

FESTIVAL PAUSINI
Il primo Sanremo condotto dalla cantante di Solarolo: pagelle, personaggi e curiosità


Adria Montaggi e l’industria 4.0: «Il nostro lavoro tra artigianato e digitalizzazione»
L’azienda ravennate di produzione e installazione di infissi festeggia i 40 anni di attività e racconta il suo percorso di evoluzione tecnologica verso la “smart factory”
Quarant’anni di storia per Adria Montaggi significano sapere come continuare ad evolversi, per mantenere il passo con i tempi, migliorando performance e competitivit sul mercato. L azienda di produzione e montaggio infissi di via Manlio Monti è ad oggi l’unica realtà del settore a Ravenna a poter contare su un sistema di “smart factory” (fabbrica intelligente), grazie a un importante percorso di evoluzione tecnologica avviato nel giugno del in seguito a un intuizione del fondatore e titolare Fabrizio Maretti. n cambiamento che non ha riguardato soltanto l ac uisto di nuovi macchinari, ma soprattutto un nuovo modo di lavorare, pi preciso, controllato e essibile spiega il titolare.
In passato la produzione era infatti affidata a macchine tradizionali che richiedevano l inserimento diretto dei dati a bordo macchina. uesto comportava inevitabilmente alcune limitazioni operative l assenza di un doppio controllo aumentava il margine di errore e rendeva pi difficile affrontare lavorazioni complesse o di nuova concezione. Inoltre, la tipologia di lavorazioni realizzabili risultava vincolata alle caratteristiche tecniche delle attrezzature disponibili. Con l introduzione dei nuovi impianti interconnessi, il processo produttivo è stato completamente ripensato. ggi è l ufficio tecnico a programmare e lanciare le lavorazioni direttamente in macchina, garantendo una preparazione pi accurata gi in fase progettuale. gni pezzo pu essere visionato in , analizzandone a monte profili, rigidit ed eventuali criticit . na seconda macchina invece permette tagli e rifiniture accurate al decimo di millimetro, per un prodotto performante ma soprattutto personalizzabile in toto in base alle esigenze del cliente. Il tutto nel pieno rispetto degli standard internazionali di gestione della ualit previsti dalla certificazione internazionale S 9001, a cui dria Montaggi aderisce. lle migliorie produttive si aggiunge un secondo livello di verifica il capofficina controlla i dati trasmessi alle macchine e pu intervenire e modificare i parametri direttamente da computer, aumentando notevolmente l affidabilit del processo, riducendo tempi di fermo ed errori. L industria 4 0 rappresenta la nuova rivoluzione industriale commenta Filippo Degli Esposti, dell ufficio tecnico . on significa soltanto produrre pi velocemente e ridurre il margine di errore, ma adottare una diversa impostazione del lavoro, in cui gli operai sono sempre pi specializzati e ac uisiscono un no -ho avanzato, spendibile e all avanguardia .
Il sistema di dria Montaggi è un esempio virtuoso di integrazione tra artigianato e digitalizzazione strumenti tecnologici sempre pi avanzati dialogano con il sapere dell artigiano, valorizzandone esperienza e competenze. L’innovazione, in questo caso, non sostituisce la manualità, ma la potenzia: le macchine di ultima generazione consentono una personalizzazione totale del pezzo, grazie a un sistema che opera contemporaneamente su cin ue facce, consentendo anche forme libere e fresature personalizzate, con nomi e loghi. gni lavorazione rimane poi singola, cucita esattamente sulle necessit del cliente. n prodotto su misura che ad ogni commessa non è mai uguale a s stesso.
Le nuove tecnologie hanno ampliato anche le possibilità realizzative. È ora possibile ottenere forme più libere e personalizzate, inclusa la marcatura o scrittura direttamente sul pezzo spiega egli Esposti . molto stimolante anche per i lavoratori, perch offre uno slancio creativo al processo produttivo .



n ulteriore passo avanti è rappresentato dal lavoro in tandem le macchine possono operare contemporaneamente su componenti diversi, eseguendo lavorazioni differenti. na modalit che migliora i tempi di produzione e l organizzazione delle commesse. completare il sistema, un archivio completamente digitalizzato al termine di ogni lavorazione, gli operai compilano schede online che consentono di monitorare anche da remoto tutte le caratteristiche del pezzo realizzato. Le informazioni vengono archiviate in un database costantemente aggiornato, che permette di recuperare in ualsiasi momento i dati e riprendere le lavorazioni con rapidit e precisione. uesto passaggio al . ha uindi portato maggiore precisione, riduzione degli errori e una maggiore versatilit produttiva, rendendo l azienda pi competitiva e pronta ad affrontare le nuove esigenze del mercato conclude il team di dria Montaggi. uardando al futuro, un ulteriore possibilit è legata all utilizzo della stampa 3D, per potersi creare da soli piccoli pezzi in plastica dura, come tappi, angoli, collegamenti e fissaggi, garantendo anche ui personalizzazione e un approccio simbiotico tra tecnologia e artigianato.
Adria Montaggi via Manlio Monti, 1 3 zona assette - Ravenna rari di apertura dal luned al venerd 8-12 13 30 – 17 30, sabato 9-12 tel 0544 451339 adriamontaggi it - info adriamontaggi it dria Montaggi Serramenti - G adria montaggi srl





L’OPINIONE
Gare per le spiagge, ma avremo ancora delle spiagge?
di Andrea Alberizia
Il 17 febbraio è stato il primo anniversario della morte di Frederik Bolkestein, detto Frits. L’economista e politico olandese si è spento a 92 anni. Nel ruolo di commissario dell’Unione europea propose una direttiva che fu approvata nel 2006 e prese il suo nome: è l’atto legislativo dell’Ue che stabilì l’assegnazione delle concessioni demaniali balneari con gare pubbliche. Sono passati vent’anni, ma in Italia non è mai stata applicata, e se l’attesa si allungherà ancora, il problema potrebbe essere risolto alla radice: con la velocità dell’erosione costiera, combinata alla subsidenza, avremo ancora spiagge da assegnare?
La questione è stata sollevata anche da Alessandro Barattoni, sindaco di Ravenna, quando è intervento alla recente fiera dei balneari al Pala De Andrè: «Inutile discutere su come affidare le concessioni balneari per i prossimi vent’anni, se l’erosione rischia di farle scomparire molto prima. Nel nostro territorio il problema si somma alla subsidenza, che a Lido di Dante e Lido Adriano fa abbassare il suolo di quasi un centimetro all’anno. Le aziende del comparto vanno tutelate anche da questo problema, che rischia di compromettere la nostra offerta turistica».
Una questione che riguarda anche altri tratti della costa regionale. Il 9 febbraio al termine di una riunione con le autorità, la prefettura di Ferrara ha diffuso una nota: «L’erosione costiera in Emilia-Romagna nel tratto di una ventina di km compreso tra Lido di Spina (Ferrara) e la foce del fiume Reno (Ravenna) sta divorando il litorale a una velocità stimata di 10-12 metri all’anno. Il fenomeno espone a rischi immediati infrastrutture strategiche come la strada statale 309 Romea e centri abitati quali Casal Borsetti, Mandriole e Sant’Alberto». Dagli anni ’80 a oggi, secondo quanto si legge in una nota pubblicata sul sito della prefettura ferrarese, sono andati perduti circa 300 ettari di territorio con una linea di riva che in alcuni punti è arretrata di 700 metri negli ultimi 70 anni.
Se questi sono due esempi dello scenario attuale, accettato anche in prima persona dal primo cittadino, allora appare piuttosto normale l’indignazione di molti per una nuova lottizzazione prevista a Lido di Dante. Non ci risulta che più cemento aiuti a difendere la spiaggia.
E che dire di Angela Angelina, la piattaforma di estrazione gas a meno di due km dalla costa dello stesso Lido di Dante? Ha la concessione fino al 2027. Da almeno dieci anni diversi politici locali hanno pronunciato almeno una volta la frase “ci sono possibilità di chiuderla in anticipo”. Ormai l’anticipo è finito. A questo punto aspetteremo che decida Eni.

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Sabato 28 febbraio - I RIPETENTI
SOMMARIO L’OSSERVATORIO
4 POLITICA
A CERVIA E FAENZA
SI VOTA IN MAGGIO
6 ECONOMIA
STOCCAGGIO C02, TRA DUBBI E RISPARMI
14 SOCIETÀ
«IL RITORNO DEL LUPO È UN BEL SEGNALE»
19 CULTURA
TORNA LA DANZA ALL’ALIGHIERI
22 GUSTO
LE REGIONI DEL VINO: PARTIAMO DALLA TOSCANA





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Collaborano alla redazione: Andrea Alberizia, Federica Angelini, Alessandro Fogli, Serena Garzanti (segreteria), Gabriele Rosatini (grafica).
Collaboratori: Albert Bucci, Matteo Cavezzali, Francesco Della Torre, Francesco Farabegoli, Maria Vittoria Fariselli, Leonardo Ferri, Nevio Galeati, Iacopo Gardelli, Giovanni Gardini, Alex Giuzio, Enrico Gramigna, Giorgia Lagosti, Ernesto Moia, Guido Sani, Angela Schiavina, Serena Simoni, Adriano Zanni. Fotografie: Massimo Argnani, Paolo Genovesi, Fabrizio Zani Illustrazioni: Gianluca Costantini Redazione: tel. 0544 271068, redazione@ravennaedintorni.it
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PROSSIMA APERTURA BRAS SERIE e STEAKHOUSE
Novità in darsena: gli orti.
E basta...
di Moldenke
Nei giorni scorsi è arrivata dal Comune di Ravenna una bella comunicazione rivolta a tutti i cittadini: ci sono dei nuovi orti da poter prendere in gestione. E dove? In darsena, addirittura, con vista Orangerie. Che bella cosa, tra l’altro probabilmente l’unica mossa del Comune in Darsena da qualche anno a questa parte: uno spiazzo di terra arata a pochi passi dal canale, tra desolanti edi ci abbandonati. Se ci pensate, è davvero una vergogna che nel 2026 a Ravenna siamo ancora qui ad aspettare “la riquali cazione della darsena”. Come se qualcuno, d’altronde, davvero tenesse allo sviluppo urbanistico di questa città. E basta - davvero - dire che è tutto privato. Proprio di fronte a quei fantastici nuovi orti si trova appunto l’Orangerie, un capannone su suolo pubblico (del Comune) realizzato grazie a un milione di euro di fondi pubblici (dallo Stato) - un milione di euro - pronto da più di due anni (già in clamoroso ritardo) e rimasto nora inspiegabilmente inutilizzato. L’assessore all’Urbanistica ha dichiarato addirittura che è normale che ci siano delle in ltrazioni, ora, visto che è pronto da un po’ e nessuno lo sta curando. Ma davvero il Comune non è stato in grado di far partire prima un progetto sulla carta da anni? Davvero, in generale, il Comune non riesce a fare concretamente qualcosa per lasciare un segno in darsena? Penso al Pop Up, uno dei pochi esempi di rigenerazione urbana che era riuscito, ma che è stato smantellato perché, ci hanno detto, era “temporaneo” e così doveva essere. D’accordo, e allora fateci qualcos’altro di “temporaneo”, se davvero non siete in grado di aprirci l’hotel che avevate promesso (qui stiamo parlando di privati, ovviamente, ma suvvia, dov’è nita la moral suasion?). Per arrivare ovviamente al grande e unico edi cio pubblico, questo davvero pubblico, del Comune, che si affaccia sulla darsena, l’ex Dogana, dove sono “temporaneamente” (toh, in questo caso sembra che voglia dire “per sempre”) alloggiati i vigili della polizia locale. Pensate, c’è chi ci avrebbe fatto un Guggenheim, noi (forse perché capitale della cultura non lo siamo diventati...) l’unico edi co pubblico affacciato sul canale, già esistente, tra un parcheggio e la banchina, a pochi passi dal centro, con la possibilità di farne un grande attrattore per il quartiere sull’acqua, lo utilizzamo per una sede distaccata dei vigili urbani (nonostante le promesse di ben due sindaci, aspettando quelle di Barattoni). Non ho parole. Anzi, ne ho, ma è meglio non scriverle...
Domenica 8 marzo - Festa della Donna gara di Pole Dance con premio finale
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L’ANNUNCIO
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Nel comune manfredo Isola tenta la riconferma contro un centrodestra diviso Nella Città del sale situazione incerta dopo le dimissioni di Missiroli

Sono state rese uf ciali le date per le prossime amministrative che nella provincia di Ravenna riguardano due comuni sopra i 15mila abitanti, ossia Faenza, dove giunge a naturale scadenza il primo mandato di Massimo Isola, e Cervia, dove invece si va a elezioni anticipate, ad appena un anno e mezzo dall’elezione di Mattia Missiroli, s duciato dalla sua maggioranza dopo essere stato indagato per presunti maltrattamenti sulla moglie. Alle urne si andrà il 24 e il 25 maggio, con eventuale ballottaggio il 7 e 8 giugno.
A Faenza la situazione sembra ormai chiara, con Massimo Isola che cerca la conferma per il secondo mandato sostenuto da un’ampia coalizione di centrosinistra, s dato a destra dall’ex leghista Gabriele Padovani sostenuto da Frtaelli d’Italia e dal geologo Claudio Miccoli sostenuto da Lega e Forza Italia, e a sinistra da Giuseppe Apicella Binni di Pap. A Cervia invece l’unica candidatura uf ciale è quella di un ex leghista, Enea Puntiroli con un progetto civico, ma sembra scontato che il resto del centrodestra possa convergere su Annalisa Pittalis, responsabile cervese di Fratelli d’Italia (nonostante da queste parti con il centrodestra non si può mai sapere). Nel campo del centrosinistra invece ancora non ci sono nomi certi, circolano sulla stampa locale quello del segretario Pd Mirko Boschetti e dell’assessora Federica Bosi, ma non è chiaro se la coalizione resterà unita. Pare invece sempre più cero che l’ex sindaco Missiroli possa voler correre con una propria lista civica, appoggiato da chi ha ritenuto le sue dimissioni premature e non necessarie.
REFERENDUM
A Faenza, Serracchiani ospite di un incontro per il No
Montaletto, scontro sul secondo impianto per materiali inerti
Tra i temi che animeranno la campagna elettorale cervese c’è quello dei due impianti di recupero di materiali inerti a Montaletto per cui è nato un comitato “Salviamo le saline” e una petizione firmata da più di 1.200 persone. Se il primo impianto ha già ricevuto tutte le autorizzazioni e ora preoccupa per l’impatto che potrà avere una volta in funzione anche perché le piante che dovrebbero mitigarne le ricadute impiegheranno anni a crescere, sul secondo impianto sembrano tutti essere d’accordo per il no. Anche il Pd ha espresso «contrarietà di principio a una seconda attività similare e chiediamo che si faccia tutto il possibile per evitare l’insediamento di un secondo impianto di recupero inerti». Facile l’accusa di “ambiguità” da parte di Fdi che replica: «È singolare che chi ha votato e sostenuto le scelte pianificatorie che hanno consentito l’insediamento dell’impianto oggi si erga a tutore dell’ambiente, della salute e garante dei controlli».
In vista del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo, giovedì 26 febbraio alle 20.45, a Faventia Sales, si terrà l’iniziativa pubblica dal titolo “Le ragioni del No”, un momento di approfondimento e confronto aperto alla cittadinanza. L’incontro è organizzato dal Partito Democratico di Faenza, con l’adesione di associazioni che fanno riferimento al comitato provinciale e nazionale per il “No” e vedrà il contributo di tre voci: Debora Serracchiani, deputata e responsabile giustizia del Partito Democratico, Morena Plazzi, Pubblico Ministero, già “Faentina lontana” nel 2023, magistrato che ha ricoperto ruoli di prestigio anche in territori ad alta densità mafiosa, collaborando con Paolo Borsellino ed impegnandosi in attività di divulgazione e testimonianza sui temi della legalità, e Pier Francesco Bresciani, avvocato e ricercatore, dottore di ricerca in diritto costituzionale all’Università di Bologna.
Gianfranco Pasquino e due magistrati per il No
Nuovo appuntamento della campagna elettorale per il no al referendum del 22 e 23 marzo. Alla sala Ragazzini di Ravenna il 27 febbraio alle 18.15 si tiene l’incontro dal titolo “Separazione delle carriere? No ad una riforma sbagliata” con Gianfranco Pasquino, emerito di Scienza politica, Università di Bologna e Accademico dei Lincei, e i magistrati del Tribunale di Ravenna Raffaele Belvederi e Lucrezia Ciriello.
Fratelli d’Italia e l’avvocato Benini per il Sì
Sabato 28 febbraio alle 16, all’Hotel Cube di Ravenna si tiene un incontro dal titolo “Le ragioni del sì” che vedrà la partecipazione di diversi esponenti di Fratelli d’Italia tra cui la consigliera comunale Patrizia Zaffagnini, il consigliere regionale Alberto Ferrero, la senatrice Marta Farolfi e il senatore Alberto Balboni (presidente della Commissioni Affari costituzionali). Insieme a loro interverrà inoltre l’avvocato Carlo Benini, rappresentante del Comitato Camera Penali per il sì. Modera l’incontro Matteo Bondi.
AGENDA
La Casa delle Donne ospita un incontro su clima e ambiente
Il 26 febbraio alle 20.30 la Casa delle Donne di Ravenna (via Maggiore 120) ospita un incontro sui temi dell’ambienta con Renato Di Nicola, Campagna Per il Clima Fuori dal Fossile, Michela Piccoli, Mamme No Pfas, e Claudia Terra, ricercatrice e attivista. I tre sono di ritorno dal cosiddetto “controvertice internazionale” dei movimenti ambientalisti alla Conferenza sul Clima Cop30.
Le donne della Resistenza in un documentario a Porto Fuori
Venerdì 27 febbraio alle 20.30 alla Biblioteca Terzo Casadio di Porto Fuori si terrà la proiezione del documentario “Ragazze per sempre, Storie di donne nella Resistenza ravennate” scritto e diretto da Giuseppe Masetti con la voce narrante di Elena Bucci (Le belle bandiere). Introducono lo stesso Masetti e Renzo Savini, presidente provinciale Anpi.
La situazione in Palestina alla Saletta Arci di Ponte Nuovo
Secondo appuntamento, sabato 28 febbraio alle 16.30 in Via Romea Sud 95 a Ponte Nuovo, per la rassegna “Facciamo Chiarezza!”, organizzata da Arci Ravenna e dal gruppo della Saletta di via Romea. Si parlerà de “La situazione in Palestina oggi, la voce di chi la abita” con Qusay Abbas, program officer del Youth Development Department della Arab Studies Society (in collegamento da Gerusalemme).
La città universitaria, se ne parla al circolo Pd Casadei Monti
Giovedì 5 marzo alle 20.30 il circolo Pd Casadei Monti organizza l’incontro dal titolo “Ravenna, città universitaria o città con l’università? Confronto pubblico su abitare, studenti e futuro urbano” con Giovanni Paglia, assessore regionale alla politiche abitative e giovanili, l’assessora alle politiche giovanili del Comune Hiba Alif, l’assessore all’università del Comune Fabio Sbaraglia, l’architetta Lara Bissi, la responsabile del Sig Arianna Castronovo e il presidente del comitato “Ma quale casa?” Mattia Santa.
LA FOTO DELLA SETTIMANA
A cura di Federica Angelini
Restiamo umani, ricordiamo Cutro

La foto della settimana è un invito e un ringraziamento. Sabato 28 febbraio sarà infatti l’ultimo giorno di allestimento della mostra fotogra co-documentaria “Progetto KR46MØ. In viaggio verso Cutro: continuiamo a ricordare”, che espone alla biblioteca Trisi di Lugo i resti del relitto naufragato a Steccato di Cutro il 26 febbraio 2023 all’interno di una teca. Nella mattinata è stata organizzata una tavola rotonda, in programma alle 9.45 al circolo parrocchiale Silvio Pellico della Collegiata a Lugo. Interverranno tra gli altri il direttore del giornale “Il Crotonese” Giuseppe Pipita, la presidente di Medici senza frontiere Monica Minardi, la psicologa di Medici Senza Frontiere Mara Tunno e il giornalista Marco Damilano, in collegamento da remoto. Interverrà anche l’attore Gianni Parmiani, con una serie di letture a tema. Un appuntamento importante in un momento in cui i migranti sono sempre più spesso visti solo come minaccia per la sicurezza e in cui il sospetto di centinaia di morti, forse addirittura un migliaio, durante le giornate del Ciclone Harry in Sicilia sta sempre più prendendo corpo nell’indifferenza generale. L’appello di Vittorio Arrigoni sembra ogni giorno più attuale: “Restiamo umani”.




