

L’AMORE GIOVANE
L’educazione sessuo-affettiva: i progetti e le parole degli esperti


Un’immagine da “Fruits Basket”, manga di Natsuki Takaya
Riparte la stagione delle Terme di Riolo, in grande crescita «I mesi primaverili sono i più indicati per le cure»
Il 7 aprile la riapertura dei cicli terapeutici in convenzione con il Sistema Sanitario Nazionale Fiore all’occhiello i fanghi surgivi e le acque sulfuree e salsobromoiodiche. Fatturato a +20 percento nell’ultimo biennio

Dopo un inverno dedicato al relax e al benessere, riparte la sta− gione delle cure e della prevenzione alle Terme di Riolo, con la riapertura dal prossimo 7 aprile dei cicli terapeutici in conven− zione con il Servizio Sanitario Nazionale. Le Terme di Riolo hanno chiuso il 2025 con risultati sempre più incoraggianti e, nei primi mesi dell’anno nuovo, il comparto be− nessere ha già fatto registrare segnali molto positivi: le presen− ze turistiche da gennaio a marzo hanno segnato un incremento del 20% rispetto allo scorso anno, mentre i primi quattro weekend di apertura della piscina, nel mese di febbraio, hanno fatto registrare il tutto esaurito. «Le Ter− me di Riolo – sottolinea il direttore commercia− le Emanuele Salvatori – confermano il proprio ruolo centrale nel siste− ma termale regionale: il nostro stabilimento rientra tra i primi cinque in Emilia−Romagna per cure erogate in conven− zione con il Ssn, a testi− monianza della fiducia accordata dai cittadini e della qualità dei servizi offerti».

Immediatamente dopo le festività di Pasqua sarà quindi possi− bile accedere nuovamente alle cure inalatorie, all’idropinica e ai fanghi sorgivi, vero fiore all’occhiello dello stabilimento, dove si viene sempre seguiti da un team di medici e professionisti all’in− terno di una struttura certificata al Primo livello Sup, massimo livello di riconoscimento nazionale per le realtà che erogano servizi termali.
«Le acque termali sulfuree e salsobromoiodiche, con le loro proprietà riconosciute dal Ministero della Salute – spiega la dottoressa Mara Angela Mascherpa della Direzione sanitaria – sono di grande efficacia nella prevenzione e nel trattamento delle patologie osteoarticolari (con fanghi e bagni vascolari con idromassaggi termali e percorso vascolare) dell’apparato respi− ratorio superiore e inferiore (con le cure inalatorie e il ciclo in− tegrato della ventilazione polmonare), dell’orecchio (con il ciclo della sordità rinogena), delle patologie ginecologiche (con le irrigazioni vaginali) e delle patologie dell’apparato gastroente− rico (con docce intestinali e cura idropinica). Tutti i cicli di cura termale sono fruibili anche in convenzione con il Servizio Sani− tario Nazionale. Alle terapie termali possono essere associati trattamenti complementari quali massaggi, idrocolonterapia, elettromedicali e fisioterapia, per potenziarne l’effetto e prolun− gare il benessere».
Dal 10 aprile riaprirà anche il centro prelievi, inaugurato lo scor− so anno, dove sarà possibile accedere senza impegnativa medi− ca per effettuare le analisi in tutta comodità e su appuntamento. A giugno, dopo la chiusura delle scuole, riaprirà anche lo sta−
bilimento esclusivamente dedicato alle cure termali dei più piccoli, anche se i servizi dedicati all’infanzia saranno già attivi dal 7 aprile. «Sia per gli adulti che per i bambini, i mesi primaverili sono i più indicati per iniziare un percorso ter− male – spiega Salvatori –. Con una sta− gione che tende sempre di più ad allun− garsi, registrando un picco di presenze nei mesi tra agosto e novembre, antici− pare il proprio ciclo di cure non signifi− ca solamente passare una primavera tranquilla per quanto riguarda allergie e malessere dato dai repentini sbalzi di temperatura, ma anche godersi i tratta− menti in un contesto più tranquillo e nel massimo del relax. A tutti i residenti con− sigliamo certamente questo periodo». Anche nel 2026 continua l’operazione per riportare i gruppi a trascorrere «10 giorni in un’oasi di benessere e tranquillità». Dopo la buona risposta della stagione passata, nel periodo tra aprile e luglio sono in programma convenzioni speciali per i gruppi, che po− tranno accedere gratuitamente alla piscina termale e godere della conferma del bonus trasporto, tramite la formula “Da più lontano arrivi, meno spendi”. Da metà giugno, per offrire sempre più opportunità agli ospiti, aprirà l’arena estiva all’aperto, dove sono in programma appunta− menti dedicati all’intrat− tenimento, tra musica dal vivo (con orchestre di liscio o Dj), tombola sotto le stelle e caba− ret. «Crediamo che il benessere fisico vada di pari passo con quel− lo mentale – continua Salvatori –. Per questo abbiamo studiato un palinsesto di eventi che verrà presentato nel dettaglio nelle prossi− me settimane». Duran− te la giornata, saranno in programma anche at− tività come camminate metaboliche, sessioni di yoga o Qi Gong. «È fondamentale per noi rafforzare la rete di collaborazioni con il territorio, sviluppan− do sinergie con realtà sportive, economiche e associative – com− menta Salvatori –. Oltre alle associazioni locali che svolgono le proprie attività all’interno della struttura, ricordiamo anche la partnership con il Ravenna FC, la collaborazione con la Banca di Credito Cooperativo della Romagna Occidentale e i progetti in corso con il gruppo al− berghiero Devira Hotels, finalizzati allo sviluppo di nuove sinergie nel settore dell’accoglienza e dell’of− ferta turistica. Nel corso del 2026 queste collaborazioni saranno ulteriormente svi− luppate con l’obiettivo di definire protocolli medico− sportivi innovativi». Infine, le Terme di Riolo continuano inoltre a esse− re un punto di riferimento nazionale per i trattamenti dedicati ai pazienti affetti da fibromialgia, in collabo− razione con Associazione Malati Reumatici Emilia− Romagna. «Guardiamo al 2026 con fiducia e determinazione


– commenta Andrea Spalla, amministratore delegato delle Terme di Riolo –. Il nostro obiettivo è non solo confermare ma superare i risultati dello scorso anno, continuando a investire in innovazione, qualità e relazioni. Il traguardo resta sempre lo stesso: promuovere benessere e salute mettendo al centro i no− stri ospiti e il territorio che ci sostiene».
Il bilancio del 2025 evidenzia un andamento positivo sotto di− versi aspetti: il fatturato registra un incremento del 10% rispet− to al 2025, con una crescita che supera il 20% considerando il biennio. Parallelamente si registra anche una riduzione dei costi pari al 10%, ottenuta non attraverso tagli alle risorse ma grazie a un lavoro di ottimizzazione della gestione e dei processi azien− dali. Un risultato virtuoso che ha permesso allo stabilimento di chiudere un bilancio finalmente in positivo, obiettivo fissato per il primo triennio della nuova gestione dello stabilimento e rag− giunto già durante il secondo anno.
Anche sotto il profilo occupazionale si conferma la forte ricaduta locale dell’attività dello stabilimento: oltre 50 persone lavorano alle Terme durante la stagione, tutte provenienti dal territorio. Info: cell. 338 2246102 − tel. 0546 71045






La Tradizione continua Alle Terme di Riolo




L’OPINIONE
Il op dei cassonetti sotto terra Ma chi l’avrebbe mai detto...
di Andrea Alberizia
Se prendiamo per buone le parole del critico letterario americano
James Russell Lowell, “Solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione”, allora in Comune a Ravenna e negli uf ci di Hera sono tutti vivi e intelligenti.
Il 20 marzo scorso, con una email inviata alle redazioni delle testate locali, la multiutility che raccoglie il rusco in tutta la provincia (e non solo) ha annunciato che darà seguito alle disposizione del Comune per smantellare le due cosiddette isole ecologiche interrate nel centro storico di Ravenna. Una c’è dal 2009 e l’altra dal 2012 (più dettagli a pagina 5)
Per capirci: sono sette enormi cassoni per ri uti (di volumi diversi, i più grandi 1.700 mc) che stanno sotto alla pavimentazione stradale e accolgono ri uti da una bocca in super cie che assomiglia a una colonnina con coperchio. Per lo svuotamento c’è un ascensore idraulico che fa salire il cassone che poi viene prelevato da un camion. Agli amministratori di Hera e della città erano sembrate un colpo di genio innovativo per lo smaltimento ri uti eliminando la presenza dei cassonetti con le ruote sulla strada. Solo che le colonnine di conferimento non sono invisibili, non si vanno a gettare petali di rosa ma immondizia che sporca, l’asfalto rovente ampli ca i miasmi e i guasti al meccanismo idraulico si sono rivelati più frequenti delle rotture della Ferrari in F1. Il tutto in due angoli del salotto buono, di fronte a bar, un’edicola e una scuola, non accanto a una porcilaia. Non è il classico caso in cui è troppo facile parlare col senno di poi. Erano state criticate duramente prima di installarle e sono state criticate ripetutamente negli anni di servizio. Ma il Comune non ha mai vacillato, né prima né durante per più di sedici anni. Poi all’improvviso il cambio di opinione.
Una delle motivazioni per la dismissione appare surreale: «Per donare più decoro alle piazze». Quindi una ventina di anni fa nessuno aveva intuito che questa roba potesse danneggiare il decoro? E ora come dovrebbero prenderla cervesi e faentini che mentre scriviamo hanno i cantieri in centro per la costruzione di nuove identiche isole ecologiche interrate? Da loro non c’è decoro da tutelare? A Faenza soprattutto il progetto è molto criticato dalla Lega. Anche a Ravenna l’opposizione era stata molto critica. È importato qualcosa alla maggioranza? Meno di zero.
Allora sarà anche vero che pure un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno, però magari questa storia ci insegna che se governi un territorio anche con ampia maggioranza non sei obbligato a scartare sempre le critiche della minoranza. In questo caso si sarebbe risparmiato quasi un milione di euro. Da investire per la raccolta del centro che era e resta una questione cruciale.
SOMMARIO L’OSSERVATORIO
4 POLITICA
REFERENDUM, IN PROVINCIA IL “NO” OLTRE IL 58 PERCENTO
12 ATTUALITÀ
TONI CAPUOZZO TRA GUERRE E GIORNALISMO
14 SOCIETÀ
«NON CI LIBEREREMO MAI DEI SOCIAL NETWORK»
18 CULTURA
OTTAVIA PICCOLO PORTA SUL PALCO L’ANTIFASCISMO
22 GUSTO
VINI D’ITALIA: ALLA SCOPERTA DELLA SICILIA
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Collaborano alla redazione: Andrea Alberizia, Federica Angelini, Alessandro Fogli, Serena Garzanti (segreteria), Gabriele Rosatini (grafica).
Collaboratori: Albert Bucci, Matteo Cavezzali, Francesco Della Torre, Francesco Farabegoli, Maria Vittoria Fariselli, Leonardo Ferri, Nevio Galeati, Iacopo Gardelli, Giovanni Gardini, Alex Giuzio, Enrico Gramigna, Giorgia Lagosti, Ernesto Moia, Guido Sani, Angela Schiavina, Serena Simoni, Adriano Zanni. Fotografie: Massimo Argnani, Paolo Genovesi, Fabrizio Zani Illustrazioni: Gianluca Costantini Redazione: tel. 0544 271068, redazione@ravennaedintorni.it
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Preghiamo
tutti per un vero eroe di Moldenke
Certo, in questi giorni «abbiamo salvato la Costituzione», come dicono dal Pd. C’è il presidente di Start Romagna, l’ex assessore Andrea Corsini, che grida tutto il proprio dolore per il caro gasolio. Ci sono i camionisti che per lo stesso motivo hanno scioperato al porto (litigando pure tra loro). È in corso la caccia a uno scoiattolo al parco Baronio. Nessuno pare vada più in centro perché i parcheggi costerebbero troppo. In mille hanno rmato una petizione perché a Sant’Alberto pare stiano pensando di fare una classe prima alle medie con 35 alunni. Ci sarebbe da raccontare l’ennesima guraccia su un ponte del Comune (in questo caso il ponticello di via Trieste, che doveva essere rifatto ma è saltato fuori un cavo dell’alta tensione che ha bloccato il progetto). C’è Hera che dice che il Comune ha cambiato idea e farà sparire i cassonetti interrati del centro storico.
Di cose da dire, insomma, ce ne sarebbero davvero tante. Ma questa settimana il mio pensiero va solo a lui. Cito da Ravennaedintorni.it:
«Un 31enne ravennate è indagato per vilipendio della religione e offese a una confessione religiosa dopo aver pubblicato su Tiktok alcuni video con recensioni di messe e chiese a Ravenna. L’iscrizione nel registro degli indagati è avvenuta nei mesi scorsi. Non è chiaro chi abbia presentato la denuncia, ma il reato è procedibile d’uf cio.
La vicenda nasce da alcuni contenuti pubblicati tra dicembre 2025 e inizio 2026: sei i video acquisiti, nei quali il creator – che sul social conta migliaia di follower – commenta in chiave ironica celebrazioni religiose e ambienti ecclesiastici. Nei video il ragazzo entra in chiesa senza interrompere le funzioni e propone una sorta di recensione, con toni scherzosi e dissacranti: dalla location alle panche, no all’out t del prete. In alcuni casi utilizza linguaggi e riferimenti ironici, dal calcio al mondo fantasy, commentando momenti della liturgia e il rito dell’eucaristia, de nita ad esempio come “piatto del giorno”. Tra le chiese citate nei contenuti gurano Santa Croce, Santa Maria in Porto, San Pier Damiano e il Duomo».
Si chiama Taylor Ragazzini. E io spero con tutto il cuore che gli uomini di buona volontà stiano pregando per la sua assoluzione. Mio eroe.
CENTRO DI MEDICINA DELLA RIPRODUZIONE LABORATORIO DI SEMINOLOGIA
DIAGNOSI DELL’INFERTILITÀ DI COPPIA
TRATTAMENTI DI PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA
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Centro di Medicina della Riproduzione Via Vincenzo Giardini 11 - Lugo (RA) - Tel: +39 0545 20113 www.ambulatoridemetra.it - info@ambulatoridemetra.it
RAVENNA&DINTORNI 26 marzo - 1 aprile 2026
URNE CHIUSE
A uenza al 66,6



BASTA VIOLENZA SULLE DONNE
1522 EMERGENZE 112
e erendum ha into il o in tutti i 1 comuni
percento, 0 punti
in più del 202
Bocciata la riforma della Costituzione del centrodestra. In provincia contrario il 58,3% (contro la media italiana del 53,7)
Record Alfonsine , a fa ore del o L’Emilia-Romagna la regione con la partecipazione pi alta
Oltre al risultato nel merito, con la vittoria del No che ha bocciato la riforma della giustizia approvata dal governo Meloni, le urne del referendum costituzionale del 22-23 marzo (per modi care la Costituzione) hanno mostrato soprattutto un’af uenza elevata come non si vedeva da tempo e che pochi avevano previsto alla vigilia, sia a livello locale che nazionale. In provincia di Ravenna ha votato il 66,6 percento degli aventi diritto (con il No al 58,3). Il risultato complessivo dell’afuenza che somma Italia più italiani residenti all’estero è stato 55,7 (58,9 solo sul suolo nazionale) con la vittoria del No al 53,7. Il valore provinciale della consultazione appena conclusa è in linea con la media dell’Emilia-Romagna (66,7 percento, il dato migliore dell’afuenza tra le venti regioni). Il primo termine di paragone per la partecipazione è di soli nove mesi fa. A giugno 2025 si andò a votare per un altro referendum (erano 5 i quesiti, di tipo abrogativo per modi care leggi già esistenti) e le percentuali arrivarono a 37,8 per Ravenna, 38,1 per la regione e 29,8 in totale. Il confronto colpisce ancora di più se si considera che i referendum costituzionali non richiedono il raggiungimento di un quorum (al voto almeno il 50 percento più uno degli aventi diritto) per essere validi, cosa invece necessaria per i referendum abrogativi. In questa differenza strutturale, però, sta forse anche una lettura: in un referendum in cui il voto è valido a prescindere dalla partecipazione entrambi gli schieramenti hanno fatto campagna elettorale, mentre un anno fa una delle due fazioni ha remato perché la gente restasse a casa. Per restare nell’ambito dei voti di natura costituzionale (in tutto cinque nella storia repubblicana) bisogna guardare al 2020: gli italiani si espressero a favore della riduzione dei parlamentari, l’af uenza complessiva fu 51,1 con un 58,8 ravennate. La terza consultazione costituzionale fu dieci anni fa: a dicembre 2016 af uenza nazionale 68,5 e provinciale 76,3. Ma i dati odierni sono superiori anche se confrontati con altri tipi di voti. Per esempio il più recente voto amministrativo che abbia coinvolto tutta la provincia: alle Regionali di novembre 2024 (quando si candidò e vinse Michele de Pascale del Pd) in provincia votò il 49,7 percento degli aventi diritto. Tornando all’ultimo referendum, tra i 18 comuni della provincia, il dato più alto dell’afuenza di questo referendum arriva da Bagnacavallo (68,7), il peggiore da Conselice (62,7). Nella primavera 2024 in questi comuni, e in altri dodici in provincia, si andò al voto per le Comunali, solitamente consultazioni più partecipate anche per la vicinanza tra elettori e amministratori. Bagnacavallo si fermò al 62,5 e Conselice al 60,9. Nel capoluogo l’af uenza oggi è stata 66,2, a maggio del 2025 si tennero le elezioni Comunali e solo il 49,5 percento espresse un voto.
In tutti i municipi primeggia il No: dato più alto Alfonsine (63,6), dato più basso Brisighella (50,9) che è anche l’unico comune della provincia con una amministrazione di centrodestra. Nel capoluogo Ravenna il No si è fermato al 59,2 percento.
LE REAZIONI / I VINCITORI
De Pascale: «Da noi si è visto un dibattito di qualità» Il segretario Pd: «Salvati gli equilibri tra poteri»
«Il voto è un segnale chiaro», dichiara Nicola Dalmonte, segretario provinciale del Pd. «Ha vinto la Costituzione. L’affluenza è stata molto alta, i cittadini hanno respinto una riforma che avrebbe compromesso l’equilibrio tra i poteri dello Stato e bocciato convintamente il metodo con cui il Governo ha cercato di orientare il voto». Guido Fabbri, coordinatore provinciale del Pd della campagna per il No, parla di «partecipazione consapevole e una forte attenzione ai contenuti di una riforma che non affrontava i veri problemi della giustizia italiana. Continueremo a lavorare perché il tema della giustizia resti al centro del dibattito pubblico con l’obiettivo di migliorarne il funzionamento nell’interesse dei cittadini».
Con i dati definitivi delle affluenze, è intervenuto anche il presidente della Regione, il cervese Michele de Pascale, sottolineando innanzitutto come l’EmiliaRomagna sia stata la regione con la percentuale di votanti più alta d’Italia. «Al netto della legittima soddisfazione di chi si è battuto sul fronte del No, che personalmente condivido, in questa Regione va riconosciuto a entrambi i fronti di aver prodotto un dibattito di merito di gran lunga migliore di quello sviluppatosi a livello nazionale».
LE REAZIONI / GLI SCONFITTI
Ancarani (Fi) e Ferrero (Fdi) concordi: «L’Italia ha perso un’occasione»
L’avvocato Alberto Ancarani è consigliere comunale di Forza Italia e convinto sostenitore del Sì: «L’Italia ha perso una grande occasione di rinnovamento. Ma questa è la mia opinione. Da “sconfitto” non posso tuttavia non vedere una luce in fondo al tunnel: quella di un Paese che torna alle urne, quando in ballo c’è qualcosa di importante. Viva l’Italia, viva la democrazia!». Anche Alberto Ferrero, coordinatore provinciale e consigliere regionale di Fdi, parla di «sconfitta per l’Italia». Anche Brisighella, unico comune ravennate in mano al centrodestra, è per il No. «Si tratta di un risultato netto – dice Ferrero al Corriere Romagna –, si poteva fare una riforma che da 30 anni molti volevano, ma altri hanno ingaggiato una battaglia politica per interessi di bottega, invece si doveva guardare oltre il proprio naso. È sterile dire di No perché un’altra parte propone un’idea che 20 anni fa avevi condiviso».

