

SCAMBIO TALENTI
Record di giovani verso l’estero per lavoro. Le istituzioni stanziano fondi per attrarre competenze


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Adria Montaggi e le nuove tecnologie negli infissi in alluminio: un materiale performante, sostenibile e con una sorprendente versatilità estetica
Ne parliamo con Filippo Degli Esposti dell’ufficio tecnico dell’azienda ravennate, forte di un’esperienza di 40 anni di produzione e installazione: «Gli infissi sono un elemento che deve dialogare con l’architettura contemporanea e rispondere a esigenze sia estetiche che funzionali»




Quarant’anni per un’azienda non sono soltanto un traguardo anagrafico, ma anche la misura concreta della capacità di leggere e anticipare le tendenze di un intero settore. In questo non fa eccezione Adria Montaggi che, con un percorso iniziato nel 1986 dal sogno imprenditoriale di Fabrizio Maretti, è diventato oggi un punto di riferimento nel panorama ravennate, con uno sguardo sempre attento alle novità e alle dinamiche del mercato. L’azienda si distingue inoltre per una caratteristica ormai rara, la capacità di coniugare produzione diretta e montaggio di infissi, con una specializzazione nell’alluminio: un materiale che negli anni ha saputo imporsi non solo per le sue qualità tecniche, resistenza, leggerezza, durabilità, ma anche per la sua natura sostenibile e la sua sorprendente versatilità estetica. «Negli ultimi anni il mercato si è evoluto in maniera considerevole sia dal punto di vista tecnico che estetico» spiega Filippo Degli Esposti dell’ufficio tecnico di Adria Montaggi. Se fino a pochi anni fa, infatti, il mercato era fortemente orientato alla prestazione pura, complice anche la spinta dei superbonus, oggi si assiste a un ritorno preponderante dell’elemento architettonico come sintesi di estetica e funzionalità: «Tre o quattro anni fa si cercavano finestre super performanti, quasi esclusivamente sotto il profilo energetico – spiega Degli Esposti –. Oggi quella prestazione resta fondamentale, ma viene affiancata da una nuova attenzione al design, al colore e agli abbinamenti». Il cambiamento parte anche dalle palette cromatiche. Il grigio chiaro, dominante negli ultimi anni insieme al bianco, lascia spazio a scelte più personali e ricercate: «Oggi il cliente guarda al dettaglio, puntando su colori particolari come le tonalità fango o grigio antracite. Ma anche verde, blu, e profili che richiamano le sfumature delle vetrate – continua Degli Esposti –. Cresce anche l’interesse per effetti materici con superfici che, ad esempio, restituiscono una sensazione visiva identica al legno vivo, col vantaggio di poter essere utilizzati anche in situazione delicate o all’interno delle sempre più diffuse docce walk-in». L’evoluzione tecnologica ha giocato un ruolo decisivo nella trasformazione dello stile: i nuovi profili in alluminio infatti sono sempre più sottili, quasi invisibili. Il prodotto di punta di Adria Montaggi ha una sezione centrale di appena tre centimetri e una cornice capace di “sparire” tra muro e finestra, lasciando al vetro il ruolo di protagonista assoluto. La stessa scelta dei vetri che ha un ruolo sempre più centrale nelle scelte estetiche di architetti e professionisti: la classica trasparenza lascia sempre più spazio a bronzature o a innovative soluzione elettrocromatiche: «Questa ricerca sempre più approfondita ci induce a un miglioramento costante, perché l’infisso deve dialogare con l’architettura contemporanea e rispondere a esigenze sia estetiche che funzionali». Prestazione e sostenibilità, infine, oggi procedono di pari passo. Tutti i fornitori di Adria Montaggi sono certificati per l’utilizzo di materiali riciclati o sostenibili. Ma guardando al futuro, a cambiare non saranno solo materiali e forme. «Quello che cambierà davvero sarà l’utilizzo dell’infisso –sottolineano dall’ufficio tecnico –. La forma rimarrà simile, ma evolveranno i sistemi di apertura». Tornano, ad esempio, soluzioni scorrevoli con profili leggeri e resistenti, mentre l’alluminio sperimenta dettagli sempre più minimali, come maniglie integrate e nascoste. Il minimalismo continua a dominare, ma si accompagna a una semplificazione produttiva resa possibile anche dalle nuove tecnologie. In questo contesto, Adria Montaggi ha investito in innovazione interna. «Con l’introduzione del centro di lavoro siamo riusciti a lavorare in modo più efficace sui profili moderni. L’utilizzo di macchinari di nuova generazione porta poi gli operatori a essere costantemente aggiornati e formati – continua Degli Esposti –. Inoltre, grazie ai render 3D possiamo mostrare al cliente il risultato finale non solo sulla carta ma in una simulazione realistica».
L’attenzione ai dettagli di Adria Montaggi si riflette anche e soprattutto nei progetti più complessi, come quelli nei centri storici o negli esercizi pubblici, dove entrano in gioco vincoli e regolamenti stringenti. «Le soprintendenze richiedono studi dettagliati su colori, abbinamenti e tipologie di infissi. Anche nei contesti apparentemente più semplici, come capannoni industriali, si nota una maggiore cura: infissi colorati con vetri coordinati, ad esempio, possono diventare il segno distintivo di una piccola azienda che cura la propria presenza» continua Degli Esposti. Uno degli esempi più rappresentativi dell’importanza dell’infisso all’interno di un progetto architettonico, è un recente intervento nel centro di Ravenna, in via Rasponi, dove Adria Montaggi ha collaborato a un importante progetto di riqualificazione architettonica. «Si trattava di reinterpretare un volume classico in chiave minimal contemporanea – spiegano dall’ufficio tecnico –. Abbiamo valorizzato la corte interna con una vetrata scorrevole di quasi cinque metri, integrando però elementi tradizionali come le persiane, prodotte da noi, e profili degli infissi bianco caldo, a contrasto con il rosso mattone che identifica il centro di Ravenna». Il risultato è uno spazio moderno che dialoga con il contesto storico in perfetta armonia, pur mantenendo un’identità chiara e distinta. «Visivamente è un’oasi moderna ma accogliente, con un’ispirazione nordica, perfettamente inserita nel tessuto del centro storico» conclude Degli Esposti.
Adria Montaggi via Manlio Monti, 1/3 (zona Bassette) - Ravenna Orari di apertura: dal lunedì al venerdì 8-12 / 13.30 – 17.30 tel. 0544 451339 - www.adriamontaggi.it - info@adriamontaggi.it - FB Adria Montaggi Serramenti - IG adria_montaggi_srl




Basterebbe non chiamarlo più Festival delle Culture...
di Federica Angelini
«Ah, guarda i manifesti del Festival delle culture. Ma quindi lo fanno ancora? E dove?». A chi ricorda le edizioni passate, in cui il Festival era tante cose che succedevano contemporaneamente in una tre giorni in Darsena, quando peraltro in Darsena non ci andava ancora davvero nessuno, non è facile spiegare come mai ci sia una manifestazione con quello stesso nome che però dura due mesi ed è diffusa per tutta la città. Il “vecchio” Festival aveva aspetti culturali, ma anche molto folclore e bancarelle e cibi dal mondo e sembrava un po’ una sagra dell’intercultura, aperta dalla “Fiumana” dei ragazzi di prima o seconda generazione che attraversava l’intera città con una carica vitale a dire: siamo qui, facciamo parte di questo posto. Dopo una prima edizione nata come idea dei rappresentanti degli immigrati e sostenuta dall’allora assessore all’Immigrazione Ilario Farabegoli, il festival fu af dato per alcuni anni alla direzione artistica di Tahar Lamri, intellettuale e scrittore di origine algerina, e poi fu invece portato avanti, a partire dal 2013 e no al 2022, attraverso dei percorsi di progettazione partecipata che includevano volontari di varia origine e anche studenti universitari che si incontravano durante l’anno per studiare il programma da proporre nella tre giorni che si svolgeva a giugno, un processo che era in sé un’esperienza di arricchimento e di “integrazione” e collaborazione. Spettacoli, piccoli convegni (che a volte allungavano il cartellone), ospiti, ce n’era un po’ per tutti i gusti in equilibrio tra il mondo e la realtà cittadina, con poche risorse a disposizione. Poi con il tempo il festival è cambiato radicalmente. Da appuntamento popolare multiculturale (o interculturale?) con un’altissima partecipazione di immigrati coinvolti su vari livelli e serate di festa e danze, è diventato oggi una prestigiosa rassegna di appuntamenti che è in grado di attrarre soprattutto un pubblico italiano colto e curioso di questioni internazionali o interculturali. Lo “sfogo” recente dell’ex direttore Lamri sul nuovo corso dell’evento ha trovato moltissime sponde nei commenti da parte di chi aveva costruito la storia del festival e di chi si occupa di cultura in città e qualche critica, in particolare di Fall Modou, allora presidente della Rappresentanza (entrambi gli interventi su Ravennaedintorni.it). Stupisce che nessuno dell’organizzazione interna all’uf cio Immigrazione del Comune stesso abbia pensato di replicare all’ex direttore, visto che il suddetto uf cio è stato in grado di attrarre nanziamenti regionali che hanno arricchito Ravenna con ospiti, mostre, interventi per le scuole. È qualcosa di nuovo che avrebbe meritato un altro nome. E con il nuovo nome l’ammissione che il Festival delle culture non si sarebbe più fatto, e la spiegazione del perché. Ora che per la prima volta la giunta non ha più un assessore all’Immigrazione, ma è prevista la delega alla “Multiculturalità” insieme a quella della Cultura (ne parliamo a pagina 4 con l’assessore Fabio Sbaraglia), chissà che per il futuro non si faccia un po’ di chiarezza. E non si comincino a chiamare le cose con il loro nome...
5 POLITICA
ELEZIONI, CENTRODESTRA SPACCATO IN 4 A CERVIA
7 ECONOMIA
«I SERVIZI PER GLI ANZIANI VANNO RIPENSATI»
14 SOCIETÀ
CAPITALE DEL MARE, TRE GIORNI DI FESTA
17 CULTURA
TORNA IL FESTIVAL DEI CORTOMETRAGGI
22 GUSTO
LA SOMMELIER “STELLATA”: DA COPENAGHEN ALLA SICILIA
Autorizzazione Tribunale di Ravenna n. 1172 del 17 dicembre 2001
Anno XXV - n. 1.138
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Voi del centrodestra lo fate apposta, vero?
di Moldenke
A Cervia l’occasione è nalmente ghiotta per il centrodestra, che da decenni piange per una mancata alternanza nei principali comuni della provincia.
Il sindaco di centrosinistra, eletto appena nel 2024, è stato infatti s duciato dalla sua stessa maggioranza (una roba mai vista da queste parti) dopo essere nito sotto indagine per presunti maltrattamenti ai danni della moglie. Senza entrare nel merito della vicenda, naturalmente, per chi può vantare un elettorato (anche) femminista, può esserci uno smacco più grande? E per il centrodestra, di conseguenza, potrà mai esserci occasione più grande? E allora dai - immagino - tutti uniti per prendersi Cervia, questa volta (visto che poi anche Missiroli aveva vinto con il 56 percento, non proprio con il 70...). Magari candidando una donna, che sarebbe stato davvero il top da spiattellare in faccia al Pd, che invece non ha trovato niente di meglio che proporre un assessore maschio del Pd della stessa giunta uscente, appena decaduta. Tra l’altro c’era proprio una donna in consiglio comunale per Fratelli d’Italia, di cui è anche coordinatrice comunale. Sembrava tutto apparecchiato e invece, in una nota inviata alla stampa, Fratelli d’Italia e Forza Italia annunciano il loro sostegno uf ciale al compagno (nel senso di danzato) di quella stessa donna di Fratelli d’Italia, un nome mai sentito prima (nel dibattito prettamente politico), un dipendente comunale di lungo corso. Un nome che arriva tra l’altro dopo che nelle settimane precedenti si era già candidato l’ex segretario della Lega, ma con un progetto civico. E dopo che il giorno prima si era autocandidato pure un ex candidato a sindaco del centrodestra, ex di Forza Italia, anche lui con un progetto civico legato però all’ultimo candidato a sindaco del centrodestra (rileggete, se non è chiaro). Forse lo sosterrà anche la Lega di cui sopra, che un segretario, a Cervia, non ce l’ha più. E per completare il quadro, ecco un quarto candidato di centrodestra, uno sconosciuto ex poliziotto della Democrazia Cristiana, che spera di poter migliorare il risultato dell’ex carabiniere che sempre per la Democrazia Cristiana aveva corso l’anno scorso a Ravenna (arrivando ultimo tra sette candidati a sindaco con 893 voti conquistati).
Il bello è che per rendere l’idea non c’è stato bisogno di fare neanche un nome o un cognome. Dai, dite la verità per una volta: voi del centrodestra lo fate apposta, vero?








4 / POLITICA
RAVENNA&DINTORNI 9-15 aprile 2026



BASTA VIOLENZA SULLE DONNE
L’assessore alla Multiculturalità: «Stranieri in calo del 3 percento Le diversità arricchiscono la comunità»
Sbaraglia: «Casi di cronaca con minori? Disagio giovanile in aumento ma i percorsi con i “non accompagnati” hanno dato spesso esito positivo»
di Federica Angelini
Nella giunta Barattoni è scomparsa la delega all’Immigrazione che aveva caratterizzato i governi cittadini dai tempi di Mercatali no a De Pascale. Oggi invece abbiamo l’assessore alla Multiculturalità, che è Fabio Sbaraglia, già assessore uscente, sindaco facente funzioni nella prima metà del 2025, che unisce questa delega comunque importante a quella delle Politiche culturali, Turismo, Afam, Università, Mosaico, Sviluppo Economico, Commercio, Artigianato, Industria.
Assessore. ci spiega innanzitutto se questo cambio di denominazione è solo una questione formale o anche sostanziale?
«Oggi a Ravenna convivono oltre 130 nazionalità diverse. Il nome che è stato dato all’assessorato credo voglia suggerire un modo diverso di guardare alla nostra comunità e riconoscere questa complessità. Se parliamo di “immigrazione” la prima sensazione è di qualcosa che riguardi innanzitutto la vita di qualcun’altro, se parliamo di “multiculturalità” o “intercultura” è chiaro che stiamo parlando di noi».
Ravenna quindi è una città multiculturale? O interculturale? E su quale delle due direzioni lavorate?
«Se guardiamo i dati disponibili, ossia quelli del 2024, i cittadini di Paesi terzi sono poco più di 11.800 su oltre 155.500 abitanti, il 7,6%, un dato peraltro in calo del 3 percento rispetto all’anno precedente. In ogni caso, il riconoscimento e la valorizzazione delle diversità culturali costituisce un patrimonio che arricchisce l’intera comunità. Crediamo in un modello che non si limiti però alla legittimazione o alla tolleranza delle differenze ma che si muova su una traiettoria interculturale».
Il festival delle culture così come lo conosciamo oggi e che è in partenza proprio in questi giorni (vedi box) va in questa direzione? E che funzione svolge o dovrebbe svolgere secondo lei?
«Il Festival è uno strumento importante della nostra politica interculturale. Nel corso di oltre 20 anni ha allargato il suo raggio di azione e le collaborazioni. Accanto alla progettazione con le comunità e le associazioni, si sono potenziati gli interventi nelle scuole. Negli ultimi anni oltre 18mila giovani hanno partecipato ad attività interculturali soprattutto grazie al Festival. Abbiamo sviluppato inoltre gli eventi che connettono l’immigrazione con gli altri grandi temi globali raggiungendo l’intera cittadinanza, contribuendo alla conoscenza del fenomeno migratorio e a ri essioni su una società in continuo mutamento. La risposta è stata molto positiva. Quest’anno il focus sarà sul ruolo della comunicazione nel costruire consapevolezza. Il titolo “Raccontare il mondo” è insieme dichiarazione d’intenti e responsabilità, con un programma diffuso di incontri, mostre e spettacoli attraverso la città. Da queste esperienze sono nate iniziative importanti, penso ad esempio alla Conferenza nazionale sul soccorso in mare con le Ong e operatori del settore che ha prodotto un documento noto come Carta di Ravenna già condiviso con altre Amministrazioni». Mentre lei parla di intercultura, ci sono forze che stanno invece parlando di “Remigrazione” e spesso la sensazione è che si sia quanto mai lontani da una società davvero plurale.
ne pubblico, come se ne sta occupando il Comune? «Serve un lavoro quotidiano con le associazioni e la cittadinanza, con attività di supporto nei percorsi di autonomia e di inclusione, consapevoli che l’assenza di reti autoctone e la presenza di condizioni di svantaggio multifattoriali possano facilitare processi di marginalizzazione sociale e di devianza. Il Comune di Ravenna partecipa alla rete nazionale Sai per l’accoglienza di cittadini titolari di protezione internazionale e di minori stranieri non accompagnati, e alle reti regionali e dell’Anci per il contrasto allo sfruttamento lavorativo, caporalato, sessuale. Un totale di 173 posti, che completano il sistema di accoglienza che fa capo alla Prefettura per i richiedenti asilo. Abbiamo predisposto una rete di sportelli di supporto burocratico perché la questione amministrativa è una delle criticità maggiori che impattano sulla vita quotidiana della stragrande maggioranza di cittadini di Paesi terzi. Ogni Stato ha meccanismi di regolazione del soggiorno di cittadini stranieri, ma accade che a fronte di una norma che prevede 60 giorni per il rinnovo di un permesso di soggiorno le prassi amministrative arrivino ad impiegare anche un anno per rilasciarlo. Le conseguenze di questi ritardi possono essere drammatiche. Cerchiamo di potenziare le azioni interculturali nelle scuole e con i giovani, la mediazione interculturale, l’educazione alla cittadinanza globale e ai diritti umani, i corsi di lingua italiana, il lavoro con le comunità e le associazioni. Nei nostri uf ci operano in modo stabile tanti giovani con background migratorio. Non è mai abbastanza, sia chiaro, ma solo una strategia articolata e armonica su diversi livelli di competenza istituzionale può massimizzare l’ef cacia delle azioni locali».
Abbiamo un problema in particolare con i giovani provenienti da alcune aree?
«La Rappresentanza? Oggi c’è una Rete Interculturale
E la Casa delle Culture ospita 15 associazioni»
«Da diversi anni gli indicatori e gli operatori del settore ci dicono che è in forte aumento il disagio giovanile. All’interno di questo fenomeno registriamo da alcuni anni situazioni di alcuni minori stranieri soprattutto non accompagnati che, per vissuti traumatici legati a situazioni di abbandono e di violenza, presentano comportamenti antisociali. Siamo in presenza di situazioni che per la loro complessità richiedono l’intervento di una pluralità di attori diversi per ruoli e competenze, prefettura, questura, forze dell’ordine, procure, azienda sanitaria, servizi sociali comunali, comunità, e la risposta deve essere integrata e strutturata a livello territoriale. La neuropsichiatria dell’adolescenza suggerisce di lavorare sull’affettività con questi ragazzi, ma non è semplice e a volte le comunità, che svolgono un lavoro prezioso, sono in dif coltà. È una questione che va seguita con attenzione, ma non ne darei una connotazione geogra ca o etnica: in un triennio il Sai ha accolto 323 minori stranieri non accompagnati e abbiamo assistito quasi sempre a percorsi positivi, qualsiasi fosse la provenienza dei ragazzi».
Che ruolo e che costi copre il Comune nel caso degli sbarchi di profughi dalle navi delle Ong che il governo Meloni ha iniziato a inviare sul territorio?
ANTIVIOLENZA E ANTISTALKING 1522 EMERGENZE 112

