Bene l’inversione di rotta sul centro storico, ma basterà?
di Federica Angelini
Finalmente una vera buona notizia per il centro storico di Ravenna, senza se e senza ma. Come anticipato, a giugno partiranno i lavori di rifacimento del fondo di via Mariani dissestato da sempre. Non che possa bastare, ma è un segnale. Ora che auto elettriche e ibride (e se questo sia un bene è ancora tutto da vedere) non ci possono più passare e considerato che il sindaco ha annunciato che nemmeno gli autobus più pesanti potranno più transitarci una volta conclusi i lavori, quel pezzo di centro storico diventerà davvero a misura di pedoni e bici e chissà magari che non si riusciranno a eliminare anche le auto da piazza Garibaldi. Nelle prime settimane di nuove tariffe dei parcheggi, serviva qualche buona notizia per il centro, oltre all’annuncio del modesto ampliamento del parcheggio di via Beatrice Alighieri. Del resto se e quanto il tema della mancanza o meno di parcheggi sia connesso alla salute del centro storico è tema di dibattito da anni. L’accessibilità in senso lato è sicuramente una questione cruciale, ma a Ravenna il problema è forse che in realtà negli ultimi anni abbiamo perso sempre più ragioni per andarci, in centro. Un po’ ovviamente l’offerta commerciale che si amplia all’esterno e soprattutto online, un po’ la ridotta capacità di spesa di tante famiglie, di certo lo “shopping” inteso come un tempo è sempre meno frequente. E per questo un’altra buona direzione intrapresa dall’attuale amministrazione, che inverte di 180 gradi la rotta seguita dalle precedenti giunte che pure erano espressione della stessa maggioranza, è quella di riportare l’ex Anagrafe a fare almeno in parte l’anagrafe, portarci uf ci di Ravenna Holding così come verso il centro si trasferirà a breve il Centro per l’Impiego. Riportare gente che lavora è salutare per tutti, innanzitutto proprio per la rete commerciale e di servizi ed è forse uno dei migliori antidoti alla cosiddetta “gentri cazione” da turismo. Gli ultimi dati del Sunia che parlano di un migliaio di annunci per af tti brevi in città sono una pessima notizia innanzitutto sul tema “casa”, perché sottraggono unità abitative da af ttare per chi ha bisogno di viverci magari per lavoro in città, ma anche per l’impatto che hanno sulla conseguente offerta di servizi. È un tema di cui nelle grandi città d’arte si parla da anni, magari sarebbe bene affrettarsi a porselo anche qui prima che sia troppo tardi, come in effetti sta cercando di fare la Regione. La nostra città, che continua a svettare incomprensibilmente per costo della vita (e di recente forse anche per numero di supermercati) ha bisogno di attrarre soprattutto nuovi residenti, persone che vengono qui per motivi di lavoro e magari famiglie che possano trovare qui opportunità di vita in un equilibrio sempre più precario con turisti che rischiano invece, come è successo in tante altre città, di trasformare il tessuto urbano senza apportare vera ricchezza, nemmeno spesso per gli operatori del turismo (vedi gli albergatori, in primis). Quindi sì, sapere che la bellissima vecchia anagrafe non diventerà un albergo come aveva sperato l’Amministrazione che l’aveva messa in vendita un po’ di anni fa è una buona notizia e lo stesso dicasi per il palazzo della Provincia, ma di certo non basta, come non basta rifare via Mariani...
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Collaborano alla redazione: Andrea Alberizia, Federica Angelini, Alessandro Fogli, Serena Garzanti (segreteria), Gabriele Rosatini (grafica).
Collaboratori: Albert Bucci, Matteo Cavezzali, Francesco Della Torre, Francesco Farabegoli, Maria Vittoria Fariselli, Leonardo Ferri, Nevio Galeati, Iacopo Gardelli, Giovanni Gardini, Alex Giuzio, Enrico Gramigna, Giorgia Lagosti, Ernesto Moia, Guido Sani, Angela Schiavina, Serena Simoni, Adriano Zanni. Fotografie: Massimo Argnani, Paolo Genovesi, Fabrizio Zani Illustrazioni: Gianluca Costantini Redazione: tel. 0544 271068, redazione@ravennaedintorni.it
Stampa: Centro Servizi Editoriali srl Stabilimento di Imola
Poste Italiane spa - Sped. in abb. post. D.L. 353/2003 (conv. di legge 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1 DCB
A BASE DI PESCE
PAELLA REALE con astici ed aragosta BRANZINO, ORATA E CODA DI ROSPO al forno
FRITTO MISTO con calamari e gamberi COLOMBA con crema al mascarpone
Acqua, vino prosecco, caffè
È il momento dell’assessora alla
Pace
di Moldenke
Forse qualcuno all’inizio aveva avuto dei dubbi. Magari qualcuno potrebbe aver pensato che non era ancora pronta. I più maligni saranno perfino arrivati alla conclusione che è stata messa lì solo perché giovane e pure di seconda generazione, per fare la figura dei veri progressisti davanti agli alleati che si dicono ancora di sinistra. Altri avranno addirittura pensato al fantasma della “Buby Monti”. Ora che è arrivato il suo momento, invece, tutti saranno costretti a ricredersi.
Ora che finalmente si è potuta alzare alta la sua voce. Ora che avrà sbattuto i pugni sui tavoli che contano.
Ora è il tempo dell’assessora alla Pace del Comune di Ravenna. Hiba Alif. O almeno credo. Perché se non si alza ora che c’è un’altra guerra che si affaccia anche in Europa, la sua voce, quando dovrebbe alzarsi? Magari, però, prima di prendere la parola si starà consultando con chi ha più esperienza di lei. Tipo tale Michela Brunelli, che a Cervia è stata assessora alla Pace in tempi non sospetti, già nella meravigliosa giunta Missiroli durata troppo poco, e che nell’ottobre del 2024 terminava una lettera inviata alla stampa con queste parole: «La pace non è un’utopia, ma l’atto concreto del porgere a chiunque la mano per primi». Ma magari, non fosse stata troppo chiara quella lettera, per avere qualche altro spunto, la nostra giovane assessora potrebbe prendere appunti anche da tal Fausto Bordini, assessore di Lugo che tra le delega ha nientemeno quella all’Europa, sorta di consigliere personale della Von der Leyen, che potrà sicuramente consigliare Hiba Alif sulle prossime mosse da mettere in campo. E se tutto questo non dovesse bastare, allora bisognerebbe andare alla fonte di tutto, in pellegrinaggio a Massa Lombarda, da tale Rosanna Massabeti, iconica assessora alla Gentilezza del piccolo comune in Bassa Romagna. Che se proprio non riusciamo a fermare la guerra, qua da Ravenna, almeno cerchiamo di essere gentili...
A BASE DI CARNE
SFORMATINO DI VERDURE CON BRESAOLA CANNELLONI GRATINATI al forno
AGNELLO AL FORNO
CONIGLIO ALLA CONTADINA
PATATE ARROSTO E ERBETTE campagnole Saltate
COLOMBA con crema al mascarpone
Acqua, vino sangiovese, caffè
La direzione del Pd ha uf cializzato la nomina dell’ex assessore Mirko Boschetti (nella foto) a candidato sindaco di Cervia in vista delle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio. Confermate così le nostre indiscrezioni. Classe 1994, Boschetti orbita da tempo nel Pd. Nel 2016 ha lavorato nello staff della campagna elettorale per il candidato sindaco di Milano Beppe Sala. In seguito ha fatto il tirocinante al Parlamento europeo (2019-2020) e il collaboratore al gabinetto di presidenza della Provincia di Ravenna (2020-2024), per poi essere nominato assessore a Cervia da Missiroli. Come il resto della giunta, Boschetti si è dimesso lo scorso gennaio in seguito all’annuncio del sindaco di voler ritirare le dimissioni che aveva presentato a inizio anno, dopo avere saputo di essere indagato per maltrattamenti alla moglie. Boschetti ha vinto la concorrenza dell’altra ex assessora, Federica Bosi, e quella degli ultimi giorni dell’ex sindaco Roberto Zoffoli. Ora dovrà cercare l’appoggio anche degli alleati della coalizione del centrosinistra: da più parti era stato richiesto un nome non così legato al Pd, ma il partito non ha cambiato la propria strategia.
Tra le prime reazioni critiche quelle della lista civica Cervia Ti Amo in particolar modo per i processi decisionali che hanno portato alla sua candidatura. «Il segretario Pd Roberto Fabbrica parla di “ampio percorso di consultazione”, salvo poi ammettere che la scelta è stata blindata da una direzione di 60 persone – comunicano dalla lista civica -. Annunciare oggi l’avvio di un “confronto con le forze progressiste” è un insulto all’intelligenza degli alleati e della città: non si apre un tavolo quando il nome è già sulla scheda elettorale. Questa non è democrazia, è la noti ca di un fatto compiuto». Non si candiderà Roberto Zoffoli, indicato da Cervia Ti Amo come candidato di riferimento, ma nella corsa a sindaco è spuntato a sorpresa anche il nome di Alberto Mambelli, con un passato da assessore e per anni ai vertici della Figc, che si presenterà a capo di un’altra lista civica. In ne, critiche sono state mosse anche da Annalisa Pittalis, segretaria di Fratelli d’Italia e potenziale candidata sindaca. Il suo nome non è ancora stato uf cializzato per la coalizione del centrodestra e anzi sembra essere stata “superata” da una gura più civica.
BASTA VIOLENZA SULLE DONNE
ANTIVIOLENZA E ANTISTALKING 1522
Centri
EMERGENZE 112
AGENDA REFERENDUM GIUSTIZIA
Incontro “all’americana “ di Light e Turbe Giovanili
Venerdì 13 marzo, alle 18, la Sala Ragazzini (Largo Firenze) ospiterà un confronto pubblico sul prossimo referendum costituzionale sulla giustizia del 22-23 marzo, organizzato dal gruppo Light (già Progetto di Solidarietà UE) e dall’associazione Turbe Giovanili. Il panel dei relatori vedrà contrapporsi: per il sì l’avvocato Alberto Ancarani (capogruppo di Fi in consiglio comunale) e l’avvocato Giuseppe Pagliani e per il No l’avvocato Igor Gallonetto (capogruppo M5S in Consiglio comunale) e il preside (e avvocato) Gianluca Dradi. L’incontro sarà strutturato “all’americana” ovvero con tempi cronometrati e contingentai per le risposte.
Ragioni del sì (e degrado del forese) a San Pietro in Vincoli
Venerdì 13 marzo alle 20.15 nella sala consiliare di San Pietro in Vincoli si terrà un incontro con i cittadini organizzato da Fratelli d’Italia sul referendum sulla giustizia e il degrado del Forese. Partecipano Alberto Ferrero - consigliere regionale FdI e coordinatore provinciale Ravenna - Nicola Grandi, capogruppo e consigliere Fdi nel Comune di Ravenna, e Patrizia Zaffagnini, consigliera Fdi del Comune di Ravenna. Modera l’incontro Giovanna Fabbri.
Di Pietro alla Sala Baldini con Aiga Ravenna
L’ex magistrato ed ex ministro Antonio Di Pietro (pm dell’inchiesta Mani pulite) è schierato a favore del Sì al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo e sarà tra i relatori di un incontro pubblico a Ravenna il 14 marzo alle 17 alla sala Baldini di via Guaccimanni. L’incontro è promosso dalla sezione locale dell’associazione italiana giovani avvocati (Aiga). Per il No sarà presente l’avvocato Andrea Valentinotti. Modera l’incontro l’avvocata Viola Bravi, presidente di Aiga Ravenna.
Confronto tra avvocati a Faenza
Il 15 marzo alle 20.30 alla Sala delle Associazioni in via Laderchi 5 a Faenza si terrà un dibattito sul referendum costituzionale del 22 e 23 marzo organizzato da Educivica che vedrà contrapporsi gli avvocati Andrea Valentinotti, per le ragioni del no, e Andrea Visani per quelle del sì.
Perché votare no, all’Arci di Brisighella
Il 15 marzo alle 10, alla Sala Ambra del Circolo Arci di via Barduzzi 11 a Brisighella, si terrà un incontro pubblico sul referendum costituzionale sulla riforma della giustizia per illustrare le ragioni del No. Intervengono Anna Mori, Presidente della II Sezione Penale della Corte d’Appello di Bologna, e Carlo Sorgi, già magistrato, membro del Comitato società civile per il No alla riforma.
Dibattito con Coco e Cellarosi
Il 16 marzo alle 18.30 alla Sala Ragazzini in Largo Firenze, l’Associazione Culturale “Idea di Ravenna” organizza un incontro aperto al pubblico in vista del prossimo referendum costituzionale. L’incontro prevede la partecipazione di Francesco Coco, sostituto procuratore del Tribunale di Ravenna, e dell’avvocato Mauro Cellarosi, del Foro di Ravenna, quali esperti dei temi referendari.
Martines e Imperato a confronto a Cotignola
Il 16 marzo alle 20.45 nella sala del Consiglio comunale di Cotignola si terrà un evento promosso da Enrico Ravaglia sul tema dell’imminente referendum sulla giustizia con l’avvocato Marco Martines per le ragioni del sì e il sostituto procuratore della Repubblica di Bologna Marco Imperato per le ragioni del No.
STORIA
L’idea impossibile di un fascismo garibaldino alla biblioteca Oriani
Si terrà il 13 marzo alle 17.30, nella Sala “Spadolini” della Biblioteca di Storia contemporanea “Oriani” la presentazione del volume di Paola S. Salvatori, Mussolini e Caprera. L’idea impossibile di un fascismo garibaldino (Pacini 2025).
A Castel Bolognese si celebra l’80° anniversario del voto amministrativo a suffragio universale
Il Comune di Castel Bolognese organizza un’iniziativa pubblica per celebrare l’80° anniversario delle prime elezioni amministrative a suffragio universale maschile e femminile del 17 marzo 1946. L’appuntamento si svolgerà 14 marzo alle ore 10.30 presso la Sala consiliare del Municipio (piazza Bernardi 1). Al momento dei saluti istituzionali seguirà l’intervento di Roberto Suzzi, esperto di storia locale, la proiezione di un filmato dedicato a Santina Barnabè e Antonia Zanelli, l’intervento di Caterina Liotti, storica del Centro documentazione donna di Modena.
Un incontro divulgativo aperto a chiunque voglia conoscere meglio le dinamiche del fashion La presidente di Federmoda: «Nel 2027 il nuovo passaporto del prodotto, ma è tutto incerto»
La sostenibilità è ormai la s da per ogni settore economico. Lo è in maniera ancora più marcata per il mondo della moda che deve fare i conti con la nuova strategia tessile introdotta dall’Unione europea che intende ride nirne gli asset secondo standard ambiziosi: materie prime certi cate, riuso e riciclo potenziato, progettazione sostenibile (ecodesign), gestione dei ri uti attenta e responsabile, liera trasparente. Cna Federmoda della provincia e Slow Food Ravenna organizzano un seminario divulgativo: esperti del settore, con varie competenze, saranno i relatori di un incontro aperto al pubblico in programma il 13 marzo alle 17.30 nella sede dell’associazione (viale Randi 90). Il focus è la sostenibilità della moda, dal valore della manifattura artigiana agli impatti del fast fashion, verso un modello di produzione e di consumo più consapevole, una sorta di alleanza tra imprese virtuose e consumatori.
L’evento promosso da Cna, quindi, proverà a contestualizzare la situazione attuale: «Cerchiamo di informare i nostri associati – spiega Claudia Bellini, 38 enne imprenditrice del settore e presidente provinciale di Federmoda –. Teniamo alta l’attenzione sul tema e diamo la parola a chi ha già messo in atto strategie di cambiamento».
Tra le declinazioni della normativa madre voluta dall’Ue, che troveranno applicazione a breve, un tema dibattuto è il passaporto digitale di prodotto. Il cosiddetto Dpp (dall’inglese
Claudia Bellini, 38 anni, presidente di Federmoda Cna a Ravenna e imprenditrice del
digital product passport) riguarderà anche altri settori dell’economia, non solo la moda, ma solo per le merci vendute in Ue e dovrà contenere tutte le informazioni sul ciclo di vita del prodotto: la composizione, la sostenibilità, la tracciabilità, le possibilità di riciclo e tanto altro. «Le ultime notizie dicono che il passaporto potrebbe essere obbligatorio da gennaio 2027 – dice Bellini – ma in questo momento
le aziende sono un po’ disorientate perché a oggi non ci sono ancora linee guida chiare su cosa succederà e sui requisiti speci ci per la conformità».
L’ipotesi al momento più probabile è che l’accesso al Dpp avvenga tramite un codice Qr “dinamico” che accompagna gli abiti. «Ma ancora non si sa come sarà da generare, che caratteristiche dovrà avere, se dovremo appoggiarci a qualche piattaforma. E di conseguenza non ci sono previsioni sui costi da sostenere».