ELEZIONI AMMINISTRATIVE
A Faenza il sindaco uscente lancia la campagna con De Pascale, citando Lucio Dalla...
Inizia sabato 28 marzo (ore 18.30) in piazza del Popolo la campagna elettorale del sindaco uscente di Faenza, Massimo Isola, nuovamente candidato per la coalizione di centrosinistra alle elezioni amministrative di maggio. «In questa prima fase – afferma Isola – ho scelto di non mettere la mia faccia sui manifesti: credo ci fosse il bisogno di fare un passo indietro e lasciare spazio alla città, a quello che abbiamo costruito insieme in questi anni. Raccontare la città significa riconoscere il lavoro collettivo che c’è stato dietro ogni passo avanti». I manifesti rappresentano Faenza in frammenti di quotidianità: “Si muove la città” è lo slogan scelto, con un richiamo a Lucio Dalla, «a una dimensione culturale che appartiene a tutti, ma è anche la descrizione di un sentimento reale di una comunità che non si è mai fermata, ha continuato a fare, a rimettere insieme i pezzi, a guardare avanti. E oggi quella stessa energia diventa il punto di partenza per immaginare il futuro». Quello di sabato sarà un appuntamento pubblico, aperto alla cittadinanza, sotto la Torre dell’Orologio, con la presenza a fianco di Isola del presidente della Regione Michele de Pascale. In occasione dell’avvio della campagna, sarà inoltre inaugurata la sede del comitato elettorale in Piazza Martiri della Libertà.
La festa dei comitati per il No in piazza Unità d’Italia, a Ravenna
CENTRO STORICO/1
Parcheggi, una petizione contro l’aumento delle tariffe
«Incassi in calo del 30%»
La protesta dei commercianti, sostenuta dalla “Pigna”
Anche Viva Ravenna chiede agevolazioni per i lavoratori
Parcheggi troppo salati e meno gente che per questo motivo frequenta il centro storico. È l’allarme lanciato dai commercianti di Ravenna, a seguito dell’aumento delle tariffe orarie dei posti auto, entrate in vigore il 1° marzo 2026 come da nuovo piano redatto dal Comune. Che - secondo le testimonianze raccolte dalla lista civica La Pigna - avrebbe ridotto gli incassi dei negozianti del 30 percento. Alcuni commercianti di via Diaz, supportati dalla stessa lista di opposizione, hanno quindi lanciato una petizione con l’obiettivo di abbassare le tariffe (un’altra raccolta rme contro il piano sosta era stata promossa in gennaio da Fratelli d’Italia).

«Solo nel nostro esercizio – afferma Aldo Taverna, tra i soci del bar-pizzeria De Rose (nella foto) – abbiamo raccolto più di 250 rme in 10 giorni e contiamo di arrivare a 500. Non è possibile che si arrivi a pagare 8 euro al giorno per il parcheggio di via Beatrice Alighieri, per esempio, quando prima costava 3,50». L’obiettivo del sindaco - confermato in una recente intervista pubblicata su queste pagine - era quello di favorire una più alta rotazione dei parcheggi e l’utilizzo di altri piuttosto snobbati. In particolare, il Comune ha cercato di sempli care, riducendo le zone da 5 a 3. Per i lavoratori, l’idea del Comune è quella di sfruttare la Zona 3, dove è possibile fare anche convenienti abbonamenti mensili a 35 euro. Di certo, si tratta di parcheggi non così comodi: i pù vicini sono quello di piazzale Torre Umbratica (tra via di Roma e via San Gaetanino, spesso però pieno) e di via Porta Gaza e poi ci sono quello di via De Foix alla Rocca Brancaleone e quelli in zona giardini pubblici (via Bezzi, viale Santi Baldini, via Padre Genocchi, via San Pier Damiano, via Gradisca), no ad arrivare al Canale Molinetto e, dall’altra parte, in piazza della Resistenza. Gli altri parcheggi invece, quelli più comodi per chi frequenta il centro, sono nelle zone 1 e 2, con tariffe cresciute no a 1,5 e 2 euro l’ora e un forfait giornaliero di 8 euro, spesso inaffrontabile per un lavoratore.
«L’incremento deciso dall’Amministrazione - commenta la consigliera comunale Veronica Verlicchi della Pigna - risulta sproporzionato e rischia di produrre effetti molto negativi, in primo luogo sulle attività del centro storico, già messe a dura prova. Aumentare il costo della sosta signi ca scoraggiare l’af usso di clienti, con un impatto diretto su negozi, pubblici esercizi e servizi. A pagare il prezzo di queste scelte saranno anche i lavoratori del centro, che ogni giorno si trovano a sostenere costi sempre più elevati semplicemente per poter raggiungere il proprio posto di lavoro. E con meno gente in centro, aumenteranno anche i problemi di
sicurezza». In consiglio comunale è stata recentemente bocciata la proposta della Pigna di introdurre abbonamenti a tariffe agevolate per i lavoratori nei parcheggi più vicini al centro storico. Ora ci riprova Filippo Donati, consigliere comunale di Viva Ravenna, che annuncia un ordine del giorno per chiedere l’immediata introduzione di un “Park-Lavoro” dedicato a tariffe agevolate: «Riceviamo quotidianamente segnalazioni da commesse, camerieri e addetti ai servizi che vedono una fetta importante del proprio stipendio andare in fumo nei parcometri. Non parliamo di privilegi, ma di permettere a chi guadagna 1.000 o 1.200 euro al mese di non spenderne 150 solo per parcheggiare l’auto». Secondo il consigliere di opposizione, la diminuzione di presenze lamentata è il segnale che la strategia della giunta è fallimentare: «Hanno creato un centro per pochi, penalizzando chi lo rende vivo ogni giorno. Con il nostro Odg chiediamo abbonamenti dedicati e aree di sosta gratuite per i dipendenti delle attività del centro». Ma nei giorni feriali quanto si paga per parcheggiare nei centri storici delle città vicine a Ravenna? Il confronto evidenzia tariffe spesso più articolate, ma in diversi casi meno onerose o accompagnate da maggiori agevolazioni. A fronte dei 2 euro l’ora raggiunti nell’area più “elitaria” del centro ravennate, a Cesena si va da 0,80 euro l’ora nelle zone più periferiche no a 2,50 euro nelle aree più richieste (con possibilità di fare abbonamenti più convenienti); a Forlì invece le tariffe oscillano tra 0,50 euro per la prima ora e 1,30 euro nei viali principali. A Rimini il costo varia tra 1 e 1,50 euro l’ora, con tetti giornalieri rispettivamente di 4 e 6,50 euro, mentre a Ferrara la forbice è più ampia: da 0,50 euro a 1,80 all’ora (ad eccezione per il piccolo parcheggio di Borgoricco che tocca i 2 euro orari). Fa eccezione Bologna, dove i rincari scattati a luglio 2025 registrano punte no a 3,90 euro l’ora a ridosso del centro storico, nella Cerchia dei Mille.
Leonardo Ferri
Addio ai cassonetti interrati
Le «obsolete» isole ecologiche delle piazze Costa e Garibaldi verranno dismesse dopo Pasqua. Hera spenderà 150mila euro

Terminerà dopo Pasqua l’operatività delle due isole ecologiche interrate del centro di Ravenna. In piazza Anita Garibaldi (dove i cassonetti erano stati inaugurati nel 2012) i lavori partiranno subito, mentre in piazza Andrea Costa (dove vennero inaugurati nel 2009) dopo l’estate, diluendo i potenziali disagi per la cittadinanza. Al termine degli interventi, che avranno una durata di circa due mesi per ciascuna area, «entrambe le piazze ritroveranno il loro aspetto originario, più in armonia con il rinnovato contesto urbano», si legge in una nota inviata da Hera, che sosterrà i costi (150 mila euro complessivi).
«Un centro storico completamente rinnovato e un modello di raccolta ri uti uniforme con le metodologie esistenti»: sono queste le ragioni – spiegano da Hera, che nella delibera parla però anche di «obsolescenza» e meccanismi spesso bloccati – che hanno spinto il Comune di Ravenna a intraprendere, in accordo con le associazioni di categoria, il percorso verso la dismissione delle due isole interrate. Quella di piazza Andrea Costa specialmente ha creato particolari disagi essendo all’ingresso del Mercato Coperto, che nel tempo si è trasformato in un importante contenitore di eventi per la città (come già previsto peraltro quando fu progettata). Inoltre, va segnalato che da ottobre 2023 è stato introdotto un nuovo modello di raccolta ri uti nella parte centrale del centro storico, che vede servizi di raccolta domiciliare potenziati, specialmente per le attività che producono grandi quantità di ri uti. In ne - sottolineano da Hera - le strutture interrate, dopo anni di utilizzo, necessiterebbero di un importante intervento di manutenzione straordinaria per renderle nuovamente pienamente operative e con la previsione di nuovi investimenti.
A famiglie e attività con ridotte quantità di ri uti sarà distribuito da tecnici Hera nelle prossime settimane un volantino che riepiloga i servizi alternativi per le attività e indica le postazioni stradali consigliate presso cui conferire i propri ri uti. «Trattandosi di un progetto scaturito da una richiesta concertata con il territorio – si legge ancora nella nota inviata alla stampa da Hera -, è fondamentale che ogni attore faccia la propria parte per il decoro del centro, in una sorta di “patto per il centro storico”: Hera garantirà puntualità e qualità del servizio, mentre le attività dovranno impegnarsi ad utilizzare correttamente i servizi domiciliari a loro dedicati, rispettando indicazioni e orari, e utilizzando il meno possibile le postazioni stradali di pertinenza».
Polemiche nell’opposizione per il dietrofront, con Fratelli d’Italia in particolare che sottolinea come le isole ecologiche interrate, tra realizzazione e dismissione, saranno costate alla collettività quasi un milione di euro.

RAVENNANTICA, PANEBARCO NUOVA PRESIDENTE
Al posto di Giuseppe Sassatelli, che ha lasciato l’incarico dopo otto anni, è stata nominata all’unanimità presidente della fondazione Ravennantica la 49enne imprenditrice ravennate (specializzata nel settore della produzione audio-video e animazione) Marianna Panebarco. Già vicepresidente di Cna Ravenna e presidente di Sedar, società di servizi del sistema Cna, e di Cna Foer, Panebarco in passato ha fatto parte del Consiglio camerale della Camera di Commercio, del Comitato artistico per la candidatura di Ravenna a Capitale europea della Cultura 2019 e del Comitato ravennate per le celebrazioni del 700° anniversario della morte di Dante Alighieri.
Ad assumere la carica di vicepresidente sarà invece Carla Di Francesco – nota architetta ferrarese di 74 anni –, già Segretario generale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Di Francesco è stata Soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici di Milano, provenendo da una ventennale esperienza di architetto nella Soprintendenza di Ravenna a Ferrara; nominata Direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici della Lombardia nel 2004, ha svolto analogo incarico in EmiliaRomagna fino al 2014; dal 2023 è vicepresidente del Consiglio superiore dei Beni Culturali, mentre dal 2015 ricopre il ruolo di presidente della Commissione interministeriale per la valutazione dei progetti di valorizzazione dei siti Unesco Italiani.
Il nuovo Cda è composto da: Massimo Saporetti, Antonella Bandoli, Franco Gabici, Gianluigi Callegari, oltre ai rappresentanti degli Enti Fondatori, ossia l’assessore alla Cultura Fabio Sbaraglia, la presidente della Provincia Valentina Palli, il rettore dell’Università di Bologna Giovanni Molari e la presidente della Fondazione Cassa di Risparmio Mirella Falconi.
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RAVENNA&DINTORNI 26 marzo - 1 aprile 2026
IL SERVIZIO
onsultori gio ani, luoghi di ri erimento per la salute anche psicologica e andrologica
La direttrice Zagonari: «Negli adolescenti vediamo una grande discrepanza tra ciò che sanno in teoria e le fragilità nella vita pratica»
Punto di riferimento sul territorio per la salute dei giovani sono i consultori, in particolare quelli dedicati a loro. Direttrice del servizio è la dottoressa Sara Zagonari che ci spiega come a occuparsi della fascia di età dai 14 ai 20 anni (meno un giorno) sia un team che include quattro ginecologhe, otto ostetriche, quattro psicologi e che si sposta sulla provincia tra gli ambulatori di Ravenna, in via Pola, Faenza, Lugo e Cervia che dedicano giornate di apertura riservate esclusivamente ai ragazzi. Nel 2025, in linea con i numeri dell’anno precedente, sono stati 28.961 gli accessi delle persone tra i 14 e i 25 anni.
Per quanto riguarda soprattutto i minori, si tratta di ragazzi e ragazze che spesso hanno conosciuto i servizi grazie ai progetti di collaborazione con le scuole: “Tutto cambia”, dedicato alle quarte e quinte classi delle primarie, “W l’amore”, invece per gli studenti delle terze medie per cui è prevista anche una visita proprio al Consultorio e il progetto di “peer education” con la rete delle superiori che aderiscono al percorso “Scuole che promuovono salute”.
«Per noi - dice Zagonari - la scuola è il primo canale universale per farci conoscere, visto che la scuola viene frequentata da tutti, indipendentemente dal contesto socioculturale, ma per comunicare abbiamo anche una pagina Instagram con informazioni su orari di apertura e iniziative particolari per ragazzi, genitori e insegnanti e in generale adulti di supporto e riferimento, come possono essere gli allenatori. Inoltre collaboriamo con i Comuni e i vari centri aggregativi rivolti a questa età».
I ragazzi e le ragazze si rivolgono ai consultori per svariate ragioni e spesso spinti anche dal progetto di contraccezione gratuita promosso dalla Regione. «Ma molti si rivolgono a noi per avere informazioni su malattie sessualmente trasmissibili o i piccoli disagi dovuti alla crescita, per questo oltre a visite ginecologiche offriamo anche la possibilità di visite con l’andrologo». Ma i ragazzi di queste nuove generazioni, cresciute con lo smartphone in tasca, come sono rispetto a quelle passate rispetto ai temi in particolare della sessualità? «Sono più preparati dal punto di vista teorico, più fragili da quello pratico, vediamo spesso una grande discrepanza. In genere ti sanno dare una perfetta de nizione di cosa sia una relazione tossica, ma poi sono felici di essere continuamente geolocalizzate da parte del danzato. E non sono sempre pronti o pronte alle insidie del digitale, è un capitolo anche per noi complesso da affrontare. Quando andiamo nelle scuole vediamo come ormai tutti siano sui social già dalle medie e spesso dalle elementari abbiano accesso a uno smartphone».
Ma almeno c’è una maggiore preparazione sulla contraccezione e anche sulle malattie sessualmente trasmissibili? «Nì. C’è una grande variabilità su malattie e gravidanze indesiderate, spesso dovute ad aspetti socioculturali. Posso dire che ormai le gravidanze indesiderate nelle minori sono vicine allo zero e il trend è in continuo calo, ma accanto a questo dato abbiamo ragazzine adolescenti che portano avanti gravidanze che sono state cercate e volute, sono poche ma esistono».
potersi rivolgere tranquillamente in alcune giornate ai consultori, che saranno dedicati solo a loro. In via Pola a Ravenna, per esempio, si tratta del mercoledì e giovedì pomeriggio. E da oggi troveranno a disposizione anche un angolo di spazio libri allestito dalla biblioteca Classense (vedi box sotto). «Quando è arrivata la proposta ho subito aderito, perché mi sembra importante che le informazioni arrivino non solo dal digitale. Inoltre, le pareti sono decorate da pannelli realizzati da studenti del Liceo Artistico perché ci teniamo a creare uno spazio accogliente. Ovviamente noi accogliamo i minori ovunque, ma questo è un posto pensato solo per loro». (fe. an.)
IL PROGETTO
Al Pescarini arriva Agaciro: consapevolezza sulla violenza di genere attraverso l’arte
Venerdì 27 marzo dalle 10 alle 12 nella sede ravennate della scuola Angelo Pescarini avrà luogo il progetto Agaciro –parola ruandese che significa “dignità” – nato con lo scopo di promuovere la consapevolezza maschile sui comportamenti, sui linguaggi e sugli atteggiamenti che possono favorire o contrastare la violenza di genere.
L’intento è rendere i giovani protagonisti del cambiamento culturale, responsabilizzandoli rispetto al proprio ruolo nella costruzione di relazioni fondate sul rispetto, sul consenso e sulla reciprocità. La fase centrale del progetto prevede un percorso esperienziale articolato in otto aule tematiche, ciascuna dedicata a una specifica forma di violenza o di controllo che può manifestarsi all’interno delle relazioni.
Libri che raccontano il corpo Il progetto della Classense nei centri giovani

