ISSN 2499-0221
Ravenna Festival Magazine
la rivista ufficiale del
Edizione 2025
Il coraggio di sognare
Musica e teatro, danza e arti performative per costruire bellezza, intrecciare le differenze, riflettere sul significato di eroismo INTERVISTE E APPROFONDIMENTI Noa e la “Romagna in fiore”, Marco Baliani, il Maestro Muti tra canto e sinfonica, Accademia Bizantina, l’opera su Anita Garibaldi, il mito “The Wall” dei Pink Floyd, Malika Ayane, Aterballetto, l’omaggio a Micha van Hoecke, Cat Power canta Bob Dylan, il “Don Chisciotte”, Maurizio Lupinelli, Chiara Lagani, Carlo Lucarelli
Edizione 2025
Le guide agli eventi e il programma completo ENGLISH VERSION INSIDE
via Faaentina, 218/S - Ravenna - Tel.: 0544 463621 - www.ravennainterni.com
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Ravenna Festival Magazine 2025
sommario
31 maggio - 13 luglio 2025 - XXXVI EDIZIONE Le istituzioni
All’insegna del coraggio I commenti di Comune e Sovrintendente sui temi di questa edizione
__________________________________________da pag.
11
Il concerto
Noa e la musica per la pace L’artista israeliana tra diritti umani e cambiamenti climatici
_________________________________________da pag.
14
Lo spettacolo
Le ribellioni di Baliani Il maestro del teatro di narrazione parla del coraggio «silenzioso»
28
_______________________________________ da pag. La rassegna
Cantare con il cuore È Ravenna la meta del Viaggio dell’Amicizia
33
_______________________________________ da pag. Musica classica
Tra sacra, antica e sinfonica Una guida ai concerti e l’intervista a Tampieri
_______________________________________ da pag.
38
Lirica
Un’opera su Anita Garibaldi Ne parla il compositore Gilberto Cappelli
_______________________________________da pag.
48
Musica contemporanea
Alla scoperta di Goebbels Le “Surrogate Cities” che vanno oltre ogni confine
________________________________________da pag.
52
Musica Pop
Malika Ayane e la curiosità Una chiacchierata fuori dagli schemi con la nota cantante
_______________________________________da pag.
64
7
POETICA design Vuesse
Poetica: dai forma alla tua poesia
sommario Ravenna Festival Magazine 2025
Il mito
Rivive The Wall dei Pink Floyd Ne parla il regista dello spettacolo tra musica e coreografie
_______________________________________ da pag. Danza
72
L’eccellenza di Aterballetto Intervista al direttore Cristoforetti e gli spettacoli “sulle punte”
________________________________________da pag. L’omaggio
79
“Bentornato” Micha
Uno spettacolo e una mostra per ricordare Van Hoecke
86
_______________________________________ da pag. Non solo teatro
Tra Beckett e disabilità Maurizio Lupinelli e i suoi laboratori
________________________________________da pag. Non solo libri
92
La paura secondo Lucarelli Lo scrittore affronta il lato noir (in musica) delle fiabe
____________________________________da pag. Il cartellone
È IL NOSTRO PRIMO COMPLEANNO
105
Gli eventi giorno per giorno Otto pagine da non perdere con il programma completo
_______________________________________da pag.
112
Ravenna Festival Magazine 2025 i i ta
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INQUADRA IL QRCODE E FESTEGGIA CON NOI
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Direttore responsabile:
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In redazione: e erica Angelini (traduttrice), erena arzanti abriele o atini grafico). Collaboratori: An rea Alberizia Alberto iorgio a ani Anna e tii rance co arabegoli aria ittoria ari elli Ale an ro ogli Ale i zio nrico ra igna in a an i arina ann cci a to iazza ic ela icci
In copertina Una foto di Claudio Montanari da “Eppur si muove”, performance della serie “MicroDanze” di Aterballetto, in programma anche quest’anno al Ravenna Festival
La rivista è realizzata in collaborazione con la irezione el a enna e ti al Si ringraziano in particolare abio icci Anna onazza te ano on i iorgia rioli Editore: ecla
izioni e o nicazione rl recla ra it iale ella irica − a enna el Direzione editoriale: la ia
Stampa: rafic e aroncini rl − ede di
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Via Romea 122 - Ravenna 366 619 9449 - 333 777 6344 ola
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LE ISTITUZIONI
Ravenna Festival Magazine 2025
«Un
Festival, una città» Anche quest’anno ci apprestiamo ad im− mergerci nelle emozionanti e suggestive atmosfere dell’edizione 2025 del Ravenna Festival, una delle tradizioni più attese nel nostro panorama culturale e che da oltre 30 anni proietta il nome di Ravenna nel mondo. Una storia lunga 36 anni per un festival di eccellenza che ad ogni edizione ha saputo affiancare ad una proposta artistica straor− dinaria uno sguardo sempre attento e luci− do sui grandi temi della contemporaneità. Lo ha fatto attraversando alcuni dei luoghi più belli della città e portandovi talenti ec− cezionali, realizzando palcoscenici inattesi e sorprendenti, creando sinergie virtuose, ricercando nuovi linguaggi, crescendo in− sieme alla comunità. Donde hay música no puede haber cosa mala, “dove c’è musica non ci può essere alcun male”: il messaggio tanto evocativo quanto potente tratto dal Don Chisciotte segna questa XXXVI edizione, che anche quest’anno promette di regalare una pri− mavera all’insegna dell’arte e della cultura più raffinate e di spessore arole che en descrivono la dimensione di un festival che ha fatto dell’incontro e del dialogo uno dei suoi tratti distintivi. Un festival che è parte fondante dell’iden− tità cittadina, forte di radici solide e di preziose col− laborazioni con tante realtà culturali e artistiche del territorio che riconoscono questo appuntamento an− nuale come uno dei suoi momenti di condivisione più belli e intensi. Il tema di quest’anno sarà anche lo spunto per ri− ettere sul senso del coraggio, dalla tradi ione epica ai nostri giorni, il coraggio di creare e di sperare, nel segno della cultura e della bellezza. Una bellezza che non si accontenta di essere contemplata ma che muo− ve e agita pensiero e stimola partecipazione. Musica, teatro, danza e tanto altro saranno i prota− gonisti di un ricchissimo programma con oltre 1000 artiste e artisti coinvolti, che ci mostreranno ancora una volta il meraviglioso potere di unire delle arti e della cultura. Una menzione speciale va a “Romagna in fiore , la rassegna ecososteni ile ideata per i terri− tori più colpiti dall’alluvione, che quest’anno tornerà a rinsaldare quello spirito di comunità che da sempre caratterizza questa terra e le sue genti. A tutte e a tutti buon festival. m L’amministrazione comunale di Ravenna
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Qui sopra un’illustrazione di Stefano Ricci tratta dal programma generale del Ravenna Festival 2025. Ricci è stato scelto per illustrare il li o g ida di questa edizione, che ha per titolo una citazione di Cervantes (di cui parla il Comune nel testo di questa pagina) anche in quanto sarà in scena con i suoi disegni nel “Don Chisciotte ad ardere” delle Albe, di cui parliamo invece a pagina 98
ENGLISH VERSION
A Festival that is a part of the City’s Identity This year too, we are preparing to immerse ourselves in the exciting and evocative atmo− spheres of the Ravenna Festival, one of the most anticipated traditions in our cultural landscape, which for over 30 years has projected the name of Ravenna onto the world stage. “Donde hay música no puede haber cosa mala,” “where there is music, no evil can exist”: this evocative and powerful message taken from Don Quixote marks this XXXVI edition, which again this year promises to offer a spring dedicated to the most words well describe the dimension of a festival that has made encounter and dialogue one of its distinctive features. A festival that is a funda− mental part of the city’s identity, strong in its so− lid roots and precious collaborations with many cultural and artistic organizations in the area. The Municipal Administration
cultura
come atto di
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resistenza»
Ravenna Festival Magazine 2025
«La
LE ISTITUZIONI
ENGLISH VERSION
Culture as an Act of Resistance −
−
us that music and the per− ethics, memory, hope, and − Don Quixote chosen as the title donde hay música no puede haber cosa mala declaration or a tribute to − DI ANTONIO DE ROSA *
Trentacinque edizioni di Ravenna Festi− val ci hanno dimostrato che la musica e le arti performative possono farsi etica, me− moria, speranza e comunità. Per questo la frase dal Don Chisciotte scelta come ti− tolo di questa XXXVI edizione – donde hay música no puede haber cosa mala – non è soltanto una dichiarazione poetica o un tri− buto all’emozione dello spettacolo dal vivo, a un invito a ri ettere sul ruolo profondo della cultura come forza mite di coesione e inclusione. Fragile visionario, il cavaliere er− rante di Cervantes ci invita all’eroismo dei sogni e alla fedeltà ai propri principi. ra disuguaglian e, con itti, crisi a − bientali e frammentazioni sociali, la cultu− ra può diventare un atto di resistenza. Nel grande dizionario universale di Larousse, ai lemmi “scuola” e “prigione” si trova la ci− tazione di un redattore francese (anche se la frase è stata più tardi spesso attribuita a Victor Hugo), secondo il quale “aprire una scuola oggi significa chiudere una prigione tra vent’anni”: l’investimento nella cultura un gesto di preven ione, di giusti ia, di fi− ducia nel futuro. E si può sostituire la paro− la “scuola” con teatro, biblioteca, festival… ogni luogo in cui si educa al pensiero è una risorsa e un baluardo, dove si difende non solo ciò che siamo ma ciò che possiamo di− ventare. Lo sa bene Ravenna, il cui sviluppo e la cui immagine sono indissolubilmente lega− ti all’identità di città d’arte e cultura; un’i− dentità a cui il Festival ha contribuito come laboratorio di creatività e dialogo che ha
ampliato gli orizzonti e alimentato il senso di comunità. Questa comunità che “abita” i siti che custodiscono i tesori d’arte e di storia di Ravenna – dalle basiliche bizan− tine fino a lassis avenna, passando per teatri e chiostri – ma si è estesa da anni ol− tre i confini cittadini, coinvolgendo territori che, attraverso il loro patrimonio e le loro energie, diventano parte viva del progetto culturale ugo, ussi e ervia−Milano Ma− rittima contribuiscono a costruire una rete di bellezza e partecipazione. Oggi più che mai, serve il coraggio di sce− gliere la cultura. Non ornamento, ma fonda− mento. Non privilegio, ma diritto. La cultura ci permette di immaginare un futuro di que− sta nostra “casa comune”: più giusto, più empatico, più umano. È una consapevolez− za che ci accompagnerà attraverso le oltre cento alzate di sipario di quest’edizione, una straordinaria progettualità resa possi− ile dall avere al nostro fianco il o une di avenna, la egione ilia− o agna e il Ministero della ultura, a anche i sosteni− tori privati – dal partner principale Eni alle fonda ioni ancarie e le a iende, fino agli Amici del Festival –, le istituzioni e i territori. Per il 2026 sogniamo il ritorno alla Roc− ca Brancaleone, dove si è aperta la pri− missima edizione del Festival nel 1990 (e che nel 2020 è diventata l’immagine della ripartenza dello spettacolo dal vivo dopo il lockdown): al termine degli importanti lavori di ri ualifica ione e di allesti ento nell’arce, la Rocca sarà di nuovo spazio di incontro, spettacolo e comunità. m * Sovrintendente di Ravenna Festival
and culture; an identity to −
has broadened horizons and − nity. This community that “inhabits” the sites preser− −
− − − ral project. Today more than to choose culture. Not as an −
Antonio De Rosa Superintendent of Ravenna Festival
Il ritratto di De Rosa è di Fabrizio Zani
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L’INTERVISTA
Noa
e la musica come messaggio di
Pace
Tra gli ospiti internazionali del Ravenna estival , particolar ente significativa sarà la presenza di Noa, attesa il 2 giugno a Riolo Terme nell’ambito della rassegna o agna in fiore (ne parliamo a pagina 20), dove si esibirà insieme a Rachele An− drioli & Coro a Coro. Nata a Tel Aviv nel 1969 da una famiglia di origini yemenite, Noa è cresciuta a New York, dove ha sviluppato la sua passione per la musica. Tornata in Israele a 17 anni, ha iniziato la sua carriera collaborando con Gil Dor, con cui ha creato un sound che fonde usica ediorientale, a e in uen− ze pop. Inutile negare che la presenza di una musicista israeliana in questo momento storico si carica di una valenza doppia, so− prattutto se la sua musica ha sempre avuto il tema della pace e della convivenza come colonne portanti. Abbiamo scambiato due
In alto Noa in una foto di Ronen Akerman
A tu per tu con la cantante israeliana «Orgogliosa della mia carriera e di aver sempre difeso i diritti umani» chiacchiere con lei, partendo naturalmente dal suo lavoro di musicista. Che tipo di concerto dobbiamo aspettar− ci al Ravenna Festival? Che brani pensa di eseguire? «Sono molto onorata di tornare al Ravenna Festival, dove mi sono già es− ibita in passato. Avremo un vero “super gruppo di usicisti sul palco nsie e a Gil Dor, chitarrista e direttore musicale, ci sarà Daniel Dor, un batterista fantasti− co e nipote di Gil, Ruslan Sirota, pianista che ha vinto il Grammy, e Omri Abramov. Eseguiremo alcuni brani dal nostro nuovo album in uscita, The Giver, prodotto da Ruslan. E poi suoneremo una selezione di canzoni da vari dischi precedenti, con nuovi arrangiamenti e molto freestyle, ol− tre ad alcuni brani da Letters to Bach». Tra le tantissime collaborazioni su pro− getti tanto eterogenei, a questo punto del− la a carriera co e a a efinir i ale
genere sente più suo e quali brani esegue con più entusiasmo? i ho esso trentacin ue anni a definire me stessa come me stessa. Non mi interes− sano defini ioni generiche o li itanti e non canto mai nulla che non sento profonda− mente mio». Cosa la rende più orgogliosa della sua carriera? E quali collaborazioni? «Sono orgogliosa di tutto quello che ho fatto; orgogliosa di essere da 35 anni con Gil ma anche orgogliosa di aver la forza e la passione per esplorare nuovi territori e nuove persone, sono orgogliosa del mio impegno per i diritti umani e le battaglie sociali e ambientali, orgogliosa di aver sempre difeso i valori umani e sopra ogni cosa la pace, sono orgogliosa di essermi fatta guidare dal cuore. Vi voglio raccontare una breve storia: quando Nicola Piovani mi contattò per chiedermi di collaborare alla colonna sonora de La vita è bella scriven−
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Ravenna Festival Magazine 2025
DI LUCA MANSERVISI
foto di Lidia Bagnara
AUTENTICA ORIGINALITÀ ITALIANA VIA GIULIANO ARGENTARIO 11, RAVENNA WWW.CRISTINAROCCA.COM
CRISTINAROCCARAVENNA
L’INTERVISTA
INDOOR
ENGLISH VERSION
Noa in Concert for “Romagna in fiore” For the “Romagna in Fiore” festival, Noa will be the star of the concert in Riolo Terme on June 2nd, at the Casetta del Vento, at 4 PM. It’s undeniable that the presence of an Israeli musician at this historical mo−
− − − structive, extreme, corrupt, violent and dangerous. The leadership of both Israelis and Palestinians, at this time, is driving us to a horrible blood bath, a death trap, with no solution in sight. Both our peoples
I see the demonstrations against Hamas in Gaza, and of course, the massive demonstrations against Netan−
demonstrations. In addition, there is a great amount − − − − nored to return to the Ravenna festival which I have ta− − − have a real “super group” of musicians on stage. Toge−
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songs from the album we are now working on called − form a selection of songs from our various albums, with −
In alto una foto di Noa con Papa Francesco postata dall’artista i p op i p ofili ocial dopo la o te del ontefice
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do un testo, ascoltai il brano che mi aveva proposto e subito capii che non era la melo− dia giusta. Gli chiesi quindi di permettermi di scrivere le parole per il secondo brano, che mi sembrava più ritmato e più adatto a me. Lui fu molto sorpreso dalla mia richies− ta perché non era ciò che aveva in mente. Stavo correndo un grosso rischio nel fare quella proposta: Piovani era già allora un compositore pluripremiato che apprezza− vo e apprezzo tantissimo, un artista famo− so e rispettato e molto più esperto di me, mentre io ero solo una cantante agli esordi. Avrebbe potuto dirmi di lasciar perdere e avrei perso la più grande occasione della mia carriera. Ma in cuor mio sapevo che il secondo brano era quello giusto per me. Gli proposi di scriverlo insieme a Gil, produrlo e, se non gli fosse piaciuto, sarei stata pron− ta a scrivere le parole per il primo, quello a cui pensava lui. Per fortuna, sia a Piovani che a Benigni piacque tantissimo quello che Gil e io avevamo fatto e il resto è sto− ria (la colonna sonora, con quella canzone, “Beautiful That Way”, vinse il premio Oscar, ndr). Sono orgogliosa di quella collabora− zione, del coraggio e della sensibilità che richiese quel successo. Quella canzone ha toccato ormai milioni di cuori nel mondo». E in futuro? Con chi vorrebbe lavorare? «Mi piacerebbe collaborare con molti ar− tisti e nessuno. Sono curiosa di tutto quel− lo che riguarda la musica e i musicisti, ma conto solo su me stessa. Collaborerò con chiunque troverò affascinante e talentuo− so, indipendentemente dal successo com− merciale». Ci può dire qualcosa dei suoi prossimi progetti? «Sono completamente assorbita dal pro− getto The Giver, un nuovo album di cui sono particolarmente felice». Qui si esibirà in una delle tante aree che sono state alluvionate: qual è il suo rap− porto con la Romagna e come ha seguito gli eventi calamitosi che si sono susse− guiti? Come artista, crede sia importante o possibile contribuire a far crescere la consapevolezza tra i cittadini e i suoi fan a proposito del cambiamento climatico? «Ho suonato spesso in Romagna e amo questa regione. La notizia delle inondazioni mi ha rattristata e preoccupata, ho prega− to che i miei amici qui fossero sani e salvi. Credo che il cambiamento climatico sia l enor e sfida della nostra epoca richiede una cooperazione internazionale e sempre maggior consapevolezza. Stiamo sprecan− do tempo in guerre inutili mentre la vera guerra, la più disastrosa di tutte, viene ig− norata o addirittura negata! Personalmente sono coinvolta nel progetto chiamato “Reefs of Hope” che riguarda la necessità impellente di proteggere la barriera coralli− na del Mar Rosso settentrionale». E la guerra? La musica può ancora man− dare un messaggio di pace? «Certo che può… e dovrebbe farlo. Sempre».
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L’INTERVISTA
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L’INTERVISTA
Come sta vivendo la situazione in Is− raele e Palestina? Che rapporto ha ancora con il suo Paese di origine? Come potreb− be spiegare a un Europeo, un Italiano, cosa sta succedendo? Concorda con l’uso del termine “genocidio” per descrivere quanto sta accadendo a Gaza? uesto un o ento olto difficile sia per gli israeliani che per i palestinesi ia o entra i ostaggi di leadership distruttive, estre iste, corrotte e pericolose n uesto o ento ci stanno entra e trascinando in un orrendo agno di sangue, una spirale di violen a che non fa che peggiorare, una trappola ortale, sen a solu ioni all ori − onte ntra i i nostri popoli dovre ero fare tutto il possi ile per li erarsi di a as e etan ahu ono contenta uando vedo le di ostra ioni contro a as a a a e le enor i anifesta ioni contro etan ahu e la sua coali ione estre ista e contro la
Noa e il conflitto: «Israeliani e palestinesi, siamo entrambi ostaggi di leadership distruttive, estremiste, corrotte e pericolose L’unica soluzione è un dialogo che parta da un rispetto reciproco e dalla definizione di due Stati confinanti»
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guerra, nel io paese o per pri a sono olto attiva in uesto senso noltre, nella societ civile c una forte colla ora ione tra palestinesi e israeliani, che otivo di speran a iverse organi a ioni con cui colla oro, co e tanding ogether, o en age eace, o en of the un, arent s ircle a il oru , o atants for eace, e olte altre, stanno ostrando incredi ili capacit di resilien a e u anit radicale in uesti te pi orri ili, aiutandosi le une con le altre, chiedendo la pace re− do che l orri ile catastrofe in cui vivia o possa essere anche un opportunit per ettere fine a uesto incu o unica solu− ione un dialogo che parta da un rispetto reciproco e la defini ione di due stati con− finanti otre o vedere la guarigione uan− do ci saranno un lutto e un dolore reciproci per le cose terri ili che ci sia o fatti gli uni agli altri in decenni di con itto a uesto potranno nascere una creativit reciproca, la ricostru ione e la pace erve un accordo locale, con il sostegno e le rete di sicure − a della co unit interna ionale uesta sare e la strada da seguire, a sar pos− si ile farlo solo dopo che sia etan ahu che a as saranno stati sostituiti da una leadership decente, in grado di portare speran a a entra i i popoli m
FESTIVAL DELLE CULTURE
Voci e musiche dalla Palestina Una collaborazione tra Ravenna Festival e Festival delle Culture ha dato vita a “Voci e musiche dalla Palestina”, la prima rassegna mai realizzata in Italia dedicata alla diaspora palestinese. Il primo appuntamento è andato in scena giovedì 24 aprile al Teatro Rasi, con il concerto di Rasha Nahas. Dal 23 al 25 maggio, sarà invece il Teatro Alighieri a ospi− tare un fine setti ana di usica cco i protagonisti Figura carismatica, già voce principale dei Sabreen, pionieristico gruppo palestinese di erusale e st, Kamilya Jubran (venerdì 23 maggio) ha aperto la sua ri− cerca alla sperimentazione anche radicale; oggi è un’in− uen a decisiva per la scena ediorientale gra ie alla riuscita ibridazione fra tradizione classica araba, musica popolare palestinese, improvvisazione ed elettronica. ruppo di elettro−hip hop for ato nel da usi− cisti di diversa provenienza ma tutti di origine palesti− nese, 47Soul (sabato 24 maggio) si è affermato come uno dei gruppi arabi di punta sul piano internazionale. l no e del gruppo allude al , l anno precedente la pri a guerra ara o−israeliana o ha step, il genere musicale che hanno creato, combina musica da strada, in uen e fun , hip−hop e roc , in un i di ara o e ingle− se. Figlio di Said Murad fondatore dei Sabreen, Bashar Murad do enica aggio − nella foto) è invece un cantautore e regista il cui ironico pop cos opolita sfida gli stereotipi e illumina questioni sociali, incluse temati− che a colla ora ione fra i due festival si estesa anche alla rassegna o agna in fiore di cui parlia o nelle pagine seguenti) per l’appuntamento alla Torraccia di Ravenna, che do enica giugno accoglier una grande festa africa− na” in due concerti – quelli della cantautrice maliana Fatou− mata Diawara e della and franco− arocchina Bab L’ Bluz.
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LA RASSEGNA
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RASSEGNE
Romagna fiore
La torna in Ravenna Festival Magazine 2025
DI ANDREA ALBERIZIA
La musica può servire per tenere alta l’atten− zione delle istituzioni e dell’opinione pubblica sui luoghi romagnoli colpiti dalle alluvioni del 2023 e 2024. È lo scopo con cui il Ravenna Fe− stival ripropone “Romagna in Fiore”, rassegna di nove concerti in altrettanti comuni del terri− torio romagnolo. Dal 10 maggio al 2 giugno la seconda edizione dopo quella del 2024 che ha raccolto 33mila partecipanti (di cui settemila
Nella pagina a fianco il conce to a a tel anie o del foto e a do a attina
all’appuntamento ravennate alla Torraccia). Ma non saranno concerti tradizionali: si ter− ranno in orario pomeridiano, in spazi all’aperto di valore paesaggistico o storico da raggiun− gere a piedi o in bicicletta dove non ci sono ingo ranti palcoscenici o luci artificiali o− biettivo è quello di essere il meno impattanti possibile sulla natura. L’anno scorso l’ingresso era gratuito, quest’anno il biglietto costa 5 euro (disponibile anche un carnet sostenitore per i nove concerti che include la t−shirt dell edi ione 2025 e una donazione alle piccole biblioteche alluvionate) ma chi ha subito danni dall’allu− vione non pagher i fidia o delle persone, non ci saranno controlli», ha spiegato Antonio De Rosa, sovrintendente del Ravenna Festival. Si ritorna a Faenza, Riolo Terme e Ravenna,
Altri nove concerti per tenere alta l’attenzione sulle alluvioni Tra i protagonisti Quintorigo, PFM, Savana Funk e Fatoumata Diawara
ma si raggiungeranno anche Bagnacavallo (la cui frazione di Traversara è diventata l’imma− gine−si olo della for a distruttiva delle ac ue lo scorso autunno), Modigliana, Mercato Sara− ceno, orl , astel olognese, fino a orgo os− signano, così allargando lo sguardo a Bologna e i suoi territori, anch’essi drammaticamente interessati dagli eventi. In caso di maltempo si cercherà di realizzare comunque l’evento. Sabato 10 maggio la rassegna si apre a Ca− stel Raniero di Faenza, dove fra il 1926 e il 1932 fu creata una colonia elioterapica e che oggi è “casa” dell’ormai storico festival folk “La Musi− ca nelle Aie”. All’opening act del cantautore ro− magnolo Martino Chieffo, in collaborazione con il Mei di Faenza, segue il concerto dei Modena City Ramblers. Gli 80 anni della Liberazione e
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tautorato italiano anni Sessanta – è a Modi− gliana, all’interno della foresta di Montebello, riserva nata negli anni Cinquanta come parte integrante di un programma nazionale di rim− boschimento. Domenica 18 maggio l’appuntamento è con i Quintorigo e John De Leo. La celebrazione del
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Ravenna Festival Magazine 2025
RASSEGNE
il ventennale del loro disco d’oro Appunti par− tigiani sono l’occasione per celebrare i valori dell’antifascismo con il loro combat folk, un mix di contaminazioni rock e punk e amore per il folk irlandese. Domenica 11 maggio la destinazione è Tra− versara, frazione di Bagnacavallo, fra le località
più duramente colpite dall’esondazione del La− mone a settembre. Alla Torre si esibirà il noto cantautore e pianista Raphael Gualazzi. Sabato 17 maggio il concerto de I Patagar− ri – travolgente e impenitente rivelazione di X Factor che oscilla fra swing, jazz e swag band e guarda al Dixieland degli anni Venti e al can−
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RASSEGNE
quarto di secolo dell’album Rospo è l’occasio− ne di riprovare l’ebbrezza di una visione musi− cale che unisce rock e cameristica, prog e jazz. Il concerto è ospitato dall’Azienda Agricola Clo− rofilla sulle colline di Mercato araceno Sabato 24 maggio la versatilità del violoncel− lista e compositore olandese Ernst Reijseger incontra la tradizione popolare della formazione vocale sarda Cuncordu e Tenore di Orosei per The Face of God, accostando sacro e profano, li− turgico e quotidiano, suoni ancestrali e improvvi− sa ione nella scenografia di orgo ossignano La Casa del Fiume, ex casa colonica oggi centro visite del Parco della Vena del Gesso Romagno− la, si affaccia sulle sponde del fiu e anterno Domenica 25 maggio il Parco Urbano Franco Agosto di Forlì accoglie la leggendaria Premia− ta Forneria Marconi, il cui prog rock ha segnato stagioni di musica italiana e conquistato anche il pubblico internazionale; iconico il sodalizio con a ri io e ndr , a cui la M render omaggio in occasione dell’85esimo anniversa− rio della nascita opening act invece affidato a Al Caravël, con un poema musicale in dialetto forlivese. Sabato 31 maggio si raggiunge il Mulino codellino a un paio di chilo etri dal centro di astel olognese, ulti o ese pio dei u− lini in mattoni eretti fra XIV e XV secolo lungo il canale, oggi tornato a produrre farina con la riattivazione della vecchia macina con molatura ad ac ua rotagonisti al Mulino i Savana Funk,
esplosiva and e iliana con un i di lac − music, rock e afrobeat. Domenica 1 giugno o agna in fiore ri− torna alla Torraccia di Ravenna (nella foto), in uno dei terreni di Cab Terra, prima cooperativa agricola della provincia, l’appuntamento è reso possibile dalla collaborazione con il Festival delle Culture (vedi pagina 19): il primo concerto con la cantautrice maliana Fatoumata Diawara, carismatica portabandiera della nuova scena
musicale africana, e il secondo con Bab L’ Bluz, gruppo franco− arocchino che co ina la u− sica tradizionale Gnawa e Hassani con rock, suoni psichedelici e blues. Lunedì 2 giugno la rassegna si conclude a Riolo Terme con la cantautrice, poetessa e at− tivista israeliana Noa (vedi intervista di pagina 14), preceduta in scena dal Coro a Coro guidato da Rachele Andrioli. L’appuntamento è alla Ca− setta del Vento. m
ENGLISH VERSION
Nature&Music: Nine Concerts for “Romagna in fiore” Music can keep the attention of institutions and public opi− of 2023 and 2024. This is the aim of the second edition of “Romagna in Fiore”, a series of nine concerts in nine diffe− rent municipalities whithin Ravenna Festival. The concerts will be held in the afternoon, in outdoor spaces without possible impact on nature. Tickets cost 5 euros. On May 10th, the festival opens in Castel Raniero (Faenza) with Martino Chieffo and the Modena City Ramblers. The following day in Traversara (Bagnacavallo), the protago− − On May 17th, the concert by I Patagarri is in Modigliana. On May 18th, the appointment is with Quintorigo and John − ceno. On May 24th, Ernst Reijseger meets the tradition of Borgo Tossignano. On May 25th, the Parco Urbano Franco Agosto in Forlì welcomes the legendary Premiata Forneria − − − − ends in Riolo Terme, at the so called Casette del Vento, with Noa, preceded on stage by the Coro a Coro (Choir to Choir) led by Rachele Andrioli.
