di come s esso succede la ma ternità. Viviamo in una società curiosa: pena lizza le donne che diventano madri per scelta e penalizza anche quelle che scelgono di non diventarlo. Nel mio caso, invece, diventare madre mi ha restituito una dolcezza e una fra gilità nuove, ma allo stesso tempo anche un’e nergia molto più forte, più visibile. Un’energia che è arrivata chiaramente a chi poi ha deciso di ridarmi un’opportunità nel cinema: Ferzan

«Ho scoperto nel tem o e ol endo mi a vista, quasi come in un reality non richie sto, avendo iniziato da bambina davanti a tutti c e le erso ne che ammiro di più sono artisti che hanno scelto, prima di tutto, l’impegno. L’impe gno come patto con il u lico er riflettere attra erso l arte er commuoversi, per rivendicare nella vita reale i propri diritti, e anche, attraverso la risata, per riconoscere ciò che va denunciato. E allora ho ca ito c e l im egno olitico so rattutto uello legato alle olitic e sociali era ual cosa che volevo come pavimento. La base. E forse è per questo che oggi mi sento solida, anc e mentre sto cam iando tutto l arredo biologico, mentale e sociale»

Quali messaggi vorrebbe lanciare alle nuove generazioni?

«Non amo dare messaggi. Però posso dire quello che è servito a me. I pregiudizi ferma no la crescita ma so rattutto di c i li a Ho capito che evolversi non deve diventare un sogno nel cassetto: è un fatto naturale, non significa in ecc iare ma sem licemente trasformarsi come è insito nell’essere uma no E forse la chiave è proprio questa: restare l’unica applicazione che vale davvero la pena “scaricare”. Essere umani». m

Ambra Angiolini, che intervistiamo in queste pagine, aprirà il 14 giu gno l’ormai consolidata rassegna nella rassegna di Ravenna Festival all’arena dello stadio dei Pini di Milano Marittima, ribattezzata “Il Trebbo in Musica”. Che prosegui rà il 17 con Pablo Trincia (intervi sta a pagina 80) e poi il 23 giugno con P.P.P. Profezia è Predire il Presente un reading concerto di Massimo Zamboni (tra i padri del un roc italiano c itarrista e principale compositore della stori ca band CCCP e successivamente dei CSI) che ha ispirato l’omonimo album uscito nel gennaio 2025, un omaggio a Pier Paolo Pasolini a 50 anni dalla sua uccisione. La rassegna prosegue poi il 24 e il 25 giugno con due appunta menti consecutivi con Paolo Nori (l’intervista è a pag. 76) per poi concludersi in luglio. Il 2 sul palco dell’Arena dello stadio dei Pini arri va Nel grande aperto , un omaggio a Grazia Deledda nei 100 anni dal Nobel, uno spettacolo che unisce le note del musicista di riferimento del jazz italiano Paolo Fresu con la voce della grande poetessa e scrit trice Mariangela Gualtieri (nella foto) . Infine, giovedì 9 luglio, ap puntamento con Fabio Canino che porta in scena la fiaba Il brutto anatroccolo di Hans Christian An dersen: nell’era della ricerca della perfezione estetica e del tanto di scusso od s aming uesto s et tacolo, con le musiche originali di Dino Scuderi e l’ironia di un prota gonista come Fabio Canino, vuole ricordare quanto questa storia sia ancora estremamente attuale.

Paolo Nori e

la «fatica che si fa a stare al mondo»
Lo scrittore allo Stadio dei Pini tra “Libertà” e “Disperazione”

ALESSANDRO FOGLI

Intervistare Paolo Nori è un po’ come bus sare a una porta sapendo che dall’altra par te non troverai un salotto ma un corridoio. E nel corridoio, invece di sedersi, si cammina. Non per andare da qualche parte in partico lare: per pensare meglio. Nei suoi spettacoli – La libertà. Primo episodio e La disperazione. Secondo episodio, in scena all’Arena Stadio dei Pini di Cervia/Milano Marittima, rispettivamente il 24 e il 25 giugno – accade qualcosa di simile. Si entra con l’idea di as sistere a una lettura e si esce con la sensa zione di aver partecipato a un ragionamento ad alta voce, fragile e preciso insieme, dove le parole sembrano inciampare per non di ventare solenni. In un tempo che usa parole come “libertà” e “disperazione” con una certa disinvoltura, quasi fossero etichette

intercambiabili, Nori sceglie di abitarle. Non le definisce le attra ersa attra ersando le, le rende meno astratte e più scomode. Perché nei suoi testi – e soprattutto quando li porta in scena – non c’è mai la tentazione di chiudere il discorso. C’è, semmai, il desi derio di tenerlo aperto. Forse è per questo c e inter istarlo significa accettare una ic cola perdita di controllo. Le risposte non ar rivano come sentenze, ma come deviazioni. E le deviazioni, in fondo, sono l’unico modo serio di parlare di libertà.

Lei descrive la libertà come un muscolo che va allenato ogni giorno. In un’epoca di distrazioni digitali e algoritmi, qual è l’esercizio più faticoso che dobbiamo fare oggi per non atrofizzarci

«Nel monologo sulla libertà viene citato un discorso che Iosif Brodskij fa nel 1987, quando danno il premio Nobel per la let

teratura. “Il compito di un uomo”, scrive Brodskij “si tratti di uno scrittore o di un lettore, sta prima di tutto nel vivere una vita propria, di cui sia padrone, non già una vita imposta o prescritta dall’esterno”. Ecco, quella cosa lì, fare una vita propria, deci dere da che parte andare, dirigere i propri assi credo sia una cosa di ficilissima oggi in un’epoca di distrazioni digitali e algorit mi e c e osse di ficilissima ieri uando di distrazioni digitali o di algoritmi non ce n’e rano o ce n’erano meno. E quella scelta lì, vivere una vita propria, credo si possa fare anche se si vive in un regime autoritario, com successo a rods i fino al Spesso confondiamo la disperazione

Nella foto Paolo Nori durante “La libertà. Primo episodio”

DI

con la resa, ma lei la definisce uasi come un carurante. Secondo lei, la letteratura russa cos potente proprio perch non ha paura di stare nel uio senza cercare a tutti i costi un lieto fine consolatorio

«Come dico nel monologo, la disperazione ha una pessima fama, ma io, devo dire, la stimo. Credo che molti si ricorderanno che qualche anno fa c’era uno che faceva il ministro del lavoro e il vicepresidente del consiglio che era salito su un balcone, a Roma, e aveva detto che loro avevano abolito la povertà, e io avevo pensato, “Non abo lite la disperazione per cortesia che mi serve”. E quando ho letto un pezzetto di Beckett che diceva che la speranza è solo un ciarlatano che non smet te di imbrogliarci e che lui, Beckett, ha cominciato a star bene solo quando l’ha persa, e che il cartello che Dante mette sulla porta dell’inferno, Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate, lui, Beckett, lo metterebbe sulla porta del paradiso io, quando ho letto questa cosa qua ho pensato “Ma guarda, è vero”. Per via della letteratura russa, è vero anche quello: forse uno dei motivi della mia attrazione per la letteratura russa è il fatto che non è conso latoria. Nella Steppa Čechov scrive che “La vita è orribile e meravigliosa”; non orribile ma meravi gliosa, orribile e meravigliosa, insieme. E lo stes so Čechov scrive che in Russia un ottimista è un pessimista disinformato, cioè lui crede, di essere ottimista, ma non è vero. E Dovlatov racconta che una volta Brodskij gli ha detto: “La vita è breve, e triste. Avete fatto caso a come, in genere, va a

Paolo Nori

on Freedom and Dispair

Interviewing Paolo Nori is a bit like knocking on a door knowing you on t nd a room but a corridor ere, instead o sitting do n, ou al . ot to get an ere in articular to t in better. omet ing similar a ens in is s o s Freedom. Episode One and Despair. Epi sode Two, at t e rena tadio dei ini in ervia Milano Marittima on une 24 and 25 res ectivel . ou go in e ecting to attend a reading and come out it t e eeling t at ou ve ta en art in a line o reasoning s o en aloud, bot ragile and recise. t a time en ords li e reedom and des air are used it a certain casualness, almost as i t e ere interc angeable labels, ori c ooses to in abit t em. n t e monologue on reedom e e lains, uote a s eec t at ose rods gave in 1 , en e as a arded t e obel ri e or iterature e tas o a uman being, et er riter or reader, is rst and oremost to live one s o n li e, to be its master, not a li e imosed or rescribed rom t e outside. ell, t at idea o living one s o n li e, deciding ic a to go, believe is somet ing e tremel di cult toda . e o ten con use des air it surrender , but e describes it almost as a ind o uel. Ma be ussian literature is so oer ul because it isn t a raid o t e dar and does not tr at all costs to reac a consoling a ending. s sa in t e monologue, des air as a ver bad re utation, but must sa admire it. er a s one o t e reasons m dra n to ussian literature is t at it isn t consoling. e ov rites t at i e is orrible and onder ul not orrible but onder ul , orrible and onder ul , at t e same time

ENGLISH VERSION

finire er finire ma otrei continuare asterna uando scri e c e i ere una ita non attra ersare un cam o scri e una cosa cos otente e cos terri ile e cos ella

Nel primo episodio evoca Charms e Brodskij, nel secondo Dovlatov. Se potesse sedersi a tavola con loro oggi, di cosa pensa che parlereste, dei massimi sistemi dell universo o di uant era difficile pagare l affitto facendo gli scrittori on credo c e arms rods i e o la to sare ero contenti di ran are con me e non so se io sarei contento di ran are con loro uando leggo una cosa c e mi iace non mi iene oglia di conoscere l autore detto ci de o dire c e gli a fitti i mutui i soldi la ricc e a e la o ert sono un argo mento interessante secondo me

Dopo la libertà e la disperazione, quale sarà il terzo sentimento o condizione umana che merita un indagine C gi un terzo episodio nell aria o la disperazione un punto di arrivo el rimo s ettacolo io suono la trom a nel secondo canto e lessandro idi c e a scritto le music e e c e con me in scena insieme a ndrea oru i e ili o idi mi a detto c e gli iacere e c e il rossimo s ettacolo osse sulle can oni e ieno di can oni e io o ensato c e sare e orse ello ma non sono sicuro

La sua scrittura molto ritmica, uasi musicale. Scrivere un libro e scrivere un monologo teatrale sono per lei due gesti diversi, o il teatro semplicemente la naturale estensione della sua voce sulla carta ue scrittori c e mi iacciono molto a aello aldini e omas ern ard sono anc e due grandi autori teatrali e uando

«Se non avessi mai studiato russo, se non avessi mai scritto un carattere cirillico, se non avessi mai letto niente di tutto quello che ho letto scritto dai russi, sarei un’altra persona»

edo le loro o ere teatrali mi sem ra di ri conoscere la loro scrittura il tono il colore dei roman i nel caso di ern ard e delle oesie nel caso di aldini e immagino c e una cosa simile atte le de ite ro or ioni succeda a c i a letto i miei li ri e iene a sentire le mie cose a teatro

La sua scrittura fonde in un uido e uilirio auto iografia, rimandi poetici, molta ironia, uestioni etiche, filosofiche, storiche e politiche, il tutto con uno stile personalissimo, molto colloquiale, immediatamente riconosci ile. Ecco, c una volont , una ricerca per ottenere uesto stile o il suo dono, il suo talento naturale ntanto gra ie oi o cominciato a scri ere nel settem re del e la scommes sa c e o atto allora c e sarei riuscito a scri ere delle cose c e ualcuno sare e stato dis osto a agare er leggerle ono trent anni c e cerco di scri ere tutti i giorni e c e cerco di andare erso una scrittura i a c e racconti la atica c e si a a stare al mondo ono orse l ultimo a oter dire di cosa sono atte le cose c e scri o ma credo c e un ingrediente non secondario sia l osti na ione o nel mi sono con into c e uesta era la cosa c e do e o are e non o cam iato idea ri ensare ai rimi anni io tra il e il o scritto roman i c e oi sono usciti tra il e il e mi sono sem re detto c e allora er armi smet tere a re ero do uto a attermi cco a ensarci credo c e la cosa alga anc e adesso ino a c e non mi a attono non

credo c e smetter

Nei suoi lavori la Russia spesso un luogo mentale prima che geografico. Oggi ancora cos o diventata ualcos altro a ussia osca ietro urgo la i lio teca enin a u lična a isola asile s i il filo us numero la metro olitana la casa sul lungofiume il eatro dell arte il ol šo teatr il eatr omedii le elomor c e sono delle s ecie di sigarette col filtro di cartone il musoro ro od c e un gran de tu o er uttare l immondi ia i a so on c e erano i tele oni u lici la ia a del fieno emorie del sottosuolo elitto e castigo idiota dem ni a morte di an l ič adži urat lomo l maestro e arg erita i isastri di arms osca etuš i di ro ee uaderni del dottor Čec o a aligia di o lato a condi io ne c e noi c iamiamo esilio di osi rods i la oesia di asterna c e finisce col erso i ere una ita non attra ersare un cam o la oesia di le ni o c e dice oco mi ser e na crosta di ane n ditale di latte uesto cielo ueste nu ole tutte ueste cose sono io o se non a essi mai studiato russo se non a essi mai scritto un carattere cirillico se non a essi mai letto niente di tutto uello c e o letto scritto dai russi sarei un altra ersona gli atomi c e mi com ongono sare ero di ersi e o uasi anni non credo c e la mia re la ione con la ussia ossa di entare negli ultimi anni della mia ita ualcosa di molto di erso da uello c e m

In alto Paolo Nori durante “La disperazione” (foto Morgillo)

Sono passati sessant’anni da quando lo scrittore Truman Capote, anche dramma turgo e sceneggiatore teatrale, pubblicò il suo best seller A sangue freddo . Il rac conto dello sterminio di un’intera famiglia del Kansas poteva sembrare un romanzo d’invenzione, ma era una storia vera. E così a ote in ent la non iction un nuo o ge nere letterario.

«La lettura del libro mi ha ispirato a dedi carmi allo storytelling e al racconto crime», dice Pablo Trincia, una delle voci più cele bri della scena italiana del podcast. E così il 49enne, nato a Lipsia da padre italiano e madre iraniana, porterà a Cervia un reading dell’opera di Capote (17 giugno alle 21.30 all’arena dello stadio dei Pini per “Il Treb bo in musica”). Una lettura tesa e appas sionante, intrecciata alla musica del piano forte di Leonardo Marino, per scoprire gli espedienti narrativi utilizzati dallo scrittore americano e accorgersi che nella cronaca può annidarsi il brivido del romanzo.

Trincia, in altre interviste ha già raccontato che la lettura di “A sangue freddo” è stata uno spartiacque per la sua carriera. Com’è stato quel momento?

«Ero un giovane giornalista freelance in cerca di storie da piazzare ai giornali. La lettura del romanzo mi ha fatto scoprire una prospettiva diversa su come racconta re i fatti: utilizzare le tecniche della lettera tura e del cinema, senza modificare i fatti, è un mezzo potente per arrivare al pubblico con una storia di cronaca».

Ha un esempio?

«Capote va in Kansas e si approccia al racconto come un alieno che non sa nulla e non dà nulla per scontato, nemmeno la terra su cui cammina. Mi ha fatto capire quanto è necessario dare importanza ai dettagli».

È utile solo per il lavoro di giornalista o narratore?

«Guardo le vicende che devo raccontare dall’alto, con una prospettiva a volo d’uc cello che mi aiuta a prendere una distanza e inquadrare il contesto più generale. E mi accorgo che forse faccio la stessa cosa nella vita quotidiana, guardo tutto con uno sguardo registico che insegna a non giudi care o farlo meno possibile».

Il libro di Capote è ancora attuale?

«Lo sarà per sempre, è un libro eterno. A prescindere dalla storia specifica, è il modo di guardare le cose che fa la differenza. Si può applicare per raccontare praterie popo late da vacche o città con veicoli volanti».

Lo spettacolo è più reading o commento?