Lunedì 23 marzo al Consultorio Familiare di Ravenna in via Pola, nella sala d’aspetto dedicata allo spazio Giovani, è stato allestito un angolo dedicato alla lettura dal titolo ”Parla con loro: libri che raccontano il corpo”. L’iniziativa è stata resa possibile grazie ad una collaborazione con la Biblioteca Classense di Ravenna che ha fornito l’apposito arredo e una dotazione di libri adeguati alla fascia d’età 14-20 anni, nell’ambito del progetto “In cerca di guai”, finanziato dal bando Cepell, il centro per il libro e la lettura, Città che legge 2024. I ragazzi possono consultare i libri in loco e recarsi quindi alla bibliotaca per averli in prestito. Il progetto prevede l’allestimento di uno scaffale analogo anche nei centri di aggregazione giovanile del Comune: Quake, Valtorto e Cisim. In una nota dell’Ausl la direttrice Sara Zagonari (a sinistra nella foto) ringrazia Nicoletta Bacco della Biblioteca Classense e la bibliotecaria Francesca Ferruzzi (a destra in foto), ideatrice del progetto.
A fronte invece di una gravidanza indesiderata, Zagonari racconta come innanzitutto si cerchi di capire le ragioni dietro alla richiesta di un’eventuale interruzione volontaria di gravidanza e come, in casi speci ci, si possano attivare collaborazione con diverse associazioni del territorio, incluse alcune Pro Vita, quando le donne spiegano che vorrebbero l’aborto solo per ragioni economiche e di sussitenza. «Prima di una decisione, si esegue un colloquio con ostetrica e psicologo per comprendere anche eventuali fragilità psicologiche e sociali». Ma al di là del ruolo più “classico” del consultorio, oggi questi luoghi sono anche punti di riferimento per il supporto psicologico di minori che manifestano con sempre maggiore frequenza varie forme di disagio. Un servizio a libero accesso, che non richiede il consenso del genitore. «Il nostro percorso di accoglienza prevede l’osservazione del bisogno nell’arco di alcuni colloqui con i nostri psicologi. A volte sono suf cienti per sottolineare e attivare le abilità intrinseche dei ragazzi, quando questo non accade e riconosciamo una situazione di iniziale psicopatologia che potrebbe esitare in un vero e proprio disturbo, nel caso di un paziente minorenne chiamiamo a colloquio i genitori. Esattamente come accade, del resto, con le visite ginecologiche». I ragazzi sanno quindi di
INCONTRI
“Adesso ascolti”: incontri per 10 adolescenti
Prende il via il 13 aprile il ciclo di incontri “Adesso ascoltami” (massimo 10 posti, partecipazione gratuita) nell’ex scuola di Carraie, in via Formella superiore 16, guidati dalla dottoressa Alessia Scotti, psicologa e psicoterapeuta specializzata nel trattamento di adolescenti. Sono previsti sette incontri a cadenza settimanale (orario 16-18) rivolti ad adolescenti nella fascia di età 11-18 anni per imparare a raccontare di sé attraverso disegno e scrittura creativa, introducendo diversi cenni di educazione all’affettività, all’autodeterminazione, alla diversità, all’identità digitale. L’iniziativa, promossa dall’assessorato al Decentramento, è svolta in collaborazione con il Comitato Cittadino di Carraie. Informazioni e iscrizioni: 380-7658127.
Ogni aula sarà animata da artisti e performer che, attraverso linguaggi espressivi differenti (teatro, danza, musica, arti visive e performance), rappresenteranno situazioni e dinamiche relazionali spesso normalizzate o invisibilizzate. Tra gli artisti coinvolti ci sono Eugenio Sideri ed Enrico Caravita, Shadre Dance Family, Beppe Aurilia Theatre, Giovanna Vigilanti Cesare Flamigni, Francesca Viola Mazzoni, Antonio Argento e Abuso digitale. Saranno inoltre presentate da Linea Rosa storie di vita e di rinascita di donne che hanno intrapreso percorsi di uscita dalla violenza, valorizzando il lavoro come strumento di libertà e ricostruzione. Le studentesse del Liceo Artistico e Musicale Nervi Severini, e dell’istituo Morigia Perdisa saranno a fianco delle operatrici del Centro Antiviolenza Linea Rosa. Come noto, la scuola Pescarini è inserita nelle rete di formazione professionale regionale e conta tra gli studenti soprattutti giovani ragazzi tra i quindici e i diciotto anni. La presidente del centro, Simona Pepoli (nella foto), spiega: «In una scuola come la nostra, dove ogni giorno incontriamo ragazzi giovanissimi, non possiamo limitarci a insegnare una professione: dobbiamo aiutarli a diventare uomini capaci di stare nelle relazioni senza ferire. Agaciro è un’esperienza che mette i ragazzi davanti a ciò che spesso non vedono o non riconoscono. La dignità che dà il nome al progetto non è un concetto astratto: è qualcosa che si costruisce nei gesti, nelle parole, nelle scelte quotidiane. Un ringraziamento sincero va a Paolo Taroni e Gianluca Dradi, dirigenti scolastici degli istituti partner, per aver condiviso con noi la responsabilità e il coraggio di portare questo tema dentro le scuole. Se anche solo un ragazzo uscirà da qui con uno sguardo più attento avremo fatto qualcosa di importante».

INTERVISTA
«Agli adolescenti abbiamo trasmesso i nostri tabù sul sesso, ora ascoltiamoli per capire come li hanno rielaborati»
La sessuologa, ginecologa e autrice di libri per ragazzi Chiara Gregori ospite alla biblioteca Classense il 27 marzo per parlare di educazione affettiva
In una società pervasa dall’ipersessualizzazione, parlare di educazione alla sessualità e all’affettività sta diventando, nemmeno troppo paradossalmente, sempre più complicato, per quanto forse sempre più necessario. E così la biblioteca Classense di Ravenna venerdì 27 marzo, in concomitanza con l’inaugurazione di uno spazio lettura dedicato proprio a questi temi nel Consultorio di via Pola, organizza, alle 17 alla Sala Muratori, un incontro con Chiara Gregori (in foto) dal titolo “Trovare le parole per una nuova educazione affettiva: un aiuto dalla scienza”. Gregori è ginecologa, sessuologa e autrice di numerosi libri per bambini e ragazzi proprio sul tema.
Dottoressa, secondo lei ai bambini bisogna parlare di sesso, n da piccoli? «Ai bambini bisogna parlare di corpo, di cosa è e come funziona. I bambini sono in contatto con i loro corpi, sanno riconoscere le emozioni che provano proprio attraverso il corpo, ma poi lo disimparano quando viene loro insegnato solo a razionalizzare, per esempio quando diciamo loro “copriti perché fa freddo” o usiamo il termometro per scoprire se abbiamo la febbre invece di ascoltare i sintomi. Su questo si potrebbe dire che c’è un analfabetismo di ritorno man mano che cresciamo. Il vero problema è che però così disimpariamo non solo il linguaggio del nostro corpo, ma anche quello degli altri corpi e fatichiamo sempre di più a capirli». E quali sono le conseguenze di questo mancato ascolto?
«Per esempio gli attacchi di panico o stati d’ansia che ci bloccano completamente, è il nostro corpo che vuole proteggerci quando non ascoltiamo per troppo tempo i segnali che ci manda».
«Bisogna usare le parole giuste: tutti sono in grado di dire “piede” ma non “pene”»
Effettivamente oggi molti dati riportano un aumento a volte esponenziale proprio di questi disturbi in particolare tra gli adolescenti…
«Come medica cerco sempre di mettere dei punti di domanda a letture troppo generali, c’è sempre da chiedersi se siano aumentati i casi o semplicemente ci siano più diagnosi con il nome giusto. Quel che è certo è che sta diminuendo sempre di più il contatto con il proprio corpo e il contatto con se stessi. Oggi arriva tutto da fuori in modo assolutamente pervasivo e in ogni ambito della vita, non c’è più uno spazio intimo in cui conoscersi e scoprirsi, magari anche attraverso la noia».
Eppure mai come oggi i corpi di chiunque possono essere mostrati. Penso ai social, ai sel e in particolare.
«Il sel e non è affatto un contatto con il sé, semmai la sua negazione, proprio perché ignoriamo tutto ciò che non è instagrammabile e non diamo ascolto a come ci sentiamo davvero. Mettere i ragazzi in contatto con il loro sentire e ciò che li fa stare bene, li aiuta anche a riconoscere ciò che fa stare bene gli altri».
Anche il rapporto con la pornogra a si è profondamente modi cato, con quali effetti?
«Il fatto di poter continuamente accedere a contenuti pornogra ci ha un effetto di scollegamento con se stessi e la realtà, dove non serve più nessuna fantasia. Inoltre, lasciamo che bambini di otto o nove anni siano esposti alla pornogra a perché la trovano su un telefono dei genitori o perché magari hanno digitato la parola “sesso”, che vedono scritta e ovunque, e cercano spiegazioni sul web trovando video che non sono adatti alla loro età».
Quanto potrebbe essere correlato questo alle tante esplosioni di violenza di genere che vediamo e registriamo tra gli adolescenti?
«Gli adolescenti arrivano a quell’età complicata dopo aver in genere ricevuto un’educazione che continua a premiare una suddivisione di genere: il maschio che non piange, la femmina dolce. Arrivati al liceo si sentono dire “sii pure fragile o confuso”, ma questo è in contrasto con ciò che hanno imparato no a quel momento e di certo da ciò che imparano da molti contenuti online e questo crea inevitabilmente molta confusione». Oggi per molti adolescenti, lo schermo, tramite l’IA, è diventato anche un condente, quando non un consulente psicologico. Cosa dobbiamo pensare di questo fenomeno in apparente aumento?
«L’IA è un pericolo se diventa l’unico modo di relazione perché non problematizza, ma questo fenomeno ci fa anche capire quanto ci sia bisogno di un un ascolto non giudicante». In questo quadro così complesso e contraddittorio, può davvero servire un’ora di educazione all’affettività a scuola per prevenire il disagio che talvolta sfocia in violenza?
«Il problema è che abbiamo bisogno di adulti centrati e che stiano bene con se stessi; è vero che non può bastare un’ora di scuola quando si è circondati da adulti inadatti che spesso tendono a minimizzare e a dire che tanto “si è sempre fatto così” o “la pornogra a è sempre esistita”. Il mondo intorno è cambiato e purtroppo spesso il mondo adulto ha paura di questi argomenti, li vive male e trasmette ai più giovani disagio. Siamo noi adulti in primis che dovremmo misurarci con questo disagio, per poter fare un’educazione che sia rispettosa e insegni a capire le emozioni e modularle attraverso l’etica, spiegando che se a volte non possiamo scegliere ciò che proviamo, possiamo sempre scegliere come reagire a quell’impulso o a quell’emozione. Bisognerebbe innanzitutto imparare a usare i nomi giusti per descrivere il nostro corpo. Siamo tutti in grado di dire “piede”, ma molti non riescono a dire “pene”. E in-
vece bisogna trasmettere l’idea che ci siano zone intime, da proteggere da attenzioni che non vanno bene, e che fanno parte di noi. E questo n da piccolissimi, perché anche da qui passa il consenso. Non possiamo aspettare che i ragazzi arrivino ai 17 anni e lo scoprano da soli».
Ma quindi, cosa fare per gli adolescenti di oggi?
«Sugli adolescenti c’è da lavorare tantissimo, perché abbiamo trasmesso loro i nostri tabù e quindi dobbiamo stare in ascolto per capire come li hanno rielaborati. Ogni volta che accade un fatto grave di cronaca che li riguarda, invece del minuto di silenzio, proviamo a chiedere loro come si sentono, se riescono a capire il comportamento violento attraverso un ascolto guidato, ma autentico».

Cosa risponde alle preoccupazioni di alcune associazioni e forze politiche di destra per il timore che un’educazione all’affettività possa in realtà creare confusione sui ruoli uomo/donna e “normalizzare” se non incoraggiare la disforia di genere?
«Il punto è che noi conteniamo moltitudini, i ruoli maschili e femminili non sono innati, ma trasmessi culturalmente e questo può diventare una gabbia. Sul tema della disforia, le cui diagnosi sono in vertiginoso aumento, penso serva molta attenzione perché può anche accadere che, proprio perché la dicotomia maschile/femminile è così radicata, alcuni comportamenti di bambini o bambine che non rientrano nelle aspettative dei ruoli uomo/donna vengano eccessivamente medicalizzati. Tutti abbiamo bisogno di sperimentare liberamente. Davanti a diagnosi di disforia, ho visto il sollievo di genitori preoccupati per l’ambivalenza dei comportamenti dei gli: meglio poterli de nire trans che vivere in un’incertezza di genere, sembrano pensare. Credo che, parallelamente a tutte le lotte per il diritto di poter accedere alla transizione, la battaglia più importante sia quella per un cambio di paradigma della società, per renderla più accogliente rispetto a identità in mutamento».
Federica Angelini

10 / PRIMO PIANO
RAVENNA&DINTORNI 26 marzo - 1 aprile 2026
LA PSICOLOGA
« gli non restano eterni bambini, la sessualit a a rontata da subito»
Le riflessioni della presidente dell’Ordine dell’Emilia-Romagna su scuola e famiglie «Aspettare le domande dei ragazzi non funziona, si rischia che cerchino risposte da internet»
Dall’approvazione del Ddl Valditara alla Camera dei deputati, a dicembre 2025, l’Ordine degli psicologi dell’Emilia-Romagna è intervenuto più volte (anche in collaborazione con altri ordini regionali) sulla necessità di rivedere il disegno di legge. «In quanto professionisti della salute – si legge nelle note rmate dall’Ordine –, esprimiamo profonda preoccupazione per le implicazioni culturali e sociali derivanti da un eventuale divieto generalizzato di un’educazione affettiva e sessuale tempestiva, continuativa e scienti camente fondata. Limitare o escludere la possibilità di promuovere attività educative sui temi della sessuo-affettività signi ca privare le giovani generazioni di strumenti fondamentali per comprendere e gestire i cambiamenti sici ed emotivi legati alla crescita, strettamente connessi alla costruzione della propria identità personale e sociale».
Secondo Luana Valletta, presidente dell’Ordine dell’Emilia-Romagna, l’educazione sessuo-affettiva più ef cace passa da un lavoro trasversale e continuativo in classe, condotto da psicologi quali cati, e dalla capacità delle famiglie di accogliere questi temi anche tra le mura domestiche, senza tabù né paure genitoriali irrisolte. «Lo stesso vale per altre tematiche delicate, come la morte – spiega Valletta –. Oggi si promuovono percorsi di death education perché in casa non se ne parla più, i bambini non partecipano ai funerali e si perde l’occasione di conoscere ed elaborare il dolore. Con la giusta dolcezza e sensibilità, si può e si deve parlare di tutto, senza aspettare che sia un cartone animato o qualcun altro a farlo per noi».
Partendo dal Ddl, quali sono le criticità?

