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I primi quarant’anni di un sogno chiamato Adria Montaggi

L’unica a ienda a Ravenna capace di coniugare produ ione diretta e montaggio di infissi speciali ata sull’alluminio Il titolare aretti «La componente umana e artigianale è centrale continuiamo a crescere restando fedeli ai nostri valori»

Fondata nel 1986 dal sogno imprenditoriale di Fabrizio Maretti, Adria Montaggi festeggia il traguardo dei suoi primi quarant’anni di attivi tà. Un percorso che l’ha resa una realtà unica nel panorama ravennate: oggi è infatti la sola azienda in città capace di coniugare produzione zazione distintiva sull’alluminio, materiale na turale e sostenibile, duttile, sottile e al tempo stesso estremamente resistente.

Nel corso del tempo, Adria Montaggi ha am pliato competenze e soluzioni, spaziando dagli grandi facciate strutturali in alluminio, diventa te oggi uno degli ambiti di maggiore specializ zazione dell’azienda.

un servizio completo di distribuzione e installa zione di tutto ciò che è necessario nel settore riere, tende, porte interne in diversi materiali e pergolati, pensato per offrire soluzioni funzio nali, coordinate ed esteticamente coerenti. Una crescita costruita nel tempo, soprattutto grazie al passaparola e alla qualità degli in terventi realizzati, che oggi porta l’azienda a operare anche fuori provincia e fuori regione, confermando la solidità di un percorso lungo quarant’anni.

Maretti, come nasce Adria Montaggi?

«Dall’esperienza maturata nel settore, in cui ho iniziato a lavorare da giovanissimo, e da una cer tezza: un giorno anche io avrei avuto la mia azien come montatore. A ventisei anni ho fondato la ditta insieme a un collega. Adria nasce pensando alla nostra zona adriatica, come diminutivo, men tre Montaggi richiama l’ambito da cui siamo parti ti e nel quale ci siamo inizialmente specializzati». Negli anni però l’azienda si è ampliata: non solo come bacino d’azione e nella clientela, ma aggiungendo una solida componente pro duttiva. Ci racconta questo passaggio?

«Dopo i primi anni di attività, portati avanti in − neare che il primo, Alessandro Cavina, è ancora

con noi ed è ormai prossimo alla − ditta di produzione con la quale già collaboravamo. Questo pas saggio ha segnato un momento importante per l’azienda: da cin que siamo diventati undici, tutti giovani, pieni di entusiasmo e ambizioni. L’operazione ci ha per messo di entrare a pieno titolo nel settore produttivo, strutturandoci come una realtà in grado di segui re l’intero processo, dalla produ zione al montaggio. Il vero pun to di svolta, però, è arrivato nel 2002, con l’ingresso di personale re di spicco come Alberto Assirelli, tecnico, Claudio Gabelli e Fabio Ballestri in produzione. L’organi co si è così ampliato ulteriormen te, dandoci la possibilità di aprirci a nuovi mercati e di affrontare interventi sempre più complessi». Che importanza hanno avuto i colla boratori in questi 40 anni di storia? «Fondamentale. Da soli non si può arrivare lontano, anche quando si hanno buone idee. I nostri colla boratori hanno sempre rappre sentato un valore insostituibile per l’azienda: il nostro successo è derivato anche e soprattutto dalla loro passione, dalla competenza e dal forte senso di appartenenza. Tra questi, gli stessi Cavina e Ballestri: il primo, delle colonne storiche dell’azienda, con una competenza maturata in quarant’anni di lavoro

riferimento per l’organizzazione della produzio le nella crescita dell’azienda è il geometra Luca Pretolani, entrato in Adria Montaggi nel 1995 e oggi responsabile commerciale. Si occupa in

particolare della gestione e dello sviluppo di preventivi per lavori di grande rilievo, collabo rando con aziende di un certo spessore e con le pubbliche amministrazioni, contribuendo in modo determinante al posizionamento dell’a zienda su commesse complesse e strutturate. Nel corso del tempo, Adria Montaggi ha visto crescere e ha accompagnato numerosi colla boratori che, con dedizione e passione, hanno completato il loro percorso lavorativo raggiun gendo la pensione. È un motivo di grande or

goglio: testimonia la solidità, la continuità e il forte legame umano che da sempre contraddi stingue l’azienda. Oggi la squadra è composta

storiche, stiamo investendo anche sulle nuove generazioni, pur consapevoli di quanto sia di ventato raro trovare giovani che scelgano que sto mestiere. Alcuni ingressi degli ultimi anni, dal 2021, e Giulia Tedaldi, responsabile HR dal

Il titolare di Adria Montaggi, Fabrizio Maretti

Quella volta che a Ravenna furono tutti d’accordo...

E così la città, senza aver forse capito bene per quale ragione, ha salutato (temporaneamente) il mosaico pavimentale di Nicola Montalbini, un’opera d’arte che ha saputo raccogliere un consenso trasversale e praticamente unanime. La sua opera temporanea realizzata per l’ultima biennale di mosaico ha ricevuto recensioni di critici, commenti di politici, raccolte firme di semplici cittadini come forse non si era mai visto. E già per questo non se ne può non riconoscere il valore: a unire tanta parte di città è il mosaico, ormai entrato, come si sul dire, nel Dna di Ravenna.

Un’opera di un artista locale che secondo tanti si armonizzava perfettamente con l’ubicazione, ossia Porta Adriana, un’installazione che molti speravano potesse diventare permanente. Così non è stato, la Soprintendenza ha detto no e a nulla sono valsi gli appelli e le petizioni e nemmeno l’intervento in parlamento della deputata Bakkali che aveva invitato il ministro stesso a visitare la città e l’opera nel tentativo di evitarne la rimozione. Il Comune ha scelto di evitare lo scontro e ha annunciato che sarà individuata un’altra zona del centro dove collocare l’opera.

Non è al momento dato sapere quale sia, ma pare certo che sarà un luogo all’aperto, fruibile gratuitamente e che verrà anzi così valorizzato dal mosaico. Vedremo quale sarà la collocazione che riceverà la benedizione della Soprintendenza, la quale almeno in questa occasione ha cercato di spiegare le ragioni della propria scelta alla cittadinanza, a differenza per esempio di quanto accadde in occasione dell’abbattimento di entrambe le torri Hamon nell’ex sito Sarom nel 2024.

Ora, naturalmente, c’è stato chi ha fatto parecchia ironia sui ravennati improvvisamente tutti esperti di beni culturali, ma ci piace pensare che invece l’attaccamento di tante persone diverse a un’opera d’arte ravennate e musiva sia un segnale di vitalità e di identità. E anche vedere le varie forze politiche, che in genere riescono a litigare praticamente su tutto, unite nel lodare l’opera è stato un momento per certi versi edificante. Ora si tratterà, una volta che sarà collocata in modo definitivo, di dimostrare e trasmettere questo attaccamento affinché l’opera rimanga integra a ricordarci nei secoli di quella volta, quell’unica volta, che a Ravenna erano stati tutti d’accordo su qualcosa.

4 POLITICA

CAOS NELLA CERVIA COMMISSARIATA

6 ECONOMIA

LA CA’ DEL LISCIO

FINISCE ALL’ASTA

13 SOCIETÀ

IL FOTOGRAFO

DELLE DOLOMITI

18 CULTURA

AL VIA LA STAGIONE D’OPERA, CON UN NUOVO DIRETTORE

22 GUSTO

IL RICERCATORE DELLA SAPIENZA CHE È DIVENTATO VIGNAIOLO

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Le banalità della campagna

elettorale

Sarà che è così fresco il ricordo della frizzantissima campagna elettorale di Ravenna, che mi sta già venendo l’orticaria a pensare a quelle in arrivo a Faenza e Cervia. Ma se a Faenza perlomeno si potrà concentrare l’attenzione sull’alluvione, a Cervia siamo davvero di nuovo in mano ai tuttologi. Quelli che si candidano per il bene della città e con il massimo rispetto di ogni categoria, che faranno «dell’ascolto dei cittadini» il loro faro. Come dicono sempre tutti. Tutti dicono sempre le stesse cose. Ora è la volta di Enea Puntiroli, che è il segretario della Lega ma che dopo aver annunciato la sua auto candidatura ha mandato una sorta di errata corrige ai giornali per dire che la Lega non c’entra, che il suo è un progetto “civico”. Ecco, altra parola chiave delle campagne elettorali, dell’opposizione ma a volte per no del Pd, che nasconde la bandiera del Pd (è successo in passato). Se sei “civico” sei vicino alla gente, lontano dai partiti cattivi. Quindi meglio essere civico anche se sei il segretario della Lega, no? E poi, prendiamo sempre il primo comunicato inviato alla stampa da Puntiroli - ma potrebbe essere chiunque - che è un bel esempio di progetti concreti e, dice, «realizzabili». Si candida per «una città più sicura e vivibile»; perché in effetti c’è anche chi lo fa per renderla invivibile, la propria città. E poi, a Cervia in particolare, per «un nuovo turismo capace di generare lavoro e benessere diffuso», da contrapporsi a quello che genera lavoro stagionale e pezzenti sul territorio, come in effetti capita spesso oggi. E poi si vuole «il rilancio di commercio e artigianato», ci mancherebbe che ne chiedessimo il fallimento; e in ne una supercazzola, «una visione di sviluppo che metta al centro famiglie, giovani e futuro della comunità». Almeno non si è ancora parlato di vecchi, che ora vanno molto di moda. In questo caso è stato preferito un ancor più generico «progettazione e realizzazione di opere strutturali inserite in una visione organica della Cervia di domani». Perché la Cervia di ieri, ormai, è passato. Aspettiamo nuove proposte dai nuovi candidati. Suggerimenti: «Più verde, meno cemento, più parcheggi, meno traf co, più lavoro, meno degrado». Eccetera, eccetera, eccetera.

• IDROLAVAGGIO E SABBIATURA ECOLOGICA

• RIFACIMENTO BALCONI

Con l’insediamento del commissario prefettizio Michele Formiglio, il 26 gennaio, si è conclusa la breve parabola di Mattia Missiroli (Pd) da sindaco di Cervia. Ed è già iniziata la campagna elettorale.

Missiroli aveva formalizzato le sue dimissioni il 5 gennaio, dopo avere saputo il 20 dicembre dalla stampa di essere indagato per presunti maltrattamenti nei confronti della moglie. Il sindaco (eletto nel giugno del 2024) si è sempre proclamato innocente. Il 12 gennaio il tribunale di Bologna ha respinto la richiesta di incarcerazione presentata dalla procura di Ravenna e una decina di giorni più tardi il primo cittadino ha annunciato di voler ritirare le dimissioni (ipotesi prevista dalla legge, entro venti giorni) e restare dunque in carica. Poche ore dopo il suo annuncio è arrivato il colpo di scena: gli assessori e i consiglieri di maggioranza si sono dimessi in blocco, affermando che era «venuto meno il quadro di condizioni indispensabili per proseguire con ef cacia e responsabilità il

mandato amministrativo». Una scelta, hanno spiegato, «assunta con sofferenza ma orientata a tutelare la stabilità istituzionale e la serenità della comunità cittadina». Che di conseguenza sarà chiamata di nuovo alle urne. La sera stessa è arrivato il commento stizzito di Missiroli sui social: «Se il Pd non mi ritenesse più adatto a questo ruolo, ritengo doveroso conoscerne in modo chiaro e formale le motivazioni» con tanto di richiesta di «una veri ca presso l’organo di vigilanza interno e l’espulsione dal partito». È parso subito evidente che Missiroli abbia deciso in autonomia di ritirare le dimissioni. Alla conferenza stampa convocata con due ore di preavviso per annunciare il dietrofront, il sindaco era solo. Di anco a lui non c’erano consiglieri e assessori; nemmeno la sua portavoce. Alla domanda di un giornalista che gli ha chiesto se il ritiro fosse stato concordato col Pd, il sindaco ha risposto così: «Quando ho discusso col partito l’opportunità di presentare le dimissioni, l’unica condizione che ho posto è

BASTA VIOLENZA SULLE DONNE

Il sindaco ritira le dimissioni, la sua maggioranza lo scarica: Cervia al voto nel caos politico

La campagna elettorale è già iniziata: a destra si candida Puntiroli (Lega), aspettando Pittalis (Fratelli d’Italia) A sinistra si punta alla coalizione larga, ma non tutti vorrebbero un altro esponente del Pd

stata la possibilità di revocarle».

Traducendo: Missiroli avrebbe accettato di dimettersi solo a patto di poterci ripensare, probabilmente alla luce dell’esito della richiesta sulla custodia cautelare. Ma non ha detto di avere concordato il ritiro delle dimissioni

col Pd. Che a quanto pare non era d’accordo, tanto che lo ha scaricato nel giro di poche ore. Il sindaco in conferenza stampa sembrava molto sicuro di sé ed è dif cile pensare che fosse consapevole di avere tutti contro; altrimenti avrebbe probabilmente mantenuto le dimissioni ed evitato la guraccia.

Quel che resta è una brutta pagina di politica locale. Non solo per i chiari segni di dif coltà interne al Pd, ma anche per la criticabile gestione pubblica della faccenda. Iniziata col piede sbagliato già subito dopo la notizia delle indagini, col presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale che aveva invitato a «tenere distinti i piani» penale e politico. Una dichiarazione non gradita dall’opinione pubblica, a partire dai 15 centri antiviolenza dell’EmiliaRomagna che hanno contestato le dichiarazioni del governatore. Al netto della fondatezza o meno delle accuse contro Missiroli, il tema della violenza sulle donne è molto sensibile e avrebbe richiesto reazioni più nette e immediate. Dimettersi non è un’ammissione di colpevolezza, bensì un modo per poter dimostrare la propria innocenza con più serenità davanti ai giudici, senza che le proprie vicende private interferiscano con la gestione della cosa pubblica. Invece il passo indietro è arrivato solo dopo diversi giorni, quando il consenso del sindaco e del partito stava precipitando e l’argomento del garantismo non bastava più.

Ma il peggio è arrivato col ritiro delle dimissioni. La notizia era nell’aria da giorni, dopo che la procura ha respinto la richiesta di carcerazione, perciò è probabile che la mossa in blocco degli assessori e dei

consiglieri di maggioranza fosse già pronta. A quanto pare il partito voleva le dimissioni e Missiroli no; di certo qualcosa non ha funzionato nel confronto interno. Gli esponenti Pd avrebbero potuto s duciare il sindaco al primo consiglio comunale, consentendogli almeno la possibilità di un confronto pubblico. Invece lo hanno scaricato nel peggiore dei modi, umiliandolo.

Quale sarà la reazione degli elettori, si vedrà alle urne. Tra pochi giorni si saprà se Cervia andrà al voto nella tornata della prossima primavera insieme a Faenza oppure più avanti. Il commissario Formiglio si è insediato il 26 gennaio e potrà occuparsi solo dell’ordinaria amministrazione, su cui ha già esperienza: tra le tante cose è stato commissario straordinario di Brescello, il primo Comune emiliano-romagnolo sciolto per in ltrazioni ma ose nel 2016.

Nel frattempo la campagna elettorale è già iniziata a destra, col segretario locale della Lega Enea Puntiroli che ha annunciato la sua candidatura a sindaco, per un progetto denito «civico e inclusivo». Un altro nome papabile è quello della coordinatrice locale di Fratelli d’Italia Annalisa Pittalis. Sull’altra sponda, il segretario provinciale del Pd Nicola Dalmonte auspica «un’alleanza più larga possibile» mentre Avs Cervia chiede «discontinuità di uomini e donne, di idee e progetti». Nella sinistra locale non tutti vogliono un altro esponente dem e il Pd, indebolito per la vicenda Missiroli, potrebbe trovarsi costretto ad accettarlo. Una cosa è certa: per entrambi gli schieramenti, l’unica possibilità di vincere al primo turno è presentarsi uniti. Alex Giuzio

Il neo commissario Formiglio alla sua prima uscita pubblica per il Giorno della Memoria; s l o i sin co issi oli n nn nci il i i o ll i issioni i ll sfi ci

NOMINE

Lorenzo Margotti confermato segretario comunale Pd «Sicurezza? Bisogna intervenire sulle cause»

L’assemblea comunale del Partito Democratico di Ravenna ha rieletto Lorenzo Margotti segretario. Nel suo intervento Margotti ha ringraziato l’assemblea per la fiducia rinnovata. «Ravenna ha davanti sfide decisive – ha aggiunto – che riguardano qualità della vita, coesione sociale, lavoro e sviluppo sostenibile. Vogliamo una città più giusta, più sicura, più resiliente e più vicina alle persone». Sul referendum sulla giustizia ha dichiarato: «È importante andare a votare e votare no. La separazione delle carriere rischia di indebolire l’autonomia della magistratura». Sul tema della sicurezza, molto caldo in città, Margotti ha rivendicato un approccio diverso da quello della destra: «La sicurezza non si garantisce inseguendo solo l’emergenza o agitando paure. Bisogna intervenire sulle cause: presidio del territorio, decoro urbano, politiche sociali e prevenzione. La paura è il carburante di tutte le destre, noi vogliamo risposte serie e strutturali». Margotti ha infine concluso richiamando la responsabilità del Pd in vista delle elezioni politiche: «Tra proposte chiare e ipotesi fumose, i cittadini scelgono la prima. Sta a noi costruire un’alternativa credibile e far sedere attorno a un tavolo la coalizione per condividere la nostra idea di Paese, per battere questa destra alle prossime elezioni politiche».

Europa Verde rinnova le cariche «Ma il Partito Democrtico “autonomo” è dif cile da gestire»

A un anno esatto dalla sua costituzione si è tenuta nei giorni scorsi l’assemblea comunale di Europa Verde Ravenna che ha visto il rinnovo delle cariche del partito, che al momento fa parte della coalizione di centrosinistra che amministra Ravenna. «Il Pd potrebbe governare da solo, stando ai numeri - commentano dai Verdi - e questa consapevolezza diviene a tratti difficile da gestire. Frenare gli slanci di autogestione è spesso una fatica enorme e gli sforzi per mantenere un dialogo costruttivo non vedono ancora concretizzarsi una collaborazione strutturata e periodica che sarebbe auspicabile: ciò consentirebbe ad Europa Verde di porre come prioritario nell’agenda di governo della città i temi facenti parte del programma di coalizione, temi che la scienza ci dice essere imprescindibili per mantenere il benessere e la sicurezza della nostra comunità. Per superare questo scoglio dobbiamo essere più presenti, più forti, più preparati, più coinvolgenti verso la cittadinanza. Solo così possiamo sperare di essere più autorevoli anche all’esterno. La forza delle competenze e la ricchezza che oggi abbiamo deve essere strumento di partenza per il lavoro futuro». Il nuovo esecutivo comunale è così composto. Portavoce: Valentina Croci e Antonio Lazzari; tesoriere: Enrico Amici; consiglieri: Noemi Exana, Francesco Ravaglia, Marco Maiolini, Hiba Alif, Valerio Calistri.

STORIA

Sabato 31 gennaio (ore 10.30) alla galleria Faro Arte di Marina di Ravenna (Largo Magnavacchi 6) verrà inaugurata la mostra “Il calvario degli italiani dell’Istria, Fiume e Dalmazia”, in collaborazione con l’associazione culturale Tessere del 900 e la pro loco. La mostra rientra nell’ambito del Giorno del ricordo per le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata. La scelta di Marina di Ravenna come sede della mostra è simbolica poiché nei primi anni Cinquanta e Sessanta furono accolte decine di famiglie giuliano-dalmate, provenienti da diverse parti d’Italia a seguito dell’emigrazione forzata della maggioranza dei cittadini di nazionalità e di lingua italiana dalla Venezia Giulia, dal Quarnaro e dalla Dalmazia, che si verificò a partire dalla fine della seconda guerra mondiale. Ancora oggi molte di quelle famiglie e i loro discendenti vivono a Marina e mantengono vivo il ricordo di quegli avvenimenti. L’esposizione sarà accompagnata dalla collocazione di pannelli esplicativi che ripercorreranno, sinteticamente, le fasi salienti della dolorosa pagina di storia. Sarà anche proiettato a ciclo continuo un video storico con immagini di repertorio dell’esodo giuliano-dalmata. La mostra resterà allestita fino al 15 febbraio il sabato e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18 (e martedì 10 febbraio, Giorno del ricordo, dalle 10 alle 12).

REFERENDUM

Magistrati e avvocati schierati per il No, ne parlano a Massa e Alfonsine Proseguono le iniziative del comitato per il No al referendum sulla riforma della giustizia in programma il prossimo mese di marzo. Martedì 3 febbraio dalle 18 alla sala Facchini di Massa Lombarda appuntamento con Maria Paola Patuelli del comitato Salviamo la Costituzione e l’ex magistrato Roberto Riverso. Il giorno dopo alle 20.30 ad Alfonsine (Palazzo Marini) ne parleranno invece l’avvocato Andrea Valentinotti e la magistrata del tribunale di Ravenna Elena Orlandi, con Ada Assirelli della Cgil ed esponenti dell’Anpi.