«Entrambe le cose. Leggo e commento. Cer co di portare il pubblico nella testa dell’autore

«Così ho imparato a nongiudicare»

Il celebre giornalista e podcaster

Pablo Trincia e la lezione di Truman Capote

Paolo Trincia Reads Truman Capote

It has been sixty years since the writer Truman Capote published his bestseller In Cold Blood. The account of the massacre of an entire family in Kansas might have seemed like a work of ction, but it as a true stor . nd so a ote invented non- ction, a ne literar genre. eading the book inspired me to devote myself to storytelling and crime narratives. The novel opened up a different perspective on how to tell real events: using the techniques of literature and cinema, it out altering t e acts, is a o er ul a to reac audiences it a true crime stor sa s ablo rincia, one o t e most rominent voices on t e talian odcast scene. nd so t e 4 ears old, ill bring a reading o a ote s or to ervia ( une 1 at .m. at the Arena of the Stadio dei Pini for “Trebbo in musica”). The reading will be interwoven with t e iano music o eonardo Marino, o ering a c ance to uncover t e narrative devices used b t e merican riter. rincia is rml convinced t at a ote s or is still relevant t ill al a s be as it is a timeless boo . e ond t e s eci c stor , at ma es t e di erence is t e a o loo ing at t ings . rincia sa s about is o n a roac al a s loo or umanit in m stories loo or t e individual, tr to tell t e emotional state o t ose o lived t e events. e ore it became a boo , In Cold Blood was published in installments in The New Yorker. ould a ote ma e a odcast toda robabl es. it ould be one o is rst otions. ut even i t e medium c anges, t e meaning doesn t . nd s ea ing more generall about odcasts, rincia adds see too man roducts identical to eac ot er. reating a series like I do requires time for writing. I think the path forward could be to involve more private investors who want to become publishers and turn them into sponsors».

ENGLISH VERSION

e mostrare i suoi espedienti narrativi».

Fra sessant’anni come racconteranno gli espedienti narrativi del podcaster Trincia?

«Io cerco sempre l’umanità nei miei rac conti, cerco l’individuo, cerco di raccontare lo stato d’animo di chi ha vissuto le storie. Come si sentivano e quali erano le emozioni di chi è coinvolto in una vicenda credo che sia parte del racconto di quella vicenda».

Qualcuno direbbe che è un approccio “che parla troppo alla pancia” delle persone…

«È una critica che non ho ricevuto, ma qualcuno potrebbe pensarlo. Io dico che la pancia esiste, non possiamo ignorarla. Parlo alla pancia, ma anche alla testa e al cuore. Se facessi letteratura erotica parle rei agli organi genitali. Io cerco di trovare un significato nelle storie, di mostrare l’in visibile che si nasconde dietro ai fatti di facciata».

Prima di essere un romanzo, “A sangue freddo” è uscito a puntate sul periodico New Yorker. Oggi Capote farebbe un podcast?

«Probabilmente sì, sarebbe una delle pri me opzioni. Ma anche se cambia il mezzo, non cambia il senso».

Se fosse un podcast si troverebbe in concorrenza con la vasta produzione di questi tempi. È stata superata la fase sperimentale ed è un prodotto che si regge economicamente?

«Parlo alla pancia, ma anche alla testa e al cuore Cerco di trovare un significato nelle storie, di mostrare l’invisibile che si nasconde dietro ai fatti di facciata»

«Vedo troppi prodotti identici fra loro, è pieno di talk che invitano sempre le stes se persone. Fare una serie come le mie ri chiede tempo per la scrittura. Però siamo ancora indietro per poterlo considerare un business che funziona. Nel mio caso realiz zo prodotti che si accompagnano con docu serie per rendere la cosa sostenibile. Credo che la strada da percorrere possa essere coinvolgere di più i privati che vogliono in vestire per essere editori e farli diventare sponsor. Vedo più difficoltà da parte delle piattaforme».

La disponibilità di materiale audio e video ha un peso nella scelta dei progetti?

«È cruciale. Bisogna sempre chieder si quanto materiale originale puoi avere, quante persone sono disponibili a parlare, quanto puoi filmare. Ci sono storie che pos sono essere valide come contenuto ma non diventeranno una docuserie per mancanza

di questi materiali».

Nel successo di un podcast ha un ruolo il timbro di voce di chi parla?

«Aiuta, ma non penso che sia la questio ne centrale. Barbero non ha una bella voce, ma è un grande narratore. Conta di più l’in tenzione, la capacità di coinvolgere».

Quindi è sempre meglio che a leggere sia l’autore senza ricorrere a doppiatori?

«In linea di massima sì, ma chi non ha esperienze di voice coaching poi risulta troppo impostato al microfono e diventa un problema opposto».

Oggi esistono già programmi di intelligenza artificiale in grado di generare dialoghi audio a più voci partendo da una serie di testi generici dati in pasto alla rinfusa. Chi farà ancora i podcast?

«Magari mi sbaglierò, anche se spero di no, ma sono convinto che a un certo punto la gente si stancherà dell’intelligenza arti ficiale erc orr c e emergano l essere umano e la sua umanità. L’Ai può creare anche un’ottima voce, ma quando ascolto un podcast voglio sapere che dietro c’è una persona che ha lavorato con i suoi dubbi e le sue imperfezioni. I podcast mi sembrano uno di quegli spazi in cui rimarrà la ricerca di prodotti fatti dalla passione umana, come succede a teatro dove per la mia esperienza non credo che un robot sarà mai in grado di tenere in silenzio duemila persone».

Nel suo lavoro fa uso di qualche strumento di intelligenza artificiale?

«Uso cose pratiche come la trascrizione delle registrazioni audio delle interviste, ma rileggo tutto. Non affido mai alla tec nologia la scrittura di testi, non potrei mai rinunciare all’uso della mia testa».

Uno dei suoi ultimi podcast è dedicato alla morte del calciatore Donato Bergamini che era originario di Argenta, ma ha giocato anche a Russi e di Russi è anche una delle persone che sono comparse negli anni nel corso delle indagini. Che storia è stata? olto lunga e di ficile c stato un la oro di diversi mesi con tanti documenti da leggere. C’era del buon materiale video di quell’epoca e poi abbiamo deciso di fare delle ricostruzio ni con degli attori che sono un espediente or mai utilizzato in molti prodotti».

È forse un raro caso in cui a poca distanza di tempo sono usciti due podcast con visioni opposte sulla vicenda. Il suo “Il cono d’ombra” segue l’ipotesi dell’omicidio uscita dalla sentenza di primo grado con la condanna dell’ex compagna. Invece “Tu non puoi capire” di Selvaggia Lucarelli, dove per la prima volta parla proprio la ex di Bergamni, sostiene che sia un suicidio. Questo ci dice che delle vicende ci sono

«È un momento terribile per la storia: il mondo è in mano a un gruppo di pazzi come Trump e Netanyahu. Israele è uno stato genocida, c’è frustrazione per non poter fare qualcosa per fermarli»

sempre più punti di vista?

«Dipende. Noi abbiamo fatto un lavoro capillare, ci siamo letti tutta la documen tazione e rispetto a Lucarelli la vediamo in maniera diametralmente opposta. Però non sem re c s a io er due isioni i sono storie di cui puoi mostrare i punti incerti e in atti non un caso la scelta del titolo l cono d om ra ma di icile dire in modo così netto che ci sono certezze granitiche. Anche noi avevamo contattato Isabella Internò ma non volle parlare». L’ultima domanda non può che staccarsi dalle questioni professionali per toccare un aspetto più personale. Suo nonno materno, Ehsan Tabari, è stato un filosofo, poeta e politico iraniano in esilio fino al 1979 quando tornò in patria a seguito della Rivoluzione khomeinista per poi ritrovarsi incarcerato e morire nel 1989 ai domiciliari. Come ha vissuto l’attacco di Israele e Stati Uniti contro Teheran? «Male. Ma non tanto per questioni stret tamente personali, perché non ho più fami liari in ran o issuta male erc un

momento terribile per la storia, il mondo nelle mani di un gru o di a i come Trump, Putin e Netanyahu e i leader euro pei, fatta eccezione per la Spagna, sono totalmente asserviti. Stiamo rivedendo quanto già successo in Iraq quando abbia mo dato corda a uno che aveva inventato le armi di distruzione di massa».

Un commento abbastanza eloquente è stato un post su Instagram a fine marzo: un suo primo piano con il dito medio alzato e la scritta “Fuck Israel”.

sraele uno tato genocida e non lo dico io. Sta avvenendo davanti ai nostri oc c i e c tutta la rustra ione di non oter fare qualcosa per fermarli».

Un giornalista può anche alzare il dito medio?

l giornalista non un i ocrita c e a in ta che le cose non esistano. E oltre a quello sono anche un attivista e un essere umano. Poi ognuno decide: se la gente vuole smet tere di seguirmi per quel gesto lo faccia, io ho i miei valori e i miei ideali che mi fanno svegliare al mattino». m

Tra curiosità e solitudine: esploratori o geografi?

Arrivano sul palco dell’Almagià le imprese di Alex Bellini

DI LEONARDO FERRI

Alex Bellini ha costruito negli anni un percorso unico, a metà tra impresa sportiva, ricerca interiore e impegno ambientale e sociale. Diventato noto al grande pubblico nel 2006 per la traversata a remi dell’oceano Atlantico (oltre 11mila chilometri in solitaria), Bellini ha poi incarnato a pieno il concetto stesso di esplorazione: dalle spedizioni tra i ghiacci dell’Islanda e della Groenlandia, alle corse a tappe nel deserto del a ara fino al rogetto 10 Rivers 1 Ocean in cui a na igato alcuni dei fiumi più inquinati al mondo per raccontare da vicino la crisi ambientale. Le sue imprese non sono mai state sem lici sfide fisic e ma strumenti per interrogarsi sul rapporto tra uomo e natura, tra limite e possibilità, tra conoscenza e esperienza. Un percorso che oggi approda anche al teatro, sul palco dell’Almagià. In occasione del Ravenna Festival, Bellini porta in scena Esploratori o eogra uno s ettacolo c e riflette proprio su questi temi, mettendo in dialogo due modi opposti quanto complementari di vivere il pianeta Terra.

Di cosa si tratta?

«È uno spettacolo in cui si intrecciano linguaggi diversi. C’è la narrazione, naturalmente, ma è fortemente sostenuta dalla musica: sul palco con me ci sarà Luca Lagash, che attraverso i suoi strumenti crea una dimensione sonora capace di immergere il pubblico in un’altra realtà. Dal punto di vista dei contenuti, metto a confronto due modi opposti – ma complementari – di conoscere il mondo: quello dell’esploratore, che fa esperienza diretta, che “mette in gioco la propria pelle”, e quello del geografo, che invece costruisce conoscenza attraverso la scienza, i dati, la ricerca».

Da dove nasce questa contrapposizione tra esploratore e geografo?

«Mi interessava raccontare questa tensione partendo anche da un’immagine letteraria. Penso al geografo ne Il piccolo principe, che pretende di conoscere il mondo senza averlo mai vissuto da ero una figura a ascinante erc rappresenta un’illusione: quella di poter comprendere la realtà restando a distanza. Però lo spettacolo non è una critica alla scienza, anzi, è un invito a far dialogare questi due approcci. Oggi viviamo in un tempo complesso, e abbiamo bisogno sia dell’esperienza diretta sia della capacità di interpretarla».

Da grande avventuriero, immagino che ci sia anche molto di personale in questo racconto.

«Sì, c’è tanto di personale. Racconto

Una foto di Alex Bellini

Alex Bellini’s Adventures become a Show

Over the years, Alex Bellini has forged a unique path, halfway between sporting achievement, inner exploration, and environmental and social commitment. He came to the attention of the general public in 2006 with his solo rowing crossing of the Atlantic Ocean. Since then, Bellini has fully embodied the very concept of exploration: from expeditions among the ice of Iceland and Greenland, to multi-stage races in t e Sahara Desert, to the 10 Rivers 1 Ocean project, in which he navigated some of the world’s most polluted rivers to bear witness rst and to t e environmental crisis. His undertakings have never been mere physical challenges, but instruments for questioning the relationship between humanity and nature, limits and possibilities, knowledge and experience. On the occasion of the Ravenna Festival, Bellini brings to the stage of Almagià the show Explorers or Geographers, a performance t at re ects recisel on t ese themes, placing two opposing yet complementary ways of inhabiting planet Earth into dialogue. Different languages intertwine, as Bellini himself explains: «The storytelling is strongly supported by music: on stage with me there will be Luca Lagash, who creates a sound dimension capable of immersing the audience in another reality. From a content perspective, I compare the two opposing ways of knowing the world of the explorer and the geographer». The performance includes the personal dimension: «I recount episodes from my life, but I also bring my role models onto the stage. I would like it to be an experience engaging both mind and bod . ot ust a moment o re ection, but something lived and felt. Above all, I want to restore a sense of mystery. Today technology has eliminated many distances: everything is immediately available and accessible, but in doing so we risk losing our curiosity. Yet it is precisely what we do not know that activates the desire to explore».

episodi della mia vita, ma porto anche sul palco i miei modelli di riferimento. Penso ad Alexander von Humboldt, che già nel Settecento aveva intuito quanto il mondo fosse un sistema interconnesso, oppure a Fridtjof Nansen, che attraverso le sue spedizioni ha contribuito a comprendere le correnti dell rtico oi ci sono figure come Walter Bonatti, o pensatori come Albert Camus. Sono tutti riferimenti che mi hanno aiutato a costruire un racconto non solo auto iografico ma c e parla anche a chi ascolta». Cosa speri che il pubblico si porti dietro uscendo quella sera dall’Almagià?

«Mi piacerebbe che fosse un’esperienza che coinvolge mente e corpo. Non solo un momento di riflessione ma anche qualcosa di vissuto, di sentito. Soprattutto, vorrei restituire il senso del mistero. Oggi la tecnologia ha eliminato molte distanze: tutto è immediatamente disponibile, accessibile, ma così rischiamo di perdere la curiosità. Invece è proprio ciò che non conosciamo, ad attivare il desiderio di esplorare. Se il pubblico uscirà con una domanda in più o con una curiosità riaccesa, allora lo spettacolo avrà funzionato».

«La paura è fondamentale perché ti permette di capire quanto sei vicino al limite: se impari ad ascoltarla diventa una guida»

elaborato tutto ciò compiendo un gesto irrazionale, se vuoi anche suicida, che però mi ha dato la sensazione di avere la mia vita tra le mani. La traversata è stata quindi un modo per reagire, per sentirmi vivo in un momento in cui mi sembrava di sopravvivere più che vivere». Navigare per mesi nell’oceano o attraversare il deserto per settimane è una sfida soprattutto mentale, in cui la solitudine è centrale: che rapporto hai con essa? «La solitudine è una condizione necessaria per me. È lo spazio in cui posso davvero misurarmi con me stesso. Però ho capito che è anche un’illusione. Sei il risultato del lavoro di tante persone nei mesi antecedenti alla partenza, dalla progettazione della barca alla preparazione psicologica. E soprattutto ti rendi conto che tutto è connesso: ad esempio il mare non separa, unisce. L’acqua collega continenti, luoghi, ecosistemi, vite e se si ha questa consapevolezza cambia completamente il modo in cui percepisci la solitudine».

Quest’anno ricorre il ventennale della tua traversata tra Mediterraneo e Atlantico: 11mila km e 224 giorni di navigazione solitaria con una barca a remi. Guardandoti indietro, cosa ti colpisce di più di quell’esperienza?

«La leggerezza. All’epoca non avevo davvero consapevolezza del rischio. Oggi, ripensando a quell’avventura, mi rendo conto che c’erano molte più insidie di quelle che percepivo. Ma forse è proprio questo il privilegio della giovinezza: non sa ere fino in ondo uanto ro ondo il precipizio. E poi c’è una cosa che mi colpisce ancora di più: nonostante siano passati vent’anni, una parte di me è rimasta lì. È come se quell’esperienza continuasse a parlare dentro di me, a ricordarmi che nel mondo esiste sempre un altrove da cercare e ancora nascosto».

Cosa ti aveva spinto, a vent’anni, a partire per un’impresa così estrema?

«Tutto in realtà nasce qualche anno prima nel 1999 quando persi mia madre. Decisi di partire la prima volta nel 2003, ma fu un fallimento perché naufragai dopo qualche giorno. Solo al terzo tentativo, nel 2006, riuscì a compiere l’impresa e ad arri are fino a ortale a o o la erdita di mia madre ho dovuto fare i conti poco più che diciottenne con un elemento che da adulto poi lo capisci benissimo, ovvero l’impermanenza della vita: quello che ti sembra possa durare per sempre, in realt a eso a un filo sottilissimo o

Nelle tue numerose quanto incredibili avventure ti è mai capitato di avere paura? «Sempre. La paura è una compagna costante. Ma non è qualcosa da eliminare, anzi. È fondamentale, perché ti permette di capire quanto sei vicino al limite. Il problema non è la paura in sé, ma come la interpretiamo. Io la considero un messaggio: mi sta dicendo che sto entrando in un territorio che non conosco, o per il quale non sono ancora preparato. Se impari ad ascoltarla diventa una guida, mentre se la ignori diventa un rischio. In un certo senso, la paura è ciò che mi ha ermesso di arri are fin ui a are uesta intervista con te».

