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R&D Cult Dicembre 2025

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DICEMBRE 2025

ARTE

In giro per mostre

Quattro pagine da conservare con alcuni consigli per le feste

Partiamo da Letizia Battaglia a Forlì

In questo inserto centrale da conservare mettiamo in evidenza alcune delle mostre più interessanti che resteranno allestite per tutte le feste natalizie in Romagna (e oltre).

Partiamo qui di seguito dalla recensione della nostra Serena Simoni della grande personale di Letizia Battaglia a Forlì.

L’eccezionale lavoro della fotografa palermitana Letizia Battaglia (1935-2022) è condensato in una bella mostra al Museo di San Domenico a Forlì che raccoglie scatti memorabili, documenti, giornali, libri, in modo da restituire la poliedricità della sua attività nel corso di quasi 50 anni di professione che fu principalmente dedicata alla fotogra a ma anche all’editoria, al teatro, alla partecipazione politica e all’attivismo; sintesi esauriente di una vita attiva che ha guardato in modo partecipe e consapevole all’Italia - e alla Sicilia in modo particolare - nel corso di decenni faticosi, bui, ma ricchi di pensiero politico. Chi non ha vissuto quegli anni forse faticherà a contestualizzare alcune delle immagini in mostra che si sono invece sedimentate nell’immaginario delle generazioni dei boomers e di quelle precedenti: l’in lata di fotogra e degli omicidi di ma a fra gli anni ‘70 e il 1992 - coloro che erano deputati, commissari, agenti delle forze dell’ordine, sindaci, giornalisti, giudici e semplici cittadini - rischiano per molti di essere solo nomi. Per altri è invece una nuova immersione nella storia vissuta, nel ricordo di quello che era un bollettino quotidiano di guerra. Perchè la ma a non era la protagonista dei lm e le serie televisive di oggi, né tantomeno la versione più economica, altrettanto pericolosa, e meno appariscente di oggi. In quei giorni Letizia Battaglia, reporter per il quotidiano palermitano L’Ora, ha creato scatti impietosi, crudi, scomposti, quasi a sottolineare come la morte non avesse nulla di estetico ma un profondo senso di irriverenza per gli uccisi, per chi rimaneva, per chi credeva nello Stato e nella legge. segue a pagina II

Un particolare di una celebre fotografia di Letizia Battaglia in mostra a Forlì

Segue dalla prima pagina dell’inserto

Impossibile narrare come meriterebbero tutte le storie individuali dei morti che Battaglia immortala. Cito fra le decine solo Boris Giuliano - capo della squadra mobile di Palermo, ucciso a luglio 1979 da Cosa nostra: Letizia lo ritrae mentre lavora sulla scena di alcuni delitti di ma a. Poi, invece di congelare la sua morte nell’ennesima brutale fotogra a, decide di riprendere la sua scrivania poco dopo l’omicidio: lo scatto verticale è sporco, non bilanciato, ma la forza dell’immagine arriva diretta e ha la forza di un addio struggente. Credo che il segreto delle foto di Battaglia stia proprio nel suo rigoroso bianco e nero, nella presa senza ltri e immediata degli avvenimenti dove la fotografa si quali ca prima di tutto come testimone partecipe: fotografando, lei diventa il mondo e il mondo diventa lei. Prima di diventare quasi per de nizione la fotografa della ma a, Battaglia passa alcuni anni a Milano. Possiede già esperienza da giornalista e fotografa ma è nel capoluogo lombardo - dove arriva assieme al compagno, il fotografo Santi Caleca - che comincia a utilizzare il mezzo fotogra co in modo professionale. L’eccezionalità del percorso si con gura anche in queste scelte: essere una donna che a Palermo abbandona un marito ossessivo e intraprende la strada per la libertà espressiva e di vita. Pensando a quegli anni e al contesto siciliano da cui proviene, si comprende immediatamente la po-