RAVENNA&DINTORNI 29 gennaio - 4 febbraio 2026

AGENDA

Il 30 gennaio alla sala Spadolini la presentazione del libro su Mario Tampieri, “uomo e cooperatore”

Il 30 gennaio alle 17 alla sala Spadolini della Fondazione Casa di Oriani si terrà la presentazione del libro “Mario Tampieri uomo e cooperatore”, a cura di Lorenzo Cottignoli e Maria Paola Patuelli. Oltre agli autori, interverrà Roberto Balzani, professore ordinario di storia contemporanea al dipartimento di storia, culture e civiltà dell’Università degli studi di Bologna; coordina il Presidente del Circolo Cooperatori Aps Giovanni Monti. Mario Tampieri è stato una figura di spicco del movimento cooperativo, provinciale e poi nazionale, fino alla sua morte nel 2014. È stato anche uno dei fondatori e il primo presidente del Circolo cooperatori Aps.

TRIBUNALE

LA CA’ DEL LISCIO VA ALL’ASTA, SI PARTE DA UNA BASE DI 4,7 MILIONI DI EURO

Intanto si moltiplicano gli appelli per tutelarne la vocazione originaria

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La Ca’ del Liscio di Ravenna, storica balera fondata nel 1976 da Raoul Casadei e diventata nel tempo uno dei simboli più riconoscibili della musica e del ballo romagnolo, è destinata a nire all’asta giudiziaria. Situata in via Dismano, la struttura – nota anche come Ca’ del Ballo – è stata posta in vendita dal tribunale con una base d’asta di circa 4,7 milioni di euro, nell’ambito delle dif coltà nanziarie che hanno coinvolto il Gruppo Angeletti, proprietario dell’immobile, dopo la pandemia e il ricorso a una procedura di concordato in continuità. Le trattative avviate nei mesi scorsi per un af tto o una cessione prima della vendita non hanno avuto esito, rendendo inevitabile il passaggio all’asta.

Riapre il Rossini, lavori da 1,3 milioni di euro

Il teatro di Lugo «pronto per la prossima stagione»

L’intervento reso possibile dalle donazioni dei privati

La notizia ha suscitato un forte dibattito pubblico e mediatico, riportando l’attenzione sul valore storico e culturale della Ca’ del Liscio, che negli anni d’oro richiamava pullman di appassionati da tutta Italia e ha ospitato alcune delle orchestre più importanti del panorama nazionale. Di fronte al rischio che la struttura possa perdere la propria vocazione originaria, si moltiplicano gli appelli per salvaguardarne la memoria e la funzione culturale. Tra le voci più attive c’è quella di Giordano Sangiorgi, fondatore e direttore del Mei, che ha proposto la creazione di una cordata pubblico-privata (e anche di un’azionariato popolare) in grado di acquisire l’immobile e trasformarlo in un polo culturale multifunzionale, capace di unire spettacolo, formazione, ristorazione e un possibile museo o accademia dedicata al liscio.

Il teatro Rossini di Lugo riaprirà al pubblico tra metà ottobre e metà novembre del 2026, a distanza di tre anni e mezzo dall’alluvione. Lo ha annunciato il Comune il 24 gennaio, in occasione di un sopralluogo della sindaca Elena Zannoni e dell’assessore Gianmarco Rossato al cantiere (iniziato nel settembre 2025) con le persone, le aziende, le associazioni e gli enti che hanno contribuito al recupero dell’immobile. Il ripristino dei danni causati dall’acqua e altre migliorie, infatti, è costato 1,3 milioni di euro ed è stato interamente coperto da donazioni di privati (di cui 600mila euro dalla raccolta fondi promossa dal quotidiano Corriere della Sera e dal Tg La7 e 400mila euro dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Forlì). Va ricordato che il Rossini aveva riaperto nella primavera del 2022 dopo un cantiere di circa tre anni per il consolidamento sismico. Il teatro, con una capienza di 448 posti, è il più antico comunale dell’Emilia-Romagna tra quelli tuttora in attività: la costruzione risale al periodo 1758-1761. Nel 1859 fu intitolato a Gioacchino Rossini, all’epoca ancora vivente: il compositore visse a Lugo due anni (1802-1804) e qui cominciò a studiare musica.

La mattina del 19 maggio 2023 l’acqua raggiunse un livello di 162 cm nel teatro, danneggiando gravemente la struttura e in particolare la platea, il palcoscenico, il golfo mistico e parte degli intonaci del piano terra e dei sotterranei.

A fare il punto sui lavori è stato l’architetto Sanzio Castagnoli di Cesena, rappresentante del raggruppamento temporaneo di professionisti che sta curando il progetto dall’agosto del 2024. Castagnoli, glio dei custodi del teatro Verdi di Cesena, è al sesto restauro di teatri in carriera.

«L’obiettivo è riportare il teatro alle condizioni pre-alluvionali – ha spiegato il professionista –, cogliendo l’occasione per migliorare e implementare alcune prestazioni, prevalentemente a livello impiantistico e di sicurezza. In particolare, le sotto-corsie dei palchi del primo ordine hanno richiesto grande attenzione perché le murature e gli intonaci, nonostante ripetuti interventi di ripristino, erano in uno stato tale da richiedere interventi più drastici del previsto, no alla scopritura dei mattoni e la re-intonacatura con prodotti risananti a base calce».

Anche le strutture lignee della platea e del golfo mistico, detto anche buca d’orchestra, hanno subìto danni ingenti: «Nel caso del golfo mistico non è stato possibile restaurare il tavolato esistente. L’intervento ha riproposto la prosecuzione della platea nella zona di proiezione del golfo mistico, con apposite cavalle lignee di nuova realizzazione, mantenendo l’implementazione delle sedute in platea».

È stato rifatto al 90 percento anche il pavimento a tavole del palcoscenico, usando legno di pioppo, consolidando e potenziando la struttura lignea sottostante che era andata sott’acqua.

Nei palchi di tutti e quattro gli ordini sono stati alzati i parapetti: «Così si è ottenuto un miglioramento della sicurezza armonizzato con la visibilità, e in futuro realizzeremo una nuova imbottitura in velluto di colore azzurro-verde. Per il restauro dei decori e dei pavimenti in seminato del foyer è stata presentata la relazione tecnica alla Soprintendenza competente». In via preliminare si è proceduto inoltre ad installare un sistema naturale chiamato “Dry Up 2.0 Technology” per mantenere le falde freatiche al di sotto dei punti critici nelle zone seminterrate del teatro. Agli accessi frontali e sul retro verranno installate porte anti-alluvione per scongiurare il ripetersi di situazioni analoghe. La seconda e ultima fase degli interventi previsti al Rossini riguarderà il ripristino completo dell’impianto elettrico, la realizzazione di nuovi arredi per l’accoglienza del pubblico, la manutenzione degli in ssi esterni e lavori di restauro e risanamento legati all’umidità di risalita. (and.a.)

Una foto dal sopralluogo del 24 gennaio

RAVENNA&DINTORNI 29 gennaio - 4 febbraio 2026

ISTRUZIONE/1

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i n ero ei n o i i ri i abi e in arri o n i o ni o er orien a en o

Entro il 14 febbraio va completata l’iscrizione: in provincia in totale 17mila studenti. Nell’offerta formativa compare l’automazione all’Itip di Faenza, ancora nessun liceo del Made in Italy. Sullo sfondo l’ipotesi metal detector

Il calo delle nascite non mostra ancora i suoi effetti sulle scuole superiori. Gli alunni che stanno frequentando il terzo anno di scuola media in provincia, e quindi devono completare l’iscrizione alle superiori entro il 14 febbraio, sono 3.279. Il dato atteso degli iscritti, proveniente dall’Uf cio scolastico regionale, è infatti in linea con i 3.257 iscritti in prima lo scorso settembre e poco meno del 2024. Il totale della popolazione studentesca delle superiori in provincia è 17.190 (il totale dei frequentanti le scuole statali dai 6 anni in su è 44mila).

A fornire i numeri è Luca Cortesi, consigliere comunale del Pd a Ravenna e consigliere provinciale con deleghe a Istruzione e Edilizia scolastica. La Provincia, infatti, è competente in materia di scuole superiori e in molti casì è proprietaria degli edi ci che ospitano gli alunni. «Ancora non si vede la riduzione degli studenti che si attende per effetto dell’inverno demogra co. Non dovrebbero servire riorganizzazioni per fornire spazi aggiuntivi, ma la realtà delle cose sarà chiara solo a iscrizioni chiuse con le varie scelte tra istituti e indirizzi».

Quest’anno le situazioni temporanee riguardano il liceo artistico e ragioneria a Ravenna (in totale sei classi al quartiere Sant’Agata negli ex locali del provveditorato); l’istituto geometri di Faenza che ha alcune classi in uno spazio provvisorio per lavori di adeguamento sismico; l’alberghiero di Riolo ha quattro classi in un altro edi cio fornito dal Comune, in attesa che si completi la costruzione di una nuova ala che dovrebbe essere utilizzabile dal 2027.

Per quanto riguarda la proposta didattica, l’unico cambiamento di indirizzo che partirà da settembre sarà all’Itip Bucci di Faenza: «All’interno dell’indirizzo elettronica-elettrotecnica – spiega Cortesi – si va a sostituire l’articolazione elettronica con l’articolazione automazione. Cambieranno alcune ore di discipline speci che e l’intenzione è di andare verso le mutate esigenze del territorio». Ogni scuola poi al suo interno ha margini di autonomia per approvare cambiamenti minori se questi non toccano gli indirizzi ministeriali. In questi casi non viene coinvolta la Provincia. Lo studente e la famiglia che vogliano conoscere l’offerta del territorio, oltre a partecipare agli Open day delle varie scuole, non possono fare altro che consultare i siti internet di ogni scuola. «Verrà aggiornato un sito web che si chiama “Orientamento Ravenna” – preannuncia il consigliere –. Il portale è nato alcuni anni fa con un bando ministeriale, poi è rimasto un po’ fermo e poi è stato aggiornato parzialmente dalla Provincia. Ora l’incarico rientra nel progetto che abbiamo con l’associazione Aeca. Sarà pronto per il 2027». La proposta locale per l’istruzione di scuola superiore continuerà a non avere il liceo del Made in Italy, novità introdotta di recente dal ministero: «C’era stata una proposta dal liceo di Lugo ma poi è stata ritirata. La richiesta deve partire dal territorio o dalla scuola, nella nostra provincia sembra esserci preferenza per proseguire sul percorso dell’indirizzo economico-sociale».

L’attualità in tema di scuola è il commissariamento della Regione, da parte del governo, per la riforma delle autonomie. «Un decreto del ministro ssa a 938 il minimo di studenti per consentire il mantenimento di una autonomia scolastica. In Emilia-Romagna il dato è 994 e in provincia di Ravenna è 1.022. Per questo saremmo già entro i limiti, ma è stato chiesto alla Regione di fare ulteriori accorpamenti per evitare che troppi ricadano su altre regioni. Non è un cambiamento da poco ritrovarsi con il doppio di studenti per un dirigente». In provincia di Ravenna la decisione è ricaduta sull’accorpamento di due istituti comprensivi nel comune di Cervia. Altri 16 sono gli accorpamenti nel resto della regione.

In ne una battuta sulla questione metal detector che il ministero ha ipotizzato di installare nelle scuole per ragioni di sicurezza dopo il caso di La Spezia dove uno studente è stato ucciso da un coltellata: «Capisco la necessità di sicurezza immediata, ma in America ci sono controlli da tempo e questo non ha cancellato i problemi di sicurezza. Se ci sono risorse per le strutture scolastiche le investirei più su altri interventi: ci sono edi ci che hanno bisogno di rifare le coperture dei tetti per in ltrazioni…».

Andrea Alberizia

ISCRITTI ALLE CLASSI PRIME DELLE SCUOLE SUPERIORI IN PROVINCIA

Revisione del calendario scolastico?

Lezioni in estate senza aria condizionata

Per prima era stata la Regione Emilia-Romagna a porre il tema del calendario scolastico da rivedere, ora arriva anche il Governo. Ma non tramite il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, bensì tramite la ministra al Turismo, Daniela Santanché che propone di accorciare le vacanze estive per concedere un paio di settimane di vacanze all’anno in modo da “destagionalizzare il turismo” andando incontro a necessità sia degli operatori del settore, sia delle famiglie che potrebbero così andare in vacanza non in alta stagione, per quanto molti obiettino che le settimane di chiusura della scuola diventerebbero a loro volta alta stagione, qualora la scelta fosse omogenea a livello nazionale.

Abbiamo chiesto un commento all’assessore al Turismo del Comune di Ravenna: «Naturalmente si può discutere di tutto – dice Fabio Sbaraglia –, ma diciamo che così sembra una proposta abbastanza estemporanea e anche parziale. Abbiamo una scuola che oggi vive tanti problemi come l’affollamento delle classi, la mancanza di di stabilità lavorativa di tanti insegnanti, il tema del dimensionamento che porterà ad accorpare istituti scolastici e fare istituti sempre più grandi insieme al tema della vetustà di tanti edifici. Non si può pensare di cambiare il calendario scolastico senza affrontare il tema di come conciliare insegnamento e alte temperature estive». Allo stato attuale le scuole superiori della provincia che possiedono ambienti dotati di aria condizionata sono quasi esclusivamente quelle interessante da lavori recenti finanziati dal Pnrr. Le regole degli interventi escludevano impianti a metano e quindi quelli alimentati a energia elettrica possono fare sia caldo che freddo. «Pensare di dotare tutte le scuole di aria condizionata sarebbe un costo incalcolabile – riassume il consigliere provinciale Luca Cortesi (Pd) – e siamo in un contesto in cui è già difficile recuperare risorse per la manutenzione ordinaria…». Per quanto riguarda il turismo interno, secondo Sbaraglia la questione è che è il potere d’acquisto degli italiani negli anni è calato drasticamente: «Credo che la leva principale sia quella di pensare a come mettere un po’ di soldi in tasca in tasca agli italiani».

IL SINDACO RAGIONIERE

IL CONSIGLIO DI BARATTONI AI GIOVANI: «SEGUITE I VOSTRI INTERESSI E AGGIORNATEVI»

Nel 2001 il diploma al Ginanni: «Scelsi un percorso buono per il lavoro e per l’università che poi ho fatto»

Durante il suo primo anno da sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni sta incontrando gli studenti delle scuole superiori allo scopo dichiarato, e attuato, di ascoltare richieste, suggerimenti e opinioni e ha scelto di cominciare dall’Ips Olivetti-Callegari. Non è ancora stato, invece, nella scuola che ha frequentato da ragazzo, l’Itc Ginanni dove si è diplomato nel 2001. Sindaco, come nacque la sua scelta in terza media?

«Erano tempi in cui il futuro per noi ragazzi non rappresentava motivo di timore, al contrario di quanto accade oggi. Io ero abbastanza bravo a scuola, venivo da una famiglia dove mai nessuno tra i miei parenti, nemmeno di secondo grado, si era laureato e fu piuttosto naturale scegliere una scuola che mi avrebbe permesso sia di avere un diploma spendibile nel mondo del lavoro, sia, eventualmente, di proseguire gli studi, come poi ho fatto (laureato nel 2007 in una triennale di Scienze Politiche a Forlì, ndr)».

E oggi, cosa consiglierebbe a un ragazzino alla prese con questa scelta fondamentale?

«Di seguire innanzitutto i propri interessi perché è impossibile adesso sapere in futuro quali nuovi lavori saranno richiesti e quali saranno scomparsi. Credo che per tutti diventerà fondamentale la capacità di formarsi e aggiornarsi in modo costante durante le nostre vite lavorative».

Un consiglio che ovviamente ha dato anche a suo glio che ora è in terza media...

«Abbiamo visitato tre scuole - sorride il sindaco - quella che forse avrei preferito io, quella che forse avrebbe preferito mia moglie e quella in cui da subito aveva intenzione di iscriversi mio glio e in cui alla ne si è effettivamente iscritto, come è giusto che sia. Ma vedere le altre realtà è servito a rafforzarlo nella sua scelta» (fe.an.)

Il progetto Eduscopio della Fondazione Agnelli assegna un punteggio in base ai voti del primo anno accademico o al contratto ottenuto

La Fondazione Giovanni Agnelli è un istituto indipendente di cultura e di ricerca nel campo delle scienze umane e sociali con sede a Torino. Dal 2008 la Fondazione ha scelto di concentrare le proprie attività di ricerca sui temi dell’istruzione. Dal 2014 cura il progetto Eduscopio, una sorta di graduatoria delle scuole superiori d’Italia in base a un indice di valutazione uniforme (detto Fga) che consente confronti fra istituti diversi. Eduscopio consente allo studente di comparare le scuole dell’indirizzo di studio che interessa nell’area dove risiede, sulla base di come queste preparano per l’università o per il mondo del lavoro dopo il diploma.

In particolare, per i percorsi universitari dei diplomati, eduscopio. it guarda agli esami sostenuti, ai crediti acquisiti e ai voti ottenuti dagli studenti al primo anno di università, quello maggiormente in uenzato dal lavoro fatto durante gli anni della scuola secondaria. Invece, per coloro che non proseguono gli studi e preferiscono entrare rapidamente nel mondo del lavoro, Eduscopio veri ca se hanno trovato un’occupazione, quanto rapidamente hanno ottenuto un contratto di durata signi cativa, se il lavoro ottenuto è coerente con gli studi compiuti o se invece è un lavoro qualsiasi.

Licei

ghieri (60,5), che si piazza davanti a Lugo (57,51) e Faenza (55,42). Linguistico: primeggia il Torricelli-Ballardini (76,2), seguito dal Ricci-Curbastro (72,36) e dall’Alighieri (66,52)

Negli scienti ci della provincia è il Ricci-Curbastro al primo posto (83,16), dietro al Torricelli-Ballardini (81) e poi l’Oriani di Ravenna (78,69). Per l’indirizzo Scienze applicate è invece l’Oriani al primo posto (79,6), seguito da RicciCurbastro (79,3) e Torricelli-Ballardini (72,05).

Tecnici

go o i n i lic i sci n ifico cl ssico

l i o os o

Il classico Ricci-Curbastro di Lugo (con indice Fga 74,6) si trova al primo posto davanti al Torricelli-Ballardini di Faenza (73,07) e all’Alighieri di Ravenna (69,19). Per quanto riguarda l’indirizzo Scienze Umane, svetta l’Ali-

L’indice più alto lo raggiunge il polo di Lugo (58,87), seguito dal Ginanni di Ravenna (55,91) e dall’Oriani di Faenza (51,81). Tra gli indirizzi tecnologici, primeggia l’Itis di Ravenna (69,61), seguito dal Morigia-Perdisa di Ravenna (62,17), dall’Oriani di Faenza (62,16), dal Polo di Lugo (54,35) e dall’Itip Bucci di Faenza (50,44).

Ingresso nel mondo del lavoro Eduscopio realizza una classi ca in base ai diplomati che hanno scelto cercare un lavoro. Tra gli indirizzi economici spicca il Ginanni di Ravenna (indice di occupazione al 71,93 percento) seguito dal Polo di Lugo (66,66) e dall’Oriani di Faenza (65,49). Tra i tecnici in vetta il Polo di Lugo (74,71), con l’Itis di Ravenna (70,93%) al secondo posto.

Alla voce Servizi, si piazza al primo posto l’alberghiero di Cervia (73,58), poi troviamo quello di Riolo (70,49) e dopo l’Olivetti-Callegari (70,29).

Tra i professionali con indirizzo Industria e Artigianato, primo posto per l’Olivetti-Callegari (80,81), segue il Bucci di Faenza (77,37).

DALLE SCUOLE/1

Lugo, al Polo è arrivata la videosorveglianza e i percorsi quadriennali diventano due

Il nuovo dirigente si dice favorevole anche all’introduzione dei metal detector: «Varchi simili agli antitaccheggi nei negozi» Il prossimo obiettivo è eliminare il fumo nei bagni. «I corsi di 4 anni? Una proposta di eccellenza, per cui serve motivazione»

Il Polo di Lugo, che include corsi tecnici e professionali, è stato la prima scuola superiore in provincia a proporre un percorso di studi su quattro anni anziché cinque e ora è pioniere di misure rare nell’ambito della sicurezza: telecamere di videosorveglianza. Si tratta di una delle scuole più grandi del nostro territorio che da quest’anno ha un nuovo dirigente: il professor Stefano Rotondi ci racconta entrambe queste unicità. Nell’anno in corso sono quattro le classi dei percorsi quadriennali: al tecnico una prima e due seconde, al professionale una prima. In totale 69 studenti. «È una proposta innovativa – commenta Rotondi –. È stata avviata da chi mi ha preceduto nell’incarico e quest’anno si è ampliata. Dal punto di vista didattico presenta delle innovazioni come gli insegnamenti in compresenza: per esempio si fanno lezioni di matematica insieme a elettronica per mettere in risalto le relazioni tra le discipline. È un corso molto pratico dove si impara facendo e quindi con molte ore di laboratorio. È fondamentale il supporto delle aziende del territorio, soprattutto Unitec che mette a disposizione i suoi spazi per alcune lezioni di laboratorio». La durata inferiore ha convinto qualcuno che fosse un modo per sbrigare più in fretta la pratica delle superiori: «In realtà si fanno le stesse cose dei cinque anni, ma in meno tempo, è una scuola di eccellenza. Va considerato un corso per studenti che escono dalle medie con un bel voto e hanno interesse per materie tecniche e tecnologiche. Ci siamo accorti che alcuni iscritti hanno sbagliato la scelta e verranno indirizzati verso il trasferimento al percorso tradizionale su cinque anni».

