

Una Rinascita nel segno dell’arte
Quattro pagine speciali per andar per mostre in regione durante il ponte di Pasqua (e non solo)
Il lungo weekend di Pasqua è l’occasione per qualche gita fuori porta. E allora perché non appro ttarne per fare visita a una (o più) mostra d’arte? In Romagna ce ne sono un po’ per tutti i gusti, come parliamo nelle due pagine interne di questo inserto speciale, con approfondimenti su Forlì, Rimini e Cesena. Nell’ultima pagina abbiamo preparato per i lettori anche una panoramica sulle mostre più interessanti anche fuori dalla Romagna, da Ferrara no a Piacenza, passando per Bologna, Modena, Parma e Regggio Emilia. Qui, invece, vi ricordiamo le principali esposizioni attualmente in corso anche a Ravenna e dintorni, di cui abbiamo già parlato nelle scorse settimane sul nostro giornale. A partire dal Mar, il Museo d’Arte della città di Ravenna, in via di Roma, dove resta allestita no al 3 maggio la mostra Mattia Moreni. Dalla regressione della specie all’umanoide, l’ultima e più signi cativa tappa di un ampio progetto dedicato a Mattia Moreni,gura tra le più irrequiete e radicali dell’arte italiana del Novecento (apertura speciale dalle 10 alle 19 anche nei giorni di Pasqua e Pasquetta). Stessi orari nei due giorni di festa anche per Alchimia Ginori 1737-1896. Arte e tecnica in manifattura, la mostra che al Mic di Faenza ( no al 2 giugno) rilegge due secoli di storia della manifattura di Doccia, proponendo una narrazione inedita dell’evoluzione della ceramica nel XVIII e XIX secolo. Tra le altre mostre aperte in zona: Philippe Artias a Palazzo Rasponi dalle Teste; la personale di Nataly Maier alla fondazione Sabe per l’Arte; Felice Nittolo e Jessica Ferro alla galleria NiArt, mentre fuori Ravenna merita una citazione il “mondo animale” di Luigi Annibale Bergamini al museo di Fusignano.

Il Barocco nei capolavori dell’arte: da Bernini a Rubens, da Bacon e Van Dyck
Fino al 28 giugno al museo civico San Domenico “Il Gran Teatro delle Idee” per comprendere appieno il fenomeno culturale che ha dato inizio alla nostra modernità
La forma inquieta, il ritmo alternato, la sregolatezza, il naufragio dei sensi, l’esaltazione della festa, il teatro dell’esistenza: questo è il Barocco, fenomeno culturale che attraversa il Seicento e dà inizio alla nostra modernità. Qui nasce la scienza e si afferma il primato della coscienza. È il momento magico dell’arte. Una febbre vivi cante che porta principi e sovrani a farsi promotori di un grande rinnovamento pittorico e letterario, urbanistico e architettonico. Trionfano le cose. Collezionisti e mecenati incoraggiano i generi più diversi.
A quest’epoca straordinaria, a tutti i suoi artisti e all’in uenza che hanno esercitato e ancora esercitano sulla produzione artistica, è dedicata la grande esposizione Barocco. Il Gran Teatro delle Idee che la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì organizza al Museo Civico San Domenico dal 21 febbraio al 28 giugno.
La mostra, che nasce da un articolato e approfondito percorso di studi, intende restituire una visione complessiva della cultura barocca: il ruolo di Roma e delle corti europee, i protagonisti che ne plasmarono le forme, il ruolo delle committenze che ne sostennero lo sviluppo e le strategie di rappresentazione del potere che la determinarono.
Per comprenderne appieno le origini, il percorso partirà dal confronto con la raf gurazione del dramma nell’età ellenistica e le sperimentazioni spaziali del tardo manierismo, passando dal realismo radicale di Caravaggio che riconduce lo sguardo a una dimensione più intima.
Roma, fulcro e culla di questa straordinaria stagione, è il punto di avvio di una narrazione che si estende poi all’Europa, seguendo la diffusione del linguaggio barocco e il mutare del contesto politico internazionale, soprattutto nella seconda metà del Seicento. A testimoniare questo fervore creativo sono capolavori di Gian Lorenzo Bernini, Francesco Borromini, Pietro da Cortona, i due Gentileschi, Luca Giordano, Guercino, Guido Reni, Van Dyck,