Luana Valletta, psicologa, presidente dell’Ordine dell’Emilia-Romagna
«La principale è evitare di affrontare l’educazione sessuoaffettiva in modo scienti co e continuativo. Già siamo arretrati rispetto ad altri Paesi europei, e invece di rafforzare le normative a livello nazionale, si pongono limiti che rischiano di negare l’importanza stessa del tema. Il dibattito pubblico, soprattutto sui social, ha spesso generato dif denza e disinformazione: è fondamentale ricordare che l’educazione sessuo-affettiva condotta da professionisti è calibrata all’età dei ragazzi e non “spinge” al sesso, ma insegna rispetto, consenso e riconoscimento dei con ni. Bisognerebbe trattare il tema come un intervento di sanità pubblica, tra prevenzione di malattie, bullismo e violenza, non solo di genere, perché tutte le forme di violenza hanno radici comuni. Limitare l’educazione per motivi ideologici, senza un contraddittorio scienti co, è rischioso: se lasciamo un vuoto, i ragazzi cercheranno risposte altrove». Quale dovrebbe essere il ruolo delle famiglie e quale quello della scuola?
stiche. È essenziale af darsi a psicologi quali cati, iscritti a ordini riconosciuti e quindi responsabili dei contenuti che propongono. L’educazione sessuo-affettiva deve basarsi su evidenze scienti che e su un approccio sanitario e formativo, mai ideologico». Quali sono gli errori più comuni che possono fare le famiglie quando scelgono di affrontare questo tema in autonomia?
«L’errore più grande e frequente è evitare di parlarne, per vergogna o a causa dei bias che porta a vedere i proprigli come eterni bambini. Il silenzio però non protegge, anzi, espone. C’è chi aspetta che siano i ragazzi a fare domande, ma oggi spesso i più giovani scelgono di rivolgersi direttamente a internet piuttosto che ai genitori. Anche le migliori intenzioni non bastano: non siamo tuttologi e l’improvvisazione non è mai positiva. Anche tra gli psicologi solo chi è appositamente formato sul tema può affrontare questi temi in classe». C’è quindi un’età giusta per iniziare a introdurre il tema?
«L’educazione fatta in aula non spinge al sesso, ma insegna consenso e rispetto dei confini»
«Le famiglie devono avere maggiore ducia nella scuola e nei professionisti sanitari. Per anni si è alimentato il mito della famiglia come luogo naturalmente adeguato ad affrontare ogni tema, ma la realtà è più complessa: esistono contesti familiari disfunzionali e, anche nelle situazioni più equilibrate, non sempre si possiedono strumenti e competenze per affrontare in modo adeguato questi argomenti. È importante però saper accogliere e rielaborare in ambito domestico i contenuti introdotti in classe. La scuola invece dovrebbe vigilare per garantire la qualità degli interventi proposti: proprio sul nostro territorio alcuni genitori hanno segnalato incursioni di associazioni di stampo ultracattolico con visioni allarmi-
«Fin da subito. Chi ha bambini piccoli lo sa, la scoperta del proprio corpo è naturale già nei primi anni di età e non va sessualizzata, interpretandola con occhi adulti. È un’esplorazione naturale, legata alla conoscenza di sé e del piacere. Esistono libri illustrati pensati proprio per insegnare ai bambini il concetto di consenso senza paura, vergogna o negazione. Oggi il contatto con la dimensione sessuale avviene sempre prima: anche sui social possono arrivare richieste o pressioni ed è importante che i più piccoli si sentano sempre abbastanza forti da poter dire “no” e, al tempo stesso, sappiano rispettare i limiti altrui. A livello scolastico, introdurre il tema n dalle primarie permette anche di intercettare situazioni a rischio: non è raro che durante questi incontri possano essere intercettati anche episodi di violenza intra familiare. Non si tratta solo di educazione e prevenzione, ma c’è anche la possibilità di intercettare eventuali altri disagi».
Cosa dice il Ddl Valditara approvato alla Camera
Quali sono i segnali di disagio più evidenti degli adolescenti e pre adolescenti in relazione a queste tematiche? C’è bisogno di parlarne di più rispetto a un tempo?
«Sicuramente sì, anche perché le crisi evolutive adolescenziali si presentano sempre più precocemente. I disagi di questa fascia di età, spesso, si manifestano con disturbi di ansia, del comportamento alimentare, di autolesionismo, a titolo di esempio. La presa in carico di questi disturbi ha visto un maggiore accesso ai pronto soccorso pediatrici, spesso in affanno per la carenza di psicologi quali cati. Anche i servizi sul territorio andrebbero rafforzati con un numero maggiore di professionisti: non possiamo lavorare sempre quando il problema è presente, dobbiamo lavorare in prevenzione, fare educazione. In questo, una legge sulla psicologia scolastica può essere di aiuto».
Quanto incidono i social e la pornogra a online in assenza di un’educazione strutturata?
«Tantissimo. Oggi sono la fonte primaria di informazione e formazione, e si rischia di prendere a modello paradigmi sbagliati. Anni fa i ragazzini potevano imbattersi in qualche videocassetta o giornalino, oggi invece ci si trova davanti a contenuti molto espliciti, che spesso veicolano modelli distorti di sopraffazione, dominio e svalutazione, soprattutto delle donne. Questo si ri ette anche sugli atteggiamenti delle generazioni più giovani, con stereotipi di genere più marcati rispetto a qualche anno fa».
In futuro quale potrebbe essere il costo sociale di queste scelte?
Il 3 dicembre 2025 la Camera dei deputati ha approvato (151 voti a favore, 113 contrari e 1 astenuto) il cosiddetto Ddl Valditara (dal nome del ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara): è un disegno di legge che regola l’educazione sessuoaffettiva nel percorso scolastico. Il testo dovrà ottenere il voto del Senato per diventare legge. I capisaldi del Ddl Divieto di attività sulla sessualità nelle scuole dell’infanzia e primarie, obbligo di consenso informato scritto per ogni progetto su sessualità e affettività alle scuole medie e superiori e piena trasparenza su contenuti, materiali, associazioni ed esperti esterni coinvolti. Ogni iniziativa riguardo a queste tematiche dovrà essere comunicata alle famiglie almeno sette giorni prima, con indicazioni precise sulle finalità e le modalità di svolgimento. I genitori, inoltre, dovranno poter visionare preventivamente tutti i materiali. Il disegno di legge prevede che in futuro per coinvolgere esperti esterni servirà anche l’approvazione del collegio docenti e del consiglio di istituto. Da parte loro, le scuole avranno l’obbligo di garantire attività alternative nel caso di mancata adesione e verificare la serietà e la competenza degli esperti chiamati in classe.
A ottobre era stata anche presa in considerazione la possibilità di vietare questi corsi alle scuole secondarie di primo grado (le scuole medie), ma la proposta non è stata inclusa nella versione finale votata alla Camera.
Le posizioni dei partiti Nel percorso verso il primo voto a favore, il disegno di legge è stato al centro di molte discussioni politiche. La Lega e Fratelli d’Italia sono contrari all’educazione sessuale e affettiva a scuola, perché sostengono che sia un’occasione per diffondere la cosiddetta “ideologia gender” (una teoria usata dalle destre per criticare studi, ricerche e rivendicazioni della comunità Lgbt). Inserire un obbligo di consenso dei genitori, secondo il ministro Valditara e altri politici della maggioranza, servirebbe a garantire loro il diritto costituzionale di decidere dell’educazione dei propri figli, dando la possibilità di opporsi ai temi, ai materiali didattici e alle persone che terrebbero questi corsi. I partiti all’opposizione sostengono invece che l’inserimento dell’obbligo del consenso delle famiglie renderebbe ancora più inefficaci i programmi di educazione sessuale e affettiva a scuola, che sono già carenti in Italia.
«Quello che stiamo già iniziando a pagare oggi, dall’aumento di stupri e violenza di genere, agli episodi di femminicidio e quelli di cyberbullismo, sempre più legati alla sfera sessuale. Ed è anche la conseguenza di una mancata educazione civica e sessuo-affettiva strutturata. Dobbiamo ricordare che, se non siamo noi adulti a fornire strumenti e riferimenti, saranno altri, o “altro”, come il web, a farlo al nostro posto. Come Ordine degli psicologi, ci mettiamo a disposizione per costruire una rete regionale che metta in dialogo scuole, professionisti e università, con l’obiettivo di promuovere interventi scienti camente fondati e tutelare il benessere dei più giovani».
Maria Vittoria Fariselli
l preside « er irebbero due ore settimanali per l educazione sessuo-a etti a»
si augura il modello con corsi pomeridiani
Il dirigente di Geometri e Agraria: «L’opinione pubblica chiede di fare di più, ma dalla Gelmini in poi solo tagli». Ripartizione di compiti: «L’educazione spetterebbe alle famiglie, non alla scuola»
«L’opinione pubblica chiede alla scuola di occuparsi sempre di più di educazione sessuoaffettiva, educazione civica, sensibilizzazione contro il bullismo… eppure, dall’altro lato, le riforme politiche continuano a tagliare fondi e ore, invece di investire nella realizzazione concreta di questi progetti». Così Paolo Taroni, dirigente scolastico dell’Istituto tecnico Geometri e Agraria “Morigia Perdisa” di Ravenna, commenta l’indicazione del Ddl Valditara (vedi box nella pagina accanto) di non inserire l’educazione sessuo-affettiva nell’orario scolastico curricolare, limitandone l’attuazione a interventi occasionali, subordinati al consenso informato e a un maggiore controllo sugli esperti coinvolti.
Taroni sarà tra i protagonisti di un dibattito sul tema promosso dal Pd il 26 marzo (vedi box). «Non è una questione di colore politico – assicura il dirigente –, perché, dalla riforma Gelmini del 2010 in poi, la scuola ha ricevuto solo tagli, a prescindere dai governi. Servirebbe una riforma strutturale completa».
Secondo Taroni, l’educazione sessuo-affettiva è sempre rientrata tra le competenze scolastiche: a cambiare sono modalità e continuità. «Ricordo la mia prima lezione sul tema, nel 2001, insieme al collega di scienze. Già allora c’era la necessità di integrare competenze loso che, psicologiche e pedagogiche con quelle scienti che e anatomiche. Oggi la s da è costruire un percorso continuativo ed ef cace. È
suf ciente proseguire con progetti estemporanei o servirebbero due ore settimanali dedicate? E dove trovarle, senza sottrarle a materie già fondamentali come italiano o matematica?». La soluzione, per il dirigente, risiederebbe in un nuovo modello scolastico più esteso, con lezioni mattutine e corsi pomeridiani didattici e extradidattici, tra sensibilizzazione, arte e sport. «I ragazzi hanno bisogno di vivere la scuola con ritmi diversi: abitiamo un’epoca di accelerazione perenne e, almeno a scuola, è necessario ritrovare il tempo della ri essione, del confronto, del dialogo e della ricerca». Un modello che richiederebbe un aumento del monte ore scolastico, di docenti e collaboratori, oltre alla realizzazione di mense e strutture ad hoc ma che, secondo Taroni, potrebbe trovare risorse anche nel calo della natalità: «Oggi questo fenomeno si ri ette anche nelle scuole secondarie, generando un risparmio che può essere reinvestito in nuove attività». In questa prospettiva, la scuola potrebbe avvicinarsi a un modello europeo “4+2”, aprendo spazio a tematiche civiche e sociali. L’educazione sessuo-affettiva, in questo quadro, dovrebbe essere af data a docenti interni specializzati: «Gli esperti sono una risorsa e uno stimolo per gli studenti, ma alle conoscenze speci che va af ancata la capacità di insegnamento – spiega il preside –. Non bisogna però ignorare il fatto che l’educazione spetterebbe alle famiglie, non alla scuola. Alla
Il Pd organizza un incontro pubblico con esperti e politici
Il Pd e i Giovani Democratici di Ravenna promuovono un incontro pubblico dedicato al tema dell’educazione sessuale e affettiva e al confronto sul Ddl Valditara. L’incontro è in programma il 26 marzo alle 20.30 nei locali del circolo Casadei Monti in via San Mama 75 a Ravenna. Interverranno: Niccolò Bosi (consigliere regionale), Ouidad Bakkali (deputata), Isabella Conti (assessora regionale alle Politiche sociali), Sara Zagonari (direttrice dei consultori familiari Ravenna-Faenza-Lugo) e Paolo Taroni (dirigente scolastico).

scuola spetta la formazione. Oggi però la sessualità dei più giovani è cambiata, e non tutte le famiglie hanno gli strumenti per affrontare questi temi. Spesso una sfera così delicata viene lasciata ai social o ai siti pornogra ci, privando i giovani della dimensione affettiva della sessualità».
Secondo quanto osservato dallo stesso dirigente nei corridoi scolastici, negli ultimi tempi sarebbero aumentati gli episodi di gelosia immotivata e di violenza verbale tra gli studenti, insieme ad atteggiamenti discriminatori, soprattutto nelle classi più giovani, dove il linguaggio rivela spesso una carenza di rispetto
verso la cultura di genere e la persistenza di pregiudizi. «I ragazzi di oggi sembrano anche meno incuriositi dalla sessualità - conclude Taroni -, forse perché abituati a ricevere informazioni online in tempi rapidissimi e convinti di sapere già tutto. Ma l’eccesso di informazioni genera confusione, soprattutto quando manca un pensiero critico per orientarsi. Se l’educazione non è un compito esclusivamente scolastico, la costruzione di quel pensiero critico lo è. Ed è un lavoro quotidiano, che deve restare lontano da ogni approccio ideologico o politico, nel rispetto della libertà di insegnamento sancita dalla costituzione». (ma.fa.)

A sinistra Paolo Taroni, preside dell’istituto tecnico Geometri e Agraria di Ravenna, il primo giorno di scuola a settembre 2025
AGENDA
l giornalismo e le guerre « a narrazione dominante ale più di una ittoria con carri e truppe»
Toni Capuozzo ospite il 31 marzo al Saretina di Cervia
Per la rassegna “Aperitivo con gli autori”, il bagno Saretina di Cervia, sul lungomare Deledda, ospita Toni Capuozzo, noto giornalista con una lunga carriera come inviato di guerra. Appuntamento il 31 marzo alle 18 per la presentazione del suo ultimo libro Una piccola guerra - Il 6 maggio del Friuli. Lo abbiamo intervistato.
Di cosa parla il libro e perché ha scelto questa storia?
«Del terremoto del 6 maggio 1976, con quasi mille morti. Sono passati cinquant’anni, l’ho scritto per ricordare una storia dif cile, ma allo stesso tempo stupenda: volontari, denaro, aiuti da tutta Italia per ricostruire una mezza regione. Non è stato un modello ripetuto, nonostante sia stato un grande momento di solidarietà».
Parliamo di giornalismo: come valuta lo stato in cui versa questa professione e come pensa che la potrà in uenzare l’intelligenza arti ciale?
«L’Ai è uno strumento nuovo, è un’arma a doppio taglio. I tre F-15 abbattuti dalle difese aeree del Kuwait alcuni giorni fa sono un esempio di malfunzionamento causato dall’Ai: tre caccia amici sono stati riconosciuti come nemici. Io credo che l’intelligenza arti ciale possa essere un grande strumento se se ne fa un certo uso, ma ovviamente anche una trappola. Un anno fa il quotidiano Il Foglio ha fatto uscire per un mese un’edizione parallela autoironica tutta scritta con Ai e il risultato è da brividi. L’Ai di oggi non crea, mette in relazione, lo fa più velocemente rispetto agli umani, ma si serve comunque di dati ed esperienze nostre. Il giornalismo sta vivendo una stagione amara, i cartacei e i telegiornali non hanno più il peso di una volta, i giovani si informano online, dove stiamo assistendo a un fast food di informazioni: rapida produzione, rapido consumo e rapido deperimento. Non sappiamo già più nulla del Venezuela a distanza di settimane. Questa fretta uccide la profondità».
Il giornalismo e le guerre: come arrivano le informazioni? Siamo dipendenti dalle notizie raccolte direttamente sul campo?
«Al contrario, siamo dipendenti da informazioni che non vengono dal campo: Iran e Gaza sono due esempi. Tutto ciò che arriva è profondamente in uenzato dalle parti in gioco, dai fedelissimi ai vari regimi. L’ondata di notizie che ci invade quotidianamente facilita la dispersione e aiuta le propagande di guerra, le quali oggi hanno un peso nettamente maggiore rispetto a venti anni fa. La narrazione dominante vale più di una vittoria con carri e truppe. Riguardo al con itto in corso dobbiamo af darci agli Stati Maggiori americani e ai vertici della Repubblica Islamica, ma è dif cile ricavare informazioni oggettive. Non sappiamo per esempio se lo stretto di Hormuz è chiuso o se sono le navi che non vogliono rischiare il passaggio, ma fatto sta che il petrolio cresce sempre di più e noi non sappiamo il reale motivo».
Droni, reti, ne dei carri e della fanteria: come cambia la guerra di oggi da quella di ieri?
«Oggi si parla di guerra a distanza, nessuno si guarda negli occhi quando apre il fuoco. La guerra come l’abbiamo sempre conosciuta, sempre sentita raccontare, non esiste più, è stata sostituita da una sala operatoria sterilizzata, una stanza dei bottoni lontana centinaia di chilometri. La guerra di oggi viene presentata come pulita, onesta, ma fa morti civili innocenti. Obama fu tra i primi a usare i droni per uccidere i capi talebani, radeva al suolo interi villaggi in Afghanistan. Non sappiamo nulla dei morti di oggi, sappiamo solo che ci sono, e

che sono tanti».
Questo nuovo genere di guerre, che sembra eliminare la componente emotiva, morale, dell’ammazzare corpo a corpo un altro uomo, può portare a un incremento dei con itti armati nel futuro?
«La parola d’ordine del mondo di domani è incertezza. L’ordine mondiale di Yalta non esiste più, ci stiamo dividendo in sfere di in uenza: la Cina ha preso il posto dell’Unione Sovietica come contraltare americano e l’Europa resta a guardare. Parliamo di un mondo incerto perché le alleanze non valgono più, Russia e Cina si sono astenute nell’ultima votazione al consiglio di sicurezza dell’Onu mirata a condannare la reazione iraniana agli attacchi di Trump, non hanno votato contro. Negli ultimi tre anni abbiamo assistito al massacro di Gaza, alla caduta del regime degli Assad in Siria, alla rinascita di Hezbollah. Non sappiamo che Medioriente racconteremo tra tre anni. Manca un’autorità internazionale e il mondo non sa dove guardare».
«L’online è un fast food di informazioni: rapida produzione, rapido consumo e rapido deperimento Questa fretta uccide la profondità»
Cosa pensa degli appalti nazionali a privati della guerra come Anduril e Palantir? Come gestire il problema etico che ne deriva?
«Una delle armi iraniane è il controllo di internet, Starlink in Ucraina gioca un ruolo chiave, ma guardando all’Iraq i contractors avevano più potere degli apparati politici durante il con itto. Gli Stati appaltano, è una tendenza che sta aumentando, sempre più privati avranno in mano grandi parti dello Stato e della vita dei cittadini, e sempre meno scelte dipenderanno dal nostro volere. Sono preoccupato come molti».
Al circolo Prometeo si parla di Stati Uniti e Cina con il ricercatore Chessa Altieri
“Gli Stati Uniti sono davvero a un bivio?”. Se ne parlerà sabato 28 marzo dalle ore 18.30 al circolo Prometeo di Faenza (vicolo Pasolini 6) in un incontro aperto al pubblico. Ospite della serata sarà Stefano Chessa Altieri, ricercatore presso Sciences Po Parigi e la Fondazione Gramsci di Bologna, esperto di relazioni internazionali e in particolare dei rapporti tra Stati Uniti e Cina. Nel corso dell’incontro verranno affrontati alcuni dei principali nodi dell’attualità: l’evoluzione del sistema politico americano, le politiche economiche e commerciali, le tensioni in Medio Oriente e il confronto strategico tra Washington e Pechino.
Alla sala Arci di Ponte Nuovo si “fa chiarezza” sul Congo
Sabato 28 marzo (ore 16.30) nuovo appuntamento del ciclo di incontri “Facciamo chiarezza!”, organizzato da Arci Ravenna e dal Gruppo della Saletta, alla sala Arci di Via Romea Sud 95, a Ponte Nuovo. L’incontro si intitolerà “Congo: la luce e le tenebre, storie e attualità di un universo africano” e vedrà come relatore Gianluca Mengozzi, presidente Arcs Arci Culture Solidali Aps.
Alla biblioteca Oriani la presentazione del libro su Sandro Pertini
Si terrà giovedì 26 marzo, alle 17.30 alla Biblioteca Oriani, la presentazione del libro di Gianluca Scroccu, Sandro Pertini (Salerno Editrice 2026). Il libro ricostruisce la biografia del “presidente più amato”. Scroccu, professore associato di Storia contemporanea all’Università di Cagliari, ne discuterà con Michele Marchi dell’Università di Bologna e Anna Tonelli dell’Università di Urbino “Carlo Bo”.
Il “manualetto” per la pace di Scorciapino, a Castel Bolognese
Incontro con il co-autore Pino Scorciapino sabato 28 marzo, alle ore 11, alla biblioteca Dal Pane di Castel Bolognese, per la presentazione del saggio “Gocce di pace” (Guida Editori, 2025). Il libro, scritto a quattro mani con don Silvio Rotondo ha come sottotitolo: Manualetto pratico per aiutarci ad essere “artigiani della pace”

GEOGRAFIA

LE “MAPPE CHE CREANO IL MONDO” A LUGO

Sabato 28 marzo, alle 10.45 alla sala Codazzi della biblioteca Trisi di Lugo, inaugura la mostra “Mappe che creano il mondo”. L’esposizione propone un percorso attraverso alcune tra le più significative rappresentazioni cartografiche dell’Italia e del mondo, tra il XVI e il XIX secolo. La mostra rimarrà allestita fino al 6 giugno e sarà visitabile negli orari di apertura della biblioteca, a ingresso gratuito. Sono previste anche due visite guidate, che non necessitano di prenotazione, lunedì 22 aprile alle 17 e sabato 30 maggio alle 11. Il percorso espositivo è stato realizzato in collaborazione con il Centro studi sulla Romandiola Nord Occidentale e la maggior parte delle carte esposte appartengono alla collezione privata di Gian Domenico Veggi, curatore della mostra.
di Ernesto Moia
26 marzo - 1 aprile 2026
SOLIDARIETÀ
Quelli che accolgono i migranti a casa O ne diventano mentori: “Refugees Welcome”
Ne parla Silvia Manzani, la referente ravennate dell’organizzazione: «A fare la differenza è la rete sociale che si crea» L’anno scorso attivate 25 relazioni. «Tra le tante storie, quella di Enrico, volato in Gambia per conoscere la famiglia di Drammeh» di Beatrice Dragoni
“Refugees Welcome Italia” è un’organizzazione indipendente che da oltre dieci anni lavora per promuovere e costruire percorsi di inclusione tra cittadini e persone rifugiate e migranti. A livello operativo si compone di uno staff centrale e di gruppi territoriali attivi in diverse città italiane. Ne abbiamo parlato con Silvia Manzani, referente territoriale di Ravenna. Silvia, ci parli del progetto.
«Quello originario è l’accoglienza in famiglia, che ha rappresentato il punto di partenza e il cuore dell’associazione. Tuttavia, si tratta di un’iniziativa limitata nei numeri, perché non è semplice trovare famiglie disponibili (anche a fronte di un rimborso spese di qualche centinaio di euro al mese, ndr) ad aprire la propria casa. Per questo, nel tempo è nato un secondo progetto, oggi molto più diffuso: il mentoring. In questo caso, un volontario af anca una persona migrante nel suo percorso verso l’autonomia, senza convivenza. I due progetti restano centrali ma è il mentoring a registrare i numeri più alti (dal 2021 sono state attivate quasi cento relazioni, di cui 25 solo l’anno scorso, ndr)».
Qual è la differenza tra accoglienza in famiglia e mentoring?