Sei molto sensibile ai temi ambientali e con il progetto “10 Rivers 1 Ocean” ti sei concentrato sull in uinamento dei fiumi qual è l’immagine legata al cambiamento climatico che non riesci a dimenticare?

«Ti racconto un aneddoto emblematico ca itato in ndia sul ange fiume in cui oltre a ortare con s tantissimi rifiuti una discarica di animali morti, che da tradizione considerano sacri. Un giorno navigavo accanto alla carcassa di una mucca in decomposizione che naturalmente emetteva un odore nauseante e ho chiesto a un pescatore per quale motivo nessuno la rimuovesse per sotterrarla o incenerirla. Mi ha risposto che “qualcuno più a sud se ne sarebbe occupato”. È un esempio perfetto di quello che chiamiamo bias dell’osservatore: ci si limita a guardare, pensando sempre che sarà qualcun altro ad agire. È una dinamica molto diffusa anche rispetto al cambiamento climatico:

aspettiamo sempre che qualcuno spunti fuori per salvare il pianeta, dimenticando che noi stessi possiamo agire. Questo è il paradigma da scardinare».

Oggi lavori anche come mental coach. In cosa consiste il tuo approccio?

«Lavoro principalmente con adulti, atleti di sport individuali ma anche team e aziende. Il mio approccio è sistemico e utilizzo un modello che considera cinque elementi fondamentali della performance: sincronia, punti di forza, energia, ritmo e attivazione. A partire da questi, cerco di capire dove c’è uno squilibrio e costruisco un percorso per inter enire su uel unto s ecifico Hai in programma nuove avventure?

«Sto portando avanti un progetto che si chiama Eyes on Ice, dedicato alle popolazioni delle regioni polari. Dopo un viaggio in Alaska, stiamo lavorando a una spedizione in Groenlandia, dove attraverserò diversi villaggi per capire come queste comunità stanno affrontando il cambiamento climatico. Mi interessa soprattutto il lato umano: come cambiano le abitudini, la cultura, l’identità di chi vive in quei territori». m

Alex Bellini in una foto di Paul Wilkinson

Nella Lido Adriano del Grande Teatro

Ne parla lo sceneggiatore

Tahar Lamri

«Il testo di quest’anno è comico e la sfida è ancora più ardua: far ridere davvero è la cosa più seria che esista»

Tra gli intellettuali di riferimento per Ra venna e non solo negli ultimi decenni, so prattutto in tema di intercultura e migranti, Tahar Lamri è anche lo sceneggiatore di tut ti i testi andati in scena in quel meraviglioso esperimento che è il Grande Teatro di Lido Adriano che dal 10 al 14 giugno tornerà in scena, nella cornice del Ravenna festival, al Cisim. Decine di persone in scena che non sono attori professionisti ma che collabora no con artisti come, tra gli altri, il musicista Francesco Giampaoli e gli attori di spazio A, per la direzione artistica di Luigi Dadina del le Albe (che ne è anche regista) e Lanfranco “Moder” Vicari.

Tahar, lo spettacolo è il Viaggio in Occidente, un grande classico della letteratura cinese. Che Occidente si vede dalla Cina?

«In questo caso è l’India. È la storia di un monaco alla ricerca delle sacre scritture ed è un testo molto popolare, reso celebre, per esempio anche da Dragon Ball. Già ne gli anni Settanta era diventato un fumetto in Italia e disegnato anche da Milo Manara. Si tratta di una commedia, un testo che fa davvero ridere».

Al Cism però non abbiamo mai visto sceneggiature lineari, senza contaminazioni. In questo caso dobbiamo aspettarci una maggiore fedeltà all’originale?

«No, anzi. Abbiamo cercato di mescola re il comico dell’Opera di Pechino ai mec canismi della commedia dell’arte e la cosa straordinaria è che le due tradizioni si rico noscono a vicenda come sorelle. I quattro ruoli fissi del teatro cinese corris ondono quasi perfettamente agli archetipi italiani:

Sun Wukong, il Re Scimmia, è il nostro Ar lecchino, acrobatico, ribelle, servitore con poteri magici. Zhu Bajie, il Maiale, è Pul cinella: goloso, comico, corporale. Anche i costumi fondono i due codici: nel teatro cinese il rosso è per gli eroi, il verde per i demoni, il bianco per i viziosi e noi abbiamo tenuto questi colori, ma con le forme del la commedia dell’arte. Poi c’è il Narratore, seduto in alto su uno sgabello da arbitro, con un fisc ietto uando la scena di enta caotica fisc ia e al a la mano lui a go vernare il disordine. E poi ci sono i ragazzi c e anno com osto rani ra e un filone i filosofico c e si ri al taoismo a sfida quest’anno è ancora più ardua proprio per c la comicit articolarmente di ficile far ridere davvero è la cosa più seria che esiste».

E in scena, cosa succederà?

«Come sempre ci saranno un centinaio di persone, compresi i bambini e gli ado lescenti che stanno facendo davvero un lavoro incredibile a cui tutti dobbiamo mol tissimo, e poi ci sono gli uomini e le donne che in questi anni hanno aderito al progetto dando vita a una vera e propria comunità». Questo è molto percepibile anche guardando il pubblico, sempre estremamente vario e numeroso. Ma è una comunità di

Lido Adriano?

«Solo in parte, in realtà. Lo è per quanto riguarda i più giovani, che poi portano le loro famiglie agli spettacoli, non a caso le repliche vanno sempre subito sold out. Ma in realtà ci sono tante persone di Ravenna e dintorni che negli anni hanno dato vita a un gru o molto a fiatato la rigata artistica e solidale”. È forse la cosa di cui siamo più orgogliosi, in questi anni. Sono una ventina di persone che ormai fanno parte del progetto non solo come attori, ma come struttura portante, si occupano di tut to quello che tiene in piedi uno spettacolo: gestire la logistica, accogliere il pubblico. Ma quest’anno hanno fatto un passo in più: hanno partecipato attivamente al gruppo di lettura che ha lavorato sul testo, lo hanno trasformato, ci hanno messo le mani. Non una cosa scontata ignifica c e il confine tra chi fa e chi organizza si è dissolto, e che il progetto è diventato davvero collettivo, nel senso più profondo del termine. Sono persone di Ravenna e dintorni, italiani e non, di età diverse, e il fatto che tengano insieme il lato pratico e quello artistico dice qualcosa di importante su cosa può diven tare un teatro quando smette di essere uno spettacolo e diventa una comunità che si prende cura di sé stessa. Per quanto riguar

Baldazzi

da il nostro pubblico, non è un pubblico nel senso tradizionale del termine. È fatto di persone che guardano e riconoscono, rico noscono un icino un collega un figlio a volte, l’anno dopo, le ri trovi dall’altra parte. È già successo: qualcuno che era seduto in platea una sera si è presentato alle prove la stagione succes siva. Non è una cosa che organizziamo, è una cosa c e accade uando ac cade ca isci c e il confine tra chi fa e chi guarda era sempre stato arbitrario. In fondo il Gtla non produce spettatori fedeli: produce persone che a un certo punto non riescono più a stare solo a guardare».

Per molti versi un’esperienza intergenerazionale e interculturale. Un po’ quello che poteva diventare il Festival delle culture che lei ha diretto nelle prime edizioni e su cui di recente ha avuto parole di critica molto nette, accusandolo di fatto di essere diventato un mero “cartelloni di eventi” senza nessun protagonismo degli immigrati stessi.

«Il nostro progetto è diventato davvero collettivo e ci dice cosa può diventare un teatro quando smette di essere uno spettacolo e diventa una comunità che si prende cura di se stessa»

«Ho aspettato molto prima di parlarne, proprio perché avevo fondato io quel festi al nel e lo a e o diretto fino al on ole o are la figura di c i dice uan do c’ero io era bello, ora fa schifo”. Ma a un certo punto il silenzio diventa complicità. All’inizio parlavo con novantadue associa zioni delle comunità straniere, e solo dopo stilavo il programma. C’era una direzione artistica ma c’era anche una partecipazio ne vera: le comunità erano soggetti, non oggetti. Poi è cambiato qualcosa. Il festival ha smesso di essere uno spazio in cui le comunità erano soggetti e ha cominciato a trattarle come un tema: qualcosa di cui oc cuparsi, da programmare, da rendicontare. d esattamente l c e si rotto tutto si è espanso nello spazio e nel tempo, è di ventato più ricco economicamente, ma ha perso il centro. Le associazioni sono state tagliate fuori, i giovani di seconda genera zione non ci sono più. Si è espanso tutto e si è svuotato tutto. La differenza tra il festi val che era e quello di oggi è esattamente la differenza tra essere protagonisti e essere un tema».

Per la verità gli immigrati sono un “tema” da tanto tempo. E anzi la sensazione, a guardare lo scenario politico locale e nazionale, è che si sia ancora fermi ai dibattiti di venti o trent’anni fa... «È vero, ed è anche per questo che la po litica è diventata incomprensibile o inutile per tanti giovani che allora non c’erano. Le cose sono cambiate, ma spesso non le

The Community in Lido Adriano between East and West

mong t e leading intellectual gures or avenna and be ond in recent decades, es eciall on issues o intercultural dialogue and migration, a ar amri is also t e screen riter o all t e te ts staged in t at remar able e eriment no n as t e ran eatro di ido driano, ic ill return rom une 1 to 14, as art o t e avenna Festival, at M. o ens o eo le a ear on stage none o t em ro essional actors or ing alongside artists suc as, among ot ers, t e musician Francesco iam aoli and t e actors o a io , under t e artistic direction o uigi adina o eatro delle lbe ( o is also t e director) and an ranco icari. is ear s roduction is Journey to the West, a great classic o inese literature. at ind o est is seen rom ina n t is case, it s ndia sa s amri t s t e stor o a mon in searc o sacred scri tures, and it s a ver o ular te t, made amous, or e am le, b ragon all. s earl as t e 1 s it ad alread become a comic stri in tal , also dra n b Milo Manara. t s a comed , a te t t at reall ma es eo le laug . t M, o ever, e ve never seen linear scri ts it out cross ollination. ould e e ect greater delit to t e original t is time o, uite t e o osite re lies amri. e tried to blend t e comic elements o e ing era it t e mec anisms o Commedia dell’arte, and t e e traordinar t ing is t at t e t o traditions recogni e eac ot er as sisters. e oured roles o inese t eatre corres ond almost er ectl to t e talian arc et e . ut even most im ortant is at a ens o stage, ere a ole communiti o men, omen, teen agers and ids or or mont s to re are t e s o or t eir audience made o amilies and t eatre goers, t us creating a real communit .

ENGLISH VERSION

Tahar Lamri: «Purtroppo la destra continua a mescolare l’immigrazione alla sicurezza e la sinistra cerca di evitare il problema»

parole o la nostra capacità di leggerle. E purtroppo è sempre la destra a dettare le priorità del discorso pubblico mescolando l’immigrazione alla sicurezza e la sinistra, cercando di evitare il problema, non fa che fornire legna per tenere acceso quel fuo co».

Però a Ravenna abbiamo una giovane assessora di seconda generazione e molto giovane, Hiba Alif, e una parlamentare di origine marocchina come Ouidad Bakkali.

«E di questo non posso che essere felice, naturalmente. Ma siamo anche la stessa città che poi, in nome del decoro, multa un enditore di fiori am ulante con un ammen da da 5mila euro».

La spaventa la parola “Remigrazione” che sta entrando in qualche modo nel discorso pubblico?

«Credo si tratti di realtà veramente mar ginali e sarei curioso di capire perché il movimento di estrema destra abbia scelto proprio Ravenna per la sua prima uscita, lo scorso novembre. Ma la verità è che almeno nel nord gli italiani sono fondamentalmente di sinistra erc sono figli della esisten za».

Allargando lo sguardo oltre l’Italia, verso la Cina di cui parla lo spettacolo, vediamo una distesa di teatri di guerra. Lei da sempre scrive e si occupa anche di questioni internazionali, che idea si è fatto del recente attacco di Israele e Usa all’Iran? Come si spiega?

«Farei attenzione a chi pensa che Trump non abbia una strategia precisa. Il potere da sem re si finge a o er con ondere gli a versari e farsi sottovalutare. Sarà il tempo a dirlo ma secondo me il fine ultimo di tante azioni e dichiarazioni, dalla questione della roenlandia fino all ran sem ra uello di voler far pressione sulla Cina perché si sen ta legittimata a fare altrettanto con Taiwan per provocare uno scontro, magari fatto di dazi e sanzioni, tra l’Occidente e l’Oriente». E intanto, in questi scenari di scontro sempre più inquietanti, nel futuro del Gran Teatro cosa intravede? Dove guarderà il prossimo spettacolo a Lido Adriano?

«Personalmente vorrei continuare il lavo ro verso Oriente, perché davvero Ravenna, con il suo passato bizantino, non può che guardare in quella direzione. E anche verso il sacro, come abbiamo fatto in tutti questi anni. Ho già chiesto aiuto a due dei massi mi esperti in materia, per poter affrontare il iber onti calis, un’impresa assai ardua, ne sono consapevole. Vedremo». m

TEATRO

Sul palco anche Fanny & Alexander, Montanari e gli adolescenti di Pompei

Oltre al Grande Teatro di Lido Adriano (di cui parliamo in queste pagine con Ta har Lamri) e ad Elena Bucci delle Belle Bandiere (protagonista dello spettacolo a bambina inglese di cui parliamo invece a pagina 95, in scena dal 23 al 28 giugno al museo Byron, di notte), il teatro ravennate è protagonista al festival anche in altre occasioni.

A partire dall’ ntigone, nuovo spettacolo del progetto ogno di volare del Parco Archeologico di Pompei, che per il quinto anno consecutivo vede Marco Martinelli (fondatore e autore del Teatro delle Albe) lavorare con gli adolescenti di Pom pei, Torre del Greco, Castellammare di Stabia e Torre Annunziata per un classico del teatro greco. Dopo il percorso dedicato ad Aristofane, quest’anno a essere rimessa in ita il dramma da o ocle di una gio ane donna c e sfida il o tere per obbedire a una legge più alta – quella della coscienza. Firma le musiche Ambrogio Sparagna (in scena il 28 maggio al teatro Alighieri).

I Fanny & Alexander tornano a confrontarsi con la tetralogia de amica geniale di Elena Ferrante, attraverso il fumetto di Mara Cerri e Chiara Lagani edito da Co conino Press. toria del nuovo cognome (in scena il 29 maggio all’Almagià) è il nuo o ca itolo c e reinter reta l a assionante est seller attra erso il teatro la musica e il fumetto, osservando le protagoniste Lila e Lenù (Chiara Lagani e Fiorenza Menni), alle prese con una società spesso violenta e maschilista con il solo sostegno della loro amicizia. Con la regia di Luigi Noah De Angelis, la storia si compone in un accumulo poetico dei volti, dei paesaggi e dei personaggi dise gnati da Mara Cerri (vedi foto), l’illustratrice Premio Andersen che terrà anche un workshop (il 30 e 31 maggio al Mar).

È in romagnolo il poemetto di Nevio Spadoni da cui Albe/Ravenna Teatro ha tratto l’omonimo Lus (luce) con la voce caleidoscopica di Ermanna Montanari e l’architettura sonora originale realizzata da Daniele Roccato, contrabbassista solista e compositore, tra i più originali e prestigiosi della scena musicale inter nazionale. Diretto da Marco Martinelli e centrato su Bêlda, veggente e guaritrice delle campagne romagnole di inizio Novecento, us è un concerto che racconta, senza raccontare, la magia incantatoria dei suoni (il 25 e 26 giugno al Rasi).

Allegra, la figlia di Byron

Sono davvero tanti i libri scritti su Byron, giovane irrequieto, sempre alla ricerca di situazioni nuove, sempre pronto a nuove esperienze. Qui parleremo solo di un par ticolare momento della sua vita e del suo ra orto con la iccola llegra sua figlia illegittima (che ha ispirato lo spettacolo La bambina inglese di Elena Bucci, che an drà in scena dal 23 al 28 giugno al museo Byron, alle 23, e di cui parlerà nelle pagine successive la stessa Bucci).