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I TEMI DEL FESTIVAL
Il diritto di
disobbedire
Ravenna Festival Magazine 2025
DI MARINA MANNUCCI
enr avid horeau − ), filosofo, scrittore e poeta statunitense, precursore dell a ientalis o e della non violen a, nel pu lica Civil disobedience, sostenen− do la legitti it di non rispettare le leggi uando esse vanno contro la propria coscien− a e i diritti u ani a disobbedienza civile una viola ione deli erata e consapevole della legge asata su principi orali o ideali politici, effettuata tra ite un atto pu lico general ente non violento, con lo scopo di produrre un ca ia ento all interno della societ civile e dell ordina ento giuridico a
In alto: un ritratto di Gianluca Costantini dell’attivista iraniana Narges Mohammadi
possi ilit di espri ere il proprio dissenso naturale conseguen a del principio de o− cratico di tutela dell autono ia, della li ert individuale di cittadine i che per ette, an− che alle inoran e, di esercitare la propria sovranit econdo il filosofo politico statunitense ohn ordle a ls − ), la resisten− a, pur rappresentando un atto contrario alla legge, appare fun ionale all introdu ione di una odifica alle politiche governative, correggendone l a ione, ualora ueste vengano osse, in odo siste atico, in col− lisione con la ostitu ione o con i diritti fon− da entali1 e pre nel corso del ovecento, annah rendt − ), storica, filosofa e politologa tedesca, rileva co e la diso − edien a civile possa essere rivolta verso uta enti desidera ili e necessari, o verso la preserva ione o restaura ione necessaria u ueste o desidera ile dello status uo
linee di pensiero anche il giurista statuni− tense onald M les or in − ), nel ritenere che il diritto alla resisten a non si possa collocare fuori dal siste a giuridico in uanto ne un profilo aggiuntivo , una ca− ratteristica i plicita dei diritti fonda entali, che pu essere avviata da cittadine i nei casi in cui ricorrano circostan e critiche n talia, ench l articolo della osti− tu ione della epu lica riconosca i diritti inviola ili e i diritti indisponi ili, il diritto di resisten a non esplicita ente previsto na delle pri e o e della ostitu ione sot− toposta al vaglio dell sse lea ostituente nell articolo che poi sare e diventato l attuale articolo ) riportava, nel co a uando i poteri pu lici violino le li− ert fonda entali e i diritti garantiti dalla ostitu ione, la resisten a all oppressione diritto e dovere del cittadino sse lea di att a lungo sulla necessit di introdurre
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I TEMI DEL FESTIVAL
nella ostitu ione uesto specifico passag− gio che per venne espunto nella seduta del dice re uttavia, vari autorevoli costitu ionaliste i, giuriste i ritengono che sia i plicita ente legitti ato dal principio della ovranit opolare, rt della osti− tu ione, e dal fatto che tale diritto sare e una delle garan ie estre e a difesa della o− stitu ione nel caso vengano violati i principi fonda entali in essa sta iliti a co edia di ristofane, Lisistrata, essa in scena nel a , oltre a essere un ese pio di resisten a non violenta, la pri a opera della cultura occidentale ad af− frontare il te a della discri ina ione di ge− nere eroina ateniese riunisce in asse lea le donne di tene, parta, orinto e eo ia, proponendo loro di ricattare i propri ariti negandogli i piaceri del letto coniugale fin− ch non stipuleranno una pace duratura el corso dei secoli, le figure fe inili han− no continuato e continuano a lottare contro stereotipi, prevarica ioni, pregiudi i, soprusi i posti dalla societ e anche per sciogliere eserciti
Ravenna Festival Magazine 2025
Samah Jabr, professoressa associata di sichiatria e cien e o porta entali pres− so la eorge ashington niversit di a− shington , dal a capo dell nit di salute entale presso il Ministero della salu− te palestinese n un intervista del a− ah a r dichiara che l trau a paestinese coloniale, deli erato, ripetitivo, cu ulativo e transgenera ionale in uesta situa ione indispensa ile iventare attivi arsi agenti l sumud palestinese della propria storia consiste in uesto perseveran a e resisten− a er i palestinesi un si olo na ionale, una strategia politica e un valore culturale el esce nelle li rerie il suo ulti o la− voro, Il tempo del genocidio. Rendere testi− monianza di un anno in Palestina o a, di− ioni ensi ili alle foglie, , tradu ione di loe urcio), in cui l autrice ette in luce cosa significhi vivere in alestina dove, oltre all occupa ione, isogna fare i conti con il pa− triarcato e con il sessis o Narges Mohammadi, attivista iraniana, gi vicepresidente del entro per i difenso− ri dei diritti u ani, nel insignita del re io o el per la pace per la sua lotta contro l oppressione delle donne in ran e la sua lotta per pro uovere i diritti u ani e la li ert per tutti a oltre anni, ar− ges Moha adi sottoposta a deten ione ar itraria, torture e altratta enti a segui− to di processi su iti per il suo attivis o le ri angono da affrontare altri anni di re− clusione el ha sostenuto le proteste per l uccisione della giovane donna curdo− iraniana na n , avvenuta dopo l arresto per non aver indossato il velo secondo la legge isla ica, dando ini io al ovi ento onna, vita, li ert contro la discri ina− ione e l oppressione del regi e asso livello culturale, in uen a dei so−
Le azioni non violente di disobbedienza civile inducono a riflettere sul ruolo che abbiamo nell’ecosistema globale cial edia nel poten iare la presun ione individuale, ancan a di essi ilit , sono fattori di rischio che generano confor is o, assen a di curiosit intellettuale e insensi i− lit , spingendo se pre più persone a sovra− sti are le loro reali co peten e ed essere progressiva ente inde olite i nelle loro ca− pacit di vedere e co prendere le siste ati− che viola ioni dei diritti u ani che si stanno consu ando i pune ente in ogni angolo
del pianeta5 ustin unning e avid ruger, socio−psicologi statunitensi, hanno studiato uesto feno eno da un punto di vista scien− tifico, riscontrando un eviden a e pirica tra uesti fattori che prende il no e di “Effetto nning− r ger l feno eno riguarda una distorsione cognitiva che causa, negli indi− vidui, una sopravvaluta ione delle proprie a ilit , favorendo l insorgere di con itti e il ancato riconosci ento del erito di chi
ENGLISH VERSION
The Importance of Civil Disobedience and Activism Henry David Thoreau, John Bordley Rawls, Hannah Arendt, and Ronald Myles Dworkin are some of the thinkers who have theorized the right to civil disobe− dience. In Italy, although Article 2 of the Constitution of the Re− public recognizes inviolable and inalienable rights, the right to re− sistance is not explicitly provided for. However, various authorita− tive constitutional scholars and jurists believe that it is implicitly legitimized by the principle of Po− pular Sovereignty, Article 1 of the Constitution. Samah Jabr, Associate Profes− sor of Psychiatry and Behavioral Sciences at George Washington University, and head of the Men− tal Health Unit at the Palestinian Ministry of Health since 2016, has stated that “Palestinian trauma is colonial, deliberate, repetitive, cumulative, and transgeneratio− nal”; in this situation, it is essen− tial to “Become active. Become
agents of one’s own history”. Nar− ges Mohammadi, an Iranian acti− vist and former vice president of the Center for Human Rights De− fenders, was awarded the Nobel Peace Prize in 2023 “for her fight against the oppression of women in Iran and her fight to promote human rights and freedom for all.” For over 14 years, Narges Mohammadi has been subjected to arbitrary detention. Low cul− tural levels and the influence of social media in enhancing indivi− dual presumption are risk factors that generate conformism and in− sensitivity, increasingly pushing people to become progressively weakened in their ability to under− stand the systematic violations of human rights that are being com− mitted with impunity in every cor− ner of the planet. The testimonies − acts of civil disobedience lead us to reflect on the role we have in the global ecosystem.
Note 1. Il saggio di John Rawls, Una teoria della giustizia (Cambridge, Massachusetts, Belknap Press of Harvard University Press, 1971), a cura di Sebastiano Maffettone, trad. di Ugo Santini, Milano, Feltrinelli, 1982, intende superare la posizione utilitaristica delle minoranze per privilegiare una concezione di giustizia basata sull’idea che tutti i beni sociali principali devono essere distribuiti in modo eguale. 2. Hannah Arendt, La disobbedienza civile e altri saggi, Milano, Giuffrè Editore, 1985, p. 583. 3
ha realmente le competenze necessarie per svolgere determinati compiti, come ultima− mente spesso accade in ambito politico. Le testimonianze e le motivazioni di attiviste/i e le loro azioni non violente di disobbedien− a civile inducono a ri ettere sul ruolo che abbiamo nell’ecosistema globale per sce− gliere la qualità dell’impegno individuale o collettivo con cui intendiamo partecipare in difesa del pianeta in cui viviamo. m
n alto i i t ata e e pio di e i ten a non iolenta nella i c itt a da i tofane di a co a tinelli in cena con gli adole centi pa tenopei il aggio all lig ie i Nella pagina a fianco a a a a lo pe p ote ta e cont o la iolen a e pe ce ca e di a ia e n e o dialogo c itico con l alt o il eglio c e io po a fa e nella no t a ealt opp e i a ai adio o ini e p ofeti a o
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− − − − Ronald Myles Dworkin, I diritti presi sul serio, a cura di Nicola Muffato, Bologna, il Mulino, 2010. [data di visualizzazione: 30 marzo 2025].
4. https://www.doppiozero.com/ − − − visualizzazione: 30 marzo 2025]. 5.
− − − − − [data di visualizzazione: 30 marzo 2025].
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Ravenna Festival Magazine 2025
I TEMI DEL FESTIVAL
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RACCONTI
Il
coraggio secondo Marco Baliani
Ravenna Festival Magazine 2025
DI ALEX GIUZIO
Doveva essere un reading allestito per una sola occasione; è diventato uno spettacolo che gira dal 2016 e cambia ogni volta il suo tappeto sonoro. Del coraggio silenzioso di Marco Baliani sarà in scena il 16 giugno alle 21 al Teatro Ali− ghieri, con un nuovo accompagnamento mu− sicale scritto apposta per il Ravenna Festival. arco aliani c e co a ignifica corag− gio silenzioso”? «È la forma di coraggio di chi non aspira a essere riconosciuto come un eroe. È il gesto di un essere umano che sente l’obbligo di aiutare il prossimo, senza pretendere di ave− re spettatori né provare il bisogno di essere elogiato. È una forma di dignità etica. Il co− raggio silenzioso non presuppone una tem−
pra guerriera e non si aspetta ricompense o esaltazioni; bensì agisce in modo sommesso e spontaneo, per pura necessità». Perché ha deciso di parlarne? «Nel 2016 il Comune di Bergamo mi ha chiesto di lavorare sulla parola “coraggio”, nell’ambito delle celebrazioni per il suo pa− trono. Ogni anno la città assegna una parola diversa a un artista, chiedendogli di declinar− la a modo suo, e quella volta è stata commis− sionata a me. Il coraggio inteso come atto eroico non mi interessava, perciò ho prefe− rito accostargli l’aggettivo “silenzioso”. Ho scritto un testo che è diventato un reading, accompagnato dalle note per violino scritte dal compositore Mauro Montalbetti. Doveva essere un evento unico, invece mi è stato chiesto di replicarlo in altri contesti. Quindi ho iniziato a portarlo in giro, sempre con mu−
sicisti diversi che trovavo sul posto, e a cui chiedevo di improvvisare sulla base delle ispirazioni provenienti dal testo». Quale musica la accompagnerà al Raven− na Festival? «Per questa replica ci sarà un ritorno alle origini, con le musiche di un altro composito− re, Mirto Baliani, eseguite dal vivo da un en− semble di artisti molto diversi tra loro: Cristia− no Arcelli al sax e clarinetto basso, Giacomo Gaudenzi al violoncello, Francesco Tedde alla chitarra e modulari; oltre allo stesso Mirto che si occuperà di harmonium e campionato− ri. Non si tratterà di musica di accompagna−
otog afia di
a co a ollo
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«Mi interessa quello “silenzioso”, di chi porta avanti una battaglia da solo, senza mettersi in mostra: la ribellione come gesto per sfidare il mondo e se stessi, correndo il rischio»
Ravenna Festival Magazine 2025
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RACCONTI
Marco Baliani e il teatro: «Voglio trasmettere inquietudine: lo spettatore non dovrebbe mai andar via soddisfatto solo perché è andato a vedere uno spettacolo che lo fa sentire dalla parte dei buoni...» mento, come nelle altre repliche, bensì di una drammaturgia sonora pensata appositamen− te per lo spettacolo». Di cosa parla il suo testo? «Si tratta di cinque racconti su altrettanti esempi di coraggio silenzioso, più o meno noti osa ar s, la donna nera che rifiut di cedere il posto a un bianco sul bus; Palden atso, il onaco ti etano che testi oni all’Onu le torture e i massacri compiuti dalla Cina in Tibet; Zenzeri Abdelbasset, un pesca− tore tunisino che ha salvato alcuni migranti in are haled al− saad, il direttore del sito archeologico di Palmira che si è opposto all’I− sis mentre distruggeva i monumenti storici; e Ilse Weber, poetessa e insegnante uccisa ad Auschwitz. Ogni racconto ha un linguaggio diverso, dal monologo al dialogo, dall’epica al reportage giornalistico». Perché è importante, oggi, parlare di co− raggio silenzioso? «Spero sempre che questi racconti siano come semi che volano nel vento, pronti a di− ventare piante. Oggi l’idea di ribellarsi è as− sociata alle raccolte fir e online, ai post sui social, al clamore del gesto più che al gesto stesso utto ci co prensi ile, a trovo molto più interessante l’esempio di chi riesce a portare avanti una battaglia da solo e senza mettersi in mostra. Con i miei cinque raccon− ti, cerco di trasmettere questa idea. Che è poi la stessa di Albert Camus quando, ne Il mito di Sisifo, parla della ribellione come gesto per sfidare il ondo e se stessi, correndo il rischio senza ambire al potenziale ritorno che si potrebbe ottenere». Con questo e gli altri suoi spettacoli, è sempre impegnato a raccontare le ingiu− stizie e le storie di chi sta ai margini. Cosa desidera trasmettere al pubblico con il suo teatro? «L’inquietudine. Penso che sia il migliore sentimento che il teatro possa lasciare. Cer− co se pre di generare ri essioni, pensieri, critiche e forme di spavento; anche quando racconto una fia a popolare o spettatore non dovrebbe mai andarsene via soddisfat− to e nemmeno dovrebbe sentirsi in pace con se stesso, solo perché è andato a vedere uno spettacolo che lo fa sentire dalla parte dei buoni. Questo non ci assolve affatto. È una modalità di indignazione che non serve a nulla». m
ENGLISH VERSION
Marco Baliani and the Ethic Dignity of Silent Courage It was meant to be a reading staged for a single occasion; it has become a show that has been touring since 2016 and changes its soundscape each time. Marco Baliani’s Del coraggio silenzioso (About Silent Courage) will be on stage on June 16th at 9 PM Ravenna Festival. What does “silent courage” mean? «It is the form of courage of of a human being who feels the obligation to help their neighbour, without the need − Rosa Parks, the black woman who refused to give up her seat to a white man on the
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journalistic reportage. For the Ravenna Festival Festival staging, there will be music −
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con il cuore, sulle Vie dell’
Amicizia
Oltre mille persone da tutta Italia per la masterclass gratuita (e aperta al pubblico) condotta da Riccardo Muti per vivere il canto corale come un’esperenza di comunità
Riccardo Muti in una foto di Silvia Lelli
La curatrice Anna Leonardi: «Quest’anno per la prima volta il Viaggio dell’Amicizia non parte, ma arriva a Ravenna Il nostro sogno è rendere il Festival sempre più partecipato, trasformando il pubblico da spettatore ad “attore”, un’anima pensante»
«Più di mille voci unite sotto la bacchetta del maestro Muti. Un evento straordinario, mai visto prima, e che diventa possibile solo all’interno del Ravenna Festival». Lo sottolinea Anna Leonardi, curatrice di “Can− tare amantis est” (“Cantare è proprio di chi ama”, Sant’Agostino) insieme a Michele Marco Rossi, per descrivere la due giorni di masterclass con Riccardo Muti dedicata al canto dei cori verdiani, in programma l’1 e il 2 giugno al Pala de Andrè. Per partecipare non servono titoli né esperienze professio− nali: bastano passione per la musica e fami− liarità con le partiture. Chi invece preferisce assistere alle lezioni da spettatore, potrà farlo con un biglietto simbolico di 5 euro. Per l’oboista Leonardi (classe 1990) e il violoncellista Michele Marco Rossi (classe 1989) si tratta di un banco di prova impor− tante: quest’anno infatti sono stati indicati come futuri direttori artistici del Festival dalla presidente onoraria Cristina Mazza− villani Muti. Un passaggio di testimone che guarda al futuro e che i due hanno iniziato a co− struire già lo scorso anno con la “Chiamata alle arti”, un evento che aveva riunito giovani talenti da tutta Italia al Museo Classis: «Anche in questo caso torna l’idea della chiamata pubbli− ca, tema che speriamo diventi sempre più centrale nel Festival – spiega Leonardi –. Il nostro sogno, per il futuro, è quello di vedere un festival partecipato, dove il pubblico si trasforma da spettatore a “attore”, nel senso più letterale del termine: colui che agisce, un’anima pensante e coinvolta. In questo caso, ri− spetto alla “Chiamata alle arti” dello scorso anno, l’appello è ancora più esteso, perché il can− to è praticabile da chiunque, e non ci sono vincoli di età o co− noscenze pregresse». Alcuni dei partecipanti alla Chiamata 2024 torneranno a Ravenna nelle giornate dell’evento per “Another Bach in the Wall”, la presentazione pubblica di alcu− ni murales realizzati da Giada Quaglia, Sara Carfagno e Nico− la Ceccherini alla Parrocchia di San Rocco (2 giugno, ore 21). L’opera, oltre a dare voce a tre giovani artisti, aiuterà l’ambiente, grazie alla realizzazione in vernice “fotocalitica” (un materiale “antismog” capace di abbat− tere gli agenti inquinanti). “Cantare amantis est” si inserisce nell’ambito de “Le Vie dell’Amicizia”, ribal− tandone la dire ione a non il significato «Per la prima volta il viaggio non parte da Ravenna, ma arriva a Ravenna. Saranno le
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Cantare
DI MARIA VITTORIA FARISELLI
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LA CHIAMATA
LA CHIAMATA
ENGLISH VERSION
A two-day Masterclass with Riccardo Muti for the “Vie dell’Amicizia” More than a thousand voices united under the baton of Maestro Muti. «An extraor− dinary event, never seen before, and one that becomes possible only within the Ra− venna Festival», so Anna Leonardi, curator of the project together with Michele Marco Rossi, describes “Cantare amantis est” (To sing is proper to one who loves, Saint Au− − of Verdi’s choruses, scheduled for June 1st and 2nd at the Pala de Andrè. To participa− and familiarity with the scores are enough. Those who want to attend the lessons as spectators can do so with a symbolic ticket of 5 euros. For the oboist Leonardi (born in 1990) and the cellist Rossi (born in 1989), this is an im−
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of the Festival, upon the recommendation of honorary president Cristina Mazzavillani Muti. A passing of the torch that looks to the future and that the two began to build last year with the “Chiamata alle arti” (Call to the Arts), an event that brought together of a public call returns, a theme that we hope will become increasingly central to the − − where the public transforms from spectator to “actor”, in the most literal sense of the ‘Call to the Arts’, the appeal is even broader, because singing can be practiced by anyone, and there are no age restrictions or prior knowledge required». The event is part of “Le Vie dell’Amicizia” (The Roads of Friendship), reversing its direction but not − − Ravenna, but arrives in Ravenna. It will be the people, thousands of people, who will move towards the city, to share and generate beauty through art and encounter».
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persone, migliaia di persone, a muoversi verso la città, per condividere e generare bellezza attraverso l’arte e l’incontro – continua Leonardi –. La volontà di unione, scambio e vicinanza al di là delle differenze ideologiche, religiose, sociali, culturali è da sempre il cuore di questo progetto. In questo caso la meta sarà Ravenna, ma in futuro chissà, ci piace pensare che questa nuova dinamica possa espandersi verso altre destinazioni». Da oltre 25 anni infatti, i passi di Ravenna Festival si intrecciano a quelli de “Le Vie dell’Amicizia”: una sorta di pellegrinaggi laici che toccano le città fe− rite da guerre, inco prensioni e catastrofi, riallacciando i legami con alcuni dei luoghi che hanno scritto la storia. Da New York a Sarajevo, passando per Lampedusa, Geru− salemme, Kiev e Tehran. Per la prima volta, la suggestione della meta lascerà spazio alla forza e alla potenza del coro popolare, come esempio vivo e concreto di una socie− tà che guarda al bene comune attraverso l’armonia, l’arte e la bellezza. A pochi giorni dalla chiusura delle iscri− zioni, in più di 1.300 hanno già risposto alla chiamata: ci sono cori amatoriali e pro− fessionisti, voci bianche, scuole di musica e conservatori, ma anche appassionati di ogni età e provenienza: «Una partecipazio− ne straordinaria, che racconta il desiderio profondo di incontrarsi, ma anche di in− contrare il maestro Muti» commenta la curatrice. Nei due giorni di lezioni infatti, il Maestro resterà sempre al centro della scena, con un approfondimento dedi− cato ad alcune delle pagi− ne più celebri di Giuseppe Verdi , da “Va’ pensiero” del Nabucco, a “Patria oppressa!” di Macbeth e “Jerusalem!... Jerusalem!” de I Lombardi alla prima crociata. La scelta dei cori verdiani nasce dal profon− do legame di Muti con il compositore, forse il più noto nel panorama italia− no, ma anche e soprattutto dalla potenza dei testi (di cui il maestro è esperto co− noscitore) che si legano a doppio filo con la elodia per dare voce al popolo oppresso, al desiderio di riscatto, alla forza collettiva: «In questo momento drammati− co, in cui il mondo è una polveriera accesa, in cui le persone continuano a morire sotto le bombe, i popoli europei si chiedono se investire sulle armi mentre i terremoti fan− no migliaia di vittime e distruzione, ho volu− to lanciare una Chiamata, un appello rivol− to a tutti, senza distinzione di provenienza, et , sesso, professioni, religioni − racconta Riccardo Muti − er co piere insie e un vero Viaggio nella coralità come unione
Il Maestro Muti: «Ho il desiderio di incontrare quante più persone possibili a Ravenna per cantare insieme, trasformandoci in un unico, grande coro, fondendo così le nostre voci in un messaggio di unione, solidarietà e costruzione di pace»
Danza barocca, regency, ‘800 e scozzese
Associazione culturale che diffonde la cultura delle danze di società di tradizione ottocentesca e scozzese, presente nelle città di Lugo, Forlì e Ravenna.
Associazione Culturale Società di Danza – Circolo di Romagna APS romagna@societadidanza.it
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LA CHIAMATA
dei popoli e dei sentimenti, perché il can− to è espressione della nostra anima e delle differenze che abitano in ognuno di noi. Per questo ho il desiderio di incontrare quante più persone possibili a Ravenna per cantare insieme, trasformandoci in un unico, gran− de Coro per un nuovo Viaggio dell’Amicizia fatto attraverso la musica di Verdi. Fonden− do così le nostre voci in un messaggio di unione, solidarietà, e costruzione di pace». Il programma si apre il pomeriggio del 1 giu− gno e prosegue fino a sera a giornata del sarà completamente dedicata alla musica, dalle prime luci del mattino alle ultime della sera. Non ci sar un esi i ione finale, a la perfor ance sarà in continuo divenire. «Ogni momento sarà unico e irripeti ile − chiosa eonardi − proprio per questo abbiamo deciso di aprire l’intero evento al pubblico. Credo che l’esperienza del Maestro, il suo talento e la sua capacità di insegnamento si tradurranno in un’occasione rara e meravi− gliosa per apprendere qualcosa di importante, anche al di fuori del puro aspetto musicale». In− fine, nell a ito del progetto su ant gostino, è in programma un ultimo appuntamento alla asilica Metropolitana di avenna, venerd giugno ore ), con il concerto dell orchestra Cherubini per l’Anno Giubilare. m
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LA GUIDA
Nel nostro Una panoramica sui concerti di musica sacra e da camera
intimo
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DI ENRICO GRAMIGNA
Intimo è una parola dalla doppia natura, di sostantivo e di aggettivo. In entrambe le acce− zioni questo lemma trova il suo spazio in con− testi musicali apparentemente distanti, quello della musica da camera e quello della musica sacra a pri a verosi il ente identifica ile con la musica dell’uomo (o come dicevano gli antichi, la musica mundana, cioè del mondo), l’espressione della capacità massima di razioci− nio unita alla più forte potenza espressiva. Non meraviglia, dunque, che la 36esima edizione del Ravenna Festival proponga diversi momenti in cui immergersi in questa letteratura speciale, a ata fin dalla nascita della usica co e arte Pietro Fresa (il 6 giugno al Refettorio del Museo Nazionale) sarà il primo a cimentarsi con la mu− sica da camera offrendo un programma che si propone quasi come Bildungsroman, una sorta di romanzo di formazione con un focus partico− lare sull’evoluzione della scrittura pianistica dal pieno lassicis o settecentesco fino alle soglie del primo Novecento (se ne parla a pagina 46). Una divisione tra passato e presente ci sarà an− che grazie al vision string quartet (l’11 giugno al Chiostro della Loggetta Lombardesca) che proporrà un’originale lettura del Quartetto n. 1 op. 27 del compositore che più ha dato lustro alla norvegia, Edvard Grieg mentre, sul secondo piatto della bilancia, gli artisti tedeschi presen− teranno alcuni brani da Spectrum, un loro lavo− ro personale che pu definirsi co e una curiosa commistione di generi nuovi e antichi. Curioso sarà l’appuntamento nel quale Ale− xander Gadjiev (il 20 luglio presso gli Antichi Chiostri Francescani) affronterà non uno, bensì tre repertori differenti rappresentati da tre com− positori ognuno dei quali portabandiera di uno stile na ionale specifico l pri o di uesti sar quel Claude Debussy che fu tra i più importan− ti esponenti dell rs allica di fine ttocento Del secondo basterà citare il suo impegno in veste di etnomusicologo alla ricerca della voce perduta della sua terra ed è subito chiaro che non si può trattare d’altri che del magiaro Béla Bartók. Sarà, invece, facile descrivere Modest
In alto Tallis Scholars a San Vitale (foto Luca Concas) Nella pagina a fianco il i ion t ing a tet (Foto Harald Hoffmann)
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Chamber and Sacred Music Ravenna Festival presents moments with chamber music. Pietro Fresa (June 6th, National Museum) offers a program that seems like a Bildungsroman. A division between past and present will also be th core of “vision string quartet”’s concert on June 11th at the Logget− ta Lombardesca. A curious event will be the one where Alexander Gadjiev (July 20th at the Chiostri francescani) will tackle three composers: Claude Debussy, Béla Bartók, and Modest Petrovic Musorgskij. Different in content, but not in idea, is the appointment with the Signum Saxophone Quartet (June 24th, Loggetta Lombardesca) which will perform pieces by Grieg, Piazzolla, Barber, Gershwin. The Trio Orleon (June 26th, Chiostri francescani) proposes three compositions by Haydn, Beethoven and Arensky. Regarding sacred music in the basilicas, don’t miss the appointment with The Tallis Scholars on June 1st at San Vitale, where on June 8th the Ensemble Vocale Odhecaton directed by Paolo Da Col will also perform. A tribute within a tribute will then be the short Mass “alla Palestrina” by Alessandro Scarlatti. Final− ly, a moment to celebrate the Jubilee Year (June 27th, Metropolitan Basilica) with the Luigi Cherubini Youth Orchestra, directed by Hossein Pishkar and featuring Andrea Berardi. Don’t − Classe: In templo Domini. Regarding sacred music, also not to be missed is the oratorio by Dietrich Buxtehude, the Membra Jesu Nostri (Sant’Agata Maggiore from May 20th to 26th) entrusted to Antonio Greco at the Verdi Conservatory. Rut – Raccolti di speranza (Basilica di San Giovanni Evangelista, from June 10th to 16th) is instead a performance commissioned by the Festival to the composer Marianna Acito, called to set the text by Francesca Masi to music.
Aria (il 3 giugno al Refettorio del Museo Nazio− nale) che sarà impegnato nell’omaggiare il com− positore Luciano Berio, scomparso nel 2003, di cui ricorre il centenario della nascita. I due musi− cisti si cimenteranno nell’esecuzione delle cele−
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quale custo− de dell’identità nazionale russa così indomito da giudicare moderati gli altri “Cinque” e intraprendere un personale viaggio nella sua Russia sonora. Si passa poi all’appuntamento con il Signum Saxophone Quartet (il 24 giugno al Chiostro della Log− getta Lombardesca). Il quartetto di saxofoni oggi è, nei fatti, ciò che il uartetto d archi era fino alle soglie del Novecento: riesce, infatti, con le sue sonorità a rapire e convin− cere l’ascoltatore portandolo nella dimensione artistica utilizzando qualità timbriche vicine alla sensibi− lità odierna. Ecco, quindi, le trascri− zioni di grandi pagine quali quelle scritte da Grieg, Piazzolla, Barber e Gershwin non sono appropriazioni indebite, ma vere e proprie conse− guenze di una necessaria esigenza e otiva che, in definitiva, si ani− festa lampante nella nuova produ− zione per questa formazione, come quella del musicista vietnamita Viet Cuong. Nuovo appuntamento con la musica da came− ra sarà quello con il Trio Orleon (il 26 giugno agli Antichi Chiostri Francescani). Il curioso program− ma racchiude tra celebri composizioni di Franz
LA GUIDA
Joseph Haydn e Ludwig van Beethoven un trio dell’assai poco noto Anton Arensky, composito− re russo, allievo di i s i − orsa ov, che si sta a poco a poco riscoprendo in toto. Discorso a parte merita il concerto del Duo
bri Sequenze (la XIII e la XIVb) prima di eseguire In bianco e nero di Francesca Verunelli. L’intimità col divino, invece, è la seconda declinazione della musica qui esplorata. Non appare, dunque, peregrino accostare la sacra− lità composta dei brani di Giovanni Pierluigi da Palestrina (di cui ricorre il 500° anniversario della nascita) alla peculiare cifra stilistica di Arvo Pärt (quest’anno 90enne) e il rapporto col divino si ritrova, nei cinque secoli che separano i due compositori, immutato nonostante le im− mense differenze del lessico musicale. Saranno The Tallis Scholars (l’1 giugno alla Basilica di San Vitale) a farsi carico di far risaltare i due lati di questa brillante medaglia. Nei 350 anni dalla prima esecuzione (composto in occasione dell’Anno Giubilare 1675) a San Giovanni Batti− sta il 4 giugno va in scena l’Oratorio in due parti per cinque voci, concertino e concerto grosso con l’ensemble Mare Nostrum (direttore An− drea De Carlo). A proposito del mezzo millennio palestrinia− no saranno proprio i Mottetti del salvatore della musica nella liturgia durante il Concilio di Tren− to, il Princeps Musicae, a farla da padrone nel concerto (l’8 giugno all’interno della Basilica di San Vitale) dell’Ensemble Vocale Odhecaton diretto da Paolo Da Col. Un omaggio nell’omag− gio sarà poi la Messa breve “a Palestrina” di Alessandro Scarlatti. on poteva ancare, infine, un o ento per celebrare questo anno grazie al Concerto del Giubileo (il 27 giugno nella Basilica Metropolita− na). Questa storica ricorrenza offre la possibilità a Ravenna di proporsi come voce particolare per un particolare strumento, l’organo. Sarà l’Orche− stra Giovanile Luigi Cherubini, diretta da Hos− sein Pishkar e con Andrea Berardi all’organo a proporre un interessante programma che si può vedere come incentrato sul πνεῦμα, il soffio vi− tale, simbolo della vita e vibrante nella produzio− ne sonora dell’organo a canne. , infine, la consueta eta−rassegna di animazione delle celebrazioni liturgiche (tutte all’interno della Basilica di Sant’Apollinare in Classe): In templo Domini. Le prime musiche, cantate dai Tallis Scholars che accompagne− ranno la santa Messa (l’1 giugno) celebrata da adre Mauro− iuseppe epori, ate enerale dell’Ordine Cistercense, saranno di due compo− sitori del Cinquecento (Thomas Tallis e Cristo− bal de Morales) e di una proposta novecente− sca (Charlies Villiers Stanford). Sarà, invece, la celeberrima Missa Papæ Marcelli di Giovanni Pierluigi da Palestrina ed eseguita dall’Ensemble Vocale Odhecaton ad accompagnare la celebrazione che presiederà Padre Gianni Giacomelli del Monastero di Fonte Avellana (l’8 giugno). Il Gruppo Vocale Heinrich Schütz diretto da Roberto Bonato si farà carico, invece, di anima− re (il 15 giugno) la santa Messa celebrata da Monsignor Massimo Camisasca, Vescovo eme− rito di Reggio Emilia – Guastalla, proponendo un’altra composizione palestriniana di grande impatto, la Missa Aeterna Christi munera. m
SACRE RAPPRESENTAZIONI
L’oratorio sulle parti del corpo di Cristo e la commissione sui Raccolti di speranza Esiste una declinazione di rappresentazione che non concerne l’area della musica profana, ma quella sacra. In essa si ascrivono quelle pagine che, permeate dalle tematiche divine, nascono per promuovere la conoscenza delle sacre scritture. Tra tutti questi generi sacri, quello più noto e frequentato dai compositori nel corso dei secoli è sicuramente l’oratorio. Senza scomodare grandi i nomi che hanno fatto grande il genere (solo per citarne tre si possono elencare Bach, Händel e Mendels− sohn) Ravenna Festival 2025 propone un titolo accattivante di un compositore assai ammirato nel periodo barocco. Proprio di Dietrich Buxtehude, il Membra Jesu Nostri (Basilica di Sant’Agata Mag− giore dal 20 al 26 maggio) è un oratorio che Angelo Nicastro, direttore artistico del estival, giusta ente definisce co e un oratorio olto suggestivo, co posto da sette sonate, ognuna delle quali descrive una parte del corpo di Cristo». Ogni sonata ha un testo olto coinvolgente con forti ri andi alla i ia anche gra ie al testo attribuito dapprima a Bernardo di Chiaravalle, ma più probabilmente opera del mo− naco cirstercense Arnolfo di Leuven. Una proposta musicale, dunque, importante affidata a un grande esperto specialista co e Antonio Greco (nella foto qui sotto di Marco Parollo) che aveva il progetto in cantiere con l’orchestra del Conservatorio “G. Verdi” di Ravenna cui si aggiungeranno anche quattro viole da gamba nella sesta sonata».
Discorso differente, eppure simile anche per la sacra rappresentazione Rut – Raccolti di speranza (Basilica di San Giovanni Evangelista, dal 10 al 16 giugno) che si ascri− ve al filone delle co issioni che avenna estival ogni anno propone al proprio pu lico a co positrice cui la co issione artistica ha deciso di affidare la reali − a ione di uesto lavoro la giovanissi a Marianna cito, che ha gi creato diversi lavori interessanti , chia ata a usicare il testo preparato da una grande esperta del tema cristiano, Francesca Masi»: entrambe donne come la protagonista Rut, mo− abita, sposa di un israelita e tra le pochissime donne (solamente cinque, compresa Maria) presenti nella genealogia di Gesù. La proverbiale gentilezza dell’antenata del Cristo è, infatti, centro fondamentale dell’indagine della nuova opera presentata in occasione del Giubileo della speranza 2025. Non meraviglia, dunque, che questa co issione sia affidata all esecu ione di una giovane realt locale, a gi attiva da svariati anni, l’Ensemble La Corelli, cui si associa un coro dalla lunga esperienza quale è il Gruppo Vocale Heinrich Schütz, entrambi uniti dalla direzione di Mattia Dattolo. A vestire i panni dei tre personaggi saranno, invece, tre voci importanti qua− li sono quelle di Laura Zecchini, Daniela Pini e Angelo Testori.