BASTA VIOLENZA SULLE DONNE
Seconda fase per lo stoccaggio di Co2 ra ri armi er i e im a o ambie a e
1522 EMERGENZE 112
Si tratta del primo impianto di questo genere in Italia e a regime sarà il più grande nel Mediterraneo Quelli esistenti sono sottoperformanti o falliti per mancanza di clienti perché a breve le rinnovabili saranno più convenienti
Il Ccs di Ravenna sta per entrare nella sua seconda fase operativa. La sigla sta per “Carbon Capture and Storage”, cioè cattura e stoccaggio di anidride carbonica (CO2), uno dei gas più climalteranti prodotti dalle attività industriali. L’impianto serve a ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera, catturandola prima che esca dalle ciminiere per sotterrarla nei giacimenti esauriti di metano al largo della costa ravennate, a 3mila metri di profondità.
Progettato e costruito in joint venture da Eni e Snam, le due maggiori aziende italiane a controllo pubblico nel settore dell’energia fossile, il Ccs di Ravenna è il primo impianto di questo genere in Italia ed è stato attivato a settembre 2024 per la sua fase pilota, che prevede di stoccare 25mila tonnellate annue di anidride carbonica emesse dalla centrale Eni di trattamento del gas naturale a Casalborsetti. Secondo Eni il livello di abbattimento della centrale sarà superiore al 90%. La CO2 sarà sotterrata in corrispondenza della piattaforma dismessa Porto Corsini mare ovest.
4 milioni di tonnellate di CO2 da stoccare entro 4 anni (ma poi saranno 16 milioni) Il completamento della seconda fase (denominata Ccs Pianura Padana) è piani cato per il 2030 e prevede che l’impianto raccolga no a 4 milioni di tonnellate all’anno di CO2 provenienti dai distretti industriali di Ravenna e Ferrara, da collegare tramite 80 km di condutture. L’anidride carbonica arriverà alla centrale di Casalborsetti, dove sarà liquefatta, trasportata al largo di Porto Corsini e da lì iniettata nel sottosuolo. A inizio febbraio è stata rilasciata la valutazione ambientale positiva per installare l’infrastruttura; ma per poter avviare i lavori si dovrà attendere l’autorizzazione unica, il cui iter deve concludersi per legge entro sei mesi. Dunque è presumibile che la posa dei tubi partirà a ne 2026.
75 km delle nuove condotte serviranno per il collegamento al polo ferrarese e 5 km per quello al polo ravennate, che sfrutterà anche 14 km di gasdotto pre-esistente e riconvertito allo scopo. Entrambe le reti saranno dotate di una stazione di lancio e una di ricevimento. Una volta terminati i lavori partirà la terza e ultima fase denominata Callisto, con i collegamenti al resto della regione e no a Marghera in Veneto e alla Francia, grazie al coinvolgimento dell’azienda Air Liquide. La CO2 arriverà anche a bordo di navi, treni e autobotti. Il piano di Eni e Snam è arrivare a 16 milioni di tonnellate annue da interrare in altri giacimenti esauriti al largo di Ravenna. Si tratterà del maggiore sito di stoccaggio nel Mediterraneo.
entro il 2050; per questo il Ccs di Ravenna è stato favorito e sovvenzionato dallo Stato. Tuttavia non si tratta propriamente di decarbonizzare, bensì di continuare a inquinare ma sotterrando le emissioni. Si è scelto di metterle nel sotto-
italiana una volta terminata l’attività estrattiva. Secondo una stima di Enrico Gagliano, docente di diritto dell’energia all’Università di Teramo, il mancato smontaggio delle piattaforme comporterà un risparmio di 3,15 miliardi di euro per Eni.
Il progetto è di natura commerciale e sarà a disposizione di aziende che hanno bisogno di abbattere le emissioni co e ce entifici o i pianti i er r ici

Mettere l’anidride carbonica sotto al tappeto e “riciclare” le piattaforme offshore Il progetto è di natura commerciale. Oltre che per l’utilizzo diretto da parte di Eni, l’infrastruttura è stata pensata per essere messa a disposizione di altre aziende che hanno necessità di abbattere le loro emissioni. In particolare il Ccs serve ad assorbire l’anidride carbonica prodotta dai settori industriali considerati dif cili da convertire all’energia pulita (hard-to-abate), come per esempio i cementi ci, la siderurgia e la petrolchimica. Le aziende potenzialmente interessate dal progetto sono oltre 700 in Italia. Lo stoccaggio di CO2 rientra tra le strategie di decarbonizzazione promosse dall’Ue e dal ministero dell’Ambiente per rispettare l’Accordo di Parigi sulla neutralità climatica
In Usa, nel 2020, evacuazioni per la rottura di un tubo A oggi non esistono protocolli di sicurezza da far scattare in caso di incidente
suolo al largo di Ravenna perché lì ci sono molti giacimenti di metano esauriti o in via di esaurimento, con la capacità di accogliere 500 milioni di tonnellate di CO2 secondo Eni e Snam. Così facendo il cane a sei zampe eviterà di smantellare le sue piattaforme offshore, come prevede la legge
I costi (e i bilanci di quelli già in funzione) Per quanto riguarda i costi del Ccs, attualmente quello complessivo per le tre fasi della liera (cattura, trasporto e stoccaggio) ammonta a 87 euro per tonnellata di CO2, ma è destinato a salire. Lo studio sul Ccs condotto da The European House - Ambrosetti per conto di Eni e Snam stima che arriverà a 123 euro/tonnellata nel 2030 e 200 euro nel 2050. Seppellire 300 milioni di tonnellate nei giacimenti di gas esauriti a largo di Ravenna avrà dunque un costo di oltre 30 miliardi di euro. Ad oggi si tratta di un prezzo più conveniente rispetto a evitare di produrre la stessa quantità di CO2 convertendo i settori hard-to-abate al solare e all’eolico; tuttavia le proiezioni dell’Ipcc (il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite) affermano che negli anni il Ccs diventerà sempre più costoso, mentre le energie pulite saranno sempre più economiche ed ef cienti anche per le industrie ultra-inquinanti. Inoltre uno studio pubblicato nel 2022 dall’Institute for energy economics and nancial analysis ha rivelato che «10 tra i 13 maggiori impianti Ccs al mondo sono ampiamente sottoperformanti o sono falliti». Situati in Usa, Australia e Medio Oriente, attualmente operano tra il 10 e il 60 percento della loro capacità a causa della mancanza di clienti.
I rischi per la sicurezza e la salute Oltre al costo economico bisogna tenere conto dei rischi ambientali. In occasione dell’avvio del progetto, l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi aveva dichiarato che «la cattura e lo stoccaggio della CO2 è una pratica ef cace e sicura per abbattere le emissioni delle industrie energivore le cui attività non sono elettri cabili». Non la pensano così gli ambientalisti: l’associazione ReCommon, nel suo report “La falsa soluzione di Ravenna”, afferma che il Ccs «andrebbe a incidere su un territorio dove sono presenti diverse aree Natura 2000 di pregio naturalistico e alta biodiversità», peraltro in una zona «caratterizzata da un rischio sismico medio-alto, con possibilità che si veri chino forti terremoti che potrebbero provocare gravi danni alle tubazioni». A febbraio 2020 l’intera popolazione di Satartia nel Mississippi (Usa) ha dovuto evacuare a causa della rottura di un gasdotto per il trasporto di anidride carbonica. Lo stesso potrebbe succedere agli abitanti di Alfonsine o Pontelagoscuro (Ferrara) che si troveranno a pochi metri dalle condutture.
Con una concentrazione del 4% nell’atmosfera, la CO2 provoca una serie di effetti sull’uomo che vanno dall’intossicazione alla perdita di coscienza e al coma, no alla morte. Ancora peggio se venisse dispersa in mare, facendo impennare l’acidità dell’Adriatico con conseguenze devastanti per l’intero ecosistema. Secondo ReCommon, «posare a terra centinaia di chilometri di condutture che trasportano CO2 vuol dire vincolare qualsiasi decisione futura sulla gestione del territorio alla tutela e sicurezza di queste infrastrutture». Ad oggi non risultano valutazioni degli impatti ambientali futuri per questa tecnologia ancora recente e dai rischi sconosciuti, né appositi protocolli medici e di sicurezza da far scattare in caso di incidente.
Elaborazione a cura di Gabriel Vigorito/ReCommon
di Alex Giuzio
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Le stime di Prometeia, società di consulenza e ricerca economica, rese note dalla Camera di Commercio di viale Farini

L’economia ravennate nel 2026 crescerà dello 0,9 percento, qualche decimo di punto sopra sia al valore regionale (0,8) che alla media nazionale (0,7). È la previsione di Prometeia, società di consulenza e ricerca economica di Bologna, resa nota dalla Camera di Commercio di Ferrara e Ravenna. Prometeia ha rivisto leggermente al ribasso quanto ipotizzato tre mesi fa. Il contesto internazionale resta incerto e si ri ette sulle decisioni di famiglie e imprese: il dollaro svalutato sull’euro penalizza le esportazioni, mentre le tensioni geopolitiche alimentano un clima di cautela che frena i consumi. Nell’anno appena trascorso, il valore aggiunto ravennate ha registrato un incremento contenuto, con un pro lo trimestrale irregolare e una dinamica complessiva che ha ri ettuto la debolezza della domanda interna. I consumi delle famiglie sono cresciuti lentamente, frenati dall’erosione del potere d’acquisto accumulata negli anni di alta in azione e da una propensione al risparmio che rimane elevata. Gli investimenti hanno mostrato segnali alterni: nel 2025 a soffrire, in particolare, l’Industria, che ha registrato una lieve decrescita del -0,2% (+0,1% le stime per il 2026) e l’Agricoltura (-1,2%; +5,4% le stime per il 2026). Il trend dei Servizi è risultato in modesto aumento (+0,1%; +0,8% le stime per il 2026). Buona resilienza evidenziata dal comparto delle Costruzioni (+8,6%), sostenuta in parte dalla spesa legata alla transizione digitale ed energetica. Il settore estero – evidenzia l’Osservatorio dell’economia della Camera di commercio – ancora offre un contributo disomogeneo. Le esportazioni ravennati, infatti, hanno mostrato fasi di recupero, soprattutto verso i mercati extra UE, ma restano esposte al rallentamento del commercio globale. La bilancia dei pagamenti, dopo le forti tensioni del 2022, ha recuperato un saldo positivo del conto corrente, grazie soprattutto al miglioramento della componente energetica. La posizione patrimoniale netta sull’estero continua a rafforzarsi, un segnale di maggiore solidità nanziaria complessiva. Le prospettive per il quadriennio 2025-2028 delineano una crescita moderata ma progressiva, con tassi inferiori all’1% nel breve periodo e un lieve rafforzamento nel medio termine. Uno scenario che richiede politiche attente: sostenere gli investimenti produttivi, rafforzare la produttività e accompagnare la transizione economica trasformando la resilienza in crescita strutturale.
CISL/1
In provincia sono triplicate le ore di Cassa integrazione straordinaria: «Sintomo di una riorganizzazione industriale»
Il monte ore totale di cassa integrazione (Cig) in provincia di Ravenna è sceso da 3,96 milioni nel 2024 a 3,18 nel 2025, ma la cassa integrazione straordinaria (Cigs) è triplicata, passando dalle 419mila ore del 2024 a una quota che nel 2025 ha superato la soglia di 1,3 milioni di ore. Sono dati resi noti da Cisl Romagna. «Questo picco della Cigs – si legge in un comunicato – certifica che le difficoltà del polo industriale ravennate sono passate da una gestione legata a rallentamenti ciclici, come quelli che avevano portato al record di 831.608 ore complessive nel solo mese di luglio 2024, a crisi aziendali di natura complessa e strutturale. La triplicazione della straordinaria rappresenta l’indicatore più chiaro di una riorganizzazione industriale profonda che sta interessando i siti produttivi della provincia».Il bilancio del biennio evidenzia che, pur a fronte di un calo delle ore complessive a Ravenna e Rimini, la “qualità” dell’intervento sociale è peggiorata. «L’industria romagnola è in una fase estremamente delicata – afferma il segretario generale Cisl Romagna, Francesco Marinelli –. Casi come quella di Ravenna, dove la cassa integrazione straordinaria è triplicata, o la sofferenza cronica del calzaturiero nel Rubicone e della metalmeccanica, confermano che le imprese affrontano nodi strutturali che non si risolveranno in tempi brevi. Dietro questi numeri vivono persone e famiglie la cui stabilità è a rischio».
CISL/2
Nidi e materne, il personale critica la gestione dei fondi per la produttività e chiede un incontro al sindaco Barattoni
La Cisl annuncia di aver raccolto 153 firme tra lavoratrici e lavoratori dei nidi e delle scuole dell’infanzia del Comune di Ravenna, cioé oltre il 70 percento degli addetti totali dei servizi educativi 0-6 anni, e chiede un incontro con il sindaco «per il giusto riconoscimento del personale e sull’emergenza organici». Al centro della vertenza aperta dalla Cisl Fp Romagna c’è la critica alle recenti gestioni dei fondi per la produttività.
CENTRO STORICO
DALL’1 MARZO IN VIGORE LE NOVITÀ SU SOSTA E ZTL CON ALCUNI “AGGIUSTAMENTI” PER I RESIDENTI
Introdotto un permesso per caregiver e trasporto di alimenti deperibili. Parcheggi gratuiti per donne incinte e neogenitori
La giunta comunale ha approvato la modi ca alla delibera del contestato piano di circolazione e sosta nel centro storico di Ravenna, che entrerà in vigore domenica 1 marzo. I piccoli cambiamenti alla proposta iniziale interessano soprattutto genitori – o futuri tali – dei neonati residenti e le tipologie di contrassegni che avranno accesso alla Ztl. La scelta è stata presa alla luce dei confronti pubblici avvenuti negli ultimi mesi: «In occasione di questi incontri – osserva il sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni – sono stati raccolti contributi, criticità e osservazioni da parte dei numerosi partecipanti. Questi confronti hanno quindi comportato alcune variazioni al piano, che dal primo marzo colmerà un buco di 14 anni in materia di sosta e viabilità. In questi anni sono cambiate tante cose e si erano persi diversi motivi che regolamentano la viabilità, il traf co e la sosta, ovvero la necessità di avere una maggiore rotazione delle auto in centro e il fatto che un centro storico debba essere il più possibile a misura di persone e dedito a diversi tipi di fruizione. Abbiamo quindi apportato integrazioni e modi che ad un piano che ci impegniamo a monitorare anche in futuro per veri carne la piena ef cacia». Tra le modi che al piano iniziale emerge l’introduzione del contrassegno di tipo D dedicato alle consegne a domicilio in Ztl e Ap senza limiti temporali a favore di veicoli aziendali che trasportano merci deperibili (alimentari freschi, pronti per il consumo, e prodotti oro/vivaistici) destinati a clienti ubicati dentro la Ztl (al costo di 50 euro all’anno). Il contrassegno di tipo SA per medici e servizi assistenziali in Ztl e Ap viene esteso ai caregiver per assistenza alla persona senza limiti orari. Il contrassegno di tipo I, per disabili, in Ztl e Ap avrà gratuità e durata no a cinque anni. Sarà introdotto a 8 euro il contrassegno con validità mezza giornata anziché solo a giornata intera (dalle 00 no alle 12 oppure dalle 12 alle 24) per accesso e sosta in Ztl. Inserita anche la gratuità della sosta per donne incinte o genitori residenti di bambini no a due anni d’età negli stalli rosa. In ne sarà inserita la possibilità, per i residenti, di rinnovare il permesso per una durata di tre anni (in precedenza era possibile farlo solo annualmente).

