Firenze postindustriale Post-industrial Florence ph. Alessandro Fibbi
Testo Sara Banti
Gallerie, negozi, uffici, caffè. E abitazioni con il fascino del loft. L’ex Manifattura Tabacchi rappresenta un esperimento pilota nella rigenerazione del patrimonio immobiliare dello Stato. Ce lo racconta lo studio Q-bic, che dal 2021 gestisce il masterplan Art galleries, shops, offices, cafés. And housing with an industrial aesthetic. The former Manifattura Tabacchi is serving as a pilot experiment in the regeneration of the state’s property assets. The Q-bic studio, which has been in charge of the master plan since 2021, tells us about it ph. Alessandro Fibbi
Real Estate
A sinistra, con la cupola del Brunelleschi sullo sfondo, la Factory: l’edificio a U che occupa il cuore di Manifattura Tabacchi è oggi sede dell’accademia Polimoda. Il capannone basso al centro – che diventerà la biblioteca della scuola – ha un tetto verde progettato dal paesaggista Emanuele Bortolotti. Sopra, è firmato dall’artista Patrick Tuttofuoco l’ingresso del blocco storico dove verrà realizzato un nuovo hotel stellato a firma di studio Concrete. Per ora al piano terreno si trova Motel, uno spazio per eventi allestito da Q-bic. Left, with Brunelleschi’s dome in the background, the Factory: the U-shaped building at the heart of Manifattura Tabacchi now houses the Polimoda academy. The low shed in the middle – which will become the school’s library – has a green roof designed by the landscape architect Emanuele Bortolotti. Above, the artist Patrick Tuttofuoco has designed the entrance of the historic block where a new hotel will be realized by the firm Concrete. For the moment the ground floor houses Motel, a space for events fitted out by Q-bic.
▶ Fino al 2001 la Manifattura Tabacchi, a nord-ovest di Firenze, era una piccola ‘città proibita’ di proprietà del Demanio, con muro e filo spinato a proteggere un monopolio dello Stato. Qui a partire dagli anni Trenta – quando fu realizzata la fabbrica cui mise mano, sembra, pure Pier Luigi Nervi – a fare le sigarette erano 800 operaie piuttosto privilegiate, se si pensa che il complesso includeva anche un teatro per il dopolavoro. Ora il teatro, che occupa il vertice dell’area, è stato ceduto al Comune, il muro di cinta non c’è più e questi sei ettari su cui insistono 110mila fascinosi metri quadrati di ex manifatture e magazzini sono diventati un nuovo
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