Perché il Comune di Ravenna non ha più una rappresentanza di stranieri ExtraUe? È diventata super ua?
«L’Italia non ha mai rati cato il Capitolo C della Convenzione di Strasburgo sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica a livello locale e la concessione del diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni locali. La rappresentanza degli immigrati, i consiglieri aggiunti, nonostante questo limite normativo, hanno comunque svolto una funzione non solo simbolica, ma sostanziale. Nel 2020 è stato avviato un percorso civico, supportato da un bando regionale, che ha condotto a una proposta civica all’Amministrazione comunale di istituire una Rete Interculturale sui Temi dell’Immigrazione, oggi conosciuta come Riti. Si tratta di un organismo di partecipazione autonomo, al quale possono aderire tutti i cittadini, che persegue obiettivi di inclusione sociale e di riconoscimento delle diversità culturali degli individui e delle diverse componenti della collettività locale. Insieme alla Casa delle Culture è una delle realtà che partecipa alla costruzione del Festival delle Culture». Esiste quindi ancora una rete di associazioni di stranieri con cui l’Amministrazione può rapportarsi?
La sede della Casa delle Culture ospita ben 15 associazioni in modo continuativo per le proprie attività e riunioni. I nostri uf ci organizzano con le comunità migranti i doposcuola durante l’inverno e attività estive presso la Casa delle Culture che coinvolgono oltre 170 ragazzi. Riti sta organizzando con le associazioni di stranieri e giovanili la rassegna Culture migranti alla Rocca, che si terrà in giugno con giochi, danze, concerti, dibattiti e cucina etnica. Ma la collaborazione si sviluppa anche sul piano del supporto burocratico e del potenziamento della lingua italiana, nonché per il supporto in alcune situazioni di marginalità sociali. Nell’ambito di due progetti europei prenderà avvio una sperimentazione di cohousing sociale gestita proprio da un’associazione del territorio in collaborazione con associazioni di stranieri».
IL FESTIVAL DELLE CULTURE
Al via il 16 aprile con una conferenza sul giornalismo etico e la mostra di World Press Photo
«Non lo so, ma non mi rassegno a questo. Se guardiamo alle nostre scuole vediamo da anni contesti in cui la pluralità culturale è la normalità in cui crescono le nuove generazioni. Oggi mediamente la presenza di bambini stranieri è circa del 20% negli istituti Comprensivi. Senza permettermi di minimizzare o non riconoscere le tensioni che in termini di sicurezza si vivono qui come in tutte le città, esiste a Ravenna una cultura solidale e dell’accoglienza, che spesso e per fortuna supera le appartenenze politiche, che marginalizza i movimenti “Remigrazione” a qualcosa di estraneo alla storia e alla vita di questo territorio». E però in effetti è vero che molti fatti di cronaca vedono protagonisti che sono stranieri, talvolta minori o ex minori non accompagnati. Al di là delle mere questioni di ordi-
«Nel rispetto delle competenze della Prefettura, il Comune non ha mai fatto mancare il proprio supporto. Concretamente il nostro contributo va dalla logistica, dal reperimento della sede dove si svolgono le operazioni di prima accoglienza ai colloqui degli assistenti sociali, supportati dai mediatori interculturali con i minori stranieri non accompagnati ai quali vengono erogate le prime informazioni secondo le linee guida dell’Unhcr e raccolti i primi dati da trasmettere al tribunale per i minori. I costi sono relativi a queste attività. I servizi socio-sanitari supervisionano anche situazioni e criticità connesse a nuclei familiari, donne in stato di gravidanza, situazioni particolari di patologie siche o psichiche. Inoltre attiviamo reti di volontari al anco delle gure specialistiche e a supporto dell’organizzazione complessiva. I naufraghi salvati in mare vengono successivamente accolti in progetti presenti sul territorio nazionale».
La XIX edizione del Festival delle Culture si svolgerà dal 16 aprile al 20 giugno a Ravenna con un programma diffuso di incontri, mostre e spettacoli attraverso la città, intrecciando giornalismo, fotografia, letteratura, cinema e teatro per raccontare il mondo contemporaneo. Dopo l’anteprima del 9 aprile (ore 17.30) alla Classense con la scrittrice palestinese Alae Al Said nell’ambito di “Scritture di frontiera”, il primo appuntamento ufficiale è in programma il 16 aprile (dalle 10.30 alle 16.30) a Palazzo Rasponi dalle Teste, con “Parola Aperta”, conferenza sul giornalismo etico con Silvestro Ramunno (presidente Ordine dei giornalisti Emilia Romagna), Vittorio Di Trapani (presidente Federazione Nazionale della Stampa Italiana), Paolo Maria Amadasi (presidente Associazione della Stampa Emilia-Romagna), Massimiliano Panarari (professore di Sociologia della comunicazione presso l’Università di Modena e Reggio Emilia), Agnese Pini (Direttrice Quotidiano Nazionale), Maria Cuffaro (giornalista, TG3 Mondo), Paolo Lambruschi (giornalista, Avvenire), Giulia Presutti (giornalista, Report), Carlo Ciavoni (giornalista, Mondo Solidale Repubblica.it), Francesca Romanelli (giornalista, TGR Rai Emilia-Romagna), Alidad Shiri (giornalista). Moderano Paola Barretta e Vittorio Longhi. In piazza Kennedy, sempre il 16 aprile (alle ore 17), inaugura anche “ICONIC”, mostra fotografica di World Press Photo con una selezione delle foto più significative tra quelle vincitrici del prestigioso premio dal 1955 ad oggi.
AMMINISTRATIVE
r a a i e a er ia e i e el re i i ri a i a a elli
A sfidare a maggio il candidato d ci sanno anche il civico ntiroli e il candidato della c andini
La corsa per le amministrative di Cervia del prossimo maggio si popola di candidati. Il primo è stato Enea Puntiroli, ex segretario della Lega, che corre con un progetto civico, esattamente come ha annunciato di voler fare Paolo Savelli (già candidato per il centrodestra nel 2014) l’1 aprile, mentre il giorno successivo è arrivata la comunicazione ufciale di Forza Italia e Fratelli d’Italia che sosterranno Marco Delorenzi (foto). Delorenzi ha 60 anni, è nato e vive a Cervia, laureato in Pedagogia, da oltre 30 anni lavora al servizio dell’amministrazione comunale dove ricopre attualmente il ruolo di funzionario. È il compagno di Annalisa Pittalis, coordinatrice comunale di FdI a Cervia e consigliera comunale uscente. Il nome di Pittalis era tra quelli circolati come probabile candidatura del centrodestra. Lo slogan promosso per lanciare Delorenzi è “un cervese per i cervesi”: «La candidatura nasce dal territorio, dall’esperienza concreta e dall’ascolto della comunità. Profondo conoscitore della macchina amministrativa comunale, rappresenta la risposta a una città che chiede un cambio di passo: non parole, ma competenza; non promesse, ma risultati», si legge nel comunicato inviato alla stampa. Il principale avversari di Delorenzi è come noto il nome scelto dal Pd e dalla vasta coalizione di centrosinistra, quello di Mirko Boschetti. Sarà inoltre in corsa un candidato della Dc, Stefano Bandini. Vale la pena ricordare che le elezioni del 226 a Cervia seguono le dimissioni del Consiglio comunale dopo le denunce per maltrattamenti sulla moglie dell’ex sindaco Mattia Missiroli (Pd).
L’APPELLO
Boschetti si presenta
Giovedì 9 aprile alle 20.30 ai Magazzini del Sale è in programma la presentazione pubblica della candidatura a sindaco di Cervia di Mirko Boschetti del centrosinistra.

IL LIBRO
Al Salone dei Mosaici la “falsa” autobiogra a di Almirante
Martedì 14 aprile alle 18.30 al Salone dei Mosaici di piazza Kennedy, a Ravenna, verrà presentato “Il giocoliere nero - Giorgio Almirante tra due fuochi” con l’autore Massimiliano Griner. Si tratta di una falsa autobiografia letteraria narrata a due voci - Almirante e l’autore - che vuole raccontare “un leader rimosso della Prima Repubblica, precursore diretto di Giorgia Meloni”.
La Biblioteca Classense cerca documenti e materiali legati al 2 giugno 1946
La biblioteca Classense di Ravenna invita a una raccolta pubblica di documenti, fotografie, locandine, pagine di giornali e altri materiali legati al 2 giugno 1946, chiedendo la collaborazione dei cittadini a fornire testimonianze utili a documentare quel determinante referendum istituzionale e celebrare gli 80 anni della Repubblica. I materiali raccolti saranno digitalizzati dal laboratorio fotografico classense e serviranno a realizzare una mostra virtuale visitabile a partire dal 4 maggio sulla piattaforma Collezioni digitali classensi, contribuendo alla valorizzazione della memoria collettiva. Il termine per partecipare è il 22 aprile. Info: www.classense.ra.it – tel. 0544.482112.
INCONTRO/1
“La cura non è reato”: Cocco a Brisighella
Il 12 aprile alle 20.30 alla Sala Ambra del Cicolo Arci di Brisighella si terrà un incontro pubblico dedicato al tema dei Centri di Permanenza per il Ripatrio con Nicola Cocco, medico umanitario ed attivista nella rete “Mai più lager, No cpr” e membro del Simm (Società Italiana di Medicina delle Migrazioni), tra i promotori della campagna “No ai Cpr” promossa dalla Rete Mai più Lager-No ai Cpr e Simm. L’incontro si intitola “La cura non è un reato”.
INCONTRO/2
Conferenza su Mazzini Introduce il vicesindaco
Il 10 aprile alle 17.30, la Biblioteca di Storia Contemporanea “A Oriani” ospita la conferenza di Michele Finelli, Presidente nazionale dell’Associazione Mazziniana Italiana, sul tema “Mazzini e Cattaneo: dalla nazione letteraria a quella repubblicana”. La conferenza, sarà preceduta dai saluti di Eugenio Fusignani, vicesindaco di Ravenna e Presidente della Fondazione Ravenna Risorgimento, e Alessandro Luparini, direttore della Fondazione Casa di Oriani.
LIBERAZIONE
TANTI APPUNTAMENTI IN PROVINCIA: A COTIGNOLA LA REVOCA
DELLA CITTADINANZA A MUSSOLINI
In tutta la provincia si moltiplicano le iniziative per celebrare l’81° anniversario della Liberazione dal nazifascismo. A Lugo, venerdì 10 aprile alle 10, al monumento “1st. Jaipur Infantry”, nell’angolo tra via Mentana e viale Europa, sarà commemorato il sacri cio dei soldati indiani. A Castel Bolognese il primo ciclo di appuntamenti si apre venerdì 10 aprile alle 20.30 al Museo civico, con la presentazione del collage fotogra co “Macerie di Castel Bolognese”, donato da Franca Marabini. L’incontro proseguirà con l’intervento di Andrea Soglia, esperto di storia locale. Le celebrazioni istituzionali si svolgeranno sabato mattina 11 aprile, mentre nel pomeriggio, dalle 14.30, il Mulino Scodellino ospiterà “Tra le pagine dei ricordi - Storie di guerra e umanità”, un momento di presentazioni di opere letterarie dedicate al secondo con itto mondiale, con gli autori Alessandro Rivali, Renato e Franco Dapporto e Fulvio Zanella. Iniziative anche a Solarolo dove dalle 9 alle 13 del 10 aprile, in Piazza Garibaldi, la sezione Anpi allestirà un gazebo e distribuirà un garofano ai cittadini da deporre sotto la Torre Manfrediana, mentre alle 20.30, all’Oratorio dell’Annunziata, si terrà l’incontro “Non crediate che nisca così”. Schedati. Biogra e del dissenso antifascista nella Romagna Faentina. Il caso di Solarolo (1921-1943) con Mattia Randi e Fabrizio Longanesi. Sabato 11 aprile, sotto il loggiato del Palazzo Comunale, sono previsti laboratori artistici sul tema “Per resistere alla guerra e organizzare la speranza, dobbiamo fare di ogni città una scuola e un cantiere di pace”, in ne il 12 aprile alle 18.30, all’Oratorio dell’Annunziata, si terrà la presentazione del libro L’inferno e il rifugio. La Resistenza di Cleto ed Enea tra ghiaccio, fuoco e pietra con l’autore Carmelo Pecora. A Russi, alle 20.30, alla Biblioteca Comunale si terrà la presentazione del libro La glia di Ilario di Bruna Tabarri.
Anche Cotignola ha dato il via alle celebrazioni per la Liberazione: venerdì 10 aprile, dopo i cortei commemorativi, a mezzogiorno, nella piastra polivalente della scuola media, verrà inaugurato un murale realizzato dagli studenti con lo street artist Simone Ferrarini. Alle 18.30 in municipio si terrà un Consiglio comunale speciale per la revoca della cittadinanza onoraria cotignolese concessa a Benito Mussolini. Lunedì 13 aprile, alle 20.30 nell’aula magna della scuola media, è in programma l’incontro pubblico con Gilberto Minguzzi e Susanna Florio. Stesso luogo e orario il 16 aprile per un altro incontro pubblico: «Ferite (In)visibili: la battaglia della mente tra Ptsd, traumi intergenerazionali e guerra psicologica» a cura della psicologa Maristella Orsini. Ad Alfonsine, le celebrazioni uf ciali del 10 aprile partiranno alle 8.30 con le autorità e i bambini delle scuole. A mezzogiorno è in programma la visita uf ciale alla mostra «Italia 1946. L’alba della Repubblica», a cura dell’Istituto Storico della Resistenza. L’11 aprile, a Longastrino, nella sala ex Centro diurno alle 16.30, sarà proiettato il documentario Ragazze per sempre. Storie di donne nella Resistenza ravennate a Longastrino di Beppe Masetti.


A A 9-15 aprile 2026
STRADE
Al via i lavori per la nuova rotonda
sulla via Emilia
Cantiere di sei mesi al semaforo di via Lugo, investimento da mila e ro « am ieranno i tempi s lla aenza mola»
Partiranno in maggio - dopo una prima fase di adeguaemnto dei sottoservizi af data a Hera - i lavori di realizzazione dell’attesa nuova rotatoria lungo la via Emilia, tra Faenza e Castel Bolognese, al posto del semaforo attualmente presente all’incrocio con la strada provinciale 29 (nota come via Lugo).
Si tratta di un intervento del valore complessivo di 600.000 euro che rientra nell’accordo di programma tra Provincia e territori, che ha già consentito la realizzazione di opere analoghe lungo la stessa via Emilia, tra cui la rotatoria sulla Casolana. Il cantiere avrà una durata prevista di circa 6 mesi e sarà organizzato in modo da garantire la continuità della circolazione, senza interruzioni del traf co.
«Con il completamento dei due cantieri,
IMPIANTI SPORTIVI

quello sulla Casolana e quello su via Lugo, cambieranno i tempi di percorrenza sulla Faenza-Imola - ha commentato il sindaco del comune manfredo, Massimo Isola -: per il sistema economico del nostro territorio si tratta di un’incidenza molto importante».
Un milione di euro dal Comune di Ravenna per lo stadio
Ma per ora nei Distinti si recupereranno solo 1.350 posti
Nelle prossime settimane si partirà con la demolizione della parte in ferro Verrà anche rifatto il campo in erba, con un nuovo impianto di irrigazione
Partirà al termine dell’attuale campionato (nella peggiore delle ipotesi – sportivamente parlando la “migliore” – il Ravenna potrebbe disputare la nale di ritorno dei playoff domenica 7 giugno), il cantiere per la riquali cazione della tribuna Distinti dello stadio Benelli, da anni inutilizzabile in entrambe le sue componenti, in cemento armato e in acciaio. L’intervento interesserà, in questa prima fase, esclusivamente una porzione della struttura in cemento armato – ci conferma l’assessore ai Lavori Pubblici del Comune, Massimo Cameliani, dopo che nei giorni scorsi era uscito un articolo sul tema anche sul Resto del Carlino -: è infatti previsto il miglioramento sismico di poco meno della metà della tribuna, per uno sviluppo lineare di 60 metri. I lavori comprenderanno la demolizione dei gradoni esistenti e la loro ricostruzione mediante elementi prefabbricati, oltre al risanamento dei muri portanti sottostanti. Le attuali sedute in cemento armato saranno sostituite con seggiolini monoscocca in polipropilene con schienale, mentre verranno rifatti anche i muri di tamponamento in laterizio dei locali tecnici situati sotto la tribuna. Grazie a questo primo intervento saranno recuperati circa 1.350 posti, che porteranno la capienza complessiva a 6.345 spettatori (superando così la soglia minima richiesta di 5.500 per la Serie B, in caso di promozione). Non sono invece previste modi che alla sagoma della struttura: altezza e sviluppo resteranno invariati, mantenendo le attuali condizioni di visibilità. Prima dell’avvio dei lavori sarà necessario procedere con lo smantellamento della parte in acciaio: l’operazione, attualmente in fase di af damento, dovrebbe concludersi entro la metà di maggio. È prevista una durata complessiva dei lavori di circa 84 giorni ed è quindi presumibile che per l’inizio del prossimo campionato il Ravenna debba trovare uno stadio alternativo (a meno che non si riescano a ottenere deroghe per il cantiere in corso).