Quando il conte scrittore inglese attraver sa le Alpi, e dalla Svizzera raggiunge Vene zia, aveva già una vita colma di esperienze contrastanti, politiche e amorose, e viene colpito dalla calma della laguna che an nunciava giornate tranquille e spensierate, come racconta Alieto Benini, nel libro Byron a Ravenna. L’uomo e il Poeta, “La città di Venezia lo conquistò: gli apparve una Sodo ma vestita di oro e di luce, adagiata come un’odalisca, su cuscini di velluto azzurro”. Byron aveva alle spalle un matrimonio con nna ella il an e e una figlia di nome Ada. Ma lui aveva sempre nella sua mente solo il ricordo dei paesi visitati, Spagna, Portogallo, Albania, Grecia, Oriente. Inoltre i suoi comportamenti in patria ora lo co stringevano a stare lontano dall’Inghilterra. È Allegra la protagonista del racconto che segue, frutto della morbosa attrazio ne di Claire Clairmont per Byron. Una corte quasi spietata verso il poeta, che si dimo strava invece quasi indifferente. Claire nei messaggi scriveva “Giovedì sera possiamo uscire di città insieme in diligenza. Lì sa remo liberi e sconosciuti… Nell’animo ho deciso il mio destino. Non rinviate il nostro incontro…”.Allegra fu, dunque, il frutto di una infatuazione da parte di Claire, mentre per Byron era un’avventura come un’altra. Il 12 gennaio 1817 a Bath, Claire partorì una bambina che il poeta Percy Bysshe Shelley, amico di Byron, descrisse come “Una cre atura della i s uisita simmetria con fin dalla nascita, un vigore e una sensibilità assolutamente poco comuni”. Alla tene ra et di mesi llegra enne a fidata a Byron che viveva in quel periodo a Venezia, a Palazzo Mocenigo, sul Canal Grande. La permanenza di Allegra a Venezia non cam biò le abitudini del poeta, che trascorreva le giornate nuotando sem ra osse molto ra o nel anal rande rincorrendo le sue avventure amorose, mentre la bimba era curata dalla governante Elisa. Questa era la situazione quando Teresa Gamba, moglie dell’anziano conte Alessandro Guiccioli, in contrò Byron, che aveva trascorso periodi sgradevoli a Londra e aveva trovato in Ve nezia un luogo accogliente: “It was in this

La

breve vita della bambina, tra Venezia e Ravenna, tra amore e abbandono, diventa uno spettacolo in scena al museo dedicato al padre

frame of mind that he met Teresa Guiccioli u in uesto stato d animo c e incontr T. Guiccioli” (da Allan Massie, Byron’s Travels, Sidgwick&Jackson, Londra). Rimase affascinato e, in seguito, la bimba lo rag giunse a Ravenna, dove Byron come noto seguì Teresa. Più tardi, preso dal desiderio di educare la piccola Allegra, la allontanò definiti amente dalla madre laire c e per Byron, “non educherà mai la bimba che sarà cristiana e sarà una donna spo sata, se possibile” (da Vita e leggenda di

Lord Byron e la piccola Allegra
nella copertina del libro di Giulia Melandri
“Vita e leggenda di Allegra” (Il Ponte Vecchio)

Allegra di Giulia Melandri, edito da “Il Pon te Vecchio”). Cercava di offrire alla bimba una vita molto agiata ricoprendola di doni, di am ole eresa la ort nelle sfilate di Carnevale, in carrozza per le vie di Raven na, con grande gioia di Allegra che ammi rava i festoni colorati, i balconi rallegrati da broccati e arazzi e si divertiva a gettare in aria manciate di coriandoli. “La bambina aveva capelli neri, occhi azzurri e vivaci, manine bianche e affusolate e indossava una pelliccia di ermellino” (G. Melandri). Fu un grande entusiasmo, inizialmente, per Byron, che manifestava in varie occasioni il suo orgoglio di padre ma che per vezzo a olte defini a my bastard”. Mentre, scri vendo all’amico Thomas Moore: “Ho qui mia figlia naturale llegra e osa am i nella che mi chiama papà” (George Byron di Felice Mazzeo, ed. Capit). Un entusiasmo destinato resto ad a fie olirsi i arro e incostante com’era nei suoi rapporti affetti vi: un giorno le dedicava tutto il suo tempo, altri la dimenticava del tutto, come accade, a volte, ai bimbi, nel loro entusiasmo per un giocattolo prima tanto desiderato. Il 19 gennaio 1821 nel suo diario, Byron scrive. “Su consiglio di Teresa e dei suoi nonni, ho deciso un iano di studi er mia figlia c e dovrà iniziare presto la sua carriera scola stica” (G. Melandri). Segue la decisione di portare la piccola Allegra nel convento di

S. Giovanni Battista a Bagnacavallo dove avrebbe imparato a leggere, scrivere, di segno geografia storia sacra e ro ana e anche musica vocale e strumentale. La priora delle suore Cappuccine, Madre Ma rianna, accolse Allegra accompagnata dal signor Ghigi mentre la presenza di Byron nel convento sarà piuttosto rara. Allegra inviava messaggi che nascondevano la ri chiesta di attenzione ma Byron era preso in altre cose aro il mio a a scri e a llegra essendo tem o di fiera desidererei tanto una visita che ho molte voglie da le varmi” ( llegra la glia di ron. Iris Origo, Skira). Ma Byron ignorava le sue richieste. Passarono mesi e lui continuava a rinviare. Shelley andò a trovarla e Allegra lo pregò di dire a Byron che era felice e concludeva “La sua Allegrina lo saluta con tutto il cuore”. Byron, nei mesi seguenti, era stato avver tito della salute di Allegra che cominciò a soffrire di una semplice febbre. Le medicine e le pratiche mediche a quell’epoca erano piuttosto imprecise e grossolane e i salassi erano una pratica molto diffusa. La morte di Allegra (quando aveva solo 5 anni) è resa ancora più tragica perché senza i suoi ge nitori, anche se circondata dalle monache che l’avevano sempre coccolata. In seguito Byron soffrì molto ricordando la piccola Al legra, i momenti trascorsi con lei, le caval cate nella pineta di Classe. m

Davanti a una lapide comincia il racconto in musica a bambina inglese che narra la storia di llegra figlia di ron is irandosi a documenti, lettere dei protagonisti, testi poetici, testimonianze, mormorii e alle po che righe tracciate dalla sua manina. Evoca il destino di altri infanti dalle fortune alter ne e dai destini bizzarri, alcuni in apparenza privilegiati, altri in fuga da terre nemiche e senza speranza, spesso abbandonati e soli; mi ricorda un tempo nel quale i bambini ave vano un posto diverso nella vita degli adulti ris etto a uello attuale mi a riflettere su quanto l’infanzia ancora oggi non venga tutelata nel suo mistero. Come mi accadde nella Basilica di San Vitale, nel chiostro della Biblioteca Classense, nel palcoscenico non

“LA BAMBINA INGLESE” di Elena Bucci

ancora ristrutturato della Rocca Brancale one, nel Mausoleo di Teodorico, nel Teatro Alighieri, mi immergo tra le ombre e i suoni di Palazzo Guiccioli – un cuore della città che si apre al mondo, “agorà” di cultura, arte e pensiero, sede dei Musei Byron e del Risor gimento – perché lo spirito del luogo guidi l’intreccio di teatro e musica. Qui incontro il poeta George Byron nel momento in cui si trova ad accogliere nella sua variopinta vita, prima a Venezia e poi a Ravenna, la minu scola am ina llegra figlia inas ettata da lui distrattamente avuta dall’appassionata e temeraria Claire Clairmont, sorellastra dalla geniale scrittrice Mary Godwin, poi signo ra Shelley. Immagino l’atmosfera intrisa di ideali di innovazione e di libertà politica, ar tistica ed esistenziale nella quale crescono Claire e la sua adorata Mary nella casa del atrigno e adre il filoso o illiam od in Qui Mary incontra il poeta Percy Shelley, già sposato e padre e, travolta dalla sua insistente passione, con lui fugge portando con sé la sorella e formando una nuova e singolare famiglia. Le loro vite diventeranno un romanzo costellato di passioni, suicidi, morti inattese. Insieme si muovono verso la Svizzera perché Claire possa incontrare Lord Byron, del quale era fatalmente innamorata e che diventerà poi intimo amico di Shelley. I loro destini si intrecciano sempre di più. Im magino quei ragazzi riuniti intorno al fuoco

Allegra, Byron’s little Daughter

Many books have been written about Byron; here we will speak only of a particular moment in his life and of his relationship with little Allegra, his illegitimate daughter. Allegra was thus the fruit of an infatuation on Claire’ Clairmont s part; for Byron, it was an adventure like many others. On January 12, 1817, in Bath, Claire gave birth to a bab girl. t t e tender age o teen months, Allegra was entrusted to Byron, who at that time was living in Venice, at Palazzo Mocenigo on the Grand Canal. Allegra’s stay in Venice did not change Byron’s habits: he spent his days swimming in the Grand Canal and chasing his amorous adventure. This was the situation when Teresa Gamba, wife of the elderly Count Alessandro Guiccioli, met Byron and he became fascinated by her; later, the child joined him in Ravenna. Driven by the desire to educate little Allegra, ron de nitivel too er a a rom er mother Claire. He tried to offer the child a very comfortable life, showering her with gifts and dolls. Teresa took her to Carnival arades. t rst t ere as great ent usia-

sm on Byron’s part: on various occasions he expressed his pride as a father, though sometimes, with a touch of affectation, he referred to her as “my bastard”. This enthusiasm, however, was soon to fade. On January 19, 1821, Byron decided to take little Allegra to the convent of San Giovanni Battista in Bagnacavallo, where she would learn reading, writing, drawing, geography, sacred and secular history, as well as vocal and instrumental music. The Mother Superior of the Capuchin nuns, Mother Marianna, welcomed Allegra, who arrived accompanied by Mr. Ghigi; Byron’s presence at the convent, however, would be quite rare. Allegra sent messages that concealed requests for attention, but Byron was absorbed in other matters. In the following months he was informed about Allegra’s health as she began to suffer from a simple fever. Allegra’s death is made even more tragic by the absence of her parents. Later, Byron suffered deeply as he recalled little Allegra, the moments spent with her, the horse rides in the pine forest of Classe.

ENGLISH VERSION

in una villa sul lago di Ginevra in quel pio voso anno “senza estate”. Claire vive il suo amore senza limiti verso un riluttante Byron e Mary concepisce la straordinaria vicenda di Frankenstein arteci ando alla sfida lan ciata dal poeta agli amici perché scrivessero terrificanti storie di antasmi n uesto clima nasce Allegra, amata teneramente dal oeta elle c e la alle a come una figlia tra i suoi figli generando dicerie e sos etti cri e all amico ellissima suoi occ i sono i più intelligenti che io abbia mai visto in un in ante cos gio ane e il suo carattere si atto a ettuoso e mite la com agna di giochi di William, se ne stanno seduti in sieme sul pavimento e si divertono per ore nel modo più socievole, con William che le mette in bocca più della metà delle uvette c e gli engono date uando laire de cide di a fidare la figlia a ord ron nella speranza di garantirle una vita più agiata di quella che avrebbe potuto darle lei, madre di figlia illegittima sen a me i u ro rio lui a sconsigliarla. Byron sarebbe stato pronto ad essere adre come lo era stato nel are della sua vita un’opera d’arte? Avrebbe man tenuto la romessa di occu arsi della figlia permettendo alla madre di vederla? Shelley conosceva bene l’amico e ne dubitava, ma laire ur a ranta erse er nella sua do lorosa decisione mmagino lo stu ore della bimba, catapultata tra le strade d’acqua di

ene ia e la con usione di resen e e oci nel palazzo del padre, il suo sgomento nel cercare tra stanze e corridoi gli odori e le voci della madre, di Shelley, di Mary, di William. Trova soltanto l’abbraccio della balia, molto scontenta della nuova sistemazione, mentre il adre la consegna all educa ione redda di una coppia inglese. Penso alla rivoluzione generata dall’incontro di Byron con Teresa Gamba, della quale si innamora al punto da seguirla nella remota e isolata Ravenna con il suo caravanserraglio di animali e la im a llegra ui l am iguo onte uiccio li marito di eresa o re loro os italit nel suo ala o ancora una nuo a casa ui in Romagna, nel convento di San Giovanni Bat tista di Bagnacavallo, a soli cinque anni, la

piccola muore, lasciando una scia di mistero e ascino intorno alla sua figurina di im a passata di mano in mano, di terra in terra per finire sola da anti alla morte nseguendo il suo antasma incontro er la rima olta il compositore Paolo Baioni: parole e musica originale si mescoleranno per diventare un melologo dalle molte voci. Paolo sa coniuga re luoghi e musica a tal punto da collocare i tromboni all’interno di una stanza chiu sa per evocare la turbolenta presenza di

Tre illustrazioni dell’epoca: da sinistra, la piccola Allegra, la madre Claire Clairmont e Lord Byron

Un centro artistico interdisciplinare in cui professionisti del settore accompagnano gli allievi in un viaggio alla scoperta della loro crescita artistica ed umana .

Vi aspettiamo!

Byron, mentre il percussionista ci restituirà il suono della galassia di animali, persone e oggetti che si muoveva intorno al poeta. Il controtenore abiterà gli spazi con accen ti di nostalgia e ninne nanne. Il concerto comincerà con il suono della campana che abita lo spazio esterno del museo, maesto sa e muta, ma pronta a spiegare la sua gran voce. Abbiamo fatto le prime prove di suo no in una giornata di marzo che ha portato neve sulle colline, vento forte e tempesta. I musicisti correvano da un riparo all’altro con i loro strumenti mentre le finestre e le terrazze si sono animate di presenze e della risata di una bambina. Passeggiando con Paolo nella Bagnacavallo di oggi ne ho co nosciuto il gusto antico per le asimmetrie e ho guardato con altri occhi il convento di San Giovanni, rimasto quasi immutato nel silenzio di un paese un tempo pieno di voci e suoni. Sembrano passati molti secoli ed era ieri. Immaginiamo le emozioni di Al legrina, arrivata qui in carrozza viaggiando attraverso macchie abitate dai briganti, bo sc i fiumi e im ro ise radure domate dai contadini, attraverso campagne meno addo mesticate, piatte e spelacchiate di quelle di ora. Non poteva intuire che quella gita l’a vrebbe separata per sempre dal padre, dal le scimmie, dai pavoni, dalla dolce Contessa Guiccioli, dalla balia. Non poteva sapere che non avrebbe mai più rivisto la madre Claire,

Elena

Bucci e il suo spettacolo:

«Vado

in cerca di Allegrina come si va in cerca del mistero dell’infanzia

Attraverso

la potenza della musica e del teatro mi perdo nell’osservazione della vita»

disperata perché Byron tradiva la promessa di tenerla accanto a sé e la consegnava al destino di educanda cattolica. Solo il poeta Percy Shelley la rivedrà, trovandola ancora molto bella, ma più pallida. Dopo un primo momento di timidezza, lei gli mostra il suo lettino, la sua sedia, chiede un “visitino” del padre insieme alla “mammina”, “una veste di seta e d’oro” e fa suonare la campana d’allarme del convento facendo impazzire tutte le suore. Chissà cosa ricordava la pic cola Allegra della sua vita affollata di creatu re amate che sparivano ad una ad una come fantasmi. Chissà se ricordava il suo primo compagno di giochi, William, portato via dalla morte in un so fio a tre anni in talia dove la famiglia Shelley proprio per lei si era

spinta. Di certo possedeva la determinazio ne a vivere dei piccoli, che li aiuta a supe rare traumi terribili con la grazia dell’istinto e della natura. Vado in cerca di Allegrina come si va in cerca, forse per tutta la vita, del mistero dell’infanzia, di quel ricordo di eternità e sapienza che sembra trasparire dagli occhi dei bimbi. Non ho giudizi, non ho opinioni. Attraverso la potenza della musica e del teatro mi perdo nell’osserva zione della vita, talmente sorprendente da superare l’immaginazione, mentre l’ascolto di una storia piccola risveglia una profonda nostalgia di poesia, bellezza, amore. Claire non smise mai di sognare c e la figlia lle gra potesse essere ancora viva, in qualche parte del mondo. m