Se in altre province della regione è una possibilità più frequente, nel Ravennate è ancora all’inizio: 4 classi (a Lugo) su oltre 750 attive. «L’introduzione passa dalle decisioni degli organi collegiali delle scuole – commenta Rotondi – e la mia impressione è che sia stato un po’ osteggiato dal personale docente e dai sindacati perché temevano una riduzione di organici. E poi è richiesto un modo nuovo di fare didattica che può spaventare perché si stacca dal modo tradizionale».

Il polo lughese non è pioniere solo sul fronte dell’offerta formativa, ma anche per questioni più pratiche di sicurezza divenute di grande attualità dopo i fatti di La Spezia (in un professionale l’omicidio di uno studente, accoltellato da un altro studente).

Da quest’anno gli spazi comuni esterni e i corridoi degli edici sono sorvegliati da 36 telecamere a circuito chiuso. Una misura di prevenzione introdotta per arginare i problemi di ordine interno che erano diventati un ostacolo alla regolare attività scolastica: «Da quello che mi è stato riportato – riassume Rotondi – l’anno scorso ci sono stati circa 50 allarmi antincendio attivati senza ragione. Ma ogni volta era necessario evacuare la scuola e parliamo di quasi 1.800 alunni e 300 unità di personale. Parliamo di procurato allarme e interruzione di servizio pubblico, ma individuare gli autori non era possibile». Le telecamere puntate sui pulsanti antincendio hanno azzerato il problema. Da un punto di vista normativo non è stata un’operazione complessa: «Abbiamo seguito quanto fatto in un istituto di Imola. Ai genitori facciamo rmare una liberatoria all’atto di iscrizione. Le immagini possono essere visionate da me o dalle forze dell’ordine solo in caso di episodi signi cativi, non abbiamo un guardiano che sta a un monitor a controllare». L’effetto deterrente è stato alto: «Il resto lo hanno fatto i provvedimenti disciplinari, come le sospensioni, per chi infrangeva le regole. Ho cercato di essere più presente possibile nella scuola e farmi vedere dagli studenti perché sapessero che la dirigenza non intende sottovalutare certi comportamenti».

Dopo i fatti di La Spezia, il ministro ha parlato di metal detector da installare agli ingressi delle scuole. Un’ipotesi che Rotondi condivide: «Le scuole custodiscono un bene prezioso: il futuro della nostra società. Introdurre sistemi di sicurezza non lo vedo come una limitazione della libertà. Sarebbe bellissimo avere scuole aperte come un grande campus, ma dobbiamo fare i conti con la sicurezza e qualunque soluzione che vada in

Il dirigente del Polo di Lugo Stefano Rotondi n l s o ficio

Altre due scuole in provincia attivano corsi da 4 anni: gli alberghieri di Cervia e Riolo

Il prossimo anno scolastico saranno quattro le scuole superiori in provincia di Ravenna dove gli studenti potranno scegliere un percorso di studi sviluppato in quattro anni e non cinque. Due di questi saranno attivi al Polo tecnico professionale di Lugo (vedi intervista al dirigente) vero e proprio pioniere di questa novità già negli anni passati. Sarà invece un’assoluta novità per gli istituti alberghieri di Riolo e Cervia, invece per il polo tecnico-professionale di Lugo sarà il terzo anno. Si tratta di una sperimentazione, riservata a scuole tecniche e professionali, avviata dal ministero dell’Istruzione da settembre 2024 in 171 istituti in Italia. Al termine dei quattro anni si accede all’esame di maturità identico a quello quinquennale, con possibilità poi di accesso a qualsiasi facoltà universitaria o corso post diploma come il biennio Its.

DALLE SCUOLE/3

questo senso mi vedrà favorevole. Alcune scuole in Italia già hanno controlli all’ingresso: mi immagino che l’unica soluzione percorribile sia quella di varchi simili agli antitaccheggi nei negozi, in modo che sia un controllo più snello con i tempi stretti di ingresso al mattino».

Intanto il preside ha già individuato il prossimo fronte interno per alzare il livello di rispetto delle regole: contrastare il fumo nei bagni. «Durante gli intervalli i ragazzi si radunano ai servizi igienici e fumano. È vietato ed è dannoso per la loro salute. L’unica soluzione è quella di evitare gli assembramenti nei bagni, consentendo sempre l’accesso: proveremo con il personale alle porte per far entrare solo quando esce chi è dentro».

Rotondi ora dirige la scuola dove insegnò dal 2016 al 2019. L’intervallo di un decennio lo ha messo di fronte a una scuola diversa: «Sicuramente come diceva un mio vecchio professore, noi docenti invecchiamo e gli alunni restano sempre della stessa età e questo aumenta la distanza delle percezioni. Però la differenza principale che vedo con il passare delle generazioni è il venire meno del rispetto per gli adulti. Non solo verso gli insegnanti, ma verso chiunque sia più grande. La cosa era meno marcata in passato e questo è un grosso problema perché famiglie e istituzioni perdono il ruolo di guide. È un altro ’68, spero meno cruento di quello già vissuto». (and. a.)

DALLE SCUOLE/2

Nuova biblioteca al Torricelli: «Un luogo di crescita»

Al liceo Torricelli-Ballardini di Faenza è stata inaugurata la nuova biblioteca scolastica, intitolata a Carlo Scacchi. Realizzata con fondi Pnrr, la biblioteca è uno spazio aperto, accessibile, pensato per essere vissuto ogni giorno. «È un luogo dove i libri non si custodiscono soltanto, ma si usano, si discutono, diventano strumenti di crescita critica e culturale per ragazze e ragazzi - ha dichiarato il sindaco Massimo Isola -. È esattamente il tipo di spazio educativo di cui abbiamo bisogno oggi».

Il Ginanni di Ravenna diventa Test Centre per il Trinity College London Agli studenti dell’Afm la possibilità di certi cazioni di inglese

L’istituto Tecnico Economico G. Ginanni di Ravenna, dal prossimo anno scolastico diventa un Test Centre per l’ente di certificazione Trinity College London. La certificazione Trinity consente non solo di accedere direttamente a corsi universitari in lingua inglese, ma anche di sviluppare la conoscenza della lingua parlata negli ambiti di lavoro specifici degli istituti Tecnico-Economici. Il percorso Trinity College London riguarda il nuovo corso Amministrazione, Finanza e Marketing dove gli studenti, oltre a utilizzare la lingua inglese nelle materie di indirizzo - quali Economia Aziendale, Diritto ed Economia Politica – verranno preparati a conseguire la Certificazione Inglese GESE (Graded Examination in Spoken English), ideata dal Centro Trinity per gli studenti degli Istituti Tecnici Economici. «La forza di questa certificazione consiste nell’essere rivolta al mondo del lavoro e all’acquisizione di ottime competenze di Speaking. Parlare inglese, ad oggi, è infatti considerato dai datori di lavoro un elemento indispensabile per la carriera». Gli studenti che, invece, desiderano proseguire gli studi accademici, potranno puntare all’esame Trinity ISE che prevede anche una parte scritta. «Questo perché la certificazione Trinity College London è riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e ha validità internazionale», spiegano le docenti di Inglese responsabili del progetto, professoresse Laura Rizzà e Monica Cimatti.

DALLE SCUOLE/4

Il liceo scienti co Alfredo Oriani avvia la settimana corta Dubbi sul “periodo unico” al posto dei due quadrimestri

Dal prossimo anno scolastico, anche il Liceo Scientifico Alfredo Oriani di Ravenna adotterà la cosiddetta settimana corsa per tutti i suoi corsi, così come accade già da diversi anni all’Itc Ginanni. La decisione è arrivata dopo una consultazione di studenti, genitori e personale scolastico che ha visto in realtà gli “elettori” molto divisi sul tema, con i genitori in maggioranza contraria, gli studenti spaccati sostanzialmente a metà con una minima prevalenza dei favorevoli e una divisione verticale anche tra i docenti. L’unica categoria interpellata indiscutibilmente a favore del sì è stata quella del personale non docente del Liceo che conta oltre mille studenti. Il tema è stato a lungo dibattuto e ha visto l’intervento anche del consigliere di opposizione Alvaro Ancisi, ma una volta arrivato in Consiglio di Istituto ha ottenuto la maggioranza dei voti ed è stato quindi approvato. Dal 2026 quindi, nelle due sedi dell’IOriani di Ravenna il sabato non si farà lezione e l’impegno didattico sarà distribuito dal lunedì al venerdì con una riduzione delle ore di lezione per permettere due ricreazioni e l’uscita da scuola un po’ prima delle 14. La novità riguarderà tutte le classi e gli indirizzi della scuola e non solo le nuove prime o il biennio (come era stato chiesto da una parte dei genitori). Difficile invece capire cosa sarà della novità introdotta nell’attuale anno scolastico, ossia quella del “periodo unico” al posto dei tradizionali due quadrimestri. La novità era stata introdotta anche al liceo Torricelli di Faenza dove però la dirigente ha preferito tornare sui propri passi dopo un parere dell’Ufficio scolastico regionale del 23 dicembre in cui si diceva che il Collegio docenti poteva decidere di suddividere l’anno scolastico in due o tre periodi, ma non di eliminare gli scrutini in corso. Al liceo Oriani invece è arrivata comunicazione alle famiglie che si proseguirà sulla strada intrapesa e alla famiglie arriverà a breve una comunicazione alle famiglie con le reali medie per materia e una valutazione intermedia sul comportamento che non avrà però valore di “pagella” vera e propria.

RACCOLTA FONDI

Lo Ior lancia un crowdfunding per il progetto “Fuori Classe” per garantire l’istruzione domiciliare agli studenti malati di cancro

Preservare il futuro personale e professionale di ragazzi e ragazze delle scuole secondarie di primo e secondo grado del territorio, costretti dalla malattia a lunghi periodi di ospedalizzazione, è diventata una delle priorità dell’Istituto Oncologico Romagnolo. Dopo un’esperienza positiva con uno studente iniziata nel 2018 ora iscritto a medicina, lo Ior ha stabilito un Protocollo d’Intesa con l’Usr, recentemente rinnovato, per garantire l’istruzione domiciliare a ragazzi e ragazze col cancro che, altrimenti, rischierebbero di perdere l’anno o di ricevere una formazione meno completa rispetto ai coetanei sani, e che lo stesso Ior ha voluto ufficializzare con il nome di “Progetto FuoriClasse”. Come spiegato da Fabrizio Miserocchi, direttore generale Ior: «Le scuole hanno già a disposizione un plafond per garantire agli adolescenti che si devono assentare per lunga malattia di ricevere al domicilio le lezioni più importanti: ma spesso il percorso completo ha peso economico elevato e non è possibile coprire tutte le materie. Per queste ragioni lo Ior ha anche deciso di far partire una campagna di crowdfunding proprio a sostegno del Progetto “FuoriClasse”: da inizio febbraio fino a Pasqua chiunque potrà sostenere questo importante servizio facendo la propria donazione sulla piattaforma dedicata www.insiemeachicura.it.

IL FUTURO DELL’EX FILASTROCCA A LUGO: SUCCURSALE DEL LICEO O CENTRO PROFESSIONALE?

Il dirigente del Ricci Curbastro vorrebbe ampliare i locali a disposizione, ma il Comune pensa a corsi Iefp

A Lugo è stato inaugurato da pochi giorni il nuovo edi cio (costruito con 3 milioni di euro di fondi Pnrr) che ospita la scuola dell’infanzia “La Filastrocca”. La sede precedente, un’immobile di tre piani in viale degli Orsini (foto), è di proprietà del Comune che ora dovrà decidere la futura destinazione (dopo un necessario intervento di riquali cazione). Il Comune e l’Unione dei Comuni della Bassa Romagna hanno ribadito una scelta su cui c’è massima condivisione della Provincia: gli spazi resteranno pubblici (non saranno venduti a privati) e prioritariamente a disposizione dei servizi educativi e dell’istruzione rivolta agli adolescenti. Due scenari possibili. Il primo è quello di disporre, nei locali della ex Filastrocca, un ampliamento del liceo con costi ed oneri a carico della Provincia. Il secondo è quello di dedicare quegli spazi alla formazione professionale. Il preside del liceo, Giancarlo Frassineti ha confermato la richiesta di utilizzo in occasione di un incontro avvenuto il 27 gennaio con la presidente della Provincia, Valentina Palli, e la sindaca di Lugo Elena Zannoni. Il Comune aveva invece individuato quegli spazi come ideali per dedicarli alla formazione professionale, per ragioni logistiche (la vicinanza alla stazione), tenendo conto anche delle necessità e delle richieste del tessuto produttivo locale. «Questo progetto non dovrà necessariamente realizzarsi all’interno della ex Filastrocca – afferma Zannoni –, ma l’amministrazione comunale ha ritenuto di appostare le risorse necessarie per la ristrutturazione dell’edi cio verso questa funzione, per non perdere l’occasione di realizzare il progetto qualora se ne presenti l’opportunità». Nell’incontro dei giorni scorsi, la Provincia ha evidenziato l’andamento demogra co territoriale (dal 2020 circa il 30 percento di nati in meno) e ha confermato l’intento di approfondire entrambe le possibilità, veri cando l’interesse della Regione a supportare corsi di formazione professionale. I partecipanti all’incontro svolgeranno una visita al liceo per veri care le criticità e le possibili soluzioni da discutere in un successivo momento di confronto una volta acquisiti tutti gli elementi necessari per un approfondimento completo.

SPAZI

«Oggi i ragazzi si sentono più liberi di cambiare»

Michele Zarri, responsabile formazione professionale di Aeca:

«Fondamentale vedere gli spazi e parlare con altri studenti per scegliere»

Partner della provincia di Ravenna in tema di orientamento scolastico è Aeca il cui referente è Michele Zarri, a cui chiediamo se, dati i numeri in aumento degli studenti che cambiamo corso di studi esista un problema di orientamento. «Oggi parlerei di orientamento e riorientamento - ci dice Zarri, che in autunno ha organizzato anche un evento sul tema rivolto a tutte le scuole del territorio -. Direi che sicuramente dal Covid in poi è molto aumentato il livello di fragilità e necessità dei giovani, oggi c’è una sensibilità diversa. I ragazzi si sentono liberi di modi care le proprie scelte». Come fare la scelta migliore, che consigli dare ai ragazzi e alle famiglie?

per sentirsi meno soli nella scelta, sentirsi rinforzati nella propria decisione».

Zarri si occupa in particolare di formazione professionale dei progetti Iefp, una realtà che vede numeri in aumento nonostante il calo demogra co. «Credo che

«Personalmente credo che conti moltissimo conoscere e vedere gli spazi in cui si trascorrerà tanto tempo e non basarsi solo sulla misurazione teorica e anche tentare un confronto con gli ex studenti, penso che il ruolo dei pari sia un elemento funzionale

nel leggere questo dato ci siano due valutazioni: i percorsi Iefp accolgono spesso un’utenza con background migratorio e questo compensa la forbice del calo demogra co, ma è anche vero che se la formazione professionale in

passato è stata spesso ghettizzata e appannaggio di chi era stato “scartato” dal sistema scolastico, oggi è molto spesso una scelta. La formazione professionale sta cambiando e non è più addestramento professionale e di certo è uno strumento molto utile per ridurre il fenomeno dell’abbandono scolastico». Non solo, Zarri ci spiega che «dal 2018 è nata una possibilità per gli studenti che al termine della terza media vogliono capire meglio quale sia il loro interesse, si tratta del cosiddetto “anno propedeutico”. A Ravenna il capo la è Engim, ma i ragazzi che dopo la terza media scelgono questa opzione hanno la possibilità di entrare in più laboratori, in accordo con gli altri enti, per capire dove vorranno poi concentrare la propria formazione nei due anni successivi prima di prendere la quali ca». In media riguarda una ventina di ragazzi l’anno in tutta la provincia e ci si può iscrivere tramite la piattaforma Unica del Ministero.

Dalla Regione fondi per attività pomeridiane: in Provincia oltre 140mila euro

Atelier, laboratori, orientamento sono alcune delle attività approvate dalla Regione per la prima edizione del progetto sperimentale finanziato dai Fondi europei, Programma regionale Fse+ 2021-2027 Priorità 3 (inclusione sociale) che prevede attività pomeridiane (e in alcuni casi anche estive) nelle scuole medie del territorio. In provincia di Ravenna, dei quasi tre milioni, arrivano 74.258 euro all’Unione della Romagna Faentina; 70mila euro all’Unione dei Comuni della Bassa Romagna e 69.998,04 euro al Comune di Russi che è capofila di un progetto che coinvolge in realtà anche i Comuni di Ravenna (con la scuola media di Lido Adriano, nella foto) e di Cervia. «Grazie a questo progetto - ha dichiarato il presidente Michele de Pascale - l’Emilia-Romagna promuove un modello educativo che nelle ore pomeridiane e al di fuori dalla didattica trasforma gli edifici scolastici delle secondarie di primo grado in luoghi di aggregazione, socialità, musica, cinema, teatro, sport e molto altro». Nel 2026 è prevista anche la realizzazione del portale “Scuole Aperte” per creare uno spazio digitale unico e accessibile.

UNDER 25 Corsi per diventare parrucchieri ed estetisti

Da febbraio 2026, a Ravenna, Cna Formazione Emilia-Romagna attiva due percorsi di formazione professionale gratuiti, rivolti a giovani tra i 18 e i 25 anni che non possiedono un diploma o una qualifica professionale. Si tratta di un corso per Operatore Trattamenti Estetici e uno per Operatore dell’Acconciatura. I destinatari dell’iniziativa sono giovani residenti o domiciliati in Emilia-Romagna che non lavorano o sono disoccupati. Il progetto si distingue per un’impostazione fortemente pratica: 990 ore complessive di formazione, di cui 495 ore di stage in azienda. Al termine del percorso, superato l’esame finale, i partecipanti conseguiranno una Qualifica Professionale di III livello, riconosciuta a livello regionale.

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+APERTURA DIURNA 8.30 – 19.30

DAL 29 GENNAIO ALL’1 FEBBRAIO SAN BIAGIO via Maggiore 6 - tel. 0544 212684; COMUNALE 8 via Fiume Montone Abbandonato 124 - tel. 0544 402514; S. PIETRO IN CAMPIANO via del Sale 128/x (S. Pietro in Campiano) tel. 0544 576143; SAVARNA via Savarna 243 (Savarna) - tel. 0544 533631. DAL 2 ALL’8 FEBBRAIO

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MICIA

29 gennaio - 4 febbraio 2026 RAVENNA&DINTORNI

FORMAZIONE

Al Pescarini le richieste superano i posti disponibili «Espressione di un bisogno educativo reale»

Simona epoli è presidente della scuola inserita nel sistema di Iefp regionale c e rilascia ualific e professionali Per iscriversi servono quindici anni e un anno di superiori: «Credo che questo limite oggi andrebbe ripensato»

Simona Pepoli è la presidente della Scuola Arte e Mestieri Angelo Pescarini, un centro di formazione professionale con sede alle Bassette nanziato dalla Regione e parte del sistema Iefp che per molti ragazzi rappresenta un’alternativa alla scuola superiore statale, ma che non rilascia diplomi di Stato. Le abbiamo chiesto di parlarci di questa realtà in costante crescita.

Presidente, innanzitutto quanti iscritti ha oggi il Pescarini e quanti ne può accogliere?

«La Scuola Pescarini ha in tutto 11 classi: 5 classi seconde, 5 terze e una quarta, che porta al diploma professionale quadriennale (diverso dal diploma di Stato, ndr). Ogni anno attiviamo cinque classi complessive, che possono accogliere circa cento studenti. Ogni classe corrisponde a un pro lo professionale preciso, come operatore elettrico, meccatronico dell’autoriparazione, termoidraulico. Sono ambiti legati ai bisogni del territorio. L’Iefp funziona in modo diverso rispetto alla scuola statale: non è possibile aprire nuove classi semplicemente perché arrivano più domande. A Ravenna attiviamo tre classi, mentre due sono a Faenza. Le richieste sono sempre superiori ai posti disponibili e abbiamo regolarmente liste di attesa. Vorremmo accogliere tutti, ma non è possibile. Anche qui la scelta è quella di garantire un’attenzione vera ai ragazzi».