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LA GUIDA
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MUSICA CLASSICA
Vivaldi e la viola d’amore
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DI ENRICO GRAMIGNA
Vivaldi d’amore è il titolo del concerto che vedrà impegnata il 17 giugno sul palco del Teatro Alighieri l’Accademia Bizantina, orchestra ravennate considerata vero e proprio riferimento nell’esecuzione stori− camente informata. Sul podio, in veste di solista e direttore, un violinista raven− nate doc, Alessandro Tampieri, di recente premiato agli International Classic Music Awards 2025. Maestro, innanzitutto complimenti per l’affermazione ai recentissimi ICMA! «Grazie, è stata una gioia inaspettata per un disco registrato in Baviera nel 2022. Siamo stati premiati per Invocazio− ni Mariane, un disco in cui Andreas Scholl e Accademia Bizantina sono stati davvero superlativi e dove, su tutti, svetta il bellis− simo Stabat Mater di Vivaldi. In mezzo io che dirigo e, in più, suono il concerto di Pergolesi. Una grandissima soddisfazione tornare dalla cerimonia con il trofeo in vetro col mio nome scritto sopra». Un’affermazione meritata. Ora, però, rivolgiamocia a Ravenna: interessante questo repertorio abbastanza inusuale, tutto incentrato su Vivaldi! «Eh già, infatti la viola d’amore deve tan− tissimo a Vivaldi. La viola d’amore vivaldi− ana, e del Seicento in generale, è ancora una viola a sei corde e l’aggiunta della set− tima avviene idealmente per pareggiare il paragone con la viola da gamba alla quale era già stata aggiunta la corda bassa». Quindi la viola d’amore vivaldiana
In alto l’Accademia Bizantina schierata in una foto di Silvia Camporesi Nella pagina a fianco le and o a pie i foto di onat an e elo a io ianna i
Ne parla il Maestro Alessandro Tampieri, violinista ravennate che sarà all’Alighieri alla guida di Accademia Bizantina per un insolito omaggio al Prete Rosso aveva una corda in meno dell’attuale strumento? «L’aggiunta di una settima corda alla viola d’amore si deve vedere come un tentativo per conferire più forza allo stru− mento, ma in realtà gliene toglie: il violino è un esempio chiarissimo e, infatti, suona molto di più della viola d’amore dato che, avendo solo quattro corde è possibile concentrare la potenza e la proiezione del suono, inoltre più corde si hanno e meno si può affondare l’arco per il rischio di toc− carne di s agliate n definitiva un e ui− librio tra la ricerca della massima proiezi− one di suono e il giusto numero di corde. Non è detto che aggiungendo le corde si arricchisca lo strumento». Altri musicisti dell’epoca componeva− no per viola d’amore? «Certo, c’è il repertorio tedesco, coevo a Vivaldi, e quello francese, che si protrae nell’Ottocento. La viola d’amore, come detto, alla fine del ettecento−ini io t− tocento, subisce una serie di trasformazi− oni, si aggiunge una corda e viene utiliz− zato come strumento esotico in tutto il Romanticismo tanto che l’ultimo strascico si ritrova nel celebre coro a bocca chiusa dalla di Puccini. Vivaldi concepisce la viola d’amore quasi come un violino preparato e non come uno stru− mento a sé stante. Quasi tutto il materiale musicale viene utilizzato sulle prime due corde, molto raramente va nella tessitura bassa (più che altro per strappate o ac−
cordi) al contrario dell’altro repertorio per viola d’amore, specialmente quello tedes− co. Si pensi a Graupner che la usa in una tessitura totalmente differente rispetto a quella vivaldiana tanto da essere proprio uno strumento diverso. Studi confermano che fosse uno strumento simile a quella di Ariosti, compositore italiano prestato alla Germania prima e all’Inghilterra poi. Questo repertorio rispecchia molto nella tessitura quella della viola, tanto che non arriva mai oltre il Sol5, mentre Vivaldi ar− riva al a − i , vera ente olto in alto per lo strumento». Quindi è Vivaldi che si differenzia risp− etto agli altri compositori? «Esattamente, utilizza la viola d’amore in maniera atipica e interessante. L’approccio vivaldiano è quello di un uso prettamente violinistico ed è l’unico com− positore che si pone in questo modo. La viola d’amore è utilizzata “da italiano”, in maniera cantabile, alla ricerca del famo− so suono argentino dettato anche dalle corde di risonanza che negli altri strumen− ti che chiamiamo viola d’amore, ma che potremmo chiamare in altro modo, non erano presenti. Come si diceva, quella di Graupner molto probabilmente non ave− va queste corde di risonanza così come forse non le aveva nemmeno quella che utilizzava Bach, e aveva, inoltre, corde di metallo e non, come prassi dell’epoca, di budello». Si può dire, dunque, che Vivaldi usi uno
«Vivaldi scrisse i brani per le sue “putte”, le ragazze che istruiva al Pio Ospedale della Pietà di Venezia: erano bravissime»
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ché esse non erano note per la loro av− venenza, anzi, e proprio Anna Maria era famosa anche per questa caratteristica. Indipendentemente da queste notizie erano certamente musiciste eccezionali». Quindi si può dire che il Vivaldi docen− te ebbe successo? «Assolutamente sì! Queste ragazze era− no bravissime, delle grandissime soliste che suonavano tantissimi strumenti. Questa Anna Maria, per esempio, non era solo una eccellente violinista, ma suona− va anche la viola d’amore, il violoncello, la tiorba, il liuto: tutte suonavano tutto quello che c’era da suonare e lo facevano ad altissimi livelli». Il concerto ravennate, quindi, è tutto incentrato sulla viola d’amore? «Nel concerto ravennate ci saranno due concerti per viola d’amore, nome la cui possibile origine mi ha indotto a una suggestione interpretativa di questi concerti in cui, soprattutto nell’Adagio di uno di essi, si nota un certo pro− fumo orientale con la frequentazione dell’intervallo della seconda eccedente. È, infatti, una delle ipotesi quella che “d’amore” possa risalire a una corruzi− one di “dei mori”, che all’epoca di Viv− aldi poteva significare dall’Albania alla Turchia fino a Cipango. In più la Pietà era, a Venezia, sul Lungoriva degli Schia− voni e quello era il posto in cui arrivava− no le navi da Istanbul, quindi, mi è parsa una connessione interessante. Oltre a questi concerti saranno presenti grandi classici dell’op. 3 e un bellissimo con− certo, l’RV 273 in mi minore, che fa parte dei componimenti che Vivaldi scriveva e non pubblicava per il semplice fatto che erano scritti per virtuosi, mentre i concerti a stampa risultano molto calm− ierati, fatti per un virtuosismo standard (si pensi all’Estro armonico) anche se non sono certo facili (come, ad esempio, quelli della Stravaganza o del Cimento dell’armonia e dell’inventione)». m
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strumento davvero diverso. Le differenze sono solo costruttive? «Non solo. La viola non ha mai raggi− unto una standardizzazione, come è av− venuto con il violino, quindi, il criterio di differenza è molto ampio. Non usa sempre l’accordatura che oggi consideriamo stan− dard (usata solo in tre concerti), mentre per gli altri varia. Particolare è un concerto per viola d’amore, due oboi con sordina, due corni, fagotto e basso continuo, che però non eseguirò a Ravenna. Con la viola d’amore si è molto vincolati perché con un’accordatura così bloccata non si può modulare, però quando si suona nella to− nalità d’impianto questi accordi generano una grandissima risonanza molto interes− sante». E il Prete Rosso, noto violinista, suo− nava questo strumento? «Sicuramente era anche lui un esecu− tore alla viola d’amore tanto che ab− biamo un resoconto storico di un prelato che racconta di un concerto a Cento dato da Vivaldi nel viaggio da Bologna verso Venezia. Secondo questo racconto Vivaldi suonò una speciale viola a dodici corde. Certamente non potevano essere tutte suonate, quindi ci deve essere stata una divisione ipotizzabile in sei suonate e sei libere di risuonare per simpatia». Vivaldi scrive per sé questi brani? «Scrive otto concerti, sette conservati a Torino e uno a Dresda, per viola d’amore e pare li scriva tutti per le sue “putte”, le ragazze che istruiva al Pio Ospedale del− la Pietà a Venezia. Pare soprattutto per Anna Maria, la più nota tra le musiciste virtuosissime e spesso ricordata insieme a Chiara e Santa. C’è proprio un bel son− etto dell’epoca che parla di tutte le musi− ciste che lavoravano alla Pietà con Vivaldi. Adesso c’è stata una riscoperta di queste musiciste, spesso però viene romanzata la storia raccontando di queste ragazze rinchiuse come in una specie di harem, cosa abbastanza improbabile anche per−
MUSICA CLASSICA
ENGLISH VERSION
“Vivaldi d’amore” by Accademia Bizantina, with an Oriental Touch “Vivaldi d’amore” is the title of the con− − based orchestra that is considered a true reference point in historically informed per− formance. At Teatro Alighieri on June 17th, Alessandro Tampieri will be both solist and conductor. He is a violinist born and bred in Ravenna and recently honored at the In− ternational Classic Music Awards 2025. In this interview he explains the choice of the Vivaldi repertoire for the Ravenna concert: «Vivaldi uses the instrument vio− la d’amore in an atypical and interesting way. Vivaldi is the only composer to ap−
proach it for purely violinistic use. The viola d’amore is used «in an Italian way», in a singing style, in search of the famous silvery sound also dictated by the resona− ting strings. In the Ravenna concert, there will be two concertos for viola d’amore, and it is the possible origin of the name that has led me to a suggestive interpreta− tion of these concertos: especially in the Adagio of one of them, a certain oriental fragrance can be noted. One of the hypo− theses is that d’amore (of love) might de− rive from a corruption of dei mori (of the Moors), which in Vivaldi’s time could have
meant from Albania to Turkey and even Cipango (an old name for Japan). Further− more, the Pietà (a charitable institution where Vivaldi taught) in Venice was on the Riva degli Schiavoni (the Slavs’ em− bankment), and that was the place where ships arrived from Istanbul, «so it seemed like an interesting connection to me. In addition to these concertos, there will be great classics from Opus 3 and a beautiful concerto, RV 273 in E minor, which is part of the compositions that Vivaldi wrote and did not publish for the simple reason that they were written for virtuosos».
al f s
e i suoi “fratelli”
Una guida agli appuntamenti con le grandi orchestre
Sinfonia è un termine antico che affonda il suo etimo totalmente nel greco. È abbastanza scontato, quindi, che il suo significato sia utato nel corso dei secoli e che solo nel Rinascimento il lemma cominciasse a indicare un tipo di brano musicale. Certo è che il brano nulla aveva a che fare con quello che oggi si intende con sinfonia dato che, molto spesso, era strumentale. Questa parola ha, poi, lentamente mutato il proprio contenuto se antico andando, infine, a connotare, nel primo Settecento, un brano prettamente stru entale difficile, dun ue, procla are di chi possa essere stata la paternità di tale tipo di composizione, tuttavia, non è altrettanto complesso individuare chi ha, nei fatti, cambiato la storia per mezzo di essa. Un nome solo sulla bocca di tutti: Beethoven. Non deve stupire, quindi, che la programmazione del Ravenna Festival 2025 omaggi il genio di Bonn negli appuntamenti sinfonici nella più ampia arena coperta dell’ultima capitale dell’Impero Romano d’Occidente, al Pala De André.
Tra i protagonisti al Pala De André maestri di fama mondiale come Riccardo Muti, Zubin Mehta e Daniel Harding, alla guida di Cherubini, Maggio Musicale Fiorentino e Accademia Nazionale di Santa Cecilia Il primo di questi eventi, il 31 maggio, vedrà in programma nel concerto di inaugura ione ufficiale del estival en due brani del compositore tedesco, la celeberrima ouverture del Coriolano op. 62 dall’iconico incipit e la maestosa Settima op.92 che, diretta dalla sapiente bacchetta del maestro Riccardo Muti, vedranno protagonisti i giovani musicisti dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini ai uali si affiancher un altra gioventù, quella del violinista Giuseppe Gibboni che proporrà, incastonato tra le due pagine beethoveniane, il bel Concerto n.4 KV 218 di un altro importante musicista della prima scuola di Vienna, Wolfgang Amadeus Mozart.
Il Maestro Riccardo Muti in una foto di Marco Borrelli
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Beethoven
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MUSICA SINFONICA
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MUSICA SINFONICA ENGLISH VERSION
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Muti, Mehta, Harding: the Symphonic Calendar of Ravenna Festival The programming of the Raven− na Festival 2025 pays homage to the genius of Beethoven with several events. On May 31st, two pieces by the German compo− ser are scheduled: the Coriolan Overture Op. 62 and the Sym− phony No. 7 Op. 92, conducted by Maestro Riccardo Muti and performed by the Luigi Cheru− bini Youth Orchestra joined by violinist Giuseppe Gibboni, per− forming Mozart’s Concerto No. 4 KV 218. On June 26th, Maestro Zubin Mehta will lead the Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino and violinist Amira Abouzahra will perform the celebrated Concerto Op. 61 by the German composer, followed by Richard Strauss’s symphonic poem Domestic Sym− phony Op. 53. Beethoven will once again be the protagonist of the concert that Riccardo Muti will conduct with the Luigi Cherubini Youth Orchestra on July 5th, presen− ting the Symphony No. 5 Op. 67, followed by Symphony No. 4 Op. − − tholdy and a tribute to the Italian musical tradition, the Sinfonia from I vespri siciliani. − phonic music of this Ravenna Festival will be dedicated to Ger− manophone Romanticism. On July 10th, the Orchestra dell’Ac− cademia Nazionale di Santa Ceci− lia, conducted by Maestro Daniel Harding, will present the Blumi− ne movement by Gustav Mahler followed by the Prelude and Lie− bestod from Richard Wagner’s Tristan und Isolde and Johannes Brahms’s Symphony No. 2. There will be two events fea− turing the new generation of pianists. Alexander Gadjiev will tackle Debussy, Bartók, and Mussorgsky, while Pietro Fre− sa has chosen a program that opens and closes with variations by Mozart and Brahms, passing through Chopin’s mazurkas and Scriabin’s “Black Mass” revisi− ted in an hallucinated and mo− dernist key.
CONCERTI
Fresa e Gadjiev, la nuova generazione del pianismo tra chiostri e museo Due gli appuntamenti del Ravenna Festival con la nuova generazione del pianismo. A soli 25 anni, Pietro Fresa si è rivelato come uno dei più interessanti pianisti della scena italiana, partendo dalla letteratura per tastiera di Mozart, un repertorio inu− suale per i virtuosi di oggi, ma che nel suo caso (il suo concerto è in programma il 6 giugno dalle 21 al Refettorio del Museo Nazionale) illumina di una sensibilità perso− nalissima pagine come le “Dodici variazioni sulla canzone francese − Maman”, cavallo di battaglia di pianisti come Clara Haskil e Samson François. Nel suo recital Fresa incornicia le nostalgie chopiniane per la campagna polacca e le frenetiche inquietudini della Sonata “Messa nera” di Skrjabin con un altro set di variazioni, quelle che Brahms ricavò da un tema di Händel, costruendo venticinque miniature di incredibile sottigliezza, capaci di competere con le Goldberg di Bach o le Diabelli di Beethoven. L’altro grande protagonista al pianoforte al Ravenna Festival sarà (il 20 giugno dalle 21.30 agli Antichi Chiostri Francescani) Alexander Gadjiev (nella foto di Claudia Ioan), premio Abbiati miglior solista nel 2022, alle prese con Debussy, Bartók e Musorgskij.
Il 26 giugno sarà, invece, il maestro Zubin Mehta a capo dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino a offrire una proposta beethoveniana alla platea ravennate. In programma, infatti, vedrà esibirsi la giovanissima violinista Amira Abouzahra, talentuosissima e già affermata solista, nel celeberrimo Concerto op. 61 del compositore tedesco. A suggellare il programma di questa serata musicale l’interessante poema sinfonico di Richard Strauss incentrato sulle quotidiane vicissitudini familiari di inizio Novecento, la Sinfonia domestica op. 53. Beethoven ancora protagonista, inoltre, del concerto che Riccardo Muti terrà alla testa dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini il 5 luglio proponendo uno dei titoli più iconici della produzione sinfonica mondiale, la Quinta op. 67. Non meno famoso sarà, però, il secondo brano in programma, ossia la Sinfonia n.4 op. 90 di eli Mendelssohn− arthold , forse la più celebre tra le composizioni del musicista artefice, tra le altre cose, della riscoperta di un altro grande tedesco, Johann Sebastian ach o e o aggio, infine, alla tradi ione musicale italiana una delle pagine più note del sinfonismo verdiano, vale a dire la Sinfonia dai Vespri Siciliani. L’ultimo appuntamento con la musica sinfonica di questo Ravenna Festival sarà all’insegna del romanticismo germanofono. Il 10 luglio l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di
Santa Cecilia diretta dal maestro Daniel Harding presenterà il celebre movimento Blumine di Gustav Mahler (che il compositore in prima battuta aggiunse alla sua Sinfonia n.1 e poi espunse) prima di buttarsi con forza tra le braccia del Preludio e Liebestod dal Tristano e Isotta di Richard Wagner e concludere con la Sinfonia n.2 di Johannes Brahms, spesso paragonata ai capolavori beethoveniani di cui il compositore amburghese era un acceso estimatore. Ne viene delineata, dunque, un’offerta
musicale ciclica all’insegna dell’idea beethoveniana in particolare con una retrospettiva interessante sulla produzione austro−tedesca che vive nel solco lasciato dal grande compositore nato a Bonn nel 1770. m
Qui sopra Zubin Mehta (foto Simone Donati) Nella pagina a fianco
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MUSICA SINFONICA
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LIRICA
Alla ricerca di
Anita
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DI MICHELA RICCI
Nelle campagne di Mandriole, che da oltre un secolo custodiscono la sua memo− ria, Anita Garibaldi torna simbolicamente a casa. Lo fa attraverso la forza della musica, con un’opera lirica che porta il suo nome, composta da Gilberto Cappelli. Venerdì 4 luglio alle 21.30 Anita va in scena alla Fat− toria Guiccioli, la grande casa colonica tra Casal Borsetti e Sant’Alberto, dove la don− na trovò rifugio insieme a Giuseppe Garibal− di, in fuga dopo la caduta della Repubblica di Mazzini. Qui, il 4 agosto 1849, stanca e malata, si spense a soli 28 anni. Commissionata dal Teatro Lirico Speri− mentale A. Belli di Spoleto, città che la scorsa estate l’ha tenuta a battesimo con un debutto di grande successo, Anita ora è pronta per la tappa romagnola. Per Cap− pelli, che ne ha composto le musiche, «sarà emozionante assistere alla rappresentazi− one proprio nei luoghi in cui Anita ha vis− suto gli ultimi momenti della sua vita». Nato a Predappio nel 1952, il compositore romagnolo ha dedicato alla musica tempo, studio, impegno, passione. A 14 anni ha iniziato a frequentare il conservatorio G. B. Martini di Bologna, diplomandosi in piano− forte, direzione d’orchestra e composizione
In alto uno scatto dal debutto a Spoleto di “Anita” (foto Niccolò Perini)
sotto la guida di Giacomo Manzoni e Aldo Clementi. Vincitore di un Premio Abbiati alla Critica Italiana, Cappelli con i suoi pezzi ha partecipato a diversi festival di rilievo, come la Biennale Musica di Venezia, Milano Musica, il Festival Pontino. Dopo aver col− lezionato numerosi successi, Anita rappre− senta per appelli una nuova sfida si tratta infatti della sua prima opera lirica. Cosa l’ha spinta a dedicare l’opera ad Anita? «È successo per caso. Mia moglie, grande conoscitrice del periodo risorgimen− tale, nel 2019 mi propose di partecipare alle celebrazioni che si svolgono ogni anno il 4 agosto alla Fattoria Guiccioli, per l’anniversario della morte di Anita. Eravamo al buio, assistevamo alla rappresentazione degli ultimi giorni della sua vita, e io ho avuto un’illuminazione. Stavo cercando un soggetto per la mia prima opera lirica… e il soggetto era lì, davanti a me. Era una storia che già un po’ conoscevo. Quando ero bam− bino ogni sera mio padre mi raccontava dei suoi eroi c erano artali, oppi, a anche Giuseppe Garibaldi e Anita. È stato bello recuperare quei ricordi d’infanzia e appro− fondire le vicende di questa donna straor− dinaria. L’opera è composta da un prologo e otto scene. Si parte dal rinvenimento casuale del corpo di Anita poi, andando all’indietro, si ripercorre la sua la vita divisa tra Sud America ed Europa, tra amore, fami− glia, politica, guerra, fughe». Anita è nota ai più per essere la moglie
di Garibaldi, ma forse non tutti conoscono davvero la sua storia… «Anche per questo ho voluto raccon− tarla nita nata in rasile nel e fin da giovanissima ha dimostrato forza, cor− aggio, determinazione, partecipando ai moti rivoluzionari in Sud America, come la Guerra dei Farrapos. Fu proprio in questa occasione che vide per la prima volta Garib− aldi. Da quel momento i due non si sono più separati, hanno co attuto fiano a fianco prima in America e poi in Italia, nelle lotte per l unifica ione e l indipenden a nita stata una delle prime donne a prendere par− te a con itti ar ati, sfidando i ruoli di ge− nere dell’epoca. Credeva nell’uguaglianza tra i sessi e nella necessità di dare alle donne un ruolo più importante nella soci− età. Quest’opera parla di lei, ma anche di tutte le altre figure fe inili che hanno par− tecipato attivamente al Risorgimento, che sono state picchiate, violentate, che hanno dato la vita per gli ideali in cui credevano. Molte di loro sono state dimenticate e attra− verso la storia di Anita ho voluto ricordarle tutte». La musica può diventare quindi uno stru− mento di memoria collettiva? «Penso di sì, o almeno questo è quello che ho cercato di fare. La storia di Anita e quella di tutte le altre donne che hanno fat− to il Risorgimento sono lontane nel tempo, ma hanno ancora molto da raccontarci. Ani− ta era una persona onesta, dotata di grande umanità. Accanto al marito ha sempre com−
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Il compositore Gilberto Cappelli parla della sua opera dedicata alla moglie di Garibaldi che andrà in scena alla Fattoria Guiccioli, dove l’eroina trovò rifugio
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LIRICA
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Il compositore Cappelli: «Quando si scrive musica bisogna essere sinceri Sono convinto che per potersi esprimere bene sia necessario essere brave persone»
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battuto per gli altri, mai per se stessa, per la ricchezza o per la gloria. È questo che ho voluto far emergere. Credo che oggi ce ne sia bisogno: di umanità, onestà, persone per bene». Ci sono compositori o correnti che l’hanno ispirata nella scrittura dell’opera? «Fin da bambino ho sempre avuto una grande passione e ammirazione per l’espressionismo tedesco, la Scuola di Vienna, Schönberg, Berg e Webern. Ma anche per autori tardoromantici come Wagner, Mahler, Musorgskij. Amo il loro odo di far affiorare in aniera potente la natura dell’uomo, l’interiorità, le emozio− ni. Ed è proprio quello che ho cercato di fare io con Anita: dare voce a quello che aveva dentro, con forza, potenza, immedi− atezza». Nell’opera lirica il testo ha un ruolo importante. Insieme ad Andrea Cappelli e Raffaella Sintoni, che hanno curato il libretto, avete cercato un equilibrio tra pa− role e musica? on ndrea, che io figlio, e affa− ella, mia moglie, abbiamo fatto una scelta: il testo non sarebbe stato troppo lungo. Volevamo che fosse intenso, autentico, in− cisivo. Che arrivasse dritto al punto, senza togliere spazio e potenza alla musica. Oggi siamo bombardati dalle parole e forse ab− biamo bisogno di tornare all’essenziale. Poche parole, ma quelle giuste, mirate. In questo modo credo che anche il pubblico riesca a seguire meglio la storia, coglien− done la vera essenza». Accanto a Giuseppe Garibaldi e ad Ani− ta, che sono i protagonisti, c’è il coro. Che spazio ha nella rappresentazione? «È centrale. Nel teatro greco il coro com− mentava ciò che avveniva sulla scena, fornendo al pubblico anche spunti di ri− essione o stesso fa il nostro, a cui af− fidia o il co pito di dire ci che pensa la gente, dal Sud America alla Romagna, toccando i diversi luoghi in cui la storia si sviluppa». È la sua prima volta al Ravenna Festival? «Con un’opera tutta mia, sì. Per me è un onore partecipare a una rassegna di questo
In alto Gilberto Cappelli mentre riceve gli applausi al termine della “prima” a Spoleto (foto di Niccolò Perini)
ENGLISH VERSION
Anita Garibaldi returns Home through the Power of Music In the silence of the Mandriole coun− tryside, which has guarded her mem− ory for over a century, Anita Garibaldi symbolically returns home through the power of music, thanks to an op− era bearing her name, composed by Gilberto Cappelli. On Friday, July 4th at 9:30 PM, Anita will be staged at Fatto− ria Guiccioli, the large farmhouse be− tween Casalborsetti and Sant’Alberto where the woman found refuge to− gether ith iuseppe ari aldi, ee− ing after the fall of Mazzini’s Republic. Here, on August 4th, 1849, tired and ill, she passed away at only 28 years old. For Cappelli, who composed the music, «it will be moving to attend the performance right in the places where Anita lived the last moments of her life». Born in Predappio in 1952, the composer has dedicated time, study, commitment, and passion to music. The idea of an opera about Anita Garibaldi, he says, was born right here. «My wife, a great connoisseur of the Risorgimento period, in 2019 sug−
gested that I participate in the celebra− tions that take place every year on Au− gust 4th at Fattoria Guiccioli. We were in the dark, watching the representa− tion of the last days of Anita’s life, and I had an epiphany. I was looking for a su ect for first opera and the subject was right there in front of me. It was a story I already knew a little». Anita is best known as Garibaldi’s wife, but perhaps not everyone truly knows her story. «Anita was one of the first o en to ta e part in ar ed con icts, challenging the gender roles of the time. She believed in equality between the men and women and in the need to give women a more impor− tant role in society. This opera speaks of her, but also of all the other female figures ho activel participated in the Risorgimento, who were beaten, raped, who gave their lives for the ideals they believed in. Many of them have been forgotten, and through Anita’s story, I wanted to remember them all».
calibro, che ogni anno mette insieme autori diversissimi tra loro, ma tutti di alto livello. A coinvolgermi è stato il direttore artistico Angelo Nicastro e sono felice che abbia vo− luto inserire Anita nel programma. Dietro quest’opera c’è un grande lavoro di squad− ra: dal regista Andrea Stanisci all’orchestra Calamai, che a Mandriole sarà diretta da Marco ngius, fino agli interpreti il arito− no Alberto Petricca, nei panni di Giuseppe Garibaldi, e la soprano Chiara Guerra, che è Anita. Tutti bravissimi!». Che ruolo ha la musica nella sua vita? «Mi accompagna da sempre, con la mu− sica sono nato e cresciuto. Mio padre era un compositore di musica romagnola, mio zio un direttore di coro. È stato molto na− turale, l’amore per la musica è diventato grande insieme a me. È il linguaggio at− traverso cui mi esprimo. Quando si scrive musica, bisogna essere sinceri. Con la mu− sica non si bara, viene fuori quello che si ha dentro. Sono convinto che per potersi esprimere bene, per creare qualcosa di bello e utile a chi ascolta, sia necessario essere brave persone. Ti esprimi bene solo se sei una persona per bene. Forse questa ia ri essione pu far sorridere, a io la vedo così. Lo pensavo quando ero giovane e oggi ne sono sempre più convinto. At− traverso la bontà e la sincerità, si possono creare cose molto belle». m
LO SPETTACOLO
Un viaggio nella canzone dell’Ottocento napoletano Tra gli appuntamenti più curiosi del Festival va segnalato quello del 12 giu− gno al Mar − Museo d rte della citt di avenna, un iaggio nella can one dell ttocento napoletano con incen o ape uto, dan atore e cantante, accompagnato dal Motus Mandolin Trio. L’incredibile popolarità della mu− sica napoletana giunge all’apice del suo splendore proprio nel XIX secolo, attirando co positori tra i uali ossini, ellini, oni etti Mentre a apoli accorrono cantanti, impresari, registi, editori, poeti, scrittori, intellettuali, catturati dal suo fascino e dalla sua musica – come non ricordare D’Annun− zio che proprio lì, rapito d’ispirazione, scrive la cele re vucchella”. Della for− za di quella musica e di quella terra si nutre questo concer− to: il virtuosismo dei mandolini e l’elegan− za della voce di Ca− pezzuto trascinano gli spettatori in un viaggio nel tempo, attraverso canzoni senza tempo.
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LIRICA
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MUSICA CONTEMPORANEA
Goebbels
La città vista da , superando ogni limite Alla scoperta di un artista poliedrico che porta il pubblico oltre il concetto di concerto, di teatro, di danza Per un’esperienza da vivere senza pregiudizi
Heiner Goebbels, tedesco classe 1952 – ospite del Ravenna Festival 2025, al teatro Alighieri il 7 giugno, con la “messa in sce− na” della composizione Surrogate Cities – è un singolare artista poliedrico: musicista e compositore, coautore di opere teatrali, performance, installazioni sonore e musi− che per la danza e il cinema. Negli anni 70 e 80 si cimenta in concerti e improvvisazioni in duo con Alfred Hart, spaziando fra jazz, art−roc , usica elettronica a noto an− che per le collaborazioni con ensemble orchestrali e centri di ricerca di musica contemporanea come l’Ensemble Modern di Francoforte e l’Ensemble InterContempo− rain di arigi, fir ando co posi ioni e ope− re capaci di abbracciare e intrecciare diversi generi di arti performative. Fra l’altro, non bastasse la sua multiforme attività creati− va, Goebbels è stato anche direttore artis− tico del festival triennale − ) uhrtri− ennale – Festival der Künste”, considerato uno degli eventi culturali internazionali più innovativi di inizio millennio. oe els fa parte uei rari casi di figure creative che hanno un seguito e attraversa− no i campi di musica, teatro, danza, super− andone i limiti convenzionali, ma soprattut− to è un artista che proviene da esperienza non accademiche – sottolinea Franco Ma− sotti, uno dei direttori artistici del Ravenna Festival che nel corso delle edizioni ha ideato memorabili eventi e produzioni di musica contemporanea, pop, crossover, etnica e multimediale –. Come musicista è della generazione che appartiene alla mu− sica improvvisata europea ma si è formato
Un ritatto dI Heiner Goebbels fotog afia di a ald off ann
anche nell a ito dell art−roc ltre alla roc and avanguardista assi er e al duo Goebbels und Hart, sempre con Hart, mette insieme la “bizzarra” formazione orches− trale ogenanntes in sradi ales lasor− chester che in italiano significa più o eno “Fanfara di ottoni cosiddetta di estrema sinistra”, che si ispira alla musica di Hanns Eisler, compositore tedesco di sinistra che
ha colla orato con ertolt recht, e rievoca pure ino ota e le orchestra ioni di ran Zappa. Tanto per comprendere parte dei suoi orizzonti musicali e dei suoi riferimenti artistici». Scrive a proposito il giornalista e musi− cologo Giordano Montecchi, in un testo critico redatto appositamente per il Raven−
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Franco Masotti su “Surrogate Cities”: «È una suite di brani composta nel 1994 In ogni città in cui si svolge è allestita ed eseguita in modi sempre diversi, che interrogano e si sintonizzano col luogo A Ravenna sarà protagonista anche l’archeologia industriale. Il vocalist John DeLeo prenderà il posto di David Moss»
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na Festival: «Ci sono percorsi molteplici che possono illustrare che cosa HG fa e perché lo fa. E perché il suo “comporre” con una pluralità di mezzi non corrisponde, non si pone in continuità coi generi musicali o teatrali ereditati dalla storia, e neppure si lascia ricondurre nella cerchia di certo post− moderno col suo consueto pluralismo dis− involto e qualunquistico [...] Sullo sfondo, dunque, si delinea la silhouette di John Cage che, certo, per Goebbels è una fonte di ispirazione (in particolare l’ultimo Cage delle Europeras). La libertà dell’approccio, il culto dell’anticonvenzionale, le consape− voli sfumature di humor, l’arte dello spiaz− zare, sono certo comuni. Ma tanto Cage è profondamente americano nel sentirsi es− traneo e libero da ogni tradizione o eredità storica, tanto invece Goebbels è profon− damente europeo – termine che conserva ancora, nonostante tutto, un profondo sig− nificato uropeo in uanto l eserci io della critica è in lui incoercibile, in quanto radica− to nelle ri essioni e negli insegna enti di coloro che indubbiamente sono stati e res− tano i suoi maestri, in primis Heiner Müller, Bertolt Brecht, Gertrude Stein, Elias Canetti e, per la musica, Hanns Eisler». cco, appunto − condivide ranco Ma− sotti − negli ulti i decenni del oe − bels si affaccia con una sua precisa poetica anche nel mondo del teatro collaborando con il drammaturgo e regista Heiner Müller, fra i più in uenti autori della scena teatrale europea della seconda metà del XX secolo. Con Müller crea alcuni straordinari lavori per la scena e inventa una forma di teatro musicale contemporaneo particolarmente originale e dirompente, che esce dai canoni di vocalità eccessivamente impostate di certe produzioni attuali, preferendo esalt− are il suono, i fonemi del testo, anche par− lato, o contaminare il contesto con canti alieni. Sperimentando modi per rendere la musica un evento teatrale». A proposito, possiamo inserire in questa ricerca anche l’opera per così dire multime− diale di Goebbels proposta dal festival... «Certo, Surrogate Cities è una suite di rani co posta nel puntuali a Ma− sotti –, e potrebbe apparire come un lavoro sinfonico per orchestra, tuttavia il composi− tore interviene nel concerto con una regia, per cui dispone in modo non ortodosso e gioca con la for a ione orchestrale elementi della compagine Cherubini), un campionatore di suoni e alcuni solisti, fra cui il vocalist John De Leo, che nella ver− sione ravennate prende il posto del noto performer David Moss, che aveva assunto originariamente quel ruolo nell’opera. In ogni città, per l’appunto, in cui si svolge, Surrogate Cities è allestita ed eseguita in modi sempre diversi, che interrogano e si sintonizzano col luogo. L’opera che ve− dremo a Ravenna prevede un light design specifico e l intrusione in scena di oggetti residuali e di archeologia industriale».