DI BEATRICE DRAGONI

In occasione dell’ottavo centenario dalla morte di san Francesco, il Ravenna Festival dedica al santo di Assisi uno dei suoi temi principali, invitando il pubblico a esplorare la sua vita e la sua eredità spirituale e cul turale attraverso un intreccio tra musica, teatro e riflessione storica im ortan a dell ini iati a sottolineata anc e dal a trocinio concesso dal omitato na ionale er la cele ra ione del centenario il cui logo u ficiale im re iosisce il rogramma del esti al di uest anno

«Francesco, il più italiano dei santi, il i santo degli italiani a ricordato n gelo Nicastro, direttore artistico del Festi al durante la resenta ione all lig ieri citando io na rase c e racc iude l a etto degli italiani er uesta figura ma c e allo stesso tem o in ita a risco rirne la ro ondit e la modernit a sua radi calit risuona oggi nelle sfide contem o ranee, dal rapporto tra uomo e ambiente alla con i en a tra culture e religioni ante stesso ne coglie l essen a in cin ue arole ac ue al mondo un sole utili ate come sottotitolo di uesta edi ione del esti al n sole aggiunge icastro c e illumina una ita segnata dalla scel ta radicale della o ert una s olia ione

Che spettacolo san Francesco

Tutti

gli eventi ispirati al patrono d’Italia, a 800 anni dalla morte

The shows dedicated to Saint Francis

To mark the eighth centenary of the death of Saint Francis, the Ravenna Festival dedicates one of its main themes to the saint i. The program opens at the Dantean Cloisters on June 3 and 4 with the performance o s it out ig t by Luca Maria Baldini and Salvatore Insana. In e ad aint, at the Basilica of San Francesco from June 4 to 9 at 7:30 p.m, uido arbieri tells Francis ourne to g t in 121 , en e de ed t e Fi t rusade to meet ultan Mali al- amil. n une 5, at eatro lig ieri, iorgio allione and Ugo ig ero present u santo ullare rancesco by Dario Fo. Francis’ bond with nature is explored in rancis and t e ol , a orld remiere, directed b Marco Montanari. n une , at t e occa rancaleone, Massimo acciari meets iccardo Muti to s ea about Francis in uence on literature and ainting ( . 1 4). n une 15 at t e asilica o an Francesco t e istorian Franco Cardini will be accompanied by the ensemble laReverdie. The day after, at the iblioteca lassense, Franciscan riar ietro Maranesi and amaldolese mon lessandro Barban will discuss about Spirituality.To scelebrate St Francis as the “inventor” of livinig nativities, ntonio Florio and is a ella ea olitana ill er orm on une 1 at t e asilica o ant ollinare in lasse, ollo ed, t e da a ter, b e e arra and t e uova om agnia di anto o olare (see . 1 2). n une 1 , t e asilica o an Francesco ill host Giullari di Dio, a concert by the ensemble Micrologus, directed by Patrizia Bovi. Finally, on July 11, the Festival will close with the concert ur ister odil eat , featuring the Choir nsemble 16 5 o t e avenna onservator , conducted b ntonio reco.

totale di sé”, attraverso la quale Francesco trova un bene superiore e scopre nell’in contro con la natura e con il mondo una raternit uni ersale

Ma vediamo gli spettacoli dedicati es licitamente al santo di uesta edi ione del esti al i arte ai Chiostri Danteschi il 3 e 4 giugno con la performance audiovi siva Nessun cielo è senza luce di Luca Maria Baldini e Salvatore Insana ui i testi dei rimi rancescani dialogano con rifles sioni contemporanee sul rapporto tra uma no e non umano, spiritualità e tecnologia, a ione olitica e crisi am ientale

Il dialogo tra culture trova però la sua più intensa ra resenta ione con Il Santo folle in scena alla Basilica di San Francesco dal 4 al 9 giugno alle 19.30 o s ettaco lo racconta il iaggio c e rancesco com in gitto nel uando sfid la uinta crociata e il pericolo della morte pur di in contrare il sultano ali al amil Guido Barbieri con le music e di arcello era narra l’episodio attraverso il personaggio di aco a dei ettesoli no ildonna romana c e os it rancesco e c e u al suo ca e

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zale nell’ora della morte. L’incontro con al amil testimoniato dal corno donato dal sultano e ancora conser ato ad ssisi iene suonato uando i musulmani anno isita alla citt in sim olo di dialogo e con cordia tra le religioni on manc eranno momenti di umanit il 5 giugno, al Teatro Alighieri, Giorgio Gallione e Ugo Dighero ortano in scena Lu santo Jullare Francesco do e la figura del santo rende ita attra erso la riscrit tura di ario o omaggio er il centenario della sua nascita ri elandone il lato i ri olu ionario e ca ace di arlare al o olo con l argu ia del giullare l legame di rancesco con la natura iene raccontato nello s ettacolo Francesco e il lupo rima assoluta commissionata dal esti al con la regia di Marco Montanari, li retto di Silvia Rossetti e music e di Giorgio Babbini io ani attori raccontano l incontro del santo con il lu o c e terror i a a u io re licando la er ormance

Nella pagina a fianco i ici i el o o n e le p o agoni i l l glio el conce o o a no a o e co po ale an e n e i i ione all in e no ella a ilica i an ance co in na o o i ca onca

date e luog i sono ancora da definire in sette quartieri di Ravenna con l’Orchestra La Corelli diretta da Jacopo Rivani a dimensione culturale e s irituale di rancesco tro a oce anc e nella musica e nella letteratura Domenica 7 giugno, alla Rocca Brancaleone, Massimo Cacciari dialogherà con Riccardo Muti e ocando l in fluen a di rancesco sulla letteratura e sul la ittura da ante e iotto (vedi p. 104). l ercorso rancescano del esti al roseguir il 15 giugno alla Basilica di San Francesco con Francesco D’Assisi rilettura storica di Franco Cardini accom agnata dall’ensemble laReverdie c e restituisce il contesto s irituale e culturale del santo attra erso le laudi um re e toscane del ue e recento l giorno successi o alla Biblioteca Classense, il frate francescano Pietro Maranesi e il monaco camaldolese Alessandro Barban si con ronteranno su ir itualit rancescana e romualdina er l a untamento sulle Viae Sancti Romualdi. ltro e isodio significati o della ita di rancesco la sua ermanen a in erra anta gra ie a un lascia assare del sulta no econdo gli studiosi uesto eriodo is ir in lui la crea ione del rese e el a reccio il santo rie oc la nascita di risto con una ra resenta ione i a e arteci ata a ui arte il ercorso a reccio al rese e na oletano con Anto-

nio Florio e la sua Cappella Neapolitana, che il 17 giugno alla Basilica di Sant’Apollinare in Classe ro orranno music e na poletane, dalle ninna nanne alle tarantel le l giorno successi o Peppe Barra e la Nuova Compagnia di Canto Popolare (vedi intervista a pag. 102) orteranno sul alco del eatro lig ieri la storica Cantata dei Pastori. Il 19 giugno, la Basilica di San Francesco accoglie Giullari di Dio, il concerto dell ensem le Micrologus, diretto da Patri ia o i costruito attorno al Cantico delle Creature sintesi del messaggio di ratel lan a rancescano n uesto ercorso la arola si intreccia alla musica restituendo uell unit es ressi a c e a artene a allo stesso rancesco il Cantico iene cos ro osto in una orma il i icina all orig inale arricc ito da laudi coe e recente mente risco erte

nfine l’11 luglio il esti al c iuder con il concerto Sora nostra morte corporale dedicato ancora a an rancesco rotago nisti i musicisti del Coro & Ensemble 1685 del Conservatorio di Ravenna, diretto da Antonio Greco im egnati in un rogram ma c e accosta i mottetti di o ann e as tian Bach al Requiem del com ositore ceco an ismas elen a a serata edr inoltre la arteci a ione di gio ani musicisti ro enienti da di erse istitu ioni euro ee m

Il presepenapoletano tra sacro e profano

Peppe Barra e la sua Cantata dei pastori

«Penso di non aver ancora finito con il teatro: vorrei mettere in scena il Sogno di una notte di mezza estate»

estate non la stagione del rese e ma uest anno al a enna esti al si a un ecce ione l giugno e e arra mette in sce na all lig ieri la sua Cantata dei pastori, che dal orta nei teatri di tutto il mondo la tradi ione arteno ea della nati it i trat ta di una tras osi ione in rosa del rese e napoletano, nella quale il divino e il grottesco si intrecciano di continuo. «Di solito lo spet tacolo iene ra resentato d in erno ma mi è già capitato di recitarlo in primavera in Su damerica racconta arra attore e cantante enne con una lunga carriera sul alco «Ho sempre e solo fatto questo lavoro sin da am ino sono figlio d arte s iega ono cresciuto nell isola di rocida da do e ro vengono i miei genitori. Mio padre era attore circense, mia madre cantante e attrice, le mie ie e i miei nonni la ora ano in teatro e l o nel sangue arra si in seguito tras erito a a oli do e a ini iato la carriera ro essio nale al Teatro Esse e alla Nuova compagnia di canto popolare.

La Cantata dei pastori è la sua seconda o era autoriale e da me o secolo a in scena ogni dicembre al Trianon di Napoli, ma è stata ra resentata anc e in altri aesi d uro a e oltreoceano l testo is irato all o era di teatro religioso in ersi u licata nel dal drammaturgo gesuita ndrea errucci in cui viene rappresentata la nascita di Gesù. na straordinaria e sacra ra resenta ione la descri e arra c e racconta la storia i universale e affascinante del mondo, quella

della natività. Il titolo del testo originale sei centesco è “Il vero lume tra le ombre, ovvero la spelonca arricchita per la nascita del verbo umanato”. Già da questo si può intuire la com lessa stratifica ione stilistica dell o e ra, che è unica nel suo genere».

Nel secolo successivo la Cantata dei pastori fu riscritta da altri autori che introdussero alcuni personaggi comici rimasti ancora oggi nell immaginario o olare tra cui il de or me Sarchiapone, reso famoso in tutta Italia

dal ca arettista alter iari el tem o il tono dell o era ir sem re di i dal sacro al ro ano tanto da enire sos esa nel per poi essere riscoperta e rivalutata nel corso del Novecento. La messa in scena di arra torna alle origini della rima ersione di errucci ma sen a ris armiare l ironia o spettacolo è infatti un intreccio di più storie, ognuna raccontata con un tono diverso: al nu cleo narrativo più aulico, quello del viaggio di iuse e e aria erso etlemme e del suc

Between Sacred and Profane, Peppe Barra and his Cantata dei pastori

Summer is not typically the season for nativity scenes, but this year the Ravenna Festival makes an exception. On June 18th, Peppe Barra brings his antata dei as tori to the stage of the Teatro Alighieri, a work that has been carrying the Neapolitan tradition of the Nativity around the world since 1975. It is a prose adaptation of the Neapolitan presepe, in which the divine and the grotesque are constantly interwoven. «Normally the show is staged in winter, but I’ve also performed it in spring in South America» says Barra, an 82 years old actor and singer with a long stage career behind him. «I’ve always done this job, ever since I was a child; I come from a theatre family» he explains. «I grew up on the island of Procida, where my parents are from. My father was a circus actor, my mother a singer and actress, my aunts and grandparents worked in the theater. It’s in my blood». Barra later moved to Naples, where he began his professional career at Teatro Esse and with the Nuova Compagnia di Canto Popolare. antata dei astori is his second authorial work and for half a century it has been performed every December at Naples’ Trianon Theatre, while also being staged in other European countries and overseas. The text is inspired by a religious theater poem published in 1698 by the Jesuit playwright Andrea Perrucci, depicting the birth of Jesus. «An extraordinary and sacred representation» Barra describes it, «that tells the most universal and fascinating story in the world, that of the Nativity. The title of the original seventeenth century text is Il vero lume tra le ombre, ovvero la spelonca arricchita per la nascita del verbo umanato (The true light amid the shadows, or the cave adorned for the birth of the incarnate Word). From this alone one can grasp the complex stylistic layering of the work, which is unique of its kind».

Un’illustrazione di Lucy Nguyen Pham da Sun stroke Magazine

DI ALEX GIUZIO
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In alto Peppe Barra (foto Fiorenzo Niccoli), nella pagina a fianco l palco nella sua “Cantata dei pastori”

cessivo arrivo dei Re Magi, si aggiungono le comiche disavventure di Sarchiapone e Rozzullo. Quest’ultimo, un uomo bizzarro e peren nemente affamato, è impersonato da Peppe Barra. «La caratteristica principale dell’opera, narrata principalmente in dialetto napoletano, sta nella forte improvvisazione e nel coinvolgimento diretto del pub blico», rivela l’attore.

Napoli ha un legame storico e profondo col presepe, che rappre senta uno dei rapporti più forti e identitari nella cultura italiana. Ma secondo Barra «il testo della Cantata dei pastori a oltre i confini del tempo e dello spazio. Per questo ha avuto successo anche all’estero in altri periodi dell’anno». Il presepe nella città partenopea non è solo una tradizione religiosa, bensì una forma d’arte che si è sviluppata soprattutto nel Settecento, durante il regno dei Borbone, diventan do una rappresentazione della vita quotidiana oltre che della natività cristiana.

Più recente è invece un’altra tradizione napoletana diventata nota in tutta Italia, quella della canzone neomelodica. Nata a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, è salita alla ribalta grazie alla vittoria di Sal Da Vinci all’ultimo festival di Sanremo col brano “Per sempre sì”, che ha fatto discutere tanti italiani per i pregiudizi culturali nei confronti di questo genere musicale e per il testo che contiene una visione tradizionale del rapporto di coppia. Sollecitato su questo, Peppe Barra è perento rio: «Non ne voglio parlare, non mi interessa, non mi riguarda e non mi stimola. Quella non è cultura. Faccio teatro da una vita a un livello culturale molto alto. A Sanremo la cultura non c’è. È solo una gara di cattivo gusto».

L’artista preferisce parlare del suo lavoro, che non accenna a fer marsi nonostante la lunga carriera alle spalle: «Non smetto mai di imparare e penso di non avere ancora terminato il mio percorso nel teatro», chiosa. «Ho affrontato quasi tutti i grandi classici, ma mi re sta un grande sogno nel cassetto: mettere in scena il Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare». m

Doppio ritratto Massimo Cacciari e l’immagine di san Francesco in Dante e Giotto

A Francesco d’Assisi, di cui ricorre quest’anno l’ottavo centenario del suo transito, Massimo Cacciari ha dedicato nel 2012, per i tipi di Adelphi, un breve ma abissale saggio dal titolo Doppio ritratto. San Francesco in Dante e Giotto (ne par lerà insieme al Maestro Riccardo Muti do menica 7 giugno al termine del concerto Nobilissima Visione).

Alberto Savinio, nell’episodio dal titolo Sentimento di Ravenna del suo ultimo ca polavoro, Il signor Dido – una serie di rac conti editi sul «Corriere d’informazione» tra il 1949 e il 1952, e pubblicati insieme solo nel 1978, sempre da Adelphi –, scrive che Dante «trasforma la parola in forma scolpita». Se alcuni «modellano» con la mano, l’Alighieri lo fa «con la lingua e con le labbra». Molte delle immagini che più ricordano i lettori della Comedia sono vere sculture che restano scolpite nella mente. Giusto, dunque, avvicinare Dante e Giotto nei loro rispettivi ritratti di Francesco.

Entrambi, però, ci dice Cacciari, mettono solo ar ialmente a uoco la figura di ran cesco, troppo “singolare” per essere cat turato seppur da due giganti come Dante e Giotto. I luoghi dei due ritratti sono, rispet tivamente, nei canti XI e XII del Paradiso e nella Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi.