L’apertura dell’anno scolastico con (da sinistra), la presidente Pepoli, la presidente della Provincia Palli e il sindaco Barattoni

che il percorso che stanno seguendo non è quello giusto per loro. Non sempre possiamo accoglierli, per limiti organizzativi e normativi, ma queste richieste raccontano un bisogno educativo reale che il territorio esprime. E una dif coltà delle azioni di orientamento».

Chi può iscriversi? Il limite dei 15 anni ha senso?

«In Emilia-Romagna l’accesso ai percorsi Iefp è possibile a partire dai 15 anni se hai frequentato un anno nella scuola superiore. Credo che, in molti casi, questo limite oggi andrebbe ripensato. Per alcuni ragazzi signi ca restare bloccati per un anno in un contesto in cui non si riconoscono. Quando entrano in laboratorio o vivono le prime esperienze di stage, spesso li vedi rinascere: l’apprendimento diventa “sono in grado di, me la posso giocare”». Molti arrivano dopo dif coltà nella scuola tradizionale. Cosa non ha funzionato?

a sentirsi riconosciuti per quello che sono davvero per le qualità che hanno perché non vengono riconosciute».

I dati, citati di recente anche dalla parlamentare Ouidad Bakkali, parlano di un problema di abbandono soprattutto tra studenti con background migratorio. Come si spiega? «Le opportunità non sono uguali per tutti e non tutti i ragazzi partono dalle stesse condizioni. I diritti sono uguali sulla carta, ma nella vita quotidiana contano molto il contesto familiare, sociale e linguistico. L’equità non signi ca abbassare le aspettative, ma mettere ciascun ragazzo nelle condizioni di esprimere il proprio potenziale. Quando questo accade, il rischio di abbandono diminuisce. Oggi c’è una discrepanza fortissima delle condizioni reali di partenza». Telecamere e metal detector nelle scuole per contrastare la violenza giovanile: cosa ne pensa?

«I fatti di cronaca colpiscono e preoccupano, ed è giusto non minimizzare. Ma pensare di risolvere il disagio solo con strumenti di controllo è un po’ come curare una febbre rompendo il termometro: togli il segnale, ma non risolvi il problema. Anzi non sai più se c’è o non c’è, non hai la misura di nulla. La prevenzione vera passa da relazioni educative vere e da comunità capaci di dare appartenenza ai ragazzi. Per questo anche alle istituzioni locali chiediamo di investire in reti educative stabili e continue, non su interventi spot».

Dopo la quali ca, che prospettive si aprono per i vostri studenti?

Avete molte richieste anche ad anno iniziato?

«Sì, succede sempre. Come nelle altre scuole è aumentato il numero di ragazzi che chiede di cambiare l’indirizzo di studi scelto. Arrivano famiglie e ragazzi che si rendono conto, anche in corsa,

«La scuola tradizionale fa la sua parte e svolge un ruolo fondamentale. Il punto, però, è più ampio e riguarda il modo in cui oggi viviamo l’educazione. Sempre più spesso il rapporto con la scuola viene vissuto come quello tra un cliente e un servizio, non come una corresponsabilità educativa. In questo contesto il valore rischia di spostarsi dall’essere all’apparire, e molti adolescenti fanno fatica

«Le nostre classi sono fatte di ragazzi e quando arrivano le ragazze per noi è sempre una festa. Il dato occupazionale è alto davvero: a sei mesi dalla quali ca dopo la terza, più del 90 per cento risulta occupato, quindi la maggioranza entra subito nel mondo del lavoro, altri scelgono di continuare a studiare, frequentando la scuola serale o completando anche il quarto anno per specializzarsi ulteriormente». (gu. sa.)

Chiusura per Ferie

dall’8 al 29 gennaio - Riapriamo il 30

IlMolinettoèlietodicomunicarecheilsuoimpegno Green èincostanteevoluzioneedaumentoperché èfermamenteconvintochequestasialastradagiustadaseguire. Greenèbello!

Il Molinetto è lieto di comunicare che il suo impegno Green è in costante evoluzione ed aumento perché è fermamente convinto che questa sia la strada giusta da seguire. Green è bello!

RAVENNA&DINTORNI 29 gennaio - 4 febbraio 2026

AGENDA

“Come attuare in Italia un Servizio sanitario equo ed ef cace”, ne parla Marco Geddes alla Classense

“La salute sostenibile. Come attuare in Italia un Servizio sanitario equo ed efficace”. È questo il tema caldo che sarà affrontato nell’incontro dell’Università Giovanna Bosi Maramotti per la formazione permanente degli adulti, in programma giovedì 29 gennaio alle ore 16.30 alla Sala Muratori della Biblioteca Classense. Ne parlerà il medico e grande esperto del settore Marco Geddes da Filicaia.

Al Mercato Coperto il nipote presenta il suo libro su Rocco Chinnici, magistrato assassinato da Cosa Nostra

Alessandro Averna Chinnici e Riccardo Tessarini aprono il primo incontro del 2026 della rassegna letteraria “Storie e persone”, presentando il loro libro L’Italia di Rocco Chinnici (Minerva), giovedì 29 gennaio (ore 18) al Mercato Coperto di Ravenna. Dialoga con gli autori l’avvocata Aleandra Argentieri. Il libro è il ritratto corale e inedito di Rocco Chinnici, magistrato rivoluzionario nella lotta alla criminalità organizzata, assassinato da Cosa Nostra con un’autobomba davanti casa a Palermo il 29 luglio 1983. A cento anni dalla nascita, Chinnici rivive nelle tante, toccanti testimonianze raccontate al nipote Alessandro, oggi ufficiale dei Carabinieri, comandante della compagnia di Faenza.

Una serata su Don Bosco e Don Benzi, i “due giganti dell’educazione”

Una conferenza dal titolo “I due giganti dell’educazione: Don Bosco e Don Benzi” si svolgerà venerdì 30 gennaio alle ore 20.30 nella Sala Ragazzini in Largo Firenze, a Ravenna. Interverranno Elisabetta Casadei, teologa e docente di filosofia, che è postulatrice della causa di beatificazione di Don Oreste Benzi, e don Elio Cesari, presidente del Centro nazionale opere salesiane e membro del Consiglio superiore della pubblica istruzione presso il Ministero dell’istruzione. Durante la serata si confronteranno dunque la vita di don Benzi, prete della povera gente e fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, e l’opera di don Giovanni Bosco, il santo che ha dedicato la sua vita ai giovani, ideatore dell’oratorio, fondatore della Congregazione Salesiana e noto per il suo “sistema preventivo” nell’educazione. Durante la conferenza sarà presentato anche il libro su don Benzi “La mistica della tonaca lisa”. L’evento è aperto al pubblico e gratuito.

BAGNACAVALLO

È in programma sabato 31 gennaio e domenica 1 febbraio una nuova iniziativa, frutto della sinergia tra la rete di imprese “Bagnacavallo fa Centro” e l’Amministrazione Comunale, mirata a creare un appuntamento di richiamo per gli appassionati di vino e gli addetti ai lavori. Si tratta di “Bagnacavallo in un bicchiere – Esplora, assaggia, condividi”, due giorni di degustazioni proposte da oltre quaranta aziende italiane e internazionali in quello che si propone come “il nuovo salotto del vino tra la Bassa Romagna e l’Europa” negli spazi riqualificati dell’ex mercato coperto di Bagnacavallo. Durante entrambe le giornate, dalle 10 alle 19, il pubblico avrà la possibilità di degustare oltre 500 etichette provenienti da undici regioni italiane e tre Paesi europei, Francia, Germania e Austria. La selezione sarà ampia e internazionale, spaziando dalle eccellenze italiane a rinomati champagne e vini fermi francesi, fino a etichette di nicchia provenienti da Germania e Austria, inclusi i celebri “Ice Wine”, e agli immancabili vini del Consorzio “Il Bagnacavallo”, Bursôn e Rambëla. L’ingresso all’area espositiva dell’ex mercato coperto sarà gratuito. Per poter effettuare le degustazioni, il pubblico dovrà invece acquistare una wine card direttamente sul sito ufficiale dell’evento o in loco, con costi diversificati in base alle proprie necessità (da 3 o 8 degustazioni fino alla card con degustazioni illimitate per uno o due giorni). La card includerà un calice professionale, una penna e un catalogo degli espositori dove saranno elencati i produttori, i vini e i prodotti in degustazione. I visitatori potranno dare il loro contributo alla manifestazione votando il miglior vino degustato. All’interno dell’area espositiva sarà presente un food corner a cura di “A la mi manira”. Sarà inoltre allestito uno shop dove acquistare i vini degustati. Info: www.bagnacavalloinunbicchiere.it, Whatsapp 327 8487293, ticket@bagnacavalloinunbicchiere.it.

LA FOTO DELLA SETTIMANA

A cura di Maria Vittoria Fariselli

Un’associazione per ricordare Viola Mazzotti

Sono passati appena due mesi dalla scomparsa di Viola Mazzotti, la 23enne cervese travolta da un Tir a Bologna mentre si recava al lavoro in bicicletta. Nonostante il breve tempo e il dolore del lutto, o forse proprio per esorcizzarlo, oggi i familiari, gli amici e il danzato la ricordano dando vita all’Associazione Viola: un’Aps che vuole ricordare i valori della giovane studentessa di economia dando voce e nuove opportunità proprio ad altri giovani. Il primo risultato già uf cializzato è l’istituzione di una borsa di studio approvata da Unimore (dipartimento di Comunicazione e Economia dell’Università di Modena e Reggio Emilia), anche grazie al supporto della professoressa Ilaria Baghi. Si tratta di un nanziamento di 6.200 euro, erogato dalla famiglia Mazzotti e assegnato in base al merito a uno studente o studentessa del corso magistrale, per sostenere gli ultimi due anni di studi e favorire il passaggio verso il mondo del lavoro. La borsa di studio potrebbe attivarsi già dal prossimo febbraio: il vincitore non dovrà distinguersi solo per merito accademico, ma dimostrare di condividere gli stessi valori che Viola si è sempre impegnata a difendere: attenzione all’inclusione, all’interconnessione culturale e alla sostenibilità ambientale e sociale. Le prossime attività dell’associazione riguarderanno l’aspetto comunitario, con l’istituzione del Viola Day a giugno (una giornata al mare tra sport, musica e gastronomia) e la presenza ssa dello stand Punto Viola nei mercatini estivi sul Borgo Marina; quello divulgativo, con talk di esperti e incontri con rappresentanti delle aziende del territorio per incentivare lo scambio tra giovani che si affacciano al mondo del lavoro e imprenditori e, non ultimo, un focus sulla sicurezza stradale, con incontri anche in ambito scolastico grazie alla collaborazione con la scuola guida Aura. Guardando al futuro, l’idea è quella di istituire nuove borse di studio per i giovani cervesi e ulteriori iniziative legate al mondo dello sport, una delle più grandi passioni di Viola, tra corsa, ciclismo, nuoto, escursionismo e arrampicata.

PATRIMONIO

Visite guidate: l’Aula Magna della Biblioteca Classense è un “nuovo” monumento (a pagamento) di Ravenna

Oggetto di un lungo e attento lavoro di restauro della volta e degli affreschi, danneggiati dal terremoto del 2019, l’Aula Magna della Biblioteca Classense è stata riaperta al pubblico lo scorso aprile. Da allora un ricco calendario di aperture straordinarie, visite guidate ed eventi espositivi ha restituito alla comunità la possibilità di ammirare uno degli spazi più prestigiosi della biblioteca, certamente il più iconico, degno di essere annoverato tra i monumenti tappa di una visita turistica alla città.

Terminata questa prima fase di iniziative, la programmazione delle giornate di apertura dell’Aula Magna della Classense è stata strutturata proprio per intercettare al meglio un pubblico di appassionati, visitatori e turisti: il venerdì dalle 15 alle 18 e il sabato dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18, a partire da venerdì 30 gennaio. L’accoglienza sarà garantita da personale dedicato e appositamente formato. L’ingresso costerà 3 euro a persona e il biglietto potrà essere acquistato al bookshop della Classense. L’accesso sarà gratuito per i bambini fino ai 14 anni, per le scolaresche del Comune di Ravenna e i loro insegnanti, nonché per le persone con disabilità e i loro accompagnatori. Sono inoltre disponibili visite guidate a pagamento su richiesta. L’Aula Magna della Biblioteca Classense è considerata un gioiello tra le biblioteche barocche e fu realizzata tra il 1707 e il 1714 su progetto del monaco architetto Giuseppe Antonio Soratini per volontà dell’abate Pietro Canneti, letterato erudito ed esperto bibliofilo. La sala offre ai visitatori gli affreschi di Francesco Mancini, tra cui il celeberrimo Trionfo della Divina Sapienza sullo scisma, l’eresia e l’ignoranza che decora la volta ed è stata oggetto dei principali interventi di restauro che hanno consentito la riapertura dopo il terremoto del 2019. L’ambiente è riccamente ornato dagli stucchi dello scultore Antonio Martinetti, oltre che dalle boiserie a doppio ordine, opera dell’intagliatore e monaco Fausto Pellicciotti. La sala ospita inoltre due notevolissimi mappamondi di Vincenzo Coronelli, che il cartografo veneziano donò alla città di Ravenna dopo il 1692, secondi per dimensioni solo a quelli conservati presso la Biblioteca François Mitterrand di Parigi.

L’Aula Magna ospiterà inoltre una selezione di materiali appartenenti alle collezioni storiche: materiale d’archivio, stampe e libri antichi che testimoniano l’evoluzione dell’arte tipografica in Italia. Il patrimonio sarà esposto all’interno delle nuove vetrine acquistate grazie a un progetto finanziato dalla Regione Emilia-Romagna.

L’EX MERCATO COPERTO DIVENTA UN SALOTTO DEL VINO: WEEKEND DI DEGUSTAZIONI

29 gennaio - 4 febbraio 2026

ie i anni i fo ogra e il mio “grazie” alle Dolomiti»

Giovedì 5 febbraio (ore 20.30) l’Outdoor Store di Faenza (corso Europa 96) ospiterà la presentazione di Wunderkammer, il primo libro fotogra co del 35enne trentino Matteo Pavana. Un progetto che nasce dalla sua esperienza diretta nel mondo dell’alpinismo e dell’outdoor.

Matteo, il tuo libro raccoglie circa dieci anni di fotograe. Di cosa “parla”?

«Delle Dolomiti, senza parlarne direttamente. Sentivo il bisogno, dopo tanti anni di fotogra a commerciale, di recuperare un rapporto più sincero con il mezzo. Il libro è nato anche come una forma di ringraziamento verso le Dolomiti, che sono le mie montagne. Sentivo personalmente il bisogno di farlo».

Da dove viene il titolo?

«Le Wunderkammer, tra il XVI e il XVII secolo, sono state i precursori dei musei. La parola signi ca “camere delle meraviglie”. Erano armadi o stanze in cui i collezionisti — spesso aristocratici — raccoglievano oggetti naturali o arti ciali rari: pietre, conchiglie, ori essiccati, elementi unici. Quando ho scoperto questa parola, ho subito pensato: le Dolomiti sono una Wunderkammer». Come nasce l’idea di unire alpinismo e fotogra a?

«In modo abbastanza spontaneo. Ho iniziato a scalare e a fotografare più o meno nello stesso periodo. A un certo punto mi sono chiesto semplicemente: “Perché non scattare in parete?”. Da lì è andata avanti per tentativi. Studiavo Economia, ma non mi piaceva. Poi le cose sono successe: sono stato assunto da una nota azienda di montagna, La Sportiva. Lavoravo come gra co, ma mi lasciavano seguire anche i photoshooting, i video, i contenuti per YouTube. È stato un percorso molto speci co, dif cilmente replicabile».

stono strumenti tecnici che ti permettono di essere indipendente: corde statiche, maniglie, sistemi per salire e scendere. Le posizioni si preparano prima o durante la salita. Tecnicamente gli strumenti esistono, ma soprattutto deve piacerti. Alla ne, il lavoro vero è arrivare nel posto giusto, nel momento giusto, con le condizioni giuste. Fotografare è un attimo, mentre tutto il resto richiede tempo, produzione, studio».

C’è una fotogra a del libro a cui sei più legato? E una che è stata più dif cile da realizzare?

«Non direi che ce ne sia una più dif cile delle altre. La parte più complessa è stata scegliere le immagini che erano veramente tante. È un racconto autobiogra co, non uno studio sistematico, che non spiega, ma al contrario vuole trasmettere una sensazione. La fotogra a a cui sono più affezionato è l’ultima: un gracchio che passa sfocato davanti a un paesaggio. Stavo fotografando il panorama e questo uccello mi ha attraversato il frame, esattamente al centro. In quel momento ho capito che il libro doveva essere così: dove il non detto, l’imprevisto, valgono più della perfezione o del controllo».

Che responsabilità senti nel raccontare oggi le Dolomiti, tra cambiamento climatico e overtourism?

«Per me il tema delle Olimpiadi si lega molto al mio rapporto con la competizione e con l’ego. Mi piace competere, ma in modo personale, non strutturato. Non credo esistano Olimpiadi “fatte bene”, soprattutto quando signi cano sacri care priorità ambientali che dovrebbero venire prima. Quello che mi dispiace è vedere la mancanza di una coscienza collettiva nei confronti della natura, il non cercare alternative quando sarebbe possibile farlo. Si parla di sacri ci, ma sempre a senso unico, in nome di un’economia che non credo sia più sostenibile».

Il trentino atteo avana presenta il suo libro autobiografico a aen a «Le Olimpiadi? Purtroppo si s c ific sempre l’ambiente»

Dal punto di vista tecnico: com’è possibile fotografare mentre sei in parete?

«Dipende molto dall’attività. Se parliamo di arrampicata, esi-

«La responsabilità che sento è prima di tutto personale: restituire, nel modo in cui potevo, una parte della bellezza che le montagne mi hanno dato. Cerco di coltivare consapevolezza e informazione. Ma non voglio caricarmi di una responsabilità collettiva che è più grande di me. All’inizio il libro voleva essere più vicino a un reportage diretto, poi ho capito che non sarebbe stato utile. Per raccontare davvero il dolore o il degrado avrei dovuto iniziare un progetto completamente diverso. E non credo che sarei riuscito a farlo meglio di quanto non sia già stato fatto».

Siamo alle porte delle Olimpiadi di Cortina, con tanto di discussioni sull’impatto ambientale...

Hai fotografato anche le montagne più alte del mondo. Che cosa ti hanno lasciato quelle esperienze? «Sì, ad esempio, sono stato in spedizione in Pakistan, nel Karakorum. È stata una bella esperienza, ma legata a un momento preciso della mia vita.

La scalata sugli 8.000 solo perchè sono 8.000 per me non ha più un gran senso. Rispetto di più gli alpinisti che coltivano la passione in maniera creativa senza per forza ssarsi su un nome o su un numero. È curioso come scalare montagne di grande altitudine dia un’enorme visibilità mediatica: mi hanno fatto più domande su quello che su anni di lavoro fotogra co. È una dinamica che mi mette a disagio».

Ne parla la dottoressa Benedetti di Ravenna Farmacie: «Tutte le medicine sono senza glutine»

Quanto è diffusa?

Quali sono i sintomi?

Come si ottiene la diagnosi? − È un’allergia?

Esiste una cura?