Restano invece in vigore le nuove tariffe per la sosta in centro (diviso in tre zone di prezzo con la gratuità per la prima mezz’ora) e il divieto per auto elettriche e ibride nelle zone a traf co limitato.
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8 / PRIMO PIANO
RAVENNA&DINTORNI 26 febbraio - 4 marzo 2026
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Nella stessa settimana in cui una 18enne di Solarolo, Laura Pausini, vinceva la sezione Novità del Festival di Sanremo, il mondo della musica scopriva anche Pablo Honey, primo album dei Radiohead. Era il 1993. Il disco più venduto in Italia fu Nord sud ovest est degli 883 e i Nirvana pubblicavano In utero, l’ultimo prima del suicidio di Kurt Cobain. Bill Clinton diventava presidente degli Stati Uniti, al Quirinale c’era Oscar Luigi Scalfaro, Silvio Berlusconi non era ancora entrato in politica, Ravenna eleggeva sindaco Pier Paolo D’Attorre, Quentin Tarantino girava Pulp Fiction, a Nelson Mandela andava il Nobel per la Pace, a Roberto Baggio il Pallone d’Oro, il Ravenna conquistava la prima promozione in serie B.
Da allora LP ha venduto 75 milioni di dischi (i Radiohead 30) e l’Italia ha visto venti governi, tre Papi, altri tre presidenti della Repubblica e tredici conduttori o conduttrici sul palco dell’Ariston dove la solarolese è stata un’altra volta come concorrente (terza nel 1994, vinse Aleandro Baldi) e poi sette volte come ospite. Ora è alla 76esima edizione del Festival per la prima volta come co-conduttrice, insieme a Carlo Conti per tutte le cinque serate.
Gli inizi al pianobar
LP compirà 52 anni il prossimo 16 maggio. Nata a Faenza, cresciuta tra le quattromila anime di Solarolo. Il padre Fabrizio era un cantante di pianobar (nel 2021 ha partecipato al talent “The Voice senior” su Rai1), la mamma Gianna Ballardini una maestra d’asilo. Ha anche una sorella, Silvia, più giovane di tre anni.
Piano B: restauratrice
Nel 2024, ospite della trasmissione Verissimo, LP ha raccontato quale sarebbe stato il suo piano B se non fosse diventata una cantante: «Oltre alla restauratrice o lavorare nel mondo della moda, quello principale era di fare l’architetto». LP, infatti, ha frequentato l’istituto d’arte per la ceramica di Faenza dove si è diplomata con il minimo dei voti (36/60). Documentario non memorabile
A proposito di “What if”: nel 2023 è uscito Piacere di conoscerti, documentario sulla vita dell’artista nato da un’idea della stessa Pausini che immagina un universo parallelo in cui lei è ceramista. Trasmesso da Amazon Prime, è un’agiogra a al con ne della beati cazione. Non passerà alla storia del cinema. 1992
LP vinse il concorso televisivo Sanremo Famosi aggiudicandosi la possibilità di partecipare al Festival di Sanremo 1992, ma non venne chiamata. Dirà poi lei stessa che all’epoca ci rimase male, ma col senno di poi fu la sua fortuna perché non aveva ancora una canzone pronta.
Marco era Anna
“La solitudine” arrivò l’anno dopo, scritta da Angelo Valsiglio, Marco Marati, Piero Cremonesi e Federico Cavalli. Il brano cominciava con “Anna se n’è andata”, ma per il resto la storia era la fotogra a della sua vita no a quel momento, sebbene gli autori non conoscessero LP: «Dissi al mio babbo che volevo cantare solo quella, cambiando il nome con Marco che era il mio danzatino dell’epoca».

«Sono una contadina!»
Nel 2013 a un concerto di Rtl urlò una delle sue frasi che i fan hanno scolpita nella memoria. Citazione testuale: «Vengo da Solarolo, sono una contadina, ma mi piace cantare, cazzo!». Ai posteri l’ardua sentenza.
L’unica italiana con un Golden Globe
La lista dei premi conquistati in carriera è lunga. Citiamo i più clamorosi: un Grammy , cinque Latin Grammy e un Golden Globe (unica cantante italiana ad averlo in casa).
Tra Byblos e Armani
La diciottenne di Solarolo sul palco sanremese sfoggiò due outfit, entrambi firmati Byblos, brand in voga tra gli anni ‘80 e ’90. In particolare, un blazer: «Me l’aveva dato un’amica del mio ex manager; ai tempi, e per altri 15 anni, gli stilisti non mi consideravano». Quella giacca – una reliquia per i fan – è esposta al museo della cantante nella casa natale, a fianco alla riproduzione firmata da Armani per il trentennale della sua carriera (tre concerti in 24 ore tra New York, Madrid, Milano). In questi giorni sul palco veste Armani: «Ha creduto in me subito quando portavo la 44 e era considerata una 48».
Seno da nascondere
In più di una occasione LP ha raccontato del rapporto conflittuale con il suo corpo: «Ho sempre avuto queste forme, fin da quando ero molto giovane, però, quando sei molto giovane, non sai neanche come apprezzare la tua femminilità, quindi io i primi anni in televisione mi fasciavo. Mi fasciavo il seno sotto le camicie, perché mi vergognavo».
Il museo fai da te
L’autocelebrazione non fa difetto a LP. La casa natale di Solarolo da settembre 2025 ospita un museo a lei dedicato. Biglietto a 30 euro, apertura solo su prenotazione con visita guidata di 30 minuti (non c’è la ressa: si trovano posti disponibili tutti i giorni).
Laura 1 - Laringite 0
Nell’edizione del 2018 LP avrebbe dovuto esibirsi nella serata del mercoledì come ospite, ma si trovò completamente afona e diede forfait. Riuscì a partecipare alla nale del sabato anche grazie all’aiuto di Franco Fussi, celebre foniatra di Ravenna che da tempo ha la solarolese tra i suoi pazienti: «Aveva una brutta laringite. Mi chiamò e mi disse che le davano la possibilità di spostare la sua ospitata al sabato ma io dovevo ridarle la voce». E così fu: «Non c’era altra soluzione che intervenire con tanto cortisone. Che è anche un eccitante. Credo che fu anche per questo motivo che Laura durante l’esibizione andò addirittura fuori dal teatro a cantare in strada tra la gente». «Non canto Bella Ciao» Nel 2022 LP si ri utò di cantare “Bella ciao” in un programma televisivo spagnolo in un gioco musicale: «Non la canto, è una canzone politica e io non canto canzoni politiche».
Né destra né sinistra
Nei giorni scorsi il cast di Sanremo è stato ricevuto al Quirinale. All’uscita Enrico Lucci di Striscia la Notizia ha chiesto a LP di esprimersi sulla convinzione diffusa che i cantanti siano tutti di sinistra: «Non mi chiedete cose di politica perché in una nazione pensano che io sia fascista, in una che sia comunista. Io non mi dichiaro politicamente perché non sono in grado di gestire emozionalmente ma anche culturalmente quello che signi ca seguire un partito. Per fortuna siamo un Paese democratico e ognuno può pensare quello che vuole»
Ok a Israele all’Eurovision
partire da zero». LP l’ha detto in una intervista pubblica a “Il Tempo delle Donne”, la rassegna del Corriere della Sera. «È stato bello tosto, ma nel mondo della musica può accadere a tutti».
Cachet
Non ci sono informazioni uf ciali sul compenso per le 5 serate. Per dare un termine di paragone, Tiziano Ferro nel 2020 fece l’ospite sso per tutte le cinque serate e percepì 250mila euro.
Undicesimo tour
Il 27 marzo a Pamplona comincerà l’Io Canto World Tour 2026/2027, l’undicesima tournée mondiale della carriera, con 56 concerti previsti (di cui 17 in Italia) in venti mesi. L’ultima tournée è stata tra 2023 e 2024, composta da 78 date e un totale di mezzo milione di spettatori. Si sarebbe dovuta tenere una doppia data zero a giugno 2023 al campo sportivo di Solarolo, un concerto riservato ai solarolesi residenti e uno riservato agli iscritti al fan club. L’alluvione di maggio mise in ginocchio il paese e fece saltare tutto. LP nel 2007 è stata la prima donna italiana ad esibirsi allo stadio San Siro di Milano (tutto esaurito con 70mila biglietti venduti).
«Yo la tengo como todas»
Nel 2023 previste due date live nel paese natale, ma l’alluvione cancellò tutto
LP da tempo conclude i concerti indossando una vestaglia (e saluta i fan sempre con la stessa frase: «Fate l’amore stanotte»). In un live a Lima (Perù) nel 2014 ci fu un problema con l’abito che fece pensare fosse nuda sotto, ipotesi avvalorata dalla frase pronunciata dalla solarolese: “Yo la tengo como todas” (Ce l’ho come tutte). In una intervista di qualche anno dopo disse che era rimasta traumatizzata da quell’episodio: «Molti scrivevano che ero nuda, ma non è così. Sono una persona pudica».
The Sincronette
La cantante Levante ha dichiarato che se dovesse vincere il Festival di Sanremo non accetterebbe di partecipare all’Eurovision Song Contest come protesta per la presenza di Israele. Pausini si è espressa al contrario: «Io ci andrei. Un capo di Governo non rappresenta ciascuno dei suoi cittadini. Credo che sia sbagliato penalizzare un artista, che magari nemmeno dichiara la sua idea, per colpa di chi governa».
Io Canto 2
Il 6 febbraio è uscito “Io canto 2”, quindicesimo album in studio. Solo cover di cantautori italiani. Operazione poco apprezzata dalla critica: già il primo “Io Canto” nel 2006 (tutte cover) era parso un scelta molto commerciale. Venti anni dopo idem. A peggiorare la situazione la scelta di ritoccare qualche testo. Sanremo servirà a dare un boost alle vendite? 40 milioni di dischi e soldi niti «Non sono una che butta via i soldi, ma quando avevo già venduto 40 milioni di copie sono rimasta senza niente e sono dovuta ri-
Con le sue migliori amiche d’infanzia di Solarolo (Lorena, Cristina, Elisa ed Erica) LP ha creato un gruppo chiamato “The Sincronette“, che ha anche un pro lo su Instagram dove condividono momenti di vita insieme. Il nome prende ispirazione dal nuoto sincronizzato, riferendosi alla loro armonia e complicità. Zio ucciso da un pirata Il 2 novembre scorso il 78enne Ettore Pausini, zio della cantante, è stato ucciso da un’auto pirata a Bologna dove era stato uno storico barbiere. La glia della vittima non ci andò giù leggera parlando ai giornali: «Non voglio Laura al funerale. La parentela è solo sulla carta, perché a quella parte di parentado non è mai fregato nulla di me e di mio padre».
Matrimonio top secret
Dal 2005 LP ha una relazione con il chitarrista e produttore Paolo Carta, da cui nel 2013 ha avuto la glia Paola. La coppia è convolata a nozze a Castel Bolognese, a casa dei genitori della cantante, il 22 marzo 2023 con pochi amici intimi. Cerimonia celebrata dal sindaco di allora, Stefano Briccolani. LP aveva invitato tutti a una cena per il suo trentennale di carriera, senza speci care altro. Andrea Alberizia
La 18enne Laura Pausini dopo la vittoria nella sezione Novità di Sanremo nel 1993
Cefalee: un centro multidisciplinare per risolvere il problema
Al Ravenna Medical Center un percorso diagnostico e terapeutico personalizzato per gli utenti con cefalea
Circa il 19% della popolazione generale soffre di cefalea, il 2-3% presenta forme croniche. L impatto sulla ualit di vita è significativo l M riconosce l emicrania come la seconda patologia più disabilitante al mondo. Ravenna Medical Center Poliambulatorio con Day-Surgery di GVM Care & Research, si propone come punto di riferimento per la diagnosi e la gestione di questa patologia, creando un Centro per la diagnosi e la cura delle cefalee, con un percorso multidisciplinare e innovativo per il trattamento dei pazienti affetti da emicrania e altre forme di cefalea primaria.
no studio del condotto dall niversit degli tudi di ologna e dall niversit degli tudi di Parma e pubblicato sulla rivista Cephalalgia ha evidenziato come chi presenta episodi di cefalea ripetuti e duraturi sia spesso portato ad un conseguente abuso di analgesici nel tentativo di alleviare i sintomi. Nello studio sono state coinvolte oltre mila persone e si è evidenziato che il della popolazione presenta una cefalea per 15 o più giorni al mese con conseguente iperuso di analgesici per l della popolazione generale (il utilizza , il triptani, il 15% farmaci di combinazione o analgesici). Il Centro per le Cefalee di Ravenna Medical Center si pone l obiettivo di contrastare uesto fenomeno, attraverso percorsi terapeutici personalizzati che integrano neurologia, psicologia, fisioterapia e nutrizione, proponendo, in casi selezionati, i trattamenti innovativi basati sull’utilizzo di anticorpi monoclonali anti C P.
«La cefalea cronica è una patologia disabilitante che incide pesantemente sulla vita quotidiana delle persone. Il nostro obiettivo è fornire agli utenti un’assistenza globale, che non si limita solo alla gestione del dolore, ma che intervenga sui fattori scatenanti e sui comportamenti che possono aggravare la condizione – spiega il dottor Pietro Querzani, neurologo responsabile del Centro Cefalee presso avenna Medical Center . Attraverso un percorso diagnostico-terapeutico personalizzato, monitoriamo gli utenti nel tempo, valutando l’efficacia delle terapie e intervenendo con trattamenti innovativi, come gli anticorpi monoclonali, che oggi sono più accessibili rispetto al passato».
Il sesso femminile è pi colpito da cefalee in un testo del a cura dell Istituto uperiore di anit (dal titolo “Emicrania una malattia di genere”) si legge che l emicrania colpisce il degli adulti in tutto il mondo con una prevalenza tre volte maggiore nelle donne.
el è stata approvata la legge che definisce la cefalea primaria cronica come invalidante rientrante nelle malattie sociali, almeno dopo un anno di effettiva diagnosi effettuata da uno specialista neurologo presso un Centro accreditato per la diagnosi e cura delle cefalee, che ne attesti esistenza, durata, intensità.



La Classificazione Internazionale delle Cefalee adotta una struttura di tipo gerarchico in cui tutte le cefalee vengo sistematizzate in livelli diagnostici suddivisi in gruppi che codificano i diversi tipi e sottotipi, in relazione alle caratteristiche cliniche (numero di attacchi, durata, intensit , presenza della fase algica, sintomi associati) e alla frequenza. Ci sono ad esempio gruppi che accorpano le cefalee primarie cos definite in uanto non riconoscono una causa patologica sottostante emicrania, cefalea di tipo tensivo, cefalea a grappolo e altre cefalee autonomiche trigeminali e altre forme di cefalee primarie ci sono poi le cefalee secondarie, attribuite ad uno specifico fattore esterno o a un particolare disturbo infine vi sono le neuropatie dolorose craniche ed altri dolori facciali.
no degli strumenti principali per la persona che soffre di cefalea è il diario del mal di testa, strumento fondamentale per un autovalutazione del dolore e agenda che tiene traccia degli episodi, uantit e ualit degli attacchi di cefalea, il consumo e l efficacia dei farmaci sintomatici e indagare possibili fattori scatenanti.
I medici possono cos tenere monitorati fre uenza, durata e intensit degli attacchi e controllare l efficacia, il consumo e o l abuso dei farmaci sintomatici (che possono essere confermati, sostituiti o sospesi a seconda dei casi) ed anche scegliere se prescrivere una terapia di profilassi, oltre a uella sintomatica. li specialisti potranno cos aiutare il paziente a comprendere come indicare in maniera corretta e puntuale i vari parametri, utili per delineare un percorso di cura; inoltre, il Centro si avvale di strumenti avanzati per il monitoraggio delle cefalee, come ad esempio dispositivi indossabili di monitoraggio multiparametrico per registrazione dei parametri vitali e dell attivit fisica. Infine, grazie alla telemedicina, gli utenti possono

«L’emicrania non è solo un sintomo, ma una malattia complessa che richiede un approccio integrato e innovativo»
essere seguiti a distanza, con visite periodiche e consulenze da remoto, migliorando l’accessibilità alle cure.
avenna Medical Center si inserisce in un contesto pi ampio di potenziamento della rete di assistenza per le persone con cefalea cronica. La egione Emiliaomagna ha recentemente aggiornato il proprio Piano Cefalea con l obiettivo di promuovere la diagnosi precoce, contrastare l’abuso di farmaci e favorire l’informazione dei cittadini in collaborazione con le associazioni dei pazienti.
«Dobbiamo curare le persone e non solo il loro mal di testa – conclude il dottor Querzani –. L’emicrania non è solo un sintomo, ma una malattia complessa che richiede un approccio integrato e innovativo. Il nostro centro è un punto di riferimento proprio perché si prende cura di tutti gli aspetti della vita di un paziente emicranico, offrendo soluzioni efficaci e su misura»