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ENGLISH VERSION
The different aesthetic dimensions in Goebbels’s works Heiner Goebbels, born in Germany in 1952, is a guest of the Ra− venna Festival 2025, at the Alighieri Theater on June 7th, with the staging of the composition Surrogate Cities. Goebbles is a − of theatrical works, performances, sound installations, and mu− sic for dance and cinema. “Goebbels is one of those rare cases of creative figures who have a following and traverse the fields of music, theater, and dance, overcoming conventional limits, but − − ces,” emphasizes Franco Masotti, one of the artistic directors of the Ravenna Festival. “As a musician, he belongs to the genera− tion of European improvised music but also has a background − also emerged with his own precise poetics in the world of the− ater, collaborating with the playwright and director Heiner Mül− ler.For what concerns the proposal at the festival, we can say that Surrogate Cities is a suite of pieces composed in 1994 and, Masotti points out, “it might appear as a symphonic work for orchestra, however, the composer intervenes in the concert with a direction, whereby he arranges the orchestral formation (80 ‘plays’ with it, along with a sound sampler and some soloists, including the vocalist John De Leo, who in the Ravenna version − − blend, but also come into conflict.
In alto un ritratto di Franco Masotti (foto Zani)
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MUSICA CONTEMPORANEA
MUSICA CONTEMPORANEA
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Riporta sempre il musicologo Montecchi, da una sua conversazione sull’opera con l’artista: «Surrogate Cities è un tentativo di avvicinarsi al fenomeno della città da diverse prospettive, di raccontare storie di città, esporsi ad esse, osservarle; è un materiale sulle metropoli accumulatosi nel corso del tempo. Il lavoro è stato ispirato in parte da testi, ma anche da disegni, strut− ture e suoni, e con la giustapposizione di or− chestra e campionatore che gioca un ruolo considerevole in virtù della sua capacità di memorizzare suoni e rumori normalmente estranei alle sonorità orchestrali. Le mie associazioni rimandano a un’immagine realistica della città moderna, certamente contraddittoria, a in fin dei conti positiva Il mio intento non era ricavarne un primo pi− ano, ma tentare una lettura della città come testo, per poi tradurre in musica qualcosa della sua meccanica e della sua architet− tura... A fronte delle dinamiche di potere della città, l’individuo è sempre la parte più vulnerabile. L’arte si ribella a questa strut− tura opprimente rafforzando l’elemento soggettivo. Anche la musica è composta da una prospettiva fortemente soggettiva, poi− ch i co positori di solito giustificano ci che scrivono dicendo che “hanno bisogno di esprimersi”. Per me questo è vero solo
Nella foto, la prima di “Surrogate Cities” a Francoforte nel 1994 (foto Bettina Stöß)
Goebbels al Ravenna Festival: «La sua presenza è un giusto tributo a un artista della ricerca musicale contemporanea, coraggioso, ma che in Italia non ha ricevuto la dovuta attenzione» in parte. Cerco di prendere un po’ più di dis− tanza: costruisco qualcosa che si confronti col pubblico; e il pubblico reagisce, sco− prendo nella usica uno spa io in cui pu entrare insieme alle proprie associazioni e idee». La novità dell’approccio artistico di Goe− els anche la defini ione da parte sua di una “estetica dell’assenza” dove i pro− tagonisti dello “spettacolo” fanno altro di quanto ci si aspetti, in certi casi addirittura spariscono, o si trasferiscono affaccendati altrove. È l’irruzione dell’inatteso o della casualità, che a suo modo richiama un mae− stro dell’avanguardia musicale come John Cage, caro a Goebbels. Dove una scena spaesata o apparentemente inerte, sol− lecita chi ascolta e guarda a farsi attivo, e a riempire questi vuoti enigmatici, a immagi− narli, a ri−co pensarli Insomma, parliamo di una “vetta” dell’arte performativa contemporanea che segna l’edizione del festival di quest’anno. «Da un certo punto di vista è proprio una eccezione – conferma il direttore artistico Masotti –, che si allinea ad altre produzi− oni originali ed eventi sul versante della ri− cerca e della sperimentazione artistica che
abbiamo ospitato negli ultimi trent’anni. Tanto per fare alcuni esempi molto recenti citerei fra i protagonisti i ritratti che abbia− mo proposto di Philip Glass e Frank Zappa. Goebbels, nonostante il suo coraggio e va− lore avanguardistico e di genio creativo, in Italia non ha ricevuto la dovuta attenzione e credo che la sua presenza al festival sia un giusto tributo a un artista della ricerca musicale contemporanea estraneo a certi concettualismi, certamente non autorefer− enziale o ideologico». Per concludere, sul palcoscenico del fes− tival, ecco l’offerta musicale di un autore, come si diceva, che mette in atto diverse di− mensioni estetiche che possono convivere, confondersi a anche entrare in con itto uesto genere di concerto pu anche creare sconcerto, e talvolta esprimere un senso ironico e umoristico, compendio e dis− tacco, divertito e divertente, del bello delle sue invenzioni musicali. Un obiettivo che potre o definire anche politico, olto at− tento e partecipe, per quanto provocatorio, al ruolo autonomo, curioso, del pubblico e alla sua sensibilità, che diventa così uno dei soggetti della rappresentazione. Un invito a un ascolto/visione esperien− ziale, senza pregiudizi. m
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IL CONCERTO
DI ALESSANDRO FOGLI
Nel panorama musicale odierno, pochi artisti riescono a coniugare ricerca e acces− sibilità con la grazia e la coerenza di Max Richter, che si esibirà il 6 luglio al Pala De André. Compositore, pianista e produttore anglo−tedesco, ichter ha saputo costruire negli anni un universo sonoro personale e riconosci ile, capace di attraversare i confini tra classica, ambient, elettronica e colonna sonora. Il suo ultimo lavoro, In A Landscape, pubblicato nel marzo 2024, rappresenta una nuova tappa in questo percorso artistico, of− frendo agli ascoltatori una sorta di “rifugio
Max Richter,
il futuro della musica colta, tra ricerca e accessibilità ENGLISH VERSION
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The Unique Voice of Max Richter In today’s musical landscape, few artists manage to combine research and acces− sibility with the grace and coherence of Max Richter, who will perform on July 6th − has built over the years a personal and recognizable universe that crosses the boundaries between classical, ambient, electronic, and soundtrack music. His la− test work, “In A Landscape”, released in March 2024, represents a new stage in this artistic journey, offering listeners a kind of “musical refuge” in an era marked by acceleration and collective anxiety. Richter made his recording debut in 2002 with Memoryhouse, but it was with “The Blue Notebooks” (2004), a work inspired by the writings of Kafka, that he won over the public and critics. Albums like “In− fra” (2010), “Sleep” (2015), and “Voices” (2020) explore themes such as memory, dreams, justice, and the climate crisis, always with a musical approach that favors subtraction, repetition, and resonance. In parallel, Richter has worked with direc− tors such as Ari Folman (Waltz with Bashir), Denis Villeneuve (Arrival), and Martin Scorsese (Shutter Island). Max Richter represents a possible path for the future of music, with an art that does not renounce complexity but knows how to be em− pathetic, open, and engaging. At a time when the cultural world often struggles to connect with society, his production manages to touch deep chords, to arouse authentic emotions, to offer consolation and stimulation.
musicale” in un’epoca segnata dall’acceler− azione e dall’ansia collettiva. Nato a Hameln, in Germania, nel 1966 e cresciuto in Inghilter− ra, Richter si è formato alla Royal Academy of Music di Londra, per poi approfondire i suoi studi sotto la guida del compositore Luciano Berio in Italia. Questo background classico, arricchito da una passione per la musica elettronica, ha dato vita a una cifra stilistica unica, in cui rigore compositivo e sensibil− ità pop convivono senza frizioni. È nel 2002 che ichter de utta discografica ente, con Memoryhouse, un album registrato con la filar onica della c che lo i pone co e uno dei volti di spicco della cosiddetta “mu− sica neoclassica”. Ma è con The Blue Note− books (2004), un’opera profondamente po− litica e lirica al tempo stesso (ispirata a degli scritti di Kafka), che Richter conquista pubbli− co e critica. Da allora, la sua produzione non ha mai perso intensità. Album come Infra (2010), Sleep (2015) e Voices (2020) esplora− no temi come la memoria, il sogno, la giustiz− ia, la crisi climatica, sempre con un approccio musicale che privilegia la sottrazione, la rip− etizione, la risonanza. Parallelamente, Rich−
di resistenza, come gesto politico e poetico. Con questo disco Richter conferma il suo ruolo di protagonista nella scena della mu− sica contemporanea, unendo minimalismo, elettronica e sensi ilit cine atografica in un linguaggio universale. In A Landscape non è solo un nuovo album, è una dichiarazione d intenti, un invito a rallentare, ad ascoltare, a ritrovare un senso del presente n un ep− oca di distrazioni continue, Max Richter con− tinua a scrivere colonne sonore per ciò che ci rende umani. Una delle chiavi del successo di Richter è la sua capacità di parlare a un pubblico trasver− sale a sua usica spesso definita neo− classica”, ma le etichette gli stanno strette.
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Le sue composizioni vengono ascoltate tanto in teatri e gallerie quanto su piattaforme di streaming, in playlist per la meditazione o la concentrazione. Il suo approccio alla musi− ca, pur colto e raffinato, non ai elitario, ichter cerca un contatto diretto con l ascol− tatore, che sia un appassionato di Bach o un curioso proveniente dal ondo dell elettron− ica o del cinema. Con Sleep, l a i iosa composizione di otto ore pensata per essere ascoltata durante il sonno, il compositore ha poi ridefinito il rapporto tra usica e te po, tra co posi ione e fisiologia on Voices ha invece esplorato il tema della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, dando voce – let− teralmente – a un testo spesso dimenticato. Max Richter rappresenta dunque una pos− sibile via per il futuro della musica colta, con un arte che non rinuncia alla co plessit , a che sa essere empatica, aperta, dialogante. In un momento in cui il mondo culturale fatica spesso a connettersi con la società, la sua produzione riesce a toccare corde pro− fonde, a suscitare emozioni autentiche, a offrire consolazione e stimolo. m
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ter ha lavorato con registi come Ari Folman (Valzer con Bashir), Denis Villeneuve (Arrival) e Martin Scorsese (Shutter Island), contribu− endo a ridefinire l estetica sonora del cine a contemporaneo (è stato anche autore delle musiche della serie L’amica geniale, tratta dal romanzo di Elena Ferrante). al u In A Landscape, di una bellezza per me a tratti struggente, arriva in un mo− mento storico particolarmente complesso, e non a caso Richter lo ha descritto come “uno spazio mentale, un paesaggio interi− ore dove ritrovare quiete”. Il titolo richiama diretta ente l o oni a co posi ione di ohn age del , e l o aggio non solo formale: come Cage, Richter è interessato al suono non solo come elemento musicale, ma come veicolo di presenza, come modo per a itare il silen io al u si articola in una serie di brevi brani, quasi miniature sonore, costruite attorno al pianoforte, agli archi e a delicate manipolazioni elettroniche. Le melodie sono semplici, ripetitive, ma mai ba− nali: ogni nota sembra scelta con cura, ogni pausa ha un peso specifico intero lavoro invita all ascolto profondo, alla lente a, al raccoglimento. Rispetto ad altri lavori più orchestrali o concettuali, In A Landscape è un lavoro essenziale, quasi domestico. Ma proprio in questa semplicità si nasconde la sua forza: in un mondo dominato dal ru− more, Richter propone il silenzio come forma
IL CONCERTO
Nella pagina a fianco a ic te foto a ie tte i op a la cope tina del
o lti o di co n a and cape
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CONTAMINAZIONI
A tutto
jazz
DI ALESSANDRO FOGLI
La parola jazz, al giorno d’oggi, è diventata probabilmente un po’ vaga per contenere tutte le conta− minazioni che il genere ha assorbi− to negli anni, ma veniamoci incon− tro e proviamo a usarla come base di partenza per il ricco programma di “jazz e dintorni” che Ravenna Festival mette in campo in questa 36esima edizione. Il 18 giugno c’è addirittura la pos− sibilità di giocarsi a testa o croce due proposte parimenti interessan− ti. La prima: la sezione “Il Trebbo in musica” propone all’Arena stadio dei Pini di Cervia (ore 21.30) la se− rata Mediterraneo, le radici di un mito, in cui la voce narrante di Ma− rio Tozzi sarà in dialogo con i sas− sofoni, i clarinetti e l’elettronica di Enzo Favata. Uno scienziato della terra, dunque, e un musicista che delle sonorità della sua terra ha fat− to un’inconfondibile cifra stilistica. Mario Tozzi, il geologo noto al gran− de pubblico per le sue trasmissioni televisive, ed Enzo Favata, sasso− fonista jazz apprezzato sulla scena interna− zionale, insieme raccontano il Mediterraneo attraverso il particolare punto di vista della geologia, scienza tanto affascinante quanto trascurata, e la usica al confine tra passato e futuro. Da questo incontro scaturisce un affre− sco inedito del ito di tlantide, un fil sen a immagini raccontato con le parole e i suoni. Quasi contestualmente (ore 21) ecco però che al Teatro Alighieri si presenta un’altra propo− sta non da ridere, ossia Joe Zawinul’s Music Odyssey, un live in cui la Zawinul Legacy Band 3.0 celebra la musica del grande tastierista e compositore scomparso nel 2007 e dei suoi Weather Report. Compito sicuramente non semplice – stiamo parlando di Joe Zawinul, leader di una delle formazioni fusion più signi− ficative degli anni e , nonch colla ora− tore, tra i tanti, di un certo Miles Davis – ma non dimentichiamo che in questa Zawinul
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Uno sguardo tra i grandi concerti che passano in rassegna le varie sfaccettature del genere, sempre più indefinito: dagli omaggi a Joe Zawinul e Pino Daniele fino alla coppia Rava-Bollani, passando per il gigante Uri Caine
In alto Gerald Veasley e, sullo sfondo, il batterista Omar Hakim Nella pagina a fianco n ico a a foto ifa elli e tefano ollani
Legacy Band 3.0 il batterista Omar Hakim e il percussionista Bobby Thomas Jr sono due ex Weather Report, mentre il bassista Gerald Veasley è stato membro dei Zawinul Syndicate dal 1988 al 1995. E c’è da star sicuri che an− che il sassofonista Bob Franceschini (assiduo partner di Mike Stern) e la versatile tastierista Rachel Z saranno all’altezza della situazione. Il 20 giugno (ore 21.30) ci attende poi il Pa− vaglione di Lugo, dove un mostro sacro come il pianista e compositore statunitense Uri Cai− ne porta un concerto super coinvolgente dal titolo The Passion of Octavius Catto. In una sintesi agnifica e inaspettata di gospel, a e musica contemporanea (con lui ci saranno Barbara Walker, voce, Mike Boone, basso elettrico, Clarence Penn, batteria, Ralph Ales− si, tromba, e Achille Succi, sassofoni), Caine racconterà la commovente storia di Octavius Catto, nato nel 1839 in South Carolina da ge− nitori afroamericani. La sua famiglia si trasferì a iladelfia citt natale dello stesso aine) nel 1844, dove Catto studiò, divenne un insegnan− te, studioso di scienze umane, giocatore di cricket e baseball di alto livello e attivista per i diritti civili. Insieme ai suoi compagni, Catto co att contro le discri ina ioni elettorali
basate su razza, colore o ex servitù, e contri− buì inoltre alla creazione di istituzioni educati− ve per afroamericani. Proprio a causa del suo attivismo per i diritti civili, Catto fu assassinato durante i disordini delle elezioni del 1871. Per trasporre in musica la sua vicenda, Uri Caine si è rifatto alla tradizione afroamericana, al gospel in particolare, al linguaggio classico− contemporaneo e al jazz, mostrando ancora una volta che nell’arte, come nella vita di tutti i giorni, le divisioni di qualsiasi tipo non devono e non possono esistere. Il giorno dopo, 21 giugno, sempre il Pava− glione sarà teatro alle 21.30 della sontuosa rimpatriata tra la tromba di Enrico Rava e il pianoforte di Stefano Bollani. La coppia più affiatata e pro a il ente fa osa del a italiano ci offre un’occasione – piuttosto rara – per ascoltare dal vivo i brani degli album che negli anni hanno pubblicato insieme, e molto altro. Due maestri dell’improvvisazione si met− tono in gioco e dialogano tra loro dimostrando la capacità unica di cogliere nell’aria splendi− de melodie e mettere insieme standard jazz, musica brasiliana, canzone italiana e compo− sizioni originali. Rava è stato il mentore del giovane Bollani a inizio carriera e, dal 1996, la loro collaborazione è stata, e continua a essere, creativa a livelli eccelsi, accanto alla poliedrica attività di entrambi su mille proget− ti internazionali in qualità di bandleader. Non c da aspettarsi alcunch di prevedi ile da questo concerto: sicurezza e possesso delle facoltà tecniche ed espressive – e un’inesau− sta curiosità – sorprendono a ogni incontro di Enrico Rava e Stefano Bollani con il pubblico. Il 25 giugno (ore 21.30) si torna all’Are− na Stadio dei Pini di Cervia per un altro duo tro a−pianoforte, uello co posto da Fa− brizio Bosso e Julian Oliver Mazzariello, che
CONTAMINAZIONI
titolano il loro omaggio a Pino Daniele Il cielo è pieno di stelle. Bosso e Mazzariello ripercor− rono le diverse traiettorie musicali di Daniele, cercando di restituire un ritratto inedito del cantautore napoletano, puntando soprattutto sulle interpretazioni originali dei suoi celebri
brani. L’intenzione non è una semplice rilettu− ra, bensì (ri)vestire una musica già grande ma con colori nuovi e autentici, facendo risuonare melodie assurte a immortalità con la timbrica e la poesia di due grandi protagonisti del jazz contemporaneo. Il repertorio del live abbrac−
cerà un’ampia rosa di brani, dall’immancabile Napule è (1977) alla trascinante Je so’ pazzo (1979) o alla suadente Quanno chiove (1980); ma ci sarà spazio anche per le più recenti Quando (1992) e le due perle del 1993, Allo− ra sì e Sicily, quest’ultima registrata all’epoca
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CONTAMINAZIONI
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Spiritual Jazz Circoletto rosso sulla data del 29 giugno con Lakecia Benjamin e Hamid Drake tra black poetry e Alice Coltrane
con il jazzista americano Chick Corea, autore della musica alla quale Pino Daniele aggiunse il testo. Con Il cielo è pieno di stelle, Bosso e Mazzariello celebrano dunque, con un in− contro tra il jazz e la tradizione musicale par− tenopea, un fuoriclasse della musica che ha in uen ato intere genera ioni di interpreti, e che continua a ispirare e rinnovare il panora− ma musicale anche a distanza di anni. E si arriva così al 29 giugno, data sulla qua− le, se accettate un consiglio, farei un bel cir− coletto rosso, perché a Palazzo San Giacomo di Russi (ore 21.30) arrivano niente meno che Lakecia Benjamin e Hamid Drake (con lo spe− cial guest James Brandon Lewis). La serata ha per titolo La notte dello Spiritual Jazz e si pone come un omaggio alla grande pianista Alice
In alto Hamid Drake (foto Roberto Masotti) e il d o a a iello o o foto ngelo efice Nella pagina a fianco a ecia en a in
Coltrane (moglie di quel John). Lakecia Benja− min è certamente la sassofonista e composi− trice più interessante emersa dal panorama americano degli ultimi anni. La sua unione di r&b, hip hop, jazz e funk ha conquistato ovun− que il pubblico dal vivo e pur avendo prodotto dischi bellissimi con grandi ospiti, è proprio nella dimensione concertistica che la sua ener− gia si libera completamente. Il repertorio del suo set a Palazzo San Giacomo (che non per nulla si intitola Phoenix Reimagined) partirà dal disco Phoenix del 2023, che rappresen− ta un commento sociale sulla vita negli Stati Uniti e insieme anche un percorso personale intrapreso dopo il gravissimo incidente d’auto
che nel 2021 l’ha messa in pericolo di vita e dal quale è rinata, come una fenice. In equilibrio tra la tradizione e la contemporaneità, Benja− min è aperta a tutte le forme musicali che ha assorbito e suonato nella sua New York, dalle rime della black poetry a quelle di Kendrick La− mar, a tutte le varie declinazioni della musica latina. Il set di Hamid Drake (uno dei giganti della batteria jazz contemporanea) si chiama invece Turiya: Honoring Alice Coltrane e nasce dall’incontro, nel 1971 a Chicago, di un giova− nissimo Drake proprio con Alice Coltrane, che per lui divenne un in uen a fonda entale Tu− riya è il nome sanscrito che si diede Coltrane, e nella filosofia indu indica lo stadio supre o di coscienza pura. Quello con cui si presen− terà sul palco Drake è un ensemble stellare, con l’impetuoso virgulto del sassofono James Brandon Lewis (indimenticabile il suo con− certo al Lupo 340 nel 2023), l’elettronico Jan Bang dei Supersilent (band imprescindibile) e il geniale pianista Jamie Saft. Una formazione che onorerà il genio di Alice Coltrane con tutta l’urgenza di cui la sua musica estatica e travol− gente ha bisogno per prendere il volo.
ENGLISH VERSION
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Jazz and surroundings The word jazz has probably become a bit vague to contain all the contaminations that the genre has absorbed over the years, but let’s try to use it as a starting point for the rich program of “jazz and surroundings” that Ravenna Festival is putting on for this 36th edition. On June 18th, there are two proposals: at the Arena Stadio dei Pini in Cervia (9:30 PM) the show Mediterra− neo sees the narrating voice of Mario Tozzi in dialogue with the Enrico Favata’s saxophones, clarinets, and electronics. Almost simultaneously (9 PM) at the Teatro Alighieri there is Joe Zawi− nul’s Music Odyssey, a live performance in which the Zawinul Legacy Band 3.0 celebrates the music of the composer who pas− sed away in 2007 and his Weather Report. On June 20th (9:30 PM) at the Pavaglione in Lugo, Uri Caine brings a super enga−
ging concert titled The Passion of Octavius Catto. The following day, again at the Pavaglione, there will be a reunion at 9:30 PM between the trumpet of Enrico Rava and the piano of Stefano Bol− lani. On June 25th (9:30 PM) we are back to the Arena Stadio dei − Fabrizio Bosso and Julian Oliver Mazzariello with a tribute to Pino Daniele. On June 29th at Palazzo San Giacomo in Russi (9:30 PM) there is the concert by Lakecia Benjamin and Hamid Drake (with special guest James Brandon Lewis), a tribute to the great pianist Alice Coltrane (wife of that John). The last proposal of the jazz sec− tion is on July 9th at the Arena Stadio dei Pini and features the Pa− kistani singer, composer, and producer (but residing in New York) Arooj Aftab, who will present her latest album Night Reign live.
RUSSI
A San Giacomo anche gli “irlandesi” Oltre a quella dello Spiritual Jazz di cui si parla in queste pagine, nel grande cortile di Palazzo San Giacomo, nelle campagne di Russi, questa estate an− drà in scena (il 28 giugno) anche la “La lunga notte irlandese”, curata da Fabio Rinaudo, un nuovo viaggio sull’isola di smeraldo con i Dervish dalla contea di Sligo, tre fuoriclasse come Derek Hickey, Mick O’Brien e Ciara Ní Bhriain e i Birkin Tree, ambasciatori del folk ir− landese in Italia.
L’ultima delle proposte di questa com− posita sezione jazz è un altro “Trebbo in musica”, arriva il 9 luglio all’Arena Stadio dei Pini e vede protagonista la cantante, compositrice e produttrice pakistana (ma residente a New York) Arooj Aftab, che pre− senterà dal vivo il suo ultimo album Night Reign insieme a Petros Klampanis (contrab− basso), Engin Gunaydin (batteria, percus−
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sioni) e Michael Haldeman (chitarra). Aftab – vincitrice di un Grammy – attraversa generi musicali e forme espressive diverse: la sua usica uttua tra ini alis o classico e ne age, poesia devo ionale ufi e trance elettronica con strutture jazz, dando vita a uno stile inconfondi ile e raffinato a sua capacità di intrecciare tradizione e moder− nità ha conquistato il cuore di ascoltatori di
tutto il ondo, rendendola una figura di rife− rimento nella musica globale. Allontanando, ma senza mai dimenticare, il dolore e la per− dita che hanno animato il suo precedente, pluripremiato album Vulture Prince (2021), Arooj Aftab in Night Reign appare in un’altra forma, come emblema della possibilità quo− tidiana, della quiete e del romanticismo che cambia la vita. m
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CONTAMINAZIONI
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POP
Una chiacchierata con la cantante che sarà in concerto al Pavaglione di Lugo
DI FRANCESCO FARABEGOLI
La prima cosa che ti viene da pensare è che la voce della persona che parla non sembra avere molto a che fare con quella che conosci dalle canzoni che escono dallo stereo. Il timbro è quello, ma c’è un pochino di cadenza milanese, e un tono di curiosità che la fa sembrare simpatica nei primi dieci secondi. Alla prima domanda risponde che «dopo sei dischi credo di potermi permettere un concerto fatto solo di miei brani…», e si sente un sorriso dall’altro capo del telefo− no. Le avevo chiesto se durante il concerto possiamo aspettarci la reinterpretazione di qualche classico della canzone italiana, una delle specialità della casa. L’intervista si svolge a mezzo telefono, un lunedì mat− tina di aprile; Malika Ayane è in aeroporto a Berlino e sta tornando nella sua città. Due chiacchiere al volo, prima del volo. L’argomento è un concerto che si terrà il 22 giugno al Pavaglione di Lugo, con
Malika Ayane
l’Orchestra La Corelli. Un esperimento che or ai appunta ento fisso di avenna Festival: un grande nome del “nuovo” pop italiano, i brani riarrangiati dall’orchestra, dirige il maestro Daniele Parziani, con cui Ayane ha una relazione professionale di lungo corso. In passato ci sono stati concer− ti per a appresentante di ista, ast ni− mals and Slow Kids, Colapesce/Dimartino. La riuscita dell’esperimento è testimoniata da un fatto piuttosto eloquente: tutti questi artisti hanno pubblicato la registrazione del concerto come disco dal vivo. Chiedo ad Ayane se li abbia ascoltati. «Li ho sen− titi, forse in aniera un po superficiale, ma sono dischi molto belli. Credo che il mio caso sia un po’ diverso rispetto al loro, però. Nei miei dischi, anche nei primi, ho avuto il privilegio di poter collaborare con dei grandi maestri come Alexander Bala− nescu o Vince Mendoza, e quindi abbiamo deciso di “usare” La Corelli per dare risalto
otog afia di ttilio
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e la curiosità
DI CESARE PAG RFM.qxd:RFM 13/05/23 09.29 Pagina 1
POP
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LUGO
Al Pavaglione anche il grande jazz
al loro lavoro, diciamo così. Magari per casi come i Fast Animals un concerto per orches− tra è una cosa più sperimentale. Noi abbi− amo deciso di giocare un po’ con il nostro repertorio, scegliere le canzoni che saranno eseguite partendo dagli arrangiamenti che ci sono, creando un percorso iografico , diciamo, in cui cerco di dare anche un po’ di risalto a questi mostri con cui ho avuto la fortuna di poter lavorare». Naturalmente è vero. Balanescu, ad es− e pio, ette la fir a su o e oglie , la canzone scritta da Giuliano Sangiorgi con con cui nel 2009 Malika Ayane esplode come una delle interpreti più personali ed efficaci della can one italiana dei nostri anni. Da lì in poi ci sono altri cinque dischi (Grovigli, Ricreazione, Naif, Domino, Mal− ifesto), tutti ottimi. Intorno a lei il tempo sembra collassare, in qualche modo. La costruzione generale del personaggio sembra volerla dipingere come una sorta di stella del jazz anni cinquanta, che si esibisce in contesti più colti della media, magari un localino coi tavoli e la gente im− pomatata. Un’impressione rinforzata dai suoi singoli, che spesso hanno quel tocco di eleganza che può funzionare molto in certi contesti (a Sanremo è una presenza ricorrente). Ma a guardarci con un briciolo d’attenzione, è evidente che ci sia molto di più. Non è raro ad esempio che alcuni
Malika Ayane: «Credo che sia normale ascoltare tutta la musica che c’è: non si divide in generi ma tra quella fatta bene e quella fatta male» suoi singoli finiscano nella heav rotation di canali radiofonici che in media spingono canzoni decisamente più volatili. E anche il sospetto di passatismo è in qualche modo bilanciato dall’accorgersi che alle sue canzoni hanno lavorato, per esempio, certi nomi che stanno facendo la storia dell’elettronica contemporanea (nel primo disco c’è un remix di Alva Noto, nell’ultimo al u i piaci cos cofir ata da on− gorock). Lo scorso anno ha lavorato alla pubblicazione del primo disco degli Ur, un duo che lei definisce tipo ps ch−fol ed bizzarro associare al suo nome: trame stru− mentali intricate, sonorità molto avvolgen− ti, musica pesante. Segno di una curiosità musicale e una voglia di scoprire che chi− unque abbia avuto a che fare con lei ti può raccontare on so, secondo e s a− gliato aspettarsi una curiosità limitata da un’artista, o capire qual è la musica che mi piace vedendo qual è la musica che faccio.
Se ti devo fare un discorso generale credo che sia normale ascoltare tutta la musica che c’è. La musica non si divide in generi, si divide in musica fatta bene e in musica fatta male. Ho incontrato gli Ur e ho dato loro una mano col disco, ci siamo inventati un tour assieme per far girare un po’ il loro nome, è stata una cosa bella». Forse è questa curiosità a rendere i suoi dischi così buoni: la capacità di poter pen− sare la musica in un modo più aperto e meno dogmatico fa sì che si apra la possi− bilità a collaborazioni di ogni tipo. Ma se si parlasse di lei come di un’artista “sperimen− tale , non le si fare e un uon servi io, ed è altrettanto (molto di più, in realtà) celebre la sua capacità di affrontare i classici della canzone italiana uscendone rinvigorita. Mia personale preferenza: “Cosa hai messo nel caff , originaria ente un giri pu lica− to nel ’69 da Riccardo del Turco e riportato a onor di rotazione da Ayane nel 2012. Da cui la speranza di avere altre versioni di clas− sici la sera del 22 giugno, e la domanda con cui ho aperto l’intervista. Ma nel momento in
Nella foto in alto ani a adio il conce to del al a aglione dei a t ni al and lo id con l o c e t a a o elli p otagoni ta anc e e t anno con ali a ane
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Il concerto del 22 giugno di Malika Ayane, che intervista in queste pagine Francesco Farabegoli, chiuderà una tre giorni del Ravenna Festival nella sug− gestiva cornice del Pavaglione di Lugo. Si partirà il 20 giugno con il grande com− positore e pianista americano Uri Caine, per poi proseguire il 21 con un altro concerto a tema jazz con protagonisti Enrico Rava e Stefano Bollani. Parliamo di entrambe le serate nello speciale jazz al Festival da pagina 60 a 63.