Quello in partenza rappresenta però solo il primo stralcio dell’intervento complessivo: ma il secondo lotto, che consentirebbe il completamento della riquali cazione dei Distinti, al momento «non è ancora in programmazione», ci dice l’assessore Cameliani. L’investimento del Comune di Ravenna per questa fase ammonta a circa 450 mila euro. Parallelamente, come noto, verrà anche rifatto il campo da gioco del Benelli: 50 giorni di lavoro per il rifacimento integrale del manto, del sistema infrastrutturale sottostante e dell’irrigazione. In questo caso l’investimento del Comune di Ravenna è di 570mila euro.
LA FOTO DELLA SETTIMANA
A cura di Luca Manservisi
Recuperate le case popolari alluvionate

Nei giorni scorsi è stata celebrata la conclusione di alcuni cantieri diversi da tutti gli altri, quelli delle case popolari danneggiate dall’alluvione del 2023 a Faenza, in particolare in via Cimatti, tra le zone più colpite dal disastro. Un lavoro congiunto di Comune, Acer e struttura commissariale che ha il merito (oltre che essere tra i primi completati in regione) di ridare una casa ricostruita e migliorata a chi ne aveva particolarmente bisogno. Il piano complessivo per l’Unione della Romagna Faentina è stato suddiviso in quattro appalti. Nel comparto di via Cimatti, ai civici 14, 16, 18, 20 e 26 (il primo a giungere a compimento) sono stati ristrutturati gli alloggi al piano rialzato degli otto edi ci del complesso, per un totale di 5 unità abitative e 23 pertinenze tra box e cantine. Il quadro complessivo degli interventi (da oltre 1 milione di euro) comprende anche i ripristini in via Sant’Ippolito 15 e 15A con 3 alloggi e 6 pertinenze, in via Giangrandi 1 con un alloggio, in via Chiarini 40 con un alloggio e in via Manfredi 15 con 2 alloggi e 2 pertinenze. Gli interventi hanno riguardato anche il ripristino di sole pertinenze in corso Garibaldi 79, dove sono stati recuperati 13 spazi accessori, in via Lacchini ai civici 65-89 con 72 pertinenze e in via Orto Sant’Agnese 5 con 26 unità. A questi dati si aggiungeranno gli alloggi di via Ponte Romano, oggetto di un appalto differente. In totale, l’operazione ha permesso il recupero di 12 alloggi e 142 pertinenze, rappresentando un passaggio fondamentale per il ritorno alla normalità di una porzione della città colpita dall’alluvione. L’intervento rientra nell’ambito di quanto previsto dall’Ordinanza 16/2023 del Commissario Straordinario alla Ricostruzione che aveva nanziato la riparazione dei danneggiamenti negli edi ci di edilizia residenziale pubblica della provincia con uno stanziamento complessivo di oltre 9 milioni di euro, di cui 5 destinati ai Comuni dell’Unione della Romagna Faentina.
L’INCONTRO
A Faenza si raccolgono le adesioni per le comunità energetiche
In un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e instabilità dei mercati energetici, è sempre più di attualità il tema delle Comunità Energetiche. È in questa direzione che si inserisce l’iniziativa promossa da Energia Romagna, il progetto di Legacoop Romagna nato per sviluppare una rete diffusa di Comunità Energetiche Rinnovabili nelle province di Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini e nel Circondario Imolese. Lunedì 13 aprile alle 17.30 a Faventia Sales (via San Giovanni Bosco 1, Faenza), si terrà un incontro pubblico di presentazione rivolto a cittadini, imprese e associazioni del territorio. L’appuntamento rappresenta un passaggio particolarmente significativo: nel territorio della Romagna Faentina sono infatti in fase di avvio due comunità energetiche: la Cer Faentina, che coinvolge Faenza centro e Castel Bolognese, e la Cer Pianura Faentina, che interessa la zona di Faenza in prossimità dell’uscita autostradale, Solarolo, Reda e più in generale l’area a nord della città. Le comunità sono già in fase operativa, con impianti fotovoltaici allacciati alla rete e pronte a entrare pienamente in funzione. L’incontro sarà quindi l’occasione per presentare concretamente il progetto e raccogliere le adesioni di nuovi soci, sia consumatori sia produttori. Info su www.energiaromagna.it.
AGRICOLTURA
Torna la era di Riolo Terme, tra macchinari e bestiame
A Riolo Terme l’agricoltura torna a essere protagonista. Per tre giorni - dal 10 al 12 aprile - il paese si trasforma in un luogo dove passato e futuro si incontrano: La 17esima edizione di “AgRiolo – Fiera dell’Agricoltura”, organizzata dall’associazione Fat Agri, invita visitatori, famiglie e appassionati a immergersi in un racconto che attraversa generazioni e saperi. All’ingresso, i macchinari più evoluti accoglieranno il pubblico, simbolo di un settore che si rinnova senza perdere il legame con la propria storia. La mostra del bestiame offrirà invece uno sguardo autentico sulla ricchezza zootecnica del territorio: tra bovini imponenti, ovini, capi equini e allevamenti avicunicoli. Sabato mattina l’astamercato dei vitelli da ristallo riporterà in scena l’atmosfera delle contrattazioni di un tempo. Accanto a questo mondo fatto di radici profonde, gli appassionati potranno ammirare però anche auto e moto d’epoca, trattori storici e modellini radiocomandati e a motore a scoppio. I più piccoli vivranno l’emozione della schiusa delle uova, mentre sarà allestito il mercato dei produttori locali. La gara di sfoglia al mattarello, realizzata con l’Istituto Alberghiero Artusi, celebrerà l’arte della pasta fatta a mano. Per tutta la durata della manifestazione, lo stand gastronomico, gestito dai volontari, proporrà piatti preparati con ingredienti del territorio.
Il sistema dei servizi per le persone anziane è chiamato a un profondo ripensamento. Se ne è parlato nei giorni scorsi a Sant’Alberto, durante un incontro organizzato da Erminia Talanti Aps, cooperativa sociale Don Zalambani e Consorzio Solco. Tra i protagonisti della tavola rotonda c’era anche Sera no Ferrucci, presidente della casa residenza Don Zalambani di Sant’Alberto.
«Il mondo degli anziani è in continuo cambiamento - ci dice nel corso di un’intervista - e, cosa importante, si tratta di un cambiamento prevedibile: sappiamo già quale sarà l’andamento nei prossimi vent’anni. La s da è diversi care e trasformare i servizi rispetto a quelli attuali, perché con una popolazione anziana in forte aumento i modelli di oggi rischiano di diventare insuf cienti».
Qual è il rischio concreto?
«Che i servizi continuino a funzionare, ma solo per una parte limitata di persone. Non possiamo permettere che sempre più anziani restino esclusi. Esiste anche uno squilibrio evidente: gli anziani di oggi appartengono a generazioni numerose, con circa un milione di nascite all’anno, mentre chi oggi dovrebbe assisterli proviene da generazioni più ridotte, con circa 400 mila nati e questo rende necessario ripensare tutto il sistema».
Quali soluzioni possono essere adottate?
«Non possiamo pensare di inserire tutte le persone nelle case residenza per anziani. Dobbiamo trovare modalità diverse, più essibili e
più dinamiche. Probabilmente serviranno servizi più leggeri, puntando maggiormente sulla domiciliarità, cioè sulla possibilità per le persone di restare a casa propria con un supporto adeguato. I servizi più complessi vanno riservati ai casi in cui sono davvero necessari».
Dal vostro osservatorio, che appello rivolgete alla politica?
«Chiediamo di lavorare insieme a chi opera sul territorio da molti anni: cooperative sociali, volontariato e altri soggetti. Serve ascolto, ma anche co-progettazione. Se ciascuno resta chiuso nel proprio ambito – istituzioni, cooperative, associazioni – si rischia solo di scaricare responsabilità. Bisogna invece confrontarsi e collaborare, anche con un po’ di umiltà. Ci sono realtà che da 30-40 anni lavorano sul territorio e hanno maturato un’esperienza importante, spesso gestendo situazioni complesse».

abbiamo un quadro completo. Nel sistema accreditato una parte della retta è sostenuta dal pubblico attraverso il servizio sanitario regionale, mentre il resto è a carico delle famiglie. Nelle strutture private invece si arriva a costi tra i 3.000 e i 3.500 euro al mese, cifre dif cili da sostenere a lungo».
Con il giornalista Ungaro e l’europarlamentare Antoci
Un approfondimento e confronto sui temi della legalità, con particolare attenzione ai fenomeni di in ltrazione ma osa nei contesti economici e istituzionali, anche nei territori del centro-nord. È questo il tema della serata aperta alla cittadinanza, che si svolgerà al Cinema Sarti di Faenza martedì 14 aprile alle ore 20, a segnare uno dei momenti centrali del percorso “Educazione alla legalità in un mondo circolare”, promosso dall’Unione dei Comuni della Romagna Faentina e co nanziato dalla Regione EmiliaRomagna.
Le liste d’attesa rappresentano un problema?
«Si, perché la popolazione anziana aumenta mentre i posti disponibili restano sostanzialmente gli stessi, una quota molto limitata rispetto agli over 75. Inoltre crescono le fragilità: le persone vivono più a lungo e spesso sono sole, quindi i bisogni aumentano. Le liste d’attesa per i posti accreditati sono gestiste dall’Ausl e non vengono condivise con i gestori, quindi non

Quanto pesa la carenza di personale?
«Molto, sia per la mancanza di operatori sia per la dif coltà di trovare personale quali cato. È un problema diffuso. Bisogna investire di più nella formazione e avere il coraggio di rivolgersi anche al personale straniero in modo più strutturato. Oggi non ci sono abbastanza persone disponibili a svolgere questi lavori, quindi il problema va affrontato in maniera più organizzata».
Il progetto, coordinato dalla società cooperativa Poleis, vede coinvolte 20 classi delle scuole secondarie di primo e secondo grado, per un totale di 40 moduli formativi e 2 incontri plenari, af ancati da percorsi di formazione rivolti al personale della pubblica amministrazione. L’attività educativa – con un costo complessivo di 21.500 euro di cui 13mila euro nanziati dalle Regione e 8.500 dell’Unione -, si è sviluppato negli ultimi mesi del 2025 e lungo il primo semestre del 2026 e coinvolge scuole, enti pubblici e comunità locale.
Durante la serata, interventi del giornalista Donato Ungaro, impegnato da anni sui temi della legalità e della libertà di informazione e dell’europarlamentare Giuseppe Antoci, presidente della Delegazione all’assemblea parlamentare dell’Unione per il Mediterraneo (Dmed), ex presidente del Parco dei Nebrodi e protagonista nella lotta alle in ltrazioni ma ose.




e parla erafino err cci, presidente della ra on alam ani di ant’Al
di Beatrice Dragoni
RAVENNA&DINTORNI 9-15 aprile 2026
DATI/1
i a i i alia i e e a i 1 a i re ila ra e a i e i ra i all e er e e i ille rie ra i
Il Cnel ha calcolato l’attrattività del territorio per gli stranieri: la provincia di Ravenna è al 26esimo posto in Italia
Dal 2021 è aumentato ogni anno il numero dei giovani italiani che hanno lasciato la residenza in provincia di Ravenna per trasferirsi all’estero. Nel corso del 2024, ultimo dato disponibile, sono stati 406 nella fascia di età 18-34 anni. È il dato annuale più alto dal 2011 (in totale quasi tremila persone in 14 anni, a fronte di 969 italiani che invece hanno fatto il percorso inverso lasciando l’estero per prendere residenza nel Ravennate). La tendenza di chi emigra da Ravenna è stata stabile attorno a duecento all’anno nel periodo 2015-2021. Poi una crescita costante: 181 nel 2021, 251 nel 2022, 305 nel 2023 (e il 54,5 percento aveva una laurea) e 406 nel 2024, come già segnalato. I numeri fanno riferimento a chi si è cancellato dall’anagrafe nazionale per iscriversi all’Aire, l’anagrafe degli italiani residenti all’estero, e sono dati di un report elaborato dalla Fondazione Nord Est (Fne) per l’osservatorio del sindacato Cisl Romagna sulle trasformazioni dell’economia e del lavoro. Il picco del 2024 va spiegato, almeno in parte, anche con l’entrata in vigore di una norma più severa sul mancato aggiornamento della residenza all’anagrafe, fatto che ha portato alcuni giovani già trasferitisi all’estero da tempo ad iscriversi all’Aire solo ora.
Basandosi su dati Istat, il report commissionato da Cisl evidenza che il tasso di emigrazione dei giovani romagnoli nella fascia di età 18-34 è salito dal 2011 a oggi da 2 a 7,8 cancellazioni ogni mille residenti, con valori analoghi nelle province romagnole di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini, dove si è passati da 2 a 7,9 cancellazioni ogni mille residenti. Signi ca che il numero assoluto di giovani che lasciano il territorio per trasferirsi all’estero è più che quadruplicato rispetto a poco più di un decennio fa.
Nel 2011 la provincia di Rimini rappresentava quasi la metà di questa emigrazione giovanile (48 percento), ma oggi, pur restando il territorio con la maggiore vocazione migratoria, il suo peso si è ridotto al 36 percento. Al contrario, le province di Ravenna e Forlì-Cesena hanno visto un vero e proprio boom di giovani espatriati, con numeri che sono rispettivamente quadruplicati e quintuplicati. Secondo precedenti indagini condotte da Fne, quasi sette giovani espatriati su dieci dichiarano di aver lasciato il Paese per trovare migliori opportunità di lavoro, formazione, un salario più alto o semplicemente perché in Italia non hanno trovato lavoro. Una quota signi cativa, pari a oltre un quarto, ha invece motivazioni legate alla ricerca di una qualità di vita migliore, con un contesto sociale e culturale più vicino ai propri valori e aspettative. Insomma, non si tratta solo di lavoro. Tra le cause, oltre a quelle strettamente legate al mercato del lavoro, un elemento sempre più rilevante è la dif coltà di trovare una casa accessibile e adeguata.
L’edizione più recente del rapporto su “Mobilità e circolazione dei talenti in Emilia-Romagna”, sviluppato nell’ambito dell’Osservatorio regionale Talenti istituito dalla legge regionale 2/2023 per “Attrazione, permanenza e valorizzazione dei talenti a elevata specializzazione in EmiliaRomagna”, presenta i dati aggiornati al 2024 sui trasferimenti di residenza da e verso l’Emilia-Romagna.
Sono state circa 77,4 mila le persone che hanno deciso di trasferire la propria residenza in Emilia-Romagna, provenendo da altre regioni (39,4 mila) o dall’estero (circa 38 mila). Coloro che invece hanno deciso di lasciare la regione sono risultati in numero inferiore, attorno a 41,2 mila unità, di cui 27,3 mila verso altre regioni italiane e 13,9 mila verso l’estero. Questi ussi hanno determinato un saldo migratorio positivo pari a 36,2 mila residenti in più. In rapporto alla popolazione residente, equivalgono a 8,1 nuovi residenti ogni mille abitanti, secondo valore a livello nazionale (dopo la Liguria, con 8,9). Il saldo migratorio regionale si compone per la quota principale di persone provenienti dall’estero (24,1 mila nuovi residenti) e da altre 12,1 mila

che arrivano da altre regioni italiane. Prendendo in esame tutte le nazionalità nella fascia di età 18-39 anni, il saldo migratorio della provincia di Ravenna è stato positivo di 1.370 unità. Le nuove iscrizioni all’anagrafe sono state 3.709 di cui il 38,5 percento dall’estero. Le cancellazioni dall’anagrafe sono state 2.339 di cui 76,1 percento verso altre parti d’Italia.
Un recente rapporto del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel), intitolato “L’attrattività dell’Italia per i giovani dei paesi avanzati”, si focalizza sull’analisi delle migrazioni giovanili italiane e de nisce l’Emilia-Romagna “outlier positivo”, poiché attrae dalle altre regioni un numero di giovani circa doppio rispetto a quanto il suo Pil pro-capite farebbe prevedere.
Uno strumento studiato dal Cnel per valutare l’attrattività dei territori è l’indice di simmetria dei ussi migratori (Isfm): calcola il rapporto tra emigrazioni e immigrazioni di giovani da paesi avanzati, più il valore dell’indice è basso più è alta l’attrattività. L’Isfm dell’Emilia-Romagna è pari a 6, tra i valori più bassi d’Italia. A livello provinciale, Bologna si distingue con 4,71, tra i poli più attrattivi del Paese. Tra le prime dieci province per attrattività si collocano inoltre Parma (4,97) e Modena (5,70). Il dato per Ravenna è 7,2 e la posizione è 21esima. Forlì-Cesena è più o meno allo stesso livello: 7,8 e 26esima. Il già citato rapporto dell’Osservatorio regionale Talenti prende in considerazione i ussi migratori dei cittadini italiani per titoli di studio. Nel 2024 a livello nazionale il 31,8 percento delle cancellazioni di residenza verso l’estero si riferisce a persone in possesso di titoli di studio terziari (laurea o titolo superiore). Tra i rimpatri di cittadini italiani solo il 24,9 percento era in possesso di un alto livello di istruzione e formazione. In Emilia-Romagna un andamento simile: nel 2024 sono state 3.417 le cancellazioni di residenza da parte di cittadini italiani laureati che si sono trasferiti all’estero (pari a 33,9 percento di tutte le cancellazioni), dato in crescita sia rispetto al 2022 e sia rispetto al 2023. Il 67,9 percento delle cancellazioni di laureati aveva un’età compresa nella fascia 25-39 anni. Il saldo regionale tra cancellazioni e iscrizioni di giovani laureati è negativo di 1.903 unità. Se oltre al saldo migratorio con l’estero si considera anche quello interregionale in Italia, il bilancio per l’EmiliaRomagna è positivo: 2.104 laureati in più nel 2024 (di cui 2.081 tra 25-39 anni).
Andrea Alberizia
DATI/2
CALANO STARTUP E IMPRESE GIOVANILI: «VANNO FAVORITE ANCHE PER IL CENTRO»
La ricerca dello studio Giaccardi & Associati ne conta 54, di cui solo 8 con un under 35 alla guida
La provincia di Ravenna ha un tasso povero e decrescente di startup, aziende attive e giovani imprenditori. È quanto emerge da una ricerca dello studio ravennate Giaccardi & Associati, che si occupa di consulenze e analisi per lo sviluppo locale di imprese e territori. Le startup censite in provincia sono 54, di cui solo 8 hanno un amministratore sotto i 35 anni, sul totale di 888 in Emilia-Romagna. Nel 2021 ce n’erano 77. Dopo Ferrara e Piacenza, che contano rispettivamente 39 e 49 startup, quella di Ravenna è la provincia col numero inferiore in regione. Sono poco di più a Forlì-Cesena (59) e Rimini (87), mentre il record è a Bologna con 274. «Il numero di startup è un fattore che prendiamo sempre in considerazione nelle nostre analisi per veri care il livello di innovazione di un territorio – spiega Giuseppe Giaccardi –. In provincia di Ravenna è molto basso, ma il discorso vale per tutta la regione». Le startup dell’Emilia-Romagna rappresentano infatti appena il 7,5% del totale nazionale di 11.788.

Due terzi delle startup ravennati operano nei settori considerati innovativi (tra cui tecnologia, informatica ed energia), un terzo rientra nei comparti economici convenzionali. La maggiore concentrazione è a Faenza con 20 startup, seguita da Ravenna con 17, Lugo con 5 e Cervia con 4. Le restanti hanno sede a Castel Bolognese (3), Bagnacavallo (2), Brisighella, Fusignano e Massa Lombarda (una ciascuna). 25 startup hanno un capitale compreso tra 5mila e 10mila euro, 16 sono tra 10mila e 50mila euro. Solo cinque sono sotto la soglia dei 5mila, mentre sette superano i 50mila. Per quanto riguarda la classe di produzione, 27 startup sono nella fascia inferiore a 100mila euro, altre 9 la superano e 18 non la dichiarano. Il loro giro d’affari totale stimato dallo studio Giaccardi & Associati è di 7,4 milioni di euro. Un altro campanello d’allarme riguarda il calo delle imprese attive. Nel 2010 a Ravenna erano 37.808, lo scorso anno ne sono rimaste 32.159. Signi ca che negli ultimi quindici anni hanno chiuso oltre 5600 aziende, pari al 15% del totale. Un’emorragia molto simile riguarda ForlìCesena (-5266 aziende, pari al 13%), mentre Rimini se la cava meglio con un ammanco di 1188 imprese (-3%). In controtendenza è il tasso di occupazione
giovanile: nel 2018 lavorava il 47,5% dei ravennati tra i 18 e i 35 anni, oggi sono il 52,1%. Aumenta in generale anche la popolazione giovane: nel 2010 i ravennati tra i 15 e i 34 anni erano 74.898, nel 2025 sono oltre duemila unità in più. In netta crescita anche il Pil, che in provincia è passato da 11,9 a 14,7 miliardi di euro (+23,7%). Il problema, dunque, non è tanto dell’economia locale in generale bensì del suo tasso di innovazione. «Questo dipende dalle politiche sugli incentivi alle startup, che nora non sono state particolarmente virtuose sul territorio», commenta Giaccardi. «L’Emilia-Romagna ha un tasso di mortalità delle imprese innovative superiore all’80%, contro la media Ue sotto al 70%». Secondo il consulente, nel capoluogo bizantino si potrebbero legare le politiche economiche per i giovani imprenditori con quelle per il rilancio del centro storico: «Si parla tanto di rigenerazione urbana e commercio di prossimità, ma ci ritroviamo con un terzo delle vetrine abbandonate in centro. Per riempirle si possono rendere protagonisti i 1835enni come si fece a Berlino dopo la caduta del muro, af dando gli spazi vuoti ai progetti dei giovani, in modo da ripopolare interi quartieri e stimolare la creatività». Giaccardi pensa ad alcuni settori speci ci come «l’artigianato di nicchia, la moda, l’arredamento e il design, che non sono favoriti né trovano spazi per esprimersi». Per farlo, la proposta è che «il Comune abbatta la tassazione ai proprietari dei negozi che af ttano agli under 35». L’alternativa, conclude il consulente, «è che il centro storico si riempia solo di bar e ristoranti, diventando un mangimi cio divorato dal turismo mordi-e-fuggi che distrugge i territori».
Alex Giuzio




































































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Nonostante il 110 e lode, un 28enne non trovava posti in patria: « a ness no si aspetta che si resti in fficio fino a tardi»
Una laurea magistrale in Ingegneria aerospaziale con 110 e lode, ma nessuna reale opportunità di lavoro nel proprio settore in Italia. Alex Mancino, giovane ingegnere ravennate, oggi lavora a Monaco di Baviera.
Per un anno ha cercato occupazione nel Belpaese: «Avevo fatto qualche colloquio tra Ravenna e Faenza, ma senza risultati concreti – racconta il 28enne –. In un caso hanno scelto un candidato con più esperienza, in un altro non era nemmeno il mio settore». L’unica proposta più vicina all’ambito dell’aerospazio arrivava da Milano, ma con condizioni poco sostenibili: «Tra spese e trasferte si andava praticamente in pari». La svolta arriva grazie a un contatto diretto: un ex compagno di università, già a Monaco, lo segnala a Capgemini, multinazionale attiva nel campo della consulenza. «Mi ha detto che cercavano e ho provato: così mi hanno preso a febbraio 2024».