Via Le Corbusier, 41-43
48124 – Ravenna
+39 0544 407077
Direttore Sanitario: Dott. Muzi Antongiulio
Il dottor Pietro Querzani, neurologo responsabile del Centro Cefalee del Ravenna Medical Center
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RAVENNA&DINTORNI 26 febbraio - 4 marzo 2026
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Nel testo della parte cantata da Fedez compare la parola Fedez: voto 0 Raf si piazzerà basso, ma farà un festival gigantesco: 9
Quelle che seguono sono le pagelle della prima serata di Sanremo e contemplano tutto quello che a me interessa di Sanremo, ovvero le canzoni in gara. Tutto il resto, quello che ci sta intorno, per qualche motivo mi infastidisce. Mi danno fastidio i comici, le polemiche sui comici, i presentatori, i coconduttori, le coconduttrici, le questioni politiche, i momenti patetici. Mi danno fastidio anche gli ospiti musicali fuori gara. Qualche anno fa erano venuti a suonare i Depeche Mode a promuovere Memento Mori, il loro miglior disco da vent’anni a questa parte o giù di lì; per tutto il tempo ssavo lo schermo chiedendomi quando avrebbero smesso di annoiarmi. Per dire. Una cosa che a conti fatti potremmo chiamare “la magia del Festival”, che ovviamente non è sempre e non è solo magia bianca. Le pagelle delle canzoni seguono questo assunto fondamentale: utilizzerò l’intero spettro di voti, da 0 a 10, perché Sanremo si giudica solo sulla base di se stesso e senza tirare in ballo paragoni scomodi con il passato o, peggio ancora, con la musica che succede fuori da Sanremo. I voti ovviamente sono espressi su base personale, e il pezzo è firmato - nel caso non siate d’accordo, è colpa mia.
Dargen D’Amico, Arisa e Luché: tutti nella categoria “Bravo, ma non si applica”
sanno il suo nome vero è Sara Mattei, e quando mi viene in mente non riesco a farci pace, intendo, con l’idea che qualcuno possa scegliere un nome d’arte così. Immaginatevi se il nostro direttore rmasse i pezzi a nome Muca Lanservisi. Voto 5. Poi l’ordine di apparizione della prima serata, per qualche motivo, ha deciso di mettere in la qualche artista appartenente alla categoria Bravo Ma Non Si Applica. DARGEN D’AMICO è quello che fa più male: ha dalla sua parte di essere sempre credibile, sempre adatto, sempre divertente e sempre sopra il livello di quello che succede attorno a lui, e quindi parte avvantaggiato - ma poi dall’altra parte soffre il peso del pronostico e in tutta franchezza si schianta con quello che, giriamoci attorno quanto vogliamo, ad oggi è il peggior pezzo che ha portato a Sanremo. Un 4 molto sofferto per me. ARISA soffre dello stesso problema, anche perché in ordine di apparizione sul palco nella prima serata è la prima persona che canta davvero bene; poi però parliamo di una che nella maggior parte dei casi è andata a Sanremo con una canzone memorabile e quest’anno la sua canzone secondo me non lo è. 5
non dura) non posso lamentare alcun vero difetto e nessun vero pregio, per dirla tutta mi sono totalmente scordato di come suoni il suo pezzo, il che è abbastanza grave considerato che sto scrivendo mentre lui non ha ancora nito di esibirsi. 3
RAF sale sul palco con una certa nonchalance, come se fosse una cosa assolutamente normale che Raf sia sul palco di questo Sanremo. La canzone a detta di tutti è debolissima, e in effetti sembra non ingranare mai. E poi d’improvviso mentre lo stai ascoltando è come se fossi in un episodio del vangelo di Luca e ti sembra di vedere scorrere intorno a lui tutta la musica che v’era e che verrà. Si piazzerà basso, ma farà un Sanremo gigantesco. 9

Pagelle a cura di Francesco Farabegoli
Cesenate trapiantato a Ravenna, scrive o ha scritto su riviste culturali come Vice Rumore Esquire, Prismo, Il tascabile Not
in una maniera un po’ Diodato: gigioneggia senza strafare con un pezzo che obiettivamente c’è, proietta sicurezza e non mena il torrone. A Sanremo funziona chi fa meglio la cosa che fanno tutti, o chi fa bene una cosa che non fa nessuno. Ha tanto potenziale. 8 Appioppo un voto simile a LEVANTE, che non è decisamente nella mia top ten, ma le va comunque riconosciuto di aver portato il miglior pezzo che Levante abbia mai portato a Sanremo. 7.
Fulminacci 8: gigioneggia senza strafare Elettra Lamborghini 4: non è la Carrà
DITONELLAPIAGA ha una base techno pazzesca che ricorda vagamente lo skit Radio Super Energia alla ne della prima canzone di The Shape Of Punk To Come dei Refused, con un testo forsennato in cui non si capisce nulla: in tutta onestà, se è mai successo che la prima canzone in gara abbia spaccato in una maniera così clamorosa, io non me lo ricordo. 10
MICHELE BRAVI sale sul palco e dà l’idea che in quel momento dentro di lui stia succedendo Inside Out 2, e che se non stesse succedendo la canzone che canta sarebbe molto diversa. Non so se sperarlo o temerlo. Questa versione è abbastanza tremenda, ma ha un sentore vagamente weird che comunque non la fa passare inosservata. 5 d’incoraggiamento per Michele.
La canzone di SAYF è con tutta probabilità la peggior cosa producibile dalla musica italiana in relazione alle premesse culturali da cui parte. Nel senso: tutte le volte che la musica italiana è stata a un bivio e ha scelto la strada sbagliata, la somma di queste scelte ha creato le premesse perché Sayf potesse venire a cantare quest’anno la sua canzone a Sanremo. Nota a margine: i riferimenti al calcio nelle canzoni fanno SCHIFO, voglio dire, non è che me la puoi menare per tutta la vita perché una volta sono stato felice quando l’Italia ha segnato o cosa. Voto 2, monnezza assoluta. Plausibile nisca in alta classi ca.
MARA SATTEI è con ogni probabilità una brava cantante ma trovo dif cile concentrarmi sui suoi pezzi, un po’ perché quelli che porta a Sanremo sono sanremate relativamente anonime, ma soprattutto perché come tutti
Il discorso è abbastanza simile per LUCHÈ, che comunque insomma i Co’Sang e tutteccose, ma con lui inizia una lunga e sofferta teoria sanremese di rapper o wannabe-rapper che hanno letto qualche articolo sul fatto che l’hip hop in America è in crisi commerciale (sarà, boh) e quindi come dicono a Roma tanto vale cacà in giro, pezzo dif cile da accettare in relazione a uno a cui hai pagato dei dischi sici. 5
Spiace dire invece che TOMMASO PARADISO, uno degli artisti che odio di più e in maniera assolutamente irragionevole, ha trovato un grandioso mix tra essere se stesso (piacione, insopportabile, tron o e molto capace con le melodie) e funzionare alla grande sul palco di Sanremo - non è impossibile che alla ne del programma stia in cinquina, anzi. 7.
ELETTRA LAMBORGHINI ha un pezzo in cui a un certo punto pensi “gioca a fare la Carrà” e letteralmente un secondo dopo nel testo dice “viva viva viva la Carrà”, appello che mi sento di sottoscrivere. Solo che Raffaella Carrà è Raffaella Carrà ed Elettra Lamborghini è Elettra Lamborghini. 4
PATTY PRAVO ha questo modo di cantare simile a quello che avevano i Black Flag epoca Rollins e Fiorella Mannoia: arriva con la voce un decimo di secondo dopo la musica. Il pezzo non funziona, è la classica cosa che ogni anno a Sanremo devono arrivare artisti di settant’anni con pezzi improbabili, a rappresentare qualcosa che nessuno sa bene cosa sia; ma lei ha una mimica abbastanza incredibile, sembra che l’abbiano ricostruita per metà con delle parti meccaniche tipo il primo Terminator. 7
Di SAMURAI JAY (sempre linea urban but also l’hip hop in America è in crisi vedrai che
Piacevolmente convinto da J-AX, anche lui straconvinto che ci siano i margini per rifare Cowboy Carter in Italia, e forse a ragione. E insomma, pezzo con svolta country. Mentre cantava ho sentito il bisogno di togliermi le palle degli occhi con le dita dei piedi, ma dal punto di vista del potenziale radiofonico è tranquillamente in top 5, e questo varrà pure qualcosa. Voto 6. FULMINACCI a questo giro sembra nelle condizioni di potersi portare a casa la coppa,
FEDEZ/MARCO MASINI arrivano proprio quando inizio a sospettare di essere di manica troppo larga. Non ho nessun problema con Masini, ok, diciamo che ha scritto qualche testo problematico, ma tutto sommato è un personaggio ok. Ma ogni volta che Fedez sale sul palco di Sanremo mi viene da rimpiangere il Fedez del Sanremo precedente, e se vi ricordate la canzone che aveva portato l’anno scorso capite a che livello di odio sono arrivato. Se non ve la ricordate, meglio per voi: in ogni caso ci tengo a dire che nel testo della parte cantata da Fedez compare la parola “Fedez”. 0
ERMAL META sarebbe anche lui un voto molto basso, ma bene cia comunque dell’effetto di cantare subito dopo a loro due e in
Ditanellapiaga (al secolo Margherita Carducci, 29 anni) in una foto postata sui social pochi minuti prima di salire sul palco e aprire il 76esimo Festival di Sanremo. Secondo il nostro Francesco Farabegoli ha meritato il voto più alto


qualche modo si eleva no a un 4 che è comunque incoraggiante.
SERENA BRANCALE canta un pezzo sulla mamma, pigia peso sul pedale dell’emotivo, piange alla fine. Con cose come questa si può tranquillamente vincere il Festival, e qui c’è la solita questione emotiva, che lo scorso anno (per capire il livello) circondava la canzone di Cristicchi - è bello? è un ricatto? Ognuno decide per sé. Io decido che per me è un 4 .
NAYT ha un pezzo così sanremese che sembra l’abbiano pescato da un cestino del loggione; tutte le edizioni sono piene di questa gente che in premessa sembra aver fatto esattamente quello che serve per piazzarsi alti e in atto serve solo a riempire il minutaggio. Gli metto 5 perché penso che poi c’è il pezzo di EDDIE BROCK, una cosa un po’
alla Alfa chiusa per nulla a caso con un assolo leccatissimo di chitarra. Per un momento penso che forse Eddie Brock sia peggio di Fedez, ma va detto che Fedez la mia antipatia se l’è guadagnata sul campo e invece Eddie Brock ha ancora il potenziale di sparire per sempre dal mio radar. 1
SAL DA VINCI canta con quell’intensità supercharged e una partecipazione del pubblico che, anche questo in fondo è un cliché sanremese, pare che qualcuno lo consideri una colonna portante della musica italiana. Non so. Comunque nell’ambito del neomelodico sanremese si è pure ascoltato di
Scopri il menù stagionale
Fedez (al secolo Federico Leonardo Lucia, 36 anni) è in gara in coppia con Marco Masini (62). Fedez è alla terza partecipazione come concorrente, per Masini è l’ottava (vinse nel 2004 con “L’uomo volante”)
Tra i favoriti secondo i bookmakers, per il nostro, provocatorio, Francesco Farabegoli la loro canzone merita un voto molto basso: 0
peggio e quindi 6. Quando dico “si è ascoltato di peggio” mi riferisco a ENRICO NIGIOTTI, mozione Nayt ma senza Eddie Brock a farlo risplendere, un 4 politico.
Malika Ayane non con un pezzo top, ma lì in mezzo sembra Ella Fitzgerald
MALIKA AYANE è stile puro, incastrato in una canzone che si aggrega a un revival funk di cui non so niente ma pare essere in pienissimo corso (vedi anche Dargen e altri in gara). Fa parte del batch di pezzi meno papabili per i piani altissimi, tra quelli che Malika Ayane ha portato a Sanremo, ma si è esibita in mezzo a gente al cui confronto, francamente, sembrava di stare ad ascoltare Ella Fitzgerald. 8
Non so cosa mi abbia convinto alla vigilia
del festival (forse le pagelle dei preascolti) che TREDICI PIETRO avesse del potenziale. All’atto pratico condivide il destino degli altri nepo in gara, LEO GASSMAN e LDA/ AKA7EVEN, e cioè insomma se vieni da una famiglia di artisti importanti devi fare come minimo la rivoluzione sul palco. Sono disposto a dar loro un 10 tondo, ma devono dividerselo in tre Rimangono CHIELLO, un altro della mozione Nigiotti/Nayt, anche lui un bel 5, voto che mi sento di assegnare anche al FRANCESCO RENGA più Francesco Renga che si possa immaginare.
Mi sono piaciuti tanto COLOMBRE & MARIA ANTONIETTA, che hanno il coraggio di togliersi dall’alternative ad ogni costo e inserirsi in un cluster coppia pop un po’ Coma Cose, Noemi/Carl Brave, eccetera. Non so se arriveranno alti ma in radio dovrebbero passare tanto. 8
Mi sono tenuto per ultime le BAMBOLE DI PEZZA, una band che ho sempre odiato e che è evidentemente andata a Sanremo a portare la temibilissima quota rock, quella roba di suonare un pezzo tamarrissimo in partenza e ammazzato dagli archi. E per qualche ragione, magari era tardi e avevo le difese abbassate, o magari è stato l’urlo della cantante alla ne, ma sta di fatto che mi sono arrivate addosso con la forza di un camion e non posso far nta di no. 8


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eri a ae za o i a a remo quei talenti che fanno strada
Un terzo dei big in gara in Liguria è già stato sul palco del Meeting delle Etichette Indipendenti. Il patron Sangiorgi applaude Fulminacci

«In un’epoca sempre più dominata dalla musica mainstream, è bello vedere artisti indipendenti riconquistare spazio e visibilità anche all’interno del più grande raduno nazionale dedicato alla canzone». Così Giordano Sangiorgi, patron del Mei (Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza), commenta la selezione dei big in gara per l’edizione 2026 del Festival di Sanremo.
«Quest’anno sono state fatte scelte coraggiose, forse rischiose in termini di audience, ma senza dubbio eterogenee e stimolanti all’ascolto - prosegue Sangiorgi -. Si conferma una tendenza inaugurata da Amadeus alla sua prima edizione, memorabile per l’alto numero di allora “perfetti sconosciuti”, almeno al grande pubblico, in gara. Molti di quegli artisti, oggi nomi di spicco del panorama musicale nazionale, hanno visto i primi riconoscimenti proprio al Mei: La Rappresentante di Lista miglior voce del 2015, i Maneskin ospiti a Faenza nel 2016 ancora prima del lancio a X-Factor; le premiazioni di Lucio Corsi nel 2017 e nel 2023».
A questi si aggiungono molti dei protagonisti di questa edizione che si sono già fatti notare nell’ambito della rassegna faentina. A partire dai più affermati, come Tommaso Paradiso (al Mei nel 2011 e nel 2012 coi Thegiornalisti), Ermal Meta (tre volte a Faenza dal 2006 a oggi) e Levante, che si è distinta nel 2013 con Alfonso. Ci sono poi quelli che hanno vinto il premio come miglior artista emergente (Fulminacci nel 2019 e Ditonellapiaga nel 2022) o il premio “Onda Rosa” (Dada Sutra delle Bambole di pezza nel 2024).
A Maria Antonietta la targa giovani nel 2012, Colombre artista dell’anno 2018 e Tredici Pietro nel 2019 vinse nella categoria hip-hop.
E proprio Fulminacci è la scelta di Sangiorgi come nome da citare in rappresentanza della scena indipendente: «Dif cile un colpo di scena alla Lucio Corsi, ma promette bene».
Dal 2007 l’organizzazione del Mei propone eventi “off” tra le strade della cittadina ligure, dando spazio ai talenti emergenti d’Italia in una cornice interamente dedicata alla musica, tra live, podcast e interviste. «Siamo stati i primi a proporre eventi collaterali legati alla kermesse - spiega Sangiorgi -; nel tempo, queste iniziative si sono strutturate diventando vere e proprie rassegne. Alla vigilia della prima serata di gara sono state presentate due iniziative che abbiamo realizzato in collaborazione con il Comune di San-

remo: la rassegna “Il Mei ti ascolta a Sanremo” un appuntamento con i nuovi nomi della scena cantautoriale italiana per le strade della città, e di Phytika, il contest dedicato agli artisti, musicali e non, con disabilità».
Per “Il Mei ti ascolta a Sanremo” è stata lanciata negli scorsi mesi una call aperta a tutti i musicisti e cantautori under 35 di Italia: delle 250 candidature pervenute ne sono poi state selezionate 23. Questi artisti si s deranno nell’ambito dell’evento Sottocoperta, organizzato in collaborazione con l’assessorato alle Politiche giovanili del comune di Sanremo. Fino al 28 febbraio esibizioni in piazza Bresca a Sanremo dalle 17.30. «Tra le giovani proposte, vorrei segnalare alcuni talenti romagnoli destinati a lasciare il segno, come la forlivese Monnalisa e Dirlinger, una sorta di “Zucchero” contemporaneo. Allargando lo sguardo, ci aspettiamo tanto nei prossimi anni da nomi come Lorenzo Lepore, Beatrice Campisi e Pellegatta».
Per quanto riguarda Pythika invece, a ottobre è stato lanciato un bando che ha contato 585 adesioni, tra artisti visivi, musicali, attori e danzatori; e si prosegue ora con le selezioni regionali in attesa della nale dell’11 aprile al Parco della Musica di Roma. Anche in questo caso, il vincitore della categoria musicale si esibirà al Mei il prossimo 4 ottobre. Maria Vittoria Fariselli
TURISMO
La Romagna si promuove in Liguria con in uencer e gadget
L’ente di promozione turistica della Romagna, denominato Visit Romagna, sarà protagonista al Villaggio del Festival di Sanremo con due giornate promozionali (26-27 febbraio) nella cornice di Villa Ormond. Saranno presenti alcuni dei creator (youtuber, tiktoker, content creator e influencer) che nell’estate 2026 vivranno esperienze in Romagna e le racconteranno sui loro canali social. Durante le due giornate a Sanremo saranno organizzati momenti di animazione e promozione, con distribuzione di magliette e quadernini brandizzati.
FESTIVAL/2
“LA FENICE” DEL FAENTINO SANTANDREA VINSE IL PREMIO DELLA CRITICA NEL 1984
Il ricordo: «Mi invitò Pippo Baudo in persona e io accettai rispondendo con un inchino»