«La differenza principale sta nell’impatto sulla vita delle persone coinvolte. Accogliere qualcuno in casa propria è una scelta importante, che incide profondamente sugli equilibri quotidiani: non è da tutti, anche per chi è sensibile al tema. Il mentoring, invece, offre maggiore essibilità: il volontario costruisce un percorso “su misura” insieme alla persona af ancata, organizzando tempi e modalità in base alle proprie disponibilità. Non a caso viene de nito un progetto “sartoriale”: è adattabile, personalizzabile e compatibile con vite spesso già molto impegnate. Questa caratteristica sta attirando volontari di ogni età - inclusi adulti con gli - una fascia prima meno presente».
Come avviene l’incontro tra volontari e migranti?
«L’incontro è preceduto da una fase di conoscenza in cui l’associazione presenta alle due parti le caratteristiche generali dell’abbinamento. Tuttavia, il primo incontro è volutamente informale, quasi “al buio”. Di solito si svolge in un bar, davanti a un caffè o una merenda per mettere tutti a proprio agio e creare un clima rilassato e umano. Nel mentoring, se l’incontro va bene il percorso può iniziare immediatamente, mentre nell’accoglienza in famiglia sono previsti ulteriori passaggi preparatori».
Quanto dura mediamente un’esperienza?
«L’associazione richiede un impegno minimo di sei mesi, sia per l’accoglienza che per il mentoring. Nella pratica, però, molte esperienze durano più a lungo: sei mesi rappresentano spesso solo l’inizio di un percorso relazionale che continua nel tempo».
Avviene una selezione per le persone migranti coinvolte?
«Sì. Soprattutto per l’accoglienza in famiglia. Le persone inserite devono avere un certo livello di autonomia e non presentare situazioni complesse, come dipendenze o fragilità psichiche importanti. Questo perché la famiglia è pensata come un ponte verso l’autonomia, non come una struttura in grado di gestire situazioni altamente problematiche. Molti partecipanti provengono da percorsi di accoglienza già avviati o in fase di conclusione, quindi l’associazione può contare anche sul supporto degli operatori che li hanno seguiti. A questo si aggiungono anche aspetti logistici: ad esempio, un ragazzo che lavora a Ravenna e non ha la macchina non può andare in accoglienza a Lugo».
Quali risultati avete ottenuto nora in termini di inclusione?
«Il risultato più importante non è solo l’accoglienza temporanea ma la rete sociale che si crea attorno alla persona. È questa rete a fare davvero la differenza nel lungo periodo. Un esempio riguarda un ragazzo della Guinea: ancora minorenne aveva chiesto una mentore, quindi una volta raggiunta la maggiore età lo abbiamo af ancato a una donna. Grazie a lei, il ragazzo è riuscito ad ottenere un contratto di af tto regolare e al momento ha una casa con altri connazionali. È proprio questo il risultato più grande: una persona non si emancipa in sei mesi, ma la rete sociale che crea in questo arco di tempo lo sostiene anche nel futuro». Questi percorsi generano legami duraturi? C’è una storia che l’ha colpita particolarmente?
«Sì, anche se in maniera superstiziosa devo mantenere segreto il nale. È la storia di Enrico Bosi, mentore di Drammeh, un ragazzo gambiano. Hanno iniziato questo percorso quando il migrante aveva 18 anni. Ormai sono passati tre anni e i due hanno costruito un vero e proprio legame familiare. Ora Drammeh ha trovato lavoro grazie al suo mentore ma non solo, sono andati persino in Gambia assieme per conoscere la famiglia del ragazzo. Questa relazione è andata ben oltre le nostre aspettative ma non posso ancora svelare il nale...».
Dove è attivo il progetto in Emilia-Romagna?
«Attualmente a Ravenna e Bologna. Tuttavia è in corso un tentativo di espansione attraverso una rete chiamata Community Matching, un’estensione del mentoring rivolta speci camente a rifugiati e richiedenti asilo. L’idea è coinvolgere direttamente i centri di accoglienza, aiutandoli a trovare volontari e integrare questo modello al loro interno. Sono già stati avviati contatti con realtà come Cesena, Lugo, Faenza e Rimini».
A Palazzo Rasponi si parla delle “cene accoglienti”
Venerdì 27 marzo alle 18.30 a palazzo Rasponi dalle Teste, in centro a Ravenna, sarà presentata l’iniziativa “Cene accoglienti: Aggiungi un posto a tavola”, un’occasione speciale di incontro tra famiglie di Ravenna e giovani talenti provenienti da percorsi e Paesi diversi. Un pranzo, una cena o un semplice momento insieme per conoscersi, scambiare storie, culture e sogni. L’iniziativa è realizzata nell’ambito del progetto Ravenna Welcomes Talents e della Settimana contro il razzismo.
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LA RASSEGNA
“Scritture di frontiera” al via con la “kefiah” di Alae Al Said
Il 2 aprile alla Classense
Torna “Scritture di frontiera”, rassegna letteraria che ri ette sui temi interculturali, organizzata dalla Casa delle Culture in collaborazione con l’associazione Onnivoro. Gli incontri, gratuiti e aperti alla cittadinanza, si terranno nella sala Muratori della Biblioteca Classense e vedranno protagoniste due autrici del panorama letterario contemporaneo italiano, con la moderazione di Matteo Cavezzali.
Nel primo incontro, giovedì 2 aprile alle 17.30, Alae Al Said, giovane scrittrice italiana nata a Roma da una famiglia di origini palestinesi, presenterà “Il ragazzo con la ke ah arancione”. Nel suo romanzo, la scrittrice affronta con sensibilità e forza narrativa il tema dell’identità e dello sradicamento.
Protagonista del secondo incontro, giovedì 9 aprile alle 17.30, sarà invece Saba Anglana, cantante, attrice e scrittrice italiana di origini somalo-etiope.
FIDO IN AFFIDO

SCOTTY
Scotty è un mix labrador di 5 anni (classe 2020), allegro, socievole, intelligente e giocherellone; è abituato all’auto, ama passeggiare al guinzaglio, può vivere sia in città che in campagna. Un tesoro di cane, adatto anche ad una prima esperienza. Per conoscerlo inviate un messaggio al 349 6123736
ADOTTAMICI

MICIA
Questa bella gattona ha 16 anni ben portati, deve solo prendere una piccola pastiglia per la tiroide al giorno. È sterilizzata, vaccinata, molto tranquilla e abituata in casa. Per problemi dei suoi umani, stiamo cercando una nuova famiglia dove possa vivere serena gli anni che le rimangono. Contattate il 333 2070079
Silvia Manzani durante un incontro nell’ambito di “Refugees Italia” (foto Vincenzo Pioggia)
«Non ci libereremo mai dei social network: la s da di enter cercare di capire cosa reale»
l losofo e giornalista runo astroianni, esperto di comunicazione digitale, ospite della ettimana scienti ca di aenza « ono un entusiasta del e , ma lasciarci im occare dall’algoritmo non fa ene al nostro cer ello A olte meglio un po’ di t »
di Maria Vittoria Fariselli
Passiamo ore a scegliere la foto migliore, a scrivere la caption giusta, qualcuno abbozza ancora un hashtag esplicativo, sperando che l’algoritmo abbia pietà di noi e ci faccia raggiungere un numero di like socialmente accettabile. Nel frattempo, rubiamo stralci di vite lussuose che non ci appartengono (e forse mai ci apparteranno), sbirciamo quelle delle persone che non frequentiamo più, ci informiamo sul Medio Oriente tra un video di cucina e un gatto generato dall’Ai che corre sul tapis roulant. I social network sono parte integrante delle vite di tutti noi, anche dei più riluttanti. Lo sa bene Bruno Mastroianni, esperto di comunicazione digitale oltre che giornalista, losofo e docente di 24Ore Business School Venerdì 27 marzo sarà a Faenza (ore 21, Faventia Sales) in occasione della XXVI Settimana scienti ca e tecnologica. In dialogo con Paolo Magliocco, affronterà una domanda tanto semplice quanto inevitabile: “Riusciremo a liberarci dei social network?”. Noi gliel’abbiamo chiesto in anteprima. Mastroianni, partendo proprio dal tema dell’incontro, arrivati a questo punto, ce la faremo?
«No, non ci riusciremo. Ormai possiamo de nirli una dimensione “naturale”, anche se sono tutto tranne che naturali. Ma sono uno spazio abituale in cui continueremo a muoverci. Sicuramente però cambieranno, come hanno già fatto in questi anni, e anche noi dovremo cambiare di conseguenza, imparando a ritrovare una certa libertà al loro interno, senza restarne intrappolati». Quali sono stati i cambiamenti più evidenti dalla nascita di Facebook nel 2004 a oggi?
«Un esempio chiaro è l’ascesa del mondo dei creator, e il cambio di paradigma che porta con sé: oggi la creazione dei contenuti è diventata più importante rispetto al “fare rete”, che era uno degli aspetti fondamentali della prima era dei social. Inoltre, oggi i social hanno molte più sfaccettature rispetto a un tempo, in futuro forse conieremo nuovi termini per de nirli meglio. Non parlo solo della moltitudine di canali, da Facebook e Instagram a Whatsapp, ma delle diverse potenzialità e dimensioni all’interno di una sola app. Oggi con la parola “social” mettiamo tutto in un unico calderone, forse perché abituati ai vecchi media, anche se, tra piattaforme streaming e nuovi modalità di fruizione, anche quelli sono cambiati».
E noi siamo cambiati?
«Si, anche se a mio avviso le generazioni più attempate non hanno ancora messo a fuoco la propria presenza sui social. I più giovani invece sono pienamente consapevoli della dimensione pubblica estesa che si è creata, dove ognuno è a tutti gli effetti un piccolo personaggio pubblico. Sanno anche che qualsiasi cosa si mette nel digitale circola oltre le nostre previsioni, e non mi riferisco solo a crimini come la diffusione di immagini private, ma del funzionamento stesso delle piattaforme. Anche solo la scelta della foto pro lo di WhatsApp racconta tanto su di noi».
Proprio sui più giovani le opinioni si dividono: c’è chi li indica come totalmente dipendenti dal mondo social e chi invece nota un progressivo allontanamento. Quale delle due versioni crede più concreta?
«Credo che siano entrambe vere: i dati dimostrano che i giovani sono sempre più dipendenti dai social e che l’utilizzo smodato ne stia rovinando le capacità di attenzione e pensiero critico. In generale, i social possono creare una certa dipendenza soprattutto su personalità già predisposte, dove trovano ambiente fertile. È altrettanto vero, però, che la consapevolezza dei più giovani della sovraesposizione di questi canali porta a una mancanza di intervento sui social per paura del commento o del giudizio altrui. Non a caso la piattaforma da “boomer” per eccellenza è Facebook, dove sotto i post si generano intere discussioni, mentre i più giovani preferiscono l’intimità delle storie Instagram, con visualizzazioni limitate ai follower e interazioni private. Non si tratta di un declino delle piattaforme, ma di un adattamento della fruizione».
Quanto il confronto costante e diretto con le vite degli altri in uenza la nostra quotidianità e le nostre scelte?
«Forse più di quanto ci rendiamo conto. Siamo in sovraccarico di contenuti e informazioni, opinioni, sulle quali ci basiamo prima di compiere una scelta. Preferiamo un ristorante a un altro in base al numero di “stelline”, leggiamo decine di recensioni prima di fare un acquisto… E spesso ci succede anche con le persone. Sbirciamo i loro pro li per farci un’idea dell’opinione che gli altri hanno su di loro. Il tema è particolarmente delicato nel momento della crescita, ma non solo. Oggi l’adolescenza è estesa, non si smette di formare la propria identità dopo una certa età. Il pericolo che si nasconde dietro al confronto costante dei social deriva dal cortocircuito tra distanza sica e vicinanza emotiva che nasce dal vedere persone lontanissime da noi dal punto di vista essenziale dentro al nostro smartphone, creando un punto di contatto con la nostra intimità. In questo contesto, comparazione e invidia si ampliano, soprattutto

sui social, dove si tende a mostrare solo la foto migliore o il viaggio più bello. L’accettazione di noi stessi è un aspetto molto importante su cui dobbiamo, e dovremo, lavorare». Parlare invece di attualità sui social, soprattutto in un contesto geopolitico complesso come quello che stiamo vivendo, è necessario o pericoloso?
«Anche in questo caso, credo che sia entrambe le cose. Il pericolo nasce da un algoritmo che alterna contenuti leggeri e attualità senza una politica editoriale. La necessità diventa quindi quella di riuscire a fare informazione corretta in modo adeguato. I social sono un canale molto frequentato e l’informazione deve essere rilanciata anche al loro interno, quindi è sempre più importante realizzare contenuti informativi validi e al tempo stesso riuscire a confezionarli per la fruizione contemporanea. Questo tipo di informazione non è suf ciente, ma può essere un primo aggancio per approfondire l’argomento tramite articoli, libri, podcast». Il proliferare di contenuti generati con l’intelligenza arti ciale è una bolla destinata a scoppiare o un nuovo linguaggio a cui dovremmo abituarci?
«In parte si tratta di una bolla, soprattutto per quanto riguarda quel genere di contenuti volutamente scadenti, detti “slop” che si stanno diffondendo a macchia d’olio in questo periodo. Se questa parte è destinata a scomparire, è altrettanto vero che la s da “del futuro”, ma già valida nel presente, è quella di diventare sempre più abili nel capire cosa è costruito arti cialmente e cosa no. Diventerà una vera e propria competenza. Forse si arriverà al livello in cui ognuno di noi dovrà dotarsi di un bot che lo aiuti a scindere quel che è reale da quel che non lo è».
Oltre a favorire la disinformazione, c’è il rischio che questo tipo di contenuto porti a una progressiva perdita della ducia generale?
«Non è un rischio: sta succedendo, e succedeva anche prima degli “slop”. L’erosione della ducia è tangibile, e credo che sia fondamentale per chiunque voglia lavorare sui social per creare contenuti, sia informativi che non, ricostruire passo passo questa ducia».
C’è qualche insidia nascosta dietro all’utilizzo quotidiano che tutti facciamo dei social?
«Tante. Per me una delle peggiori è quella di vivere intere giornate dove i contenuti che dovrebbero arricchire la nostra mente ci vengono sottoposti “per scoperta” e non per ricerca. Limitarsi ad aprire le schermate iniziali e lasciarci meravigliare da ciò che propone la piattaforma presuppone l’assenza di domande, di ricerca di contenuti speci ci perché si vuole seguire un lone. Passare l’80 percento del tempo di fruizione lasciandoci imboccare dall’algoritmo non fa bene al nostro cervello. Dovremmo dedicarci alla ricerca attiva, preferire il contenuto approfondito all’intrattenimento leggero».
C’è qualcosa che possiamo fare per invertire la rotta?
«Leggere, guardare un lm o una serie tv. Anche la televisione, un tempo tanto criticata, può funzionare perché richiede una concentrazione più approfondita e un luogo proprio di fruizione. Ci sono persone che non riescono più a guardare un lm per intero senza tirare fuori il cellulare e scrollare un po’».
Eppure se ci intrattengono tanto è anche perché offrono anche un certo tipo di valore. Quali sono gli aspetti migliori dei social?
«Nonostante tutti gli aspetti citati, resto un entusiasta dei social. Aprono continue nestre sul mondo, permettendoci di scoprire cose che non avremmo mai immaginato. Inoltre, ci danno un’opportunità gigantesca, quella di raccontare noi stessi in modo adeguato. Basta pensare a quanti giovani hanno avuto la possibilità dai social per trasformare le loro passioni in un lavoro. Ad esempio, io sono appassionato di giovani creator che si occupano di loso a: li vedo comunicare sui social, trasformare la comunicazione in scambio e poi riempire i teatri. C’è anche chi ha aperto la sua accademia di studi. Tutto questo è incredibile. Anche nel nostro piccolo, ci danno modo di esporre temi e problematiche a un pubblico molto più vasto di quello che avremmo al di fuori, raccogliendo una grande varietà di pareri con uno scambio diretto. I social sono una struttura, sta a noi farne il giusto utilizzo».
GIOVANI
Alla Manfrediana c’è un Urban Hub
Alla Biblioteca Manfrediana di Faenza è stato inaugurato il nuovo Urban Hub, ricavato all’interno di spazi completamente riqualificati che in passato erano un vecchio deposito inutilizzato. Un intervento che segna un ulteriore passo nel percorso di trasformazione della biblioteca in un luogo sempre più aperto alla città e alle nuove forme di produzione culturale.
Il progetto si inserisce nel piano di rilancio avviato dopo l’alluvione del 2023 e punta a rendere la Manfrediana uno spazio non solo di conservazione, ma anche di produzione e condivisione. Il nuovo Hub è pensato in particolare per i giovani e ospita postazioni per lo studio e il coworking, aree per la creatività digitale, attività laboratoriali e iniziative legate alla multimedialità, dalla produzione di contenuti alla formazione. Sono previsti inoltre incontri, eventi culturali e momenti di aggregazione, con l’obiettivo di favorire la partecipazione e l’innovazione.
Per la realizzazione del primo lotto sono stati investiti complessivamente 200mila euro, di cui 135mila finanziati dalla Regione EmiliaRomagna con fondi legati all’emergenza post-alluvione e 15mila dal Comune di Faenza. Si è poi aggiunta una successiva rimodulazione progettuale, approvata dalla Regione, che ha consentito di destinare ulteriori 50mila euro agli allestimenti interni dello spazio, arredi funzionali e strumentazioni tecniche adeguate.