La ricerca della sostenibilità non spaventa Bellini, ma le scelte dell’Ue generano quantomeno delle perplessità: «Ci sono tante aziende, specie quelle artigiane, che da tempo lavorano dando priorità alla tutela ambientale e al rispetto dei principi etici e di sicurezza, ma ora anche queste dovranno sostenere dei costi per dimostrare qualcosa che in gran parte già fanno. Per le Pmi virtuose sarebbe meglio che ci fossero, piuttosto, controlli ef caci con sanzioni a chi non rispetta le regole». Senza dimenticare la competizione impari con le aziende extra europee: «Le regole Ue non impattano su produttori di altre aree del mondo e questo diventa un gap importante nella concorrenza». Per Bellini il concetto di sostenibilità fa rima, prima di tutto, con durabilità: «Usare materiali di qualità consente a un abito di reggere nel tempo». Lo spreco si riduce anche evitando gli accumuli di magazzino lavorando sul venduto: «Se la boutique nisce la fornitura e ha bisogno
Il 13 marzo al tavolo quattro relatori
Di fronte alla fast fashion che dilaga, è ancora possibile offrire prodotti di moda belli perché buoni, sani, giusti e durevoli? Le imprese artigiane come possono affrontare questa sfida? Se ne parla il 13 marzo dalle 17.30 alla sede di Cna in viale Randi a Ravenna. Evento organizzato da Federmoda in collaborazione con Slow Food e Slow Fiber. I relatori: Elisa Tosi Brandi (professoressa associata al dipartimento di Beni Culturali), Sergio Baroni (esperto nella gestione dei rifiuti), Maria Silvia Pazzi (fondatrice Regenesi) e Dario Casalini (fondatore di Slow Fiber). Conclusioni di Antonio Franceschini (Federmoda).
di un nuovo capo deve sapere che il produttore può realizzarlo. Un’impresa artigiana in poco tempo riuscirà a realizzare il capo richiesto e a ne stagione non c’è materiale in eccesso». Tutte accortezze che Bellini mette in atto nella sua azienda, fondata dalla madre Doriana Montalti a Castel Bolognese nel 1974 (dal 1976 associata Cna): «L’attività è partita come contoterzista, cioè svolgendo lavori per altri brand della moda, potendo fare ogni fase della produzione, dal disegno al capo imbustato. E tutt’oggi ancora siamo contoterzisti, per qualcuno ci occupiamo solo di un passaggio della lavorazione, per altri eseguiamo l’intera attività. È un sistema consolidato nella moda. Però un po’ alla volta l’azienda ha anche cominciato a realizzare le sue creazioni. Nel 1987 sono nata io e i miei genitori hanno creato il marchio Claudia B che poi è diventato Clò by Claudia B. Dopo l’istituto d’arte a Faenza sono cresciuta in azienda, all’inizio af ancando la stilista e occupandomi della scelta dei materiali e dal 2022, dopo la morte di mia madre, seguendo tutte le fasi dell’azienda». (and.a.)
settore
RAVENNA&DINTORNI 12-18 marzo 2026
GOLFO PERSICO
n altra uerra di ui l uro a subis e li e etti an e se stata s atenata da altri
Il professore Michele Marchi, docente di Storia contemporanea, osserva lo scenario delle tensioni in Medioriente
Usa e Israele contro Iran, «in un intervento fuori da qualsiasi cornice istituzionale»
«La nuova guerra del Golfo sembra pro larsi come l’ennesimo con itto da cui l’Europa subirà conseguenze anche se è stato scatenato da altri». È la sintesi del pensiero del professor Michele Marchi, coordinatore del corso di laurea triennale in “Storia, società e culture del Mediterraneo” al dipartimento di Beni culturali di Ravenna dell’Università di Bologna.
Le principali ricadute per il Vecchio Continente, secondo il professore di Storia contemporanea, sono di due tipi: «Sul piano economico già lo vediamo con l’aumento dei prezzi dell’energia. Sul piano umanitario è plausibile aspettarsi una nuova crisi migratoria che porterà profughi alle porte della Turchia e potrebbe avere a sua volta effetti socio-politici come avvenne un decennio fa ai tempi delle Primavere arabe con l’affermazione di nuovi movimenti di destra contrari all’immigrazione».
«Sembra che Trump si sia fatto trascinare da Netanyahu. La morte di Khamenei non può bastargli»
Quindi ancora una volta l’Europa nella parte di chi resta a guardare?
«Voglio essere “ultracategorico” e dire che non possiamo pretendere che l’Europa abbia un ruolo per cui servirebbero strumenti che non le abbiamo dato. Non abbiamo fatto nulla di quello che era necessario fare per renderla autonoma una volta nito il mondo bipolare. Penso a una politica estera comune e a un esercito europeo. In una situazione in cui lo spazio per le diplomazie è purtroppo sempre più esiguo, ma parlano le armi, serve una potenza dissuasiva dal punto di vista militare che l’Europa come soggetto unitario non ha». Alcuni Stati europei stanno muovendo le proprie otte verso il teatro del con itto.
«Non è un caso che lo faccia soprattutto Parigi, in sintonia con Roma, Berlino, Atene (e Londra), in quelle che chiamiamo coalizioni a geometria variabile. Ma sarebbe sbagliato leggerlo come la voglia di protagonismo di Macron alla ne del mandato presidenziale: dal punto di vista militare la Francia è l’unico Paese che può mettere in campo un dispositivo all’altezza della s da, oltre a poter contrare sulla dissuasione del nucleare».
la continuazione della risposta agli attacchi del 7 ottobre 2023. L’Iran sosteneva Hamas e quindi Israele ha l’ambizione di chiudere i conti con lo sponsor di Hamas. Invece è meno chiaro quale obiettivo possano raggiungere gli Stati Uniti. Dalle notizie che emergono, come il fatto che sia stato il Mossad a raccogliere le informazioni per colpire Khamenei, sembrerebbe quasi che Trump si sia fatto trascinare da Netanyahu in un nuovo intervento dopo la guerra dei dodici giorni di giugno 2025 che pareva avesse risolto il rischio che Teheran si potesse dotare dell’arma nucleare. Ora Israele e Usa sono protagonisti di un intervento che avviene fuori da qualsiasi cornice istituzionale. Anche nel 2003 in Iraq non ci fu un intervento con una approvazione internazionale, ma almeno ci fu un animato dibattito sulla presunta minaccia delle armi di distruzione di massa in sede Onu».
Non le sembra che la mossa Usa-Israele fuori da ogni cornice convenzionale abbia ottenuto meno biasimo dall’opinione pubblica di quanto accaduto con l’invasione russa in Ucraina nel 2022?
«A memoria non ricordo gente che si fosse stracciata le vesti per gli ucraini. E credo proprio che l’Ucraina sia stato lo spartiacque in questo senso: oggi ci scandalizziamo ancora meno perché l’abbiamo già visto succedere, lo scardinamento del diritto internazionale purtroppo sta diventando un’abitudine. In più pesa il fatto che per l’Iran parliamo comunque di uno dei regimi dittatoriali più feroci al mondo. È una situazione simile al Venezuela dove è stato colpito un regime antidemocratico».
La morte di Ali Khamenei può essere un risultato suf ciente per Trump?
«La Cina resta ferma e spera che l’America faccia altrettanto se un giorno dovesse attaccare Taiwan»
L’Europa rischia di essere colpita militarmente sul proprio suolo?
«Al momento più che un rischio di attacchi militari, è più plausibile l’azione di qualche cellula terroristica rimasta dormiente. Credo che sia questo l’aspetto che tiene più impegnati i servizi segreti in Europa». Sono passati più di dieci giorni dall’inizio della guerra. Si riesce a delineare i realistici obbiettivi raggiungibili dalle parti in causa?
«Per Israele è abbastanza semplice da dire: Netanyahu considera questa operazione come
«Ne dubito, anche perché è arrivata nel primo giorno di combattimenti, ma questo non ha dato segnali di sgretolamento nel regime. Anzi, la nomina del glio Mojtaba come guida suprema è un messaggio chiaro di un Paese che resta nel solco dell’integralismo e non intende scendere a patti».
L’America sta mandando messaggi alla Cina?
«La competizione con la Cina è l’ossessione trumpiana che emerge sullo sfondo di tutte le mosse del presidente in politica estera: Venezuela e Groenlandia per citare i casi recenti più lampanti. Sappiamo che l’Iran viveva in questi anni soprattutto esportando idrocarburi alla Cina».
Pechino non si è fatta sentire.
«Con l’approccio tipico della sua diplomazia ha condannato a mezza voce, senza azioni eclatanti come poteva essere il richiamo della questione davanti al consiglio di sicurezza dell’Onu. Possono essere due i motivi. La Cina ha anche altri interessi nel Golfo e non vuo-
le dare l’impressione di avere legami solo con l’Iran ora che questo sta colpendo altri Stati nell’area. E in più c’è un parallelismo con uno scenario cinese: Pechino potrebbe pensare di lasciar agire l’America aspettandosi una sorta di “restituzione del favore” qualora decidesse per un intervento preventivo a Taiwan». Quanto andrà avanti il con itto in Iran?
«Per Israele la guerra è una sorta di identità statutaria sin dalla nascita nel 1948, ne ha fatto la sua ragione d’essere. Per l’Ameri-
ca è diverso, a novembre ci sono le elezioni di mid term e l’opinione pubblica è largamente contraria a questa guerra, ancora di più se i prezzi dei carburanti si alzeranno. Per l’Iran la strategia sembra quella di compattarsi e resistere, colpendo altri Paesi nel Golfo nel tentativo di far nascere un movimento che faccia pressioni sull’America per evitare di subire ferite. Ma il rischio è di creare un fronte compatto avverso tra Paesi che non erano marcatamente anti iraniani». Andrea Alberizia
MANIFESTAZIONE PACIFISTA
La rete Via Maestra invita tutti a Roma per il corteo contro i “king”
La rete locale di associazioni pacifiste e ambientaliste, denominata Via Maestra, si unisce alle organizzazioni della società civile che hanno condannato l’attacco congiunto di Israele e Usa all’Iran: «L’ennesima violazione del diritto internazionale. Siamo a sostegno del popolo iraniano, contro il regime che da decenni reprime il dissenso e per una soluzione politica e diplomatica che garantisca la sovranità popolare del Paese. La priorità deve essere la tutela della vita umana e la riattivazione urgente di azioni diplomatiche concrete e di canali di dialogo credibili. Chiediamo che l’Italia condanni subito l’ennesima aggressione di Usa e Israele e il ritorno alla strategia delle cosiddette “guerre preventive”». Via Maestra invita tutti a partecipare il 28 marzo al corteo No Kings a Roma: «Opporsi ai re per costruire un’alternativa reale e costruire un’Europa diversa». Per partecipare alla manifestazione contattare 3336218832 per Faenza e 0544244280 per Lugo, Ravenna e Cervia.
el mondo sono in orso on itti, in media durano 2 anni a si arla solo di uelli e oin ol ono l talia
Il giornalista Alessandro De Pascale a Ravenna per affrontare la questione Sudan, «una delle più grandi crisi umanitarie dimenticate dai media»
Alessandro De Pascale è redattore dell’Atlante delle guerre e dei con itti del mondo, sito web e pubblicazione cartacea stampata ogni anno dal 2012 per informare sulle situazioni belliche di tutto il pianeta. Il giornalista interverrà alla rassegna “Facciamo chiarezza”, organizzata da Arci Ravenna e dal gruppo Saletta di via Romea, per parlare di “Cosa accade in Sudan? Una delle più grandi crisi umanitarie dimenticate dai media occidentali”. Appuntamento sabato 14 marzo alle 16.30 a Ponte Nuovo, in via Romea sud 95.
Quanti con itti sono in corso nel pianeta? «Il nostro atlante ne ha mappati 54, di cui 31 guerre e 23 situazioni di crisi secondo i parametri internazionali. La maggior parte è in corso da quando abbiamo iniziato questo lavoro, quindici anni fa, e non ne abbiamo ancora visto terminato nessuno. In media una guerra dura 25 anni; signi ca che intere generazioni in molti paesi non hanno vissuto nient’altro che la guerra e non hanno mai visto la pace. Penso all’Afghanistan e ad Haiti, ma anche al Kosovo e a Cipro».
A Ravenna si parlerà della guerra in Sudan. «È una situazione di crisi umanitaria particolarmente devastante e complessa tra cause politiche, economiche ed etniche. Solo negli ultimi tre anni ha provocato oltre 200mila vittime, 13 milioni di sfollati interni e 4 milioni di profughi in fuga verso i paesi vicini. Ma per scelta politica nell’Atlante dedichiamo lo stesso numero di pagine a ogni con itto. Non esistono guerre di serie A e di serie B».
A livello mediatico, invece, alcune guerre ricevono più attenzione di altre. Perché?
«In Italia le pagine degli esteri sono sempre più scarne e si tende a parlare solo delle guerre che vedono il nostro Pa-
L’ESPERTO
del
ese in qualche modo coinvolto. Per esempio si è parlato per anni dell’Afghanistan, nché l’Italia ha partecipato all’occupazione del Paese, ma dopo l’accordo di pace coi talebani il tema è sparito dalle cronache nonostante il con itto sia ancora in corso. Ci sono poi guerre dimenticate perché non riguardano gli interessi economici occidentali in modo diretto. Da ultimo, i con itti in Africa riguardano soprattutto lo sfruttamento delle risorse naturali e delle terre rare da
PAGANI: «LA SFIDA DIPLOMATICA SARÀ COME GESTIRE
IL GIORNO DOPO, EVITANDO UNA GUERRA CIVILE INFINITA»
L’ex deputato Pd ora si occupa di intelligence e sicurezza «L’uso dei droni Shahed ha messo in crisi i missili Patriot»
«La s da diplomatica non è solo come vincere, ma come gestire il giorno dopo per evitare che l’Iran diventi un nuovo scenario di guerra civile in nita». Il ravennate Alberto Pagani, ex segretario provinciale e deputato del Pd, è uno studioso di intelligence e questioni securitarie, titolare di un corso sul Terrorismo internazionale alla sede ravennate delll’Università di Bologna. Nei giorni scorsi è stato intervistato da Andrea Muratore.
«La caduta del regime è un’arma a doppio taglio: se da un lato rimuoverebbe il principale oppositore degli interessi occidentali nella regione, dall’altro creerebbe un buco nero geopolitico in un territorio vasto e complesso. Senza una vittoria militare totale, la diplomazia cercherebbe di stabilizzare la situazione attraverso un nuovo grande accordo che vada oltre il nucleare, includendo il disarmo balistico e la ne del supporto alle milizie proxy come Hezbollah o gli Houthi. Questo richiederebbe un governo iraniano disposto a rinunciare alla sua identità rivoluzionaria in cambio della sopravvivenza economica. Se invece il regime resiste, ma viene gravemente indebolito, l’endgame potrebbe essere un isolamento totale, con sanzioni massicce e una “cortina di ferro” mediorientale che congela il con itto senza risolverlo».
Pagani ha commentato anche gli aspetti tattici e strategici emersi dai primi giorni di guerra: «L’uso massiccio di droni economici come gli Shahed ha dimostrato di poter saturare e rendere insostenibili i costi delle difese basate su intercettori Patriot, che costano milioni di dollari ciascuno».
parte di alcune multinazionali straniere, che nanziano le bande armate locali, e perciò non vengono raccontate da molte testate i cui editori hanno interessi economici legati a queste aziende».
Come sono cambiate le guerre nell’ultimo secolo?
«Fino alla Prima guerra mondiale il 90 percento delle vittime era rappresentato dai soldati. Dalla Seconda guerra mondiale in poi, con lo sviluppo dell’aviazione e dei bombardamenti, la violenza è arrivata nelle città e la percentuale si è invertita: oggi nove morti su dieci sono civili. Paradossalmente in un paese in guerra conviene appartenere alle forze armate anziché essere un comune cittadino. Le guerre provocano anche malnutrizioni acute tra i bambini, problemi idrici e crisi energetiche per le popolazioni coinvolte. È proprio questo il tipo di racconto che cerchiamo di fare con l’Atlante: illustrare le guerre dal punto di vista delle popolazioni che le subiscono, concentrandoci sulla geogra a dei diritti più che sulla geopolitica».
Cosa può fare il giornalismo per spiegare meglio le guerre?
«Tenere conto della prospettiva post-colonialista che ancora impregna molti con itti e abbandonare alcune etichette errate ma molto diffuse. Per esempio si parla spesso di “guerre di religione”, ma in realtà non si combatte quasi mai per la religione. Le motivazioni che portano allo scoppio di un con itto sono sempre economiche o politiche. In ne bisogna ricordarsi di parlare anche di pace, che è molto più dif cile. Quando una guerra termina occorre tenere alta l’attenzione sulla costruzione e sul mantenimento della pace, che sono le fasi più complesse ma ignorate dai media».
Alex Giuzio
Un’immagine
Sudan postata su Facebook nella pagina della ong Emergency
etto uerra il rezzo dei arburanti otrebbe aumentare no al 2 er ento
I timori delle associazioni di categoria per trasporti e pesca Per ogni camion già servono 2.400 euro in più all’anno
Le tensioni in Medio Oriente e il con itto che coinvolge l’Iran stanno già producendo effetti concreti sull’economia locale, a partire dal rincaro dei carburanti. A lanciare l’allarme sono innanzitutto gli autotrasportatori. Secondo Cna Fita Ravenna, l’aumento dei prezzi alla pompa registrato in pochi giorni rischia di tradursi in un aggravio di oltre 2.400 euro all’anno per ogni mezzo pesante che percorre circa 100mila chilometri. Se la situazione internazionale dovesse prolungarsi, le stime parlano addirittura di rincari no a 0,445 euro al litro, pari a un aumento del 25 percento, con un impatto potenziale di altri 13mila euro annui per ciascun camion. «Mentre le imprese investono per adeguarsi alle nuove normative tecnologiche e ambientali – spiegano Davide Cassani e Franco Ventimiglia di Cna Fita Ravenna –, i costi operativi diventano sempre più dif cili da sostenere». L’associazione chiede quindi interventi immediati come la sterilizzazione delle accise e un credito d’imposta straordinario per sostenere le imprese.
Preoccupazioni analoghe arrivano anche dal Comitato unitario dell’autotrasporto della provincia di Ravenna (Cuar), che sottolinea come gasolio e Hvo (biocarburante diesel sintetico) stiano registrando rincari giornalieri. Una dinamica che, oltre a mettere in dif coltà le aziende del settore, rischia di avere effetti su tutta la liera logistica e sulla distribuzione delle merci, con possibili ripercussioni anche sui prezzi nali dei beni.
Ma l’impatto del caro carburanti si fa sentire anche in mare. Le cooperative della pesca e dell’acquacoltura della riviera adriatica segnalano infatti un forte aumento del prezzo del gasolio utilizzato dai pescherecci. Nel giro di pochi giorni il costo è passato da 0,67 a quasi un euro al litro, con la spesa media per il pieno di un’imbarcazione salita da circa 700 a 1.500 euro, con effetti particolarmente pesanti per chi pratica la pesca a strascico o la pesca volante. Il comparto conta un migliaio di soci tra le marinerie da Ravenna a Cattolica e sarà proprio il tema dell’aumento dei costi energetici uno dei punti centrali dell’assemblea di settore delle cooperative di pesca e acquacoltura di Legacoop Romagna, in programma venerdì 13 marzo al Cervia Social Food.