Il segreto delle foto di Letizia Battaglia sta nel suo rigoroso bianco e nero E in uno sguardo rispettoso e fedele agli umili, ai bambini, alle contraddizioni

tenza della rottura con gli schemi tradizionali del ruolo femminile. A Milano collabora con numerose testate dedicandosi principalmente a temi di carattere sociale, prima di tutto alla liberazione dei costumi sessuali. In linea con il documentario Comizi d’amore che Pier Paolo Pasolini aveva girato nel 1964 per testimoniare l’immaginario e le pratiche sessuali di uomini e donne italiani, Battaglia si concentra non tanto sugli stereotipi sociali - messi in evidenza nella documentazione dell’amico regista - ma sulla divergenza dei comportamenti, soprattutto di donne e delle giovani adolescenti. In sostanza, la fotografa sceglie da che parte stare e se le parole dei suoi articoli risultano rassicuranti, quasi didattiche nello spiegare i mutamenti in corso, gli scatti oscillano invece fra dolcezza e provocazione. Immortala anche Pasolini restituendogli il piglio carismatico che possedeva, riprende Franca Rame e Dario Fo mentre partecipano alle assemblee affollate della milanese Palazzina Liberty sotto uno scriscione - “Il quartiere decide” - oggi del tutto impensabile.

La vocazione civile e l’attivismo sono l’eredità che porta al suo rientro a Palermo nel 1974. Compagno di vita è adesso il fotografo Franco Zecchini con cui riprende a collaborare per il quotidiano L’Ora. Insieme fondano un gruppo e un laboratorio di fotogra a mentre la lotta alla ma a diventa il tema principale del lavoro. Sostenere la guerra alla ma a non è solo scattare immagini dei morti e dei ma osi, sorridenti nel loro completo senso di impunità o rabbiosi

FOTOGRAFIA

La Rimini “proibita” di Tondelli nelle immagini di Pesaresi

Prosegue fino al 6 gennaio “Rimini proibita. Le parole di Tondelli nelle immagini di Pesaresi”, mostra a cura di Jana Liskova e Mario Beltrambini che vuole raccontare quella città nascosta, vibrante e complessa, mettendo in dialogo due sguardi diversi ma straordinariamente affini: quello letterario di Pier Vittorio Tondelli e quello fotografico di Marco Pesaresi. Con oltre cento fotografie, molte inedite, a colori e in grande formato, l’esposizione costruisce un racconto visivo e letterario sulla Rimini di fine millennio. L’ingresso alla mostra, allestita ai Palazzi dell’arte di Rimini e non adatta ai minori di 16 anni, è libero.

come Leoluca Bagarella al momento dell’arresto. Lottare signica anche partecipare alla fondazione di un centro di documentazione dedicato a Peppino Impastato, giovane giornalista ucciso dai ma osi nel ‘78. Contemporanemente Battaglia sviluppa uno sguardo attento sulla sua città, descritta attraverso i fasti delle classi sociali eredi del Gattopardo di Tomasi da Lampedusa e le miserie verghiane aggiornate agli anni ‘70 e ‘80. Gli scatti riprendono case crollate per il terremoto, dita infantili rosicchiate dai topi, lavoro minorile, occupazioni di senzatetto, pistole giocattolo donate ai bambini per la festa dei morti.

A metà anni ‘80 il suo lavoro viene sempre più spesso riconosciuto a livello internazionale mentre Battaglia decide di entrare in politica, diventando assessora nella giunta Orlando. Dopo la dolorosa scomparsa di Falcone e Borsellino nel 1992, segue la decisione di abbandonare per sempre le foto di ma a ma di imprimere un’accelerazione al cambio di passo di Palermo: fa costruire spazi comuni, centri di fotogra a internazionali, accelerando la riquali cazione urbana e sociale. Inizia quindi una serie di reportage dal mondo, dall’Irlanda agli Stati Uniti, dall’Unione Sovietica alla ex Jugoslavia: protagonista degli scatti non è più la sua Sicilia ma in ogni immagine rimane la medesima capacità di sguardo. Quello che rimane rispettoso e fedele agli umili, ai bambini, alle contraddizioni del mondo.