Andrea Pozzo, Nicolas Poussin, Peter Paul Rubens, Francisco de Zurbarán e molti altri.
La riscoperta novecentesca del Barocco, da Vienna a Dresda, all’Italia degli anni Trenta è decisiva per intendere parte della rivoluzione artistica del primo Novecento. Le opere di Lovis Corinth, Francis Bacon, Giovanni Boldini, Giorgio de Chirico, Lucio Fontana, Giuseppe Ducrot, Fausto Melotti e Umberto Boccioni offrono un’occasione unica al visitatore per cogliere il sorprendente dialogo tra due epoche lontane ma intimamente connesse sotto il segno dell’inquietudine formale ed esistenziale.

Orari di apertura e info utili
Fino al 28 giugno. Da lunedì a venerdì: 9.30-19; sabato, domenica, giorni festivi: 9.30-20; la biglietteria chiude un’ora prima. Biglietti a 14 euro (ridotto 12; bambini dai 6 ai 14 anni 5 euro; speciale famiglia 28 euro). Il biglietto consente anche la visita alla Pinacoteca del Museo Civico. Informazioni e prenotazioni tel. 0543.36217; mostraforli@civita. art e www.mostremuseisandomenico.it.

Il sogno della Riviera lungo 75 anni di “Made in Romagna”
Ai Palazzi dell’Arte dieci brand simbolo tra abiti, figurini, campioni, foto e video
Fino al 24 maggio, i Palazzi dell’Arte di Rimini – Palazzo Arengo e Palazzo del Podestà – ospitano “Riviera Dream Vision”, una mostra che racconta 75 anni di moda “Made in Romagna”, ripercorrendo l’evoluzione del distretto moda romagnolo dagli anni Cinquanta a oggi.
L’esposizione propone un percorso dedicato a dieci brand simbolo dell’eccellenza romagnola, protagonisti della scena internazionale: Alberta Ferretti, Baldinini, Casadei, Fuzzi, Gianvito Rossi, Giuseppe Zanotti, Iceberg, Moschino, Pollini e Sergio Rossi. In mostra 80 abiti e oltre 120 calzature, af ancati da bozzetti,gurini, campioni tessili, materiali editoriali, fotogra e storiche, campagne pubblicitarie, video di s late e documenti d’archivio.
Il racconto espositivo intreccia identità territoriale e vocazione internazionale, mettendo in luce il dialogo continuo tra moda, arte, cinema, musica e cultura visiva. Centrale è il legame con Rimini e la Riviera Romagnola, restituito attraverso immagini, lmati e materiali d’archivio che contestualizzano la nascita e lo sviluppo del distretto moda nel suo immaginario sociale e culturale.
Tra i pezzi di maggiore rilievo gurano i costumi di scena del lm “Casanova” di Federico Fellini, vincitore dell’Oscar per i Migliori Costumi nel 1977, oltre a creazioni iconiche indossate da celebri protagonisti della musica e dello spettacolo internazionale.
Il percorso è arricchito da installazioni immersive e interattive, che includono esperienze di virtual try-on e contenuti generati tramite intelligenza arti ciale, offrendo al pubblico nuove modalità di fruizione e interpretazione della moda.
CESENA
Una mostra per ri ettere su migranti e lavoratori stagionali È stata inaugurata a fine marzo negli spazi espositivi della Galleria Pescheria di Cesena la mostra “Orme sulla sabbia”, degli artisti Giampaolo Parrilla e Matteo Gobbo, curata da Bianca Basile. L’esposizione sarà visitabile fino al 3 maggio il venerdì, sabato e domenica e nei giorni festivi. Il progetto artistico si propone di riflettere sul complesso sistema in cui le persone con storia migratoria vivono e lavorano in Italia, indagando il lavoro stagionale sulla riviera romagnola, principalmente nel periodo estivo. I lavori in mostra tentano di trasformare le testimonianze in paesaggio, in modo da veicolare una pratica decoloniale a partire dallo sguardo.