Cosa fa il Servizio Sanitario Nazionale per chi soffre di una malattia così impattante?

di Leonardo Ferri

RAVENNA&DINTORNI 29 gennaio - 4 febbraio 2026

FAMIGLIE

orna Il Mar dei piccoli, n e e i ar e gio o e o er a a eo i a ino

Dal 31 gennaio al 22 febbraio mostre, laboratori letture e spettacoli all’insegna della creatività

Dal 31 gennaio (e no al 22 febbraio) il Museo d’Arte della Città di Ravenna dedica i propri spazi a Il MAR dei piccoli, tradizionale appuntamento giunto alla quarta edizione, che vede i bambini e le loro famiglie protagonisti al museo. Partenza dunque sabato 31 gennaio (inaugurazione ore 11), con l’inaugurazione della mostra-gioco Acqua, Aquae, ideata da Immaginante, un percorso espositivo dedicato all’acqua, elemento vitale e fonte inesauribile di immaginazione, scoperta e creatività. Pensata per nidi, scuole e famiglie, la mostra propone installazioni interattive, aree laboratorio ed eventi speciali in cui l’esplorazione diventa azione creativa. L’acqua, nelle sue molteplici forme – dalla goccia alla pozzanghera, dalla fontana al ruscello, dal ume al mare – viene riscoperta attraverso esperienze visive, sonore e tattili, veicolate da opere d’arte, illustrazioni e paesaggi immersivi. L’esposizione

è ideata da Arianna Sedioli, con installazioni di Marilena Benini, Alessio Caruso, Arianna Sedioli e Cristina Sedioli, ed è arricchita dalle tavole originali di Irene Penazzi. Per l’inaugurazione ci sarà una passeggiata nelle sale della mostra, accompagnata da un concerto itinerante di percussioni con Andrea Rattini e animazione musicale a cura di Immaginante. La partecipazione è gratuita, con prenotazione obbligatoria. Nel corso di febbraio la mostra sarà animata da visite guidate e laboratori rivolti a pubblici diversi. Le visite animate per le famiglie si svolgono il sabato e la domenica, con turni alle ore 10, 11, 15 e 16.30. Accanto al percorso espositivo, numerosi appuntamenti laboratoriali (a prenotazione,

sempre di domenica alle 10.30, info al 3342804710) per le famiglie. Domenica 1 febbraio si tiene Disegna… il mare, workshop di disegno ispirato al libro I giorni del mare, condotto dall’autrice Irene Penazzi e dedicato a bambine e bambini dai 3 agli 8 anni. L’8 febbraio è la volta di Figure galleggianti, laboratorio d’arte con Marilena Benini per la creazione di pesci e stelle marine che daranno vita a un’installazione collettiva. Il 15 febbraio va in scena Splash!, racconto d’arte e laboratorio a cura di Cristina Sedioli, seguito dalla realizzazione di una pagina pop-up ispirata a Hokusai. Il 22 febbraio conclude il ciclo Gocce, bolle, onde, narrazione musicale e laboratorio che intreccia musica dal vivo, racconto e sperimentazione sonora, con la collaborazione della Sezione Education del Teatro La Fenice di Venezia. Il tema dell’acqua è protagonista anche dei laboratori di mosaico proposti dalla Fondazione RavennAntica con In un mare di tessere: la magia dell’acqua nei mosaici del MAR, un ciclo di quattro appuntamenti dedicati a bambine e bambini dai 5 agli 11 anni, in programma domenica 1, 8, 15 e 22 febbraio alle 15.30 (prenotazioni 0544-482477). Il percorso invita i più piccoli a immergersi nell’arte del mosaico, linguaggio identitario della città di Ravenna, attraverso una modalità esperienziale e partecipata.

La libreria per ragazzi Momo organizza poi La cartapesta dei bambini, cinque incontri (3, 5, 10, 12 e 17 febbraio ore 16.45) per un laboratorio di cartapesta (dai 7 ai 12 anni) con l’artista Marta Tasselli, nalizzato alla creazione di maschere per la “parata dei bambini” che si terrà sabato 7 marzo lungo le vie del centro per festeggiare i 10 anni di Momo. Prenotazioni: 0544-202813. Si rinnova anche la collaborazione con la Biblioteca Classense attraverso le Letture d’arte al museo, dedicate ai più piccoli. Nelle mattine di sabato 31 gennaio (ore 10.30) con Un mondo a colori e di sabato 14 febbraio (ore 10.30) con Avventure nel bosco, i bambini potranno assistere a letture ad alta voce a cura delle volontarie di NpL (Nati per leggere), seguite da una breve visita alla scoperta dei mosaici del MAR. Ogni piccolo partecipante riceverà in dono un libro d’arte. L’ingresso è gratuito e la prenotazione obbligatoria (info: 0544-482477).

MOSTRE/1

Sabato 31 gennaio (ore 11) si inaugura al Mic di Faenza Alchimia Ginori 1737-1896. Arte e tecnica in manifattura, mostra che rilegge due secoli di storia della manifattura di Doccia, proponendo una narrazione inedita dell’evoluzione della ceramica nel XVIII e XIX secolo. Attraverso un’ampia selezione di opere e manufatti provenienti dalle collezioni del Museo Ginori e del Mic, l’esposizione curata da Oliva Rucellai e Rita Balleri mette in scena la dialettica tra creatività e limiti imposti dalla materia, tra ricerca estetica e progresso scientifico, tra tradizione e mutevolezza del gusto della committenza.

MOSTRE/2

Le “Trame di luce” di Velda Ponti a Brisighella

Sabato 31 gennaio alle 18.30 al museo Ugonia di Brisighella inaugura “Trame di luce”, un’ampia mostra dedicata a Velda Ponti (Faenza, 1934 – Brisighella, 2020), figura di rilievo nel panorama artistico nazionale e autrice di una ricerca pittorica capace di attraversare il secondo Novecento con uno sguardo autonomo e profondamente sensibile.

GIULIO CONIGLIO COMPIE GLI ANNI E FESTEGGIA ALL’ALMAGIÀ

Domenica 1 febbraio (ore 17.30) all’Almagià, in occasione dei 25 anni del personaggio di Giulio Coniglio creato da Nicoletta Costa, la stagione Le Arti della Marionetta organizzata dal Teatro del Drago prosegue con la compagnia pugliese Granteatrino Casa di Pulcinella, che porterà in scena Buon compleanno Giulio Coniglio, con protagonisti il timido e buffo coniglio Giulio e le sue semplici e indimenticabili avventure insieme alla sua allegra compagnia di amici.

TEATRO RAGAZZI /2

Le “Seggioline” di Beltrami e Cannizzaro al Masini di Faenza

Domenica 1 febbraio (ore 16), per la rassegna dedicata alle Favole, la compagnia Teatro Telaio presenta al Teatro Masini di Faenza lo spettacolo Seggioline, scritto e interpretato da Michele Beltrami (che ne è anche regista) e Paola Cannizzaro. Un viaggio surreale tra due emozioni, anzi tante quante ne possono nascere dall’incontro di due persone. Info: accademiaperduta.it.

Al Socjale di Piangipane va in scena “Abcd’emozioni”

Domenica 1 febbraio (ore 16) al Teatro Socjale di Piangipane la compagnia Melarancio/Dispari Teatro portano in scena Abcd’emozioni. Non esistono emozioni buone o emozioni cattive, ci dice questo lavoro in cui colori, musica e corpi si fanno strumento di espressione e sperimentazione. Dall’incontro tra i due protagonisti nascono vari sentimenti: sfumature di diverse intensità per dare valore a ogni stato d’animo. Info: ravennateatro.com.

TEATRO RAGAZZI/1

Walter Veltroni a Ravenna (con il nuovo libro) e a Faenza, in scena con il suo spettacolo

Venerdì 30 il politico e scrittore sarà prima a Palazzo Rasponi con Alberto Cassani, poi al Teatro Masini

Doppio impegno romagnolo per Walter Veltroni, che venerdì 30 gennaio sarà prima a Ravenna e poi a Faenza. A Palazzo Rasponi dalle Teste (ore 16.30) il politico e scrittore presenterà il suo nuovo romanzo Buonvino e l’omicidio dei ragazzi (Marsilio), insieme ad Alberto Cassani. Si tratta di un nuovo caso particolarmente complesso e doloroso per il commissario Buonvino e i suoi magni ci sette al contrario. In serata (ore 21) Veltroni sarà quindi in scena al Teatro Masini con Le emozioni che abbiamo vissuto. Gli anni 60, quando tutto sembrava possibile, progetto con cui ha deciso di mettersi in gioco personalmente, restituendo – come dice lui stesso – ciò che la vita gli ha donato, salendo sul palco per raccontarsi e raccontare gli ultimi decenni del secolo scorso. Le parole dell’ex vicepresidente del Consiglio sono accompagnate da una ricca selezione di

LA MOSTRA

video e immagini a volte inedite, che sono parte attiva e integrante della scenogra a. Sul palco con Veltroni il giovanissimo e talentuoso pianista torinese Gabriele Rossi, molto amato sui social e rappresentante di una generazione lontanissima da quegli anni, sarà signi cativamente interlocutore e sponda, non solo musicale, di questo viaggio emozionante nella nostra storia recente.

IL PINOCCHIO DI WOLFANGO ALLA CLASSENSE

Venerdì 30 gennaio (ore 17.30), alla Manica Lunga della Biblioteca Classense, inaugura la mostra Il Pinocchio di Wolfango, a cura di Sebastiana Nobili e Alighiera Peretti Poggi. L’esposizione, aperta fino al 4 aprile, celebra il pittore Wolfango Peretti Poggi (Bologna, 1926–2017) nel centenario della sua nascita e si inserisce nella ricca rassegna di eventi intitolata Wolfango 100-100 Wolfango, che si sviluppa lungo l’intero arco del 2026, in varie città dell’Emilia-Romagna.

INCONTRI LETTERARI/1

TORNANO LE “DONNE CHE TRADUCONO”, QUEST’ANNO DEDICATO AI VERSI DI TRE POETESSE

Si inizia il 4 febbraio con Linda Del Sarto su Wisława Szymborska

Mercoledì 4 febbraio (ore 17.30) si apre alla Sala Muratori della Biblioteca Classense il nuovo ciclo di conferenze Donne che traducono versi, che quest’anno verterà sulla poesia di Wisława Szymborska (nella foto), Anne Sexton e Ada Limón. Alla poeta polacca Nobel per la letteratura nel 1996 è dedicato il primo incontro, con Linda Del Sarto che parlerà di Tradurre una ferita: i versi giovanili di Szymborska. Insieme alle traduttrici ospiti (il 18 febbraio ci sarà Rosaria Lo Russo, il 25 febbraio Marilena Renda) si entrerà nei loro studi e si sfoglieranno carte, testi e vocabolari per ri ettere insieme sulla doppia alterità di lingua e di tempo, mai azzerata, ma ospitata nella traduzione. Ognuna di loro traduce poesia, e talvolta scrive anche poesia. Per la rassegna hanno scelto una voce in versi, tramite la quale raccontare il mestiere del tradurre e raccontarsi. La rassegna è organizzata da Lisa, Bentini, Barbara Domenichini, Luana Vacchi, in collaborazione con la Biblioteca Classense. Info: 0544-482112.

INCONTRI LETTERARI

Il ravennate Paolo Casadio da Liberamente

Sabato 31 gennaio (ore 17.30) alla libreria Liberamente di Ravenna si terrà la presentazione del romanzo La quarta estate, dello scrittore ravennate Paolo Casadio, edito da Clown Bianco edizioni e di ritorno in libreria a dieci anni dalla prima pubblicazione. A moderare l’incontro sarà Vania Rivalta.

La “Temperanza” di Carlilo in biblioteca a Cervia

Sabato 31 gennaio alle 16.30 in Biblioteca Maria Goia, a Cervia, presentazione del volume “Temperanza” (Il mulino, 2025) con l’autore Gennaro Carillo, in dialogo con Luana Neri, dell’Associazione Abc.

RAVENNA&DINTORNI 29 gennaio - 4 febbraio 2026

Info: teatroalighieri.org. LIRICA/1

a agione o era e ig ieri i a re on i Macbeth i i e e er i

Venerdì 30 gennaio e domenica 1 febbraio sul palco salgono Franco Vassallo e Marily Santoro nei ruoli principali, con la regia di Fabio Ceresa. Giuseppe Finzi dirige l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini

Venerdì 30 gennaio (ore 20) e domenica 1 febbraio (ore 15.30) la nuova stagione d’opera del Teatro Alighieri si apre con il Macbeth di Giuseppe Verdi, una coproduzione dell’Alighieri con i teatri di Pisa, Rimini, Genova, Modena, Livorno, Reggio Emilia e Ferrara. In scena, Macbeth e Lady Macbeth sono rispettivamente Franco Vassallo e Marily Santoro, mentre Roberto Scandiuzzi si cala nei panni di Banco, Erica Cortese interpreta la dama della Lady, Matteo Falcier e Francesco Pittari sono rispettivamente Macduff e Malcolm. Alin Anca si divide fra il medico, un domestico, il sicario e un araldo. Giuseppe Finzi dirige l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, con il Coro Lirico di Modena preparato da Giovanni Farina. Le apparizioni sono Leonardo Cavezzali e Aldo Minguzzi, solisti del Coro di Voci bianche Ludus Vocalis e Scuola Novello preparati da Elisabetta Agostini, e in scena c’è anche la compagnia di danza Fattoria Vittadini. La regia di Fabio Ceresa può contare sulle scene di Tiziano Santi, i costumi di Giuseppe Palella e le coreogra e di Mattia Agatiello. «Verso di noi il proscenio – spiega Fabio Ceresa nelle note di regia –, la realtà materiale dove si muovono personaggi. In fondo alla scena, la dimensione sottile dove esistono le cose che non sono ancora e quelle che non sono più. A collegare questi due piani, un percorso astratto composto da cornici concentriche: il varco tra i due universi che percorriamo alla nascita ed alla morte. Lungi dall’essere due mondi distinti, questi due spazi si compenetrano costantemente, perché quello che accade al di qua non è che un ri esso di ciò che si decide al di là. Non c’è morale, non c’è psicologia, ma solo una danza di forze che attraversano il buio e la luce. In contrasto con l’asciutta geometricità della scena, che è ridotta a pura struttura e linea, i costumi incarnano la dimensione sacra e vertiginosa del mito. Il mondo geometrico e rigoroso delle cornici quadrate trova così un controcanto di opulenza sacra, come se l’universo stesso, nel momento in cui si manifesta, non potesse che farlo con un’immagine di tragica bellezza». La nuova stagione ha offerto l’opportunità di rinnovare l’incontro fra spettacolo dal vivo e arti visive, nel segno della nuova generazione di artisti che si stanno formando in città. A caratterizzare i materiali promozionali sono l’Hermaphroditus (2011) del mosaicista Giuliano Babini e i ritratti fotogra ci di tre studentesse del Conservatorio G. Verdi – Clara Civenni, Alexsandra Pickard e Vera Della Scala –, che hanno indossato i costumi realizzati da Alessandra Landini, Francesca Fantoni e Federica Sabbatani per il corso di Decorazione di Graziano Spinosi all’Accademia di Belle Arti, calandosi idealmente nei panni delle tre donne protagoniste dei titoli in cartellone, Lady Macbeth, Isabella e Carmen. Giovedì 29 gennaio, alle 18, il Salone Nobile di Palazzo Rasponi dalle Teste accoglie il primo degli appuntamenti Prima dell’opera, il percorso di incontri a ingresso libero dedicati ai titoli in cartellone; in questo caso la ri essione è guidata da Carla Moreni, critico musicale del Sole24Ore e docente di Storia del teatro al Conservatorio di Milano.

LO SPETTACOLO

LA COMPAGNIA KOREJA E IL REGISTA GABRIELE VACIS ALL’ALIGHIERI

Martedì 3 febbraio (ore 21) La Stagione dei Teatri prosegue all’Alighieri con X di Xylella, Bibbia e Alberi Sacri, di Teatro Koreja, con la regia di Gabriele Vacis. Carico di riferimenti sacri, l’ulivo è simbolo di riconciliazione con il divino. I secolari uliveti in Puglia martoriati dal batterio killer della xylella, diventano qui una metafora della condizione umana, posta di fronte a qualcosa che trascende, che non si può controllare, che siamo tenuti non solo a combattere ma anche ad accogliere. La compagnia pugliese Koreja e il regista torinese Gabriele Vacis – che firmò con Marco Paolini la storica orazione civile sul Vajont – cercano di penetrare la complessità di questa tragedia che sta mutando non solo il paesaggio, ma anche gli affetti. In scena ci sono sei donne, come richiamo all’antico coro greco femminile: nella loro predisposizione a prendersi cura, ad affidarsi al canto e alla preghiera appaiono come sacerdotesse della ciclicità di vita e morte, e anche della memoria. Info: ravennateatro.com.

LIRICA/2

ren ino an e e a i i n o o ire ore ar i i o e o ra o re 0 an i a i

Succede ad Angelo Nicastro e ha già lavorato nell’ambito culturale cittadino. «Frequento Ravenna professionalmente da oltre 15 anni»

È Emanuele Masi il nuovo direttore artistico della stagione d’opera e danza del Teatro Alighieri, raccogliendo il testimone del direttore uscente Angelo Nicastro. Incaricato per il triennio 2026-28, Masi è emerso dalle oltre cinquanta candidature pervenute da tutt’Italia a seguito dell’Avviso nalizzato alla raccolta di manifestazioni d’interesse. Trentino, Masi si è diplomato al Conservatorio della sua città natale, e all’Accademia Pianistica Internazionale di Imola. Dopo tante esperienze, attualmente è vicedirettore della Fondazione Haydn di Bolzano e consulente del Teatro Ristori di Verona. «Sono profonda-

mente riconoscente al presidente e al consiglio di amministrazione della Fondazione Ravenna Manifestazioni per la ducia accordatami – sottolinea il neo-eletto direttore artistico –. Per me è un onore raccogliere il testimone dal maestro Angelo Nicastro, di cui ho sempre stimato la competenza, lo stile e la passione. Ravenna è una città che frequento professionalmente da oltre quindici anni: nel tempo ho collaborato con il Teatro Alighieri alla coproduzione di diverse opere liriche – a partire da un ormai lontano Fidelio – e con la Vetrina della danza Anticorpi all’interno del Festival Ammutinamenti».

29 gennaio - 4 febbraio 2026 RAVENNA&DINTORNI

MUSICA CLASSICA/1

LA RASSEGNA DELLA “MARIANI” SI APRE CON L’ORCHESTRA DI MANTOVA

Martedì 3 febbraio (ore 21) si apre al Teatro Alighieri la nuova stagione di Ravenna Musica, organizzata dall’associazione Mariani. Sul palco, l’Orchestra da Camera di Mantova (nella foto), una delle migliori compagini nazionali, che affiancherà due solisti di comprovato talento quali il violininsta Ilya Gringolts e il violista Lawrence Power nell’esecuzione della mirabile Sinfonia Concertante per violino e orchestra K 364 di Mozart. Composta a Salisburgo nel 1779, l’opera rappresenta il massimo risultato raggiunto da Mozart nella composizione con più strumenti solisti e orchestra. A dirigere il concerto salirà sul podio il maestro austriaco Friedrich Haider. La seconda parte della serata sarà invece dedicata alla Sinfonia n. 4 op. 9 “Italiana” di Mendelssohn. L’opera fu abbozzata nello stesso periodo insieme alla terza Sinfonia “Scozzese” durante il soggiorno dell’autore in Italia (1830-31).

TRADIZIONE

Al Mama’s un omaggio a Domenico Modugno e le sonorità africane di Bifalo Kouyate & Don Can

Due, come di consueto, gli appuntamenti musicali al Mama’s Club di Ravenna. Venerdì 30 gennaio (ore 21.30) c’è Blu Modugno, reading musicale che fa rivivere l’anima travolgente di Domenico Modugno, con la voce narrante di Alessandro Braga, Gianluigi Tartaull a voce e chitarra, Luca Bombardi al pianoforte e Mimmo Russo al contrabbasso. Sabato 31 gennaio (ore 21.30) ecco poi Bifalo Kouyate & Don Can, power trio di musica del West Africa capitanato dal griot maliano Kouyate, da anni residente in Italia e insegnante di danza tradizionale e percussioni. Con lui Franco Pellicani alla batteria e Leonardo Giuntini al basso.

MARIANNE MIRAGE AL TEATRO SOCJALE

Venerdì 30 gennaio (ore 21.30) al Teatro Socjale di Piangipane sarà ospite Marianne Mirage, cantautrice e musicista cresciuta tra Billie Holiday, Edith Piaf e Milva. Ha partecipato al Festival di Sanremo nel 2017 con il brano Le canzoni fanno male Nel 2019 vince il Nastro d’Argento per la colonna sonora composta per il film The Place di Paolo Genovese. Un’artista dalle mille sfaccettature, che presenta l’ultimo album Teatro

CLUB

Al Cisim arrivano Ponzio Pilates e Crema (Camillas)

Doppio live nel weekend del Cisim di Lido Adriano. Sabato 31 gennaio (ore 22) sul palco salgono i Ponzio Pilates, musica che è un’esperienza fisica prima ancora che sonora: ritmi tribali e prolungati, pulsazioni ipnotiche e un’energia collettiva che trasforma il concerto in una vera danza rituale. Definirli è quasi impossibile: techno acustica, elettrosamba esplosiva, psichedelia felice. Dal vivo sono travolgenti e davvero godibili. Ad aprire la serata Ananhash, progetto nato dall’improvvisazione e dalla contaminazione tra math rock e funk. Il loro sound è un flusso continuo di ritmi spezzati, bassi pulsanti e chitarre sincopate. Domenica 1 febbraio (ore 21.30) tocca quindi al trio Crema, nato dall’esperienza dei Camillas, con un “pop nervoso e distratto”. Presentano WOWO, il nuovo album. Info: ccisim.it.