Il sistema cooperativo conta complessivamente 11 cooperative tra le province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini, con un valore della produzione di circa 26 milioni di euro. Secondo Legacoop Romagna, se il con itto e le tensioni nello stretto di Hormuz dovessero proseguire, il prezzo del carburante potrebbe arrivare no a 1,30 euro al litro, rievocando la crisi energetica del 2022. Uno scenario che rischierebbe di colpire un settore già provato da altre emergenze, dall’invasione del granchio blu agli effetti delle alluvioni.
Per questo Legacoop Romagna ha chiesto al ministero dell’Agricoltura la reintroduzione urgente di un credito d’imposta del 20 percento sulle spese per il carburante destinato alla pesca, sottolineando come il gasolio possa arrivare a incidere per oltre il 40 percento dei costi operativi delle imprese.
L’IRAN ATTACCA GLI EMIRATI E SI BLOCCA L’EXPORT DI CEVICO
VERSO DUBAI: UN MILIONE DI BOTTIGLIE DI VINO ALL’ANNO
La cooperativa di Lugo dovrà riversare sul mercato europeo l’eccesso di prodotto fermo in magazzino: «Potrebbero crollare i prezzi»
La cooperativa Terre Cevico di Lugo, produttrice di vini da sessant’anni, aveva un container di bottiglie pronto al porto di Gioia Tauro (Reggio Calabria) per Dubai. Spedizione annullata per lo scoppio della guerra. «L’export annuale di Cevico vale circa 70 milioni di fatturato –spiega il presidente Franco Donati – e la fetta di Dubai è circa 2,5 milioni con un milione di bottiglie. Non è una quota enorme, ma non fa mai piacere perdere ricavi senza sapere se si potranno recuperare». Giappone e Inghilterra sono i mercati principali per Cevico con 11-12 milioni di euro di fatturato da ognuno.
La spedizione marittima verso l’emirato è ostacolata dall’impennata dei prezzi per le assicurazioni: «Il prodotto viaggia per 15-20 giorni quando passa da Suez, oltre due mesi se circumnaviga l’Africa. Le assicurazioni sono necessarie e in una settimana sono aumentate del 40 percento».
L’area geogra ca del golfo Persico è a predominanza di religione islamica che non consuma alcolici, ma il mondo del lusso di Dubai ha spazi per il vino: «C’è tutto il mondo di uomini d’affari che si sono trasferiti là dall’Occidente, quindi alberghi e boutique. È un mercato interessante per noi perché regge rincari signi cativi». L’etichetta commercializzata si chiama Larus: «Un prodotto spumantizzato con base Trebbiano. Si vende anche in Italia ma con altra etichetta. Ogni mercato ha il suo vestito».
L’Italia e l’Europa diventeranno, giocoforza, lo sbocco per l’invenduto destinato alla parte di mondo in guerra: «Tutte le produzioni sono in corso e non si potrà spedire. Ci ritroveremo con stock importanti in deposito. L’immissione sul mercato europeo porterà un eccesso di prodotto e una discesa dei prezzi. Sarà il contrario di quello che vediamo con i carburanti».
ASSISTENZA
Legacoop e Con ndustria attivano task force per gli associati Export provinciale: la quota verso il Medioriente è il 2,2 percento
Legacoop e Confindustria hanno attivato delle task force dedicate alla crisi del Golfo per monitorare la situazione e offrire supporto agli associati. Le aziende di Confindustria possono scrivere a crisidelgolfo@confindustriaromagna.it per assistenza su questioni di natura internazionale, logistica, doganale, finanziaria e di gestione delle filiere coinvolte. Le due associazioni sono in allerta per misurare gli effetti diretti su logistica, prezzi delle materie prime, trasporti, costi energetici, gestione degli ordini, trasferte. Anche l’Autorità portuale osserva lo scenario con cautela per capire eventuali ricadute sui traffici. L’export provinciale verso il Medio Oriente nel 2024 (ultimo dato disponibile) è stato di 123 milioni di euro (quota del 2,2 percento del totale).
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I con ulenti nanziari indi endenti di Mone ad i or ricordano c e li indici azionari i ri re ero anc e do o la ato ta della olla tec a inizio ue ila
Quando le tensioni internazionali aumentano, i mercati nanziari reagiscono quasi sempre nello stesso modo: l’azionario scende, il prezzo delle materie prime energetiche sale, l’oro si rafforza e gli investitori cercano attività considerate più sicure. È quello che sta accadendo anche nelle ultime settimane dopo l’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran. Di fronte a queste fasi di forte volatilità, i titoli dei media parlano spesso di miliardi “bruciati” in Borsa. Ma secondo i consulentinanziari indipendenti della società Moneyadvisor Scf di Ravenna, questa rappresentazione rischia di essere fuorviante. «Quando i mercati scendono non vengono distrutte aziende o stabilimenti – spiegano –. Cambia semplicemente la valutazione che gli investitori attribuiscono ai titoli in quel momento». Le aziende quotate restano le stesse: stessi dipendenti, stessi prodotti e stessi clienti. A cambiare è il prezzo a cui il mercato è disposto a comprarne le
azioni, spesso in uenzato dall’incertezza geopolitica o economica. Storicamente, sottolineano gli esperti, le fasi di ribasso fanno parte del funzionamento normale dei mercati. L’indice azionario globale Msci All Country World Index, che riunisce migliaia di società di tutto il mondo, ha attraversato numerosi ribassi negli ultimi decenni. In ogni caso, chi è rimasto investito nel tempo ha poi visto i mercati recuperare e superare i livelli precedenti. Questo non signi ca che i ribassi non possano essere profondi o durare a lungo. Dopo lo scoppio della bolla tecnologica dei primi anni Duemila, ad esempio, il Nasdaq impiegò molti anni per tornare sui massimi. Ma proprio per questo motivo, spiegano ancora da Moneyadvisor, la chiave non è reagire emotivamente alle notizie del momento. «Il vero rischio per molti investitori non è il mercato, ma le decisioni prese sotto pressione», osservano i consulenti. L’ansia generata da titoli di giornale allarmistici può spingere a vendere nel
momento peggiore, trasformando una perdita temporanea in una perdita de nitiva. La strategia indicata dagli esperti è invece quella della piani cazione. Un portafoglio costruito in modo corretto dovrebbe prevedere diversi cazione, una riserva di liquidità e un orizzonte temporale coerente con gli obiettivi personali. In questo modo, le fasi di turbolenza possono essere affrontate con maggiore lucidità. «Non possiamo controllare gli eventi geopolitici o le decisioni dei governi – concludono da Moneyadvisor – ma possiamo controllare il modo in cui organizziamo i nostri investimenti. Ed è proprio questo che permette di attraversare anche le fasi più turbolente dei mercati».
Moneyadvisor Scf è una società di Ravenna che si occupa di consulenza nanziaria indipendente e cura il blog “La clinica dellananza” sul sito www.ravennaedintorni.it.
LA CRISI DEL GOLFO/2
LA CRISI DEL GOLFO/3
LA CRISI DEL GOLFO/1
GLI EFFETTI DELLE GUERRE
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Costruito per accogliere il Gnl al posto del gas russo, sta operando al di sotto della sua capacità Su 22 carichi, 13 sono arrivati dagli Usa, che possono trarre vantaggio dalla situazione in Medio Oriente
Ravenna è al centro delle politiche energetiche adottate dal governo nazionale per cambiare la rete di approvvigionamenti del metano, che ha subìto due shock in quattro anni. La città è stata scelta per ospitare il rigassicatore offshore che resterà almeno no al 2047 a 8 km dalla costa di Punta Marina, secondo quanto prevede l’autorizzazione rilasciata nel 2022. Era l’anno dell’invasione russa in Ucraina, che provocò l’impennata dei prezzi di petrolio e gas. L’Ue decise di abbandonare le forniture di Putin per iniziare ad acquistare metano da Stati uniti e Qatar.
Cambiare fornitore implicava costruire nuove infrastrutture. Mentre il metano russo arrivava tramite gasdotti, quello di Usa ed Emirati arabi viene trasformato in forma liquida (Gnl) e trasportato a bordo di navi. Per poterlo immettere nella rete pubblica è necessario rigassi carlo con impianti che l’Italia aveva solo a Rovigo e La Spezia. Per questo il governo Draghi ha deciso di costruirne altri due a Piombino e Ravenna.
Metà dell’elettricità della penisola è ottenuta con la combustione di gas, perciò occorreva attrezzarsi in fretta per poter ricevere l’alternativa via mare ed evitare un’emergenza energetica. L’autorizzazione per costruire il rigassi catore di Ravenna è stata rilasciata in quattro mesi, la costruzione ha richiesto due anni: si tratta di tempi record per qualsiasi opera pubblica in Italia. Resta da fare solo la diga di protezione prevista per il 2027, lunga 900 metri, larga 22 e alta 10 sopra il livello del mare. L’investimento è stato di 1,2 miliardi di euro e la struttura è gestita da Snam, mentre gli acquisti dipendono dagli operatori (come per esempio Eni) che af ttano gli slot per ricevere il Gnl, immetterlo in rete e rivenderlo.
Da quando è entrato in funzione a maggio 2025, il rigassi catore di Punta Marina ha accolto 22 carichi di Gnl, di cui 13 dagli Stati Uniti; 5 da Mauritania e Senegal e uno ciascuno da Egitto, Russia, Algeria, Trinidad e Tobago. In Italia il gas liquido viene importato soprattutto da Qatar (41%), Stati Uniti (32%) e Algeria (15%), secondo i dati Arera.
In sostanza i rigassi catori non hanno risolto la dipendenza energetica; l’hanno solo spostata. Le quotazioni delle fonti fossili continuano a essere molto volatili in Ue, in quanto dipendono dalle forniture estere che possono essere compromesse per motivi imprevedibili e incontrollabili come le guerre. Anzi, il Gnl via nave ha legato l’intera Europa a un mercato ancora più instabile, in quanto a differenza dei gasdotti che hanno una destinazione ssa, le navi metaniere vanno da chi offre di più. In caso di tensioni internazionali le quotazioni possono cambiare radicalmente da un giorno all’altro; proprio come è avvenuto con lo scoppio del con tto in Medio Oriente che, quattro anni dopo la crisi russa, ha fatto di nuovo schizzare i prezzi del gas alle stelle. Con conseguenti rincari su bollette e carburanti. I costi sono aumentati sia per l’agitazione delle borse internazionali in seguito ai bombardamenti di Usa e Israele in Iran, sia per il blocco deciso da Teheran per lo stretto di Hormuz, uno dei principali colli di bottiglia del commercio globale di petrolio e gas, dove sono attualmente ferme circa 500 navi petroliere e metaniere. Da Hormuz passa un quinto del Gnl mondiale, proveniente dal Qatar e diretto all’Europa. Dopo i bombardamenti iraniani su alcune infrastrutture energetiche arabe, la compagnia statale QatarEnergy ha sospeso temporaneamente le forniture di gas avvalendosi della clausola di forza maggiore. Tra i suoi clienti c’è Eni; tuttavia le forniture bloccate non interessano il rigassi catore di Ravenna, dove non sono mai arrivati né risultano in programma carichi dal Qatar. Questi sono destinati perlopiù a Rovigo. Gli Stati uniti, responsabili insieme a Israele dello scoppio del con itto in Medio Oriente, potrebbero trarre vantaggio dalla situazione. Nel secondo trimestre 2025 gli Usa hanno coperto il 27% di tutte le importazioni di gas in Europa e, se la tendenza attuale dovesse continuare, la loro quota è destinata ad aumentare no a renderli il fornitore dominante in quanto più stabile. L’accaduto ha fatto riaccendere il dibattito sulla transizione alle rinnovabili, considerate più economiche e af dabili in questa fase storica di tensioni geopolitiche. Nell’ultimo decennio il costo medio delle materie prime fossili è aumentato del 35% con continui alti e bassi, mentre quello di eolico e solare è diminuito del 90% in maniera costante. A ciò si aggiunge il ridotto impatto ambientale: il fotovoltaico e l’eolico non producono emissioni climalteranti, al contrario di gas e petrolio che inquinano sia in fase di estrazione sia di combustione. Con un’adeguata rete di accumulo e distribuzione, il sole e il vento sono sempre disponibili e possono rendere gli Stati autonomi dal punto di vista energetico. Per questo, oltre a risolvere l’emergenza del 2022, il governo italiano avrebbe potuto avviare subito la transizione verso l’energia pulita, ma non lo ha fatto. Sempre a Ravenna è stato presentato nel 2021 il progetto “Agnes” per costruire 75 pale eoliche e 65 ettari di fotovoltaico galleggiante a 12 miglia dalla costa. L’impianto soddisferebbe il fabbisogno energetico annuo di 500mila famiglie, ma è congelato da anni e non ha goduto della stessa priorità data al rigassi catore. Anzi, si è deciso di concentrarsi solo sulla corsa al Gnl nonostante fosse arretrata ancora prima di cominciare. Secondo l’Istituto europeo per l’energia economica e l’analisi nanziaria, nel 2023 otto rigassi catori in Ue hanno operato sotto al 50% del loro potenziale. Il trend si è confermato anche per l’impianto di Ravenna: su una capacità di rigassi cazione di 5 miliardi di metri cubi all’anno (che sarebbe pari all’8% del fabbisogno nazionale), nora ha immesso in rete 1,7 miliardi di metri cubi.
«Con itti e caro bollette si potrebbero contrastare con le fonti rinnovabili...»
«Se il nostro Governo (e con esso i poteri locali) invece di regalare miliardi alle aziende fossili, avesse adeguatamente programmato la vera transizione al modello rinnovabile, incentivando il risparmio e l’efficientamento, promuovendo le installazioni fotovoltaiche in tutte le aree davvero idonee, favorito la realizzazione degli impianti eolici non lesivi dell’ambiente, ora avremmo tanta energia a costo molto basso». Lo dichiarano i responsabili locali del coordinamento “Per il clima - Fuori dal fossile”, commentando le conseguenze della nuova guerra in Irana. «La cura per il caro bollette, per contrastare la catastrofe climatica e gli esiti disastrosi dell’inquinamento e della distruzione ambientale, per provare a prevenire le guerre, per essere il meno possibile obiettivo di operazioni belliche e di atti terroristici - continua la nota degli ambientalisti - sono le energie rinnovabili». «Il nostro mondo politico deve trovare il coraggio di invertire la rotta, dichiarare che il settore dell’energia deve essere trasferito dall’ambito del profitto a quello dei beni comuni. Deve rifiutare la sudditanza ai colossi del sistema fossile e alle operazioni-imbroglio, come per esempio quella degli impianti Ccs (che invece lo stesso nostro Sindaco anche di recente ha convintamente sostenuto). Deve saper intraprendere una strada in cui ogni giorno si operi nella progressiva diminuzione del ricorso alle fonti fossili e si implementi l’utilizzo dell’energia da fonti rinnovabili. Le guerre per il petrolio e per il gas si possono fermare soltanto riducendo sempre di più l’utilizzo di petrolio e gas, e lasciando queste sostanze nelle viscere della terra».
Alex Giuzio
RAVENNA&DINTORNI 12-18 marzo 2026
TESTIMONIANZA/1
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ubai
e ora blo ata tra aldi e e ailandia, inse uendo un olo er l talia
La storia di una ravennate: «Nell’emirato c’è il rischio di azioni legali per chi pubblica foto delle esplosioni»
La prima risposta dell’Iran all’attacco di Stati Uniti e Israele, eseguita con il lancio di droni contro basi americane in Medioriente, ha alzato la preoccupazione anche in altri Paesi del golfo Persico e reso più complicato viaggiare per la cancellazione di diversi voli. Tra queste due condizioni è rimasta incastrata una 40enne ravennate residente a Dubai con il marito. Il 28 febbraio scorso la coppia, con una glia piccola, è partita per una vacanza alle Maldive. Mentre l’aereo raggiungeva le spiagge nell’oceano Indiano, cominciava l’operazione Furia Epica. La conseguente controffensiva iraniana ha portato almeno tre esplosioni a Dubai, con alcuni feriti, probabilmente causate da frammenti di missili o droni fatti esplodere in aria dalla difesa emiratina. Risultato: il volo di rientro dalle Maldive previsto per il 5 marzo è stato cancellato. «A quel punto ci è sembrato più sicuro cercare di spostarci in Italia – racconta Rosanna (nome di fantasia) – dove saremmo comunque dovuti andare alla ne di marzo». Il rischio di un ritorno a Dubai era poi di restare bloccati lì: «Amici e conoscenti ci hanno detto che è dif cile prendere un volo, c’è poca chiarezza. Ci sono cancellazioni all’ultimo minuto oppure si arriva in aeroporto e il volo non è sui tabelloni, ma in realtà parte». C’è chi ha provato ad aggirare l’ostacolo: «Sappiamo di persone che sono andate in auto in Oman, con un viaggio di 4-5 ore, per prendere un aereo da Mascate. Ma il passaggio della frontiera non è stato semplice».
Dalle Maldive, però, non c’è stato modo di trovare voli di linea verso l’Europa a costi accettabili e durate compatibili con le esigenza di una bambina: «Un’agenzia di viaggi ha trovato come unica soluzione un volo a 18mila euro con una compagnia di viaggi di lusso, la Turkish Airlines aveva una soluzione con 33 ore di viaggio e varie coincidenze con il rischio che in ognuna di queste saremmo potuti rimanere bloccati in un aeroporto per ulteriori cancellazioni». Una soluzione è sembrata essere a Malè, città maldiviana: «Avevamo trovato un volo della compagnia Neos diretto verso Milano, realizzato anche con l’interessamento della Farnesina, ma in 5 minuti tutti i biglietti sono andati esauriti e non abbiamo fatto in tempo». La famiglia non ha potuto fare altro che prolungare la permanenza sull’isola in cerca di un modo per andarsene.