La domanda che si pone Cacciari è: «Il Francesco della doppia chiesa di Assisi può essere trattato in analogia con quello dantesco?» (p. 15). Se il «direttore d’orche stra» della Basilica Superiore è Giotto, il confronto è appunto tra lui e il Sommo Po eta. Il primo, «artista prediletto dalle corti» e il secondo, «ai ferri corti ovunque col suo tempo e i suoi falsi dèi» (p. 16). Dunque, in apparenza, due «incomparabili condizioni sociali e culturali» (p. 35), quelle dei «due grandi dictatores»: ma qualcosa, nel giu dizio su Francesco, «li unisce» e al tempo stesso «li distingue». Un primo paradosso dantesco è di aver collocato Francesco nel Cielo del Sole, «dimora degli spiriti sapienti» (p. 21): «Paradossale collocazio ne dell’indoctus, dell’evangelico ptochós [mendicante, povero]», nota Cacciari. Ma è proprio sull’essere Francesco l’«amante di

Povertà» (p. 30), sulle sue nozze con Essa che Dante insiste: «dei versi dedicati alla lode di Francesco […] ben trenta celebrano le no e e i loro eli i e etti nel fiorire dell’Ordine» (p. 31). Per Dante, inoltre, «lo irito so fia univoce a Francesco» (p. 34); e i Papi debbono semplicemente seguire lui. Qui vi è la prima evidente distanza da iotto c e di inge rancesco genuflesso di ronte alla corte ontificia Innocenzo III conferma la Regola francescana): «La scena comune tra Giotto e Dante è perciò anche quella che ne segna la massima di stanza». E anche riguardo al tema della “predicazione” il distacco non potrebbe essere più palese: «Storica, incarnata la predicazione francescana, nell’esempio che Dante assume – leggendaria, o meglio, pregna della vivacità della leggenda popo lare commista a un reciso disegno edifi cante’, governato dalla Chiesa, quella che Giotto rappresenta» (p. 35). Ma qualcosa in più mettono i due dictatores, dovuto al loro personale Kunstwollen (volontà artistica): Giotto «trova nelle historiae francescane, come poi in quella di Gesù agli Scrovegni, la ragione per la rottura col linguaggio antico, e cioè il bisogno di dar massa, volume, consistenza drammatica alla figura cos c e essa erda ogni as et

to di contingenza, di mera accidentalità» all altra arte ante il grande intellettuale, che vede in Francesco l’incarnazione di elementi essenziali del proprio progetto culturale, politico e reli gioso, e che di questo vuole che parlino gli episodi esemplari della sua vita» (p. 36). La pittura di Giotto nasce dal racconto che di Francesco fa «la comunità dei cristiani»; in ante la ra figura ione della ita di Francesco nasce invece dall’«idea che di essa ha il poeta»: per lui «la leggenda non de e s olgere alcun ruolo significati o Se, per il Poeta, Francesco «non predica a fiori e uccelli ma al estiario di uomini del suo secolo», per Giotto, invece, – e qui il pittore, più di Dante, secondo Cacciari, si avvicina a «uno dei […] tratti più rivolu zionari» di Francesco (p. 37) – la «predica agli uccelli non è riducibile […] a leggenda popolare, né ad azione taumaturgica»: «È una nuova idea di natura che si esprime in Francesco». In Dante «non manca sem plicemente la predica agli uccelli»: è del tutto «assente lo spirito del Canticum fratris solis». «Il poeta Dante – nota Cacciari – è estraneo proprio al Francesco poeta, al Francesco che chiede si canti nei momenti di più acuta sofferenza». «Il carattere del farsi prossimo di Francesco ad ogni ente del creato – prosegue Cacciari – è compre so nel realismo di Giotto, non in quello di Dante». Quando Dante «guarda la Terra, essa diviene quella triste aiuola che ci fa feroci» e il «suo sguardo non sa arrestarsi alla bellezza visibile come avente in sé un proprio valore». Per Francesco, invece, «si loda insieme alle creature, essendo l’uo mo creatura cos come si loda il ignore con le sue creature cos come si loda il Signore attraverso la lode delle creature, cos come lo si loda anc e a causa della loro bellezza e utilità» (p. 40). In realtà, os serva magistralmente Cacciari, «non si pre

Nella foto in alto: un ritratto di Massimo Cacciari

Nella pagina a fianco in al o: io o Innocenzo III conferma la Regola francescana ca a e co i i a ilica pe io e n a o: io o Predica agli uccelli ca a e co i i a ilica pe io e

Double Portrait

Massimo Cacciari and the Image of Saint Francis in Dante and Giotto

To Francis of Assisi—whose eighth centenary of his transitus is marked this year—Massimo Cacciari devoted, in 2012, a brief yet abyssal essay published by Adelphi entitled Doppio ritratto. San Francesco in Dante e Giotto (Double Portrait: Saint Francis in Dante and Giot to). Cacciari tells us that both Dante and iotto bring t e gure o Francis onl partially into focus—too “singular” he is the Saint to be captured even by two giants such as Dante and Giotto. Cacciari asks: «Can the Francis of the twin churches of Assisi be treated by analogy with Dante’s Francis?» If Giotto is the “conductor” of the Upper Basilica, then the comparison is precisely between him and the Supreme Poet: the former, an «artist favored by the courts», the latter «at daggers drawn everywhere with his own time and its false gods». Thus, in appearance, two «incomparable social and cultural conditions», those of the «two great dictatores»; yet something, in their judgment of Francis, both unites and at the same time distinguishes them. In particular, in his conclusion, acciari s re ection centers on the theme of Paupertas, the true hallmark of Francis. This is the unreachable gure in bot ante and iotto, t e question of questions: «Who are you, Francis, pauper o are ou o nd in the will to be poor what is most truly your own, such that you call and make yourself the least of all? Here lies the Franciscan scandal—”resolved” theologically by Dante; almost “removed” in ssisi . e nal ages o t e book are devoted entirely to showing the uniqueness of the Saint: for Francis, «The Christian is poor or is not», but «Only the poor are truly powerful». As with the poet Rainer Maria Rilke, for whom Poverty «is fullness of experience, reedom rom t e su er uous, and not lac -o - ossession . For im, as for others—the Lukács of On Poverty of Spirit (1912) or the Heidegger commenting on Hölderlin—«poverty means opening oneself to a relationship with what is necessary, freeing oneself from all that is not necessary, and therefore lacking nothing». And «The good that Jesus says must be abandoned is our most jealously guarded possession, the one we most stubbornly defend against all and sundry—our own psyché».

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dica […] agli uccelli – ma con loro»; addirit tura, «Saranno […] piuttosto gli uccelli del cielo e i gigli dei campi a predicare all’uo mo!». «Autenticamente francescana – con clude Cacciari – è quella lode in cui tutte le creature convengono, e si confortano ‘pre dicandosi icende olmente Dante non riesce «ad ascoltare e intende re questo timbro della ‘predicazione’» (p. e la a in ece iotto ad ssisi do e è in grado di distaccarsi «dalla grandiosità ideale del monumento eretto al Santo dal poeta». Nel suo insieme, in verità, il ciclo di affreschi di Assisi «vuole essere immagine» dell accordo tra l escatologia s iri tuale» – ma depurata «da ogni ‘impazienza’ intorno al nuovo evo, annunciato dall’even to francescano» –, da un lato, e «la ‘dovuta reverenza’ all’autorità papale e alla gerar chia ecclesiastica, dall’altro». Una pax tra la «fraternitas s irituale dei inori francescani e l’«ecclesia reale, saldamente governata dall’autorità papale». Dunque, anche qui, travisamenti del vero messag gio di rancesco ad ssisi si glorifica un Santo che aspira a regolare la propria vita – rovesciando così il senso stesso del messaggio originario, che consisteva certa mente nel ‘risolvere’ in vita evangelica ogni legge d ssisi denuncia accia ri anca il cor o so erente martoriato

di Francesco; mancano i chiodi nella sua carne; manca l’agon tragico della sua esi stenza contro e con la Chiesa, e il suo stes so Ordine, e il mondo anca la atica c e la con ersione com orta i i anca il segno rimo della con ersione di Francesco: l’incontro col lebbroso, l’incon tro con l’autentico prossimo, colui che all’i nizio, allorché ti sorprende inaspettato per via, riempie di orrore, e che diviene fonte di meraviglia e di gioia soltanto a prezzo della vittoria su se stessi».

a riflessione di acciari termina er sul tema della Paupertas, vera cifra di France sco uesta la figura irraggiungi ile sia in ante c e in iotto la domanda delle domande: «chi sei tu, Francesco, pauper? Chi sei tu che trovi nel voler essere povero il tuo proprio, così da dirti e farti il minore di tutti? Ecco lo scandalo francescano – ‘ri solto’ teologicamente […] da Dante; quasi rimosso ad ssisi e agine finali del li ro sono tutte ol te a mostrare l’unicità di Francesco, come del suo odello risto er rancesco Il cristiano è povero o non è ma «Soltanto il povero è veramente potente». ome er il oeta ainer aria il e er il quale Povertà «è pienezza di esperienza, li ert dal su erfluo e non mancan a di ossesso er lui come er altri

Giotto, San Francesco predica agli uccelli, e pe a e o o a ola p e ella ella a ola Stigmate di san Francesco, c × a igi o e i o o: la cope ina el li o i a i o accia i Doppio ritratto. San Francesco in Dante e Giotto, ilano elp i

il u cs di Sulla povertà di Spirito o l’Heidegger che commenta Hölderlin, o ert significa a rirsi alla rela ione col necessario li erarsi da tutto ci c e non necessario e erci non mancare di nulla l ene c e es dice di a andonare il nostro ossesso i geloso uello c e i ostinatamente contro tutto e tutti difendiamo – la nostra psyché» (p. ci c e anc e rancesco esige i veramente povero in spirito, odia se stesso e ama coloro che lo percuotono sulla guan cia» (p. 67, dalle Admonitiones Qual è la conclusione di Cacciari? Che «la historia di rancesco non u essere immaginata senza i ritratti dei nostri due Sommi – e proprio perché essi sono pode rose e tendenziose ricostruzioni, espres sioni di progetti religiosi, teologici, po litici, che costituiscono la storia reale c e da rancesco si genera Francesco è anche questo, «ma in alcun modo i si riduce o risol e er sempre inimitabile resta, e resterà, la sua «singolarità», «quella straordinaria, para dossale singolarità di chi assolutamente non si vuole ‘singolo’» e che «continua», e continuerà, «ad esistere oltre queste immagini, e ogni altra, esattamente come uella del suo odello resiste oltre ogni ‘cristianesimo’». m

Appunti per una pace fuori dal sistema

Dal controllo alla custodia del vivente

Bertha von Suttner raga ien na scrittrice giornalista rogressi sta anticlericale e atti ista rima donna a rice ere nel un remio o el er la ace una delle figure ondanti del acifismo euro eo tra la fine del se colo e l ini io del secolo crede a nel dialogo nella di loma ia nell ar itrato interna ionale e nell istru ione er re e nire i conflitti sostene a l istru ione delle donne e il loro coin olgimento olitico romuo e a l idea di un uro a unita e acifica el roman o Die Waffen nieder! Eine Lebensgeschichte resda dgar ierson s erlag trad it Abbasso le armi!Romanzo ilano re es de nuncia la guerra come un atrocit irra io nale e distrutti a c iedendo l a oli ione delle armi i di un secolo di distan a Gloria Jean Watkins conosciuta con lo seudo nimo di bell hooks o ins ille

erea

intellettuale atti ista teori ca emminista a roamericana si distingue er un a roccio interse ionale olto a collegare il concetto di ace alla giusti ia sociale alla cultura e all educa ione e condo oo s la vera pace ratica atti a c e ric iede lo sradicamento delle ingiu sti ie strutturali e trasgressione nei con ronti dei sistemi di dominio rri ando ai giorni nostri durante la o on eren a delle a ioni nite sui cam iamenti climatici tenutasi a el m in rasile dal al no em re atti iste er i diritti umani ro enienti da tutto il mondo della rete Foro Internacional de Mujeres Indígenas denomi nate anc e le “Mulheres da Floresta”, inter engono al rimo Global Summit of Indigenous Women and Youth guidando roteste er la giusti ia climatica e il a cifismo n a roccio c e lega la di esa del territorio alla necessit di orre fine ai conflitti armati e alla iolen a ro onen do una isione di ace con la natura ert a on uttner ell oo s e le ul eres da loresta ur o erando in e oc e e contesti di ersi condi idono l idea c e la ace sia un atto ri olu io nario e uotidiano con ros etti e c e collegano la ace alla necessit di una tra

s orma ione sociale ro onda a isione di on uttner refigura il disarmo come l esito necessario di una buona politica e del rogresso culturale indi iduando nel diritto l unica alternati a ra ionale alla logica della distru ione n uesto al eo lo sradicamento dei sistemi di dominio, aus icato da ell oo s si traduce in strumento edagogico e o erati o ca a ce di decostruire alla radice ogni orma di so ra a ione ensione ideale c e tro a oggi una tradu ione ragmatica nell a ione delle ul eres da loresta la loro una ra tica olitica e territoriale concreta c e at tra erso un a roccio am ientalista mira a ri olu ionare i modelli di gestione delle risorse isioni e analisi c e rimandano a un collegamento con il ensiero del filo so o rancese Michel Serres gen incennes in articolare al concet to di contrat naturel con cui egli ro one di assare dal contrat social c e riguarda solo gli umani a un accordo c e includa la erra come soggetto di diritto ora c e si sta scatenando la io len a oggetti a uella del mondo della natura della erra suscitata dalla aci fica concorren a economica rofitto e s ruttamento occorre arri are a un atto

nuo o da firmare con il mondo il contratto naturale […]».1

erres restituisce una cornice filoso fica c e tiene insieme la lotta di uttner er il disarmo da reali arsi gra ie a un metodo giuridico acifista l etica della cura di oo s c e anali a il atriarcato e il ra ismo insiti nella Cultura del Dominio come sistemici rumori asati sulla iolen a ornendo una solida ase rela ionale e l ecocentrismo indigeno c e collega la ace sociale alla ace con la terra l filoso o rancese nel saggio cita to sostiene c e l umanit de e assare da un ra orto di arassitismo2 e dominio guerra sulla erra a una rela ione di re ci rocit in grado di sigillare un allean a tra acifismo giuridico etica comunitaria ed ecologia

tal ro osito si u osser are c e il ensatore e ri ormatore radicale Francesco d’Assisi antici a alcuni concetti c ia e della filosofia di erres entram i con di idono una isione anti-moderna c e s osta l uomo dal centro del mondo er inserirlo in una rete di rela ioni aritarie er loro il mondo non un de osito di ma teriali ma un insieme di legami rance sco usa il linguaggio della mistica erres uello dell e istemologia ma l o ietti o lo stesso una democra ia estesa a tutto ci c e esiste e ene se arati da otto secoli e da contesti teologico filosofico scientifici radicalmente di ersi entram i ro ongono una drastica re isione del ra orto tra l essere umano e la natura su erando l antro ocentrismo anali si sociale del Cantico delle Creature (o Cantico Frate Sole 3 citando ratello ole e sorella erra antici a anc e le istan e delle ul eres da loresta di el m c e a ermano c e la ace non ossi ile tra gli uomini se non si sta ilisce una ace con il mondo non umano a visione comunitaria di oo s tro a in rancesco una radice storica l do e la ulnera ilit e l accoglien a dell altra o anc e del nemi co di entano strumenti er disarmare la iolen a sistematica e er il ensatore um ro l altro non mai un nemico ma un fratello uttner s osta il concetto di ra tellan a dal iano religioso a uello ci ile e iologico l’altro non un nemico na io nale ma un concittadino del mondo e la guerra crimine contro l umanit erc uccide mem ri della stessa s ecie in tegra ione di ueste isioni acifista rancescana eclettica interdisci linare comunitaria emminista am ientalista e iden ia come il acifismo moderno segni il assaggio definiti o dall antro ocentrismo di dominio in cui gli esseri umani o erano da adroni del ianeta alla sim iosi ecocentrica in cui gli esseri umani sono arte di una rete on si trat ta solo d istan e teoric e le dinamic e dei conflitti in corso con ermano come gli scontri ellici siano l esito di sistemi so

La crisi della democrazia non è solo una disfunzione istituzionale: rappresenta il collasso della nostra capacità di abitare il mondo

ciali asati sul dominio ideologico e sul controllo delle risorse energetic e n uesta ros etti a la sta ilit geo olitica non e uili rio di or e militari ma l esito di un integra ione sistemica in cui la salute della ios era e i diritti dei i enti non sono aria ili esterne all eco nomia e alla inan a c e s esso ignora i limiti iologici del ianeta ma condi ioni necessarie er la sussisten a di

ualsiasi atto ci ile e democratico to ie normati e c e non descri ono come siamo ma c e indicano do e do remmo tendere er non estinguerci a crisi del la democra ia non solo una dis un io ne istitu ionale ra resenta il collasso della nostra ca acit di a itare il mondo n uesto senso le suddette as ira ioni aci iste non sono ug e dalla realt ma critic e radicali c e s ingono a ri ondare

Notes for a Peace Outside the System and a “natural contract”

Bertha von Suttner (Prague, 1843 –Vienna, 1914)—writer, journalist, progressive thinker, anticlerical activist, and t e rst oman to receive t e Nobel Peace Prize in 1905—is one of t e ounding gures o uro ean acism bet een t e late nineteent and early twentieth centuries. She believed in dialogue, diplomacy, international arbitration, and education as tools to revent con ict, and s e su orted women’s education and their political participation. More than a century later, Gloria Jean Watkins—known by the pseudonym bell hooks (Hopkinsville, 1952 – Berea, 2021)—an intellectual, activist, and African American feminist theorist, stood out for her intersectional approach, aimed at linking the concept of peace to social justice, culture, and education. Coming to the present day, during COP30—the United Nations Conference on Climate Change—held in ra il in 2 25, uman-rig ts activists from around the world belonging to the Foro Internacional de Mujeres Indígenas, also known as the “Mulhe-

res da Floresta , too art in t e rst Global Summit of Indigenous Women and Youth, leading protests for climate ustice and aci sm. eir a roac links the defense of territory to the need to ut an end to armed con ict and violence, proposing a vision of a “peace with nature.” Bertha von Suttner, bell hooks, and the Mulheres da Floresta, though operating in different eras and contexts, share the idea that peace is a revolutionary and everyday act, with perspectives that connect peace to the necessity o ro ound social trans ormation. ese visions and analyses resonate with the thought of the French philosopher Michel Serres (Agen, 1930 – Vincennes, 2019), particularly with his concept of the natural contract, through which he proposes moving from the social contract (which concerns only humans) to an agreement t at includes t e art as a legal subject. It can also be observed that the radical thinker and reformer Francis of Assisi anticipated certain key concepts of Serres’s philosophy about the roles of humans and nature.