LA STAGIONE DEL GOLDONI DI BAGNACAVALLO PROSEGUE CON CARLOTTA COLOMBO

Sabato 31 il soprano interpreterà “Arianna a Roma” insieme all’ensemble di otto elementi Anima & Corpo

Sabato 31 gennaio (ore 21), al Teatro Goldoni di Bagnacavallo, la stagione Libera la musica organizzata da Accademia Bizantina prosegue con Arianna a Roma. Arie e Cantate per le Virtuose, con il soprano Carlotta Colombo (nella foto) accompagnata dall’ensemble italiano Anima & Corpo, fondato e diretto dal primo violino Gabriele Pro. Il programma è signi cativo per come riesce a far af orare il mondo delle musiciste virtuose legate alle famiglie aristocratiche o ai cardinali e prelati della Roma del tempo, e si ascolteranno musiche di, tra gli altri, Monteverdi, Kapsberger e Rossi. Colombo ha alle spalle una solidissima preparazione nel canto rinascimentale e barocco, e una discogra a che si sta facendo di rilievo. Anima & Corpo sono otto musicisti, distribuiti tra violini, viola da gamba, violone, contrabbasso, tiorba, chitarra, arpa doppia, e clavicembalo. Un gruppo nato con l’intento di diffondere e riscoprire i tesori musicali del repertorio vocale e strumentale del ‘600 e del ‘700. Alle 20, nel ridotto, il concerto sarà introdotto da Gli artisti raccontano, dialogo tra i musicisti dell’ensemble e il musicologo Bernardo Ticci.

MUSICA CLASSICA/3

Il pianista Fiorenzo Pascalucci al Mic di Faenza

Domenica 1 febbraio (ore 15.30) i Pomeriggi musicali al MIC di Faenza proseguono con il recital pianistico di un interprete di grande eleganza e consapevolezza stilistica quale Fiorenzo Pascalucci. Il programma dal titolo Giochi di luce della Ville-lumière attraversa alcune delle trasformazioni più radicali della cultura musicale tra ‘800 e ‘900, dando voce a mondi solo in apparenza lontani: la raffinatezza della Belle Époque, la disillusione dopo la Grande Guerra, il fermento creativo del Nuovo Mondo. Info: emiliaromagnafestival.com.

L’INTERVISTA

29 gennaio - 4 febbraio 2026

TRA NATURA E QUOTA

è giovedì gio. 29: ore 21

OvO, 25 anni in tour per diventare una leggenda «Suonare dal vivo è il motivo per fare musica»

Il duo composto da Stefania Pedretti a Bruno Dorella presenta il nuovo album “Gemma” venerdì 30 al Bronson «Questo disco è l’inizio di un nuovo percorso ed è molto incentrato su un messaggio di speranza»

Venerdì 30 gennaio (ore 21.30) il Bronson di Madonna dell’Albero ospita il concerto del progetto electro-metal OvO, ossia Stefania Pedretti (voce e chitarra) e Bruno Dorella (batteria, sample e synth), che presentano Gemma, il loro undicesimo album in studio, uscito nell’ottobre scorso e che ha celebrato venticinque anni di attività del duo. Con loro – attualmente Pedretti vive a Ravenna, dove anche Dorella ha abitato per circa un decennio, mentre ora vive a Bruxelles – abbiamo parlato del nuovo disco e del quarto di secolo di OvO.

Forse anche per via dei vostri svariati progetti paralleli (Dorella è in Bachi da Pietra, Ronin, Sigillum S e Tiresia, Pedretti ha il progetto solista Alos, ndr), Ovo è una band in continua trasformazione, ma soprattutto un progetto puro, si potrebbe dire quasi spirituale, che nel tempo è diventato un piccolo mito, di nicchia, ma comunque mito. Si possono individuare gli snodi fondamentali della vostra carriera?

Bruno Dorella: «È proprio vera questa cosa che siamo delle piccole leggende. Ce lo dicono ogni sera dal pubblico, ce lo dicono gli organizzatori e le altre band. È strano da dentro, perché io, anche a 50 anni, mi sento sempre un giovane emergente. In generale è giusto parlare di trasformazione ma anche di evoluzione. All’inizio i nostri dischi erano un tentativo di rappresentare quello che era il nostro live, quindi ci siamo creati questa fama di gruppo dif cile da ascoltare su disco, che ancora un po’ ci segue. Un po’ perché comunque non siamo un gruppo pop né tantomeno troppo orecchiabile (e questo non credo che cambierà mai). A un certo punto però, tra il 2010 e il 2011, con l’album Cor Cordium, abbiamo proprio deciso di lavorare in maniera diversa sui dischi, cercando di far sì che anche il disco, per quanto rimanga comunque un’esperienza d’ascolto un po’ di s da, si proponga come oggetto d’arte a sé. Le nostre

«Essere intervistati da The Wire è tanta roba, più di così ol o i ficil

fasi artistiche dunque sono abbastanza chiare: la prima, dal 2000 al 2002 circa, in cui eravamo un gruppo totalmente di improvvisazione radicale e avevamo lo stesso approccio improvvisativo sia dal vivo che in studio. Poi gradualmente c’è stata una fase, dal 2002 al 2010, in cui ci siamo resi conto che andava ssato un canovaccio sui dischi, anche se ancora l’album rimaneva glio di quello che si faceva dal vivo. Dal 2011 abbiamo deciso di lavorare invece partendo dal disco e poi rappresentare il disco nei live. Con l’album Abisso, del 2013, abbiamo quindi iniziato a inserire anche l’elettronica nei dischi, e nel 2020 siamo passati all’etichetta Artoffact Records, accentuando questa tendenza. Con Gemma invece abbiamo veramente voluto passare il con ne e inserire l’elettronica in maniera molto più evidente, anche in uenzati come dicevi da quello che facciamo al di fuori di OvO, per quanto mi riguarda, ad esempio, colonne sonore per teatro e danza, mentre per Stefania tutto l’aspetto ritualistico del suo progetto Alos».

A mio avviso Gemma è un mezzo capolavoro, ma direi che sia una sensazione diffusa, viste le recensioni clamorose ovunque e addirittura un’intervista di quattro pagine su The Wire, la rivista più autorevole del mondo. Una volta nito il disco vi siete resi conto di averlo fatto così bene?

per certi aspetti, siamo così come individui, sarebbe una forzatura essere diversi».

In effetti, rispetto a dischi dai nomi come Cicatrici, Abisso o Miasma, n dal titolo in Gemma c’è un atteggiamento diverso.

Stefania Pedretti: «No, e nemmeno ora. L’umiltà è il nostro eterno pregio e difetto; per me è un pregio ma a volte ci manca davvero la presa di coscienza del nostro valore. Certo, ci siamo sicuramente resi conto di aver fatto un disco che ci piaceva moltissimo, lo volevamo diverso ma che mantenesse gli ingredienti OvO, questa volta con qualche elemento in più, sia a livello di strumentazione che di presa di coscienza maggiore da parte nostra. Ciò si è concretizzato in uno step di maturità per la band. Rispetto poi al disco precedente, Ignoto, che trattava di tematiche molto toste e negative, qui invece volevamo passare a qualcosa legato alla speranza – non per niente si chiama Gemma –, alla visione di un futuro possibile. Negli ultimi cinque, sei anni l’umanità ha subìto ferite profonde e ore siamo in un momento in cui la gente vede solo negativo, succedono cose sempre più disastrose e si ha sempre meno speranza, il nostro intento era invece dire “no, se ognuno di noi cerca di agire positivamente ci può essere speranza”. E infatti il disco incita molto alla rivalsa, alla rivoluzione. Quando The Wire ci ha scritto dicendoci che volevano fare un’intervista di quattro pagine, mandandoci anche un loro fotografo, ero incredula. Già avere una recensione su The Wire è dif cilissimo, un’intervista è tanta roba, a livello di carriera è una bella spunta, più di così è dif cile. Noi comunque siamo molto orgogliosi di essere “semplici”

SP: «Per noi Gemma è come se fosse l’inizio di un nuovo percorso. Io volevo fare un disco che c’entrasse con la semina; pianti un seme, speri che arrivi qualcosa e non sai bene la pianta come sarà, che frutti darà. Questo nuovo percorso, loso camente, è così. Inoltre la gemma ha un doppio signi cato, erboristico ma anche riferito alla pietra, al gioiello, e infatti tutti i titoli dell’album richiamano gli elementi (cobalto, iridio, stagno, ecc.), sia preziosi che no, e anche quello fa parte sia dell’umano che dell’umanità: tutto ruota perché ci sono questi elementi, all’interno della Terra, del nostro corpo, dell’etere. Il disco voleva dare un senso di compiutezza universale, a tondo, non solo come umani ma come umani all’interno di un universo, sia tangibile che intangibile, volevamo ricordare il rispetto per la natura».

La dimensione live, con ben oltre 1.000 concerti, ha caratterizzato in maniera massiccia l’attività di OvO, dimostrando che ormai il vostro è un gruppo che può andare ovunque, e l’ha fatto. È il genere che suonate o è totalmente una questione legata a voi?

BD: «Siamo noi come gruppo. Il nostro modo di stare in tour, quasi anacronistico, con tante date consecutive, in furgone con gli ampli catori e la batteria, ormai non lo fa più nessuno; i gruppi fanno la data spot, arrivano in aereo. Anche nelle ultime date in Europa, col freddo, ogni sera una situazione diversa, Stefania e io ci guardavamo in faccia e ci dicevamo sempre che siamo proprio fatti per questo, questa roba ci piace. Ovviamente ci piace la serata che va bene ma anche affrontare la serata dif cile, e non tutti sono tagliati per questa cosa. Essere sempre in giro a suonare può sembrare una gata – e per me lo è – ma in realtà non funziona per tutti, non è una passeggiata. Quindi, ok, bella la data spot in un festival in cui arrivi e suoni, ma il gusto vero per noi è andare in furgone e fare il tour. Finché si potrà – ed è sempre più dif cile, perché ci sono meno posti, la cultura è cambiata, si suona solo nei weekend – continueremo a farlo. Poi ci adegueremo. Suonare dal vivo è ancora il motivo perché facciamo musica».

Nei vostri dischi ci sono spesso collaborazioni importanti, da Rollerball a KK Null, no a Lord Spikeheart e Paige A. Flash in Gemma. Come nascono questi sodalizi?

SP: «Per questa risposta voglio scomodare il termine “magia”, perché è un po’ così che arrivano le nostre collaborazioni. Nel senso, certamente sono volute, ma allo stesso tempo capitano, non arrivano per caso però i contesti e gli incastri naturali, tipo puzzle, sono determinanti. C’è il desiderio di avere dei featuring perché sappiamo che danno a certi pezzi un accento, una sfumatura o un colore in più, sia nell’aggressività che nel romanticismo, che magari a noi in quel momento mancano per vari motivi. Spesso sono artisti che conosciamo personalmente ma che se anche ancora non conosciamo stimiamo molto. Ad esempio, Lord Spikeheart: il suo gruppo precedente, Duma, ci ha davvero colpito, così come tutta quella scena africana da cui proviene, gente che fa cose incredibili e grandemente creative con pochissimi mezzi. Lord Spikeheart fa quello che gli viene dritto dall’anima, e si sente, i suoi concerti sono energia pura, così come quelli degli Ovo, siamo molto af ni».

In apertura della serata al Bronson suoneranno le Fucksia, transfemministe e queer, che sono la combinazione perfetta tra attitudine punk, ambientazioni rave, sonorità dance e rap.

CLUB

I francesi Elastic Systems al Clan Destino

Dopo il concerto di giovedì 29 gennaio con il quartetto Meyer Flückiger Koch Conca, sabato 31 gennaio (ore 22) al Clan Destino di Faenza arrivano i francesi Elastic Systems. Partiti dalle colline di Nantes, Arnaud Aubry e Thomas Durand hanno iniziato la loro avventura come Elastic Systems nel 2022, immergendosi profondamente nella sinergia uomo/macchina attraverso giochi elettronici sinuosi.

di Alessandro Fogli

CONTROCINEMA

Intenso, sfiancante, da vedere: No Other Choice fa centro

Ho recuperato un lm a cui tenevo molto: No Other Choice, in concorso a Venezia 2025, la nuova opera del regista sudcoreano Park Chan-wook, che ricorderete tutti per la sua meravigliosa trilogia Mr. Vendetta (2002), Old Boy (2003) e Lady Vendetta (2005). Park Chan-wook è un regista di eccessi: ipertroco, sempre esagerato, narratore dell’ultraviolenza, ma anche caustico, irriverente e satirico nei dettagli delle storie che racconta e nelle sfumature registiche. No Other Choice è in effetti il remake di un bellissimo lm del 2005: Cacciatore di teste, del maestro greco Costa-Gavras (che infatti nel lm di Park Chan-wook gura come coproduttore), a sua volta tratto dal romanzo The Ax di Donald E. Westlake. Il lm di Park Chan-wook si apre sui più consolidati cliché della famiglia perfetta: il protagonista Man-soo (interpretato da Lee Byung-hun, il Front Man di Squid Game) è ingegnere capo nella maggiore industria cartaria del paese; guadagna moltissimo e ha una villa con parco enorme, dove abita insieme alla moglie Miri, i due gli, e il cane. Tutto è perfetto nell’Asian Dream del protagonista.

Ma la sua azienda viene inglobata da un gruppo straniero; “ristrutturazione” aziendale è solo un modo diverso di dire “licenziamenti”: e Man-soo viene licenziato dopo 25 anni di lavoro perché “non c’è altra scelta”... Tutti a dirgli che sicuramente troverà subito un lavoro migliore. Ma la verità è che è troppo specializzato e rimane disoccupato; nei mesi non trova nulla, la moglie deve riprendere a lavorare, la villa di famiglia va messa in vendita... Come può Mansoo recuperare il suo posto di lavoro? Solo se non ci fossero concorrenti... No Other Choice è un bel lm, intenso e s ancante. Con poche variazioni di trama rispetto all’originale, dovute quasi solo al cambio di continente e di periodo storico (il lm di Costa-Gavras nella Francia del 2005, Chan-wook nella Corea del Sud del 2025), e come già in un lm “gemello” quale Parasite di Bong Joonho, il tema è il neocapitalismo selvaggio di inizio millennio. Man-soo è la vittima di un antecedente: l’uomo maschio ancora patriarcale che porta a casa i soldi e si occupa della famiglia; e di un conseguente: il sistema è morto, sostituito dalla freddezza robotica dei nuovi esseri umani. L’intera esistenza è regredita in una guerra darwiniana, uno Squid Game quotidiano senza bisogno dell’alibi di un gioco a premi. Certamente si può reagire a tutto questo con humor cattivo e crudele, come Park Chan-wook fa spesso: ma solo perché siamo tutti piccoli insetti che sperano di salvarsi dal mondo, non certamente di cambiarlo e risolverlo. E alla ne, pur se ci salviamo, saremo da soli, piccoli insetti, destinati a soccombere.

FIORI MUSICALI

Perché è importante la riapertura del Rossini

di Enrico Gramigna *

La notizia della settimana è stata l’occasione nella quale il Teatro Rossini di Lugo è stato brevemente riaperto a un manipolo di curiosi e autorità per far circolare quel profumo di speranza della riapertura. A quanto pare, vista la fausta circostanza, il ritorno in funzione del tempio lughese appare davvero prossimo, c’è chi si augura già in questo autunno. Che sia una buona notizia per la città è evidente (e chi dice il contrario è almeno miope). Che sia una buona notizia per il Paese è rincuorante. In effetti, ad oggi la cultura (restringiamo il campo a quella musicale solo perché da queste colonne di ciò si parla) è assai febbricitante in Italia. Lasciamo perdere le polemiche del caso Venezi (le cui ultime uscite, da novella Maria Antonietta, risultano inquietanti) che, ormai, si ripropongono sulle pagine dei quotidiani peggio di un re usso gastroesofageo, il punto è tutto il resto. Si può dire che abbiamo le orchestre regionali, gli enti lirico-sinfonici, e poi?

Abbiamo alienato in poco più di un secolo orchestre, bande, tradizioni radicate nel tessuto sociale e tutto ciò è accaduto per un motivo in particolare. No, non è il solito o tempora, o mores, non imputiamo al cambio di gusti e fruizione della musica la colpa (perché di colpa si tratta) di questo annichilimento musicale. Tutto ciò che fa, o non fa, girare la musica è il denaro: chiudere tre orchestre RAI su quattro non era per migliorarne la qualità, ma per risparmiare. L’unico motivo per il quale la cultura non viene incentivata è che non produce ed è vero! Non direttamente, i frutti della cultura hanno la coda lunga, non si possono quanti care tirando righe e facendo somme. La cultura permette a chi ne fruisce di sviluppare più connessioni, se non neurali, almeno argomentative; aumenta la capacità di pensare e di pensare bene, rendendo l’acculturazione un fattore determinante della performance lavorativa. Ma la direzione è opposta n dalla scuola, con l’idea di indirizzare gli studenti verso scuole professionali o tecniche, obbligare a periodi di alternanza scuola-lavoro dicendo che la scuola deve formare per il lavoro. Questa è la menzogna più potente del nostro tempo. In ogni lavoro si impara sul campo, con periodi più o meno lunghi di apprendistato. La scuola serve per trasmettere il sapere ai discenti, a donar loro i mezzi per aumentare la capacità di pensiero. Ecco perché la riapertura di un teatro è fondamentale, perché è il segnale che non tutto è perduto e che c’è ancora qualcuno che mette al centro l’essere umano invece che il pro tto.

* musicista e musicologo

Dino Battaglia, un grande maestro

Dino Battaglia è uno fra i maestri delle “nuvole parlanti” italiane. A differenza dell’amico e collega Hugo Pratt, non si è mai legato a un personaggio particolare, scegliendo la strada dell’interpretazione grafica di grandi classici della letteratura, con una predilezione per il mistero e l’avventura. Le sue letture dei racconti di Edgar Allan Poe sono straordinarie; senza dimenticare il capolavoro di sintesi del suo Moby Dick , uscito per la prima volta nel mensile “Sgt Kirk” nel 1967. Qui non c’è lo spazio per ricordare la sua bibliografia, che inizia dall’Asso di Picche, periodico del 1946 che ha fra i propri autori i “cugini veneziani” Alberto Ongaro, Mario Faustinellie appunto Pratt. Eppure, alla fine della propria carriera, anche lui sperimenta un eroe seriale, un poliziotto alle prese con casi quasi soprannaturali e horror: l’Ispettore Coke. La serie debutta nel 1982 sulle pagine di “Alter alter” e comprende due episodi completi, I delitti della fenice e La mummia ; resta incompleto il terzo episodio Il mostro del Tamigi , che Battaglia sceneggia e disegna per meno di 21 tavole: muore infatti prematuramente il 4 ottobre 1983, a Milano.

FULMINI

Da poco più di un mese è possibile leggere la trilogia completa grazie alla ristampa curata da Giulia Sgarbezzini per Sergio Bonelli Editore, un volume cartonato di grande dimensione (22 centimetri per 30) che valorizza la magia dei disegni dell’autore. Il completamento della terza avventura dell’ispettore di Scotland Yard, sceneggiata da Bepi Vigna e disegnata da Corrado Roi, mantiene in buona parte l’atmosfera “grigia” delle altre. L’ispettore Coke è un poliziotto fuori dalle righe che, all’inizio del Novecento, risolve enigmi gotici e affascinanti.

Dino Battaglia è stato uno straordinario artista del bianco e nero, dell’inchiostro di china, dei chiaroscuri. Ha proposte storie sulfuree, spaziando in ogni genere letterario: avventura, fantascienza, umorismo, giallo, horror e di carattere agiografico; in alcune occasioni le tavole sono state arricchite dai colori scelti dalla moglie Laura De Vescovi, bravissima acquarellista e sceneggiatrice. Senza dimenticare la sua passione per le divise e i soldatini, pubblicati dal Corriere dei Piccoli negli anni Sessanta e Settanta.

Oltre a questo volume edito da Bonelli-Lo scarabeo, si può rileggere l’opera di Battaglia grazie al recupero di quasi tutte le sue storie realizzato dalle Edizioni NPE.

* direttore di GialloLuna NeroNotte

di Nevio Galeati *

29 gennaio - 4 febbraio 2026

Dalla Sapienza alle colline i o ig iana ino ora a ia i a

Guido De Togni, dottore di ricerca di Diritto Costituzionale a Roma, ha trovato in Romagna la sua nuova strada e dal 2024 produce albana e sangiovese con pratiche naturali

Qualche giorno dopo la nevicata del 6 gennaio mi sono trovato ospite, in uno scenario più dolomitico che da colline romagnole, di Guido De Togni, 44enne vignaiolo “new entry” del territorio tra Brisighella e Modigliana, di stanza al Podere Aia di Sopra e titolare della linea Vino di G. Con lui è subito scattata una bella intesa, foriera di una lunga e interessante chiacchierata.

Guido, qual è la tua storia?