Alex inizia così la sua esperienza in Germania. Dopo un anno e mezzo ha cambiato azienda: oggi lavora alla Rohde&Schwarz, gruppo tedesco attivo nelle telecomunicazioni, come requirements engineer, occupandosi della gestione dei requisiti di prodotto lungo tutto il ciclo di vita: «Dalla fase iniziale con il cliente no ai test e alla consegna nale. Mi occupo di progetti legati all’ambito aerospaziale, in particolare ai sistemi di comunicazione satellitare».
L’impatto con la Germania non è stato semplice. «All’inizio è tosta: lingua diversa, non conosci nessuno, ma fortunatamente Monaco è una città internazionale e quindi ho legato presto con colleghi della mia età e mi sono inserito in una comunità italiana molto presente». Più complesso, invece, il rapporto con i locali: «I tedeschi sono più chiusi, hanno già i loro gruppi ed è più dif cile entrarci».
A poco più di due anni dal trasferimento, il bilancio è positivo, soprattutto sul piano lavorativo. «Non ho mai veramente lavorato prima dell’esperienza tedesca, ma anche confrontandomi con italiani, tutti mi hanno parlato di un maggiore equilibrio tra professione e vita personale: qui nisci alle 16 e puoi andar via senza problemi, avendo così il tempo per allenarti o coltivare le tue passioni. Spesso in Italia è più stressante: se non resti in uf cio no alle 19 vieni visto male e di conseguenza ti resta a malapena il tempo di cucinare». Il ritorno in patria, per ora, non è una priorità. «Sto bene dove sono, non ci sto pensando troppo. Mi sto togliendo delle importanti soddisfazioni dal punto di vista economico e professionale». Ma per Alex una cosa è chiara: «Se dovessi tornare, lo farei per avvicinarmi alla famiglia e agli amici, ma solo alle condizioni giuste: ad esempio non avrebbe senso trasferirsi a Milano in cui si è comunque lontano da Ravenna con uno stipendio dimezzato rispetto a quello attuale».
Leonardo Ferri
IN SPAGNA
LA TRADUTTRICE CHE HA ACCETTATO UN TAGLIO DI STIPENDIO PUR DI LASCIARE MILANO
Da dieci anni a Barcellona, ora una 36enne cervese lavora con l’intelligenza artificiale oc i po ti per il mio cv in talia
«Appena laureata, in Italia guadagnavo 300 euro al mese, lavorando solo grazie a un programma europeo. Oggi vivo a Barcellona, lavoro per una multinazionale statunitense nel campo dell’intelligenza arti ciale e ho per no accettato una riduzione dello stipendio pur di non restare a Milano». La storia di Mara Nunziatini di Cervia, classe 1990, è una fotogra a in cui possono rivedersi molti giovani. Al termine degli studi, laurea nel 2014 in Interpretariato e traduzione a Forlì, Nunziatini trova lavoro in un’azienda portuale di Ravenna grazie al programma europeo Garanzia Giovani (Youth Guarantee), che prevedeva un minimo di 300 euro al mese per i neolaureati.
Forte di due esperienze all’estero durante l’università (l’Erasmus a Cordoba e l’Erasmus Placement in Irlanda), la cervese decide di costruire la propria carriera oltre i con ni nazionali: nel 2015 si trasferisce a Barcellona, dove inizia a lavorare come traduttrice dall’inglese e dallo spagnolo all’italiano nell’ambito della moda. «Traduzioni per brand come Hugo Boss e Ralph Lauren, ma nello stesso periodo ho iniziato ad interessarmi al lavoro del team di intelligenza arti ciale dell’azienda. I ritmi erano serrati e lo stipendio non in linea, ma sapevo di star lavorando per un’azienda importante. Dopo tre anni ho fatto “il salto”».

Nel 2019 viene assunta nella sede milanese di una multinazionale che opera nel campo dell’Ai applicata alla traduzione, che permette l’auto-editing e la veri ca della qualità dei testi da parte dei computer: «Un lavoro stimolante, ma in una città che non mi appartiene e non mi rispecchia: ho contrattato uno stipendio molto alto per restare lì. Con mia grande sorpresa, l’azienda ha accettato. Appena ho potuto però, ho richiesto il trasferimento al ramo spagnolo. Hanno fatto un calcolo delle differenze tra il costo della vita e hanno deciso di decurtarmi il 5 percento dello stipendio: ho accettato. Anche se il lordo è più basso, in Spagna si pagano meno tasse e il netto risulta comunque più alto di prima». A questo si aggiungono quattro giorni in più di ferie all’anno e il recupero delle festività cadute nel ne settimana. Al momento, il ritorno in Italia è escluso: «Anche volendo, il mio curriculum non sarebbe spendibile nel Ravennate - spiega Nunziatini -. Sarei comunque costretta a spostarmi, alla ricerca di un’azienda in grado di gestire il mio inquadramento. In generale, vedo poche realtà simili in Italia. Non è detto che starò a Barcellona per sempre ma, se dovessi tornare, alla fredda e grigia Milano preferirei il sole della Sicilia».
Maria Vittoria Fariselli
CHI È RIENTRATO/1
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Cambio di vita, anche per effetto Covid: «Volevo un lavoro con valore sociale». Ora fa l’insegnante di sostegno
Dopo una triennale all’Università di Bologna in Lingue, mercati e culture dell’Asia, un anno di studio intensivo del cinese a Tiajin e la magistrale in Interpreti e traduttori alla Ca’ Foscari, Aurora Nori, cervese classe 1991, inizia a muovere i primi passi nel mondo del lavoro, cercando di restare nel solco dei suoi studi. Nel 2017 comincia con traduzioni dal cinese come collaboratrice di una casa editrice specializzata in fantascienza, ma lo stipendio non basta e deve af ancare un lavoro stagionale a Cervia. Il 2018 è un anno di cambiamenti: assunta in un’azienda di trading di Santarcangelo, che si occupa di importare materiale dalla Cina per la Gdo, dopo cinque mesi di tirocinio arriva la proposta di un’esperienza a Shanghai, all’interno di un’azienda cinese af liata, e di fatto controllata, dalla sede italiana. Il contratto è di apprendistato per tre anni, con uno stipendio di 1.200 euro. «L’offerta economica non era buona – spiega Nori –. ma cercavo una possibilità per tornare in Cina dopo l’Overseas a Dalian e l’anno a Tiajin, arricchire il curriculum con l’esperienza sul campo e mettermi alla prova».
Da gennaio 2019 inizia la nuova avventura in Asia: Nori è l’unica dipendente straniera, in-sieme alla responsabile che avrebbe sostituito al termine della formazione. Le due italiane abitavano insieme in un alloggio nanziato dall’azienda. «La mia quotidianità era lasciare casa alle 8.30 per fare rientro dopo le 22. Ero vincolata agli orari della mia responsabile, che percepiva uno stipendio molto diverso dal mio.

Gli straordinari però non venivano conteggiati a nessuna delle due e, anche una volta preso il suo posto, io avrei proseguito con la retribuzione da apprendista».
La convivenza con la superiore portava poi all’inevitabile conseguenza di parlare di lavoro anche in macchina, o a casa, e di dover misurare ogni parola per evitare successive ripercussioni. «Non c’era un vantaggio economico e nemmeno l’esperienza della Cina: tutto il mio tempo si consumava all’interno dell’azienda. In Cina la cultura del lavoro è fatta di sacricio e abnegazione, anche se ultimamente noto maggiori tutele per i diritti dei lavoratori. In generale poi, l’esperienza dei lavoratori stranieri è diversa dalla mia. Dopo tre mesi, ho deciso di tornare».
Il rientro in Italia segna un nuovo capitolo: Nori trova impiego in un’altra azienda con rapporti commerciali con la Cina, a Bagno di Romagna. Anche in questo caso si prospetta un trasferimento, che però si infrange con l’arrivo della pandemia. «Lo stop forzato ai miei progetti mi ha dato modo di rivedere il mio percorso: ho
La sommelier del Geranium, tre stelle di Copenaghen
A pagina 22 la storia di un’altra ravennate che ha trovato fortuna professionale all’estero: Chiara Graziani è stata sommelier del Geranium, un ristorante tre stelle di Copenaghen. La sua testimonianze è anche un viaggio nell’enogastronomia di élite.
iniziato a percepire la sterilità del lavoro aziendale, a capire che trattare al ribasso per i prezzi alimenta dinamiche di sfruttamento, così ho cercato un lavoro che potesse dare valore sociale a ciò che faccio». Oggi è insegnante di sostegno: «Ho lasciato un impiego a tempo indeterminato per un tempo determinato, con uno stipendio notevolmente più basso. Non credo che l’Italia tuteli a suf cienza i dipendenti scolastici, ma mi sento meglio con me stessa». Il sogno della Cina però non è accantonato: «Penso ai miei genitori, che in futuro potrebbero aver bisogno di me, e questo mi tiene legata alla Romagna. Un domani però non escludo la possibilità di trovare una nuova prospettiva in Cina, al di fuori delle logiche aziendali». Per il momento, l’Asia rimane una passione viva, e dal 5 maggio partirà il suo primo corso gratuito di Cultura e lingua cinese, ogni martedì dalle 17.50 alle 19 allo Scambiamenti di Cervia, in collaborazione con il Comune. (ma.fa.)
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Il nucleare è il settore di una trentenne: Erasmus a Monaco durante il Politecnico e poi master in Svizzera
Dalla storia del nonno Alfredo Raffuzzi – partigiano, poliziotto e inventore – alla carriera del padre Mirco come ingegnere, la famiglia è stata la prima ispirazione per Valeria Raffuzzi nel suo percorso da scienziata. Oggi la trentenne cervese lavora come ricercatrice all’Università di Cambridge. «Mio padre mi ha fatto capire l’importanza dell’energia, così ho iniziato gli studi al Politecnico di Milano, nel settore dell’ingegneria energetica». Al terzo anno di triennale, tra il 2016 e il 2017, Raffuzzi partecipa a un programma Erasmus a Monaco, dove approfondisce il campo dell’energia nucleare: «Ho scelto il corso quasi per caso, in un momento storico dove il nucleare era un tema archiviato sul piano politico, scoprendo però una grande passione». Terminati gli studi magistrali, si trasferisce in Svizzera per un master sull’energia nucleare tra l’Eth di Zurigo e l’Ep di Losanna: «Lì ho deciso di volermi dedicare alla ricerca, iniziando i miei primi tre anni di dottorato a Cambridge e proseguendo poi per altri tre di post-doc. Non sono andata all’estero per mancanza di opportunità in Italia, ho scelto il percorso più in linea con i miei interessi. Se volessi rientrare oggi però sarebbe dif cile ricoprire la stessa posizione. Questo è un limite della carriera accademica: è dif cile scegliere una sede di lavoro speci ca, sia in Italia che all’estero».

Il rapporto tra stipendio in ambito universitario e costo della vita resta comunque leggermente migliore in Regno Unito, anche se rimane l’aspetto della precarietà: il contratto di ricerca scadrà durante l’estate, ma il rientro a casa continua a sembrare lontano: «Se tornassi in Italia, con i nanziamenti per il cosiddetto “rientro dei cervelli” avrei qualche agevolazione scale, ma non abbastanza per convincermi a tornare – spiega Raffuzzi –. Non so ancora se proseguirò in ambito accademico alla scadenza del contratto, è un mondo estremamente competitivo e in uenzato da dinamiche politiche». L’alternativa alla ricerca potrebbe essere il lavoro sul campo in qualche start-up o azienda inglese nel nucleare. «Il consiglio che darei a chiunque voglia iniziare a lavorare in ambito accademico è proprio quello di non essere “schizzinosi” e non focalizzarsi sui con ni dell’Italia – conclude Raffuzzi –. Io, ad esempio, sono molto legata alla mia famiglia e ho scelto di ri utare alcune opportunità in Australia o negli Usa per non mettere troppa distanza tra noi. Due ore di volo non sono un problema insormontabile e abitare all’estero mi ha fatto capire che l’Europa, alla ne, è un paesino». (ma.fa.)
IN DANIMARCA
È PARTITA PER UNA SFIDA E POI LA FISIOTERAPISTA HA TROVATO L’EQUILIBRIO TRA VITA PRIVATA E LAVORO
«Guadagno di più rispetto a Ravenna e faccio meno trattamenti». Rientro? «Solo per un progetto di impresa»

«Avevo bisogno di una s da». È da qui che è partita la storia all’estero di Chiara Cicognani, 30 anni, sioterapista di Ravenna che da gennaio 2024 vive a Copenaghen, dopo un percorso pro-fessionale costruito interamente a due passi da casa. Laureata in Fisioterapia a Bologna nel 2018, Chiara aveva iniziato a lavorare già durante gli anni di studio con tirocini nelle società sportive dal 2016-2017. Nei primi tempi dopo la laurea ha scelto una strada prudente: «Libera professione nello studio sioterapico Kinesia, af ancata dal “cuscinetto di sicurezza” di un im-piego da dipendente in una casa di riposo». In poco tempo lo studio ha preso il sopravvento: «Dopo un anno e mezzo il lavoro è cresciuto tanto e mi piaceva quindi ho mollato la casa di riposo per essere impegnata a tempo pieno con Kinesia». A gennaio 2024 è maturata la decisione di partire alla volta Copenaghen: «Il mio percorso era stato troppo lineare, quasi troppo semplice. Volevo mettermi alla prova». Arrivata in Danimarca senza un piano preciso, Cicognani si adatta inizialmente lavorando in un ristorante italiano: «Tre mesi, giusto per non stare ferma». Poi grazie al proprio curriculum è riuscita ad entrare in una clinica come sioterapista.
«Non sono partita dall’Italia per i soldi, ma quando ho visto la qualità della vita e il rapporto tra ore lavorate e stipendio, ho capito che ne era valsa la pena». Oggi, infatti, lavora meno e meglio: «Rispetto ai 42-45 trattamenti a settimana che facevo a Ravenna, qui a Copenaghen ne faccio circa 28-30 riuscendo addirittura a tenermi un giorno libero». Un cambiamento che ha inciso anche sulla vita personale. «Ho avuto il tempo di preparare da zero una maratona, cosa che in Italia non sarei mai riuscita a fare».
La Danimarca offre vantaggi dif cili da ignorare: «Oltre ad un riconoscimento economico migliore, qui il work-life balance è reale, tanto da convincere il mio ragazzo (anche lui sioterapista, ndr) a raggiungermi a Copenaghen. Il tempo privato è rispettato davvero: ad esempio nes-suno si permette di mandarmi un messaggio durante i giorni di festa».
Nonostante questo, il ritorno in Italia resta un’ipotesi concreta: «Mi sono data una scadenza, perché la Romagna è un posto dove si sta molto bene». E soprattutto, c’è un progetto lasciato in sospeso: «In Italia avevo una situazione lavorativa che avrebbe potuto portare a uno sbocco imprenditoriale. Tornerei per quello, non per fare solo la sioterapista». (le.fe.)
i ra ia e e a par e l i a ie a
anta voglia di n ove esperienze nel mondo oil gas: « ifficile relazionarsi con colleghi molto pi grandi»
Non tutti vanno all’estero a lavorare e ci restano per sempre, alcuni poi tornano. Questo è il caso di Lorenzo Felli, 27enne ravennate che, dopo poco più di un anno di lavoro in Francia (tra Le Havre e Tolosa), è rientrato a Ravenna dove continua a occuparsi di sicurezza sul lavoro in ambito portuale, industriale ed energetico.
Dopo il liceo linguistico e la laurea in Scienze Politiche conseguita nel 2021, Lorenzo entra nel mondo di Rosetti Marino, scoprendo da vicino la realtà delle trasferte internazionali. «Vedevo colleghi andare in Kazakistan, in Russia, in piattaforma. Mi interessava quel tipo di esperienza, soprattutto per mettere da parte soldi in poco tempo». La svolta arriva con un master professionalizzante legato alle aziende del settore oil&gas: «Erano master nanziati dalle ditte: paghi, fai i colloqui e hai ottime possibilità di essere assunto».
Dopo lo stop del Covid, arriva l’occasione con Icop, azienda con sede a Udine, ma proprietaria di una grande succursale a Le Havre, porto principale della Francia: «Mi sembrava il giusto compromesso, lavorare all’estero senza nire dall’altra parte del mondo».
Dopo i primi mesi con contratto italiano nel ruolo di “technicien hse”, l’azienda deve inquadrarlo con un contratto francese: «Considerando la burocrazia transalpina, prendevo 400 euro in più al mese, dovendo lavorare 35 ore settimanali. Anche se di fatto nivo per essere impiegato sempre di più visto che l’azienda era italiana».