CERCHI
ANAGRAFE
Aperture straordinarie degli sportelli per fare la carta d’identità elettronica
A partire dal prossimo 3 agosto, la carta d’identità cartacea non sarà più considerata valida, né ai fini dell’espatrio, né come documento di riconoscimento sul territorio nazionale. A prescindere dalla data di scadenza riportata sul documento, la carta d’identità cartacea sarà quindi inutilizzabile e dovrà essere sostituita con la carta d’identità elettronica (Cie). Per agevolare i cittadini di Ravenna, sono state previste aperture straordinarie degli sportelli anagrafici della città e del forese ogni mercoledì pomeriggio dalle 14 alle 17, fino al 27 maggio, ad esclusione della giornata dell’8 aprile. I cittadini possessori di carte di identità cartacee dovranno rivolgersi all’ufficio anagrafe del Comune di Ravenna (tel. 0544 482482) per fissare un appuntamento anche nelle sedi decentrate. Oltre allo sportello centrale in viale Berlinguer 30 gli uffici decentrati aperti saranno: l’ufficio di via Maggiore 120, l’ufficio di via Aquileia 13, l’ufficio di Mezzano in piazza della Repubblica 10, l’ufficio San Pietro in Vincoli in via Pistocchi 41/a e l’ufficio di Marina di Ravenna in largo Magnavacchi 5.
LA FOTO DELLA SETTIMANA
A cura di Luca

Senza dubbio è stato strano vedere una decina di persone, in la, con gabbie e noccioline, nella prima mattinata di mercoledì 25 marzo al parco Baronio. Agenti della polizia locale, funzionari della Regione e alcuni volontri erano lì per cercare di catturare lo scoiattolo che in tanti negli ultimi mesi avevano ammirato al parco a ridosso dell’area ospedale di Ravenna. Il motivo? Si tratta di un esemplare alloctono, uno scoiattolo del Caucaso, che potrebbe danneggiare i roditori invece autoctoni, come le tre lepri che sarebbero state segnalate in zona. Una volta catturato - su indicazione di Ispra - lo scoiattolo verrà trasferito in un centro per animali selvatici di Rimini, dove vivrà con altri suoi simili già presenti. Secondo gli esperti, si tratterebbe di un animale domestico, presumibilmente comprato in un negozio e poi abbandonato. E allora perché al suo posto non portare qui gli scoiattoli europei, autoctoni, che vivono nelle nostre pinete, così da rendere il parco Baronio un’attrazione turistica come il Valentino di Torino? Ok, stiamo scherzando. Nel frattempo, però, si potrebbe perlomeno realizzare quel chiosco-bar previsto dal progetto originale?
TEATRO & INTEGRAZIONE
Beppe Aurilia porta sul palco 120 persone per “Pinocchio” e lancia un appello: «Servono spazi per le prove»
NATURA
Un incontro sul lupo a Sant’Alberto
Negli ultimi anni la presenza del lupo nelle aree di pianura è diventata sempre più frequente e si verifica anche in diverse zone della Romagna. Per favorire un’informazione corretta e un confronto pubblico basato su dati scientifici, il Comune, in collaborazione con il Parco del Delta del Po e i Consigli territoriali, promuove un incontro lunedì 30 marzo, alle 20.45, nell’ufficio decentrato di Sant’Alberto, in via Cavedone 37.
A Lugo si parla di grotte e fenomeni glaciovulcanici
Il 27 marzo alle 21 alla sala Ascom di Lugo (via Giotto 11) si terrà l’evento “Di ghiaccio e di fuoco: storie di grotte e fenomeni glaciovulcanici”, a cura dello speleologo Andrea Benassi. Si parlerà delle grotte glaciovulcaniche, rare cavità formate dall’interazione tra ghiaccio e attività vulcanica, presenti soprattutto in Islanda e regioni polari.
Giunge alla 26esima edizione “Inno al Teatro”, il progetto di Beppe Aurilia Teatro che vedrà sul palco 120 attori, spesso alla prima esperienza, tra bambini e adulti. L’appuntamento è per giovedì 2 aprile dalle 20.30 al teatro Alighieri di Ravenna con la messa in scena dello spettacolo, tra teatro e danzza, “Pinocchio. Tra sogno e realtà”, ispirato al celebre libro di Collodi. Continua così la mission dell’associazione che crea progetti di integrazioni con finalità socio-culturali al fine di coinvolgere qualsiasi fascia di età «senza distinzione di sesso, razza e diversità sociale», utilizzando la cultura come strumento di integrazione. Per l’occasione, l’associazione lancia un appello al Comune per la carenza di spazi dove poter effettuare le prove e i laboratori durante l’anno, frequentati sempre da più persone. In occasione della serata con Pinocchio, nell’atrio dell’Alighieri verrà allestita la mostra di pittura “Donne e Fiori-Il colore diventa energia” di Lea Nardandrea, con allestimento di InArteCiro.

MERCATINI
A Lugo domenica 29 marzo torna la era di Pasqua
Domenica 29 marzo, dalle 8 alle 20, torna nel centro storico di Lugo la fiera di Pasqua. Una sessantina di attività esporranno i loro prodotti: abbigliamento, calzature, accessori e tutto quel che può servire per i regali di Pasqua. Nel corso della domenica delle Palme il tradizionale mercato primaverile si snoderà tra piazza dei Martiri, piazza Baracca, Largo della Repubblica e la parte pedonale di piazza Trisi.
All’Almagià il primo Garage Sale del 2026 Con laboratori, musica e food truck
Alle Artificerie Almagià di Ravenna torna Garage Sale, il market organizzato da Norma Aps dedicato allo shopping sostenibile, che sabato 28 e domenica 29 marzo (dalle 10 alle 19): second hand, vintage, artigianato, laboratori e attività per tutte le età. Sabato alle 15 open class di Jive Rock’n’Roll. Dalle 15.30 laboratorio dedicato al kokedama, tecnica giapponese che permette di realizzare una piccola composizione botanica. Nel pomeriggio, dalle 15 alle 18, è previsto anche il workshop di uncinetto (prenotazione consigliata scrivendo a cosedafemminucce@gmail.com).
A Villanova di Bagnacavallo torna Rabòj Il 29 marzo artigianato e collezionismo
A Villanova di Bagnacavallo torna Rabòj, l’esposizione dedicata all’artigianato, al riuso e alla cultura del territorio. Il 29 marzo dal mattino al tramonto circa 300 espositori presenti tra collezionisti, commercianti, creativi di opere dell’ingegno, artigiani, produttori agricoli, associazioni di volontariato ed espositori privati. Il nome Rabòj deriva da un termine gergale locale che indicava un tempo lo scarto della lavorazione delle erbe palustri, attività che ha caratterizzato Villanova fino al secolo scorso. Sarà possibile visitare l’Etnoparco “Villanova delle capanne” e l’Ecomuseo delle Erbe Palustri, che conserva una raccolta unica dedicata alla civiltà palustre e alle tecniche tradizionali di intreccio delle erbe di valle. Aperta La Locanda dell’Allegra Mutanda, con piatti della tradizione romagnola. R RE R -
Giovedì 2 aprile (dalle 10.30) riapre Mirabilandia. Si tratta del parco divertimenti più grande d’Italia, reduce dal successo dei Parksmania Awards: la nuova Nickelodeon Land è stata premiata come Miglior Nuova Attrazione Family, mentre lo spettacolo Pinocchio ha ottenuto il titolo di Miglior Show Indoor. Tra le novità della stagione, da segnalare il debutto di “KPop, Un nuovo universo”, uno show sul fenomeno musicale globale.











Natura Data di recupero in caso di maltempo 3 maggio
Arte
Comune di Bagnacavallo
TEMPO LIBERO
Al parco, a caccia dello scoiattolo
Manservisi
MOSTRE/1

AL CHIOSTRO DELL’ORIANI LE OPERE DI ABRA IN “SONO FIGLIA DELL’OCEANO”
Sabato 28 marzo (ore 17) si inaugura nel Chiostro della Biblioteca Oriani di Ravenna Sono figlia dell’Oceano, nuovo progetto artistico di Abra, un’esperienza immersiva che intreccia arte, coscienza sociale e profondità spirituale. Saranno esposte grandi opere «forgiate nel metallo con i colori del fuoco con una fusione di figurazione e astrazione». L’esposizione sarà accompagnata dagli ultimi lavori di Stefania Salti, pittrice ravennate, dedicati al tema del mare. Il progetto si svilupperà fino al 12 aprile e comprende anche una serie di workshop aperti alla cittadinanza e la collaborazione con il progetto Tom – Tutti gli Occhi sul Mediterraneo di Arci Ravenna.
FOTOGRAFIA
Il graphic designer Emilio Macchia al Mar con la presentazione dal titolo “Omissis”
Sabato 28 marzo (dalle 16 alle 18), all’interno del percorso Scuola elementare di fotografia 25-26, Emilio Macchia (graphic designer, art director e docente) terrà alla sala Martini del Mar Omissis, una presentazione moderata da Veronica Lanconelli nella quale, a partire dal suo percorso tra ricerca e pratica professionale, racconterà il proprio lavoro nel campo del graphic design, attraversando esperienze legate sia alla progettazione su committenza sia a contesti editoriali e culturali.
Al Musa di Cervia si apre la mostra con gli scatti di Ettore Comi
Sabato 28 marzo (ore 16.30) al Musa di Cervia si inaugura la mostra fotografica Il tempo trattenuto. Fotografie dai luoghi di La donna delle saline, di Ettore Comi, autore, regista e fotografo. In occasione dell’inaugurazione sarà presentato anche il romanzo La donna delle saline, con la presenza di Comi in dialogo con Beatrice Valeriani, scrittrice, giornalista e collaboratrice della casa editrice Ponte Vecchio. La mostra nasce dai luoghi reali che hanno ispirato il romanzo: le saline, il porto canale, gli argini e le architetture marginali di Cervia.
MOSTRE/2
L’arte in stazione
Domenica 29 marzo (ore 17) sarà inaugurata alla stazione ferroviaria di Bagnacavallo la mostra Arte in stazione, curata da Liliana Santandrea. L’inaugurazione sarà accompagnata da un momento di approfondimento: Bruna Bertini presenterà una raccolta biografica dedicata alle artiste protagoniste della mostra, e la storica dell’arte Maria Caterina Spada ripercorrerà le difficoltà affrontate dalle donne per affermare il proprio talento creativo. La mostra sarà visitabile nei mesi di aprile e maggio. Orari: mar e ven 16-20.
INCONTRI LETTERARI/1
Al Diana rivive “L’era del bagno Sport”
L’Associazione Ravenna Centro Storico propone la rassegna “Ravenna si Racconta, il ciclo di presentazioni di libri alla scoperta della città e delle sue persone”. Ogni incontro sarà infatti accompagnato da un aperitivo offerto dall’associazione. Il prossimo appuntamento è fissato per venerdi 27 marzo alle ore 18 all’hotel Diana di via Girolamo Rossi 47 per la presentazione del libro “L’era del Bagno Sport - Un mito anni 60 a Marina di Ravenna”, di Carlo Zingaretti, dedicato alla rinascita dell’Italia degli anni 60.
Il “passato perduto” alla Feltrinelli
Venerdì 27 marzo alle 18 alla libreria Feltrinelli di Ravenna, in via Diaz, si terrà la presentazione del libro “Atlante del passato perduto” di Francesco Zaina. Esplicativo è il sottotitolo del volume, di cui si parlerà durante l’incontro: “Come l’Antropocene sta distruggendo il patrimonio culturale dell’umanità.


IL FESTIVAL “VISIONI FANTASTICHE” PROSEGUE TRA MARIANI E MAR
Partito mercoledì 25, si svolge a Ravenna fino a martedì 31 marzo la quarta edizione del festival Visioni Fantastiche, la manifestazione cinematografica dedicata al mondo delle scuole, ideata e organizzata da Start Cinema. Sei giorni di proiezioni mattutine e pomeridiane, gratuite, per le scuole di ogni ordine e grado, di laboratori (su temi svariati: i trucchi del cinema, le mutazioni corporee, la pixilation, i podcast, i muppet), di masterclass (fra i temi, il rapporto fra cinema e filosofia, il cinema futuro, l’ombra), di anteprime. E di omaggi ai maestri, aperti anche al pubblico e gratuiti su prenotazione. Sarà a Ravenna – per incontrare sia gli studenti che il pubblico – il regista Giuseppe Piccioni, con il suo ultimo film “Zvanì” (nella foto), incentrato sulla figura di Giovanni Pascoli (sabato 28 alle 16, al Mariani). In particolare, va segnalato un originale laboratorio destinato a ragazzi con disabilità (con un accompagnatore) – completamente gratuito, previa iscrizione alla mail visionifantastiche@gmail.com - in programma al Mar lunedì 30 marzo maggio alle 16.30.

GIANLUCA MOROZZI DA LIBERAMENTE CON IL REBOOT DI “DESPERO”
Sabato 28 marzo (ore 18) lo scrittore Gianluca Morozzi presenta alla libreria Liberamente di Ravenna (in viale Alberti) il suo romanzo Despero, pubblicato da Fernandel Editore. A venticinque anni dall’esordio letterario, torna in un’edizione speciale e definitiva il romanzo che ha segnato l’inizio del percorso narrativo dello scrittore bolognese. Ambientato nella Bologna rock di fine anni Ottanta, Despero racconta la storia di Cristian Cabra, detto “Kabra”, giovane chitarrista che con la sua band passa dalle prove in cantina a un successo improvviso e inatteso. Tra musica, sogni e fama improvvisa si intreccia anche una vicenda più intima: dodici anni di lettere mai spedite a Sarah, figura sospesa tra amore e promessa mancata.
INCONTRI LETTERARI/2
Ludovica Lugli rilegge la produzione di Elsa Morante a Lugo
Lunedì 30 marzo (ore 21) il Caffè Letterario di Lugo ospita all’hotel Ala d’Oro Ludovica Lugli, che presenta Le chiavi magiche (Utet, 2025). Con gli strumenti della giornalista e la passione della lettrice, Lugli rilegge tutta la produzione di Elsa Morante, dagli esordi con Menzogna e sortilegio al misterioso Aracoeli, guidandoci alla riscoperta dell’autrice più affascinante della recente storia della letteratura italiana. Pagina dopo pagina rintraccia la voce viva dell’autrice, la interroga, la ascolta.

IL LIBRO

Ottavia Piccolo: «La politica sul palco? L’arte ha degli obblighi verso la società»
La grande attrice porta in scena, no a domenica marzo all’Alighieri, le parole meno conosciute di iacomo atteotti in Anatomia di un fascismo « onsigli ai gio ani tudiate »
Da giovedì 26 a domenica 29 marzo (ore 21) arriva al Teatro Alighieri Matteotti - Anatomia di un fascismo. Uno spettacolo glio della collaborazione tra Stefano Massini, Ottavia Piccolo e l’Orchestra Multietnica di Arezzo, per ricordare all’Italia come sono andate le cose, agli inizi del ventennio fascista, per raccontare un uomo, il parlamentare Giacomo Matteotti, assassinato dalle camicie nere il 10 giugno 1924. Ne parliamo con la protagonista femminile, storica attrice di teatro e cinema.
Come nasce questo spettacolo? Qual è l’idea di fondo e perché è importante portarlo in scena?
«Lo spettacolo nasce da Stefano Massini, con cui lavoro da vent’anni, che mi propone l’idea per il centenario della morte di Matteotti. La sceneggiatura riesce a entrare nella storia senza “sceneggiare” i personaggi, io porto sul palco le sue parole meno conosciute, il rapporto con la moglie Velia, la dualità che si crea con il fascista Italo Balbo, suo conterraneo che però appartiene a un mondo completamente opposto, l’amore che dimostra per il Polesine, la sua terra. Matteotti era un grande amministratore, era uno che non credeva nella rivoluzione quando ampie fasce di popolazione non riuscivano a mettere insieme il pranzo con la cena, nonostante venisse da una famiglia agiata. Sono molto felice di come è venuto lo spettacolo: le visual di Raffaella Rivi, le musiche dell’orchestra multietnica come colonne portanti, il modo nuovo di muovermi che ho scoperto con la regia di Sandra Mangini».
In altri suoi lavori, come Donna non rieducabile o 7 minuti, le sue performance sono state profondamente politiche: qual è, secondo lei, il rapporto che dovrebbe esserci tra arte drammatica e politica?
«Penso che l’arte in generale abbia grandi libertà e anche obblighi verso la società. Nel caso del teatro o del cinema,

che io non de nirei arte ma “alto artigianato”, non si può ignorare il mondo circostante quando si sta per raccontare una storia. Oggi ci sono moltissime vie possibili, in teatro soprattutto, e se percorse con serietà si nisce sempre per parlare alla polis, per creare qualcosa che parla di unione e cultura, per applicare un antidoto. Fino a 25-30 anni fa, io sono stata un’attrice a chiamata, ricevevo le proposte dai registi e si decideva; poi ho scelto invece di prendermi più libertà e responsabilità. All’inizio, con lavori come Buenos Aires non nisce mai, che nasce da una lettura di Massimo Carlotto, e un adattamento a monologo di Terra di latte e miele, dal testo di Manuela Dviri sulla “Terra promessa”, in scena tra la prima e la seconda Intifada, poi con i testi di Stefano Massini, come Donna non rieducabile su Anna Politkovskaja e 7 minuti, su undici operaie francesi in attesa di licenziamento, adattato poi allo schermo. Questi lavori sono importanti, le drammaturgie sono lungimiranti e occorre continuare a portare cose di questo genere sui palchi e sugli schermi di tutta Italia».
Come è cambiata, dal suo punto di vista, l’arte drammatica dagli anni sessanta no ad oggi?
«Dal punto di vista organizzativo è cambiato tutto: i Teatri Stabili sono molto più forti, una volta c’erano compagnie primarie, c’erano grandi registi, gente come Ronconi, ma era più facile per i giovani “provarsi”. Oggi molti Stabili, molte istituzioni, sono troppo attente alle amicizie, per così dire: è più dura inserirsi attraverso un canale classico, nuovi volti stanno
uscendo con i social. Nel tempo il teatro ha assorbito diversi modi di raccontare storie, tanti tipi di rappresentazione, dagli anni ‘60 e ‘70 le avanguardie hanno detto basta con le parole, poi il teatro ha preso altre forme ancora. Mancano soldi, ma di quelli anche prima non ce n’erano parecchi, e inoltre è bene sottolineare che oggi la vera critica non esiste quasi più: i critici un tempo erano riconoscibili, gli articoli erano lunghi e approfonditi, oggi sui giornali maggiori arrivano a 20 righe, fatte così non possono essere costruttive, ma del resto se non si ha più la pazienza di leggere...». Cinema, teatro e AI: come vede l’evoluzione di queste discipline nell’epoca dell’Intelligenza arti ciale?
«Partendo dal presupposto che sono un’analfabeta digitale, credo che dipenderà dall’utilizzo che decideremo di farne: un coltello può ferire o tagliare una corda. Voglio essere ottimista a riguardo, so che sarà sempre più facile produrre cinema in poco tempo e con meno idee, ma per esempio credo che il teatro possa essere immune a questa deriva: la carnalità, gli errori, il respiro dell’attore sono insostituibili. Il teatro è qui e ora, unico nella serata. Ci hanno detto che il cinema sarebbe stato la morte del teatro, poi la tv, dunque internet, eppure siamo ancora qua... Sono curiosa, ma credo sopravviveremo anche questa volta!».
In conclusione, un consiglio che darebbe a un o una giovane che vorrebbe fare dell’arte drammatica la propria vita?
«Io sono stata fortunata, la prima volta in scena avevo 11 anni, era il 1960, il mondo adesso e cambiato completamente, ma credo che studiare sia fondamentale, che sia necessario conoscere ogni forma d’arte, andare a mostre, musei, spettacoli, lm, leggere di tutto, da sceneggiature a romanzi. Si faccia esperienza il più possibile, si pratichino le arti e che si studi, si studi e si studi!».
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AGENDA
Stand-up comedy: il fenomeno Giorgio Montanini all’Alighieri
Mercoledì 1 aprile (ore 21) al Teatro Alighieri arriva il caustico stand-up comedian Giorgio Montanini, che sale sul palco con il monologo Fall Reloaded. Dopo i continui sold out della scorsa stagione, Montanini torna con lo spettacolo Fall, rimettendo mano al testo sulla base delle notizie di attualità: nuovi spunti, nuove riflessioni.