LE “VISIONI” DI GIANCARLO UTILI A PALAZZO SAN GIACOMO
Si è aperta sabato 21 marzo a Palazzo San Giacomo la mostra “Visioni di Moda. Figura e figurini di Giancarlo Utili”, dedicata al lavoro nel campo della moda di Giancarlo Utili. Scomparso prematuramente all’età di 40 anni nel 1992 a Parigi, il russiano Utili ha lasciato un patrimonio iconografico di migliaia di ‘figurini’ (i disegni che realizzano gli stilisti per comunicare la propria idea creativa), realizzati per le grandi case di moda negli anni ’80 (Etro, Balenciaga, Gattinoni, Adidas, Ungaro, La Viola, Tarlazzi, Caliceti, Caroll Tricot, France Andrevie, Fuzzi, Bullit, Dejac). Eccentrico e geniale ma al tempo stesso schivo e riservato, la sua storia professionale è raccontata attraverso una serie di installazioni interattive che custodiscono gli oggetti che lo hanno accompagnato nei pochi anni della sua vita. Il primo evento speciale collegato alla mostra è in programma sabato 11 aprile, alle ore 17. Si tratta della presentazione del volume “Vestire a matita: il disegno della moda dagli anni ‘70 ad oggi” (edizioni Mimesis), a cura di Valentina Rossi.
La mostra, a ingresso libero, proseguirà fino al 21 settembre. Orari d’apertura (fino al 31 maggio) il sabato dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19; domenica dalle 16 alle 19.
RIMINI/2
L’odissea spirituale di Davide Conti in una dimora d’arte
Resterà allestita fino a novembre la mostra di Davide Conti (in arte DCDedalus) alla dimora d’arte RiBo104 di Mondaino, borgo medievale in provincia di Rimini. Il percorso espositivo si snoda come un’odissea spirituale, divisa in tappe: InfernoParadiso; Il Giardino delle Delizie; Splendor Solis. Conti fonde in un unico linguaggio scrittura, graphic design, fotografia e pittura.
Situata in Via Roma 104, RiBo 104 è una dimora d’arte che unisce spazio abitativo e produzione culturale, superando il modello tradizionale di galleria. Nato dall’iniziativa di Daniela Rigotti e Ambrogio Borsani, il progetto trasforma una casa storica in luogo di incontro, residenza e sperimentazione artistica. Qui l’arte si intreccia alla vita quotidiana, generando un dialogo diretto tra artisti, territorio e comunità.

Da Warhol agli Impressionisti: le mostre da non perdere nel resto della regione
Un piccolo viaggio in Emilia: a Ferrara la rivoluzione della Pop Art, a Bologna tra design giapponese e Banksy, a Modena ultimi giorni per De Chirico. McCurry a Parma, “Sguardi sull’Africa” a Piacenza
Nel calendario espositivo primaverile, l’Emilia-Romagna conferma una vitalità diffusa. Il periodo pasquale diventa così l’occasione per un itinerario fuori dalla Romagna che, da Ferrara a Piacenza, mette in tensione grandi nomi e proposte più laterali, tra fotogra a, modernismo e contemporaneo.
Da Ferrara a Bologna
Al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, Andy Warhol. Ladies and Gentlemen (14 marzo-19 luglio) riporta al centro uno dei cicli più politici e meno concilianti dell’artista americano, dove la supercie glamour della Pop Art si incrina per lasciare spazio a un’indagine sull’identità e sulla rappresentazione che conserva ancora oggi una forza irrisolta. Non si tratta di una semplice operazione celebrativa: la serialità warholiana, qui, si carica di ambiguità e tensione, mettendo in crisi lo sguardo dello spettatore.
A Bologna, il panorama si densi ca e diventa quasi enciclopedico. A Palazzo Pallavicini, la retrospettiva su Ruth Orkin ( no al 4 maggio) restituisce uno sguardo lucido e insieme narrativo sul Novecento, capace di oscillare tra reportage e costruzione iconica. Al Museo Civico Archeologico, Graphic Japan ( no al 6 luglio 2026) interroga invece il ruolo del design visivo contemporaneo nella costruzione dell’immaginario giapponese. Ma è soprattutto la costellazione di nuove aperture a ride nire il peso della città nel periodo pasquale. A Palazzo Fava, Banksy Archive 01 – The School of Bristol 1983–2005 (dal 27 marzo 2026) si concentra sulle radici della scena urbana britannica da cui emerge Banksy, spostando l’attenzione dal mito individuale al contesto culturale che lo ha generato. A Palazzo Pepoli, Frida Kahlo. Lo sguardo come identità (dal 28 marzo) ripropone la gura di Frida Kahlo attraverso il prisma dell’autoritratto e della costruzione dell’identità, insistendo su una dimensione ormai pienamente iconica. Più de lata ma forse più incisiva, la personale di Michael E. Smith a Palazzo Bentivoglio (30 gennaio–26