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POP
cui scrivo non è dato sapere i dettagli del concerto, ed è in questa dimensione di in− certezza creativa che si esprime la person− alità di quest’artista a cui le situazioni più sperimentali e colte calzano come un guan− to. «Qualche settimana fa abbiamo fatto un concerto a Bologna con Ornella Vanoni e Si− mona Molinari. Lì avevamo a disposizione un’orchestra sinfonica completa e lì si sono fatte delle divisioni di parti. Il concerto con La Corelli sarà diverso: se magari non hai il nu ero sufficiente di stru entisti per ogni parte, pu essere più efficace scegliere di rinforzare certe sezioni e lavorare su quelle, nel nostro caso abbiamo puntato molto sugli archi − anche perch l arrangiatore direttore con cui lavoro, aniele ar iani, violinista − invece che lavorare meno su più sezioni, che nel risultato finale potre ero risultare un po’ spelacchiate, diciamo così». Non ci sarà, almeno di sorprese dell’ultimo minuto, materiale inedito: al momento non c’è un nuovo disco in pro− gramma. Per Malika Ayane è una fase di transizione: Malifesto del 2021 è l’ultimo disco con Sugar Music, l’etichetta che l’ha lanciata e seguita per più di dieci anni. Una curiosità: l’ultima canzone del disco è una versione Ayane di “Insieme a te non ci sto più”, originariamente cantata da Caterina Caselli (la titolare di Sugar). «La canzone l’ho cantata a Sanremo (2021, ndr), alla serata delle cover. Era un’edizione partico− lare e l’ho fatta come omaggio simbolico a Caterina, che tra l’altro in quel periodo non stava bene. Non riuscirò mai a dire quanto sia stata importante per me Caterina, quan− to mi ha guidato e protetto. E poi quella canzone è scritta da Paolo Conte, che è un altro che mi ha dato tantissimo». Da lì in poi, il presente. Forse non ci sarà un disco a brevissimo, ma Malika Ayane non è artista da rimanere con le mani in mano. Ad aprile è uscito il suo ultimo sin− golo, “L’avresti detto mai”, dalla colonna sonora di 30 notti con il mio ex. Una ballad piuttosto classica, in un contesto che ormai le è particolarmente congeniale. La scorsa estate invece era uscita con “Sottosopra”, un pezzo dance che, tanto per dire, esiste anche in un remix di Dj Ralf (il padrino della house in Italia). Poco tempo prima era stata ospite del mai troppo compianto Paolo Ben− vegnù in “Non esiste altro”. Anche dandole atto di una grande apertura mentale, sono ondi difficili da tenere assie e su un fo− glio di carta. «Non so cosa risponderti. Se mi parli di “Sottosopra”, ad esempio, ti pos− so dire che nei miei concerti è una canzone che abbiamo arrangiato in un modo molto diverso, come una canzone folk, e a me pi− ace in tutte le versioni». Ha un suo senso, se la guardi dal punto di vista di Malika Ayane. Ci vediamo il 22 giugno. m
Malika Ayane in una foto di Attilio Cusani
ENGLISH VERSION
Malika Ayane’s Biographical Journey in Lugo The interview takes place over the phone, on a Monday morning in April; Malika Ayane is is a concert that will be held on June 22nd at the Pavaglione in Lugo, with the Orchestra La Corelli. It’s an experiment that has become a regular appointment of the Ravenna Fes− tival: a big name of “new” Italian pop, the songs rearranged by the orchestra, conducted − − tionship. The success of the experiment is proved by the fact that all these artists have published the recording of the concert as a live album. I ask Ayane if she has listened to I think my case is a bit different, though. In my records, even in the early ones, I had the privilege of being able to collaborate with great maestros like Alexander Bălănescu or Vince Mendoza, and so we have decided to employ La Corelli to highlight the work already done, let’s say. We decided to play a bit with our repertoire, and we have cho− sen the songs that will be performed starting from the existing arrangements, creating a “biographical” journey in which I also try to give some prominence to these giants with whom I have had the good fortune to work». Bălănescu, for example, signed “Come Foglie”, the song written by Giuliano Sangiorgi that back in 2009 gave Malika Ayane the chance to reveal herself as one of the most personal and effective interpreters of Italian − one”, Naif, Domino, Malifesto, all excellent. And their quality may be due to her curiosity and openness, her readiness to collaboration of many different kinds and genres.
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RACCONTI DI FRANCESCO FARABEGOLI
Cat Power canta Bob Dylan
l io fil preferito su Bob Dylan è Io non sono qui, diretto da odd a nes un fil relativa ente re− cente, uscito nel , a difficile da concepire nel ondo che ha decretato il successo epocale del iopic A Complete Unknown, di a es Mangold ono due opere in totale opposi io− ne A Complete Unknown vive della totale identifi− ca ione del protagonista i oth e hala et) con il personaggio che inter− preta, in una aniera che dia allo spettatore l idea di stare assistendo alla vera storia del personaggio I’m Not There lavora coi falsi, fa interpretare lan a più attori diversi tra cui una donna) e cerca di usarli co e specchi di un idea di o lan che dialoghi con uella che lo spettatore aveva gi , uasi certa en− te, pri a di entrare in sala inevita ile che le due ope− re siano appre ate da due un tour che aveva toccato persone diverse A Comple− diverse parti del ondo, te Unknown dice lan e in giro per le riviste la uesto , I’m Not There ti voce aveva ini iato a gi− dice che lan ualun− rare lan sta suonando ue cosa tu pensi che sia elettrico, la gente si sta l gioco lo stesso che si la entando, succedono pu fare sulla sua usica, casini su casini Melody che oggetto delle anie Maker aveva dato a pio di un nutritissi o gruppo di filologi a anche aperta La storia di un concerto leggendario mai avvenuto spa io ai ru ori uando il tour aveva toccato la ran a infinite reinterpreta ioni retagna, nel aggio del forse nessuno co e lan, , e il pu lico inglese se rava parti− tra i grandissi i della usica popolare del una testi onian a su video ifficile, piut− colar ente avverso al tradi ento del ventesi o secolo, ha un approccio cos lai− tosto, dire dove successa uesta cosa l fil di a es Mangold si prende una li− fol singer uel tour si era effettiva en− co al suo repertorio episodio che fa da si olo a uesta laicit il più fa oso epi− cen a poetica e la fa accadere al e port te concluso con una serie di concerti alla o al l ert all di ondra, a non era sta− ol estival del luglio , in un cli a di sodio della iografia del cantautore, che uasi−rissa in cui se ra succedere di tut− to in uell occasione che s era sentito vo− tra l altro usato co e scena finale di A uell episodio risale invece Complete Unknown la svolta elettrica di to Ma se vero che il concerto di e port lare il udas aggio del , durante il concerto l evento−si olo in cui la contesta ione al et anni sessanta, uando i suoi concerti lan elettrico ini ia a far parlare il alla ree rade all di Manchester Ma c in full and fanno arra iare il pu lico di del ondo intero, tutti sanno che l episodio scritto o al l ert all oncert sui o− puristi del fol che l aveva eletto a suo e− nia ino ul inata con un episodio che fa specifico successo al concerto che vedre− otleg del concerto, che ini iano a venire o reinterpretato da at o er il giu− sca iati dalla fine degli anni sessanta e or ai parte della leggenda del roc uel− uello che tutti, guadagnano un pu lico di culto, che non lo in cui da un pu lico gi insoddisfatto, gno al eatro lighieri lan, chia ano he o al di rado identifica uel concerto co e una una voce più grossa di tutte le altre grida co preso o delle igliori registra ioni del suo reperto− l ert all concert un udas a astan a forte da arrivare rio uando si decide di ettere le cose in uriosa ente, un concerto che non fino al palco lan si avvicina al icrofo− no, risponde don t elieve ou, ou re a affatto avvenuto alla o al l ert all, e ordine sono passati uasi trent anni, i filo− logi si sono spaccati la testa e hanno dato liar non ti credo, sei un ugiardo ), poi forse vale la pena di raccontarne la storia ualche risposta certa Ma a uel punto o lan aveva in effetti fatto succedere si volta verso la sua and e urla pla it fu− , assie e il passaparola ha fatto s che il concerto c in loud suonatela fortissi o ), pri a un casino a e port, nel di partire con una versione potentissi a di alla and he a s, che più tardi si chia− di Manchester sia per tutti conosciuto col eranno effettiva ente he and) ei no e s agliato ar , co e detto, lo stes− i e a olling tone he uesta cosa sia esi che seguirono, si era i arcato in so lan a ufficiali are la confusione el successa fuori di du io, e an i ne esiste
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Non
qui
1998, dopo diversi tentativi andati a vuoto, esce il quarto volume delle sue Bootleg Series (che già di suo in realtà è il secondo, perché le prime tre sono un’unica uscita). Contiene il concerto suonato il 17 maggio ’66 alla Free Trade Hall di Manchester, ma è chiamato The “Royal Albert Hall” Concert, con il nome della location tra vir− golette. Una cosa che fa tornare tante cose, per quanto mi riguarda: se è vero che il modo più fe− dele di raccontare lan per i agini un fil che si chiama Io non sono qui, è bello sapere che il suo concerto più leggendario è intitolato col nome di un’arena in cui quel concerto non ha affatto avuto luogo. Mi sento in dovere di consi− gliarvi il bootleg, comunque: lo trovate in strea− ming ovunque, ed è un bellissimo doppio album. Chiuso effettivamente da una “Like a Rolling Stone” così fuckin’ loud che difficile non capire l’effetto che possa aver fatto su una punk rocker indomita come Chan Marshall, in arte Cat Power. Di cui, se volete arrivare preparati al concerto all’Alighieri, potete ascoltare già una bellissima versione discografica, pu licata dall artista nel 2023 e registrata, ironicamente, nel luogo dove tutto (non) ha avuto inizio: la Royal Albert Hall di Londra». m
ENGLISH VERSION
The Story of a Legendary Concert that Never Happened Perhaps no one like Dylan has such a secular approach to his re− pertoire. The episode that serves as a symbol of this secularity is − − band angered the audience of folk purists fans. It culminated in
others shouts a “Judas” loud enough to reach the stage. Dylan
−
− ce seemed particularly averse to the folksinger’s “betrayal”. That
−
Nella foto della pagina a fianco Chan Marshall, in arte Cat Power
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RACCONTI
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IL MITO
totale
«Un’opera d’arte , sull’importanza di comunicare»
The Wall dei Pink Floyd è molto più di un album musicale. Pubblicata nel 1979, l’op− era racconta in 26 brani la storia della rock− star Pink, che si è isolata dietro un muro mentale a causa di molti traumi universali e personali, dalla madre troppo protettiva alla morte del padre durante la seconda guerra mondiale, dalla moglie fedifraga all’autoritarismo violento degli insegnan− ti di scuola ntrospettivo e auto iografi− co, ma anche cosmico ed epico, l’album è diventato anche un fil e uno spettacolare concerto, nel quale i Pink Floyd suonavano in e o a grandi pupa i gonfia ili e su − limi effetti scenici, mentre alcune comparse costruivano un enorme muro di cartone,
“The Wall & Pink Floyd greatest hits” metterà in scena il capolavoro di Waters tra musica, danza, coreografia e drammaturgia Ne abbiamo parlato con il regista Manuel Renga che alla fine veniva distrutto Il Pink di cui racconta The Wall è l’alter ego di Roger Waters, bassista dei Pink Floyd e autore dell’album. L’ispirazione gli venne durante una tappa del tour per il precedente Animals: il pubblico del con− certo era molto rumoroso e Waters per la rabbia sputò in faccia a un uomo che urla− va in pri a fila an ich godersi la usica in silenzio. In quel momento il bassista si
rese conto di trovarsi in una condizione di alienazione e isolamento rispetto ai suoi fan, e questa constatazione gli diede la mol− la per scrivere The Wall. Si stima che l’album abbia venduto più di 30 milioni di copie e ancora oggi è una del− le opere musicali più apprezzate al mondo. Del concerto, invece, non esistono testimo− nianze visive. A causa dei costi elevati, fu replicato solo 31 volte in quattro città – Los
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DI ALEX GIUZIO
Ravenna Festival Magazine 2025
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Angeles, New York, Londra e Dortmund – senza che nessuno abbia pensato di regis− trare un vero e proprio video. In seguito il gruppo come noto si è sciolto, uno dei com− ponenti (Richard Wright) è morto nel 2008 e gli altri tre non sono in buoni rapporti fra loro. Le tensioni all’interno del gruppo erano cominciate prima della genesi di The Wall e da allora non si sono mai spente, rendendo impossibile la reunion che molti fan ancora sognano. Tuttavia, i nostalgici di uno dei gruppi più amati della storia hanno oggi la possibilità di riaffacciarsi nel mondo dei Pink Floyd: il 15 giugno il Ravenna Fes− tival ospiterà “The Wall & Pink Floyd great− est hits”, che metterà in scena l’opera di Waters tra musica (a cura di Pink Sonic, Or− chestra Città di Ferrara e Accademia Corale “Vittore Veneziani”), danza (MM Contem− porar ance o pan ), coreografia Mi− chele Merola) e drammaturgia (Emanuele Aldrovandi). Il tutto sarà diretto dal regista Manuel Renga, a cui abbiamo chiesto qual− che anticipazione sullo spettacolo. Come è nata l’idea di mettere in scena un’opera ispirata a The Wall? «La suggestione è arrivata da Marcello Corvino, direttore artistico del Teatro co− munale di Ferrara, che ha già prodotto al− tri lavori ispirati a grandi artisti pop come i Queen. L’idea è tradurre uno degli album più conosciuti e apprezzati della storia della musica in un’opera d’arte totale, tra note rock, orchestra sinfonica, coro, danza, drammaturgia e video. Il pubblico non as− sisterà a un musical, bensì a uno spettacolo ibrido e contemporaneo, nel quale ci saran−
Un ritratto del regista dello spettacolo Manuel Renga (foto di Sara Magni)
ENGLISH VERSION
The Wall & Pink Floyd Greatest Hits: a Total Work of Art Pink Floyd’s The Wall is much more than a music album. Re− leased in 1979, the work tells the story of the rock star Pink, who lives isolated behind a mental wall due to many univer− sal and personal traumas. Introspective and autobiographical, and a spectacular concert. It is estimated that the album has sold more than 30 million copies and is still one of the most appreciated musical works in the world. No visual documenta− tion exists of the concert, however. Today, nostalgic fans have the opportunity to revisit the world of Pink Floyd: on June 15th, the Ravenna Festival will host “The Wall & Pink Floyd greatest hits,” which will stage Waters’s work through music (by Pink Sonic, the Ferrara City Orchestra, and the “Vittore Veneziani” Choral Academy), dance (MM Contemporary Dance Company), choreography (Michele Merola), and dramaturgy (Emanuele Aldrovandi). The entire production will be directed by Manuel Renga, who explains how the idea came about: «The sugge− stion came from Marcello Corvino, artistic director of the Teatro
Comunale di Ferrara, who has already produced other works inspired by great pop artists such as Queen. The idea is to tran− − the history of music into a total work of art, combining rock notes, a symphony orchestra, a choir, dance, dramaturgy, and video. The audience will not be attending a musical, but rather a hybrid and contemporary show with many layers and diffe− rent languages». Renga is keen to point out: «If I didn’t love Pink Floyd madly, I would never have agreed to work on this project. However, after the initial enthusiasm, came a sense of disorientation: I tried to remain faithful to the source material, but also to detach myself from everything that this album alre− to the help of the playwright Emanuele Aldrovandi, I think I have managed to put together the different languages to bring this great rock opera not only to Pink Floyd fans, but also to an audience that knows the group less well and is curious to approach their world».
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IL MITO
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Il regista Manuel Renga e l’insegnamento dei Pink Floyd: «Quella di The Wall è una storia di libertà e liberazione Si tratta di un messaggio universale: per poter stare all’interno della società in modo armonioso dobbiamo abbattere i tanti muri che abbiamo eretto e questo vale sia per i conflitti bellici in corso, sia per i singoli individui nelle loro dimensioni familiari»
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IL MITO
no tanti strati e linguaggi diversi». The Wall è una mitologia nella musica, anche per lo spettacolare concerto che i Pink Floyd costruirono a partire dall’al− bum. Com’è stato confrontarsi con un’op− era di tale spessore? «Se non amassi alla follia i Pink Floyd, non avrei mai potuto accettare di lavorare a questo progetto. Da regista mi potevo aspettare proposte per fir are un Rigo− letto o una Traviata, ma non mi sarei mai immaginato di confrontarmi con The Wall. Dopo l’entusiasmo iniziale, è però arrivato lo spaesamento: ho cercato di restare fed− ele al materiale di partenza, ma anche di distaccar i da tutto ci che gi significa questo album; perciò non è stato facile. Ma infine, anche gra ie all aiuto del dra − maturgo Emanuele Aldrovandi, penso di essere riuscito a mettere insieme i diversi linguaggi per far arrivare questa grande opera rock non solo ai fan dei Pink Floyd, ma anche al pubblico che conosce meno il gruppo e che è curioso di avvicinarsi al suo mondo». Da artista, ha un po’ di timore reveren− ziale? «Sì, senza dubbio. Soprattutto perché immagino che una buona parte della platea sarà composta da fan dei Pink Floyd. Spero che per loro sarà possibile ritrovare l’es− senza del gruppo, ma anche apprezzare una messa in scena diversa dai canoni. E, perché no, trovare qualche elemento in più per conoscere The Wall. La sua storia è così ben scritta e strutturata, che ogni volta può raccontarci qualcosa di nuovo». Quanto sarà diverso il suo The Wall e quali sono gli elementi a cui è rimasto fed− ele? «La fedeltà all’opera è il punto da cui sono partito per lavorarci. Non ho sna− turato la trama né i personaggi ideati da Roger Waters, ma ho effettuato una sintesi. Il mio spettacolo non ripercor− rerà l’album dal primo all’ultimo brano, ma metterà comunque in scena la storia di Pink. Si tratta di una diversa modalità di restituzione rispetto all’originale, nel− la quale i danzatori – che saranno quasi sempre presenti in scena – avranno un ruolo fondamentale nell’incarnare i fan−
Nella foto, l’illustrazione di Alice Manara utilizzata per la locandina dello spettacolo “The Wall & Pink Floyd greatest hits”
tasmi che girano intorno al protagonista dell’opera». La storia e i temi raccontati dall’album sono ancora molto attuali. Perché è impor− tante rimettere in scena The Wall oggi? «Quella di The Wall è una storia di libertà e liberazione, che ci racconta l’importanza di comunicare con l’altro, per evitare con− itti e distru ioni ttraverso un viaggio onirico, il protagonista Pink capisce che il muro che si è costruito intorno gli ha fat−
to toccare il fondo, e che può risalire solo abbattendolo, cioè tornando a comunicare con gli altri. Si tratta di un messaggio uni− versale: per poter stare all’interno della società in modo armonioso, dobbiamo abbattere i tanti muri che abbiamo eretto. i vale sia per i con itti ellici in corso, sia per i singoli individui nelle loro dimensioni familiari. Chiudersi in se stessi non è mai un’idea vincente e la storia di Pink ce lo in− segna». m
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«Portiamo l’
Abbiamo incontrato Gigi Cristoforetti, di− rettore di Fondazione Nazionale della Dan− za/Aterballetto, la principale compagnia pubblica italiana di danza contemporanea. Giornalista e curatore, ha dedicato la sua car− riera alla promozione della cultura coreutica, con una particolare attenzione ai linguaggi contemporanei e alla costruzione di reti tra istituzioni, territori e pubblico. Sotto la sua guida Aterballetto ha ampliato il proprio res− piro internazionale, rafforzando al contempo la relazione con il territorio e sviluppando progetti innovativi che intrecciano danza, arti
In alto “Notte Morricone” (foto di Christophe Bernard)
Abbiamo incontrato Gigi Cristoforetti, direttore di Aterballetto «Dal 2022 siamo Centro Coreografico Nazionale, un riconoscimento che comporta responsabilità anche europee» visive, scienza e temi sociali. Figura centrale nel panorama della danza contemporanea, Cristoforetti ci ha parlato del ruolo di Ater− balletto e del futuro di una disciplina sempre più ibrida, mobile e connessa ai linguaggi del nostro tempo. Quali sono le urgenze nel panorama core− ico nazionale e internazionale e come si arti− colano nella progettualità della compagnia? al ter alletto entro oreografi− co Nazionale, quindi la realtà apicale, un rico−
noscimento che comporta responsabilità non solo italiane, ma anche europee. La nostra proiezione, infatti, va sempre più in questa di− rezione. Quest’anno saremo presenti a Osaka per l’Expo, in Sudafrica in occasione del G20 e a Londra, al Victoria and Albert Museum, per la Giornata Internazionale della Danza (oltre che da noi a Reggio Emilia). Questo respiro nella circuita ione ri ette l idea che un centro coreografico na ionale de a portare l eccel− lenza italiana nel mondo. Poi c’è ovviamente
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DI LINDA LANDI
italiana nel mondo»
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DANZA
Torna in scena “Fragolesangue” Nell’ambito della rassegna nella rasse− gna del Ravenna Festival dedicata alla danza (di cui parliamo in questa inter− vista e più nel dettaglio nella panora− mica di pagina 85), da segnalare anche la prima (il 29 giugno all’Almagià) di “Fragolesangue” di Monica Francia, Ida Malfatti e Zoe Francia Lamattina, una coproduzione di Ravenna Festival e Nanou Associazione Culturale. Il ti− tolo riprende quello della pellicola del 1970 diretta da Stuart Hagmann – un racconto della presa di coscienza politi− ca di uno studente, maturata nel conte− sto della controcultura americana. Con una forte componente laboratoriale per giovanissime performer, lo spetta− colo (che prende le mosse da quello omonimo del 1994 della Compagnia Monica Francia) diventa un’esperienza collettiva che fa i conti con le narrazioni di un altra epoca poetico−politica
molto altro, che riguarda ad esempio la ricer− ca, o l’ibridazione dei linguaggi». Con Aterballetto lei ha lavorato molto sul− le interconnessioni fra danza, arti visive, tec− nologia e musica dal vivo. Come si interag− isce con la drammaturgia del corpo in questi contesti e come reagisce il pubblico? «Abbiamo una compagnia stabile di va− lore assoluto, con sedici danzatori diretti da Sveva Berti, con cui portiamo avanti una vi− sione fortemente aperta all’innovazione. Dal , approfittando della pausa for ata dalle tourn e, a ia o intensificato la ricerca, spe− cialmente nel dialogo tra danza, tecnologia e arti visive. Progetti come MicroDanze o per− formance in realtà virtuale nascono da questa spinta, così come le nostre collaborazioni con musei e siti archeologici. L’idea si basa sul ruolo che prossimità ed emozione possono avere nell’attivare una funzione virtuosa e sti− molante della cultura. La risposta del pubbli− co – anche di chi non è abituale frequentatore dei teatri – è stata straordinaria». Come cambia l’approccio alla danza negli spazi non convenzionali? «Completamente. Il danzatore perde la pro− tezione del palcoscenico e si confronta con il pubblico a pochi centimetri. Questo richiede una disponibilità diversa, anche mentale. Oggi i danzatori sono più preparati a questo tipo di sfida sono a ituati a i provvisare, a
In alto Gigi Cristoforetti in una foto di Viola Berlanda
Cristoforetti e Ravenna: «È una piccola capitale, estremamente stimolante per chi ha il piacere di presentare sia un grande spettacolo come “Notte Morricone”, sia le “MicroDanze” fuori dai teatri» gestire spazi complessi, a entrare in dialogo con ambienti carichi di storia o di valenze sim− boliche». Come descriverebbe la differenza tra site ecific e anza rbana «Non uso mai il termine “danza urbana”. uello che faccia o diverso una co− reografia strutturata, esigente, pensata per un luogo che la accoglie e che entra a far par− te dell’opera. Penso ai lavori di Virgilio Sieni, o sempre alle nostre performance nel 2023 alla Domus dei Tappeti di Pietra e al Museo lassis nel non si tratta se plice ente di portare la danza in strada, fuori dai teatri, ma di stabilire un dialogo profondo con il con− testo». Riguardo la circuitazione, in che modo cit− tà come Ravenna possono sostenere queste progettualità? «Ravenna è quasi un unicum, perché è straordinariamente colta, non solo in pros− pettiva storica e artistica, ma anche in pro− duzione attuale. Magari trovassimo sempre
interlocutori così, a livello di commissioni, di collaborazioni e di pubblico. Non è esatta− mente lo stesso nel resto dell’Italia; se parlia− mo invece dell’estero, dovremmo distinguere paese per paese, perché tendenzialmente c’è una grande nonchalance nel mescolare i linguaggi e nell’accogliere artisti in città come Bruxelles, o in nazioni come la Francia. Ma in Italia Ravenna è davvero una piccola capi− tale, estremamente stimolante per chi, come noi, ha il piacere di presentare sia il grande spettacolo, che può essere Notte Morricone coreografia di i patto visionario, con una decisa impronta drammaturgica e un segno musicale molto forte (il 19 giugno al Pala De André, ndr) – sia le MicroDanze, uno dei nostri progetti guida nel tentativo di uscire dai teatri (che tornano il 20 giugno al Museo Classis, ndr), sia addirittura con Impromptus, proposto nei mesi scorsi direttamente da Ravenna Manifestazioni e che ho colto molto volentieri. Il pubblico è preparato, curioso, pronto a confrontarsi anche con approcci non conven ionali eglio sia pu lico che il non−pu lico sono pronti a incontrare la dan− za in tutte queste prospettive». Come si è evoluta la formazione dei dan− zatori ri etto alle n o e fi e ella i ci li− na? Una volta si cominciava quasi inesorabil− mente solo dalla base classica… «Un grande tema è quello della cosiddet− ta i provvisa ione oltissi i coreografi ora chiedono ai danzatori di improvvisare, naturalmente sulla base di input ben preci− si, per poi condurli in un disegno più o meno strutturato. Il danzatore che cresce senten−
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LABORATORI
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DANZA
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DANZA
dosi chiedere spesso di improvvisare su una traccia data è è naturalmente più preparato ad affrontare anche gli spazi o i contesti de− sueti. Inoltre, la creazione in realtà virtuale che realizziamo noi è completamente diversa da una creazione normale, perché ipotizza lo sguardo dello spettatore sempre al centro: di una stanza, del palcoscenico, di uno spazio in genere. E quindi è un modo completamente diverso anche di danzare, di guardare, ed è piuttosto sfidante, perch ogni volta che la− voriamo con un coreografo nuovo, dobbiamo portarlo a destrutturare i meccanismi di crea− zione consueti. Va riconosciuto che la com− pagnia Aterballetto di oggi si è rinnovata negli anni, quasi completamente da quando sono arrivato, e accetta con particolare piacere le avventure fuori dall’ordinario. Ormai il tema degli spazi non convenzionali è stato introiet− tato nel linguaggio della danza contempora− nea, e ha un impatto che può apparire ostico nei confronti di un pubblico non preparato o di un non−pu lico, per negli ulti i vent an− ni alcuni esperimenti hanno avuto una divul− gazione importante». A proposito di sperimentazione: cosa pen−
Nella foto di Emma Graziani un momento delle MicroDanze di Aterballetto al Museo Classis di Ravenna
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ENGLISH VERSION
Gigi Cristoforetti and Aterballetto: Dance as the Language of the Present We have met Gigi Cristoforetti, director of the National Dance Foundation/Aterballet− to. A journalist and curator, he has dedica− ted his career to the promotion of choreo− graphic culture, with a particular focus on contemporary languages and the creation of networks between institutions, territo− ries, and audiences. Among other things, we have discussed the interconnections between dance, visual arts, technology, and live music. “We have a stable company with − − − gly open to innovation. Since 2020, we have dialogue between dance, technology, and visual arts. Projects like MicroDanze or vir− tual reality performances arise from this dri− ve, as do our collaborations with museums and archaeological sites. The response from the public – including those who are not re− gular theatergoers – has been extraordina− ry.” How does the approach to dance chan− ge in unconventional spaces? “Completely. The dancer loses the protection of the stage
and confronts the audience just a few centi− meters away. This requires a different kind of availability, including mentally.” How can cities like Ravenna support these projects? “Ravenna is almost unique because it is extraordinarily cultured, not only from a hi− storical and artistic perspective but also in current production. It is truly a small capital, extremely stimulating for those who, like us, − scale performances, such as Notte Morrico− ne (June 19th at the Pala de Andrè) – a cho− reography with a visionary impact, a strong dramaturgical imprint, and a very powerful musical signature – and MicroDanze (July projects in the attempt to move beyond the− aters, and even with Impromptus, proposed directly by Ravenna Manifestazioni, which I welcomed very willingly. The public is pre− pared, curious, ready to engage even with unconventional approaches. Or rather: both − are ready to encounter dance in all these perspectives”.
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a ell intelligenza artificiale a licata alla i en ione creati a e nello ecifico alla anza e i atto a ere «Non la considero una minaccia, ma uno strumento. Attualmente a Reggio Emilia sti− amo collaborando con Sony Lab – il gruppo di ricerca non commerciale di Sony – per monitorare le reazioni del pubblico alla dan− za attraverso sensori, eye tracker ed elettro− encefalografo. Esistono dispositivi che, ad esempio, leggono il movimento, oppure le emozioni mentre si guarda uno spettacolo. Precisamente: con l’elettroencefalografo, che oggi è anche portatile, è possibile misurare l’intensità e la durata dell’attenzione di uno spettatore posto davanti a una sequenza di danza. Gli eye tracker invece sono “occhiali” con cui si può vedere esattamente chi guar− da o cosa guarda uno spettatore durante una sequenza di gruppo. Tutto questo in genere fa ra rividire i coreografi, ti orosi di avere a che fare con uno strumento quasi di controllo del uire della loro creativit e, invece, interessa moltissimo e spero di poter presto mettere a disposizione di qualche giovane coreografo alcuni dispositivi per analizzare il proprio lavoro. Se ci pensi, sono la traduzione tecnologica di quel che i francesi chiamano regard extérieur, ovvero una persona che si siede a osservare il lavoro e poi fornisce un feedback. Non è quindi una novità esporre l’opera d’arte in creazione a un tentativo di
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misurazione del risultato. Per arrivare quindi alla fine, l intelligen a artificiale ha il servi io di stru enti olto precisi e pu aiutare co− reografi e dan atori a capire eglio il proprio operato arte non si isura con nu eri che la scien a fornisce e riela ora, a pu dialog− are con essi ottenendo delle risposte una sfida che vale la pena affrontare Alla luce di queste vertiginose evoluzioni, come immagina la danza tra cinquant’anni? Sarà ancora più interconnessa con la tecno− logia, oppure è prevedibile una sorta di ritor− no alle origini? redo che continuere o ad alternare fasi di ini alis o e ritorni all espressionis o, a ci che spero davvero che venga super− ato il concetto di codice fisso, inteso co e co− dice estetico ortando un ese pio il nostro spettacolo più i portante e più costoso del stato reali ato con un gruppo di over sessanta, sele ionati e essi a disposi ione di rel oca e di ura dane affinch reali − assero due crea ioni ia o lavorato con la disa ilit e con corpi fuori dagli stereotipi ui che si gioca il futuro, nella li ert dai odelli precostituiti di virtuosis o e elle − a E la critica? Che ruolo può avere oggi nel dialogo tra opera e pubblico? onda entale on solo la critica acca− de ica o giornalistica, a anche il confronto diretto, dal vivo e prove aperte che faccia−
Cristoforetti e l’intelligenza artificiale: «Potrebbe aiutare danzatori e coreografi a capire meglio il proprio operato L’arte può dialogare con i numeri che la scienza fornisce e rielabora»
Le MicroDanze di Aterballetto in una foto di Claudio Montanari (della serie utilizzata anche per la copertina del Magazine)
mo alla Fonderia ad esempio sono momenti pre iosi uando il pu lico pu vedere il processo creativo, ascoltare le parole del coreografo, ca iano le cose er Notte Morricone in alcuni casi ha presen iato an− che Marco Morricone, il figlio del co pos− itore il te a della edia ione tra opera e pu lico uindi estre a ente variegato, ricco e interessante, e isognere e olti− plicare uesti o enti l rischio, altri en− ti, uello di avere due solitudini uella
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dell artista e uella del critico Manchere − e lo spa io del dialogo, che a volte non facilitato ne eno dall assertivit di chi giudica l critico, lo storico o anche il dra − aturgo della dan a che si ette a dispo− si ione per raccontare co e nata una crea ione, uno stru ento straordinario anche per il pu lico dei giovani, che si appassiona al dialogo e sa essere estre a− mente pronto e interessante quando parte− cipa ai live m
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GLI SPETTACOLI
Dall’omaggio a Morricone al gala con i primi ballerini Quest’anno spetta alla danza concludere il programma estivo di Ra− venna Festival il 13 luglio, con il ritorno di Les étoiles, ormai un brand per tutti gli appassionati di balletto: fra repertorio classico e moderno – senza trascurare novità contemporanee e brani in prima nazionale e assoluta – il gala curato da Daniele Cipriani per Ravenna è pour hom− me, quindi interamente declinato al maschile con primi ballerini e soli− sti dalle migliori compagnie internazionali (nella foto di Fabrizio Zani uno tra i grandi protagonisti, Sergio Bernal). La danza si fa anche strumento per esplorare due eredità musicali del Novecento. La MM Dance Company è coinvolta nella nuova coprodu− zione The Wall & Pink Floyd Greatest Hits (il 15 giugno al Pala De André, vedi pagina 72), mentre per celebrare Ennio Morricone il Centro Coreo− grafico Nazionale/Aterballetto (se ne parla anche nell’intervista di que− ste pagine) ha affidato a Marcos Morau, il più giovane coreografo ad aver ottenuto il Premio Nazionale di Danza (massimo riconoscimento in Spagna), il compito di confrontarsi con le sue iconiche composizioni per il cinema. In un intreccio di danza, cinema e arti visive, Notte Morricone (il 19 giugno al Pala De André) rende omaggio all’uomo e all’artista. Le musiche sono registrate dall’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini. CCN/Aterballetto propone inoltre al Museo Classis (il 20 giugno) le Mi− croDanze, brevi performance immaginate per spazi non teatrali. La sezione danza include anche il progetto Fragolesangue (vedi box a pagina 81) e un doppio omaggio a Micha van Hoecke ( vedi pagina 86).