Serena Simoni

“Letizia Battaglia. L’opera 1970-2020”- Fino all’11 gennaio; Museo civico San Domenico, Pazza G. da Montefeltro, Forlì; orari: ma-ve 9.30-19; sa-do e festivi 9.30-20 (24/12 e 31/12 9.30-13.30; 1/1 14.30-20; chiuso 25/12); ingresso: intero 12; ridotto 10.

dicembre

L’ARTISTA

L’omaggio della Romagna al “suo” Mattia Moreni

Il progetto espositivo diffuso di Claudio Spadoni: tre mostre in corso (a Bagnacavallo, Forlì e Santa Sofia)

La Romagna omaggia l’arte di Mattia Moreni, scultore e pittore pavese che ha vissuto gran parte del Novecento e che proprio in Romagna - a Brisighella, dove si stabilì nel 1966 e visse no alla sua scomparsa nel 1999 - aveva trovato una seconda casa. È in corso infatti un progetto espositivo diffuso curato da Claudio Spadoni che vuole essere la più grande antologica mai dedicata all’artista, un viaggio tra le principali correnti del Novecento, dal neocubismo all’informale. Ad aprire il ciclo è stato il Museo Civico delle Cappuccine all’ex Convento di San Francesco a Bagnacavallo, dove la mostra “Dagli esordi ai cartelli”, a cura di Davide Caroli e Claudio Spadoni sarà visitabile no al prossimo 11 gennaio (l’ingresso è gratuito). Con oltre 40 opere provenienti da collezioni pubbliche e private, il percorso si concentra sui primi vent’anni della sua attività, periodo ricco di premi e riconoscimenti, segnato dalle in uenze dei pittori nordici, del Liberty e dei Ferraresi del Quattrocento. Il progetto prosegue poi in altre quattro sedi, per approfondire ulteriori momenti del percorso artistico di Mattia Moreni: al Museo Civico San Domenico a Forlì, sempre no all’11 gennaio, sono esposte le opere che risalgono al periodo delle Angurie, a cura di Rocco Ronchi; alla Galleria d’Arte Contemporanea Vero Stoppioni di Santa So a (nella foto), ancora no all’11 gennaio, saranno visibili gli Autoritratti e le opere conservate presso la Galleria, a cura di Denis Isaia; al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, in ne, dal 30 gennaio al 17 maggio si rievocherà la grande mostra del ’65 all’allora GAM curata all’epoca da Francesco Arcangeli, che rappresenta la prima personale di Moreni all’interno di un’istituzione pubblica, a cura di Pasquale Fameli e Claudio Spadoni.

In ne, sarà il Mar di Ravenna, dal 27 febbraio al 3 maggio 2026 a presentare le opere appartenenti al periodo della Regressione della specie e gli Umanoidi, a cura di Serena Simoni. Il catalogo edito da Dario Cimarelli Editore racchiuderà tutte le opere esposte nelle cinque sedi.

DJ Ich

musica fino a tarda notte

Cenone di Capodanno

Antipasto

Bocconcino di Bufala con prosciutto crudo, lecca lecca di barbabietola, bruschettina al pomodoro fresco servito con salsa di yogurt e miele

Primi

Lasagnetta verde zucca e salsiccia

Strozzapreti al ragù bianco

Secondo

Nodino di vitello burro e salvia bagnato al pagadebit con piselli al prosciutto e patate al forno