ENGLISH VERSION

la democrazia su basi simbiotiche e non parassitarie. La disobbedienza civile è il braccio operativo di queste visioni; azio ne politica diretta che rompe il consenso per forzare un cambiamento sistemico. In questa prospettiva, la democrazia non crolla ma si rigenera grazie a chi, disob bedendo, pretende dalle Istituzioni la consapevolezza dei loro limiti biologici ed etici. m

In alto: una manifestazione contro la guerra organizzata dalla Casa delle Donne in centro a Ravenna

Nella pagina a fianco: il manifesto della “Marcia per la pace” di Firenze, organizzata nel maggio del 1962 nell’ambito del Festival Mondiale della Gioventù e degli studenti per la pace e l’amicizia

Note

1. Michel Serres, Le contrat naturel , Paris, Bourin Julliard, 1990 (edizione italiana: Il contratto naturale , Milano, Feltrinelli, 2019).

2. Il fenomeno del parassitismo viene esaminato da Michel Serres principalmente nel suo libro intitolato Le Parasite , Paris, Éditions Grasset & Fasquelle, 1980 (edizione italiana a cura di Gaspare Polizzi: Il parassita , Milano-Udine, Mimesis, 2022).

3 Il Cantico delle creature o Laudes

Creaturarum viene composto da Francesco intorno al 1224-1225 (o comunque prima della sua morte nel 1226) in volgare umbro. Una scelta rivoluzionaria che ha un preciso scopo pastorale e comunicativo: Francesco voleva che la laude fosse alla portata di ogni persona, non solo dei dotti. Il Cantico verrà citato spesso con i titoli latini Laudes Creaturarum o Canticum Fratris Solis per motivi legati al contesto storico e culturale del XIII secolo. Qualsiasi opera, anche se scritta in volgare, veniva, infatti, registrata e archiviata nei monasteri con un titolo latino per permetterne l’identificazione formale da parte dei dotti e dei chierici.

Gli eventi giorno per giorno

GIOVEDÌ 21 MAGGIO

Palazzo Mauro De André, ore 21 CONCERTO INAUGURALE

Royal Philharmonic Orchestra

Vasily Petrenko direttore

Anne-Sophie Mutter violino musiche di L. van Beethoven, G. Mahler vedi pagina 26

DA MERCOLEDÌ 20 MAGGIO

A SABATO 20 GIUGNO in giornate e luoghi diversi

Filippo Gorini pianoforte residenza e concerti

Lezioni e masterclass con gli allievi del Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Ravenna e dell’Accademia Internazionale “Incontri col maestro” di Imola. Incontri e concerti in scuole e strutture sociali

GIOVEDÌ 28 MAGGIO Russi, Teatro Comunale ore 21.30

musiche di M.A. Magalhaes, R. Schumann

VENERDÌ 5 GIUGNO Ravenna, Museo d’Arte della città, Chiostro Loggetta Lombardesca ore 21.30

musiche di F. Gardella, F. Schubert

LUNEDÌ 8 GIUGNO Ravenna, Chiostri Danteschi ore 21.30 musiche di W.A. Mozart, B. Furrer, F. Schubert

MARTEDÌ 16 GIUGNO Lugo, Museo Francesco Baracca ore 21.30 musiche di F. Schubert, S. Gervasoni, L. van Beethoven vedi pagina 28

GIOVEDÌ 28 MAGGIO

Teatro Alighieri, ore 21 Antigone

riscrittura da Sofocle drammaturgia e regia Marco Martinelli vedi pagina 93

VENERDÌ 29 MAGGIO

rtificerie lmagi ore FANNY&ALEXANDER

Storia del nuovo cognome L’amica geniale a fumetti

Volume 2

con Chiara Lagani e Fiorenza Menni disegni Mara Cerri

SABATO 30 E DOMENICA 31 MAGGIO

Museo d’Arte della città di Ravenna, dalle 9 alle 13

Disegnare L’amica geniale

workshop di Mara Cerri (illustratrice, Premio Andersen 2025) in collaborazione con Coconino Fest vedi pagina 93

SABATO 30 MAGGIO

Teatro Alighieri, ore 21 DEDICATO AGLI UNDER 35 Münchener Kammerorchester

Enrico Onofri direttore

musiche di A. Pärt, W.A. Mozart, B. Bartók a seguire DJ set in Sala Corelli

Dall’1 al 24 maggio, nove appuntamenti musicali nel segno del rispetto dell’ambiente

Romagna in Fiore

Una iniziativa di Ravenna Festival per e nei territori alluvionati

VENERDÌ 1 MAGGIO

Fontanelice (BO) Antica Torre di Fornione, ore 16

DAVIDE AMBROGIO Mater Nullius

opening act Laura Agnusdei sax, live electronics

Edoardo Grisogani percussions and electronics

SABATO 2 MAGGIO

Cotignola Arena delle Balle di Paglia, ore 16 BANDABARDÒ

DOMENICA 3 MAGGIO

Modigliana Foresta di Montebello, ore 16

CANZONIERE GRECANICO SALENTINO

SABATO 9 MAGGIO

Faenza astel aniero ex colonia ore MOTTA

opening act Pranvera Balkan

DOMENICA 10 MAGGIO

Santa Sofia Parco Fluviale Giorgio Zanniboni, ore 16

ENZO AVITABILE opening act Fusaifusa

SABATO 16 MAGGIO

Brisighella Centro visite Rifugio Ca’ Carné, ore 16 EUGENIO FINARDI

DOMENICA 17 MAGGIO

Forlì Parco urbano Franco Agosto, ore 16 IRENE GRANDI

SABATO 23 MAGGIO

Ravenna La Torraccia, ore 16 NICCOLÒ FABI

DOMENICA 24 MAGGIO

Bertinoro Giardini della Rocca, ore 16 ZÉ IBARRA

vedi pagina 22

DOMENICA 31 MAGGIO

Rocca Brancaleone, ore 21.30

Münchener Kammerorchester

Enrico Onofri direttore

Arsenii Moon pianoforte

musiche di F.J Haydn, F. Chopin, L. van Beethoven vedi pagina 22

LUNEDÌ 1 E MARTEDÌ 2 GIUGNO

Palazzo Mauro De André, lunedì 1 giugno ore 15 martedì 2 giugno ore 10.30 e ore 15.30

Cantare amantis est

(Cantare è proprio di chi ama, Sant’Agostino)

Secondo viaggio nella coralità

diretto da Riccardo Muti

Un invito aperto a tutti i cori (e coristi) professionali, amatoriali e di voci bianche, per due giorni di lezioni, prove e approfondimenti

Davide Cavalli pianoforte vedi pagina 16

DA LUNEDÌ 1 A DOMENICA 7 GIUGNO

(TRANNE 3 E 4 GIUGNO)

Mercato Coperto, dalle 19 alle 21 (due ingressi, ore 19 e 21)

GRUPPO NANOU

goldroom

coreografie Marco Valerio Amico, Rhuena Bracci vedi pagina 64

MERCOLEDÌ 3 E GIOVEDÌ 4 GIUGNO

Chiostri Danteschi, ore 21.30

Nessun cielo è senza luce

ideato e realizzato da Luca Maria Baldini vedi pagina 100

DA GIOVEDÌ 4 A MARTEDÌ 9 GIUGNO

Basilica di San Francesco, ore 19.30

Il Santo folle

Francesco, il Sultano, una tenda sulle rive del Nilo azione scenica per attrice, basso, baritono, archi, coro misto e percussioni

testo Guido Barbieri

musica Marcello Fera

Conductus Ensemble

Gruppo Vocale Heinrich Schütz

violino solista e direttore Marcello Fera vedi pagina 100

VENERDÌ 5 GIUGNO

Teatro Alighieri, ore 21

OMAGGIO A DARIO FO NEL CENTENARIO DELLA NASCITA

Lu santo Jullare Francesco

di Dario Fo e Franca Rame

con Ugo Dighero

regia Giorgio Gallione vedi pagina 100

SABATO 6 GIUGNO

Rocca Brancaleone, ore 21

Stefano Bollani All Stars

Stefano Bollani pianoforte Enrico Rava tromba Paolo Fresu tromba

Daniele Sepe sax e flauti Antonello Salis fisarmonica

Ares Tavolazzi contrabasso Roberto Gatto batteria

Christian Mascetta chitarra Frida Bollani Magoni pianoforte e voce

Il concerto sarà preceduto dalla proiezione di Tutta Vita un film di Valentina Cenni vedi pagina 44

DOMENICA 7 GIUGNO

Rocca Brancaleone, ore 21.30

Nobilissima visione

direttore Riccardo Muti

musiche di A. Catalani, P. Hindemith Orchestra Giovanile Luigi Cherubini a seguire

Doppio ritratto:

San Francesco in Dante e Giotto dialogo fra Riccardo Muti e Massimo Cacciari vedi pagina 104

DA MARTEDÌ 9 A SABATO 13 GIUGNO

Musei Byron e del Risorgimento, dalle ore 10 alle ore 18

Giovanna Baviera in residenza

DA OLTRE 50 ANNI ACCORCIAMO LE DISTANZE

Spedizioni internazionali marittime e terrestri, uffici e agenti in tutti i porti italiani ed esteri, specialisti nella logistica di ortofrutta fresca e conservata.

Passione ed esperienza, oggi più che mai.

MERCOLEDÌ 10 GIUGNO Museo d’Arte della città di Ravenna, Chiostro Loggetta Lombardesca, ore 21.30 na panchina, due finestre Giovanna Baviera viola da gamba e voce con Matteo Cavezzali scrittore

GIOVEDÌ 11 GIUGNO Museo d’Arte della città di Ravenna, Chiostro Loggetta Lombardesca ore 21.30

Giovanna Baviera viola da gamba e voce con Cath La Torre avvocata

SABATO 13 GIUGNO Musei Byron e del Risorgimento, ore 23

Soloindue Giovanna Baviera viola da gamba e voce vedi pagina 28

DA MERCOLEDÌ 10

A DOMENICA 14 GIUGNO

CISIM, Grande Teatro di Lido Adriano, ore 20

Viaggio in Occidente

direzione artistica Luigi Dadina, Lanfranco Vicari regia Luigi Dadina drammaturgia Tahar Lamri vedi pagina 89

GIOVEDÌ 11 GIUGNO

Basilica di Sant’Apollinare in Classe, ore 21.30

Magnificat

ricostruzione del programma con cui Bach present per la prima volta il suo Magnificat BWV a il dicem re a Lipsia

Le o me armoni ue direttore Vincent Dumestre vedi pagina 26

The English Centre

SCUOLA DI LINGUA INGLESE DAL 1971

Ideale per bambini e adulti!

Preparation Centre Cambridge English alle certificazioni per bambini di scuola primaria (YLE) Young Learners English Tests, KET, PET, FCE, CAE, e IELTS

VENERDÌ 12 GIUGNO

Palazzo Mauro De André, ore 21.30

Sadeck Berra ah

Murmuration Level

coreografie Sadeck Berra ah musica TRe produzione oratio vedi pagina 69

SABATO 13 GIUGNO

Basilica di Sant’Apollinare in Classe, ore 21.30 Vo Clamantis And I Heard a Voice musiche di Arvo rt vedi pagina 26

SABATO 13 GIUGNO

rtificerie lmagi ore Ale Bellini

Esploratori o geografi?

Due visioni per comprendere il mondo musica e live electronics Luca Lagash testi e regia Alessio Mazzolotti vedi pagina 85

DOMENICA 14 GIUGNO

Palazzo Mauro De André, ore 21 Kent Nagano

Orchestra Giovanile Luigi Cheru ini musiche di L. van Beethoven,A. Vivaldi A. Sadikova vedi pagina 26

DOMENICA 14 GIUGNO

Cervia, Arena dello Stadio dei Pini, ore 21.30 IL TREBBO IN M SICA

La misteriosa scomparsa di W di Stefano Benni con Am ra Angiolini vedi pagina 72

LUNEDÌ 15 GIUGNO

Basilica di San Francesco, ore 21.30 Francesco d Assisi

raccontato da Franco Cardini - laReverdie vedi pagina 100

LUNEDÌ 15 GIUGNO

Rocca Brancaleone, ore 21.30

L ultima risata

(Der letzte Mann) di Friedrich Wilhelm Murnau proiezione con sonorizzazione elettronica musiche originali di Federico Gardella realizzazione originale di informatica musicale Carmine Emanuele Cella sound design e live electronics Tempo Reale vedi pagina 61

MARTEDÌ 16 GIUGNO

Biblioteca Classense, Sala Dantesca, ore 18 VI SANCTI ROM ALDI

Ravenna, Via Maggiore 147 333 6425460 - 0544 461460 www.theenglishcentre.it

Spiritualit francescana e romualdina con ietro Maranesi frate francescano e Alessandro Bar an monaco camaldoelse vedi pagina 100

MARTEDÌ 16 GIUGNO

Rocca Brancaleone, ore 21.30

Without a Song

Chanticleer

Coro di voci maschili a cappella direttore Tim Keeler vedi pagina 46

MERCOLEDÌ 17 GIUGNO

Cervia, Arena dello Stadio dei Pini, ore 21.30 IL TREBBO IN MUSICA

Pablo Trincia

A sangue freddo

di Truman Capote

Leonardo Marino pianoforte

vedi pagina 80

MERCOLEDÌ 17 E GIOVEDÌ 18 GIUGNO

Sala Corelli del Teatro Alighieri

DA GRECCIO AL PRESEPE NAPOLETANO

RICORDANDO ROBERTO DE SIMONE

50 anni de “La gatta Cenerentola”

esposizione dei costumi originali dedicata a Roberto De Simone

mercoledì 17 giugno, ore 17 Vernissage con Peppe Barra intervistato da Filippo Arriva vedi pagina 102

Danza barocca, regency, ’800 e scozzese

Associazione culturale che diffonde la cultura delle danze di società di tradizione ottocentesca e scozzese, presente nelle città di Lugo, Forlì e Ravenna.