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L’OMAGGIO
Bentornato
Micha
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DI ANNA DE LUTIIS
Ravenna Festival ricorda Micha van Hoe− cke a quasi 4 anni dalla morte. L’appunta− mento principale è quello di sabato 14 giu− gno, al Teatro Alighieri. Il Balletto di Roma interpreterà, in prima italiana, il suo La dernière danse? con il riallestimento a cura di Miki Matsuse, sua compagna di vita. In quei giorni (dall’11 al 14 giugno) all’Alighieri sar allestita la ostra fotografica dedicata a Micha coreografo, La vie d’Artiste. “Dernière danse”, la canzone che dà il titolo al balletto, è scritta e interpretata da ndila, cantautrice francese che si definisce figlia del ondo , la cui fa iglia ha infat− ti molteplici origini: algerine, cambogiane, indiane ed egiziane. Parla di una persona che sta soffrendo profondamente a causa della mancanza di qualcuno che ama e che cerca di sfuggire alla tristezza attraverso il movimento e la danza. Micha trovava fonte di ispirazione compiendo viaggi della me− moria e uno di questi è “Dernière danse?”, una ri essione sulla solitudine dell uo o «Je remue le ciel, le jour, la nuit /Je dan− se avec le vent, la pluie /Un peu d’amour, un brin de miel /Et je danse, danse, danse, danse…». «Rimescolo il cielo, il giorno, la notte/ Danzo con il vento, la pioggia/Un po’ d’a− more, un po’ di miele/E io ballo, ballo, bal− lo, ballo...».
Il Festival celebra Van Hoecke a quattro anni dalla morte Il ricordo della compagna Miki Matsuse Sono tanti gli eventi, le opere, le collabo− razioni di Micha con Ravenna Festival ma prima ancora, dal 1960, con la compagnia di Roland Petit e poi del Ballet du XX siécle di Maurice Béjart. Nel 1979 è stato direttore artistico del Mudra di Bruxelles e nel 1981 ha fondato una compagnia propria, L’En− semble, per la quale ha realizzato numerosi spettacoli e coreografie Un primo ricordo vogliamo ascoltarlo da Miki Matsuse, artista, compagna di Micha nell’arte e nella vita. Alla domanda in qua− le ruolo Micha preferisse esibirsi, fra i tan− ti nei quali mostrava la sua completezza e raggiungeva il pubblico, conquistandolo, ci risponde: «Micha era attore, cantante, pit− tore, danzatore, coreografo e regista. Era un artista profondamente umano, che ama− va tutte le forme di espressione dell’essere. Non metteva muri tra i generi, non si limita− va mai. E io ho sempre lavorato con Micha umano, prima ancora che con un “ruolo”». Tra le tante opere, i numerosi e originali balletti, è interessante sapere il perchè del−
la scelta di La Dernière Danse?. «Avevo un grande de ito con Micha − risponde Mi i − perché mi aveva chiesto di mettere, per il suo funerale, una delle musiche che amava di più, una in particolare era fondamentale per lui: “A Whiter Shade of Pale” cantata dai Procol Harum. Questa canzone fa parte dello spettacolo in programma all’Alighieri e uesta volta − la pro essa di Matsuse − sar suonata a tutto volu e, cos Micha potrà ascoltarla da lassù». Micha van Hoecke era nato a Bruxelles in una famiglia di artisti. Il padre, belga, era pittore. La madre era una cantante russa fuggita dalla Russia durante la rivoluzione. La zia materna era una ballerina. Una fami− glia, un’infanzia, tra musica, canto, pittura e danza. Il suo essere cosmopolita ma con radici culturali russe, torna potente in mol− tissimi suoi spettacoli. ho conosciuto in iappone − ricorda ancora Mi i −, avevo anni ui veniva spesso con la compagnia di Béjart per gli spettacoli, oppure da solo per tenere sta−
ge e corsi ai giovani danzatori giapponesi. L’ho incontrato per la prima volta in una di queste occasioni. Poi, a 19 anni, quando ho seguito per la seconda volta una sua lezione, alla fine della classe i ha offerto un posto nella sua co − pagnia, L’Ensemble. È stato un incontro che ha cambiato la mia vita». Scorrendo il curriculum di Micha van Hoecke incontriamo una ricchezza di eventi, di personaggi, di balletti prodotti ed eseguiti utta la sua fa iglia − continua Mi i, raccontando la sua for a ione − era co posta da artisti, uindi, co e diceva lui stesso, non poteva diventare altro che un artista. A soli 11 anni debutta come attore al cinema. Più tardi en− tra nella compagnia di Roland Petit, e successivamente in quella di Maurice Béjart. Con Béjart non era solo danzatore, infatti interpretava ruoli i portanti nei suoi spettacoli, ed diventato il coreografo della co pagnia nsie e a art, stato anche direttore della scuola Mudra, un centro di for− mazione artistica di altissimo livello. Poi ha creato la sua co pagnia nse le Micha ha fatto tantissi o nella sua carriera, a co e tutti i grandi artisti, più che soddisfa− zione, aveva sempre domande, dubbi, desiderio di ricerca. ra figlio di un pittore e co e i veri pittori, finch aveva l o− pera davanti agli occhi, sentiva sempre il bisogno di ritoc− carla. Non metteva mai un punto. Solo punti interrogativi». ono tante le opere di avenna estival in cui presen− te l’intervento di Micha e della sua compagnia. Ma come, uando e dove avvenuto l incontro con il aestro iccar−
Nella pagina a fianco no catto da e ait e et la ille pettacolo di ic a an oec e del dedicato a a enna i op a ic a con la co pagna i i at e
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L’OMAGGIO
do Muti e, in seguito, con Cristina Mazzavillani? «È successo sul palcoscenico della cala − rivela Mi i − tavano preparando Orfeo ed Euridice, con la re− gia del aestro o erto e i one ra una pausa pranzo, il teatro era vuoto, stavano provando in si− len io un certo punto, per caso, il Maestro Muti attraversa il palcoscenico i fer a, osserva oi dice: “Mi piace come vengono date spiegazioni ai allerini e i piace uesto tipo di dan a er Micha fu un o ento speciale onoscere aestri co e Muti, conoscere ristina Ma avillani, fu per lui una vera sfida artistica, a anche un sogno reali ato iceva spesso che fin da piccolo desiderava incon− trare persone di grande cultura ed per uesto che aveva lasciato il Belgio per venire in Italia: per tro− vare uelle ani e colte, profonde, con cui confron− tarsi on loro ha trovato uel dialogo che cercava da se pre ha vissuto tutto con la sua solita inten− sit , generosit e deter ina ione l lega e artistico che nato con il aestro Muti e Cristina è cresciuto negli anni, come dimostrano le nu erose colla ora ioni e d testi onian a il breve ricordo di Cristina Mazzavillani Muti, fon− datrice di Ravenna Festival, già direttore artistico e oggi residente onorario Micha era un artista per e di riferi ento fin dalle pri e ore di vita di aven− na estival nei pri i anni ra io fratello nel pensiero e nella filosofia su co e affrontare ual− siasi te atica attraverso una oltitudine indefinita di coniuga ioni ra io fratello nella li ert di a io− Ravenna Festival Magazine 2025
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Il ricordo di Miki Matsuse: «Come tutti i grandi artisti aveva sempre domande, dubbi Era figlio di un pittore e come i veri pittori, sentiva sempre il bisogno di ritoccare la sua opera»
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40 Il ricordo di Cristina Muti: «Micha era mio fratello nel pensiero e nella filosofia, nella libertà d’azione Fra una vodka e un abbraccio abbiamo messo radici Resterà sempre nel mio cuore»
na fotog afia da
a de ni e dan e
Idro-sanitari Riscaldamento Condizionamento Energie rinnovabili Ricambio e trattamento aria Adduzione Gas Metano Antincendio
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ne rispetto a qualsiasi genere artistico; mio fratello nel considerare che se sei nella possibilità di fare scelte a favore della comunità allora devi agire con la gratitudine di aver ricevuto un dono, un privilegio da non tradire mai! E fra una vodka e un abbraccio abbiamo davvero messo in campo iniziative impor− tanti, direi basilari per le prime radici che hanno dato senso a tanti anni di lavoro insieme. Micha è nel mio cuore e ci rimarrà per sempre». Stiamo ricordando Micha come artista ma aven− dolo conosciuto personalmente durante le intervi− ste, fatte alla presentazione dei suoi spettacoli, mi piace sottolineare la sua gentilezza, la sua sempli− cità nel rispondere alle domande e la profondità dei concetti sui quali costruiva i suoi lavori. E la vita di tutti i giorni? A questo quesito può ri− spondere meglio Miki. «Lui era un grande artista, senza dubbio. Ma nella vita quotidiana diciamo che, per rendere l’idea, non sapeva nemmeno far− si un caffè! Era capace di creare mondi interi sul palcoscenico, ma davanti a una moka si fermava... Quindi, sì, era semplice, gentile, generoso, ma an− che totalmente immerso nel suo universo. La sua quotidianità era un’estensione del suo mondo inte− riore, un po’ surreale, pieno di sogni e visioni. La vita pratica? Lasciamola all’immaginazione...».
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L’OMAGGIO
ella ostra fotografica allestita dal e− stival ci saranno i agini che raccontano la sua vita di grande artista n o aggio con tante foto che, forse, a lui non sare − e piaciuto perch − ci dice Mi i − Micha odiava guardarsi nelle foto iceva se pre che una sta pa non restituiva ai davve− ro ci che lui voleva tras ettere on lo soddisfaceva Ma ora che non c più, per e ogni occasione diventa i portante per ricordarlo, per dedicargli ualcosa erch Micha era vera ente unico a vissuto un epoca, una storia, una cultura profon− dissi a uno dei suoi essaggi gi nel titolo a erni re anse , con uel punto interrogativo on sar l ulti a de− dica ono in olti, a partire dal pu lico, a ri piangere la sua originalit , la sua crea− tivit agli anni stata particolar ente intensa la colla ora ione con il avenna estival dove de utta co e regista d opera con La Muette de Portici di aniel u er, n seguito Dante Symphonie, Adieu a l’Italie sulle note di ossini, Odissea blu, creato at− torno al ito di h h ra ade, Pierrot Lunai− re, Maria Callas, Regina della notte, ispira− to al personaggio del Flauto magico er la produ ione a avenna di Adieu à l’Italie ha ricevuto il pre io della critica italiana per la igliore coreografia oderna e nel ha ricevuto un pre io speciale del avenna estival per cele rare i anni di splendida colla ora ione os era entrato a far parte degli ici norari del estival Micha deve olto al avenna estival a a sua volta il estival lo ringra ia e lo ricorda con affetto, gratitudine e sente la sua ancan a o dicono anche le parole di Angelo Nicastro, direttore artistico di Ravenna Festival, che ha avuto odo di co− noscerlo co e artista e fre uentarlo co e uo o, co e persona dotata di una grande cultura e una ricca e innovativa creativit assen a di Micha − dice − un vuoto incol a ile nella ia vita personale e in uella del estival stato un co pagno di viaggio pre ioso, un artista e una persona cos profonda, sensi ile, generosa co e raro incontrarne o avuto la fortuna e il pri− vilegio di condividere con lui tanti o enti, progetti, spettacoli a ricche a della sua u anit , il suo u oris o, la sua allegria, la sua passione per la usica e per l arte hanno contagiato le nostre esisten e ren− dendoci igliori, un dono che rester per se pre alutia o Micha lasciandolo nel suo ri− poso, con gli echi della sua infan ia legati al suono della chitarra, lo stru ento usicale utili ato dalla adre per acco pagnare le nenie t igane che gli sussurrava per farlo addor entare m
Nella foto, Micha van Hoecke con Cristina Muti
ENGLISH VERSION
Ravenna Festival remembers Micha van Hoecke The Ravenna Festival remembers Micha van Hoecke on Saturday, June 14th, at the Te− atro Alighieri, at 9 PM. The Balletto di Roma will perform, in its Italian premiere, “La dernière danse?” by Micha van Hoecke, restaged by Miki Matsuse. Simultaneously, a photographic exhibition dedicated to Micha the choreographer, “La vie d’Artiste” (The Artist’s Life), will be set up. “Dernière danse” (Last Dance), the song that gives − family has multiple origins: Algerian, Cambodian, Indian, and Egyptian; for this reason, deeply due to the absence of someone they love and tries to escape sadness through Je remue le ciel, le jour, la nuit / Je danse avec le vent, la pluie / Un peu d’amour, un brin de miel / Et je danse, danse, danse, danse… Micha had many events, works, and collaborations with the Ravenna Festival, but his carrer started way before, in the 1960s, with Roland Petit’s company and then Maurice Béjart’s Ballet du XXe Siècle. In 1979, he was artistic director of Mudra in Brussels, and in 1981, he founded his own company, L’Ensemble, for which he created numerous shows and choreographies. He was born in Brussels in a family of artists. His father, revolution. His maternal aunt was a dancer. His family, his childhood amidst music, song, painting, and dance, his cosmopolitan nature but with Russian cultural roots, powerfully return in many of his shows throughout his career as an author. His meeting with Maestro Muti took place on the stage of La Scala. They were preparing Orfeo ed Euridice, directed by Maestro Roberto De Simone. The artistic bond with Maestro Muti and Cristina grew over the years, as their many collaborations demonstrate. That’s how Miki Matsuse remembers him: “”Micha was an actor, singer, painter, dancer, cho− reographer, and director. He was a profoundly human artist who loved all forms of expression of being. He didn’t put walls between genres, he never limited himself. And I always worked with the human Micha, even before working with a ‘role’”.
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NON SOLO TEATRO
Ravenna Festival Magazine 2025
DI ALESSANDRO FOGLI
Da anni Nerval Teatro attraversa la drammaturgia di Samuel Beckett con gli attori e le attrici con disabilità del Laboratorio Permanente che Maurizio Lupinelli (regista, attore e fondatore nel 2007 della compagnia insieme a Elisa Pol) cura a Rosignano Marittimo, in Toscana, e a Ravenna. Ora però – ancora una volta con i protagonisti dei laboratori – l’asticella si alza ulteriormente e il tentativo è quello di misurarsi per la prima volta con un testo integrale, quello di Finale di partita (ideato insieme a Elisa Pol, che ne è anche aiuto regista), che vedremo in scena l’1 e il 2 luglio all’Almagià. È lo stesso Lupinelli a raccontarci il percorso di una sfida complessa e affascinante. Maurizio, siamo arrivati all’ultimo passo di un progetto che arriva da lontano. «Sì, un ultimo passo importante che si presenta come un azzardo, ma non tanto per l’opera di Beckett in sé, visto che negli anni ho scoperto, lavorando con queste persone particolari, che i personaggi beckettiani si avvicinano molto a queste figure. No, l’azzardo è il testo integrale, far macinare le battute, mantenere quelle parole, anche perché i diritti d’autore su Beckett sono abbastanza rigidi. E quindi, laddove il nostro precedente spettacolo, La buca, era liberamente ispirato da tutta una serie di frammenti beckettiani che permettevano più libertà, qui invece affrontiamo una modalità di lavoro molto più complessa. Finale di partita è tante cose, che mi piacerebbe emergessero. Siamo in un momento molto particolare della nostra società, dove tutto è veloce, tutto è il contrario di tutto, il testo di Beckett invece ci riporta alle basi, ai nodi fondamentali, la vita e la morte, quello che va bene o che va male, questioni che se non ti ci metti non affronterai mai. È una linea di confine, è un’opera da cui esce un’umanità sì lacerata, ma viva. Un gioco continuo in cui è come se Beckett ci dicesse “beh, è meglio essere in questa piccola striscia di terra in mezzo che essere o di qua o di là”. È su questo che vorrei giocare, e l’altra cosa che mi interessa vedere è come risulterà nello spettacolo il rapporto tra un normo-dotato e un diversamente abile. Quello che mi immagino, e che vorrei per questo lavoro, è che sia scoppiettante, di gran ritmo, di risate e anche di “vuoti d’aria”, come li definisco io. Lo spazio scenico sarà molto particolare, non sarà il solito Finale di partita, anche se gli elementi saranno quelli». Come hai lavorato? «Quando ho fatto La buca con l’attore diversamente abile Carlo De Leonardo, che sarà anche in Finale di partita, è chiaro che non gli ho raccontato tutto il testo, abbiamo analizzato delle parti, delle situazioni e ho lasciato a lui
Nella pagina a fianco a i io pinelli in cena con a co e eona do foto di a co a ollo
La vita e la morte secondo «Ritmo, risate e
Beckett vuoti d’aria»
Maurizio Lupinelli e il suo nuovo spettacolo con il coinvolgimento di attori disabili la libertà di capire cosa significassero, per lui, quelle situazioni. I silenzi, lo sguardo, le attese, inventare delle battute, quello l’ha capito perfettamente, e nel momento in cui ha capito ciò, il testo è venuto fuori da sé. Quando ho iniziato ad affrontare Beckett con i partecipanti ai laboratori, oltre dieci anni fa, abbiamo sco-
perto insieme delle grandi affinità, anche se uno potrebbe pensare che con Beckett, scrittore fine e complesso, sia molto difficile far percepire a questi ragazzi tutte le tematiche messe in campo nelle sue drammaturgie, tutto ciò che c’è nei suoi testi. Invece quelle beckettiane sono questioni che ci hanno portato
ENGLISH VERSION
The Challenge of Endgame for Lupinelli and his Laboratorio Permanente Nerval Teatro has been exploring the Samuel Beckett’s dramaturgy with the actors and actresses with disabilities of the Laboratorio Permanente (Permanent Work− shop) that Maurizio Lupinelli (director, actor, and founder of the company in 2007 together with Elisa Pol) runs in Rosignano Marittimo, Tuscany, and in Ravenna. Now, together with Elisa Pol, who is also assistant director),diwhich will bePham staged on July Un’illustrazione Lucy Nguyen da Sun− stroke Magazine 1st and 2nd at the Almagià. Lupinelli himself tells us about the journey of a complex and fascinating challenge. “Yes, it’s a gamble, because it’s the complete text. Whereas the previous show, La buca (The Hole), was freely inspired by a whole series of Beckettian fragments that allowed for more freedom, here we are facing a much more complex way of working. There are many things in Endgame which I would like to emerge. We are in a very par− ticular moment in our society, where everything is fast, everything is the opposite of everything else; Beckett’s text, on the other hand, brings us back to the basics, to the fundamental knots: life and death, what is good or bad, questions that you may never face if you don’t choose to. It is borderline, the humanity of this work is indeed lacerat− ed, but alive. It is as if Beckett were telling us, “well, it’s better to be in this small strip of land in the middle than to be either on this side or that side.” This is what I would like to play with, and the other thing I am interested in is how the relationship between − I imagine and hope that work will be crackling, with great rhythm, with laughter and also with ‘air pockets,’ as I call them. The stage space will be very particular, it will not be the usual Endgame, even if the elements will be the same. This is the hardest of Beckett’s works, but if you reread it carefully, even here you see a profound irony. The difference is that there are three immobile situations. In Endgame, Clov cannot sit down, Hamm is paralyzed, the parents are without legs—all lacks, wounds. So I said to myself that it was precisely on this that we had to try to play”.
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veramente. Quello mi ha insegnato come affrontare Beckett». ali ono le ecificit i Finale di partita? «A differenza degli altri testi di Beckett, questo è quello più chiuso, quello più “duro”, però allo stesso tempo, se lo vai a rileggere attenta-
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NON SOLO TEATRO
con naturalezza a un certo tipo di soluzione. I ragazzi ci sono entrati giocando, partendo magari anche dalle cose più banali. Prendiamo ad esempio Aspettando Godot. Dunque l’aspettare, l’attesa. Per queste persone cosa vuol dire aspettare? Per molti aspettare è vivere. È da lì che abbiamo iniziato, dalle loro mancanze,
dall’analizzare piccoli concetti – aspettare, cosa guardano, che tipo di gestualità hanno, che cosa farebbero quando camminano –, e nel momento in cui abbiamo messo in atto questi giochi molto semplici ecco che è come se avessero trovato una loro drammaturgia, le loro pause, i loro silenzi, il loro saper guardare
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mente, anche qui c’è una profonda ironia, c’è un gioco. La differenza è che ci sono tre situazioni immobili. Abbiamo sempre detto che i testi e i personaggi di Beckett sono tutti monchi. In Giorni felici la protagonista Winnie è inchiodata, interrata, in Aspettando Godot Vladimiro ed Estragone non escono mai. In Finale di partita, Clov non riesce a sedersi, Hamm è paralizzato, i genitori sono senza le gambe, tutte mancanze, ferite. Allora mi sono detto che era proprio su questo che bisognava provare a giocare. Qual è la scommessa grande? Che qui il testo lo volevo fare tutto, usare quelle parole stesse, mantenendo però la possibilità di giocare nelle situazioni, perché in realtà, battute e tempi di Finale di partita sono molto surreali. Anche qui non si capisce la situazione. Sono già tutti morti? Perché l’azione potrebbe prendere luogo in un obitorio, potrebbe svolgersi sottoterra, o potrebbe anche essere un meccanismo alla Aspettando Godot, in cui tutti i giorni c’è la stessa dinamica e ogni volta potrebbe essere il momento per chiedersi “è finita O andiamo ancora avanti?”. In scena saremo due attori professionisti, io e Barbara Caviglia – attrice ligure che ha fatto con me Le lacrime amare di Petra von Kant –, e due attori diversamente abili con cui lavoriamo da tanti anni, uno appunto è Carlo De Leonardo, che fa parte del laboratorio Teatro e Differenza di Ravenna, l’altro è Matteo Salza, attore del laboratorio toscano, anche lui molto bravo». Facciamo un passo indietro. C’è stato un momento, tempo fa, all’inizio del tuo lavoro con le persone con disabilità, in cui ti sei tro− vato in crisi. Com’è andata?
Nella foto di Marco Parollo uno dei laboratori tenuti da Lupinelli con persone disabili
Maurizio Lupinelli: «Dal lavoro con le persone con disabilità ho imparato moltissimo, sia come attore che come regista, perché mi hanno costretto a “stare dietro”: adesso sono come un fantasma» «Dal lavoro con queste persone ho imparato moltissimo, sia come attore che come regista, perché mi ha costretto a “stare dietro”. Come dico ormai da anni, io adesso sono un fantasma, ho messo da parte la mia velleità artistica e ho cercato di lavorare con loro, ma per loro. Fino al 2012 ero io stesso l’anima di tutto il lavoro svolto con le persone dei laboratori a Rosignano, ero in scena con loro ma facevo le cose che volevo io, decidevo tutto io, dai testi in giù. E intervenivo teatralmente. A un certo punto però mi sono accorto, con mia sgradita sorpresa, che queste persone non si rendevano conto di quello che facevano, proprio perché ero io il centro di tutto. Li facevo ripetere mille volte una battuta e magari alla fine la dicevano bene, ma sentivo che c’era qualcosa che non quadrava e andai in crisi, tanto che mi rivolsi all’allora direttore del festival di Castiglioncello, che ci produceva, per dirgli che non me la sentivo più di fare spettacolo con i partecipanti ai laboratori. Lui mi consigliò di prendere tempo, di non sentirmi obbligato a realizzare uno spettacolo e magari di fare solo laboratori per un po’, in attesa di capire, senza perdere la speranza. In quel momento di grande cecità e disperazione ho cominciato a lavorare in modo diverso con questi ragazzi, partendo da tutt’altre prospettive, tutt’altri approcci. Partii con esperienze
molto basiche, legate ad esempio ai colori o al buio. Facevamo cose inusuali, tipo laboratori in costume da bagno, oppure concentrandoci solo su un unico elemento scenico, come una valigia, che ognuno poteva usare come voleva. Anche il lavoro sui silenzi è stato importante, perché mi ha portato a guardare tutte quelle facce, che prima non guardavo, le consideravo solo elementi dell’opera. E invece, mi resi conto, guarda che belle facce! È stato come mettere in campo una lente d’ingrandimento. Ho iniziato a capire che loro, così, prendevano una sorta di “fisicità”, emergevano con le loro forze, è stata un’illuminazione. Nel 2014 ho poi cominciato a lavorare con loro sull’aspettare. Ho ricordato il mio passato di spettatore di Beckett. Secondo me in Italia Beckett non è mai stato fatto bene, l’unico davvero incredibile, Aspettando Godot, lo vidi nel 1989 a Venezia con in scena Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Felice Andreasi e Paolo Rossi. Indimenticabile. E da allora ho sempre avuto negli occhi quella cosa lì, quell’energia, quell’improvvisazione meravigliosa, quella spontaneità. Alla fine ho capito come dovevo lavorare: dovevo retrocedere io e lasciare a loro la libertà, perché così riuscivano a dare un senso a ciò che facevano, lo capivano». Il percorso beckettiano che hai portato avanti con Elisa Pol sta terminando, Nerval sta lavorando a qualcos’altro? «Sì, con il laboratorio Teatro e differenza di Ravenna e quello di Castiglioncello lavoreremo per i prossimi tre anni sull’opera di Peter Handke – sceneggiatore di Wim Wenders e premio Nobel per la letteratura – L’ora in cui non sapevamo niente l’uno dell’altro, un testo molto bello del ‘92. lo stiamo portando avanti pian piano. Saranno due spettacoli, uno con i ragazzi di Ravenna e l’altro con quelli toscani. Probabilmente ci sarà anche una collaborazione con la scuola Umanamente di Milano, che fa capo al Teatro degli Incamminati». m
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IN SCENA
I
fantasmi di Fanny & Alexander
Chiara Lagani racconta il nuovo lavoro tratto dai testi di Edith Wharton
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DI ALESSANDRO FOGLI
La notizia di un nuovo lavoro della compa− gnia ravennate Fanny & Alexander, per quan− to mi riguarda, è sempre motivo di antenne dritte e insofferente attesa di sta po post− adolescenziale. Il 3 luglio, quindi, al Teatro Alighieri, è impensabile perdersi la prima as− soluta di Ghosts, tratto dai testi della statuni− tense Edith Wharton (tradotti da Chiara Laga− ni per Einaudi) che Ravenna Festival produce insieme a E Production e la cui regia è nelle mani di Luigi Noah De Angelis. Come se non bastasse, lo spettacolo segna anche il ritor− no alla collaborazione tra i Fanny e il geniale compositore Luigi Ceccarelli, dopo Requiem del 2000. È però Chiara Lagani (anche prota− gonista di Ghosts insieme ad Andrea Argen− tieri) a raccontarci qualcosa in più su questa nuova produzione. Chiara, da dove arriva il nuovo spettacolo? «Come già successe nel 2021 con Sylvie e Bruno di Carroll, Ghosts nasce da un’ope− ra che sto traducendo e che sarà fresca di pubblicazione quando debutteremo, ossia i racconti di Edith Wharton, scrittrice più fa− mosa per i suoi romanzi, soprattutto L’età dell’innocenza o La casa della Gioia. In meri− to ai racconti, invece, la storia è particolare, perché Wharton ha coltivato questa forma per tutta la vita, scrivendone fino a pochi mesi prima di morire e declinandoli su tutti i suoi temi fondamentali, vale a dire la critica della società aristocratica, del vecchio mondo newyorchese, ma anche le classi più umili, la piccola borghesia del New England, e il con− fronto – viaggiò tantissimo e visse in Europa dal 1907 alla morte – con culture, paesi e po− poli diversi, sempre con occhio molto lucido, molto attento agli aspetti sociali». A voi però interessavano particolarmente i fantasmi. harton era un a ante raffinata d ogni tipo di arte e una lettrice “forte”, in Francia di− ventò una grande amica di Henry James e con lui portò avanti una serie di discussioni sulle forme letterarie, sul romanzo, sul racconto. Il confronto con questo amico e mentore sicura−
In alto due ritratti di Chiara Lagani (foto Lidia Bagnara) e della scrittrice Edith Wharton
ente l ha in uen ata nella sua passione per le atmosfere spettrali, e i racconti di fantasmi furono certo uno dei suoi filoni più fre uenta− ti. I romanzi di James sono pieni di fantasmi: Il giro di vite, e non solo. Ma quella di questi due autori è una maniera sottile di concepi− re gli spiriti: i loro fantasmi hanno un sapore spesso fine ente psicologico, e possono diventare rimorso, nostalgia, hanno a che fare col rapporto con la letteratura stessa. Gli stessi “personaggi arrivano come fantasmi”, scriverà Wharton in un suo trattato di teoria della letteratura; dunque non parliamo del fantasma classico, quello col lenzuolo bianco per intenderci, a di un fantas a stratificato e complesso. Senza comunque dimenticare il gusto per il gotico, basti pensare ai riferimenti espliciti a Hawthorne o a Cime tempestose di Emily Brontë. Wharton è assolutamente inna− morata delle atmosfere gotiche, però ci gioca in una maniera molto sottile, a volte usandole anche ironicamente». E perché la scelta dei fantasmi? Cosa vi interessava di più dell’argomento? «È da un po’ un po’ di tempo che ci interro− ghiamo sul tema della paura e che volevamo farci sopra uno spettacolo. La paura è forse il sentimento dominante in un’epoca come questa, in cui il vero tema su cui ragiona− re, anche se spesso rimosso, è la morte. La fine del ondo, la crisi cli atica, le guerre, sembra che tutto indichi quella direzione, la grande dipartita dell’umanità per cui spesso il senso d’impotenza pare quasi inevitabile. La morte è da sempre un tema importantis−
simo anche per la letteratura e tutta l’arte, in ogni suo aspetto, fisiologico, psicologico, si olico, di superficie o recondito harton attraversa continuamente il tema della morte nei suoi racconti». Di racconti ne avete scelti cinque, ci puoi anticipare qualcosa? «Ti dico qualcosa di un paio. Nel primo Wharton parte dalla soggettiva di un suicidio. na donna tradita si utta dalla finestra e si ritrova nell’aldilà: l’autrice prova a immagi− narsi l’oltretomba e lo fa in maniera seducen− te e ironica disegnando un limbo di ombre. Ma cosa avverrà davvero in questo mondo? L’ultimo racconto è invece la storia di una donna che sta tornando a casa in treno col marito moribondo. Lui è gravemente malato ed entrambi vogliono che trascorra in fami− glia i suoi ultimi momenti. Senonché il marito muore improvvisamente durante il viaggio e la donna entra in uno stato di panico totale, convincendosi che se dirà agli altri viaggiatori e al capotreno che il marito è morto verrà fat− ta scendere immediatamente e si troverà da sola a dover gestire la situazione, con quel ca− davere che non riesce nemmeno a guardare in faccia un ue per tutto il viaggio finger che il marito non sia morto, innescando una serie di rocamboleschi colpi di scena che vanno dal macabro all’angosciante. Quella di harton una scrittura sopraffina, che riesce a tenerti se pre sul filo del rasoio e proprio da ui, l idea di tenere sul filo del rasoio il pubblico, è nata l’idea di coinvolgere Luigi Ceccarelli in questo nostro viaggio».