Cotechino e lenticchie

Dolce

Coppa di crema chantilly con frutti di bosco

Acqua, vino in bottiglia offerto dalla casa, Caffè

75.00€ Adulti

30.00€ Bambini 4/12 anni

Squacquerone e piadina, tortelli o tagliatelle, cotoletta o salsiccia con patate

IN EMILIA

PER UNA GITA FUORI PORTA A FERRARA, BOLOGNA, MODENA O PARMA

Facciamo anche una rapida ricognizione fuori dalla Romagna, per alcune mostre (tra le tante) che valgono una gita fuori porta in Emilia. A Ferrara prosegue fino all’8 febbraio al Palazzo dei Diamanti la mostra “Chagall, testimone del suo tempo”, con più di 200 opere, tra dipinti, disegni e incisioni, e due sale immersive (in collegamento con la mostra su Chagall e il mosaico in corso al Mar, vedi pagina IV di questo inserto). A Modena, fino al 12 aprile, prosegue “L’ultima metafisica” mostra che riunisce cinquanta capolavori di Giorgio de Chirico (nella foto), nella nuova ala del Palazzo dei Musei, a cura di Elena Pontiggia. A Bologna fino al 15 febbraio Palazzo Fava ospita “Michelangelo e Bologna”, una mostra che celebra i 550 anni dalla nascita di Michelangelo Buonarroti con un’attenzione particolare riservata ai soggiorni nella città felsinea. Per gli appassionati di fotografia, fino al 12 aprile gli scatti di Steve McCurry sono protagonisti in una grande mostra allestita a Palazzo Pigorini, a Parma, città che ospita in queste feste anche le mostre su Dalì (con oltre 80 opere tra disegni, sculture, ceramiche, boccette di profumo, incisioni, litografie, documenti, libri e fotografie) e Giacomo Balla (per la prima volta fuori dalla sede romana di appartenenza, in mostra oltre 60 capolavori provenienti dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea).

LUGO

Fino al 25 gennaio il “ritorno a casa” di Esodo Pratelli

Prosegue fino al 25 gennaio alle Pescherie della Rocca di Lugo la mostra dedicata a Esodo Pratelli, artista romagnolo la cui vicenda creativa attraversa alcune delle stagioni più significative dell’arte italiana del Novecento. Curata da Elena Pontiggia e Massimiliano Fabbri con la collaborazione di Rita Romeo e Marco Pratelli, la mostra si intitola «Esodo Pratelli. Un ritorno a casa» e raccoglie una sessantina di opere tra dipinti, ceramiche e disegni di Esodo Pratelli (Lugo 1892 - Roma 1983); comprende tutti i suoi principali capolavori e abbraccia tutto il percorso dell’artista, dagli esordi simbolisti, con i suggestivi autoritratti giovanili del 1910 e del 1913, fino alla importante pur se breve stagione futurista.

Non solo Chagall, le mille sfumature del mosaico, in una Biennale

a ma a ei rinci ali eventi es ositivi, in corso fino al gennaio al maestro el ovecento alle ri ro ioni s carta, alle reinter reta ioni i Si an er e ismar fino ai gioielli in vetrina al seo B ron e el isorgimento

LONGIANO

Sono innumerevoli le mostre e gli eventi in programma anche nel periodo natalizio nell’ambito della Biennale di Mosaico Contemporaneo di Ravenna. In queste poche righe cerchiamo di passare in rassegna le principali mostre, tutto in corso no al 18 gennaio 2026. Il programma completo invece è su biennale.ravennacittadelmosaico.it