MERCOLEDÌ 17 GIUGNO

Basilica di San Vitale, ore 21.30

DA GRECCIO AL PRESEPE NAPOLETANO

RICORDANDO ROBERTO DE SIMONE

Per la nascita del Verbo

La Cappella Neapolitana

direttore Antonio Florio

GIOVEDÌ 18 GIUGNO

Teatro Alighieri, ore 21

DA GRECCIO AL PRESEPE NAPOLETANO

RICORDANDO ROBERTO DE SIMONE

Cantata dei pastori

Per la nascita del Verbo umanato di e con Peppe Barra vedi pagina 102

DA VENERDÌ 19

A DOMENICA 21 GIUGNO

Auditorium San Romualdo, dalle ore 15 alle 18

Coro da camera Vikra in residenza

VENERDÌ 19 GIUGNO Auditorium San Romualdo, ore 19 musiche di G. Bonato, J. Brahms, A. Copi, L. Dallapiccola, J. Gallus, A. Lajovic, F. Lo Pinto, P. Merkù, C. Monteverdi, A. Orologio, H. Parry, A. Pärt, A. Schnittke, G. Vasil’evich Sviridov

SABATO 20 GIUGNO Basilica di San Francesco, ore 21.30

musiche di G. Bonato, J. Brahms, N. Forte, F. Mendelssohn Bartholdy, K. Nystedt, H. Parry, A. Pärt, A. Schnittke, G. Vasil’evich Sviridov, M. Tadini vedi pagina 28

VENERDÌ 19 GIUGNO

Basilica di San Francesco, ore 21.30

Ensemble Micrologus

Giullari di Dio

Alle origini della lauda italiana con la ricostruzione del Cantico delle Creature dalle fonti più antiche vedi pagina 100

SABATO 20 GIUGNO

Russi, Palazzo San Giacomo, ore 21

Rap- nion

Dj Shocca & Guests

con Ensi, Nerone, Tormento, Johnny Marsiglia, Madbuddy, Frank Siciliano & many more vedi pagina 42

SABATO 20 GIUGNO

Museo d’Arte della città di Ravenna Chiostro della Loggetta Lombardesca, ore 21.30

Alinde Quintet

musiche di A. Rejcha, P. Haas, A. Dvorák , E. Grieg vedi pagina 26

DOMENICA 21 GIUGNO

Russi, Palazzo San Giacomo, ore 21 T E WORLD FAMO S Glenn Miller Orchestra

diretta da li lettendorff

Swing forever

opening act Cosimo & the Hot coals

DOMENICA 21 GIUGNO Teatro Socjale di Piangipane, dalle ore 14.30 alle 17.30

Workshop/masterclass di SWING Scuola iribellidelballo vedi pagina 42

LUNEDÌ

22 GIUGNO

Rocca Brancaleone, ore 21.30

È piccerella (1922)

regia e sceneggiatura di Elvira Notari musica e live electronics di Maurilio Cacciatore vedi pagina 61

DA MARTEDÌ 23 A LUNEDÌ 29 GIUGNO

Musei Byron e del Risorgimento, corte interna, ore 23

DEDICATO AD ALLEGRA BYRON

La bambina inglese

elegia drammatica per voce parlata e intonata, controtenore, sax, due tromboni e percussioni libretto, drammaturgia e regia di Elena Bucci musica di Paolo Baioni vedi pagina 95

MARTEDÌ 23 GIUGNO

Cervia, Arena dello Stadio dei Pini, ore 21.30 IL TREBBO IN M SICA

P.P.P. Profezia è Predire il Presente

Massimo Zamboni chitarra e voce Erik Montanari chitarre e cori Cristiano Roversi tastiere e stick bass con la partecipazione di Anna Della Rosa - Coro Interculturale di Reggio Emilia diretto da Gaetano Nanna regia di Emanuele Aldrovandi vedi pagina 75

MARTEDÌ 23 GIUGNO

Museo d’Arte della città di Ravenna Chiostro della Loggetta Lombardesca, ore 21.30

Constantinople

Estuary

Dove le culture si incontrano per mescolarsi nel mare Ablaye Cissoko kora e voce Kiya Tabassian setar e voce Patrick Graham percussioni vedi pagina 26

MERCOLEDÌ 24 GIUGNO

Mausoleo di Teodorico, ore 21.30

Jacopo Veneziani

L’enigma del Mausoleo di Teodorico con Sestetto d’archi dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini musiche di J. Brahms vedi pagina 50

MERCOLEDÌ 24 GIUGNO

Cervia, Arena dello Stadio dei Pini, ore 21.30 IL TREBBO IN M SICA

Paolo Nori La libertà. Primo episodio vedi pagina 76

GIOVEDÌ 25 E VENERDÌ 26 GIUGNO

Teatro Rasi, ore 21 LUS

voce Ermanna Montanari contrabbasso e musiche Daniele Roccato testo Nevio Spadoni ideazione, scena, regia Ermanna Montanari e Marco Martinelli vedi pagina 93

GIOVEDÌ 25 GIUGNO

Palazzo Mauro De André, ore 21.30 Stars of Today

Meet the Stars of Tomorrow

Gala conclusivo del master internazionale Youth America

Grand Prix (YAGP) di New York con Maria Khoreva, May Nagahisa, Jeon Minchul (Mariinskij Ballet di San Pietroburgo) Emma Von Enck, Andres Zuniga (New York City Ballet) Polina Semionova (Staatsballett Berlin) Adji Cissoko (Alonzo King Lines Ballet) e primi ballerini da American Ballet Theatre, Stuttgart Ballet, Royal Ballet, Dutch National Ballet, Opéra National de Paris a fiancati dai gio ani talenti ro enienti da tutto il mondo selezionati durante le masterclass a Ravenna Festival vedi pagina 69

GIOVEDÌ 25 GIUGNO

Cervia, Arena dello Stadio dei Pini, ore 21.30 IL TREBBO IN MUSICA

Paolo Nori

La disperazione. Secondo episodio vedi pagina 76

VENERDÌ 26 GIUGNO

Lugo, Pavaglione, ore 21.30

Jeff Mills presents Tomorrow Comes The Harvest feat. Jean Phi Dary & Rasheeda Ali in collaborazione con Lugocontemporanea vedi pagina 57

SABATO 27 GIUGNO

Basilica di San Vitale, ore 21.30 Oriente ~ Occidente

Musica sacra cattolica e ortodossa tra tradizione e contemporaneità

Coro da Camera del Conservatorio di Ljubljana direttore Ambroz Copi musiche di G. Holst, S. Rachmaninov, F. Poulenc e compositori sloveni, lettoni e bielorussi viventi vedi pagina 26

SABATO 27 GIUGNO

Lugo, Pavaglione, ore 21.30

Padre Cicogna

racconto sinfonico per quattro voci, voce recitante e orchestra testo di Eduardo De Filippo musica di Nicola Piovani

Nicola Piovani direttore

Toni Servillo voce narrante

voci Sara Di Fusco, Pino Ingrosso, Tony Nezic, Susy Sebastiano Orchestra Giovanile Luigi Cherubini vedi pagina 60

DOMENICA 28 GIUGNO

Lugo, Pavaglione, ore 21.30

Emma Nolde

con Orchestra La Corelli

direttore e arrangiatore Carmelo Emanuele Patti opening act

Giulia Mei & Band

«Io della musica non ci ho capito niente» vedi pagina 58

DOMENICA 28 GIUGNO

Museo d’Arte della città di Ravenna Chiostro della Loggetta Lombardesca, ore 21.30

Artemandoline

Baroque Ensemble

Da Napoli a Madrid

viaggio nella musica colta e popolare fra Regno di Napoli e Corte di Spagna

Fandango, danze, marizápalos, tarantelle, folias di Santiago de Murcia, Andrea Falconieri, Lucas Ruiz de Ribayaz e Anonimi

MARTEDÌ 30 GIUGNO

Palazzo Mauro De André, ore 21

Riccardo Muti

Orchestra Giovanile Luigi Cherubini

musiche di G. Verdi, M. de Falla, M. Ravel vedi pagina 26

CREMAZIONE ANIMALI DOMESTICI

Ci occupiamo di tutto presso il NOSTRO impianto di Ravenna senza appoggiarci ad operatori esterni. Avrai così la certezza di lasciare il tuo amico a 4 zampe in buone mani e di ricevere soltanto le sue ceneri.

Ci trovi a RAVENNA in via Luigi Masotti 14 e a CESENA in Corso Cavour 27. Tel. 339 6782440 e 366 4522190 www.littleheavenravenna.it

MERCOLEDÌ 1 LUGLIO

Rocca Brancaleone, ore 20.30

Massimo Recalcati

La tentazione del muro

Orchestra Giovanile Luigi Cherubini

Daniele di Bonaventura bandoneon, arrangiamenti e direzione

Daniele Di Gregorio vibrafono e marimba

Tributo ad Astor Piazzolla Modern Tango Quintet & Gary Burton vedi pagina 45

GIOVEDÌ 2 LUGLIO

Rocca Brancaleone, ore 21.30

Italiana!

Riccardo Muti

The Philharmonic Brass

members of the Berlin and Vienna Philharmonic Orchestras mu siche di Verdi, Rossini, Puccini, Martucci, Respighi, Albinoni vedi pagina 26

GIOVEDÌ 2 LUGLIO

Cervia, Arena dello Stadio dei Pini, ore 21.30 IL TREBBO IN MUSICA

OMAGGIO A GRAZIA DELEDDA NEI 100 ANNI DAL NOBEL

Paolo Fresu & Mariangela Gualtieri

Nel grande aperto

Paolo Fresu trom a flicorno ed e etti

Mariangela Gualtieri versi e voce recitante vedi pagina 75

VENERDÌ 3 LUGLIO

Teatro Alighieri, ore 21

OperaPaese per Ravenna

compositore e direttore Giorgio Battistelli testi e voce Guido Barbieri

Artigiane e artigiani del territorio

Icarus Ensemble

Banda Musicale Cittadina di Ravenna diretta da Mauro Vergimigli vedi pagina 18

VENERDÌ 3 LUGLIO

Museo d’Arte della città di Ravenna

Chiostro della Loggetta Lombardesca, ore 21.30

Giuseppe Gibboni violino

Pietro Fresa pianoforte

musiche di L. van Beethoven, S.S. Prokof’ev vedi pagina 26

VENERDÌ 3 LUGLIO

Rocca Brancaleone, ore 21.30

Pat Metheny Side-Eye III+

in collaborazione con Ravenna Jazz vedi pagina 45

SABATO 4 LUGLIO

Rocca Brancaleone, ore 21.30

Dulce Pontes

35 Anos Tour

musiche di L. van Beethoven, S.S. Prokof’ev vedi pagina 46

DOMENICA 5 LUGLIO

Brisighella, Piazza Guglielmo Marconi, ore 21.30

New Orleans Jazz Orchestra

DOMENICA 5 LUGLIO

Teatro Rasi, ore 21

Orchestra d archi dell Istituto Magnificat di Gerusalemme

formata da studenti musulmani, cristiani ed ebrei

direttore Igor Frug con la testimonianza di Fra Alberto Pari vedi pagina 32

LUNEDÌ 6 LUGLIO

Rocca Brancaleone, ore 21.30

DISNEY

FANTASIA in Concert Live to Film Orchestra Giovanile Luigi Cherubini direttore Thiago Tiberio musiche di L. van Beethoven, P. I. Cajkovskij, C. Debussy/L. Stokowski, I. F. Stravinskij, A. Ponchielli, P. Dukas, E. Elgar/P. Schickele, O. Respighi, C. Saint-Sa ns C. Coughlin vedi pagina 26

MERCOLEDÌ 8 LUGLIO

Teatro Alighieri, ore 21

Yoann Bourgeois Art Company

The Infinite Approach

ideazione, scene e direzione artistica Yoann Bourgeois performance Yurié Tsugawa & Yoann Bourgeois vedi pagina 69

GIOVEDÌ 9 LUGLIO

Rocca Brancaleone, ore 21.30

Matteo Mancuso Route 96 Tour

Nik West Moody vedi pagina 45

GIOVEDÌ 9 LUGLIO

Cervia, Arena dello Stadio dei Pini, ore 21.30 IL TREBBO IN MUSICA

Fabio Canino Il brutto anatroccolo

fia a musicale da ans ristian ndersen traduzione e adattamento Fabio Canino, Daniele De Joannon, Carmen Giardina - Ensem le Orchestra Citt di Ferrara vedi pagina 75

VENERDÌ 10 LUGLIO

Palazzo Mauro De André, ore 21.30

Sergio Bernal Dance Company

direzione artistica Sergio Bernal, Ricardo Cue

Rango coreografia scene e luci Rafael Aguilar - Suite Flamenca coreografie Sergio Bernal, Ricardo Cue, Antonio Ruiz Soler, Jose Manuel lvarez - Boléro coreografia scene e luci Rafael Aguilar vedi pagina 69

SABATO 11 LUGLIO

Basilica di San Francesco, ore 21.30

Sora nostra morte corporale

Coro & Ensemble 1685 direttore Antonio Greco musiche di J. S. Bach, J. D. Zelenka vedi pagina 100

LITURGIE NELLE BASILICHE

In Templo Domini

DOMENICA 7 GIUGNO

Basilica di San Francesco, ore 11.15

CAPPELLA MUSICALE DI SAN FRANCESCO

DOMENICA 14 GIUGNO

Basilica di Sant’Apollinare in Classe, ore 11 VOX CLAMANTIS

DOMENICA 21 GIUGNO

Basilica Metropolitana, ore 10.30

CORO DA CAMERA VIKRA

DOMENICA 28 GIUGNO

Basilica di Santa Maria in Porto, ore 11

CORO DA CAMERA DEL CONSERVATORIO DI LJUBLJANA

SETTE RECITE IN SETTE LUOGHI

DI RAVENNA

Luoghi e date da definire

OPERA DA QUARTIERE FRANCESCO E IL LUPO

musiche Giorgio Babbini libretto Silvia Rossetti concept e regia Marco Montanari con Rendy Anoh, Marco Montanari, le bambine e i bambini dell’associazione Galla & Teo

Orchestra La Corelli direttore Jacopo Rivani

Biglietteria

GRANDE SCHERMO Il cineasta poeta rivisto in quattro film e un incontro con Goffredo Fofi

Modalità e orari

PREVENDITA BIGLIETTI

• Online www.ravennafestival.org

• La Cassa di Ravenna Spa

• Circuito Vivaticket

• IAT Ravenna Piazza San Francesco 7, tel. 0544 482838

• IAT Marina di Ravenna piazzale Marinai d’Italia 17, tel. +39 0544 485800

• IAT Punta Marina Terme via della Fontana 2, tel. 0544 437312

• IAT Cervia via Evangelisti 4, tel. +39 0544 974400

Il servizio di prevendita comporta la maggiorazione del 10% sul prezzo del biglietto

TRILOGIA D’AUTUNNO

Mozart 1791

VENERDÌ 13 E LUNEDÌ 16 NOVEMBRE

Teatro Alighieri, ore 20

LA CLEMENZA DI TITO

Orchestra Giovanile Luigi Cherubini

direttore Ottavio Dantone

Coro della Cattedrale di Siena Guido Chigi Saracini

maestro del coro Lorenzo Donati

regia Chiara Muti scene Alessandro Camera

costumi Tommaso Lagattolla light designer Vincent Longuemare

SABATO 14 E MARTEDÌ 17 NOVEMBRE

Teatro Alighieri, ore 20

L’ULTIMO INCANTO

drammaturgia originale su ie auber te e le ultime composizioni di Mozart

Orchestra Giovanile Luigi Cherubini

direttore Ottavio Dantone

regia e drammaturgia Chiara Muti scene Alessandro Camera costumi Tommaso Lagattolla light designer Vincent Longuemare

DOMENICA 17 NOVEMBRE

Teatro Alighieri, ore 17 REQUIEM

in re minore K 626

Orchestra Giovanile Luigi Cherubini

direttore Ottavio Dantone

Coro della Cattedrale di Siena Guido Chigi Saracini

maestro del coro Lorenzo Donati

ASSOCIAZIONI, AGENZIE E GRUPPI

fficio Gruppi tel. 0544 249251 - gruppi@ravennafestival.org

Carnet Open (minimo 4 spettacoli) -15% sul prezzo dei biglietti. Biglietti ridotti Over 65, gruppi (min 15 persone) e convenzioni. I giovani al festival • Under 18 euro 5 (ove previsto) • Carta Giovani Nazionale - anni sconto 50% (ove previsto).

TRILOGIA D A T NNO - novembre

Fino al 30 giugno prevendita esclusiva ad agenzie e tour operator. Dal 13 luglio prevendita carnet.

Dal 14 settembre prevendita singoli biglietti. Carnet Trilogia d’Autunno (3 spettacoli) sconto 15% sul prezzo dei biglietti.

BIGLIETTERIA / BOX OFFICE

Teatro Alighieri via Mariani 2, Ravenna Tel. +39 0544 249244 - tickets@ravennafestival.org

Orari: dal lunedì al sabato dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 18. Domenica e festivi dalle 10 alle 13. Nelle sedi di spettacolo da un’ora prima dell’evento.

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