I primi mesi dell’esperienza in Normandia non sono stati semplici: «Ero poco più che ventenne, lontano da casa e con pochi contatti, mi relazionavo con solo operai molto più grandi e con interessi diversi». Ma col tempo la situazione è migliorata, anche grazie a nuove conoscenze. Dal punto di vista professionale, Felli riconosce differenze importanti rispetto all’Italia, non solo dal punto di vista economico: «C’è più attenzione al lavoratore, anche nei cantieri esiste più cura degli spazi, e una mentalità diversa: i francesi fanno valere di più i propri diritti, sono decisamente più combattivi». Durante la sua permanenza ci sono stati anche scioperi e proteste su larga scala su temi come pensioni e rincaro dei carburanti: «Situazioni che sono state disagevoli per la vita di tutti i giorni ma che fanno capire sicuramente quanto il lavoro e il lavoratore siano centrali in Francia». Alla ne ha prevalso la scelta di tornare: «Avevo messo da parte il mio “gruzzoletto” e un bagaglio d’esperienza importante, ma ho capito che volevo un equilibrio diverso. Nel mio lavoro i ritmi erano spesso troppo intensi: si arrivava in cantiere alle 8 per nire alle 19 o alle 20. Non è sostenibile a lungo». Oggi Lorenzo ha comprato casa a Ravenna, nella frazione di San Michele, e lavora nel campo della sicurezza sul lavoro per Unitec Sicurezza, seguendo progetti per grandi realtà del territorio come Enel. (le.fe.)
Australia nuova terra dei sogni
Sul sito 4 storie
Negli ultimi anni l’Australia si sta affermando come una delle principali mete per i giovani italiani che decidono di lasciare il Belpaese in cerca di esperienze (professionali e personali) più soddisfacenti. Non fanno eccezione i ravennati. Potete trovare le storie di quattro di loro (Stefano Rambelli, Luca Broccoli, Mattia Laghi e Marco Succi) in un articolo online su www.ravennaedintorni.it. Le testimonianze per scoprire perché il continente attira così tanto e come funziona il sistema del Working Holiday Visa: un visto che permette ai ragazzi tra i 18 e i 30 anni (35 in alcuni casi) di vivere fino a un anno nel Paese, lavorando e viaggiando. Un’esperienza che può essere estesa fino a tre anni, a patto di completare periodi di lavoro in settori specifici, i cosiddetti “88 giorni” per il secondo anno e sei mesi per il terzo.
NEL REGNO UNITO
12 / PRIMO PIANO
RAVENNA&DINTORNI 9-15 aprile 2026
BANDI PUBBLICI/1
e ila e r a per per e i e er i i per li er 5 e e a la rare i pr i ia
Dal 21 aprile domande per il bando della Camera di Commercio Il requisito è un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato
Una persona di età tra 18 e 35 anni che si trasferirà stabilmente in provincia di Ravenna con un contratto di lavoro a tempo indeterminato potrà ricevere un contributo a fondo perduto di duemila euro, erogato dalla Camera di Commercio in forma di voucher, per l’acquisto di beni e servizi in tre anni. È la sintesi del bando da 50mila euro lanciato dall’ente che riunisce le imprese del territorio per attrarre giovani talenti (l’iniziativa riguarda anche chi va a vivere in provincia di Ferrara che è coperto dalla stessa Camera di Commercio). Dal 21 aprile al 20 novembre sarà possibile presentare le domande attraverso la piattaforma camerale online Restart per la gestione dei contributi.
Si tratta di un progetto sperimentale pensato dalla massima istituzione economica del territorio, e condiviso all’unanimità con le associazioni di categoria, per affrontare una delle s de più urgenti: la crescente carenza di lavoratori quali cati e l’esodo dei talenti. Per la Camera di commercio la scelta residenziale è strettamente legata alle opportunità lavorative e alla qualità della vita: i voucher messi a disposizione saranno così spendibili, tramite di un’apposita piattaforma digitali, in generi alimentari e beni di consumo, arredamento e abbigliamento, utenze domestiche, rette scolastiche.
Possono partecipare al bando cittadini italiani, di Stati Ue o extracomunitari con permesso di soggiorno. Oltre ai limiti di età già ricordati, il requisito necessario è aver sottoscritto un nuovo contratto come lavoratore dipendente, a tempo indeterminato (a tempo pieno o parziale) o contratto di apprendistato, a decorrere dall’1 gennaio 2026, con un’impresa che abbia sede o unità locale operativa regolarmente iscritta e attiva al registro imprese della Camera di Commercio di Ferrara-Ravenna. È necessaria anche la nuova

residenza nel territorio delle due province dall’1 gennaio 2026 ed entro 90 giorni effettivi dalla data di comunicazione dell’ammissione al bene cio.
La domanda di contributo dovrà essere inviata esclusivamente per via telematica, attraverso la piattaforma Restart (https://restart.infocamere.it) tramite identità digitale Spid. Per informazioni promozione@fera.camcom.it.
BANDI PUBBLICI/2
DALLA REGIONE 4 MILIONI PER LA RICERCA REALIZZATA CON NUOVI ASSUNTI
Ogni azienda può ricevere fino a 300mila euro C’è tempo fino al 18 maggio
La Regione Emilia-Romagna lancia un nuovo bando per sostenere progetti di ricerca e sviluppo realizzati dalle imprese attraverso l’inserimento di nuovi talenti. È un ulteriore passo avanti per l’attuazione della legge regionale 2/2023 su “Attrazione, permanenza e valorizzazione dei talenti ad elevata specializzazione”. L’obiettivo è valorizzare dottori di ricerca, assegnisti e ricercatori formati negli atenei regionali, contrastando la fuga di competenze e favorendo la loro permanenza nel sistema produttivo locale. Al tempo stesso, il bando intende rafforzare la capacità innovativa delle imprese, sostenendo investimenti in attività ad alto contenuto tecnologico e scienti co. L’avviso prevede una prima dotazione di 4 milioni di euro e contributi a fondo perduto no a 300mila euro per progetto. Potranno presentare domanda singole società di capitali, piccole, medie o grandi imprese, con unità locale o sede operativa in Emilia-Romagna, purché in possesso dei requisiti di ammissibilità economiconanziaria previsti dal bando.
I progetti dovranno svolgersi nel territorio regionale, avere una spesa minima ammissibile di 100mila euro e prevedere l’assunzione a tempo pieno di nuovo personale di ricerca, con contratto a tempo indeterminato oppure a tempo determinato di almeno due anni. I progetti dovranno essere presentati online tramite il sistema regionale S nge 2020 dal 15 aprile al 18 maggio 2026. «È un provvedimento innovativo e unico nel contesto nazionale – spiega il vicepresidente della Regione con delega allo Sviluppo economico, Vincenzo Colla –. Con un duplice obiettivo: da un lato vogliamo accrescere la capacità delle imprese emiliano-romagnole di investire in ricerca e innovazione per aumentare la propria competitività e rispondere meglio alle s de attuali del mercato. E poi intendiamo incentivare la permanenza nel nostro territorio di giovani ricercatori formati dalle nostre università, attraverso nuove posizioni di lavoro di qualità e coerenti con le competenze acquisite».


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Al via il secondo biennio dell’iniziativa promossa dal Comune con 120mila euro stanziati dalla Regione
L’assessora Monti: «Affitti e stipendi sono temi nazionali, noi cerchiamo di valorizzare gli aspetti positivi del territorio»
L’Emilia-Romagna nel 2023 è stata la prima regione in Italia che ha approvato una legge per attrarre e trattenere sul territorio giovani con elevate specializzazioni. Ora esiste un quadro coordinato di politiche, programmi e interventi che perseguono i dieci obiettivi de niti in un manifesto. Un sistema integrato di servizi pubblici e privati fornisce formazione, ricerca, accompagnamento al lavoro e alla creazione di impresa, servizi di welfare territoriale.
All’inizio del 2026 sono stati approvati progetti presentati dai Comuni capoluogo di provincia nell’ambito del nuovo bando regionale con un nanziamento complessivo di 1,3 milioni di euro per il biennio 2026-2027.
In questo scenario si inserisce “Ravenna Welcomes Talents” (Rwt) che ha ottenuto 120mila euro dalla Regione (altri 30mila euro sono a carico del Comune come costo del personale già in forza su altre mansioni).
«Vogliamo mandare un messaggio chiaro – dichiara l’assessora comunale alle Politiche europee, Barbara Monti –: la nostra città non è solo un tesoro di storia e natura, ma un ecosistema vivo e aperto all’innovazione. Il nostro impegno è facilitare l’inserimento di chi sceglie Ravenna per studiare o lavorare, creando una rete di supporto che passi attraverso le istituzioni, le imprese e il tessuto sociale. Attrarre talenti signi ca investire nel futuro della nostra comunità».
Ravenna prova a fare la sua parte per con-

trastare il fenomeno della cosiddetta fuga di cervelli, pur sapendo che risente di dinamiche di dimensione nazionale: «Retribuzioni e af tti sono tra gli argomenti principali che incidono nelle scelte dei giovani e queste non passano dal livello di un’amministrazione locale. Noi, però, possiamo fare il possibile per creare un ecosistema favorevole all’insediamento e all’inclusione di chi viene a Ravenna per lavo-
ro o per studio, in modo che vengano valorizzate le caratteristiche del territorio che possono renderlo attrattivo: la qualità della vita, la dimensione umana, una mobilità meno stressante, le tradizioni locali».
Il usso comunicativo passa via web. A luglio 2025 è stato aperto un canale Youtube (oggi 18 iscritti) su cui vengono pubblicate videopillole (con qualche decina di visualizzazoni)
realizzate con la casa di produzione Panebarco con consigli utili pragmatici: come ottenere la tessera sanitaria, come spostarsi in città, quali servizi sono a disposizione delle famiglie.
Il principio di fondo di Rwt è quello di facilitare la costruzione di legami sociali che rendano più facile affrontare le necessità e magari siano uno stimolo a restare: «Anche cose che sembrano piccole – spiega Monti – come la creazione di un gruppo Whatsapp o delle visite guidate in comitiva ai monumenti o un laboratorio di pasta fresca».
Sul fronte della convivialità è in fase di allestimento il progetto delle “cene accoglienti”: «Famiglie residenti possono dare la loro disponibilità a ospitare qualcuno di questi giovani talenti per un pasto. Ci si iscrive al sito fornendo un po’ di informazioni e poi il personale fa gli abbinamenti. Stanno raccogliendo le adesioni e presto cominceranno».
Sono stati aperti degli sportelli di assistenza dedicati a lavoratori e studenti da fuori città. Questi sono già attivi dal 2023 nel corso del primo biennio di Rwt: «In totale nel biennio 2023-25 ci sono stati 1.854 accessi. C’è chi chiede quali documenti servono per riconoscere un diploma, chi vuole frequentare un corso di italiano e chi cerca un lavoretto per mantenersi mentre studia. Il personale prende in carico la richiesta e cerca di indirizzare la persona».
Andrea Alberizia

Un fotogramma tratto da un video di Gerardo Lamattina pubblicato sul canale Youtube del progetto Ravenna Welcome Talents
14 / SOCIETÀ
RAVENNA&DINTORNI 9-15 aprile 2026
SCIENZE
A Faenza si parla di clima e si osserva il cielo primaverile Il programma della Primavera Scientifica di Faenza entra nel vivo nel mese di aprile. Giovedì 9 aprile alle 20.30 si terrà l’incontro “Riusciremo a superare i cambiamenti climatici?”, con Giulio Boccaletti in dialogo con Paolo Magliocco. Venerdì 10 aprile alle 21.00 Francesco Cacciante presenterà il libro “Dalle stelle alla cellula. La vita è scritta nelle leggi dell’universo”. Gli appuntamenti dedicati all’osservazione del cielo torneranno sabato 11 aprile alle 21 con “Il cielo primaverile”, mentre mercoledì 15 aprile alle 21 al Parco delle Ginestre sarà possibile partecipare a un’osservazione pubblica del cielo, con strumenti.
A Ravenna il Meeting dei Planetari e lezioni di astronomia al Baronio
Dal 9 all’11 aprile si terrà, al Planetario di Ravenna, il XLI Meeting dei Planetari italiani. Il convegno annuale si articolerà in tre giornate. Nel pre-meeting del pomeriggio di giovedì 9 si svolgerà, a cura di Sandro Bardelli, ricercatore astronomo all’Osservatorio di Astrofisica e Scienza dello Spazio di Bologna dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), un workshop dedicato alla sonificazione dei dati scientifici. La sonificazione è il processo di traduzione di dati, informazioni o segnali in segnali acustici (suoni). Al venerdì inizieranno gli interventi dei soci, tra storia e tecnologia, inclusione ed emozioni. I lavori proseguiranno poi al sabato, alternando interventi dedicati a progetti di divulgazione scientifica ad altri su tecnologie e strumentazioni. Nel pomeriggio si terranno anche l’Assemblea dei soci di Planit e una tavola rotonda sull’evento dedicato ai cambiamenti climatici. I lavori si concluderanno alle 19.30 con l’annuncio dei vincitori dell’edizione 2026 del Premio Planit, per un video fulldome di divulgazione scientifica, e del Premio Lara Albanese, per l’attività di didattica o di divulgazione astronomica.
Le attività del planetario di Ravenna proseguono martedì 14 aprile, ore 21.30, con una lezione di astronomia pratica al Parco Baronio. Ai partecipanti verrà fornito in uso per la serata un binocolo col quale osservare, dietro indicazioni di un astrofilo, il cielo e le sue curiosità (prenotazione obbligatoria a 0544 62534 oppure a info@arar.it).
CAPITALE ITALIANA
re i r i i e a el are ra ar e a e ari a
Stand, dimostrazioni (e lavori al Moro di Venezia) in città, musica e street food in spiaggia e al bacino Pescherecci
Gli aquiloni in mostra a Cervia
Ha inaugurato il 4 aprile e resterà allestita fino al 3 maggio al Magazzino del Sale Torre di Cervia la mostra “The Hague Air Gallery – Vento Dipinto”, nell’ambito del Festival internazionale dell’aquilone “Artevento”, in programma dal 23 aprile al 3 maggio. La mostra, realizzata in collaborazione con Holland Kite Team, propone un percorso espositivo dedicato all’origine dell’environmental art. Sono esposti 20 aquiloni di modello giapponese edo dotati di 17 cavi di trattenuta lunghi 30 metri ciascuno, dipinti da artisti olandesi delle più diverse correnti espressive.
Ravenna inaugura uf cialmente l’avventura da “Capitale italiana del Mare 2026” con una tre giorni di festa tra darsena e Marina di Ravenna. Il 10 aprile la mattinata inizierà alle 9 in darsena con la tradizionale festa per la Giornata del Mare organizzata dalla Capitaneria di Porto con iniziative sia agli studenti che alla cittadinanza. Per l’occasione saranno visibili i lavori per il restauro del Moro di Venezia, esposto in testata, mentre saranno presenti unità navali e allestiti stand espositivi volti a promuovere la conoscenza del mare. In programma attività educative, momenti istituzionali, iniziative sportive e di intrattenimento, con particolare attenzione ai temi della cultura nautica, della salvaguardia ambientale e della sicurezza in mare. Si andrà dai laboratori didattici al bibliobus della Biblioteca Classense, con dimostrazioni pratiche e incontri tematici. Fino alle 18. Il giorno dopo la festa si sposta a Marina di Ravenna: sabato 11 aprile appuntamento dalle 14 sulla spiaggia libera adiacente alla Diga Foranea Sud del Molo Zaccagnini con gli aquiloni del festival di Cervia (vedi box). Dalle 16 i Musicanti di San Crispino terranno un concerto itinerante lungo le strade del paese. Alle 18, sul palco allestito di fronte al Bacino Pescherecci, sarà la volta di Mirko Casadei e della sua Popular Folk Orchestra (a seguire,


alle 20, live di Ananhash e Sidstopia a cura dell’associazione Norma). A partire già dalle 16.30 il Bacino sarà animato dalle imbarcazioni del Circolo Velico Ravennate, mentre dalle 18 si potrà gustare cibo di strada a cura della Proloco. Per entrambi i giorni, il Mas, Museo nazionale delle attività subacquee, il Cestha e le Biblioteche Ottolenghi e Strocchi effettueranno aperture con visite guidate e letture. Sarà possibile partecipare a passeggiate organizzate dalle guide della coop Atlantide tra le dune costiere e la pineta retrodunale; si potrà in ne prendere parte ad una biciclettata, in collaborazione con Fiab, che partirà da piazza del Popolo, a Ravenna. La festa terminerà domenica 12 aprile: dalle 12 al Bacino Pescherecci “Adriatico a Tavola”, evento gastronomico a cura della Proloco, mentre alle 15.30 spettacolo di burattini del Teatro del Drago e alle 18 musica dal vivo anni 70 e 80.
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9-15 aprile 2026 RAVENNA&DINTORNI
PATRIMONIO/1
TEMPO LIBERO
Torna il Vintage Festival di Lugo, ricordando Dj Mozart
Dall’11 al 12 aprile, con anteprima venerdì 10, Lugo torna a vestirsi di atmosfere retrò con la 40esima edizione del Vintage Festival. Per due giorni, dalle 10 alle 19, oltre due chilometri di banchi espositivi animeranno le vie cittadine, con operatori provenienti da tutta Italia e un’offerta che spazia tra abbigliamento, design, vinili e modernariato. Accanto al mercato, un ricco programma di eventi diffusi: dj set, laboratori, workshop e iniziative per tutte le età, pensate per un pubblico trasversale e sempre più numeroso. A rendere speciale questa edizione l’omaggio a Claudio “Mozart” Rispoli, dj e produttore tra i pionieri della scena clubbing italiana, ricordato attraverso la mostra “Art of Moz”, che inaugura il 10 aprile alle Pescherie della Rocca, e un talk pubblico che ne ripercorrerà l’eredità artistica e culturale.
La Festa della Primavera in ore a Traversara
Dal 10 al 19 aprile torna la tradizionale Festa della Primavera in fiore a Traversara di Bagnacavallo. Con stand gastronomico, momenti di intrattenimento, sport e musica dal vivo.
PATRIMONIO/2

AL MAUSOLEO C’È UN NUOVO “SPAZIO TEODORICO”
Dal 2 aprile ha aperto al pubblico il nuovo “Spazio Teodorico”, un allestimento permanente pensato per accompagnare la visita al Mausoleo e migliorarne la fruizione. Realizzato nell’ambito delle celebrazioni per i 1500 anni dalla morte del sovrano ostrogoto, con finanziamenti Pnrr, lo spazio introduce contenuti divulgativi e strumenti accessibili per contestualizzare la figura di Teodorico e il valore storico-artistico del monumento. Nel nuovo percorso: pannelli tattili, video accessibili anche in lingua dei segni, contenuti in Comunicazione Aumentativa Alternativa, una linea del tempo comparativa e sezioni tematiche. L’esperienza è arricchita dalla presenza di reperti selezionati. Il progetto grafico, l’immagine coordinata e la rielaborazione delle grafiche originali sono a cura di diverserighestudio. Tra le novità anche una sala polivalente per attività culturali e una “Comfort Room”, ambiente progettato per offrire un luogo di pausa e benessere.