Il documentario di Simone Fabbri alla Casa del Teatro
Venerdì 27 marzo (ore 21) alla Casa del Teatro di Faenza verrà proiettato il documentraio Gli uccellini del fiume Lempa, di Simone Fabbri. Nel 2018, i muralisti Ericailcane e Bastardilla e il regista cesenate Simone Fabbri intraprendono un viaggio attraverso l’America Centrale. Durante la loro permanenza in Salvador, i tre incontrano quattro uomini e una donna, tutti ex guerriglieri del Fronte Farabundo Martì per la Liberazione Nazionale (FMLN), un movimento rivoluzionario che combatté nella guerra civile salvadoregna negli Anni ‘80. Il documentario è un viaggio attraverso la loro memoria che alla fine influenzerà e ispirerà la visione artistica di Bastardilla ed Ericailcane. Info: teatroduemondi.it.
di Ernesto Moia
PROSA

“INDOVINA CHI VIENE A CENA?” AL MASINI
Da martedì 31 marzo a giovedì 2 aprile (sempre ore 21), al Teatro Masini di Faenza, Cesare Bocci e Vittoria Belvedere sono i protagonisti di Indovina chi viene a cena?, di William Arthur Rose con la regia di Giglielmo Ferro. Il tema della commedia, quello di un matrimonio misto, fece scalpore nell’America di fine anni ’60, ma oggi è più che mai di attualità in una società sempre più multietnica. Come consuetudine, gli interpreti dello spettacolo incontreranno il pubblico mercoledì 1 aprile (ore 18) nel ridotto del teatro. Info: accademiaperduta.it.
INCONTRO
Ermanna Montanari ospite
dell’Of cina Grande Teatro del Cisim
Lunedì 30 marzo (ore 19) al Cisim prosegue Officina Grande Teatro, progetto di incontri legati al percorso de Il Grande Teatro di Lido Adriano, che anche quest’anno sarà al Ravenna Festival con lo spettacolo Viaggio in Occidente. Sarà l’attrice e fondatrice delle Albe Ermanna Montanari l’ospite dell’incontro con un appuntamento dedicato a “La voce”. Montanari ha dedicato la vita a sondare, sulla scena, l’universo della voce, ed è anche direttrice di Malagola, scuola di vocalità. Info: ccisim.it.
TEATRO RAGAZZI
Drammatico Vegetale insieme All’improvviso con “Flowers”
Sabato 28 e domenica 29 marzo (ore 17) il Teatro Rasi ospita Flowers, frutto della collaborazione tra Drammatico Vegetale e Teatro all’improvviso. Nello spettacolo il fantastico si espande e si sviluppa fino a concretizzarsi in qualcosa di reale e tangibile. La protagonista della storia si rispecchia nel suo immaginario e cerca di riprodurre delle figure attraverso il continuo movimento del suo corpo: una danza che vorrebbe lasciare un segno concreto, ma che inesorabilmente svanisce nel nulla. Info: ravennateatro.com.
LA RASSEGNA
Nuovi debutti per la non-scuola
Proseguono (tutti alle 21) al Teatro Rasi i debutti della non-scuola delle Albe. Mercoledì 1 aprile sul palco sale la Scuola secondaria di 1° grado “G. Novello” con Cavallette! Cavallette! Cavallette!, liberamente ispirato a Cavallette di Antonio Moresco. Le guide sono Alice Cottifogli, Ernesto Moia e Vittoria Nicita. Giovedì 2 aprile ecco poi l’Assessorato Decentramento del Comune di Ravenna - Castiglione di Ravenna con Futuro in diretta, liberamente ispirato a Donne al Parlamento di Aristofane, con incursioni da Il Mondo salvato dai ragazzini di Elsa Morante e Peter Pan di James Matthew Barrie. Qui le guide sono Virginia Irali e Flaminia Pasquini Ferretti.
TEATRO DI RICERCA/1
“Tape” di Stephen Belber a Faenza e Bagnacavallo
Venerdì 27 (ore 21) e sabato 28 marzo (ore 21), rispettivamente al Teatro Masini di Faenza e al Goldoni di Bagnacavallo, va in scena Tape - La registrazione, di Stephen Belber, con la traduzione e la regia di Bruno Fornasari, e interpretato da Tommaso Amadio, Camilla Pistorello e Umberto Terruso. In una stanza di motel, Jon, aspirante regista con degli ideali, incontra il suo vecchio amico Vince, un pompiere nevrotico e intossicato dall’alcol. I due non si vedono dai tempi del liceo. La conversazione, però, prende una brutta piega.


DI BEATRICE CENCI IN SCENA AL RASI
Martedì 31 marzo (ore 21) al Teatro Rasi va in scena Cenci - Rinascimento contemporaneo, della Piccola Compagnia della Magnolia. Beatrice Cenci – eroina nella Roma di fine Cinquecento – ha ispirato artisti radicali per la sua capacità di coraggio e determinazione, e per il groviglio struggente che la sua storia rappresenta. Quella breve vita vessata dagli abusi e le violenze di un padre tirannico e immorale diventa oggi il simbolo di una vulnerabilità alla prepotenza del patriarcato imperante. Ispirata al dramma di Shelley e all’interpretazione visionaria e feroce di Artaud, lo spettacolo esplora il mistero del male facendo del teatro un richiamo all’abisso. Info: ravennateatro.com.

IL DRAMMA
TEATRO DI RICERCA/2
ROCK/1

AL BRONSON “METROPOLIS” MUSICATO DAL VIVO E IL RITORNO DEI MOOD CON UN NUOVO ALBUM
Doppio appuntamento al Bronson Club di Madonna dell’Albero. Venerdì 27 marzo (ore 21.30) ci sarà la proiezione del film Metropolis (nella foto) sonorizzata dal vivo da Karim Qqru, Roberta Sammarelli, Xabier Iriondo e Corrado Nuccini. Il capolavoro muto del 1927 di Fritz Lang, diventato di dominio pubblico nel 2023, rivive dunque di una nuova sonorizzazione tutta italiana, con un quartetto di tutto rispetto i cui nomi non hanno bisogno di presentazioni, all’opera su questa composizione per dare la loro interpretazione a uno dei più grandi capolavori della storia del cinema. Sabato 28 marzo (ore 21.30) ecco poi i Mood (Daniele Maini e Francesco Molinari), duo strumentale batteria e chitarra, che tornano con un nuovo disco e un cambio di registro radicale: Transparencies vol. 1 è elettronica, voci, ripetizioni ipnotiche e melodie sognanti. In apertura di serata i Couscous a Colazione
FILM MUSICALE
La storia dei Joy Division in “Control” al Lupo
Sabato 28 marzo (ore 21.30) al Lupo di Lido di Savio verrà proiettato il film Control, di Anton Corbijn, che racconta con un bianco e nero dolente e raffinato la breve vita del grande Ian Curtis, voce e anima dei leggendari Joy Division. Il film fu presentato a Cannes nel 2007 ottenendo un grande successo. Il titolo del film fa riferimento a una delle canzoni più celebri dei Joy Division, She’s Lost Control. Ingresso libero.
MUSICA CLASSICA/1
La rassegna “Il Teatro Sonoro” prosegue con Luigi Rasi e musiche di Vivaldi e Haendel
Giovedì 26 marzo (ore 21) la rassegna Il Teatro Sonoro prosegue alla Sala Ragazzini con Vizi e virtù, il Teatro di Luigi Rasi. Alle parti recitate, presentate dalla compagnia teatrale Luigi Rasi di Ravenna, si alterneranno brani musicali di Vivaldi e Haendel, presentati dall’Ensemble della Cappella Musicale della Basilica di San Francesco.
Giulia Panchieri e Margherita Santi a Mikrokosmi con una dedica a Rebecca Clarke
Domenica 29 marzo (ore 11) la rassegna Mikrokosmi prosegue alla sala Corelli del Teatro Alighieri con Il mondo di Rebecca Clarke, concerto di Giulia Panchieri (viola) e Margherita Santi (pianoforte). Rebecca Clarke è tra le più importanti compositrici britanniche del Novecento. Figura di grande sensibilità e talento, si impose in un’epoca in cui la presenza femminile nella composizione era ancora rara. Autrice di circa un centinaio di opere – molte delle quali mai pubblicate e tuttora di proprietà degli eredi – dedicò una parte significativa della sua produzione alla viola, il suo strumento prediletto.


L’UOVO DELL’ANGELO Visioni Fantastiche gio. 26: ore 18.00
Gratuito
ROCK/3
FOLKLORE
I Musicanti di San Crispino chiudono la stagione del Teatro Socjale
Venerdì 27 marzo (ore 21.30) la stagione del Teatro Socjale si chiude con il concerto de I Musicanti di San Crispino. Una grande festa, dunque, per congedarsi dal proprio pubblico. I Musicanti di San Crispino, la prima Heap Orchestra al mondo, si definiscono come un accrocco sempre casuale di musici e strumenti, un’orchestrina di mucchio che da oltre trent’anni vaga tra borghi, piazze e strade portando un mix di dirompente esuberanza e coralità, sempre ispirata dal suono del Balcani e pronti a mescolare modernità con la tradizione.
ROCK/2
I Savana Funk al Cisim
Venerdì 27 marzo (ore 21) arrivano al Cisim di Lido Adriano i Savana Funk, che presentano il loro nuovo, sesto album. i Savana Funk si sono affermati come una delle realtà più originali del panorama italiano, capaci di conquistare un pubblico trasversale e in continua crescita, grazie alla loro fusione di generi e influenze. Nei loro concerti il groove si fa linguaggio universale, flusso continuo di suono, corpo e movimento.
MUSICA CLASSICA/2
I PUGNI IN TASCA
Finalmente è giovedì gio. 26: ore 21.00

AGENDA CONCERTI
ANCHE I CRUSH YOUR SOUL ALL’ICEBREAKER FEST DI PINARELLA DI CERVIA
Sabato 28 marzo (dalle ore 20) il Rock Planet di Pinarella di Cervia ospita l’Icebreaker Fest, evento live focalizzato su musica rock/ alternative, con Crush Your Soul (nella foto), Silver, 3nd7r, Blvd of Death, Caged, Siege Stompers, Fool Front e Kneesplit. Info: facebook.com/rockplanetclub
Bruno Orioli ed Edera al Mama’s Club
Due concerti in arrivo al Mama’s Club. Venerdì 27 marzo (ore 21.30) Bruno Orioli Vinsanto presenta live il nuovo album Ultima Onda. Sabato 28 marzo (ore 21.30) ecco poi il jazz cinematico dei bolognesi Edera (nella foto), con un nuovo live in gran parte inedito. Sul palco verranno suonati alcuni brani tratti dal disco Tempo, ma anche e soprattutto nuovi pezzi che faranno parte di un nuovo lavoro, in uscita a breve.

Omaggio a Dalla e Battisti al Teatro Alighieri
Martedì 31 marzo (ore 21) al Teatro Alighieri va in scena Lucio più Lucio, con la regia di Alessandro Braga. Vero viaggio nella storia della musica leggera italiana, Lucio più Lucio celebra il genio e l’anima di Lucio Battisti e Lucio Dalla. Sul palco, una decina di musicisti e cantanti.
Coro e Orchestra della Cappella di San Francesco impegnati a Faenza
Sabato 28 marzo (ore 21) la chiesa del SS. Crocifisso dei Frati Minori Cappuccini di Faenza ospita il concerto Musica e Spirito - San Francesco e il Miracolo delle Stimmate. L’esecuzione è affidata a solisti, coro e orchestra della Cappella Musicale della Basilica di San Francesco di Ravenna, sotto la direzione di Giuliano Amadei. In programma musiche di Zelenka, Pergolesi, Monteverdi e Bach. L’ingresso è a offerta libera. Info: 388-1047968.
L’Accademia corale Vittore Veneziani si esibisce a San Giovanni Evangelista
Lunedì 30 marzo (ore 21) alla basilica di San Giovanni Evangelista l’associazione Mariani organizza un concerto dedicato alla Pasqua. Protagonista l’Accademia corale Vittore Veneziani (diretta da Teresa Auletta), realtà presente e operante sul territorio ferrarese da oltre sessant’anni. Il concerto è dedicato al compositore Joseph Gabriel Rheinberger, di cui Verranno eseguiti il mottetto per coro misto e 6 voci a cappella Abendlied op. 69, lo Stabat Mater op. 138 per coro e organo, il Requiem op. 194 per soli, coro e organo. Ingresso libero. Il duo Strahinja Mitrovic e Daniele Lasta sul palco dell’Alighieri

JAZZ
Raphael Gualazzi al Masini di Faenza
Giovedì 26 marzo (ore 21), al Teatro Masini di Faenza, Raphael Gualazzi (voce e pianoforte) sarà in concerto con Anders Ulrich (contrabbasso, basso elettrico) e Gianluca Nanni (batteria e back vocal). Questa formazione regala un omaggio alla musica acustica.
Crossroads a Fusignano con “Nica’s Dream”

Giovedì 2 aprile (ore 17) alla Sala Corelli dell’Alighieri Emilia Romagna Concerti propone il duo Strahinja Mitrovic (contrabbasso) e Daniele Lasta (pianoforte) con musiche di Eccles, Gliere, Liebermann e Bottesini.
Giovedì 26 marzo (ore 21) il festival itinerante Crossroads torna all’Auditorium Corelli di Fusignano con Nica’s Dream. I musicisti di jazz e i loro tre desideri, che vedrà sul palco Valerio Corzani in veste di narratore, Giorgio Li Calzi per la parte musicale (tromba, tastiere, voce, electronics) e Andrea Daddi per l’elemento visual. È un vero e proprio spettacolo multimediale ispirato al libro omonimo di Pannonica de Koenigswarter.