«Sono nato in provincia di Verona, sono cresciuto a Padova, ho vissuto tre anni a Venezia e poi mi sono trasferito a Roma per studiare Scienze Politiche e Giurisprudenza, diventando successivamente dottore di ricerca di Diritto Costituzionale alla Sapienza. A Roma ho partecipato all’occupazione del Teatro Valle e iniziato a lavorare con Stefano Rodotà sul tema dei beni comuni, cosa che mi ha aperto un mondo, sia intellettuale che pratico, con ri essioni che mi hanno poi portato a fare ciò che sto facendo adesso. Il mondo accademico è molto indirizzato, indottrinato, troppo limitato per la mia volontà di lavorare sul pensiero, quindi ho virato. Nel 2010 avevo iniziato ad avvicinarmi all’agricoltura con la potatura degli ulivi fuori Roma, e nel 2019 ho colto l’occasione con un amico per un progetto agricolo sulla produzione del pomodoro libera dal caporalato e dallo sfruttamento del lavoro, che si chiamava Funky Tomato, che però col Covid è andato a monte per vari motivi».

E qui arriva il momento del vino. «Sì, nel 2020 quel progetto era sfumato, non avevo intenzione di riprendere la vita accademica e mi si è presentata la possibilità di iniziare a vini care a Marzabotto, sopra Sasso Marconi, con un amico che faceva vino con pratiche naturali da tanti anni. Un mondo per me eccezionale che mi ha totalmente coinvolto n da subito. Da buon veneto il vino lo conoscevo e con questo amico ho fatto ricerca, siamo arrivati a realizzare no a 15 vini cazioni diverse in una stagione, là ho imparato le basi e ho scoperto una cosa che non sapevo, ossia di avere la mano e che la sensibilità che ho come persona, in rapporto al vino, funziona molto bene. Questo non lo potevo sapere prima e mi ha spinto a prendere la decisione de nitiva di mettermi a fare vino». Come sei arrivato a Modigliana?

«Per vicende famigliari ho avuto l’occasione di poter acquistare un posto mio e nel gennaio del 2023, con la mia compagna, abbiamo trovato questo Podere Aia di Sopra, tutto da sistemare. Modigliana e la valle del Lamone sono state un caso, ma ci siamo innamorati, è tutto esposto a sud, sud-est. Abbiamo subito avuto grandi dif coltà dovute all’alluvione, con frane, acqua ovunque, ma tutto ciò mi ha rafforzato nella convinzione di star facendo qualcosa di giusto. Nel ‘23 però non ho avuto uva, mentre nel 2024, nonostante il diluvio, l’ho raccolta e la prima vini cazione l’ho fatta

31 gennaio - 1 febbraio 2026

Viaggio nel mondo del vino regionale fra denominazioni di origine e vitigni autoctoni

di Alessandro Fogli Sommelier, vignaiolo garagista e wine enthusiast

sotto casa in tini d’acciaio e damigiane, realizzando tre vini, un albana e due sangiovese. Quest’anno ho iniziato a vini care nella cantina di Andrea Bragagni (intervistato su queste pagine nel 2024, ndr), perché non ho ancora la mia cantina, abbiamo trovato un’ottima intesa e ne sono felicissimo. Lui qua è un precursore ed è tra i motivi che mi hanno fatto capire che ho trovato il luogo giusto per fare ciò che sto facendo».

Quanta vigna ti sei trovato a gestire? Hai piantato qualcosa di nuovo?

«Non ho ancora piantumato perché volevo nire di sistemare. Ho due ettari e mezzo di vigna, con parcelle di piante giovani, di trent’anni e anche vecchie di settant’anni. Poi c’è una collina dove pensavo di arrivare a un

metodo ancestrale, e soprattutto ho scoperto dell’esistenza di questa albana rosa, mai sentita, che è vini cata vicino a Faenza in non più di cinque ettari e pare sia stata riscoperta (ora è un vitigno registrato) dopo che è rinata spontaneamente nel terreno di un contadino. Di questa vorrei fare una vigna ad alberello e amplierei così a tre ettari e mezzo. Mi piacerebbe arrivare a 150, 170 quintali di uva, dunque circa 10mila bottiglie, che è il mio massimo target. Per ora la linea si chiama Vino di G, ma quando ci sarà anche la cantina l’idea è di chiamarla Casa Futura».

Spiegami un po’ i tuoi vini.

«Partiamo da Diluviana, un’uva albana da piante di 70 anni che oltre a essere pigiata e deraspata fa anche quella che chiamo una

Degustazioni e storie di produttori

Dalle ore 10:00 alle 19:00

Oltre 40 cantine espositrici presenteranno e metteranno in vendita le loro etichette

Possibilità di degustare oltre 150 etichette

La selezione sarà ampia e internazionale, spaziando dalle eccellenze italiane a rinomati Champagne e vini fermi francesi, fino a etichette di nicchia provenienti da Germania e Austria, inclusi i celebri vini muffati

EX MERCATO COPERTO Via Francesco Baracca 8, 48012 Bagnacavallo www.bagnacavalloinunbicchiere.it 327 8487293 ticket@bagnacavalloinunbicchiere.it

Prenota la tua degustazione, inquadra il QR Code

Diluviana, Fruttidoro, Anna: vini di cui sentiremo parlare

Se il buongiorno si vede dal mattino, Guido De Togni può dormire sonni tranquilli, perché i suoi primi tre vini sono davvero speciali. Diluviana, albana in purezza da una vigna di settant’anni, non fa altro che mettere in mostra le potenzialità di un’uva che da queste parti è commovente, con grande corpo, sapidità, personalità da vendere. Fruttidoro è il sangiovese base, un vino vivacissimo fin dal colore, fresco e di gran beva, una di quelle bottiglie che non fai in tempo ad aprire che è già sparita. Ma due parole in più le voglio spendere per Anna, il sangiovese superiore. Premesso che sicuramente almeno un altro annetto di affinamento gli farebbe solo bene, Anna sa però già farsi amare, un vino esuberante, quasi piccante, con la profondità e il corpo del sangiovese di questo territorio, ma con una freschezza e un ingaggio sensoriale irresistibili. Il naso è bello ampio e ci racconta già tutto, dalla viola alla marasca, dalla castagna al tabacco. Ne sentiremo parlare parecchio. (al.fo.)

pre-follatura (ossia una pigiatura con i piedi nel mastello), con cui si attiva un processo di estrazione in fermentazione prima di metterla in fermentazione alcolica, che le dà una caratteristica molto particolare. Il Diluviana è vinicato solo in damigiana, con tre travasi sempre in luna calante, una macerazione di dieci giorni sulle bucce e un’aggiunta di una minuscola dose di solforosa nell’ultimo travaso per dare una minima stabilità, senza perdere nulla dei profumi. Un vino che sicuramente può reggere il tempo senza problemi e che rappresenta questa zona della Romagna (qui siamo circondati da boschi e calanchi, c’è un clima unico), ne sono soddisfatto».

Poi ci sono i due sangiovese. «Esatto. Fruttidoro è il base, ha fatto acciaio

ENOGASTRONOMIA

e damigiana in ultimo travaso. L’uva arriva dalla vigna vecchia, di 70 anni, e da un’altra di 30, nel bosco, che di fronte ha la pietra del calanco che ri ette la luce, è un’uva potentissima. Fruttidoro, nel calendario rivoluzionario francese, corrispondeva circa al periodo dalla metà di agosto alla metà settembre, che è quando l’ho vini cato. Il frutto qui è bellissimo, perché con la vini cazione naturale ti porti dietro tutti i sentori, la bacca è lì, come se stessi mangiando l’acino del sangiovese. È un vino che ha avuto molto successo. Anna, dedicato a mia glia, è invece un sangiovese superiore, da una vigna diversa, molto più povera, giovane, che pesca quasi solo sul galestro, portando a un vino molto minerale. Fruttidoro ha una gran beva, Anna è più impegnativo». Dove si possono trovare i tuoi vini?

«Per ora le bottiglie le distribuisco ad amici e conoscenti, perché ce ne sono poche e non ho ancora la mia cantina. Per chi fosse interessato a conoscere i vini basta chiamarmi al 334-7138922».

COSE BUONE DI CASA

A cura di Angela Schiavina

Polpette di spinaci

Ingredienti. 500 g di spinaci, cinque foglie di salvia, un rametto di rosmarino, 200 g di parmigiano grattugiato, 100 g di grissini, due uova intere, farina bianca, 1 l di olio per friggere, sale e pepe nero appena macinato. Preparazione. Lavate gli spinaci, sgocciolateli bene dall’acqua e frullateli senza cuocerli insieme ai grissini, lavate la salvia e il rosmarino privandoli delle parti dure, tritate molto nemente con una mezzaluna. In una ciotola mettete gli spinaci frullati con i grissini, le erbe aromatiche, le uova e il parmigiano e impastate tutto, deve risultare un composto sodo, se così non fosse aggiungete un altro po’ di parmigiano, salate e aggiungete il pepe. Col composto così ottenuto preparate delle palline poco più grandi di una noce, passatele nella farina e poi friggetele. man mano che sono pronte toglietele con una schiumarola e mettetele su una carta assorbente. Potete servirle con una peperonata. Se non volete friggerle potete cuocerle in forno.

SBICCHIERATE

Un verdicchio che lenisce l’anima

È bello rendersi conto di come, secolo dopo secolo, l’umanità rinnovi sempre con grande entusiasmo la propensione ad autodistruggersi e gettare alle ortiche tutte le cose decenti che qualche anima volenterosa reisce a mettere assieme di tanto in tanto. Ma a sessant’anni le energie per indignarmi per la milionesima volta cominciano a scemare, e l’unico rimedio è af darsi a una sana boccia della nostra bibita preferita. Come ad esempio il Pistaraspi dell’azienda vitivinicola Apiua, nelle Marche (per l’esattezza a Cupramontana), un uvaggio di verdicchio (sicuramente dei Castelli di Jesi, vista la zona) e trebbiano (in percentuali, a naso, dell’85 e 15) che ride nisce davvero l’idea di verdicchio. Pur mantenendo la sua formidabile spalla acida, qui infatti questo vino si ammorbidisce e allarga anche il suo spettro olfattivo, offrendo aromi di erba sfalciata, frutta gialla, miele oreale e, giuro, tè Earl Grey. Prodotto con l’approccio naturale di Gilles Azzoni – che i titolari di Apiua, Francesca e Roberto, hanno conosciuto in Francia – il Pistaraspi sta 24 ore a contatto con le bucce, senza aggiunta di solforosa, e non viene chiari cato nè ltrato, per restituire solo ciò che gli ha dato vita, ossia un’uva e un territorio della madonna. Un ringraziamento è d’obbligo a M.P. che me l’ha fatto scoprire.

Un Oste per un giorno: a Casa Spadoni torna il gusto della condivisione

Al via il 3 febbraio un ciclo di serate all’insegna della convivialità: un ospite speciale crea il suo menù, sceglie gli abbinamenti con i vini e si racconta piatto dopo piatto

Riscoprire il piacere di stare insieme, seduti at torno a un tavolo, senza fretta e senza formali smi. È da questa idea semplice, ma allo stesso tempo ambiziosa, che nasce “Oste per un gior no”, il nuovo ciclo di serate ideato dal Mercato Coperto di Ravenna, che prenderà il via martedì −

Spadoni, a pochi passi da San Vitale. L’iniziativa si fonda su un ribaltamento di pro spettiva: mettere al centro non lo chef, né la tec senso più autentico del termine. Colui che acco glie, racconta, intrattiene e che, come accadeva

narratore, creando un’atmosfera capace di far sentire tutti parte della stessa tavolata. A spiegare lo spirito dell’iniziativa è l’ideatrice e organizzatrice Beatrice Bassi, amministratore

delegato del Mercato Coperto di Ravenna, che sottolinea come “Oste per un giorno” nasca da desiderio di condivisione e inclusione: «I nostri spazi non devono essere solo luoghi in cui si mangia e si beve bene, ma luoghi dove si passa del tempo di qualità, dove ci si incontra e ci si co nosce».

Il format prevede che, per una sera, una persona proveniente da un ambito professionale diverso dalla ristorazione assuma il ruolo di oste. Non cu cina, ma sceglie i piatti, i vini e gli abbinamenti, spesso guidato dal gusto personale e dai ricordi. La cucina di Casa Spadoni prepara le portate, mentre l’oste cura l’impiattamento, il servizio e la conseguente narrazione.

Protagonista del primo appuntamento del 3 febbraio sarà Davide Mazzotti, consulente e re sponsabile della sicurezza sul lavoro, che per una

sera metterà da parte il suo ruolo professionale per condividere passioni, sapori e aneddoti. Un esempio emblematico dello spirito dell’iniziativa: persone impegnate in ambiti diversi che trovano nel cibo e nel vino un linguaggio comune, fatto di ironia, leggerezza e piacere dello stare insieme. quattro piatti e quattro vini, lasciando agli ospiti la libertà di comporre la propria esperienza. Un ritorno ideale alle osterie di una volta: pochi piat ti ma fatti bene. «Abbiamo in mente di proporre − − mosfera calda e conviviale che oggi sembra man care. I prossimi osti? Non li sveleremo, vogliamo creare un po’ di suspance ma sicuramente saran no degli intrattenitori con una grande passione per lo stare insieme».

Info e prenotazioni: sanvitale@casaspadoni.it. 334 3664015, 0544 34455

A cura di Alessandro Fogli
Il sangiovese Anna

Cantieri verso la conclusione. Investimento da 4 milioni di euro

Nuovo sopralluogo del Comune di Bagnacavallo a Palazzo Abbondanza per veri care l’avanzamento dei cantieri in corso, con particolare attenzione alla porzione dell’edi cio destinata a ospitare il Centro Sociale Abbondanza. L’intervento, che rientra nei progetti di rigenerazione urbana nanziati dal Pnrr, sta entrando nella fase conclusiva, leggermente in ritardo rispetto alle prime previsioni di terminarlo entro il 2025. Ora l’obiettivo è completare le parti strutturali entro marzo (quando resteranno da completare alcune lavorazioni di ri nitura, in particolare sugli spazi esterni, che proseguiranno nei mesi successivi).

In questi giorni si sta procedendo alla posa dei pavimenti in cotto negli ambienti del pianterreno: una scelta che richiama i materiali tradizionali dell’edicio storico e, allo stesso tempo, garantisce durabilità e facilità di manutenzione per spazi destinati a un utilizzo quotidiano da parte della comunità.

Il sopralluogo è stato anche l’occasione per un confronto operativo con il referente tecnico dell’Unione

dei Comuni della Bassa Romagna, coinvolto nella realizzazione delle connessioni impiantistiche e tecnologiche dell’edi cio. Un passaggio importante per assicurare che il complesso, una volta completato, sia pienamente integrato con le reti e i servizi. Il recupero di Palazzo Abbondanza, articolato in più cantieri coordinati, rappresenta uno dei progetti più rilevanti di rigenerazione urbana del centro storico di Bagnacavallo. Nel 2025 è stato completato il primo intervento, con la realizzazione di sei alloggi di edilizia residenziale sociale (1 milione di euro circa di investimento pubblico) mentre sono due quelli nanziati dal Pnrr al momento in corso. Il primo è il cantiere oggetto del sopralluogo, che riguarda anche il recupero dei due piani superiori da destinare alle associazioni del territorio. Grazie al secondo è inoltre in corso la riquali cazione della corte interna, con la realizzazione di una nuova struttura in acciaio e vetro. L’investimento complessivo per questi due ultimi cantieri è di circa 3 milioni di euro, di cui 2 milioni e 855 mila coperti dal Pnrr.

RIQUALIFICATA: A CACCIA DI 300MILA EURO

Approvato il progetto per il centro civico polifunzionale

È partito il percorso di riquali cazione della ex scuola di Villa Inferno, attuale Centro Civico polifunzionale Airone. La giunta comunale di Cervia ha infatti approvato il progetto di fattibilità, che sarà ora candidato a nanziamento partecipando al bando del Gal Delta 2000 destinato alle aree Leader che scade il 3 febbraio, nell’ambito del Piano di Sviluppo Rurale per investimenti nalizzati al miglioramento di infrastrutture per servizi e attività culturali e ricreative.

Il progetto, che prevede un investimento di 300.000 euro, permetterà di avviare una serie di interventi per migliorare la vivibilità, il comfort e l’ef cienza energetica del Centro e renderlo un edi cio moderno e sostenibile. L’edi cio ospita attualmente la sede del Consiglio di zona e del Comitato Montaletto Villa Inferno, della Biblioteca di quartiere, e viene utilizzato come scuola di musica e per le attività motorie e ricreative destinate a diverse fasce d’età.

La sostituzione degli in ssi e il nuovo isolamento termico della copertura della sala riunioni renderanno l’edi cio uno spazio confortevole e utilizzabile tutto l’anno. Il progetto prevede anche nuove pavimentazioni per la sala riunioni, dove il linoleum verrà sostituito con un materiale adatto anche per attività sportive, e nelle altre aree comuni, per garantire resistenza, igiene e un rinnovato impatto estetico e funzionale. Una sala internet point permetterà a tutti gli utenti di collegarsi gratuitamente, grazie anche all’arrivo in zona della linea della bra ottica. Nel progetto si è posta grande attenzione anche al miglioramento dell’accessibilità e alla riquali cazione degli spazi esterni: è previsto un nuovo percorso senza ostacoli nel cortile del fabbricato per potere accedere alla biblioteca dei bambini e il piano intende anche riquali care il verde attorno all’edi cio.

In ne, sono previsti nuovi arredi per tutti gli spazi.

BAGNACAVALLO
Una foto dal sopralluogo del 22 gennaio scorso

29 gennaio - 4 febbraio 2026

Rinasce l’area di via Drei: villette e un parco con 3mila alberi

Dopo l’acquisizione del lotto da 60mila metri quadrati da parte del Gruppo Ritmo, che realizzerà anche strade e parcheggi

Dopo oltre dieci anni di attesa, a Faenza si avvia verso una completa rinascita urbana l’area di via Drei e via Gentili. Il Gruppo Ritmo ha infatti acquisito un lotto di circa 60.000 metri quadrati, al centro di un progetto di trasformazione avviato nel 2010 e rimasto incompiuto no a oggi. Già nella prossima primavera - assicurano dalla società - sarà ultimato il primo fabbricato residenziale.

L’operazione segna un punto di svolta per una zona strategica della città, che potrà assistere anche al rifacimento delle opere di urbanizzazione ormai ammalorate. Il piano di riquali cazione prevede infatti la cessione al Comune di circa 10.000 metri quadrati tra strade pubbliche e parcheggi,. A questo si aggiun-

In arrivo due nuovi supermercati

In consiglio comunale, a Faenza, sono stati approvati due interventi legati alla grande distribuzione, entrambi con superfici entro i 1.500 metri quadrati: sono in arrivo un nuovo Famila nell’area del parcheggio di fronte a via Malpighi e un Eurospar nell’ex area Doria, lungo la via Emilia, dove è in corso la ristrutturazione di un capannone industriale. Lo ha riportato nei giorni scorsi il Carlino Faenza. Come spiegato dall’assessore all’Urbanistica Luca Ortolani, per superfici superiori ai 1.500 mq sarebbe necessario un accordo sovracomunale, ipotesi che al momento non è all’ordine del giorno.

ge la realizzazione di un nuovo grande parco urbano di circa 15.000 metri quadrati, destinato a diventare un punto di riferimento per i residenti. Il parco si collegherà e integrerà con l’esistente Giardino di via Fornarina, ampliandone la super cie e le funzioni. Il progetto ambientale prevede la piantumazione di oltre 3.000 tra alberi, cespugli e siepi, oltre a nuove dotazioni di arredo urbano: illuminazione pubblica, panchine, tavoli da picnic, un’area giochi attrezzata per bambini e un’area di sgambamento cani completamente recintata.

Accanto agli spazi pubblici, la lottizzazione prevede la realizzazione di appartamenti, villette e ville che ospiteranno complessivamente circa 80 famiglie.

FAENZA/2

Nuovo parcheggio all’ex Filanda, a pochi minuti da centro e stazione, con noleggio bici elettriche Dopo l’attivazione dell’hub intermodale nel piazzale Cassandra Pavoni, all’ex scalo merci adiacente alla stazione ferroviaria, da martedì 20 gennaio a Faenza è fruibile l’area di sosta nell’ex comparto che ospitava il supermercato La Filanda. L’area, con accesso da via Filanda Nuova, si trova a 3 minuti di bicicletta dalla stazione di piazza Cesare Battisti (tramite il sottopasso di corso Garibaldi) e a 7 minuti a piedi (attraverso le scale del cavalcaferrovia). Questa posizione strategica permette anche di raggiungere il centro storico in pochissimi minuti. Il parcheggio mette a disposizione circa 160 posti auto, di cui quattro riservati ai veicoli che espongono il contrassegno di mezzi a servizio dei disabili. A protezione dei fruitori, lo spazio è già dotato di un impianto di videosorveglianza con telecamere che inquadrano l’intera area.