IL TEATRO ROSSINI DI LUGO RIAPRE IN OTTOBRE. ECCO I NUOVI DIRETTORI
19 e 20 ottobre 2026. È questa la data scelta per la riapertura del Teatro Rossini di Lugo, che si prepara a tornare al centro della vita culturale cittadina dopo la conclusione dei lavori post alluvione. In vista del rilancio, l’amministrazione ha definito anche il nuovo assetto dell’omonima fondazione. Nuovo direttore generale è Luigi Pretolani, già responsabile amministrativo della Fondazione. La direzione artistica è stata affidata a Daniela Pini e Gianni Parmiani: la prima, soprano di carriera internazionale, porterà una competenza consolidata nel campo della musica lirica e della programmazione operistica; il secondo, attore e autore, si occuperà della stagione di prosa. Novità anche nel consiglio di amministrazione, dove entrano Elena Cagianelli e Marcello Bacchini, che affiancheranno i membri confermati, ossia la sindaca Elena Zannoni, l’avvocata Annalisa Antonellini e l’assessore Gianmarco Rossato.
SPORT
Volley, A2: tutti al Pala De André per i playoff della Consar
Partono domenica 12 aprile (ore 18 al Pala De André) i playoff della Consar Ravenna, la squadra maschile di volley cittadina che ha chiuso al quarto posto la “regular season” nel campionato di A2. Come noto tra gli appassionati, i playoff mettono in palio una sola promozione in Superlega, il massimo campionato italiano di pallavolo. Si parte dai quarti di finale. La Consar affronterà Aversa, quinta in classifica. Mercoledì 15 aprile gara 2 in Campania. In caso di parità, la bella si giocherà di nuovo al Pala De André domenica 19. La vincente affronterà in semifinale con tutta probabilità Pineto, capolista del campionato (impegnata contro Porto Viro, ottava) e grande favorita.
MOSTRE
L’epopea delle donne aviatrici alla galleria Faro Arte
È stata inaugurata alla galleria Faro Arte di Marina di Ravenna “Le figlie di Icaro, col sottotitolo Da Raymonde De la Roche a Samantha Cristoforetti, da Amelia Earhart a Bessie Coleman, da Rosina Ferrario a Aloisa Guarini Matteucci”. La mostra, curata da Mauro Antonellini e Giulia Garuffi, è composta da cinquanta pannelli fotografici corredati di testi esplicativi che raccontano l’epopea delle donne aviatrici. Fino a domenica 3 maggio, il venerdì dalle 21 alle 24; sabato e domenica dalle 20 alle 24.

LA RECENSIONE
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Fino al 3 maggio prosegue al Mar “Dalla regressione della specie all’umanoide”, a cura di Serena Simoni, quinta e ultima mostra della più ampia antologica mai realizzata dedicata all’artista pavese
Dalla regressione della specie all’umanoide, a cura di Serena Simoni, è la quinta e ultima mostra (dopo Bagnacavallo, Forlì, Santa So a e Bologna) del ciclo Mattia Moreni. Dalla formazione a L’ultimo sussulto prima della grande mutazione, a cura di Claudio Spadoni, la più ampia antologica mai realizzata, per celebrare il profondo legame dell’artista con la Romagna.
Al Museo d’Arte della città di Ravenna, la mostra si presenta come un viaggio disturbante e, proprio per questo, necessario dentro l’ultima stagione creativa di Mattia Moreni (1920-1999). Le 33 opere esposte, realizzate tra il 1984 e il 1998, non offrono alcun rifugio estetico, sono piuttosto un campo di tensione, un linguaggio che si decompone mentre prova a raccontare la mutazione – sica, tecnologica e mentale – dell’essere umano. Moreni, gura appartata ma centrale nel secondo Novecento italiano, sembra qui abbandonare de nitivamente ogni residuo di armonia per inoltrarsi in un territorio dove il corpo si fa segno, il segno si fa parola e la parola implode. Il titolo della mostra è già una dichiarazione programmatica: dalla “regressione della specie” si arriva all’“umanoide”, cioè a una forma altra, forse post-umana, sicuramente disorientante. Le opere parlano, letteralmente. I titoli, lunghi, ossessivi, ironici e a tratti deliranti, non sono semplici didascalie ma parte integrante del lavoro. Il pesce di celluloide feroce del bambino buono, regressito è un esempio emblematico, una frase che sembra uscita da un sogno lisergico, dove innocenza e violenza convivono senza soluzione. La pittura che accompagna questo titolo non chiarisce, anzi complica ulteriormente, con forme organiche, quasi viscere, che si intrecciano con segni gra ci che ricordano circuiti o protesi. Moreni sembra suggerire che la regressione non sia un ritorno a uno stato originario, ma una caduta in un caos in cui naturale e arti ciale si confondono. Questo tema emerge con forza anche in L’umanoide tutto computer via internet,

Al museo due incontri di approfondimento
Il Mar dedica due appuntamenti di approfondimento al pensiero di Mattia Moreni, nell’ambito della mostra recensita in questa pagina da Alessandro Fogli. Martedì 14 aprile, dalle 16 alle 18, si tiene l’incontro “Niente è veramente” e mutazione genetica. Moreni visionario, a cura di Giovanni Barberini. A cinquant’anni dal primo monologo L’ignoranza fluida, l’intervento propone una rilettura dell’opera di Moreni, mettendone in luce la capacità di interpretare e anticipare le trasformazioni del mondo contemporaneo. Il ciclo di approfondimenti prosegue mercoledì 15 aprile, sempre dalle ore 16 alle 18, con l’intervento di Claudio Spadoni, che offrirà una lettura critica storico-artistica dell’opera di Moreni. Da segnalare sempre al Mar, domenica 12 aprile dalle 16 il concerto degli studenti del Conservatorio di Ravenna (a seguire, il pubblico potrà partecipare a una visita guidata alla mostra).

opera che, pur risalendo agli anni Novanta, appare sorprendentemente profetica. Qui il corpo umano è ridotto a un groviglio di connessioni, una rete più che una presenza. Non c’è più distinzione tra carne e tecnologia, l’identità si disperde, si digitalizza prima ancora che il digitale diventi pervasivo come oggi. L’ironia, però, è una componente fondamentale di questo universo. Un’ironia corrosiva, che non alleggerisce ma accentua lo straniamento. Cosa c’entra Mondrian con il lombrico del cuore sanguinante? Sì, sì c’entra perché non c’entra è un titolo che gioca apertamente con la storia dell’arte, evocando l’ordine geometrico di Mondrian per poi negarlo attraverso l’immagine di un lombrico, simbolo di una vitalità bassa, terrigna, quasi repellente. Moreni sembra dirci che ogni tentativo di ordine è destinato a fallire, travolto da una materia che sfugge a qualsiasi schema. In altre opere il linguaggio si fa ancora più crudo. L’ultimo grande coltello e L’ultima siringa per l’ultima grande siringata evocano un immaginario di violenza e dipendenza, dove il corpo è oggetto di intervento, di taglio, di iniezione. Non c’è più un soggetto che agisce, ma un organismo che subisce, trasformato da forze esterne che possono essere lette tanto in chiave sociale quanto esistenziale. E poi ci sono lavori come Progetto di scarpa a guaina con suola in materiale duro, sollevata al centro…, dove il linguaggio tecnico si mescola a una visione quasi surreale. Qui l’artista pavese sembra anticipare una dimensione progettuale che non riguarda più solo l’arte, ma il corpo stesso, un corpo da ripensare, da modi care, da “indossare” diversamente. È un’idea che risuona con molte ri essioni contemporanee sul post-umano e sulla trasformazione dell’identità. La mostra ravennate ha il merito di restituire coerenza a questa fase estrema della produzione di Moreni, spesso considerata dif cile o marginale. In realtà, è proprio qui che l’artista spinge no in fondo la sua ricerca, portando alle estreme conseguenze una ri essione iniziata decenni prima. La pittura diventa scrittura, la scrittura diventa corpo, e il corpo si dissolve in un usso continuo di segni e signi cati. Visitare Dalla regressione della specie all’umanoide non è un’esperienza rassicurante. È, piuttosto, un confronto diretto con una visione che mette in crisi le nostre categorie, il nostro modo di vedere e di nominare il mondo. Ma è proprio in questa crisi che risiede la forza di Moreni: nella capacità di anticipare, con linguaggi spiazzanti e radicali, le inquietudini di un presente che oggi riconosciamo n troppo bene. A questa tensione già estrema si aggiunge, sia nelle prime che nelle ultime sale, una dimensione quasi teatrale, dove il frammento narrativo irrompe con ancora maggiore evidenza. Titoli come Era vestita da sera ma con la mutanda così così… introducono una scena ambigua, sospesa tra erotismo e disagio, tra quotidianità e deformazione grottesca. Moreni sembra costruire piccoli racconti interrotti, dove l’immagine non illustra ma tradisce il testo, spingendolo verso un territorio di instabilità continua. Ancora più radicale – ma lo scarto è comunque di 14 anni – è La mutazione si abbatte sul tavolo sconosciuto…, che suona come una sentenza improvvisa, quasi apocalittica. Il “tavolo” – oggetto domestico per eccellenza – diventa il luogo di un evento inspiegabile, una trasformazione che irrompe senza preavviso nella normalità. Qui la pittura si fa più aggressiva, strati cata, come se la super cie stessa fosse attraversata da una forza che la altera. In quest’opera nale Moreni sembra non cercare più risposte, ma solo intensi care la domanda: cosa resta dell’umano quando tutto, linguaggio compreso, è in mutazione?
“Dalla regressione della specie all’umanoide”. Fino al 3 maggio Orario: dal martedì al sabato 9-18; domenica e festivi 10-19
di Alessandro Fogli
CULTURA
9-15 aprile 2026 RAVENNA&DINTORNI
La 27esima volta del festival Corti da Sogni «Arrivati oltre mille titoli da tutto il mondo»
Dal 13 al 18 aprile, tra Mariani e Rasi, una sessantina di cortometraggi provenienti da 26 Paesi
Tra gli eventi speciali, la proiezione dei lavori scelti dalla Fice e l’incontro con il Believe Film Festival di Verona
Profondamente radicato nella proposta culturale cittadina, il festival Corti da Sogni “Antonio Ricci” compie 27 anni e si svolgerà da lunedì 13 (al cinema Mariani) no a sabato 18 aprile (al Teatro Rasi), con un ulteriore appuntamento annunciato per l’estate all’Arena del Sole di Lido di Classe.
Fulcro del festival è il Concorso internazionale: degli oltre 1.000 cortometraggi giunti in selezione ne saranno proiettati una sessantina, provenienti da 26 paesi, tra i quali anche Iran, Palestina, Malesia, Estonia e Taiwan. Molti dei lavori proposti hanno partecipato ai più importanti festival internazionali.
Le sezioni in concorso sono European Sogni Award (per le opere europee), Sogni D’Oro ( ction internazionale), Premio Giuseppe Maestri (opere di animazione), Premio Ivano Ma- rescotti (alla migliore interpretazione italiana), Made in Italy (cortometraggi italiani), Mitici Critici (cortometraggi per le scuole), Film School (realizzati dalle scuole e università di cinema), Green Planet e Green School (opere a tema ambientale e rapporto uomo e natura).
«Nonostante le dif coltà di un contesto globale sempre più diviso e instabile – dicono Roberto Artioli e Matteo Papi in rappresentanza del circolo Sogni Antonio Ricci – il festival ha accolto quest’anno oltre 1.000 cortometraggi provenienti da ogni continente, con la partecipazione di registi esordienti e affermati cineasti, tra cui star del calibro di Vincent

Cassel. Pur consapevoli delle s de di un mondo sempre più diviso e violento, il festival Corti da Sogni mantiene la sua missione di accogliere e valorizzare cortometraggi da ogni parte del mondo, dando voce a registi e registe che attraverso il cinema raccontano, condividono e sognano. La speranza è che queste opere possano portare momenti di ri essione e condivisione, in contrasto con le ideologie che vorrebbero un mondo sempre più chiuso e pessimista». E come di consueto, non mancheranno gli eventi speciali, tra i quali l’incontro con Davide Mogna e i cortometraggi del Believe Film Festival, riservato a cortometraggi per ragazzi e giovani under 24 organizzato dall’associazione Believe di Verona; la proeizione, mercoledì 15


Lunedì 20 Aprile

aprile, di Canti del deserto, scritto e diretto dalla giovane regista Giorgia Salotti, con Naike Lombardi, Christian Bergamaschi, Giulia Casadio; tre cortometraggi scelti dalla Fice (lunedì 13 aprile, dalle ore 18, al cinema Mariani), che ogni anno seleziona corti italiani e internazionali che poi sono proposti nelle sale riconosciute. I tre titoli sono La casa di tutti dei Manetti Bros (Premio della Giuria al Festival di Cannes, miglior Cortometraggio al Sundance Film Festival), Un glio di Carmen Giardina (Menzione Speciale al Festival di Venezia, miglior cortometraggio Europeo agli European Film Awards) e Playing God di Matteo Burani (miglior cortometraggio al Toronto International Film Festival, premio della Critica al Clermont-Ferrand In-
arteecucina
arte e cucina
Giovedì 7 Maggio
ternational Short Film Festival. Sempre tra gli eventi speciali, ecco la proiezione di Marcello di Maurizio Lombardi (Miglior Regia al Festival di Berlino, premio del Pubblico al Tribeca Film Festival) e A domani di Emanuele Vicorito (miglior cortometraggio Italiano al Torino Film Festival, premio speciale della Giuria al Festival di San Sebastián).
Partenza dunque lunedì 13 al Mariani, dove, dopo i corti della Fice, dalle 20.30 arrivano nove titoli. Martedì 14 ci si sposta al Rasi, dove dalle 20.30 verranno proposti altri nove lavori da tutto il mondo e la premiazione della sezione Mitici Critici, così come mercoledì 15 e giovedì 16 aprile, con un’altra ventina di proposte. Info: cinesogni.it
Crudo e Champagne
I prodotti del mare incontrano lo champagne
Degustazione cibo/vino 100 euro
Barolo vs Amarone
Serata dedicata alla conoscenza di due delle più importanti denominazioni della nostra penisola.
IlMolinettoèlietodicomunicarecheilsuoimpegno Green èincostanteevoluzioneedaumentoperché èfermamenteconvintochequestasialastradagiustadaseguire.
Inizio serate ore 20.30 Serate presentate da: GILLES COFFI (Sommelier professionista)
Punta Marina Terme (RA) - Tel. 0544 430248
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Degustazione cibo/vino 70 euro
Giovedì 28 Maggio
Super Toscana
Degustazione all’insegna dei vini rossi toscani
Degustazione cibo/vino 80 euro

www.ristorantemolinetto.it coordinate da: ELISA RICCI (Molinetto) in collaborazione con: ANGELO PINNA (Sommelier Molinetto)
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A sinistra, Vincent Cassel in “The Colosseum”. A destra, “Monkeyboy”
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Moussa N’Diaye parla della collaborazione con le Albe e del nuovo spettacolo, in scena dal 10 al 12 aprile

Il Paese dove non si muore mai: dalla aba di Italo Calvino nasce il nuovo spettacolo per ragazzi del sodalizio afro-romagnolo Kër Théâtre Mandiaye N’diaye, teatro Caverna e Teatro delle Albe. Dopo il grande successo da cinquecento repliche di Thioro, un cappuccetto rosso senegalese, la collaborazione che ebbe inizio tra le Albe e Mandiaye N’diaye oltre 30 anni fa continua a portare sui palchi di Italia e Senegal le grandi abe di un tempo. Lo spettacolo sarà al Teatro Rasi venerdì 10, sabato 11 e domenica 12 aprile (rispettivamente alle ore 21, 18 e 17). Sabato 11 aprile alle 11 alla Sala Mandiaye N’Diaye è in programma la presentazione della rivista “La Falena” 10, con il docente e giornalista Lorenzo Donati, il giornalista e ricercatore Luca Lotano e il regista dello spettacolo Alessandro Argnani.
Abbiamo intervistato Moussa N’diaye, coprotagonista e glio di Mandiaye, l’indimenticato attore senegalese che ha contribuito a creare il primo legame tra Albe e Senegal.
Come nasce l’idea dello spettacolo?
«Segue il lone di Thioro, che nacque per rilanciare il teatro afro-romagnolo dopo la scomparsa di mio padre nel 2014. Siamo stati ispirati dalle abe italiane e volevamo continuare a percorrere questo ponte. Abbiamo scelto come fondamenta le abe perché in Senegal la tradizione orale, di narrazione e racconto ai piccoli, è profondamente radicata, e abbiamo scelto Calvino perché è uno dei più grandi scrittori di abe italiani. In particolare è stata Alice Cottifogli, la protagonista, a consigliare Il Paese dove non si muore mai, e abbiamo pensato di adattare la storia all’Africa, raccontando l’incontro tra la giovane e i griot nella savana, riscrivendo lo sfondo europeo che la aba aveva inizialmente».
Qual è la storia di questa collaborazione tra Ravenna e Senegal e come sta proseguendo?
«Mio padre era venuto in Italia a ne anni ‘80 per giocare a calcio, ma si rese conto dopo non molto che era molto dif cile. Si trovò quindi a vivere come un migrante “normale”, nel frattempo il Teatro delle Albe (in particolare Marco Martinelli, Ermanna Montanari, Luigi Dadina e Marcella Nonni, ai tempi) volle s dare la teoria di un geologo bolognese che spiegava come Africa e Romagna fossero un tempo unite. Le Albe decisero di reclutare per questo spettacolo attori africani, scesero a Rimini e incontrarono mio padre... Che mentì! Disse di essere un attore, quando in realtà non aveva mai fatto teatro in vita sua. Da lì si scopre il suo talento per il racconto, il progetto prosegue e la compagnia gli chiede di entrare in maniera stabile.
Nacquero tante opere dal sodalizio, no al 2014, quando Mandiaye è venuto a mancare. Dal 2004 aveva avviato un progetto nel villaggio senegalese di Diol Kadd, seguendo la linea delle Albe, del coro e della partecipazione. Lo costruì secondo l’idea delle 3 T – Terra, Teatro e Turismo – tre elementi capaci di unire mondi lontani. Oggi il lavoro di cooperazione con le Albe continua, tra Senegal e Italia, unendo altre compagnie, associazioni culturali e istituzioni internazionali».
Qual è il rapporto che si ha con le storie in Senegal? Quali sono le differenze rispetto all’Italia?
«Io di grosse differenze non ne trovo, le storie e i racconti sono materia universale, un’unica via mediante la quale le persone possono venirsi incontro. Ci saranno sempre usanze e costumi diversi senza dubbio, ma trovo grandi similitudini generali nel racconto, facciamo spesso fatica a notarlo ma se ci lavorassimo capiremmo che in n dei conti siamo gli stessi, da una parte o dall’altra. Questo lavoro lo abbiamo presentato anche in Senegal, ci sono state reazioni diverse dal pubblico: là la morte viene percepita come un qualcosa di naturale, che è dentro di noi, qui è un dramma, mette una paura diversa. La differenza sta nella maniera di accoglierlo, ma sono sicuro che il sentimento sia lo stesso». E invece le similitudini e le differenze tra il teatro in Senegal e quello in Italia?
«Il Senegal ha una tradizione narrativa mischiata a canti e danze, ci piace il ritmo, una partecipazione sica alla messa in scena, il pubblico apprezza molto quando dal palco si arriva alla platea non solo con le parole ma anche con il movimento. Qui in Italia invece la narrazione è molto tecnica, occorre stare attenti allo spettatore, parlargli in prima persona e condurlo in un viaggio, se no lo perdi. Là si cerca un ritmo, qui un dialogo».
Ernesto Moia
PERFORMANCE
Torna “Nephesh” al cimitero
Da mercoledì 15 a domenica 19 aprile (ore 18, poi dal 22 al 26 aprile) torna al cimitero di Ravenna Nephesh - Proteggere l’ombra, performance itinerante di Tahar Lamri e Alessandro Renda/Albe. Un gruppo ristretto di persone, in cuffia, è accompagnato da una drammaturgia sonora

“IL PICCOLO PRINCIPE” DEI RECORD ALL’ALIGHIERI
Sabato 11 e domenica 12 aprile (ore 15.30) arriva al Teatro Alighieri di Ravenna Il Piccolo Principe, lavoro che può davvero sfoggiare lo status di “spettacolo dei record”, dopo quattro anni di tournée e oltre 150mila spettatori. Lo show, firmato Razmataz Live, è una rappresentazione, che si snoda attraverso gli innumerevoli linguaggi che la narrazione, la musica, il canto, la scenografia e, più in generale, la performance offrono. In equilibrio tra prosa, musical, nouveau cirque e installazione, il regista Stefano Genovese ha deciso di non lasciare solo alle parole il ruolo centrale, ma di affidare il racconto all’immaginazione LO SHOW
COMICO
I “Figli di Troia” di Paolo Cevoli
Martedì 14 aprile (ore 21) Paolo Cevoli presenta al Teatro Alighieri di Ravenna Figli di Troia, nuovo monologo in cui racconta in chiave ironica e contemporanea il mitico viaggio di Enea, paragonandolo ad altri che hanno segnato la storia dell’umanità, da Cristoforo Colombo a Cappuccetto Rosso, dal principe vichingo Ragnar a suo babbo Luciano emigrato anni ’50. Biglietti in vendita dalle 20 della sera stessa.
TEATRO DI RICERCA/1
“La Fame” di Les Moustaches a Cervia, Faenza e Bagnacavallo
Mercoledì 15, giovedì 16 e venerdì 17 aprile, rispettivamente al Comunale “Walter Chiari” di Cervia, al Masini di Faenza e al Goldoni di Bagnacavallo (sempre alle 21), va in scena il pluripremiato collettivo Les Moustaches, che presenta la nuova creazione La Fame. La parabola dell’uomo che fece tutto per amore, prodotta da Accademia Perduta/Romagna Teatri. La pièce, una fiaba “cruda”, metafora raffinata e crudele sulla fame e l’ingordigia dell’uomo, è scritta da Alberto Fumagalli, che ne è anche interprete con Chiara Liotta e regista con Ludovica D’Auria. Sono Sagrestano e Virtuosa i protagonisti assoluti de La Fame. Intensi, amorali e allegorici, Sagrestano e Virtuosa sono gli antieroi di una nuova parabola tanto immaginaria quanto reale, apparentemente lontana, tremendamente contemporanea. Info: accademiaperduta.it.