Perché? «Perché il suono è uno dei veicoli più potenti della paura, della sorpresa, della suspense a teatro, quasi più dell’immagine. Il suono, la musica, trasmettono un senti− mento di aspettativa e ritraducono in modi nuovi il nostro dialogo con l’invisibile, altro tema di questi racconti. Dunque Ceccarelli ha creato sui testi di Wharton una partitu− ra, declinata in cinque forme diverse, che si andrà a intrecciare con la regia, le luci e le immagini video di Luigi De Angelis, come se ogni racconto lanciasse un’idea, un colore differente; c’è anche un discorso sui generi (thriller, horror, dramma psicologico dalle tinte macabre, farsa grottesca…). È una sor− ta insomma di fenomenologia del fantasma, declinata in tutti i suoi aspetti, umani o disu− mani, terreni o ultraterreni». In scena solo due attori. «Sì, anche perché in Wharton c’è questa ossessione continua per la coppia: i tic, le idiosincrasie, con un particolare accento sul− la condizione della donna, che nelle coppie disegnate (spesso con ironia) da Wharton è impari rispetto all’uomo, almeno apparen− temente. Wharton viene subito prima degli autori modernisti, Proust, Joyce ed è anche coeva o immediatamente precedente a au− trici come Kate Chopin e Virginia Woolf; il suo femminismo (anche se lei non lo avreb− e ai definito cos ), disegna le pre esse
«La paura è forse il sentimento dominante in un’epoca come questa, in cui il vero tema su cui ragionare, anche se spesso rimosso, è la morte, tra crisi climatica e guerre» della costruzione di un concetto differente di donna: è la “Donna nuova” dei manifesti dell’epoca, la “Donna selvaggia” di uno dei suoi racconti. La sua stessa vita è fatta di eventi molto anticonvenzionali: divorzia (e certo divorziare, nel 1913, dava ancora mol− to scandalo) dopo essere stata sposata con un uomo ricchissimo che a un certo punto impazzisce. Inoltre parte e va in Francia, da sola, anche questa un’azione, per una donna, non banale dal punto di vista dei luoghi comuni sociali del tempo. È poi la prima scrittrice a vincere il premio Pulitzer per L’età dell’innocenza (nel 1921) e lavora moltissimo nelle sue opere, tra scherzosi battibecchi letterari con l’amico James, sull’idea di una donna costretta a uno sfor− zo sempre maggiore di quello che fanno gli uomini per poter emergere e vedere affer− mata la propria identità. Edith Wharton è, in questo senso, una vera e propria sorella anticipatrice delle scrittrici femministe no− vecentesche». m
GLI ALTRI SPETTACOLI
Tornano gli adolescenti di Pompei e il Grande Teatro di Lido Adriano
La programmazione teatrale del Ravenna Festival parte con uno sciopero tutto al femminile per protestare contro la guerra: un’idea che ha quasi duemilacinquecento anni e che Marco Martinelli “rimette in vita”, come già fatto con altre commedie di Aristofane (Uccelli, Acarnesi e Pluto), grazie alla vis comica degli adolescenti di Pompei, Torre del Greco, Castellammare di Stabia e Torre Annunziata. Con musiche di Ambrogio Sparagna, Lisistrata arriverà a Ravenna (il 28 maggio all’Alighieri) dopo il debutto al Parco Archeologico di Pompei, che ha commis− sionato il progetto Sogno di volare per unire patrimonio storico, spettacolo dal vivo e nuove generazioni. A seguire (dal 25 giugno al 13 luglio), si corona quest’anno Don Chisciotte ad ardere del Teatro delle Albe (ne parla Maria Vittoria Fariselli a pagina 98), mentre sarà an− cora una volta la letteratura extraeuropea il focus del Grande Teatro di Lido Adriano, che sceglie un testo che per l’Induismo ha valore sacro. Il Bhagavadgītā, nel quale il guerriero Arjuna rischia di abbandonarsi allo sconforto di fronte all’imminente battaglia, sarà riletto con il coinvolgimento di decine di giovani e adulti della cosmopolita località della riviera, con drammaturgia di Tahar Lamri, direzione artistica di Luigi Dadina (che ne è regista) e Lanfranco Vicari, in arte Moder, e musiche originali di Francesco Giampaoli (1, 2, 6, 7, 8 giugno al Cisim). La programmazione teatrale si completa poi con la prima di Fanny & Alexander di cui parla Alessandro Fogli in queste due pagine, con il “coraggio silenzioso” raccontato da Marco Ba− liani (vedi pagina 28) e il Finale di partita di Nerval Teatro (vedi pagina 92).
ENGLISH VERSION
Edith Wharton’s Ghosts in the new production by Fanny & Alexander It’s unthinkable to miss the absolute premiere of Ghosts on July 3rd at the Teatro Alighieri. The play is based on Edith Wharton’ short stories (translated by Chiara Lagani for Einaudi), and Ravenna Festival is producing it in collaboration with E Production, with Luigi Noah De Angelis directing. The show also marks the return of the collaboration between Fanny & Alexander and the composer Luigi Ceccarelli. However, it is Chiara Lagani (who also stars in Ghosts alongside Andrea Argentieri) who tells us more about this new production. «Ghosts was born from a work I am translating that will be freshly published when we de− but, namely the short stories of Edith Wharton, a writer more famous for her novels, al− though she wrote short stories throughout her life, exploring all her fundamental themes, from the critique of aristocratic society to the lower middle class of New England, and the comparison with other cultures, always with a keen eye on social aspects. In France, she became a great friend of Henry James, and the interaction with this friend and mentor cer− most frequented genres. We have been questioning the theme of fear for some time and wanted to create a show about it. Fear is perhaps the dominant feeling in an era like this, in actors on stage. «Yes, also because in Wharton there is this continuous obsession with the couple: with a particular emphasis on the condition of women. In this sense, Edith Wharton −
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IN SCENA
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TEATRO
Don Chisciotte a rincorrere sogni Con
tra castelli incantati e rovine sospese
Il racconto delle prime due ante dell’opera in fieri delle Albe, in cui lo spettatore si fa “errante”: il trittico si conclude negli spazi cangianti del Rasi
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DI MARIA VITTORIA FARISELLI
Anche se l’impronta onirica delle Albe ci è ormai familiare, nel Don Chisciotte ad ar− dere questa cifra si fa ancora più evocativa, assecondando e al tempo stesso stravol− gendo l’assurdo del capolavoro di Cervan− tes o spettacolo riprende la for ula − gi collaudata col trittico sulla Commedia − del percorso in tre ante, itinerante, con al cen− tro i cittadini e le cittadine che hanno rispo− sto alla “chiamata pubblica”. Questa volta però, lo spettacolo è : lo vediamo co− struirsi sotto i nostri occhi, riavvolgere i fili e aggiungere ogni anno un nuovo tassello, in una narrazione corale e sfaccettata che libera Don Chisciotte dall’immagine stere− otipata dei mulini a vento, restituendogli nuova potenza visionaria. anta finale in progra a dal giu− gno al 13 luglio (tutti i giorni tranne il lune− d e il gioved ) alle i parte dal ala o Malagola (il centro studi vocali diretto da Ermanna Montanari, che qui si trasforma in castello incantato ), si passa al ala o
Nella foto di Silvia Lelli il “Don Chisciotte” delle Albe al Palazzo di Teodorico
di eodorico, il castello in rovina , fino ad approdare quest’anno al Rasi, storica casa delle l e n antico edificio na chiesa n teatro Ad accogliere il pubblico ci sono Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, ideatori, autori e registi dello spettacolo. Dal bal− cone del primo piano, la ricerca vocale di Montanari si fa anche sperimentazione del linguaggio, mentre saluta gli “erranti” con parole rotte, inesistenti ma istintivamente co prensi ili oi si entra nell androne, scortati da Martinelli; qui il sogno non è più una sensazione ma si fa materia: trascritto dalle sarte, cucito in libri immaginari, rin− corso dal gesso di tefano icci o affidato direttamente allo spettatore su un foglietto di carta, che di quel sogno diventa complice e custode. i prosegue in un percorso che sfu a tra installazione e teatro: tutto è realistico, ma niente è reale. Come la famiglia seduta al tavolo a sorseggiare il brodo, ma da un piat− to vuoto e con la forchetta li uffici disordi− nati evocano l’urgenza di una riunione, ma sono deserti e bui. L’errante sale, scende, apre tende, attraversa stanze. Tra il sogno e la metafora del reale, non sa cosa può trovare dietro ogni soglia: una bellissima sirena incastrata in una pozzanghera o l’or− rore della guerra, racchiuso in un macello
tra carne viva e sangue. lla fine del la irinto, la locanda erran− te si siede e si prepara a tornare spettatore, ma ecco che lo spettacolo non c’è. La band sta ancora provando le usiche sono affi− date ai Leda) e il palco lo stanno ancora pu− lendo. L’ingresso in scena di Don Chisciotte (Roberto Magnani) è quasi inaspettato, con lui un ancho an a più ardito e risoluto di quello che avevamo lasciato tra i libri di scuola (un brillante Alessandro Argnani) e un’assurda, affascinante e capricciosa Dul− cinea del Toboso (Laura Redaelli). Monta− nari e Martinelli invece sono Hermanita e Marcus, i maghi “dalle bacchette spezzate” che intrecciano e sciolgono le trame sul pal− co. Qui la prima anta entra nel vivo: le vi− cende del romanzo si rincorrono, si con− fondono con la cronaca e i sogni dell’eroe si sovrappongono a quelli dell’uomo con− temporaneo. La voce dei protagonisti si scontra in modo impari con l’esplosione del coro (composto da tutti quei cittadini, adul− ti e adolescenti, che hanno risposto alla chiamata pubblica). La dicotomia tra storia e attualit , realt e sogno, leggero e cinico, si intensifica in crescendo la folla condan− na l’eroe, il testo di Martinelli e Montanari scivola tra le parole estrapolate dagli elabo− rati del coro, il re libera i carcerati e i libri,
ENGLISH VERSION
Don Quixote: a show with performing citizens Even though the dreamlike imprint of Teatro delle Albe com− pany is familiar to us, in Don Quixote, this characteristic be− comes even more evocative, both following and subverting the absurdity of Cervantes’ masterpiece. The performance reprises the formula – already tested with the triptych on − who responded to the “public call” and performe themsel− ves. This time, however, the show is in the making: we see it being built before our eyes, rewinding threads and adding a new piece each year. day except Monday and Thursday) at 8 PM. It begins at Pa− − na Montanari, which here transforms into an “enchanted castle”), then moves to the Palace of Theoderic, the “ruined castle,” and this year culminates at the Rasi Theatre, the histo− ric home of Albe: “An ancient building? A church? A theater?” Welcoming the audience are Marco Martinelli and Erman− na Montanari, creators, authors, and directors of the show. − also becomes an experiment in language, as she greets the − − derstandable words. Then we enter the hallway, escorted by Martinelli; here the dream is no longer a sensation but beco− mes matter: transcribed by the seamstresses, sewn into ima− ginary books, chased by Stefano Ricci’s chalk, or entrusted directly to the spectator on a piece of paper, who becomes an accomplice and keeper of that dream.
gettati dalla finestra, ruciano nel fal Mentre le pagine si consu ano tra le fia e, i can− celli si aprono, e non resta che seguire il ago per via di o a, gli erranti si fanno topolini dietro il pif− feraio agico , fino all arrivo al castello in rovina ello ritrovare pala o eodorico cos , nella notte e attraverso il velo del teatro llu inato dai racieri ha un aspetto uasi sacrale ui i aghi, per ualche at− tuta, se rano lasciare cadere la aschera e tornare r anna e Marco asta il sogno di ancho an a di aprire una pasticceria e di chia arla ela ianca per far ripiegare su se stesso il lungo viaggio dei ca− alleros dalla Mancha a unta Marina uesta volta, il coro al centro della scena uello degli adolescenti, e tra le fia e ini ia a dispiegarsi la storia centrale di uesta seconda anta a schiava di lgeri , novella fonda entale nel ro an o di ervantes el coro e erge la voce di iulia l onetti che, con la ra ia dei suoi anni, uando nei panni della schiava grida allo spettatore di essere stata solo una a ina entre su iva tutta uella violen a, non solo convince, a ti fa sentire co e se la colpa fosse anche tua uesta la sensa ione con cui si lasciano le rovine, il sogno si ischiato all incu o e i tre eroi o anti−eroi) se ne stanno tra acerie più s arriti di co e li aveva− o lasciati un anno fa uesta volta per , il percorso proseguir verso il eatro asi, dove l ulti a anta andr a concludere la storia in una rappresenta ione finale di uattro ore e e a re che scorrono in odo inna− turale, proprio co e nel te po sospeso del sogno m
Ravenna Festival Magazine 2025
TEATRO
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I TEMI DEL FESTIVAL
DI ALBERTO GIORGIO CASSANI
Ravenna Festival Magazine 2025
Finzioni
Jorge Luis Borges e il Don Chisciotte di Cervantes
In questa pagina: Gustave Doré, Illustrazione per L’ingénieux hidalgo don Quichotte de la Manche, par Miguel de Cervantes Saavedra, traduction de Louis Viardot, avec les dessins de Gustave Doré, gravées pa i an a i li ai ie de ac ette et ie a te p i a capitolo n n o go della ancia c e non oglio ico da i co e i c ia a i e a non g an te po n no il o o Nella pagina a fianco ta e o ll t a ione pe L’ingénieux hidalgo don Quichotte de la Man− che cit a te p i a capitolo a nel da e n colpo di lancia cont o la pala e ta f oteata con tanta f ia dal ento c e and in pe i la lancia e i t a cin diet o di ca allo e ca alie e
Jorge Luis Borges – in un commento1 al Don Chisciotte di Miguel de Cervantes, ste− so a Buenos Aires il 16 novembre 1980, e pubblicato, nella traduzione di Roberto Paoli, come introduzione alla bella edizio− ne tascabile della Biblioteca Universale Rizzoli del 1981, arricchita dalle incisioni di Gustave Doré – afferma che «Ciascuna delle varie nazioni in cui abbiamo parcel− lizzato il pianeta ha, per simbolo e com− pendio, un libro». Questo «fenomeno stra− no», che vede la sua origine dal popolo di Israele, che ha raccolto in un solo libro, la Bibbia, «testi così eterogenei e a volte così incompatibili come il libro di Giobbe e l’Ec− clesiaste, il Cantico dei Cantici e il Genesi», ha contagiato anche tutti gli altri popoli, nonostante Borges dichiari di ignorare se qualcuno abbia «mai osservato che questi libri quasi canonici non somigliano ai loro popoli e che, di solito, li contraddicono o li correggono». E dopo aver citato l’esempio di Shakespeare per l’Inghilterra, di Dante per l’Italia, di Goethe per la Germania, pas− sa alla Spagna che, «persuasa dall’Europa, si riconosce nell’opera di Cervantes, che certamente non ricorda l’Inquisizione né lo stile interiettivo e retorico che siamo soliti associare a tutto ciò che è ispanico». Anche se Borges ammette come nel Don Chisciot− te vi siano «certamente, le virtù principali dello spagnolo il coraggio fisico e l onest del galantuomo». Sembra inoltre logico che Borges, l’auto− re della celebre raccolta di racconti dal titolo Ficciones (Buenos Aires, 10 novembre 1941) – che, forse non a caso, contiene il racconto Pierre Menard, autore del Chisciotte2 – sot− tolinei le tante fin ioni presenti nel ca− polavoro di Cervantes, a partire da quella, espressa all’inizio del IX capitolo, secondo cui il romanzo sarebbe la traduzione di un manoscritto arabo acquistato dall’autore all lcan il ercato) di oledo e attri uita a un moro battezzato, che alloggiò in casa di Cervantes «per più di un mese e mezzo finch non e e finito la tradu ione n espediente letterario che vanta numerose i ita ioni, da arl le a Mois s de e n fino al nostro Manzoni. Finzione che culmina nella seconda parte del Chisciotte, dove «i protagonisti hanno letto la prima parte», divenendo, al tempo stesso, protagonisti e «lettori del Don Chi− sciotte». Borges mostra le analogie che si possono riscontrare nell’Amleto, nel Rama− yana e in Le Mille e una notte. In particolare, in quest’ultimo caso, nella notte DCII, «il re ascolta dalla bocca della regina la propria storia. Ascolta il principio della storia, che abbraccia tutte le altre e anche, mostruo− samente, se stessa. Intuisce chiaramente il lettore – si chiede retoricamente Borges la vasta possi ilit di uesta interpola io− ne, il suo strano rischio?», cioè che «Se la regina persiste, l i o ile re udr per se −
ENGLISH VERSION
Borges about Cervantes’ Don Quixote Jorge Luis Borges – in a commentary on Miguel de Cervantes’ Don Quixote – states that “Each of the various nations into which we have parceled the planet has, as its symbol and compendium, a book.” Spain, “persuaded by Europe, recognizes itself in the work of Cervantes.” And Borges admits that in Don Quixote there are “certainly, the principal virtues of the Spaniard: physical courage and the honesty of the gentleman.” It also seems logical that Borges, the author of the famous collection Ficciones emphasizes the many
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pre la tronca storia delle Mille e una notte, divenuta ora infinita e circolare Inoltre, nonostante Cervantes abbia scritto che «Le seconde parti non sono mai state uone , per orges, all opposto, la seconda parte del Chisciotte è «assai supe− riore all altra e, addirittura, converre e ini iare da essa la lettura generale dell ope− ra a ragione di uesto apparente para− dosso è che la prima parte non è che «una successione di incidenti fisici e che la len− te a dello stile una critica che orges fa a ervantes si concilia ale con la rapi− dit degli eventi ncora l protagonista della pri a parte un appari ione inespli− ca ile che riceve usse e legnate a co i− cità della cosa forse apparteneva al tempo in cui il Chisciotte fu scritto, entre oggi, per orges, le ripetute atoste dell eroe ci fanno pena l contrario, il don hisciotte della se− conda parte un personaggio fa oso, le cui stravagan e tutti conoscono, giacch hanno letto la pri a parte on lo al e− nano; accettano e stuzzicano la sua pazzia per eglio prendersi gioco di essa iven− tano, di fatto, i suoi co plici e ra cos che la realt sia diventata un prolunga− ento del sogno dell idalgo oi, orges ette in risalto un ca − ia ento epocale tra noi oderni e gli antichi iù valorosi di noi, o eno volte defraudati , uesti ulti i credevano che un i presa poteva essere felice orges cita il caso di lisse, degli rgonauti, delle dodici fatiche di rcole ggi invece , ogni i presa predestinata al falli ento il lieto fine ci se ra insincero o pura ente co erciale il caso di Moby Dick, o dei personaggi di enr a es, o di uel gran− de scrittore che stato af a pro a ile, sostiene orges, che l ini iatore di tali falli− menti sia stato proprio il Chisciotte in dall ini io del ro an o, infatti, nes− suno pu ignorare che lonso hisciano ui iano il vero no e di don hisciot− te stato concepito per il falli ento non potrà mai essere don Chisciotte o sarà un don hisciotte al enato a triste fine del ro an o scritta nel suo ini io ud ard ipling, per orges uno degli scrittori essen iali del nostro te po , ha affermato che «a tutti è consentito ordi− re una favola ma non sapere e prevedere uale orale racchiude uale la favola di ervantes gli verso il , ini i una parodia dei libri di cavalleria che tanto lo affascinavano e dai uali cercava di li erar− si oncepito nel carcere di iviglia dove Cervantes «era recluso per la sua colpevole o trascurata gestione del pu lico denaro , en poco di uello che sare e divenuto il suo ro an o, sostiene orges, era coscien− te al suo autore l eserci io di sognare il ro an o e di redigerlo, forse ogni giorno, li avr fatti diventare inti i fino a confonder− si , l autore e la sua co posi ione ealt e inven ione finiscono cos per fondersi e
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“readers of Don Quixote.” Furthermore, in Borges’ opinion the second part is “far superior − rition who receives blows and beatings.” The comedy of it perhaps belonged to the time in which Don Quixote was written, while today that makes us feel pity. In contrast, the Don Quixote “of the second part is a famous character, whose extravagances everyone knows. They do not mistreat him. They become, in fact, his accomplices.” Then, Borges highlights an epochal change between us moderns and the ancients: “More valiant than us, or less often defrauded,” the latter “believed that an undertaking could be successful.” Instead, from the beginning of the novel, “no one can ignore that Alonso Quijano – the ‘real’ name of Don Quixote – was conceived for failure.” What, for Borges, is the Don Quixote’s moral legacy? “The image of the hidalgo and his squire and their ridiculous defeats has become an indestructible and precious part of human memory, similar to the Homeric Ulysses or the Ulysses of the Inferno. Once the book is closed, the text continues to grow and branch out in the reader’s consciousness. This other life is the true life of the book”.
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Note
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1. Jorge Luis Borges, Introduzione, in Miguel de Cervantes, Don Chisciotte della Mancia, Con le illustrazioni di Gustave Doré, Introduzione di Jorge Luis Borges, Premessa al testo di Roberto Paoli, Traduzione e note di Alfredo Giannini, Volume primo, Milano, Biblioteca Universale Rizzoli, 1981, 19852, pp −
confondersi: «Dopo lunghi anni accadde ciò che sempre accade all’eroe di una finzione: questi finisce per identificar− si con l’autore, giacché si nutre di lui. Verso la fine – afferma Borges –, Alonso Chisciano o don Chisciotte sono ormai, in un modo incomprensibile, ma inequi− voco, l’ingenioso hidalgo Cervantes». Gilbert Keith Chesterton, in A Handful of Authors3 – citato da Borges –, ha so− stenuto che la cosa più ira ile del Don Chisciotte è il perfetto e giusto equilibrio fra i due piatti della sua bilancia: la realtà e il sogno». Per Borges, all’opposto, tale «equilibrio è illusorio. Così come sentia− mo che Omero, o i greci che chiamiamo Omero, è dalla parte di Ettore e non di Achille, non c’è lettore sensibile che non sappia che Miguel de Cervantes è dalla parte dei sogni eroici e non della comune realtà». Quale, per Borges, la morale che ci lascia l’avventura del Chisciotte? «L’im− magine dell’idalgo e del suo scudiero e delle loro sconfitte ridicole è divenu− ta una parte indistruttibile e preziosa della memoria umana, a somiglianza dell’Ulisse omerico o dell’Ulisse dell’In− ferno. Chiuso il libro, il testo continua a crescere e a ramificarsi nella coscien− za del lettore. Quest’altra vita è la vera vita del libro». Come per tutte le grandi opere. m
In alto: Gustave Doré, Illustrazione per L’ingénieux hidalgo don Quichotte de la Manche, cit., Parte prima, capito lo XLVII: «Quando don Chisciotte si vide ingabbiato in quel modo e sul carro, disse: – Molte e molto auto revoli storie ho io letto di cavalieri erranti, ma non ho mai letto né veduto né sentito dire che i cavalieri incantati li portassero via in questo modo…» Qui sotto: Jorge Luis Borges (www.ilcipressobianco.it)
l geniale racconto nel uale ierre Menard, fitti io autore frutto della fantasia borgesiana, «Non volle comporre un altro Chisciotte – ciò che è facile – ma il Chisciotte nutile specificare che non pens mai a una trascrizione meccanica dell’originale; il suo proposito non era di copiarlo. La sua ambizione mirabile era di produrre alcune pagine che coincidessero – parola per parola e riga per riga – con quelle di Miguel de Cervantes» (Jorge Luis Borges, Pierre Menard, autore del Chisciotte, in Id., Finzioni. La biblioteca di Babele, Traduzione di Franco Lucentini, Torino, Einaudi, 1955; prima edizione nei «Nuovi Coralli»: 1978, 19844, pp. − , racconto scritto a es nel testo originale: Pierre Menard, autor del Quijote, in «Sur», no , aggio , pp − ) l te a del racconto è di dimostrare che due opere identiche assumono un significato diverso se scritte in epoche differenti «Il testo di Cervantes e quello di Menard sono identici, a il secondo uasi infinita ente più ricco iù a iguo, diranno i suoi detrattori a l a iguit una ricche a) ibid., p ) orges è tornato ancora sul Chisciotte, a conferma del fatto che fosse uno dei suoi topoi preferiti, in Parabola di Cervantes e don Chisciotte, in , Edizione con testo a fronte, A cura di Tommaso Scarano, Milano, delphi, , pp − , scritto nella Clinica Devoto, nel gennaio 1955 (titolo originale: Parábola de Cervantes y de Quijote, in El hacedor, uenos ires, ec , ), dove ervantes e don Chisciotte, «il sognatore ed il sognato» (ibid., p ) finiscono, alla fine, col coincidere on hisciotte è protagonista anche del racconto Un problema (ibid., pp − , titolo originale o oni o) 3. G.K. Chesterton, A Handful of Authors. Essays on Books & Writers, Edited by Dorothy Collins, London and New York, Sheed and Word, 1953.
DI MARIA VITTORIA FARISELLI
Da anni Carlo Lucarelli racconta il lato oscuro dell’Italia: lo fa nei suoi romanzi, in televisione, nei podcast e a teatro, da prima che il “True Crime” diventasse un fenomeno di massa. Dalla sua penna poi nascono al− cuni dei personaggi cult del giallo nostrano, dall’ispettore Coliandro alla detective Gra− zia Negro, che insieme agli altri protagonisti del suo immaginario poliziesco gli sono val− si il titolo di “signore del noir italiano”. Lucarelli sarà protagonista di uno degli appuntamenti della rassegna “Il trebbo in musica”, in scena mercoledì 2 luglio all’are− na Stadio dei Pini di Milano Marittima. Ma questa volta, niente serial killer, piste da seguire o indizi da collegare: al centro del− la scena ci saranno principesse e streghe, cavalli alati e mostri senza volto. Io le odio le favole è un viaggio in musica tra ironia e mistero, un percorso che parte dai topoi del− la favola per esplorare l’animo umano e le sue paure, con le suggestioni sonore di Mat− tia Dallara (live electronics, composizione), Marco Rosetti (arrangiamenti, compo− sizione) e Federico Squassabia (pianoforte, composizione). erch − co e scoprir il pu lico − , dal
Tutto il fascino della
paura
mondo delle favole a quello del noir il passo è più breve di quanto si creda». Immaginare Carlo Lucarelli che parla di favole può sembrare strano, cosa dobbia− mo aspettarci dalla serata? «Qualcosa di divertente, molto diver− tente i ettere o in chiave ironica su che cos’è una favola e ci sarà tanta musica. A me comunque piace far ridere, ho iniziato dal teatro e nel corso della mia carriera non ho mai voluto abbandonare la comicità: la serie dell’ispettore Coliandro è un buon esempio, interamente giocata tra ironia e noir». o e i a a al noir alle fiabe c qualcosa che li lega? «Il passo è più breve di quanto sembri: le favole sono “noir” per loro stessa natura, iniziano sempre con un mistero, c’è qual− cosa di strano, inquietante... e poi arrivano da tutta un’altra parte con un colpo di scena finale, proprio co e un noir i solito poi nascono per insegnare qualcosa ai bambini, spesso attraverso la paura». Che ruolo avrà la musica nello spet− tacolo? «Fondamentale. Anzi, possiamo dire che lo spettacolo nasce proprio dalla musica e dai musicisti che mi accompagneranno nel−
la serata. In passato mi è capitato di leggere alcune favole in altri contesti, ma questa volta sarà diverso. I brani non saranno solo di commento alle storie, ma faranno parte della struttura stessa dello spettacolo». Una curiosità legata a questa data nel cer e e lei te o i efini ce n ro− agnolo nato in ilia al il o ra − porto con la Romagna? «Mi sento assolutamente romagnolo. Sono nato a Parma, una città meravigliosa, ma dai 10 ai 25 anni ho vissuto a Faenza. ggi vivo a Mordano, al confine tra ilia e Romagna. La città importante più vicina al mio paese è Bologna, per questo la rac− conto nei miei romanzi. Ma la mia Bologna una citt −regione, co e uella i agina− ta da Pier Vittorio Tondelli, con gente che “lavora a Bologna, dorme a Modena e va a ballare a Rimini”. Quando parlo di Bologna parlo anche di Romagna, anzi, soprattutto di Romagna. Una terra bellissima e piena di contraddizioni». ggi il r e ri e no ei generi i apprezzati di Italia, e a confermarlo sono i dati delle maggiori piattaforme podcast. ei tato tra i ri i a ortarlo in talia con l Notte alla fine egli anni Ai te − i i arebbe a ettato n a ce a i ile
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A tu per tu con Carlo Lucarelli, atteso a Milano Marittima, tra favole e noir «Sarà divertente E la musica protagonista»
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INTERVISTE 105
INTERVISTE
“Io le odio le favole” è il titolo dello spettacolo del Ravenna Festival con Carlo Lucarelli, di cui parliamo in queste pagine In questa foto il “Cappuccetto Rosso” del talentuoso illustratore russiano Matteo Bertaccini, tratto dal suo libro “Alfabeto Grimm” (ed. Ideestortepaper)
«Sì, me lo aspettavo, anche perché non abbiamo inventato nulla. “Blu notte” si ispira a “Telefono Giallo” e tanti altri programmi sul genere. Possiamo dire però di avere sperimentato per primi un nuovo modo per raccontare la cronaca e i misteri italiani. Quel modo lì ha funzionato, e continua a farlo». Perché i casi di cronaca nera ci attirano così tanto? «Intanto sono gialli, a tutti gli effetti. La cronaca nera contiene spesso tutti gli elementi del romanzo noir, e questo basta per affascinare. In più si tratta di casi reali: la realtà fa paura, e questo la rende ancora più coinvolgente». Raccontare un crimine reale ha anche delle implicazioni etiche? Il podcast− er ha una sorta di responsabilità quando racconta una vicenda? «Assolutamente sì. In questo come in altri ambiti, ci sono programmi che lasciano il tempo che trovano. Alla fine tutto dipende da co e lo fai puoi raccontare anche qualcosa di orrendo, soffermarti sul numero delle coltellate di un omicidio o sulla quan− tità di sangue che sgorga dalle ferite, l’importante però è sempre saper ri− spondere alla domanda “perché me lo stai dicendo?”. La risposta può es− sere varia: “per chiarire la dinamica”, “per creare empatia”, “per spiegare il disagio”... ma perlomeno deve essere convincente. Se la risposta è “perché il sangue tira e faccio audience” allora non stai facendo un buon lavoro». Il successo crescente del settore rischia di assottigliare la linea tra divul− gazione e intrattenimento? «Sì, ma questo non deve avere per forza implicazioni negative. L’intrat− tenimento, se costruttivo, può rapirti un paio d’ore per darti nuovi spunti di pensiero e ri essione sulla realt che ci circonda l pro le a nasce quando diventa un modo per “staccare il cervello” o sfocia in una ricerca compulsiva». La sua carriera da scrittore si è ampliata agli spettacoli dal vivo ma è an− che sceneggiatore, conduttore radiofonico e televisivo, curatore editoriale e fumettista. Quale di questi ambiti la rappresenta di più? «Io penso sempre da scrittore. Quando mi viene un’idea originale, la penso con il mio linguaggio narrativo, e non con i termini e le tecniche di uno sceneg− giatore o un conduttore. Tutte le altre forme di comunicazione citate sono un
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Carlo Lucarelli e il true crime: «Puoi raccontare anche qualcosa di orrendo, l’importante però è saper rispondere in maniera convincente alla domanda “Perché me lo stai dicendo?”»
ENGLISH VERSION
Scary Fairy Tales with Carlo Lucarelli Carlo Lucarelli has been known for years as the voice of the dark side of Italy through his detectiv novels, true crime tv programs, podcasts, shows and he will be the protagonist of one of the events of the calendar of the “Il trebbo in musi− ca”, staged on July 2nd, at the Stadio dei Pini are− na in Milano Marittima. But this time, princesses and witches will replace serial killers and cops at the center of the stage. As a matter of fact, Io le odio le favole (I Hate Fairy Tales) is a musical journey through irony and mystery, a path star− ting from fairy tales to explore the human soul and its fears, with the evocative sounds of Mat− tia Dallara (live electronics, composition), Marco Rosetti (arrangements, composition), and Fede− rico Squassabia (piano, composition). What exactly should we expect, Mr Lucarelli? − ly on what a fairy tale is, and there will be a lot of music. I like to make people laugh anyway; I started in theater, and throughout my career, I never wanted to abandon comedy: the Inspec− tor Coliandro series is a good example, entirely played between irony and noir». How do you go from noir to fairy tales, is there something that links them? «The step is shorter than it seems: fairy tales are ‘noir’ by their very nature, they always begin with a mystery, there is something strange, disturbing... and then they arrive from a just like a detective story. Usually, they have been written or told to teach children something, often through fear».
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INTERVISTE
bel modo per raccontare una storia, ma sono soprattutto attività che mi vengono richieste: fare radio è straordinario, e anche parlare in pubblico lo è, ma per me si tratta più che al− tro di bell’esperimento, un’occasione per im− parare qualcosa in più da portare con me nel mio prossimo romanzo». Parlando di letteratura allora, quanto è importante la conoscenza della cronaca reale per costruire un buon giallo? «È fondamentale. Credo sia il primo spunto per la scrittura, perché la realtà su− pera sempre la fantasia. Spesso l’idea per un testo nasce proprio da un accadimento reale. Le conoscenze tecniche diventano ancora più importanti nei romanzi gialli pro− cedurali, quelli dove c’è il classico poliziotto alle prese con il caso, per intenderci. Qui si tratta di scrivere un romanzo “di mestiere”, se non conosci il mestiere, cosa scrivi? In questo caso poi sono due i mestieri da co− noscere, quello del poliziotto e quello del criminale». E la costruzione del contesto storico? «Dipende dall’obiettivo: se vuoi racco− ntare una storia d’amore tra due persone ambientata ai tempi del fascismo basta seminare qualche dettaglio semplice, come una canzone alla radio o un individuo a passeggio con una camicia nera. Ma se vuoi che lo stesso contesto suggerisca qualco− sa al lettore, allora devi studiare. Uno dei miei romanzi è ambientato nel ‘43, in una Bologna deserta perché presa di mira dai bombardamenti. Il libro successivo è am− bientato pochi mesi dopo, nell’inverno del 44, e la stessa Bologna è ora caotica e vi− vace, perch i o arda enti sono finiti Può sembrare un dettaglio da nulla, ma una città silenziosa nel ‘44 non avrebbe avuto nessun senso. Senza esplorare l’argomen− to, non avrei mai immaginato una vecchia Bologna così straordinaria, piena di gente, mucche, vita. A volte è lo stesso contesto storico a suggerirti come proseguire il tuo romanzo» Pensando a un’ambientazione presente invece, gli strumenti d’indagine moderni a entano la i ficolt i critt ra i n giallo realistico? «Non per forza. Scrivere un romanzo con− temporaneo richiede attenzione, perchè se un crimine accade nei pressi della banca e non si prendono in considerazione le tele− camere di sorveglianza si rompe il patto di fiducia con il lettore e la storia perde for a Al tempo stesso però lo scrittore rimane il “Dio” della storia, e allora ecco che all’im− provviso può scattare un black out e la situ− azione si ribalta...». Qualche progetto nel cassetto? «Ho appena pubblicato il mio ultimo ro− manzo (Almeno Tu, Einaudi, ndr) e mi sento ancora fermo lì con la testa. Per il momento sono in cantiere nuove puntate del mio pod− cast ee iallo su adio ee a e una fiction con Massimo Picozzi. Poi, tra poco, un nuo− vo romanzo». m
IL TREBBO IN MUSICA
A Cervia anche Cazzullo, Boni, Tozzi e il concerto modern classical di Dardust
Oltre all’appuntamento con Carlo Lucarelli di cui parliamo in queste pagine, l’ormai tradizionale rassegna nella rassegna cervese del Ravenna Festival, “Il Trebbo in mu− sica” propone altri sei appuntamenti fra musica e parole all’arena dei Pini di Milano Marittima. A partire dal 14 giugno, quando si parlerà della Bibbia con due speciali investigatori, Aldo Cazzullo (giornalista e scrittore bestseller) e Moni Ovadia (attore, autore, re− gista e attivista) che accompagneranno il pubblico alle origini della nostra cultura, ripercorrendo le vicende di uomini vissuti sotto lo sguardo di Dio, nell’abbraccio di musiche di tutti i tempi, dal sacro al contemporaneo. Il 18 giugno sarà la volta di “Mediterraneo, alle radici di un mito” con Mario Toz− zi, scienziato e primo ricercatore al Cnr, che racconta il Mediterraneo attraverso il particolare punto di vista della geologia, accompagnato da Enzo Favata, eclettico sassofonista di origini sarde. Il 24 giugno apppuntamento con un concerto nel senso più classico del termine, quello di Dardust, no e d arte di ario aini, e Mida della classifiche che presen− terà però il suo ultimo disco lontano dal mondo del pop Urban Impressionism, con cui si è ritagliato un posto tutto suo nel sempre più affollato panorama “modern classical”, tra pianoforte, archi e venature elettroniche. Il giorno dopo sarà la volta dell’omaggio a Pino Daniele dei jazzisti Bosso e Mazza− riello ne parlia o alle pagine − ), entre il giugno si vira verso il teatro con La Traviata sono io: in questo melologo Alessio Boni immagina la nascita dell’opera. lti o appunta ento il luglio con Night Reign, concerto della cantante Arooj Af− tab tra misticismo asiatico e jazz (vedi sempre approfondimento di pagina 63).