A partire da “Marc Chagall in mosaico. Dal progetto all’opera” al Mar, il museo d’arte di via di Roma, che approfondisce il profondo legame tra uno dei più grandi e amati maestri del Novecento e l’antica arte del mosaico (ne abbiamo parlato più approfonditamente sugli scorsi numeri, la recensione di Serena Simoni è anche su Ravennaedintorni.it). Palazzo Rasponi dalle Teste ospita invece due personali a cura della stessa Simoni e di Daniele Torcellini e in collaborazione con la galleria Valentina Bonomo di Roma. Le mostre hanno l’obiettivo di esplorare, e portare all’attenzione del pubblico, la presenza e il ruolo del mosaico nell’ambito di pratiche artistiche contemporanee e multidisciplinari che affrontano temi cruciali legati all’identità, alla politica e alle tensioni sociali del presente: Shahzia Sikander (1969, Pakistan) reinterpreta le tradizioni visive dell’Asia del Sud attraverso una prospettiva contemporanea; Omar Mismar (1986, Libano) è un artista multidisciplinare che indaga l’intreccio tra arte e politica, il tema del desiderio e l’estetica del disastro.

Nello spazio della Manica Lunga della Biblioteca Classense sono allestite invece le opere di artisti under 35 selezionati con il concorso GAeM – Giovani Artist* e Mosaico, in una mostra collettiva a cura di Sabina Ghinassi e Antonio Rocca. Il concorso, in collaborazione con Orsoni Venezia 1888 e Fondazione Cingoli, esplora le ricerche delle generazioni più giovani, sia nell’utilizzo di materiali e tecniche tradizionali, sia con proposte alternative e non convenzionali.

L’OPERA COLLETTIVA COMPOSTA DA 100 MOSAICI 10X10 CM

Nell’ambito della Biennale di Mosaico di Ravenna, la fondazione Tito Balestra Onlus di Longiano, nell’entroterra cesenate, ospita, in una delle sale al piano terra del celebre Castello Malatestiano della cittadina, l’installazione “100x100 Mosaico”, un’opera collettiva composta da 100 mosaici di piccolo formato (10x10 cm), realizzati da studenti ed ex studenti dell’Accademia di Belle arti di Ravenna, alcuni dei quali oggi artisti affermati e docenti attivi nel panorama contemporaneo. L’installazione, a cura di Silvia Naddeo, sarà visitabile fino al 18 gennaio.

Al Museo Nazionale, sempre a cura di Sabina Ghinassi (in questo caso con Eleonora Savorelli) in mostra circa quaranta opere di giovani artisti dell’Accademia Statale di Belle Arti di Ravenna che dialogano con gli spazi del museo.

Al Museo Byron e del Risorgimento sono invece esposti “Gioielli in micromosaico”, a cura di Emanuela Bergonzoni, in mostra, nelle vetrine del palazzo (lato via Morigia, e liberamente visitabili negli orari di apertura), i prototipi realizzati dagli allievi dei corsi di Design del Gioiello dell‘Accademia di Belle Arti di Ravenna.

La Biennale arriva anche al Museo Classis: a cura di Giuseppe Sassatelli, Fabrizio Corbara e Daniele Torcellini è la mostra dedicata alle riproduzioni su carta dei mosaici bizantini di Ravenna concepiti come strumento per la valorizzazione e per la documentazione del patrimonio musivo e per la sua divulgazione in tutto il mondo.

Agli Antichi Chiostri Francescani, a cura di Rosetta Berardi e Maria Grazia Marini, si potranno ammirare una selezione di opere realizzate dai soci dell’associazione internazionale mosaicisti e un particolare focus sull’opera di Mieke Ceusters, socia Aimc, selezionata dal curatore Torcellini. Alla NiArt Gallery prosegue invece la mostra dedicata a “Spartà, L’ultimo bizantino”, con cui la NiArt aggiunge un tassello importante alla ricerca sui maestri mosaicisti del ‘900. In ne, è stata prorogata no all’11 gennaio alla Fondazione Sabe per l’Arte “Tessere” a cura di Pasquale Fameli. La mostra pone in dialogo il lavoro di due artiste attive a Modena, Alice Padovani (1979) e Laura Renna (1971), che in modi differenti reinventano la tecnica del mosaico, costruita intorno al duplice signi cato della parola “tessere”, che indica gli elementi costitutivi del mosaico e anche l’atto di intrecciare i li.

RAVENNA

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