TEATRO DI RICERCA/2

Martedì 14 aprile (ore 21) al Teatro Socjale di Piangipane va in scena Ombrelloni, di Studio Doiz e Accademia Perduta/Romagna Teatri, con Lorenzo Carpinelli diretto da Iacopo Gardelli. Sotto la lente d’ingrandimento ci finisce la vita balneare, nella sua specifica accezione romagnola: quel microcosmo schizofrenico, intimo e allo stesso tempo esibizionista, che alterna stati di eccitazione febbrile a lunghe paralisi postprandiali. Info: ravennateatro.com.
TEATRO DI RICERCA/3
Le abe di Licia Lanera al Cisim di Lido Adriano
Torna al Cisim di Lido Adriano Licia Lanera, regista, attrice e autrice che ha vinto il Premio Ubu 2025 per il Miglior Testo non originale con “Altri libertini” di Pier Vittorio Tondelli. Appuntamento per il 12 aprile (ore 21) con “The Black’s Tales Tour”, spettacolo intenso e disturbante che riscrive le fiabe classiche portandole nel lato più oscuro e umano.

“OMBRELLONI” AL SOCJALE
TEATRO RAGAZZI
9-15 aprile 2026 RAVENNA&DINTORNI
MONOLOGO

ROBERTO MERCADINI CHIUDE LA STAGIONE DI RUSSI
Venerdì 10 aprile (ore 20.45) la stagione teatrale 2025/26 del Comunale di Russi chiude con lo spettacolo Moby Dick (sebbene molti abbiano tentato), di e con Roberto Mercadini. Con il suo stile inconfondibile, che unisce ironia e potenza evocativa, l’autore accompagna il pubblico in una discesa negli abissi del testo di Melville. Info: ater.emr.it.
PROSA
All’Alighieri si chiude “Come gli uccelli” e arriva il Cechov di Liv Ferracchiati
Doppio appuntamento a La Stagione dei Teatri: giovedì 9 aprile (ore 20) va in scena all’Alighieri la seconda e ultima replica di Come gli uccelli, di Wajdi Mouawad, diretto da Marco Lorenzi. Potente e lacerante, il capolavoro dramma- turgico del franco-libanese Wajdi Mouawad –rappresentato per la prima volta in Italia a opera della compagnia torinese Il Mulino di Amleto (Premio della Critica ANCT 2021), – racconta della storia d’amore tra Eitan, giovane di origine israeliana, e Wahida, ragazza di origine araba, in una realtà di conflitti e dolore. Da giovedì 16 a domenica 19 aprile (ore 21, domenica ore 15.30) ecco poi, sempre all’Alighieri, Tre sorelle - Nevica. Che senso ha?, da Anton Cechov, sul di testo Liv Ferracchiati. Esponente di una nuova originale generazione di registi, Ferracchiati esplora in chiave moderna il senso di immobilità e il desiderio di cambiamento consegnatoci da Cechov. Info: ravennateatro.com.
INCONTRI LETTERARI/1
Dai “Colonnelli” di Lorenzini al “Sottoterra” alla biblioteca Trisi
La biblioteca Fabrizio Trisi di Lugo ha in programma diverse presentazioni letterarie in pochi giorni. Venerdì 10 aprile alle 21, in collaborazione con il Caffè letterario, lo storico Jacopo Lorenzini presenta il suo libro “I colonnelli della Repubblica” (Laterza, 2025), in dialogo con Fabio Bendinelli.Lorenzini riesce a dare forma alle vicende umane, professionali e politiche degli ufficiali dell’esercito italiano che hanno vissuto la difficile transizione dalla monarchia alla Repubblica. Nella mattinata di sabato 11, alle 10.30, il ricercatore Enrico Verdolini, assegnista di ricerca in diritto costituzionale a Pisa, presenterà “Il caso Paolo Fabbri. Il sacrificio della missione partigiana per la liberazione di Bologna” (Pendragon), una rigorosa ricostruzione documentaria della avventurosa vicenda del sindacalista e partigiano nativo di Conselice Paolo Fabbri, antifascista e partigiano che subì confino e carcere.
Mercoledì 15, alle 20.30, lo scrittore di origini milanesi ma residente a Russi Fabio Ferrari presenterà il suo romanzo “Sottoterra” (8tto edizioni, 2025), in dialogo con Maria Chiara Sbiroli. E proprio il «sottoterra» il protagonista della vicenda, innescata dal ritrovamento di una coppia di coniugi venuti a mancare in circostanze inquietanti.
Giovedì 16, alle 17.30, sarà la volta de “La foto di classe” (1886), romanzo sviluppato in serie di racconti di Mario Onofri, che prende spunto dal fortuito ritrovamento di una vecchia foto di classe.
FUMETTO
Oyvind Torseter al Clan Destino
Giovedì 16 aprile (ore 21.30) al Clan Destino ci sarà una serata in collaborazione con “Voci dal Nord”, festival del libro per ragazzi e non solo, organizzato da Mellops libreria e Beisler Editore. In programma l’incontro con l’autore, illustratore e disegnatore norvegese pluripremiato Oyvind Torseter, che eseguirà un live painting con ambienti sonori di Mondoriviera fra sperimentazione grafica, e sound design. Info: pagina FB.
INCONTRI LETTERARI/2
Alla biblioteca di Piangipane sono ospiti
Linda Traversi e Matteo Cavezzali
Doppio appuntamento alla biblioteca “Fuori...legge” di Piangipane. Venerdì 10 aprile (ore 16.30) si terrà la presentazione del libro di Linda Traversi Bianca è cambiata (Einaudi Ragazzi), che conclude il ciclo Tra Pagine e Biscotti dedicato a ragazze e ragazzi dai 10 ai 14 anni. Martedì 14 aprile (ore 17.30) ecco poi Matteo Cavezzali, autore ravennate, fondatore e direttore artistico di Scrittura Festival, che presenterà il suo romanzo I fratelli meraviglia (Mondadori). Il libro attraversa la storia italiana ed europea raccontando il legame profondo tra due fratelli in un mondo segnato da crisi e cambiamenti.
Il percorso umano e musicale di Balilla Pratella alla sala D’Attorre
Venerdì 10 aprile (ore 18) alla sala D’Attorre di Casa Melandri si terrà la presentazione del libro Francesco Balilla Pratella. Il volo dell’avanguardia, la forza della tradizione (Angelo Longo Editore), di Andrea Maramotti. A settant’anni dalla morte di Francesco Balilla Pratella, il volume ne ripercorre il percorso umano e musicale attraverso lo studio delle sue carte, restituendo il profilo di una figura centrale del Novecento.
Alla libreria Liberamente il giallo del ravennate Massimo Pirini
Sabato 11 aprile (ore 17.30) la libreria Liberamente di Ravenna ospiterà la presentazione del romanzo giallo L’ultimo volo del passero (Clown Bianco), di Massimo Pirini. La storia prende avvio da un episodio lontano nel tempo: il salvataggio della piccola Matilde dalle acque del lago di Como. Un gesto che, invece di chiudersi in sé, innesca una catena di eventi destinata a propagarsi per quasi un secolo.
Alla Feltrinelli si ripercorre la storia di EdiliziAcrobatica
Venerdì 10 aprile (ore 18) la libreria Feltrinelli di Ravenna ospiterà la presentazione di “Vertigini. Una storia acrobatica”, il libro firmato dalla giornalista Deborah Dirani. Il volume racconta la nascita e la crescita di EdiliziAcrobatica, una delle realtà imprenditoriali più originali del panorama italiano.

20 / CULTURA
RAVENNA&DINTORNI 9-15 aprile 2026
CLASSICA/1

Lunedì 13 aprile (ore 21) la grande pianista canadese Angela Hewitt sarà al Teatro Alighieri, ospite della stagione Ravenna Musica dell’Associazione Mariani, per proporre il suo cavallo di battaglia, le Variazioni Goldberg di Bach, le cui molteplici esecuzioni l’hanno resa una delle principali interpreti del nostro tempo. Le complessissime Variazioni Goldberg rappresentano uno dei massimi monumenti della letteratura tastieristica, pubblicate nel 1742. Bach (a cui Hewitt ha dedicato la carriera), che fino ad allora aveva dimostrato poco interesse per questa forma, si impegnò nella costruzione di un edificio di grandiosità senza precedenti, a cui diede il titolo Aria con 30 variazioni, in sol maggiore per clavicembalo, BWV 988. Angela Hewitt ha iniziato a suonare le Variazioni Goldberg a 16 anni, nella cattedrale di Ottawa. Da allora non ha più smesso, registrandole anche due volte su disco. E sabato 11 aprile (ore 16.30), nella mala multimediale degli Antichi Chiostri Francescani, la pianista, musicologa e didatta ravennate Maria Cristina Ceroni illustrerà la composizione.
CLASSICA/2
Il giovane pianista Domenico Bevilacqua a Mikrokosmi

Domenica 12 aprile (ore 11) la rassegna Mikrokosmi prosegue alla Sala Corelli del Teatro Alighieri, dove il giovane e brillante pianista ravennate Domenico Bevilacqua, classe 2002, eseguirà musiche di Schumann, Stravinsky e Messiaen. Bevilacqua si è esibito in formazioni cameristiche e in duo con la pianista di fama internazionale Maria Alessandra Ammara. Nell’estate 2023 prende parte all’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini.

CLASSICA/4
CAROLINE HALLECK E MARIA GIULIA HESTER
SASSOFONI E PIANOFORTE A VILLA MALERBI
Giovedì 9 aprile (ore 20.30) nel teatrino di Villa Malerbi a Lugo è in programma un concerto di musica da camera che vedrà in scena Caroline Halleck (nella foto) ai sassofoni e Maria Giulia Cester al pianoforte, in una selezione di duetti da un repertorio per lo più primo novecentesco. Le due musiciste eseguiranno pagine di Debussy, Poulenc, Schulhoff e Vaughan Williams, per chiudere con la Fantaisie Brillante sulla Carmen di Bizet del flautista francese François Borne.
CONCERTI
Crossroads a Fusignano con il trio sassofono-basso-batteria
Giovedì 9 aprile (ore 21) l’Auditorium Corelli di Fusignano ospiterà il concerto Somewhere del trio all leaders che affianca Pietro Tonolo ai sassofoni, Dario Deidda al basso e Jorge Rossy a batteria e vibrafono. Il repertorio del trio spazia tra differenti stili del jazz, da Thelonious Monk a Sam Rivers fino a Burt Bacharach, con l’aggiunta di stimolanti composizioni originali. Cucoma Combo, nuovo disco live al Cisim di Lido Adriano
Venerdì 10 aprile (ore 21) al Cisim di Lido Adriano arrivano i Cucoma Combo, che presenteranno Non basta, il nuovo album in uscita lo stesso giorno: un’esplosione di ritmi afro, suoni globali e voci tribali che parlano di attivismo, diversità e resistenza. Afrobeat, cumbia, maracatù, chimurenga e groove ipnotici si mescolano in un live travolgente, guidato da Marco Zanotti, tra percussioni incandescenti, fiati ruvidi e lingue che attraversano continenti.

A HISTORY OF VIOLENCE
Finalmente è giovedì gio. 9: ore 21.00
LA RASSEGNA
DRAMA
10 - sab. 11: ore 18.30 - 21 dom. 12: ore 16 - 18.30 - 21 | mar. 14: ore 21 mer. 15: ore 18.30* - 21 |
NEXT STATION CHOIR FESTIVAL, A FAENZA UNA DEDICA AL
CANTO CORALE
Sabato 11 e domenica 12 in centro storico una serie di concerti e un corso di formazione sulla didattica musicale

Sabato 11 e domenica 12 aprile il centro storico di Faenza ospiterà la prima edizione del Next Station Choir Festival, iniziativa (coordinata dalla scuola di musica Artistation) voluta per valorizzare il canto corale quale strumento di crescita artistica e inclusione sociale dei ragazzi. Il programma della manifestazione si apre dunque sabato 11 (ore 15.30) con il concerto itinerante che prenderà il via dalla Pinacoteca con l’esibizione del coro Voice of Joy. Alle 16.30 il festival farà tappa alla chiesa di San Bartolomeo (chiesa dei Caduti di corso Matteotti) con il GIOI Coro Giovanile
Imolese, mentre alle 17.15 la musica si sposterà al Museo del Risorgimento con il Coro Giovanile Dauno “U. Giordano”. L’ultima tappa pomeridiana è prevista per le 18 nella Sala del Consiglio comunale “E. De Giovanni” con la performance dell’Art of Choir (nella foto). Ultimo appuntamento alle 21 al Teatro Sala Fellini con il grande concerto nale di tutti i cori partecipanti. Domenica 12 aprile si terrà una sessione teorica, dalle 10, nella sede di Artistation School of Arts, dove è in programma il corso di formazione Il canto corale a scuola... come e perché, dedicato alla didattica musicale e realizzato con la partecipazione di Kaleidos e del Festival Comunità Educante.
CLASSICA/3

CLUB
Godblesscomputers al Bronson con il nuovo album
DANIELA PINI CANTA A BAGNARA
Domenica 12 aprile (ore 16.30) nella chiesa Arcipretale di Bagnara di Romagna si esibirà la mezzosoprano di fama internazionale Daniela Pini. Accompagnata da Paola Tarabusi al flauto e Stefano Pellini all’organo, Pini (nativa di Bagnara e anche assessora alla Cultura) interpreterà un repertorio di brani di musica sacra di Mozart, Porpora, Stradella e Saint Saens. L’offerta libera dell’ingresso è finalizzata a raccogliere fondi per restaurare la pala d’altare del 1600 di Giovan Battista Bertucci.

Sabato 11 aprile (ore 21.30) arriva al Bronson di Madonna dell’Albero Godblesscomputers, che presenta il nuovo album Dance Until Dawn. Si tratta di un ep complementare al precedente, Late Night Dance, concepito come una capsula senza tempo. Fondendo influenze elettroniche, jazz e house, Dance Until Dawn mette in luce una visione della produzione profonda e raffinata. I due ep insieme formano un unico disegno, un racconto complementare e simmetrico, costituito da 10 tracce, divise nei due rispettivi blocchi. Il risultato è il di un’atmosfera elettronica calda e ipnotica.
AGENDA MUSICA
Electric Rastrello e Bo.senberg al Clan Destino di Faenza
Giovedì 9 aprile (ore 22) al Clan Destino di Faenza salgono sul palco Electric Rastrello e Bo.senberg. Gli Electric Rastrello sono un duo formato da Mattia Benuzzi e dal polistrumentista Luciano Turella. Insieme hanno forgiato una miscela sonora tra musica elettronica e fisicità prettamente rock. Bo.senberg è invece un musicista, dj sperimentale e artista noise di stanza a Berlino.
Al Lupo si parla di Keiji Haino e Takashi Mizutani
Domenica 12 aprile (ore 18) il Lupo di Lido di Savio ospita Men in Black - Keiji Haino, Takashi Mizutani e l’ultima tradizione rock underground del Sol Levante, una conversazione/cine-ascolto guidato di e con Federico Savini, e Marco “Borguez” Borghesi. Keiji Haino e Takashi Mizutani sono i capiscuola di una genia di rockkettari giapponesi.
ANGELA HEWITT E LE “VARIAZIONI GOLDBERG” DI BACH ALL’ALIGHIERI
FIORI MUSICALI