Torna sul grande schermo l’esordio epocale di Marco Bellocchio
di Albert Bucci
A distanza di 60 anni, potrete rivedere in sala un assoluto capolavoro del cinema italiano: I pugni in tasca, lm d’esordio di Marco Bellocchio, lm che avrebbe anticipato tutte le critiche radicali della contestazione del ‘68 e proiettato Bellocchio alla meritata fama internazionale. Quattro fratelli vivono in una grande villa di famiglia a Bobbio, sulle colline del Piacentino, con la madre cieca e devotamente cattolica. Sandro (Lou Castel), nevrotico e solitario, soffre di epilessia, ancora sotto controllo farmacologico; Augusto, il fratello maggiore, è l’unico ad avere un lavoro regolare come avvocato e una danzata uf ciale secondo i borghesissimi standard morali dell’epoca; la sorella Giulia (Paola Pitagora) vive incontrollate e morbose pulsioni incestuose verso Augusto e un rapporto di complicità malata con Sandro; mentre il fratello Leone, anche lui epilettico, è malato mentale grave. Tutti vivono in questo mal retiro ntamente idilliaco senza quasi mai uscirne. Sandro non sa come scappare da una situazione claustrofobica e statica, in cui i vincoli familiari sono catene implacabili che rendono schiavi. Soprattutto vorrebbe liberare Augusto e Giulia dai doveri verso i membri della famiglia che sente come zavorre alla loro piena libertà: e cioè la madre invalida e il fratello pazzo. Ecco allora che Sandro, tra una crisi epilettica e l’altra, sentendo il peso dell’intera famiglia su di sé, medita un piano di sterminio e di morte… Il primo lm di un giovanissimo Marco Bellocchio (25 anni all’epoca) è una folgorante e crudele incursione nella dissoluzione della famiglia. Prima ancora di de nirla “disfunzionale”, Bellocchio smaschera e demisti ca la famiglia italiana come radice ineliminabile della nevrosi e della violenza umane, nel suo crogiuolo di perbenismo borghese e cattolicesimo retorico. Con grande sensibilità e intelligenza Bellocchio ci rende l’ambiguità del protagonista Sandro, il nostro desiderio come pubblico di aderire alla sua lucida analisi del male, e al tempo stesso la nostra repulsione verso la follia in cui precipita. La crudeltà del pensiero e delle azioni sono ineliminabili, perché pur opponendosi ai legami familiari, ne sono comunque il risultato, in una coazione di morte dalla quale si può evadere solo con autentiche rivoluzioni mentali, oltre che sociali. Un lm epocale, che conserva tutta la sua carica rivoluzionaria e di frattura. Come scrisse Alberto Moravia: “In questo lm c’è di tutto, davvero: odio e amore della famiglia, ambiguità dei rapporti fraterni, attrazione verso la morte, entusiasmo per la vita, volontà astratta di azione, furore impotente, malinconia morbosa, violenza profanatoria e in ne, a sfondo di tutto questo, il senso cupo e fatale di una provincia senza speranza”.
Ciaccona, la danza che ha reso il mondo un po’ più bello
di Enrico Gramigna *
Si suppone che derivi dal basco rimandando al signi cato di gentile, grazioso. Oppure dallo spagnolo o dal portoghese, legato a un’onomatopea che richiama il suono delle castañuelas. O forse ancora da qualche parola proveniente dall’America Latina. Ma forse no, l’unica cosa sicura è che non è certa l’origine del vocabolo. Quale sia è facile saperlo e chi è un amante dei tempi di danza lo ha, forse, già indovinato: la CIACCONA. Questa danza ha riempito innumerevoli fogli di pagine pentagrammate con inchiostro nero vergato per intrecciar note tra di loro. Cosa sia questa Ciaccona è presto detto. Come già accennato, è una danza (ternaria) arrivata in Europa nel Cinquecento dal Nuovo Mondo e che, a tutta prima, scandalizzava le corti di tutto il Vecchio Continente per la sua lascivia. Sia stato per la sua scostumatezza o per la sua attrattiva magnetica, i musicisti si sono subito innamorati di lei e, utilizzando la sua struttura armonica come una idée xe (quasi un ostinato), unita allo spostamento dell’accento su secondo dei tre piedi, la consacrano nella Storia. E pensare che Cervantes (nelle sue Novelas ejemplares) giunge a dire, nel 1613, che «il ballo della ciaccona imprigiona la vita onesta». Eppure, in un battito d’ali, si trova proprio la Ciaccona in composizioni tutt’altro che frivole tanto che, addirittura, si arriva a comporne per organo, strumento con più di un ri esso divino nella concezione dell’epoca. A questa attrazione non si negarono nemmeno i compositori più rinomati dell’epoca: Frescobaldi, Falconieri e pure Monteverdi (chi non ha mai sentito Ze ro torna dagli Scherzi musicali del 1632 si percuota col cilicio e vada subito a fare ammenda!). E poi c’è lui, anzi Lui: Johann Sebastian Bach. Questo signore nato in un paesello come l’Eisenach del 1685 regala al mondo l’esempio più grande di Ciaccona. Posta in calce alla seconda Partita per violino solo, questo movimento è forse più lungo di tutto il resto della composizione. 256 battute di variazioni delle prime quattro battute che racchiudono tutta l’anima ritmico-armonica del brano che solo un compositore dalla padronanza assoluta della materia poteva concepire con una ripartizione in tre aree che delinea una struttura dialettica dall’impronta chtiana che ha affascinato il mondo. Non si può dire che la Ciaccona debba la sua fortuna a Bach, certo è, però, che l’architettura sonora del mondo, senza quella ciaccona, sarebbe decisamente meno bella.
* musicista e musicologo

La distopia dei sogni
di Federica Angelini
Uscito da poche settimane per l’editore Tre60 nella traduzione di Maddalena Togliani, Il Dream Hotel di Laila Lalami è perfetto per chi ama le distopie politiche e sociali. L’autrice costruisce infatti un mondo in cui la grande tradizione del genere incrocia più strade per raccontarci un immediato futuro che stiamo costruendo in questo presente già di per sé piuttosto distopico. Come ormai in gran parte della letteratura contemporanea, c’è innanzitutto il cambiamento climatico. Qui è un mondo in cui gli incendi sono “stagionali” ed è un aspetto quasi secondario, di sfondo. In primo piano invece c’è la privazione dei diritti, il tunnel di una sorta di carcere per non-detenuti e della normalità di regole e cavilli che cambiano in modo da rendere la vita impossibile, c’è un luogo parallelo in cui le persone sono vittime di decisioni arbitrarie fuori dal diritto in nome di una presunta maggiore sicurezza. Ognuno ci veda ciò che vuole, ma non c’è bisogno di andare negli Usa per trovare esempi calzanti. Ma nel romanzo c’è anche, naturalmente, un mondo dove la tecnologia ha preso uno spazio che occupa le menti degli individui, condiziona le leggi e le scelte politiche. L’autrice è particolarmente abile a costruire un mondo in un futuro mai de nito ma che possiamo immaginare incombente. E che usa contro più o meno consapevoli cittadini ciò che loro stessi sono stati disposti a cedere. Anche qui, quasi in omaggio a quella che forse è stata l’intuizione più lungimirante di Orwell in 1984 c’è la manipolazione del linguaggio per condizionare il pensiero dei cittadini e anche qui per la protagonista i libri e la scrittura autobiogra ca rappresentano un atto di ribellione e di resistenza. Accanto a questo c’è la capacità dell’autrice di raccontarci la vita di Sara, la protagonista, dandole una profondità dovuta al suo passato, a quel nome arabo, alla storia di migrazione della famiglia dal Marocco. Ne esce un personaggio femminile a tutto tondo attraverso cui conosciamo la sua famiglia, il suo ambiente, il suo matrimonio, i suoi pensieri più intimi e la sua capacità di analisi e a cui inevitabilmente ci affezioniamo. Con il ritmo di un thriller e un mistero che sarà comunque da risolvere, Il Dream Hotel è un romanzo che contiene più storie e che ci costringe a uno sguardo critico rispetto al mondo che ci circonda, ma che ci offre anche risposte, in qualche modo. Il destino di sopraffazione non appare del tutto ineluttabile e forse qualche reazione e qualche opposizione è ancora possibile, a patto di non perdere la memoria. Sconsigliato a chi è in cerca di spensieratezza.....
RAVENNA&DINTORNI 26 marzo - 1 aprile 2026
icilia, l isola del ento e del sole geogra a, itigni e tanta storia
La grande varietà di territori e climi rendono la regione un piccolo paradiso della viticoltura in cui regnano gli autoctoni, dal Carricante al Nero d’Avola
C’è stato un tempo in cui il vino siciliano era soprattutto quantità. Ettolitri destinati al taglio, forza alcolica da esportare verso nord, poca identità da raccontare. Oggi la prospettiva si è ribaltata e la Sicilia è diventata uno dei laboratori più interessanti del Mediterraneo, un mosaico di territori e vitigni autoctoni che hanno ritrovato voce, precisione e, soprattutto, riconoscibilità.
La storia, in realtà, è antichissima. Furono i Fenici prima e i Greci poi a intuire la vocazione dell’isola, piantando vigne lungo le coste e nelle aree interne. In epoca romana la produzione si consolidò, mentre nel Medioevo subì un rallentamento, per poi riprendere vigore con le dominazioni successive. Il vero salto, però, arriva tra Sette e Ottocento, quando il Marsala conquista i mercati internazionali, trasformando un vino locale in un prodotto globale. Dopo decenni di produzione massiva nel Novecento, dagli anni ’90 in avanti si assiste a una rivoluzione silenziosa, meno quantità, più territorio.
Parlare di vino siciliano signi ca, inevitabilmente, parlare di geogra a. A est, l’Etna è forse il simbolo più potente di questa rinascita. Le vigne crescono su straordinari suoli vulcanici, tra colate laviche e altitudini che arrivano oltre i mille metri. Qui domina il Nerello mascalese, originario della piana di Mascali in provincia di Catania ma diffuso per oltre il 65% nel territorio dell’Etna, dove ha trovato la sua terra d’elezione. È un vitigno capace di vini eleganti, sottili, spesso paragonati – non senza azzardo – ai grandi rossi di altre latitudini. Accanto a lui, il Nerello cappuccio contribuisce con morbidezza e colore. I bianchi, meno celebrati ma sempre più convincenti, trovano spazio soprattutto nel Carricante, ma è il carattere minerale, quasi af lato, a de nire lo stile etneo. Spostandosi verso ovest, il trapanese racconta un’altra Sicilia. Qui il clima è più caldo e ventilato, le distese vitate si al-

Ho messo in atto un connubio che esalta i sapori intensi del mare e della terra siciliana, ossia la pasta con le sarde abbinata a un Etna Bianco Doc da uve Carricante, nella fattispecie I Turrizzi 2023, che le romagnole Tenute Tozzi realizzano alle pendici del vulcano. La spiccata acidità, mineralità e le note agrumate di questo bianco contrastano perfettamente la grassezza delle sarde, la dolcezza dell’uvetta e l’aroma del finocchietto. I Turrizzi è un vino più adatto all’abbinamento col cibo, ma anche degustato in aperitivo con olive e grissini caserecci è in grado di esprimere una grande personalità.

NON SOLO ROMAGNA
Un viaggio tra le regioni dell’Italia del vino
di Alessandro Fogli Sommelier, vignaiolo garagista e wine enthusiast
largano e la tradizione si intreccia con produzioni storiche. Il Marsala resta un pilastro, vino forti cato, nato dall’intuizione inglese, capace di declinarsi in versioni secche e dolci, sempre segnate da note ossidative, frutta secca, caramello. Accanto a lui, però, si muove una nuova generazione di bianchi da vitigni autoctoni come il Grillo (o riddu), ottenuto da un incrocio tra Catarratto bianco e Zibibbo verso la ne dell’Ottocento, oggi tra i più rappresentativi dell’isola, capace di vini freschi, agrumati, ma anche complessi quando lavorato con ambizione. Non meno interessante è lo Zibibbo, noto anche come Moscato d’Alessandria, che qui trova espressioni sia secche sia dolci, con profumi intensi e riconoscibili.
Nel cuore della Sicilia, tra le colline dell’entroterra, il Nero d’Avola, coltivato storicamente ad alberello, è stato a lungo il re incontrastato. Potente, solare, spesso generoso nei gradi alcolici, ha conosciuto una stagione di eccessi prima di ritrovare una dimensione più equilibrata. Oggi i migliori esempi puntano su eleganza e bevibilità, senza rinunciare a quel carattere mediterraneo fatto di frutta matura, spezie e una certa profondità gustativa. In alcune zone, come il ragusano, entra in dialogo con il Frappato, vitigno più leggero e fragrante, capace di portare freschezza, note oreali e una piacevole immediatezza. Il risultato, soprattutto nelle versioni in blend, è uno dei rossi più originali del panorama italiano. Sulle isole, poi, la viticoltura diventa quasi un gesto eroico. A Pantelleria, lo zibibbo si trasforma in passito, grazie a un appassimento che concentra zuccheri e aromi. Ne nasce un vino dolce di grande intensità, dove albicocca, miele e agrumi canditi si rincorrono con una freschezza sorprendente. Nelle Eolie, invece, è la Malvasia delle Lipari (piccolissima denominazione estesa in vigneti strappati al mare) a raccontare un’altra storia, vini dolci ma mai stucchevoli, attraversati da una vena salina che sembra portare con sé il respiro del mare.

ETNA BIANCO “I TURRIZZI” 2023 E PASTA ALLE SARDE
DEGUSTATO
VINI D’ITALIA
sipwithcarlotta.com

Quando gli inglesi scoprirono il Marsala...
La nascita del Marsala come vino liquoroso è incentrata e viene accreditata alla figura del commerciante inglese di Liverpool John Woodhouse, il quale nel 1773 approdò nel porto di Marsala. Secondo la tradizione, durante la sosta egli ebbe modo, insieme al resto dell’equipaggio, di gustare il vino prodotto nella zona, che veniva invecchiato in botti di legno di rovere con il metodo Soleras, assumendo un gusto analogo ai vini spagnoli e portoghesi molto diffusi in quel periodo in Inghilterra. Nel 1833 l’imprenditore Vincenzo Florio iniziò poi a Marsala la produzione di vino Marsala in concorrenza con le aziende inglesi, fondando appunto le celebri Cantine Florio. I vitigni con cui si può realizzare il Marsala Doc sono Grillo, Catarratto, Ansonica e Damaschino, per le versioni Oro a Ambra, Perricone, Nerello Mascalese e Nero d’Avola per il Rubino.
Tra i bianchi, meritano attenzione anche il Catarratto e l’Inzolia, per anni considerati comprimari e oggi riscoperti in chiave qualitativa. Il Catarratto, uno dei vitigni più diffusi e più facili da coltivare, offre vini freschi e versatili, con note di agrumi, biancospino e una leggera mandorla nale. L’Inzolia (o Ansonica), pressoché ubiquitario, più delicato, gioca su profumi oreali e una struttura gentile, spesso utilizzata anche in assemblaggio con altri vitigni (soprattutto lo Chardonnay) per creare equilibri più complessi. A tavola, i vini siciliani trovano un dialogo quasi spontaneo con la cucina dell’isola, fatta di contrasti e intensità. Il Nero d’Avola regge bene carni arrosto, agnello e piatti ricchi come la caponata, oppure le gustose salsiccette alla palermitana, mentre il Frappato, più agile, accompagna anche tonno scottato o paste al pomodoro. Tra i bianchi, un Etna Bianco da Carricante si sposa da dio con la pasta con le sarde, Grillo e Inzolia sono perfetti con crudi, fritti e primi di pesce, grazie alla loro freschezza. Il Catarratto si adatta bene a zuppe e verdure. L’Alcamo (da Catarratto e Inzolia) è perfetto con gli involtini di pesce spada e il tonno alla ghiotta. In ne, i passiti di Zibibbo e Malvasia trovano un’intesa naturale con cannoli, dolci di marzapane, cassata siciliana e pasticceria alle mandorle.
Quello che colpisce, oggi, è la capacità della Sicilia di tenere insieme identità e innovazione. Accanto ai vitigni autoctoni, non mancano infatti sperimentazioni con varietà internazio-



nali, ma è sempre più evidente la volontà di raccontare il territorio attraverso le uve storiche. Un processo che passa anche da pratiche agronomiche più sostenibili, dal recupero di vecchi vigneti e da una maggiore attenzione alle differenze microclimatiche. In questo senso, la Sicilia del vino non è più una sola. È un arcipelago di identità: l’Etna verticale e minerale, il trapanese solare e storico, l’entroterra profondo e mediterraneo, le isole estreme e luminose. Un insieme di paesaggi che si ri ette nel bicchiere, restituendo vini sempre più riconoscibili e, soprattutto, sempre meno omologati.
Se c’è una parola che può riassumere questa evoluzione, è consapevolezza. La Sicilia ha smesso di inseguire modelli esterni per tornare a guardarsi dentro. E nel farlo ha scoperto che la sua forza era già lì, tra i lari battuti dal vento e dal sole, bastava, semplicemente, ascoltarla.
Lunedì 20 Aprile Crudo
I prodotti del mare incontrano lo champagne
Degustazione cibo/vino 100 euro
COSE BUONE DI CASA
A cura di Angela Schiavina

Trofie con tonno, fagiolini e olive
Ingredienti per quattro persone: 400 g di tro e fresche, 250 g di fagiolini, 100 g di olive nere snocciolate, 300 g di letti di tonno al naturale, vino bianco secco, un piccolo ciuffo di prezzemolo, olio evo, sale e pepe nero. Preparazione. Pulite i fagiolini e lavateli, sgocciolateli, tagliateli a metà. In una capiente padella scaldate quattro cucchiai abbondanti di olio, unitevi i fagiolini, mescolate bene e cuocete a fuoco medio alto per due minuti. Spruzzateli con un bicchiere di vino bianco, lasciatelo evaporare, unite un mestolino d’acqua calda, mettete il coperchio, abbassate la amma e proseguite la cottura per cinque minuti. Salate. Tritate grossolanamente le olive, sgocciolate il tonno dal liquido di conservazione, rompetelo in pezzi non troppo piccoli e uniteli insieme alle olive e ai fagiolini poco prima del termine della cottura. Pulite il prezzemolo, lavatelo, asciugatelo e tritatelo con la mezzaluna, tenetelo da parte in una ciotola, portate a ebollizione abbondante acqua salata e cuocete le tro e. Scolatele, versatele nella padella con il condimento, saltate il tutto a amma vivace per due minuti, in ne unite un lo di olio, assaggiate di sale e pepate. Mettete la pasta nel piatto di portata e cospargete con il prezzemolo tritato. Se il tonno non vi piace sostituitelo con del salmone fresco, che farete a cubetti e metterete a cuocere insieme ai fagiolini; non usate il prezzemolo ma l’aneto.
SBICCHIERATE
A cura di Alessandro Fogli
Una gita (anche) in Campania
Quando mi sono svegliato ieri mattina ho trovato ad aspettarmi ai piedi del letto la voglia di un bianco campano. Allora mi sono procurato il Bohemian Grapesody Campania Bianco 2024 di Legàmi Wine, che non è un vino ma un esperimento sociale riuscito. Prendi l’80% di malvasia, aggiungi un 20% di falanghina, mescola senza troppi complessi e poi guarda cosa succede quando nessuno ltra, nessuno corregge e nessuno chiede il permesso. Per presentarsi sfoggia un colore che dovremmo chiamare giallo dorato intenso, ma che nella vita reale è più un “ehi, ho fatto macerazione sulle bucce e non mi pento di nulla”. Al naso è un conciliabolo tra frutta, ori e una leggera anarchia. Parte con la malvasia che fa la sciantosa – profumi aromatici, quasi da aperitivo elegante – poi arriva la falanghina, che butta sul tavolo acidità, freschezza e un certo piglio da aplomb britannico. Intorno, note un po’ selvatiche, un po’ “cantina vissuta”, perché qui non c’è maquillage, solo uva e idee abbastanza chiare. In bocca è la vera sorpresa, con struttura da rosso ma freschezza a sapidità a gogo.
Giovedì 7 Maggio
Barolo vs Amarone
Serata dedicata alla conoscenza di due delle più importanti denominazioni della nostra penisola.
IlMolinettoèlietodicomunicarecheilsuoimpegno Green èincostanteevoluzioneedaumentoperché èfermamenteconvintochequestasialastradagiustadaseguire. Greenèbello!




Degustazione cibo/vino 70 euro
Giovedì 28 Maggio Super Toscana
Degustazione all’insegna dei vini rossi toscani
Degustazione cibo/vino 80 euro