aprile) lavora su un linguaggio minimale e perturbante, dove gli oggetti quotidiani vengono sottratti alla loro funzione per diventare presenze ambigue.
Da Modena a Reggio Emilia
A Palazzo dei Musei, a Modena, Giorgio de Chirico. L’ultima meta sica ( no al 20 aprile 2026) affronta una fase spesso marginalizzata della produzione dell’artista, mettendo in evidenza un ritorno consapevole ai propri temi fondativi. Lontano dalla

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stagione canonica, questa “ultima” meta sica si presenta come un territorio ambiguo, dove ripetizione e variazione diventano strumenti critici più che segni di esaurimento. Spostandoci a Reggio Emilia, aspettando il festival sulla Fotogra a Europea, alla Collezione Maramotti, Cannon Fodder di Giuditta Branconi ( no al 27 luglio 2026) introduce invece un registro radicalmente contemporaneo, in cui il corpo e la sua esposizione diventano campo di tensione politica e simbolica. La ricerca si muove tra installazione e materia, mantenendo una dimensione di fragilità che evita ogni retorica.
“Giovanni Frangi. Vera da pozzo” a Imola no al 5 luglio
È stata inaugurata sabato 28 marzo la mostra “Giovanni Frangi. Vera da pozzo”, in programma al Museo San Domenico di Imola fino al 5 luglio. Allestita negli spazi interni, nel quadriportico e nel chiostro dell’ex convento domenicano, la mostra, a cura di Diego Galizzi, Direttore di Imola Musei, e Marta Cereda, curatrice indipendente, è pensata in stretta relazione con l’architettura storica del complesso e si configura come una verifica ampia e consapevole delle esperienze più recenti dell’artista. Oltre 40 le opere in mostra tra dipinti di grandi dimensioni, sculture e disegni, organizzati in quattro cicli autonomi e allo stesso tempo interconnessi. Il risultato è un percorso senza soluzione di continuità, una sorta di autoanalisi visiva che monitora lo stato attuale della ricerca dell’artista, mettendo in relazione natura, cielo, movimento e memoria.

Parma e il suo sistema diffuso È però Parma a offrire il sistema più straticato. A Palazzo Pigorini, la mostra dedicata a Steve McCurry (In viaggio, no al 1° giugno 2026) insiste su una fotogra a che continua a muoversi tra documento e costruzione narrativa, forte di un’immediatezza visiva che resta il suo principale dispositivo di seduzione. A Palazzo Tarasconi, Impressionisti: 100 anni di ri essi ( no al 29 giugno 2026) propone invece una rilettura ampia, forse più divulgativa, di una stagione ormai canonizzata, giocata sul tema della luce e della percezione.
Più complesso il discorso alla Fondazione Magnani-Rocca, dove Il Simbolismo in Italia ( no al 30 giugno 2026) riporta attenzione su un capitolo spesso marginale ma decisivo per comprendere le tensioni spirituali e culturali tra Otto e Novecento. Al Labirinto della Masone, Erté. Lo stile è tutto ( no al 13 luglio 2026) chiude il cerchio con una proposta che ri ette sulla dimensione decorativa e spettacolare dell’arte. Fino a Piacenza Il percorso si conclude a Piacenza, dove due mostre articolano un confronto tra sguardo antropologico e immaginario mitico. A Palazzo Gotico, Sguardi sull’Africa ( no al 29 giugno 2026) affronta il tema della rappresentazione del continente africano. A Palazzo Farnese, Sibille. Voci oltre il tempo, oltre la pietra ( no al 27 luglio 2026) lavora invece su una strati cazione iconogra ca e simbolica che attraversa i secoli, mettendo in dialogo mito e contemporaneità.