La soluzione per raggiungere l’Europa ora passa dalla Thailandia: «Il 9 marzo abbiamo preso un volo per Bangkok (dove Rosanna risponde alla nostra telefonata, ndr) da dove dovremmo partire il 17 marzo facendo scalo a Hong Kong e Istanbul e arrivare a Bologna dopo 22 ore. Biglietti da duemila euro a testa. Speriamo non ci siano intoppi e se dovessimo trovare un volo prima di quella giornata cercheremo di anticipare». La scelta di non rientrare a Dubai è stata presa anche se i contatti nell’emirato hanno rassicurato la coppia: «Gli episodi di cui si è parlato ci sono stati e hanno creato preoccupazione, come è normale. La prima notte molti si sono rifugiati nei parcheggi sotterranei dei palazzi. Ma da quello che ci raccontano amici e conoscenti la situazione sembra tranquilla. Le attività sono aperte e c’è gente che continua la propria vita, magari senza allontanarsi troppo da casa perché durante il giorno arrivano allarmi sui cellulari che segnalano il pericolo per mettersi al riparo». Una condizione non sempre facile per le architetture futuristiche della città: «Consigliano di stare lontani dalle nestre, ma quasi tutti gli edi ci hanno vetrate enormi. A casa nostra solo il bagno e il corridoio sono distanti dalle vetrate, ma essendo al terzo piano il rischio sarebbe minore rispetto a chi vive più in alto».
Un dettaglio raccontato dalla 44enne, però, torna utile per avere una comprensione migliore dei tanti video condivisi sui social da in uencer e imprenditori stanziati a Dubai: «Le autorità hanno inviato messaggi sul telefono degli abitanti, anche a me che ero alle Maldive, ricordando che la condivisione sui social di foto o informazioni non attendibili può compromettere la sicurezza nazionale e comportare azioni legali. È stato così anche con l’alluvione di aprile 2024. In un Paese dove l’in uencer è una professione uf ciale che richiede una licenza, è più facile che siano individuati casi di questo tipo. Mi è capitato di vedere video sui social che poi sono spariti».
Andrea Alberizia
TESTIMONIANZA/2
GLI IRANIANI A RAVENNA, TRA LA GIOIA PER IL KO DI KHAMENEI
E I TIMORI PER IL SILENZIO DEI FAMILIARI IN PATRIA
Manifestazioni in piazza anche con la bandiera americana: «Non è facile sventolarla, ma la nostra gente è uccisa da un governo terrorista»
«Nulla sembra essere cambiato davvero dall’inizio della guerra: i bombardamenti continuano, le comunicazioni sono ancora interrotte e il regime islamico minaccia chiunque provi a protestare. Non solo in Iran, ma anche all’estero. Hanno detto che ci troveranno e ci uccideranno». Una ragazza della comunità iraniano-ravennate racconta la sua quotidianità dall’avvio dell’operazione “Furia Epica”, l’escalation militare statunitense e israeliana nel Golfo che lo scorso 28 febbraio ha portato alla morte della guida suprema dell’Iran Ali Khamenei. «Non sento la mia famiglia dall’inizio dei bombardamenti - continua la giovane, che per motivi di sicurezza chiede di restare anonima -. Ho ricevuto un messaggio da mio fratello nella mattinata del 28. Diceva solo “lui non c’è più”. Da quel momento però non sono più riuscita a mettermi in contatto con nessuno».
L’ayatollah Khamenei era al vertice del regime integralista islamico che da quasi 48 anni governa il Paese, senza incarnare però le volontà di tutta la popolazione. A seguito della sua uccisione infatti, molte comunità di iraniani all’estero sono scese in piazza per festeggiare, e quella ravennate non ha fatto eccezione: «Ci siamo scambiati un paio di messaggi sulle chat della comunità e ci siamo ritrovati la sera stessa in piazza San Francesco per cantare e ballare avvolti dalla nostra bandiera - continua la portavoce -. È stato un momento storico per noi, ma a chi è rimasto in Iran non è concesso celebrarlo: abbiamo visto video dei pasdaran che sparano a chi prova a manifestare. A Ravenna abbiamo festeggiato anche per chi ancora non può farlo».
Gli iraniani sono tornati nuovamente in piazza domenica 8 marzo, per manifestare a sostegno dei connazionali e per la libertà del Paese. Durante il presidio in piazza del Popolo, alle bandiere con sole e leone si sono af ancate le stelle e strisce statunitensi: «Avremmo portato anche la bandiera israeliana, ma abbiamo avuto paura per la nostra sicurezza», spiega la giovane. Negli scorsi giorni infatti, in più di un’occasione un gruppo di manifestanti iraniani sarebbe stato minacciato nel Riminese da alcuni pakistani musulmani, con denunce depositate in questura. «Non vogliamo essere fraintesi: anche per noi è dif cile portare in piazza queste bandiere. A nessuno piacciono le guerre e sappiamo che l’aiuto da parte di Usa e Israele non è rivolto al nostro popolo, ma mosso da vantaggi e interessi personali - continua la ragazza -. Ma la nostra gente è in strada a mani nude e continua a venire uccisa da un governo terrorista che ha già spento oltre 40mila vite. Loro stanno uccidendo chi ci uccide, e se abbiamo un’occasione per ritrovare la libertà non possiamo permetterci di farcela scappare».
Attualmente, a preoccupare di più sono le evoluzioni degli scontri attese nei prossimi giorni e la sicurezza di civili e familiari: «La situazione per chi vive in Iran è molto rischiosa, ma molti non vogliono lasciare il Paese. Anche per questo non ci sono molte richieste di asilo da parte degli iraniani: vogliono restare e liberarsi del regime islamico il prima possibile. Dalle poche informazioni che abbiamo, crediamo che la maggior parte delle nostre famiglie sia ancora chiusa in casa, relativamente al sicuro. Le preoccupazioni più grandi sono per gli amici e i parenti che vivono a Teheran e nelle città più colpite. Almeno per ora, però, gli attacchi sembrano concentrarsi su obiettivi militari e infrastrutture legate al regime».
Per quanto riguarda invece i risvolti politici dell’escalation, la speranza di una parte del popolo iraniano è l’ascesa di Reza Pahlavi ( glio dell’ultimo scià di Persia), indicato come una possibile guida per la fase di transizione verso la democrazia. A seguito dell’uccisione di Ali Khamenei, però, a succedergli formalmente è stato il glio Mojtaba, attualmente nascosto per sfuggire alla caccia delle forze israelo-statunitensi: «Come si può eleggere come guida qualcuno che non ha mai parlato in pubblico? Qualcuno che si nasconde dai nemici e dal popolo? Noi non lo riconosciamo - condanna la portavoce -. In tanti anni Mojtaba non è mai stato una gura di interesse. È stato scelto solo perché tutti gli altri sono stati uccisi, ma presto lo troveranno, e lui sarà il prossimo».
Resta accesa la speranza per quello che potrebbe essere il nuovo capitolo della storia dell’Iran al termine degli scontri: «Questi eventi segnano un passaggio decisivo, ma il prezzo umano è stato altissimo. Per quasi 50 anni abbiamo vissuto sotto un sistema che limita le libertà fondamentali - conclude la giovane iraniana -. Per la prima volta, sembra concreta la possibilità di una trasformazione interna guidata dal popolo. Speriamo non venga interrotta da eventuali sviluppi politici o diplomatici. Chiediamo un cambiamento che assicuri protezione ai civili, ponendo ne alla violenza contro i manifestanti e aprendo nalmente una nuova stagione di libertà e responsabilità politica. Non una vittoria di parte, ma l’inizio di un Iran libero, riconciliato con i propri cittadini e con la comunità internazionale». Maria Vittoria
Fariselli
Una veduta di Dubai, città di 3,5 milioni di abitanti e capitale dell’omonimo emirato
Iraniani in piazza a Ravenna
LA MOSTRA Una collettiva sul “mondo da salvare”
Sabato 14 marzo alle 18 nelle sale del Pr2 di Ravenna, in via D’Azeglio, verrà inaugurata la mostra di arte contemporanea “Il mondo da salvare”. La mostra è organizzata dall’associazione “Ravenna incontra l’arte” e si prefigge l’obiettivo di porre in essere un racconto corale sulle fragilità e le sfide del nostro tempo. Sotto la guida della presidente Julia Mishakhina, la mostra riunisce un gruppo eterogeneo di artisti chiamati a riflettere sul concetto di “salvaguardia”. Non si tratta solo di ecologia, ma di una protezione profonda dei valori umani, della memoria e della spiritualità, tra pittura e scultura. Ad accogliere i visitatori, gli stessi artisti coinvolti. La mostra resterà aperta fino al 3 aprile, tutti i giorni dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19. L’ingresso è libero.
ANTIMAFIA/1
Con Donato Ungaro si parla di in ltrazioni nel Nord Italia
“100 Passi verso il 21 marzo”: l’incontro che si terrà lunedì 16 marzo a partire dalle 18 alla Cucina Popolare di Cervia mira a sensibilizzare e a stimolare la riflessione sulla lotta contro la criminalità organizzata, con particolare attenzione al contesto dell’Emilia-Romagna e alle infiltrazioni mafiose nel Nord Italia. Durante l’incontro, il giornalista Donato Ungaro racconterà la sua esperienza di denuncia e resistenza. Nel 2002, a Brescello, iniziò a indagare sulle attività illegali legate all’edilizia, tra cui le escavazioni abusive nel letto del fiume Po, che lo portarono a scoprire l’interesse della ‘ndrangheta per un progetto di centrale elettrica. Le minacce ricevute non lo fermarono, e nonostante il licenziamento ingiustificato dal Comune di Brescello, ottenne giustizia dopo 14 anni, quando la Cassazione riconobbe l’ingiustizia della sua espulsione. Interverranno anche Carlo Giannelli Garavini, referente provinciale di Libera Ravenna, e Andrea Giacomini, comandante della Polizia Locale del Comune di Ravenna. Il confronto si concentrerà sul modo in cui le organizzazioni mafiose si sono adattate ai cambiamenti sociali ed economici, infiltrandosi nel tessuto produttivo e politico del Nord Italia. L’incontro non si limiterà al dibattito, ma vedrà anche la partecipazione attiva delle Polizie Locali di Ravenna e Cervia, che prepareranno una cena a base di prodotti coltivati nelle terre sottratte alla mafia. Per partecipare all’evento e alla cena, è possibile prenotare contattando il numero 342 7629030 o inviando una mail a cerviasocialfood@sanvitale.ra.it.
ANTIMAFIA/2
LA NIPOTE DI PEPPINO IMPASTATO PIANTA “SEMI DI LEGALITÀ”
Luisa a Russi per incontrare le scuole e presentare il libro di Rizzo e Bonaccorso
Sono trascorsi 39 anni dalla tragedia della Mecnavi, l’incidente che il 13 marzo 1987 costò la vita a 13 lavoratori impegnati nelle operazioni di manutenzione straordinaria della nave gasiera “Elisabetta Montanari”. Il Comune di Ravenna, insieme ai sindacati Cgil, Cisl e Uil e a realtà culturali cittadine, ha organizzato per venerdì 13 marzo la giornata di commemorazione. Il programma prevede alle 9.15, sullo scalone della residenza municipale, in piazza Del Popolo 1, la deposizione delle corone; alle 10, alle Artificerie Almagià, si susseguiranno gli interventi del sindaco Alessandro Barattoni, del sindaco di Bertinoro Filippo Scogli e della segretaria generale della Cgil Ravenna Manuela Trincossi. Quindi Federica Moschini, assessora al Lavoro, introdurrà la lettura di Massimo Padua, in ricordo del padre. Seguiranno il “Cantico della città muta”, lettura scenica dal testo teatrale “Lo squalo” di Eugenio Sideri con Enrico Caravita ed Eugenio Sideri, con musiche di Andrea Fioravanti, e una riflessione sul caporalato a cura del sociologo Marco Omizzolo. All’evento parteciperanno gli Istituti superiori che hanno aderito al progetto di Cgil, Cisl e Uil sul tema “Salute e sicurezza nelle scuole”. Alle 18,45, invece, alla parrocchia di S. Stefano si terrà la messa con il ricordo di Jules Metalli, “amico di alcuni operai morti della Mecnavi”. Ai presenti verrà consegnato un libretto con il testo della storica omelia dell’epoca del cardinal Tonini.
Luisa Impastato, presidente dell’associazione Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato di Cinisi, sarà la protagonista a Russi del prossimo evento del progetto comunale Semi di Legalità. Sabato 14 marzo, alle ore 17, la nipote di Peppino Impastato incontrerà il pubblico alla Biblioteca comunale, in via Godo Vecchia 10 (ingresso libero). Per l’occasione sarà presentato il libro di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso Peppino Impastato. Un giullare contro la ma a (BeccoGiallo Edizioni). Nato a Cinisi il 5 gennaio 1948, Giuseppe “Peppino” Impastato, a soli trent’anni, fu assassinato con una carica di tritolo lungo la ferrovia Palermo-Trapani per aver denunciato speculazioni e affari di ma a, in primo luogo quelli legati al boss siciliano Gaetano Badalamenti. La sua storia - dalla militanza politica giovanile all’esperienza di contro-informazione condotta dai microfoni di Radio Aut - è stata raccontata nel lm I cento passi di Marco Tullio Giordana. Modera l’incontro Matteo Pasi, presidente dell’Associazione Pereira. Durante la mattinata del 14 marzo Luisa Impastato incontrerà anche gli studenti delle classi terze della scuola media Baccarini a conclusione del percorso educativo realizzato in aula. I ragazzi sono stati accompagnati a comprendere i meccanismi delle ma e e della corruzione, ma anche a scoprire la «bellezza dell’antima a», fatta di impegno quotidiano, responsabilità e scelte coraggiose. In ne, è stata posta l’attenzione sull’importanza di saper riconoscere e respingere ogni forma di prevaricazione, discriminazione e bullismo, sia a livello macro (ai danni ad esempio di una ditta estorta) che a livello micro (ai danni di uno studente in un luogo sico o sul web).
ANCHE UNA LETTURA SCENICA PER RICORDARE LA MECNAVI
MORTI SUL LAVORO
Fino al 21 marzo all’Oriani per gli 80 anni dell’Unione
di Serena Simoni
In un’intervista rilasciata l’otto marzo da Laura Mattarella, la glia del Presidente della Repubblica ha ribadito come la strada della parità delle donne in Italia sia già sulla carta ma che ancora tanta è quella da fare. E non si può che essere d’accordo se si considerano i recenti dati Istat che denunciano come ancora adesso le donne italiane vengano pagate almeno il 20% di meno dei loro colleghi a parità di posizione e responsabilità. Lo conferma anche l’esiguo numero delle donne con ruoli di dirigenza sia nel campo pubblico che in quello privato. Così come sono sconfortanti i dati delle violenze sessuali in Italia - nel 2025 almeno 6.400 quelle accertate - e i numeri dei femminicidi: solo l’anno scorso sono stati 286, equivalenti a più di una donna uccisa ogni due giorni. Ri ettendo quindi, non si può che convenire che c’è ancora molta, moltissima strada da percorrere per ottenere quel mondo nuovo che tutte ci aspettiamo. Per cui la festa dell’otto marzo non è solo un’occasione di festa ma un momento per rinnovare quel patto che generazioni di donne hanno rmato con se stesse e le altre per difendere gli obiettivi raggiunti - perchè ogni diritto va sempre, costantemente difeso - e impegnarsi a ottenere quello che ancora non c’è.
Quanta ri essione, fatica e impegno ci siano voluti per raggiungere alcuni dei diritti fondamentali di cui disponiamo - e che oggi sembrano normali - lo si può constatare nella mostra dell’Udi - Unione Donne Italiane - aperta ai chiostri della Biblioteca Oriani in occasione degli 80 anni della sua nascita. Curata da Eloisa Betti, Caterina Liotti e Laura Orlandini, si articola in una serie di pannelli tematici, arricchiti da numerose fotogra e e riproduzioni di documenti, manifesti, volantini provenienti da numerosi archivi regionali dell’Udi, dagli istituti storici regionali della Resistenza e dal Centro di documentazione delle donne di Modena. Il taglio privilegiato è quello dell’EmiliaRomagna ma in relazione continua al piano nazionale.
La mostra attraversa quindi la storia della repubblica italiana dal punto di vista privilegiato delle donne dell’associazione, nata nell’ottobre del 1945 dalla Resistenza. Immediatamente dopo la liberazione, l’Udi inizia la sua attività di promozione a favore del voto alle donne affrontando insieme temi importanti come la parità salariale, la libertà, la costruzione della democrazia, la pace.
I temi rimarranno costanti ma nel corso del tempo si ampliano, diventano più complessi e speci ci, rispondono alle necessità del tempo e delle donne secondo un’ottica sempre più autonoma. I pannelli segnano anche passaggi strutturali dell’Udi come quello fondamentale del Congresso nazionale del 1982, quando l’associazione si smarca dagli apparati di partito e sceglie una partecipazione su base volontaria, divide il lavoro per gruppi e obiettivi, pratica il separatismo e la relazione fra donne scegliendo la pratica politica femminista. Questa “seconda nascita” mantiene l’impegno sui temi fondamentali dei diritti delle donne che in mostra si articolano sulla cura, la famiglia, la maternità, il lavoro, la lotta alla violenza di genere e la pace.
Tanti i fronti su cui sono si sono spese migliaia di donne dal 1945 a oggi e che faticano a essere sintetizzati in un poche righe. Facendo un confronto col presente, alle giovani coppie che oggi utilizzano gli asili ricordiamo che fu solo grazie alla campagna dell’Udi promossa n dal 1964 - e dopo sette anni di manifestazioni fra cui quella coi passeggini - che si ottenne la legge per la realizzazione di strutture che hanno permesso alle donne di scegliere la dimensione lavorativa e di smarcarsi dalla dipendenza economica all’interno della famiglia.