In alto Aldo Cazzullo e Moni Ovadia i a fianco a d t no e d a te di a io aini
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L’ANTICIPAZIONE
Imprescindibile
Händel
«Il Settecento, che secolo straordinario...» Il direttore artistico Angelo Nicastro presenta la Trilogia d’autunno DI ENRICO GRAMIGNA
Dopo l’entusiasmante viaggio nel Seicento della scorsa edizione, la Trilogia d’Autunno (dal 12 al 16 novembre) si rinno− va e punta quest’anno al Settecento, un secolo cardine del cambiamento musicale. Il focus sarà su uno dei suoi massimi pro− tagonisti: Georg Friedrich Händel. Angelo Nicastro, uno dei direttori artistici del Ravenna Festival, racconta la proposta
musicale di questa nuova stagione, tra ri− scoperta storica, innovazione scenica e at− tenzione al nuovo pubblico. La Trilogia d’autunno si concen− tra quest’anno sulla musica antica e al Settecento in particolare. Qual è l’ispirazione di questa scelta? «Dopo l’esperienza dello scorso anno dedicata al Seicento, era naturale volgere lo sguardo al Settecento, secolo di straor− dinario fervore musicale. Abbiamo scelto
ENGLISH VERSION
The Autumn Trilogy dedicated to Händel Following the exciting journey into the 17th century of the last edition, the Autumn −
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di affidare il cuore del progetto a eorg Friedrich Händel, dedicandogli tre appun− tamenti e presentando alcune opere della piena maturità: Orlando, Alcina e il grande oratorio Messiah. Tre capolavori che racco− ntano, ciascuno a suo modo, l’inesauribile ricchezza del teatro musicale händeliano». Tutto ciò nel solco della continuità per quel che riguarda gli esecutori. «Sì, abbiamo voluto dare continuità a un percorso che già l’anno scorso aveva dato ottimi frutti. Torniamo a collaborare con Ac− cademia Bizantina, Ottavio Dantone e Pier Luigi Pizzi. Quest’ultimo, in particolare, è stato tra i grandi artefici della riscoperta del teatro barocco nel Novecento, portan− dolo a una nuova centralità nel repertorio europeo, soprattutto in Francia». Negli ultimi anni si nota un crescente interesse del pubblico verso il repertorio antico. Avete percepito anche voi questo cambiamento? «Decisamente sì ed è un fenomeno che ci riempie di entusiasmo. Soprattutto tra i giovani cresce l’interesse per questo rep− ertorio, a patto che venga presentato con la massima qualità. È essenziale il rispetto della prassi esecutiva, che interpreti come l’Accademia Bizantina portano avanti con stru enti originali e un atten ione filolog− ica rigorosa, ma è altrettanto importante la dimensione scenica, spesso trascurata in passato». Forse è proprio nella messa in scena che il barocco one fi e articolari «Esatto! Nell’opera barocca, la dimensio− ne spettacolare non era un semplice orpello, ma un elemento fondativo dell’esperienza teatrale, destinato a stupire e incantare il pubblico. Oggi occorre saperne recuperare lo spirito, senza cadere né nella sterile ri−
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L’ANTICIPAZIONE 111
produzione né in trasposizioni forzate. È necessario trovare nuovi codici interpretativi, capaci di restitu− ire la complessità drammaturgica di un linguaggio che alterna recitativi e arie (soprattutto quelle col da capo) con grande intensità emotiva». I passati spettacoli rappresentati nella preceden− te Trilogia e nella stagione d’Opera hanno confer− ato l e ficacia i e to a roccio «Certamente. Penso, ad esempio, al Giulio Cesare messo in scena recentemente da Chiara Muti: tre ore e mezza di spettacolo che hanno mantenuto viva e vi− rante l atten ione del pu lico fino all ulti a nota Quando regia e interpretazione musicale si uniscono in questo modo, la musica barocca riesce a sprigion− are tutta la sua potenza emotiva e teatrale». nece ario ritornare n el oggi «Sì, lo considero imprescindibile. In un momento in cui è fondamentale aprire nuovi orizzonti e con− quistare nuove generazioni di spettatori, un autore come Händel, capace di parlare con forza universale, è una scelta naturale. Già con Rinaldo, presentato negli anni scorsi, abbiamo visto come il pubblico sappia apprezzare la sua musica quando è proposta con la giusta cura. Ora, con Orlando – titolo affron− tato a inizio carriera – e Alcina — che Pier Luigi Pizzi mette in scena per la prima volta — sarà emozion− ante assistere a una nuova interpretazione, capace di fondere fedelt filologica e inven ione scenica Con questa nuova Trilogia vorremmo, quindi, che il teatro si confermi così non solo luogo di conservazi− one della tradizione, ma spazio vivo di ricerca, dia− logo e rinnovamento, capace di far vibrare la musica antica nell’ascolto contemporaneo». m
Nella pagina a fianco ngelo Nica t o foto ani a adio i op a la coppia i i antone al la o o pe la ilogia d t nno foto ani
CI TROVI AL MARE O IN CITTÀ TUTTO L’ANNO LA NOSTRA PASSIONE È L’OSPITALITÀ
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IL CARTELLONE
Gli
DOMENICA 1 GIUGNO
eventi giorno per giorno
asilica di an itale, ore OMAGGIO A GIOVANNI PIERLUIGI DA PALESTRINA NEL 500° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA E AD ARVO PÄRT NEL SUO 90° COMPLEANNO
The Tallis Scholars Palestrina e Pärt direttore Peter Phillips
SABATO 31 MAGGIO Palazzo Mauro De André, ore 21 CONCERTO INAUGURALE
Riccardo Muti direttore Orchestra Giovanile Luigi Cherubini Giuseppe Gibboni violino musiche di L. van Beethoven, W.A. Mozart
vedi pagina 45
DOMENICA 1 E LUNEDÌ 2 GIUGNO ala o Mauro e ndr , do enica giugno ore luned giugno ore − e −
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vedi pagina 38
DOMENICA 1, LUNEDÌ 2, VENERDÌ 6, SABATO 7 E DOMENICA 8 GIUGNO M, rande eatro di ido driano, ore
Bhagavadgītā
direzione artistica Luigi Dadina, Lanfranco Vicari aiuto regia e collaborazione artistica Spazio A Teatro regia Luigi Dadina drammaturgia Tahar Lamri vedi pagina 97
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LUNEDÌ 2 GIUGNO
Cantare amantis est
(Cantare è proprio di chi ama, Sant’Agostino)
Un viaggio nella coralità diretto da Riccardo Muti
Un invito aperto a tutti i cori (e coristi) professionali, amatoriali e di voci bianche, per due giorni di lezioni, prove e approfondimenti musiche di G. Verdi pianoforte Davide Cavalli
Mensa di Fraternità della Parrocchia di San Rocco, ore 21 CANTARE AMANTIS EST
Another Bach in the Wall
Presentazione al pubblico dei murales realizzati da Giada Qua− glia, Sara Carfagno e Nicola Ceccherini (artisti visivi della “Chiamata alle Arti” di Ravenna Festival 2024) vedi pagina 33
vedi pagina 33
Dal 10 maggio al 2 giugno, nove appuntamenti musicali nel segno del rispetto dell’ambiente
Romagna in Fiore Una iniziativa di Ravenna Festival per e nei territori alluvionati
SABATO 10 MAGGIO
DOMENICA 25 MAGGIO
Faenza astel aniero − e colonia, ore
Forlì arco r ano ranco gosto, ore
MODENA CITY RAMBLERS
PFM Premiata Forneria Marconi
opening act con Martino Chieffo voce e chitarra acustica
Doppia Traccia Tour: PFM i successi / PFM canta De André special guest Luca Zabbini voce, tastiere, chitarra acustica opening act con Al Caravël Pr’i mônt dla Dugari
DOMENICA 11 MAGGIO Bagnacavallo orre di raversara, ore
RAPHAEL GUALAZZI
Castel Bolognese Mulino codellino, ore
Modigliana oresta di Monte ello, ore
SAVANA FUNK
I PATAGARRI Ravenna Festival Magazine 2025
SABATO 31 MAGGIO
SABATO 17 MAGGIO
L’ultima ruota del Caravan Tour
DOMENICA 1 GIUGNO
DOMENICA 18 MAGGIO
La grande festa africana FATOUMATA DIAWARA BAB L’BLUZ
Mercato Saraceno
ienda gricola lorofilla, ore
QUINTORIGO CON JOHN DE LEO Voglio tornare Rospo
SABATO 24 MAGGIO
Borgo Tossignano a asa del iu e, ore
ERNST REIJSEGER & CUNCORDU E TENORE DE OROSEI The Face of God
Ravenna a orraccia, ore
in collaborazione con il Festival delle Culture
LUNEDÌ 2 GIUGNO Riolo terme asetta del ento, al golf, ore
NOA RACHELE ANDRIOLI & CORO A CORO
vedi pagina 20
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IL CARTELLONE MARTEDÌ 3 GIUGNO
Refettorio del Museo Nazionale, ore 21 OMAGGIO A LUCIANO BERIO NEL CENTENARIO DELLA NASCITA
Duo Aria
Carlo Sampaolesi fisar onica Pietro Elia Barcellona contra asso usiche di L. Berio, F. Verunelli
(TUTTI I GIORNI TRANNE SABATO 14 GIUGNO) asilica di an iovanni vangelista, ore
Rut
Raccolti di speranza acra rappresenta ione per coro, soli vedi pagina 38
DA MARTEDÌ 3 GIUGNO A VENERDÌ 4 LUGLIO
e piccolo ense le stru entale usica Marianna Acito testo Francesca Masi direttore Mattia Dattolo, Ensemble La Corelli Gruppo Vocale Heinrich Schütz
vedi pagina 41
MERCOLEDÌ 11 GIUGNO
(3, 5, 7, 9, 11, 13, 24, 26, 28, 30 GIUGNO, 2, 4 LUGLIO) o us dei appeti di ietra, ore
Buio d’inferno e la dolce sinfonia di paradiso Un viaggio tra musica e parole narrazione di Camilla Berardi interventi usicali Orchestra La Corelli sele ione usicale a cura di Jacopo Rivani usiche di F. Liszt, J.S. Bach
Museo d rte della citt di avenna hiostro oggetta o ardesca, ore
vision string quartet usiche di E. Grieg rani da Spectrum
vedi pagina 38
GIOVEDÌ 12 GIUGNO
Museo d rte della citt di avenna hiostro della oggetta o ardesca, ore
Viaggio nella canzone dell’Ottocento napoletano
MERCOLEDÌ 4 GIUGNO
asilica di ant pollinare in lasse, ore NEI 350 ANNI DALLA PRIMA ESECUZIONE (COMPOSTO IN OCCASIONE DELL’ANNO GIUBILARE 1675)
San Giovanni Battista Oratorio in due parti per cinque voci, concertino e concerto grosso testo di Ansaldo Ansaldi usica di Alessandro Stradella − ) Ensemble Mare Nostrum direttore Andrea De Carlo
vedi pagina 41
Vincenzo Capezzuto voce Motus Mandolin Trio
vedi pagina 51
SABATO 14 GIUGNO eatro lighieri, ore
La dernière danse? di Micha van Hoecke su musiche dal jukebox del tempo riallesti ento a cura di Miki Matsuse
DALL’11 AL 14 GIUGNO ala orelli del eatro lighieri, ore − LA VIE D’ARTISTE ostra fotografica dedicata al coreografo Micha van oec e a cura di Mi i Matsuse van oec e
VENERDÌ 6 GIUGNO
Refettorio del Museo Nazionale, ore 21
MERCOLEDÌ 11 GIUGNO
Pietro Fresa pianoforte
usiche di W.A. Mozart, F. Chopin, A.N. Skrjabin, J. Brahms
DA MARTEDÌ 10 A LUNEDÌ 16 GIUGNO
vedi pagina 46
ala orelli del eatro lighieri, ore , , Vernissage con la partecipa ione di Michela accavale, iola ec− chini, i i erlo , Mi i Matsuse, affaele icignano dell nse le di Micha van oec e vedi pagina 86
SABATO 7 GIUGNO
SABATO 14 GIUGNO
eatro lighieri, ore
ervia, rena dello tadio dei ini, ore IL TREBBO IN MUSICA
Heiner Goebbels Surrogate Cities
Orchestra Giovanile Luigi Cherubini direttore Andrea Molino Aurore Ugolin, John De Leo e Jack Bruce voci Alípio Carvalho Neto sassofoni
vedi pagina 52
Aldo Cazzullo & Moni Ovadia Il romanzo della Bibbia scritto, diretto e interpretato da Aldo Cazzullo letture e canti Moni Ovadia violoncello e pianoforte Giovanna Famulari
Ravenna Festival Magazine 2025
vedi pagina 108
DOMENICA 8 GIUGNO
asilica di an itale, ore OMAGGIO A GIOVANNI PIERLUIGI DA PALESTRINA NEL 500° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA E AD ALESSANDRO SCARLATTI NEL 300° DELLA MORTE
Ensemble Vocale Odhecaton Alla Palestrina direttore Paolo Da Col usiche di A. Scarlatti, G.P da Palestrina
vedi pagina 38
DOMENICA 15 GIUGNO ala o Mauro e ndr , ore
The Wall & Pink Floyd Greatest Hits regia Manuel Renga coreografia Michele Merola MM Contemporary Dance Company Orchestra Città di Ferrara direttore d orchestra Roberto Molinelli Accademia Corale “Vittore Veneziani” aestro del coro Teresa Auletta gruppo roc Pink Sonic
vedi pagina 72
IL CARTELLONE 115 LUNEDÌ 16 GIUGNO Teatro Alighieri, ore 21
Marco Baliani Del coraggio silenzioso
testo di Marco Baliani collaborazione alla drammaturgia Ilenia Carrone musiche di Mirto Baliani
vedi pagina 28
MARTEDÌ 17 GIUGNO
The English Centre Scuola di lingua inglese dal 1971
Teatro Alighieri, ore 21
Accademia Bizantina Vivaldi d’amore
direttore, violino solo e viola d’amore Alessandro Tampieri musiche di A. Vivaldi
vedi pagina 42
MERCOLEDÌ 18 GIUGNO Teatro Alighieri, ore 21
Joe Zawinul’s Music Odyssey
Celebrating the Music of Joe Zawinul & Weather Report Zawinul Legacy Band 3.0
vedi pagina 60
MERCOLEDÌ 18 GIUGNO
Cervia, Arena dello Stadio dei Pini, ore 21.30 IL TREBBO IN MUSICA
Mario Tozzi & Enzo Favata Mediterraneo, le radici di un mito
The English Centre con i suoi 40 anni di esperienza garantisce l'opportunità di imparare a parlare e a comprendere l'inglese con abilità, velocità e scioltezza.
Mario Tozzi voce narrante Enzo Favata sassofoni, clarinetti, elettronica
vedi pagina 108
GIOVEDÌ 19 GIUGNO
Museo d’Arte della città di Ravenna Chiostro della Loggetta Lombardesca, ore 21.30
Trio Širom The Liquefied Throne of Simplicity Ana Kravanja, Iztok Koren, Samo Kutin
GIOVEDÌ 19 GIUGNO
Palazzo Mauro De André, ore 21.30 CENTRO COREOGRAFICO NAZIONALE / ATERBALLETTO
Corsi intensivi quindicinali "full immersion" (a giugno e a settembre )
Corsi annuali a tutti i livelli: Beginners - Proficiency C2 (da ottobre a maggio)
Notte Morricone
musiche Ennio Morricone regia e coreografia Marcos Morau
vedi pagina 79
VENERDÌ 20 GIUGNO
Classis Ravenna, Museo della Città e del Territorio, dalle ore 18 CENTRO COREOGRAFICO NAZIONALE / ATERBALLETTO
MicroDanze
ideazione Gigi Cristoforetti Il Combattimento di Tancredi e Clorinda regia e visual Fabio Cherstich coreografia e ovi enti scenici Philippe Kratz Eppur si muove coreografia Francesca Lattuada Shelter coreografia Saul Daniele Ardillo Platform 02 coreografia Ina Lesnakowski Teatro Chapiteau Circo Carpa Diem DOLCE E SALATO di e con Katharina Gruener e Luca Sartor
vedi pagina 79
Preparation Centre Cambridge English alle certificazioni B1, B2, C2 , IELTS e TOEFL Via Maggiore 147, 48121 Ravenna 333/6425460, 0544/461460 www.theenglishcentre.it
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IL CARTELLONE VENERDÌ 20 GIUGNO
DOMENICA 22 GIUGNO
Uri Caine The Passion of Octavius Catto
Malika Ayane Orchestra La Corelli
Lugo, Pavaglione, ore 21.30
Lugo, Pavaglione, ore 21.30
Uri Caine composizione e pianoforte Barbara Walker voce Mike Boone basso elettrico Clarence Penn batteria Ralph Alessi tromba Achille Succi sassofoni
Daniele Parziani direttore Carlo Gaudiello pianoforte
VENERDÌ 20 GIUGNO
Sala Dantesca della Biblioteca Classense, ore 18 VIA SANCTI ROMUALDI 2025
Alexander Gadjiev pianoforte
Federico Faggin Corpo, mente e spirito rivisti
vedi pagina 60
Antichi Chiostri Francescani, ore 21.30 musiche di C. Debussy, B. Bartok, M.P. Musorgskij
vedi pagina 46
SABATO 21 GIUGNO
Museo d’Arte della città di Ravenna Chiostro della Loggetta Lombardesca, ore 21.30 Ravenna Festival Magazine 2025
Terra Madre (Migrations)
musiche etniche da ogni parte del mondo reinventate da Fred Sturm per sax soprano, percussioni e archi Marco Albonetti sax soprano Dane Richeson percussioni etniche Fontana Mix Ensemble
SABATO 21 GIUGNO
LUNEDÌ 23 GIUGNO
in dialogo con Alessandro Barban già Priore dei Monaci Camaldolesi
MARTEDÌ 24 GIUGNO
Cervia, Arena dello Stadio dei Pini, ore 21.30 IL TREBBO IN MUSICA
Dardust Urban Impressionism
vedi pagina 108
MARTEDÌ 24 GIUGNO
Lugo, Pavaglione, ore 21.30
Enrico Rava & Stefano Bollani Enrico Rava tro a e icorno Stefano Bollani pianoforte
vedi pagina 64
vedi pagina 60
Museo d’Arte della città di Ravenna Chiostro della Loggetta Lombardesca, ore 21.30
Signum Saxophone Quartet
Blaz Kemperle sax soprano Jacopo Taddei sax alto Alan Luzar sax tenore David Brand sax baritono musiche di E. Grieg, V. Cuong, A. Piazzolla, S. Barber, G. Gershwin
vedi pagina 38
MERCOLEDÌ 25 GIUGNO
Cervia, Arena dello Stadio dei Pini, ore 21.30 N A− A A N AN
Fabrizio Bosso & Julian Oliver Mazzariello Il cielo è pieno di stelle Fabrizio Bosso tromba Julian Oliver Mazzariello pianoforte
vedi pagina 60
DA MERCOLEDÌ 25 GIUGNO A DOMENICA 13 LUGLIO (TUTTI I GIORNI TRANNE LUNEDÌ E GIOVEDÌ) Palazzo Malagola, ore 20 CANTIERE MALAGOLA
Don Chisciotte ad ardere Ante I, II e III
ideazione, drammaturgia e regia Ermanna Montanari e Marco Martinelli
vedi pagina 98
GIOVEDÌ 26 GIUGNO Teatro Alighieri, ore 21
Cat Power Sings Dylan ’66
Erik Paparozzi basso Henry Munson chitarra acustica e chitarra elettrica Adeline Jason chitarra elettrica Joshua Adams batteria Jordan Summers organo Aaron Embry pianoforte
vedi pagina 70
GIOVEDÌ 26 GIUGNO
DOMENICA 29 GIUGNO
Zubin Mehta direttore Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino Amira Abouzahra violino
La notte dello Spiritual Jazz Lakecia Benjamin / Hamid Drake
Palazzo Mauro De André, ore 21
musiche di L. van Beethoven, R. Strauss
Russi, Palazzo San Giacomo, ore 21.30
vedi pagina 45
VENERDÌ 27 GIUGNO Basilica Metropolitana, ore 21 CANTARE AMANTIS EST
Lakecia Benjamin
Phoenix Reimagined
Hamid Drake Turiya: Honoring Alice Coltrane special guest James Brandon Lewis
vedi pagina 60
DOMENICA 29 GIUGNO
Concerto del Giubileo
In occasione dell’Anno Giubilare 2025 Orchestra Giovanile Luigi Cherubini direttore Hossein Pishkar Andrea Berardi organo, musiche di G. Bunk, A. Vivaldi, J.S. Bach, R. Wagner, L. Marino, E. Elgar
vedi pagina 38
SABATO 28 GIUGNO
Russi, Palazzo San Giacomo, ore 21.30
Cervia, Arena dello Stadio dei Pini, ore 21.30 IL TREBBO IN MUSICA
Alessio Boni La Traviata sono io voce recitante Alessio Boni testo di Filippo Arriva musiche di Marco Salvio da Giuseppe Verdi eseguite da Duo Miroirs
vedi pagina 108
La lunga notte irlandese
Derek Hickey, Mick O’Brien, Ciara Ní Bhriain ir in ree − er i
vedi pagina 63
DOMENICA 29 GIUGNO rtificerie l agi , ore
FRAGOLESANGUE
di Zoe Francia Lamattina, Ida Malfatti, Monica Francia
vedi pagina 81
DOMENICA 29 GIUGNO Antichi Chiostri Francescani, ore 21.30
Trio Orelon
Judith Stapf violino Arnau Rovira i Bascompte violoncello Marco Sanna pianoforte musiche di J. Haydn, A. Arensky, L. van Beethoven
vedi pagina 38
Ravenna Festival Magazine 2025
IL CARTELLONE 117
118
IL CARTELLONE MARTEDÌ 1 E MERCOLEDÌ 2 LUGLIO rtificerie l agi , ore NERVAL TEATRO
Anita
Finale di Partita
testo di Samuel Beckett nella tradu ione di arlo ruttero idea ione di Maurizio Lupinelli e Elisa Pol regia di Maurizio Lupinelli con Barbara Caviglia, Carlo De Leonardo, Maurizio Lupinelli, Matteo Salza
vedi pagina 92
MERCOLEDÌ 2 LUGLIO
ervia, rena dello tadio dei ini, ore IL TREBBO IN MUSICA
Carlo Lucarelli Io le odio le favole torie che fanno paura ai a
ini
Mattia Dallara live electronics, co posi ione Marco Rosetti arrangia enti, co posi ione Federico Squassabia pianoforte, co posi ione
vedi pagina 105
Ravenna Festival Magazine 2025
VENERDÌ 4 LUGLIO
Mandriole, attoria uiccioli, ore
GIOVEDÌ 3 LUGLIO eatro lighieri, ore FANNY & ALEXANDER
pera in un atto usica di Gilberto Cappelli li retto di Raffaella Sintoni e Andrea Cappelli direttore Marco Angius Chiara Guerra soprano Alberto Petricca aritono Orchestra Filarmonica Vittorio Calamani Coro del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto avenna, apanno iuseppe ari aldi, ore COMPLEANNO DI GARIBALDI Coro Ludus Vocalis
SABATO 5 LUGLIO ala o Mauro e ndr , ore
Riccardo Muti Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
usiche di L. van Beethoven,
Ghosts
tratto dai testi di dith harton tradotti da hiara agani ed inaudi) con Andrea Argentieri e Chiara Lagani usiche originali Luigi Ceccarelli regia, scene e luci Luigi Noah De Angelis
vedi pagina 96
vedi pagina 48
en el o n− art ol
er i
vedi pagina 45
DOMENICA 6 LUGLIO ala o Mauro e ndr , ore
Max Richter In A Landscape Tour
vedi pagina 58
MERCOLEDÌ 9 LUGLIO
ervia, rena dello tadio dei ini, ore IL TREBBO IN MUSICA
OLYMPIA DI NAVIGAZIONE srl
Arooj Aftab Night Reign
Arooj Aftab voce Petros Klampanis contra asso ngin na in atteria, percussioni Michael Haldeman chitarra
vedi pagina 60
GIOVEDÌ 10 LUGLIO ala o Mauro e ndr , ore
Daniel Harding direttore Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia DA OLTRE 50 ANNI ACCORCIAMO LE DISTANZE. PASSIONE ED ESPERIENZA, OGGI PIÙ CHE MAI. • Spedizioni internazionali marittime e terrestri • Operazioni e assistenza doganale import export • Uffici e agenti in tutti i porti italiani ed esteri • Specialisti nella logistica di ortofrutta fresca e conservata proveniente da tutto il mondo Olympia di Navigazione Srl - Circonvallazione Piazza d’Armi, 74 - RA Tel: 0544 63222 - info@olympiadinav.com www.olympiadinavigazione.com
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vedi pagina 45
DOMENICA 13 LUGLIO ala o Mauro e ndr , ore GALA INTERNAZIONALE DI DANZA
Les étoiles pour homme a cura di aniele ipriani
Sergio Bernal ergio ernal ance o pan ) Matteo Miccini he tuttgart allet) Simone Repele iva epele) Sasha Riva iva epele) e altre stelle del ondo della dan a vedi pagina 85
IL CARTELLONE 119
VOCI E MUSICHE DALLA PALESTINA Teatro Alighieri, ore 21 in collaborazione con Festival delle Culture
VENERDÌ 23 MAGGIO KAMILYA JUBRAN SABATO 24 MAGGIO 47SOUL DOMENICA 25 MAGGIO BASHAR MURAD
ANTEPRIME
DIAVOLO DELLE CARNI SABATO 17 MAGGIO
Le migliori carni selezionate per voi
Teatro Rasi, ore 21
RAPSODIA FANTASTICA Associazione Figli d’Arte Cuticchio concerto di Giacomo Cuticchio con proiezione video
DA MARTEDÌ 20 A LUNEDÌ 26 MAGGIO (TUTTI I GIORNI TRANNE GIOVEDÌ 22 MAGGIO) Basilica di Sant’Agata Maggiore, ore 19
MEMBRA JESU NOSTRI di Dietrich Buxtehude Coro & Ensemble 1685 del Conservatorio Giuseppe Verdi di Ravenna direttore Antonio Greco
MERCOLEDÌ 28 MAGGIO Teatro Alighieri, ore 21
LISISTRATA riscrittura da Aristofane, drammaturgia e regia Marco Martinelli
LITURGIE NELLE BASILICHE In Templo Domini
Le macellerie propongono carni selezionate e una ricca scelta di preparazioni in aiuto a coloro che hanno poco tempo da dedicare alla cucina: hamburger, salsicce, mezzelune ripiene e spiedini classici di carne e verdure, o versioni più aromatiche e fantasiose di maiale marinato agli agrumi, o di castrato e preparazioni gastronomiche su prenotazione, come arrosti e pollo grigliati. La nostra proposta vuole catturare il gusto attraverso sapori sempre diretti e veraci e offrire un servizio in linea con i tempi. «Con la seconda apertura di Russi ho scoperto un luogo dove la vita sembra scorrere più lentamente rispetto ai ritmi frenetici di Ravenna e mi sono accorto che i cittadini, nella loro spesa quotidiana, ricercano prodotti di ottima qualità. Le compere si fanno al mattino, tra botteghe e mercato, il “Diavolo delle Carni” colloca qui la sua offerta in grado di coniugare la tradizione della spesa fresca giornaliera con la sicurezze del prodotto controllato e verificato della normativa di oggi». Diego Trombini
DOMENICA 1 GIUGNO Basilica di Sant’Apollinare in Classe, ore 11
THE TALLIS SCHOLARS DOMENICA 8 GIUGNO Basilica di Sant’Apollinare in Classe, ore 11
Tel . 0544 471 165 -
ENSEMBLE VOCALE ODHECATON DOMENICA 15 GIUGNO Basilica di Sant’Apollinare in Classe, ore 11
GRUPPO VOCALE HEINRICH SCHÜTZ
Ravenna
Via Faentina, 74
Russi
Piazza Farini, 14
120
IL CARTELLONE
GIUBILEO 2025: LA SPERANZA NELLE SFIDE DEL PRESENTE
TRILOGIA D’AUTUNNO
Sala Dantesca della Biblioteca Classense, ore 18
dall’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto
L’invisibil fa vedere Amore
SABATO 31 MAGGIO SE LA BELLEZZA SALVERÀ IL MONDO, CHI SALVERÀ LA BELLEZZA? incontro con a re a ro− i e e e ori
MERCOLEDÌ 12 E VENERDÌ 14 NOVEMBRE
Abate Generale dell’Ordine Cistercense
Georg Friedrich Händel
DOMENICA 8 GIUGNO DALLA STELLA COMETA ALLA STELLA POLARE incontro con Padre Gianni Giacomelli Monastero di Fonte Avellana
DOMENICA 15 GIUGNO PERCORSI DI MISERICORDIA NELLA VITA E NEI PROMESSI SPOSI DI ALESSANDRO MANZONI incontro con Mons. Massimo Camisasca escovo e erito di eggio ilia − uastalla
Teatro Alighieri, ore 20
ORLANDO
libretto di Carlo Sigismondo Capece Accademia Bizantina direttore Ottavio Dantone regia, scene, costumi Pier Luigi Pizzi
GIOVEDÌ 13 E SABATO 15 NOVEMBRE Teatro Alighieri, ore 20
Georg Friedrich Händel
ALCINA
SULLE ORME DI BYRON, MUSICA E PASSIONE Palazzo Guiccioli, corte interna, ore 21 con le formazioni da camera dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
libretto di Antonio Marchi Accademia Bizantina direttore Ottavio Dantone regia, scene, costumi Pier Luigi Pizzi
DOMENICA 16 NOVEMBRE Teatro Alighieri, ore 15.30
VENERDÌ 5 SETTEMBRE SETTIMINO DI ARCHI E FIATI musiche di L. van Beethoven VENERDÌ 12 SETTEMBRE OTTETTO DI FIATI musiche di W.A. Mozart e L. van Beethoven VENERDÌ 19 SETTEMBRE SESTETTO D’ARCHI musiche di J. Brahms e A. Borodin
Georg Friedrich Händel
MESSIAH Oratorio in tre parti per soli, coro e orchestra su testo di Charles Jennens Orchestra Giovanile Lugi Cherubini direttore Ottavio Dantone Coro della Cattedrale di Siena “Guido Chigi Saracini” maestro del coro Lorenzo Donati
Biglietteria
GRANDE SCHERMO
AGENZIE E GRUPPI Il cineasta poeta rivisto in quattro film ASSOCIAZIONI, ficio r i tel. 0544 249251 - gruppi@ravennafestival.org Carnet Open (minimo 4 spettacoli) -15% sul prezzo dei biglietti. orari eModalità un incontroecon Goffredo Fofi Biglietti ridotti Over 65, gruppi (min 15 persone) e convenzioni.
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