Nel 1984 a vincere il Premio della Critica del Festival di Sanremo fu (insieme a Patty Pravo) un artista faentino, Rodolfo Santandrea, in arte solo Santandrea. Aveva 22 anni, gareggiava nella sezione “Nuove proposte” e portò al grande pubblico una so sticata canzone pop scritta con Riccardo Cocciante, “La fenice”. Qualche tempo fa Santandrea ci raccontò quell’esperienza: «Ci fu un’ovazione, ricordo che rimasi molto, molto colpito dalla reazione del pubblico, dagli applausi. E un palco come quello di Sanremo non lo si dimentica». Il cantante de nì Sanremo come «una tappa quasi forzata per chi ha intenzione di fare questo lavoro». L’invito a partecipare fu molto diretto: «In quel periodo avevo già fatto qualche passaggio in Rai, dove lavoravo anche come fonico. Partecipai anche a una puntata di “Domenica in” dove fui notato da Pippo Baudo che mi chiese tramite il mio management di scrivere un pezzo per una corista del programma domenicale. In quel momento stavo lavorando con Cocciante e scrivemmo la canzone a quattro mani e poi la inviammo. Non ci pensai più, ma un giorno mentre stavo mixando il mio album al Forum di Roma, un mio collaboratore mi disse che c’era una persona che chiedeva di me. Ricordo che ero molto trafelato, ero preso dal disco e non avrei voluto nemmeno incontrarla, quella persona, ma il mio collaboratore insistette. Per fortuna: uscito dallo studio infatti trovai Pippo Baudo in persona, che mi chiese, in modo molto ossequioso: “Maestro, posso avere l’onore di averla ospite al Festival?”. Io risposi con un inchino, ovviamente accettando». Santandrea non tornò più al Festival.
FESTIVAL/3

LA FINALE SUL MAXI SCHERMO DELL’ORATORIO RINNOVATO
L’oratorio dell’Annunziata di Solarolo torna ad essere fruibile dalla comunità per iniziative culturali, sociali e comunitarie dopo i lavori di ristrutturazione per valorizzare gli spazi. Sabato 28 febbraio alle 20.30 si terrà l’inaugurazione ufficiale. Per l’occasione l’oratorio ospiterà “Salotto Festival”, un allestimento pensato per permettere ai cittadini di seguire insieme la finale del Festival di Sanremo davanti a un maxi schermo. Un’appuntamento significativo per Solarolo, paese natale della cantante Laura Pausini, co-conduttrice di questa edizione con Carlo Conti. Durante la serata sarà offerto un buffet aperto a tutti e l’ingresso sarà libero.
Lucio Corsi sul palco del Mei nel 2023, è arrivato secondo a Sanremo 2025. A destra Giordano Sangiorgi in questi giorni in uno degli eventi collaterali del Festival
a a e a ro iera ome a o bi e ri o ra o o i er e e a e arama zie i ri a o a ffo i a mo o i mi rofo o
Thomas Bernardi lavora per la compagnia Costa: «Chi alloggia nelle cabine apprezza i momenti informali per incontrare i vip e gli artisti. Ma si sente l’aria della gara»
Negli ultimi anni più che mai, il Festival di Sanremo non rimane con nato negli spazi del Teatro Ariston, ma si muove per la città ligure con eventi off, palchi secondari e, dal 2022, anche la “nave della musica”, una ammiraglia di Costa Crociere (quest’anno la Costa Toscana) ancorata nella rada del porto e trasformata in un’estensione galleggiante della kermesse. A bordo trovano spazio troupe televisive, cantanti e volti noti dello spettacolo; da qui vengono trasmessi in diretta alcuni momenti live, dal suggestivo “palco sul mare”. Per questa edizione, le performance principali saranno af date interamente a Max Pezzali. Thomas Bernardi, cervese classe 1989, è assistente alla direzione dell’intrattenimento di crociera. Lavora per la Costa dal 2008 e negli ultimi anni ha gestito proprio l’animazione della “nave della musica”, occupandosi di supervisionare e coordinare le attività intrattenimento a bordo, in collaborazione con gli uf ci di terra. Bernardi ci racconta come è organizzata la nave.
Nelle cabine alloggiano centinaia di ospiti paganti che scelgono di restare ormeggiati al largo della costa sanremese per quattro o otto giorni e vivere da un’altra prospettiva l’atmosfera del Festival. Il via vai di artisti e personaggi famosi, che fanno incursioni a bordo, è continuo. Oltre agli spettacoli dal vivo e alla possibilità di incontrare i protagonisti della musica in un contesto più raccolto e informa-

le, una lancia garantisce il collegamento con la terraferma, permettendo di visitare la città o appostarsi all’ingresso dell’Ariston.
Quest’anno Bernardi non si troverà al festival, perché impegnato a Barcellona a bordo di una nave gemella. «Mi mancherà partecipare all’evento. Anche se in mezzo al mare, si respira perfettamente l’aria della gara, tra il via
vai degli artisti, i tempi televisivi concitati, e un intrattenimento continuo legato al mondo della musica».
Tra i ricordi più vividi degli scorsi anni, la simpatia di Orietta Berti, ospite nel 2024, che alla domanda se fosse emozionante cantare all’Ariston rispose, riferendosi all’iconico abito di paillettes e conchiglie dell’ultima partecipazione: «È sempre bello, ma lo sarebbe stato di più senza tutta quell’impalcatura addosso». O la professionalità di Enrico Brignano, accompagnata da un tocco di superstizione: durante la sua ospitata del 2024 non volle salire sul palco senza prima una spruzzata del suo profumo portafortuna. «Sono dovuto correre nella sua cabina a recuperarlo», ricorda Bernardi.
Tra i momenti più memorabili, anche per il pubblico a casa, il tuffo di Salmo nel 2023, con tanto di microfono in mano. «Quel microfono è ancora custodito negli uf ci dei tecnici del teatro, come ricordo», sorride Bernardi. E poi il freestyle di Fedez, dello stesso anno, che prese di mira colleghi e ministri. «Fu un momento del tutto improvvisato: alla crew venne chiesto di voltarsi di spalle. Spiazzò tutti, ma non ebbe particolari conseguenze. Episodi come questo fanno parte del gioco».
FESTIVAL/5
Fussi, il foniatra che salva le ugole
In occasione del festival della canzone italiana, una volta all’anno Sanremo diventa la casa temporanea di un medico di Ravenna da cui dipendono le ugole di molti cantanti: Franco Fussi è specialista in foniatria e otorinolaringoiatria e docente al corso di laurea di Logopedia. In questi giorni segue Pausini, Masini, Arisa, Fedez, Meta e Raf. Non sarà solo in liguria: tra coach e logopediste, cinque i vocologi formati a Ravenna quest’anno a Sanremo. Nei giorni scorsi il medico è intervenuto in diverse trasmissione televisive della Rai per fornire consigli e aneddoti sullo strumento di lavoro di chi salirà sul palco.
Tra le problematiche più frequenti, Fussi ha ricordato le cause infettive, il cattivo uso della voce, fumo e alcol, fino ai disturbi più temuti dai cantanti: afonia, raucedine, disfonia, fonastenia e ipofonia. Consigli utili: idratazione costante, riposo vocale, riscaldamento prima dell’esibizione, corretta respirazione e un’alimentazione che eviti cibi irritanti.
Fuori dalla diretta, la festa continua, tra dj set e spettacoli: «Tra le emozioni più grandi, quella di salire sul palco appena terminato il collegamento Rai per presentare la performance live di Bob Sinclar», conclude Bernardi.
La Costa Toscana è approdata nella baia sanremese domenica 22 febbraio e farà ritorno al porto di partenza (Savona) in settimana per consentire lo scambio degli ospiti a bordo, per tornare poi a Sanremo no alla festa nale di sabato 28. (ma.fa.)



Thomas Bernardi con Orietta Berti sulla nave Costa a Sanremo nel 2024
SANITÀ 14 / SOCIETÀ
rimo e ro ra ia i i mi o o o eo e a a a er i ma a i i e emia
Lavori in corso all’ospedale di Ravenna Il 7 marzo cena-concerto per raccogliere fondi

Entro il mese di maggio all’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna termineranno (in ritardo di diversi mesi rispetto alle previsioni) i lavori per l’unico Centro trapianti di midollo osseo della Romagna, destinato a curare i pazienti affetti da leucemia acuta che hanno bisogno di un trapianto di cellule staminali. Un progetto da 3 milioni di euro realizzato anche grazie all’importante lascito testamentario dell’ingegnere Walter Ottone Ghinassi e il contributo di Ail Ravenna, l’associazione contro leucemie-linfomi e mieloma (la Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna ha messo a disposizione 250mila euro destinati agli arredi). «L’utilizzo di cellule staminali da donatore – sottolinea il presidente di Ail Ravenna, Alfonso Zaccaria – portano a scon ggere la malattia con una percentuale che varia dal 25 al 70 percento. Oggi i pazienti romagnoli, tra i 30 e i 40 all’anno, sono costretti a “migrare” principalmente ai centri trapianto di Milano e Ancona».
Il progetto prevede di garantire prossimità e continuità assistenziale; consolidare e qualicare la rete oncologica e oncoematologica romagnola e in ne sviluppare competenze cliniche e tecnologiche avanzate. Nello speci co, l’intervento comprende la realizzazione di un’area di degenza di circa 200mq dotata di 4 camere singole con un ambiente di preparazione in ingresso; la realizzazione di un Day Hospital/Day Service di circa 300 mq per le terapie continuative; adeguamento degli ambulatori e dei percorsi protetti per un’area di circa 300 mq e in ne adeguamento e potenziamento delle aree di raccolta e processazione cellulare per una super cie di circa 600 mq.
Al centro trapianti si af anca poi il progetto per casa Ail, i cui lavori sono invece iniziati solo il mese scorso: nei locali dell’ex reparto di Oculistica, appositamente ristrutturati, verranno ospitati pazienti fuori sede (e i loro familiari) che dopo il trapianto necessitano di ulteriori terapie di supporto e pazienti provenienti da tutta Italia per terapie sperimentali non disponibili nel centro di provenienza. Casa Ail si comporrà di 6 monolocali con due posti letto (per paziente e accompagnatore), angolo cottura e bagno, un’area comune di incontro e svago, una lavanderia e un ingresso dedicato. A completamento del progetto, nello stesso piano, ma con ingresso separato, ci saranno 2 ambulatori ospedalieri fruibili anche da: psicologo, sioterapista, nutrizionista, estetista, consulente del lavoro, una piccola palestra, una saletta riunioni, ingresso e front of ce. È possibile sostenere il progetto con donazioni singole o aziendali, intitolazione di spazi e partnership continuative. In questo contesto si inserisce l’evento bene co organizzato da Ail Ravenna in programma per sabato 7 marzo alle 19 al Palace Hotel di Milano Marittima. “Dolci note per la vita” sarà una cena-concerto realizzata grazie alla collaborazione della Famiglia Batani con la partecipazione dell’Orchestra Fondazione Luciano Pavarotti per unire arte e solidarietà in un’unica esperienza (info sull’evento e sulle modalità di partecipazione: 339 8508321 – ail.ravenna@ail.it).
FESTA DELLA DONNA
Al via le iniziative per celebrare l’8 Marzo tra mostre, musica, cinema e poesia
Iniziano già sabato 28 febbraio nel comune di Ravenna le iniziative per celebrare l’8 Marzo: alle 17, ai chiostri della biblioteca Oriani, inaugura la mostra “Presenti al nostro tempo. Pace, lavoro, diritti negli ottant’anni dell’Udi”. Le iniziative proseguono poi domenica 1 marzo, alle 14.30, al museo Classis, con “Lusso e potere tra basiliche e domus”, visita guidata tematica; a seguire, alle 15.15, “Nel viso di una donna”, spettacolo di musica, poesia e fotografia con brani di operetta e di opera alternati a lettura di poesie e a fotografie, a cura di Coro Lirico Airone Città di Cervia e Rinascimento poetico.
Lunedì 2 marzo, alle 20.30 nella sala Corelli del teatro Alighieri, “Luce libera”, concerto per pianoforte e flauto; sul palco docenti e musicisti di Officina della Musica (il ricavato andrà in beneficenza a Linea Rosa). Giovedì 5 marzo, alle 19.30, a Porto Fuori, nella sala Kojak, si terrà una “apericena” con musica e parole e flash mob “Woman Life Freedom” a cura degli alunni della scuola media Montanari e il monologo “La donna pluriabitata” di e con Francesca Viola Mazzoni¸ seguirà musica con Loris Ceroni e Antonella Nuti (obbligatoria la prenotazione ai numeri: 331.5772884, 338.2165756).
NATURA
«NESSUNA EMERGENZA LUPO, LA SUA PRESENZA È UN INDICATORE DI BUONA SALUTE AMBIENTALE»
Se ne parla il 3 marzo a Faenza. Il veterinario Dall’Osso: «In caso di incontro ravvicinato restare tranquilli e godersi il momento»

Sempre giovedì 5 marzo (ore 21) da segnalare al cinema Gulliver di Alfonsine la presenza di Nadia Somma Caiati, presidente di Demetra donne in aiuto, che interverrà alla proiezione del film “Sorry Baby”, che affronta il tema della violenza sessuale. Xxx
Negli ultimi mesi, tra avvistamenti, segnalazioni e discussioni sui social, il lupo è entrato al centro del dibattito pubblico anche in Romagna e nella provincia di Ravenna. Ma siamo davvero di fronte a un’emergenza? O piuttosto a un problema di percezione? Abbiamo affrontato il tema con Fabio Dall’Osso, medico veterinario ed esperto di fauna selvatica, che sarà tra i relatori martedì 3 marzo (alle 20.30) nella serata d’approfondimento intitolata “Lupi Con denti” al Museo di Scienze Naturali Malmerendi di Faenza. «Non c’è alcuna emergenza lupi - ci dice Dall’Osso -. C’è piuttosto un’emergenza nella percezione che le persone hanno del lupo. È normale che, con l’aumento della popolazione dovuto alla protezione della specie, torni a colonizzare territori che storicamente gli appartenevano: dall’Appennino alle Alpi, no alla pianura e al mare. Non è un’invasione, è un ritorno naturale. Oggi viene raccontato come un problema - ci spiega ancora Dall’Osso -, mentre in realtà rappresenta un segnale di ripresa dell’ambiente e un’opportunità per ristabilire equilibri naturali. Il lupo contribuisce a regolare le popolazioni di animali che possono creare squilibri, come il cinghiale, o specie introdotte dall’uomo, come la nutria. È un predatore apicale che aiuta a riportare equilibrio negli ecosistemi: la sua presenza è un indicatore di buona salute ambientale».
Durante la serata si cercherà di spiegare come convivere correttamente con il lupo ed evitare comportamenti sbagliati. «L’errore più comune? Lasciare cibo disponibile. Ri uti accessibili, cibo per animali domestici lasciato all’esterno: tutto questo attira il lupo. È fondamentale rispettare la sua natura di animale selvatico. Deve mantenere una sana dif denza nei confronti dell’uomo. Questa dif denza tutela noi e tutela lui». E come ci si deve comportare in caso di incontro ravvicinato? «Restare tranquilli e godersi un momento che sarà molto breve, al massimo di qualche secondo. Il lupo ha sensi sviluppatissimi: sa della nostra presenza molto prima che lo vediamo. Se si fa osservare è perché ha deciso di farlo. Può capitare che esemplari giovani, incuriositi, si fermino a guardarci. Ma il lupo non ha interesse ad aggredire l’uomo, anzi lo teme. Non ci considera né prede, né nemici. Mantiene le distanze».
L’intervista completa di Leonardo Ferri su Ravennaedintorni.it

IL COMUNE ASSEGNA NUOVI ORTI VISTA ORANGERIE, IN DARSENA
In seguito all’acquisizione della nuova area orti in via Pag in zona Darsena, accanto alla nuova Orangerie (che dovrebbe aprire ufficialmente i battenti in primavera), si sono resi disponibili 23 nuovi lotti, con metrature che variano da 90 a 130 metri quadrati, che saranno assegnati a chi ne faccia richiesta (tra i residenti nel comune di Ravenna). In particolare, 15 lotti (il 65%) saranno per anziani che abbiano compiuto il 65° anno di età; 7 lotti (il 30%) a cittadini che abbiano da 18 a 64 anni compiuti; 1 lotto sarà invece riservato a iniziative didattiche o culturali presentate da istituzioni scolastiche/associazioni o a cittadini in stato di disagio su indicazione dei Servizi sociali territoriali o a cittadini con disabilità certificata o in condizione di disoccupazione certificata o a studenti universitari. Ogni nucleo familiare può avere in gestione un solo orto, anche se in aree differenti. Per presentare richiesta di assegnazione è possibile procedere on line al seguente link https://comune.ravenna.it/servizi/agricoltura-e-pesca/richiesta-assegnazione-orti/ oppure ci si può rivolgere all’ufficio decentrato di via Aquileia 13 a Ravenna (0544 485632).
Il Comune ricorda, inoltre, che vi sono numerosi lotti disponibili anche nelle aree ortive di Fornace Zarattini (Area territoriale Centro urbano), di via Chiavica Romea (Area territoriale Darsena) e di Porto Corsini (Area territoriale Del Mare).
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Il Carnevale di Bagnacavallo in piazza
Il Carnevallo torna domenica 1 marzo in piazza della Libertà a Bagnacavallo con l’edizione 2026. L’appuntamento prenderà avvio alle 14 con l’arrivo del re e della sua corte, accompagnati dai musici e dagli sbandieratori della Contrada del Ghetto di Lugo. Saranno premiati i gruppi mascherati più originali. Nel corso del pomeriggio sono in programma poi animazioni, giochi, truccabimbi, balli e intrattenimento, bancarelle e food truck.
La marionettista Zoccarato all’Almagià
Dopo il grande successo della Festa di Carnevale di sabato 14 febbraio con la presenza di quasi 300 persone, un nuovo appuntamento attende il pubblico delle famiglie, domenica 1 marzo alle ore 17.30 all’Almagià di Ravenna, nell’ambito della rassegna delle Arti della Marionetta, con lo spettacolo Varietà Prestige, un omaggio al mondo del cabaret e dell’Avanspettacolo. In scena la marionetta Mitzi, mossa a vista dalle abili mani della marionettista e attrice Francesca Zoccarato.