Fino agli inizi degli anni ‘70, sessualità e maternità non erano separabili: una legge impediva la vendita dei contraccettivi e l’aborto era proibito. Sono occorse lotte s nenti per chiarire che la maternità poteva e può essere solo una scelta delle donne e non un obbligo, così come ci sono voluti anni per ottenere la possibilità dell’aborto, avere i consultori - spazi a portata di tutte le donne -, liberarsi dalle morti degli aborti clandestini. E se oggi gli obiettori di coscienza nelle strutture sanitarie aumentano, impedendo l’applicazione della legge 194 sull’aborto, basta a capire come le conquiste di Udi e di tante altre donne siano costantemente messe a rischio. Ricordiamo ancora come la parità dei diritti delle donne lavoratrici si interseca con le battaglie citate: l’impegno di Udi ha consentito il riconoscimento del lavoro a domicilio, ha aperto le porte a carriere come la magistratura, ha lottato contro la disoccupazione e la sottoccupazione della donne. A quante hanno lavorato per una vita in casa come casalinghe spetta oggi una pensione di anzianità grazie alla lotta decennale che si è conclusa solo a metà degli anni Sessanta. Anche il divorzio è una conquista realtivamente recente, frutto della lotta di generazioni, che hanno anche conquistato un nuovo diritto di famiglia: essere mogli e madri prima del 1975 voleva dire non avere gli stessi diritti del marito né su stesse, né sui gli, tantomeno sul patrimonio. Subire violenza prima del 1981 voleva dire essere costrette a un matrimonio riparatore; essere uccise equivaleva a una pena leggera per il colpevole che poteva appellarsi al delitto d’onore. Essere violentate prima del 1996 signi cava subire un reato contro la morale: ne consegue che le donne sono diventate “persone” solo dopo questa data, dopo proteste e manifestazioni portate avanti per più di una ventina di anni. Ma c’è un impegno che purtroppo è sempre stato costante e non conosce vittorie se non parziali, fatte di ospitalità, sensibilizzazione, dialogo e rete mondiale: è quello sulla pace che oggi ha bisogno più che mai di allargare le alleanze per un bene comune. Visitare la mostra può quindi portare a comprendere lo sforzo compiuto da generazioni di donne prima di noi. Le stesse dell’Udi che hanno scelto la mimosa come simbolo da consegnare alle donne che andavano a votare per la prima volta in Italia. Quelle donne che hanno indicato l’otto marzo come giorno per ricordare le lotte compiute e vinte, gli obiettivi raggiunti e ancora da raggiungere.
“Presenti al nostro tempo. Pace, lavoro, diritti negli ottant’anni dell’UDI” - Fino al 21 marzo Ravenna, chiostri della Biblioteca Oriani - Orari: lu-mer-gio 8.30-18.30; ma, ve 8.30-13.30; Info e visite guidate: udiravenna@gmail.com
CULTURA FEMMINISTA
12-18 marzo 2026 RAVENNA&DINTORNI
Sorelle Festival tra arte, incontri, musica e stand-up comedy
Entra nel vivo Sorelle Festival, la rassegna diffusa dedicata ai linguaggi dell’arte e alla cultura femminista. Giovedì 12 marzo a Faenza, a partire dalle 18.30 a Palazzo del Podestà, inaugura la mostra “Tremate tremate, le streghe sono tornate!”, un progetto che nasce da ricerche, interviste e materiali d’archivio. La mostra restituisce le tracce delle lotte femministe che hanno attraversato la Romagna dagli anni Settanta a oggi e contribuisce alla costruzione dell’Archivio Femminista della Romagna. Sempre alle 18.30 prende vita Divin-Actio, progetto di arte partecipata a cura di Studio Lemure e CClay: un’installazione rituale in cui il pubblico attraversa simboli in porcellana e tarocchi reinterpretati. Alle 19 si terrà il talk sui movimenti femministi storici della Romagna. La serata proseguirà alle 19.30 con la performance del Canzoniere Femminista: Alice Mammola, in arte La CantaDoira, cantautrice ed etnomusicologa, guiderà il pubblico in un viaggio musicale attraverso i canti delle donne in lotta.
Venerdì 13 marzo sempre a Faenza, alla Galleria della Molinella alle 19 inaugura la mostra fotografica “Paper Wings Metamorphosis” di Sonia Formica, a cura di Veronica Bassani.
Domenica 15 alle 21 alla sala Ghinassi di Riolo Terme lo spettacolo di stand-up comedy di Altea Buonatesta, “Meglio un bidet oggi che un attico in Francia domani”.
è inserita nel “Repertorio Imprese Eccellenti” della provincia di Ravenna
• RISTRUTTURAZIONICONDOMINIALI
• RIVESTIMENTOTERMOCAPPOTTO
• TINTEGGIATURA E VERNICIATURA
• RIFACIMENTOTETTI E SMALTIMENTOETERNIT
• RIPRISTINO E TRATTAMENTO CEMENTOARMATO
• IDROLAVAGGIO E SABBIATURA ECOLOGICA
• RIFACIMENTO BALCONI
Alcuni documenti in mostra all’Oriani: qui sopra un manifesto del 1974 dell’Udi Forlì
LA FOTO DELLA SETTIMANA
A cura di Luca Manservisi
Dopo la foca, un pesce luna da 400 chili
Dopo la foca che aveva fatto impazzire tutti, avvistata più volte tra dicembre e gennaio lungo le coste ravennati, arriva da Marina di Ravenna un’altra foto “wow” per gli amanti della fauna marina e non solo. L’altro giorno, infatti, è stato ritrovato spiaggiato un pesce luna lungo 2 metri e mezzo e di circa 400 chili di peso. Un evento raro, ma esemplari simili vengono segnalati comunque in media ogni due anni nel bacino adriatico. Quello ritrovato morto in spiaggia sarebbe lo stesso che qualche giorno prima i biologi del centro Cestha avevano avvistato vicino a riva, dove non sarebbe vissuto a lungo, e che per questo motivo avevano “accompagnato” al largo. Non è servito. Ora gli esperti procederanno con le analisi (in collaborazione con l’università di Padova) per capire il motivo della morte, che potrebbe anche essere stata naturale.
FAMIGLIE
A Lavezzola uno “Sciroppo” per bambini dai 3 agli 8 anni
Domenica 15 marzo, alle 16 nella sala polivalente di Lavezzola, al primo piano della delegazione comunale in via Bastia 265, è in programma “I racconti di Gloria”, spettacolo teatrale per adulti e bambini che chiuderà l’edizione 2026 della rassegna “Sciroppo di teatro”. Scritto e interpretato da Claudio Milani, I racconti di Gloria è uno spettacolo di narrazione pensato per bambini dai 3 agli 8 anni.
Il nuovo “Pollicino” di Proscenio Teatro al Masini di Faenza
La stagione dedicata alla Favole del Teatro Masini di Faenza presenta, domenica 15 marzo alle ore 16, un nuovissimo spettacolo della compagnia Proscenio Teatro per esplorare la narrazione giocosa come mezzo di comunicazione teatrale. La pièce, “Pollicino Dorè”, è scritta da Marco Renzi, interpretata da Elena Cupidio ed Enrico Verdicchio e diretta da Stefano Tosoni.
Al Rasi uno spettacolo sico che gioca con l’ombra
Domenica 15 marzo (ore 17) al teatro Rasi di Ravenna va in scena “Sum” – parola che nella lingua Akan, in Ghana, significa “ombra” –, performance di teatro fisico che gioca, senza parole, con l’essenza dell’ombra. Per bambini dai 3 ai 6 anni.
TEMPO LIBERO/1
A Cotignola torna la Segavecchia tra stand gastronomici, costumi e rogo nale
La festa della Segavecchia torna a Cotignola per la 575esima volta. Inserita tra i carnevali storici dell’Emilia Romagna, unisce tradizione, cultura e intrattenimento. Da giovedì 12 a domenica 15 marzo un ricco programma di appuntamenti pensati per coinvolgere tutte le generazioni, con stand gastronomici. Il clou domenica: alle 11 partirà il corteo storico dei figuranti, mentre alle 15.30 in piazza Vittorio Emanuele II è in programma il corteo mascherato della Vecchia, con gruppi in costume, figuranti, musici e sbandieratori. La giornata si concluderà con il lancio della bambolina, la lettura della sentenza e il rogo della Vecchia, atto finale della festa. Non mancherà il tradizionale luna park nel piazzale Savorani, aperto da venerdì 6 marzo.
TEMPO LIBERO/2
A Russi il festival del cibo di strada
Primo appuntamento stagionale con il circuito “Bof” del cibo di strada. Dal 13 al 15 marzo in piazza Farini si terrà il Russi Street Food Festival, a ingresso gratuito, con food truck che proporranno specialità del cibo di strada di tutto il mondo. In programma anche spettacoli e animazioni, per tutta la famiglia.
Una performance (e un incontro) sul divario tra infanzia e maturità
Martedì 17 marzo al teatro Rasi di Ravenna (dalle 19) va in scena Qdp - Quando diventerò piccolo, performance di teatro e musica elettronica consigliata a un pubblico a partire dagli 8 anni e per adulti. Protagonista sarà l’artista poliedrico Sergio Beercock: musica, poesia, corpo e voce compongono una vivace rappresentazione dedicata al divario tra infanzia e maturità. Un’esperienza multisensoriale che intreccia autobiografia e immaginario collettivo. Dalle 17.30 un incontro sul tema alla Classense.
L’INTERVISTA/1
Il bobbista che viene da arbiano e emozioni alle lim iadi
Il racconto di Lorenzo Bilotti, quinto a Milano-Cortina
di Leonardo Ferri
Da Barbiano di Cotignola alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Lorenzo Bilotti, classe 1994, è stato l’unico atleta della provincia di Ravenna ai Giochi e ha chiuso al quinto posto nel bob a quattro con l’equipaggio azzurro. Un percorso sportivo iniziato lontano dal ghiaccio: prima il calcio da ragazzo, poi l’atletica leggera. Solo nel 2016, a 22 anni, la scelta di passare al bob, disciplina che lo ha portato a disputare ben tre Olimpiadi in qualità di frenatore.
Cosa ti resta da Milano-Cortina?
«A prescindere dal risultato, che ovviamente lascia sempre un po’ di rammarico perché con una gara perfetta avremmo potuto essere lì a giocarci il podio, la cosa più grande che mi porto dietro sono le emozioni. Gareggiare in Italia, sentire la vicinanza del pubblico, avere lì tanti familiari e amici: è stato davvero fantastico».
Che differenze hai trovato rispetto a Pechino 2022 e PyeongChang 2018?
«Sicuramente in Italia c’è stata molta più attenzione mediatica. Questo comporta anche qualche impegno in più, tra incontri con istituzioni, organizzatori e attività legate all’evento. Non è uno stress negativo, anzi: signica che c’è attenzione verso quello che fai. Pechino è stata un’Olimpiade molto particolare: nel 2022, in Cina, il Covid era ancora gestito con restrizioni molto forti e l’atmosfera era quasi da lockdown. Questa invece è stata più simile alla Corea del 2018, ma con due differenze importanti: il fattore casa e la mia maggiore maturità sportiva. Ho vissuto tutto con più consapevolezza.»
Il villaggio olimpico è sempre un luogo molto raccontato. Come lo hai vissuto nelle tue esperienze?
«Ogni Olimpiade è stata diversa. In Corea il villaggio era una vera e propria città con palazzi e grattacieli, molto simile a quelli delle Olimpiadi estive. In Cina era più simile a un grande resort di lusso. In Italia invece la soluzione è stata particolare: tante piccole abitazioni, quasi delle casette, immerse in un paesaggio incredibile come quello di Cortina. Quello che mi ha sempre colpito dei villaggi olimpici è che sono come piccole nazioni indipendenti: ci sono mense con cibo da tutto il mondo, negozi, servizi. In questa Olimpiade voglio sottolineare soprattutto il lavoro dei volontari: ci hanno davvero coccolato e supportato».
Hai potuto incontrare qualche grande campione?
«Sì, in pista è venuta anche Federica Brignone a vedere la gara del bob a due e qualche allenamento. Ci conosciamo già da anni grazie a eventi federali e posso dire che è una persona e un’atleta straordinaria. In altre Olimpiadi ho incontrato campioni come Martin Fourcade, nel biathlon. E poi ricordo momenti belli come le cerimonie di chiusura con atleti italiani straordinari come Arianna Fontana e Federico Pellegrino. Sono tutte persone con cui comunque instauri un piccolo rapporto di conoscenza, ma è sempre bello avere a che fare con dei veri e propri eroi sportivi.»
Al di là delle medaglie ottenute in questa edizione, noti una crescita degli sport invernali italiani?
«Sì, ospitare una manifestazione in casa porta sempre qualcosa in più. Succede spesso che la nazione ospitante faccia risultati importanti, sia per le motivazioni sia per gli investimenti fatti negli anni precedenti. Negli ultimi cinque o sei anni la crescita è stata evidente, sia nella federazione degli sport invernali sia in quella degli sport del ghiaccio e i risultati parlano chiaro. Negli sport invernali gli sponsor sono fondamentali per garantire investimenti sui materiali sia sulla crescita giovanile. E negli ultimi anni si è lavorato molto bene.»
A proposito di investimenti, la pista di Cortina è stata molto discussa per via degli alti costi e dell’impatto ambientale. Avendola calcata in prima persona, pensi che fosse così necessaria?
«Secondo me sì. L’Italia arrivava scottata dall’esperienza della pista di Cesana nel 2006 costruita durante le Olimpiadi di Torino, ma Cortina è una realtà diversa. Qui esiste una tradizione centenaria negli sport del ghiaccio e del budello, come bob, skeleton e slittino. Senza una pista è quasi impossibile far crescere questi sport in Italia. Inoltre, il nostro Paese ha dimostrato di saper organizzare grandi eventi e con una struttura come quella di Cortina si potranno ospitare competizioni internazionali che mancano da tanti anni in Italia.»
La tua carriera è particolare. Prima di essere un bobbista, eri una promessa dell’atletica. Come è avvenuto il passaggio?
«Ho iniziato con il calcio e poi sono passato alla velocità nell’atletica, soprattutto nei 100 metri, riuscendo ad ottenere medaglie nei campionati giovanili e ottimi tempi (record di 10’ 33, ndr). Il passaggio al bob è avvenuto quasi per caso nel 2016. In un periodo in cui non stavo vivendo benissimo l’atletica, un amico di famiglia che aveva contatti nella federazione parlò di me con un allenatore. Mi proposero di provare e da lì è iniziato tutto. All’inizio era solo una curiosità, poi è diventato il mio lavoro e la mia vita».
La prima discesa su un bob a oltre 140 km/h com’è stata?
«Una confusione totale. Sembrava di essere dentro una lavatrice. Non solo la prima volta. Serve un po’ di tempo per adattarsi. Però allo stesso tempo è qualcosa di molto adrenalinico e dif cile da spiegare. Se non fosse stato così affascinante, probabilmente non avrei continuato».
È vero che stai meditando sul ritiro?
«Posso dire che questa è stata la mia ultima Olimpiade. Il mio obiettivo sarebbe quello di lavorare con gli atleti, magari diventare allenatore o comunque formarmi per farlo nel modo più competente possibile. Mi prenderò ancora qualche mese per decidere».
L’INTERVISTA/2
Il mitico Dottor Costa e la loso a dei motori
Al Mercato Coperto con il suo libro dedicato a Marquez «I piloti giocano una partita a scacchi con la morte»
Il dottor Claudio Marcello Costa, gura che ha segnato la storia del motociclismo mondiale con l’invenzione della Clinica Mobile, sarà protagonista al Mercato Coperto di Ravenna (giovedì 12 marzo alle 18.15) durante la presentazione del suo nuovo libro “La profezia” (edizioni del Girasole), dedicato al nove volte campione del mondo Marc Márquez. Considerato da decenni il “medico dei piloti”, l’ora 85enne Dottor Costa ha rivoluzionato la sicurezza nel Motomondiale portando per la prima volta nell’aprile del 1972 un medico rianimatore in ogni curva del circuito di Imola. Una scelta che nel tempo si è rivelata fondamentale per la tutela dei piloti e che ha dato seguito all’invenzione della Clinica Mobile (1977), il servizio medico itinerante che consente interventi immediati in pista durante gli incidenti. Dottore, cosa ha voluto raccontare nel libro?
«È un ritratto di questo pilota molto particolare, che considero uno dei più grandi della storia del motociclismo. Ma è anche lo spunto per raccontare una mia loso a di vita: cerco di dare delle risposte a quelle che sono le domande sull’esistenza. È quindi un libro che unisce sport e loso a».
Questa loso a ha a che fare anche con gli infortuni che Márquez ha affrontato nella sua carriera?
«Nel libro c’è certamente la storia di Márquez, ma anche quelle di altri piloti: da Loris Capirossi a Valentino Rossi, no a Franco Uncini. Sono racconti che parlano di grandi campioni e di grandi uomini. In particolare con Capirossi (che sarà presente al mercato coperto, ndr) è nata un’amicizia fraterna».
A quei livelli quanto è dif cile, anche mentalmente, ripartire dopo cadute e traumi gravi?
«Dentro ogni essere umano esistono risorse molto profonde e preziose, che permettono di risorgere dalle macerie, dalle tempeste e dalle avversità. Forse esistono davvero dei frammenti di un paradiso perduto dentro di noi. Quando queste risorse emergono, un pilota può fare cose incredibili, apparentemente impossibili, e scrivere una storia meravigliosa non solo per la propria carriera ma addirittura un messaggio per tutta l’umanità».
Agostini, Zanardi, Rossi… I piloti l’hanno sempre considerata quasi una gura paterna nel paddock. Come nasceva questo rapporto di ducia?
«Dal fatto che io non mi limitavo a dare prescrizioni. Chiedevo invece ai piloti cosa desideravano. Facevo del loro desiderio la base del mio lavoro».
Come nacque l’idea della Clinica Mobile?
«C’è una credenza dell’antica Grecia secondo cui dalla tragedia nasce il bello. Quando a Monza nel 1973 morirono tra le mie braccia due grandi campioni, ma soprattutto due grandi amici come Renzo Pasolini e Jarno Saarinen, quel dolore e quella tempesta di emozioni generarono un sentimento di pietà, simile a quello rappresentato da Michelangelo nelle sue statue. Da lì nacque l’idea della Clinica Mobile: un luogo dove il pilota potesse essere soccorso immediatamente, dove potesse ancora parlare, comunicare, anche nelle condizioni più dif cili».
Oggi il Motomondiale è abbastanza sicuro o c’è ancora qualcosa da migliorare?
«La sicurezza ha fatto passi da gigante grazie anche alla commissione piloti, di cui hanno fatto parte campioni come Rossi e Capirossi. Sono stati rimossi molti ostacoli che in passato causavano gli incidenti più gravi. Però la sicurezza assoluta non potrà mai esistere anche perché il pericolo principale è una cosa che non si può assolutamente rimuovere: la moto». Come nel caso Simoncelli.