Il maestro Jarmusch non sbaglia mai
di Albert Bucci
Ho nalmente recuperato un lm molto bello che avevo perso quando era uscito in sala a dicembre, meritatamente vincitore del Leone d’Oro all’ultimo Festival di Venezia: e cioè Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch, con un cast superbo che scoprirete tra poco. Jarmusch per me è tra i più grandi registi degli ultimi 40 anni, e ogni sua opera è sempre un evento memorabile. Father Mother Sister Brother è costruito su tre storie, tutte baricentrate sulle relazioni umane all’interno dei vincoli della famiglia. Lo de nirei però un trittico, non un semplice lm a episodi, per la raf natezza con la quale Jarmusch riesce a creare simmetrie e dissonanze tra i tre mini racconti che compongono il lm. La prima storia Father è ambientata in una montagna degli Stati Uniti. Un glio (Adam Driver) e una glia (Mayim Bialik) sono in viaggio per andare a trovare l’eccentrico padre (Tom Waits), che vive isolato e (sembra) in condizioni di indigenza e di disagio sociale. Figlio e glia sono molto distanti dal padre, spesso devono aiutarlo economicamente, e lo vanno a trovare solo per senso del dovere. Mother, seconda storia, è quasi simmetrica. Qui siamo a Dublino, e una altezzosa madre anaffettiva (Charlotte Rampling), famosa scrittrice, incontra solo una volta all’anno le due glie Timothea (Cate Blanchett) e Lilith (Vicky Krieps), per un tè raf nato ma super ciale, nel quale le glie sembrano ngere di essere molto più affermate di quanto non lo siano. L’ultima storia Sister Brother racconta di una coppia di giovani gemelli maschio e femmina che a Parigi devono sistemare tutte le cose lasciate dai genitori, morti di recente in un incidente aereo. Il cinema di Jarmusch si conferma legato a una visione essenziale dell’esistenza.
Se Father e Mother mostrano appieno il ruolo della disfunzionalità familiare, di cosa signi ca per dei gli essere nati con genitori egoriferiti, maniacali, forse bugiardi, l’ultimo episodio Sister Brother ci ricorda che in realtà esiste sempre la possibilità di crescere con amore e vivere bene anche nel lutto. Jarmusch fa convivere con gentilezza esseri umani, vicende ed emozioni solo in apparenza opposte: la marginalità e l’ironia; la leggerezza e la pesantezza; il minimalismo degli eventi e la profondità delle sue ri essioni. Jarmusch è quasi maestro nell’arte Zen di analizzare ogni dettaglio, di viverlo nella sua essenza totale. Nel trittico compaiono sempre giovani skater mentre i personaggi sono alla guida: ri esso di libertà e possibilità di deviazione di fronte alle auto vincolate alle strade tracciate. O, come in tutti i tre episodi, la stessa identica domanda su un orologio Rolex: è vero o è nto? Quando, in realtà, è sempre entrambe le cose.
Quando Haydn si cimentò con l’oratorio
di Enrico Gramigna *
Cadice, 1787. Chiesa della Santa Cueva. Venerdì Santo. Le vetrate dalle quali ltra la luce nelle celebrazioni quotidiane sono vestite di pesanti tendaggi scuri che impediscono la normale illuminazione delle navate. Il Vescovo recita (in latino, va da sé) le Sette ultime parole del nostro Redentore in croce, ognuna seguita da un commento cui faceva da chiusa una chiosa musicale. Oggi le ri essioni vescovili sono andate perdute, tuttavia sono rimaste (ovviamente) le sette parole di Cristo e, per fortuna, le musiche che accompagnavano quell’evento spagnolo. E pensare che di iberico c’era ben poco. Il genitore di quei meravigliosi tempi lenti, incastonati tra una vibrante Introduzione e un ansiogeno Terremoto altri non è che il più austroungarico tra tutti i compositori: Franz Joseph Haydn. Musicista apprezzato non solo in patria, ma già stimato anche all’estero, Haydn viveva la sua mezza età nel pieno della sua parabola artistica: aveva già avuto modo di comporre una buona parte dei suoi quartetti ( no all’op. 50, stampata quell’anno) e delle sue sinfonie (almeno 80) anche se non si era ancora davvero avvicinato all’oratorio. I motivi di questo scarso interesse verso il genere potrebbero essere molteplici: tra i più probabili c’è, indubbiamente, il fatto che gli Esterházy, i principi che lo stipendiavano mensilmente e che, quindi, lo avevano a libro paga come loro servitore, non erano interessati al genere, prediligendo, invece, melodrammi, sinfonie e varia musica da camera, generi nei quali Haydn era senza dubbio un fuoriclasse. Bisogna considerare anche che solo grazie ai viaggi londinesi dal 1791 in poi Haydn avrebbe avuto modo di sentire gli oratori händeliani, un modello da seguire e sviluppare. Così queste Sette parole prendono forma nella mente del compositore dalla commissione gaditana che voleva un’orchestra che suonasse dei tempi lenti che non annoiassero. La fortuna di questa invenzione portò poi Haydn a variarne l’organico, facendone anche una versione per quartetto, una per tastiera a opera del suo editore, e, in ne, in un oratorio. Di certo non si può dire che una volta non fossero capaci di sfruttare al massimo le composizioni! Una tale commistione tra ri essione sacra e musica sarebbe ancora oggi perfetta durante il triduo pasquale nel quale, invece, si ascoltano tante esecuzioni di molteplici Stabat Mater, che descrivono una scena molto simile, ma che sono stati concepiti per un’altra occasione, quel 15 settembre che celebra l’amatissima (specialmente in Romagna) Madonna dei sette dolori. * musicista e musicologo

L’affascinante viaggio
delle lingue
di Matteo Cavezzali *
Il dna è una biblioteca, di cui sappiamo leggere solo qualche pagina. Ogni tanto qualcuno scopre come tradurne una frase in più, e questa piccola “frase” può cambiare tutto. Nel 2021 David Reich dell’Università di Harvard con il suo team ha scoperto il modo di interpretare il tratto genetico risalendo dalle ossa antiche. Così potevamo sapere il colore dei capelli, della pelle e degli occhi di esseri umani vissuti nella preistoria. Questi esami hanno dimostrato una teoria che i linguisti sostenevano da tempo, che i popoli (e le lingue) che parlavano latino, greco, inglese, norreno, sanscrito e persiano venivano tutti da un unico luogo da cui erano partiti. Una piccola comunità di qualche decina di persone che poi aveva colonizzato l’occidente e l’oriente. Erano partiti dalle sponde del Mar Nero, nell’attuale Ucraina. In La madre delle lingue (Marsilio) la giornalista Laura Spinney ripercorre le strade di quella antica lingua che chiamiamo indo-europeo, che da quel pugno di persone ha conquistato l’intera Europa e l’oriente no all’India e all’Iran. Una storia che intreccia lingua, miti e pensieri. Così che le due divinità principali sarebbero state in occidente Zeus/Deus Pater e in india Dyaus Pita, nomi simili per una gura con molti tratti comuni. I popoli e le lingue partirono da quella fonte, diramandosi come rivoli di un ume impetuoso che si rami ca e prende strade diverse. Lo fa con grandi migrazioni e conquiste, grazie al cavallo (evolutosi in quest’area geogra ca), e a quel popolo che dal bassopiano del Mar Nero ha cavalcato diffondendosi a ovest e a est. Una teoria che i linguisti avevano avanzato da tempo, seguendo il lo delle parole simili che si ritrovano in zone remote, ma che solo recentemente ha potuto avere un appoggio scienti co. Anche la mitologia segue lo stesso viaggio delle persone, e pare forse dare un motivo all’inizio di questa diaspora. I geo sici William Ryan e Walter Pitnam hanno scoperto che il Mar Nero inizialmente era un piccolo lago, con lo scioglimento dei ghiacci il livello delle acque si alzò improvvisamente, provocando un’onda che allagò e distrusse molte città. Questo evento, secondo i due scienziati, sarebbe l’episodio che diede origine ai diversi miti del diluvio universale presenti nell’Antico Testamento come nel Gilgamesh, il più antico poema mai scritto, risalente a quattromila anni fa in Mesopotamia, e che comincia proprio così “Colui che riferì le leggende prima del diluvio…”, facendo iniziare la propria storia con quella tragica distruzione che diede il via alle migrazioni. Nel tempo e nello spazio lingue e le storie continuarono a evolversi, a modi carsi, e a rimescolarsi. In un continuo movimento, di persone e di parole, che ci può far dimenticare quanto siamo più vicini gli uni agli altri di quanto pensiamo. La madre delle lingue può in ne ricordarci che americani e iraniani parlano – senza più comprendersi – dialetti di un’unica lingua, quella dei loro comuni antenati.
RAVENNA&DINTORNI 9-15 aprile 2026
Maria Vittoria Fariselli
Nel 2025 è stata nominata “Miglior Sommelier” da parte di Identità Golose e, per tre anni, ha lavorato come sommelier e oor manager al Geranium, tre stelle Michelin di Copenaghen eletto come miglior ristorante del mondo nel 2022. Eppure, per Chiara Graziani, ravennate classe 1998, la passione per l’enologia nasce tra i tavoli di un’osteria bolognese, mentre studia Lingue e letterature straniere. «Lavoravo per mantenermi durante l’università e mi sono incuriosita osservando i colleghi sommelier», racconta. Dopo la laurea, completa il primo corso Ais tra Ravenna e Bologna e capisce che la sua prospettiva è quella di «parlare di vino: una materia storica, culturale e potenzialmente in nita. E, magari arrivare anche a produrlo». L’incontro con il ne dining arriva durante il Master Alma-Ais, al Ristorante del Lago di Acquapartita, seguito da uno stage al Geranium: «Dopo il primo mese mi hanno chiesto di restare. Non volevo lavorare nella ristorazione, pensavo al giornalismo o all’import, ma nessuna strada mi avrebbe permesso di parlare di vino in modo diretto in un contesto così fertile e vivo come la sala».
Graziani, oggi si trova però a lasciare il mondo della ristorazione, perché?
«Per seguire quello che da sempre è il mio grande sogno: passare alla produzione. Ho lasciato la Danimarca a ne marzo e sono già in viaggio verso la Sicilia. Per la precisione, verso
Randazzo, sul versante nord dell’Etna. Prenderò parte a un progetto a cui sono molto legata: l’azienda vinicola Fede Graziani è pronta per fare un passo avanti, e collaborerò attivamente alla sua crescita. È come aver raggiunto un sogno selvaggio, che ho sempre creduto irrealizzabile. Al di là del fascino del bicchiere, è dalla terra che parte tutto».
Parlando di ristorazione stellata, in che modo un corretto abbinamento di vino esalta un piatto che dovrebbe essere già completo e “perfetto”?
«È qui che entra in gioco l’arte della sommelierie, l’aspetto più divertente del nostro lavoro. Un ristorante come il Geranium non punta a stupire l’ospite con effetti speciali, ma a farlo sentire accolto e speciale. Si lavora sulla bellezza del piatto, sul suo equilibrio estetico e gustativo. Il vino gioca sugli stessi canoni: per ogni piatto si studia un allineamento di sapori, texture e aromi. Prendendiamo ad esempio uno dei piatti più iconici del menù, il nasello crudo passato nelle ceneri di prezzemolo: alla vista colpisce per l’effetto marmorizzato, mentre al palato emerge una sapidità data dalla salsa di acqua di cozze, caviale belga e sfere di cavol ore croccanti. Qui possiamo immaginare diversi

tipi di abbinamento, ma il primo a venirmi in mente è un Villa di Milo annata 2021. Un vino caratterizzato da una parte molto chiodata e salina che si af anca al pesce crudo, con una nota minerale e appena affumicata che controbilancia sia la texture cremosa che la parte sapida, lasciando in bocca una pulizia salina che ti invoglia a un altro boccone. È questo che dovrebbe fare un buon abbinamento tra vino e pietanza: spingerti a volerne ancora».
Proprio a Copenhagen, un altro ristorante a tre stelle (il Noma) è stato recentemente al centro di polemiche per abusi e maltrattamenti. Si tratta di un caso isolato o c’è un sistema da rivedere dietro la ristorazione stellata?
«Temo che, nella ristorazione in generale, sia stato a lungo normalizzato il fatto di venire trattati male dai superiori, accettare pressioni e turni di lavoro massacranti. Questo si acuisce negli stellati, dove la passione per il proprio lavoro e l’ossessione per i dettagli sono al primo posto. Personalmente però, credo che all’interno di un ristorante di alta qualità anche la cura della persona e del lavoratore debbano raggiungere livelli “stellari”. Io mi ritengo fortunata, perché in tutte le esperienze in ambito ne dining che

ho avuto sono stata accolta a braccia aperte in una dimensione familiare, lontanissima da queste dinamiche. Dai racconti di alcuni colleghi però so che non è sempre così, anche se credo che il caso del Noma sia un’eccezione in Danimarca: lì ho trovato un ambiente privilegiato, senza lo storico di insostenibilità che caratterizza il settore in Italia».
In generale quanto in uisce una buona cantina su un locale?
«Immensamente: secondo me è tutto. Non si tratta di avere selezioni sterminate, ma una scelta coerente al servizio che si vuole offrire. Trovo particolarmente interessanti le cantine che, oltre che ampie sono “profonde”, cioè con varie annate della stessa etichetta. Questo dà modo al sommelier di massimizzare le



di

proprie indicazioni e di creare un vero rapporto con il cliente. Negli stellati, ad esempio, ci si afda spesso a menù de niti per il cibo e si ha un vero momento di intimità e scambio solo con il sommelier: in qualche modo diventa il “traduttore” tra l’ospite che gli sta davanti e il librone di vini che ha alle spalle».
La sua esperienza conferma la tendenza che vede i giovani bere meno alcolici, anche al ristorante?
«In termini quantitativi sì: soprattutto durante l’estate, ho notato che il pairing analcolico di Geranium rappresentava una quota signi cativa delle scelte, arrivando circa al 40 percento, in particolare tra la clientela più giovane. Non parlerei però di una rinuncia al bere in sé, quanto piuttosto di un cambiamento di approccio: si
COLDIRETTI RAVENNA
Chiara Graziani
Alessandra Andrioli, (Head of Media Relations, Geranium)
COSE BUONE DI CASA
A cura di Angela Schiavina

Spatzle con crema di parmigiano e funghi cardoncelli
preferisce la qualità alla quantità. C’è più ricerca, più consapevolezza, più curiosità. Molti clienti si siedono al tavolo dopo aver già studiato la carta dei vini, oppure scelgono un’etichetta ben precisa, magari dif cile da reperire altrove perché distribuita in allocazione a pochi selezionati. Bere meno, quindi, ma meglio».
Sul nostro territorio, quale cantina per lei rappresenta un’eccellenza?
«Sono tante, non riuscirei a citarle tutte. Sono particolarmente affezionata però al progetto del mio caro amico Francesco Bordini, di Villa Papiano, a Modigliana. Il suo lavoro sapiente, unito al terreno appenninico dà vita a un Sangiovese balsamico, ne, quasi etereo. Qualcosa di molto diverso da quello che ci si aspetta dal classico rosso romagnolo».
E un locale che si distingue per la sua carta dei vini?
«Fuori dai con ni della provincia non posso non citare il Ristorante Del Lago. A Ravenna invece è più dif cile pensare a un posto dove andare a bere. Mi piacerebbe trovare un’enoteca dove sedermi solo per farmi un bicchiere, ma un bicchiere “giusto”. L’unico a guardare in questa direzione probabilmente è Fred Enogastronomico: una cantina piccola, ma selezionata e un “traduttore”, in questo caso l’oste, molto abile a raccontarti non solo l’etichetta, ma la storia che custodisce».
I mercati di Campagna Amica, educare alla spesa consapevole è possibile
Ingredienti. Per gli spatzle: 500 g di spinaci freschi, 300 g di farina 0, 3 uova, 100 ml di acqua, sale, noce moscata. Per la crema di parmigiano: 200 g di parmigiano grattugiato, 200 ml di panna fresca, 50 g di burro, sale e pepe. Preparazione. Cuocere e tritare gli spinaci, farli scolare bene e togliere più liquido possibile. Tritarli. Mescolare farina, uova, spinaci, sale e noce moscata. Aggiungere l’acqua no a ottenere un impasto morbido. Lasciar riposare l’impasto per 15 minuti. Formare gli spatzle con lo spätzlehobel e cuocerli in acqua salata bollente nché vengono a galla. Scolare.
Per la crema di parmigiano: sciogliere il burro, aggiungere la panna e portare a ebollizione. Unire il parmigiano, mescolando no a ottenere una crema liscia. Aggiustare di sale e pepe.
Saltare quindi gli spatzle nella crema di Grana Padano. Servire caldi, guarnendo con i cardoncelli trifolati.
SBICCHIERATE

La bottiglia perfetta da primvera
In una ipotetica hall of fame dei vini più adatti all’agognato arrivo della primavera, rientrerebbe sicuramente il Bakkanali Rosa 2023 Toscana Igt dell’azienda Bakkanali (fantasia saltami addosso). Siamo sull’Amiata, che è il più grande e il più alto (1.738 metri) di una serie di duomi lavici risalenti al Pleistocene che si trovano tra Siena e Grosseto. Posto da paura, che ve lo dico a fare. Qui Sebastian Nasello (enologo) e Ugo Fabbri (mente ispiratissima del vino artigiano) tirano fuori, tra le altre chicche, questo Sangiovese in purezza vini cato con pigiadiraspatura, una sola notte di macerazione sulle bucce e successiva fermentazione in vasche di cemento. Un rosato “nudo”, essenziale, che esprime la materia cruda del vitigno con freschezza e immediatezza. Il naso, loquace, ci parla di ciliegia, melagrana (che ne richiama anche il bel colore), lamponi, con un inaspettato tocco di vaniglia, in bocca una grande presa acida e una tensione che invitano alla beva (e non è educato declinare gli inviti). Siamo in presenza di un rosato oltremodo profondo e strutturato, di personalità wagneriana, che si distingue chiaramente dai suoi pari. Costicchia, ma tanto il mondo è andato no?

resce in provincia la rete che fa incontrare consumatori e produttori agricoli: pi cibo a filiera corta e genuino in tavola per contrastare il pericoloso dilagare di merendine e prodotti ultra trasformati
Cresce la rete dei mercati contadini di Campagna Amica aperti nei centri cittadini, con una presenza sempre più diffusa che favorisce la spesa consapevole e di prossimità e la rivitalizzazione del tessuto urbano dando vita a un progetto culturale capace di unire cibo, territorio e comunità locale in un unico spazio vivo e aperto alla città. L’ultimo nato, in provincia, è il Mercato di San Francesco, ospitato nello splendido Chiostro della Collegiata, al civico 1 di piazza Savonarola, nel cuore di Lugo. Il Mercato è aperto tutti i mercoledì mattina, dalle 8 alle 13 e si sta valutando anche di raddoppiare le aperture aggiungendo il venerd pomeriggio. Come in tutti i mercati della rete Campagna AmicaColdiretti, i consumatori possono trovare sui banchi, gestiti direttamente da agricoltori e allevatori del territorio, prodotti di stagione, freschi e trasformati, da filiera agricola ad origine garantita: dal pane all’ortofrutta, dal miele ai formaggi. «La vendita diretta nei mercati di Campagna Amica rappresenta molto più che una semplice innovazione agricola: è una leva per responsabilizzare l’intera filiera, promuovendo la trasparenza, l’origine territoriale, il prodotto locale, la consapevolezza nel consumo e la lotta agli sprechi, essa – afferma Nicola Dalmonte, Presidente di Coldiretti Ravenna – rafforza i legami di comunità e stimola

LE AZIENDE INFORMANO

nuove opportunità economiche per produttori e consumatori». Inoltre, i Mercati di Campagna Amica, come quello coperto avviato dal 2018 in via Canalazzo 59 a Ravenna, sono anche importanti luoghi di diffusione di buone pratiche sui temi della sana alimentazione, indispensabile per contrastare il dilagare del cibo ultra formulato, dalle merendine confezionate alle bevande zuccherate e gassate, che mettono in pericolo in particolare la salute dei più giovani e delle nuove generazioni. «Qui al mercato di Ravenna – spiega Andrea Conti, Coordinatore provinciale della rete Campagna Amica – oltre a portare la campagna direttamente in città, si respira socialità grazie ai tanti laboratori per famiglie che andiamo ad organizzare durante l’anno, seguendo appunto la stagionalità delle produzioni e facendo toccare con mano, a bimbi e genitori, come nasce il cibo giusto, sano, locale e genuino». Il mercato contadino coperto è aperto ogni martedì e sabato mattina, dalle 8.30 alle 13 e il venerdì pomeriggio dalle 14.30 alle 19. Con l’arrivo della bella stagione, inoltre, tornerà anche il Mercato Campagna Amica che da anni anima il cuore di Faenza da fine maggio a fine settembre, ogni martedì pomeriggio-sera nella centrale piazza della ibertà

Per essere sempre aggiornati consultare le pagine social Facebook e Instagram di Campagna Amica Ravenna.
A cura di Alessandro Fogli
Il Mercato di Lugo
Il Mercato di Ravenna