Beppe Aurilia al Rasi con i bambini di Mezzano
Il regista Beppe Aurilia porta in scena il Progetto H20, uno spettacolo sulla storia dell’acqua raccontato da 100 bambini della scuola elementare Valgimigli di Mezzano. Partendo dagli antichi Egizi e dall’Impero Romano, arrivando fino alla bonifica degli Scariolanti. Lo spettacolo andrà in scena il 27 febbraio alle 20.15 a Teatro Rasi di Ravenna.
Un circo “estremo” tra acrobati e moto volanti
Arriva a Ravenna la compagnia “Gravity” con uno spettacolo intitolato “Equilibrium – Extreme Live Experience”. Dal 22 febbraio all’8 marzo, nell’area commerciale di via Umaz (zona viale Europa), si esibiranno piloti che volano con le moto freestyle, equilibristi, acrobati e illusionisti sotto il grande tendone colorato in stile circo. Tra arti performative, discipline acrobatiche, danza, magia e sport.
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26 febbraio - 4 marzo 2026 RAVENNA&DINTORNI
LE CANTINE TORNANO ALL’ALMAGIÀ: OLTRE
150 VINI IN DEGUSTAZIONE
Torna sabato 28 febbraio “Cantine in città”. L’appuntamento è dalle 12 alle 19 alle Artificerie Almagià di Ravenna con 38 cantine da molteplici parti d’Italia per oltre 150 vini da degustare liberamente, una volta acquistato il biglietto d’ingresso da 25 euro (in prevendita 20). Biglietto che comprende anche calice, taschina e un buono sconto di 5 euro per comprare vino da qualsiasi produttore presente.
em o i m a rz ra ra
e bri i i e e aie
Tanti eventi in aziende agricole e locali. A Faenza anche una mostra
“Focarine” propiziatorie all’imbrunire, canti e brindisi con sangiovese nei giardini e nelle aie delle case di campagna: i Lòm a Mêrz tornano a rischiarare le notti ravennati, con un programma di appuntamenti dal 26 febbraio al 3 marzo. Il tema scelto quest’anno e che dà il nome alla ventiseiesima edizione è “Buono come il pane – dalla terra al pane: biodiversità, tradizione e condivisione”, con un focus sui grani antichi e un incontro dedicato giovedì 26 febbraio (ore 18) nella Sala Bigari del comune d Faenza, con diversi esperti per parlare dei grani di Romagna e delle loro “virtù”, di molini artigianali impegnati a ricavarne farine e di sentire il racconto di pani catori e di nutrizionisti. A seguire (ore 19), inaugurazione alla Galleria d’Arte Molinella di Faenza

MAMBA
Mamba è un cane corso femmina di 5 anni, sterilizzata. Affettuosissima, va d’accordo con cani piccoli e gatti. Con un breve percorso di affiancamento sarà la compagna ideale per chi ama cani con una certa presenza. Mamba è abituata in appartamento, per lei sarebbe ideale una casa con un po’ di giardino. Per conoscerla contattate il 335 7713645

NINA
Nina è una dolcissima gattina di 8 mesi, affettuosa, coccolona e dal carattere buonissimo. È già sterilizzata e vaccinata e va d’accordo con gli altri gatti. L’adozione avverrà dopo prassi di preaffido. Per conoscere Nina, invia un messaggio al 351 5575151
della mostra dedicata. Dal 27 febbraio all’ 8 marzo sarà aperta tutti giorni dalle 10.30 alle 12 e dalle 16.30 alle 19. Come ogni anno, il programma dei Lòm a Mêrz è organizzato e promosso da “Il lavoro dei contadini Comunità Slow Food Aps”. Il programma prevede la realizzazione di 36 eventi che si svolgeranno nelle aie di aziende agricole, agrituristiche e in ristoranti e altri luoghi della cultura rurale in diversi Comuni della Romagna. Nel Ravennate, dopo l’apertura dedicata al pane del 26 febbraio a Faenza, la prima focarina è in programma lo stesso giorno a Marina Di Ravenna, al circolo IncontrArci, con accensione della pira e cena. Si prosegue nei giorni successivi con eventi, tra gli altri, al Contadino telamone di Reda, alla piadineria da Lori di Casola Val-
senio, alla RossTeria Busdesgnaus di Russi, all’ex scuola elementare di Tebano Faenza, all’azienda agricola De Lorenzi di San Pietro in Campiano, all’Agricola Baccarini di Castel Bolognese, all’agriturismo La Rondine di Bagnacavallo, alla Tenuta Nasano di Riolo Terme, a Cà Ridol a Gambellara, da “Bartolini” a Brisighella, al Circolo Anspi di Pieve Cesato o al Museo Etnogra co “Sgurì” di Savarna. Tra le numerose iniziative, da segnalare quella più strutturata di domenica 1 marzo alla Torre di Oriolo dei Fichi dove sarà allestito un punto ristoro dalle 12 alle 21.30 e sono in programma mostre e camminate. Slow Food invita invece all’osteria del Pancotto di Gambellara il 4 marzo dalle 18.30: tra gli ospiti il poeta Nevio Spadoni e lo scrittore Paolo Casadio.
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16 / CULTURA
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Dal 28 febbraio “Dalla regressione della specie all’umanoide”, propone una trentina di opere degli ultimi 20 anni di vita dell’artista pavese
Sabato 28 febbraio (ore 18) si apre al Mar di Ravenna Dalla regressione della specie all’umanoide, a cura di Serena Simoni, quinta e ultima mostra del progetto Mattia Moreni. Dalla formazione a “L’ultimo sussulto prima della grande mutazione”, a cura di Claudio Spadoni, la più ampia antologica mai realizzata, in cinque luoghi chiave della vita di Moreni per celebrare il suo profondo legame con la Romagna.
Dopo le mostre di Bagnacavallo, Forlì, Santa So a e Bologna – che hanno indagato temi particolari quali la formazione e il periodo informale, alcune serie storiche, dalle Angurie agli Autoritratti, no alla ricostruzione dell’antologica bolognese curata nel 1965 da Arcangeli, a Ravenna si inaugura dunque un’esposizione dedicata alla produzione degli ultimi 20 anni di vita del maestro pavese. Le serie della Regressione della Specie e degli Umanoidi rappresentano infatti gli ultimi approdi della ricerca di una delle gure più originali e inquiete dell’arte italiana del secondo Novecento. La mostra al Mar raccoglie una trentina di grandi opere suddivise in due sezioni per illustrare la produzione dall’inizio degli anni Ottanta e il 1999, anno della scomparsa di Moreni. Segue una terza sezione che presenta un ricco apparato fotogra co e documentario allo scopo di mostrare l’interesse che numerosi critici italiani e internazionali hanno dedicato ai diversi periodi del suo lavoro.
Nella prima sezione – la Regressione della Specie e Belle Arti (1983-1995) – sono esposte le opere in cui Moreni si fa testimo-
MOSTRE/2

CON “WORLD OF PLENTY” ITAMAR GILBOA INDAGA AL MIC DI FAENZA LA SCARISTÀ DI CIBO NEL MONDO
Venerdì 28 febbraio (ore 17) alla Project Room del Mic di Faenza si inaugura World of Plenty di Itamar Gilboa, che affronta il paradosso tra abbondanza e scarsità di cibo nel mondo contemporaneo. Da oltre 15 anni l’artista olandese Itamar Gilboa si occupa di questioni legate ai sistemi alimentari, alla responsabilità ambientale e alla disuguaglianza globale. La sua ricerca a lungo termine è iniziata con Food Chain Project (FCP), un’indagine autobiografica sul consumo personale che si è evoluta in una riflessione critica sulla distribuzione alimentare globale, sugli sprechi e sulla scarsità. World of Plenty, a cura di Alessandra Laitempergher e realizzata appositamente per il Mic, segna un nuovo capitolo di questa indagine in corso. L’installazione affronta il paradosso tra abbondanza e scarsità di cibo nel mondo contemporaneo. Utilizzando tecnologie neuroscientifiche all’avanguardia, Gilboa combina scultura in ceramica e video per indagare le dimensioni fisiche, neurologiche e sociali della fame. World of Plenty invita gli spettatori a confrontarsi con la devastante realtà della fame.

ne dell’involuzione delle Belle Arti, speculare al declino umano. A seguito di questa serie, Moreni inizia l’ultimo ciclo degli Umanoidi (1995-1999), conseguenza naturale della Regressione della Specie. Il ciclo ritrae robot in attesa dell’intelligenza arti ciale e umanoidi che rimandano agli autoritratti a cui n dal 1986 Moreni applica dispositivi, elettrodi e laser, no all’ibridazione col computer.
Mattia Moreni. Dalla formazione a “L’ultimo sussulto prima della grande mutazione” rappresenta dunque un’occasione unica per riscoprire, con sguardo unitario, l’opera di un maestro scomodo, potente, necessario.
Info: mar.ra.it.
MOSTRE/3
“Tra terra e acqua” alle Pescherie di Lugo

Sabato 28 febbraio inaugura alle pescherie della Rocca di Lugo la mostra Tra terra e acqua. Archeologia a Zagonara e nelle pianure ravennati medievali, a cura di Marco Cavalazzi e Sara Morsiani. Si inizia alle ore 16.30 al Salone estense della Rocca, per una breve presentazione della mostra e del correlato progetto di ricerca che l’Università di Bologna porta avanti sulla Bassa Romagna medievale oramai da vari anni. In seguito ci si sposterà alle pescherie per una visita guidata all’esposizione. L’allestimento è articolato in quattro nuclei tematici, e indaga il rapporto tra le terre e le acque in Romagna, e in particolare nel territorio lughese.
FOTOGRAFIA
Federico Clavarino tra immagine e parola
Domenica 1 marzo (ore 16) il Mar ospita un incontro con Federico Clavarino, artista visivo, ricercatore e docente, in dialogo con Elena Dolcini, curatrice e studiosa. L’incontro fa parte di Scuola elementare di fotografia 25–26. A partire dal percorso artistico di Clavarino, la conversazione esplorerà il rapporto fra immagine e parola, indagando le possibilità di contaminazione tra fotografia e scrittura, tra pratica visiva e riflessione teorica. Un’occasione per approfondire come le immagini possano dialogare con il linguaggio scritto e come la ricerca artistica si nutra di attraversamenti disciplinari.
VIDEOARTE
Carmine Fornari racconta la sua esperienza degli anni ‘70
Martedì 3 marzo (ore 16.30) il Mar ospita l’incontro La nascita della VideoArte, con Carmine Fornari, tra i protagonisti della sperimentazione video in Italia negli anni Settanta. L’evento fa parte del ciclo di conferenze Il Mar delle Arti, promosso dall’Accademia di Belle Arti di Ravenna. Il programma mette in dialogo pratiche artistiche contemporanee, ricerca teorica e mondo professionale, coinvolgendo studenti, operatori culturali e appassionati di arte contemporanea. L’incontro approfondisce la nascita della videoarte e l’evoluzione del mezzo tecnologico fino ai linguaggi contemporanei. Attraverso la sua esperienza diretta, Fornari racconterà il clima culturale della Firenze degli anni ’70 e il ruolo della sperimentazione audiovisiva nello sviluppo dell’arte concettuale. Negli anni Settanta, Fornari realizza dodici opere di videoarte collaborando con artisti come Jannis Kounellis, Vito Acconci e Vincenzo Agnetti.
INCONTRI LETTERARI
Eraldo Baldini presenta il suo nuovo libro a Faenza
Sabato 28 febbraio (ore 17.30), al centro sociale Laderchi di Faenza, Eraldo Baldini presenta il suo nuovo libro I riti della coppia in Romagna (Il Ponte Vecchio), in conversazione con Alberta Tedioli. Dopo avere pubblicato alcuni anni fa il saggio I riti del nascere in Romagna. Gravidanza, parto e battesimo in una cultura popolare, Baldini aggiunge con questo volume il secondo tassello sulle tradizioni, superstizioni e ritualità relative al “ciclo della vita” nella cultura popolare e contadina della Romagna.

Il romanzo di Elisa Andriano alla libreria Liberamente
Sabato 28 febbraio (ore 17.30), alla libreria Liberamente, si terrà la presentazione del romanzo Sembrava dovessero incendiare il mondo di Elisa Andriano, edito da Clown Bianco. Si tratta di un romanzo sulla fragilità dei progetti umani, sulle illusioni del merito e sul momento in cui la vita smette di chiederci chi vogliamo sembrare e inizia a pretendere di sapere chi siamo.
Al Saretina Mercadini sulla rivoluzione di Galileo
Martedì 3 marzo (ore 18.30) la rassegna Aperitivo con gli autori del bagno Saretina di Cervia prosegue con Roberto Mercadini, che presenta Io dico l’universo. La rivoluzione scientifica e Galileo: lo sconosciuto che sconvolse il mondo (Rizzoli). Un viaggio affascinante tra scienza, poesia e narrazione, dove le grandi domande dell’umanità diventano racconto, stupore e pensiero critico. Info: 328-3292000.
Eleonora Orsi alla Longo, per immaginare un’altra scuola
Mercoledì 4 marzo dalle 18.45 alla libreria Longo di piazzetta degli Ariani, in centro a Ravenna, è in programma la presentazione del libro “Chiudi gli occhi, immagina una scuola. Vita resistente di un’insegnante che ci crede ancora” di Eleonora Orsi, insegnante e scrittrice, seguitissima su Instragram. L’autrice racconta con ironia un anno scolastico tra sorrisi, riflessioni e commozione.


“LA TEMPESTA” DI ARIAS AL GOLDONI
Mercoledì 4 e giovedì 5 marzo (ore 21) la stagione del Teatro Goldoni di Bagnacavallo prosegue ospitando il visionario regista argentino Alfredo Arias, che con il suo stile unico e inconfondibile mette in scena La Tempesta di Shakespeare, in una nuova coproduzione del Teatro Stabile di Catania, di Marche Teatro, Tieffe Teatro e TPE. Gli interpreti dello spettacolo – capeggiati dal protagonista Graziano Piazza – saranno protagonisti dell’incontro con gli artisti al ridotto che si terrà giovedì 5 marzo alle 18. Per Arias si tratta di un ritorno alla direzione di quest’opera, tra le più complesse e ricche di simbolismi scritta dal grande autore inglese, che ha rappresentato nei primi decenni della sua sfolgorante carriera, nell’ambito del Festival di Avignone del 1986. Sull’isolapalcoscenico il regista realizza un allestimento poetico e originale, capace di immegere il pubblico nel suo mondo costruito con un linguaggio universalmente riconoscibile.
COMICO/1
La “Gente di facili costumi” di Nino Manfredi torna in scena all’Alighieri con Flavio Insinna a Giulia Fiume
Martedì 3 marzo (ore 21) al Teatro Alighieri va in scena Gente di facili costumi, la commedia scritta da Nino Manfredi e Nino Marino, interpretata da Flavio Insinna e Giulia Fiume e diretta da Luca Manfredi. Andato in scena per la prima volta nel 1988, con lo stesso Nino Manfredi nei panni del protagonista, questo testo è considerato ancora oggi uno dei più eclatanti apparso sulle scene teatrali italiane negli ultimi decenni. Protagonisti della pièce sono Anna, nome d’arte sul lavoro “Principessa”, una prostituta che sogna di diventare “giostraia”, che rincasa tardi la notte, disordinata e rumorosa che, ovviamente, disturba l’inquilino del piano di sotto, che soffre d’insonnia. E Ugo, un intellettuale che vivacchia scrivendo per la tv e per il cinema, l’inquilino del piano di sotto, che sogna di fare un film d’arte e avrebbe bisogno di un po’ di tranquillità per concentrarsi. Ma che ovviamente non riesce a dormire né a lavorare a causa di Anna.


PROSA/2
“L’INFERIORITÀ MENTALE DELLA DONNA”, A RUSSI VERONICA PIVETTI
SCANDAGLIA LA CULTURA MASCHILISTA
Venerdì 27 al Comunale va in scena il lavoro di Giovanna Gra

Venerdì 27 febbraio (ore 20.45) al Teatro Comunale di Russi va in scena L’inferiorità mentale della donna, di Giovanna Gra, liberamente ispirato al trattato L’inferiorità mentale della donna di Paul Julius Moebius. Sul palco Veronica Pivetti (insieme a Cristian Ruiz), moderna Mary Shelley, ci racconta, grazie a bizzarre teorie della scienza e della medicina, l’unico, vero Frankenstein della storia moderna: la donna. Secondo Moebius le signore sono sprovviste di giudizi propri e se pretendono di pensare sono moleste, “la ri essione non fa che renderle peggiori”. A queste dichiarazioni fa eco Cesare Lombroso: le donne mentono e spesso uccidono, lo dicono i proverbi di tutte le regioni. Con questo spettacolo, impreziosito dall’ironia e da episodi personali della protagonista, si scandaglia l’acme della cultura maschilista e si ricorda, con le parole di Lombroso, che “il maschio è una femmina più perfetta”. Info: ater.emr.it.