«Esatto, ma non solo. Anche Tomizawa (pilota giapponese morto a Misano nel 2010, ndr). Ormai i più gravi incidenti avvengono per schiacciamento».
I piloti di oggi sono diversi da quelli di una volta, anche dal punto di vista mentale?
«Oggi è cambiato molto. Il pilota è più distante dal pubblico e più concentrato su dinamiche economiche, sponsor, interessi. È diventato anche un’immagine commerciale. Però quando il pilota arriva sulla linea di partenza nulla cambia: abbassa la visiera e parte. Da quel momento in poi gioca una partita a scacchi con la morte. E lì il pilota resta e resterà lo stesso di sempre». (le.fe.)
Lorenzo Bilotti (il secondo da sinistra) alle Olimpiadi di Milano-Cortina
A sinistra Marquez, a destra il Dottor Costa In mano il libro edito dal Girasole
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/ CULTURA
RAVENNA&DINTORNI 12-18 marzo 2026
Dal manouche al modern swing, passando per l’avanguardia: le mille sfumature di Crossroads
Tra il 12 e il 17 marzo in arrivo tre ottimi concerti tra l’Oratorio di Solarolo e l’Auditorium Corelli di Fusignano
Prosegue a pieno ritmo il festival itinerante Crossroads, che torna nel nostro territorio con tre concerti (inizio sempre ore 21). Giovedì 12 marzo all’Oratorio dell’Annunziata di Solarolo ecco infatti il trio Accordi Disaccordi (ossia Alessandro Di Virgilio, chitarra solista, Dario Berlucchi, chitarra ritmica, e Dario Scopesi, contrabbasso), formazione che affonda le sue radici nel manouche, senza farsi imbrigliare dalla lologia radicale. Sabato 14 marzo ci si sposta poi all’Auditorium Corelli di Fusgnano, dove ci attende un duo d’eccezione composto da Ernst Reijseger (violoncello) e Mario Forte (violino). In bilico tra jazz d’avanguardia e musica contemporanea, il violoncellista olandese Reijseger riesce ad avvincere l’ascoltatore con le sinuose linee del suo strumento e con sonorità di arcana bellezza. E così accade anche nel duo con Mario Forte, in cui esplora molte estetiche musicali, dal jazz alla musica barocca, passando per l’avanguardia, l’americana, il minimalismo, la musica classica e contemporanea.
Sempre l’Auditorium Corelli ospiterà quindi, martedì 17 marzo, l’Eleonora Strino Quartet (nella foto), che eseguirà il nuovo album Matilde. La napoletana
TRIBUTO
Alla scoperta di Morricone al Teatro Alighieri
Martedì 17 marzo (ore 21) il Teatro Alighieri ospita Alla scoperta di Morricone vol. 2, con l’Ensemble Symphony Orchestra diretto da Giacomo Loprieno. Il tributo alle musiche del grande compositore italiano si arricchisce di nuove pagine in gran parte meno conosciute ma di grande bellezza.
Eleonora Strino rinfresca il linguaggio chitarristico modern swing, lavorando nemente sulla sua forza espressiva: temi che sono tali senza dubbi di sorta, fraseggi e strutture improvvisative dalla solida architettura, giri armonici e rilievi dinamici per stabilire un contatto emozionale con l’ascoltatore. nsomma, la più solida tradizione della chitarra jazz trova una nuova interprete dalla musicalità innata (nonché sostenuta da solidi studi ai conservatori di Napoli e Amsterdam).
Info: crossroads-it.org
JEFFREY FOUCAULT A PIANGIPANE CON JOHN CONVERTINO E RY CAVANAUGH
Venerdì 13 marzo (ore 21.30) il Teatro Socjale di Piangipane ospita il concerto di Jeffrey Foucault e la sua band, impreziosito dalla presenza degli special guest John Convertino (Calexico) e Ry Cavanaugh (Session America). Con oltre due decenni on the road, Jeffrey Foucault è considerato una delle voci più distintive della folk music americana con un sound raffinato e immediatamente riconoscibile. E ad accompagnarlo in questo tour ecco due ospiti di grande caratura come John Convertino, batterista e fondatore dei Calexico, band di culto della musica indie, e Ry Cavanaugh, membro del collettivo Session America. Un concerto contemporaneo e senza tempo per apprezzare da vicino alcuni dei grandi interpreti del songrwiting americano.
JAZZ/2
Il Mauro Mussoni Quintet al Portoncino
Mercoledì 18 marzo (ore 21) al centro sociale “Il Portoncino” sale sul palco il Mauro Mussoni Quintet, che presenterà l’album Tempo. Il combo è formato dal contrabbasso di Mauro Mussoni, il trombone di Massimo Morganti, sax e flauto di Simone La Maida, il pianoforte di Massimiliano Rocchetta e la batteria di Manuel Giovannetti. Tutte le tracce dell’album insieme scandiscono il passaggio di una giornata. Info: 333-9588835.
MUSICA ITALIANA
ENRICO RUGGERI RIPERCORRE I SUOI SUCCESSI AL SOCJALE CON UN’ORCHESTRA DI 24 ELEMENTI
Domenica 15 marzo (ore 21.30) al Teatro Socjale di Piangipane arriva Enrico Ruggeri, con un concerto speciale insieme a un’orchestra. Autore, cantautore, scrittore, conduttore e instancabile sperimentatore, Enrico Ruggeri è tra i principali protagonisti della scena musicale italiana. In questo concerto la voce e i testi del cantautore si fondono con la maestosità di 24 elementi d’orchestra di archi e fiati, oltre alla tradizionale rock band, sotto la direzione e con gli arrangiamenti originali del Maestro Dino Gnassi, ripercorrendo i suoi più grandi successi (Polvere, Contessa, Il mare d’inverno e molti altri) fino ai brani del suo ultimo album La Caverna di Platone
CLUB/1
Al Bronson Faccianuvola, il cantante Shawn James e il “gioiellino” Constant Smiles
Tripletta di concerti in arrivo al Bronson di Madonna dell’Albero.
A partire da quello (sold out, ma con possibilità di lista d’attesa) di Faccianuvola, che sale sul palco sabato 14 marzo (ore 21.30). Faccianuvola è tra gli artisti e producer più originali della scena italiana contemporanea. Domenica 15 marzo (ore 21) ecco quindi lo statunitense Shawn James, che al Bronson presenta il nuovo album Flew Too Close To The Sun. Inizi da busker nel 2012, il vero successo per James arriva nel 2016, quando il trailer del videogame The Last of Us Part II presenta una cover della sua Through The Valley interpretata da Ellie. Tra i suoi riferimenti cita Tom Waits e cantanti soul come Otis Redding e Sam Cooke. E giovedì 19 marzo (ore 21.30) spazio agli interessantissimi Constant Smiles (nella foto), fondati nel 2009 da Ben Jones e fin dall’inizio il progetto più underground possibile nell’era digitale. Ogni concerto dal vivo era completamente diverso dal precedente, così come le registrazioni autoprodotte pubblicate con frequenza. Hanno tracciato una strada tutta loro, evolvendosi gradualmente da un insieme amorfo di idee altamente concettuali fino al loro debutto con Felte, Moonflowers: un capolavoro sottile di pop ambient nato dall’interno.
CLUB/2
Al Mama’s Paola Sabbatani e il duo Sala-Montanari
Due live caratterizzano il weekend del Mama’s Club. Venerdì 13 marzo (ore 21.30) sul palco sale Paola Sabbatani con Libertà e malinconia, un concerto di musica d’autore, in cui storie di vita personale si intrecciano all’impegno politico e sociale, per tratteggiare figure di donne tra forza e fragilità. Sabato 14 marzo (ore 21.30) ecco poi il duo Rusò Sala (voce, chitarra) e Ciro Montanari (tabla, percussioni), con il quale la cantante catalana presenta un repertorio di canzoni che spazia dal folklore della penisola iberica alla tradizione sefardita spagnola. Con testi anche in italiano e alcune composizioni originali, mostrerà le sfaccettature del suo percorso artistico.
CLUB/3
Si va dal nu-jazz alla laptop music al Clan Destino di Faenza
Giorni intensi al Clan Destino di Faenza, con tre concerti in arrivo. Giovedì 12 marzo (ore 22) c’è la poliedrica compositrice e bassista inglese di origini italiane Ruth Goller, personaggio atipico della nuova scena jazz d’oltremanica, cui seguono, domenica 15 marzo (ore 17), Carolina Martines (laptop, oggetti) e Giovanni Lami (sintetizzatore, nastri). Giovedì 19 marzo (ore 22) arriva quindi Orange Car Crash, progetto solista di Andrea Davì, già batterista per Mamuthones, Lorelle Meets The Obsolete, Lay Llamas e cofondatore del collettivo musicale The Beautiful Bunker. Il sound spazia da reminiscenze jazz e rimanda alla psichedelia americana e al songwriting europeo. Ascolteremo synth acidi con inflessioni caraibiche, marimba, no-wave, elettronica. Info: facebook.com/clandestinofaenza
FOLK
RAVENNA FESTIVAL
ornano i on erti reen di Roma na in iore
Al via le prevendite per i nove appuntamenti di maggio. Tra gli artisti Motta, Niccolò Fabi, Eugenio Finardi e Irene Grandi
Torna da maggio “Romagna in Fiore”, la rassegna green del Ravenna Festival, con nove appuntamenti diffusi in altrettanti comuni di Romagna. Tra le novità di questa terza edizione, nuovi palchi a cielo aperto nelle cornici naturali di Fontanelice, Cotignola, Santa So a, Bertinoro e Brisighella, mentre vengono riconfermate le location di Modigliana, Faenza, Forlì e Ravenna, alla Torraccia. I nomi più attesi spaziano dal pop di Irene Grandi (17 maggio) al cantautorato di Motta (9 maggio), Niccolò Fabi (23 maggio) ed Eugenio Finardi (16 maggio), per arrivare al combat folk della Bandabardò (2 maggio), alle sonorità dialettali di Davide Ambrogio (1° maggio), e ancora la taranta del Canzoniere Grecanico Salentino (3 maggio), il sax di Enzo Avitabile (10 maggio), e il sound brasiliano di Zé Ibarra (24 maggio).
«Questa rassegna è caratterizzata da una for-
MUSICA CLASSICA/1
te dimensione ambientale e sociale – commenta
Franco Masotti, curatore di Romagna in ore –anche quest’anno abbiamo selezionato artisti consapevoli, che aderiscono con entusiasmo al progetto e con cui crediamo di condividere un idem sentire».
Come da tradizione infatti, gli appuntamenti saranno pomeridiani (distribuiti nei quattro
Il pianista fuoriclasse Arkadij Volodos’ all’Alighieri con Schubert e
Chopin
Mercoledì 18 marzo il musicita russo arriva in città nell’ambito della rassegna “Ravenna Musica”
Data da circoletto rosso, quella di mercoledì 18 marzo, quando al Teatro Alighieri (ore 21) arriva, nell’ambito della stagione “Ravenna Musica”, il russo Arkadij Volodos’, uno dei massimi pianisti del nostro tempo. Nato a San Pietroburgo nel 1972, Volodos ha tutto – immaginazione, passione e una tecnica fenomenale – per realizzare le sue idee al pianoforte. Dopo il suo debutto a New York nel 1996, si è esibito in tutto il mondo e con le più importanti orchestre,, collaborando con direttori di altissimo pro lo tra cui Myung-Whun Chung, Lorin Maazel, Valery Gergiev, Zubin Mehta, Seiji Ozawa, Paavo Järvi, Riccardo Chailly. Ciascuna delle due parti del programma è dedicata a uno dei compositori maggiormente amati dal pianista. Nella prima parte Franz Schubert con la sua Sonata in Sol maggiore D. 894 op. 78. La seconda parte Fryderyk
MUSICA CLASSICA/3
Chopin, con una scelta di composizioni che comprende tre Mazurke op. 33 n. 4, op. 41 n. 2, op. 63 n. 2, il Preludio op. 45 e la Sonata n. 2 in si bemolle minore op. 35 di cui fa parte la celebre Marcia Funebre. Il concerto viene presentato sabato 14 marzo (ore 16.30) agli Antichi Chiostri Francescani.
Gli Strumentisti della Scala di Milano e la Ymeo all’Alighieri
ne settimana di maggio), i luoghi di spettacolo saranno raggiungibili solo a piedi o in bicicletta e i concerti si svolgeranno senza palchi ingombranti o luci arti ciali e, quando possibile, sarà utilizzata l’energia di accumulatori. Con l’idea di mantenere la musica accessibile per tutti, i biglietti avranno un prezzo sso simbolico di 5 euro, e sono già disponibili alla Biglietteria del
MUSICA CLASSICA/2
Raniero
Teatro Alighieri oppure online. Disponibile anche un carnet sostenitore per i nove concerti (50 euro) che include la t-shirt dell’edizione 2026. «Ricordiamo tutti la nascita di Ravenna in Fiore nel 2024, come risposta all’alluvione –commenta Gessica Allegni, assessora regionale alla Cultura, Parchi e Forestazione -. Questa piccola rassegna nata nel solco delle immagini di quei ragazzi che cantavano “Romagna Mia” armati di badile e sporchi di fango è diventata in poco tempo uno degli appuntamenti più attesi sul territorio, diventando una proposta non solo culturale, ma sociale, identitaria e green, non solo per la sua natura a basso impatto, ma per come riesce a sensibilizzare il pubblico alla sostenibilità offrendo una nuova forma di fruizione dello spettacolo».
Il programma completo su Ravennaedintorni.it e Ravennafestival.org
AL MIC DI FAENZA LE “IMPOSSIBILI” VARIAZIONI GOLDBERG SUONATE DA ROBERTO LOREGGIAN
Domenica 15 marzo il museo manfredo sarà teatro dell’esecuzione al clavicembalo del capolavoro di Bach
Domenica 15 marzo (ore 15.30), per l’ultimo dei Pomeriggi musicali al MIC nell’ambito della XIV stagione di ERF&TeatroMasiniMusica, al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza arriva un grandissimo virtuoso, il clavicembalista Roberto Loreggian, che si esibisce con le celeberrime (e dif cilissime da eseguire) Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach. Le Variazioni Goldberg rappresentano uno dei capolavori più straordinari e affascinanti del repertorio barocco, un’opera che ha attraversato i secoli rimanendo al centro del dibattito musicale per la sua complessità tecnica, profondità espressiva e perfezione formale. In questo concerto, l’opera viene presentata nella sua originaria veste sonora, eseguita sul clavicembalo, lo strumento per cui Bach compose questa pagina monumentale, e non sul pianoforte, come spesso accade. A eseguire quella che è considerata una delle partiture tecnicamente più complesse composte da Bach, Roberto Loreggian, uno dei massimi clavicembalisti del panorama internazionale che dopo aver conseguito, col massimo dei voti, il diploma in organo e in clavicembalo, si è perfezionato al Conservatorio dell’Aja sotto la guida di Ton Koopman.
Giovedì 12 marzo (ore 21) al Teatro Alighieri l’accoppiata Strumentisti della Scala di Milano e Young Musicians European Orchestra eseguirà brani di Schubert e Mozart.
L’Orchestra La Corelli e il coro delle voci bianche del Comunale di Bologna alla Pieve di Thò
Domenica 15 marzo (ore 11) alla Pieve di Thò di Brisighella l’orchestra La Corelli diretta da Jacopo Rivani e il coro di voci bianche del Teatro Comunale di Bologna diretto da Alhambra Superchi eseguono la Missa Brevis di Léo Delibes, celebre operista francese e figura centrale nella nascita del balletto moderno.
IL CONCORSO
Al Masini di Faenza si s dano le giovani ugole nel Pavone d’Oro
Da giovedì 12 a sabato 14 marzo (ore 20.15) al Teatro Masini di Faenza ci sarà la semifinale del concorso canoro Pavone d’Oro, riservato alle giovani ugole. Sul palco più di 260 bambini e ragazzi.
Castel
(in una foto della passata edizione) tornerà a ospitare “Romagna in Fiore” il 9 maggio con il concerto del cantautore Motta
di Maria Vittoria Fariselli
LIRICA
L’italiana in Algeri, tutta la brillantezza di Rossini
L’opera del compositore pesarese in cartellone il 13 e 15 marzo all’Alighieri per la regia di Fabio Cherstich
Venerdì 13 (ore 20) e domenica 15 marzo (ore 15.30) la stagione d’opera e danza 2025/26 del Teatro Alighieri prosegue con L’italiana in Algeri, in cui un giovanissimo Gioachino Rossini già sperimentava, su libretto di Angelo Anelli, quella “follia organizzata” che nelle sue partiture unisce ritmi vorticosi, brillantezza vocale e invenzione teatrale. In questa nuova produzione, con la regia di Fabio Cherstich, a vestire i panni di Isabella è Laura Verrecchia, mentre Mustafà ed Elvira sono interpretati da Giorgio Caoduro e Gloria Tronel. Barbara Skora, Giuseppe De Luca e Ruzil Gatin sono rispettivamente Zulma, Haly e Lindoro; Vincenzo Taormina è Taddeo. Accanto all’Orchestra dell’EmiliaRomagna Arturo Toscanini diretta da Alessandro Cadario, il Coro Claudio Merulo di Reggio Emilia guidato da Martino Faggiani.
«L’ambientazione contemporanea non cerca il realismo, ma un terreno instabile su cui far precipitare l’azione –spiega il regista Fabio Cherstich –. La villa incompiuta diventa un contenitore anarchico di oggetti eterogenei: materiali da cantiere convivono con arredi domestici, sedie da uf cio diventano troni, carriole si trasformano in mezzi di trasporto o piedistalli cerimoniali. È uno spazio che i personaggi abitano con assoluta naturalezza, come
se fosse sempre stato così. Ed è proprio questo scarto tra il caos che lo spettatore osserva e la disinvoltura con cui i personaggi lo attraversano a produrre la comicità.»
E giovedì 12 marzo (ore 18) Palazzo Rasponi dalle Teste ospita il nuovo appuntamento di Prima dell’opera, il percorso di incontri a ingresso libero dedicati ai titoli in cartellone; in questo caso la ri essione è a cura di Gregorio Moppi, critico musicale di Repubblica e docente di Storia della musica al Conservatorio di Parma.