Il servizio integra una postazione per e-bike a pedalata assistita situata all’esterno dell’area di sosta, presso la rampa del cavalcaferrovia, mantenendo così una posizione strategica per favorire l’intermodalità tra auto, bici e treno. È inoltre prevista l’installazione di segnaletica verticale per indicare agli utenti il percorso consigliato, le distanze e i tempi per raggiungere la stazione ferroviaria e l’hub intermodale.

In primavera, il collegamento ciclopedonale verso la stazione sarà ulteriormente riqualificato. L’intervento è stato programmato con il clima mite poiché la posa del conglomerato bituminoso richiede temperature stagionali adeguate a garantire la corretta compattazione e durabilità del manto. In quell’occasione verrà realizzata una pavimentazione che possa differenziare il percorso ciclabile da quello pedonale.

Mondo Casa: competenza tecnica e attenzione al cliente in ogni fase della trattativa

«Siamo entrati nella nuova sede dell’Agenzia Mondo Casa a Ravenna, in viale Alberti n. 18, colpiti dall’a spetto curato, con l’intento di trovare una soluzione alla vendita della nostra casa, nella prospettiva di trovarne poi una più grande perché la nostra famiglia sta crescendo. Innanzi tutto abbiamo trovato una bella accoglienza, un luogo luminoso e aperto, persone dai volti sorridenti e gentili». È l’inizio del genzia Mondo Casa. «I proprietari sono venuti da noi dopo un incarico di sei mesi scaduto in un’altra agenzia. L’appartamento era appetibile, a piano terra e con ingresso indipendente – spiegano Angela D’Altri e Manuel D’Altri, titolari dell’agenzia –. Qualche proposta era arrivata nei mesi precedenti, ma nessuna rispettava davvero le richieste e necessità dei proprietari. Noi li abbiamo accolti con piacere con la consapevolezza che eravamo lì per ascoltarli. Empatizzare con i clienti, ascoltare i loro bisogni, è la nostra chiave e anche in questo caso è stata la modalità vincente perché ci ha dato modo di trovare in poche settimane l’acquirente perfetto». Radicamento nel territorio, conoscenza del mercato immo biliare e un approccio empatico che mette sempre al centro i bisogni del cliente: sono proprio questi i tratti distintivi che caratterizzano la storia trentennale di Mondo Casa, trasformando l’agenzia in un vero e proprio punto di riferimento nel panorama immobiliare ravennate. Le due sedi di Ravenna,viale Alberti n. 18, e Punta Marina, viale dei Navigatori n. 14, sono gestite a conduzione familiare, con i titolari Angela D’Altri e Andrea D’Altri Filippo Galeati e Manuel D’Altri mento e l’esperienza dei primi, l’entusiasmo e l’approccio di nuova generazione dei secondi ha messo a punto un servizio capace di coniugare competenza tecnica e attenzione umana in ogni fase della me diazione immobiliare. Il metodo di Mondo Casa parte sempre dall’ascolto: «Capire a fondo le esigen ze di venditori e acquirenti è l’unico modo per concludere al meglio una compravendita – affermano

Angela e Manuel –. Cerchiamo di sollevare i clienti da ogni incombenza burocratica: quando una persona ci ha mostrato la casa per la messa in vendita, non deve più pensare a nulla». È proprio questo approccio che permette alla famiglia D’Altri di prendere in carico an che le dinamiche più delicate, arrivando a sbloccare immobili fermi sul mercato anche da mesi, in pochi giorni o settimane. «Ma non è solo l’empatia a fare la differenza: trent’anni di esperienza permettono le ricerche, le visite e le “perdite di tempo”. Vale la pena ricordare una villetta del centro invenduta per mesi: era il tipo di immobile più richiesto sul mercato, con tre camere da letto, due bagni e un giardino –continuano Angela e Manuel –. Il prezzo era allineato agli standard, ma le foto non rendevano giustizia sapevamo già a chi proporla. Non abbiamo nemmeno dovuto pubblicare l’annuncio». Nel mercato im mobiliare, infatti, a fare la differenza sono le garanzie offerte da un’agenzia di qualità: la conoscenza del territorio e di chi lo vive, con un disegno nitido dei potenziali acquirenti per ogni immobile, la cura per i dettagli (soprattutto quando si parla di foto), la correttezza e chiarezza delle informazioni raccol te e fornite, l’approccio alla documentazione con la capacità di riconoscere e accertare la regolarità urbanistica. «Il nostro è il mestiere più antico del mondo e per questo ci piace – concludono Angela e Manuel – perché porta con sé il senso della storia e il valore delle relazioni. Abitare è un concetto ampio che noi riusciamo a tradurre in una soluzione capace di rendere felici le persone. La nostra prima motivazione». www.gruppomondocasa.it − −

Angela D’Altri e il nipote Manuel D’Altri
i a i a ione energe i a a o e io i 4 6 a i ne a enna e i ar io i o re i e e ro

anno

La fotografia dell’Osservatorio di Humans&Data. «Dopo il Superbonus è necessario continuare a ridurre i consumi»

Tra il 2020 e il 2025 l’Italia ha visto un aumento sensibile delle riquali cazioni immobiliari, sostenuto dagli incentivi scali legati al SuperBonus, sconto in fattura e cessione del credito, terminati per tutti il 31 dicembre 2025. Il settore edilizio italiano che è stato analizzato ha registrato un salto medio di 4,5 classi energetiche per regione del patrimonio residenziale. A fotografare la situazione è l’Osservatorio Riquali cazione Energetica condotto da Humans&Data, agenzia di marketing e comunicazione specializzata nell’analisi e interpretazione di grandi moli di dati a supporto di decisioni strategiche per mercato e istituzioni. L’analisi si basa sui dati proprietari di Harley&Dikkinson, società di consulenza con un’esperienza ventennale nella riquali cazione immobiliare. Lo studio ha analizzato un campione di 2.177 interventi in Italia che hanno garantito un salto minimo di due classi energetiche, come certi cato dall’Ape (Attestato di Prestazione Energetica), il documento che valuta l’ef cienza energetica di un immobile. 11 quelli analizzati in provincia di Ravenna (10 condomini e 1 ente del terzo settore), con salto medio registrato di 4,6 classi energetiche.

In totale, sono stati considerati 2,4 milioni di metri quadrati riquali cati, l’equivalente di 336 campi da calcio: questo ha determinato un risparmio di Co2 pari a 25,16 kg/mq anno2 e generato un risparmio economico medio stimato di 12,1 euro al metro quadro3. Nove interventi su 10 sono stati commissionati nel biennio 2021-2022 per via del Superbonus, la cui successiva rimodulazione ha avuto conseguenze dirette sul mercato, come confermato da Anaepa Confartigianato: nel 2024 la ne del Superbonus ha determinato un calo del 22% negli investimenti per il recupero abitativo.

«In un Paese in cui quasi il 70% degli edi ci residenziali è ancora classi cato nelle tre classi con maggior dispendio di energia (E, F e G), è importante sottolineare il lavoro di miglioramento che è stato fatto negli anni 2020-2025 anche grazie agli incentivi scali. Questo slancio - sottolinea Alessandro Ponti, presidente di Harley&Dikkinson - non deve cessare oggi, ma dobbiamo cercare di continuare a riquali care il nostro patrimonio edilizio nazionale per raggiungere gli obiettivi indicati dall’Europa (ovvero ridurre il consumo di energia degli edi ci residenziali del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035) e per garantire a più famiglie possibili una quotidianità dignitosa in ambienti confortevoli». Secondo l’Osservatorio Riquali cazione Energetica di Humans&Data Insight gli inter-

venti di riquali cazione hanno spostato il patrimonio edilizio dalla parte bassa e inef ciente della scala energetica alla sua estremità più virtuosa producendo una variazione media di 4,5 classi energetiche. Prima dell’intervento, tre quarti degli edi ci (75,6%) si concentravano nelle classi energetiche più basse e inquinanti, con la classe F che rappresentava da sola quasi un terzo del totale (30,2%), mentre quelle ad alta efcienza (da A1 a A3) erano all’1,4% del campione. Dopo l’intervento, lo scenario risulta radicalmente trasformato, con le classi più inef cienti quasi scomparse e oltre il 60,2% degli edi ci in una delle quattro sottocategorie della classe A (A1, A2, A3, A4) con il 22,6% che arriva in classe A4, seguite dalle classi B (13,8%) e C (13,6%).

Come dimostrano i dati dell’Osservatorio di Humans&Data, intervenire sul patrimonio edilizio più obsoleto è la strategia più ef cace per massimizzare i bene ci economici per le famiglie e contrastare la povertà energetica (quasi il 10% delle famiglie italiane si trova in condizione di povertà energetica, fonte Oipe, 2023). Gli interventi di riquali cazione avrebbero infatti generato un risparmio economico medio di 12,1 euro al metro quadro. Basti pensare che un immobile che parte dalla classe G e raggiunge la classe A4 ottiene un risparmio record di 28,38 euro/mq, mentre il passaggio da una classe F a una A4 genera un risparmio di 21,14 euro/mq. Per una famiglia che vive in un appartamento riquali cato di 100 mq all’interno di un condominio - scrivono da Harley&Dikkinson - questo si traduce in un risparmio annuo in bolletta di oltre 1.100 euro, mentre per chi abita in una villetta unifamiliare il risparmio annuo può superare i 1.800 euro. L’Osservatorio Riquali cazione Energetica di Humans&Data ha analizzato nel dettaglio la situazione a livello regionale, individuando dove e in che misura sono stati realizzati gli interventi di ef cientamento. Il Mezzogiorno (con il 61,6% dei cantieri italiani) si distingue per un salto di classe energetica elevato, con la maggior parte degli interventi che porta gli edi ci nelle classi più performanti, mentre nel Nord Italia (con il 25% dei cantieri) gli interventi si polarizzano verso le classi energetiche intermedie C e B. Andando nel particolare, la Sicilia si distingue come la regione con la percentuale più alta di interventi, rappresentando da sola il 21% del totale. Seguono, con una quota molto signi cativa, la Campania con il 14% e la Lombardia con l’12% dei cantieri. Anche la Calabria mostra una partecipazione rilevante con l’8%, seguita da un gruppo di regioni con percentuali intermedie, Lazio (7%), Abruzzo (6%), ed Emilia-Romagna (5%).

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SVILUPPO URBANISTICO

A RUSSI APRIRÀ UN MCDONALD’S, CON PISTA CICLABILE...

A Russi aprirà un McDonald’s. Il nuovo ristorante della nota catena di fast food sorgerà all’incrocio tra via Gallignani e via Faentina Nord, nei pressi della cantina sociale alle porte del paese. L’apertura è prevista tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno. Lo ha reso noto il Comune in una nota inviata alla stampa il 20 gennaio. La giunta comunale ha approvato un permesso di costruire convenzionato relativo ad un lotto all’interno del comparto noto come “Campodoro 1”. L’intervento si inserisce in un’area artigianale già completamente urbanizzata nella quale nel tempo sono sorte alcune attività commerciali. Nella convenzione urbanistica è previsto un intervento pubblico compensativo: l’estensione della pista ciclabile esistente lungo via Faentina Nord, per circa 300 metri, fino al comparto interessato. L’opera, a carico della proprietà del lotto, consentirà un collegamento tra la rotatoria di via Di Vittorio e le attività presenti nell’area. «Con questo intervento – chiarisce la sindaca Valentina Palli – si completa l’assetto complessivo del comparto. L’amministrazione comunale ha accolto la proposta presentata dagli investitori, perché coerente e funzionale a una serie di obiettivi pubblici: insediamento a Russi di una nuova attività al servizio dei lavoratori della zona ma capace anche di intercettare il pubblico più giovane; miglioramento dell’assetto della viabilità; ricaduta occupazionale sul territorio. Un progetto, quindi, che coniuga sviluppo, servizi e attenzione alla mobilità sostenibile».

NEGOZI

A Fornace Zarattini apre un nuovo store di Cucine Lube

Cucine Lube inaugura nell’area commerciale di Fornace Zarattini (via della Merenda 1) il nuovo Store Lube con una superficie di oltre 250 metri quadrati e in esposizione i più prestigiosi modelli del brand. L’inaugurazione di fatto sarà lunga una settimana: da domenica 1° febbraio (data di apertura ufficiale) fino alla domenica successiva saranno in programma iniziative e promozioni vantaggiose per la clientela.

Una mobilitazione rapida e partecipata quella messa in campo dai cittadini del quartiere Poggi-Stradone-Antica Milizia di Ravenna, che in pochi giorni hanno raccolto oltre 400 firme (cartacee) a sostegno di una petizione per chiedere maggior sicurezza, interventi contro il degrado urbano e un miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie della zona. La petizione è stata consegnata all’Urp del Comune (nella foto) lo scorso 22 gennaio.

L’iniziativa, nata spontaneamente dal basso, è stata promossa dai residenti preoccupati - si legge in una nota inviata alla stampa - «per il crescente stato di abbandono di alcune aree, la carenza di controlli e la presenza di rifiuti» che, secondo i firmatari, incidono negativamente sulla qualità della vita e sulla percezione di sicurezza. Tra le principali istanze avanzate figurano una maggiore presenza delle forze dell’ordine, la manutenzione, la pulizia più frequente degli spazi pubblici e azioni mirate per contrastare situazioni di degrado.

La petizione è stata formalmente presentata alle istituzioni competenti, con l’auspicio che l’amministrazione accolga le richieste e avvii, al più presto, un confronto costruttivo con i cittadini.

OLTRE 400 FIRME PER CHIEDERE PIÙ SICUREZZA
QUARTIERI

Nelle foto in alto di queste due pagine alcuni dei progetti di Adria Montaggi di cui si parla anche nell’articolo che prosegue in ultima pagina Da sinistra a destra: la piscina dell’hotel Miramonti di Acquapartita, un cantiere di recupero edilizio in centro a Ravenna, la sede della Comecer di Castel Bolognese; in alto a destra i balconi del condominio “Rena” di Lido degli Estensi e, sotto, la facciata dell’ex colonia di Marina di Ravenna

Dall’ex colonia di Marina di Ravenna al Grand Hotel Da Vinci: i lavori

U na panoramica su alcune delle realizzazioni più importanti di questi decenni

2023, ci confermano che stiamo andando nel la direzione giusta: quarant’anni dopo la sua nascita, Adria Montaggi continua a crescere restando fedele ai valori che l’hanno fatta na scere: serietà, qualità del lavoro e rispetto per le persone».

«Quelle che presenta un mercato in continua evo luzione. Trovarsi a tenere il passo con le grandi aziende, abituate a “dettare legge” nel mercato è ni ridotte però giocano anche a nostro vantaggio: ci permettono infatti di essere più elastici nelle tempistiche e nei costi. La produzione interna poi ci dà modo di abbattere ulteriormente i prezzi, offrendo in più un servizio sartoriale e personaliz zato alla nostra clientela, offrendo prodotti fuori dagli standard e su misura».

«Assolutamente sì. Nonostante l’avanzamento tecnologico degli ultimi anni, la componente

umana rimane centrale, soprattutto quando si parla di alluminio. Le lavorazioni in PVC, ad esempio, sono molto più industrializzate, sonalizzabili. L’alluminio ci permette invece di lavorare su forme irregolari e persino circolari, utilizzando un materiale duraturo, snello, natu rale e riciclabile al 100%. Nelle lavorazioni più delicate capita anche di portare le squadre di rettamente sul posto, per garantire un servizio preciso, su misura e altamente dedicato».

In oltre quarant’anni di attività, Adria Montaggi si è affermata nel panorama locale e naziona le attraverso la realizzazione di numerosissimi progetti di di versa natura. Impossibile citarli tutti: dalle collaborazioni con enti pubblici – come scuole, sia nel territorio locale sia nel Nord Italia – a esercizi commerciali, strutture alberghiere e abitazio ni private.

Un percorso caratterizzato da un approccio sempre persona lizzato, coerente e attento alle specificità di ogni intervento, capace di mantenere eleva ti standard qualitativi anche nelle lavorazioni più delicate, come piscine, stabilimenti bal neari (particolarmente esposti alle intemperie) e architetture dalle caratteristiche non con venzionali.

Per quanto riguarda le partico larità architettoniche, la sede di Comecer a Castel Bolognese rappresenta un esempio signi ficativo. L’intervento ha inte ressato l’intera nuova struttura – magazzino, stabilimento pro duttivo e uffici – e oggi l’edifi cio si presenta come una realtà modernissima, con pareti com poste da grandi vetrate perfet tamente intersecate tra loro e distribuite su più livelli. Questa particolare forma “a incastro” ha richiesto uno studio accura to delle angolature e un’atten zione costante in tutte le fasi di montaggio.

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In altri casi, come negli interventi su edifi ci storici, entrano in gioco ulteriori vincoli imposti dalla Soprintendenza. Nei primi anni Duemila, Adria Montaggi ha accol to l’incarico per il recupero della colonia abbandonata di Marina di Ravenna : «Un enorme stabile dismesso proprio all’in gresso dell’area marittima, che non faceva onore alla località», ricorda il titolare Ma retti. L’intervento ha permesso di recupe rare gli spazi e trasformarli in una Residen za Turistico Alberghiera.

Un altro esempio di rilievo è il Grand Ho tel Da Vinci di Cesenatico , anch’esso ex colonia (Veronesi), riportato al suo antico splendore attraverso un intervento totale di altissimo livello. «Voglio ringraziare lo studio di progettazione e soprattutto la proprietà per la fiducia accordata, che ci ha dato la possibilità di dimostrare la no stra professionalità», sottolinea Maretti. In seguito, all’azienda è stato affidato an che il rifacimento dello stabilimento bal neare annesso.

Sempre in ambito balneare, tra gli ultimi interventi di Adria Montaggi meritano una menzione il rifacimento completo del ba gno Globus e la recente apertura del Pe perittima , entrambi a Milano Marittima. Nella stessa località si segnalano anche cantieri importanti come la ristrutturazio ne della facciata esterna del residence Pavillon e il rifacimento con annessione dell’ Hotel Venezia al Brasil , caratterizza to da due grandi finestre a oblò che hanno richiesto soluzioni tecniche dedicate.

Tra i progetti più interessanti figura anche il rifacimento della piscina di Motta Vi sconti : un appalto nato come semplice so stituzione di una porzione di serramento e

trasformato poi in un intervento completo, a causa dei danni provocati dall’umidità. Un lavoro che ha richiesto uno studio ap profondito per individuare una soluzione stabile e duratura.

Non mancano ovviamente interventi in città: dalla “torre” di via Faentina al com plesso di appartamenti e negozi tra via di Roma e via Mariani , fino all’area della Standiana , con i lavori al bacino di canot taggio, allo zoo e al fabbricato commercia le adiacente.

Per quanto riguarda le abitazioni private , gli interventi spaziano dalla trasforma zione di vecchi casolari nella campagna cervese in villette in stile hollywoodiano, caratterizzate da vetrate continue di oltre quattro metri, alla ristrutturazione di con domini. «Uno a cui siamo particolarmente legati è il Condominio Rena, a Lido delle Nazioni – racconta il titolare –. La struttu ra presentava uno stile ormai datato, con grandi archi tondi a delimitare i balconi. Ci è stato chiesto di non occupare ulteriore spazio nei terrazzi e di completare i lavo ri tra marzo e l’estate. Una vera sfida, ma entro giugno gli appartamenti erano nuo vamente abitabili». L’intervento ha previ sto la sostituzione degli archi con sottili parapetti in vetro, frontoni in alluminio e pannelli frangisole interamente realizzati internamente, con un risultato moderno e di forte impatto estetico.

Sempre fuori provincia, all’ Autodromo di Misano , Adria Montaggi ha realizzato un importante intervento di razionalizzazio ne degli spazi: i box sono stati ricollocati, liberando le aree sotto le tribune e per mettendo la creazione di una nuova zona commerciale tematica sotto le gradinate, perfettamente integrata con l’estetica dell’autodromo.

I prodotti di Adria

- Infissi a taglio termico (e non)

- Facciate ventilate e strutturali

- Porte e finestre in alluminir

- Porte e finestre in PVC

- Portoni sezionali

- Portoni basculanti

- Facciate continue

- Porte d’ingresso

- Porte blindate

- Sistemi di sicurezza

- Portoni industriali

- Sistemi oscuranti

- Porte interne

- Serrande

- Avvolgibli

- Tende da sole

- Gazebi

- Verande

- Zanzariere

- Pensiline e parapetti

- Pergolati

- Complementi per edilizia

La facciata
della scuola Guido Novello, in centro a Ravenna, con gli infissi di Adria Montaggi; in basso le vetrate realizzate per il Grand Hotel
Da Vinci di Cesenatico
Montaggi

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