TUTTO ESAURITO A CERVIA PER PAOLO CEVOLI
Posti esauriti, al Teatro Comunale Walter Chiari di Cervia, per Paolo Cevoli, protagonista giovedì 5 marzo (ore 21) del suo nuovo monologo Figli di Troia, in cui il celebre comico racconta in chiave ironica e contemporanea il mitico viaggio di Enea, paragonandolo ad altri viaggi che hanno segnato la storia dell’umanità, da Cristoforo Colombo a Cappuccetto Rosso, dal principe vichingo Ragnar a suo babbo Luciano emigrato in Australia negli anni ’50.
ANTICIPAZIONE
Alessandro Haber e “La coscienza di Zeno” all’Alighieri
Giovedì 5 marzo (ore 21) La Stagione dei Teatri prosegue all’Alighieri con La coscienza di Zeno, di Italo Svevo, diretto da Paolo Valerio e interpretato da Alessandro Haber. Zeno Cosini è un personaggio contraddittorio, autoironico, insicuro: attraverso la sua voce, Svevo indaga la complessità della psiche umana, mettendo in discussione ogni certezza morale e razionale. A tratteggiarne le nevrosi è un Haber quanto mai istintivo, corporeo, imperfetto e profondamente umano. Info: ravennateatro.com.
AGENDA SPETTACOLI
Tullio Solenghi e il Decameron al Comunale di Cervia
Tullio Solenghi sarà in scena al Teatro Comunale Walter Chiari di Cervia giovedì 26 e venerdì 27 febbraio (ore 21) come protagonista del Decameron, con la regia di Sergio Maifredi. Un racconto italiano in tempo di peste. Uno spettacolo che restituisce al pubblico la lingua originale di Giovanni Boccaccio, rendendola accessibile e comprensibile come fosse la lingua di un testo contemporaneo.
Il Baule Volante fa sold out alla Casa del Teatro di Faenza
Tutto esaurito alla Casa del Teatro di Faenza per Orfeo ed Euridice, spettacolo della compagnia Il Baule Volante, prodotto da Accademia Perduta/Romagna Teatri, in scena venerdì 27 febbraio (ore 21). Lo spettacolo è interpretato da Andrea Lugli e Liliana Letterese, quest’ultima anche autrice insieme al regista Roberto Anglisani.
Alla scoperta del cimitero monumentale con Panda Project
Sabato 28 febbraio (ore 15.30) torna al cimitero monumentale il progetto di Panda
Project Cimitero dal vivo, nato per stimolare cittadini e visitatori a scoprire il cimitero attraverso mappe interattive, il gioco R-tales e un percorso audio che unisce momenti teatrali a passaggi più introspettivi. Prenotazione obbligatoria su visitravenna.it.
I giovani interpreti dell’Area Jeune Ballet a ea ro i ieri o re oreo ra e
Sabato 28 febbraio e domenica 1 marzo la compagnia svizzera presenta “Un autre jour” di Ken Ossola e “Kiss & Fly” di Gil Carlos Harush, in prima italiana, e “We Will Never Give Up on Love” di Erion Kruja
Sabato 28 febbraio (ore 20.30) e domenica 1 marzo (ore 15.30) la stagione di danza del Teatro Alighieri di Ravenna prosegue con la compagnia svizzera Area Jeune Ballet - Genève, realtà che si pone come un vero e proprio ponte tra l’apprendimento accademico e la professione della danza, attraverso esperienze di palcoscenico e una consolidata rete di coreogra . Formata da giovani danzatori di diversi contesti e origini, dalla Svizzera all’Italia, dalla Francia al Portogallo, no a Brasile, Australia, Messico, Area Jeune Ballet propone tre coreogra e: Un autre jour, Kiss & Fly e We Will Never Give Up on Love. Sia Un autre jour che Kiss & Fly arrivano a Ravenna in prima italiana. Un autre jour – creata da Ken Ossola per la compagnia – invita gli interpreti a esplorare un universo governato dal movimento. Attraverso momenti di danza solista e coreogra e collettive, si approfondisce la consapevolezza del proprio corpo nello spazio, mentre il tempo stesso diventa un gioco, oscillando tra movimenti sospesi e sequenze rapide che s dano i nostri sensi. Ne nasce un viaggio sensoriale dove la danza trascende i con ni. Originario della Svizzera, Ossola ha lavorato con Jirí Kylián e nel Nederlands Dans Theater 1 (NDT1), da cui si è separato per affermarsi come coreografo indipendente, creando pezzi per il Ballet du Grand Théâtre de Genève, il Tanz Luzerner Theater, l’NDT2, il Jeune Ballet de Lyon e il Kayzer Ballet in Portogallo. Kiss & Fly di Gil Carlos Harush è invece orita dall’esperienza di pendolare fra Ginevra e Madrid e dalla corsia “Kiss & Fly” negli aeroporti, sviluppandosi in una ri essione sugli attimi fugaci della vita quotidiana: «Viviamo momenti
DANZA/2
Doppio appuntamento al teatro Rasi con i lavori di Nicola Galli

La Stagione dei Teatri di Ravenna propone la danza contemporanea del coreografo e interprete Nicola Galli, che martedì 3 e mercoledì 4 marzo sarà al Teatro Rasi con due spettacoli diversi. Martedì 3 (ore 18) vedremo Il mondo altrove: una storia notturna, creazione coreografica in forma di rituale danzato che celebra il moto di un mondo inesplorato. Il lavoro traccia un percorso ideale tra Occidente e Oriente, ispirandosi ai rituali indigeni dell’America del Sud, ai simboli del teatro NO giapponese e alla ricerca musicale di Giacinto Scelsi. Protagonista, una figura sciamanica finemente adornata per condurre una cerimonia magica e senza tempo. Mercoledì 4 (ore 21) ecco poi Deserto tattile (nella foto), per il quale a Galli si aggiunge sul palco Rafael Candela. Si tratta di una riflessione sulle forme della solitudine e sul deserto inteso come spazio sconfinato e condizione esistenziale; è un’indagine sulla memoria del corpo, sull’esperienza aptica e sul profondo rapporto tra sguardo, gesto e tattilità quali elementi per entrare in contatto con il mondo e cogliere l’intangibile. Info: ravennateatro.com
felici e altri profondamente tristi – spiega il coreografo –. Lottiamo per l’amore, per il denaro, per il comfort, per qualcuno a cui teniamo... Trascuriamo innumerevoli momenti ogni giorno, perché sono brevi, fugaci e quasi impercettibili. Questi precisi momenti, che non apprezziamo per il loro vero valore, sono tutt’altro che insigni canti». Tra i premi conseguiti da Harush, anche il riconoscimento dell’Associazione professionale francese di critica teatrale, musicale e di danza per la coreogra a creata per il Ballet de l’Opéra national du Rhin.

We Will Never Give Up on Love di Erion Kruja esplora diversi aspetti dell’amore, da quello più semplice, delicato o gentile a quello più combattivo, perché – come sottolinea Kruja – «Credo valga la pena lottare affinché l’amore esista in questo mondo. (…) Senza l’amore, ciò che ci rimane è solo distruzione e disperazione. Lottiamo per l’amore». Di origine albanese, Kruja ha danzato nella Hofesh Schechter e le sue opere spaziano dal teatro fisico alle performance immersive, fino alla danza contemporanea pura, attingendo ai ritmi della danza folklorica albanese. Info: teatroalighieri.org.
DANZA/3

LA STAGIONE DEL MASINI SI CHIUDE CON UNA SERATA DEDICATA A SPELLBOUND CONTEMPORARY BALLET
Sabato 28 febbraio (ore 21) la stagione di danza 2025/26 del Teatro Masini di Faenza si chiude con una speciale Serata Spellbound, proposta da Spellbound Contemporary Ballet, in cui saranno messe in scena tre diverse performance della compagnia: Miss Invasion e Trust con le coreografie di Mauro Astolfi, e Forma Mentis (nella foto) con le coreografie di Jacopo Godani. Miss Invasion è un pensiero su una possibile ricostruzione del sentire comune rispetto alla parola “invasione” che ormai, nel discorso pubblico si comunica attraverso metafore militari, diventate predominanti. Trust è invece un breve racconto di due donne che realmente non sanno come comportarsi l’una nei confronti dell’altra. Forma Mentis, infine, è un’esperienza coreografica che celebra giovani danzatori straordinari che partecipano alla creazione di un manifesto artistico per le nuove generazioni. Info: accademiaperduta.it.
FESTIVAL
“CANTARE AMANTIS EST”: NUOVA CHIAMATA
APERTA A TUTTI I CORISTI
La masterclass con Riccardo Muti
Dopo l’inatteso e straordinario successo della prima edizione del 2025 (oltre tremila coristi accorsi da tutta Italia), il Maestro Riccardo Muti ha ritenuto di portare avanti anche al Ravenna Festival 2026 il progetto Cantare amantis est, che, curato da Anna Leonardi, lancia una nuova chiamata (1 e 2 giugno al Pala de Andrè) aperta a cori e coristi di tutto il paese, cori amatoriali e professionali, cantori esperti e principianti, di ogni età e livello, per partecipare a questo evento unico: per condividere la passione per la musica e il canto riuniti in un unico grande coro e insieme a un grande maestro. Le iscrizioni (al link ravennafestival. org/cantare-amantis-est-2/) saranno accettate no ad esaurimento dei posti disponibili e comunque non oltre le ore 24 del 15 aprile. Quest’anno verranno affrontate quattro celebri pagine corali di Mozart, Bellini, Verdi e Boito.

20 / CULTURA
i ima i o re i e mi i i i o e i irom a ro o er a era a f ori a em o
Il trio arriva a Madonna dell’Albero per presentare il nuovo album tra sperimentazione e contemplazione
Venerdì 27 febbraio (ore 21.30)
arrivano al Bronson Club di Madonna dell’Albero gli sloveni Širom, una delle realtà più interessanti uscite dal panorama di ricerca europeo negli ultimi anni. La loro è una musica fragile e potente, da qualche parte tra folk antichissimo, sperimentazione, ruggini prog, approccio freak, strumenti autocostruiti e chissà cos’altro.

Nel repertorio di Iztok Koren, Samo Kutin e Ana Kravanja si possono trovare più di una dozzina di strumenti e almeno altrettante forme musicali che possono essere percepite come fonte di ispirazione. Tuttavia, rimangono ancorati al loro processo creativo in misura tale da evitare di limitarsi a ri ettere modelli esistenti. Ciò genera una forma di espressione originale e stilisticamente omogenea, che oscilla tra un’ampia gamma di suoni folk e meditazioni contemporanee in stile rock acustico. Il risultato nale è un minimalismo concreto ma comunque mistico. In the Wind of Night, Hard-Fallen Incantations Whisper, il loro nuovo album, è uscito ad ottobre 2025 ed è una perla di “imaginary folk”.
ROCK

MUSICA AMERICANA
Emir & His Band
al San Marino Cafè

Arriva al San Marino Cafè di Casal Borsetti, sabato 28 febbraio alle 22, Emir & His Band. La formazione riunisce Emir Trerè - musicista e autore originale di lunga esperienza, figura di riferimento della scena roots e vintage, a voce e chitarre - Luca Pasotti al basso elettrico (e voce) e Manuel Cucaro alla batteria (e voce). Il progetto affonda le proprie radici nella musica roots americana ed è noto da più di tre anni nella scena vintage e revival italiana ed europea. Con tre album originali all’attivo, il trio propone uno show intenso che attraversa country, rock’n’roll e blues, muovendosi tra le atmosfere di Hank Williams e Johnny Cash, canzoni rock’n’roll originali come “Honky Tonk Fever”, singolo uscito in radio nel 2024, e brani strumentali. Di recente è uscito il loro ultimo album “LIVE”, una raccolta di undici tracce registrate dal vivo durante il loro ultimo tour estivo.

LA SCOMPARSA DI JOSEF MENGELE
Finalmente è giovedì gio. 26: ore 21.00 V.O.S.
MUSICA ITALIANA
Bobo Rondelli tra racconti e live set al Cisim di Lido Adriano
Venerdì 27 febbraio (ore 21.30) il Cisim di Lido Adriano ospita Diseredati & Sognatori, progetto condiviso con il bagno Peter Pan, che vedrà protagonista Bobo Rondelli (foto) insieme a Francesco “Maestro” Pellegrini con Indieretta, uno show in parte estemporaneo che propone una serata di musica, dialogo, riflessione e intrattenimento. Canzoni, racconti, imitazioni e grandi cover internazionali si intrecciano in un viaggio ironico e profondo che attraversa tutte le anime di Rondelli. Pellegrini accompagna e media la narrazione, costruendo un dialogo continuo con il pubblico.
In apertura Daniele Maggioli, che presenta dal vivo “Oltre lo specchio” (TSCK Records), un album intimista e visionario che racconta il nostro tempo attraverso immagini simboliche, fragilità, empatia e desiderio di riscatto. Un live in cui la musica diventa rifugio e spazio di possibilità. Info: ccisim.it.

A PINARELLA TORNANO THE FUZZTONES, PADRI INDISCUSSI DEL GARAGE REVIVAL
Sabato 28 febbraio (ore 22.30) il Rock Planet di Pinarella di Cervia ospita il live di una band storica del rock statunitense, The Fuzztones. Considerati i padri del garage revival i Fuzztones dell’immarcescibile chitarrista e cantante Rudi Protrudi hanno incendiato gli anni ’80 e scosso generazioni di band e ora salgono di nuovo sul palco con una formazione che, attorno al frontman, vede tre musicisti italiani e uno spagnolo. Le loro chitarre a forma di bara, amplificatori vintage Vox e chitarre distorte/grunge hanno invaso il mondo del rock nel lontano 1980 e da allora quel suono, fortemente ispirato al 60’s garage punk, è diventato uno standard. La band sarà accompagnata dalla cantante Lana Loveland.
AGENDA MUSICA
Al Mama’s Club il guascone Montbord e il jazz del Peace Diouf Trio
Due appuntamenti di stampo internazionale nel weekend del Mama’s Club di Ravenna. Venerdì 27 febbraio (ore 21.30) ecco infatti il musicista e ballerino guascone Joachim Montbord, che canta le melodie della sua terra e ama mettere in musica poesie e testi tradizionali del sud-ovest della Francia. Sabato 28 tocca poi al Peace Diouf Trio, un nome che già da solo racconta un viaggio: dalle cale di Dakar alle vibrazioni di un jazz senza confini.
Il lm-cult sulla gura di Fred Frith al Lupo di Lido di Savio
Sabato 28 febbraio (ore 18) al Lupo di Lido di Savio si proietta il docu-film Step Across the Border, di Nicolas Humbert e Wernel Penzel. Una pietra miliare del cinema musicale: attraverso la figura di Fred Frith presenta tutta la scena musicale che ha creato Rock in Opposition
RENTAL FAMILY
ven. 27 - sab. 28: ore 18.30 - 21.00 dom. 1: ore 16.00 - 18.30 - 21.00 mer. 4: ore 18.30 * - 21.00 | *V.O.S.


L’INCONFONDIBILE TONINO CAROTONE DAL VIVO AL SOCJALE DI PIANGIPANE
Venerdì 27 febbraio (ore 21.30) sul palco del Teatro Socjale di Piangipane arriva il cantautore spagnolo Tonino Carotone. Figura eccentrica, inconfondibile e amatissima, Carotone è un nome che non ha bisogno di molte presentazioni. Con il suo stile unico che fonde sonorità latine, gitane e cantautorato italiano, ha saputo conquistare il pubblico di tutta Europa grazie a brani diventati cult come “Me cago en el amor”. La sua carriera è costellata di collaborazioni illustri come Manu Chao, Eugene Hùtz (Gogol Bordello), Roy Paci, Africa Unite e molti altri.
MUSICA CLASSICA
Il pianista Roberto Cominati ospite della Mariani all’Alighieri

Mercoledì 4 marzo (ore 21) la stagione Ravenna Musica dell’associazione Mariani prosegue al Teatro Alighieri con il concerto del pianista Roberto Cominati. In programma la Chaconne in sol maggiore HWV 435 di Händel, Carnaval op. 9 di Robert Schumann, Gaspard de la nuit (Topo notturno) di Ravel, e due composizioni di Wagner: Isoldes Tod e il Preludio dell’opera i Maestri cantori di Norimberga
Il auto di Alessandro Emiliani alla sala Muratori
Venerdì 27 febbraio ore 16.30), alla sala Muratori, il flautista Alessandro Emiliani terrà un concerto-lezione sul flauto traverso, nell’ambito della programmazione dell’Università G. B. Maramotti “per la Formazione permanente degli Adulti”.
MUSICA POP
Foto di Tadej Cauševic
FIORI MUSICALI