Info: teatroalighieri.org
TEATRO CONTEMPORANEO
AL RASI LA DISASTROSA SITUAZIONE DEL MONDO DEL LAVORO IN “BIDIBIBODIBIBOO” DI FRANCESCO ALBERICI
Mercoledì 18 marzo (ore 21) La Stagione dei Teatri prosegue al Rasi con Bidibibodibiboo, di e con Francesco Alberici e prodotto da Scarti. Alberici (Premio Ubu 2021 come miglior attore/ performer under 35 e protagonista della serie web Educazione cinica) traccia un ritratto al vetriolo della disastrosa situazione in cui versa il mondo del lavoro. Bidibibodibiboo, testo finalista al 56° Premio Riccione per il Teatro, racconta le traversie di un giovane impiegato: assunto a tempo indeterminato da una grande azienda, e forse preso di mira da un superiore, il ragazzo precipita lentamente in una spirale persecutoria che trasforma in un incubo le ore trascorse sul posto di lavoro. La giuria del Premio Riccione ha sottolineato come “l’autore racconti, con asciutta verosimiglianza ed efficacia, la caduta agli inferi aziendali del protagonista: attacchi, vergogna, licenziamento, omissione, liberazione”. Il risultato è la rappresentazione ironica e dissacrante di una generazione alle prese con un mondo del lavoro drammaticamente spietato. Info: ravennateatro.com.
ENRICO
GUARNERI SI CONFRONTA
CON
PIRANDELLO AL COMUNALE DI CERVIA
Mercoledì 18 marzo (ore 18) la compagnia incontra il pubblico nel ridotto. Info: accademiaperduta.it. PROSA
PERFORMANCE
Martedì 17 e mercoledì 18 marzo (ore 21) al Teatro Comunale Walter Chiari di Cervia ci sarà Enrico Guarneri, protagonista insieme a Nadia De Luca de Il berretto a sonagli di Luigi Pirandello. La regia è firmata da Guglielmo Ferro e i due protagonisti saranno affiancati da Maria Rita Sgarlato, Roberto D’Alessandro, Emanuela Muni, Liborio Natali, Elisa Franco, Barbara Gutkowski. Pirandello, attraverso il protagonista Ciampa e le sue teorie, riflette sulla natura umana, il concetto di identità e la crisi tra l’essere autentico e l’apparenza pubblica. Questo rimanda a tematiche filosofiche profondamente siciliane, ma anche universali.
La coreografa Gloria Dorliguzzo porta al Rasi la sua indagine sui “Butchers” e sul taglio della carne
Doppio appuntamento al Teatro Rasi con la performer e coreografa Gloria Dorliguzzo, che venerdì 13 marzo (ore 21) proporrà Butchers Capsule e sabato 14 (ore 21), in anteprima nazionale, Butchers. Il primo lavoro – in collaborazione con Lucia Amara – si svolge su due piani contemporanei, l’uno quello della parola, l’altro quello del gesto. Il pubblico viene accolto attorno a un tavolo e come in un’assemblea pubblica ascolta un discorso attorno al sacrificio e al taglio rituale della carne nell’antichità in relazione al taglio ritmico e alla metrica della poesia e alle implicazioni politiche della distribuzione della carne soprattutto nel pensiero democratico greco. Ispirato alla danza popolare greca Hasapikos – danza dei macellai – il progetto coreografico Butchers ne indaga l’origine fantasmagorica e vuole riscoprire i passi di una possibile sequenza ritmica del taglio della carne. Nulla è cruento o realistico. I performer abitano lo spazio come richiamati da un istinto che li riconduce al rito. Si tratta di riportare in vita il gesto nella sua intenzione originaria, come a riattivare un’archeologia dimenticata. Info: ravennateatro.com.
COMICO
Tutto esaurito al Bronson per Angelo Amaro
È già sold out (ma ci si può mettere in lista d’attesa) lo spettacolo Sempre peggio, che lo stand up comedian Angelo Amaro porta in scena al Bronson di Madonna dell’Albero venerdì 13 marzo (ore 21.30). Cosa succede quando dopo anni di fallimenti e smarrimento si trova una strada? Si continua a fallire, ma con più precisione. Comico torinese che ha all’attivo spettacoli con Giorgio Montanini, Daniele Tinti ed Edoardo Ferrario, Angelo Amaro dal 2023 è tra i comici fissi della serata “Be Comedy Ita” allo storico Zelig di Milano. Info: bronsonproduzioni.com.
Gianluca Impastato chiude “Una Massa di risate”
Venerdì 13 marzo (ore 21) la rassegna Una Massa di risate si chiude alla sala del Carmine di Massa Lombarda con lo spettacolo Sogno o son single di Gianluca Impastato. Sogno o son single è l’ultima fatica di Impastato, che porta sul palco un pezzo complicato della sua vita di uomo, una questione che lo attanaglia da tutta la sua esistenza e che non riesce ancora a risolvere: meglio soli o mal accompagnati? Seratona a casa Impastato. La fidanzata come tutti i week end ha chiesto a Gianluca di vedersi per un cinemino e un sushi. No. Stasera non se ne parla, c’è la finale degli europei con l’Italia. Gianluca ha già convocato tutti: Paolo, Luca, Fabio Valerio, il Pojana, lo Smilzo, Puffo e l’inopportuno Giansandrone. Peccato che, tra impegni familiari, fidanzate gelose e imprevisti dell’ultimo minuto, uno dopo l’altro daranno tutti buca. Biglietti su ciaotickets.
INAUGURAZIONE
Malagola apre gli Archivi Sonori, patrimonio multimediale della ricerca vocale
In mostra gli estratti audiovisivi degli artisti che hanno fatto da docenti per i corsi del centro
Sabato 14 (dalle 15.30 alle 19) e domenica 15 marzo (dalle 10 alle 18) Malagola – il centro di ricerca vocale e sonora fondato e diretto da Ermanna Montanari e Enrico Pitozzi – inaugura gli Archivi Sonori, un prezioso patrimonio multimediale che documenta alcune fra le migliori esperienze di artisti performativi nazionali e internazionali nel campo della ricerca vocale e sonora. In mostra, per due giorni, tra ambienti immersivi e ascolti in cuf a, gli estratti audiovisivi dagli archivi degli artisti che, dalla sua fondazione a oggi, hanno fatto da docenti per i corsi di alta formazione del centro: compositori e compositrici, attori e attrici, coreogra e coreografe, sperimentatori e sperimentatrici che lavorano sulla voce e sul suono in scena. Si va da Alvin Curran a Ermanna Montanari, da Mariangela Gualtieri a Luigi Ceccarelli e Roberto Latini, da Scott Gibbons a Demetrio Stratos, no a, tra gli altri, Chiara Guidi, Moni Ovadia, Sandro Lombardi, Masque Teatro, Sonia Bergamasco, Claron McFadden, Andrea Veneri, Daniele Roccato, Francesca Proia e Kassel Jaeger (François J. Bonnet). In particolare, l’esposizione sarà strutturata in quattro ambienti differenti, al piano terra di Palazzo Malagola, che restituiscono altrettante modalità di fruizione, accomunate da una dimensione al tempo stesso intima e collettiva, ossia due sale dotate di schermi touch e cuf e per ascolti e visioni, ravvicinate e individuali, di materiali audio e video; una sala per ascolti immersivi, in cui sarà possibile fare esperienza di contributi sonori nati per la spazializzazione a 360° o di proposte di spazializzazione di materiali nati per la stereofonia; una sala cinema, con l’opportunità di visionare riprese
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video di interi lavori teatrali o, comunque, materiali dalla durata più lunga.
L’apertura degli Archivi Sonori rappresenta un ulteriore movimento di sviluppo di quella idea di trasmissione che fonda Malagola, nella direzione di essere sempre di più un punto di riferimento per cittadini, studiosi, ricercatori e artisti, cui viene proposta una via maestra all’ascolto.
L’inaugurazione sarà preceduta, nella mattina del 14 marzo, da una tavola rotonda alla Biblioteca Classense, partner del progetto. Con Marco Sciotto dialogheranno la scrittrice, drammaturga e docente Renata Molinari, il critico teatrale Antonio Audino, il giornalista Luca Valtorta e il compositore Francesco Giomi. Dopo l’inaugurazione, gli Archivi Sonori saranno fruibili a ingresso gratuito e in modo permanente ogni venerdì e il primo sabato di ogni mese dalle 10 alle 18.
Info: ravennateatro.com
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Questa bella gattona ha 16 anni ben portati, deve solo prendere una piccola pastiglia per la tiroide al giorno. È sterilizzata, vaccinata, molto tranquilla e abituata in casa. Se nel vostro cuore c’ è posto per questi occhioni dolci , contattate il 333 207 0079
TEATRO/1
LE “STORIE DI RAVENNA” RACCONTANO DI COME QUI NON SI ARRIVI PER CASO
Lunedì 16 marzo al Rasi studiosi ed esperti tracciano il ritratto di una città “fuori rotta”
Lunedì 16 marzo (ore 18) la serie Storie di Ravenna prosegue al Teatro Rasi con A Ravenna non si arriva per caso. Storie di viaggiatori in una città fuori rotta, insieme a Verdiana Baioni (guida turistica), Paolo Cavassini (studioso), Giovanni Gardini (iconografo e direttore del Museo Diocesano Faenza-Modigliana), Alex Giuzio (giornalista e autore) e Fiammetta Sabba (professoressa di bibliogra a e biblioteconomia Università di Bologna). Da secoli chi arriva a Ravenna ci arriva per scelta, deviando dalle rotte più battute per inseguire mosaici, memorie di Dante, curiosità personali. Dai taccuini dei viaggiatori del Grand Tour ai diari di studiosi e turisti di oggi, la città appare come una meta laterale ma capace di lasciare tracce profonde in chi la incontra. Ne nasce il ritratto di una Ravenna fuori rotta, che non si attraversa per caso e che continua, silenziosa, a farsi cercare.
La musica dal vivo è di Jacopo Baioni, le etture di Camilla Berardi e la regia di Alessandro Renda. Info: ravennateatro.com.
TEATRO/2
Ultima replica per la Cassandra di Gemma Hanson Carbone
Giovedì 12 marzo (ore 21) al Teatro Rasi va in scena l’ultima replica de Il vangelo di Cassandra. Annunciazione di una genesi, scritto da Dimitris Dimitriadis, di e con Gemma Hansson Carbone. Nel testo del drammaturgo contemporaneo greco Dimitris Dimitriadis, la figura mitologica di Cassandra diventa voce e corpo di un presente radicalmente nuovo.
COTIGNOLA 12-13-14-15
MARZO 2026
STAND GASTRONOMICO
Piazza Mazzini
Giovedi, venerdi e sabato dalle ore 19
Domenica ore 12 e ore 18
TUTTI
I GIORNI ANCHE DA ASPORTO
Foto di Enrico Fedrigoli
12-18
l diario di nnie rnau dall i ermer ato un ia io so iale e sentimentale
Lo spettacolo in scena a Russi il 12 marzo è tratto da un lavoro dell’autrice premio Nobel nel 2022
Le luci sono quelle di un ipermercato a Natale e quell’amore mio è l’appellativo che la madre rivolge al glio all’ingresso. Il libro di Annie Ernaux da cui è tratto l’omonimo spettacolo Guarda le luci, amore mio – diretto da Michela Cescon con Valeria Solarino e Silvia Gallerano (nella foto), prodotto dal teatro Stabile di Torino e in scena al Comunale di Russi giovedì 12 marzo (ore 20.45) – ha la profondità di un saggio di sociologia, ma la prosa di una scrittrice che ha vinto il nobel per la letteratura del 2022. Di fatto è un diario lungo circa un anno di tutte le visite che la scrittrice compie in più ipermercati tra la ne del 2012 e il 2013, un lasso di tempo che le permette di raccontarci il mutare delle stagioni e delle ricorrenze sulla base delle merci esposte o delle luminarie. Poco più di settanta pagine che riempiono di senso e signi cato quella che è ormai da decenni un’esperienza comune di gran parte di noi. Anche se magari non ci piacciono e cerchiamo di evitarli, tutti li conosciamo, ci siamo stati dentro, sappiamo come funzionano, ma forse non ci siamo mai abbastanza soffermati a vedere l’umanità che li attraversa, cosa rappresentano, che ruolo sociale e di comunità abbiano assunto nelle nostre società. «In nessun altro spazio – scrive Ernaux – pubblico o privato che sia, agiscono e convivono individui tanto differenti per età, reddito, cultura, origine geogra ca ed etnica, stile di abbigliamento. In nessun altro spazio chiuso ci si può trovare decine di volte l’anno in presenza dei propri simili, con l’opportunità di farsi un’idea sul modo di vivere e di essere degli altri». Quello a cui ci invita la scrittrice francese è dunque un viaggio che la vede andare soprattutto in un Auchan di periferia e osservare le merci e le persone, farsi domande su se stessa e gli altri, sulla propria scrittura. La vediamo per esempio chiedersi se debba speci care che la donna che ha osservato è nera e quando decide di farlo ci racconta che questo signi ca non negarla. Il nonluogo per eccellenza di Augé diventa nella mani di Ernaux un posto che pullula di vite, di fugaci incontri, di dinamiche che
raccontano anche il mondo fuori. Il ruolo delle donne, innanzitutto, depositarie della cucina e quindi dei rifornimenti, ma anche chi lavora, la gerarchia e l’orgoglio di chi da unidici anni gestisce il bancone del pesce, i giovani che passeggiano tra le corsie, i bambini davanti ai giocattoli, le donne con il velo. Ma dentro c’è anche il mondo del supermercato che insegue il pro tto: le offerte speciali, le casse automatiche che fanno gradualmente sparire le cassiere, le montagne dei giocattoli che passato il Natale sembrano perdere il proprio valore. C’è una profonda ri essione sul desiderio, l’appagamento, il bisogno di incontrare gli altri, l’accoglienza che in inverno un luogo caldo e illuminato può riservare. C’è una profonda umanità in Erneaux, che condanna lo sguardo snob di chi questi luoghi non li conosce o non li frequenta, ma c’è anche una lucida lettura politica, economica e sociale di un fenomeno che peraltro sta già cambiando pelle, con l’avvento dell’e-commerce. Ma il testo di certo non risente del tempo passato. In Italia è uscito nel 2022, ma in Francia fu pubblicato nel 2014 (in una collana dal titolo “Raconter la vie” delle Éditions du Seuil) ed è ancora attualissimo, forse tra qualche anno, nemmeno troppi, avrà invece il valore di un documento storico. La traduzione del testo è come sempre di Lorenzo Flabbi, che ha collaborato anche nella scrittura dell’opera teatrale e che è il fondatore dell’editore L’Orma che ha meritoriamente pubblicato tutte le opere di una grande e indiscussa scrittrice. Annie Ernaux nei suoi libri ha raccontato, con la sua prosa asciutta e precisa ed eppure carica di umanità, il secondo Novecento con tutti i suoi cambiamenti epocali mettendo la propria esperienza di vita al centro della sua opera, un po’ come fa in questo diario nato su commissione e che resta di certo un’opera minore della sua produzione rispetto a capolavori come L’evento (2000) o lo straordinario Gli anni (2008), ma non per questo è trascurabile, come ci dimostra del resto la scelta di chi ha deciso di portarlo in scena.
Fino a giugno è visibile al Teatro Rasi la mostra Alberi, un percorso tra fotografia e natura con 27 immagini di nove autori e autrici romagnoli – nato nell’ambito del progetto di sostenibilità Theatre Green Book – pensato per restituire uno sguardo sul rapporto tra fotografia e paesaggio. Il progetto coinvolge Guido Guidi (nella foto), Cesare Fabbri, Alessandra Dragoni, Marcello Galvani, Giovanni Zaffagnini, Francesca Gardini, Cesare Ballardini, Francesco Raffaelli e Nicola Baldazzi, ognuno presente con tre fotografie. Orari: lun-ven 10-13 e 15-18 e nelle serate di spettacolo. MOSTRE/1
INCONTRI LETTERARI/1
MOSTRE/2
Gli animali di Bergamini al Museo San Rocco di Fusignano
Sabato 14 marzo (ore 18) si inaugura al museo civico San Rocco di Fusignano la mostra L’asinello e gli altri, il mondo animale di Luigi Annibale Bergamini. Bergamini (1921-1992) è stato un pittore la cui vicenda umana e artistica si intreccia con il territorio romagnolo. Dopo quasi trent’anni trascorsi all’interno della struttura manicomiale di Imola, nel 1975 Bergamini fu trasferito grazie a un progetto sperimentale che anticipò la celebre legge Basaglia, approdando nella comunità aperta “la Celletta”, nei pressi di Fusignano. Fu proprio in quella nuova dimensione di libertà che l’artista visse una stagione creativa straordinaria. Orari: sab 15-18, dom e festivi 1012 e 15-18. Gratuito.
Alla libreria Liberamente è ospite Riccardo Landini
Giovedì 12 marzo (ore 18) alla libreria Liberamente si terrà un incontro con Riccardo Landini e il suo romanzo Di buio, d’oscurità e d’altri assassini (Clown Bianco Edizioni). Con l’autore dialogherà Nevio Galeati (vedi recensione a pagina 21).
Flavio Caroli al Mar con il volume su Sofonisba Anguissola
Venerdì 13 marzo (ore 18) il Mar ospita un incontro con Flavio Caroli e il suo libro Come in uno specchio (Mondadori), che prende avvio da un ritrovamento immaginato come reale: un diario segreto scoperto nel luogo di sepoltura di Sofonisba Anguissola, nella chiesa di San Giorgio dei Genovesi a Palermo, a quattrocento anni dalla sua morte. Attraverso questa suggestione narrativa, Caroli ricostruisce la vita e l’intimità di una delle più importanti pittrici del Rinascimento.
I libri per sopravvivere all’amore di Ester Viola al Saretina
Martedì 16 marzo (ore 18) la rassegna Aperitivo con l’autore del bagno Saretina di Cervia ospita Ester Viola con il suo Voltare pagina. Dieci libri per sopravvivere all’amore (Einaudi). C’è una storia giusta per ogni struggimento del cuore, il romanzo perfetto per voltare pagina: é così che la penna sulfurea di Ester Viola diventa un balsamo per lenire le ferite. Info: 338-3292000.