La Grazia, esteticamente bello ma troppo limitato
di Albert Bucci
È uscito in sala La Grazia, l’ultimo lm del premio Oscar Paolo Sorrentino, in concorso a Venezia 2025, dove Toni Servillo ha meritatamente vinto la Coppa Volpi come miglior attore protagonista. Il cinema di Sorrentino è sicuramente originale e personale, ha una sua nitida e precisa poetica, con lm a volte capolavori, altri meno riusciti, alcuni sottostimati e altri ancora molto sovrastimati.
Protagonista unico de La Grazia è Mariano De Santis (Toni Servillo), il Presidente della Repubblica Italiana. Politico di lungo corso, ex giurista, cattolico e compassato, soprannominato Cemento Armato per la sua resilienza e per la sua capacità di rimandare tante decisioni, Mariano è alla ne del suo mandato. Vedovo da anni della moglie Aurora, è af ancato dalla glia Dorotea, anche lei giurista. Mariano De Santis è in crisi esistenziale e politica. Ha tre ultime pratiche importanti di cui occuparsi: una storica e irripetibile legge sulla eutanasia; e due domande di grazia: una donna che uccise il marito (forse) malato di mente, e un uomo che uccise la moglie (forse) malata di Alzheimer. Il dubbio su cosa sia giusto e su cosa quindi fare lo attanaglia. La glia spinge per approvare la legge sull’eutanasia, ma Mariano sente profonda l’indecisione su chi o cosa possa fare una scelta de nitiva; mentre le due domande di grazia lo portano a riprendere il dilemma sul tradimento di sua moglie di tanti anni fa, ferita mai rimarginata, nemmeno dopo la morte. Il personaggio di Servillo non è ispirato a nessuno presidente in speci co, quanto alla classe di presidenti della Repubblica no agli anni ‘90: democristiani, rigorosi, seri. Non c’è polemica o satira politica, Sorrentino non farà mai qualcosa come Todo Modo di Petri. Come già ne Il Divo, in Loro, o in The Young Pope, La Grazia è un lm sul Potere, e su come il Potere plasma e racconta se stesso attraverso le sue incarnazioni negli uomini che lo rappresentano di volta in volta, non perché si ponga il problema del suo abuso, quanto di cosa signi chi decidere. Il Presidente vive nel rito e nella forma del Potere, ma alla ne preferirebbe non scegliere, come Bartleby lo scrivano di Melville, rimandare tutto a chi verrà dopo di lui, perché il mondo è inconoscibile, e tanto vale vivere la Grazia come leggerezza, assenza di gravità. Sorrentino dipinge e scolpisce un lm esteticamente molto bello, tutto baricentrato sul Presidente. Un lm che quasi si regge solo sulla grande prova attoriale di Toni Servillo, sicuramente coerente con la ricerca estetica di Sorrentino, ma troppo limitato in una storia solo interna al protagonista e con pochi sfoghi esterni che non siano alcuni elementi surreali già visti nel suo cinema.
Che il commissariamento riporti splendore al Conservatorio
di Enrico Gramigna *
Alla ne è successo l’impensabile, il Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” di Ravenna è stato commissariato. E adesso? Prima di tutto bisogna fermarsi un attimo e dire che il commissariamento di un istituto del genere non va a detrimento degli studenti che, in qualsiasi caso, potranno continuare con pro tto i loro studi senza nessuna dif coltà. È l’amministrazione che sarà posta sotto osservazione da parte del commissario Ludovico Bramanti, nominato dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Questo intervento si è, infatti, reso necessario dopo le diverse segnalazioni al sindacato Flc Cgil sommate agli esposti che alcuni docenti del Conservatorio avevano presentato. Il casus belli fu un concorso per assegnare la docenza di basso tuba: tra le possibili irregolarità gurerebbe la partecipazione alla selezione di un parente di uno dei componenti degli organi direttivi, vietata no al quarto grado. Se ciò fosse vero, la realtà sarebbe più stupefacente della fantasia. Il problema vero è che questo atto mina la credibilità di un conservatorio, da poco giunto alla statalizzazione, che nell’ultimo secolo si era ritagliato le proprie eccellenze. Negli ultimi decenni, per esempio, si è visto un progressivo assottigliamento delle cattedre degli archi a favore di un’apertura verso nuovi linguaggi. Certo questo non è di per sé sbagliato, ma sapere, per esempio, che c’è rimasto un solo insegnante di violino nel Conservatorio della città col Ravenna Festival lascia l’amaro in bocca. Per contro ci sono state attenzioni verso strumenti storicamente meno rappresentati come il basso tuba, ma anche il contrabbasso e le percussioni, grandi lacune dell’offerta formativa del passato. Particolare, in ne, l’attenzione che si è voluta dare alla musica folkloristica. Questo è un argomento davvero divisivo e non si entrerà qui nel merito di una scelta tanto criticata da una certa frangia di musicisti. Quello che resta, oggi, è la sensazione che si sia rotto qualcosa che si era costruito nel corso della storia più che secolare dell’istituzione e l’unica speranza è che il commissariamento porti a una nuova fase di splendore come e più che nel passato, un passato che ha visto uscire da quelle porte non solo “gli insegnanti di musica delle medie”, ma anche quei musicisti dalla grande preparazione che hanno potuto instradarsi verso brillanti carriere e portare nel mondo il nome del Conservatorio, della città. Ciò dovrebbe tornare a essere l’unico vero obiettivo di ogni Conservatorio.
* musicista e musicologo

Cime tempestose, classico senza tempo
di Matteo Cavezzali *
Cosa rende classico un classico? La capacità di parlare a tante generazioni diverse. Cime tempestose, scritto nel 1847 da Emily Brontë, è tornato nelle classi che dei libri più letti dai giovani grazie al lm, diretto da Emerald Fennell, nelle sale in queste settimane. Non mi dilungherò a parlare del lm, ma di un libro che, a quasi cento anni dalla sua prima edizione, continua a parlare ai giovani di ogni epoca. E dire che nessuno gli avrebbe dato speranze di successo. Scritto da una ventottenne in un villaggio della contea inglese del West Yorkshire, insegnante licenziata perché “disordinata e distratta”, che scriveva romanzi in un’epoca in cui alle donne non era concesso pubblicare, tanto che adotterà lo pseudonimo maschile Ellis Bell. Quando andavo al liceo Cime tempestose era il romanzo preferito di diverse mie compagne di classe, appassionate di lettura, ma al tempo stesso era stato il romanzo preferito anche di diverse insegnanti quando erano dietro quei banchi. Dentro infatti ci sono tutti gli elementi della giovinezza. C’è l’amore indomabile e passionale, c’è Heathcliff affascinante, ribelle e fuori dagli schemi (nel romanzo non è bello come Jacob Elordi, anzi è trasandato, sporco e mal visto dalla gente). E poi c’è l’inquietudine. L’incipit (tagliato nel lm) è quasi da romanzo gotico. Un vecchio e burbero Heathcliff, in una casa infestata dallo spettro di un amore passato, e segnato dal dolore. Come è potuto quel giovane ricco di speranze e di sogni ridursi così? si chiede il lettore. La colpa è dell’amore. Né lui né la protagonista, Catherine, hanno avuto il coraggio o la forza di seguire i propri sogni. E i sogni lasciati marcire nel petto diventano depressione, rabbia, e a volta follia. Cosa c’è di più universale? Non stupisce quindi se i giovani di oggi, come quelli di ieri, continuano a ritrovare sé stessi in queste pagine, che hanno quasi cento anni ma rimangono le parole scritte e vissute da una ventenne. E forse il segreto sta proprio nella sua radicalità. Cime tempestose non consola, non offre modelli rassicuranti. Racconta un amore che non salva ma divora, un sentimento che non eleva ma inchioda alla propria natura più oscura. Heathcliff e Catherine non sono eroi positivi: sono contraddittori, orgogliosi, incapaci di piegarsi. Eppure, proprio per questo, veri. In un tempo come il nostro, in cui tutto sembra dover essere spiegato, terapeutico, risolto, la forza del romanzo sta nella sua ambiguità. Non giudica, non assolve, non condanna: mostra. È questa onestà emotiva che continua a parlare ai ragazzi. I giovani lettori vi ritrovano la stessa tensione che attraversa l’adolescenza: il desiderio di fuggire e quello di appartenere, la voglia di amare senza misura e la paura di perdersi. Perché la giovinezza è anche eccesso, errore, desiderio assoluto. E Emily Brontë ha avuto il coraggio di scriverlo senza addomesticarlo.
*scrittore
RAVENNA&DINTORNI 26 febbraio - marzo 2026
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Brunello, Chianti, Nobile di Montepulciano, Morellino: il noto vitigno è alla base di tutti i grandi rossi della regione. Ma spazio anche ai bianchi, come la freschissima Vernaccia
La Toscana è una delle poche regioni europee in cui il vino non è soltanto un prodotto agricolo o un’eccellenza gastronomica, ma un vero elemento identitario. Colline disegnate dai lari, borghi medievali, poderi isolati e una tradizione vitivinicola che affonda le radici nell’epoca etrusca: il vino toscano nasce da un equilibrio antico tra paesaggio, cultura e lavoro umano. Oggi la regione rappresenta uno dei pilastri dell’enologia italiana, con denominazioni storiche, vini iconici e una capacità unica di rinnovarsi senza perdere riconoscibilità.
Le principali zone vinicole toscane si sviluppano lungo l’asse collinare che attraversa la regione da nord a sud. Il Chianti, inteso sia come area storica sia come denominazione allargata, occupa una posizione centrale tra Firenze e Siena. A sud, Montalcino e Montepulciano sono due poli distinti ma complementari, mentre sulla costa tirrenica si è affermata negli ultimi decenni la Maremma, terra dei cosiddetti Supertuscan e del Morellino di Scansano. A completare il quadro, San Gimignano con la sua Vernaccia rappresenta una delle grandi eccezioni bianchiste di una regione dominata dai rossi.
Il Chianti è probabilmente il vino toscano più conosciuto al mondo, ma anche uno dei più complessi da de nire. Alla base c’è il Sangiovese, vitigno simbolo della regione, che nel Chianti assume un pro lo fresco, fruttato, con note di ciliegia, viola e una vivace acidità. Il Chianti Classico Docg (nelle sue tre tipologie, Gran Selezione, Riserva e Annata), prodotto nella zona storica tra Firenze e Siena, rappresenta poi l’espressione più rigorosa e territoriale, vini equilibrati, eleganti, capaci di evolvere nel tempo senza perdere bevibilità. Accanto al Classico esistono numerose sottozone (Ru na, Colli Senesi, Colli Fiorentini, ecc.), ognuna con caratteristiche legate a suolo e altitudine. Nel mondo, il Chianti Classico è rappresentato dal famoso Gallo Nero, fortunatissimo logo del Consorzio.

CHIANTI
Ho assaggiato il Chianti Classico Docg 2020 Istine della cantina omonima di Radda in Chianti accostato a dei cappellacci di patata ai funghi porcini e, ve lo assicuro, è stata un’esperienza notevole. I sangiovese che lo compongono provengono da un mosaico di appezzamenti a 500 mt/slm e donano a Istine un’elegante freschezza. Questo è un Chianti Classico molto sincero, fine, senza velleità da vinone, e per fortuna, perché escono tutte le sue sfumature fruttate, i tannini non sono ingombranti e la beva è facile e versatile. Un vino che dice Toscana a ogni sorso.


NON SOLO ROMAGNA
Un viaggio tra le regioni dell’Italia del vino
di Alessandro Fogli Sommelier, vignaiolo garagista e wine enthusiast
Scendendo verso sud si arriva a Montalcino, patria del Brunello, uno dei vini italiani più celebrati e longevi. Qui il Sangiovese prende il appunto nome di Brunello e dà origine a vini di grande struttura, profondità e capacità di invecchiamento. Il Brunello di Montalcino Docg è un rosso austero, complesso, con profumi di frutta scura, spezie, tabacco e sottobosco. La sua forza sta nella capacità di coniugare potenza e nezza, grazie a un territorio ventilato e a forti escursioni termiche. È un vino che richiede tempo, sia in cantina sia nel bicchiere, e che rappresenta l’anima più “classica” della Toscana.
A pochi chilometri di distanza, Montepulciano ospita un’altra denominazione storica, il Vino Nobile di Montepulciano Docg. Anche qui il vitigno principale è il Sangiovese, localmente chiamato Prugnolo gentile. Rispetto al Brunello, il Nobile offre generalmente una struttura meno imponente ma una grande eleganza, con tannini più morbidi e un pro lo aromatico raf nato. È un vino che storicamente ha goduto di grande prestigio, già apprezzato nelle corti rinascimentali, e che oggi sta vivendo una fase di rinnovata attenzione qualitativa.
La bandiera enologica della Maremma è il Morellino di Scansano Docg, diventato uno dei testimonial della Toscana nel mondo. Clima caldo e terreni sabbiosi permettono una buona maturazione del sangiovese, qui chiamato appunto morellino, che ricorda il colore del manto e l’impeto dei cavalli morelli. L’uvaggio è dominato dall’85% di sangiovese, completato dai consueti internazionali.
In un panorama dominato dai rossi, la Vernaccia di San Gimignano Docg rappresenta una felice eccezione. È uno dei bianchi più antichi d’Italia, già citato da Dante (“...dal Torso fu, e purga per digiuno / l’anguille di Bolsena e la Vernaccia”, Purgatorio, Canto XXIV) e Boccaccio, e si distingue per freschezza, mineralità e una leggera nota amarognola nale. La Vernaccia è un vino sec-


ISTINE 2020 E CAPPELLACCI AI PORCINI
DEGUSTATO
VINI D’ITALIA
Il Vin Santo, un capolavoro passito
C’è un vino che in Toscana arriva sempre alla fine, ma non è mai un dettaglio, il Vin Santo (da non confondere con il Vino Santo trentino). Nasce da uve bianche – trebbiano e malvasia soprattutto – lasciate appassire lentamente, poi vinificate con pazienza quasi monastica. Matura a lungo in piccoli caratelli, spesso dimenticato nelle soffitte, dove il tempo fa il suo lavoro senza fretta. Il risultato è un vino ambrato, denso, che profuma di frutta secca, miele, spezie e legno. Dolce, sì, ma con una vena acida che lo tiene in equilibrio e gli evita ogni eccesso. È il vino dell’ospitalità, delle chiusure lente. Un sorso che non chiede attenzione, ma la merita. Il Vin Santo di Carmignano è perfetto con i famosi cantucci di Prato, mentre quello di Montepulciano si sposa a meraviglia con il panforte di Siena.
co, diretto, capace di raccontare il suolo sabbioso e argilloso delle colline intorno alle celebri torri medievali. Negli ultimi anni, alcune versioni più strutturate e af nate dimostrano una sorprendente capacità di evoluzione. Un capitolo a parte è quello dei Supertuscan, vini nati negli anni Settanta come risposta creativa ai limiti dei disciplinari tradizionali. Prodotti soprattutto nelle zone costiere –Bolgheri, Maremma, Val di Cornia – i Supertuscan utilizzano spesso vitigni internazionali come Cabernet Sauvignon, Merlot e Cabernet Franc, talvolta in assemblaggio con il sangiovese. Sassicaia, Tignanello, Ornellaia sono solo alcuni dei nomi che hanno rivoluzionato l’immagine del vino italiano nel mondo, dimostrando che la Toscana poteva eccellere anche fuori dagli schemi. Oggi molti di questi vini hanno una propria denominazione, ma mantengono uno spirito libero e sperimentale. Il vino toscano trova la sua massima espressione a tavola, in abbinamento alla cucina regionale, essenziale e profondamente legata alla materia prima. Il Chianti, con la sua freschezza, accompagna perfettamente salumi, crostini neri e primi piatti come la ribollita o i pici al ragù. Il Brunello di Montalcino è il compagno ideale di carni importanti: tagliata di chianina alle spezie, cinghiale in umido, arrosti, brasati e formaggi stagionati. Il Vino Nobile di Montepulciano si sposa bene con piatti strutturati ma eleganti, come l’anatra arrosto o le pappardelle al sugo di lepre.
Il vino toscano dà il meglio in abbinamento ai piatti regionali: dalla ribollita alle carni top, fino alla schiaccia briaca

Un giusto tributo va anche dato alla cucina di mare. Il cacciucco livorense si sposa con un Chianti Colline Pisane, quello viareggino, più raf nato e delicato, si può gustare con un Montecarlo Rosso, mentre il baccalà alla orentina con un Chianti Colli Fiorentini. Anche la Vernaccia trova il suo equilibrio con piatti più delicati: zuppe di verdure, pesce di lago, formaggi freschi. La schiaccia briaca di Portoferraio e la schiacciata con l’uva di Firenze – torta con frutta secca e mosto di Aleatico – sono perfette con un Elba Aleatico passito. La Toscana del vino è dunque un mosaico complesso e coerente allo stesso tempo. Una regione capace di custodire tradizioni secolari e, contestualmente, di innovare con coraggio. In ogni calice, che sia un Chianti quotidiano o un grande Brunello da meditazione, si ritrova lo stesso lo conduttore, un territorio che continua a raccontarsi, vendemmia dopo vendemmia.


arte e cucina
Giovedì 12 marzo
Big Bubbles
Le migliori bollicine italiane. Degustazione cibo/vino 55 euro
COSE BUONE DI CASA
A cura di Angela Schiavina
Sformato di barba di frate

Ecco la ricetta di uno sformato di barba di frate (lischi) con parmigiano e stracchino.
Ingredienti per sei persone. Quattro uova intere, 100 g di parmigiano reggiano grattugiato, 300 g di barba di frate già pulita, 30 g di burro, noce moscata grattugiata, 50 g di formaggio stracchino o crescenza, sale, pepe. Preparazione. Preriscaldare il forno a 200°, pulite la barba di frate separandola dalla sua radice, lavatela bene e sbollentatela in acqua salata per circa cinque minuti, poi scolatela e tritatela grossolanamente. In una zuppiera sbattete le uova, incorporate il parmigiano, la noce moscata grattugiata (quantità in base al vostro gusto), lo stacchino o crescenza e salate. In ultimo unite la barba di frate ben sgocciolata e amalgamate bene tutti gli ingredienti. Imburrate e infarinate uno stampo da budino, versatevi l’impasto e mettete in forno per 35/40 minuti. Una volta cotto toglietelo dal forno e lasciatelo raffreddare per 10 minuti, poi capovolgetelo sul piatto di portata. Lo potete accompagnare o con della barba di frate semplicemente lessata e condita con olio e limone oppure con dei piselli freschi che avrete cotto con un po’ di scalogno tritato, olio, sale e pepe.
SBICCHIERATE
A cura di Alessandro Fogli
Consigli per “Cantine in città”
Slavoj Žižek che analizza dal punto di vista loso co la serie Pluribus (su Internazionale n. 1652) è stato per me come ascoltare, che so, Bill Callahan che fa una cover dei Fontaines D.C., un godimento puro. Altrettanto godimento me lo aspetto da Cantine in città, l’ottima era del vino – serio – che si terrà sabato 28 febbraio in quel magni co luogo che è l’Almagià (se ne parla a pagina 15), dove potrete senza timore assaggiare tutto anche bendati, visto il livello delle aziende coinvolte. Come ad esempio Biancopecora, dalle Marche, della quale vi invito caldamente a degustare il Bianco Marche Igt Pecora Pop. Si tratta di quello che una volta chiamavano da quelle parti Falerio, ossia un insieme prevalentemente di Malvasia di Candia e Trebbiano, con una piccola ma signi cativa presenza di Passerina e Verdicchio. Un vino irresistibile, fresco, un trionfo di sfumature olfattive. Inoltre, all’Almagià, non si può non assaggiare Fiorile, l’iconico Albana di Fondo San Giuseppe (Brisighella), elegante e complesso, indomito, spiccatamente acido e dalla sapidità sensuale.
Giovedì 26 marzo
Bianchi... ma che bianchi
IlMolinettoèlietodicomunicarecheilsuoimpegno Green èincostanteevoluzioneedaumentoperché èfermamenteconvintochequestasialastradagiustadaseguire.
Greenèbello!
Inizio serate ore 20.30
Serate presentate da: GILLES COFFI (Sommelier professionista)



Alla scoperta dei bianchi fermi della nuova era. Degustazione cibo/vino 50 euro
coordinate da: ELISA RICCI (Ristorante Molinetto) in collaborazione con: ANGELO PINNA (Sommelier Ristorante Molinetto)

arteecucina