Gaja Cenciarelli presenta il suo nuovo romanzo alla Longo
Mercoledì 18 marzo alle ore 18.45 Gaja Cenciarelli presenta il suo nuovo romanzo Il rivoluzionario e la maestra (Marsilio Editori) alla Libreria Dante di Longo, in dialogo con Alberta e Angela Longo. Cenciarelli ci porta nella rivoluzione della sua vita e in quella di Adolfo Wasem, per testimoniare come la rivoluzione è sempre possibile.
INCONTRI LETTERARI/2
AL CAFFÉ LETTERARIO DI LUGO MUJCIC
C M C -C M D C
Tre incontri sono in arrivo al Caffè Letterario di Lugo, tutti all’hotel Ala d’Oro e con inizio alle 21. Venerdì 13 marzo c’è la fotografa Silvia Camporesi (nella foto), che presenta Una foto è una foto è una foto (Einaudi), che illustra come oggi ogni individuo partecipa attivamente alla costruzione della cultura visuale contemporanea, disseminando immagini in un flusso digitale incessante, ubiquo, vertiginoso. Lunedì 16 ecco poi Elvira Mujcic, che in La stagione che non c’era (Guanda) torna nella Jugoslavia del 1990. Mercoledì 18 marzo arrivano infine Maura Gancitano e Andrea Colamedici – fodantori di Tlon – con Botanica della meraviglia (HarperCollins), un’indagine sullo spirito umano che ci aiuterà a scoprire le pratiche di resistenza culturale.
LA COLLETTIVA FOTOGRAFICA “ALBERI” AL RASI
CULTURA /
CONTROCINEMA
Antonio Albanese torna con un film godibile e ben equilibrato
di Albert Bucci
Antonio Albanese è un attore e regista che ho sempre gradito, e quindi ho visto con piacere il suo ultimo film Lavoreremo da grandi . Questa sua ultima opera riprende le turbolenze esistenziali del Nord italiano secondo una comicità mai volgare e sempre sul filo del dolceamaro. Umberto (Antonio Albanese) ha una meravigliosa villa sulle sponde del Lago d’Orta in Piemonte, anche se è tutto pignorato: compositore di musica contemporanea tanto fallito quanto ancora convinto di essere un vero artista, ha dilapidato nel tempo il patrimonio di famiglia, e ha due matrimoni falliti alle spalle con due figli Toni e Giulia.
I suoi amici più stretti sono l’idraulico Beppe (Giuseppe Battiston), timido spiantato che vive ancora con la madre e pare non essersi mai fidanzato in tutta la vita; e Gigi, disoccupato cronico che ha sempre vissuto al di sopra delle sue possibilità campando sulle spalle della famiglia, e ora è senza denaro perché l’anziana zia, morendo, non gli ha lasciato nulla in eredità. Tutti e tre sono andati a prendere Toni, il figlio di Umberto, truffatore di provincia appena scarcerato in attesa del processo. E tutti vanno a festeggiare l’uscita di Toni nell’unica osteria del paese: la più scombinata delle compagnie nello splendore del lago.
Bevono tanto, rincasano in auto, ma sulla strada buia hanno un incidente, sembrano aver colpito qualcosa… ma spaventati non hanno il coraggio di fermarsi. Arrivati alla villa di Umberto, dopo mille esami di coscienza e altrettante indecisioni, decidono di tornare a piedi sul luogo dell’incidente. Dalla strada in basso, verso le rive del lago, vedono una sgargiante bicicletta a loro ben nota: è la bici di Mathias, un uomo gentile ma sciocco e balordo, considerato lo “scemo del villaggio”. Ma di Mathias nessuna traccia: lo cercano ovunque, tra gli alberi, lungo la strada, a casa, ma nulla. La paura di averlo ucciso manda in tilt l’equilibrio precario dei quattro uomini, che nell’arco della notte ne vivranno di tutti i colori… Lavoreremo da grandi è una commedia gradevole e ben equilibrata, che ha come riferimento I Vitelloni di Fellini nel mostrare esistenze sconclusionate e borderline. Tutto accade in una notte e in un luogo, ripercorrendo le fila di mesti rimpianti e finte speranze, con toni che mescolano il grottesco delle situazioni e il lirismo dell’ambiente dato dal lago. Forse questa epopea da Don Chisciotte non scava in profondità nei personaggi come vorremmo, non riesce a essere un film abbastanza cattivo per scatenare una comicità più dirompente e meno educata, ma rimane comunque un buon film godibile.
FIORI MUSICALI
Cosa fare quando la musica comincia a parlare un’altra lingua
di Enrico Gramigna *
Avete mai provato a parlare con un adolescente di oggi di musica o avete provato ad ascoltare qualcosa insieme? Molto spesso vi dirà che ha visto il video del tal pezzo o del tal altro, probabilmente ha sentito qualche brano in qualche reel su qualche social o magari ha avuto un contatto musicale grazie a qualche piattaforma (Spotify, Deezer o Apple Music). La maggior parte di ciò che è musica, per i ragazzi d’oggi, passa attraverso le immagini. Siamo davanti al fatto compiuto che l’arte musicale sia diventata un’arte visuale, oltre a essere già diventata un’altra letteraria già a partire dagli anni ’70 del secolo scorso. Il problema, infatti, è proprio questo: negli ultimi cinquant’anni la musica di consumo ha perso gran parte della sostanza musicale (con le dovute eccezioni, va da sé) per riversare il suo contenuto sul testo, in prima battuta, e sull’impatto visuale, già da diversi anni. Cosa comporta questo approccio differente è presto detto, la musica si è trasformata in un’arte incapace di parlare con il suo linguaggio speci co, ma si vede obbligata a utilizzare quello delle altre arti. Ciò si ripercuote anche sul distacco che si crea con la musica colta. Questa, infatti, viene percepita dai giovani (e anche da diversi “quasi” giovani) una inutile fatica, costituita da suoni senza senso, senza parole che diano senso al testo musicale. Senza, quindi, un’accessibilità emotiva. Il punto è proprio questo, la facilitazione continua che viene inconsciamente perseguita di generazione in generazione conduce a questa refrattarietà percettiva che rifugge lo sforzo cognitivo a favore della velocità emozionale letterario-visuale. L’allarme è suonato da tempo e ci indica che il patrimonio musicale degli ultimi due millenni comincia non a parlare la lingua odierna, cosa evidente, ma diventa a poco a poco un’eredità impossibile da decifrare, un retaggio obsoleto del quale non si può apprezzare il valore. Non è tardi, però, per stimolare l’approfondimento dell’arte dei suoni, non solo tramite l’analisi videotestuale, ma anche del materiale musicale, cominciando ad af nare l’ascolto come mezzo principe dell’interpretazione sonora. Ciò potrebbe dare modo a chiunque di godere appieno della cultura musicale di cui l’Italia si cinge la testa solo verbalmente anche perché è evidente che quando un’arte smette di parlare la propria lingua perde inevitabilmente parte della propria verità!
* musicista e musicologo
La Roma oscura di Landini
Scrittore metà romagnolo e metà emiliano, Riccardo Landini ama i personaggi seriali. E li sa gestire con equilibrio tanto che, dal 2009 a oggi, ne ha creati tre. Tutti con caratteristiche particolari, diverse e curiose: Brenno Sandrelli è perito investigativo di un’assicurazione, che diventa detective privato molto hard boiled: quattro episodi; Astore Rossi è un restauratore che si muove fra Bologna e l’Appennino cercando di evitare i guai, senza riuscirci: altri quattro titoli. In ne c’è Giandomenico “Nico” Battaglia, poliziotto alle prese anche con affari di ma a, con il proprio antagonista, Giano Gozzi detto Buio. È in libreria da qualche mese il terzo capitolo di questa nuova saga, Di buio, d’oscurità e d’altri assassini (Clown Bianco Edizioni), che sposta l’azione nella capitale dopo un generico nord Italia del primo, e dalle Marche del secondo. L’oscurità del titolo traspira da ogni pagina: in una Roma senza sole e tutt’altro che turistica, si muovono un vendicatore incappucciato, un assassino che colpisce prostitute africane, poliziotti simili a quello di L.A. Con dential del grande Ellroy. A complicare la situazione, in un convento si torna a parlare di un tesoro segreto; e quelle mura non hanno un unico segreto...
Fra possibili buoni e strani cattivi, mentre Nico Battaglia “diventa” Innocenzo Guerrra, spicca Martina, poliziotta affascinante, anche se non bellissima, e che rispetta no in fondo la legge. Molto il personaggio di Roman, adolescente con piccoli problemi di apprendimento, ospite del convento, descritto con affetto. Ancora una volta Landini gestisce con naturalezza i diversi loni della storia, con uno stile uido, quasi sempre in terza persona; in alcuni capitoli “bis” a volte inserisce i commenti di qualcuno (il lettore deve scoprire da sé di chi si tratti), altre con dialoghi fra protagonisti, all’inizio anonimi, ma riconoscibili. Questo schema di scrittura rappresenta l’asse portante del romanzo, e l’attrattiva principale. Un romanzo, in sintesi, che riappaci ca con il neo noir, spesso attraversato da altre atmosfere, cozy crime compresi, non sempre gradevoli. Un’ultima nota: ogni capitolo è preceduto da una citazione tratta dall’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. Ah, non è da escludere che Buio possa tornare… Quindi: buona lettura. Riccardo Landini parlerà del proprio romanzo giovedì 12 marzo, alle 18, da Liberamente Libri.
* direttore di GialloLuna NeroNotte
di Nevio Galeati *
utta l autenti it della u ina asalin a, tra itazioni roma nole, in un ondominio
Il racconto di una au a ranzo nel locale dello c e -i renditore Matteo al aroli ortate o tanziali, a di note ole qualit er cottura e i ura di con i tenze e a ori
Per l’occasione dell’ennesima recensione dedicata a uno dei luoghi della ristorazione ravennate, abbiamo scelto di rifocillarci alla Cucina del Condomino, all’angolo fra via Oberdan e viale Baracca, per l’appunto, al piano terra di un condominio del quartiere cittadino. Ci siamo accomodati all’ora di pranzo: mi accompagnavano, in un giorno qualsiasi infrasettimanale, due giovani della cosiddetta Generazione Z – poco o per nulla frequentatori del ristorante in questione – non proprio abituati a “mettere i piedi sotto un tavolo” a ne mattinata. Se per un anziano romagnolo come me resta un indispensabile rituale mangereccio, la pausa pranzo per loro è solitamente un episodio secondario o eludibile, spesso solitario, rispetto ai ritmi stringenti del lavoro. Un segno dei tempi del famelico post-capitalismo che nell’esasperazione della velocità ha depistato le vecchie routine dell’alimentazione e quaresimato il “tempo libero del desco” riducendolo al consumo di un’insalata, un tramezzino, uno snack salutista. Così, nella nostra buona mangiata ben servita, abbiamo anche recuperato un po’ di convivialità fuori norma e fra generazioni diverse, senza smartphone e laptop a distrarci dalle nostre papille e da amabili conversazioni. Dietro questa impresa gastronomica legata al recupero e rivisitazione dei sapori domestici locali c’è Matteo Salbaroli, uno chef-imprenditore, certamente fra i più intraprendenti e dinamici della città. Già titolare e cuoco del ristoran-
Alcuni dei piatti assaggiati durante il nostro pranzo: da sinistra, la bavarese alle nocciole, la frittata alle erbette, il prosciutto iberico e i bigoli con salsiccia e cime di rapa
te di pesce “L’Acciuga”, nel giro di un decennio, ha fondato a Ravenna anche il “Laboratorio 81” (negozio di pasta fresca e piatti pronti) in via Faentina, recuperato come “Trattoria Minghina” il ristorante dello storico Hotel Classicano di Madonna dell’Albero, e rilanciato recentemente la tradizionale Locanda Garibaldi in via Romea. Fra l’altro Matteo è uno dei primi aderenti e “attivisti” a Ravenna dell’associazione “ChefToChef EmiliaRomagnacuochi”, per la promozione della qualità e innovazione della gastronomia regio-
IL PARERE DEL GOURMET
Esperienze di degustazione nei locali di Ravenna e della Romagna. Senza pregiudizi e prebende, il racconto del piacere di stare a tavola fra cibi autentici, ospitalità e giusto conto
nale, protagonista ai fornelli, con altri colleghi, di eventi conviviali e show cooking, in occasione di manifestazioni pubbliche, culturali, sociali e sportive in città e nel territorio provinciale.
Il locale è piccolo, informale, ma a suo modo caratteristico per citazioni romagnole e da trattoria d’antan (dai “piatti del ricordo” e foto d’epoca appese alle pareti, le suppellettili da cucina vintage, no ai tavoli e alle sedute “scompagnate”).
I coperti sono limitati ed essendo spesso affollato (soprattutto la sera e nel ne settimana) alla
Menù di Pasqua
ANTIPASTO
Calamaro ripieno
Capasanta in crosta di pistacchio con misticanza e mango al balsamico
Insalata di seppia e carciofi
PRIMO
Calamarata al profumo di mare con gamberi, branzino e triglie di scoglio
SECONDO
Filetto di orata
Spiedino di gamberi e seppia
Fritto misto e patate al forno
Dolce di Pasqua
Euro 65/p. incluso acqua, vino e caffè
Cucina del Condominio conviene sempre riservare un tavolo in anticipo, data anche la comodità di un ef ciente format di prenotazione online. Il servizio che abbiamo incontrato è stato puntuale e cordiale, impostato su di un menù alla carta di pietanze semplici, in gran parte legate alla “cucina di casa” ravegnana e regionale italiana.
Sette sono le proposte in apertura “da condividere” (dalle frittate alle polpette, dai an ai salumi di pregio); una ventina i primi piatti
di Guido Sani
LA PAGELLA DI Cucina
del Condominio
Ambiente 3,5/5
Servizio 4/5
Cibo e vino 4/5
Qualità / Prezzo 4/5
fra paste al mattarello (o al torchio), ripiene o variamente condite/servite (in brodo o al ragù, con ortaggi o latticini); sei le pietanze prevalentemente di carne... D’altra parte, come ogni trattoria che si rispetti, sono una decina le proposte del giorno “fuori menù” secondo l’estro dal cuoco (anche sulla base delle materie prime di stagione e disponibili sul mercato), comprese alcune dolcezze ne pasto.
Tornando al merito del nostro pranzo abbiamo ordinato, condiviso e assaggiato: una
Frittata alle Erbette; Crostini di pane montanaro con Prosciutto Iberico; Ravioli di Zucca burro e salvia con Formaggio di Fossa e gocce di Saba; Bigoli con Cime di Rapa aop e Salsiccia; Tagliolini Scalogno e Guanciale; Tagliata di manzo con Patate al rosmarino e Insalatina di campo; Bavarese alle nocciole, come dessert. Tutte portate sostanziali nella preparazione e presentazione ma di notevole qualità per esatta cottura e felice misura di consistenze e sapori. Che rievocano l’autenticità della cucina casalinga. Cibo del genere non può essere solo annacquato, così ho istigato i miei commensali a brindare con un buon vino rosso d’annata. Abbiamo stappato un singolare ed eccellente Sangiovese - Cabernet, “Bron e Ruséval” (2023), della cantina Celli di Bertinoro. A proposito della carta dei vini, l’offerta è contenuta a buone etichette nazionali ma va sottolineata, per chi apprezza l’enologia indigena, la presenza di una pregevole selezione di rossi romagnoli suddivisa per territori di produzione (Brisighella, Serra, Bertinoro, Modigliana, Predappio...).
Arriviamo satolli al conto nale (compresi coperto, acqua e caffé). Paghiamo 136 euri, direi ben spesi, bontà loro. Se volessimo essere sobri e a pranzo accontentarci solo dell’acqua (sottraendo alla spesa l’ottimo vino “riserva”, visto che vale 32 euro) e, inoltre, limitarci a due portate per persona, siamo ben sotto i 30 euri a testa. Poco più che in una pizzeria o un bar con velleità gastronomiche.
COSE BUONE DI CASA
A cura di Angela Schiavina
Ricciola al forno con crosta di pistacchi e limone
Ingredienti per 2 persone : 2 tranci di ricciola (circa 900/1.000 grammi); 40 g di granella di pistacchi; 1 limone; 1 cucchiaio di pangrattato; prezzemolo tritato; finocchietto selvatico; olio extravergine; sale; pepe bianco.
Preparazione. Mescolare la granella di pistacchi, il pangrattato, una scorza di limone grattugiata e le erbe aromatiche. Salare la ricciola e metterla in una piccola teglia con un filo d’olio.
Coprire la superficie con la miscela di pistacchi premendo leggermente. Cuocere in forno a 190°C per circa 10–12 minuti. Finire con qualche goccia di succo di limone. Si ottiene una crosta croccante e profumata, molto mediterranea.
Da servire accompagnata magari da lischi lessati per pochi minuti in acqua salata.
SBICCHIERATE
Un Errore apprezzabile
Qualche giorno fa mi è capitato di bere un bianco con un bouquet assurdo che ricordava il profumo di un Labrador bagnato su un prato di lavanda. E il bello è che mi è anche piaciuto. Ma non è quello di cui vado a discettare in questo frangente. Perché l’Errore01 – che nome geniale – ha invece un bouquet piacevolissimo, equamente diviso tra frutti gialli e mineralità varia, che fa da apripista a una beva gioiosa e spensierata (occhio). Errore01, nell’annata 2021 (che ha due etichette diverse, storia lunga), è un vino bianco umbro naturale, a base di Grechetto e Malvasia, prodotto dal giovane e molto promettente vignaiolo Francesco Annesanti nei suoi vigneti della Valnerina, in provincia di Terni, dove egli si diletta in fermentazioni spontanee senza aggiunta di lieviti, macerazioni sulle bucce anche per i bianchi, utilizzo di anfore di terracotta, conservazione dei vini in damigiane, utilizzo minimo di solfiti e imbottigliamenti senza filtrazioni. In definitiva un vino molto onesto, nel senso che ti dice subito che se continui a ingollarlo a questo ritmo è meglio chiedere un giorno di ferie. Si abbina perfettamente con le lacrime versate guardando il totale alla fine di un pieno di diesel.